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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77167 ***
+
+ CECCO D’ASCOLI
+
+
+ L’ACERBA
+
+
+ CON PREFAZIONE, NOTE E BIBLIOGRAFIA
+
+ DI
+ PASQUALE ROSARIO
+
+ E, IN APPENDICE, I SONETTI ATTRIBUITI ALLO STABILI
+
+
+
+ LANCIANO
+ R. CARABBA, EDITORE
+ 1916
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+ DELL’EDITORE R. CARABBA
+
+ Lanciano, tip. dello Stabilimento R. Carabba
+
+
+
+
+PREFAZIONE
+
+
+I — L’AUTORE
+
+Parlare di Francesco Stabili, detto comunemente Cecco d’Ascoli, pur
+dopo tanto fiorire di critica storica e letteraria, riesce assai
+difficile; giacchè, dai primi diligenti lavori del Frizzi e del Bariola
+fino a quelli più recenti e pregevoli del Castelli e del Boffito,
+i nuovi documenti venuti in luce non ci mettono ancora in grado di
+conoscere appieno le varie vicende della sua vita e di dar fine, una
+buona volta, alle acerbe contese che si sono agitate intorno a lui.
+Onde, ben a ragione il Bariola diceva che «chi si accinge a scrivere
+di questo infelice poeta trova, ad ogni passo, difficoltà ed ostacoli
+quasi insuperabili, tanto scarse e mal sicure sono le notizie che ne
+abbiamo».
+
+Infatti, intorno all’anno della sua nascita, le opinioni sono tuttavia
+discordi. Gli storici regionali, posteriori di molto all’età di Cecco,
+lo fan nascere nel 1250 o nel 1257: per contro, secondo gli appunti
+sui poeti provenzali e italiani dell’umanista iesino Angelo Colocci,
+nato circa un secolo e mezzo dopo la morte di Cecco, il nostro autore
+sarebbe venuto al mondo nel 1269, forse nella seconda quindicina di
+ottobre, mentre la madre incinta si recava nel paesello di Ancarano ad
+una festa religiosa, che ivi allora si celebrava. E quest’ultima data,
+poi che il Castelli ebbe discoperti tali appunti nel 1887 di sul Codice
+Vaticano 4831, e quindi pubblicati in miglior lezione nel 1890, per
+l’aiuto di Giulio Salvadori, nel _Giornale Storico della Letteratura
+Italiana_, vien ritenuta come la più probabile, se non la vera. Tutti
+gli storici, intanto, gli danno a padre un maestro Simone; ma discordi
+sono i pareri se questi fosse un medico o un notaio.
+
+Nella matricola dei notari dell’epoca, che conservasi nell’archivio
+comunale di Ascoli Piceno, un notar Simone Stabili, Stabile o degli
+Stabili non è menzionato; nè del casato si ha ricordo nel Catasto del
+sec. XIV, che pur ivi si conserva. Tanto il Colocci che altri biografi
+posteriori opinano che Cecco, dopo gli studi grammaticali in patria, si
+conducesse alla famosa Scuola medica di Salerno, ove taluni ammettono
+avessero egli e il padre suo anche insegnato. Sorprende, del resto,
+come l’indirizzo prevalentemente astrologico delle nozioni mediche e
+di tutta la produzione mentale di Cecco si presenti così dissonante
+con le dottrine pratiche e positive della Scuola Salernitana di quel
+tempo, di già liberatasi dagli inquinamenti arabi e dagli influssi
+astrologici[1]. Poi, stette a Parigi; ma è dubbio se egli venisse o pur
+no invitato alla corte papale di Avignone. Dal 1322 al 1325, insegnò
+alla celebre università di Bologna e, secondo il Ghirardacci, col
+salario di cento lire. Alcuni anzi han preteso che egli professasse,
+in quella università, matematica medicina filosofia. Chi si rende
+ragione, però, dei sistemi e dei metodi d’insegnamento medievali,
+comprenderà di leggieri che la matematica era parte essenziale della
+materia astrologica e che la medicina, e in ispecie la terapia,
+facevasi dipendere in parte dall’influenza favorevole o maligna degli
+astri. Forse, potè dettare un corso di cosmografia e di astrologia
+applicata alla medicina; e fa maraviglia, per altro, come egli, medico,
+trascurasse di proposito, nell’_Acerba_, di parlare del regno vegetale:
+
+ Se d’erbe qui non tracto nè de piante,
+ Io prego che chi legge non si sdegne,
+ Ch’a medico ne lasso che ne cante.
+
+Il Boffito, con dotte argomentazioni, ha in vero dedotto, dall’esame
+del _De principiis astrologiae_ da lui novamente scoverto nel codice
+miscellaneo Vaticano 2366 del sec. XIV, che Cecco a Bologna lesse
+proprio astrologia; giacchè questo comento all’opera più rinomata
+dell’astronomo ed astrologo arabo Abdel-Haziz Al-cabiti del sec.
+X, conosciuta col nome di _Alcabizio_, fu dettato a Bologna, dove,
+giovane, venne eletto a tale insegnamento dalla scolaresca cosmopolita.
+Il comento ci è pervenuto in poche lezioni, forse sei o sette, ed è
+così incompiuto o mutilo probabilmente per la condanna inflittagli dal
+Sant’Uffizio. Contro ciò che dapprima si ammetteva, il comento alla
+_Sfera_ dell’astronomo inglese del sec. XIII, Iohn Halifax da Holywood,
+detto il _Sacrobosco_, non fu dettato a Bologna, ma già prima e, forse,
+a Salerno, a Padova o altrove. A Bologna, pertanto, il 16 dicembre
+1324, l’inquisitore Lamberto da Cingoli gli sequestrava le opere,
+lo condannava a varie pene corporali e pecuniarie, gl’interdiceva
+l’insegnamento, _per aver sentenziato e discorso erroneamente di cose
+attinenti alla cattolica fede_. E vuolsi che il fiorentino Tommaso del
+Garbo, lettore di medicina in quella medesima università, per invidia,
+l’avesse denunziato al tribunale dell’Inquisizione. Da questa prima
+condanna al 1327, non abbiamo notizie certe di lui. Fu a Bologna, a
+Napoli o a Firenze? Insegnò in qualche altra università, o andò ramingo
+per l’Italia? Noi non lo sappiamo.
+
+Il 30 luglio 1326, il figliuolo di re Roberto d’Angiò, Carlo duca di
+Calabria, a cui era stata concessa per dieci anni la signoria della
+repubblica contro Castruccio, entrava in Firenze con grande solennità,
+accompagnato da molti magnati del regno e, come dice Angelo Di
+Costanzo, da più di dugento altri cavalieri a sproni d’oro. Con questo
+nobile seguito, alcuni han preteso giungesse pure Cecco d’Ascoli, e che
+là si dedicasse all’insegnamento. Anzi, taluno sostenne che, pervenuto
+già prima a Firenze, non appena cioè ebbe campo di allontanarsi da
+Bologna, i Fiorentini gli offrirono una cattedra creata appositamente
+per lui.
+
+Senonchè, dove sono le prove e i documenti?
+
+Giovanni Villani racconta «che egli era astrolago del duca, e avea
+dette e rivelate per la scienza d’astronomia, ovvero di nigromanzia,
+molte cose future, le quali si trovarono poi vere, degli andamenti del
+Bavaro e dei fatti di Castruccio e di quegli del duca». E a Firenze
+veramente noi lo troviamo nel 1327. Secondo un documento inedito, da
+noi scoperto nell’Archivio di Stato di Napoli, e che pubblichiamo
+qui in fine della prefazione, Cecco stette alla corte del duca, in
+qualità di _phisicus et familiaris_, con lo stipendio di tre once
+in argento per mese, solo dal 12 marzo al 31 maggio 1327. Ora, se,
+come ha provato il Davidsohn[2], egli era stato, pria della seconda
+condanna, rinchiuso per due mesi nelle carceri inquisitoriali di Santa
+Croce, si può, senza tema di errare, concludere che lo Stabili, già
+nei primi del giugno, era stato scacciato dal palagio dei Podestà,
+di costa alla Badia. Il vescovo di Aversa, Raimondo de Mausac di
+Marsiglia (Pelliccia, Parenti), che era frate minore e cancelliere
+di Carlo _Senzaterra_, «parendogli abominevole a tenerlo il duca in
+sua corte, il fece prendere, perchè il libro astrologico, composto e
+riprovato a Bologna, l’usava anche in Firenze». Ed aggiunge il Villani
+che maestro Dino del Garbo, famoso medico fiorentino del tempo, già
+professore all’università di Bologna e poi a quella di Siena e padre di
+Tommaso, «fu grande cagione della morte del sopraddetto maestro Cecco,
+riprovando per falso il detto suo libello, il quale aveva letto in
+Bologna, e molti dissono che ’l fece per invidia».
+
+Frate Accursio de’ Bonfantini, inquisitore dell’eretica pravità in
+Toscana, che tra le mansioni del suo ufficio trovava anche tempo di
+commentare il divino poema di Dante, si fe’ mandare da Bologna copia
+del primo processo; e le carte giunsero a Firenze il 17 luglio. Così,
+l’accusa di eresia si riconfermava; e Cecco veniva bruciato vivo, con
+tutte le sue opere, fra Porta a Pinti e Porta alla Croce, tra Affrico e
+Mensola, il 16 settembre 1327[3]. Ecco perchè dei suoi lavori non si è
+mai trovato un codice autografo o apografo.
+
+Fu ghibellino: di un ghibellinismo diverso da quello dantesco, come
+apparisce da molti luoghi dell’_Acerba_ e di altre sue opere. Propendè
+per Lodovico il Bavaro, al pari di Fazio degli Uberti; ma inculcò agli
+Italiani, per ottenere o conservare la libertà, di esser concordi:
+
+ Così dovría ciascun cittadino
+ L’uno con l’altro esser conforme,
+ Chè non venisser lor terre ad inchino;
+
+incitò i Colonnesi a mettersi alla testa del movimento politico, per
+far _tenere alli nimici el becco al nido_; imprecò al tiranno della sua
+patria, Giovanni Veninbene, capo di parte guelfa, capitano a guerra di
+Carlo II d’Angiò nel 1305, contro i ghibellini del suo paese, giusta
+quanto rilevasi da parecchi documenti inediti dell’Archivio di Stato
+di Napoli, e che pubblicherò prossimamente. Contro quel che asserì il
+Castelli, il Veninbene, dunque, fu tutt’altro che ghibellino. Ed io,
+perciò, nel 1897, con l’appoggio della tradizione e di quanto ne pensò
+anche il Trucchi, fui incline ad ammettere che alla condanna di Cecco
+contribuisse pure non poco il suo comportamento politico.
+
+Fu amico di Cino da Pistoia e di Petrarca. Fu in relazioni con
+l’Alighieri? Qui sta il nodo. Ma, amico o antagonista di Dante;
+infetto di magia o scienziato vero; eretico o no, dice il Castelli, il
+martire ascolano ha lasciato, egli solo, le più chiare ed esplicite
+testimonianze di rapporti intellettuali col divino poeta. E, se
+coraggiosamente affrontò la condanna, rifiutando di abiurare alle
+sue idee filosofiche e ripetendo nell’estremo supplizio: _l’ho detto
+l’ho insegnato e lo credo_; le fiamme del martirio, nella ipotesi più
+avversa, han dovuto magari purificare questa figura tetragona ai colpi
+della sventura, sì da farcelo apparire come _un vindice della libertà
+di coscienza_[4].
+
+Che egli amasse, peraltro, una donna, a parte qualsiasi giudizio sulla
+sua posizione sociale, ci è provato dall’_Acerba_; un amore contrastato
+forse, e, se non illecito (_l’empio laccio_, come dice nel sonetto
+del Cod. Riccardiano 1103), indubitatamente infelice. Egli riconosceva
+anzi in questo amore una _dilectio vitiosa_; perchè, come nel commento
+all’Alcabizio, _qui diligit monachas, accipit iste amor_; e tuttavia,
+pare, perseverasse in esso impenitente. Le tre lettere giocose in
+latino, che gli si attribuiscono, pubblicate dal Novati nel _Gior.
+stor. d. Lett. ital._, e ritenute apocrife dal Castelli e dal Rossi,
+stanno a dimostrare, comunque, la comune credenza in questa passione
+amorosa del poeta. In due di esse, rivolgendosi ai _fiorini_ e ai
+_danari_, si fa _una stoica invettiva contro la plutocrazia_; nella
+terza individua il suo amore in una suor Lucia, clarissa d’un monastero
+di Empoli, di Eboli o di Ascoli (il nome della città non si legge bene
+nel testo).
+
+Tale fu quest’uomo, che Andrea Orcagna dannava all’inferno,
+nell’affresco del giudizio universale dipinto in S. Croce, e che
+l’anima molteplice di Leonardo da Vinci studiò accuratamente,
+nell’_Acerba_, per le dottrine scientifiche racchiusevi e per
+le figurazioni simboliche, di cui potè avvalersi nella sua arte
+meravigliosa.
+
+
+II — L’ACERBA
+
+L’opera sua più rinomata in volgare ebbe pure, come l’autore, una
+varia fortuna. Chi la lodò al cielo, riconoscendo in essa i germi
+precursori di talune discipline scientifiche, che han poi avuto il
+loro pieno svolgimento nell’epoca moderna; ed in questo coro bisogna
+annoverare, oltre gli scrittori regionalisti, anche Guglielmo Libri
+che, nella classica _Storia delle Scienze matematiche in Italia_,
+designò nello Stabili l’acuto e geniale esperimentatore dei fenomeni
+fisici. Chi, invece, come il Palermo, volle vedere nell’_Acerba_ la
+negazione di ogni vero o gli elementi originari del materialismo e
+fin del nichilismo odierni; o, come il Boffito, che le negò qualsiasi
+contributo intellettuale e morale alle scienze e alle lettere. Quando
+si parte da preconcetti o si è mossi da spirito campanilistico, i
+giudizi non possono riuscire immuni da esagerazioni. La fama di cui
+godè in vita l’autore, le edizioni che con frequenza si son succedute
+dai primordi quasi dell’arte della stampa ci dimostrano che qualche
+cosa di originale e di nuovo vi deve pur essere nell’_Acerba_.
+Attenendoci all’indole della raccolta «Scrittori Nostri», noi non
+possiamo ora che presentare in una forma leggibile un’opera trecentesca
+che riusciva difficile ritrovare anche nelle migliori Biblioteche e
+che era stata alterata o guasta in tutte le edizioni che se n’eran
+fatte fino al 1820. Ci dispensiamo, perciò, da una minuta analisi
+del suo contenuto scientifico e dal notarne le fonti, le analogie, le
+divergenze, le cose pregevoli o originali. Troppo manca ancora, del
+resto, per poter venire a una conclusione definitiva; e la storia delle
+scienze non ha tuttavia esplorato a fondo tutti gli svariati campi del
+suo immenso territorio. Certo, non poco fu tratto dalle enciclopedie
+medievali e rispecchia appunto lo stato del sapere comune dell’epoca;
+ma quanta parte egli vi mise di suo e con quali criteri egli interpretò
+fatti e idee del suo tempo e quanto intravide pria degli albori
+dell’età moderna sarebbe prematuro sceverare. Gli studi non sono
+tuttora completi per un retto giudizio scientifico; e la lettura
+integrale del lavoro cecchiano servirà, per l’appunto, ad agevolarne
+l’indagine. Questo soltanto è il nostro scopo. E, perciò, diamo qui,
+per la prima volta, il testo intero dell’_Acerba_, traendolo dal Cod.
+Mediceo-Laurenziano di Firenze, N. 52, pl. XL, della prima metà del
+sec. XIV. Esso è il cod. più antico, poco corrotto e meno mutilo. Il
+V Libro e qualche integrazione di concetto o di forma si son desunti,
+invece, dal Cod. N. 82 del sec. XV della Biblioteca Casanatense di
+Roma, anch’esso inedito.
+
+Ardua fu la nostra impresa; ma il buon volere e la diligenza che vi
+mettemmo ci fanno sperare un’accoglienza onesta e lieta.
+
+Non è, nè poteva essere, un testo critico esauriente dell’_Acerba_: è
+un’edizione nuova, mai tentata per lo innanzi, per quanto possibile,
+fedele, eseguita sui due codici e, sovra tutto, accessibile anche alla
+cultura popolare. Per questa ragione, non si è tenuto alcun conto del
+testo delle antiche edizioni e neppure del commento ai due primi libri,
+che, nel sec. XVI, fece il modenese Nicola Massetti (ediz. veneta del
+1507). Per rammodernare la dizione e renderne più facile la lettura,
+noi abbiamo solo sciolti i nessi, tolta qualche forma e desinenza
+venetizzante del Laurenziano, tolta l’_h_ ove non è usata nella grafia
+contemporanea e messala dove non c’era, espunta qualche lettera o
+sillaba dove il verso non tornava, aggiunti i segni ortografici e
+d’interpunzione mancanti. Qualche noticina abbiam voluto mettere qua
+e là, per gli opportuni raffronti con altre opere o pei necessari
+richiami, alieni da ogni pretesa di commento diplomatico, storico,
+letterario o scientifico. Una lezione critica definitiva dell’_Acerba_,
+se mai potrà farsi, non essendovi un cod. autografo, dovrà tener
+calcolo, oltre che di tutte le varianti dei numerosi codici, delle
+dottrine altresì e del pensiero di Cecco, come si desumono dalle altre
+sue opere. A questo compito di lunga lena e di adeguata preparazione
+s’era accinto il Bariola, che dette luminosi affidamenti di riuscirvi
+ed ora, come ha promesso da lunga pezza, s’è dato il Castelli. Il
+cod. Casanatense contiene molte parole e forme dialettali meridionali
+che il Laurenziano non ha; però, poche volte noi abbiam sostituite
+quelle a queste, e solo quando occorreva al senso o era richiesto
+dalle concordanze della rima. L’_Acerba_, pertanto, così come è divisa
+nel Laurenziano, non si riscontra in altri codici. In alcuni non vi
+è distinzione di libri e di capitoli, bensì di rubriche, quale il
+Palatino esaminato dal Palermo; in altri, i libri sono sei, in altri
+cinque, facendo un libro solo del 2.º e del 3.º; in altri quattro,
+mancando, come nel Laurenziano, i due cap. del quinto. Il Quadrio le
+assegnò tre libri, confondendo i due primi col Commento alla Sfera.
+Anche il numero dei capitoli varia da un cod. all’altro. Il Laurenz.
+ha 9 cap. nel I Lib., 19 nel II, 56 nel III, 13 nel IV; in tutto,
+cioè, 97, a cui si sono aggiunti i due cap. del V.º lib. secondo il
+cod. Casanatense. Le differenze tra i due cod. da noi seguiti si son
+notate a piè del testo. Per brevità, vi abbiamo aggiunto un indice,
+da cui potrà vedersi la contenenza del poema. Piuttosto sarà utile
+intrattenerci succintamente intorno al significato del titolo e al
+metro dell’_Acerba_.
+
+Il nome dato a quest’opera è del tutto nuovo, e ha dato luogo a varie
+interpretazioni. Il Colocci opinò che si fosse detta _Acerba_, per la
+durezza dello stile; il Quadrio che stesse a significare _mucchio_ o
+_congerie_ di molte cose, e quindi fè derivare _Acerba_ da _acerbus,
+acervus_. Altri pensarono che indicasse l’autore medesimo, di carattere
+fiero acerbo, e che il poema dovesse intitolarsi veramente: _De
+proprietatibus rerum_, come appunto si vuole fosse scritto nel cod.
+del sec. XV posseduto da D. Inigo Lopez. Lo Spalazzi, comparandola col
+_Convivio_, scrisse che, a simiglianza di Dante che intendeva bandire
+agli uomini il cibo del sapere, l’Ascolano offrì ai contemporanei
+l’aspra e cruda vivanda dei più difficili problemi della scienza. Il
+Bariola crede stia a significare, più che l’acerbità della materia,
+l’età giovanile (_juvenilia_) in cui Cecco, forse, la scrisse; e
+fu indotto a pensare così dal trovare in qualche codice: _Liber
+Acerbae aetatis_. Il Calvi, pur accettando che il titolo primitivo
+fosse quello supposto dal Bariola, dà ad esso un significato tutto
+speciale. Secondo lui, significherebbe: _Libro composto per servire
+all’educazione dell’uomo_; e crede di trovarne una conferma nei versi
+dove si parla del leone, che: _Deve li soi nati ammaestrare, Lassando
+il tempo dell’acerba vita, Con soe parole in lor vertù spirare_; e
+in quegli altri: _Io voglio qui che il quare trovi il quia, Levando
+l’ali dell’acerba mente_, ecc. Pel Gaspary è opera _acerba_, per
+la difficoltà della materia. Pel Lozzi, invece, dovrebbe scriversi
+realmente _Cerba, Cervia, Cerbia, Cerva_, cioè il cervo o la cerva,
+volendo in quel mistico animale Cecco figurare sè stesso; o, secondo il
+Salutati, l’alto sentire di sè nella glorificazione del vero, per cui
+l’uomo si eterna. In fine, il Castelli, seguito anche dal Volpi, crede
+che sia un neutro plurale latino e significhi _cose acerbe_ al gusto
+della gente abituata ai dolciumi della consueta poesia.
+
+Lo schema metrico dell’_Acerba_ è una specie di terzina, la cui serie
+è: ABA, CBC... ZZ, che, a pari della terzina dantesca, procede dalla
+forma di _serventese incatenato_, «costituito da una serie di strofe di
+tre versi variamente rimati, ma sempre in modo che tra strofe e strofe
+vi sia concordanza di rime». Vi fu chi attribuì a Cecco l’invenzione
+della sestina o dell’ottava (Appiani). Ma, ben dice il Castelli
+che «del loro errore si sarebbero facilmente accorti, se avessero
+considerato che l’ottava si esplica per due sole rime nei primi sei
+versi e si chiude con un distico monorimo indipendente; laddove,
+prendendo ad esame gli ultimi otto versi di un capitolo dell’_Acerba_,
+si hanno tre rime per i sei versi che precedono il distico di chiusa»
+a rima baciata. Il Marcucci, per primo, notò che l’_Acerba_ è scritta
+in _terzetti_; ed è l’espressione naturale del fatto «che la ritmica
+e la metrica delle lingue romanze sono una spontanea evoluzione degli
+elementi musicali contenuti nella poesia popolare, sopravvissuta al
+crollo dell’impero e della civiltà latina (Castelli)». Cecco, quindi,
+non inventò nulla, ma scelse quella varietà di serventese incatenato,
+che rendeva i ricorsi delle parole omioteleute meno frequenti, per
+ottenere, in conseguenza, i desiderati effetti, come avvertì il Casini,
+di gravità e maestà, adatti allo svolgimento delle sue esposizioni
+scientifiche.
+
+E, come il metro, così anche il contenuto della sua opera contiene
+e rivela molte delle antiche credenze e superstizioni e dei motivi
+poetici più in voga nel Medio Evo; onde la letteratura folk-loristica
+avrà non poco da spigolare. La forma dell’_Acerba_ è o espositiva o
+dialogica; e, così, come ci è pervenuta monca nei vari cod. e senza
+proporzione delle parti di che si compone, ci fa lecito pensare
+che non dovette punto esser compiuta dall’autore. Considerandone,
+d’altronde, pacatamente la struttura esteriore e l’organismo interno,
+si addimostra, senza dubbio, un poema originale per la forma e per
+la sostanza, ammesso pure che questa non sia che l’esposizione dello
+scibile dell’epoca, su fonti comuni, a cui attinsero, si sa, tutte le
+enciclopedie e le produzioni allegoriche e didascaliche, dal dugento al
+quattrocento.
+
+Vi è arte nell’_Acerba?_ A questa domanda non si può che rispondere
+negativamente. Se ne escludi alcuni brani ove vibra potente il fuoco
+dell’amore o il ricordo del dolce suo paese nativo, ove si attrista
+pel suo stato infelice o parla ed ammonisce, agitato dalla passione
+politica; pel resto, il poema non è che una selva selvaggia ed
+aspra e forte, in cui solitario vaga unicamente la solenne ed altera
+figura di Cecco, il quale, sovra tutto per questa assenza di arte,
+si palesa incomparabilmente inferiore alla mente, per ogni verso
+divina, dell’Alighieri. Ecco perchè abbiam voluto, a disegno, non
+pronunciarci intorno alle questioni che si riferiscono a Dante, nello
+intento di essere rigidamente imparziali nella presentazione del
+lavoro e di lasciare a chiunque, sulla completa bibliografia che diamo
+in fine della prefazione, la libertà di formarsi un concetto sereno
+ed equo sulle relazioni che corsero tra i due. Si sono aggiunti poi
+all’_Acerba_ i pochi sonetti che vengono attribuiti a Cecco, sia perchè
+son le altre cose in volgare che di lui si conoscono, sia perchè col
+poema hanno grande attinenza. Sarò grato a quanti vorranno comunicarmi
+giudizi e suggerimenti, specie per quel che riguarda la lezione del
+testo, onde io possa farne tesoro in una novella edizione.
+
+ _Ascoli Satriano, Gennaio 1913_.
+
+ P. ROSARIO.
+
+
+
+
+I CODICI DELL’ACERBA
+
+
+Firenze — R. Biblioteca Mediceo — Laurenziana:
+
+1. Codice N. 52, Pl. XL, di dim. 0.201 per 0.277, di ff. scritti 84,
+non compresa la prima di guardia, sul cui _verso_ è delineato l’albero
+della virtù. Nel f. 1. _verso_, è dipinto un ricco stemma; sul f. 2
+_recto_, un ritratto che vuolsi rappresenti Cecco. Quasi ogni f. è
+ornato riccamente di figure simboliche, dipinte a colori con eleganza.
+MS. membranaceo della prima metà del sec. XIV; ed è il testo seguito in
+questa lezione.
+
+2. Cod. N. 51, Pl. XL, cartaceo, di dim. 0.215 per 0.283, di ff. s. 99.
+Titoli rubricati, con fig. colorate. Sec. XV.
+
+3. Cod. N. 39, Pl. XLI, cart., di dim. 0.220 per 0.288, di ff. s. 67.
+Contiene frammenti dell’Acerba e altri scritti. Principio del sec. XV.
+
+4. Cod. N. 23, Pl. LXXVIII, parte membr. parte cart., di dim. 0.210
+per 0.275, di ff. s. 256. Miscellaneo, in parte del sec. XIV, in parte
+del sec. XV. L’Acerba è mutila in principio e in fine, senza titolo nè
+soscrizioni: seconda metà del sec. XIV.
+
+5. Cod. N. 111, Pl. 89 sup.; membr. con larghiss. margini, di dim.
+0.244 per 0.356, di ff. s. 88, senza soscrizione. Lettere iniziali
+dei versi rubricate; iniziali dei canti e dei libri ornate di fregi a
+penna, rossi e azzurri. Sec. XIV.
+
+6. Cod. N. 370, Laurenz. Ashburnh., cart., di dim. 0.132 per 0.209, di
+ff. s. 100. Manca di titolo e soscrizione; in fine, mutilo. Margini
+delle prime carte con note esplicative del testo, in latino. Qualche
+rozza figura. Sec. XV.
+
+7. Cod. N. 1223 Laurenz. Ashburnh.; membr. elegante, di dim. 0.149 per
+0.209, di ff. s. 88. Il testo comincia col f. 3., la cui prima iniziale
+contiene un ritratto di Cecco e, nel margine inferiore, uno stemma.
+Iniziali miniate, con fregi a quelle dei capit. e talora a quelle delle
+strofe. Fine del sec. XIV.
+
+8. Cod. N. 1225 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.140 per 0.216, di ff.
+100. Titoli dei lib. e capit. rubricati; iniziali ornate di fregi a
+penna. Sec. XIV.
+
+9. Cod. N. 1724 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.160 per 0.242, di ff. s.
+118. Titoli dei capit. non rubricati. Alcuni commenti marginali. Sec.
+XV.
+
+10. Cod. N. 2, Pl. XLI; membr., di dim. 0.261 per 0.364, di ff. s. 50.
+Ha un frammento dell’Acerba. Sec. XIV.
+
+Firenze — Biblioteca Nazionale:
+
+Cod. N. 436 della R. Bibl. Palatina. N. 71 della nuova numerazione.
+Cart. in fol. del sec. XV, mancante in principio almeno di una carta,
+in cui aveano a essere scritti i primi 60 versi, col tit. del poema:
+e invece la prima c. contiene gli ultimi due versi dell’8. capit.,
+il 9. capit. e i primi versi del 10., e tutto ciò doppio a c. 15 e
+16. Mancano in fine le c. 86 e 87. Rubriche rosse, grandi iniz. rosse
+o turchine, con fregi e filettature, e maiuscole tratteggiate anche
+in rosso. A carte 88, dove finisce l’Acerba, si legge: «Finito Deo
+gratiasse amen, per me Andrea Benozzi da Firenze, nella cità d’Ascoli,
+anni dni MCCCCXLIIII». Alla fine è un canto di frate Iacopone.
+Descritto e illustr. da F. Palermo, in _I Manoscritti Palatini di
+Firenze_, Tip. Galileiana, 1860, vol. II, pagg. 163-258. Il Bariola ne
+enumera altri 5 nella Magliabechiana.
+
+Firenze — Bibl. Riccardiana. Il Bariola menziona i cod. 2732 e 2235,
+entrambi cart. in carattere corsivo, del sec. XV.
+
+Firenze — Bibl. particolare del Principe Strozzi: Cod. cart. in fol.,
+miscellaneo, contenente l’Acerba. Sec. XV.
+
+Firenze — Libreria antiquaria del Sig. Cav. Leo S. Olschki: MS.
+cartaceo, pervenutogli dall’Inghilterra, in fol., di dim. 0.305 per
+0.212, di ff. 82. Rubriche in rosso, con soscrizione; inelegante.
+Ultimi anni del sec. XIV. (C. Mazzi, _Un Codice sconosciuto
+dell’Acerba_, in «_La Bibliofilia_» di L. S. Olschki, vol. II,
+Febbraio-Marzo, 1901).
+
+
+Bologna — R. Biblioteca Universitaria:
+
+1. Cod. N. 1, cart. in 4. di ff. 72 non rileg. Sec. XV (1462?).
+
+2. Cod. N. 2346, cart. in fol. di ff. 81 n. e 5 non n. Proveniente
+dalla Bibl. di S. Salvatore. Sec. XV?
+
+3. Cod. N. 448, cart. in fol. di ff. non n. 66. Proveniente dalla Bibl.
+del Conte Cornelio Pepoli. Sec. XV.
+
+
+Torino — Biblioteca privata del Re:
+
+Cod. N. 120, membr., di dim. 0.270 per 0.188, di ff. 69, mancante di
+rubriche iniziali e finali. Sec. XIV. Illustrato dal Prof. R. Renier.,
+in _Giorn. stor. d. Lett. ital_., vol. I, A. I, 1883, fas. 2. pagg.
+301-305.
+
+
+Milano — Biblioteca Trivulziana:
+
+1. Codice N. 914, cart. in 8., Sec. XV. (Descritto dal Quadrio, _Stor.
+e Rag. d’ogni poesia_, T. VI. p. 40).
+
+2. Cod. N. 1020, cart. in f.; mutilo, con fig. Sec. XV.
+
+3. Cod. N. 1021, cart. in f. con fig. — Sec. XV.
+
+Biblioteca Ambrosiana:
+
+1. Cod. B. N. 156, sup., cart., di ff. 71 con fig. e soscrizione. Sec.
+XV.
+
+2. Cod. V. N. 13, cart., di dim. 0.20 per 0.30, con fregi e soscriz.
+Sec. XV.
+
+
+Modena — R. Biblioteca Estense:
+
+1. Cod. estense XII. DD. 22; cart. di ff. 85 num. con rubr. Sec. XV
+(1457-58).
+
+2. Cod. estense X. D. 32; cart., di ff. 90 non num. con rubr. Mutilo in
+principio; adespoto, anepigrafo. Fine del Sec. XV.
+
+
+Parma — R. Biblioteca Palatina:
+
+Cod. in f.; cart., di ff. 68, senza titolo. Forse del Paciaudi. Fine
+Sec. XV.
+
+
+Ravenna — Biblioteca Classense:
+
+Cod. N. 139. 2. I; cart., di ff. n. 144; di dim. 0.15 per 0.20;
+carattere minutissimo. Miscellaneo. Sec. XV.
+
+
+Roma — R. Biblioteca Casanatense:
+
+ 1. Cod. d. V. 1. (N. 78). } Miscellanei. Sec. XV. Il Cod.
+ 2. Cod. d. IV. 3. (N. 82). } N. 82 è quello seguito da noi
+ 3. Cod. d. V. 5. (N. 433). } in questa edizione.
+
+Biblioteca Vaticana:
+
+Cod. Vaticano-Urbinate N. 697; cart., di ff. 110 num. Cent. 29 per
+22.5, Miscellaneo, di bella mano. Sec. XIV.
+
+Biblioteca Boncompagni:
+
+1. Cod. in 4. piccolo, di ff. 136 n. cartacei, meno il 1. e l’ultimo
+che son membr. Miscellaneo. Sec. XV.
+
+2. Cod. cart. in f. di 97 ff. n. Sec XV. (Entrambi descritti nel
+Catalogo di questa Biblioteca fatto dal Narducci, pagg. 155-56). La
+biblioteca, però, fu dispersa.
+
+
+Parigi — Biblioteca Nazionale. Ha tre Cod. (Giuseppe Mazzatinti,
+_Manoscritti italiani delle Bibl. di Francia_. Ministero della P. I.;
+Indici e Cataloghi. Vol. I. p. 113):
+
+1. 576 (7784; Sec. XV). L’Acerba di Cecco d’Ascoli.
+
+2. 577. (7785; Sec. XV; Luigi di Rodolfo Pomozzi fiorentino; Mazarino).
+L’Acerba di C. d’A.
+
+3. 579. (7264; Sec. XIV; Celso Cittadini); con note marginali.
+
+
+Spagna — Iosè Amador de Los Rios (_Obras de Don Inigo Lopez de Mendoza
+marques de Santillana_, Madrid, 1852), parlando della vita del poeta
+castigliano Inigo Lopez (1398-1458), dice che questi fece trarre in
+Italia un pregevole Codice dell’Acerba, col titolo: _De proprietatibus
+rerum_. Ma ora non si sa dove questo Cod. sia andato a finire.
+
+
+Germania — Cod. del 1475 nel R. Gabinetto delle stampe di Berlino.
+Miniato. (B. Wiese ed E. Pércopo, _Storia della Lett. ital._, Torino,
+Un. Tip. Ed. Tor. 1904).
+
+Un altro cod. del sec. XIV esisterebbe ad Amburgo (citato dal Bariola
+come prezioso).
+
+
+
+
+LE EDIZIONI DELL’ACERBA
+
+
+1. _La Cerba di Cecco d’Ascoli, Brisciae, Thoma Ferrando Autore_,
+in f., nove quaterni, o carte 72, di 36 righe per facciata, senza
+numeri, segnature o richiami, 1475 (?). (Luigi Lechi, _Memorie della
+tipografia bresciana nel secolo decimoquinto_, Brescia, Venturini,
+1854, in 4. gr.). La rozzezza del carattere e l’ineguaglianza delle
+righe, secondo l’ab. Mauro Boni (_Lettere sui primi libri a stampa di
+alcune città e terre dell’Italia superiore_, Venezia, 1794), mostrano
+che il Ferrando forse esordiva nella carriera tipografica. Il Lechi
+dice che, giusta il catalogo della celebre Biblioteca di Lord Spencer,
+p. 95 unita poscia all’Althorpiana, in questa esisteva un esemplare di
+tale edizione. Di poi, passò al Museo Britannico; ma, ora, pare sia
+introvabile. Questa, dunque, sarebbe l’edizione principe. «Il poema,
+nella ediz. del Ferrando e in quella del Di Pietro — la 1. con data —
+non è diviso in 5 libri, come dice il Brunet, ma in 4, quantunque non
+manchi, come nelle altre ediz. quattrocentine, l’ultimo capit. del 4.
+libro, intitolato _De la nostra sancta fede_, del quale se n’è formato
+un 5. aggiungendovi quattordici versi, col titolo _Conclusio hujus
+operis, cap. ultimo_, soltanto nelle ediz. del sec. XVI, cominciando
+da quella del 1501 col comento del Massetti ai due primi libri... Le
+ediz. sin qui conosciute dell’_Acerba_ sono venticinque, delle quali
+10 quattrocentine, dalla prima bresciana senz’anno alla veneziana del
+12 settembre 1500, senza nome d’impressore, e tutte senza figure.
+Quattordici del sec. XVI, tutte ornate di figure e col comento del
+Massetti, di formato più o meno grande; ma nessuna di queste nè delle
+quattrocentine, è in f., tranne la principe bresciana. Nessuna dei
+sec. XVII e XVIII, una sola del sec. XIX, Venezia 1820, compresa
+dall’Andreola nella Raccolta del _Parnaso italiano_, e formante il vol.
+XII in 8. picc., col titolo _L’Acerba di Cecco d’Ascoli_, e col solo
+testo, arbitrariamente ammodernato e racconcio». (C. Lozzi. Op. cit).
+
+2. _La Cerba di Ciecho Esculano per Mastro Philipo de Piero_, Venezia
+in 4., a 24 linee per pagina, di carte 110. L’Hain e il Brunet
+le danno 106 carte. Rarissima edizione del 1476. I bibliografi
+la ritengono prima con data certa; altri, prima in modo assoluto
+(Passigli, _Dizionario biografico universale_, Firenze, 1849, all’art.
+Fr. Stabili). Il libro, nel suo Catalogo, dice: _Voyez sur cette
+édition, et en général sur Cecco d’Ascoli, un article curieux, daté
+du 28 germinal an. VI, que l’Abbé de Saint-Leger a fait insérer dans
+le Magasin encyclopédique de la même année, et dont il y a quelques
+exemplaires tirés à part en 8. pp._ Fa parte della collezione del Sig.
+Comm. Carlo Lozzi in Colli del Tronto. Un esemplare trovasi forse nella
+B. Trivulziana di Milano; un altro nella Biblioteca del Comm. Landau,
+in Firenze.
+
+3. _Venezia, per Filippo di Piero e Bartolomeo Campani, 1478, VI
+nonas maias_, in 4., a 24 linee per pagina, in caratteri romani come
+la precedente. Nella Biblioteca Smithiana è registrata come principe.
+Collezione del Lozzi.
+
+4. _Venetia, per Thomam de Alexandria, 1481. Die V, mensis sept._ in
+4., di carte 102, di cui l’ultima bianca. Solito titolo: _Incomencia il
+primo libro_ ecc. _dicto la Cerba_, L’Hain, n. 4827, l’accenna appena.
+Un esemplare nella Bibl. Palatina di Parma.
+
+5. _Venetia, per Baptistam De Tortis, 1484, die XII febr._, in 4. Car.
+rom. con. segn. a m., tutti quaderni, senza richiami. Titolo: _Libri
+quattro del clarissimo Philosopho Ciccho Asculano dicto Lacerba_. Hain
+n. 4829. Un imperfetto esemplare nella Bibl. Estense di Modena, con
+note manoscritte del sec. XV.
+
+6. _Milano, Antonio Zaroto, 1484, die XVIII maii_, in 4., splendido
+esempl., proveniente dalla famosa Bibl. Syston Park nella collezione
+del Lozzi. Un esempl. nella Bibl. Palatina di Parma.
+
+7. _Bologna, per Henrico de Haerlem, 1485, a dì XX de novembre_, in 4.,
+caratteri gotici a due colonne, con segn. Hain n. 4830. Rarissima. Un
+esempl. nella Bibl. della R. Università di Bologna.
+
+8. _Venetia, per Bernardino de Novaria, 1487, die XIX dec._, in 4.
+Bellissima ediz. col titolo: _Cecho Asculano_. L’esempl. della collez.
+Lozzi proviene dalla Bibl. Giuliari di Verona. Un esempl. nella
+Palatina di Parma; un altro nei _Monumenta typografica_ dell’Olschki.
+Catalogo Manzoni n. 3578.
+
+9. _Venetia, Thomas de Piasis, 1492_, in 4. Un esempl. nella collez.
+Lozzi. Hain n. 4832.
+
+10. _Ediz. senza data di luogo e d’impressore, 1500, die XII
+septembris_ in 4. oblungo. Collez. del Lozzi.
+
+11. _Venetia, per Iohanne Baptista Sessa, Anni del signore 1501,
+adì 15 de Zennaro_; in 4., di carte 100 numerate solo nel retto, con
+questo titolo in carattere gotico: _Lo illustro poeta Cecho Dascoli:
+con comento no / vamente trovato: et nobilmente historiato; revisto:
+/ et emendato: et da molta incorrectione extirpato: et / da antiquo
+suo vestigio exemplato, etc._ Ediz. piena di mende, con commento fino
+al cap. 2. del II Libro del Modenese Nicola Massetti. Esempl. nella
+collez. del Lozzi, il quale, descrivendola, dice: «Sono intercalate nel
+testo molte figure astronomiche e simboliche, rappresentanti le virtù,
+i vizi e i più notevoli tra gli animali. Questi intagli e segnatamente
+la figura di Cecco (nella _silografia_ del titolo) rivelano la mano
+maestra di un incisore della scuola veneta, e probabilmente di Zuan
+Andrea, uno dei più valorosi allievi del Mantegna, e de’ più fecondi
+in questo genere d’illustrazione di libri a stampa. Ond’è che se
+questa edizione non vale gran cosa pel confuso Comento del Massetti,
+al quale il Gamba (_Testi di lingua_, al n. 789) rimprovera d’essersi
+fatto corruttore anzichè correttore [come] del Morgante Maggiore,
+poema cavalleresco di Luigi Pulci, nella edizione dello stesso Sessa
+(Venezia, 1502), essa acquista pregio singolare e merita d’essere
+segnalata per gl’intagli ond’è ornata, e specialmente per la maestosa
+figura di Cecco, desunta forse da qualche tradizionale suo ritratto.
+Vedasi ciò che ne dice l’illustre Duca di Rivoli, or Principe di
+Essling, il quale esaminando il mio esemplare ne prese nota pei suoi
+pregevolissimi lavori bibliografici».
+
+12. _Milano, per Giovan Angelo Scinzenzeler, 1505 addì 29 de Zenaro_,
+in 4., fig. quasi simile alla precedente. Collez. Lozzi.
+
+13. _Milano, per Joanne de Castelliono, 1507 a dì 26 di aprile_, in 4.,
+fig. Un esempl. nella Bibl. Comunale di Ascoli Piceno; un altro nella
+collez. Lozzi.
+
+14. _Venetia, Sessa, 1510_, in 4., fig.
+
+15. _Milano, Scinzenzeler, 1511_, in 4., fig. Ristampa della 12.
+
+16. _Milano, per Johanne Angelo Scinzenzeiler_ (sic), _1514 a dì 17 de
+novembre_, in 4., fig. Collez. Lozzi.
+
+17. _Venetia, per Marchio Sessa e Pietro di Ravani, 1516_, in 4., gr.,
+fig. Collez. Lozzi. Un altro esempl. nella Bibl. Reale di Torino.
+
+18. _Venezia, Tacuino de Trino, 1519 adì XX di mazo_ (sic), in 8., fig.
+Collez. Lozzi.
+
+19. _Milano, Scinzenzeler, 1521_, in 4., picc. fig. Un esempl. nella
+collez. Lozzi; un altro nella B. Palatina di Parma.
+
+20. _Venetia, 1524_, in 4., fig. Menzionata dal solo Brunet.
+
+21. _Venetia, per Giovanni Andrea Vavassore detto Guadagnino, 1532, a
+dì 4 decembris_, in 8., picc. Collez. Lozzi. Un esempl. nel Catalogo
+del libraio Dario Rossi.
+
+22. _Vinegia, per Francesco Bindoni et Mapheo Pasini, compagni, 1535_,
+del mese di settembre, in 8., fig. Collez. Lozzi.
+
+23. _Venezia, Giovanni Andrea detto Guadagnino Vavassore, 1546_, in
+8., picc., fig. Ristampa di quella del 1532. Un esempl. nella Bibl.
+Governativa di Lucca.
+
+24. _Venetia, per Candido de Benedetto Bendoni, 1550_, in 8., picc.,
+fig. Collez. Lozzi. Un esempl. Bibl. Nazionale di Torino.
+
+25. _Venezia 1820. L’Acerba di Cecco d’Ascoli_, in _Parnaso italiano_
+dell’Andreola, vol. XII, in 8., pic., solo testo, arbitrariamente
+ammodernato e racconcio.
+
+
+
+
+ALTRE OPERE DI CECCO
+
+
+Oltre i sonetti a Cecco attribuiti e che riportiamo in appendice, le
+opere latine di lui sono le seguenti:
+
+I — _De principiis Astrologiae_, novamente scoverto, di sul cod.
+miscell. Vaticano 2366 del sec. XIV dal Boffito, che lo pubblicò,
+illustrandolo, in _Gior. stor. de Lett. ital._, 1903, Suppl. n.
+6, e a Firenze, L. Olschki, 1905, in 8., pp. 64, con tav. È un
+commento, d’indole prevalentemente astrologica, all’opera più famosa
+dell’astronomo e astrologo arabo del sec. X, Abdel-Haziz Al-cabiti,
+conosciuto col nome latinizzato di _Alcabizio_.
+
+II — _De morbis cognoscendis ex aspectu astrorum_, che l’Alidosi,
+l’Andreantonelli ed altri riferiscono sotto questo titolo: _Ratio
+cognoscendi ex sideribus quinam morbi laethales sint quive non_. Forse,
+un commento ai _Pronostici_ di Ippocrate, secondo il Boffito.
+
+III — _Epistola seu tractatus de qualitate planetarum_, menzionata in
+_Tractatus in Sphaeram_. Secondo il Boffito, sarebbe stata un’epistola
+didattica indirizzata al cancelliere della città di Bologna, in cui
+si agitava la questione sulla costituzione dei cieli, se cioè fossero
+questi d’una sola o di più specie.
+
+IV — _Commentarii in Logicam_, citati da molti biografi, e che il
+Boffito crede doversi accogliere con benefizio d’inventario. L’Appiani
+dice che dovrebbe trovarsi nella Bibl. Barberina di Roma. (Bariola,
+_op. cit._ pag. 191).
+
+V — _Tractatus in Sphaeram_, di cui si hanno queste edizioni: 1.
+Basilea, 1485, irreperibile (Castelli); ma non si trova neppure
+menzionata nelle bibliografie e repertori più noti. 2. Venezia, senza
+data. 3. così intit.: _Sphaera mundi tribus commentis nuper editis,
+videlicet Cicchi Esculani, Francisci Capuani de Manfredonia, Iacobi
+Fabri Stapulensis. Impressum, Venetiis, per Simonem Papiensem dictum
+Bevilacquam_, 1499, in f. con molte fig. astronom. incis. in legno e
+marca tipografica. L’Hain, sotto il n. 14125, ne descrive due ediz.
+con la stessa data, ma con lievi differenze, rilevate da L. Olschki
+nel n. 1126 dei _Monumenta Tipographica_, in _Bibliofilia_, Fasc.
+Settembre-Ottobre 1902. Un esemplare nella collezione del comm. C.
+Lozzi. Queste due ediz. furono anche descritte dal Boffito nella prima
+Memoria sulla _Quaestio de aqua et terra_, in _Mem._ d. R. Accad. di
+Torino, ser. II, t. 51, p. 108, n. 1 e 122, n. 2. Vi sono poi le ediz.:
+4. Venezia, Giunti, 1518, in f., di cui un esempl. presso il Lozzi; 5.
+Venezia, 1519, apud Iac. Pentium de Lencho, di cui un esempl. nella
+Bibl. Casanatense di Roma; 6. Venezia, 1559. È un commento, d’indole
+prevalentemente cosmografica, alla _Sfera_ dell’astronomo inglese Iohn
+Halifax da Holywood, detto il _Sacrobosco_, nato nella contea di York
+sui primi del sec. XIII e morto a Parigi nel 1256.
+
+VI — _De quodam modo physonomiae._ (Cod. perg. in 4., secc. XIII-XIV,
+con belle miniature, in calce al vetusto cod. dell’_Acerba_ della Bibl.
+Laurenziana, plut. 40, n. 52). Pubblicato dal Boffito nel _Gior. stor.
+d. Lett. ital._, 1903, Suppl. n. 6. Il Bandini (Catal. V. 74, Firenze,
+1778) «fu il primo e forse l’unico, secondo il Boffito, a sospettare
+che questo trattatello, adespoto e anepigrafo, dovesse attribuirsi
+all’Ascolano. Per parte mia son confermato nel medesimo sospetto dalla
+somiglianza che presenta col cap. 3. lib. II (_alias cap._ 1. lib.
+III.) dell’_Acerba_ e da altre ragioni interne. Coi trattati di altri
+fisonomisti (Pseudo-Aristotele, Polemone, Adamanzio sofista, Avicenna,
+Razi, Michele Scoto, ecc.) vi ha pure, è vero, qualche somiglianza, ma
+non tanta. Altri cod. delle bibl. fiorentine contengono, per lo più,
+adespoti dei trattatelli di fisonomia, ma sono differenti dal nostro.
+(Riccard. 2224, 1270, 1166; Magliab. cl. 20 cod. 10 e 34; Strozz., cl.
+20, cod. 55, ecc.)».
+
+VII — _Esculeus, sive Liber de ascensione signorum_, che l’Haenel
+(_Catalogi librorum mss. qui in bibliothecis Galliae, Helvetiae,
+Belgii, Brit., Hisp., Lusit. asservantur_. Lipsiae, 1830, col. 518)
+ed altri citavano come esistente nella Hofstadtbibliothek di Basilea;
+ma che il Boffito trovò che era una mistificazione. Invece, pubblicò
+nel citato Suppl. n. 6 del _Gior. stor. della Lett. ital._, 1903,
+_l’Esculeo_, che per cortesia del Delisle ebbe in fotografia dalla
+Bibl. Naz. di Parigi, Cod. Lat. 9335, c. 22 r., col. 1.-23 r., col. 2.:
+_Liber esculei de ascensionibus incipit_. Si vede però chiaramente,
+egli dice, «che non si tratta che di un commento o trattato di
+Ipsicle (sec. 2. av. C.?), che non è credibile che si debba alla penna
+dell’Ascolano, ma a quella, almeno nel testo greco, di Ipsicle stesso,
+stranamente deformato nella pronuncia in _Esculeo_. Cfr. G. Friedlein,
+_De Hypsicle mathematico_, nel _Bull. di storia e bibl. d. sc. mat. e
+fis._ di B. Boncompagni, VI, 493-529. Cfr. anche di questo _Bull._,
+V, 353; XIV, 193; XIX, 345. L’_Anaforico_ di Ipsicle fu pubblicato
+a Parigi nel 1657 da Giacomo Mentelio, ma in una versione molto
+differente dalla nostra. Cfr. _Bull._ cit., VI, 526».
+
+VIII — _De eccentricis et epicyclis_ (Da un cod. misc. cart. della
+Bibl. Palatina di Parma, n. 984 del sec. XV), pubblicato nel 1905, in
+_Pubbl. dell’Osserv. del Collegio alle Querce_, Firenze, Serie in 4.,
+n. 7, dal Boffito, il quale la giudicò «opera che pur dal titolo appare
+più seria e grave e degna in ogni modo d’esser presa in considerazione
+anche dagli odierni scienziati, come quella che concerne una pagina
+della storia delle scienze non ancora ben decifrata neppure ai nostri
+giorni». È una lezione tenuta su questo argomento da Cecco, verso il
+1324, nell’Università di Bologna.
+
+IX — Le tre lettere giocose, in latino, che Francesco Novati pubblicò
+nel _Gior. stor. d. Lett. italiana_, I, 62 traendole dai Codd.
+Corsiniano 33 E 23 e Marciano XIV 69, ritenute, del resto, apocrife dal
+Castelli e da Vittorio Rossi. In due di esse, l’autore, rivolgendosi
+ai _fiorini_ e ai _danari_, si fa _una stoica invettiva contro la
+plutocrazia_; nella terza, individua il suo amore in una suor Lucia,
+clarissa d’un monastero di Empoli o di Eboli o di Ascoli (il nome della
+città non si legge bene).
+
+
+
+
+BIBLIOGRAFIA
+
+
+Gian Pico della Mirandola, _Disputationes in Astrologiam_, Lib. V. cap.
+14, pag. 576, Basileae, 1500.
+
+Benedetto da Cesena, _De honore mulierum_, Lib. I, Epist. 2., Venezia,
+1500.
+
+Coluccio Salutati, _De fato et fortuna_, Lib. III, cap. 12, MS., in
+Mehus, Vita Ambr. Traversarii, pag. 323.
+
+Ferdinando Ughelli, _Italia Sacra_, I, col. 437, Venetiis, Coleti, 1717.
+
+Girolamo Cardano, _De Subtilitatae_, 1663.
+
+Fr. Sansovino, _Ritratto delle più nobili et famose città d’Italia_, c.
+3, V, Venezia, 1575.
+
+A. Traversarii, _Latinae epistolae_, I, pag. 320, Florentiae, 1759.
+
+T. Garzoni, _La Piazza universale di tutte le professioni del mondo_,
+pag. 371, Venezia, Meietti, 1601.
+
+Fattorini, _De claris Archigymnasii Bononiensis professoribus a saec.
+XI ad XIV_, Bononiae, 1769-1772, I, 455.
+
+L. A. Muratori, _R. I. S. (Hist. misc. Bonon.)_, XVIII, 349.
+
+Spondano (_Ann. Eccles. I, 460, Ticini, 1675_).
+
+_Enciclopedia Britannica_, V, 282.
+
+Fr. Cavazza, _Le Scuole dell’antico Studio Bolognese_, Milano, Hoepli,
+1896, p. 129.
+
+_Catalogus codicum ms. qui in Bibliotheca Riccardiana Florentiae
+adservantur_, p. 255-56, Liburni, 1756.
+
+Ghinassi, _Epistolario di Pietro Vettori_.
+
+De Nolhac, _La bibliothèque de Fulvio Orsini_, Paris, Vieweg, 1887, in
+fasc. 74 della _Biblio. de l’École des hautes Études_, cap. VII.
+
+D. Inigo Lopez de Mendoza M. de Santillana, _Obras_ etc., Madrid, 1852,
+p. 8, 95, 609.
+
+Martino del Rio, _Magicae disquisitiones_, L. I, c. 3, p. 10, Venezia,
+Florino, 1616.
+
+Cerretani, _Le Storie Fiorentine_.
+
+Giov. Mario Crescimbeni, _Storia della volgar poesia_, v. I, p. 264 e
+420; v. III, p. 126, Venezia, Basegio, 1730.
+
+Giov. Maria Mazzuchelli, _Gli Scrittori d’Italia_, v. I, P. II, p.
+1151, Brescia, 1753.
+
+P. L. Ginguené, _Hist. littéraire d’Italie_, T. deuxième, p. 264 e 284,
+Milan, Giusti, 1820.
+
+P. L. Ginguené, _Biografia Universale_, Venezia, Miassaglia, v. X, p.
+436.
+
+G. B. Tasgresti, _La vera e falsa astrologia_, Roma, 1683.
+
+Bernino Dom., _Historia di tutte l’heresie etc._, Roma, Bernabò,
+1707, vol. III, p. 450-59; e Venezia, Baglioni, 1724. Vi si contiene
+l’apologia di C. d’A., scritta in latino dal Piceno P. A. Appiani,
+gesuita del sec. XVII.
+
+Gugl. Libri, _Histoire des sciences mathematiques en Italie_, etc.,
+Paris, Iules Renouard e C., 1838, t. II, p. 92-94, 183, 191-200,
+525-526.
+
+L. Pastori, _Elogio e difesa di Francesco Stabili_, MS. nella
+biblioteca comunale di Ascoli Piceno, p. 62-67.
+
+V. Curi, _L’Università degli studi di Fermo_, Ancona, Aureli, 1880, p.
+83.
+
+Luciano Sissa, _Commemorazione di C. d’A. nel R. Liceo A. Caro di
+Fermo_, Ascoli Piceno, Cardi, 1868.
+
+Claudio Leonardo Ximenes, _Del vecchio e nuovo gnomone fiorentino_,
+Introd. P. II, p. 67, Firenze, Stamp. Imperiale, 1757.
+
+Pulci, _Morgante Maggiore_, M. XXIV, st. 112-13.
+
+Henry Charles Lea, _A history of the Inquisition of the middle ages_,
+New York, Harper, 1887, III, 441-43.
+
+P. Emiliani Giudici, _Storia della Letteratura italiana_, v. I, 2ª
+ediz. p. 253, nota.
+
+E. Frizzi, _Saggio di studi sopra C. d’A._, in _Propugnatore_, vol. X
+par. I, 1877.
+
+C. Cantù, _Storia Universale_; Cronologia p. 2; _Storia della Lett.
+italiana_, sec. XIV; _Gli eretici d’Italia_.
+
+De Batines, _Bibliografia Dantesca_, Prato, Alberghetti, 1847-48. v.
+II, p. 297.
+
+Ferrazzi, _Manuale Dantesco_.
+
+S. Morpurgo, _Rime inedite di Giovanni Quirini e Antonio Da Tempo_,
+in _Archivio Storico per Trieste, l’Istria e il Trentino_, vol. I,
+fasc. 2, p. 142-166, Roma, 1881, Cfr. F. Novati, in _G. S. della Lett.
+ital._, I, 63.
+
+Mazzetti, _Repertorio di tutti i professori dell’Antico Studio di
+Bologna_, 1847.
+
+Lami, _Lezioni di antichità toscana_, II, 593 segg., Firenze, Bonducci,
+1766.
+
+P. Appiani, _Vita di S. Emidio_, Roma, Zenobi, 1702.
+
+_Biblioteca Picena_, t. IV, Osimo, 1795.
+
+Alighiero Castelli, _Vita popolare marchigiana_, Ascoli P., Cesari,
+1889.
+
+G. Panelli, _Memorie degli uomini illustri e chiari in medicina del
+Piceno_, Ascoli, 1758.
+
+Gabriele Rosa, _Disegno della storia di Ascoli Piceno_, Brescia, Fiori
+e C. 1869-70.
+
+Gabriele Rosa, _Vita di Cecco d’Ascoli_ — Brescia, Fiori, 1869.
+
+Tartarotti Girolamo, _Del congresso notturno delle lammie_. Rovereto,
+Lib. III, cap. 7, n. 7. pag. 242, 1749.
+
+Carlo Bossut, _Saggio sulla storia generale delle Matematiche_, Trad.
+di Gregorio Fontana, Milano, 1803.
+
+Morery Louis, _Le grand dictionnaire historique ou le melange mieux
+de l’histoire sacrée et profane_. In fol., 2 vol. e 2 vol. di suppl.
+Amsterdam, 1702-1716.
+
+G. Tiraboschi, _Stor. della Lett. ital._, T. V, P, Venezia, Antonelli,
+p. 269, 1825.
+
+F. S. Quadrio, _Della stor. e della ragione d’ogni poesia_, IV, 59,
+Milano Agnelli, 1749.
+
+Baldi Bernardino, _Cronica dei matematici_, Citato dal Crescimbeni,
+_Op. cit._
+
+A. Gaspary, _Storia della Lett. ital._, trad. da N. Zingarelli e V.
+Rossi, I, p. 300-301, Torino, Loescher, 1887-1891.
+
+Burckardt, _La civiltà del secolo del Rinascimento_, trad. di Valbusa,
+II, 327, n. 2, Firenze, Sansoni, 1876.
+
+Cardella, _Compendio della storia della lett. greca, latina e ital._,
+II, p. 53, Pisa, 1816.
+
+Zilioli, _Vite dei poeti italiani_, MS. cit. dal Mazzuchelli, _Op. cit._
+
+P. Iovii, _Elogia virorum bellica virtute illustrium_, etc. p. 68,
+Florentiae, L. Torrentini, 1551.
+
+G. Naudè, _Apologie pour tous les grands personnages qui ont été
+faussement soupçonnés de magie_, p. 344, A la Haye, chez Adrien Ulac,
+1653.
+
+Mars. Ficini, _De Christiana religione_, c. X, I, p. 14, Basileae,
+1551, _in Opera_.
+
+Giov. Villani, _Croniche di Firenze_, L. X, p. 41-42, ediz. curata da
+A. Racheli, 1857.
+
+G. Spalazzi, _Cecco d’Ascoli_, Ascoli P., Cardi, 1876.
+
+Fr. Trucchi, _Poesie di duecento autori_, Vol. I, p. 266, Prato.
+Guasti, 1846.
+
+B. Boncompagni, _Bull. di bibl. e di stor. delle scienze matematiche e
+fisiche_, Roma.
+
+G. Natali, _Per la storia delle relazioni fra Dante e Cecco d’Ascoli_,
+in _Le Marche_, I, 11, p. 169 segg.
+
+C. Ricci, _L’ultimo rifugio di Dante_, Milano, Hoepli, 1891, p. 73 e
+179.
+
+Davidsohn, _Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino_,
+1322-29, in _Arch. Stor. ital._, fasc. 222, ser. 5ª t. XXVII, p.
+346-55.
+
+Fr. Palermo, _I Manoscritti della Biblioteca Palatina di Firenze_, vol.
+II, p. 163-258, Firenze, tip. Galileiana, 1860.
+
+G. Carducci, _Studi letterari: Della varia fortuna di Dante_, IV, p.
+258-267, Livorno, Vigo, 1880.
+
+G. Carducci, _Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV_, Firenze,
+1862, p. 64.
+
+G. Carducci, _Intorno ad alcune rime dei sec. XIII e XIV ritrovate nei
+memoriali dell’Archivio Notarile di Bologna_, Imola, Galeati, 1876.
+
+Felice Bariola, _Cecco d’Ascoli e l’Acerba_, in _Rivista Europea_, v.
+XV. fasc. 16 ottobre, 1. e 16 novembre e 1. dicembre 1879.
+
+Gius. Castelli, _La vita e le opere di Cecco d’Ascoli_, Bologna, N.
+Zanichelli, e Ascoli Pic., E. Cesari, 1892.
+
+Gius. Castelli, _Cecco d’Ascoli e Dante_, Roma, Soc. Ed. D. Alighieri,
+1903.
+
+Gius. Castelli, _Ancora C. d’A. e Dante_ (Un processo che dura da 580
+anni), Roma. Ibidem, 1904.
+
+Gius. Castelli, _Una vendetta di Dante_, Roma, ibidem, 1907.
+
+Gius. Castelli, _La via consolare Salaria_, Ascoli P., Cardi, 1886.
+
+Filippo Villani, _Vite d’uomini illustri fiorentini_, Venezia,
+Pasquali, 1747.
+
+G. Perticari, _Apologia dell’amor patrio di Dante_, P. II, c. 25.
+
+Giov. Fantuzzi, _Memorie degli scrittori bolognesi_, v. II, p. 180, VI,
+p. 13-16, Bologna, 1781-1794.
+
+Em. Cicogna, _Della Leandreide, Mem. dell’Istituto Veneto_. 1856, p.
+415.
+
+Carlo del Balzo, _Poemi di mille autori intorno a D. Alighieri_, v. II,
+p. 257-456.
+
+Aless. D’Ancona, _Una poesia e una prosa di Ant. Pucci_, in
+_Propugnatore_, v. II. P. II, p. 397-511, 1869; v. III, P. I, p. 35-53,
+1870; e _La poesia pop. ital._, p. 129, n. 3.
+
+Art. Graf, _Il Zibaldone attribuito ad A. Pucci_, in _Gior. Stor. d.
+Lett. ital._, I, fasc. 2, p. 282-300.
+
+Art. Graf, _Il Diavolo_, p. 240-41.
+
+P. Gio. Batt. Riccioli, _In Almagesto Ptolomaei_.
+
+De Sade, _Mémoires de Petrarque_, v. I, p. 49, Amsterdam.
+
+Morelli, _Catalogo Naniano_, Cod. 114.
+
+Beccatini, _Istoria dell’Inquisizione_.
+
+Ant. Bonfinii, _Rerum ungaricarum decades IV_, Hanoviae, 1606, p. 235;
+e Basileae, ex Off. Oporiniana, 1568, p. 362.
+
+P. Niceron, _Mémoires pour servir à l’histoire des hommes illustres_,
+t. XXX, 166, Paris, Briasson, 1754.
+
+S. Ammirato, _Istorie Fiorentine_, Lib. II, p. 138, Torino. Pomba, 1855.
+
+Bayle, _Dictionnaire historique et critique_, t. I, Rotterdam, 1720.
+
+Seb. Andreantonelli, _Asculanae hist._, Lib. IV, Patavii, De Cadorinis,
+1673, p. 144.
+
+Abate Ascolano (Fr. Ant. Marcucci), _Saggio delle cose ascolane_, p.
+276-77, Teramo, Consorti e Felicini, 1766.
+
+P. Mauro Sarti, _De claris Archigymnasii Bononiensis Professoribus_, v.
+I, p. 435-36.
+
+G. Libri, _Notice de MS. de quelques bibliothèques des departements_,
+III art.; in _Journal des Savants_, p. 547-554, Paris, 1841.
+
+G. N. Alidosi Pasquali, _Li dottori forestieri che in Bologna hanno
+letto ecc., Bologna_, Tebaldini, 1263, p. 17-17.
+
+G. Ghirardacci, _Della historia di Bologna_, t. II, p. 56-66, 1596,
+1734.
+
+Emidio Luzi, _L’Università degli studi in Ascoli Piceno_, Iesi,
+Pierdicchi, 1891.
+
+Emidio Luzi, _Compendio di Storia ascolana_, Ascoli Pic., Cesari, 1889,
+p. 161.
+
+Zefiriele Tommaso Bovio, _Melampyco_.
+
+Valentinelli, _Catalogo della Bibl. Marciana_, v. III, p. 169.
+
+P. Fanfani, _Cecco d’Ascoli_, Firenze, Carnesecchi, 1870.
+
+P. Fanfani, _Novelle, apologhi, racconti_, p. 151-169; 219-280, Milano,
+Carrara, 1878.
+
+T. Ronconi, _L’amore in Bernardo di Ventadorn e in Guido Cavalcanti_,
+Bologna, 1881.
+
+D. M. Manni, _Le veglie piacevoli_, t. VIII, Firenze, 1783; e Venezia,
+Zatta, 1762, 2ª ediz. I, 79.
+
+E. Papanti, _Dante secondo la tradizione e i novellatori_, p. 196,
+Livorno, Vigo, 1873.
+
+Bindi, _Artisti abruzzesi_.
+
+Cappello D. Agostino, _Memorie d’Accumoli_. In _Giorn. Arcadico_, p.
+100-101, Roma, 1826.
+
+Cristina De Pisan, _Cité des Dames_, ch. X.
+
+_Nascita, vita e morte di Francesco Stabile, volgarmente detto C.
+d’A., quale per i suoi errori fu condannato ad essergli tagliate le
+vene della fronte, e gettato alle fiamme_, col suo ritratto in rame,
+Firenze, 1792.
+
+Oddone Zenatti, _Nuove rime di Alchimisti_ (Estr. dal _Propugnatore_,
+n. 5 fsc. 21), Bologna, Romagnoli, Dall’Acque, 1891.
+
+Oddone Zenatti, _Nuovi testi della canzone capodistriana sulla pietra
+filosofale_, Verona, Franchini 1891.
+
+G. Vasari, _Le vite dei pittori_, ecc. v. I, p. 601, Firenze Sansoni
+(L’Orcagna dipinse C. d’A. nell’Inferno).
+
+Baldinucci, _I professori del disegno_, sec. II, dec. VI.
+
+G. Cantalamessa Carboni, _Memorie intorno ai letterati ed agli artisti
+di Ascoli_, Ascoli P., Cardi, 1830.
+
+Vincenzo Nannucci, _Manuale della Lett. del primo secolo_, vol. I.
+
+Tomm. Casini, _Manuale della Lett. ital._ v. III, 313.
+
+Tomm. Casini, _Sulle forme metriche italiane_, p. 62-63.
+
+Laubert, _Zum Phisyologus_, in _Romanische Forschungen_, 1891.
+
+A. Bartoli, _Stor. d. Lett. ital._, vol. V.
+
+F. Novati, _Giorn. stor. d. Lett. ital._, Torino, I, 62.
+
+V. Rossi, _Giorn. stor. d. Lett. ital._, Torino, XXI, 385 segg.
+
+V. Cian, _Giorn. stor. d. Lett. ital._, XI, 234, n. 1.
+
+V. Cian, _Vivaldo Belcalzer e l’enciclopedismo italiano delle origini_,
+in _G. stor. d. Lett. ital., Suppl._ n. 5, p. 60-61.
+
+R. Renier, _Un cod. mal noto dell’Acerba_, in _Giorn. stor. d. Lett.
+ital._, I, fasc. 2.º, 1883, p. 301-305.
+
+L. Chiappelli, _Vita e opere giuridiche di Cino da Pistoia_, Pistoia,
+Bracali, 1881, p. 78-79.
+
+P. Scheffer Boichorst, _Aus Dantes Verbannung_, Strassburg, Trübner,
+1882, p. 6-69.
+
+F. Torraca, _Manuale di Letteratura italiana_, vol. I.
+
+G. Volpi, _Il Trecento_, Milano, Vallardi, p. 179.
+
+G. Crocioni, _Il Dottrinale di Iacopo Alighieri_, Città di Castello,
+1895.
+
+G. Crocioni, _La materia del Dottrinale_, in _Rivista di Scienze fis. e
+matematiche_, Pavia, 1903, p. 359.
+
+N. Zingarelli, _Dante_, Milano, F. Vallardi.
+
+E. Rivalta, _Dante e Guido_, in _Nuova Antologia_, 1.º ottobre 1904.
+
+C. Segrè, _La patria poetica di F. Petrarca_, in _N. Antologia_, luglio
+1904.
+
+Gaudenzi, _Appunti per servire alla stor. della Università di Bologna e
+dei suoi maestri_, Bologna 1889.
+
+Gaudenzi, _Lo studio di Bologna nei primi due secoli della sua
+esistenza_, Bologna, 1901.
+
+B. Wiese ed E. Pèrcopo, _Stor. d. Lett. ital. dai primi tempi fino ai
+nostri giorni_, Torino, Un. T. Ed. T., 1904.
+
+A. Bassermann, _Dantes Spuren in Italien_.
+
+V. Paoletti, _Cecco d’Ascoli_, Saggio critico, Bologna-Ascoli P.,
+Zanichelli, 1905.
+
+G. Boffito, _Perchè fu condannato al fuoco l’astrologo Cecco
+d’Ascoli?_, in _Studi e doc. di Storia e Diritto_, Roma, A. XX, 1899.
+
+G. Boffito, _La meteorologia dell Acerba_, in _Ann. stor. meteorolog.
+ital._, vol. I, 1898, Torino.
+
+G. Boffito, _Il De Principiis Astrologiae di C. d. A. novamente
+scoperto e illustrato_, in _Gior. stor. d. Lett. ital._, Torino, 1903,
+Suppl. n. 6.
+
+G. Boffito, _Il commento di C. d. A. all’Alcabizzo_, Firenze, L. S.
+Olschki, 1905.
+
+C. Mazzi, _Statuti volgari di Ascoli_, in _La Bibliofilia_, Firenze,
+Olschki, disp. 9 e 10, 1900, 1901.
+
+C. Mazzi, _Un cod. sconosciuto dell’Acerba_, Ibidem, disp. 11 e 12,
+1901.
+
+G. Boffito, _Il De eccentricis et epicyclis di C. d. A. nuovamente
+scoperto ed illustrato_, in _pubbl. dell’Osservatorio del Collegio alla
+Querce_, Firenze, Serie in 4.º, n. 7., 1905.
+
+G. Boffito, _La «Quaestio de aqua et terra» di Dante Alighieri_, ediz.
+princ. del 1508 riproduzione in facsim. — Introd. stor. e trascriz.
+critica del testo lat. di G. Boffito, con intr. scientif. dell’ing.
+O. Zanotti — Bianco e Proem. del Dott. Prompt, Firenze, L. S. Olschki,
+1905.
+
+C. Lozzi, _Cecco d’Ascoli_, saggio critico e bibliografico, Ibidem,
+vol. IV disp. 9 e 10 e vol. disp. 1 e 2.
+
+Leonardo Olschki, _Le contese intorno a C. d. A._, in _La Bibliofilia_,
+A. VII, Gennaio 1906.
+
+P. Rosario, _Cecco d’Ascoli e la sua città natale_, Ascoli Satriano, N.
+Coluccelli, 1897.
+
+P. Rosario, _Dall’Ofanto al Carapelle_, Ascoli Satriano, vol. I e II,
+1898-1902.
+
+R. Renier, _Gior. stor. Lett. ital._, Torino, XXX, 330.
+
+Karl Vollmöller, _Krit. lahresbericht über d. Fortschritte d. Roman.
+Philologie_, Dresden, 1899.
+
+G. Calvi, I_l manoscritto H di Leonardo da Vinci; Il Fiore di Virtù_ e
+_l’Acerba di Cecco d’Ascoli_; contrib. a uno studio sui fonti di L. da
+Vinci, in _Archiv. stor. lombardo_, vol. X, A. XXV, Milano.
+
+G. Modigliani, _Psicologia Vinciana_, Milano, Treves, 1913.
+
+Leonardo, _Scritti_, con un proemio di Luca Beltrami, Istituto
+Editoriale Italiano, Milano. (_Gli Immortali_, I Serie, Vol. XXII).
+
+De Dominicis e V. Paoletti, _La patria di C. d’Ascoli_, in _Rivista
+Marchigiana illustrata_, Roma, A. V, n. 1, 2, 5, che non mi è riuscito
+di consultare.
+
+Guido Cavalcanti, _Rime_, Lanciano, R. Carabba, 1913.
+
+A. Ribera, _Guido Cavalcanti_, A. F. Formiggini, Modena, 1911.
+
+Cino da Pistoia, _Rime_, Lanciano, R. Carabba, 1913.
+
+Lynn Thorndike, prof. nella Western Reserve University di Cleveland,
+_La magia nel Medio Evo_, in _Monist_, fasc. di gennaio 1915, riassunto
+da _Minerva_, Roma, A. XXV, n. 7, 1º aprile, 1915.
+
+
+
+
+ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI
+
+Registri Angioini, n. 262, f. 82 r. e t. 31 Maggio 1327, X.ª Indizione.
+
+
+Carolus Illustris Ierusalem et Sicilie Regis Roberti primogenitus
+Dux Calabrie ac eius Vicarius Generalis Raimundo Russo de Cathania
+Thesaurario et familiari nostro salutem et dilecionem sinceram.
+Volentes magistro Cicco de Esculo quem in phisicum et familiarem
+nostrum duximus diebus non longe preteritis retinendum gagia sicut
+aliis nostris phisicis exhiberi fidelitati tue presentium tenore
+expresse jubemus quatenus eidem magistro Cicco, quousque fuerimus
+in partibus Tuscie vel alibi extra Regnum gagia ad racionem de uncis
+auri tribus et postquam in Regnum feliciter redierimus dante domino
+ad racionem de unciis auri duabus ponderis generalis per mensem a die
+duodecimo proximo preteriti mensis martij uius X.e Indictionis usque
+nunc simul et semel et deinde in antea de mensei in mensem nostro
+durante beneplacito de pecunia camere nostre sistente et futura per
+manus tuas solvere et exhibere procures apodixas ab eodem magistro
+Cicco de his que sibi propterea solveris suis vicibus recepturus
+ordinacione seu mandato quocum que contrario facto et in antea faciendo
+eciam si de illo vel aliqua ejus clausula esset in presentibus expressa
+mencio facienda execucione presencium non obstante. Datum Florencie
+en nostre cambre anno domini MCCCXXVII die ultimo maij dicte X.e
+Indictionis.
+
+Cuius auctoritate mandati.
+
+Die ultimo madij X.e indicionis Florencie solute sunt magistro Cicco
+de Esculo phisico et familiari prefati domini ducis pro gagiis suis
+ultimorum dierum XVIII proximo preterite mensis martii ac mensis
+Aprilis et presentis madij uius anni decime Indicionis ad racionem
+de uncis tribus in argento per mensem extra regnum pro uncis VII
+et tarenis XXIV reductis ad florenos auri ad predictam racionem
+auri........ floreni XXIII et solidi XXVIII.
+
+Eodem die solute sunt notario nicolao de Alifia Regie ac ducalis
+cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris sui presentis
+mensis madij pro unciis III tarenis XXVI et granis V in argento
+reductis ut supra ....... floreni XVI solidi XXXVIIII denari VIII.
+
+Eodem die ibidem solute sunt notario mactheo de scuccula Regie et
+ducalis cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris sui
+presentis mensis madij pro uncis III tarenis XXVI et granis V in
+argento reductis ut supra auri ..... floreni XVI solidi XXXVIIII denari
+VIII.
+
+Que tota predicta pecunia soluta et liberata. Infra predictum mensem
+madij uius X.e Indicionis personis prescriptis pro Gagiis corum
+temporis predistincta est ut supra dici particulariter continetur auri
+florenorum quindecim milia contingentem quatuor solidos quinquaginta
+novem et denarios decem.
+
+
+
+
+LIBRO PRIMO[5]
+
+
+CAPITOLO I[6]
+
+ Ultra non segue più la nostra luce [C. Laur., c. 1 r.] [C. Casan.
+ c. 1 r.]
+ For de la superficie de quel primo,
+ In qual natura, per poter, conduce
+ La forma inteligibel, che devide
+ Noi dagli animal, per l’abito estrimo,
+ Qual creatura mai non tutto vide.
+ For d’ogne cielo substanzie nude[7]
+ Stanno benigne per la dolce nota,
+ Ove la pietà non li occhi chiude;
+ E, per potenzia de cotal virtude,
+ Conserva el giro de ciascuna rota,
+ Unde de vita recevem salute.
+ E l’arco, dove son diversi lumi,[8]
+ Gira de sotto con subiecte stelle,
+ E lassa un grado ben con tardi tumi.
+ Le quattro qualità costui ’nforma,
+ Sì ch’el subiecto in acto ven da quelle,
+ Perchè le strenge con sua dolce forma.
+ De sotto luce quella trista stella,[9]
+ Tarda di corso e di vertù inimica,
+ Che mai so raggio non fè cosa bella.
+ Gelo col freddo flato mette a terra,
+ Et a chi n’ha mercè s’ella s’applica,
+ L’aire, stridendo, chiama guerra guerra. [C. L. c. 1 t.]
+ È circumscripta la luce benigna[10]
+ Nel sesto cielo onde quel s’acquista,
+ Che ben se prova là ove se signa.
+ Se l’anima li occhi belli soi non clude,
+ Stando ne l’ombra de l’umana vista,
+ Vol che la dorma ’n le so brazza nude.
+ L’ignea stella pietà non mira,[11]
+ Ma sempre de mercè se mostra freda:
+ A chi la scombra, de sotto le gira;
+ E tal tempesta per l’aire despande [C. C. c. 1 t.]
+ La sua potenzia, ch’in tutto preda
+ Al nostro tempo noi miramo grande.
+ Po’ gira il corpo de la nostra vita,[12]
+ Agente universal d’ogni subiecte:
+ Qual virtù pinge sì la sua ferita
+ De li ferventi raggi, onde se scalda
+ La grave qualità che ’n lei se flecte;
+ Che ciò che vive lor potenzia salda.
+ D’amor la stella, nella terza rota,[13]
+ Al spirto dà angoscia con sua luce
+ Da cosa bella che non sta remota:
+ Da lui, se morte spenge sua figura,
+ In cui so dolce raggio non vi luce,
+ Non è animata cosa tal natura.
+ Gira ’l pianeta con la bina voglia
+ Per quella spera unde vene tal lume,
+ Qual tutta obscurità de l’alma spoglia.
+ La fredda stella in quel poco cerchio[14]
+ Ultimo gira, e n’è ver che consume
+ L’ombra, per lo splendor che sia soverchio.
+ Anche onne luce che possede ’l cielo
+ Ven da quel corpo, qual natura prima
+ Illa formato d’amoroso zielo:
+ Sì come stella per costui resplende,
+ Ma l’ultima se mostra più sublima;
+ Cessandose da lui, più luce prende. [L. c. 2]
+ Ma quando infra li raggi ella si volve,
+ Attrista la virtù de ciò che vive
+ E l’aire per tempesta se dissolve:
+ Assima li fiumi e onne vertù sbada,
+ Qual insigna ’l tempo campo circumscrive;
+ D’onor se priva per contraria spada,
+ Se ’n oriente luce la sua stella;
+ Ne l’octava parte s’ella se trova,
+ A tal potenzia non po’ star rebella;
+ E se l’altra gira nel più alto punto, [C. c. 2]
+ Serà da pinger l’aire quella prova,
+ E far volar chi de plumbe è unto.
+ Move li corpi de minor rascione
+ E fuga ciò che non po’ lor natura
+ Assimigliare a soa perfezione:
+ Lor viso bello turba ’l nostro aspecto,
+ Nel specchio pinge de nebbia figura
+ E toglie luce ’l figlio a gran delecto;
+ E l’altr’animali de vertute nudi,
+ La ’stremità possende decio sempre;
+ O gran vertù che tutte cose mudi!
+ O quando ’l to voler fa bella mostra,
+ Che voi e onne natura così tempre,
+ Per più benigna far la vita nostra!
+ O tu che mostri el terzo in una forma,
+ E accendi di pietà la spessa norma.
+
+
+CAPITOLO II[15]
+
+ El principio che move queste rote [L. c. 2 t.]
+ Sono inteligenzie separate:
+ Non stanno dal divin splendor remote,[16]
+ Non cessano l’acti de mover possenti,
+ Non posseno nostre menti star celate
+ A lor intellecti de vertù lucenti.
+ Movendo stelle e lor diverse spere,
+ Diverse genti con contrarii acti,
+ Forma la lor potenzia qual non pere.
+ Altri che sono de vertù esperti,[17]
+ Altri che sono dal subiecto estratti,
+ Altri che sono del fallir converti,
+ Altri che de l’arme prendon possa,
+ Altri che de viltà portano insegna,
+ Altri che danno nell’altrui percossa,
+ Altri che lor voce sempre chiama:
+ O tirannia, o cosa benegna,
+ Non curan de vertù posseder fama.
+ Ma l’anima bella del fattor simile, [C. c. 2 t.]
+ Per so valore, a queste po’ far ombra,
+ Se non s’enclina ’l so voler gentile.
+ Quando l’influenzia ven da quelle,
+ Se soa vertù per queste non se scombra,
+ Allora è donna sopra tutte stelle.[18]
+ Nove son questi qual movon li cerchi,
+ E l’altri sott’a questi pone altrui,
+ Qual spira l’anima de l’acti soverchi.
+ Inteligenzia del terrestro mundo[19]
+ Con la benignità conforma nui,
+ Prendendo l’anima in l’esser secundo.
+ E quest’è l’anima ch’è una in tucti,
+ Ch’è sott’al cerchio de la prima stella;
+ E d’altra vita semo privi e structi:
+ E questo pone lo falso Averoisse
+ Con soa sofista e penta novella,
+ Ma mo ha plù vertù che quando visse. [L. c. 3]
+ Poreste dubitare del primo celo,
+ Che ciò che sensibilità possede,
+ Loco circumscrive e li fa velo.
+ Se fosse contenuto d’altra spera,
+ Et ella contenuta rason vede
+ Sì ch’aver fino il cielo non è vera;
+ Dico, che chi per sè possede loco,
+ Conosce niente di che loco tegna,
+ Ponendo ’l cielo così del vero poco;
+ Che per accidenti il loco si mantene,
+ Avegna che per sè el mondo spegna,
+ Ond’ha la vita l’amoroso bene.
+ Oltra quel cielo non è qualitate,
+ Ne anche forma che move intellecto,
+ Ma nostra fede vole che pietate
+ Dimori sopra nel beato regno,
+ Al qual la spe ne mena a quello effecto.
+ De quella luce del fattor benegno.
+ De’ qua’ già ne trattò quel Fiorentino.[20]
+ Che lì lui se condusse Beatrice;
+ Tal corpo umano mai non fo divino,
+ Nè po’ sì come ’l perso essere blanco,
+ Perchè se renova sicomo fenice
+ In quel disio che li ponge el flanco.
+ Ne li altri regni ov’andò col duca,
+ Fondando li soi pedi en basso centro,
+ Là lo condusse la sua fede poca:
+ E so ch’a noi non fe’ mai retorno
+ Chè so disio sempre lui tenne dentro:
+ De lui mi dol per so parlar adorno.
+ La degna intelligenzia prima move [C. c. 3]
+ El primo celo che moto governa:
+ Ogne ora nel girar sono più nove;
+ L’altre che verde tegnon nostra palma,
+ E questa vole che null’ al moto sperna,
+ Sì che d’ogne vita viva l’alma; [L. c. 3 t]
+ E per queste ne la figura di morte
+ Molte anime d’accidenti sono scorte.
+
+
+CAPITOLO III[24]
+
+ Cerchiase con l’arco ove se fonda
+ L’ignea qualità di quella stella,
+ E la gira po’ sotto questa abonda.
+ In quella spera sempre vinta essendo
+ La strema parte gira pur con ella,
+ Si como levi corpi suso attendo.
+ El centro pete de la grave natura,[25]
+ Però queste altre tegnon ’l basso sito.
+ De tutte qualità lor forma pura
+ Se cela ai occhi nostri e non se mira,
+ Salvo el subiecto ch’è da lor finito,
+ Per la vertù de sovra che ciò spira.
+ La grave qualità el ciel divide;
+ Asperica de forma sta nel mezzo,
+ Si como ’l punto che nel cerchio asside
+ Alcuno con quel che so nome demostra
+ Del celo la plica non appare al senso,
+ Dal qual se move intelligenzia nostra.
+ La minor stella che nel celo splende
+ Máiore che la grave qualitate,
+ Et ella com’el punto se comprende
+ Nel cielo; e questa se demostra vera
+ Ne le stelle ferme che mirate,
+ Ma non in questa dell’ultima spera; [L. c. 4]
+ Perchè ’l minor lo maior non cela,
+ Però la luna non è miga grande
+ Plù che la terra che ’l so lume vela:
+ Se ciò non fosse già morta, non tutta [C. c. 3 t.]
+ L’ombra de la terra che lei spande
+ Che mostra a tempo soa bellezza strutta.
+ In quarta parte si vivon li animali,
+ E l’altre parti tegnon ’l caldo e frido,
+ Unde la vita e l’acti naturali,
+ Stando remoti da elli al ver non face
+ Animato corpo nè voce nè strido:
+ La demorasse a chi vertude spiace.
+ Lo quarto si divide in septe parti
+ Da septe stelle poste de fin’ in austro;
+ Ciascuna a l’altra d’ombra getta salti;[26]
+ Si como gira ’l sole e ’l lume scima,
+ Ombra e luce non è in onne castro;
+ Se nel quarto obscura, lo quinto dima.
+ Ciò forma de la terra el gran tumore,
+ Però inseme onne animal non vede,
+ Quando la luna perde so splendore.
+ Chi stesse sotto la luce sempiterna,
+ Da septe stelle ch’a noi tengon fede,
+ Si como nostra luce pone eterna,
+ Porebe andare verso ’l cel del mundo
+ Tanto che queste già non vedería,
+ Sì como noi quel cerchio secundo,
+ Che nella parte sta meridiana:
+ Prendesse verso queste stelle via,
+ Lassarà la secunda tramontana.
+ Tegnon la terra nel mezzo dui poli:
+ Di sopra l’uno, e l’altro oppost’a lui:
+ Di simel virtute natura formolli.
+ Se l’un facesse sua potenzia quita,
+ L’altro verso ’l ciel tiraria nui;
+ Perchè ciascuno fa como calamita. [L. c. 4 t.]
+ La nostra luce nega quel che dice
+ La falsa oppinion de queste genti,
+ Che verde mostra de trista radice.
+ Vanno leggiadri di belli animali [C. c. 4]
+ Quelle anime obscure de l’atti lucenti:
+ A’ vertuosi già non dico quali.
+ Dal cielo sta la terra ogual lontana,
+ Però la luce de le stelle mostra
+ Ogual splendore ad ogne vista umana.
+ Se ’n oriente omne ’l mezzo gira,
+ Over si ’n occidente ella s’è posta,
+ Da quella forma ciascadun la mira.
+ Molte ore el falso prende nostro viso,
+ Per lo corpo diafano ne le stelle,
+ Stando nel mezzo e trasparendo fiso.
+ De l’esser vero li occhi nostri scombra,
+ Perchè lo raggio le mostra più belle,
+ Si como luce ch’è lontana in ombra;
+ Chè nel mezzo, per natura, posa
+ La terra ’l celo come grave a centro.
+ Non pote fare ’l moto miga iosa.
+ Però ch’ascendere bel grave suso,
+ Natura tal potentia non ten dentro
+ Nè vinta fue già mai de cotal uso.
+ E se possibile fusse che fondasse
+ De questa superficia là de sota,
+ Sì che l’omisperio lo mirasse,
+ Essendo sì leggero, avría festa,
+ Voltando nel mezzo de la rota
+ In ver de noi li pei et illa testa,
+ Sì como li acti, che sono accidenti
+ Ne l’acque che trapassaron sì lucenti.
+
+
+CAPITOLO IV[27]
+
+ Cessa intellecto cum le rotte vele, [L. c. 5]
+ Ch’a tua vertù non basta veder luce
+ De quel che te convene d’esser fidele,
+ Unde perfecto Deo fae natura
+ Universal che sempre spera e luce,
+ Ch’in acto di potentia trasfigura
+ Intelligenzie stelle moto e lume. [C. c. 5]
+ Onne natura che la spera ammanta
+ Mantegnon e de ciò l’essere sume.
+ Se non fosse d’onne animal che vive
+ E de ciascuna vegetabel planta,
+ Serian de lor virtute morte e prive.
+ S’a li occhi nostri appare nova forma
+ Lo umano ingegno allor se mova e quera,
+ Fin che de lui el ver se ponga norma.
+ Ma non transcenda e levi l’alto ingegno
+ Sopra le stelle, sì che illu pera,
+ Che de cotal luce non mostra segno.
+ O viste del miracoloso affanno
+ Ch’in voi s’include sempre miraviglia
+ Del poco cerchio la stella miranno!
+ Non è virtù non dubitare al mondo,
+ Ma far de l’ombra umana semiglia,
+ Rason non vede como sia ’l secondo.
+ Dico che umbra de stella umana
+ Si fa el terrestro assisso in quella parte
+ Ch’a nostra qualità non è lontana.
+ Per bello raggio non la priva ’l sole
+ Perchè n’è desposta como Marte,
+ Che con li soi raggi el foco mostrar vole.
+ De questa stella se cela bellezza
+ De li acquistati raggi, sicch’in nui
+ Par che natura perda sua vaghezza.
+ De ciò che vive la virtude germe
+ Per questo che receve corpo in lui; [L. c. 5 t.]
+ De tutti li celi l’aver si sperme.
+ Langue natura si como costei,
+ Perchè nel tempo perde de valore,
+ Che sua potenzia non se spande in lei.
+ Cessa l’effecto, se la causa è priva,
+ Alotta chi è subiecto a gran dolore,
+ Verso a la morte prendon la trista riva.
+ Vegnon nel mondo e sono già venute
+ Molti accidenti, qual de dir mi noia,
+ Perchè se vederanno e sun vedute
+ De l’anime belle figurate e pente
+ De la virtù del cel che lor innoia,
+ Mirando quanto è in noi el cel possente.
+ E de li primi raggi el bel corpo
+ Pense paura ne l’umani aspecti,
+ Quando se mostra de sua luce torpo.
+ S’in questo si maciela lo suo splendore,
+ Ne l’altro li soi raggi son concepti,
+ Che in tutte parti sua luce non more.
+ Doi cerchi sono intersetti inseme[28]
+ E quanto differenti, dico altrui,
+ Ove sono iuncti e là ove sono streme.
+ La prima stella si gira in quel sito,
+ El sole ne l’altro, e questo opposto a lui
+ Quand’el so corpo è de splendor finito.
+ De le do stelle, nel mezzo è la terra
+ Per qual la luna lo raggio non vede,
+ Che nel so corpo l’ombra se deserra.
+ Sempre non tutta questa stella oscura,
+ Si como nostra vista ne fa fede,
+ Ch’in parte mor’ a tempo soa figura.
+ Girando ’l celo, vegnon le triste ore,
+ Che ’l bello raggio nello sol se vela,
+ Stando la luna vincta nel so core;
+ Ove se gionse l’una e l’altra rota,
+ Ai occhi umani la bellezza cela [L. c. 6]
+ De quella luce ch’è per lei remota;
+ Unde celando sì nova bellezza,
+ Sotto le stelle mor onne allegrezza.
+
+
+CAPITOLO V[29]
+
+ Comate stelle cum diversi modi[30] [C. c. 5 t]
+ De luce, qual se mostra su ne l’aire,
+ Dico che desegna, si tu m’odi,
+ Ciascun corpo de li septi cerchi
+ Per qual che tempo e per moti varie
+ L’aire s’infiamma di raggi soverchi.
+ Dico che nel mondo se desegna
+ Effecti novi paurosi e gravi,
+ Se per la trista stella el tempo regna.
+ Geme chi regge e chi porta corona,
+ E tema li accidenti feri e pravi
+ E l’altr’animal chi de vertù rasona.
+ Non troppo negro mostra lo so colore
+ Questa ne l’aire che plove la morte,
+ Che nella vita planta lo gran dolore.
+ Ciascuna di costor più vaccio lede
+ Se in oriente appare e raggia forte,
+ E tarda, se occidente la possede.
+ L’altra soa vista de bella luce
+ Porta lo bello raggio como luna,
+ Che ben lo sexto celo la conduce:
+ Fa germinar la terra, e piove ’l bene.
+ Se de le stelle tre Iove ten l’una [L. c. 6 t.]
+ De gracioso effecto è plù la spene:
+ Gema natura umana se l’ammira. [C. c. 6]
+ L’altra, che de foco porta vista,
+ Che con la longa cauda sempre gira,
+ Marte la move e Marte la mantene,
+ Sì che natura sotto ’l celo attrista,
+ Perchè desicca lo sangue ne le vene.
+ Se verso l’oriente lo capo volta,
+ Seranno l’acque ne l’aire private:
+ In foco peste e fame serà involta
+ La terra nostra da mercede scorta.
+ Fontana d’occhi farà pietate,
+ Natura bella lasso; or te conforta.
+ Demostra l’altra orribel aspecto,
+ Qual sempre gira e move circa ’l sole,
+ E verde d’onne planta ’l dolce effecto
+ Morte desdegna nel potente regno;
+ E sopra quello che ricchezza cole,
+ Priva sua vita col maggior desdegno.
+ De l’amplio raggio l’altro tira torma,
+ E como l’altra stella costei fere,
+ Così la nostra umanitate informa.
+ Se quel moto de quel corpo grave
+ O del più leve la morte se spere,
+ Che invola noi con la trista clave;
+ Se ’l Marte del so raggio fa ferita,
+ Over che regni nel secundo celo,
+ Serà la morte ne l’acerba vita.
+ De pace al tempo more onne salute [C. c. 6 t.]
+ Se Marte raggia sopra questo celo;
+ Con l’altra occide là ov’è virtute.
+ Anchi son tre, l’una de le quali
+ Qual mostra crini e raggi naturali;
+ L’altra se vede in so corpo rotonda,
+ Si como vista umana poco manca:
+ Se mostra in viso de la stella bianca [L. c. 7]
+ L’altra sì è poca, ma di retro abunda.
+ Ciascun’ al mondo mostra novitate,
+ Et acti qual desdegna pietate.
+
+
+CAPITOLO VI[31]
+
+ La tarda stella de la spera grande[32]
+ Manten la terra e serve in sua natura;
+ La prima stella, la qual move e spande,
+ La spietata stella move ’l foco,
+ Mercurio tene l’aire in sua figura,
+ Tempesta move per so tempo e loco.
+ Li spiriti sono quattro principali:
+ Un ven da l’angol primo a l’orizzonte,
+ Che ’n nui conserva l’acti naturali;
+ Mostrase sua natura temperata
+ Fra le due qualità active e conte,
+ Sana la terra per qual fa iornata,
+ Se l’è centada[33] da monti e da colli
+ E verso l’angol primo aperta e rotta,
+ Dov’io fu’ nato tu per exemplo tolli,
+ Cessando l’acque riposate e triste
+ Ch’hanno lor natura sì corrotta,
+ Qual fa veder le umilitate viste;
+ E movese per tempo lo dolce flato, [C. c. 7]
+ Che li tenebrosi vapori accompagna:
+ Se non li rompe el sol va celato;
+ Perchè sonno densi e de la terra tratti,
+ Fanno planger l’aire, sì ch’el mondo bagna, [L. c. 7 t.]
+ Da l’altre stelle se no sono refratti.
+ Levano le stelle da ponente
+ Lo spirito con tempestata voce,
+ Qual move l’aire verso l’oriente.
+ Mostrase d’acque in natura simile,
+ Soa qualità varia per foce,
+ Sì como per virtute l’anima vile.
+ Levase da le septe stelle eterne
+ El freddo flato e per natura sicco,
+ Vertù che passi animati ma’ non sperne;
+ Ma lede quel che liga corpi animati
+ E pone a caso del dolore stricto:
+ Non dico li altri effetti nominati.
+ Da quella parte dove el sol desegne
+ Al basso grado per lo eterno corso
+ Ven l’altro flato, sì che l’aire impegne.
+ Umiditate con lo calor sorge,
+ A molti animal tolle lor soccorso:
+ Vertute animata da lui ben s’accorge.
+ Potenzia tolle ove questo spira,
+ O gente che abitate el basso sito,
+ Quanta viltà l’animo vostro gira!
+ Se questo sopra noi cammino move,
+ Stando celato per lo core ardito,
+ Non vol natura che ’n voi se trove;
+ Ma l’animi vigorosi de li munti,
+ Ov’assotiglia l’aer le so vele
+ Si che li mostra del vigor coniuncti,
+ Non portano viltà nel cor superbo,
+ Avegna che saver in lor se cele
+ E reca l’anima loro el senno acerbo.
+ Per questo flato geme l’air fosco, [C. c. 7 t.]
+ Umidità corrumpe ne le vene
+ E fa molti accidenti che cognosco.
+ Move ciascuno per tempi diversi
+ Sì como ’l sole le altre stelle tene [L. c. 8]
+ Del torto cerchio de l’animali inpersi;
+ E quale in quarta parte se devide.
+ Como si move ’l sole, così vedemo
+ Che l’una qualità l’altra occide;
+ Però uno tempo variata rota
+ Demostran ne la terra ove noi semo,
+ S’in quella che dal sole sta remota.
+ Torno a li quattro spirti che dico
+ E lasso le lor membra in questa mossa:
+ Cessando l’uno, leva il so inimico,
+ Quando la luce de le stelle poste
+ Da l’altri corpi receve percossa,
+ Stando convincti ne le parti opposte;
+ Sì che li quattro con le membra loro
+ Sono formati per cotal valore.
+
+
+CAPITOLO VII[34]
+
+ Tira el sole li vapori levando[35]
+ Da questa terra verso ’l bel serino,
+ E l’aire po’ va sempre spessando:
+ Saliendo, se condensa a poco a poco,
+ Fin ch’è nel mezzo ov’è ’l fredd’alpino.
+ Per li reflexi raggi e po’ per foco,
+ Stando nel mezzo de le genti estremi,
+ L’acqua se forma, così come grave
+ Vengon a la terra le so parti insemi.
+ Quando è più fredo quel mezzo sito,
+ Tanto più sente le tempeste prave [L. c. 8 t.]
+ De le ghiacciate pietre ciascun lito;
+ Ma qui po’ dubitar l’anima gentile.
+ Nel tempo caldo così se forma ’l ghiaccio
+ E privase nel so tempo simile.
+ La spera che ten lo foco in sua virtute,
+ Dico che fuga ’l freddo col so braccio
+ E tolle in novità con so ferute.
+ Così di fuoco li raggi reflessi [C. c. 8]
+ Inverso l’aire de la nostra terra
+ Per l’orezzonte essendo connessi:
+ E quando regge ’l Cancro e po’ Leone,
+ Assa’ più freddo ne lo mezzo serra
+ Però el ghiaccio plove la stazone.
+ In questo tempo sono fredde l’acque
+ Che sotto terra vegnon per le vene,
+ Che ’l caldo spense ’l freddo che ’n lor nacque.
+ E calde sonno nel gelato tempo,
+ Perchè el calor sub terra se tene,
+ E questo dura fin che ’l celo ha tempo.
+ Ma quando Scorpione regge e po’ Pesce
+ Questo mezzo aire quasi temperato
+ Però se ’n lui qualche vapore cresce,
+ Nasce la neve con acque quiete:
+ Per l’uno contrario da esse privato,
+ Fan forte strido con suave mete.
+ Pluvia move potenzia de luna,
+ Se con le prave stelle seque ’l moto
+ Da così fatti tempi mostrando fortuna.
+ Maligno corpo inforca sua luce
+ Verso la luna, fin che non è remoto;
+ Tempesta move e acqua conduce:
+ Quando se move con le dolce stelle
+ Fuga le nube, sì che luce ’l mundo;
+ Per qual clarezza l’anime se fan belle.
+ Quando la luna sta in benignitate,
+ Onne elemento se move iocundo [L. c. 9]
+ E tolle de tristicia qualitate.
+ La piccinina pluvia pruina
+ Se forma dal vapor ch’è congelato
+ Ne l’aire presso, e così la brina:
+ Sottil vapore e freddo e poca altura
+ Fanno questi acti come ’l nostro flato.
+ Se dorme respirando per natura.
+ De tutte umidità la luna è matre, [C. c. 8 t]
+ Quando se mostra de sua luce plena:
+ Quattro fiate ’l mare pare che latre
+ Fra iorno e nocte, si como ne’ quarte;
+ In alto e basso così l’acqua mena,
+ E ciò te dico per scienzia et arte.
+ Così d’animati corpi move ’l sangue
+ Fra luce e nocte, si como fa ’l mare;
+ Così s’attrista et natura langue.
+ Però, in qualche ora, l’animi umani
+ Senza rasone senton pene amare
+ Et allegrezza de li effecti vani.
+ Onde la luna, si como riceve,
+ Da lei se forman venti acqua e neve.
+
+
+CAPITOLO VIII[36]
+
+ La prima stella con l’impio Marte[37]
+ Move per tempo tempestati troni,
+ De fin che l’un contrario l’altro parte;
+ Lo foco messo dal Marte crudele
+ Verso le fredde nube unde i soni [L. c. 9 t.]
+ Resultano con le ’nfocate vele.
+ Trono non è altro che de fuoco spenta
+ In elli corpi de le nube frede,
+ Che l’una qualità da l’altra è venta.
+ In le verdi frondi prendi exemplo
+ Che fanno scoppi se fuoco le lede:
+ Or ’scolta l’accidenti ch’io contemplo.
+ Inseme è ’l trono e l’enfocate orme,
+ Avegna che la luce è nanti ’l scoppo,
+ Parono in doi tempi divisate forme.
+ E ciò fa ’l viso ch’è nancti l’audito,
+ Che l’anim’ha li occhi da presso troppo;
+ Pe lo nostro veder ch’è molto ardito.
+ E ciò se mostra in remoto colpo,
+ Che in un tempo è ’l sono e el facto,
+ E ven sì tardo che l’audito incolpo;
+ Che già non segue lo veder presente [C. c. 9]
+ Anti _che_ percote anche l’altro tracto,
+ Che ’l primo sono vegna ne la mente.
