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Carabba + + + + +PREFAZIONE + + +I — L’AUTORE + +Parlare di Francesco Stabili, detto comunemente Cecco d’Ascoli, pur +dopo tanto fiorire di critica storica e letteraria, riesce assai +difficile; giacchè, dai primi diligenti lavori del Frizzi e del Bariola +fino a quelli più recenti e pregevoli del Castelli e del Boffito, +i nuovi documenti venuti in luce non ci mettono ancora in grado di +conoscere appieno le varie vicende della sua vita e di dar fine, una +buona volta, alle acerbe contese che si sono agitate intorno a lui. +Onde, ben a ragione il Bariola diceva che «chi si accinge a scrivere +di questo infelice poeta trova, ad ogni passo, difficoltà ed ostacoli +quasi insuperabili, tanto scarse e mal sicure sono le notizie che ne +abbiamo». + +Infatti, intorno all’anno della sua nascita, le opinioni sono tuttavia +discordi. Gli storici regionali, posteriori di molto all’età di Cecco, +lo fan nascere nel 1250 o nel 1257: per contro, secondo gli appunti +sui poeti provenzali e italiani dell’umanista iesino Angelo Colocci, +nato circa un secolo e mezzo dopo la morte di Cecco, il nostro autore +sarebbe venuto al mondo nel 1269, forse nella seconda quindicina di +ottobre, mentre la madre incinta si recava nel paesello di Ancarano ad +una festa religiosa, che ivi allora si celebrava. E quest’ultima data, +poi che il Castelli ebbe discoperti tali appunti nel 1887 di sul Codice +Vaticano 4831, e quindi pubblicati in miglior lezione nel 1890, per +l’aiuto di Giulio Salvadori, nel _Giornale Storico della Letteratura +Italiana_, vien ritenuta come la più probabile, se non la vera. Tutti +gli storici, intanto, gli danno a padre un maestro Simone; ma discordi +sono i pareri se questi fosse un medico o un notaio. + +Nella matricola dei notari dell’epoca, che conservasi nell’archivio +comunale di Ascoli Piceno, un notar Simone Stabili, Stabile o degli +Stabili non è menzionato; nè del casato si ha ricordo nel Catasto del +sec. XIV, che pur ivi si conserva. Tanto il Colocci che altri biografi +posteriori opinano che Cecco, dopo gli studi grammaticali in patria, si +conducesse alla famosa Scuola medica di Salerno, ove taluni ammettono +avessero egli e il padre suo anche insegnato. Sorprende, del resto, +come l’indirizzo prevalentemente astrologico delle nozioni mediche e +di tutta la produzione mentale di Cecco si presenti così dissonante +con le dottrine pratiche e positive della Scuola Salernitana di quel +tempo, di già liberatasi dagli inquinamenti arabi e dagli influssi +astrologici[1]. Poi, stette a Parigi; ma è dubbio se egli venisse o pur +no invitato alla corte papale di Avignone. Dal 1322 al 1325, insegnò +alla celebre università di Bologna e, secondo il Ghirardacci, col +salario di cento lire. Alcuni anzi han preteso che egli professasse, +in quella università, matematica medicina filosofia. Chi si rende +ragione, però, dei sistemi e dei metodi d’insegnamento medievali, +comprenderà di leggieri che la matematica era parte essenziale della +materia astrologica e che la medicina, e in ispecie la terapia, +facevasi dipendere in parte dall’influenza favorevole o maligna degli +astri. Forse, potè dettare un corso di cosmografia e di astrologia +applicata alla medicina; e fa maraviglia, per altro, come egli, medico, +trascurasse di proposito, nell’_Acerba_, di parlare del regno vegetale: + + Se d’erbe qui non tracto nè de piante, + Io prego che chi legge non si sdegne, + Ch’a medico ne lasso che ne cante. + +Il Boffito, con dotte argomentazioni, ha in vero dedotto, dall’esame +del _De principiis astrologiae_ da lui novamente scoverto nel codice +miscellaneo Vaticano 2366 del sec. XIV, che Cecco a Bologna lesse +proprio astrologia; giacchè questo comento all’opera più rinomata +dell’astronomo ed astrologo arabo Abdel-Haziz Al-cabiti del sec. +X, conosciuta col nome di _Alcabizio_, fu dettato a Bologna, dove, +giovane, venne eletto a tale insegnamento dalla scolaresca cosmopolita. +Il comento ci è pervenuto in poche lezioni, forse sei o sette, ed è +così incompiuto o mutilo probabilmente per la condanna inflittagli dal +Sant’Uffizio. Contro ciò che dapprima si ammetteva, il comento alla +_Sfera_ dell’astronomo inglese del sec. XIII, Iohn Halifax da Holywood, +detto il _Sacrobosco_, non fu dettato a Bologna, ma già prima e, forse, +a Salerno, a Padova o altrove. A Bologna, pertanto, il 16 dicembre +1324, l’inquisitore Lamberto da Cingoli gli sequestrava le opere, +lo condannava a varie pene corporali e pecuniarie, gl’interdiceva +l’insegnamento, _per aver sentenziato e discorso erroneamente di cose +attinenti alla cattolica fede_. E vuolsi che il fiorentino Tommaso del +Garbo, lettore di medicina in quella medesima università, per invidia, +l’avesse denunziato al tribunale dell’Inquisizione. Da questa prima +condanna al 1327, non abbiamo notizie certe di lui. Fu a Bologna, a +Napoli o a Firenze? Insegnò in qualche altra università, o andò ramingo +per l’Italia? Noi non lo sappiamo. + +Il 30 luglio 1326, il figliuolo di re Roberto d’Angiò, Carlo duca di +Calabria, a cui era stata concessa per dieci anni la signoria della +repubblica contro Castruccio, entrava in Firenze con grande solennità, +accompagnato da molti magnati del regno e, come dice Angelo Di +Costanzo, da più di dugento altri cavalieri a sproni d’oro. Con questo +nobile seguito, alcuni han preteso giungesse pure Cecco d’Ascoli, e che +là si dedicasse all’insegnamento. Anzi, taluno sostenne che, pervenuto +già prima a Firenze, non appena cioè ebbe campo di allontanarsi da +Bologna, i Fiorentini gli offrirono una cattedra creata appositamente +per lui. + +Senonchè, dove sono le prove e i documenti? + +Giovanni Villani racconta «che egli era astrolago del duca, e avea +dette e rivelate per la scienza d’astronomia, ovvero di nigromanzia, +molte cose future, le quali si trovarono poi vere, degli andamenti del +Bavaro e dei fatti di Castruccio e di quegli del duca». E a Firenze +veramente noi lo troviamo nel 1327. Secondo un documento inedito, da +noi scoperto nell’Archivio di Stato di Napoli, e che pubblichiamo +qui in fine della prefazione, Cecco stette alla corte del duca, in +qualità di _phisicus et familiaris_, con lo stipendio di tre once +in argento per mese, solo dal 12 marzo al 31 maggio 1327. Ora, se, +come ha provato il Davidsohn[2], egli era stato, pria della seconda +condanna, rinchiuso per due mesi nelle carceri inquisitoriali di Santa +Croce, si può, senza tema di errare, concludere che lo Stabili, già +nei primi del giugno, era stato scacciato dal palagio dei Podestà, +di costa alla Badia. Il vescovo di Aversa, Raimondo de Mausac di +Marsiglia (Pelliccia, Parenti), che era frate minore e cancelliere +di Carlo _Senzaterra_, «parendogli abominevole a tenerlo il duca in +sua corte, il fece prendere, perchè il libro astrologico, composto e +riprovato a Bologna, l’usava anche in Firenze». Ed aggiunge il Villani +che maestro Dino del Garbo, famoso medico fiorentino del tempo, già +professore all’università di Bologna e poi a quella di Siena e padre di +Tommaso, «fu grande cagione della morte del sopraddetto maestro Cecco, +riprovando per falso il detto suo libello, il quale aveva letto in +Bologna, e molti dissono che ’l fece per invidia». + +Frate Accursio de’ Bonfantini, inquisitore dell’eretica pravità in +Toscana, che tra le mansioni del suo ufficio trovava anche tempo di +commentare il divino poema di Dante, si fe’ mandare da Bologna copia +del primo processo; e le carte giunsero a Firenze il 17 luglio. Così, +l’accusa di eresia si riconfermava; e Cecco veniva bruciato vivo, con +tutte le sue opere, fra Porta a Pinti e Porta alla Croce, tra Affrico e +Mensola, il 16 settembre 1327[3]. Ecco perchè dei suoi lavori non si è +mai trovato un codice autografo o apografo. + +Fu ghibellino: di un ghibellinismo diverso da quello dantesco, come +apparisce da molti luoghi dell’_Acerba_ e di altre sue opere. Propendè +per Lodovico il Bavaro, al pari di Fazio degli Uberti; ma inculcò agli +Italiani, per ottenere o conservare la libertà, di esser concordi: + + Così dovría ciascun cittadino + L’uno con l’altro esser conforme, + Chè non venisser lor terre ad inchino; + +incitò i Colonnesi a mettersi alla testa del movimento politico, per +far _tenere alli nimici el becco al nido_; imprecò al tiranno della sua +patria, Giovanni Veninbene, capo di parte guelfa, capitano a guerra di +Carlo II d’Angiò nel 1305, contro i ghibellini del suo paese, giusta +quanto rilevasi da parecchi documenti inediti dell’Archivio di Stato +di Napoli, e che pubblicherò prossimamente. Contro quel che asserì il +Castelli, il Veninbene, dunque, fu tutt’altro che ghibellino. Ed io, +perciò, nel 1897, con l’appoggio della tradizione e di quanto ne pensò +anche il Trucchi, fui incline ad ammettere che alla condanna di Cecco +contribuisse pure non poco il suo comportamento politico. + +Fu amico di Cino da Pistoia e di Petrarca. Fu in relazioni con +l’Alighieri? Qui sta il nodo. Ma, amico o antagonista di Dante; +infetto di magia o scienziato vero; eretico o no, dice il Castelli, il +martire ascolano ha lasciato, egli solo, le più chiare ed esplicite +testimonianze di rapporti intellettuali col divino poeta. E, se +coraggiosamente affrontò la condanna, rifiutando di abiurare alle +sue idee filosofiche e ripetendo nell’estremo supplizio: _l’ho detto +l’ho insegnato e lo credo_; le fiamme del martirio, nella ipotesi più +avversa, han dovuto magari purificare questa figura tetragona ai colpi +della sventura, sì da farcelo apparire come _un vindice della libertà +di coscienza_[4]. + +Che egli amasse, peraltro, una donna, a parte qualsiasi giudizio sulla +sua posizione sociale, ci è provato dall’_Acerba_; un amore contrastato +forse, e, se non illecito (_l’empio laccio_, come dice nel sonetto +del Cod. Riccardiano 1103), indubitatamente infelice. Egli riconosceva +anzi in questo amore una _dilectio vitiosa_; perchè, come nel commento +all’Alcabizio, _qui diligit monachas, accipit iste amor_; e tuttavia, +pare, perseverasse in esso impenitente. Le tre lettere giocose in +latino, che gli si attribuiscono, pubblicate dal Novati nel _Gior. +stor. d. Lett. ital._, e ritenute apocrife dal Castelli e dal Rossi, +stanno a dimostrare, comunque, la comune credenza in questa passione +amorosa del poeta. In due di esse, rivolgendosi ai _fiorini_ e ai +_danari_, si fa _una stoica invettiva contro la plutocrazia_; nella +terza individua il suo amore in una suor Lucia, clarissa d’un monastero +di Empoli, di Eboli o di Ascoli (il nome della città non si legge bene +nel testo). + +Tale fu quest’uomo, che Andrea Orcagna dannava all’inferno, +nell’affresco del giudizio universale dipinto in S. Croce, e che +l’anima molteplice di Leonardo da Vinci studiò accuratamente, +nell’_Acerba_, per le dottrine scientifiche racchiusevi e per +le figurazioni simboliche, di cui potè avvalersi nella sua arte +meravigliosa. + + +II — L’ACERBA + +L’opera sua più rinomata in volgare ebbe pure, come l’autore, una +varia fortuna. Chi la lodò al cielo, riconoscendo in essa i germi +precursori di talune discipline scientifiche, che han poi avuto il +loro pieno svolgimento nell’epoca moderna; ed in questo coro bisogna +annoverare, oltre gli scrittori regionalisti, anche Guglielmo Libri +che, nella classica _Storia delle Scienze matematiche in Italia_, +designò nello Stabili l’acuto e geniale esperimentatore dei fenomeni +fisici. Chi, invece, come il Palermo, volle vedere nell’_Acerba_ la +negazione di ogni vero o gli elementi originari del materialismo e +fin del nichilismo odierni; o, come il Boffito, che le negò qualsiasi +contributo intellettuale e morale alle scienze e alle lettere. Quando +si parte da preconcetti o si è mossi da spirito campanilistico, i +giudizi non possono riuscire immuni da esagerazioni. La fama di cui +godè in vita l’autore, le edizioni che con frequenza si son succedute +dai primordi quasi dell’arte della stampa ci dimostrano che qualche +cosa di originale e di nuovo vi deve pur essere nell’_Acerba_. +Attenendoci all’indole della raccolta «Scrittori Nostri», noi non +possiamo ora che presentare in una forma leggibile un’opera trecentesca +che riusciva difficile ritrovare anche nelle migliori Biblioteche e +che era stata alterata o guasta in tutte le edizioni che se n’eran +fatte fino al 1820. Ci dispensiamo, perciò, da una minuta analisi +del suo contenuto scientifico e dal notarne le fonti, le analogie, le +divergenze, le cose pregevoli o originali. Troppo manca ancora, del +resto, per poter venire a una conclusione definitiva; e la storia delle +scienze non ha tuttavia esplorato a fondo tutti gli svariati campi del +suo immenso territorio. Certo, non poco fu tratto dalle enciclopedie +medievali e rispecchia appunto lo stato del sapere comune dell’epoca; +ma quanta parte egli vi mise di suo e con quali criteri egli interpretò +fatti e idee del suo tempo e quanto intravide pria degli albori +dell’età moderna sarebbe prematuro sceverare. Gli studi non sono +tuttora completi per un retto giudizio scientifico; e la lettura +integrale del lavoro cecchiano servirà, per l’appunto, ad agevolarne +l’indagine. Questo soltanto è il nostro scopo. E, perciò, diamo qui, +per la prima volta, il testo intero dell’_Acerba_, traendolo dal Cod. +Mediceo-Laurenziano di Firenze, N. 52, pl. XL, della prima metà del +sec. XIV. Esso è il cod. più antico, poco corrotto e meno mutilo. Il +V Libro e qualche integrazione di concetto o di forma si son desunti, +invece, dal Cod. N. 82 del sec. XV della Biblioteca Casanatense di +Roma, anch’esso inedito. + +Ardua fu la nostra impresa; ma il buon volere e la diligenza che vi +mettemmo ci fanno sperare un’accoglienza onesta e lieta. + +Non è, nè poteva essere, un testo critico esauriente dell’_Acerba_: è +un’edizione nuova, mai tentata per lo innanzi, per quanto possibile, +fedele, eseguita sui due codici e, sovra tutto, accessibile anche alla +cultura popolare. Per questa ragione, non si è tenuto alcun conto del +testo delle antiche edizioni e neppure del commento ai due primi libri, +che, nel sec. XVI, fece il modenese Nicola Massetti (ediz. veneta del +1507). Per rammodernare la dizione e renderne più facile la lettura, +noi abbiamo solo sciolti i nessi, tolta qualche forma e desinenza +venetizzante del Laurenziano, tolta l’_h_ ove non è usata nella grafia +contemporanea e messala dove non c’era, espunta qualche lettera o +sillaba dove il verso non tornava, aggiunti i segni ortografici e +d’interpunzione mancanti. Qualche noticina abbiam voluto mettere qua +e là, per gli opportuni raffronti con altre opere o pei necessari +richiami, alieni da ogni pretesa di commento diplomatico, storico, +letterario o scientifico. Una lezione critica definitiva dell’_Acerba_, +se mai potrà farsi, non essendovi un cod. autografo, dovrà tener +calcolo, oltre che di tutte le varianti dei numerosi codici, delle +dottrine altresì e del pensiero di Cecco, come si desumono dalle altre +sue opere. A questo compito di lunga lena e di adeguata preparazione +s’era accinto il Bariola, che dette luminosi affidamenti di riuscirvi +ed ora, come ha promesso da lunga pezza, s’è dato il Castelli. Il +cod. Casanatense contiene molte parole e forme dialettali meridionali +che il Laurenziano non ha; però, poche volte noi abbiam sostituite +quelle a queste, e solo quando occorreva al senso o era richiesto +dalle concordanze della rima. L’_Acerba_, pertanto, così come è divisa +nel Laurenziano, non si riscontra in altri codici. In alcuni non vi +è distinzione di libri e di capitoli, bensì di rubriche, quale il +Palatino esaminato dal Palermo; in altri, i libri sono sei, in altri +cinque, facendo un libro solo del 2.º e del 3.º; in altri quattro, +mancando, come nel Laurenziano, i due cap. del quinto. Il Quadrio le +assegnò tre libri, confondendo i due primi col Commento alla Sfera. +Anche il numero dei capitoli varia da un cod. all’altro. Il Laurenz. +ha 9 cap. nel I Lib., 19 nel II, 56 nel III, 13 nel IV; in tutto, +cioè, 97, a cui si sono aggiunti i due cap. del V.º lib. secondo il +cod. Casanatense. Le differenze tra i due cod. da noi seguiti si son +notate a piè del testo. Per brevità, vi abbiamo aggiunto un indice, +da cui potrà vedersi la contenenza del poema. Piuttosto sarà utile +intrattenerci succintamente intorno al significato del titolo e al +metro dell’_Acerba_. + +Il nome dato a quest’opera è del tutto nuovo, e ha dato luogo a varie +interpretazioni. Il Colocci opinò che si fosse detta _Acerba_, per la +durezza dello stile; il Quadrio che stesse a significare _mucchio_ o +_congerie_ di molte cose, e quindi fè derivare _Acerba_ da _acerbus, +acervus_. Altri pensarono che indicasse l’autore medesimo, di carattere +fiero acerbo, e che il poema dovesse intitolarsi veramente: _De +proprietatibus rerum_, come appunto si vuole fosse scritto nel cod. +del sec. XV posseduto da D. Inigo Lopez. Lo Spalazzi, comparandola col +_Convivio_, scrisse che, a simiglianza di Dante che intendeva bandire +agli uomini il cibo del sapere, l’Ascolano offrì ai contemporanei +l’aspra e cruda vivanda dei più difficili problemi della scienza. Il +Bariola crede stia a significare, più che l’acerbità della materia, +l’età giovanile (_juvenilia_) in cui Cecco, forse, la scrisse; e +fu indotto a pensare così dal trovare in qualche codice: _Liber +Acerbae aetatis_. Il Calvi, pur accettando che il titolo primitivo +fosse quello supposto dal Bariola, dà ad esso un significato tutto +speciale. Secondo lui, significherebbe: _Libro composto per servire +all’educazione dell’uomo_; e crede di trovarne una conferma nei versi +dove si parla del leone, che: _Deve li soi nati ammaestrare, Lassando +il tempo dell’acerba vita, Con soe parole in lor vertù spirare_; e +in quegli altri: _Io voglio qui che il quare trovi il quia, Levando +l’ali dell’acerba mente_, ecc. Pel Gaspary è opera _acerba_, per +la difficoltà della materia. Pel Lozzi, invece, dovrebbe scriversi +realmente _Cerba, Cervia, Cerbia, Cerva_, cioè il cervo o la cerva, +volendo in quel mistico animale Cecco figurare sè stesso; o, secondo il +Salutati, l’alto sentire di sè nella glorificazione del vero, per cui +l’uomo si eterna. In fine, il Castelli, seguito anche dal Volpi, crede +che sia un neutro plurale latino e significhi _cose acerbe_ al gusto +della gente abituata ai dolciumi della consueta poesia. + +Lo schema metrico dell’_Acerba_ è una specie di terzina, la cui serie +è: ABA, CBC... ZZ, che, a pari della terzina dantesca, procede dalla +forma di _serventese incatenato_, «costituito da una serie di strofe di +tre versi variamente rimati, ma sempre in modo che tra strofe e strofe +vi sia concordanza di rime». Vi fu chi attribuì a Cecco l’invenzione +della sestina o dell’ottava (Appiani). Ma, ben dice il Castelli +che «del loro errore si sarebbero facilmente accorti, se avessero +considerato che l’ottava si esplica per due sole rime nei primi sei +versi e si chiude con un distico monorimo indipendente; laddove, +prendendo ad esame gli ultimi otto versi di un capitolo dell’_Acerba_, +si hanno tre rime per i sei versi che precedono il distico di chiusa» +a rima baciata. Il Marcucci, per primo, notò che l’_Acerba_ è scritta +in _terzetti_; ed è l’espressione naturale del fatto «che la ritmica +e la metrica delle lingue romanze sono una spontanea evoluzione degli +elementi musicali contenuti nella poesia popolare, sopravvissuta al +crollo dell’impero e della civiltà latina (Castelli)». Cecco, quindi, +non inventò nulla, ma scelse quella varietà di serventese incatenato, +che rendeva i ricorsi delle parole omioteleute meno frequenti, per +ottenere, in conseguenza, i desiderati effetti, come avvertì il Casini, +di gravità e maestà, adatti allo svolgimento delle sue esposizioni +scientifiche. + +E, come il metro, così anche il contenuto della sua opera contiene +e rivela molte delle antiche credenze e superstizioni e dei motivi +poetici più in voga nel Medio Evo; onde la letteratura folk-loristica +avrà non poco da spigolare. La forma dell’_Acerba_ è o espositiva o +dialogica; e, così, come ci è pervenuta monca nei vari cod. e senza +proporzione delle parti di che si compone, ci fa lecito pensare +che non dovette punto esser compiuta dall’autore. Considerandone, +d’altronde, pacatamente la struttura esteriore e l’organismo interno, +si addimostra, senza dubbio, un poema originale per la forma e per +la sostanza, ammesso pure che questa non sia che l’esposizione dello +scibile dell’epoca, su fonti comuni, a cui attinsero, si sa, tutte le +enciclopedie e le produzioni allegoriche e didascaliche, dal dugento al +quattrocento. + +Vi è arte nell’_Acerba?_ A questa domanda non si può che rispondere +negativamente. Se ne escludi alcuni brani ove vibra potente il fuoco +dell’amore o il ricordo del dolce suo paese nativo, ove si attrista +pel suo stato infelice o parla ed ammonisce, agitato dalla passione +politica; pel resto, il poema non è che una selva selvaggia ed +aspra e forte, in cui solitario vaga unicamente la solenne ed altera +figura di Cecco, il quale, sovra tutto per questa assenza di arte, +si palesa incomparabilmente inferiore alla mente, per ogni verso +divina, dell’Alighieri. Ecco perchè abbiam voluto, a disegno, non +pronunciarci intorno alle questioni che si riferiscono a Dante, nello +intento di essere rigidamente imparziali nella presentazione del +lavoro e di lasciare a chiunque, sulla completa bibliografia che diamo +in fine della prefazione, la libertà di formarsi un concetto sereno +ed equo sulle relazioni che corsero tra i due. Si sono aggiunti poi +all’_Acerba_ i pochi sonetti che vengono attribuiti a Cecco, sia perchè +son le altre cose in volgare che di lui si conoscono, sia perchè col +poema hanno grande attinenza. Sarò grato a quanti vorranno comunicarmi +giudizi e suggerimenti, specie per quel che riguarda la lezione del +testo, onde io possa farne tesoro in una novella edizione. + + _Ascoli Satriano, Gennaio 1913_. + + P. ROSARIO. + + + + +I CODICI DELL’ACERBA + + +Firenze — R. Biblioteca Mediceo — Laurenziana: + +1. Codice N. 52, Pl. XL, di dim. 0.201 per 0.277, di ff. scritti 84, +non compresa la prima di guardia, sul cui _verso_ è delineato l’albero +della virtù. Nel f. 1. _verso_, è dipinto un ricco stemma; sul f. 2 +_recto_, un ritratto che vuolsi rappresenti Cecco. Quasi ogni f. è +ornato riccamente di figure simboliche, dipinte a colori con eleganza. +MS. membranaceo della prima metà del sec. XIV; ed è il testo seguito in +questa lezione. + +2. Cod. N. 51, Pl. XL, cartaceo, di dim. 0.215 per 0.283, di ff. s. 99. +Titoli rubricati, con fig. colorate. Sec. XV. + +3. Cod. N. 39, Pl. XLI, cart., di dim. 0.220 per 0.288, di ff. s. 67. +Contiene frammenti dell’Acerba e altri scritti. Principio del sec. XV. + +4. Cod. N. 23, Pl. LXXVIII, parte membr. parte cart., di dim. 0.210 +per 0.275, di ff. s. 256. Miscellaneo, in parte del sec. XIV, in parte +del sec. XV. L’Acerba è mutila in principio e in fine, senza titolo nè +soscrizioni: seconda metà del sec. XIV. + +5. Cod. N. 111, Pl. 89 sup.; membr. con larghiss. margini, di dim. +0.244 per 0.356, di ff. s. 88, senza soscrizione. Lettere iniziali +dei versi rubricate; iniziali dei canti e dei libri ornate di fregi a +penna, rossi e azzurri. Sec. XIV. + +6. Cod. N. 370, Laurenz. Ashburnh., cart., di dim. 0.132 per 0.209, di +ff. s. 100. Manca di titolo e soscrizione; in fine, mutilo. Margini +delle prime carte con note esplicative del testo, in latino. Qualche +rozza figura. Sec. XV. + +7. Cod. N. 1223 Laurenz. Ashburnh.; membr. elegante, di dim. 0.149 per +0.209, di ff. s. 88. Il testo comincia col f. 3., la cui prima iniziale +contiene un ritratto di Cecco e, nel margine inferiore, uno stemma. +Iniziali miniate, con fregi a quelle dei capit. e talora a quelle delle +strofe. Fine del sec. XIV. + +8. Cod. N. 1225 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.140 per 0.216, di ff. +100. Titoli dei lib. e capit. rubricati; iniziali ornate di fregi a +penna. Sec. XIV. + +9. Cod. N. 1724 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.160 per 0.242, di ff. s. +118. Titoli dei capit. non rubricati. Alcuni commenti marginali. Sec. +XV. + +10. Cod. N. 2, Pl. XLI; membr., di dim. 0.261 per 0.364, di ff. s. 50. +Ha un frammento dell’Acerba. Sec. XIV. + +Firenze — Biblioteca Nazionale: + +Cod. N. 436 della R. Bibl. Palatina. N. 71 della nuova numerazione. +Cart. in fol. del sec. XV, mancante in principio almeno di una carta, +in cui aveano a essere scritti i primi 60 versi, col tit. del poema: +e invece la prima c. contiene gli ultimi due versi dell’8. capit., +il 9. capit. e i primi versi del 10., e tutto ciò doppio a c. 15 e +16. Mancano in fine le c. 86 e 87. Rubriche rosse, grandi iniz. rosse +o turchine, con fregi e filettature, e maiuscole tratteggiate anche +in rosso. A carte 88, dove finisce l’Acerba, si legge: «Finito Deo +gratiasse amen, per me Andrea Benozzi da Firenze, nella cità d’Ascoli, +anni dni MCCCCXLIIII». Alla fine è un canto di frate Iacopone. +Descritto e illustr. da F. Palermo, in _I Manoscritti Palatini di +Firenze_, Tip. Galileiana, 1860, vol. II, pagg. 163-258. Il Bariola ne +enumera altri 5 nella Magliabechiana. + +Firenze — Bibl. Riccardiana. Il Bariola menziona i cod. 2732 e 2235, +entrambi cart. in carattere corsivo, del sec. XV. + +Firenze — Bibl. particolare del Principe Strozzi: Cod. cart. in fol., +miscellaneo, contenente l’Acerba. Sec. XV. + +Firenze — Libreria antiquaria del Sig. Cav. Leo S. Olschki: MS. +cartaceo, pervenutogli dall’Inghilterra, in fol., di dim. 0.305 per +0.212, di ff. 82. Rubriche in rosso, con soscrizione; inelegante. +Ultimi anni del sec. XIV. (C. Mazzi, _Un Codice sconosciuto +dell’Acerba_, in «_La Bibliofilia_» di L. S. Olschki, vol. II, +Febbraio-Marzo, 1901). + + +Bologna — R. Biblioteca Universitaria: + +1. Cod. N. 1, cart. in 4. di ff. 72 non rileg. Sec. XV (1462?). + +2. Cod. N. 2346, cart. in fol. di ff. 81 n. e 5 non n. Proveniente +dalla Bibl. di S. Salvatore. Sec. XV? + +3. Cod. N. 448, cart. in fol. di ff. non n. 66. Proveniente dalla Bibl. +del Conte Cornelio Pepoli. Sec. XV. + + +Torino — Biblioteca privata del Re: + +Cod. N. 120, membr., di dim. 0.270 per 0.188, di ff. 69, mancante di +rubriche iniziali e finali. Sec. XIV. Illustrato dal Prof. R. Renier., +in _Giorn. stor. d. Lett. ital_., vol. I, A. I, 1883, fas. 2. pagg. +301-305. + + +Milano — Biblioteca Trivulziana: + +1. Codice N. 914, cart. in 8., Sec. XV. (Descritto dal Quadrio, _Stor. +e Rag. d’ogni poesia_, T. VI. p. 40). + +2. Cod. N. 1020, cart. in f.; mutilo, con fig. Sec. XV. + +3. Cod. N. 1021, cart. in f. con fig. — Sec. XV. + +Biblioteca Ambrosiana: + +1. Cod. B. N. 156, sup., cart., di ff. 71 con fig. e soscrizione. Sec. +XV. + +2. Cod. V. N. 13, cart., di dim. 0.20 per 0.30, con fregi e soscriz. +Sec. XV. + + +Modena — R. Biblioteca Estense: + +1. Cod. estense XII. DD. 22; cart. di ff. 85 num. con rubr. Sec. XV +(1457-58). + +2. Cod. estense X. D. 32; cart., di ff. 90 non num. con rubr. Mutilo in +principio; adespoto, anepigrafo. Fine del Sec. XV. + + +Parma — R. Biblioteca Palatina: + +Cod. in f.; cart., di ff. 68, senza titolo. Forse del Paciaudi. Fine +Sec. XV. + + +Ravenna — Biblioteca Classense: + +Cod. N. 139. 2. I; cart., di ff. n. 144; di dim. 0.15 per 0.20; +carattere minutissimo. Miscellaneo. Sec. XV. + + +Roma — R. Biblioteca Casanatense: + + 1. Cod. d. V. 1. (N. 78). } Miscellanei. Sec. XV. Il Cod. + 2. Cod. d. IV. 3. (N. 82). } N. 82 è quello seguito da noi + 3. Cod. d. V. 5. (N. 433). } in questa edizione. + +Biblioteca Vaticana: + +Cod. Vaticano-Urbinate N. 697; cart., di ff. 110 num. Cent. 29 per +22.5, Miscellaneo, di bella mano. Sec. XIV. + +Biblioteca Boncompagni: + +1. Cod. in 4. piccolo, di ff. 136 n. cartacei, meno il 1. e l’ultimo +che son membr. Miscellaneo. Sec. XV. + +2. Cod. cart. in f. di 97 ff. n. Sec XV. (Entrambi descritti nel +Catalogo di questa Biblioteca fatto dal Narducci, pagg. 155-56). La +biblioteca, però, fu dispersa. + + +Parigi — Biblioteca Nazionale. Ha tre Cod. (Giuseppe Mazzatinti, +_Manoscritti italiani delle Bibl. di Francia_. Ministero della P. I.; +Indici e Cataloghi. Vol. I. p. 113): + +1. 576 (7784; Sec. XV). L’Acerba di Cecco d’Ascoli. + +2. 577. (7785; Sec. XV; Luigi di Rodolfo Pomozzi fiorentino; Mazarino). +L’Acerba di C. d’A. + +3. 579. (7264; Sec. XIV; Celso Cittadini); con note marginali. + + +Spagna — Iosè Amador de Los Rios (_Obras de Don Inigo Lopez de Mendoza +marques de Santillana_, Madrid, 1852), parlando della vita del poeta +castigliano Inigo Lopez (1398-1458), dice che questi fece trarre in +Italia un pregevole Codice dell’Acerba, col titolo: _De proprietatibus +rerum_. Ma ora non si sa dove questo Cod. sia andato a finire. + + +Germania — Cod. del 1475 nel R. Gabinetto delle stampe di Berlino. +Miniato. (B. Wiese ed E. Pércopo, _Storia della Lett. ital._, Torino, +Un. Tip. Ed. Tor. 1904). + +Un altro cod. del sec. XIV esisterebbe ad Amburgo (citato dal Bariola +come prezioso). + + + + +LE EDIZIONI DELL’ACERBA + + +1. _La Cerba di Cecco d’Ascoli, Brisciae, Thoma Ferrando Autore_, +in f., nove quaterni, o carte 72, di 36 righe per facciata, senza +numeri, segnature o richiami, 1475 (?). (Luigi Lechi, _Memorie della +tipografia bresciana nel secolo decimoquinto_, Brescia, Venturini, +1854, in 4. gr.). La rozzezza del carattere e l’ineguaglianza delle +righe, secondo l’ab. Mauro Boni (_Lettere sui primi libri a stampa di +alcune città e terre dell’Italia superiore_, Venezia, 1794), mostrano +che il Ferrando forse esordiva nella carriera tipografica. Il Lechi +dice che, giusta il catalogo della celebre Biblioteca di Lord Spencer, +p. 95 unita poscia all’Althorpiana, in questa esisteva un esemplare di +tale edizione. Di poi, passò al Museo Britannico; ma, ora, pare sia +introvabile. Questa, dunque, sarebbe l’edizione principe. «Il poema, +nella ediz. del Ferrando e in quella del Di Pietro — la 1. con data — +non è diviso in 5 libri, come dice il Brunet, ma in 4, quantunque non +manchi, come nelle altre ediz. quattrocentine, l’ultimo capit. del 4. +libro, intitolato _De la nostra sancta fede_, del quale se n’è formato +un 5. aggiungendovi quattordici versi, col titolo _Conclusio hujus +operis, cap. ultimo_, soltanto nelle ediz. del sec. XVI, cominciando +da quella del 1501 col comento del Massetti ai due primi libri... Le +ediz. sin qui conosciute dell’_Acerba_ sono venticinque, delle quali +10 quattrocentine, dalla prima bresciana senz’anno alla veneziana del +12 settembre 1500, senza nome d’impressore, e tutte senza figure. +Quattordici del sec. XVI, tutte ornate di figure e col comento del +Massetti, di formato più o meno grande; ma nessuna di queste nè delle +quattrocentine, è in f., tranne la principe bresciana. Nessuna dei +sec. XVII e XVIII, una sola del sec. XIX, Venezia 1820, compresa +dall’Andreola nella Raccolta del _Parnaso italiano_, e formante il vol. +XII in 8. picc., col titolo _L’Acerba di Cecco d’Ascoli_, e col solo +testo, arbitrariamente ammodernato e racconcio». (C. Lozzi. Op. cit). + +2. _La Cerba di Ciecho Esculano per Mastro Philipo de Piero_, Venezia +in 4., a 24 linee per pagina, di carte 110. L’Hain e il Brunet +le danno 106 carte. Rarissima edizione del 1476. I bibliografi +la ritengono prima con data certa; altri, prima in modo assoluto +(Passigli, _Dizionario biografico universale_, Firenze, 1849, all’art. +Fr. Stabili). Il libro, nel suo Catalogo, dice: _Voyez sur cette +édition, et en général sur Cecco d’Ascoli, un article curieux, daté +du 28 germinal an. VI, que l’Abbé de Saint-Leger a fait insérer dans +le Magasin encyclopédique de la même année, et dont il y a quelques +exemplaires tirés à part en 8. pp._ Fa parte della collezione del Sig. +Comm. Carlo Lozzi in Colli del Tronto. Un esemplare trovasi forse nella +B. Trivulziana di Milano; un altro nella Biblioteca del Comm. Landau, +in Firenze. + +3. _Venezia, per Filippo di Piero e Bartolomeo Campani, 1478, VI +nonas maias_, in 4., a 24 linee per pagina, in caratteri romani come +la precedente. Nella Biblioteca Smithiana è registrata come principe. +Collezione del Lozzi. + +4. _Venetia, per Thomam de Alexandria, 1481. Die V, mensis sept._ in +4., di carte 102, di cui l’ultima bianca. Solito titolo: _Incomencia il +primo libro_ ecc. _dicto la Cerba_, L’Hain, n. 4827, l’accenna appena. +Un esemplare nella Bibl. Palatina di Parma. + +5. _Venetia, per Baptistam De Tortis, 1484, die XII febr._, in 4. Car. +rom. con. segn. a m., tutti quaderni, senza richiami. Titolo: _Libri +quattro del clarissimo Philosopho Ciccho Asculano dicto Lacerba_. Hain +n. 4829. Un imperfetto esemplare nella Bibl. Estense di Modena, con +note manoscritte del sec. XV. + +6. _Milano, Antonio Zaroto, 1484, die XVIII maii_, in 4., splendido +esempl., proveniente dalla famosa Bibl. Syston Park nella collezione +del Lozzi. Un esempl. nella Bibl. Palatina di Parma. + +7. _Bologna, per Henrico de Haerlem, 1485, a dì XX de novembre_, in 4., +caratteri gotici a due colonne, con segn. Hain n. 4830. Rarissima. Un +esempl. nella Bibl. della R. Università di Bologna. + +8. _Venetia, per Bernardino de Novaria, 1487, die XIX dec._, in 4. +Bellissima ediz. col titolo: _Cecho Asculano_. L’esempl. della collez. +Lozzi proviene dalla Bibl. Giuliari di Verona. Un esempl. nella +Palatina di Parma; un altro nei _Monumenta typografica_ dell’Olschki. +Catalogo Manzoni n. 3578. + +9. _Venetia, Thomas de Piasis, 1492_, in 4. Un esempl. nella collez. +Lozzi. Hain n. 4832. + +10. _Ediz. senza data di luogo e d’impressore, 1500, die XII +septembris_ in 4. oblungo. Collez. del Lozzi. + +11. _Venetia, per Iohanne Baptista Sessa, Anni del signore 1501, +adì 15 de Zennaro_; in 4., di carte 100 numerate solo nel retto, con +questo titolo in carattere gotico: _Lo illustro poeta Cecho Dascoli: +con comento no / vamente trovato: et nobilmente historiato; revisto: +/ et emendato: et da molta incorrectione extirpato: et / da antiquo +suo vestigio exemplato, etc._ Ediz. piena di mende, con commento fino +al cap. 2. del II Libro del Modenese Nicola Massetti. Esempl. nella +collez. del Lozzi, il quale, descrivendola, dice: «Sono intercalate nel +testo molte figure astronomiche e simboliche, rappresentanti le virtù, +i vizi e i più notevoli tra gli animali. Questi intagli e segnatamente +la figura di Cecco (nella _silografia_ del titolo) rivelano la mano +maestra di un incisore della scuola veneta, e probabilmente di Zuan +Andrea, uno dei più valorosi allievi del Mantegna, e de’ più fecondi +in questo genere d’illustrazione di libri a stampa. Ond’è che se +questa edizione non vale gran cosa pel confuso Comento del Massetti, +al quale il Gamba (_Testi di lingua_, al n. 789) rimprovera d’essersi +fatto corruttore anzichè correttore [come] del Morgante Maggiore, +poema cavalleresco di Luigi Pulci, nella edizione dello stesso Sessa +(Venezia, 1502), essa acquista pregio singolare e merita d’essere +segnalata per gl’intagli ond’è ornata, e specialmente per la maestosa +figura di Cecco, desunta forse da qualche tradizionale suo ritratto. +Vedasi ciò che ne dice l’illustre Duca di Rivoli, or Principe di +Essling, il quale esaminando il mio esemplare ne prese nota pei suoi +pregevolissimi lavori bibliografici». + +12. _Milano, per Giovan Angelo Scinzenzeler, 1505 addì 29 de Zenaro_, +in 4., fig. quasi simile alla precedente. Collez. Lozzi. + +13. _Milano, per Joanne de Castelliono, 1507 a dì 26 di aprile_, in 4., +fig. Un esempl. nella Bibl. Comunale di Ascoli Piceno; un altro nella +collez. Lozzi. + +14. _Venetia, Sessa, 1510_, in 4., fig. + +15. _Milano, Scinzenzeler, 1511_, in 4., fig. Ristampa della 12. + +16. _Milano, per Johanne Angelo Scinzenzeiler_ (sic), _1514 a dì 17 de +novembre_, in 4., fig. Collez. Lozzi. + +17. _Venetia, per Marchio Sessa e Pietro di Ravani, 1516_, in 4., gr., +fig. Collez. Lozzi. Un altro esempl. nella Bibl. Reale di Torino. + +18. _Venezia, Tacuino de Trino, 1519 adì XX di mazo_ (sic), in 8., fig. +Collez. Lozzi. + +19. _Milano, Scinzenzeler, 1521_, in 4., picc. fig. Un esempl. nella +collez. Lozzi; un altro nella B. Palatina di Parma. + +20. _Venetia, 1524_, in 4., fig. Menzionata dal solo Brunet. + +21. _Venetia, per Giovanni Andrea Vavassore detto Guadagnino, 1532, a +dì 4 decembris_, in 8., picc. Collez. Lozzi. Un esempl. nel Catalogo +del libraio Dario Rossi. + +22. _Vinegia, per Francesco Bindoni et Mapheo Pasini, compagni, 1535_, +del mese di settembre, in 8., fig. Collez. Lozzi. + +23. _Venezia, Giovanni Andrea detto Guadagnino Vavassore, 1546_, in +8., picc., fig. Ristampa di quella del 1532. Un esempl. nella Bibl. +Governativa di Lucca. + +24. _Venetia, per Candido de Benedetto Bendoni, 1550_, in 8., picc., +fig. Collez. Lozzi. Un esempl. Bibl. Nazionale di Torino. + +25. _Venezia 1820. L’Acerba di Cecco d’Ascoli_, in _Parnaso italiano_ +dell’Andreola, vol. XII, in 8., pic., solo testo, arbitrariamente +ammodernato e racconcio. + + + + +ALTRE OPERE DI CECCO + + +Oltre i sonetti a Cecco attribuiti e che riportiamo in appendice, le +opere latine di lui sono le seguenti: + +I — _De principiis Astrologiae_, novamente scoverto, di sul cod. +miscell. Vaticano 2366 del sec. XIV dal Boffito, che lo pubblicò, +illustrandolo, in _Gior. stor. de Lett. ital._, 1903, Suppl. n. +6, e a Firenze, L. Olschki, 1905, in 8., pp. 64, con tav. È un +commento, d’indole prevalentemente astrologica, all’opera più famosa +dell’astronomo e astrologo arabo del sec. X, Abdel-Haziz Al-cabiti, +conosciuto col nome latinizzato di _Alcabizio_. + +II — _De morbis cognoscendis ex aspectu astrorum_, che l’Alidosi, +l’Andreantonelli ed altri riferiscono sotto questo titolo: _Ratio +cognoscendi ex sideribus quinam morbi laethales sint quive non_. Forse, +un commento ai _Pronostici_ di Ippocrate, secondo il Boffito. + +III — _Epistola seu tractatus de qualitate planetarum_, menzionata in +_Tractatus in Sphaeram_. Secondo il Boffito, sarebbe stata un’epistola +didattica indirizzata al cancelliere della città di Bologna, in cui +si agitava la questione sulla costituzione dei cieli, se cioè fossero +questi d’una sola o di più specie. + +IV — _Commentarii in Logicam_, citati da molti biografi, e che il +Boffito crede doversi accogliere con benefizio d’inventario. L’Appiani +dice che dovrebbe trovarsi nella Bibl. Barberina di Roma. (Bariola, +_op. cit._ pag. 191). + +V — _Tractatus in Sphaeram_, di cui si hanno queste edizioni: 1. +Basilea, 1485, irreperibile (Castelli); ma non si trova neppure +menzionata nelle bibliografie e repertori più noti. 2. Venezia, senza +data. 3. così intit.: _Sphaera mundi tribus commentis nuper editis, +videlicet Cicchi Esculani, Francisci Capuani de Manfredonia, Iacobi +Fabri Stapulensis. Impressum, Venetiis, per Simonem Papiensem dictum +Bevilacquam_, 1499, in f. con molte fig. astronom. incis. in legno e +marca tipografica. L’Hain, sotto il n. 14125, ne descrive due ediz. +con la stessa data, ma con lievi differenze, rilevate da L. Olschki +nel n. 1126 dei _Monumenta Tipographica_, in _Bibliofilia_, Fasc. +Settembre-Ottobre 1902. Un esemplare nella collezione del comm. C. +Lozzi. Queste due ediz. furono anche descritte dal Boffito nella prima +Memoria sulla _Quaestio de aqua et terra_, in _Mem._ d. R. Accad. di +Torino, ser. II, t. 51, p. 108, n. 1 e 122, n. 2. Vi sono poi le ediz.: +4. Venezia, Giunti, 1518, in f., di cui un esempl. presso il Lozzi; 5. +Venezia, 1519, apud Iac. Pentium de Lencho, di cui un esempl. nella +Bibl. Casanatense di Roma; 6. Venezia, 1559. È un commento, d’indole +prevalentemente cosmografica, alla _Sfera_ dell’astronomo inglese Iohn +Halifax da Holywood, detto il _Sacrobosco_, nato nella contea di York +sui primi del sec. XIII e morto a Parigi nel 1256. + +VI — _De quodam modo physonomiae._ (Cod. perg. in 4., secc. XIII-XIV, +con belle miniature, in calce al vetusto cod. dell’_Acerba_ della Bibl. +Laurenziana, plut. 40, n. 52). Pubblicato dal Boffito nel _Gior. stor. +d. Lett. ital._, 1903, Suppl. n. 6. Il Bandini (Catal. V. 74, Firenze, +1778) «fu il primo e forse l’unico, secondo il Boffito, a sospettare +che questo trattatello, adespoto e anepigrafo, dovesse attribuirsi +all’Ascolano. Per parte mia son confermato nel medesimo sospetto dalla +somiglianza che presenta col cap. 3. lib. II (_alias cap._ 1. lib. +III.) dell’_Acerba_ e da altre ragioni interne. Coi trattati di altri +fisonomisti (Pseudo-Aristotele, Polemone, Adamanzio sofista, Avicenna, +Razi, Michele Scoto, ecc.) vi ha pure, è vero, qualche somiglianza, ma +non tanta. Altri cod. delle bibl. fiorentine contengono, per lo più, +adespoti dei trattatelli di fisonomia, ma sono differenti dal nostro. +(Riccard. 2224, 1270, 1166; Magliab. cl. 20 cod. 10 e 34; Strozz., cl. +20, cod. 55, ecc.)». + +VII — _Esculeus, sive Liber de ascensione signorum_, che l’Haenel +(_Catalogi librorum mss. qui in bibliothecis Galliae, Helvetiae, +Belgii, Brit., Hisp., Lusit. asservantur_. Lipsiae, 1830, col. 518) +ed altri citavano come esistente nella Hofstadtbibliothek di Basilea; +ma che il Boffito trovò che era una mistificazione. Invece, pubblicò +nel citato Suppl. n. 6 del _Gior. stor. della Lett. ital._, 1903, +_l’Esculeo_, che per cortesia del Delisle ebbe in fotografia dalla +Bibl. Naz. di Parigi, Cod. Lat. 9335, c. 22 r., col. 1.-23 r., col. 2.: +_Liber esculei de ascensionibus incipit_. Si vede però chiaramente, +egli dice, «che non si tratta che di un commento o trattato di +Ipsicle (sec. 2. av. C.?), che non è credibile che si debba alla penna +dell’Ascolano, ma a quella, almeno nel testo greco, di Ipsicle stesso, +stranamente deformato nella pronuncia in _Esculeo_. Cfr. G. Friedlein, +_De Hypsicle mathematico_, nel _Bull. di storia e bibl. d. sc. mat. e +fis._ di B. Boncompagni, VI, 493-529. Cfr. anche di questo _Bull._, +V, 353; XIV, 193; XIX, 345. L’_Anaforico_ di Ipsicle fu pubblicato +a Parigi nel 1657 da Giacomo Mentelio, ma in una versione molto +differente dalla nostra. Cfr. _Bull._ cit., VI, 526». + +VIII — _De eccentricis et epicyclis_ (Da un cod. misc. cart. della +Bibl. Palatina di Parma, n. 984 del sec. XV), pubblicato nel 1905, in +_Pubbl. dell’Osserv. del Collegio alle Querce_, Firenze, Serie in 4., +n. 7, dal Boffito, il quale la giudicò «opera che pur dal titolo appare +più seria e grave e degna in ogni modo d’esser presa in considerazione +anche dagli odierni scienziati, come quella che concerne una pagina +della storia delle scienze non ancora ben decifrata neppure ai nostri +giorni». È una lezione tenuta su questo argomento da Cecco, verso il +1324, nell’Università di Bologna. + +IX — Le tre lettere giocose, in latino, che Francesco Novati pubblicò +nel _Gior. stor. d. Lett. italiana_, I, 62 traendole dai Codd. +Corsiniano 33 E 23 e Marciano XIV 69, ritenute, del resto, apocrife dal +Castelli e da Vittorio Rossi. In due di esse, l’autore, rivolgendosi +ai _fiorini_ e ai _danari_, si fa _una stoica invettiva contro la +plutocrazia_; nella terza, individua il suo amore in una suor Lucia, +clarissa d’un monastero di Empoli o di Eboli o di Ascoli (il nome della +città non si legge bene). + + + + +BIBLIOGRAFIA + + +Gian Pico della Mirandola, _Disputationes in Astrologiam_, Lib. V. cap. +14, pag. 576, Basileae, 1500. + +Benedetto da Cesena, _De honore mulierum_, Lib. I, Epist. 2., Venezia, +1500. + +Coluccio Salutati, _De fato et fortuna_, Lib. III, cap. 12, MS., in +Mehus, Vita Ambr. Traversarii, pag. 323. + +Ferdinando Ughelli, _Italia Sacra_, I, col. 437, Venetiis, Coleti, 1717. + +Girolamo Cardano, _De Subtilitatae_, 1663. + +Fr. Sansovino, _Ritratto delle più nobili et famose città d’Italia_, c. +3, V, Venezia, 1575. + +A. Traversarii, _Latinae epistolae_, I, pag. 320, Florentiae, 1759. + +T. Garzoni, _La Piazza universale di tutte le professioni del mondo_, +pag. 371, Venezia, Meietti, 1601. + +Fattorini, _De claris Archigymnasii Bononiensis professoribus a saec. +XI ad XIV_, Bononiae, 1769-1772, I, 455. + +L. A. Muratori, _R. I. S. (Hist. misc. Bonon.)_, XVIII, 349. + +Spondano (_Ann. Eccles. I, 460, Ticini, 1675_). + +_Enciclopedia Britannica_, V, 282. + +Fr. Cavazza, _Le Scuole dell’antico Studio Bolognese_, Milano, Hoepli, +1896, p. 129. + +_Catalogus codicum ms. qui in Bibliotheca Riccardiana Florentiae +adservantur_, p. 255-56, Liburni, 1756. + +Ghinassi, _Epistolario di Pietro Vettori_. + +De Nolhac, _La bibliothèque de Fulvio Orsini_, Paris, Vieweg, 1887, in +fasc. 74 della _Biblio. de l’École des hautes Études_, cap. VII. + +D. Inigo Lopez de Mendoza M. de Santillana, _Obras_ etc., Madrid, 1852, +p. 8, 95, 609. + +Martino del Rio, _Magicae disquisitiones_, L. I, c. 3, p. 10, Venezia, +Florino, 1616. + +Cerretani, _Le Storie Fiorentine_. + +Giov. Mario Crescimbeni, _Storia della volgar poesia_, v. I, p. 264 e +420; v. III, p. 126, Venezia, Basegio, 1730. + +Giov. Maria Mazzuchelli, _Gli Scrittori d’Italia_, v. I, P. II, p. +1151, Brescia, 1753. + +P. L. Ginguené, _Hist. littéraire d’Italie_, T. deuxième, p. 264 e 284, +Milan, Giusti, 1820. + +P. L. Ginguené, _Biografia Universale_, Venezia, Miassaglia, v. X, p. +436. + +G. B. Tasgresti, _La vera e falsa astrologia_, Roma, 1683. + +Bernino Dom., _Historia di tutte l’heresie etc._, Roma, Bernabò, +1707, vol. III, p. 450-59; e Venezia, Baglioni, 1724. Vi si contiene +l’apologia di C. d’A., scritta in latino dal Piceno P. A. Appiani, +gesuita del sec. XVII. + +Gugl. Libri, _Histoire des sciences mathematiques en Italie_, etc., +Paris, Iules Renouard e C., 1838, t. II, p. 92-94, 183, 191-200, +525-526. + +L. Pastori, _Elogio e difesa di Francesco Stabili_, MS. nella +biblioteca comunale di Ascoli Piceno, p. 62-67. + +V. Curi, _L’Università degli studi di Fermo_, Ancona, Aureli, 1880, p. +83. + +Luciano Sissa, _Commemorazione di C. d’A. nel R. Liceo A. Caro di +Fermo_, Ascoli Piceno, Cardi, 1868. + +Claudio Leonardo Ximenes, _Del vecchio e nuovo gnomone fiorentino_, +Introd. P. II, p. 67, Firenze, Stamp. Imperiale, 1757. + +Pulci, _Morgante Maggiore_, M. XXIV, st. 112-13. + +Henry Charles Lea, _A history of the Inquisition of the middle ages_, +New York, Harper, 1887, III, 441-43. + +P. Emiliani Giudici, _Storia della Letteratura italiana_, v. I, 2ª +ediz. p. 253, nota. + +E. Frizzi, _Saggio di studi sopra C. d’A._, in _Propugnatore_, vol. X +par. I, 1877. + +C. Cantù, _Storia Universale_; Cronologia p. 2; _Storia della Lett. +italiana_, sec. XIV; _Gli eretici d’Italia_. + +De Batines, _Bibliografia Dantesca_, Prato, Alberghetti, 1847-48. v. +II, p. 297. + +Ferrazzi, _Manuale Dantesco_. + +S. Morpurgo, _Rime inedite di Giovanni Quirini e Antonio Da Tempo_, +in _Archivio Storico per Trieste, l’Istria e il Trentino_, vol. I, +fasc. 2, p. 142-166, Roma, 1881, Cfr. F. Novati, in _G. S. della Lett. +ital._, I, 63. + +Mazzetti, _Repertorio di tutti i professori dell’Antico Studio di +Bologna_, 1847. + +Lami, _Lezioni di antichità toscana_, II, 593 segg., Firenze, Bonducci, +1766. + +P. Appiani, _Vita di S. Emidio_, Roma, Zenobi, 1702. + +_Biblioteca Picena_, t. IV, Osimo, 1795. + +Alighiero Castelli, _Vita popolare marchigiana_, Ascoli P., Cesari, +1889. + +G. Panelli, _Memorie degli uomini illustri e chiari in medicina del +Piceno_, Ascoli, 1758. + +Gabriele Rosa, _Disegno della storia di Ascoli Piceno_, Brescia, Fiori +e C. 1869-70. + +Gabriele Rosa, _Vita di Cecco d’Ascoli_ — Brescia, Fiori, 1869. + +Tartarotti Girolamo, _Del congresso notturno delle lammie_. Rovereto, +Lib. III, cap. 7, n. 7. pag. 242, 1749. + +Carlo Bossut, _Saggio sulla storia generale delle Matematiche_, Trad. +di Gregorio Fontana, Milano, 1803. + +Morery Louis, _Le grand dictionnaire historique ou le melange mieux +de l’histoire sacrée et profane_. In fol., 2 vol. e 2 vol. di suppl. +Amsterdam, 1702-1716. + +G. Tiraboschi, _Stor. della Lett. ital._, T. V, P, Venezia, Antonelli, +p. 269, 1825. + +F. S. Quadrio, _Della stor. e della ragione d’ogni poesia_, IV, 59, +Milano Agnelli, 1749. + +Baldi Bernardino, _Cronica dei matematici_, Citato dal Crescimbeni, +_Op. cit._ + +A. Gaspary, _Storia della Lett. ital._, trad. da N. Zingarelli e V. +Rossi, I, p. 300-301, Torino, Loescher, 1887-1891. + +Burckardt, _La civiltà del secolo del Rinascimento_, trad. di Valbusa, +II, 327, n. 2, Firenze, Sansoni, 1876. + +Cardella, _Compendio della storia della lett. greca, latina e ital._, +II, p. 53, Pisa, 1816. + +Zilioli, _Vite dei poeti italiani_, MS. cit. dal Mazzuchelli, _Op. cit._ + +P. Iovii, _Elogia virorum bellica virtute illustrium_, etc. p. 68, +Florentiae, L. Torrentini, 1551. + +G. Naudè, _Apologie pour tous les grands personnages qui ont été +faussement soupçonnés de magie_, p. 344, A la Haye, chez Adrien Ulac, +1653. + +Mars. Ficini, _De Christiana religione_, c. X, I, p. 14, Basileae, +1551, _in Opera_. + +Giov. Villani, _Croniche di Firenze_, L. X, p. 41-42, ediz. curata da +A. Racheli, 1857. + +G. Spalazzi, _Cecco d’Ascoli_, Ascoli P., Cardi, 1876. + +Fr. Trucchi, _Poesie di duecento autori_, Vol. I, p. 266, Prato. +Guasti, 1846. + +B. Boncompagni, _Bull. di bibl. e di stor. delle scienze matematiche e +fisiche_, Roma. + +G. Natali, _Per la storia delle relazioni fra Dante e Cecco d’Ascoli_, +in _Le Marche_, I, 11, p. 169 segg. + +C. Ricci, _L’ultimo rifugio di Dante_, Milano, Hoepli, 1891, p. 73 e +179. + +Davidsohn, _Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino_, +1322-29, in _Arch. Stor. ital._, fasc. 222, ser. 5ª t. XXVII, p. +346-55. + +Fr. Palermo, _I Manoscritti della Biblioteca Palatina di Firenze_, vol. +II, p. 163-258, Firenze, tip. Galileiana, 1860. + +G. Carducci, _Studi letterari: Della varia fortuna di Dante_, IV, p. +258-267, Livorno, Vigo, 1880. + +G. Carducci, _Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV_, Firenze, +1862, p. 64. + +G. Carducci, _Intorno ad alcune rime dei sec. XIII e XIV ritrovate nei +memoriali dell’Archivio Notarile di Bologna_, Imola, Galeati, 1876. + +Felice Bariola, _Cecco d’Ascoli e l’Acerba_, in _Rivista Europea_, v. +XV. fasc. 16 ottobre, 1. e 16 novembre e 1. dicembre 1879. + +Gius. Castelli, _La vita e le opere di Cecco d’Ascoli_, Bologna, N. +Zanichelli, e Ascoli Pic., E. Cesari, 1892. + +Gius. Castelli, _Cecco d’Ascoli e Dante_, Roma, Soc. Ed. D. Alighieri, +1903. + +Gius. Castelli, _Ancora C. d’A. e Dante_ (Un processo che dura da 580 +anni), Roma. Ibidem, 1904. + +Gius. Castelli, _Una vendetta di Dante_, Roma, ibidem, 1907. + +Gius. Castelli, _La via consolare Salaria_, Ascoli P., Cardi, 1886. + +Filippo Villani, _Vite d’uomini illustri fiorentini_, Venezia, +Pasquali, 1747. + +G. Perticari, _Apologia dell’amor patrio di Dante_, P. II, c. 25. + +Giov. Fantuzzi, _Memorie degli scrittori bolognesi_, v. II, p. 180, VI, +p. 13-16, Bologna, 1781-1794. + +Em. Cicogna, _Della Leandreide, Mem. dell’Istituto Veneto_. 1856, p. +415. + +Carlo del Balzo, _Poemi di mille autori intorno a D. Alighieri_, v. II, +p. 257-456. + +Aless. D’Ancona, _Una poesia e una prosa di Ant. Pucci_, in +_Propugnatore_, v. II. P. II, p. 397-511, 1869; v. III, P. I, p. 35-53, +1870; e _La poesia pop. ital._, p. 129, n. 3. + +Art. Graf, _Il Zibaldone attribuito ad A. Pucci_, in _Gior. Stor. d. +Lett. ital._, I, fasc. 2, p. 282-300. + +Art. Graf, _Il Diavolo_, p. 240-41. + +P. Gio. Batt. Riccioli, _In Almagesto Ptolomaei_. + +De Sade, _Mémoires de Petrarque_, v. I, p. 49, Amsterdam. + +Morelli, _Catalogo Naniano_, Cod. 114. + +Beccatini, _Istoria dell’Inquisizione_. + +Ant. Bonfinii, _Rerum ungaricarum decades IV_, Hanoviae, 1606, p. 235; +e Basileae, ex Off. Oporiniana, 1568, p. 362. + +P. Niceron, _Mémoires pour servir à l’histoire des hommes illustres_, +t. XXX, 166, Paris, Briasson, 1754. + +S. Ammirato, _Istorie Fiorentine_, Lib. II, p. 138, Torino. Pomba, 1855. + +Bayle, _Dictionnaire historique et critique_, t. I, Rotterdam, 1720. + +Seb. Andreantonelli, _Asculanae hist._, Lib. IV, Patavii, De Cadorinis, +1673, p. 144. + +Abate Ascolano (Fr. Ant. Marcucci), _Saggio delle cose ascolane_, p. +276-77, Teramo, Consorti e Felicini, 1766. + +P. Mauro Sarti, _De claris Archigymnasii Bononiensis Professoribus_, v. +I, p. 435-36. + +G. Libri, _Notice de MS. de quelques bibliothèques des departements_, +III art.; in _Journal des Savants_, p. 547-554, Paris, 1841. + +G. N. Alidosi Pasquali, _Li dottori forestieri che in Bologna hanno +letto ecc., Bologna_, Tebaldini, 1263, p. 17-17. + +G. Ghirardacci, _Della historia di Bologna_, t. II, p. 56-66, 1596, +1734. + +Emidio Luzi, _L’Università degli studi in Ascoli Piceno_, Iesi, +Pierdicchi, 1891. + +Emidio Luzi, _Compendio di Storia ascolana_, Ascoli Pic., Cesari, 1889, +p. 161. + +Zefiriele Tommaso Bovio, _Melampyco_. + +Valentinelli, _Catalogo della Bibl. Marciana_, v. III, p. 169. + +P. Fanfani, _Cecco d’Ascoli_, Firenze, Carnesecchi, 1870. + +P. Fanfani, _Novelle, apologhi, racconti_, p. 151-169; 219-280, Milano, +Carrara, 1878. + +T. Ronconi, _L’amore in Bernardo di Ventadorn e in Guido Cavalcanti_, +Bologna, 1881. + +D. M. Manni, _Le veglie piacevoli_, t. VIII, Firenze, 1783; e Venezia, +Zatta, 1762, 2ª ediz. I, 79. + +E. Papanti, _Dante secondo la tradizione e i novellatori_, p. 196, +Livorno, Vigo, 1873. + +Bindi, _Artisti abruzzesi_. + +Cappello D. Agostino, _Memorie d’Accumoli_. In _Giorn. Arcadico_, p. +100-101, Roma, 1826. + +Cristina De Pisan, _Cité des Dames_, ch. X. + +_Nascita, vita e morte di Francesco Stabile, volgarmente detto C. +d’A., quale per i suoi errori fu condannato ad essergli tagliate le +vene della fronte, e gettato alle fiamme_, col suo ritratto in rame, +Firenze, 1792. + +Oddone Zenatti, _Nuove rime di Alchimisti_ (Estr. dal _Propugnatore_, +n. 5 fsc. 21), Bologna, Romagnoli, Dall’Acque, 1891. + +Oddone Zenatti, _Nuovi testi della canzone capodistriana sulla pietra +filosofale_, Verona, Franchini 1891. + +G. Vasari, _Le vite dei pittori_, ecc. v. I, p. 601, Firenze Sansoni +(L’Orcagna dipinse C. d’A. nell’Inferno). + +Baldinucci, _I professori del disegno_, sec. II, dec. VI. + +G. Cantalamessa Carboni, _Memorie intorno ai letterati ed agli artisti +di Ascoli_, Ascoli P., Cardi, 1830. + +Vincenzo Nannucci, _Manuale della Lett. del primo secolo_, vol. I. + +Tomm. Casini, _Manuale della Lett. ital._ v. III, 313. + +Tomm. Casini, _Sulle forme metriche italiane_, p. 62-63. + +Laubert, _Zum Phisyologus_, in _Romanische Forschungen_, 1891. + +A. Bartoli, _Stor. d. Lett. ital._, vol. V. + +F. Novati, _Giorn. stor. d. Lett. ital._, Torino, I, 62. + +V. Rossi, _Giorn. stor. d. Lett. ital._, Torino, XXI, 385 segg. + +V. Cian, _Giorn. stor. d. Lett. ital._, XI, 234, n. 1. + +V. Cian, _Vivaldo Belcalzer e l’enciclopedismo italiano delle origini_, +in _G. stor. d. Lett. ital., Suppl._ n. 5, p. 60-61. + +R. Renier, _Un cod. mal noto dell’Acerba_, in _Giorn. stor. d. Lett. +ital._, I, fasc. 2.º, 1883, p. 301-305. + +L. Chiappelli, _Vita e opere giuridiche di Cino da Pistoia_, Pistoia, +Bracali, 1881, p. 78-79. + +P. Scheffer Boichorst, _Aus Dantes Verbannung_, Strassburg, Trübner, +1882, p. 6-69. + +F. Torraca, _Manuale di Letteratura italiana_, vol. I. + +G. Volpi, _Il Trecento_, Milano, Vallardi, p. 179. + +G. Crocioni, _Il Dottrinale di Iacopo Alighieri_, Città di Castello, +1895. + +G. Crocioni, _La materia del Dottrinale_, in _Rivista di Scienze fis. e +matematiche_, Pavia, 1903, p. 359. + +N. Zingarelli, _Dante_, Milano, F. Vallardi. + +E. Rivalta, _Dante e Guido_, in _Nuova Antologia_, 1.º ottobre 1904. + +C. Segrè, _La patria poetica di F. Petrarca_, in _N. Antologia_, luglio +1904. + +Gaudenzi, _Appunti per servire alla stor. della Università di Bologna e +dei suoi maestri_, Bologna 1889. + +Gaudenzi, _Lo studio di Bologna nei primi due secoli della sua +esistenza_, Bologna, 1901. + +B. Wiese ed E. Pèrcopo, _Stor. d. Lett. ital. dai primi tempi fino ai +nostri giorni_, Torino, Un. T. Ed. T., 1904. + +A. Bassermann, _Dantes Spuren in Italien_. + +V. Paoletti, _Cecco d’Ascoli_, Saggio critico, Bologna-Ascoli P., +Zanichelli, 1905. + +G. Boffito, _Perchè fu condannato al fuoco l’astrologo Cecco +d’Ascoli?_, in _Studi e doc. di Storia e Diritto_, Roma, A. XX, 1899. + +G. Boffito, _La meteorologia dell Acerba_, in _Ann. stor. meteorolog. +ital._, vol. I, 1898, Torino. + +G. Boffito, _Il De Principiis Astrologiae di C. d. A. novamente +scoperto e illustrato_, in _Gior. stor. d. Lett. ital._, Torino, 1903, +Suppl. n. 6. + +G. Boffito, _Il commento di C. d. A. all’Alcabizzo_, Firenze, L. S. +Olschki, 1905. + +C. Mazzi, _Statuti volgari di Ascoli_, in _La Bibliofilia_, Firenze, +Olschki, disp. 9 e 10, 1900, 1901. + +C. Mazzi, _Un cod. sconosciuto dell’Acerba_, Ibidem, disp. 11 e 12, +1901. + +G. Boffito, _Il De eccentricis et epicyclis di C. d. A. nuovamente +scoperto ed illustrato_, in _pubbl. dell’Osservatorio del Collegio alla +Querce_, Firenze, Serie in 4.º, n. 7., 1905. + +G. Boffito, _La «Quaestio de aqua et terra» di Dante Alighieri_, ediz. +princ. del 1508 riproduzione in facsim. — Introd. stor. e trascriz. +critica del testo lat. di G. Boffito, con intr. scientif. dell’ing. +O. Zanotti — Bianco e Proem. del Dott. Prompt, Firenze, L. S. Olschki, +1905. + +C. Lozzi, _Cecco d’Ascoli_, saggio critico e bibliografico, Ibidem, +vol. IV disp. 9 e 10 e vol. disp. 1 e 2. + +Leonardo Olschki, _Le contese intorno a C. d. A._, in _La Bibliofilia_, +A. VII, Gennaio 1906. + +P. Rosario, _Cecco d’Ascoli e la sua città natale_, Ascoli Satriano, N. +Coluccelli, 1897. + +P. Rosario, _Dall’Ofanto al Carapelle_, Ascoli Satriano, vol. I e II, +1898-1902. + +R. Renier, _Gior. stor. Lett. ital._, Torino, XXX, 330. + +Karl Vollmöller, _Krit. lahresbericht über d. Fortschritte d. Roman. +Philologie_, Dresden, 1899. + +G. Calvi, I_l manoscritto H di Leonardo da Vinci; Il Fiore di Virtù_ e +_l’Acerba di Cecco d’Ascoli_; contrib. a uno studio sui fonti di L. da +Vinci, in _Archiv. stor. lombardo_, vol. X, A. XXV, Milano. + +G. Modigliani, _Psicologia Vinciana_, Milano, Treves, 1913. + +Leonardo, _Scritti_, con un proemio di Luca Beltrami, Istituto +Editoriale Italiano, Milano. (_Gli Immortali_, I Serie, Vol. XXII). + +De Dominicis e V. Paoletti, _La patria di C. d’Ascoli_, in _Rivista +Marchigiana illustrata_, Roma, A. V, n. 1, 2, 5, che non mi è riuscito +di consultare. + +Guido Cavalcanti, _Rime_, Lanciano, R. Carabba, 1913. + +A. Ribera, _Guido Cavalcanti_, A. F. Formiggini, Modena, 1911. + +Cino da Pistoia, _Rime_, Lanciano, R. Carabba, 1913. + +Lynn Thorndike, prof. nella Western Reserve University di Cleveland, +_La magia nel Medio Evo_, in _Monist_, fasc. di gennaio 1915, riassunto +da _Minerva_, Roma, A. XXV, n. 7, 1º aprile, 1915. + + + + +ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI + +Registri Angioini, n. 262, f. 82 r. e t. 31 Maggio 1327, X.ª Indizione. + + +Carolus Illustris Ierusalem et Sicilie Regis Roberti primogenitus +Dux Calabrie ac eius Vicarius Generalis Raimundo Russo de Cathania +Thesaurario et familiari nostro salutem et dilecionem sinceram. +Volentes magistro Cicco de Esculo quem in phisicum et familiarem +nostrum duximus diebus non longe preteritis retinendum gagia sicut +aliis nostris phisicis exhiberi fidelitati tue presentium tenore +expresse jubemus quatenus eidem magistro Cicco, quousque fuerimus +in partibus Tuscie vel alibi extra Regnum gagia ad racionem de uncis +auri tribus et postquam in Regnum feliciter redierimus dante domino +ad racionem de unciis auri duabus ponderis generalis per mensem a die +duodecimo proximo preteriti mensis martij uius X.e Indictionis usque +nunc simul et semel et deinde in antea de mensei in mensem nostro +durante beneplacito de pecunia camere nostre sistente et futura per +manus tuas solvere et exhibere procures apodixas ab eodem magistro +Cicco de his que sibi propterea solveris suis vicibus recepturus +ordinacione seu mandato quocum que contrario facto et in antea faciendo +eciam si de illo vel aliqua ejus clausula esset in presentibus expressa +mencio facienda execucione presencium non obstante. Datum Florencie +en nostre cambre anno domini MCCCXXVII die ultimo maij dicte X.e +Indictionis. + +Cuius auctoritate mandati. + +Die ultimo madij X.e indicionis Florencie solute sunt magistro Cicco +de Esculo phisico et familiari prefati domini ducis pro gagiis suis +ultimorum dierum XVIII proximo preterite mensis martii ac mensis +Aprilis et presentis madij uius anni decime Indicionis ad racionem +de uncis tribus in argento per mensem extra regnum pro uncis VII +et tarenis XXIV reductis ad florenos auri ad predictam racionem +auri........ floreni XXIII et solidi XXVIII. + +Eodem die solute sunt notario nicolao de Alifia Regie ac ducalis +cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris sui presentis +mensis madij pro unciis III tarenis XXVI et granis V in argento +reductis ut supra ....... floreni XVI solidi XXXVIIII denari VIII. + +Eodem die ibidem solute sunt notario mactheo de scuccula Regie et +ducalis cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris sui +presentis mensis madij pro uncis III tarenis XXVI et granis V in +argento reductis ut supra auri ..... floreni XVI solidi XXXVIIII denari +VIII. + +Que tota predicta pecunia soluta et liberata. Infra predictum mensem +madij uius X.e Indicionis personis prescriptis pro Gagiis corum +temporis predistincta est ut supra dici particulariter continetur auri +florenorum quindecim milia contingentem quatuor solidos quinquaginta +novem et denarios decem. + + + + +LIBRO PRIMO[5] + + +CAPITOLO I[6] + + Ultra non segue più la nostra luce [C. Laur., c. 1 r.] [C. Casan. + c. 1 r.] + For de la superficie de quel primo, + In qual natura, per poter, conduce + La forma inteligibel, che devide + Noi dagli animal, per l’abito estrimo, + Qual creatura mai non tutto vide. + For d’ogne cielo substanzie nude[7] + Stanno benigne per la dolce nota, + Ove la pietà non li occhi chiude; + E, per potenzia de cotal virtude, + Conserva el giro de ciascuna rota, + Unde de vita recevem salute. + E l’arco, dove son diversi lumi,[8] + Gira de sotto con subiecte stelle, + E lassa un grado ben con tardi tumi. + Le quattro qualità costui ’nforma, + Sì ch’el subiecto in acto ven da quelle, + Perchè le strenge con sua dolce forma. + De sotto luce quella trista stella,[9] + Tarda di corso e di vertù inimica, + Che mai so raggio non fè cosa bella. + Gelo col freddo flato mette a terra, + Et a chi n’ha mercè s’ella s’applica, + L’aire, stridendo, chiama guerra guerra. [C. L. c. 1 t.] + È circumscripta la luce benigna[10] + Nel sesto cielo onde quel s’acquista, + Che ben se prova là ove se signa. + Se l’anima li occhi belli soi non clude, + Stando ne l’ombra de l’umana vista, + Vol che la dorma ’n le so brazza nude. + L’ignea stella pietà non mira,[11] + Ma sempre de mercè se mostra freda: + A chi la scombra, de sotto le gira; + E tal tempesta per l’aire despande [C. C. c. 1 t.] + La sua potenzia, ch’in tutto preda + Al nostro tempo noi miramo grande. + Po’ gira il corpo de la nostra vita,[12] + Agente universal d’ogni subiecte: + Qual virtù pinge sì la sua ferita + De li ferventi raggi, onde se scalda + La grave qualità che ’n lei se flecte; + Che ciò che vive lor potenzia salda. + D’amor la stella, nella terza rota,[13] + Al spirto dà angoscia con sua luce + Da cosa bella che non sta remota: + Da lui, se morte spenge sua figura, + In cui so dolce raggio non vi luce, + Non è animata cosa tal natura. + Gira ’l pianeta con la bina voglia + Per quella spera unde vene tal lume, + Qual tutta obscurità de l’alma spoglia. + La fredda stella in quel poco cerchio[14] + Ultimo gira, e n’è ver che consume + L’ombra, per lo splendor che sia soverchio. + Anche onne luce che possede ’l cielo + Ven da quel corpo, qual natura prima + Illa formato d’amoroso zielo: + Sì come stella per costui resplende, + Ma l’ultima se mostra più sublima; + Cessandose da lui, più luce prende. [L. c. 2] + Ma quando infra li raggi ella si volve, + Attrista la virtù de ciò che vive + E l’aire per tempesta se dissolve: + Assima li fiumi e onne vertù sbada, + Qual insigna ’l tempo campo circumscrive; + D’onor se priva per contraria spada, + Se ’n oriente luce la sua stella; + Ne l’octava parte s’ella se trova, + A tal potenzia non po’ star rebella; + E se l’altra gira nel più alto punto, [C. c. 2] + Serà da pinger l’aire quella prova, + E far volar chi de plumbe è unto. + Move li corpi de minor rascione + E fuga ciò che non po’ lor natura + Assimigliare a soa perfezione: + Lor viso bello turba ’l nostro aspecto, + Nel specchio pinge de nebbia figura + E toglie luce ’l figlio a gran delecto; + E l’altr’animali de vertute nudi, + La ’stremità possende decio sempre; + O gran vertù che tutte cose mudi! + O quando ’l to voler fa bella mostra, + Che voi e onne natura così tempre, + Per più benigna far la vita nostra! + O tu che mostri el terzo in una forma, + E accendi di pietà la spessa norma. + + +CAPITOLO II[15] + + El principio che move queste rote [L. c. 2 t.] + Sono inteligenzie separate: + Non stanno dal divin splendor remote,[16] + Non cessano l’acti de mover possenti, + Non posseno nostre menti star celate + A lor intellecti de vertù lucenti. + Movendo stelle e lor diverse spere, + Diverse genti con contrarii acti, + Forma la lor potenzia qual non pere. + Altri che sono de vertù esperti,[17] + Altri che sono dal subiecto estratti, + Altri che sono del fallir converti, + Altri che de l’arme prendon possa, + Altri che de viltà portano insegna, + Altri che danno nell’altrui percossa, + Altri che lor voce sempre chiama: + O tirannia, o cosa benegna, + Non curan de vertù posseder fama. + Ma l’anima bella del fattor simile, [C. c. 2 t.] + Per so valore, a queste po’ far ombra, + Se non s’enclina ’l so voler gentile. + Quando l’influenzia ven da quelle, + Se soa vertù per queste non se scombra, + Allora è donna sopra tutte stelle.[18] + Nove son questi qual movon li cerchi, + E l’altri sott’a questi pone altrui, + Qual spira l’anima de l’acti soverchi. + Inteligenzia del terrestro mundo[19] + Con la benignità conforma nui, + Prendendo l’anima in l’esser secundo. + E quest’è l’anima ch’è una in tucti, + Ch’è sott’al cerchio de la prima stella; + E d’altra vita semo privi e structi: + E questo pone lo falso Averoisse + Con soa sofista e penta novella, + Ma mo ha plù vertù che quando visse. [L. c. 3] + Poreste dubitare del primo celo, + Che ciò che sensibilità possede, + Loco circumscrive e li fa velo. + Se fosse contenuto d’altra spera, + Et ella contenuta rason vede + Sì ch’aver fino il cielo non è vera; + Dico, che chi per sè possede loco, + Conosce niente di che loco tegna, + Ponendo ’l cielo così del vero poco; + Che per accidenti il loco si mantene, + Avegna che per sè el mondo spegna, + Ond’ha la vita l’amoroso bene. + Oltra quel cielo non è qualitate, + Ne anche forma che move intellecto, + Ma nostra fede vole che pietate + Dimori sopra nel beato regno, + Al qual la spe ne mena a quello effecto. + De quella luce del fattor benegno. + De’ qua’ già ne trattò quel Fiorentino.[20] + Che lì lui se condusse Beatrice; + Tal corpo umano mai non fo divino, + Nè po’ sì come ’l perso essere blanco, + Perchè se renova sicomo fenice + In quel disio che li ponge el flanco. + Ne li altri regni ov’andò col duca, + Fondando li soi pedi en basso centro, + Là lo condusse la sua fede poca: + E so ch’a noi non fe’ mai retorno + Chè so disio sempre lui tenne dentro: + De lui mi dol per so parlar adorno. + La degna intelligenzia prima move [C. c. 3] + El primo celo che moto governa: + Ogne ora nel girar sono più nove; + L’altre che verde tegnon nostra palma, + E questa vole che null’ al moto sperna, + Sì che d’ogne vita viva l’alma; [L. c. 3 t] + E per queste ne la figura di morte + Molte anime d’accidenti sono scorte. + + +CAPITOLO III[24] + + Cerchiase con l’arco ove se fonda + L’ignea qualità di quella stella, + E la gira po’ sotto questa abonda. + In quella spera sempre vinta essendo + La strema parte gira pur con ella, + Si como levi corpi suso attendo. + El centro pete de la grave natura,[25] + Però queste altre tegnon ’l basso sito. + De tutte qualità lor forma pura + Se cela ai occhi nostri e non se mira, + Salvo el subiecto ch’è da lor finito, + Per la vertù de sovra che ciò spira. + La grave qualità el ciel divide; + Asperica de forma sta nel mezzo, + Si como ’l punto che nel cerchio asside + Alcuno con quel che so nome demostra + Del celo la plica non appare al senso, + Dal qual se move intelligenzia nostra. + La minor stella che nel celo splende + Máiore che la grave qualitate, + Et ella com’el punto se comprende + Nel cielo; e questa se demostra vera + Ne le stelle ferme che mirate, + Ma non in questa dell’ultima spera; [L. c. 4] + Perchè ’l minor lo maior non cela, + Però la luna non è miga grande + Plù che la terra che ’l so lume vela: + Se ciò non fosse già morta, non tutta [C. c. 3 t.] + L’ombra de la terra che lei spande + Che mostra a tempo soa bellezza strutta. + In quarta parte si vivon li animali, + E l’altre parti tegnon ’l caldo e frido, + Unde la vita e l’acti naturali, + Stando remoti da elli al ver non face + Animato corpo nè voce nè strido: + La demorasse a chi vertude spiace. + Lo quarto si divide in septe parti + Da septe stelle poste de fin’ in austro; + Ciascuna a l’altra d’ombra getta salti;[26] + Si como gira ’l sole e ’l lume scima, + Ombra e luce non è in onne castro; + Se nel quarto obscura, lo quinto dima. + Ciò forma de la terra el gran tumore, + Però inseme onne animal non vede, + Quando la luna perde so splendore. + Chi stesse sotto la luce sempiterna, + Da septe stelle ch’a noi tengon fede, + Si como nostra luce pone eterna, + Porebe andare verso ’l cel del mundo + Tanto che queste già non vedería, + Sì como noi quel cerchio secundo, + Che nella parte sta meridiana: + Prendesse verso queste stelle via, + Lassarà la secunda tramontana. + Tegnon la terra nel mezzo dui poli: + Di sopra l’uno, e l’altro oppost’a lui: + Di simel virtute natura formolli. + Se l’un facesse sua potenzia quita, + L’altro verso ’l ciel tiraria nui; + Perchè ciascuno fa como calamita. [L. c. 4 t.] + La nostra luce nega quel che dice + La falsa oppinion de queste genti, + Che verde mostra de trista radice. + Vanno leggiadri di belli animali [C. c. 4] + Quelle anime obscure de l’atti lucenti: + A’ vertuosi già non dico quali. + Dal cielo sta la terra ogual lontana, + Però la luce de le stelle mostra + Ogual splendore ad ogne vista umana. + Se ’n oriente omne ’l mezzo gira, + Over si ’n occidente ella s’è posta, + Da quella forma ciascadun la mira. + Molte ore el falso prende nostro viso, + Per lo corpo diafano ne le stelle, + Stando nel mezzo e trasparendo fiso. + De l’esser vero li occhi nostri scombra, + Perchè lo raggio le mostra più belle, + Si como luce ch’è lontana in ombra; + Chè nel mezzo, per natura, posa + La terra ’l celo come grave a centro. + Non pote fare ’l moto miga iosa. + Però ch’ascendere bel grave suso, + Natura tal potentia non ten dentro + Nè vinta fue già mai de cotal uso. + E se possibile fusse che fondasse + De questa superficia là de sota, + Sì che l’omisperio lo mirasse, + Essendo sì leggero, avría festa, + Voltando nel mezzo de la rota + In ver de noi li pei et illa testa, + Sì como li acti, che sono accidenti + Ne l’acque che trapassaron sì lucenti. + + +CAPITOLO IV[27] + + Cessa intellecto cum le rotte vele, [L. c. 5] + Ch’a tua vertù non basta veder luce + De quel che te convene d’esser fidele, + Unde perfecto Deo fae natura + Universal che sempre spera e luce, + Ch’in acto di potentia trasfigura + Intelligenzie stelle moto e lume. [C. c. 5] + Onne natura che la spera ammanta + Mantegnon e de ciò l’essere sume. + Se non fosse d’onne animal che vive + E de ciascuna vegetabel planta, + Serian de lor virtute morte e prive. + S’a li occhi nostri appare nova forma + Lo umano ingegno allor se mova e quera, + Fin che de lui el ver se ponga norma. + Ma non transcenda e levi l’alto ingegno + Sopra le stelle, sì che illu pera, + Che de cotal luce non mostra segno. + O viste del miracoloso affanno + Ch’in voi s’include sempre miraviglia + Del poco cerchio la stella miranno! + Non è virtù non dubitare al mondo, + Ma far de l’ombra umana semiglia, + Rason non vede como sia ’l secondo. + Dico che umbra de stella umana + Si fa el terrestro assisso in quella parte + Ch’a nostra qualità non è lontana. + Per bello raggio non la priva ’l sole + Perchè n’è desposta como Marte, + Che con li soi raggi el foco mostrar vole. + De questa stella se cela bellezza + De li acquistati raggi, sicch’in nui + Par che natura perda sua vaghezza. + De ciò che vive la virtude germe + Per questo che receve corpo in lui; [L. c. 5 t.] + De tutti li celi l’aver si sperme. + Langue natura si como costei, + Perchè nel tempo perde de valore, + Che sua potenzia non se spande in lei. + Cessa l’effecto, se la causa è priva, + Alotta chi è subiecto a gran dolore, + Verso a la morte prendon la trista riva. + Vegnon nel mondo e sono già venute + Molti accidenti, qual de dir mi noia, + Perchè se vederanno e sun vedute + De l’anime belle figurate e pente + De la virtù del cel che lor innoia, + Mirando quanto è in noi el cel possente. + E de li primi raggi el bel corpo + Pense paura ne l’umani aspecti, + Quando se mostra de sua luce torpo. + S’in questo si maciela lo suo splendore, + Ne l’altro li soi raggi son concepti, + Che in tutte parti sua luce non more. + Doi cerchi sono intersetti inseme[28] + E quanto differenti, dico altrui, + Ove sono iuncti e là ove sono streme. + La prima stella si gira in quel sito, + El sole ne l’altro, e questo opposto a lui + Quand’el so corpo è de splendor finito. + De le do stelle, nel mezzo è la terra + Per qual la luna lo raggio non vede, + Che nel so corpo l’ombra se deserra. + Sempre non tutta questa stella oscura, + Si como nostra vista ne fa fede, + Ch’in parte mor’ a tempo soa figura. + Girando ’l celo, vegnon le triste ore, + Che ’l bello raggio nello sol se vela, + Stando la luna vincta nel so core; + Ove se gionse l’una e l’altra rota, + Ai occhi umani la bellezza cela [L. c. 6] + De quella luce ch’è per lei remota; + Unde celando sì nova bellezza, + Sotto le stelle mor onne allegrezza. + + +CAPITOLO V[29] + + Comate stelle cum diversi modi[30] [C. c. 5 t] + De luce, qual se mostra su ne l’aire, + Dico che desegna, si tu m’odi, + Ciascun corpo de li septi cerchi + Per qual che tempo e per moti varie + L’aire s’infiamma di raggi soverchi. + Dico che nel mondo se desegna + Effecti novi paurosi e gravi, + Se per la trista stella el tempo regna. + Geme chi regge e chi porta corona, + E tema li accidenti feri e pravi + E l’altr’animal chi de vertù rasona. + Non troppo negro mostra lo so colore + Questa ne l’aire che plove la morte, + Che nella vita planta lo gran dolore. + Ciascuna di costor più vaccio lede + Se in oriente appare e raggia forte, + E tarda, se occidente la possede. + L’altra soa vista de bella luce + Porta lo bello raggio como luna, + Che ben lo sexto celo la conduce: + Fa germinar la terra, e piove ’l bene. + Se de le stelle tre Iove ten l’una [L. c. 6 t.] + De gracioso effecto è plù la spene: + Gema natura umana se l’ammira. [C. c. 6] + L’altra, che de foco porta vista, + Che con la longa cauda sempre gira, + Marte la move e Marte la mantene, + Sì che natura sotto ’l celo attrista, + Perchè desicca lo sangue ne le vene. + Se verso l’oriente lo capo volta, + Seranno l’acque ne l’aire private: + In foco peste e fame serà involta + La terra nostra da mercede scorta. + Fontana d’occhi farà pietate, + Natura bella lasso; or te conforta. + Demostra l’altra orribel aspecto, + Qual sempre gira e move circa ’l sole, + E verde d’onne planta ’l dolce effecto + Morte desdegna nel potente regno; + E sopra quello che ricchezza cole, + Priva sua vita col maggior desdegno. + De l’amplio raggio l’altro tira torma, + E como l’altra stella costei fere, + Così la nostra umanitate informa. + Se quel moto de quel corpo grave + O del più leve la morte se spere, + Che invola noi con la trista clave; + Se ’l Marte del so raggio fa ferita, + Over che regni nel secundo celo, + Serà la morte ne l’acerba vita. + De pace al tempo more onne salute [C. c. 6 t.] + Se Marte raggia sopra questo celo; + Con l’altra occide là ov’è virtute. + Anchi son tre, l’una de le quali + Qual mostra crini e raggi naturali; + L’altra se vede in so corpo rotonda, + Si como vista umana poco manca: + Se mostra in viso de la stella bianca [L. c. 7] + L’altra sì è poca, ma di retro abunda. + Ciascun’ al mondo mostra novitate, + Et acti qual desdegna pietate. + + +CAPITOLO VI[31] + + La tarda stella de la spera grande[32] + Manten la terra e serve in sua natura; + La prima stella, la qual move e spande, + La spietata stella move ’l foco, + Mercurio tene l’aire in sua figura, + Tempesta move per so tempo e loco. + Li spiriti sono quattro principali: + Un ven da l’angol primo a l’orizzonte, + Che ’n nui conserva l’acti naturali; + Mostrase sua natura temperata + Fra le due qualità active e conte, + Sana la terra per qual fa iornata, + Se l’è centada[33] da monti e da colli + E verso l’angol primo aperta e rotta, + Dov’io fu’ nato tu per exemplo tolli, + Cessando l’acque riposate e triste + Ch’hanno lor natura sì corrotta, + Qual fa veder le umilitate viste; + E movese per tempo lo dolce flato, [C. c. 7] + Che li tenebrosi vapori accompagna: + Se non li rompe el sol va celato; + Perchè sonno densi e de la terra tratti, + Fanno planger l’aire, sì ch’el mondo bagna, [L. c. 7 t.] + Da l’altre stelle se no sono refratti. + Levano le stelle da ponente + Lo spirito con tempestata voce, + Qual move l’aire verso l’oriente. + Mostrase d’acque in natura simile, + Soa qualità varia per foce, + Sì como per virtute l’anima vile. + Levase da le septe stelle eterne + El freddo flato e per natura sicco, + Vertù che passi animati ma’ non sperne; + Ma lede quel che liga corpi animati + E pone a caso del dolore stricto: + Non dico li altri effetti nominati. + Da quella parte dove el sol desegne + Al basso grado per lo eterno corso + Ven l’altro flato, sì che l’aire impegne. + Umiditate con lo calor sorge, + A molti animal tolle lor soccorso: + Vertute animata da lui ben s’accorge. + Potenzia tolle ove questo spira, + O gente che abitate el basso sito, + Quanta viltà l’animo vostro gira! + Se questo sopra noi cammino move, + Stando celato per lo core ardito, + Non vol natura che ’n voi se trove; + Ma l’animi vigorosi de li munti, + Ov’assotiglia l’aer le so vele + Si che li mostra del vigor coniuncti, + Non portano viltà nel cor superbo, + Avegna che saver in lor se cele + E reca l’anima loro el senno acerbo. + Per questo flato geme l’air fosco, [C. c. 7 t.] + Umidità corrumpe ne le vene + E fa molti accidenti che cognosco. + Move ciascuno per tempi diversi + Sì como ’l sole le altre stelle tene [L. c. 8] + Del torto cerchio de l’animali inpersi; + E quale in quarta parte se devide. + Como si move ’l sole, così vedemo + Che l’una qualità l’altra occide; + Però uno tempo variata rota + Demostran ne la terra ove noi semo, + S’in quella che dal sole sta remota. + Torno a li quattro spirti che dico + E lasso le lor membra in questa mossa: + Cessando l’uno, leva il so inimico, + Quando la luce de le stelle poste + Da l’altri corpi receve percossa, + Stando convincti ne le parti opposte; + Sì che li quattro con le membra loro + Sono formati per cotal valore. + + +CAPITOLO VII[34] + + Tira el sole li vapori levando[35] + Da questa terra verso ’l bel serino, + E l’aire po’ va sempre spessando: + Saliendo, se condensa a poco a poco, + Fin ch’è nel mezzo ov’è ’l fredd’alpino. + Per li reflexi raggi e po’ per foco, + Stando nel mezzo de le genti estremi, + L’acqua se forma, così come grave + Vengon a la terra le so parti insemi. + Quando è più fredo quel mezzo sito, + Tanto più sente le tempeste prave [L. c. 8 t.] + De le ghiacciate pietre ciascun lito; + Ma qui po’ dubitar l’anima gentile. + Nel tempo caldo così se forma ’l ghiaccio + E privase nel so tempo simile. + La spera che ten lo foco in sua virtute, + Dico che fuga ’l freddo col so braccio + E tolle in novità con so ferute. + Così di fuoco li raggi reflessi [C. c. 8] + Inverso l’aire de la nostra terra + Per l’orezzonte essendo connessi: + E quando regge ’l Cancro e po’ Leone, + Assa’ più freddo ne lo mezzo serra + Però el ghiaccio plove la stazone. + In questo tempo sono fredde l’acque + Che sotto terra vegnon per le vene, + Che ’l caldo spense ’l freddo che ’n lor nacque. + E calde sonno nel gelato tempo, + Perchè el calor sub terra se tene, + E questo dura fin che ’l celo ha tempo. + Ma quando Scorpione regge e po’ Pesce + Questo mezzo aire quasi temperato + Però se ’n lui qualche vapore cresce, + Nasce la neve con acque quiete: + Per l’uno contrario da esse privato, + Fan forte strido con suave mete. + Pluvia move potenzia de luna, + Se con le prave stelle seque ’l moto + Da così fatti tempi mostrando fortuna. + Maligno corpo inforca sua luce + Verso la luna, fin che non è remoto; + Tempesta move e acqua conduce: + Quando se move con le dolce stelle + Fuga le nube, sì che luce ’l mundo; + Per qual clarezza l’anime se fan belle. + Quando la luna sta in benignitate, + Onne elemento se move iocundo [L. c. 9] + E tolle de tristicia qualitate. + La piccinina pluvia pruina + Se forma dal vapor ch’è congelato + Ne l’aire presso, e così la brina: + Sottil vapore e freddo e poca altura + Fanno questi acti come ’l nostro flato. + Se dorme respirando per natura. + De tutte umidità la luna è matre, [C. c. 8 t] + Quando se mostra de sua luce plena: + Quattro fiate ’l mare pare che latre + Fra iorno e nocte, si como ne’ quarte; + In alto e basso così l’acqua mena, + E ciò te dico per scienzia et arte. + Così d’animati corpi move ’l sangue + Fra luce e nocte, si como fa ’l mare; + Così s’attrista et natura langue. + Però, in qualche ora, l’animi umani + Senza rasone senton pene amare + Et allegrezza de li effecti vani. + Onde la luna, si como riceve, + Da lei se forman venti acqua e neve. + + +CAPITOLO VIII[36] + + La prima stella con l’impio Marte[37] + Move per tempo tempestati troni, + De fin che l’un contrario l’altro parte; + Lo foco messo dal Marte crudele + Verso le fredde nube unde i soni [L. c. 9 t.] + Resultano con le ’nfocate vele. + Trono non è altro che de fuoco spenta + In elli corpi de le nube frede, + Che l’una qualità da l’altra è venta. + In le verdi frondi prendi exemplo + Che fanno scoppi se fuoco le lede: + Or ’scolta l’accidenti ch’io contemplo. + Inseme è ’l trono e l’enfocate orme, + Avegna che la luce è nanti ’l scoppo, + Parono in doi tempi divisate forme. + E ciò fa ’l viso ch’è nancti l’audito, + Che l’anim’ha li occhi da presso troppo; + Pe lo nostro veder ch’è molto ardito. + E ciò se mostra in remoto colpo, + Che in un tempo è ’l sono e el facto, + E ven sì tardo che l’audito incolpo; + Che già non segue lo veder presente [C. c. 9] + Anti _che_ percote anche l’altro tracto, + Che ’l primo sono vegna ne la mente. + Po esser trono senza foco ardente, + Dico al nostro viso, ma non invero, + E questo si advene per accidente. + Quando obscura e l’aire è ben spessa, + Movese ’l vento infocato, se vero + Trono fa grande; non rumpendo; cessa. + Et allustrare senza trono vene, + Perchè non trova qualità nimica, + Sì como nel seren si vede bene. + Ma quando sono dense queste nube, + Allora el foco forte le nimica, + Facendo soni cum l’accese tube. + Se sono rare e de basse note + Lo sono, perchè non han contraria faccia: + Non resistendo, poco le percote. + Ciò che resiste, duramente offende, + Como vedemo che lo ferro faccia [L. c. 10] + Et soa coverta soa salute ostende. + E queste nube e queste impressioni + Oltra una lenta[38] e anche otto staggi + Non son più erte; ciò nel cor te poni. + Sono montagne sopra le quali stando, + De sotto plove e neva, e tu li raggi + Vidi de sopra nel seren guardando. + La sottile flamma in onne cosa rara + Poco l’offende; però noi vedemo + Per accidente che devenne a Sara: + Portando sopra lo capo le molt’ove, + Essendo lesa del fuoco supremo, + Erano sane come fosser nove; + Ma dentro senza fructo e plen de vento + Forno trovate, chè da l’una fronte + Intrò la fiamma e strusse lor contento. + Petra descende con l’aire infocata, [C. c. 9 t.] + Como sagitta che non have ponde,[39] + Per gran potenzia del foco creata. + Non tanto petre, ma corpi de ferro + Sono descinti dal focato celo + In Alamagna; e de ciò non erro; + Però le spade de todesche genti + Fanno tremare addosso ciascun pelo, + Mirando in altrui lor colpi possenti. + Onn’elemento se move e corrompe, + Secundo che li celi sono diversi; + Così de novitate fanno pompe. + Trema la terra per l’inclusi flati, + Fan l’aire e l’acqua lor moti perversi, + Ne’ tempi che li cercli son mutati. + L’inclusi venti, che non possono uscire + For de la terra, moti dal Saturno, + Fanno li terremoti a noi sentire. + Nel grande fredo e nel tempo caldo + Se celano li venti e non vann’intorno, [L. c. 10 t.] + Però la terra sta quieta e in saldo: + Non dico che non possano venire + Li terremoti e d’estate e de verno; + Ma quando mostran ’l caldo e ’l fredo l’ire + Durano poco, chè li flati strutti + De lor valor non fanno governo, + Che queste qualità li fanno assutti. + Ma ven nel dolce tempo el gran tremore + E non se cessa, fin che non è corrotta + La dura terra per cotal valore. + Questo non sempre devene, chè el vento, + Movendose con ira li de sotta, + La soa potenzia perde po’ ch’è vento. + Sì che li monti li colli e l’abissi + Sono formati da li inclusi venti, + Che spirano sotto terra dur’e spissi. + Et anche le acque sott’a noi celate [C. c. 10] + Fanno questi acti, se tu ti rammenti, + Le parti del mundo concavate. + Le gran montagne hanno lo gran piano + Che, l’acque sotto sopra sumergendo, + Lassano l’Alpi nel terren toscano; + Basso facendo lo sito lombardo, + Romagna con Toscana allor cadendo. + Or prendi questo exemplo, ch’io guardo: + Molte montagne in esser de petra + Sono converse, se guardi le ripe, + Chè de la terra natura s’arretra. + Potenzia natural correge e compone, + E fa de terra petre dure e stipe; + E ciò se mostra per blanca rasone. + De fronde iusta però vidi impressa + Nel duro marmo, che quando se strense, + Nel mezzo de le parti stette compressa. + Nel molle tempo, come cira al segno, + Mostra nel duro sì como depense [L. c. 11] + Natura, che de forma non ha desdegno. + Or pur m’ascolta in cose divine, + Che arte non vale, se non se procaccia. + Cosa perfecta non è senza fine; + Principio d’onne bene è cognoscenza. + Prima si bono, nanti c’abii faccia; + Entendi e vidi con la mente accensa. + Che mai l’eterna beata natura, + Senza rasone, non fe’ creatura. + + +CAPITOLO IX[40] + + L’arco che vedi in divisata luce[41] + Sempre se penge ne l’opposto sole, + Perchè ’l so raggio in forma ’l conduce. + Se ’n oriente è l’arco, il sol s’occide + Ciò se converte perchè rason vole + E al to vedere conven che te fide. + L’arco n’è altro che fletter de raggi [C. c. 10 t.] + In ne le acquose nube divisate: + Conven che per intellecto in questo caggi. + Lustre, oscure, sottili e grosse + Sono le nube così variate, + Quando dal sole receven percosse; + Però demostrano diversi coluri, + Como per exemplo tu pora’ vedere + Nel vetro pleno se de far ten curi. + Olio e acqua nel vetro ponendo, + Quando lo raggio del sole ne fere [L. c. 11 t.] + Serai contento li colur’ vedendo. + E da la luna, quand’è tutta plena, + Se forma l’arco de nocte, ma de raro; + Obscura po’ se fa l’aire serena. + Spesso da lei se fa l’arco blanco + Che mota ’l dolce tempo ne l’amaro. + A pochi giorni de ciò non te manco. + Quando ne l’aire vederai molti archi + E ciò se forma là nel mezzo giurno, + Se de penserò de ciò la mente carchi, + Vederai l’air a pochi dì turbare + Per la forza del Marte o del Saturno, + Se l’altro celo ciò non fa variare. + Anche le ferme nube che tu vedi + Non intendo de lassar che non te dica, + A ciò ch’a fabulete più non credi. + Sì com’el cel intra l’acqua sempre tira + Per la vertù che dentro la nutrica + Così fa Capricorno che pur spira: + Vapor sottili sua potenzia abbranca, + Sempre tirando su ne l’air clara, + E par che ’n celo se mostri la via blanca. + O quante sono le nature occulte + A nostra umanità ceca e ignara; + O quante cose mire son sepulte + Al nostro ingegno che ’l ben abandona, + Sequendo el mundo qual morte sperona! + + + + +LIBRO SECONDO[42] + + +CAPITOLO I + + Torno nel campo de le prime note. [L. c. 12] [C. c. 11] + Dico che ciò ch’è sotto ’l cel creato + Depende per vertù de le so rote. + Chi tutto move sempre tutto regge, + De fin el moto principio e stato + In ciascun celo pose la sua legge. + Son li celi organi divini + Per la potenzia de natura eterna, + Che in lor splendendo son de gloria plini. + In forma del disio innamorati + Movendo così ’l mundo se governa, + Per questi eccelsi lumi immaculati. + Non fa necessità ciascun movendo, + Ma ben despone creatura umana, + Per qualità qual l’anima seguendo, + L’arbitrio abbandona e fasse vile + Serva e ladra: de vertute strana + Da sè despoglia l’abito gentile. + In ciò peccasti florentin poeta,[43] + Ponendo che li ben de la fortuna + Necessitati siano con lor meta. + Non è fortuna che rason non venca; + Or pensa Dante se prova nessuna + Se po’ plù fare che questa svenca. + Fortuna non è altro che desposto + Celo che dispone cosa animata; + Qual desponendo, se trova l’opposto. + Non ven necessità col ben felice, + Essendo in libertà l’anima creata, + Fortuna in lei non po’ se contradice. + Substanzia senza corpo non receve + Da questi celi, però l’entellecto + Mai a fortuna subiacer non deve. + Se foi desposto e foi felice nato + E conseguer dovea el grand’effecto, [L. c. 12 t.] + Io posso non voler e esser da lato; + Che ’n sua balìa ha l’alma so volere: + L’arbitrio lo acquista lo so merto, + Non po’ necessità in lei cadere. + Or se fortuna l’anima così spoglia, + Già seria Deo iniusto scoverto,[44] + Se per altro non poter ne mena doglia. + Non val ventura a chi non s’affatiga, + Perfecto bene non s’ha senza pena, + Fasse felice chi vertù investiga: + Ma chi ch’aspetta la necessitate + Del ben che la fortuna seco mena, + Pigricia lo comanda a povertate. + Fortuna per rason se augumenta, + E plù felici se fanno l’effecti, + Quando ’l volere natura argumenta. + Nasse onne pianta per natural moto. + Non coltivando mai fructi perfecti + Non fa nel tempo. Ciò se mostra noto. + Così la rea ventura a l’alma bella + Tolle la morte da l’impia carne, + Se ’l mal pur contradice e sta rebella. + Rompese qualità per accidenti, + Non che ’l subiecto de l’esser se scarne: + Dell’unta calamita ti rammenti; + Chè non tira ferro se non è assutta + L’umidità che sua vertù resserra; + Così fa l’anima quand’è donna tutta. + Destruge qualitate viciosa, + Sì che nel male l’anima non desserra, + E tira nel bene la vita dampnosa. + Contra fortuna onne om’ po’ valere, + Seguendo la rason nel so vedere. + + +CAPITOLO II[45] + + Per grazia de l’umana creatura [L. c. 13] + Deo fe’ li celi col terrestro mondo, + In lei creando divina figura, + A someglianza de soa forma degna, [C. c. 12] + Ponendola ne l’orizzonte fondo, + Ove se dampua over se fa benegna. + Movendo queste benedecte spere + De l’umano seme, se forma ’l subiecto; + De tutte la potenzia lì ne fere. + Prima el core nel concepto nasce,[46] + L’altre doe prime pone ’l ceco aspecto, + Ma pure nel cor lo spirito se pasce. + Lo spirto che fo del patre messo, + Per le ferventi stelle del Leone, + Forma le membre, movendose spesso. + Da questo nasce lo spirto animale + E naturale de sua perfeczione; + Passano in acto sotto le prime ale. + Dodece parti de l’octava spera + Sono cagione de le nostre membra, + Ciascuna del creare è forma vera; + In lor fa qualitate et accidenti; + Per la vertù divina se remembra + De la soa parte cum acti lucenti. + Quando tu vedi questi zoppi e scombi, + Impio fo lo signo de la parte, + Et anche questi con li flexi lombi. + Defecto corporal fa l’anema ladra, + In peggiorando, dico, le lor carte; [L. c. 13 t.] + Sono soperbi de la mala quadra. + De doplo sceme se fan corpo umano + Le vestite ossa de la carne pura: + Ciò fa el superchio de lo tempo sano. + Lo spirto del patre, che nel sperma, + Sempre operando, le membra figura, + Le molle parte per potenzia ferma. + De lo soverchio che da donna move + Pascese creatura, non per bocca; + E ciò se mostra per l’antique prove. + Per l’ombelico va ciò che nutrica, [C. c. 12 t.] + Stando ligato sì che le vene tocca. + Or scolta como sta nel corpo implica. + Sta genuflexa con l’arcato dosso, + Le mani ten a le gote in fra le cosse + Sopra le calcagne, como veder posso; + Verso de noi son le spalle volte; + Così natura informa le mosse, + Per più salute de le membra raccolte. + In questo tempo non macula specchio + La donna ch’al soverchio se devide. + L’una nutriga, lassando lo vecchio. + Natura l’altra manda a le mammille, + Per le doe vene che de ciò son guide, + Nel tempo in blanca forma, sì che stille. + Septe recepti per ciascun planeta + Sono ne la matre, però septe nati + Nascer posson, como vidi a Leta: + Questo adovenne per lo molto seme, + Et anche per li signi geminati, + Quando li lumi si vingon inseme. + Nel nono mese ven nel mondo lustro + Per la vertù che signoreggia Iove; + Perchè de septe vive, mo’ te mustro: + La luna in questo mes’ha signoria, + Benignitate in creatura plove, [L. c. 14] + Natura confortando tutta via. + Ma, ne l’octavo, chi che nasce more, + Chè lo signoreggia quella stella trista, + Che per fredezza tira l’anima dal core. + Ciascun planeta spira nel so mese, + Fin che vene a luce la creata vista; + Così natura in ciò l’ordene prese. + Quando concepe, la matre se strenge + Ch’entrarve non porìa na ponta d’aco; + Così Saturno sua virtù gl’impenge. + Ben se po’ aprire per novo disio, + Como addevenne a Leta del Laco, + Che fè do nati là ov’era io: + Uno nel nono, l’altro lo fe’ nel dece; + Qual foe concepto nel tempo serato, + Quando a la voglia sua sodesfece. + Per gran voler de l’acto carnale + Se gemina ’l concepto già creato, + Quando a la donna ben d’amor l’encale. + El nato porta de lo patre semiglia, + Quando ’l sceme de la donna è vincto; + Intanto nasce la viril famiglia. + Ciò se converte dal contrario senso, + Quando el nato è da parenti spinto + E ’l doplo sperma fo dal celo offenso. + El forte imaginar fa simel vulto + Quando la donna, nel desìo d’amore, + Tenendo l’omo ne la mente occulto, + Simele celo fa simele aspecto, + Natura se non perde ’l so valore; + Lo imaginar fa caso e vede affecto. + La tarda stella la memoria pone + Nel concepto; è Iove per lo qual cresce, + Mercurio move lo acto de rasone, + Marte ne forma l’impeto con l’ira, + El terzo cielo l’appetito mesce, [L. c. 14 t.] + Lo primo spiritello lo Sol ve spira, + La Luna move natural vertute, + Ciascun pianeta con l’octavi lumi + Dispone ’l mondo con le lor vedute. + Onne creato se corrumpe in tempo. + Passano l’acti umani como fumi; + Chi ne va tardo e chi ne va per tempo. + Tu vidi bene como in questi celi + Movendo, creatura per sè produce + In acto umano: ciò tu non me celi. + Conven ormai che dei segni certi [C. c. 13 t.] + Tu veggi lo iudicio de la luce; + Po’ che seranno li occhi nostri esperti, + Noi cantaremo de le donne sancte, + Lor diffiniendo perchè, como e quante. + + +CAPITOLO III[47] + + Mostra la vista qualità del core, + Lagreme poche col tracto sospiro, + Col pietoso sguardo _che_ ven d’amore. + Cambiar figura con acti umili, + Poco parlare con dolce remiro + Segni perfecti son d’amor non vili. + Crispi capilli con l’ampiata fronte + Con li occhi piccinini posti dentro + Memoria e rason con lor son ionte: + Fanno desdegno ne l’anema superba, + Et onne sottil cosa mira al centro [L. c. 15] + Ma pur de umilità se mostra acerba. + Non te fidar de le iuncte ciglie, + Nè de le folte se guizza la luce, + Chi che le porti guarda non te piglie. + Impio, d’animo falso, ladro e fello + Col bel parlare so tempo conduce; + Rapace lupo con vista d’agnello. + Non fo mai guercio con anima perfecta + Che non portasse de malicia schermo, + Sempre seguendo la soperba secta. + Li occhi eminenti in figura grossi, + Li occhi veloci con lo sbatter fermo + Matti e falsi de mercede scossi, + La impia fortuna d’aquilino naso + Viver desìa de lo bene altrui, + Onde de morte vene l’impio caso + E l’è magnanimo for de pietate, + Sempre deserve et non guardando a cui + Vive come fera senza umanitate. + El concavato et anche ’l naso fino [C. c. 14] + Ciascuno ad luxuria s’accosta + Più del secundo, dico, che del primo. + Chi l’ha sottile e nell’extremo aguzzo, + Over rotundo con l’ottusa posta, + Movese a ira ’l primo che me cuzzo. + L’altro è magnanimo e de grave stile. + Soperbo è chi possede l’ample nare + E l’ample oregle de bestia simile: + Così le labre grossa chi demostra. + Chi l’ha sottili e de bellezza care + Serà magnanimo per scienzia nostra. + Mostrase audace chi ha li denti rari, + Concupiscenzia ten carnosa faccia + E forte teme piccolini affari. + Chi che possede la sua vita macra, + Con la sollicitudine s’abbraccia, [L. c. 15 t.] + E non l’abbandona como cosa sacra. + Chi che l’ha grande, ben se mostra tardo + Ne li soi moti: de ciò ben t’accorgi: + Piccola faccia, te poni a reguardo; + Che raro ne foe nulla liberale + E timida se fa, se tu li porgi: + Nel mondo non fo mai si nov’animale. + Vista dolente e lintiginosa, + Che par traslata col beato aspecto, + De l’altrui male se fa graciosa. + Non fe’ mai tanto el populato Gracco (?) + Che questo plù non faccia ne l’effecto; + Iuda tornasse, non li darìa scacco. + Li omini che hanno lo curto collo, + Pelosi per natura como lupi, + Non basterebbe la virtù d’Apollo + A solvere lor ditti senza norma + E senza modo de malicia cupi: + Con lor gridar la contrata storma. + E grosso collo de fortezza è segno, [C. c. 14 t.] + E imbecille como sottil legno: + Sottile e longo fa timido l’omo; + El grande quale non ten troppo de grosso + Magnanimo se mostra: tu entendi como; + Ciò ch’io penso, qui dirte non posso. + L’omo guardando in terra, che va chino, + O ell’è avaro o de sottil ingegno. + Or me conven lassar questo cammino. + De corporati segni e aver modo, + Sì como intendo ciò ch’io desegno, + È questa cognoscenza como lodo. + Iudicio procede da savere, + Cum scritta legge receve repulsa + Ecceptuando ’l singular vedere. + Per una vista iudicare ’l facto + Sentenzia da vertute se resulta + Erro e rasone se corrumpe ’l pacto. + Non iudicare, se tu non vedi, + E non serai ingannato se ciò credi. + + +CAPITOLO IV[48] + + Vertù s’acquista per raggio de stella, + Non dico ch’a noi sia naturale, + Ma in quanto se despon l’anima bella + Ad conseguir el vertuoso bene. + Fugendo per rason l’impio male + Desposta creatura in acto vene. + Se per natura la vertute fosse, + Como la terra a la gravezza soa, + Che mai per soa natura sè non mosse, + In ciascun tempo seria l’om beato, + Se al natural pon la mente toa: + Non se costuma nel contrario lato. + Abilitata l’anima e desposta + Da questi celi elege el ben perfecto, + E plù leggera con vertù s’accosta + Non che ciascuno non possa seguire [C. c. 15] + Per so voler de vertù l’effecto, + Ma non desposto plù li po’ languire. + Donqua, vertù è abito electivo + Che sta nel mezzo de do parti extreme, + Onde procede el bene effectivo. + E quel che senza ’l mezzo contradice, + Che l’una de le parti sempre preme, [L. c. 16 t.] + Per lui se priva tutto ’l ben felice. + Questa radice con li sancti rami + Già fo plantata ne l’umano sangue, + Quando se andava per li diritti trami; + Ma ’l tempo ha variato li costumi + De gente in gente, sì che virtù langue + Nel ceco mondo con li spenti lumi. + Quest’enno le scale de nostra gravezza + A sormontare sopra tutti celi, + Ire mirando l’eterna bellezza; + Ma ’l vizio che tutto ’l bene desface + Del mondo nostro cum l’aguzzi teli + Da voi il tolle l’una e l’altra pace. + El tutto ne le parti se divide: + Questa è la vertute diffinita, + Che sotto lei ciascuna s’asside. + Conven ch’io canti de la iusta donna + In prima, po’ de l’altre de la vita; + Per più vedere la toa mente sonna + E mira ne l’aspecto de costei + Che tanto piacque sempre a l’occhi miei. + + +CAPITOLO V[49] + + O guida sancta de queste altre donne + Le to belance con la spada nuda + Sono nel mondo perfecte colonne. + O desolata terra, o posta a guai, + Che toa bellezza mirando refuda, [L. c. 17] + Soa trista plaga non sanarà mai. + Verrà ’l diviso, povertate e fame, [C. c. 15 t.] + Ploverà sangue sopra campi et erbe, + Pararà che ’l celo la vendetta clame. + Seranno li iusti oppressi da tiranni, + Bagnando ’l viso de lacreme acerbe, + Per la tristezza de l’impii affanni. + Però vedemo le città deserte + Con basse mura a l’ombra di boschi, + Che già fo tempo ch’erano ben erte. + Non forno fundate ne la iusta petra + Come Pistoia, terra di Toschi, + Che peste nascerà de sua faretra. + Però diritto iudicate, o vui, + Con li volumi de Cesare Augusto, + Ch’a tutti specchio sia la pena altrui. + Non provocate ad ira li alti poli, + Ponendo man ne lo sangue iusto, + Ch’a stento caccia li nostri fioli. + Fanno nel mondo paterni peccati + E le acerbe uve de lo tempo antiquo + Plaga cadere ne li iusti nati; + Ma li occhi cechi che non vego ’l fine, + Per lo volere del disio iniquo, + Non reguardando le cose divine. + Onne peccato ha limitata pena, + E più gravosa quant’è più lontana, + Contra vertute, lasso, chi ne mena?