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Essi lasciano a Dante +ed agli scrittori del Rinascimento avanzato l’ammirazione per gli +eroi della Republica, e invece minutamente raccontano le glorie e le +corruttele degli Imperatori. + +Le vittorie di Giulio Cesare, le gesta guerresche e la sagace +legislazione di Augusto, le lascivie di Tiberio, le stravaganze di +Caligola sembrano interessarli assai più che le virtù dei Manlii, dei +Decii, dei Fabii, dei Scipioni e dei Catoni. + +Ma sopratutto appaiono impressionati dalla triste celebrità di Nerone, +e pongono ogni studio per renderla più odiosa. Le leggende del medio +evo lo dipingono come un vero demonio. La tedesca _Kaiserchronik_[1] lo +proclama l’uomo il più malvagio che nascesse di madre. + +Gli scrittori delle citate leggende, sopratutto quelli della _Graphia_ +e dei _Mirabilia_, raccontano sugli splendori e le ricchezza di +Roma cose le più fantastiche, favole le più inverosimili. Così, +trasportati dall’esecrazione, che loro inspirava il feroce Domizio per +la persecuzione contro i cristiani, esagerano anche, parlando di lui, +e gli attribuiscono delitti, che non commise, nè poteva commettere; +come non bastassero quelli, di cui si rese colpevole, e che ci sono +tramandati dagli antichi scrittori latini, fra cui Cajo Svetonio +Tranquillo che, nella _Vita dei Dodici Cesari_, mette crudelmente a +nudo la corruzione degli Imperatori Romani. + +Ed a Svetonio m’attenni nel mio romanzo, e non esagerai parlando delle +misere donne, che per loro sventura colpirono i sensi di quel tiranno +efferato, insaziabile, dissoluto, pazzo ricercatore di mostruose +novità, che si compiaceva nel sovvertimento d’ogni ordine di natura, +ch’era avido di fama e invidioso della fama altrui, e che in mezzo +alle maggiori atrocità si conservava sempre istrione coronato, melenso +giullare. + +Ad onta di tutto ciò non si può negare che le sue azioni buone e +malvagie non esercitassero un fascino sull’immaginazione popolare. + +Molti lo rimpiangevano, e per lungo tempo si trovò ogni anno a +primavera il suo sepolcro cosparso di fiori. Fu scritto inoltre ch’egli +fosse amico del diavolo, e un diavolo incarnato lui stesso, che sarebbe +ritornato in terra per vendicarsi de’ suoi nemici[2]. + +Gli Armeni danno ancora all’Anticristo il nome di _Neren_ (Nerone); +altri invece sostenevano che il vero Anticristo si porrebbe a capo +dei Persi, dei Medi, dei Caldei e dei Babilonesi per sconfiggere il +redivivo mostro e i suoi compagni. + +Cento altre favole di questo genere furono inventate su lui nelle +leggende e nei misteri. + +Ma la prova maggiore dell’impressione lasciata da lui l’abbiamo nel +vedere, dopo tanti secoli, inspirarsi ancora a quel nome tremendo +autori drammatici e romanzieri. + +Fra quest’ultimi fui sedotto anch’io. + +Per mantenermi fedele, più che da me si potesse, alla verità, +anche nella parte romantica, non mi sono lasciato trasportare dalle +narrazioni del medio evo, ed ho cercato di rispettare quanto di Nerone +e delle sue donne ci tramanda la storia. + + + + + A MIO NEPOTE + + MARCHESE STEFANO CAPRANICA + + IN SEGNO DI MERITATA STIMA + E RICONOSCENTE AFFETTO + + OFFRO + + QUESTO MIO NUOVO LAVORO. + + + + +LE DONNE DI NERONE + + + + +CAPITOLO PRIMO. + +Ottavia. + + +Ha di poco varcato il terzo lustro, è bella, gentile, amata dal +popolo romano, circondata dagli agi della vita, dallo splendore della +ricchezza. + +Eppure la bionda figlia dell’Imperatore Claudio e di Messalina, la +sorella di Britannico ha i grandi occhi azzurri velati di lagrime. + +Piange l’Imperatrice Ottavia.... + +E perchè piange? + +Suol dirsi, che da lupa mai non nacque agnellino; eppure la illibata +Ottavia nasceva da colei, che lasciò di sè fama tristissima per le +sfrenate libidini, e che usciva stanca ma non sazia dalla Suburra. + +Fin da bambina veniva Ottavia fidanzata a Lucio Silano nepote +d’Augusto; ma come la maggior parte delle lunghe promesse anche questa +fallì, perchè Agrippina, seconda moglie di Claudio, volle che la +fanciulla impalmasse Lucio Domizio Claudio Nerone figlio del suo primo +marito Domizio Enobardo. + +E chi mai avrebbe potuto resistere alla imperiosa volontà d’Agrippina? + +Tanto meno lo poteva la mite e soavissima Ottavia, che pure amando il +bruno giovinetto Silano, dovette abbandonarlo per andar sposa a Claudio +Nerone, dalla faccia lentiginosa, dai grossi lineamenti, dalla lunga +zazzera giallastra, dagli occhi azzurri ed enormi, dal ventre adiposo, +dalle gambe sottili. + +Ma la giovinezza, il robusto temperamento, l’amore che professava alle +arti, il benigno carattere, non deturpato ancora dall’efferatezza del +tiranno, l’indole affettuosa, che doveva poi cangiarsi in lussuria +feroce, rendevano in lui men disgradevoli i difetti fisici. + +E con tutto il trasporto dei diciassette anni amò la giovinetta +sposa, che a lui corrispose, dapprima per sentimento di dovere, poi di +riconoscenza per vedersi fatta segno di vero culto da parte di lui; e +finalmente di sincero amore. + +Per molte lune l’appartamento loro assegnato nel palazzo dei Cesari fu +tempio della felicità coniugale. + +Un dì Ottavia sedeva nel suo gabinetto, tenendo in mano uno specchio. +Le ancelle stavano cospargendole di profumi le chiome, quando entrò +Nerone tutto ilare, e piegando un ginocchio sulla pelle di pantera +ch’era ai piedi di Ottavia, stette lunga pezza a fissarla amorosamente, +le mani nelle mani di lei. + +Finalmente, come le ancelle ebbero finito d’acconciarla, s’alzò e +accarezzandole i capelli le disse a bassa voce: + +— Come starà bene su questa fronte così candida il diadema imperiale. + +— Sei desto e sogni, o Claudio? — rispose essa, guardandolo +meravigliata; — il diadema a me? + +— A te. + +E sorridendo si pose l’indice a traverso le labbra, ed uscì. + +La curiosità femminile, unita a vago presentimento spiacevole, non diè +più pace ad Ottavia. + +Essa voleva sapere il significato recondito di quelle parole. + +E a forza di preghiere e di moine vi riuscì il dì seguente all’ora del +_conticinio_[3] nei soavi misteri del _cubiculo_[4]. + +— Ebbene, — disse Nerone, — e sia. A me venne imposto il segreto; ma +posso io aver segreti per te, mia bella Iddia? Sappi dunque che per +opera di mia madre, coadiuvata da Lucio Anneo Seneca, Claudio oggi, con +legge apposita, me riconobbe, benchè figlio adottivo, a suo successore. + +— E mio fratello? + +— Britannico dovrà piegare il capo alla patria potestà. E quanto a +dritto, siam pari. Egli non è figlio di Claudio. + +— Ma che dici tu! — esclamò tutta sorpresa la donna. + +— L’anima tua purissima non cerchi di penetrare nefandi misteri. + +Ottavia chinò la testa e tacque. + +— Perchè assorta così? — chiese Nerone. + +— Io tremo. + +— Tremi perchè la fortuna arride al tuo sposo? + +— Tremo perchè t’amo, o Claudio; ma di che io tema non so. Forse che +s’accresca la discordia fra Britannico e te, che non puoi perdonargli +di non averti chiamato mai col nome di Claudio, ma sempre Enobardo. + +Nerone compose il volto a un sogghigno di sprezzo, e rispose: + +— Rinfrancati, mia divina Ottavia, che io siffatte miserie non curo. E +se le cura Britannico, tanto peggio per lui. Io non lo temo; sono nato +al levar del sole, e questo fu presagio che la fortuna mi proteggeva. +D’altronde io non ricambierò mai l’odio di Britannico, perchè malvagi +sentimenti non allignano in me; anzi del povero epilettico[5] ebbi +sempre pietà. E poi è fratello a te, che mi sei tanto cara. Cara così, +che se mi seduce lo splendore del trono, è pel pensiero di poterlo +dividere con te. + +— Eravamo tanto felici anche adesso! + +— Lo saranno ancora di più l’Imperatore Claudio Nerone e l’Imperatrice +Ottavia. + +Malgrado il lieto pronostico, l’animo gentile di lei non potè liberarsi +dal vago presentimento di spiacevoli contingenze, nè valevano a +cancellarlo le reiterate assicurazioni del marito. + +Faceva voti perchè il padre vivesse ancora lungo tempo, e fosse così +ritardata l’esaltazione del consorte al trono. + +Ma questo fatto non tardò ad avvenire, e Claudio Nerone, che da soli +tre anni aveva cambiata la toga pretesta nella toga virile[6], indossò +il manto imperiale l’anno 54 di G. C. + +Non aveva allora che diciassette anni. + +Oh se la misera avesse saputo che un delitto affrettava la morte di suo +padre! + +Agrippina, ansiosa di vedere il figlio proclamato Imperatore, aveva +avvelenato il suo terzo marito come aveva ucciso il secondo per andar +sposa a Claudio. + +Appena spirato l’Imperatore, Nerone, tra sua madre e il suo maestro, +e seguito dai liberti si presentò ai soldati di guardia adunati nel +pretorio sotto gli ordini del loro Prefetto Attico Vestino, potente +per la sua carica e per la fiducia che aveva in lui l’Imperatrice +Agrippina, e fu da loro acclamato Imperatore. + +Quindi entrò nella lettiga, circondata dai littori, scese il clivo +della Vittoria, e uscito dalla porta antica presso il tempio di Giove +Statore, andò a visitare l’accampamento delle coorti pretoriane, dalle +quali fu accompagnato al tempio di Giove, dove s’adunava il Senato. + +I Senatori vestiti del _laticlavio_[7] stavano attendendo nei loro +stalli al di sopra dei quali sedevano i due Consoli presso la statua +d’oro di Giove. + +Il podio, che rigirava sotto alla vôlta, era gremito di popolo; quello +più basso, che girava per una sola terza parte della elissi, era chiuso +da graticcio dorato. + +Era questo destinato alle Vestali e alle matrone romane. + +Quand’anco vi fossero stati Senatori partigiani del legittimo +Britannico, l’entusiasmo del popolo e il contegno delle coorti li +esortava a far buon viso a sorte avversa ed acclamar Lucio Domizio +Claudio Nerone. + +Intanto i _Pollintori_, lavato, unto ed imbalsamato il corpo del +defunto Imperatore, l’avevano deposto su ricco letto adorno di +ghirlande e coperto di lini bianchi listati di porpora. + +Le Prefiche gemevano presso il letto, ai piedi del quale, vestita a +lutto, pregava la vedova Imperatrice. + +Allorchè il rombo della folla, e le grida di plauso annunziarono +che il nuovo Imperatore tornava al Palatino, Agrippina passò dalla +stanza mortuaria nella sala, ove l’attendevano molte matrone romane e +dignitarii. + +Agrippina, vedova di tre mariti, benchè toccasse già il settimo lustro, +e dei fili argentei si mescessero al bruno de’ suoi ricchi capelli, +conservava ancora tutto lo splendore della prestante persona, i puri +lineamenti, il fiero sguardo. + +Tutti s’inchinarono al suo apparire, argomentando dalla energia di +lei e dal docile carattere del figlio, ch’essa continuerebbe ancora a +imperare sui romani. + +Entrò nel tempo stesso Ottavia, accompagnata da Britannico, col quale +erasi fino allora trattenuta nel suo gabinetto, esortandolo a non covar +rancore contro il fratello, ed assicurandolo della benevolenza, che +questi aveva sempre nutrita per lui. + +Britannico le aveva finalmente promesso di far buon viso a sorte +avversa, e quando giunse Nerone, questi dopo aver abbracciata la madre +e la moglie strinse anche lui fra le braccia, e gli mormorò: + +— Tu fosti sempre il mio caro fratello, e sempre lo sarai. + +Britannico, senza dir motto, gli diede il bacio di pace. + +Il nuovo Imperatore inaugurò il suo regno con atti di generosa +gratitudine verso il suo padre, il suo benefattore, ordinando splendidi +funerali. Le Prefiche, le donne vestite di bianco, i Libitinarii[8], +i Vespilloni[9], l’Arcimimo, che seguiva, facendo con altri buffoni, +condotti da lui, strane movenze, portando il volto coperto da una +maschera, nella quale erano ritratte le fattezze di Claudio e che in +quella occasione fu l’istrione Dato, ebbero tutti larghissima mercede. + +Quando il convoglio giunse al Foro, furono deposte sulle sedie curuli +le immagini del defunto, e degli avi, ch’erano portate nel corteo dai +Vespilloni, e Nerone stesso pronunziò una orazione funebre di così +elevati sentimenti, di così forbito stile, che fe’ divenir purpurei per +la compiacenza la faccia ed il pelato cocuzzolo del suo maestro Anneo +Seneca. + +E tutta Roma non fece che inneggiare al cuore e all’eloquenza di +Claudio Nerone, ringraziando Giove Ottimo Massimo d’averglielo dato a +sovrano, facendosi complice dell’ingiustizia fatta a Britannico. + +Le sinistre apprensioni d’Ottavia erano andate a poco a poco +calmandosi. L’omaggio reso alla memoria di Claudio, e la pace avvenuta +tra il marito e il fratello le davano fiducia d’avere nell’ombra +paterna un Genio tutelare. + +Di più Nerone continuava a mostrarsi verso di lei sposo premuroso, +affettuosissimo. Anzi, essa aveva la coscienza della propria +inferiorità nei loro rapporti amorosi, perchè l’indole sua vereconda +non sapeva corrispondere agl’impeti sensuali, che andavano sempre più +crescendo in lui. + +Non s’immaginava però che il pudico ritegno finirebbe un giorno per +riuscirle fatale. Credeva che il mostrarsi tenera con lui, premurosa e +felice, lo stargli più che potesse vicina, bastasse a ricambiarlo, ad +accontentarlo. + +E per qualche tempo bastò, perchè Nerone, poco occupandosi degli affari +dello Stato, di cui lasciava tutto il pondo ad Agrippina, a Seneca ed +al Prefetto Burro, erasi interamente dedicato agli studi dell’arte, +che sublimano gli spiriti eletti, ma danneggiano sovente le anime che +tendono alla depravazione. + +Nei primordi del suo regno, Nerone, seguendo i saggi consigli di Seneca +e di Burro, si segnalò per atti di giustizia e di clemenza, disprezzò i +delatori, rifiutò le statue d’oro e d’argento che volevano innalzargli +il popolo ed il Senato, e fece quanto da lui si potesse per acquistarsi +il favore universale. + +Ma poi l’influenza malvagia d’Agrippina, che voleva assoluto dominio +sul figlio, cominciò a farsi strada nell’animo di lui, e venne la +fase di quelle alternative di bene e di male, solite nelle menti, che +accennano a sconvolgersi del tutto; ed ora maltrattava aspramente i +liberti, ora largamente li rimunerava. Minacciava di quando in quando +severi castighi, e costretto poi a vergare una condanna di morte, +malediceva al momento in cui aveva imparato a scrivere. Aveva per la +moglie degli slanci appassionati, fino a chiamarla Dia, e da questi +impeti passava poi a freddo contegno. + +Di questi cambiamenti cominciò ad avvedersi Ottavia, e non mancava di +rimproverarli allo sposo, ma con soavità che a lui sembrava riuscire +tediosa. + +Egli è che la profumata nudità della bionda Imperatrice, e la sua +giovanile freschezza, gli parlavano ancora ai sensi: ma non bastavano +più a soddisfar la lussuria, che cominciava a sfrenarsi in lui. + +Un giorno Nerone tornava coi suoi liberti favoriti Faonte, Elio e +Doriforo nel palazzo dei Cesari, dopo avere visitato i lavori di quello +veramente meraviglioso, che sotto la direzione degli arditi architetti +Severo e Celere, stava costruendo tra i colli Palatino, Celio ed +Esquilino. + +Nel passare davanti alle stanze d’Ottavia udì voce gentile che cantava +una greca canzone, temprandola al suono del _simikion_.