+ Po esser trono senza foco ardente,
+ Dico al nostro viso, ma non invero,
+ E questo si advene per accidente.
+ Quando obscura e l’aire è ben spessa,
+ Movese ’l vento infocato, se vero
+ Trono fa grande; non rumpendo; cessa.
+ Et allustrare senza trono vene,
+ Perchè non trova qualità nimica,
+ Sì como nel seren si vede bene.
+ Ma quando sono dense queste nube,
+ Allora el foco forte le nimica,
+ Facendo soni cum l’accese tube.
+ Se sono rare e de basse note
+ Lo sono, perchè non han contraria faccia:
+ Non resistendo, poco le percote.
+ Ciò che resiste, duramente offende,
+ Como vedemo che lo ferro faccia [L. c. 10]
+ Et soa coverta soa salute ostende.
+ E queste nube e queste impressioni
+ Oltra una lenta[38] e anche otto staggi
+ Non son più erte; ciò nel cor te poni.
+ Sono montagne sopra le quali stando,
+ De sotto plove e neva, e tu li raggi
+ Vidi de sopra nel seren guardando.
+ La sottile flamma in onne cosa rara
+ Poco l’offende; però noi vedemo
+ Per accidente che devenne a Sara:
+ Portando sopra lo capo le molt’ove,
+ Essendo lesa del fuoco supremo,
+ Erano sane come fosser nove;
+ Ma dentro senza fructo e plen de vento
+ Forno trovate, chè da l’una fronte
+ Intrò la fiamma e strusse lor contento.
+ Petra descende con l’aire infocata, [C. c. 9 t.]
+ Como sagitta che non have ponde,[39]
+ Per gran potenzia del foco creata.
+ Non tanto petre, ma corpi de ferro
+ Sono descinti dal focato celo
+ In Alamagna; e de ciò non erro;
+ Però le spade de todesche genti
+ Fanno tremare addosso ciascun pelo,
+ Mirando in altrui lor colpi possenti.
+ Onn’elemento se move e corrompe,
+ Secundo che li celi sono diversi;
+ Così de novitate fanno pompe.
+ Trema la terra per l’inclusi flati,
+ Fan l’aire e l’acqua lor moti perversi,
+ Ne’ tempi che li cercli son mutati.
+ L’inclusi venti, che non possono uscire
+ For de la terra, moti dal Saturno,
+ Fanno li terremoti a noi sentire.
+ Nel grande fredo e nel tempo caldo
+ Se celano li venti e non vann’intorno, [L. c. 10 t.]
+ Però la terra sta quieta e in saldo:
+ Non dico che non possano venire
+ Li terremoti e d’estate e de verno;
+ Ma quando mostran ’l caldo e ’l fredo l’ire
+ Durano poco, chè li flati strutti
+ De lor valor non fanno governo,
+ Che queste qualità li fanno assutti.
+ Ma ven nel dolce tempo el gran tremore
+ E non se cessa, fin che non è corrotta
+ La dura terra per cotal valore.
+ Questo non sempre devene, chè el vento,
+ Movendose con ira li de sotta,
+ La soa potenzia perde po’ ch’è vento.
+ Sì che li monti li colli e l’abissi
+ Sono formati da li inclusi venti,
+ Che spirano sotto terra dur’e spissi.
+ Et anche le acque sott’a noi celate [C. c. 10]
+ Fanno questi acti, se tu ti rammenti,
+ Le parti del mundo concavate.
+ Le gran montagne hanno lo gran piano
+ Che, l’acque sotto sopra sumergendo,
+ Lassano l’Alpi nel terren toscano;
+ Basso facendo lo sito lombardo,
+ Romagna con Toscana allor cadendo.
+ Or prendi questo exemplo, ch’io guardo:
+ Molte montagne in esser de petra
+ Sono converse, se guardi le ripe,
+ Chè de la terra natura s’arretra.
+ Potenzia natural correge e compone,
+ E fa de terra petre dure e stipe;
+ E ciò se mostra per blanca rasone.
+ De fronde iusta però vidi impressa
+ Nel duro marmo, che quando se strense,
+ Nel mezzo de le parti stette compressa.
+ Nel molle tempo, come cira al segno,
+ Mostra nel duro sì como depense [L. c. 11]
+ Natura, che de forma non ha desdegno.
+ Or pur m’ascolta in cose divine,
+ Che arte non vale, se non se procaccia.
+ Cosa perfecta non è senza fine;
+ Principio d’onne bene è cognoscenza.
+ Prima si bono, nanti c’abii faccia;
+ Entendi e vidi con la mente accensa.
+ Che mai l’eterna beata natura,
+ Senza rasone, non fe’ creatura.
+
+
+CAPITOLO IX[40]
+
+ L’arco che vedi in divisata luce[41]
+ Sempre se penge ne l’opposto sole,
+ Perchè ’l so raggio in forma ’l conduce.
+ Se ’n oriente è l’arco, il sol s’occide
+ Ciò se converte perchè rason vole
+ E al to vedere conven che te fide.
+ L’arco n’è altro che fletter de raggi [C. c. 10 t.]
+ In ne le acquose nube divisate:
+ Conven che per intellecto in questo caggi.
+ Lustre, oscure, sottili e grosse
+ Sono le nube così variate,
+ Quando dal sole receven percosse;
+ Però demostrano diversi coluri,
+ Como per exemplo tu pora’ vedere
+ Nel vetro pleno se de far ten curi.
+ Olio e acqua nel vetro ponendo,
+ Quando lo raggio del sole ne fere [L. c. 11 t.]
+ Serai contento li colur’ vedendo.
+ E da la luna, quand’è tutta plena,
+ Se forma l’arco de nocte, ma de raro;
+ Obscura po’ se fa l’aire serena.
+ Spesso da lei se fa l’arco blanco
+ Che mota ’l dolce tempo ne l’amaro.
+ A pochi giorni de ciò non te manco.
+ Quando ne l’aire vederai molti archi
+ E ciò se forma là nel mezzo giurno,
+ Se de penserò de ciò la mente carchi,
+ Vederai l’air a pochi dì turbare
+ Per la forza del Marte o del Saturno,
+ Se l’altro celo ciò non fa variare.
+ Anche le ferme nube che tu vedi
+ Non intendo de lassar che non te dica,
+ A ciò ch’a fabulete più non credi.
+ Sì com’el cel intra l’acqua sempre tira
+ Per la vertù che dentro la nutrica
+ Così fa Capricorno che pur spira:
+ Vapor sottili sua potenzia abbranca,
+ Sempre tirando su ne l’air clara,
+ E par che ’n celo se mostri la via blanca.
+ O quante sono le nature occulte
+ A nostra umanità ceca e ignara;
+ O quante cose mire son sepulte
+ Al nostro ingegno che ’l ben abandona,
+ Sequendo el mundo qual morte sperona!
+
+
+
+
+LIBRO SECONDO[42]
+
+
+CAPITOLO I
+
+ Torno nel campo de le prime note. [L. c. 12] [C. c. 11]
+ Dico che ciò ch’è sotto ’l cel creato
+ Depende per vertù de le so rote.
+ Chi tutto move sempre tutto regge,
+ De fin el moto principio e stato
+ In ciascun celo pose la sua legge.
+ Son li celi organi divini
+ Per la potenzia de natura eterna,
+ Che in lor splendendo son de gloria plini.
+ In forma del disio innamorati
+ Movendo così ’l mundo se governa,
+ Per questi eccelsi lumi immaculati.
+ Non fa necessità ciascun movendo,
+ Ma ben despone creatura umana,
+ Per qualità qual l’anima seguendo,
+ L’arbitrio abbandona e fasse vile
+ Serva e ladra: de vertute strana
+ Da sè despoglia l’abito gentile.
+ In ciò peccasti florentin poeta,[43]
+ Ponendo che li ben de la fortuna
+ Necessitati siano con lor meta.
+ Non è fortuna che rason non venca;
+ Or pensa Dante se prova nessuna
+ Se po’ plù fare che questa svenca.
+ Fortuna non è altro che desposto
+ Celo che dispone cosa animata;
+ Qual desponendo, se trova l’opposto.
+ Non ven necessità col ben felice,
+ Essendo in libertà l’anima creata,
+ Fortuna in lei non po’ se contradice.
+ Substanzia senza corpo non receve
+ Da questi celi, però l’entellecto
+ Mai a fortuna subiacer non deve.
+ Se foi desposto e foi felice nato
+ E conseguer dovea el grand’effecto, [L. c. 12 t.]
+ Io posso non voler e esser da lato;
+ Che ’n sua balìa ha l’alma so volere:
+ L’arbitrio lo acquista lo so merto,
+ Non po’ necessità in lei cadere.
+ Or se fortuna l’anima così spoglia,
+ Già seria Deo iniusto scoverto,[44]
+ Se per altro non poter ne mena doglia.
+ Non val ventura a chi non s’affatiga,
+ Perfecto bene non s’ha senza pena,
+ Fasse felice chi vertù investiga:
+ Ma chi ch’aspetta la necessitate
+ Del ben che la fortuna seco mena,
+ Pigricia lo comanda a povertate.
+ Fortuna per rason se augumenta,
+ E plù felici se fanno l’effecti,
+ Quando ’l volere natura argumenta.
+ Nasse onne pianta per natural moto.
+ Non coltivando mai fructi perfecti
+ Non fa nel tempo. Ciò se mostra noto.
+ Così la rea ventura a l’alma bella
+ Tolle la morte da l’impia carne,
+ Se ’l mal pur contradice e sta rebella.
+ Rompese qualità per accidenti,
+ Non che ’l subiecto de l’esser se scarne:
+ Dell’unta calamita ti rammenti;
+ Chè non tira ferro se non è assutta
+ L’umidità che sua vertù resserra;
+ Così fa l’anima quand’è donna tutta.
+ Destruge qualitate viciosa,
+ Sì che nel male l’anima non desserra,
+ E tira nel bene la vita dampnosa.
+ Contra fortuna onne om’ po’ valere,
+ Seguendo la rason nel so vedere.
+
+
+CAPITOLO II[45]
+
+ Per grazia de l’umana creatura [L. c. 13]
+ Deo fe’ li celi col terrestro mondo,
+ In lei creando divina figura,
+ A someglianza de soa forma degna, [C. c. 12]
+ Ponendola ne l’orizzonte fondo,
+ Ove se dampua over se fa benegna.
+ Movendo queste benedecte spere
+ De l’umano seme, se forma ’l subiecto;
+ De tutte la potenzia lì ne fere.
+ Prima el core nel concepto nasce,[46]
+ L’altre doe prime pone ’l ceco aspecto,
+ Ma pure nel cor lo spirito se pasce.
+ Lo spirto che fo del patre messo,
+ Per le ferventi stelle del Leone,
+ Forma le membre, movendose spesso.
+ Da questo nasce lo spirto animale
+ E naturale de sua perfeczione;
+ Passano in acto sotto le prime ale.
+ Dodece parti de l’octava spera
+ Sono cagione de le nostre membra,
+ Ciascuna del creare è forma vera;
+ In lor fa qualitate et accidenti;
+ Per la vertù divina se remembra
+ De la soa parte cum acti lucenti.
+ Quando tu vedi questi zoppi e scombi,
+ Impio fo lo signo de la parte,
+ Et anche questi con li flexi lombi.
+ Defecto corporal fa l’anema ladra,
+ In peggiorando, dico, le lor carte; [L. c. 13 t.]
+ Sono soperbi de la mala quadra.
+ De doplo sceme se fan corpo umano
+ Le vestite ossa de la carne pura:
+ Ciò fa el superchio de lo tempo sano.
+ Lo spirto del patre, che nel sperma,
+ Sempre operando, le membra figura,
+ Le molle parte per potenzia ferma.
+ De lo soverchio che da donna move
+ Pascese creatura, non per bocca;
+ E ciò se mostra per l’antique prove.
+ Per l’ombelico va ciò che nutrica, [C. c. 12 t.]
+ Stando ligato sì che le vene tocca.
+ Or scolta como sta nel corpo implica.
+ Sta genuflexa con l’arcato dosso,
+ Le mani ten a le gote in fra le cosse
+ Sopra le calcagne, como veder posso;
+ Verso de noi son le spalle volte;
+ Così natura informa le mosse,
+ Per più salute de le membra raccolte.
+ In questo tempo non macula specchio
+ La donna ch’al soverchio se devide.
+ L’una nutriga, lassando lo vecchio.
+ Natura l’altra manda a le mammille,
+ Per le doe vene che de ciò son guide,
+ Nel tempo in blanca forma, sì che stille.
+ Septe recepti per ciascun planeta
+ Sono ne la matre, però septe nati
+ Nascer posson, como vidi a Leta:
+ Questo adovenne per lo molto seme,
+ Et anche per li signi geminati,
+ Quando li lumi si vingon inseme.
+ Nel nono mese ven nel mondo lustro
+ Per la vertù che signoreggia Iove;
+ Perchè de septe vive, mo’ te mustro:
+ La luna in questo mes’ha signoria,
+ Benignitate in creatura plove, [L. c. 14]
+ Natura confortando tutta via.
+ Ma, ne l’octavo, chi che nasce more,
+ Chè lo signoreggia quella stella trista,
+ Che per fredezza tira l’anima dal core.
+ Ciascun planeta spira nel so mese,
+ Fin che vene a luce la creata vista;
+ Così natura in ciò l’ordene prese.
+ Quando concepe, la matre se strenge
+ Ch’entrarve non porìa na ponta d’aco;
+ Così Saturno sua virtù gl’impenge.
+ Ben se po’ aprire per novo disio,
+ Como addevenne a Leta del Laco,
+ Che fè do nati là ov’era io:
+ Uno nel nono, l’altro lo fe’ nel dece;
+ Qual foe concepto nel tempo serato,
+ Quando a la voglia sua sodesfece.
+ Per gran voler de l’acto carnale
+ Se gemina ’l concepto già creato,
+ Quando a la donna ben d’amor l’encale.
+ El nato porta de lo patre semiglia,
+ Quando ’l sceme de la donna è vincto;
+ Intanto nasce la viril famiglia.
+ Ciò se converte dal contrario senso,
+ Quando el nato è da parenti spinto
+ E ’l doplo sperma fo dal celo offenso.
+ El forte imaginar fa simel vulto
+ Quando la donna, nel desìo d’amore,
+ Tenendo l’omo ne la mente occulto,
+ Simele celo fa simele aspecto,
+ Natura se non perde ’l so valore;
+ Lo imaginar fa caso e vede affecto.
+ La tarda stella la memoria pone
+ Nel concepto; è Iove per lo qual cresce,
+ Mercurio move lo acto de rasone,
+ Marte ne forma l’impeto con l’ira,
+ El terzo cielo l’appetito mesce, [L. c. 14 t.]
+ Lo primo spiritello lo Sol ve spira,
+ La Luna move natural vertute,
+ Ciascun pianeta con l’octavi lumi
+ Dispone ’l mondo con le lor vedute.
+ Onne creato se corrumpe in tempo.
+ Passano l’acti umani como fumi;
+ Chi ne va tardo e chi ne va per tempo.
+ Tu vidi bene como in questi celi
+ Movendo, creatura per sè produce
+ In acto umano: ciò tu non me celi.
+ Conven ormai che dei segni certi [C. c. 13 t.]
+ Tu veggi lo iudicio de la luce;
+ Po’ che seranno li occhi nostri esperti,
+ Noi cantaremo de le donne sancte,
+ Lor diffiniendo perchè, como e quante.
+
+
+CAPITOLO III[47]
+
+ Mostra la vista qualità del core,
+ Lagreme poche col tracto sospiro,
+ Col pietoso sguardo _che_ ven d’amore.
+ Cambiar figura con acti umili,
+ Poco parlare con dolce remiro
+ Segni perfecti son d’amor non vili.
+ Crispi capilli con l’ampiata fronte
+ Con li occhi piccinini posti dentro
+ Memoria e rason con lor son ionte:
+ Fanno desdegno ne l’anema superba,
+ Et onne sottil cosa mira al centro [L. c. 15]
+ Ma pur de umilità se mostra acerba.
+ Non te fidar de le iuncte ciglie,
+ Nè de le folte se guizza la luce,
+ Chi che le porti guarda non te piglie.
+ Impio, d’animo falso, ladro e fello
+ Col bel parlare so tempo conduce;
+ Rapace lupo con vista d’agnello.
+ Non fo mai guercio con anima perfecta
+ Che non portasse de malicia schermo,
+ Sempre seguendo la soperba secta.
+ Li occhi eminenti in figura grossi,
+ Li occhi veloci con lo sbatter fermo
+ Matti e falsi de mercede scossi,
+ La impia fortuna d’aquilino naso
+ Viver desìa de lo bene altrui,
+ Onde de morte vene l’impio caso
+ E l’è magnanimo for de pietate,
+ Sempre deserve et non guardando a cui
+ Vive come fera senza umanitate.
+ El concavato et anche ’l naso fino [C. c. 14]
+ Ciascuno ad luxuria s’accosta
+ Più del secundo, dico, che del primo.
+ Chi l’ha sottile e nell’extremo aguzzo,
+ Over rotundo con l’ottusa posta,
+ Movese a ira ’l primo che me cuzzo.
+ L’altro è magnanimo e de grave stile.
+ Soperbo è chi possede l’ample nare
+ E l’ample oregle de bestia simile:
+ Così le labre grossa chi demostra.
+ Chi l’ha sottili e de bellezza care
+ Serà magnanimo per scienzia nostra.
+ Mostrase audace chi ha li denti rari,
+ Concupiscenzia ten carnosa faccia
+ E forte teme piccolini affari.
+ Chi che possede la sua vita macra,
+ Con la sollicitudine s’abbraccia, [L. c. 15 t.]
+ E non l’abbandona como cosa sacra.
+ Chi che l’ha grande, ben se mostra tardo
+ Ne li soi moti: de ciò ben t’accorgi:
+ Piccola faccia, te poni a reguardo;
+ Che raro ne foe nulla liberale
+ E timida se fa, se tu li porgi:
+ Nel mondo non fo mai si nov’animale.
+ Vista dolente e lintiginosa,
+ Che par traslata col beato aspecto,
+ De l’altrui male se fa graciosa.
+ Non fe’ mai tanto el populato Gracco (?)
+ Che questo plù non faccia ne l’effecto;
+ Iuda tornasse, non li darìa scacco.
+ Li omini che hanno lo curto collo,
+ Pelosi per natura como lupi,
+ Non basterebbe la virtù d’Apollo
+ A solvere lor ditti senza norma
+ E senza modo de malicia cupi:
+ Con lor gridar la contrata storma.
+ E grosso collo de fortezza è segno, [C. c. 14 t.]
+ E imbecille como sottil legno:
+ Sottile e longo fa timido l’omo;
+ El grande quale non ten troppo de grosso
+ Magnanimo se mostra: tu entendi como;
+ Ciò ch’io penso, qui dirte non posso.
+ L’omo guardando in terra, che va chino,
+ O ell’è avaro o de sottil ingegno.
+ Or me conven lassar questo cammino.
+ De corporati segni e aver modo,
+ Sì como intendo ciò ch’io desegno,
+ È questa cognoscenza como lodo.
+ Iudicio procede da savere,
+ Cum scritta legge receve repulsa
+ Ecceptuando ’l singular vedere.
+ Per una vista iudicare ’l facto
+ Sentenzia da vertute se resulta
+ Erro e rasone se corrumpe ’l pacto.
+ Non iudicare, se tu non vedi,
+ E non serai ingannato se ciò credi.
+
+
+CAPITOLO IV[48]
+
+ Vertù s’acquista per raggio de stella,
+ Non dico ch’a noi sia naturale,
+ Ma in quanto se despon l’anima bella
+ Ad conseguir el vertuoso bene.
+ Fugendo per rason l’impio male
+ Desposta creatura in acto vene.
+ Se per natura la vertute fosse,
+ Como la terra a la gravezza soa,
+ Che mai per soa natura sè non mosse,
+ In ciascun tempo seria l’om beato,
+ Se al natural pon la mente toa:
+ Non se costuma nel contrario lato.
+ Abilitata l’anima e desposta
+ Da questi celi elege el ben perfecto,
+ E plù leggera con vertù s’accosta
+ Non che ciascuno non possa seguire [C. c. 15]
+ Per so voler de vertù l’effecto,
+ Ma non desposto plù li po’ languire.
+ Donqua, vertù è abito electivo
+ Che sta nel mezzo de do parti extreme,
+ Onde procede el bene effectivo.
+ E quel che senza ’l mezzo contradice,
+ Che l’una de le parti sempre preme, [L. c. 16 t.]
+ Per lui se priva tutto ’l ben felice.
+ Questa radice con li sancti rami
+ Già fo plantata ne l’umano sangue,
+ Quando se andava per li diritti trami;
+ Ma ’l tempo ha variato li costumi
+ De gente in gente, sì che virtù langue
+ Nel ceco mondo con li spenti lumi.
+ Quest’enno le scale de nostra gravezza
+ A sormontare sopra tutti celi,
+ Ire mirando l’eterna bellezza;
+ Ma ’l vizio che tutto ’l bene desface
+ Del mondo nostro cum l’aguzzi teli
+ Da voi il tolle l’una e l’altra pace.
+ El tutto ne le parti se divide:
+ Questa è la vertute diffinita,
+ Che sotto lei ciascuna s’asside.
+ Conven ch’io canti de la iusta donna
+ In prima, po’ de l’altre de la vita;
+ Per più vedere la toa mente sonna
+ E mira ne l’aspecto de costei
+ Che tanto piacque sempre a l’occhi miei.
+
+
+CAPITOLO V[49]
+
+ O guida sancta de queste altre donne
+ Le to belance con la spada nuda
+ Sono nel mondo perfecte colonne.
+ O desolata terra, o posta a guai,
+ Che toa bellezza mirando refuda, [L. c. 17]
+ Soa trista plaga non sanarà mai.
+ Verrà ’l diviso, povertate e fame, [C. c. 15 t.]
+ Ploverà sangue sopra campi et erbe,
+ Pararà che ’l celo la vendetta clame.
+ Seranno li iusti oppressi da tiranni,
+ Bagnando ’l viso de lacreme acerbe,
+ Per la tristezza de l’impii affanni.
+ Però vedemo le città deserte
+ Con basse mura a l’ombra di boschi,
+ Che già fo tempo ch’erano ben erte.
+ Non forno fundate ne la iusta petra
+ Come Pistoia, terra di Toschi,
+ Che peste nascerà de sua faretra.
+ Però diritto iudicate, o vui,
+ Con li volumi de Cesare Augusto,
+ Ch’a tutti specchio sia la pena altrui.
+ Non provocate ad ira li alti poli,
+ Ponendo man ne lo sangue iusto,
+ Ch’a stento caccia li nostri fioli.
+ Fanno nel mondo paterni peccati
+ E le acerbe uve de lo tempo antiquo
+ Plaga cadere ne li iusti nati;
+ Ma li occhi cechi che non vego ’l fine,
+ Per lo volere del disio iniquo,
+ Non reguardando le cose divine.
+ Onne peccato ha limitata pena,
+ E più gravosa quant’è più lontana,
+ Contra vertute, lasso, chi ne mena?[50]
+ Non altro che l’inordinata voglia,
+ Per qual s’attrista la natura umana
+ Nel tempo che del dolce sente voglia.
+ El iudicare con l’impii scripti,
+ Che fanno lacrimar li occhi innocenti
+ E lor fanno de povertate afflicti.
+ Mover da celo fa la iusta plaga,
+ Iustificando queste grave genti, [L. c. 17 t.]
+ Ciascun movendo ch’a vertù se traga,
+ Pe l’orfani vedoe e pupilli [C. c. 16]
+ Clamando deo ne l’amaro planto,
+ Stirpando con le mani li lor capilli.
+ Sì como iusto prende lor balestre,
+ Sedendo soli e afflicti tanto,
+ Como columbe ne le lor fenestre.
+ Ma sopra terra l’impio tenere,
+ O voi, con la milicia pomposa,
+ Faite nel mondo l’anima virtuosa.
+ Faite a la croce novo desplacere
+ Non librate chi è degno de morte
+ Sì che non planga ne l’eterna sorte.
+ Questa vertute ven dal quarto celo,
+ E como ’l sole illuma l’orizzonte,
+ Così fa questa con lo iusto zelo,
+ Illuma ’l mondo, dando a ciascun so merto
+ Et pena vendicando sopra l’onte,
+ Per lei el mondo sta che non è deserto.
+ Iusticia non è altro, a meo vedere,
+ A ciascun tribuendo soa rasone
+ Che fermo con perpetuo volere
+ È iusto quel che vive onestamente,
+ Altrui non offende nè fa lesione,
+ A ciascun dà so merito puramente;
+ E questo porta le trumfe olive
+ E ne l’eterna pace sempre vive.
+
+
+CAPITOLO VI[51]
+
+ O Colonnesi, o figlioli de Marte,[52] [L. c. 18]
+ Toccaste ’l celo con l’armata mano,
+ Che sempre sonarà per onne parte.
+ Subita spada con gigliato grido
+ Faravve onnora nel terren romano
+ Tenere all’inimici lo becc’ al nido.
+ De gente in gente pur la terza foglia
+ De la colonna serà posta in croce.
+ Tornando el celo ne la prima doglia
+ Non perderà la gloria del so nome, [C. c. 16 t.]
+ Pur resurgendo di tenebre a luce:
+ Qui non è loco de dirvi come.
+ O figurati[53] de la forte donna,
+ Firmi e constanti ne li tempi pravi,
+ Senza temere sta vostra colonna,
+ La qual pur vignirà nel degno merto,
+ Aprendo el celo con le iuste clavi
+ De dirne qui del quando non sum certo.
+ Dal Marte vene la fortezza umana,
+ Quando se mostra soa benigna luce,
+ Che sotto l’Ariete s’entana.
+ Omo desposto dal soperno lume
+ Legeramente a lo ben s’adduce,
+ Se non l’offende el paternal costume.
+ Che la villana natura paterna,
+ Che passa nel fiol naturalmente,
+ Repugna a l’influenzia superna.
+ Pono ch’ensceme sian doi creati:
+ L’uno è gentile, l’altro è de vil gente,
+ Sotto una spera, in un grado nati.
+ Mostre el celo che debia conseguire
+ Ciascun de dignitate la corona:
+ Ciò ben serà secondo ’l me sentire
+ De nato de l’exelso re Roberto,
+ Che ’n gentilezza molto l’un sperona,
+ A conseguir lo cel che l’ha coverto. [L. c. 18 t.]
+ Serà questo altro sopra so legnaggio.
+ Sì como rege fra li vili parenti,
+ Chè cel non po’ levar plù so coraggio.
+ Cosa desposta fa nel celo aiuto,
+ Se deversi effecti te rammenti;
+ L’acqua lercera desecca e fa luto.
+ Fortezza non è altro diffinita
+ Ch’animo constante de paura
+ In ne l’avverse cose de la vita.
+ Non è vertute prodezza sforzata, [C. c. 17]
+ Quando de morte vedem la figura,
+ Se l’alm’è in soa defensa donata.
+ Maior prodezza tegno lo fuggire
+ Quando abesogna, che noe lo stare
+ Sol per ’vitare l’acerbo morire.
+ Sempr’è fortezza col iusto temere.
+ Ma chi che vole la vita abandonare,
+ Già non è forte: dico, in mio vedere.
+ Ma alla fortezza, tegno, vertuosa,
+ Che per tre modi l’om s’abandona,
+ Che fa nel mondo la vita famosa:
+ Prima, per non recever desenore,
+ Ne le so cose pone la persona
+ E per soa terra conservando onore;
+ Ma li occhi mei ben se ne son accorti,
+ Che pochi son nel mondo questi forti.
+
+
+CAPITOLO VII[54]
+
+ Non è vertù là ov’è el poco ingegno. [L. c. 19]
+ Or fuga l’anima mia el penser vile
+ Che ’l qual’è grande, chè questo fa degno.
+ Prudenzia, dico, over discrezione
+ Altro non è, secondo ’l nostro stile, [C. c. 18 r.]
+ Che ’l ben dal male descerner per rasone:
+ E la memoria del tempo passato
+ E provedenza de quel ch’ha a venire
+ Conserva l’omo nel felice stato.
+ Da questa de saver la fonte nasce
+ Che fa la vita benigna finire,
+ Quando la mente de so amor se pasce.
+ Questa natura vertuosa e bella
+ Prende radice ne l’umana planta,
+ Quand’è in so stato l’anima bella.
+ Questa è la luce de saver umano,
+ Che dona a l’alma conoscenza tanta,
+ Che trae l’umanità dal penser vano.
+ Plù val saver che tesor non vale,
+ Ov’è savere ricchezza non manca
+ Se l’alma te non sforza nel so male.
+ Non vidi virtuoso mai perire
+ Ma ben repulso de la contraria branca,
+ Ov’è vertute pur conven salire.
+ Non po’ morir chi a saver è dato,
+ Nè vivere in povertà nè in defecto,
+ Nè da fortuna po’ esser dampnato
+ Ma questa vita e l’altro mondo perde
+ Chi del savere ha sempre despecto,
+ Perdendo ’l bene de lo tempo verde.
+ Chi perde ’l tempo e virtù non acquista,
+ Como plù ce pensa, l’anima plù s’attrista.
+
+
+CAPITOLO VIII[55]
+
+ O madre bella, o terra esculana, [L. c. 19 t.]
+ Sfondata fosti nel dopliato cerchio,[56]
+ Sì ch’hai mutata toa natura umana.[57]
+ L’acerba setta de le genti nove,
+ Sì t’ha conducta nel vizio soperchio,
+ Or te conduca quel che tutto move.
+ Alteri occulti son li toi fioli
+ E timidi in conspecto de le genti;
+ Invidiosi son pur fra lor soli.
+ O Esculani, omini inconstanti,
+ Tornate ne li belli acti lucenti,
+ Prendendo note de li primi canti,
+ Chè da li celi siti ben desposti,
+ Ma non seguite el ben naturale
+ Del sito bello dove foste posti.
+ Fra le vertute pur de temperanza
+ Dovreste stare sotto le so ale,
+ Ma nol possete se vizio avanza.
+ È temperanza ferma signoria [C. c. 17 t.]
+ E de li moti naturali è freno,
+ Quando nel male l’animo pur disía.
+ Move da Lione la dolce vertute,
+ È ne l’umanitate plù e meno
+ Secondo le beate so ferute.
+ Ma chi refrena lo natural instincto
+ Del vizio, che de qualitate vene,
+ De sofferenza ben se mostra cinto.
+ O quant’è bella, o quant’è gentile
+ La mente che se conduce nel bene,
+ Quando se vince ne l’affanno vile.
+ Chi sè non vince non vincerà altrui
+ De sì medesmo avendo ’l so valore:
+ De questa oppinione sempre fui
+ Ma chi sè vince in questi septi modi
+ Ben è fondato nel divin amore. [L. c. 20]
+ Dico de’ quali se m’entendi et odi.
+ In giovenezza se vidi l’om casto,
+ Et in allegrezza vidi l’om antiquo
+ E largo in povertà che non porti asto.
+ In ubertate anche chi ha mesura,
+ Et in grandezza umilitate sico.
+ E pacienzia nella ría ventura;
+ E sofferenza ne li forti moti
+ Del gran desio che ven nella mente.
+ Or quisti sono dal vizio remoti,
+ E desprezzando el mondo dolente;
+ Or quisti sono immaculati e puri,
+ Sempre seguendo li acti maiuri:
+ Ne l’alto celo la vertù li mena,
+ L’altri lassando ne l’eterna pena.
+
+
+CAPITOLO IX[58]
+
+ Questa vertù che tanto onora altrui
+ El terzo celo la forma ne li umani,
+ Sì como nel crear fo posta in lui
+ Volere col poder è bella vista,
+ Larghezza vole se tena lontani
+ E miri la soa graziosa lista.
+ È largitate con mesura dare [C. c. 18 t.]
+ A cui e quando e como se convene;
+ Questa è vertute nel gentil affare.
+ Ma chi che fanno contra queste note,
+ A povertà conduceli la spene, [L. c. 20 t.]
+ Se la fortuna varia le rote.
+ È plù beato el dare ch’el recevere,
+ E de vertute recevendo l’omo
+ Quando e quanto dico como devere.
+ Ma chi che pur receve e non vergogna,
+ Et in lui non è defesa perchè e como,
+ Contra vertute dì e nocte sogna.
+ E vui, che date pur passando el modo,
+ Or ve recordi che la fronte suda
+ Del domandare poichè siti a sodo.
+ La conoscenza in povertà è pena;
+ Quel’è felice che vizio refrena,
+ E plù dogliosa fa la vita cruda.
+ O quanti amici, o quanti parenti
+ Se vede l’omo nel felice stato,
+ Non respirando li contrarii venti.
+ Dura l’amore fin che dura ’l fructo,
+ Che quanto l’om po’, tant’è amato
+ Da queste genti col vedere structo.
+ Tant’è l’omo, quant’è de vertute,
+ E tanto quanto plù el se fa valere.
+ O gente ceche con le menti mute
+ Mirate che la milicia è desolata
+ E senza onore, se non v’è podere:
+ Plù che de vita, de morte è beata.
+ Non retineti ne l’antica bursa
+ Quel che misura vol che pur se spenda,
+ Ch’a poco ven lo tempo de la cursa
+ Con accidenti non pensati e pravi.
+ Chi vole che la spera non li offenda
+ Tegna misura con l’aperte clavi.
+ Questa vertute degno fa ciascuno,
+ E grazia possede in ciascun loco.
+ Plù tosto dare che recever duno,
+ Plù tosto soffrir che far vendetta:
+ Questa è la carità col dolce foco
+ Che de l’eterna pace el tempo aspecta;
+ E fa nel mondo grazia possedere
+ A chi con queste serva ’l bel tacere.
+
+
+CAPITOLO X[59]
+
+ Da quant’è posta in croce questa donna
+ Da li omini col falso iudicare,
+ Perchè lo celo questi non profonna?
+ Ove è conducta la noiosa vita,
+ Solea nel tempo umilità regnare:
+ Del ceco mondo par che sia smarrita.
+ Quel è plù degno che po’ triumfare,
+ Per lo diviso ch’è fra ’l nero e ’l bianco,
+ Dando a li vicini le percosse amare.
+ Deo prese al mondo la umilitate,
+ Se ’l ve recorda de sanguigno fianco,
+ Quando recomparò la umanitate.
+ Segue ’l so fattor la creatura.
+ Donqua se deve conseguir costei,
+ Si como degna e beata figura;
+ Chè chi se exalta fa depresso ’l volto,
+ Cadendo sopra lui li tempi rei:
+ Per plù soa pena regna l’omo stolto.
+ Umilitate fa grazia seguire,
+ Et a la summità de le vertute,
+ Per nova cognoscenza, fa salire.
+ Che sì como li auseli stringon l’ale,
+ Per sormontare ne l’alte vedute, [L. c. 21 t.]
+ Così te strenge se del ben te cale.
+ Non fare como fa el villan grifango,
+ Che nel gran stato fa nota superba
+ E non se recorda del primo fango.
+ De grande altura vengon li gran tumi, [C. c. 19 t.]
+ E vidi umiliare la vista acerba,
+ El tempo variando li costumi.
+ Deve ciascun lo cor umiliare
+ Al so fattore de l’eterna luce,
+ A vertuosi la testa inclinare;
+ A quilli che sono de povertate afflicti
+ Umiliar l’audito a la lor voce,
+ Sì como aviti ne l’antichi scripti.
+ La Luna sopra questa vertù spira
+ La qual refrena del voler l’altezza:
+ Questa è umilità chi ben la mira.
+ Subiecto e menor mostrase sempre
+ A cui e quando deve e non sprezza,
+ Abbandonando de virtù le tempre.
+ La reverencia qual se fa al maiore,
+ Onor ch’è testimonio de lo bene;
+ Obedienzia qual se fa al signore;
+ Gratificare ch ’l servir cognosce,
+ Da l’umeltate ciascaduna vene.
+ Così dal so contrario l’angosce.
+ Questa vertute che dal cel descense,
+ Fa pur beato chi con lei se strense.
+
+
+CAPITOLO XI[60]
+
+ Move la castitate dal Saturno [L. 22]
+ Fermezza, abstinenzia e misura,
+ Che mostra l’alma bella con el so giurno.
+ Grandezza d’animo per l’alta soa spera
+ Se forma desponendo creatura
+ In el so fermo segno, se li era.
+ È castitate freno de rasone,
+ E del carnal vizio le morse
+ Strengendo natural complexione.
+ La lingua refrenando, li occhi e ’l core,
+ E sustinendo le subite corse,
+ Del gran desio che nasce d’amore.
+ O quanto è forte l’amorosa flamma [C. c. 20]
+ Che ven da l’imaginar de cosa bella,
+ Che per disio tutto ’l cor s’enflamma!
+ Ben è plù casto, ben è plù beato,
+ Se amor che nasce de simele stella
+ Non rumpe l’omo po’ ch’è ’namorato.
+ La castità perde soa radice,
+ Per lo superchio de la plata gola,
+ Che sempre ad abstinenzia contradice.
+ Li occhi amorosi inseme reguardando,
+ E l’occhio, che ten la vita sola,
+ Fa pur languir l’anima sospirando.
+ Ben è gran cosa se nel conversare
+ De lo gran tempo non nasce peccato;
+ Dico ch’è como morto suscitare.
+ Però tu prendi la iusta baglia
+ Contra ’l mal e pensa nel tuo stato,
+ Lo qual non dura como ’n foco paglia.
+ Constanzia è vertù che sempre adorna
+ E ten le tempre fuggendo durezza,
+ Che ’l fermo so voler mai non se storma
+ Quando ’l voler la rason se vede.
+ O quant’è bella cosa la fermezza [L. c. 22 t.]
+ D’amor, caritate e dolce fede!
+ Non chi comenza vederà salute,
+ Ma dico chi è constante fin’ a la fine
+ Serà beato ne l’alte vedute.
+ Non aver fede ne l’omo inconstante
+ Che n’è fondato ne le vertù divine,
+ Unde procedeno le opere sancte.
+ Abstinenzia è freno con le tempre
+ Del fer voler con la gola giotta;
+ Como vertute a lei s’oppone sempre.
+ Questa vertute fa crescer la vita.
+ Et accidenti pravi tolle allotta,
+ Che venerieno con doglia infinita.
+ Misura è modo de tutte le cose, [C. c. 20 t.]
+ Schivando sempre tutto lo soverchio;
+ Sempre nel mezzo questa vertù animosa.
+ De tutte l’altre donne questa è nave
+ E guida, reposando nel so cerchio,
+ Pur combattendo con le donne prave.
+ Grandezza d’animo s’è a conseguire
+ Le valorose cose de lo mondo,
+ E ne la vita de fin al morire.
+ Non è magnanimo chi ne l’acti vili,
+ Quasi temendo par che regga pondo,
+ Cessandose con li occhi quasi umili:
+ A le formiche già mai non fa guerra.
+ Or prendi exemplo e guarda lo leone
+ E l’aquila: le mosche non diserra.
+ Così ’l magnanimo segue ’l valor grande,
+ Ne l’acti vili l’animo so non pone,
+ Ma pur le alte cose lo cor spande.
+ Or le conserva queste sancte liste
+ Chè qui te lasso, perchè voglio alquanto,
+ Nanti ch’io canti de le donne triste,
+ Veder che è gentilezza e chi è gentile;
+ E mostrarote, nel seguente canto, [L. c. 23]
+ Se nobele se po’ far chi è nato vile.
+ Poi vederai queste prave donne,
+ Per qual’el ben felice se nasconne.
+
+
+CAPITOLO XII[61]
+
+ Provate celi la vostra chiarezza
+ E correggete de questi l’errore,
+ Che falsamente appellan gentilezza.
+ Fo già tractato con le dolci rime[62]
+ E diffinito el nobele valore
+ Dal Florentino con l’antiche[63] lime.
+ Ma con lo schermo de le iuste prove,
+ Io dico contra de la prima secta
+ E voglio che rason me ditto trove.
+ È gentilezza de vertute forma, [C. c. 21]
+ Che nel subiecto desposto s’aspecta,
+ Quando el celo ha de qualitati l’orma.
+ Se vertù fosse de l’antico sangue
+ Forma saria ch ’l particular moto,
+ Del vizio dunque perchè ’l nato langue.
+ Già noi vedemo de secondi agenti
+ E la lor natura l’effecto remoto,
+ Li gran cattivi de gentil parenti.
+ Donqua el celo con quieta luce
+ Despone a gentilezza creatura,
+ E per voler a l’opera s’adduce.
+ Ven questo raggio dal secundo celo
+ Che ten de gentilezza la figura,
+ Per cui s’espone ’l mondo a questo zelo. [L. c. 23 t.]
+ Ma se se giunge l’un con l’altro cerchio
+ De sangue antiquo con l’excelso lume
+ Gentil fa l’omo col valor soperchio.
+ Ma ’l celo, illuminando el sangue novo,
+ Non li po’ dare consimel costume,
+ Como a l’antiquo: ciò de sovra provo.
+ Ma qui me scrisse dubitando Danti:[64]
+ Son doi fioli nati in un parto,
+ E plù gentil se mostra quel de ’nanti;
+ E ciò converso, sì como già vidi,
+ Torno a Ravenna e de lì non me parto.
+ Dimme Esculano quel che tu ne cridi.
+ Rescrissi a Dante, intendi tu che legi:
+ Fanno li celi per diversi aspecti,
+ Secondo ’l me filosofo che pregi,
+ Per qualitate le diverse mustre, [C. c. 21 t.]
+ In un concepto, variati effecti,
+ Secondo quelli ch’hanno l’alme lustre.
+ Lo primo nato forma l’oriente,
+ Et ine l’altro per vertù divina
+ Inspirano le stelle d’occedente.
+ Se ’l primo è vertuoso e l’altro vile,
+ La prima parte nel ben fo latina;
+ L’altra maligna po’ non è simile,
+ Unde retorno e dico contr’a quilli
+ Che dicono: noi semo gentil nati,
+ Fedeli avemmo ben già plù de milli,
+ In cotal monti for nostre castelle,
+ Movend’el capo con li cigli arcati,
+ Facendo de lor sangue gran novelle.
+ Ciascun de questi renova soa vergogna,
+ Tenendose gentil per li passati;
+ Crede che sia vero chel se sogna:
+ Non consequendo el ben de sangue antico,
+ De desenore ha li occhi velati.
+ Assai son quisti li qual non te dico. [L. c. 24]
+ Non è piggior roncin che de destriero;
+ Or prendi esemplo se un de la colonna[65]
+ Lassasse li acti del sangue primiero.
+ Cosa perfecta for de soa natura,
+ Quando el so contrario se forma,
+ Impia forma prende altra misura
+ En gentilezza non per accidente.
+ Quel’è gentil che per sè sa valere,
+ E non per sangue de l’antica gente.
+ Omo desposto in lui è naturale [C. c. 22]
+ El conseguir del gentil volere,
+ Non per ricchezza che l’è accidentale
+ Per sè nullo accidente monstra effecto;
+ Donqua ricchezza non fa l’om felice,
+ Che po’ fuggire et esser nel subiecto.
+ Ma como spira el sole el so splendore,
+ E como pianta ne la soa radice,
+ Vertù con l’anima ionse el so fattore.
+ Ma la ricchezza a gentilezza face,
+ E plù gentile se mostra l’omo;
+ Ma chi ch’el so podere onnora sface
+ E malamente soa ricchezza mena,
+ Dar non possendo a cui quando e como,
+ La conoscenza lo conduce a pena.
+ È l’omo gentil, si como destengo
+ Volendo queste secte contentare:
+ Gentil de sangue fiol d’omo tengo.
+ Gentil d’anima è figliol de Deo,
+ E plù gentil non se po’ mostrare,
+ Se non è pertinace fariseo.
+ L’eterno Deo plù che l’om è degno
+ Et plù che ’l sangue è l’anima perfecta:
+ Ciò tu confessi come noto segno.
+ Donqua è più degna la nobilitate
+ De l’anima, che ’n vertù se delecta,
+ Representando in sè benignitate, [L. c. 24.]
+ Sonno dal celo potenzie già venute
+ Che defferenza fanno fra l’umani,
+ Secondo che ’l fa cerchio le so mute.
+ L’om è gentil, quando è vertù in lui, [C. c. 22 t.]
+ E tutti l’altri penser son vani,
+ Che l’antica gente faccia bono altrui.
+ Si como a luce se conosce ’l sole,
+ E l’omo quando mostra e vertù cole.
+
+
+CAPITOLO XIII[66]
+
+ Onne creata cosa vede ’l fine
+ Salvo la mente ch’è ceca e avara,
+ Che volta in verso Deo le flexe rine,
+ Che quanto plù possede plù desia,
+ Partendose dal ben de la vita amara,
+ E si smarrisce la dritta via.
+ O voi del Patrimonio e del Ducato,[67]
+ Che presso siti a le romane coste,
+ Vui siti pur subiecti a tal peccato.
+ Ma incresieme de Riete e de Spoliti
+ Ch’a poco tempo vederanno l’oste
+ De negra gente con l’elmi politi.
+ Se non prega la croce san Francesco,
+ Che guardi Assisi de lo grifo bianco,
+ Serà spelonca nel deserto fresco;
+ E s’a Perugia la pena se allonga,
+ Serà ferita ne lo lato manco,
+ Per lo peccato vil de nova flonga.[68] [L. c. 25]
+ Todi che tene le gonfiate vele,
+ Ch’aspecta pur de l’aquila el volato
+ Ordendo con la mente nove tele,
+ Del so vicino vederà la piaga,
+ Perdendo ’l sangue cum l’acerbo flato,
+ Purchè ’l Saturno sopra ’l Marte traga.
+ Io torno e dico de l’avara lista[69] [C. c. 23]
+ Che de li mali è cruda radice,
+ Che men possede, quanto plù acquista.
+ Plù de valore è l’om senza dinari
+ Che non è dinar senza l’om felice.
+ O vertuosi, o nel mondo cari!
+ Quanto plù plove, tanto più s’indura
+ L’arena: è così lo avar coraggio;
+ Plù possedendo, plù d’aver se cura:
+ Sì nasc’e more l’avaro e l’omo stulto;
+ Non po’ far bene, ma sempre dammaggio,
+ Dico in manifesto et in occulto.
+ Onne peccato invecchia l’umani;
+ Pur l’avarizia ten le verde fronde
+ E plù nel tempo de capilli cani.
+ Opposto è questo vizio a largitate,
+ Che sparse tanto ne la vita l’onde,
+ Ch’io veggo desdegnare la pietate.
+ Cupidità soperchia in acquistare,
+ In onno modo pur che possa avere
+ E retenendo quel che deve dare,
+ Per quisti effecti l’omo ditto è avaro;
+ Che ’n acquistare e ne lo retenere
+ Non è misura nel so tempo amaro.
+ In onne vicio la contraria stella
+ Tu prendi con l’avaricia nota,
+ Che lassa forma de la luce bella
+ E fa in diversi tempi el bene e ’l male:
+ Io dico variando la soa rota,
+ Si como muta el corso naturale. [L. c. 25 t.]
+ Li vicii li quali io noto scritti
+ Tu poi sentire per l’opposti ditti.
+
+
+CAPITOLO XIV[70]
+
+ O Roma, capo de l’acti possenti, [C. c. 23 t.]
+ Quando retornerai nel primo stato,
+ Serà la borsa giunta a li bisenti.
+ Tenesti già lo fren de l’universo,
+ Se te ricordi del tempo passato,
+ Sì como del to segno dice el verso.
+ Ma consequendo la superba vita,
+ Li toi fioli t’han conduct’a tanto,
+ Che par la toa memoria finita.
+ Non serà mai boschi toa sancta terra,
+ Ben sentirai de l’amaro planto;
+ Ciò mostra ’l cel che sotto lui deserra.
+ Per li peccati de la toa Romagna,
+ Bagnato de lo sangue peregrino,
+ El iusto cerchio sovra voi se lagna.
+ Ma in poco tempo venirà ’l diviso,
+ Che cacciarà el francesco lo latino,
+ Per la soperbia nota del so viso.
+ L’omo soperbo non po’ abitare
+ In terra, e nel cel non po’ salire;
+ Sempre demora nel gravoso affare.
+ Consuma la soperbia le persone,
+ Da lei procede el subito morire,
+ Seguendo pur l’aspra opinione. [L. c. 26]
+ Tre sonno le persone da spiacere:
+ Lo povero soperbo et arrogante,
+ Lo matto vecchio senza senno avere,
+ Bugiardo ricco con soa onesta vista
+ Che par che paternostri sempre cante.
+ A Deo despiace troppo questa lista.
+ Questa è radice de tutti peccati [C. c. 24]
+ E fo dal primo, volendo la Sede,
+ Quilli maligni spirti dampnati.
+ Però plobe in terra questa iniqua secta,
+ Da cui el male e inganno procede,
+ E fan la vista de lo ben sospecta.
+ Soperbia non è altro che volere
+ Sovra de tutti esser tenuto,
+ E quel che l’om non è volse tenere,
+ Entrando ’nanti a ciascun omo bono;
+ E pare a lui che non sia descaduto.
+ Ten per negota che de gracia ha dono
+ E differenzia de la gloria vana[71]
+ Che questa dentro ten l’acerba norma
+ Sovra de tutte tense la sovrana.
+ Ma quisti, che del van son gloriosi,
+ Voglion de laude manifesta torma:
+ Mostrando forte, sonno desiosi.
+ Essere ingrato da soperbia vene,
+ Per questo se destrugge pietate;
+ Chè non ha a mente lo passato bene.
+ L’omo ch’ha vertute, se nel cor te poni,
+ Como se spoglia de sua libertate,
+ Tenendo a mente li passati doni.
+ Deh! quanto nasce mal da l’omo ingrato,
+ Che guasta per altrui l’om liberale,
+ E per desdegno fa cader in peccato.
+ Questa è la pena con sanguigno dolo,
+ Quando per bene l’om receve male;
+ El dolce patre parte dal fiolo. [L. c. 26 t.]
+ Ma l’altrui male lo to ben non guaste, [C. c. 24 t.]
+ El vizio la toa vertù desperga,
+ Quando tu senti le soperbe taste;
+ Che combattendo l’omo acquista onore.
+ O quanto è degno che ’l soperbo merga,
+ E senta pena de novo dolore.
+ Che l’om soperbo deguasta le terre;
+ Per lui ven piaga con l’accese guerre.
+
+
+CAPITOLO XV[72]
+
+ O Bolognesi, anime de foco,
+ A picciol tempo veneriti al punto,
+ Che caderà Bologna a poco a poco.
+ Or ve ricordi como el divin arco
+ Onne peccato con la pena giunto
+ Et aspectando assai plù se fa carco.
+ De voi me dol che spero de venire
+ Al nido che è fondà sotto la chioccia
+ De le globate stelle, al mio parere.
+ E po’ me doglio e piango de Fiorenza,
+ Che, lagrimando, scordarasse Doccia,[73]
+ Facendo li Lucchesi nova offenza.
+ Or piangi Pisa con li sospir dolenti,
+ Quando ’l triunfo de Montecatino
+ E del francesco sangue te rammenti:
+ El to valor conven che pur se spegna
+ E caggia nel iudicio divino,
+ Lassando ’l freno de la tua Sardegna. [L. c. 27]
+ O Siena, posta sotto ’l bel sereno
+ Conven che piangi per l’opposte case
+ Guastandose el to dolce terreno;
+ E tempo venirà che la Toscana
+ Sentirà pena con le bocche passe [C. c. 25]
+ Per lo despecto de natura umana.
+ Tenete la luxuria vostra dea,
+ E fate nel fattor le piaghe nove,
+ Plù che non fece la setta iudea.
+ Or reguardate alquanto pietate
+ Che sovra voi le lagreme plove,
+ Veggendo como ’l ben divin lassate.
+ Destrugge le ricchezze e le persone
+ La gola, la luxuria e le guerre
+ Le femene con li occhi in ciò se pone.
+ Consuma ’l corpo e l’aneme se manduca,
+ Per lei me pare che ’l cel se serre
+ E in desdegno l’alto Deo conduca.
+ E l’enimico de l’umana gente
+ Più che de l’altri vicii se gode,
+ Facendose ’l peccato carnalmente.
+ Et è rason che questo non po’ fare,
+ Per soa natura non se po’ dar lode
+ Ma tutti l’altri ben ponno operare.
+ Lo spirito, che ten la vita, invola
+ Offende e tolle vertuosa fama
+ Che desonesta per lo mondo vola.
+ Destrugge ’l senno, corrumpe la legge,
+ Fa ne la mente de desio brama,
+ Conturba sovra ’l cel che tutto regge.
+ Da lui descende fera servitute
+ Che legge impone a cui donna comanda,
+ Stando subiecto a la carnal salute.
+ O servi tristi, o companati schiavi, [C. c. 25 t.]
+ Perchè l’atto carnal così ve affanna
+ Che contra Dio ve fa cotanto pravi? [L. c. 27 t.]
+ Deh! non credete a femena sciocca
+ E non v’accenda soa finta bellezza,
+ Ma resguardate como dentro fiocca.
+ Miri la mente con li occhi cerveri,
+ Che allora prenderete la vaghezza
+ De lei, mirando li sciocchi misteri.
+ E li occhi falsi, come l’ammaestra
+ Nel pianto per formar maior obiecto
+ Tragendo guai, li sospiri addestra,
+ O quanto è ceco chi a femena crede!
+ O quanto nasce pena da delecto
+ Passando ’l tempo che lo ben non vede!
+ Si como el fuoco non se po’ celare,
+ Tenendolo celato nel so seno,
+ Così non po’ mai l’omo conversare
+ Con femena che non sia delitto;
+ Chè sempre ha ’l core de malicia pleno,
+ E ciò demostra ne lo sguardo fitto.
+ Lo foco, le femene e la terra
+ L’abisso, l’inferno, dicon, non le basta,
+ Ma senza fine l’appetito sferra.
+ Ma se la fine del disio carnale
+ Considera, serà la mente casta,
+ Veggendo senza fructo lo gran male.
+ Incesto, adulterio e fornicare
+ Et anche far despecto a la natura,
+ Luxuria se po’ in ciò divisare.
+ Col simel sangue se commette incesto, [C. c. 26]
+ Ma chi de matrimonio ten figura,
+ Commette l’adolterio manifesto,
+ Orribel vizio che natura prende.
+ O anime diffidate sodomite
+ O quanto per questo a Dio s’offende!
+ Cercate amor, ove amor non regna.
+ O menti ceche da lo ben partite,
+ De vostra vita l’air se desdegna! [L. c. 28]
+ Or ve ricordi como le nude ossa
+ Remaneranno ne l’oscura tomma,
+ E como a tutti morte dà percossa.
+ Abbandonate donqua lo vil acto,
+ Che se voi fate de rason la somma,
+ Negota s’acquista, po’ che s’è desfacto.
+ L’omo carnale con lo senno acerbo
+ E quando vince perde l’om soperbo.
+
+
+CAPITOLO XVI[74]
+
+ O bel paese con li dolci colli,[75]
+ Perchè non cognosciti, o genti acerbe.
+ Con l’atti avari invidiosi e folli?
+ Io pur te piango, dolce mio paese,
+ Che non so chi nel mondo te conserbe,
+ Incontr’a Deo facendo tante offese.
+ Vinirà ’l tempo de li tristi iorni
+ De guerra che farà sanguign’i campi
+ Et infocati li toi monti adorni;
+ E rotti li toi nervi, caderai,
+ Se ciò s’alonga, però tu non scampi:
+ Senza remedio, nuda plangerai.
+ L’avara invidiosa mente vostra, [C. c. 26 t.]
+ O Marchisani, con le gravi colpe,
+ Secondo che lo celo me demostra,
+ Conduceravvi ne le menti accese,
+ Che lassarete l’ossa con le polpe,
+ Intrando l’anno de lo tristo mese. [L. c. 28 t.]
+ Da voi serà l’invidia lontana,
+ Quando al ponente retornerà Tronto
+ E Castellano de terra esculana.
+ Si v’ha conducti Recanati et Exi,
+ Che, se tornate al ben, serà ionto
+ El monte de San Marco con Polexi.
+ Scolta Romagna con l’antiche volpi,
+ Che fanno per aver le nove tane
+ De la gran pace li celati colpi.
+ Serai pur subiugata da tiranni;
+ Carne vulpina vol salsa de cane,
+ E l’aspre pene li peccati granni,
+ La invidia che ’l mondo non abbandona
+ E fura la vertù de l’intellecto
+ Et arde cecamente la persona
+ Manduca l’anima, destrugge ’l core.
+ Onne peccato fa qualche delecto,
+ O invidia, non altro che dolore.
+ Questa è tristezza de lo ben altrui
+ Et allegrezza del dampnoso male
+ Che ven per caso ne li tempi a nui.
+ La invidia è più forte a sofferire,
+ Che a noi povertà accidentale
+ Che fa de summo stato l’om cadere.
+ Se vuoi de invidioso far vendecta [C. c. 27]
+ E con plù accesa fiamma far languire,
+ Accostate a vertù che ’l ben aspecta;
+ De l’altrui male sempre si’ dogliuso,
+ Recordete del tempo ch’è a venire,
+ E como la fortuna muta l’uso.
+ Che chi se gode del vicino pianto,
+ In ver de lui vegnon le triste ore
+ Che prende de tristezza novo canto.
+ O anima invidiosa e smarrita
+ Resguarda como è in cruce el to fattore,
+ E per qual fin tu fosti redimita: [L. c. 29]
+ Io dico a conseguir la degna sorte,
+ Fuggendo per vertù l’eterna morte.
+
+
+CAPITOLO XVII[76]
+
+ O voi Lombardi, con l’ampiata gola,
+ Fareteve rebelli de San Piero,
+ Pur resguardando l’aquila se vola.
+ Venirà tempo, dico, ne lo quale
+ Iuveni acerbi con lor acto fiero,
+ Che sovra ’l templo spanderanno l’ale,
+ Tollerà ’l nome con sanguigna spada
+ Ciascun de quisti a lo gran lombardo,
+ Se ’l so valor non perde presso all’Ada
+ Veggio cader li guelfi in Lombardia,
+ Se al cel Deo non fa novo resguardo,
+ Tollendo dal Saturno signoria.
+ El gran diviso guastarà Cremona
+ E Padoa e Milano con Piacenza;
+ Di Mantoa non dico e di Verona,
+ Che non so de qual celo fur lor stelle.
+ I’ temo ch’a lo voler non faccia offensa;
+ Dunqua conven che taccia lor novelle.
+ Sempre a tiranni serà sottoposta
+ La vostra Lombardia col dolce plano,
+ Se a la natura pietà non osta.
+ La gola col gran mal de lo sexto clima [C. c. 27 t.]
+ Voi conseguendo con sì grande accano, [L. c. 29 t.]
+ Non credo che Deo muti questa rima.
+ Non po’ far con l’altri vicii contesa
+ Chi la soa giotta gola non refrena,
+ Chè con la gola la luxuria è accesa.
+ Destruge la memoria e tolle il senno,
+ Corrumpe el sangue de ciascuna vena
+ E mor cantando el giotto como Cenno.
+ Debilita lo spirito e la lingua
+ E tolle lo intellecto de lo bene
+ E subito s’affoca[77] tanto impingua,
+ Che en desenore termena la vita
+ E tolle de la gloria la spene;
+ Fa sentir flamma de doglia infinita,
+ E spoglia l’anima de la sua vertute
+ Plangendo nuda sempre de salute.
+
+
+CAPITOLO XVIII[78]
+
+ Ben’ ha vertute chi desia onore
+ E laude de lo ben che l’omo acquista,
+ Chè per la fama cresce plù lo valore;
+ Ma quisti vani de la gloria sciocca
+ Che voglion laude de la pinta lista
+ Passando ’l modo che l’estremo tocca.
+ Non specti laude chi laude refuta,
+ Nè aver salute chi salute offende,
+ Che per celarse el vero non se muta.
+ Non sempre è fructo ov’è verde foia,
+ E nè tesoro ciò che luce e splende; [L. c. 30]
+ E chi ciò crede, pur del ben se spoia.
+ E poi che l’om non è quanto se mostra, [C. c. 28]
+ E pur desia le pompose laude,
+ E forte desprezza questa vita nostra;
+ Questa si è l’anima de la ipocresia,
+ Che de la vana gloria se gaude,
+ Voltando lo intellecto a fantasia.
+ La falsa nomenanza poco dura:
+ Chi ben parla e malamente vive
+ E chi coprir se vol de soa natura.
+ Ben è scoverto chi che vol celare
+ A li occhi umani le opere cattive,
+ El perso per lo bianco demostrare.
+ L’altrui parlare la toa laude spanda
+ E la toa bocca servi lo bel tacere,
+ Perchè de vergogna l’anima s’affanda.
+ Propria bocca fa le laude sorde,
+ E fasse fra le genti gran despiacere,
+ Quando la vanagloria la morde.
+ A magnanimitate contradice
+ La vana gloria che ne l’omo regna,
+ Che vol plù laude che non è felice.
+ Tra li altri questo vizio meno noce
+ E nostra umilitate meno sdegna
+ Ma pur del maggior falla ov’è luce.
+ È ceca l’anema de la conoscenza
+ Che de la soa salute plù non pensa.
+
+
+CAPITOLO XIX[79]
+
+ Ira non è altro che acceso sangue [L. c. 30 t.]
+ Dentro nel core che ’l desdegno infoca,
+ Per qual de la vendetta l’anima langue.
+ Subito sdegno tolle lo gran bene [C. c. 23 t]
+ Del grand’amor che torna in cosa poca,
+ Se d’amorosa pace non è spene.
+ Là ove amor perfecto se desdegno,
+ Bramase pace con dolce vergogna,
+ Se del celato ben non mostra segno.
+ O quant’è bella cosa la dolce ira,
+ Che per far doppia pace pur besogna,
+ Nel tempo che d’amor lo cor sospira!
+ L’accesa gelosia con l’ira forte
+ E lo pensero che la fin non vede,
+ Denanti a lo tempo conduce a la morte
+ Nasce de l’ira subita parola
+ Per qual la morte subita procede,
+ Che l’alma desperando ne va sola,
+ Lo irato se mitiga per tre cose:
+ Dolce respondendo, over tacere,
+ O departirse fin che l’ira pose.
+ Li occhi umani, quando son irati,
+ Cecano l’anima del iusto vedere,
+ Remota stando da l’acti beati.
+ È pur in parole l’ira de li matti,
+ Sonando l’aire con l’irate voci;
+ Ma quella de li savii è in facti.
+ O quant’è a l’anima forma de bellezza
+ Che se refrena de quisti acti atroci,
+ Prendendo de vertute la fermezza.
+ Tepor è d’animo l’accidia ria
+ Ch’abbandona nel comenzar li effecti,
+ E, comenzando, non segue la via.
+ E questa la pigricia ten le branche [C. c. 29]
+ De questi vegnon li penal difecti, [L. c. 31]
+ Mostrandose del ben poco stanche.
+ Or queste donne triste qui le lasso,
+ Entendo de seguir altro camino
+ Da questa riva con plù dolce passo:
+ De certi animali e petre far simiglie,
+ Parlando in questa parte plù latino
+ Che la comuna gente qui se sviglie.
+ Comenzo in prima de l’alter valore,
+ Dicendo unde procede e ch’è amore.
+
+
+
+
+LIBRO TERZO[80]
+
+
+CAPITOLO I
+
+ Dal terzo celo se move tal vertute,
+ Che fa doi corpi una cosa animata,
+ Sentendo pene de dolce ferute,
+ Conformità de stelle move effecto,
+ Transforma l’alma ne la cosa amata,
+ Non variando l’esser del subiecto.
+ Questa vertute è con l’alma unita
+ Nel so creare, como sole e luce;
+ Chè fo in un tempo lor forma finita,
+ Lassando le ore de l’acerbi iorni:[81]
+ Però, nel disio, l’anima se conduce,
+ Donna mirando, con l’effecti adorni.
+ El terzo aspecto, dico, col sextile,
+ È permutando la luna col sole,
+ Et anco l’oriente se simile.
+ Ciascun amore move per natura,
+ Inseme l’anime per vertù recole, [L. c. 31 t.]
+ E plù e meno secondo lor figura.
+ Amor non fo già mai nostro volere; [C. c. 29 t.]
+ Ma ven per natural conformitate,
+ Che nasce in voi per sobito vedere.
+ Li occhi umani sono calamite,[82]
+ Che tirano de nostra umanitate
+ Lo spirto col piacer, como vedite.
+ Amor è passion de gentil core,
+ Che ven da la vertù del terzo celo,
+ Che nel crear la form’al so splendore.
+ Errando, scrisse Guido Cavalcanti[83]
+ «Non so perchè se mosse e per qual celo».
+ Qui ben me sdegna lo tacer de Danti,
+ «Donna me prega ch’io debbia dire»:
+ Demostra ch’amor move da Marte,
+ Da qual procede l’impeto con l’ire;
+ Destrugge pietà con la mercede,
+ Unita cosa per desdegno parte,
+ Corrumpe amor con la dolce fede.
+ Non è effectivo agente quel che priva;
+ Donqua el Marte non po’ per so lume
+ Amor formar in animal che viva.
+ L’antiche prove de l’excelsi dicti
+ Spoiano Marte de cotal costume,
+ Che ten de guerra l’acti circoscripti.
+ Anche onne agente, dico, naturale,
+ Che termena alcuna passione,
+ Da ella departirse mai non vale.
+ Del so creare fo el Marte cinto,
+ Ch’a l’ira e a l’impeti despone:
+ Amor donqua da lui fo dispinto.
+ Senza vedere, l’om po’ inamorare, [C. c. 30]
+ Formando specchio de la nuda mente,
+ Veggendo vista su nel ’maginare;
+ Ma pur da li occhi nasce plù piacere,
+ E plù se chiude amor in noi possente, [L. c. 32]
+ Con gran dolcezza e con maior temere.
+ Questa conformità me move de viso,
+ Fa l’anima parziale senza rasone
+ Nel primo sguardo, mirando nel viso.
+ Amor non nasce prima de bellezza:[84]
+ Consimel stella move le persone
+ E d’un volere ferma la vaghezza.
+ Non se departe altro che da morte,[85]
+ Quando la luce trina le conforma
+ Inseme l’anime del piacer accorte.
+ Ma Dante, rescrivendo a messer Cino,
+ Amor non vide in questa pura forma,
+ Chè tosto avria cambiato ’l so latino.
+ «I’ sono con amore stato inseme»:[86]
+ Qui pose Dante che novi speroni
+ Sentir po’ ’l flanco con la nova speme.
+ Contra tal dicto dico quel ch’io sento,
+ Formando filosofiche rasoni;
+ Se Dante po’ le solve, son contento.
+ Natura move per l’eterno moto
+ E quando qualitati unde resulta
+ Esser perfecto che non sta remoto.
+ I’ prendo exemplo intra lucente petra,
+ Che ha per qualità soa forma occulta,
+ Che mai dal soiecto non s’arretra:
+ È natural ciò che ’l cel qui move; [C. c. 30 t.]
+ E ciò non prende mai contraria faccia,
+ Finchè non torna in qualitate nove.
+ Se questa trina luce amor compone,
+ Non veco ch’accidente l’amor desfaccia:
+ De ciò sum certo senza opinione.
+ Non intendo tractar d’amor divino,
+ Como de l’alma nostra è somma vita;
+ Chè qui de lui parlar non posso a plino;
+ D’amor che nasce per vertù de sangue
+ Che per natura ne li nati alita, [L. c. 32 t.]
+ I’ lasso; e dico como lo cor langue,
+ Como la luce propria ha l’aspecto,
+ Illuminando l’aire che resplende,
+ Facendo a li occhi natural delecto.
+ Così del core è oiecto l’amore,
+ Lo qual, se limitato, non offende
+ Nè tolle alla vertute el so valore;
+ Ma como offende la vertù visiva,
+ Dico, el so visibil excellente,
+ Chè lei corrumpe potenzia passiva.
+ Amor così tremendo fa languire
+ El cor, che sospirando fa dolente,
+ Sentendo pena del novo martire.
+ Là ov’è amor, sempre è gelosia
+ Et è paura penser e sospecto
+ E l’anima con la spene tutta via.
+ Amor nel cerchio non ten fermo puncto:[87]
+ O cala o monta ne l’uman concepto;
+ Sempre col moto fo così coniuncto.
+ Chi non segue la carnal salute, [C. c. 31]
+ Reguarda donna, como sol a fango,
+ Descaccia d’onne vizio servitute,
+ E vede la certezza de lo bene;
+ Ma i’, dolente, onne tempo plango,
+ D’amor sperando quel che non convene.
+ Amor de l’acto quant’è plù lontano,
+ Con tant’è plù possente ’l dolce foco
+ Che ten gioioso sempre lo cor umano.
+ Ardendo fa la vita el ben sentire
+ Donna mirando nel beato loco
+ Che pace con dolcezza par che spire;
+ Ma sonno in nostra umanità venute
+ Gente obscure con lor acto fero,
+ Che son de tal vertù lor mente mute,
+ E vista carnal van pur querendo.
+ Per l’abito cessa el moto altero, [L. c. 33]
+ Vilmente lor disio conseguendo.
+ Amor, se è vizioso, poco dura;
+ Se è per vertute, onn’ora se ferma,
+ Chè l’anima ne lo ben transfigura.
+ Amor che non comenza in ferme stelle
+ Tosto s’accende, e vaccio se descerma,
+ Partendo desdegnate l’alme felle.
+ I’ son dal terzo celo trasformato
+ In questa donna, che non so chi foi,
+ Per cui me sento onn’ora plù beato.
+ De lei prese forma el meo intellecto,
+ Mostrandome salute li occhi soi,
+ Mirando la vertù del so conspecto.
+ Donqua, io so ella; e se da me scombra, [C. c. 31 t.]
+ Allora de morte sentiraggio l’ombra.
+
+
+CAPITOLO II[88]
+
+ O amorosi spirti de lo mundo,
+ Se ’n lei se mostra la vertute tanta,
+ Procede da chi move el cel secundo
+ Se om non mirasse bellezza in costei,
+ L’umanitate, che la spera ammanta,
+ Seria plù degna, cognoscendo lei.
+ O anima bella de la spera nostra,
+ Trassela al mondo per salute umana;
+ De voi le stelle fanno nova mostra.
+ O viste umane, se fossete degne
+ De veder como de grazia fontana [L. c. 33 t.]
+ E com’el celo in lei vertute pegne!
+ Costei fo quella che prima me morse
+ La nuda mente col disio soverchio,
+ Che subito mia luce se n’accorse.
+ Onne intellecto qui quiesca e dorma,
+ Chè non fe’ mai, sotto ’l primo cerchio,
+ Deo e natura sì leggiadra forma.
+ Questa è la donna, qual mai non coverse
+ Spera de l’umana qualitate,
+ Avegna che nel mondo qui converse.
+ Fo ’nanti ’l tempo e ’nanti ’l cel soa vista;
+ Qui fa beata nostra umanitate,
+ Seguend’el ben che per lei s’acquista.
+ Or questa de fenice ten semeglia,[89]
+ Sentendo de la vita gravitate.
+ Morendo nasce; scolta meraveglia:
+ In elle parti calde d’oriente [C. c. 32]
+ Canta, battendo l’ale desfidata,
+ Sì che nel moto accende fiamma ardente;
+ Però, che conversa, dico, in polve trita,
+ Per la vertute che spreme la luna,
+ Reprende in poca forma prima vita:
+ E, pur crescendo, monta nel so stato.
+ Al mondo non ne fo mai plù che una;
+ De l’oriente spande el so volato.
+ Così costei, che al tempo more
+ Per la grifagna gente oscura e ceca,
+ Accende flamma del disio nel core:
+ Ardendo, canta de le iuste note;
+ Con dolce foco la ignoranzia spreca
+ E torna al mondo per le excelse rote;
+ La guida de li celi la conduce
+ Ne l’alma,[90] ch’è desposta per soa luce.
+
+
+CAPITOLO III[91]
+
+ E l’aquila per tempo se renova,[92] [L. c. 34]
+ Volando ne la excelsa parte ardente,
+ Chè sotto la vecchiezza ella sè cova.
+ Nel gran volato, le sue penne ardendo,
+ Reprende iovinezza; e ciò consente
+ Natura, presso a l’acqua ella cadendo.
+ Stando nel nido con li piccoli nati,
+ Verso li raggi fa ciascun mirare:
+ De quel che vede li occhi ’maculati,
+ Che non son fermi aperti verso ’l sole,
+ Beccandolo, comenza a desdegnare;
+ E nel so nido mai star plù non sole.
+ Ov’è ’l so nido, non li sta da presso [C. c. 32 t.]
+ Nessun auselo, se non vol morire
+ E da soe branche esser da cesso[93].
+ De soa rapina sempre lassa parte;
+ Piccoli animal non vol mai ferire;
+ Vegendo lor temer, tosto se parte.
+ Così me renova nel piacer costei.
+ Et arde de vergogna la mia mente,
+ Quando s’agrava pur de seguir lei:
+ Spandendo l’ale de la soa vertute,
+ Allora cresce lo intellecto agente,
+ Mirando de bellezza la salute.
+ E chi con lo suo sguardo non remira
+ Al so Fattore e depreme ’l viso
+ Costei desdegna, per cui lo corso spira.
+ Le lagreme pur bagnano la terra,
+ Essendo da costei così diviso, [L. 34 t.]
+ Che per defecto cade in la soa guerra.
+ Si como donna de le iuste genti,
+ Desprege d’onne vicio radice
+ Dal cor che mostra po’ l’acti possenti:
+ Avendo misericordia e caritate,
+ A la vilità del mondo contradice,
+ Facendo degna nostra umanitate;
+ Da li occhi soi nascendo tal piacere,
+ Che fa beato l’omo nel vedere.
+
+
+CAPITOLO IV[94]
+
+ In ne le parti d’Asia maiore
+ Lumerpa nasce con lucente penne,
+ Che tolle l’ombra con lo so splendore.
+ Morendo, non è morto questo lume; [C. c. 33]
+ Non vol natura che già mai se spenne;
+ Partita penna vol che poco allume.
+ Così da questa ven la dolce luce,
+ Ch’aluma l’alma nel disio d’amore;
+ Tollendo morte, a vita conduce.
+ E l’om, morendo po’ con questa donna,
+ Luce la fama; nel mondo non more
+ E de sospiri fa questa Ionna.
+ Ma, chi da questa donna s’allontana,
+ Perde la luce de le prime penne,
+ De soa salute onn’ora s’estrana;
+ Ma, prego, con li dolci occhi me sguarde,
+ Tollendo del mio cor le penne vane[95], [L. c. 35]
+ Del ceco mondo che onn’ora m’arde:
+ E la soa forza me conduce a tanto,
+ Che sempre li occhi gira ’l tristo[96] pianto.
+
+
+CAPITOLO V[97]
+
+ Segue stellino bellezza de celo,
+ I’ dico, per vagezza de la stella,
+ Ne l’aire muggia, fin che trova ’l gelo;
+ E vola, abbandonando el dolce nido:
+ Vegendo che Mercurio l’appella,
+ Lui consegue, facendo gran grido.
+ Ma pur vagezza de la stella lassa,
+ Scordandose de l’ovo che ’mbranca,
+ Che mai per gelosia da lui non scassa.
+ L’ovo cadendo, nasce ’l so fiolo:
+ Poi che ’l vedere de la stella manca,
+ Gridando lo nato, verso lui fa volo.
+ È simel donna questa del stellino, [C. c. 33 t.]
+ Che fa volar la mente nostra accesa,
+ Nel gran disio de lo ben divino;
+ E tolle la viltà de questa vita,
+ Del tristo amor che commette offesa,
+ Amando plù che Deo cosa nutrita.
+ Conforma l’alma con l’eterna spene,
+ Lassando ’l mondo che vicio mantene.
+
+
+CAPITOLO VI[98]
+
+ El pellicano, col paterno amore, [L. c. 35 t.]
+ Tornando al nido fatigando l’ale
+ Tenendo li soi nati sopra ’l core,
+ Vedeli occisi da l’impia serpe;
+ E tanto, per amor de lor, glien cale,
+ Che lo so lato fin al cor diserpe.
+ Plovendo ’l sangue sopra li soi nati
+ Dal cor che sentì le gravose pene,
+ Da morte in la vita son tornati.
+ Da questa in noi se move conoscenza
+ De quel che move e tutto sostene,
+ E l’universo per lui se despenza.
+ Como de pellicano tene figura,
+ Per li peccati de’ primi parenti,
+ Resuscitando l’umana natura;
+ E noi, bagnati da sanguigna croce,
+ Resuscitando da morte despenti
+ De servitute lassammo la foce:
+ Sì che per morte reprendemmo vita,
+ Che per peccati fo da noi partita.
+
+
+CAPITOLO VII[99]
+
+ La salamandra, che nel foco vive[100] [L. c. 36] [C. c. 34]
+ E l’altro cibo la soa vita sprezza
+ Non sonno in lei potencie passive,
+ Ardendo, se renova soa coverta.
+ Così natura in lei pose fermezza;
+ Non vol che ’n fiamma già mai se converta.
+ Così fa l’alma che costei consegue,
+ Che mai non sente tormento nel foco,
+ Se la fortuna rumpe le sue tregue.
+ Pascese sola per la soa salute,
+ E del dolente mondo cura poco,
+ Considerando la soa servitute.
+ Camaleone che vive ne l’aire,
+ Qual è subiecto di tutti li uccelli,
+ E se de claritate fosse vanie,
+ Sopra le nube volando s’adduce
+ E passa quelle parti de li celi,
+ De fin che trova l’aire ’n pura luce.
+ Ive se pasce, ive se nutrica.
+ Allech in acqua et in terra talpa;
+ Or qui m’ascolta, se voi che te dica.
+ El pesce, for de l’acqua, poco guizza;
+ In picciol tempo la morte lo palpa:
+ E talpa ne la morte li occhi svizza.
+ Cossì fa l’alma che tal donna porta, [C. c. 34 t.]
+ Qual è subiecto de vertute sancte,
+ Che verso ’l celo da lui prende scorta,
+ Lassando de la vita oscuritate.
+ E per la fede sostene pene, o quante! [L. c. 36 t.]
+ Sol per vedere l’alta claritate.
+ E l’anima, che per luce fo creata
+ Per sormontare nelle dolci scale,
+ Per li occhi de costei deven beata.
+ Ma quando guizza da costei divisa,
+ Verso la morte con tristezza sale
+ E mai con conoscenza non s’avisa.
+ Sì como talpa elude li occhi belli,
+ Celando fin a la morte le soe colpe
+ De li acti avari invidiosi e felli.
+ Nel storto tempo sguarda el so fattore;
+ Debelità ten l’osse con le polpe,
+ Sperando a poco a poco le triste ore.
+ Quest’ultimo pentire mai non lodo,
+ E non desprezzo chi ten cotal modo.
+
+
+CAPITOLO VIII[101]
+
+ Poi che morte le penne ha plombino,
+ Renascono per soa qualitate;
+ Son temporate, dico, plù e mino.
+ Vertù se serra in lui, si como in seme
+ Che ten occulta soa humiditate;
+ Chè planta nasce, quando ’l sol la preme.
+ Cossì costei; chi la ten nel core,
+ In onne modo segue temperanza:
+ In cel fiorisce, poi ch’al mondo more.
+ E le nude ossa con la fronte calva, [C. c. 35]
+ Che dormeno vestite de speranza, [L. c. 37]
+ Renasceranno con la carne salva,
+ Quando la forza del Fattor benegno
+ Chiuderà giurno ne l’umano regno.
+
+
+CAPITOLO IX[102]
+
+ El struzzo, per la soa caliditate,
+ In nutrimento lo ferro converte.
+ Non vola in air per soa gravitate.
+ De giugno, quando vede quelle stelle
+ Globate in oriente ben aperte,
+ Sotterra l’ova, e scordase de quelle.
+ Mettendo l’ova sotto nel sablone,
+ Nascono per vertù che ’l sol ne spira,
+ Onde de vita ven perfeczione.
+ Nutrica li fioli, poi che son nati;
+ Recordase de l’ova, e ficto mira,
+ Guardando lor con occhi humiliati.
+ Cossì, chi sente al core el dolce foco
+ Che nasce per disio de costei,
+ El mal consuma e serva in suo loco;
+ E se de lei peccando se scorda,
+ Plangendo con sospiri dice omei,
+ Quando de questa donna s’arrecorda.
+ El gran pentire tolle el gran peccare,
+ S’el core fa per doglia lagremare.
+
+
+CAPITOLO X[103]
+
+ El cigno è bianco senza alcuna macchia [L. c. 37 t.]
+ E dolcemente canta nel morire
+ E non fina, fin che morte no l’attacca.
+ Cossì è bianca l’alma per vertute, [C. c. 35 t.]
+ Volendo questa donna conseguire.
+ Per essa se vede l’eterna salute
+ E canta nella morte enamorata,
+ Andando al so Fattor, cossì beata.
+
+
+CAPITOLO XI[104]
+
+ Cicogna, quando ha male, el ben conosce,
+ Chè bene ha forza de l’acqua marina:
+ Cossì da lei fa fuggir l’angosce.
+ Se mai in fallo trova soa compagna,
+ Desdegna e mai con lei non s’avicina,
+ Sola pensando va per la campagna,
+ D’animali venenosi se nutrica,
+ E lor veneno già mai non l’offende,
+ Naturalmente le serpe mastica.
+ Non fa col petto, ma col viso cova;[105]
+ Dritto al core l’ova pur comprende,
+ Chè sovra sperma la vertute nova. [L. c. 38]
+ Poi ch’è vecchia, da li soi fioli
+ Receve nutrimento e gran dolcezza,
+ Sì che ’n pace posa li soi doli.
+ Cossì fa chi conosce questa donna:
+ Sentendo di peccati la gravezza,
+ Prende conforto sì che non profonna;
+ El vizio abbandona desdegnando;
+ Non teme so veneno, che nel mondo
+ Occide l’omo; su, nel doce affanno,
+ Drizza el core verso ’l fine e ’l bene;
+ E, soffrendo el corpo el grave pondo,
+ Vede salute a la gravosa spene,
+ E posa l’anima con dolcezza e pace [C. c. 36]
+ Sopra le stelle, si como a Deo piace.
+
+
+CAPITOLO XII[106]
+
+ Canta cicale per ardente sole
+ Sì forte, che ’l morire in lei fa scucco;
+ Le dolce olive per natura cole.
+ Quant’è plù puro l’aire, plù resona
+ La voce soa, che fa tacere ’l cucco;
+ Si che ’l suo tristo canto plù non sona.
+ Ne l’olio messa, subito se more;
+ Spandendo aceto sopra lei, resorge.
+ Sì fa costei che la porta nel core,
+ Sentendo del divino splendor la luce:
+ Non fina la soa prece, fin che urge
+ La morte, dico, che al tacer conduce.
+ Facendo el canto de la iusta prece, [L. c. 38 t.]
+ Ne l’alma fa tacire ogne vil cosa;
+ E, se pur cade ne la trista nece,
+ Per penitenzia reprende la vita,
+ Che, per vergogna, plangendo fa posa
+ Satisfacendo con la mente unita;
+ Sì che retorna in grazia divina,
+ Quale beata vita che non fina.
+
+
+CAPITOLO XIII[107]
+
+ Nocticora, querendo el cibo, grida;
+ De nocte canta e volando preda;
+ Ove son corpi morti, là s’annida:
+ Vede la nocte, ma nel giurno è ceca;
+ Al’altri oselli è angoscia e feda;
+ Como resguarda el sole plù s’acceca.
+ Cossì fa l’anima viziosa e rea, [C. c. 36 t.]
+ Quando da questa donna se departe,
+ La quale è de bellezza summa dea;
+ Acceca li occhi d’onne cognoscenza
+ E segue la viltà in onne parte,
+ Fin che la luce de veder non pensa;
+ E fin el bene de l’eterno amore
+ Non vede, chè vivendo ella se more.
+
+
+CAPITOLO XIV[108]
+
+ In femina lo maschio transfigura [L. c. 39]
+ Perdice, descordandose de lo sesso,
+ E, quando po’, de l’altri l’ova fura:
+ Per l’invidia le cova, e fa fioli;
+ Da lei ciascun se parte e sta da cesso,
+ Verso la madre propria fa voli.
+ Cossì como l’homo for de conoscenza,
+ Che questa donna non porta nel core
+ Nè teme de comettere onne offenza;
+ E l’altrui bene per invidia tolle,
+ La qual t’adduce a pena e a dolore
+ E d’altra salute te destolle:
+ Or pensa che l’aver facto de furto,
+ Tu vidi trapassar in tempo curto.
+
+
+CAPITOLO XV[109]
+
+ La rondene doie petre preziose[110]
+ Naturalmente porta nel so ventre,
+ Che vagliono ad amore, e son famose.
+ Se li fioli sonno cechi et orbi,
+ Biascia la celidonia, sì che c’entre
+ El cano succo che sana lor morbi.
+ Cossì serai tu gracioso sempre, [C. c. 37]
+ Se porti amore e caritate dentro,
+ De questa donna servando le tempre.
+ Se ’l vicio te ceca li belli occhi,
+ Cercando questa donna nel to centro,
+ Prego, ch’al Factore t’engenocchi;
+ E de salute non te desfidare, [L. c. 39 t.]
+ Chè propria natura è lo peccare.
+
+
+CAPITOLO XVI[111]
+
+ Del sangue de la upupa chi sogne
+ Da spiriti, dormendo, vederasse
+ Essere preso, che non par che sogne,
+ Io non vorria che onn’om sapesse
+ Quanta viltà in lei natura sparse;
+ No saría furo che so core avesse.
+ Invecchia tanto, che non po’ vedere
+ Nè po’ volare, sì che ciascun nato
+ Trappa le penne e la piuma a lor podere;
+ E poi la cova, e, con vertù d’erbe,
+ De giovenezza torna al primo stato:
+ Cossì natura vol che se ne conserbe.
+ Cossì tu divi non essere ingrato,
+ Divi pensare, se non fosser illi,
+ C’al mondo mai non saria creato.
+ Pensa a toa matre quanto ne fatica,
+ Non si’ maledetto sì como son quilli,
+ Ma sempre con dolcezza la nutrica.
+ Honora el patre con toa genitrice,
+ A ciò che sopra terra la toa vita
+ Sia plu lontana prospera e felice.
+ A voi fioli la consimel specte: [C. c. 37 t.]
+ Crudezza, impietate over ferita,
+ Sì como ho già veduto a più de septe
+ E somme in la memoria presso a cento,
+ Che morti sonno pur per ciò a stento. [L. c. 40]
+
+
+CAPITOLO XVII[112]
+
+ El calandrello, qual’è tutto bianco,
+ Portandolo denanci a quel ch’è infermo,
+ De ciò che qui te dico non te manco,
+ Se morir deve, voltali la coda;
+ Se campar deve, resguardali fermo.
+ De questo animal tal natura loda.
+ Cossì fa questa donna: a cui resguarda,
+ De morte a vita e de salute torna;
+ Volta l’aspecto a cui lo vizio imbarda,
+ Sì che, vivendo, mor, perchè ’l mal vive.
+ O quanti la speranza al mondo scorna
+ Pur conseguendo le opre cattive!
+ Ell’è de salute nel presente giorno,
+ Chè, astrimando, la morte gli è intorno.
+
+
+CAPITOLO XVIII[113]
+
+ Molte nature trovo nel voltore;
+ Non tutte a simiglianza le reduco,
+ Ma voio che de lui si è venatore
+ De lupo e de lione ligato in pelle [L. c. 40 t.]
+ El core de Satanas e del gran Bruto
+ Et onne spirito l’impeto repelle.
+ Da venenosi animal fa l’om seguro;
+ Ardendo le soe penne, li serpenti
+ Fugeno tutti; questo ben te giuro.
+ Ligando la soa penna nel pe’ dextro,
+ Quando nel parto son dolor pungenti,
+ A ciò che te dico non guardar celestro,
+ Tira la creatura fore a luce;
+ E chi non leva subito la penna,
+ Ciò ch’è dentro de for ne conduce.
+ La lingua tracta da lui senza ferro,
+ In panno novo al collo se sospenna,
+ Fa certe cose che qui non deserro.
+ El pe’ dextro ligato al sinistro,
+ E ciò converso, tolle el gran dolore.
+ Anche d’un’altra cosa t’amaestro:
+ La polvere de l’ossa molto vale,
+ Con celidonia resulta ’l valore
+ Che priva de langor ciascun animale.
+ Li soi fioli, quando son nel nido, [C. c. 38]
+ Beccali forte se li vede grassi
+ E, percotendo sopra lor, fa grido.
+ Cossì fa l’omo tristo invidiuso,
+ Che lassa de costei li dolci passi,
+ Fin che se vede de morte confuso
+ E se medesmo ardendo se percote,
+ Gridando verso Deo con triste note.
+
+
+CAPITOLO XIX[114]
+
+ Erodio, il quale è dicto falcone, [L. c. 41]
+ Plù fere col pecto che non fa col becco.
+ Ascolta quant’è in lui perfeczione:
+ Se in doi volati non prende soa caccia,
+ Vergognase forte, sì che sta a stecco,
+ Nè in quel giorno animal plù menaccia.
+ L’altro, che demestego pur vaga
+ E per vergogna per l’air va sperso,
+ De retornare a lui tardo s’emplaga.
+ Non becca mai de putrida carne,
+ Sia quanto vole de fame converso;
+ Quando è infermo, prende pur le starne.
+ L’omo ch’è prudente fiol de vertute
+ Plù fa col core che non fa con bocca
+ L’occhi voltando ne l’aspre ferute
+ Sempr’è vergogna, là ov’è gentilezza,
+ Azzara, dico, ad cui tal dicto tocca
+ Che con la lingua l’inimici spezza.
+ Non prende l’om gentile le brutte cose,
+ Ma, per vertù de l’animo ch’è granne,
+ Consegue sempre le più valorose.
+ Ma sonno al mondo cotali gentilotti [C. c. 43]
+ Che gridano, mostrando le lor sanne,
+ Schernendo altrui con lor grigni e motti.
+ Per l’opera se mostra l’om gentile,
+ Sì como è scritto nel secondo stile.
+
+
+CAPITOLO XX[115]
+
+ El grifo assai è forte, ma pur teme [L. c. 41 t.]
+ Per molti animal che son ne li monti,
+ Chè per lor corpi lo tossico freme.
+ Sempre nel nido lo smeraglio pone,
+ Sì che non sieno li soi nervi ponti:
+ Per questa pietra fa defensione.
+ Cossì de vertù divi mettere costei
+ Dentro nel core, con la ferma fede,
+ La qual defende l’om da l’acti rei,
+ Da l’inimico e dal serpent’antiquo,
+ E dona pace gloria e mercede,
+ Togliendo a l’alma lo valor iniquo.
+ Chi seco porta questa bella pietra,
+ Già mai de soa salute non s’arietra.
+
+
+CAPITOLO XXI[116]
+
+ Ciò che se dice non è tutto vero[117]
+ Che, morto, lo paone non se corrompa:
+ Quel che già vidi, tolla el to pensero.
+ Ben se conserva assai, ma non d’agusto,
+ E, quando el Sole in Cancro mostra pompa,
+ De lui s’accorge el naso et anche el gusto.
+ La paonessa, quanto po’, nasconde
+ L’ova, che ’l paone non le offenda;
+ Quando illo grida, tace e non risponde:
+ Assai plù la luxuria l’affanna [C. c. 43 t.]
+ Che par che la compagna non lo attenda.
+ Ov’è che trova l’ova, lì le danna.
+ Gode de soa bellezza nella rota;
+ Guardandose a li pedi, prende tristezza, [L. c. 42]
+ E l’alegrezza da lui sta remota.
+ Voce ha maligna, capo de serpente,
+ Le penne paion d’angelica bellezza,
+ Li passi de latrone fraudolente.
+ È l’omo pravo simel de paone,
+ Che guasta la comune utilitate,
+ Per lo voler che cieca la rasone.
+ Se con le man ce gionge, no vole uncino;
+ Ma, se resurge la comunitate,
+ Tempera mano a folle et a molino.
+ O tu, ch’intorno toa bellezza miri,
+ Che sì la sciocca gloria t’enbarda,
+ Se hai intellecto, como non sospiri?
+ Guarda li pedi e li veloci passi
+ Che fai verso la morte che te guarda
+ E como el tempo che traluce lassi!
+ Or pensa, donqua, che, nel mondo tristo,
+ Se lassa con suspiri el male acquisto.
+
+
+CAPITOLO XXII[118]
+
+ Hanno le grue ordene e signore,
+ E quella che conduce spesso grida,
+ Corregge e amaestra lor tenore.
+ Se questa manca, l’altra in ciò soccede,
+ E quando dormen, questa ch’è lor guida
+ La guardia pone che alcun non le prede.
+ Questa che le guarda, sta con l’una gamma [C. c. 44]
+ Nell’altra ten la pietra: chè, se dorme,
+ Cadendole dal sonno, li occhi sbramma. [L. c. 42 t.]
+ Cossì dovria ciascuno citadino
+ L’uno con l’altro esser conforme,
+ Chè non venisser lor terre al dechino.[119]
+ Ma tanta è questa invidia che regna,
+ Che sempre se desface el ben comuno,
+ E l’uno de seguir l’altro se desdegna.
+ Lo senno de li governi[120] qui veggio.
+ Non è chi faccia ben, non è, se ad uno
+ Per l’utel se consiglia pur lo peggio.
+ Veggio cader deviso questo regno;[121]
+ Veggio ch’è tolto l’ordene e lo bene;
+ Veggio che regna ciascun om malegno;
+ Veggio li boni qui non aver loco;
+ Veggio che tacere a ciascun convene;
+ Veggio ch’arde qui l’occulto foco;
+ Veggio venire qui le piaghe nove,
+ Dico, se pietà ciò non remove.
+
+
+CAPITOLO XXIII[122]
+
+ La tortora pur sè sola plangendo,
+ Vedua de compagno in secco legno,
+ E loco pur deserto va querendo.
+ No s’accompagna ma’, po’ che lo perde;
+ De bevere aqua clara prende sdegno;
+ Già mai non sta nè canta in ramo verde.
+ Cossì ciascuno planger dovería
+ Lo so peccato, che l’anema fura,
+ E mai con lui prender compagnia;
+ Lassare ’l mondo e onne so delecto. [L. c. 43] [C. c. 44 t.]
+ Facendo penitenzia forte e dura,
+ Per contemplare, nel divin conspecto,
+ El sommo bene de l’eterna vita,
+ Ov’è la gloria, che sempre è infinita.
+
+
+CAPITOLO XXIV[123]
+
+ Nasce onne corvo, per natura, bianco,
+ E pascese dal cel de dolce manna,
+ Per qual el patre sente doglia al fianco,
+ Fin che non vede in lui le penne negre.
+ De trovar cibo per lor non s’affanna;
+ E mai natura non vol che s’alegre.
+ Cossì è l’anima nostra bianca e necta,
+ Tabula rasa, ove non c’è peccato;
+ Doventa negra, po’ che se delecta.
+ El vizio la nutrica, che lei conduce
+ E cieca e negra ne l’eterno stato,
+ Spogliandose da sè la degna luce:
+ E la soa pena non se cessa mai,
+ Sospir traendo de dolorosi guai.
+
+
+CAPITOLO XXV[124]
+
+ Canta sì dolcemente la serena, [L. c. 43 t.]
+ Che, chi lei intende, dolce fa dormire,
+ Sì che l’om prende e con seco lo mena,
+ E forte lo constrenge de iacer con lei.
+ Languendo per amor, par che sospire,
+ Poi lo devora con li denti rei.
+ Cossì, con la dolcezza de la vita,
+ Inganna lo nimico l’alma nostra,
+ Fin che la mena a la morte infinita.
+ Cossì fa l’omo falso nel so canto, [C. c. 45]
+ Che con la lengua lo mel te demostra,
+ De riete po’ te ponge in onne canto.
+ Chi non se fida, non receve inganno:
+ El senno fa gran pena pe lo[125] danno.
+
+
+CAPITOLO XXVI[126]
+
+ Gronco, che dentro a le caverne nasce
+ E per natura arengo lo nutrica,
+ Fin ch’è grande, lì dentro lo pasce.
+ Mustrali el cibo con l’usata branca;
+ Con l’altra occultamente lo nimica;
+ Tanto lo strenge, che soa vita manca.
+ Cossì fa lo nimico de la gente,
+ Che mostra de delecto la dolce esca;
+ Fino a la morte pasce nostra mente.
+ In questo mare grande e spaziuso,
+ Con diversi ami, dolcemente pesca:
+ Beato è quello che volta lo muso
+ E mette a la soa gola el freno e ’l camo, [L. c. 44]
+ A ciò che preso non sia da questo amo.
+
+
+CAPITOLO XXVII[127]
+
+ Lu rospo sempre mira verso ’l celo,
+ Chè ha un occhio in mezzo de la testa;
+ Vestito ha el dorso so de bianco pelo.
+ Cossì è l’anima con la vera fede,
+ Chè ’l mondo con delecto non l’infesta,
+ Che le divine cose sempre vede;
+ Segue vertute senza alcun delecto,
+ Rengraziando chi le diè intellecto.
+
+
+CAPITOLO XXVIII[128]
+
+ L’ostrega, quand’è la luna plena,
+ Aprese tutta; qual, veggendo ’l cancro,
+ Imagina d’averla a pranzo o a cena.
+ Meteglie dentro petra over festuca,
+ Per qual lo so coprire le ven manco;
+ Cossì el cancro l’ostrega manduca.
+ Cossì è l’omo che apre soa bocca
+ E con l’omo falso mostra ’l so secreto,
+ Onde ven piaga che lo cor li tocca. [L. c. 44 t.]
+ En la lengua è la vita e la morte;
+ Plù tace che non parla l’omo discreto,
+ Stando nel cerchio con l’impia sorte.
+ Serva la vita lo longo vedere; [C. c. 38 t.]
+ Nè damno fè già mai lo bel tacere.
+
+
+CAPITOLO XXIX[129]
+
+ Chi mangia del delfin, se fosse in mare,
+ Subito lui sente per natura
+ E verso lui move l’onde prave.[130]
+ De far questa vendetta sempre è attento,
+ E mai de perdonar non mette cura;
+ De molti devorando ha fatto stento.
+ Cossì è l’anima impia e cruda,
+ Che de vendetta far onn’ora desía;
+ Cossì se fa de cognoscenza nuda.
+ O quant’è cieca la gente soperba!
+ Crede che perdonar vergogna sía,
+ E questa opinione in lor se serba.
+ O impio, che mal pur te delecta
+ Vedi la morte ch’appresso t’agogna
+ E quanta pena nasce a far vendetta!
+ È plù vertute quando l’om perdona,
+ Potendo vendicar la soa vergogna,
+ Che vendicando offender la persona.
+ Or vinci, sofferendo, e tempo aspecta,
+ Nel qual conven cader la iniqua secta.
+
+
+CAPITOLO XXX[131]
+
+ Signor è ’l basalisco de’ serpenti, [L. c. 45]
+ E ciascun fugge, sol per non morire,
+ Da lo mortal viso con li occhi lucenti.
+ Nessuno animal po’ campar de morte,
+ Che subito la vita non espire;
+ Cotant’è lo so veneno atroce e forte.
+ La donnola, trovando de la ruta, [C. c. 39]
+ Combatte con costui, e sì l’occide,
+ Che ’l tosseco de lui con questa stuta.
+ Cossì fa l’alma col maior inimiquo,
+ Che per vertù lo tosseco divide,
+ Da sè lassando lo voler iniquo;
+ E, pur vincendo al mondo, in sè combatte,
+ Sì che lo nimico finalmente abbatte.
+
+
+CAPITOLO XXXI[132]
+
+ L’aspido, ch’è aspro de veneno,
+ Che sempre move con la bocca aperta,
+ Porta la spuma in bocca nel sereno.
+ Per non sentire la magica prece,
+ Ciascuna orecchia obtura e sta coperta; [L. c. 45 t.]
+ Porta in li denti la subita nece.
+ Cossì fa la toa mente senza spene,
+ Io dico, desperata de salute,
+ Che non se degna de ’scoltar lo bene.
+ Troppo è gran segno esser desperato
+ L’om che, fuggendo, desdegna vertute.
+ Prego che ’ntendi lo parlar beato,
+ Chè ’l cor umiliato mai non sperne,
+ Chi tutto move iudica e discerne.
+
+
+CAPITOLO XXXII[133]
+
+ Maior è ’l draco de tutti serpenti;
+ Intosseca lu mar e l’aire turba;
+ Plù con la coda noce che coi denti.
+ Fra gatto e cane, draco et elifante
+ Naturalmente la pace se sturba;
+ E mai cavallo e struzzo non fo amante.
+ El piè de l’elifante el draco annoda [C. c. 39 t.]
+ Con la soa coda: combattendo stride,
+ Fin che la vita da lo cor desnoda.
+ Ma lo elifante sopra ’l draco cade,
+ Si che morendo el so nimico occide.
+ Cossì conven che la soa vita sbade.
+ Cossì fa l’omo impio e crudele;
+ Rumpe soa gamba per piagar l’altrui
+ E se medesmo intosseca col fele.
+ Resguarda el fine ’nanti che comenzi
+ E quando offendi, perchè, como et cui:
+ Non pensa a ciò la secta de melensi; [L. c. 46]
+ Segue el voler pur con l’ira forte,
+ Onde procede non pensata morte.
+
+
+CAPITOLO XXXIII[134]
+
+ È venenoso vipera serpente,
+ Che parturisce li fioli per forza,
+ Sì ch’illa more dolorosamente.
+ In gravedezza occide ’l so marito,
+ E con li denti lo capo li scorza,
+ Sentendo el core ben d’amor ferito.
+ Ciascun fiolo squarta el so lato
+ E vene a luce como vol natura,
+ Ch’a tutte creature ordene ha dato.
+ Ha tal veneno, sì che dorme sempre
+ Ne le caverne, fin che ’l freddo dura;
+ De prima vera resurge a la dolce tempre.
+ Con li fenocchi cura el cieco aspecto;
+ Vomita ’l veneno ’nanti che se giunga
+ Con la morella nel carnal delecto;
+ E, poi ch’è compiuto el so volere, [C. c. 40]
+ Reprende quel veneno, e poi s’alunga;
+ Non po’ la vita senza quel tenere.
+ Cossì fa l’omo quando se confessa,
+ Che conta soi peccat’ e par contrito,
+ E de tornar a ciò lo cor non cessa.
+ Non se confessa ’nanti, perchè ciance,
+ Sì che ritorna, poi ch’è dipartito
+ Da quel peccato, con l’ardite guance.
+ Contrito cor, con bocca a satisfare, [L. c. 46 t.]
+ Tolle la colpa de l’uman peccare.
+
+
+CAPITOLO XXXIV[135]
+
+ De nocte in aqua e de iorno in terra
+ Quiesce el cocodrillo e sempre cresce;
+ Crestato pesce sempre a lui fa guerra.
+ La mandibola de sopra sempre move;
+ L’altra de sott’a lui sempre quiesce,
+ E l’ova in terra con delecto fove.
+ De tutto inverno non appar de fore;
+ Resurge ne la dolce prima vera,
+ Chè l’erba verde serva ’l so valore.
+ Prendendo l’omo, subito l’occide;
+ Po’ che l’ha morto, piange questa fera;
+ Con pietosa voce par che gride;
+ Poi ch’ha pianto, devora e manduca
+ La carne umana; e, su nel dormire,
+ Per soa bocca entra el serpe endruca:
+ Desterpali el core e mai non fina,
+ Facendo a grande stento costu’ morire,
+ Che quasi per vendetta l’assassina. [C. c. 40 t.]