[50] + Non altro che l’inordinata voglia, + Per qual s’attrista la natura umana + Nel tempo che del dolce sente voglia. + El iudicare con l’impii scripti, + Che fanno lacrimar li occhi innocenti + E lor fanno de povertate afflicti. + Mover da celo fa la iusta plaga, + Iustificando queste grave genti, [L. c. 17 t.] + Ciascun movendo ch’a vertù se traga, + Pe l’orfani vedoe e pupilli [C. c. 16] + Clamando deo ne l’amaro planto, + Stirpando con le mani li lor capilli. + Sì como iusto prende lor balestre, + Sedendo soli e afflicti tanto, + Como columbe ne le lor fenestre. + Ma sopra terra l’impio tenere, + O voi, con la milicia pomposa, + Faite nel mondo l’anima virtuosa. + Faite a la croce novo desplacere + Non librate chi è degno de morte + Sì che non planga ne l’eterna sorte. + Questa vertute ven dal quarto celo, + E como ’l sole illuma l’orizzonte, + Così fa questa con lo iusto zelo, + Illuma ’l mondo, dando a ciascun so merto + Et pena vendicando sopra l’onte, + Per lei el mondo sta che non è deserto. + Iusticia non è altro, a meo vedere, + A ciascun tribuendo soa rasone + Che fermo con perpetuo volere + È iusto quel che vive onestamente, + Altrui non offende nè fa lesione, + A ciascun dà so merito puramente; + E questo porta le trumfe olive + E ne l’eterna pace sempre vive. + + +CAPITOLO VI[51] + + O Colonnesi, o figlioli de Marte,[52] [L. c. 18] + Toccaste ’l celo con l’armata mano, + Che sempre sonarà per onne parte. + Subita spada con gigliato grido + Faravve onnora nel terren romano + Tenere all’inimici lo becc’ al nido. + De gente in gente pur la terza foglia + De la colonna serà posta in croce. + Tornando el celo ne la prima doglia + Non perderà la gloria del so nome, [C. c. 16 t.] + Pur resurgendo di tenebre a luce: + Qui non è loco de dirvi come. + O figurati[53] de la forte donna, + Firmi e constanti ne li tempi pravi, + Senza temere sta vostra colonna, + La qual pur vignirà nel degno merto, + Aprendo el celo con le iuste clavi + De dirne qui del quando non sum certo. + Dal Marte vene la fortezza umana, + Quando se mostra soa benigna luce, + Che sotto l’Ariete s’entana. + Omo desposto dal soperno lume + Legeramente a lo ben s’adduce, + Se non l’offende el paternal costume. + Che la villana natura paterna, + Che passa nel fiol naturalmente, + Repugna a l’influenzia superna. + Pono ch’ensceme sian doi creati: + L’uno è gentile, l’altro è de vil gente, + Sotto una spera, in un grado nati. + Mostre el celo che debia conseguire + Ciascun de dignitate la corona: + Ciò ben serà secondo ’l me sentire + De nato de l’exelso re Roberto, + Che ’n gentilezza molto l’un sperona, + A conseguir lo cel che l’ha coverto. [L. c. 18 t.] + Serà questo altro sopra so legnaggio. + Sì como rege fra li vili parenti, + Chè cel non po’ levar plù so coraggio. + Cosa desposta fa nel celo aiuto, + Se deversi effecti te rammenti; + L’acqua lercera desecca e fa luto. + Fortezza non è altro diffinita + Ch’animo constante de paura + In ne l’avverse cose de la vita. + Non è vertute prodezza sforzata, [C. c. 17] + Quando de morte vedem la figura, + Se l’alm’è in soa defensa donata. + Maior prodezza tegno lo fuggire + Quando abesogna, che noe lo stare + Sol per ’vitare l’acerbo morire. + Sempr’è fortezza col iusto temere. + Ma chi che vole la vita abandonare, + Già non è forte: dico, in mio vedere. + Ma alla fortezza, tegno, vertuosa, + Che per tre modi l’om s’abandona, + Che fa nel mondo la vita famosa: + Prima, per non recever desenore, + Ne le so cose pone la persona + E per soa terra conservando onore; + Ma li occhi mei ben se ne son accorti, + Che pochi son nel mondo questi forti. + + +CAPITOLO VII[54] + + Non è vertù là ov’è el poco ingegno. [L. c. 19] + Or fuga l’anima mia el penser vile + Che ’l qual’è grande, chè questo fa degno. + Prudenzia, dico, over discrezione + Altro non è, secondo ’l nostro stile, [C. c. 18 r.] + Che ’l ben dal male descerner per rasone: + E la memoria del tempo passato + E provedenza de quel ch’ha a venire + Conserva l’omo nel felice stato. + Da questa de saver la fonte nasce + Che fa la vita benigna finire, + Quando la mente de so amor se pasce. + Questa natura vertuosa e bella + Prende radice ne l’umana planta, + Quand’è in so stato l’anima bella. + Questa è la luce de saver umano, + Che dona a l’alma conoscenza tanta, + Che trae l’umanità dal penser vano. + Plù val saver che tesor non vale, + Ov’è savere ricchezza non manca + Se l’alma te non sforza nel so male. + Non vidi virtuoso mai perire + Ma ben repulso de la contraria branca, + Ov’è vertute pur conven salire. + Non po’ morir chi a saver è dato, + Nè vivere in povertà nè in defecto, + Nè da fortuna po’ esser dampnato + Ma questa vita e l’altro mondo perde + Chi del savere ha sempre despecto, + Perdendo ’l bene de lo tempo verde. + Chi perde ’l tempo e virtù non acquista, + Como plù ce pensa, l’anima plù s’attrista. + + +CAPITOLO VIII[55] + + O madre bella, o terra esculana, [L. c. 19 t.] + Sfondata fosti nel dopliato cerchio,[56] + Sì ch’hai mutata toa natura umana.[57] + L’acerba setta de le genti nove, + Sì t’ha conducta nel vizio soperchio, + Or te conduca quel che tutto move. + Alteri occulti son li toi fioli + E timidi in conspecto de le genti; + Invidiosi son pur fra lor soli. + O Esculani, omini inconstanti, + Tornate ne li belli acti lucenti, + Prendendo note de li primi canti, + Chè da li celi siti ben desposti, + Ma non seguite el ben naturale + Del sito bello dove foste posti. + Fra le vertute pur de temperanza + Dovreste stare sotto le so ale, + Ma nol possete se vizio avanza. + È temperanza ferma signoria [C. c. 17 t.] + E de li moti naturali è freno, + Quando nel male l’animo pur disía. + Move da Lione la dolce vertute, + È ne l’umanitate plù e meno + Secondo le beate so ferute. + Ma chi refrena lo natural instincto + Del vizio, che de qualitate vene, + De sofferenza ben se mostra cinto. + O quant’è bella, o quant’è gentile + La mente che se conduce nel bene, + Quando se vince ne l’affanno vile. + Chi sè non vince non vincerà altrui + De sì medesmo avendo ’l so valore: + De questa oppinione sempre fui + Ma chi sè vince in questi septi modi + Ben è fondato nel divin amore. [L. c. 20] + Dico de’ quali se m’entendi et odi. + In giovenezza se vidi l’om casto, + Et in allegrezza vidi l’om antiquo + E largo in povertà che non porti asto. + In ubertate anche chi ha mesura, + Et in grandezza umilitate sico. + E pacienzia nella ría ventura; + E sofferenza ne li forti moti + Del gran desio che ven nella mente. + Or quisti sono dal vizio remoti, + E desprezzando el mondo dolente; + Or quisti sono immaculati e puri, + Sempre seguendo li acti maiuri: + Ne l’alto celo la vertù li mena, + L’altri lassando ne l’eterna pena. + + +CAPITOLO IX[58] + + Questa vertù che tanto onora altrui + El terzo celo la forma ne li umani, + Sì como nel crear fo posta in lui + Volere col poder è bella vista, + Larghezza vole se tena lontani + E miri la soa graziosa lista. + È largitate con mesura dare [C. c. 18 t.] + A cui e quando e como se convene; + Questa è vertute nel gentil affare. + Ma chi che fanno contra queste note, + A povertà conduceli la spene, [L. c. 20 t.] + Se la fortuna varia le rote. + È plù beato el dare ch’el recevere, + E de vertute recevendo l’omo + Quando e quanto dico como devere. + Ma chi che pur receve e non vergogna, + Et in lui non è defesa perchè e como, + Contra vertute dì e nocte sogna. + E vui, che date pur passando el modo, + Or ve recordi che la fronte suda + Del domandare poichè siti a sodo. + La conoscenza in povertà è pena; + Quel’è felice che vizio refrena, + E plù dogliosa fa la vita cruda. + O quanti amici, o quanti parenti + Se vede l’omo nel felice stato, + Non respirando li contrarii venti. + Dura l’amore fin che dura ’l fructo, + Che quanto l’om po’, tant’è amato + Da queste genti col vedere structo. + Tant’è l’omo, quant’è de vertute, + E tanto quanto plù el se fa valere. + O gente ceche con le menti mute + Mirate che la milicia è desolata + E senza onore, se non v’è podere: + Plù che de vita, de morte è beata. + Non retineti ne l’antica bursa + Quel che misura vol che pur se spenda, + Ch’a poco ven lo tempo de la cursa + Con accidenti non pensati e pravi. + Chi vole che la spera non li offenda + Tegna misura con l’aperte clavi. + Questa vertute degno fa ciascuno, + E grazia possede in ciascun loco. + Plù tosto dare che recever duno, + Plù tosto soffrir che far vendetta: + Questa è la carità col dolce foco + Che de l’eterna pace el tempo aspecta; + E fa nel mondo grazia possedere + A chi con queste serva ’l bel tacere. + + +CAPITOLO X[59] + + Da quant’è posta in croce questa donna + Da li omini col falso iudicare, + Perchè lo celo questi non profonna? + Ove è conducta la noiosa vita, + Solea nel tempo umilità regnare: + Del ceco mondo par che sia smarrita. + Quel è plù degno che po’ triumfare, + Per lo diviso ch’è fra ’l nero e ’l bianco, + Dando a li vicini le percosse amare. + Deo prese al mondo la umilitate, + Se ’l ve recorda de sanguigno fianco, + Quando recomparò la umanitate. + Segue ’l so fattor la creatura. + Donqua se deve conseguir costei, + Si como degna e beata figura; + Chè chi se exalta fa depresso ’l volto, + Cadendo sopra lui li tempi rei: + Per plù soa pena regna l’omo stolto. + Umilitate fa grazia seguire, + Et a la summità de le vertute, + Per nova cognoscenza, fa salire. + Che sì como li auseli stringon l’ale, + Per sormontare ne l’alte vedute, [L. c. 21 t.] + Così te strenge se del ben te cale. + Non fare como fa el villan grifango, + Che nel gran stato fa nota superba + E non se recorda del primo fango. + De grande altura vengon li gran tumi, [C. c. 19 t.] + E vidi umiliare la vista acerba, + El tempo variando li costumi. + Deve ciascun lo cor umiliare + Al so fattore de l’eterna luce, + A vertuosi la testa inclinare; + A quilli che sono de povertate afflicti + Umiliar l’audito a la lor voce, + Sì como aviti ne l’antichi scripti. + La Luna sopra questa vertù spira + La qual refrena del voler l’altezza: + Questa è umilità chi ben la mira. + Subiecto e menor mostrase sempre + A cui e quando deve e non sprezza, + Abbandonando de virtù le tempre. + La reverencia qual se fa al maiore, + Onor ch’è testimonio de lo bene; + Obedienzia qual se fa al signore; + Gratificare ch ’l servir cognosce, + Da l’umeltate ciascaduna vene. + Così dal so contrario l’angosce. + Questa vertute che dal cel descense, + Fa pur beato chi con lei se strense. + + +CAPITOLO XI[60] + + Move la castitate dal Saturno [L. 22] + Fermezza, abstinenzia e misura, + Che mostra l’alma bella con el so giurno. + Grandezza d’animo per l’alta soa spera + Se forma desponendo creatura + In el so fermo segno, se li era. + È castitate freno de rasone, + E del carnal vizio le morse + Strengendo natural complexione. + La lingua refrenando, li occhi e ’l core, + E sustinendo le subite corse, + Del gran desio che nasce d’amore. + O quanto è forte l’amorosa flamma [C. c. 20] + Che ven da l’imaginar de cosa bella, + Che per disio tutto ’l cor s’enflamma! + Ben è plù casto, ben è plù beato, + Se amor che nasce de simele stella + Non rumpe l’omo po’ ch’è ’namorato. + La castità perde soa radice, + Per lo superchio de la plata gola, + Che sempre ad abstinenzia contradice. + Li occhi amorosi inseme reguardando, + E l’occhio, che ten la vita sola, + Fa pur languir l’anima sospirando. + Ben è gran cosa se nel conversare + De lo gran tempo non nasce peccato; + Dico ch’è como morto suscitare. + Però tu prendi la iusta baglia + Contra ’l mal e pensa nel tuo stato, + Lo qual non dura como ’n foco paglia. + Constanzia è vertù che sempre adorna + E ten le tempre fuggendo durezza, + Che ’l fermo so voler mai non se storma + Quando ’l voler la rason se vede. + O quant’è bella cosa la fermezza [L. c. 22 t.] + D’amor, caritate e dolce fede! + Non chi comenza vederà salute, + Ma dico chi è constante fin’ a la fine + Serà beato ne l’alte vedute. + Non aver fede ne l’omo inconstante + Che n’è fondato ne le vertù divine, + Unde procedeno le opere sancte. + Abstinenzia è freno con le tempre + Del fer voler con la gola giotta; + Como vertute a lei s’oppone sempre. + Questa vertute fa crescer la vita. + Et accidenti pravi tolle allotta, + Che venerieno con doglia infinita. + Misura è modo de tutte le cose, [C. c. 20 t.] + Schivando sempre tutto lo soverchio; + Sempre nel mezzo questa vertù animosa. + De tutte l’altre donne questa è nave + E guida, reposando nel so cerchio, + Pur combattendo con le donne prave. + Grandezza d’animo s’è a conseguire + Le valorose cose de lo mondo, + E ne la vita de fin al morire. + Non è magnanimo chi ne l’acti vili, + Quasi temendo par che regga pondo, + Cessandose con li occhi quasi umili: + A le formiche già mai non fa guerra. + Or prendi exemplo e guarda lo leone + E l’aquila: le mosche non diserra. + Così ’l magnanimo segue ’l valor grande, + Ne l’acti vili l’animo so non pone, + Ma pur le alte cose lo cor spande. + Or le conserva queste sancte liste + Chè qui te lasso, perchè voglio alquanto, + Nanti ch’io canti de le donne triste, + Veder che è gentilezza e chi è gentile; + E mostrarote, nel seguente canto, [L. c. 23] + Se nobele se po’ far chi è nato vile. + Poi vederai queste prave donne, + Per qual’el ben felice se nasconne. + + +CAPITOLO XII[61] + + Provate celi la vostra chiarezza + E correggete de questi l’errore, + Che falsamente appellan gentilezza. + Fo già tractato con le dolci rime[62] + E diffinito el nobele valore + Dal Florentino con l’antiche[63] lime. + Ma con lo schermo de le iuste prove, + Io dico contra de la prima secta + E voglio che rason me ditto trove. + È gentilezza de vertute forma, [C. c. 21] + Che nel subiecto desposto s’aspecta, + Quando el celo ha de qualitati l’orma. + Se vertù fosse de l’antico sangue + Forma saria ch ’l particular moto, + Del vizio dunque perchè ’l nato langue. + Già noi vedemo de secondi agenti + E la lor natura l’effecto remoto, + Li gran cattivi de gentil parenti. + Donqua el celo con quieta luce + Despone a gentilezza creatura, + E per voler a l’opera s’adduce. + Ven questo raggio dal secundo celo + Che ten de gentilezza la figura, + Per cui s’espone ’l mondo a questo zelo. [L. c. 23 t.] + Ma se se giunge l’un con l’altro cerchio + De sangue antiquo con l’excelso lume + Gentil fa l’omo col valor soperchio. + Ma ’l celo, illuminando el sangue novo, + Non li po’ dare consimel costume, + Como a l’antiquo: ciò de sovra provo. + Ma qui me scrisse dubitando Danti:[64] + Son doi fioli nati in un parto, + E plù gentil se mostra quel de ’nanti; + E ciò converso, sì como già vidi, + Torno a Ravenna e de lì non me parto. + Dimme Esculano quel che tu ne cridi. + Rescrissi a Dante, intendi tu che legi: + Fanno li celi per diversi aspecti, + Secondo ’l me filosofo che pregi, + Per qualitate le diverse mustre, [C. c. 21 t.] + In un concepto, variati effecti, + Secondo quelli ch’hanno l’alme lustre. + Lo primo nato forma l’oriente, + Et ine l’altro per vertù divina + Inspirano le stelle d’occedente. + Se ’l primo è vertuoso e l’altro vile, + La prima parte nel ben fo latina; + L’altra maligna po’ non è simile, + Unde retorno e dico contr’a quilli + Che dicono: noi semo gentil nati, + Fedeli avemmo ben già plù de milli, + In cotal monti for nostre castelle, + Movend’el capo con li cigli arcati, + Facendo de lor sangue gran novelle. + Ciascun de questi renova soa vergogna, + Tenendose gentil per li passati; + Crede che sia vero chel se sogna: + Non consequendo el ben de sangue antico, + De desenore ha li occhi velati. + Assai son quisti li qual non te dico. [L. c. 24] + Non è piggior roncin che de destriero; + Or prendi esemplo se un de la colonna[65] + Lassasse li acti del sangue primiero. + Cosa perfecta for de soa natura, + Quando el so contrario se forma, + Impia forma prende altra misura + En gentilezza non per accidente. + Quel’è gentil che per sè sa valere, + E non per sangue de l’antica gente. + Omo desposto in lui è naturale [C. c. 22] + El conseguir del gentil volere, + Non per ricchezza che l’è accidentale + Per sè nullo accidente monstra effecto; + Donqua ricchezza non fa l’om felice, + Che po’ fuggire et esser nel subiecto. + Ma como spira el sole el so splendore, + E como pianta ne la soa radice, + Vertù con l’anima ionse el so fattore. + Ma la ricchezza a gentilezza face, + E plù gentile se mostra l’omo; + Ma chi ch’el so podere onnora sface + E malamente soa ricchezza mena, + Dar non possendo a cui quando e como, + La conoscenza lo conduce a pena. + È l’omo gentil, si como destengo + Volendo queste secte contentare: + Gentil de sangue fiol d’omo tengo. + Gentil d’anima è figliol de Deo, + E plù gentil non se po’ mostrare, + Se non è pertinace fariseo. + L’eterno Deo plù che l’om è degno + Et plù che ’l sangue è l’anima perfecta: + Ciò tu confessi come noto segno. + Donqua è più degna la nobilitate + De l’anima, che ’n vertù se delecta, + Representando in sè benignitate, [L. c. 24.] + Sonno dal celo potenzie già venute + Che defferenza fanno fra l’umani, + Secondo che ’l fa cerchio le so mute. + L’om è gentil, quando è vertù in lui, [C. c. 22 t.] + E tutti l’altri penser son vani, + Che l’antica gente faccia bono altrui. + Si como a luce se conosce ’l sole, + E l’omo quando mostra e vertù cole. + + +CAPITOLO XIII[66] + + Onne creata cosa vede ’l fine + Salvo la mente ch’è ceca e avara, + Che volta in verso Deo le flexe rine, + Che quanto plù possede plù desia, + Partendose dal ben de la vita amara, + E si smarrisce la dritta via. + O voi del Patrimonio e del Ducato,[67] + Che presso siti a le romane coste, + Vui siti pur subiecti a tal peccato. + Ma incresieme de Riete e de Spoliti + Ch’a poco tempo vederanno l’oste + De negra gente con l’elmi politi. + Se non prega la croce san Francesco, + Che guardi Assisi de lo grifo bianco, + Serà spelonca nel deserto fresco; + E s’a Perugia la pena se allonga, + Serà ferita ne lo lato manco, + Per lo peccato vil de nova flonga.[68] [L. c. 25] + Todi che tene le gonfiate vele, + Ch’aspecta pur de l’aquila el volato + Ordendo con la mente nove tele, + Del so vicino vederà la piaga, + Perdendo ’l sangue cum l’acerbo flato, + Purchè ’l Saturno sopra ’l Marte traga. + Io torno e dico de l’avara lista[69] [C. c. 23] + Che de li mali è cruda radice, + Che men possede, quanto plù acquista. + Plù de valore è l’om senza dinari + Che non è dinar senza l’om felice. + O vertuosi, o nel mondo cari! + Quanto plù plove, tanto più s’indura + L’arena: è così lo avar coraggio; + Plù possedendo, plù d’aver se cura: + Sì nasc’e more l’avaro e l’omo stulto; + Non po’ far bene, ma sempre dammaggio, + Dico in manifesto et in occulto. + Onne peccato invecchia l’umani; + Pur l’avarizia ten le verde fronde + E plù nel tempo de capilli cani. + Opposto è questo vizio a largitate, + Che sparse tanto ne la vita l’onde, + Ch’io veggo desdegnare la pietate. + Cupidità soperchia in acquistare, + In onno modo pur che possa avere + E retenendo quel che deve dare, + Per quisti effecti l’omo ditto è avaro; + Che ’n acquistare e ne lo retenere + Non è misura nel so tempo amaro. + In onne vicio la contraria stella + Tu prendi con l’avaricia nota, + Che lassa forma de la luce bella + E fa in diversi tempi el bene e ’l male: + Io dico variando la soa rota, + Si como muta el corso naturale. [L. c. 25 t.] + Li vicii li quali io noto scritti + Tu poi sentire per l’opposti ditti. + + +CAPITOLO XIV[70] + + O Roma, capo de l’acti possenti, [C. c. 23 t.] + Quando retornerai nel primo stato, + Serà la borsa giunta a li bisenti. + Tenesti già lo fren de l’universo, + Se te ricordi del tempo passato, + Sì como del to segno dice el verso. + Ma consequendo la superba vita, + Li toi fioli t’han conduct’a tanto, + Che par la toa memoria finita. + Non serà mai boschi toa sancta terra, + Ben sentirai de l’amaro planto; + Ciò mostra ’l cel che sotto lui deserra. + Per li peccati de la toa Romagna, + Bagnato de lo sangue peregrino, + El iusto cerchio sovra voi se lagna. + Ma in poco tempo venirà ’l diviso, + Che cacciarà el francesco lo latino, + Per la soperbia nota del so viso. + L’omo soperbo non po’ abitare + In terra, e nel cel non po’ salire; + Sempre demora nel gravoso affare. + Consuma la soperbia le persone, + Da lei procede el subito morire, + Seguendo pur l’aspra opinione. [L. c. 26] + Tre sonno le persone da spiacere: + Lo povero soperbo et arrogante, + Lo matto vecchio senza senno avere, + Bugiardo ricco con soa onesta vista + Che par che paternostri sempre cante. + A Deo despiace troppo questa lista. + Questa è radice de tutti peccati [C. c. 24] + E fo dal primo, volendo la Sede, + Quilli maligni spirti dampnati. + Però plobe in terra questa iniqua secta, + Da cui el male e inganno procede, + E fan la vista de lo ben sospecta. + Soperbia non è altro che volere + Sovra de tutti esser tenuto, + E quel che l’om non è volse tenere, + Entrando ’nanti a ciascun omo bono; + E pare a lui che non sia descaduto. + Ten per negota che de gracia ha dono + E differenzia de la gloria vana[71] + Che questa dentro ten l’acerba norma + Sovra de tutte tense la sovrana. + Ma quisti, che del van son gloriosi, + Voglion de laude manifesta torma: + Mostrando forte, sonno desiosi. + Essere ingrato da soperbia vene, + Per questo se destrugge pietate; + Chè non ha a mente lo passato bene. + L’omo ch’ha vertute, se nel cor te poni, + Como se spoglia de sua libertate, + Tenendo a mente li passati doni. + Deh! quanto nasce mal da l’omo ingrato, + Che guasta per altrui l’om liberale, + E per desdegno fa cader in peccato. + Questa è la pena con sanguigno dolo, + Quando per bene l’om receve male; + El dolce patre parte dal fiolo. [L. c. 26 t.] + Ma l’altrui male lo to ben non guaste, [C. c. 24 t.] + El vizio la toa vertù desperga, + Quando tu senti le soperbe taste; + Che combattendo l’omo acquista onore. + O quanto è degno che ’l soperbo merga, + E senta pena de novo dolore. + Che l’om soperbo deguasta le terre; + Per lui ven piaga con l’accese guerre. + + +CAPITOLO XV[72] + + O Bolognesi, anime de foco, + A picciol tempo veneriti al punto, + Che caderà Bologna a poco a poco. + Or ve ricordi como el divin arco + Onne peccato con la pena giunto + Et aspectando assai plù se fa carco. + De voi me dol che spero de venire + Al nido che è fondà sotto la chioccia + De le globate stelle, al mio parere. + E po’ me doglio e piango de Fiorenza, + Che, lagrimando, scordarasse Doccia,[73] + Facendo li Lucchesi nova offenza. + Or piangi Pisa con li sospir dolenti, + Quando ’l triunfo de Montecatino + E del francesco sangue te rammenti: + El to valor conven che pur se spegna + E caggia nel iudicio divino, + Lassando ’l freno de la tua Sardegna. [L. c. 27] + O Siena, posta sotto ’l bel sereno + Conven che piangi per l’opposte case + Guastandose el to dolce terreno; + E tempo venirà che la Toscana + Sentirà pena con le bocche passe [C. c. 25] + Per lo despecto de natura umana. + Tenete la luxuria vostra dea, + E fate nel fattor le piaghe nove, + Plù che non fece la setta iudea. + Or reguardate alquanto pietate + Che sovra voi le lagreme plove, + Veggendo como ’l ben divin lassate. + Destrugge le ricchezze e le persone + La gola, la luxuria e le guerre + Le femene con li occhi in ciò se pone. + Consuma ’l corpo e l’aneme se manduca, + Per lei me pare che ’l cel se serre + E in desdegno l’alto Deo conduca. + E l’enimico de l’umana gente + Più che de l’altri vicii se gode, + Facendose ’l peccato carnalmente. + Et è rason che questo non po’ fare, + Per soa natura non se po’ dar lode + Ma tutti l’altri ben ponno operare. + Lo spirito, che ten la vita, invola + Offende e tolle vertuosa fama + Che desonesta per lo mondo vola. + Destrugge ’l senno, corrumpe la legge, + Fa ne la mente de desio brama, + Conturba sovra ’l cel che tutto regge. + Da lui descende fera servitute + Che legge impone a cui donna comanda, + Stando subiecto a la carnal salute. + O servi tristi, o companati schiavi, [C. c. 25 t.] + Perchè l’atto carnal così ve affanna + Che contra Dio ve fa cotanto pravi? [L. c. 27 t.] + Deh! non credete a femena sciocca + E non v’accenda soa finta bellezza, + Ma resguardate como dentro fiocca. + Miri la mente con li occhi cerveri, + Che allora prenderete la vaghezza + De lei, mirando li sciocchi misteri. + E li occhi falsi, come l’ammaestra + Nel pianto per formar maior obiecto + Tragendo guai, li sospiri addestra, + O quanto è ceco chi a femena crede! + O quanto nasce pena da delecto + Passando ’l tempo che lo ben non vede! + Si como el fuoco non se po’ celare, + Tenendolo celato nel so seno, + Così non po’ mai l’omo conversare + Con femena che non sia delitto; + Chè sempre ha ’l core de malicia pleno, + E ciò demostra ne lo sguardo fitto. + Lo foco, le femene e la terra + L’abisso, l’inferno, dicon, non le basta, + Ma senza fine l’appetito sferra. + Ma se la fine del disio carnale + Considera, serà la mente casta, + Veggendo senza fructo lo gran male. + Incesto, adulterio e fornicare + Et anche far despecto a la natura, + Luxuria se po’ in ciò divisare. + Col simel sangue se commette incesto, [C. c. 26] + Ma chi de matrimonio ten figura, + Commette l’adolterio manifesto, + Orribel vizio che natura prende. + O anime diffidate sodomite + O quanto per questo a Dio s’offende! + Cercate amor, ove amor non regna. + O menti ceche da lo ben partite, + De vostra vita l’air se desdegna! [L. c. 28] + Or ve ricordi como le nude ossa + Remaneranno ne l’oscura tomma, + E como a tutti morte dà percossa. + Abbandonate donqua lo vil acto, + Che se voi fate de rason la somma, + Negota s’acquista, po’ che s’è desfacto. + L’omo carnale con lo senno acerbo + E quando vince perde l’om soperbo. + + +CAPITOLO XVI[74] + + O bel paese con li dolci colli,[75] + Perchè non cognosciti, o genti acerbe. + Con l’atti avari invidiosi e folli? + Io pur te piango, dolce mio paese, + Che non so chi nel mondo te conserbe, + Incontr’a Deo facendo tante offese. + Vinirà ’l tempo de li tristi iorni + De guerra che farà sanguign’i campi + Et infocati li toi monti adorni; + E rotti li toi nervi, caderai, + Se ciò s’alonga, però tu non scampi: + Senza remedio, nuda plangerai. + L’avara invidiosa mente vostra, [C. c. 26 t.] + O Marchisani, con le gravi colpe, + Secondo che lo celo me demostra, + Conduceravvi ne le menti accese, + Che lassarete l’ossa con le polpe, + Intrando l’anno de lo tristo mese. [L. c. 28 t.] + Da voi serà l’invidia lontana, + Quando al ponente retornerà Tronto + E Castellano de terra esculana. + Si v’ha conducti Recanati et Exi, + Che, se tornate al ben, serà ionto + El monte de San Marco con Polexi. + Scolta Romagna con l’antiche volpi, + Che fanno per aver le nove tane + De la gran pace li celati colpi. + Serai pur subiugata da tiranni; + Carne vulpina vol salsa de cane, + E l’aspre pene li peccati granni, + La invidia che ’l mondo non abbandona + E fura la vertù de l’intellecto + Et arde cecamente la persona + Manduca l’anima, destrugge ’l core. + Onne peccato fa qualche delecto, + O invidia, non altro che dolore. + Questa è tristezza de lo ben altrui + Et allegrezza del dampnoso male + Che ven per caso ne li tempi a nui. + La invidia è più forte a sofferire, + Che a noi povertà accidentale + Che fa de summo stato l’om cadere. + Se vuoi de invidioso far vendecta [C. c. 27] + E con plù accesa fiamma far languire, + Accostate a vertù che ’l ben aspecta; + De l’altrui male sempre si’ dogliuso, + Recordete del tempo ch’è a venire, + E como la fortuna muta l’uso. + Che chi se gode del vicino pianto, + In ver de lui vegnon le triste ore + Che prende de tristezza novo canto. + O anima invidiosa e smarrita + Resguarda como è in cruce el to fattore, + E per qual fin tu fosti redimita: [L. c. 29] + Io dico a conseguir la degna sorte, + Fuggendo per vertù l’eterna morte. + + +CAPITOLO XVII[76] + + O voi Lombardi, con l’ampiata gola, + Fareteve rebelli de San Piero, + Pur resguardando l’aquila se vola. + Venirà tempo, dico, ne lo quale + Iuveni acerbi con lor acto fiero, + Che sovra ’l templo spanderanno l’ale, + Tollerà ’l nome con sanguigna spada + Ciascun de quisti a lo gran lombardo, + Se ’l so valor non perde presso all’Ada + Veggio cader li guelfi in Lombardia, + Se al cel Deo non fa novo resguardo, + Tollendo dal Saturno signoria. + El gran diviso guastarà Cremona + E Padoa e Milano con Piacenza; + Di Mantoa non dico e di Verona, + Che non so de qual celo fur lor stelle. + I’ temo ch’a lo voler non faccia offensa; + Dunqua conven che taccia lor novelle. + Sempre a tiranni serà sottoposta + La vostra Lombardia col dolce plano, + Se a la natura pietà non osta. + La gola col gran mal de lo sexto clima [C. c. 27 t.] + Voi conseguendo con sì grande accano, [L. c. 29 t.] + Non credo che Deo muti questa rima. + Non po’ far con l’altri vicii contesa + Chi la soa giotta gola non refrena, + Chè con la gola la luxuria è accesa. + Destruge la memoria e tolle il senno, + Corrumpe el sangue de ciascuna vena + E mor cantando el giotto como Cenno. + Debilita lo spirito e la lingua + E tolle lo intellecto de lo bene + E subito s’affoca[77] tanto impingua, + Che en desenore termena la vita + E tolle de la gloria la spene; + Fa sentir flamma de doglia infinita, + E spoglia l’anima de la sua vertute + Plangendo nuda sempre de salute. + + +CAPITOLO XVIII[78] + + Ben’ ha vertute chi desia onore + E laude de lo ben che l’omo acquista, + Chè per la fama cresce plù lo valore; + Ma quisti vani de la gloria sciocca + Che voglion laude de la pinta lista + Passando ’l modo che l’estremo tocca. + Non specti laude chi laude refuta, + Nè aver salute chi salute offende, + Che per celarse el vero non se muta. + Non sempre è fructo ov’è verde foia, + E nè tesoro ciò che luce e splende; [L. c. 30] + E chi ciò crede, pur del ben se spoia. + E poi che l’om non è quanto se mostra, [C. c. 28] + E pur desia le pompose laude, + E forte desprezza questa vita nostra; + Questa si è l’anima de la ipocresia, + Che de la vana gloria se gaude, + Voltando lo intellecto a fantasia. + La falsa nomenanza poco dura: + Chi ben parla e malamente vive + E chi coprir se vol de soa natura. + Ben è scoverto chi che vol celare + A li occhi umani le opere cattive, + El perso per lo bianco demostrare. + L’altrui parlare la toa laude spanda + E la toa bocca servi lo bel tacere, + Perchè de vergogna l’anima s’affanda. + Propria bocca fa le laude sorde, + E fasse fra le genti gran despiacere, + Quando la vanagloria la morde. + A magnanimitate contradice + La vana gloria che ne l’omo regna, + Che vol plù laude che non è felice. + Tra li altri questo vizio meno noce + E nostra umilitate meno sdegna + Ma pur del maggior falla ov’è luce. + È ceca l’anema de la conoscenza + Che de la soa salute plù non pensa. + + +CAPITOLO XIX[79] + + Ira non è altro che acceso sangue [L. c. 30 t.] + Dentro nel core che ’l desdegno infoca, + Per qual de la vendetta l’anima langue. + Subito sdegno tolle lo gran bene [C. c. 23 t] + Del grand’amor che torna in cosa poca, + Se d’amorosa pace non è spene. + Là ove amor perfecto se desdegno, + Bramase pace con dolce vergogna, + Se del celato ben non mostra segno. + O quant’è bella cosa la dolce ira, + Che per far doppia pace pur besogna, + Nel tempo che d’amor lo cor sospira! + L’accesa gelosia con l’ira forte + E lo pensero che la fin non vede, + Denanti a lo tempo conduce a la morte + Nasce de l’ira subita parola + Per qual la morte subita procede, + Che l’alma desperando ne va sola, + Lo irato se mitiga per tre cose: + Dolce respondendo, over tacere, + O departirse fin che l’ira pose. + Li occhi umani, quando son irati, + Cecano l’anima del iusto vedere, + Remota stando da l’acti beati. + È pur in parole l’ira de li matti, + Sonando l’aire con l’irate voci; + Ma quella de li savii è in facti. + O quant’è a l’anima forma de bellezza + Che se refrena de quisti acti atroci, + Prendendo de vertute la fermezza. + Tepor è d’animo l’accidia ria + Ch’abbandona nel comenzar li effecti, + E, comenzando, non segue la via. + E questa la pigricia ten le branche [C. c. 29] + De questi vegnon li penal difecti, [L. c. 31] + Mostrandose del ben poco stanche. + Or queste donne triste qui le lasso, + Entendo de seguir altro camino + Da questa riva con plù dolce passo: + De certi animali e petre far simiglie, + Parlando in questa parte plù latino + Che la comuna gente qui se sviglie. + Comenzo in prima de l’alter valore, + Dicendo unde procede e ch’è amore. + + + + +LIBRO TERZO[80] + + +CAPITOLO I + + Dal terzo celo se move tal vertute, + Che fa doi corpi una cosa animata, + Sentendo pene de dolce ferute, + Conformità de stelle move effecto, + Transforma l’alma ne la cosa amata, + Non variando l’esser del subiecto. + Questa vertute è con l’alma unita + Nel so creare, como sole e luce; + Chè fo in un tempo lor forma finita, + Lassando le ore de l’acerbi iorni:[81] + Però, nel disio, l’anima se conduce, + Donna mirando, con l’effecti adorni. + El terzo aspecto, dico, col sextile, + È permutando la luna col sole, + Et anco l’oriente se simile. + Ciascun amore move per natura, + Inseme l’anime per vertù recole, [L. c. 31 t.] + E plù e meno secondo lor figura. + Amor non fo già mai nostro volere; [C. c. 29 t.] + Ma ven per natural conformitate, + Che nasce in voi per sobito vedere. + Li occhi umani sono calamite,[82] + Che tirano de nostra umanitate + Lo spirto col piacer, como vedite. + Amor è passion de gentil core, + Che ven da la vertù del terzo celo, + Che nel crear la form’al so splendore. + Errando, scrisse Guido Cavalcanti[83] + «Non so perchè se mosse e per qual celo». + Qui ben me sdegna lo tacer de Danti, + «Donna me prega ch’io debbia dire»: + Demostra ch’amor move da Marte, + Da qual procede l’impeto con l’ire; + Destrugge pietà con la mercede, + Unita cosa per desdegno parte, + Corrumpe amor con la dolce fede. + Non è effectivo agente quel che priva; + Donqua el Marte non po’ per so lume + Amor formar in animal che viva. + L’antiche prove de l’excelsi dicti + Spoiano Marte de cotal costume, + Che ten de guerra l’acti circoscripti. + Anche onne agente, dico, naturale, + Che termena alcuna passione, + Da ella departirse mai non vale. + Del so creare fo el Marte cinto, + Ch’a l’ira e a l’impeti despone: + Amor donqua da lui fo dispinto. + Senza vedere, l’om po’ inamorare, [C. c. 30] + Formando specchio de la nuda mente, + Veggendo vista su nel ’maginare; + Ma pur da li occhi nasce plù piacere, + E plù se chiude amor in noi possente, [L. c. 32] + Con gran dolcezza e con maior temere. + Questa conformità me move de viso, + Fa l’anima parziale senza rasone + Nel primo sguardo, mirando nel viso. + Amor non nasce prima de bellezza:[84] + Consimel stella move le persone + E d’un volere ferma la vaghezza. + Non se departe altro che da morte,[85] + Quando la luce trina le conforma + Inseme l’anime del piacer accorte. + Ma Dante, rescrivendo a messer Cino, + Amor non vide in questa pura forma, + Chè tosto avria cambiato ’l so latino. + «I’ sono con amore stato inseme»:[86] + Qui pose Dante che novi speroni + Sentir po’ ’l flanco con la nova speme. + Contra tal dicto dico quel ch’io sento, + Formando filosofiche rasoni; + Se Dante po’ le solve, son contento. + Natura move per l’eterno moto + E quando qualitati unde resulta + Esser perfecto che non sta remoto. + I’ prendo exemplo intra lucente petra, + Che ha per qualità soa forma occulta, + Che mai dal soiecto non s’arretra: + È natural ciò che ’l cel qui move; [C. c. 30 t.] + E ciò non prende mai contraria faccia, + Finchè non torna in qualitate nove. + Se questa trina luce amor compone, + Non veco ch’accidente l’amor desfaccia: + De ciò sum certo senza opinione. + Non intendo tractar d’amor divino, + Como de l’alma nostra è somma vita; + Chè qui de lui parlar non posso a plino; + D’amor che nasce per vertù de sangue + Che per natura ne li nati alita, [L. c. 32 t.] + I’ lasso; e dico como lo cor langue, + Como la luce propria ha l’aspecto, + Illuminando l’aire che resplende, + Facendo a li occhi natural delecto. + Così del core è oiecto l’amore, + Lo qual, se limitato, non offende + Nè tolle alla vertute el so valore; + Ma como offende la vertù visiva, + Dico, el so visibil excellente, + Chè lei corrumpe potenzia passiva. + Amor così tremendo fa languire + El cor, che sospirando fa dolente, + Sentendo pena del novo martire. + Là ov’è amor, sempre è gelosia + Et è paura penser e sospecto + E l’anima con la spene tutta via. + Amor nel cerchio non ten fermo puncto:[87] + O cala o monta ne l’uman concepto; + Sempre col moto fo così coniuncto. + Chi non segue la carnal salute, [C. c. 31] + Reguarda donna, como sol a fango, + Descaccia d’onne vizio servitute, + E vede la certezza de lo bene; + Ma i’, dolente, onne tempo plango, + D’amor sperando quel che non convene. + Amor de l’acto quant’è plù lontano, + Con tant’è plù possente ’l dolce foco + Che ten gioioso sempre lo cor umano. + Ardendo fa la vita el ben sentire + Donna mirando nel beato loco + Che pace con dolcezza par che spire; + Ma sonno in nostra umanità venute + Gente obscure con lor acto fero, + Che son de tal vertù lor mente mute, + E vista carnal van pur querendo. + Per l’abito cessa el moto altero, [L. c. 33] + Vilmente lor disio conseguendo. + Amor, se è vizioso, poco dura; + Se è per vertute, onn’ora se ferma, + Chè l’anima ne lo ben transfigura. + Amor che non comenza in ferme stelle + Tosto s’accende, e vaccio se descerma, + Partendo desdegnate l’alme felle. + I’ son dal terzo celo trasformato + In questa donna, che non so chi foi, + Per cui me sento onn’ora plù beato. + De lei prese forma el meo intellecto, + Mostrandome salute li occhi soi, + Mirando la vertù del so conspecto. + Donqua, io so ella; e se da me scombra, [C. c. 31 t.] + Allora de morte sentiraggio l’ombra. + + +CAPITOLO II[88] + + O amorosi spirti de lo mundo, + Se ’n lei se mostra la vertute tanta, + Procede da chi move el cel secundo + Se om non mirasse bellezza in costei, + L’umanitate, che la spera ammanta, + Seria plù degna, cognoscendo lei. + O anima bella de la spera nostra, + Trassela al mondo per salute umana; + De voi le stelle fanno nova mostra. + O viste umane, se fossete degne + De veder como de grazia fontana [L. c. 33 t.] + E com’el celo in lei vertute pegne! + Costei fo quella che prima me morse + La nuda mente col disio soverchio, + Che subito mia luce se n’accorse. + Onne intellecto qui quiesca e dorma, + Chè non fe’ mai, sotto ’l primo cerchio, + Deo e natura sì leggiadra forma. + Questa è la donna, qual mai non coverse + Spera de l’umana qualitate, + Avegna che nel mondo qui converse. + Fo ’nanti ’l tempo e ’nanti ’l cel soa vista; + Qui fa beata nostra umanitate, + Seguend’el ben che per lei s’acquista. + Or questa de fenice ten semeglia,[89] + Sentendo de la vita gravitate. + Morendo nasce; scolta meraveglia: + In elle parti calde d’oriente [C. c. 32] + Canta, battendo l’ale desfidata, + Sì che nel moto accende fiamma ardente; + Però, che conversa, dico, in polve trita, + Per la vertute che spreme la luna, + Reprende in poca forma prima vita: + E, pur crescendo, monta nel so stato. + Al mondo non ne fo mai plù che una; + De l’oriente spande el so volato. + Così costei, che al tempo more + Per la grifagna gente oscura e ceca, + Accende flamma del disio nel core: + Ardendo, canta de le iuste note; + Con dolce foco la ignoranzia spreca + E torna al mondo per le excelse rote; + La guida de li celi la conduce + Ne l’alma,[90] ch’è desposta per soa luce. + + +CAPITOLO III[91] + + E l’aquila per tempo se renova,[92] [L. c. 34] + Volando ne la excelsa parte ardente, + Chè sotto la vecchiezza ella sè cova. + Nel gran volato, le sue penne ardendo, + Reprende iovinezza; e ciò consente + Natura, presso a l’acqua ella cadendo. + Stando nel nido con li piccoli nati, + Verso li raggi fa ciascun mirare: + De quel che vede li occhi ’maculati, + Che non son fermi aperti verso ’l sole, + Beccandolo, comenza a desdegnare; + E nel so nido mai star plù non sole. + Ov’è ’l so nido, non li sta da presso [C. c. 32 t.] + Nessun auselo, se non vol morire + E da soe branche esser da cesso[93]. + De soa rapina sempre lassa parte; + Piccoli animal non vol mai ferire; + Vegendo lor temer, tosto se parte. + Così me renova nel piacer costei. + Et arde de vergogna la mia mente, + Quando s’agrava pur de seguir lei: + Spandendo l’ale de la soa vertute, + Allora cresce lo intellecto agente, + Mirando de bellezza la salute. + E chi con lo suo sguardo non remira + Al so Fattore e depreme ’l viso + Costei desdegna, per cui lo corso spira. + Le lagreme pur bagnano la terra, + Essendo da costei così diviso, [L. 34 t.] + Che per defecto cade in la soa guerra. + Si como donna de le iuste genti, + Desprege d’onne vicio radice + Dal cor che mostra po’ l’acti possenti: + Avendo misericordia e caritate, + A la vilità del mondo contradice, + Facendo degna nostra umanitate; + Da li occhi soi nascendo tal piacere, + Che fa beato l’omo nel vedere. + + +CAPITOLO IV[94] + + In ne le parti d’Asia maiore + Lumerpa nasce con lucente penne, + Che tolle l’ombra con lo so splendore. + Morendo, non è morto questo lume; [C. c. 33] + Non vol natura che già mai se spenne; + Partita penna vol che poco allume. + Così da questa ven la dolce luce, + Ch’aluma l’alma nel disio d’amore; + Tollendo morte, a vita conduce. + E l’om, morendo po’ con questa donna, + Luce la fama; nel mondo non more + E de sospiri fa questa Ionna. + Ma, chi da questa donna s’allontana, + Perde la luce de le prime penne, + De soa salute onn’ora s’estrana; + Ma, prego, con li dolci occhi me sguarde, + Tollendo del mio cor le penne vane[95], [L. c. 35] + Del ceco mondo che onn’ora m’arde: + E la soa forza me conduce a tanto, + Che sempre li occhi gira ’l tristo[96] pianto. + + +CAPITOLO V[97] + + Segue stellino bellezza de celo, + I’ dico, per vagezza de la stella, + Ne l’aire muggia, fin che trova ’l gelo; + E vola, abbandonando el dolce nido: + Vegendo che Mercurio l’appella, + Lui consegue, facendo gran grido. + Ma pur vagezza de la stella lassa, + Scordandose de l’ovo che ’mbranca, + Che mai per gelosia da lui non scassa. + L’ovo cadendo, nasce ’l so fiolo: + Poi che ’l vedere de la stella manca, + Gridando lo nato, verso lui fa volo. + È simel donna questa del stellino, [C. c. 33 t.] + Che fa volar la mente nostra accesa, + Nel gran disio de lo ben divino; + E tolle la viltà de questa vita, + Del tristo amor che commette offesa, + Amando plù che Deo cosa nutrita. + Conforma l’alma con l’eterna spene, + Lassando ’l mondo che vicio mantene. + + +CAPITOLO VI[98] + + El pellicano, col paterno amore, [L. c. 35 t.] + Tornando al nido fatigando l’ale + Tenendo li soi nati sopra ’l core, + Vedeli occisi da l’impia serpe; + E tanto, per amor de lor, glien cale, + Che lo so lato fin al cor diserpe. + Plovendo ’l sangue sopra li soi nati + Dal cor che sentì le gravose pene, + Da morte in la vita son tornati. + Da questa in noi se move conoscenza + De quel che move e tutto sostene, + E l’universo per lui se despenza. + Como de pellicano tene figura, + Per li peccati de’ primi parenti, + Resuscitando l’umana natura; + E noi, bagnati da sanguigna croce, + Resuscitando da morte despenti + De servitute lassammo la foce: + Sì che per morte reprendemmo vita, + Che per peccati fo da noi partita. + + +CAPITOLO VII[99] + + La salamandra, che nel foco vive[100] [L. c. 36] [C. c. 34] + E l’altro cibo la soa vita sprezza + Non sonno in lei potencie passive, + Ardendo, se renova soa coverta. + Così natura in lei pose fermezza; + Non vol che ’n fiamma già mai se converta. + Così fa l’alma che costei consegue, + Che mai non sente tormento nel foco, + Se la fortuna rumpe le sue tregue. + Pascese sola per la soa salute, + E del dolente mondo cura poco, + Considerando la soa servitute. + Camaleone che vive ne l’aire, + Qual è subiecto di tutti li uccelli, + E se de claritate fosse vanie, + Sopra le nube volando s’adduce + E passa quelle parti de li celi, + De fin che trova l’aire ’n pura luce. + Ive se pasce, ive se nutrica. + Allech in acqua et in terra talpa; + Or qui m’ascolta, se voi che te dica. + El pesce, for de l’acqua, poco guizza; + In picciol tempo la morte lo palpa: + E talpa ne la morte li occhi svizza. + Cossì fa l’alma che tal donna porta, [C. c. 34 t.] + Qual è subiecto de vertute sancte, + Che verso ’l celo da lui prende scorta, + Lassando de la vita oscuritate. + E per la fede sostene pene, o quante! [L. c. 36 t.] + Sol per vedere l’alta claritate. + E l’anima, che per luce fo creata + Per sormontare nelle dolci scale, + Per li occhi de costei deven beata. + Ma quando guizza da costei divisa, + Verso la morte con tristezza sale + E mai con conoscenza non s’avisa. + Sì como talpa elude li occhi belli, + Celando fin a la morte le soe colpe + De li acti avari invidiosi e felli. + Nel storto tempo sguarda el so fattore; + Debelità ten l’osse con le polpe, + Sperando a poco a poco le triste ore. + Quest’ultimo pentire mai non lodo, + E non desprezzo chi ten cotal modo. + + +CAPITOLO VIII[101] + + Poi che morte le penne ha plombino, + Renascono per soa qualitate; + Son temporate, dico, plù e mino. + Vertù se serra in lui, si como in seme + Che ten occulta soa humiditate; + Chè planta nasce, quando ’l sol la preme. + Cossì costei; chi la ten nel core, + In onne modo segue temperanza: + In cel fiorisce, poi ch’al mondo more. + E le nude ossa con la fronte calva, [C. c. 35] + Che dormeno vestite de speranza, [L. c. 37] + Renasceranno con la carne salva, + Quando la forza del Fattor benegno + Chiuderà giurno ne l’umano regno. + + +CAPITOLO IX[102] + + El struzzo, per la soa caliditate, + In nutrimento lo ferro converte. + Non vola in air per soa gravitate. + De giugno, quando vede quelle stelle + Globate in oriente ben aperte, + Sotterra l’ova, e scordase de quelle. + Mettendo l’ova sotto nel sablone, + Nascono per vertù che ’l sol ne spira, + Onde de vita ven perfeczione. + Nutrica li fioli, poi che son nati; + Recordase de l’ova, e ficto mira, + Guardando lor con occhi humiliati. + Cossì, chi sente al core el dolce foco + Che nasce per disio de costei, + El mal consuma e serva in suo loco; + E se de lei peccando se scorda, + Plangendo con sospiri dice omei, + Quando de questa donna s’arrecorda. + El gran pentire tolle el gran peccare, + S’el core fa per doglia lagremare. + + +CAPITOLO X[103] + + El cigno è bianco senza alcuna macchia [L. c. 37 t.] + E dolcemente canta nel morire + E non fina, fin che morte no l’attacca. + Cossì è bianca l’alma per vertute, [C. c. 35 t.] + Volendo questa donna conseguire. + Per essa se vede l’eterna salute + E canta nella morte enamorata, + Andando al so Fattor, cossì beata. + + +CAPITOLO XI[104] + + Cicogna, quando ha male, el ben conosce, + Chè bene ha forza de l’acqua marina: + Cossì da lei fa fuggir l’angosce. + Se mai in fallo trova soa compagna, + Desdegna e mai con lei non s’avicina, + Sola pensando va per la campagna, + D’animali venenosi se nutrica, + E lor veneno già mai non l’offende, + Naturalmente le serpe mastica. + Non fa col petto, ma col viso cova;[105] + Dritto al core l’ova pur comprende, + Chè sovra sperma la vertute nova. [L. c. 38] + Poi ch’è vecchia, da li soi fioli + Receve nutrimento e gran dolcezza, + Sì che ’n pace posa li soi doli. + Cossì fa chi conosce questa donna: + Sentendo di peccati la gravezza, + Prende conforto sì che non profonna; + El vizio abbandona desdegnando; + Non teme so veneno, che nel mondo + Occide l’omo; su, nel doce affanno, + Drizza el core verso ’l fine e ’l bene; + E, soffrendo el corpo el grave pondo, + Vede salute a la gravosa spene, + E posa l’anima con dolcezza e pace [C. c. 36] + Sopra le stelle, si como a Deo piace. + + +CAPITOLO XII[106] + + Canta cicale per ardente sole + Sì forte, che ’l morire in lei fa scucco; + Le dolce olive per natura cole. + Quant’è plù puro l’aire, plù resona + La voce soa, che fa tacere ’l cucco; + Si che ’l suo tristo canto plù non sona. + Ne l’olio messa, subito se more; + Spandendo aceto sopra lei, resorge. + Sì fa costei che la porta nel core, + Sentendo del divino splendor la luce: + Non fina la soa prece, fin che urge + La morte, dico, che al tacer conduce. + Facendo el canto de la iusta prece, [L. c. 38 t.] + Ne l’alma fa tacire ogne vil cosa; + E, se pur cade ne la trista nece, + Per penitenzia reprende la vita, + Che, per vergogna, plangendo fa posa + Satisfacendo con la mente unita; + Sì che retorna in grazia divina, + Quale beata vita che non fina. + + +CAPITOLO XIII[107] + + Nocticora, querendo el cibo, grida; + De nocte canta e volando preda; + Ove son corpi morti, là s’annida: + Vede la nocte, ma nel giurno è ceca; + Al’altri oselli è angoscia e feda; + Como resguarda el sole plù s’acceca. + Cossì fa l’anima viziosa e rea, [C. c. 36 t.] + Quando da questa donna se departe, + La quale è de bellezza summa dea; + Acceca li occhi d’onne cognoscenza + E segue la viltà in onne parte, + Fin che la luce de veder non pensa; + E fin el bene de l’eterno amore + Non vede, chè vivendo ella se more. + + +CAPITOLO XIV[108] + + In femina lo maschio transfigura [L. c. 39] + Perdice, descordandose de lo sesso, + E, quando po’, de l’altri l’ova fura: + Per l’invidia le cova, e fa fioli; + Da lei ciascun se parte e sta da cesso, + Verso la madre propria fa voli. + Cossì como l’homo for de conoscenza, + Che questa donna non porta nel core + Nè teme de comettere onne offenza; + E l’altrui bene per invidia tolle, + La qual t’adduce a pena e a dolore + E d’altra salute te destolle: + Or pensa che l’aver facto de furto, + Tu vidi trapassar in tempo curto. + + +CAPITOLO XV[109] + + La rondene doie petre preziose[110] + Naturalmente porta nel so ventre, + Che vagliono ad amore, e son famose. + Se li fioli sonno cechi et orbi, + Biascia la celidonia, sì che c’entre + El cano succo che sana lor morbi. + Cossì serai tu gracioso sempre, [C. c. 37] + Se porti amore e caritate dentro, + De questa donna servando le tempre. + Se ’l vicio te ceca li belli occhi, + Cercando questa donna nel to centro, + Prego, ch’al Factore t’engenocchi; + E de salute non te desfidare, [L. c. 39 t.] + Chè propria natura è lo peccare. + + +CAPITOLO XVI[111] + + Del sangue de la upupa chi sogne + Da spiriti, dormendo, vederasse + Essere preso, che non par che sogne, + Io non vorria che onn’om sapesse + Quanta viltà in lei natura sparse; + No saría furo che so core avesse. + Invecchia tanto, che non po’ vedere + Nè po’ volare, sì che ciascun nato + Trappa le penne e la piuma a lor podere; + E poi la cova, e, con vertù d’erbe, + De giovenezza torna al primo stato: + Cossì natura vol che se ne conserbe. + Cossì tu divi non essere ingrato, + Divi pensare, se non fosser illi, + C’al mondo mai non saria creato. + Pensa a toa matre quanto ne fatica, + Non si’ maledetto sì como son quilli, + Ma sempre con dolcezza la nutrica. + Honora el patre con toa genitrice, + A ciò che sopra terra la toa vita + Sia plu lontana prospera e felice. + A voi fioli la consimel specte: [C. c. 37 t.] + Crudezza, impietate over ferita, + Sì como ho già veduto a più de septe + E somme in la memoria presso a cento, + Che morti sonno pur per ciò a stento. [L. c. 40] + + +CAPITOLO XVII[112] + + El calandrello, qual’è tutto bianco, + Portandolo denanci a quel ch’è infermo, + De ciò che qui te dico non te manco, + Se morir deve, voltali la coda; + Se campar deve, resguardali fermo. + De questo animal tal natura loda. + Cossì fa questa donna: a cui resguarda, + De morte a vita e de salute torna; + Volta l’aspecto a cui lo vizio imbarda, + Sì che, vivendo, mor, perchè ’l mal vive. + O quanti la speranza al mondo scorna + Pur conseguendo le opre cattive! + Ell’è de salute nel presente giorno, + Chè, astrimando, la morte gli è intorno. + + +CAPITOLO XVIII[113] + + Molte nature trovo nel voltore; + Non tutte a simiglianza le reduco, + Ma voio che de lui si è venatore + De lupo e de lione ligato in pelle [L. c. 40 t.] + El core de Satanas e del gran Bruto + Et onne spirito l’impeto repelle. + Da venenosi animal fa l’om seguro; + Ardendo le soe penne, li serpenti + Fugeno tutti; questo ben te giuro. + Ligando la soa penna nel pe’ dextro, + Quando nel parto son dolor pungenti, + A ciò che te dico non guardar celestro, + Tira la creatura fore a luce; + E chi non leva subito la penna, + Ciò ch’è dentro de for ne conduce. + La lingua tracta da lui senza ferro, + In panno novo al collo se sospenna, + Fa certe cose che qui non deserro. + El pe’ dextro ligato al sinistro, + E ciò converso, tolle el gran dolore. + Anche d’un’altra cosa t’amaestro: + La polvere de l’ossa molto vale, + Con celidonia resulta ’l valore + Che priva de langor ciascun animale. + Li soi fioli, quando son nel nido, [C. c. 38] + Beccali forte se li vede grassi + E, percotendo sopra lor, fa grido. + Cossì fa l’omo tristo invidiuso, + Che lassa de costei li dolci passi, + Fin che se vede de morte confuso + E se medesmo ardendo se percote, + Gridando verso Deo con triste note. + + +CAPITOLO XIX[114] + + Erodio, il quale è dicto falcone, [L. c. 41] + Plù fere col pecto che non fa col becco. + Ascolta quant’è in lui perfeczione: + Se in doi volati non prende soa caccia, + Vergognase forte, sì che sta a stecco, + Nè in quel giorno animal plù menaccia. + L’altro, che demestego pur vaga + E per vergogna per l’air va sperso, + De retornare a lui tardo s’emplaga. + Non becca mai de putrida carne, + Sia quanto vole de fame converso; + Quando è infermo, prende pur le starne. + L’omo ch’è prudente fiol de vertute + Plù fa col core che non fa con bocca + L’occhi voltando ne l’aspre ferute + Sempr’è vergogna, là ov’è gentilezza, + Azzara, dico, ad cui tal dicto tocca + Che con la lingua l’inimici spezza. + Non prende l’om gentile le brutte cose, + Ma, per vertù de l’animo ch’è granne, + Consegue sempre le più valorose. + Ma sonno al mondo cotali gentilotti [C. c. 43] + Che gridano, mostrando le lor sanne, + Schernendo altrui con lor grigni e motti. + Per l’opera se mostra l’om gentile, + Sì como è scritto nel secondo stile. + + +CAPITOLO XX[115] + + El grifo assai è forte, ma pur teme [L. c. 41 t.] + Per molti animal che son ne li monti, + Chè per lor corpi lo tossico freme. + Sempre nel nido lo smeraglio pone, + Sì che non sieno li soi nervi ponti: + Per questa pietra fa defensione. + Cossì de vertù divi mettere costei + Dentro nel core, con la ferma fede, + La qual defende l’om da l’acti rei, + Da l’inimico e dal serpent’antiquo, + E dona pace gloria e mercede, + Togliendo a l’alma lo valor iniquo. + Chi seco porta questa bella pietra, + Già mai de soa salute non s’arietra. + + +CAPITOLO XXI[116] + + Ciò che se dice non è tutto vero[117] + Che, morto, lo paone non se corrompa: + Quel che già vidi, tolla el to pensero. + Ben se conserva assai, ma non d’agusto, + E, quando el Sole in Cancro mostra pompa, + De lui s’accorge el naso et anche el gusto. + La paonessa, quanto po’, nasconde + L’ova, che ’l paone non le offenda; + Quando illo grida, tace e non risponde: + Assai plù la luxuria l’affanna [C. c. 43 t.] + Che par che la compagna non lo attenda. + Ov’è che trova l’ova, lì le danna. + Gode de soa bellezza nella rota; + Guardandose a li pedi, prende tristezza, [L. c. 42] + E l’alegrezza da lui sta remota. + Voce ha maligna, capo de serpente, + Le penne paion d’angelica bellezza, + Li passi de latrone fraudolente. + È l’omo pravo simel de paone, + Che guasta la comune utilitate, + Per lo voler che cieca la rasone. + Se con le man ce gionge, no vole uncino; + Ma, se resurge la comunitate, + Tempera mano a folle et a molino. + O tu, ch’intorno toa bellezza miri, + Che sì la sciocca gloria t’enbarda, + Se hai intellecto, como non sospiri? + Guarda li pedi e li veloci passi + Che fai verso la morte che te guarda + E como el tempo che traluce lassi! + Or pensa, donqua, che, nel mondo tristo, + Se lassa con suspiri el male acquisto. + + +CAPITOLO XXII[118] + + Hanno le grue ordene e signore, + E quella che conduce spesso grida, + Corregge e amaestra lor tenore. + Se questa manca, l’altra in ciò soccede, + E quando dormen, questa ch’è lor guida + La guardia pone che alcun non le prede. + Questa che le guarda, sta con l’una gamma [C. c. 44] + Nell’altra ten la pietra: chè, se dorme, + Cadendole dal sonno, li occhi sbramma. [L. c. 42 t.] + Cossì dovria ciascuno citadino + L’uno con l’altro esser conforme, + Chè non venisser lor terre al dechino.[119] + Ma tanta è questa invidia che regna, + Che sempre se desface el ben comuno, + E l’uno de seguir l’altro se desdegna. + Lo senno de li governi[120] qui veggio. + Non è chi faccia ben, non è, se ad uno + Per l’utel se consiglia pur lo peggio. + Veggio cader deviso questo regno;[121] + Veggio ch’è tolto l’ordene e lo bene; + Veggio che regna ciascun om malegno; + Veggio li boni qui non aver loco; + Veggio che tacere a ciascun convene; + Veggio ch’arde qui l’occulto foco; + Veggio venire qui le piaghe nove, + Dico, se pietà ciò non remove. + + +CAPITOLO XXIII[122] + + La tortora pur sè sola plangendo, + Vedua de compagno in secco legno, + E loco pur deserto va querendo. + No s’accompagna ma’, po’ che lo perde; + De bevere aqua clara prende sdegno; + Già mai non sta nè canta in ramo verde. + Cossì ciascuno planger dovería + Lo so peccato, che l’anema fura, + E mai con lui prender compagnia; + Lassare ’l mondo e onne so delecto. [L. c. 43] [C. c. 44 t.] + Facendo penitenzia forte e dura, + Per contemplare, nel divin conspecto, + El sommo bene de l’eterna vita, + Ov’è la gloria, che sempre è infinita. + + +CAPITOLO XXIV[123] + + Nasce onne corvo, per natura, bianco, + E pascese dal cel de dolce manna, + Per qual el patre sente doglia al fianco, + Fin che non vede in lui le penne negre. + De trovar cibo per lor non s’affanna; + E mai natura non vol che s’alegre. + Cossì è l’anima nostra bianca e necta, + Tabula rasa, ove non c’è peccato; + Doventa negra, po’ che se delecta. + El vizio la nutrica, che lei conduce + E cieca e negra ne l’eterno stato, + Spogliandose da sè la degna luce: + E la soa pena non se cessa mai, + Sospir traendo de dolorosi guai. + + +CAPITOLO XXV[124] + + Canta sì dolcemente la serena, [L. c. 43 t.] + Che, chi lei intende, dolce fa dormire, + Sì che l’om prende e con seco lo mena, + E forte lo constrenge de iacer con lei. + Languendo per amor, par che sospire, + Poi lo devora con li denti rei. + Cossì, con la dolcezza de la vita, + Inganna lo nimico l’alma nostra, + Fin che la mena a la morte infinita. + Cossì fa l’omo falso nel so canto, [C. c. 45] + Che con la lengua lo mel te demostra, + De riete po’ te ponge in onne canto. + Chi non se fida, non receve inganno: + El senno fa gran pena pe lo[125] danno. + + +CAPITOLO XXVI[126] + + Gronco, che dentro a le caverne nasce + E per natura arengo lo nutrica, + Fin ch’è grande, lì dentro lo pasce. + Mustrali el cibo con l’usata branca; + Con l’altra occultamente lo nimica; + Tanto lo strenge, che soa vita manca. + Cossì fa lo nimico de la gente, + Che mostra de delecto la dolce esca; + Fino a la morte pasce nostra mente. + In questo mare grande e spaziuso, + Con diversi ami, dolcemente pesca: + Beato è quello che volta lo muso + E mette a la soa gola el freno e ’l camo, [L. c. 44] + A ciò che preso non sia da questo amo. + + +CAPITOLO XXVII[127] + + Lu rospo sempre mira verso ’l celo, + Chè ha un occhio in mezzo de la testa; + Vestito ha el dorso so de bianco pelo. + Cossì è l’anima con la vera fede, + Chè ’l mondo con delecto non l’infesta, + Che le divine cose sempre vede; + Segue vertute senza alcun delecto, + Rengraziando chi le diè intellecto. + + +CAPITOLO XXVIII[128] + + L’ostrega, quand’è la luna plena, + Aprese tutta; qual, veggendo ’l cancro, + Imagina d’averla a pranzo o a cena. + Meteglie dentro petra over festuca, + Per qual lo so coprire le ven manco; + Cossì el cancro l’ostrega manduca. + Cossì è l’omo che apre soa bocca + E con l’omo falso mostra ’l so secreto, + Onde ven piaga che lo cor li tocca. [L. c. 44 t.] + En la lengua è la vita e la morte; + Plù tace che non parla l’omo discreto, + Stando nel cerchio con l’impia sorte. + Serva la vita lo longo vedere; [C. c. 38 t.] + Nè damno fè già mai lo bel tacere. + + +CAPITOLO XXIX[129] + + Chi mangia del delfin, se fosse in mare, + Subito lui sente per natura + E verso lui move l’onde prave.[130] + De far questa vendetta sempre è attento, + E mai de perdonar non mette cura; + De molti devorando ha fatto stento. + Cossì è l’anima impia e cruda, + Che de vendetta far onn’ora desía; + Cossì se fa de cognoscenza nuda. + O quant’è cieca la gente soperba! + Crede che perdonar vergogna sía, + E questa opinione in lor se serba. + O impio, che mal pur te delecta + Vedi la morte ch’appresso t’agogna + E quanta pena nasce a far vendetta! + È plù vertute quando l’om perdona, + Potendo vendicar la soa vergogna, + Che vendicando offender la persona. + Or vinci, sofferendo, e tempo aspecta, + Nel qual conven cader la iniqua secta. + + +CAPITOLO XXX[131] + + Signor è ’l basalisco de’ serpenti, [L. c. 45] + E ciascun fugge, sol per non morire, + Da lo mortal viso con li occhi lucenti. + Nessuno animal po’ campar de morte, + Che subito la vita non espire; + Cotant’è lo so veneno atroce e forte. + La donnola, trovando de la ruta, [C. c. 39] + Combatte con costui, e sì l’occide, + Che ’l tosseco de lui con questa stuta. + Cossì fa l’alma col maior inimiquo, + Che per vertù lo tosseco divide, + Da sè lassando lo voler iniquo; + E, pur vincendo al mondo, in sè combatte, + Sì che lo nimico finalmente abbatte. + + +CAPITOLO XXXI[132] + + L’aspido, ch’è aspro de veneno, + Che sempre move con la bocca aperta, + Porta la spuma in bocca nel sereno. + Per non sentire la magica prece, + Ciascuna orecchia obtura e sta coperta; [L. c. 45 t.] + Porta in li denti la subita nece. + Cossì fa la toa mente senza spene, + Io dico, desperata de salute, + Che non se degna de ’scoltar lo bene. + Troppo è gran segno esser desperato + L’om che, fuggendo, desdegna vertute. + Prego che ’ntendi lo parlar beato, + Chè ’l cor umiliato mai non sperne, + Chi tutto move iudica e discerne. + + +CAPITOLO XXXII[133] + + Maior è ’l draco de tutti serpenti; + Intosseca lu mar e l’aire turba; + Plù con la coda noce che coi denti. + Fra gatto e cane, draco et elifante + Naturalmente la pace se sturba; + E mai cavallo e struzzo non fo amante. + El piè de l’elifante el draco annoda [C. c. 39 t.] + Con la soa coda: combattendo stride, + Fin che la vita da lo cor desnoda. + Ma lo elifante sopra ’l draco cade, + Si che morendo el so nimico occide. + Cossì conven che la soa vita sbade. + Cossì fa l’omo impio e crudele; + Rumpe soa gamba per piagar l’altrui + E se medesmo intosseca col fele. + Resguarda el fine ’nanti che comenzi + E quando offendi, perchè, como et cui: + Non pensa a ciò la secta de melensi; [L. c. 46] + Segue el voler pur con l’ira forte, + Onde procede non pensata morte. + + +CAPITOLO XXXIII[134] + + È venenoso vipera serpente, + Che parturisce li fioli per forza, + Sì ch’illa more dolorosamente. + In gravedezza occide ’l so marito, + E con li denti lo capo li scorza, + Sentendo el core ben d’amor ferito. + Ciascun fiolo squarta el so lato + E vene a luce como vol natura, + Ch’a tutte creature ordene ha dato. + Ha tal veneno, sì che dorme sempre + Ne le caverne, fin che ’l freddo dura; + De prima vera resurge a la dolce tempre. + Con li fenocchi cura el cieco aspecto; + Vomita ’l veneno ’nanti che se giunga + Con la morella nel carnal delecto; + E, poi ch’è compiuto el so volere, [C. c. 40] + Reprende quel veneno, e poi s’alunga; + Non po’ la vita senza quel tenere. + Cossì fa l’omo quando se confessa, + Che conta soi peccat’ e par contrito, + E de tornar a ciò lo cor non cessa. + Non se confessa ’nanti, perchè ciance, + Sì che ritorna, poi ch’è dipartito + Da quel peccato, con l’ardite guance. + Contrito cor, con bocca a satisfare, [L. c. 46 t.] + Tolle la colpa de l’uman peccare. + + +CAPITOLO XXXIV[135] + + De nocte in aqua e de iorno in terra + Quiesce el cocodrillo e sempre cresce; + Crestato pesce sempre a lui fa guerra. + La mandibola de sopra sempre move; + L’altra de sott’a lui sempre quiesce, + E l’ova in terra con delecto fove. + De tutto inverno non appar de fore; + Resurge ne la dolce prima vera, + Chè l’erba verde serva ’l so valore. + Prendendo l’omo, subito l’occide; + Po’ che l’ha morto, piange questa fera; + Con pietosa voce par che gride; + Poi ch’ha pianto, devora e manduca + La carne umana; e, su nel dormire, + Per soa bocca entra el serpe endruca: + Desterpali el core e mai non fina, + Facendo a grande stento costu’ morire, + Che quasi per vendetta l’assassina. [C. c. 40 t.] + Cossì fa l’omo ipocrito et occulto, + Che del dampnoso mal nel cor s’alegra + E pietà demostra nel suo volto. + Chi subito per onne cosa piagne + Anima è incostante de malicia negra. + Or guarda che non caggi a le soe ragne. + Che Deo punisca duramente, aspecto, + Queste alme doppie con lor falso aspecto. [L. c. 47] + + +CAPITOLO XXXV[136] + + Quando la Luna illuma ’l Scorpione,[137] + La prima faccia che figura scolpe + Non po’ dal scorpo aver ma’ lesione. + Son molti scorpioni ch’hanno l’ale, + E son grandi assai de maior polpe, + E lor veneno fa ’ssai maior male; + Pur more quando sente la saliva + De l’om degiuno; e l’altra non l’offende; + Po’ de desnar soa vita non priva. + Cossì fa l’abstinenzia fuggire + Onne maligno vizio che depende + Da gola, qual conduce noi a morire. + E tolle de vertute onne valore, + Che l’omo plù non cura d’altro onore. + + +CAPITOLO XXXVI[138] + + Aspero veneno, dico, ch’è nel botto, + Che per freddezza fa le membra morte; + Ha li occhi ardenti; el corpo com’otto + Se tu ma’ cerchi nel so lato dextro [L. c. 47 t.] [C. c. 41] + De l’osso che genti non sonno accorte + Ha gran vertute e de ciò t’amaestro. + La fervente aqua subito l’affreda; + Val ad amore e a molt’altre cose, + Et anche la quartana febre seda. + Fugge la ruta e mangia le dolce erbe + E le radici lor fa venenose; + La salvia glie par che lui conserbe. + Fugge l’aspetto, quanto po’, del sole; + Nel bruno tempo lassa le caverne; + Per plù salute sempre l’ombre cole. + Cossì desdegna, fuggendo la luce, + La mente che ’l peccato non discerne, + E sempre nella pena se conduce: + Plù che ’l Factore, teme la creatura + A cui celar non po’ la soa figura. + + +CAPITOLO XXXVII[139] + + L’aranea che ha plù sottil tacto, + Tessendo et ordendo la soa tela, + Pur de so corpo defila e fa tracto. + Quand’è nel tempo che amor la stregne, + Tirando il filo, la compagna cela; + Cossì fa lo maschio, fin che la confregne. + E subito che escono de l’ova + Li soi fioli, pon in la tesura: + De tessere ciascun subito se prova. + Lavora sempre quando nasce el sole, + E quand’è in occidente soa figura [L. c. 48] [C. 41 t.] + Fin che no’ cunza, mai cacciar non sole. + Tesse sottile, sì che ma’ non conosca + Ciascun animal piccol che vola, + Ma so nimica propria è la mosca: + Poi che s’embatte ne la cieca rete, + Battendo l’ale, canta nova fola; + Prima lo capo prende, como vedete. + Cossì ’l peccato cieca el nostr’aspecto, + Che non vedemo l’inganni del mondo, + Come noi prende e volve in delecto. + Altro che vento non è nostra vita. + O morte, quant’è grave quel tuo pondo, + Che ’l cacciador non vada lui seguendo. + Quant’è più grave donqua el to sentire! + Prego che chi ha ’ntellecto qui sospire. + + +CAPITOLO XXXVIII[140] + + Non clude li occhi lo lion, dormendo; + De li soi pedi sempre l’orme copre, + Che ’l cacciador non vada lui seguendo. + Ciascun so nato fin al terzo iorno + Dormir non cessa, sì che il patre l’opre + Li sensi sopra lor gridando irato. + Non fugge lo lion e non s’asconde; [C. c. 42] + Fermase al campo senza alcun temere, + E mai so core paura non confonde. + Stase celato ne le gran montagne, + Perchè la preda vol de lì vedere; + Poi che la vede, forte grida e lagne. + Ciascun animal s’affligge per so grido, [L. c. 48 t.] + Et illo intorno con la coda signa + E stanno timenti senza voce e strido. + E sempre de soa preda parte lassa; + A li prostrati de donar se degna, + Per sindicare se l’ira passa. + Cossì, ciascun om che porta corona + Deve, onne tempo, tener li occhi aperti, + Che inganno non receva da persona; + Celare el so secreto e la soa via, + De lui facendo l’inimici incerti, + Chè, dubitando, in lor paura sia; + Deve li soi nati amaestrare, + Lassando el tempo de l’acerba vita, + Con soe parole in lor vertù spirare, + A ciò che non desdegna soa stepe;[141] + Arbusta vile, ch’è da lui partita + Tolta dal fructo de l’ardita sepe:[142] + Deve esser sempre nudo de paura + Animo regal, con l’ardita vista, + Veggendo de inimici la figura + E far temer sempre li soi servi, + Tenendo de iusticia la[143] lista, + Che ’n fra lor non siano protervi; + E, quando se conven de perdonare, [C. c. 42 t.] + Voltar se voglion li occhi a pietate, + Chè sempre in gentil cor conven de stare. + Perdoneme a chi tocca quel ch’io parlo; + E voi de Puglia qui me perdonate, + Chè troppo onor se fa a l’ossa de Carlo. + Peccato vecchio fa nova vergogna: + Tu vidi ben che dir più non bisogna. + + +CAPITOLO XXXIX[144] + + Sopra onne animal che non ha intellecto, [L. c. 49] + Ha plù de conoscenza l’elefante, + Che, quasi per rason, fa onne effecto. + Sempre s’aduna ne la luna nova; + Ciascun se bagna, nel fiume stante; + Chinando el capo, par che fè lo mova. + Quando el forma tron in le crude erbe, [C. c. 45 t.] + Qual verso ’l celo umilmente mostra, + Quasi Dio prega che ’l so mal desnerbe. + Se vede l’omo de la via smarrito, + Va ’nanti a lui e la via demostra, + Fin che retorna nel camin sentito: + Se allora l’omo se scontra col dragone, + Combatte l’alifante e fa defesa, + Che l’omo non receva lesione. + Cossì tu divi conoscenza avere, + Tenendo sempre la memoria accesa + Et in tutti l’acti la rason vedere; + E bagnar l’alma da li peccati enorme, + Humiliando el cor al to Fattore. + Oi mente peccatrice che pur dorme, + In ciò che fai, leva el grand’aspecto + E la toa mente verso ’l primo amore + Chè da lui nasce tutto ’l ben perfecto! + E, se peccando smarrisci la via, + A penetenzia rason te conduca, + Sì che non caggi ne la morte ria: + Mira la morte como forte rugge; + Tolle el disio dal cor che te manduca [L. c. 49 t.] + E pensa che la vita onnora fugge. + Certa è la morte, ma incerta è l’ora; + Però resisti combattendo, et ora. + + +CAPITOLO XL[145] + + De lionessa el liopardo nasce; + E lo lion giace con la lioparda. + Crudo de pietà, quando se pasce, + Desdegna, se non prende in quattro salti, [C. c. 46] + E per vergogna in terra fisso guarda; + Pensando sdegna de li vili assalti. + Inganna lo lion ne la so caverna, + Qual ha do’ bocche e de mezzo è stretta. + Cossì natura vol che qui descerna. + Veggendo lo lion, prende a fuggire; + E lo lion lui consegue in fretta; + Como tu sai, li conven morire. + Cossì ’l peccato, che conduce a morte, + Ne l’infernal caverne te rechiude, + Che de l’escire mai non trovi porte. + Lì se piange e stride eternalmente, + Lì la pietà li occhi chiude, + Lì non passa mai la trista gente, + Lì la mente umana è senza spene + Di ritornar nel divino bene. + + +CAPITOLO XLI[146] + + Cava li morti de le sepolture [L. c. 50] + Hiema, e contrafà l’umana voce, + Per devorar l’umane creature. + Muta el sesso animal sodomito + E, quanto po’, a li cani sempre noce; + A la soa voce onne animal sta quito. + Giace con lionessa questa fera, + E nasce de costoro animal feroce, + Che chi lo vede de vita despera. + Cossì lo nimico al laccio mena, + Dando l’audito al parlar atroce, + Che con dolcezza ne conduce a pena; + Si che, peccando, devora noi morti, [C. c. 46 t.] + Se de resuscitar non semo accorti. + + +CAPITOLO XLII[147] + + De macchie negre e bianche è la pantera; + Natura la depense per bellezza; + El draco, quando vede lei, despera; + Po’ de desnar, dorme al terzo giorno; + E po’ che surge, fa de odor dolcezza, + Si che l’animal stann’a lei intorno, + Salvo che ’l draco. Cossì fa lo cattivo + Che fugge de li boni sempre l’aspecto, [L. c. 50 t.] + Perchè de conoscenza è ceco e privo. + Pur conversando con le vil persone, + Da lor non nasce ma’ benign’effecto, + La voglia pur seguendo e non rasone; + Ma, conversando con li boni, s’acquista + Honore e laude, che esalta l’omo, + E in onne loco mostr’ardita vista. + Usanza dà la forma a li costumi. + Secondo el conversar, s’acquista nome. + A ciò che la ignoranzia si consumi, + Fuggi li pravi e con li boni conversa, + Da i quali non nasce mai cosa perversa. + + +CAPITOLO XLIII[148] + + Veloce corre, sì como sagetta, + El tigro, quasi simil de pantera; + De soi fioli sempre sta suspetta. + El cacciatore con passi soperchi + Li soi fioli, a ciò che questa fera + Non segua lui, vedendo soa figura. + Crede, guardando dentro ne li specchi, [C. c. 47] + Che sian soi fioli, e così fugge + El cacciatore con passi soperbi. + Poi che se vede ingannata da l’ombra, + O quanto dolorosamente rugge, + E de dolore la soa mente ingombra. + Cossì ’l nimico fura l’alma e tolle, + Con questi dolci specchi che vedemo, + Chè da la cognoscenza ne destolle. [L. c. 51] + Ai, quanto qui el pensier me fa paura, + Pensando a poco tempo ove saremo, + Veggendo che la vita poco dura; + E, sì como l’acqua che descorre, passa + La vita nostra, e questo mondo lassa. + + +CAPITOLO XLIV[149] + + Per terra va castoro con l’animali. + E nato sotto acqua como pesce. + Sterpa de lui le membra genitali, + Vedendo el cacciator, per non morire: + De darli quella parte non l’incresce, + Veggendo che da lui non po’ fuggire. + Or quest’exemplo prendi, omo carnale; + Affliggi la toa carne, ’l to pensero, + Qual te conduce nel gravoso male; + Lassa el delecto per la toa salute, + Si che non mori da l’inimico austero; + Non possa mai sentir le sue ferute; + E, se ’l delecto la toa mente pasce, + Pensa che de dolcezza pena nasce. + + +CAPITOLO XLV[150] + + O quanto è l’unicorno fero e forte, [L. c. 51 t.] [C. c. 47 t.] + Che l’elifante combatte e inimica + E molte volte lo conduce a morte. + Dentro nel cor lo prende umilitate; + Mirando la donzella a lei s’applica, + Cossì lo prende la virginitate. + Or qui m’entendi, plù ch’io non so dire, + Se vertù po’ de femena venire. + + +CAPITOLO XLVI[151] + + Forte s’alegra ne la luna nova + La simia; e, quand’è mezza, si fa trista, + Che par che sopra lei li penser plova. + Se cacciator la trova con li so nati, + Presto è smarrita; e volta soa vista; + Fugge stridendo con l’occhi infiammati. + El picciol fiol, el qual plù ama, + Pialo in braccia, e po’ lo maiore + Al collo glie s’appicca e fa glie brama: + Lassa lo maggiore per gravezza, + E porta quello che l’è plù nel core, + E tosto se prende per cotal carezza. + Cossì fa la dolcezza de i fioli + Cader lo patre nel gravoso affanno, + Onde possede li gravosi doli. + Per li fioli non deve el iusto patre + De l’alma soa medesma esser tiranno, + Avegna che l’amor nel cor li latre; + Pur, l’anima dev’amar, sopr’onne cosa, [L. c. 52] + La mente de ciascun, se è virtuosa. + + +CAPITOLO XLVII[152] + + El cervo in melodia se delecta,[153] [C. c. 48] + Sì che l’un cacciatore canta e sona, + E l’altro mortalmente lo sagetta. + Se ’l fiume o qualche acqua po’ passare, + Reprende forza: sì con sè rasona, + Che li cacciador lui non pon pigliare; + Ma, quando è preso, forte muge e piange, + Veggendose che è de vita privo, + Con pietose lagreme pur langue. + Molte proprietate son nel cervo + E in molt’altr’animal che qui non scrivo, + Che nella stanca penna li reservo. + Ormai conven tractar de petre certe, + Che siano lor vertù qui ben aperte. + + +CAPITOLO XLVIII[154] + + Non ch’io sia bon nè che bon me tegna, + Ma seguirò lo viso de li boni, + Se ciò ch’io dissi vidi che non ategna. + L’uman pensero spesse volte falle, + E ’l tempo muta l’alte opinioni. [L. c. 52 t.] + Se nova stella regna in questa valle. + Io ciò te dico, chè de queste pietre + Già t’impromisi de far simiglianza: + Piace ad Apollo che de ciò m’arietre. + A ciò che me despone non me doglio, + Perchè ’l miore de ciò n’è dubitanza: + Ascolta adonqua ciò che dir te voglio. + Per foco nè per ferro el diamante + Se rompe, per potenzia del Saturno; + Resiste soa natura al negromante; + Li spirti fuga tosseco e paura; [C. c. 48 t.] + Raccende amore, se ’l desdign’è inturno. + È simel de cristallo soa figura; + Chi che lo porta nel sinistro braccio, + Val contra l’inimici e leva sogni. + Contra de briga mattezza et impaccio, + Io taccio, per servir qui a le donne, + Natura occulta che pur abisogni, + Non sì dolente, se ciò se nasconne. + Chi in caldo sangue questa petra involve, + Over con plumbo per natura occulta, + Poca percossa in polve lo dissolve. + Presente questa, già mai calamita + In lei de trar lo ferro non resulta, + Ma fa nel tempo soa potenzia quita. + E l’altro, che Arabia produce, + Vaccio se rompe como lo cristallo. + Una vertute in tutti questi luce. + Plù ch’una fava non passa soa forma; + In lui è gran vertute senza fallo; + Col ferro soa natura se conforma. + E lo zaffiro, per potenzia de Jove, + Conforta el cor, dico, orientale, + Serva le membre e lor vertute fove; + Val contra febre veneno et antrace, + E subito l’appicca su in quel male; [L. c. 53] + Conforta ’l viso e conserva la pace; + Tolle dal core l’invidia maligna; + Fuga ’l temere e fa l’omo audace; + Umel fa l’omo e castità designa: + E questa gemma val’ a l’idromanti [C. c. 49] + Et a li magi, per vertù che face, + Chè solve ’l captivato con lor canti. + Mostra ’l color simel de lo celo; + Posto a le tempie, el sangue del naso + Restrenge, per vertute e no per gelo; + Onne tumore et apostema sana; + Se soa natura non perde per caso + D’acto carnale, per cui sta lontana. + Mercurio li spira le vertute + In el smeraglio, ch’è sopr’onne verde; + De molte infirmitate fa salute; + Morbo caduco e li mitriti cura; + Conserva ’l viso che per vertù non perde; + Conforta la memoria e la natura; + Li spirti fuga e lor false scorte; + Chi vol divinar seco lo porte. + + +CAPITOLO XLIX[155] + + El terzo celo col secondo agate + Negra la forma con le bianche vene, + E l’altra con sanguigne variate. + El fiume Agate, che Cicilia bagna, + Questa con le bianche macchie tene, + E l’altra con citrine che tolle lagna. [L. c. 53 t.] + Con quella che Cicilia ne manda + El negromante converte tempesta, + El fiume fa seccare che più non spanda; + E l’altra, qual ha sanguigne macchie, + Conforta li occhi et alegrezza presta, + Ole nel foco, non che se desmacchie. + Contra ’l veneno, dico, che resiste [C. c. 49 t.] + E anche quella con le macchie citre; + Fa l’omo piacente ne l’umane viste; + A forza a facundia et a parlare + Despone l’omo, se non sonno vitre; + Le parti nude tutte virtù care, + E Iove che in testa forma o ventre + In el capone ch’è sotto lui concepto + Pur che ’l so raggio sotto ’l Cancro c’entre. + Alestrio, ch’intro reten lo sperma. + Sì com’oscuro cristallo mostr’aspecto, + Fa l’om constante e grato onor conferma; + Fa l’omo vincitor ne la battaglia, + Discreto, con dolcezza de parole; + E forte con luxuria t’abaglia: + Tolle la sete a chi la porta in bocca; + Li amici desdegnati flecter sole; + Se non sta in oro soa vertù sbrocca. + D’amor la stell’e soa vertù compone + Le parti del berillo e l’altri tutti, + Che sono de cotal complexione. + Pallido verde, simele del smerallo, + Li sospir tolle e l’occhi mostr’assutti; + Resiste a l’inimici e a lor fallo; + Dal ficato remove infirmitate; + Sottiglia la vertù de l’intellecto, + Dal stomaco la soa ventositate; + Val ad amor e sempre l’omo exalta; + El matrimonio ten con gran delecto; + Fa verso l’inimici la mente alta; [L. c. 54] + Incender fa la man, de ciò si’ certo, [C. c. 50] + S’al sol s’oppone, como tu se’ già sperto. + + +CAPITOLO L[156] + + In graziosi raggi de lo sole, + Ne l’isola d’Arabia splendendo + Topazio se trova, el qual se cole. + El moto de la Luna per sè sente; + La vista fa reversa lui veggendo; + Affredda l’aqua quand’è ben fervente + Resiste a la lunatica malía, + A passion moridial, resiste + A l’ira, tristezza e frenexia; + El sangue strenge per la soa freddezza, + E credese che dignitate acquiste; + Sopr’onne pietra mostra soa chiarezza. + Subita morte lo topazio tolle; + In ciò non aggi la memoria molle.