[10] S’arrestò +nel cavedio per non interrompere il canto, e come questo ebbe fine, +entrò nella sala ov’era Ottavia mollemente distesa col gomito poggiato +sull’anaclinterio[11] e facendo del braccio sostegno al capo. + +A poca distanza da lei si teneva ritta in piedi una giovine di rara +bellezza: vestita di candida tunica, stretta sui fianchi flessuosi da +sciarpa azzurra ricamata in argento. Le braccia denudate fino alle +spalle erano nella parte superiore adorne d’un braccialetto che ne +faceva risaltare la perfetta rotondità. Dentro bianchi sandali erano +chiusi i piedini, e le chiome nerissime, strette sul capo da piccolo +cerchio d’oro, le scendevano disciolte fino al ginocchio. Gli occhi +neri tagliati a mandorla, le lunghe palpebre, che li velavano, le +labbra di vivo cinabro, gli splendidi denti, la slanciata persona, le +fidiache forme ammutirono per sorpresa Nerone, che rimase alcun tempo a +contemplarla con sguardo pieno di desiderio. + +Ottavia, alla quale non era sfuggita quella ammirazione, gli disse: + +— Tu che m’accusi di non dividere con te l’entusiasmo per l’arte, +vedi, che per quella di Melpomene seppi trovare tale interprete, +che veramente s’insinua nell’anima colla melodia della sua voce, +coll’armonia della sua bellezza. + +— E come dunque codesta superba creatura si trova qui? + +— Dimandalo a Menecrate, che la condusse. + +Allora Nerone si volse al citaredo, ch’era presente, tenendosi ritto in +rispettoso silenzio, e gli chiese se fosse sua schiava, o sua allieva. + +— O divo Claudio, — rispose Menecrate curvandosi, — nè l’una nè +l’altra. Essa è schiava del tuo Prefetto Gallione, che a me la +consegnò, perchè da Corinto la conducessi in Roma per farne dono da sua +parte all’Imperatrice. + +— Oh inaudita generosità! — esclamò Nerone. — Convien dire, o ch’egli +sia cieco, o austero filosofo, come suo fratello Seneca, per non +apprezzare il possesso di questa fanciulla. Come ti chiami? + +— Atte. + +— Dove nascesti? + +— Or son vent’anni a Corinto. + +— I tuoi genitori? + +— Morirono. + +— E chi t’apprese il fascino del canto? + +— Mia madre, che non aveva eguali in tutta l’Acaja per temprare sul +trigono le canzoni d’Anacreonte. + +— Fa ch’io oda ancora la tua soavissima voce. Canta, fanciulla, e +questa volta, canta d’amore. + +Ben s’avvedeva Ottavia come gli occhi della schiava cominciassero a +far divampare il marito; ma riservata e timida non si lasciò sfuggire +parola, nella quale trapelasse il suo malumore. + +Atte, dopo alcuni accordi, intuonò appassionatissima anacreontica, che +fe’ andare in visibilio Nerone. + +Da esperto conoscitore dell’arte, fe’ notare al citaredo come fosse +eguale e potente la voce della schiava, tanto nell’_Agoge_ che nella +_Ploke_ e nella _Jone_.[12] + +— E non t’increbbe d’abbandonare la tua patria? + +— Io stessa chiesi in grazia a Gallione di lasciarmi venire con +Menecrate a Roma, perchè sapeva come l’arte fosse tenuta qui in +pregio grandissimo sotto l’impero del divo Claudio Nerone. Benigno il +Governatore acconsentì alla mia dimanda, e mi fe’ da Menecrate condur +prima davanti ad Anneo Seneca e poi alla divina Ottavia. + +E piegò un ginocchio in segno di rispetto. + +L’Imperatrice mestamente sorrise, e Nerone riprese: + +— Tu dunque qui rimarrai per allegrar gli ozii dell’Imperatrice e +guadagnarti allori nelle feste dell’arte, nelle quali Lucio Claudio +Nerone non è secondo ad alcuno nè in musica nè in poesia; neppure +all’insigne Terpno ch’è mio maestro di citara, neppure al presuntuoso +poeta Lucano. Noi, o bella greca, canteremo insieme. + +— Sarà questo onore soverchio per una povera schiava. + +— E ciò sembra anche a me, — soggiunse Ottavia, che più non potè +frenarsi. + +Nerone, piccato da quella osservazione, guardò torvo la moglie e per +tutta risposta le disse: + +— Da questo momento non è più schiava, io la faccio liberta. + +E non dando ascolto all’espressioni di riconoscenza che gli rivolgeva +Atte, levossi in piedi e percosse un timbro d’argento. + +All’ancella che comparve, + +— Conduci teco, — disse, — la citarista dell’Imperatrice, ed abbia +stanza nel mio palazzo, e sia affidata alle cure delle mie nutrici +Egloga ed Alessandria. + +Atte s’inchinò e preso il _simikion_ segui l’ancella. + +Come furono uscite, Nerone, tutto rabbuffato, mosse anch’egli per +partire, ma Ottavia lo trattenne. + +Menecrate, che prevedeva una tempesta, di cui per reconditi fini, che +sapremo in seguito, era soddisfatto, si congedò. + +Come furono soli, Nerone chiese alla moglie cosa avesse a dirgli. + +— Perchè, — dimandò questa, — quel guardo bieco che mi lanciasti +poc’anzi? + +— Perchè osavi censurare Nerone alla presenza d’una schiava. + +— E non trovò essa stessa che l’onoravi troppo? + +— Nella giovine greca parlò la modestia, in te il cruccio. Atte dinanzi +a me s’umiliava, tu t’erigevi a giudice. E giudice di chi? Giudice di +Cesare. + +— Ma tu, nelle tue enfasi, non t’avvedevi che l’umiliata ero io, perchè +in mia presenza, al cospetto d’un citaredo, tu mi dimenticavi per +esaltare un’oscura fanciulla. + +— Non è più schiava perchè Cesare le diede la libertà, non è più oscura +perchè Cesare le prodigò le sue lodi. + +— Vorrei investigare l’arcano sentimento che le dettò. + +Come si vede, l’amor proprio offeso infondeva coraggio in quella +tortore incoronata. + +Ma il coraggio fu di breve durata. + +Quando Nerone, dopo aver dichiarato che nessuno doveva mostrarsi +temerario tanto da scrutare i suoi pensieri, che l’animo suo d’artista +non poteva a meno d’entusiasmarsi per le superbe creazioni, fossero +opera della natura o dell’arte, e che infine egli era padrone di sè, di +tutto e di tutti, ed uscì fissandola sdegnoso, l’infelice comprese che +per lei non v’era più speranza nè d’amore nè di pace. + +Ed ecco perchè piangeva l’Imperatrice Ottavia. + + + + +CAPITOLO II. + +La bella figlia d’Acaja. + + +Il citaredo Menecrate, superbo della sua complessa persona, della +sua faccia bruna e della sua testa ricciuta, e credendosi più esperto +che non fosse nell’arte, aveva innalzate le amorose aspirazioni fino +all’Imperatrice Ottavia. + +La gioventù nelle sue esaltazioni d’amore prende sovente lucciole +per lanterne, e spiega a senso di tenero sentimento ogni tratto +d’innocentissima benevolenza della persona amata. + +E in quel tempo di tanta corruzione tra le patrizie di Roma e +le stesse Imperatrici, che non disdegnavano d’abbassarsi fino ad +amare perdutamente gladiatori, mimi ed istrioni, non era difficile +l’illudersi per un giovine citaredo. + +Ma la virtù d’Ottavia e la sua fedeltà coniugale erano troppo note +perchè Menecrate osasse dichiararsi. + +Laonde egli teneva chiuso in cuore il suo segreto ed attendeva dal fato +il soccorso di qualche avvenimento che valesse a scuotere l’onestà e la +fede d’Ottavia. + +Intanto egli partì per visitare a Corinto una sorella ammalata. A lui +Seneca affidò alcuni papiri da rimettersi al fratello Gallione, e fu in +casa del Proconsole ch’egli conobbe Atte. + +Rimase abbagliato dalla splendida bellezza di quella schiava, e per un +momento, dimenticando Ottavia, tento di sedurla. + +L’altera figlia d’Acaja lo respinse, dicendo: + +— Non m’ebbe il Proconsole, e vuoi possedermi tu, povero citaredo? + +— E a che aspiri mai, divina fanciulla? + +— Alla libertà per togliermi dall’abietto stato in cui sono. + +— E credi ch’io non possa procurartela? + +— No, non puoi darmi un amore che appaghi i miei desideri, che lusinghi +il mio amor proprio. + +— Agogneresti forse un trono? + +— Colla bellezza e coll’arte tutto può anche una schiava. + +Queste parole furono per Menecrate una rivelazione. + +Essa era la donna capace d’affascinare Nerone. + +Se la citarista cantatrice riusciva a sedurre il marito, più facilmente +il citaredo sedurrebbe la moglie. + +— Ma Corinto, — le disse, — mi sembra campo troppo angusto alla tua +ambizione. Perchè non ti rechi a Roma? + +— E lo vorrei, poichè là mi sarebbe dato forse di rintracciare una +sorella di latte, che amavo assai. Ma come lo posso io schiava di +Gallione? + +— Lascia di questo la cura a me. + +E Menecrate suggerì egli stesso al Governatore di spedire la bella +e valente citarista, come schiava dell’Imperatrice, il che sarebbe +riuscito graditissimo tanto a lei, che al divo Cesare, il sublime ed +appassionato cantore. + +Gallione rimase dapprima incerto se accettare o no quel progetto; ma +sentendo che poteva ritrarre da quel dono merito grandissimo, si lasciò +persuadere. + +E pochi giorni dopo, Atte s’imbarcò sopra una bireme dello Stato, che +faceva vela per Napoli, dove approdò dopo dodici giorni di viaggio, ora +vogando a vela, ora a remi. + +Dopo due giorni di riposo Menecrate noleggiò un carro e tornarono a +partire. Traversarono la via Appia, e quando dalle alture si vide la +città dei Cesari, rischiarata dall’igneo splendore del sole già volto +all’occaso, Atte, che da qualche tempo era taciturna e pensierosa, +diede in un sospiro e disse: + +— È splendida codesta Roma. Io l’ho tanto desiderata; ma adesso che +stiamo per giungervi mi fa paura. + +— Che strana creatura sei tu! — esclamò Menecrate. + +Prima d’entrare in città per porta Capena, Atte si coprì dal capo ai +piedi con un velo azzurro, desiderando vedere senza essere vista. + +Menecrate ordinò all’auriga di dirigersi verso il Fornice Fabiano, +ove giunto lo fe’ arrestare all’imboccatura d’una viuzza, gli pagò il +viaggio e lo rimandò. + +S’avviarono quindi a piedi per l’angusta strada, ed entrarono in +meschina casupola, seguiti da un uomo, che portava i fardelli. + +— Questa è la mia povera casa, — disse Menecrate traversando il +protiro[13] — io qui vivo colla mia vecchia madre, ch’ora vedrai e che +ti darà ospitalità finchè non t’avrò condotta nel palazzo Augustale +all’Imperatrice Ottavia. + +La vecchia, che stava nella sua stanza filando al chiarore d’una +lucerna a due luminelli, dapprima aggrottò le ciglia, vedendo giungere +il figlio in così perigliosa compagnia. Sentendo però ch’era una +schiava mandata dal Governatore Gallione all’Imperatrice, cangiò +all’istante, ed ebbe tutte le cure per lei, durante i tre giorni che +precedettero la sua presentazione. + +Quando Menecrate uscì, lasciando Ottavia col torvo Nerone, era tutto +contento, poichè non s’immaginava mai che sarebbe così presto riuscito +nel suo intento. + +Ottavia, dopo aver pianto, attese sperando che il marito, conosciuto il +suo torto, smetterebbe lo sdegno e tornerebbe a lei. + +Vana speranza! Quale lo aveva lasciato tale lo ritrovò nel triclinio. +Parlò colla madre Agrippina, parlò con Anneo Seneca, rise alle facezie +del parassita Cercopiteco Panerote, ma alla moglie non rivolse mai +la parola, e quasi volesse farle dispetto, si mostrava soverchiamente +gentile pel giovinetto Sporo, suo favorito, che lo serviva. + +La misera Ottavia tratteneva a stento le lagrime, e appena terminato il +pranzo, si ritirò nelle sue stanze. + +Agrippina, che aveva osservato il contegno del figlio e l’ambascia +della nuora, pochi momenti dopo raggiunse questa, e trovatala in +dirotto pianto, le chiese cosa fosse avvenuto. + +E Ottavia, gettandosele fra le braccia, le narrò la scena avvenuta +quella mattina stessa per causa d’Atte e terminò esclamando: + +— Ahi misera, Nerone è per me cangiato! + +— Lo è per tutti, — rispose Agrippina tra mesta e crucciosa. — La +frenesia per l’arte lo ha affascinato in guisa da chiamare presso di sè +gente che non doveva mai porre il piede nella casa dei Cesari. Ma tu, +povera giovinetta, rinfrancati, io cercherò di ricondurlo a te. Esso +non resisterà, spero, ai voleri della madre, a cui deve il trono. + +Agrippina, più che per deferenza verso la nuora, teneva a pacificarle +il marito, per tema che una concubina, assecondandone il lascivo +temperamento, non esercitasse su lui quell’influenza che l’ingenua +sposa non aveva mai cercato d’ottenere. + +Dalle stanze d’Ottavia si diresse nel suo appartamento, e ordinò a +Lucio Azzerino suo liberto di chiamarle l’Imperatore. + +Questi, ebro di falerno, era uscito dal triclinio conducendo seco nelle +sue stanze il favorito Sporo, dopo aver licenziati tutti gli altri. + +Il liberto Elio, al quale Lucio Azzerino passò l’ordine d’Agrippina, +attese per comunicarlo all’Imperatore, che Sporo uscisse dalla camera +di lui. + +Laonde dovette Agrippina lungamente aspettare, e quando il figlio le +si presentò colla faccia riarsa, gli occhi scintillanti e malfermo in +gambe, gli disse crucciata: + +— Tanto mi facesti attendere per mostrarti in tal guisa? E sei tu quel +Nerone così saggio che emanasti decreti contro le publiche cene e le +crapule? + +— Se sono ebro, o madre, rendine grazie agli Dei, perchè il vino +discaccia da me ogni tormentoso pensiero, e mi rende buono e cortese. + +— S’egli è così, — interruppe Agrippina, — ascolta ora il consiglio di +tua madre. + +— Parla. + +— Tu arrecasti fiero dolore ad Ottavia. Essa ne pianse a calde lagrime. + +— E perchè osò censurarmi prima alla presenza d’un citaredo e d’una +schiava, e importunarmi poi con rampogne di stolta gelosia? Siffatte +audacie io non sopporto. Non so chi mi trattenne dall’afferrarla e +strangolarla colle mie mani. La salvarono l’amore e il rispetto che +nutro ancora per lei. + +— Se sono vere le entusiastiche lodi, colle quali in sua presenza tu +esaltasti quella figlia d’Acaja, certo che il tuo rispetto per lei fu +in quel punto da te dimenticato. + +— Perchè avrei dovuto nascondere la mia ammirazione per l’arte e la +bellezza di quella donna? + +— Dandole però asilo nel palazzo dei Cesari, tu non fai che accrescere +i sospetti e le angosce di tua moglie. + +— È a Ottavia non a me che la mandò Gallione: dovevo scacciarla? +L’Imperatrice, — aggiunse poi sorridendo, — è gelosa delle canzoni +che udrò modulare dalla greca cantatrice; eppure io non lo sono delle +melodie colle quali ogni dì la delizia Menecrate. + +— Tienti a mente, o Claudio, ciò che disse Caio Giulio: la moglie di +Cesare dev’essere rispettata. + +— Vanitosa, quanto stolta teoria, che non impedì ad Augusto di scacciar +Scribonia, nè a Tiberio d’odiar Giulia, nè al divo Claudio di punir +colla morte le dissolutezze di Messalina, quantunque foss’egli il più +fiducioso dei mortali. E tu lo sai bene, o madre, che sapesti così +dominarlo da lasciargli vedere e sentire quello soltanto che a te +piacesse. + +— E tu non puoi lagnartene. + +— No, per gli Dei, e neppure Aulo Plancio. + +Agrippina, facendosi rossa e levandosi in piedi, esclamò: + +— E torni ancora al temerario sospetto! + +Nerone l’abbracciò, e teneramente baciandola la costrinse di nuovo a +sedere e le disse sottovoce: + +— O madre, tu conosci la cagione del mio odio contro quell’uomo. + +— Mostro! — mormorò Agrippina, allontanandolo da sè, con espressione +di volto, non corrispondente alla severità di quelle parole, — è il +falerno che ti fa delirare. + +— Madre, ti rammenti di quella sera che io.... + +— Non voglio, nè debbo rammentarlo, — interruppe Agrippina. + +— Quella sera io non era ebro, e allorchè ti dissi che tu esercitavi su +me un fascino da rendermi tuo schiavo, tu mi baciasti. + +— Ed anche oggi ti bacio, — essa rispose, premendogli le labbra sulla +fronte, — benchè tu non sii più per me il figlio d’un giorno. + +— Come puoi dir questo, o madre! — esclamò Nerone stringendola al seno. + +— Vuoi tu che te lo provi? + +— Sì. + +— Scaccia da te tutti gl’istrioni, i mimi, i parassiti, e manda altrove +ad albergare quella greca. + +— Madre, tu chiedi troppo ai fumi del mio falerno. + +— Vedi, se m’appongo al vero, dicendo che tu sei cangiato, e che in te +oggi parla il vino, ma non l’amore. + +— Tu vuoi togliermi tutto quello che mi diletta, ed altro non lasciarmi +che le infantili carezze di Ottavia, e le conversazioni di Seneca, +il quale m’infastidisce colle esortazioni a non perseguitare così +spietatamente i cristiani. + +— E non ti bastano, — replicò la madre, — i tuoi studii, l’arte del +canto, così nobile e soave, gli spettacoli del circo Massimo, gli +edifizii intrapresi, che t’offrono occupazione e t’assicurano fama, e +quei vezzi infine, che tu chiami infantili, ma che ti rendono invidiato +da molti? Ritorna, o figlio, ritorna interamente a lei, e non si dica +che tu la togliesti a Lucio Silano per renderla infelice. + +Agrippina, più che a tutt’altro, teneva a che Nerone rimanesse marito +fedele e figlio ossequente, fosse pure troppo tiepido marito e troppo +fervido figlio. + +Per ottenere da lui quanto gli aveva chiesto, continuava a tenerlo +abbracciato, ad accarezzarlo e