+ Cossì fa l’omo ipocrito et occulto,
+ Che del dampnoso mal nel cor s’alegra
+ E pietà demostra nel suo volto.
+ Chi subito per onne cosa piagne
+ Anima è incostante de malicia negra.
+ Or guarda che non caggi a le soe ragne.
+ Che Deo punisca duramente, aspecto,
+ Queste alme doppie con lor falso aspecto. [L. c. 47]
+
+
+CAPITOLO XXXV[136]
+
+ Quando la Luna illuma ’l Scorpione,[137]
+ La prima faccia che figura scolpe
+ Non po’ dal scorpo aver ma’ lesione.
+ Son molti scorpioni ch’hanno l’ale,
+ E son grandi assai de maior polpe,
+ E lor veneno fa ’ssai maior male;
+ Pur more quando sente la saliva
+ De l’om degiuno; e l’altra non l’offende;
+ Po’ de desnar soa vita non priva.
+ Cossì fa l’abstinenzia fuggire
+ Onne maligno vizio che depende
+ Da gola, qual conduce noi a morire.
+ E tolle de vertute onne valore,
+ Che l’omo plù non cura d’altro onore.
+
+
+CAPITOLO XXXVI[138]
+
+ Aspero veneno, dico, ch’è nel botto,
+ Che per freddezza fa le membra morte;
+ Ha li occhi ardenti; el corpo com’otto
+ Se tu ma’ cerchi nel so lato dextro [L. c. 47 t.] [C. c. 41]
+ De l’osso che genti non sonno accorte
+ Ha gran vertute e de ciò t’amaestro.
+ La fervente aqua subito l’affreda;
+ Val ad amore e a molt’altre cose,
+ Et anche la quartana febre seda.
+ Fugge la ruta e mangia le dolce erbe
+ E le radici lor fa venenose;
+ La salvia glie par che lui conserbe.
+ Fugge l’aspetto, quanto po’, del sole;
+ Nel bruno tempo lassa le caverne;
+ Per plù salute sempre l’ombre cole.
+ Cossì desdegna, fuggendo la luce,
+ La mente che ’l peccato non discerne,
+ E sempre nella pena se conduce:
+ Plù che ’l Factore, teme la creatura
+ A cui celar non po’ la soa figura.
+
+
+CAPITOLO XXXVII[139]
+
+ L’aranea che ha plù sottil tacto,
+ Tessendo et ordendo la soa tela,
+ Pur de so corpo defila e fa tracto.
+ Quand’è nel tempo che amor la stregne,
+ Tirando il filo, la compagna cela;
+ Cossì fa lo maschio, fin che la confregne.
+ E subito che escono de l’ova
+ Li soi fioli, pon in la tesura:
+ De tessere ciascun subito se prova.
+ Lavora sempre quando nasce el sole,
+ E quand’è in occidente soa figura [L. c. 48] [C. 41 t.]
+ Fin che no’ cunza, mai cacciar non sole.
+ Tesse sottile, sì che ma’ non conosca
+ Ciascun animal piccol che vola,
+ Ma so nimica propria è la mosca:
+ Poi che s’embatte ne la cieca rete,
+ Battendo l’ale, canta nova fola;
+ Prima lo capo prende, como vedete.
+ Cossì ’l peccato cieca el nostr’aspecto,
+ Che non vedemo l’inganni del mondo,
+ Come noi prende e volve in delecto.
+ Altro che vento non è nostra vita.
+ O morte, quant’è grave quel tuo pondo,
+ Che ’l cacciador non vada lui seguendo.
+ Quant’è più grave donqua el to sentire!
+ Prego che chi ha ’ntellecto qui sospire.
+
+
+CAPITOLO XXXVIII[140]
+
+ Non clude li occhi lo lion, dormendo;
+ De li soi pedi sempre l’orme copre,
+ Che ’l cacciador non vada lui seguendo.
+ Ciascun so nato fin al terzo iorno
+ Dormir non cessa, sì che il patre l’opre
+ Li sensi sopra lor gridando irato.
+ Non fugge lo lion e non s’asconde; [C. c. 42]
+ Fermase al campo senza alcun temere,
+ E mai so core paura non confonde.
+ Stase celato ne le gran montagne,
+ Perchè la preda vol de lì vedere;
+ Poi che la vede, forte grida e lagne.
+ Ciascun animal s’affligge per so grido, [L. c. 48 t.]
+ Et illo intorno con la coda signa
+ E stanno timenti senza voce e strido.
+ E sempre de soa preda parte lassa;
+ A li prostrati de donar se degna,
+ Per sindicare se l’ira passa.
+ Cossì, ciascun om che porta corona
+ Deve, onne tempo, tener li occhi aperti,
+ Che inganno non receva da persona;
+ Celare el so secreto e la soa via,
+ De lui facendo l’inimici incerti,
+ Chè, dubitando, in lor paura sia;
+ Deve li soi nati amaestrare,
+ Lassando el tempo de l’acerba vita,
+ Con soe parole in lor vertù spirare,
+ A ciò che non desdegna soa stepe;[141]
+ Arbusta vile, ch’è da lui partita
+ Tolta dal fructo de l’ardita sepe:[142]
+ Deve esser sempre nudo de paura
+ Animo regal, con l’ardita vista,
+ Veggendo de inimici la figura
+ E far temer sempre li soi servi,
+ Tenendo de iusticia la[143] lista,
+ Che ’n fra lor non siano protervi;
+ E, quando se conven de perdonare, [C. c. 42 t.]
+ Voltar se voglion li occhi a pietate,
+ Chè sempre in gentil cor conven de stare.
+ Perdoneme a chi tocca quel ch’io parlo;
+ E voi de Puglia qui me perdonate,
+ Chè troppo onor se fa a l’ossa de Carlo.
+ Peccato vecchio fa nova vergogna:
+ Tu vidi ben che dir più non bisogna.
+
+
+CAPITOLO XXXIX[144]
+
+ Sopra onne animal che non ha intellecto, [L. c. 49]
+ Ha plù de conoscenza l’elefante,
+ Che, quasi per rason, fa onne effecto.
+ Sempre s’aduna ne la luna nova;
+ Ciascun se bagna, nel fiume stante;
+ Chinando el capo, par che fè lo mova.
+ Quando el forma tron in le crude erbe, [C. c. 45 t.]
+ Qual verso ’l celo umilmente mostra,
+ Quasi Dio prega che ’l so mal desnerbe.
+ Se vede l’omo de la via smarrito,
+ Va ’nanti a lui e la via demostra,
+ Fin che retorna nel camin sentito:
+ Se allora l’omo se scontra col dragone,
+ Combatte l’alifante e fa defesa,
+ Che l’omo non receva lesione.
+ Cossì tu divi conoscenza avere,
+ Tenendo sempre la memoria accesa
+ Et in tutti l’acti la rason vedere;
+ E bagnar l’alma da li peccati enorme,
+ Humiliando el cor al to Fattore.
+ Oi mente peccatrice che pur dorme,
+ In ciò che fai, leva el grand’aspecto
+ E la toa mente verso ’l primo amore
+ Chè da lui nasce tutto ’l ben perfecto!
+ E, se peccando smarrisci la via,
+ A penetenzia rason te conduca,
+ Sì che non caggi ne la morte ria:
+ Mira la morte como forte rugge;
+ Tolle el disio dal cor che te manduca [L. c. 49 t.]
+ E pensa che la vita onnora fugge.
+ Certa è la morte, ma incerta è l’ora;
+ Però resisti combattendo, et ora.
+
+
+CAPITOLO XL[145]
+
+ De lionessa el liopardo nasce;
+ E lo lion giace con la lioparda.
+ Crudo de pietà, quando se pasce,
+ Desdegna, se non prende in quattro salti, [C. c. 46]
+ E per vergogna in terra fisso guarda;
+ Pensando sdegna de li vili assalti.
+ Inganna lo lion ne la so caverna,
+ Qual ha do’ bocche e de mezzo è stretta.
+ Cossì natura vol che qui descerna.
+ Veggendo lo lion, prende a fuggire;
+ E lo lion lui consegue in fretta;
+ Como tu sai, li conven morire.
+ Cossì ’l peccato, che conduce a morte,
+ Ne l’infernal caverne te rechiude,
+ Che de l’escire mai non trovi porte.
+ Lì se piange e stride eternalmente,
+ Lì la pietà li occhi chiude,
+ Lì non passa mai la trista gente,
+ Lì la mente umana è senza spene
+ Di ritornar nel divino bene.
+
+
+CAPITOLO XLI[146]
+
+ Cava li morti de le sepolture [L. c. 50]
+ Hiema, e contrafà l’umana voce,
+ Per devorar l’umane creature.
+ Muta el sesso animal sodomito
+ E, quanto po’, a li cani sempre noce;
+ A la soa voce onne animal sta quito.
+ Giace con lionessa questa fera,
+ E nasce de costoro animal feroce,
+ Che chi lo vede de vita despera.
+ Cossì lo nimico al laccio mena,
+ Dando l’audito al parlar atroce,
+ Che con dolcezza ne conduce a pena;
+ Si che, peccando, devora noi morti, [C. c. 46 t.]
+ Se de resuscitar non semo accorti.
+
+
+CAPITOLO XLII[147]
+
+ De macchie negre e bianche è la pantera;
+ Natura la depense per bellezza;
+ El draco, quando vede lei, despera;
+ Po’ de desnar, dorme al terzo giorno;
+ E po’ che surge, fa de odor dolcezza,
+ Si che l’animal stann’a lei intorno,
+ Salvo che ’l draco. Cossì fa lo cattivo
+ Che fugge de li boni sempre l’aspecto, [L. c. 50 t.]
+ Perchè de conoscenza è ceco e privo.
+ Pur conversando con le vil persone,
+ Da lor non nasce ma’ benign’effecto,
+ La voglia pur seguendo e non rasone;
+ Ma, conversando con li boni, s’acquista
+ Honore e laude, che esalta l’omo,
+ E in onne loco mostr’ardita vista.
+ Usanza dà la forma a li costumi.
+ Secondo el conversar, s’acquista nome.
+ A ciò che la ignoranzia si consumi,
+ Fuggi li pravi e con li boni conversa,
+ Da i quali non nasce mai cosa perversa.
+
+
+CAPITOLO XLIII[148]
+
+ Veloce corre, sì como sagetta,
+ El tigro, quasi simil de pantera;
+ De soi fioli sempre sta suspetta.
+ El cacciatore con passi soperchi
+ Li soi fioli, a ciò che questa fera
+ Non segua lui, vedendo soa figura.
+ Crede, guardando dentro ne li specchi, [C. c. 47]
+ Che sian soi fioli, e così fugge
+ El cacciatore con passi soperbi.
+ Poi che se vede ingannata da l’ombra,
+ O quanto dolorosamente rugge,
+ E de dolore la soa mente ingombra.
+ Cossì ’l nimico fura l’alma e tolle,
+ Con questi dolci specchi che vedemo,
+ Chè da la cognoscenza ne destolle. [L. c. 51]
+ Ai, quanto qui el pensier me fa paura,
+ Pensando a poco tempo ove saremo,
+ Veggendo che la vita poco dura;
+ E, sì como l’acqua che descorre, passa
+ La vita nostra, e questo mondo lassa.
+
+
+CAPITOLO XLIV[149]
+
+ Per terra va castoro con l’animali.
+ E nato sotto acqua como pesce.
+ Sterpa de lui le membra genitali,
+ Vedendo el cacciator, per non morire:
+ De darli quella parte non l’incresce,
+ Veggendo che da lui non po’ fuggire.
+ Or quest’exemplo prendi, omo carnale;
+ Affliggi la toa carne, ’l to pensero,
+ Qual te conduce nel gravoso male;
+ Lassa el delecto per la toa salute,
+ Si che non mori da l’inimico austero;
+ Non possa mai sentir le sue ferute;
+ E, se ’l delecto la toa mente pasce,
+ Pensa che de dolcezza pena nasce.
+
+
+CAPITOLO XLV[150]
+
+ O quanto è l’unicorno fero e forte, [L. c. 51 t.] [C. c. 47 t.]
+ Che l’elifante combatte e inimica
+ E molte volte lo conduce a morte.
+ Dentro nel cor lo prende umilitate;
+ Mirando la donzella a lei s’applica,
+ Cossì lo prende la virginitate.
+ Or qui m’entendi, plù ch’io non so dire,
+ Se vertù po’ de femena venire.
+
+
+CAPITOLO XLVI[151]
+
+ Forte s’alegra ne la luna nova
+ La simia; e, quand’è mezza, si fa trista,
+ Che par che sopra lei li penser plova.
+ Se cacciator la trova con li so nati,
+ Presto è smarrita; e volta soa vista;
+ Fugge stridendo con l’occhi infiammati.
+ El picciol fiol, el qual plù ama,
+ Pialo in braccia, e po’ lo maiore
+ Al collo glie s’appicca e fa glie brama:
+ Lassa lo maggiore per gravezza,
+ E porta quello che l’è plù nel core,
+ E tosto se prende per cotal carezza.
+ Cossì fa la dolcezza de i fioli
+ Cader lo patre nel gravoso affanno,
+ Onde possede li gravosi doli.
+ Per li fioli non deve el iusto patre
+ De l’alma soa medesma esser tiranno,
+ Avegna che l’amor nel cor li latre;
+ Pur, l’anima dev’amar, sopr’onne cosa, [L. c. 52]
+ La mente de ciascun, se è virtuosa.
+
+
+CAPITOLO XLVII[152]
+
+ El cervo in melodia se delecta,[153] [C. c. 48]
+ Sì che l’un cacciatore canta e sona,
+ E l’altro mortalmente lo sagetta.
+ Se ’l fiume o qualche acqua po’ passare,
+ Reprende forza: sì con sè rasona,
+ Che li cacciador lui non pon pigliare;
+ Ma, quando è preso, forte muge e piange,
+ Veggendose che è de vita privo,
+ Con pietose lagreme pur langue.
+ Molte proprietate son nel cervo
+ E in molt’altr’animal che qui non scrivo,
+ Che nella stanca penna li reservo.
+ Ormai conven tractar de petre certe,
+ Che siano lor vertù qui ben aperte.
+
+
+CAPITOLO XLVIII[154]
+
+ Non ch’io sia bon nè che bon me tegna,
+ Ma seguirò lo viso de li boni,
+ Se ciò ch’io dissi vidi che non ategna.
+ L’uman pensero spesse volte falle,
+ E ’l tempo muta l’alte opinioni. [L. c. 52 t.]
+ Se nova stella regna in questa valle.
+ Io ciò te dico, chè de queste pietre
+ Già t’impromisi de far simiglianza:
+ Piace ad Apollo che de ciò m’arietre.
+ A ciò che me despone non me doglio,
+ Perchè ’l miore de ciò n’è dubitanza:
+ Ascolta adonqua ciò che dir te voglio.
+ Per foco nè per ferro el diamante
+ Se rompe, per potenzia del Saturno;
+ Resiste soa natura al negromante;
+ Li spirti fuga tosseco e paura; [C. c. 48 t.]
+ Raccende amore, se ’l desdign’è inturno.
+ È simel de cristallo soa figura;
+ Chi che lo porta nel sinistro braccio,
+ Val contra l’inimici e leva sogni.
+ Contra de briga mattezza et impaccio,
+ Io taccio, per servir qui a le donne,
+ Natura occulta che pur abisogni,
+ Non sì dolente, se ciò se nasconne.
+ Chi in caldo sangue questa petra involve,
+ Over con plumbo per natura occulta,
+ Poca percossa in polve lo dissolve.
+ Presente questa, già mai calamita
+ In lei de trar lo ferro non resulta,
+ Ma fa nel tempo soa potenzia quita.
+ E l’altro, che Arabia produce,
+ Vaccio se rompe como lo cristallo.
+ Una vertute in tutti questi luce.
+ Plù ch’una fava non passa soa forma;
+ In lui è gran vertute senza fallo;
+ Col ferro soa natura se conforma.
+ E lo zaffiro, per potenzia de Jove,
+ Conforta el cor, dico, orientale,
+ Serva le membre e lor vertute fove;
+ Val contra febre veneno et antrace,
+ E subito l’appicca su in quel male; [L. c. 53]
+ Conforta ’l viso e conserva la pace;
+ Tolle dal core l’invidia maligna;
+ Fuga ’l temere e fa l’omo audace;
+ Umel fa l’omo e castità designa:
+ E questa gemma val’ a l’idromanti [C. c. 49]
+ Et a li magi, per vertù che face,
+ Chè solve ’l captivato con lor canti.
+ Mostra ’l color simel de lo celo;
+ Posto a le tempie, el sangue del naso
+ Restrenge, per vertute e no per gelo;
+ Onne tumore et apostema sana;
+ Se soa natura non perde per caso
+ D’acto carnale, per cui sta lontana.
+ Mercurio li spira le vertute
+ In el smeraglio, ch’è sopr’onne verde;
+ De molte infirmitate fa salute;
+ Morbo caduco e li mitriti cura;
+ Conserva ’l viso che per vertù non perde;
+ Conforta la memoria e la natura;
+ Li spirti fuga e lor false scorte;
+ Chi vol divinar seco lo porte.
+
+
+CAPITOLO XLIX[155]
+
+ El terzo celo col secondo agate
+ Negra la forma con le bianche vene,
+ E l’altra con sanguigne variate.
+ El fiume Agate, che Cicilia bagna,
+ Questa con le bianche macchie tene,
+ E l’altra con citrine che tolle lagna. [L. c. 53 t.]
+ Con quella che Cicilia ne manda
+ El negromante converte tempesta,
+ El fiume fa seccare che più non spanda;
+ E l’altra, qual ha sanguigne macchie,
+ Conforta li occhi et alegrezza presta,
+ Ole nel foco, non che se desmacchie.
+ Contra ’l veneno, dico, che resiste [C. c. 49 t.]
+ E anche quella con le macchie citre;
+ Fa l’omo piacente ne l’umane viste;
+ A forza a facundia et a parlare
+ Despone l’omo, se non sonno vitre;
+ Le parti nude tutte virtù care,
+ E Iove che in testa forma o ventre
+ In el capone ch’è sotto lui concepto
+ Pur che ’l so raggio sotto ’l Cancro c’entre.
+ Alestrio, ch’intro reten lo sperma.
+ Sì com’oscuro cristallo mostr’aspecto,
+ Fa l’om constante e grato onor conferma;
+ Fa l’omo vincitor ne la battaglia,
+ Discreto, con dolcezza de parole;
+ E forte con luxuria t’abaglia:
+ Tolle la sete a chi la porta in bocca;
+ Li amici desdegnati flecter sole;
+ Se non sta in oro soa vertù sbrocca.
+ D’amor la stell’e soa vertù compone
+ Le parti del berillo e l’altri tutti,
+ Che sono de cotal complexione.
+ Pallido verde, simele del smerallo,
+ Li sospir tolle e l’occhi mostr’assutti;
+ Resiste a l’inimici e a lor fallo;
+ Dal ficato remove infirmitate;
+ Sottiglia la vertù de l’intellecto,
+ Dal stomaco la soa ventositate;
+ Val ad amor e sempre l’omo exalta;
+ El matrimonio ten con gran delecto;
+ Fa verso l’inimici la mente alta; [L. c. 54]
+ Incender fa la man, de ciò si’ certo, [C. c. 50]
+ S’al sol s’oppone, como tu se’ già sperto.
+
+
+CAPITOLO L[156]
+
+ In graziosi raggi de lo sole,
+ Ne l’isola d’Arabia splendendo
+ Topazio se trova, el qual se cole.
+ El moto de la Luna per sè sente;
+ La vista fa reversa lui veggendo;
+ Affredda l’aqua quand’è ben fervente
+ Resiste a la lunatica malía,
+ A passion moridial, resiste
+ A l’ira, tristezza e frenexia;
+ El sangue strenge per la soa freddezza,
+ E credese che dignitate acquiste;
+ Sopr’onne pietra mostra soa chiarezza.
+ Subita morte lo topazio tolle;
+ In ciò non aggi la memoria molle.[157]
+
+
+CAPITOLO LI
+
+ Diaspro nasce, per vertù de Marte,
+ Permisto de coluri varii e multi;
+ In dece sette spezie se parte;
+ Idropica malia e febre calde
+ E fantasía de li moti stulti
+ Mitiga, e le vertute in nui fa salde.
+ Ne li gran fatti fa l’om securo;
+ Strenge la donna, sì che non conceve,
+ Et omne sangue corrupto lo fa puro;
+ Luxuria e sudor constrenge e serra;
+ Ligata ne l’argento portar deve
+ Ciascun questa pietra, se fa guerra.
+ Del nostro viso la vertù ’ssottiglia. [L. c. 54 t.] [C. c. 50 t.]
+ Che macula non prende mai nè sorde
+ D’ogne fattura ciascun om despiglia.
+ La Luna forma per vertù gagate;
+ De soa proprietà non te discorde,
+ Chè te fa certo de virginitate.
+ Chi l’acqua beve, per vertù divina
+ De questa petra et omo non conube,
+ Senza ’l so voler subito urina;
+ Se è corrotta, urina non distilla:
+ Or questa prova lo to cor desnube,
+ Se de piacer te tocca mai favilla.
+ Li spirti fuga da li corpi umani
+ E, con l’odor, fuga li serpenti,
+ L’idropici retorna quasi sani,
+ Giova a la donna nel gravoso parto;
+ Soa polvere refrena ben li denti:
+ Lo mio segreto con teco lo parto.[158]
+ Litropia, ch’è dicta l’orfanella,[159]
+ Verde del corpo con sanguigne gotte,
+ Marte la forma con la trista stella.
+ Ne l’acqua fredda ove ’l sole spire
+ Se questa mitti, parrà che zangotte
+ L’acqua fervente per lo gran bollire:
+ Anche se metti questa in acque chiare,
+ Sì che li raggi del sol la percota, [L. c. 55]
+ Sanguigno l’aire subito traspare;
+ Sì che lo sole a nui se mostra obscuro,
+ De fin che questa petra fia remota.
+ Cum questa po’ chi vol essere furo.
+ Gionta con questa litropia planta. [C. c. 51]
+ Como la calamita, el ferro suge.
+ Cossì, sugando, el nostro viso amanta.
+ Restrenge ’l sangue quando è l’om ferito;
+ El aspro veneno da nui destruge;
+ Chi seco l’ebbe non fo mai fallito.
+ El panteron è ditto da pantera,
+ Nel qual tu vederai septe coluri;
+ In lui pose vertù ciascuna spera:
+ Fa l’omo audace e de vertù convincto,
+ El sol nascendo con li raggi puri,
+ Che chi lo sguarda non po’ esser vincto.
+ È nebuloso iacinto et rubino,
+ Secondo che ne l’air se demostra:
+ Quel ch’è granato, dico ch’è plù fino.
+ In lui se trova gran perfeczione;
+ Conforta in tutto la natura nostra,
+ Da noi tollendo la suspizione;
+ Tolle dal core sempre la tristezza;
+ Resiste a pestilenzia de l’aire;
+ Ad nerbi et a le membra dà fortezza;
+ Fuga veneno e li umori adegua;
+ Umor che fosse de natura vaire,
+ Per soa vertù, el destrenge e l’equa.
+ Dal sole in lui fo penta tal vertute,
+ Chè a nostra vita facesse salute.
+
+
+CAPITOLO LII[160]
+
+ Diacodio, se tocca el corpo morto, [L. c. 55 t.]
+ Perde la so vertù e ma’ non torna:
+ Molte fiate de ciò me son accorto.
+ S’è messo in aqua, vegnon per natura [C. c. 51 t.]
+ Li spirti tutti de la setta borna.
+ È simel de berillo soa figura.
+ Et abeston, se in foco s’accende,
+ Per cosa natural non sarà morta,
+ Ma sempre como stella lì resplende.
+ È como ferro in vista el so colore;
+ Altra vertù in sè, dico, non porta,
+ Ma alcun vol dir che vaglia ad amore.
+ La calamita per sè tira lo ferro,
+ E questa nasce in India maiore;
+ E l’altra in Etiopia, se non erro.
+ Da lei lo ferro fuga con l’aspecto;
+ Un’altra è calamita de dolore,
+ La carne umana tira ’l so conspecto.
+ Reforma amore fra donna e marito;
+ Dà grazia e bellezza nel parlare:
+ Se c’è suspecto, puni qui el to dito.
+ Dormendo a lato a donna, mitti questa,
+ Che sott’al capo se conven celare
+ Sì plano che a lei non sia molesta:
+ In ver de te se volta, se l’è casta;
+ Delecto fugge quasi col temere,
+ Se già mai fo cercata d’altra tasta.
+ El diamante simelmente face:
+ Per cortesia ben devria tacere,
+ Ma dicer voio ciò che dentro giace.
+ La calamita, quanto poi, la trita
+ Et in quattro canti de la casa poni;
+ Carboni ardenti senza fiamma ardita
+ Despargi questa polver sopra quisti, [C. c. 52]
+ Pararà cader la casa senza troni
+ Et altre novetà che non vidisti. [L. c. 56 t.]
+ Queste tre petre le conduce Marte,
+ Et anche ’l Saturno ce ten parte.
+
+
+CAPITOLO LIII[161]
+
+ Luce ’l carbonco ne l’oscuritate,
+ More nel foco sì como carbone,
+ Bagnato in aqua torna in claritate.
+ Dodeci sono le spezie de costui.
+ Marte, so patre, la luce despone;
+ La nocte in foco se demostra a nui.
+ Epistico è che luce e franca ’l core
+ E fuga onne tempesta da li fructi;
+ A lo sole opposto manda ’l foco fore.
+ La fervente aqua questa pietra afreda;
+ Locuste et auseli fuga tutti;
+ E nulla cosa vol che ’l fructo leda.
+ Mostrase violato l’amatisto,
+ Qual da noi tolle ’l pravo cogitare;
+ Sollicito fa l’om, si com’ho visto.
+ Vale a l’intellecto e a l’om imbriago:
+ In cinque modi se po’ demostrare.
+ De quel ch’è violato pur m’appago.
+ Dal Sol se forma de queste ciascuna;
+ Queste altre qui de sotto da la Luna.
+
+
+CAPITOLO LIV[162]
+
+ Ceramo pur nasce del gran tono.[163]
+ Chi castamente quisto seco porta
+ Mai non porà morir de quil trastono.
+ In quella casa, castello nè villa [C. c. 52 t.]
+ Non po’ cader, che questo l’ha morta
+ Con soa vertù, secondo la sibilla.
+ A vincer onne briga e le battaglie
+ Vale, et a dolce sonno con quiete,
+ Sì che, dormendo, non sente travaglie.
+ È calcidonio pallido e incolore;
+ De le vertute conserva le mete
+ De iuventute vence briga e dà valore.
+ S’è perforato, anche me resiste
+ A spirti maligni e a lor beffe,
+ Mostrando insigno le diverse viste:
+ De dì e de nocte fanno gran paure,
+ Che, dubitando, l’omo par che ceffe,
+ Veggendo l’ombre e subite figure.
+ Nasce ne l’Alpe del septentrione
+ Cristallo fatto de l’antiqua neve,
+ Secondo la comuna opinione:
+ Opposto al sole, de for mand’el foco;
+ La sete, posto in bocca, cessar deve;
+ Trito col mele fa lacte non poco;
+ E forte vale al colico dolore,
+ Chè fa cessar quel maligno umore.
+
+
+CAPITOLO LV[164]
+
+ Lentra, che l’aqua per vertute tira [L. c. 57]
+ De l’aire, e sopra sè cossì condensa
+ E par che dentro nasca chi la mira,
+ La rondene la porta nel so ventre;
+ Chè nasce in lei, allor quando comensa;
+ Che chi la vole, giovene la sventre.
+ Dico de celidonio, quel ch’è rosso: [C. c. 53]
+ Vale a la lunatica malía
+ Et a chi fosse de mattezza mosso;
+ Grato e facondo fa l’omo parere.
+ L’altro, ch’è negro, tolle tutta via
+ L’ira e la febre, quanto al mio vedere.
+ Questo se mostra nudo de bellezze;
+ In lui è gran vertute senza fallo,
+ Chè d’ogne umore tolle le gravezze.
+ Nel Rosso Mare da l’aqua coperto
+ È legno per natura lo corallo;
+ Ne l’air se fa petra, e quest’è certo.
+ A folgore resiste et a tempesta;
+ Li spirti fuga col caduco morbo;
+ Fa la fortuna in noi veloce e presta;
+ Multiplica li fructi; el sangue stregne;
+ Lo stomaco conforta. Or non si’ orbo,
+ Che de portarlo la mente te sdegne.
+ Rosso e bianco corallo se trova
+ In tutti. Credo che sia una prova.
+
+
+CAPITOLO LVI[165]
+
+ Ne le marine conche margarite
+ Nascono, ma pur quelle del celo[166]
+ Credo che sieno de vertù compite. [L. c. 57 t.]
+ Da la celeste rosata se forma
+ Ciascuna margarita senza velo;
+ La vita nel valor sempre reforma.
+ Perpetua iacesse galassía
+ Nel foco, già mai prenderia calore:
+ Cossì natura vol che fredda sia.
+ La corniola pur mitiga l’ira [C. c. 53 t.]
+ De ciascun membro, chè non vada fore,
+ E stringe el sangue per vertù che spira.
+ Qui faccio fine de le sacre pietre,
+ Che qui tu trovi scripte le più degne.
+ Prego che chi po’ de queste impietre.
+ Se d’erbe qui non tracto nè de piante,
+ I’ prego che chi legge non se sdegne,
+ Ch’a medico le lasso che ne cante
+ E leve la vertù intellectiva,
+ Veggendo che peonia ven da la Luna,
+ E da Saturno ven la sempreviva,
+ E dudece erbe de cotanti signi.
+ Ciascuna, quando regna lor natura,
+ Remove e strenge tutti umor maligni.
+ E tu ad me; Ornai vorrìa vedere,
+ Da qui innanti, qual’è el tuo volere.
+
+
+
+
+LIBRO QUARTO[167]
+
+
+CAPITOLO I
+
+ Io voglio qui che ’l quare trovi ’l quia,
+ Levando l’ale de l’acerba mente,
+ Seguendo del filosofo la via.
+ Del dubitar querendo è gran vertute,[168]
+ Chè l’amirare de la prima gente [L. c. 58]
+ Fece nui certi de l’alte vedute.
+ Amor che nasce de consimel stella
+ Perchè, se dui una cosa amando,
+ In ver de l’altro sta la mente fella?
+ Dico che ciò deven per accidente;
+ E ciò tu poi veder, che, l’un cessando,
+ In grazia torna de l’offesa mente.
+ Se per consimel cel costei pur amo, [C. c. 54]
+ Et ella in ver da me perch’è sì dura
+ Nemica de mercè quant’i’ plù bramo?
+ O genti cieche et intellecti storpi,
+ Como la via deritta n’è obscura,
+ Non contemplando li celesti corpi!
+ Esser non po’ che sia la mente nuda
+ D’amare amante, dico, più e meno:
+ Or voglio che tal ditto in te se chiuda.
+ Se altri t’ama, vogli esser esperto;
+ Or mira se ami e como se’ pieno
+ D’amor; e del contrario serai certo.
+ Se le toe stelle for nel basso cerchio
+ E quelle de costei ne l’alto punto,
+ Amor t’enfiamma del desio soverchio.
+ E tu a me: Perchè quisto desío
+ Non cessa, fin ch’amor non è congiunto?
+ E qui te scrivo ciò che ne cred’io.
+ Onne desio presuppone el fine,
+ Et onne moto consegue soa forma,
+ Et, conseguendo, conven che decline.
+ Como do’ anime è una per piacere,
+ Cossì doi corpi natura conforma,
+ In quanto po’ seguendo el so volere.
+ Perchè è sì ardente el paterno amore
+ Che, più che sè, assai li fioli ama,
+ E, sopra tutti, perchè più el menore?
+ Chè ’l nato la memoria ten del patre,
+ Accorso scrive che de ciò s’enfama: [L. c. 56 t.]
+ Voglio che mia rason so ditto squatre.
+ Se altra cosa fa maior memoria [C. c. 54 t.]
+ Che li fioli prima ver non dice;
+ De ciò serai tu certo a poco d’ora.
+ Chi al mondo scrive ciò è noto espresso
+ Che fa maior memoria e più felice:
+ Ascolta como è ver ciò che confesso.
+ Tesoro edificare e li bon nati,
+ E chi scrivendo leva ’l so intellecto,
+ Conserva la memoria a li passati.
+ È gentil cosa vivere per fama,
+ Che poi la morte a l’alma fa delecto,
+ Odendo che lo mundo de lei chiama.
+ Propria carne spirito e natura
+ Che veste ’l nato per vertù divina,
+ Quest’è del patre propria figura.
+ Nessun altri più che sè sì po’ amare:
+ Questa me pare sentenzia latina;
+ Non te conven plù de ciò dubitare.
+ Naturalmente ciascun ama tanto,
+ Ma l’accidente che natura volve,
+ El patre move el plù el meno alquanto.
+ Per simel pacto et hanc utilitate,
+ El natural voler se desolve,
+ Amando più el menor per puritate.
+ Move la purità la mente umana
+ E como donna onesta infiamma ’l core:
+ De qui la mente toa non sia lontana;
+ Chè cognoscendo questi dolci passi,
+ Sentirà l’alma del novo valore;
+ Sì ch’io te prego che qui non mi lassi,
+ E fa che ’l dubitare to’ sia possente, [C. c. 55]
+ Se voi che respondendo te contente.
+
+
+CAPITOLO II[169]
+
+ Perchè nel celo son contrarii moti, [L. c. 59]
+ Che da ponente movon onne pianeta,[170]
+ Contra del primo manifesti è noti?
+ Dico che Deo e la natura digne
+ In tutte cose pose fine e meta;
+ Or mira la rason che qui t’assigne.
+ Se tutt’i celi movessero inseme,
+ Già mobele saría la ferma terra,
+ E solo un tempo senza l’altre streme.
+ Le qualitati servan quattro tempi,
+ El moto natural che non deserra,
+ Per altri cursi che son plù per tempi.
+ Perchè scentilla de l’octava spera
+ Ciascuna stella, e le pianete stanno?
+ La mente dubitando vol che quera.
+ Perchè son più lontan dal nostro aspecto,
+ L’octave stelle, sì che li occhi fanno
+ De questo scintillar novo concepto.
+ Or prendi exemplo nel propinquo lume,
+ Che quanto più se cessa plù scintilla;
+ Stando da presso muta tal costume.
+ Perchè s’obscura lo Sol e la Luna?[171]
+ Nel primo libro tal rason se stilla,
+ Ma non perch’è sanguigna negra e bruna.
+ Io dico che movendo quisti lumi,
+ Allora, se Saturno segnoreggia,
+ Son verdi e negri como densi fumi.
+ Sono sanguigni si li mira Marte; [C. c. 55 t.]
+ Ciascun vol Iove che bianco se veggia;
+ Venus citrini li fa in onne parte. [L. c. 59 t.]
+ Quando la Luna è ne l’oscuro Sole,
+ Tu vederai diversi colori,
+ Si’ certo che Mercurio ciò vole.
+ E tu a me: Perchè lo Sole scalda
+ Aprendo d’onne animal li soi pori,
+ S’in lui nisiuna qualità s’esalta?
+ Li corpi luminosi per natura,
+ Per la reflexion de lor clarezza,
+ In calda forma l’aire trasfigura.
+ Nel vaso freddo vitriato e polito,
+ De ciò ch’io dico vederai certezza:
+ Or ’scolta che de ciò te fo sentito.
+ Removi ’l vaso ch’io t’ho sopra ditto,
+ Sì che dal foco caldo non receva,
+ Ma ’l so splendore in lui fera diritto:
+ Senterai ’l caldo, s’appressi le guance.
+ Per plù sentire, la tua mente leva,
+ Chè ciò ch’io te dico non son ciance.
+ E tu a me: Perchè sempre vedemo
+ La Luna poca, e poi ven crescendo,
+ De fin ch’è piena, e de ciò certi semo?
+ Io dico che la Luna non ha la luce
+ Se non dal Sole, che ’n lei splendendo:
+ Quanta ne vedi, tanto ella reluce.
+ La Terra in mezzo infra lor s’oppone,
+ Però la Luna cossì se demustra,
+ Che là el sole più veder non pone;
+ Ma quanto va plù verso l’oriente, [C. c. 56]
+ Tanto a noi plù se mostra lustra,
+ Chè vede el sole più speditamente.
+ Perchè la donna, se la Luna è piena,
+ Non turba specchio con li occhi sdegnati;
+ E s’ella è poca, de ciò sente pena?
+ La Luna, per soa natural vertute,
+ Rectifica li umor destemperati,
+ Sì che da lei procede tal salute; [L. c. 60]
+ Ma diminuta soa natura innata,
+ Multiplica l’umidità corrotta,
+ Qual fugge la natura stimulata.
+ E tu a me: Perchè allor questa piaga?
+ Per la freddezza e per la gola giotta
+ Conven ch’ogne mese a ciò se traga.
+ Perchè ciascuno più la Luna teme,
+ Che non fa ’l Marte Saturno con Iove,
+ Essendo lor potenzie tanto estreme?
+ Dico che la Luna, se è subiecto
+ De tutti celi, e più presso move,
+ Però tememo plù el so defecto.
+ E tu a me: Perchè, quando è rotunda,
+ Onne villano li soi travi taglia?
+ Chè allor l’umidità più abbunda,
+ La qual per più tempo li conserva,
+ Sì che da la ruina non si baglia
+ La fabrica, ma sta dura e acerba.
+ Perchè suo raggio, se dintra per buco,[172]
+ E fer cavallo col piagato dorso;
+ E ciò non avven, se ’n campo lo conduco?
+ Tu sai che more e spasemando langue,
+ Perchè scolora chi dorme a so corso,
+ Che par che ’n corpo non li sia sangue.
+ Lo raggio, che per buco cossì spira,
+ Sopra la piaga è più forte unito
+ E reflectendo più renforza l’ira;
+ Ma li campestri raggi son dispersi,
+ Per l’air che se move e non sta quito;
+ Però tu vidi li effecti diversi.
+ Trovando la corrotta umiditate,
+ Che per la Luna prende più vigore,
+ Ciascuna de li parti a lei, compate.
+ Menando el sangue per diverse vene,
+ Li spiriti che corrono al dolore,
+ E quanto po’ ciascuna, tanto sostene. [L. c. 60 t.]
+ Longo dormire non fo senza danno
+ Sotto suo raggio che la vita scorta,
+ E fa de gran dolore novo affanno:
+ Corrumpe la vertù che l’om nutrica,
+ Per la freddezza che ’l viso ammorta.
+ Conven che d’altra cosa qui te dica.
+ Or leva la vertù del to intellecto
+ Verso la qualità, dov’hai sospecto.
+
+
+CAPITOLO III[173]
+
+ Perchè cigotta la fiamma nel stizzo[174]
+ E perchè l’omo subito la smorta?
+ È cosa occulta, natural o vizzo?
+ Ventosità rechiusa ch’è nel legno,
+ E l’umido ch’è seco ogn’ora porta,
+ Move la fiamma, sì che fa tal segno.
+ Anch’io te voio dir como nel foco [C. c. 57]
+ Fanno venir figure li piromanti,
+ Chiamando scarbo marmores e sinoco.
+ Li geomanti con li sicchi[175] punti,
+ Con l’ossa de li morti nigromanti,
+ Ne l’aire l’idromanti son coniuncti.
+ Ciascun de quisti, ne la piena Luna,
+ Li spiriti chiamando con lor muse,
+ Sanno ’l futuro per caso e fortuna:
+ Per strepiti de l’incantate palme,
+ Per l’osso biforcato che se chiuse,
+ Sanno el futuro queste dampnate alme.
+ E tu a me: Or qui me parli obscuro; [L. c. 61]
+ Che voi tu dir de l’osso biforcato?
+ Chè de le palme qui saver non curo.
+ L’osso davanti al pecto ch’è nel gallo,
+ Posto nel foco poi ch’è incantato,
+ O strenge o apre senza alcun intervallo.
+ E tu a me: Or qui voio esser certo,
+ Lassando ’l primo unde ’l sermon nacque;
+ Prego che ’l vero qui non sia coperto.
+ Queste fatture e quisti sortilegi
+ E carmi che se fanno sopra l’acqua
+ Io non credía. De ciò mi correggi.
+ L’imagin de lo stagno e de la cira,
+ De sperpeglion scriptura de sangue
+ Che con lo spago ligando se tira,
+ E l’anoctare de le prave vecchie,
+ Che par che ’n celo la stella s’ensangue,
+ Li furti vede alcun pur che se specchie.
+ E io a te: Omne creata cosa [C. c. 57 t.]
+ Ha soa vertute sopra qualitate,
+ Occultamente in lei nascendo posa.
+ Quisti maligni spiriti, che sanno
+ De li elementi le vertù celate,
+ Per cosa natural questi acti fanno;
+ Sì che chiamati, con li lor tributi
+ D’umano sangue e con morti gatti[176]
+ Con ugne e capilli e altri vuti
+ E con le dinà carne mirra e ’ncenso
+ Con legno d’aloe e altri patti,
+ Fanno quisti acti veggendo lor censo.
+ L’imagine che fanno, per amore
+ De quella cira che da prima appare,
+ De ciò io voglio che non si’ in errore.
+ Lo spirto chiamato in quella faccia
+ Le cose natural subito rape,
+ Et onne cosa che delecto faccia.
+ Move la fantasia de la donna [L. c. 61 t.]
+ Con queste cose, ardendo nel disio,
+ Sì ch’amor in lei nascendo abonna.
+ Topazio, che fa vista reversa,
+ A ciò resiste. Quel che te dico io
+ Fa che tu celi a la gente perversa.
+ Quisti altri, che non possono iacere
+ Con le lor donne, chè son fascinati,
+ Che su ne l’acto perdono ’l volere,
+ La forza de la vertù genitale,
+ E li organi che per lei son animati
+ Stando ligati in acto naturale;
+ Ma del cappon la graziosa pietra, [C. c. 58]
+ Coniuncta con li rami di coralli,
+ Questa freddezza da l’omo si arietra.
+ Con li fanciulli vergini lo furto,
+ Nel specchio ne lo vitro in cristalli,
+ Alcuno incanta con lo veder curto.
+ Voglio che saggi qui la nova fraude
+ Che fanno le maligne creature
+ Fra li compagni, per aver plù laude.
+ Stando ne l’air, reflectendo l’ombre,
+ Non son nel specchio le iuste figure:
+ De tal pensero la mente se sgombre.
+ El primo, qual ch’incontra quel che fura,
+ Appareli con lo furto manifesto,
+ Con l’accidenti de la soa figura.
+ E tu a me: Sì dolce è lo savere,
+ Che me de’ perdonar, se io t’enfesto,
+ Ch’io me movo a ciò, per plù vedere.
+ Le imagin del stagno over del plumbo
+ Fatte sotto l’aspecti de le stelle;
+ Carattere trianguli con salumbo;
+ Como s’acquista in lor forma e vertute
+ Vorria saver de ciò; dimme novelle;
+ Or leva li occhi per la mia salute.
+ Et io a ti: Dal celo ven la forma, [L. c. 62]
+ Che limitando la proporzione,
+ Le quattro qualità questa conforma;
+ Sì che, nel mixto, natura resulta:
+ Simel è ’l creare e poi perfeczione,
+ Si como ’n calamita è form’occulta
+ Or prendi exempio qual qui te demostro: [C. c. 48 t.]
+ Son doie figure d’un beato e santo
+ D’ugual bellezza, presso al viso nostro;
+ Fatto per Giotto, dico, in divers’ore:
+ L’una s’ador’e lauda con gran canto,
+ E l’altra press’a questa non ha onore.
+ Lo spazio che tu fra le stelle vidi,
+ Fra ’l confalone el puzzo el foco sacro,
+ El gran secreto voglion che tu cridi.
+ Lì sono le carattere consignate.
+ Le lor vertute qui non te disacro,
+ Qual sono da la sibilla sigillate.
+ E tu a mi: Or quisti ciromanti
+ E quisti auruspi, e quando l’occhio sbatte,
+ Voio saver como de lor canti;
+ E se ’l sternuto è segno d’accidente,
+ Et incontrare animal vecchie o matte
+ E cieco e zoppo e chi de guercio sente.
+ Et io a te: Li ciromanti signi,
+ In quanto in noi sono per natura,
+ Io dico che de nota sono digni.
+ Passa lu signo per li sensi umani,
+ De fin’ a l’entellecto, con forma pura,
+ Si che ’ntendemo l’effecti lontani.
+ Non che tal segno sia cascion de questo,
+ Ma noi fa certi onde ’l segno move,
+ Chè tanto el iudicar se fa plù presto.
+ Metter se vol la man ne l’acqua calda,[177]
+ Che li accidenti segni ella remove;
+ E con li natural reman poi salda.
+ Del sbatter de li occhi qui te dico, [C. c. 59]
+ Che ben è segno de futuri eventi: [L. c. 62 t.]
+ Ascolta la rason che qui te applico.
+ Quisti doi lumi de la nostra vita
+ Sono casone de quisti accidenti,
+ E po’ natura ch’è da lor nutrita.
+ L’alma gentile, che rememorata
+ Da li superni lumi e da lor guida,
+ Mostra per segno sì com’è informata.
+ Denanti al caso, col temer se stregne;
+ Denanti de lo ben, forte se fida,
+ Secondo che disopra in lor se pegne.
+ E tu a me: Se questo acto depende
+ Dal celo, che ne l’alma fa conspecto,
+ El proprio futuro perchè non intende?
+ Che la grossezza de li umani sensi
+ Obfusca la vertù de l’intellecto:
+ Qui non te parlo secondo li sensi.
+ Dormendo, quisti sensi ben receve
+ El proprio accidente su nel sogno,
+ Che contemplando la vertù conceve.
+ Or prendi exempio e guarda l’epilenti,
+ Qualor de dubitar te fa bisogno,
+ Che dicono el futuro resurgenti.
+ E tu a me: Perchè son quisti moti
+ Ne li occhi sempre e ne l’altre membra
+ Sono da li iudicii remoti?
+ Che l’alma, mota da la summa luce,
+ De la più degna parte se remembra,
+ Sì che ne li occhi tal moto conduce.
+ Auruspi sternutare e altri effecti, [C. c. 59 t.]
+ Ciascun ha qualche vero, ma non sempre,
+ In quanto noi de ciò semo sospecti.
+ Questi che fanno la notoria arte
+ È ver che l’ignoranzia da lor stempre,
+ O è ver che son perdute le lor carte?
+ Et io a te: In ciò t’è testo Deo;
+ Chè in quell’arte son le prece sancte: [L. c. 63]
+ È utele secondo ’l parer meo.
+ Son molti li chiamati e pochi electi
+ A conseguire le vertute tante
+ E contemplar li divini conspecti.
+ Ormai resurga in te la mente nova
+ Del dubitar, per veder la prova.
+
+
+CAPITOLO IV[178]
+
+ Perchè è più freddo quant’è più serino?
+ Dico che ’l vento che ven d’aquilone
+ Allora li vapori mett’ al declino;
+ Ma, respirando poi el meridiano,
+ Che soa caldezza li vapor compone,
+ Sì che fa ’l tempo quasi dolce e piano.
+ Perchè è più friddo nascendo l’aurora
+ Che in mezza nocte e quando ’l Sol se cela?
+ Che la rosata stilla giù in quell’ora.
+ In mezza nocte l’ora è più fredda.
+ Chè più remoto è ’l sole e più congela;
+ La sira è press’al sole, e però non affredda.
+ Perchè d’estate sono maior le vampe
+ La nocte assai più che ’l iorno, dico?
+ O tu che scrivi la tua man non ’ngiampe.
+ Che l’aquilone ten le penne strette [C. c. 60]
+ D’estate, perchè regna ’l so nimico;
+ Ma, nel gelato tempo, for le mette.
+ Perchè d’estate, quando è l’air bruno
+ Celato ’l Sole da le nube dense,
+ Che sì gran vampa fa languir ciascuno?
+ Dico che allotta ’l sole è sì fervente [L. c. 63 t.]
+ Che scalda queste nube e falle accense;
+ Po’ la vampa ne l’air se sente.
+ Anch’io te voio più expresso dire
+ Perchè è plù freddo nel tempo stellato:
+ Or ’scolta qui, se ciò vôi sentire.
+ Exala el caldo e l’umido su mena,
+ Per qual’umidità l’air è gelato,
+ E la rosata piove allor ben piena;
+ Però, nel freddo e nel tempo fosco,
+ Che ’l caldo se reserva e non exala,
+ Brina non cade nè in prato nè in bosco.
+ E tu a me: Perchè vedem la stella
+ Fuggir per l’aire, e in terra cala?
+ De ciò te voio dir certa novella:
+ Non cagiono le stelle de le spere,
+ Che l’una copreria tutta la terra,
+ Ma ’l vento, che da quella parte fere,
+ Move per l’aire li vapori infocati.
+ Dicono certi che nel celo è guerra;
+ Or quisti son li simplici dampnati.
+ Perchè chiamando in Ascoli tu senti,
+ Presso a le mura de le oneste donne,
+ Consimel voce respondendo senti?
+ Dico che l’aire questa voce porta, [C. c. 60 t.]
+ Trova l’opposto che reflecte l’onne,
+ Sì che la voce torna qui rescorta.
+ E tu a me: Or questa galassia,[179]
+ Secondo la sentenzia del magistro,
+ Voio saver da te che cosa sia.
+ Dico, secondo l’altra opinione,
+ Ma non prindissi l’altra nel sinistro!...
+ Ove se forma la mia intenzione.
+ Son prima molte stelle troppo spisse,
+ Ch’illuminando fanno la chiarezza,
+ Son de l’octava spera stelle fisse:
+ Son strette sì, che l’una l’altra tocca; [L. c. 64]
+ Cossì se mostra la bianca bellezza,
+ Questa è la via de la gente sciocca.
+ E tu a me: Or di’ se io dico bene:
+ Vento non è altro che de l’air moto.
+ Ormai de dubitar qui me convene.
+ Perchè, quando comenza primavera
+ De verno e quando autunno sta remoto,
+ Regna l’australe con la spessa schera?
+ Dico che ’l sole che leva li flati
+ De verno ascende verso quella parte,
+ E scaldali ne li tempi nominati;
+ E l’aquilone respira d’estate,
+ Che ’ntanno el sole de lì non se parte,
+ Secondo le nature son limitate.
+ Perchè lo vento che ven d’oriente
+ D’essere sano porta più la voce,
+ Che non fa l’altro che ven da ponente?
+ Dico che ’l sole, con li dolci raggi, [C. c. 61]
+ Purificando sempre lo conduce;
+ Or guarda che in error de ciò non caggi.
+ Perchè ven de la bocca freddo e caldo
+ El flato, dico, quando hala l’omo?
+ Ven congregato el fiato e tutto saldo;
+ Soffiando, non ven l’air congregato,
+ Però ven friddo; tu vidi ben como.
+ Or vidi tu medesmo se t’ho ’ngannato.
+ E tu a me: Or di’ come prende forma
+ Del cor dolente e como nasce ’l sospiro
+ E quando del pensier l’alma se forma.
+ Non respira l’omo, onde infiamma ’l core;
+ Da po’, tira l’air, sentendo il martiro,
+ Sì che ’l suspir, languendo, manda fore.
+ Como plù è ’l penser, più lu sospir se spande;
+ Che, quanto plù del tempo el penser fura,
+ Cotant’è più de l’aire el tracto grande.
+ Contenta l’alma lo sospir d’amore, [L. c. 64 t.]
+ E certa gente forma la natura,
+ Che desiando nel suspir se more.
+ Io me ricordo che già sospirai,[180]
+ Sì nel partire da quil dolce loco,
+ Ch’io dir non so perchè ’l cor non lassai:
+ Sperando de tornar, passo martiri,
+ Strugendose lo cor a poco a poco,
+ ’Nanti ch’io traga l’ultimi sospiri.
+ Oimè quill’occhi da cui son luntano,[181]
+ Oimè memoria del passato tempo,
+ Oimè la dolce fe’ de quella mano,
+ Oimè la gran vertù del so valore, [C. c. 61 t.]
+ Oimè che ’l mio morir non è per tempo,
+ Oimè pensando quant’è el mio dolore!
+ Ora piangete, dolenti occhi mei,[182]
+ Poi che, morendo, non viditi lei!
+
+
+CAPITOLO V[183]
+
+ Veggio ch’ ’l tempo tralucendo passa,
+ Però non dare induzio a lo bene,
+ Che ’l tempo mai non torna, poi che lassa;
+ Po’ ’l tempo non vale, se non è pentire.
+ Per quattro cose pianger se convene,
+ Che fanno per dolor el cor languire.
+ Conven ch’a lagrimar l’alma consenta
+ A li occhi tristi per l’inchiusa doglia,
+ Che ’l iusto pianto so quanto contenta.
+ Pianger dirietro al tempo è senza fructo,
+ E sopra amico che fuo d’una voglia
+ E fin a la morte liberale in tucto.
+ Chi ha vertù e non consegue onore,
+ A chi fo già felice et è caduto,
+ Licito è el pianto per cotal dolore.
+ Quasi se perde, chi che perde amico:
+ O quanto attrista lu tempo perduto,
+ Pensando l’alma e ragionando sico!
+ Sì che non perder tempo; ormai te leva
+ Del tuo intellecto movendo li remi,
+ Dicendo a me perchè ’l mar se solleva
+ E poi s’abbassa, fra la nocte e ’l iorno;
+ E perchè è l’acqua salsa, tu me spremi:
+ De ciò sentir assai son ito intorno.
+ La Luna, dico, per soa forma occulta, [C. c. 62]
+ Da l’oriente fin ch’è nel mezzo celo,
+ Tirando ’l mare nasce l’onda molta;
+ Dal mezzo celo, fin ch’è a l’occidente,
+ Quiesce ’l mare, e ’l perchè non te celo;
+ Chè soa vertù in lui non è possente:
+ Da l’occidente in fin a la mezza notte[184],
+ Regonfia el mare, e verso la luna alza;
+ Da poi se posa in fin a la prima otte.
+ L’ardente sole el sottile resolve,
+ Lassando el grosso po’ e l’acqua salsa
+ Amara sì che mai non se dissolve.
+ Perchè son calde e sì ferventi l’acque,
+ Che vegnon sotto terra da le vene?
+ O quanto l’ignoranzia me despiacque,
+ Vedendo de Viterbo el Bulicano,
+ El bagno de Pozzolo[185] come vene,
+ E l’Acqua Santa nostra e sott’Agnano.
+ Dicote che de sotto, ne le caverne,
+ Per solfore se fanno l’acque calde,
+ Sì como per l’odor ciascun discerne.
+ O quanti son li meati, ch’i’ non appello,
+ E l’infernali abissi e le castalde [L. c. 65]
+ E Strongolo e Vulcano e Mongibello.
+ Perchè el dinaro ne l’acqua se mostra
+ Maior, quando el Sole lì resplende?
+ Che sono spersi ne la vita nostra
+ Li spirti, dico, da cotal splendore
+ E a lo nostro viso, che comprende,
+ Se mostra questa quantità maiore.
+ Perchè se l’acqua fredda in vetro messa [C. c. 62 t.]
+ Oppost’al sole arde il bianco panno;
+ Se è calda l’acqua, questo effecto cessa?
+ Dico che l’acqua fredda fa repulsa
+ De quisti raggi che nel vetro danno,
+ Sì che ’l caldo verso ’l panno stulsa.
+ E tu a me: Perchè de le cisterne
+ L’acqua naturalmente se restregne,
+ In ciò ciascun quest’altre vieta e sperne?
+ Io dico che per soa subtilitate
+ E ligerezza el corpo se congegne;
+ L’altr’acqua move per soa gravitate.
+ Perchè è plù sana l’acqua che plù tosto
+ Se scalda e affredda in poco d’ora?
+ Se tu m’hai inteso ben, io t’ho resposto.
+ L’acqua suttile il foco tosto infiamma,
+ El caldo nel sottil poco dimora,
+ Ma l’acqua cruda assai plù te’ la fiamma.
+ Perchè d’estate, quando l’acqua plove,
+ Demostra sopra terra tante ampolle,
+ E l’acqua ch’è de verno ciò non move?
+ Dico che l’acqua è calda d’istate;
+ Cadendo in terra, resurgendo bolle;
+ L’iverno per lo freddo son pianate.
+ Perchè d’estate, in le gran tempeste,
+ La gente sona a stormo le campane?
+ Che ’l sono rompe l’aire e tolle peste:
+ Anch’io te dico che li angeli maligni,
+ Invidiosi de le genti umane, [L. c. 66]
+ Fanno tempeste per certi desdigni,
+ Sì che, sonando le divine tube, [C. c. 63]
+ Fugge lor secta como gente rotta.
+ Quisto secreto Dante non conube.[186]
+ Sì che ’nvano, dico, non se sona
+ Onne campana tempestando allotta,
+ Secondo che ’l mio dicto te rasona.
+ Perchè è signo che più dure l’acqua,
+ Facend’in terr’ampolle e li gran cerchi?
+ Che de maior altezza se desacqua
+ E dalle spesse nube forte cade;
+ Però se fanno li cerchi soverchi,
+ E par, cadendo, che la terra sbade:
+ E l’arco d’oriente te sia signo
+ Che muta ’l dolce tempo nel maligno.
+
+
+CAPITOLO VI[187]
+
+ Non ha vertute, dico, d’intellecto
+ Chi non ha el ben per bene e ’l mal per male
+ E chi non sdegna de l’altrui defecto.
+ Superbia non cade mai in desdigno
+ Ne l’omo, perchè, se nel mondo vale,
+ Possendose vendicar se fa benigno.
+ L’ingiuria che nasce plù da presso
+ Redoppia ne l’alma el gran dolore,
+ Chè l’omo se desdegna fra sè stesso.
+ E tu a me: Io prego che retorni
+ Ne li penseri primi del tuo core,
+ Da me che l’ignoranzia distorni.
+ S’una natura è in tutta la terra, [L. c. 66 t.]
+ Perchè in un loco doie simel piante
+ Inseme poste, che l’una s’atterra
+ E l’altra cresce producendo fructi? [C. c. 63 t.]
+ Perchè minere d’oro e pietre tante
+ Sono in Levante per li lochi tucti?
+ E io a te: Sì como dice Plato,
+ De octo nature de vertù le parte
+ Che li prendesse forme onne creato.
+ Secundo el celo se dispone el loco.
+ È lì che nasce, secondo nostra arte.
+ Or qui me vieni intendendo un poco.
+ Sì como ferro tira calamita,
+ Cossì ciascuna vegetabel pianta
+ Tira l’omore proprio a soa vita;
+ Sì che la terra le piante nutrica,
+ Secondo la vertù che loro ammanta:
+ Cossì la qualitate in lor s’applica.
+ La colloquinta de le parti aduste
+ Tira l’amaro e lassa la dolcezza;
+ E fanno lo contrario le altre arbuste.
+ Ben ha la terra, dico, una natura,
+ Ma son diversi lochi per certezza,
+ Secondo el celo che li ten figura.
+ Sì che respondo a la toa questione:
+ De le toe piante, io dico, terminando,
+ Facciate certo questa opinione.
+ Sotto diverse stelle furon poste,
+ O for per accidente lor piantando:
+ Quì non te posso far altre resposte.
+ E tu a me: Perchè qui la minera
+ De l’oro, e qui de ferro, e lì de stagno?
+ E io a te: Questa sentenzia è vera.
+ De molte question, se qui m’entendi, [C. c. 64]
+ Vederai el ver e non te darai lagno:
+ Del dubitar or guarda e attendi.
+ Divi saver che septe metalli [L. c. 67]
+ Son generati da li septe celi,
+ I’ dico ’n monti, in piano, in valli.
+ Dove el pianeta regna, per soa vista,
+ Con li soi raggi acuti como teli,
+ Forma el metallo de la terra mixta.
+ Saturno lo piumbo, lo ferro fa Marte,
+ Venus lo stagno, fa Iove lo rame,
+ Lo Sol fa l’oro, che male lo comparte;
+ La Luna fa l’argento, dico, morto,
+ Mercurio fa ’l vivo senza scame;
+ O quanti n’ha conducti già a mal porto!
+ E tu a mi: Cridi che, per arte,
+ Se possa dar a li metalli forma,[188]
+ Se li elementi alcun vince e desparte?
+ Dico che l’arte la natura segue
+ Quanto al poter, ma non se conforma
+ Chè possa conseguir mai le soe tregue.
+ Sono doie case in un piccol monte;
+ Ne l’una onne animal che nasce, more;
+ Ne l’altra la salute in lor ten fronte:
+ Vorria saver se el loco ha cotal forza,
+ Over onde procede tal valore;
+ Per contentarme la toa mente sforza.
+ E io a te: Da li superni lumi,
+ Ciascun dà forma, conserva e corrompe
+ Queste create cose e lor costumi.
+ È simel pietra de l’umano seme,[189] [C. c. 64 t.]
+ Che subito che ’n donna lo prorompe,
+ Sotto cotal celo la vertù se spreme
+ Quando la prima pietra che s’asside
+ Nel fundamento, allora si despone
+ Lo loco che da ciò non se divide.
+ Sotto ’l maligno celo fo edificata
+ La casa, ove è questa lesione;
+ E sotto el benigno l’altra fo fondata.
+ Sì che li siti sono divisati [L. c. 67 t.]
+ Da li celesti corpi, e poi vidi
+ Li effecti de le terre variati.
+ In una terra guerra e fame e peste;
+ Guarda Toscana, se tu non mi cridi;
+ E l’altra del contrario se veste.
+ Le stelle viziose de li signi
+ Fanno accidenti e vicii ne le terre:
+ Se’ Romagnolo e temo che non sdigni.
+ Or guardisi la testa el Bolognino,
+ Che piccoletta piaga non l’atterre;
+ Cossì le gambe guardi el Fiorentino;
+ La chiocca taurina, che ascese
+ Facendo de filosofi lu nido,
+ L’Ariete cadendo allor discese.
+ E parte de l’Aquario e de Pesce[190]
+ Cadde in Fiorenza: ciò non sappe Guido.
+ Perchè quisto accidente li più cresce?
+ L’Ariete fa la testa con la faccia
+ In onne animal, e Tauro el collo,
+ E Gemini le spalle con le braccia;
+ Del Gammaro le stelle tucto el casso; [C. c. 65]
+ El stomaco el polmon e el cor non tollo;
+ El splene con le coste a lor pur lasso;
+ E formano le stelle de Lione
+ Lu stomaco, lu core e dosso e ’l lato;
+ Nel ventre ten la Virgine rasone;
+ Porta la Libra, ne le soe belance,
+ Le membra genital de ciascun nato
+ De for el ventre: Queste non son ciance.
+ E l’ombelico li lombi con l’anche,
+ E le doie parti sopra quai se posa
+ L’omo, sentendo le soe gambe stanche;
+ Ove sta el seme e l’acqua che se stilla,
+ E altro che tacere è bella cosa,
+ Governa Scorpion quando sintilla.
+ E chi con l’arco in celo pur menazza [L. c. 68]
+ Le femora conforma soe sagette;
+ E Capricorno le genocch’allazza.
+ Aquario le gambe radiando,
+ El Pesce, che è ultimo de’ sette,
+ Forma li pedi onnora guizzando.
+ Per questi l’oniverse creature
+ Sono disposte le terre e li siti,
+ Secondo el modo de le lor figure.
+ Quel che tu vidi poi sentir omai
+ De li mei citadini, che son politi,
+ E como lepra lì non fo già mai:
+ Ben fo possente in lor lu sexto signo,
+ E son contento de quel che se dice,
+ Ch’ha renovato el scripto Sancto Mingno.
+ E tu a me: Perchè non po’ seguire, [C. c. 65 t.]
+ E quale è la rason che contradice,
+ Dui corpi che ’n un loco un se mire?
+ Ficcando lancia giù ne l’acqua in fondo,
+ Un corpo, è in tre lochi: e questo è certo.
+ L’ultima è vera, se provi il secondo.
+ Non è la lancia in terra, in acqua e in aire.
+ Anch’io te provo e dico plù scoverto:
+ Un elemento se de l’altro vaire,
+ Son quattro corpi, dico, simul mixto,
+ E l’air con la luce corporata
+ Io veggio dunqua; pur, nel primo insixto.
+ E io a te: Se io solvo, non gridare,
+ Che utel è ’l tacere a la fiata,
+ Quando non se conven plù de parlare;
+ E dico ch’è impossibel che dui corpi
+ Esser in un loco e loco senza corpo:
+ Non voio plù che del falso te torpi.
+ Pone ’l me’ maestro, tu divi saper dove,
+ Rason è che te ponge come scorpo;
+ Ascolta ciò che te dico e che me move.
+ El loco è como forma de locato[191] [L. c. 68 t.]
+ Che termena el corpo qual contene,
+ Sì como soa materia ha informato.
+ Non po’ una materia aver plù forme,
+ Sì ch’a un corpo un loco convene,
+ Ch’è sì como materia in lui se forme.
+ Onde, a la toa prima rason respondo:
+ Per contiguitate quella lancia
+ È in un loco; cossì te confondo;
+ E li elementi, dico, un corpo fanno. [C. c. 66]
+ Chi dice che la voce è corpo ciancia.
+ Secondo el ditto de color che sanno,
+ Non tegnono nel mixto li elementi
+ Proprie forme; voglio che tu senti.
+
+
+CAPITOLO VII[192]
+
+ Io ho avuto paura de tre cose:
+ D’esser d’animo povero e mendico,
+ Io so che tu m’entendi senza chiose,
+ De servire altrui e despiacere,
+ E perder per lo mio defecto amico;
+ Onde io so’ ricco, quanto al mio vedere,
+ Chè speso ho el tempo de mia poca vita
+ In acquistar scienzia et onore
+ Et in seguire altrui con l’alma unita.
+ Non per ricchezza fra li boni ho loco;
+ Non val ricchezza a povertà de core,
+ E poco vale a chi conosce poco.
+ S’io avessi conoscenza, qual io bramo,
+ De le bestie, sì como de li umani,
+ Non amaria molti ch’io amo. [L. c. 69]
+ Amore e anche l’odio desface
+ La cognoscenza con li penser vani,
+ Fin che ven iorno che speranza tace.
+ Porresti dubitar perchè ciò dico?
+ E io a te: Perchè son nati multi,
+ Che parlano secondo el tempo antiquo,
+ Chè a saver cose meraviose
+ Ove non è fructo, dicono li stulti,
+ Snizzando le lor bocche desdegnose.
+ Grande è la pena qui e plù lo tacere; [C. c. 66 t.]
+ Convience de partir da questa gente,
+ Che d’omini non nacque ma de fere,
+ Rengrazio ’l mio Signor che non me fece
+ Del numero de quisti da niente,
+ E de intellecto che non me desfece.
+ Un om iuva cento, e cento no iuva uno;
+ Tant’è ’l valor de l’om, quant’ha intellecto,
+ E quanto ha al mondo de grazia dono;
+ Assai è ricco l’om po’ ch’è contento;
+ E meglio è conoscenza con defecto,
+ Che non ricchezza con viver in stento.
+ Non ebbi, n’averò, nè ho mai spene
+ In om che viva, sì ch’è d’avanzo
+ S’io conseguisco el non pensato bene.
+ Per te si’ bono, non sperando in omo;
+ Chè troppo ha sale la cena col pranzo
+ De l’altrui pane, tu vidi ben como.
+ E tu a me: Omai è tempo et ora,
+ Con questa gente, de parlar tacendo,
+ Ove cotanta ignoranzia demora.
+ Or dimme de queste ombre che vedemo,[193]
+ Prima ch’io faccia quel ch’è diffinendo,
+ Chè ’l tempo te non lassi. O quanto io temo!
+ Ombra non è altro che celata luce
+ Da corpo tenebroso che receve
+ Lo raggio che dirietro non traluce. [L. c. 69 t.]
+ Secondo che la luce è alta o bassa,
+ L’ombra cossì diversa e qui advene;
+ Per più veder in ciò la mente spassa.
+ E tu a me: Omai vorria sentire [C. c. 67]
+ Qual’è quell’ombra che chiami reversa,
+ Che la deritta so ben che vol dire.
+ Che onne corpo ch’è diritt’en piano
+ Facendo, como vole, umbra reversa,
+ Questa è deritta da presso e lontano.
+ Se corpo astile cade sopra torre,
+ Quell’ombra si è reversa che tu vidi,
+ Che varia secondo che ’l Sol corre;
+ Questa crescendo, la deritta scema,
+ E ciò converso, voglio che te fidi,
+ Chè ver te dice qui onne mio tema.
+ Perchè, quanto la luce è plù da presso
+ Dal corpo, tanto fa l’ombra menore,
+ Et è maior, quanto è più da cesso?
+ Lu raggio ch’è da presso è in sè unito,
+ Despargese lontano lo splendore;
+ Guarda lu lume e leva su ’l to dito.
+ Perchè tremano l’ombre ne l’extremo?
+ Guarda lo Sole che ven per fenestre:
+ Dal gran Magistro doie rasone avemo.
+ Trema la spera de lo Sol movendo,
+ O l’aire move ’l Sol con soe palestre?
+ La prima e la seconda qui commendo.
+ E tu a me: Perchè l’ombra più dura,
+ Io dico, de le nocti de lo verno;
+ E varia d’estate soa figura?
+ E io a te: In ciò pun cura e guarda:
+ Se li signi son d’inverno, i quai discerno,
+ La nocte che ciascun so moto tarda,
+ Ne l’oriente nascono directi [C. c. 67 t.]
+ Dal Cancro fin a la stella che sagetta:
+ Guarda la Spera in ciò se ti delecti. [L. c. 70]
+ E l’altri signi, se po’ nascono torti,
+ Ciascun nascendo lo so moto affretta;
+ Io so che quisti ditti a te son forti.
+ Da Capricorno fin al doppio segno
+ Nascono torti di verno nel iorno;
+ La nocte è altri sopra ’l nostro regno.
+ Li signi dritti nascono d’istate;
+ Non varia già mai el moto diurno
+ Le nocte che dal primo li for date.
+ Tene ciascun signo a nascere doie hore;
+ Sei nascono de iorno, e sei de nocte,
+ Secondo ch’è el voler del lor motore.
+ Vinti quattro hore è el iorno naturale;
+ Tucte l’hor non son oguali ma dirocte,
+ Io dico del iorno artificiale.
+ El quale è tanto, fin che ’l Sole alluma
+ Una fiata tucto l’orizzonte;
+ Cossì la gente lui chiamar costuma.
+ Arteficial è ditto, perchè l’arti,
+ De fin che ’l Sol non posa, tegnon fronte;
+ Or te sia a mente se de qui te parti.
+ E tu a me: Or dimme se quest’ombra
+ È luce o corpo o natural acto,
+ Chè ’n gran penser de ciò la ment’ingombra.
+ Ascolta qui che ciò ch’è qualitate,
+ Io dico, in concreto et in abstracto,
+ Natura, che sia corpo, ciò non pate.
+ Sopra le cose corporate e mixte. [C. c. 68]
+ La luce è forma, io dico, excellente,
+ Tolta da li occhi perchè onn’omo atriste.
+ E tu a me: Or questo onde procede,
+ Che senza luce l’om deven dolente?
+ E io a te: Natura ciò concede.
+ Li spiriti son lustri per natura,
+ E simele con simel se conforma;
+ Cossì li spiriti, con la luce pura, [L. c. 70 t.]
+ Ciascun attrista l’ombra, quando apprende.
+ Sì como dal contrario se disforma
+ De l’allegrezza che prima comprende.
+ Com’io distinguo qui, fa che si’ attento,
+ Poi saverai de la luce tucto
+ El termene del vero, ch’io sento.
+ Dico, la luce in dui modi s’entende:
+ O quando, distinguendo, nasce fructo,
+ O quando, per fallazia, alcun contende.
+ La luce ch’esce da lu primo agente
+ Ha luminoso corpo, und’è activo;
+ Cossì è forma sustancialmente:
+ El fulgure de lei che cerca ’l mixto,
+ Ch’è obiecto del senso motivo,
+ È accidente. Qui plù non resisto.
+ Più ch’io non voglio dir, intendi et odi
+ La luce, distinguendo, in questi modi.
+
+
+CAPITOLO VIII[194]
+
+ Se ciascuna de l’ape non ha audito,
+ Al son perchè se posa? Di’ magistro,
+ Chè dubitando l’om se fa sentito.
+ Dico ch’ ’l sono pon l’aire in moto, [C. c. 68 t.]
+ Che per natura a l’ape è gran sinistro;
+ Non volano, se è vento; e ciò è noto.
+ Non per lu sono, ma per movemento
+ Che fa ne l’aire, se posano l’ape,
+ Chè lor natura sempre teme ’l vento.
+ Sono correcte da lu lor signore,
+ Che morderte non po’, se tu la cape, [L. c. 71]
+ Chè nulla nel mal tempo va de fore.
+ E tu a me: Perchè ciascun animale
+ Movese et anda subito ch’è nato?
+ Perchè non l’omo? Di’ la rason, quale?
+ Dico ch’onne animal nasce perfecto,
+ Che ’n poco tempo termene ’l so stato,
+ In lor natura fa veloce effecto;
+ Ma imperfecto al mondo l’omo nasce,
+ Chè de portarlo se n’ha gran gravezza,
+ Sì che de fore se nutrica e pasce.
+ La spezie umana caderia,
+ Se ne la matre prendesse fermezza,
+ Però natura vol che cossì sia.
+ Perchè li cani e li lioni tucti
+ Nascono ciechi, con li occhi coperti;
+ E li altri con la luce son producti?
+ Dico ch’onne animal, ch’ha aguzze l’ogne,
+ De dubitar voglio che t’accerti,
+ La matre dolorosamente pogne;
+ E, quand’è la natura stimulata,
+ Denanti al tempo for li manda in frecta;
+ Però la vista in lor non è formata.
+ Nervoso membro è la matre, che sente, [C. c. 69]
+ Sì che lontan tempo non aspecta;
+ Natura ch’è constrecta ciò consente.
+ Perchè li animali, dico, ch’hanno corna,
+ Non hanno denti ne la parte de sopra;
+ E quilli ch’han denti acuti se discorna?
+ Dico che quel soperchio de li denti
+ Natura ne le corna manda sopra,
+ E quisti sol de l’erba son contenti;
+ Però natura in lor li denti piani
+ Pose per questo fin ne le lor guance;
+ A l’altri acuti como lupi e cani:
+ Sì che onn’animal cum li denti acuti
+ Non ha de corna ne la testa brance; [L. c. 71 t.]
+ Voglio che nel serpente lo dicto muti.
+ Perchè l’auxelli ch’hanno el becco torto
+ Non bevon mai, se non per accidente,
+ E questa è medicina e lor conforto?
+ E io dico che lor pasto over lor civo
+ Ha per natura l’umido possente,
+ Sì che de sete niuno è passivo.
+ Perchè tutti li animal ch’hanno penne
+ Non fanno urina, si como se vede,
+ E lor natura perchè ciò sostenne?
+ Dico che quel soverchio se converte,
+ Sì como ’l mio Maistro et ognun crede,
+ In quelle penne che son lor coverte.
+ Perchè ciascuno de quisti pennati
+ Mutandose lu tempo, se spelucca,
+ Stando dolenti tucti congregati?
+ Perchè in natura ciascun de l’aire [C. c. 69 t.]
+ Turbata sente subito in lor ciucca,
+ Se d’altra qualità se mostra vaire?
+ Perchè in un tempo plù la morte occide
+ De quisti animal, che non fa de quilli?
+ Dico che ’l celo le specie divide.
+ De questa question de li animali
+ Io n’ho già ben campati plù de milli
+ Da povertade; io non te dico quali.
+ L’ariete sua specie conserva
+ In se medesmo, e cossì fa lu toro;
+ E sì de l’altre: ciò ch’io dico serva.
+ Quando lo Sol retorna al primo punto
+ De cui la stella sta nel tristo coro,
+ Quel geno da la morte serà giunto.
+ E tu a me: Perchè formò natura
+ Animali che son tanto venenosi,
+ Se de la vita nostra ha tanta cura?
+ Per grazia de l’omo tucto fece,
+ Chè avendo lo venen son graziosi, [L. c. 72]
+ Perchè li topi, dico, per lor fece;
+ Sì che non fa, nè fè mai Deo
+ Animal, pietre, erbe e ciò che vidi,
+ Ove non sia vertute al parer meo.
+ E tu a me: Or sono animali bruti
+ Quisti omini silvestri? che ne cridi,
+ Pelusi piccinaculi e negruti?
+ De ciò son certo; più non me ne impiglio,
+ Salvando sempre lo meior consiglio.
+
+
+CAPITOLO IX[195]
+
+ E tu a me: Oimè, perchè advene [C. c. 70]
+ Che raro de bon patre fiol nasce[196]
+ Che conseguisca lo consimel bene?
+ È per peccato, o perchè natura vole,
+ O è fortuna che nel cel se irasce?
+ Questo me pare ben novo sotto ’l sole.
+ Natura è principio d’ogne sangue
+ Et augument’e stato, e po’ declina
+ De gente in gente, fin che ultimo langue.
+ Se ’l patre ha l’ultimo ben de soa schera,
+ Naturalmente in lui vertù s’affina.
+ Conven che ’l nato sia de vil manera,
+ E quisti tempi più e min son lati,
+ Secondo le figur de l’alti lumi,
+ Sotto li quali foron generati.
+ Guarda dirieto, e vederai tumulti
+ De gran casate e de gentil costumi
+ Che, terminando, son in terra occulti.
+ Per quattro tempi passa omne creato; [L. c. 72 t.]
+ Non è fermezza nel terrestre regno;
+ Chi va chi ven chi piange e chi è beato.
+ Tucte l’umane cose sono in moto;
+ De l’extremo riso ven pianto malegno;
+ Felice chi da Dio non sta remoto.
+ E tu a me: Perchè questa fortuna
+ Che onne vertuoso pover vive,
+ E subito se sparge ciò che aduna;
+ E veggio gente senza umanitate,
+ Spogliate de vertute intellective,
+ Che tucte le ricchezze a lor son date?
+ E io a te: Or qui divi savere [C. c. 70 t.]
+ Che gran ricchezza non se po’ acquistare;
+ Ch’a Deo non despiace ’l meo vedere.
+ L’om, ch’ha vertute, de seguire sdegna
+ Quisti guadagni e quest’accumulare,
+ Avendo l’anema de vertute degna:
+ Ov’è intellecto, el più degno elege,
+ Cioè vertute scienzia et onore;
+ Conven adonqua che ricchezza sprege.
+ È con la fama coniuncta la spesa,
+ E ciò non po’ fuggir chi ha valore,
+ E contra lei non po’ mai far defesa.
+ E tu a me: Perchè un pover’omo
+ Serà plù largo de quel che possede,
+ Che un altro ricco? tu vidi ben como.
+ E io a te: Che ’l non po’ peggiorare,
+ Non po’ salir per poco, si com se vede;
+ Sempre se sdegna de ciò conservare,
+ Ma quilli ch’hanno, sanno che è amore
+ De posseder, sì che fervente teme
+ De non venir ne lo stato peiore:
+ Anco, onne ricco deven tenace
+ Per sormontare a le maior steme,
+ Sì che non sente quiete nè pace.
+ O idolatri, con la gran ricchezza,
+ Voi siti posseduti, possedendo!
+ O nudi e cechi de l’alta chiarezza!
+ Volti ’l suo volto ventura fallace,
+ Con pianto volve la rota submergendo,
+ Po’ che de Dio in voi speranza tace.
+ E tu a me: Perchè se sdegna tanto [C. c. 71]
+ La mente umana, se coniunge amore
+ Soa donna col piacer? Che move tanto,
+ Se queste doie persone è una carne?
+ Non è de morte cossì gran dolore
+ Alcun veggendo che sue membra scarne;
+ Anch’io te dico che chi amor congiugne
+ Con altrui donna, prende tanto ardire
+ Che so maior desprezza e par che agugne.
+ Per non esser tenuto vile al mondo,
+ L’omo ch’è offeso, mettese al morire,
+ E non descerne quel che porta el pondo.
+ E tu a me: Perchè non è fermezza
+ In cor de donna che, si como vento,
+ Se move or qua or là per soa vaghezza?
+ De fin che ’l viso accende, tanto dura
+ Ferm ’l voler in donna, e ciò consento;
+ Stando devisa, più de te non cura.
+ Naturalmente umida è ciascuna,
+ E l’umido la forma non conserva,
+ Nè per gran tempo li dura a nisiuna.
+ È per natura in lei la falsa fede,
+ Con dolce inganno fa la toa vita serva,
+ Mostrando l’occhi plini de mercede.
+ Ben se vorria piegar li cinque rami,
+ Mettendo ’l primo fra li dui più appresso
+ Dicendo: or togli, poi che tanto m’ami:
+ Poi, li altri cinque del sinistro tronco
+ Voltare verso l’occhi de se stesso;
+ Chi mai se fida in lor è guercio o cionco.
+ Perchè fanno più rumor doe donne, [C. c. 71 t.]
+ Che altretanti omini parlando? [L. c. 73 t.]
+ A la mia mente la rason s’asconne.
+ Onne creata cosa onde descende
+ Prende natura de li cominzando,
+ Si como dal filosofo resplende.
+ Eva fo prima plasmata de l’ossa
+ E de la terra del primo parente:
+ La terra non fa voce chi la scossa.
+ Movendo, l’ossa fanno le gran vuci;
+ Questa rasone qui non te contente.
+ E tu a me: Or l’altra qui m’adduci.
+ Ov’è intellecto voglio che tu senti;
+ Iust’è ’l tacere e iust’è lo parlare.
+ O quanto col tacer qui me contenti!
+ Non fo in donna mai vertù perfecta,
+ Salvo in Colei che, ’nanti el comenzare,
+ Creata fo et in eterno electa.
+ Rare fiate, como disse Dante,[197]
+ S’entende sottil cosa sotto benna;
+ Donqua con lor perchè tanto millante?
+ Non dà vertute lo parlar inepto.
+ Maria va cercando per Ravenna
+ Chi ’n donna crede che sia intellecto.
+ Femena che men fè ha che fera,
+ Radice, ramo e fructo d’onne male,
+ Superba, avara, sciocca, matta e austera,
+ Veneno che venena el cor del corpo,
+ Via iniqua, porta infernale;
+ Quando se pinge, pogne più che scorpo;
+ Tosseco dolce, putrida sentina; [C. c. 72]
+ Arma del diavolo e fragello;
+ Prompta nel male, perfida, assassina,
+ Luxuria malegna, molle e vaga,
+ Conduce l’omo a fusto et a capello;
+ Gloria vana et insanabel piaga.
+ Volendo investigar onne lor via,
+ Io temo che non offenda cortesia. [L. c. 74]
+
+
+CAPITOLO X[198]
+
+ Ultima cosa ne la mente è prima,
+ Dico, per natural conceptione,
+ Si como, per forbir, fo facta lima.
+ Considerando perchè como e quanno,
+ Tu vederai la toa perfeczione
+ Chi contr’al tempo va, non vede ’l fine;
+ E de te stesso non serai tiranno.
+ Aspecta tempo ’nanti che te movi,
+ Se te vôi conservar ne le toe rime.
+ El temp’ha tucto et omne cos’ha tempo;
+ Movendo el celo fa li effecti novi;
+ Mai desiata cosa non è per tempo.
+ Perchè ciò dico se ’l penser te copre?
+ E io a te: Convenme de tacere,
+ Chè non è saggio chi tucto descopre.
+ Parlo tacendo, perchè tu recogli.
+ Or, alma graciosa, pôi vedere
+ Quanta dolcezza è in quisti acerbi fogli.
+ E tu a me: Perchè, dov’è bellezza
+ Rare fiate vertute demora?
+ Ascolta, ch’io te dico la certezza.
+ Formando belle membra s’affatiga [C. c. 72 t.]
+ Lu spirito, che opera a onn’ora;
+ Vertù resolve quant’è più la briga.
+ Ne l’omo sicco[199] con le chine spalle
+ Non s’affatiga la vertù del celo,
+ E raggio de salute non li falle.
+ Nel vile stepe se mostra bel fiore,
+ E se la vista de ciò te fa velo,
+ Dà intro ’l cerchio che move ’l splendore.
+ Perchè de morte indicato signo
+ Nel fantesino, quant’è più discreto?
+ Chè ’l non ha ’l tempo; la rason t’assigno.
+ Vede che ’n piccol tempo morir deve [L. c. 74 t.]
+ Natura che contempla onne secreto;
+ Da lì ’l saver ha nel tempo breve.
+ Perchè le piaghe de l’occulto occiso
+ Manda ciascuna lo sangue de fore,
+ Guardando chi l’ha morto nel suo viso?
+ Se son le piaghe nove, ciò te dico,
+ Spiriti remagnano nel core,
+ Quai movon l’ira verso ’l so inimico.
+ Ciascun se move a lo dolente loco
+ E move ’l sangue per le calde vene,
+ Ma questa novetate dura poco;
+ Ma, l’acqua calda, per le piaghe messa,
+ Resolve quilli spiriti che contene
+ El core intanto, sì che ciascun cessa.
+ Perchè nel mondo son diversi volti?
+ E io a te: De ciò son tre ragioni,
+ Le qual te dico qui, se ben m’ascolti.
+ Diversi agenti stelle et anche ’l sito,
+ Dì da mia parte, se già mai ragioni
+ Con omo, che de vero sia sentito.
+ E tu a me: Anch’io vorria savere,
+ Perchè l’imaginar fa simel caso
+ E più veloce là ov’è ’l temere?
+ E io a te: Or qui de l’imaginare, [C. c. 73]
+ Se vôi sentire, ten l’audito basso,
+ Se te delecte de ciò iudicare.
+ L’immaginare subito chi ’nalpa
+ Che dal volere prende nascimento
+ Consimel caso già mai non palpa
+ Ma ’l cel, che ’maginando l’alma move,
+ El cor nel ’maginar fa forte e attento
+ Vol che l’effecto imaginato trove.
+ Perchè l’om teme tanto ’l corpo morto,
+ Che subito trovando l’omo s’agriccia?
+ Io qui de ciò te voglio far scorto.
+ Tucte animate cose, per natura, [L. c. 75]
+ Lo cor lo gran temer subito ’mpiccia,
+ Veggendo del contrario la figura.
+ Perchè dormendo l’omo a la supina,
+ Sente accidente che non po’ far mutto;
+ Como più se sforza più la voce inclina?
+ Ciò ven da sangue che nel cor s’engorga,
+ Per ciascuna artaria movendo tutto,
+ Advenga che de ciò l’om non s’accorga.
+ De sangue pien el cor forte s’aggrava,
+ Par che se reghe l’om per grande carco,
+ Sì como sopra ’l pecto avesse trava.
+ Perchè l’om trema tucto quando urina?
+ Qui de penser la toa mente scarca,
+ Che non te grave più sopra la schina.
+ Quando el soperchio la natura piove,
+ Resbalda in se medesmo e prende forza,
+ Over vapore nocive remove.
+ E tu a me: Perchè è l’om sinistro? [C. c. 73 t.]
+ Dico che usanza la natura sforza,
+ Over è, como dice ’l gran Magistro,
+ El fecato che scalda el lato ritto,
+ Ove le vene tegnono radice,
+ Converte quello sangue com’è scritto:
+ Cambia lu lato so col friddo splene.
+ A ciò ch’io dico, tu non contradice,
+ Perchè non pôi, se m’hai enteso bene.
+ Dal cerebro procedono li nervi;[200]
+ Nasce dal core ciascuna artaria;
+ Voglio che quisti dicti in te reservi.
+ È artaria sempre ov’è vena;
+ Onne artaria in sè ha doppia via;
+ Per l’una al cor lo sangue se mena,
+ Per l’altra vaccio lo spirito corre,
+ Come splendor che move da candela,
+ Che senza tempo per l’air discorre.
+ El sangue pian se move con quiete; [L. c. 75 t.]
+ Quisti canali natura non cela;
+ Che l’un da l’altro lu curso deviete.
+ E tu a me: È ver quel che se dice
+ Che d’alegrezza ven subita morte?
+ E io a te: Lu cor, che è radice
+ De nostra vita e primo fundamento,
+ Aprese tucto in alegrezza forte;
+ Resolve poi lu spirito nel tormento:
+ Cossì, ne la tristezza, se costrenge
+ Sì forte, che lu spirito de for manda,
+ Che nostra vita subito despenge.
+ Or prindi exemplo ne la cava mano [C. c. 74]
+ Tenendo l’acqua, fi’ che non se spanda.
+ Se stringi o apri l’acqua torna ’n mano.
+ E tu a me: Questa rason non sento,
+ Perchè nisiuno qui fo mai contento.
+
+
+CAPITOLO XI[201]
+
+ Mira quisti altri de plù bassa schera
+ E lauda te medesmo, chè natura
+ Non te produsse de sì vil manera.
+ E tu a me: Cossì me div’ blasemare,
+ Mirando quisti de la gran ventura,
+ Che sopra li altri veggio triumfare.
+ Natura dà a ciascun como se convene;
+ Or non te turbe toa perversa voglia;
+ Chè como è ’l grado, se ministra ’l bene.
+ Uman volere se vol nova repulsa
+ A fuggir la viltate onde ven doglia,
+ E mai de povertà non se restulsa.
+ La mente qui non po’ esser contenta.
+ Pono che ciò che vol possa seguire,
+ Da poi pur desiando se lamenta.
+ Non cessa el moto natural agente;
+ Sempre se move, fin che ’l fine mire;
+ Questa rasone ciascheun consente. [L. c. 76]
+ Se tu m’entendi qui, ben te respondo:
+ Onne natura è creata al fine,
+ Lu qual de l’alma non è in questo mondo;
+ Ma, quando vederà el so Factore
+ De vista a vista con l’altre divine,
+ Sentirà pace de l’eterno amore.
+ E tu a me: Non sono iuste prove [C. c. 74 t.]
+ Che l’alma veggia Deo de faccia a faccia,
+ Chè contra te, dico, che rason me move.
+ In fra l’obiecto e la potenzia nostra
+ Proporzione pur conven che giaccia;
+ Cossì in lei l’essere se demostra
+ Fra quel ch’è infinito e ’l termenato
+ Proporzione non po’ mai cadere;
+ Cossì ha l’alma el so Factor beato.
+ Sì che qui conven che medio sia,
+ Da Deo informato che ne l’alma spere,
+ Sì como el sole ne l’aire tutta via.
+ E io a te: Or qui conven ch’io taccia,[202]
+ Ma quando vederò el tempo e ’l loco,
+ De ciò conven ch’io te satisfaccia.
+ E tu a me: Or di’ de quisti sogni,[203]
+ Ch’onne ignorante ne cura sì poco,
+ E dice che de cerebro abbisogni.
+ O bono Apollo, fammi li sensi ingordi
+ E tollime lo ben de l’intellecto,
+ ’Nanti ch’io parli con quist’almi sordi;
+ E, se tu m’hai disposto, ch’io non credo,
+ A la mercede altrui per gran defecto,
+ Almen la morte me dà per remedo.
+ De li captivi voglio che tu odi,
+ Che nesiun vede como nasce ’l sogno,
+ Sì como te distinguo qui in dui modi.
+ Quel che la mente nostra pur desía,
+ De darli fede de ciò non è bisogno,
+ Perchè tal sogno ven da fantasia. [L. c. 76 t.]
+ Ma l’altro sogno, che dal cel procede, [C. c. 75]
+ Non cogitato puncto de figura,
+ Che l’alma le future cose concede,
+ Contemplativo sogno quisto chiamo;
+ Non ha intellecto chi de ciò non cura,
+ E non senza rasone lui desamo.
+ La Luna quando sta nel fixo segno,
+ Fermo è ’l sogno, e quando ven in parte,
+ Con le comune stelle non ha sdegno.
+ L’Ariete la Libra e anche ’l Cancro
+ El sogno in tucto dal voler departe,
+ Sì como nilli marmi scripse L’Ancro.
+ On’omo ha qualche cosa qual se sogna
+ Infra se stesso, iudicando male;
+ Quasi suspecto pur temendo agogna.
+ L’alme veraci son dal sogno scorte
+ A l’omo ch’è maligno e naturale,
+ Che molto sogna da presso a la morte.
+ Quisti intellecti quisti celi movendo
+ Queste future cose ce demostra:
+ In quisti sogni per figure comprendo
+ Che chi se sogna gir nudo, et è scalzo,
+ Per lo gran fango, questo a l’om demostra
+ Peccare oribelmente; e ciò non è falso.
+ Chi de iacer se sogna carnalmente
+ Con matre o con sorella, vederai,
+ Conven che in quill’anno sia dolente.
+ Se l’om resogna quel ch’ha già sognato,
+ E su nel sogno se recorda mai,
+ Non vede effecto del sogno passato.
+ E tu a me: De quisti veggio como; [C. c. 75 t.]
+ Vorria veder quant’è ’l ben de l’omo.
+
+
+CAPITOLO XII[204]
+
+ Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’amore;[205]
+ Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de fede;
+ Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’onore; [L. c. 77]
+ Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de spene;
+ Tant’ha de ben ciascun, quant’ha mercede;
+ Quant’ha intellecto l’om, tant’ha de bene;
+ Perchè la cognoscenza de l’intellecto
+ Conduce l’omo per li deritti trami,
+ Onde consegue el glorioso effecto.
+ Questa sia specchio de la toa speranza,
+ Per qual tu vederai li sancti rami,
+ Che sopra tucti li cel ciascuno avanza.
+ Non sia la spene toa ne li mortali
+ Che ven fallace nuda de salute,
+ E nei besogni se parte non vali.
+ Oimè speranza de lo cor nemica,
+ Che fure ’l tempo con le toe vedute,
+ Perchè te mostri cossì dolce amica?
+ E tu a me: Or qui voglio esser certo:
+ L’omo che fa ben ne l’avversitate
+ Più che ’l felice, non dee aver merto?
+ Eo dico che ciascun che è felice,
+ Seguendo de vertù benignitate,
+ Che de più laude ten ferma radice.
+ Quant’è più ricco l’om, tant’è più avaro;
+ Quant’è più forte, tant’è più arrogante;
+ Cossì de l’altre cose. E ciò è chiaro.
+ Donqua el felice ten maior battaglia, [C. c. 76]
+ Vincendo el mal con le vertù sante,
+ Che pover’om de ciò non ha travaglia;
+ Chè povertate superbia confunde,
+ Refrena la luxuria e constregne,
+ Che par che ne l’abisso l’om profunde.
+ Sì che ’l felice, senza fallo, dico,
+ È d’onne fama e di più lode degne:
+ Exemplo prindi in Sancto Lodovico.
+ E tu a me: Doie orecchie e una bocca
+ Perchè natura fece a ciascun omo?
+ Io so che quisto dicto a multi tocca. [L. c. 77 t.]
+ Deve ciascun odire, più che parlare;
+ Tristo è chi parla se non vede como
+ Et chi non sa soa lengua refrenare.
+ Natura sempre fa perfeczione;
+ Tu vidi ben qual’è la rasone.
+
+
+CAPITOLO XIII[206]
+
+ Qui non se canta al modo de le rane;
+ Qui non se canta al modo del poeta,
+ Che finge, imaginando cose vane.
+ Ma qui resplende e luce onne natura,
+ Che a chi intende fa la mente leta.
+ Qui non se gira per la selva obscura;
+ Qui non veggio Paulo nè Francesca;
+ De li Manfredi non veggio Alberigo,
+ Che diè l’amari fructi ne la dolce esca;
+ Del Mastin vecchio e novo da Verucchio,
+ Che fece de Montagna, qui non dico,
+ Nè de’ Franceschi lo sanguigno mucchio.
+ Non veggio el Conte che, per ira et asto, [C. c. 76 t.]
+ Ten forte l’arcevescovo Rugero,
+ Prendendo del so ceffo el fero pasto.
+ Non veggio qui squadrar a Dio le fiche,
+ Lasso le ciance e torno su nel vero,
+ Le fabule me furon sempre nimiche.
+ El nostro fine è de vedere Osanna.
+ Per nostra sancta fede a Lui se sale,
+ E senza fede l’opera se danna.
+ Al sancto regno de l’eterna pace
+ Convence de salire per le tre scale,
+ Ove l’umana salute non tace,
+ A ciò ch’io veggia con l’alme divine,
+ El sommo Bene de l’eterna fine.
+
+
+
+
+LIBRO QUINTO[207]
+
+
+CAPITOLO I
+
+ Conven ch’io canti de la sancta fede,
+ Lassando le potenzie sensitive,
+ Et dica ciò che l’alma mia ne crede.
+ Sopra l’ottava spera che nui vedemo,
+ Osanna che eternalmente vive,
+ Forno dui cieli, li qual nui chiamemo
+ Impirio et anco cristallino.
+ Qui non scintilla, nè lì è moto;
+ Sempre sta fermo per poder[208] divino.
+ Nel cielo cristallino son le guidate acque:
+ Laudate Dio, come se mustra noto
+ Per lo psalmista, che ciò scriver piacque.
+ Et Paulo che vide el gran secreto,
+ El qual se tace a la umana gente,
+ Ben po’ pensare perchè ciascun discreto,
+ De fin al terzo imperio fo rapto, [C. c. 77]
+ Lassando el corpo la levata mente,
+ Mirando el sancto regno come è facto.
+ Li è una natura e tre persone;
+ Lì è lu sommo [Bene] et l’alegrezza;
+ Lì non è pietà ma pur ragione.
+ Et l’angeli benigni senza corpi,
+ Cantando sempre el ciel pien d’alegrezza,
+ Non come alli omini gridando scorpi.
+ Da quisto cielo ven tucta la luce,
+ La qual per l’oniverso ognora splende;
+ Lì, Dio, creando, l’alme in noi conduce.
+ Ma ciò negava al mundo Averroisse,
+ Ma ben è certo poi ch’arde et incende.
+ Ascolta come è falso ciò che disse.[209]
+ Se tucto fosse un’alma o vero intellecto,
+ Seria la mia sentenzia dico in tucti,
+ Perchè è nell’alma come un suo subiecto.
+ El conseguent’è falso, dunqua el primo
+ Et quilli silogismi son distructi.
+ Anch’io con un’altra rascion li biastimo.
+ Se fosse uno intellecto nelli umani,
+ Uno in quanto già mai non se forma
+ D’acti diversi variati e strani
+ Dico in un tempo. Provo la menore:
+ Non intendi in lor diversa l’orma,[210]
+ Ascolta ch’io reprovo l’altro errore.
+ L’alma intellectiva è forma nostra
+ Substanzial, che dà l’essere ad nui,
+ Secundo che la mia ragion demostra;
+ O Averroisse, con la secta sciocca, [C. c. 77 t.]
+ Che verso el ben chiudisti l’occhi tui,
+ Questa rascione tuoi dicti sbrocca.[211]
+ Dalla substanzial forma procede
+ Omne operazion che è perfecta,
+ Secondo che ’l filosofo concede.
+ Lo proprio oprare e intendere l’omo
+ Da l’alma move la spezie intellecta;
+ Donqua, ella è forma, tu vidi ben como.
+ Questa creando in nui, Dio la spira;
+ Et omne umano per sè ha l’alma sua.
+ Et tu, che la ignoranzia te tira,
+ Contra del vero formando arguminti,
+ Reguarda el fine de la vita tua,
+ Chè, con la pena, vederai che minti.
+ Tu poni el cielo et anco el moto eterno,
+ Formando filosofice ragioni,
+ Le qual de l’alma farino mal governo.
+ Senza subiecto moto et transmutare
+ Non cridono le ceche opinioni
+ Che ’l mondo possa in tempo comenzare.
+ Io ciò confesso in lume de natura,
+ La qual comprende _creazione_,
+ Chè de rigotta non se fa figura
+ Ma, spiculando, la virtù possente,
+ Ad cui sol se conven creazione,
+ Li cieli el mundo fece de niente.
+ Ciò che comenza in tempo, in tempo more;
+ Passando et rinovandose li moti
+ Del mundo, pur s’appressa all’ultime ore.
+ Del quando sonno incerti li mortali, [C. c. 78]
+ Che li secreti divini non sonno noti,
+ Ma sonno celati li più speziali;
+ Ma quando tornarà l’anno magiure,
+ Che omne stella de l’ottava spera
+ Serà nel sito del primo splendure,
+ Considerando le passate etati
+ Et noi che semo nell’ultima schera,
+ Seranno l’acti umani terminati.
+ Qui coniectur[212] secundo el parer mio,
+ Et so che nostra conoscenza umana
+ È cosa stulta verso l’alto Dio.
+ Ma comenzando alla etade prima,
+ Da Adaam fine ad Noè se mustra piana,
+ Che pure[213] nui femo nell’ultima scrima.
+ Da Adaam fine ad Noè tornò lo Sole
+ Mille ducento quaranta doie volte
+ Ne le prime stelle, si come far sole;
+ Et da Noè fine ad l’Abraama lista
+ Fo novecento quaranta doie volte,
+ Et po’ Abraam, sorse el gran Iurista.
+ Ciò fo Moises con l’antica legge;
+ Da poi fo Cristo con l’ultimi iurni:
+ Lasso la fine a Lui che tucto regge.
+ Chè termenare el mundo è in suo volere,
+ Li moti naturali e li diurni.
+ De tucti ciel, secundo el mio vedere.
+ Ma qui resurge el dubitare umano,
+ Considerando le gente passate,
+ Che sopra lor el ciel non fo più sano.
+ Se ’l cielo impressioni peregrine [C. c. 78 t.]
+ Non ha, si come le cose create,
+ Donqua, perchè è de noi più breve ’l fine?
+ Perchè sì prodi? Perchè li giganti
+ Erano al tempo? Perchè s’è smarrita
+ Natura umana nell’acti cotanti?
+ Dico che ciò che è creato in tempo
+ In lui fo sempre la virtù finita;
+ Passando stato declina per tempo.
+ Li septe cieli con l’ottavi lumi,
+ Che hanno le potenzie terminate,
+ Sì come è scripto ne’ sacri volumi,
+ Quando in primo tempo fuor creati,
+ Ciascun facia gli effecti in summitate
+ Con li eleminti puri immaculati;
+ Ma per diversi et per antichi cursi,
+ Le quattro qualitate son corropte,
+ Però li gran difecti son discursi.
+ Guarda la terra rotonda creata,
+ Sì come le sue parte son diropte
+ Et come nel suo corpo è concavata.
+ Per più vedere prindi quisto exemplo,
+ Advenga che non sia come se pone,
+ Ma meglio senterai ciò ch’io contemplo.
+ Simel è el cielo de la nova sezza,
+ Che mustra nova più perfeczione
+ Et antiquando sua virtù se sprezza.
+ Non dico che non sia alto Saturno
+ Novanta[214] circhi quanto ch’è la Terra,
+ Sì come fo creato el primo giurno
+ Novantacinque dico ch’è più Iove, [C. c. 79]
+ Quanto è la Terra et Marte et poco sopra;
+ Secundo Ptolomeo son queste prove.
+ El Sole è più cento sexanta sei,
+ Et è de vinti septe parte l’una
+ Mercurio secundo gli occhi mei.
+ La terza stella è simele. En tanto[215]
+ Et della terna parte è la Luna[216]:
+ De ciò ch’io dico qui non te milanto.
+ Ma ’l cielo, in quanto è corpo ’n sua virtute
+ Determinato, conven che pur manche,
+ Et le nature sonno diminute.
+ Donqua te cessa, o loico tristo,
+ Con le sofiste tue ragioni bianche,
+ Chè senza fe’ del ben non se fa acquisto.