[157] + + +CAPITOLO LI + + Diaspro nasce, per vertù de Marte, + Permisto de coluri varii e multi; + In dece sette spezie se parte; + Idropica malia e febre calde + E fantasía de li moti stulti + Mitiga, e le vertute in nui fa salde. + Ne li gran fatti fa l’om securo; + Strenge la donna, sì che non conceve, + Et omne sangue corrupto lo fa puro; + Luxuria e sudor constrenge e serra; + Ligata ne l’argento portar deve + Ciascun questa pietra, se fa guerra. + Del nostro viso la vertù ’ssottiglia. [L. c. 54 t.] [C. c. 50 t.] + Che macula non prende mai nè sorde + D’ogne fattura ciascun om despiglia. + La Luna forma per vertù gagate; + De soa proprietà non te discorde, + Chè te fa certo de virginitate. + Chi l’acqua beve, per vertù divina + De questa petra et omo non conube, + Senza ’l so voler subito urina; + Se è corrotta, urina non distilla: + Or questa prova lo to cor desnube, + Se de piacer te tocca mai favilla. + Li spirti fuga da li corpi umani + E, con l’odor, fuga li serpenti, + L’idropici retorna quasi sani, + Giova a la donna nel gravoso parto; + Soa polvere refrena ben li denti: + Lo mio segreto con teco lo parto.[158] + Litropia, ch’è dicta l’orfanella,[159] + Verde del corpo con sanguigne gotte, + Marte la forma con la trista stella. + Ne l’acqua fredda ove ’l sole spire + Se questa mitti, parrà che zangotte + L’acqua fervente per lo gran bollire: + Anche se metti questa in acque chiare, + Sì che li raggi del sol la percota, [L. c. 55] + Sanguigno l’aire subito traspare; + Sì che lo sole a nui se mostra obscuro, + De fin che questa petra fia remota. + Cum questa po’ chi vol essere furo. + Gionta con questa litropia planta. [C. c. 51] + Como la calamita, el ferro suge. + Cossì, sugando, el nostro viso amanta. + Restrenge ’l sangue quando è l’om ferito; + El aspro veneno da nui destruge; + Chi seco l’ebbe non fo mai fallito. + El panteron è ditto da pantera, + Nel qual tu vederai septe coluri; + In lui pose vertù ciascuna spera: + Fa l’omo audace e de vertù convincto, + El sol nascendo con li raggi puri, + Che chi lo sguarda non po’ esser vincto. + È nebuloso iacinto et rubino, + Secondo che ne l’air se demostra: + Quel ch’è granato, dico ch’è plù fino. + In lui se trova gran perfeczione; + Conforta in tutto la natura nostra, + Da noi tollendo la suspizione; + Tolle dal core sempre la tristezza; + Resiste a pestilenzia de l’aire; + Ad nerbi et a le membra dà fortezza; + Fuga veneno e li umori adegua; + Umor che fosse de natura vaire, + Per soa vertù, el destrenge e l’equa. + Dal sole in lui fo penta tal vertute, + Chè a nostra vita facesse salute. + + +CAPITOLO LII[160] + + Diacodio, se tocca el corpo morto, [L. c. 55 t.] + Perde la so vertù e ma’ non torna: + Molte fiate de ciò me son accorto. + S’è messo in aqua, vegnon per natura [C. c. 51 t.] + Li spirti tutti de la setta borna. + È simel de berillo soa figura. + Et abeston, se in foco s’accende, + Per cosa natural non sarà morta, + Ma sempre como stella lì resplende. + È como ferro in vista el so colore; + Altra vertù in sè, dico, non porta, + Ma alcun vol dir che vaglia ad amore. + La calamita per sè tira lo ferro, + E questa nasce in India maiore; + E l’altra in Etiopia, se non erro. + Da lei lo ferro fuga con l’aspecto; + Un’altra è calamita de dolore, + La carne umana tira ’l so conspecto. + Reforma amore fra donna e marito; + Dà grazia e bellezza nel parlare: + Se c’è suspecto, puni qui el to dito. + Dormendo a lato a donna, mitti questa, + Che sott’al capo se conven celare + Sì plano che a lei non sia molesta: + In ver de te se volta, se l’è casta; + Delecto fugge quasi col temere, + Se già mai fo cercata d’altra tasta. + El diamante simelmente face: + Per cortesia ben devria tacere, + Ma dicer voio ciò che dentro giace. + La calamita, quanto poi, la trita + Et in quattro canti de la casa poni; + Carboni ardenti senza fiamma ardita + Despargi questa polver sopra quisti, [C. c. 52] + Pararà cader la casa senza troni + Et altre novetà che non vidisti. [L. c. 56 t.] + Queste tre petre le conduce Marte, + Et anche ’l Saturno ce ten parte. + + +CAPITOLO LIII[161] + + Luce ’l carbonco ne l’oscuritate, + More nel foco sì como carbone, + Bagnato in aqua torna in claritate. + Dodeci sono le spezie de costui. + Marte, so patre, la luce despone; + La nocte in foco se demostra a nui. + Epistico è che luce e franca ’l core + E fuga onne tempesta da li fructi; + A lo sole opposto manda ’l foco fore. + La fervente aqua questa pietra afreda; + Locuste et auseli fuga tutti; + E nulla cosa vol che ’l fructo leda. + Mostrase violato l’amatisto, + Qual da noi tolle ’l pravo cogitare; + Sollicito fa l’om, si com’ho visto. + Vale a l’intellecto e a l’om imbriago: + In cinque modi se po’ demostrare. + De quel ch’è violato pur m’appago. + Dal Sol se forma de queste ciascuna; + Queste altre qui de sotto da la Luna. + + +CAPITOLO LIV[162] + + Ceramo pur nasce del gran tono.[163] + Chi castamente quisto seco porta + Mai non porà morir de quil trastono. + In quella casa, castello nè villa [C. c. 52 t.] + Non po’ cader, che questo l’ha morta + Con soa vertù, secondo la sibilla. + A vincer onne briga e le battaglie + Vale, et a dolce sonno con quiete, + Sì che, dormendo, non sente travaglie. + È calcidonio pallido e incolore; + De le vertute conserva le mete + De iuventute vence briga e dà valore. + S’è perforato, anche me resiste + A spirti maligni e a lor beffe, + Mostrando insigno le diverse viste: + De dì e de nocte fanno gran paure, + Che, dubitando, l’omo par che ceffe, + Veggendo l’ombre e subite figure. + Nasce ne l’Alpe del septentrione + Cristallo fatto de l’antiqua neve, + Secondo la comuna opinione: + Opposto al sole, de for mand’el foco; + La sete, posto in bocca, cessar deve; + Trito col mele fa lacte non poco; + E forte vale al colico dolore, + Chè fa cessar quel maligno umore. + + +CAPITOLO LV[164] + + Lentra, che l’aqua per vertute tira [L. c. 57] + De l’aire, e sopra sè cossì condensa + E par che dentro nasca chi la mira, + La rondene la porta nel so ventre; + Chè nasce in lei, allor quando comensa; + Che chi la vole, giovene la sventre. + Dico de celidonio, quel ch’è rosso: [C. c. 53] + Vale a la lunatica malía + Et a chi fosse de mattezza mosso; + Grato e facondo fa l’omo parere. + L’altro, ch’è negro, tolle tutta via + L’ira e la febre, quanto al mio vedere. + Questo se mostra nudo de bellezze; + In lui è gran vertute senza fallo, + Chè d’ogne umore tolle le gravezze. + Nel Rosso Mare da l’aqua coperto + È legno per natura lo corallo; + Ne l’air se fa petra, e quest’è certo. + A folgore resiste et a tempesta; + Li spirti fuga col caduco morbo; + Fa la fortuna in noi veloce e presta; + Multiplica li fructi; el sangue stregne; + Lo stomaco conforta. Or non si’ orbo, + Che de portarlo la mente te sdegne. + Rosso e bianco corallo se trova + In tutti. Credo che sia una prova. + + +CAPITOLO LVI[165] + + Ne le marine conche margarite + Nascono, ma pur quelle del celo[166] + Credo che sieno de vertù compite. [L. c. 57 t.] + Da la celeste rosata se forma + Ciascuna margarita senza velo; + La vita nel valor sempre reforma. + Perpetua iacesse galassía + Nel foco, già mai prenderia calore: + Cossì natura vol che fredda sia. + La corniola pur mitiga l’ira [C. c. 53 t.] + De ciascun membro, chè non vada fore, + E stringe el sangue per vertù che spira. + Qui faccio fine de le sacre pietre, + Che qui tu trovi scripte le più degne. + Prego che chi po’ de queste impietre. + Se d’erbe qui non tracto nè de piante, + I’ prego che chi legge non se sdegne, + Ch’a medico le lasso che ne cante + E leve la vertù intellectiva, + Veggendo che peonia ven da la Luna, + E da Saturno ven la sempreviva, + E dudece erbe de cotanti signi. + Ciascuna, quando regna lor natura, + Remove e strenge tutti umor maligni. + E tu ad me; Ornai vorrìa vedere, + Da qui innanti, qual’è el tuo volere. + + + + +LIBRO QUARTO[167] + + +CAPITOLO I + + Io voglio qui che ’l quare trovi ’l quia, + Levando l’ale de l’acerba mente, + Seguendo del filosofo la via. + Del dubitar querendo è gran vertute,[168] + Chè l’amirare de la prima gente [L. c. 58] + Fece nui certi de l’alte vedute. + Amor che nasce de consimel stella + Perchè, se dui una cosa amando, + In ver de l’altro sta la mente fella? + Dico che ciò deven per accidente; + E ciò tu poi veder, che, l’un cessando, + In grazia torna de l’offesa mente. + Se per consimel cel costei pur amo, [C. c. 54] + Et ella in ver da me perch’è sì dura + Nemica de mercè quant’i’ plù bramo? + O genti cieche et intellecti storpi, + Como la via deritta n’è obscura, + Non contemplando li celesti corpi! + Esser non po’ che sia la mente nuda + D’amare amante, dico, più e meno: + Or voglio che tal ditto in te se chiuda. + Se altri t’ama, vogli esser esperto; + Or mira se ami e como se’ pieno + D’amor; e del contrario serai certo. + Se le toe stelle for nel basso cerchio + E quelle de costei ne l’alto punto, + Amor t’enfiamma del desio soverchio. + E tu a me: Perchè quisto desío + Non cessa, fin ch’amor non è congiunto? + E qui te scrivo ciò che ne cred’io. + Onne desio presuppone el fine, + Et onne moto consegue soa forma, + Et, conseguendo, conven che decline. + Como do’ anime è una per piacere, + Cossì doi corpi natura conforma, + In quanto po’ seguendo el so volere. + Perchè è sì ardente el paterno amore + Che, più che sè, assai li fioli ama, + E, sopra tutti, perchè più el menore? + Chè ’l nato la memoria ten del patre, + Accorso scrive che de ciò s’enfama: [L. c. 56 t.] + Voglio che mia rason so ditto squatre. + Se altra cosa fa maior memoria [C. c. 54 t.] + Che li fioli prima ver non dice; + De ciò serai tu certo a poco d’ora. + Chi al mondo scrive ciò è noto espresso + Che fa maior memoria e più felice: + Ascolta como è ver ciò che confesso. + Tesoro edificare e li bon nati, + E chi scrivendo leva ’l so intellecto, + Conserva la memoria a li passati. + È gentil cosa vivere per fama, + Che poi la morte a l’alma fa delecto, + Odendo che lo mundo de lei chiama. + Propria carne spirito e natura + Che veste ’l nato per vertù divina, + Quest’è del patre propria figura. + Nessun altri più che sè sì po’ amare: + Questa me pare sentenzia latina; + Non te conven plù de ciò dubitare. + Naturalmente ciascun ama tanto, + Ma l’accidente che natura volve, + El patre move el plù el meno alquanto. + Per simel pacto et hanc utilitate, + El natural voler se desolve, + Amando più el menor per puritate. + Move la purità la mente umana + E como donna onesta infiamma ’l core: + De qui la mente toa non sia lontana; + Chè cognoscendo questi dolci passi, + Sentirà l’alma del novo valore; + Sì ch’io te prego che qui non mi lassi, + E fa che ’l dubitare to’ sia possente, [C. c. 55] + Se voi che respondendo te contente. + + +CAPITOLO II[169] + + Perchè nel celo son contrarii moti, [L. c. 59] + Che da ponente movon onne pianeta,[170] + Contra del primo manifesti è noti? + Dico che Deo e la natura digne + In tutte cose pose fine e meta; + Or mira la rason che qui t’assigne. + Se tutt’i celi movessero inseme, + Già mobele saría la ferma terra, + E solo un tempo senza l’altre streme. + Le qualitati servan quattro tempi, + El moto natural che non deserra, + Per altri cursi che son plù per tempi. + Perchè scentilla de l’octava spera + Ciascuna stella, e le pianete stanno? + La mente dubitando vol che quera. + Perchè son più lontan dal nostro aspecto, + L’octave stelle, sì che li occhi fanno + De questo scintillar novo concepto. + Or prendi exemplo nel propinquo lume, + Che quanto più se cessa plù scintilla; + Stando da presso muta tal costume. + Perchè s’obscura lo Sol e la Luna?[171] + Nel primo libro tal rason se stilla, + Ma non perch’è sanguigna negra e bruna. + Io dico che movendo quisti lumi, + Allora, se Saturno segnoreggia, + Son verdi e negri como densi fumi. + Sono sanguigni si li mira Marte; [C. c. 55 t.] + Ciascun vol Iove che bianco se veggia; + Venus citrini li fa in onne parte. [L. c. 59 t.] + Quando la Luna è ne l’oscuro Sole, + Tu vederai diversi colori, + Si’ certo che Mercurio ciò vole. + E tu a me: Perchè lo Sole scalda + Aprendo d’onne animal li soi pori, + S’in lui nisiuna qualità s’esalta? + Li corpi luminosi per natura, + Per la reflexion de lor clarezza, + In calda forma l’aire trasfigura. + Nel vaso freddo vitriato e polito, + De ciò ch’io dico vederai certezza: + Or ’scolta che de ciò te fo sentito. + Removi ’l vaso ch’io t’ho sopra ditto, + Sì che dal foco caldo non receva, + Ma ’l so splendore in lui fera diritto: + Senterai ’l caldo, s’appressi le guance. + Per plù sentire, la tua mente leva, + Chè ciò ch’io te dico non son ciance. + E tu a me: Perchè sempre vedemo + La Luna poca, e poi ven crescendo, + De fin ch’è piena, e de ciò certi semo? + Io dico che la Luna non ha la luce + Se non dal Sole, che ’n lei splendendo: + Quanta ne vedi, tanto ella reluce. + La Terra in mezzo infra lor s’oppone, + Però la Luna cossì se demustra, + Che là el sole più veder non pone; + Ma quanto va plù verso l’oriente, [C. c. 56] + Tanto a noi plù se mostra lustra, + Chè vede el sole più speditamente. + Perchè la donna, se la Luna è piena, + Non turba specchio con li occhi sdegnati; + E s’ella è poca, de ciò sente pena? + La Luna, per soa natural vertute, + Rectifica li umor destemperati, + Sì che da lei procede tal salute; [L. c. 60] + Ma diminuta soa natura innata, + Multiplica l’umidità corrotta, + Qual fugge la natura stimulata. + E tu a me: Perchè allor questa piaga? + Per la freddezza e per la gola giotta + Conven ch’ogne mese a ciò se traga. + Perchè ciascuno più la Luna teme, + Che non fa ’l Marte Saturno con Iove, + Essendo lor potenzie tanto estreme? + Dico che la Luna, se è subiecto + De tutti celi, e più presso move, + Però tememo plù el so defecto. + E tu a me: Perchè, quando è rotunda, + Onne villano li soi travi taglia? + Chè allor l’umidità più abbunda, + La qual per più tempo li conserva, + Sì che da la ruina non si baglia + La fabrica, ma sta dura e acerba. + Perchè suo raggio, se dintra per buco,[172] + E fer cavallo col piagato dorso; + E ciò non avven, se ’n campo lo conduco? + Tu sai che more e spasemando langue, + Perchè scolora chi dorme a so corso, + Che par che ’n corpo non li sia sangue. + Lo raggio, che per buco cossì spira, + Sopra la piaga è più forte unito + E reflectendo più renforza l’ira; + Ma li campestri raggi son dispersi, + Per l’air che se move e non sta quito; + Però tu vidi li effecti diversi. + Trovando la corrotta umiditate, + Che per la Luna prende più vigore, + Ciascuna de li parti a lei, compate. + Menando el sangue per diverse vene, + Li spiriti che corrono al dolore, + E quanto po’ ciascuna, tanto sostene. [L. c. 60 t.] + Longo dormire non fo senza danno + Sotto suo raggio che la vita scorta, + E fa de gran dolore novo affanno: + Corrumpe la vertù che l’om nutrica, + Per la freddezza che ’l viso ammorta. + Conven che d’altra cosa qui te dica. + Or leva la vertù del to intellecto + Verso la qualità, dov’hai sospecto. + + +CAPITOLO III[173] + + Perchè cigotta la fiamma nel stizzo[174] + E perchè l’omo subito la smorta? + È cosa occulta, natural o vizzo? + Ventosità rechiusa ch’è nel legno, + E l’umido ch’è seco ogn’ora porta, + Move la fiamma, sì che fa tal segno. + Anch’io te voio dir como nel foco [C. c. 57] + Fanno venir figure li piromanti, + Chiamando scarbo marmores e sinoco. + Li geomanti con li sicchi[175] punti, + Con l’ossa de li morti nigromanti, + Ne l’aire l’idromanti son coniuncti. + Ciascun de quisti, ne la piena Luna, + Li spiriti chiamando con lor muse, + Sanno ’l futuro per caso e fortuna: + Per strepiti de l’incantate palme, + Per l’osso biforcato che se chiuse, + Sanno el futuro queste dampnate alme. + E tu a me: Or qui me parli obscuro; [L. c. 61] + Che voi tu dir de l’osso biforcato? + Chè de le palme qui saver non curo. + L’osso davanti al pecto ch’è nel gallo, + Posto nel foco poi ch’è incantato, + O strenge o apre senza alcun intervallo. + E tu a me: Or qui voio esser certo, + Lassando ’l primo unde ’l sermon nacque; + Prego che ’l vero qui non sia coperto. + Queste fatture e quisti sortilegi + E carmi che se fanno sopra l’acqua + Io non credía. De ciò mi correggi. + L’imagin de lo stagno e de la cira, + De sperpeglion scriptura de sangue + Che con lo spago ligando se tira, + E l’anoctare de le prave vecchie, + Che par che ’n celo la stella s’ensangue, + Li furti vede alcun pur che se specchie. + E io a te: Omne creata cosa [C. c. 57 t.] + Ha soa vertute sopra qualitate, + Occultamente in lei nascendo posa. + Quisti maligni spiriti, che sanno + De li elementi le vertù celate, + Per cosa natural questi acti fanno; + Sì che chiamati, con li lor tributi + D’umano sangue e con morti gatti[176] + Con ugne e capilli e altri vuti + E con le dinà carne mirra e ’ncenso + Con legno d’aloe e altri patti, + Fanno quisti acti veggendo lor censo. + L’imagine che fanno, per amore + De quella cira che da prima appare, + De ciò io voglio che non si’ in errore. + Lo spirto chiamato in quella faccia + Le cose natural subito rape, + Et onne cosa che delecto faccia. + Move la fantasia de la donna [L. c. 61 t.] + Con queste cose, ardendo nel disio, + Sì ch’amor in lei nascendo abonna. + Topazio, che fa vista reversa, + A ciò resiste. Quel che te dico io + Fa che tu celi a la gente perversa. + Quisti altri, che non possono iacere + Con le lor donne, chè son fascinati, + Che su ne l’acto perdono ’l volere, + La forza de la vertù genitale, + E li organi che per lei son animati + Stando ligati in acto naturale; + Ma del cappon la graziosa pietra, [C. c. 58] + Coniuncta con li rami di coralli, + Questa freddezza da l’omo si arietra. + Con li fanciulli vergini lo furto, + Nel specchio ne lo vitro in cristalli, + Alcuno incanta con lo veder curto. + Voglio che saggi qui la nova fraude + Che fanno le maligne creature + Fra li compagni, per aver plù laude. + Stando ne l’air, reflectendo l’ombre, + Non son nel specchio le iuste figure: + De tal pensero la mente se sgombre. + El primo, qual ch’incontra quel che fura, + Appareli con lo furto manifesto, + Con l’accidenti de la soa figura. + E tu a me: Sì dolce è lo savere, + Che me de’ perdonar, se io t’enfesto, + Ch’io me movo a ciò, per plù vedere. + Le imagin del stagno over del plumbo + Fatte sotto l’aspecti de le stelle; + Carattere trianguli con salumbo; + Como s’acquista in lor forma e vertute + Vorria saver de ciò; dimme novelle; + Or leva li occhi per la mia salute. + Et io a ti: Dal celo ven la forma, [L. c. 62] + Che limitando la proporzione, + Le quattro qualità questa conforma; + Sì che, nel mixto, natura resulta: + Simel è ’l creare e poi perfeczione, + Si como ’n calamita è form’occulta + Or prendi exempio qual qui te demostro: [C. c. 48 t.] + Son doie figure d’un beato e santo + D’ugual bellezza, presso al viso nostro; + Fatto per Giotto, dico, in divers’ore: + L’una s’ador’e lauda con gran canto, + E l’altra press’a questa non ha onore. + Lo spazio che tu fra le stelle vidi, + Fra ’l confalone el puzzo el foco sacro, + El gran secreto voglion che tu cridi. + Lì sono le carattere consignate. + Le lor vertute qui non te disacro, + Qual sono da la sibilla sigillate. + E tu a mi: Or quisti ciromanti + E quisti auruspi, e quando l’occhio sbatte, + Voio saver como de lor canti; + E se ’l sternuto è segno d’accidente, + Et incontrare animal vecchie o matte + E cieco e zoppo e chi de guercio sente. + Et io a te: Li ciromanti signi, + In quanto in noi sono per natura, + Io dico che de nota sono digni. + Passa lu signo per li sensi umani, + De fin’ a l’entellecto, con forma pura, + Si che ’ntendemo l’effecti lontani. + Non che tal segno sia cascion de questo, + Ma noi fa certi onde ’l segno move, + Chè tanto el iudicar se fa plù presto. + Metter se vol la man ne l’acqua calda,[177] + Che li accidenti segni ella remove; + E con li natural reman poi salda. + Del sbatter de li occhi qui te dico, [C. c. 59] + Che ben è segno de futuri eventi: [L. c. 62 t.] + Ascolta la rason che qui te applico. + Quisti doi lumi de la nostra vita + Sono casone de quisti accidenti, + E po’ natura ch’è da lor nutrita. + L’alma gentile, che rememorata + Da li superni lumi e da lor guida, + Mostra per segno sì com’è informata. + Denanti al caso, col temer se stregne; + Denanti de lo ben, forte se fida, + Secondo che disopra in lor se pegne. + E tu a me: Se questo acto depende + Dal celo, che ne l’alma fa conspecto, + El proprio futuro perchè non intende? + Che la grossezza de li umani sensi + Obfusca la vertù de l’intellecto: + Qui non te parlo secondo li sensi. + Dormendo, quisti sensi ben receve + El proprio accidente su nel sogno, + Che contemplando la vertù conceve. + Or prendi exempio e guarda l’epilenti, + Qualor de dubitar te fa bisogno, + Che dicono el futuro resurgenti. + E tu a me: Perchè son quisti moti + Ne li occhi sempre e ne l’altre membra + Sono da li iudicii remoti? + Che l’alma, mota da la summa luce, + De la più degna parte se remembra, + Sì che ne li occhi tal moto conduce. + Auruspi sternutare e altri effecti, [C. c. 59 t.] + Ciascun ha qualche vero, ma non sempre, + In quanto noi de ciò semo sospecti. + Questi che fanno la notoria arte + È ver che l’ignoranzia da lor stempre, + O è ver che son perdute le lor carte? + Et io a te: In ciò t’è testo Deo; + Chè in quell’arte son le prece sancte: [L. c. 63] + È utele secondo ’l parer meo. + Son molti li chiamati e pochi electi + A conseguire le vertute tante + E contemplar li divini conspecti. + Ormai resurga in te la mente nova + Del dubitar, per veder la prova. + + +CAPITOLO IV[178] + + Perchè è più freddo quant’è più serino? + Dico che ’l vento che ven d’aquilone + Allora li vapori mett’ al declino; + Ma, respirando poi el meridiano, + Che soa caldezza li vapor compone, + Sì che fa ’l tempo quasi dolce e piano. + Perchè è più friddo nascendo l’aurora + Che in mezza nocte e quando ’l Sol se cela? + Che la rosata stilla giù in quell’ora. + In mezza nocte l’ora è più fredda. + Chè più remoto è ’l sole e più congela; + La sira è press’al sole, e però non affredda. + Perchè d’estate sono maior le vampe + La nocte assai più che ’l iorno, dico? + O tu che scrivi la tua man non ’ngiampe. + Che l’aquilone ten le penne strette [C. c. 60] + D’estate, perchè regna ’l so nimico; + Ma, nel gelato tempo, for le mette. + Perchè d’estate, quando è l’air bruno + Celato ’l Sole da le nube dense, + Che sì gran vampa fa languir ciascuno? + Dico che allotta ’l sole è sì fervente [L. c. 63 t.] + Che scalda queste nube e falle accense; + Po’ la vampa ne l’air se sente. + Anch’io te voio più expresso dire + Perchè è plù freddo nel tempo stellato: + Or ’scolta qui, se ciò vôi sentire. + Exala el caldo e l’umido su mena, + Per qual’umidità l’air è gelato, + E la rosata piove allor ben piena; + Però, nel freddo e nel tempo fosco, + Che ’l caldo se reserva e non exala, + Brina non cade nè in prato nè in bosco. + E tu a me: Perchè vedem la stella + Fuggir per l’aire, e in terra cala? + De ciò te voio dir certa novella: + Non cagiono le stelle de le spere, + Che l’una copreria tutta la terra, + Ma ’l vento, che da quella parte fere, + Move per l’aire li vapori infocati. + Dicono certi che nel celo è guerra; + Or quisti son li simplici dampnati. + Perchè chiamando in Ascoli tu senti, + Presso a le mura de le oneste donne, + Consimel voce respondendo senti? + Dico che l’aire questa voce porta, [C. c. 60 t.] + Trova l’opposto che reflecte l’onne, + Sì che la voce torna qui rescorta. + E tu a me: Or questa galassia,[179] + Secondo la sentenzia del magistro, + Voio saver da te che cosa sia. + Dico, secondo l’altra opinione, + Ma non prindissi l’altra nel sinistro!... + Ove se forma la mia intenzione. + Son prima molte stelle troppo spisse, + Ch’illuminando fanno la chiarezza, + Son de l’octava spera stelle fisse: + Son strette sì, che l’una l’altra tocca; [L. c. 64] + Cossì se mostra la bianca bellezza, + Questa è la via de la gente sciocca. + E tu a me: Or di’ se io dico bene: + Vento non è altro che de l’air moto. + Ormai de dubitar qui me convene. + Perchè, quando comenza primavera + De verno e quando autunno sta remoto, + Regna l’australe con la spessa schera? + Dico che ’l sole che leva li flati + De verno ascende verso quella parte, + E scaldali ne li tempi nominati; + E l’aquilone respira d’estate, + Che ’ntanno el sole de lì non se parte, + Secondo le nature son limitate. + Perchè lo vento che ven d’oriente + D’essere sano porta più la voce, + Che non fa l’altro che ven da ponente? + Dico che ’l sole, con li dolci raggi, [C. c. 61] + Purificando sempre lo conduce; + Or guarda che in error de ciò non caggi. + Perchè ven de la bocca freddo e caldo + El flato, dico, quando hala l’omo? + Ven congregato el fiato e tutto saldo; + Soffiando, non ven l’air congregato, + Però ven friddo; tu vidi ben como. + Or vidi tu medesmo se t’ho ’ngannato. + E tu a me: Or di’ come prende forma + Del cor dolente e como nasce ’l sospiro + E quando del pensier l’alma se forma. + Non respira l’omo, onde infiamma ’l core; + Da po’, tira l’air, sentendo il martiro, + Sì che ’l suspir, languendo, manda fore. + Como plù è ’l penser, più lu sospir se spande; + Che, quanto plù del tempo el penser fura, + Cotant’è più de l’aire el tracto grande. + Contenta l’alma lo sospir d’amore, [L. c. 64 t.] + E certa gente forma la natura, + Che desiando nel suspir se more. + Io me ricordo che già sospirai,[180] + Sì nel partire da quil dolce loco, + Ch’io dir non so perchè ’l cor non lassai: + Sperando de tornar, passo martiri, + Strugendose lo cor a poco a poco, + ’Nanti ch’io traga l’ultimi sospiri. + Oimè quill’occhi da cui son luntano,[181] + Oimè memoria del passato tempo, + Oimè la dolce fe’ de quella mano, + Oimè la gran vertù del so valore, [C. c. 61 t.] + Oimè che ’l mio morir non è per tempo, + Oimè pensando quant’è el mio dolore! + Ora piangete, dolenti occhi mei,[182] + Poi che, morendo, non viditi lei! + + +CAPITOLO V[183] + + Veggio ch’ ’l tempo tralucendo passa, + Però non dare induzio a lo bene, + Che ’l tempo mai non torna, poi che lassa; + Po’ ’l tempo non vale, se non è pentire. + Per quattro cose pianger se convene, + Che fanno per dolor el cor languire. + Conven ch’a lagrimar l’alma consenta + A li occhi tristi per l’inchiusa doglia, + Che ’l iusto pianto so quanto contenta. + Pianger dirietro al tempo è senza fructo, + E sopra amico che fuo d’una voglia + E fin a la morte liberale in tucto. + Chi ha vertù e non consegue onore, + A chi fo già felice et è caduto, + Licito è el pianto per cotal dolore. + Quasi se perde, chi che perde amico: + O quanto attrista lu tempo perduto, + Pensando l’alma e ragionando sico! + Sì che non perder tempo; ormai te leva + Del tuo intellecto movendo li remi, + Dicendo a me perchè ’l mar se solleva + E poi s’abbassa, fra la nocte e ’l iorno; + E perchè è l’acqua salsa, tu me spremi: + De ciò sentir assai son ito intorno. + La Luna, dico, per soa forma occulta, [C. c. 62] + Da l’oriente fin ch’è nel mezzo celo, + Tirando ’l mare nasce l’onda molta; + Dal mezzo celo, fin ch’è a l’occidente, + Quiesce ’l mare, e ’l perchè non te celo; + Chè soa vertù in lui non è possente: + Da l’occidente in fin a la mezza notte[184], + Regonfia el mare, e verso la luna alza; + Da poi se posa in fin a la prima otte. + L’ardente sole el sottile resolve, + Lassando el grosso po’ e l’acqua salsa + Amara sì che mai non se dissolve. + Perchè son calde e sì ferventi l’acque, + Che vegnon sotto terra da le vene? + O quanto l’ignoranzia me despiacque, + Vedendo de Viterbo el Bulicano, + El bagno de Pozzolo[185] come vene, + E l’Acqua Santa nostra e sott’Agnano. + Dicote che de sotto, ne le caverne, + Per solfore se fanno l’acque calde, + Sì como per l’odor ciascun discerne. + O quanti son li meati, ch’i’ non appello, + E l’infernali abissi e le castalde [L. c. 65] + E Strongolo e Vulcano e Mongibello. + Perchè el dinaro ne l’acqua se mostra + Maior, quando el Sole lì resplende? + Che sono spersi ne la vita nostra + Li spirti, dico, da cotal splendore + E a lo nostro viso, che comprende, + Se mostra questa quantità maiore. + Perchè se l’acqua fredda in vetro messa [C. c. 62 t.] + Oppost’al sole arde il bianco panno; + Se è calda l’acqua, questo effecto cessa? + Dico che l’acqua fredda fa repulsa + De quisti raggi che nel vetro danno, + Sì che ’l caldo verso ’l panno stulsa. + E tu a me: Perchè de le cisterne + L’acqua naturalmente se restregne, + In ciò ciascun quest’altre vieta e sperne? + Io dico che per soa subtilitate + E ligerezza el corpo se congegne; + L’altr’acqua move per soa gravitate. + Perchè è plù sana l’acqua che plù tosto + Se scalda e affredda in poco d’ora? + Se tu m’hai inteso ben, io t’ho resposto. + L’acqua suttile il foco tosto infiamma, + El caldo nel sottil poco dimora, + Ma l’acqua cruda assai plù te’ la fiamma. + Perchè d’estate, quando l’acqua plove, + Demostra sopra terra tante ampolle, + E l’acqua ch’è de verno ciò non move? + Dico che l’acqua è calda d’istate; + Cadendo in terra, resurgendo bolle; + L’iverno per lo freddo son pianate. + Perchè d’estate, in le gran tempeste, + La gente sona a stormo le campane? + Che ’l sono rompe l’aire e tolle peste: + Anch’io te dico che li angeli maligni, + Invidiosi de le genti umane, [L. c. 66] + Fanno tempeste per certi desdigni, + Sì che, sonando le divine tube, [C. c. 63] + Fugge lor secta como gente rotta. + Quisto secreto Dante non conube.[186] + Sì che ’nvano, dico, non se sona + Onne campana tempestando allotta, + Secondo che ’l mio dicto te rasona. + Perchè è signo che più dure l’acqua, + Facend’in terr’ampolle e li gran cerchi? + Che de maior altezza se desacqua + E dalle spesse nube forte cade; + Però se fanno li cerchi soverchi, + E par, cadendo, che la terra sbade: + E l’arco d’oriente te sia signo + Che muta ’l dolce tempo nel maligno. + + +CAPITOLO VI[187] + + Non ha vertute, dico, d’intellecto + Chi non ha el ben per bene e ’l mal per male + E chi non sdegna de l’altrui defecto. + Superbia non cade mai in desdigno + Ne l’omo, perchè, se nel mondo vale, + Possendose vendicar se fa benigno. + L’ingiuria che nasce plù da presso + Redoppia ne l’alma el gran dolore, + Chè l’omo se desdegna fra sè stesso. + E tu a me: Io prego che retorni + Ne li penseri primi del tuo core, + Da me che l’ignoranzia distorni. + S’una natura è in tutta la terra, [L. c. 66 t.] + Perchè in un loco doie simel piante + Inseme poste, che l’una s’atterra + E l’altra cresce producendo fructi? [C. c. 63 t.] + Perchè minere d’oro e pietre tante + Sono in Levante per li lochi tucti? + E io a te: Sì como dice Plato, + De octo nature de vertù le parte + Che li prendesse forme onne creato. + Secundo el celo se dispone el loco. + È lì che nasce, secondo nostra arte. + Or qui me vieni intendendo un poco. + Sì como ferro tira calamita, + Cossì ciascuna vegetabel pianta + Tira l’omore proprio a soa vita; + Sì che la terra le piante nutrica, + Secondo la vertù che loro ammanta: + Cossì la qualitate in lor s’applica. + La colloquinta de le parti aduste + Tira l’amaro e lassa la dolcezza; + E fanno lo contrario le altre arbuste. + Ben ha la terra, dico, una natura, + Ma son diversi lochi per certezza, + Secondo el celo che li ten figura. + Sì che respondo a la toa questione: + De le toe piante, io dico, terminando, + Facciate certo questa opinione. + Sotto diverse stelle furon poste, + O for per accidente lor piantando: + Quì non te posso far altre resposte. + E tu a me: Perchè qui la minera + De l’oro, e qui de ferro, e lì de stagno? + E io a te: Questa sentenzia è vera. + De molte question, se qui m’entendi, [C. c. 64] + Vederai el ver e non te darai lagno: + Del dubitar or guarda e attendi. + Divi saver che septe metalli [L. c. 67] + Son generati da li septe celi, + I’ dico ’n monti, in piano, in valli. + Dove el pianeta regna, per soa vista, + Con li soi raggi acuti como teli, + Forma el metallo de la terra mixta. + Saturno lo piumbo, lo ferro fa Marte, + Venus lo stagno, fa Iove lo rame, + Lo Sol fa l’oro, che male lo comparte; + La Luna fa l’argento, dico, morto, + Mercurio fa ’l vivo senza scame; + O quanti n’ha conducti già a mal porto! + E tu a mi: Cridi che, per arte, + Se possa dar a li metalli forma,[188] + Se li elementi alcun vince e desparte? + Dico che l’arte la natura segue + Quanto al poter, ma non se conforma + Chè possa conseguir mai le soe tregue. + Sono doie case in un piccol monte; + Ne l’una onne animal che nasce, more; + Ne l’altra la salute in lor ten fronte: + Vorria saver se el loco ha cotal forza, + Over onde procede tal valore; + Per contentarme la toa mente sforza. + E io a te: Da li superni lumi, + Ciascun dà forma, conserva e corrompe + Queste create cose e lor costumi. + È simel pietra de l’umano seme,[189] [C. c. 64 t.] + Che subito che ’n donna lo prorompe, + Sotto cotal celo la vertù se spreme + Quando la prima pietra che s’asside + Nel fundamento, allora si despone + Lo loco che da ciò non se divide. + Sotto ’l maligno celo fo edificata + La casa, ove è questa lesione; + E sotto el benigno l’altra fo fondata. + Sì che li siti sono divisati [L. c. 67 t.] + Da li celesti corpi, e poi vidi + Li effecti de le terre variati. + In una terra guerra e fame e peste; + Guarda Toscana, se tu non mi cridi; + E l’altra del contrario se veste. + Le stelle viziose de li signi + Fanno accidenti e vicii ne le terre: + Se’ Romagnolo e temo che non sdigni. + Or guardisi la testa el Bolognino, + Che piccoletta piaga non l’atterre; + Cossì le gambe guardi el Fiorentino; + La chiocca taurina, che ascese + Facendo de filosofi lu nido, + L’Ariete cadendo allor discese. + E parte de l’Aquario e de Pesce[190] + Cadde in Fiorenza: ciò non sappe Guido. + Perchè quisto accidente li più cresce? + L’Ariete fa la testa con la faccia + In onne animal, e Tauro el collo, + E Gemini le spalle con le braccia; + Del Gammaro le stelle tucto el casso; [C. c. 65] + El stomaco el polmon e el cor non tollo; + El splene con le coste a lor pur lasso; + E formano le stelle de Lione + Lu stomaco, lu core e dosso e ’l lato; + Nel ventre ten la Virgine rasone; + Porta la Libra, ne le soe belance, + Le membra genital de ciascun nato + De for el ventre: Queste non son ciance. + E l’ombelico li lombi con l’anche, + E le doie parti sopra quai se posa + L’omo, sentendo le soe gambe stanche; + Ove sta el seme e l’acqua che se stilla, + E altro che tacere è bella cosa, + Governa Scorpion quando sintilla. + E chi con l’arco in celo pur menazza [L. c. 68] + Le femora conforma soe sagette; + E Capricorno le genocch’allazza. + Aquario le gambe radiando, + El Pesce, che è ultimo de’ sette, + Forma li pedi onnora guizzando. + Per questi l’oniverse creature + Sono disposte le terre e li siti, + Secondo el modo de le lor figure. + Quel che tu vidi poi sentir omai + De li mei citadini, che son politi, + E como lepra lì non fo già mai: + Ben fo possente in lor lu sexto signo, + E son contento de quel che se dice, + Ch’ha renovato el scripto Sancto Mingno. + E tu a me: Perchè non po’ seguire, [C. c. 65 t.] + E quale è la rason che contradice, + Dui corpi che ’n un loco un se mire? + Ficcando lancia giù ne l’acqua in fondo, + Un corpo, è in tre lochi: e questo è certo. + L’ultima è vera, se provi il secondo. + Non è la lancia in terra, in acqua e in aire. + Anch’io te provo e dico plù scoverto: + Un elemento se de l’altro vaire, + Son quattro corpi, dico, simul mixto, + E l’air con la luce corporata + Io veggio dunqua; pur, nel primo insixto. + E io a te: Se io solvo, non gridare, + Che utel è ’l tacere a la fiata, + Quando non se conven plù de parlare; + E dico ch’è impossibel che dui corpi + Esser in un loco e loco senza corpo: + Non voio plù che del falso te torpi. + Pone ’l me’ maestro, tu divi saper dove, + Rason è che te ponge come scorpo; + Ascolta ciò che te dico e che me move. + El loco è como forma de locato[191] [L. c. 68 t.] + Che termena el corpo qual contene, + Sì como soa materia ha informato. + Non po’ una materia aver plù forme, + Sì ch’a un corpo un loco convene, + Ch’è sì como materia in lui se forme. + Onde, a la toa prima rason respondo: + Per contiguitate quella lancia + È in un loco; cossì te confondo; + E li elementi, dico, un corpo fanno. [C. c. 66] + Chi dice che la voce è corpo ciancia. + Secondo el ditto de color che sanno, + Non tegnono nel mixto li elementi + Proprie forme; voglio che tu senti. + + +CAPITOLO VII[192] + + Io ho avuto paura de tre cose: + D’esser d’animo povero e mendico, + Io so che tu m’entendi senza chiose, + De servire altrui e despiacere, + E perder per lo mio defecto amico; + Onde io so’ ricco, quanto al mio vedere, + Chè speso ho el tempo de mia poca vita + In acquistar scienzia et onore + Et in seguire altrui con l’alma unita. + Non per ricchezza fra li boni ho loco; + Non val ricchezza a povertà de core, + E poco vale a chi conosce poco. + S’io avessi conoscenza, qual io bramo, + De le bestie, sì como de li umani, + Non amaria molti ch’io amo. [L. c. 69] + Amore e anche l’odio desface + La cognoscenza con li penser vani, + Fin che ven iorno che speranza tace. + Porresti dubitar perchè ciò dico? + E io a te: Perchè son nati multi, + Che parlano secondo el tempo antiquo, + Chè a saver cose meraviose + Ove non è fructo, dicono li stulti, + Snizzando le lor bocche desdegnose. + Grande è la pena qui e plù lo tacere; [C. c. 66 t.] + Convience de partir da questa gente, + Che d’omini non nacque ma de fere, + Rengrazio ’l mio Signor che non me fece + Del numero de quisti da niente, + E de intellecto che non me desfece. + Un om iuva cento, e cento no iuva uno; + Tant’è ’l valor de l’om, quant’ha intellecto, + E quanto ha al mondo de grazia dono; + Assai è ricco l’om po’ ch’è contento; + E meglio è conoscenza con defecto, + Che non ricchezza con viver in stento. + Non ebbi, n’averò, nè ho mai spene + In om che viva, sì ch’è d’avanzo + S’io conseguisco el non pensato bene. + Per te si’ bono, non sperando in omo; + Chè troppo ha sale la cena col pranzo + De l’altrui pane, tu vidi ben como. + E tu a me: Omai è tempo et ora, + Con questa gente, de parlar tacendo, + Ove cotanta ignoranzia demora. + Or dimme de queste ombre che vedemo,[193] + Prima ch’io faccia quel ch’è diffinendo, + Chè ’l tempo te non lassi. O quanto io temo! + Ombra non è altro che celata luce + Da corpo tenebroso che receve + Lo raggio che dirietro non traluce. [L. c. 69 t.] + Secondo che la luce è alta o bassa, + L’ombra cossì diversa e qui advene; + Per più veder in ciò la mente spassa. + E tu a me: Omai vorria sentire [C. c. 67] + Qual’è quell’ombra che chiami reversa, + Che la deritta so ben che vol dire. + Che onne corpo ch’è diritt’en piano + Facendo, como vole, umbra reversa, + Questa è deritta da presso e lontano. + Se corpo astile cade sopra torre, + Quell’ombra si è reversa che tu vidi, + Che varia secondo che ’l Sol corre; + Questa crescendo, la deritta scema, + E ciò converso, voglio che te fidi, + Chè ver te dice qui onne mio tema. + Perchè, quanto la luce è plù da presso + Dal corpo, tanto fa l’ombra menore, + Et è maior, quanto è più da cesso? + Lu raggio ch’è da presso è in sè unito, + Despargese lontano lo splendore; + Guarda lu lume e leva su ’l to dito. + Perchè tremano l’ombre ne l’extremo? + Guarda lo Sole che ven per fenestre: + Dal gran Magistro doie rasone avemo. + Trema la spera de lo Sol movendo, + O l’aire move ’l Sol con soe palestre? + La prima e la seconda qui commendo. + E tu a me: Perchè l’ombra più dura, + Io dico, de le nocti de lo verno; + E varia d’estate soa figura? + E io a te: In ciò pun cura e guarda: + Se li signi son d’inverno, i quai discerno, + La nocte che ciascun so moto tarda, + Ne l’oriente nascono directi [C. c. 67 t.] + Dal Cancro fin a la stella che sagetta: + Guarda la Spera in ciò se ti delecti. [L. c. 70] + E l’altri signi, se po’ nascono torti, + Ciascun nascendo lo so moto affretta; + Io so che quisti ditti a te son forti. + Da Capricorno fin al doppio segno + Nascono torti di verno nel iorno; + La nocte è altri sopra ’l nostro regno. + Li signi dritti nascono d’istate; + Non varia già mai el moto diurno + Le nocte che dal primo li for date. + Tene ciascun signo a nascere doie hore; + Sei nascono de iorno, e sei de nocte, + Secondo ch’è el voler del lor motore. + Vinti quattro hore è el iorno naturale; + Tucte l’hor non son oguali ma dirocte, + Io dico del iorno artificiale. + El quale è tanto, fin che ’l Sole alluma + Una fiata tucto l’orizzonte; + Cossì la gente lui chiamar costuma. + Arteficial è ditto, perchè l’arti, + De fin che ’l Sol non posa, tegnon fronte; + Or te sia a mente se de qui te parti. + E tu a me: Or dimme se quest’ombra + È luce o corpo o natural acto, + Chè ’n gran penser de ciò la ment’ingombra. + Ascolta qui che ciò ch’è qualitate, + Io dico, in concreto et in abstracto, + Natura, che sia corpo, ciò non pate. + Sopra le cose corporate e mixte. [C. c. 68] + La luce è forma, io dico, excellente, + Tolta da li occhi perchè onn’omo atriste. + E tu a me: Or questo onde procede, + Che senza luce l’om deven dolente? + E io a te: Natura ciò concede. + Li spiriti son lustri per natura, + E simele con simel se conforma; + Cossì li spiriti, con la luce pura, [L. c. 70 t.] + Ciascun attrista l’ombra, quando apprende. + Sì como dal contrario se disforma + De l’allegrezza che prima comprende. + Com’io distinguo qui, fa che si’ attento, + Poi saverai de la luce tucto + El termene del vero, ch’io sento. + Dico, la luce in dui modi s’entende: + O quando, distinguendo, nasce fructo, + O quando, per fallazia, alcun contende. + La luce ch’esce da lu primo agente + Ha luminoso corpo, und’è activo; + Cossì è forma sustancialmente: + El fulgure de lei che cerca ’l mixto, + Ch’è obiecto del senso motivo, + È accidente. Qui plù non resisto. + Più ch’io non voglio dir, intendi et odi + La luce, distinguendo, in questi modi. + + +CAPITOLO VIII[194] + + Se ciascuna de l’ape non ha audito, + Al son perchè se posa? Di’ magistro, + Chè dubitando l’om se fa sentito. + Dico ch’ ’l sono pon l’aire in moto, [C. c. 68 t.] + Che per natura a l’ape è gran sinistro; + Non volano, se è vento; e ciò è noto. + Non per lu sono, ma per movemento + Che fa ne l’aire, se posano l’ape, + Chè lor natura sempre teme ’l vento. + Sono correcte da lu lor signore, + Che morderte non po’, se tu la cape, [L. c. 71] + Chè nulla nel mal tempo va de fore. + E tu a me: Perchè ciascun animale + Movese et anda subito ch’è nato? + Perchè non l’omo? Di’ la rason, quale? + Dico ch’onne animal nasce perfecto, + Che ’n poco tempo termene ’l so stato, + In lor natura fa veloce effecto; + Ma imperfecto al mondo l’omo nasce, + Chè de portarlo se n’ha gran gravezza, + Sì che de fore se nutrica e pasce. + La spezie umana caderia, + Se ne la matre prendesse fermezza, + Però natura vol che cossì sia. + Perchè li cani e li lioni tucti + Nascono ciechi, con li occhi coperti; + E li altri con la luce son producti? + Dico ch’onne animal, ch’ha aguzze l’ogne, + De dubitar voglio che t’accerti, + La matre dolorosamente pogne; + E, quand’è la natura stimulata, + Denanti al tempo for li manda in frecta; + Però la vista in lor non è formata. + Nervoso membro è la matre, che sente, [C. c. 69] + Sì che lontan tempo non aspecta; + Natura ch’è constrecta ciò consente. + Perchè li animali, dico, ch’hanno corna, + Non hanno denti ne la parte de sopra; + E quilli ch’han denti acuti se discorna? + Dico che quel soperchio de li denti + Natura ne le corna manda sopra, + E quisti sol de l’erba son contenti; + Però natura in lor li denti piani + Pose per questo fin ne le lor guance; + A l’altri acuti como lupi e cani: + Sì che onn’animal cum li denti acuti + Non ha de corna ne la testa brance; [L. c. 71 t.] + Voglio che nel serpente lo dicto muti. + Perchè l’auxelli ch’hanno el becco torto + Non bevon mai, se non per accidente, + E questa è medicina e lor conforto? + E io dico che lor pasto over lor civo + Ha per natura l’umido possente, + Sì che de sete niuno è passivo. + Perchè tutti li animal ch’hanno penne + Non fanno urina, si como se vede, + E lor natura perchè ciò sostenne? + Dico che quel soverchio se converte, + Sì como ’l mio Maistro et ognun crede, + In quelle penne che son lor coverte. + Perchè ciascuno de quisti pennati + Mutandose lu tempo, se spelucca, + Stando dolenti tucti congregati? + Perchè in natura ciascun de l’aire [C. c. 69 t.] + Turbata sente subito in lor ciucca, + Se d’altra qualità se mostra vaire? + Perchè in un tempo plù la morte occide + De quisti animal, che non fa de quilli? + Dico che ’l celo le specie divide. + De questa question de li animali + Io n’ho già ben campati plù de milli + Da povertade; io non te dico quali. + L’ariete sua specie conserva + In se medesmo, e cossì fa lu toro; + E sì de l’altre: ciò ch’io dico serva. + Quando lo Sol retorna al primo punto + De cui la stella sta nel tristo coro, + Quel geno da la morte serà giunto. + E tu a me: Perchè formò natura + Animali che son tanto venenosi, + Se de la vita nostra ha tanta cura? + Per grazia de l’omo tucto fece, + Chè avendo lo venen son graziosi, [L. c. 72] + Perchè li topi, dico, per lor fece; + Sì che non fa, nè fè mai Deo + Animal, pietre, erbe e ciò che vidi, + Ove non sia vertute al parer meo. + E tu a me: Or sono animali bruti + Quisti omini silvestri? che ne cridi, + Pelusi piccinaculi e negruti? + De ciò son certo; più non me ne impiglio, + Salvando sempre lo meior consiglio. + + +CAPITOLO IX[195] + + E tu a me: Oimè, perchè advene [C. c. 70] + Che raro de bon patre fiol nasce[196] + Che conseguisca lo consimel bene? + È per peccato, o perchè natura vole, + O è fortuna che nel cel se irasce? + Questo me pare ben novo sotto ’l sole. + Natura è principio d’ogne sangue + Et augument’e stato, e po’ declina + De gente in gente, fin che ultimo langue. + Se ’l patre ha l’ultimo ben de soa schera, + Naturalmente in lui vertù s’affina. + Conven che ’l nato sia de vil manera, + E quisti tempi più e min son lati, + Secondo le figur de l’alti lumi, + Sotto li quali foron generati. + Guarda dirieto, e vederai tumulti + De gran casate e de gentil costumi + Che, terminando, son in terra occulti. + Per quattro tempi passa omne creato; [L. c. 72 t.] + Non è fermezza nel terrestre regno; + Chi va chi ven chi piange e chi è beato. + Tucte l’umane cose sono in moto; + De l’extremo riso ven pianto malegno; + Felice chi da Dio non sta remoto. + E tu a me: Perchè questa fortuna + Che onne vertuoso pover vive, + E subito se sparge ciò che aduna; + E veggio gente senza umanitate, + Spogliate de vertute intellective, + Che tucte le ricchezze a lor son date? + E io a te: Or qui divi savere [C. c. 70 t.] + Che gran ricchezza non se po’ acquistare; + Ch’a Deo non despiace ’l meo vedere. + L’om, ch’ha vertute, de seguire sdegna + Quisti guadagni e quest’accumulare, + Avendo l’anema de vertute degna: + Ov’è intellecto, el più degno elege, + Cioè vertute scienzia et onore; + Conven adonqua che ricchezza sprege. + È con la fama coniuncta la spesa, + E ciò non po’ fuggir chi ha valore, + E contra lei non po’ mai far defesa. + E tu a me: Perchè un pover’omo + Serà plù largo de quel che possede, + Che un altro ricco? tu vidi ben como. + E io a te: Che ’l non po’ peggiorare, + Non po’ salir per poco, si com se vede; + Sempre se sdegna de ciò conservare, + Ma quilli ch’hanno, sanno che è amore + De posseder, sì che fervente teme + De non venir ne lo stato peiore: + Anco, onne ricco deven tenace + Per sormontare a le maior steme, + Sì che non sente quiete nè pace. + O idolatri, con la gran ricchezza, + Voi siti posseduti, possedendo! + O nudi e cechi de l’alta chiarezza! + Volti ’l suo volto ventura fallace, + Con pianto volve la rota submergendo, + Po’ che de Dio in voi speranza tace. + E tu a me: Perchè se sdegna tanto [C. c. 71] + La mente umana, se coniunge amore + Soa donna col piacer? Che move tanto, + Se queste doie persone è una carne? + Non è de morte cossì gran dolore + Alcun veggendo che sue membra scarne; + Anch’io te dico che chi amor congiugne + Con altrui donna, prende tanto ardire + Che so maior desprezza e par che agugne. + Per non esser tenuto vile al mondo, + L’omo ch’è offeso, mettese al morire, + E non descerne quel che porta el pondo. + E tu a me: Perchè non è fermezza + In cor de donna che, si como vento, + Se move or qua or là per soa vaghezza? + De fin che ’l viso accende, tanto dura + Ferm ’l voler in donna, e ciò consento; + Stando devisa, più de te non cura. + Naturalmente umida è ciascuna, + E l’umido la forma non conserva, + Nè per gran tempo li dura a nisiuna. + È per natura in lei la falsa fede, + Con dolce inganno fa la toa vita serva, + Mostrando l’occhi plini de mercede. + Ben se vorria piegar li cinque rami, + Mettendo ’l primo fra li dui più appresso + Dicendo: or togli, poi che tanto m’ami: + Poi, li altri cinque del sinistro tronco + Voltare verso l’occhi de se stesso; + Chi mai se fida in lor è guercio o cionco. + Perchè fanno più rumor doe donne, [C. c. 71 t.] + Che altretanti omini parlando? [L. c. 73 t.] + A la mia mente la rason s’asconne. + Onne creata cosa onde descende + Prende natura de li cominzando, + Si como dal filosofo resplende. + Eva fo prima plasmata de l’ossa + E de la terra del primo parente: + La terra non fa voce chi la scossa. + Movendo, l’ossa fanno le gran vuci; + Questa rasone qui non te contente. + E tu a me: Or l’altra qui m’adduci. + Ov’è intellecto voglio che tu senti; + Iust’è ’l tacere e iust’è lo parlare. + O quanto col tacer qui me contenti! + Non fo in donna mai vertù perfecta, + Salvo in Colei che, ’nanti el comenzare, + Creata fo et in eterno electa. + Rare fiate, como disse Dante,[197] + S’entende sottil cosa sotto benna; + Donqua con lor perchè tanto millante? + Non dà vertute lo parlar inepto. + Maria va cercando per Ravenna + Chi ’n donna crede che sia intellecto. + Femena che men fè ha che fera, + Radice, ramo e fructo d’onne male, + Superba, avara, sciocca, matta e austera, + Veneno che venena el cor del corpo, + Via iniqua, porta infernale; + Quando se pinge, pogne più che scorpo; + Tosseco dolce, putrida sentina; [C. c. 72] + Arma del diavolo e fragello; + Prompta nel male, perfida, assassina, + Luxuria malegna, molle e vaga, + Conduce l’omo a fusto et a capello; + Gloria vana et insanabel piaga. + Volendo investigar onne lor via, + Io temo che non offenda cortesia. [L. c. 74] + + +CAPITOLO X[198] + + Ultima cosa ne la mente è prima, + Dico, per natural conceptione, + Si como, per forbir, fo facta lima. + Considerando perchè como e quanno, + Tu vederai la toa perfeczione + Chi contr’al tempo va, non vede ’l fine; + E de te stesso non serai tiranno. + Aspecta tempo ’nanti che te movi, + Se te vôi conservar ne le toe rime. + El temp’ha tucto et omne cos’ha tempo; + Movendo el celo fa li effecti novi; + Mai desiata cosa non è per tempo. + Perchè ciò dico se ’l penser te copre? + E io a te: Convenme de tacere, + Chè non è saggio chi tucto descopre. + Parlo tacendo, perchè tu recogli. + Or, alma graciosa, pôi vedere + Quanta dolcezza è in quisti acerbi fogli. + E tu a me: Perchè, dov’è bellezza + Rare fiate vertute demora? + Ascolta, ch’io te dico la certezza. + Formando belle membra s’affatiga [C. c. 72 t.] + Lu spirito, che opera a onn’ora; + Vertù resolve quant’è più la briga. + Ne l’omo sicco[199] con le chine spalle + Non s’affatiga la vertù del celo, + E raggio de salute non li falle. + Nel vile stepe se mostra bel fiore, + E se la vista de ciò te fa velo, + Dà intro ’l cerchio che move ’l splendore. + Perchè de morte indicato signo + Nel fantesino, quant’è più discreto? + Chè ’l non ha ’l tempo; la rason t’assigno. + Vede che ’n piccol tempo morir deve [L. c. 74 t.] + Natura che contempla onne secreto; + Da lì ’l saver ha nel tempo breve. + Perchè le piaghe de l’occulto occiso + Manda ciascuna lo sangue de fore, + Guardando chi l’ha morto nel suo viso? + Se son le piaghe nove, ciò te dico, + Spiriti remagnano nel core, + Quai movon l’ira verso ’l so inimico. + Ciascun se move a lo dolente loco + E move ’l sangue per le calde vene, + Ma questa novetate dura poco; + Ma, l’acqua calda, per le piaghe messa, + Resolve quilli spiriti che contene + El core intanto, sì che ciascun cessa. + Perchè nel mondo son diversi volti? + E io a te: De ciò son tre ragioni, + Le qual te dico qui, se ben m’ascolti. + Diversi agenti stelle et anche ’l sito, + Dì da mia parte, se già mai ragioni + Con omo, che de vero sia sentito. + E tu a me: Anch’io vorria savere, + Perchè l’imaginar fa simel caso + E più veloce là ov’è ’l temere? + E io a te: Or qui de l’imaginare, [C. c. 73] + Se vôi sentire, ten l’audito basso, + Se te delecte de ciò iudicare. + L’immaginare subito chi ’nalpa + Che dal volere prende nascimento + Consimel caso già mai non palpa + Ma ’l cel, che ’maginando l’alma move, + El cor nel ’maginar fa forte e attento + Vol che l’effecto imaginato trove. + Perchè l’om teme tanto ’l corpo morto, + Che subito trovando l’omo s’agriccia? + Io qui de ciò te voglio far scorto. + Tucte animate cose, per natura, [L. c. 75] + Lo cor lo gran temer subito ’mpiccia, + Veggendo del contrario la figura. + Perchè dormendo l’omo a la supina, + Sente accidente che non po’ far mutto; + Como più se sforza più la voce inclina? + Ciò ven da sangue che nel cor s’engorga, + Per ciascuna artaria movendo tutto, + Advenga che de ciò l’om non s’accorga. + De sangue pien el cor forte s’aggrava, + Par che se reghe l’om per grande carco, + Sì como sopra ’l pecto avesse trava. + Perchè l’om trema tucto quando urina? + Qui de penser la toa mente scarca, + Che non te grave più sopra la schina. + Quando el soperchio la natura piove, + Resbalda in se medesmo e prende forza, + Over vapore nocive remove. + E tu a me: Perchè è l’om sinistro? [C. c. 73 t.] + Dico che usanza la natura sforza, + Over è, como dice ’l gran Magistro, + El fecato che scalda el lato ritto, + Ove le vene tegnono radice, + Converte quello sangue com’è scritto: + Cambia lu lato so col friddo splene. + A ciò ch’io dico, tu non contradice, + Perchè non pôi, se m’hai enteso bene. + Dal cerebro procedono li nervi;[200] + Nasce dal core ciascuna artaria; + Voglio che quisti dicti in te reservi. + È artaria sempre ov’è vena; + Onne artaria in sè ha doppia via; + Per l’una al cor lo sangue se mena, + Per l’altra vaccio lo spirito corre, + Come splendor che move da candela, + Che senza tempo per l’air discorre. + El sangue pian se move con quiete; [L. c. 75 t.] + Quisti canali natura non cela; + Che l’un da l’altro lu curso deviete. + E tu a me: È ver quel che se dice + Che d’alegrezza ven subita morte? + E io a te: Lu cor, che è radice + De nostra vita e primo fundamento, + Aprese tucto in alegrezza forte; + Resolve poi lu spirito nel tormento: + Cossì, ne la tristezza, se costrenge + Sì forte, che lu spirito de for manda, + Che nostra vita subito despenge. + Or prindi exemplo ne la cava mano [C. c. 74] + Tenendo l’acqua, fi’ che non se spanda. + Se stringi o apri l’acqua torna ’n mano. + E tu a me: Questa rason non sento, + Perchè nisiuno qui fo mai contento. + + +CAPITOLO XI[201] + + Mira quisti altri de plù bassa schera + E lauda te medesmo, chè natura + Non te produsse de sì vil manera. + E tu a me: Cossì me div’ blasemare, + Mirando quisti de la gran ventura, + Che sopra li altri veggio triumfare. + Natura dà a ciascun como se convene; + Or non te turbe toa perversa voglia; + Chè como è ’l grado, se ministra ’l bene. + Uman volere se vol nova repulsa + A fuggir la viltate onde ven doglia, + E mai de povertà non se restulsa. + La mente qui non po’ esser contenta. + Pono che ciò che vol possa seguire, + Da poi pur desiando se lamenta. + Non cessa el moto natural agente; + Sempre se move, fin che ’l fine mire; + Questa rasone ciascheun consente. [L. c. 76] + Se tu m’entendi qui, ben te respondo: + Onne natura è creata al fine, + Lu qual de l’alma non è in questo mondo; + Ma, quando vederà el so Factore + De vista a vista con l’altre divine, + Sentirà pace de l’eterno amore. + E tu a me: Non sono iuste prove [C. c. 74 t.] + Che l’alma veggia Deo de faccia a faccia, + Chè contra te, dico, che rason me move. + In fra l’obiecto e la potenzia nostra + Proporzione pur conven che giaccia; + Cossì in lei l’essere se demostra + Fra quel ch’è infinito e ’l termenato + Proporzione non po’ mai cadere; + Cossì ha l’alma el so Factor beato. + Sì che qui conven che medio sia, + Da Deo informato che ne l’alma spere, + Sì como el sole ne l’aire tutta via. + E io a te: Or qui conven ch’io taccia,[202] + Ma quando vederò el tempo e ’l loco, + De ciò conven ch’io te satisfaccia. + E tu a me: Or di’ de quisti sogni,[203] + Ch’onne ignorante ne cura sì poco, + E dice che de cerebro abbisogni. + O bono Apollo, fammi li sensi ingordi + E tollime lo ben de l’intellecto, + ’Nanti ch’io parli con quist’almi sordi; + E, se tu m’hai disposto, ch’io non credo, + A la mercede altrui per gran defecto, + Almen la morte me dà per remedo. + De li captivi voglio che tu odi, + Che nesiun vede como nasce ’l sogno, + Sì como te distinguo qui in dui modi. + Quel che la mente nostra pur desía, + De darli fede de ciò non è bisogno, + Perchè tal sogno ven da fantasia. [L. c. 76 t.] + Ma l’altro sogno, che dal cel procede, [C. c. 75] + Non cogitato puncto de figura, + Che l’alma le future cose concede, + Contemplativo sogno quisto chiamo; + Non ha intellecto chi de ciò non cura, + E non senza rasone lui desamo. + La Luna quando sta nel fixo segno, + Fermo è ’l sogno, e quando ven in parte, + Con le comune stelle non ha sdegno. + L’Ariete la Libra e anche ’l Cancro + El sogno in tucto dal voler departe, + Sì como nilli marmi scripse L’Ancro. + On’omo ha qualche cosa qual se sogna + Infra se stesso, iudicando male; + Quasi suspecto pur temendo agogna. + L’alme veraci son dal sogno scorte + A l’omo ch’è maligno e naturale, + Che molto sogna da presso a la morte. + Quisti intellecti quisti celi movendo + Queste future cose ce demostra: + In quisti sogni per figure comprendo + Che chi se sogna gir nudo, et è scalzo, + Per lo gran fango, questo a l’om demostra + Peccare oribelmente; e ciò non è falso. + Chi de iacer se sogna carnalmente + Con matre o con sorella, vederai, + Conven che in quill’anno sia dolente. + Se l’om resogna quel ch’ha già sognato, + E su nel sogno se recorda mai, + Non vede effecto del sogno passato. + E tu a me: De quisti veggio como; [C. c. 75 t.] + Vorria veder quant’è ’l ben de l’omo. + + +CAPITOLO XII[204] + + Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’amore;[205] + Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de fede; + Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’onore; [L. c. 77] + Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de spene; + Tant’ha de ben ciascun, quant’ha mercede; + Quant’ha intellecto l’om, tant’ha de bene; + Perchè la cognoscenza de l’intellecto + Conduce l’omo per li deritti trami, + Onde consegue el glorioso effecto. + Questa sia specchio de la toa speranza, + Per qual tu vederai li sancti rami, + Che sopra tucti li cel ciascuno avanza. + Non sia la spene toa ne li mortali + Che ven fallace nuda de salute, + E nei besogni se parte non vali. + Oimè speranza de lo cor nemica, + Che fure ’l tempo con le toe vedute, + Perchè te mostri cossì dolce amica? + E tu a me: Or qui voglio esser certo: + L’omo che fa ben ne l’avversitate + Più che ’l felice, non dee aver merto? + Eo dico che ciascun che è felice, + Seguendo de vertù benignitate, + Che de più laude ten ferma radice. + Quant’è più ricco l’om, tant’è più avaro; + Quant’è più forte, tant’è più arrogante; + Cossì de l’altre cose. E ciò è chiaro. + Donqua el felice ten maior battaglia, [C. c. 76] + Vincendo el mal con le vertù sante, + Che pover’om de ciò non ha travaglia; + Chè povertate superbia confunde, + Refrena la luxuria e constregne, + Che par che ne l’abisso l’om profunde. + Sì che ’l felice, senza fallo, dico, + È d’onne fama e di più lode degne: + Exemplo prindi in Sancto Lodovico. + E tu a me: Doie orecchie e una bocca + Perchè natura fece a ciascun omo? + Io so che quisto dicto a multi tocca. [L. c. 77 t.] + Deve ciascun odire, più che parlare; + Tristo è chi parla se non vede como + Et chi non sa soa lengua refrenare. + Natura sempre fa perfeczione; + Tu vidi ben qual’è la rasone. + + +CAPITOLO XIII[206] + + Qui non se canta al modo de le rane; + Qui non se canta al modo del poeta, + Che finge, imaginando cose vane. + Ma qui resplende e luce onne natura, + Che a chi intende fa la mente leta. + Qui non se gira per la selva obscura; + Qui non veggio Paulo nè Francesca; + De li Manfredi non veggio Alberigo, + Che diè l’amari fructi ne la dolce esca; + Del Mastin vecchio e novo da Verucchio, + Che fece de Montagna, qui non dico, + Nè de’ Franceschi lo sanguigno mucchio. + Non veggio el Conte che, per ira et asto, [C. c. 76 t.] + Ten forte l’arcevescovo Rugero, + Prendendo del so ceffo el fero pasto. + Non veggio qui squadrar a Dio le fiche, + Lasso le ciance e torno su nel vero, + Le fabule me furon sempre nimiche. + El nostro fine è de vedere Osanna. + Per nostra sancta fede a Lui se sale, + E senza fede l’opera se danna. + Al sancto regno de l’eterna pace + Convence de salire per le tre scale, + Ove l’umana salute non tace, + A ciò ch’io veggia con l’alme divine, + El sommo Bene de l’eterna fine. + + + + +LIBRO QUINTO[207] + + +CAPITOLO I + + Conven ch’io canti de la sancta fede, + Lassando le potenzie sensitive, + Et dica ciò che l’alma mia ne crede. + Sopra l’ottava spera che nui vedemo, + Osanna che eternalmente vive, + Forno dui cieli, li qual nui chiamemo + Impirio et anco cristallino. + Qui non scintilla, nè lì è moto; + Sempre sta fermo per poder[208] divino. + Nel cielo cristallino son le guidate acque: + Laudate Dio, come se mustra noto + Per lo psalmista, che ciò scriver piacque. + Et Paulo che vide el gran secreto, + El qual se tace a la umana gente, + Ben po’ pensare perchè ciascun discreto, + De fin al terzo imperio fo rapto, [C. c. 77] + Lassando el corpo la levata mente, + Mirando el sancto regno come è facto. + Li è una natura e tre persone; + Lì è lu sommo [Bene] et l’alegrezza; + Lì non è pietà ma pur ragione. + Et l’angeli benigni senza corpi, + Cantando sempre el ciel pien d’alegrezza, + Non come alli omini gridando scorpi. + Da quisto cielo ven tucta la luce, + La qual per l’oniverso ognora splende; + Lì, Dio, creando, l’alme in noi conduce. + Ma ciò negava al mundo Averroisse, + Ma ben è certo poi ch’arde et incende. + Ascolta come è falso ciò che disse.[209] + Se tucto fosse un’alma o vero intellecto, + Seria la mia sentenzia dico in tucti, + Perchè è nell’alma come un suo subiecto. + El conseguent’è falso, dunqua el primo + Et quilli silogismi son distructi. + Anch’io con un’altra rascion li biastimo. + Se fosse uno intellecto nelli umani, + Uno in quanto già mai non se forma + D’acti diversi variati e strani + Dico in un tempo. Provo la menore: + Non intendi in lor diversa l’orma,[210] + Ascolta ch’io reprovo l’altro errore. + L’alma intellectiva è forma nostra + Substanzial, che dà l’essere ad nui, + Secundo che la mia ragion demostra; + O Averroisse, con la secta sciocca, [C. c. 77 t.] + Che verso el ben chiudisti l’occhi tui, + Questa rascione tuoi dicti sbrocca.[211] + Dalla substanzial forma procede + Omne operazion che è perfecta, + Secondo che ’l filosofo concede. + Lo proprio oprare e intendere l’omo + Da l’alma move la spezie intellecta; + Donqua, ella è forma, tu vidi ben como. + Questa creando in nui, Dio la spira; + Et omne umano per sè ha l’alma sua. + Et tu, che la ignoranzia te tira, + Contra del vero formando arguminti, + Reguarda el fine de la vita tua, + Chè, con la pena, vederai che minti. + Tu poni el cielo et anco el moto eterno, + Formando filosofice ragioni, + Le qual de l’alma farino mal governo. + Senza subiecto moto et transmutare + Non cridono le ceche opinioni + Che ’l mondo possa in tempo comenzare. + Io ciò confesso in lume de natura, + La qual comprende _creazione_, + Chè de rigotta non se fa figura + Ma, spiculando, la virtù possente, + Ad cui sol se conven creazione, + Li cieli el mundo fece de niente. + Ciò che comenza in tempo, in tempo more; + Passando et rinovandose li moti + Del mundo, pur s’appressa all’ultime ore. + Del quando sonno incerti li mortali, [C. c. 78] + Che li secreti divini non sonno noti, + Ma sonno celati li più speziali; + Ma quando tornarà l’anno magiure, + Che omne stella de l’ottava spera + Serà nel sito del primo splendure, + Considerando le passate etati + Et noi che semo nell’ultima schera, + Seranno l’acti umani terminati. + Qui coniectur[212] secundo el parer mio, + Et so che nostra conoscenza umana + È cosa stulta verso l’alto Dio. + Ma comenzando alla etade prima, + Da Adaam fine ad Noè se mustra piana, + Che pure[213] nui femo nell’ultima scrima. + Da Adaam fine ad Noè tornò lo Sole + Mille ducento quaranta doie volte + Ne le prime stelle, si come far sole; + Et da Noè fine ad l’Abraama lista + Fo novecento quaranta doie volte, + Et po’ Abraam, sorse el gran Iurista. + Ciò fo Moises con l’antica legge; + Da poi fo Cristo con l’ultimi iurni: + Lasso la fine a Lui che tucto regge. + Chè termenare el mundo è in suo volere, + Li moti naturali e li diurni. + De tucti ciel, secundo el mio vedere. + Ma qui resurge el dubitare umano, + Considerando le gente passate, + Che sopra lor el ciel non fo più sano. + Se ’l cielo impressioni peregrine [C. c. 78 t.] + Non ha, si come le cose create, + Donqua, perchè è de noi più breve ’l fine? + Perchè sì prodi? Perchè li giganti + Erano al tempo? Perchè s’è smarrita + Natura umana nell’acti cotanti? + Dico che ciò che è creato in tempo + In lui fo sempre la virtù finita; + Passando stato declina per tempo. + Li septe cieli con l’ottavi lumi, + Che hanno le potenzie terminate, + Sì come è scripto ne’ sacri volumi, + Quando in primo tempo fuor creati, + Ciascun facia gli effecti in summitate + Con li eleminti puri immaculati; + Ma per diversi et per antichi cursi, + Le quattro qualitate son corropte, + Però li gran difecti son discursi. + Guarda la terra rotonda creata, + Sì come le sue parte son diropte + Et come nel suo corpo è concavata. + Per più vedere prindi quisto exemplo, + Advenga che non sia come se pone, + Ma meglio senterai ciò ch’io contemplo. + Simel è el cielo de la nova sezza, + Che mustra nova più perfeczione + Et antiquando sua virtù se sprezza. + Non dico che non sia alto Saturno + Novanta[214] circhi quanto ch’è la Terra, + Sì come fo creato el primo giurno + Novantacinque dico ch’è più Iove, [C. c. 79] + Quanto è la Terra et Marte et poco sopra; + Secundo Ptolomeo son queste prove. + El Sole è più cento sexanta sei, + Et è de vinti septe parte l’una + Mercurio secundo gli occhi mei. + La terza stella è simele. En tanto[215] + Et della terna parte è la Luna[216]: + De ciò ch’io dico qui non te milanto. + Ma ’l cielo, in quanto è corpo ’n sua virtute + Determinato, conven che pur manche, + Et le nature sonno diminute. + Donqua te cessa, o loico tristo, + Con le sofiste tue ragioni bianche, + Chè senza fe’ del ben non se fa acquisto. + La fede non ha merto de salute + Ove l’umana vista vede el quia + Tacciase ’l quare de l’alte vedute + Fede e credenza con l’accesa spene + Demustrano de gloria la via, + La qual conduce nello eterno bene, + Sopra li cieli, nel beato regno, + Ove l’umano spirito è benegno. + + +CAPITOLO II + + Bello è ’l tacere de cotanta cosa, + Considerando el mio poco intellecto, + Ma la gran fede me move et excusa; + Sì ch’io ne prego la virtù de sopra + Ch’allume l’alma del beato aspecto, + Che l’imaginare conseguisca l’opra. + Era el figliolo ’nanti el moto e ’l tempo, [C. c. 79 t.] + El patre col figliolo una natura + Eterna, che non cade mai suo tempo. + Quest’era prima presso ’l primo agente; + Se l’esser tucto per lui ten figura, + El facto senza lui, dico, è niente: + Et ciò ch’è facto era vita in Lui, + Sì come forma nella vita eterna;[217] + Et questa vita è luce de nui. + + + + +SONETTI ATTRIBUITI A CECCO D’ASCOLI + + +I + +LA PIETRA FILOSOFALE[218] + + Chi solvere non sa nè assottigliare, + Corpo non tocchi nè argento vivo, + Per chè non può lo fixo e ’l volativo + Tenere a chi non sa de’ dua un fare. + + Fatelo adunque stretto abbracciare + Con acqua viva et sal dissolutivo, + Ter bene coque pian sì che sie privo + Della terra mama la qual lo fa celare. + + Allor vedrai fuggir la nocte obscura + Et ritornar lo sol lucente et bello + Con molti fiori ornato in sua figura. + + Questa è la preta, questo è quello + Delli fisici l’antica scriptura + Che ’n sulla ’ncudin batte lo martello. + + +II + +A MESSER CINO DA PISTOIA[219] + + Di ciascheduna mi mostra la guida + Per qual vertù si move mia favella, + Et poi la sesta spera ognor mi affida + Tenendo la bilancia in man per ella. + + Il terzo cerchio ’l cor mena et appella, + E l’amorosa fiamma che v’annida + Del dolce dire Apol ve rinnovella, + Che par che sua vertù con voi divida. + + Ciascun de questi corpi per voi impetra + Salute et fama, et non ricchezze nove + Or non lasciate ’l fior che frutto move. + + Pistoia per sua parte non si spetra + Girando ’l cielo per questi anni nove, + Dico se la pietà ciò non rimove. + + +III + +A MESSER CINO DA PISTOIA[220] + + La ’nvidia a me à dato sì de morso, + Che m’à privato de tutto mio bene, + Et àmmi tratto fuor d’ogni mia spene + Pur ch’alla vita fosse brieve il corso. + + O messer Cino, i’ veggio ch’è discorso + Il tempo omai che pianger ci convene, + Poi che la setta che ’l vizio mantene + Par che dal cielo ogni ora abbi soccorso. + + Veggio cader diviso questo regno + Veggio che a ogni buon convien tacere, + Veggio quivi regnar ogni malegno; + + E chi vi vuol suo stato mantenere + Convien che taccia quel che dentro giace; + Nell’alma, guerra, e, nella bocca, pace. + + +IV + +A DANTE[221] + + Tu vien da lunge con rima balbatica, + La più che udrò per infino che vivero, + Chè, se venisse ove nasce il pivero, + Si basterebbe ad aste alla sua pratica + + Se stai fra gente ch’è sempre lunatica + Leggere ti convien siffatto livero, + Che tu possi notar quel ch’io ti scrivero, + S’tu vuo’ asseguir da Dio virtù Dalmatica. + + Non star con lor con vita melanconica, + Usa cautela e spesso la ricapita, + E sappiti mostrar Francesco e Rodico. + + Va, come ti convien, diritto e clodico. + Capiterai, come quei che ben capita, + Più chiaro assai che la preta sardonica. + + A me la tua parola stretta legola, + E tu la mia non la tenere a begola. + + +V + +A FRANCESCO PETRARCA[222] + + Io solo sono in tempestati fiumi + E rotte son le vele del mio ingegno; + Non spero di salute omai più segno, + Che ’l tempo ha variato li costumi. + + Di grande altezza vengono i gran tumi; + D’extremo riso vien pianto malegno; + Non è fermezza nel terrestre regno; + Passano gli atti umani come fumi. + + La guida che fu mia sanza sospetto + Col dolce inganno m’à fatto infelice, + E vo’ traendo guai sotto il suo velo. + + Di lagrimar e di sospir m’aggelo, + Chè più non son quel Cecco che uom dice, + Avvenga che somigli lui in aspetto. + + +VI + +A FRANCESCO PETRARCA[223] + + I’ non so ch’io mi dica, s’io non taccio; + Cieco non sono, e cieco convien farme: + Per mia salute io ho renduto l’arme; + Chè meno stringo quanto più abbraccio. + + Ma io vivendo [ognor?] nell’empio laccio, + Levando gli occhi [mie]i non so guidarme, + Nè posso ormai del bene contentarme, + Sì m’arde e strugge sempre il freddo ghiaccio. + + Sì ch’io ridendo vivo lagrimando, + Come fenice nella morte canto. + Ahimè! sì m’ha condotto il negro manto! + + Dolce è la morte, po’ ch’io moro amando + La bella vista coverta dal velo, + Che per mia pena la produsse il cielo. + + + + +INDICE + + + Prefazione pag. 5 + I. L’Autore 5 + II. L’Acerba 11 + I Codici dell’Acerba 17 + Le edizioni dell’Acerba 20 + Altre opere di Cecco 23 + Bibliografia 25 + Archivio di Stato di Napoli. — Registri + Angioini, n. 262, f. 82 r. e t. — 31 Maggio + 1327, X.ª Indizione 33 + Libro primo 35 + Capitolo I 35 + Capitolo II 37 + Capitolo III 39 + Capitolo IV 42 + Capitolo V 43 + Capitolo VI 45 + Capitolo VII 47 + Capitolo VIII 48 + Capitolo IX 51 + Libro secondo 52 + Capitolo I 52 + Capitolo II 54 + Capitolo III 56 + Capitolo IV 58 + Capitolo V 59 + Capitolo VI 61 + Capitolo VII 62 + Capitolo VIII 63 + Capitolo IX 64 + Capitolo X 65 + Capitolo XI 67 + Capitolo XII 68 + Capitolo XIII 71 + Capitolo XIV 72 + Capitolo XV 74 + Capitolo XVI 76 + Capitolo XVII 77 + Capitolo XVIII 78 + Capitolo XIX 79 + Libro terzo 80 + Capitolo I 80 + Capitolo II 84 + Capitolo III 85 + Capitolo IV 86 + Capitolo V 86 + Capitolo VI 87 + Capitolo VII 87 + Capitolo VIII 88 + Capitolo IX 89 + Capitolo X 89 + Capitolo XI 90 + Capitolo XII 90 + Capitolo XIII 91 + Capitolo XIV 91 + Capitolo XV 92 + Capitolo XVI 92 + Capitolo XVII 93 + Capitolo XVIII 93 + Capitolo XIX 94 + Capitolo XX 94 + Capitolo XXI 95 + Capitolo XXII 96 + Capitolo XXIII 96 + Capitolo XXIV 97 + Capitolo XXV 97 + Capitolo XXVI 97 + Capitolo XXVII 98 + Capitolo XXVIII 98 + Capitolo XXIX 98 + Capitolo XXX 99 + Capitolo XXXI 99 + Capitolo XXXII 100 + Capitolo XXXIII 100 + Capitolo XXXIV 101 + Capitolo XXXV 102 + Capitolo XXXVI 102 + Capitolo XXXVII 102 + Capitolo XXXVIII 103 + Capitolo XXXIX 104 + Capitolo XL 105 + Capitolo XLI 105 + Capitolo XLII 106 + Capitolo XLIII 106 + Capitolo XLIV 107 + Capitolo XLV 107 + Capitolo XLVI 107 + Capitolo XLVII 108 + Capitolo XLVIII 108 + Capitolo XLIX 110 + Capitolo L 111 + Capitolo LI 111 + Capitolo LII 113 + Capitolo LIII 114 + Capitolo LIV 114 + Capitolo LV 115 + Capitolo LVI 115 + Libro quarto 116 + Capitolo I 116 + Capitolo II 118 + Capitolo III 120 + Capitolo IV 124 + Capitolo V 127 + Capitolo VI 129 + Capitolo VII 133 + Capitolo VIII 136 + Capitolo IX 138 + Capitolo X 141 + Capitolo XI 143 + Capitolo XII 145 + Capitolo XIII 146 + Libro quinto 147 + Capitolo I 147 + Capitolo II 151 + Sonetti attribuiti a Cecco d’Ascoli 153 + I. La pietra filosofale 153 + II. A Messer Cino da Pistoia 154 + III. A Messer Cino da Pistoia 154 + IV. A Dante 155 + V. A Francesco Petrarca 155 + VI. A Francesco Petrarca 156 + + + + +NOTE: + + +[1] S. De Renzi, _Storia della Medicina in Italia; Scrittori della +S. Salernitana; Storia documentata della Scuola medica di Salerno_, +Napoli, Nobile, 1857. + +[2] _Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino_, 1322-29 +(nelle Collettorie Vaticane), in _Arch. stor. ital_., fasc. 222, ser. +V. t. XXVII, pp. 346-55. + +[3] G. Rondoni, _I giustiziati a Firenze dal sec. XV al sec. XVIII_, in +_Arch. stor. ital_., 1901, disp. 4.ª, pp. 385 sgg. + +[4] L. Luzzatti, _Il monumento espiatorio a Michele Servet a Ginevra_, +in _N. Antologia_, a. 38, fs. 764, 16 ottobre 1903. + +[5] _Incipit liber acerbe etatis. Capitulum primum tractat de +ordinatione celorum et de eorum proprietatibus in universali. Inquit +Cichus de Eschulo._ (Cod. Laur.). + +[6] Sulla sfericità della Terra, confr. Brunetto Latini, _Tesoro_, L. +II, cap. 25; _Dottrinale_ di I. Alighieri, cap. II; Campano, _Tractatus +de sphaera_, cap. IV. + +[7] Cfr. Dante, _Conv._ II, 4; _Acerba_, I, 2 e _Sphaera_, a c. 3 +_verso_. + +[8] Cfr. Dante, _Par._ XXVIII, 50-51. + +[9] Cfr. Ristoro, _Comp. d. mondo_, L. I, c. 18; Dante, _Conv._ II, 14; +_Sphaera_, a c. 9 e 10. + +[10] Cfr. Ristoro, I, 18, III, 2; _Acerba_, L. II e VIII. + +[11] Confr. Dante, _Conv._ II, 14. + +[12] Cfr. Ristoro, I, 18; Dante, _Conv._ III, 12; _Par._ XX, 7. + +[13] Cfr. _Acerba_, III, 1; Dante, _Conv._ II, 6; _Purg._ I, 19; +Ristoro, I, 18. + +[14] La Luna. Cfr. Ristoro, I, 18. + +[15] _Capitulum secundum, tractat de intelligentiis moventibus istos +celos._ (Cod. Laur.). + +[16] Cfr. Dante, _Par._ XXVIII. + +[17] Cfr. Petrarca, _Canz._ I, XI, stan. 2. + +[18] Cfr. Dante, _Purg._ XVI, 76-78. + +[19] Su questo argomento dell’anima unica ritorna nel Lib. V, c. 1.º +(Bariola). + +[20] Nel Cod. Cas.e le quattro terzine in cui si parla di Dante sono +sostituite da queste altre: + + Move ciascun l’angelica natura[21] + Et move i cieli in disiosa forma, + Non fatigando lor substanzia pura. + Sforzata cosa non ha moto eterno; + Anco de sotto el tempo se desforma: + Et ciò non cade in acto sempiterno; + Perchè, se nelle Intelligenzie nude + La voglia corporale se converte,[22] + Allor divina non se schiude. + Ciascun intende solo Dio contemplando[23] + Tutte le cose manifeste e certe, + Sì come nui nello specchio guardando. + +[21] Così ha pure il Cod. III del Pl. XIC sup. della Laurenziana, +invece delle terzine rivolte a Dante: + + Move ciascun angelica natura + De nove cieli in disiosa forma. + +Cfr. Dante, _Par._ XXIX, 52-53. + +[22] Cod. III, Pl. XIC: La voglia nel podere se converte. + +[23] Cod. III. Pl. XIC: Ciascuna move sol deo contemplando. Cfr. Dante, +_Par._ XXIX, 76. + +[24] _Cap. III, de speris elimentorum et de multis aliis._ (Cod. Laur.). + +[25] L’acqua e la terra, come gravi che tendono al centro, tengono il +luogo più basso, ma, degli elementi, il _substratum_, l’_in sè_, che +Dante direbbe la _quiddità_, si cela, ecc. + +[26] Nel Com. alla _Sfera_, ediz. Venezia, 1499, a c. 8 _recto_ in +fine, tratta _ex professo_ di tale questione. + +[27] _Cap. IV, de obscuritate Solis et lune et de maculis ipsius lune._ +(Cod. Laur.) + +[28] I. Alighieri, _Dottrinale_, XXXVI, 37-48. + +[29] _Cap. V, de stellis comatis et quid significant cum apparent._ +(Cod. Laur.). + +[30] Stelle cadenti e comete. Cfr. _Acerba_, IV, 3; V. Beauvais, IV, +71; _Dottrinale_, c. 32; Dante, _Purg._ V, 37: + + Vapori accesi non vid’io sì tosto, + Di prima notte mai fender sereno. + +[31] _Cap. VI, de natura ventorum._ (Cod. Laur.). + +[32] Pei venti, cfr. Bellovacense, IV, 27; _Dottrinale_, c. 31. La +teoria è meglio trattata in _Acerba_, IV, c. 3º. + +[33] Cod. Cas.: cerchiata. + +[34] _Cap. VII, de pluvia, grandine, nive, pruma et rore._ (Cod. Laur.). + +[35] _Dottrinale_, c. XXVIII. Per la pioggia, cfr. Dante. Purg. V: +Nell’aere si raccoglie | quell’umido vapor che in acqua riede | Tosto +che sale dove il freddo il coglie. — E il Bellovacense, _Speculum +naturale_, IV, XLV: Non enim fit pluria nisi ex vapore multo quoniam +infrigidatus est; e, per la grandine: Cuius generationis causa +caliditas est: quod est in vapore ascendente a terra, unde fit in +partibus calidis et temporibus calidis plus quam frigidis (IV. XLIX). + +[36] _Cap. VIII, de tronitruis, fulgure et terremotibus_. (Cod. Laur.). + +[37] Tuoni, saette, baleni, folgore. Cfr. B. Latini, _Tesoro_, L. II, +c. 37; Bellovacense, L. IV, cap. 55 e 59: _Dottrinale_, cap. XXVII. Sui +terremoti, il _Dottrinale_, cap. XXX, dà una spiegazione diversa. Il +Bellovacense dà ambedue le spiegazioni. Cfr. anche _Dottrinale_, L. IV, +c. 27 e _Acerba_ L. VI, c. 26 e 27. + +[38] Cod. Casan.; lega. + +[39] Cfr. per la _sagitta_ con o senza _pondo_, e per tutto questo +Capitolo, RISTORO D’AREZZO, _Della Composizione del mondo_, pubb. da +Enrico Narducci in _Bibl. rara_ del Daelli, Milano, 1864. Lib. VII, +cap. II. + +[40] _Cap. VIIII, de arcu sine yride et via lactea_. (Cod. Laur.). + +[41] Sui colori delle stelle e dell’iride, cfr. _Dottrinale_, c. 35. + +[42] _Incipit liber secundus. Capitulum primum, ubi tractat de fortuna +reprobando Dantem. Inquit Cichus de Esculo_. (Cod. Laur.). + +[43] Cfr. Dante. _Inf_. VII, _Purg_. XVI, _Par_. IV. Veggasi: Fratris +Iohannis De Serravalle Or. Min. Episcopi et Principis Firmami (1417), +_Translatio et Comentum totius libri Dantis Aldigherii, cum textu +italico Fratris Bartholomaei a Colle_, Prato, Giachetti, 1891. + +[44] Dante, _Purg_. XVI. + +[45] _Cap. II, de formatione humane creature._ (Cod. Laur.). + +[46] Cfr. Dante, _Purg_. XXV. + +[47] _Cap. III, de qualitatibus anime per aliqua signa corporis._ (Cod. +Laur.). + +[48] _Cap. IV, de difinitione virtutis in genere._ (Cod. Laur.). + +[49] _Cap. V, de iusticia et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.). + +[50] Cfr. Dante, _Par._ XXVII, 121-123. + +[51] _Cap. VI, de fortitudine et a quo celo procedit_. (Cod. Laur.). + +[52] Cfr. Petrarca, _Canz_. P. I, Son. 9º. + +[53] Cod. Cass.: insigniti. + +[54] _Cap. VII, de prudentia et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.). Nel +Casanatense, il cap. VII è sostituito dall’VIII e viceversa. + +[55] _Cap. VIII. De temperantia contra Esculanos, et a quo celo +procedit._ (Cod. Laur.). + +[56] Cod. Cass.: Fundata fusti nel doppiato cerchio. + +[57] Cfr. Dante, _Purg._ 37-42. + +[58] _Cap. IX. De liberalitate et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.). + +[59] _Cap. X. De humanitate et a quo celo procedit._ (Cod. Laur.). + +[60] _Cap. XI. De castitate, constantia, abstinentia, mensura et +magnanimitate._ (Cod. Laur.). + +[61] _Cap. XII. De nobilitate et a quo celo procedit, reprobando falsas +opiniones._ (Cod. Laur.). + +[62] Cfr. Dante, _Conv._ Tratt. IV. cap. XX. + +[63] Altri Codici: _acute_. + +[64] Cfr. Dante, _Purg._ VII, 21-23 e _Parad._ VIII.; _Dottrinale_, c. +XIV, 51-54. + +[65] Allude ai Colonnesi. Dalla famiglia Colonna egli sperava la +salvezza d’Italia. + +[66] _Cap. XIII. De avaritia, contra illos de Patrimonio et Ducatu._ +(Cod. Laur.). + +[67] Cfr. Dante, _Inf._ VI. + +[68] _Floncha_ e _fioncha_ (fionda) in _Statuti volgari_ del 1387 di +Ascoli Piceno. illustr. da C. Mazzi, in _La Bibliofilia_ di L. Olschki, +Firenze, V. II, 1900-’901, Disp. 9-10. + +[69] Sugli Angioini, cfr. Dante, _Purg._ XX. + +[70] _Cap. XIV. De superbia, contra Romanos._ (Cod. Laur.). + +[71] Sulla vanagloria, cfr. Dante, _Purg._ XI, 91-93. + +[72] _Cap. XV. De luxuria, contra Bononienses et Tuscos._ (Cod. Laur.). + +[73] A tutti i comentatori dell’_Acerba_ è sfuggito questo accenno a +Firenze, per la rotta di Doccia, secondo la lezione del C. Casanatense. +Anche il Bariola riporta dal C. Laurenziano: _chioza_ (venetismo) che +fa rima con doza della terzina susseguente, e, benchè gli sorga il +sospetto che _chioza_ stia a significare le Pleiadi, pure non si dà +conto del valore topografico di _doza_. Il Castelli poi: _ghiaccia_, +e, nella seconda terzina: _Che lagrimando irriga la sua faccia_, che +non sappiamo donde sia tolto. Noi, invece, pensiamo che _Doccia_ voglia +riferirsi alla sconfitta di Altopascio (23 settembre 1325). Di qui si +posson trarre varie conseguenze d’indole politica e sul tempo in cui +potè essere scritto questo capit. dell’_Acerba_. + +[74] _Cap. XVI. De invidia contra Marchianos et Ronandiolos._ (Cod. +Laur.). + +[75] Cfr. Petrarca, Son. 173 P. I, Roma 1821. + +[76] _Cap. XVII. De gula, contra Lombardos._ (Cod. Laur.). + +[77] Cod. Cas.: se more. + +[78] _Cap. XVIII. De vanagloria._ (Cod. Laur.). + +[79] _Cap. XVIIII. De ira et accidia._ (Cod. Laur.). + +[80] _Incipit liber tercius, in quo tractatur de virtute amoris et +animalibus et lapidibus preciosis. Inquit Cichus de Esculo._ Cod. Laur. + +[81] Cfr. Dante, _Vita Nova_, XX. + +[82] Dante, _Ibidem_. + +[83] La canz. di Guido pure commentata da Dino del Garbo e pubbl. a +Venezia, col tit.: _Enarratio Cantionis Guidonis de Cavalcantibus de +natura et motu amoris_. + +[84] Cfr. Dante, _Vita Nova_, XX. + +[85] Cfr. Cecco, _De Principiis Astrologiae_; Dante, _Vita Nova_, 2, 3, +4, 9, 12, 13, 21, 24, 43; _Conv._ IV, 16; _De Mon._ II, 3. + +[86] Dante in risposta a Messer Cino: _Dante, quando per caso +s’abbandona_. Cfr. anche l’Epistola di Dante a Cino: _Exulanti +Pistoriensi Florentinus exul immeritus, per tempora diuturna salutem, +et perpetuae caritatis ardorem_. + +[87] Cfr. S. Thomae, _Declaratio quorundam articulorum, etc._, opusc. +2, n. Opere, t. XIX, Venezia, 1754, p. 42; Dante, _Purg._ XVI-XVIII; +_Par._ XIV, 30, XVII, 17, 18, XIX, 40-43. + +[88] _Cap. II. De natura fenicis, assimilando ipsam virtuti._ Cod. Laur. + +[89] Cfr. Dante, _Inf._ XXIV, 106-111 — Petrar. _Canz._, P. I, son. 151. + +[90] Il Cod. Laur. ha: Ne la luna. + +[91] _Cap. III. De natura aquile._ Cod. Laur. + +[92] Cfr. Dante, _Purg._ IX, 19-33. + +[93] Il Cod. Laurenziano ha: da presso: il Casanatense: depresso. + +[94] _Cap. IIII. De natura lumerpe._ Cod. Laur. + +[95] Il Laur. ha: drime. + +[96] Il Casan. ha: dolce. + +[97] _Cap. V. De natura stellini._ Cod. Laur. + +[98] _Cap. VI. De natura pellicani._ C. Laur. + +[99] _Cap. VII. De quatuor animalibus viventibus ex quatuor elementis._ +C. Laur. + +[100] Il Notar Jacopo da Lentini: + + La salamandra audivi, + Che dentro al fuoco vive stando sana. + +E il Petrar., _Canz._, P. I, canz. XX, st. 4: + + Di mia morte mi pasco, e vivo in fiamme; + Stranio cibo, e mirabil salamandra! + Ma miracol non è: da tal si vole. + +[101] _Cap. VIII. De natura plombini._ C. Laur. + +[102] _Cap. VIIII. De natura strucii._ C. Laur. + +[103] _Cap. X. De natura cygni._ C. Laur. + +[104] _Cap. XI. De natura cycognie._ C. Laur. + +[105] Cfr. Dante, _Purg._ XXV, 10-12. + +[106] _Cap. XII. De natura cichale._ C. Laur. + +[107] _Cap. XIII. De natura noctua_. C. Laur. + +[108] _Cap. XIIII. De natura perdicis_. C. Laur. + +[109] _Cap. XV. De natura yrundinis_. C. Laur. + +[110] Il Laur. ha: vertuose. + +[111] _Cap. XVI. De natura uppompe_ (sic). C. Laur. + +[112] _Cap. XVII. De natura calandrini._ C. Laur. + +[113] _Cap. XVIII. De natura vulturis._ C. Laur. + +[114] _Cap. XIX. De natura falconis._ C. Laur. + +Nel C. Casanatense il cap. XIX tratta del rospo, il XX dell’ostrica, il +XXI del delfino, il XXII del basilisco, il XXIII dell’aspide, il XXIV +del drago, il XXV della vipera, il XXVI del coccodrillo, il XXVII dello +scorpione, il XXVIII del botto, il XXIX del ragno, il XXX del leone, il +XXXI del falcone. + +[115] _Cap. XX. De natura grifonis._ C. Laur. + +[116] _Cap. XXI. De natura pavonis._ C. Laur. + +[117] Cfr. G. Boccacci, _Vita Dantis_. + +[118] _Cap. XXII. De natura gruis._ C. Laur. + +[119] ad inchino, ha il Cas.se. + +[120] giovini, nel Cas.se. + +[121] Cfr. Dante, _Purg._ XX, 86-91. + +[122] _Cap. XXIII. De natura turturis._ C. Laur. + +[123] _Cap. XXIIII. De natura corvi._ C. Laur. + +[124] _Capitulum de animalibus aquosis, et primo de sirena._ C. Laur. + +[125] Il Laur.: doplo; il Cas.: po lo. + +[126] _Cap. II. De gronco et arengo._ C. Laur. + +[127] _Cap. III. De orospo._ C. Laur. + +[128] _Cap. IIII. De cancro et de ostricis._ C. Laur. + +[129] _Cap. V. De dalfino._ C. Laur. + +[130] Cfr. Dante, _Inf._ XXII, 19-21. + +[131] _Capitulum de animalibus venenosis, et primo de basalisco._ C. +Laur. + +[132] _Cap. II. De yaspide._ C. Laur. + +[133] _Cap. III. De dracone._ C. Laur. + +[134] _Cap. IIII. De vipera._ C. Laur. + +[135] _Cap. V. De cocodrilo._ C. Laur. + +[136] _Cap. VI. De scorpione._ C. Laur. + +[137] Cfr. Dante, _Purg._ IX, 5-6. + +[138] _Cap. VII. De botrace._ C. Laur. + +[139] _Cap. VIII. De aranea._ C. Laur. + +[140] _Explicit de animalibus venenosis: sequitur de quadrupedibus. +Primo de leone._ C. Laur. + +[141] Casan.: degenere soa stirpe. + +[142] Casan.: arida sepe. + +[143] Casan.: sancta. + +[144] _Cap. II. De elefante._ C. Laur. + +[145] _Cap. III. De leopardo._ C. Laur. + +[146] _Cap. IIII. De yema_ (sic). C. Laur. + +[147] _Cap. V. De pantera._ C. Laur. + +[148] _Cap. VI. De tygro._ C. Laur. + +[149] _Cap. VII. De castoreo._ C. Laur. + +[150] _Cap. VIII. De unicorno._ C. Laur. + +[151] _Cap. IX. De symia._ C. Laur. + +[152] _Cap. X. De cervo._ C. Laur. + +[153] Cfr. Petrar. _Canz._ P. I, son. 156. + +[154] _Capitulum de lapidibus preciosis, et primo de dyamante, zaphiro +et smeraldo._ C. Laur. + +[155] _Cap. II De agate, alestrio et berilo._ C. Laur. + +[156] _Cap. III. De topatio, dyaspro et gagate._ C. Laur. + +[157] Questi due ultimi versi trovansi alla fine del cap. nel Casan. — +Nel Laur. questo cap. e il seguente ne formano invece uno solo. + +[158] Qui il Casan. continua il cap.; mentre il Laur. ne fa uno nuovo, +completando il cap. coi due versi con cui si chiude il precedente nel +Casan. + +[159] _Cap. IIII. De curopa, panterone et cintro._ C. Laur. + +[160] _Cap. V. De dyacodio, alestone et berilo._ C. Laur. + +[161] _Cap. VI. De carbunculo, epistite et amantisto._ C. Laur. + +[162] _Cap. VII. De ceramo, calendonio et cristallo._ C. Laur. + +[163] Trono, il Casan. + +[164] _Cap. VIII. De lentra, celidonio et corallo._ C. Laur. + +[165] _Cap. VIIII. De malgarita, galasia et corniola._ C. Laur. + +[166] Le stelle. Cfr. Dante, _Par._ II., 31, che chiama la Luna: +_eterna margherita_. + +[167] _Incipit liber quartus, in quo tractatur de dubiis naturalibus +que sunt circa centia_ (sic) _mundi. Inquit Cichus de Esculo._ C. Laur. + +[168] Dante, _Par._ II, dice che non lo seguissero in pelago quei che +s’eran messi in piccioletta barca. Cfr. _Acerba_, L. IV, c. 3, in fine +a c. 10. + +[169] _Cap. II. De questionibus naturalibus circa corpora celestia_, C. +Laur. + +[170] Ristoro, L. V, c. 2. + +[171] Cecco, _Sphaera_, a c. 14 _recto_. + +[172] Cecco, _Sphaera_, proemio. + +[173] _Cap. III. De questionibus naturalibus circa ignem et vertit se +ad alia._ C. Laur. + +[174] Cfr. Dante, _Inf._ XIII, 40-42; V. Beauvais, _Speculum naturale_; +Iac. Aligh. _Dottrinale_, 31. + +[175] Il Cas.: sciocchi. + +[176] Cecco, _Sphaera_, a c. 23 _recto_. + +[177] Cecco, _Sphaera_, a c. 24 verso. + +[178] _Cap. IIII. De questionibus naturalibus circa aerem_. C. Laur. + +[179] Cfr. Iac. Aligh., _Dottrinale_, che dà una spiegazione diversa. + +[180] F. Petrarca, _Canz._ Part. II, son. 20. + +[181] F. Petrarca, _Canz._ Part. II, son. 1º. + +[182] Cfr. Messer Cino, nella Canz.: _La dolce vista e ’l bel guardo +soave_; e, nelle Rime originali del Petrarca pubbl. dall’Ubaldini, il +frammento, in data 30 novembre 1349. + +[183] _Cap. V. De questionibus naturalibus circa aquas._ C. Laur. + +[184] Il C. Laur. ha: al mezo de sota. + +[185] Petriolo, ha il Casan.; e Cagnano, entrambi i Cod. + +[186] Cfr. Dante, nel son.: _Io sono stato con amore insieme_. + +[187] _Cap. VI. De questionibus circa terram._ C. Laur. + +[188] Nel linguaggio d’allora, _forma_ è la natura, la qualità +speciale, l’intrinseco delle cose, (Bariola). Del resto, era il sistema +predominante della Filosofia Scolastica. Confrontisi, per tutti, S. +Tommaso d’Aquino. + +[189] Cecco, _Sphaera_, a c. 9 _verso: Omnis civitas et quod habitatur +habet triplicem significationem, scilicet climatis, provinciae et +aedificationis_. + +[190] Ristoro, L. VII, p. III, c. 3º. + +[191] Cfr. Dante, _Purg._ XXV, 88. Il Buti, commentando il v. 2 del +c. XI del _Purg._, dice: _Lo luogo circoscrive lo locato_. S. Tommaso +direbbe: alle anime separate dai corpi si determinano alcuni luoghi +corporali, dove sieno _quasi in luogo_. + +[192] _Cap. VII. De questionibus naturalibus circa umbras._ C. Laur. + +[193] Cfr. Iac. Aligh., _Dottrinale_, c. 34. + +[194] _Cap. VIII. De questionibus naturalibus circa animalia._ C. Laur. + +[195] _Cap. VIIII. De questionibus naturalibus circa actus humanorum._ +C. Laur. + +[196] Cfr. Dante, _Purg._, VII. + +[197] Dante, nella _Canz.: Donna mi reca nello core ardire_. + +[198] _Cap. X. Ad idem._ C. Laur. + +[199] Sozo, il Laur. + +[200] Galeno, _De usu partium_, L. XV. + +[201] _Cap. XI. Ad idem._ C. Laur. + +[202] Cfr. Dante, _Inf._ VI, in fine. + +[203] Cfr. Cecco, _De Principiis Astrologiae_. — Dante, _Conv._ II. 9, +lin. 101 sgg.; _Par._ XXII, 112 sgg. + +[204] _Cap. XII. Ad idem._ C. Laur. + +[205] Cfr. Dante, _Purg._ XV, 56. + +[206] _Cap. XIII. In quo deridetur Dantes._ C. Laur. + +[207] Trovasi anche nel cod. Laur. III, Pl. XIC, sec. XIV. + +[208] Altri Cod.: voler. + +[209] _Acerba_, L. I, c. 2º. Cfr. Dante, _Purg._ XXV. + +[210] Altri Cod.: norma. + +[211] Altri Cod.: strocca. + +[212] Altri Cod.: qui comenzarò. + +[213] Altri Cod.: peiur. + +[214] Altri Cod.: octanta cinque. + +[215] Altri Cod.: In tanto. + +[216] Altri Cod.: Et de le trenta parte si è la luna. + +[217] In altri Codici, come nel Laurenziano III del Pluteo XIC +superiore, secondo il Bariola, si ha: + + Sì come forma nella mente eterna, + E questa vita è luce de miseria. + +Mentre nel Palatino di Firenze: + + Et questa vita è l’aire in nui. + +Così pure, più o meno alterati, in parecchie edizioni. In quella del +1476, si legge, invece: + + Sì come forma nella mente eterna, + E in questa vita luce mai s’interna. + +Questo capitolo manca in molti cod. e nell’ediz. veneta del 1495. + +[218] Questo sonetto fu tratto dal Bariola dal cod. Magliabechiano +3, cl. XVI. Sullo stesso argomento vi è un altro sonetto che, in +una edizione quattrocentina della _Summa perfectionis_ del Geber, è +attribuito a Cecco; mentre in un cod. di Montpellier esso è attribuito +a Dante; ed in altri cod. del sec. XIV e XV o a Cecco, o a Dante o a +Frate Elia. Lo pubblicò Oddone Zenatti di sul cod. Riccardiano 946, c. +10, (_Una canzone capodistriana del sec. XIV sulla pietra filosofale_, +in Archiv. stor. per Trieste, l’Istria e il Trentino, vol. IV, pagg. +81-117; e _Nuove rime d’alchimisti_, Estr. dal Propugnatore, N.