fissarlo con sguardo di raffinata etèra. + +Il desiderio di riprendere sul figlio il dominio che le sfuggiva, la +spingeva tropp’oltre nelle moine, e cominciava a confondersi in lei con +altro desiderio. + +Alcune frasi però sussurratele da Nerone, ch’erasi acceso più che mai +in viso, la fecero rientrare in sè, e levatasi in piedi, gli disse: + +— Tu vaneggi! Va nel cubiculo, ove t’attende la tua sposa. Il momento è +propizio. Là sarai esemplare marito, qui, saresti figlio malvagio. + +Sotto mentita severità essa nascondeva l’emozione e la compiacenza. + +Nerone invece, nel cui animo cominciavano a balenare diggià selvaggi +sensi, al rifiuto d’Agrippina, alle parole di lei, in cui traspariva +il sarcasmo, perdè il senno. Dopo avere invano implorato l’incesto, +si preparava ad assalire la madre, allorchè dal liberto Azzerino fu +annunziato Aulo Plancio. + +A quel nome ruggì Nerone ed esclamò: + +— Sempre codesto odiato! Va, va dunque, o madre di Cesare, +prostituisciti a Macco[14]. + +E lasciato bruscamente il nudo braccio d’Agrippina, che stringeva con +forza convulsa fuggì via. + +A quell’impeto, a quell’ira, alle ingiuriose parole l’altra rimase +sbigottita. + +Temette che il figlio fosse uscito di senno. + +Era intanto da lungo tempo tramontato il sole e venuta l’ora della +_primae noctis intempestae_ (come chiamavano i romani le prime ore +della sera) e le lampade rischiaravano le sale del palazzo Augustale. + +L’Imperatrice Ottavia, indossata una veste d’oscuro bisso e coperta dal +peplo notturno, lasciò le sue stanze, traversò il cavedio ed uscì nel +peristilio. + +Ivi l’attendevano due schiavi lettighieri colla sua lettiga. + +Essa vi si adagiò, e preceduta da servi con torchi accesi e da due +ancelle, che in vassoi dorati portavano una ghirlanda di fiori e alcuni +oggetti preziosi, uscì dal palazzo. + +Dopo breve tragitto la lettiga arrestò davanti al tempio della Dea +Viriplaca, che sorgeva sul Palatino. + +Ivi assistita da due Sacerdotesse, che l’avevano accolta sulla porta +del tempio, Ottavia andò a prostrarsi al simulacro di quella Dea, +destinata a placare i mariti e ricondurre la concordia nelle famiglie. + +Rimase a lungo genuflessa a pregare, poi, deposte le offerte ai piedi +della statua, uscì dal tempio e tornò al palazzo. + +La giovine Imperatrice fidava nel patrocinio della Dea, quantunque +si fosse recata sola ad implorarla, mentre il culto esigeva che +v’andassero i due coniugi assieme, e là, prostrati al simulacro, +confessassero reciprocamente i loro torti, e si riconciliassero. + +Era però sovente cosa malagevole l’indurre o il marito o la moglie a +questo passo, e allora quello dei due, che più teneva a ristabilire +la concordia, si recava al tempio da solo per invocar la pace della +famiglia. + +Così aveva fatto Ottavia, e rientrata ne’ suoi appartamenti, rimase +qualche tempo sola, nella speranza di veder comparire da un momento +all’altro il marito sereno ed affettuoso. + +Talvolta al desiderio di lei s’alternava il timore, ch’egli giungesse +sì, ma per scagliarle contro nuovi rimproveri ed altere parole. + +Oh come la misera malediceva il momento in cui erasi presentata a +lei la giovine greca! Come rimproverava Gallione e Menecrate, all’uno +d’averla spedita, all’altro d’averla condotta, quantunque sentisse in +cuor suo d’essere ingiusta verso di loro. + +Che se avesse potuto immaginare il recondito scopo del citaredo, questi +non avrebbe più messo piede per certo nel palazzo dei Cesari. + +Tanto affetto e tanta abnegazione in una giovine e bellissima sposa non +meritava davvero Nerone, che, come si vide, pensava a tradirla nei più +nefandi modi. + +Ed esempi siffatti di fede costante erano ben rari nella corruzione +dell’antica Roma. + +Adagiata sovra elegante accubito Ottavia attendeva e pensava, e talora, +per distrarsi, prendeva dal desco, ch’erale vicino, un papiro e si +metteva a leggerlo al chiarore della lampada posta sovr’alto candelabro +a piede, dallo scapo finamente lavorato a cesello. + +Erano alcuni brani del poema _La Farsaglia_ di Marco Anneo Lucano, +nepote di Seneca, giovine poeta, che Nerone allora colmava d’onori. + +Intanto dagli spazii della clessidra si vedevano passare le ore, e il +desiderato sposo non compariva. Ebbe per un istante l’idea di farsi +coraggio e andarlo a trovare; ma contro questo consiglio si ribellò +l’amor proprio di lei. + +Essa non doveva implorare venia perchè nulla aveva a rimproverarsi. + +La sua dolcezza non doveva trascinarla fino a codesta umiliazione, e +per timore che il desiderio di pace finisse per costringervela, levossi +in piedi, e passò nella stanza da letto. + +Ivi l’attendevano le ancelle per raccoglierle le chiome nella +reticella, ed aspergerle il corpo coll’irino di Corinto, mentre la +schiava _vestiplica_ ripiegava le biancherie e le vesti. + +Compiuta la bisogna, Ottavia le licenziò e posto il nudo piedino sullo +scanno, entrò nel letto matrimoniale, ed attese ancora adagiata sul +fianco, posando il braccio sul _cubitale_[15]. + +Vegliò gran parte della notte, ma il sonno nei giovani finisce per +trionfare di qualsiasi cura. Sentì a poco a poco aggravarsi le palpebre +e cominciò a sonnecchiare. + +Le parve nel dormiveglia udire da lungi la voce di Nerone che +cantava. Credette a un sogno, e alcuni istanti dopo era profondamente +addormentata. + +Da più d’un’ora dormiva, allorchè fu desta all’improvviso da un +violento bacio sulla bocca. + + + + +CAPITOLO III. + +Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti di Seneca. + + +Non fu sola Ottavia che quella notte vegliò fino a tarda ora per +aspettare Nerone; per la stessa ragione vegliò anche Agrippina. L’una +attendeva per vederlo tornare a lei a chiederle amore, l’altra per +vederlo pentito chieder perdono. L’una aspettava dolente, l’altra +sdegnosa. + +Ma Nerone, invece di scendere nella propria coscienza, e riconoscere +i suoi torti, uscito dalle stanze della madre, chiese, com’era solito, +all’arte l’oblio delle male azioni commesse in quel giorno. + +Seguito da uno schiavo, che portava la citara, scese nel giardino, e +sedutosi tra le piante del _gestazio_[16] si mise a cantare. + +Le foglie, leggermente agitate dalla brezza di primavera, il chiarore +della luna, che avviluppava in un’aureola d’argento gli alberi, i +fiori e lo sterminato palazzo, il silenzio che regnava dintorno, tutto +quel tesoro di pace, col quale la natura lenisce le miserie umane, +raddolcirono il travagliato spirito di Cesare. + +Cessò dal canto, depose la citara, e pensò, tornando suo malgrado ai +teneri ricordi. + +Vide come in eterea visione la soave figura d’Ottavia; rammentò le +dolcezze di lei, i suoi vezzi, quasi infantili, la sua beltà che, al +dir d’Agrippina, tanti gl’invidiavano, e impetuoso, com’era in tutti +i suoi sentimenti, non resistette al desiderio di veder la moglie, e +balzato in piedi rientrò nel palazzo e mosse verso le stanze di lei. + +Come si vede, i nobili sentimenti cercavano ancora di lottare in esso +contro il malvagio istinto. Ma erano pur troppo le lotte estreme. + +Egli entrò a pian passo nel cubiculo, e fattosi presso il letto, stette +a contemplare la giovane sposa, che dormiva supina, facendo delle nude +braccia sostegno al capo. La temprata luce del _licno_[17] che pendeva +dal soffitto, dava alla bella dormente eterea forma. + +Nerone, chino su lei, stette per qualche tempo a contemplare quel seno +palpitante sotto la sottilissima veste, quella fronte d’avorio e quelle +labbra, che parevano schiudersi ad un sorriso, lasciando travedere i +denti. + +Come se fosse cosa nuova per lui, non resistette a lungo, e le diede +quel premuto bacio che la destò. + +Ottavia, riconoscendo il marito, mandò un grido di gioia, e gli cinse +il collo colle braccia, dicendo: + +— O Claudio, dunque la Dea m’esaudì. + +— Di qual Diva tu parli? + +— Della Viriplaca. + +E qui gli narrò come si fosse recata a sera ad intercedere da lei la +concordia coniugale. + +— Fu Venere invece che mi condusse a te, — soggiunse Nerone. + +— E non Cupido? — chiese sorridendo Ottavia. + +— Sì, Venere, Cupido, Volupia,[18] e sopratutto un irresistibile +desiderio di te. + +E svestita, così dicendo, la lunga tunica, che lo ricopriva, s’adagiò +nel letto al fianco di lei, che accarezzandogli i capelli e baciandolo, +gli chiese se fosse a lei dedicato quel canto, che aveva udito prima +d’addormentarsi. + +— Come! — esclamò Nerone con aria di compiacenza, — la mia voce giunse +fino a te! Eppure io non la spiegava del tutto, perchè l’aveva stancata +col gridare in questo dì nefasto: eppure da due giorni non ho tenuto +sul petto la lastra di piombo, per renderla chiara e sonora. Vedi +dunque tu stessa che la mia voce è potente, e posso sfidare qualsiasi +cantore, e lo stesso mio maestro Terpno. + +E la presunzione nell’arte gli faceva quasi dimenticare l’ardore dei +sensi, che Ottavia nella sua pudica riservatezza non cercava di tener +desto. + +La lascivia però non tardò a riprendere il disopra sull’arte, e quella +notte il talamo imperiale nulla ebbe da invidiare al _letto geniale_ in +cui la prima notte del matrimonio l’aveva condotta la Pronuba. + +Albeggiava di già quando si separarono. + +Ottavia, nell’esuberanza del contento, discese dal letto, indossò +la sua tunica bianca, e prima di chiamar le ancelle, uscì sopra il +_meniano_ (o terrazzino) per salutar con un sorriso di gioia l’aurora. + +Il cielo era limpidissimo. Come se fosse un riflesso dell’anima sua, +vide il Campidoglio, il Tabellario, il tempio di Castore e Polluce, e i +più eminenti edifizii di Roma avvolti nella tinta rosea del mattino, e +rimase a contemplar lungamente il sublime spettacolo. + +Passò poscia nella stanza del bagno, e s’immerse nell’odoroso lavacro. +Sedette quindi nel cubiculo, e dalla famula, a ciò destinata, si fe’ +quel giorno acconciar con cura maggiore. Si fece inanellare i biondi +capelli, lasciandoli cadere dietro le spalle, e tenendoli raccolti sul +capo con una _vitta_[19] di seta azzurra. Tra le sue gemme scelse due +orecchini di grossi _elenchi_.[20] Cinse il braccio sinistro con ricco +_spintere_[21], l’altro con braccialetto, formato da anelli a spirale; +e avvolse sotto il seno una _mamillare_[22] trapunta. + +Benchè sempre elegante ed accurata, essa non aveva mai dimostrata la +ricercatezza di quel giorno nel farsi più bella. + +Teneva a rendersi seducente, si proponeva di porre in opera tutti i +suoi vezzi, assoggettarsi a qualsiasi sacrifizio pur di conservare il +riconquistato affetto del marito. + +Era ingenuo proposito il suo, perchè ignorava da quale impetuoso +turbine di lascivia foss’egli agitato. + +Nerone, abbandonato il talamo, e rientrato nel suo appartamento, trovò +il suo antico pedagogo. + +Costui aveva nome Aniceto, ed era il suo confidente, il suo complice, +la sua spia, il più abbietto de’ suoi cortigiani, l’uomo infine che per +avidità di lucro era pronto a qualsiasi malvagia azione. + +Madre natura, che lo aveva così mal dotato nel morale, non era stata +più generosa nel fisico. + +Sopra un corpo magrissimo e allampanato si posava la testa coperta di +radi capelli rufi, misti ad incipiente canizie, quantunque non toccasse +ancora i quarant’anni. Dalla faccia giallastra e rasa, si sporgeva in +fuori un gran naso aquilino, e sotto enormi sopracciglia, rufe come i +capelli, erano sepolti due occhietti piccoli e chiari, ma che avevano +guardatura furbesca e cattiva. + +Nerone, che per quel mostro non aveva segreti, lo condusse nella +_zotheca_[23] e là adagiatosi sopra un lettulo coperto da una pelle di +pantera, gli narrò tutte le cose occorsegli il dì innanzi, il rancore +provato contro Ottavia per causa della citarista greca, la scena avuta +colla madre, e le delizie coniugali di quella notte nei più sconci +particolari, deridendo la goffaggine, con cui Ottavia rispondeva ai +suoi trasporti. + +— È bella, — egli aggiunse, — è soave, ma non è quella ch’io cerco. + +— Al divo Cesare, — rispose il cortigiano, — non sarà malagevole trovar +dovizia d’altri amori, se quelli del cubiculo coniugale lo tediano, +senza ricorrere all’incesto. + +— Oh fu quella l’aberrazione d’un momento, prodotta dai fumi del +falerno. Oggi ne provo ribrezzo, come mi pento d’aver oltraggiata mia +madre. Ma credi tu, Aniceto, che Aulo Plancio sia l’amante di lei? + +— Non so. + +— Indaga. + +— Obbedirò. + +— Hai null’altro a riferirmi? + +— Anneo Seneca è in questo momento nelle stanze dell’Imperatrice +Agrippina, che lo fece chiamare. + +— Sarà per querelarsi contro di me, — osservò, sorridendo, Nerone. — +Vorranno ch’io dimandi venia alla madre oltraggiata, e a questo sono +pronto. + +— Forse qualcos’altro si esigerà dal divo Cesare. + +— E che mai? + +— Venendo qui, m’imbattei nel cavedio in una fanciulla di splendida +bellezza accompagnata da Egloga. Al liberto Lucio Azzerino, che la +seguiva, chiesi chi fosse quella giovine. + +— Era Atte per certo, — interruppe Nerone infiammandosi in volto. — E +che ti disse il liberto di mia madre? + +— Essere una citarista e cantatrice di Corinto, mandata in dono da +Gallione all’Imperatrice Ottavia, e che Agrippina vuole assolutamente +che sia da te, o Imperatore, allontanata dal palazzo Augustale. + +— Per Giove, — esclamò Nerone, balzando in piedi; — questo non +l’otterranno mai. Io, che cerco l’ebbrezza dell’arte e dell’amore, +non acconsentirò certo a separarmi da quella figlia d’Acaja, che colla +bellezza m’innamora, e mi rapisce col canto. Oh no! + +E camminava agitato per la zotheca. + +Aniceto, l’umile pedagogo, che nella coscienza della propria +inferiorità odiava Seneca, e non lasciava sfuggire occasione senza +lanciar contro di lui qualche maligna insinuazione, uscì in queste +parole: + +— Non adirarti, o Cesare; qui solo imperi, e non devi permettere che +altri ti detti legge, non devi permettere che il tuo maestro abusi del +potere, che tu gli concedi. + +— Lascio che Seneca e Burro s’occupino degli affari di Stato, perchè +ciò mi giova; ma delle mie azioni sono arbitro io solo. Di questo +voglio dar prova sul momento. + +E lasciato Aniceto, si recò nella stanza della madre. + +Seneca era ancora con lei. + +La severa faccia del calvo filosofo dall’occhio ampio e bruno, dallo +sguardo espressivo, non si turbò affatto, vedendo comparire Nerone. + +Invece le pallide guancie d’Agrippina, sorpresa per quella improvvisa +apparizione, si tinsero d’un leggiero incarnato. + +Il figlio piegò un ginocchio davanti a lei e le disse: + +— Pentito dell’offesa che ti recai, vengo a chiedertene venia. + +Agrippina levossi in piedi, e rialzatolo, lo strinse fra le braccia e +lo baciò in fronte. + +Quella spontanea ammenda del figlio la lusingava e le faceva rinascere +la speranza di non aver perduto del tutto il suo ascendente su lui. + +Gli disse poi: + +— La Dea Viriplaca ti ricondusse ad Ottavia, il Sommo Giove t’ha +ricondotto a me. Del nefasto giorno di ieri più dunque non si parli. + +— E poichè venisti, o Nerone, — aggiunse Seneca, — lascia ch’io ti +parli invece di più gravi faccende. + +L’altro, pensando che si trattasse d’Atte, sentì ribollire il sangue, e +stava per respingere la proposta prima che venisse fatta. + +Riuscì però a trattenersi, ed attese che il maestro parlasse. + +I Senatori meno facoltosi ringraziavano Cesare per aver accordato loro +un assegno mensile di cinquecento sesterzi (dodicimila cinquecento +scudi). Era stata approvata la gratuita distribuzione di grano ai +soldati pretoriani mese per mese. + +Per evitare la falsificazione dei testamenti era intenzione del Senato +di emanare l’ordine che venissero suggellati e marcati con tre fori, +entro i quali si passasse per tre volte una cordicella, e che le +prime parti del testamento, dov’erano scritti i primi e secondi eredi, +fossero note soltanto