+ La fede non ha merto de salute
+ Ove l’umana vista vede el quia
+ Tacciase ’l quare de l’alte vedute
+ Fede e credenza con l’accesa spene
+ Demustrano de gloria la via,
+ La qual conduce nello eterno bene,
+ Sopra li cieli, nel beato regno,
+ Ove l’umano spirito è benegno.
+
+
+CAPITOLO II
+
+ Bello è ’l tacere de cotanta cosa,
+ Considerando el mio poco intellecto,
+ Ma la gran fede me move et excusa;
+ Sì ch’io ne prego la virtù de sopra
+ Ch’allume l’alma del beato aspecto,
+ Che l’imaginare conseguisca l’opra.
+ Era el figliolo ’nanti el moto e ’l tempo, [C. c. 79 t.]
+ El patre col figliolo una natura
+ Eterna, che non cade mai suo tempo.
+ Quest’era prima presso ’l primo agente;
+ Se l’esser tucto per lui ten figura,
+ El facto senza lui, dico, è niente:
+ Et ciò ch’è facto era vita in Lui,
+ Sì come forma nella vita eterna;[217]
+ Et questa vita è luce de nui.
+
+
+
+
+SONETTI ATTRIBUITI A CECCO D’ASCOLI
+
+
+I
+
+LA PIETRA FILOSOFALE[218]
+
+ Chi solvere non sa nè assottigliare,
+ Corpo non tocchi nè argento vivo,
+ Per chè non può lo fixo e ’l volativo
+ Tenere a chi non sa de’ dua un fare.
+
+ Fatelo adunque stretto abbracciare
+ Con acqua viva et sal dissolutivo,
+ Ter bene coque pian sì che sie privo
+ Della terra mama la qual lo fa celare.
+
+ Allor vedrai fuggir la nocte obscura
+ Et ritornar lo sol lucente et bello
+ Con molti fiori ornato in sua figura.
+
+ Questa è la preta, questo è quello
+ Delli fisici l’antica scriptura
+ Che ’n sulla ’ncudin batte lo martello.
+
+
+II
+
+A MESSER CINO DA PISTOIA[219]
+
+ Di ciascheduna mi mostra la guida
+ Per qual vertù si move mia favella,
+ Et poi la sesta spera ognor mi affida
+ Tenendo la bilancia in man per ella.
+
+ Il terzo cerchio ’l cor mena et appella,
+ E l’amorosa fiamma che v’annida
+ Del dolce dire Apol ve rinnovella,
+ Che par che sua vertù con voi divida.
+
+ Ciascun de questi corpi per voi impetra
+ Salute et fama, et non ricchezze nove
+ Or non lasciate ’l fior che frutto move.
+
+ Pistoia per sua parte non si spetra
+ Girando ’l cielo per questi anni nove,
+ Dico se la pietà ciò non rimove.
+
+
+III
+
+A MESSER CINO DA PISTOIA[220]
+
+ La ’nvidia a me à dato sì de morso,
+ Che m’à privato de tutto mio bene,
+ Et àmmi tratto fuor d’ogni mia spene
+ Pur ch’alla vita fosse brieve il corso.
+
+ O messer Cino, i’ veggio ch’è discorso
+ Il tempo omai che pianger ci convene,
+ Poi che la setta che ’l vizio mantene
+ Par che dal cielo ogni ora abbi soccorso.
+
+ Veggio cader diviso questo regno
+ Veggio che a ogni buon convien tacere,
+ Veggio quivi regnar ogni malegno;
+
+ E chi vi vuol suo stato mantenere
+ Convien che taccia quel che dentro giace;
+ Nell’alma, guerra, e, nella bocca, pace.
+
+
+IV
+
+A DANTE[221]
+
+ Tu vien da lunge con rima balbatica,
+ La più che udrò per infino che vivero,
+ Chè, se venisse ove nasce il pivero,
+ Si basterebbe ad aste alla sua pratica
+
+ Se stai fra gente ch’è sempre lunatica
+ Leggere ti convien siffatto livero,
+ Che tu possi notar quel ch’io ti scrivero,
+ S’tu vuo’ asseguir da Dio virtù Dalmatica.
+
+ Non star con lor con vita melanconica,
+ Usa cautela e spesso la ricapita,
+ E sappiti mostrar Francesco e Rodico.
+
+ Va, come ti convien, diritto e clodico.
+ Capiterai, come quei che ben capita,
+ Più chiaro assai che la preta sardonica.
+
+ A me la tua parola stretta legola,
+ E tu la mia non la tenere a begola.
+
+
+V
+
+A FRANCESCO PETRARCA[222]
+
+ Io solo sono in tempestati fiumi
+ E rotte son le vele del mio ingegno;
+ Non spero di salute omai più segno,
+ Che ’l tempo ha variato li costumi.
+
+ Di grande altezza vengono i gran tumi;
+ D’extremo riso vien pianto malegno;
+ Non è fermezza nel terrestre regno;
+ Passano gli atti umani come fumi.
+
+ La guida che fu mia sanza sospetto
+ Col dolce inganno m’à fatto infelice,
+ E vo’ traendo guai sotto il suo velo.
+
+ Di lagrimar e di sospir m’aggelo,
+ Chè più non son quel Cecco che uom dice,
+ Avvenga che somigli lui in aspetto.
+
+
+VI
+
+A FRANCESCO PETRARCA[223]
+
+ I’ non so ch’io mi dica, s’io non taccio;
+ Cieco non sono, e cieco convien farme:
+ Per mia salute io ho renduto l’arme;
+ Chè meno stringo quanto più abbraccio.
+
+ Ma io vivendo [ognor?] nell’empio laccio,
+ Levando gli occhi [mie]i non so guidarme,
+ Nè posso ormai del bene contentarme,
+ Sì m’arde e strugge sempre il freddo ghiaccio.
+
+ Sì ch’io ridendo vivo lagrimando,
+ Come fenice nella morte canto.
+ Ahimè! sì m’ha condotto il negro manto!
+
+ Dolce è la morte, po’ ch’io moro amando
+ La bella vista coverta dal velo,
+ Che per mia pena la produsse il cielo.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ Prefazione pag. 5
+ I. L’Autore 5
+ II. L’Acerba 11
+ I Codici dell’Acerba 17
+ Le edizioni dell’Acerba 20
+ Altre opere di Cecco 23
+ Bibliografia 25
+ Archivio di Stato di Napoli. — Registri
+ Angioini, n. 262, f. 82 r. e t. — 31 Maggio
+ 1327, X.ª Indizione 33
+ Libro primo 35
+ Capitolo I 35
+ Capitolo II 37
+ Capitolo III 39
+ Capitolo IV 42
+ Capitolo V 43
+ Capitolo VI 45
+ Capitolo VII 47
+ Capitolo VIII 48
+ Capitolo IX 51
+ Libro secondo 52
+ Capitolo I 52
+ Capitolo II 54
+ Capitolo III 56
+ Capitolo IV 58
+ Capitolo V 59
+ Capitolo VI 61
+ Capitolo VII 62
+ Capitolo VIII 63
+ Capitolo IX 64
+ Capitolo X 65
+ Capitolo XI 67
+ Capitolo XII 68
+ Capitolo XIII 71
+ Capitolo XIV 72
+ Capitolo XV 74
+ Capitolo XVI 76
+ Capitolo XVII 77
+ Capitolo XVIII 78
+ Capitolo XIX 79
+ Libro terzo 80
+ Capitolo I 80
+ Capitolo II 84
+ Capitolo III 85
+ Capitolo IV 86
+ Capitolo V 86
+ Capitolo VI 87
+ Capitolo VII 87
+ Capitolo VIII 88
+ Capitolo IX 89
+ Capitolo X 89
+ Capitolo XI 90
+ Capitolo XII 90
+ Capitolo XIII 91
+ Capitolo XIV 91
+ Capitolo XV 92
+ Capitolo XVI 92
+ Capitolo XVII 93
+ Capitolo XVIII 93
+ Capitolo XIX 94
+ Capitolo XX 94
+ Capitolo XXI 95
+ Capitolo XXII 96
+ Capitolo XXIII 96
+ Capitolo XXIV 97
+ Capitolo XXV 97
+ Capitolo XXVI 97
+ Capitolo XXVII 98
+ Capitolo XXVIII 98
+ Capitolo XXIX 98
+ Capitolo XXX 99
+ Capitolo XXXI 99
+ Capitolo XXXII 100
+ Capitolo XXXIII 100
+ Capitolo XXXIV 101
+ Capitolo XXXV 102
+ Capitolo XXXVI 102
+ Capitolo XXXVII 102
+ Capitolo XXXVIII 103
+ Capitolo XXXIX 104
+ Capitolo XL 105
+ Capitolo XLI 105
+ Capitolo XLII 106
+ Capitolo XLIII 106
+ Capitolo XLIV 107
+ Capitolo XLV 107
+ Capitolo XLVI 107
+ Capitolo XLVII 108
+ Capitolo XLVIII 108
+ Capitolo XLIX 110
+ Capitolo L 111
+ Capitolo LI 111
+ Capitolo LII 113
+ Capitolo LIII 114
+ Capitolo LIV 114
+ Capitolo LV 115
+ Capitolo LVI 115
+ Libro quarto 116
+ Capitolo I 116
+ Capitolo II 118
+ Capitolo III 120
+ Capitolo IV 124
+ Capitolo V 127
+ Capitolo VI 129
+ Capitolo VII 133
+ Capitolo VIII 136
+ Capitolo IX 138
+ Capitolo X 141
+ Capitolo XI 143
+ Capitolo XII 145
+ Capitolo XIII 146
+ Libro quinto 147
+ Capitolo I 147
+ Capitolo II 151
+ Sonetti attribuiti a Cecco d’Ascoli 153
+ I. La pietra filosofale 153
+ II. A Messer Cino da Pistoia 154
+ III. A Messer Cino da Pistoia 154
+ IV. A Dante 155
+ V. A Francesco Petrarca 155
+ VI. A Francesco Petrarca 156
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] S. De Renzi, _Storia della Medicina in Italia; Scrittori della
+S. Salernitana; Storia documentata della Scuola medica di Salerno_,
+Napoli, Nobile, 1857.
+
+[2] _Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino_, 1322-29
+(nelle Collettorie Vaticane), in _Arch. stor. ital_., fasc. 222, ser.
+V. t. XXVII, pp. 346-55.
+
+[3] G. Rondoni, _I giustiziati a Firenze dal sec. XV al sec. XVIII_, in
+_Arch. stor. ital_., 1901, disp. 4.ª, pp. 385 sgg.
+
+[4] L. Luzzatti, _Il monumento espiatorio a Michele Servet a Ginevra_,
+in _N. Antologia_, a. 38, fs. 764, 16 ottobre 1903.
+
+[5] _Incipit liber acerbe etatis. Capitulum primum tractat de
+ordinatione celorum et de eorum proprietatibus in universali. Inquit
+Cichus de Eschulo._ (Cod. Laur.).
+
+[6] Sulla sfericità della Terra, confr. Brunetto Latini, _Tesoro_, L.
+II, cap. 25; _Dottrinale_ di I. Alighieri, cap. II; Campano, _Tractatus
+de sphaera_, cap. IV.
+
+[7] Cfr. Dante, _Conv._ II, 4; _Acerba_, I, 2 e _Sphaera_, a c. 3
+_verso_.
+
+[8] Cfr. Dante, _Par._ XXVIII, 50-51.
+
+[9] Cfr. Ristoro, _Comp. d. mondo_, L. I, c. 18; Dante, _Conv._ II, 14;
+_Sphaera_, a c. 9 e 10.
+
+[10] Cfr. Ristoro, I, 18, III, 2; _Acerba_, L. II e VIII.
+
+[11] Confr. Dante, _Conv._ II, 14.
+
+[12] Cfr. Ristoro, I, 18; Dante, _Conv._ III, 12; _Par._ XX, 7.
+
+[13] Cfr. _Acerba_, III, 1; Dante, _Conv._ II, 6; _Purg._ I, 19;
+Ristoro, I, 18.
+
+[14] La Luna. Cfr. Ristoro, I, 18.
+
+[15] _Capitulum secundum, tractat de intelligentiis moventibus istos
+celos._ (Cod. Laur.).
+
+[16] Cfr. Dante, _Par._ XXVIII.
+
+[17] Cfr. Petrarca, _Canz._ I, XI, stan. 2.
+
+[18] Cfr. Dante, _Purg._ XVI, 76-78.
+
+[19] Su questo argomento dell’anima unica ritorna nel Lib. V, c. 1.º
+(Bariola).
+
+[20] Nel Cod. Cas.e le quattro terzine in cui si parla di Dante sono
+sostituite da queste altre:
+
+ Move ciascun l’angelica natura[21]
+ Et move i cieli in disiosa forma,
+ Non fatigando lor substanzia pura.
+ Sforzata cosa non ha moto eterno;
+ Anco de sotto el tempo se desforma:
+ Et ciò non cade in acto sempiterno;
+ Perchè, se nelle Intelligenzie nude
+ La voglia corporale se converte,[22]
+ Allor divina non se schiude.
+ Ciascun intende solo Dio contemplando[23]
+ Tutte le cose manifeste e certe,
+ Sì come nui nello specchio guardando.
+
+[21] Così ha pure il Cod. III del Pl. XIC sup. della Laurenziana,
+invece delle terzine rivolte a Dante:
+
+ Move ciascun angelica natura
+ De nove cieli in disiosa forma.
+
+Cfr. Dante, _Par._ XXIX, 52-53.
+
+[22] Cod. III, Pl. XIC: La voglia nel podere se converte.
+
+[23] Cod. III. Pl. XIC: Ciascuna move sol deo contemplando. Cfr. Dante,
+_Par._ XXIX, 76.
+
+[24] _Cap. III, de speris elimentorum et de multis aliis._ (Cod. Laur.).
+
+[25] L’acqua e la terra, come gravi che tendono al centro, tengono il
+luogo più basso, ma, degli elementi, il _substratum_, l’_in sè_, che
+Dante direbbe la _quiddità_, si cela, ecc.
+
+[26] Nel Com. alla _Sfera_, ediz. Venezia, 1499, a c. 8 _recto_ in
+fine, tratta _ex professo_ di tale questione.
+
+[27] _Cap. IV, de obscuritate Solis et lune et de maculis ipsius lune._
+(Cod. Laur.)
+
+[28] I. Alighieri, _Dottrinale_, XXXVI, 37-48.
+
+[29] _Cap. V, de stellis comatis et quid significant cum apparent._
+(Cod. Laur.).
+
+[30] Stelle cadenti e comete. Cfr. _Acerba_, IV, 3; V. Beauvais, IV,
+71; _Dottrinale_, c. 32; Dante, _Purg._ V, 37:
+
+ Vapori accesi non vid’io sì tosto,
+ Di prima notte mai fender sereno.
+
+[31] _Cap. VI, de natura ventorum._ (Cod. Laur.).
+
+[32] Pei venti, cfr. Bellovacense, IV, 27; _Dottrinale_, c. 31. La
+teoria è meglio trattata in _Acerba_, IV, c. 3º.
+
+[33] Cod. Cas.: cerchiata.
+
+[34] _Cap. VII, de pluvia, grandine, nive, pruma et rore._ (Cod. Laur.).
+
+[35] _Dottrinale_, c. XXVIII. Per la pioggia, cfr. Dante. Purg. V:
+Nell’aere si raccoglie | quell’umido vapor che in acqua riede | Tosto
+che sale dove il freddo il coglie. — E il Bellovacense, _Speculum
+naturale_, IV, XLV: Non enim fit pluria nisi ex vapore multo quoniam
+infrigidatus est; e, per la grandine: Cuius generationis causa
+caliditas est: quod est in vapore ascendente a terra, unde fit in
+partibus calidis et temporibus calidis plus quam frigidis (IV. XLIX).
+
+[36] _Cap. VIII, de tronitruis, fulgure et terremotibus_. (Cod. Laur.).
+
+[37] Tuoni, saette, baleni, folgore. Cfr. B. Latini, _Tesoro_, L. II,
+c. 37; Bellovacense, L. IV, cap. 55 e 59: _Dottrinale_, cap. XXVII. Sui
+terremoti, il _Dottrinale_, cap. XXX, dà una spiegazione diversa. Il
+Bellovacense dà ambedue le spiegazioni. Cfr. anche _Dottrinale_, L. IV,
+c. 27 e _Acerba_ L. VI, c. 26 e 27.
+
+[38] Cod. Casan.; lega.
+
+[39] Cfr. per la _sagitta_ con o senza _pondo_, e per tutto questo
+Capitolo, RISTORO D’AREZZO, _Della Composizione del mondo_, pubb. da
+Enrico Narducci in _Bibl. rara_ del Daelli, Milano, 1864. Lib. VII,
+cap. II.
+
+[40] _Cap. VIIII, de arcu sine yride et via lactea_. (Cod. Laur.).
+
+[41] Sui colori delle stelle e dell’iride, cfr. _Dottrinale_, c. 35.
+
+[42] _Incipit liber secundus. Capitulum primum, ubi tractat de fortuna
+reprobando Dantem. Inquit Cichus de Esculo_. (Cod. Laur.).
+
+[43] Cfr. Dante. _Inf_. VII, _Purg_. XVI, _Par_. IV. Veggasi: Fratris
+Iohannis De Serravalle Or. Min. Episcopi et Principis Firmami (1417),
+_Translatio et Comentum totius libri Dantis Aldigherii, cum textu
+italico Fratris Bartholomaei a Colle_, Prato, Giachetti, 1891.
+
+[44] Dante, _Purg_. XVI.
+
+[45] _Cap. II, de formatione humane creature._ (Cod. Laur.).
+
+[46] Cfr. Dante, _Purg_. XXV.
+
+[47] _Cap. III, de qualitatibus anime per aliqua signa corporis._ (Cod.
+Laur.).
+
+[48] _Cap. IV, de difinitione virtutis in genere._ (Cod. Laur.).
+
+[49] _Cap. V, de iusticia et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.).
+
+[50] Cfr. Dante, _Par._ XXVII, 121-123.
+
+[51] _Cap. VI, de fortitudine et a quo celo procedit_. (Cod. Laur.).
+
+[52] Cfr. Petrarca, _Canz_. P. I, Son. 9º.
+
+[53] Cod. Cass.: insigniti.
+
+[54] _Cap. VII, de prudentia et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.). Nel
+Casanatense, il cap. VII è sostituito dall’VIII e viceversa.
+
+[55] _Cap. VIII. De temperantia contra Esculanos, et a quo celo
+procedit._ (Cod. Laur.).
+
+[56] Cod. Cass.: Fundata fusti nel doppiato cerchio.
+
+[57] Cfr. Dante, _Purg._ 37-42.
+
+[58] _Cap. IX. De liberalitate et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.).
+
+[59] _Cap. X. De humanitate et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.).
+
+[60] _Cap. XI. De castitate, constantia, abstinentia, mensura et
+magnanimitate._ (Cod. Laur.).
+
+[61] _Cap. XII. De nobilitate et a quo celo procedit, reprobando falsas
+opiniones._ (Cod. Laur.).
+
+[62] Cfr. Dante, _Conv._ Tratt. IV. cap. XX.
+
+[63] Altri Codici: _acute_.
+
+[64] Cfr. Dante, _Purg._ VII, 21-23 e _Parad._ VIII.; _Dottrinale_, c.
+XIV, 51-54.
+
+[65] Allude ai Colonnesi. Dalla famiglia Colonna egli sperava la
+salvezza d’Italia.
+
+[66] _Cap. XIII. De avaritia, contra illos de Patrimonio et Ducatu._
+(Cod. Laur.).
+
+[67] Cfr. Dante, _Inf._ VI.
+
+[68] _Floncha_ e _fioncha_ (fionda) in _Statuti volgari_ del 1387 di
+Ascoli Piceno. illustr. da C. Mazzi, in _La Bibliofilia_ di L. Olschki,
+Firenze, V. II, 1900-’901, Disp. 9-10.
+
+[69] Sugli Angioini, cfr. Dante, _Purg._ XX.
+
+[70] _Cap. XIV. De superbia, contra Romanos._ (Cod. Laur.).
+
+[71] Sulla vanagloria, cfr. Dante, _Purg._ XI, 91-93.
+
+[72] _Cap. XV. De luxuria, contra Bononienses et Tuscos._ (Cod. Laur.).
+
+[73] A tutti i comentatori dell’_Acerba_ è sfuggito questo accenno a
+Firenze, per la rotta di Doccia, secondo la lezione del C. Casanatense.
+Anche il Bariola riporta dal C. Laurenziano: _chioza_ (venetismo) che
+fa rima con doza della terzina susseguente, e, benchè gli sorga il
+sospetto che _chioza_ stia a significare le Pleiadi, pure non si dà
+conto del valore topografico di _doza_. Il Castelli poi: _ghiaccia_,
+e, nella seconda terzina: _Che lagrimando irriga la sua faccia_, che
+non sappiamo donde sia tolto. Noi, invece, pensiamo che _Doccia_ voglia
+riferirsi alla sconfitta di Altopascio (23 settembre 1325). Di qui si
+posson trarre varie conseguenze d’indole politica e sul tempo in cui
+potè essere scritto questo capit. dell’_Acerba_.
+
+[74] _Cap. XVI. De invidia contra Marchianos et Ronandiolos._ (Cod.
+Laur.).
+
+[75] Cfr. Petrarca, Son. 173 P. I, Roma 1821.
+
+[76] _Cap. XVII. De gula, contra Lombardos._ (Cod. Laur.).
+
+[77] Cod. Cas.: se more.
+
+[78] _Cap. XVIII. De vanagloria._ (Cod. Laur.).
+
+[79] _Cap. XVIIII. De ira et accidia._ (Cod. Laur.).
+
+[80] _Incipit liber tercius, in quo tractatur de virtute amoris et
+animalibus et lapidibus preciosis. Inquit Cichus de Esculo._ Cod. Laur.
+
+[81] Cfr. Dante, _Vita Nova_, XX.
+
+[82] Dante, _Ibidem_.
+
+[83] La canz. di Guido pure commentata da Dino del Garbo e pubbl. a
+Venezia, col tit.: _Enarratio Cantionis Guidonis de Cavalcantibus de
+natura et motu amoris_.
+
+[84] Cfr. Dante, _Vita Nova_, XX.
+
+[85] Cfr. Cecco, _De Principiis Astrologiae_; Dante, _Vita Nova_, 2, 3,
+4, 9, 12, 13, 21, 24, 43; _Conv._ IV, 16; _De Mon._ II, 3.
+
+[86] Dante in risposta a Messer Cino: _Dante, quando per caso
+s’abbandona_. Cfr. anche l’Epistola di Dante a Cino: _Exulanti
+Pistoriensi Florentinus exul immeritus, per tempora diuturna salutem,
+et perpetuae caritatis ardorem_.
+
+[87] Cfr. S. Thomae, _Declaratio quorundam articulorum, etc._, opusc.
+2, n. Opere, t. XIX, Venezia, 1754, p. 42; Dante, _Purg._ XVI-XVIII;
+_Par._ XIV, 30, XVII, 17, 18, XIX, 40-43.
+
+[88] _Cap. II. De natura fenicis, assimilando ipsam virtuti._ Cod. Laur.
+
+[89] Cfr. Dante, _Inf._ XXIV, 106-111 — Petrar. _Canz._, P. I, son. 151.
+
+[90] Il Cod. Laur. ha: Ne la luna.
+
+[91] _Cap. III. De natura aquile._ Cod. Laur.
+
+[92] Cfr. Dante, _Purg._ IX, 19-33.
+
+[93] Il Cod. Laurenziano ha: da presso: il Casanatense: depresso.
+
+[94] _Cap. IIII. De natura lumerpe._ Cod. Laur.
+
+[95] Il Laur. ha: drime.
+
+[96] Il Casan. ha: dolce.
+
+[97] _Cap. V. De natura stellini._ Cod. Laur.
+
+[98] _Cap. VI. De natura pellicani._ C. Laur.
+
+[99] _Cap. VII. De quatuor animalibus viventibus ex quatuor elementis._
+C. Laur.
+
+[100] Il Notar Jacopo da Lentini:
+
+ La salamandra audivi,
+ Che dentro al fuoco vive stando sana.
+
+E il Petrar., _Canz._, P. I, canz. XX, st. 4:
+
+ Di mia morte mi pasco, e vivo in fiamme;
+ Stranio cibo, e mirabil salamandra!
+ Ma miracol non è: da tal si vole.
+
+[101] _Cap. VIII. De natura plombini._ C. Laur.
+
+[102] _Cap. VIIII. De natura strucii._ C. Laur.
+
+[103] _Cap. X. De natura cygni._ C. Laur.
+
+[104] _Cap. XI. De natura cycognie._ C. Laur.
+
+[105] Cfr. Dante, _Purg._ XXV, 10-12.
+
+[106] _Cap. XII. De natura cichale._ C. Laur.
+
+[107] _Cap. XIII. De natura noctua_. C. Laur.
+
+[108] _Cap. XIIII. De natura perdicis_. C. Laur.
+
+[109] _Cap. XV. De natura yrundinis_. C. Laur.
+
+[110] Il Laur. ha: vertuose.
+
+[111] _Cap. XVI. De natura uppompe_ (sic). C. Laur.
+
+[112] _Cap. XVII. De natura calandrini._ C. Laur.
+
+[113] _Cap. XVIII. De natura vulturis._ C. Laur.
+
+[114] _Cap. XIX. De natura falconis._ C. Laur.
+
+Nel C. Casanatense il cap. XIX tratta del rospo, il XX dell’ostrica, il
+XXI del delfino, il XXII del basilisco, il XXIII dell’aspide, il XXIV
+del drago, il XXV della vipera, il XXVI del coccodrillo, il XXVII dello
+scorpione, il XXVIII del botto, il XXIX del ragno, il XXX del leone, il
+XXXI del falcone.
+
+[115] _Cap. XX. De natura grifonis._ C. Laur.
+
+[116] _Cap. XXI. De natura pavonis._ C. Laur.
+
+[117] Cfr. G. Boccacci, _Vita Dantis_.
+
+[118] _Cap. XXII. De natura gruis._ C. Laur.
+
+[119] ad inchino, ha il Cas.se.
+
+[120] giovini, nel Cas.se.
+
+[121] Cfr. Dante, _Purg._ XX, 86-91.
+
+[122] _Cap. XXIII. De natura turturis._ C. Laur.
+
+[123] _Cap. XXIIII. De natura corvi._ C. Laur.
+
+[124] _Capitulum de animalibus aquosis, et primo de sirena._ C. Laur.
+
+[125] Il Laur.: doplo; il Cas.: po lo.
+
+[126] _Cap. II. De gronco et arengo._ C. Laur.
+
+[127] _Cap. III. De orospo._ C. Laur.
+
+[128] _Cap. IIII. De cancro et de ostricis._ C. Laur.
+
+[129] _Cap. V. De dalfino._ C. Laur.
+
+[130] Cfr. Dante, _Inf._ XXII, 19-21.
+
+[131] _Capitulum de animalibus venenosis, et primo de basalisco._ C.
+Laur.
+
+[132] _Cap. II. De yaspide._ C. Laur.
+
+[133] _Cap. III. De dracone._ C. Laur.
+
+[134] _Cap. IIII. De vipera._ C. Laur.
+
+[135] _Cap. V. De cocodrilo._ C. Laur.
+
+[136] _Cap. VI. De scorpione._ C. Laur.
+
+[137] Cfr. Dante, _Purg._ IX, 5-6.
+
+[138] _Cap. VII. De botrace._ C. Laur.
+
+[139] _Cap. VIII. De aranea._ C. Laur.
+
+[140] _Explicit de animalibus venenosis: sequitur de quadrupedibus.
+Primo de leone._ C. Laur.
+
+[141] Casan.: degenere soa stirpe.
+
+[142] Casan.: arida sepe.
+
+[143] Casan.: sancta.
+
+[144] _Cap. II. De elefante._ C. Laur.
+
+[145] _Cap. III. De leopardo._ C. Laur.
+
+[146] _Cap. IIII. De yema_ (sic). C. Laur.
+
+[147] _Cap. V. De pantera._ C. Laur.
+
+[148] _Cap. VI. De tygro._ C. Laur.
+
+[149] _Cap. VII. De castoreo._ C. Laur.
+
+[150] _Cap. VIII. De unicorno._ C. Laur.
+
+[151] _Cap. IX. De symia._ C. Laur.
+
+[152] _Cap. X. De cervo._ C. Laur.
+
+[153] Cfr. Petrar. _Canz._ P. I, son. 156.
+
+[154] _Capitulum de lapidibus preciosis, et primo de dyamante, zaphiro
+et smeraldo._ C. Laur.
+
+[155] _Cap. II De agate, alestrio et berilo._ C. Laur.
+
+[156] _Cap. III. De topatio, dyaspro et gagate._ C. Laur.
+
+[157] Questi due ultimi versi trovansi alla fine del cap. nel Casan. —
+Nel Laur. questo cap. e il seguente ne formano invece uno solo.
+
+[158] Qui il Casan. continua il cap.; mentre il Laur. ne fa uno nuovo,
+completando il cap. coi due versi con cui si chiude il precedente nel
+Casan.
+
+[159] _Cap. IIII. De curopa, panterone et cintro._ C. Laur.
+
+[160] _Cap. V. De dyacodio, alestone et berilo._ C. Laur.
+
+[161] _Cap. VI. De carbunculo, epistite et amantisto._ C. Laur.
+
+[162] _Cap. VII. De ceramo, calendonio et cristallo._ C. Laur.
+
+[163] Trono, il Casan.
+
+[164] _Cap. VIII. De lentra, celidonio et corallo._ C. Laur.
+
+[165] _Cap. VIIII. De malgarita, galasia et corniola._ C. Laur.
+
+[166] Le stelle. Cfr. Dante, _Par._ II., 31, che chiama la Luna:
+_eterna margherita_.
+
+[167] _Incipit liber quartus, in quo tractatur de dubiis naturalibus
+que sunt circa centia_ (sic) _mundi. Inquit Cichus de Esculo._ C. Laur.
+
+[168] Dante, _Par._ II, dice che non lo seguissero in pelago quei che
+s’eran messi in piccioletta barca. Cfr. _Acerba_, L. IV, c. 3, in fine
+a c. 10.
+
+[169] _Cap. II. De questionibus naturalibus circa corpora celestia_, C.
+Laur.
+
+[170] Ristoro, L. V, c. 2.
+
+[171] Cecco, _Sphaera_, a c. 14 _recto_.
+
+[172] Cecco, _Sphaera_, proemio.
+
+[173] _Cap. III. De questionibus naturalibus circa ignem et vertit se
+ad alia._ C. Laur.
+
+[174] Cfr. Dante, _Inf._ XIII, 40-42; V. Beauvais, _Speculum naturale_;
+Iac. Aligh. _Dottrinale_, 31.
+
+[175] Il Cas.: sciocchi.
+
+[176] Cecco, _Sphaera_, a c. 23 _recto_.
+
+[177] Cecco, _Sphaera_, a c. 24 verso.
+
+[178] _Cap. IIII. De questionibus naturalibus circa aerem_. C. Laur.
+
+[179] Cfr. Iac. Aligh., _Dottrinale_, che dà una spiegazione diversa.
+
+[180] F. Petrarca, _Canz._ Part. II, son. 20.
+
+[181] F. Petrarca, _Canz._ Part. II, son. 1º.
+
+[182] Cfr. Messer Cino, nella Canz.: _La dolce vista e ’l bel guardo
+soave_; e, nelle Rime originali del Petrarca pubbl. dall’Ubaldini, il
+frammento, in data 30 novembre 1349.
+
+[183] _Cap. V. De questionibus naturalibus circa aquas._ C. Laur.
+
+[184] Il C. Laur. ha: al mezo de sota.
+
+[185] Petriolo, ha il Casan.; e Cagnano, entrambi i Cod.
+
+[186] Cfr. Dante, nel son.: _Io sono stato con amore insieme_.
+
+[187] _Cap. VI. De questionibus circa terram._ C. Laur.
+
+[188] Nel linguaggio d’allora, _forma_ è la natura, la qualità
+speciale, l’intrinseco delle cose, (Bariola). Del resto, era il sistema
+predominante della Filosofia Scolastica. Confrontisi, per tutti, S.
+Tommaso d’Aquino.
+
+[189] Cecco, _Sphaera_, a c. 9 _verso: Omnis civitas et quod habitatur
+habet triplicem significationem, scilicet climatis, provinciae et
+aedificationis_.
+
+[190] Ristoro, L. VII, p. III, c. 3º.
+
+[191] Cfr. Dante, _Purg._ XXV, 88. Il Buti, commentando il v. 2 del
+c. XI del _Purg._, dice: _Lo luogo circoscrive lo locato_. S. Tommaso
+direbbe: alle anime separate dai corpi si determinano alcuni luoghi
+corporali, dove sieno _quasi in luogo_.
+
+[192] _Cap. VII. De questionibus naturalibus circa umbras._ C. Laur.
+
+[193] Cfr. Iac. Aligh., _Dottrinale_, c. 34.
+
+[194] _Cap. VIII. De questionibus naturalibus circa animalia._ C. Laur.
+
+[195] _Cap. VIIII. De questionibus naturalibus circa actus humanorum._
+C. Laur.
+
+[196] Cfr. Dante, _Purg._, VII.
+
+[197] Dante, nella _Canz.: Donna mi reca nello core ardire_.
+
+[198] _Cap. X. Ad idem._ C. Laur.
+
+[199] Sozo, il Laur.
+
+[200] Galeno, _De usu partium_, L. XV.
+
+[201] _Cap. XI. Ad idem._ C. Laur.
+
+[202] Cfr. Dante, _Inf._ VI, in fine.
+
+[203] Cfr. Cecco, _De Principiis Astrologiae_. — Dante, _Conv._ II. 9,
+lin. 101 sgg.; _Par._ XXII, 112 sgg.
+
+[204] _Cap. XII. Ad idem._ C. Laur.
+
+[205] Cfr. Dante, _Purg._ XV, 56.
+
+[206] _Cap. XIII. In quo deridetur Dantes._ C. Laur.
+
+[207] Trovasi anche nel cod. Laur. III, Pl. XIC, sec. XIV.
+
+[208] Altri Cod.: voler.
+
+[209] _Acerba_, L. I, c. 2º. Cfr. Dante, _Purg._ XXV.
+
+[210] Altri Cod.: norma.
+
+[211] Altri Cod.: strocca.
+
+[212] Altri Cod.: qui comenzarò.
+
+[213] Altri Cod.: peiur.
+
+[214] Altri Cod.: octanta cinque.
+
+[215] Altri Cod.: In tanto.
+
+[216] Altri Cod.: Et de le trenta parte si è la luna.
+
+[217] In altri Codici, come nel Laurenziano III del Pluteo XIC
+superiore, secondo il Bariola, si ha:
+
+ Sì come forma nella mente eterna,
+ E questa vita è luce de miseria.
+
+Mentre nel Palatino di Firenze:
+
+ Et questa vita è l’aire in nui.
+
+Così pure, più o meno alterati, in parecchie edizioni. In quella del
+1476, si legge, invece:
+
+ Sì come forma nella mente eterna,
+ E in questa vita luce mai s’interna.
+
+Questo capitolo manca in molti cod. e nell’ediz. veneta del 1495.
+
+[218] Questo sonetto fu tratto dal Bariola dal cod. Magliabechiano
+3, cl. XVI. Sullo stesso argomento vi è un altro sonetto che, in
+una edizione quattrocentina della _Summa perfectionis_ del Geber, è
+attribuito a Cecco; mentre in un cod. di Montpellier esso è attribuito
+a Dante; ed in altri cod. del sec. XIV e XV o a Cecco, o a Dante o a
+Frate Elia. Lo pubblicò Oddone Zenatti di sul cod. Riccardiano 946, c.
+10, (_Una canzone capodistriana del sec. XIV sulla pietra filosofale_,
+in Archiv. stor. per Trieste, l’Istria e il Trentino, vol. IV, pagg.
+81-117; e _Nuove rime d’alchimisti_, Estr. dal Propugnatore, N.º 8,
+fasc. 21, Bologna, 1891). Come dice però il Paoletti, non sembra
+fattura dell’autore dell’_Acerba_, e per l’ordine, e, molto più,
+per l’uso e la frequenza di certi vocaboli; e, perciò, qui non lo
+riproduciamo.
+
+[219] Dal cod. d. V. 5, n. 433 del sec. XV della Bibl. Casanatense, in
+risposta al sonetto di messer Cino: _Cecco, i’ ti prego per virtù di
+quella_. Cfr. G. Carducci, _Rime di M. Cino da Pistoia e d’altri del
+sec. XIV_, Firenze, Barbera, 1862, n. 58 e 79; L. Chiappelli, _Vita
+e opere giuridiche di Cino da Pistoia_, Pistoia, Bracali, 1881, pagg.
+78-79.
+
+[220] Dal cod. Magliabechiano 991, cl. VII.
+
+[221] Lo pubblicò Enrico Narducci dal cod. cartaceo dell’_Acerba_ del
+sec. XV, n. 343, posseduto dal principe D. Baldassarre Boncompagni, a
+carta 98, in risposta a un altro sonetto attribuito a Dante: _Cecco,
+io son qua giunto in terra acquatica_. «Il Narducci non nasconde che il
+prof. Alessandro D’Ancona, avendo trovato ambedue questi sonetti sotto
+altro nome nel rovescio della carta 43 del primo volume della _Raccolta
+di rime antiche_ mss. compilata dal Moncke e dal Biscioni, che si
+conserva nella pubblica biblioteca di Lucca (num. gen. del _Catalogo
+dei mss._ 530) fu il primo a far notare che i sonetti stessi sono
+contesi a Dante e a Cecco d’Ascoli da Ser Ventura Monachi e da Giovanni
+Lambertucci de’ Frescobaldi. Ma egli osserva che «ciò non distrugge
+la possibilità che questi due sonetti siano l’uno di Cecco, di Dante
+l’altro; anzi, nel dubbio, sembra più ragionevole cosa propendere per
+l’autorità del codice più antico; oltre di che le molte varianti fra
+i due codici non permettono di ritenerne la lezione come identica in
+questa parte» G. Castelli, _op. cit._
+
+[222] Pubblicato da Gio. M. Crescimbeni, di su un antico ms. della
+bibl. Isoldiana e d’un altro della bibl. Chisiana, in risposta a
+un sonetto attribuito a Petrarca giovane (1323): _Tu se’ ’l grande
+Ascolan, che ’l mondo allumi_, che il Tiraboschi e il Lami attribuirono
+invece a Ser Muccio Ravennate. Il Bariola e il Castelli, sull’autorità
+di Francesco Trucchi, che notò aver il Lami erroneamente letto nel
+cod. Riccardiano 1103 il nome di Muccio invece di Sennuccio del Bene,
+rivendicarono al Petrarca la paternità del sonetto. Il cod. Laurenziano
+n. 43 del pluteo XI e il Riccardiano 2823 l’attribuiscono pure al
+Petrarca.
+
+[223] Nel cod. Riccardiano 1103. Fu pubblicato la prima volta dal
+Bariola, e pare abbia un riscontro nel sonetto del Petrarca: _Pace non
+trovo, e non ho da far guerra_.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77167 ***
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+</head>
+<body>
+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77167 ***</div>
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+L’ACERBA
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="x-large">
+CECCO D’ASCOLI
+</p>
+
+<p class="pad2 main-t">
+L’ACERBA
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+CON PREFAZIONE, NOTE E BIBLIOGRAFIA
+</p>
+
+<p class="pad1 x-small">
+DI
+</p>
+
+<p class="x-large">
+PASQUALE ROSARIO
+</p>
+
+<p class="pad2">
+E, IN APPENDICE, I SONETTI ATTRIBUITI ALLO STABILI
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">LANCIANO</span><br>
+<span class="small">R. CARABBA, EDITORE<br>
+1916</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+PROPRIETÀ LETTERARIA<br>
+DELL’EDITORE R. CARABBA
+</p>
+
+<p>
+Lanciano, tip. dello Stabilimento R. Carabba
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+</p>
+
+<h2 id="pref">PREFAZIONE</h2>
+</div>
+
+<h3 id="pref1">I — L’AUTORE</h3>
+
+<p>
+Parlare di Francesco Stabili, detto comunemente Cecco
+d’Ascoli, pur dopo tanto fiorire di critica storica e letteraria,
+riesce assai difficile; giacchè, dai primi diligenti
+lavori del Frizzi e del Bariola fino a quelli più recenti
+e pregevoli del Castelli e del Boffito, i nuovi documenti
+venuti in luce non ci mettono ancora in grado di conoscere
+appieno le varie vicende della sua vita e di dar fine,
+una buona volta, alle acerbe contese che si sono agitate
+intorno a lui. Onde, ben a ragione il Bariola diceva che
+«chi si accinge a scrivere di questo infelice poeta trova,
+ad ogni passo, difficoltà ed ostacoli quasi insuperabili,
+tanto scarse e mal sicure sono le notizie che ne abbiamo».
+</p>
+
+<p>
+Infatti, intorno all’anno della sua nascita, le opinioni
+sono tuttavia discordi. Gli storici regionali, posteriori di
+molto all’età di Cecco, lo fan nascere nel 1250 o nel
+1257: per contro, secondo gli appunti sui poeti provenzali
+e italiani dell’umanista iesino Angelo Colocci, nato circa
+un secolo e mezzo dopo la morte di Cecco, il nostro
+autore sarebbe venuto al mondo nel 1269, forse nella
+seconda quindicina di ottobre, mentre la madre incinta
+si recava nel paesello di Ancarano ad una festa religiosa,
+che ivi allora si celebrava. E quest’ultima data, poi che
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+il Castelli ebbe discoperti tali appunti nel 1887 di sul
+Codice Vaticano 4831, e quindi pubblicati in miglior
+lezione nel 1890, per l’aiuto di Giulio Salvadori, nel
+<i>Giornale Storico della Letteratura Italiana</i>, vien ritenuta
+come la più probabile, se non la vera. Tutti gli storici,
+intanto, gli danno a padre un maestro Simone; ma discordi
+sono i pareri se questi fosse un medico o un notaio.
+</p>
+
+<p>
+Nella matricola dei notari dell’epoca, che conservasi
+nell’archivio comunale di Ascoli Piceno, un notar Simone
+Stabili, Stabile o degli Stabili non è menzionato; nè del
+casato si ha ricordo nel Catasto del sec. XIV, che pur ivi
+si conserva. Tanto il Colocci che altri biografi posteriori
+opinano che Cecco, dopo gli studi grammaticali in patria,
+si conducesse alla famosa Scuola medica di Salerno, ove
+taluni ammettono avessero egli e il padre suo anche insegnato.
+Sorprende, del resto, come l’indirizzo prevalentemente
+astrologico delle nozioni mediche e di tutta la
+produzione mentale di Cecco si presenti così dissonante
+con le dottrine pratiche e positive della Scuola Salernitana
+di quel tempo, di già liberatasi dagli inquinamenti arabi
+e dagli influssi astrologici&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Poi, stette a Parigi; ma
+è dubbio se egli venisse o pur no invitato alla corte
+papale di Avignone. Dal 1322 al 1325, insegnò alla celebre
+università di Bologna e, secondo il Ghirardacci, col salario
+di cento lire. Alcuni anzi han preteso che egli professasse,
+in quella università, matematica medicina filosofia.
+Chi si rende ragione, però, dei sistemi e dei metodi d’insegnamento
+medievali, comprenderà di leggieri che la
+matematica era parte essenziale della materia astrologica e
+che la medicina, e in ispecie la terapia, facevasi dipendere in
+parte dall’influenza favorevole o maligna degli astri. Forse,
+potè dettare un corso di cosmografia e di astrologia applicata
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+alla medicina; e fa maraviglia, per altro, come egli,
+medico, trascurasse di proposito, nell’<i>Acerba</i>, di parlare
+del regno vegetale:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Se d’erbe qui non tracto nè de piante,</p>
+<p class="i01">Io prego che chi legge non si sdegne,</p>
+<p class="i01">Ch’a medico ne lasso che ne cante.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il Boffito, con dotte argomentazioni, ha in vero dedotto,
+dall’esame del <i>De principiis astrologiae</i> da lui novamente
+scoverto nel codice miscellaneo Vaticano 2366 del sec. XIV,
+che Cecco a Bologna lesse proprio astrologia; giacchè
+questo comento all’opera più rinomata dell’astronomo ed
+astrologo arabo Abdel-Haziz Al-cabiti del sec. X, conosciuta
+col nome di <i>Alcabizio</i>, fu dettato a Bologna, dove,
+giovane, venne eletto a tale insegnamento dalla scolaresca
+cosmopolita. Il comento ci è pervenuto in poche lezioni,
+forse sei o sette, ed è così incompiuto o mutilo probabilmente
+per la condanna inflittagli dal Sant’Uffizio. Contro
+ciò che dapprima si ammetteva, il comento alla <i>Sfera</i>
+dell’astronomo inglese del sec. XIII, Iohn Halifax da Holywood,
+detto il <i>Sacrobosco</i>, non fu dettato a Bologna, ma già
+prima e, forse, a Salerno, a Padova o altrove. A Bologna,
+pertanto, il 16 dicembre 1324, l’inquisitore Lamberto da
+Cingoli gli sequestrava le opere, lo condannava a varie
+pene corporali e pecuniarie, gl’interdiceva l’insegnamento,
+<i>per aver sentenziato e discorso erroneamente di cose attinenti
+alla cattolica fede</i>. E vuolsi che il fiorentino Tommaso del
+Garbo, lettore di medicina in quella medesima università,
+per invidia, l’avesse denunziato al tribunale dell’Inquisizione.
+Da questa prima condanna al 1327, non abbiamo
+notizie certe di lui. Fu a Bologna, a Napoli o a Firenze?
+Insegnò in qualche altra università, o andò ramingo per
+l’Italia? Noi non lo sappiamo.
+</p>
+
+<p>
+Il 30 luglio 1326, il figliuolo di re Roberto d’Angiò,
+Carlo duca di Calabria, a cui era stata concessa per dieci
+anni la signoria della repubblica contro Castruccio, entrava
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+in Firenze con grande solennità, accompagnato da
+molti magnati del regno e, come dice Angelo Di Costanzo,
+da più di dugento altri cavalieri a sproni d’oro. Con
+questo nobile seguito, alcuni han preteso giungesse pure
+Cecco d’Ascoli, e che là si dedicasse all’insegnamento.
+Anzi, taluno sostenne che, pervenuto già prima a Firenze,
+non appena cioè ebbe campo di allontanarsi da Bologna,
+i Fiorentini gli offrirono una cattedra creata appositamente
+per lui.
+</p>
+
+<p>
+Senonchè, dove sono le prove e i documenti?
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Villani racconta «che egli era astrolago del
+duca, e avea dette e rivelate per la scienza d’astronomia,
+ovvero di nigromanzia, molte cose future, le quali si trovarono
+poi vere, degli andamenti del Bavaro e dei fatti
+di Castruccio e di quegli del duca». E a Firenze veramente
+noi lo troviamo nel 1327. Secondo un documento
+inedito, da noi scoperto nell’Archivio di Stato di Napoli,
+e che pubblichiamo qui in fine della prefazione, Cecco
+stette alla corte del duca, in qualità di <i>phisicus et familiaris</i>,
+con lo stipendio di tre once in argento per mese,
+solo dal 12 marzo al 31 maggio 1327. Ora, se, come
+ha provato il Davidsohn&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, egli era stato, pria della
+seconda condanna, rinchiuso per due mesi nelle carceri
+inquisitoriali di Santa Croce, si può, senza tema di errare,
+concludere che lo Stabili, già nei primi del giugno, era
+stato scacciato dal palagio dei Podestà, di costa alla Badia.
+Il vescovo di Aversa, Raimondo de Mausac di Marsiglia
+(Pelliccia, Parenti), che era frate minore e cancelliere di
+Carlo <i>Senzaterra</i>, «parendogli abominevole a tenerlo il
+duca in sua corte, il fece prendere, perchè il libro astrologico,
+composto e riprovato a Bologna, l’usava anche in
+Firenze». Ed aggiunge il Villani che maestro Dino del
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+Garbo, famoso medico fiorentino del tempo, già professore
+all’università di Bologna e poi a quella di Siena e padre
+di Tommaso, «fu grande cagione della morte del sopraddetto
+maestro Cecco, riprovando per falso il detto suo
+libello, il quale aveva letto in Bologna, e molti dissono
+che ’l fece per invidia».
+</p>
+
+<p>
+Frate Accursio de’ Bonfantini, inquisitore dell’eretica
+pravità in Toscana, che tra le mansioni del suo ufficio
+trovava anche tempo di commentare il divino poema di
+Dante, si fe’ mandare da Bologna copia del primo processo;
+e le carte giunsero a Firenze il 17 luglio. Così,
+l’accusa di eresia si riconfermava; e Cecco veniva bruciato
+vivo, con tutte le sue opere, fra Porta a Pinti e Porta alla
+Croce, tra Affrico e Mensola, il 16 settembre 1327&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
+Ecco perchè dei suoi lavori non si è mai trovato un codice
+autografo o apografo.
+</p>
+
+<p>
+Fu ghibellino: di un ghibellinismo diverso da quello
+dantesco, come apparisce da molti luoghi dell’<i>Acerba</i> e di
+altre sue opere. Propendè per Lodovico il Bavaro, al pari
+di Fazio degli Uberti; ma inculcò agli Italiani, per ottenere
+o conservare la libertà, di esser concordi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Così dovría ciascun cittadino</p>
+<p class="i01">L’uno con l’altro esser conforme,</p>
+<p class="i01">Chè non venisser lor terre ad inchino;</p>
+</div></div>
+
+<p>
+incitò i Colonnesi a mettersi alla testa del movimento
+politico, per far <i>tenere alli nimici el becco al nido</i>; imprecò
+al tiranno della sua patria, Giovanni Veninbene,
+capo di parte guelfa, capitano a guerra di Carlo II d’Angiò
+nel 1305, contro i ghibellini del suo paese, giusta quanto
+rilevasi da parecchi documenti inediti dell’Archivio di
+Stato di Napoli, e che pubblicherò prossimamente. Contro
+quel che asserì il Castelli, il Veninbene, dunque, fu
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+tutt’altro che ghibellino. Ed io, perciò, nel 1897, con l’appoggio
+della tradizione e di quanto ne pensò anche il Trucchi,
+fui incline ad ammettere che alla condanna di Cecco
+contribuisse pure non poco il suo comportamento politico.
+</p>
+
+<p>
+Fu amico di Cino da Pistoia e di Petrarca. Fu in relazioni
+con l’Alighieri? Qui sta il nodo. Ma, amico o antagonista
+di Dante; infetto di magia o scienziato vero;
+eretico o no, dice il Castelli, il martire ascolano ha lasciato,
+egli solo, le più chiare ed esplicite testimonianze di rapporti
+intellettuali col divino poeta. E, se coraggiosamente
+affrontò la condanna, rifiutando di abiurare alle sue idee
+filosofiche e ripetendo nell’estremo supplizio: <i>l’ho detto
+l’ho insegnato e lo credo</i>; le fiamme del martirio, nella
+ipotesi più avversa, han dovuto magari purificare questa
+figura tetragona ai colpi della sventura, sì da farcelo apparire
+come <i>un vindice della libertà di coscienza</i>&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Che egli amasse, peraltro, una donna, a parte qualsiasi
+giudizio sulla sua posizione sociale, ci è provato dall’<i>Acerba</i>;
+un amore contrastato forse, e, se non illecito (<i>l’empio
+laccio</i>, come dice nel sonetto del Cod. Riccardiano 1103), indubitatamente
+infelice. Egli riconosceva anzi in questo
+amore una <i>dilectio vitiosa</i>; perchè, come nel commento all’Alcabizio,
+<i>qui diligit monachas, accipit iste amor</i>; e tuttavia,
+pare, perseverasse in esso impenitente. Le tre lettere giocose
+in latino, che gli si attribuiscono, pubblicate dal
+Novati nel <i>Gior. stor. d. Lett. ital.</i>, e ritenute apocrife dal
+Castelli e dal Rossi, stanno a dimostrare, comunque, la
+comune credenza in questa passione amorosa del poeta.
+In due di esse, rivolgendosi ai <i>fiorini</i> e ai <i>danari</i>, si fa
+<i>una stoica invettiva contro la plutocrazia</i>; nella terza individua
+il suo amore in una suor Lucia, clarissa d’un monastero
+di Empoli, di Eboli o di Ascoli (il nome della
+città non si legge bene nel testo).
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tale fu quest’uomo, che Andrea Orcagna dannava all’inferno,
+nell’affresco del giudizio universale dipinto in
+S. Croce, e che l’anima molteplice di Leonardo da Vinci
+studiò accuratamente, nell’<i>Acerba</i>, per le dottrine scientifiche
+racchiusevi e per le figurazioni simboliche, di cui
+potè avvalersi nella sua arte meravigliosa.
+</p>
+
+<h3 id="pref2">II — L’ACERBA</h3>
+
+<p>
+L’opera sua più rinomata in volgare ebbe pure, come
+l’autore, una varia fortuna. Chi la lodò al cielo, riconoscendo
+in essa i germi precursori di talune discipline
+scientifiche, che han poi avuto il loro pieno svolgimento
+nell’epoca moderna; ed in questo coro bisogna annoverare,
+oltre gli scrittori regionalisti, anche Guglielmo Libri che,
+nella classica <i>Storia delle Scienze matematiche in Italia</i>,
+designò nello Stabili l’acuto e geniale esperimentatore
+dei fenomeni fisici. Chi, invece, come il Palermo, volle
+vedere nell’<i>Acerba</i> la negazione di ogni vero o gli elementi
+originari del materialismo e fin del nichilismo
+odierni; o, come il Boffito, che le negò qualsiasi contributo
+intellettuale e morale alle scienze e alle lettere.
+Quando si parte da preconcetti o si è mossi da spirito
+campanilistico, i giudizi non possono riuscire immuni da
+esagerazioni. La fama di cui godè in vita l’autore, le edizioni
+che con frequenza si son succedute dai primordi
+quasi dell’arte della stampa ci dimostrano che qualche
+cosa di originale e di nuovo vi deve pur essere nell’<i>Acerba</i>.
+Attenendoci all’indole della raccolta «Scrittori Nostri»,
+noi non possiamo ora che presentare in una forma leggibile
+un’opera trecentesca che riusciva difficile ritrovare
+anche nelle migliori Biblioteche e che era stata alterata
+o guasta in tutte le edizioni che se n’eran fatte fino al 1820.
+Ci dispensiamo, perciò, da una minuta analisi del suo
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+contenuto scientifico e dal notarne le fonti, le analogie,
+le divergenze, le cose pregevoli o originali. Troppo manca
+ancora, del resto, per poter venire a una conclusione definitiva;
+e la storia delle scienze non ha tuttavia esplorato
+a fondo tutti gli svariati campi del suo immenso territorio.
+Certo, non poco fu tratto dalle enciclopedie medievali e
+rispecchia appunto lo stato del sapere comune dell’epoca;
+ma quanta parte egli vi mise di suo e con quali criteri
+egli interpretò fatti e idee del suo tempo e quanto intravide
+pria degli albori dell’età moderna sarebbe prematuro
+sceverare. Gli studi non sono tuttora completi per un
+retto giudizio scientifico; e la lettura integrale del lavoro
+cecchiano servirà, per l’appunto, ad agevolarne l’indagine.
+Questo soltanto è il nostro scopo. E, perciò, diamo qui,
+per la prima volta, il testo intero dell’<i>Acerba</i>, traendolo
+dal Cod. Mediceo-Laurenziano di Firenze, N. 52, pl. XL,
+della prima metà del sec. XIV. Esso è il cod. più antico,
+poco corrotto e meno mutilo. Il V Libro e qualche integrazione
+di concetto o di forma si son desunti, invece,
+dal Cod. N. 82 del sec. XV della Biblioteca Casanatense
+di Roma, anch’esso inedito.
+</p>
+
+<p>
+Ardua fu la nostra impresa; ma il buon volere e la
+diligenza che vi mettemmo ci fanno sperare un’accoglienza
+onesta e lieta.
+</p>
+
+<p>
+Non è, nè poteva essere, un testo critico esauriente
+dell’<i>Acerba</i>: è un’edizione nuova, mai tentata per lo innanzi,
+per quanto possibile, fedele, eseguita sui due codici
+e, sovra tutto, accessibile anche alla cultura popolare.
+Per questa ragione, non si è tenuto alcun conto del testo
+delle antiche edizioni e neppure del commento ai due
+primi libri, che, nel sec. XVI, fece il modenese Nicola
+Massetti (ediz. veneta del 1507). Per rammodernare la
+dizione e renderne più facile la lettura, noi abbiamo solo
+sciolti i nessi, tolta qualche forma e desinenza venetizzante
+del Laurenziano, tolta l’<i>h</i> ove non è usata nella
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+grafia contemporanea e messala dove non c’era, espunta
+qualche lettera o sillaba dove il verso non tornava, aggiunti
+i segni ortografici e d’interpunzione mancanti.
+Qualche noticina abbiam voluto mettere qua e là, per
+gli opportuni raffronti con altre opere o pei necessari richiami,
+alieni da ogni pretesa di commento diplomatico,
+storico, letterario o scientifico. Una lezione critica definitiva
+dell’<i>Acerba</i>, se mai potrà farsi, non essendovi un
+cod. autografo, dovrà tener calcolo, oltre che di tutte le
+varianti dei numerosi codici, delle dottrine altresì e del
+pensiero di Cecco, come si desumono dalle altre sue opere.
+A questo compito di lunga lena e di adeguata preparazione
+s’era accinto il Bariola, che dette luminosi affidamenti
+di riuscirvi ed ora, come ha promesso da lunga
+pezza, s’è dato il Castelli. Il cod. Casanatense contiene
+molte parole e forme dialettali meridionali che il Laurenziano
+non ha; però, poche volte noi abbiam sostituite
+quelle a queste, e solo quando occorreva al senso o era
+richiesto dalle concordanze della rima. L’<i>Acerba</i>, pertanto,
+così come è divisa nel Laurenziano, non si riscontra in
+altri codici. In alcuni non vi è distinzione di libri e di
+capitoli, bensì di rubriche, quale il Palatino esaminato
+dal Palermo; in altri, i libri sono sei, in altri cinque, facendo
+un libro solo del 2.º e del 3.º; in altri quattro,
+mancando, come nel Laurenziano, i due cap. del quinto.
+Il Quadrio le assegnò tre libri, confondendo i due primi
+col Commento alla Sfera. Anche il numero dei capitoli
+varia da un cod. all’altro. Il Laurenz. ha 9 cap. nel I Lib.,
+19 nel II, 56 nel III, 13 nel IV; in tutto, cioè, 97, a
+cui si sono aggiunti i due cap. del V.º lib. secondo il
+cod. Casanatense. Le differenze tra i due cod. da noi seguiti
+si son notate a piè del testo. Per brevità, vi abbiamo
+aggiunto un indice, da cui potrà vedersi la contenenza
+del poema. Piuttosto sarà utile intrattenerci succintamente
+intorno al significato del titolo e al metro dell’<i>Acerba</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il nome dato a quest’opera è del tutto nuovo, e ha
+dato luogo a varie interpretazioni. Il Colocci opinò che si
+fosse detta <i>Acerba</i>, per la durezza dello stile; il Quadrio
+che stesse a significare <i>mucchio</i> o <i>congerie</i> di molte cose,
+e quindi fè derivare <i>Acerba</i> da <i>acerbus, acervus</i>. Altri
+pensarono che indicasse l’autore medesimo, di carattere
+fiero acerbo, e che il poema dovesse intitolarsi veramente:
+<i>De proprietatibus rerum</i>, come appunto si vuole fosse
+scritto nel cod. del sec. XV posseduto da D. Inigo Lopez.
+Lo Spalazzi, comparandola col <i>Convivio</i>, scrisse che, a simiglianza
+di Dante che intendeva bandire agli uomini il
+cibo del sapere, l’Ascolano offrì ai contemporanei l’aspra
+e cruda vivanda dei più difficili problemi della scienza.
+Il Bariola crede stia a significare, più che l’acerbità
+della materia, l’età giovanile (<i>juvenilia</i>) in cui Cecco,
+forse, la scrisse; e fu indotto a pensare così dal trovare
+in qualche codice: <i>Liber Acerbae aetatis</i>. Il Calvi, pur
+accettando che il titolo primitivo fosse quello supposto dal
+Bariola, dà ad esso un significato tutto speciale. Secondo
+lui, significherebbe: <i>Libro composto per servire all’educazione
+dell’uomo</i>; e crede di trovarne una conferma nei
+versi dove si parla del leone, che: <i>Deve li soi nati ammaestrare,
+Lassando il tempo dell’acerba vita, Con soe parole
+in lor vertù spirare</i>; e in quegli altri: <i>Io voglio qui
+che il quare trovi il quia, Levando l’ali dell’acerba mente</i>,
+ecc. Pel Gaspary è opera <i>acerba</i>, per la difficoltà della
+materia. Pel Lozzi, invece, dovrebbe scriversi realmente
+<i>Cerba, Cervia, Cerbia, Cerva</i>, cioè il cervo o la cerva,
+volendo in quel mistico animale Cecco figurare sè stesso;
+o, secondo il Salutati, l’alto sentire di sè nella glorificazione
+del vero, per cui l’uomo si eterna. In fine, il
+Castelli, seguito anche dal Volpi, crede che sia un neutro
+plurale latino e significhi <i>cose acerbe</i> al gusto della gente
+abituata ai dolciumi della consueta poesia.
+</p>
+
+<p>
+Lo schema metrico dell’<i>Acerba</i> è una specie di terzina,
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+la cui serie è: ABA, CBC... ZZ, che, a pari della terzina
+dantesca, procede dalla forma di <i>serventese incatenato</i>,
+«costituito da una serie di strofe di tre versi variamente
+rimati, ma sempre in modo che tra strofe e strofe vi sia
+concordanza di rime». Vi fu chi attribuì a Cecco l’invenzione
+della sestina o dell’ottava (Appiani). Ma, ben
+dice il Castelli che «del loro errore si sarebbero facilmente
+accorti, se avessero considerato che l’ottava si
+esplica per due sole rime nei primi sei versi e si chiude
+con un distico monorimo indipendente; laddove, prendendo
+ad esame gli ultimi otto versi di un capitolo dell’<i>Acerba</i>,
+si hanno tre rime per i sei versi che precedono
+il distico di chiusa» a rima baciata. Il Marcucci, per
+primo, notò che l’<i>Acerba</i> è scritta in <i>terzetti</i>; ed è l’espressione
+naturale del fatto «che la ritmica e la metrica
+delle lingue romanze sono una spontanea evoluzione degli
+elementi musicali contenuti nella poesia popolare, sopravvissuta
+al crollo dell’impero e della civiltà latina (Castelli)».
+Cecco, quindi, non inventò nulla, ma scelse quella
+varietà di serventese incatenato, che rendeva i ricorsi
+delle parole omioteleute meno frequenti, per ottenere, in
+conseguenza, i desiderati effetti, come avvertì il Casini,
+di gravità e maestà, adatti allo svolgimento delle sue
+esposizioni scientifiche.
+</p>
+
+<p>
+E, come il metro, così anche il contenuto della sua
+opera contiene e rivela molte delle antiche credenze e
+superstizioni e dei motivi poetici più in voga nel Medio
+Evo; onde la letteratura folk-loristica avrà non poco da
+spigolare. La forma dell’<i>Acerba</i> è o espositiva o dialogica;
+e, così, come ci è pervenuta monca nei vari cod. e senza
+proporzione delle parti di che si compone, ci fa lecito
+pensare che non dovette punto esser compiuta dall’autore.
+Considerandone, d’altronde, pacatamente la struttura esteriore
+e l’organismo interno, si addimostra, senza dubbio,
+un poema originale per la forma e per la sostanza, ammesso
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+pure che questa non sia che l’esposizione dello
+scibile dell’epoca, su fonti comuni, a cui attinsero, si sa,
+tutte le enciclopedie e le produzioni allegoriche e didascaliche,
+dal dugento al quattrocento.
+</p>
+
+<p>
+Vi è arte nell’<i>Acerba?</i> A questa domanda non si può
+che rispondere negativamente. Se ne escludi alcuni brani
+ove vibra potente il fuoco dell’amore o il ricordo del
+dolce suo paese nativo, ove si attrista pel suo stato infelice
+o parla ed ammonisce, agitato dalla passione politica;
+pel resto, il poema non è che una selva selvaggia ed aspra
+e forte, in cui solitario vaga unicamente la solenne ed altera
+figura di Cecco, il quale, sovra tutto per questa assenza
+di arte, si palesa incomparabilmente inferiore alla mente,
+per ogni verso divina, dell’Alighieri. Ecco perchè abbiam
+voluto, a disegno, non pronunciarci intorno alle questioni
+che si riferiscono a Dante, nello intento di essere rigidamente
+imparziali nella presentazione del lavoro e di lasciare
+a chiunque, sulla completa bibliografia che diamo in fine
+della prefazione, la libertà di formarsi un concetto sereno
+ed equo sulle relazioni che corsero tra i due. Si sono
+aggiunti poi all’<i>Acerba</i> i pochi sonetti che vengono attribuiti
+a Cecco, sia perchè son le altre cose in volgare che
+di lui si conoscono, sia perchè col poema hanno grande
+attinenza. Sarò grato a quanti vorranno comunicarmi giudizi
+e suggerimenti, specie per quel che riguarda la lezione
+del testo, onde io possa farne tesoro in una novella
+edizione.
+</p>
+
+<p class="indl">
+<i>Ascoli Satriano, Gennaio 1913</i>.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">P. Rosario.</span>
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+</p>
+
+<h2 id="codici">I CODICI DELL’ACERBA</h2>
+</div>
+
+<p>
+Firenze — R. Biblioteca Mediceo — Laurenziana:
+</p>
+
+<p>
+1. Codice N. 52, Pl. XL, di dim. 0.201 per 0.277, di ff. scritti
+84, non compresa la prima di guardia, sul cui <i>verso</i> è delineato
+l’albero della virtù. Nel f. 1. <i>verso</i>, è dipinto un ricco stemma;
+sul f. 2 <i>recto</i>, un ritratto che vuolsi rappresenti Cecco. Quasi
+ogni f. è ornato riccamente di figure simboliche, dipinte a colori
+con eleganza. MS. membranaceo della prima metà del sec. XIV;
+ed è il testo seguito in questa lezione.
+</p>
+
+<p>
+2. Cod. N. 51, Pl. XL, cartaceo, di dim. 0.215 per 0.283, di
+ff. s. 99. Titoli rubricati, con fig. colorate. Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+3. Cod. N. 39, Pl. XLI, cart., di dim. 0.220 per 0.288, di
+ff. s. 67. Contiene frammenti dell’Acerba e altri scritti. Principio
+del sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+4. Cod. N. 23, Pl. LXXVIII, parte membr. parte cart., di dim.
+0.210 per 0.275, di ff. s. 256. Miscellaneo, in parte del sec.
+XIV, in parte del sec. XV. L’Acerba è mutila in principio e in
+fine, senza titolo nè soscrizioni: seconda metà del sec. XIV.
+</p>
+
+<p>
+5. Cod. N. 111, Pl. 89 sup.; membr. con larghiss. margini, di
+dim. 0.244 per 0.356, di ff. s. 88, senza soscrizione. Lettere
+iniziali dei versi rubricate; iniziali dei canti e dei libri ornate
+di fregi a penna, rossi e azzurri. Sec. XIV.
+</p>
+
+<p>
+6. Cod. N. 370, Laurenz. Ashburnh., cart., di dim. 0.132
+per 0.209, di ff. s. 100. Manca di titolo e soscrizione; in fine,
+mutilo. Margini delle prime carte con note esplicative del testo,
+in latino. Qualche rozza figura. Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+7. Cod. N. 1223 Laurenz. Ashburnh.; membr. elegante, di
+dim. 0.149 per 0.209, di ff. s. 88. Il testo comincia col f. 3., la
+cui prima iniziale contiene un ritratto di Cecco e, nel margine
+inferiore, uno stemma. Iniziali miniate, con fregi a quelle dei
+capit. e talora a quelle delle strofe. Fine del sec. XIV.
+</p>
+
+<p>
+8. Cod. N. 1225 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.140 per 0.216,
+di ff. 100. Titoli dei lib. e capit. rubricati; iniziali ornate di
+fregi a penna. Sec. XIV.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+</p>
+
+<p>
+9. Cod. N. 1724 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.160 per 0.242,
+di ff. s. 118. Titoli dei capit. non rubricati. Alcuni commenti
+marginali. Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+10. Cod. N. 2, Pl. XLI; membr., di dim. 0.261 per 0.364, di
+ff. s. 50. Ha un frammento dell’Acerba. Sec. XIV.
+</p>
+
+<p>
+Firenze — Biblioteca Nazionale:
+</p>
+
+<p>
+Cod. N. 436 della R. Bibl. Palatina. N. 71 della nuova
+numerazione. Cart. in fol. del sec. XV, mancante in principio
+almeno di una carta, in cui aveano a essere scritti
+i primi 60 versi, col tit. del poema: e invece la prima c.
+contiene gli ultimi due versi dell’8. capit., il 9. capit. e i primi
+versi del 10., e tutto ciò doppio a c. 15 e 16. Mancano in
+fine le c. 86 e 87. Rubriche rosse, grandi iniz. rosse o turchine,
+con fregi e filettature, e maiuscole tratteggiate anche in rosso.
+A carte 88, dove finisce l’Acerba, si legge: «Finito Deo gratiasse
+amen, per me Andrea Benozzi da Firenze, nella cità d’Ascoli,
+anni dni MCCCCXLIIII». Alla fine è un canto di frate Iacopone.
+Descritto e illustr. da F. Palermo, in <i>I Manoscritti Palatini di
+Firenze</i>, Tip. Galileiana, 1860, vol. II, pagg. 163-258. Il Bariola
+ne enumera altri 5 nella Magliabechiana.
+</p>
+
+<p>
+Firenze — Bibl. Riccardiana. Il Bariola menziona i cod. 2732
+e 2235, entrambi cart. in carattere corsivo, del sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+Firenze — Bibl. particolare del Principe Strozzi:
+Cod. cart. in fol., miscellaneo, contenente l’Acerba. Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+Firenze — Libreria antiquaria del Sig. Cav. Leo S. Olschki:
+MS. cartaceo, pervenutogli dall’Inghilterra, in fol., di dim. 0.305
+per 0.212, di ff. 82. Rubriche in rosso, con soscrizione; inelegante.
+Ultimi anni del sec. XIV. (C. Mazzi, <i>Un Codice sconosciuto
+dell’Acerba</i>, in «<i>La Bibliofilia</i>» di L. S. Olschki,
+vol. II, Febbraio-Marzo, 1901).
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Bologna — R. Biblioteca Universitaria:
+</p>
+
+<p>
+1. Cod. N. 1, cart. in 4. di ff. 72 non rileg. Sec. XV (1462?).
+</p>
+
+<p>
+2. Cod. N. 2346, cart. in fol. di ff. 81 n. e 5 non n. Proveniente
+dalla Bibl. di S. Salvatore. Sec. XV?
+</p>
+
+<p>
+3. Cod. N. 448, cart. in fol. di ff. non n. 66. Proveniente dalla
+Bibl. del Conte Cornelio Pepoli. Sec. XV.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Torino — Biblioteca privata del Re:
+</p>
+
+<p>
+Cod. N. 120, membr., di dim. 0.270 per 0.188, di ff. 69, mancante
+di rubriche iniziali e finali. Sec. XIV. Illustrato dal Prof. R.
+Renier., in <i>Giorn. stor. d. Lett. ital</i>., vol. I, A. I, 1883, fas. 2.
+pagg. 301-305.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Milano — Biblioteca Trivulziana:
+</p>
+
+<p>
+1. Codice N. 914, cart. in 8., Sec. XV. (Descritto dal Quadrio,
+<i>Stor. e Rag. d’ogni poesia</i>, T. VI. p. 40).
+</p>
+
+<p>
+2. Cod. N. 1020, cart. in f.; mutilo, con fig. Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+</p>
+
+<p>
+3. Cod. N. 1021, cart. in f. con fig. — Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+Biblioteca Ambrosiana:
+</p>
+
+<p>
+1. Cod. B. N. 156, sup., cart., di ff. 71 con fig. e soscrizione.
+Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+2. Cod. V. N. 13, cart., di dim. 0.20 per 0.30, con fregi e soscriz.
+Sec. XV.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Modena — R. Biblioteca Estense:
+</p>
+
+<p>
+1. Cod. estense XII. DD. 22; cart. di ff. 85 num. con rubr.
+Sec. XV (1457-58).
+</p>
+
+<p>
+2. Cod. estense X. D. 32; cart., di ff. 90 non num. con rubr.
+Mutilo in principio; adespoto, anepigrafo. Fine del Sec. XV.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Parma — R. Biblioteca Palatina:
+</p>
+
+<p>
+Cod. in f.; cart., di ff. 68, senza titolo. Forse del Paciaudi.
+Fine Sec. XV.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Ravenna — Biblioteca Classense:
+</p>
+
+<p>
+Cod. N. 139. 2. I; cart., di ff. n. 144; di dim. 0.15 per 0.20;
+carattere minutissimo. Miscellaneo. Sec. XV.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Roma — R. Biblioteca Casanatense:
+</p>
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td class="nospace">1. Cod. d. V. 1. (N. 78).</td> <td rowspan="3" class="mez">Miscellanei. Sec. XV. Il Cod. N. 82 è quello seguito da noi in questa edizione.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="nospace">2. Cod. d. IV. 3. (N. 82).</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="nospace">3. Cod. d. V. 5. (N. 433).</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p>
+Biblioteca Vaticana:
+</p>
+
+<p>
+Cod. Vaticano-Urbinate N. 697; cart., di ff. 110 num. Cent. 29
+per 22.5, Miscellaneo, di bella mano. Sec. XIV.
+</p>
+
+<p>
+Biblioteca Boncompagni:
+</p>
+
+<p>
+1. Cod. in 4. piccolo, di ff. 136 n. cartacei, meno il 1. e l’ultimo
+che son membr. Miscellaneo. Sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+2. Cod. cart. in f. di 97 ff. n. Sec XV. (Entrambi descritti nel
+Catalogo di questa Biblioteca fatto dal Narducci, pagg. 155-56).
+La biblioteca, però, fu dispersa.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Parigi — Biblioteca Nazionale. Ha tre Cod. (Giuseppe Mazzatinti,
+<i>Manoscritti italiani delle Bibl. di Francia</i>. Ministero della
+P. I.; Indici e Cataloghi. Vol. I. p. 113):
+</p>
+
+<p>
+1. 576 (7784; Sec. XV). L’Acerba di Cecco d’Ascoli.
+</p>
+
+<p>
+2. 577. (7785; Sec. XV; Luigi di Rodolfo Pomozzi fiorentino;
+Mazarino). L’Acerba di C. d’A.
+</p>
+
+<p>
+3. 579. (7264; Sec. XIV; Celso Cittadini); con note marginali.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Spagna — Iosè Amador de Los Rios (<i>Obras de Don Inigo
+Lopez de Mendoza marques de Santillana</i>, Madrid, 1852), parlando
+della vita del poeta castigliano Inigo Lopez (1398-1458),
+dice che questi fece trarre in Italia un pregevole Codice dell’Acerba,
+col titolo: <i>De proprietatibus rerum</i>. Ma ora non si
+sa dove questo Cod. sia andato a finire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Germania — Cod. del 1475 nel R. Gabinetto delle stampe di
+Berlino. Miniato. (B. Wiese ed E. Pércopo, <i>Storia della Lett.
+ital.</i>, Torino, Un. Tip. Ed. Tor. 1904).
+</p>
+
+<p>
+Un altro cod. del sec. XIV esisterebbe ad Amburgo (citato dal
+Bariola come prezioso).
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="edizioni">LE EDIZIONI DELL’ACERBA</h2>
+</div>
+
+<p>
+1. <i>La Cerba di Cecco d’Ascoli, Brisciae, Thoma Ferrando Autore</i>,
+in f., nove quaterni, o carte 72, di 36 righe per facciata,
+senza numeri, segnature o richiami, 1475 (?). (Luigi Lechi, <i>Memorie
+della tipografia bresciana nel secolo decimoquinto</i>, Brescia,
+Venturini, 1854, in 4. gr.). La rozzezza del carattere e l’ineguaglianza
+delle righe, secondo l’ab. Mauro Boni (<i>Lettere sui
+primi libri a stampa di alcune città e terre dell’Italia superiore</i>,
+Venezia, 1794), mostrano che il Ferrando forse esordiva nella
+carriera tipografica. Il Lechi dice che, giusta il catalogo della celebre
+Biblioteca di Lord Spencer, p. 95 unita poscia all’Althorpiana,
+in questa esisteva un esemplare di tale edizione. Di poi,
+passò al Museo Britannico; ma, ora, pare sia introvabile. Questa,
+dunque, sarebbe l’edizione principe. «Il poema, nella ediz. del
+Ferrando e in quella del Di Pietro — la 1. con data — non è diviso
+in 5 libri, come dice il Brunet, ma in 4, quantunque non manchi,
+come nelle altre ediz. quattrocentine, l’ultimo capit. del 4. libro,
+intitolato <i>De la nostra sancta fede</i>, del quale se n’è formato un 5.
+aggiungendovi quattordici versi, col titolo <i>Conclusio hujus operis,
+cap. ultimo</i>, soltanto nelle ediz. del sec. XVI, cominciando da
+quella del 1501 col comento del Massetti ai due primi libri...
+Le ediz. sin qui conosciute dell’<i>Acerba</i> sono venticinque, delle
+quali 10 quattrocentine, dalla prima bresciana senz’anno alla
+veneziana del 12 settembre 1500, senza nome d’impressore, e
+tutte senza figure. Quattordici del sec. XVI, tutte ornate di figure
+e col comento del Massetti, di formato più o meno grande; ma
+nessuna di queste nè delle quattrocentine, è in f., tranne la principe
+bresciana. Nessuna dei sec. XVII e XVIII, una sola del
+sec. XIX, Venezia 1820, compresa dall’Andreola nella Raccolta del
+<i>Parnaso italiano</i>, e formante il vol. XII in 8. picc., col titolo
+<i>L’Acerba di Cecco d’Ascoli</i>, e col solo testo, arbitrariamente
+ammodernato e racconcio». (C. Lozzi. Op. cit).
+</p>
+
+<p>
+2. <i>La Cerba di Ciecho Esculano per Mastro Philipo de Piero</i>,
+Venezia in 4., a 24 linee per pagina, di carte 110. L’Hain e il
+Brunet le danno 106 carte. Rarissima edizione del 1476. I bibliografi
+la ritengono prima con data certa; altri, prima in modo
+assoluto (Passigli, <i>Dizionario biografico universale</i>, Firenze, 1849,
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+all’art. Fr. Stabili). Il libro, nel suo Catalogo, dice: <i>Voyez sur
+cette édition, et en général sur Cecco d’Ascoli, un article curieux,
+daté du 28 germinal an. VI, que l’Abbé de Saint-Leger
+a fait insérer dans le Magasin encyclopédique de la même année,
+et dont il y a quelques exemplaires tirés à part en 8. pp.</i> Fa
+parte della collezione del Sig. Comm. Carlo Lozzi in Colli del Tronto.
+Un esemplare trovasi forse nella B. Trivulziana di Milano; un
+altro nella Biblioteca del Comm. Landau, in Firenze.
+</p>
+
+<p>
+3. <i>Venezia, per Filippo di Piero e Bartolomeo Campani, 1478,
+VI nonas maias</i>, in 4., a 24 linee per pagina, in caratteri romani
+come la precedente. Nella Biblioteca Smithiana è registrata come
+principe. Collezione del Lozzi.
+</p>
+
+<p>
+4. <i>Venetia, per Thomam de Alexandria, 1481. Die V, mensis
+sept.</i> in 4., di carte 102, di cui l’ultima bianca. Solito titolo:
+<i>Incomencia il primo libro</i> ecc. <i>dicto la Cerba</i>, L’Hain, n. 4827,
+l’accenna appena. Un esemplare nella Bibl. Palatina di Parma.
+</p>
+
+<p>
+5. <i>Venetia, per Baptistam De Tortis, 1484, die XII febr.</i>, in
+4. Car. rom. con. segn. a m., tutti quaderni, senza richiami.
+Titolo: <i>Libri quattro del clarissimo Philosopho Ciccho Asculano
+dicto Lacerba</i>. Hain n. 4829. Un imperfetto esemplare nella Bibl.
+Estense di Modena, con note manoscritte del sec. XV.
+</p>
+
+<p>
+6. <i>Milano, Antonio Zaroto, 1484, die XVIII maii</i>, in 4., splendido
+esempl., proveniente dalla famosa Bibl. Syston Park nella
+collezione del Lozzi. Un esempl. nella Bibl. Palatina di Parma.
+</p>
+
+<p>
+7. <i>Bologna, per Henrico de Haerlem, 1485, a dì XX de novembre</i>,
+in 4., caratteri gotici a due colonne, con segn. Hain
+n. 4830. Rarissima. Un esempl. nella Bibl. della R. Università
+di Bologna.
+</p>
+
+<p>
+8. <i>Venetia, per Bernardino de Novaria, 1487, die XIX dec.</i>,
+in 4. Bellissima ediz. col titolo: <i>Cecho Asculano</i>. L’esempl. della
+collez. Lozzi proviene dalla Bibl. Giuliari di Verona. Un esempl.
+nella Palatina di Parma; un altro nei <i>Monumenta typografica</i>
+dell’Olschki. Catalogo Manzoni n. 3578.
+</p>
+
+<p>
+9. <i>Venetia, Thomas de Piasis, 1492</i>, in 4. Un esempl. nella
+collez. Lozzi. Hain n. 4832.
+</p>
+
+<p>
+10. <i>Ediz. senza data di luogo e d’impressore, 1500, die XII
+septembris</i> in 4. oblungo. Collez. del Lozzi.
+</p>
+
+<p>
+11. <i>Venetia, per Iohanne Baptista Sessa, Anni del signore 1501,
+adì 15 de Zennaro</i>; in 4., di carte 100 numerate solo nel retto,
+con questo titolo in carattere gotico: <i>Lo illustro poeta Cecho
+Dascoli: con comento no / vamente trovato: et nobilmente historiato;
+revisto: / et emendato: et da molta incorrectione extirpato:
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+et / da antiquo suo vestigio exemplato, etc.</i> Ediz. piena di mende,
+con commento fino al cap. 2. del II Libro del Modenese Nicola
+Massetti. Esempl. nella collez. del Lozzi, il quale, descrivendola,
+dice: «Sono intercalate nel testo molte figure astronomiche e
+simboliche, rappresentanti le virtù, i vizi e i più notevoli tra
+gli animali. Questi intagli e segnatamente la figura di Cecco
+(nella <i>silografia</i> del titolo) rivelano la mano maestra di un incisore
+della scuola veneta, e probabilmente di Zuan Andrea, uno
+dei più valorosi allievi del Mantegna, e de’ più fecondi in questo
+genere d’illustrazione di libri a stampa. Ond’è che se questa
+edizione non vale gran cosa pel confuso Comento del Massetti,
+al quale il Gamba (<i>Testi di lingua</i>, al n. 789) rimprovera
+d’essersi fatto corruttore anzichè correttore [come] del Morgante
+Maggiore, poema cavalleresco di Luigi Pulci, nella edizione
+dello stesso Sessa (Venezia, 1502), essa acquista pregio
+singolare e merita d’essere segnalata per gl’intagli ond’è ornata,
+e specialmente per la maestosa figura di Cecco, desunta
+forse da qualche tradizionale suo ritratto. Vedasi ciò che ne
+dice l’illustre Duca di Rivoli, or Principe di Essling, il quale
+esaminando il mio esemplare ne prese nota pei suoi pregevolissimi
+lavori bibliografici».
+</p>
+
+<p>
+12. <i>Milano, per Giovan Angelo Scinzenzeler, 1505 addì 29
+de Zenaro</i>, in 4., fig. quasi simile alla precedente. Collez. Lozzi.
+</p>
+
+<p>
+13. <i>Milano, per Joanne de Castelliono, 1507 a dì 26 di aprile</i>,
+in 4., fig. Un esempl. nella Bibl. Comunale di Ascoli Piceno;
+un altro nella collez. Lozzi.
+</p>
+
+<p>
+14. <i>Venetia, Sessa, 1510</i>, in 4., fig.
+</p>
+
+<p>
+15. <i>Milano, Scinzenzeler, 1511</i>, in 4., fig. Ristampa della 12.
+</p>
+
+<p>
+16. <i>Milano, per Johanne Angelo Scinzenzeiler</i> (sic), <i>1514 a
+dì 17 de novembre</i>, in 4., fig. Collez. Lozzi.
+</p>
+
+<p>
+17. <i>Venetia, per Marchio Sessa e Pietro di Ravani, 1516</i>, in
+4., gr., fig. Collez. Lozzi. Un altro esempl. nella Bibl. Reale
+di Torino.
+</p>
+
+<p>
+18. <i>Venezia, Tacuino de Trino, 1519 adì XX di mazo</i> (sic),
+in 8., fig. Collez. Lozzi.
+</p>
+
+<p>
+19. <i>Milano, Scinzenzeler, 1521</i>, in 4., picc. fig. Un esempl.
+nella collez. Lozzi; un altro nella B. Palatina di Parma.
+</p>
+
+<p>
+20. <i>Venetia, 1524</i>, in 4., fig. Menzionata dal solo Brunet.
+</p>
+
+<p>
+21. <i>Venetia, per Giovanni Andrea Vavassore detto Guadagnino,
+1532, a dì 4 decembris</i>, in 8., picc. Collez. Lozzi. Un esempl.
+nel Catalogo del libraio Dario Rossi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+</p>
+
+<p>
+22. <i>Vinegia, per Francesco Bindoni et Mapheo Pasini, compagni,
+1535</i>, del mese di settembre, in 8., fig. Collez. Lozzi.
+</p>
+
+<p>
+23. <i>Venezia, Giovanni Andrea detto Guadagnino Vavassore, 1546</i>,
+in 8., picc., fig. Ristampa di quella del 1532. Un esempl. nella
+Bibl. Governativa di Lucca.
+</p>
+
+<p>
+24. <i>Venetia, per Candido de Benedetto Bendoni, 1550</i>, in 8.,
+picc., fig. Collez. Lozzi. Un esempl. Bibl. Nazionale di Torino.
+</p>
+
+<p>
+25. <i>Venezia 1820. L’Acerba di Cecco d’Ascoli</i>, in <i>Parnaso italiano</i>
+dell’Andreola, vol. XII, in 8., pic., solo testo, arbitrariamente
+ammodernato e racconcio.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="altreop">ALTRE OPERE DI CECCO</h2>
+</div>
+
+<p>
+Oltre i sonetti a Cecco attribuiti e che riportiamo in appendice,
+le opere latine di lui sono le seguenti:
+</p>
+
+<p>
+I — <i>De principiis Astrologiae</i>, novamente scoverto, di sul cod.
+miscell. Vaticano 2366 del sec. XIV dal Boffito, che lo pubblicò,
+illustrandolo, in <i>Gior. stor. de Lett. ital.</i>, 1903, Suppl.
+n. 6, e a Firenze, L. Olschki, 1905, in 8., pp. 64, con tav.
+È un commento, d’indole prevalentemente astrologica, all’opera
+più famosa dell’astronomo e astrologo arabo del sec. X, Abdel-Haziz
+Al-cabiti, conosciuto col nome latinizzato di <i>Alcabizio</i>.
+</p>
+
+<p>
+II — <i>De morbis cognoscendis ex aspectu astrorum</i>, che l’Alidosi,
+l’Andreantonelli ed altri riferiscono sotto questo titolo:
+<i>Ratio cognoscendi ex sideribus quinam morbi laethales sint quive
+non</i>. Forse, un commento ai <i>Pronostici</i> di Ippocrate, secondo
+il Boffito.
+</p>
+
+<p>
+III — <i>Epistola seu tractatus de qualitate planetarum</i>, menzionata
+in <i>Tractatus in Sphaeram</i>. Secondo il Boffito, sarebbe stata
+un’epistola didattica indirizzata al cancelliere della città di Bologna,
+in cui si agitava la questione sulla costituzione dei cieli,
+se cioè fossero questi d’una sola o di più specie.
+</p>
+
+<p>
+IV — <i>Commentarii in Logicam</i>, citati da molti biografi, e che
+il Boffito crede doversi accogliere con benefizio d’inventario. L’Appiani
+dice che dovrebbe trovarsi nella Bibl. Barberina di Roma.
+(Bariola, <i>op. cit.</i> pag. 191).
+</p>
+
+<p>
+V — <i>Tractatus in Sphaeram</i>, di cui si hanno queste edizioni:
+1. Basilea, 1485, irreperibile (Castelli); ma non si trova neppure
+menzionata nelle bibliografie e repertori più noti. 2. Venezia,
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+senza data. 3. così intit.: <i>Sphaera mundi tribus commentis
+nuper editis, videlicet Cicchi Esculani, Francisci Capuani de Manfredonia,
+Iacobi Fabri Stapulensis. Impressum, Venetiis, per Simonem
+Papiensem dictum Bevilacquam</i>, 1499, in f. con molte
+fig. astronom. incis. in legno e marca tipografica. L’Hain, sotto il
+n. 14125, ne descrive due ediz. con la stessa data, ma con
+lievi differenze, rilevate da L. Olschki nel n. 1126 dei <i>Monumenta
+Tipographica</i>, in <i>Bibliofilia</i>, Fasc. Settembre-Ottobre 1902.
+Un esemplare nella collezione del comm. C. Lozzi. Queste due
+ediz. furono anche descritte dal Boffito nella prima Memoria
+sulla <i>Quaestio de aqua et terra</i>, in <i>Mem.</i> d. R. Accad. di Torino,
+ser. II, t. 51, p. 108, n. 1 e 122, n. 2. Vi sono poi le ediz.:
+4. Venezia, Giunti, 1518, in f., di cui un esempl. presso il
+Lozzi; 5. Venezia, 1519, apud Iac. Pentium de Lencho, di
+cui un esempl. nella Bibl. Casanatense di Roma; 6. Venezia,
+1559. È un commento, d’indole prevalentemente cosmografica,
+alla <i>Sfera</i> dell’astronomo inglese Iohn Halifax da Holywood, detto
+il <i>Sacrobosco</i>, nato nella contea di York sui primi del sec. XIII
+e morto a Parigi nel 1256.
+</p>
+
+<p>
+VI — <i>De quodam modo physonomiae.</i> (Cod. perg. in 4., secc.
+XIII-XIV, con belle miniature, in calce al vetusto cod. dell’<i>Acerba</i>
+della Bibl. Laurenziana, plut. 40, n. 52). Pubblicato dal
+Boffito nel <i>Gior. stor. d. Lett. ital.</i>, 1903, Suppl. n. 6. Il
+Bandini (Catal. V. 74, Firenze, 1778) «fu il primo e forse l’unico,
+secondo il Boffito, a sospettare che questo trattatello, adespoto
+e anepigrafo, dovesse attribuirsi all’Ascolano. Per parte mia
+son confermato nel medesimo sospetto dalla somiglianza che presenta
+col cap. 3. lib. II (<i>alias cap.</i> 1. lib. III.) dell’<i>Acerba</i> e da altre
+ragioni interne. Coi trattati di altri fisonomisti (Pseudo-Aristotele,
+Polemone, Adamanzio sofista, Avicenna, Razi, Michele Scoto, ecc.)
+vi ha pure, è vero, qualche somiglianza, ma non tanta. Altri cod.
+delle bibl. fiorentine contengono, per lo più, adespoti dei trattatelli
+di fisonomia, ma sono differenti dal nostro. (Riccard. 2224, 1270,
+1166; Magliab. cl. 20 cod. 10 e 34; Strozz., cl. 20, cod. 55,
+ecc.)».
+</p>
+
+<p>
+VII — <i>Esculeus, sive Liber de ascensione signorum</i>, che
+l’Haenel (<i>Catalogi librorum mss. qui in bibliothecis Galliae, Helvetiae,
+Belgii, Brit., Hisp., Lusit. asservantur</i>. Lipsiae, 1830,
+col. 518) ed altri citavano come esistente nella Hofstadtbibliothek
+di Basilea; ma che il Boffito trovò che era una mistificazione.
+Invece, pubblicò nel citato Suppl. n. 6 del <i>Gior. stor. della
+Lett. ital.</i>, 1903, <i>l’Esculeo</i>, che per cortesia del Delisle ebbe in
+fotografia dalla Bibl. Naz. di Parigi, Cod. Lat. 9335, c. 22 r., col.
+1.-23 r., col. 2.: <i>Liber esculei de ascensionibus incipit</i>. Si vede
+però chiaramente, egli dice, «che non si tratta che di un commento
+o trattato di Ipsicle (sec. 2. av. C.?), che non è credibile
+che si debba alla penna dell’Ascolano, ma a quella, almeno
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+nel testo greco, di Ipsicle stesso, stranamente deformato nella
+pronuncia in <i>Esculeo</i>. Cfr. G. Friedlein, <i>De Hypsicle mathematico</i>,
+nel <i>Bull. di storia e bibl. d. sc. mat. e fis.</i> di B. Boncompagni,
+VI, 493-529. Cfr. anche di questo <i>Bull.</i>, V, 353;
+XIV, 193; XIX, 345. L’<i>Anaforico</i> di Ipsicle fu pubblicato a
+Parigi nel 1657 da Giacomo Mentelio, ma in una versione molto
+differente dalla nostra. Cfr. <i>Bull.</i> cit., VI, 526».
+</p>
+
+<p>
+VIII — <i>De eccentricis et epicyclis</i> (Da un cod. misc. cart.
+della Bibl. Palatina di Parma, n. 984 del sec. XV), pubblicato nel
+1905, in <i>Pubbl. dell’Osserv. del Collegio alle Querce</i>, Firenze,
+Serie in 4., n. 7, dal Boffito, il quale la giudicò «opera che
+pur dal titolo appare più seria e grave e degna in ogni modo
+d’esser presa in considerazione anche dagli odierni scienziati,
+come quella che concerne una pagina della storia delle scienze
+non ancora ben decifrata neppure ai nostri giorni». È una lezione
+tenuta su questo argomento da Cecco, verso il 1324, nell’Università
+di Bologna.
+</p>
+
+<p>
+IX — Le tre lettere giocose, in latino, che Francesco Novati
+pubblicò nel <i>Gior. stor. d. Lett. italiana</i>, I, 62 traendole dai
+Codd. Corsiniano 33 E 23 e Marciano XIV 69, ritenute, del
+resto, apocrife dal Castelli e da Vittorio Rossi. In due di esse,
+l’autore, rivolgendosi ai <i>fiorini</i> e ai <i>danari</i>, si fa <i>una stoica
+invettiva contro la plutocrazia</i>; nella terza, individua il suo amore
+in una suor Lucia, clarissa d’un monastero di Empoli o di
+Eboli o di Ascoli (il nome della città non si legge bene).
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="bibliog">BIBLIOGRAFIA</h2>
+</div>
+
+<p>
+Gian Pico della Mirandola, <i>Disputationes in Astrologiam</i>, Lib. V.
+cap. 14, pag. 576, Basileae, 1500.
+</p>
+
+<p>
+Benedetto da Cesena, <i>De honore mulierum</i>, Lib. I, Epist. 2.,
+Venezia, 1500.
+</p>
+
+<p>
+Coluccio Salutati, <i>De fato et fortuna</i>, Lib. III, cap. 12, MS.,
+in Mehus, Vita Ambr. Traversarii, pag. 323.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando Ughelli, <i>Italia Sacra</i>, I, col. 437, Venetiis, Coleti,
+1717.
+</p>
+
+<p>
+Girolamo Cardano, <i>De Subtilitatae</i>, 1663.
+</p>
+
+<p>
+Fr. Sansovino, <i>Ritratto delle più nobili et famose città d’Italia</i>,
+c. 3, V, Venezia, 1575.
+</p>
+
+<p>
+A. Traversarii, <i>Latinae epistolae</i>, I, pag. 320, Florentiae, 1759.
+</p>
+
+<p>
+T. Garzoni, <i>La Piazza universale di tutte le professioni del
+mondo</i>, pag. 371, Venezia, Meietti, 1601.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fattorini, <i>De claris Archigymnasii Bononiensis professoribus a
+saec. XI ad XIV</i>, Bononiae, 1769-1772, I, 455.
+</p>
+
+<p>
+L. A. Muratori, <i>R. I. S. (Hist. misc. Bonon.)</i>, XVIII, 349.
+</p>
+
+<p>
+Spondano (<i>Ann. Eccles. I, 460, Ticini, 1675</i>).
+</p>
+
+<p>
+<i>Enciclopedia Britannica</i>, V, 282.
+</p>
+
+<p>
+Fr. Cavazza, <i>Le Scuole dell’antico Studio Bolognese</i>, Milano,
+Hoepli, 1896, p. 129.
+</p>
+
+<p>
+<i>Catalogus codicum ms. qui in Bibliotheca Riccardiana Florentiae
+adservantur</i>, p. 255-56, Liburni, 1756.
+</p>
+
+<p>
+Ghinassi, <i>Epistolario di Pietro Vettori</i>.
+</p>
+
+<p>
+De Nolhac, <i>La bibliothèque de Fulvio Orsini</i>, Paris, Vieweg, 1887,
+in fasc. 74 della <i>Biblio. de l’École des hautes Études</i>, cap. VII.
+</p>
+
+<p>
+D. Inigo Lopez de Mendoza M. de Santillana, <i>Obras</i> etc., Madrid,
+1852, p. 8, 95, 609.
+</p>
+
+<p>
+Martino del Rio, <i>Magicae disquisitiones</i>, L. I, c. 3, p. 10,
+Venezia, Florino, 1616.
+</p>
+
+<p>
+Cerretani, <i>Le Storie Fiorentine</i>.
+</p>
+
+<p>
+Giov. Mario Crescimbeni, <i>Storia della volgar poesia</i>, v. I, p. 264
+e 420; v. III, p. 126, Venezia, Basegio, 1730.
+</p>
+
+<p>
+Giov. Maria Mazzuchelli, <i>Gli Scrittori d’Italia</i>, v. I, P. II,
+p. 1151, Brescia, 1753.
+</p>
+
+<p>
+P. L. Ginguené, <i>Hist. littéraire d’Italie</i>, T. deuxième, p. 264
+e 284, Milan, Giusti, 1820.
+</p>
+
+<p>
+P. L. Ginguené, <i>Biografia Universale</i>, Venezia, Miassaglia, v.
+X, p. 436.
+</p>
+
+<p>
+G. B. Tasgresti, <i>La vera e falsa astrologia</i>, Roma, 1683.
+</p>
+
+<p>
+Bernino Dom., <i>Historia di tutte l’heresie etc.</i>, Roma, Bernabò,
+1707, vol. III, p. 450-59; e Venezia, Baglioni, 1724. Vi si
+contiene l’apologia di C. d’A., scritta in latino dal Piceno P. A.
+Appiani, gesuita del sec. XVII.
+</p>
+
+<p>
+Gugl. Libri, <i>Histoire des sciences mathematiques en Italie</i>, etc.,
+Paris, Iules Renouard e C., 1838, t. II, p. 92-94, 183, 191-200,
+525-526.
+</p>
+
+<p>
+L. Pastori, <i>Elogio e difesa di Francesco Stabili</i>, MS. nella
+biblioteca comunale di Ascoli Piceno, p. 62-67.
+</p>
+
+<p>
+V. Curi, <i>L’Università degli studi di Fermo</i>, Ancona, Aureli,
+1880, p. 83.
+</p>
+
+<p>
+Luciano Sissa, <i>Commemorazione di C. d’A. nel R. Liceo
+A. Caro di Fermo</i>, Ascoli Piceno, Cardi, 1868.
+</p>
+
+<p>
+Claudio Leonardo Ximenes, <i>Del vecchio e nuovo gnomone
+fiorentino</i>, Introd. P. II, p. 67, Firenze, Stamp. Imperiale,
+1757.
+</p>
+
+<p>
+Pulci, <i>Morgante Maggiore</i>, M. XXIV, st. 112-13.
+</p>
+
+<p>
+Henry Charles Lea, <i>A history of the Inquisition of the middle
+ages</i>, New York, Harper, 1887, III, 441-43.
+</p>
+
+<p>
+P. Emiliani Giudici, <i>Storia della Letteratura italiana</i>, v. I,
+2ª ediz. p. 253, nota.
+</p>
+
+<p>
+E. Frizzi, <i>Saggio di studi sopra C. d’A.</i>, in <i>Propugnatore</i>,
+vol. X par. I, 1877.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+</p>
+
+<p>
+C. Cantù, <i>Storia Universale</i>; Cronologia p. 2; <i>Storia della
+Lett. italiana</i>, sec. XIV; <i>Gli eretici d’Italia</i>.
+</p>
+
+<p>
+De Batines, <i>Bibliografia Dantesca</i>, Prato, Alberghetti, 1847-48.
+v. II, p. 297.
+</p>
+
+<p>
+Ferrazzi, <i>Manuale Dantesco</i>.
+</p>
+
+<p>
+S. Morpurgo, <i>Rime inedite di Giovanni Quirini e Antonio
+Da Tempo</i>, in <i>Archivio Storico per Trieste, l’Istria e il Trentino</i>,
+vol. I, fasc. 2, p. 142-166, Roma, 1881, Cfr. F. Novati, in
+<i>G. S. della Lett. ital.</i>, I, 63.
+</p>
+
+<p>
+Mazzetti, <i>Repertorio di tutti i professori dell’Antico Studio
+di Bologna</i>, 1847.
+</p>
+
+<p>
+Lami, <i>Lezioni di antichità toscana</i>, II, 593 segg., Firenze,
+Bonducci, 1766.
+</p>
+
+<p>
+P. Appiani, <i>Vita di S. Emidio</i>, Roma, Zenobi, 1702.
+</p>
+
+<p>
+<i>Biblioteca Picena</i>, t. IV, Osimo, 1795.
+</p>
+
+<p>
+Alighiero Castelli, <i>Vita popolare marchigiana</i>, Ascoli P., Cesari,
+1889.
+</p>
+
+<p>
+G. Panelli, <i>Memorie degli uomini illustri e chiari in medicina
+del Piceno</i>, Ascoli, 1758.
+</p>
+
+<p>
+Gabriele Rosa, <i>Disegno della storia di Ascoli Piceno</i>, Brescia,
+Fiori e C. 1869-70.
+</p>
+
+<p>
+Gabriele Rosa, <i>Vita di Cecco d’Ascoli</i> — Brescia, Fiori, 1869.
+</p>
+
+<p>
+Tartarotti Girolamo, <i>Del congresso notturno delle lammie</i>.
+Rovereto, Lib. III, cap. 7, n. 7. pag. 242, 1749.
+</p>
+
+<p>
+Carlo Bossut, <i>Saggio sulla storia generale delle Matematiche</i>,
+Trad. di Gregorio Fontana, Milano, 1803.
+</p>
+
+<p>
+Morery Louis, <i>Le grand dictionnaire historique ou le melange
+mieux de l’histoire sacrée et profane</i>. In fol., 2 vol.
+e 2 vol. di suppl. Amsterdam, 1702-1716.
+</p>
+
+<p>
+G. Tiraboschi, <i>Stor. della Lett. ital.</i>, T. V, P, Venezia,
+Antonelli, p. 269, 1825.