º 8, +fasc. 21, Bologna, 1891). Come dice però il Paoletti, non sembra +fattura dell’autore dell’_Acerba_, e per l’ordine, e, molto più, +per l’uso e la frequenza di certi vocaboli; e, perciò, qui non lo +riproduciamo. + +[219] Dal cod. d. V. 5, n. 433 del sec. XV della Bibl. Casanatense, in +risposta al sonetto di messer Cino: _Cecco, i’ ti prego per virtù di +quella_. Cfr. G. Carducci, _Rime di M. Cino da Pistoia e d’altri del +sec. XIV_, Firenze, Barbera, 1862, n. 58 e 79; L. Chiappelli, _Vita +e opere giuridiche di Cino da Pistoia_, Pistoia, Bracali, 1881, pagg. +78-79. + +[220] Dal cod. Magliabechiano 991, cl. VII. + +[221] Lo pubblicò Enrico Narducci dal cod. cartaceo dell’_Acerba_ del +sec. XV, n. 343, posseduto dal principe D. Baldassarre Boncompagni, a +carta 98, in risposta a un altro sonetto attribuito a Dante: _Cecco, +io son qua giunto in terra acquatica_. «Il Narducci non nasconde che il +prof. Alessandro D’Ancona, avendo trovato ambedue questi sonetti sotto +altro nome nel rovescio della carta 43 del primo volume della _Raccolta +di rime antiche_ mss. compilata dal Moncke e dal Biscioni, che si +conserva nella pubblica biblioteca di Lucca (num. gen. del _Catalogo +dei mss._ 530) fu il primo a far notare che i sonetti stessi sono +contesi a Dante e a Cecco d’Ascoli da Ser Ventura Monachi e da Giovanni +Lambertucci de’ Frescobaldi. Ma egli osserva che «ciò non distrugge +la possibilità che questi due sonetti siano l’uno di Cecco, di Dante +l’altro; anzi, nel dubbio, sembra più ragionevole cosa propendere per +l’autorità del codice più antico; oltre di che le molte varianti fra +i due codici non permettono di ritenerne la lezione come identica in +questa parte» G. Castelli, _op. cit._ + +[222] Pubblicato da Gio. M. Crescimbeni, di su un antico ms. della +bibl. Isoldiana e d’un altro della bibl. Chisiana, in risposta a +un sonetto attribuito a Petrarca giovane (1323): _Tu se’ ’l grande +Ascolan, che ’l mondo allumi_, che il Tiraboschi e il Lami attribuirono +invece a Ser Muccio Ravennate. Il Bariola e il Castelli, sull’autorità +di Francesco Trucchi, che notò aver il Lami erroneamente letto nel +cod. Riccardiano 1103 il nome di Muccio invece di Sennuccio del Bene, +rivendicarono al Petrarca la paternità del sonetto. Il cod. Laurenziano +n. 43 del pluteo XI e il Riccardiano 2823 l’attribuiscono pure al +Petrarca. + +[223] Nel cod. Riccardiano 1103. Fu pubblicato la prima volta dal +Bariola, e pare abbia un riscontro nel sonetto del Petrarca: _Pace non +trovo, e non ho da far guerra_. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77167 *** diff --git a/77167-h/77167-h.htm b/77167-h/77167-h.htm new file mode 100755 index 0000000..306d60f --- /dev/null +++ b/77167-h/77167-h.htm @@ -0,0 +1,9417 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>L'Acerba | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; 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CARABBA, EDITORE<br> +1916</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +PROPRIETÀ LETTERARIA<br> +DELL’EDITORE R. CARABBA +</p> + +<p> +Lanciano, tip. dello Stabilimento R. Carabba +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +</p> + +<h2 id="pref">PREFAZIONE</h2> +</div> + +<h3 id="pref1">I — L’AUTORE</h3> + +<p> +Parlare di Francesco Stabili, detto comunemente Cecco +d’Ascoli, pur dopo tanto fiorire di critica storica e letteraria, +riesce assai difficile; giacchè, dai primi diligenti +lavori del Frizzi e del Bariola fino a quelli più recenti +e pregevoli del Castelli e del Boffito, i nuovi documenti +venuti in luce non ci mettono ancora in grado di conoscere +appieno le varie vicende della sua vita e di dar fine, +una buona volta, alle acerbe contese che si sono agitate +intorno a lui. Onde, ben a ragione il Bariola diceva che +«chi si accinge a scrivere di questo infelice poeta trova, +ad ogni passo, difficoltà ed ostacoli quasi insuperabili, +tanto scarse e mal sicure sono le notizie che ne abbiamo». +</p> + +<p> +Infatti, intorno all’anno della sua nascita, le opinioni +sono tuttavia discordi. Gli storici regionali, posteriori di +molto all’età di Cecco, lo fan nascere nel 1250 o nel +1257: per contro, secondo gli appunti sui poeti provenzali +e italiani dell’umanista iesino Angelo Colocci, nato circa +un secolo e mezzo dopo la morte di Cecco, il nostro +autore sarebbe venuto al mondo nel 1269, forse nella +seconda quindicina di ottobre, mentre la madre incinta +si recava nel paesello di Ancarano ad una festa religiosa, +che ivi allora si celebrava. E quest’ultima data, poi che +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +il Castelli ebbe discoperti tali appunti nel 1887 di sul +Codice Vaticano 4831, e quindi pubblicati in miglior +lezione nel 1890, per l’aiuto di Giulio Salvadori, nel +<i>Giornale Storico della Letteratura Italiana</i>, vien ritenuta +come la più probabile, se non la vera. Tutti gli storici, +intanto, gli danno a padre un maestro Simone; ma discordi +sono i pareri se questi fosse un medico o un notaio. +</p> + +<p> +Nella matricola dei notari dell’epoca, che conservasi +nell’archivio comunale di Ascoli Piceno, un notar Simone +Stabili, Stabile o degli Stabili non è menzionato; nè del +casato si ha ricordo nel Catasto del sec. XIV, che pur ivi +si conserva. Tanto il Colocci che altri biografi posteriori +opinano che Cecco, dopo gli studi grammaticali in patria, +si conducesse alla famosa Scuola medica di Salerno, ove +taluni ammettono avessero egli e il padre suo anche insegnato. +Sorprende, del resto, come l’indirizzo prevalentemente +astrologico delle nozioni mediche e di tutta la +produzione mentale di Cecco si presenti così dissonante +con le dottrine pratiche e positive della Scuola Salernitana +di quel tempo, di già liberatasi dagli inquinamenti arabi +e dagli influssi astrologici‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Poi, stette a Parigi; ma +è dubbio se egli venisse o pur no invitato alla corte +papale di Avignone. Dal 1322 al 1325, insegnò alla celebre +università di Bologna e, secondo il Ghirardacci, col salario +di cento lire. Alcuni anzi han preteso che egli professasse, +in quella università, matematica medicina filosofia. +Chi si rende ragione, però, dei sistemi e dei metodi d’insegnamento +medievali, comprenderà di leggieri che la +matematica era parte essenziale della materia astrologica e +che la medicina, e in ispecie la terapia, facevasi dipendere in +parte dall’influenza favorevole o maligna degli astri. Forse, +potè dettare un corso di cosmografia e di astrologia applicata +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +alla medicina; e fa maraviglia, per altro, come egli, +medico, trascurasse di proposito, nell’<i>Acerba</i>, di parlare +del regno vegetale: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Se d’erbe qui non tracto nè de piante,</p> +<p class="i01">Io prego che chi legge non si sdegne,</p> +<p class="i01">Ch’a medico ne lasso che ne cante.</p> +</div></div> + +<p> +Il Boffito, con dotte argomentazioni, ha in vero dedotto, +dall’esame del <i>De principiis astrologiae</i> da lui novamente +scoverto nel codice miscellaneo Vaticano 2366 del sec. XIV, +che Cecco a Bologna lesse proprio astrologia; giacchè +questo comento all’opera più rinomata dell’astronomo ed +astrologo arabo Abdel-Haziz Al-cabiti del sec. X, conosciuta +col nome di <i>Alcabizio</i>, fu dettato a Bologna, dove, +giovane, venne eletto a tale insegnamento dalla scolaresca +cosmopolita. Il comento ci è pervenuto in poche lezioni, +forse sei o sette, ed è così incompiuto o mutilo probabilmente +per la condanna inflittagli dal Sant’Uffizio. Contro +ciò che dapprima si ammetteva, il comento alla <i>Sfera</i> +dell’astronomo inglese del sec. XIII, Iohn Halifax da Holywood, +detto il <i>Sacrobosco</i>, non fu dettato a Bologna, ma già +prima e, forse, a Salerno, a Padova o altrove. A Bologna, +pertanto, il 16 dicembre 1324, l’inquisitore Lamberto da +Cingoli gli sequestrava le opere, lo condannava a varie +pene corporali e pecuniarie, gl’interdiceva l’insegnamento, +<i>per aver sentenziato e discorso erroneamente di cose attinenti +alla cattolica fede</i>. E vuolsi che il fiorentino Tommaso del +Garbo, lettore di medicina in quella medesima università, +per invidia, l’avesse denunziato al tribunale dell’Inquisizione. +Da questa prima condanna al 1327, non abbiamo +notizie certe di lui. Fu a Bologna, a Napoli o a Firenze? +Insegnò in qualche altra università, o andò ramingo per +l’Italia? Noi non lo sappiamo. +</p> + +<p> +Il 30 luglio 1326, il figliuolo di re Roberto d’Angiò, +Carlo duca di Calabria, a cui era stata concessa per dieci +anni la signoria della repubblica contro Castruccio, entrava +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +in Firenze con grande solennità, accompagnato da +molti magnati del regno e, come dice Angelo Di Costanzo, +da più di dugento altri cavalieri a sproni d’oro. Con +questo nobile seguito, alcuni han preteso giungesse pure +Cecco d’Ascoli, e che là si dedicasse all’insegnamento. +Anzi, taluno sostenne che, pervenuto già prima a Firenze, +non appena cioè ebbe campo di allontanarsi da Bologna, +i Fiorentini gli offrirono una cattedra creata appositamente +per lui. +</p> + +<p> +Senonchè, dove sono le prove e i documenti? +</p> + +<p> +Giovanni Villani racconta «che egli era astrolago del +duca, e avea dette e rivelate per la scienza d’astronomia, +ovvero di nigromanzia, molte cose future, le quali si trovarono +poi vere, degli andamenti del Bavaro e dei fatti +di Castruccio e di quegli del duca». E a Firenze veramente +noi lo troviamo nel 1327. Secondo un documento +inedito, da noi scoperto nell’Archivio di Stato di Napoli, +e che pubblichiamo qui in fine della prefazione, Cecco +stette alla corte del duca, in qualità di <i>phisicus et familiaris</i>, +con lo stipendio di tre once in argento per mese, +solo dal 12 marzo al 31 maggio 1327. Ora, se, come +ha provato il Davidsohn‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, egli era stato, pria della +seconda condanna, rinchiuso per due mesi nelle carceri +inquisitoriali di Santa Croce, si può, senza tema di errare, +concludere che lo Stabili, già nei primi del giugno, era +stato scacciato dal palagio dei Podestà, di costa alla Badia. +Il vescovo di Aversa, Raimondo de Mausac di Marsiglia +(Pelliccia, Parenti), che era frate minore e cancelliere di +Carlo <i>Senzaterra</i>, «parendogli abominevole a tenerlo il +duca in sua corte, il fece prendere, perchè il libro astrologico, +composto e riprovato a Bologna, l’usava anche in +Firenze». Ed aggiunge il Villani che maestro Dino del +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +Garbo, famoso medico fiorentino del tempo, già professore +all’università di Bologna e poi a quella di Siena e padre +di Tommaso, «fu grande cagione della morte del sopraddetto +maestro Cecco, riprovando per falso il detto suo +libello, il quale aveva letto in Bologna, e molti dissono +che ’l fece per invidia». +</p> + +<p> +Frate Accursio de’ Bonfantini, inquisitore dell’eretica +pravità in Toscana, che tra le mansioni del suo ufficio +trovava anche tempo di commentare il divino poema di +Dante, si fe’ mandare da Bologna copia del primo processo; +e le carte giunsero a Firenze il 17 luglio. Così, +l’accusa di eresia si riconfermava; e Cecco veniva bruciato +vivo, con tutte le sue opere, fra Porta a Pinti e Porta alla +Croce, tra Affrico e Mensola, il 16 settembre 1327‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. +Ecco perchè dei suoi lavori non si è mai trovato un codice +autografo o apografo. +</p> + +<p> +Fu ghibellino: di un ghibellinismo diverso da quello +dantesco, come apparisce da molti luoghi dell’<i>Acerba</i> e di +altre sue opere. Propendè per Lodovico il Bavaro, al pari +di Fazio degli Uberti; ma inculcò agli Italiani, per ottenere +o conservare la libertà, di esser concordi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Così dovría ciascun cittadino</p> +<p class="i01">L’uno con l’altro esser conforme,</p> +<p class="i01">Chè non venisser lor terre ad inchino;</p> +</div></div> + +<p> +incitò i Colonnesi a mettersi alla testa del movimento +politico, per far <i>tenere alli nimici el becco al nido</i>; imprecò +al tiranno della sua patria, Giovanni Veninbene, +capo di parte guelfa, capitano a guerra di Carlo II d’Angiò +nel 1305, contro i ghibellini del suo paese, giusta quanto +rilevasi da parecchi documenti inediti dell’Archivio di +Stato di Napoli, e che pubblicherò prossimamente. Contro +quel che asserì il Castelli, il Veninbene, dunque, fu +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +tutt’altro che ghibellino. Ed io, perciò, nel 1897, con l’appoggio +della tradizione e di quanto ne pensò anche il Trucchi, +fui incline ad ammettere che alla condanna di Cecco +contribuisse pure non poco il suo comportamento politico. +</p> + +<p> +Fu amico di Cino da Pistoia e di Petrarca. Fu in relazioni +con l’Alighieri? Qui sta il nodo. Ma, amico o antagonista +di Dante; infetto di magia o scienziato vero; +eretico o no, dice il Castelli, il martire ascolano ha lasciato, +egli solo, le più chiare ed esplicite testimonianze di rapporti +intellettuali col divino poeta. E, se coraggiosamente +affrontò la condanna, rifiutando di abiurare alle sue idee +filosofiche e ripetendo nell’estremo supplizio: <i>l’ho detto +l’ho insegnato e lo credo</i>; le fiamme del martirio, nella +ipotesi più avversa, han dovuto magari purificare questa +figura tetragona ai colpi della sventura, sì da farcelo apparire +come <i>un vindice della libertà di coscienza</i>‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. +</p> + +<p> +Che egli amasse, peraltro, una donna, a parte qualsiasi +giudizio sulla sua posizione sociale, ci è provato dall’<i>Acerba</i>; +un amore contrastato forse, e, se non illecito (<i>l’empio +laccio</i>, come dice nel sonetto del Cod. Riccardiano 1103), indubitatamente +infelice. Egli riconosceva anzi in questo +amore una <i>dilectio vitiosa</i>; perchè, come nel commento all’Alcabizio, +<i>qui diligit monachas, accipit iste amor</i>; e tuttavia, +pare, perseverasse in esso impenitente. Le tre lettere giocose +in latino, che gli si attribuiscono, pubblicate dal +Novati nel <i>Gior. stor. d. Lett. ital.</i>, e ritenute apocrife dal +Castelli e dal Rossi, stanno a dimostrare, comunque, la +comune credenza in questa passione amorosa del poeta. +In due di esse, rivolgendosi ai <i>fiorini</i> e ai <i>danari</i>, si fa +<i>una stoica invettiva contro la plutocrazia</i>; nella terza individua +il suo amore in una suor Lucia, clarissa d’un monastero +di Empoli, di Eboli o di Ascoli (il nome della +città non si legge bene nel testo). +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +</p> + +<p> +Tale fu quest’uomo, che Andrea Orcagna dannava all’inferno, +nell’affresco del giudizio universale dipinto in +S. Croce, e che l’anima molteplice di Leonardo da Vinci +studiò accuratamente, nell’<i>Acerba</i>, per le dottrine scientifiche +racchiusevi e per le figurazioni simboliche, di cui +potè avvalersi nella sua arte meravigliosa. +</p> + +<h3 id="pref2">II — L’ACERBA</h3> + +<p> +L’opera sua più rinomata in volgare ebbe pure, come +l’autore, una varia fortuna. Chi la lodò al cielo, riconoscendo +in essa i germi precursori di talune discipline +scientifiche, che han poi avuto il loro pieno svolgimento +nell’epoca moderna; ed in questo coro bisogna annoverare, +oltre gli scrittori regionalisti, anche Guglielmo Libri che, +nella classica <i>Storia delle Scienze matematiche in Italia</i>, +designò nello Stabili l’acuto e geniale esperimentatore +dei fenomeni fisici. Chi, invece, come il Palermo, volle +vedere nell’<i>Acerba</i> la negazione di ogni vero o gli elementi +originari del materialismo e fin del nichilismo +odierni; o, come il Boffito, che le negò qualsiasi contributo +intellettuale e morale alle scienze e alle lettere. +Quando si parte da preconcetti o si è mossi da spirito +campanilistico, i giudizi non possono riuscire immuni da +esagerazioni. La fama di cui godè in vita l’autore, le edizioni +che con frequenza si son succedute dai primordi +quasi dell’arte della stampa ci dimostrano che qualche +cosa di originale e di nuovo vi deve pur essere nell’<i>Acerba</i>. +Attenendoci all’indole della raccolta «Scrittori Nostri», +noi non possiamo ora che presentare in una forma leggibile +un’opera trecentesca che riusciva difficile ritrovare +anche nelle migliori Biblioteche e che era stata alterata +o guasta in tutte le edizioni che se n’eran fatte fino al 1820. +Ci dispensiamo, perciò, da una minuta analisi del suo +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +contenuto scientifico e dal notarne le fonti, le analogie, +le divergenze, le cose pregevoli o originali. Troppo manca +ancora, del resto, per poter venire a una conclusione definitiva; +e la storia delle scienze non ha tuttavia esplorato +a fondo tutti gli svariati campi del suo immenso territorio. +Certo, non poco fu tratto dalle enciclopedie medievali e +rispecchia appunto lo stato del sapere comune dell’epoca; +ma quanta parte egli vi mise di suo e con quali criteri +egli interpretò fatti e idee del suo tempo e quanto intravide +pria degli albori dell’età moderna sarebbe prematuro +sceverare. Gli studi non sono tuttora completi per un +retto giudizio scientifico; e la lettura integrale del lavoro +cecchiano servirà, per l’appunto, ad agevolarne l’indagine. +Questo soltanto è il nostro scopo. E, perciò, diamo qui, +per la prima volta, il testo intero dell’<i>Acerba</i>, traendolo +dal Cod. Mediceo-Laurenziano di Firenze, N. 52, pl. XL, +della prima metà del sec. XIV. Esso è il cod. più antico, +poco corrotto e meno mutilo. Il V Libro e qualche integrazione +di concetto o di forma si son desunti, invece, +dal Cod. N. 82 del sec. XV della Biblioteca Casanatense +di Roma, anch’esso inedito. +</p> + +<p> +Ardua fu la nostra impresa; ma il buon volere e la +diligenza che vi mettemmo ci fanno sperare un’accoglienza +onesta e lieta. +</p> + +<p> +Non è, nè poteva essere, un testo critico esauriente +dell’<i>Acerba</i>: è un’edizione nuova, mai tentata per lo innanzi, +per quanto possibile, fedele, eseguita sui due codici +e, sovra tutto, accessibile anche alla cultura popolare. +Per questa ragione, non si è tenuto alcun conto del testo +delle antiche edizioni e neppure del commento ai due +primi libri, che, nel sec. XVI, fece il modenese Nicola +Massetti (ediz. veneta del 1507). Per rammodernare la +dizione e renderne più facile la lettura, noi abbiamo solo +sciolti i nessi, tolta qualche forma e desinenza venetizzante +del Laurenziano, tolta l’<i>h</i> ove non è usata nella +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +grafia contemporanea e messala dove non c’era, espunta +qualche lettera o sillaba dove il verso non tornava, aggiunti +i segni ortografici e d’interpunzione mancanti. +Qualche noticina abbiam voluto mettere qua e là, per +gli opportuni raffronti con altre opere o pei necessari richiami, +alieni da ogni pretesa di commento diplomatico, +storico, letterario o scientifico. Una lezione critica definitiva +dell’<i>Acerba</i>, se mai potrà farsi, non essendovi un +cod. autografo, dovrà tener calcolo, oltre che di tutte le +varianti dei numerosi codici, delle dottrine altresì e del +pensiero di Cecco, come si desumono dalle altre sue opere. +A questo compito di lunga lena e di adeguata preparazione +s’era accinto il Bariola, che dette luminosi affidamenti +di riuscirvi ed ora, come ha promesso da lunga +pezza, s’è dato il Castelli. Il cod. Casanatense contiene +molte parole e forme dialettali meridionali che il Laurenziano +non ha; però, poche volte noi abbiam sostituite +quelle a queste, e solo quando occorreva al senso o era +richiesto dalle concordanze della rima. L’<i>Acerba</i>, pertanto, +così come è divisa nel Laurenziano, non si riscontra in +altri codici. In alcuni non vi è distinzione di libri e di +capitoli, bensì di rubriche, quale il Palatino esaminato +dal Palermo; in altri, i libri sono sei, in altri cinque, facendo +un libro solo del 2.º e del 3.º; in altri quattro, +mancando, come nel Laurenziano, i due cap. del quinto. +Il Quadrio le assegnò tre libri, confondendo i due primi +col Commento alla Sfera. Anche il numero dei capitoli +varia da un cod. all’altro. Il Laurenz. ha 9 cap. nel I Lib., +19 nel II, 56 nel III, 13 nel IV; in tutto, cioè, 97, a +cui si sono aggiunti i due cap. del V.º lib. secondo il +cod. Casanatense. Le differenze tra i due cod. da noi seguiti +si son notate a piè del testo. Per brevità, vi abbiamo +aggiunto un indice, da cui potrà vedersi la contenenza +del poema. Piuttosto sarà utile intrattenerci succintamente +intorno al significato del titolo e al metro dell’<i>Acerba</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +</p> + +<p> +Il nome dato a quest’opera è del tutto nuovo, e ha +dato luogo a varie interpretazioni. Il Colocci opinò che si +fosse detta <i>Acerba</i>, per la durezza dello stile; il Quadrio +che stesse a significare <i>mucchio</i> o <i>congerie</i> di molte cose, +e quindi fè derivare <i>Acerba</i> da <i>acerbus, acervus</i>. Altri +pensarono che indicasse l’autore medesimo, di carattere +fiero acerbo, e che il poema dovesse intitolarsi veramente: +<i>De proprietatibus rerum</i>, come appunto si vuole fosse +scritto nel cod. del sec. XV posseduto da D. Inigo Lopez. +Lo Spalazzi, comparandola col <i>Convivio</i>, scrisse che, a simiglianza +di Dante che intendeva bandire agli uomini il +cibo del sapere, l’Ascolano offrì ai contemporanei l’aspra +e cruda vivanda dei più difficili problemi della scienza. +Il Bariola crede stia a significare, più che l’acerbità +della materia, l’età giovanile (<i>juvenilia</i>) in cui Cecco, +forse, la scrisse; e fu indotto a pensare così dal trovare +in qualche codice: <i>Liber Acerbae aetatis</i>. Il Calvi, pur +accettando che il titolo primitivo fosse quello supposto dal +Bariola, dà ad esso un significato tutto speciale. Secondo +lui, significherebbe: <i>Libro composto per servire all’educazione +dell’uomo</i>; e crede di trovarne una conferma nei +versi dove si parla del leone, che: <i>Deve li soi nati ammaestrare, +Lassando il tempo dell’acerba vita, Con soe parole +in lor vertù spirare</i>; e in quegli altri: <i>Io voglio qui +che il quare trovi il quia, Levando l’ali dell’acerba mente</i>, +ecc. Pel Gaspary è opera <i>acerba</i>, per la difficoltà della +materia. Pel Lozzi, invece, dovrebbe scriversi realmente +<i>Cerba, Cervia, Cerbia, Cerva</i>, cioè il cervo o la cerva, +volendo in quel mistico animale Cecco figurare sè stesso; +o, secondo il Salutati, l’alto sentire di sè nella glorificazione +del vero, per cui l’uomo si eterna. In fine, il +Castelli, seguito anche dal Volpi, crede che sia un neutro +plurale latino e significhi <i>cose acerbe</i> al gusto della gente +abituata ai dolciumi della consueta poesia. +</p> + +<p> +Lo schema metrico dell’<i>Acerba</i> è una specie di terzina, +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +la cui serie è: ABA, CBC... ZZ, che, a pari della terzina +dantesca, procede dalla forma di <i>serventese incatenato</i>, +«costituito da una serie di strofe di tre versi variamente +rimati, ma sempre in modo che tra strofe e strofe vi sia +concordanza di rime». Vi fu chi attribuì a Cecco l’invenzione +della sestina o dell’ottava (Appiani). Ma, ben +dice il Castelli che «del loro errore si sarebbero facilmente +accorti, se avessero considerato che l’ottava si +esplica per due sole rime nei primi sei versi e si chiude +con un distico monorimo indipendente; laddove, prendendo +ad esame gli ultimi otto versi di un capitolo dell’<i>Acerba</i>, +si hanno tre rime per i sei versi che precedono +il distico di chiusa» a rima baciata. Il Marcucci, per +primo, notò che l’<i>Acerba</i> è scritta in <i>terzetti</i>; ed è l’espressione +naturale del fatto «che la ritmica e la metrica +delle lingue romanze sono una spontanea evoluzione degli +elementi musicali contenuti nella poesia popolare, sopravvissuta +al crollo dell’impero e della civiltà latina (Castelli)». +Cecco, quindi, non inventò nulla, ma scelse quella +varietà di serventese incatenato, che rendeva i ricorsi +delle parole omioteleute meno frequenti, per ottenere, in +conseguenza, i desiderati effetti, come avvertì il Casini, +di gravità e maestà, adatti allo svolgimento delle sue +esposizioni scientifiche. +</p> + +<p> +E, come il metro, così anche il contenuto della sua +opera contiene e rivela molte delle antiche credenze e +superstizioni e dei motivi poetici più in voga nel Medio +Evo; onde la letteratura folk-loristica avrà non poco da +spigolare. La forma dell’<i>Acerba</i> è o espositiva o dialogica; +e, così, come ci è pervenuta monca nei vari cod. e senza +proporzione delle parti di che si compone, ci fa lecito +pensare che non dovette punto esser compiuta dall’autore. +Considerandone, d’altronde, pacatamente la struttura esteriore +e l’organismo interno, si addimostra, senza dubbio, +un poema originale per la forma e per la sostanza, ammesso +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +pure che questa non sia che l’esposizione dello +scibile dell’epoca, su fonti comuni, a cui attinsero, si sa, +tutte le enciclopedie e le produzioni allegoriche e didascaliche, +dal dugento al quattrocento. +</p> + +<p> +Vi è arte nell’<i>Acerba?</i> A questa domanda non si può +che rispondere negativamente. Se ne escludi alcuni brani +ove vibra potente il fuoco dell’amore o il ricordo del +dolce suo paese nativo, ove si attrista pel suo stato infelice +o parla ed ammonisce, agitato dalla passione politica; +pel resto, il poema non è che una selva selvaggia ed aspra +e forte, in cui solitario vaga unicamente la solenne ed altera +figura di Cecco, il quale, sovra tutto per questa assenza +di arte, si palesa incomparabilmente inferiore alla mente, +per ogni verso divina, dell’Alighieri. Ecco perchè abbiam +voluto, a disegno, non pronunciarci intorno alle questioni +che si riferiscono a Dante, nello intento di essere rigidamente +imparziali nella presentazione del lavoro e di lasciare +a chiunque, sulla completa bibliografia che diamo in fine +della prefazione, la libertà di formarsi un concetto sereno +ed equo sulle relazioni che corsero tra i due. Si sono +aggiunti poi all’<i>Acerba</i> i pochi sonetti che vengono attribuiti +a Cecco, sia perchè son le altre cose in volgare che +di lui si conoscono, sia perchè col poema hanno grande +attinenza. Sarò grato a quanti vorranno comunicarmi giudizi +e suggerimenti, specie per quel che riguarda la lezione +del testo, onde io possa farne tesoro in una novella +edizione. +</p> + +<p class="indl"> +<i>Ascoli Satriano, Gennaio 1913</i>. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">P. Rosario.</span> +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +</p> + +<h2 id="codici">I CODICI DELL’ACERBA</h2> +</div> + +<p> +Firenze — R. Biblioteca Mediceo — Laurenziana: +</p> + +<p> +1. Codice N. 52, Pl. XL, di dim. 0.201 per 0.277, di ff. scritti +84, non compresa la prima di guardia, sul cui <i>verso</i> è delineato +l’albero della virtù. Nel f. 1. <i>verso</i>, è dipinto un ricco stemma; +sul f. 2 <i>recto</i>, un ritratto che vuolsi rappresenti Cecco. Quasi +ogni f. è ornato riccamente di figure simboliche, dipinte a colori +con eleganza. MS. membranaceo della prima metà del sec. XIV; +ed è il testo seguito in questa lezione. +</p> + +<p> +2. Cod. N. 51, Pl. XL, cartaceo, di dim. 0.215 per 0.283, di +ff. s. 99. Titoli rubricati, con fig. colorate. Sec. XV. +</p> + +<p> +3. Cod. N. 39, Pl. XLI, cart., di dim. 0.220 per 0.288, di +ff. s. 67. Contiene frammenti dell’Acerba e altri scritti. Principio +del sec. XV. +</p> + +<p> +4. Cod. N. 23, Pl. LXXVIII, parte membr. parte cart., di dim. +0.210 per 0.275, di ff. s. 256. Miscellaneo, in parte del sec. +XIV, in parte del sec. XV. L’Acerba è mutila in principio e in +fine, senza titolo nè soscrizioni: seconda metà del sec. XIV. +</p> + +<p> +5. Cod. N. 111, Pl. 89 sup.; membr. con larghiss. margini, di +dim. 0.244 per 0.356, di ff. s. 88, senza soscrizione. Lettere +iniziali dei versi rubricate; iniziali dei canti e dei libri ornate +di fregi a penna, rossi e azzurri. Sec. XIV. +</p> + +<p> +6. Cod. N. 370, Laurenz. Ashburnh., cart., di dim. 0.132 +per 0.209, di ff. s. 100. Manca di titolo e soscrizione; in fine, +mutilo. Margini delle prime carte con note esplicative del testo, +in latino. Qualche rozza figura. Sec. XV. +</p> + +<p> +7. Cod. N. 1223 Laurenz. Ashburnh.; membr. elegante, di +dim. 0.149 per 0.209, di ff. s. 88. Il testo comincia col f. 3., la +cui prima iniziale contiene un ritratto di Cecco e, nel margine +inferiore, uno stemma. Iniziali miniate, con fregi a quelle dei +capit. e talora a quelle delle strofe. Fine del sec. XIV. +</p> + +<p> +8. Cod. N. 1225 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.140 per 0.216, +di ff. 100. Titoli dei lib. e capit. rubricati; iniziali ornate di +fregi a penna. Sec. XIV. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +</p> + +<p> +9. Cod. N. 1724 Laur. Ashb.; cart., di dim. 0.160 per 0.242, +di ff. s. 118. Titoli dei capit. non rubricati. Alcuni commenti +marginali. Sec. XV. +</p> + +<p> +10. Cod. N. 2, Pl. XLI; membr., di dim. 0.261 per 0.364, di +ff. s. 50. Ha un frammento dell’Acerba. Sec. XIV. +</p> + +<p> +Firenze — Biblioteca Nazionale: +</p> + +<p> +Cod. N. 436 della R. Bibl. Palatina. N. 71 della nuova +numerazione. Cart. in fol. del sec. XV, mancante in principio +almeno di una carta, in cui aveano a essere scritti +i primi 60 versi, col tit. del poema: e invece la prima c. +contiene gli ultimi due versi dell’8. capit., il 9. capit. e i primi +versi del 10., e tutto ciò doppio a c. 15 e 16. Mancano in +fine le c. 86 e 87. Rubriche rosse, grandi iniz. rosse o turchine, +con fregi e filettature, e maiuscole tratteggiate anche in rosso. +A carte 88, dove finisce l’Acerba, si legge: «Finito Deo gratiasse +amen, per me Andrea Benozzi da Firenze, nella cità d’Ascoli, +anni dni MCCCCXLIIII». Alla fine è un canto di frate Iacopone. +Descritto e illustr. da F. Palermo, in <i>I Manoscritti Palatini di +Firenze</i>, Tip. Galileiana, 1860, vol. II, pagg. 163-258. Il Bariola +ne enumera altri 5 nella Magliabechiana. +</p> + +<p> +Firenze — Bibl. Riccardiana. Il Bariola menziona i cod. 2732 +e 2235, entrambi cart. in carattere corsivo, del sec. XV. +</p> + +<p> +Firenze — Bibl. particolare del Principe Strozzi: +Cod. cart. in fol., miscellaneo, contenente l’Acerba. Sec. XV. +</p> + +<p> +Firenze — Libreria antiquaria del Sig. Cav. Leo S. Olschki: +MS. cartaceo, pervenutogli dall’Inghilterra, in fol., di dim. 0.305 +per 0.212, di ff. 82. Rubriche in rosso, con soscrizione; inelegante. +Ultimi anni del sec. XIV. (C. Mazzi, <i>Un Codice sconosciuto +dell’Acerba</i>, in «<i>La Bibliofilia</i>» di L. S. Olschki, +vol. II, Febbraio-Marzo, 1901). +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Bologna — R. Biblioteca Universitaria: +</p> + +<p> +1. Cod. N. 1, cart. in 4. di ff. 72 non rileg. Sec. XV (1462?). +</p> + +<p> +2. Cod. N. 2346, cart. in fol. di ff. 81 n. e 5 non n. Proveniente +dalla Bibl. di S. Salvatore. Sec. XV? +</p> + +<p> +3. Cod. N. 448, cart. in fol. di ff. non n. 66. Proveniente dalla +Bibl. del Conte Cornelio Pepoli. Sec. XV. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Torino — Biblioteca privata del Re: +</p> + +<p> +Cod. N. 120, membr., di dim. 0.270 per 0.188, di ff. 69, mancante +di rubriche iniziali e finali. Sec. XIV. Illustrato dal Prof. R. +Renier., in <i>Giorn. stor. d. Lett. ital</i>., vol. I, A. I, 1883, fas. 2. +pagg. 301-305. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Milano — Biblioteca Trivulziana: +</p> + +<p> +1. Codice N. 914, cart. in 8., Sec. XV. (Descritto dal Quadrio, +<i>Stor. e Rag. d’ogni poesia</i>, T. VI. p. 40). +</p> + +<p> +2. Cod. N. 1020, cart. in f.; mutilo, con fig. Sec. XV. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +</p> + +<p> +3. Cod. N. 1021, cart. in f. con fig. — Sec. XV. +</p> + +<p> +Biblioteca Ambrosiana: +</p> + +<p> +1. Cod. B. N. 156, sup., cart., di ff. 71 con fig. e soscrizione. +Sec. XV. +</p> + +<p> +2. Cod. V. N. 13, cart., di dim. 0.20 per 0.30, con fregi e soscriz. +Sec. XV. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Modena — R. Biblioteca Estense: +</p> + +<p> +1. Cod. estense XII. DD. 22; cart. di ff. 85 num. con rubr. +Sec. XV (1457-58). +</p> + +<p> +2. Cod. estense X. D. 32; cart., di ff. 90 non num. con rubr. +Mutilo in principio; adespoto, anepigrafo. Fine del Sec. XV. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Parma — R. Biblioteca Palatina: +</p> + +<p> +Cod. in f.; cart., di ff. 68, senza titolo. Forse del Paciaudi. +Fine Sec. XV. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Ravenna — Biblioteca Classense: +</p> + +<p> +Cod. N. 139. 2. I; cart., di ff. n. 144; di dim. 0.15 per 0.20; +carattere minutissimo. Miscellaneo. Sec. XV. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Roma — R. Biblioteca Casanatense: +</p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td class="nospace">1. Cod. d. V. 1. (N. 78).</td> <td rowspan="3" class="mez">Miscellanei. Sec. XV. Il Cod. N. 82 è quello seguito da noi in questa edizione.</td> + </tr> + <tr> + <td class="nospace">2. Cod. d. IV. 3. (N. 82).</td> + </tr> + <tr> + <td class="nospace">3. Cod. d. V. 5. (N. 433).</td> + </tr> +</table> + +<p> +Biblioteca Vaticana: +</p> + +<p> +Cod. Vaticano-Urbinate N. 697; cart., di ff. 110 num. Cent. 29 +per 22.5, Miscellaneo, di bella mano. Sec. XIV. +</p> + +<p> +Biblioteca Boncompagni: +</p> + +<p> +1. Cod. in 4. piccolo, di ff. 136 n. cartacei, meno il 1. e l’ultimo +che son membr. Miscellaneo. Sec. XV. +</p> + +<p> +2. Cod. cart. in f. di 97 ff. n. Sec XV. (Entrambi descritti nel +Catalogo di questa Biblioteca fatto dal Narducci, pagg. 155-56). +La biblioteca, però, fu dispersa. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Parigi — Biblioteca Nazionale. Ha tre Cod. (Giuseppe Mazzatinti, +<i>Manoscritti italiani delle Bibl. di Francia</i>. Ministero della +P. I.; Indici e Cataloghi. Vol. I. p. 113): +</p> + +<p> +1. 576 (7784; Sec. XV). L’Acerba di Cecco d’Ascoli. +</p> + +<p> +2. 577. (7785; Sec. XV; Luigi di Rodolfo Pomozzi fiorentino; +Mazarino). L’Acerba di C. d’A. +</p> + +<p> +3. 579. (7264; Sec. XIV; Celso Cittadini); con note marginali. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Spagna — Iosè Amador de Los Rios (<i>Obras de Don Inigo +Lopez de Mendoza marques de Santillana</i>, Madrid, 1852), parlando +della vita del poeta castigliano Inigo Lopez (1398-1458), +dice che questi fece trarre in Italia un pregevole Codice dell’Acerba, +col titolo: <i>De proprietatibus rerum</i>. Ma ora non si +sa dove questo Cod. sia andato a finire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Germania — Cod. del 1475 nel R. Gabinetto delle stampe di +Berlino. Miniato. (B. Wiese ed E. Pércopo, <i>Storia della Lett. +ital.</i>, Torino, Un. Tip. Ed. Tor. 1904). +</p> + +<p> +Un altro cod. del sec. XIV esisterebbe ad Amburgo (citato dal +Bariola come prezioso). +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="edizioni">LE EDIZIONI DELL’ACERBA</h2> +</div> + +<p> +1. <i>La Cerba di Cecco d’Ascoli, Brisciae, Thoma Ferrando Autore</i>, +in f., nove quaterni, o carte 72, di 36 righe per facciata, +senza numeri, segnature o richiami, 1475 (?). (Luigi Lechi, <i>Memorie +della tipografia bresciana nel secolo decimoquinto</i>, Brescia, +Venturini, 1854, in 4. gr.). La rozzezza del carattere e l’ineguaglianza +delle righe, secondo l’ab. Mauro Boni (<i>Lettere sui +primi libri a stampa di alcune città e terre dell’Italia superiore</i>, +Venezia, 1794), mostrano che il Ferrando forse esordiva nella +carriera tipografica. Il Lechi dice che, giusta il catalogo della celebre +Biblioteca di Lord Spencer, p. 95 unita poscia all’Althorpiana, +in questa esisteva un esemplare di tale edizione. Di poi, +passò al Museo Britannico; ma, ora, pare sia introvabile. Questa, +dunque, sarebbe l’edizione principe. «Il poema, nella ediz. del +Ferrando e in quella del Di Pietro — la 1. con data — non è diviso +in 5 libri, come dice il Brunet, ma in 4, quantunque non manchi, +come nelle altre ediz. quattrocentine, l’ultimo capit. del 4. libro, +intitolato <i>De la nostra sancta fede</i>, del quale se n’è formato un 5. +aggiungendovi quattordici versi, col titolo <i>Conclusio hujus operis, +cap. ultimo</i>, soltanto nelle ediz. del sec. XVI, cominciando da +quella del 1501 col comento del Massetti ai due primi libri... +Le ediz. sin qui conosciute dell’<i>Acerba</i> sono venticinque, delle +quali 10 quattrocentine, dalla prima bresciana senz’anno alla +veneziana del 12 settembre 1500, senza nome d’impressore, e +tutte senza figure. Quattordici del sec. XVI, tutte ornate di figure +e col comento del Massetti, di formato più o meno grande; ma +nessuna di queste nè delle quattrocentine, è in f., tranne la principe +bresciana. Nessuna dei sec. XVII e XVIII, una sola del +sec. XIX, Venezia 1820, compresa dall’Andreola nella Raccolta del +<i>Parnaso italiano</i>, e formante il vol. XII in 8. picc., col titolo +<i>L’Acerba di Cecco d’Ascoli</i>, e col solo testo, arbitrariamente +ammodernato e racconcio». (C. Lozzi. Op. cit). +</p> + +<p> +2. <i>La Cerba di Ciecho Esculano per Mastro Philipo de Piero</i>, +Venezia in 4., a 24 linee per pagina, di carte 110. L’Hain e il +Brunet le danno 106 carte. Rarissima edizione del 1476. I bibliografi +la ritengono prima con data certa; altri, prima in modo +assoluto (Passigli, <i>Dizionario biografico universale</i>, Firenze, 1849, +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +all’art. Fr. Stabili). Il libro, nel suo Catalogo, dice: <i>Voyez sur +cette édition, et en général sur Cecco d’Ascoli, un article curieux, +daté du 28 germinal an. VI, que l’Abbé de Saint-Leger +a fait insérer dans le Magasin encyclopédique de la même année, +et dont il y a quelques exemplaires tirés à part en 8. pp.</i> Fa +parte della collezione del Sig. Comm. Carlo Lozzi in Colli del Tronto. +Un esemplare trovasi forse nella B. Trivulziana di Milano; un +altro nella Biblioteca del Comm. Landau, in Firenze. +</p> + +<p> +3. <i>Venezia, per Filippo di Piero e Bartolomeo Campani, 1478, +VI nonas maias</i>, in 4., a 24 linee per pagina, in caratteri romani +come la precedente. Nella Biblioteca Smithiana è registrata come +principe. Collezione del Lozzi. +</p> + +<p> +4. <i>Venetia, per Thomam de Alexandria, 1481. Die V, mensis +sept.</i> in 4., di carte 102, di cui l’ultima bianca. Solito titolo: +<i>Incomencia il primo libro</i> ecc. <i>dicto la Cerba</i>, L’Hain, n. 4827, +l’accenna appena. Un esemplare nella Bibl. Palatina di Parma. +</p> + +<p> +5. <i>Venetia, per Baptistam De Tortis, 1484, die XII febr.</i>, in +4. Car. rom. con. segn. a m., tutti quaderni, senza richiami. +Titolo: <i>Libri quattro del clarissimo Philosopho Ciccho Asculano +dicto Lacerba</i>. Hain n. 4829. Un imperfetto esemplare nella Bibl. +Estense di Modena, con note manoscritte del sec. XV. +</p> + +<p> +6. <i>Milano, Antonio Zaroto, 1484, die XVIII maii</i>, in 4., splendido +esempl., proveniente dalla famosa Bibl. Syston Park nella +collezione del Lozzi. Un esempl. nella Bibl. Palatina di Parma. +</p> + +<p> +7. <i>Bologna, per Henrico de Haerlem, 1485, a dì XX de novembre</i>, +in 4., caratteri gotici a due colonne, con segn. Hain +n. 4830. Rarissima. Un esempl. nella Bibl. della R. Università +di Bologna. +</p> + +<p> +8. <i>Venetia, per Bernardino de Novaria, 1487, die XIX dec.</i>, +in 4. Bellissima ediz. col titolo: <i>Cecho Asculano</i>. L’esempl. della +collez. Lozzi proviene dalla Bibl. Giuliari di Verona. Un esempl. +nella Palatina di Parma; un altro nei <i>Monumenta typografica</i> +dell’Olschki. Catalogo Manzoni n. 3578. +</p> + +<p> +9. <i>Venetia, Thomas de Piasis, 1492</i>, in 4. Un esempl. nella +collez. Lozzi. Hain n. 4832. +</p> + +<p> +10. <i>Ediz. senza data di luogo e d’impressore, 1500, die XII +septembris</i> in 4. oblungo. Collez. del Lozzi. +</p> + +<p> +11. <i>Venetia, per Iohanne Baptista Sessa, Anni del signore 1501, +adì 15 de Zennaro</i>; in 4., di carte 100 numerate solo nel retto, +con questo titolo in carattere gotico: <i>Lo illustro poeta Cecho +Dascoli: con comento no / vamente trovato: et nobilmente historiato; +revisto: / et emendato: et da molta incorrectione extirpato: +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +et / da antiquo suo vestigio exemplato, etc.</i> Ediz. piena di mende, +con commento fino al cap. 2. del II Libro del Modenese Nicola +Massetti. Esempl. nella collez. del Lozzi, il quale, descrivendola, +dice: «Sono intercalate nel testo molte figure astronomiche e +simboliche, rappresentanti le virtù, i vizi e i più notevoli tra +gli animali. Questi intagli e segnatamente la figura di Cecco +(nella <i>silografia</i> del titolo) rivelano la mano maestra di un incisore +della scuola veneta, e probabilmente di Zuan Andrea, uno +dei più valorosi allievi del Mantegna, e de’ più fecondi in questo +genere d’illustrazione di libri a stampa. Ond’è che se questa +edizione non vale gran cosa pel confuso Comento del Massetti, +al quale il Gamba (<i>Testi di lingua</i>, al n. 789) rimprovera +d’essersi fatto corruttore anzichè correttore [come] del Morgante +Maggiore, poema cavalleresco di Luigi Pulci, nella edizione +dello stesso Sessa (Venezia, 1502), essa acquista pregio +singolare e merita d’essere segnalata per gl’intagli ond’è ornata, +e specialmente per la maestosa figura di Cecco, desunta +forse da qualche tradizionale suo ritratto. Vedasi ciò che ne +dice l’illustre Duca di Rivoli, or Principe di Essling, il quale +esaminando il mio esemplare ne prese nota pei suoi pregevolissimi +lavori bibliografici». +</p> + +<p> +12. <i>Milano, per Giovan Angelo Scinzenzeler, 1505 addì 29 +de Zenaro</i>, in 4., fig. quasi simile alla precedente. Collez. Lozzi. +</p> + +<p> +13. <i>Milano, per Joanne de Castelliono, 1507 a dì 26 di aprile</i>, +in 4., fig. Un esempl. nella Bibl. Comunale di Ascoli Piceno; +un altro nella collez. Lozzi. +</p> + +<p> +14. <i>Venetia, Sessa, 1510</i>, in 4., fig. +</p> + +<p> +15. <i>Milano, Scinzenzeler, 1511</i>, in 4., fig. Ristampa della 12. +</p> + +<p> +16. <i>Milano, per Johanne Angelo Scinzenzeiler</i> (sic), <i>1514 a +dì 17 de novembre</i>, in 4., fig. Collez. Lozzi. +</p> + +<p> +17. <i>Venetia, per Marchio Sessa e Pietro di Ravani, 1516</i>, in +4., gr., fig. Collez. Lozzi. Un altro esempl. nella Bibl. Reale +di Torino. +</p> + +<p> +18. <i>Venezia, Tacuino de Trino, 1519 adì XX di mazo</i> (sic), +in 8., fig. Collez. Lozzi. +</p> + +<p> +19. <i>Milano, Scinzenzeler, 1521</i>, in 4., picc. fig. Un esempl. +nella collez. Lozzi; un altro nella B. Palatina di Parma. +</p> + +<p> +20. <i>Venetia, 1524</i>, in 4., fig. Menzionata dal solo Brunet. +</p> + +<p> +21. <i>Venetia, per Giovanni Andrea Vavassore detto Guadagnino, +1532, a dì 4 decembris</i>, in 8., picc. Collez. Lozzi. Un esempl. +nel Catalogo del libraio Dario Rossi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +22. <i>Vinegia, per Francesco Bindoni et Mapheo Pasini, compagni, +1535</i>, del mese di settembre, in 8., fig. Collez. Lozzi. +</p> + +<p> +23. <i>Venezia, Giovanni Andrea detto Guadagnino Vavassore, 1546</i>, +in 8., picc., fig. Ristampa di quella del 1532. Un esempl. nella +Bibl. Governativa di Lucca. +</p> + +<p> +24. <i>Venetia, per Candido de Benedetto Bendoni, 1550</i>, in 8., +picc., fig. Collez. Lozzi. Un esempl. Bibl. Nazionale di Torino. +</p> + +<p> +25. <i>Venezia 1820. L’Acerba di Cecco d’Ascoli</i>, in <i>Parnaso italiano</i> +dell’Andreola, vol. XII, in 8., pic., solo testo, arbitrariamente +ammodernato e racconcio. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="altreop">ALTRE OPERE DI CECCO</h2> +</div> + +<p> +Oltre i sonetti a Cecco attribuiti e che riportiamo in appendice, +le opere latine di lui sono le seguenti: +</p> + +<p> +I — <i>De principiis Astrologiae</i>, novamente scoverto, di sul cod. +miscell. Vaticano 2366 del sec. XIV dal Boffito, che lo pubblicò, +illustrandolo, in <i>Gior. stor. de Lett. ital.</i>, 1903, Suppl. +n. 6, e a Firenze, L. Olschki, 1905, in 8., pp. 64, con tav. +È un commento, d’indole prevalentemente astrologica, all’opera +più famosa dell’astronomo e astrologo arabo del sec. X, Abdel-Haziz +Al-cabiti, conosciuto col nome latinizzato di <i>Alcabizio</i>. +</p> + +<p> +II — <i>De morbis cognoscendis ex aspectu astrorum</i>, che l’Alidosi, +l’Andreantonelli ed altri riferiscono sotto questo titolo: +<i>Ratio cognoscendi ex sideribus quinam morbi laethales sint quive +non</i>. Forse, un commento ai <i>Pronostici</i> di Ippocrate, secondo +il Boffito. +</p> + +<p> +III — <i>Epistola seu tractatus de qualitate planetarum</i>, menzionata +in <i>Tractatus in Sphaeram</i>. Secondo il Boffito, sarebbe stata +un’epistola didattica indirizzata al cancelliere della città di Bologna, +in cui si agitava la questione sulla costituzione dei cieli, +se cioè fossero questi d’una sola o di più specie. +</p> + +<p> +IV — <i>Commentarii in Logicam</i>, citati da molti biografi, e che +il Boffito crede doversi accogliere con benefizio d’inventario. L’Appiani +dice che dovrebbe trovarsi nella Bibl. Barberina di Roma. +(Bariola, <i>op. cit.</i> pag. 191). +</p> + +<p> +V — <i>Tractatus in Sphaeram</i>, di cui si hanno queste edizioni: +1. Basilea, 1485, irreperibile (Castelli); ma non si trova neppure +menzionata nelle bibliografie e repertori più noti. 2. Venezia, +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +senza data. 3. così intit.: <i>Sphaera mundi tribus commentis +nuper editis, videlicet Cicchi Esculani, Francisci Capuani de Manfredonia, +Iacobi Fabri Stapulensis. Impressum, Venetiis, per Simonem +Papiensem dictum Bevilacquam</i>, 1499, in f. con molte +fig. astronom. incis. in legno e marca tipografica. L’Hain, sotto il +n. 14125, ne descrive due ediz. con la stessa data, ma con +lievi differenze, rilevate da L. Olschki nel n. 1126 dei <i>Monumenta +Tipographica</i>, in <i>Bibliofilia</i>, Fasc. Settembre-Ottobre 1902. +Un esemplare nella collezione del comm. C. Lozzi. Queste due +ediz. furono anche descritte dal Boffito nella prima Memoria +sulla <i>Quaestio de aqua et terra</i>, in <i>Mem.</i> d. R. Accad. di Torino, +ser. II, t. 51, p. 108, n. 1 e 122, n. 2. Vi sono poi le ediz.: +4. Venezia, Giunti, 1518, in f., di cui un esempl. presso il +Lozzi; 5. Venezia, 1519, apud Iac. Pentium de Lencho, di +cui un esempl. nella Bibl. Casanatense di Roma; 6. Venezia, +1559. È un commento, d’indole prevalentemente cosmografica, +alla <i>Sfera</i> dell’astronomo inglese Iohn Halifax da Holywood, detto +il <i>Sacrobosco</i>, nato nella contea di York sui primi del sec. XIII +e morto a Parigi nel 1256. +</p> + +<p> +VI — <i>De quodam modo physonomiae.</i> (Cod. perg. in 4., secc. +XIII-XIV, con belle miniature, in calce al vetusto cod. dell’<i>Acerba</i> +della Bibl. Laurenziana, plut. 40, n. 52). Pubblicato dal +Boffito nel <i>Gior. stor. d. Lett. ital.</i>, 1903, Suppl. n. 6. Il +Bandini (Catal. V. 74, Firenze, 1778) «fu il primo e forse l’unico, +secondo il Boffito, a sospettare che questo trattatello, adespoto +e anepigrafo, dovesse attribuirsi all’Ascolano. Per parte mia +son confermato nel medesimo sospetto dalla somiglianza che presenta +col cap. 3. lib. II (<i>alias cap.</i> 1. lib. III.) dell’<i>Acerba</i> e da altre +ragioni interne. Coi trattati di altri fisonomisti (Pseudo-Aristotele, +Polemone, Adamanzio sofista, Avicenna, Razi, Michele Scoto, ecc.) +vi ha pure, è vero, qualche somiglianza, ma non tanta. Altri cod. +delle bibl. fiorentine contengono, per lo più, adespoti dei trattatelli +di fisonomia, ma sono differenti dal nostro. (Riccard. 2224, 1270, +1166; Magliab. cl. 20 cod. 10 e 34; Strozz., cl. 20, cod. 55, +ecc.)». +</p> + +<p> +VII — <i>Esculeus, sive Liber de ascensione signorum</i>, che +l’Haenel (<i>Catalogi librorum mss. qui in bibliothecis Galliae, Helvetiae, +Belgii, Brit., Hisp., Lusit. asservantur</i>. Lipsiae, 1830, +col. 518) ed altri citavano come esistente nella Hofstadtbibliothek +di Basilea; ma che il Boffito trovò che era una mistificazione. +Invece, pubblicò nel citato Suppl. n. 6 del <i>Gior. stor. della +Lett. ital.</i>, 1903, <i>l’Esculeo</i>, che per cortesia del Delisle ebbe in +fotografia dalla Bibl. Naz. di Parigi, Cod. Lat. 9335, c. 22 r., col. +1.-23 r., col. 2.: <i>Liber esculei de ascensionibus incipit</i>. Si vede +però chiaramente, egli dice, «che non si tratta che di un commento +o trattato di Ipsicle (sec. 2. av. C.?), che non è credibile +che si debba alla penna dell’Ascolano, ma a quella, almeno +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +nel testo greco, di Ipsicle stesso, stranamente deformato nella +pronuncia in <i>Esculeo</i>. Cfr. G. Friedlein, <i>De Hypsicle mathematico</i>, +nel <i>Bull. di storia e bibl. d. sc. mat. e fis.</i> di B. Boncompagni, +VI, 493-529. Cfr. anche di questo <i>Bull.</i>, V, 353; +XIV, 193; XIX, 345. L’<i>Anaforico</i> di Ipsicle fu pubblicato a +Parigi nel 1657 da Giacomo Mentelio, ma in una versione molto +differente dalla nostra. Cfr. <i>Bull.</i> cit., VI, 526». +</p> + +<p> +VIII — <i>De eccentricis et epicyclis</i> (Da un cod. misc. cart. +della Bibl. Palatina di Parma, n. 984 del sec. XV), pubblicato nel +1905, in <i>Pubbl. dell’Osserv. del Collegio alle Querce</i>, Firenze, +Serie in 4., n. 7, dal Boffito, il quale la giudicò «opera che +pur dal titolo appare più seria e grave e degna in ogni modo +d’esser presa in considerazione anche dagli odierni scienziati, +come quella che concerne una pagina della storia delle scienze +non ancora ben decifrata neppure ai nostri giorni». È una lezione +tenuta su questo argomento da Cecco, verso il 1324, nell’Università +di Bologna. +</p> + +<p> +IX — Le tre lettere giocose, in latino, che Francesco Novati +pubblicò nel <i>Gior. stor. d. Lett. italiana</i>, I, 62 traendole dai +Codd. Corsiniano 33 E 23 e Marciano XIV 69, ritenute, del +resto, apocrife dal Castelli e da Vittorio Rossi. In due di esse, +l’autore, rivolgendosi ai <i>fiorini</i> e ai <i>danari</i>, si fa <i>una stoica +invettiva contro la plutocrazia</i>; nella terza, individua il suo amore +in una suor Lucia, clarissa d’un monastero di Empoli o di +Eboli o di Ascoli (il nome della città non si legge bene). +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="bibliog">BIBLIOGRAFIA</h2> +</div> + +<p> +Gian Pico della Mirandola, <i>Disputationes in Astrologiam</i>, Lib. V. +cap. 14, pag. 576, Basileae, 1500. +</p> + +<p> +Benedetto da Cesena, <i>De honore mulierum</i>, Lib. I, Epist. 2., +Venezia, 1500. +</p> + +<p> +Coluccio Salutati, <i>De fato et fortuna</i>, Lib. III, cap. 12, MS., +in Mehus, Vita Ambr. Traversarii, pag. 323. +</p> + +<p> +Ferdinando Ughelli, <i>Italia Sacra</i>, I, col. 437, Venetiis, Coleti, +1717. +</p> + +<p> +Girolamo Cardano, <i>De Subtilitatae</i>, 1663. +</p> + +<p> +Fr. Sansovino, <i>Ritratto delle più nobili et famose città d’Italia</i>, +c. 3, V, Venezia, 1575. +</p> + +<p> +A. Traversarii, <i>Latinae epistolae</i>, I, pag. 320, Florentiae, 1759. +</p> + +<p> +T. Garzoni, <i>La Piazza universale di tutte le professioni del +mondo</i>, pag. 371, Venezia, Meietti, 1601. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +</p> + +<p> +Fattorini, <i>De claris Archigymnasii Bononiensis professoribus a +saec. XI ad XIV</i>, Bononiae, 1769-1772, I, 455. +</p> + +<p> +L. A. Muratori, <i>R. I. S. (Hist. misc. Bonon.)</i>, XVIII, 349. +</p> + +<p> +Spondano (<i>Ann. Eccles. I, 460, Ticini, 1675</i>). +</p> + +<p> +<i>Enciclopedia Britannica</i>, V, 282. +</p> + +<p> +Fr. Cavazza, <i>Le Scuole dell’antico Studio Bolognese</i>, Milano, +Hoepli, 1896, p. 129. +</p> + +<p> +<i>Catalogus codicum ms. qui in Bibliotheca Riccardiana Florentiae +adservantur</i>, p. 255-56, Liburni, 1756. +</p> + +<p> +Ghinassi, <i>Epistolario di Pietro Vettori</i>. +</p> + +<p> +De Nolhac, <i>La bibliothèque de Fulvio Orsini</i>, Paris, Vieweg, 1887, +in fasc. 74 della <i>Biblio. de l’École des hautes Études</i>, cap. VII. +</p> + +<p> +D. Inigo Lopez de Mendoza M. de Santillana, <i>Obras</i> etc., Madrid, +1852, p. 8, 95, 609. +</p> + +<p> +Martino del Rio, <i>Magicae disquisitiones</i>, L. I, c. 3, p. 10, +Venezia, Florino, 1616. +</p> + +<p> +Cerretani, <i>Le Storie Fiorentine</i>. +</p> + +<p> +Giov. Mario Crescimbeni, <i>Storia della volgar poesia</i>, v. I, p. 264 +e 420; v. III, p. 126, Venezia, Basegio, 1730. +</p> + +<p> +Giov. Maria Mazzuchelli, <i>Gli Scrittori d’Italia</i>, v. I, P. II, +p. 1151, Brescia, 1753. +</p> + +<p> +P. L. Ginguené, <i>Hist. littéraire d’Italie</i>, T. deuxième, p. 264 +e 284, Milan, Giusti, 1820. +</p> + +<p> +P. L. Ginguené, <i>Biografia Universale</i>, Venezia, Miassaglia, v. +X, p. 436. +</p> + +<p> +G. B. Tasgresti, <i>La vera e falsa astrologia</i>, Roma, 1683. +</p> + +<p> +Bernino Dom., <i>Historia di tutte l’heresie etc.</i>, Roma, Bernabò, +1707, vol. III, p. 450-59; e Venezia, Baglioni, 1724. Vi si +contiene l’apologia di C. d’A., scritta in latino dal Piceno P. A. +Appiani, gesuita del sec. XVII. +</p> + +<p> +Gugl. Libri, <i>Histoire des sciences mathematiques en Italie</i>, etc., +Paris, Iules Renouard e C., 1838, t. II, p. 92-94, 183, 191-200, +525-526. +</p> + +<p> +L. Pastori, <i>Elogio e difesa di Francesco Stabili</i>, MS. nella +biblioteca comunale di Ascoli Piceno, p. 62-67. +</p> + +<p> +V. Curi, <i>L’Università degli studi di Fermo</i>, Ancona, Aureli, +1880, p. 83. +</p> + +<p> +Luciano Sissa, <i>Commemorazione di C. d’A. nel R. Liceo +A. Caro di Fermo</i>, Ascoli Piceno, Cardi, 1868. +</p> + +<p> +Claudio Leonardo Ximenes, <i>Del vecchio e nuovo gnomone +fiorentino</i>, Introd. P. II, p. 67, Firenze, Stamp. Imperiale, +1757. +</p> + +<p> +Pulci, <i>Morgante Maggiore</i>, M. XXIV, st. 112-13. +</p> + +<p> +Henry Charles Lea, <i>A history of the Inquisition of the middle +ages</i>, New York, Harper, 1887, III, 441-43. +</p> + +<p> +P. Emiliani Giudici, <i>Storia della Letteratura italiana</i>, v. I, +2ª ediz. p. 253, nota. +</p> + +<p> +E. Frizzi, <i>Saggio di studi sopra C. d’A.</i>, in <i>Propugnatore</i>, +vol. X par. I, 1877. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +</p> + +<p> +C. Cantù, <i>Storia Universale</i>; Cronologia p. 2; <i>Storia della +Lett. italiana</i>, sec. XIV; <i>Gli eretici d’Italia</i>. +</p> + +<p> +De Batines, <i>Bibliografia Dantesca</i>, Prato, Alberghetti, 1847-48. +v. II, p. 297. +</p> + +<p> +Ferrazzi, <i>Manuale Dantesco</i>. +</p> + +<p> +S. Morpurgo, <i>Rime inedite di Giovanni Quirini e Antonio +Da Tempo</i>, in <i>Archivio Storico per Trieste, l’Istria e il Trentino</i>, +vol. I, fasc. 2, p. 142-166, Roma, 1881, Cfr. F. Novati, in +<i>G. S. della Lett. ital.</i>, I, 63. +</p> + +<p> +Mazzetti, <i>Repertorio di tutti i professori dell’Antico Studio +di Bologna</i>, 1847. +</p> + +<p> +Lami, <i>Lezioni di antichità toscana</i>, II, 593 segg., Firenze, +Bonducci, 1766. +</p> + +<p> +P. Appiani, <i>Vita di S. Emidio</i>, Roma, Zenobi, 1702. +</p> + +<p> +<i>Biblioteca Picena</i>, t. IV, Osimo, 1795. +</p> + +<p> +Alighiero Castelli, <i>Vita popolare marchigiana</i>, Ascoli P., Cesari, +1889. +</p> + +<p> +G. Panelli, <i>Memorie degli uomini illustri e chiari in medicina +del Piceno</i>, Ascoli, 1758. +</p> + +<p> +Gabriele Rosa, <i>Disegno della storia di Ascoli Piceno</i>, Brescia, +Fiori e C. 1869-70. +</p> + +<p> +Gabriele Rosa, <i>Vita di Cecco d’Ascoli</i> — Brescia, Fiori, 1869. +</p> + +<p> +Tartarotti Girolamo, <i>Del congresso notturno delle lammie</i>. +Rovereto, Lib. III, cap. 7, n. 7. pag. 242, 1749. +</p> + +<p> +Carlo Bossut, <i>Saggio sulla storia generale delle Matematiche</i>, +Trad. di Gregorio Fontana, Milano, 1803. +</p> + +<p> +Morery Louis, <i>Le grand dictionnaire historique ou le melange +mieux de l’histoire sacrée et profane</i>. In fol., 2 vol. +e 2 vol. di suppl. Amsterdam, 1702-1716. +</p> + +<p> +G. Tiraboschi, <i>Stor. della Lett. ital.</i>, T. V, P, Venezia, +Antonelli, p. 269, 1825. +</p> + +<p> +F. S. Quadrio, <i>Della stor. e della ragione d’ogni poesia</i>, IV, +59, Milano Agnelli, 1749. +</p> + +<p> +Baldi Bernardino, <i>Cronica dei matematici</i>, Citato dal Crescimbeni, +<i>Op. cit.</i> +</p> + +<p> +A. Gaspary, <i>Storia della Lett. ital.</i>, trad. da N. Zingarelli +e V. Rossi, I, p. 300-301, Torino, Loescher, 1887-1891. +</p> + +<p> +Burckardt, <i>La civiltà del secolo del Rinascimento</i>, trad. di Valbusa, +II, 327, n. 2, Firenze, Sansoni, 1876. +</p> + +<p> +Cardella, <i>Compendio della storia della lett. greca, latina e ital.</i>, +II, p. 53, Pisa, 1816. +</p> + +<p> +Zilioli, <i>Vite dei poeti italiani</i>, MS. cit. dal Mazzuchelli, <i>Op. cit.</i> +</p> + +<p> +P. Iovii, <i>Elogia virorum bellica virtute illustrium</i>, etc. p. 68, +Florentiae, L. Torrentini, 1551. +</p> + +<p> +G. Naudè, <i>Apologie pour tous les grands personnages qui +ont été faussement soupçonnés de magie</i>, p. 344, A la Haye, +chez Adrien Ulac, 1653. +</p> + +<p> +Mars. Ficini, <i>De Christiana religione</i>, c. X, I, p. 14, Basileae, +1551, <i>in Opera</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<p> +Giov. Villani, <i>Croniche di Firenze</i>, L. X, p. 41-42, ediz. +curata da A. Racheli, 1857. +</p> + +<p> +G. Spalazzi, <i>Cecco d’Ascoli</i>, Ascoli P., Cardi, 1876. +</p> + +<p> +Fr. Trucchi, <i>Poesie di duecento autori</i>, Vol. I, p. 266, Prato. +Guasti, 1846. +</p> + +<p> +B. Boncompagni, <i>Bull. di bibl. e di stor. delle scienze matematiche +e fisiche</i>, Roma. +</p> + +<p> +G. Natali, <i>Per la storia delle relazioni fra Dante e Cecco d’Ascoli</i>, +in <i>Le Marche</i>, I, 11, p. 169 segg. +</p> + +<p> +C. Ricci, <i>L’ultimo rifugio di Dante</i>, Milano, Hoepli, 1891, +p. 73 e 179. +</p> + +<p> +Davidsohn, <i>Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino</i>, +1322-29, in <i>Arch. Stor. ital.</i>, fasc. 222, ser. 5ª t. +XXVII, p. 346-55. +</p> + +<p> +Fr. Palermo, <i>I Manoscritti della Biblioteca Palatina di Firenze</i>, +vol. II, p. 163-258, Firenze, tip. Galileiana, 1860. +</p> + +<p> +G. Carducci, <i>Studi letterari: Della varia fortuna di Dante</i>, +IV, p. 258-267, Livorno, Vigo, 1880. +</p> + +<p> +G. Carducci, <i>Rime di Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV</i>, +Firenze, 1862, p. 64. +</p> + +<p> +G. Carducci, <i>Intorno ad alcune rime dei sec. XIII e XIV +ritrovate nei memoriali dell’Archivio Notarile di Bologna</i>, Imola, +Galeati, 1876. +</p> + +<p> +Felice Bariola, <i>Cecco d’Ascoli e l’Acerba</i>, in <i>Rivista Europea</i>, +v. XV. fasc. 16 ottobre, 1. e 16 novembre e 1. dicembre 1879. +</p> + +<p> +Gius. Castelli, <i>La vita e le opere di Cecco d’Ascoli</i>, Bologna, +N. Zanichelli, e Ascoli Pic., E. Cesari, 1892. +</p> + +<p> +Gius. Castelli, <i>Cecco d’Ascoli e Dante</i>, Roma, Soc. Ed. D. +Alighieri, 1903. +</p> + +<p> +Gius. Castelli, <i>Ancora C. d’A. e Dante</i> (Un processo che +dura da 580 anni), Roma. Ibidem, 1904. +</p> + +<p> +Gius. Castelli, <i>Una vendetta di Dante</i>, Roma, ibidem, 1907. +</p> + +<p> +Gius. Castelli, <i>La via consolare Salaria</i>, Ascoli P., Cardi, +1886. +</p> + +<p> +Filippo Villani, <i>Vite d’uomini illustri fiorentini</i>, Venezia, Pasquali, +1747. +</p> + +<p> +G. Perticari, <i>Apologia dell’amor patrio di Dante</i>, P. II, +c. 25. +</p> + +<p> +Giov. Fantuzzi, <i>Memorie degli scrittori bolognesi</i>, v. II, p. 180, +VI, p. 13-16, Bologna, 1781-1794. +</p> + +<p> +Em. Cicogna, <i>Della Leandreide, Mem. dell’Istituto Veneto</i>. +1856, p. 415. +</p> + +<p> +Carlo del Balzo, <i>Poemi di mille autori intorno a D. Alighieri</i>, +v. II, p. 257-456. +</p> + +<p> +Aless. D’Ancona, <i>Una poesia e una prosa di Ant. Pucci</i>, +in <i>Propugnatore</i>, v. II. P. II, p. 397-511, 1869; v. III, +P. I, p. 35-53, 1870; e <i>La poesia pop. ital.</i>, p. 129, n. 3. +</p> + +<p> +Art. Graf, <i>Il Zibaldone attribuito ad A. Pucci</i>, in <i>Gior. Stor. +d. Lett. ital.</i>, I, fasc. 2, p. 282-300. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +</p> + +<p> +Art. Graf, <i>Il Diavolo</i>, p. 240-41. +</p> + +<p> +P. Gio. Batt. Riccioli, <i>In Almagesto Ptolomaei</i>. +</p> + +<p> +De Sade, <i>Mémoires de Petrarque</i>, v. I, p. 49, Amsterdam. +</p> + +<p> +Morelli, <i>Catalogo Naniano</i>, Cod. 114. +</p> + +<p> +Beccatini, <i>Istoria dell’Inquisizione</i>. +</p> + +<p> +Ant. Bonfinii, <i>Rerum ungaricarum decades IV</i>, Hanoviae, 1606, +p. 235; e Basileae, ex Off. Oporiniana, 1568, p. 362. +</p> + +<p> +P. Niceron, <i>Mémoires pour servir à l’histoire des hommes +illustres</i>, t. XXX, 166, Paris, Briasson, 1754. +</p> + +<p> +S. Ammirato, <i>Istorie Fiorentine</i>, Lib. II, p. 138, Torino. +Pomba, 1855. +</p> + +<p> +Bayle, <i>Dictionnaire historique et critique</i>, t. I, Rotterdam, +1720. +</p> + +<p> +Seb. Andreantonelli, <i>Asculanae hist.</i>, Lib. IV, Patavii, De +Cadorinis, 1673, p. 144. +</p> + +<p> +Abate Ascolano (Fr. Ant. Marcucci), <i>Saggio delle cose ascolane</i>, +p. 276-77, Teramo, Consorti e Felicini, 1766. +</p> + +<p> +P. Mauro Sarti, <i>De claris Archigymnasii Bononiensis Professoribus</i>, +v. I, p. 435-36. +</p> + +<p> +G. Libri, <i>Notice de MS. de quelques bibliothèques des departements</i>, +III art.; in <i>Journal des Savants</i>, p. 547-554, Paris, +1841. +</p> + +<p> +G. N. Alidosi Pasquali, <i>Li dottori forestieri che in Bologna +hanno letto ecc., Bologna</i>, Tebaldini, 1263, p. 17-17. +</p> + +<p> +G. Ghirardacci, <i>Della historia di Bologna</i>, t. II, p. 56-66, +1596, 1734. +</p> + +<p> +Emidio Luzi, <i>L’Università degli studi in Ascoli Piceno</i>, Iesi, +Pierdicchi, 1891. +</p> + +<p> +Emidio Luzi, <i>Compendio di Storia ascolana</i>, Ascoli Pic., Cesari, +1889, p. 161. +</p> + +<p> +Zefiriele Tommaso Bovio, <i>Melampyco</i>. +</p> + +<p> +Valentinelli, <i>Catalogo della Bibl. Marciana</i>, v. III, p. 169. +</p> + +<p> +P. Fanfani, <i>Cecco d’Ascoli</i>, Firenze, Carnesecchi, 1870. +</p> + +<p> +P. Fanfani, <i>Novelle, apologhi, racconti</i>, p. 151-169; 219-280, +Milano, Carrara, 1878. +</p> + +<p> +T. Ronconi, <i>L’amore in Bernardo di Ventadorn e in Guido +Cavalcanti</i>, Bologna, 1881. +</p> + +<p> +D. M. Manni, <i>Le veglie piacevoli</i>, t. VIII, Firenze, 1783; e +Venezia, Zatta, 1762, 2ª ediz. I, 79. +</p> + +<p> +E. Papanti, <i>Dante secondo la tradizione e i novellatori</i>, p. 196, +Livorno, Vigo, 1873. +</p> + +<p> +Bindi, <i>Artisti abruzzesi</i>. +</p> + +<p> +Cappello D. Agostino, <i>Memorie d’Accumoli</i>. In <i>Giorn. Arcadico</i>, +p. 100-101, Roma, 1826. +</p> + +<p> +Cristina De Pisan, <i>Cité des Dames</i>, ch. X. +</p> + +<p> +<i>Nascita, vita e morte di Francesco Stabile, volgarmente detto +C. d’A., quale per i suoi errori fu condannato ad essergli +tagliate le vene della fronte, e gettato alle fiamme</i>, col suo +ritratto in rame, Firenze, 1792. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +</p> + +<p> +Oddone Zenatti, <i>Nuove rime di Alchimisti</i> (Estr. dal <i>Propugnatore</i>, +n. 5 fsc. 21), Bologna, Romagnoli, Dall’Acque, 1891. +</p> + +<p> +Oddone Zenatti, <i>Nuovi testi della canzone capodistriana sulla +pietra filosofale</i>, Verona, Franchini 1891. +</p> + +<p> +G. Vasari, <i>Le vite dei pittori</i>, ecc. v. I, p. 601, Firenze Sansoni +(L’Orcagna dipinse C. d’A. nell’Inferno). +</p> + +<p> +Baldinucci, <i>I professori del disegno</i>, sec. II, dec. VI. +</p> + +<p> +G. Cantalamessa Carboni, <i>Memorie intorno ai letterati ed agli +artisti di Ascoli</i>, Ascoli P., Cardi, 1830. +</p> + +<p> +Vincenzo Nannucci, <i>Manuale della Lett. del primo secolo</i>, vol. I. +</p> + +<p> +Tomm. Casini, <i>Manuale della Lett. ital.</i> v. III, 313. +</p> + +<p> +Tomm. Casini, <i>Sulle forme metriche italiane</i>, p. 62-63. +</p> + +<p> +Laubert, <i>Zum Phisyologus</i>, in <i>Romanische Forschungen</i>, 1891. +</p> + +<p> +A. Bartoli, <i>Stor. d. Lett. ital.</i>, vol. V. +</p> + +<p> +F. Novati, <i>Giorn. stor. d. Lett. ital.</i>, Torino, I, 62. +</p> + +<p> +V. Rossi, <i>Giorn. stor. d. Lett. ital.</i>, Torino, XXI, 385 segg. +</p> + +<p> +V. Cian, <i>Giorn. stor. d. Lett. ital.</i>, XI, 234, n. 1. +</p> + +<p> +V. Cian, <i>Vivaldo Belcalzer e l’enciclopedismo italiano delle origini</i>, +in <i>G. stor. d. Lett. ital., Suppl.</i> n. 5, p. 60-61. +</p> + +<p> +R. Renier, <i>Un cod. mal noto dell’Acerba</i>, in <i>Giorn. stor. d. Lett. +ital.</i>, I, fasc. 2.º, 1883, p. 301-305. +</p> + +<p> +L. Chiappelli, <i>Vita e opere giuridiche di Cino da Pistoia</i>, Pistoia, +Bracali, 1881, p. 78-79. +</p> + +<p> +P. Scheffer Boichorst, <i>Aus Dantes Verbannung</i>, Strassburg, Trübner, +1882, p. 6-69. +</p> + +<p> +F. Torraca, <i>Manuale di Letteratura italiana</i>, vol. I. +</p> + +<p> +G. Volpi, <i>Il Trecento</i>, Milano, Vallardi, p. 179. +</p> + +<p> +G. Crocioni, <i>Il Dottrinale di Iacopo Alighieri</i>, Città di Castello, +1895. +</p> + +<p> +G. Crocioni, <i>La materia del Dottrinale</i>, in <i>Rivista di Scienze +fis. e matematiche</i>, Pavia, 1903, p. 359. +</p> + +<p> +N. Zingarelli, <i>Dante</i>, Milano, F. Vallardi. +</p> + +<p> +E. Rivalta, <i>Dante e Guido</i>, in <i>Nuova Antologia</i>, 1.º ottobre 1904. +</p> + +<p> +C. Segrè, <i>La patria poetica di F. Petrarca</i>, in <i>N. Antologia</i>, +luglio 1904. +</p> + +<p> +Gaudenzi, <i>Appunti per servire alla stor. della Università di +Bologna e dei suoi maestri</i>, Bologna 1889. +</p> + +<p> +Gaudenzi, <i>Lo studio di Bologna nei primi due secoli della sua +esistenza</i>, Bologna, 1901. +</p> + +<p> +B. Wiese ed E. Pèrcopo, <i>Stor. d. Lett. ital. dai primi tempi +fino ai nostri giorni</i>, Torino, Un. T. Ed. T., 1904. +</p> + +<p> +A. Bassermann, <i>Dantes Spuren in Italien</i>. +</p> + +<p> +V. Paoletti, <i>Cecco d’Ascoli</i>, Saggio critico, Bologna-Ascoli P., +Zanichelli, 1905. +</p> + +<p> +G. Boffito, <i>Perchè fu condannato al fuoco l’astrologo Cecco +d’Ascoli?</i>, in <i>Studi e doc. di Storia e Diritto</i>, Roma, A. XX, 1899. +</p> + +<p> +G. Boffito, <i>La meteorologia dell Acerba</i>, in <i>Ann. stor. meteorolog. +ital.</i>, vol. I, 1898, Torino. +</p> + +<p> +G. Boffito, <i>Il De Principiis Astrologiae di C. d. A. novamente +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +scoperto e illustrato</i>, in <i>Gior. stor. d. Lett. ital.</i>, Torino, 1903, +Suppl. n. 6. +</p> + +<p> +G. Boffito, <i>Il commento di C. d. A. all’Alcabizzo</i>, Firenze, +L. S. Olschki, 1905. +</p> + +<p> +C. Mazzi, <i>Statuti volgari di Ascoli</i>, in <i>La Bibliofilia</i>, Firenze, +Olschki, disp. 9 e 10, 1900, 1901. +</p> + +<p> +C. Mazzi, <i>Un cod. sconosciuto dell’Acerba</i>, Ibidem, disp. 11 e 12, +1901. +</p> + +<p> +G. Boffito, <i>Il De eccentricis et epicyclis di C. d. A. nuovamente +scoperto ed illustrato</i>, in <i>pubbl. dell’Osservatorio del Collegio +alla Querce</i>, Firenze, Serie in 4.º, n. 7., 1905. +</p> + +<p> +G. Boffito, <i>La «Quaestio de aqua et terra» di Dante Alighieri</i>, +ediz. princ. del 1508 riproduzione in facsim. — Introd. +stor. e trascriz. critica del testo lat. di G. Boffito, con intr. +scientif. dell’ing. O. Zanotti — Bianco e Proem. del Dott. +Prompt, Firenze, L. S. Olschki, 1905. +</p> + +<p> +C. Lozzi, <i>Cecco d’Ascoli</i>, saggio critico e bibliografico, Ibidem, +vol. IV disp. 9 e 10 e vol. disp. 1 e 2. +</p> + +<p> +Leonardo Olschki, <i>Le contese intorno a C. d. A.</i>, in <i>La Bibliofilia</i>, +A. VII, Gennaio 1906. +</p> + +<p> +P. Rosario, <i>Cecco d’Ascoli e la sua città natale</i>, Ascoli Satriano, +N. Coluccelli, 1897. +</p> + +<p> +P. Rosario, <i>Dall’Ofanto al Carapelle</i>, Ascoli Satriano, vol. I +e II, 1898-1902. +</p> + +<p> +R. Renier, <i>Gior. stor. Lett. ital.</i>, Torino, XXX, 330. +</p> + +<p> +Karl Vollmöller, <i>Krit. lahresbericht über d. Fortschritte d. Roman. +Philologie</i>, Dresden, 1899. +</p> + +<p> +G. Calvi, I<i>l manoscritto H di Leonardo da Vinci; Il Fiore di +Virtù</i> e <i>l’Acerba di Cecco d’Ascoli</i>; contrib. a uno studio sui +fonti di L. da Vinci, in <i>Archiv. stor. lombardo</i>, vol. X, +A. XXV, Milano. +</p> + +<p> +G. Modigliani, <i>Psicologia Vinciana</i>, Milano, Treves, 1913. +</p> + +<p> +Leonardo, <i>Scritti</i>, con un proemio di Luca Beltrami, Istituto +Editoriale Italiano, Milano. (<i>Gli Immortali</i>, I Serie, Vol. XXII). +</p> + +<p> +De Dominicis e V. Paoletti, <i>La patria di C. d’Ascoli</i>, in <i>Rivista +Marchigiana illustrata</i>, Roma, A. V, n. 1, 2, 5, che non mi è +riuscito di consultare. +</p> + +<p> +Guido Cavalcanti, <i>Rime</i>, Lanciano, R. Carabba, 1913. +</p> + +<p> +A. Ribera, <i>Guido Cavalcanti</i>, A. F. Formiggini, Modena, 1911. +</p> + +<p> +Cino da Pistoia, <i>Rime</i>, Lanciano, R. Carabba, 1913. +</p> + +<p> +Lynn Thorndike, prof. nella Western Reserve University di +Cleveland, <i>La magia nel Medio Evo</i>, in <i>Monist</i>, fasc. di gennaio +1915, riassunto da <i>Minerva</i>, Roma, A. XXV, n. 7, 1º aprile, +1915. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +</p> + +<h2 id="archivio">ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI +<span class="smaller">Registri Angioini, n. 262, f. 82 r. e t. +31 Maggio 1327, X.ª Indizione.</span></h2> +</div> + +<p> +Carolus Illustris Ierusalem et Sicilie Regis Roberti primogenitus +Dux Calabrie ac eius Vicarius Generalis Raimundo +Russo de Cathania Thesaurario et familiari nostro salutem et +dilecionem sinceram. Volentes magistro Cicco de Esculo quem +in phisicum et familiarem nostrum duximus diebus non longe +preteritis retinendum gagia sicut aliis nostris phisicis exhiberi +fidelitati tue presentium tenore expresse jubemus quatenus +eidem magistro Cicco, quousque fuerimus in partibus +Tuscie vel alibi extra Regnum gagia ad racionem de uncis auri +tribus et postquam in Regnum feliciter redierimus dante domino +ad racionem de unciis auri duabus ponderis generalis per mensem +a die duodecimo proximo preteriti mensis martij uius X.<sup>e</sup> Indictionis +usque nunc simul et semel et deinde in antea de mensei +in mensem nostro durante beneplacito de pecunia camere nostre +sistente et futura per manus tuas solvere et exhibere procures +apodixas ab eodem magistro Cicco de his que sibi propterea solveris +suis vicibus recepturus ordinacione seu mandato quocum +que contrario facto et in antea faciendo eciam si de illo vel +aliqua ejus clausula esset in presentibus expressa mencio facienda +execucione presencium non obstante. Datum Florencie en +nostre cambre anno domini MCCCXXVII die ultimo maij dicte +X.<sup>e</sup> Indictionis. +</p> + +<p> +Cuius auctoritate mandati. +</p> + +<p> +Die ultimo madij X.<sup>e</sup> indicionis Florencie solute sunt magistro +Cicco de Esculo phisico et familiari prefati domini ducis pro +gagiis suis ultimorum dierum XVIII proximo preterite mensis +martii ac mensis Aprilis et presentis madij uius anni decime Indicionis +ad racionem de uncis tribus in argento per mensem extra +regnum pro uncis VII et tarenis XXIV reductis ad florenos auri +ad predictam racionem auri........ floreni XXIII et solidi +XXVIII. +</p> + +<p> +Eodem die solute sunt notario nicolao de Alifia Regie ac ducalis +cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris sui +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +presentis mensis madij pro unciis III tarenis XXVI et granis V +in argento reductis ut supra ....... floreni XVI solidi XXXVIIII +denari VIII. +</p> + +<p> +Eodem die ibidem solute sunt notario mactheo de scuccula +Regie et ducalis cancellerie notario pro gagiis suis et unius scriptoris +sui presentis mensis madij pro uncis III tarenis XXVI et +granis V in argento reductis ut supra auri ..... floreni XVI +solidi XXXVIIII denari VIII. +</p> + +<p> +Que tota predicta pecunia soluta et liberata. Infra predictum +mensem madij uius X.<sup>e</sup> Indicionis personis prescriptis pro Gagiis +corum temporis predistincta est ut supra dici particulariter +continetur auri florenorum quindecim milia contingentem quatuor +solidos quinquaginta novem et denarios decem. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<h2 id="libro1">LIBRO PRIMO‍<a class="tagtitle" id="tag5" href="#note5">[5]</a></h2> +</div> + +<h3 id="cap1-1">CAPITOLO I‍<a class="tagtitle" id="tag6" href="#note6">[6]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ultra non segue più la nostra luce <span class="linenum">[C. Laur., c. 1 r.] [C. Casan. c. 1 r.]</span></p> +<p class="i01">For de la superficie de quel primo,</p> +<p class="i01">In qual natura, per poter, conduce</p> +<p class="i02"> La forma inteligibel, che devide</p> +<p class="i01">Noi dagli animal, per l’abito estrimo,</p> +<p class="i01">Qual creatura mai non tutto vide.</p> +<p class="i02"> For d’ogne cielo substanzie nude‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a></p> +<p class="i01">Stanno benigne per la dolce nota,</p> +<p class="i01">Ove la pietà non li occhi chiude;</p> +<p class="i02"> E, per potenzia de cotal virtude,</p> +<p class="i01">Conserva el giro de ciascuna rota,</p> +<p class="i01">Unde de vita recevem salute.</p> +<p class="i02"> E l’arco, dove son diversi lumi,‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a></p> +<p class="i01">Gira de sotto con subiecte stelle,</p> +<p class="i01">E lassa un grado ben con tardi tumi.</p> +<p class="i02"> Le quattro qualità costui ’nforma,</p> +<p class="i01">Sì ch’el subiecto in acto ven da quelle,</p> +<p class="i01">Perchè le strenge con sua dolce forma.</p> +<p class="i02"> De sotto luce quella trista stella,‍<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a></p> +<p class="i01">Tarda di corso e di vertù inimica,</p> +<p class="i01">Che mai so raggio non fè cosa bella.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span></p> +<p class="i02"> Gelo col freddo flato mette a terra,</p> +<p class="i01">Et a chi n’ha mercè s’ella s’applica,</p> +<p class="i01">L’aire, stridendo, chiama guerra guerra. <span class="linenum">[C. L. c. 1 t.]</span></p> +<p class="i02"> È circumscripta la luce benigna‍<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a></p> +<p class="i01">Nel sesto cielo onde quel s’acquista,</p> +<p class="i01">Che ben se prova là ove se signa.</p> +<p class="i02"> Se l’anima li occhi belli soi non clude,</p> +<p class="i01">Stando ne l’ombra de l’umana vista,</p> +<p class="i01">Vol che la dorma ’n le so brazza nude.</p> +<p class="i02"> L’ignea stella pietà non mira,‍<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a></p> +<p class="i01">Ma sempre de mercè se mostra freda:</p> +<p class="i01">A chi la scombra, de sotto le gira;</p> +<p class="i02"> E tal tempesta per l’aire despande <span class="linenum">[C. C. c. 1 t.]</span></p> +<p class="i01">La sua potenzia, ch’in tutto preda</p> +<p class="i01">Al nostro tempo noi miramo grande.</p> +<p class="i02"> Po’ gira il corpo de la nostra vita,‍<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a></p> +<p class="i01">Agente universal d’ogni subiecte:</p> +<p class="i01">Qual virtù pinge sì la sua ferita</p> +<p class="i02"> De li ferventi raggi, onde se scalda</p> +<p class="i01">La grave qualità che ’n lei se flecte;</p> +<p class="i01">Che ciò che vive lor potenzia salda.</p> +<p class="i02"> D’amor la stella, nella terza rota,‍<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a></p> +<p class="i01">Al spirto dà angoscia con sua luce</p> +<p class="i01">Da cosa bella che non sta remota:</p> +<p class="i02"> Da lui, se morte spenge sua figura,</p> +<p class="i01">In cui so dolce raggio non vi luce,</p> +<p class="i01">Non è animata cosa tal natura.</p> +<p class="i02"> Gira ’l pianeta con la bina voglia</p> +<p class="i01">Per quella spera unde vene tal lume,</p> +<p class="i01">Qual tutta obscurità de l’alma spoglia.</p> +<p class="i02"> La fredda stella in quel poco cerchio‍<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a></p> +<p class="i01">Ultimo gira, e n’è ver che consume</p> +<p class="i01">L’ombra, per lo splendor che sia soverchio.</p> +<p class="i02"> Anche onne luce che possede ’l cielo</p> +<p class="i01">Ven da quel corpo, qual natura prima</p> +<p class="i01">Illa formato d’amoroso zielo:</p> +<p class="i02"> Sì come stella per costui resplende,</p> +<p class="i01">Ma l’ultima se mostra più sublima;</p> +<p class="i01">Cessandose da lui, più luce prende. <span class="linenum">[L. c. 2]</span></p> +<p class="i02"> Ma quando infra li raggi ella si volve,</p> +<p class="i01">Attrista la virtù de ciò che vive</p> +<p class="i01">E l’aire per tempesta se dissolve:</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p> +<p class="i02"> Assima li fiumi e onne vertù sbada,</p> +<p class="i01">Qual insigna ’l tempo campo circumscrive;</p> +<p class="i01">D’onor se priva per contraria spada,</p> +<p class="i02"> Se ’n oriente luce la sua stella;</p> +<p class="i01">Ne l’octava parte s’ella se trova,</p> +<p class="i01">A tal potenzia non po’ star rebella;</p> +<p class="i02"> E se l’altra gira nel più alto punto, <span class="linenum">[C. c. 2]</span></p> +<p class="i01">Serà da pinger l’aire quella prova,</p> +<p class="i01">E far volar chi de plumbe è unto.</p> +<p class="i02"> Move li corpi de minor rascione</p> +<p class="i01">E fuga ciò che non po’ lor natura</p> +<p class="i01">Assimigliare a soa perfezione:</p> +<p class="i02"> Lor viso bello turba ’l nostro aspecto,</p> +<p class="i01">Nel specchio pinge de nebbia figura</p> +<p class="i01">E toglie luce ’l figlio a gran delecto;</p> +<p class="i02"> E l’altr’animali de vertute nudi,</p> +<p class="i01">La ’stremità possende decio sempre;</p> +<p class="i01">O gran vertù che tutte cose mudi!</p> +<p class="i02"> O quando ’l to voler fa bella mostra,</p> +<p class="i01">Che voi e onne natura così tempre,</p> +<p class="i01">Per più benigna far la vita nostra!</p> +<p class="i02"> O tu che mostri el terzo in una forma,</p> +<p class="i01">E accendi di pietà la spessa norma.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap2-1">CAPITOLO II‍<a class="tagtitle" id="tag15" href="#note15">[15]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"> El principio che move queste rote <span class="linenum">[L. c. 2 t.]</span></p> +<p class="i01">Sono inteligenzie separate:</p> +<p class="i01">Non stanno dal divin splendor remote,‍<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a></p> +<p class="i02"> Non cessano l’acti de mover possenti,</p> +<p class="i01">Non posseno nostre menti star celate</p> +<p class="i01">A lor intellecti de vertù lucenti.</p> +<p class="i02"> Movendo stelle e lor diverse spere,</p> +<p class="i01">Diverse genti con contrarii acti,</p> +<p class="i01">Forma la lor potenzia qual non pere.</p> +<p class="i02"> Altri che sono de vertù esperti,‍<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a></p> +<p class="i01">Altri che sono dal subiecto estratti,</p> +<p class="i01">Altri che sono del fallir converti,</p> +<p class="i02"> Altri che de l’arme prendon possa,</p> +<p class="i01">Altri che de viltà portano insegna,</p> +<p class="i01">Altri che danno nell’altrui percossa,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span></p> +<p class="i02"> Altri che lor voce sempre chiama:</p> +<p class="i01">O tirannia, o cosa benegna,</p> +<p class="i01">Non curan de vertù posseder fama.</p> +<p class="i02"> Ma l’anima bella del fattor simile, <span class="linenum">[C. c. 2 t.]</span></p> +<p class="i01">Per so valore, a queste po’ far ombra,</p> +<p class="i01">Se non s’enclina ’l so voler gentile.</p> +<p class="i02"> Quando l’influenzia ven da quelle,</p> +<p class="i01">Se soa vertù per queste non se scombra,</p> +<p class="i01">Allora è donna sopra tutte stelle.‍<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a></p> +<p class="i02"> Nove son questi qual movon li cerchi,</p> +<p class="i01">E l’altri sott’a questi pone altrui,</p> +<p class="i01">Qual spira l’anima de l’acti soverchi.</p> +<p class="i02"> Inteligenzia del terrestro mundo‍<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a></p> +<p class="i01">Con la benignità conforma nui,</p> +<p class="i01">Prendendo l’anima in l’esser secundo.</p> +<p class="i02"> E quest’è l’anima ch’è una in tucti,</p> +<p class="i01">Ch’è sott’al cerchio de la prima stella;</p> +<p class="i01">E d’altra vita semo privi e structi:</p> +<p class="i02"> E questo pone lo falso Averoisse</p> +<p class="i01">Con soa sofista e penta novella,</p> +<p class="i01">Ma mo ha plù vertù che quando visse. <span class="linenum">[L. c. 3]</span></p> +<p class="i02"> Poreste dubitare del primo celo,</p> +<p class="i01">Che ciò che sensibilità possede,</p> +<p class="i01">Loco circumscrive e li fa velo.</p> +<p class="i02"> Se fosse contenuto d’altra spera,</p> +<p class="i01">Et ella contenuta rason vede</p> +<p class="i01">Sì ch’aver fino il cielo non è vera;</p> +<p class="i02"> Dico, che chi per sè possede loco,</p> +<p class="i01">Conosce niente di che loco tegna,</p> +<p class="i01">Ponendo ’l cielo così del vero poco;</p> +<p class="i02"> Che per accidenti il loco si mantene,</p> +<p class="i01">Avegna che per sè el mondo spegna,</p> +<p class="i01">Ond’ha la vita l’amoroso bene.</p> +<p class="i02"> Oltra quel cielo non è qualitate,</p> +<p class="i01">Ne anche forma che move intellecto,</p> +<p class="i01">Ma nostra fede vole che pietate</p> +<p class="i02"> Dimori sopra nel beato regno,</p> +<p class="i01">Al qual la spe ne mena a quello effecto.</p> +<p class="i01">De quella luce del fattor benegno.</p> +<p class="i02"> De’ qua’ già ne trattò quel Fiorentino.‍<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a></p> +<p class="i01">Che lì lui se condusse Beatrice;</p> +<p class="i01">Tal corpo umano mai non fo divino,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p> +<p class="i02"> Nè po’ sì come ’l perso essere blanco,</p> +<p class="i01">Perchè se renova sicomo fenice</p> +<p class="i01">In quel disio che li ponge el flanco.</p> +<p class="i02"> Ne li altri regni ov’andò col duca,</p> +<p class="i01">Fondando li soi pedi en basso centro,</p> +<p class="i01">Là lo condusse la sua fede poca:</p> +<p class="i02"> E so ch’a noi non fe’ mai retorno</p> +<p class="i01">Chè so disio sempre lui tenne dentro:</p> +<p class="i01">De lui mi dol per so parlar adorno.</p> +<p class="i02"> La degna intelligenzia prima move <span class="linenum">[C. c. 3]</span></p> +<p class="i01">El primo celo che moto governa:</p> +<p class="i01">Ogne ora nel girar sono più nove;</p> +<p class="i02"> L’altre che verde tegnon nostra palma,</p> +<p class="i01">E questa vole che null’ al moto sperna,</p> +<p class="i01">Sì che d’ogne vita viva l’alma; <span class="linenum">[L. c. 3 t]</span></p> +<p class="i02"> E per queste ne la figura di morte</p> +<p class="i01">Molte anime d’accidenti sono scorte.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap3-1">CAPITOLO III‍<a class="tagtitle" id="tag24" href="#note24">[24]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Cerchiase con l’arco ove se fonda</p> +<p class="i01">L’ignea qualità di quella stella,</p> +<p class="i01">E la gira po’ sotto questa abonda.</p> +<p class="i02"> In quella spera sempre vinta essendo</p> +<p class="i01">La strema parte gira pur con ella,</p> +<p class="i01">Si como levi corpi suso attendo.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span></p> +<p class="i02"> El centro pete de la grave natura,‍<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a></p> +<p class="i01">Però queste altre tegnon ’l basso sito.</p> +<p class="i01">De tutte qualità lor forma pura</p> +<p class="i02"> Se cela ai occhi nostri e non se mira,</p> +<p class="i01">Salvo el subiecto ch’è da lor finito,</p> +<p class="i01">Per la vertù de sovra che ciò spira.</p> +<p class="i02"> La grave qualità el ciel divide;</p> +<p class="i01">Asperica de forma sta nel mezzo,</p> +<p class="i01">Si como ’l punto che nel cerchio asside</p> +<p class="i02"> Alcuno con quel che so nome demostra</p> +<p class="i01">Del celo la plica non appare al senso,</p> +<p class="i01">Dal qual se move intelligenzia nostra.</p> +<p class="i02"> La minor stella che nel celo splende</p> +<p class="i01">Máiore che la grave qualitate,</p> +<p class="i01">Et ella com’el punto se comprende</p> +<p class="i02"> Nel cielo; e questa se demostra vera</p> +<p class="i01">Ne le stelle ferme che mirate,</p> +<p class="i01">Ma non in questa dell’ultima spera; <span class="linenum">[L. c. 4]</span></p> +<p class="i02"> Perchè ’l minor lo maior non cela,</p> +<p class="i01">Però la luna non è miga grande</p> +<p class="i01">Plù che la terra che ’l so lume vela:</p> +<p class="i02"> Se ciò non fosse già morta, non tutta <span class="linenum">[C. c. 3 t.]</span></p> +<p class="i01">L’ombra de la terra che lei spande</p> +<p class="i01">Che mostra a tempo soa bellezza strutta.</p> +<p class="i02"> In quarta parte si vivon li animali,</p> +<p class="i01">E l’altre parti tegnon ’l caldo e frido,</p> +<p class="i01">Unde la vita e l’acti naturali,</p> +<p class="i02"> Stando remoti da elli al ver non face</p> +<p class="i01">Animato corpo nè voce nè strido:</p> +<p class="i01">La demorasse a chi vertude spiace.</p> +<p class="i02"> Lo quarto si divide in septe parti</p> +<p class="i01">Da septe stelle poste de fin’ in austro;</p> +<p class="i01">Ciascuna a l’altra d’ombra getta salti;‍<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a></p> +<p class="i02"> Si como gira ’l sole e ’l lume scima,</p> +<p class="i01">Ombra e luce non è in onne castro;</p> +<p class="i01">Se nel quarto obscura, lo quinto dima.</p> +<p class="i02"> Ciò forma de la terra el gran tumore,</p> +<p class="i01">Però inseme onne animal non vede,</p> +<p class="i01">Quando la luna perde so splendore.