a coloro che dovevano suggellarle e sottoscrivere +col nome del testatore; che i notai non potessero scrivere sè medesimi +eredi per alcuna porzione. + +Quanto alle nuove cose edilizie ideate dall’Imperatore, il Senato +approvava il progetto di costruire dei portici fra i casamenti isolati, +e intorno alle altre case per garantire i cittadini dagli ardori della +canicola e dalle intemperie del verno; ma trovava per ora di difficile +esecuzione il protrarre fino ad Ostia le mura di Roma, e per un canale +condurre il mare fino alle mura vecchie di questa città. + +Dovendosi poi trattare in Senato altre riforme riguardo ai Consoli +ed ai Questori, s’attendeva che l’Imperatore designasse il giorno per +assistere alla discussione. + +Tutte queste cose riferì Seneca, senza che Nerone facesse osservazioni +di sorta. + +Egli aspettava che si venisse a parlare d’Atte. + +Ma su di lei non pronunziarono motto nè Seneca nè Agrippina. + +Di questo silenzio fu meravigliato Nerone. + +O il liberto Azzerino aveva mentito ad Aniceto, o qualcosa si +nascondeva sotto l’apparente indifferenza della madre e del maestro. + +Spinto dal desiderio di porre in chiaro la cosa, dopo il _jentaculo_ (o +colazione) si recò nelle stanze della moglie. + +Essa non v’era, e dalle ancelle seppe ch’era discesa nell’orto assieme +ad Atte. + +Ciò accrebbe in lui la sorpresa. + +Dopo la gelosa ostilità addimostrata il dì innanzi, come poteva Ottavia +condur seco a diporto la schiava greca? + +Senza frapporre indugio le andò a raggiungere, sempre più impaziente di +sapere se si tramasse qualche cosa a sua insaputa. + +Trovò Ottavia in un ombroso viale seduta sopra sedile di marmo, e Atte +ritta in piedi davanti a lei. + +L’Imperatrice, come lo vide, andò ad incontrarlo e gli dimandò se +venisse, com’era suo costume, a declamar sotto quelle piante qualche +nuovo componimento. + +— No; — rispose l’altro, — avendo inteso ch’eri qui colla tua +citarista, credevo che questa stesse allietandoti col suo canto, e +voleva dividerne il piacere con te, mia bella Ottavia. + +Questa disse che aveva fatto chiamare la greca per condurla con sè +a diporto nella villa, e farle narrar le vicende della sua esistenza +passata. + +— Povera fanciulla, — soggiunse poi, — essa pretende che la sua stirpe +da alto lignaggio sia discesa alla misera condizione degli schiavi. + +— E in qual modo? — chiese Nerone rivolgendosi ad Atte. + +— Questo ignoro, — rispose la citarista; — quanto esposi alla diva +Imperatrice, udii sovente ripetere nella mia famiglia. + +Ottavia, ferma nel proposito di mostrare a Nerone come fosse scomparsa +in lei ogni sinistra prevenzione contro quella giovine, e mostrare +invece per essa interesse grandissimo, soggiunse: + +— Conviene, o Claudio, aiutarla a rintracciare una sua sorella di +latte, che moltissimo l’amava, e che da alcuni anni lasciò Corinto per +trasportarsi in Roma colla famiglia in un suo palazzo. + +— E chi eran costoro? — dimandò l’Imperatore. + +— Dei ricchi mercanti. Il capo aveva nome Plauzio Laterano. + +— Forse quello che fece testè edificare un palazzo presso la porta +Celimontana? + +— Lo ignoro. + +— E la fanciulla ha nome? + +— Rubea. + +— E ti sta veramente a cuore il rintracciarla? + +— Quanto una vera sorella. + +— E non ti scrisse mai? + +— Ahimè, no! + +— E se tanto ti portava affetto, come avviene ch’essa non siasi più +curata di te? + +— Temo sempre che le sia accaduta sventura, e l’anima mia è piena di +dolore, e piango per quella cara, ne’ miei sogni, la piango vegliando +nelle mie canzoni. + +— Oh, per gli Dei, — esclamò Nerone con forza di parlar concitato, — +conserva, o bella greca, la tua voce celeste, conserva le armonie del +tuo _simikion_ a più sublimi amori. + +— E perchè, — entrò a dire Ottavia, — non vuoi tu che questa buona +fanciulla rimpianga l’amica sua e desideri di rivederla? Essa mi pregò +d’intercedere perchè se ne faccia ricerca, e tu, o Claudio, quasi +rifiuti. + +— Non rifiuto; anzi lascio che l’Imperatrice dia ordine ai Consoli di +fare indagini e scoprire se codesta famiglia Laterano soggiorni ora +nella vastissima Roma. + +— O divo Cesare, io ti ringrazio, — rispose Atte inchinandosi, — e +t’assicuro che se Rubea è qui, la sua bellezza non sarà certo sfuggita +agli occhi dei cittadini. + +E qui fece così entusiastica descrizione di lei, che Nerone la +interruppe dicendo: + +— Se per una giovine amica han tanto bagliore i tuoi occhi, han tanto +fuoco le tue parole, che sguardi appassionati, che sublime eloquenza +dev’essere la tua parlando ad uomo amato. + +— Quest’uomo non lo conobbi ancora. + +— Asserisci il vero? + +— Lo giuro per la memoria dei miei poveri morti. Come poteva +un’infelice schiava illudersi d’essere amata, come d’esserla io sogno? + +— Lo sarai adesso ch’io ti diedi la libertà. + +L’ingenua Ottavia ascoltava e taceva, non sospettando che il marito +parlasse per conto proprio, dopo l’affettuosa riconciliazione della +scorsa notte, e non osando fare osservazione di sorta, per non essere +costretta di ricorrere nuovamente alla Dea Viriplaca. + +Atte fu rimandata nelle sue stanze, e Nerone si mise a passeggiare +sotto le piante, cingendo col braccio le spalle della moglie e cercando +d’investigare qualcosa sul conto di quanto il liberto d’Agrippina aveva +detto ad Aniceto. + +Vedendo di non riuscire, prese, come suol dirsi, il toro per le corna, +e dimandò: + +— Franca rispondi, Ottavia mia, spiace a te che io abbia annoverata la +citarista tra i famigli tuoi, che dimorano entro il palazzo? + +— E perchè dovrebbe spiacermi? Ciò piace a te, e basta. + +— Ma i tuoi sospetti, i tuoi rimproveri, il tuo cruccio di ieri? + +— Non ricordarmeli, o Claudio! Ne feci ammenda al simulacro della Dea. +Vedi tu stesso com’oggi sia cangiata, poichè a quella figlia d’Acaja +tanto m’interesso. + +— Saprai forse che l’Imperatrice Agrippina vorrebbe revocati gli ordini +miei. + +— Lo so, perchè stamane mi chiamò per dirmi ch’io doveva assolutamente +esiger questo da te, per non compromettere la concordia rinata fra noi. + +— È questo cómpito indegno ch’ella si assunse presso di te! — mormorò +Nerone facendosi livido e digrignando i denti. + +— Calmati! + +— E tu che rispondesti? + +— Che i desiderii di Cesare eran legge per me, che la sua volontà +doveva esser fatta, e che del resto io m’affidava alla protezione degli +Dei. + +Si scorgeva da queste parole che l’anima d’Ottavia non era del tutto +rassicurata sulla sua sorte avvenire. + +Ma Nerone non le badò, e rientrò nei suoi appartamenti, fantasticando +sempre sulle intenzioni della madre. + +Se questa non aveva parlato, lo si doveva alla sagace filosofia di +Seneca. + +Egli fece osservare a lei che Nerone non era più il docile giovinetto +d’un giorno e che tal focoso temperamento, tale ferrea volontà s’erano +manifestati in esso, da rendere impossibile il dominarlo, ed anche ben +malagevole il renderlo deferente ai consigli altrui. Conveniva, per +averlo più mite, non osteggiare le sue velleità d’artista, e mostrarsi +indifferente ai suoi capricci erotici. Se essa non si fosse opposta a +farlo istruire negli studii della filosofia, forse oggi comprenderebbe +da sè stesso quale cosa sconveniente sia il farla da istrione. Ma +volendogli dimostrare adesso codeste verità si correrebbe rischio di +trascinarlo, per ostinazione, a maggiori volgarità. Così, volendogli +imporre lo sfratto della giovine greca, si esporrebbero a sicuro +rifiuto e andrebbero incontro a più gravi scandali. Se, come assicurava +Agrippina, il figlio erasi già innamorato di quella schiava, movendo +guerra al sentimento di lui, non si farebbe che accrescerlo, perchè la +cosa vietata acquista in chi la desidera pregio maggiore. + +— Ma se quella donna, — osservò a sua volta Agrippina, — esercitasse +poi sull’animo di Cesare quell’impero, che Ottavia non ebbe mai, chi +giungerà a distruggerlo? + +— Il tempo, la sazietà, ed altre donne. + +Queste teorie, alquanto ciniche, ma giustissime del filosofo, poco +garbavano all’Imperatrice Agrippina. Ma pure si lasciò persuadere a +non pronunziare più col figlio il nome d’Atte, tanto più che Ottavia +stessa, ch’era in questa faccenda la più interessata, si rifiutava di +chiedere al marito il congedo della citarista. + +Quello stesso giorno, durante il pranzo (o merenda) e durante la cena, +Nerone si mostrò verso la moglie e la madre oltremodo cortese. Non +si curò affatto del giovinetto Sporo suo favorito, e fu affabile più +dell’usato verso il cognato Britannico, che non alloggiava nel palazzo, +ma era sovente invitato a cena insieme ad Antonina sorella di lui e +d’Ottavia. + +Terminato il banchetto verso l’ora quinta dopo il meriggio, uscirono +tutti dal triclinio e passarono nell’exedra rischiarata dal raggi del +sole, che volgeva al tramonto. Sedettero in circolo, e Nerone, rivolto +alla moglie, le chiese di permettere che la sua citarista venisse a +deliziarli col canto. Intanto sottecchi guardava la madre per osservare +il contegno di lei a questa proposta. + +Ma la furba Agrippina, memore dei suggerimenti di Seneca, fu pronta e +disse: + +— Oh, sì, permettilo, Ottavia, poichè a me non venne fatto ancora +d’udirla cantare. + +Ottavia, non meno sorpresa di Nerone per questo improvviso cambiamento, +ordinò che Atte venisse. + +E questa apparve poco dopo bellissima colle sue ricche chiome disciolte +e la bianca tunica, che stretta ai fianchi da cingolo azzurro, faceva +risaltare mirabilmente i rilievi del seno. + +Si fermò in mezzo alla stanza sotto il _compluvio_[24] dal quale +pioveva su lei lo splendore del sole, avviluppandola in un’aureola +dorata. + +Se l’astuta fanciulla l’aveva fatto apposta per mandare in visibilio +l’Imperatore, otteneva pienamente l’intento. Nerone rimaneva così +estatico a guardarla, che non pensava più allo scopo per cui l’aveva +chiamata. + +Ottavia, non riuscendo a nascondere interamente l’interno rammarico, +dimandò alquanto concitata al marito perchè non la facesse cantare. + +— Ella t’appartiene, — rispose Nerone, — sei tu che devi comandarlo. + +— Canta dunque, — le disse l’Imperatrice, — canta... dell’amica che +cerchi. + +Atte fece un inchino, e dopo alcuni accordi temprò sul _simikion_ +un’elegia, dando alla sua voce così mesta intonazione, che ogni nota +sembrava un gemito uscito dal cuore. + +Terminato il canto, Nerone rimase assorto, Britannico applaudì, +Ottavia, sinceramente commossa, lodò la citarista, e Agrippina rimase +muta, accontentandosi d’approvare con un moto del capo. + +Essa s’acconciava a non osteggiare le fantasie del figlio; ma non +voleva lusingarle troppo. + +Allorchè venne congedata, Atte risalì nei _cenaculi_[25] dov’era la sua +cella, sita tra quella delle nutrici e la stanza di Sporo. + +Era notte inoltrata e tutto buio e silenzio nella casa Augustale. + +Atte mezzo spoglia e avvolta in un amitto, sedeva presso la piccola +mensa rotonda, ch’era presso il suo letto e sulla quale ardeva entro +lampada di bronzo l’_ellinio_.[26] + +Ella erasi bene accorta del sentimento inspirato a Nerone, di cui +l’avevano profondamente colpita il carattere ardente e la generosità. + +Doveva ritrarre il piede dalla china fatale, o lasciar che si +realizzassero i sogni suoi d’amore e di grandezza? + +Stava assorta in questi pensieri quando fu picchiato all’uscio. + +Balzò in piedi atterrita e dimandò chi fosse. + +— Son io, — si rispose al di fuori. + +— E chi sei tu? + +— L’Imperatore. + + + + +CAPITOLO IV. + +Impudenza. + + +Mentr’essa tutta tremante gettava via l’amitto e tornava ad indossare +la tunica, + +— Apri! — gridò Nerone imperiosamente. + +Atte andò a disserrare i _claustri_ della porta e poi indietreggiò +atterrita, quando Nerone spalancò con forza i due battenti. + +— Divo Cesare, — ella chiese con tremula voce, — che dimandi da me? + +— Amore e voluttà. Se conosci i pregi immensi di cui ti fu larga +Venere, non devi sorprenderti se a Claudio Nerone ribollì il sangue al +solo vederti. Fanciulla divina, tu devi esser mia. + +E le si avvicinò. + +— Sii generoso, o Imperatore, — mormorò essa scostandosi: — non +vilipendermi perchè io sono una povera figlia di schiavi. + +— Se io volessi vilipenderti, non lotterei qui adesso contro me stesso +per tenere a freno il mio temperamento, e non strapparti di dosso le +vesti, e stringendoti fra le mie braccia, gettarti su quel letto in +tutto lo splendore della tua nudità, e baciarti e morderti, sitibondo +di voluttà. + +— E l’imperatore avrebbe cuore d’oltraggiarmi così? — mormorò Atte +guardandolo supplichevole. + +— È appunto il cuore che trattiene i sensi, perchè t’amo, perchè voglio +essere riamato da te, voglio che tu in un trasporto d’amore mi conceda +quello ch’io non oso rapirti. + +E questo egli diceva tenendola abbracciata e baciandola. + +Atte cercava di rompere quell’amplesso, d’evitare quei baci, ed +implorava pietà, e pregava Nerone a non smentire le proprie parole, a +non violentarla. + +— Claudio Nerone non mente, non ti faccio violenza; ma lascia ch’io +senta palpitare il tuo cuore sul mio, ch’io respiri del tuo respiro, +e se per caso smarrissi del tutto la ragione ti do quest’arma per +difenderti. + +E, con una mano distaccato dal fianco sinistro il _pugio_,[27] lo +depose sulla mensa. + +In quest’atto di mentita magnanimità trapelava l’indole dell’istrione. +Ma fors’egli in quel momento d’aberrazione era in buona fede. + +Continuava a dichiarare di non voler usar violenza ad Atte, ma intanto +stringeva sempre più l’amplesso, sempre più fervidi si facevano i baci, +ond’essa, dopo aver cercato invano di respingerlo, di persuaderlo, +senza ottenere da lui altra risposta che iperboli d’amore, cessò dalla +resistenza, quasi dicesse tra sè: + +— Il destino lo vuole, fa di me le tue voglie. + +Allorchè Vesta, la Dea della verginità più nulla aveva a proteggere +nella fanciulla d’Acaja, questa, seminuda, balzò dal letto, sul quale +aveva giaciuto a fianco di Nerone, e fissandolo con aria imperterrita, +gli disse: + +— Guarda, o Cesare, io non piango, io non tremo, io non mi pento +d’averti sacrificato il mio fiore verginale. Ma tu non menarne vanto +perchè non sei tu che hai trionfato, sono io che cedetti, e cedetti +perchè t’amo fin da quando udii in Corinto celebrar le tue gesta di +Principe e d’artista. Ov’io non t’avessi riamato, nessuna seduzione, +nessuna promessa, nessuna forza brutale sarebbero valse a vincermi. +L’arma che tu mi desti te l’avrei strappata dal fianco per immergermela +nel petto e lasciarti il mio cadavere. T’appartenni perchè t’amo e +t’amerò sempre. Ora so quello che m’aspetta; so che altra donna torrà +a me quel ch’io tolsi alla diva Ottavia. Ma ti giuro, che qualunque sia +il destino a me riserbato, io, benchè derelitta, non t’abbandonerò mai +e sarò l’_Agathodaemon_[28] della tua vita. + +Nerone, affascinato più che mai dalla franca confessione d’Atte e dalle +sue nobili parole, attirandola a sè e di nuovo baciandola, le disse: + +— L’avvenire che t’attende sarà più splendido forse che tu non creda. + +Il crepuscolo mattutino cominciava appena a diradare il buio della +notte, quando Nerone uscì dalla cella d’Atte. + +Sul limitare di quella attigua vide un giovinetto che malinconicamente +s’appoggiava con una spalla allo stipite. + +Alzò la lanterna e riconobbe Sporo, che aveva gli occhi umidi di pianto. + +— Che fai tu qui? — gli dimandò bruscamente. + +— Nulla, — mormorò l’altro con flebile voce. + +— Perchè piangi? Perchè uscisti dal tuo letto? + +Sporo chinò la testa e tacque. + +— Parla! + +— Perderò certo la protezione di Cesare. + +— E perchè lo temi? + +Sporo accennò col capo la cella vicina. + +Nerone alzò le spalle e gli disse: + +— Torna nel tuo letto a dormire, e raccomandati agli Dei che ti +rendano più prudente e meno superbo della mia benevolenza, o