+</p>
+
+<p>
+F. S. Quadrio, <i>Della stor. e della ragione d’ogni poesia</i>, IV,
+59, Milano Agnelli, 1749.
+</p>
+
+<p>
+Baldi Bernardino, <i>Cronica dei matematici</i>, Citato dal Crescimbeni,
+<i>Op. cit.</i>
+</p>
+
+<p>
+A. Gaspary, <i>Storia della Lett. ital.</i>, trad. da N. Zingarelli
+e V. Rossi, I, p. 300-301, Torino, Loescher, 1887-1891.
+</p>
+
+<p>
+Burckardt, <i>La civiltà del secolo del Rinascimento</i>, trad. di Valbusa,
+II, 327, n. 2, Firenze, Sansoni, 1876.
+</p>
+
+<p>
+Cardella, <i>Compendio della storia della lett. greca, latina e ital.</i>,
+II, p. 53, Pisa, 1816.
+</p>
+
+<p>
+Zilioli, <i>Vite dei poeti italiani</i>, MS. cit. dal Mazzuchelli, <i>Op. cit.</i>
+</p>
+
+<p>
+P. Iovii, <i>Elogia virorum bellica virtute illustrium</i>, etc. p. 68,
+Florentiae, L. Torrentini, 1551.
+</p>
+
+<p>
+G. Naudè, <i>Apologie pour tous les grands personnages qui
+ont été faussement soupçonnés de magie</i>, p. 344, A la Haye,
+chez Adrien Ulac, 1653.
+</p>
+
+<p>
+Mars. Ficini, <i>De Christiana religione</i>, c. X, I, p. 14, Basileae,
+1551, <i>in Opera</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+</p>
+
+<p>
+Giov. Villani, <i>Croniche di Firenze</i>, L. X, p. 41-42, ediz.
+curata da A. Racheli, 1857.
+</p>
+
+<p>
+G. Spalazzi, <i>Cecco d’Ascoli</i>, Ascoli P., Cardi, 1876.
+</p>
+
+<p>
+Fr. Trucchi, <i>Poesie di duecento autori</i>, Vol. I, p. 266, Prato.
+Guasti, 1846.
+</p>
+
+<p>
+B. Boncompagni, <i>Bull. di bibl. e di stor. delle scienze matematiche
+e fisiche</i>, Roma.
+</p>
+
+<p>
+G. Natali, <i>Per la storia delle relazioni fra Dante e Cecco d’Ascoli</i>,
+in <i>Le Marche</i>, I, 11, p. 169 segg.
+</p>
+
+<p>
+C. Ricci, <i>L’ultimo rifugio di Dante</i>, Milano, Hoepli, 1891,
+p. 73 e 179.
+</p>
+
+<p>
+Davidsohn, <i>Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino</i>,
+1322-29, in <i>Arch. Stor. ital.</i>, fasc. 222, ser. 5ª t.
+XXVII, p. 346-55.
+</p>
+
+<p>
+Fr. Palermo, <i>I Manoscritti della Biblioteca Palatina di Firenze</i>,
+vol. II, p. 163-258, Firenze, tip. Galileiana, 1860.
+</p>
+
+<p>
+G. Carducci, <i>Studi letterari: Della varia fortuna di Dante</i>,
+IV, p. 258-267, Livorno, Vigo, 1880.
+</p>
+
+<p>
+G. Carducci, <i>Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV</i>,
+Firenze, 1862, p. 64.
+</p>
+
+<p>
+G. Carducci, <i>Intorno ad alcune rime dei sec. XIII e XIV
+ritrovate nei memoriali dell’Archivio Notarile di Bologna</i>, Imola,
+Galeati, 1876.
+</p>
+
+<p>
+Felice Bariola, <i>Cecco d’Ascoli e l’Acerba</i>, in <i>Rivista Europea</i>,
+v. XV. fasc. 16 ottobre, 1. e 16 novembre e 1. dicembre 1879.
+</p>
+
+<p>
+Gius. Castelli, <i>La vita e le opere di Cecco d’Ascoli</i>, Bologna,
+N. Zanichelli, e Ascoli Pic., E. Cesari, 1892.
+</p>
+
+<p>
+Gius. Castelli, <i>Cecco d’Ascoli e Dante</i>, Roma, Soc. Ed. D.
+Alighieri, 1903.
+</p>
+
+<p>
+Gius. Castelli, <i>Ancora C. d’A. e Dante</i> (Un processo che
+dura da 580 anni), Roma. Ibidem, 1904.
+</p>
+
+<p>
+Gius. Castelli, <i>Una vendetta di Dante</i>, Roma, ibidem, 1907.
+</p>
+
+<p>
+Gius. Castelli, <i>La via consolare Salaria</i>, Ascoli P., Cardi,
+1886.
+</p>
+
+<p>
+Filippo Villani, <i>Vite d’uomini illustri fiorentini</i>, Venezia, Pasquali,
+1747.
+</p>
+
+<p>
+G. Perticari, <i>Apologia dell’amor patrio di Dante</i>, P. II,
+c. 25.
+</p>
+
+<p>
+Giov. Fantuzzi, <i>Memorie degli scrittori bolognesi</i>, v. II, p. 180,
+VI, p. 13-16, Bologna, 1781-1794.
+</p>
+
+<p>
+Em. Cicogna, <i>Della Leandreide, Mem. dell’Istituto Veneto</i>.
+1856, p. 415.
+</p>
+
+<p>
+Carlo del Balzo, <i>Poemi di mille autori intorno a D. Alighieri</i>,
+v. II, p. 257-456.
+</p>
+
+<p>
+Aless. D’Ancona, <i>Una poesia e una prosa di Ant. Pucci</i>,
+in <i>Propugnatore</i>, v. II. P. II, p. 397-511, 1869; v. III,
+P. I, p. 35-53, 1870; e <i>La poesia pop. ital.</i>, p. 129, n. 3.
+</p>
+
+<p>
+Art. Graf, <i>Il Zibaldone attribuito ad A. Pucci</i>, in <i>Gior. Stor.
+d. Lett. ital.</i>, I, fasc. 2, p. 282-300.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+</p>
+
+<p>
+Art. Graf, <i>Il Diavolo</i>, p. 240-41.
+</p>
+
+<p>
+P. Gio. Batt. Riccioli, <i>In Almagesto Ptolomaei</i>.
+</p>
+
+<p>
+De Sade, <i>Mémoires de Petrarque</i>, v. I, p. 49, Amsterdam.
+</p>
+
+<p>
+Morelli, <i>Catalogo Naniano</i>, Cod. 114.
+</p>
+
+<p>
+Beccatini, <i>Istoria dell’Inquisizione</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ant. Bonfinii, <i>Rerum ungaricarum decades IV</i>, Hanoviae, 1606,
+p. 235; e Basileae, ex Off. Oporiniana, 1568, p. 362.
+</p>
+
+<p>
+P. Niceron, <i>Mémoires pour servir à l’histoire des hommes
+illustres</i>, t. XXX, 166, Paris, Briasson, 1754.
+</p>
+
+<p>
+S. Ammirato, <i>Istorie Fiorentine</i>, Lib. II, p. 138, Torino.
+Pomba, 1855.
+</p>
+
+<p>
+Bayle, <i>Dictionnaire historique et critique</i>, t. I, Rotterdam,
+1720.
+</p>
+
+<p>
+Seb. Andreantonelli, <i>Asculanae hist.</i>, Lib. IV, Patavii, De
+Cadorinis, 1673, p. 144.
+</p>
+
+<p>
+Abate Ascolano (Fr. Ant. Marcucci), <i>Saggio delle cose ascolane</i>,
+p. 276-77, Teramo, Consorti e Felicini, 1766.
+</p>
+
+<p>
+P. Mauro Sarti, <i>De claris Archigymnasii Bononiensis Professoribus</i>,
+v. I, p. 435-36.
+</p>
+
+<p>
+G. Libri, <i>Notice de MS. de quelques bibliothèques des departements</i>,
+III art.; in <i>Journal des Savants</i>, p. 547-554, Paris,
+1841.
+</p>
+
+<p>
+G. N. Alidosi Pasquali, <i>Li dottori forestieri che in Bologna
+hanno letto ecc., Bologna</i>, Tebaldini, 1263, p. 17-17.
+</p>
+
+<p>
+G. Ghirardacci, <i>Della historia di Bologna</i>, t. II, p. 56-66,
+1596, 1734.
+</p>
+
+<p>
+Emidio Luzi, <i>L’Università degli studi in Ascoli Piceno</i>, Iesi,
+Pierdicchi, 1891.
+</p>
+
+<p>
+Emidio Luzi, <i>Compendio di Storia ascolana</i>, Ascoli Pic., Cesari,
+1889, p. 161.
+</p>
+
+<p>
+Zefiriele Tommaso Bovio, <i>Melampyco</i>.
+</p>
+
+<p>
+Valentinelli, <i>Catalogo della Bibl. Marciana</i>, v. III, p. 169.
+</p>
+
+<p>
+P. Fanfani, <i>Cecco d’Ascoli</i>, Firenze, Carnesecchi, 1870.
+</p>
+
+<p>
+P. Fanfani, <i>Novelle, apologhi, racconti</i>, p. 151-169; 219-280,
+Milano, Carrara, 1878.
+</p>
+
+<p>
+T. Ronconi, <i>L’amore in Bernardo di Ventadorn e in Guido
+Cavalcanti</i>, Bologna, 1881.
+</p>
+
+<p>
+D. M. Manni, <i>Le veglie piacevoli</i>, t. VIII, Firenze, 1783; e
+Venezia, Zatta, 1762, 2ª ediz. I, 79.
+</p>
+
+<p>
+E. Papanti, <i>Dante secondo la tradizione e i novellatori</i>, p. 196,
+Livorno, Vigo, 1873.
+</p>
+
+<p>
+Bindi, <i>Artisti abruzzesi</i>.
+</p>
+
+<p>
+Cappello D. Agostino, <i>Memorie d’Accumoli</i>. In <i>Giorn. Arcadico</i>,
+p. 100-101, Roma, 1826.
+</p>
+
+<p>
+Cristina De Pisan, <i>Cité des Dames</i>, ch. X.
+</p>
+
+<p>
+<i>Nascita, vita e morte di Francesco Stabile, volgarmente detto
+C. d’A., quale per i suoi errori fu condannato ad essergli
+tagliate le vene della fronte, e gettato alle fiamme</i>, col suo
+ritratto in rame, Firenze, 1792.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+</p>
+
+<p>
+Oddone Zenatti, <i>Nuove rime di Alchimisti</i> (Estr. dal <i>Propugnatore</i>,
+n. 5 fsc. 21), Bologna, Romagnoli, Dall’Acque, 1891.
+</p>
+
+<p>
+Oddone Zenatti, <i>Nuovi testi della canzone capodistriana sulla
+pietra filosofale</i>, Verona, Franchini 1891.
+</p>
+
+<p>
+G. Vasari, <i>Le vite dei pittori</i>, ecc. v. I, p. 601, Firenze Sansoni
+(L’Orcagna dipinse C. d’A. nell’Inferno).
+</p>
+
+<p>
+Baldinucci, <i>I professori del disegno</i>, sec. II, dec. VI.
+</p>
+
+<p>
+G. Cantalamessa Carboni, <i>Memorie intorno ai letterati ed agli
+artisti di Ascoli</i>, Ascoli P., Cardi, 1830.
+</p>
+
+<p>
+Vincenzo Nannucci, <i>Manuale della Lett. del primo secolo</i>, vol. I.
+</p>
+
+<p>
+Tomm. Casini, <i>Manuale della Lett. ital.</i> v. III, 313.
+</p>
+
+<p>
+Tomm. Casini, <i>Sulle forme metriche italiane</i>, p. 62-63.
+</p>
+
+<p>
+Laubert, <i>Zum Phisyologus</i>, in <i>Romanische Forschungen</i>, 1891.
+</p>
+
+<p>
+A. Bartoli, <i>Stor. d. Lett. ital.</i>, vol. V.
+</p>
+
+<p>
+F. Novati, <i>Giorn. stor. d. Lett. ital.</i>, Torino, I, 62.
+</p>
+
+<p>
+V. Rossi, <i>Giorn. stor. d. Lett. ital.</i>, Torino, XXI, 385 segg.
+</p>
+
+<p>
+V. Cian, <i>Giorn. stor. d. Lett. ital.</i>, XI, 234, n. 1.
+</p>
+
+<p>
+V. Cian, <i>Vivaldo Belcalzer e l’enciclopedismo italiano delle origini</i>,
+in <i>G. stor. d. Lett. ital., Suppl.</i> n. 5, p. 60-61.
+</p>
+
+<p>
+R. Renier, <i>Un cod. mal noto dell’Acerba</i>, in <i>Giorn. stor. d. Lett.
+ital.</i>, I, fasc. 2.º, 1883, p. 301-305.
+</p>
+
+<p>
+L. Chiappelli, <i>Vita e opere giuridiche di Cino da Pistoia</i>, Pistoia,
+Bracali, 1881, p. 78-79.
+</p>
+
+<p>
+P. Scheffer Boichorst, <i>Aus Dantes Verbannung</i>, Strassburg, Trübner,
+1882, p. 6-69.
+</p>
+
+<p>
+F. Torraca, <i>Manuale di Letteratura italiana</i>, vol. I.
+</p>
+
+<p>
+G. Volpi, <i>Il Trecento</i>, Milano, Vallardi, p. 179.
+</p>
+
+<p>
+G. Crocioni, <i>Il Dottrinale di Iacopo Alighieri</i>, Città di Castello,
+1895.
+</p>
+
+<p>
+G. Crocioni, <i>La materia del Dottrinale</i>, in <i>Rivista di Scienze
+fis. e matematiche</i>, Pavia, 1903, p. 359.
+</p>
+
+<p>
+N. Zingarelli, <i>Dante</i>, Milano, F. Vallardi.
+</p>
+
+<p>
+E. Rivalta, <i>Dante e Guido</i>, in <i>Nuova Antologia</i>, 1.º ottobre 1904.
+</p>
+
+<p>
+C. Segrè, <i>La patria poetica di F. Petrarca</i>, in <i>N. Antologia</i>,
+luglio 1904.
+</p>
+
+<p>
+Gaudenzi, <i>Appunti per servire alla stor. della Università di
+Bologna e dei suoi maestri</i>, Bologna 1889.
+</p>
+
+<p>
+Gaudenzi, <i>Lo studio di Bologna nei primi due secoli della sua
+esistenza</i>, Bologna, 1901.
+</p>
+
+<p>
+B. Wiese ed E. Pèrcopo, <i>Stor. d. Lett. ital. dai primi tempi
+fino ai nostri giorni</i>, Torino, Un. T. Ed. T., 1904.
+</p>
+
+<p>
+A. Bassermann, <i>Dantes Spuren in Italien</i>.
+</p>
+
+<p>
+V. Paoletti, <i>Cecco d’Ascoli</i>, Saggio critico, Bologna-Ascoli P.,
+Zanichelli, 1905.
+</p>
+
+<p>
+G. Boffito, <i>Perchè fu condannato al fuoco l’astrologo Cecco
+d’Ascoli?</i>, in <i>Studi e doc. di Storia e Diritto</i>, Roma, A. XX, 1899.
+</p>
+
+<p>
+G. Boffito, <i>La meteorologia dell Acerba</i>, in <i>Ann. stor. meteorolog.
+ital.</i>, vol. I, 1898, Torino.
+</p>
+
+<p>
+G. Boffito, <i>Il De Principiis Astrologiae di C. d. A. novamente
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+scoperto e illustrato</i>, in <i>Gior. stor. d. Lett. ital.</i>, Torino, 1903,
+Suppl. n. 6.
+</p>
+
+<p>
+G. Boffito, <i>Il commento di C. d. A. all’Alcabizzo</i>, Firenze,
+L. S. Olschki, 1905.
+</p>
+
+<p>
+C. Mazzi, <i>Statuti volgari di Ascoli</i>, in <i>La Bibliofilia</i>, Firenze,
+Olschki, disp. 9 e 10, 1900, 1901.
+</p>
+
+<p>
+C. Mazzi, <i>Un cod. sconosciuto dell’Acerba</i>, Ibidem, disp. 11 e 12,
+1901.
+</p>
+
+<p>
+G. Boffito, <i>Il De eccentricis et epicyclis di C. d. A. nuovamente
+scoperto ed illustrato</i>, in <i>pubbl. dell’Osservatorio del Collegio
+alla Querce</i>, Firenze, Serie in 4.º, n. 7., 1905.
+</p>
+
+<p>
+G. Boffito, <i>La «Quaestio de aqua et terra» di Dante Alighieri</i>,
+ediz. princ. del 1508 riproduzione in facsim. — Introd.
+stor. e trascriz. critica del testo lat. di G. Boffito, con intr.
+scientif. dell’ing. O. Zanotti — Bianco e Proem. del Dott.
+Prompt, Firenze, L. S. Olschki, 1905.
+</p>
+
+<p>
+C. Lozzi, <i>Cecco d’Ascoli</i>, saggio critico e bibliografico, Ibidem,
+vol. IV disp. 9 e 10 e vol. disp. 1 e 2.
+</p>
+
+<p>
+Leonardo Olschki, <i>Le contese intorno a C. d. A.</i>, in <i>La Bibliofilia</i>,
+A. VII, Gennaio 1906.
+</p>
+
+<p>
+P. Rosario, <i>Cecco d’Ascoli e la sua città natale</i>, Ascoli Satriano,
+N. Coluccelli, 1897.
+</p>
+
+<p>
+P. Rosario, <i>Dall’Ofanto al Carapelle</i>, Ascoli Satriano, vol. I
+e II, 1898-1902.
+</p>
+
+<p>
+R. Renier, <i>Gior. stor. Lett. ital.</i>, Torino, XXX, 330.
+</p>
+
+<p>
+Karl Vollmöller, <i>Krit. lahresbericht über d. Fortschritte d. Roman.
+Philologie</i>, Dresden, 1899.
+</p>
+
+<p>
+G. Calvi, I<i>l manoscritto H di Leonardo da Vinci; Il Fiore di
+Virtù</i> e <i>l’Acerba di Cecco d’Ascoli</i>; contrib. a uno studio sui
+fonti di L. da Vinci, in <i>Archiv. stor. lombardo</i>, vol. X,
+A. XXV, Milano.
+</p>
+
+<p>
+G. Modigliani, <i>Psicologia Vinciana</i>, Milano, Treves, 1913.
+</p>
+
+<p>
+Leonardo, <i>Scritti</i>, con un proemio di Luca Beltrami, Istituto
+Editoriale Italiano, Milano. (<i>Gli Immortali</i>, I Serie, Vol. XXII).
+</p>
+
+<p>
+De Dominicis e V. Paoletti, <i>La patria di C. d’Ascoli</i>, in <i>Rivista
+Marchigiana illustrata</i>, Roma, A. V, n. 1, 2, 5, che non mi è
+riuscito di consultare.
+</p>
+
+<p>
+Guido Cavalcanti, <i>Rime</i>, Lanciano, R. Carabba, 1913.
+</p>
+
+<p>
+A. Ribera, <i>Guido Cavalcanti</i>, A. F. Formiggini, Modena, 1911.
+</p>
+
+<p>
+Cino da Pistoia, <i>Rime</i>, Lanciano, R. Carabba, 1913.
+</p>
+
+<p>
+Lynn Thorndike, prof. nella Western Reserve University di
+Cleveland, <i>La magia nel Medio Evo</i>, in <i>Monist</i>, fasc. di gennaio
+1915, riassunto da <i>Minerva</i>, Roma, A. XXV, n. 7, 1º aprile,
+1915.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+</p>
+
+<h2 id="archivio">ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI
+<span class="smaller">Registri Angioini, n. 262, f. 82 r. e t.
+31 Maggio 1327, X.ª Indizione.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Carolus Illustris Ierusalem et Sicilie Regis Roberti primogenitus
+Dux Calabrie ac eius Vicarius Generalis Raimundo
+Russo de Cathania Thesaurario et familiari nostro salutem et
+dilecionem sinceram. Volentes magistro Cicco de Esculo quem
+in phisicum et familiarem nostrum duximus diebus non longe
+preteritis retinendum gagia sicut aliis nostris phisicis exhiberi
+fidelitati tue presentium tenore expresse jubemus quatenus
+eidem magistro Cicco, quousque fuerimus in partibus
+Tuscie vel alibi extra Regnum gagia ad racionem de uncis auri
+tribus et postquam in Regnum feliciter redierimus dante domino
+ad racionem de unciis auri duabus ponderis generalis per mensem
+a die duodecimo proximo preteriti mensis martij uius X.<sup>e</sup> Indictionis
+usque nunc simul et semel et deinde in antea de mensei
+in mensem nostro durante beneplacito de pecunia camere nostre
+sistente et futura per manus tuas solvere et exhibere procures
+apodixas ab eodem magistro Cicco de his que sibi propterea solveris
+suis vicibus recepturus ordinacione seu mandato quocum
+que contrario facto et in antea faciendo eciam si de illo vel
+aliqua ejus clausula esset in presentibus expressa mencio facienda
+execucione presencium non obstante. Datum Florencie en
+nostre cambre anno domini MCCCXXVII die ultimo maij dicte
+X.<sup>e</sup> Indictionis.
+</p>
+
+<p>
+Cuius auctoritate mandati.
+</p>
+
+<p>
+Die ultimo madij X.<sup>e</sup> indicionis Florencie solute sunt magistro
+Cicco de Esculo phisico et familiari prefati domini ducis pro
+gagiis suis ultimorum dierum XVIII proximo preterite mensis
+martii ac mensis Aprilis et presentis madij uius anni decime Indicionis
+ad racionem de uncis tribus in argento per mensem extra
+regnum pro uncis VII et tarenis XXIV reductis ad florenos auri
+ad predictam racionem auri........ floreni XXIII et solidi
+XXVIII.
+</p>
+
+<p>
+Eodem die solute sunt notario nicolao de Alifia Regie ac ducalis
+cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris sui
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+presentis mensis madij pro unciis III tarenis XXVI et granis V
+in argento reductis ut supra ....... floreni XVI solidi XXXVIIII
+denari VIII.
+</p>
+
+<p>
+Eodem die ibidem solute sunt notario mactheo de scuccula
+Regie et ducalis cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris
+sui presentis mensis madij pro uncis III tarenis XXVI et
+granis V in argento reductis ut supra auri ..... floreni XVI
+solidi XXXVIIII denari VIII.
+</p>
+
+<p>
+Que tota predicta pecunia soluta et liberata. Infra predictum
+mensem madij uius X.<sup>e</sup> Indicionis personis prescriptis pro Gagiis
+corum temporis predistincta est ut supra dici particulariter
+continetur auri florenorum quindecim milia contingentem quatuor
+solidos quinquaginta novem et denarios decem.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<h2 id="libro1">LIBRO PRIMO&#8205;<a class="tagtitle" id="tag5" href="#note5">[5]</a></h2>
+</div>
+
+<h3 id="cap1-1">CAPITOLO I&#8205;<a class="tagtitle" id="tag6" href="#note6">[6]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ultra non segue più la nostra luce <span class="linenum">[C. Laur., c. 1 r.] [C. Casan. c. 1 r.]</span></p>
+<p class="i01">For de la superficie de quel primo,</p>
+<p class="i01">In qual natura, per poter, conduce</p>
+<p class="i02"> La forma inteligibel, che devide</p>
+<p class="i01">Noi dagli animal, per l’abito estrimo,</p>
+<p class="i01">Qual creatura mai non tutto vide.</p>
+<p class="i02"> For d’ogne cielo substanzie nude&#8205;<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a></p>
+<p class="i01">Stanno benigne per la dolce nota,</p>
+<p class="i01">Ove la pietà non li occhi chiude;</p>
+<p class="i02"> E, per potenzia de cotal virtude,</p>
+<p class="i01">Conserva el giro de ciascuna rota,</p>
+<p class="i01">Unde de vita recevem salute.</p>
+<p class="i02"> E l’arco, dove son diversi lumi,&#8205;<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a></p>
+<p class="i01">Gira de sotto con subiecte stelle,</p>
+<p class="i01">E lassa un grado ben con tardi tumi.</p>
+<p class="i02"> Le quattro qualità costui ’nforma,</p>
+<p class="i01">Sì ch’el subiecto in acto ven da quelle,</p>
+<p class="i01">Perchè le strenge con sua dolce forma.</p>
+<p class="i02"> De sotto luce quella trista stella,&#8205;<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a></p>
+<p class="i01">Tarda di corso e di vertù inimica,</p>
+<p class="i01">Che mai so raggio non fè cosa bella.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span></p>
+<p class="i02"> Gelo col freddo flato mette a terra,</p>
+<p class="i01">Et a chi n’ha mercè s’ella s’applica,</p>
+<p class="i01">L’aire, stridendo, chiama guerra guerra. <span class="linenum">[C. L. c. 1 t.]</span></p>
+<p class="i02"> È circumscripta la luce benigna&#8205;<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a></p>
+<p class="i01">Nel sesto cielo onde quel s’acquista,</p>
+<p class="i01">Che ben se prova là ove se signa.</p>
+<p class="i02"> Se l’anima li occhi belli soi non clude,</p>
+<p class="i01">Stando ne l’ombra de l’umana vista,</p>
+<p class="i01">Vol che la dorma ’n le so brazza nude.</p>
+<p class="i02"> L’ignea stella pietà non mira,&#8205;<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a></p>
+<p class="i01">Ma sempre de mercè se mostra freda:</p>
+<p class="i01">A chi la scombra, de sotto le gira;</p>
+<p class="i02"> E tal tempesta per l’aire despande <span class="linenum">[C. C. c. 1 t.]</span></p>
+<p class="i01">La sua potenzia, ch’in tutto preda</p>
+<p class="i01">Al nostro tempo noi miramo grande.</p>
+<p class="i02"> Po’ gira il corpo de la nostra vita,&#8205;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a></p>
+<p class="i01">Agente universal d’ogni subiecte:</p>
+<p class="i01">Qual virtù pinge sì la sua ferita</p>
+<p class="i02"> De li ferventi raggi, onde se scalda</p>
+<p class="i01">La grave qualità che ’n lei se flecte;</p>
+<p class="i01">Che ciò che vive lor potenzia salda.</p>
+<p class="i02"> D’amor la stella, nella terza rota,&#8205;<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a></p>
+<p class="i01">Al spirto dà angoscia con sua luce</p>
+<p class="i01">Da cosa bella che non sta remota:</p>
+<p class="i02"> Da lui, se morte spenge sua figura,</p>
+<p class="i01">In cui so dolce raggio non vi luce,</p>
+<p class="i01">Non è animata cosa tal natura.</p>
+<p class="i02"> Gira ’l pianeta con la bina voglia</p>
+<p class="i01">Per quella spera unde vene tal lume,</p>
+<p class="i01">Qual tutta obscurità de l’alma spoglia.</p>
+<p class="i02"> La fredda stella in quel poco cerchio&#8205;<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a></p>
+<p class="i01">Ultimo gira, e n’è ver che consume</p>
+<p class="i01">L’ombra, per lo splendor che sia soverchio.</p>
+<p class="i02"> Anche onne luce che possede ’l cielo</p>
+<p class="i01">Ven da quel corpo, qual natura prima</p>
+<p class="i01">Illa formato d’amoroso zielo:</p>
+<p class="i02"> Sì come stella per costui resplende,</p>
+<p class="i01">Ma l’ultima se mostra più sublima;</p>
+<p class="i01">Cessandose da lui, più luce prende. <span class="linenum">[L. c. 2]</span></p>
+<p class="i02"> Ma quando infra li raggi ella si volve,</p>
+<p class="i01">Attrista la virtù de ciò che vive</p>
+<p class="i01">E l’aire per tempesta se dissolve:</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p>
+<p class="i02"> Assima li fiumi e onne vertù sbada,</p>
+<p class="i01">Qual insigna ’l tempo campo circumscrive;</p>
+<p class="i01">D’onor se priva per contraria spada,</p>
+<p class="i02"> Se ’n oriente luce la sua stella;</p>
+<p class="i01">Ne l’octava parte s’ella se trova,</p>
+<p class="i01">A tal potenzia non po’ star rebella;</p>
+<p class="i02"> E se l’altra gira nel più alto punto, <span class="linenum">[C. c. 2]</span></p>
+<p class="i01">Serà da pinger l’aire quella prova,</p>
+<p class="i01">E far volar chi de plumbe è unto.</p>
+<p class="i02"> Move li corpi de minor rascione</p>
+<p class="i01">E fuga ciò che non po’ lor natura</p>
+<p class="i01">Assimigliare a soa perfezione:</p>
+<p class="i02"> Lor viso bello turba ’l nostro aspecto,</p>
+<p class="i01">Nel specchio pinge de nebbia figura</p>
+<p class="i01">E toglie luce ’l figlio a gran delecto;</p>
+<p class="i02"> E l’altr’animali de vertute nudi,</p>
+<p class="i01">La ’stremità possende decio sempre;</p>
+<p class="i01">O gran vertù che tutte cose mudi!</p>
+<p class="i02"> O quando ’l to voler fa bella mostra,</p>
+<p class="i01">Che voi e onne natura così tempre,</p>
+<p class="i01">Per più benigna far la vita nostra!</p>
+<p class="i02"> O tu che mostri el terzo in una forma,</p>
+<p class="i01">E accendi di pietà la spessa norma.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap2-1">CAPITOLO II&#8205;<a class="tagtitle" id="tag15" href="#note15">[15]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"> El principio che move queste rote <span class="linenum">[L. c. 2 t.]</span></p>
+<p class="i01">Sono inteligenzie separate:</p>
+<p class="i01">Non stanno dal divin splendor remote,&#8205;<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a></p>
+<p class="i02"> Non cessano l’acti de mover possenti,</p>
+<p class="i01">Non posseno nostre menti star celate</p>
+<p class="i01">A lor intellecti de vertù lucenti.</p>
+<p class="i02"> Movendo stelle e lor diverse spere,</p>
+<p class="i01">Diverse genti con contrarii acti,</p>
+<p class="i01">Forma la lor potenzia qual non pere.</p>
+<p class="i02"> Altri che sono de vertù esperti,&#8205;<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a></p>
+<p class="i01">Altri che sono dal subiecto estratti,</p>
+<p class="i01">Altri che sono del fallir converti,</p>
+<p class="i02"> Altri che de l’arme prendon possa,</p>
+<p class="i01">Altri che de viltà portano insegna,</p>
+<p class="i01">Altri che danno nell’altrui percossa,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span></p>
+<p class="i02"> Altri che lor voce sempre chiama:</p>
+<p class="i01">O tirannia, o cosa benegna,</p>
+<p class="i01">Non curan de vertù posseder fama.</p>
+<p class="i02"> Ma l’anima bella del fattor simile, <span class="linenum">[C. c. 2 t.]</span></p>
+<p class="i01">Per so valore, a queste po’ far ombra,</p>
+<p class="i01">Se non s’enclina ’l so voler gentile.</p>
+<p class="i02"> Quando l’influenzia ven da quelle,</p>
+<p class="i01">Se soa vertù per queste non se scombra,</p>
+<p class="i01">Allora è donna sopra tutte stelle.&#8205;<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a></p>
+<p class="i02"> Nove son questi qual movon li cerchi,</p>
+<p class="i01">E l’altri sott’a questi pone altrui,</p>
+<p class="i01">Qual spira l’anima de l’acti soverchi.</p>
+<p class="i02"> Inteligenzia del terrestro mundo&#8205;<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a></p>
+<p class="i01">Con la benignità conforma nui,</p>
+<p class="i01">Prendendo l’anima in l’esser secundo.</p>
+<p class="i02"> E quest’è l’anima ch’è una in tucti,</p>
+<p class="i01">Ch’è sott’al cerchio de la prima stella;</p>
+<p class="i01">E d’altra vita semo privi e structi:</p>
+<p class="i02"> E questo pone lo falso Averoisse</p>
+<p class="i01">Con soa sofista e penta novella,</p>
+<p class="i01">Ma mo ha plù vertù che quando visse. <span class="linenum">[L. c. 3]</span></p>
+<p class="i02"> Poreste dubitare del primo celo,</p>
+<p class="i01">Che ciò che sensibilità possede,</p>
+<p class="i01">Loco circumscrive e li fa velo.</p>
+<p class="i02"> Se fosse contenuto d’altra spera,</p>
+<p class="i01">Et ella contenuta rason vede</p>
+<p class="i01">Sì ch’aver fino il cielo non è vera;</p>
+<p class="i02"> Dico, che chi per sè possede loco,</p>
+<p class="i01">Conosce niente di che loco tegna,</p>
+<p class="i01">Ponendo ’l cielo così del vero poco;</p>
+<p class="i02"> Che per accidenti il loco si mantene,</p>
+<p class="i01">Avegna che per sè el mondo spegna,</p>
+<p class="i01">Ond’ha la vita l’amoroso bene.</p>
+<p class="i02"> Oltra quel cielo non è qualitate,</p>
+<p class="i01">Ne anche forma che move intellecto,</p>
+<p class="i01">Ma nostra fede vole che pietate</p>
+<p class="i02"> Dimori sopra nel beato regno,</p>
+<p class="i01">Al qual la spe ne mena a quello effecto.</p>
+<p class="i01">De quella luce del fattor benegno.</p>
+<p class="i02"> De’ qua’ già ne trattò quel Fiorentino.&#8205;<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a></p>
+<p class="i01">Che lì lui se condusse Beatrice;</p>
+<p class="i01">Tal corpo umano mai non fo divino,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p>
+<p class="i02"> Nè po’ sì come ’l perso essere blanco,</p>
+<p class="i01">Perchè se renova sicomo fenice</p>
+<p class="i01">In quel disio che li ponge el flanco.</p>
+<p class="i02"> Ne li altri regni ov’andò col duca,</p>
+<p class="i01">Fondando li soi pedi en basso centro,</p>
+<p class="i01">Là lo condusse la sua fede poca:</p>
+<p class="i02"> E so ch’a noi non fe’ mai retorno</p>
+<p class="i01">Chè so disio sempre lui tenne dentro:</p>
+<p class="i01">De lui mi dol per so parlar adorno.</p>
+<p class="i02"> La degna intelligenzia prima move <span class="linenum">[C. c. 3]</span></p>
+<p class="i01">El primo celo che moto governa:</p>
+<p class="i01">Ogne ora nel girar sono più nove;</p>
+<p class="i02"> L’altre che verde tegnon nostra palma,</p>
+<p class="i01">E questa vole che null’ al moto sperna,</p>
+<p class="i01">Sì che d’ogne vita viva l’alma; <span class="linenum">[L. c. 3 t]</span></p>
+<p class="i02"> E per queste ne la figura di morte</p>
+<p class="i01">Molte anime d’accidenti sono scorte.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap3-1">CAPITOLO III&#8205;<a class="tagtitle" id="tag24" href="#note24">[24]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Cerchiase con l’arco ove se fonda</p>
+<p class="i01">L’ignea qualità di quella stella,</p>
+<p class="i01">E la gira po’ sotto questa abonda.</p>
+<p class="i02"> In quella spera sempre vinta essendo</p>
+<p class="i01">La strema parte gira pur con ella,</p>
+<p class="i01">Si como levi corpi suso attendo.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span></p>
+<p class="i02"> El centro pete de la grave natura,&#8205;<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a></p>
+<p class="i01">Però queste altre tegnon ’l basso sito.</p>
+<p class="i01">De tutte qualità lor forma pura</p>
+<p class="i02"> Se cela ai occhi nostri e non se mira,</p>
+<p class="i01">Salvo el subiecto ch’è da lor finito,</p>
+<p class="i01">Per la vertù de sovra che ciò spira.</p>
+<p class="i02"> La grave qualità el ciel divide;</p>
+<p class="i01">Asperica de forma sta nel mezzo,</p>
+<p class="i01">Si como ’l punto che nel cerchio asside</p>
+<p class="i02"> Alcuno con quel che so nome demostra</p>
+<p class="i01">Del celo la plica non appare al senso,</p>
+<p class="i01">Dal qual se move intelligenzia nostra.</p>
+<p class="i02"> La minor stella che nel celo splende</p>
+<p class="i01">Máiore che la grave qualitate,</p>
+<p class="i01">Et ella com’el punto se comprende</p>
+<p class="i02"> Nel cielo; e questa se demostra vera</p>
+<p class="i01">Ne le stelle ferme che mirate,</p>
+<p class="i01">Ma non in questa dell’ultima spera; <span class="linenum">[L. c. 4]</span></p>
+<p class="i02"> Perchè ’l minor lo maior non cela,</p>
+<p class="i01">Però la luna non è miga grande</p>
+<p class="i01">Plù che la terra che ’l so lume vela:</p>
+<p class="i02"> Se ciò non fosse già morta, non tutta <span class="linenum">[C. c. 3 t.]</span></p>
+<p class="i01">L’ombra de la terra che lei spande</p>
+<p class="i01">Che mostra a tempo soa bellezza strutta.</p>
+<p class="i02"> In quarta parte si vivon li animali,</p>
+<p class="i01">E l’altre parti tegnon ’l caldo e frido,</p>
+<p class="i01">Unde la vita e l’acti naturali,</p>
+<p class="i02"> Stando remoti da elli al ver non face</p>
+<p class="i01">Animato corpo nè voce nè strido:</p>
+<p class="i01">La demorasse a chi vertude spiace.</p>
+<p class="i02"> Lo quarto si divide in septe parti</p>
+<p class="i01">Da septe stelle poste de fin’ in austro;</p>
+<p class="i01">Ciascuna a l’altra d’ombra getta salti;&#8205;<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a></p>
+<p class="i02"> Si como gira ’l sole e ’l lume scima,</p>
+<p class="i01">Ombra e luce non è in onne castro;</p>
+<p class="i01">Se nel quarto obscura, lo quinto dima.</p>
+<p class="i02"> Ciò forma de la terra el gran tumore,</p>
+<p class="i01">Però inseme onne animal non vede,</p>
+<p class="i01">Quando la luna perde so splendore.</p>
+<p class="i02"> Chi stesse sotto la luce sempiterna,</p>
+<p class="i01">Da septe stelle ch’a noi tengon fede,</p>
+<p class="i01">Si como nostra luce pone eterna,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p>
+<p class="i02"> Porebe andare verso ’l cel del mundo</p>
+<p class="i01">Tanto che queste già non vedería,</p>
+<p class="i01">Sì como noi quel cerchio secundo,</p>
+<p class="i02"> Che nella parte sta meridiana:</p>
+<p class="i01">Prendesse verso queste stelle via,</p>
+<p class="i01">Lassarà la secunda tramontana.</p>
+<p class="i02"> Tegnon la terra nel mezzo dui poli:</p>
+<p class="i01">Di sopra l’uno, e l’altro oppost’a lui:</p>
+<p class="i01">Di simel virtute natura formolli.</p>
+<p class="i02"> Se l’un facesse sua potenzia quita,</p>
+<p class="i01">L’altro verso ’l ciel tiraria nui;</p>
+<p class="i01">Perchè ciascuno fa como calamita. <span class="linenum">[L. c. 4 t.]</span></p>
+<p class="i02"> La nostra luce nega quel che dice</p>
+<p class="i01">La falsa oppinion de queste genti,</p>
+<p class="i01">Che verde mostra de trista radice.</p>
+<p class="i02"> Vanno leggiadri di belli animali <span class="linenum">[C. c. 4]</span></p>
+<p class="i01">Quelle anime obscure de l’atti lucenti:</p>
+<p class="i01">A’ vertuosi già non dico quali.</p>
+<p class="i02"> Dal cielo sta la terra ogual lontana,</p>
+<p class="i01">Però la luce de le stelle mostra</p>
+<p class="i01">Ogual splendore ad ogne vista umana.</p>
+<p class="i02"> Se ’n oriente omne ’l mezzo gira,</p>
+<p class="i01">Over si ’n occidente ella s’è posta,</p>
+<p class="i01">Da quella forma ciascadun la mira.</p>
+<p class="i02"> Molte ore el falso prende nostro viso,</p>
+<p class="i01">Per lo corpo diafano ne le stelle,</p>
+<p class="i01">Stando nel mezzo e trasparendo fiso.</p>
+<p class="i02"> De l’esser vero li occhi nostri scombra,</p>
+<p class="i01">Perchè lo raggio le mostra più belle,</p>
+<p class="i01">Si como luce ch’è lontana in ombra;</p>
+<p class="i02"> Chè nel mezzo, per natura, posa</p>
+<p class="i01">La terra ’l celo come grave a centro.</p>
+<p class="i01">Non pote fare ’l moto miga iosa.</p>
+<p class="i02"> Però ch’ascendere bel grave suso,</p>
+<p class="i01">Natura tal potentia non ten dentro</p>
+<p class="i01">Nè vinta fue già mai de cotal uso.</p>
+<p class="i02"> E se possibile fusse che fondasse</p>
+<p class="i01">De questa superficia là de sota,</p>
+<p class="i01">Sì che l’omisperio lo mirasse,</p>
+<p class="i02"> Essendo sì leggero, avría festa,</p>
+<p class="i01">Voltando nel mezzo de la rota</p>
+<p class="i01">In ver de noi li pei et illa testa,</p>
+<p class="i02"> Sì como li acti, che sono accidenti</p>
+<p class="i01">Ne l’acque che trapassaron sì lucenti.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap4-1">CAPITOLO IV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag27" href="#note27">[27]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Cessa intellecto cum le rotte vele, <span class="linenum">[L. c. 5]</span></p>
+<p class="i01">Ch’a tua vertù non basta veder luce</p>
+<p class="i01">De quel che te convene d’esser fidele,</p>
+<p class="i02"> Unde perfecto Deo fae natura</p>
+<p class="i01">Universal che sempre spera e luce,</p>
+<p class="i01">Ch’in acto di potentia trasfigura</p>
+<p class="i02"> Intelligenzie stelle moto e lume. <span class="linenum">[C. c. 5]</span></p>
+<p class="i01">Onne natura che la spera ammanta</p>
+<p class="i01">Mantegnon e de ciò l’essere sume.</p>
+<p class="i02"> Se non fosse d’onne animal che vive</p>
+<p class="i01">E de ciascuna vegetabel planta,</p>
+<p class="i01">Serian de lor virtute morte e prive.</p>
+<p class="i02"> S’a li occhi nostri appare nova forma</p>
+<p class="i01">Lo umano ingegno allor se mova e quera,</p>
+<p class="i01">Fin che de lui el ver se ponga norma.</p>
+<p class="i02"> Ma non transcenda e levi l’alto ingegno</p>
+<p class="i01">Sopra le stelle, sì che illu pera,</p>
+<p class="i01">Che de cotal luce non mostra segno.</p>
+<p class="i02"> O viste del miracoloso affanno</p>
+<p class="i01">Ch’in voi s’include sempre miraviglia</p>
+<p class="i01">Del poco cerchio la stella miranno!</p>
+<p class="i02"> Non è virtù non dubitare al mondo,</p>
+<p class="i01">Ma far de l’ombra umana semiglia,</p>
+<p class="i01">Rason non vede como sia ’l secondo.</p>
+<p class="i02"> Dico che umbra de stella umana</p>
+<p class="i01">Si fa el terrestro assisso in quella parte</p>
+<p class="i01">Ch’a nostra qualità non è lontana.</p>
+<p class="i02"> Per bello raggio non la priva ’l sole</p>
+<p class="i01">Perchè n’è desposta como Marte,</p>
+<p class="i01">Che con li soi raggi el foco mostrar vole.</p>
+<p class="i02"> De questa stella se cela bellezza</p>
+<p class="i01">De li acquistati raggi, sicch’in nui</p>
+<p class="i01">Par che natura perda sua vaghezza.</p>
+<p class="i02"> De ciò che vive la virtude germe</p>
+<p class="i01">Per questo che receve corpo in lui; <span class="linenum">[L. c. 5 t.]</span></p>
+<p class="i01">De tutti li celi l’aver si sperme.</p>
+<p class="i02"> Langue natura si como costei,</p>
+<p class="i01">Perchè nel tempo perde de valore,</p>
+<p class="i01">Che sua potenzia non se spande in lei.</p>
+<p class="i02"> Cessa l’effecto, se la causa è priva,</p>
+<p class="i01">Alotta chi è subiecto a gran dolore,</p>
+<p class="i01">Verso a la morte prendon la trista riva.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span></p>
+<p class="i02"> Vegnon nel mondo e sono già venute</p>
+<p class="i01">Molti accidenti, qual de dir mi noia,</p>
+<p class="i01">Perchè se vederanno e sun vedute</p>
+<p class="i02"> De l’anime belle figurate e pente</p>
+<p class="i01">De la virtù del cel che lor innoia,</p>
+<p class="i01">Mirando quanto è in noi el cel possente.</p>
+<p class="i02"> E de li primi raggi el bel corpo</p>
+<p class="i01">Pense paura ne l’umani aspecti,</p>
+<p class="i01">Quando se mostra de sua luce torpo.</p>
+<p class="i02"> S’in questo si maciela lo suo splendore,</p>
+<p class="i01">Ne l’altro li soi raggi son concepti,</p>
+<p class="i01">Che in tutte parti sua luce non more.</p>
+<p class="i02"> Doi cerchi sono intersetti inseme&#8205;<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a></p>
+<p class="i01">E quanto differenti, dico altrui,</p>
+<p class="i01">Ove sono iuncti e là ove sono streme.</p>
+<p class="i02"> La prima stella si gira in quel sito,</p>
+<p class="i01">El sole ne l’altro, e questo opposto a lui</p>
+<p class="i01">Quand’el so corpo è de splendor finito.</p>
+<p class="i02"> De le do stelle, nel mezzo è la terra</p>
+<p class="i01">Per qual la luna lo raggio non vede,</p>
+<p class="i01">Che nel so corpo l’ombra se deserra.</p>
+<p class="i02"> Sempre non tutta questa stella oscura,</p>
+<p class="i01">Si como nostra vista ne fa fede,</p>
+<p class="i01">Ch’in parte mor’ a tempo soa figura.</p>
+<p class="i02"> Girando ’l celo, vegnon le triste ore,</p>
+<p class="i01">Che ’l bello raggio nello sol se vela,</p>
+<p class="i01">Stando la luna vincta nel so core;</p>
+<p class="i02"> Ove se gionse l’una e l’altra rota,</p>
+<p class="i01">Ai occhi umani la bellezza cela <span class="linenum">[L. c. 6]</span></p>
+<p class="i01">De quella luce ch’è per lei remota;</p>
+<p class="i02"> Unde celando sì nova bellezza,</p>
+<p class="i01">Sotto le stelle mor onne allegrezza.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap5-1">CAPITOLO V&#8205;<a class="tagtitle" id="tag29" href="#note29">[29]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Comate stelle cum diversi modi&#8205;<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> <span class="linenum">[C. c. 5 t]</span></p>
+<p class="i01">De luce, qual se mostra su ne l’aire,</p>
+<p class="i01">Dico che desegna, si tu m’odi,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span></p>
+<p class="i02"> Ciascun corpo de li septi cerchi</p>
+<p class="i01">Per qual che tempo e per moti varie</p>
+<p class="i01">L’aire s’infiamma di raggi soverchi.</p>
+<p class="i02"> Dico che nel mondo se desegna</p>
+<p class="i01">Effecti novi paurosi e gravi,</p>
+<p class="i01">Se per la trista stella el tempo regna.</p>
+<p class="i02"> Geme chi regge e chi porta corona,</p>
+<p class="i01">E tema li accidenti feri e pravi</p>
+<p class="i01">E l’altr’animal chi de vertù rasona.</p>
+<p class="i02"> Non troppo negro mostra lo so colore</p>
+<p class="i01">Questa ne l’aire che plove la morte,</p>
+<p class="i01">Che nella vita planta lo gran dolore.</p>
+<p class="i02"> Ciascuna di costor più vaccio lede</p>
+<p class="i01">Se in oriente appare e raggia forte,</p>
+<p class="i01">E tarda, se occidente la possede.</p>
+<p class="i02"> L’altra soa vista de bella luce</p>
+<p class="i01">Porta lo bello raggio como luna,</p>
+<p class="i01">Che ben lo sexto celo la conduce:</p>
+<p class="i02"> Fa germinar la terra, e piove ’l bene.</p>
+<p class="i01">Se de le stelle tre Iove ten l’una <span class="linenum">[L. c. 6 t.]</span></p>
+<p class="i01">De gracioso effecto è plù la spene:</p>
+<p class="i02"> Gema natura umana se l’ammira. <span class="linenum">[C. c. 6]</span></p>
+<p class="i01">L’altra, che de foco porta vista,</p>
+<p class="i01">Che con la longa cauda sempre gira,</p>
+<p class="i02"> Marte la move e Marte la mantene,</p>
+<p class="i01">Sì che natura sotto ’l celo attrista,</p>
+<p class="i01">Perchè desicca lo sangue ne le vene.</p>
+<p class="i02"> Se verso l’oriente lo capo volta,</p>
+<p class="i01">Seranno l’acque ne l’aire private:</p>
+<p class="i01">In foco peste e fame serà involta</p>
+<p class="i02"> La terra nostra da mercede scorta.</p>
+<p class="i01">Fontana d’occhi farà pietate,</p>
+<p class="i01">Natura bella lasso; or te conforta.</p>
+<p class="i02"> Demostra l’altra orribel aspecto,</p>
+<p class="i01">Qual sempre gira e move circa ’l sole,</p>
+<p class="i01">E verde d’onne planta ’l dolce effecto</p>
+<p class="i02"> Morte desdegna nel potente regno;</p>
+<p class="i01">E sopra quello che ricchezza cole,</p>
+<p class="i01">Priva sua vita col maggior desdegno.</p>
+<p class="i02"> De l’amplio raggio l’altro tira torma,</p>
+<p class="i01">E como l’altra stella costei fere,</p>
+<p class="i01">Così la nostra umanitate informa.</p>
+<p class="i02"> Se quel moto de quel corpo grave</p>
+<p class="i01">O del più leve la morte se spere,</p>
+<p class="i01">Che invola noi con la trista clave;</p>
+<p class="i02"> Se ’l Marte del so raggio fa ferita,</p>
+<p class="i01">Over che regni nel secundo celo,</p>
+<p class="i01">Serà la morte ne l’acerba vita.</p>
+<p class="i02"> De pace al tempo more onne salute <span class="linenum">[C. c. 6 t.]</span></p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p>
+<p class="i01">Se Marte raggia sopra questo celo;</p>
+<p class="i01">Con l’altra occide là ov’è virtute.</p>
+<p class="i02"> Anchi son tre, l’una de le quali</p>
+<p class="i01">Qual mostra crini e raggi naturali;</p>
+<p class="i01">L’altra se vede in so corpo rotonda,</p>
+<p class="i02"> Si como vista umana poco manca:</p>
+<p class="i01">Se mostra in viso de la stella bianca <span class="linenum">[L. c. 7]</span></p>
+<p class="i01">L’altra sì è poca, ma di retro abunda.</p>
+<p class="i02"> Ciascun’ al mondo mostra novitate,</p>
+<p class="i01">Et acti qual desdegna pietate.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap6-1">CAPITOLO VI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag31" href="#note31">[31]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> La tarda stella de la spera grande&#8205;<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a></p>
+<p class="i01">Manten la terra e serve in sua natura;</p>
+<p class="i01">La prima stella, la qual move e spande,</p>
+<p class="i02"> La spietata stella move ’l foco,</p>
+<p class="i01">Mercurio tene l’aire in sua figura,</p>
+<p class="i01">Tempesta move per so tempo e loco.</p>
+<p class="i02"> Li spiriti sono quattro principali:</p>
+<p class="i01">Un ven da l’angol primo a l’orizzonte,</p>
+<p class="i01">Che ’n nui conserva l’acti naturali;</p>
+<p class="i02"> Mostrase sua natura temperata</p>
+<p class="i01">Fra le due qualità active e conte,</p>
+<p class="i01">Sana la terra per qual fa iornata,</p>
+<p class="i02"> Se l’è centada&#8205;<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> da monti e da colli</p>
+<p class="i01">E verso l’angol primo aperta e rotta,</p>
+<p class="i01">Dov’io fu’ nato tu per exemplo tolli,</p>
+<p class="i02"> Cessando l’acque riposate e triste</p>
+<p class="i01">Ch’hanno lor natura sì corrotta,</p>
+<p class="i01">Qual fa veder le umilitate viste;</p>
+<p class="i02"> E movese per tempo lo dolce flato, <span class="linenum">[C. c. 7]</span></p>
+<p class="i01">Che li tenebrosi vapori accompagna:</p>
+<p class="i01">Se non li rompe el sol va celato;</p>
+<p class="i02"> Perchè sonno densi e de la terra tratti,</p>
+<p class="i01">Fanno planger l’aire, sì ch’el mondo bagna, <span class="linenum">[L. c. 7 t.]</span></p>
+<p class="i01">Da l’altre stelle se no sono refratti.</p>
+<p class="i02"> Levano le stelle da ponente</p>
+<p class="i01">Lo spirito con tempestata voce,</p>
+<p class="i01">Qual move l’aire verso l’oriente.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span></p>
+<p class="i02"> Mostrase d’acque in natura simile,</p>
+<p class="i01">Soa qualità varia per foce,</p>
+<p class="i01">Sì como per virtute l’anima vile.</p>
+<p class="i02"> Levase da le septe stelle eterne</p>
+<p class="i01">El freddo flato e per natura sicco,</p>
+<p class="i01">Vertù che passi animati ma’ non sperne;</p>
+<p class="i02"> Ma lede quel che liga corpi animati</p>
+<p class="i01">E pone a caso del dolore stricto:</p>
+<p class="i01">Non dico li altri effetti nominati.</p>
+<p class="i02"> Da quella parte dove el sol desegne</p>
+<p class="i01">Al basso grado per lo eterno corso</p>
+<p class="i01">Ven l’altro flato, sì che l’aire impegne.</p>
+<p class="i02"> Umiditate con lo calor sorge,</p>
+<p class="i01">A molti animal tolle lor soccorso:</p>
+<p class="i01">Vertute animata da lui ben s’accorge.</p>
+<p class="i02"> Potenzia tolle ove questo spira,</p>
+<p class="i01">O gente che abitate el basso sito,</p>
+<p class="i01">Quanta viltà l’animo vostro gira!</p>
+<p class="i02"> Se questo sopra noi cammino move,</p>
+<p class="i01">Stando celato per lo core ardito,</p>
+<p class="i01">Non vol natura che ’n voi se trove;</p>
+<p class="i02"> Ma l’animi vigorosi de li munti,</p>
+<p class="i01">Ov’assotiglia l’aer le so vele</p>
+<p class="i01">Si che li mostra del vigor coniuncti,</p>
+<p class="i02"> Non portano viltà nel cor superbo,</p>
+<p class="i01">Avegna che saver in lor se cele</p>
+<p class="i01">E reca l’anima loro el senno acerbo.</p>
+<p class="i02"> Per questo flato geme l’air fosco, <span class="linenum">[C. c. 7 t.]</span></p>
+<p class="i01">Umidità corrumpe ne le vene</p>
+<p class="i01">E fa molti accidenti che cognosco.</p>
+<p class="i02"> Move ciascuno per tempi diversi</p>
+<p class="i01">Sì como ’l sole le altre stelle tene <span class="linenum">[L. c. 8]</span></p>
+<p class="i01">Del torto cerchio de l’animali inpersi;</p>
+<p class="i02"> E quale in quarta parte se devide.</p>
+<p class="i01">Como si move ’l sole, così vedemo</p>
+<p class="i01">Che l’una qualità l’altra occide;</p>
+<p class="i02"> Però uno tempo variata rota</p>
+<p class="i01">Demostran ne la terra ove noi semo,</p>
+<p class="i01">S’in quella che dal sole sta remota.</p>
+<p class="i02"> Torno a li quattro spirti che dico</p>
+<p class="i01">E lasso le lor membra in questa mossa:</p>
+<p class="i01">Cessando l’uno, leva il so inimico,</p>
+<p class="i02"> Quando la luce de le stelle poste</p>
+<p class="i01">Da l’altri corpi receve percossa,</p>
+<p class="i01">Stando convincti ne le parti opposte;</p>
+<p class="i02"> Sì che li quattro con le membra loro</p>
+<p class="i01">Sono formati per cotal valore.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap7-1">CAPITOLO VII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag34" href="#note34">[34]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Tira el sole li vapori levando&#8205;<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a></p>
+<p class="i01">Da questa terra verso ’l bel serino,</p>
+<p class="i01">E l’aire po’ va sempre spessando:</p>
+<p class="i02"> Saliendo, se condensa a poco a poco,</p>
+<p class="i01">Fin ch’è nel mezzo ov’è ’l fredd’alpino.</p>
+<p class="i01">Per li reflexi raggi e po’ per foco,</p>
+<p class="i02"> Stando nel mezzo de le genti estremi,</p>
+<p class="i01">L’acqua se forma, così come grave</p>
+<p class="i01">Vengon a la terra le so parti insemi.</p>
+<p class="i02"> Quando è più fredo quel mezzo sito,</p>
+<p class="i01">Tanto più sente le tempeste prave <span class="linenum">[L. c. 8 t.]</span></p>
+<p class="i01">De le ghiacciate pietre ciascun lito;</p>
+<p class="i02"> Ma qui po’ dubitar l’anima gentile.</p>
+<p class="i01">Nel tempo caldo così se forma ’l ghiaccio</p>
+<p class="i01">E privase nel so tempo simile.</p>
+<p class="i02"> La spera che ten lo foco in sua virtute,</p>
+<p class="i01">Dico che fuga ’l freddo col so braccio</p>
+<p class="i01">E tolle in novità con so ferute.</p>
+<p class="i02"> Così di fuoco li raggi reflessi <span class="linenum">[C. c. 8]</span></p>
+<p class="i01">Inverso l’aire de la nostra terra</p>
+<p class="i01">Per l’orezzonte essendo connessi:</p>
+<p class="i02"> E quando regge ’l Cancro e po’ Leone,</p>
+<p class="i01">Assa’ più freddo ne lo mezzo serra</p>
+<p class="i01">Però el ghiaccio plove la stazone.</p>
+<p class="i02"> In questo tempo sono fredde l’acque</p>
+<p class="i01">Che sotto terra vegnon per le vene,</p>
+<p class="i01">Che ’l caldo spense ’l freddo che ’n lor nacque.</p>
+<p class="i02"> E calde sonno nel gelato tempo,</p>
+<p class="i01">Perchè el calor sub terra se tene,</p>
+<p class="i01">E questo dura fin che ’l celo ha tempo.</p>
+<p class="i02"> Ma quando Scorpione regge e po’ Pesce</p>
+<p class="i01">Questo mezzo aire quasi temperato</p>
+<p class="i01">Però se ’n lui qualche vapore cresce,</p>
+<p class="i02"> Nasce la neve con acque quiete:</p>
+<p class="i01">Per l’uno contrario da esse privato,</p>
+<p class="i01">Fan forte strido con suave mete.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span></p>
+<p class="i02"> Pluvia move potenzia de luna,</p>
+<p class="i01">Se con le prave stelle seque ’l moto</p>
+<p class="i01">Da così fatti tempi mostrando fortuna.</p>
+<p class="i02"> Maligno corpo inforca sua luce</p>
+<p class="i01">Verso la luna, fin che non è remoto;</p>
+<p class="i01">Tempesta move e acqua conduce:</p>
+<p class="i02"> Quando se move con le dolce stelle</p>
+<p class="i01">Fuga le nube, sì che luce ’l mundo;</p>
+<p class="i01">Per qual clarezza l’anime se fan belle.</p>
+<p class="i02"> Quando la luna sta in benignitate,</p>
+<p class="i01">Onne elemento se move iocundo <span class="linenum">[L. c. 9]</span></p>
+<p class="i01">E tolle de tristicia qualitate.</p>
+<p class="i02"> La piccinina pluvia pruina</p>
+<p class="i01">Se forma dal vapor ch’è congelato</p>
+<p class="i01">Ne l’aire presso, e così la brina:</p>
+<p class="i02"> Sottil vapore e freddo e poca altura</p>
+<p class="i01">Fanno questi acti come ’l nostro flato.</p>
+<p class="i01">Se dorme respirando per natura.</p>
+<p class="i02"> De tutte umidità la luna è matre, <span class="linenum">[C. c. 8 t]</span></p>
+<p class="i01">Quando se mostra de sua luce plena:</p>
+<p class="i01">Quattro fiate ’l mare pare che latre</p>
+<p class="i02"> Fra iorno e nocte, si como ne’ quarte;</p>
+<p class="i01">In alto e basso così l’acqua mena,</p>
+<p class="i01">E ciò te dico per scienzia et arte.</p>
+<p class="i02"> Così d’animati corpi move ’l sangue</p>
+<p class="i01">Fra luce e nocte, si como fa ’l mare;</p>
+<p class="i01">Così s’attrista et natura langue.</p>
+<p class="i02"> Però, in qualche ora, l’animi umani</p>
+<p class="i01">Senza rasone senton pene amare</p>
+<p class="i01">Et allegrezza de li effecti vani.</p>
+<p class="i02"> Onde la luna, si como riceve,</p>
+<p class="i01">Da lei se forman venti acqua e neve.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap8-1">CAPITOLO VIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag36" href="#note36">[36]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> La prima stella con l’impio Marte&#8205;<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a></p>
+<p class="i01">Move per tempo tempestati troni,</p>
+<p class="i01">De fin che l’un contrario l’altro parte;</p>
+<p class="i02"> Lo foco messo dal Marte crudele</p>
+<p class="i01">Verso le fredde nube unde i soni <span class="linenum">[L. c. 9 t.]</span></p>
+<p class="i01">Resultano con le ’nfocate vele.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span></p>
+<p class="i02"> Trono non è altro che de fuoco spenta</p>
+<p class="i01">In elli corpi de le nube frede,</p>
+<p class="i01">Che l’una qualità da l’altra è venta.</p>
+<p class="i02"> In le verdi frondi prendi exemplo</p>
+<p class="i01">Che fanno scoppi se fuoco le lede:</p>
+<p class="i01">Or ’scolta l’accidenti ch’io contemplo.</p>
+<p class="i02"> Inseme è ’l trono e l’enfocate orme,</p>
+<p class="i01">Avegna che la luce è nanti ’l scoppo,</p>
+<p class="i01">Parono in doi tempi divisate forme.</p>
+<p class="i02"> E ciò fa ’l viso ch’è nancti l’audito,</p>
+<p class="i01">Che l’anim’ha li occhi da presso troppo;</p>
+<p class="i01">Pe lo nostro veder ch’è molto ardito.</p>
+<p class="i02"> E ciò se mostra in remoto colpo,</p>
+<p class="i01">Che in un tempo è ’l sono e el facto,</p>
+<p class="i01">E ven sì tardo che l’audito incolpo;</p>
+<p class="i02"> Che già non segue lo veder presente <span class="linenum">[C. c. 9]</span></p>
+<p class="i01">Anti <i>che</i> percote anche l’altro tracto,</p>
+<p class="i01">Che ’l primo sono vegna ne la mente.</p>
+<p class="i02"> Po esser trono senza foco ardente,</p>
+<p class="i01">Dico al nostro viso, ma non invero,</p>
+<p class="i01">E questo si advene per accidente.</p>
+<p class="i02"> Quando obscura e l’aire è ben spessa,</p>
+<p class="i01">Movese ’l vento infocato, se vero</p>
+<p class="i01">Trono fa grande; non rumpendo; cessa.</p>
+<p class="i02"> Et allustrare senza trono vene,</p>
+<p class="i01">Perchè non trova qualità nimica,</p>
+<p class="i01">Sì como nel seren si vede bene.</p>
+<p class="i02"> Ma quando sono dense queste nube,</p>
+<p class="i01">Allora el foco forte le nimica,</p>
+<p class="i01">Facendo soni cum l’accese tube.</p>
+<p class="i02"> Se sono rare e de basse note</p>
+<p class="i01">Lo sono, perchè non han contraria faccia:</p>
+<p class="i01">Non resistendo, poco le percote.</p>
+<p class="i02"> Ciò che resiste, duramente offende,</p>
+<p class="i01">Como vedemo che lo ferro faccia <span class="linenum">[L. c. 10]</span></p>
+<p class="i01">Et soa coverta soa salute ostende.</p>
+<p class="i02"> E queste nube e queste impressioni</p>
+<p class="i01">Oltra una lenta&#8205;<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> e anche otto staggi</p>
+<p class="i01">Non son più erte; ciò nel cor te poni.</p>
+<p class="i02"> Sono montagne sopra le quali stando,</p>
+<p class="i01">De sotto plove e neva, e tu li raggi</p>
+<p class="i01">Vidi de sopra nel seren guardando.</p>
+<p class="i02"> La sottile flamma in onne cosa rara</p>
+<p class="i01">Poco l’offende; però noi vedemo</p>
+<p class="i01">Per accidente che devenne a Sara:</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span></p>
+<p class="i02"> Portando sopra lo capo le molt’ove,</p>
+<p class="i01">Essendo lesa del fuoco supremo,</p>
+<p class="i01">Erano sane come fosser nove;</p>
+<p class="i02"> Ma dentro senza fructo e plen de vento</p>
+<p class="i01">Forno trovate, chè da l’una fronte</p>
+<p class="i01">Intrò la fiamma e strusse lor contento.</p>
+<p class="i02"> Petra descende con l’aire infocata, <span class="linenum">[C. c. 9 t.]</span></p>
+<p class="i01">Como sagitta che non have ponde,&#8205;<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a></p>
+<p class="i01">Per gran potenzia del foco creata.</p>
+<p class="i02"> Non tanto petre, ma corpi de ferro</p>
+<p class="i01">Sono descinti dal focato celo</p>
+<p class="i01">In Alamagna; e de ciò non erro;</p>
+<p class="i02"> Però le spade de todesche genti</p>
+<p class="i01">Fanno tremare addosso ciascun pelo,</p>
+<p class="i01">Mirando in altrui lor colpi possenti.</p>
+<p class="i02"> Onn’elemento se move e corrompe,</p>
+<p class="i01">Secundo che li celi sono diversi;</p>
+<p class="i01">Così de novitate fanno pompe.</p>
+<p class="i02"> Trema la terra per l’inclusi flati,</p>
+<p class="i01">Fan l’aire e l’acqua lor moti perversi,</p>
+<p class="i01">Ne’ tempi che li cercli son mutati.</p>
+<p class="i02"> L’inclusi venti, che non possono uscire</p>
+<p class="i01">For de la terra, moti dal Saturno,</p>
+<p class="i01">Fanno li terremoti a noi sentire.</p>
+<p class="i02"> Nel grande fredo e nel tempo caldo</p>
+<p class="i01">Se celano li venti e non vann’intorno, <span class="linenum">[L. c. 10 t.]</span></p>
+<p class="i01">Però la terra sta quieta e in saldo:</p>
+<p class="i02"> Non dico che non possano venire</p>
+<p class="i01">Li terremoti e d’estate e de verno;</p>
+<p class="i01">Ma quando mostran ’l caldo e ’l fredo l’ire</p>
+<p class="i02"> Durano poco, chè li flati strutti</p>
+<p class="i01">De lor valor non fanno governo,</p>
+<p class="i01">Che queste qualità li fanno assutti.</p>
+<p class="i02"> Ma ven nel dolce tempo el gran tremore</p>
+<p class="i01">E non se cessa, fin che non è corrotta</p>
+<p class="i01">La dura terra per cotal valore.</p>
+<p class="i02"> Questo non sempre devene, chè el vento,</p>
+<p class="i01">Movendose con ira li de sotta,</p>
+<p class="i01">La soa potenzia perde po’ ch’è vento.</p>
+<p class="i02"> Sì che li monti li colli e l’abissi</p>
+<p class="i01">Sono formati da li inclusi venti,</p>
+<p class="i01">Che spirano sotto terra dur’e spissi.</p>
+<p class="i02"> Et anche le acque sott’a noi celate <span class="linenum">[C. c. 10]</span></p>
+<p class="i01">Fanno questi acti, se tu ti rammenti,</p>
+<p class="i01">Le parti del mundo concavate.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span></p>
+<p class="i02"> Le gran montagne hanno lo gran piano</p>
+<p class="i01">Che, l’acque sotto sopra sumergendo,</p>
+<p class="i01">Lassano l’Alpi nel terren toscano;</p>
+<p class="i02"> Basso facendo lo sito lombardo,</p>
+<p class="i01">Romagna con Toscana allor cadendo.</p>
+<p class="i01">Or prendi questo exemplo, ch’io guardo:</p>
+<p class="i02"> Molte montagne in esser de petra</p>
+<p class="i01">Sono converse, se guardi le ripe,</p>
+<p class="i01">Chè de la terra natura s’arretra.</p>
+<p class="i02"> Potenzia natural correge e compone,</p>
+<p class="i01">E fa de terra petre dure e stipe;</p>
+<p class="i01">E ciò se mostra per blanca rasone.</p>
+<p class="i02"> De fronde iusta però vidi impressa</p>
+<p class="i01">Nel duro marmo, che quando se strense,</p>
+<p class="i01">Nel mezzo de le parti stette compressa.</p>
+<p class="i02"> Nel molle tempo, come cira al segno,</p>
+<p class="i01">Mostra nel duro sì como depense <span class="linenum">[L. c. 11]</span></p>
+<p class="i01">Natura, che de forma non ha desdegno.</p>
+<p class="i02"> Or pur m’ascolta in cose divine,</p>
+<p class="i01">Che arte non vale, se non se procaccia.</p>
+<p class="i01">Cosa perfecta non è senza fine;</p>
+<p class="i02"> Principio d’onne bene è cognoscenza.</p>
+<p class="i01">Prima si bono, nanti c’abii faccia;</p>
+<p class="i01">Entendi e vidi con la mente accensa.</p>
+<p class="i02"> Che mai l’eterna beata natura,</p>
+<p class="i01">Senza rasone, non fe’ creatura.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap9-1">CAPITOLO IX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag40" href="#note40">[40]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> L’arco che vedi in divisata luce&#8205;<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a></p>
+<p class="i01">Sempre se penge ne l’opposto sole,</p>
+<p class="i01">Perchè ’l so raggio in forma ’l conduce.</p>
+<p class="i02"> Se ’n oriente è l’arco, il sol s’occide</p>
+<p class="i01">Ciò se converte perchè rason vole</p>
+<p class="i01">E al to vedere conven che te fide.</p>
+<p class="i02"> L’arco n’è altro che fletter de raggi <span class="linenum">[C. c. 10 t.]</span></p>
+<p class="i01">In ne le acquose nube divisate:</p>
+<p class="i01">Conven che per intellecto in questo caggi.</p>
+<p class="i02"> Lustre, oscure, sottili e grosse</p>
+<p class="i01">Sono le nube così variate,</p>
+<p class="i01">Quando dal sole receven percosse;</p>
+<p class="i02"> Però demostrano diversi coluri,</p>
+<p class="i01">Como per exemplo tu pora’ vedere</p>
+<p class="i01">Nel vetro pleno se de far ten curi.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span></p>
+<p class="i02"> Olio e acqua nel vetro ponendo,</p>
+<p class="i01">Quando lo raggio del sole ne fere <span class="linenum">[L. c. 11 t.]</span></p>
+<p class="i01">Serai contento li colur’ vedendo.</p>
+<p class="i02"> E da la luna, quand’è tutta plena,</p>
+<p class="i01">Se forma l’arco de nocte, ma de raro;</p>
+<p class="i01">Obscura po’ se fa l’aire serena.</p>
+<p class="i02"> Spesso da lei se fa l’arco blanco</p>
+<p class="i01">Che mota ’l dolce tempo ne l’amaro.</p>
+<p class="i01">A pochi giorni de ciò non te manco.</p>
+<p class="i02"> Quando ne l’aire vederai molti archi</p>
+<p class="i01">E ciò se forma là nel mezzo giurno,</p>
+<p class="i01">Se de penserò de ciò la mente carchi,</p>
+<p class="i02"> Vederai l’air a pochi dì turbare</p>
+<p class="i01">Per la forza del Marte o del Saturno,</p>
+<p class="i01">Se l’altro celo ciò non fa variare.</p>
+<p class="i02"> Anche le ferme nube che tu vedi</p>
+<p class="i01">Non intendo de lassar che non te dica,</p>
+<p class="i01">A ciò ch’a fabulete più non credi.</p>
+<p class="i02"> Sì com’el cel intra l’acqua sempre tira</p>
+<p class="i01">Per la vertù che dentro la nutrica</p>
+<p class="i01">Così fa Capricorno che pur spira:</p>
+<p class="i02"> Vapor sottili sua potenzia abbranca,</p>
+<p class="i01">Sempre tirando su ne l’air clara,</p>
+<p class="i01">E par che ’n celo se mostri la via blanca.</p>
+<p class="i02"> O quante sono le nature occulte</p>
+<p class="i01">A nostra umanità ceca e ignara;</p>
+<p class="i01">O quante cose mire son sepulte</p>
+<p class="i02"> Al nostro ingegno che ’l ben abandona,</p>
+<p class="i01">Sequendo el mundo qual morte sperona!</p>
+</div></div>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="libro2">LIBRO SECONDO&#8205;<a class="tagtitle" id="tag42" href="#note42">[42]</a></h2>
+</div>
+
+<h3 id="cap1-2">CAPITOLO I</h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Torno nel campo de le prime note. <span class="linenum">[L. c. 12] [C. c. 11]</span></p>
+<p class="i01">Dico che ciò ch’è sotto ’l cel creato</p>
+<p class="i01">Depende per vertù de le so rote.</p>
+<p class="i02"> Chi tutto move sempre tutto regge,</p>
+<p class="i01">De fin el moto principio e stato</p>
+<p class="i01">In ciascun celo pose la sua legge.</p>
+<p class="i02"> Son li celi organi divini</p>
+<p class="i01">Per la potenzia de natura eterna,</p>
+<p class="i01">Che in lor splendendo son de gloria plini.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p>
+<p class="i02"> In forma del disio innamorati</p>
+<p class="i01">Movendo così ’l mundo se governa,</p>
+<p class="i01">Per questi eccelsi lumi immaculati.</p>
+<p class="i02"> Non fa necessità ciascun movendo,</p>
+<p class="i01">Ma ben despone creatura umana,</p>
+<p class="i01">Per qualità qual l’anima seguendo,</p>
+<p class="i02"> L’arbitrio abbandona e fasse vile</p>
+<p class="i01">Serva e ladra: de vertute strana</p>
+<p class="i01">Da sè despoglia l’abito gentile.</p>
+<p class="i02"> In ciò peccasti florentin poeta,&#8205;<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a></p>
+<p class="i01">Ponendo che li ben de la fortuna</p>
+<p class="i01">Necessitati siano con lor meta.</p>
+<p class="i02"> Non è fortuna che rason non venca;</p>
+<p class="i01">Or pensa Dante se prova nessuna</p>
+<p class="i01">Se po’ plù fare che questa svenca.</p>
+<p class="i02"> Fortuna non è altro che desposto</p>
+<p class="i01">Celo che dispone cosa animata;</p>
+<p class="i01">Qual desponendo, se trova l’opposto.</p>
+<p class="i02"> Non ven necessità col ben felice,</p>
+<p class="i01">Essendo in libertà l’anima creata,</p>
+<p class="i01">Fortuna in lei non po’ se contradice.</p>
+<p class="i02"> Substanzia senza corpo non receve</p>
+<p class="i01">Da questi celi, però l’entellecto</p>
+<p class="i01">Mai a fortuna subiacer non deve.</p>
+<p class="i02"> Se foi desposto e foi felice nato</p>
+<p class="i01">E conseguer dovea el grand’effecto, <span class="linenum">[L. c. 12 t.]</span></p>
+<p class="i01">Io posso non voler e esser da lato;</p>
+<p class="i02"> Che ’n sua balìa ha l’alma so volere:</p>
+<p class="i01">L’arbitrio lo acquista lo so merto,</p>
+<p class="i01">Non po’ necessità in lei cadere.</p>
+<p class="i02"> Or se fortuna l’anima così spoglia,</p>
+<p class="i01">Già seria Deo iniusto scoverto,&#8205;<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a></p>
+<p class="i01">Se per altro non poter ne mena doglia.</p>
+<p class="i02"> Non val ventura a chi non s’affatiga,</p>
+<p class="i01">Perfecto bene non s’ha senza pena,</p>
+<p class="i01">Fasse felice chi vertù investiga:</p>
+<p class="i02"> Ma chi ch’aspetta la necessitate</p>
+<p class="i01">Del ben che la fortuna seco mena,</p>
+<p class="i01">Pigricia lo comanda a povertate.</p>
+<p class="i02"> Fortuna per rason se augumenta,</p>
+<p class="i01">E plù felici se fanno l’effecti,</p>
+<p class="i01">Quando ’l volere natura argumenta.</p>
+<p class="i02"> Nasse onne pianta per natural moto.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span></p>
+<p class="i01">Non coltivando mai fructi perfecti</p>
+<p class="i01">Non fa nel tempo. Ciò se mostra noto.</p>
+<p class="i02"> Così la rea ventura a l’alma bella</p>
+<p class="i01">Tolle la morte da l’impia carne,</p>
+<p class="i01">Se ’l mal pur contradice e sta rebella.</p>
+<p class="i02"> Rompese qualità per accidenti,</p>
+<p class="i01">Non che ’l subiecto de l’esser se scarne:</p>
+<p class="i01">Dell’unta calamita ti rammenti;</p>
+<p class="i02"> Chè non tira ferro se non è assutta</p>
+<p class="i01">L’umidità che sua vertù resserra;</p>
+<p class="i01">Così fa l’anima quand’è donna tutta.</p>
+<p class="i02"> Destruge qualitate viciosa,</p>
+<p class="i01">Sì che nel male l’anima non desserra,</p>
+<p class="i01">E tira nel bene la vita dampnosa.</p>
+<p class="i02"> Contra fortuna onne om’ po’ valere,</p>
+<p class="i01">Seguendo la rason nel so vedere.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap2-2">CAPITOLO II&#8205;<a class="tagtitle" id="tag45" href="#note45">[45]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Per grazia de l’umana creatura <span class="linenum">[L. c. 13]</span></p>
+<p class="i01">Deo fe’ li celi col terrestro mondo,</p>
+<p class="i01">In lei creando divina figura,</p>
+<p class="i02"> A someglianza de soa forma degna, <span class="linenum">[C. c. 12]</span></p>
+<p class="i01">Ponendola ne l’orizzonte fondo,</p>
+<p class="i01">Ove se dampua over se fa benegna.</p>
+<p class="i02"> Movendo queste benedecte spere</p>
+<p class="i01">De l’umano seme, se forma ’l subiecto;</p>
+<p class="i01">De tutte la potenzia lì ne fere.</p>
+<p class="i02"> Prima el core nel concepto nasce,&#8205;<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a></p>
+<p class="i01">L’altre doe prime pone ’l ceco aspecto,</p>
+<p class="i01">Ma pure nel cor lo spirito se pasce.</p>
+<p class="i02"> Lo spirto che fo del patre messo,</p>
+<p class="i01">Per le ferventi stelle del Leone,</p>
+<p class="i01">Forma le membre, movendose spesso.</p>
+<p class="i02"> Da questo nasce lo spirto animale</p>
+<p class="i01">E naturale de sua perfeczione;</p>
+<p class="i01">Passano in acto sotto le prime ale.</p>
+<p class="i02"> Dodece parti de l’octava spera</p>
+<p class="i01">Sono cagione de le nostre membra,</p>
+<p class="i01">Ciascuna del creare è forma vera;</p>
+<p class="i02"> In lor fa qualitate et accidenti;</p>
+<p class="i01">Per la vertù divina se remembra</p>
+<p class="i01">De la soa parte cum acti lucenti.</p>
+<p class="i02"> Quando tu vedi questi zoppi e scombi,</p>
+<p class="i01">Impio fo lo signo de la parte,</p>
+<p class="i01">Et anche questi con li flexi lombi.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span></p>
+<p class="i02"> Defecto corporal fa l’anema ladra,</p>
+<p class="i01">In peggiorando, dico, le lor carte; <span class="linenum">[L. c. 13 t.]</span></p>
+<p class="i01">Sono soperbi de la mala quadra.</p>
+<p class="i02"> De doplo sceme se fan corpo umano</p>
+<p class="i01">Le vestite ossa de la carne pura:</p>
+<p class="i01">Ciò fa el superchio de lo tempo sano.</p>
+<p class="i02"> Lo spirto del patre, che nel sperma,</p>
+<p class="i01">Sempre operando, le membra figura,</p>
+<p class="i01">Le molle parte per potenzia ferma.</p>
+<p class="i02"> De lo soverchio che da donna move</p>
+<p class="i01">Pascese creatura, non per bocca;</p>
+<p class="i01">E ciò se mostra per l’antique prove.</p>
+<p class="i02"> Per l’ombelico va ciò che nutrica, <span class="linenum">[C. c. 12 t.]</span></p>
+<p class="i01">Stando ligato sì che le vene tocca.</p>
+<p class="i01">Or scolta como sta nel corpo implica.</p>
+<p class="i02"> Sta genuflexa con l’arcato dosso,</p>
+<p class="i01">Le mani ten a le gote in fra le cosse</p>
+<p class="i01">Sopra le calcagne, como veder posso;</p>
+<p class="i02"> Verso de noi son le spalle volte;</p>
+<p class="i01">Così natura informa le mosse,</p>
+<p class="i01">Per più salute de le membra raccolte.</p>
+<p class="i02"> In questo tempo non macula specchio</p>
+<p class="i01">La donna ch’al soverchio se devide.</p>
+<p class="i01">L’una nutriga, lassando lo vecchio.</p>
+<p class="i02"> Natura l’altra manda a le mammille,</p>
+<p class="i01">Per le doe vene che de ciò son guide,</p>
+<p class="i01">Nel tempo in blanca forma, sì che stille.</p>
+<p class="i02"> Septe recepti per ciascun planeta</p>
+<p class="i01">Sono ne la matre, però septe nati</p>
+<p class="i01">Nascer posson, como vidi a Leta:</p>
+<p class="i02"> Questo adovenne per lo molto seme,</p>
+<p class="i01">Et anche per li signi geminati,</p>
+<p class="i01">Quando li lumi si vingon inseme.</p>
+<p class="i02"> Nel nono mese ven nel mondo lustro</p>
+<p class="i01">Per la vertù che signoreggia Iove;</p>
+<p class="i01">Perchè de septe vive, mo’ te mustro:</p>
+<p class="i02"> La luna in questo mes’ha signoria,</p>
+<p class="i01">Benignitate in creatura plove, <span class="linenum">[L. c. 14]</span></p>
+<p class="i01">Natura confortando tutta via.</p>
+<p class="i02"> Ma, ne l’octavo, chi che nasce more,</p>
+<p class="i01">Chè lo signoreggia quella stella trista,</p>
+<p class="i01">Che per fredezza tira l’anima dal core.</p>
+<p class="i02"> Ciascun planeta spira nel so mese,</p>
+<p class="i01">Fin che vene a luce la creata vista;</p>
+<p class="i01">Così natura in ciò l’ordene prese.</p>
+<p class="i02"> Quando concepe, la matre se strenge</p>
+<p class="i01">Ch’entrarve non porìa na ponta d’aco;</p>
+<p class="i01">Così Saturno sua virtù gl’impenge.</p>
+<p class="i02"> Ben se po’ aprire per novo disio,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span></p>
+<p class="i01">Como addevenne a Leta del Laco,</p>
+<p class="i01">Che fè do nati là ov’era io:</p>
+<p class="i02"> Uno nel nono, l’altro lo fe’ nel dece;</p>
+<p class="i01">Qual foe concepto nel tempo serato,</p>
+<p class="i01">Quando a la voglia sua sodesfece.</p>
+<p class="i02"> Per gran voler de l’acto carnale</p>
+<p class="i01">Se gemina ’l concepto già creato,</p>
+<p class="i01">Quando a la donna ben d’amor l’encale.</p>
+<p class="i02"> El nato porta de lo patre semiglia,</p>
+<p class="i01">Quando ’l sceme de la donna è vincto;</p>
+<p class="i01">Intanto nasce la viril famiglia.</p>
+<p class="i02"> Ciò se converte dal contrario senso,</p>
+<p class="i01">Quando el nato è da parenti spinto</p>
+<p class="i01">E ’l doplo sperma fo dal celo offenso.</p>
+<p class="i02"> El forte imaginar fa simel vulto</p>
+<p class="i01">Quando la donna, nel desìo d’amore,</p>
+<p class="i01">Tenendo l’omo ne la mente occulto,</p>
+<p class="i02"> Simele celo fa simele aspecto,</p>
+<p class="i01">Natura se non perde ’l so valore;</p>
+<p class="i01">Lo imaginar fa caso e vede affecto.</p>
+<p class="i02"> La tarda stella la memoria pone</p>
+<p class="i01">Nel concepto; è Iove per lo qual cresce,</p>
+<p class="i01">Mercurio move lo acto de rasone,</p>
+<p class="i02"> Marte ne forma l’impeto con l’ira,</p>
+<p class="i01">El terzo cielo l’appetito mesce, <span class="linenum">[L. c. 14 t.]</span></p>
+<p class="i01">Lo primo spiritello lo Sol ve spira,</p>
+<p class="i02"> La Luna move natural vertute,</p>
+<p class="i01">Ciascun pianeta con l’octavi lumi</p>
+<p class="i01">Dispone ’l mondo con le lor vedute.</p>
+<p class="i02"> Onne creato se corrumpe in tempo.</p>
+<p class="i01">Passano l’acti umani como fumi;</p>
+<p class="i01">Chi ne va tardo e chi ne va per tempo.</p>
+<p class="i02"> Tu vidi bene como in questi celi</p>
+<p class="i01">Movendo, creatura per sè produce</p>
+<p class="i01">In acto umano: ciò tu non me celi.</p>
+<p class="i02"> Conven ormai che dei segni certi <span class="linenum">[C. c. 13 t.]</span></p>
+<p class="i01">Tu veggi lo iudicio de la luce;</p>
+<p class="i01">Po’ che seranno li occhi nostri esperti,</p>
+<p class="i02"> Noi cantaremo de le donne sancte,</p>
+<p class="i01">Lor diffiniendo perchè, como e quante.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap3-2">CAPITOLO III&#8205;<a class="tagtitle" id="tag47" href="#note47">[47]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Mostra la vista qualità del core,</p>
+<p class="i01">Lagreme poche col tracto sospiro,</p>
+<p class="i01">Col pietoso sguardo <i>che</i> ven d’amore.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span></p>
+<p class="i02"> Cambiar figura con acti umili,</p>
+<p class="i01">Poco parlare con dolce remiro</p>
+<p class="i01">Segni perfecti son d’amor non vili.</p>
+<p class="i02"> Crispi capilli con l’ampiata fronte</p>
+<p class="i01">Con li occhi piccinini posti dentro</p>
+<p class="i01">Memoria e rason con lor son ionte:</p>
+<p class="i02"> Fanno desdegno ne l’anema superba,</p>
+<p class="i01">Et onne sottil cosa mira al centro <span class="linenum">[L. c. 15]</span></p>
+<p class="i01">Ma pur de umilità se mostra acerba.</p>
+<p class="i02"> Non te fidar de le iuncte ciglie,</p>
+<p class="i01">Nè de le folte se guizza la luce,</p>
+<p class="i01">Chi che le porti guarda non te piglie.</p>
+<p class="i02"> Impio, d’animo falso, ladro e fello</p>
+<p class="i01">Col bel parlare so tempo conduce;</p>
+<p class="i01">Rapace lupo con vista d’agnello.</p>
+<p class="i02"> Non fo mai guercio con anima perfecta</p>
+<p class="i01">Che non portasse de malicia schermo,</p>
+<p class="i01">Sempre seguendo la soperba secta.</p>
+<p class="i02"> Li occhi eminenti in figura grossi,</p>
+<p class="i01">Li occhi veloci con lo sbatter fermo</p>
+<p class="i01">Matti e falsi de mercede scossi,</p>
+<p class="i02"> La impia fortuna d’aquilino naso</p>
+<p class="i01">Viver desìa de lo bene altrui,</p>
+<p class="i01">Onde de morte vene l’impio caso</p>
+<p class="i02"> E l’è magnanimo for de pietate,</p>
+<p class="i01">Sempre deserve et non guardando a cui</p>
+<p class="i01">Vive come fera senza umanitate.</p>
+<p class="i02"> El concavato et anche ’l naso fino <span class="linenum">[C. c. 14]</span></p>
+<p class="i01">Ciascuno ad luxuria s’accosta</p>
+<p class="i01">Più del secundo, dico, che del primo.</p>
+<p class="i02"> Chi l’ha sottile e nell’extremo aguzzo,</p>
+<p class="i01">Over rotundo con l’ottusa posta,</p>
+<p class="i01">Movese a ira ’l primo che me cuzzo.</p>
+<p class="i02"> L’altro è magnanimo e de grave stile.</p>
+<p class="i01">Soperbo è chi possede l’ample nare</p>
+<p class="i01">E l’ample oregle de bestia simile:</p>
+<p class="i02"> Così le labre grossa chi demostra.</p>
+<p class="i01">Chi l’ha sottili e de bellezza care</p>
+<p class="i01">Serà magnanimo per scienzia nostra.</p>
+<p class="i02"> Mostrase audace chi ha li denti rari,</p>
+<p class="i01">Concupiscenzia ten carnosa faccia</p>
+<p class="i01">E forte teme piccolini affari.</p>
+<p class="i02"> Chi che possede la sua vita macra,</p>
+<p class="i01">Con la sollicitudine s’abbraccia, <span class="linenum">[L. c. 15 t.]</span></p>
+<p class="i01">E non l’abbandona como cosa sacra.</p>
+<p class="i02"> Chi che l’ha grande, ben se mostra tardo</p>
+<p class="i01">Ne li soi moti: de ciò ben t’accorgi:</p>
+<p class="i01">Piccola faccia, te poni a reguardo;</p>
+<p class="i02"> Che raro ne foe nulla liberale</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span></p>
+<p class="i01">E timida se fa, se tu li porgi:</p>
+<p class="i01">Nel mondo non fo mai si nov’animale.</p>
+<p class="i02"> Vista dolente e lintiginosa,</p>
+<p class="i01">Che par traslata col beato aspecto,</p>
+<p class="i01">De l’altrui male se fa graciosa.</p>
+<p class="i02"> Non fe’ mai tanto el populato Gracco (?)</p>
+<p class="i01">Che questo plù non faccia ne l’effecto;</p>
+<p class="i01">Iuda tornasse, non li darìa scacco.</p>
+<p class="i02"> Li omini che hanno lo curto collo,</p>
+<p class="i01">Pelosi per natura como lupi,</p>
+<p class="i01">Non basterebbe la virtù d’Apollo</p>
+<p class="i02"> A solvere lor ditti senza norma</p>
+<p class="i01">E senza modo de malicia cupi:</p>
+<p class="i01">Con lor gridar la contrata storma.</p>
+<p class="i02"> E grosso collo de fortezza è segno, <span class="linenum">[C. c. 14 t.]</span></p>
+<p class="i01">E imbecille como sottil legno:</p>
+<p class="i01">Sottile e longo fa timido l’omo;</p>
+<p class="i02"> El grande quale non ten troppo de grosso</p>
+<p class="i01">Magnanimo se mostra: tu entendi como;</p>
+<p class="i01">Ciò ch’io penso, qui dirte non posso.</p>
+<p class="i02"> L’omo guardando in terra, che va chino,</p>
+<p class="i01">O ell’è avaro o de sottil ingegno.</p>
+<p class="i01">Or me conven lassar questo cammino.</p>
+<p class="i02"> De corporati segni e aver modo,</p>
+<p class="i01">Sì como intendo ciò ch’io desegno,</p>
+<p class="i01">È questa cognoscenza como lodo.</p>
+<p class="i02"> Iudicio procede da savere,</p>
+<p class="i01">Cum scritta legge receve repulsa</p>
+<p class="i01">Ecceptuando ’l singular vedere.</p>
+<p class="i02"> Per una vista iudicare ’l facto</p>
+<p class="i01">Sentenzia da vertute se resulta</p>
+<p class="i01">Erro e rasone se corrumpe ’l pacto.</p>
+<p class="i02"> Non iudicare, se tu non vedi,</p>
+<p class="i01">E non serai ingannato se ciò credi.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap4-2">CAPITOLO IV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag48" href="#note48">[48]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Vertù s’acquista per raggio de stella,</p>
+<p class="i01">Non dico ch’a noi sia naturale,</p>
+<p class="i01">Ma in quanto se despon l’anima bella</p>
+<p class="i02"> Ad conseguir el vertuoso bene.</p>
+<p class="i01">Fugendo per rason l’impio male</p>
+<p class="i01">Desposta creatura in acto vene.</p>
+<p class="i02"> Se per natura la vertute fosse,</p>
+<p class="i01">Como la terra a la gravezza soa,</p>
+<p class="i01">Che mai per soa natura sè non mosse,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
+<p class="i02"> In ciascun tempo seria l’om beato,</p>
+<p class="i01">Se al natural pon la mente toa:</p>
+<p class="i01">Non se costuma nel contrario lato.</p>
+<p class="i02"> Abilitata l’anima e desposta</p>
+<p class="i01">Da questi celi elege el ben perfecto,</p>
+<p class="i01">E plù leggera con vertù s’accosta</p>
+<p class="i02"> Non che ciascuno non possa seguire <span class="linenum">[C. c. 15]</span></p>
+<p class="i01">Per so voler de vertù l’effecto,</p>
+<p class="i01">Ma non desposto plù li po’ languire.</p>
+<p class="i02"> Donqua, vertù è abito electivo</p>
+<p class="i01">Che sta nel mezzo de do parti extreme,</p>
+<p class="i01">Onde procede el bene effectivo.</p>
+<p class="i02"> E quel che senza ’l mezzo contradice,</p>
+<p class="i01">Che l’una de le parti sempre preme, <span class="linenum">[L. c. 16 t.]</span></p>
+<p class="i01">Per lui se priva tutto ’l ben felice.</p>
+<p class="i02"> Questa radice con li sancti rami</p>
+<p class="i01">Già fo plantata ne l’umano sangue,</p>
+<p class="i01">Quando se andava per li diritti trami;</p>
+<p class="i02"> Ma ’l tempo ha variato li costumi</p>
+<p class="i01">De gente in gente, sì che virtù langue</p>
+<p class="i01">Nel ceco mondo con li spenti lumi.</p>
+<p class="i02"> Quest’enno le scale de nostra gravezza</p>
+<p class="i01">A sormontare sopra tutti celi,</p>
+<p class="i01">Ire mirando l’eterna bellezza;</p>
+<p class="i02"> Ma ’l vizio che tutto ’l bene desface</p>
+<p class="i01">Del mondo nostro cum l’aguzzi teli</p>
+<p class="i01">Da voi il tolle l’una e l’altra pace.</p>
+<p class="i02"> El tutto ne le parti se divide:</p>
+<p class="i01">Questa è la vertute diffinita,</p>
+<p class="i01">Che sotto lei ciascuna s’asside.</p>
+<p class="i02"> Conven ch’io canti de la iusta donna</p>
+<p class="i01">In prima, po’ de l’altre de la vita;</p>
+<p class="i01">Per più vedere la toa mente sonna</p>
+<p class="i02"> E mira ne l’aspecto de costei</p>
+<p class="i01">Che tanto piacque sempre a l’occhi miei.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap5-2">CAPITOLO V&#8205;<a class="tagtitle" id="tag49" href="#note49">[49]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O guida sancta de queste altre donne</p>
+<p class="i01">Le to belance con la spada nuda</p>
+<p class="i01">Sono nel mondo perfecte colonne.</p>
+<p class="i02"> O desolata terra, o posta a guai,</p>
+<p class="i01">Che toa bellezza mirando refuda, <span class="linenum">[L. c. 17]</span></p>
+<p class="i01">Soa trista plaga non sanarà mai.</p>
+<p class="i02"> Verrà ’l diviso, povertate e fame, <span class="linenum">[C. c. 15 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ploverà sangue sopra campi et erbe,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span></p>
+<p class="i01">Pararà che ’l celo la vendetta clame.</p>
+<p class="i02"> Seranno li iusti oppressi da tiranni,</p>
+<p class="i01">Bagnando ’l viso de lacreme acerbe,</p>
+<p class="i01">Per la tristezza de l’impii affanni.</p>
+<p class="i02"> Però vedemo le città deserte</p>
+<p class="i01">Con basse mura a l’ombra di boschi,</p>
+<p class="i01">Che già fo tempo ch’erano ben erte.</p>
+<p class="i02"> Non forno fundate ne la iusta petra</p>
+<p class="i01">Come Pistoia, terra di Toschi,</p>
+<p class="i01">Che peste nascerà de sua faretra.</p>
+<p class="i02"> Però diritto iudicate, o vui,</p>
+<p class="i01">Con li volumi de Cesare Augusto,</p>
+<p class="i01">Ch’a tutti specchio sia la pena altrui.</p>
+<p class="i02"> Non provocate ad ira li alti poli,</p>
+<p class="i01">Ponendo man ne lo sangue iusto,</p>
+<p class="i01">Ch’a stento caccia li nostri fioli.</p>
+<p class="i02"> Fanno nel mondo paterni peccati</p>
+<p class="i01">E le acerbe uve de lo tempo antiquo</p>
+<p class="i01">Plaga cadere ne li iusti nati;</p>
+<p class="i02"> Ma li occhi cechi che non vego ’l fine,</p>
+<p class="i01">Per lo volere del disio iniquo,</p>
+<p class="i01">Non reguardando le cose divine.</p>
+<p class="i02"> Onne peccato ha limitata pena,</p>
+<p class="i01">E più gravosa quant’è più lontana,</p>
+<p class="i01">Contra vertute, lasso, chi ne mena?&#8205;<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a></p>
+<p class="i02"> Non altro che l’inordinata voglia,</p>
+<p class="i01">Per qual s’attrista la natura umana</p>
+<p class="i01">Nel tempo che del dolce sente voglia.</p>
+<p class="i02"> El iudicare con l’impii scripti,</p>
+<p class="i01">Che fanno lacrimar li occhi innocenti</p>
+<p class="i01">E lor fanno de povertate afflicti.</p>
+<p class="i02"> Mover da celo fa la iusta plaga,</p>
+<p class="i01">Iustificando queste grave genti, <span class="linenum">[L. c. 17 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ciascun movendo ch’a vertù se traga,</p>
+<p class="i02"> Pe l’orfani vedoe e pupilli <span class="linenum">[C. c. 16]</span></p>
+<p class="i01">Clamando deo ne l’amaro planto,</p>
+<p class="i01">Stirpando con le mani li lor capilli.</p>
+<p class="i02"> Sì como iusto prende lor balestre,</p>
+<p class="i01">Sedendo soli e afflicti tanto,</p>
+<p class="i01">Como columbe ne le lor fenestre.</p>
+<p class="i02"> Ma sopra terra l’impio tenere,</p>
+<p class="i01">O voi, con la milicia pomposa,</p>
+<p class="i01">Faite nel mondo l’anima virtuosa.</p>
+<p class="i02"> Faite a la croce novo desplacere</p>
+<p class="i01">Non librate chi è degno de morte</p>
+<p class="i01">Sì che non planga ne l’eterna sorte.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span></p>
+<p class="i02"> Questa vertute ven dal quarto celo,</p>
+<p class="i01">E como ’l sole illuma l’orizzonte,</p>
+<p class="i01">Così fa questa con lo iusto zelo,</p>
+<p class="i02"> Illuma ’l mondo, dando a ciascun so merto</p>
+<p class="i01">Et pena vendicando sopra l’onte,</p>
+<p class="i01">Per lei el mondo sta che non è deserto.</p>
+<p class="i02"> Iusticia non è altro, a meo vedere,</p>
+<p class="i01">A ciascun tribuendo soa rasone</p>
+<p class="i01">Che fermo con perpetuo volere</p>
+<p class="i02"> È iusto quel che vive onestamente,</p>
+<p class="i01">Altrui non offende nè fa lesione,</p>
+<p class="i01">A ciascun dà so merito puramente;</p>
+<p class="i02"> E questo porta le trumfe olive</p>
+<p class="i01">E ne l’eterna pace sempre vive.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap6-2">CAPITOLO VI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag51" href="#note51">[51]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O Colonnesi, o figlioli de Marte,&#8205;<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> <span class="linenum">[L. c. 18]</span></p>
+<p class="i01">Toccaste ’l celo con l’armata mano,</p>
+<p class="i01">Che sempre sonarà per onne parte.</p>
+<p class="i02"> Subita spada con gigliato grido</p>
+<p class="i01">Faravve onnora nel terren romano</p>
+<p class="i01">Tenere all’inimici lo becc’ al nido.</p>
+<p class="i02"> De gente in gente pur la terza foglia</p>
+<p class="i01">De la colonna serà posta in croce.</p>
+<p class="i01">Tornando el celo ne la prima doglia</p>
+<p class="i02"> Non perderà la gloria del so nome, <span class="linenum">[C. c. 16 t.]</span></p>
+<p class="i01">Pur resurgendo di tenebre a luce:</p>
+<p class="i01">Qui non è loco de dirvi come.</p>
+<p class="i02"> O figurati&#8205;<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> de la forte donna,</p>
+<p class="i01">Firmi e constanti ne li tempi pravi,</p>
+<p class="i01">Senza temere sta vostra colonna,</p>
+<p class="i02"> La qual pur vignirà nel degno merto,</p>
+<p class="i01">Aprendo el celo con le iuste clavi</p>
+<p class="i01">De dirne qui del quando non sum certo.</p>
+<p class="i02"> Dal Marte vene la fortezza umana,</p>
+<p class="i01">Quando se mostra soa benigna luce,</p>
+<p class="i01">Che sotto l’Ariete s’entana.</p>
+<p class="i02"> Omo desposto dal soperno lume</p>
+<p class="i01">Legeramente a lo ben s’adduce,</p>
+<p class="i01">Se non l’offende el paternal costume.</p>
+<p class="i02"> Che la villana natura paterna,</p>
+<p class="i01">Che passa nel fiol naturalmente,</p>
+<p class="i01">Repugna a l’influenzia superna.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span></p>
+<p class="i02"> Pono ch’ensceme sian doi creati:</p>
+<p class="i01">L’uno è gentile, l’altro è de vil gente,</p>
+<p class="i01">Sotto una spera, in un grado nati.</p>
+<p class="i02"> Mostre el celo che debia conseguire</p>
+<p class="i01">Ciascun de dignitate la corona:</p>
+<p class="i01">Ciò ben serà secondo ’l me sentire</p>
+<p class="i02"> De nato de l’exelso re Roberto,</p>
+<p class="i01">Che ’n gentilezza molto l’un sperona,</p>
+<p class="i01">A conseguir lo cel che l’ha coverto. <span class="linenum">[L. c. 18 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Serà questo altro sopra so legnaggio.</p>
+<p class="i01">Sì como rege fra li vili parenti,</p>
+<p class="i01">Chè cel non po’ levar plù so coraggio.</p>
+<p class="i02"> Cosa desposta fa nel celo aiuto,</p>
+<p class="i01">Se deversi effecti te rammenti;</p>
+<p class="i01">L’acqua lercera desecca e fa luto.</p>
+<p class="i02"> Fortezza non è altro diffinita</p>
+<p class="i01">Ch’animo constante de paura</p>
+<p class="i01">In ne l’avverse cose de la vita.</p>
+<p class="i02"> Non è vertute prodezza sforzata, <span class="linenum">[C. c. 17]</span></p>
+<p class="i01">Quando de morte vedem la figura,</p>
+<p class="i01">Se l’alm’è in soa defensa donata.</p>
+<p class="i02"> Maior prodezza tegno lo fuggire</p>
+<p class="i01">Quando abesogna, che noe lo stare</p>
+<p class="i01">Sol per ’vitare l’acerbo morire.</p>
+<p class="i02"> Sempr’è fortezza col iusto temere.</p>
+<p class="i01">Ma chi che vole la vita abandonare,</p>
+<p class="i01">Già non è forte: dico, in mio vedere.</p>
+<p class="i02"> Ma alla fortezza, tegno, vertuosa,</p>
+<p class="i01">Che per tre modi l’om s’abandona,</p>
+<p class="i01">Che fa nel mondo la vita famosa:</p>
+<p class="i02"> Prima, per non recever desenore,</p>
+<p class="i01">Ne le so cose pone la persona</p>
+<p class="i01">E per soa terra conservando onore;</p>
+<p class="i02"> Ma li occhi mei ben se ne son accorti,</p>
+<p class="i01">Che pochi son nel mondo questi forti.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap7-2">CAPITOLO VII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag54" href="#note54">[54]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Non è vertù là ov’è el poco ingegno. <span class="linenum">[L. c. 19]</span></p>
+<p class="i01">Or fuga l’anima mia el penser vile</p>
+<p class="i01">Che ’l qual’è grande, chè questo fa degno.</p>
+<p class="i02"> Prudenzia, dico, over discrezione</p>
+<p class="i01">Altro non è, secondo ’l nostro stile, <span class="linenum">[C. c. 18 r.]</span></p>
+<p class="i01">Che ’l ben dal male descerner per rasone:</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p>
+<p class="i02"> E la memoria del tempo passato</p>
+<p class="i01">E provedenza de quel ch’ha a venire</p>
+<p class="i01">Conserva l’omo nel felice stato.</p>
+<p class="i02"> Da questa de saver la fonte nasce</p>
+<p class="i01">Che fa la vita benigna finire,</p>
+<p class="i01">Quando la mente de so amor se pasce.</p>
+<p class="i02"> Questa natura vertuosa e bella</p>
+<p class="i01">Prende radice ne l’umana planta,</p>
+<p class="i01">Quand’è in so stato l’anima bella.</p>
+<p class="i02"> Questa è la luce de saver umano,</p>
+<p class="i01">Che dona a l’alma conoscenza tanta,</p>
+<p class="i01">Che trae l’umanità dal penser vano.</p>
+<p class="i02"> Plù val saver che tesor non vale,</p>
+<p class="i01">Ov’è savere ricchezza non manca</p>
+<p class="i01">Se l’alma te non sforza nel so male.</p>
+<p class="i02"> Non vidi virtuoso mai perire</p>
+<p class="i01">Ma ben repulso de la contraria branca,</p>
+<p class="i01">Ov’è vertute pur conven salire.</p>
+<p class="i02"> Non po’ morir chi a saver è dato,</p>
+<p class="i01">Nè vivere in povertà nè in defecto,</p>
+<p class="i01">Nè da fortuna po’ esser dampnato</p>
+<p class="i02"> Ma questa vita e l’altro mondo perde</p>
+<p class="i01">Chi del savere ha sempre despecto,</p>
+<p class="i01">Perdendo ’l bene de lo tempo verde.</p>
+<p class="i02"> Chi perde ’l tempo e virtù non acquista,</p>
+<p class="i01">Como plù ce pensa, l’anima plù s’attrista.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap8-2">CAPITOLO VIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag55" href="#note55">[55]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O madre bella, o terra esculana, <span class="linenum">[L. c. 19 t.]</span></p>
+<p class="i01">Sfondata fosti nel dopliato cerchio,&#8205;<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a></p>
+<p class="i01">Sì ch’hai mutata toa natura umana.&#8205;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a></p>
+<p class="i02"> L’acerba setta de le genti nove,</p>
+<p class="i01">Sì t’ha conducta nel vizio soperchio,</p>
+<p class="i01">Or te conduca quel che tutto move.</p>
+<p class="i02"> Alteri occulti son li toi fioli</p>
+<p class="i01">E timidi in conspecto de le genti;</p>
+<p class="i01">Invidiosi son pur fra lor soli.</p>
+<p class="i02"> O Esculani, omini inconstanti,</p>
+<p class="i01">Tornate ne li belli acti lucenti,</p>
+<p class="i01">Prendendo note de li primi canti,</p>
+<p class="i02"> Chè da li celi siti ben desposti,</p>
+<p class="i01">Ma non seguite el ben naturale</p>
+<p class="i01">Del sito bello dove foste posti.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span></p>
+<p class="i02"> Fra le vertute pur de temperanza</p>
+<p class="i01">Dovreste stare sotto le so ale,</p>
+<p class="i01">Ma nol possete se vizio avanza.</p>
+<p class="i02"> È temperanza ferma signoria <span class="linenum">[C. c. 17 t.]</span></p>
+<p class="i01">E de li moti naturali è freno,</p>
+<p class="i01">Quando nel male l’animo pur disía.</p>
+<p class="i02"> Move da Lione la dolce vertute,</p>
+<p class="i01">È ne l’umanitate plù e meno</p>
+<p class="i01">Secondo le beate so ferute.</p>
+<p class="i02"> Ma chi refrena lo natural instincto</p>
+<p class="i01">Del vizio, che de qualitate vene,</p>
+<p class="i01">De sofferenza ben se mostra cinto.</p>
+<p class="i02"> O quant’è bella, o quant’è gentile</p>
+<p class="i01">La mente che se conduce nel bene,</p>
+<p class="i01">Quando se vince ne l’affanno vile.</p>
+<p class="i02"> Chi sè non vince non vincerà altrui</p>
+<p class="i01">De sì medesmo avendo ’l so valore:</p>
+<p class="i01">De questa oppinione sempre fui</p>
+<p class="i02"> Ma chi sè vince in questi septi modi</p>
+<p class="i01">Ben è fondato nel divin amore. <span class="linenum">[L. c. 20]</span></p>
+<p class="i01">Dico de’ quali se m’entendi et odi.</p>
+<p class="i02"> In giovenezza se vidi l’om casto,</p>
+<p class="i01">Et in allegrezza vidi l’om antiquo</p>
+<p class="i01">E largo in povertà che non porti asto.</p>
+<p class="i02"> In ubertate anche chi ha mesura,</p>
+<p class="i01">Et in grandezza umilitate sico.</p>
+<p class="i01">E pacienzia nella ría ventura;</p>
+<p class="i02"> E sofferenza ne li forti moti</p>
+<p class="i01">Del gran desio che ven nella mente.</p>
+<p class="i01">Or quisti sono dal vizio remoti,</p>
+<p class="i02"> E desprezzando el mondo dolente;</p>
+<p class="i01">Or quisti sono immaculati e puri,</p>
+<p class="i01">Sempre seguendo li acti maiuri:</p>
+<p class="i02"> Ne l’alto celo la vertù li mena,</p>
+<p class="i01">L’altri lassando ne l’eterna pena.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap9-2">CAPITOLO IX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag58" href="#note58">[58]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Questa vertù che tanto onora altrui</p>
+<p class="i01">El terzo celo la forma ne li umani,</p>
+<p class="i01">Sì como nel crear fo posta in lui</p>
+<p class="i02"> Volere col poder è bella vista,</p>
+<p class="i01">Larghezza vole se tena lontani</p>
+<p class="i01">E miri la soa graziosa lista.</p>
+<p class="i02"> È largitate con mesura dare <span class="linenum">[C. c. 18 t.]</span></p>
+<p class="i01">A cui e quando e como se convene;</p>
+<p class="i01">Questa è vertute nel gentil affare.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p>
+<p class="i02"> Ma chi che fanno contra queste note,</p>
+<p class="i01">A povertà conduceli la spene, <span class="linenum">[L. c. 20 t.]</span></p>
+<p class="i01">Se la fortuna varia le rote.</p>
+<p class="i02"> È plù beato el dare ch’el recevere,</p>
+<p class="i01">E de vertute recevendo l’omo</p>
+<p class="i01">Quando e quanto dico como devere.</p>
+<p class="i02"> Ma chi che pur receve e non vergogna,</p>
+<p class="i01">Et in lui non è defesa perchè e como,</p>
+<p class="i01">Contra vertute dì e nocte sogna.</p>
+<p class="i02"> E vui, che date pur passando el modo,</p>
+<p class="i01">Or ve recordi che la fronte suda</p>
+<p class="i01">Del domandare poichè siti a sodo.</p>
+<p class="i02"> La conoscenza in povertà è pena;</p>
+<p class="i01">Quel’è felice che vizio refrena,</p>
+<p class="i01">E plù dogliosa fa la vita cruda.</p>
+<p class="i02"> O quanti amici, o quanti parenti</p>
+<p class="i01">Se vede l’omo nel felice stato,</p>
+<p class="i01">Non respirando li contrarii venti.</p>
+<p class="i02"> Dura l’amore fin che dura ’l fructo,</p>
+<p class="i01">Che quanto l’om po’, tant’è amato</p>
+<p class="i01">Da queste genti col vedere structo.</p>
+<p class="i02"> Tant’è l’omo, quant’è de vertute,</p>
+<p class="i01">E tanto quanto plù el se fa valere.</p>
+<p class="i01">O gente ceche con le menti mute</p>
+<p class="i02"> Mirate che la milicia è desolata</p>
+<p class="i01">E senza onore, se non v’è podere:</p>
+<p class="i01">Plù che de vita, de morte è beata.</p>
+<p class="i02"> Non retineti ne l’antica bursa</p>
+<p class="i01">Quel che misura vol che pur se spenda,</p>
+<p class="i01">Ch’a poco ven lo tempo de la cursa</p>
+<p class="i02"> Con accidenti non pensati e pravi.</p>
+<p class="i01">Chi vole che la spera non li offenda</p>
+<p class="i01">Tegna misura con l’aperte clavi.</p>
+<p class="i02"> Questa vertute degno fa ciascuno,</p>
+<p class="i01">E grazia possede in ciascun loco.</p>
+<p class="i01">Plù tosto dare che recever duno,</p>
+<p class="i02"> Plù tosto soffrir che far vendetta:</p>
+<p class="i01">Questa è la carità col dolce foco</p>
+<p class="i01">Che de l’eterna pace el tempo aspecta;</p>
+<p class="i02"> E fa nel mondo grazia possedere</p>
+<p class="i01">A chi con queste serva ’l bel tacere.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap10-2">CAPITOLO X&#8205;<a class="tagtitle" id="tag59" href="#note59">[59]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Da quant’è posta in croce questa donna</p>
+<p class="i01">Da li omini col falso iudicare,</p>
+<p class="i01">Perchè lo celo questi non profonna?</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span></p>
+<p class="i02"> Ove è conducta la noiosa vita,</p>
+<p class="i01">Solea nel tempo umilità regnare:</p>
+<p class="i01">Del ceco mondo par che sia smarrita.</p>
+<p class="i02"> Quel è plù degno che po’ triumfare,</p>
+<p class="i01">Per lo diviso ch’è fra ’l nero e ’l bianco,</p>
+<p class="i01">Dando a li vicini le percosse amare.</p>
+<p class="i02"> Deo prese al mondo la umilitate,</p>
+<p class="i01">Se ’l ve recorda de sanguigno fianco,</p>
+<p class="i01">Quando recomparò la umanitate.</p>
+<p class="i02"> Segue ’l so fattor la creatura.</p>
+<p class="i01">Donqua se deve conseguir costei,</p>
+<p class="i01">Si como degna e beata figura;</p>
+<p class="i02"> Chè chi se exalta fa depresso ’l volto,</p>
+<p class="i01">Cadendo sopra lui li tempi rei:</p>
+<p class="i01">Per plù soa pena regna l’omo stolto.</p>
+<p class="i02"> Umilitate fa grazia seguire,</p>
+<p class="i01">Et a la summità de le vertute,</p>
+<p class="i01">Per nova cognoscenza, fa salire.</p>
+<p class="i02"> Che sì como li auseli stringon l’ale,</p>
+<p class="i01">Per sormontare ne l’alte vedute, <span class="linenum">[L. c. 21 t.]</span></p>
+<p class="i01">Così te strenge se del ben te cale.</p>
+<p class="i02"> Non fare como fa el villan grifango,</p>
+<p class="i01">Che nel gran stato fa nota superba</p>
+<p class="i01">E non se recorda del primo fango.</p>
+<p class="i02"> De grande altura vengon li gran tumi, <span class="linenum">[C. c. 19 t.]</span></p>
+<p class="i01">E vidi umiliare la vista acerba,</p>
+<p class="i01">El tempo variando li costumi.</p>
+<p class="i02"> Deve ciascun lo cor umiliare</p>
+<p class="i01">Al so fattore de l’eterna luce,</p>
+<p class="i01">A vertuosi la testa inclinare;</p>
+<p class="i02"> A quilli che sono de povertate afflicti</p>
+<p class="i01">Umiliar l’audito a la lor voce,</p>
+<p class="i01">Sì como aviti ne l’antichi scripti.</p>
+<p class="i02"> La Luna sopra questa vertù spira</p>
+<p class="i01">La qual refrena del voler l’altezza:</p>
+<p class="i01">Questa è umilità chi ben la mira.</p>
+<p class="i02"> Subiecto e menor mostrase sempre</p>
+<p class="i01">A cui e quando deve e non sprezza,</p>