</p> +<p class="i02"> Chi stesse sotto la luce sempiterna,</p> +<p class="i01">Da septe stelle ch’a noi tengon fede,</p> +<p class="i01">Si como nostra luce pone eterna,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p> +<p class="i02"> Porebe andare verso ’l cel del mundo</p> +<p class="i01">Tanto che queste già non vedería,</p> +<p class="i01">Sì como noi quel cerchio secundo,</p> +<p class="i02"> Che nella parte sta meridiana:</p> +<p class="i01">Prendesse verso queste stelle via,</p> +<p class="i01">Lassarà la secunda tramontana.</p> +<p class="i02"> Tegnon la terra nel mezzo dui poli:</p> +<p class="i01">Di sopra l’uno, e l’altro oppost’a lui:</p> +<p class="i01">Di simel virtute natura formolli.</p> +<p class="i02"> Se l’un facesse sua potenzia quita,</p> +<p class="i01">L’altro verso ’l ciel tiraria nui;</p> +<p class="i01">Perchè ciascuno fa como calamita. <span class="linenum">[L. c. 4 t.]</span></p> +<p class="i02"> La nostra luce nega quel che dice</p> +<p class="i01">La falsa oppinion de queste genti,</p> +<p class="i01">Che verde mostra de trista radice.</p> +<p class="i02"> Vanno leggiadri di belli animali <span class="linenum">[C. c. 4]</span></p> +<p class="i01">Quelle anime obscure de l’atti lucenti:</p> +<p class="i01">A’ vertuosi già non dico quali.</p> +<p class="i02"> Dal cielo sta la terra ogual lontana,</p> +<p class="i01">Però la luce de le stelle mostra</p> +<p class="i01">Ogual splendore ad ogne vista umana.</p> +<p class="i02"> Se ’n oriente omne ’l mezzo gira,</p> +<p class="i01">Over si ’n occidente ella s’è posta,</p> +<p class="i01">Da quella forma ciascadun la mira.</p> +<p class="i02"> Molte ore el falso prende nostro viso,</p> +<p class="i01">Per lo corpo diafano ne le stelle,</p> +<p class="i01">Stando nel mezzo e trasparendo fiso.</p> +<p class="i02"> De l’esser vero li occhi nostri scombra,</p> +<p class="i01">Perchè lo raggio le mostra più belle,</p> +<p class="i01">Si como luce ch’è lontana in ombra;</p> +<p class="i02"> Chè nel mezzo, per natura, posa</p> +<p class="i01">La terra ’l celo come grave a centro.</p> +<p class="i01">Non pote fare ’l moto miga iosa.</p> +<p class="i02"> Però ch’ascendere bel grave suso,</p> +<p class="i01">Natura tal potentia non ten dentro</p> +<p class="i01">Nè vinta fue già mai de cotal uso.</p> +<p class="i02"> E se possibile fusse che fondasse</p> +<p class="i01">De questa superficia là de sota,</p> +<p class="i01">Sì che l’omisperio lo mirasse,</p> +<p class="i02"> Essendo sì leggero, avría festa,</p> +<p class="i01">Voltando nel mezzo de la rota</p> +<p class="i01">In ver de noi li pei et illa testa,</p> +<p class="i02"> Sì como li acti, che sono accidenti</p> +<p class="i01">Ne l’acque che trapassaron sì lucenti.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +</p> + +<h3 id="cap4-1">CAPITOLO IV‍<a class="tagtitle" id="tag27" href="#note27">[27]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Cessa intellecto cum le rotte vele, <span class="linenum">[L. c. 5]</span></p> +<p class="i01">Ch’a tua vertù non basta veder luce</p> +<p class="i01">De quel che te convene d’esser fidele,</p> +<p class="i02"> Unde perfecto Deo fae natura</p> +<p class="i01">Universal che sempre spera e luce,</p> +<p class="i01">Ch’in acto di potentia trasfigura</p> +<p class="i02"> Intelligenzie stelle moto e lume. <span class="linenum">[C. c. 5]</span></p> +<p class="i01">Onne natura che la spera ammanta</p> +<p class="i01">Mantegnon e de ciò l’essere sume.</p> +<p class="i02"> Se non fosse d’onne animal che vive</p> +<p class="i01">E de ciascuna vegetabel planta,</p> +<p class="i01">Serian de lor virtute morte e prive.</p> +<p class="i02"> S’a li occhi nostri appare nova forma</p> +<p class="i01">Lo umano ingegno allor se mova e quera,</p> +<p class="i01">Fin che de lui el ver se ponga norma.</p> +<p class="i02"> Ma non transcenda e levi l’alto ingegno</p> +<p class="i01">Sopra le stelle, sì che illu pera,</p> +<p class="i01">Che de cotal luce non mostra segno.</p> +<p class="i02"> O viste del miracoloso affanno</p> +<p class="i01">Ch’in voi s’include sempre miraviglia</p> +<p class="i01">Del poco cerchio la stella miranno!</p> +<p class="i02"> Non è virtù non dubitare al mondo,</p> +<p class="i01">Ma far de l’ombra umana semiglia,</p> +<p class="i01">Rason non vede como sia ’l secondo.</p> +<p class="i02"> Dico che umbra de stella umana</p> +<p class="i01">Si fa el terrestro assisso in quella parte</p> +<p class="i01">Ch’a nostra qualità non è lontana.</p> +<p class="i02"> Per bello raggio non la priva ’l sole</p> +<p class="i01">Perchè n’è desposta como Marte,</p> +<p class="i01">Che con li soi raggi el foco mostrar vole.</p> +<p class="i02"> De questa stella se cela bellezza</p> +<p class="i01">De li acquistati raggi, sicch’in nui</p> +<p class="i01">Par che natura perda sua vaghezza.</p> +<p class="i02"> De ciò che vive la virtude germe</p> +<p class="i01">Per questo che receve corpo in lui; <span class="linenum">[L. c. 5 t.]</span></p> +<p class="i01">De tutti li celi l’aver si sperme.</p> +<p class="i02"> Langue natura si como costei,</p> +<p class="i01">Perchè nel tempo perde de valore,</p> +<p class="i01">Che sua potenzia non se spande in lei.</p> +<p class="i02"> Cessa l’effecto, se la causa è priva,</p> +<p class="i01">Alotta chi è subiecto a gran dolore,</p> +<p class="i01">Verso a la morte prendon la trista riva.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span></p> +<p class="i02"> Vegnon nel mondo e sono già venute</p> +<p class="i01">Molti accidenti, qual de dir mi noia,</p> +<p class="i01">Perchè se vederanno e sun vedute</p> +<p class="i02"> De l’anime belle figurate e pente</p> +<p class="i01">De la virtù del cel che lor innoia,</p> +<p class="i01">Mirando quanto è in noi el cel possente.</p> +<p class="i02"> E de li primi raggi el bel corpo</p> +<p class="i01">Pense paura ne l’umani aspecti,</p> +<p class="i01">Quando se mostra de sua luce torpo.</p> +<p class="i02"> S’in questo si maciela lo suo splendore,</p> +<p class="i01">Ne l’altro li soi raggi son concepti,</p> +<p class="i01">Che in tutte parti sua luce non more.</p> +<p class="i02"> Doi cerchi sono intersetti inseme‍<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a></p> +<p class="i01">E quanto differenti, dico altrui,</p> +<p class="i01">Ove sono iuncti e là ove sono streme.</p> +<p class="i02"> La prima stella si gira in quel sito,</p> +<p class="i01">El sole ne l’altro, e questo opposto a lui</p> +<p class="i01">Quand’el so corpo è de splendor finito.</p> +<p class="i02"> De le do stelle, nel mezzo è la terra</p> +<p class="i01">Per qual la luna lo raggio non vede,</p> +<p class="i01">Che nel so corpo l’ombra se deserra.</p> +<p class="i02"> Sempre non tutta questa stella oscura,</p> +<p class="i01">Si como nostra vista ne fa fede,</p> +<p class="i01">Ch’in parte mor’ a tempo soa figura.</p> +<p class="i02"> Girando ’l celo, vegnon le triste ore,</p> +<p class="i01">Che ’l bello raggio nello sol se vela,</p> +<p class="i01">Stando la luna vincta nel so core;</p> +<p class="i02"> Ove se gionse l’una e l’altra rota,</p> +<p class="i01">Ai occhi umani la bellezza cela <span class="linenum">[L. c. 6]</span></p> +<p class="i01">De quella luce ch’è per lei remota;</p> +<p class="i02"> Unde celando sì nova bellezza,</p> +<p class="i01">Sotto le stelle mor onne allegrezza.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap5-1">CAPITOLO V‍<a class="tagtitle" id="tag29" href="#note29">[29]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Comate stelle cum diversi modi‍<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> <span class="linenum">[C. c. 5 t]</span></p> +<p class="i01">De luce, qual se mostra su ne l’aire,</p> +<p class="i01">Dico che desegna, si tu m’odi,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span></p> +<p class="i02"> Ciascun corpo de li septi cerchi</p> +<p class="i01">Per qual che tempo e per moti varie</p> +<p class="i01">L’aire s’infiamma di raggi soverchi.</p> +<p class="i02"> Dico che nel mondo se desegna</p> +<p class="i01">Effecti novi paurosi e gravi,</p> +<p class="i01">Se per la trista stella el tempo regna.</p> +<p class="i02"> Geme chi regge e chi porta corona,</p> +<p class="i01">E tema li accidenti feri e pravi</p> +<p class="i01">E l’altr’animal chi de vertù rasona.</p> +<p class="i02"> Non troppo negro mostra lo so colore</p> +<p class="i01">Questa ne l’aire che plove la morte,</p> +<p class="i01">Che nella vita planta lo gran dolore.</p> +<p class="i02"> Ciascuna di costor più vaccio lede</p> +<p class="i01">Se in oriente appare e raggia forte,</p> +<p class="i01">E tarda, se occidente la possede.</p> +<p class="i02"> L’altra soa vista de bella luce</p> +<p class="i01">Porta lo bello raggio como luna,</p> +<p class="i01">Che ben lo sexto celo la conduce:</p> +<p class="i02"> Fa germinar la terra, e piove ’l bene.</p> +<p class="i01">Se de le stelle tre Iove ten l’una <span class="linenum">[L. c. 6 t.]</span></p> +<p class="i01">De gracioso effecto è plù la spene:</p> +<p class="i02"> Gema natura umana se l’ammira. <span class="linenum">[C. c. 6]</span></p> +<p class="i01">L’altra, che de foco porta vista,</p> +<p class="i01">Che con la longa cauda sempre gira,</p> +<p class="i02"> Marte la move e Marte la mantene,</p> +<p class="i01">Sì che natura sotto ’l celo attrista,</p> +<p class="i01">Perchè desicca lo sangue ne le vene.</p> +<p class="i02"> Se verso l’oriente lo capo volta,</p> +<p class="i01">Seranno l’acque ne l’aire private:</p> +<p class="i01">In foco peste e fame serà involta</p> +<p class="i02"> La terra nostra da mercede scorta.</p> +<p class="i01">Fontana d’occhi farà pietate,</p> +<p class="i01">Natura bella lasso; or te conforta.</p> +<p class="i02"> Demostra l’altra orribel aspecto,</p> +<p class="i01">Qual sempre gira e move circa ’l sole,</p> +<p class="i01">E verde d’onne planta ’l dolce effecto</p> +<p class="i02"> Morte desdegna nel potente regno;</p> +<p class="i01">E sopra quello che ricchezza cole,</p> +<p class="i01">Priva sua vita col maggior desdegno.</p> +<p class="i02"> De l’amplio raggio l’altro tira torma,</p> +<p class="i01">E como l’altra stella costei fere,</p> +<p class="i01">Così la nostra umanitate informa.</p> +<p class="i02"> Se quel moto de quel corpo grave</p> +<p class="i01">O del più leve la morte se spere,</p> +<p class="i01">Che invola noi con la trista clave;</p> +<p class="i02"> Se ’l Marte del so raggio fa ferita,</p> +<p class="i01">Over che regni nel secundo celo,</p> +<p class="i01">Serà la morte ne l’acerba vita.</p> +<p class="i02"> De pace al tempo more onne salute <span class="linenum">[C. c. 6 t.]</span></p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p> +<p class="i01">Se Marte raggia sopra questo celo;</p> +<p class="i01">Con l’altra occide là ov’è virtute.</p> +<p class="i02"> Anchi son tre, l’una de le quali</p> +<p class="i01">Qual mostra crini e raggi naturali;</p> +<p class="i01">L’altra se vede in so corpo rotonda,</p> +<p class="i02"> Si como vista umana poco manca:</p> +<p class="i01">Se mostra in viso de la stella bianca <span class="linenum">[L. c. 7]</span></p> +<p class="i01">L’altra sì è poca, ma di retro abunda.</p> +<p class="i02"> Ciascun’ al mondo mostra novitate,</p> +<p class="i01">Et acti qual desdegna pietate.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap6-1">CAPITOLO VI‍<a class="tagtitle" id="tag31" href="#note31">[31]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> La tarda stella de la spera grande‍<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a></p> +<p class="i01">Manten la terra e serve in sua natura;</p> +<p class="i01">La prima stella, la qual move e spande,</p> +<p class="i02"> La spietata stella move ’l foco,</p> +<p class="i01">Mercurio tene l’aire in sua figura,</p> +<p class="i01">Tempesta move per so tempo e loco.</p> +<p class="i02"> Li spiriti sono quattro principali:</p> +<p class="i01">Un ven da l’angol primo a l’orizzonte,</p> +<p class="i01">Che ’n nui conserva l’acti naturali;</p> +<p class="i02"> Mostrase sua natura temperata</p> +<p class="i01">Fra le due qualità active e conte,</p> +<p class="i01">Sana la terra per qual fa iornata,</p> +<p class="i02"> Se l’è centada‍<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> da monti e da colli</p> +<p class="i01">E verso l’angol primo aperta e rotta,</p> +<p class="i01">Dov’io fu’ nato tu per exemplo tolli,</p> +<p class="i02"> Cessando l’acque riposate e triste</p> +<p class="i01">Ch’hanno lor natura sì corrotta,</p> +<p class="i01">Qual fa veder le umilitate viste;</p> +<p class="i02"> E movese per tempo lo dolce flato, <span class="linenum">[C. c. 7]</span></p> +<p class="i01">Che li tenebrosi vapori accompagna:</p> +<p class="i01">Se non li rompe el sol va celato;</p> +<p class="i02"> Perchè sonno densi e de la terra tratti,</p> +<p class="i01">Fanno planger l’aire, sì ch’el mondo bagna, <span class="linenum">[L. c. 7 t.]</span></p> +<p class="i01">Da l’altre stelle se no sono refratti.</p> +<p class="i02"> Levano le stelle da ponente</p> +<p class="i01">Lo spirito con tempestata voce,</p> +<p class="i01">Qual move l’aire verso l’oriente.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span></p> +<p class="i02"> Mostrase d’acque in natura simile,</p> +<p class="i01">Soa qualità varia per foce,</p> +<p class="i01">Sì como per virtute l’anima vile.</p> +<p class="i02"> Levase da le septe stelle eterne</p> +<p class="i01">El freddo flato e per natura sicco,</p> +<p class="i01">Vertù che passi animati ma’ non sperne;</p> +<p class="i02"> Ma lede quel che liga corpi animati</p> +<p class="i01">E pone a caso del dolore stricto:</p> +<p class="i01">Non dico li altri effetti nominati.</p> +<p class="i02"> Da quella parte dove el sol desegne</p> +<p class="i01">Al basso grado per lo eterno corso</p> +<p class="i01">Ven l’altro flato, sì che l’aire impegne.</p> +<p class="i02"> Umiditate con lo calor sorge,</p> +<p class="i01">A molti animal tolle lor soccorso:</p> +<p class="i01">Vertute animata da lui ben s’accorge.</p> +<p class="i02"> Potenzia tolle ove questo spira,</p> +<p class="i01">O gente che abitate el basso sito,</p> +<p class="i01">Quanta viltà l’animo vostro gira!</p> +<p class="i02"> Se questo sopra noi cammino move,</p> +<p class="i01">Stando celato per lo core ardito,</p> +<p class="i01">Non vol natura che ’n voi se trove;</p> +<p class="i02"> Ma l’animi vigorosi de li munti,</p> +<p class="i01">Ov’assotiglia l’aer le so vele</p> +<p class="i01">Si che li mostra del vigor coniuncti,</p> +<p class="i02"> Non portano viltà nel cor superbo,</p> +<p class="i01">Avegna che saver in lor se cele</p> +<p class="i01">E reca l’anima loro el senno acerbo.</p> +<p class="i02"> Per questo flato geme l’air fosco, <span class="linenum">[C. c. 7 t.]</span></p> +<p class="i01">Umidità corrumpe ne le vene</p> +<p class="i01">E fa molti accidenti che cognosco.</p> +<p class="i02"> Move ciascuno per tempi diversi</p> +<p class="i01">Sì como ’l sole le altre stelle tene <span class="linenum">[L. c. 8]</span></p> +<p class="i01">Del torto cerchio de l’animali inpersi;</p> +<p class="i02"> E quale in quarta parte se devide.</p> +<p class="i01">Como si move ’l sole, così vedemo</p> +<p class="i01">Che l’una qualità l’altra occide;</p> +<p class="i02"> Però uno tempo variata rota</p> +<p class="i01">Demostran ne la terra ove noi semo,</p> +<p class="i01">S’in quella che dal sole sta remota.</p> +<p class="i02"> Torno a li quattro spirti che dico</p> +<p class="i01">E lasso le lor membra in questa mossa:</p> +<p class="i01">Cessando l’uno, leva il so inimico,</p> +<p class="i02"> Quando la luce de le stelle poste</p> +<p class="i01">Da l’altri corpi receve percossa,</p> +<p class="i01">Stando convincti ne le parti opposte;</p> +<p class="i02"> Sì che li quattro con le membra loro</p> +<p class="i01">Sono formati per cotal valore.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +</p> + +<h3 id="cap7-1">CAPITOLO VII‍<a class="tagtitle" id="tag34" href="#note34">[34]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Tira el sole li vapori levando‍<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a></p> +<p class="i01">Da questa terra verso ’l bel serino,</p> +<p class="i01">E l’aire po’ va sempre spessando:</p> +<p class="i02"> Saliendo, se condensa a poco a poco,</p> +<p class="i01">Fin ch’è nel mezzo ov’è ’l fredd’alpino.</p> +<p class="i01">Per li reflexi raggi e po’ per foco,</p> +<p class="i02"> Stando nel mezzo de le genti estremi,</p> +<p class="i01">L’acqua se forma, così come grave</p> +<p class="i01">Vengon a la terra le so parti insemi.</p> +<p class="i02"> Quando è più fredo quel mezzo sito,</p> +<p class="i01">Tanto più sente le tempeste prave <span class="linenum">[L. c. 8 t.]</span></p> +<p class="i01">De le ghiacciate pietre ciascun lito;</p> +<p class="i02"> Ma qui po’ dubitar l’anima gentile.</p> +<p class="i01">Nel tempo caldo così se forma ’l ghiaccio</p> +<p class="i01">E privase nel so tempo simile.</p> +<p class="i02"> La spera che ten lo foco in sua virtute,</p> +<p class="i01">Dico che fuga ’l freddo col so braccio</p> +<p class="i01">E tolle in novità con so ferute.</p> +<p class="i02"> Così di fuoco li raggi reflessi <span class="linenum">[C. c. 8]</span></p> +<p class="i01">Inverso l’aire de la nostra terra</p> +<p class="i01">Per l’orezzonte essendo connessi:</p> +<p class="i02"> E quando regge ’l Cancro e po’ Leone,</p> +<p class="i01">Assa’ più freddo ne lo mezzo serra</p> +<p class="i01">Però el ghiaccio plove la stazone.</p> +<p class="i02"> In questo tempo sono fredde l’acque</p> +<p class="i01">Che sotto terra vegnon per le vene,</p> +<p class="i01">Che ’l caldo spense ’l freddo che ’n lor nacque.</p> +<p class="i02"> E calde sonno nel gelato tempo,</p> +<p class="i01">Perchè el calor sub terra se tene,</p> +<p class="i01">E questo dura fin che ’l celo ha tempo.</p> +<p class="i02"> Ma quando Scorpione regge e po’ Pesce</p> +<p class="i01">Questo mezzo aire quasi temperato</p> +<p class="i01">Però se ’n lui qualche vapore cresce,</p> +<p class="i02"> Nasce la neve con acque quiete:</p> +<p class="i01">Per l’uno contrario da esse privato,</p> +<p class="i01">Fan forte strido con suave mete.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span></p> +<p class="i02"> Pluvia move potenzia de luna,</p> +<p class="i01">Se con le prave stelle seque ’l moto</p> +<p class="i01">Da così fatti tempi mostrando fortuna.</p> +<p class="i02"> Maligno corpo inforca sua luce</p> +<p class="i01">Verso la luna, fin che non è remoto;</p> +<p class="i01">Tempesta move e acqua conduce:</p> +<p class="i02"> Quando se move con le dolce stelle</p> +<p class="i01">Fuga le nube, sì che luce ’l mundo;</p> +<p class="i01">Per qual clarezza l’anime se fan belle.</p> +<p class="i02"> Quando la luna sta in benignitate,</p> +<p class="i01">Onne elemento se move iocundo <span class="linenum">[L. c. 9]</span></p> +<p class="i01">E tolle de tristicia qualitate.</p> +<p class="i02"> La piccinina pluvia pruina</p> +<p class="i01">Se forma dal vapor ch’è congelato</p> +<p class="i01">Ne l’aire presso, e così la brina:</p> +<p class="i02"> Sottil vapore e freddo e poca altura</p> +<p class="i01">Fanno questi acti come ’l nostro flato.</p> +<p class="i01">Se dorme respirando per natura.</p> +<p class="i02"> De tutte umidità la luna è matre, <span class="linenum">[C. c. 8 t]</span></p> +<p class="i01">Quando se mostra de sua luce plena:</p> +<p class="i01">Quattro fiate ’l mare pare che latre</p> +<p class="i02"> Fra iorno e nocte, si como ne’ quarte;</p> +<p class="i01">In alto e basso così l’acqua mena,</p> +<p class="i01">E ciò te dico per scienzia et arte.</p> +<p class="i02"> Così d’animati corpi move ’l sangue</p> +<p class="i01">Fra luce e nocte, si como fa ’l mare;</p> +<p class="i01">Così s’attrista et natura langue.</p> +<p class="i02"> Però, in qualche ora, l’animi umani</p> +<p class="i01">Senza rasone senton pene amare</p> +<p class="i01">Et allegrezza de li effecti vani.</p> +<p class="i02"> Onde la luna, si como riceve,</p> +<p class="i01">Da lei se forman venti acqua e neve.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap8-1">CAPITOLO VIII‍<a class="tagtitle" id="tag36" href="#note36">[36]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> La prima stella con l’impio Marte‍<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a></p> +<p class="i01">Move per tempo tempestati troni,</p> +<p class="i01">De fin che l’un contrario l’altro parte;</p> +<p class="i02"> Lo foco messo dal Marte crudele</p> +<p class="i01">Verso le fredde nube unde i soni <span class="linenum">[L. c. 9 t.]</span></p> +<p class="i01">Resultano con le ’nfocate vele.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span></p> +<p class="i02"> Trono non è altro che de fuoco spenta</p> +<p class="i01">In elli corpi de le nube frede,</p> +<p class="i01">Che l’una qualità da l’altra è venta.</p> +<p class="i02"> In le verdi frondi prendi exemplo</p> +<p class="i01">Che fanno scoppi se fuoco le lede:</p> +<p class="i01">Or ’scolta l’accidenti ch’io contemplo.</p> +<p class="i02"> Inseme è ’l trono e l’enfocate orme,</p> +<p class="i01">Avegna che la luce è nanti ’l scoppo,</p> +<p class="i01">Parono in doi tempi divisate forme.</p> +<p class="i02"> E ciò fa ’l viso ch’è nancti l’audito,</p> +<p class="i01">Che l’anim’ha li occhi da presso troppo;</p> +<p class="i01">Pe lo nostro veder ch’è molto ardito.</p> +<p class="i02"> E ciò se mostra in remoto colpo,</p> +<p class="i01">Che in un tempo è ’l sono e el facto,</p> +<p class="i01">E ven sì tardo che l’audito incolpo;</p> +<p class="i02"> Che già non segue lo veder presente <span class="linenum">[C. c. 9]</span></p> +<p class="i01">Anti <i>che</i> percote anche l’altro tracto,</p> +<p class="i01">Che ’l primo sono vegna ne la mente.</p> +<p class="i02"> Po esser trono senza foco ardente,</p> +<p class="i01">Dico al nostro viso, ma non invero,</p> +<p class="i01">E questo si advene per accidente.</p> +<p class="i02"> Quando obscura e l’aire è ben spessa,</p> +<p class="i01">Movese ’l vento infocato, se vero</p> +<p class="i01">Trono fa grande; non rumpendo; cessa.</p> +<p class="i02"> Et allustrare senza trono vene,</p> +<p class="i01">Perchè non trova qualità nimica,</p> +<p class="i01">Sì como nel seren si vede bene.</p> +<p class="i02"> Ma quando sono dense queste nube,</p> +<p class="i01">Allora el foco forte le nimica,</p> +<p class="i01">Facendo soni cum l’accese tube.</p> +<p class="i02"> Se sono rare e de basse note</p> +<p class="i01">Lo sono, perchè non han contraria faccia:</p> +<p class="i01">Non resistendo, poco le percote.</p> +<p class="i02"> Ciò che resiste, duramente offende,</p> +<p class="i01">Como vedemo che lo ferro faccia <span class="linenum">[L. c. 10]</span></p> +<p class="i01">Et soa coverta soa salute ostende.</p> +<p class="i02"> E queste nube e queste impressioni</p> +<p class="i01">Oltra una lenta‍<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> e anche otto staggi</p> +<p class="i01">Non son più erte; ciò nel cor te poni.</p> +<p class="i02"> Sono montagne sopra le quali stando,</p> +<p class="i01">De sotto plove e neva, e tu li raggi</p> +<p class="i01">Vidi de sopra nel seren guardando.</p> +<p class="i02"> La sottile flamma in onne cosa rara</p> +<p class="i01">Poco l’offende; però noi vedemo</p> +<p class="i01">Per accidente che devenne a Sara:</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span></p> +<p class="i02"> Portando sopra lo capo le molt’ove,</p> +<p class="i01">Essendo lesa del fuoco supremo,</p> +<p class="i01">Erano sane come fosser nove;</p> +<p class="i02"> Ma dentro senza fructo e plen de vento</p> +<p class="i01">Forno trovate, chè da l’una fronte</p> +<p class="i01">Intrò la fiamma e strusse lor contento.</p> +<p class="i02"> Petra descende con l’aire infocata, <span class="linenum">[C. c. 9 t.]</span></p> +<p class="i01">Como sagitta che non have ponde,‍<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a></p> +<p class="i01">Per gran potenzia del foco creata.</p> +<p class="i02"> Non tanto petre, ma corpi de ferro</p> +<p class="i01">Sono descinti dal focato celo</p> +<p class="i01">In Alamagna; e de ciò non erro;</p> +<p class="i02"> Però le spade de todesche genti</p> +<p class="i01">Fanno tremare addosso ciascun pelo,</p> +<p class="i01">Mirando in altrui lor colpi possenti.</p> +<p class="i02"> Onn’elemento se move e corrompe,</p> +<p class="i01">Secundo che li celi sono diversi;</p> +<p class="i01">Così de novitate fanno pompe.</p> +<p class="i02"> Trema la terra per l’inclusi flati,</p> +<p class="i01">Fan l’aire e l’acqua lor moti perversi,</p> +<p class="i01">Ne’ tempi che li cercli son mutati.</p> +<p class="i02"> L’inclusi venti, che non possono uscire</p> +<p class="i01">For de la terra, moti dal Saturno,</p> +<p class="i01">Fanno li terremoti a noi sentire.</p> +<p class="i02"> Nel grande fredo e nel tempo caldo</p> +<p class="i01">Se celano li venti e non vann’intorno, <span class="linenum">[L. c. 10 t.]</span></p> +<p class="i01">Però la terra sta quieta e in saldo:</p> +<p class="i02"> Non dico che non possano venire</p> +<p class="i01">Li terremoti e d’estate e de verno;</p> +<p class="i01">Ma quando mostran ’l caldo e ’l fredo l’ire</p> +<p class="i02"> Durano poco, chè li flati strutti</p> +<p class="i01">De lor valor non fanno governo,</p> +<p class="i01">Che queste qualità li fanno assutti.</p> +<p class="i02"> Ma ven nel dolce tempo el gran tremore</p> +<p class="i01">E non se cessa, fin che non è corrotta</p> +<p class="i01">La dura terra per cotal valore.</p> +<p class="i02"> Questo non sempre devene, chè el vento,</p> +<p class="i01">Movendose con ira li de sotta,</p> +<p class="i01">La soa potenzia perde po’ ch’è vento.</p> +<p class="i02"> Sì che li monti li colli e l’abissi</p> +<p class="i01">Sono formati da li inclusi venti,</p> +<p class="i01">Che spirano sotto terra dur’e spissi.</p> +<p class="i02"> Et anche le acque sott’a noi celate <span class="linenum">[C. c. 10]</span></p> +<p class="i01">Fanno questi acti, se tu ti rammenti,</p> +<p class="i01">Le parti del mundo concavate.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span></p> +<p class="i02"> Le gran montagne hanno lo gran piano</p> +<p class="i01">Che, l’acque sotto sopra sumergendo,</p> +<p class="i01">Lassano l’Alpi nel terren toscano;</p> +<p class="i02"> Basso facendo lo sito lombardo,</p> +<p class="i01">Romagna con Toscana allor cadendo.</p> +<p class="i01">Or prendi questo exemplo, ch’io guardo:</p> +<p class="i02"> Molte montagne in esser de petra</p> +<p class="i01">Sono converse, se guardi le ripe,</p> +<p class="i01">Chè de la terra natura s’arretra.</p> +<p class="i02"> Potenzia natural correge e compone,</p> +<p class="i01">E fa de terra petre dure e stipe;</p> +<p class="i01">E ciò se mostra per blanca rasone.</p> +<p class="i02"> De fronde iusta però vidi impressa</p> +<p class="i01">Nel duro marmo, che quando se strense,</p> +<p class="i01">Nel mezzo de le parti stette compressa.</p> +<p class="i02"> Nel molle tempo, come cira al segno,</p> +<p class="i01">Mostra nel duro sì como depense <span class="linenum">[L. c. 11]</span></p> +<p class="i01">Natura, che de forma non ha desdegno.</p> +<p class="i02"> Or pur m’ascolta in cose divine,</p> +<p class="i01">Che arte non vale, se non se procaccia.</p> +<p class="i01">Cosa perfecta non è senza fine;</p> +<p class="i02"> Principio d’onne bene è cognoscenza.</p> +<p class="i01">Prima si bono, nanti c’abii faccia;</p> +<p class="i01">Entendi e vidi con la mente accensa.</p> +<p class="i02"> Che mai l’eterna beata natura,</p> +<p class="i01">Senza rasone, non fe’ creatura.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap9-1">CAPITOLO IX‍<a class="tagtitle" id="tag40" href="#note40">[40]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> L’arco che vedi in divisata luce‍<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a></p> +<p class="i01">Sempre se penge ne l’opposto sole,</p> +<p class="i01">Perchè ’l so raggio in forma ’l conduce.</p> +<p class="i02"> Se ’n oriente è l’arco, il sol s’occide</p> +<p class="i01">Ciò se converte perchè rason vole</p> +<p class="i01">E al to vedere conven che te fide.</p> +<p class="i02"> L’arco n’è altro che fletter de raggi <span class="linenum">[C. c. 10 t.]</span></p> +<p class="i01">In ne le acquose nube divisate:</p> +<p class="i01">Conven che per intellecto in questo caggi.</p> +<p class="i02"> Lustre, oscure, sottili e grosse</p> +<p class="i01">Sono le nube così variate,</p> +<p class="i01">Quando dal sole receven percosse;</p> +<p class="i02"> Però demostrano diversi coluri,</p> +<p class="i01">Como per exemplo tu pora’ vedere</p> +<p class="i01">Nel vetro pleno se de far ten curi.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span></p> +<p class="i02"> Olio e acqua nel vetro ponendo,</p> +<p class="i01">Quando lo raggio del sole ne fere <span class="linenum">[L. c. 11 t.]</span></p> +<p class="i01">Serai contento li colur’ vedendo.</p> +<p class="i02"> E da la luna, quand’è tutta plena,</p> +<p class="i01">Se forma l’arco de nocte, ma de raro;</p> +<p class="i01">Obscura po’ se fa l’aire serena.</p> +<p class="i02"> Spesso da lei se fa l’arco blanco</p> +<p class="i01">Che mota ’l dolce tempo ne l’amaro.</p> +<p class="i01">A pochi giorni de ciò non te manco.</p> +<p class="i02"> Quando ne l’aire vederai molti archi</p> +<p class="i01">E ciò se forma là nel mezzo giurno,</p> +<p class="i01">Se de penserò de ciò la mente carchi,</p> +<p class="i02"> Vederai l’air a pochi dì turbare</p> +<p class="i01">Per la forza del Marte o del Saturno,</p> +<p class="i01">Se l’altro celo ciò non fa variare.</p> +<p class="i02"> Anche le ferme nube che tu vedi</p> +<p class="i01">Non intendo de lassar che non te dica,</p> +<p class="i01">A ciò ch’a fabulete più non credi.</p> +<p class="i02"> Sì com’el cel intra l’acqua sempre tira</p> +<p class="i01">Per la vertù che dentro la nutrica</p> +<p class="i01">Così fa Capricorno che pur spira:</p> +<p class="i02"> Vapor sottili sua potenzia abbranca,</p> +<p class="i01">Sempre tirando su ne l’air clara,</p> +<p class="i01">E par che ’n celo se mostri la via blanca.</p> +<p class="i02"> O quante sono le nature occulte</p> +<p class="i01">A nostra umanità ceca e ignara;</p> +<p class="i01">O quante cose mire son sepulte</p> +<p class="i02"> Al nostro ingegno che ’l ben abandona,</p> +<p class="i01">Sequendo el mundo qual morte sperona!</p> +</div></div> + +<div class="chapter"> +<h2 id="libro2">LIBRO SECONDO‍<a class="tagtitle" id="tag42" href="#note42">[42]</a></h2> +</div> + +<h3 id="cap1-2">CAPITOLO I</h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Torno nel campo de le prime note. <span class="linenum">[L. c. 12] [C. c. 11]</span></p> +<p class="i01">Dico che ciò ch’è sotto ’l cel creato</p> +<p class="i01">Depende per vertù de le so rote.</p> +<p class="i02"> Chi tutto move sempre tutto regge,</p> +<p class="i01">De fin el moto principio e stato</p> +<p class="i01">In ciascun celo pose la sua legge.</p> +<p class="i02"> Son li celi organi divini</p> +<p class="i01">Per la potenzia de natura eterna,</p> +<p class="i01">Che in lor splendendo son de gloria plini.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span></p> +<p class="i02"> In forma del disio innamorati</p> +<p class="i01">Movendo così ’l mundo se governa,</p> +<p class="i01">Per questi eccelsi lumi immaculati.</p> +<p class="i02"> Non fa necessità ciascun movendo,</p> +<p class="i01">Ma ben despone creatura umana,</p> +<p class="i01">Per qualità qual l’anima seguendo,</p> +<p class="i02"> L’arbitrio abbandona e fasse vile</p> +<p class="i01">Serva e ladra: de vertute strana</p> +<p class="i01">Da sè despoglia l’abito gentile.</p> +<p class="i02"> In ciò peccasti florentin poeta,‍<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a></p> +<p class="i01">Ponendo che li ben de la fortuna</p> +<p class="i01">Necessitati siano con lor meta.</p> +<p class="i02"> Non è fortuna che rason non venca;</p> +<p class="i01">Or pensa Dante se prova nessuna</p> +<p class="i01">Se po’ plù fare che questa svenca.</p> +<p class="i02"> Fortuna non è altro che desposto</p> +<p class="i01">Celo che dispone cosa animata;</p> +<p class="i01">Qual desponendo, se trova l’opposto.</p> +<p class="i02"> Non ven necessità col ben felice,</p> +<p class="i01">Essendo in libertà l’anima creata,</p> +<p class="i01">Fortuna in lei non po’ se contradice.</p> +<p class="i02"> Substanzia senza corpo non receve</p> +<p class="i01">Da questi celi, però l’entellecto</p> +<p class="i01">Mai a fortuna subiacer non deve.</p> +<p class="i02"> Se foi desposto e foi felice nato</p> +<p class="i01">E conseguer dovea el grand’effecto, <span class="linenum">[L. c. 12 t.]</span></p> +<p class="i01">Io posso non voler e esser da lato;</p> +<p class="i02"> Che ’n sua balìa ha l’alma so volere:</p> +<p class="i01">L’arbitrio lo acquista lo so merto,</p> +<p class="i01">Non po’ necessità in lei cadere.</p> +<p class="i02"> Or se fortuna l’anima così spoglia,</p> +<p class="i01">Già seria Deo iniusto scoverto,‍<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a></p> +<p class="i01">Se per altro non poter ne mena doglia.</p> +<p class="i02"> Non val ventura a chi non s’affatiga,</p> +<p class="i01">Perfecto bene non s’ha senza pena,</p> +<p class="i01">Fasse felice chi vertù investiga:</p> +<p class="i02"> Ma chi ch’aspetta la necessitate</p> +<p class="i01">Del ben che la fortuna seco mena,</p> +<p class="i01">Pigricia lo comanda a povertate.</p> +<p class="i02"> Fortuna per rason se augumenta,</p> +<p class="i01">E plù felici se fanno l’effecti,</p> +<p class="i01">Quando ’l volere natura argumenta.</p> +<p class="i02"> Nasse onne pianta per natural moto.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span></p> +<p class="i01">Non coltivando mai fructi perfecti</p> +<p class="i01">Non fa nel tempo. Ciò se mostra noto.</p> +<p class="i02"> Così la rea ventura a l’alma bella</p> +<p class="i01">Tolle la morte da l’impia carne,</p> +<p class="i01">Se ’l mal pur contradice e sta rebella.</p> +<p class="i02"> Rompese qualità per accidenti,</p> +<p class="i01">Non che ’l subiecto de l’esser se scarne:</p> +<p class="i01">Dell’unta calamita ti rammenti;</p> +<p class="i02"> Chè non tira ferro se non è assutta</p> +<p class="i01">L’umidità che sua vertù resserra;</p> +<p class="i01">Così fa l’anima quand’è donna tutta.</p> +<p class="i02"> Destruge qualitate viciosa,</p> +<p class="i01">Sì che nel male l’anima non desserra,</p> +<p class="i01">E tira nel bene la vita dampnosa.</p> +<p class="i02"> Contra fortuna onne om’ po’ valere,</p> +<p class="i01">Seguendo la rason nel so vedere.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap2-2">CAPITOLO II‍<a class="tagtitle" id="tag45" href="#note45">[45]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Per grazia de l’umana creatura <span class="linenum">[L. c. 13]</span></p> +<p class="i01">Deo fe’ li celi col terrestro mondo,</p> +<p class="i01">In lei creando divina figura,</p> +<p class="i02"> A someglianza de soa forma degna, <span class="linenum">[C. c. 12]</span></p> +<p class="i01">Ponendola ne l’orizzonte fondo,</p> +<p class="i01">Ove se dampua over se fa benegna.</p> +<p class="i02"> Movendo queste benedecte spere</p> +<p class="i01">De l’umano seme, se forma ’l subiecto;</p> +<p class="i01">De tutte la potenzia lì ne fere.</p> +<p class="i02"> Prima el core nel concepto nasce,‍<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a></p> +<p class="i01">L’altre doe prime pone ’l ceco aspecto,</p> +<p class="i01">Ma pure nel cor lo spirito se pasce.</p> +<p class="i02"> Lo spirto che fo del patre messo,</p> +<p class="i01">Per le ferventi stelle del Leone,</p> +<p class="i01">Forma le membre, movendose spesso.</p> +<p class="i02"> Da questo nasce lo spirto animale</p> +<p class="i01">E naturale de sua perfeczione;</p> +<p class="i01">Passano in acto sotto le prime ale.</p> +<p class="i02"> Dodece parti de l’octava spera</p> +<p class="i01">Sono cagione de le nostre membra,</p> +<p class="i01">Ciascuna del creare è forma vera;</p> +<p class="i02"> In lor fa qualitate et accidenti;</p> +<p class="i01">Per la vertù divina se remembra</p> +<p class="i01">De la soa parte cum acti lucenti.</p> +<p class="i02"> Quando tu vedi questi zoppi e scombi,</p> +<p class="i01">Impio fo lo signo de la parte,</p> +<p class="i01">Et anche questi con li flexi lombi.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span></p> +<p class="i02"> Defecto corporal fa l’anema ladra,</p> +<p class="i01">In peggiorando, dico, le lor carte; <span class="linenum">[L. c. 13 t.]</span></p> +<p class="i01">Sono soperbi de la mala quadra.</p> +<p class="i02"> De doplo sceme se fan corpo umano</p> +<p class="i01">Le vestite ossa de la carne pura:</p> +<p class="i01">Ciò fa el superchio de lo tempo sano.</p> +<p class="i02"> Lo spirto del patre, che nel sperma,</p> +<p class="i01">Sempre operando, le membra figura,</p> +<p class="i01">Le molle parte per potenzia ferma.</p> +<p class="i02"> De lo soverchio che da donna move</p> +<p class="i01">Pascese creatura, non per bocca;</p> +<p class="i01">E ciò se mostra per l’antique prove.</p> +<p class="i02"> Per l’ombelico va ciò che nutrica, <span class="linenum">[C. c. 12 t.]</span></p> +<p class="i01">Stando ligato sì che le vene tocca.</p> +<p class="i01">Or scolta como sta nel corpo implica.</p> +<p class="i02"> Sta genuflexa con l’arcato dosso,</p> +<p class="i01">Le mani ten a le gote in fra le cosse</p> +<p class="i01">Sopra le calcagne, como veder posso;</p> +<p class="i02"> Verso de noi son le spalle volte;</p> +<p class="i01">Così natura informa le mosse,</p> +<p class="i01">Per più salute de le membra raccolte.</p> +<p class="i02"> In questo tempo non macula specchio</p> +<p class="i01">La donna ch’al soverchio se devide.</p> +<p class="i01">L’una nutriga, lassando lo vecchio.</p> +<p class="i02"> Natura l’altra manda a le mammille,</p> +<p class="i01">Per le doe vene che de ciò son guide,</p> +<p class="i01">Nel tempo in blanca forma, sì che stille.</p> +<p class="i02"> Septe recepti per ciascun planeta</p> +<p class="i01">Sono ne la matre, però septe nati</p> +<p class="i01">Nascer posson, como vidi a Leta:</p> +<p class="i02"> Questo adovenne per lo molto seme,</p> +<p class="i01">Et anche per li signi geminati,</p> +<p class="i01">Quando li lumi si vingon inseme.</p> +<p class="i02"> Nel nono mese ven nel mondo lustro</p> +<p class="i01">Per la vertù che signoreggia Iove;</p> +<p class="i01">Perchè de septe vive, mo’ te mustro:</p> +<p class="i02"> La luna in questo mes’ha signoria,</p> +<p class="i01">Benignitate in creatura plove, <span class="linenum">[L. c. 14]</span></p> +<p class="i01">Natura confortando tutta via.</p> +<p class="i02"> Ma, ne l’octavo, chi che nasce more,</p> +<p class="i01">Chè lo signoreggia quella stella trista,</p> +<p class="i01">Che per fredezza tira l’anima dal core.</p> +<p class="i02"> Ciascun planeta spira nel so mese,</p> +<p class="i01">Fin che vene a luce la creata vista;</p> +<p class="i01">Così natura in ciò l’ordene prese.</p> +<p class="i02"> Quando concepe, la matre se strenge</p> +<p class="i01">Ch’entrarve non porìa na ponta d’aco;</p> +<p class="i01">Così Saturno sua virtù gl’impenge.</p> +<p class="i02"> Ben se po’ aprire per novo disio,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span></p> +<p class="i01">Como addevenne a Leta del Laco,</p> +<p class="i01">Che fè do nati là ov’era io:</p> +<p class="i02"> Uno nel nono, l’altro lo fe’ nel dece;</p> +<p class="i01">Qual foe concepto nel tempo serato,</p> +<p class="i01">Quando a la voglia sua sodesfece.</p> +<p class="i02"> Per gran voler de l’acto carnale</p> +<p class="i01">Se gemina ’l concepto già creato,</p> +<p class="i01">Quando a la donna ben d’amor l’encale.</p> +<p class="i02"> El nato porta de lo patre semiglia,</p> +<p class="i01">Quando ’l sceme de la donna è vincto;</p> +<p class="i01">Intanto nasce la viril famiglia.</p> +<p class="i02"> Ciò se converte dal contrario senso,</p> +<p class="i01">Quando el nato è da parenti spinto</p> +<p class="i01">E ’l doplo sperma fo dal celo offenso.</p> +<p class="i02"> El forte imaginar fa simel vulto</p> +<p class="i01">Quando la donna, nel desìo d’amore,</p> +<p class="i01">Tenendo l’omo ne la mente occulto,</p> +<p class="i02"> Simele celo fa simele aspecto,</p> +<p class="i01">Natura se non perde ’l so valore;</p> +<p class="i01">Lo imaginar fa caso e vede affecto.</p> +<p class="i02"> La tarda stella la memoria pone</p> +<p class="i01">Nel concepto; è Iove per lo qual cresce,</p> +<p class="i01">Mercurio move lo acto de rasone,</p> +<p class="i02"> Marte ne forma l’impeto con l’ira,</p> +<p class="i01">El terzo cielo l’appetito mesce, <span class="linenum">[L. c. 14 t.]</span></p> +<p class="i01">Lo primo spiritello lo Sol ve spira,</p> +<p class="i02"> La Luna move natural vertute,</p> +<p class="i01">Ciascun pianeta con l’octavi lumi</p> +<p class="i01">Dispone ’l mondo con le lor vedute.</p> +<p class="i02"> Onne creato se corrumpe in tempo.</p> +<p class="i01">Passano l’acti umani como fumi;</p> +<p class="i01">Chi ne va tardo e chi ne va per tempo.</p> +<p class="i02"> Tu vidi bene como in questi celi</p> +<p class="i01">Movendo, creatura per sè produce</p> +<p class="i01">In acto umano: ciò tu non me celi.</p> +<p class="i02"> Conven ormai che dei segni certi <span class="linenum">[C. c. 13 t.]</span></p> +<p class="i01">Tu veggi lo iudicio de la luce;</p> +<p class="i01">Po’ che seranno li occhi nostri esperti,</p> +<p class="i02"> Noi cantaremo de le donne sancte,</p> +<p class="i01">Lor diffiniendo perchè, como e quante.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap3-2">CAPITOLO III‍<a class="tagtitle" id="tag47" href="#note47">[47]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Mostra la vista qualità del core,</p> +<p class="i01">Lagreme poche col tracto sospiro,</p> +<p class="i01">Col pietoso sguardo <i>che</i> ven d’amore.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span></p> +<p class="i02"> Cambiar figura con acti umili,</p> +<p class="i01">Poco parlare con dolce remiro</p> +<p class="i01">Segni perfecti son d’amor non vili.</p> +<p class="i02"> Crispi capilli con l’ampiata fronte</p> +<p class="i01">Con li occhi piccinini posti dentro</p> +<p class="i01">Memoria e rason con lor son ionte:</p> +<p class="i02"> Fanno desdegno ne l’anema superba,</p> +<p class="i01">Et onne sottil cosa mira al centro <span class="linenum">[L. c. 15]</span></p> +<p class="i01">Ma pur de umilità se mostra acerba.</p> +<p class="i02"> Non te fidar de le iuncte ciglie,</p> +<p class="i01">Nè de le folte se guizza la luce,</p> +<p class="i01">Chi che le porti guarda non te piglie.</p> +<p class="i02"> Impio, d’animo falso, ladro e fello</p> +<p class="i01">Col bel parlare so tempo conduce;</p> +<p class="i01">Rapace lupo con vista d’agnello.</p> +<p class="i02"> Non fo mai guercio con anima perfecta</p> +<p class="i01">Che non portasse de malicia schermo,</p> +<p class="i01">Sempre seguendo la soperba secta.</p> +<p class="i02"> Li occhi eminenti in figura grossi,</p> +<p class="i01">Li occhi veloci con lo sbatter fermo</p> +<p class="i01">Matti e falsi de mercede scossi,</p> +<p class="i02"> La impia fortuna d’aquilino naso</p> +<p class="i01">Viver desìa de lo bene altrui,</p> +<p class="i01">Onde de morte vene l’impio caso</p> +<p class="i02"> E l’è magnanimo for de pietate,</p> +<p class="i01">Sempre deserve et non guardando a cui</p> +<p class="i01">Vive come fera senza umanitate.</p> +<p class="i02"> El concavato et anche ’l naso fino <span class="linenum">[C. c. 14]</span></p> +<p class="i01">Ciascuno ad luxuria s’accosta</p> +<p class="i01">Più del secundo, dico, che del primo.</p> +<p class="i02"> Chi l’ha sottile e nell’extremo aguzzo,</p> +<p class="i01">Over rotundo con l’ottusa posta,</p> +<p class="i01">Movese a ira ’l primo che me cuzzo.</p> +<p class="i02"> L’altro è magnanimo e de grave stile.</p> +<p class="i01">Soperbo è chi possede l’ample nare</p> +<p class="i01">E l’ample oregle de bestia simile:</p> +<p class="i02"> Così le labre grossa chi demostra.</p> +<p class="i01">Chi l’ha sottili e de bellezza care</p> +<p class="i01">Serà magnanimo per scienzia nostra.</p> +<p class="i02"> Mostrase audace chi ha li denti rari,</p> +<p class="i01">Concupiscenzia ten carnosa faccia</p> +<p class="i01">E forte teme piccolini affari.</p> +<p class="i02"> Chi che possede la sua vita macra,</p> +<p class="i01">Con la sollicitudine s’abbraccia, <span class="linenum">[L. c. 15 t.]</span></p> +<p class="i01">E non l’abbandona como cosa sacra.</p> +<p class="i02"> Chi che l’ha grande, ben se mostra tardo</p> +<p class="i01">Ne li soi moti: de ciò ben t’accorgi:</p> +<p class="i01">Piccola faccia, te poni a reguardo;</p> +<p class="i02"> Che raro ne foe nulla liberale</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span></p> +<p class="i01">E timida se fa, se tu li porgi:</p> +<p class="i01">Nel mondo non fo mai si nov’animale.</p> +<p class="i02"> Vista dolente e lintiginosa,</p> +<p class="i01">Che par traslata col beato aspecto,</p> +<p class="i01">De l’altrui male se fa graciosa.</p> +<p class="i02"> Non fe’ mai tanto el populato Gracco (?)</p> +<p class="i01">Che questo plù non faccia ne l’effecto;</p> +<p class="i01">Iuda tornasse, non li darìa scacco.</p> +<p class="i02"> Li omini che hanno lo curto collo,</p> +<p class="i01">Pelosi per natura como lupi,</p> +<p class="i01">Non basterebbe la virtù d’Apollo</p> +<p class="i02"> A solvere lor ditti senza norma</p> +<p class="i01">E senza modo de malicia cupi:</p> +<p class="i01">Con lor gridar la contrata storma.</p> +<p class="i02"> E grosso collo de fortezza è segno, <span class="linenum">[C. c. 14 t.]</span></p> +<p class="i01">E imbecille como sottil legno:</p> +<p class="i01">Sottile e longo fa timido l’omo;</p> +<p class="i02"> El grande quale non ten troppo de grosso</p> +<p class="i01">Magnanimo se mostra: tu entendi como;</p> +<p class="i01">Ciò ch’io penso, qui dirte non posso.</p> +<p class="i02"> L’omo guardando in terra, che va chino,</p> +<p class="i01">O ell’è avaro o de sottil ingegno.</p> +<p class="i01">Or me conven lassar questo cammino.</p> +<p class="i02"> De corporati segni e aver modo,</p> +<p class="i01">Sì como intendo ciò ch’io desegno,</p> +<p class="i01">È questa cognoscenza como lodo.</p> +<p class="i02"> Iudicio procede da savere,</p> +<p class="i01">Cum scritta legge receve repulsa</p> +<p class="i01">Ecceptuando ’l singular vedere.</p> +<p class="i02"> Per una vista iudicare ’l facto</p> +<p class="i01">Sentenzia da vertute se resulta</p> +<p class="i01">Erro e rasone se corrumpe ’l pacto.</p> +<p class="i02"> Non iudicare, se tu non vedi,</p> +<p class="i01">E non serai ingannato se ciò credi.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap4-2">CAPITOLO IV‍<a class="tagtitle" id="tag48" href="#note48">[48]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Vertù s’acquista per raggio de stella,</p> +<p class="i01">Non dico ch’a noi sia naturale,</p> +<p class="i01">Ma in quanto se despon l’anima bella</p> +<p class="i02"> Ad conseguir el vertuoso bene.</p> +<p class="i01">Fugendo per rason l’impio male</p> +<p class="i01">Desposta creatura in acto vene.</p> +<p class="i02"> Se per natura la vertute fosse,</p> +<p class="i01">Como la terra a la gravezza soa,</p> +<p class="i01">Che mai per soa natura sè non mosse,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p> +<p class="i02"> In ciascun tempo seria l’om beato,</p> +<p class="i01">Se al natural pon la mente toa:</p> +<p class="i01">Non se costuma nel contrario lato.</p> +<p class="i02"> Abilitata l’anima e desposta</p> +<p class="i01">Da questi celi elege el ben perfecto,</p> +<p class="i01">E plù leggera con vertù s’accosta</p> +<p class="i02"> Non che ciascuno non possa seguire <span class="linenum">[C. c. 15]</span></p> +<p class="i01">Per so voler de vertù l’effecto,</p> +<p class="i01">Ma non desposto plù li po’ languire.</p> +<p class="i02"> Donqua, vertù è abito electivo</p> +<p class="i01">Che sta nel mezzo de do parti extreme,</p> +<p class="i01">Onde procede el bene effectivo.</p> +<p class="i02"> E quel che senza ’l mezzo contradice,</p> +<p class="i01">Che l’una de le parti sempre preme, <span class="linenum">[L. c. 16 t.]</span></p> +<p class="i01">Per lui se priva tutto ’l ben felice.</p> +<p class="i02"> Questa radice con li sancti rami</p> +<p class="i01">Già fo plantata ne l’umano sangue,</p> +<p class="i01">Quando se andava per li diritti trami;</p> +<p class="i02"> Ma ’l tempo ha variato li costumi</p> +<p class="i01">De gente in gente, sì che virtù langue</p> +<p class="i01">Nel ceco mondo con li spenti lumi.</p> +<p class="i02"> Quest’enno le scale de nostra gravezza</p> +<p class="i01">A sormontare sopra tutti celi,</p> +<p class="i01">Ire mirando l’eterna bellezza;</p> +<p class="i02"> Ma ’l vizio che tutto ’l bene desface</p> +<p class="i01">Del mondo nostro cum l’aguzzi teli</p> +<p class="i01">Da voi il tolle l’una e l’altra pace.</p> +<p class="i02"> El tutto ne le parti se divide:</p> +<p class="i01">Questa è la vertute diffinita,</p> +<p class="i01">Che sotto lei ciascuna s’asside.</p> +<p class="i02"> Conven ch’io canti de la iusta donna</p> +<p class="i01">In prima, po’ de l’altre de la vita;</p> +<p class="i01">Per più vedere la toa mente sonna</p> +<p class="i02"> E mira ne l’aspecto de costei</p> +<p class="i01">Che tanto piacque sempre a l’occhi miei.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap5-2">CAPITOLO V‍<a class="tagtitle" id="tag49" href="#note49">[49]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O guida sancta de queste altre donne</p> +<p class="i01">Le to belance con la spada nuda</p> +<p class="i01">Sono nel mondo perfecte colonne.</p> +<p class="i02"> O desolata terra, o posta a guai,</p> +<p class="i01">Che toa bellezza mirando refuda, <span class="linenum">[L. c. 17]</span></p> +<p class="i01">Soa trista plaga non sanarà mai.</p> +<p class="i02"> Verrà ’l diviso, povertate e fame, <span class="linenum">[C. c. 15 t.]</span></p> +<p class="i01">Ploverà sangue sopra campi et erbe,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span></p> +<p class="i01">Pararà che ’l celo la vendetta clame.</p> +<p class="i02"> Seranno li iusti oppressi da tiranni,</p> +<p class="i01">Bagnando ’l viso de lacreme acerbe,</p> +<p class="i01">Per la tristezza de l’impii affanni.</p> +<p class="i02"> Però vedemo le città deserte</p> +<p class="i01">Con basse mura a l’ombra di boschi,</p> +<p class="i01">Che già fo tempo ch’erano ben erte.</p> +<p class="i02"> Non forno fundate ne la iusta petra</p> +<p class="i01">Come Pistoia, terra di Toschi,</p> +<p class="i01">Che peste nascerà de sua faretra.</p> +<p class="i02"> Però diritto iudicate, o vui,</p> +<p class="i01">Con li volumi de Cesare Augusto,</p> +<p class="i01">Ch’a tutti specchio sia la pena altrui.</p> +<p class="i02"> Non provocate ad ira li alti poli,</p> +<p class="i01">Ponendo man ne lo sangue iusto,</p> +<p class="i01">Ch’a stento caccia li nostri fioli.</p> +<p class="i02"> Fanno nel mondo paterni peccati</p> +<p class="i01">E le acerbe uve de lo tempo antiquo</p> +<p class="i01">Plaga cadere ne li iusti nati;</p> +<p class="i02"> Ma li occhi cechi che non vego ’l fine,</p> +<p class="i01">Per lo volere del disio iniquo,</p> +<p class="i01">Non reguardando le cose divine.</p> +<p class="i02"> Onne peccato ha limitata pena,</p> +<p class="i01">E più gravosa quant’è più lontana,</p> +<p class="i01">Contra vertute, lasso, chi ne mena?‍<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a></p> +<p class="i02"> Non altro che l’inordinata voglia,</p> +<p class="i01">Per qual s’attrista la natura umana</p> +<p class="i01">Nel tempo che del dolce sente voglia.</p> +<p class="i02"> El iudicare con l’impii scripti,</p> +<p class="i01">Che fanno lacrimar li occhi innocenti</p> +<p class="i01">E lor fanno de povertate afflicti.</p> +<p class="i02"> Mover da celo fa la iusta plaga,</p> +<p class="i01">Iustificando queste grave genti, <span class="linenum">[L. c. 17 t.]</span></p> +<p class="i01">Ciascun movendo ch’a vertù se traga,</p> +<p class="i02"> Pe l’orfani vedoe e pupilli <span class="linenum">[C. c. 16]</span></p> +<p class="i01">Clamando deo ne l’amaro planto,</p> +<p class="i01">Stirpando con le mani li lor capilli.</p> +<p class="i02"> Sì como iusto prende lor balestre,</p> +<p class="i01">Sedendo soli e afflicti tanto,</p> +<p class="i01">Como columbe ne le lor fenestre.</p> +<p class="i02"> Ma sopra terra l’impio tenere,</p> +<p class="i01">O voi, con la milicia pomposa,</p> +<p class="i01">Faite nel mondo l’anima virtuosa.</p> +<p class="i02"> Faite a la croce novo desplacere</p> +<p class="i01">Non librate chi è degno de morte</p> +<p class="i01">Sì che non planga ne l’eterna sorte.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span></p> +<p class="i02"> Questa vertute ven dal quarto celo,</p> +<p class="i01">E como ’l sole illuma l’orizzonte,</p> +<p class="i01">Così fa questa con lo iusto zelo,</p> +<p class="i02"> Illuma ’l mondo, dando a ciascun so merto</p> +<p class="i01">Et pena vendicando sopra l’onte,</p> +<p class="i01">Per lei el mondo sta che non è deserto.</p> +<p class="i02"> Iusticia non è altro, a meo vedere,</p> +<p class="i01">A ciascun tribuendo soa rasone</p> +<p class="i01">Che fermo con perpetuo volere</p> +<p class="i02"> È iusto quel che vive onestamente,</p> +<p class="i01">Altrui non offende nè fa lesione,</p> +<p class="i01">A ciascun dà so merito puramente;</p> +<p class="i02"> E questo porta le trumfe olive</p> +<p class="i01">E ne l’eterna pace sempre vive.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap6-2">CAPITOLO VI‍<a class="tagtitle" id="tag51" href="#note51">[51]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O Colonnesi, o figlioli de Marte,‍<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> <span class="linenum">[L. c. 18]</span></p> +<p class="i01">Toccaste ’l celo con l’armata mano,</p> +<p class="i01">Che sempre sonarà per onne parte.</p> +<p class="i02"> Subita spada con gigliato grido</p> +<p class="i01">Faravve onnora nel terren romano</p> +<p class="i01">Tenere all’inimici lo becc’ al nido.</p> +<p class="i02"> De gente in gente pur la terza foglia</p> +<p class="i01">De la colonna serà posta in croce.</p> +<p class="i01">Tornando el celo ne la prima doglia</p> +<p class="i02"> Non perderà la gloria del so nome, <span class="linenum">[C. c. 16 t.]</span></p> +<p class="i01">Pur resurgendo di tenebre a luce:</p> +<p class="i01">Qui non è loco de dirvi come.</p> +<p class="i02"> O figurati‍<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> de la forte donna,</p> +<p class="i01">Firmi e constanti ne li tempi pravi,</p> +<p class="i01">Senza temere sta vostra colonna,</p> +<p class="i02"> La qual pur vignirà nel degno merto,</p> +<p class="i01">Aprendo el celo con le iuste clavi</p> +<p class="i01">De dirne qui del quando non sum certo.</p> +<p class="i02"> Dal Marte vene la fortezza umana,</p> +<p class="i01">Quando se mostra soa benigna luce,</p> +<p class="i01">Che sotto l’Ariete s’entana.</p> +<p class="i02"> Omo desposto dal soperno lume</p> +<p class="i01">Legeramente a lo ben s’adduce,</p> +<p class="i01">Se non l’offende el paternal costume.</p> +<p class="i02"> Che la villana natura paterna,</p> +<p class="i01">Che passa nel fiol naturalmente,</p> +<p class="i01">Repugna a l’influenzia superna.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span></p> +<p class="i02"> Pono ch’ensceme sian doi creati:</p> +<p class="i01">L’uno è gentile, l’altro è de vil gente,</p> +<p class="i01">Sotto una spera, in un grado nati.</p> +<p class="i02"> Mostre el celo che debia conseguire</p> +<p class="i01">Ciascun de dignitate la corona:</p> +<p class="i01">Ciò ben serà secondo ’l me sentire</p> +<p class="i02"> De nato de l’exelso re Roberto,</p> +<p class="i01">Che ’n gentilezza molto l’un sperona,</p> +<p class="i01">A conseguir lo cel che l’ha coverto. <span class="linenum">[L. c. 18 t.]</span></p> +<p class="i02"> Serà questo altro sopra so legnaggio.</p> +<p class="i01">Sì como rege fra li vili parenti,</p> +<p class="i01">Chè cel non po’ levar plù so coraggio.</p> +<p class="i02"> Cosa desposta fa nel celo aiuto,</p> +<p class="i01">Se deversi effecti te rammenti;</p> +<p class="i01">L’acqua lercera desecca e fa luto.</p> +<p class="i02"> Fortezza non è altro diffinita</p> +<p class="i01">Ch’animo constante de paura</p> +<p class="i01">In ne l’avverse cose de la vita.</p> +<p class="i02"> Non è vertute prodezza sforzata, <span class="linenum">[C. c. 17]</span></p> +<p class="i01">Quando de morte vedem la figura,</p> +<p class="i01">Se l’alm’è in soa defensa donata.</p> +<p class="i02"> Maior prodezza tegno lo fuggire</p> +<p class="i01">Quando abesogna, che noe lo stare</p> +<p class="i01">Sol per ’vitare l’acerbo morire.</p> +<p class="i02"> Sempr’è fortezza col iusto temere.</p> +<p class="i01">Ma chi che vole la vita abandonare,</p> +<p class="i01">Già non è forte: dico, in mio vedere.</p> +<p class="i02"> Ma alla fortezza, tegno, vertuosa,</p> +<p class="i01">Che per tre modi l’om s’abandona,</p> +<p class="i01">Che fa nel mondo la vita famosa:</p> +<p class="i02"> Prima, per non recever desenore,</p> +<p class="i01">Ne le so cose pone la persona</p> +<p class="i01">E per soa terra conservando onore;</p> +<p class="i02"> Ma li occhi mei ben se ne son accorti,</p> +<p class="i01">Che pochi son nel mondo questi forti.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap7-2">CAPITOLO VII‍<a class="tagtitle" id="tag54" href="#note54">[54]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Non è vertù là ov’è el poco ingegno. <span class="linenum">[L. c. 19]</span></p> +<p class="i01">Or fuga l’anima mia el penser vile</p> +<p class="i01">Che ’l qual’è grande, chè questo fa degno.</p> +<p class="i02"> Prudenzia, dico, over discrezione</p> +<p class="i01">Altro non è, secondo ’l nostro stile, <span class="linenum">[C. c. 18 r.]</span></p> +<p class="i01">Che ’l ben dal male descerner per rasone:</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p> +<p class="i02"> E la memoria del tempo passato</p> +<p class="i01">E provedenza de quel ch’ha a venire</p> +<p class="i01">Conserva l’omo nel felice stato.</p> +<p class="i02"> Da questa de saver la fonte nasce</p> +<p class="i01">Che fa la vita benigna finire,</p> +<p class="i01">Quando la mente de so amor se pasce.</p> +<p class="i02"> Questa natura vertuosa e bella</p> +<p class="i01">Prende radice ne l’umana planta,</p> +<p class="i01">Quand’è in so stato l’anima bella.</p> +<p class="i02"> Questa è la luce de saver umano,</p> +<p class="i01">Che dona a l’alma conoscenza tanta,</p> +<p class="i01">Che trae l’umanità dal penser vano.</p> +<p class="i02"> Plù val saver che tesor non vale,</p> +<p class="i01">Ov’è savere ricchezza non manca</p> +<p class="i01">Se l’alma te non sforza nel so male.</p> +<p class="i02"> Non vidi virtuoso mai perire</p> +<p class="i01">Ma ben repulso de la contraria branca,</p> +<p class="i01">Ov’è vertute pur conven salire.</p> +<p class="i02"> Non po’ morir chi a saver è dato,</p> +<p class="i01">Nè vivere in povertà nè in defecto,</p> +<p class="i01">Nè da fortuna po’ esser dampnato</p> +<p class="i02"> Ma questa vita e l’altro mondo perde</p> +<p class="i01">Chi del savere ha sempre despecto,</p> +<p class="i01">Perdendo ’l bene de lo tempo verde.</p> +<p class="i02"> Chi perde ’l tempo e virtù non acquista,</p> +<p class="i01">Como plù ce pensa, l’anima plù s’attrista.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap8-2">CAPITOLO VIII‍<a class="tagtitle" id="tag55" href="#note55">[55]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O madre bella, o terra esculana, <span class="linenum">[L. c. 19 t.]</span></p> +<p class="i01">Sfondata fosti nel dopliato cerchio,‍<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a></p> +<p class="i01">Sì ch’hai mutata toa natura umana.‍<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a></p> +<p class="i02"> L’acerba setta de le genti nove,</p> +<p class="i01">Sì t’ha conducta nel vizio soperchio,</p> +<p class="i01">Or te conduca quel che tutto move.</p> +<p class="i02"> Alteri occulti son li toi fioli</p> +<p class="i01">E timidi in conspecto de le genti;</p> +<p class="i01">Invidiosi son pur fra lor soli.</p> +<p class="i02"> O Esculani, omini inconstanti,</p> +<p class="i01">Tornate ne li belli acti lucenti,</p> +<p class="i01">Prendendo note de li primi canti,</p> +<p class="i02"> Chè da li celi siti ben desposti,</p> +<p class="i01">Ma non seguite el ben naturale</p> +<p class="i01">Del sito bello dove foste posti.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span></p> +<p class="i02"> Fra le vertute pur de temperanza</p> +<p class="i01">Dovreste stare sotto le so ale,</p> +<p class="i01">Ma nol possete se vizio avanza.</p> +<p class="i02"> È temperanza ferma signoria <span class="linenum">[C. c. 17 t.]</span></p> +<p class="i01">E de li moti naturali è freno,</p> +<p class="i01">Quando nel male l’animo pur disía.</p> +<p class="i02"> Move da Lione la dolce vertute,</p> +<p class="i01">È ne l’umanitate plù e meno</p> +<p class="i01">Secondo le beate so ferute.</p> +<p class="i02"> Ma chi refrena lo natural instincto</p> +<p class="i01">Del vizio, che de qualitate vene,</p> +<p class="i01">De sofferenza ben se mostra cinto.</p> +<p class="i02"> O quant’è bella, o quant’è gentile</p> +<p class="i01">La mente che se conduce nel bene,</p> +<p class="i01">Quando se vince ne l’affanno vile.</p> +<p class="i02"> Chi sè non vince non vincerà altrui</p> +<p class="i01">De sì medesmo avendo ’l so valore:</p> +<p class="i01">De questa oppinione sempre fui</p> +<p class="i02"> Ma chi sè vince in questi septi modi</p> +<p class="i01">Ben è fondato nel divin amore. <span class="linenum">[L. c. 20]</span></p> +<p class="i01">Dico de’ quali se m’entendi et odi.</p> +<p class="i02"> In giovenezza se vidi l’om casto,</p> +<p class="i01">Et in allegrezza vidi l’om antiquo</p> +<p class="i01">E largo in povertà che non porti asto.</p> +<p class="i02"> In ubertate anche chi ha mesura,</p> +<p class="i01">Et in grandezza umilitate sico.</p> +<p class="i01">E pacienzia nella ría ventura;</p> +<p class="i02"> E sofferenza ne li forti moti</p> +<p class="i01">Del gran desio che ven nella mente.</p> +<p class="i01">Or quisti sono dal vizio remoti,</p> +<p class="i02"> E desprezzando el mondo dolente;</p> +<p class="i01">Or quisti sono immaculati e puri,</p> +<p class="i01">Sempre seguendo li acti maiuri:</p> +<p class="i02"> Ne l’alto celo la vertù li mena,</p> +<p class="i01">L’altri lassando ne l’eterna pena.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap9-2">CAPITOLO IX‍<a class="tagtitle" id="tag58" href="#note58">[58]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Questa vertù che tanto onora altrui</p> +<p class="i01">El terzo celo la forma ne li umani,</p> +<p class="i01">Sì como nel crear fo posta in lui</p> +<p class="i02"> Volere col poder è bella vista,</p> +<p class="i01">Larghezza vole se tena lontani</p> +<p class="i01">E miri la soa graziosa lista.</p> +<p class="i02"> È largitate con mesura dare <span class="linenum">[C. c. 18 t.]</span></p> +<p class="i01">A cui e quando e como se convene;</p> +<p class="i01">Questa è vertute nel gentil affare.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p> +<p class="i02"> Ma chi che fanno contra queste note,</p> +<p class="i01">A povertà conduceli la spene, <span class="linenum">[L. c. 20 t.]</span></p> +<p class="i01">Se la fortuna varia le rote.</p> +<p class="i02"> È plù beato el dare ch’el recevere,</p> +<p class="i01">E de vertute recevendo l’omo</p> +<p class="i01">Quando e quanto dico como devere.</p> +<p class="i02"> Ma chi che pur receve e non vergogna,</p> +<p class="i01">Et in lui non è defesa perchè e como,</p> +<p class="i01">Contra vertute dì e nocte sogna.</p> +<p class="i02"> E vui, che date pur passando el modo,</p> +<p class="i01">Or ve recordi che la fronte suda</p> +<p class="i01">Del domandare poichè siti a sodo.</p> +<p class="i02"> La conoscenza in povertà è pena;</p> +<p class="i01">Quel’è felice che vizio refrena,</p> +<p class="i01">E plù dogliosa fa la vita cruda.</p> +<p class="i02"> O quanti amici, o quanti parenti</p> +<p class="i01">Se vede l’omo nel felice stato,</p> +<p class="i01">Non respirando li contrarii venti.</p> +<p class="i02"> Dura l’amore fin che dura ’l fructo,</p> +<p class="i01">Che quanto l’om po’, tant’è amato</p> +<p class="i01">Da queste genti col vedere structo.</p> +<p class="i02"> Tant’è l’omo, quant’è de vertute,</p> +<p class="i01">E tanto quanto plù el se fa valere.</p> +<p class="i01">O gente ceche con le menti mute</p> +<p class="i02"> Mirate che la milicia è desolata</p> +<p class="i01">E senza onore, se non v’è podere:</p> +<p class="i01">Plù che de vita, de morte è beata.</p> +<p class="i02"> Non retineti ne l’antica bursa</p> +<p class="i01">Quel che misura vol che pur se spenda,</p> +<p class="i01">Ch’a poco ven lo tempo de la cursa</p> +<p class="i02"> Con accidenti non pensati e pravi.</p> +<p class="i01">Chi vole che la spera non li offenda</p> +<p class="i01">Tegna misura con l’aperte clavi.</p> +<p class="i02"> Questa vertute degno fa ciascuno,</p> +<p class="i01">E grazia possede in ciascun loco.</p> +<p class="i01">Plù tosto dare che recever duno,</p> +<p class="i02"> Plù tosto soffrir che far vendetta:</p> +<p class="i01">Questa è la carità col dolce foco</p> +<p class="i01">Che de l’eterna pace el tempo aspecta;</p> +<p class="i02"> E fa nel mondo grazia possedere</p> +<p class="i01">A chi con queste serva ’l bel tacere.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap10-2">CAPITOLO X‍<a class="tagtitle" id="tag59" href="#note59">[59]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Da quant’è posta in croce questa donna</p> +<p class="i01">Da li omini col falso iudicare,</p> +<p class="i01">Perchè lo celo questi non profonna?</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span></p> +<p class="i02"> Ove è conducta la noiosa vita,</p> +<p class="i01">Solea nel tempo umilità regnare:</p> +<p class="i01">Del ceco mondo par che sia smarrita.</p> +<p class="i02"> Quel è plù degno che po’ triumfare,</p> +<p class="i01">Per lo diviso ch’è fra ’l nero e ’l bianco,</p> +<p class="i01">Dando a li vicini le percosse amare.</p> +<p class="i02"> Deo prese al mondo la umilitate,</p> +<p class="i01">Se ’l ve recorda de sanguigno fianco,</p> +<p class="i01">Quando recomparò la umanitate.</p> +<p class="i02"> Segue ’l so fattor la creatura.</p> +<p class="i01">Donqua se deve conseguir costei,</p> +<p class="i01">Si como degna e beata figura;</p> +<p class="i02"> Chè chi se exalta fa depresso ’l volto,</p> +<p class="i01">Cadendo sopra lui li tempi rei:</p> +<p class="i01">Per plù soa pena regna l’omo stolto.</p> +<p class="i02"> Umilitate fa grazia seguire,</p> +<p class="i01">Et a la summità de le vertute,</p> +<p class="i01">Per nova cognoscenza, fa salire.</p> +<p class="i02"> Che sì como li auseli stringon l’ale,</p> +<p class="i01">Per sormontare ne l’alte vedute, <span class="linenum">[L. c. 21 t.]</span></p> +<p class="i01">Così te strenge se del ben te cale.</p> +<p class="i02"> Non fare como fa el villan grifango,</p> +<p class="i01">Che nel gran stato fa nota superba</p> +<p class="i01">E non se recorda del primo fango.</p> +<p class="i02"> De grande altura vengon li gran tumi, <span class="linenum">[C. c. 19 t.]</span></p> +<p class="i01">E vidi umiliare la vista acerba,</p> +<p class="i01">El tempo variando li costumi.</p> +<p class="i02"> Deve ciascun lo cor umiliare</p> +<p class="i01">Al so fattore de l’eterna luce,</p> +<p class="i01">A vertuosi la testa inclinare;</p> +<p class="i02"> A quilli che sono de povertate afflicti</p> +<p class="i01">Umiliar l’audito a la lor voce,</p> +<p class="i01">Sì como aviti ne l’antichi scripti.</p> +<p class="i02"> La Luna sopra questa vertù spira</p> +<p class="i01">La qual refrena del voler l’altezza:</p> +<p class="i01">Questa è umilità chi ben la mira.</p> +<p class="i02"> Subiecto e menor mostrase sempre</p> +<p class="i01">A cui e quando deve e non sprezza,</p> +<p class="i01">Abbandonando de virtù le tempre.</p> +<p class="i02"> La reverencia qual se fa al maiore,</p> +<p class="i01">Onor ch’è testimonio de lo bene;</p> +<p class="i01">Obedienzia qual se fa al signore;</p> +<p class="i02"> Gratificare ch ’l servir cognosce,</p> +<p class="i01">Da l’umeltate ciascaduna vene.</p> +<p class="i01">Così dal so contrario l’angosce.</p> +<p class="i02"> Questa vertute che dal cel descense,</p> +<p class="i01">Fa pur beato chi con lei se strense.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +</p> + +<h3 id="cap11-2">CAPITOLO XI‍<a class="tagtitle" id="tag60" href="#note60">[60]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Move la castitate dal Saturno <span class="linenum">[L. 22]</span></p> +<p class="i01">Fermezza, abstinenzia e misura,</p> +<p class="i01">Che mostra l’alma bella con el so giurno.</p> +<p class="i02"> Grandezza d’animo per l’alta soa spera</p> +<p class="i01">Se forma desponendo creatura</p> +<p class="i01">In el so fermo segno, se li era.</p> +<p class="i02"> È castitate freno de rasone,</p> +<p class="i01">E del carnal vizio le morse</p> +<p class="i01">Strengendo natural complexione.</p> +<p class="i02"> La lingua refrenando, li occhi e ’l core,</p> +<p class="i01">E sustinendo le subite corse,</p> +<p class="i01">Del gran desio che nasce d’amore.</p> +<p class="i02"> O quanto è forte l’amorosa flamma <span class="linenum">[C. c. 20]</span></p> +<p class="i01">Che ven da l’imaginar de cosa bella,</p> +<p class="i01">Che per disio tutto ’l cor s’enflamma!</p> +<p class="i02"> Ben è plù casto, ben è plù beato,</p> +<p class="i01">Se amor che nasce de simele stella</p> +<p class="i01">Non rumpe l’omo po’ ch’è ’namorato.</p> +<p class="i02"> La castità perde soa radice,</p> +<p class="i01">Per lo superchio de la plata gola,</p> +<p class="i01">Che sempre ad abstinenzia contradice.</p> +<p class="i02"> Li occhi amorosi inseme reguardando,</p> +<p class="i01">E l’occhio, che ten la vita sola,</p> +<p class="i01">Fa pur languir l’anima sospirando.</p> +<p class="i02"> Ben è gran cosa se nel conversare</p> +<p class="i01">De lo gran tempo non nasce peccato;</p> +<p class="i01">Dico ch’è como morto suscitare.</p> +<p class="i02"> Però tu prendi la iusta baglia</p> +<p class="i01">Contra ’l mal e pensa nel tuo stato,</p> +<p class="i01">Lo qual non dura como ’n foco paglia.</p> +<p class="i02"> Constanzia è vertù che sempre adorna</p> +<p class="i01">E ten le tempre fuggendo durezza,</p> +<p class="i01">Che ’l fermo so voler mai non se storma</p> +<p class="i02"> Quando ’l voler la rason se vede.</p> +<p class="i01">O quant’è bella cosa la fermezza <span class="linenum">[L. c. 22 t.]</span></p> +<p class="i01">D’amor, caritate e dolce fede!</p> +<p class="i02"> Non chi comenza vederà salute,</p> +<p class="i01">Ma dico chi è constante fin’ a la fine</p> +<p class="i01">Serà beato ne l’alte vedute.</p> +<p class="i02"> Non aver fede ne l’omo inconstante</p> +<p class="i01">Che n’è fondato ne le vertù divine,</p> +<p class="i01">Unde procedeno le opere sancte.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span></p> +<p class="i02"> Abstinenzia è freno con le tempre</p> +<p class="i01">Del fer voler con la gola giotta;</p> +<p class="i01">Como vertute a lei s’oppone sempre.</p> +<p class="i02"> Questa vertute fa crescer la vita.</p> +<p class="i01">Et accidenti pravi tolle allotta,</p> +<p class="i01">Che venerieno con doglia infinita.</p> +<p class="i02"> Misura è modo de tutte le cose, <span class="linenum">[C. c. 20 t.]</span></p> +<p class="i01">Schivando sempre tutto lo soverchio;</p> +<p class="i01">Sempre nel mezzo questa vertù animosa.</p> +<p class="i02"> De tutte l’altre donne questa è nave</p> +<p class="i01">E guida, reposando nel so cerchio,</p> +<p class="i01">Pur combattendo con le donne prave.</p> +<p class="i02"> Grandezza d’animo s’è a conseguire</p> +<p class="i01">Le valorose cose de lo mondo,</p> +<p class="i01">E ne la vita de fin al morire.</p> +<p class="i02"> Non è magnanimo chi ne l’acti vili,</p> +<p class="i01">Quasi temendo par che regga pondo,</p> +<p class="i01">Cessandose con li occhi quasi umili:</p> +<p class="i02"> A le formiche già mai non fa guerra.</p> +<p class="i01">Or prendi exemplo e guarda lo leone</p> +<p class="i01">E l’aquila: le mosche non diserra.</p> +<p class="i02"> Così ’l magnanimo segue ’l valor grande,</p> +<p class="i01">Ne l’acti vili l’animo so non pone,</p> +<p class="i01">Ma pur le alte cose lo cor spande.</p> +<p class="i02"> Or le conserva queste sancte liste</p> +<p class="i01">Chè qui te lasso, perchè voglio alquanto,</p> +<p class="i01">Nanti ch’io canti de le donne triste,</p> +<p class="i02"> Veder che è gentilezza e chi è gentile;</p> +<p class="i01">E mostrarote, nel seguente canto, <span class="linenum">[L. c. 23]</span></p> +<p class="i01">Se nobele se po’ far chi è nato vile.</p> +<p class="i02"> Poi vederai queste prave donne,</p> +<p class="i01">Per qual’el ben felice se nasconne.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap12-2">CAPITOLO XII‍<a class="tagtitle" id="tag61" href="#note61">[61]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Provate celi la vostra chiarezza</p> +<p class="i01">E correggete de questi l’errore,</p> +<p class="i01">Che falsamente appellan gentilezza.</p> +<p class="i02"> Fo già tractato con le dolci rime‍<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a></p> +<p class="i01">E diffinito el nobele valore</p> +<p class="i01">Dal Florentino con l’antiche‍<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> lime.</p> +<p class="i02"> Ma con lo schermo de le iuste prove,</p> +<p class="i01">Io dico contra de la prima secta</p> +<p class="i01">E voglio che rason me ditto trove.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span></p> +<p class="i02"> È gentilezza de vertute forma, <span class="linenum">[C. c. 21]</span></p> +<p class="i01">Che nel subiecto desposto s’aspecta,</p> +<p class="i01">Quando el celo ha de qualitati l’orma.</p> +<p class="i02"> Se vertù fosse de l’antico sangue</p> +<p class="i01">Forma saria ch ’l particular moto,</p> +<p class="i01">Del vizio dunque perchè ’l nato langue.</p> +<p class="i02"> Già noi vedemo de secondi agenti</p> +<p class="i01">E la lor natura l’effecto remoto,</p> +<p class="i01">Li gran cattivi de gentil parenti.</p> +<p class="i02"> Donqua el celo con quieta luce</p> +<p class="i01">Despone a gentilezza creatura,</p> +<p class="i01">E per voler a l’opera s’adduce.</p> +<p class="i02"> Ven questo raggio dal secundo celo</p> +<p class="i01">Che ten de gentilezza la figura,</p> +<p class="i01">Per cui s’espone ’l mondo a questo zelo. <span class="linenum">[L. c. 23 t.]</span></p> +<p class="i02"> Ma se se giunge l’un con l’altro cerchio</p> +<p class="i01">De sangue antiquo con l’excelso lume</p> +<p class="i01">Gentil fa l’omo col valor soperchio.</p> +<p class="i02"> Ma ’l celo, illuminando el sangue novo,</p> +<p class="i01">Non li po’ dare consimel costume,</p> +<p class="i01">Como a l’antiquo: ciò de sovra provo.</p> +<p class="i02"> Ma qui me scrisse dubitando Danti:‍<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a></p> +<p class="i01">Son doi fioli nati in un parto,</p> +<p class="i01">E plù gentil se mostra quel de ’nanti;</p> +<p class="i02"> E ciò converso, sì como già vidi,</p> +<p class="i01">Torno a Ravenna e de lì non me parto.</p> +<p class="i01">Dimme Esculano quel che tu ne cridi.</p> +<p class="i02"> Rescrissi a Dante, intendi tu che legi:</p> +<p class="i01">Fanno li celi per diversi aspecti,</p> +<p class="i01">Secondo ’l me filosofo che pregi,</p> +<p class="i02"> Per qualitate le diverse mustre, <span class="linenum">[C. c. 21 t.]</span></p> +<p class="i01">In un concepto, variati effecti,</p> +<p class="i01">Secondo quelli ch’hanno l’alme lustre.</p> +<p class="i02"> Lo primo nato forma l’oriente,</p> +<p class="i01">Et ine l’altro per vertù divina</p> +<p class="i01">Inspirano le stelle d’occedente.</p> +<p class="i02"> Se ’l primo è vertuoso e l’altro vile,</p> +<p class="i01">La prima parte nel ben fo latina;</p> +<p class="i01">L’altra maligna po’ non è simile,</p> +<p class="i02"> Unde retorno e dico contr’a quilli</p> +<p class="i01">Che dicono: noi semo gentil nati,</p> +<p class="i01">Fedeli avemmo ben già plù de milli,</p> +<p class="i02"> In cotal monti for nostre castelle,</p> +<p class="i01">Movend’el capo con li cigli arcati,</p> +<p class="i01">Facendo de lor sangue gran novelle.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span></p> +<p class="i02"> Ciascun de questi renova soa vergogna,</p> +<p class="i01">Tenendose gentil per li passati;</p> +<p class="i01">Crede che sia vero chel se sogna:</p> +<p class="i02"> Non consequendo el ben de sangue antico,</p> +<p class="i01">De desenore ha li occhi velati.</p> +<p class="i01">Assai son quisti li qual non te dico. <span class="linenum">[L. c. 24]</span></p> +<p class="i02"> Non è piggior roncin che de destriero;</p> +<p class="i01">Or prendi esemplo se un de la colonna‍<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a></p> +<p class="i01">Lassasse li acti del sangue primiero.</p> +<p class="i02"> Cosa perfecta for de soa natura,</p> +<p class="i01">Quando el so contrario se forma,</p> +<p class="i01">Impia forma prende altra misura</p> +<p class="i02"> En gentilezza non per accidente.</p> +<p class="i01">Quel’è gentil che per sè sa valere,</p> +<p class="i01">E non per sangue de l’antica gente.</p> +<p class="i02"> Omo desposto in lui è naturale <span class="linenum">[C. c. 22]</span></p> +<p class="i01">El conseguir del gentil volere,</p> +<p class="i01">Non per ricchezza che l’è accidentale</p> +<p class="i02"> Per sè nullo accidente monstra effecto;</p> +<p class="i01">Donqua ricchezza non fa l’om felice,</p> +<p class="i01">Che po’ fuggire et esser nel subiecto.</p> +<p class="i02"> Ma como spira el sole el so splendore,</p> +<p class="i01">E como pianta ne la soa radice,</p> +<p class="i01">Vertù con l’anima ionse el so fattore.</p> +<p class="i02"> Ma la ricchezza a gentilezza face,</p> +<p class="i01">E plù gentile se mostra l’omo;</p> +<p class="i01">Ma chi ch’el so podere onnora sface</p> +<p class="i02"> E malamente soa ricchezza mena,</p> +<p class="i01">Dar non possendo a cui quando e como,</p> +<p class="i01">La conoscenza lo conduce a pena.</p> +<p class="i02"> È l’omo gentil, si como destengo</p> +<p class="i01">Volendo queste secte contentare:</p> +<p class="i01">Gentil de sangue fiol d’omo tengo.</p> +<p class="i02"> Gentil d’anima è figliol de Deo,</p> +<p class="i01">E plù gentil non se po’ mostrare,</p> +<p class="i01">Se non è pertinace fariseo.</p> +<p class="i02"> L’eterno Deo plù che l’om è degno</p> +<p class="i01">Et plù che ’l sangue è l’anima perfecta:</p> +<p class="i01">Ciò tu confessi come noto segno.</p> +<p class="i02"> Donqua è più degna la nobilitate</p> +<p class="i01">De l’anima, che ’n vertù se delecta,</p> +<p class="i01">Representando in sè benignitate, <span class="linenum">[L. c. 24.]</span></p> +<p class="i02"> Sonno dal celo potenzie già venute</p> +<p class="i01">Che defferenza fanno fra l’umani,</p> +<p class="i01">Secondo che ’l fa cerchio le so mute.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span></p> +<p class="i02"> L’om è gentil, quando è vertù in lui, <span class="linenum">[C. c. 22 t.]</span></p> +<p class="i01">E tutti l’altri penser son vani,</p> +<p class="i01">Che l’antica gente faccia bono altrui.</p> +<p class="i02"> Si como a luce se conosce ’l sole,</p> +<p class="i01">E l’omo quando mostra e vertù cole.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap13-2">CAPITOLO XIII‍<a class="tagtitle" id="tag66" href="#note66">[66]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Onne creata cosa vede ’l fine</p> +<p class="i01">Salvo la mente ch’è ceca e avara,</p> +<p class="i01">Che volta in verso Deo le flexe rine,</p> +<p class="i02"> Che quanto plù possede plù desia,</p> +<p class="i01">Partendose dal ben de la vita amara,</p> +<p class="i01">E si smarrisce la dritta via.</p> +<p class="i02"> O voi del Patrimonio e del Ducato,‍<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a></p> +<p class="i01">Che presso siti a le romane coste,</p> +<p class="i01">Vui siti pur subiecti a tal peccato.</p> +<p class="i02"> Ma incresieme de Riete e de Spoliti</p> +<p class="i01">Ch’a poco tempo vederanno l’oste</p> +<p class="i01">De negra gente con l’elmi politi.</p> +<p class="i02"> Se non prega la croce san Francesco,</p> +<p class="i01">Che guardi Assisi de lo grifo bianco,</p> +<p class="i01">Serà spelonca nel deserto fresco;</p> +<p class="i02"> E s’a Perugia la pena se allonga,</p> +<p class="i01">Serà ferita ne lo lato manco,</p> +<p class="i01">Per lo peccato vil de nova flonga.‍<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> <span class="linenum">[L. c. 25]</span></p> +<p class="i02"> Todi che tene le gonfiate vele,</p> +<p class="i01">Ch’aspecta pur de l’aquila el volato</p> +<p class="i01">Ordendo con la mente nove tele,</p> +<p class="i02"> Del so vicino vederà la piaga,</p> +<p class="i01">Perdendo ’l sangue cum l’acerbo flato,</p> +<p class="i01">Purchè ’l Saturno sopra ’l Marte traga.</p> +<p class="i02"> Io torno e dico de l’avara lista‍<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> <span class="linenum">[C. c. 23]</span></p> +<p class="i01">Che de li mali è cruda radice,</p> +<p class="i01">Che men possede, quanto plù acquista.</p> +<p class="i02"> Plù de valore è l’om senza dinari</p> +<p class="i01">Che non è dinar senza l’om felice.</p> +<p class="i01">O vertuosi, o nel mondo cari!</p> +<p class="i02"> Quanto plù plove, tanto più s’indura</p> +<p class="i01">L’arena: è così lo avar coraggio;</p> +<p class="i01">Plù possedendo, plù d’aver se cura:</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span></p> +<p class="i02"> Sì nasc’e more l’avaro e l’omo stulto;</p> +<p class="i01">Non po’ far bene, ma sempre dammaggio,</p> +<p class="i01">Dico in manifesto et in occulto.</p> +<p class="i02"> Onne peccato invecchia l’umani;</p> +<p class="i01">Pur l’avarizia ten le verde fronde</p> +<p class="i01">E plù nel tempo de capilli cani.</p> +<p class="i02"> Opposto è questo vizio a largitate,</p> +<p class="i01">Che sparse tanto ne la vita l’onde,</p> +<p class="i01">Ch’io veggo desdegnare la pietate.</p> +<p class="i02"> Cupidità soperchia in acquistare,</p> +<p class="i01">In onno modo pur che possa avere</p> +<p class="i01">E retenendo quel che deve dare,</p> +<p class="i02"> Per quisti effecti l’omo ditto è avaro;</p> +<p class="i01">Che ’n acquistare e ne lo retenere</p> +<p class="i01">Non è misura nel so tempo amaro.</p> +<p class="i02"> In onne vicio la contraria stella</p> +<p class="i01">Tu prendi con l’avaricia nota,</p> +<p class="i01">Che lassa forma de la luce bella</p> +<p class="i02"> E fa in diversi tempi el bene e ’l male:</p> +<p class="i01">Io dico variando la soa rota,</p> +<p class="i01">Si como muta el corso naturale. <span class="linenum">[L. c. 25 t.]</span></p> +<p class="i02"> Li vicii li quali io noto scritti</p> +<p class="i01">Tu poi sentire per l’opposti ditti.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap14-2">CAPITOLO XIV‍<a class="tagtitle" id="tag70" href="#note70">[70]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O Roma, capo de l’acti possenti, <span class="linenum">[C. c. 23 t.]</span></p> +<p class="i01">Quando retornerai nel primo stato,</p> +<p class="i01">Serà la borsa giunta a li bisenti.</p> +<p class="i02"> Tenesti già lo fren de l’universo,</p> +<p class="i01">Se te ricordi del tempo passato,</p> +<p class="i01">Sì como del to segno dice el verso.</p> +<p class="i02"> Ma consequendo la superba vita,</p> +<p class="i01">Li toi fioli t’han conduct’a tanto,</p> +<p class="i01">Che par la toa memoria finita.</p> +<p class="i02"> Non serà mai boschi toa sancta terra,</p> +<p class="i01">Ben sentirai de l’amaro planto;</p> +<p class="i01">Ciò mostra ’l cel che sotto lui deserra.</p> +<p class="i02"> Per li peccati de la toa Romagna,</p> +<p class="i01">Bagnato de lo sangue peregrino,</p> +<p class="i01">El iusto cerchio sovra voi se lagna.</p> +<p class="i02"> Ma in poco tempo venirà ’l diviso,</p> +<p class="i01">Che cacciarà el francesco lo latino,</p> +<p class="i01">Per la soperbia nota del so viso.</p> +<p class="i02"> L’omo soperbo non po’ abitare</p> +<p class="i01">In terra, e nel cel non po’ salire;</p> +<p class="i01">Sempre demora nel gravoso affare.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span></p> +<p class="i02"> Consuma la soperbia le persone,</p> +<p class="i01">Da lei procede el subito morire,</p> +<p class="i01">Seguendo pur l’aspra opinione. <span class="linenum">[L. c. 26]</span></p> +<p class="i02"> Tre sonno le persone da spiacere:</p> +<p class="i01">Lo povero soperbo et arrogante,</p> +<p class="i01">Lo matto vecchio senza senno avere,</p> +<p class="i02"> Bugiardo ricco con soa onesta vista</p> +<p class="i01">Che par che paternostri sempre cante.</p> +<p class="i01">A Deo despiace troppo questa lista.</p> +<p class="i02"> Questa è radice de tutti peccati <span class="linenum">[C. c. 24]</span></p> +<p class="i01">E fo dal primo, volendo la Sede,</p> +<p class="i01">Quilli maligni spirti dampnati.</p> +<p class="i02"> Però plobe in terra questa iniqua secta,</p> +<p class="i01">Da cui el male e inganno procede,</p> +<p class="i01">E fan la vista de lo ben sospecta.</p> +<p class="i02"> Soperbia non è altro che volere</p> +<p class="i01">Sovra de tutti esser tenuto,</p> +<p class="i01">E quel che l’om non è volse tenere,</p> +<p class="i02"> Entrando ’nanti a ciascun omo bono;</p> +<p class="i01">E pare a lui che non sia descaduto.</p> +<p class="i01">Ten per negota che de gracia ha dono</p> +<p class="i02"> E differenzia de la gloria vana‍<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a></p> +<p class="i01">Che questa dentro ten l’acerba norma</p> +<p class="i01">Sovra de tutte tense la sovrana.</p> +<p class="i02"> Ma quisti, che del van son gloriosi,</p> +<p class="i01">Voglion de laude manifesta torma:</p> +<p class="i01">Mostrando forte, sonno desiosi.</p> +<p class="i02"> Essere ingrato da soperbia vene,</p> +<p class="i01">Per questo se destrugge pietate;</p> +<p class="i01">Chè non ha a mente lo passato bene.</p> +<p class="i02"> L’omo ch’ha vertute, se nel cor te poni,</p> +<p class="i01">Como se spoglia de sua libertate,</p> +<p class="i01">Tenendo a mente li passati doni.</p> +<p class="i02"> Deh! quanto nasce mal da l’omo ingrato,</p> +<p class="i01">Che guasta per altrui l’om liberale,</p> +<p class="i01">E per desdegno fa cader in peccato.</p> +<p class="i02"> Questa è la pena con sanguigno dolo,</p> +<p class="i01">Quando per bene l’om receve male;</p> +<p class="i01">El dolce patre parte dal fiolo. <span class="linenum">[L. c. 26 t.]</span></p> +<p class="i02"> Ma l’altrui male lo to ben non guaste, <span class="linenum">[C. c. 24 t.]</span></p> +<p class="i01">El vizio la toa vertù desperga,</p> +<p class="i01">Quando tu senti le soperbe taste;</p> +<p class="i02"> Che combattendo l’omo acquista onore.</p> +<p class="i01">O quanto è degno che ’l soperbo merga,</p> +<p class="i01">E senta pena de novo dolore.</p> +<p class="i02"> Che l’om soperbo deguasta le terre;</p> +<p class="i01">Per lui ven piaga con l’accese guerre.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +</p> + +<h3 id="cap15-2">CAPITOLO XV‍<a class="tagtitle" id="tag72" href="#note72">[72]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O Bolognesi, anime de foco,</p> +<p class="i01">A picciol tempo veneriti al punto,</p> +<p class="i01">Che caderà Bologna a poco a poco.</p> +<p class="i02"> Or ve ricordi como el divin arco</p> +<p class="i01">Onne peccato con la pena giunto</p> +<p class="i01">Et aspectando assai plù se fa carco.</p> +<p class="i02"> De voi me dol che spero de venire</p> +<p class="i01">Al nido che è fondà sotto la chioccia</p> +<p class="i01">De le globate stelle, al mio parere.</p> +<p class="i02"> E po’ me doglio e piango de Fiorenza,</p> +<p class="i01">Che, lagrimando, scordarasse Doccia,‍<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a></p> +<p class="i01">Facendo li Lucchesi nova offenza.</p> +<p class="i02"> Or piangi Pisa con li sospir dolenti,</p> +<p class="i01">Quando ’l triunfo de Montecatino</p> +<p class="i01">E del francesco sangue te rammenti:</p> +<p class="i02"> El to valor conven che pur se spegna</p> +<p class="i01">E caggia nel iudicio divino,</p> +<p class="i01">Lassando ’l freno de la tua Sardegna. <span class="linenum">[L. c. 27]</span></p> +<p class="i02"> O Siena, posta sotto ’l bel sereno</p> +<p class="i01">Conven che piangi per l’opposte case</p> +<p class="i01">Guastandose el to dolce terreno;</p> +<p class="i02"> E tempo venirà che la Toscana</p> +<p class="i01">Sentirà pena con le bocche passe <span class="linenum">[C. c. 25]</span></p> +<p class="i01">Per lo despecto de natura umana.</p> +<p class="i02"> Tenete la luxuria vostra dea,</p> +<p class="i01">E fate nel fattor le piaghe nove,</p> +<p class="i01">Plù che non fece la setta iudea.</p> +<p class="i02"> Or reguardate alquanto pietate</p> +<p class="i01">Che sovra voi le lagreme plove,</p> +<p class="i01">Veggendo como ’l ben divin lassate.</p> +<p class="i02"> Destrugge le ricchezze e le persone</p> +<p class="i01">La gola, la luxuria e le guerre</p> +<p class="i01">Le femene con li occhi in ciò se pone.