fanciullo +corrotto. + +L’ostiario, che quella notte vegliava, e alcune guardie del pretorio +avevano visto comparire e sparire attraverso le finestre dei cenaculi +il chiarore della lanterna, ma s’erano guardati bene dall’indagare il +mistero. + +Le due nutrici e Sporo non parlarono; ma Nerone, che aveva tutti i +vizii, compreso quello dell’impudenza, si tenne per alcuni giorni in +riserbo, ma poi col suo contegno fe’ tutto palese. + +Egli aveva interamente disertato il talamo, ed ogni notte faceva +discendere la concubina nel cubiculo del suo appartamento. + +Ma come questo non gli bastasse, esaltato dalla passione, volle +publicamente far pompa della sua conquista, e sovente o di giorno +o a sera nei giardini, sfarzosamente illuminati, cantavano insieme +alla presenza di cittadini d’ogni classe dal Senatore al più volgare +istrione, dei quali riscaldava l’entusiasmo con dolci d’ogni sorta e +_poculi_ colmi di vino. + +Il parassita Cercopiteco, ch’era tra gl’invitati, andava dicendo +sommessamente a questo e a quello che più di quei canti e di quelle +_dulcia_ avrebbe aggradita una sontuosa cena da riempiersi il ventre +per tre giorni almeno. Ancor egli però mentiva entusiasmo grandissimo +per non perdere la benevolenza di Nerone, e univa così la sua esca +all’erotico fuoco di lui. + +Atte di mal animo si prestava a codeste feste, che a lei sembravano +una sfrontata manifestazione del suo disonore, e una disfida +all’Imperatrice Ottavia, che pure erasi mostrata verso di lei molto +benevola. + +E questa sua non era ipocrisia ma bensì sincero rimpianto. Essa era +peccatrice per amore, ma non depravata, e la sua colpa non aveva +soffocato in lei i nobili sentimenti. Avrebbe voluto amar Nerone senza +recar dolore ad Ottavia, o per lo meno che questa avesse qualcosa a +rimproverarsi per essere più facilmente perdonata. + +Ma invece la virtù di lei, così crudelmente oltraggiata, non le +lasciava speranza di pietà da parte della tradita. + +Voleva per questo che s’occultasse il più possibile l’oltraggio agli +occhi dei quiriti. + +Nerone però, non intendeva accondiscendere, dicendo di volere +dichiarare in faccia agli uomini ed agli Dei la sua felicità, e che il +publico doveva abituarsi a riguardarla come nuova sovrana. + +La donna, per quanto ambiziosa, non si lasciò commuovere da queste +parole, pronunziate nel primo delirio della passione, ed insistette +perchè si cessasse da quella sfacciata ostentazione della colpa. + +— In questo modo, — essa gli diceva un giorno, — tu mesci, o Cesare, +nel calice dell’amor mio l’amarezza dell’onta e del rimorso. E poi, qui +mi sento circondata dall’odio di tutti. + +— E a te che importa? T’ama Nerone e basta. + +— Degli altri non mi cale; ma la diva Ottavia, che più non mi chiamò, +che più non vidi.... Oh, come vorrei gettarmi a’ suoi piedi. + +— Atte, amor mio, smetti codeste fantasie. Non piangere perchè il tuo +pianto potrebbe costar la vita a chi n’è la cagione. Tu conosci l’amore +di Claudio, ma il suo sdegno non lo conosci ancora. + +E per distruggere in lei le malinconiche impressioni, quel giorno +stesso partì con essa da Roma, accompagnati da Sporo, a cui Nerone per +nuovo capriccio, aveva fatti indossare abiti femminili, destinandolo a +compagno d’Atte. + +E non poteva essere quel giovinetto un compagno pericoloso? + +No. + +Non andò nella suntuosa villa di Bauli presso Baja, perchè ivi erasi +recata sua madre, disgustata degli scandali che accadevano nella +casa Augustale. Si recò invece in altra villeggiatura ch’egli aveva a +Subiaco. + +E qui, finalmente Atte raggiunse il sognato mistero dell’idillio. +Ed era beata di vivere d’amore in quelle mute sale, di respirare le +fresche aure autunnali, o girando tra i fiori, o vogando sui laghi +artificiali creati da Nerone coi rivi dell’Aniene. + +Alla sera, al chiaror della luna, seduti, a fianco uno dell’altro +entro scafo sfarzosamente addobbato, cantavano condotti da Sporo, che +remigava fissando Atte; poichè smesso l’odio, cominciava a sentirsi +anch’egli ammaliato. + +Nel tranquillo soggiorno di quella villa l’amore della giovine greca +erasi più che mai acceso e di molto erano diminuiti gli scrupoli suoi. + +A ciò aveva contribuito Nerone, ripetendole sempre, che sotto la +rassegnazione d’Ottavia si nascondeva l’indifferenza e che ad essa +bastava di poter conservare il diadema imperiale, d’indossare il manto, +e far pompa di vesti e di gioielli. + +Era questa una calunnia, che gli giovava in quel momento, per non +essere annoiato dai rimorsi della concubina, e distruggerli interamente +prima di restituirsi in Roma con lei. + +E a questo ritorno egli anelava per poter di nuovo nelle feste far +pompa de’ suoi amori. + +Avrebbe volentieri spogliata Atte dinanzi a tutti per farne ammirare la +splendida nudità. + +A tanto delirio di depravazione erano giunti diggià i sensi di lui. + +Ed essa, che del suo desiderio erasi accorta, per tema di riuscirgli +incresciosa, prevenne l’ordine e fu la prima a dire: torniamo. + +Appena giunto al palazzo dei Cesari, Nerone si recò ad abbracciare +Ottavia, per vedere se continuasse in lei il gelido contegno a suo +riguardo, contegno che a lui giovava e spiaceva nel tempo stesso. + +La moglie corrispose all’amplesso, ricambiò il bacio del ritorno, e +gli parlò delle occupazioni a cui erasi data, degli svaghi presi e +delle persone viste durante la sua assenza. Ma non fece la più lontana +allusione al viaggio di lui, non le sfuggì dal labbro alcun rimprovero. + +Allorchè vide la sua citarista divenuta concubina del marito, e da lui +portata in trionfo, pianse nel segreto della sua stanza, ma in faccia +all’adultero, in faccia agli altri aveva nascosto il doloroso rancore +sotto la maschera dell’indifferenza, impostale dalla dignità offesa di +moglie e di sovrana. Fors’anco s’illudeva di potere con questo metodo +riconquistarlo, sapendo com’egli mal soffrisse d’esser posto in non +cale da una donna ch’egli aveva amata. + +Di fatto quel giorno Nerone uscì poco soddisfatto dalla stanza della +moglie. + +Egli avrebbe preferito di trovare questa desolata e supplichevole, per +avere il merito di consolarla, oppure adirata per farle sentire il peso +della sua prepotenza. + +Mandò tosto per Aniceto, il quale per avarizia abitava in una di quelle +vie plebee presso il monte Celio, dov’erano raccolti i più rumorosi +mestieri, e dove dalla vicina Suburra affluivano meretrici e lenoni, e +dove perfino dimorava il carnefice. + +Ma il sordido pedagogo a siffatte miserie non badava. + +In attesa di lui Nerone s’intratteneva con Seneca e Burro, che lo +consigliavano con tutta dolcezza ad aver maggiori riguardi verso la +moglie, se non per amore, almeno per politica, essendo essa l’idolo del +popolo. + +— Il popolo, — rispondeva Nerone alzando le spalle, — deve adorare chi +vogl’io. + +Il venerando Burro, che non aveva nè l’accortezza nè la prudenza di +Seneca, si mostrò offeso per quella risposta e censurò aspramente la +condotta di Nerone e terminò dicendo: + +— Non toccare al popolo gl’idoli suoi, non far ch’egli si mostri +ingrato verso di te, dimenticando le tue munificenze, le opere insigni +di publica utilità, che tu compi, e le stesse tue virtù. + +Questa chiusa diradò alquanto il torvo sguardo del tiranno. + +— Ed è soltanto per parlarmi d’Ottavia che veniste? — chiese dopo +alcuni istanti di silenzio. + +E i due lo esortarono a convocare il Senato per definire finalmente +la questione dei Questori, e combinare le due imprese d’Alessandria e +d’Acaja, ed altre faccende d’ordine interno. + +— Domani sono le none: sia dunque convocato per gl’idi. Andate. + +Seneca nell’uscire disse all’altro: + +— Claudio non è più quello d’un giorno. Egli si fa tremendo, e come +tutti i prepotenti, la verità lo irrita. Abbi dunque prudenza un’altra +volta. + +— Vorresti ch’io tacessi e che mentissi alla mia coscienza? + +— No, parlare il vero, e farglielo accettare, senza ch’egli se ne +accorga. + +Appena si presentò Aniceto, Nerone gli dimandò se fosse vero che in +Roma si osasse censurar la sua condotta, e ciò pel grande amore che il +popolo portava a Ottavia. + +— Io nulla intesi, — rispose Aniceto, — neppure nella taverna di +Salvidieno Orfido, ove convengono i più fieri maldicenti della città. +Non meno dell’imperatrice, i romani amano e rispettano il divo Cesare. + +— Forse diffidano di te, e avranno in tua presenza o taciuto o parlato +a bassa voce. + +— Quando si tratta di servirti, basta agli occhi miei il movimento del +labbro per indovinar la parola. + +— Non esagerare i tuoi meriti, astuto pedagogo, o perderai la mia +fiducia. + +— Che Giove Ottimo Massimo tenga da me lontana così grande sventura. + +— E d’Aulo Plancio che sai? + +— Egli raggiunse a Bauli la diva Agrippina. + +— Audace! — mormorò Nerone digrignando i denti. + +— E che t’importa? + +— Mi sdegna la sfrontatezza di quel drudo da _quadrantarie_[29] che osa +innalzarsi fino alla madre di Cesare. + +— E perchè? + +— Perchè sono di natura geloso, perchè la gelosia è in me ardentissima +febbre, capace di trascinarmi al delitto. Vorrei che mia madre, mia +moglie, che tutte le matrone di Roma, come Atte la bella, non avessero +altro Dio che me. A proposito, che pensi tu del citarista Menecrate? + +— Io? + +— Egli si reca quasi ogni giorno presso l’Imperatrice. + +— E sospetteresti tu? + +— Se la madre discese fino al gladiatore Bito, potrebbe la figlia +discendere fino al citaredo Menecrate. La rassegnazione, o indifferenza +che sia, per le mie infedeltà me lo farebbe supporre. Ma non voglio +crederlo ancora. Aspetterò che l’accusa mi venga da pubblica fama. Tu +nulla udisti? + +Non sapendo se il tiranno preferisse la moglie colpevole per potersene +sbarazzare, o l’innocenza di lei per andarne superbo, prese nella +risposta una via di mezzo, e disse che nulla aveva inteso fino ad ora. + +Poi, soggiunse: + +— Ma se ti tormenta il dubbio, perchè non vieti al citaredo l’accesso +nel palazzo Augustale? + +— Insano consiglio è il tuo. Io voglio punire i colpevoli, non +condannar gl’innocenti. + +— Parla franco, o Cesare, a te gioverebbe trovare un’equa ragione per +liberarti d’Ottavia. + +— E chi ti dà il diritto, o pedagogo, d’indagare gl’intimi sentimenti +miei? Quando Nerone vuole, sa comandare, e gli altri devono eseguire i +suoi ordini e tacere. + +— Perdona, o divo Imperatore, al mio ardire; ma tu sovente m’onorasti +de’ tuoi segreti.... + +— Li svelo quando a me giova, ma non permetto ad alcuno d’investigarli. +Hai inteso? + +— Ho inteso, o divo Cesare, e continuerò ad essere sempre esecutore +prudente e fedele di ogni tuo cenno. + +E se ne partì persuaso che Nerone erasi sdegnato, perchè le sue +intenzioni riguardo ad Ottavia erano state indovinate prima del tempo. + +Alla mattina degl’idi, Nerone adagiato entro lettica aperta portata a +spalla da otto schiavi letticarii e circondato dai littori si recava al +Senato. + +Egli vestiva la tunica bianca orlata al basso da limbo di squisito +lavoro. L’ampia toga purpurea gli copriva la persona fino ai calzari, +e passando a foggia di mezza luna sotto il braccio destro, andava +a cadere sulla spalla sinistra. Aveva in mano il bastone d’avorio +sormontato da un’aquila d’oro, e in capo una corona di lauro. + +Allorchè lo squillo delle trombe annunziò l’arrivo dell’Imperatore, +i Senatori che s’intrattenevano nell’emiciclo, ragionando fra loro +di cose diverse, andarono ad occupare gli stalli, tutti, più o meno, +rassettando le pieghe del laticlavio il più artisticamente che da loro +si potesse. + +Era questa una debolezza comune a patrizi e borghesi d’ogni età. + +Claudio Nerone entrò acclamato nel suo passaggio, e andò ad occupare +il solio d’avorio, ch’era posto in alto sopra le due sedie curuli dei +Consoli. + +Quand’egli rendeva giustizia era solito udir la domanda del postulante +e rimandarlo, senza aver parlato. Il giorno seguente poi, faceva noto +a questi l’esito del suo affare. Così in Senato ascoltava in silenzio +la discussione, poi si faceva dare in iscritto i diversi voti dei +Senatori, e su quelli deliberava in seguito. + +Quel giorno invece acconsentì subito circa il migliorar la sorte dei +Questori, nel decretare che i figliuoli dei liberti non fossero più +ammessi nel Senato e nel deliberare su altre faccende d’ordine interno, +tra cui la questione degli archi Celimontani, che dovevano portare +818 quinarie d’acqua nei suoi orti. Dimandò che quel progetto venisse +tosto discusso, e i Senatori a lui devoti, ch’erano in maggioranza, +acconsentirono e lo approvarono. + +Allorchè si trattò delle due spedizioni d’Alessandria e d’Acaja, tornò +all’antico sistema e tacque, rimandando la deliberazione alla dimane. + +Alcuni Senatori a lui poco benevoli per prendere una rivincita +insistettero perchè la questione non fosse rimandata ad altro giorno, e +l’Imperatore per tutta risposta si levò dal solio ed uscì. + +Mentre sul Tarpeo s’adunava il Senato, d’uno strano spettacolo godeva +il popolo sul Palatino. + + + + +CAPITOLO V. + +Grandezze ed insanie. + + +Appena salito sul trono il primo pensiero di Nerone era stato quello +d’edificare presso il palazzo dei Cesari un altro immenso edifizio che +occupasse oltre al Palatino tutto lo spazio tra il Celio e le Esquilie. + +Nell’impazienza di vedere giunta presto a compimento quest’opera che +doveva riuscire una delle meraviglie dell’universo, aveva ordinato che +gli fossero spediti da ogni parte d’Italia tutti i prigionieri, anche +quelli già condannati a morte, perchè vi lavorassero sotto la direzione +degli architetti Severo e Celere. In tal modo fu l’opera assai +prontamente compiuta. + +Il vestibolo della casa era di fronte alla Via Sacra, e il portico con +tre ordini di colonne era lungo mille passi e la statua che vi sorgeva +nel mezzo alta centoventi piedi. + +Era già stato scavato il vastissimo bacino dello stagno, che +doveva essere riempito colle acque dell’Aniene, portate dagli archi +Celimontani. E ciò spiega l’impazienza addimostrata in quel giorno al +Senato perchè fosse decretata subito l’opera idraulica. + +Al di là del bacino s’aggruppavano alcuni grandi magazzini fabbricati +con sassi quadrati di tufo litoide, ed altri edifizii. + +Nerone li aveva comperati per atterrarli, e piantare al loro posto +boschetti e cascine, che dovevano specchiarsi nel lago. + +Quella mattina, mentre i Padri della patria stavano discutendo +nel tempio di Giove, alcuni soldati balistarii avevano piantato +un _tormento_ a piccola distanza da quei magazzini, e da questo +scagliavano contro le loro mura massi di ogni forma e dimensione, che +incrinavano i tufi e finivano per farli cadere in ischeggie. + +Folla immensa assisteva alla demolizione, e in mezzo alle _sordide_ +della plebe, che la dicevano sempre avida di spettacoli, si notavano +l’ampia toga del vecchio patrizio, la toga virile del borghese, quella +_pretesta_ del nobile giovinetto, che giuocando col suo bastoncino, +andava in cerca di qualche grazioso visino. + +La folla, che trovava di suo gusto quello spettacolo di distruzione, ad +ogni sasso lanciato dalla balista freneticamente applaudiva. + +— Plebe stolta e codarda! — mormorò un cittadino. + +A quanto sembra, a costui l’entusiasmo degli altri urtava i nervi. + +Egli aveva nome Isidoro Cinico, uomo di mezza età, nel quale la tinta +giallognola del volto, i contratti lineamenti, ed il taglio austero +della bocca dinotavano apertamente di qual carattere irrequieto e +bilioso egli fosse. + +Di fatto era noto all’universale come contraddicente e acerbo censore +di tutto e di tutti. + +— E che ti fece mai, questa misera plebe? + +Chi rivolgeva queste parole al Cinico era uno fra i più stimati +cittadini di Roma per sagacia, per intelletto, e per integerrimo +carattere. Si chiamava Gneo Calpurnio Pisone. + +Ad