+<p class="i01">Abbandonando de virtù le tempre.</p>
+<p class="i02"> La reverencia qual se fa al maiore,</p>
+<p class="i01">Onor ch’è testimonio de lo bene;</p>
+<p class="i01">Obedienzia qual se fa al signore;</p>
+<p class="i02"> Gratificare ch ’l servir cognosce,</p>
+<p class="i01">Da l’umeltate ciascaduna vene.</p>
+<p class="i01">Così dal so contrario l’angosce.</p>
+<p class="i02"> Questa vertute che dal cel descense,</p>
+<p class="i01">Fa pur beato chi con lei se strense.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap11-2">CAPITOLO XI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag60" href="#note60">[60]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Move la castitate dal Saturno <span class="linenum">[L. 22]</span></p>
+<p class="i01">Fermezza, abstinenzia e misura,</p>
+<p class="i01">Che mostra l’alma bella con el so giurno.</p>
+<p class="i02"> Grandezza d’animo per l’alta soa spera</p>
+<p class="i01">Se forma desponendo creatura</p>
+<p class="i01">In el so fermo segno, se li era.</p>
+<p class="i02"> È castitate freno de rasone,</p>
+<p class="i01">E del carnal vizio le morse</p>
+<p class="i01">Strengendo natural complexione.</p>
+<p class="i02"> La lingua refrenando, li occhi e ’l core,</p>
+<p class="i01">E sustinendo le subite corse,</p>
+<p class="i01">Del gran desio che nasce d’amore.</p>
+<p class="i02"> O quanto è forte l’amorosa flamma <span class="linenum">[C. c. 20]</span></p>
+<p class="i01">Che ven da l’imaginar de cosa bella,</p>
+<p class="i01">Che per disio tutto ’l cor s’enflamma!</p>
+<p class="i02"> Ben è plù casto, ben è plù beato,</p>
+<p class="i01">Se amor che nasce de simele stella</p>
+<p class="i01">Non rumpe l’omo po’ ch’è ’namorato.</p>
+<p class="i02"> La castità perde soa radice,</p>
+<p class="i01">Per lo superchio de la plata gola,</p>
+<p class="i01">Che sempre ad abstinenzia contradice.</p>
+<p class="i02"> Li occhi amorosi inseme reguardando,</p>
+<p class="i01">E l’occhio, che ten la vita sola,</p>
+<p class="i01">Fa pur languir l’anima sospirando.</p>
+<p class="i02"> Ben è gran cosa se nel conversare</p>
+<p class="i01">De lo gran tempo non nasce peccato;</p>
+<p class="i01">Dico ch’è como morto suscitare.</p>
+<p class="i02"> Però tu prendi la iusta baglia</p>
+<p class="i01">Contra ’l mal e pensa nel tuo stato,</p>
+<p class="i01">Lo qual non dura como ’n foco paglia.</p>
+<p class="i02"> Constanzia è vertù che sempre adorna</p>
+<p class="i01">E ten le tempre fuggendo durezza,</p>
+<p class="i01">Che ’l fermo so voler mai non se storma</p>
+<p class="i02"> Quando ’l voler la rason se vede.</p>
+<p class="i01">O quant’è bella cosa la fermezza <span class="linenum">[L. c. 22 t.]</span></p>
+<p class="i01">D’amor, caritate e dolce fede!</p>
+<p class="i02"> Non chi comenza vederà salute,</p>
+<p class="i01">Ma dico chi è constante fin’ a la fine</p>
+<p class="i01">Serà beato ne l’alte vedute.</p>
+<p class="i02"> Non aver fede ne l’omo inconstante</p>
+<p class="i01">Che n’è fondato ne le vertù divine,</p>
+<p class="i01">Unde procedeno le opere sancte.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span></p>
+<p class="i02"> Abstinenzia è freno con le tempre</p>
+<p class="i01">Del fer voler con la gola giotta;</p>
+<p class="i01">Como vertute a lei s’oppone sempre.</p>
+<p class="i02"> Questa vertute fa crescer la vita.</p>
+<p class="i01">Et accidenti pravi tolle allotta,</p>
+<p class="i01">Che venerieno con doglia infinita.</p>
+<p class="i02"> Misura è modo de tutte le cose, <span class="linenum">[C. c. 20 t.]</span></p>
+<p class="i01">Schivando sempre tutto lo soverchio;</p>
+<p class="i01">Sempre nel mezzo questa vertù animosa.</p>
+<p class="i02"> De tutte l’altre donne questa è nave</p>
+<p class="i01">E guida, reposando nel so cerchio,</p>
+<p class="i01">Pur combattendo con le donne prave.</p>
+<p class="i02"> Grandezza d’animo s’è a conseguire</p>
+<p class="i01">Le valorose cose de lo mondo,</p>
+<p class="i01">E ne la vita de fin al morire.</p>
+<p class="i02"> Non è magnanimo chi ne l’acti vili,</p>
+<p class="i01">Quasi temendo par che regga pondo,</p>
+<p class="i01">Cessandose con li occhi quasi umili:</p>
+<p class="i02"> A le formiche già mai non fa guerra.</p>
+<p class="i01">Or prendi exemplo e guarda lo leone</p>
+<p class="i01">E l’aquila: le mosche non diserra.</p>
+<p class="i02"> Così ’l magnanimo segue ’l valor grande,</p>
+<p class="i01">Ne l’acti vili l’animo so non pone,</p>
+<p class="i01">Ma pur le alte cose lo cor spande.</p>
+<p class="i02"> Or le conserva queste sancte liste</p>
+<p class="i01">Chè qui te lasso, perchè voglio alquanto,</p>
+<p class="i01">Nanti ch’io canti de le donne triste,</p>
+<p class="i02"> Veder che è gentilezza e chi è gentile;</p>
+<p class="i01">E mostrarote, nel seguente canto, <span class="linenum">[L. c. 23]</span></p>
+<p class="i01">Se nobele se po’ far chi è nato vile.</p>
+<p class="i02"> Poi vederai queste prave donne,</p>
+<p class="i01">Per qual’el ben felice se nasconne.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap12-2">CAPITOLO XII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag61" href="#note61">[61]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Provate celi la vostra chiarezza</p>
+<p class="i01">E correggete de questi l’errore,</p>
+<p class="i01">Che falsamente appellan gentilezza.</p>
+<p class="i02"> Fo già tractato con le dolci rime&#8205;<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a></p>
+<p class="i01">E diffinito el nobele valore</p>
+<p class="i01">Dal Florentino con l’antiche&#8205;<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> lime.</p>
+<p class="i02"> Ma con lo schermo de le iuste prove,</p>
+<p class="i01">Io dico contra de la prima secta</p>
+<p class="i01">E voglio che rason me ditto trove.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span></p>
+<p class="i02"> È gentilezza de vertute forma, <span class="linenum">[C. c. 21]</span></p>
+<p class="i01">Che nel subiecto desposto s’aspecta,</p>
+<p class="i01">Quando el celo ha de qualitati l’orma.</p>
+<p class="i02"> Se vertù fosse de l’antico sangue</p>
+<p class="i01">Forma saria ch ’l particular moto,</p>
+<p class="i01">Del vizio dunque perchè ’l nato langue.</p>
+<p class="i02"> Già noi vedemo de secondi agenti</p>
+<p class="i01">E la lor natura l’effecto remoto,</p>
+<p class="i01">Li gran cattivi de gentil parenti.</p>
+<p class="i02"> Donqua el celo con quieta luce</p>
+<p class="i01">Despone a gentilezza creatura,</p>
+<p class="i01">E per voler a l’opera s’adduce.</p>
+<p class="i02"> Ven questo raggio dal secundo celo</p>
+<p class="i01">Che ten de gentilezza la figura,</p>
+<p class="i01">Per cui s’espone ’l mondo a questo zelo. <span class="linenum">[L. c. 23 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Ma se se giunge l’un con l’altro cerchio</p>
+<p class="i01">De sangue antiquo con l’excelso lume</p>
+<p class="i01">Gentil fa l’omo col valor soperchio.</p>
+<p class="i02"> Ma ’l celo, illuminando el sangue novo,</p>
+<p class="i01">Non li po’ dare consimel costume,</p>
+<p class="i01">Como a l’antiquo: ciò de sovra provo.</p>
+<p class="i02"> Ma qui me scrisse dubitando Danti:&#8205;<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a></p>
+<p class="i01">Son doi fioli nati in un parto,</p>
+<p class="i01">E plù gentil se mostra quel de ’nanti;</p>
+<p class="i02"> E ciò converso, sì como già vidi,</p>
+<p class="i01">Torno a Ravenna e de lì non me parto.</p>
+<p class="i01">Dimme Esculano quel che tu ne cridi.</p>
+<p class="i02"> Rescrissi a Dante, intendi tu che legi:</p>
+<p class="i01">Fanno li celi per diversi aspecti,</p>
+<p class="i01">Secondo ’l me filosofo che pregi,</p>
+<p class="i02"> Per qualitate le diverse mustre, <span class="linenum">[C. c. 21 t.]</span></p>
+<p class="i01">In un concepto, variati effecti,</p>
+<p class="i01">Secondo quelli ch’hanno l’alme lustre.</p>
+<p class="i02"> Lo primo nato forma l’oriente,</p>
+<p class="i01">Et ine l’altro per vertù divina</p>
+<p class="i01">Inspirano le stelle d’occedente.</p>
+<p class="i02"> Se ’l primo è vertuoso e l’altro vile,</p>
+<p class="i01">La prima parte nel ben fo latina;</p>
+<p class="i01">L’altra maligna po’ non è simile,</p>
+<p class="i02"> Unde retorno e dico contr’a quilli</p>
+<p class="i01">Che dicono: noi semo gentil nati,</p>
+<p class="i01">Fedeli avemmo ben già plù de milli,</p>
+<p class="i02"> In cotal monti for nostre castelle,</p>
+<p class="i01">Movend’el capo con li cigli arcati,</p>
+<p class="i01">Facendo de lor sangue gran novelle.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span></p>
+<p class="i02"> Ciascun de questi renova soa vergogna,</p>
+<p class="i01">Tenendose gentil per li passati;</p>
+<p class="i01">Crede che sia vero chel se sogna:</p>
+<p class="i02"> Non consequendo el ben de sangue antico,</p>
+<p class="i01">De desenore ha li occhi velati.</p>
+<p class="i01">Assai son quisti li qual non te dico. <span class="linenum">[L. c. 24]</span></p>
+<p class="i02"> Non è piggior roncin che de destriero;</p>
+<p class="i01">Or prendi esemplo se un de la colonna&#8205;<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a></p>
+<p class="i01">Lassasse li acti del sangue primiero.</p>
+<p class="i02"> Cosa perfecta for de soa natura,</p>
+<p class="i01">Quando el so contrario se forma,</p>
+<p class="i01">Impia forma prende altra misura</p>
+<p class="i02"> En gentilezza non per accidente.</p>
+<p class="i01">Quel’è gentil che per sè sa valere,</p>
+<p class="i01">E non per sangue de l’antica gente.</p>
+<p class="i02"> Omo desposto in lui è naturale <span class="linenum">[C. c. 22]</span></p>
+<p class="i01">El conseguir del gentil volere,</p>
+<p class="i01">Non per ricchezza che l’è accidentale</p>
+<p class="i02"> Per sè nullo accidente monstra effecto;</p>
+<p class="i01">Donqua ricchezza non fa l’om felice,</p>
+<p class="i01">Che po’ fuggire et esser nel subiecto.</p>
+<p class="i02"> Ma como spira el sole el so splendore,</p>
+<p class="i01">E como pianta ne la soa radice,</p>
+<p class="i01">Vertù con l’anima ionse el so fattore.</p>
+<p class="i02"> Ma la ricchezza a gentilezza face,</p>
+<p class="i01">E plù gentile se mostra l’omo;</p>
+<p class="i01">Ma chi ch’el so podere onnora sface</p>
+<p class="i02"> E malamente soa ricchezza mena,</p>
+<p class="i01">Dar non possendo a cui quando e como,</p>
+<p class="i01">La conoscenza lo conduce a pena.</p>
+<p class="i02"> È l’omo gentil, si como destengo</p>
+<p class="i01">Volendo queste secte contentare:</p>
+<p class="i01">Gentil de sangue fiol d’omo tengo.</p>
+<p class="i02"> Gentil d’anima è figliol de Deo,</p>
+<p class="i01">E plù gentil non se po’ mostrare,</p>
+<p class="i01">Se non è pertinace fariseo.</p>
+<p class="i02"> L’eterno Deo plù che l’om è degno</p>
+<p class="i01">Et plù che ’l sangue è l’anima perfecta:</p>
+<p class="i01">Ciò tu confessi come noto segno.</p>
+<p class="i02"> Donqua è più degna la nobilitate</p>
+<p class="i01">De l’anima, che ’n vertù se delecta,</p>
+<p class="i01">Representando in sè benignitate, <span class="linenum">[L. c. 24.]</span></p>
+<p class="i02"> Sonno dal celo potenzie già venute</p>
+<p class="i01">Che defferenza fanno fra l’umani,</p>
+<p class="i01">Secondo che ’l fa cerchio le so mute.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span></p>
+<p class="i02"> L’om è gentil, quando è vertù in lui, <span class="linenum">[C. c. 22 t.]</span></p>
+<p class="i01">E tutti l’altri penser son vani,</p>
+<p class="i01">Che l’antica gente faccia bono altrui.</p>
+<p class="i02"> Si como a luce se conosce ’l sole,</p>
+<p class="i01">E l’omo quando mostra e vertù cole.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap13-2">CAPITOLO XIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag66" href="#note66">[66]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Onne creata cosa vede ’l fine</p>
+<p class="i01">Salvo la mente ch’è ceca e avara,</p>
+<p class="i01">Che volta in verso Deo le flexe rine,</p>
+<p class="i02"> Che quanto plù possede plù desia,</p>
+<p class="i01">Partendose dal ben de la vita amara,</p>
+<p class="i01">E si smarrisce la dritta via.</p>
+<p class="i02"> O voi del Patrimonio e del Ducato,&#8205;<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a></p>
+<p class="i01">Che presso siti a le romane coste,</p>
+<p class="i01">Vui siti pur subiecti a tal peccato.</p>
+<p class="i02"> Ma incresieme de Riete e de Spoliti</p>
+<p class="i01">Ch’a poco tempo vederanno l’oste</p>
+<p class="i01">De negra gente con l’elmi politi.</p>
+<p class="i02"> Se non prega la croce san Francesco,</p>
+<p class="i01">Che guardi Assisi de lo grifo bianco,</p>
+<p class="i01">Serà spelonca nel deserto fresco;</p>
+<p class="i02"> E s’a Perugia la pena se allonga,</p>
+<p class="i01">Serà ferita ne lo lato manco,</p>
+<p class="i01">Per lo peccato vil de nova flonga.&#8205;<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> <span class="linenum">[L. c. 25]</span></p>
+<p class="i02"> Todi che tene le gonfiate vele,</p>
+<p class="i01">Ch’aspecta pur de l’aquila el volato</p>
+<p class="i01">Ordendo con la mente nove tele,</p>
+<p class="i02"> Del so vicino vederà la piaga,</p>
+<p class="i01">Perdendo ’l sangue cum l’acerbo flato,</p>
+<p class="i01">Purchè ’l Saturno sopra ’l Marte traga.</p>
+<p class="i02"> Io torno e dico de l’avara lista&#8205;<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> <span class="linenum">[C. c. 23]</span></p>
+<p class="i01">Che de li mali è cruda radice,</p>
+<p class="i01">Che men possede, quanto plù acquista.</p>
+<p class="i02"> Plù de valore è l’om senza dinari</p>
+<p class="i01">Che non è dinar senza l’om felice.</p>
+<p class="i01">O vertuosi, o nel mondo cari!</p>
+<p class="i02"> Quanto plù plove, tanto più s’indura</p>
+<p class="i01">L’arena: è così lo avar coraggio;</p>
+<p class="i01">Plù possedendo, plù d’aver se cura:</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span></p>
+<p class="i02"> Sì nasc’e more l’avaro e l’omo stulto;</p>
+<p class="i01">Non po’ far bene, ma sempre dammaggio,</p>
+<p class="i01">Dico in manifesto et in occulto.</p>
+<p class="i02"> Onne peccato invecchia l’umani;</p>
+<p class="i01">Pur l’avarizia ten le verde fronde</p>
+<p class="i01">E plù nel tempo de capilli cani.</p>
+<p class="i02"> Opposto è questo vizio a largitate,</p>
+<p class="i01">Che sparse tanto ne la vita l’onde,</p>
+<p class="i01">Ch’io veggo desdegnare la pietate.</p>
+<p class="i02"> Cupidità soperchia in acquistare,</p>
+<p class="i01">In onno modo pur che possa avere</p>
+<p class="i01">E retenendo quel che deve dare,</p>
+<p class="i02"> Per quisti effecti l’omo ditto è avaro;</p>
+<p class="i01">Che ’n acquistare e ne lo retenere</p>
+<p class="i01">Non è misura nel so tempo amaro.</p>
+<p class="i02"> In onne vicio la contraria stella</p>
+<p class="i01">Tu prendi con l’avaricia nota,</p>
+<p class="i01">Che lassa forma de la luce bella</p>
+<p class="i02"> E fa in diversi tempi el bene e ’l male:</p>
+<p class="i01">Io dico variando la soa rota,</p>
+<p class="i01">Si como muta el corso naturale. <span class="linenum">[L. c. 25 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Li vicii li quali io noto scritti</p>
+<p class="i01">Tu poi sentire per l’opposti ditti.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap14-2">CAPITOLO XIV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag70" href="#note70">[70]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O Roma, capo de l’acti possenti, <span class="linenum">[C. c. 23 t.]</span></p>
+<p class="i01">Quando retornerai nel primo stato,</p>
+<p class="i01">Serà la borsa giunta a li bisenti.</p>
+<p class="i02"> Tenesti già lo fren de l’universo,</p>
+<p class="i01">Se te ricordi del tempo passato,</p>
+<p class="i01">Sì como del to segno dice el verso.</p>
+<p class="i02"> Ma consequendo la superba vita,</p>
+<p class="i01">Li toi fioli t’han conduct’a tanto,</p>
+<p class="i01">Che par la toa memoria finita.</p>
+<p class="i02"> Non serà mai boschi toa sancta terra,</p>
+<p class="i01">Ben sentirai de l’amaro planto;</p>
+<p class="i01">Ciò mostra ’l cel che sotto lui deserra.</p>
+<p class="i02"> Per li peccati de la toa Romagna,</p>
+<p class="i01">Bagnato de lo sangue peregrino,</p>
+<p class="i01">El iusto cerchio sovra voi se lagna.</p>
+<p class="i02"> Ma in poco tempo venirà ’l diviso,</p>
+<p class="i01">Che cacciarà el francesco lo latino,</p>
+<p class="i01">Per la soperbia nota del so viso.</p>
+<p class="i02"> L’omo soperbo non po’ abitare</p>
+<p class="i01">In terra, e nel cel non po’ salire;</p>
+<p class="i01">Sempre demora nel gravoso affare.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p>
+<p class="i02"> Consuma la soperbia le persone,</p>
+<p class="i01">Da lei procede el subito morire,</p>
+<p class="i01">Seguendo pur l’aspra opinione. <span class="linenum">[L. c. 26]</span></p>
+<p class="i02"> Tre sonno le persone da spiacere:</p>
+<p class="i01">Lo povero soperbo et arrogante,</p>
+<p class="i01">Lo matto vecchio senza senno avere,</p>
+<p class="i02"> Bugiardo ricco con soa onesta vista</p>
+<p class="i01">Che par che paternostri sempre cante.</p>
+<p class="i01">A Deo despiace troppo questa lista.</p>
+<p class="i02"> Questa è radice de tutti peccati <span class="linenum">[C. c. 24]</span></p>
+<p class="i01">E fo dal primo, volendo la Sede,</p>
+<p class="i01">Quilli maligni spirti dampnati.</p>
+<p class="i02"> Però plobe in terra questa iniqua secta,</p>
+<p class="i01">Da cui el male e inganno procede,</p>
+<p class="i01">E fan la vista de lo ben sospecta.</p>
+<p class="i02"> Soperbia non è altro che volere</p>
+<p class="i01">Sovra de tutti esser tenuto,</p>
+<p class="i01">E quel che l’om non è volse tenere,</p>
+<p class="i02"> Entrando ’nanti a ciascun omo bono;</p>
+<p class="i01">E pare a lui che non sia descaduto.</p>
+<p class="i01">Ten per negota che de gracia ha dono</p>
+<p class="i02"> E differenzia de la gloria vana&#8205;<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a></p>
+<p class="i01">Che questa dentro ten l’acerba norma</p>
+<p class="i01">Sovra de tutte tense la sovrana.</p>
+<p class="i02"> Ma quisti, che del van son gloriosi,</p>
+<p class="i01">Voglion de laude manifesta torma:</p>
+<p class="i01">Mostrando forte, sonno desiosi.</p>
+<p class="i02"> Essere ingrato da soperbia vene,</p>
+<p class="i01">Per questo se destrugge pietate;</p>
+<p class="i01">Chè non ha a mente lo passato bene.</p>
+<p class="i02"> L’omo ch’ha vertute, se nel cor te poni,</p>
+<p class="i01">Como se spoglia de sua libertate,</p>
+<p class="i01">Tenendo a mente li passati doni.</p>
+<p class="i02"> Deh! quanto nasce mal da l’omo ingrato,</p>
+<p class="i01">Che guasta per altrui l’om liberale,</p>
+<p class="i01">E per desdegno fa cader in peccato.</p>
+<p class="i02"> Questa è la pena con sanguigno dolo,</p>
+<p class="i01">Quando per bene l’om receve male;</p>
+<p class="i01">El dolce patre parte dal fiolo. <span class="linenum">[L. c. 26 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Ma l’altrui male lo to ben non guaste, <span class="linenum">[C. c. 24 t.]</span></p>
+<p class="i01">El vizio la toa vertù desperga,</p>
+<p class="i01">Quando tu senti le soperbe taste;</p>
+<p class="i02"> Che combattendo l’omo acquista onore.</p>
+<p class="i01">O quanto è degno che ’l soperbo merga,</p>
+<p class="i01">E senta pena de novo dolore.</p>
+<p class="i02"> Che l’om soperbo deguasta le terre;</p>
+<p class="i01">Per lui ven piaga con l’accese guerre.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap15-2">CAPITOLO XV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag72" href="#note72">[72]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O Bolognesi, anime de foco,</p>
+<p class="i01">A picciol tempo veneriti al punto,</p>
+<p class="i01">Che caderà Bologna a poco a poco.</p>
+<p class="i02"> Or ve ricordi como el divin arco</p>
+<p class="i01">Onne peccato con la pena giunto</p>
+<p class="i01">Et aspectando assai plù se fa carco.</p>
+<p class="i02"> De voi me dol che spero de venire</p>
+<p class="i01">Al nido che è fondà sotto la chioccia</p>
+<p class="i01">De le globate stelle, al mio parere.</p>
+<p class="i02"> E po’ me doglio e piango de Fiorenza,</p>
+<p class="i01">Che, lagrimando, scordarasse Doccia,&#8205;<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a></p>
+<p class="i01">Facendo li Lucchesi nova offenza.</p>
+<p class="i02"> Or piangi Pisa con li sospir dolenti,</p>
+<p class="i01">Quando ’l triunfo de Montecatino</p>
+<p class="i01">E del francesco sangue te rammenti:</p>
+<p class="i02"> El to valor conven che pur se spegna</p>
+<p class="i01">E caggia nel iudicio divino,</p>
+<p class="i01">Lassando ’l freno de la tua Sardegna. <span class="linenum">[L. c. 27]</span></p>
+<p class="i02"> O Siena, posta sotto ’l bel sereno</p>
+<p class="i01">Conven che piangi per l’opposte case</p>
+<p class="i01">Guastandose el to dolce terreno;</p>
+<p class="i02"> E tempo venirà che la Toscana</p>
+<p class="i01">Sentirà pena con le bocche passe <span class="linenum">[C. c. 25]</span></p>
+<p class="i01">Per lo despecto de natura umana.</p>
+<p class="i02"> Tenete la luxuria vostra dea,</p>
+<p class="i01">E fate nel fattor le piaghe nove,</p>
+<p class="i01">Plù che non fece la setta iudea.</p>
+<p class="i02"> Or reguardate alquanto pietate</p>
+<p class="i01">Che sovra voi le lagreme plove,</p>
+<p class="i01">Veggendo como ’l ben divin lassate.</p>
+<p class="i02"> Destrugge le ricchezze e le persone</p>
+<p class="i01">La gola, la luxuria e le guerre</p>
+<p class="i01">Le femene con li occhi in ciò se pone.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p>
+<p class="i02"> Consuma ’l corpo e l’aneme se manduca,</p>
+<p class="i01">Per lei me pare che ’l cel se serre</p>
+<p class="i01">E in desdegno l’alto Deo conduca.</p>
+<p class="i02"> E l’enimico de l’umana gente</p>
+<p class="i01">Più che de l’altri vicii se gode,</p>
+<p class="i01">Facendose ’l peccato carnalmente.</p>
+<p class="i02"> Et è rason che questo non po’ fare,</p>
+<p class="i01">Per soa natura non se po’ dar lode</p>
+<p class="i01">Ma tutti l’altri ben ponno operare.</p>
+<p class="i02"> Lo spirito, che ten la vita, invola</p>
+<p class="i01">Offende e tolle vertuosa fama</p>
+<p class="i01">Che desonesta per lo mondo vola.</p>
+<p class="i02"> Destrugge ’l senno, corrumpe la legge,</p>
+<p class="i01">Fa ne la mente de desio brama,</p>
+<p class="i01">Conturba sovra ’l cel che tutto regge.</p>
+<p class="i02"> Da lui descende fera servitute</p>
+<p class="i01">Che legge impone a cui donna comanda,</p>
+<p class="i01">Stando subiecto a la carnal salute.</p>
+<p class="i02"> O servi tristi, o companati schiavi, <span class="linenum">[C. c. 25 t.]</span></p>
+<p class="i01">Perchè l’atto carnal così ve affanna</p>
+<p class="i01">Che contra Dio ve fa cotanto pravi? <span class="linenum">[L. c. 27 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Deh! non credete a femena sciocca</p>
+<p class="i01">E non v’accenda soa finta bellezza,</p>
+<p class="i01">Ma resguardate como dentro fiocca.</p>
+<p class="i02"> Miri la mente con li occhi cerveri,</p>
+<p class="i01">Che allora prenderete la vaghezza</p>
+<p class="i01">De lei, mirando li sciocchi misteri.</p>
+<p class="i02"> E li occhi falsi, come l’ammaestra</p>
+<p class="i01">Nel pianto per formar maior obiecto</p>
+<p class="i01">Tragendo guai, li sospiri addestra,</p>
+<p class="i02"> O quanto è ceco chi a femena crede!</p>
+<p class="i01">O quanto nasce pena da delecto</p>
+<p class="i01">Passando ’l tempo che lo ben non vede!</p>
+<p class="i02"> Si como el fuoco non se po’ celare,</p>
+<p class="i01">Tenendolo celato nel so seno,</p>
+<p class="i01">Così non po’ mai l’omo conversare</p>
+<p class="i02"> Con femena che non sia delitto;</p>
+<p class="i01">Chè sempre ha ’l core de malicia pleno,</p>
+<p class="i01">E ciò demostra ne lo sguardo fitto.</p>
+<p class="i02"> Lo foco, le femene e la terra</p>
+<p class="i01">L’abisso, l’inferno, dicon, non le basta,</p>
+<p class="i01">Ma senza fine l’appetito sferra.</p>
+<p class="i02"> Ma se la fine del disio carnale</p>
+<p class="i01">Considera, serà la mente casta,</p>
+<p class="i01">Veggendo senza fructo lo gran male.</p>
+<p class="i02"> Incesto, adulterio e fornicare</p>
+<p class="i01">Et anche far despecto a la natura,</p>
+<p class="i01">Luxuria se po’ in ciò divisare.</p>
+<p class="i02"> Col simel sangue se commette incesto, <span class="linenum">[C. c. 26]</span></p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p>
+<p class="i01">Ma chi de matrimonio ten figura,</p>
+<p class="i01">Commette l’adolterio manifesto,</p>
+<p class="i02"> Orribel vizio che natura prende.</p>
+<p class="i01">O anime diffidate sodomite</p>
+<p class="i01">O quanto per questo a Dio s’offende!</p>
+<p class="i02"> Cercate amor, ove amor non regna.</p>
+<p class="i01">O menti ceche da lo ben partite,</p>
+<p class="i01">De vostra vita l’air se desdegna! <span class="linenum">[L. c. 28]</span></p>
+<p class="i02"> Or ve ricordi como le nude ossa</p>
+<p class="i01">Remaneranno ne l’oscura tomma,</p>
+<p class="i01">E como a tutti morte dà percossa.</p>
+<p class="i02"> Abbandonate donqua lo vil acto,</p>
+<p class="i01">Che se voi fate de rason la somma,</p>
+<p class="i01">Negota s’acquista, po’ che s’è desfacto.</p>
+<p class="i02"> L’omo carnale con lo senno acerbo</p>
+<p class="i01">E quando vince perde l’om soperbo.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap16-2">CAPITOLO XVI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag74" href="#note74">[74]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O bel paese con li dolci colli,&#8205;<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a></p>
+<p class="i01">Perchè non cognosciti, o genti acerbe.</p>
+<p class="i01">Con l’atti avari invidiosi e folli?</p>
+<p class="i02"> Io pur te piango, dolce mio paese,</p>
+<p class="i01">Che non so chi nel mondo te conserbe,</p>
+<p class="i01">Incontr’a Deo facendo tante offese.</p>
+<p class="i02"> Vinirà ’l tempo de li tristi iorni</p>
+<p class="i01">De guerra che farà sanguign’i campi</p>
+<p class="i01">Et infocati li toi monti adorni;</p>
+<p class="i02"> E rotti li toi nervi, caderai,</p>
+<p class="i01">Se ciò s’alonga, però tu non scampi:</p>
+<p class="i01">Senza remedio, nuda plangerai.</p>
+<p class="i02"> L’avara invidiosa mente vostra, <span class="linenum">[C. c. 26 t.]</span></p>
+<p class="i01">O Marchisani, con le gravi colpe,</p>
+<p class="i01">Secondo che lo celo me demostra,</p>
+<p class="i02"> Conduceravvi ne le menti accese,</p>
+<p class="i01">Che lassarete l’ossa con le polpe,</p>
+<p class="i01">Intrando l’anno de lo tristo mese. <span class="linenum">[L. c. 28 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Da voi serà l’invidia lontana,</p>
+<p class="i01">Quando al ponente retornerà Tronto</p>
+<p class="i01">E Castellano de terra esculana.</p>
+<p class="i02"> Si v’ha conducti Recanati et Exi,</p>
+<p class="i01">Che, se tornate al ben, serà ionto</p>
+<p class="i01">El monte de San Marco con Polexi.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p>
+<p class="i02"> Scolta Romagna con l’antiche volpi,</p>
+<p class="i01">Che fanno per aver le nove tane</p>
+<p class="i01">De la gran pace li celati colpi.</p>
+<p class="i02"> Serai pur subiugata da tiranni;</p>
+<p class="i01">Carne vulpina vol salsa de cane,</p>
+<p class="i01">E l’aspre pene li peccati granni,</p>
+<p class="i02"> La invidia che ’l mondo non abbandona</p>
+<p class="i01">E fura la vertù de l’intellecto</p>
+<p class="i01">Et arde cecamente la persona</p>
+<p class="i02"> Manduca l’anima, destrugge ’l core.</p>
+<p class="i01">Onne peccato fa qualche delecto,</p>
+<p class="i01">O invidia, non altro che dolore.</p>
+<p class="i02"> Questa è tristezza de lo ben altrui</p>
+<p class="i01">Et allegrezza del dampnoso male</p>
+<p class="i01">Che ven per caso ne li tempi a nui.</p>
+<p class="i02"> La invidia è più forte a sofferire,</p>
+<p class="i01">Che a noi povertà accidentale</p>
+<p class="i01">Che fa de summo stato l’om cadere.</p>
+<p class="i02"> Se vuoi de invidioso far vendecta <span class="linenum">[C. c. 27]</span></p>
+<p class="i01">E con plù accesa fiamma far languire,</p>
+<p class="i01">Accostate a vertù che ’l ben aspecta;</p>
+<p class="i02"> De l’altrui male sempre si’ dogliuso,</p>
+<p class="i01">Recordete del tempo ch’è a venire,</p>
+<p class="i01">E como la fortuna muta l’uso.</p>
+<p class="i02"> Che chi se gode del vicino pianto,</p>
+<p class="i01">In ver de lui vegnon le triste ore</p>
+<p class="i01">Che prende de tristezza novo canto.</p>
+<p class="i02"> O anima invidiosa e smarrita</p>
+<p class="i01">Resguarda como è in cruce el to fattore,</p>
+<p class="i01">E per qual fin tu fosti redimita: <span class="linenum">[L. c. 29]</span></p>
+<p class="i02"> Io dico a conseguir la degna sorte,</p>
+<p class="i01">Fuggendo per vertù l’eterna morte.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap17-2">CAPITOLO XVII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag76" href="#note76">[76]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O voi Lombardi, con l’ampiata gola,</p>
+<p class="i01">Fareteve rebelli de San Piero,</p>
+<p class="i01">Pur resguardando l’aquila se vola.</p>
+<p class="i02"> Venirà tempo, dico, ne lo quale</p>
+<p class="i01">Iuveni acerbi con lor acto fiero,</p>
+<p class="i01">Che sovra ’l templo spanderanno l’ale,</p>
+<p class="i02"> Tollerà ’l nome con sanguigna spada</p>
+<p class="i01">Ciascun de quisti a lo gran lombardo,</p>
+<p class="i01">Se ’l so valor non perde presso all’Ada</p>
+<p class="i02"> Veggio cader li guelfi in Lombardia,</p>
+<p class="i01">Se al cel Deo non fa novo resguardo,</p>
+<p class="i01">Tollendo dal Saturno signoria.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span></p>
+<p class="i02"> El gran diviso guastarà Cremona</p>
+<p class="i01">E Padoa e Milano con Piacenza;</p>
+<p class="i01">Di Mantoa non dico e di Verona,</p>
+<p class="i02"> Che non so de qual celo fur lor stelle.</p>
+<p class="i01">I’ temo ch’a lo voler non faccia offensa;</p>
+<p class="i01">Dunqua conven che taccia lor novelle.</p>
+<p class="i02"> Sempre a tiranni serà sottoposta</p>
+<p class="i01">La vostra Lombardia col dolce plano,</p>
+<p class="i01">Se a la natura pietà non osta.</p>
+<p class="i02"> La gola col gran mal de lo sexto clima <span class="linenum">[C. c. 27 t.]</span></p>
+<p class="i01">Voi conseguendo con sì grande accano, <span class="linenum">[L. c. 29 t.]</span></p>
+<p class="i01">Non credo che Deo muti questa rima.</p>
+<p class="i02"> Non po’ far con l’altri vicii contesa</p>
+<p class="i01">Chi la soa giotta gola non refrena,</p>
+<p class="i01">Chè con la gola la luxuria è accesa.</p>
+<p class="i02"> Destruge la memoria e tolle il senno,</p>
+<p class="i01">Corrumpe el sangue de ciascuna vena</p>
+<p class="i01">E mor cantando el giotto como Cenno.</p>
+<p class="i02"> Debilita lo spirito e la lingua</p>
+<p class="i01">E tolle lo intellecto de lo bene</p>
+<p class="i01">E subito s’affoca&#8205;<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> tanto impingua,</p>
+<p class="i02"> Che en desenore termena la vita</p>
+<p class="i01">E tolle de la gloria la spene;</p>
+<p class="i01">Fa sentir flamma de doglia infinita,</p>
+<p class="i02"> E spoglia l’anima de la sua vertute</p>
+<p class="i01">Plangendo nuda sempre de salute.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap18-2">CAPITOLO XVIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag78" href="#note78">[78]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ben’ ha vertute chi desia onore</p>
+<p class="i01">E laude de lo ben che l’omo acquista,</p>
+<p class="i01">Chè per la fama cresce plù lo valore;</p>
+<p class="i02"> Ma quisti vani de la gloria sciocca</p>
+<p class="i01">Che voglion laude de la pinta lista</p>
+<p class="i01">Passando ’l modo che l’estremo tocca.</p>
+<p class="i02"> Non specti laude chi laude refuta,</p>
+<p class="i01">Nè aver salute chi salute offende,</p>
+<p class="i01">Che per celarse el vero non se muta.</p>
+<p class="i02"> Non sempre è fructo ov’è verde foia,</p>
+<p class="i01">E nè tesoro ciò che luce e splende; <span class="linenum">[L. c. 30]</span></p>
+<p class="i01">E chi ciò crede, pur del ben se spoia.</p>
+<p class="i02"> E poi che l’om non è quanto se mostra, <span class="linenum">[C. c. 28]</span></p>
+<p class="i01">E pur desia le pompose laude,</p>
+<p class="i01">E forte desprezza questa vita nostra;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span></p>
+<p class="i02"> Questa si è l’anima de la ipocresia,</p>
+<p class="i01">Che de la vana gloria se gaude,</p>
+<p class="i01">Voltando lo intellecto a fantasia.</p>
+<p class="i02"> La falsa nomenanza poco dura:</p>
+<p class="i01">Chi ben parla e malamente vive</p>
+<p class="i01">E chi coprir se vol de soa natura.</p>
+<p class="i02"> Ben è scoverto chi che vol celare</p>
+<p class="i01">A li occhi umani le opere cattive,</p>
+<p class="i01">El perso per lo bianco demostrare.</p>
+<p class="i02"> L’altrui parlare la toa laude spanda</p>
+<p class="i01">E la toa bocca servi lo bel tacere,</p>
+<p class="i01">Perchè de vergogna l’anima s’affanda.</p>
+<p class="i02"> Propria bocca fa le laude sorde,</p>
+<p class="i01">E fasse fra le genti gran despiacere,</p>
+<p class="i01">Quando la vanagloria la morde.</p>
+<p class="i02"> A magnanimitate contradice</p>
+<p class="i01">La vana gloria che ne l’omo regna,</p>
+<p class="i01">Che vol plù laude che non è felice.</p>
+<p class="i02"> Tra li altri questo vizio meno noce</p>
+<p class="i01">E nostra umilitate meno sdegna</p>
+<p class="i01">Ma pur del maggior falla ov’è luce.</p>
+<p class="i02"> È ceca l’anema de la conoscenza</p>
+<p class="i01">Che de la soa salute plù non pensa.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap19-2">CAPITOLO XIX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag79" href="#note79">[79]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ira non è altro che acceso sangue <span class="linenum">[L. c. 30 t.]</span></p>
+<p class="i01">Dentro nel core che ’l desdegno infoca,</p>
+<p class="i01">Per qual de la vendetta l’anima langue.</p>
+<p class="i02"> Subito sdegno tolle lo gran bene <span class="linenum">[C. c. 23 t]</span></p>
+<p class="i01">Del grand’amor che torna in cosa poca,</p>
+<p class="i01">Se d’amorosa pace non è spene.</p>
+<p class="i02"> Là ove amor perfecto se desdegno,</p>
+<p class="i01">Bramase pace con dolce vergogna,</p>
+<p class="i01">Se del celato ben non mostra segno.</p>
+<p class="i02"> O quant’è bella cosa la dolce ira,</p>
+<p class="i01">Che per far doppia pace pur besogna,</p>
+<p class="i01">Nel tempo che d’amor lo cor sospira!</p>
+<p class="i02"> L’accesa gelosia con l’ira forte</p>
+<p class="i01">E lo pensero che la fin non vede,</p>
+<p class="i01">Denanti a lo tempo conduce a la morte</p>
+<p class="i02"> Nasce de l’ira subita parola</p>
+<p class="i01">Per qual la morte subita procede,</p>
+<p class="i01">Che l’alma desperando ne va sola,</p>
+<p class="i02"> Lo irato se mitiga per tre cose:</p>
+<p class="i01">Dolce respondendo, over tacere,</p>
+<p class="i01">O departirse fin che l’ira pose.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p>
+<p class="i02"> Li occhi umani, quando son irati,</p>
+<p class="i01">Cecano l’anima del iusto vedere,</p>
+<p class="i01">Remota stando da l’acti beati.</p>
+<p class="i02"> È pur in parole l’ira de li matti,</p>
+<p class="i01">Sonando l’aire con l’irate voci;</p>
+<p class="i01">Ma quella de li savii è in facti.</p>
+<p class="i02"> O quant’è a l’anima forma de bellezza</p>
+<p class="i01">Che se refrena de quisti acti atroci,</p>
+<p class="i01">Prendendo de vertute la fermezza.</p>
+<p class="i02"> Tepor è d’animo l’accidia ria</p>
+<p class="i01">Ch’abbandona nel comenzar li effecti,</p>
+<p class="i01">E, comenzando, non segue la via.</p>
+<p class="i02"> E questa la pigricia ten le branche <span class="linenum">[C. c. 29]</span></p>
+<p class="i01">De questi vegnon li penal difecti, <span class="linenum">[L. c. 31]</span></p>
+<p class="i01">Mostrandose del ben poco stanche.</p>
+<p class="i02"> Or queste donne triste qui le lasso,</p>
+<p class="i01">Entendo de seguir altro camino</p>
+<p class="i01">Da questa riva con plù dolce passo:</p>
+<p class="i02"> De certi animali e petre far simiglie,</p>
+<p class="i01">Parlando in questa parte plù latino</p>
+<p class="i01">Che la comuna gente qui se sviglie.</p>
+<p class="i02"> Comenzo in prima de l’alter valore,</p>
+<p class="i01">Dicendo unde procede e ch’è amore.</p>
+</div></div>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="libro3">LIBRO TERZO&#8205;<a class="tagtitle" id="tag80" href="#note80">[80]</a></h2>
+</div>
+
+<h3 id="cap1-3">CAPITOLO I</h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Dal terzo celo se move tal vertute,</p>
+<p class="i01">Che fa doi corpi una cosa animata,</p>
+<p class="i01">Sentendo pene de dolce ferute,</p>
+<p class="i02"> Conformità de stelle move effecto,</p>
+<p class="i01">Transforma l’alma ne la cosa amata,</p>
+<p class="i01">Non variando l’esser del subiecto.</p>
+<p class="i02"> Questa vertute è con l’alma unita</p>
+<p class="i01">Nel so creare, como sole e luce;</p>
+<p class="i01">Chè fo in un tempo lor forma finita,</p>
+<p class="i02"> Lassando le ore de l’acerbi iorni:&#8205;<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a></p>
+<p class="i01">Però, nel disio, l’anima se conduce,</p>
+<p class="i01">Donna mirando, con l’effecti adorni.</p>
+<p class="i02"> El terzo aspecto, dico, col sextile,</p>
+<p class="i01">È permutando la luna col sole,</p>
+<p class="i01">Et anco l’oriente se simile.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p>
+<p class="i02"> Ciascun amore move per natura,</p>
+<p class="i01">Inseme l’anime per vertù recole, <span class="linenum">[L. c. 31 t.]</span></p>
+<p class="i01">E plù e meno secondo lor figura.</p>
+<p class="i02"> Amor non fo già mai nostro volere; <span class="linenum">[C. c. 29 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ma ven per natural conformitate,</p>
+<p class="i01">Che nasce in voi per sobito vedere.</p>
+<p class="i02"> Li occhi umani sono calamite,&#8205;<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a></p>
+<p class="i01">Che tirano de nostra umanitate</p>
+<p class="i01">Lo spirto col piacer, como vedite.</p>
+<p class="i02"> Amor è passion de gentil core,</p>
+<p class="i01">Che ven da la vertù del terzo celo,</p>
+<p class="i01">Che nel crear la form’al so splendore.</p>
+<p class="i02"> Errando, scrisse Guido Cavalcanti&#8205;<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a></p>
+<p class="i01">«Non so perchè se mosse e per qual celo».</p>
+<p class="i01">Qui ben me sdegna lo tacer de Danti,</p>
+<p class="i02"> «Donna me prega ch’io debbia dire»:</p>
+<p class="i01">Demostra ch’amor move da Marte,</p>
+<p class="i01">Da qual procede l’impeto con l’ire;</p>
+<p class="i02"> Destrugge pietà con la mercede,</p>
+<p class="i01">Unita cosa per desdegno parte,</p>
+<p class="i01">Corrumpe amor con la dolce fede.</p>
+<p class="i02"> Non è effectivo agente quel che priva;</p>
+<p class="i01">Donqua el Marte non po’ per so lume</p>
+<p class="i01">Amor formar in animal che viva.</p>
+<p class="i02"> L’antiche prove de l’excelsi dicti</p>
+<p class="i01">Spoiano Marte de cotal costume,</p>
+<p class="i01">Che ten de guerra l’acti circoscripti.</p>
+<p class="i02"> Anche onne agente, dico, naturale,</p>
+<p class="i01">Che termena alcuna passione,</p>
+<p class="i01">Da ella departirse mai non vale.</p>
+<p class="i02"> Del so creare fo el Marte cinto,</p>
+<p class="i01">Ch’a l’ira e a l’impeti despone:</p>
+<p class="i01">Amor donqua da lui fo dispinto.</p>
+<p class="i02"> Senza vedere, l’om po’ inamorare, <span class="linenum">[C. c. 30]</span></p>
+<p class="i01">Formando specchio de la nuda mente,</p>
+<p class="i01">Veggendo vista su nel ’maginare;</p>
+<p class="i02"> Ma pur da li occhi nasce plù piacere,</p>
+<p class="i01">E plù se chiude amor in noi possente, <span class="linenum">[L. c. 32]</span></p>
+<p class="i01">Con gran dolcezza e con maior temere.</p>
+<p class="i02"> Questa conformità me move de viso,</p>
+<p class="i01">Fa l’anima parziale senza rasone</p>
+<p class="i01">Nel primo sguardo, mirando nel viso.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span></p>
+<p class="i02"> Amor non nasce prima de bellezza:&#8205;<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a></p>
+<p class="i01">Consimel stella move le persone</p>
+<p class="i01">E d’un volere ferma la vaghezza.</p>
+<p class="i02"> Non se departe altro che da morte,&#8205;<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a></p>
+<p class="i01">Quando la luce trina le conforma</p>
+<p class="i01">Inseme l’anime del piacer accorte.</p>
+<p class="i02"> Ma Dante, rescrivendo a messer Cino,</p>
+<p class="i01">Amor non vide in questa pura forma,</p>
+<p class="i01">Chè tosto avria cambiato ’l so latino.</p>
+<p class="i02"> «I’ sono con amore stato inseme»:&#8205;<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a></p>
+<p class="i01">Qui pose Dante che novi speroni</p>
+<p class="i01">Sentir po’ ’l flanco con la nova speme.</p>
+<p class="i02"> Contra tal dicto dico quel ch’io sento,</p>
+<p class="i01">Formando filosofiche rasoni;</p>
+<p class="i01">Se Dante po’ le solve, son contento.</p>
+<p class="i02"> Natura move per l’eterno moto</p>
+<p class="i01">E quando qualitati unde resulta</p>
+<p class="i01">Esser perfecto che non sta remoto.</p>
+<p class="i02"> I’ prendo exemplo intra lucente petra,</p>
+<p class="i01">Che ha per qualità soa forma occulta,</p>
+<p class="i01">Che mai dal soiecto non s’arretra:</p>
+<p class="i02"> È natural ciò che ’l cel qui move; <span class="linenum">[C. c. 30 t.]</span></p>
+<p class="i01">E ciò non prende mai contraria faccia,</p>
+<p class="i01">Finchè non torna in qualitate nove.</p>
+<p class="i02"> Se questa trina luce amor compone,</p>
+<p class="i01">Non veco ch’accidente l’amor desfaccia:</p>
+<p class="i01">De ciò sum certo senza opinione.</p>
+<p class="i02"> Non intendo tractar d’amor divino,</p>
+<p class="i01">Como de l’alma nostra è somma vita;</p>
+<p class="i01">Chè qui de lui parlar non posso a plino;</p>
+<p class="i02"> D’amor che nasce per vertù de sangue</p>
+<p class="i01">Che per natura ne li nati alita, <span class="linenum">[L. c. 32 t.]</span></p>
+<p class="i01">I’ lasso; e dico como lo cor langue,</p>
+<p class="i02"> Como la luce propria ha l’aspecto,</p>
+<p class="i01">Illuminando l’aire che resplende,</p>
+<p class="i01">Facendo a li occhi natural delecto.</p>
+<p class="i02"> Così del core è oiecto l’amore,</p>
+<p class="i01">Lo qual, se limitato, non offende</p>
+<p class="i01">Nè tolle alla vertute el so valore;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span></p>
+<p class="i02"> Ma como offende la vertù visiva,</p>
+<p class="i01">Dico, el so visibil excellente,</p>
+<p class="i01">Chè lei corrumpe potenzia passiva.</p>
+<p class="i02"> Amor così tremendo fa languire</p>
+<p class="i01">El cor, che sospirando fa dolente,</p>
+<p class="i01">Sentendo pena del novo martire.</p>
+<p class="i02"> Là ov’è amor, sempre è gelosia</p>
+<p class="i01">Et è paura penser e sospecto</p>
+<p class="i01">E l’anima con la spene tutta via.</p>
+<p class="i02"> Amor nel cerchio non ten fermo puncto:&#8205;<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a></p>
+<p class="i01">O cala o monta ne l’uman concepto;</p>
+<p class="i01">Sempre col moto fo così coniuncto.</p>
+<p class="i02"> Chi non segue la carnal salute, <span class="linenum">[C. c. 31]</span></p>
+<p class="i01">Reguarda donna, como sol a fango,</p>
+<p class="i01">Descaccia d’onne vizio servitute,</p>
+<p class="i02"> E vede la certezza de lo bene;</p>
+<p class="i01">Ma i’, dolente, onne tempo plango,</p>
+<p class="i01">D’amor sperando quel che non convene.</p>
+<p class="i02"> Amor de l’acto quant’è plù lontano,</p>
+<p class="i01">Con tant’è plù possente ’l dolce foco</p>
+<p class="i01">Che ten gioioso sempre lo cor umano.</p>
+<p class="i02"> Ardendo fa la vita el ben sentire</p>
+<p class="i01">Donna mirando nel beato loco</p>
+<p class="i01">Che pace con dolcezza par che spire;</p>
+<p class="i02"> Ma sonno in nostra umanità venute</p>
+<p class="i01">Gente obscure con lor acto fero,</p>
+<p class="i01">Che son de tal vertù lor mente mute,</p>
+<p class="i02"> E vista carnal van pur querendo.</p>
+<p class="i01">Per l’abito cessa el moto altero, <span class="linenum">[L. c. 33]</span></p>
+<p class="i01">Vilmente lor disio conseguendo.</p>
+<p class="i02"> Amor, se è vizioso, poco dura;</p>
+<p class="i01">Se è per vertute, onn’ora se ferma,</p>
+<p class="i01">Chè l’anima ne lo ben transfigura.</p>
+<p class="i02"> Amor che non comenza in ferme stelle</p>
+<p class="i01">Tosto s’accende, e vaccio se descerma,</p>
+<p class="i01">Partendo desdegnate l’alme felle.</p>
+<p class="i02"> I’ son dal terzo celo trasformato</p>
+<p class="i01">In questa donna, che non so chi foi,</p>
+<p class="i01">Per cui me sento onn’ora plù beato.</p>
+<p class="i02"> De lei prese forma el meo intellecto,</p>
+<p class="i01">Mostrandome salute li occhi soi,</p>
+<p class="i01">Mirando la vertù del so conspecto.</p>
+<p class="i02"> Donqua, io so ella; e se da me scombra, <span class="linenum">[C. c. 31 t.]</span></p>
+<p class="i01">Allora de morte sentiraggio l’ombra.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap2-3">CAPITOLO II&#8205;<a class="tagtitle" id="tag88" href="#note88">[88]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O amorosi spirti de lo mundo,</p>
+<p class="i01">Se ’n lei se mostra la vertute tanta,</p>
+<p class="i01">Procede da chi move el cel secundo</p>
+<p class="i02"> Se om non mirasse bellezza in costei,</p>
+<p class="i01">L’umanitate, che la spera ammanta,</p>
+<p class="i01">Seria plù degna, cognoscendo lei.</p>
+<p class="i02"> O anima bella de la spera nostra,</p>
+<p class="i01">Trassela al mondo per salute umana;</p>
+<p class="i01">De voi le stelle fanno nova mostra.</p>
+<p class="i02"> O viste umane, se fossete degne</p>
+<p class="i01">De veder como de grazia fontana <span class="linenum">[L. c. 33 t.]</span></p>
+<p class="i01">E com’el celo in lei vertute pegne!</p>
+<p class="i02"> Costei fo quella che prima me morse</p>
+<p class="i01">La nuda mente col disio soverchio,</p>
+<p class="i01">Che subito mia luce se n’accorse.</p>
+<p class="i02"> Onne intellecto qui quiesca e dorma,</p>
+<p class="i01">Chè non fe’ mai, sotto ’l primo cerchio,</p>
+<p class="i01">Deo e natura sì leggiadra forma.</p>
+<p class="i02"> Questa è la donna, qual mai non coverse</p>
+<p class="i01">Spera de l’umana qualitate,</p>
+<p class="i01">Avegna che nel mondo qui converse.</p>
+<p class="i02"> Fo ’nanti ’l tempo e ’nanti ’l cel soa vista;</p>
+<p class="i01">Qui fa beata nostra umanitate,</p>
+<p class="i01">Seguend’el ben che per lei s’acquista.</p>
+<p class="i02"> Or questa de fenice ten semeglia,&#8205;<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a></p>
+<p class="i01">Sentendo de la vita gravitate.</p>
+<p class="i01">Morendo nasce; scolta meraveglia:</p>
+<p class="i02"> In elle parti calde d’oriente <span class="linenum">[C. c. 32]</span></p>
+<p class="i01">Canta, battendo l’ale desfidata,</p>
+<p class="i01">Sì che nel moto accende fiamma ardente;</p>
+<p class="i02"> Però, che conversa, dico, in polve trita,</p>
+<p class="i01">Per la vertute che spreme la luna,</p>
+<p class="i01">Reprende in poca forma prima vita:</p>
+<p class="i02"> E, pur crescendo, monta nel so stato.</p>
+<p class="i01">Al mondo non ne fo mai plù che una;</p>
+<p class="i01">De l’oriente spande el so volato.</p>
+<p class="i02"> Così costei, che al tempo more</p>
+<p class="i01">Per la grifagna gente oscura e ceca,</p>
+<p class="i01">Accende flamma del disio nel core:</p>
+<p class="i02"> Ardendo, canta de le iuste note;</p>
+<p class="i01">Con dolce foco la ignoranzia spreca</p>
+<p class="i01">E torna al mondo per le excelse rote;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p>
+<p class="i02"> La guida de li celi la conduce</p>
+<p class="i01">Ne l’alma,&#8205;<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> ch’è desposta per soa luce.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap3-3">CAPITOLO III&#8205;<a class="tagtitle" id="tag91" href="#note91">[91]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> E l’aquila per tempo se renova,&#8205;<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> <span class="linenum">[L. c. 34]</span></p>
+<p class="i01">Volando ne la excelsa parte ardente,</p>
+<p class="i01">Chè sotto la vecchiezza ella sè cova.</p>
+<p class="i02"> Nel gran volato, le sue penne ardendo,</p>
+<p class="i01">Reprende iovinezza; e ciò consente</p>
+<p class="i01">Natura, presso a l’acqua ella cadendo.</p>
+<p class="i02"> Stando nel nido con li piccoli nati,</p>
+<p class="i01">Verso li raggi fa ciascun mirare:</p>
+<p class="i01">De quel che vede li occhi ’maculati,</p>
+<p class="i02"> Che non son fermi aperti verso ’l sole,</p>
+<p class="i01">Beccandolo, comenza a desdegnare;</p>
+<p class="i01">E nel so nido mai star plù non sole.</p>
+<p class="i02"> Ov’è ’l so nido, non li sta da presso <span class="linenum">[C. c. 32 t.]</span></p>
+<p class="i01">Nessun auselo, se non vol morire</p>
+<p class="i01">E da soe branche esser da cesso&#8205;<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.</p>
+<p class="i02"> De soa rapina sempre lassa parte;</p>
+<p class="i01">Piccoli animal non vol mai ferire;</p>
+<p class="i01">Vegendo lor temer, tosto se parte.</p>
+<p class="i02"> Così me renova nel piacer costei.</p>
+<p class="i01">Et arde de vergogna la mia mente,</p>
+<p class="i01">Quando s’agrava pur de seguir lei:</p>
+<p class="i02"> Spandendo l’ale de la soa vertute,</p>
+<p class="i01">Allora cresce lo intellecto agente,</p>
+<p class="i01">Mirando de bellezza la salute.</p>
+<p class="i02"> E chi con lo suo sguardo non remira</p>
+<p class="i01">Al so Fattore e depreme ’l viso</p>
+<p class="i01">Costei desdegna, per cui lo corso spira.</p>
+<p class="i02"> Le lagreme pur bagnano la terra,</p>
+<p class="i01">Essendo da costei così diviso, <span class="linenum">[L. 34 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che per defecto cade in la soa guerra.</p>
+<p class="i02"> Si como donna de le iuste genti,</p>
+<p class="i01">Desprege d’onne vicio radice</p>
+<p class="i01">Dal cor che mostra po’ l’acti possenti:</p>
+<p class="i02"> Avendo misericordia e caritate,</p>
+<p class="i01">A la vilità del mondo contradice,</p>
+<p class="i01">Facendo degna nostra umanitate;</p>
+<p class="i02"> Da li occhi soi nascendo tal piacere,</p>
+<p class="i01">Che fa beato l’omo nel vedere.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap4-3">CAPITOLO IV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag94" href="#note94">[94]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> In ne le parti d’Asia maiore</p>
+<p class="i01">Lumerpa nasce con lucente penne,</p>
+<p class="i01">Che tolle l’ombra con lo so splendore.</p>
+<p class="i02"> Morendo, non è morto questo lume; <span class="linenum">[C. c. 33]</span></p>
+<p class="i01">Non vol natura che già mai se spenne;</p>
+<p class="i01">Partita penna vol che poco allume.</p>
+<p class="i02"> Così da questa ven la dolce luce,</p>
+<p class="i01">Ch’aluma l’alma nel disio d’amore;</p>
+<p class="i01">Tollendo morte, a vita conduce.</p>
+<p class="i02"> E l’om, morendo po’ con questa donna,</p>
+<p class="i01">Luce la fama; nel mondo non more</p>
+<p class="i01">E de sospiri fa questa Ionna.</p>
+<p class="i02"> Ma, chi da questa donna s’allontana,</p>
+<p class="i01">Perde la luce de le prime penne,</p>
+<p class="i01">De soa salute onn’ora s’estrana;</p>
+<p class="i02"> Ma, prego, con li dolci occhi me sguarde,</p>
+<p class="i01">Tollendo del mio cor le penne vane&#8205;<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, <span class="linenum">[L. c. 35]</span></p>
+<p class="i01">Del ceco mondo che onn’ora m’arde:</p>
+<p class="i02"> E la soa forza me conduce a tanto,</p>
+<p class="i01">Che sempre li occhi gira ’l tristo&#8205;<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> pianto.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap5-3">CAPITOLO V&#8205;<a class="tagtitle" id="tag97" href="#note97">[97]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Segue stellino bellezza de celo,</p>
+<p class="i01">I’ dico, per vagezza de la stella,</p>
+<p class="i01">Ne l’aire muggia, fin che trova ’l gelo;</p>
+<p class="i02"> E vola, abbandonando el dolce nido:</p>
+<p class="i01">Vegendo che Mercurio l’appella,</p>
+<p class="i01">Lui consegue, facendo gran grido.</p>
+<p class="i02"> Ma pur vagezza de la stella lassa,</p>
+<p class="i01">Scordandose de l’ovo che ’mbranca,</p>
+<p class="i01">Che mai per gelosia da lui non scassa.</p>
+<p class="i02"> L’ovo cadendo, nasce ’l so fiolo:</p>
+<p class="i01">Poi che ’l vedere de la stella manca,</p>
+<p class="i01">Gridando lo nato, verso lui fa volo.</p>
+<p class="i02"> È simel donna questa del stellino, <span class="linenum">[C. c. 33 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che fa volar la mente nostra accesa,</p>
+<p class="i01">Nel gran disio de lo ben divino;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span></p>
+<p class="i02"> E tolle la viltà de questa vita,</p>
+<p class="i01">Del tristo amor che commette offesa,</p>
+<p class="i01">Amando plù che Deo cosa nutrita.</p>
+<p class="i02"> Conforma l’alma con l’eterna spene,</p>
+<p class="i01">Lassando ’l mondo che vicio mantene.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap6-3">CAPITOLO VI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag98" href="#note98">[98]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> El pellicano, col paterno amore, <span class="linenum">[L. c. 35 t.]</span></p>
+<p class="i01">Tornando al nido fatigando l’ale</p>
+<p class="i01">Tenendo li soi nati sopra ’l core,</p>
+<p class="i02"> Vedeli occisi da l’impia serpe;</p>
+<p class="i01">E tanto, per amor de lor, glien cale,</p>
+<p class="i01">Che lo so lato fin al cor diserpe.</p>
+<p class="i02"> Plovendo ’l sangue sopra li soi nati</p>
+<p class="i01">Dal cor che sentì le gravose pene,</p>
+<p class="i01">Da morte in la vita son tornati.</p>
+<p class="i02"> Da questa in noi se move conoscenza</p>
+<p class="i01">De quel che move e tutto sostene,</p>
+<p class="i01">E l’universo per lui se despenza.</p>
+<p class="i02"> Como de pellicano tene figura,</p>
+<p class="i01">Per li peccati de’ primi parenti,</p>
+<p class="i01">Resuscitando l’umana natura;</p>
+<p class="i02"> E noi, bagnati da sanguigna croce,</p>
+<p class="i01">Resuscitando da morte despenti</p>
+<p class="i01">De servitute lassammo la foce:</p>
+<p class="i02"> Sì che per morte reprendemmo vita,</p>
+<p class="i01">Che per peccati fo da noi partita.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap7-3">CAPITOLO VII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag99" href="#note99">[99]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> La salamandra, che nel foco vive&#8205;<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> <span class="linenum">[L. c. 36] [C. c. 34]</span></p>
+<p class="i01">E l’altro cibo la soa vita sprezza</p>
+<p class="i01">Non sonno in lei potencie passive,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span></p>
+<p class="i02"> Ardendo, se renova soa coverta.</p>
+<p class="i01">Così natura in lei pose fermezza;</p>
+<p class="i01">Non vol che ’n fiamma già mai se converta.</p>
+<p class="i02"> Così fa l’alma che costei consegue,</p>
+<p class="i01">Che mai non sente tormento nel foco,</p>
+<p class="i01">Se la fortuna rumpe le sue tregue.</p>
+<p class="i02"> Pascese sola per la soa salute,</p>
+<p class="i01">E del dolente mondo cura poco,</p>
+<p class="i01">Considerando la soa servitute.</p>
+<p class="i02"> Camaleone che vive ne l’aire,</p>
+<p class="i01">Qual è subiecto di tutti li uccelli,</p>
+<p class="i01">E se de claritate fosse vanie,</p>
+<p class="i02"> Sopra le nube volando s’adduce</p>
+<p class="i01">E passa quelle parti de li celi,</p>
+<p class="i01">De fin che trova l’aire ’n pura luce.</p>
+<p class="i02"> Ive se pasce, ive se nutrica.</p>
+<p class="i01">Allech in acqua et in terra talpa;</p>
+<p class="i01">Or qui m’ascolta, se voi che te dica.</p>
+<p class="i02"> El pesce, for de l’acqua, poco guizza;</p>
+<p class="i01">In picciol tempo la morte lo palpa:</p>
+<p class="i01">E talpa ne la morte li occhi svizza.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’alma che tal donna porta, <span class="linenum">[C. c. 34 t.]</span></p>
+<p class="i01">Qual è subiecto de vertute sancte,</p>
+<p class="i01">Che verso ’l celo da lui prende scorta,</p>
+<p class="i02"> Lassando de la vita oscuritate.</p>
+<p class="i01">E per la fede sostene pene, o quante! <span class="linenum">[L. c. 36 t.]</span></p>
+<p class="i01">Sol per vedere l’alta claritate.</p>
+<p class="i02"> E l’anima, che per luce fo creata</p>
+<p class="i01">Per sormontare nelle dolci scale,</p>
+<p class="i01">Per li occhi de costei deven beata.</p>
+<p class="i02"> Ma quando guizza da costei divisa,</p>
+<p class="i01">Verso la morte con tristezza sale</p>
+<p class="i01">E mai con conoscenza non s’avisa.</p>
+<p class="i02"> Sì como talpa elude li occhi belli,</p>
+<p class="i01">Celando fin a la morte le soe colpe</p>
+<p class="i01">De li acti avari invidiosi e felli.</p>
+<p class="i02"> Nel storto tempo sguarda el so fattore;</p>
+<p class="i01">Debelità ten l’osse con le polpe,</p>
+<p class="i01">Sperando a poco a poco le triste ore.</p>
+<p class="i02"> Quest’ultimo pentire mai non lodo,</p>
+<p class="i01">E non desprezzo chi ten cotal modo.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap8-3">CAPITOLO VIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag101" href="#note101">[101]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Poi che morte le penne ha plombino,</p>
+<p class="i01">Renascono per soa qualitate;</p>
+<p class="i01">Son temporate, dico, plù e mino.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
+<p class="i02"> Vertù se serra in lui, si como in seme</p>
+<p class="i01">Che ten occulta soa humiditate;</p>
+<p class="i01">Chè planta nasce, quando ’l sol la preme.</p>
+<p class="i02"> Cossì costei; chi la ten nel core,</p>
+<p class="i01">In onne modo segue temperanza:</p>
+<p class="i01">In cel fiorisce, poi ch’al mondo more.</p>
+<p class="i02"> E le nude ossa con la fronte calva, <span class="linenum">[C. c. 35]</span></p>
+<p class="i01">Che dormeno vestite de speranza, <span class="linenum">[L. c. 37]</span></p>
+<p class="i01">Renasceranno con la carne salva,</p>
+<p class="i02"> Quando la forza del Fattor benegno</p>
+<p class="i01">Chiuderà giurno ne l’umano regno.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap9-3">CAPITOLO IX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag102" href="#note102">[102]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> El struzzo, per la soa caliditate,</p>
+<p class="i01">In nutrimento lo ferro converte.</p>
+<p class="i01">Non vola in air per soa gravitate.</p>
+<p class="i02"> De giugno, quando vede quelle stelle</p>
+<p class="i01">Globate in oriente ben aperte,</p>
+<p class="i01">Sotterra l’ova, e scordase de quelle.</p>
+<p class="i02"> Mettendo l’ova sotto nel sablone,</p>
+<p class="i01">Nascono per vertù che ’l sol ne spira,</p>
+<p class="i01">Onde de vita ven perfeczione.</p>
+<p class="i02"> Nutrica li fioli, poi che son nati;</p>
+<p class="i01">Recordase de l’ova, e ficto mira,</p>
+<p class="i01">Guardando lor con occhi humiliati.</p>
+<p class="i02"> Cossì, chi sente al core el dolce foco</p>
+<p class="i01">Che nasce per disio de costei,</p>
+<p class="i01">El mal consuma e serva in suo loco;</p>
+<p class="i02"> E se de lei peccando se scorda,</p>
+<p class="i01">Plangendo con sospiri dice omei,</p>
+<p class="i01">Quando de questa donna s’arrecorda.</p>
+<p class="i02"> El gran pentire tolle el gran peccare,</p>
+<p class="i01">S’el core fa per doglia lagremare.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap10-3">CAPITOLO X&#8205;<a class="tagtitle" id="tag103" href="#note103">[103]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> El cigno è bianco senza alcuna macchia <span class="linenum">[L. c. 37 t.]</span></p>
+<p class="i01">E dolcemente canta nel morire</p>
+<p class="i01">E non fina, fin che morte no l’attacca.</p>
+<p class="i02"> Cossì è bianca l’alma per vertute, <span class="linenum">[C. c. 35 t.]</span></p>
+<p class="i01">Volendo questa donna conseguire.</p>
+<p class="i01">Per essa se vede l’eterna salute</p>
+<p class="i02"> E canta nella morte enamorata,</p>
+<p class="i01">Andando al so Fattor, cossì beata.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap11-3">CAPITOLO XI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag104" href="#note104">[104]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Cicogna, quando ha male, el ben conosce,</p>
+<p class="i01">Chè bene ha forza de l’acqua marina:</p>
+<p class="i01">Cossì da lei fa fuggir l’angosce.</p>
+<p class="i02"> Se mai in fallo trova soa compagna,</p>
+<p class="i01">Desdegna e mai con lei non s’avicina,</p>
+<p class="i01">Sola pensando va per la campagna,</p>
+<p class="i02"> D’animali venenosi se nutrica,</p>
+<p class="i01">E lor veneno già mai non l’offende,</p>
+<p class="i01">Naturalmente le serpe mastica.</p>
+<p class="i02"> Non fa col petto, ma col viso cova;&#8205;<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a></p>
+<p class="i01">Dritto al core l’ova pur comprende,</p>
+<p class="i01">Chè sovra sperma la vertute nova. <span class="linenum">[L. c. 38]</span></p>
+<p class="i02"> Poi ch’è vecchia, da li soi fioli</p>
+<p class="i01">Receve nutrimento e gran dolcezza,</p>
+<p class="i01">Sì che ’n pace posa li soi doli.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa chi conosce questa donna:</p>
+<p class="i01">Sentendo di peccati la gravezza,</p>
+<p class="i01">Prende conforto sì che non profonna;</p>
+<p class="i02"> El vizio abbandona desdegnando;</p>
+<p class="i01">Non teme so veneno, che nel mondo</p>
+<p class="i01">Occide l’omo; su, nel doce affanno,</p>
+<p class="i02"> Drizza el core verso ’l fine e ’l bene;</p>
+<p class="i01">E, soffrendo el corpo el grave pondo,</p>
+<p class="i01">Vede salute a la gravosa spene,</p>
+<p class="i02"> E posa l’anima con dolcezza e pace <span class="linenum">[C. c. 36]</span></p>
+<p class="i01">Sopra le stelle, si como a Deo piace.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap12-3">CAPITOLO XII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag106" href="#note106">[106]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Canta cicale per ardente sole</p>
+<p class="i01">Sì forte, che ’l morire in lei fa scucco;</p>
+<p class="i01">Le dolce olive per natura cole.</p>
+<p class="i02"> Quant’è plù puro l’aire, plù resona</p>
+<p class="i01">La voce soa, che fa tacere ’l cucco;</p>
+<p class="i01">Si che ’l suo tristo canto plù non sona.</p>
+<p class="i02"> Ne l’olio messa, subito se more;</p>
+<p class="i01">Spandendo aceto sopra lei, resorge.</p>
+<p class="i01">Sì fa costei che la porta nel core,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span></p>
+<p class="i02"> Sentendo del divino splendor la luce:</p>
+<p class="i01">Non fina la soa prece, fin che urge</p>
+<p class="i01">La morte, dico, che al tacer conduce.</p>
+<p class="i02"> Facendo el canto de la iusta prece, <span class="linenum">[L. c. 38 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ne l’alma fa tacire ogne vil cosa;</p>
+<p class="i01">E, se pur cade ne la trista nece,</p>
+<p class="i02"> Per penitenzia reprende la vita,</p>
+<p class="i01">Che, per vergogna, plangendo fa posa</p>
+<p class="i01">Satisfacendo con la mente unita;</p>
+<p class="i02"> Sì che retorna in grazia divina,</p>
+<p class="i01">Quale beata vita che non fina.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap13-3">CAPITOLO XIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag107" href="#note107">[107]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Nocticora, querendo el cibo, grida;</p>
+<p class="i01">De nocte canta e volando preda;</p>
+<p class="i01">Ove son corpi morti, là s’annida:</p>
+<p class="i02"> Vede la nocte, ma nel giurno è ceca;</p>
+<p class="i01">Al’altri oselli è angoscia e feda;</p>
+<p class="i01">Como resguarda el sole plù s’acceca.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’anima viziosa e rea, <span class="linenum">[C. c. 36 t.]</span></p>
+<p class="i01">Quando da questa donna se departe,</p>
+<p class="i01">La quale è de bellezza summa dea;</p>
+<p class="i02"> Acceca li occhi d’onne cognoscenza</p>
+<p class="i01">E segue la viltà in onne parte,</p>
+<p class="i01">Fin che la luce de veder non pensa;</p>
+<p class="i02"> E fin el bene de l’eterno amore</p>
+<p class="i01">Non vede, chè vivendo ella se more.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap14-3">CAPITOLO XIV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag108" href="#note108">[108]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> In femina lo maschio transfigura <span class="linenum">[L. c. 39]</span></p>
+<p class="i01">Perdice, descordandose de lo sesso,</p>
+<p class="i01">E, quando po’, de l’altri l’ova fura:</p>
+<p class="i02"> Per l’invidia le cova, e fa fioli;</p>
+<p class="i01">Da lei ciascun se parte e sta da cesso,</p>
+<p class="i01">Verso la madre propria fa voli.</p>
+<p class="i02"> Cossì como l’homo for de conoscenza,</p>
+<p class="i01">Che questa donna non porta nel core</p>
+<p class="i01">Nè teme de comettere onne offenza;</p>
+<p class="i02"> E l’altrui bene per invidia tolle,</p>
+<p class="i01">La qual t’adduce a pena e a dolore</p>
+<p class="i01">E d’altra salute te destolle:</p>
+<p class="i02"> Or pensa che l’aver facto de furto,</p>
+<p class="i01">Tu vidi trapassar in tempo curto.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap15-3">CAPITOLO XV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag109" href="#note109">[109]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> La rondene doie petre preziose&#8205;<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a></p>
+<p class="i01">Naturalmente porta nel so ventre,</p>
+<p class="i01">Che vagliono ad amore, e son famose.</p>
+<p class="i02"> Se li fioli sonno cechi et orbi,</p>
+<p class="i01">Biascia la celidonia, sì che c’entre</p>
+<p class="i01">El cano succo che sana lor morbi.</p>
+<p class="i02"> Cossì serai tu gracioso sempre, <span class="linenum">[C. c. 37]</span></p>
+<p class="i01">Se porti amore e caritate dentro,</p>
+<p class="i01">De questa donna servando le tempre.</p>
+<p class="i02"> Se ’l vicio te ceca li belli occhi,</p>
+<p class="i01">Cercando questa donna nel to centro,</p>
+<p class="i01">Prego, ch’al Factore t’engenocchi;</p>
+<p class="i02"> E de salute non te desfidare, <span class="linenum">[L. c. 39 t.]</span></p>
+<p class="i01">Chè propria natura è lo peccare.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap16-3">CAPITOLO XVI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag111" href="#note111">[111]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Del sangue de la upupa chi sogne</p>
+<p class="i01">Da spiriti, dormendo, vederasse</p>
+<p class="i01">Essere preso, che non par che sogne,</p>
+<p class="i02"> Io non vorria che onn’om sapesse</p>
+<p class="i01">Quanta viltà in lei natura sparse;</p>
+<p class="i01">No saría furo che so core avesse.</p>
+<p class="i02"> Invecchia tanto, che non po’ vedere</p>
+<p class="i01">Nè po’ volare, sì che ciascun nato</p>
+<p class="i01">Trappa le penne e la piuma a lor podere;</p>
+<p class="i02"> E poi la cova, e, con vertù d’erbe,</p>
+<p class="i01">De giovenezza torna al primo stato:</p>
+<p class="i01">Cossì natura vol che se ne conserbe.</p>
+<p class="i02"> Cossì tu divi non essere ingrato,</p>
+<p class="i01">Divi pensare, se non fosser illi,</p>
+<p class="i01">C’al mondo mai non saria creato.</p>
+<p class="i02"> Pensa a toa matre quanto ne fatica,</p>
+<p class="i01">Non si’ maledetto sì como son quilli,</p>
+<p class="i01">Ma sempre con dolcezza la nutrica.</p>
+<p class="i02"> Honora el patre con toa genitrice,</p>
+<p class="i01">A ciò che sopra terra la toa vita</p>
+<p class="i01">Sia plu lontana prospera e felice.</p>
+<p class="i02"> A voi fioli la consimel specte: <span class="linenum">[C. c. 37 t.]</span></p>
+<p class="i01">Crudezza, impietate over ferita,</p>
+<p class="i01">Sì como ho già veduto a più de septe</p>
+<p class="i02"> E somme in la memoria presso a cento,</p>
+<p class="i01">Che morti sonno pur per ciò a stento. <span class="linenum">[L. c. 40]</span></p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap17-3">CAPITOLO XVII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag112" href="#note112">[112]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> El calandrello, qual’è tutto bianco,</p>
+<p class="i01">Portandolo denanci a quel ch’è infermo,</p>
+<p class="i01">De ciò che qui te dico non te manco,</p>
+<p class="i02"> Se morir deve, voltali la coda;</p>
+<p class="i01">Se campar deve, resguardali fermo.</p>
+<p class="i01">De questo animal tal natura loda.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa questa donna: a cui resguarda,</p>
+<p class="i01">De morte a vita e de salute torna;</p>
+<p class="i01">Volta l’aspecto a cui lo vizio imbarda,</p>
+<p class="i02"> Sì che, vivendo, mor, perchè ’l mal vive.</p>
+<p class="i01">O quanti la speranza al mondo scorna</p>
+<p class="i01">Pur conseguendo le opre cattive!</p>
+<p class="i02"> Ell’è de salute nel presente giorno,</p>
+<p class="i01">Chè, astrimando, la morte gli è intorno.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap18-3">CAPITOLO XVIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag113" href="#note113">[113]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Molte nature trovo nel voltore;</p>
+<p class="i01">Non tutte a simiglianza le reduco,</p>
+<p class="i01">Ma voio che de lui si è venatore</p>
+<p class="i02"> De lupo e de lione ligato in pelle <span class="linenum">[L. c. 40 t.]</span></p>
+<p class="i01">El core de Satanas e del gran Bruto</p>
+<p class="i01">Et onne spirito l’impeto repelle.</p>
+<p class="i02"> Da venenosi animal fa l’om seguro;</p>
+<p class="i01">Ardendo le soe penne, li serpenti</p>
+<p class="i01">Fugeno tutti; questo ben te giuro.</p>
+<p class="i02"> Ligando la soa penna nel pe’ dextro,</p>
+<p class="i01">Quando nel parto son dolor pungenti,</p>
+<p class="i01">A ciò che te dico non guardar celestro,</p>
+<p class="i02"> Tira la creatura fore a luce;</p>
+<p class="i01">E chi non leva subito la penna,</p>
+<p class="i01">Ciò ch’è dentro de for ne conduce.</p>
+<p class="i02"> La lingua tracta da lui senza ferro,</p>
+<p class="i01">In panno novo al collo se sospenna,</p>
+<p class="i01">Fa certe cose che qui non deserro.</p>
+<p class="i02"> El pe’ dextro ligato al sinistro,</p>
+<p class="i01">E ciò converso, tolle el gran dolore.</p>
+<p class="i01">Anche d’un’altra cosa t’amaestro:</p>
+<p class="i02"> La polvere de l’ossa molto vale,</p>
+<p class="i01">Con celidonia resulta ’l valore</p>
+<p class="i01">Che priva de langor ciascun animale.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span></p>
+<p class="i02"> Li soi fioli, quando son nel nido, <span class="linenum">[C. c. 38]</span></p>
+<p class="i01">Beccali forte se li vede grassi</p>
+<p class="i01">E, percotendo sopra lor, fa grido.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’omo tristo invidiuso,</p>
+<p class="i01">Che lassa de costei li dolci passi,</p>
+<p class="i01">Fin che se vede de morte confuso</p>
+<p class="i02"> E se medesmo ardendo se percote,</p>
+<p class="i01">Gridando verso Deo con triste note.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap19-3">CAPITOLO XIX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag114" href="#note114">[114]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Erodio, il quale è dicto falcone, <span class="linenum">[L. c. 41]</span></p>
+<p class="i01">Plù fere col pecto che non fa col becco.</p>
+<p class="i01">Ascolta quant’è in lui perfeczione:</p>
+<p class="i02"> Se in doi volati non prende soa caccia,</p>
+<p class="i01">Vergognase forte, sì che sta a stecco,</p>
+<p class="i01">Nè in quel giorno animal plù menaccia.</p>
+<p class="i02"> L’altro, che demestego pur vaga</p>
+<p class="i01">E per vergogna per l’air va sperso,</p>
+<p class="i01">De retornare a lui tardo s’emplaga.</p>
+<p class="i02"> Non becca mai de putrida carne,</p>
+<p class="i01">Sia quanto vole de fame converso;</p>
+<p class="i01">Quando è infermo, prende pur le starne.</p>
+<p class="i02"> L’omo ch’è prudente fiol de vertute</p>
+<p class="i01">Plù fa col core che non fa con bocca</p>
+<p class="i01">L’occhi voltando ne l’aspre ferute</p>
+<p class="i02"> Sempr’è vergogna, là ov’è gentilezza,</p>
+<p class="i01">Azzara, dico, ad cui tal dicto tocca</p>
+<p class="i01">Che con la lingua l’inimici spezza.</p>
+<p class="i02"> Non prende l’om gentile le brutte cose,</p>
+<p class="i01">Ma, per vertù de l’animo ch’è granne,</p>
+<p class="i01">Consegue sempre le più valorose.</p>
+<p class="i02"> Ma sonno al mondo cotali gentilotti <span class="linenum">[C. c. 43]</span></p>
+<p class="i01">Che gridano, mostrando le lor sanne,</p>
+<p class="i01">Schernendo altrui con lor grigni e motti.</p>
+<p class="i02"> Per l’opera se mostra l’om gentile,</p>
+<p class="i01">Sì como è scritto nel secondo stile.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap20-3">CAPITOLO XX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag115" href="#note115">[115]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> El grifo assai è forte, ma pur teme <span class="linenum">[L. c. 41 t.]</span></p>
+<p class="i01">Per molti animal che son ne li monti,</p>
+<p class="i01">Chè per lor corpi lo tossico freme.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p>
+<p class="i02"> Sempre nel nido lo smeraglio pone,</p>
+<p class="i01">Sì che non sieno li soi nervi ponti:</p>
+<p class="i01">Per questa pietra fa defensione.</p>
+<p class="i02"> Cossì de vertù divi mettere costei</p>
+<p class="i01">Dentro nel core, con la ferma fede,</p>
+<p class="i01">La qual defende l’om da l’acti rei,</p>
+<p class="i02"> Da l’inimico e dal serpent’antiquo,</p>
+<p class="i01">E dona pace gloria e mercede,</p>
+<p class="i01">Togliendo a l’alma lo valor iniquo.</p>
+<p class="i02"> Chi seco porta questa bella pietra,</p>
+<p class="i01">Già mai de soa salute non s’arietra.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap21-3">CAPITOLO XXI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag116" href="#note116">[116]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ciò che se dice non è tutto vero&#8205;<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a></p>
+<p class="i01">Che, morto, lo paone non se corrompa:</p>
+<p class="i01">Quel che già vidi, tolla el to pensero.</p>
+<p class="i02"> Ben se conserva assai, ma non d’agusto,</p>
+<p class="i01">E, quando el Sole in Cancro mostra pompa,</p>
+<p class="i01">De lui s’accorge el naso et anche el gusto.</p>
+<p class="i02"> La paonessa, quanto po’, nasconde</p>
+<p class="i01">L’ova, che ’l paone non le offenda;</p>
+<p class="i01">Quando illo grida, tace e non risponde:</p>
+<p class="i02"> Assai plù la luxuria l’affanna <span class="linenum">[C. c. 43 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che par che la compagna non lo attenda.</p>
+<p class="i01">Ov’è che trova l’ova, lì le danna.</p>
+<p class="i02"> Gode de soa bellezza nella rota;</p>
+<p class="i01">Guardandose a li pedi, prende tristezza, <span class="linenum">[L. c. 42]</span></p>
+<p class="i01">E l’alegrezza da lui sta remota.</p>
+<p class="i02"> Voce ha maligna, capo de serpente,</p>
+<p class="i01">Le penne paion d’angelica bellezza,</p>
+<p class="i01">Li passi de latrone fraudolente.</p>
+<p class="i02"> È l’omo pravo simel de paone,</p>
+<p class="i01">Che guasta la comune utilitate,</p>
+<p class="i01">Per lo voler che cieca la rasone.</p>
+<p class="i02"> Se con le man ce gionge, no vole uncino;</p>
+<p class="i01">Ma, se resurge la comunitate,</p>
+<p class="i01">Tempera mano a folle et a molino.</p>
+<p class="i02"> O tu, ch’intorno toa bellezza miri,</p>
+<p class="i01">Che sì la sciocca gloria t’enbarda,</p>
+<p class="i01">Se hai intellecto, como non sospiri?</p>
+<p class="i02"> Guarda li pedi e li veloci passi</p>
+<p class="i01">Che fai verso la morte che te guarda</p>
+<p class="i01">E como el tempo che traluce lassi!</p>
+<p class="i02"> Or pensa, donqua, che, nel mondo tristo,</p>
+<p class="i01">Se lassa con suspiri el male acquisto.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap22-3">CAPITOLO XXII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag118" href="#note118">[118]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Hanno le grue ordene e signore,</p>
+<p class="i01">E quella che conduce spesso grida,</p>
+<p class="i01">Corregge e amaestra lor tenore.</p>
+<p class="i02"> Se questa manca, l’altra in ciò soccede,</p>
+<p class="i01">E quando dormen, questa ch’è lor guida</p>
+<p class="i01">La guardia pone che alcun non le prede.</p>
+<p class="i02"> Questa che le guarda, sta con l’una gamma <span class="linenum">[C. c. 44]</span></p>
+<p class="i01">Nell’altra ten la pietra: chè, se dorme,</p>
+<p class="i01">Cadendole dal sonno, li occhi sbramma. <span class="linenum">[L. c. 42 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Cossì dovria ciascuno citadino</p>
+<p class="i01">L’uno con l’altro esser conforme,</p>
+<p class="i01">Chè non venisser lor terre al dechino.&#8205;<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a></p>
+<p class="i02"> Ma tanta è questa invidia che regna,</p>
+<p class="i01">Che sempre se desface el ben comuno,</p>
+<p class="i01">E l’uno de seguir l’altro se desdegna.</p>
+<p class="i02"> Lo senno de li governi&#8205;<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> qui veggio.</p>
+<p class="i01">Non è chi faccia ben, non è, se ad uno</p>
+<p class="i01">Per l’utel se consiglia pur lo peggio.</p>
+<p class="i02"> Veggio cader deviso questo regno;&#8205;<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a></p>
+<p class="i01">Veggio ch’è tolto l’ordene e lo bene;</p>
+<p class="i01">Veggio che regna ciascun om malegno;</p>
+<p class="i02"> Veggio li boni qui non aver loco;</p>
+<p class="i01">Veggio che tacere a ciascun convene;</p>
+<p class="i01">Veggio ch’arde qui l’occulto foco;</p>
+<p class="i02"> Veggio venire qui le piaghe nove,</p>
+<p class="i01">Dico, se pietà ciò non remove.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap23-3">CAPITOLO XXIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag122" href="#note122">[122]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> La tortora pur sè sola plangendo,</p>
+<p class="i01">Vedua de compagno in secco legno,</p>
+<p class="i01">E loco pur deserto va querendo.</p>
+<p class="i02"> No s’accompagna ma’, po’ che lo perde;</p>
+<p class="i01">De bevere aqua clara prende sdegno;</p>
+<p class="i01">Già mai non sta nè canta in ramo verde.</p>
+<p class="i02"> Cossì ciascuno planger dovería</p>
+<p class="i01">Lo so peccato, che l’anema fura,</p>
+<p class="i01">E mai con lui prender compagnia;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p>
+<p class="i02"> Lassare ’l mondo e onne so delecto. <span class="linenum">[L. c. 43] [C. c. 44 t.]</span></p>
+<p class="i01">Facendo penitenzia forte e dura,</p>
+<p class="i01">Per contemplare, nel divin conspecto,</p>
+<p class="i02"> El sommo bene de l’eterna vita,</p>
+<p class="i01">Ov’è la gloria, che sempre è infinita.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap24-3">CAPITOLO XXIV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag123" href="#note123">[123]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Nasce onne corvo, per natura, bianco,</p>
+<p class="i01">E pascese dal cel de dolce manna,</p>
+<p class="i01">Per qual el patre sente doglia al fianco,</p>
+<p class="i02"> Fin che non vede in lui le penne negre.</p>
+<p class="i01">De trovar cibo per lor non s’affanna;</p>
+<p class="i01">E mai natura non vol che s’alegre.</p>
+<p class="i02"> Cossì è l’anima nostra bianca e necta,</p>
+<p class="i01">Tabula rasa, ove non c’è peccato;</p>
+<p class="i01">Doventa negra, po’ che se delecta.</p>
+<p class="i02"> El vizio la nutrica, che lei conduce</p>
+<p class="i01">E cieca e negra ne l’eterno stato,</p>
+<p class="i01">Spogliandose da sè la degna luce:</p>
+<p class="i02"> E la soa pena non se cessa mai,</p>
+<p class="i01">Sospir traendo de dolorosi guai.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap25-3">CAPITOLO XXV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag124" href="#note124">[124]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Canta sì dolcemente la serena, <span class="linenum">[L. c. 43 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che, chi lei intende, dolce fa dormire,</p>
+<p class="i01">Sì che l’om prende e con seco lo mena,</p>
+<p class="i02"> E forte lo constrenge de iacer con lei.</p>
+<p class="i01">Languendo per amor, par che sospire,</p>
+<p class="i01">Poi lo devora con li denti rei.</p>
+<p class="i02"> Cossì, con la dolcezza de la vita,</p>
+<p class="i01">Inganna lo nimico l’alma nostra,</p>
+<p class="i01">Fin che la mena a la morte infinita.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’omo falso nel so canto, <span class="linenum">[C. c. 45]</span></p>
+<p class="i01">Che con la lengua lo mel te demostra,</p>
+<p class="i01">De riete po’ te ponge in onne canto.</p>
+<p class="i02"> Chi non se fida, non receve inganno:</p>
+<p class="i01">El senno fa gran pena pe lo&#8205;<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> danno.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap26-3">CAPITOLO XXVI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag126" href="#note126">[126]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Gronco, che dentro a le caverne nasce</p>
+<p class="i01">E per natura arengo lo nutrica,</p>
+<p class="i01">Fin ch’è grande, lì dentro lo pasce.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p>
+<p class="i02"> Mustrali el cibo con l’usata branca;</p>
+<p class="i01">Con l’altra occultamente lo nimica;</p>
+<p class="i01">Tanto lo strenge, che soa vita manca.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa lo nimico de la gente,</p>
+<p class="i01">Che mostra de delecto la dolce esca;</p>
+<p class="i01">Fino a la morte pasce nostra mente.</p>
+<p class="i02"> In questo mare grande e spaziuso,</p>
+<p class="i01">Con diversi ami, dolcemente pesca:</p>
+<p class="i01">Beato è quello che volta lo muso</p>
+<p class="i02"> E mette a la soa gola el freno e ’l camo, <span class="linenum">[L. c. 44]</span></p>
+<p class="i01">A ciò che preso non sia da questo amo.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap27-3">CAPITOLO XXVII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag127" href="#note127">[127]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Lu rospo sempre mira verso ’l celo,</p>
+<p class="i01">Chè ha un occhio in mezzo de la testa;</p>
+<p class="i01">Vestito ha el dorso so de bianco pelo.</p>
+<p class="i02"> Cossì è l’anima con la vera fede,</p>
+<p class="i01">Chè ’l mondo con delecto non l’infesta,</p>
+<p class="i01">Che le divine cose sempre vede;</p>
+<p class="i02"> Segue vertute senza alcun delecto,</p>
+<p class="i01">Rengraziando chi le diè intellecto.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap28-3">CAPITOLO XXVIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag128" href="#note128">[128]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> L’ostrega, quand’è la luna plena,</p>
+<p class="i01">Aprese tutta; qual, veggendo ’l cancro,</p>
+<p class="i01">Imagina d’averla a pranzo o a cena.</p>
+<p class="i02"> Meteglie dentro petra over festuca,</p>
+<p class="i01">Per qual lo so coprire le ven manco;</p>
+<p class="i01">Cossì el cancro l’ostrega manduca.</p>
+<p class="i02"> Cossì è l’omo che apre soa bocca</p>
+<p class="i01">E con l’omo falso mostra ’l so secreto,</p>
+<p class="i01">Onde ven piaga che lo cor li tocca. <span class="linenum">[L. c. 44 t.]</span></p>
+<p class="i02"> En la lengua è la vita e la morte;</p>
+<p class="i01">Plù tace che non parla l’omo discreto,</p>
+<p class="i01">Stando nel cerchio con l’impia sorte.</p>
+<p class="i02"> Serva la vita lo longo vedere; <span class="linenum">[C. c. 38 t.]</span></p>
+<p class="i01">Nè damno fè già mai lo bel tacere.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap29-3">CAPITOLO XXIX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag129" href="#note129">[129]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Chi mangia del delfin, se fosse in mare,</p>
+<p class="i01">Subito lui sente per natura</p>
+<p class="i01">E verso lui move l’onde prave.&#8205;<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a></p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span></p>
+<p class="i02"> De far questa vendetta sempre è attento,</p>
+<p class="i01">E mai de perdonar non mette cura;</p>
+<p class="i01">De molti devorando ha fatto stento.</p>
+<p class="i02"> Cossì è l’anima impia e cruda,</p>
+<p class="i01">Che de vendetta far onn’ora desía;</p>
+<p class="i01">Cossì se fa de cognoscenza nuda.</p>
+<p class="i02"> O quant’è cieca la gente soperba!</p>
+<p class="i01">Crede che perdonar vergogna sía,</p>
+<p class="i01">E questa opinione in lor se serba.</p>
+<p class="i02"> O impio, che mal pur te delecta</p>
+<p class="i01">Vedi la morte ch’appresso t’agogna</p>
+<p class="i01">E quanta pena nasce a far vendetta!</p>
+<p class="i02"> È plù vertute quando l’om perdona,</p>
+<p class="i01">Potendo vendicar la soa vergogna,</p>
+<p class="i01">Che vendicando offender la persona.</p>
+<p class="i02"> Or vinci, sofferendo, e tempo aspecta,</p>
+<p class="i01">Nel qual conven cader la iniqua secta.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap30-3">CAPITOLO XXX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag131" href="#note131">[131]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Signor è ’l basalisco de’ serpenti, <span class="linenum">[L. c. 45]</span></p>
+<p class="i01">E ciascun fugge, sol per non morire,</p>
+<p class="i01">Da lo mortal viso con li occhi lucenti.</p>
+<p class="i02"> Nessuno animal po’ campar de morte,</p>
+<p class="i01">Che subito la vita non espire;</p>
+<p class="i01">Cotant’è lo so veneno atroce e forte.</p>
+<p class="i02"> La donnola, trovando de la ruta, <span class="linenum">[C. c. 39]</span></p>
+<p class="i01">Combatte con costui, e sì l’occide,</p>
+<p class="i01">Che ’l tosseco de lui con questa stuta.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’alma col maior inimiquo,</p>
+<p class="i01">Che per vertù lo tosseco divide,</p>
+<p class="i01">Da sè lassando lo voler iniquo;</p>
+<p class="i02"> E, pur vincendo al mondo, in sè combatte,</p>
+<p class="i01">Sì che lo nimico finalmente abbatte.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap31-3">CAPITOLO XXXI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag132" href="#note132">[132]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> L’aspido, ch’è aspro de veneno,</p>
+<p class="i01">Che sempre move con la bocca aperta,</p>
+<p class="i01">Porta la spuma in bocca nel sereno.</p>
+<p class="i02"> Per non sentire la magica prece,</p>
+<p class="i01">Ciascuna orecchia obtura e sta coperta; <span class="linenum">[L. c. 45 t.]</span></p>
+<p class="i01">Porta in li denti la subita nece.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p>
+<p class="i02"> Cossì fa la toa mente senza spene,</p>
+<p class="i01">Io dico, desperata de salute,</p>
+<p class="i01">Che non se degna de ’scoltar lo bene.</p>
+<p class="i02"> Troppo è gran segno esser desperato</p>
+<p class="i01">L’om che, fuggendo, desdegna vertute.</p>
+<p class="i01">Prego che ’ntendi lo parlar beato,</p>
+<p class="i02"> Chè ’l cor umiliato mai non sperne,</p>
+<p class="i01">Chi tutto move iudica e discerne.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap32-3">CAPITOLO XXXII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag133" href="#note133">[133]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Maior è ’l draco de tutti serpenti;</p>
+<p class="i01">Intosseca lu mar e l’aire turba;</p>
+<p class="i01">Plù con la coda noce che coi denti.</p>
+<p class="i02"> Fra gatto e cane, draco et elifante</p>
+<p class="i01">Naturalmente la pace se sturba;</p>
+<p class="i01">E mai cavallo e struzzo non fo amante.</p>
+<p class="i02"> El piè de l’elifante el draco annoda <span class="linenum">[C. c. 39 t.]</span></p>
+<p class="i01">Con la soa coda: combattendo stride,</p>
+<p class="i01">Fin che la vita da lo cor desnoda.</p>
+<p class="i02"> Ma lo elifante sopra ’l draco cade,</p>
+<p class="i01">Si che morendo el so nimico occide.</p>
+<p class="i01">Cossì conven che la soa vita sbade.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’omo impio e crudele;</p>
+<p class="i01">Rumpe soa gamba per piagar l’altrui</p>
+<p class="i01">E se medesmo intosseca col fele.</p>
+<p class="i02"> Resguarda el fine ’nanti che comenzi</p>
+<p class="i01">E quando offendi, perchè, como et cui:</p>
+<p class="i01">Non pensa a ciò la secta de melensi; <span class="linenum">[L. c. 46]</span></p>
+<p class="i02"> Segue el voler pur con l’ira forte,</p>
+<p class="i01">Onde procede non pensata morte.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap33-3">CAPITOLO XXXIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag134" href="#note134">[134]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> È venenoso vipera serpente,</p>
+<p class="i01">Che parturisce li fioli per forza,</p>
+<p class="i01">Sì ch’illa more dolorosamente.</p>
+<p class="i02"> In gravedezza occide ’l so marito,</p>
+<p class="i01">E con li denti lo capo li scorza,</p>
+<p class="i01">Sentendo el core ben d’amor ferito.</p>
+<p class="i02"> Ciascun fiolo squarta el so lato</p>
+<p class="i01">E vene a luce como vol natura,</p>
+<p class="i01">Ch’a tutte creature ordene ha dato.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p>
+<p class="i02"> Ha tal veneno, sì che dorme sempre</p>
+<p class="i01">Ne le caverne, fin che ’l freddo dura;</p>
+<p class="i01">De prima vera resurge a la dolce tempre.</p>
+<p class="i02"> Con li fenocchi cura el cieco aspecto;</p>
+<p class="i01">Vomita ’l veneno ’nanti che se giunga</p>
+<p class="i01">Con la morella nel carnal delecto;</p>
+<p class="i02"> E, poi ch’è compiuto el so volere, <span class="linenum">[C. c. 40]</span></p>
+<p class="i01">Reprende quel veneno, e poi s’alunga;</p>
+<p class="i01">Non po’ la vita senza quel tenere.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’omo quando se confessa,</p>
+<p class="i01">Che conta soi peccat’ e par contrito,</p>
+<p class="i01">E de tornar a ciò lo cor non cessa.</p>
+<p class="i02"> Non se confessa ’nanti, perchè ciance,</p>
+<p class="i01">Sì che ritorna, poi ch’è dipartito</p>
+<p class="i01">Da quel peccato, con l’ardite guance.</p>
+<p class="i02"> Contrito cor, con bocca a satisfare, <span class="linenum">[L. c. 46 t.]</span></p>
+<p class="i01">Tolle la colpa de l’uman peccare.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap34-3">CAPITOLO XXXIV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag135" href="#note135">[135]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> De nocte in aqua e de iorno in terra</p>
+<p class="i01">Quiesce el cocodrillo e sempre cresce;</p>
+<p class="i01">Crestato pesce sempre a lui fa guerra.</p>
+<p class="i02"> La mandibola de sopra sempre move;</p>
+<p class="i01">L’altra de sott’a lui sempre quiesce,</p>
+<p class="i01">E l’ova in terra con delecto fove.</p>
+<p class="i02"> De tutto inverno non appar de fore;</p>
+<p class="i01">Resurge ne la dolce prima vera,</p>
+<p class="i01">Chè l’erba verde serva ’l so valore.</p>
+<p class="i02"> Prendendo l’omo, subito l’occide;</p>
+<p class="i01">Po’ che l’ha morto, piange questa fera;</p>
+<p class="i01">Con pietosa voce par che gride;</p>
+<p class="i02"> Poi ch’ha pianto, devora e manduca</p>
+<p class="i01">La carne umana; e, su nel dormire,</p>
+<p class="i01">Per soa bocca entra el serpe endruca:</p>
+<p class="i02"> Desterpali el core e mai non fina,</p>
+<p class="i01">Facendo a grande stento costu’ morire,</p>
+<p class="i01">Che quasi per vendetta l’assassina. <span class="linenum">[C. c. 40 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’omo ipocrito et occulto,</p>
+<p class="i01">Che del dampnoso mal nel cor s’alegra</p>
+<p class="i01">E pietà demostra nel suo volto.</p>
+<p class="i02"> Chi subito per onne cosa piagne</p>
+<p class="i01">Anima è incostante de malicia negra.</p>
+<p class="i01">Or guarda che non caggi a le soe ragne.</p>
+<p class="i02"> Che Deo punisca duramente, aspecto,</p>
+<p class="i01">Queste alme doppie con lor falso aspecto. <span class="linenum">[L. c. 47]</span></p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap35-3">CAPITOLO XXXV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag136" href="#note136">[136]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Quando la Luna illuma ’l Scorpione,&#8205;<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a></p>
+<p class="i01">La prima faccia che figura scolpe</p>
+<p class="i01">Non po’ dal scorpo aver ma’ lesione.</p>
+<p class="i02"> Son molti scorpioni ch’hanno l’ale,</p>
+<p class="i01">E son grandi assai de maior polpe,</p>
+<p class="i01">E lor veneno fa ’ssai maior male;</p>
+<p class="i01"> Pur more quando sente la saliva</p>
+<p class="i01">De l’om degiuno; e l’altra non l’offende;</p>
+<p class="i01">Po’ de desnar soa vita non priva.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa l’abstinenzia fuggire</p>
+<p class="i01">Onne maligno vizio che depende</p>
+<p class="i01">Da gola, qual conduce noi a morire.</p>
+<p class="i02"> E tolle de vertute onne valore,</p>
+<p class="i01">Che l’omo plù non cura d’altro onore.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap36-3">CAPITOLO XXXVI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag138" href="#note138">[138]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Aspero veneno, dico, ch’è nel botto,</p>
+<p class="i01">Che per freddezza fa le membra morte;</p>
+<p class="i01">Ha li occhi ardenti; el corpo com’otto</p>
+<p class="i02"> Se tu ma’ cerchi nel so lato dextro <span class="linenum">[L. c. 47 t.] [C. c. 41]</span></p>
+<p class="i01">De l’osso che genti non sonno accorte</p>
+<p class="i01">Ha gran vertute e de ciò t’amaestro.</p>
+<p class="i02"> La fervente aqua subito l’affreda;</p>
+<p class="i01">Val ad amore e a molt’altre cose,</p>
+<p class="i01">Et anche la quartana febre seda.</p>
+<p class="i02"> Fugge la ruta e mangia le dolce erbe</p>
+<p class="i01">E le radici lor fa venenose;</p>
+<p class="i01">La salvia glie par che lui conserbe.</p>
+<p class="i02"> Fugge l’aspetto, quanto po’, del sole;</p>
+<p class="i01">Nel bruno tempo lassa le caverne;</p>
+<p class="i01">Per plù salute sempre l’ombre cole.</p>
+<p class="i02"> Cossì desdegna, fuggendo la luce,</p>
+<p class="i01">La mente che ’l peccato non discerne,</p>
+<p class="i01">E sempre nella pena se conduce:</p>
+<p class="i02"> Plù che ’l Factore, teme la creatura</p>
+<p class="i01">A cui celar non po’ la soa figura.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap37-3">CAPITOLO XXXVII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag139" href="#note139">[139]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> L’aranea che ha plù sottil tacto,</p>
+<p class="i01">Tessendo et ordendo la soa tela,</p>
+<p class="i01">Pur de so corpo defila e fa tracto.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span></p>
+<p class="i02"> Quand’è nel tempo che amor la stregne,</p>
+<p class="i01">Tirando il filo, la compagna cela;</p>
+<p class="i01">Cossì fa lo maschio, fin che la confregne.</p>
+<p class="i02"> E subito che escono de l’ova</p>
+<p class="i01">Li soi fioli, pon in la tesura:</p>
+<p class="i01">De tessere ciascun subito se prova.</p>
+<p class="i02"> Lavora sempre quando nasce el sole,</p>
+<p class="i01">E quand’è in occidente soa figura <span class="linenum">[L. c. 48] [C. 41 t.]</span></p>
+<p class="i01">Fin che no’ cunza, mai cacciar non sole.</p>
+<p class="i02"> Tesse sottile, sì che ma’ non conosca</p>
+<p class="i01">Ciascun animal piccol che vola,</p>
+<p class="i01">Ma so nimica propria è la mosca:</p>
+<p class="i02"> Poi che s’embatte ne la cieca rete,</p>
+<p class="i01">Battendo l’ale, canta nova fola;</p>
+<p class="i01">Prima lo capo prende, como vedete.</p>
+<p class="i02"> Cossì ’l peccato cieca el nostr’aspecto,</p>
+<p class="i01">Che non vedemo l’inganni del mondo,</p>
+<p class="i01">Come noi prende e volve in delecto.</p>
+<p class="i02"> Altro che vento non è nostra vita.</p>
+<p class="i01">O morte, quant’è grave quel tuo pondo,</p>
+<p class="i01">Che ’l cacciador non vada lui seguendo.</p>
+<p class="i02"> Quant’è più grave donqua el to sentire!</p>
+<p class="i01">Prego che chi ha ’ntellecto qui sospire.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap38-3">CAPITOLO XXXVIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag140" href="#note140">[140]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Non clude li occhi lo lion, dormendo;</p>
+<p class="i01">De li soi pedi sempre l’orme copre,</p>
+<p class="i01">Che ’l cacciador non vada lui seguendo.</p>
+<p class="i02"> Ciascun so nato fin al terzo iorno</p>
+<p class="i01">Dormir non cessa, sì che il patre l’opre</p>
+<p class="i01">Li sensi sopra lor gridando irato.</p>