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p> +<p class="i02"> Consuma ’l corpo e l’aneme se manduca,</p> +<p class="i01">Per lei me pare che ’l cel se serre</p> +<p class="i01">E in desdegno l’alto Deo conduca.</p> +<p class="i02"> E l’enimico de l’umana gente</p> +<p class="i01">Più che de l’altri vicii se gode,</p> +<p class="i01">Facendose ’l peccato carnalmente.</p> +<p class="i02"> Et è rason che questo non po’ fare,</p> +<p class="i01">Per soa natura non se po’ dar lode</p> +<p class="i01">Ma tutti l’altri ben ponno operare.</p> +<p class="i02"> Lo spirito, che ten la vita, invola</p> +<p class="i01">Offende e tolle vertuosa fama</p> +<p class="i01">Che desonesta per lo mondo vola.</p> +<p class="i02"> Destrugge ’l senno, corrumpe la legge,</p> +<p class="i01">Fa ne la mente de desio brama,</p> +<p class="i01">Conturba sovra ’l cel che tutto regge.</p> +<p class="i02"> Da lui descende fera servitute</p> +<p class="i01">Che legge impone a cui donna comanda,</p> +<p class="i01">Stando subiecto a la carnal salute.</p> +<p class="i02"> O servi tristi, o companati schiavi, <span class="linenum">[C. c. 25 t.]</span></p> +<p class="i01">Perchè l’atto carnal così ve affanna</p> +<p class="i01">Che contra Dio ve fa cotanto pravi? <span class="linenum">[L. c. 27 t.]</span></p> +<p class="i02"> Deh! non credete a femena sciocca</p> +<p class="i01">E non v’accenda soa finta bellezza,</p> +<p class="i01">Ma resguardate como dentro fiocca.</p> +<p class="i02"> Miri la mente con li occhi cerveri,</p> +<p class="i01">Che allora prenderete la vaghezza</p> +<p class="i01">De lei, mirando li sciocchi misteri.</p> +<p class="i02"> E li occhi falsi, come l’ammaestra</p> +<p class="i01">Nel pianto per formar maior obiecto</p> +<p class="i01">Tragendo guai, li sospiri addestra,</p> +<p class="i02"> O quanto è ceco chi a femena crede!</p> +<p class="i01">O quanto nasce pena da delecto</p> +<p class="i01">Passando ’l tempo che lo ben non vede!</p> +<p class="i02"> Si como el fuoco non se po’ celare,</p> +<p class="i01">Tenendolo celato nel so seno,</p> +<p class="i01">Così non po’ mai l’omo conversare</p> +<p class="i02"> Con femena che non sia delitto;</p> +<p class="i01">Chè sempre ha ’l core de malicia pleno,</p> +<p class="i01">E ciò demostra ne lo sguardo fitto.</p> +<p class="i02"> Lo foco, le femene e la terra</p> +<p class="i01">L’abisso, l’inferno, dicon, non le basta,</p> +<p class="i01">Ma senza fine l’appetito sferra.</p> +<p class="i02"> Ma se la fine del disio carnale</p> +<p class="i01">Considera, serà la mente casta,</p> +<p class="i01">Veggendo senza fructo lo gran male.</p> +<p class="i02"> Incesto, adulterio e fornicare</p> +<p class="i01">Et anche far despecto a la natura,</p> +<p class="i01">Luxuria se po’ in ciò divisare.</p> +<p class="i02"> Col simel sangue se commette incesto, <span class="linenum">[C. c. 26]</span></p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p> +<p class="i01">Ma chi de matrimonio ten figura,</p> +<p class="i01">Commette l’adolterio manifesto,</p> +<p class="i02"> Orribel vizio che natura prende.</p> +<p class="i01">O anime diffidate sodomite</p> +<p class="i01">O quanto per questo a Dio s’offende!</p> +<p class="i02"> Cercate amor, ove amor non regna.</p> +<p class="i01">O menti ceche da lo ben partite,</p> +<p class="i01">De vostra vita l’air se desdegna! <span class="linenum">[L. c. 28]</span></p> +<p class="i02"> Or ve ricordi como le nude ossa</p> +<p class="i01">Remaneranno ne l’oscura tomma,</p> +<p class="i01">E como a tutti morte dà percossa.</p> +<p class="i02"> Abbandonate donqua lo vil acto,</p> +<p class="i01">Che se voi fate de rason la somma,</p> +<p class="i01">Negota s’acquista, po’ che s’è desfacto.</p> +<p class="i02"> L’omo carnale con lo senno acerbo</p> +<p class="i01">E quando vince perde l’om soperbo.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap16-2">CAPITOLO XVI‍<a class="tagtitle" id="tag74" href="#note74">[74]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O bel paese con li dolci colli,‍<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a></p> +<p class="i01">Perchè non cognosciti, o genti acerbe.</p> +<p class="i01">Con l’atti avari invidiosi e folli?</p> +<p class="i02"> Io pur te piango, dolce mio paese,</p> +<p class="i01">Che non so chi nel mondo te conserbe,</p> +<p class="i01">Incontr’a Deo facendo tante offese.</p> +<p class="i02"> Vinirà ’l tempo de li tristi iorni</p> +<p class="i01">De guerra che farà sanguign’i campi</p> +<p class="i01">Et infocati li toi monti adorni;</p> +<p class="i02"> E rotti li toi nervi, caderai,</p> +<p class="i01">Se ciò s’alonga, però tu non scampi:</p> +<p class="i01">Senza remedio, nuda plangerai.</p> +<p class="i02"> L’avara invidiosa mente vostra, <span class="linenum">[C. c. 26 t.]</span></p> +<p class="i01">O Marchisani, con le gravi colpe,</p> +<p class="i01">Secondo che lo celo me demostra,</p> +<p class="i02"> Conduceravvi ne le menti accese,</p> +<p class="i01">Che lassarete l’ossa con le polpe,</p> +<p class="i01">Intrando l’anno de lo tristo mese. <span class="linenum">[L. c. 28 t.]</span></p> +<p class="i02"> Da voi serà l’invidia lontana,</p> +<p class="i01">Quando al ponente retornerà Tronto</p> +<p class="i01">E Castellano de terra esculana.</p> +<p class="i02"> Si v’ha conducti Recanati et Exi,</p> +<p class="i01">Che, se tornate al ben, serà ionto</p> +<p class="i01">El monte de San Marco con Polexi.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p> +<p class="i02"> Scolta Romagna con l’antiche volpi,</p> +<p class="i01">Che fanno per aver le nove tane</p> +<p class="i01">De la gran pace li celati colpi.</p> +<p class="i02"> Serai pur subiugata da tiranni;</p> +<p class="i01">Carne vulpina vol salsa de cane,</p> +<p class="i01">E l’aspre pene li peccati granni,</p> +<p class="i02"> La invidia che ’l mondo non abbandona</p> +<p class="i01">E fura la vertù de l’intellecto</p> +<p class="i01">Et arde cecamente la persona</p> +<p class="i02"> Manduca l’anima, destrugge ’l core.</p> +<p class="i01">Onne peccato fa qualche delecto,</p> +<p class="i01">O invidia, non altro che dolore.</p> +<p class="i02"> Questa è tristezza de lo ben altrui</p> +<p class="i01">Et allegrezza del dampnoso male</p> +<p class="i01">Che ven per caso ne li tempi a nui.</p> +<p class="i02"> La invidia è più forte a sofferire,</p> +<p class="i01">Che a noi povertà accidentale</p> +<p class="i01">Che fa de summo stato l’om cadere.</p> +<p class="i02"> Se vuoi de invidioso far vendecta <span class="linenum">[C. c. 27]</span></p> +<p class="i01">E con plù accesa fiamma far languire,</p> +<p class="i01">Accostate a vertù che ’l ben aspecta;</p> +<p class="i02"> De l’altrui male sempre si’ dogliuso,</p> +<p class="i01">Recordete del tempo ch’è a venire,</p> +<p class="i01">E como la fortuna muta l’uso.</p> +<p class="i02"> Che chi se gode del vicino pianto,</p> +<p class="i01">In ver de lui vegnon le triste ore</p> +<p class="i01">Che prende de tristezza novo canto.</p> +<p class="i02"> O anima invidiosa e smarrita</p> +<p class="i01">Resguarda como è in cruce el to fattore,</p> +<p class="i01">E per qual fin tu fosti redimita: <span class="linenum">[L. c. 29]</span></p> +<p class="i02"> Io dico a conseguir la degna sorte,</p> +<p class="i01">Fuggendo per vertù l’eterna morte.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap17-2">CAPITOLO XVII‍<a class="tagtitle" id="tag76" href="#note76">[76]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O voi Lombardi, con l’ampiata gola,</p> +<p class="i01">Fareteve rebelli de San Piero,</p> +<p class="i01">Pur resguardando l’aquila se vola.</p> +<p class="i02"> Venirà tempo, dico, ne lo quale</p> +<p class="i01">Iuveni acerbi con lor acto fiero,</p> +<p class="i01">Che sovra ’l templo spanderanno l’ale,</p> +<p class="i02"> Tollerà ’l nome con sanguigna spada</p> +<p class="i01">Ciascun de quisti a lo gran lombardo,</p> +<p class="i01">Se ’l so valor non perde presso all’Ada</p> +<p class="i02"> Veggio cader li guelfi in Lombardia,</p> +<p class="i01">Se al cel Deo non fa novo resguardo,</p> +<p class="i01">Tollendo dal Saturno signoria.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span></p> +<p class="i02"> El gran diviso guastarà Cremona</p> +<p class="i01">E Padoa e Milano con Piacenza;</p> +<p class="i01">Di Mantoa non dico e di Verona,</p> +<p class="i02"> Che non so de qual celo fur lor stelle.</p> +<p class="i01">I’ temo ch’a lo voler non faccia offensa;</p> +<p class="i01">Dunqua conven che taccia lor novelle.</p> +<p class="i02"> Sempre a tiranni serà sottoposta</p> +<p class="i01">La vostra Lombardia col dolce plano,</p> +<p class="i01">Se a la natura pietà non osta.</p> +<p class="i02"> La gola col gran mal de lo sexto clima <span class="linenum">[C. c. 27 t.]</span></p> +<p class="i01">Voi conseguendo con sì grande accano, <span class="linenum">[L. c. 29 t.]</span></p> +<p class="i01">Non credo che Deo muti questa rima.</p> +<p class="i02"> Non po’ far con l’altri vicii contesa</p> +<p class="i01">Chi la soa giotta gola non refrena,</p> +<p class="i01">Chè con la gola la luxuria è accesa.</p> +<p class="i02"> Destruge la memoria e tolle il senno,</p> +<p class="i01">Corrumpe el sangue de ciascuna vena</p> +<p class="i01">E mor cantando el giotto como Cenno.</p> +<p class="i02"> Debilita lo spirito e la lingua</p> +<p class="i01">E tolle lo intellecto de lo bene</p> +<p class="i01">E subito s’affoca‍<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> tanto impingua,</p> +<p class="i02"> Che en desenore termena la vita</p> +<p class="i01">E tolle de la gloria la spene;</p> +<p class="i01">Fa sentir flamma de doglia infinita,</p> +<p class="i02"> E spoglia l’anima de la sua vertute</p> +<p class="i01">Plangendo nuda sempre de salute.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap18-2">CAPITOLO XVIII‍<a class="tagtitle" id="tag78" href="#note78">[78]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ben’ ha vertute chi desia onore</p> +<p class="i01">E laude de lo ben che l’omo acquista,</p> +<p class="i01">Chè per la fama cresce plù lo valore;</p> +<p class="i02"> Ma quisti vani de la gloria sciocca</p> +<p class="i01">Che voglion laude de la pinta lista</p> +<p class="i01">Passando ’l modo che l’estremo tocca.</p> +<p class="i02"> Non specti laude chi laude refuta,</p> +<p class="i01">Nè aver salute chi salute offende,</p> +<p class="i01">Che per celarse el vero non se muta.</p> +<p class="i02"> Non sempre è fructo ov’è verde foia,</p> +<p class="i01">E nè tesoro ciò che luce e splende; <span class="linenum">[L. c. 30]</span></p> +<p class="i01">E chi ciò crede, pur del ben se spoia.</p> +<p class="i02"> E poi che l’om non è quanto se mostra, <span class="linenum">[C. c. 28]</span></p> +<p class="i01">E pur desia le pompose laude,</p> +<p class="i01">E forte desprezza questa vita nostra;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span></p> +<p class="i02"> Questa si è l’anima de la ipocresia,</p> +<p class="i01">Che de la vana gloria se gaude,</p> +<p class="i01">Voltando lo intellecto a fantasia.</p> +<p class="i02"> La falsa nomenanza poco dura:</p> +<p class="i01">Chi ben parla e malamente vive</p> +<p class="i01">E chi coprir se vol de soa natura.</p> +<p class="i02"> Ben è scoverto chi che vol celare</p> +<p class="i01">A li occhi umani le opere cattive,</p> +<p class="i01">El perso per lo bianco demostrare.</p> +<p class="i02"> L’altrui parlare la toa laude spanda</p> +<p class="i01">E la toa bocca servi lo bel tacere,</p> +<p class="i01">Perchè de vergogna l’anima s’affanda.</p> +<p class="i02"> Propria bocca fa le laude sorde,</p> +<p class="i01">E fasse fra le genti gran despiacere,</p> +<p class="i01">Quando la vanagloria la morde.</p> +<p class="i02"> A magnanimitate contradice</p> +<p class="i01">La vana gloria che ne l’omo regna,</p> +<p class="i01">Che vol plù laude che non è felice.</p> +<p class="i02"> Tra li altri questo vizio meno noce</p> +<p class="i01">E nostra umilitate meno sdegna</p> +<p class="i01">Ma pur del maggior falla ov’è luce.</p> +<p class="i02"> È ceca l’anema de la conoscenza</p> +<p class="i01">Che de la soa salute plù non pensa.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap19-2">CAPITOLO XIX‍<a class="tagtitle" id="tag79" href="#note79">[79]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ira non è altro che acceso sangue <span class="linenum">[L. c. 30 t.]</span></p> +<p class="i01">Dentro nel core che ’l desdegno infoca,</p> +<p class="i01">Per qual de la vendetta l’anima langue.</p> +<p class="i02"> Subito sdegno tolle lo gran bene <span class="linenum">[C. c. 23 t]</span></p> +<p class="i01">Del grand’amor che torna in cosa poca,</p> +<p class="i01">Se d’amorosa pace non è spene.</p> +<p class="i02"> Là ove amor perfecto se desdegno,</p> +<p class="i01">Bramase pace con dolce vergogna,</p> +<p class="i01">Se del celato ben non mostra segno.</p> +<p class="i02"> O quant’è bella cosa la dolce ira,</p> +<p class="i01">Che per far doppia pace pur besogna,</p> +<p class="i01">Nel tempo che d’amor lo cor sospira!</p> +<p class="i02"> L’accesa gelosia con l’ira forte</p> +<p class="i01">E lo pensero che la fin non vede,</p> +<p class="i01">Denanti a lo tempo conduce a la morte</p> +<p class="i02"> Nasce de l’ira subita parola</p> +<p class="i01">Per qual la morte subita procede,</p> +<p class="i01">Che l’alma desperando ne va sola,</p> +<p class="i02"> Lo irato se mitiga per tre cose:</p> +<p class="i01">Dolce respondendo, over tacere,</p> +<p class="i01">O departirse fin che l’ira pose.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p> +<p class="i02"> Li occhi umani, quando son irati,</p> +<p class="i01">Cecano l’anima del iusto vedere,</p> +<p class="i01">Remota stando da l’acti beati.</p> +<p class="i02"> È pur in parole l’ira de li matti,</p> +<p class="i01">Sonando l’aire con l’irate voci;</p> +<p class="i01">Ma quella de li savii è in facti.</p> +<p class="i02"> O quant’è a l’anima forma de bellezza</p> +<p class="i01">Che se refrena de quisti acti atroci,</p> +<p class="i01">Prendendo de vertute la fermezza.</p> +<p class="i02"> Tepor è d’animo l’accidia ria</p> +<p class="i01">Ch’abbandona nel comenzar li effecti,</p> +<p class="i01">E, comenzando, non segue la via.</p> +<p class="i02"> E questa la pigricia ten le branche <span class="linenum">[C. c. 29]</span></p> +<p class="i01">De questi vegnon li penal difecti, <span class="linenum">[L. c. 31]</span></p> +<p class="i01">Mostrandose del ben poco stanche.</p> +<p class="i02"> Or queste donne triste qui le lasso,</p> +<p class="i01">Entendo de seguir altro camino</p> +<p class="i01">Da questa riva con plù dolce passo:</p> +<p class="i02"> De certi animali e petre far simiglie,</p> +<p class="i01">Parlando in questa parte plù latino</p> +<p class="i01">Che la comuna gente qui se sviglie.</p> +<p class="i02"> Comenzo in prima de l’alter valore,</p> +<p class="i01">Dicendo unde procede e ch’è amore.</p> +</div></div> + +<div class="chapter"> +<h2 id="libro3">LIBRO TERZO‍<a class="tagtitle" id="tag80" href="#note80">[80]</a></h2> +</div> + +<h3 id="cap1-3">CAPITOLO I</h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Dal terzo celo se move tal vertute,</p> +<p class="i01">Che fa doi corpi una cosa animata,</p> +<p class="i01">Sentendo pene de dolce ferute,</p> +<p class="i02"> Conformità de stelle move effecto,</p> +<p class="i01">Transforma l’alma ne la cosa amata,</p> +<p class="i01">Non variando l’esser del subiecto.</p> +<p class="i02"> Questa vertute è con l’alma unita</p> +<p class="i01">Nel so creare, como sole e luce;</p> +<p class="i01">Chè fo in un tempo lor forma finita,</p> +<p class="i02"> Lassando le ore de l’acerbi iorni:‍<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a></p> +<p class="i01">Però, nel disio, l’anima se conduce,</p> +<p class="i01">Donna mirando, con l’effecti adorni.</p> +<p class="i02"> El terzo aspecto, dico, col sextile,</p> +<p class="i01">È permutando la luna col sole,</p> +<p class="i01">Et anco l’oriente se simile.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p> +<p class="i02"> Ciascun amore move per natura,</p> +<p class="i01">Inseme l’anime per vertù recole, <span class="linenum">[L. c. 31 t.]</span></p> +<p class="i01">E plù e meno secondo lor figura.</p> +<p class="i02"> Amor non fo già mai nostro volere; <span class="linenum">[C. c. 29 t.]</span></p> +<p class="i01">Ma ven per natural conformitate,</p> +<p class="i01">Che nasce in voi per sobito vedere.</p> +<p class="i02"> Li occhi umani sono calamite,‍<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a></p> +<p class="i01">Che tirano de nostra umanitate</p> +<p class="i01">Lo spirto col piacer, como vedite.</p> +<p class="i02"> Amor è passion de gentil core,</p> +<p class="i01">Che ven da la vertù del terzo celo,</p> +<p class="i01">Che nel crear la form’al so splendore.</p> +<p class="i02"> Errando, scrisse Guido Cavalcanti‍<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a></p> +<p class="i01">«Non so perchè se mosse e per qual celo».</p> +<p class="i01">Qui ben me sdegna lo tacer de Danti,</p> +<p class="i02"> «Donna me prega ch’io debbia dire»:</p> +<p class="i01">Demostra ch’amor move da Marte,</p> +<p class="i01">Da qual procede l’impeto con l’ire;</p> +<p class="i02"> Destrugge pietà con la mercede,</p> +<p class="i01">Unita cosa per desdegno parte,</p> +<p class="i01">Corrumpe amor con la dolce fede.</p> +<p class="i02"> Non è effectivo agente quel che priva;</p> +<p class="i01">Donqua el Marte non po’ per so lume</p> +<p class="i01">Amor formar in animal che viva.</p> +<p class="i02"> L’antiche prove de l’excelsi dicti</p> +<p class="i01">Spoiano Marte de cotal costume,</p> +<p class="i01">Che ten de guerra l’acti circoscripti.</p> +<p class="i02"> Anche onne agente, dico, naturale,</p> +<p class="i01">Che termena alcuna passione,</p> +<p class="i01">Da ella departirse mai non vale.</p> +<p class="i02"> Del so creare fo el Marte cinto,</p> +<p class="i01">Ch’a l’ira e a l’impeti despone:</p> +<p class="i01">Amor donqua da lui fo dispinto.</p> +<p class="i02"> Senza vedere, l’om po’ inamorare, <span class="linenum">[C. c. 30]</span></p> +<p class="i01">Formando specchio de la nuda mente,</p> +<p class="i01">Veggendo vista su nel ’maginare;</p> +<p class="i02"> Ma pur da li occhi nasce plù piacere,</p> +<p class="i01">E plù se chiude amor in noi possente, <span class="linenum">[L. c. 32]</span></p> +<p class="i01">Con gran dolcezza e con maior temere.</p> +<p class="i02"> Questa conformità me move de viso,</p> +<p class="i01">Fa l’anima parziale senza rasone</p> +<p class="i01">Nel primo sguardo, mirando nel viso.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span></p> +<p class="i02"> Amor non nasce prima de bellezza:‍<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a></p> +<p class="i01">Consimel stella move le persone</p> +<p class="i01">E d’un volere ferma la vaghezza.</p> +<p class="i02"> Non se departe altro che da morte,‍<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a></p> +<p class="i01">Quando la luce trina le conforma</p> +<p class="i01">Inseme l’anime del piacer accorte.</p> +<p class="i02"> Ma Dante, rescrivendo a messer Cino,</p> +<p class="i01">Amor non vide in questa pura forma,</p> +<p class="i01">Chè tosto avria cambiato ’l so latino.</p> +<p class="i02"> «I’ sono con amore stato inseme»:‍<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a></p> +<p class="i01">Qui pose Dante che novi speroni</p> +<p class="i01">Sentir po’ ’l flanco con la nova speme.</p> +<p class="i02"> Contra tal dicto dico quel ch’io sento,</p> +<p class="i01">Formando filosofiche rasoni;</p> +<p class="i01">Se Dante po’ le solve, son contento.</p> +<p class="i02"> Natura move per l’eterno moto</p> +<p class="i01">E quando qualitati unde resulta</p> +<p class="i01">Esser perfecto che non sta remoto.</p> +<p class="i02"> I’ prendo exemplo intra lucente petra,</p> +<p class="i01">Che ha per qualità soa forma occulta,</p> +<p class="i01">Che mai dal soiecto non s’arretra:</p> +<p class="i02"> È natural ciò che ’l cel qui move; <span class="linenum">[C. c. 30 t.]</span></p> +<p class="i01">E ciò non prende mai contraria faccia,</p> +<p class="i01">Finchè non torna in qualitate nove.</p> +<p class="i02"> Se questa trina luce amor compone,</p> +<p class="i01">Non veco ch’accidente l’amor desfaccia:</p> +<p class="i01">De ciò sum certo senza opinione.</p> +<p class="i02"> Non intendo tractar d’amor divino,</p> +<p class="i01">Como de l’alma nostra è somma vita;</p> +<p class="i01">Chè qui de lui parlar non posso a plino;</p> +<p class="i02"> D’amor che nasce per vertù de sangue</p> +<p class="i01">Che per natura ne li nati alita, <span class="linenum">[L. c. 32 t.]</span></p> +<p class="i01">I’ lasso; e dico como lo cor langue,</p> +<p class="i02"> Como la luce propria ha l’aspecto,</p> +<p class="i01">Illuminando l’aire che resplende,</p> +<p class="i01">Facendo a li occhi natural delecto.</p> +<p class="i02"> Così del core è oiecto l’amore,</p> +<p class="i01">Lo qual, se limitato, non offende</p> +<p class="i01">Nè tolle alla vertute el so valore;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span></p> +<p class="i02"> Ma como offende la vertù visiva,</p> +<p class="i01">Dico, el so visibil excellente,</p> +<p class="i01">Chè lei corrumpe potenzia passiva.</p> +<p class="i02"> Amor così tremendo fa languire</p> +<p class="i01">El cor, che sospirando fa dolente,</p> +<p class="i01">Sentendo pena del novo martire.</p> +<p class="i02"> Là ov’è amor, sempre è gelosia</p> +<p class="i01">Et è paura penser e sospecto</p> +<p class="i01">E l’anima con la spene tutta via.</p> +<p class="i02"> Amor nel cerchio non ten fermo puncto:‍<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a></p> +<p class="i01">O cala o monta ne l’uman concepto;</p> +<p class="i01">Sempre col moto fo così coniuncto.</p> +<p class="i02"> Chi non segue la carnal salute, <span class="linenum">[C. c. 31]</span></p> +<p class="i01">Reguarda donna, como sol a fango,</p> +<p class="i01">Descaccia d’onne vizio servitute,</p> +<p class="i02"> E vede la certezza de lo bene;</p> +<p class="i01">Ma i’, dolente, onne tempo plango,</p> +<p class="i01">D’amor sperando quel che non convene.</p> +<p class="i02"> Amor de l’acto quant’è plù lontano,</p> +<p class="i01">Con tant’è plù possente ’l dolce foco</p> +<p class="i01">Che ten gioioso sempre lo cor umano.</p> +<p class="i02"> Ardendo fa la vita el ben sentire</p> +<p class="i01">Donna mirando nel beato loco</p> +<p class="i01">Che pace con dolcezza par che spire;</p> +<p class="i02"> Ma sonno in nostra umanità venute</p> +<p class="i01">Gente obscure con lor acto fero,</p> +<p class="i01">Che son de tal vertù lor mente mute,</p> +<p class="i02"> E vista carnal van pur querendo.</p> +<p class="i01">Per l’abito cessa el moto altero, <span class="linenum">[L. c. 33]</span></p> +<p class="i01">Vilmente lor disio conseguendo.</p> +<p class="i02"> Amor, se è vizioso, poco dura;</p> +<p class="i01">Se è per vertute, onn’ora se ferma,</p> +<p class="i01">Chè l’anima ne lo ben transfigura.</p> +<p class="i02"> Amor che non comenza in ferme stelle</p> +<p class="i01">Tosto s’accende, e vaccio se descerma,</p> +<p class="i01">Partendo desdegnate l’alme felle.</p> +<p class="i02"> I’ son dal terzo celo trasformato</p> +<p class="i01">In questa donna, che non so chi foi,</p> +<p class="i01">Per cui me sento onn’ora plù beato.</p> +<p class="i02"> De lei prese forma el meo intellecto,</p> +<p class="i01">Mostrandome salute li occhi soi,</p> +<p class="i01">Mirando la vertù del so conspecto.</p> +<p class="i02"> Donqua, io so ella; e se da me scombra, <span class="linenum">[C. c. 31 t.]</span></p> +<p class="i01">Allora de morte sentiraggio l’ombra.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<h3 id="cap2-3">CAPITOLO II‍<a class="tagtitle" id="tag88" href="#note88">[88]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O amorosi spirti de lo mundo,</p> +<p class="i01">Se ’n lei se mostra la vertute tanta,</p> +<p class="i01">Procede da chi move el cel secundo</p> +<p class="i02"> Se om non mirasse bellezza in costei,</p> +<p class="i01">L’umanitate, che la spera ammanta,</p> +<p class="i01">Seria plù degna, cognoscendo lei.</p> +<p class="i02"> O anima bella de la spera nostra,</p> +<p class="i01">Trassela al mondo per salute umana;</p> +<p class="i01">De voi le stelle fanno nova mostra.</p> +<p class="i02"> O viste umane, se fossete degne</p> +<p class="i01">De veder como de grazia fontana <span class="linenum">[L. c. 33 t.]</span></p> +<p class="i01">E com’el celo in lei vertute pegne!</p> +<p class="i02"> Costei fo quella che prima me morse</p> +<p class="i01">La nuda mente col disio soverchio,</p> +<p class="i01">Che subito mia luce se n’accorse.</p> +<p class="i02"> Onne intellecto qui quiesca e dorma,</p> +<p class="i01">Chè non fe’ mai, sotto ’l primo cerchio,</p> +<p class="i01">Deo e natura sì leggiadra forma.</p> +<p class="i02"> Questa è la donna, qual mai non coverse</p> +<p class="i01">Spera de l’umana qualitate,</p> +<p class="i01">Avegna che nel mondo qui converse.</p> +<p class="i02"> Fo ’nanti ’l tempo e ’nanti ’l cel soa vista;</p> +<p class="i01">Qui fa beata nostra umanitate,</p> +<p class="i01">Seguend’el ben che per lei s’acquista.</p> +<p class="i02"> Or questa de fenice ten semeglia,‍<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a></p> +<p class="i01">Sentendo de la vita gravitate.</p> +<p class="i01">Morendo nasce; scolta meraveglia:</p> +<p class="i02"> In elle parti calde d’oriente <span class="linenum">[C. c. 32]</span></p> +<p class="i01">Canta, battendo l’ale desfidata,</p> +<p class="i01">Sì che nel moto accende fiamma ardente;</p> +<p class="i02"> Però, che conversa, dico, in polve trita,</p> +<p class="i01">Per la vertute che spreme la luna,</p> +<p class="i01">Reprende in poca forma prima vita:</p> +<p class="i02"> E, pur crescendo, monta nel so stato.</p> +<p class="i01">Al mondo non ne fo mai plù che una;</p> +<p class="i01">De l’oriente spande el so volato.</p> +<p class="i02"> Così costei, che al tempo more</p> +<p class="i01">Per la grifagna gente oscura e ceca,</p> +<p class="i01">Accende flamma del disio nel core:</p> +<p class="i02"> Ardendo, canta de le iuste note;</p> +<p class="i01">Con dolce foco la ignoranzia spreca</p> +<p class="i01">E torna al mondo per le excelse rote;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p> +<p class="i02"> La guida de li celi la conduce</p> +<p class="i01">Ne l’alma,‍<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> ch’è desposta per soa luce.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap3-3">CAPITOLO III‍<a class="tagtitle" id="tag91" href="#note91">[91]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> E l’aquila per tempo se renova,‍<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> <span class="linenum">[L. c. 34]</span></p> +<p class="i01">Volando ne la excelsa parte ardente,</p> +<p class="i01">Chè sotto la vecchiezza ella sè cova.</p> +<p class="i02"> Nel gran volato, le sue penne ardendo,</p> +<p class="i01">Reprende iovinezza; e ciò consente</p> +<p class="i01">Natura, presso a l’acqua ella cadendo.</p> +<p class="i02"> Stando nel nido con li piccoli nati,</p> +<p class="i01">Verso li raggi fa ciascun mirare:</p> +<p class="i01">De quel che vede li occhi ’maculati,</p> +<p class="i02"> Che non son fermi aperti verso ’l sole,</p> +<p class="i01">Beccandolo, comenza a desdegnare;</p> +<p class="i01">E nel so nido mai star plù non sole.</p> +<p class="i02"> Ov’è ’l so nido, non li sta da presso <span class="linenum">[C. c. 32 t.]</span></p> +<p class="i01">Nessun auselo, se non vol morire</p> +<p class="i01">E da soe branche esser da cesso‍<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.</p> +<p class="i02"> De soa rapina sempre lassa parte;</p> +<p class="i01">Piccoli animal non vol mai ferire;</p> +<p class="i01">Vegendo lor temer, tosto se parte.</p> +<p class="i02"> Così me renova nel piacer costei.</p> +<p class="i01">Et arde de vergogna la mia mente,</p> +<p class="i01">Quando s’agrava pur de seguir lei:</p> +<p class="i02"> Spandendo l’ale de la soa vertute,</p> +<p class="i01">Allora cresce lo intellecto agente,</p> +<p class="i01">Mirando de bellezza la salute.</p> +<p class="i02"> E chi con lo suo sguardo non remira</p> +<p class="i01">Al so Fattore e depreme ’l viso</p> +<p class="i01">Costei desdegna, per cui lo corso spira.</p> +<p class="i02"> Le lagreme pur bagnano la terra,</p> +<p class="i01">Essendo da costei così diviso, <span class="linenum">[L. 34 t.]</span></p> +<p class="i01">Che per defecto cade in la soa guerra.</p> +<p class="i02"> Si como donna de le iuste genti,</p> +<p class="i01">Desprege d’onne vicio radice</p> +<p class="i01">Dal cor che mostra po’ l’acti possenti:</p> +<p class="i02"> Avendo misericordia e caritate,</p> +<p class="i01">A la vilità del mondo contradice,</p> +<p class="i01">Facendo degna nostra umanitate;</p> +<p class="i02"> Da li occhi soi nascendo tal piacere,</p> +<p class="i01">Che fa beato l’omo nel vedere.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +</p> + +<h3 id="cap4-3">CAPITOLO IV‍<a class="tagtitle" id="tag94" href="#note94">[94]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> In ne le parti d’Asia maiore</p> +<p class="i01">Lumerpa nasce con lucente penne,</p> +<p class="i01">Che tolle l’ombra con lo so splendore.</p> +<p class="i02"> Morendo, non è morto questo lume; <span class="linenum">[C. c. 33]</span></p> +<p class="i01">Non vol natura che già mai se spenne;</p> +<p class="i01">Partita penna vol che poco allume.</p> +<p class="i02"> Così da questa ven la dolce luce,</p> +<p class="i01">Ch’aluma l’alma nel disio d’amore;</p> +<p class="i01">Tollendo morte, a vita conduce.</p> +<p class="i02"> E l’om, morendo po’ con questa donna,</p> +<p class="i01">Luce la fama; nel mondo non more</p> +<p class="i01">E de sospiri fa questa Ionna.</p> +<p class="i02"> Ma, chi da questa donna s’allontana,</p> +<p class="i01">Perde la luce de le prime penne,</p> +<p class="i01">De soa salute onn’ora s’estrana;</p> +<p class="i02"> Ma, prego, con li dolci occhi me sguarde,</p> +<p class="i01">Tollendo del mio cor le penne vane‍<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, <span class="linenum">[L. c. 35]</span></p> +<p class="i01">Del ceco mondo che onn’ora m’arde:</p> +<p class="i02"> E la soa forza me conduce a tanto,</p> +<p class="i01">Che sempre li occhi gira ’l tristo‍<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> pianto.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap5-3">CAPITOLO V‍<a class="tagtitle" id="tag97" href="#note97">[97]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Segue stellino bellezza de celo,</p> +<p class="i01">I’ dico, per vagezza de la stella,</p> +<p class="i01">Ne l’aire muggia, fin che trova ’l gelo;</p> +<p class="i02"> E vola, abbandonando el dolce nido:</p> +<p class="i01">Vegendo che Mercurio l’appella,</p> +<p class="i01">Lui consegue, facendo gran grido.</p> +<p class="i02"> Ma pur vagezza de la stella lassa,</p> +<p class="i01">Scordandose de l’ovo che ’mbranca,</p> +<p class="i01">Che mai per gelosia da lui non scassa.</p> +<p class="i02"> L’ovo cadendo, nasce ’l so fiolo:</p> +<p class="i01">Poi che ’l vedere de la stella manca,</p> +<p class="i01">Gridando lo nato, verso lui fa volo.</p> +<p class="i02"> È simel donna questa del stellino, <span class="linenum">[C. c. 33 t.]</span></p> +<p class="i01">Che fa volar la mente nostra accesa,</p> +<p class="i01">Nel gran disio de lo ben divino;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span></p> +<p class="i02"> E tolle la viltà de questa vita,</p> +<p class="i01">Del tristo amor che commette offesa,</p> +<p class="i01">Amando plù che Deo cosa nutrita.</p> +<p class="i02"> Conforma l’alma con l’eterna spene,</p> +<p class="i01">Lassando ’l mondo che vicio mantene.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap6-3">CAPITOLO VI‍<a class="tagtitle" id="tag98" href="#note98">[98]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> El pellicano, col paterno amore, <span class="linenum">[L. c. 35 t.]</span></p> +<p class="i01">Tornando al nido fatigando l’ale</p> +<p class="i01">Tenendo li soi nati sopra ’l core,</p> +<p class="i02"> Vedeli occisi da l’impia serpe;</p> +<p class="i01">E tanto, per amor de lor, glien cale,</p> +<p class="i01">Che lo so lato fin al cor diserpe.</p> +<p class="i02"> Plovendo ’l sangue sopra li soi nati</p> +<p class="i01">Dal cor che sentì le gravose pene,</p> +<p class="i01">Da morte in la vita son tornati.</p> +<p class="i02"> Da questa in noi se move conoscenza</p> +<p class="i01">De quel che move e tutto sostene,</p> +<p class="i01">E l’universo per lui se despenza.</p> +<p class="i02"> Como de pellicano tene figura,</p> +<p class="i01">Per li peccati de’ primi parenti,</p> +<p class="i01">Resuscitando l’umana natura;</p> +<p class="i02"> E noi, bagnati da sanguigna croce,</p> +<p class="i01">Resuscitando da morte despenti</p> +<p class="i01">De servitute lassammo la foce:</p> +<p class="i02"> Sì che per morte reprendemmo vita,</p> +<p class="i01">Che per peccati fo da noi partita.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap7-3">CAPITOLO VII‍<a class="tagtitle" id="tag99" href="#note99">[99]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> La salamandra, che nel foco vive‍<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a> <span class="linenum">[L. c. 36] [C. c. 34]</span></p> +<p class="i01">E l’altro cibo la soa vita sprezza</p> +<p class="i01">Non sonno in lei potencie passive,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span></p> +<p class="i02"> Ardendo, se renova soa coverta.</p> +<p class="i01">Così natura in lei pose fermezza;</p> +<p class="i01">Non vol che ’n fiamma già mai se converta.</p> +<p class="i02"> Così fa l’alma che costei consegue,</p> +<p class="i01">Che mai non sente tormento nel foco,</p> +<p class="i01">Se la fortuna rumpe le sue tregue.</p> +<p class="i02"> Pascese sola per la soa salute,</p> +<p class="i01">E del dolente mondo cura poco,</p> +<p class="i01">Considerando la soa servitute.</p> +<p class="i02"> Camaleone che vive ne l’aire,</p> +<p class="i01">Qual è subiecto di tutti li uccelli,</p> +<p class="i01">E se de claritate fosse vanie,</p> +<p class="i02"> Sopra le nube volando s’adduce</p> +<p class="i01">E passa quelle parti de li celi,</p> +<p class="i01">De fin che trova l’aire ’n pura luce.</p> +<p class="i02"> Ive se pasce, ive se nutrica.</p> +<p class="i01">Allech in acqua et in terra talpa;</p> +<p class="i01">Or qui m’ascolta, se voi che te dica.</p> +<p class="i02"> El pesce, for de l’acqua, poco guizza;</p> +<p class="i01">In picciol tempo la morte lo palpa:</p> +<p class="i01">E talpa ne la morte li occhi svizza.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’alma che tal donna porta, <span class="linenum">[C. c. 34 t.]</span></p> +<p class="i01">Qual è subiecto de vertute sancte,</p> +<p class="i01">Che verso ’l celo da lui prende scorta,</p> +<p class="i02"> Lassando de la vita oscuritate.</p> +<p class="i01">E per la fede sostene pene, o quante! <span class="linenum">[L. c. 36 t.]</span></p> +<p class="i01">Sol per vedere l’alta claritate.</p> +<p class="i02"> E l’anima, che per luce fo creata</p> +<p class="i01">Per sormontare nelle dolci scale,</p> +<p class="i01">Per li occhi de costei deven beata.</p> +<p class="i02"> Ma quando guizza da costei divisa,</p> +<p class="i01">Verso la morte con tristezza sale</p> +<p class="i01">E mai con conoscenza non s’avisa.</p> +<p class="i02"> Sì como talpa elude li occhi belli,</p> +<p class="i01">Celando fin a la morte le soe colpe</p> +<p class="i01">De li acti avari invidiosi e felli.</p> +<p class="i02"> Nel storto tempo sguarda el so fattore;</p> +<p class="i01">Debelità ten l’osse con le polpe,</p> +<p class="i01">Sperando a poco a poco le triste ore.</p> +<p class="i02"> Quest’ultimo pentire mai non lodo,</p> +<p class="i01">E non desprezzo chi ten cotal modo.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap8-3">CAPITOLO VIII‍<a class="tagtitle" id="tag101" href="#note101">[101]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Poi che morte le penne ha plombino,</p> +<p class="i01">Renascono per soa qualitate;</p> +<p class="i01">Son temporate, dico, plù e mino.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> +<p class="i02"> Vertù se serra in lui, si como in seme</p> +<p class="i01">Che ten occulta soa humiditate;</p> +<p class="i01">Chè planta nasce, quando ’l sol la preme.</p> +<p class="i02"> Cossì costei; chi la ten nel core,</p> +<p class="i01">In onne modo segue temperanza:</p> +<p class="i01">In cel fiorisce, poi ch’al mondo more.</p> +<p class="i02"> E le nude ossa con la fronte calva, <span class="linenum">[C. c. 35]</span></p> +<p class="i01">Che dormeno vestite de speranza, <span class="linenum">[L. c. 37]</span></p> +<p class="i01">Renasceranno con la carne salva,</p> +<p class="i02"> Quando la forza del Fattor benegno</p> +<p class="i01">Chiuderà giurno ne l’umano regno.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap9-3">CAPITOLO IX‍<a class="tagtitle" id="tag102" href="#note102">[102]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> El struzzo, per la soa caliditate,</p> +<p class="i01">In nutrimento lo ferro converte.</p> +<p class="i01">Non vola in air per soa gravitate.</p> +<p class="i02"> De giugno, quando vede quelle stelle</p> +<p class="i01">Globate in oriente ben aperte,</p> +<p class="i01">Sotterra l’ova, e scordase de quelle.</p> +<p class="i02"> Mettendo l’ova sotto nel sablone,</p> +<p class="i01">Nascono per vertù che ’l sol ne spira,</p> +<p class="i01">Onde de vita ven perfeczione.</p> +<p class="i02"> Nutrica li fioli, poi che son nati;</p> +<p class="i01">Recordase de l’ova, e ficto mira,</p> +<p class="i01">Guardando lor con occhi humiliati.</p> +<p class="i02"> Cossì, chi sente al core el dolce foco</p> +<p class="i01">Che nasce per disio de costei,</p> +<p class="i01">El mal consuma e serva in suo loco;</p> +<p class="i02"> E se de lei peccando se scorda,</p> +<p class="i01">Plangendo con sospiri dice omei,</p> +<p class="i01">Quando de questa donna s’arrecorda.</p> +<p class="i02"> El gran pentire tolle el gran peccare,</p> +<p class="i01">S’el core fa per doglia lagremare.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap10-3">CAPITOLO X‍<a class="tagtitle" id="tag103" href="#note103">[103]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> El cigno è bianco senza alcuna macchia <span class="linenum">[L. c. 37 t.]</span></p> +<p class="i01">E dolcemente canta nel morire</p> +<p class="i01">E non fina, fin che morte no l’attacca.</p> +<p class="i02"> Cossì è bianca l’alma per vertute, <span class="linenum">[C. c. 35 t.]</span></p> +<p class="i01">Volendo questa donna conseguire.</p> +<p class="i01">Per essa se vede l’eterna salute</p> +<p class="i02"> E canta nella morte enamorata,</p> +<p class="i01">Andando al so Fattor, cossì beata.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +</p> + +<h3 id="cap11-3">CAPITOLO XI‍<a class="tagtitle" id="tag104" href="#note104">[104]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Cicogna, quando ha male, el ben conosce,</p> +<p class="i01">Chè bene ha forza de l’acqua marina:</p> +<p class="i01">Cossì da lei fa fuggir l’angosce.</p> +<p class="i02"> Se mai in fallo trova soa compagna,</p> +<p class="i01">Desdegna e mai con lei non s’avicina,</p> +<p class="i01">Sola pensando va per la campagna,</p> +<p class="i02"> D’animali venenosi se nutrica,</p> +<p class="i01">E lor veneno già mai non l’offende,</p> +<p class="i01">Naturalmente le serpe mastica.</p> +<p class="i02"> Non fa col petto, ma col viso cova;‍<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a></p> +<p class="i01">Dritto al core l’ova pur comprende,</p> +<p class="i01">Chè sovra sperma la vertute nova. <span class="linenum">[L. c. 38]</span></p> +<p class="i02"> Poi ch’è vecchia, da li soi fioli</p> +<p class="i01">Receve nutrimento e gran dolcezza,</p> +<p class="i01">Sì che ’n pace posa li soi doli.</p> +<p class="i02"> Cossì fa chi conosce questa donna:</p> +<p class="i01">Sentendo di peccati la gravezza,</p> +<p class="i01">Prende conforto sì che non profonna;</p> +<p class="i02"> El vizio abbandona desdegnando;</p> +<p class="i01">Non teme so veneno, che nel mondo</p> +<p class="i01">Occide l’omo; su, nel doce affanno,</p> +<p class="i02"> Drizza el core verso ’l fine e ’l bene;</p> +<p class="i01">E, soffrendo el corpo el grave pondo,</p> +<p class="i01">Vede salute a la gravosa spene,</p> +<p class="i02"> E posa l’anima con dolcezza e pace <span class="linenum">[C. c. 36]</span></p> +<p class="i01">Sopra le stelle, si como a Deo piace.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap12-3">CAPITOLO XII‍<a class="tagtitle" id="tag106" href="#note106">[106]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Canta cicale per ardente sole</p> +<p class="i01">Sì forte, che ’l morire in lei fa scucco;</p> +<p class="i01">Le dolce olive per natura cole.</p> +<p class="i02"> Quant’è plù puro l’aire, plù resona</p> +<p class="i01">La voce soa, che fa tacere ’l cucco;</p> +<p class="i01">Si che ’l suo tristo canto plù non sona.</p> +<p class="i02"> Ne l’olio messa, subito se more;</p> +<p class="i01">Spandendo aceto sopra lei, resorge.</p> +<p class="i01">Sì fa costei che la porta nel core,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span></p> +<p class="i02"> Sentendo del divino splendor la luce:</p> +<p class="i01">Non fina la soa prece, fin che urge</p> +<p class="i01">La morte, dico, che al tacer conduce.</p> +<p class="i02"> Facendo el canto de la iusta prece, <span class="linenum">[L. c. 38 t.]</span></p> +<p class="i01">Ne l’alma fa tacire ogne vil cosa;</p> +<p class="i01">E, se pur cade ne la trista nece,</p> +<p class="i02"> Per penitenzia reprende la vita,</p> +<p class="i01">Che, per vergogna, plangendo fa posa</p> +<p class="i01">Satisfacendo con la mente unita;</p> +<p class="i02"> Sì che retorna in grazia divina,</p> +<p class="i01">Quale beata vita che non fina.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap13-3">CAPITOLO XIII‍<a class="tagtitle" id="tag107" href="#note107">[107]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Nocticora, querendo el cibo, grida;</p> +<p class="i01">De nocte canta e volando preda;</p> +<p class="i01">Ove son corpi morti, là s’annida:</p> +<p class="i02"> Vede la nocte, ma nel giurno è ceca;</p> +<p class="i01">Al’altri oselli è angoscia e feda;</p> +<p class="i01">Como resguarda el sole plù s’acceca.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’anima viziosa e rea, <span class="linenum">[C. c. 36 t.]</span></p> +<p class="i01">Quando da questa donna se departe,</p> +<p class="i01">La quale è de bellezza summa dea;</p> +<p class="i02"> Acceca li occhi d’onne cognoscenza</p> +<p class="i01">E segue la viltà in onne parte,</p> +<p class="i01">Fin che la luce de veder non pensa;</p> +<p class="i02"> E fin el bene de l’eterno amore</p> +<p class="i01">Non vede, chè vivendo ella se more.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap14-3">CAPITOLO XIV‍<a class="tagtitle" id="tag108" href="#note108">[108]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> In femina lo maschio transfigura <span class="linenum">[L. c. 39]</span></p> +<p class="i01">Perdice, descordandose de lo sesso,</p> +<p class="i01">E, quando po’, de l’altri l’ova fura:</p> +<p class="i02"> Per l’invidia le cova, e fa fioli;</p> +<p class="i01">Da lei ciascun se parte e sta da cesso,</p> +<p class="i01">Verso la madre propria fa voli.</p> +<p class="i02"> Cossì como l’homo for de conoscenza,</p> +<p class="i01">Che questa donna non porta nel core</p> +<p class="i01">Nè teme de comettere onne offenza;</p> +<p class="i02"> E l’altrui bene per invidia tolle,</p> +<p class="i01">La qual t’adduce a pena e a dolore</p> +<p class="i01">E d’altra salute te destolle:</p> +<p class="i02"> Or pensa che l’aver facto de furto,</p> +<p class="i01">Tu vidi trapassar in tempo curto.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +</p> + +<h3 id="cap15-3">CAPITOLO XV‍<a class="tagtitle" id="tag109" href="#note109">[109]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> La rondene doie petre preziose‍<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a></p> +<p class="i01">Naturalmente porta nel so ventre,</p> +<p class="i01">Che vagliono ad amore, e son famose.</p> +<p class="i02"> Se li fioli sonno cechi et orbi,</p> +<p class="i01">Biascia la celidonia, sì che c’entre</p> +<p class="i01">El cano succo che sana lor morbi.</p> +<p class="i02"> Cossì serai tu gracioso sempre, <span class="linenum">[C. c. 37]</span></p> +<p class="i01">Se porti amore e caritate dentro,</p> +<p class="i01">De questa donna servando le tempre.</p> +<p class="i02"> Se ’l vicio te ceca li belli occhi,</p> +<p class="i01">Cercando questa donna nel to centro,</p> +<p class="i01">Prego, ch’al Factore t’engenocchi;</p> +<p class="i02"> E de salute non te desfidare, <span class="linenum">[L. c. 39 t.]</span></p> +<p class="i01">Chè propria natura è lo peccare.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap16-3">CAPITOLO XVI‍<a class="tagtitle" id="tag111" href="#note111">[111]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Del sangue de la upupa chi sogne</p> +<p class="i01">Da spiriti, dormendo, vederasse</p> +<p class="i01">Essere preso, che non par che sogne,</p> +<p class="i02"> Io non vorria che onn’om sapesse</p> +<p class="i01">Quanta viltà in lei natura sparse;</p> +<p class="i01">No saría furo che so core avesse.</p> +<p class="i02"> Invecchia tanto, che non po’ vedere</p> +<p class="i01">Nè po’ volare, sì che ciascun nato</p> +<p class="i01">Trappa le penne e la piuma a lor podere;</p> +<p class="i02"> E poi la cova, e, con vertù d’erbe,</p> +<p class="i01">De giovenezza torna al primo stato:</p> +<p class="i01">Cossì natura vol che se ne conserbe.</p> +<p class="i02"> Cossì tu divi non essere ingrato,</p> +<p class="i01">Divi pensare, se non fosser illi,</p> +<p class="i01">C’al mondo mai non saria creato.</p> +<p class="i02"> Pensa a toa matre quanto ne fatica,</p> +<p class="i01">Non si’ maledetto sì como son quilli,</p> +<p class="i01">Ma sempre con dolcezza la nutrica.</p> +<p class="i02"> Honora el patre con toa genitrice,</p> +<p class="i01">A ciò che sopra terra la toa vita</p> +<p class="i01">Sia plu lontana prospera e felice.</p> +<p class="i02"> A voi fioli la consimel specte: <span class="linenum">[C. c. 37 t.]</span></p> +<p class="i01">Crudezza, impietate over ferita,</p> +<p class="i01">Sì como ho già veduto a più de septe</p> +<p class="i02"> E somme in la memoria presso a cento,</p> +<p class="i01">Che morti sonno pur per ciò a stento. <span class="linenum">[L. c. 40]</span></p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +</p> + +<h3 id="cap17-3">CAPITOLO XVII‍<a class="tagtitle" id="tag112" href="#note112">[112]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> El calandrello, qual’è tutto bianco,</p> +<p class="i01">Portandolo denanci a quel ch’è infermo,</p> +<p class="i01">De ciò che qui te dico non te manco,</p> +<p class="i02"> Se morir deve, voltali la coda;</p> +<p class="i01">Se campar deve, resguardali fermo.</p> +<p class="i01">De questo animal tal natura loda.</p> +<p class="i02"> Cossì fa questa donna: a cui resguarda,</p> +<p class="i01">De morte a vita e de salute torna;</p> +<p class="i01">Volta l’aspecto a cui lo vizio imbarda,</p> +<p class="i02"> Sì che, vivendo, mor, perchè ’l mal vive.</p> +<p class="i01">O quanti la speranza al mondo scorna</p> +<p class="i01">Pur conseguendo le opre cattive!</p> +<p class="i02"> Ell’è de salute nel presente giorno,</p> +<p class="i01">Chè, astrimando, la morte gli è intorno.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap18-3">CAPITOLO XVIII‍<a class="tagtitle" id="tag113" href="#note113">[113]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Molte nature trovo nel voltore;</p> +<p class="i01">Non tutte a simiglianza le reduco,</p> +<p class="i01">Ma voio che de lui si è venatore</p> +<p class="i02"> De lupo e de lione ligato in pelle <span class="linenum">[L. c. 40 t.]</span></p> +<p class="i01">El core de Satanas e del gran Bruto</p> +<p class="i01">Et onne spirito l’impeto repelle.</p> +<p class="i02"> Da venenosi animal fa l’om seguro;</p> +<p class="i01">Ardendo le soe penne, li serpenti</p> +<p class="i01">Fugeno tutti; questo ben te giuro.</p> +<p class="i02"> Ligando la soa penna nel pe’ dextro,</p> +<p class="i01">Quando nel parto son dolor pungenti,</p> +<p class="i01">A ciò che te dico non guardar celestro,</p> +<p class="i02"> Tira la creatura fore a luce;</p> +<p class="i01">E chi non leva subito la penna,</p> +<p class="i01">Ciò ch’è dentro de for ne conduce.</p> +<p class="i02"> La lingua tracta da lui senza ferro,</p> +<p class="i01">In panno novo al collo se sospenna,</p> +<p class="i01">Fa certe cose che qui non deserro.</p> +<p class="i02"> El pe’ dextro ligato al sinistro,</p> +<p class="i01">E ciò converso, tolle el gran dolore.</p> +<p class="i01">Anche d’un’altra cosa t’amaestro:</p> +<p class="i02"> La polvere de l’ossa molto vale,</p> +<p class="i01">Con celidonia resulta ’l valore</p> +<p class="i01">Che priva de langor ciascun animale.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span></p> +<p class="i02"> Li soi fioli, quando son nel nido, <span class="linenum">[C. c. 38]</span></p> +<p class="i01">Beccali forte se li vede grassi</p> +<p class="i01">E, percotendo sopra lor, fa grido.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’omo tristo invidiuso,</p> +<p class="i01">Che lassa de costei li dolci passi,</p> +<p class="i01">Fin che se vede de morte confuso</p> +<p class="i02"> E se medesmo ardendo se percote,</p> +<p class="i01">Gridando verso Deo con triste note.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap19-3">CAPITOLO XIX‍<a class="tagtitle" id="tag114" href="#note114">[114]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Erodio, il quale è dicto falcone, <span class="linenum">[L. c. 41]</span></p> +<p class="i01">Plù fere col pecto che non fa col becco.</p> +<p class="i01">Ascolta quant’è in lui perfeczione:</p> +<p class="i02"> Se in doi volati non prende soa caccia,</p> +<p class="i01">Vergognase forte, sì che sta a stecco,</p> +<p class="i01">Nè in quel giorno animal plù menaccia.</p> +<p class="i02"> L’altro, che demestego pur vaga</p> +<p class="i01">E per vergogna per l’air va sperso,</p> +<p class="i01">De retornare a lui tardo s’emplaga.</p> +<p class="i02"> Non becca mai de putrida carne,</p> +<p class="i01">Sia quanto vole de fame converso;</p> +<p class="i01">Quando è infermo, prende pur le starne.</p> +<p class="i02"> L’omo ch’è prudente fiol de vertute</p> +<p class="i01">Plù fa col core che non fa con bocca</p> +<p class="i01">L’occhi voltando ne l’aspre ferute</p> +<p class="i02"> Sempr’è vergogna, là ov’è gentilezza,</p> +<p class="i01">Azzara, dico, ad cui tal dicto tocca</p> +<p class="i01">Che con la lingua l’inimici spezza.</p> +<p class="i02"> Non prende l’om gentile le brutte cose,</p> +<p class="i01">Ma, per vertù de l’animo ch’è granne,</p> +<p class="i01">Consegue sempre le più valorose.</p> +<p class="i02"> Ma sonno al mondo cotali gentilotti <span class="linenum">[C. c. 43]</span></p> +<p class="i01">Che gridano, mostrando le lor sanne,</p> +<p class="i01">Schernendo altrui con lor grigni e motti.</p> +<p class="i02"> Per l’opera se mostra l’om gentile,</p> +<p class="i01">Sì como è scritto nel secondo stile.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap20-3">CAPITOLO XX‍<a class="tagtitle" id="tag115" href="#note115">[115]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> El grifo assai è forte, ma pur teme <span class="linenum">[L. c. 41 t.]</span></p> +<p class="i01">Per molti animal che son ne li monti,</p> +<p class="i01">Chè per lor corpi lo tossico freme.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p> +<p class="i02"> Sempre nel nido lo smeraglio pone,</p> +<p class="i01">Sì che non sieno li soi nervi ponti:</p> +<p class="i01">Per questa pietra fa defensione.</p> +<p class="i02"> Cossì de vertù divi mettere costei</p> +<p class="i01">Dentro nel core, con la ferma fede,</p> +<p class="i01">La qual defende l’om da l’acti rei,</p> +<p class="i02"> Da l’inimico e dal serpent’antiquo,</p> +<p class="i01">E dona pace gloria e mercede,</p> +<p class="i01">Togliendo a l’alma lo valor iniquo.</p> +<p class="i02"> Chi seco porta questa bella pietra,</p> +<p class="i01">Già mai de soa salute non s’arietra.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap21-3">CAPITOLO XXI‍<a class="tagtitle" id="tag116" href="#note116">[116]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ciò che se dice non è tutto vero‍<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a></p> +<p class="i01">Che, morto, lo paone non se corrompa:</p> +<p class="i01">Quel che già vidi, tolla el to pensero.</p> +<p class="i02"> Ben se conserva assai, ma non d’agusto,</p> +<p class="i01">E, quando el Sole in Cancro mostra pompa,</p> +<p class="i01">De lui s’accorge el naso et anche el gusto.</p> +<p class="i02"> La paonessa, quanto po’, nasconde</p> +<p class="i01">L’ova, che ’l paone non le offenda;</p> +<p class="i01">Quando illo grida, tace e non risponde:</p> +<p class="i02"> Assai plù la luxuria l’affanna <span class="linenum">[C. c. 43 t.]</span></p> +<p class="i01">Che par che la compagna non lo attenda.</p> +<p class="i01">Ov’è che trova l’ova, lì le danna.</p> +<p class="i02"> Gode de soa bellezza nella rota;</p> +<p class="i01">Guardandose a li pedi, prende tristezza, <span class="linenum">[L. c. 42]</span></p> +<p class="i01">E l’alegrezza da lui sta remota.</p> +<p class="i02"> Voce ha maligna, capo de serpente,</p> +<p class="i01">Le penne paion d’angelica bellezza,</p> +<p class="i01">Li passi de latrone fraudolente.</p> +<p class="i02"> È l’omo pravo simel de paone,</p> +<p class="i01">Che guasta la comune utilitate,</p> +<p class="i01">Per lo voler che cieca la rasone.</p> +<p class="i02"> Se con le man ce gionge, no vole uncino;</p> +<p class="i01">Ma, se resurge la comunitate,</p> +<p class="i01">Tempera mano a folle et a molino.</p> +<p class="i02"> O tu, ch’intorno toa bellezza miri,</p> +<p class="i01">Che sì la sciocca gloria t’enbarda,</p> +<p class="i01">Se hai intellecto, como non sospiri?</p> +<p class="i02"> Guarda li pedi e li veloci passi</p> +<p class="i01">Che fai verso la morte che te guarda</p> +<p class="i01">E como el tempo che traluce lassi!</p> +<p class="i02"> Or pensa, donqua, che, nel mondo tristo,</p> +<p class="i01">Se lassa con suspiri el male acquisto.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +</p> + +<h3 id="cap22-3">CAPITOLO XXII‍<a class="tagtitle" id="tag118" href="#note118">[118]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Hanno le grue ordene e signore,</p> +<p class="i01">E quella che conduce spesso grida,</p> +<p class="i01">Corregge e amaestra lor tenore.</p> +<p class="i02"> Se questa manca, l’altra in ciò soccede,</p> +<p class="i01">E quando dormen, questa ch’è lor guida</p> +<p class="i01">La guardia pone che alcun non le prede.</p> +<p class="i02"> Questa che le guarda, sta con l’una gamma <span class="linenum">[C. c. 44]</span></p> +<p class="i01">Nell’altra ten la pietra: chè, se dorme,</p> +<p class="i01">Cadendole dal sonno, li occhi sbramma. <span class="linenum">[L. c. 42 t.]</span></p> +<p class="i02"> Cossì dovria ciascuno citadino</p> +<p class="i01">L’uno con l’altro esser conforme,</p> +<p class="i01">Chè non venisser lor terre al dechino.‍<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a></p> +<p class="i02"> Ma tanta è questa invidia che regna,</p> +<p class="i01">Che sempre se desface el ben comuno,</p> +<p class="i01">E l’uno de seguir l’altro se desdegna.</p> +<p class="i02"> Lo senno de li governi‍<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> qui veggio.</p> +<p class="i01">Non è chi faccia ben, non è, se ad uno</p> +<p class="i01">Per l’utel se consiglia pur lo peggio.</p> +<p class="i02"> Veggio cader deviso questo regno;‍<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a></p> +<p class="i01">Veggio ch’è tolto l’ordene e lo bene;</p> +<p class="i01">Veggio che regna ciascun om malegno;</p> +<p class="i02"> Veggio li boni qui non aver loco;</p> +<p class="i01">Veggio che tacere a ciascun convene;</p> +<p class="i01">Veggio ch’arde qui l’occulto foco;</p> +<p class="i02"> Veggio venire qui le piaghe nove,</p> +<p class="i01">Dico, se pietà ciò non remove.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap23-3">CAPITOLO XXIII‍<a class="tagtitle" id="tag122" href="#note122">[122]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> La tortora pur sè sola plangendo,</p> +<p class="i01">Vedua de compagno in secco legno,</p> +<p class="i01">E loco pur deserto va querendo.</p> +<p class="i02"> No s’accompagna ma’, po’ che lo perde;</p> +<p class="i01">De bevere aqua clara prende sdegno;</p> +<p class="i01">Già mai non sta nè canta in ramo verde.</p> +<p class="i02"> Cossì ciascuno planger dovería</p> +<p class="i01">Lo so peccato, che l’anema fura,</p> +<p class="i01">E mai con lui prender compagnia;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p> +<p class="i02"> Lassare ’l mondo e onne so delecto. <span class="linenum">[L. c. 43] [C. c. 44 t.]</span></p> +<p class="i01">Facendo penitenzia forte e dura,</p> +<p class="i01">Per contemplare, nel divin conspecto,</p> +<p class="i02"> El sommo bene de l’eterna vita,</p> +<p class="i01">Ov’è la gloria, che sempre è infinita.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap24-3">CAPITOLO XXIV‍<a class="tagtitle" id="tag123" href="#note123">[123]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Nasce onne corvo, per natura, bianco,</p> +<p class="i01">E pascese dal cel de dolce manna,</p> +<p class="i01">Per qual el patre sente doglia al fianco,</p> +<p class="i02"> Fin che non vede in lui le penne negre.</p> +<p class="i01">De trovar cibo per lor non s’affanna;</p> +<p class="i01">E mai natura non vol che s’alegre.</p> +<p class="i02"> Cossì è l’anima nostra bianca e necta,</p> +<p class="i01">Tabula rasa, ove non c’è peccato;</p> +<p class="i01">Doventa negra, po’ che se delecta.</p> +<p class="i02"> El vizio la nutrica, che lei conduce</p> +<p class="i01">E cieca e negra ne l’eterno stato,</p> +<p class="i01">Spogliandose da sè la degna luce:</p> +<p class="i02"> E la soa pena non se cessa mai,</p> +<p class="i01">Sospir traendo de dolorosi guai.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap25-3">CAPITOLO XXV‍<a class="tagtitle" id="tag124" href="#note124">[124]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Canta sì dolcemente la serena, <span class="linenum">[L. c. 43 t.]</span></p> +<p class="i01">Che, chi lei intende, dolce fa dormire,</p> +<p class="i01">Sì che l’om prende e con seco lo mena,</p> +<p class="i02"> E forte lo constrenge de iacer con lei.</p> +<p class="i01">Languendo per amor, par che sospire,</p> +<p class="i01">Poi lo devora con li denti rei.</p> +<p class="i02"> Cossì, con la dolcezza de la vita,</p> +<p class="i01">Inganna lo nimico l’alma nostra,</p> +<p class="i01">Fin che la mena a la morte infinita.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’omo falso nel so canto, <span class="linenum">[C. c. 45]</span></p> +<p class="i01">Che con la lengua lo mel te demostra,</p> +<p class="i01">De riete po’ te ponge in onne canto.</p> +<p class="i02"> Chi non se fida, non receve inganno:</p> +<p class="i01">El senno fa gran pena pe lo‍<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> danno.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap26-3">CAPITOLO XXVI‍<a class="tagtitle" id="tag126" href="#note126">[126]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Gronco, che dentro a le caverne nasce</p> +<p class="i01">E per natura arengo lo nutrica,</p> +<p class="i01">Fin ch’è grande, lì dentro lo pasce.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span></p> +<p class="i02"> Mustrali el cibo con l’usata branca;</p> +<p class="i01">Con l’altra occultamente lo nimica;</p> +<p class="i01">Tanto lo strenge, che soa vita manca.</p> +<p class="i02"> Cossì fa lo nimico de la gente,</p> +<p class="i01">Che mostra de delecto la dolce esca;</p> +<p class="i01">Fino a la morte pasce nostra mente.</p> +<p class="i02"> In questo mare grande e spaziuso,</p> +<p class="i01">Con diversi ami, dolcemente pesca:</p> +<p class="i01">Beato è quello che volta lo muso</p> +<p class="i02"> E mette a la soa gola el freno e ’l camo, <span class="linenum">[L. c. 44]</span></p> +<p class="i01">A ciò che preso non sia da questo amo.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap27-3">CAPITOLO XXVII‍<a class="tagtitle" id="tag127" href="#note127">[127]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Lu rospo sempre mira verso ’l celo,</p> +<p class="i01">Chè ha un occhio in mezzo de la testa;</p> +<p class="i01">Vestito ha el dorso so de bianco pelo.</p> +<p class="i02"> Cossì è l’anima con la vera fede,</p> +<p class="i01">Chè ’l mondo con delecto non l’infesta,</p> +<p class="i01">Che le divine cose sempre vede;</p> +<p class="i02"> Segue vertute senza alcun delecto,</p> +<p class="i01">Rengraziando chi le diè intellecto.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap28-3">CAPITOLO XXVIII‍<a class="tagtitle" id="tag128" href="#note128">[128]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> L’ostrega, quand’è la luna plena,</p> +<p class="i01">Aprese tutta; qual, veggendo ’l cancro,</p> +<p class="i01">Imagina d’averla a pranzo o a cena.</p> +<p class="i02"> Meteglie dentro petra over festuca,</p> +<p class="i01">Per qual lo so coprire le ven manco;</p> +<p class="i01">Cossì el cancro l’ostrega manduca.</p> +<p class="i02"> Cossì è l’omo che apre soa bocca</p> +<p class="i01">E con l’omo falso mostra ’l so secreto,</p> +<p class="i01">Onde ven piaga che lo cor li tocca. <span class="linenum">[L. c. 44 t.]</span></p> +<p class="i02"> En la lengua è la vita e la morte;</p> +<p class="i01">Plù tace che non parla l’omo discreto,</p> +<p class="i01">Stando nel cerchio con l’impia sorte.</p> +<p class="i02"> Serva la vita lo longo vedere; <span class="linenum">[C. c. 38 t.]</span></p> +<p class="i01">Nè damno fè già mai lo bel tacere.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap29-3">CAPITOLO XXIX‍<a class="tagtitle" id="tag129" href="#note129">[129]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Chi mangia del delfin, se fosse in mare,</p> +<p class="i01">Subito lui sente per natura</p> +<p class="i01">E verso lui move l’onde prave.‍<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a></p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span></p> +<p class="i02"> De far questa vendetta sempre è attento,</p> +<p class="i01">E mai de perdonar non mette cura;</p> +<p class="i01">De molti devorando ha fatto stento.</p> +<p class="i02"> Cossì è l’anima impia e cruda,</p> +<p class="i01">Che de vendetta far onn’ora desía;</p> +<p class="i01">Cossì se fa de cognoscenza nuda.</p> +<p class="i02"> O quant’è cieca la gente soperba!</p> +<p class="i01">Crede che perdonar vergogna sía,</p> +<p class="i01">E questa opinione in lor se serba.</p> +<p class="i02"> O impio, che mal pur te delecta</p> +<p class="i01">Vedi la morte ch’appresso t’agogna</p> +<p class="i01">E quanta pena nasce a far vendetta!</p> +<p class="i02"> È plù vertute quando l’om perdona,</p> +<p class="i01">Potendo vendicar la soa vergogna,</p> +<p class="i01">Che vendicando offender la persona.</p> +<p class="i02"> Or vinci, sofferendo, e tempo aspecta,</p> +<p class="i01">Nel qual conven cader la iniqua secta.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap30-3">CAPITOLO XXX‍<a class="tagtitle" id="tag131" href="#note131">[131]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Signor è ’l basalisco de’ serpenti, <span class="linenum">[L. c. 45]</span></p> +<p class="i01">E ciascun fugge, sol per non morire,</p> +<p class="i01">Da lo mortal viso con li occhi lucenti.</p> +<p class="i02"> Nessuno animal po’ campar de morte,</p> +<p class="i01">Che subito la vita non espire;</p> +<p class="i01">Cotant’è lo so veneno atroce e forte.</p> +<p class="i02"> La donnola, trovando de la ruta, <span class="linenum">[C. c. 39]</span></p> +<p class="i01">Combatte con costui, e sì l’occide,</p> +<p class="i01">Che ’l tosseco de lui con questa stuta.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’alma col maior inimiquo,</p> +<p class="i01">Che per vertù lo tosseco divide,</p> +<p class="i01">Da sè lassando lo voler iniquo;</p> +<p class="i02"> E, pur vincendo al mondo, in sè combatte,</p> +<p class="i01">Sì che lo nimico finalmente abbatte.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap31-3">CAPITOLO XXXI‍<a class="tagtitle" id="tag132" href="#note132">[132]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> L’aspido, ch’è aspro de veneno,</p> +<p class="i01">Che sempre move con la bocca aperta,</p> +<p class="i01">Porta la spuma in bocca nel sereno.</p> +<p class="i02"> Per non sentire la magica prece,</p> +<p class="i01">Ciascuna orecchia obtura e sta coperta; <span class="linenum">[L. c. 45 t.]</span></p> +<p class="i01">Porta in li denti la subita nece.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p> +<p class="i02"> Cossì fa la toa mente senza spene,</p> +<p class="i01">Io dico, desperata de salute,</p> +<p class="i01">Che non se degna de ’scoltar lo bene.</p> +<p class="i02"> Troppo è gran segno esser desperato</p> +<p class="i01">L’om che, fuggendo, desdegna vertute.</p> +<p class="i01">Prego che ’ntendi lo parlar beato,</p> +<p class="i02"> Chè ’l cor umiliato mai non sperne,</p> +<p class="i01">Chi tutto move iudica e discerne.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap32-3">CAPITOLO XXXII‍<a class="tagtitle" id="tag133" href="#note133">[133]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Maior è ’l draco de tutti serpenti;</p> +<p class="i01">Intosseca lu mar e l’aire turba;</p> +<p class="i01">Plù con la coda noce che coi denti.</p> +<p class="i02"> Fra gatto e cane, draco et elifante</p> +<p class="i01">Naturalmente la pace se sturba;</p> +<p class="i01">E mai cavallo e struzzo non fo amante.</p> +<p class="i02"> El piè de l’elifante el draco annoda <span class="linenum">[C. c. 39 t.]</span></p> +<p class="i01">Con la soa coda: combattendo stride,</p> +<p class="i01">Fin che la vita da lo cor desnoda.</p> +<p class="i02"> Ma lo elifante sopra ’l draco cade,</p> +<p class="i01">Si che morendo el so nimico occide.</p> +<p class="i01">Cossì conven che la soa vita sbade.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’omo impio e crudele;</p> +<p class="i01">Rumpe soa gamba per piagar l’altrui</p> +<p class="i01">E se medesmo intosseca col fele.</p> +<p class="i02"> Resguarda el fine ’nanti che comenzi</p> +<p class="i01">E quando offendi, perchè, como et cui:</p> +<p class="i01">Non pensa a ciò la secta de melensi; <span class="linenum">[L. c. 46]</span></p> +<p class="i02"> Segue el voler pur con l’ira forte,</p> +<p class="i01">Onde procede non pensata morte.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap33-3">CAPITOLO XXXIII‍<a class="tagtitle" id="tag134" href="#note134">[134]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> È venenoso vipera serpente,</p> +<p class="i01">Che parturisce li fioli per forza,</p> +<p class="i01">Sì ch’illa more dolorosamente.</p> +<p class="i02"> In gravedezza occide ’l so marito,</p> +<p class="i01">E con li denti lo capo li scorza,</p> +<p class="i01">Sentendo el core ben d’amor ferito.</p> +<p class="i02"> Ciascun fiolo squarta el so lato</p> +<p class="i01">E vene a luce como vol natura,</p> +<p class="i01">Ch’a tutte creature ordene ha dato.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> +<p class="i02"> Ha tal veneno, sì che dorme sempre</p> +<p class="i01">Ne le caverne, fin che ’l freddo dura;</p> +<p class="i01">De prima vera resurge a la dolce tempre.</p> +<p class="i02"> Con li fenocchi cura el cieco aspecto;</p> +<p class="i01">Vomita ’l veneno ’nanti che se giunga</p> +<p class="i01">Con la morella nel carnal delecto;</p> +<p class="i02"> E, poi ch’è compiuto el so volere, <span class="linenum">[C. c. 40]</span></p> +<p class="i01">Reprende quel veneno, e poi s’alunga;</p> +<p class="i01">Non po’ la vita senza quel tenere.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’omo quando se confessa,</p> +<p class="i01">Che conta soi peccat’ e par contrito,</p> +<p class="i01">E de tornar a ciò lo cor non cessa.</p> +<p class="i02"> Non se confessa ’nanti, perchè ciance,</p> +<p class="i01">Sì che ritorna, poi ch’è dipartito</p> +<p class="i01">Da quel peccato, con l’ardite guance.</p> +<p class="i02"> Contrito cor, con bocca a satisfare, <span class="linenum">[L. c. 46 t.]</span></p> +<p class="i01">Tolle la colpa de l’uman peccare.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap34-3">CAPITOLO XXXIV‍<a class="tagtitle" id="tag135" href="#note135">[135]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> De nocte in aqua e de iorno in terra</p> +<p class="i01">Quiesce el cocodrillo e sempre cresce;</p> +<p class="i01">Crestato pesce sempre a lui fa guerra.</p> +<p class="i02"> La mandibola de sopra sempre move;</p> +<p class="i01">L’altra de sott’a lui sempre quiesce,</p> +<p class="i01">E l’ova in terra con delecto fove.</p> +<p class="i02"> De tutto inverno non appar de fore;</p> +<p class="i01">Resurge ne la dolce prima vera,</p> +<p class="i01">Chè l’erba verde serva ’l so valore.</p> +<p class="i02"> Prendendo l’omo, subito l’occide;</p> +<p class="i01">Po’ che l’ha morto, piange questa fera;</p> +<p class="i01">Con pietosa voce par che gride;</p> +<p class="i02"> Poi ch’ha pianto, devora e manduca</p> +<p class="i01">La carne umana; e, su nel dormire,</p> +<p class="i01">Per soa bocca entra el serpe endruca:</p> +<p class="i02"> Desterpali el core e mai non fina,</p> +<p class="i01">Facendo a grande stento costu’ morire,</p> +<p class="i01">Che quasi per vendetta l’assassina. <span class="linenum">[C. c. 40 t.]</span></p> +<p class="i02"> Cossì fa l’omo ipocrito et occulto,</p> +<p class="i01">Che del dampnoso mal nel cor s’alegra</p> +<p class="i01">E pietà demostra nel suo volto.</p> +<p class="i02"> Chi subito per onne cosa piagne</p> +<p class="i01">Anima è incostante de malicia negra.</p> +<p class="i01">Or guarda che non caggi a le soe ragne.</p> +<p class="i02"> Che Deo punisca duramente, aspecto,</p> +<p class="i01">Queste alme doppie con lor falso aspecto. <span class="linenum">[L. c. 47]</span></p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +</p> + +<h3 id="cap35-3">CAPITOLO XXXV‍<a class="tagtitle" id="tag136" href="#note136">[136]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Quando la Luna illuma ’l Scorpione,‍<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a></p> +<p class="i01">La prima faccia che figura scolpe</p> +<p class="i01">Non po’ dal scorpo aver ma’ lesione.</p> +<p class="i02"> Son molti scorpioni ch’hanno l’ale,</p> +<p class="i01">E son grandi assai de maior polpe,</p> +<p class="i01">E lor veneno fa ’ssai maior male;</p> +<p class="i01"> Pur more quando sente la saliva</p> +<p class="i01">De l’om degiuno; e l’altra non l’offende;</p> +<p class="i01">Po’ de desnar soa vita non priva.</p> +<p class="i02"> Cossì fa l’abstinenzia fuggire</p> +<p class="i01">Onne maligno vizio che depende</p> +<p class="i01">Da gola, qual conduce noi a morire.</p> +<p class="i02"> E tolle de vertute onne valore,</p> +<p class="i01">Che l’omo plù non cura d’altro onore.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap36-3">CAPITOLO XXXVI‍<a class="tagtitle" id="tag138" href="#note138">[138]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Aspero veneno, dico, ch’è nel botto,</p> +<p class="i01">Che per freddezza fa le membra morte;</p> +<p class="i01">Ha li occhi ardenti; el corpo com’otto</p> +<p class="i02"> Se tu ma’ cerchi nel so lato dextro <span class="linenum">[L. c. 47 t.] [C. c. 41]</span></p> +<p class="i01">De l’osso che genti non sonno accorte</p> +<p class="i01">Ha gran vertute e de ciò t’amaestro.</p> +<p class="i02"> La fervente aqua subito l’affreda;</p> +<p class="i01">Val ad amore e a molt’altre cose,</p> +<p class="i01">Et anche la quartana febre seda.</p> +<p class="i02"> Fugge la ruta e mangia le dolce erbe</p> +<p class="i01">E le radici lor fa venenose;</p> +<p class="i01">La salvia glie par che lui conserbe.</p> +<p class="i02"> Fugge l’aspetto, quanto po’, del sole;</p> +<p class="i01">Nel bruno tempo lassa le caverne;</p> +<p class="i01">Per plù salute sempre l’ombre cole.</p> +<p class="i02"> Cossì desdegna, fuggendo la luce,</p> +<p class="i01">La mente che ’l peccato non discerne,</p> +<p class="i01">E sempre nella pena se conduce:</p> +<p class="i02"> Plù che ’l Factore, teme la creatura</p> +<p class="i01">A cui celar non po’ la soa figura.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap37-3">CAPITOLO XXXVII‍<a class="tagtitle" id="tag139" href="#note139">[139]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> L’aranea che ha plù sottil tacto,</p> +<p class="i01">Tessendo et ordendo la soa tela,</p> +<p class="i01">Pur de so corpo defila e fa tracto.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span></p> +<p class="i02"> Quand’è nel tempo che amor la stregne,</p> +<p class="i01">Tirando il filo, la compagna cela;</p> +<p class="i01">Cossì fa lo maschio, fin che la confregne.</p> +<p class="i02"> E subito che escono de l’ova</p> +<p class="i01">Li soi fioli, pon in la tesura:</p> +<p class="i01">De tessere ciascun subito se prova.</p> +<p class="i02"> Lavora sempre quando nasce el sole,</p> +<p class="i01">E quand’è in occidente soa figura <span class="linenum">[L. c. 48] [C. 41 t.]</span></p> +<p class="i01">Fin che no’ cunza, mai cacciar non sole.</p> +<p class="i02"> Tesse sottile, sì che ma’ non conosca</p> +<p class="i01">Ciascun animal piccol che vola,</p> +<p class="i01">Ma so nimica propria è la mosca:</p> +<p class="i02"> Poi che s’embatte ne la cieca rete,</p> +<p class="i01">Battendo l’ale, canta nova fola;</p> +<p class="i01">Prima lo capo prende, como vedete.</p> +<p class="i02"> Cossì ’l peccato cieca el nostr’aspecto,</p> +<p class="i01">Che non vedemo l’inganni del mondo,</p> +<p class="i01">Come noi prende e volve in delecto.</p> +<p class="i02"> Altro che vento non è nostra vita.</p> +<p class="i01">O morte, quant’è grave quel tuo pondo,</p> +<p class="i01">Che ’l cacciador non vada lui seguendo.</p> +<p class="i02"> Quant’è più grave donqua el to sentire!</p> +<p class="i01">Prego che chi ha ’ntellecto qui sospire.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap38-3">CAPITOLO XXXVIII‍<a class="tagtitle" id="tag140" href="#note140">[140]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Non clude li occhi lo lion, dormendo;</p> +<p class="i01">De li soi pedi sempre l’orme copre,</p> +<p class="i01">Che ’l cacciador non vada lui seguendo.</p> +<p class="i02"> Ciascun so nato fin al terzo iorno</p> +<p class="i01">Dormir non cessa, sì che il patre l’opre</p> +<p class="i01">Li sensi sopra lor gridando irato.</p> +<p class="i02"> Non fugge lo lion e non s’asconde; <span class="linenum">[C. c. 42]</span></p> +<p class="i01">Fermase al campo senza alcun temere,</p> +<p class="i01">E mai so core paura non confonde.</p> +<p class="i02"> Stase celato ne le gran montagne,</p> +<p class="i01">Perchè la preda vol de lì vedere;</p> +<p class="i01">Poi che la vede, forte grida e lagne.</p> +<p class="i02"> Ciascun animal s’affligge per so grido, <span class="linenum">[L. c. 48 t.]</span></p> +<p class="i01">Et illo intorno con la coda signa</p> +<p class="i01">E stanno timenti senza voce e strido.</p> +<p class="i02"> E sempre de soa preda parte lassa;</p> +<p class="i01">A li prostrati de donar se degna,</p> +<p class="i01">Per sindicare se l’ira passa.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span></p> +<p class="i02"> Cossì, ciascun om che porta corona</p> +<p class="i01">Deve, onne tempo, tener li occhi aperti,</p> +<p class="i01">Che inganno non receva da persona;</p> +<p class="i02"> Celare el so secreto e la soa via,</p> +<p class="i01">De lui facendo l’inimici incerti,</p> +<p class="i01">Chè, dubitando, in lor paura sia;</p> +<p class="i02"> Deve li soi nati amaestrare,</p> +<p class="i01">Lassando el tempo de l’acerba vita,</p> +<p class="i01">Con soe parole in lor vertù spirare,</p> +<p class="i02"> A ciò che non desdegna soa stepe;‍<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a></p> +<p class="i01">Arbusta vile, ch’è da lui partita</p> +<p class="i01">Tolta dal fructo de l’ardita sepe:‍<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a></p> +<p class="i02"> Deve esser sempre nudo de paura</p> +<p class="i01">Animo regal, con l’ardita vista,</p> +<p class="i01">Veggendo de inimici la figura</p> +<p class="i02"> E far temer sempre li soi servi,</p> +<p class="i01">Tenendo de iusticia la‍<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> lista,</p> +<p class="i01">Che ’n fra lor non siano protervi;</p> +<p class="i02"> E, quando se conven de perdonare, <span class="linenum">[C. c. 42 t.]</span></p> +<p class="i01">Voltar se voglion li occhi a pietate,</p> +<p class="i01">Chè sempre in gentil cor conven de stare.</p> +<p class="i02"> Perdoneme a chi tocca quel ch’io parlo;</p> +<p class="i01">E voi de Puglia qui me perdonate,</p> +<p class="i01">Chè troppo onor se fa a l’ossa de Carlo.</p> +<p class="i02"> Peccato vecchio fa nova vergogna:</p> +<p class="i01">Tu vidi ben che dir più non bisogna.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap39-3">CAPITOLO XXXIX‍<a class="tagtitle" id="tag144" href="#note144">[144]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Sopra onne animal che non ha intellecto, <span class="linenum">[L. c. 49]</span></p> +<p class="i01">Ha plù de conoscenza l’elefante,</p> +<p class="i01">Che, quasi per rason, fa onne effecto.</p> +<p class="i02"> Sempre s’aduna ne la luna nova;</p> +<p class="i01">Ciascun se bagna, nel fiume stante;</p> +<p class="i01">Chinando el capo, par che fè lo mova.</p> +<p class="i02"> Quando el forma tron in le crude erbe, <span class="linenum">[C. c. 45 t.]</span></p> +<p class="i01">Qual verso ’l celo umilmente mostra,</p> +<p class="i01">Quasi Dio prega che ’l so mal desnerbe.</p> +<p class="i02"> Se vede l’omo de la via smarrito,</p> +<p class="i01">Va ’nanti a lui e la via demostra,</p> +<p class="i01">Fin che retorna nel camin sentito:</p> +<p class="i02"> Se allora l’omo se scontra col dragone,</p> +<p class="i01">Combatte l’alifante e fa defesa,</p> +<p class="i01">Che l’omo non receva lesione.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span></p> +<p class="i02"> Cossì tu divi conoscenza avere,</p> +<p class="i01">Tenendo sempre la memoria accesa</p> +<p class="i01">Et in tutti l’acti la rason vedere;</p> +<p class="i02"> E bagnar l’alma da li peccati enorme,</p> +<p class="i01">Humiliando el cor al to Fattore.</p> +<p class="i01">Oi mente peccatrice che pur dorme,</p> +<p class="i02"> In ciò che fai, leva el grand’aspecto</p> +<p class="i01">E la toa mente verso ’l primo amore</p> +<p class="i01">Chè da lui nasce tutto ’l ben perfecto!</p> +<p class="i02"> E, se peccando smarrisci la via,</p> +<p class="i01">A penetenzia rason te conduca,</p> +<p class="i01">Sì che non caggi ne la morte ria:</p> +<p class="i02"> Mira la morte como forte rugge;</p> +<p class="i01">Tolle el disio dal cor che te manduca <span class="linenum">[L. c. 49 t.]</span></p> +<p class="i01">E pensa che la vita onnora fugge.</p> +<p class="i02"> Certa è la morte, ma incerta è l’ora;</p> +<p class="i01">Però resisti combattendo, et ora.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap40-3">CAPITOLO XL‍<a class="tagtitle" id="tag145" href="#note145">[145]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> De lionessa el liopardo nasce;</p> +<p class="i01">E lo lion giace con la lioparda.</p> +<p class="i01">Crudo de pietà, quando se pasce,</p> +<p class="i02"> Desdegna, se non prende in quattro salti, <span class="linenum">[C. c. 46]</span></p> +<p class="i01">E per vergogna in terra fisso guarda;</p> +<p class="i01">Pensando sdegna de li vili assalti.</p> +<p class="i02"> Inganna lo lion ne la so caverna,</p> +<p class="i01">Qual ha do’ bocche e de mezzo è stretta.</p> +<p class="i01">Cossì natura vol che qui descerna.</p> +<p class="i02"> Veggendo lo lion, prende a fuggire;</p> +<p class="i01">E lo lion lui consegue in fretta;</p> +<p class="i01">Como tu sai, li conven morire.</p> +<p class="i02"> Cossì ’l peccato, che conduce a morte,</p> +<p class="i01">Ne l’infernal caverne te rechiude,</p> +<p class="i01">Che de l’escire mai non trovi porte.</p> +<p class="i02"> Lì se piange e stride eternalmente,</p> +<p class="i01">Lì la pietà li occhi chiude,</p> +<p class="i01">Lì non passa mai la trista gente,</p> +<p class="i02"> Lì la mente umana è senza spene</p> +<p class="i01">Di ritornar nel divino bene.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap41-3">CAPITOLO XLI‍<a class="tagtitle" id="tag146" href="#note146">[146]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Cava li morti de le sepolture <span class="linenum">[L. c. 50]</span></p> +<p class="i01">Hiema, e contrafà l’umana voce,</p> +<p class="i01">Per devorar l’umane creature.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p> +<p class="i02"> Muta el sesso animal sodomito</p> +<p class="i01">E, quanto po’, a li cani sempre noce;</p> +<p class="i01">A la soa voce onne animal sta quito.</p> +<p class="i02"> Giace con lionessa questa fera,</p> +<p class="i01">E nasce de costoro animal feroce,</p> +<p class="i01">Che chi lo vede de vita despera.</p> +<p class="i02"> Cossì lo nimico al laccio mena,</p> +<p class="i01">Dando l’audito al parlar atroce,</p> +<p class="i01">Che con dolcezza ne conduce a pena;</p> +<p class="i02"> Si che, peccando, devora noi morti, <span class="linenum">[C. c. 46 t.]</span></p> +<p class="i01">Se de resuscitar non semo accorti.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap42-3">CAPITOLO XLII‍<a class="tagtitle" id="tag147" href="#note147">[147]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> De macchie negre e bianche è la pantera;</p> +<p class="i01">Natura la depense per bellezza;</p> +<p class="i01">El draco, quando vede lei, despera;</p> +<p class="i02"> Po’ de desnar, dorme al terzo giorno;</p> +<p class="i01">E po’ che surge, fa de odor dolcezza,</p> +<p class="i01">Si che l’animal stann’a lei intorno,</p> +<p class="i02"> Salvo che ’l draco. Cossì fa lo cattivo</p> +<p class="i01">Che fugge de li boni sempre l’aspecto, <span class="linenum">[L. c. 50 t.]</span></p> +<p class="i01">Perchè de conoscenza è ceco e privo.</p> +<p class="i02"> Pur conversando con le vil persone,</p> +<p class="i01">Da lor non nasce ma’ benign’effecto,</p> +<p class="i01">La voglia pur seguendo e non rasone;</p> +<p class="i02"> Ma, conversando con li boni, s’acquista</p> +<p class="i01">Honore e laude, che esalta l’omo,</p> +<p class="i01">E in onne loco mostr’ardita vista.</p> +<p class="i02"> Usanza dà la forma a li costumi.</p> +<p class="i01">Secondo el conversar, s’acquista nome.</p> +<p class="i01">A ciò che la ignoranzia si consumi,</p> +<p class="i02"> Fuggi li pravi e con li boni conversa,</p> +<p class="i01">Da i quali non nasce mai cosa perversa.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap43-3">CAPITOLO XLIII‍<a class="tagtitle" id="tag148" href="#note148">[148]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Veloce corre, sì como sagetta,</p> +<p class="i01">El tigro, quasi simil de pantera;</p> +<p class="i01">De soi fioli sempre sta suspetta.</p> +<p class="i02"> El cacciatore con passi soperchi</p> +<p class="i01">Li soi fioli, a ciò che questa fera</p> +<p class="i01">Non segua lui, vedendo soa figura.</p> +<p class="i02"> Crede, guardando dentro ne li specchi, <span class="linenum">[C. c. 47]</span></p> +<p class="i01">Che sian soi fioli, e così fugge</p> +<p class="i01">El cacciatore con passi soperbi.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p> +<p class="i02"> Poi che se vede ingannata da l’ombra,</p> +<p class="i01">O quanto dolorosamente rugge,</p> +<p class="i01">E de dolore la soa mente ingombra.</p> +<p class="i02"> Cossì ’l nimico fura l’alma e tolle,</p> +<p class="i01">Con questi dolci specchi che vedemo,</p> +<p class="i01">Chè da la cognoscenza ne destolle. <span class="linenum">[L. c. 51]</span></p> +<p class="i02"> Ai, quanto qui el pensier me fa paura,</p> +<p class="i01">Pensando a poco tempo ove saremo,</p> +<p class="i01">Veggendo che la vita poco dura;</p> +<p class="i02"> E, sì como l’acqua che descorre, passa</p> +<p class="i01">La vita nostra, e questo mondo lassa.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap44-3">CAPITOLO XLIV‍<a class="tagtitle" id="tag149" href="#note149">[149]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Per terra va castoro con l’animali.</p> +<p class="i01">E nato sotto acqua como pesce.</p> +<p class="i01">Sterpa de lui le membra genitali,</p> +<p class="i02"> Vedendo el cacciator, per non morire:</p> +<p class="i01">De darli quella parte non l’incresce,</p> +<p class="i01">Veggendo che da lui non po’ fuggire.</p> +<p class="i02"> Or quest’exemplo prendi, omo carnale;</p> +<p class="i01">Affliggi la toa carne, ’l to pensero,</p> +<p class="i01">Qual te conduce nel gravoso male;</p> +<p class="i02"> Lassa el delecto per la toa salute,</p> +<p class="i01">Si che non mori da l’inimico austero;</p> +<p class="i01">Non possa mai sentir le sue ferute;</p> +<p class="i02"> E, se ’l delecto la toa mente pasce,</p> +<p class="i01">Pensa che de dolcezza pena nasce.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap45-3">CAPITOLO XLV‍<a class="tagtitle" id="tag150" href="#note150">[150]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> O quanto è l’unicorno fero e forte, <span class="linenum">[L. c. 51 t.] [C. c. 47 t.]</span></p> +<p class="i01">Che l’elifante combatte e inimica</p> +<p class="i01">E molte volte lo conduce a morte.</p> +<p class="i02"> Dentro nel cor lo prende umilitate;</p> +<p class="i01">Mirando la donzella a lei s’applica,</p> +<p class="i01">Cossì lo prende la virginitate.</p> +<p class="i02"> Or qui m’entendi, plù ch’io non so dire,</p> +<p class="i01">Se vertù po’ de femena venire.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap46-3">CAPITOLO XLVI‍<a class="tagtitle" id="tag151" href="#note151">[151]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Forte s’alegra ne la luna nova</p> +<p class="i01">La simia; e, quand’è mezza, si fa trista,</p> +<p class="i01">Che par che sopra lei li penser plova.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span></p> +<p class="i02"> Se cacciator la trova con li so nati,</p> +<p class="i01">Presto è smarrita; e volta soa vista;</p> +<p class="i01">Fugge stridendo con l’occhi infiammati.</p> +<p class="i02"> El picciol fiol, el qual plù ama,</p> +<p class="i01">Pialo in braccia, e po’ lo maiore</p> +<p class="i01">Al collo glie s’appicca e fa glie brama:</p> +<p class="i02"> Lassa lo maggiore per gravezza,</p> +<p class="i01">E porta quello che l’è plù nel core,</p> +<p class="i01">E tosto se prende per cotal carezza.</p> +<p class="i02"> Cossì fa la dolcezza de i fioli</p> +<p class="i01">Cader lo patre nel gravoso affanno,</p> +<p class="i01">Onde possede li gravosi doli.</p> +<p class="i02"> Per li fioli non deve el iusto patre</p> +<p class="i01">De l’alma soa medesma esser tiranno,</p> +<p class="i01">Avegna che l’amor nel cor li latre;</p> +<p class="i02"> Pur, l’anima dev’amar, sopr’onne cosa, <span class="linenum">[L. c. 52]</span></p> +<p class="i01">La mente de ciascun, se è virtuosa.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap47-3">CAPITOLO XLVII‍<a class="tagtitle" id="tag152" href="#note152">[152]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> El cervo in melodia se delecta,‍<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a> <span class="linenum">[C. c. 48]</span></p> +<p class="i01">Sì che l’un cacciatore canta e sona,</p> +<p class="i01">E l’altro mortalmente lo sagetta.</p> +<p class="i02"> Se ’l fiume o qualche acqua po’ passare,</p> +<p class="i01">Reprende forza: sì con sè rasona,</p> +<p class="i01">Che li cacciador lui non pon pigliare;</p> +<p class="i02"> Ma, quando è preso, forte muge e piange,</p> +<p class="i01">Veggendose che è de vita privo,</p> +<p class="i01">Con pietose lagreme pur langue.</p> +<p class="i02"> Molte proprietate son nel cervo</p> +<p class="i01">E in molt’altr’animal che qui non scrivo,</p> +<p class="i01">Che nella stanca penna li reservo.</p> +<p class="i02"> Ormai conven tractar de petre certe,</p> +<p class="i01">Che siano lor vertù qui ben aperte.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap48-3">CAPITOLO XLVIII‍<a class="tagtitle" id="tag154" href="#note154">[154]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Non ch’io sia bon nè che bon me tegna,</p> +<p class="i01">Ma seguirò lo viso de li boni,</p> +<p class="i01">Se ciò ch’io dissi vidi che non ategna.</p> +<p class="i02"> L’uman pensero spesse volte falle,</p> +<p class="i01">E ’l tempo muta l’alte opinioni. <span class="linenum">[L. c. 52 t.]</span></p> +<p class="i01">Se nova stella regna in questa valle.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p> +<p class="i02"> Io ciò te dico, chè de queste pietre</p> +<p class="i01">Già t’impromisi de far simiglianza:</p> +<p class="i01">Piace ad Apollo che de ciò m’arietre.