esso Caligola rapiva la giovinetta sposa Livia Ostilla, e lui +cacciava in bando. + +Salito sul trono Claudio Cesare, lo aveva richiamato e fatto Console. +Tornava alla vita privata dopo la morte dell’Imperatore, a cui serbava +riconoscenza, ma non poteva perdonargli d’aver ceduto alle esigenze +d’Agrippina, e spodestato Britannico del quale egli era amicissimo. + +Isidoro rispose ch’egli apprezzava la plebe integra e laboriosa, +ma quella cui tutto era buono per uccidere l’ozio, gl’inspirava +grandissimo disprezzo. + +— E perchè alla gente che qui si ferma per curiosità tu lanci un’accusa +che può essere ingiusta? Vi saranno moltissimi che tornano dal lavoro, +e che lo riprenderanno tra poco. Vuoi negar loro questo momento di +sollievo? E noi due, non ci siamo forse incontrati qui? E siamo oziosi +per questo? Confessa piuttosto che t’incresce di sentire acclamato +l’uomo che abborri. E comprendo in te questo sentimento per l’amicizia +che ti legava al misero Lucio Silano. + +— Che codesto mostro coadiuvato da sua madre, — proseguì il Cinico, +— fe’ morire dopo avergli rapita la sposa, la giovine Ottavia, a cui +diede il manto imperiale per cangiarlo poi nella veste di Nesso. + +— E tolgan gli Dei, — esclamò sospirando Pisone, — che qualche grave +sciagura non sia riserbata al fratello di lei, all’onesto Britannico. + +— Onesto sì, ma inetto. + +— Non parlarmi così di lui. + +— Perchè non agisce? Perchè non vendica l’ingiustizia che gli venne +fatta? Perchè s’accontenta di nutrire un livore infecondo? + +— Prima d’accusare il suo prudente contegno aspetta, o Cinico. E +intanto allontaniamoci di qui. Guarda chi ci sta d’appresso. + +L’altro si rivolse e vide fermo a pochi passi da loro Aniceto, e più +oltre Cercopiteco Panerote, che parlava con Menecrate. + +Lo spione cercava di prendere con una fava due piccioni, e mentre +tendeva l’orecchio per afferrare qualche parola del dialogo fra Pisone +ed Isidoro Cinico, che sospettava ostili all’Imperatore, attendeva il +parassita per cavargli con astuzia i calcetti sul conto del citarista. + +Gneo Calpurnio e il Cinico s’allontanarono, e poco dopo, Cercopiteco, +rimasto solo, si fermò a contemplare le paste dolci d’un _dulciario_ +ambulante. + +Intanto continuavano i colpi dei proiettili, il rovinio delle pietre, e +le grida del popolo. + +Cercopiteco, dopo essere stato alcun tempo indeciso, tirò fuori il suo +_marsupio_, ne cavò fuori due _as_[30] e datele in mano al _dulciario_ +prese dal canestro una piccola torta di latte, farina, frutta e +miele, e mangiandola tornò ad avviarsi, allorchè gli venne incontro il +pedagogo e gli disse arrestandolo: + +— Bon pro ti faccia, o Panerote. + +— Tutto a me fa buon pro. + +— Te felice! E che metodo adoperi per ciò? + +— Non vado a pesca di guai, non m’impaccio de’ fatti altrui, lascio +che ogni acqua corra per la sua china, guardo bene a varcar la soglia +della mia casa col piè destro, non mormoro d’alcuno, e lodo tutti, e le +mie sole censure le riserbo pei cattivi cuochi. Non ho mai pregato nel +tempio dell’ambizione, e in me non esercitarono la loro potenza nè la +figlia della notte[31] nè il figlio di Venere. + +— La persona che teco conversava poc’anzi, — interruppe tosto Aniceto, +— non può dir lo stesso. + +— Chi, Menecrate? + +— Tu lo dici. + +— Io dico ch’egli è giovane dabbene e sagace, e che coll’arte +onestamente sostenta sè e la sua vecchia madre. + +— Ed io faccio eco alle tue parole; ma ch’egli non senta al tempo +stesso ambizione ed amore, questo non puoi negarmelo. + +— Nè affermo, nè nego, perocchè è questione questa che non mi riguarda. + +— Ma quello che ho inteso.... + +— Quello che tu hai inteso non voglio intendere io. Sta sano. + +E lasciò lo spione in asso, che invece di mostrarsi adirato, diede un +ghigno satanico di contentezza. + +La onesta discrezione di Cercopiteco gli prestava il destro di farsi +merito presso Nerone. + +Di ritorno dal Senato, questi andò nella stanza d’Ottavia, ch’era in +quei giorni alquanto sofferente, ed egli mostravasi affettuoso con +essa, tanto più che i medici la supponevano gravida. + +La trovò distesa col capo appoggiato all’_anaclinterio_ d’un sofà, ai +piedi del quale sedeva sopra uno sgabello Menecrate suonando la citara. + +Quella vista fe’ torvo Nerone, che dimandò ove fossero le due ancelle +di servizio. + +Ottavia rispose ch’erano, come sempre, nella stanza attigua, pronte ad +ogni squillo di timbro. + +L’altro, non del tutto rasserenato, partecipò alla moglie il +Senatus-consulto, che decretava la costruzione degli archi Celimontani, +aggiungendo che sperava ben presto di veder riempito il lago Neroniano. + +— Intanto, — soggiunse Ottavia, — so che stamane cominciasti la +demolizione degli edifizii prospicienti la _casa transitoria_, e che il +popolo v’assistè entusiasmato. + +— Davvero! — esclamò Nerone, — e d’onde lo sai? + +— Da Menecrate, — essa rispose, — che viene di là. + +Allora l’Imperatore, cominciando a rasserenarsi, si rivolse al +citarista, che al suo apparire erasi levato in piedi, e si teneva in +disparte, e gli disse: + +— Avanzati e racconta. + +E l’altro confermò che ad ogni masso lanciato dalla ballista, la folla +mandava grida di gioia ed acclamava a Cesare. + +— In questa guisa, — osservò Nerone, — Roma risponde a quegli spiriti +gretti, che m’accusano di pazze prodigalità, perchè amo tutto ciò ch’è +grande, tutto ciò ch’è bello. Ma io disprezzo le censure di codesti +Catoni, che m’ascrivono perfino a colpa l’idolatria che nutro per +l’arte, e proclamano gli allori suoi indegni d’un Imperatore romano. + +— Anche in questo, o divo Cesare, il popolo non divide la loro +opinione. So che molti anelano di sentirti a cantare, e s’apprestano a +chiedertelo ad alta voce quando ti vedranno in publico. + +A quest’annunzio il broncio di Nerone scomparve del tutto, fu +dimenticata la gelosia e il citarista tornò in grazia. + +Era fuori di sè dalla gioia. Quando si toccava quella corda +sensibilissima, la sua parlantina non aveva più freno e diveniva +eloquente quanto lo era stato a difendere gli altri Marco Tullio +Cicerone. + +Egli disse che seconderebbe per certo il desiderio del popolo +romano; ch’era già sua intenzione, allorchè sarebbe compiuta la _casa +transitoria_, d’aprire le sale e gli orti di quella Augustale, e là +cantare alla presenza di tutti. Ora, aggiunse che poteva farlo perchè +la sua voce roca e debole alle prime lezioni dategli dal maestro Terpno +era diventata chiara e sonora, a forza di studi e di precauzioni +igieniche e meccaniche, come quella di non mangiar pomi, nè altri +cibi indigesti, di purgarsi spesso, d’eccitare il vomito, d’iniettare +liquidi nel corpo e tener sul petto quella finissima lamina di piombo +per gran parte della giornata, stando disteso bocconi sul letto. + +Egli assicurava di potersi adesso esporre al publico anche sulle scene, +senza timore d’essere sopraffatto da altri, e di volerlo fare perchè +niuno è che ponga mente alla musica segreta. + +Ottavia e Menecrate lo lasciarono parlare senza dir motto. + +La prima, amante ancora, deplorava in cuor suo quella grande +aberrazione del marito. Il ridicolo, al quale s’esponeva, la feriva più +profondamente dell’infedeltà. + +Menecrate, per rispetto all’Imperatore, non voleva contraddirlo, per +rispetto a sè stesso non voleva farla da cortigiano, approvando quel +che internamente disapprovava. + +Egli aveva detto che il popolo desiderava di udirlo, e aveva detto +il vero; ma di suo nulla aveva aggiunto per incoraggiare Nerone ad +accontentarlo. + +Inoltre, la segreta passione, che nutriva per Ottavia, gli faceva odiar +quell’uomo, che la rendeva infelice, quantunque egli, sedotto da una +vana lusinga, v’avesse contribuito, conducendo a Roma quella schiava. + +Ma allora era il suo, più che sentimento vero, un’esaltazione di +giovanile baldanza. Adesso che amava davvero, vedendo d’aver formato +l’infelicità dell’adorata donna, malediceva il progetto malvagio da lui +concepito a Corinto. + +Non aveva osato mai confessarlo ad Ottavia, vedendola sempre benevola +verso di lui. + +Il dignitoso contegno della sovrana gli toglieva il coraggio, e +gl’imponeva il silenzio sulle condizioni dell’anima sua. + +Anche quella mattina non fecero osservazioni di sorta sui pazzi +progetti di Nerone, quando questi, dopo essersi dimostrato +cordialissimo con Menecrate e tenero colla moglie, era uscito tutto +contento. + +Allorchè giunse Aniceto, e cominciò a vantarsi d’aver indagato qualcosa +sul conto di Menecrate, spiegando malignamente a senso di reticenza +le ultime parole di Cercopiteco, Nerone lo interruppe bruscamente, +dicendo: + +— Lascia in pace il citaredo. Quel modesto giovane è incapace d’osar +tanto. Vattene, che oggi non ho bisogno di te. + +E il pedagogo se n’andò tutto sorpreso e mortificato. + +Alcuni giorni dopo, venuta la sera, salì nella stanza d’Atte, e si +presentò a lei vestito colla _palla citharaedica_, che i suonatori di +musica portavano sulla scena, e la testa incoronata di lauro. + +Volle che la donna si denudasse fino alla cintola, e si coprisse poi +colla _caliptra_.[32] Indi le ordinò di prendere il _simikion_ e di +seguirlo. + +Atte si mostrava restia ad obbedire, e presa da timore e vergogna, +dimandò dov’egli volesse condurla. + +— Vieni con me, e non temere, — disse Nerone. + +— Oh Numi, che vuoi tu far di me! + +— Inebriarmi sempre più nelle tue divine bellezze. + +E cingendole colle braccia l’imbusto, la trasse seco nel vestibolo; la +fe’ sedere al suo fianco in una _carruca_ tirata da due cavalli. + +L’auriga, forse già prevenuto, uscì dal palazzo senza attender +l’ordine, e la donna più non dimandava, più non parlava. Tanto era +confusa e atterrita, conoscendo di quali strani capricci fosse capace +il pazzo Imperatore. + +E l’apprensione di lei s’accrebbe, allorchè si vide condotta in cima +all’altissima torre di Mecenate. + +Sotto il cupo azzurro del cielo tempestato di stelle si vedevano +nereggiare giganteschi i più alti edifizii, e le buie vie rischiararsi +or qua or là di tetra luce. Erano torchi portati da drappelli di +soldati, che si facevano strada con bruschi modi tra la folla, la quale +camminava nella stessa loro direzione, procedendo a ondate come una +marea. + +Il mormorio delle voci, il rotar dei carri, il calpestio giungevano +tramutati in confuso rombo fino all’alto della torre. + +Atte dimandò, tremando, cosa succedesse mai, che significassero quelle +fiaccole e quel sordo frastuono, perchè egli l’avesse condotta là mezzo +denudata. + +— Perchè, — la interruppe Nerone, — preparo a te sublime spettacolo, e +a me ben altro. + +— E che mai? + +— Io vidi il nudo tuo seno al chiaror della luna, allo splendore del +sole, ed ora lo voglio rischiarato da altra luce. Questo ti dica come +sia pazzo Nerone della tua venustà; come lo renda delirante la lascivia +che emana da tutto il tuo corpo. E tu, in ricambio di sì amorosa +frenesia, diffidi di me e tremi. No, rassicurati, o Atte, tocca le +corde del tuo strumento, e canta guardando agli astri, prima che un +denso velo non li nasconda agli occhi tuoi. + +— E che può mai offuscarli se non vedo nube alcuna sull’orizzonte? + +— Le nubi verranno dalla terra, — disse sorridendo Nerone. + +— Dalla terra? — mormorò Atte. + +— Cantiamo. + +A questo la citarista non si sentiva punto disposta; ma si rassegnò, e +rimosso il velo dalla bocca, intuonò un canto a due voci, alternando +la sua voce potente, ma tremante per l’emozione, a quella rauca +dell’Imperatore. + +A un tratto la donna cessò dal cantare, tendendo lo sguardo verso le +Esquilie. + +Nerone aveva detto il vero. + +Da quel punto si vedeva inalzare da terra una nube, che facendosi +sempre più densa si spandeva per l’aria, correndo in balia del vento, +che cominciava a soffiare alquanto impetuoso. + +In mezzo a quel nero vapore cominciarono quindi a balenar delle vampe; +le vampe si cangiarono in fiamme, le fiamme in montagna di fuoco che +in un attimo rischiarò di sua luce sinistra tutti i monumenti, anche +lontani, del Palatino. + +Nerone, come vide la donna rischiarata dal riflesso dell’incendio, le +tolse di mano il _simikion_, e quasi con furia le strappò di dosso la +_calyptra_, esponendo le nude forme di lei all’igneo splendore. + +La lascivia dell’amante aveva fatto indovinare al frenetico artista +quale forma incantevole assumerebbe la bella figlia d’Acaja rischiarata +da quella luce tremenda. Sembrava di fatto che il fuoco le scorresse +nelle vene, che le balenasse negli occhi, che le scintillasse +attraverso le labbra, attraverso i capelli. + +Era divenuta apparizione fantastica. + +Nerone la prese per le braccia e fissandola con sguardo ardente ed +intenso, che sembrava volerle penetrar nelle viscere, esclamò: + +— Ma quale Iddio, o divina creatura, stringeva fra le braccia tua madre +quando fosti concepita! Il mio amore per te diventa delirio. + +E quasi muggendo, come leone, cominciò a baciarla tanto sulla bocca, +sugli occhi, sul dorso, sul petto, che sembrava non esser mai sazio. + +Finalmente sentendo che lo scirocco continuava ad infuriare, riprese +con lena affannata e gli occhi rivolti al cielo: + +— O Eolo, o Dio dei venti, tu non sei degno di lambir con me queste +carni. Basta per te. + +E tornò a ricoprire Atte, che pareva trasognata e non sapeva in che +mondo si fosse. + +Seppe finalmente che procedendo troppo lentamente la demolizione dei +magazzini, Nerone aveva ordinato che vi si appiccasse il fuoco, e +voluto assister con lei a quello spettacolo. + +Le fiamme, spinte dal vento, si dilatavano sempre più, e Nerone, +inspirato da quella voragine ardente, prese a cantare, con quanto fiato +aveva, la presa e l’incendio d’Ilio. + +Sperava forse che il canto fosse udito dalle vie, e che il popolo, +riconoscendo la sua voce, l’acclamasse. + +Invece giunsero al suo orecchio lontane voci di gente che fuggiva e +chiedeva soccorso. + + + + +CAPITOLO VI. + +Tiranno che sfida e tiranno che trema. + + +Poco mancava al _conticinio_[33] e le fiamme, lungi dal diminuire, +divampavano più forti e s’estendevano. Quelle voci, quel rafforzarsi +dell’incendio, decisero Nerone a discendere dalla torre per rientrare +nel palazzo, e saper là cosa accadesse mai. + +Lungo la via trovò la gente che frettolosamente se ne tornava, +mormorando, altri, che fermi in capannelli, lungi dall’acclamarlo, lo +guardavano biecamente; uomini e donne che piangevano ed imprecavano. + +Egli era tetro e furibondo. + +Appena discesi, Atte salì nei _cenaculi_ ove trovò Egloga ed +Alessandria che l’aspettavano ansiose, non sapendo cosa fosse accaduto +di lei, dove Nerone l’avesse condotta, che significassero quelle +grida, donde provenisse quell’incendio, perchè tutti nel palazzo +ignoravano l’ordine dato da Nerone ai due architetti Severo e Celere di +distruggere col fuoco quei granai. + +La giovine greca nulla seppe dir loro. Essa era ghiacciata, affranta, +spaventata. Non seppe che dare in questa esclamazione: + +— Eterni Dei, cos’è mai quest’uomo che mi fa rabbrividire! Immensamente +io l’amo, ed egli mi ricambia d’amore. Ma lo stesso amor suo mi fa +paura. + +E più non reggendosi in piedi, entrò nella sua stanza e si coricò. + +La stanchezza, i brividi del freddo fecero che essa non tardasse a +prender sonno, e quando riaprì gli occhi trovò vicino a lei Sporo, +questa volta vestito da uomo. Si teneva presso la sponda con un +ginocchio in terra e il braccio appoggiato sulla coltre e la guardava. + +— Come sei entrato? — gli chiese Atte, sorridendo. + +— Trovai l’uscio aperto. + +— E che fai qui? + +— Ti guardavo a dormire. Sei così bella! + +— O giovinetto Sporo, so che tu non m’amavi perchè temevi ch’io ti +togliessi il favore di Cesare; so che a malincuore obbedisti allorchè +questi t’impose d’indossare abiti