+<p class="i02"> Non fugge lo lion e non s’asconde; <span class="linenum">[C. c. 42]</span></p>
+<p class="i01">Fermase al campo senza alcun temere,</p>
+<p class="i01">E mai so core paura non confonde.</p>
+<p class="i02"> Stase celato ne le gran montagne,</p>
+<p class="i01">Perchè la preda vol de lì vedere;</p>
+<p class="i01">Poi che la vede, forte grida e lagne.</p>
+<p class="i02"> Ciascun animal s’affligge per so grido, <span class="linenum">[L. c. 48 t.]</span></p>
+<p class="i01">Et illo intorno con la coda signa</p>
+<p class="i01">E stanno timenti senza voce e strido.</p>
+<p class="i02"> E sempre de soa preda parte lassa;</p>
+<p class="i01">A li prostrati de donar se degna,</p>
+<p class="i01">Per sindicare se l’ira passa.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span></p>
+<p class="i02"> Cossì, ciascun om che porta corona</p>
+<p class="i01">Deve, onne tempo, tener li occhi aperti,</p>
+<p class="i01">Che inganno non receva da persona;</p>
+<p class="i02"> Celare el so secreto e la soa via,</p>
+<p class="i01">De lui facendo l’inimici incerti,</p>
+<p class="i01">Chè, dubitando, in lor paura sia;</p>
+<p class="i02"> Deve li soi nati amaestrare,</p>
+<p class="i01">Lassando el tempo de l’acerba vita,</p>
+<p class="i01">Con soe parole in lor vertù spirare,</p>
+<p class="i02"> A ciò che non desdegna soa stepe;&#8205;<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a></p>
+<p class="i01">Arbusta vile, ch’è da lui partita</p>
+<p class="i01">Tolta dal fructo de l’ardita sepe:&#8205;<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a></p>
+<p class="i02"> Deve esser sempre nudo de paura</p>
+<p class="i01">Animo regal, con l’ardita vista,</p>
+<p class="i01">Veggendo de inimici la figura</p>
+<p class="i02"> E far temer sempre li soi servi,</p>
+<p class="i01">Tenendo de iusticia la&#8205;<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> lista,</p>
+<p class="i01">Che ’n fra lor non siano protervi;</p>
+<p class="i02"> E, quando se conven de perdonare, <span class="linenum">[C. c. 42 t.]</span></p>
+<p class="i01">Voltar se voglion li occhi a pietate,</p>
+<p class="i01">Chè sempre in gentil cor conven de stare.</p>
+<p class="i02"> Perdoneme a chi tocca quel ch’io parlo;</p>
+<p class="i01">E voi de Puglia qui me perdonate,</p>
+<p class="i01">Chè troppo onor se fa a l’ossa de Carlo.</p>
+<p class="i02"> Peccato vecchio fa nova vergogna:</p>
+<p class="i01">Tu vidi ben che dir più non bisogna.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap39-3">CAPITOLO XXXIX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag144" href="#note144">[144]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Sopra onne animal che non ha intellecto, <span class="linenum">[L. c. 49]</span></p>
+<p class="i01">Ha plù de conoscenza l’elefante,</p>
+<p class="i01">Che, quasi per rason, fa onne effecto.</p>
+<p class="i02"> Sempre s’aduna ne la luna nova;</p>
+<p class="i01">Ciascun se bagna, nel fiume stante;</p>
+<p class="i01">Chinando el capo, par che fè lo mova.</p>
+<p class="i02"> Quando el forma tron in le crude erbe, <span class="linenum">[C. c. 45 t.]</span></p>
+<p class="i01">Qual verso ’l celo umilmente mostra,</p>
+<p class="i01">Quasi Dio prega che ’l so mal desnerbe.</p>
+<p class="i02"> Se vede l’omo de la via smarrito,</p>
+<p class="i01">Va ’nanti a lui e la via demostra,</p>
+<p class="i01">Fin che retorna nel camin sentito:</p>
+<p class="i02"> Se allora l’omo se scontra col dragone,</p>
+<p class="i01">Combatte l’alifante e fa defesa,</p>
+<p class="i01">Che l’omo non receva lesione.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span></p>
+<p class="i02"> Cossì tu divi conoscenza avere,</p>
+<p class="i01">Tenendo sempre la memoria accesa</p>
+<p class="i01">Et in tutti l’acti la rason vedere;</p>
+<p class="i02"> E bagnar l’alma da li peccati enorme,</p>
+<p class="i01">Humiliando el cor al to Fattore.</p>
+<p class="i01">Oi mente peccatrice che pur dorme,</p>
+<p class="i02"> In ciò che fai, leva el grand’aspecto</p>
+<p class="i01">E la toa mente verso ’l primo amore</p>
+<p class="i01">Chè da lui nasce tutto ’l ben perfecto!</p>
+<p class="i02"> E, se peccando smarrisci la via,</p>
+<p class="i01">A penetenzia rason te conduca,</p>
+<p class="i01">Sì che non caggi ne la morte ria:</p>
+<p class="i02"> Mira la morte como forte rugge;</p>
+<p class="i01">Tolle el disio dal cor che te manduca <span class="linenum">[L. c. 49 t.]</span></p>
+<p class="i01">E pensa che la vita onnora fugge.</p>
+<p class="i02"> Certa è la morte, ma incerta è l’ora;</p>
+<p class="i01">Però resisti combattendo, et ora.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap40-3">CAPITOLO XL&#8205;<a class="tagtitle" id="tag145" href="#note145">[145]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> De lionessa el liopardo nasce;</p>
+<p class="i01">E lo lion giace con la lioparda.</p>
+<p class="i01">Crudo de pietà, quando se pasce,</p>
+<p class="i02"> Desdegna, se non prende in quattro salti, <span class="linenum">[C. c. 46]</span></p>
+<p class="i01">E per vergogna in terra fisso guarda;</p>
+<p class="i01">Pensando sdegna de li vili assalti.</p>
+<p class="i02"> Inganna lo lion ne la so caverna,</p>
+<p class="i01">Qual ha do’ bocche e de mezzo è stretta.</p>
+<p class="i01">Cossì natura vol che qui descerna.</p>
+<p class="i02"> Veggendo lo lion, prende a fuggire;</p>
+<p class="i01">E lo lion lui consegue in fretta;</p>
+<p class="i01">Como tu sai, li conven morire.</p>
+<p class="i02"> Cossì ’l peccato, che conduce a morte,</p>
+<p class="i01">Ne l’infernal caverne te rechiude,</p>
+<p class="i01">Che de l’escire mai non trovi porte.</p>
+<p class="i02"> Lì se piange e stride eternalmente,</p>
+<p class="i01">Lì la pietà li occhi chiude,</p>
+<p class="i01">Lì non passa mai la trista gente,</p>
+<p class="i02"> Lì la mente umana è senza spene</p>
+<p class="i01">Di ritornar nel divino bene.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap41-3">CAPITOLO XLI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag146" href="#note146">[146]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Cava li morti de le sepolture <span class="linenum">[L. c. 50]</span></p>
+<p class="i01">Hiema, e contrafà l’umana voce,</p>
+<p class="i01">Per devorar l’umane creature.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p>
+<p class="i02"> Muta el sesso animal sodomito</p>
+<p class="i01">E, quanto po’, a li cani sempre noce;</p>
+<p class="i01">A la soa voce onne animal sta quito.</p>
+<p class="i02"> Giace con lionessa questa fera,</p>
+<p class="i01">E nasce de costoro animal feroce,</p>
+<p class="i01">Che chi lo vede de vita despera.</p>
+<p class="i02"> Cossì lo nimico al laccio mena,</p>
+<p class="i01">Dando l’audito al parlar atroce,</p>
+<p class="i01">Che con dolcezza ne conduce a pena;</p>
+<p class="i02"> Si che, peccando, devora noi morti, <span class="linenum">[C. c. 46 t.]</span></p>
+<p class="i01">Se de resuscitar non semo accorti.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap42-3">CAPITOLO XLII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag147" href="#note147">[147]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> De macchie negre e bianche è la pantera;</p>
+<p class="i01">Natura la depense per bellezza;</p>
+<p class="i01">El draco, quando vede lei, despera;</p>
+<p class="i02"> Po’ de desnar, dorme al terzo giorno;</p>
+<p class="i01">E po’ che surge, fa de odor dolcezza,</p>
+<p class="i01">Si che l’animal stann’a lei intorno,</p>
+<p class="i02"> Salvo che ’l draco. Cossì fa lo cattivo</p>
+<p class="i01">Che fugge de li boni sempre l’aspecto, <span class="linenum">[L. c. 50 t.]</span></p>
+<p class="i01">Perchè de conoscenza è ceco e privo.</p>
+<p class="i02"> Pur conversando con le vil persone,</p>
+<p class="i01">Da lor non nasce ma’ benign’effecto,</p>
+<p class="i01">La voglia pur seguendo e non rasone;</p>
+<p class="i02"> Ma, conversando con li boni, s’acquista</p>
+<p class="i01">Honore e laude, che esalta l’omo,</p>
+<p class="i01">E in onne loco mostr’ardita vista.</p>
+<p class="i02"> Usanza dà la forma a li costumi.</p>
+<p class="i01">Secondo el conversar, s’acquista nome.</p>
+<p class="i01">A ciò che la ignoranzia si consumi,</p>
+<p class="i02"> Fuggi li pravi e con li boni conversa,</p>
+<p class="i01">Da i quali non nasce mai cosa perversa.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap43-3">CAPITOLO XLIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag148" href="#note148">[148]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Veloce corre, sì como sagetta,</p>
+<p class="i01">El tigro, quasi simil de pantera;</p>
+<p class="i01">De soi fioli sempre sta suspetta.</p>
+<p class="i02"> El cacciatore con passi soperchi</p>
+<p class="i01">Li soi fioli, a ciò che questa fera</p>
+<p class="i01">Non segua lui, vedendo soa figura.</p>
+<p class="i02"> Crede, guardando dentro ne li specchi, <span class="linenum">[C. c. 47]</span></p>
+<p class="i01">Che sian soi fioli, e così fugge</p>
+<p class="i01">El cacciatore con passi soperbi.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p>
+<p class="i02"> Poi che se vede ingannata da l’ombra,</p>
+<p class="i01">O quanto dolorosamente rugge,</p>
+<p class="i01">E de dolore la soa mente ingombra.</p>
+<p class="i02"> Cossì ’l nimico fura l’alma e tolle,</p>
+<p class="i01">Con questi dolci specchi che vedemo,</p>
+<p class="i01">Chè da la cognoscenza ne destolle. <span class="linenum">[L. c. 51]</span></p>
+<p class="i02"> Ai, quanto qui el pensier me fa paura,</p>
+<p class="i01">Pensando a poco tempo ove saremo,</p>
+<p class="i01">Veggendo che la vita poco dura;</p>
+<p class="i02"> E, sì como l’acqua che descorre, passa</p>
+<p class="i01">La vita nostra, e questo mondo lassa.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap44-3">CAPITOLO XLIV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag149" href="#note149">[149]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Per terra va castoro con l’animali.</p>
+<p class="i01">E nato sotto acqua como pesce.</p>
+<p class="i01">Sterpa de lui le membra genitali,</p>
+<p class="i02"> Vedendo el cacciator, per non morire:</p>
+<p class="i01">De darli quella parte non l’incresce,</p>
+<p class="i01">Veggendo che da lui non po’ fuggire.</p>
+<p class="i02"> Or quest’exemplo prendi, omo carnale;</p>
+<p class="i01">Affliggi la toa carne, ’l to pensero,</p>
+<p class="i01">Qual te conduce nel gravoso male;</p>
+<p class="i02"> Lassa el delecto per la toa salute,</p>
+<p class="i01">Si che non mori da l’inimico austero;</p>
+<p class="i01">Non possa mai sentir le sue ferute;</p>
+<p class="i02"> E, se ’l delecto la toa mente pasce,</p>
+<p class="i01">Pensa che de dolcezza pena nasce.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap45-3">CAPITOLO XLV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag150" href="#note150">[150]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> O quanto è l’unicorno fero e forte, <span class="linenum">[L. c. 51 t.] [C. c. 47 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che l’elifante combatte e inimica</p>
+<p class="i01">E molte volte lo conduce a morte.</p>
+<p class="i02"> Dentro nel cor lo prende umilitate;</p>
+<p class="i01">Mirando la donzella a lei s’applica,</p>
+<p class="i01">Cossì lo prende la virginitate.</p>
+<p class="i02"> Or qui m’entendi, plù ch’io non so dire,</p>
+<p class="i01">Se vertù po’ de femena venire.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap46-3">CAPITOLO XLVI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag151" href="#note151">[151]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Forte s’alegra ne la luna nova</p>
+<p class="i01">La simia; e, quand’è mezza, si fa trista,</p>
+<p class="i01">Che par che sopra lei li penser plova.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span></p>
+<p class="i02"> Se cacciator la trova con li so nati,</p>
+<p class="i01">Presto è smarrita; e volta soa vista;</p>
+<p class="i01">Fugge stridendo con l’occhi infiammati.</p>
+<p class="i02"> El picciol fiol, el qual plù ama,</p>
+<p class="i01">Pialo in braccia, e po’ lo maiore</p>
+<p class="i01">Al collo glie s’appicca e fa glie brama:</p>
+<p class="i02"> Lassa lo maggiore per gravezza,</p>
+<p class="i01">E porta quello che l’è plù nel core,</p>
+<p class="i01">E tosto se prende per cotal carezza.</p>
+<p class="i02"> Cossì fa la dolcezza de i fioli</p>
+<p class="i01">Cader lo patre nel gravoso affanno,</p>
+<p class="i01">Onde possede li gravosi doli.</p>
+<p class="i02"> Per li fioli non deve el iusto patre</p>
+<p class="i01">De l’alma soa medesma esser tiranno,</p>
+<p class="i01">Avegna che l’amor nel cor li latre;</p>
+<p class="i02"> Pur, l’anima dev’amar, sopr’onne cosa, <span class="linenum">[L. c. 52]</span></p>
+<p class="i01">La mente de ciascun, se è virtuosa.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap47-3">CAPITOLO XLVII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag152" href="#note152">[152]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> El cervo in melodia se delecta,&#8205;<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> <span class="linenum">[C. c. 48]</span></p>
+<p class="i01">Sì che l’un cacciatore canta e sona,</p>
+<p class="i01">E l’altro mortalmente lo sagetta.</p>
+<p class="i02"> Se ’l fiume o qualche acqua po’ passare,</p>
+<p class="i01">Reprende forza: sì con sè rasona,</p>
+<p class="i01">Che li cacciador lui non pon pigliare;</p>
+<p class="i02"> Ma, quando è preso, forte muge e piange,</p>
+<p class="i01">Veggendose che è de vita privo,</p>
+<p class="i01">Con pietose lagreme pur langue.</p>
+<p class="i02"> Molte proprietate son nel cervo</p>
+<p class="i01">E in molt’altr’animal che qui non scrivo,</p>
+<p class="i01">Che nella stanca penna li reservo.</p>
+<p class="i02"> Ormai conven tractar de petre certe,</p>
+<p class="i01">Che siano lor vertù qui ben aperte.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap48-3">CAPITOLO XLVIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag154" href="#note154">[154]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Non ch’io sia bon nè che bon me tegna,</p>
+<p class="i01">Ma seguirò lo viso de li boni,</p>
+<p class="i01">Se ciò ch’io dissi vidi che non ategna.</p>
+<p class="i02"> L’uman pensero spesse volte falle,</p>
+<p class="i01">E ’l tempo muta l’alte opinioni. <span class="linenum">[L. c. 52 t.]</span></p>
+<p class="i01">Se nova stella regna in questa valle.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p>
+<p class="i02"> Io ciò te dico, chè de queste pietre</p>
+<p class="i01">Già t’impromisi de far simiglianza:</p>
+<p class="i01">Piace ad Apollo che de ciò m’arietre.</p>
+<p class="i02"> A ciò che me despone non me doglio,</p>
+<p class="i01">Perchè ’l miore de ciò n’è dubitanza:</p>
+<p class="i01">Ascolta adonqua ciò che dir te voglio.</p>
+<p class="i02"> Per foco nè per ferro el diamante</p>
+<p class="i01">Se rompe, per potenzia del Saturno;</p>
+<p class="i01">Resiste soa natura al negromante;</p>
+<p class="i02"> Li spirti fuga tosseco e paura; <span class="linenum">[C. c. 48 t.]</span></p>
+<p class="i01">Raccende amore, se ’l desdign’è inturno.</p>
+<p class="i01">È simel de cristallo soa figura;</p>
+<p class="i02"> Chi che lo porta nel sinistro braccio,</p>
+<p class="i01">Val contra l’inimici e leva sogni.</p>
+<p class="i01">Contra de briga mattezza et impaccio,</p>
+<p class="i02"> Io taccio, per servir qui a le donne,</p>
+<p class="i01">Natura occulta che pur abisogni,</p>
+<p class="i01">Non sì dolente, se ciò se nasconne.</p>
+<p class="i02"> Chi in caldo sangue questa petra involve,</p>
+<p class="i01">Over con plumbo per natura occulta,</p>
+<p class="i01">Poca percossa in polve lo dissolve.</p>
+<p class="i02"> Presente questa, già mai calamita</p>
+<p class="i01">In lei de trar lo ferro non resulta,</p>
+<p class="i01">Ma fa nel tempo soa potenzia quita.</p>
+<p class="i02"> E l’altro, che Arabia produce,</p>
+<p class="i01">Vaccio se rompe como lo cristallo.</p>
+<p class="i01">Una vertute in tutti questi luce.</p>
+<p class="i02"> Plù ch’una fava non passa soa forma;</p>
+<p class="i01">In lui è gran vertute senza fallo;</p>
+<p class="i01">Col ferro soa natura se conforma.</p>
+<p class="i02"> E lo zaffiro, per potenzia de Jove,</p>
+<p class="i01">Conforta el cor, dico, orientale,</p>
+<p class="i01">Serva le membre e lor vertute fove;</p>
+<p class="i02"> Val contra febre veneno et antrace,</p>
+<p class="i01">E subito l’appicca su in quel male; <span class="linenum">[L. c. 53]</span></p>
+<p class="i01">Conforta ’l viso e conserva la pace;</p>
+<p class="i02"> Tolle dal core l’invidia maligna;</p>
+<p class="i01">Fuga ’l temere e fa l’omo audace;</p>
+<p class="i01">Umel fa l’omo e castità designa:</p>
+<p class="i02"> E questa gemma val’ a l’idromanti <span class="linenum">[C. c. 49]</span></p>
+<p class="i01">Et a li magi, per vertù che face,</p>
+<p class="i01">Chè solve ’l captivato con lor canti.</p>
+<p class="i02"> Mostra ’l color simel de lo celo;</p>
+<p class="i01">Posto a le tempie, el sangue del naso</p>
+<p class="i01">Restrenge, per vertute e no per gelo;</p>
+<p class="i02"> Onne tumore et apostema sana;</p>
+<p class="i01">Se soa natura non perde per caso</p>
+<p class="i01">D’acto carnale, per cui sta lontana.</p>
+<p class="i02"> Mercurio li spira le vertute</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span></p>
+<p class="i01">In el smeraglio, ch’è sopr’onne verde;</p>
+<p class="i01">De molte infirmitate fa salute;</p>
+<p class="i02"> Morbo caduco e li mitriti cura;</p>
+<p class="i01">Conserva ’l viso che per vertù non perde;</p>
+<p class="i01">Conforta la memoria e la natura;</p>
+<p class="i02"> Li spirti fuga e lor false scorte;</p>
+<p class="i01">Chi vol divinar seco lo porte.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap49-3">CAPITOLO XLIX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag155" href="#note155">[155]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> El terzo celo col secondo agate</p>
+<p class="i01">Negra la forma con le bianche vene,</p>
+<p class="i01">E l’altra con sanguigne variate.</p>
+<p class="i02"> El fiume Agate, che Cicilia bagna,</p>
+<p class="i01">Questa con le bianche macchie tene,</p>
+<p class="i01">E l’altra con citrine che tolle lagna. <span class="linenum">[L. c. 53 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Con quella che Cicilia ne manda</p>
+<p class="i01">El negromante converte tempesta,</p>
+<p class="i01">El fiume fa seccare che più non spanda;</p>
+<p class="i02"> E l’altra, qual ha sanguigne macchie,</p>
+<p class="i01">Conforta li occhi et alegrezza presta,</p>
+<p class="i01">Ole nel foco, non che se desmacchie.</p>
+<p class="i02"> Contra ’l veneno, dico, che resiste <span class="linenum">[C. c. 49 t.]</span></p>
+<p class="i01">E anche quella con le macchie citre;</p>
+<p class="i01">Fa l’omo piacente ne l’umane viste;</p>
+<p class="i02"> A forza a facundia et a parlare</p>
+<p class="i01">Despone l’omo, se non sonno vitre;</p>
+<p class="i01">Le parti nude tutte virtù care,</p>
+<p class="i02"> E Iove che in testa forma o ventre</p>
+<p class="i01">In el capone ch’è sotto lui concepto</p>
+<p class="i01">Pur che ’l so raggio sotto ’l Cancro c’entre.</p>
+<p class="i02"> Alestrio, ch’intro reten lo sperma.</p>
+<p class="i01">Sì com’oscuro cristallo mostr’aspecto,</p>
+<p class="i01">Fa l’om constante e grato onor conferma;</p>
+<p class="i02"> Fa l’omo vincitor ne la battaglia,</p>
+<p class="i01">Discreto, con dolcezza de parole;</p>
+<p class="i01">E forte con luxuria t’abaglia:</p>
+<p class="i02"> Tolle la sete a chi la porta in bocca;</p>
+<p class="i01">Li amici desdegnati flecter sole;</p>
+<p class="i01">Se non sta in oro soa vertù sbrocca.</p>
+<p class="i02"> D’amor la stell’e soa vertù compone</p>
+<p class="i01">Le parti del berillo e l’altri tutti,</p>
+<p class="i01">Che sono de cotal complexione.</p>
+<p class="i02"> Pallido verde, simele del smerallo,</p>
+<p class="i01">Li sospir tolle e l’occhi mostr’assutti;</p>
+<p class="i01">Resiste a l’inimici e a lor fallo;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p>
+<p class="i02"> Dal ficato remove infirmitate;</p>
+<p class="i01">Sottiglia la vertù de l’intellecto,</p>
+<p class="i01">Dal stomaco la soa ventositate;</p>
+<p class="i02"> Val ad amor e sempre l’omo exalta;</p>
+<p class="i01">El matrimonio ten con gran delecto;</p>
+<p class="i01">Fa verso l’inimici la mente alta; <span class="linenum">[L. c. 54]</span></p>
+<p class="i02"> Incender fa la man, de ciò si’ certo, <span class="linenum">[C. c. 50]</span></p>
+<p class="i01">S’al sol s’oppone, como tu se’ già sperto.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap50-3">CAPITOLO L&#8205;<a class="tagtitle" id="tag156" href="#note156">[156]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> In graziosi raggi de lo sole,</p>
+<p class="i01">Ne l’isola d’Arabia splendendo</p>
+<p class="i01">Topazio se trova, el qual se cole.</p>
+<p class="i02"> El moto de la Luna per sè sente;</p>
+<p class="i01">La vista fa reversa lui veggendo;</p>
+<p class="i01">Affredda l’aqua quand’è ben fervente</p>
+<p class="i02"> Resiste a la lunatica malía,</p>
+<p class="i01">A passion moridial, resiste</p>
+<p class="i01">A l’ira, tristezza e frenexia;</p>
+<p class="i02"> El sangue strenge per la soa freddezza,</p>
+<p class="i01">E credese che dignitate acquiste;</p>
+<p class="i01">Sopr’onne pietra mostra soa chiarezza.</p>
+<p class="i02"> Subita morte lo topazio tolle;</p>
+<p class="i01">In ciò non aggi la memoria molle.&#8205;<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a></p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap51-3">CAPITOLO LI</h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Diaspro nasce, per vertù de Marte,</p>
+<p class="i01">Permisto de coluri varii e multi;</p>
+<p class="i01">In dece sette spezie se parte;</p>
+<p class="i02"> Idropica malia e febre calde</p>
+<p class="i01">E fantasía de li moti stulti</p>
+<p class="i01">Mitiga, e le vertute in nui fa salde.</p>
+<p class="i02"> Ne li gran fatti fa l’om securo;</p>
+<p class="i01">Strenge la donna, sì che non conceve,</p>
+<p class="i01">Et omne sangue corrupto lo fa puro;</p>
+<p class="i02"> Luxuria e sudor constrenge e serra;</p>
+<p class="i01">Ligata ne l’argento portar deve</p>
+<p class="i01">Ciascun questa pietra, se fa guerra.</p>
+<p class="i02"> Del nostro viso la vertù ’ssottiglia. <span class="linenum">[L. c. 54 t.] [C. c. 50 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che macula non prende mai nè sorde</p>
+<p class="i01">D’ogne fattura ciascun om despiglia.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span></p>
+<p class="i02"> La Luna forma per vertù gagate;</p>
+<p class="i01">De soa proprietà non te discorde,</p>
+<p class="i01">Chè te fa certo de virginitate.</p>
+<p class="i02"> Chi l’acqua beve, per vertù divina</p>
+<p class="i01">De questa petra et omo non conube,</p>
+<p class="i01">Senza ’l so voler subito urina;</p>
+<p class="i02"> Se è corrotta, urina non distilla:</p>
+<p class="i01">Or questa prova lo to cor desnube,</p>
+<p class="i01">Se de piacer te tocca mai favilla.</p>
+<p class="i02"> Li spirti fuga da li corpi umani</p>
+<p class="i01">E, con l’odor, fuga li serpenti,</p>
+<p class="i01">L’idropici retorna quasi sani,</p>
+<p class="i02"> Giova a la donna nel gravoso parto;</p>
+<p class="i01">Soa polvere refrena ben li denti:</p>
+<p class="i01">Lo mio segreto con teco lo parto.&#8205;<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a></p>
+<p class="i02"> Litropia, ch’è dicta l’orfanella,&#8205;<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a></p>
+<p class="i01">Verde del corpo con sanguigne gotte,</p>
+<p class="i01">Marte la forma con la trista stella.</p>
+<p class="i02"> Ne l’acqua fredda ove ’l sole spire</p>
+<p class="i01">Se questa mitti, parrà che zangotte</p>
+<p class="i01">L’acqua fervente per lo gran bollire:</p>
+<p class="i02"> Anche se metti questa in acque chiare,</p>
+<p class="i01">Sì che li raggi del sol la percota, <span class="linenum">[L. c. 55]</span></p>
+<p class="i01">Sanguigno l’aire subito traspare;</p>
+<p class="i02"> Sì che lo sole a nui se mostra obscuro,</p>
+<p class="i01">De fin che questa petra fia remota.</p>
+<p class="i01">Cum questa po’ chi vol essere furo.</p>
+<p class="i02"> Gionta con questa litropia planta. <span class="linenum">[C. c. 51]</span></p>
+<p class="i01">Como la calamita, el ferro suge.</p>
+<p class="i01">Cossì, sugando, el nostro viso amanta.</p>
+<p class="i02"> Restrenge ’l sangue quando è l’om ferito;</p>
+<p class="i01">El aspro veneno da nui destruge;</p>
+<p class="i01">Chi seco l’ebbe non fo mai fallito.</p>
+<p class="i02"> El panteron è ditto da pantera,</p>
+<p class="i01">Nel qual tu vederai septe coluri;</p>
+<p class="i01">In lui pose vertù ciascuna spera:</p>
+<p class="i02"> Fa l’omo audace e de vertù convincto,</p>
+<p class="i01">El sol nascendo con li raggi puri,</p>
+<p class="i01">Che chi lo sguarda non po’ esser vincto.</p>
+<p class="i02"> È nebuloso iacinto et rubino,</p>
+<p class="i01">Secondo che ne l’air se demostra:</p>
+<p class="i01">Quel ch’è granato, dico ch’è plù fino.</p>
+<p class="i02"> In lui se trova gran perfeczione;</p>
+<p class="i01">Conforta in tutto la natura nostra,</p>
+<p class="i01">Da noi tollendo la suspizione;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p>
+<p class="i02"> Tolle dal core sempre la tristezza;</p>
+<p class="i01">Resiste a pestilenzia de l’aire;</p>
+<p class="i01">Ad nerbi et a le membra dà fortezza;</p>
+<p class="i02"> Fuga veneno e li umori adegua;</p>
+<p class="i01">Umor che fosse de natura vaire,</p>
+<p class="i01">Per soa vertù, el destrenge e l’equa.</p>
+<p class="i02"> Dal sole in lui fo penta tal vertute,</p>
+<p class="i01">Chè a nostra vita facesse salute.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap52-3">CAPITOLO LII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag160" href="#note160">[160]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Diacodio, se tocca el corpo morto, <span class="linenum">[L. c. 55 t.]</span></p>
+<p class="i01">Perde la so vertù e ma’ non torna:</p>
+<p class="i01">Molte fiate de ciò me son accorto.</p>
+<p class="i02"> S’è messo in aqua, vegnon per natura <span class="linenum">[C. c. 51 t.]</span></p>
+<p class="i01">Li spirti tutti de la setta borna.</p>
+<p class="i01">È simel de berillo soa figura.</p>
+<p class="i02"> Et abeston, se in foco s’accende,</p>
+<p class="i01">Per cosa natural non sarà morta,</p>
+<p class="i01">Ma sempre como stella lì resplende.</p>
+<p class="i02"> È como ferro in vista el so colore;</p>
+<p class="i01">Altra vertù in sè, dico, non porta,</p>
+<p class="i01">Ma alcun vol dir che vaglia ad amore.</p>
+<p class="i02"> La calamita per sè tira lo ferro,</p>
+<p class="i01">E questa nasce in India maiore;</p>
+<p class="i01">E l’altra in Etiopia, se non erro.</p>
+<p class="i02"> Da lei lo ferro fuga con l’aspecto;</p>
+<p class="i01">Un’altra è calamita de dolore,</p>
+<p class="i01">La carne umana tira ’l so conspecto.</p>
+<p class="i02"> Reforma amore fra donna e marito;</p>
+<p class="i01">Dà grazia e bellezza nel parlare:</p>
+<p class="i01">Se c’è suspecto, puni qui el to dito.</p>
+<p class="i02"> Dormendo a lato a donna, mitti questa,</p>
+<p class="i01">Che sott’al capo se conven celare</p>
+<p class="i01">Sì plano che a lei non sia molesta:</p>
+<p class="i02"> In ver de te se volta, se l’è casta;</p>
+<p class="i01">Delecto fugge quasi col temere,</p>
+<p class="i01">Se già mai fo cercata d’altra tasta.</p>
+<p class="i02"> El diamante simelmente face:</p>
+<p class="i01">Per cortesia ben devria tacere,</p>
+<p class="i01">Ma dicer voio ciò che dentro giace.</p>
+<p class="i02"> La calamita, quanto poi, la trita</p>
+<p class="i01">Et in quattro canti de la casa poni;</p>
+<p class="i01">Carboni ardenti senza fiamma ardita</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span></p>
+<p class="i02"> Despargi questa polver sopra quisti, <span class="linenum">[C. c. 52]</span></p>
+<p class="i01">Pararà cader la casa senza troni</p>
+<p class="i01">Et altre novetà che non vidisti. <span class="linenum">[L. c. 56 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Queste tre petre le conduce Marte,</p>
+<p class="i01">Et anche ’l Saturno ce ten parte.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap53-3">CAPITOLO LIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag161" href="#note161">[161]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Luce ’l carbonco ne l’oscuritate,</p>
+<p class="i01">More nel foco sì como carbone,</p>
+<p class="i01">Bagnato in aqua torna in claritate.</p>
+<p class="i02"> Dodeci sono le spezie de costui.</p>
+<p class="i01">Marte, so patre, la luce despone;</p>
+<p class="i01">La nocte in foco se demostra a nui.</p>
+<p class="i02"> Epistico è che luce e franca ’l core</p>
+<p class="i01">E fuga onne tempesta da li fructi;</p>
+<p class="i01">A lo sole opposto manda ’l foco fore.</p>
+<p class="i02"> La fervente aqua questa pietra afreda;</p>
+<p class="i01">Locuste et auseli fuga tutti;</p>
+<p class="i01">E nulla cosa vol che ’l fructo leda.</p>
+<p class="i02"> Mostrase violato l’amatisto,</p>
+<p class="i01">Qual da noi tolle ’l pravo cogitare;</p>
+<p class="i01">Sollicito fa l’om, si com’ho visto.</p>
+<p class="i02"> Vale a l’intellecto e a l’om imbriago:</p>
+<p class="i01">In cinque modi se po’ demostrare.</p>
+<p class="i01">De quel ch’è violato pur m’appago.</p>
+<p class="i02"> Dal Sol se forma de queste ciascuna;</p>
+<p class="i01">Queste altre qui de sotto da la Luna.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap54-3">CAPITOLO LIV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag162" href="#note162">[162]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ceramo pur nasce del gran tono.&#8205;<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a></p>
+<p class="i01">Chi castamente quisto seco porta</p>
+<p class="i01">Mai non porà morir de quil trastono.</p>
+<p class="i02"> In quella casa, castello nè villa <span class="linenum">[C. c. 52 t.]</span></p>
+<p class="i01">Non po’ cader, che questo l’ha morta</p>
+<p class="i01">Con soa vertù, secondo la sibilla.</p>
+<p class="i02"> A vincer onne briga e le battaglie</p>
+<p class="i01">Vale, et a dolce sonno con quiete,</p>
+<p class="i01">Sì che, dormendo, non sente travaglie.</p>
+<p class="i02"> È calcidonio pallido e incolore;</p>
+<p class="i01">De le vertute conserva le mete</p>
+<p class="i01">De iuventute vence briga e dà valore.</p>
+<p class="i02"> S’è perforato, anche me resiste</p>
+<p class="i01">A spirti maligni e a lor beffe,</p>
+<p class="i01">Mostrando insigno le diverse viste:</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span></p>
+<p class="i02"> De dì e de nocte fanno gran paure,</p>
+<p class="i01">Che, dubitando, l’omo par che ceffe,</p>
+<p class="i01">Veggendo l’ombre e subite figure.</p>
+<p class="i02"> Nasce ne l’Alpe del septentrione</p>
+<p class="i01">Cristallo fatto de l’antiqua neve,</p>
+<p class="i01">Secondo la comuna opinione:</p>
+<p class="i02"> Opposto al sole, de for mand’el foco;</p>
+<p class="i01">La sete, posto in bocca, cessar deve;</p>
+<p class="i01">Trito col mele fa lacte non poco;</p>
+<p class="i02"> E forte vale al colico dolore,</p>
+<p class="i01">Chè fa cessar quel maligno umore.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap55-3">CAPITOLO LV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag164" href="#note164">[164]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Lentra, che l’aqua per vertute tira <span class="linenum">[L. c. 57]</span></p>
+<p class="i01">De l’aire, e sopra sè cossì condensa</p>
+<p class="i01">E par che dentro nasca chi la mira,</p>
+<p class="i02"> La rondene la porta nel so ventre;</p>
+<p class="i01">Chè nasce in lei, allor quando comensa;</p>
+<p class="i01">Che chi la vole, giovene la sventre.</p>
+<p class="i02"> Dico de celidonio, quel ch’è rosso: <span class="linenum">[C. c. 53]</span></p>
+<p class="i01">Vale a la lunatica malía</p>
+<p class="i01">Et a chi fosse de mattezza mosso;</p>
+<p class="i02"> Grato e facondo fa l’omo parere.</p>
+<p class="i01">L’altro, ch’è negro, tolle tutta via</p>
+<p class="i01">L’ira e la febre, quanto al mio vedere.</p>
+<p class="i02"> Questo se mostra nudo de bellezze;</p>
+<p class="i01">In lui è gran vertute senza fallo,</p>
+<p class="i01">Chè d’ogne umore tolle le gravezze.</p>
+<p class="i02"> Nel Rosso Mare da l’aqua coperto</p>
+<p class="i01">È legno per natura lo corallo;</p>
+<p class="i01">Ne l’air se fa petra, e quest’è certo.</p>
+<p class="i02"> A folgore resiste et a tempesta;</p>
+<p class="i01">Li spirti fuga col caduco morbo;</p>
+<p class="i01">Fa la fortuna in noi veloce e presta;</p>
+<p class="i02"> Multiplica li fructi; el sangue stregne;</p>
+<p class="i01">Lo stomaco conforta. Or non si’ orbo,</p>
+<p class="i01">Che de portarlo la mente te sdegne.</p>
+<p class="i02"> Rosso e bianco corallo se trova</p>
+<p class="i01">In tutti. Credo che sia una prova.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap56-3">CAPITOLO LVI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag165" href="#note165">[165]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ne le marine conche margarite</p>
+<p class="i01">Nascono, ma pur quelle del celo&#8205;<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a></p>
+<p class="i01">Credo che sieno de vertù compite. <span class="linenum">[L. c. 57 t.]</span></p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p>
+<p class="i02"> Da la celeste rosata se forma</p>
+<p class="i01">Ciascuna margarita senza velo;</p>
+<p class="i01">La vita nel valor sempre reforma.</p>
+<p class="i02"> Perpetua iacesse galassía</p>
+<p class="i01">Nel foco, già mai prenderia calore:</p>
+<p class="i01">Cossì natura vol che fredda sia.</p>
+<p class="i02"> La corniola pur mitiga l’ira <span class="linenum">[C. c. 53 t.]</span></p>
+<p class="i01">De ciascun membro, chè non vada fore,</p>
+<p class="i01">E stringe el sangue per vertù che spira.</p>
+<p class="i02"> Qui faccio fine de le sacre pietre,</p>
+<p class="i01">Che qui tu trovi scripte le più degne.</p>
+<p class="i01">Prego che chi po’ de queste impietre.</p>
+<p class="i02"> Se d’erbe qui non tracto nè de piante,</p>
+<p class="i01">I’ prego che chi legge non se sdegne,</p>
+<p class="i01">Ch’a medico le lasso che ne cante</p>
+<p class="i02"> E leve la vertù intellectiva,</p>
+<p class="i01">Veggendo che peonia ven da la Luna,</p>
+<p class="i01">E da Saturno ven la sempreviva,</p>
+<p class="i02"> E dudece erbe de cotanti signi.</p>
+<p class="i01">Ciascuna, quando regna lor natura,</p>
+<p class="i01">Remove e strenge tutti umor maligni.</p>
+<p class="i02"> E tu ad me; Ornai vorrìa vedere,</p>
+<p class="i01">Da qui innanti, qual’è el tuo volere.</p>
+</div></div>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="libro4">LIBRO QUARTO&#8205;<a class="tagtitle" id="tag167" href="#note167">[167]</a></h2>
+</div>
+
+<h3 id="cap1-4">CAPITOLO I</h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Io voglio qui che ’l quare trovi ’l quia,</p>
+<p class="i01">Levando l’ale de l’acerba mente,</p>
+<p class="i01">Seguendo del filosofo la via.</p>
+<p class="i02"> Del dubitar querendo è gran vertute,&#8205;<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a></p>
+<p class="i01">Chè l’amirare de la prima gente <span class="linenum">[L. c. 58]</span></p>
+<p class="i01">Fece nui certi de l’alte vedute.</p>
+<p class="i02"> Amor che nasce de consimel stella</p>
+<p class="i01">Perchè, se dui una cosa amando,</p>
+<p class="i01">In ver de l’altro sta la mente fella?</p>
+<p class="i02"> Dico che ciò deven per accidente;</p>
+<p class="i01">E ciò tu poi veder, che, l’un cessando,</p>
+<p class="i01">In grazia torna de l’offesa mente.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p>
+<p class="i02"> Se per consimel cel costei pur amo, <span class="linenum">[C. c. 54]</span></p>
+<p class="i01">Et ella in ver da me perch’è sì dura</p>
+<p class="i01">Nemica de mercè quant’i’ plù bramo?</p>
+<p class="i02"> O genti cieche et intellecti storpi,</p>
+<p class="i01">Como la via deritta n’è obscura,</p>
+<p class="i01">Non contemplando li celesti corpi!</p>
+<p class="i02"> Esser non po’ che sia la mente nuda</p>
+<p class="i01">D’amare amante, dico, più e meno:</p>
+<p class="i01">Or voglio che tal ditto in te se chiuda.</p>
+<p class="i02"> Se altri t’ama, vogli esser esperto;</p>
+<p class="i01">Or mira se ami e como se’ pieno</p>
+<p class="i01">D’amor; e del contrario serai certo.</p>
+<p class="i02"> Se le toe stelle for nel basso cerchio</p>
+<p class="i01">E quelle de costei ne l’alto punto,</p>
+<p class="i01">Amor t’enfiamma del desio soverchio.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè quisto desío</p>
+<p class="i01">Non cessa, fin ch’amor non è congiunto?</p>
+<p class="i01">E qui te scrivo ciò che ne cred’io.</p>
+<p class="i02"> Onne desio presuppone el fine,</p>
+<p class="i01">Et onne moto consegue soa forma,</p>
+<p class="i01">Et, conseguendo, conven che decline.</p>
+<p class="i02"> Como do’ anime è una per piacere,</p>
+<p class="i01">Cossì doi corpi natura conforma,</p>
+<p class="i01">In quanto po’ seguendo el so volere.</p>
+<p class="i02"> Perchè è sì ardente el paterno amore</p>
+<p class="i01">Che, più che sè, assai li fioli ama,</p>
+<p class="i01">E, sopra tutti, perchè più el menore?</p>
+<p class="i02"> Chè ’l nato la memoria ten del patre,</p>
+<p class="i01">Accorso scrive che de ciò s’enfama: <span class="linenum">[L. c. 56 t.]</span></p>
+<p class="i01">Voglio che mia rason so ditto squatre.</p>
+<p class="i02"> Se altra cosa fa maior memoria <span class="linenum">[C. c. 54 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che li fioli prima ver non dice;</p>
+<p class="i01">De ciò serai tu certo a poco d’ora.</p>
+<p class="i02"> Chi al mondo scrive ciò è noto espresso</p>
+<p class="i01">Che fa maior memoria e più felice:</p>
+<p class="i01">Ascolta como è ver ciò che confesso.</p>
+<p class="i02"> Tesoro edificare e li bon nati,</p>
+<p class="i01">E chi scrivendo leva ’l so intellecto,</p>
+<p class="i01">Conserva la memoria a li passati.</p>
+<p class="i02"> È gentil cosa vivere per fama,</p>
+<p class="i01">Che poi la morte a l’alma fa delecto,</p>
+<p class="i01">Odendo che lo mundo de lei chiama.</p>
+<p class="i02"> Propria carne spirito e natura</p>
+<p class="i01">Che veste ’l nato per vertù divina,</p>
+<p class="i01">Quest’è del patre propria figura.</p>
+<p class="i02"> Nessun altri più che sè sì po’ amare:</p>
+<p class="i01">Questa me pare sentenzia latina;</p>
+<p class="i01">Non te conven plù de ciò dubitare.</p>
+<p class="i02"> Naturalmente ciascun ama tanto,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span></p>
+<p class="i01">Ma l’accidente che natura volve,</p>
+<p class="i01">El patre move el plù el meno alquanto.</p>
+<p class="i02"> Per simel pacto et hanc utilitate,</p>
+<p class="i01">El natural voler se desolve,</p>
+<p class="i01">Amando più el menor per puritate.</p>
+<p class="i02"> Move la purità la mente umana</p>
+<p class="i01">E como donna onesta infiamma ’l core:</p>
+<p class="i01">De qui la mente toa non sia lontana;</p>
+<p class="i02"> Chè cognoscendo questi dolci passi,</p>
+<p class="i01">Sentirà l’alma del novo valore;</p>
+<p class="i01">Sì ch’io te prego che qui non mi lassi,</p>
+<p class="i02"> E fa che ’l dubitare to’ sia possente, <span class="linenum">[C. c. 55]</span></p>
+<p class="i01">Se voi che respondendo te contente.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap2-4">CAPITOLO II&#8205;<a class="tagtitle" id="tag169" href="#note169">[169]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Perchè nel celo son contrarii moti, <span class="linenum">[L. c. 59]</span></p>
+<p class="i01">Che da ponente movon onne pianeta,&#8205;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a></p>
+<p class="i01">Contra del primo manifesti è noti?</p>
+<p class="i02"> Dico che Deo e la natura digne</p>
+<p class="i01">In tutte cose pose fine e meta;</p>
+<p class="i01">Or mira la rason che qui t’assigne.</p>
+<p class="i02"> Se tutt’i celi movessero inseme,</p>
+<p class="i01">Già mobele saría la ferma terra,</p>
+<p class="i01">E solo un tempo senza l’altre streme.</p>
+<p class="i02"> Le qualitati servan quattro tempi,</p>
+<p class="i01">El moto natural che non deserra,</p>
+<p class="i01">Per altri cursi che son plù per tempi.</p>
+<p class="i02"> Perchè scentilla de l’octava spera</p>
+<p class="i01">Ciascuna stella, e le pianete stanno?</p>
+<p class="i01">La mente dubitando vol che quera.</p>
+<p class="i02"> Perchè son più lontan dal nostro aspecto,</p>
+<p class="i01">L’octave stelle, sì che li occhi fanno</p>
+<p class="i01">De questo scintillar novo concepto.</p>
+<p class="i02"> Or prendi exemplo nel propinquo lume,</p>
+<p class="i01">Che quanto più se cessa plù scintilla;</p>
+<p class="i01">Stando da presso muta tal costume.</p>
+<p class="i02"> Perchè s’obscura lo Sol e la Luna?&#8205;<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a></p>
+<p class="i01">Nel primo libro tal rason se stilla,</p>
+<p class="i01">Ma non perch’è sanguigna negra e bruna.</p>
+<p class="i02"> Io dico che movendo quisti lumi,</p>
+<p class="i01">Allora, se Saturno segnoreggia,</p>
+<p class="i01">Son verdi e negri como densi fumi.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span></p>
+<p class="i02"> Sono sanguigni si li mira Marte; <span class="linenum">[C. c. 55 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ciascun vol Iove che bianco se veggia;</p>
+<p class="i01">Venus citrini li fa in onne parte. <span class="linenum">[L. c. 59 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Quando la Luna è ne l’oscuro Sole,</p>
+<p class="i01">Tu vederai diversi colori,</p>
+<p class="i01">Si’ certo che Mercurio ciò vole.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè lo Sole scalda</p>
+<p class="i01">Aprendo d’onne animal li soi pori,</p>
+<p class="i01">S’in lui nisiuna qualità s’esalta?</p>
+<p class="i02"> Li corpi luminosi per natura,</p>
+<p class="i01">Per la reflexion de lor clarezza,</p>
+<p class="i01">In calda forma l’aire trasfigura.</p>
+<p class="i02"> Nel vaso freddo vitriato e polito,</p>
+<p class="i01">De ciò ch’io dico vederai certezza:</p>
+<p class="i01">Or ’scolta che de ciò te fo sentito.</p>
+<p class="i02"> Removi ’l vaso ch’io t’ho sopra ditto,</p>
+<p class="i01">Sì che dal foco caldo non receva,</p>
+<p class="i01">Ma ’l so splendore in lui fera diritto:</p>
+<p class="i02"> Senterai ’l caldo, s’appressi le guance.</p>
+<p class="i01">Per plù sentire, la tua mente leva,</p>
+<p class="i01">Chè ciò ch’io te dico non son ciance.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè sempre vedemo</p>
+<p class="i01">La Luna poca, e poi ven crescendo,</p>
+<p class="i01">De fin ch’è piena, e de ciò certi semo?</p>
+<p class="i02"> Io dico che la Luna non ha la luce</p>
+<p class="i01">Se non dal Sole, che ’n lei splendendo:</p>
+<p class="i01">Quanta ne vedi, tanto ella reluce.</p>
+<p class="i02"> La Terra in mezzo infra lor s’oppone,</p>
+<p class="i01">Però la Luna cossì se demustra,</p>
+<p class="i01">Che là el sole più veder non pone;</p>
+<p class="i02"> Ma quanto va plù verso l’oriente, <span class="linenum">[C. c. 56]</span></p>
+<p class="i01">Tanto a noi plù se mostra lustra,</p>
+<p class="i01">Chè vede el sole più speditamente.</p>
+<p class="i02"> Perchè la donna, se la Luna è piena,</p>
+<p class="i01">Non turba specchio con li occhi sdegnati;</p>
+<p class="i01">E s’ella è poca, de ciò sente pena?</p>
+<p class="i02"> La Luna, per soa natural vertute,</p>
+<p class="i01">Rectifica li umor destemperati,</p>
+<p class="i01">Sì che da lei procede tal salute; <span class="linenum">[L. c. 60]</span></p>
+<p class="i02"> Ma diminuta soa natura innata,</p>
+<p class="i01">Multiplica l’umidità corrotta,</p>
+<p class="i01">Qual fugge la natura stimulata.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè allor questa piaga?</p>
+<p class="i01">Per la freddezza e per la gola giotta</p>
+<p class="i01">Conven ch’ogne mese a ciò se traga.</p>
+<p class="i02"> Perchè ciascuno più la Luna teme,</p>
+<p class="i01">Che non fa ’l Marte Saturno con Iove,</p>
+<p class="i01">Essendo lor potenzie tanto estreme?</p>
+<p class="i02"> Dico che la Luna, se è subiecto</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span></p>
+<p class="i01">De tutti celi, e più presso move,</p>
+<p class="i01">Però tememo plù el so defecto.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè, quando è rotunda,</p>
+<p class="i01">Onne villano li soi travi taglia?</p>
+<p class="i01">Chè allor l’umidità più abbunda,</p>
+<p class="i02"> La qual per più tempo li conserva,</p>
+<p class="i01">Sì che da la ruina non si baglia</p>
+<p class="i01">La fabrica, ma sta dura e acerba.</p>
+<p class="i02"> Perchè suo raggio, se dintra per buco,&#8205;<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a></p>
+<p class="i01">E fer cavallo col piagato dorso;</p>
+<p class="i01">E ciò non avven, se ’n campo lo conduco?</p>
+<p class="i02"> Tu sai che more e spasemando langue,</p>
+<p class="i01">Perchè scolora chi dorme a so corso,</p>
+<p class="i01">Che par che ’n corpo non li sia sangue.</p>
+<p class="i02"> Lo raggio, che per buco cossì spira,</p>
+<p class="i01">Sopra la piaga è più forte unito</p>
+<p class="i01">E reflectendo più renforza l’ira;</p>
+<p class="i02"> Ma li campestri raggi son dispersi,</p>
+<p class="i01">Per l’air che se move e non sta quito;</p>
+<p class="i01">Però tu vidi li effecti diversi.</p>
+<p class="i02"> Trovando la corrotta umiditate,</p>
+<p class="i01">Che per la Luna prende più vigore,</p>
+<p class="i01">Ciascuna de li parti a lei, compate.</p>
+<p class="i02"> Menando el sangue per diverse vene,</p>
+<p class="i01">Li spiriti che corrono al dolore,</p>
+<p class="i01">E quanto po’ ciascuna, tanto sostene. <span class="linenum">[L. c. 60 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Longo dormire non fo senza danno</p>
+<p class="i01">Sotto suo raggio che la vita scorta,</p>
+<p class="i01">E fa de gran dolore novo affanno:</p>
+<p class="i02"> Corrumpe la vertù che l’om nutrica,</p>
+<p class="i01">Per la freddezza che ’l viso ammorta.</p>
+<p class="i01">Conven che d’altra cosa qui te dica.</p>
+<p class="i02"> Or leva la vertù del to intellecto</p>
+<p class="i01">Verso la qualità, dov’hai sospecto.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap3-4">CAPITOLO III&#8205;<a class="tagtitle" id="tag173" href="#note173">[173]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Perchè cigotta la fiamma nel stizzo&#8205;<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a></p>
+<p class="i01">E perchè l’omo subito la smorta?</p>
+<p class="i01">È cosa occulta, natural o vizzo?</p>
+<p class="i02"> Ventosità rechiusa ch’è nel legno,</p>
+<p class="i01">E l’umido ch’è seco ogn’ora porta,</p>
+<p class="i01">Move la fiamma, sì che fa tal segno.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span></p>
+<p class="i02"> Anch’io te voio dir como nel foco <span class="linenum">[C. c. 57]</span></p>
+<p class="i01">Fanno venir figure li piromanti,</p>
+<p class="i01">Chiamando scarbo marmores e sinoco.</p>
+<p class="i02"> Li geomanti con li sicchi&#8205;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> punti,</p>
+<p class="i01">Con l’ossa de li morti nigromanti,</p>
+<p class="i01">Ne l’aire l’idromanti son coniuncti.</p>
+<p class="i02"> Ciascun de quisti, ne la piena Luna,</p>
+<p class="i01">Li spiriti chiamando con lor muse,</p>
+<p class="i01">Sanno ’l futuro per caso e fortuna:</p>
+<p class="i02"> Per strepiti de l’incantate palme,</p>
+<p class="i01">Per l’osso biforcato che se chiuse,</p>
+<p class="i01">Sanno el futuro queste dampnate alme.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or qui me parli obscuro; <span class="linenum">[L. c. 61]</span></p>
+<p class="i01">Che voi tu dir de l’osso biforcato?</p>
+<p class="i01">Chè de le palme qui saver non curo.</p>
+<p class="i02"> L’osso davanti al pecto ch’è nel gallo,</p>
+<p class="i01">Posto nel foco poi ch’è incantato,</p>
+<p class="i01">O strenge o apre senza alcun intervallo.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or qui voio esser certo,</p>
+<p class="i01">Lassando ’l primo unde ’l sermon nacque;</p>
+<p class="i01">Prego che ’l vero qui non sia coperto.</p>
+<p class="i02"> Queste fatture e quisti sortilegi</p>
+<p class="i01">E carmi che se fanno sopra l’acqua</p>
+<p class="i01">Io non credía. De ciò mi correggi.</p>
+<p class="i02"> L’imagin de lo stagno e de la cira,</p>
+<p class="i01">De sperpeglion scriptura de sangue</p>
+<p class="i01">Che con lo spago ligando se tira,</p>
+<p class="i02"> E l’anoctare de le prave vecchie,</p>
+<p class="i01">Che par che ’n celo la stella s’ensangue,</p>
+<p class="i01">Li furti vede alcun pur che se specchie.</p>
+<p class="i02"> E io a te: Omne creata cosa <span class="linenum">[C. c. 57 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ha soa vertute sopra qualitate,</p>
+<p class="i01">Occultamente in lei nascendo posa.</p>
+<p class="i02"> Quisti maligni spiriti, che sanno</p>
+<p class="i01">De li elementi le vertù celate,</p>
+<p class="i01">Per cosa natural questi acti fanno;</p>
+<p class="i02"> Sì che chiamati, con li lor tributi</p>
+<p class="i01">D’umano sangue e con morti gatti&#8205;<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a></p>
+<p class="i01">Con ugne e capilli e altri vuti</p>
+<p class="i02"> E con le dinà carne mirra e ’ncenso</p>
+<p class="i01">Con legno d’aloe e altri patti,</p>
+<p class="i01">Fanno quisti acti veggendo lor censo.</p>
+<p class="i02"> L’imagine che fanno, per amore</p>
+<p class="i01">De quella cira che da prima appare,</p>
+<p class="i01">De ciò io voglio che non si’ in errore.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span></p>
+<p class="i02"> Lo spirto chiamato in quella faccia</p>
+<p class="i01">Le cose natural subito rape,</p>
+<p class="i01">Et onne cosa che delecto faccia.</p>
+<p class="i02"> Move la fantasia de la donna <span class="linenum">[L. c. 61 t.]</span></p>
+<p class="i01">Con queste cose, ardendo nel disio,</p>
+<p class="i01">Sì ch’amor in lei nascendo abonna.</p>
+<p class="i02"> Topazio, che fa vista reversa,</p>
+<p class="i01">A ciò resiste. Quel che te dico io</p>
+<p class="i01">Fa che tu celi a la gente perversa.</p>
+<p class="i02"> Quisti altri, che non possono iacere</p>
+<p class="i01">Con le lor donne, chè son fascinati,</p>
+<p class="i01">Che su ne l’acto perdono ’l volere,</p>
+<p class="i02"> La forza de la vertù genitale,</p>
+<p class="i01">E li organi che per lei son animati</p>
+<p class="i01">Stando ligati in acto naturale;</p>
+<p class="i02"> Ma del cappon la graziosa pietra, <span class="linenum">[C. c. 58]</span></p>
+<p class="i01">Coniuncta con li rami di coralli,</p>
+<p class="i01">Questa freddezza da l’omo si arietra.</p>
+<p class="i02"> Con li fanciulli vergini lo furto,</p>
+<p class="i01">Nel specchio ne lo vitro in cristalli,</p>
+<p class="i01">Alcuno incanta con lo veder curto.</p>
+<p class="i02"> Voglio che saggi qui la nova fraude</p>
+<p class="i01">Che fanno le maligne creature</p>
+<p class="i01">Fra li compagni, per aver plù laude.</p>
+<p class="i02"> Stando ne l’air, reflectendo l’ombre,</p>
+<p class="i01">Non son nel specchio le iuste figure:</p>
+<p class="i01">De tal pensero la mente se sgombre.</p>
+<p class="i02"> El primo, qual ch’incontra quel che fura,</p>
+<p class="i01">Appareli con lo furto manifesto,</p>
+<p class="i01">Con l’accidenti de la soa figura.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Sì dolce è lo savere,</p>
+<p class="i01">Che me de’ perdonar, se io t’enfesto,</p>
+<p class="i01">Ch’io me movo a ciò, per plù vedere.</p>
+<p class="i02"> Le imagin del stagno over del plumbo</p>
+<p class="i01">Fatte sotto l’aspecti de le stelle;</p>
+<p class="i01">Carattere trianguli con salumbo;</p>
+<p class="i02"> Como s’acquista in lor forma e vertute</p>
+<p class="i01">Vorria saver de ciò; dimme novelle;</p>
+<p class="i01">Or leva li occhi per la mia salute.</p>
+<p class="i02"> Et io a ti: Dal celo ven la forma, <span class="linenum">[L. c. 62]</span></p>
+<p class="i01">Che limitando la proporzione,</p>
+<p class="i01">Le quattro qualità questa conforma;</p>
+<p class="i02"> Sì che, nel mixto, natura resulta:</p>
+<p class="i01">Simel è ’l creare e poi perfeczione,</p>
+<p class="i01">Si como ’n calamita è form’occulta</p>
+<p class="i02"> Or prendi exempio qual qui te demostro: <span class="linenum">[C. c. 48 t.]</span></p>
+<p class="i01">Son doie figure d’un beato e santo</p>
+<p class="i01">D’ugual bellezza, presso al viso nostro;</p>
+<p class="i02"> Fatto per Giotto, dico, in divers’ore:</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p>
+<p class="i01">L’una s’ador’e lauda con gran canto,</p>
+<p class="i01">E l’altra press’a questa non ha onore.</p>
+<p class="i02"> Lo spazio che tu fra le stelle vidi,</p>
+<p class="i01">Fra ’l confalone el puzzo el foco sacro,</p>
+<p class="i01">El gran secreto voglion che tu cridi.</p>
+<p class="i02"> Lì sono le carattere consignate.</p>
+<p class="i01">Le lor vertute qui non te disacro,</p>
+<p class="i01">Qual sono da la sibilla sigillate.</p>
+<p class="i02"> E tu a mi: Or quisti ciromanti</p>
+<p class="i01">E quisti auruspi, e quando l’occhio sbatte,</p>
+<p class="i01">Voio saver como de lor canti;</p>
+<p class="i02"> E se ’l sternuto è segno d’accidente,</p>
+<p class="i01">Et incontrare animal vecchie o matte</p>
+<p class="i01">E cieco e zoppo e chi de guercio sente.</p>
+<p class="i02"> Et io a te: Li ciromanti signi,</p>
+<p class="i01">In quanto in noi sono per natura,</p>
+<p class="i01">Io dico che de nota sono digni.</p>
+<p class="i02"> Passa lu signo per li sensi umani,</p>
+<p class="i01">De fin’ a l’entellecto, con forma pura,</p>
+<p class="i01">Si che ’ntendemo l’effecti lontani.</p>
+<p class="i02"> Non che tal segno sia cascion de questo,</p>
+<p class="i01">Ma noi fa certi onde ’l segno move,</p>
+<p class="i01">Chè tanto el iudicar se fa plù presto.</p>
+<p class="i02"> Metter se vol la man ne l’acqua calda,&#8205;<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a></p>
+<p class="i01">Che li accidenti segni ella remove;</p>
+<p class="i01">E con li natural reman poi salda.</p>
+<p class="i02"> Del sbatter de li occhi qui te dico, <span class="linenum">[C. c. 59]</span></p>
+<p class="i01">Che ben è segno de futuri eventi: <span class="linenum">[L. c. 62 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ascolta la rason che qui te applico.</p>
+<p class="i02"> Quisti doi lumi de la nostra vita</p>
+<p class="i01">Sono casone de quisti accidenti,</p>
+<p class="i01">E po’ natura ch’è da lor nutrita.</p>
+<p class="i02"> L’alma gentile, che rememorata</p>
+<p class="i01">Da li superni lumi e da lor guida,</p>
+<p class="i01">Mostra per segno sì com’è informata.</p>
+<p class="i02"> Denanti al caso, col temer se stregne;</p>
+<p class="i01">Denanti de lo ben, forte se fida,</p>
+<p class="i01">Secondo che disopra in lor se pegne.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Se questo acto depende</p>
+<p class="i01">Dal celo, che ne l’alma fa conspecto,</p>
+<p class="i01">El proprio futuro perchè non intende?</p>
+<p class="i02"> Che la grossezza de li umani sensi</p>
+<p class="i01">Obfusca la vertù de l’intellecto:</p>
+<p class="i01">Qui non te parlo secondo li sensi.</p>
+<p class="i02"> Dormendo, quisti sensi ben receve</p>
+<p class="i01">El proprio accidente su nel sogno,</p>
+<p class="i01">Che contemplando la vertù conceve.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span></p>
+<p class="i02"> Or prendi exempio e guarda l’epilenti,</p>
+<p class="i01">Qualor de dubitar te fa bisogno,</p>
+<p class="i01">Che dicono el futuro resurgenti.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè son quisti moti</p>
+<p class="i01">Ne li occhi sempre e ne l’altre membra</p>
+<p class="i01">Sono da li iudicii remoti?</p>
+<p class="i02"> Che l’alma, mota da la summa luce,</p>
+<p class="i01">De la più degna parte se remembra,</p>
+<p class="i01">Sì che ne li occhi tal moto conduce.</p>
+<p class="i02"> Auruspi sternutare e altri effecti, <span class="linenum">[C. c. 59 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ciascun ha qualche vero, ma non sempre,</p>
+<p class="i01">In quanto noi de ciò semo sospecti.</p>
+<p class="i02"> Questi che fanno la notoria arte</p>
+<p class="i01">È ver che l’ignoranzia da lor stempre,</p>
+<p class="i01">O è ver che son perdute le lor carte?</p>
+<p class="i02"> Et io a te: In ciò t’è testo Deo;</p>
+<p class="i01">Chè in quell’arte son le prece sancte: <span class="linenum">[L. c. 63]</span></p>
+<p class="i01">È utele secondo ’l parer meo.</p>
+<p class="i02"> Son molti li chiamati e pochi electi</p>
+<p class="i01">A conseguire le vertute tante</p>
+<p class="i01">E contemplar li divini conspecti.</p>
+<p class="i02"> Ormai resurga in te la mente nova</p>
+<p class="i01">Del dubitar, per veder la prova.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap4-4">CAPITOLO IV&#8205;<a class="tagtitle" id="tag178" href="#note178">[178]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Perchè è più freddo quant’è più serino?</p>
+<p class="i01">Dico che ’l vento che ven d’aquilone</p>
+<p class="i01">Allora li vapori mett’ al declino;</p>
+<p class="i02"> Ma, respirando poi el meridiano,</p>
+<p class="i01">Che soa caldezza li vapor compone,</p>
+<p class="i01">Sì che fa ’l tempo quasi dolce e piano.</p>
+<p class="i02"> Perchè è più friddo nascendo l’aurora</p>
+<p class="i01">Che in mezza nocte e quando ’l Sol se cela?</p>
+<p class="i01">Che la rosata stilla giù in quell’ora.</p>
+<p class="i02"> In mezza nocte l’ora è più fredda.</p>
+<p class="i01">Chè più remoto è ’l sole e più congela;</p>
+<p class="i01">La sira è press’al sole, e però non affredda.</p>
+<p class="i02"> Perchè d’estate sono maior le vampe</p>
+<p class="i01">La nocte assai più che ’l iorno, dico?</p>
+<p class="i01">O tu che scrivi la tua man non ’ngiampe.</p>
+<p class="i02"> Che l’aquilone ten le penne strette <span class="linenum">[C. c. 60]</span></p>
+<p class="i01">D’estate, perchè regna ’l so nimico;</p>
+<p class="i01">Ma, nel gelato tempo, for le mette.</p>
+<p class="i02"> Perchè d’estate, quando è l’air bruno</p>
+<p class="i01">Celato ’l Sole da le nube dense,</p>
+<p class="i01">Che sì gran vampa fa languir ciascuno?</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p>
+<p class="i02"> Dico che allotta ’l sole è sì fervente <span class="linenum">[L. c. 63 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che scalda queste nube e falle accense;</p>
+<p class="i01">Po’ la vampa ne l’air se sente.</p>
+<p class="i02"> Anch’io te voio più expresso dire</p>
+<p class="i01">Perchè è plù freddo nel tempo stellato:</p>
+<p class="i01">Or ’scolta qui, se ciò vôi sentire.</p>
+<p class="i02"> Exala el caldo e l’umido su mena,</p>
+<p class="i01">Per qual’umidità l’air è gelato,</p>
+<p class="i01">E la rosata piove allor ben piena;</p>
+<p class="i02"> Però, nel freddo e nel tempo fosco,</p>
+<p class="i01">Che ’l caldo se reserva e non exala,</p>
+<p class="i01">Brina non cade nè in prato nè in bosco.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè vedem la stella</p>
+<p class="i01">Fuggir per l’aire, e in terra cala?</p>
+<p class="i01">De ciò te voio dir certa novella:</p>
+<p class="i02"> Non cagiono le stelle de le spere,</p>
+<p class="i01">Che l’una copreria tutta la terra,</p>
+<p class="i01">Ma ’l vento, che da quella parte fere,</p>
+<p class="i02"> Move per l’aire li vapori infocati.</p>
+<p class="i01">Dicono certi che nel celo è guerra;</p>
+<p class="i01">Or quisti son li simplici dampnati.</p>
+<p class="i02"> Perchè chiamando in Ascoli tu senti,</p>
+<p class="i01">Presso a le mura de le oneste donne,</p>
+<p class="i01">Consimel voce respondendo senti?</p>
+<p class="i02"> Dico che l’aire questa voce porta, <span class="linenum">[C. c. 60 t.]</span></p>
+<p class="i01">Trova l’opposto che reflecte l’onne,</p>
+<p class="i01">Sì che la voce torna qui rescorta.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or questa galassia,&#8205;<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a></p>
+<p class="i01">Secondo la sentenzia del magistro,</p>
+<p class="i01">Voio saver da te che cosa sia.</p>
+<p class="i02"> Dico, secondo l’altra opinione,</p>
+<p class="i01">Ma non prindissi l’altra nel sinistro!...</p>
+<p class="i01">Ove se forma la mia intenzione.</p>
+<p class="i02"> Son prima molte stelle troppo spisse,</p>
+<p class="i01">Ch’illuminando fanno la chiarezza,</p>
+<p class="i01">Son de l’octava spera stelle fisse:</p>
+<p class="i02"> Son strette sì, che l’una l’altra tocca; <span class="linenum">[L. c. 64]</span></p>
+<p class="i01">Cossì se mostra la bianca bellezza,</p>
+<p class="i01">Questa è la via de la gente sciocca.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or di’ se io dico bene:</p>
+<p class="i01">Vento non è altro che de l’air moto.</p>
+<p class="i01">Ormai de dubitar qui me convene.</p>
+<p class="i02"> Perchè, quando comenza primavera</p>
+<p class="i01">De verno e quando autunno sta remoto,</p>
+<p class="i01">Regna l’australe con la spessa schera?</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span></p>
+<p class="i02"> Dico che ’l sole che leva li flati</p>
+<p class="i01">De verno ascende verso quella parte,</p>
+<p class="i01">E scaldali ne li tempi nominati;</p>
+<p class="i02"> E l’aquilone respira d’estate,</p>
+<p class="i01">Che ’ntanno el sole de lì non se parte,</p>
+<p class="i01">Secondo le nature son limitate.</p>
+<p class="i02"> Perchè lo vento che ven d’oriente</p>
+<p class="i01">D’essere sano porta più la voce,</p>
+<p class="i01">Che non fa l’altro che ven da ponente?</p>
+<p class="i02"> Dico che ’l sole, con li dolci raggi, <span class="linenum">[C. c. 61]</span></p>
+<p class="i01">Purificando sempre lo conduce;</p>
+<p class="i01">Or guarda che in error de ciò non caggi.</p>
+<p class="i02"> Perchè ven de la bocca freddo e caldo</p>
+<p class="i01">El flato, dico, quando hala l’omo?</p>
+<p class="i01">Ven congregato el fiato e tutto saldo;</p>
+<p class="i02"> Soffiando, non ven l’air congregato,</p>
+<p class="i01">Però ven friddo; tu vidi ben como.</p>
+<p class="i01">Or vidi tu medesmo se t’ho ’ngannato.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or di’ come prende forma</p>
+<p class="i01">Del cor dolente e como nasce ’l sospiro</p>
+<p class="i01">E quando del pensier l’alma se forma.</p>
+<p class="i02"> Non respira l’omo, onde infiamma ’l core;</p>
+<p class="i01">Da po’, tira l’air, sentendo il martiro,</p>
+<p class="i01">Sì che ’l suspir, languendo, manda fore.</p>
+<p class="i02"> Como plù è ’l penser, più lu sospir se spande;</p>
+<p class="i01">Che, quanto plù del tempo el penser fura,</p>
+<p class="i01">Cotant’è più de l’aire el tracto grande.</p>
+<p class="i02"> Contenta l’alma lo sospir d’amore, <span class="linenum">[L. c. 64 t.]</span></p>
+<p class="i01">E certa gente forma la natura,</p>
+<p class="i01">Che desiando nel suspir se more.</p>
+<p class="i02"> Io me ricordo che già sospirai,&#8205;<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a></p>
+<p class="i01">Sì nel partire da quil dolce loco,</p>
+<p class="i01">Ch’io dir non so perchè ’l cor non lassai:</p>
+<p class="i02"> Sperando de tornar, passo martiri,</p>
+<p class="i01">Strugendose lo cor a poco a poco,</p>
+<p class="i01">’Nanti ch’io traga l’ultimi sospiri.</p>
+<p class="i02"> Oimè quill’occhi da cui son luntano,&#8205;<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a></p>
+<p class="i01">Oimè memoria del passato tempo,</p>
+<p class="i01">Oimè la dolce fe’ de quella mano,</p>
+<p class="i02"> Oimè la gran vertù del so valore, <span class="linenum">[C. c. 61 t.]</span></p>
+<p class="i01">Oimè che ’l mio morir non è per tempo,</p>
+<p class="i01">Oimè pensando quant’è el mio dolore!</p>
+<p class="i02"> Ora piangete, dolenti occhi mei,&#8205;<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a></p>
+<p class="i01">Poi che, morendo, non viditi lei!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap5-4">CAPITOLO V&#8205;<a class="tagtitle" id="tag183" href="#note183">[183]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Veggio ch’ ’l tempo tralucendo passa,</p>
+<p class="i01">Però non dare induzio a lo bene,</p>
+<p class="i01">Che ’l tempo mai non torna, poi che lassa;</p>
+<p class="i02"> Po’ ’l tempo non vale, se non è pentire.</p>
+<p class="i01">Per quattro cose pianger se convene,</p>
+<p class="i01">Che fanno per dolor el cor languire.</p>
+<p class="i02"> Conven ch’a lagrimar l’alma consenta</p>
+<p class="i01">A li occhi tristi per l’inchiusa doglia,</p>
+<p class="i01">Che ’l iusto pianto so quanto contenta.</p>
+<p class="i02"> Pianger dirietro al tempo è senza fructo,</p>
+<p class="i01">E sopra amico che fuo d’una voglia</p>
+<p class="i01">E fin a la morte liberale in tucto.</p>
+<p class="i02"> Chi ha vertù e non consegue onore,</p>
+<p class="i01">A chi fo già felice et è caduto,</p>
+<p class="i01">Licito è el pianto per cotal dolore.</p>
+<p class="i02"> Quasi se perde, chi che perde amico:</p>
+<p class="i01">O quanto attrista lu tempo perduto,</p>
+<p class="i01">Pensando l’alma e ragionando sico!</p>
+<p class="i02"> Sì che non perder tempo; ormai te leva</p>
+<p class="i01">Del tuo intellecto movendo li remi,</p>
+<p class="i01">Dicendo a me perchè ’l mar se solleva</p>
+<p class="i02"> E poi s’abbassa, fra la nocte e ’l iorno;</p>
+<p class="i01">E perchè è l’acqua salsa, tu me spremi:</p>
+<p class="i01">De ciò sentir assai son ito intorno.</p>
+<p class="i02"> La Luna, dico, per soa forma occulta, <span class="linenum">[C. c. 62]</span></p>
+<p class="i01">Da l’oriente fin ch’è nel mezzo celo,</p>
+<p class="i01">Tirando ’l mare nasce l’onda molta;</p>
+<p class="i02"> Dal mezzo celo, fin ch’è a l’occidente,</p>
+<p class="i01">Quiesce ’l mare, e ’l perchè non te celo;</p>
+<p class="i01">Chè soa vertù in lui non è possente:</p>
+<p class="i02"> Da l’occidente in fin a la mezza notte&#8205;<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>,</p>
+<p class="i01">Regonfia el mare, e verso la luna alza;</p>
+<p class="i01">Da poi se posa in fin a la prima otte.</p>
+<p class="i02"> L’ardente sole el sottile resolve,</p>
+<p class="i01">Lassando el grosso po’ e l’acqua salsa</p>
+<p class="i01">Amara sì che mai non se dissolve.</p>
+<p class="i02"> Perchè son calde e sì ferventi l’acque,</p>
+<p class="i01">Che vegnon sotto terra da le vene?</p>
+<p class="i01">O quanto l’ignoranzia me despiacque,</p>
+<p class="i02"> Vedendo de Viterbo el Bulicano,</p>
+<p class="i01">El bagno de Pozzolo&#8205;<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> come vene,</p>
+<p class="i01">E l’Acqua Santa nostra e sott’Agnano.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p>
+<p class="i02"> Dicote che de sotto, ne le caverne,</p>
+<p class="i01">Per solfore se fanno l’acque calde,</p>
+<p class="i01">Sì como per l’odor ciascun discerne.</p>
+<p class="i02"> O quanti son li meati, ch’i’ non appello,</p>
+<p class="i01">E l’infernali abissi e le castalde <span class="linenum">[L. c. 65]</span></p>
+<p class="i01">E Strongolo e Vulcano e Mongibello.</p>
+<p class="i02"> Perchè el dinaro ne l’acqua se mostra</p>
+<p class="i01">Maior, quando el Sole lì resplende?</p>
+<p class="i01">Che sono spersi ne la vita nostra</p>
+<p class="i02"> Li spirti, dico, da cotal splendore</p>
+<p class="i01">E a lo nostro viso, che comprende,</p>
+<p class="i01">Se mostra questa quantità maiore.</p>
+<p class="i02"> Perchè se l’acqua fredda in vetro messa <span class="linenum">[C. c. 62 t.]</span></p>
+<p class="i01">Oppost’al sole arde il bianco panno;</p>
+<p class="i01">Se è calda l’acqua, questo effecto cessa?</p>
+<p class="i02"> Dico che l’acqua fredda fa repulsa</p>
+<p class="i01">De quisti raggi che nel vetro danno,</p>
+<p class="i01">Sì che ’l caldo verso ’l panno stulsa.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè de le cisterne</p>
+<p class="i01">L’acqua naturalmente se restregne,</p>
+<p class="i01">In ciò ciascun quest’altre vieta e sperne?</p>
+<p class="i02"> Io dico che per soa subtilitate</p>
+<p class="i01">E ligerezza el corpo se congegne;</p>
+<p class="i01">L’altr’acqua move per soa gravitate.</p>
+<p class="i02"> Perchè è plù sana l’acqua che plù tosto</p>
+<p class="i01">Se scalda e affredda in poco d’ora?</p>
+<p class="i01">Se tu m’hai inteso ben, io t’ho resposto.</p>
+<p class="i02"> L’acqua suttile il foco tosto infiamma,</p>
+<p class="i01">El caldo nel sottil poco dimora,</p>
+<p class="i01">Ma l’acqua cruda assai plù te’ la fiamma.</p>
+<p class="i02"> Perchè d’estate, quando l’acqua plove,</p>
+<p class="i01">Demostra sopra terra tante ampolle,</p>
+<p class="i01">E l’acqua ch’è de verno ciò non move?</p>
+<p class="i02"> Dico che l’acqua è calda d’istate;</p>
+<p class="i01">Cadendo in terra, resurgendo bolle;</p>
+<p class="i01">L’iverno per lo freddo son pianate.</p>
+<p class="i02"> Perchè d’estate, in le gran tempeste,</p>
+<p class="i01">La gente sona a stormo le campane?</p>
+<p class="i01">Che ’l sono rompe l’aire e tolle peste:</p>
+<p class="i02"> Anch’io te dico che li angeli maligni,</p>
+<p class="i01">Invidiosi de le genti umane, <span class="linenum">[L. c. 66]</span></p>
+<p class="i01">Fanno tempeste per certi desdigni,</p>
+<p class="i02"> Sì che, sonando le divine tube, <span class="linenum">[C. c. 63]</span></p>
+<p class="i01">Fugge lor secta como gente rotta.</p>
+<p class="i01">Quisto secreto Dante non conube.&#8205;<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a></p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span></p>
+<p class="i02"> Sì che ’nvano, dico, non se sona</p>
+<p class="i01">Onne campana tempestando allotta,</p>
+<p class="i01">Secondo che ’l mio dicto te rasona.</p>
+<p class="i02"> Perchè è signo che più dure l’acqua,</p>
+<p class="i01">Facend’in terr’ampolle e li gran cerchi?</p>
+<p class="i01">Che de maior altezza se desacqua</p>
+<p class="i02"> E dalle spesse nube forte cade;</p>
+<p class="i01">Però se fanno li cerchi soverchi,</p>
+<p class="i01">E par, cadendo, che la terra sbade:</p>
+<p class="i02"> E l’arco d’oriente te sia signo</p>
+<p class="i01">Che muta ’l dolce tempo nel maligno.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap6-4">CAPITOLO VI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag187" href="#note187">[187]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Non ha vertute, dico, d’intellecto</p>
+<p class="i01">Chi non ha el ben per bene e ’l mal per male</p>
+<p class="i01">E chi non sdegna de l’altrui defecto.</p>
+<p class="i02"> Superbia non cade mai in desdigno</p>
+<p class="i01">Ne l’omo, perchè, se nel mondo vale,</p>
+<p class="i01">Possendose vendicar se fa benigno.</p>
+<p class="i02"> L’ingiuria che nasce plù da presso</p>
+<p class="i01">Redoppia ne l’alma el gran dolore,</p>
+<p class="i01">Chè l’omo se desdegna fra sè stesso.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Io prego che retorni</p>
+<p class="i01">Ne li penseri primi del tuo core,</p>
+<p class="i01">Da me che l’ignoranzia distorni.</p>
+<p class="i02"> S’una natura è in tutta la terra, <span class="linenum">[L. c. 66 t.]</span></p>
+<p class="i01">Perchè in un loco doie simel piante</p>
+<p class="i01">Inseme poste, che l’una s’atterra</p>
+<p class="i02"> E l’altra cresce producendo fructi? <span class="linenum">[C. c. 63 t.]</span></p>
+<p class="i01">Perchè minere d’oro e pietre tante</p>
+<p class="i01">Sono in Levante per li lochi tucti?</p>
+<p class="i02"> E io a te: Sì como dice Plato,</p>
+<p class="i01">De octo nature de vertù le parte</p>
+<p class="i01">Che li prendesse forme onne creato.</p>
+<p class="i02"> Secundo el celo se dispone el loco.</p>
+<p class="i01">È lì che nasce, secondo nostra arte.</p>
+<p class="i01">Or qui me vieni intendendo un poco.</p>
+<p class="i02"> Sì como ferro tira calamita,</p>
+<p class="i01">Cossì ciascuna vegetabel pianta</p>
+<p class="i01">Tira l’omore proprio a soa vita;</p>
+<p class="i02"> Sì che la terra le piante nutrica,</p>
+<p class="i01">Secondo la vertù che loro ammanta:</p>
+<p class="i01">Cossì la qualitate in lor s’applica.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span></p>
+<p class="i02"> La colloquinta de le parti aduste</p>
+<p class="i01">Tira l’amaro e lassa la dolcezza;</p>
+<p class="i01">E fanno lo contrario le altre arbuste.</p>
+<p class="i02"> Ben ha la terra, dico, una natura,</p>
+<p class="i01">Ma son diversi lochi per certezza,</p>
+<p class="i01">Secondo el celo che li ten figura.</p>
+<p class="i02"> Sì che respondo a la toa questione:</p>
+<p class="i01">De le toe piante, io dico, terminando,</p>
+<p class="i01">Facciate certo questa opinione.</p>
+<p class="i02"> Sotto diverse stelle furon poste,</p>
+<p class="i01">O for per accidente lor piantando:</p>
+<p class="i01">Quì non te posso far altre resposte.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè qui la minera</p>
+<p class="i01">De l’oro, e qui de ferro, e lì de stagno?</p>
+<p class="i01">E io a te: Questa sentenzia è vera.</p>
+<p class="i02"> De molte question, se qui m’entendi, <span class="linenum">[C. c. 64]</span></p>
+<p class="i01">Vederai el ver e non te darai lagno:</p>
+<p class="i01">Del dubitar or guarda e attendi.</p>
+<p class="i02"> Divi saver che septe metalli <span class="linenum">[L. c. 67]</span></p>
+<p class="i01">Son generati da li septe celi,</p>
+<p class="i01">I’ dico ’n monti, in piano, in valli.</p>
+<p class="i02"> Dove el pianeta regna, per soa vista,</p>
+<p class="i01">Con li soi raggi acuti como teli,</p>
+<p class="i01">Forma el metallo de la terra mixta.</p>
+<p class="i02"> Saturno lo piumbo, lo ferro fa Marte,</p>
+<p class="i01">Venus lo stagno, fa Iove lo rame,</p>
+<p class="i01">Lo Sol fa l’oro, che male lo comparte;</p>
+<p class="i02"> La Luna fa l’argento, dico, morto,</p>
+<p class="i01">Mercurio fa ’l vivo senza scame;</p>
+<p class="i01">O quanti n’ha conducti già a mal porto!</p>
+<p class="i02"> E tu a mi: Cridi che, per arte,</p>
+<p class="i01">Se possa dar a li metalli forma,&#8205;<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a></p>
+<p class="i01">Se li elementi alcun vince e desparte?</p>
+<p class="i02"> Dico che l’arte la natura segue</p>
+<p class="i01">Quanto al poter, ma non se conforma</p>
+<p class="i01">Chè possa conseguir mai le soe tregue.</p>
+<p class="i02"> Sono doie case in un piccol monte;</p>
+<p class="i01">Ne l’una onne animal che nasce, more;</p>
+<p class="i01">Ne l’altra la salute in lor ten fronte:</p>
+<p class="i02"> Vorria saver se el loco ha cotal forza,</p>
+<p class="i01">Over onde procede tal valore;</p>
+<p class="i01">Per contentarme la toa mente sforza.</p>
+<p class="i02"> E io a te: Da li superni lumi,</p>
+<p class="i01">Ciascun dà forma, conserva e corrompe</p>
+<p class="i01">Queste create cose e lor costumi.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span></p>
+<p class="i02"> È simel pietra de l’umano seme,&#8205;<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> <span class="linenum">[C. c. 64 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che subito che ’n donna lo prorompe,</p>
+<p class="i01">Sotto cotal celo la vertù se spreme</p>
+<p class="i02"> Quando la prima pietra che s’asside</p>
+<p class="i01">Nel fundamento, allora si despone</p>
+<p class="i01">Lo loco che da ciò non se divide.</p>
+<p class="i02"> Sotto ’l maligno celo fo edificata</p>
+<p class="i01">La casa, ove è questa lesione;</p>
+<p class="i01">E sotto el benigno l’altra fo fondata.</p>
+<p class="i02"> Sì che li siti sono divisati <span class="linenum">[L. c. 67 t.]</span></p>
+<p class="i01">Da li celesti corpi, e poi vidi</p>
+<p class="i01">Li effecti de le terre variati.</p>
+<p class="i02"> In una terra guerra e fame e peste;</p>
+<p class="i01">Guarda Toscana, se tu non mi cridi;</p>
+<p class="i01">E l’altra del contrario se veste.</p>
+<p class="i02"> Le stelle viziose de li signi</p>
+<p class="i01">Fanno accidenti e vicii ne le terre:</p>
+<p class="i01">Se’ Romagnolo e temo che non sdigni.</p>
+<p class="i02"> Or guardisi la testa el Bolognino,</p>
+<p class="i01">Che piccoletta piaga non l’atterre;</p>
+<p class="i01">Cossì le gambe guardi el Fiorentino;</p>
+<p class="i02"> La chiocca taurina, che ascese</p>
+<p class="i01">Facendo de filosofi lu nido,</p>
+<p class="i01">L’Ariete cadendo allor discese.</p>
+<p class="i02"> E parte de l’Aquario e de Pesce&#8205;<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a></p>
+<p class="i01">Cadde in Fiorenza: ciò non sappe Guido.</p>
+<p class="i01">Perchè quisto accidente li più cresce?</p>
+<p class="i02"> L’Ariete fa la testa con la faccia</p>
+<p class="i01">In onne animal, e Tauro el collo,</p>
+<p class="i01">E Gemini le spalle con le braccia;</p>
+<p class="i02"> Del Gammaro le stelle tucto el casso; <span class="linenum">[C. c. 65]</span></p>
+<p class="i01">El stomaco el polmon e el cor non tollo;</p>
+<p class="i01">El splene con le coste a lor pur lasso;</p>
+<p class="i02"> E formano le stelle de Lione</p>
+<p class="i01">Lu stomaco, lu core e dosso e ’l lato;</p>
+<p class="i01">Nel ventre ten la Virgine rasone;</p>
+<p class="i02"> Porta la Libra, ne le soe belance,</p>
+<p class="i01">Le membra genital de ciascun nato</p>
+<p class="i01">De for el ventre: Queste non son ciance.</p>
+<p class="i02"> E l’ombelico li lombi con l’anche,</p>
+<p class="i01">E le doie parti sopra quai se posa</p>
+<p class="i01">L’omo, sentendo le soe gambe stanche;</p>
+<p class="i02"> Ove sta el seme e l’acqua che se stilla,</p>
+<p class="i01">E altro che tacere è bella cosa,</p>
+<p class="i01">Governa Scorpion quando sintilla.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p>
+<p class="i02"> E chi con l’arco in celo pur menazza <span class="linenum">[L. c. 68]</span></p>
+<p class="i01">Le femora conforma soe sagette;</p>
+<p class="i01">E Capricorno le genocch’allazza.</p>
+<p class="i02"> Aquario le gambe radiando,</p>
+<p class="i01">El Pesce, che è ultimo de’ sette,</p>
+<p class="i01">Forma li pedi onnora guizzando.</p>
+<p class="i02"> Per questi l’oniverse creature</p>
+<p class="i01">Sono disposte le terre e li siti,</p>
+<p class="i01">Secondo el modo de le lor figure.</p>
+<p class="i02"> Quel che tu vidi poi sentir omai</p>
+<p class="i01">De li mei citadini, che son politi,</p>
+<p class="i01">E como lepra lì non fo già mai:</p>
+<p class="i02"> Ben fo possente in lor lu sexto signo,</p>
+<p class="i01">E son contento de quel che se dice,</p>
+<p class="i01">Ch’ha renovato el scripto Sancto Mingno.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè non po’ seguire, <span class="linenum">[C. c. 65 t.]</span></p>
+<p class="i01">E quale è la rason che contradice,</p>
+<p class="i01">Dui corpi che ’n un loco un se mire?</p>
+<p class="i02"> Ficcando lancia giù ne l’acqua in fondo,</p>
+<p class="i01">Un corpo, è in tre lochi: e questo è certo.</p>
+<p class="i01">L’ultima è vera, se provi il secondo.</p>
+<p class="i02"> Non è la lancia in terra, in acqua e in aire.</p>
+<p class="i01">Anch’io te provo e dico plù scoverto:</p>
+<p class="i01">Un elemento se de l’altro vaire,</p>
+<p class="i02"> Son quattro corpi, dico, simul mixto,</p>
+<p class="i01">E l’air con la luce corporata</p>
+<p class="i01">Io veggio dunqua; pur, nel primo insixto.</p>
+<p class="i02"> E io a te: Se io solvo, non gridare,</p>
+<p class="i01">Che utel è ’l tacere a la fiata,</p>
+<p class="i01">Quando non se conven plù de parlare;</p>
+<p class="i02"> E dico ch’è impossibel che dui corpi</p>
+<p class="i01">Esser in un loco e loco senza corpo:</p>
+<p class="i01">Non voio plù che del falso te torpi.</p>
+<p class="i02"> Pone ’l me’ maestro, tu divi saper dove,</p>
+<p class="i01">Rason è che te ponge come scorpo;</p>
+<p class="i01">Ascolta ciò che te dico e che me move.</p>
+<p class="i02"> El loco è como forma de locato&#8205;<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> <span class="linenum">[L. c. 68 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che termena el corpo qual contene,</p>
+<p class="i01">Sì como soa materia ha informato.</p>
+<p class="i02"> Non po’ una materia aver plù forme,</p>
+<p class="i01">Sì ch’a un corpo un loco convene,</p>
+<p class="i01">Ch’è sì como materia in lui se forme.</p>
+<p class="i02"> Onde, a la toa prima rason respondo:</p>
+<p class="i01">Per contiguitate quella lancia</p>
+<p class="i01">È in un loco; cossì te confondo;</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span></p>
+<p class="i02"> E li elementi, dico, un corpo fanno. <span class="linenum">[C. c. 66]</span></p>
+<p class="i01">Chi dice che la voce è corpo ciancia.</p>
+<p class="i01">Secondo el ditto de color che sanno,</p>
+<p class="i02"> Non tegnono nel mixto li elementi</p>
+<p class="i01">Proprie forme; voglio che tu senti.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap7-4">CAPITOLO VII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag192" href="#note192">[192]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Io ho avuto paura de tre cose:</p>
+<p class="i01">D’esser d’animo povero e mendico,</p>
+<p class="i01">Io so che tu m’entendi senza chiose,</p>
+<p class="i02"> De servire altrui e despiacere,</p>
+<p class="i01">E perder per lo mio defecto amico;</p>
+<p class="i01">Onde io so’ ricco, quanto al mio vedere,</p>
+<p class="i02"> Chè speso ho el tempo de mia poca vita</p>
+<p class="i01">In acquistar scienzia et onore</p>
+<p class="i01">Et in seguire altrui con l’alma unita.</p>
+<p class="i02"> Non per ricchezza fra li boni ho loco;</p>
+<p class="i01">Non val ricchezza a povertà de core,</p>
+<p class="i01">E poco vale a chi conosce poco.</p>
+<p class="i02"> S’io avessi conoscenza, qual io bramo,</p>
+<p class="i01">De le bestie, sì como de li umani,</p>
+<p class="i01">Non amaria molti ch’io amo. <span class="linenum">[L. c. 69]</span></p>
+<p class="i02"> Amore e anche l’odio desface</p>
+<p class="i01">La cognoscenza con li penser vani,</p>
+<p class="i01">Fin che ven iorno che speranza tace.</p>
+<p class="i02"> Porresti dubitar perchè ciò dico?</p>
+<p class="i01">E io a te: Perchè son nati multi,</p>
+<p class="i01">Che parlano secondo el tempo antiquo,</p>
+<p class="i02"> Chè a saver cose meraviose</p>
+<p class="i01">Ove non è fructo, dicono li stulti,</p>
+<p class="i01">Snizzando le lor bocche desdegnose.</p>
+<p class="i02"> Grande è la pena qui e plù lo tacere; <span class="linenum">[C. c. 66 t.]</span></p>
+<p class="i01">Convience de partir da questa gente,</p>
+<p class="i01">Che d’omini non nacque ma de fere,</p>
+<p class="i02"> Rengrazio ’l mio Signor che non me fece</p>
+<p class="i01">Del numero de quisti da niente,</p>
+<p class="i01">E de intellecto che non me desfece.</p>
+<p class="i02"> Un om iuva cento, e cento no iuva uno;</p>
+<p class="i01">Tant’è ’l valor de l’om, quant’ha intellecto,</p>
+<p class="i01">E quanto ha al mondo de grazia dono;</p>
+<p class="i02"> Assai è ricco l’om po’ ch’è contento;</p>
+<p class="i01">E meglio è conoscenza con defecto,</p>
+<p class="i01">Che non ricchezza con viver in stento.</p>
+<p class="i02"> Non ebbi, n’averò, nè ho mai spene</p>
+<p class="i01">In om che viva, sì ch’è d’avanzo</p>
+<p class="i01">S’io conseguisco el non pensato bene.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span></p>
+<p class="i02"> Per te si’ bono, non sperando in omo;</p>
+<p class="i01">Chè troppo ha sale la cena col pranzo</p>
+<p class="i01">De l’altrui pane, tu vidi ben como.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Omai è tempo et ora,</p>
+<p class="i01">Con questa gente, de parlar tacendo,</p>
+<p class="i01">Ove cotanta ignoranzia demora.</p>
+<p class="i02"> Or dimme de queste ombre che vedemo,&#8205;<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a></p>
+<p class="i01">Prima ch’io faccia quel ch’è diffinendo,</p>
+<p class="i01">Chè ’l tempo te non lassi. O quanto io temo!</p>
+<p class="i02"> Ombra non è altro che celata luce</p>
+<p class="i01">Da corpo tenebroso che receve</p>
+<p class="i01">Lo raggio che dirietro non traluce. <span class="linenum">[L. c. 69 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Secondo che la luce è alta o bassa,</p>
+<p class="i01">L’ombra cossì diversa e qui advene;</p>
+<p class="i01">Per più veder in ciò la mente spassa.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Omai vorria sentire <span class="linenum">[C. c. 67]</span></p>
+<p class="i01">Qual’è quell’ombra che chiami reversa,</p>
+<p class="i01">Che la deritta so ben che vol dire.</p>
+<p class="i02"> Che onne corpo ch’è diritt’en piano</p>
+<p class="i01">Facendo, como vole, umbra reversa,</p>
+<p class="i01">Questa è deritta da presso e lontano.</p>
+<p class="i02"> Se corpo astile cade sopra torre,</p>
+<p class="i01">Quell’ombra si è reversa che tu vidi,</p>
+<p class="i01">Che varia secondo che ’l Sol corre;</p>
+<p class="i02"> Questa crescendo, la deritta scema,</p>
+<p class="i01">E ciò converso, voglio che te fidi,</p>
+<p class="i01">Chè ver te dice qui onne mio tema.</p>
+<p class="i02"> Perchè, quanto la luce è plù da presso</p>
+<p class="i01">Dal corpo, tanto fa l’ombra menore,</p>
+<p class="i01">Et è maior, quanto è più da cesso?</p>
+<p class="i02"> Lu raggio ch’è da presso è in sè unito,</p>
+<p class="i01">Despargese lontano lo splendore;</p>
+<p class="i01">Guarda lu lume e leva su ’l to dito.</p>
+<p class="i02"> Perchè tremano l’ombre ne l’extremo?</p>
+<p class="i01">Guarda lo Sole che ven per fenestre:</p>
+<p class="i01">Dal gran Magistro doie rasone avemo.</p>
+<p class="i02"> Trema la spera de lo Sol movendo,</p>
+<p class="i01">O l’aire move ’l Sol con soe palestre?</p>
+<p class="i01">La prima e la seconda qui commendo.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè l’ombra più dura,</p>
+<p class="i01">Io dico, de le nocti de lo verno;</p>
+<p class="i01">E varia d’estate soa figura?</p>
+<p class="i02"> E io a te: In ciò pun cura e guarda:</p>
+<p class="i01">Se li signi son d’inverno, i quai discerno,</p>
+<p class="i01">La nocte che ciascun so moto tarda,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p>
+<p class="i02"> Ne l’oriente nascono directi <span class="linenum">[C. c. 67 t.]</span></p>
+<p class="i01">Dal Cancro fin a la stella che sagetta:</p>
+<p class="i01">Guarda la Spera in ciò se ti delecti. <span class="linenum">[L. c. 70]</span></p>
+<p class="i02"> E l’altri signi, se po’ nascono torti,</p>
+<p class="i01">Ciascun nascendo lo so moto affretta;</p>
+<p class="i01">Io so che quisti ditti a te son forti.</p>
+<p class="i02"> Da Capricorno fin al doppio segno</p>
+<p class="i01">Nascono torti di verno nel iorno;</p>
+<p class="i01">La nocte è altri sopra ’l nostro regno.</p>
+<p class="i02"> Li signi dritti nascono d’istate;</p>
+<p class="i01">Non varia già mai el moto diurno</p>
+<p class="i01">Le nocte che dal primo li for date.</p>
+<p class="i02"> Tene ciascun signo a nascere doie hore;</p>
+<p class="i01">Sei nascono de iorno, e sei de nocte,</p>
+<p class="i01">Secondo ch’è el voler del lor motore.</p>
+<p class="i02"> Vinti quattro hore è el iorno naturale;</p>
+<p class="i01">Tucte l’hor non son oguali ma dirocte,</p>
+<p class="i01">Io dico del iorno artificiale.</p>
+<p class="i02"> El quale è tanto, fin che ’l Sole alluma</p>
+<p class="i01">Una fiata tucto l’orizzonte;</p>
+<p class="i01">Cossì la gente lui chiamar costuma.</p>
+<p class="i02"> Arteficial è ditto, perchè l’arti,</p>
+<p class="i01">De fin che ’l Sol non posa, tegnon fronte;</p>
+<p class="i01">Or te sia a mente se de qui te parti.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or dimme se quest’ombra</p>
+<p class="i01">È luce o corpo o natural acto,</p>
+<p class="i01">Chè ’n gran penser de ciò la ment’ingombra.</p>
+<p class="i02"> Ascolta qui che ciò ch’è qualitate,</p>
+<p class="i01">Io dico, in concreto et in abstracto,</p>
+<p class="i01">Natura, che sia corpo, ciò non pate.</p>
+<p class="i02"> Sopra le cose corporate e mixte. <span class="linenum">[C. c. 68]</span></p>
+<p class="i01">La luce è forma, io dico, excellente,</p>
+<p class="i01">Tolta da li occhi perchè onn’omo atriste.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or questo onde procede,</p>
+<p class="i01">Che senza luce l’om deven dolente?</p>
+<p class="i01">E io a te: Natura ciò concede.</p>
+<p class="i02"> Li spiriti son lustri per natura,</p>
+<p class="i01">E simele con simel se conforma;</p>
+<p class="i01">Cossì li spiriti, con la luce pura, <span class="linenum">[L. c. 70 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Ciascun attrista l’ombra, quando apprende.</p>
+<p class="i01">Sì como dal contrario se disforma</p>
+<p class="i01">De l’allegrezza che prima comprende.</p>
+<p class="i02"> Com’io distinguo qui, fa che si’ attento,</p>
+<p class="i01">Poi saverai de la luce tucto</p>
+<p class="i01">El termene del vero, ch’io sento.</p>
+<p class="i02"> Dico, la luce in dui modi s’entende:</p>
+<p class="i01">O quando, distinguendo, nasce fructo,</p>
+<p class="i01">O quando, per fallazia, alcun contende.</p>
+<p class="i02"> La luce ch’esce da lu primo agente</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span></p>
+<p class="i01">Ha luminoso corpo, und’è activo;</p>
+<p class="i01">Cossì è forma sustancialmente:</p>
+<p class="i02"> El fulgure de lei che cerca ’l mixto,</p>
+<p class="i01">Ch’è obiecto del senso motivo,</p>
+<p class="i01">È accidente. Qui plù non resisto.</p>
+<p class="i02"> Più ch’io non voglio dir, intendi et odi</p>
+<p class="i01">La luce, distinguendo, in questi modi.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap8-4">CAPITOLO VIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag194" href="#note194">[194]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Se ciascuna de l’ape non ha audito,</p>
+<p class="i01">Al son perchè se posa? Di’ magistro,</p>
+<p class="i01">Chè dubitando l’om se fa sentito.</p>
+<p class="i02"> Dico ch’ ’l sono pon l’aire in moto, <span class="linenum">[C. c. 68 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che per natura a l’ape è gran sinistro;</p>
+<p class="i01">Non volano, se è vento; e ciò è noto.</p>
+<p class="i02"> Non per lu sono, ma per movemento</p>
+<p class="i01">Che fa ne l’aire, se posano l’ape,</p>
+<p class="i01">Chè lor natura sempre teme ’l vento.</p>
+<p class="i02"> Sono correcte da lu lor signore,</p>
+<p class="i01">Che morderte non po’, se tu la cape, <span class="linenum">[L. c. 71]</span></p>
+<p class="i01">Chè nulla nel mal tempo va de fore.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè ciascun animale</p>
+<p class="i01">Movese et anda subito ch’è nato?</p>
+<p class="i01">Perchè non l’omo? Di’ la rason, quale?</p>
+<p class="i02"> Dico ch’onne animal nasce perfecto,</p>
+<p class="i01">Che ’n poco tempo termene ’l so stato,</p>
+<p class="i01">In lor natura fa veloce effecto;</p>
+<p class="i02"> Ma imperfecto al mondo l’omo nasce,</p>
+<p class="i01">Chè de portarlo se n’ha gran gravezza,</p>
+<p class="i01">Sì che de fore se nutrica e pasce.</p>
+<p class="i02"> La spezie umana caderia,</p>
+<p class="i01">Se ne la matre prendesse fermezza,</p>
+<p class="i01">Però natura vol che cossì sia.</p>
+<p class="i02"> Perchè li cani e li lioni tucti</p>
+<p class="i01">Nascono ciechi, con li occhi coperti;</p>
+<p class="i01">E li altri con la luce son producti?</p>
+<p class="i02"> Dico ch’onne animal, ch’ha aguzze l’ogne,</p>
+<p class="i01">De dubitar voglio che t’accerti,</p>
+<p class="i01">La matre dolorosamente pogne;</p>
+<p class="i02"> E, quand’è la natura stimulata,</p>
+<p class="i01">Denanti al tempo for li manda in frecta;</p>
+<p class="i01">Però la vista in lor non è formata.</p>
+<p class="i02"> Nervoso membro è la matre, che sente, <span class="linenum">[C. c. 69]</span></p>
+<p class="i01">Sì che lontan tempo non aspecta;</p>
+<p class="i01">Natura ch’è constrecta ciò consente.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p>
+<p class="i02"> Perchè li animali, dico, ch’hanno corna,</p>
+<p class="i01">Non hanno denti ne la parte de sopra;</p>
+<p class="i01">E quilli ch’han denti acuti se discorna?</p>
+<p class="i02"> Dico che quel soperchio de li denti</p>
+<p class="i01">Natura ne le corna manda sopra,</p>
+<p class="i01">E quisti sol de l’erba son contenti;</p>
+<p class="i02"> Però natura in lor li denti piani</p>
+<p class="i01">Pose per questo fin ne le lor guance;</p>
+<p class="i01">A l’altri acuti como lupi e cani:</p>
+<p class="i02"> Sì che onn’animal cum li denti acuti</p>
+<p class="i01">Non ha de corna ne la testa brance; <span class="linenum">[L. c. 71 t.]</span></p>
+<p class="i01">Voglio che nel serpente lo dicto muti.</p>
+<p class="i02"> Perchè l’auxelli ch’hanno el becco torto</p>
+<p class="i01">Non bevon mai, se non per accidente,</p>
+<p class="i01">E questa è medicina e lor conforto?</p>
+<p class="i02"> E io dico che lor pasto over lor civo</p>
+<p class="i01">Ha per natura l’umido possente,</p>
+<p class="i01">Sì che de sete niuno è passivo.</p>
+<p class="i02"> Perchè tutti li animal ch’hanno penne</p>
+<p class="i01">Non fanno urina, si como se vede,</p>
+<p class="i01">E lor natura perchè ciò sostenne?</p>
+<p class="i02"> Dico che quel soverchio se converte,</p>
+<p class="i01">Sì como ’l mio Maistro et ognun crede,</p>
+<p class="i01">In quelle penne che son lor coverte.</p>
+<p class="i02"> Perchè ciascuno de quisti pennati</p>
+<p class="i01">Mutandose lu tempo, se spelucca,</p>
+<p class="i01">Stando dolenti tucti congregati?</p>
+<p class="i02"> Perchè in natura ciascun de l’aire <span class="linenum">[C. c. 69 t.]</span></p>
+<p class="i01">Turbata sente subito in lor ciucca,</p>
+<p class="i01">Se d’altra qualità se mostra vaire?</p>
+<p class="i02"> Perchè in un tempo plù la morte occide</p>
+<p class="i01">De quisti animal, che non fa de quilli?</p>
+<p class="i01">Dico che ’l celo le specie divide.</p>
+<p class="i02"> De questa question de li animali</p>
+<p class="i01">Io n’ho già ben campati plù de milli</p>
+<p class="i01">Da povertade; io non te dico quali.</p>
+<p class="i02"> L’ariete sua specie conserva</p>
+<p class="i01">In se medesmo, e cossì fa lu toro;</p>
+<p class="i01">E sì de l’altre: ciò ch’io dico serva.</p>
+<p class="i02"> Quando lo Sol retorna al primo punto</p>
+<p class="i01">De cui la stella sta nel tristo coro,</p>
+<p class="i01">Quel geno da la morte serà giunto.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè formò natura</p>
+<p class="i01">Animali che son tanto venenosi,</p>
+<p class="i01">Se de la vita nostra ha tanta cura?</p>
+<p class="i02"> Per grazia de l’omo tucto fece,</p>
+<p class="i01">Chè avendo lo venen son graziosi, <span class="linenum">[L. c. 72]</span></p>
+<p class="i01">Perchè li topi, dico, per lor fece;</p>
+<p class="i02"> Sì che non fa, nè fè mai Deo</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span></p>
+<p class="i01">Animal, pietre, erbe e ciò che vidi,</p>
+<p class="i01">Ove non sia vertute al parer meo.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or sono animali bruti</p>
+<p class="i01">Quisti omini silvestri? che ne cridi,</p>
+<p class="i01">Pelusi piccinaculi e negruti?</p>
+<p class="i02"> De ciò son certo; più non me ne impiglio,</p>
+<p class="i01">Salvando sempre lo meior consiglio.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap9-4">CAPITOLO IX&#8205;<a class="tagtitle" id="tag195" href="#note195">[195]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> E tu a me: Oimè, perchè advene <span class="linenum">[C. c. 70]</span></p>
+<p class="i01">Che raro de bon patre fiol nasce&#8205;<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a></p>
+<p class="i01">Che conseguisca lo consimel bene?</p>
+<p class="i02"> È per peccato, o perchè natura vole,</p>
+<p class="i01">O è fortuna che nel cel se irasce?</p>
+<p class="i01">Questo me pare ben novo sotto ’l sole.</p>
+<p class="i02"> Natura è principio d’ogne sangue</p>
+<p class="i01">Et augument’e stato, e po’ declina</p>
+<p class="i01">De gente in gente, fin che ultimo langue.</p>
+<p class="i02"> Se ’l patre ha l’ultimo ben de soa schera,</p>
+<p class="i01">Naturalmente in lui vertù s’affina.</p>
+<p class="i01">Conven che ’l nato sia de vil manera,</p>
+<p class="i02"> E quisti tempi più e min son lati,</p>
+<p class="i01">Secondo le figur de l’alti lumi,</p>
+<p class="i01">Sotto li quali foron generati.</p>
+<p class="i02"> Guarda dirieto, e vederai tumulti</p>
+<p class="i01">De gran casate e de gentil costumi</p>
+<p class="i01">Che, terminando, son in terra occulti.</p>
+<p class="i02"> Per quattro tempi passa omne creato; <span class="linenum">[L. c. 72 t.]</span></p>
+<p class="i01">Non è fermezza nel terrestre regno;</p>
+<p class="i01">Chi va chi ven chi piange e chi è beato.</p>
+<p class="i02"> Tucte l’umane cose sono in moto;</p>
+<p class="i01">De l’extremo riso ven pianto malegno;</p>
+<p class="i01">Felice chi da Dio non sta remoto.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè questa fortuna</p>
+<p class="i01">Che onne vertuoso pover vive,</p>
+<p class="i01">E subito se sparge ciò che aduna;</p>
+<p class="i02"> E veggio gente senza umanitate,</p>
+<p class="i01">Spogliate de vertute intellective,</p>
+<p class="i01">Che tucte le ricchezze a lor son date?</p>
+<p class="i02"> E io a te: Or qui divi savere <span class="linenum">[C. c. 70 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che gran ricchezza non se po’ acquistare;</p>
+<p class="i01">Ch’a Deo non despiace ’l meo vedere.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p>
+<p class="i02"> L’om, ch’ha vertute, de seguire sdegna</p>
+<p class="i01">Quisti guadagni e quest’accumulare,</p>
+<p class="i01">Avendo l’anema de vertute degna:</p>
+<p class="i02"> Ov’è intellecto, el più degno elege,</p>