</p> +<p class="i02"> A ciò che me despone non me doglio,</p> +<p class="i01">Perchè ’l miore de ciò n’è dubitanza:</p> +<p class="i01">Ascolta adonqua ciò che dir te voglio.</p> +<p class="i02"> Per foco nè per ferro el diamante</p> +<p class="i01">Se rompe, per potenzia del Saturno;</p> +<p class="i01">Resiste soa natura al negromante;</p> +<p class="i02"> Li spirti fuga tosseco e paura; <span class="linenum">[C. c. 48 t.]</span></p> +<p class="i01">Raccende amore, se ’l desdign’è inturno.</p> +<p class="i01">È simel de cristallo soa figura;</p> +<p class="i02"> Chi che lo porta nel sinistro braccio,</p> +<p class="i01">Val contra l’inimici e leva sogni.</p> +<p class="i01">Contra de briga mattezza et impaccio,</p> +<p class="i02"> Io taccio, per servir qui a le donne,</p> +<p class="i01">Natura occulta che pur abisogni,</p> +<p class="i01">Non sì dolente, se ciò se nasconne.</p> +<p class="i02"> Chi in caldo sangue questa petra involve,</p> +<p class="i01">Over con plumbo per natura occulta,</p> +<p class="i01">Poca percossa in polve lo dissolve.</p> +<p class="i02"> Presente questa, già mai calamita</p> +<p class="i01">In lei de trar lo ferro non resulta,</p> +<p class="i01">Ma fa nel tempo soa potenzia quita.</p> +<p class="i02"> E l’altro, che Arabia produce,</p> +<p class="i01">Vaccio se rompe como lo cristallo.</p> +<p class="i01">Una vertute in tutti questi luce.</p> +<p class="i02"> Plù ch’una fava non passa soa forma;</p> +<p class="i01">In lui è gran vertute senza fallo;</p> +<p class="i01">Col ferro soa natura se conforma.</p> +<p class="i02"> E lo zaffiro, per potenzia de Jove,</p> +<p class="i01">Conforta el cor, dico, orientale,</p> +<p class="i01">Serva le membre e lor vertute fove;</p> +<p class="i02"> Val contra febre veneno et antrace,</p> +<p class="i01">E subito l’appicca su in quel male; <span class="linenum">[L. c. 53]</span></p> +<p class="i01">Conforta ’l viso e conserva la pace;</p> +<p class="i02"> Tolle dal core l’invidia maligna;</p> +<p class="i01">Fuga ’l temere e fa l’omo audace;</p> +<p class="i01">Umel fa l’omo e castità designa:</p> +<p class="i02"> E questa gemma val’ a l’idromanti <span class="linenum">[C. c. 49]</span></p> +<p class="i01">Et a li magi, per vertù che face,</p> +<p class="i01">Chè solve ’l captivato con lor canti.</p> +<p class="i02"> Mostra ’l color simel de lo celo;</p> +<p class="i01">Posto a le tempie, el sangue del naso</p> +<p class="i01">Restrenge, per vertute e no per gelo;</p> +<p class="i02"> Onne tumore et apostema sana;</p> +<p class="i01">Se soa natura non perde per caso</p> +<p class="i01">D’acto carnale, per cui sta lontana.</p> +<p class="i02"> Mercurio li spira le vertute</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span></p> +<p class="i01">In el smeraglio, ch’è sopr’onne verde;</p> +<p class="i01">De molte infirmitate fa salute;</p> +<p class="i02"> Morbo caduco e li mitriti cura;</p> +<p class="i01">Conserva ’l viso che per vertù non perde;</p> +<p class="i01">Conforta la memoria e la natura;</p> +<p class="i02"> Li spirti fuga e lor false scorte;</p> +<p class="i01">Chi vol divinar seco lo porte.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap49-3">CAPITOLO XLIX‍<a class="tagtitle" id="tag155" href="#note155">[155]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> El terzo celo col secondo agate</p> +<p class="i01">Negra la forma con le bianche vene,</p> +<p class="i01">E l’altra con sanguigne variate.</p> +<p class="i02"> El fiume Agate, che Cicilia bagna,</p> +<p class="i01">Questa con le bianche macchie tene,</p> +<p class="i01">E l’altra con citrine che tolle lagna. <span class="linenum">[L. c. 53 t.]</span></p> +<p class="i02"> Con quella che Cicilia ne manda</p> +<p class="i01">El negromante converte tempesta,</p> +<p class="i01">El fiume fa seccare che più non spanda;</p> +<p class="i02"> E l’altra, qual ha sanguigne macchie,</p> +<p class="i01">Conforta li occhi et alegrezza presta,</p> +<p class="i01">Ole nel foco, non che se desmacchie.</p> +<p class="i02"> Contra ’l veneno, dico, che resiste <span class="linenum">[C. c. 49 t.]</span></p> +<p class="i01">E anche quella con le macchie citre;</p> +<p class="i01">Fa l’omo piacente ne l’umane viste;</p> +<p class="i02"> A forza a facundia et a parlare</p> +<p class="i01">Despone l’omo, se non sonno vitre;</p> +<p class="i01">Le parti nude tutte virtù care,</p> +<p class="i02"> E Iove che in testa forma o ventre</p> +<p class="i01">In el capone ch’è sotto lui concepto</p> +<p class="i01">Pur che ’l so raggio sotto ’l Cancro c’entre.</p> +<p class="i02"> Alestrio, ch’intro reten lo sperma.</p> +<p class="i01">Sì com’oscuro cristallo mostr’aspecto,</p> +<p class="i01">Fa l’om constante e grato onor conferma;</p> +<p class="i02"> Fa l’omo vincitor ne la battaglia,</p> +<p class="i01">Discreto, con dolcezza de parole;</p> +<p class="i01">E forte con luxuria t’abaglia:</p> +<p class="i02"> Tolle la sete a chi la porta in bocca;</p> +<p class="i01">Li amici desdegnati flecter sole;</p> +<p class="i01">Se non sta in oro soa vertù sbrocca.</p> +<p class="i02"> D’amor la stell’e soa vertù compone</p> +<p class="i01">Le parti del berillo e l’altri tutti,</p> +<p class="i01">Che sono de cotal complexione.</p> +<p class="i02"> Pallido verde, simele del smerallo,</p> +<p class="i01">Li sospir tolle e l’occhi mostr’assutti;</p> +<p class="i01">Resiste a l’inimici e a lor fallo;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span></p> +<p class="i02"> Dal ficato remove infirmitate;</p> +<p class="i01">Sottiglia la vertù de l’intellecto,</p> +<p class="i01">Dal stomaco la soa ventositate;</p> +<p class="i02"> Val ad amor e sempre l’omo exalta;</p> +<p class="i01">El matrimonio ten con gran delecto;</p> +<p class="i01">Fa verso l’inimici la mente alta; <span class="linenum">[L. c. 54]</span></p> +<p class="i02"> Incender fa la man, de ciò si’ certo, <span class="linenum">[C. c. 50]</span></p> +<p class="i01">S’al sol s’oppone, como tu se’ già sperto.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap50-3">CAPITOLO L‍<a class="tagtitle" id="tag156" href="#note156">[156]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> In graziosi raggi de lo sole,</p> +<p class="i01">Ne l’isola d’Arabia splendendo</p> +<p class="i01">Topazio se trova, el qual se cole.</p> +<p class="i02"> El moto de la Luna per sè sente;</p> +<p class="i01">La vista fa reversa lui veggendo;</p> +<p class="i01">Affredda l’aqua quand’è ben fervente</p> +<p class="i02"> Resiste a la lunatica malía,</p> +<p class="i01">A passion moridial, resiste</p> +<p class="i01">A l’ira, tristezza e frenexia;</p> +<p class="i02"> El sangue strenge per la soa freddezza,</p> +<p class="i01">E credese che dignitate acquiste;</p> +<p class="i01">Sopr’onne pietra mostra soa chiarezza.</p> +<p class="i02"> Subita morte lo topazio tolle;</p> +<p class="i01">In ciò non aggi la memoria molle.‍<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a></p> +</div></div> + +<h3 id="cap51-3">CAPITOLO LI</h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Diaspro nasce, per vertù de Marte,</p> +<p class="i01">Permisto de coluri varii e multi;</p> +<p class="i01">In dece sette spezie se parte;</p> +<p class="i02"> Idropica malia e febre calde</p> +<p class="i01">E fantasía de li moti stulti</p> +<p class="i01">Mitiga, e le vertute in nui fa salde.</p> +<p class="i02"> Ne li gran fatti fa l’om securo;</p> +<p class="i01">Strenge la donna, sì che non conceve,</p> +<p class="i01">Et omne sangue corrupto lo fa puro;</p> +<p class="i02"> Luxuria e sudor constrenge e serra;</p> +<p class="i01">Ligata ne l’argento portar deve</p> +<p class="i01">Ciascun questa pietra, se fa guerra.</p> +<p class="i02"> Del nostro viso la vertù ’ssottiglia. <span class="linenum">[L. c. 54 t.] [C. c. 50 t.]</span></p> +<p class="i01">Che macula non prende mai nè sorde</p> +<p class="i01">D’ogne fattura ciascun om despiglia.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span></p> +<p class="i02"> La Luna forma per vertù gagate;</p> +<p class="i01">De soa proprietà non te discorde,</p> +<p class="i01">Chè te fa certo de virginitate.</p> +<p class="i02"> Chi l’acqua beve, per vertù divina</p> +<p class="i01">De questa petra et omo non conube,</p> +<p class="i01">Senza ’l so voler subito urina;</p> +<p class="i02"> Se è corrotta, urina non distilla:</p> +<p class="i01">Or questa prova lo to cor desnube,</p> +<p class="i01">Se de piacer te tocca mai favilla.</p> +<p class="i02"> Li spirti fuga da li corpi umani</p> +<p class="i01">E, con l’odor, fuga li serpenti,</p> +<p class="i01">L’idropici retorna quasi sani,</p> +<p class="i02"> Giova a la donna nel gravoso parto;</p> +<p class="i01">Soa polvere refrena ben li denti:</p> +<p class="i01">Lo mio segreto con teco lo parto.‍<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a></p> +<p class="i02"> Litropia, ch’è dicta l’orfanella,‍<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a></p> +<p class="i01">Verde del corpo con sanguigne gotte,</p> +<p class="i01">Marte la forma con la trista stella.</p> +<p class="i02"> Ne l’acqua fredda ove ’l sole spire</p> +<p class="i01">Se questa mitti, parrà che zangotte</p> +<p class="i01">L’acqua fervente per lo gran bollire:</p> +<p class="i02"> Anche se metti questa in acque chiare,</p> +<p class="i01">Sì che li raggi del sol la percota, <span class="linenum">[L. c. 55]</span></p> +<p class="i01">Sanguigno l’aire subito traspare;</p> +<p class="i02"> Sì che lo sole a nui se mostra obscuro,</p> +<p class="i01">De fin che questa petra fia remota.</p> +<p class="i01">Cum questa po’ chi vol essere furo.</p> +<p class="i02"> Gionta con questa litropia planta. <span class="linenum">[C. c. 51]</span></p> +<p class="i01">Como la calamita, el ferro suge.</p> +<p class="i01">Cossì, sugando, el nostro viso amanta.</p> +<p class="i02"> Restrenge ’l sangue quando è l’om ferito;</p> +<p class="i01">El aspro veneno da nui destruge;</p> +<p class="i01">Chi seco l’ebbe non fo mai fallito.</p> +<p class="i02"> El panteron è ditto da pantera,</p> +<p class="i01">Nel qual tu vederai septe coluri;</p> +<p class="i01">In lui pose vertù ciascuna spera:</p> +<p class="i02"> Fa l’omo audace e de vertù convincto,</p> +<p class="i01">El sol nascendo con li raggi puri,</p> +<p class="i01">Che chi lo sguarda non po’ esser vincto.</p> +<p class="i02"> È nebuloso iacinto et rubino,</p> +<p class="i01">Secondo che ne l’air se demostra:</p> +<p class="i01">Quel ch’è granato, dico ch’è plù fino.</p> +<p class="i02"> In lui se trova gran perfeczione;</p> +<p class="i01">Conforta in tutto la natura nostra,</p> +<p class="i01">Da noi tollendo la suspizione;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p> +<p class="i02"> Tolle dal core sempre la tristezza;</p> +<p class="i01">Resiste a pestilenzia de l’aire;</p> +<p class="i01">Ad nerbi et a le membra dà fortezza;</p> +<p class="i02"> Fuga veneno e li umori adegua;</p> +<p class="i01">Umor che fosse de natura vaire,</p> +<p class="i01">Per soa vertù, el destrenge e l’equa.</p> +<p class="i02"> Dal sole in lui fo penta tal vertute,</p> +<p class="i01">Chè a nostra vita facesse salute.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap52-3">CAPITOLO LII‍<a class="tagtitle" id="tag160" href="#note160">[160]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Diacodio, se tocca el corpo morto, <span class="linenum">[L. c. 55 t.]</span></p> +<p class="i01">Perde la so vertù e ma’ non torna:</p> +<p class="i01">Molte fiate de ciò me son accorto.</p> +<p class="i02"> S’è messo in aqua, vegnon per natura <span class="linenum">[C. c. 51 t.]</span></p> +<p class="i01">Li spirti tutti de la setta borna.</p> +<p class="i01">È simel de berillo soa figura.</p> +<p class="i02"> Et abeston, se in foco s’accende,</p> +<p class="i01">Per cosa natural non sarà morta,</p> +<p class="i01">Ma sempre como stella lì resplende.</p> +<p class="i02"> È como ferro in vista el so colore;</p> +<p class="i01">Altra vertù in sè, dico, non porta,</p> +<p class="i01">Ma alcun vol dir che vaglia ad amore.</p> +<p class="i02"> La calamita per sè tira lo ferro,</p> +<p class="i01">E questa nasce in India maiore;</p> +<p class="i01">E l’altra in Etiopia, se non erro.</p> +<p class="i02"> Da lei lo ferro fuga con l’aspecto;</p> +<p class="i01">Un’altra è calamita de dolore,</p> +<p class="i01">La carne umana tira ’l so conspecto.</p> +<p class="i02"> Reforma amore fra donna e marito;</p> +<p class="i01">Dà grazia e bellezza nel parlare:</p> +<p class="i01">Se c’è suspecto, puni qui el to dito.</p> +<p class="i02"> Dormendo a lato a donna, mitti questa,</p> +<p class="i01">Che sott’al capo se conven celare</p> +<p class="i01">Sì plano che a lei non sia molesta:</p> +<p class="i02"> In ver de te se volta, se l’è casta;</p> +<p class="i01">Delecto fugge quasi col temere,</p> +<p class="i01">Se già mai fo cercata d’altra tasta.</p> +<p class="i02"> El diamante simelmente face:</p> +<p class="i01">Per cortesia ben devria tacere,</p> +<p class="i01">Ma dicer voio ciò che dentro giace.</p> +<p class="i02"> La calamita, quanto poi, la trita</p> +<p class="i01">Et in quattro canti de la casa poni;</p> +<p class="i01">Carboni ardenti senza fiamma ardita</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span></p> +<p class="i02"> Despargi questa polver sopra quisti, <span class="linenum">[C. c. 52]</span></p> +<p class="i01">Pararà cader la casa senza troni</p> +<p class="i01">Et altre novetà che non vidisti. <span class="linenum">[L. c. 56 t.]</span></p> +<p class="i02"> Queste tre petre le conduce Marte,</p> +<p class="i01">Et anche ’l Saturno ce ten parte.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap53-3">CAPITOLO LIII‍<a class="tagtitle" id="tag161" href="#note161">[161]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Luce ’l carbonco ne l’oscuritate,</p> +<p class="i01">More nel foco sì como carbone,</p> +<p class="i01">Bagnato in aqua torna in claritate.</p> +<p class="i02"> Dodeci sono le spezie de costui.</p> +<p class="i01">Marte, so patre, la luce despone;</p> +<p class="i01">La nocte in foco se demostra a nui.</p> +<p class="i02"> Epistico è che luce e franca ’l core</p> +<p class="i01">E fuga onne tempesta da li fructi;</p> +<p class="i01">A lo sole opposto manda ’l foco fore.</p> +<p class="i02"> La fervente aqua questa pietra afreda;</p> +<p class="i01">Locuste et auseli fuga tutti;</p> +<p class="i01">E nulla cosa vol che ’l fructo leda.</p> +<p class="i02"> Mostrase violato l’amatisto,</p> +<p class="i01">Qual da noi tolle ’l pravo cogitare;</p> +<p class="i01">Sollicito fa l’om, si com’ho visto.</p> +<p class="i02"> Vale a l’intellecto e a l’om imbriago:</p> +<p class="i01">In cinque modi se po’ demostrare.</p> +<p class="i01">De quel ch’è violato pur m’appago.</p> +<p class="i02"> Dal Sol se forma de queste ciascuna;</p> +<p class="i01">Queste altre qui de sotto da la Luna.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap54-3">CAPITOLO LIV‍<a class="tagtitle" id="tag162" href="#note162">[162]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ceramo pur nasce del gran tono.‍<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a></p> +<p class="i01">Chi castamente quisto seco porta</p> +<p class="i01">Mai non porà morir de quil trastono.</p> +<p class="i02"> In quella casa, castello nè villa <span class="linenum">[C. c. 52 t.]</span></p> +<p class="i01">Non po’ cader, che questo l’ha morta</p> +<p class="i01">Con soa vertù, secondo la sibilla.</p> +<p class="i02"> A vincer onne briga e le battaglie</p> +<p class="i01">Vale, et a dolce sonno con quiete,</p> +<p class="i01">Sì che, dormendo, non sente travaglie.</p> +<p class="i02"> È calcidonio pallido e incolore;</p> +<p class="i01">De le vertute conserva le mete</p> +<p class="i01">De iuventute vence briga e dà valore.</p> +<p class="i02"> S’è perforato, anche me resiste</p> +<p class="i01">A spirti maligni e a lor beffe,</p> +<p class="i01">Mostrando insigno le diverse viste:</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span></p> +<p class="i02"> De dì e de nocte fanno gran paure,</p> +<p class="i01">Che, dubitando, l’omo par che ceffe,</p> +<p class="i01">Veggendo l’ombre e subite figure.</p> +<p class="i02"> Nasce ne l’Alpe del septentrione</p> +<p class="i01">Cristallo fatto de l’antiqua neve,</p> +<p class="i01">Secondo la comuna opinione:</p> +<p class="i02"> Opposto al sole, de for mand’el foco;</p> +<p class="i01">La sete, posto in bocca, cessar deve;</p> +<p class="i01">Trito col mele fa lacte non poco;</p> +<p class="i02"> E forte vale al colico dolore,</p> +<p class="i01">Chè fa cessar quel maligno umore.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap55-3">CAPITOLO LV‍<a class="tagtitle" id="tag164" href="#note164">[164]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Lentra, che l’aqua per vertute tira <span class="linenum">[L. c. 57]</span></p> +<p class="i01">De l’aire, e sopra sè cossì condensa</p> +<p class="i01">E par che dentro nasca chi la mira,</p> +<p class="i02"> La rondene la porta nel so ventre;</p> +<p class="i01">Chè nasce in lei, allor quando comensa;</p> +<p class="i01">Che chi la vole, giovene la sventre.</p> +<p class="i02"> Dico de celidonio, quel ch’è rosso: <span class="linenum">[C. c. 53]</span></p> +<p class="i01">Vale a la lunatica malía</p> +<p class="i01">Et a chi fosse de mattezza mosso;</p> +<p class="i02"> Grato e facondo fa l’omo parere.</p> +<p class="i01">L’altro, ch’è negro, tolle tutta via</p> +<p class="i01">L’ira e la febre, quanto al mio vedere.</p> +<p class="i02"> Questo se mostra nudo de bellezze;</p> +<p class="i01">In lui è gran vertute senza fallo,</p> +<p class="i01">Chè d’ogne umore tolle le gravezze.</p> +<p class="i02"> Nel Rosso Mare da l’aqua coperto</p> +<p class="i01">È legno per natura lo corallo;</p> +<p class="i01">Ne l’air se fa petra, e quest’è certo.</p> +<p class="i02"> A folgore resiste et a tempesta;</p> +<p class="i01">Li spirti fuga col caduco morbo;</p> +<p class="i01">Fa la fortuna in noi veloce e presta;</p> +<p class="i02"> Multiplica li fructi; el sangue stregne;</p> +<p class="i01">Lo stomaco conforta. Or non si’ orbo,</p> +<p class="i01">Che de portarlo la mente te sdegne.</p> +<p class="i02"> Rosso e bianco corallo se trova</p> +<p class="i01">In tutti. Credo che sia una prova.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap56-3">CAPITOLO LVI‍<a class="tagtitle" id="tag165" href="#note165">[165]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ne le marine conche margarite</p> +<p class="i01">Nascono, ma pur quelle del celo‍<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a></p> +<p class="i01">Credo che sieno de vertù compite. <span class="linenum">[L. c. 57 t.]</span></p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p> +<p class="i02"> Da la celeste rosata se forma</p> +<p class="i01">Ciascuna margarita senza velo;</p> +<p class="i01">La vita nel valor sempre reforma.</p> +<p class="i02"> Perpetua iacesse galassía</p> +<p class="i01">Nel foco, già mai prenderia calore:</p> +<p class="i01">Cossì natura vol che fredda sia.</p> +<p class="i02"> La corniola pur mitiga l’ira <span class="linenum">[C. c. 53 t.]</span></p> +<p class="i01">De ciascun membro, chè non vada fore,</p> +<p class="i01">E stringe el sangue per vertù che spira.</p> +<p class="i02"> Qui faccio fine de le sacre pietre,</p> +<p class="i01">Che qui tu trovi scripte le più degne.</p> +<p class="i01">Prego che chi po’ de queste impietre.</p> +<p class="i02"> Se d’erbe qui non tracto nè de piante,</p> +<p class="i01">I’ prego che chi legge non se sdegne,</p> +<p class="i01">Ch’a medico le lasso che ne cante</p> +<p class="i02"> E leve la vertù intellectiva,</p> +<p class="i01">Veggendo che peonia ven da la Luna,</p> +<p class="i01">E da Saturno ven la sempreviva,</p> +<p class="i02"> E dudece erbe de cotanti signi.</p> +<p class="i01">Ciascuna, quando regna lor natura,</p> +<p class="i01">Remove e strenge tutti umor maligni.</p> +<p class="i02"> E tu ad me; Ornai vorrìa vedere,</p> +<p class="i01">Da qui innanti, qual’è el tuo volere.</p> +</div></div> + +<div class="chapter"> +<h2 id="libro4">LIBRO QUARTO‍<a class="tagtitle" id="tag167" href="#note167">[167]</a></h2> +</div> + +<h3 id="cap1-4">CAPITOLO I</h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Io voglio qui che ’l quare trovi ’l quia,</p> +<p class="i01">Levando l’ale de l’acerba mente,</p> +<p class="i01">Seguendo del filosofo la via.</p> +<p class="i02"> Del dubitar querendo è gran vertute,‍<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a></p> +<p class="i01">Chè l’amirare de la prima gente <span class="linenum">[L. c. 58]</span></p> +<p class="i01">Fece nui certi de l’alte vedute.</p> +<p class="i02"> Amor che nasce de consimel stella</p> +<p class="i01">Perchè, se dui una cosa amando,</p> +<p class="i01">In ver de l’altro sta la mente fella?</p> +<p class="i02"> Dico che ciò deven per accidente;</p> +<p class="i01">E ciò tu poi veder, che, l’un cessando,</p> +<p class="i01">In grazia torna de l’offesa mente.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p> +<p class="i02"> Se per consimel cel costei pur amo, <span class="linenum">[C. c. 54]</span></p> +<p class="i01">Et ella in ver da me perch’è sì dura</p> +<p class="i01">Nemica de mercè quant’i’ plù bramo?</p> +<p class="i02"> O genti cieche et intellecti storpi,</p> +<p class="i01">Como la via deritta n’è obscura,</p> +<p class="i01">Non contemplando li celesti corpi!</p> +<p class="i02"> Esser non po’ che sia la mente nuda</p> +<p class="i01">D’amare amante, dico, più e meno:</p> +<p class="i01">Or voglio che tal ditto in te se chiuda.</p> +<p class="i02"> Se altri t’ama, vogli esser esperto;</p> +<p class="i01">Or mira se ami e como se’ pieno</p> +<p class="i01">D’amor; e del contrario serai certo.</p> +<p class="i02"> Se le toe stelle for nel basso cerchio</p> +<p class="i01">E quelle de costei ne l’alto punto,</p> +<p class="i01">Amor t’enfiamma del desio soverchio.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè quisto desío</p> +<p class="i01">Non cessa, fin ch’amor non è congiunto?</p> +<p class="i01">E qui te scrivo ciò che ne cred’io.</p> +<p class="i02"> Onne desio presuppone el fine,</p> +<p class="i01">Et onne moto consegue soa forma,</p> +<p class="i01">Et, conseguendo, conven che decline.</p> +<p class="i02"> Como do’ anime è una per piacere,</p> +<p class="i01">Cossì doi corpi natura conforma,</p> +<p class="i01">In quanto po’ seguendo el so volere.</p> +<p class="i02"> Perchè è sì ardente el paterno amore</p> +<p class="i01">Che, più che sè, assai li fioli ama,</p> +<p class="i01">E, sopra tutti, perchè più el menore?</p> +<p class="i02"> Chè ’l nato la memoria ten del patre,</p> +<p class="i01">Accorso scrive che de ciò s’enfama: <span class="linenum">[L. c. 56 t.]</span></p> +<p class="i01">Voglio che mia rason so ditto squatre.</p> +<p class="i02"> Se altra cosa fa maior memoria <span class="linenum">[C. c. 54 t.]</span></p> +<p class="i01">Che li fioli prima ver non dice;</p> +<p class="i01">De ciò serai tu certo a poco d’ora.</p> +<p class="i02"> Chi al mondo scrive ciò è noto espresso</p> +<p class="i01">Che fa maior memoria e più felice:</p> +<p class="i01">Ascolta como è ver ciò che confesso.</p> +<p class="i02"> Tesoro edificare e li bon nati,</p> +<p class="i01">E chi scrivendo leva ’l so intellecto,</p> +<p class="i01">Conserva la memoria a li passati.</p> +<p class="i02"> È gentil cosa vivere per fama,</p> +<p class="i01">Che poi la morte a l’alma fa delecto,</p> +<p class="i01">Odendo che lo mundo de lei chiama.</p> +<p class="i02"> Propria carne spirito e natura</p> +<p class="i01">Che veste ’l nato per vertù divina,</p> +<p class="i01">Quest’è del patre propria figura.</p> +<p class="i02"> Nessun altri più che sè sì po’ amare:</p> +<p class="i01">Questa me pare sentenzia latina;</p> +<p class="i01">Non te conven plù de ciò dubitare.</p> +<p class="i02"> Naturalmente ciascun ama tanto,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span></p> +<p class="i01">Ma l’accidente che natura volve,</p> +<p class="i01">El patre move el plù el meno alquanto.</p> +<p class="i02"> Per simel pacto et hanc utilitate,</p> +<p class="i01">El natural voler se desolve,</p> +<p class="i01">Amando più el menor per puritate.</p> +<p class="i02"> Move la purità la mente umana</p> +<p class="i01">E como donna onesta infiamma ’l core:</p> +<p class="i01">De qui la mente toa non sia lontana;</p> +<p class="i02"> Chè cognoscendo questi dolci passi,</p> +<p class="i01">Sentirà l’alma del novo valore;</p> +<p class="i01">Sì ch’io te prego che qui non mi lassi,</p> +<p class="i02"> E fa che ’l dubitare to’ sia possente, <span class="linenum">[C. c. 55]</span></p> +<p class="i01">Se voi che respondendo te contente.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap2-4">CAPITOLO II‍<a class="tagtitle" id="tag169" href="#note169">[169]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Perchè nel celo son contrarii moti, <span class="linenum">[L. c. 59]</span></p> +<p class="i01">Che da ponente movon onne pianeta,‍<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a></p> +<p class="i01">Contra del primo manifesti è noti?</p> +<p class="i02"> Dico che Deo e la natura digne</p> +<p class="i01">In tutte cose pose fine e meta;</p> +<p class="i01">Or mira la rason che qui t’assigne.</p> +<p class="i02"> Se tutt’i celi movessero inseme,</p> +<p class="i01">Già mobele saría la ferma terra,</p> +<p class="i01">E solo un tempo senza l’altre streme.</p> +<p class="i02"> Le qualitati servan quattro tempi,</p> +<p class="i01">El moto natural che non deserra,</p> +<p class="i01">Per altri cursi che son plù per tempi.</p> +<p class="i02"> Perchè scentilla de l’octava spera</p> +<p class="i01">Ciascuna stella, e le pianete stanno?</p> +<p class="i01">La mente dubitando vol che quera.</p> +<p class="i02"> Perchè son più lontan dal nostro aspecto,</p> +<p class="i01">L’octave stelle, sì che li occhi fanno</p> +<p class="i01">De questo scintillar novo concepto.</p> +<p class="i02"> Or prendi exemplo nel propinquo lume,</p> +<p class="i01">Che quanto più se cessa plù scintilla;</p> +<p class="i01">Stando da presso muta tal costume.</p> +<p class="i02"> Perchè s’obscura lo Sol e la Luna?‍<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a></p> +<p class="i01">Nel primo libro tal rason se stilla,</p> +<p class="i01">Ma non perch’è sanguigna negra e bruna.</p> +<p class="i02"> Io dico che movendo quisti lumi,</p> +<p class="i01">Allora, se Saturno segnoreggia,</p> +<p class="i01">Son verdi e negri como densi fumi.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span></p> +<p class="i02"> Sono sanguigni si li mira Marte; <span class="linenum">[C. c. 55 t.]</span></p> +<p class="i01">Ciascun vol Iove che bianco se veggia;</p> +<p class="i01">Venus citrini li fa in onne parte. <span class="linenum">[L. c. 59 t.]</span></p> +<p class="i02"> Quando la Luna è ne l’oscuro Sole,</p> +<p class="i01">Tu vederai diversi colori,</p> +<p class="i01">Si’ certo che Mercurio ciò vole.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè lo Sole scalda</p> +<p class="i01">Aprendo d’onne animal li soi pori,</p> +<p class="i01">S’in lui nisiuna qualità s’esalta?</p> +<p class="i02"> Li corpi luminosi per natura,</p> +<p class="i01">Per la reflexion de lor clarezza,</p> +<p class="i01">In calda forma l’aire trasfigura.</p> +<p class="i02"> Nel vaso freddo vitriato e polito,</p> +<p class="i01">De ciò ch’io dico vederai certezza:</p> +<p class="i01">Or ’scolta che de ciò te fo sentito.</p> +<p class="i02"> Removi ’l vaso ch’io t’ho sopra ditto,</p> +<p class="i01">Sì che dal foco caldo non receva,</p> +<p class="i01">Ma ’l so splendore in lui fera diritto:</p> +<p class="i02"> Senterai ’l caldo, s’appressi le guance.</p> +<p class="i01">Per plù sentire, la tua mente leva,</p> +<p class="i01">Chè ciò ch’io te dico non son ciance.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè sempre vedemo</p> +<p class="i01">La Luna poca, e poi ven crescendo,</p> +<p class="i01">De fin ch’è piena, e de ciò certi semo?</p> +<p class="i02"> Io dico che la Luna non ha la luce</p> +<p class="i01">Se non dal Sole, che ’n lei splendendo:</p> +<p class="i01">Quanta ne vedi, tanto ella reluce.</p> +<p class="i02"> La Terra in mezzo infra lor s’oppone,</p> +<p class="i01">Però la Luna cossì se demustra,</p> +<p class="i01">Che là el sole più veder non pone;</p> +<p class="i02"> Ma quanto va plù verso l’oriente, <span class="linenum">[C. c. 56]</span></p> +<p class="i01">Tanto a noi plù se mostra lustra,</p> +<p class="i01">Chè vede el sole più speditamente.</p> +<p class="i02"> Perchè la donna, se la Luna è piena,</p> +<p class="i01">Non turba specchio con li occhi sdegnati;</p> +<p class="i01">E s’ella è poca, de ciò sente pena?</p> +<p class="i02"> La Luna, per soa natural vertute,</p> +<p class="i01">Rectifica li umor destemperati,</p> +<p class="i01">Sì che da lei procede tal salute; <span class="linenum">[L. c. 60]</span></p> +<p class="i02"> Ma diminuta soa natura innata,</p> +<p class="i01">Multiplica l’umidità corrotta,</p> +<p class="i01">Qual fugge la natura stimulata.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè allor questa piaga?</p> +<p class="i01">Per la freddezza e per la gola giotta</p> +<p class="i01">Conven ch’ogne mese a ciò se traga.</p> +<p class="i02"> Perchè ciascuno più la Luna teme,</p> +<p class="i01">Che non fa ’l Marte Saturno con Iove,</p> +<p class="i01">Essendo lor potenzie tanto estreme?</p> +<p class="i02"> Dico che la Luna, se è subiecto</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span></p> +<p class="i01">De tutti celi, e più presso move,</p> +<p class="i01">Però tememo plù el so defecto.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè, quando è rotunda,</p> +<p class="i01">Onne villano li soi travi taglia?</p> +<p class="i01">Chè allor l’umidità più abbunda,</p> +<p class="i02"> La qual per più tempo li conserva,</p> +<p class="i01">Sì che da la ruina non si baglia</p> +<p class="i01">La fabrica, ma sta dura e acerba.</p> +<p class="i02"> Perchè suo raggio, se dintra per buco,‍<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a></p> +<p class="i01">E fer cavallo col piagato dorso;</p> +<p class="i01">E ciò non avven, se ’n campo lo conduco?</p> +<p class="i02"> Tu sai che more e spasemando langue,</p> +<p class="i01">Perchè scolora chi dorme a so corso,</p> +<p class="i01">Che par che ’n corpo non li sia sangue.</p> +<p class="i02"> Lo raggio, che per buco cossì spira,</p> +<p class="i01">Sopra la piaga è più forte unito</p> +<p class="i01">E reflectendo più renforza l’ira;</p> +<p class="i02"> Ma li campestri raggi son dispersi,</p> +<p class="i01">Per l’air che se move e non sta quito;</p> +<p class="i01">Però tu vidi li effecti diversi.</p> +<p class="i02"> Trovando la corrotta umiditate,</p> +<p class="i01">Che per la Luna prende più vigore,</p> +<p class="i01">Ciascuna de li parti a lei, compate.</p> +<p class="i02"> Menando el sangue per diverse vene,</p> +<p class="i01">Li spiriti che corrono al dolore,</p> +<p class="i01">E quanto po’ ciascuna, tanto sostene. <span class="linenum">[L. c. 60 t.]</span></p> +<p class="i02"> Longo dormire non fo senza danno</p> +<p class="i01">Sotto suo raggio che la vita scorta,</p> +<p class="i01">E fa de gran dolore novo affanno:</p> +<p class="i02"> Corrumpe la vertù che l’om nutrica,</p> +<p class="i01">Per la freddezza che ’l viso ammorta.</p> +<p class="i01">Conven che d’altra cosa qui te dica.</p> +<p class="i02"> Or leva la vertù del to intellecto</p> +<p class="i01">Verso la qualità, dov’hai sospecto.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap3-4">CAPITOLO III‍<a class="tagtitle" id="tag173" href="#note173">[173]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Perchè cigotta la fiamma nel stizzo‍<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a></p> +<p class="i01">E perchè l’omo subito la smorta?</p> +<p class="i01">È cosa occulta, natural o vizzo?</p> +<p class="i02"> Ventosità rechiusa ch’è nel legno,</p> +<p class="i01">E l’umido ch’è seco ogn’ora porta,</p> +<p class="i01">Move la fiamma, sì che fa tal segno.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span></p> +<p class="i02"> Anch’io te voio dir como nel foco <span class="linenum">[C. c. 57]</span></p> +<p class="i01">Fanno venir figure li piromanti,</p> +<p class="i01">Chiamando scarbo marmores e sinoco.</p> +<p class="i02"> Li geomanti con li sicchi‍<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> punti,</p> +<p class="i01">Con l’ossa de li morti nigromanti,</p> +<p class="i01">Ne l’aire l’idromanti son coniuncti.</p> +<p class="i02"> Ciascun de quisti, ne la piena Luna,</p> +<p class="i01">Li spiriti chiamando con lor muse,</p> +<p class="i01">Sanno ’l futuro per caso e fortuna:</p> +<p class="i02"> Per strepiti de l’incantate palme,</p> +<p class="i01">Per l’osso biforcato che se chiuse,</p> +<p class="i01">Sanno el futuro queste dampnate alme.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or qui me parli obscuro; <span class="linenum">[L. c. 61]</span></p> +<p class="i01">Che voi tu dir de l’osso biforcato?</p> +<p class="i01">Chè de le palme qui saver non curo.</p> +<p class="i02"> L’osso davanti al pecto ch’è nel gallo,</p> +<p class="i01">Posto nel foco poi ch’è incantato,</p> +<p class="i01">O strenge o apre senza alcun intervallo.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or qui voio esser certo,</p> +<p class="i01">Lassando ’l primo unde ’l sermon nacque;</p> +<p class="i01">Prego che ’l vero qui non sia coperto.</p> +<p class="i02"> Queste fatture e quisti sortilegi</p> +<p class="i01">E carmi che se fanno sopra l’acqua</p> +<p class="i01">Io non credía. De ciò mi correggi.</p> +<p class="i02"> L’imagin de lo stagno e de la cira,</p> +<p class="i01">De sperpeglion scriptura de sangue</p> +<p class="i01">Che con lo spago ligando se tira,</p> +<p class="i02"> E l’anoctare de le prave vecchie,</p> +<p class="i01">Che par che ’n celo la stella s’ensangue,</p> +<p class="i01">Li furti vede alcun pur che se specchie.</p> +<p class="i02"> E io a te: Omne creata cosa <span class="linenum">[C. c. 57 t.]</span></p> +<p class="i01">Ha soa vertute sopra qualitate,</p> +<p class="i01">Occultamente in lei nascendo posa.</p> +<p class="i02"> Quisti maligni spiriti, che sanno</p> +<p class="i01">De li elementi le vertù celate,</p> +<p class="i01">Per cosa natural questi acti fanno;</p> +<p class="i02"> Sì che chiamati, con li lor tributi</p> +<p class="i01">D’umano sangue e con morti gatti‍<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a></p> +<p class="i01">Con ugne e capilli e altri vuti</p> +<p class="i02"> E con le dinà carne mirra e ’ncenso</p> +<p class="i01">Con legno d’aloe e altri patti,</p> +<p class="i01">Fanno quisti acti veggendo lor censo.</p> +<p class="i02"> L’imagine che fanno, per amore</p> +<p class="i01">De quella cira che da prima appare,</p> +<p class="i01">De ciò io voglio che non si’ in errore.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span></p> +<p class="i02"> Lo spirto chiamato in quella faccia</p> +<p class="i01">Le cose natural subito rape,</p> +<p class="i01">Et onne cosa che delecto faccia.</p> +<p class="i02"> Move la fantasia de la donna <span class="linenum">[L. c. 61 t.]</span></p> +<p class="i01">Con queste cose, ardendo nel disio,</p> +<p class="i01">Sì ch’amor in lei nascendo abonna.</p> +<p class="i02"> Topazio, che fa vista reversa,</p> +<p class="i01">A ciò resiste. Quel che te dico io</p> +<p class="i01">Fa che tu celi a la gente perversa.</p> +<p class="i02"> Quisti altri, che non possono iacere</p> +<p class="i01">Con le lor donne, chè son fascinati,</p> +<p class="i01">Che su ne l’acto perdono ’l volere,</p> +<p class="i02"> La forza de la vertù genitale,</p> +<p class="i01">E li organi che per lei son animati</p> +<p class="i01">Stando ligati in acto naturale;</p> +<p class="i02"> Ma del cappon la graziosa pietra, <span class="linenum">[C. c. 58]</span></p> +<p class="i01">Coniuncta con li rami di coralli,</p> +<p class="i01">Questa freddezza da l’omo si arietra.</p> +<p class="i02"> Con li fanciulli vergini lo furto,</p> +<p class="i01">Nel specchio ne lo vitro in cristalli,</p> +<p class="i01">Alcuno incanta con lo veder curto.</p> +<p class="i02"> Voglio che saggi qui la nova fraude</p> +<p class="i01">Che fanno le maligne creature</p> +<p class="i01">Fra li compagni, per aver plù laude.</p> +<p class="i02"> Stando ne l’air, reflectendo l’ombre,</p> +<p class="i01">Non son nel specchio le iuste figure:</p> +<p class="i01">De tal pensero la mente se sgombre.</p> +<p class="i02"> El primo, qual ch’incontra quel che fura,</p> +<p class="i01">Appareli con lo furto manifesto,</p> +<p class="i01">Con l’accidenti de la soa figura.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Sì dolce è lo savere,</p> +<p class="i01">Che me de’ perdonar, se io t’enfesto,</p> +<p class="i01">Ch’io me movo a ciò, per plù vedere.</p> +<p class="i02"> Le imagin del stagno over del plumbo</p> +<p class="i01">Fatte sotto l’aspecti de le stelle;</p> +<p class="i01">Carattere trianguli con salumbo;</p> +<p class="i02"> Como s’acquista in lor forma e vertute</p> +<p class="i01">Vorria saver de ciò; dimme novelle;</p> +<p class="i01">Or leva li occhi per la mia salute.</p> +<p class="i02"> Et io a ti: Dal celo ven la forma, <span class="linenum">[L. c. 62]</span></p> +<p class="i01">Che limitando la proporzione,</p> +<p class="i01">Le quattro qualità questa conforma;</p> +<p class="i02"> Sì che, nel mixto, natura resulta:</p> +<p class="i01">Simel è ’l creare e poi perfeczione,</p> +<p class="i01">Si como ’n calamita è form’occulta</p> +<p class="i02"> Or prendi exempio qual qui te demostro: <span class="linenum">[C. c. 48 t.]</span></p> +<p class="i01">Son doie figure d’un beato e santo</p> +<p class="i01">D’ugual bellezza, presso al viso nostro;</p> +<p class="i02"> Fatto per Giotto, dico, in divers’ore:</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p> +<p class="i01">L’una s’ador’e lauda con gran canto,</p> +<p class="i01">E l’altra press’a questa non ha onore.</p> +<p class="i02"> Lo spazio che tu fra le stelle vidi,</p> +<p class="i01">Fra ’l confalone el puzzo el foco sacro,</p> +<p class="i01">El gran secreto voglion che tu cridi.</p> +<p class="i02"> Lì sono le carattere consignate.</p> +<p class="i01">Le lor vertute qui non te disacro,</p> +<p class="i01">Qual sono da la sibilla sigillate.</p> +<p class="i02"> E tu a mi: Or quisti ciromanti</p> +<p class="i01">E quisti auruspi, e quando l’occhio sbatte,</p> +<p class="i01">Voio saver como de lor canti;</p> +<p class="i02"> E se ’l sternuto è segno d’accidente,</p> +<p class="i01">Et incontrare animal vecchie o matte</p> +<p class="i01">E cieco e zoppo e chi de guercio sente.</p> +<p class="i02"> Et io a te: Li ciromanti signi,</p> +<p class="i01">In quanto in noi sono per natura,</p> +<p class="i01">Io dico che de nota sono digni.</p> +<p class="i02"> Passa lu signo per li sensi umani,</p> +<p class="i01">De fin’ a l’entellecto, con forma pura,</p> +<p class="i01">Si che ’ntendemo l’effecti lontani.</p> +<p class="i02"> Non che tal segno sia cascion de questo,</p> +<p class="i01">Ma noi fa certi onde ’l segno move,</p> +<p class="i01">Chè tanto el iudicar se fa plù presto.</p> +<p class="i02"> Metter se vol la man ne l’acqua calda,‍<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a></p> +<p class="i01">Che li accidenti segni ella remove;</p> +<p class="i01">E con li natural reman poi salda.</p> +<p class="i02"> Del sbatter de li occhi qui te dico, <span class="linenum">[C. c. 59]</span></p> +<p class="i01">Che ben è segno de futuri eventi: <span class="linenum">[L. c. 62 t.]</span></p> +<p class="i01">Ascolta la rason che qui te applico.</p> +<p class="i02"> Quisti doi lumi de la nostra vita</p> +<p class="i01">Sono casone de quisti accidenti,</p> +<p class="i01">E po’ natura ch’è da lor nutrita.</p> +<p class="i02"> L’alma gentile, che rememorata</p> +<p class="i01">Da li superni lumi e da lor guida,</p> +<p class="i01">Mostra per segno sì com’è informata.</p> +<p class="i02"> Denanti al caso, col temer se stregne;</p> +<p class="i01">Denanti de lo ben, forte se fida,</p> +<p class="i01">Secondo che disopra in lor se pegne.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Se questo acto depende</p> +<p class="i01">Dal celo, che ne l’alma fa conspecto,</p> +<p class="i01">El proprio futuro perchè non intende?</p> +<p class="i02"> Che la grossezza de li umani sensi</p> +<p class="i01">Obfusca la vertù de l’intellecto:</p> +<p class="i01">Qui non te parlo secondo li sensi.</p> +<p class="i02"> Dormendo, quisti sensi ben receve</p> +<p class="i01">El proprio accidente su nel sogno,</p> +<p class="i01">Che contemplando la vertù conceve.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span></p> +<p class="i02"> Or prendi exempio e guarda l’epilenti,</p> +<p class="i01">Qualor de dubitar te fa bisogno,</p> +<p class="i01">Che dicono el futuro resurgenti.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè son quisti moti</p> +<p class="i01">Ne li occhi sempre e ne l’altre membra</p> +<p class="i01">Sono da li iudicii remoti?</p> +<p class="i02"> Che l’alma, mota da la summa luce,</p> +<p class="i01">De la più degna parte se remembra,</p> +<p class="i01">Sì che ne li occhi tal moto conduce.</p> +<p class="i02"> Auruspi sternutare e altri effecti, <span class="linenum">[C. c. 59 t.]</span></p> +<p class="i01">Ciascun ha qualche vero, ma non sempre,</p> +<p class="i01">In quanto noi de ciò semo sospecti.</p> +<p class="i02"> Questi che fanno la notoria arte</p> +<p class="i01">È ver che l’ignoranzia da lor stempre,</p> +<p class="i01">O è ver che son perdute le lor carte?</p> +<p class="i02"> Et io a te: In ciò t’è testo Deo;</p> +<p class="i01">Chè in quell’arte son le prece sancte: <span class="linenum">[L. c. 63]</span></p> +<p class="i01">È utele secondo ’l parer meo.</p> +<p class="i02"> Son molti li chiamati e pochi electi</p> +<p class="i01">A conseguire le vertute tante</p> +<p class="i01">E contemplar li divini conspecti.</p> +<p class="i02"> Ormai resurga in te la mente nova</p> +<p class="i01">Del dubitar, per veder la prova.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap4-4">CAPITOLO IV‍<a class="tagtitle" id="tag178" href="#note178">[178]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Perchè è più freddo quant’è più serino?</p> +<p class="i01">Dico che ’l vento che ven d’aquilone</p> +<p class="i01">Allora li vapori mett’ al declino;</p> +<p class="i02"> Ma, respirando poi el meridiano,</p> +<p class="i01">Che soa caldezza li vapor compone,</p> +<p class="i01">Sì che fa ’l tempo quasi dolce e piano.</p> +<p class="i02"> Perchè è più friddo nascendo l’aurora</p> +<p class="i01">Che in mezza nocte e quando ’l Sol se cela?</p> +<p class="i01">Che la rosata stilla giù in quell’ora.</p> +<p class="i02"> In mezza nocte l’ora è più fredda.</p> +<p class="i01">Chè più remoto è ’l sole e più congela;</p> +<p class="i01">La sira è press’al sole, e però non affredda.</p> +<p class="i02"> Perchè d’estate sono maior le vampe</p> +<p class="i01">La nocte assai più che ’l iorno, dico?</p> +<p class="i01">O tu che scrivi la tua man non ’ngiampe.</p> +<p class="i02"> Che l’aquilone ten le penne strette <span class="linenum">[C. c. 60]</span></p> +<p class="i01">D’estate, perchè regna ’l so nimico;</p> +<p class="i01">Ma, nel gelato tempo, for le mette.</p> +<p class="i02"> Perchè d’estate, quando è l’air bruno</p> +<p class="i01">Celato ’l Sole da le nube dense,</p> +<p class="i01">Che sì gran vampa fa languir ciascuno?</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p> +<p class="i02"> Dico che allotta ’l sole è sì fervente <span class="linenum">[L. c. 63 t.]</span></p> +<p class="i01">Che scalda queste nube e falle accense;</p> +<p class="i01">Po’ la vampa ne l’air se sente.</p> +<p class="i02"> Anch’io te voio più expresso dire</p> +<p class="i01">Perchè è plù freddo nel tempo stellato:</p> +<p class="i01">Or ’scolta qui, se ciò vôi sentire.</p> +<p class="i02"> Exala el caldo e l’umido su mena,</p> +<p class="i01">Per qual’umidità l’air è gelato,</p> +<p class="i01">E la rosata piove allor ben piena;</p> +<p class="i02"> Però, nel freddo e nel tempo fosco,</p> +<p class="i01">Che ’l caldo se reserva e non exala,</p> +<p class="i01">Brina non cade nè in prato nè in bosco.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè vedem la stella</p> +<p class="i01">Fuggir per l’aire, e in terra cala?</p> +<p class="i01">De ciò te voio dir certa novella:</p> +<p class="i02"> Non cagiono le stelle de le spere,</p> +<p class="i01">Che l’una copreria tutta la terra,</p> +<p class="i01">Ma ’l vento, che da quella parte fere,</p> +<p class="i02"> Move per l’aire li vapori infocati.</p> +<p class="i01">Dicono certi che nel celo è guerra;</p> +<p class="i01">Or quisti son li simplici dampnati.</p> +<p class="i02"> Perchè chiamando in Ascoli tu senti,</p> +<p class="i01">Presso a le mura de le oneste donne,</p> +<p class="i01">Consimel voce respondendo senti?</p> +<p class="i02"> Dico che l’aire questa voce porta, <span class="linenum">[C. c. 60 t.]</span></p> +<p class="i01">Trova l’opposto che reflecte l’onne,</p> +<p class="i01">Sì che la voce torna qui rescorta.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or questa galassia,‍<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a></p> +<p class="i01">Secondo la sentenzia del magistro,</p> +<p class="i01">Voio saver da te che cosa sia.</p> +<p class="i02"> Dico, secondo l’altra opinione,</p> +<p class="i01">Ma non prindissi l’altra nel sinistro!...</p> +<p class="i01">Ove se forma la mia intenzione.</p> +<p class="i02"> Son prima molte stelle troppo spisse,</p> +<p class="i01">Ch’illuminando fanno la chiarezza,</p> +<p class="i01">Son de l’octava spera stelle fisse:</p> +<p class="i02"> Son strette sì, che l’una l’altra tocca; <span class="linenum">[L. c. 64]</span></p> +<p class="i01">Cossì se mostra la bianca bellezza,</p> +<p class="i01">Questa è la via de la gente sciocca.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or di’ se io dico bene:</p> +<p class="i01">Vento non è altro che de l’air moto.</p> +<p class="i01">Ormai de dubitar qui me convene.</p> +<p class="i02"> Perchè, quando comenza primavera</p> +<p class="i01">De verno e quando autunno sta remoto,</p> +<p class="i01">Regna l’australe con la spessa schera?</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span></p> +<p class="i02"> Dico che ’l sole che leva li flati</p> +<p class="i01">De verno ascende verso quella parte,</p> +<p class="i01">E scaldali ne li tempi nominati;</p> +<p class="i02"> E l’aquilone respira d’estate,</p> +<p class="i01">Che ’ntanno el sole de lì non se parte,</p> +<p class="i01">Secondo le nature son limitate.</p> +<p class="i02"> Perchè lo vento che ven d’oriente</p> +<p class="i01">D’essere sano porta più la voce,</p> +<p class="i01">Che non fa l’altro che ven da ponente?</p> +<p class="i02"> Dico che ’l sole, con li dolci raggi, <span class="linenum">[C. c. 61]</span></p> +<p class="i01">Purificando sempre lo conduce;</p> +<p class="i01">Or guarda che in error de ciò non caggi.</p> +<p class="i02"> Perchè ven de la bocca freddo e caldo</p> +<p class="i01">El flato, dico, quando hala l’omo?</p> +<p class="i01">Ven congregato el fiato e tutto saldo;</p> +<p class="i02"> Soffiando, non ven l’air congregato,</p> +<p class="i01">Però ven friddo; tu vidi ben como.</p> +<p class="i01">Or vidi tu medesmo se t’ho ’ngannato.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or di’ come prende forma</p> +<p class="i01">Del cor dolente e como nasce ’l sospiro</p> +<p class="i01">E quando del pensier l’alma se forma.</p> +<p class="i02"> Non respira l’omo, onde infiamma ’l core;</p> +<p class="i01">Da po’, tira l’air, sentendo il martiro,</p> +<p class="i01">Sì che ’l suspir, languendo, manda fore.</p> +<p class="i02"> Como plù è ’l penser, più lu sospir se spande;</p> +<p class="i01">Che, quanto plù del tempo el penser fura,</p> +<p class="i01">Cotant’è più de l’aire el tracto grande.</p> +<p class="i02"> Contenta l’alma lo sospir d’amore, <span class="linenum">[L. c. 64 t.]</span></p> +<p class="i01">E certa gente forma la natura,</p> +<p class="i01">Che desiando nel suspir se more.</p> +<p class="i02"> Io me ricordo che già sospirai,‍<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a></p> +<p class="i01">Sì nel partire da quil dolce loco,</p> +<p class="i01">Ch’io dir non so perchè ’l cor non lassai:</p> +<p class="i02"> Sperando de tornar, passo martiri,</p> +<p class="i01">Strugendose lo cor a poco a poco,</p> +<p class="i01">’Nanti ch’io traga l’ultimi sospiri.</p> +<p class="i02"> Oimè quill’occhi da cui son luntano,‍<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a></p> +<p class="i01">Oimè memoria del passato tempo,</p> +<p class="i01">Oimè la dolce fe’ de quella mano,</p> +<p class="i02"> Oimè la gran vertù del so valore, <span class="linenum">[C. c. 61 t.]</span></p> +<p class="i01">Oimè che ’l mio morir non è per tempo,</p> +<p class="i01">Oimè pensando quant’è el mio dolore!</p> +<p class="i02"> Ora piangete, dolenti occhi mei,‍<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a></p> +<p class="i01">Poi che, morendo, non viditi lei!</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +</p> + +<h3 id="cap5-4">CAPITOLO V‍<a class="tagtitle" id="tag183" href="#note183">[183]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Veggio ch’ ’l tempo tralucendo passa,</p> +<p class="i01">Però non dare induzio a lo bene,</p> +<p class="i01">Che ’l tempo mai non torna, poi che lassa;</p> +<p class="i02"> Po’ ’l tempo non vale, se non è pentire.</p> +<p class="i01">Per quattro cose pianger se convene,</p> +<p class="i01">Che fanno per dolor el cor languire.</p> +<p class="i02"> Conven ch’a lagrimar l’alma consenta</p> +<p class="i01">A li occhi tristi per l’inchiusa doglia,</p> +<p class="i01">Che ’l iusto pianto so quanto contenta.</p> +<p class="i02"> Pianger dirietro al tempo è senza fructo,</p> +<p class="i01">E sopra amico che fuo d’una voglia</p> +<p class="i01">E fin a la morte liberale in tucto.</p> +<p class="i02"> Chi ha vertù e non consegue onore,</p> +<p class="i01">A chi fo già felice et è caduto,</p> +<p class="i01">Licito è el pianto per cotal dolore.</p> +<p class="i02"> Quasi se perde, chi che perde amico:</p> +<p class="i01">O quanto attrista lu tempo perduto,</p> +<p class="i01">Pensando l’alma e ragionando sico!</p> +<p class="i02"> Sì che non perder tempo; ormai te leva</p> +<p class="i01">Del tuo intellecto movendo li remi,</p> +<p class="i01">Dicendo a me perchè ’l mar se solleva</p> +<p class="i02"> E poi s’abbassa, fra la nocte e ’l iorno;</p> +<p class="i01">E perchè è l’acqua salsa, tu me spremi:</p> +<p class="i01">De ciò sentir assai son ito intorno.</p> +<p class="i02"> La Luna, dico, per soa forma occulta, <span class="linenum">[C. c. 62]</span></p> +<p class="i01">Da l’oriente fin ch’è nel mezzo celo,</p> +<p class="i01">Tirando ’l mare nasce l’onda molta;</p> +<p class="i02"> Dal mezzo celo, fin ch’è a l’occidente,</p> +<p class="i01">Quiesce ’l mare, e ’l perchè non te celo;</p> +<p class="i01">Chè soa vertù in lui non è possente:</p> +<p class="i02"> Da l’occidente in fin a la mezza notte‍<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>,</p> +<p class="i01">Regonfia el mare, e verso la luna alza;</p> +<p class="i01">Da poi se posa in fin a la prima otte.</p> +<p class="i02"> L’ardente sole el sottile resolve,</p> +<p class="i01">Lassando el grosso po’ e l’acqua salsa</p> +<p class="i01">Amara sì che mai non se dissolve.</p> +<p class="i02"> Perchè son calde e sì ferventi l’acque,</p> +<p class="i01">Che vegnon sotto terra da le vene?</p> +<p class="i01">O quanto l’ignoranzia me despiacque,</p> +<p class="i02"> Vedendo de Viterbo el Bulicano,</p> +<p class="i01">El bagno de Pozzolo‍<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a> come vene,</p> +<p class="i01">E l’Acqua Santa nostra e sott’Agnano.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p> +<p class="i02"> Dicote che de sotto, ne le caverne,</p> +<p class="i01">Per solfore se fanno l’acque calde,</p> +<p class="i01">Sì como per l’odor ciascun discerne.</p> +<p class="i02"> O quanti son li meati, ch’i’ non appello,</p> +<p class="i01">E l’infernali abissi e le castalde <span class="linenum">[L. c. 65]</span></p> +<p class="i01">E Strongolo e Vulcano e Mongibello.</p> +<p class="i02"> Perchè el dinaro ne l’acqua se mostra</p> +<p class="i01">Maior, quando el Sole lì resplende?</p> +<p class="i01">Che sono spersi ne la vita nostra</p> +<p class="i02"> Li spirti, dico, da cotal splendore</p> +<p class="i01">E a lo nostro viso, che comprende,</p> +<p class="i01">Se mostra questa quantità maiore.</p> +<p class="i02"> Perchè se l’acqua fredda in vetro messa <span class="linenum">[C. c. 62 t.]</span></p> +<p class="i01">Oppost’al sole arde il bianco panno;</p> +<p class="i01">Se è calda l’acqua, questo effecto cessa?</p> +<p class="i02"> Dico che l’acqua fredda fa repulsa</p> +<p class="i01">De quisti raggi che nel vetro danno,</p> +<p class="i01">Sì che ’l caldo verso ’l panno stulsa.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè de le cisterne</p> +<p class="i01">L’acqua naturalmente se restregne,</p> +<p class="i01">In ciò ciascun quest’altre vieta e sperne?</p> +<p class="i02"> Io dico che per soa subtilitate</p> +<p class="i01">E ligerezza el corpo se congegne;</p> +<p class="i01">L’altr’acqua move per soa gravitate.</p> +<p class="i02"> Perchè è plù sana l’acqua che plù tosto</p> +<p class="i01">Se scalda e affredda in poco d’ora?</p> +<p class="i01">Se tu m’hai inteso ben, io t’ho resposto.</p> +<p class="i02"> L’acqua suttile il foco tosto infiamma,</p> +<p class="i01">El caldo nel sottil poco dimora,</p> +<p class="i01">Ma l’acqua cruda assai plù te’ la fiamma.</p> +<p class="i02"> Perchè d’estate, quando l’acqua plove,</p> +<p class="i01">Demostra sopra terra tante ampolle,</p> +<p class="i01">E l’acqua ch’è de verno ciò non move?</p> +<p class="i02"> Dico che l’acqua è calda d’istate;</p> +<p class="i01">Cadendo in terra, resurgendo bolle;</p> +<p class="i01">L’iverno per lo freddo son pianate.</p> +<p class="i02"> Perchè d’estate, in le gran tempeste,</p> +<p class="i01">La gente sona a stormo le campane?</p> +<p class="i01">Che ’l sono rompe l’aire e tolle peste:</p> +<p class="i02"> Anch’io te dico che li angeli maligni,</p> +<p class="i01">Invidiosi de le genti umane, <span class="linenum">[L. c. 66]</span></p> +<p class="i01">Fanno tempeste per certi desdigni,</p> +<p class="i02"> Sì che, sonando le divine tube, <span class="linenum">[C. c. 63]</span></p> +<p class="i01">Fugge lor secta como gente rotta.</p> +<p class="i01">Quisto secreto Dante non conube.‍<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a></p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span></p> +<p class="i02"> Sì che ’nvano, dico, non se sona</p> +<p class="i01">Onne campana tempestando allotta,</p> +<p class="i01">Secondo che ’l mio dicto te rasona.</p> +<p class="i02"> Perchè è signo che più dure l’acqua,</p> +<p class="i01">Facend’in terr’ampolle e li gran cerchi?</p> +<p class="i01">Che de maior altezza se desacqua</p> +<p class="i02"> E dalle spesse nube forte cade;</p> +<p class="i01">Però se fanno li cerchi soverchi,</p> +<p class="i01">E par, cadendo, che la terra sbade:</p> +<p class="i02"> E l’arco d’oriente te sia signo</p> +<p class="i01">Che muta ’l dolce tempo nel maligno.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap6-4">CAPITOLO VI‍<a class="tagtitle" id="tag187" href="#note187">[187]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Non ha vertute, dico, d’intellecto</p> +<p class="i01">Chi non ha el ben per bene e ’l mal per male</p> +<p class="i01">E chi non sdegna de l’altrui defecto.</p> +<p class="i02"> Superbia non cade mai in desdigno</p> +<p class="i01">Ne l’omo, perchè, se nel mondo vale,</p> +<p class="i01">Possendose vendicar se fa benigno.</p> +<p class="i02"> L’ingiuria che nasce plù da presso</p> +<p class="i01">Redoppia ne l’alma el gran dolore,</p> +<p class="i01">Chè l’omo se desdegna fra sè stesso.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Io prego che retorni</p> +<p class="i01">Ne li penseri primi del tuo core,</p> +<p class="i01">Da me che l’ignoranzia distorni.</p> +<p class="i02"> S’una natura è in tutta la terra, <span class="linenum">[L. c. 66 t.]</span></p> +<p class="i01">Perchè in un loco doie simel piante</p> +<p class="i01">Inseme poste, che l’una s’atterra</p> +<p class="i02"> E l’altra cresce producendo fructi? <span class="linenum">[C. c. 63 t.]</span></p> +<p class="i01">Perchè minere d’oro e pietre tante</p> +<p class="i01">Sono in Levante per li lochi tucti?</p> +<p class="i02"> E io a te: Sì como dice Plato,</p> +<p class="i01">De octo nature de vertù le parte</p> +<p class="i01">Che li prendesse forme onne creato.</p> +<p class="i02"> Secundo el celo se dispone el loco.</p> +<p class="i01">È lì che nasce, secondo nostra arte.</p> +<p class="i01">Or qui me vieni intendendo un poco.</p> +<p class="i02"> Sì como ferro tira calamita,</p> +<p class="i01">Cossì ciascuna vegetabel pianta</p> +<p class="i01">Tira l’omore proprio a soa vita;</p> +<p class="i02"> Sì che la terra le piante nutrica,</p> +<p class="i01">Secondo la vertù che loro ammanta:</p> +<p class="i01">Cossì la qualitate in lor s’applica.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span></p> +<p class="i02"> La colloquinta de le parti aduste</p> +<p class="i01">Tira l’amaro e lassa la dolcezza;</p> +<p class="i01">E fanno lo contrario le altre arbuste.</p> +<p class="i02"> Ben ha la terra, dico, una natura,</p> +<p class="i01">Ma son diversi lochi per certezza,</p> +<p class="i01">Secondo el celo che li ten figura.</p> +<p class="i02"> Sì che respondo a la toa questione:</p> +<p class="i01">De le toe piante, io dico, terminando,</p> +<p class="i01">Facciate certo questa opinione.</p> +<p class="i02"> Sotto diverse stelle furon poste,</p> +<p class="i01">O for per accidente lor piantando:</p> +<p class="i01">Quì non te posso far altre resposte.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè qui la minera</p> +<p class="i01">De l’oro, e qui de ferro, e lì de stagno?</p> +<p class="i01">E io a te: Questa sentenzia è vera.</p> +<p class="i02"> De molte question, se qui m’entendi, <span class="linenum">[C. c. 64]</span></p> +<p class="i01">Vederai el ver e non te darai lagno:</p> +<p class="i01">Del dubitar or guarda e attendi.</p> +<p class="i02"> Divi saver che septe metalli <span class="linenum">[L. c. 67]</span></p> +<p class="i01">Son generati da li septe celi,</p> +<p class="i01">I’ dico ’n monti, in piano, in valli.</p> +<p class="i02"> Dove el pianeta regna, per soa vista,</p> +<p class="i01">Con li soi raggi acuti como teli,</p> +<p class="i01">Forma el metallo de la terra mixta.</p> +<p class="i02"> Saturno lo piumbo, lo ferro fa Marte,</p> +<p class="i01">Venus lo stagno, fa Iove lo rame,</p> +<p class="i01">Lo Sol fa l’oro, che male lo comparte;</p> +<p class="i02"> La Luna fa l’argento, dico, morto,</p> +<p class="i01">Mercurio fa ’l vivo senza scame;</p> +<p class="i01">O quanti n’ha conducti già a mal porto!</p> +<p class="i02"> E tu a mi: Cridi che, per arte,</p> +<p class="i01">Se possa dar a li metalli forma,‍<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a></p> +<p class="i01">Se li elementi alcun vince e desparte?</p> +<p class="i02"> Dico che l’arte la natura segue</p> +<p class="i01">Quanto al poter, ma non se conforma</p> +<p class="i01">Chè possa conseguir mai le soe tregue.</p> +<p class="i02"> Sono doie case in un piccol monte;</p> +<p class="i01">Ne l’una onne animal che nasce, more;</p> +<p class="i01">Ne l’altra la salute in lor ten fronte:</p> +<p class="i02"> Vorria saver se el loco ha cotal forza,</p> +<p class="i01">Over onde procede tal valore;</p> +<p class="i01">Per contentarme la toa mente sforza.</p> +<p class="i02"> E io a te: Da li superni lumi,</p> +<p class="i01">Ciascun dà forma, conserva e corrompe</p> +<p class="i01">Queste create cose e lor costumi.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span></p> +<p class="i02"> È simel pietra de l’umano seme,‍<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a> <span class="linenum">[C. c. 64 t.]</span></p> +<p class="i01">Che subito che ’n donna lo prorompe,</p> +<p class="i01">Sotto cotal celo la vertù se spreme</p> +<p class="i02"> Quando la prima pietra che s’asside</p> +<p class="i01">Nel fundamento, allora si despone</p> +<p class="i01">Lo loco che da ciò non se divide.</p> +<p class="i02"> Sotto ’l maligno celo fo edificata</p> +<p class="i01">La casa, ove è questa lesione;</p> +<p class="i01">E sotto el benigno l’altra fo fondata.</p> +<p class="i02"> Sì che li siti sono divisati <span class="linenum">[L. c. 67 t.]</span></p> +<p class="i01">Da li celesti corpi, e poi vidi</p> +<p class="i01">Li effecti de le terre variati.</p> +<p class="i02"> In una terra guerra e fame e peste;</p> +<p class="i01">Guarda Toscana, se tu non mi cridi;</p> +<p class="i01">E l’altra del contrario se veste.</p> +<p class="i02"> Le stelle viziose de li signi</p> +<p class="i01">Fanno accidenti e vicii ne le terre:</p> +<p class="i01">Se’ Romagnolo e temo che non sdigni.</p> +<p class="i02"> Or guardisi la testa el Bolognino,</p> +<p class="i01">Che piccoletta piaga non l’atterre;</p> +<p class="i01">Cossì le gambe guardi el Fiorentino;</p> +<p class="i02"> La chiocca taurina, che ascese</p> +<p class="i01">Facendo de filosofi lu nido,</p> +<p class="i01">L’Ariete cadendo allor discese.</p> +<p class="i02"> E parte de l’Aquario e de Pesce‍<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a></p> +<p class="i01">Cadde in Fiorenza: ciò non sappe Guido.</p> +<p class="i01">Perchè quisto accidente li più cresce?</p> +<p class="i02"> L’Ariete fa la testa con la faccia</p> +<p class="i01">In onne animal, e Tauro el collo,</p> +<p class="i01">E Gemini le spalle con le braccia;</p> +<p class="i02"> Del Gammaro le stelle tucto el casso; <span class="linenum">[C. c. 65]</span></p> +<p class="i01">El stomaco el polmon e el cor non tollo;</p> +<p class="i01">El splene con le coste a lor pur lasso;</p> +<p class="i02"> E formano le stelle de Lione</p> +<p class="i01">Lu stomaco, lu core e dosso e ’l lato;</p> +<p class="i01">Nel ventre ten la Virgine rasone;</p> +<p class="i02"> Porta la Libra, ne le soe belance,</p> +<p class="i01">Le membra genital de ciascun nato</p> +<p class="i01">De for el ventre: Queste non son ciance.</p> +<p class="i02"> E l’ombelico li lombi con l’anche,</p> +<p class="i01">E le doie parti sopra quai se posa</p> +<p class="i01">L’omo, sentendo le soe gambe stanche;</p> +<p class="i02"> Ove sta el seme e l’acqua che se stilla,</p> +<p class="i01">E altro che tacere è bella cosa,</p> +<p class="i01">Governa Scorpion quando sintilla.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span></p> +<p class="i02"> E chi con l’arco in celo pur menazza <span class="linenum">[L. c. 68]</span></p> +<p class="i01">Le femora conforma soe sagette;</p> +<p class="i01">E Capricorno le genocch’allazza.</p> +<p class="i02"> Aquario le gambe radiando,</p> +<p class="i01">El Pesce, che è ultimo de’ sette,</p> +<p class="i01">Forma li pedi onnora guizzando.</p> +<p class="i02"> Per questi l’oniverse creature</p> +<p class="i01">Sono disposte le terre e li siti,</p> +<p class="i01">Secondo el modo de le lor figure.</p> +<p class="i02"> Quel che tu vidi poi sentir omai</p> +<p class="i01">De li mei citadini, che son politi,</p> +<p class="i01">E como lepra lì non fo già mai:</p> +<p class="i02"> Ben fo possente in lor lu sexto signo,</p> +<p class="i01">E son contento de quel che se dice,</p> +<p class="i01">Ch’ha renovato el scripto Sancto Mingno.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè non po’ seguire, <span class="linenum">[C. c. 65 t.]</span></p> +<p class="i01">E quale è la rason che contradice,</p> +<p class="i01">Dui corpi che ’n un loco un se mire?</p> +<p class="i02"> Ficcando lancia giù ne l’acqua in fondo,</p> +<p class="i01">Un corpo, è in tre lochi: e questo è certo.</p> +<p class="i01">L’ultima è vera, se provi il secondo.</p> +<p class="i02"> Non è la lancia in terra, in acqua e in aire.</p> +<p class="i01">Anch’io te provo e dico plù scoverto:</p> +<p class="i01">Un elemento se de l’altro vaire,</p> +<p class="i02"> Son quattro corpi, dico, simul mixto,</p> +<p class="i01">E l’air con la luce corporata</p> +<p class="i01">Io veggio dunqua; pur, nel primo insixto.</p> +<p class="i02"> E io a te: Se io solvo, non gridare,</p> +<p class="i01">Che utel è ’l tacere a la fiata,</p> +<p class="i01">Quando non se conven plù de parlare;</p> +<p class="i02"> E dico ch’è impossibel che dui corpi</p> +<p class="i01">Esser in un loco e loco senza corpo:</p> +<p class="i01">Non voio plù che del falso te torpi.</p> +<p class="i02"> Pone ’l me’ maestro, tu divi saper dove,</p> +<p class="i01">Rason è che te ponge come scorpo;</p> +<p class="i01">Ascolta ciò che te dico e che me move.</p> +<p class="i02"> El loco è como forma de locato‍<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a> <span class="linenum">[L. c. 68 t.]</span></p> +<p class="i01">Che termena el corpo qual contene,</p> +<p class="i01">Sì como soa materia ha informato.</p> +<p class="i02"> Non po’ una materia aver plù forme,</p> +<p class="i01">Sì ch’a un corpo un loco convene,</p> +<p class="i01">Ch’è sì como materia in lui se forme.</p> +<p class="i02"> Onde, a la toa prima rason respondo:</p> +<p class="i01">Per contiguitate quella lancia</p> +<p class="i01">È in un loco; cossì te confondo;</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span></p> +<p class="i02"> E li elementi, dico, un corpo fanno. <span class="linenum">[C. c. 66]</span></p> +<p class="i01">Chi dice che la voce è corpo ciancia.</p> +<p class="i01">Secondo el ditto de color che sanno,</p> +<p class="i02"> Non tegnono nel mixto li elementi</p> +<p class="i01">Proprie forme; voglio che tu senti.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap7-4">CAPITOLO VII‍<a class="tagtitle" id="tag192" href="#note192">[192]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Io ho avuto paura de tre cose:</p> +<p class="i01">D’esser d’animo povero e mendico,</p> +<p class="i01">Io so che tu m’entendi senza chiose,</p> +<p class="i02"> De servire altrui e despiacere,</p> +<p class="i01">E perder per lo mio defecto amico;</p> +<p class="i01">Onde io so’ ricco, quanto al mio vedere,</p> +<p class="i02"> Chè speso ho el tempo de mia poca vita</p> +<p class="i01">In acquistar scienzia et onore</p> +<p class="i01">Et in seguire altrui con l’alma unita.</p> +<p class="i02"> Non per ricchezza fra li boni ho loco;</p> +<p class="i01">Non val ricchezza a povertà de core,</p> +<p class="i01">E poco vale a chi conosce poco.</p> +<p class="i02"> S’io avessi conoscenza, qual io bramo,</p> +<p class="i01">De le bestie, sì como de li umani,</p> +<p class="i01">Non amaria molti ch’io amo. <span class="linenum">[L. c. 69]</span></p> +<p class="i02"> Amore e anche l’odio desface</p> +<p class="i01">La cognoscenza con li penser vani,</p> +<p class="i01">Fin che ven iorno che speranza tace.</p> +<p class="i02"> Porresti dubitar perchè ciò dico?</p> +<p class="i01">E io a te: Perchè son nati multi,</p> +<p class="i01">Che parlano secondo el tempo antiquo,</p> +<p class="i02"> Chè a saver cose meraviose</p> +<p class="i01">Ove non è fructo, dicono li stulti,</p> +<p class="i01">Snizzando le lor bocche desdegnose.</p> +<p class="i02"> Grande è la pena qui e plù lo tacere; <span class="linenum">[C. c. 66 t.]</span></p> +<p class="i01">Convience de partir da questa gente,</p> +<p class="i01">Che d’omini non nacque ma de fere,</p> +<p class="i02"> Rengrazio ’l mio Signor che non me fece</p> +<p class="i01">Del numero de quisti da niente,</p> +<p class="i01">E de intellecto che non me desfece.</p> +<p class="i02"> Un om iuva cento, e cento no iuva uno;</p> +<p class="i01">Tant’è ’l valor de l’om, quant’ha intellecto,</p> +<p class="i01">E quanto ha al mondo de grazia dono;</p> +<p class="i02"> Assai è ricco l’om po’ ch’è contento;</p> +<p class="i01">E meglio è conoscenza con defecto,</p> +<p class="i01">Che non ricchezza con viver in stento.</p> +<p class="i02"> Non ebbi, n’averò, nè ho mai spene</p> +<p class="i01">In om che viva, sì ch’è d’avanzo</p> +<p class="i01">S’io conseguisco el non pensato bene.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span></p> +<p class="i02"> Per te si’ bono, non sperando in omo;</p> +<p class="i01">Chè troppo ha sale la cena col pranzo</p> +<p class="i01">De l’altrui pane, tu vidi ben como.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Omai è tempo et ora,</p> +<p class="i01">Con questa gente, de parlar tacendo,</p> +<p class="i01">Ove cotanta ignoranzia demora.</p> +<p class="i02"> Or dimme de queste ombre che vedemo,‍<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a></p> +<p class="i01">Prima ch’io faccia quel ch’è diffinendo,</p> +<p class="i01">Chè ’l tempo te non lassi. O quanto io temo!</p> +<p class="i02"> Ombra non è altro che celata luce</p> +<p class="i01">Da corpo tenebroso che receve</p> +<p class="i01">Lo raggio che dirietro non traluce. <span class="linenum">[L. c. 69 t.]</span></p> +<p class="i02"> Secondo che la luce è alta o bassa,</p> +<p class="i01">L’ombra cossì diversa e qui advene;</p> +<p class="i01">Per più veder in ciò la mente spassa.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Omai vorria sentire <span class="linenum">[C. c. 67]</span></p> +<p class="i01">Qual’è quell’ombra che chiami reversa,</p> +<p class="i01">Che la deritta so ben che vol dire.</p> +<p class="i02"> Che onne corpo ch’è diritt’en piano</p> +<p class="i01">Facendo, como vole, umbra reversa,</p> +<p class="i01">Questa è deritta da presso e lontano.</p> +<p class="i02"> Se corpo astile cade sopra torre,</p> +<p class="i01">Quell’ombra si è reversa che tu vidi,</p> +<p class="i01">Che varia secondo che ’l Sol corre;</p> +<p class="i02"> Questa crescendo, la deritta scema,</p> +<p class="i01">E ciò converso, voglio che te fidi,</p> +<p class="i01">Chè ver te dice qui onne mio tema.</p> +<p class="i02"> Perchè, quanto la luce è plù da presso</p> +<p class="i01">Dal corpo, tanto fa l’ombra menore,</p> +<p class="i01">Et è maior, quanto è più da cesso?</p> +<p class="i02"> Lu raggio ch’è da presso è in sè unito,</p> +<p class="i01">Despargese lontano lo splendore;</p> +<p class="i01">Guarda lu lume e leva su ’l to dito.</p> +<p class="i02"> Perchè tremano l’ombre ne l’extremo?</p> +<p class="i01">Guarda lo Sole che ven per fenestre:</p> +<p class="i01">Dal gran Magistro doie rasone avemo.</p> +<p class="i02"> Trema la spera de lo Sol movendo,</p> +<p class="i01">O l’aire move ’l Sol con soe palestre?</p> +<p class="i01">La prima e la seconda qui commendo.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè l’ombra più dura,</p> +<p class="i01">Io dico, de le nocti de lo verno;</p> +<p class="i01">E varia d’estate soa figura?</p> +<p class="i02"> E io a te: In ciò pun cura e guarda:</p> +<p class="i01">Se li signi son d’inverno, i quai discerno,</p> +<p class="i01">La nocte che ciascun so moto tarda,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p> +<p class="i02"> Ne l’oriente nascono directi <span class="linenum">[C. c. 67 t.]</span></p> +<p class="i01">Dal Cancro fin a la stella che sagetta:</p> +<p class="i01">Guarda la Spera in ciò se ti delecti. <span class="linenum">[L. c. 70]</span></p> +<p class="i02"> E l’altri signi, se po’ nascono torti,</p> +<p class="i01">Ciascun nascendo lo so moto affretta;</p> +<p class="i01">Io so che quisti ditti a te son forti.</p> +<p class="i02"> Da Capricorno fin al doppio segno</p> +<p class="i01">Nascono torti di verno nel iorno;</p> +<p class="i01">La nocte è altri sopra ’l nostro regno.</p> +<p class="i02"> Li signi dritti nascono d’istate;</p> +<p class="i01">Non varia già mai el moto diurno</p> +<p class="i01">Le nocte che dal primo li for date.</p> +<p class="i02"> Tene ciascun signo a nascere doie hore;</p> +<p class="i01">Sei nascono de iorno, e sei de nocte,</p> +<p class="i01">Secondo ch’è el voler del lor motore.</p> +<p class="i02"> Vinti quattro hore è el iorno naturale;</p> +<p class="i01">Tucte l’hor non son oguali ma dirocte,</p> +<p class="i01">Io dico del iorno artificiale.</p> +<p class="i02"> El quale è tanto, fin che ’l Sole alluma</p> +<p class="i01">Una fiata tucto l’orizzonte;</p> +<p class="i01">Cossì la gente lui chiamar costuma.</p> +<p class="i02"> Arteficial è ditto, perchè l’arti,</p> +<p class="i01">De fin che ’l Sol non posa, tegnon fronte;</p> +<p class="i01">Or te sia a mente se de qui te parti.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or dimme se quest’ombra</p> +<p class="i01">È luce o corpo o natural acto,</p> +<p class="i01">Chè ’n gran penser de ciò la ment’ingombra.</p> +<p class="i02"> Ascolta qui che ciò ch’è qualitate,</p> +<p class="i01">Io dico, in concreto et in abstracto,</p> +<p class="i01">Natura, che sia corpo, ciò non pate.</p> +<p class="i02"> Sopra le cose corporate e mixte. <span class="linenum">[C. c. 68]</span></p> +<p class="i01">La luce è forma, io dico, excellente,</p> +<p class="i01">Tolta da li occhi perchè onn’omo atriste.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or questo onde procede,</p> +<p class="i01">Che senza luce l’om deven dolente?</p> +<p class="i01">E io a te: Natura ciò concede.</p> +<p class="i02"> Li spiriti son lustri per natura,</p> +<p class="i01">E simele con simel se conforma;</p> +<p class="i01">Cossì li spiriti, con la luce pura, <span class="linenum">[L. c. 70 t.]</span></p> +<p class="i02"> Ciascun attrista l’ombra, quando apprende.</p> +<p class="i01">Sì como dal contrario se disforma</p> +<p class="i01">De l’allegrezza che prima comprende.</p> +<p class="i02"> Com’io distinguo qui, fa che si’ attento,</p> +<p class="i01">Poi saverai de la luce tucto</p> +<p class="i01">El termene del vero, ch’io sento.</p> +<p class="i02"> Dico, la luce in dui modi s’entende:</p> +<p class="i01">O quando, distinguendo, nasce fructo,</p> +<p class="i01">O quando, per fallazia, alcun contende.</p> +<p class="i02"> La luce ch’esce da lu primo agente</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span></p> +<p class="i01">Ha luminoso corpo, und’è activo;</p> +<p class="i01">Cossì è forma sustancialmente:</p> +<p class="i02"> El fulgure de lei che cerca ’l mixto,</p> +<p class="i01">Ch’è obiecto del senso motivo,</p> +<p class="i01">È accidente. Qui plù non resisto.</p> +<p class="i02"> Più ch’io non voglio dir, intendi et odi</p> +<p class="i01">La luce, distinguendo, in questi modi.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap8-4">CAPITOLO VIII‍<a class="tagtitle" id="tag194" href="#note194">[194]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Se ciascuna de l’ape non ha audito,</p> +<p class="i01">Al son perchè se posa? Di’ magistro,</p> +<p class="i01">Chè dubitando l’om se fa sentito.</p> +<p class="i02"> Dico ch’ ’l sono pon l’aire in moto, <span class="linenum">[C. c. 68 t.]</span></p> +<p class="i01">Che per natura a l’ape è gran sinistro;</p> +<p class="i01">Non volano, se è vento; e ciò è noto.</p> +<p class="i02"> Non per lu sono, ma per movemento</p> +<p class="i01">Che fa ne l’aire, se posano l’ape,</p> +<p class="i01">Chè lor natura sempre teme ’l vento.</p> +<p class="i02"> Sono correcte da lu lor signore,</p> +<p class="i01">Che morderte non po’, se tu la cape, <span class="linenum">[L. c. 71]</span></p> +<p class="i01">Chè nulla nel mal tempo va de fore.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè ciascun animale</p> +<p class="i01">Movese et anda subito ch’è nato?</p> +<p class="i01">Perchè non l’omo? Di’ la rason, quale?</p> +<p class="i02"> Dico ch’onne animal nasce perfecto,</p> +<p class="i01">Che ’n poco tempo termene ’l so stato,</p> +<p class="i01">In lor natura fa veloce effecto;</p> +<p class="i02"> Ma imperfecto al mondo l’omo nasce,</p> +<p class="i01">Chè de portarlo se n’ha gran gravezza,</p> +<p class="i01">Sì che de fore se nutrica e pasce.</p> +<p class="i02"> La spezie umana caderia,</p> +<p class="i01">Se ne la matre prendesse fermezza,</p> +<p class="i01">Però natura vol che cossì sia.</p> +<p class="i02"> Perchè li cani e li lioni tucti</p> +<p class="i01">Nascono ciechi, con li occhi coperti;</p> +<p class="i01">E li altri con la luce son producti?</p> +<p class="i02"> Dico ch’onne animal, ch’ha aguzze l’ogne,</p> +<p class="i01">De dubitar voglio che t’accerti,</p> +<p class="i01">La matre dolorosamente pogne;</p> +<p class="i02"> E, quand’è la natura stimulata,</p> +<p class="i01">Denanti al tempo for li manda in frecta;</p> +<p class="i01">Però la vista in lor non è formata.</p> +<p class="i02"> Nervoso membro è la matre, che sente, <span class="linenum">[C. c. 69]</span></p> +<p class="i01">Sì che lontan tempo non aspecta;</p> +<p class="i01">Natura ch’è constrecta ciò consente.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p> +<p class="i02"> Perchè li animali, dico, ch’hanno corna,</p> +<p class="i01">Non hanno denti ne la parte de sopra;</p> +<p class="i01">E quilli ch’han denti acuti se discorna?</p> +<p class="i02"> Dico che quel soperchio de li denti</p> +<p class="i01">Natura ne le corna manda sopra,</p> +<p class="i01">E quisti sol de l’erba son contenti;</p> +<p class="i02"> Però natura in lor li denti piani</p> +<p class="i01">Pose per questo fin ne le lor guance;</p> +<p class="i01">A l’altri acuti como lupi e cani:</p> +<p class="i02"> Sì che onn’animal cum li denti acuti</p> +<p class="i01">Non ha de corna ne la testa brance; <span class="linenum">[L. c. 71 t.]</span></p> +<p class="i01">Voglio che nel serpente lo dicto muti.</p> +<p class="i02"> Perchè l’auxelli ch’hanno el becco torto</p> +<p class="i01">Non bevon mai, se non per accidente,</p> +<p class="i01">E questa è medicina e lor conforto?</p> +<p class="i02"> E io dico che lor pasto over lor civo</p> +<p class="i01">Ha per natura l’umido possente,</p> +<p class="i01">Sì che de sete niuno è passivo.</p> +<p class="i02"> Perchè tutti li animal ch’hanno penne</p> +<p class="i01">Non fanno urina, si como se vede,</p> +<p class="i01">E lor natura perchè ciò sostenne?</p> +<p class="i02"> Dico che quel soverchio se converte,</p> +<p class="i01">Sì como ’l mio Maistro et ognun crede,</p> +<p class="i01">In quelle penne che son lor coverte.</p> +<p class="i02"> Perchè ciascuno de quisti pennati</p> +<p class="i01">Mutandose lu tempo, se spelucca,</p> +<p class="i01">Stando dolenti tucti congregati?</p> +<p class="i02"> Perchè in natura ciascun de l’aire <span class="linenum">[C. c. 69 t.]</span></p> +<p class="i01">Turbata sente subito in lor ciucca,</p> +<p class="i01">Se d’altra qualità se mostra vaire?</p> +<p class="i02"> Perchè in un tempo plù la morte occide</p> +<p class="i01">De quisti animal, che non fa de quilli?</p> +<p class="i01">Dico che ’l celo le specie divide.</p> +<p class="i02"> De questa question de li animali</p> +<p class="i01">Io n’ho già ben campati plù de milli</p> +<p class="i01">Da povertade; io non te dico quali.</p> +<p class="i02"> L’ariete sua specie conserva</p> +<p class="i01">In se medesmo, e cossì fa lu toro;</p> +<p class="i01">E sì de l’altre: ciò ch’io dico serva.</p> +<p class="i02"> Quando lo Sol retorna al primo punto</p> +<p class="i01">De cui la stella sta nel tristo coro,</p> +<p class="i01">Quel geno da la morte serà giunto.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè formò natura</p> +<p class="i01">Animali che son tanto venenosi,</p> +<p class="i01">Se de la vita nostra ha tanta cura?</p> +<p class="i02"> Per grazia de l’omo tucto fece,</p> +<p class="i01">Chè avendo lo venen son graziosi, <span class="linenum">[L. c. 72]</span></p> +<p class="i01">Perchè li topi, dico, per lor fece;</p> +<p class="i02"> Sì che non fa, nè fè mai Deo</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span></p> +<p class="i01">Animal, pietre, erbe e ciò che vidi,</p> +<p class="i01">Ove non sia vertute al parer meo.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or sono animali bruti</p> +<p class="i01">Quisti omini silvestri? che ne cridi,</p> +<p class="i01">Pelusi piccinaculi e negruti?</p> +<p class="i02"> De ciò son certo; più non me ne impiglio,</p> +<p class="i01">Salvando sempre lo meior consiglio.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap9-4">CAPITOLO IX‍<a class="tagtitle" id="tag195" href="#note195">[195]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> E tu a me: Oimè, perchè advene <span class="linenum">[C. c. 70]</span></p> +<p class="i01">Che raro de bon patre fiol nasce‍<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a></p> +<p class="i01">Che conseguisca lo consimel bene?</p> +<p class="i02"> È per peccato, o perchè natura vole,</p> +<p class="i01">O è fortuna che nel cel se irasce?</p> +<p class="i01">Questo me pare ben novo sotto ’l sole.</p> +<p class="i02"> Natura è principio d’ogne sangue</p> +<p class="i01">Et augument’e stato, e po’ declina</p> +<p class="i01">De gente in gente, fin che ultimo langue.</p> +<p class="i02"> Se ’l patre ha l’ultimo ben de soa schera,</p> +<p class="i01">Naturalmente in lui vertù s’affina.</p> +<p class="i01">Conven che ’l nato sia de vil manera,</p> +<p class="i02"> E quisti tempi più e min son lati,</p> +<p class="i01">Secondo le figur de l’alti lumi,</p> +<p class="i01">Sotto li quali foron generati.</p> +<p class="i02"> Guarda dirieto, e vederai tumulti</p> +<p class="i01">De gran casate e de gentil costumi</p> +<p class="i01">Che, terminando, son in terra occulti.</p> +<p class="i02"> Per quattro tempi passa omne creato; <span class="linenum">[L. c. 72 t.]</span></p> +<p class="i01">Non è fermezza nel terrestre regno;</p> +<p class="i01">Chi va chi ven chi piange e chi è beato.</p> +<p class="i02"> Tucte l’umane cose sono in moto;</p> +<p class="i01">De l’extremo riso ven pianto malegno;</p> +<p class="i01">Felice chi da Dio non sta remoto.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè questa fortuna</p> +<p class="i01">Che onne vertuoso pover vive,</p> +<p class="i01">E subito se sparge ciò che aduna;</p> +<p class="i02"> E veggio gente senza umanitate,</p> +<p class="i01">Spogliate de vertute intellective,</p> +<p class="i01">Che tucte le ricchezze a lor son date?</p> +<p class="i02"> E io a te: Or qui divi savere <span class="linenum">[C. c. 70 t.]</span></p> +<p class="i01">Che gran ricchezza non se po’ acquistare;</p> +<p class="i01">Ch’a Deo non despiace ’l meo vedere.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span></p> +<p class="i02"> L’om, ch’ha vertute, de seguire sdegna</p> +<p class="i01">Quisti guadagni e quest’accumulare,</p> +<p class="i01">Avendo l’anema de vertute degna:</p> +<p class="i02"> Ov’è intellecto, el più degno elege,</p> +<p class="i01">Cioè vertute scienzia et onore;</p> +<p class="i01">Conven adonqua che ricchezza sprege.</p> +<p class="i02"> È con la fama coniuncta la spesa,</p> +<p class="i01">E ciò non po’ fuggir chi ha valore,</p> +<p class="i01">E contra lei non po’ mai far defesa.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè un pover’omo</p> +<p class="i01">Serà plù largo de quel che possede,</p> +<p class="i01">Che un altro ricco? tu vidi ben como.</p> +<p class="i02"> E io a te: Che ’l non po’ peggiorare,</p> +<p class="i01">Non po’ salir per poco, si com se vede;</p> +<p class="i01">Sempre se sdegna de ciò conservare,</p> +<p class="i02"> Ma quilli ch’hanno, sanno che è amore</p> +<p class="i01">De posseder, sì che fervente teme</p> +<p class="i01">De non venir ne lo stato peiore:</p> +<p class="i02"> Anco, onne ricco deven tenace</p> +<p class="i01">Per sormontare a le maior steme,</p> +<p class="i01">Sì che non sente quiete nè pace.</p> +<p class="i02"> O idolatri, con la gran ricchezza,</p> +<p class="i01">Voi siti posseduti, possedendo!</p> +<p class="i01">O nudi e cechi de l’alta chiarezza!</p> +<p class="i02"> Volti ’l suo volto ventura fallace,</p> +<p class="i01">Con pianto volve la rota submergendo,</p> +<p class="i01">Po’ che de Dio in voi speranza tace.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè se sdegna tanto <span class="linenum">[C. c. 71]</span></p> +<p class="i01">La mente umana, se coniunge amore</p> +<p class="i01">Soa donna col piacer? Che move tanto,</p> +<p class="i02"> Se queste doie persone è una carne?</p> +<p class="i01">Non è de morte cossì gran dolore</p> +<p class="i01">Alcun veggendo che sue membra scarne;</p> +<p class="i02"> Anch’io te dico che chi amor congiugne</p> +<p class="i01">Con altrui donna, prende tanto ardire</p> +<p class="i01">Che so maior desprezza e par che agugne.</p> +<p class="i02"> Per non esser tenuto vile al mondo,</p> +<p class="i01">L’omo ch’è offeso, mettese al morire,</p> +<p class="i01">E non descerne quel che porta el pondo.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè non è fermezza</p> +<p class="i01">In cor de donna che, si como vento,</p> +<p class="i01">Se move or qua or là per soa vaghezza?</p> +<p class="i02"> De fin che ’l viso accende, tanto dura</p> +<p class="i01">Ferm ’l voler in donna, e ciò consento;</p> +<p class="i01">Stando devisa, più de te non cura.</p> +<p class="i02"> Naturalmente umida è ciascuna,</p> +<p class="i01">E l’umido la forma non conserva,</p> +<p class="i01">Nè per gran tempo li dura a nisiuna.</p> +<p class="i02"> È per natura in lei la falsa fede,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p> +<p class="i01">Con dolce inganno fa la toa vita serva,</p> +<p class="i01">Mostrando l’occhi plini de mercede.</p> +<p class="i02"> Ben se vorria piegar li cinque rami,</p> +<p class="i01">Mettendo ’l primo fra li dui più appresso</p> +<p class="i01">Dicendo: or togli, poi che tanto m’ami:</p> +<p class="i02"> Poi, li altri cinque del sinistro tronco</p> +<p class="i01">Voltare verso l’occhi de se stesso;</p> +<p class="i01">Chi mai se fida in lor è guercio o cionco.</p> +<p class="i02"> Perchè fanno più rumor doe donne, <span class="linenum">[C. c. 71 t.]</span></p> +<p class="i01">Che altretanti omini parlando? <span class="linenum">[L. c. 73 t.]</span></p> +<p class="i01">A la mia mente la rason s’asconne.</p> +<p class="i02"> Onne creata cosa onde descende</p> +<p class="i01">Prende natura de li cominzando,</p> +<p class="i01">Si como dal filosofo resplende.</p> +<p class="i02"> Eva fo prima plasmata de l’ossa</p> +<p class="i01">E de la terra del primo parente:</p> +<p class="i01">La terra non fa voce chi la scossa.</p> +<p class="i02"> Movendo, l’ossa fanno le gran vuci;</p> +<p class="i01">Questa rasone qui non te contente.</p> +<p class="i01">E tu a me: Or l’altra qui m’adduci.</p> +<p class="i02"> Ov’è intellecto voglio che tu senti;</p> +<p class="i01">Iust’è ’l tacere e iust’è lo parlare.</p> +<p class="i01">O quanto col tacer qui me contenti!</p> +<p class="i02"> Non fo in donna mai vertù perfecta,</p> +<p class="i01">Salvo in Colei che, ’nanti el comenzare,</p> +<p class="i01">Creata fo et in eterno electa.</p> +<p class="i02"> Rare fiate, como disse Dante,‍<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a></p> +<p class="i01">S’entende sottil cosa sotto benna;</p> +<p class="i01">Donqua con lor perchè tanto millante?</p> +<p class="i02"> Non dà vertute lo parlar inepto.</p> +<p class="i01">Maria va cercando per Ravenna</p> +<p class="i01">Chi ’n donna crede che sia intellecto.</p> +<p class="i02"> Femena che men fè ha che fera,</p> +<p class="i01">Radice, ramo e fructo d’onne male,</p> +<p class="i01">Superba, avara, sciocca, matta e austera,</p> +<p class="i02"> Veneno che venena el cor del corpo,</p> +<p class="i01">Via iniqua, porta infernale;</p> +<p class="i01">Quando se pinge, pogne più che scorpo;</p> +<p class="i02"> Tosseco dolce, putrida sentina; <span class="linenum">[C. c. 72]</span></p> +<p class="i01">Arma del diavolo e fragello;</p> +<p class="i01">Prompta nel male, perfida, assassina,</p> +<p class="i02"> Luxuria malegna, molle e vaga,</p> +<p class="i01">Conduce l’omo a fusto et a capello;</p> +<p class="i01">Gloria vana et insanabel piaga.</p> +<p class="i02"> Volendo investigar onne lor via,</p> +<p class="i01">Io temo che non offenda cortesia. <span class="linenum">[L. c. 74]</span></p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +</p> + +<h3 id="cap10-4">CAPITOLO X‍<a class="tagtitle" id="tag198" href="#note198">[198]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ultima cosa ne la mente è prima,</p> +<p class="i01">Dico, per natural conceptione,</p> +<p class="i01">Si como, per forbir, fo facta lima.</p> +<p class="i02"> Considerando perchè como e quanno,</p> +<p class="i01">Tu vederai la toa perfeczione</p> +<p class="i01">Chi contr’al tempo va, non vede ’l fine;</p> +<p class="i02"> E de te stesso non serai tiranno.</p> +<p class="i01">Aspecta tempo ’nanti che te movi,</p> +<p class="i01">Se te vôi conservar ne le toe rime.</p> +<p class="i02"> El temp’ha tucto et omne cos’ha tempo;</p> +<p class="i01">Movendo el celo fa li effecti novi;</p> +<p class="i01">Mai desiata cosa non è per tempo.</p> +<p class="i02"> Perchè ciò dico se ’l penser te copre?</p> +<p class="i01">E io a te: Convenme de tacere,</p> +<p class="i01">Chè non è saggio chi tucto descopre.</p> +<p class="i02"> Parlo tacendo, perchè tu recogli.</p> +<p class="i01">Or, alma graciosa, pôi vedere</p> +<p class="i01">Quanta dolcezza è in quisti acerbi fogli.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè, dov’è bellezza</p> +<p class="i01">Rare fiate vertute demora?