donneschi, e di servirmi. Ed ora, +perchè vieni a lusingarmi e mi parli, e mi guardi come un innamorato? + +Sporo chinò la testa e tacque. + +— Mi detesti ancora? — chiese Atte. + +— Oh no! — esclamò con impeto il garzone divenuto di porpora. + +— E perchè arrossisci allora? È dell’odio che dovevi arrossire. Forse +ti sei accorto, che io non ebbi sull’Imperatore quella potenza che tu +temevi. + +E con ansia attese dall’ingenuità di lui la risposta. + +— Il divo Cesare, — disse Sporo, — è ora troppo felice per curarsi di +me. + +— E ciò t’addolora? + +— È appunto la sua felicità, che mi fa male. Tutto il tuo amore è per +lui. + +— Adesso ti comprendo, o misero Sporo. Tu vorresti di questo mio amore +raccorre almeno qualche bricciola, è vero? + +— Sì, — mormorò egli, fissandola con occhi languidi. + +— Ora dunque sei contento che Cesare t’abbia imposto d’essere la mia +ancella. Ma perchè svestisti il peplo, perchè non coroni coll’_infula_ +i tuoi ricciuti capelli? + +— Non voglio esser donna. + +— Hai ragione. + +— Ho già sofferto abbastanza quando l’Imperatore mi conduceva in +pubblico tenendomi presso di sè travestito a quel modo. Tutti mi +chiamavano la moglie di Nerone. + +— Ma se tu non l’obbedisci in questo suo capriccio sarebbe capace +d’allontanarti da me. + +— E vuoi tu ch’egli tema di questa sua povera vittima? + +— Tu vittima di lui? Tu che temevi di perderne l’affetto? Smetti +l’ipocrisia, o fanciullo, e sii almeno leale nell’ignominia, come lo +sono io. + +— E schietto ti parlo, o Atte. Perdendo il favore di Cesare non +resterebbe a me che la conseguenza de’ suoi feroci capricci. Credeva +ch’egli t’avesse raccontato il mio martirio, ma poichè lo ignori, +dimandalo a lui, ch’io non ho il coraggio di palesartelo. Tu sei +buona, e non ne riderai come ne ridono Pitagora e Doriforo, questi due +favoriti spregevoli, ma più di me fortunati. Nulla essi rispettano, e +son certo che oggi derideranno anche quei disgraziati di cui in questo +momento ardono le case. + +— Ma non sono i granai acquistati da Cesare, che ardono? — dimandò la +donna sorpresa. + +— Insieme ai magazzini il fuoco distrugge case e palazzi vicini. In +questo momento è più spaventoso che mai. + +Di fatto, le fiamme e i tizzoni accesi, trasportati dal vento, avevano +appiccato il fuoco negli edifizi vicini. Ma s’eran visti alcuni soldati +con stoppa e fascine aiutar l’opera dell’elemento devastatore. Se +eglino agissero poi per propria malvagità e sete di bottino, oppure per +ordini segreti avuti da Nerone, questo non sapeva Sporo. E quand’anche +l’avesse saputo, non avrebbe osato palesarlo. + +Dal canto suo Atte, che già presentiva qualcosa di sinistro, dopo le +grida udite tornando al palazzo, s’astenne dall’interrogare più oltre, +e cercò di rimandare il giovinetto. + +Questi però prima d’andarsene, voleva la promessa d’essere riamato da +lei. + +— O fanciullo, — gli rispose la donna, — tu pensi all’amore, tu che +potresti ancora portare la _crepundia_[34] e baloccarti colla pupa. +Fatti uomo e togliti all’ignominia, e troverai oneste giovinette che ti +daranno gioie, che io non avrò più, le gioie della famiglia. + +— Questa gioia di cui tu parli, io non l’avrò mai, — disse Sporo +malinconicamente. + +— E perchè? + +— Nerone me la tolse per sempre. + +— Spiegati. + +L’altro allora s’avvicinò a lei, e dopo averle sussurrato alcune parole +all’orecchio, fuggì via. + +— Infamia! — esclamò la donna, coprendosi il volto colle mani. + +E raccapricciava al pensiero che l’amore, ed anco un po’ l’ambizione, +l’avessero data in balia d’un uomo così freddamente feroce. + +Nerone, tornato dalla torre di Mecenate alla casa Augustale, trovò nel +vestibolo i dodici littori dei Consoli, che insieme a Seneca e a Burro +lo attendevano nel _cavedio_, tutti costernati pei gravissimi danni che +arrecava l’incendio. + +Destati improvvisamente e balzati dai loro letti, venivano a chiedere +provvedimenti e soccorsi. + +Credevano di vedere l’Imperatore agitato del pari; invece lo videro +a tornare colla sua druda, vestito da istrione, imbronciato, ma +tranquillo. + +Passò loro dinanzi, e salutandoli disse d’attendere ed entrò nei suoi +appartamenti. + +Come se Seneca fosse responsabile della condotta di Nerone, Burro e i +Consoli si rivolsero a lui, meravigliandosi di quello strano contegno, +di quel buffonesco abbigliamento. + +Seneca stringendosi nelle spalle, rispose: + +— _Nullum magnum ingenium sine insaniæ mixtura_.[35] + +Furono, dopo qualche tempo, introdotti in una sala, dove trovarono +Nerone, che cangiate le vestimenta, sedeva presso un tavolo, sul +quale ardeva ancora la lucerna _polimixa_, di cui i dodici lucignoli +confondevano la loro luce coi primi bagliori del crepuscolo mattutino, +uniti al riflesso dell’incendio. + +— Che si vuole da me? — chiese egli. + +Allora gli riferirono che alcune ville di patrizii, e case d’antichi +Capitani, ricche d’arredi guerreschi, e perfino dei templi posti +nell’isola stessa dei granai, erano preda alle fiamme; che il popolo +esterrefatto correva per le vie e si ricoverava in campo Marzio. + +— Non odi tu questo frastuono tremendo? + +Di fatto, giungevano fino alla casa Augustale le grida della gente che +fuggiva, e il rombo lontano delle fiamme. + +— Odo sì, — rispose imperturbato Nerone, — ma tutto ciò non mi fa paura. + +Seneca soggiunse che conveniva provvedere subito per domare l’incendio, +rassicurar la plebe, e venire in soccorso de’ danneggiati. + +Com’ebbe finito di parlare, l’Imperatore rispose, rivolto ai Consoli: + +— Voi approvaste che quei magazzini fossero distrutti col fuoco. Se +ora, contro le vostre previsioni e le mie, le fiamme si estesero, sta +a voi il provvedere perchè l’incendio s’estingua. Claudio Nerone ha +bastanti ricchezze per riparare ai danni. Se il Profeta Nazareno voleva +distruggere il tempio di Gerosolima, e riedificarlo in tre giorni, io +posso incendiar Roma intera, e in poco tempo ricostruirla. Rassicurate +dunque, a nome di Cesare, tutti i danneggiati. Le macerie delle loro +case da questo momento appartengono a me, e che nessuno osi rimuoverle +per rovistarvi dentro. Se qualcuno osasse disobbedire a questo ordine, +in luogo d’un compenso avrà una pena. + +L’incendio durò sette giorni, distruggendo gran quantità di casupole, +di palazzi e di luoghi sacri. La distruzione di questi ultimi suggerì +a Nerone, per scagionar sè stesso, l’infame calunnia, che si dovesse al +fanatismo dei cristiani l’estensione del fuoco. + +Per suo ordine molti di questi infelici furono catturati e messi a +morte fra le imprecazioni della plebe. + +E i poveri cittadini, colpiti dalla sventura, perdettero tutto quello +che di prezioso avrebbero potuto dissotterrare dalle macerie. Furono +largamente ricompensati, è vero, ma in gran parte col loro stesso +denaro. + +Dall’effimera generosità s’erano lasciate abbacinare le stesse donne di +Nerone. + +Agrippina, ch’era ritornata da Bauli, intenta sempre a riconquistare il +cuore del figlio, andò quella stessa mattina a congratularsi con esso, +e i suoi elogi furono accompagnati da sì artifiziose moine, da render +gelose la moglie e la concubina. + +Ottavia difese l’operato del marito contro le censure, che Menecrate +aveva udite e ripeteva a lei. D’una sola accusa quell’anima gentile non +lo difendeva, il massacro dei cristiani. + +Atte infine, benchè inorridita ancora dalla rivelazione di Sporo, si +mostrò ammirata per quell’atto magnanimo, e ne diede all’amante ampia +mercede amorosa. + +Le donne innamorate volontieri dimenticano, scusano e perdonano. + +Ma i biasimatori, di cui aveva parlato Menecrate, erano di molti, e le +loro censure esprimevano in tutti i modi pubblicamente in prosa e in +versi, che venivano divulgati nei pubblici ritrovi. + +La plebe però non ci badava, ed entusiasmata del suo Imperatore, lo +acclamava tutte le volte che si mostrava per le vie. + +Contento di ciò, Nerone non si dava per inteso nè delle critiche nè +delle satire. + +Avvenne un giorno quello che Menecrate gli aveva annunziato. + +Una mattina tornava in gran pompa al palazzo dei Cesari su cavallo +riccamente bardato. Lo accompagnavano la moglie, la madre, Seneca, +Burro, i due Consoli, i Senatori ed altri dignitari della Corte e dello +Stato. + +Pressochè tutti addimostravano in volto grande preoccupazione. + +Il turbolento popolo d’Alessandria non cessava dal ribellarsi al +dominio romano, malgrado la sanguinosa repressione subita sotto Giulio +Cesare l’anno 47 avanti G. C. + +S’era finalmente stabilito di spedire altre milizie in Egitto, per +domare nuovamente i ribelli, e Claudio Nerone doveva porsi alla testa +delle legioni. + +Questa spedizione non gli sorrideva; ma aveva finito per cedere alle +esortazioni del Senato. + +La notte, che precedette il giorno destinato alla visita dei templi +per implorare il patrocinio dei Numi, i sonni suoi erano stati turbati +da visioni spaventose, talchè, balzato dal letto, aveva chiamato i +liberti, e benchè fosse ancora notte chiusa, ordinava loro di condurgli +l’astrologo Babilo. + +Costui venne di fatto, e credendo di fargli cosa grata, dichiarò nullo +il significato di quei sogni, assicurandogli il favore degli astri. + +Nerone avrebbe preferito oracolo diverso. Fece però buon viso a sorte +avversa, e si recò nei templi. + +In quello di Giove lo attendeva il Pontefice Massimo circondato +dai Sacerdoti, dagli Auguri, dai Flaminii, dagli Aruspici ed altri +assistenti. + +Pregò lungo tempo, stando in piedi davanti alla statua del Nume colle +braccia distese verso il cielo, le palme aperte e avvicinate l’una +all’altra, come usavano i romani nel _precatio_. + +Dopo altri luoghi sacri andò al tempio di Vesta, e sedette davanti al +delubro su ricco solio tra quelli della moglie e della madre. + +Le Sacerdotesse col _carbaso_ (corta tunica di lino), la stola, il +bianco _suffibulo_ delle cerimonie, formato da un lenzuolo di panno, +che loro copriva la testa, ed era appuntato sotto la gola con una +fibbia, stavano aggruppate entro il delubro rischiarato dalla fiamma +del sacro fuoco. + +Nerone, nel levarsi in piedi, per cominciare il _precatio_ si sentì +trattenuto indietro. + +Si fe’ pallido in volto e ricadde seduto. + +Il lembo della veste s’era impigliato in un fregio del solio. + +Come se questo presagio non bastasse a preoccuparlo, altro accidente +gli occorse subito, che accrebbe in lui lo spavento. + +Liberata da quell’impaccio la veste, tornò ad alzarsi, ma con stupore +grandissimo degli astanti lo si vide rimanere immoto, a premersi la +destra sugli occhi, appoggiando la sinistra sulla spalla d’Ottavia. + +— Claudio, che hai? — mormorò questa tutta commossa. + +— Un velo davanti agli occhi. Più nulla discerno. Usciamo dal tempio. + +E mosse verso il _pronao_. + +Ottavia lo sosteneva sempre, Agrippina gli era accanto, gli altri +seguivano aggruppati insieme, e dimandandosi a vicenda cosa fosse +accaduto. + +Uscirono anche le Vestali, alcune delle quali passarono a poca distanza +da Atte, che insieme alle due nutrici di Nerone era venuta a veder la +cerimonia. + +Dopo aver mirato una di quelle vergini, strinse convulsamente il polso +d’Egloga mormorando: + +— Numi possenti! Mi par dessa. + +— Chi? — dimandarono Egloga ed Alessandria. + +— Rubea. + +Appena uscito all’aperto sparì il momentaneo turbamento di Nerone, che +rimontò a cavallo e si diresse verso il palazzo dei Cesari. + +Ecco le ragioni per cui tutti se ne tornavano imbronciati. + +Lungo il tragitto, il popolo che accorreva da tutti gli sbocchi delle +vie per vedere il corteo, acclamava all’Imperatore, e ad alte grida +dimandava d’udirlo cantare prima della sua partenza. + +Questo bastò per rasserenare il divo Cesare, che ringraziava volgendo +la testa a dritta e a manca, ed esprimendo con dei sorrisi la promessa +di soddisfare a quel desiderio. + +Le due Imperatrici fingevano d’essere contente per fargli piacere, ma +gli altri assumevano aspetto più severo che mai. + +Tornato in casa, e preoccupato dai sinistri presagi, non fidandosi più +di Babilo, fece venire Simone il mago, pel quale nutriva ammirazione +grandissima. + +Questo ciurmadore, nato nel Borgo di Gitton in Samaria, dopo essersi +fatto battezzare dal Diacono Filippo, dimandava all’Apostolo Pietro +cosa si pagasse per aver il dono di parlare tutte le lingue. Pietro +malediceva lui e la sua offerta[36] ed egli, lasciata la Samaria, aveva +cominciato a viaggiare, meravigliando le turbe co’ suoi prodigi; ed era +venuto in Roma, dove aveva conquistato l’animo di Nerone, mercè nuove +ciurmerie e millanterie, tra cui la promessa di volare un giorno alla +sua presenza. + +Quando comparve, Nerone gli disse: + +— O Simone, può la tua magica potenza con qualche esorcismo scongiurare +i sinistri presagi? + +Il furbo, che aveva già inteso dire come a Nerone poco andasse a genio +quel viaggio, chiese dapprima di quali presagi si trattasse, e come +ebbe inteso dei sogni spaventosi e dell’incidente occorso nel tempio di +Vesta, rispose: + +— Non valgono esorcismi atti a combattere la volontà degli Dei. +Questa chiaramente s’espresse, e se vuoi, o divo Cesare, sottrarti a +conseguenze funeste, conviene che tu rimanga. + +Il mago ebbe larga ricompensa per questa risposta, che riescì gradita +non solo a Nerone e alla sua famiglia, ma eziandio agli altri amici. + +Anneo Seneca, e lo stesso severo Burro convennero esser prudente +consiglio il rimanere. + +Atte, più di tutti, ne fu lieta, e quand’essa si trovò sola con Nerone, +mostrò giubilo così grande, ch’egli entusiasmato per tanto amore, +esclamò: + +— A te, a te, il diadema imperiale, o divina creatura. + +Sentendo poi, come a lei fosse parso di riconoscere Rubea tra le +vergini Vestali, le promise, benchè a malincuore, che avrebbe mandato +Aniceto ad assumere informazioni. + +Atte chiese in grazia d’andar essa stessa insieme ad una delle due +nutrici, temendo che Nerone dimenticasse la promessa, come non aveva +tenuta quella di far ricerca della famiglia Laterano. + +Non l’aveva dimenticata il suo amante, ma a lui spiaceva, per gelosia, +che Atte ritrovasse Rubea, sospettando nell’anima sua depravata +qualcosa di turpe nella loro amicizia. + +Quel giorno però pensò fra sè: + +— Se Rubea è Vestale nulla più temo. + +Ed accondiscese. + +Al mattino seguente la citarista, accompagnata da Egloga e da Aniceto, +si presentò all’abitazione delle dodici Vestali. + +L’Ostiario, ch’era un vecchio soldato e che stava lavando alcuni arredi +destinati al culto, rispose alla loro dimanda esservi veramente una +Sacerdotessa di questo nome tra le vergini, che nel primo decennio +apprendono le cose attinenti al loro ministero. + +Chiesero di vederla e l’altro dimandò chi fossero. + +Atte, che teneva al piacere d’essere riconosciuta dalla sua sorella di +latte, + +— Ditele, — rispose, — che l’attende un’amica a lei dilettissima. + +E siccome il vecchio esitava, Aniceto colla burbanza del cortigiano, +gli ordinò d’ubbidire, venendo essi mandati da Cesare. + +L’Ostiario passò nell’interno del recinto, e dopo lungo attendere, +li condusse nell’_opistodomo_[37] dicendo loro che fra poco si +presenterebbe la vestale Rubea. + +Atte giubilava al pensiero di riabbracciare l’amica del suo cuore. + +Misera! A quale doloroso disinganno era serbata. + + + + +CAPITOLO VII. + +Rubea. + + +Plauzio Laterano, lasciata Roma fin da giovinetto, erasi recato in +Acaja per esercitar la mercatura, ed ivi imbattutosi in una dama di +Corinto vedova e giovine, quantunque di due o tre anni a lui superiore, +l’aveva sposata, ed un anno dopo il matrimonio nasceva Rubea. + +Non essendo la moglie di fibra robusta, Plauzio volle che la bambina +fosse affidata ad una nutrice e questa fu la madre d’Atte. + +Quantunque il commercio dei grani gli procacciasse sempre nuove +ricchezze e