+<p class="i01">Cioè vertute scienzia et onore;</p>
+<p class="i01">Conven adonqua che ricchezza sprege.</p>
+<p class="i02"> È con la fama coniuncta la spesa,</p>
+<p class="i01">E ciò non po’ fuggir chi ha valore,</p>
+<p class="i01">E contra lei non po’ mai far defesa.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè un pover’omo</p>
+<p class="i01">Serà plù largo de quel che possede,</p>
+<p class="i01">Che un altro ricco? tu vidi ben como.</p>
+<p class="i02"> E io a te: Che ’l non po’ peggiorare,</p>
+<p class="i01">Non po’ salir per poco, si com se vede;</p>
+<p class="i01">Sempre se sdegna de ciò conservare,</p>
+<p class="i02"> Ma quilli ch’hanno, sanno che è amore</p>
+<p class="i01">De posseder, sì che fervente teme</p>
+<p class="i01">De non venir ne lo stato peiore:</p>
+<p class="i02"> Anco, onne ricco deven tenace</p>
+<p class="i01">Per sormontare a le maior steme,</p>
+<p class="i01">Sì che non sente quiete nè pace.</p>
+<p class="i02"> O idolatri, con la gran ricchezza,</p>
+<p class="i01">Voi siti posseduti, possedendo!</p>
+<p class="i01">O nudi e cechi de l’alta chiarezza!</p>
+<p class="i02"> Volti ’l suo volto ventura fallace,</p>
+<p class="i01">Con pianto volve la rota submergendo,</p>
+<p class="i01">Po’ che de Dio in voi speranza tace.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè se sdegna tanto <span class="linenum">[C. c. 71]</span></p>
+<p class="i01">La mente umana, se coniunge amore</p>
+<p class="i01">Soa donna col piacer? Che move tanto,</p>
+<p class="i02"> Se queste doie persone è una carne?</p>
+<p class="i01">Non è de morte cossì gran dolore</p>
+<p class="i01">Alcun veggendo che sue membra scarne;</p>
+<p class="i02"> Anch’io te dico che chi amor congiugne</p>
+<p class="i01">Con altrui donna, prende tanto ardire</p>
+<p class="i01">Che so maior desprezza e par che agugne.</p>
+<p class="i02"> Per non esser tenuto vile al mondo,</p>
+<p class="i01">L’omo ch’è offeso, mettese al morire,</p>
+<p class="i01">E non descerne quel che porta el pondo.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè non è fermezza</p>
+<p class="i01">In cor de donna che, si como vento,</p>
+<p class="i01">Se move or qua or là per soa vaghezza?</p>
+<p class="i02"> De fin che ’l viso accende, tanto dura</p>
+<p class="i01">Ferm ’l voler in donna, e ciò consento;</p>
+<p class="i01">Stando devisa, più de te non cura.</p>
+<p class="i02"> Naturalmente umida è ciascuna,</p>
+<p class="i01">E l’umido la forma non conserva,</p>
+<p class="i01">Nè per gran tempo li dura a nisiuna.</p>
+<p class="i02"> È per natura in lei la falsa fede,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p>
+<p class="i01">Con dolce inganno fa la toa vita serva,</p>
+<p class="i01">Mostrando l’occhi plini de mercede.</p>
+<p class="i02"> Ben se vorria piegar li cinque rami,</p>
+<p class="i01">Mettendo ’l primo fra li dui più appresso</p>
+<p class="i01">Dicendo: or togli, poi che tanto m’ami:</p>
+<p class="i02"> Poi, li altri cinque del sinistro tronco</p>
+<p class="i01">Voltare verso l’occhi de se stesso;</p>
+<p class="i01">Chi mai se fida in lor è guercio o cionco.</p>
+<p class="i02"> Perchè fanno più rumor doe donne, <span class="linenum">[C. c. 71 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che altretanti omini parlando? <span class="linenum">[L. c. 73 t.]</span></p>
+<p class="i01">A la mia mente la rason s’asconne.</p>
+<p class="i02"> Onne creata cosa onde descende</p>
+<p class="i01">Prende natura de li cominzando,</p>
+<p class="i01">Si como dal filosofo resplende.</p>
+<p class="i02"> Eva fo prima plasmata de l’ossa</p>
+<p class="i01">E de la terra del primo parente:</p>
+<p class="i01">La terra non fa voce chi la scossa.</p>
+<p class="i02"> Movendo, l’ossa fanno le gran vuci;</p>
+<p class="i01">Questa rasone qui non te contente.</p>
+<p class="i01">E tu a me: Or l’altra qui m’adduci.</p>
+<p class="i02"> Ov’è intellecto voglio che tu senti;</p>
+<p class="i01">Iust’è ’l tacere e iust’è lo parlare.</p>
+<p class="i01">O quanto col tacer qui me contenti!</p>
+<p class="i02"> Non fo in donna mai vertù perfecta,</p>
+<p class="i01">Salvo in Colei che, ’nanti el comenzare,</p>
+<p class="i01">Creata fo et in eterno electa.</p>
+<p class="i02"> Rare fiate, como disse Dante,&#8205;<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a></p>
+<p class="i01">S’entende sottil cosa sotto benna;</p>
+<p class="i01">Donqua con lor perchè tanto millante?</p>
+<p class="i02"> Non dà vertute lo parlar inepto.</p>
+<p class="i01">Maria va cercando per Ravenna</p>
+<p class="i01">Chi ’n donna crede che sia intellecto.</p>
+<p class="i02"> Femena che men fè ha che fera,</p>
+<p class="i01">Radice, ramo e fructo d’onne male,</p>
+<p class="i01">Superba, avara, sciocca, matta e austera,</p>
+<p class="i02"> Veneno che venena el cor del corpo,</p>
+<p class="i01">Via iniqua, porta infernale;</p>
+<p class="i01">Quando se pinge, pogne più che scorpo;</p>
+<p class="i02"> Tosseco dolce, putrida sentina; <span class="linenum">[C. c. 72]</span></p>
+<p class="i01">Arma del diavolo e fragello;</p>
+<p class="i01">Prompta nel male, perfida, assassina,</p>
+<p class="i02"> Luxuria malegna, molle e vaga,</p>
+<p class="i01">Conduce l’omo a fusto et a capello;</p>
+<p class="i01">Gloria vana et insanabel piaga.</p>
+<p class="i02"> Volendo investigar onne lor via,</p>
+<p class="i01">Io temo che non offenda cortesia. <span class="linenum">[L. c. 74]</span></p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap10-4">CAPITOLO X&#8205;<a class="tagtitle" id="tag198" href="#note198">[198]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ultima cosa ne la mente è prima,</p>
+<p class="i01">Dico, per natural conceptione,</p>
+<p class="i01">Si como, per forbir, fo facta lima.</p>
+<p class="i02"> Considerando perchè como e quanno,</p>
+<p class="i01">Tu vederai la toa perfeczione</p>
+<p class="i01">Chi contr’al tempo va, non vede ’l fine;</p>
+<p class="i02"> E de te stesso non serai tiranno.</p>
+<p class="i01">Aspecta tempo ’nanti che te movi,</p>
+<p class="i01">Se te vôi conservar ne le toe rime.</p>
+<p class="i02"> El temp’ha tucto et omne cos’ha tempo;</p>
+<p class="i01">Movendo el celo fa li effecti novi;</p>
+<p class="i01">Mai desiata cosa non è per tempo.</p>
+<p class="i02"> Perchè ciò dico se ’l penser te copre?</p>
+<p class="i01">E io a te: Convenme de tacere,</p>
+<p class="i01">Chè non è saggio chi tucto descopre.</p>
+<p class="i02"> Parlo tacendo, perchè tu recogli.</p>
+<p class="i01">Or, alma graciosa, pôi vedere</p>
+<p class="i01">Quanta dolcezza è in quisti acerbi fogli.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè, dov’è bellezza</p>
+<p class="i01">Rare fiate vertute demora?</p>
+<p class="i01">Ascolta, ch’io te dico la certezza.</p>
+<p class="i02"> Formando belle membra s’affatiga <span class="linenum">[C. c. 72 t.]</span></p>
+<p class="i01">Lu spirito, che opera a onn’ora;</p>
+<p class="i01">Vertù resolve quant’è più la briga.</p>
+<p class="i02"> Ne l’omo sicco&#8205;<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> con le chine spalle</p>
+<p class="i01">Non s’affatiga la vertù del celo,</p>
+<p class="i01">E raggio de salute non li falle.</p>
+<p class="i02"> Nel vile stepe se mostra bel fiore,</p>
+<p class="i01">E se la vista de ciò te fa velo,</p>
+<p class="i01">Dà intro ’l cerchio che move ’l splendore.</p>
+<p class="i02"> Perchè de morte indicato signo</p>
+<p class="i01">Nel fantesino, quant’è più discreto?</p>
+<p class="i01">Chè ’l non ha ’l tempo; la rason t’assigno.</p>
+<p class="i02"> Vede che ’n piccol tempo morir deve <span class="linenum">[L. c. 74 t.]</span></p>
+<p class="i01">Natura che contempla onne secreto;</p>
+<p class="i01">Da lì ’l saver ha nel tempo breve.</p>
+<p class="i02"> Perchè le piaghe de l’occulto occiso</p>
+<p class="i01">Manda ciascuna lo sangue de fore,</p>
+<p class="i01">Guardando chi l’ha morto nel suo viso?</p>
+<p class="i02"> Se son le piaghe nove, ciò te dico,</p>
+<p class="i01">Spiriti remagnano nel core,</p>
+<p class="i01">Quai movon l’ira verso ’l so inimico.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p>
+<p class="i02"> Ciascun se move a lo dolente loco</p>
+<p class="i01">E move ’l sangue per le calde vene,</p>
+<p class="i01">Ma questa novetate dura poco;</p>
+<p class="i02"> Ma, l’acqua calda, per le piaghe messa,</p>
+<p class="i01">Resolve quilli spiriti che contene</p>
+<p class="i01">El core intanto, sì che ciascun cessa.</p>
+<p class="i02"> Perchè nel mondo son diversi volti?</p>
+<p class="i01">E io a te: De ciò son tre ragioni,</p>
+<p class="i01">Le qual te dico qui, se ben m’ascolti.</p>
+<p class="i02"> Diversi agenti stelle et anche ’l sito,</p>
+<p class="i01">Dì da mia parte, se già mai ragioni</p>
+<p class="i01">Con omo, che de vero sia sentito.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Anch’io vorria savere,</p>
+<p class="i01">Perchè l’imaginar fa simel caso</p>
+<p class="i01">E più veloce là ov’è ’l temere?</p>
+<p class="i02"> E io a te: Or qui de l’imaginare, <span class="linenum">[C. c. 73]</span></p>
+<p class="i01">Se vôi sentire, ten l’audito basso,</p>
+<p class="i01">Se te delecte de ciò iudicare.</p>
+<p class="i02"> L’immaginare subito chi ’nalpa</p>
+<p class="i01">Che dal volere prende nascimento</p>
+<p class="i01">Consimel caso già mai non palpa</p>
+<p class="i02"> Ma ’l cel, che ’maginando l’alma move,</p>
+<p class="i01">El cor nel ’maginar fa forte e attento</p>
+<p class="i01">Vol che l’effecto imaginato trove.</p>
+<p class="i02"> Perchè l’om teme tanto ’l corpo morto,</p>
+<p class="i01">Che subito trovando l’omo s’agriccia?</p>
+<p class="i01">Io qui de ciò te voglio far scorto.</p>
+<p class="i02"> Tucte animate cose, per natura, <span class="linenum">[L. c. 75]</span></p>
+<p class="i01">Lo cor lo gran temer subito ’mpiccia,</p>
+<p class="i01">Veggendo del contrario la figura.</p>
+<p class="i02"> Perchè dormendo l’omo a la supina,</p>
+<p class="i01">Sente accidente che non po’ far mutto;</p>
+<p class="i01">Como più se sforza più la voce inclina?</p>
+<p class="i02"> Ciò ven da sangue che nel cor s’engorga,</p>
+<p class="i01">Per ciascuna artaria movendo tutto,</p>
+<p class="i01">Advenga che de ciò l’om non s’accorga.</p>
+<p class="i02"> De sangue pien el cor forte s’aggrava,</p>
+<p class="i01">Par che se reghe l’om per grande carco,</p>
+<p class="i01">Sì como sopra ’l pecto avesse trava.</p>
+<p class="i02"> Perchè l’om trema tucto quando urina?</p>
+<p class="i01">Qui de penser la toa mente scarca,</p>
+<p class="i01">Che non te grave più sopra la schina.</p>
+<p class="i02"> Quando el soperchio la natura piove,</p>
+<p class="i01">Resbalda in se medesmo e prende forza,</p>
+<p class="i01">Over vapore nocive remove.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Perchè è l’om sinistro? <span class="linenum">[C. c. 73 t.]</span></p>
+<p class="i01">Dico che usanza la natura sforza,</p>
+<p class="i01">Over è, como dice ’l gran Magistro,</p>
+<p class="i02"> El fecato che scalda el lato ritto,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span></p>
+<p class="i01">Ove le vene tegnono radice,</p>
+<p class="i01">Converte quello sangue com’è scritto:</p>
+<p class="i02"> Cambia lu lato so col friddo splene.</p>
+<p class="i01">A ciò ch’io dico, tu non contradice,</p>
+<p class="i01">Perchè non pôi, se m’hai enteso bene.</p>
+<p class="i02"> Dal cerebro procedono li nervi;&#8205;<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a></p>
+<p class="i01">Nasce dal core ciascuna artaria;</p>
+<p class="i01">Voglio che quisti dicti in te reservi.</p>
+<p class="i02"> È artaria sempre ov’è vena;</p>
+<p class="i01">Onne artaria in sè ha doppia via;</p>
+<p class="i01">Per l’una al cor lo sangue se mena,</p>
+<p class="i02"> Per l’altra vaccio lo spirito corre,</p>
+<p class="i01">Come splendor che move da candela,</p>
+<p class="i01">Che senza tempo per l’air discorre.</p>
+<p class="i02"> El sangue pian se move con quiete; <span class="linenum">[L. c. 75 t.]</span></p>
+<p class="i01">Quisti canali natura non cela;</p>
+<p class="i01">Che l’un da l’altro lu curso deviete.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: È ver quel che se dice</p>
+<p class="i01">Che d’alegrezza ven subita morte?</p>
+<p class="i01">E io a te: Lu cor, che è radice</p>
+<p class="i02"> De nostra vita e primo fundamento,</p>
+<p class="i01">Aprese tucto in alegrezza forte;</p>
+<p class="i01">Resolve poi lu spirito nel tormento:</p>
+<p class="i02"> Cossì, ne la tristezza, se costrenge</p>
+<p class="i01">Sì forte, che lu spirito de for manda,</p>
+<p class="i01">Che nostra vita subito despenge.</p>
+<p class="i02"> Or prindi exemplo ne la cava mano <span class="linenum">[C. c. 74]</span></p>
+<p class="i01">Tenendo l’acqua, fi’ che non se spanda.</p>
+<p class="i01">Se stringi o apri l’acqua torna ’n mano.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Questa rason non sento,</p>
+<p class="i01">Perchè nisiuno qui fo mai contento.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap11-4">CAPITOLO XI&#8205;<a class="tagtitle" id="tag201" href="#note201">[201]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Mira quisti altri de plù bassa schera</p>
+<p class="i01">E lauda te medesmo, chè natura</p>
+<p class="i01">Non te produsse de sì vil manera.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Cossì me div’ blasemare,</p>
+<p class="i01">Mirando quisti de la gran ventura,</p>
+<p class="i01">Che sopra li altri veggio triumfare.</p>
+<p class="i02"> Natura dà a ciascun como se convene;</p>
+<p class="i01">Or non te turbe toa perversa voglia;</p>
+<p class="i01">Chè como è ’l grado, se ministra ’l bene.</p>
+<p class="i02"> Uman volere se vol nova repulsa</p>
+<p class="i01">A fuggir la viltate onde ven doglia,</p>
+<p class="i01">E mai de povertà non se restulsa.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span></p>
+<p class="i02"> La mente qui non po’ esser contenta.</p>
+<p class="i01">Pono che ciò che vol possa seguire,</p>
+<p class="i01">Da poi pur desiando se lamenta.</p>
+<p class="i02"> Non cessa el moto natural agente;</p>
+<p class="i01">Sempre se move, fin che ’l fine mire;</p>
+<p class="i01">Questa rasone ciascheun consente. <span class="linenum">[L. c. 76]</span></p>
+<p class="i02"> Se tu m’entendi qui, ben te respondo:</p>
+<p class="i01">Onne natura è creata al fine,</p>
+<p class="i01">Lu qual de l’alma non è in questo mondo;</p>
+<p class="i02"> Ma, quando vederà el so Factore</p>
+<p class="i01">De vista a vista con l’altre divine,</p>
+<p class="i01">Sentirà pace de l’eterno amore.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Non sono iuste prove <span class="linenum">[C. c. 74 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che l’alma veggia Deo de faccia a faccia,</p>
+<p class="i01">Chè contra te, dico, che rason me move.</p>
+<p class="i02"> In fra l’obiecto e la potenzia nostra</p>
+<p class="i01">Proporzione pur conven che giaccia;</p>
+<p class="i01">Cossì in lei l’essere se demostra</p>
+<p class="i02"> Fra quel ch’è infinito e ’l termenato</p>
+<p class="i01">Proporzione non po’ mai cadere;</p>
+<p class="i01">Cossì ha l’alma el so Factor beato.</p>
+<p class="i02"> Sì che qui conven che medio sia,</p>
+<p class="i01">Da Deo informato che ne l’alma spere,</p>
+<p class="i01">Sì como el sole ne l’aire tutta via.</p>
+<p class="i02"> E io a te: Or qui conven ch’io taccia,&#8205;<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a></p>
+<p class="i01">Ma quando vederò el tempo e ’l loco,</p>
+<p class="i01">De ciò conven ch’io te satisfaccia.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or di’ de quisti sogni,&#8205;<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a></p>
+<p class="i01">Ch’onne ignorante ne cura sì poco,</p>
+<p class="i01">E dice che de cerebro abbisogni.</p>
+<p class="i02"> O bono Apollo, fammi li sensi ingordi</p>
+<p class="i01">E tollime lo ben de l’intellecto,</p>
+<p class="i01">’Nanti ch’io parli con quist’almi sordi;</p>
+<p class="i02"> E, se tu m’hai disposto, ch’io non credo,</p>
+<p class="i01">A la mercede altrui per gran defecto,</p>
+<p class="i01">Almen la morte me dà per remedo.</p>
+<p class="i02"> De li captivi voglio che tu odi,</p>
+<p class="i01">Che nesiun vede como nasce ’l sogno,</p>
+<p class="i01">Sì como te distinguo qui in dui modi.</p>
+<p class="i02"> Quel che la mente nostra pur desía,</p>
+<p class="i01">De darli fede de ciò non è bisogno,</p>
+<p class="i01">Perchè tal sogno ven da fantasia. <span class="linenum">[L. c. 76 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Ma l’altro sogno, che dal cel procede, <span class="linenum">[C. c. 75]</span></p>
+<p class="i01">Non cogitato puncto de figura,</p>
+<p class="i01">Che l’alma le future cose concede,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p>
+<p class="i02"> Contemplativo sogno quisto chiamo;</p>
+<p class="i01">Non ha intellecto chi de ciò non cura,</p>
+<p class="i01">E non senza rasone lui desamo.</p>
+<p class="i02"> La Luna quando sta nel fixo segno,</p>
+<p class="i01">Fermo è ’l sogno, e quando ven in parte,</p>
+<p class="i01">Con le comune stelle non ha sdegno.</p>
+<p class="i02"> L’Ariete la Libra e anche ’l Cancro</p>
+<p class="i01">El sogno in tucto dal voler departe,</p>
+<p class="i01">Sì como nilli marmi scripse L’Ancro.</p>
+<p class="i02"> On’omo ha qualche cosa qual se sogna</p>
+<p class="i01">Infra se stesso, iudicando male;</p>
+<p class="i01">Quasi suspecto pur temendo agogna.</p>
+<p class="i02"> L’alme veraci son dal sogno scorte</p>
+<p class="i01">A l’omo ch’è maligno e naturale,</p>
+<p class="i01">Che molto sogna da presso a la morte.</p>
+<p class="i02"> Quisti intellecti quisti celi movendo</p>
+<p class="i01">Queste future cose ce demostra:</p>
+<p class="i01">In quisti sogni per figure comprendo</p>
+<p class="i02"> Che chi se sogna gir nudo, et è scalzo,</p>
+<p class="i01">Per lo gran fango, questo a l’om demostra</p>
+<p class="i01">Peccare oribelmente; e ciò non è falso.</p>
+<p class="i02"> Chi de iacer se sogna carnalmente</p>
+<p class="i01">Con matre o con sorella, vederai,</p>
+<p class="i01">Conven che in quill’anno sia dolente.</p>
+<p class="i02"> Se l’om resogna quel ch’ha già sognato,</p>
+<p class="i01">E su nel sogno se recorda mai,</p>
+<p class="i01">Non vede effecto del sogno passato.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: De quisti veggio como; <span class="linenum">[C. c. 75 t.]</span></p>
+<p class="i01">Vorria veder quant’è ’l ben de l’omo.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap12-4">CAPITOLO XII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag204" href="#note204">[204]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’amore;&#8205;<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a></p>
+<p class="i01">Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de fede;</p>
+<p class="i01">Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’onore; <span class="linenum">[L. c. 77]</span></p>
+<p class="i02"> Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de spene;</p>
+<p class="i01">Tant’ha de ben ciascun, quant’ha mercede;</p>
+<p class="i01">Quant’ha intellecto l’om, tant’ha de bene;</p>
+<p class="i02"> Perchè la cognoscenza de l’intellecto</p>
+<p class="i01">Conduce l’omo per li deritti trami,</p>
+<p class="i01">Onde consegue el glorioso effecto.</p>
+<p class="i02"> Questa sia specchio de la toa speranza,</p>
+<p class="i01">Per qual tu vederai li sancti rami,</p>
+<p class="i01">Che sopra tucti li cel ciascuno avanza.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span></p>
+<p class="i02"> Non sia la spene toa ne li mortali</p>
+<p class="i01">Che ven fallace nuda de salute,</p>
+<p class="i01">E nei besogni se parte non vali.</p>
+<p class="i02"> Oimè speranza de lo cor nemica,</p>
+<p class="i01">Che fure ’l tempo con le toe vedute,</p>
+<p class="i01">Perchè te mostri cossì dolce amica?</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Or qui voglio esser certo:</p>
+<p class="i01">L’omo che fa ben ne l’avversitate</p>
+<p class="i01">Più che ’l felice, non dee aver merto?</p>
+<p class="i02"> Eo dico che ciascun che è felice,</p>
+<p class="i01">Seguendo de vertù benignitate,</p>
+<p class="i01">Che de più laude ten ferma radice.</p>
+<p class="i02"> Quant’è più ricco l’om, tant’è più avaro;</p>
+<p class="i01">Quant’è più forte, tant’è più arrogante;</p>
+<p class="i01">Cossì de l’altre cose. E ciò è chiaro.</p>
+<p class="i02"> Donqua el felice ten maior battaglia, <span class="linenum">[C. c. 76]</span></p>
+<p class="i01">Vincendo el mal con le vertù sante,</p>
+<p class="i01">Che pover’om de ciò non ha travaglia;</p>
+<p class="i02"> Chè povertate superbia confunde,</p>
+<p class="i01">Refrena la luxuria e constregne,</p>
+<p class="i01">Che par che ne l’abisso l’om profunde.</p>
+<p class="i02"> Sì che ’l felice, senza fallo, dico,</p>
+<p class="i01">È d’onne fama e di più lode degne:</p>
+<p class="i01">Exemplo prindi in Sancto Lodovico.</p>
+<p class="i02"> E tu a me: Doie orecchie e una bocca</p>
+<p class="i01">Perchè natura fece a ciascun omo?</p>
+<p class="i01">Io so che quisto dicto a multi tocca. <span class="linenum">[L. c. 77 t.]</span></p>
+<p class="i02"> Deve ciascun odire, più che parlare;</p>
+<p class="i01">Tristo è chi parla se non vede como</p>
+<p class="i01">Et chi non sa soa lengua refrenare.</p>
+<p class="i02"> Natura sempre fa perfeczione;</p>
+<p class="i01">Tu vidi ben qual’è la rasone.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="cap13-4">CAPITOLO XIII&#8205;<a class="tagtitle" id="tag206" href="#note206">[206]</a></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Qui non se canta al modo de le rane;</p>
+<p class="i01">Qui non se canta al modo del poeta,</p>
+<p class="i01">Che finge, imaginando cose vane.</p>
+<p class="i02"> Ma qui resplende e luce onne natura,</p>
+<p class="i01">Che a chi intende fa la mente leta.</p>
+<p class="i01">Qui non se gira per la selva obscura;</p>
+<p class="i02"> Qui non veggio Paulo nè Francesca;</p>
+<p class="i01">De li Manfredi non veggio Alberigo,</p>
+<p class="i01">Che diè l’amari fructi ne la dolce esca;</p>
+<p class="i02"> Del Mastin vecchio e novo da Verucchio,</p>
+<p class="i01">Che fece de Montagna, qui non dico,</p>
+<p class="i01">Nè de’ Franceschi lo sanguigno mucchio.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span></p>
+<p class="i02"> Non veggio el Conte che, per ira et asto, <span class="linenum">[C. c. 76 t.]</span></p>
+<p class="i01">Ten forte l’arcevescovo Rugero,</p>
+<p class="i01">Prendendo del so ceffo el fero pasto.</p>
+<p class="i02"> Non veggio qui squadrar a Dio le fiche,</p>
+<p class="i01">Lasso le ciance e torno su nel vero,</p>
+<p class="i01">Le fabule me furon sempre nimiche.</p>
+<p class="i02"> El nostro fine è de vedere Osanna.</p>
+<p class="i01">Per nostra sancta fede a Lui se sale,</p>
+<p class="i01">E senza fede l’opera se danna.</p>
+<p class="i02"> Al sancto regno de l’eterna pace</p>
+<p class="i01">Convence de salire per le tre scale,</p>
+<p class="i01">Ove l’umana salute non tace,</p>
+<p class="i02"> A ciò ch’io veggia con l’alme divine,</p>
+<p class="i01">El sommo Bene de l’eterna fine.</p>
+</div></div>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="libro5">LIBRO QUINTO&#8205;<a class="tagtitle" id="tag207" href="#note207">[207]</a></h2>
+</div>
+
+<h3 id="cap1-5">CAPITOLO I</h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Conven ch’io canti de la sancta fede,</p>
+<p class="i01">Lassando le potenzie sensitive,</p>
+<p class="i01">Et dica ciò che l’alma mia ne crede.</p>
+<p class="i02"> Sopra l’ottava spera che nui vedemo,</p>
+<p class="i01">Osanna che eternalmente vive,</p>
+<p class="i01">Forno dui cieli, li qual nui chiamemo</p>
+<p class="i02"> Impirio et anco cristallino.</p>
+<p class="i01">Qui non scintilla, nè lì è moto;</p>
+<p class="i01">Sempre sta fermo per poder&#8205;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> divino.</p>
+<p class="i02"> Nel cielo cristallino son le guidate acque:</p>
+<p class="i01">Laudate Dio, come se mustra noto</p>
+<p class="i01">Per lo psalmista, che ciò scriver piacque.</p>
+<p class="i02"> Et Paulo che vide el gran secreto,</p>
+<p class="i01">El qual se tace a la umana gente,</p>
+<p class="i01">Ben po’ pensare perchè ciascun discreto,</p>
+<p class="i02"> De fin al terzo imperio fo rapto, <span class="linenum">[C. c. 77]</span></p>
+<p class="i01">Lassando el corpo la levata mente,</p>
+<p class="i01">Mirando el sancto regno come è facto.</p>
+<p class="i02"> Li è una natura e tre persone;</p>
+<p class="i01">Lì è lu sommo [Bene] et l’alegrezza;</p>
+<p class="i01">Lì non è pietà ma pur ragione.</p>
+<p class="i02"> Et l’angeli benigni senza corpi,</p>
+<p class="i01">Cantando sempre el ciel pien d’alegrezza,</p>
+<p class="i01">Non come alli omini gridando scorpi.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span></p>
+<p class="i02"> Da quisto cielo ven tucta la luce,</p>
+<p class="i01">La qual per l’oniverso ognora splende;</p>
+<p class="i01">Lì, Dio, creando, l’alme in noi conduce.</p>
+<p class="i02"> Ma ciò negava al mundo Averroisse,</p>
+<p class="i01">Ma ben è certo poi ch’arde et incende.</p>
+<p class="i01">Ascolta come è falso ciò che disse.&#8205;<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a></p>
+<p class="i02"> Se tucto fosse un’alma o vero intellecto,</p>
+<p class="i01">Seria la mia sentenzia dico in tucti,</p>
+<p class="i01">Perchè è nell’alma come un suo subiecto.</p>
+<p class="i02"> El conseguent’è falso, dunqua el primo</p>
+<p class="i01">Et quilli silogismi son distructi.</p>
+<p class="i01">Anch’io con un’altra rascion li biastimo.</p>
+<p class="i02"> Se fosse uno intellecto nelli umani,</p>
+<p class="i01">Uno in quanto già mai non se forma</p>
+<p class="i01">D’acti diversi variati e strani</p>
+<p class="i02"> Dico in un tempo. Provo la menore:</p>
+<p class="i01">Non intendi in lor diversa l’orma,&#8205;<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a></p>
+<p class="i01">Ascolta ch’io reprovo l’altro errore.</p>
+<p class="i02"> L’alma intellectiva è forma nostra</p>
+<p class="i01">Substanzial, che dà l’essere ad nui,</p>
+<p class="i01">Secundo che la mia ragion demostra;</p>
+<p class="i02"> O Averroisse, con la secta sciocca, <span class="linenum">[C. c. 77 t.]</span></p>
+<p class="i01">Che verso el ben chiudisti l’occhi tui,</p>
+<p class="i01">Questa rascione tuoi dicti sbrocca.&#8205;<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a></p>
+<p class="i02"> Dalla substanzial forma procede</p>
+<p class="i01">Omne operazion che è perfecta,</p>
+<p class="i01">Secondo che ’l filosofo concede.</p>
+<p class="i02"> Lo proprio oprare e intendere l’omo</p>
+<p class="i01">Da l’alma move la spezie intellecta;</p>
+<p class="i01">Donqua, ella è forma, tu vidi ben como.</p>
+<p class="i02"> Questa creando in nui, Dio la spira;</p>
+<p class="i01">Et omne umano per sè ha l’alma sua.</p>
+<p class="i01">Et tu, che la ignoranzia te tira,</p>
+<p class="i02"> Contra del vero formando arguminti,</p>
+<p class="i01">Reguarda el fine de la vita tua,</p>
+<p class="i01">Chè, con la pena, vederai che minti.</p>
+<p class="i02"> Tu poni el cielo et anco el moto eterno,</p>
+<p class="i01">Formando filosofice ragioni,</p>
+<p class="i01">Le qual de l’alma farino mal governo.</p>
+<p class="i02"> Senza subiecto moto et transmutare</p>
+<p class="i01">Non cridono le ceche opinioni</p>
+<p class="i01">Che ’l mondo possa in tempo comenzare.</p>
+<p class="i02"> Io ciò confesso in lume de natura,</p>
+<p class="i01">La qual comprende <i>creazione</i>,</p>
+<p class="i01">Chè de rigotta non se fa figura</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p>
+<p class="i02"> Ma, spiculando, la virtù possente,</p>
+<p class="i01">Ad cui sol se conven creazione,</p>
+<p class="i01">Li cieli el mundo fece de niente.</p>
+<p class="i02"> Ciò che comenza in tempo, in tempo more;</p>
+<p class="i01">Passando et rinovandose li moti</p>
+<p class="i01">Del mundo, pur s’appressa all’ultime ore.</p>
+<p class="i02"> Del quando sonno incerti li mortali, <span class="linenum">[C. c. 78]</span></p>
+<p class="i01">Che li secreti divini non sonno noti,</p>
+<p class="i01">Ma sonno celati li più speziali;</p>
+<p class="i02"> Ma quando tornarà l’anno magiure,</p>
+<p class="i01">Che omne stella de l’ottava spera</p>
+<p class="i01">Serà nel sito del primo splendure,</p>
+<p class="i02"> Considerando le passate etati</p>
+<p class="i01">Et noi che semo nell’ultima schera,</p>
+<p class="i01">Seranno l’acti umani terminati.</p>
+<p class="i02"> Qui coniectur&#8205;<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> secundo el parer mio,</p>
+<p class="i01">Et so che nostra conoscenza umana</p>
+<p class="i01">È cosa stulta verso l’alto Dio.</p>
+<p class="i02"> Ma comenzando alla etade prima,</p>
+<p class="i01">Da Adaam fine ad Noè se mustra piana,</p>
+<p class="i01">Che pure&#8205;<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a> nui femo nell’ultima scrima.</p>
+<p class="i02"> Da Adaam fine ad Noè tornò lo Sole</p>
+<p class="i01">Mille ducento quaranta doie volte</p>
+<p class="i01">Ne le prime stelle, si come far sole;</p>
+<p class="i02"> Et da Noè fine ad l’Abraama lista</p>
+<p class="i01">Fo novecento quaranta doie volte,</p>
+<p class="i01">Et po’ Abraam, sorse el gran Iurista.</p>
+<p class="i02"> Ciò fo Moises con l’antica legge;</p>
+<p class="i01">Da poi fo Cristo con l’ultimi iurni:</p>
+<p class="i01">Lasso la fine a Lui che tucto regge.</p>
+<p class="i02"> Chè termenare el mundo è in suo volere,</p>
+<p class="i01">Li moti naturali e li diurni.</p>
+<p class="i01">De tucti ciel, secundo el mio vedere.</p>
+<p class="i02"> Ma qui resurge el dubitare umano,</p>
+<p class="i01">Considerando le gente passate,</p>
+<p class="i01">Che sopra lor el ciel non fo più sano.</p>
+<p class="i02"> Se ’l cielo impressioni peregrine <span class="linenum">[C. c. 78 t.]</span></p>
+<p class="i01">Non ha, si come le cose create,</p>
+<p class="i01">Donqua, perchè è de noi più breve ’l fine?</p>
+<p class="i02"> Perchè sì prodi? Perchè li giganti</p>
+<p class="i01">Erano al tempo? Perchè s’è smarrita</p>
+<p class="i01">Natura umana nell’acti cotanti?</p>
+<p class="i02"> Dico che ciò che è creato in tempo</p>
+<p class="i01">In lui fo sempre la virtù finita;</p>
+<p class="i01">Passando stato declina per tempo.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span></p>
+<p class="i02"> Li septe cieli con l’ottavi lumi,</p>
+<p class="i01">Che hanno le potenzie terminate,</p>
+<p class="i01">Sì come è scripto ne’ sacri volumi,</p>
+<p class="i02"> Quando in primo tempo fuor creati,</p>
+<p class="i01">Ciascun facia gli effecti in summitate</p>
+<p class="i01">Con li eleminti puri immaculati;</p>
+<p class="i02"> Ma per diversi et per antichi cursi,</p>
+<p class="i01">Le quattro qualitate son corropte,</p>
+<p class="i01">Però li gran difecti son discursi.</p>
+<p class="i02"> Guarda la terra rotonda creata,</p>
+<p class="i01">Sì come le sue parte son diropte</p>
+<p class="i01">Et come nel suo corpo è concavata.</p>
+<p class="i02"> Per più vedere prindi quisto exemplo,</p>
+<p class="i01">Advenga che non sia come se pone,</p>
+<p class="i01">Ma meglio senterai ciò ch’io contemplo.</p>
+<p class="i02"> Simel è el cielo de la nova sezza,</p>
+<p class="i01">Che mustra nova più perfeczione</p>
+<p class="i01">Et antiquando sua virtù se sprezza.</p>
+<p class="i02"> Non dico che non sia alto Saturno</p>
+<p class="i01">Novanta&#8205;<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a> circhi quanto ch’è la Terra,</p>
+<p class="i01">Sì come fo creato el primo giurno</p>
+<p class="i02"> Novantacinque dico ch’è più Iove, <span class="linenum">[C. c. 79]</span></p>
+<p class="i01">Quanto è la Terra et Marte et poco sopra;</p>
+<p class="i01">Secundo Ptolomeo son queste prove.</p>
+<p class="i02"> El Sole è più cento sexanta sei,</p>
+<p class="i01">Et è de vinti septe parte l’una</p>
+<p class="i01">Mercurio secundo gli occhi mei.</p>
+<p class="i02"> La terza stella è simele. En tanto&#8205;<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a></p>
+<p class="i01">Et della terna parte è la Luna&#8205;<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>:</p>
+<p class="i01">De ciò ch’io dico qui non te milanto.</p>
+<p class="i02"> Ma ’l cielo, in quanto è corpo ’n sua virtute</p>
+<p class="i01">Determinato, conven che pur manche,</p>
+<p class="i01">Et le nature sonno diminute.</p>
+<p class="i02"> Donqua te cessa, o loico tristo,</p>
+<p class="i01">Con le sofiste tue ragioni bianche,</p>
+<p class="i01">Chè senza fe’ del ben non se fa acquisto.</p>
+<p class="i02"> La fede non ha merto de salute</p>
+<p class="i01">Ove l’umana vista vede el quia</p>
+<p class="i01">Tacciase ’l quare de l’alte vedute</p>
+<p class="i02"> Fede e credenza con l’accesa spene</p>
+<p class="i01">Demustrano de gloria la via,</p>
+<p class="i01">La qual conduce nello eterno bene,</p>
+<p class="i02"> Sopra li cieli, nel beato regno,</p>
+<p class="i01">Ove l’umano spirito è benegno.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+</p>
+
+<h3 id="cap2-5">CAPITOLO II</h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Bello è ’l tacere de cotanta cosa,</p>
+<p class="i01">Considerando el mio poco intellecto,</p>
+<p class="i01">Ma la gran fede me move et excusa;</p>
+<p class="i02"> Sì ch’io ne prego la virtù de sopra</p>
+<p class="i01">Ch’allume l’alma del beato aspecto,</p>
+<p class="i01">Che l’imaginare conseguisca l’opra.</p>
+<p class="i02"> Era el figliolo ’nanti el moto e ’l tempo, <span class="linenum">[C. c. 79 t.]</span></p>
+<p class="i01">El patre col figliolo una natura</p>
+<p class="i01">Eterna, che non cade mai suo tempo.</p>
+<p class="i02"> Quest’era prima presso ’l primo agente;</p>
+<p class="i01">Se l’esser tucto per lui ten figura,</p>
+<p class="i01">El facto senza lui, dico, è niente:</p>
+<p class="i02"> Et ciò ch’è facto era vita in Lui,</p>
+<p class="i01">Sì come forma nella vita eterna;&#8205;<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a></p>
+<p class="i01">Et questa vita è luce de nui.</p>
+</div></div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+</p>
+
+<h2 id="sonetti">SONETTI ATTRIBUITI A CECCO D’ASCOLI</h2>
+</div>
+
+<h3 id="son1">I
+<span class="smaller">LA PIETRA FILOSOFALE&#8205;<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a></span></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Chi solvere non sa nè assottigliare,</p>
+<p class="i01">Corpo non tocchi nè argento vivo,</p>
+<p class="i01">Per chè non può lo fixo e ’l volativo</p>
+<p class="i01">Tenere a chi non sa de’ dua un fare.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Fatelo adunque stretto abbracciare</p>
+<p class="i01">Con acqua viva et sal dissolutivo,</p>
+<p class="i01">Ter bene coque pian sì che sie privo</p>
+<p class="i01">Della terra mama la qual lo fa celare.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Allor vedrai fuggir la nocte obscura</p>
+<p class="i01">Et ritornar lo sol lucente et bello</p>
+<p class="i01">Con molti fiori ornato in sua figura.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Questa è la preta, questo è quello</p>
+<p class="i01">Delli fisici l’antica scriptura</p>
+<p class="i01">Che ’n sulla ’ncudin batte lo martello.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+</p>
+
+<h3 id="son2">II
+<span class="smaller">A MESSER CINO DA PISTOIA&#8205;<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a></span></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Di ciascheduna mi mostra la guida</p>
+<p class="i01">Per qual vertù si move mia favella,</p>
+<p class="i01">Et poi la sesta spera ognor mi affida</p>
+<p class="i01">Tenendo la bilancia in man per ella.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Il terzo cerchio ’l cor mena et appella,</p>
+<p class="i01">E l’amorosa fiamma che v’annida</p>
+<p class="i01">Del dolce dire Apol ve rinnovella,</p>
+<p class="i01">Che par che sua vertù con voi divida.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ciascun de questi corpi per voi impetra</p>
+<p class="i01">Salute et fama, et non ricchezze nove</p>
+<p class="i01">Or non lasciate ’l fior che frutto move.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Pistoia per sua parte non si spetra</p>
+<p class="i01">Girando ’l cielo per questi anni nove,</p>
+<p class="i01">Dico se la pietà ciò non rimove.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="son3">III
+<span class="smaller">A MESSER CINO DA PISTOIA&#8205;<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a></span></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> La ’nvidia a me à dato sì de morso,</p>
+<p class="i01">Che m’à privato de tutto mio bene,</p>
+<p class="i01">Et àmmi tratto fuor d’ogni mia spene</p>
+<p class="i01">Pur ch’alla vita fosse brieve il corso.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> O messer Cino, i’ veggio ch’è discorso</p>
+<p class="i01">Il tempo omai che pianger ci convene,</p>
+<p class="i01">Poi che la setta che ’l vizio mantene</p>
+<p class="i01">Par che dal cielo ogni ora abbi soccorso.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Veggio cader diviso questo regno</p>
+<p class="i01">Veggio che a ogni buon convien tacere,</p>
+<p class="i01">Veggio quivi regnar ogni malegno;</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> E chi vi vuol suo stato mantenere</p>
+<p class="i01">Convien che taccia quel che dentro giace;</p>
+<p class="i01">Nell’alma, guerra, e, nella bocca, pace.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+</p>
+
+<h3 id="son4">IV
+<span class="smaller">A DANTE&#8205;<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a></span></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Tu vien da lunge con rima balbatica,</p>
+<p class="i01">La più che udrò per infino che vivero,</p>
+<p class="i01">Chè, se venisse ove nasce il pivero,</p>
+<p class="i01">Si basterebbe ad aste alla sua pratica</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Se stai fra gente ch’è sempre lunatica</p>
+<p class="i01">Leggere ti convien siffatto livero,</p>
+<p class="i01">Che tu possi notar quel ch’io ti scrivero,</p>
+<p class="i01">S’tu vuo’ asseguir da Dio virtù Dalmatica.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Non star con lor con vita melanconica,</p>
+<p class="i01">Usa cautela e spesso la ricapita,</p>
+<p class="i01">E sappiti mostrar Francesco e Rodico.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Va, come ti convien, diritto e clodico.</p>
+<p class="i01">Capiterai, come quei che ben capita,</p>
+<p class="i01">Più chiaro assai che la preta sardonica.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> A me la tua parola stretta legola,</p>
+<p class="i01">E tu la mia non la tenere a begola.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="son5">V
+<span class="smaller">A FRANCESCO PETRARCA&#8205;<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a></span></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Io solo sono in tempestati fiumi</p>
+<p class="i01">E rotte son le vele del mio ingegno;</p>
+<p class="i01">Non spero di salute omai più segno,</p>
+<p class="i01">Che ’l tempo ha variato li costumi.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Di grande altezza vengono i gran tumi;</p>
+<p class="i01">D’extremo riso vien pianto malegno;</p>
+<p class="i01">Non è fermezza nel terrestre regno;</p>
+<p class="i01">Passano gli atti umani come fumi.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> La guida che fu mia sanza sospetto</p>
+<p class="i01">Col dolce inganno m’à fatto infelice,</p>
+<p class="i01">E vo’ traendo guai sotto il suo velo.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Di lagrimar e di sospir m’aggelo,</p>
+<p class="i01">Chè più non son quel Cecco che uom dice,</p>
+<p class="i01">Avvenga che somigli lui in aspetto.</p>
+</div></div>
+
+<h3 id="son6">VI
+<span class="smaller">A FRANCESCO PETRARCA&#8205;<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a></span></h3>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> I’ non so ch’io mi dica, s’io non taccio;</p>
+<p class="i01">Cieco non sono, e cieco convien farme:</p>
+<p class="i01">Per mia salute io ho renduto l’arme;</p>
+<p class="i01">Chè meno stringo quanto più abbraccio.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Ma io vivendo [ognor?] nell’empio laccio,</p>
+<p class="i01">Levando gli occhi [mie]i non so guidarme,</p>
+<p class="i01">Nè posso ormai del bene contentarme,</p>
+<p class="i01">Sì m’arde e strugge sempre il freddo ghiaccio.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Sì ch’io ridendo vivo lagrimando,</p>
+<p class="i01">Come fenice nella morte canto.</p>
+<p class="i01">Ahimè! sì m’ha condotto il negro manto!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i02"> Dolce è la morte, po’ ch’io moro amando</p>
+<p class="i01">La bella vista coverta dal velo,</p>
+<p class="i01">Che per mia pena la produsse il cielo.</p>
+</div></div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td colspan="2">Prefazione</td> <td class="pag"><a href="#pref">pag. 5</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>I. L’Autore</td> <td class="pag"><a href="#pref1">5</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>II. L’Acerba</td> <td class="pag"><a href="#pref2">11</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">I Codici dell’Acerba</td> <td class="pag"><a href="#codici">17</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Le edizioni dell’Acerba</td> <td class="pag"><a href="#edizioni">20</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Altre opere di Cecco</td> <td class="pag"><a href="#altreop">23</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Bibliografia</td> <td class="pag"><a href="#bibliog">25</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Archivio di Stato di Napoli. — Registri Angioini, n. 262, f. 82 r. e t. — 31 Maggio 1327, X.ª Indizione</td> <td class="pag"><a href="#archivio">33</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Libro primo</td> <td class="pag"><a href="#libro1">35</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">35</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">37</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">39</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">42</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">43</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-1">45</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-1">47</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-1">48</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-1">51</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Libro secondo</td> <td class="pag"><a href="#libro2">52</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">52</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">54</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">56</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">58</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">59</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">61</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-2">62</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-2">63</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-2">64</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo X</td> <td class="pag"><a href="#cap10-2">65</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XI</td> <td class="pag"><a href="#cap11-2">67</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XII</td> <td class="pag"><a href="#cap12-2">68</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XIII</td> <td class="pag"><a href="#cap13-2">71</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XIV</td> <td class="pag"><a href="#cap14-2">72</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XV</td> <td class="pag"><a href="#cap15-2">74</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap16-2">76</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XVII</td> <td class="pag"><a href="#cap17-2">77</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap18-2">78</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XIX</td> <td class="pag"><a href="#cap19-2">79</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Libro terzo</td> <td class="pag"><a href="#libro3">80</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-3">80</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-3">84</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-3">85</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-3">86</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-3">86</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-3">87</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-3">87</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-3">88</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-3">89</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo X</td> <td class="pag"><a href="#cap10-3">89</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XI</td> <td class="pag"><a href="#cap11-3">90</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XII</td> <td class="pag"><a href="#cap12-3">90</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XIII</td> <td class="pag"><a href="#cap13-3">91</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XIV</td> <td class="pag"><a href="#cap14-3">91</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XV</td> <td class="pag"><a href="#cap15-3">92</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap16-3">92</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XVII</td> <td class="pag"><a href="#cap17-3">93</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap18-3">93</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XIX</td> <td class="pag"><a href="#cap19-3">94</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XX</td> <td class="pag"><a href="#cap20-3">94</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXI</td> <td class="pag"><a href="#cap21-3">95</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXII</td> <td class="pag"><a href="#cap22-3">96</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXIII</td> <td class="pag"><a href="#cap23-3">96</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXIV</td> <td class="pag"><a href="#cap24-3">97</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXV</td> <td class="pag"><a href="#cap25-3">97</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXVI</td> <td class="pag"><a href="#cap26-3">97</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXVII</td> <td class="pag"><a href="#cap27-3">98</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap28-3">98</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXIX</td> <td class="pag"><a href="#cap29-3">98</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXX</td> <td class="pag"><a href="#cap30-3">99</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXI</td> <td class="pag"><a href="#cap31-3">99</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXII</td> <td class="pag"><a href="#cap32-3">100</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXIII</td> <td class="pag"><a href="#cap33-3">100</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXIV</td> <td class="pag"><a href="#cap34-3">101</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXV</td> <td class="pag"><a href="#cap35-3">102</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXVI</td> <td class="pag"><a href="#cap36-3">102</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXVII</td> <td class="pag"><a href="#cap37-3">102</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap38-3">103</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XXXIX</td> <td class="pag"><a href="#cap39-3">104</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XL</td> <td class="pag"><a href="#cap40-3">105</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLI</td> <td class="pag"><a href="#cap41-3">105</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLII</td> <td class="pag"><a href="#cap42-3">106</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLIII</td> <td class="pag"><a href="#cap43-3">106</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLIV</td> <td class="pag"><a href="#cap44-3">107</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLV</td> <td class="pag"><a href="#cap45-3">107</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLVI</td> <td class="pag"><a href="#cap46-3">107</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLVII</td> <td class="pag"><a href="#cap47-3">108</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap48-3">108</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XLIX</td> <td class="pag"><a href="#cap49-3">110</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo L</td> <td class="pag"><a href="#cap50-3">111</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo LI</td> <td class="pag"><a href="#cap51-3">111</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo LII</td> <td class="pag"><a href="#cap52-3">113</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo LIII</td> <td class="pag"><a href="#cap53-3">114</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo LIV</td> <td class="pag"><a href="#cap54-3">114</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo LV</td> <td class="pag"><a href="#cap55-3">115</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo LVI</td> <td class="pag"><a href="#cap56-3">115</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Libro quarto</td> <td class="pag"><a href="#libro4">116</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">116</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">118</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">120</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">124</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-4">127</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-4">129</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-4">133</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-4">136</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-4">138</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo X</td> <td class="pag"><a href="#cap10-4">141</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XI</td> <td class="pag"><a href="#cap11-4">143</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XII</td> <td class="pag"><a href="#cap12-4">145</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo XIII</td> <td class="pag"><a href="#cap13-4">146</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Libro quinto</td> <td class="pag"><a href="#libro5">147</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">147</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">151</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">Sonetti attribuiti a Cecco d’Ascoli</td> <td class="pag"><a href="#sonetti">153</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>I. La pietra filosofale</td> <td class="pag"><a href="#son1">153</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>II. A Messer Cino da Pistoia</td> <td class="pag"><a href="#son2">154</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>III. A Messer Cino da Pistoia</td> <td class="pag"><a href="#son3">154</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>IV. A Dante</td> <td class="pag"><a href="#son4">155</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>V. A Francesco Petrarca</td> <td class="pag"><a href="#son5">155</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>VI. A Francesco Petrarca</td> <td class="pag"><a href="#son6">156</a></td>
+ </tr>
+</table>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>S. De Renzi, <i>Storia della Medicina in Italia; Scrittori della S. Salernitana;
+Storia documentata della Scuola medica di Salerno</i>, Napoli,
+Nobile, 1857.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span><i>Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino</i>, 1322-29
+(nelle Collettorie Vaticane), in <i>Arch. stor. ital</i>., fasc. 222, ser. V. t.
+XXVII, pp. 346-55.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>G. Rondoni, <i>I giustiziati a Firenze dal sec. XV al sec. XVIII</i>, in
+<i>Arch. stor. ital</i>., 1901, disp. 4.ª, pp. 385 sgg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>L. Luzzatti, <i>Il monumento espiatorio a Michele Servet a Ginevra</i>,
+in <i>N. Antologia</i>, a. 38, fs. 764, 16 ottobre 1903.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span><i>Incipit liber acerbe etatis. Capitulum primum tractat de ordinatione
+celorum et de eorum proprietatibus in universali. Inquit
+Cichus de Eschulo.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>Sulla sfericità della Terra, confr. Brunetto Latini, <i>Tesoro</i>, L. II,
+cap. 25; <i>Dottrinale</i> di I. Alighieri, cap. II; Campano, <i>Tractatus de
+sphaera</i>, cap. IV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Conv.</i> II, 4; <i>Acerba</i>, I, 2 e <i>Sphaera</i>, a c. 3 <i>verso</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXVIII, 50-51.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Ristoro, <i>Comp. d. mondo</i>, L. I, c. 18; Dante, <i>Conv.</i> II, 14;
+<i>Sphaera</i>, a c. 9 e 10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Ristoro, I, 18, III, 2; <i>Acerba</i>, L. II e VIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span>Confr. Dante, <i>Conv.</i> II, 14.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note12">
+<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Ristoro, I, 18; Dante, <i>Conv.</i> III, 12; <i>Par.</i> XX, 7.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note13">
+<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. <i>Acerba</i>, III, 1; Dante, <i>Conv.</i> II, 6; <i>Purg.</i> I, 19; Ristoro, I, 18.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note14">
+<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&#160;&#160;</span>La Luna. Cfr. Ristoro, I, 18.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note15">
+<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&#160;&#160;</span><i>Capitulum secundum, tractat de intelligentiis moventibus istos
+celos.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note16">
+<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXVIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note17">
+<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Petrarca, <i>Canz.</i> I, XI, stan. 2.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note18">
+<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XVI, 76-78.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note19">
+<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&#160;&#160;</span>Su questo argomento dell’anima unica ritorna nel Lib. V, c. 1.º
+(Bariola).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note20">
+<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&#160;&#160;</span>Nel Cod. Cas.<sup>e</sup> le quattro terzine in cui si parla di Dante sono
+sostituite da queste altre:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Move ciascun l’angelica natura&#8205;<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a></p>
+<p class="i01">Et move i cieli in disiosa forma,</p>
+<p class="i01">Non fatigando lor substanzia pura.</p>
+<p class="i02"> Sforzata cosa non ha moto eterno;</p>
+<p class="i01">Anco de sotto el tempo se desforma:</p>
+<p class="i01">Et ciò non cade in acto sempiterno;</p>
+<p class="i02"> Perchè, se nelle Intelligenzie nude</p>
+<p class="i01">La voglia corporale se converte,&#8205;<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a></p>
+<p class="i01">Allor divina non se schiude.</p>
+<p class="i02"> Ciascun intende solo Dio contemplando&#8205;<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a></p>
+<p class="i01">Tutte le cose manifeste e certe,</p>
+<p class="i01">Sì come nui nello specchio guardando.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note21">
+<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&#160;&#160;</span>Così ha pure il Cod. III del Pl. XIC sup. della Laurenziana, invece
+delle terzine rivolte a Dante:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> Move ciascun angelica natura</p>
+<p class="i01">De nove cieli in disiosa forma.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXIX, 52-53.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note22">
+<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&#160;&#160;</span>Cod. III, Pl. XIC: La voglia nel podere se converte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note23">
+<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&#160;&#160;</span>Cod. III. Pl. XIC: Ciascuna move sol deo contemplando. Cfr. Dante,
+<i>Par.</i> XXIX, 76.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note24">
+<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III, de speris elimentorum et de multis aliis.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note25">
+<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&#160;&#160;</span>L’acqua e la terra, come gravi che tendono al centro, tengono
+il luogo più basso, ma, degli elementi, il <i>substratum</i>, l’<i>in sè</i>, che Dante
+direbbe la <i>quiddità</i>, si cela, ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note26">
+<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&#160;&#160;</span>Nel Com. alla <i>Sfera</i>, ediz. Venezia, 1499, a c. 8 <i>recto</i> in fine, tratta
+<i>ex professo</i> di tale questione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note27">
+<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IV, de obscuritate Solis et lune et de maculis ipsius lune.</i>
+(Cod. Laur.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note28">
+<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&#160;&#160;</span>I. Alighieri, <i>Dottrinale</i>, XXXVI, 37-48.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note29">
+<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V, de stellis comatis et quid significant cum apparent.</i>
+(Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note30">
+<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&#160;&#160;</span>Stelle cadenti e comete. Cfr. <i>Acerba</i>, IV, 3; V. Beauvais, IV, 71;
+<i>Dottrinale</i>, c. 32; Dante, <i>Purg.</i> V, 37:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Vapori accesi non vid’io sì tosto,</p>
+<p class="i01">Di prima notte mai fender sereno.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note31">
+<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VI, de natura ventorum.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note32">
+<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&#160;&#160;</span>Pei venti, cfr. Bellovacense, IV, 27; <i>Dottrinale</i>, c. 31. La teoria è
+meglio trattata in <i>Acerba</i>, IV, c. 3º.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note33">
+<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&#160;&#160;</span>Cod. Cas.: cerchiata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note34">
+<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VII, de pluvia, grandine, nive, pruma et rore.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note35">
+<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&#160;&#160;</span><i>Dottrinale</i>, c. XXVIII. Per la pioggia, cfr. Dante. Purg. V: Nell’aere
+si raccoglie | quell’umido vapor che in acqua riede | Tosto che
+sale dove il freddo il coglie. — E il Bellovacense, <i>Speculum naturale</i>,
+IV, XLV: Non enim fit pluria nisi ex vapore multo quoniam infrigidatus
+est; e, per la grandine: Cuius generationis causa caliditas est:
+quod est in vapore ascendente a terra, unde fit in partibus calidis et
+temporibus calidis plus quam frigidis (IV. XLIX).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note36">
+<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIII, de tronitruis, fulgure et terremotibus</i>. (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note37">
+<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&#160;&#160;</span>Tuoni, saette, baleni, folgore. Cfr. B. Latini, <i>Tesoro</i>, L. II, c. 37;
+Bellovacense, L. IV, cap. 55 e 59: <i>Dottrinale</i>, cap. XXVII. Sui terremoti,
+il <i>Dottrinale</i>, cap. XXX, dà una spiegazione diversa. Il Bellovacense
+dà ambedue le spiegazioni. Cfr. anche <i>Dottrinale</i>, L. IV, c. 27 e <i>Acerba</i>
+L. VI, c. 26 e 27.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note38">
+<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&#160;&#160;</span>Cod. Casan.; lega.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note39">
+<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. per la <i>sagitta</i> con o senza <i>pondo</i>, e per tutto questo Capitolo,
+<span class="smcap">Ristoro d’Arezzo</span>, <i>Della Composizione del mondo</i>, pubb. da Enrico
+Narducci in <i>Bibl. rara</i> del Daelli, Milano, 1864. Lib. VII, cap. II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note40">
+<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIIII, de arcu sine yride et via lactea</i>. (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note41">
+<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&#160;&#160;</span>Sui colori delle stelle e dell’iride, cfr. <i>Dottrinale</i>, c. 35.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note42">
+<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&#160;&#160;</span><i>Incipit liber secundus. Capitulum primum, ubi tractat de fortuna
+reprobando Dantem. Inquit Cichus de Esculo</i>. (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note43">
+<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante. <i>Inf</i>. VII, <i>Purg</i>. XVI, <i>Par</i>. IV. Veggasi: Fratris Iohannis
+De Serravalle Or. Min. Episcopi et Principis Firmami (1417), <i>Translatio
+et Comentum totius libri Dantis Aldigherii, cum textu italico
+Fratris Bartholomaei a Colle</i>, Prato, Giachetti, 1891.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note44">
+<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&#160;&#160;</span>Dante, <i>Purg</i>. XVI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note45">
+<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. II, de formatione humane creature.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note46">
+<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg</i>. XXV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note47">
+<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III, de qualitatibus anime per aliqua signa corporis.</i>
+(Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note48">
+<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IV, de difinitione virtutis in genere.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note49">
+<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V, de iusticia et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note50">
+<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXVII, 121-123.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note51">
+<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VI, de fortitudine et a quo celo procedit</i>. (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note52">
+<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Petrarca, <i>Canz</i>. P. I, Son. 9º.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note53">
+<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&#160;&#160;</span>Cod. Cass.: insigniti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note54">
+<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VII, de prudentia et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.).
+Nel Casanatense, il cap. VII è sostituito dall’VIII e viceversa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note55">
+<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIII. De temperantia contra Esculanos, et a quo celo procedit.</i>
+(Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note56">
+<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&#160;&#160;</span>Cod. Cass.: Fundata fusti nel doppiato cerchio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note57">
+<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> 37-42.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note58">
+<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IX. De liberalitate et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note59">
+<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. X. De humanitate et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note60">
+<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XI. De castitate, constantia, abstinentia, mensura et magnanimitate.</i>
+(Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note61">
+<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XII. De nobilitate et a quo celo procedit, reprobando falsas
+opiniones.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note62">
+<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Conv.</i> Tratt. IV. cap. XX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note63">
+<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&#160;&#160;</span>Altri Codici: <i>acute</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note64">
+<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> VII, 21-23 e <i>Parad.</i> VIII.; <i>Dottrinale</i>, c. XIV, 51-54.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note65">
+<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&#160;&#160;</span>Allude ai Colonnesi. Dalla famiglia Colonna egli sperava la salvezza
+d’Italia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note66">
+<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XIII. De avaritia, contra illos de Patrimonio et Ducatu.</i>
+(Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note67">
+<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> VI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note68">
+<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&#160;&#160;</span><i>Floncha</i> e <i>fioncha</i> (fionda) in <i>Statuti volgari</i> del 1387 di Ascoli
+Piceno. illustr. da C. Mazzi, in <i>La Bibliofilia</i> di L. Olschki, Firenze, V.
+II, 1900-’901, Disp. 9-10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note69">
+<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&#160;&#160;</span>Sugli Angioini, cfr. Dante, <i>Purg.</i> XX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note70">
+<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XIV. De superbia, contra Romanos.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note71">
+<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&#160;&#160;</span>Sulla vanagloria, cfr. Dante, <i>Purg.</i> XI, 91-93.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note72">
+<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XV. De luxuria, contra Bononienses et Tuscos.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note73">
+<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&#160;&#160;</span>A tutti i comentatori dell’<i>Acerba</i> è sfuggito questo accenno a
+Firenze, per la rotta di Doccia, secondo la lezione del C. Casanatense.
+Anche il Bariola riporta dal C. Laurenziano: <i>chioza</i> (venetismo) che fa
+rima con doza della terzina susseguente, e, benchè gli sorga il sospetto
+che <i>chioza</i> stia a significare le Pleiadi, pure non si dà conto del valore
+topografico di <i>doza</i>. Il Castelli poi: <i>ghiaccia</i>, e, nella seconda terzina:
+<i>Che lagrimando irriga la sua faccia</i>, che non sappiamo donde sia
+tolto. Noi, invece, pensiamo che <i>Doccia</i> voglia riferirsi alla sconfitta di
+Altopascio (23 settembre 1325). Di qui si posson trarre varie conseguenze
+d’indole politica e sul tempo in cui potè essere scritto questo capit.
+dell’<i>Acerba</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note74">
+<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XVI. De invidia contra Marchianos et Ronandiolos.</i> (Cod.
+Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note75">
+<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Petrarca, Son. 173 P. I, Roma 1821.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note76">
+<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XVII. De gula, contra Lombardos.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note77">
+<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&#160;&#160;</span>Cod. Cas.: se more.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note78">
+<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XVIII. De vanagloria.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note79">
+<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XVIIII. De ira et accidia.</i> (Cod. Laur.).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note80">
+<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&#160;&#160;</span><i>Incipit liber tercius, in quo tractatur de virtute amoris et animalibus
+et lapidibus preciosis. Inquit Cichus de Esculo.</i> Cod. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note81">
+<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Vita Nova</i>, XX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note82">
+<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&#160;&#160;</span>Dante, <i>Ibidem</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note83">
+<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&#160;&#160;</span>La canz. di Guido pure commentata da Dino del Garbo e pubbl.
+a Venezia, col tit.: <i>Enarratio Cantionis Guidonis de Cavalcantibus de
+natura et motu amoris</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note84">
+<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Vita Nova</i>, XX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note85">
+<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Cecco, <i>De Principiis Astrologiae</i>; Dante, <i>Vita Nova</i>, 2, 3, 4,
+9, 12, 13, 21, 24, 43; <i>Conv.</i> IV, 16; <i>De Mon.</i> II, 3.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note86">
+<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&#160;&#160;</span>Dante in risposta a Messer Cino: <i>Dante, quando per caso s’abbandona</i>.
+Cfr. anche l’Epistola di Dante a Cino: <i>Exulanti Pistoriensi
+Florentinus exul immeritus, per tempora diuturna salutem, et perpetuae
+caritatis ardorem</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note87">
+<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. S. Thomae, <i>Declaratio quorundam articulorum, etc.</i>, opusc.
+2, n. Opere, t. XIX, Venezia, 1754, p. 42; Dante, <i>Purg.</i> XVI-XVIII; <i>Par.</i>
+XIV, 30, XVII, 17, 18, XIX, 40-43.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note88">
+<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. II. De natura fenicis, assimilando ipsam virtuti.</i> Cod. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note89">
+<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> XXIV, 106-111 — Petrar. <i>Canz.</i>, P. I, son. 151.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note90">
+<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&#160;&#160;</span>Il Cod. Laur. ha: Ne la luna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note91">
+<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III. De natura aquile.</i> Cod. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note92">
+<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> IX, 19-33.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note93">
+<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&#160;&#160;</span>Il Cod. Laurenziano ha: da presso: il Casanatense: depresso.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note94">
+<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IIII. De natura lumerpe.</i> Cod. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note95">
+<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&#160;&#160;</span>Il Laur. ha: drime.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note96">
+<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&#160;&#160;</span>Il Casan. ha: dolce.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note97">
+<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V. De natura stellini.</i> Cod. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note98">
+<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VI. De natura pellicani.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note99">
+<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VII. De quatuor animalibus viventibus ex quatuor elementis.</i>
+C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note100">
+<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&#160;&#160;</span>Il Notar Jacopo da Lentini:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">La salamandra audivi,</p>
+<p class="i01">Che dentro al fuoco vive stando sana.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E il Petrar., <i>Canz.</i>, P. I, canz. XX, st. 4:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Di mia morte mi pasco, e vivo in fiamme;</p>
+<p class="i01">Stranio cibo, e mirabil salamandra!</p>
+<p class="i01">Ma miracol non è: da tal si vole.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note101">
+<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIII. De natura plombini.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note102">
+<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIIII. De natura strucii.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note103">
+<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. X. De natura cygni.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note104">
+<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XI. De natura cycognie.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note105">
+<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XXV, 10-12.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note106">
+<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XII. De natura cichale.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note107">
+<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XIII. De natura noctua</i>. C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note108">
+<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XIIII. De natura perdicis</i>. C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note109">
+<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XV. De natura yrundinis</i>. C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note110">
+<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&#160;&#160;</span>Il Laur. ha: vertuose.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note111">
+<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XVI. De natura uppompe</i> (sic). C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note112">
+<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XVII. De natura calandrini.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note113">
+<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XVIII. De natura vulturis.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note114">
+<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XIX. De natura falconis.</i> C. Laur.
+</p>
+
+<p>
+Nel C. Casanatense il cap. XIX tratta del rospo, il XX dell’ostrica,
+il XXI del delfino, il XXII del basilisco, il XXIII dell’aspide, il XXIV
+del drago, il XXV della vipera, il XXVI del coccodrillo, il XXVII dello
+scorpione, il XXVIII del botto, il XXIX del ragno, il XXX del leone,
+il XXXI del falcone.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note115">
+<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XX. De natura grifonis.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note116">
+<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XXI. De natura pavonis.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note117">
+<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. G. Boccacci, <i>Vita Dantis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note118">
+<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XXII. De natura gruis.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note119">
+<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&#160;&#160;</span>ad inchino, ha il Cas.se.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note120">
+<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&#160;&#160;</span>giovini, nel Cas.se.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note121">
+<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XX, 86-91.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note122">
+<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XXIII. De natura turturis.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note123">
+<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XXIIII. De natura corvi.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note124">
+<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&#160;&#160;</span><i>Capitulum de animalibus aquosis, et primo de sirena.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note125">
+<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&#160;&#160;</span>Il Laur.: doplo; il Cas.: po lo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note126">
+<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. II. De gronco et arengo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note127">
+<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III. De orospo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note128">
+<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IIII. De cancro et de ostricis.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note129">
+<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V. De dalfino.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note130">
+<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> XXII, 19-21.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note131">
+<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&#160;&#160;</span><i>Capitulum de animalibus venenosis, et primo de basalisco.</i>
+C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note132">
+<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. II. De yaspide.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note133">
+<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III. De dracone.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note134">
+<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IIII. De vipera.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note135">
+<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V. De cocodrilo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note136">
+<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VI. De scorpione.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note137">
+<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> IX, 5-6.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note138">
+<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VII. De botrace.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note139">
+<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIII. De aranea.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note140">
+<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&#160;&#160;</span><i>Explicit de animalibus venenosis: sequitur de quadrupedibus.
+Primo de leone.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note141">
+<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&#160;&#160;</span>Casan.: degenere soa stirpe.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note142">
+<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&#160;&#160;</span>Casan.: arida sepe.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note143">
+<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&#160;&#160;</span>Casan.: sancta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note144">
+<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. II. De elefante.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note145">
+<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III. De leopardo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note146">
+<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IIII. De yema</i> (sic). C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note147">
+<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V. De pantera.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note148">
+<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VI. De tygro.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note149">
+<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VII. De castoreo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note150">
+<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIII. De unicorno.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note151">
+<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IX. De symia.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note152">
+<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. X. De cervo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note153">
+<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Petrar. <i>Canz.</i> P. I, son. 156.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note154">
+<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&#160;&#160;</span><i>Capitulum de lapidibus preciosis, et primo de dyamante, zaphiro
+et smeraldo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note155">
+<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. II De agate, alestrio et berilo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note156">
+<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III. De topatio, dyaspro et gagate.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note157">
+<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&#160;&#160;</span>Questi due ultimi versi trovansi alla fine del cap. nel Casan. — Nel
+Laur. questo cap. e il seguente ne formano invece uno solo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note158">
+<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&#160;&#160;</span>Qui il Casan. continua il cap.; mentre il Laur. ne fa uno nuovo,
+completando il cap. coi due versi con cui si chiude il precedente nel
+Casan.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note159">
+<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IIII. De curopa, panterone et cintro.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note160">
+<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V. De dyacodio, alestone et berilo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note161">
+<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VI. De carbunculo, epistite et amantisto.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note162">
+<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VII. De ceramo, calendonio et cristallo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note163">
+<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&#160;&#160;</span>Trono, il Casan.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note164">
+<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIII. De lentra, celidonio et corallo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note165">
+<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIIII. De malgarita, galasia et corniola.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note166">
+<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&#160;&#160;</span>Le stelle. Cfr. Dante, <i>Par.</i> II., 31, che chiama la Luna: <i>eterna
+margherita</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note167">
+<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&#160;&#160;</span><i>Incipit liber quartus, in quo tractatur de dubiis naturalibus
+que sunt circa centia</i> (sic) <i>mundi. Inquit Cichus de Esculo.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note168">
+<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&#160;&#160;</span>Dante, <i>Par.</i> II, dice che non lo seguissero in pelago quei che s’eran
+messi in piccioletta barca. Cfr. <i>Acerba</i>, L. IV, c. 3, in fine a c. 10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note169">
+<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. II. De questionibus naturalibus circa corpora celestia</i>,
+C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note170">
+<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&#160;&#160;</span>Ristoro, L. V, c. 2.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note171">
+<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&#160;&#160;</span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 14 <i>recto</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note172">
+<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&#160;&#160;</span>Cecco, <i>Sphaera</i>, proemio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note173">
+<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. III. De questionibus naturalibus circa ignem et vertit se
+ad alia.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note174">
+<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> XIII, 40-42; V. Beauvais, <i>Speculum naturale</i>;
+Iac. Aligh. <i>Dottrinale</i>, 31.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note175">
+<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&#160;&#160;</span>Il Cas.: sciocchi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note176">
+<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&#160;&#160;</span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 23 <i>recto</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note177">
+<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&#160;&#160;</span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 24 verso.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note178">
+<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. IIII. De questionibus naturalibus circa aerem</i>. C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note179">
+<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Iac. Aligh., <i>Dottrinale</i>, che dà una spiegazione diversa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note180">
+<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&#160;&#160;</span>F. Petrarca, <i>Canz.</i> Part. II, son. 20.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note181">
+<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&#160;&#160;</span>F. Petrarca, <i>Canz.</i> Part. II, son. 1º.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note182">
+<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Messer Cino, nella Canz.: <i>La dolce vista e ’l bel guardo soave</i>;
+e, nelle Rime originali del Petrarca pubbl. dall’Ubaldini, il frammento,
+in data 30 novembre 1349.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note183">
+<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. V. De questionibus naturalibus circa aquas.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note184">
+<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&#160;&#160;</span>Il C. Laur. ha: al mezo de sota.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note185">
+<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&#160;&#160;</span>Petriolo, ha il Casan.; e Cagnano, entrambi i Cod.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note186">
+<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, nel son.: <i>Io sono stato con amore insieme</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note187">
+<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VI. De questionibus circa terram.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note188">
+<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&#160;&#160;</span>Nel linguaggio d’allora, <i>forma</i> è la natura, la qualità speciale,
+l’intrinseco delle cose, (Bariola). Del resto, era il sistema predominante
+della Filosofia Scolastica. Confrontisi, per tutti, S. Tommaso d’Aquino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note189">
+<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&#160;&#160;</span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 9 <i>verso: Omnis civitas et quod habitatur
+habet triplicem significationem, scilicet climatis, provinciae et aedificationis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note190">
+<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&#160;&#160;</span>Ristoro, L. VII, p. III, c. 3º.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note191">
+<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XXV, 88. Il Buti, commentando il v. 2 del c. XI
+del <i>Purg.</i>, dice: <i>Lo luogo circoscrive lo locato</i>. S. Tommaso direbbe:
+alle anime separate dai corpi si determinano alcuni luoghi corporali,
+dove sieno <i>quasi in luogo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note192">
+<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VII. De questionibus naturalibus circa umbras.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note193">
+<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Iac. Aligh., <i>Dottrinale</i>, c. 34.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note194">
+<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIII. De questionibus naturalibus circa animalia.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note195">
+<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. VIIII. De questionibus naturalibus circa actus humanorum.</i>
+C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note196">
+<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i>, VII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note197">
+<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&#160;&#160;</span>Dante, nella <i>Canz.: Donna mi reca nello core ardire</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note198">
+<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. X. Ad idem.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note199">
+<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&#160;&#160;</span>Sozo, il Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note200">
+<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&#160;&#160;</span>Galeno, <i>De usu partium</i>, L. XV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note201">
+<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XI. Ad idem.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note202">
+<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> VI, in fine.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note203">
+<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Cecco, <i>De Principiis Astrologiae</i>. — Dante, <i>Conv.</i> II. 9, lin.
+101 sgg.; <i>Par.</i> XXII, 112 sgg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note204">
+<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XII. Ad idem.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note205">
+<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&#160;&#160;</span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XV, 56.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note206">
+<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&#160;&#160;</span><i>Cap. XIII. In quo deridetur Dantes.</i> C. Laur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note207">
+<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&#160;&#160;</span>Trovasi anche nel cod. Laur. III, Pl. XIC, sec. XIV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note208">
+<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: voler.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note209">
+<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&#160;&#160;</span><i>Acerba</i>, L. I, c. 2º. Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XXV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note210">
+<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: norma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note211">
+<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: strocca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note212">
+<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: qui comenzarò.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note213">
+<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: peiur.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note214">
+<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: octanta cinque.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note215">
+<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: In tanto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note216">
+<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&#160;&#160;</span>Altri Cod.: Et de le trenta parte si è la luna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note217">
+<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&#160;&#160;</span>In altri Codici, come nel Laurenziano III del Pluteo XIC superiore,
+secondo il Bariola, si ha:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Sì come forma nella mente eterna,</p>
+<p class="i01">E questa vita è luce de miseria.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Mentre nel Palatino di Firenze:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Et questa vita è l’aire in nui.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Così pure, più o meno alterati, in parecchie edizioni. In quella del
+1476, si legge, invece:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Sì come forma nella mente eterna,</p>
+<p class="i01">E in questa vita luce mai s’interna.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Questo capitolo manca in molti cod. e nell’ediz. veneta del 1495.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note218">
+<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&#160;&#160;</span>Questo sonetto fu tratto dal Bariola dal cod. Magliabechiano 3,
+cl. XVI. Sullo stesso argomento vi è un altro sonetto che, in una edizione
+quattrocentina della <i>Summa perfectionis</i> del Geber, è attribuito
+a Cecco; mentre in un cod. di Montpellier esso è attribuito a Dante;
+ed in altri cod. del sec. XIV e XV o a Cecco, o a Dante o a Frate Elia.
+Lo pubblicò Oddone Zenatti di sul cod. Riccardiano 946, c. 10, (<i>Una
+canzone capodistriana del sec. XIV sulla pietra filosofale</i>, in Archiv.
+stor. per Trieste, l’Istria e il Trentino, vol. IV, pagg. 81-117; e <i>Nuove
+rime d’alchimisti</i>, Estr. dal Propugnatore, N.º 8, fasc. 21, Bologna, 1891).
+Come dice però il Paoletti, non sembra fattura dell’autore dell’<i>Acerba</i>,
+e per l’ordine, e, molto più, per l’uso e la frequenza di certi vocaboli;
+e, perciò, qui non lo riproduciamo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note219">
+<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&#160;&#160;</span>Dal cod. d. V. 5, n. 433 del sec. XV della Bibl. Casanatense, in
+risposta al sonetto di messer Cino: <i>Cecco, i’ ti prego per virtù di quella</i>.
+Cfr. G. Carducci, <i>Rime di M. Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV</i>,
+Firenze, Barbera, 1862, n. 58 e 79; L. Chiappelli, <i>Vita e opere giuridiche
+di Cino da Pistoia</i>, Pistoia, Bracali, 1881, pagg. 78-79.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note220">
+<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&#160;&#160;</span>Dal cod. Magliabechiano 991, cl. VII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note221">
+<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&#160;&#160;</span>Lo pubblicò Enrico Narducci dal cod. cartaceo dell’<i>Acerba</i> del
+sec. XV, n. 343, posseduto dal principe D. Baldassarre Boncompagni, a
+carta 98, in risposta a un altro sonetto attribuito a Dante: <i>Cecco, io son
+qua giunto in terra acquatica</i>. «Il Narducci non nasconde che il prof.
+Alessandro D’Ancona, avendo trovato ambedue questi sonetti sotto altro
+nome nel rovescio della carta 43 del primo volume della <i>Raccolta di
+rime antiche</i> mss. compilata dal Moncke e dal Biscioni, che si conserva
+nella pubblica biblioteca di Lucca (num. gen. del <i>Catalogo dei mss.</i> 530)
+fu il primo a far notare che i sonetti stessi sono contesi a Dante e a
+Cecco d’Ascoli da Ser Ventura Monachi e da Giovanni Lambertucci de’
+Frescobaldi. Ma egli osserva che «ciò non distrugge la possibilità che
+questi due sonetti siano l’uno di Cecco, di Dante l’altro; anzi, nel dubbio,
+sembra più ragionevole cosa propendere per l’autorità del codice più
+antico; oltre di che le molte varianti fra i due codici non permettono di
+ritenerne la lezione come identica in questa parte» G. Castelli, <i>op. cit.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note222">
+<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&#160;&#160;</span>Pubblicato da Gio. M. Crescimbeni, di su un antico ms. della
+bibl. Isoldiana e d’un altro della bibl. Chisiana, in risposta a un sonetto
+attribuito a Petrarca giovane (1323): <i>Tu se’ ’l grande Ascolan, che ’l
+mondo allumi</i>, che il Tiraboschi e il Lami attribuirono invece a Ser
+Muccio Ravennate. Il Bariola e il Castelli, sull’autorità di Francesco
+Trucchi, che notò aver il Lami erroneamente letto nel cod. Riccardiano
+1103 il nome di Muccio invece di Sennuccio del Bene, rivendicarono al
+Petrarca la paternità del sonetto. Il cod. Laurenziano n. 43 del pluteo
+XI e il Riccardiano 2823 l’attribuiscono pure al Petrarca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note223">
+<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&#160;&#160;</span>Nel cod. Riccardiano 1103. Fu pubblicato la prima volta dal Bariola,
+e pare abbia un riscontro nel sonetto del Petrarca: <i>Pace non
+trovo, e non ho da far guerra</i>.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77167 ***</div>
+</body>
+</html>
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Binary files differ
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+This book, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
+
+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
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+status under the laws that apply to them.
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+++ b/README.md
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+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for eBook #77167
+(https://www.gutenberg.org/ebooks/77167)