</p> +<p class="i01">Ascolta, ch’io te dico la certezza.</p> +<p class="i02"> Formando belle membra s’affatiga <span class="linenum">[C. c. 72 t.]</span></p> +<p class="i01">Lu spirito, che opera a onn’ora;</p> +<p class="i01">Vertù resolve quant’è più la briga.</p> +<p class="i02"> Ne l’omo sicco‍<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a> con le chine spalle</p> +<p class="i01">Non s’affatiga la vertù del celo,</p> +<p class="i01">E raggio de salute non li falle.</p> +<p class="i02"> Nel vile stepe se mostra bel fiore,</p> +<p class="i01">E se la vista de ciò te fa velo,</p> +<p class="i01">Dà intro ’l cerchio che move ’l splendore.</p> +<p class="i02"> Perchè de morte indicato signo</p> +<p class="i01">Nel fantesino, quant’è più discreto?</p> +<p class="i01">Chè ’l non ha ’l tempo; la rason t’assigno.</p> +<p class="i02"> Vede che ’n piccol tempo morir deve <span class="linenum">[L. c. 74 t.]</span></p> +<p class="i01">Natura che contempla onne secreto;</p> +<p class="i01">Da lì ’l saver ha nel tempo breve.</p> +<p class="i02"> Perchè le piaghe de l’occulto occiso</p> +<p class="i01">Manda ciascuna lo sangue de fore,</p> +<p class="i01">Guardando chi l’ha morto nel suo viso?</p> +<p class="i02"> Se son le piaghe nove, ciò te dico,</p> +<p class="i01">Spiriti remagnano nel core,</p> +<p class="i01">Quai movon l’ira verso ’l so inimico.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span></p> +<p class="i02"> Ciascun se move a lo dolente loco</p> +<p class="i01">E move ’l sangue per le calde vene,</p> +<p class="i01">Ma questa novetate dura poco;</p> +<p class="i02"> Ma, l’acqua calda, per le piaghe messa,</p> +<p class="i01">Resolve quilli spiriti che contene</p> +<p class="i01">El core intanto, sì che ciascun cessa.</p> +<p class="i02"> Perchè nel mondo son diversi volti?</p> +<p class="i01">E io a te: De ciò son tre ragioni,</p> +<p class="i01">Le qual te dico qui, se ben m’ascolti.</p> +<p class="i02"> Diversi agenti stelle et anche ’l sito,</p> +<p class="i01">Dì da mia parte, se già mai ragioni</p> +<p class="i01">Con omo, che de vero sia sentito.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Anch’io vorria savere,</p> +<p class="i01">Perchè l’imaginar fa simel caso</p> +<p class="i01">E più veloce là ov’è ’l temere?</p> +<p class="i02"> E io a te: Or qui de l’imaginare, <span class="linenum">[C. c. 73]</span></p> +<p class="i01">Se vôi sentire, ten l’audito basso,</p> +<p class="i01">Se te delecte de ciò iudicare.</p> +<p class="i02"> L’immaginare subito chi ’nalpa</p> +<p class="i01">Che dal volere prende nascimento</p> +<p class="i01">Consimel caso già mai non palpa</p> +<p class="i02"> Ma ’l cel, che ’maginando l’alma move,</p> +<p class="i01">El cor nel ’maginar fa forte e attento</p> +<p class="i01">Vol che l’effecto imaginato trove.</p> +<p class="i02"> Perchè l’om teme tanto ’l corpo morto,</p> +<p class="i01">Che subito trovando l’omo s’agriccia?</p> +<p class="i01">Io qui de ciò te voglio far scorto.</p> +<p class="i02"> Tucte animate cose, per natura, <span class="linenum">[L. c. 75]</span></p> +<p class="i01">Lo cor lo gran temer subito ’mpiccia,</p> +<p class="i01">Veggendo del contrario la figura.</p> +<p class="i02"> Perchè dormendo l’omo a la supina,</p> +<p class="i01">Sente accidente che non po’ far mutto;</p> +<p class="i01">Como più se sforza più la voce inclina?</p> +<p class="i02"> Ciò ven da sangue che nel cor s’engorga,</p> +<p class="i01">Per ciascuna artaria movendo tutto,</p> +<p class="i01">Advenga che de ciò l’om non s’accorga.</p> +<p class="i02"> De sangue pien el cor forte s’aggrava,</p> +<p class="i01">Par che se reghe l’om per grande carco,</p> +<p class="i01">Sì como sopra ’l pecto avesse trava.</p> +<p class="i02"> Perchè l’om trema tucto quando urina?</p> +<p class="i01">Qui de penser la toa mente scarca,</p> +<p class="i01">Che non te grave più sopra la schina.</p> +<p class="i02"> Quando el soperchio la natura piove,</p> +<p class="i01">Resbalda in se medesmo e prende forza,</p> +<p class="i01">Over vapore nocive remove.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Perchè è l’om sinistro? <span class="linenum">[C. c. 73 t.]</span></p> +<p class="i01">Dico che usanza la natura sforza,</p> +<p class="i01">Over è, como dice ’l gran Magistro,</p> +<p class="i02"> El fecato che scalda el lato ritto,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span></p> +<p class="i01">Ove le vene tegnono radice,</p> +<p class="i01">Converte quello sangue com’è scritto:</p> +<p class="i02"> Cambia lu lato so col friddo splene.</p> +<p class="i01">A ciò ch’io dico, tu non contradice,</p> +<p class="i01">Perchè non pôi, se m’hai enteso bene.</p> +<p class="i02"> Dal cerebro procedono li nervi;‍<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a></p> +<p class="i01">Nasce dal core ciascuna artaria;</p> +<p class="i01">Voglio che quisti dicti in te reservi.</p> +<p class="i02"> È artaria sempre ov’è vena;</p> +<p class="i01">Onne artaria in sè ha doppia via;</p> +<p class="i01">Per l’una al cor lo sangue se mena,</p> +<p class="i02"> Per l’altra vaccio lo spirito corre,</p> +<p class="i01">Come splendor che move da candela,</p> +<p class="i01">Che senza tempo per l’air discorre.</p> +<p class="i02"> El sangue pian se move con quiete; <span class="linenum">[L. c. 75 t.]</span></p> +<p class="i01">Quisti canali natura non cela;</p> +<p class="i01">Che l’un da l’altro lu curso deviete.</p> +<p class="i02"> E tu a me: È ver quel che se dice</p> +<p class="i01">Che d’alegrezza ven subita morte?</p> +<p class="i01">E io a te: Lu cor, che è radice</p> +<p class="i02"> De nostra vita e primo fundamento,</p> +<p class="i01">Aprese tucto in alegrezza forte;</p> +<p class="i01">Resolve poi lu spirito nel tormento:</p> +<p class="i02"> Cossì, ne la tristezza, se costrenge</p> +<p class="i01">Sì forte, che lu spirito de for manda,</p> +<p class="i01">Che nostra vita subito despenge.</p> +<p class="i02"> Or prindi exemplo ne la cava mano <span class="linenum">[C. c. 74]</span></p> +<p class="i01">Tenendo l’acqua, fi’ che non se spanda.</p> +<p class="i01">Se stringi o apri l’acqua torna ’n mano.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Questa rason non sento,</p> +<p class="i01">Perchè nisiuno qui fo mai contento.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap11-4">CAPITOLO XI‍<a class="tagtitle" id="tag201" href="#note201">[201]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Mira quisti altri de plù bassa schera</p> +<p class="i01">E lauda te medesmo, chè natura</p> +<p class="i01">Non te produsse de sì vil manera.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Cossì me div’ blasemare,</p> +<p class="i01">Mirando quisti de la gran ventura,</p> +<p class="i01">Che sopra li altri veggio triumfare.</p> +<p class="i02"> Natura dà a ciascun como se convene;</p> +<p class="i01">Or non te turbe toa perversa voglia;</p> +<p class="i01">Chè como è ’l grado, se ministra ’l bene.</p> +<p class="i02"> Uman volere se vol nova repulsa</p> +<p class="i01">A fuggir la viltate onde ven doglia,</p> +<p class="i01">E mai de povertà non se restulsa.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span></p> +<p class="i02"> La mente qui non po’ esser contenta.</p> +<p class="i01">Pono che ciò che vol possa seguire,</p> +<p class="i01">Da poi pur desiando se lamenta.</p> +<p class="i02"> Non cessa el moto natural agente;</p> +<p class="i01">Sempre se move, fin che ’l fine mire;</p> +<p class="i01">Questa rasone ciascheun consente. <span class="linenum">[L. c. 76]</span></p> +<p class="i02"> Se tu m’entendi qui, ben te respondo:</p> +<p class="i01">Onne natura è creata al fine,</p> +<p class="i01">Lu qual de l’alma non è in questo mondo;</p> +<p class="i02"> Ma, quando vederà el so Factore</p> +<p class="i01">De vista a vista con l’altre divine,</p> +<p class="i01">Sentirà pace de l’eterno amore.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Non sono iuste prove <span class="linenum">[C. c. 74 t.]</span></p> +<p class="i01">Che l’alma veggia Deo de faccia a faccia,</p> +<p class="i01">Chè contra te, dico, che rason me move.</p> +<p class="i02"> In fra l’obiecto e la potenzia nostra</p> +<p class="i01">Proporzione pur conven che giaccia;</p> +<p class="i01">Cossì in lei l’essere se demostra</p> +<p class="i02"> Fra quel ch’è infinito e ’l termenato</p> +<p class="i01">Proporzione non po’ mai cadere;</p> +<p class="i01">Cossì ha l’alma el so Factor beato.</p> +<p class="i02"> Sì che qui conven che medio sia,</p> +<p class="i01">Da Deo informato che ne l’alma spere,</p> +<p class="i01">Sì como el sole ne l’aire tutta via.</p> +<p class="i02"> E io a te: Or qui conven ch’io taccia,‍<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a></p> +<p class="i01">Ma quando vederò el tempo e ’l loco,</p> +<p class="i01">De ciò conven ch’io te satisfaccia.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or di’ de quisti sogni,‍<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a></p> +<p class="i01">Ch’onne ignorante ne cura sì poco,</p> +<p class="i01">E dice che de cerebro abbisogni.</p> +<p class="i02"> O bono Apollo, fammi li sensi ingordi</p> +<p class="i01">E tollime lo ben de l’intellecto,</p> +<p class="i01">’Nanti ch’io parli con quist’almi sordi;</p> +<p class="i02"> E, se tu m’hai disposto, ch’io non credo,</p> +<p class="i01">A la mercede altrui per gran defecto,</p> +<p class="i01">Almen la morte me dà per remedo.</p> +<p class="i02"> De li captivi voglio che tu odi,</p> +<p class="i01">Che nesiun vede como nasce ’l sogno,</p> +<p class="i01">Sì como te distinguo qui in dui modi.</p> +<p class="i02"> Quel che la mente nostra pur desía,</p> +<p class="i01">De darli fede de ciò non è bisogno,</p> +<p class="i01">Perchè tal sogno ven da fantasia. <span class="linenum">[L. c. 76 t.]</span></p> +<p class="i02"> Ma l’altro sogno, che dal cel procede, <span class="linenum">[C. c. 75]</span></p> +<p class="i01">Non cogitato puncto de figura,</p> +<p class="i01">Che l’alma le future cose concede,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p> +<p class="i02"> Contemplativo sogno quisto chiamo;</p> +<p class="i01">Non ha intellecto chi de ciò non cura,</p> +<p class="i01">E non senza rasone lui desamo.</p> +<p class="i02"> La Luna quando sta nel fixo segno,</p> +<p class="i01">Fermo è ’l sogno, e quando ven in parte,</p> +<p class="i01">Con le comune stelle non ha sdegno.</p> +<p class="i02"> L’Ariete la Libra e anche ’l Cancro</p> +<p class="i01">El sogno in tucto dal voler departe,</p> +<p class="i01">Sì como nilli marmi scripse L’Ancro.</p> +<p class="i02"> On’omo ha qualche cosa qual se sogna</p> +<p class="i01">Infra se stesso, iudicando male;</p> +<p class="i01">Quasi suspecto pur temendo agogna.</p> +<p class="i02"> L’alme veraci son dal sogno scorte</p> +<p class="i01">A l’omo ch’è maligno e naturale,</p> +<p class="i01">Che molto sogna da presso a la morte.</p> +<p class="i02"> Quisti intellecti quisti celi movendo</p> +<p class="i01">Queste future cose ce demostra:</p> +<p class="i01">In quisti sogni per figure comprendo</p> +<p class="i02"> Che chi se sogna gir nudo, et è scalzo,</p> +<p class="i01">Per lo gran fango, questo a l’om demostra</p> +<p class="i01">Peccare oribelmente; e ciò non è falso.</p> +<p class="i02"> Chi de iacer se sogna carnalmente</p> +<p class="i01">Con matre o con sorella, vederai,</p> +<p class="i01">Conven che in quill’anno sia dolente.</p> +<p class="i02"> Se l’om resogna quel ch’ha già sognato,</p> +<p class="i01">E su nel sogno se recorda mai,</p> +<p class="i01">Non vede effecto del sogno passato.</p> +<p class="i02"> E tu a me: De quisti veggio como; <span class="linenum">[C. c. 75 t.]</span></p> +<p class="i01">Vorria veder quant’è ’l ben de l’omo.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap12-4">CAPITOLO XII‍<a class="tagtitle" id="tag204" href="#note204">[204]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’amore;‍<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a></p> +<p class="i01">Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de fede;</p> +<p class="i01">Tant’ha de ben ciascun, quant’ha d’onore; <span class="linenum">[L. c. 77]</span></p> +<p class="i02"> Tant’ha de ben ciascun, quant’ha de spene;</p> +<p class="i01">Tant’ha de ben ciascun, quant’ha mercede;</p> +<p class="i01">Quant’ha intellecto l’om, tant’ha de bene;</p> +<p class="i02"> Perchè la cognoscenza de l’intellecto</p> +<p class="i01">Conduce l’omo per li deritti trami,</p> +<p class="i01">Onde consegue el glorioso effecto.</p> +<p class="i02"> Questa sia specchio de la toa speranza,</p> +<p class="i01">Per qual tu vederai li sancti rami,</p> +<p class="i01">Che sopra tucti li cel ciascuno avanza.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span></p> +<p class="i02"> Non sia la spene toa ne li mortali</p> +<p class="i01">Che ven fallace nuda de salute,</p> +<p class="i01">E nei besogni se parte non vali.</p> +<p class="i02"> Oimè speranza de lo cor nemica,</p> +<p class="i01">Che fure ’l tempo con le toe vedute,</p> +<p class="i01">Perchè te mostri cossì dolce amica?</p> +<p class="i02"> E tu a me: Or qui voglio esser certo:</p> +<p class="i01">L’omo che fa ben ne l’avversitate</p> +<p class="i01">Più che ’l felice, non dee aver merto?</p> +<p class="i02"> Eo dico che ciascun che è felice,</p> +<p class="i01">Seguendo de vertù benignitate,</p> +<p class="i01">Che de più laude ten ferma radice.</p> +<p class="i02"> Quant’è più ricco l’om, tant’è più avaro;</p> +<p class="i01">Quant’è più forte, tant’è più arrogante;</p> +<p class="i01">Cossì de l’altre cose. E ciò è chiaro.</p> +<p class="i02"> Donqua el felice ten maior battaglia, <span class="linenum">[C. c. 76]</span></p> +<p class="i01">Vincendo el mal con le vertù sante,</p> +<p class="i01">Che pover’om de ciò non ha travaglia;</p> +<p class="i02"> Chè povertate superbia confunde,</p> +<p class="i01">Refrena la luxuria e constregne,</p> +<p class="i01">Che par che ne l’abisso l’om profunde.</p> +<p class="i02"> Sì che ’l felice, senza fallo, dico,</p> +<p class="i01">È d’onne fama e di più lode degne:</p> +<p class="i01">Exemplo prindi in Sancto Lodovico.</p> +<p class="i02"> E tu a me: Doie orecchie e una bocca</p> +<p class="i01">Perchè natura fece a ciascun omo?</p> +<p class="i01">Io so che quisto dicto a multi tocca. <span class="linenum">[L. c. 77 t.]</span></p> +<p class="i02"> Deve ciascun odire, più che parlare;</p> +<p class="i01">Tristo è chi parla se non vede como</p> +<p class="i01">Et chi non sa soa lengua refrenare.</p> +<p class="i02"> Natura sempre fa perfeczione;</p> +<p class="i01">Tu vidi ben qual’è la rasone.</p> +</div></div> + +<h3 id="cap13-4">CAPITOLO XIII‍<a class="tagtitle" id="tag206" href="#note206">[206]</a></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Qui non se canta al modo de le rane;</p> +<p class="i01">Qui non se canta al modo del poeta,</p> +<p class="i01">Che finge, imaginando cose vane.</p> +<p class="i02"> Ma qui resplende e luce onne natura,</p> +<p class="i01">Che a chi intende fa la mente leta.</p> +<p class="i01">Qui non se gira per la selva obscura;</p> +<p class="i02"> Qui non veggio Paulo nè Francesca;</p> +<p class="i01">De li Manfredi non veggio Alberigo,</p> +<p class="i01">Che diè l’amari fructi ne la dolce esca;</p> +<p class="i02"> Del Mastin vecchio e novo da Verucchio,</p> +<p class="i01">Che fece de Montagna, qui non dico,</p> +<p class="i01">Nè de’ Franceschi lo sanguigno mucchio.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span></p> +<p class="i02"> Non veggio el Conte che, per ira et asto, <span class="linenum">[C. c. 76 t.]</span></p> +<p class="i01">Ten forte l’arcevescovo Rugero,</p> +<p class="i01">Prendendo del so ceffo el fero pasto.</p> +<p class="i02"> Non veggio qui squadrar a Dio le fiche,</p> +<p class="i01">Lasso le ciance e torno su nel vero,</p> +<p class="i01">Le fabule me furon sempre nimiche.</p> +<p class="i02"> El nostro fine è de vedere Osanna.</p> +<p class="i01">Per nostra sancta fede a Lui se sale,</p> +<p class="i01">E senza fede l’opera se danna.</p> +<p class="i02"> Al sancto regno de l’eterna pace</p> +<p class="i01">Convence de salire per le tre scale,</p> +<p class="i01">Ove l’umana salute non tace,</p> +<p class="i02"> A ciò ch’io veggia con l’alme divine,</p> +<p class="i01">El sommo Bene de l’eterna fine.</p> +</div></div> + +<div class="chapter"> +<h2 id="libro5">LIBRO QUINTO‍<a class="tagtitle" id="tag207" href="#note207">[207]</a></h2> +</div> + +<h3 id="cap1-5">CAPITOLO I</h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Conven ch’io canti de la sancta fede,</p> +<p class="i01">Lassando le potenzie sensitive,</p> +<p class="i01">Et dica ciò che l’alma mia ne crede.</p> +<p class="i02"> Sopra l’ottava spera che nui vedemo,</p> +<p class="i01">Osanna che eternalmente vive,</p> +<p class="i01">Forno dui cieli, li qual nui chiamemo</p> +<p class="i02"> Impirio et anco cristallino.</p> +<p class="i01">Qui non scintilla, nè lì è moto;</p> +<p class="i01">Sempre sta fermo per poder‍<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a> divino.</p> +<p class="i02"> Nel cielo cristallino son le guidate acque:</p> +<p class="i01">Laudate Dio, come se mustra noto</p> +<p class="i01">Per lo psalmista, che ciò scriver piacque.</p> +<p class="i02"> Et Paulo che vide el gran secreto,</p> +<p class="i01">El qual se tace a la umana gente,</p> +<p class="i01">Ben po’ pensare perchè ciascun discreto,</p> +<p class="i02"> De fin al terzo imperio fo rapto, <span class="linenum">[C. c. 77]</span></p> +<p class="i01">Lassando el corpo la levata mente,</p> +<p class="i01">Mirando el sancto regno come è facto.</p> +<p class="i02"> Li è una natura e tre persone;</p> +<p class="i01">Lì è lu sommo [Bene] et l’alegrezza;</p> +<p class="i01">Lì non è pietà ma pur ragione.</p> +<p class="i02"> Et l’angeli benigni senza corpi,</p> +<p class="i01">Cantando sempre el ciel pien d’alegrezza,</p> +<p class="i01">Non come alli omini gridando scorpi.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span></p> +<p class="i02"> Da quisto cielo ven tucta la luce,</p> +<p class="i01">La qual per l’oniverso ognora splende;</p> +<p class="i01">Lì, Dio, creando, l’alme in noi conduce.</p> +<p class="i02"> Ma ciò negava al mundo Averroisse,</p> +<p class="i01">Ma ben è certo poi ch’arde et incende.</p> +<p class="i01">Ascolta come è falso ciò che disse.‍<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a></p> +<p class="i02"> Se tucto fosse un’alma o vero intellecto,</p> +<p class="i01">Seria la mia sentenzia dico in tucti,</p> +<p class="i01">Perchè è nell’alma come un suo subiecto.</p> +<p class="i02"> El conseguent’è falso, dunqua el primo</p> +<p class="i01">Et quilli silogismi son distructi.</p> +<p class="i01">Anch’io con un’altra rascion li biastimo.</p> +<p class="i02"> Se fosse uno intellecto nelli umani,</p> +<p class="i01">Uno in quanto già mai non se forma</p> +<p class="i01">D’acti diversi variati e strani</p> +<p class="i02"> Dico in un tempo. Provo la menore:</p> +<p class="i01">Non intendi in lor diversa l’orma,‍<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a></p> +<p class="i01">Ascolta ch’io reprovo l’altro errore.</p> +<p class="i02"> L’alma intellectiva è forma nostra</p> +<p class="i01">Substanzial, che dà l’essere ad nui,</p> +<p class="i01">Secundo che la mia ragion demostra;</p> +<p class="i02"> O Averroisse, con la secta sciocca, <span class="linenum">[C. c. 77 t.]</span></p> +<p class="i01">Che verso el ben chiudisti l’occhi tui,</p> +<p class="i01">Questa rascione tuoi dicti sbrocca.‍<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a></p> +<p class="i02"> Dalla substanzial forma procede</p> +<p class="i01">Omne operazion che è perfecta,</p> +<p class="i01">Secondo che ’l filosofo concede.</p> +<p class="i02"> Lo proprio oprare e intendere l’omo</p> +<p class="i01">Da l’alma move la spezie intellecta;</p> +<p class="i01">Donqua, ella è forma, tu vidi ben como.</p> +<p class="i02"> Questa creando in nui, Dio la spira;</p> +<p class="i01">Et omne umano per sè ha l’alma sua.</p> +<p class="i01">Et tu, che la ignoranzia te tira,</p> +<p class="i02"> Contra del vero formando arguminti,</p> +<p class="i01">Reguarda el fine de la vita tua,</p> +<p class="i01">Chè, con la pena, vederai che minti.</p> +<p class="i02"> Tu poni el cielo et anco el moto eterno,</p> +<p class="i01">Formando filosofice ragioni,</p> +<p class="i01">Le qual de l’alma farino mal governo.</p> +<p class="i02"> Senza subiecto moto et transmutare</p> +<p class="i01">Non cridono le ceche opinioni</p> +<p class="i01">Che ’l mondo possa in tempo comenzare.</p> +<p class="i02"> Io ciò confesso in lume de natura,</p> +<p class="i01">La qual comprende <i>creazione</i>,</p> +<p class="i01">Chè de rigotta non se fa figura</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span></p> +<p class="i02"> Ma, spiculando, la virtù possente,</p> +<p class="i01">Ad cui sol se conven creazione,</p> +<p class="i01">Li cieli el mundo fece de niente.</p> +<p class="i02"> Ciò che comenza in tempo, in tempo more;</p> +<p class="i01">Passando et rinovandose li moti</p> +<p class="i01">Del mundo, pur s’appressa all’ultime ore.</p> +<p class="i02"> Del quando sonno incerti li mortali, <span class="linenum">[C. c. 78]</span></p> +<p class="i01">Che li secreti divini non sonno noti,</p> +<p class="i01">Ma sonno celati li più speziali;</p> +<p class="i02"> Ma quando tornarà l’anno magiure,</p> +<p class="i01">Che omne stella de l’ottava spera</p> +<p class="i01">Serà nel sito del primo splendure,</p> +<p class="i02"> Considerando le passate etati</p> +<p class="i01">Et noi che semo nell’ultima schera,</p> +<p class="i01">Seranno l’acti umani terminati.</p> +<p class="i02"> Qui coniectur‍<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a> secundo el parer mio,</p> +<p class="i01">Et so che nostra conoscenza umana</p> +<p class="i01">È cosa stulta verso l’alto Dio.</p> +<p class="i02"> Ma comenzando alla etade prima,</p> +<p class="i01">Da Adaam fine ad Noè se mustra piana,</p> +<p class="i01">Che pure‍<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a> nui femo nell’ultima scrima.</p> +<p class="i02"> Da Adaam fine ad Noè tornò lo Sole</p> +<p class="i01">Mille ducento quaranta doie volte</p> +<p class="i01">Ne le prime stelle, si come far sole;</p> +<p class="i02"> Et da Noè fine ad l’Abraama lista</p> +<p class="i01">Fo novecento quaranta doie volte,</p> +<p class="i01">Et po’ Abraam, sorse el gran Iurista.</p> +<p class="i02"> Ciò fo Moises con l’antica legge;</p> +<p class="i01">Da poi fo Cristo con l’ultimi iurni:</p> +<p class="i01">Lasso la fine a Lui che tucto regge.</p> +<p class="i02"> Chè termenare el mundo è in suo volere,</p> +<p class="i01">Li moti naturali e li diurni.</p> +<p class="i01">De tucti ciel, secundo el mio vedere.</p> +<p class="i02"> Ma qui resurge el dubitare umano,</p> +<p class="i01">Considerando le gente passate,</p> +<p class="i01">Che sopra lor el ciel non fo più sano.</p> +<p class="i02"> Se ’l cielo impressioni peregrine <span class="linenum">[C. c. 78 t.]</span></p> +<p class="i01">Non ha, si come le cose create,</p> +<p class="i01">Donqua, perchè è de noi più breve ’l fine?</p> +<p class="i02"> Perchè sì prodi? Perchè li giganti</p> +<p class="i01">Erano al tempo? Perchè s’è smarrita</p> +<p class="i01">Natura umana nell’acti cotanti?</p> +<p class="i02"> Dico che ciò che è creato in tempo</p> +<p class="i01">In lui fo sempre la virtù finita;</p> +<p class="i01">Passando stato declina per tempo.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span></p> +<p class="i02"> Li septe cieli con l’ottavi lumi,</p> +<p class="i01">Che hanno le potenzie terminate,</p> +<p class="i01">Sì come è scripto ne’ sacri volumi,</p> +<p class="i02"> Quando in primo tempo fuor creati,</p> +<p class="i01">Ciascun facia gli effecti in summitate</p> +<p class="i01">Con li eleminti puri immaculati;</p> +<p class="i02"> Ma per diversi et per antichi cursi,</p> +<p class="i01">Le quattro qualitate son corropte,</p> +<p class="i01">Però li gran difecti son discursi.</p> +<p class="i02"> Guarda la terra rotonda creata,</p> +<p class="i01">Sì come le sue parte son diropte</p> +<p class="i01">Et come nel suo corpo è concavata.</p> +<p class="i02"> Per più vedere prindi quisto exemplo,</p> +<p class="i01">Advenga che non sia come se pone,</p> +<p class="i01">Ma meglio senterai ciò ch’io contemplo.</p> +<p class="i02"> Simel è el cielo de la nova sezza,</p> +<p class="i01">Che mustra nova più perfeczione</p> +<p class="i01">Et antiquando sua virtù se sprezza.</p> +<p class="i02"> Non dico che non sia alto Saturno</p> +<p class="i01">Novanta‍<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a> circhi quanto ch’è la Terra,</p> +<p class="i01">Sì come fo creato el primo giurno</p> +<p class="i02"> Novantacinque dico ch’è più Iove, <span class="linenum">[C. c. 79]</span></p> +<p class="i01">Quanto è la Terra et Marte et poco sopra;</p> +<p class="i01">Secundo Ptolomeo son queste prove.</p> +<p class="i02"> El Sole è più cento sexanta sei,</p> +<p class="i01">Et è de vinti septe parte l’una</p> +<p class="i01">Mercurio secundo gli occhi mei.</p> +<p class="i02"> La terza stella è simele. En tanto‍<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a></p> +<p class="i01">Et della terna parte è la Luna‍<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>:</p> +<p class="i01">De ciò ch’io dico qui non te milanto.</p> +<p class="i02"> Ma ’l cielo, in quanto è corpo ’n sua virtute</p> +<p class="i01">Determinato, conven che pur manche,</p> +<p class="i01">Et le nature sonno diminute.</p> +<p class="i02"> Donqua te cessa, o loico tristo,</p> +<p class="i01">Con le sofiste tue ragioni bianche,</p> +<p class="i01">Chè senza fe’ del ben non se fa acquisto.</p> +<p class="i02"> La fede non ha merto de salute</p> +<p class="i01">Ove l’umana vista vede el quia</p> +<p class="i01">Tacciase ’l quare de l’alte vedute</p> +<p class="i02"> Fede e credenza con l’accesa spene</p> +<p class="i01">Demustrano de gloria la via,</p> +<p class="i01">La qual conduce nello eterno bene,</p> +<p class="i02"> Sopra li cieli, nel beato regno,</p> +<p class="i01">Ove l’umano spirito è benegno.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<h3 id="cap2-5">CAPITOLO II</h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Bello è ’l tacere de cotanta cosa,</p> +<p class="i01">Considerando el mio poco intellecto,</p> +<p class="i01">Ma la gran fede me move et excusa;</p> +<p class="i02"> Sì ch’io ne prego la virtù de sopra</p> +<p class="i01">Ch’allume l’alma del beato aspecto,</p> +<p class="i01">Che l’imaginare conseguisca l’opra.</p> +<p class="i02"> Era el figliolo ’nanti el moto e ’l tempo, <span class="linenum">[C. c. 79 t.]</span></p> +<p class="i01">El patre col figliolo una natura</p> +<p class="i01">Eterna, che non cade mai suo tempo.</p> +<p class="i02"> Quest’era prima presso ’l primo agente;</p> +<p class="i01">Se l’esser tucto per lui ten figura,</p> +<p class="i01">El facto senza lui, dico, è niente:</p> +<p class="i02"> Et ciò ch’è facto era vita in Lui,</p> +<p class="i01">Sì come forma nella vita eterna;‍<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a></p> +<p class="i01">Et questa vita è luce de nui.</p> +</div></div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +</p> + +<h2 id="sonetti">SONETTI ATTRIBUITI A CECCO D’ASCOLI</h2> +</div> + +<h3 id="son1">I +<span class="smaller">LA PIETRA FILOSOFALE‍<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a></span></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Chi solvere non sa nè assottigliare,</p> +<p class="i01">Corpo non tocchi nè argento vivo,</p> +<p class="i01">Per chè non può lo fixo e ’l volativo</p> +<p class="i01">Tenere a chi non sa de’ dua un fare.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Fatelo adunque stretto abbracciare</p> +<p class="i01">Con acqua viva et sal dissolutivo,</p> +<p class="i01">Ter bene coque pian sì che sie privo</p> +<p class="i01">Della terra mama la qual lo fa celare.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Allor vedrai fuggir la nocte obscura</p> +<p class="i01">Et ritornar lo sol lucente et bello</p> +<p class="i01">Con molti fiori ornato in sua figura.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Questa è la preta, questo è quello</p> +<p class="i01">Delli fisici l’antica scriptura</p> +<p class="i01">Che ’n sulla ’ncudin batte lo martello.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +</p> + +<h3 id="son2">II +<span class="smaller">A MESSER CINO DA PISTOIA‍<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a></span></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Di ciascheduna mi mostra la guida</p> +<p class="i01">Per qual vertù si move mia favella,</p> +<p class="i01">Et poi la sesta spera ognor mi affida</p> +<p class="i01">Tenendo la bilancia in man per ella.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Il terzo cerchio ’l cor mena et appella,</p> +<p class="i01">E l’amorosa fiamma che v’annida</p> +<p class="i01">Del dolce dire Apol ve rinnovella,</p> +<p class="i01">Che par che sua vertù con voi divida.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ciascun de questi corpi per voi impetra</p> +<p class="i01">Salute et fama, et non ricchezze nove</p> +<p class="i01">Or non lasciate ’l fior che frutto move.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Pistoia per sua parte non si spetra</p> +<p class="i01">Girando ’l cielo per questi anni nove,</p> +<p class="i01">Dico se la pietà ciò non rimove.</p> +</div></div> + +<h3 id="son3">III +<span class="smaller">A MESSER CINO DA PISTOIA‍<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a></span></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> La ’nvidia a me à dato sì de morso,</p> +<p class="i01">Che m’à privato de tutto mio bene,</p> +<p class="i01">Et àmmi tratto fuor d’ogni mia spene</p> +<p class="i01">Pur ch’alla vita fosse brieve il corso.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> O messer Cino, i’ veggio ch’è discorso</p> +<p class="i01">Il tempo omai che pianger ci convene,</p> +<p class="i01">Poi che la setta che ’l vizio mantene</p> +<p class="i01">Par che dal cielo ogni ora abbi soccorso.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Veggio cader diviso questo regno</p> +<p class="i01">Veggio che a ogni buon convien tacere,</p> +<p class="i01">Veggio quivi regnar ogni malegno;</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> E chi vi vuol suo stato mantenere</p> +<p class="i01">Convien che taccia quel che dentro giace;</p> +<p class="i01">Nell’alma, guerra, e, nella bocca, pace.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +</p> + +<h3 id="son4">IV +<span class="smaller">A DANTE‍<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a></span></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Tu vien da lunge con rima balbatica,</p> +<p class="i01">La più che udrò per infino che vivero,</p> +<p class="i01">Chè, se venisse ove nasce il pivero,</p> +<p class="i01">Si basterebbe ad aste alla sua pratica</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Se stai fra gente ch’è sempre lunatica</p> +<p class="i01">Leggere ti convien siffatto livero,</p> +<p class="i01">Che tu possi notar quel ch’io ti scrivero,</p> +<p class="i01">S’tu vuo’ asseguir da Dio virtù Dalmatica.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Non star con lor con vita melanconica,</p> +<p class="i01">Usa cautela e spesso la ricapita,</p> +<p class="i01">E sappiti mostrar Francesco e Rodico.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Va, come ti convien, diritto e clodico.</p> +<p class="i01">Capiterai, come quei che ben capita,</p> +<p class="i01">Più chiaro assai che la preta sardonica.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> A me la tua parola stretta legola,</p> +<p class="i01">E tu la mia non la tenere a begola.</p> +</div></div> + +<h3 id="son5">V +<span class="smaller">A FRANCESCO PETRARCA‍<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a></span></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Io solo sono in tempestati fiumi</p> +<p class="i01">E rotte son le vele del mio ingegno;</p> +<p class="i01">Non spero di salute omai più segno,</p> +<p class="i01">Che ’l tempo ha variato li costumi.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Di grande altezza vengono i gran tumi;</p> +<p class="i01">D’extremo riso vien pianto malegno;</p> +<p class="i01">Non è fermezza nel terrestre regno;</p> +<p class="i01">Passano gli atti umani come fumi.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> La guida che fu mia sanza sospetto</p> +<p class="i01">Col dolce inganno m’à fatto infelice,</p> +<p class="i01">E vo’ traendo guai sotto il suo velo.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Di lagrimar e di sospir m’aggelo,</p> +<p class="i01">Chè più non son quel Cecco che uom dice,</p> +<p class="i01">Avvenga che somigli lui in aspetto.</p> +</div></div> + +<h3 id="son6">VI +<span class="smaller">A FRANCESCO PETRARCA‍<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a></span></h3> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> I’ non so ch’io mi dica, s’io non taccio;</p> +<p class="i01">Cieco non sono, e cieco convien farme:</p> +<p class="i01">Per mia salute io ho renduto l’arme;</p> +<p class="i01">Chè meno stringo quanto più abbraccio.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Ma io vivendo [ognor?] nell’empio laccio,</p> +<p class="i01">Levando gli occhi [mie]i non so guidarme,</p> +<p class="i01">Nè posso ormai del bene contentarme,</p> +<p class="i01">Sì m’arde e strugge sempre il freddo ghiaccio.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Sì ch’io ridendo vivo lagrimando,</p> +<p class="i01">Come fenice nella morte canto.</p> +<p class="i01">Ahimè! sì m’ha condotto il negro manto!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i02"> Dolce è la morte, po’ ch’io moro amando</p> +<p class="i01">La bella vista coverta dal velo,</p> +<p class="i01">Che per mia pena la produsse il cielo.</p> +</div></div> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td colspan="2">Prefazione</td> <td class="pag"><a href="#pref">pag. 5</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>I. L’Autore</td> <td class="pag"><a href="#pref1">5</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>II. L’Acerba</td> <td class="pag"><a href="#pref2">11</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">I Codici dell’Acerba</td> <td class="pag"><a href="#codici">17</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Le edizioni dell’Acerba</td> <td class="pag"><a href="#edizioni">20</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Altre opere di Cecco</td> <td class="pag"><a href="#altreop">23</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Bibliografia</td> <td class="pag"><a href="#bibliog">25</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Archivio di Stato di Napoli. — Registri Angioini, n. 262, f. 82 r. e t. — 31 Maggio 1327, X.ª Indizione</td> <td class="pag"><a href="#archivio">33</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Libro primo</td> <td class="pag"><a href="#libro1">35</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-1">35</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-1">37</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-1">39</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-1">42</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-1">43</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-1">45</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-1">47</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-1">48</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-1">51</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Libro secondo</td> <td class="pag"><a href="#libro2">52</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-2">52</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-2">54</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-2">56</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-2">58</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-2">59</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-2">61</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-2">62</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-2">63</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-2">64</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo X</td> <td class="pag"><a href="#cap10-2">65</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XI</td> <td class="pag"><a href="#cap11-2">67</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XII</td> <td class="pag"><a href="#cap12-2">68</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XIII</td> <td class="pag"><a href="#cap13-2">71</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XIV</td> <td class="pag"><a href="#cap14-2">72</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XV</td> <td class="pag"><a href="#cap15-2">74</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap16-2">76</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XVII</td> <td class="pag"><a href="#cap17-2">77</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap18-2">78</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XIX</td> <td class="pag"><a href="#cap19-2">79</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Libro terzo</td> <td class="pag"><a href="#libro3">80</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-3">80</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-3">84</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-3">85</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-3">86</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-3">86</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-3">87</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-3">87</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-3">88</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-3">89</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo X</td> <td class="pag"><a href="#cap10-3">89</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XI</td> <td class="pag"><a href="#cap11-3">90</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XII</td> <td class="pag"><a href="#cap12-3">90</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XIII</td> <td class="pag"><a href="#cap13-3">91</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XIV</td> <td class="pag"><a href="#cap14-3">91</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XV</td> <td class="pag"><a href="#cap15-3">92</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XVI</td> <td class="pag"><a href="#cap16-3">92</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XVII</td> <td class="pag"><a href="#cap17-3">93</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap18-3">93</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XIX</td> <td class="pag"><a href="#cap19-3">94</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XX</td> <td class="pag"><a href="#cap20-3">94</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXI</td> <td class="pag"><a href="#cap21-3">95</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXII</td> <td class="pag"><a href="#cap22-3">96</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXIII</td> <td class="pag"><a href="#cap23-3">96</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXIV</td> <td class="pag"><a href="#cap24-3">97</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXV</td> <td class="pag"><a href="#cap25-3">97</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXVI</td> <td class="pag"><a href="#cap26-3">97</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXVII</td> <td class="pag"><a href="#cap27-3">98</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap28-3">98</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXIX</td> <td class="pag"><a href="#cap29-3">98</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXX</td> <td class="pag"><a href="#cap30-3">99</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXI</td> <td class="pag"><a href="#cap31-3">99</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXII</td> <td class="pag"><a href="#cap32-3">100</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXIII</td> <td class="pag"><a href="#cap33-3">100</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXIV</td> <td class="pag"><a href="#cap34-3">101</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXV</td> <td class="pag"><a href="#cap35-3">102</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXVI</td> <td class="pag"><a href="#cap36-3">102</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXVII</td> <td class="pag"><a href="#cap37-3">102</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap38-3">103</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XXXIX</td> <td class="pag"><a href="#cap39-3">104</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XL</td> <td class="pag"><a href="#cap40-3">105</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLI</td> <td class="pag"><a href="#cap41-3">105</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLII</td> <td class="pag"><a href="#cap42-3">106</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLIII</td> <td class="pag"><a href="#cap43-3">106</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLIV</td> <td class="pag"><a href="#cap44-3">107</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLV</td> <td class="pag"><a href="#cap45-3">107</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLVI</td> <td class="pag"><a href="#cap46-3">107</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLVII</td> <td class="pag"><a href="#cap47-3">108</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap48-3">108</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XLIX</td> <td class="pag"><a href="#cap49-3">110</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo L</td> <td class="pag"><a href="#cap50-3">111</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo LI</td> <td class="pag"><a href="#cap51-3">111</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo LII</td> <td class="pag"><a href="#cap52-3">113</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo LIII</td> <td class="pag"><a href="#cap53-3">114</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo LIV</td> <td class="pag"><a href="#cap54-3">114</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo LV</td> <td class="pag"><a href="#cap55-3">115</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo LVI</td> <td class="pag"><a href="#cap56-3">115</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Libro quarto</td> <td class="pag"><a href="#libro4">116</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-4">116</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-4">118</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo III</td> <td class="pag"><a href="#cap3-4">120</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IV</td> <td class="pag"><a href="#cap4-4">124</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo V</td> <td class="pag"><a href="#cap5-4">127</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VI</td> <td class="pag"><a href="#cap6-4">129</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VII</td> <td class="pag"><a href="#cap7-4">133</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo VIII</td> <td class="pag"><a href="#cap8-4">136</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo IX</td> <td class="pag"><a href="#cap9-4">138</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo X</td> <td class="pag"><a href="#cap10-4">141</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XI</td> <td class="pag"><a href="#cap11-4">143</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XII</td> <td class="pag"><a href="#cap12-4">145</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo XIII</td> <td class="pag"><a href="#cap13-4">146</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Libro quinto</td> <td class="pag"><a href="#libro5">147</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo I</td> <td class="pag"><a href="#cap1-5">147</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>Capitolo II</td> <td class="pag"><a href="#cap2-5">151</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2">Sonetti attribuiti a Cecco d’Ascoli</td> <td class="pag"><a href="#sonetti">153</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>I. La pietra filosofale</td> <td class="pag"><a href="#son1">153</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>II. A Messer Cino da Pistoia</td> <td class="pag"><a href="#son2">154</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>III. A Messer Cino da Pistoia</td> <td class="pag"><a href="#son3">154</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>IV. A Dante</td> <td class="pag"><a href="#son4">155</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>V. A Francesco Petrarca</td> <td class="pag"><a href="#son5">155</a></td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td>VI. A Francesco Petrarca</td> <td class="pag"><a href="#son6">156</a></td> + </tr> +</table> +<hr> +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>S. De Renzi, <i>Storia della Medicina in Italia; Scrittori della S. Salernitana; +Storia documentata della Scuola medica di Salerno</i>, Napoli, +Nobile, 1857.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span><i>Un libro di entrate e spese dell’inquisitore fiorentino</i>, 1322-29 +(nelle Collettorie Vaticane), in <i>Arch. stor. ital</i>., fasc. 222, ser. V. t. +XXVII, pp. 346-55.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>G. Rondoni, <i>I giustiziati a Firenze dal sec. XV al sec. XVIII</i>, in +<i>Arch. stor. ital</i>., 1901, disp. 4.ª, pp. 385 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>L. Luzzatti, <i>Il monumento espiatorio a Michele Servet a Ginevra</i>, +in <i>N. Antologia</i>, a. 38, fs. 764, 16 ottobre 1903.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span><i>Incipit liber acerbe etatis. Capitulum primum tractat de ordinatione +celorum et de eorum proprietatibus in universali. Inquit +Cichus de Eschulo.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>Sulla sfericità della Terra, confr. Brunetto Latini, <i>Tesoro</i>, L. II, +cap. 25; <i>Dottrinale</i> di I. Alighieri, cap. II; Campano, <i>Tractatus de +sphaera</i>, cap. IV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Conv.</i> II, 4; <i>Acerba</i>, I, 2 e <i>Sphaera</i>, a c. 3 <i>verso</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXVIII, 50-51.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Cfr. Ristoro, <i>Comp. d. mondo</i>, L. I, c. 18; Dante, <i>Conv.</i> II, 14; +<i>Sphaera</i>, a c. 9 e 10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Cfr. Ristoro, I, 18, III, 2; <i>Acerba</i>, L. II e VIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span>Confr. Dante, <i>Conv.</i> II, 14.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span>Cfr. Ristoro, I, 18; Dante, <i>Conv.</i> III, 12; <i>Par.</i> XX, 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span>Cfr. <i>Acerba</i>, III, 1; Dante, <i>Conv.</i> II, 6; <i>Purg.</i> I, 19; Ristoro, I, 18.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span>La Luna. Cfr. Ristoro, I, 18.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span><i>Capitulum secundum, tractat de intelligentiis moventibus istos +celos.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXVIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span>Cfr. Petrarca, <i>Canz.</i> I, XI, stan. 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XVI, 76-78.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span>Su questo argomento dell’anima unica ritorna nel Lib. V, c. 1.º +(Bariola).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span>Nel Cod. Cas.<sup>e</sup> le quattro terzine in cui si parla di Dante sono +sostituite da queste altre: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Move ciascun l’angelica natura‍<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a></p> +<p class="i01">Et move i cieli in disiosa forma,</p> +<p class="i01">Non fatigando lor substanzia pura.</p> +<p class="i02"> Sforzata cosa non ha moto eterno;</p> +<p class="i01">Anco de sotto el tempo se desforma:</p> +<p class="i01">Et ciò non cade in acto sempiterno;</p> +<p class="i02"> Perchè, se nelle Intelligenzie nude</p> +<p class="i01">La voglia corporale se converte,‍<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a></p> +<p class="i01">Allor divina non se schiude.</p> +<p class="i02"> Ciascun intende solo Dio contemplando‍<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a></p> +<p class="i01">Tutte le cose manifeste e certe,</p> +<p class="i01">Sì come nui nello specchio guardando.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span>Così ha pure il Cod. III del Pl. XIC sup. della Laurenziana, invece +delle terzine rivolte a Dante: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> Move ciascun angelica natura</p> +<p class="i01">De nove cieli in disiosa forma.</p> +</div></div> + +<p> +Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXIX, 52-53.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span>Cod. III, Pl. XIC: La voglia nel podere se converte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span>Cod. III. Pl. XIC: Ciascuna move sol deo contemplando. Cfr. Dante, +<i>Par.</i> XXIX, 76.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span><i>Cap. III, de speris elimentorum et de multis aliis.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span>L’acqua e la terra, come gravi che tendono al centro, tengono +il luogo più basso, ma, degli elementi, il <i>substratum</i>, l’<i>in sè</i>, che Dante +direbbe la <i>quiddità</i>, si cela, ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span>Nel Com. alla <i>Sfera</i>, ediz. Venezia, 1499, a c. 8 <i>recto</i> in fine, tratta +<i>ex professo</i> di tale questione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span><i>Cap. IV, de obscuritate Solis et lune et de maculis ipsius lune.</i> +(Cod. Laur.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span>I. Alighieri, <i>Dottrinale</i>, XXXVI, 37-48.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span><i>Cap. V, de stellis comatis et quid significant cum apparent.</i> +(Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span>Stelle cadenti e comete. Cfr. <i>Acerba</i>, IV, 3; V. Beauvais, IV, 71; +<i>Dottrinale</i>, c. 32; Dante, <i>Purg.</i> V, 37: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Vapori accesi non vid’io sì tosto,</p> +<p class="i01">Di prima notte mai fender sereno.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span><i>Cap. VI, de natura ventorum.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span>Pei venti, cfr. Bellovacense, IV, 27; <i>Dottrinale</i>, c. 31. La teoria è +meglio trattata in <i>Acerba</i>, IV, c. 3º.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span>Cod. Cas.: cerchiata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span><i>Cap. VII, de pluvia, grandine, nive, pruma et rore.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span><i>Dottrinale</i>, c. XXVIII. Per la pioggia, cfr. Dante. Purg. V: Nell’aere +si raccoglie | quell’umido vapor che in acqua riede | Tosto che +sale dove il freddo il coglie. — E il Bellovacense, <i>Speculum naturale</i>, +IV, XLV: Non enim fit pluria nisi ex vapore multo quoniam infrigidatus +est; e, per la grandine: Cuius generationis causa caliditas est: +quod est in vapore ascendente a terra, unde fit in partibus calidis et +temporibus calidis plus quam frigidis (IV. XLIX).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span><i>Cap. VIII, de tronitruis, fulgure et terremotibus</i>. (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span>Tuoni, saette, baleni, folgore. Cfr. B. Latini, <i>Tesoro</i>, L. II, c. 37; +Bellovacense, L. IV, cap. 55 e 59: <i>Dottrinale</i>, cap. XXVII. Sui terremoti, +il <i>Dottrinale</i>, cap. XXX, dà una spiegazione diversa. Il Bellovacense +dà ambedue le spiegazioni. Cfr. anche <i>Dottrinale</i>, L. IV, c. 27 e <i>Acerba</i> +L. VI, c. 26 e 27.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span>Cod. Casan.; lega.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span>Cfr. per la <i>sagitta</i> con o senza <i>pondo</i>, e per tutto questo Capitolo, +<span class="smcap">Ristoro d’Arezzo</span>, <i>Della Composizione del mondo</i>, pubb. da Enrico +Narducci in <i>Bibl. rara</i> del Daelli, Milano, 1864. Lib. VII, cap. II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span><i>Cap. VIIII, de arcu sine yride et via lactea</i>. (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span>Sui colori delle stelle e dell’iride, cfr. <i>Dottrinale</i>, c. 35.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span><i>Incipit liber secundus. Capitulum primum, ubi tractat de fortuna +reprobando Dantem. Inquit Cichus de Esculo</i>. (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span>Cfr. Dante. <i>Inf</i>. VII, <i>Purg</i>. XVI, <i>Par</i>. IV. Veggasi: Fratris Iohannis +De Serravalle Or. Min. Episcopi et Principis Firmami (1417), <i>Translatio +et Comentum totius libri Dantis Aldigherii, cum textu italico +Fratris Bartholomaei a Colle</i>, Prato, Giachetti, 1891.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span>Dante, <i>Purg</i>. XVI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span><i>Cap. II, de formatione humane creature.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg</i>. XXV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span><i>Cap. III, de qualitatibus anime per aliqua signa corporis.</i> +(Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span><i>Cap. IV, de difinitione virtutis in genere.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span><i>Cap. V, de iusticia et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Par.</i> XXVII, 121-123.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span><i>Cap. VI, de fortitudine et a quo celo procedit</i>. (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span>Cfr. Petrarca, <i>Canz</i>. P. I, Son. 9º.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note53"> +<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.  </span>Cod. Cass.: insigniti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note54"> +<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.  </span><i>Cap. VII, de prudentia et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.). +Nel Casanatense, il cap. VII è sostituito dall’VIII e viceversa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note55"> +<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.  </span><i>Cap. VIII. De temperantia contra Esculanos, et a quo celo procedit.</i> +(Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note56"> +<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.  </span>Cod. Cass.: Fundata fusti nel doppiato cerchio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note57"> +<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> 37-42.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note58"> +<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.  </span><i>Cap. IX. De liberalitate et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note59"> +<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.  </span><i>Cap. X. De humanitate et a quo celo procedit.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note60"> +<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.  </span><i>Cap. XI. De castitate, constantia, abstinentia, mensura et magnanimitate.</i> +(Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note61"> +<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.  </span><i>Cap. XII. De nobilitate et a quo celo procedit, reprobando falsas +opiniones.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note62"> +<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Conv.</i> Tratt. IV. cap. XX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note63"> +<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.  </span>Altri Codici: <i>acute</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note64"> +<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> VII, 21-23 e <i>Parad.</i> VIII.; <i>Dottrinale</i>, c. XIV, 51-54.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note65"> +<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.  </span>Allude ai Colonnesi. Dalla famiglia Colonna egli sperava la salvezza +d’Italia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note66"> +<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.  </span><i>Cap. XIII. De avaritia, contra illos de Patrimonio et Ducatu.</i> +(Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note67"> +<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> VI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note68"> +<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.  </span><i>Floncha</i> e <i>fioncha</i> (fionda) in <i>Statuti volgari</i> del 1387 di Ascoli +Piceno. illustr. da C. Mazzi, in <i>La Bibliofilia</i> di L. Olschki, Firenze, V. +II, 1900-’901, Disp. 9-10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note69"> +<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.  </span>Sugli Angioini, cfr. Dante, <i>Purg.</i> XX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note70"> +<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.  </span><i>Cap. XIV. De superbia, contra Romanos.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note71"> +<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.  </span>Sulla vanagloria, cfr. Dante, <i>Purg.</i> XI, 91-93.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note72"> +<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.  </span><i>Cap. XV. De luxuria, contra Bononienses et Tuscos.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note73"> +<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.  </span>A tutti i comentatori dell’<i>Acerba</i> è sfuggito questo accenno a +Firenze, per la rotta di Doccia, secondo la lezione del C. Casanatense. +Anche il Bariola riporta dal C. Laurenziano: <i>chioza</i> (venetismo) che fa +rima con doza della terzina susseguente, e, benchè gli sorga il sospetto +che <i>chioza</i> stia a significare le Pleiadi, pure non si dà conto del valore +topografico di <i>doza</i>. Il Castelli poi: <i>ghiaccia</i>, e, nella seconda terzina: +<i>Che lagrimando irriga la sua faccia</i>, che non sappiamo donde sia +tolto. Noi, invece, pensiamo che <i>Doccia</i> voglia riferirsi alla sconfitta di +Altopascio (23 settembre 1325). Di qui si posson trarre varie conseguenze +d’indole politica e sul tempo in cui potè essere scritto questo capit. +dell’<i>Acerba</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note74"> +<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.  </span><i>Cap. XVI. De invidia contra Marchianos et Ronandiolos.</i> (Cod. +Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note75"> +<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.  </span>Cfr. Petrarca, Son. 173 P. I, Roma 1821.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note76"> +<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.  </span><i>Cap. XVII. De gula, contra Lombardos.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note77"> +<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.  </span>Cod. Cas.: se more.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note78"> +<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.  </span><i>Cap. XVIII. De vanagloria.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note79"> +<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.  </span><i>Cap. XVIIII. De ira et accidia.</i> (Cod. Laur.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note80"> +<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.  </span><i>Incipit liber tercius, in quo tractatur de virtute amoris et animalibus +et lapidibus preciosis. Inquit Cichus de Esculo.</i> Cod. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note81"> +<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Vita Nova</i>, XX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note82"> +<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.  </span>Dante, <i>Ibidem</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note83"> +<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.  </span>La canz. di Guido pure commentata da Dino del Garbo e pubbl. +a Venezia, col tit.: <i>Enarratio Cantionis Guidonis de Cavalcantibus de +natura et motu amoris</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note84"> +<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Vita Nova</i>, XX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note85"> +<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.  </span>Cfr. Cecco, <i>De Principiis Astrologiae</i>; Dante, <i>Vita Nova</i>, 2, 3, 4, +9, 12, 13, 21, 24, 43; <i>Conv.</i> IV, 16; <i>De Mon.</i> II, 3.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note86"> +<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.  </span>Dante in risposta a Messer Cino: <i>Dante, quando per caso s’abbandona</i>. +Cfr. anche l’Epistola di Dante a Cino: <i>Exulanti Pistoriensi +Florentinus exul immeritus, per tempora diuturna salutem, et perpetuae +caritatis ardorem</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note87"> +<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.  </span>Cfr. S. Thomae, <i>Declaratio quorundam articulorum, etc.</i>, opusc. +2, n. Opere, t. XIX, Venezia, 1754, p. 42; Dante, <i>Purg.</i> XVI-XVIII; <i>Par.</i> +XIV, 30, XVII, 17, 18, XIX, 40-43.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note88"> +<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.  </span><i>Cap. II. De natura fenicis, assimilando ipsam virtuti.</i> Cod. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note89"> +<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> XXIV, 106-111 — Petrar. <i>Canz.</i>, P. I, son. 151.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note90"> +<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.  </span>Il Cod. Laur. ha: Ne la luna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note91"> +<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.  </span><i>Cap. III. De natura aquile.</i> Cod. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note92"> +<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> IX, 19-33.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note93"> +<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.  </span>Il Cod. Laurenziano ha: da presso: il Casanatense: depresso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note94"> +<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.  </span><i>Cap. IIII. De natura lumerpe.</i> Cod. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note95"> +<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.  </span>Il Laur. ha: drime.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note96"> +<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.  </span>Il Casan. ha: dolce.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note97"> +<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.  </span><i>Cap. V. De natura stellini.</i> Cod. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note98"> +<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.  </span><i>Cap. VI. De natura pellicani.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note99"> +<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.  </span><i>Cap. VII. De quatuor animalibus viventibus ex quatuor elementis.</i> +C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note100"> +<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.  </span>Il Notar Jacopo da Lentini: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">La salamandra audivi,</p> +<p class="i01">Che dentro al fuoco vive stando sana.</p> +</div></div> + +<p> +E il Petrar., <i>Canz.</i>, P. I, canz. XX, st. 4: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Di mia morte mi pasco, e vivo in fiamme;</p> +<p class="i01">Stranio cibo, e mirabil salamandra!</p> +<p class="i01">Ma miracol non è: da tal si vole.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note101"> +<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.  </span><i>Cap. VIII. De natura plombini.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note102"> +<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.  </span><i>Cap. VIIII. De natura strucii.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note103"> +<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.  </span><i>Cap. X. De natura cygni.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note104"> +<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.  </span><i>Cap. XI. De natura cycognie.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note105"> +<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XXV, 10-12.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note106"> +<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.  </span><i>Cap. XII. De natura cichale.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note107"> +<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.  </span><i>Cap. XIII. De natura noctua</i>. C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note108"> +<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.  </span><i>Cap. XIIII. De natura perdicis</i>. C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note109"> +<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.  </span><i>Cap. XV. De natura yrundinis</i>. C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note110"> +<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.  </span>Il Laur. ha: vertuose.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note111"> +<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.  </span><i>Cap. XVI. De natura uppompe</i> (sic). C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note112"> +<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.  </span><i>Cap. XVII. De natura calandrini.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note113"> +<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.  </span><i>Cap. XVIII. De natura vulturis.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note114"> +<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.  </span><i>Cap. XIX. De natura falconis.</i> C. Laur. +</p> + +<p> +Nel C. Casanatense il cap. XIX tratta del rospo, il XX dell’ostrica, +il XXI del delfino, il XXII del basilisco, il XXIII dell’aspide, il XXIV +del drago, il XXV della vipera, il XXVI del coccodrillo, il XXVII dello +scorpione, il XXVIII del botto, il XXIX del ragno, il XXX del leone, +il XXXI del falcone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note115"> +<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.  </span><i>Cap. XX. De natura grifonis.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note116"> +<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.  </span><i>Cap. XXI. De natura pavonis.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note117"> +<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.  </span>Cfr. G. Boccacci, <i>Vita Dantis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note118"> +<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.  </span><i>Cap. XXII. De natura gruis.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note119"> +<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.  </span>ad inchino, ha il Cas.se.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note120"> +<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.  </span>giovini, nel Cas.se.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note121"> +<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XX, 86-91.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note122"> +<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.  </span><i>Cap. XXIII. De natura turturis.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note123"> +<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.  </span><i>Cap. XXIIII. De natura corvi.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note124"> +<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.  </span><i>Capitulum de animalibus aquosis, et primo de sirena.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note125"> +<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.  </span>Il Laur.: doplo; il Cas.: po lo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note126"> +<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.  </span><i>Cap. II. De gronco et arengo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note127"> +<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.  </span><i>Cap. III. De orospo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note128"> +<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.  </span><i>Cap. IIII. De cancro et de ostricis.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note129"> +<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.  </span><i>Cap. V. De dalfino.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note130"> +<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> XXII, 19-21.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note131"> +<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.  </span><i>Capitulum de animalibus venenosis, et primo de basalisco.</i> +C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note132"> +<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.  </span><i>Cap. II. De yaspide.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note133"> +<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.  </span><i>Cap. III. De dracone.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note134"> +<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.  </span><i>Cap. IIII. De vipera.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note135"> +<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.  </span><i>Cap. V. De cocodrilo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note136"> +<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.  </span><i>Cap. VI. De scorpione.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note137"> +<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> IX, 5-6.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note138"> +<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.  </span><i>Cap. VII. De botrace.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note139"> +<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.  </span><i>Cap. VIII. De aranea.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note140"> +<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.  </span><i>Explicit de animalibus venenosis: sequitur de quadrupedibus. +Primo de leone.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note141"> +<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.  </span>Casan.: degenere soa stirpe.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note142"> +<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.  </span>Casan.: arida sepe.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note143"> +<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.  </span>Casan.: sancta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note144"> +<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.  </span><i>Cap. II. De elefante.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note145"> +<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.  </span><i>Cap. III. De leopardo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note146"> +<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.  </span><i>Cap. IIII. De yema</i> (sic). C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note147"> +<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.  </span><i>Cap. V. De pantera.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note148"> +<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.  </span><i>Cap. VI. De tygro.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note149"> +<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.  </span><i>Cap. VII. De castoreo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note150"> +<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.  </span><i>Cap. VIII. De unicorno.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note151"> +<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.  </span><i>Cap. IX. De symia.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note152"> +<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.  </span><i>Cap. X. De cervo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note153"> +<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.  </span>Cfr. Petrar. <i>Canz.</i> P. I, son. 156.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note154"> +<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.  </span><i>Capitulum de lapidibus preciosis, et primo de dyamante, zaphiro +et smeraldo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note155"> +<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.  </span><i>Cap. II De agate, alestrio et berilo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note156"> +<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.  </span><i>Cap. III. De topatio, dyaspro et gagate.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note157"> +<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.  </span>Questi due ultimi versi trovansi alla fine del cap. nel Casan. — Nel +Laur. questo cap. e il seguente ne formano invece uno solo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note158"> +<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.  </span>Qui il Casan. continua il cap.; mentre il Laur. ne fa uno nuovo, +completando il cap. coi due versi con cui si chiude il precedente nel +Casan.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note159"> +<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.  </span><i>Cap. IIII. De curopa, panterone et cintro.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note160"> +<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.  </span><i>Cap. V. De dyacodio, alestone et berilo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note161"> +<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.  </span><i>Cap. VI. De carbunculo, epistite et amantisto.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note162"> +<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.  </span><i>Cap. VII. De ceramo, calendonio et cristallo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note163"> +<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.  </span>Trono, il Casan.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note164"> +<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.  </span><i>Cap. VIII. De lentra, celidonio et corallo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note165"> +<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.  </span><i>Cap. VIIII. De malgarita, galasia et corniola.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note166"> +<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.  </span>Le stelle. Cfr. Dante, <i>Par.</i> II., 31, che chiama la Luna: <i>eterna +margherita</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note167"> +<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.  </span><i>Incipit liber quartus, in quo tractatur de dubiis naturalibus +que sunt circa centia</i> (sic) <i>mundi. Inquit Cichus de Esculo.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note168"> +<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.  </span>Dante, <i>Par.</i> II, dice che non lo seguissero in pelago quei che s’eran +messi in piccioletta barca. Cfr. <i>Acerba</i>, L. IV, c. 3, in fine a c. 10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note169"> +<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.  </span><i>Cap. II. De questionibus naturalibus circa corpora celestia</i>, +C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note170"> +<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.  </span>Ristoro, L. V, c. 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note171"> +<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.  </span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 14 <i>recto</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note172"> +<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.  </span>Cecco, <i>Sphaera</i>, proemio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note173"> +<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.  </span><i>Cap. III. De questionibus naturalibus circa ignem et vertit se +ad alia.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note174"> +<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> XIII, 40-42; V. Beauvais, <i>Speculum naturale</i>; +Iac. Aligh. <i>Dottrinale</i>, 31.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note175"> +<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.  </span>Il Cas.: sciocchi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note176"> +<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.  </span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 23 <i>recto</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note177"> +<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.  </span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 24 verso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note178"> +<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.  </span><i>Cap. IIII. De questionibus naturalibus circa aerem</i>. C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note179"> +<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.  </span>Cfr. Iac. Aligh., <i>Dottrinale</i>, che dà una spiegazione diversa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note180"> +<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.  </span>F. Petrarca, <i>Canz.</i> Part. II, son. 20.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note181"> +<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.  </span>F. Petrarca, <i>Canz.</i> Part. II, son. 1º.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note182"> +<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.  </span>Cfr. Messer Cino, nella Canz.: <i>La dolce vista e ’l bel guardo soave</i>; +e, nelle Rime originali del Petrarca pubbl. dall’Ubaldini, il frammento, +in data 30 novembre 1349.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note183"> +<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.  </span><i>Cap. V. De questionibus naturalibus circa aquas.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note184"> +<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.  </span>Il C. Laur. ha: al mezo de sota.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note185"> +<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.  </span>Petriolo, ha il Casan.; e Cagnano, entrambi i Cod.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note186"> +<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.  </span>Cfr. Dante, nel son.: <i>Io sono stato con amore insieme</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note187"> +<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.  </span><i>Cap. VI. De questionibus circa terram.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note188"> +<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.  </span>Nel linguaggio d’allora, <i>forma</i> è la natura, la qualità speciale, +l’intrinseco delle cose, (Bariola). Del resto, era il sistema predominante +della Filosofia Scolastica. Confrontisi, per tutti, S. Tommaso d’Aquino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note189"> +<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.  </span>Cecco, <i>Sphaera</i>, a c. 9 <i>verso: Omnis civitas et quod habitatur +habet triplicem significationem, scilicet climatis, provinciae et aedificationis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note190"> +<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.  </span>Ristoro, L. VII, p. III, c. 3º.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note191"> +<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XXV, 88. Il Buti, commentando il v. 2 del c. XI +del <i>Purg.</i>, dice: <i>Lo luogo circoscrive lo locato</i>. S. Tommaso direbbe: +alle anime separate dai corpi si determinano alcuni luoghi corporali, +dove sieno <i>quasi in luogo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note192"> +<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.  </span><i>Cap. VII. De questionibus naturalibus circa umbras.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note193"> +<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.  </span>Cfr. Iac. Aligh., <i>Dottrinale</i>, c. 34.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note194"> +<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.  </span><i>Cap. VIII. De questionibus naturalibus circa animalia.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note195"> +<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.  </span><i>Cap. VIIII. De questionibus naturalibus circa actus humanorum.</i> +C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note196"> +<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i>, VII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note197"> +<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.  </span>Dante, nella <i>Canz.: Donna mi reca nello core ardire</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note198"> +<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.  </span><i>Cap. X. Ad idem.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note199"> +<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.  </span>Sozo, il Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note200"> +<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.  </span>Galeno, <i>De usu partium</i>, L. XV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note201"> +<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.  </span><i>Cap. XI. Ad idem.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note202"> +<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Inf.</i> VI, in fine.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note203"> +<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.  </span>Cfr. Cecco, <i>De Principiis Astrologiae</i>. — Dante, <i>Conv.</i> II. 9, lin. +101 sgg.; <i>Par.</i> XXII, 112 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note204"> +<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.  </span><i>Cap. XII. Ad idem.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note205"> +<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.  </span>Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XV, 56.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note206"> +<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.  </span><i>Cap. XIII. In quo deridetur Dantes.</i> C. Laur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note207"> +<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.  </span>Trovasi anche nel cod. Laur. III, Pl. XIC, sec. XIV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note208"> +<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.  </span>Altri Cod.: voler.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note209"> +<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.  </span><i>Acerba</i>, L. I, c. 2º. Cfr. Dante, <i>Purg.</i> XXV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note210"> +<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.  </span>Altri Cod.: norma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note211"> +<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.  </span>Altri Cod.: strocca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note212"> +<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.  </span>Altri Cod.: qui comenzarò.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note213"> +<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.  </span>Altri Cod.: peiur.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note214"> +<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.  </span>Altri Cod.: octanta cinque.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note215"> +<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.  </span>Altri Cod.: In tanto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note216"> +<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.  </span>Altri Cod.: Et de le trenta parte si è la luna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note217"> +<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.  </span>In altri Codici, come nel Laurenziano III del Pluteo XIC superiore, +secondo il Bariola, si ha: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Sì come forma nella mente eterna,</p> +<p class="i01">E questa vita è luce de miseria.</p> +</div></div> + +<p> +Mentre nel Palatino di Firenze: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Et questa vita è l’aire in nui.</p> +</div></div> + +<p> +Così pure, più o meno alterati, in parecchie edizioni. In quella del +1476, si legge, invece: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Sì come forma nella mente eterna,</p> +<p class="i01">E in questa vita luce mai s’interna.</p> +</div></div> + +<p> +Questo capitolo manca in molti cod. e nell’ediz. veneta del 1495.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note218"> +<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.  </span>Questo sonetto fu tratto dal Bariola dal cod. Magliabechiano 3, +cl. XVI. Sullo stesso argomento vi è un altro sonetto che, in una edizione +quattrocentina della <i>Summa perfectionis</i> del Geber, è attribuito +a Cecco; mentre in un cod. di Montpellier esso è attribuito a Dante; +ed in altri cod. del sec. XIV e XV o a Cecco, o a Dante o a Frate Elia. +Lo pubblicò Oddone Zenatti di sul cod. Riccardiano 946, c. 10, (<i>Una +canzone capodistriana del sec. XIV sulla pietra filosofale</i>, in Archiv. +stor. per Trieste, l’Istria e il Trentino, vol. IV, pagg. 81-117; e <i>Nuove +rime d’alchimisti</i>, Estr. dal Propugnatore, N.º 8, fasc. 21, Bologna, 1891). +Come dice però il Paoletti, non sembra fattura dell’autore dell’<i>Acerba</i>, +e per l’ordine, e, molto più, per l’uso e la frequenza di certi vocaboli; +e, perciò, qui non lo riproduciamo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note219"> +<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.  </span>Dal cod. d. V. 5, n. 433 del sec. XV della Bibl. Casanatense, in +risposta al sonetto di messer Cino: <i>Cecco, i’ ti prego per virtù di quella</i>. +Cfr. G. Carducci, <i>Rime di M. Cino da Pistoia e d’altri del sec. XIV</i>, +Firenze, Barbera, 1862, n. 58 e 79; L. Chiappelli, <i>Vita e opere giuridiche +di Cino da Pistoia</i>, Pistoia, Bracali, 1881, pagg. 78-79.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note220"> +<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.  </span>Dal cod. Magliabechiano 991, cl. VII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note221"> +<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.  </span>Lo pubblicò Enrico Narducci dal cod. cartaceo dell’<i>Acerba</i> del +sec. XV, n. 343, posseduto dal principe D. Baldassarre Boncompagni, a +carta 98, in risposta a un altro sonetto attribuito a Dante: <i>Cecco, io son +qua giunto in terra acquatica</i>. «Il Narducci non nasconde che il prof. +Alessandro D’Ancona, avendo trovato ambedue questi sonetti sotto altro +nome nel rovescio della carta 43 del primo volume della <i>Raccolta di +rime antiche</i> mss. compilata dal Moncke e dal Biscioni, che si conserva +nella pubblica biblioteca di Lucca (num. gen. del <i>Catalogo dei mss.</i> 530) +fu il primo a far notare che i sonetti stessi sono contesi a Dante e a +Cecco d’Ascoli da Ser Ventura Monachi e da Giovanni Lambertucci de’ +Frescobaldi. Ma egli osserva che «ciò non distrugge la possibilità che +questi due sonetti siano l’uno di Cecco, di Dante l’altro; anzi, nel dubbio, +sembra più ragionevole cosa propendere per l’autorità del codice più +antico; oltre di che le molte varianti fra i due codici non permettono di +ritenerne la lezione come identica in questa parte» G. Castelli, <i>op. cit.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note222"> +<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.  </span>Pubblicato da Gio. M. Crescimbeni, di su un antico ms. della +bibl. Isoldiana e d’un altro della bibl. Chisiana, in risposta a un sonetto +attribuito a Petrarca giovane (1323): <i>Tu se’ ’l grande Ascolan, che ’l +mondo allumi</i>, che il Tiraboschi e il Lami attribuirono invece a Ser +Muccio Ravennate. Il Bariola e il Castelli, sull’autorità di Francesco +Trucchi, che notò aver il Lami erroneamente letto nel cod. Riccardiano +1103 il nome di Muccio invece di Sennuccio del Bene, rivendicarono al +Petrarca la paternità del sonetto. Il cod. Laurenziano n. 43 del pluteo +XI e il Riccardiano 2823 l’attribuiscono pure al Petrarca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note223"> +<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.  </span>Nel cod. Riccardiano 1103. Fu pubblicato la prima volta dal Bariola, +e pare abbia un riscontro nel sonetto del Petrarca: <i>Pace non +trovo, e non ho da far guerra</i>.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77167 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/77167-h/images/cover.jpg b/77167-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..aa3faac --- /dev/null +++ b/77167-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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