l’aria balsamica di Corinto fosse oltremodo salutare a lui +ed alle sue donne, si decise a partire e tornarsene in Roma. + +E questa risoluzione egli prese, più che per desiderio di lasciar +la Grecia, per soffocare in sul nascere il primo amore della sua +fanciulla, innamoratasi d’un giovine greco e per condizione e per censo +indegno di lei. + +Rubea aveva allora quindici anni. L’indole di lei non era di quelle +facili a piegarsi, disposta a dimenticare. Non per capriccio, non per +passatempo, nè per smania di marito, come il più sovente avviene nelle +fanciulle, essa amava il suo damo; ma sibbene per quella vera passione +che non si estirpa facilmente dal cuore. + +Cercò dapprima d’intenerire il padre; ma quando lo vide inesorabile +alle preghiere sue e a quelle della madre, non profferì più detto, non +versò una lagrima, e seppellì nell’anima il rammarico del rifiuto, e il +dolore della separazione dal giovine amato. + +Carattere fiero oltre ogni dire, essa del suo sentimento non aveva +messo a parte che i genitori, nessun altro, neppure la sorella di +latte, a lei così cara. + +Le angosce poi, non confidò ad alcuno. + +Giunti in Roma presero dimora in una villa a poca distanza dalla +città, non essendo pronto ancora il palazzo, che Plauzio Laterano stava +facendo costruire, e che da lui doveva prendere il nome. + +Erano arrivati da un anno, e quando Plauzio, vedendo che la figlia +mai dell’amante perduto non faceva parola, credeva che lo avesse +dimenticato, questa esternò tanto a lui che alla madre un fermo +proponimento che li fe’ rimanere di sasso. + +Ogni anno alle calende di maggio si celebrava in Roma la festa della +Dea Bona, che custodiva la castità, e dava lo spirito profetico. + +Erano al rito ammesse le sole donne, che in quella circostanza +fingevano avversione per l’altro sesso, e ciò per imitare la Dea, che +aveva sempre respinto da lei il marito Fauno. + +Era costui un Dio, ma forse un brutto Dio. + +Rubea pregò la madre di condurla a quella festa, che si celebrava di +notte nel palazzo del Pretore, e la madre, la quale afferrava ogni +occasione per distrarre la figlia dalla sua tristezza, accondiscese di +buon grado. + +Nel mezzo del pretorio sorgeva il simulacro della Dea colla testa +coronata di pampini ed attorno ai piedi attorcigliato un serpente, +simbolo della vendetta del Dio, che per punirla dei continui rifiuti ai +suoi abbracciamenti, l’aveva cangiata in rettile. Davanti alla base era +un _mellario_ colmo di vino; e questo doveva ricordare la disobbedienza +di Bona, quand’era ancora in terra, alla legge che vietava alle donne +di bere vino. + +Per questa colpa Fauno l’aveva uccisa con un bastone di mirto, e poi +pentitosi, la innalzava all’onore della divinità. + +Quel vino veniva chiamato latte, perchè dovendo berne tutte le astanti, +s’univa l’idea dell’astinenza all’ubbriachezza che la cerimonia +imponeva. + +Il pretorio era tutto rischiarato da faci e adornato all’intorno per +cura delle Vestali con festoni di fiori freschi e frutta. + +V’erano là riunite, matrone, spose, fidanzate e fanciulle, che tutte +s’inginocchiarono, allorchè la Vestale _Damiatrice_ e le altre vergini, +vestite di bianco, si prostrarono davanti al simulacro. + +— Oh come sono belle quelle Vestali, e come devono essere felici! — +mormorò Rubea all’orecchio della madre. + +— Silenzio, o figlia, — rispose questa, — che la preghiera incomincia. + +La somma Sacerdotessa, dopo avere ricordati i repulsi della +castissima Dea alle procaci voglie di Fauno, il sangue versato da +lei per mantenersi incontaminata, e il premio avuto nello splendore +dell’Olimpo, le pregò a tener salde le prische virtù di Roma e renderne +il popolo gagliardo sempre ed invitto. + +Queste parole, accompagnate da una antichissima cantilena del Lazio, +furono ripetute in coro da tutte quelle donne, la maggior parte delle +quali non erano certo disposte a seguir l’esempio della Dea. + +Terminata la preghiera, la _Damiatrice_ cominciò il sagrifizio, +chiamato _Damium_, da _Damia_, altro nome di Bona. + +Furono immolate galline d’ogni colore tranne il nero. Dopo di che, le +più giovani Vestali immersero delle coppe d’oro nel _mellario_ e le +portarono in giro, ricolme di vino, dando da bere a tutte, finchè fu +vuotato il vaso. + +Allora, la Vergine che aveva compiuto il sagrifizio, gridò: + +— Evviva il frutto di Bacco! + +A questo grido le più sfrenate e briache si sciolsero i capelli, si +strapparono di dosso le vesti, e rimaste con una sola pelle d’animale +messa a tracolla, che lasciando nuda una parte del seno, scendeva +loro fino ai ginocchi, cominciarono una danza vertiginosa intorno al +simulacro accompagnandosi con cimbali, sistri e nacchere. + +Naturalmente la moglie e la figlia di Plauzio Laterano, come molte +altre, non presero parte a quella danza bacchica. + +Rubea non levava mai gli occhi dalle Vestali, che conservando il +dignitoso contegno, uscirono a due a due accompagnate dai littori per +tornare alla loro casa. + +Spuntava l’alba, allorchè la fanciulla e sua madre montarono nel carro. + +Durante il tragitto dal palazzo del Pretore alla villa, Rubea non +fece che parlare delle giovani Sacerdotesse, chiedendo alla madre +quali fossero i loro riti, i loro privilegi; e la madre ingenuamente +soddisfece alla sua curiosità tributando encomii grandissimi alle +austere vergini. + +Due giorni dopo Rubea dichiarò che voleva farsi Vestale. + +I genitori, colpiti da questa risoluzione, la osteggiarono più che da +loro si potesse. Non avevano che quell’unica figlia, che poteva formare +la felicità del più cospicuo giovine patrizio colla sua coltura, colle +sue grazie, colla sua splendida bellezza. + +Atte aveva detto il vero, asserendo all’Imperatore che Rubea non +avrebbe potuto mostrarsi per le vie di Roma senza essere ammirata da +tutti. + +E quella ricca capellatura castagnina di lei, che sciolta le ammantava +tutta la persona, quegli occhi d’azzurro profondo, ai quali facevan +cortina lunghe palpebre scure; quella bocca divina, quelle carni che +sembravano di trasparente alabastro, quelle forme fidiache, dovevano +dunque rimanere tesori nascosti all’amore degli uomini? + +La fanciulla così voleva, e gli austeri rifiuti del padre, le tenere +espressioni e i consigli materni non valevano a rimoverla dal suo +proposito. + +— La mia patria podestà può impedirtelo, — diceva Plauzio. + +— E vorresti, o padre, — rispondeva Rubea, — togliermi così l’unica +felicità che mi sorride nell’avvenire? + +— Tu sei, — soggiungeva la madre colle lagrime agli occhi, — il solo +bene ch’io possieda in terra, e tu crudele me ne rendi priva. + +— Ma il tuo amore, — rispondeva la figlia, — non preferisce di vedermi +casta, tranquilla e felice, in quel sacro recinto, piuttostochè avermi +qui mesta e sventurata? + +La tenace fanciulla vinse, e sua madre, sacrificandosi, come tutte le +madri amorose, s’unì a lei nel supplicare il marito ad acconsentire. + +Plauzio, prima di cedere, forse per prender tempo, volle consultare +un _Estispice_[38] per conoscere se il voto della figlia fosse gradito +agli Dei e se sarebbe essa veramente felice. + +Con grandissimo rammarico del Laterano, l’oracolo fu favorevole a +Rubea, che pochi giorni dopo, indossava la stola ed il carbaso della +Sacerdotessa di Vesta. + +Aveva allora diciassette anni e ne contava ventuno quando venne a +trovarla Atte. + +Allorchè si presentò nell’_opistodomo_ tutta vestita di bianco +colla fronte stretta nell’infula sacra legata dietro la nuca, dalla +_vitta_[39] di cui le scendevano le _tenie_ (o frangie) dietro le +spalle, colla candida tunica sotto cui si disegnavano le maestose +forme, fe’ rimanere attoniti non solo Aniceto ed Egloga, ma la stessa +Atte che la conosceva diggià. + +Essa corse verso Rubea, ch’erasi fermata sulla soglia guardandola, e +andò per abbracciarla. + +La Vestale però le fe’ cenno d’arrestarsi, dicendole sotto voce, perchè +gli altri due non udissero: + +— Una schiava greca per nome Atte, mandata in dono dal Governatore +Gallione, come citarista alla diva Ottavia, divenne l’amante di Claudio +Nerone. + +A queste parole Atte rimase un poco sorpresa, e muta. + +Quindi invitò Aniceto e la Egloga a ritirarsi, e come furono partiti, +rivolse a Rubea queste parole: + +— E se quella io fossi? + +— Allora la Sacerdotessa di Vesta non potrebbe più stringere fra le sue +braccia la sua sorella di latte. + +— Si vede che tu non amasti mai. + +— T’inganni, amai per la prima e l’ultima volta. Seppi sacrificare +il mio affetto all’obbedienza. Queste sacre bende ti dicano che seppi +anche conservarmi casta. + +— Forse lo sarei stata anch’io, ove altro temperamento m’avesse +concesso natura, ove più benigno mi si fosse mostrato il destino. +Questo figlio della notte e del caos volle invece che fosse ardente +l’anima mia, che fossi una povera schiava, esposta a tutti i perigli, a +tutte le seduzioni, orfana, sola, senza appoggio alcuno, venduta come +merce, dovendo lottare continuamente per mantenermi incontaminata. +Resistetti, ad onta di ciò, perchè non amavo, e perchè, lo confesso, +ero superba della mia bellezza, superba dell’arte mia. Finalmente +quando l’amore e l’ambizione vidi in me lusingati, fui vinta, perchè +non mi sentii capace di combattere. Ho peccato, sì, e so bene che +merito disprezzo, che i Dei mi puniranno; ma al gastigo che tu oggi +m’infliggi non m’aspettava. + +— Eppur dovevi prevederlo. + +— È vero, — rispose Atte, con amarezza, — perchè mentr’io non sognava +che te, ed attendeva ansiosamente una persona, una lettera, che mi +desse notizie tue, tu avevi bandita dalla tua mente la tua sorella, ed +ora ti sei ricordata di lei per disprezzarla. + +— Non potei darti contezza di me in questi cinque anni, perchè mio +padre m’aveva vietato di corrisponder teco, credendoti a torto complice +nel misero amor mio. Non fosti però mai dimenticata da me, e allorchè +mi nacque il sospetto che la citarista giunta da Corinto, e che divenne +l’amante di Claudio Nerone fosse la mia sorella di latte, ne provai +profondo dolore, e pregai la Dea perchè risultasse ingiusto il mio +sospetto. Invece tu stessa mi confermasti la triste realtà. + +— Ed ora mi disprezzi? + +— E qual altro sentimento vorresti tu che provasse la Sacerdotessa di +Vesta per una cortigiana? + +— Il compianto. + +Rubea sorrise amaramente. + +— Sì, — riprese Atte, — il compianto per una infelice che acciecata +dalla passione cadde nell’abisso dell’infamia. + +— E perchè almeno non te ne ritrai? Perchè non cadi ai piedi della +tradita Imperatrice, e non ne implori il perdono? Perchè non fuggi +lontana dal palazzo dei Cesari, e non lavi la tua colpa con una vita +d’espiazione? + +— Non me lo consentono nè la prepotente passione di Cesare, nè l’anima +mia perdutamente innamorata di quell’uomo fatale. + +— E non è la tua piuttosto frenesia ambiziosa, che ti fa amare, più che +l’uomo, il potente Imperatore? + +— Non accusarmi di questo, o Rubea. Ch’io rifuggissi sempre dall’idea +di concedere il mio cuore e la mia bellezza ad oscuro mortale, è vero; +ma io sognava cospicui sponsali, la mia ambizione era questa. Venni in +Roma entusiasmata già dai racconti che udiva in Acaja, sulla grandezza +e sulla generosità di Nerone. Il primo dì che lo vidi mi rese libera, +m’affascinò col suo magnanimo contegno verso di me, colle sue lodi, col +parlar lusinghiero, e fui sedotta, mi copersi d’infamia, e mi preparai +un tremendo avvenire. + +— Fuggilo dunque. + +— È tardi, me ne manca il coraggio, e conviene ch’io trangugi fino +all’ultima stilla il calice amaro del mio peccato. + +— Disgraziata! + +— Tu nata da nobile lignaggio, tu cresciuta sempre al fianco di tua +madre tra le carezze e gli agi, non comprendi come possa una fanciulla +essere contaminata, com’io fui; ma se invece di vagire in una cuna +dorata, le prime tue lagrime fossero cadute su misero vaglio, saresti +forse meno severa colla povera Atte. + +— Il cuore mi spingerebbe ad essere indulgente, ma il mio sacro +ministero m’impone il rigore. T’avrò lo stesso, o sorella, nella mente +e nel cuore, e pregherò la Dea che ti tolga dall’obbrobriosa via, in +cui ti sei messa, e quando con una vita di virtù avrai espiata la tua +colpa, ritorna a me, e la pentita avrà quell’amplesso e quel bacio, che +oggi la Vestale deve negare alla peccatrice impenitente. Atte, addio. + +E mosse verso la porta d’ond’era venuta. + +— Addio, sorella, — mormorò l’altra con voce soffocata dal pianto. + +Quando raggiunse Egloga ed Aniceto, quest’ultimo, vedendola mesta +ed avvedendosi che aveva pianto, le dimandò come l’avesse accolta la +Vestale, cosa le avesse detto. + +Essa rispose bruscamente: + +— E a te che importa? + +E l’altro si tacque. + +Atte aveva divisato di nulla riferire a Nerone dell’accoglienza avuta +da Rubea, e delle severe parole rivoltele; o per lo meno mitigar l’una +e le altre, temendo che Nerone salisse in furore, e per vendicar lei +dell’umiliazione ricevuta, punisse la Vestale. + +Essa però aveva fatto i conti senza il malvagio pedagogo. + + + + +CAPITOLO VIII. + +Il cuore del citaredo. + + +La legione di seimila fanti e trecento cavalieri, che Nerone doveva +condurre in Alessandria, partiva quel giorno stesso per imbarcarsi. + +Nel porto di Napoli stavano pronte alcune navi lunghe, che dovevano +servire a trasportare le milizie, le _onerarie_, già cariche di viveri, +attrezzi guerreschi ed altro, e la trireme destinata all’Imperatore. + +Questa però più non serviva, perchè il comando era stato affidato ad +uno dei Consoli, e Nerone restava. + +Più non curando i torbidi dell’Egitto, lieto d’aver rinunziato alla +gloria delle armi per occuparsi della problematica gloria artistica, +volse subito in mente il progetto d’accontentare la plebe, di cui +l’ovazione quella mattina aveva tanto solleticato il suo amor proprio. + +Divisò di dare una festa al popolo nei giardini del palazzo, e là, +insieme ad altri musici, prodursi nel canto, nel suono di varii +istrumenti, e nella declamazione. + +Non dubitava di suscitare entusiasmo; ma, per renderlo più sicuro, +conveniva fosse limpida e forte la sua voce, come egli si lusingava +averla sortita da madre natura. + +Non fidando di sè stesso, volle esserne accertato da altri. + +Prese la cetra, e s’incamminò verso le stanze d’Agrippina, perchè +l’udisse cantare, e giudicasse s’era in grado d’affrontare il cimento. + +Ricordandosi poi come la madre, unitamente a Seneca e Burro l’avessero +spesso distolto dall’offrirsi a spettacolo, tornò indietro e andò a +trovare la moglie. + +— E Menecrate? — dimandò entrando. + +— Oggi non si presentò. + +Il poeta Marco Anneo Lucano, che stava leggendo all’Imperatrice un +brano del suo poema _La Farsalia_, disse d’aver incontrato il citaredo +a poca distanza dalla casa Augustale, e ch’era retrocesso, sentendo da +lui che Ottavia lo aveva invitato a farle quella lettura. + +Nerone ordinò che s’andasse tosto in cerca di Menecrate. + +Poi, rivolto a Lucano, proseguì: + +— Ed intanto che lo si aspetta, tu, o Marco Anneo, continua a leggere, +che io con piacere infinito udrò l’armonia del tuo verso, il tuo stile +robusto. + +Ed ascoltò attentamente, prorompendo di tratto in tratto in +esclamazioni di lode. + +Decisamente l’ovazione popolare aveva esaltato in lui più che mai +il sentimento artistico e ravvivato quello della cortesia e della +generosità. + +La stessa Ottavia, che perduta ancora una volta la speranza d’un erede, +non aveva da molto tempo udita una parola soave, ebbe da lui sorrisi, +tenere frasi, e premurose dimande. Chi più sentì l’effetto di questo +momentaneo cangiamento fu Menecrate. + +Appena egli comparve, Nerone gli disse d’averlo fatto chiamare perchè +udisse il suo canto, e giudicasse se fosse in quel momento nella +pienezza della sua voce, talchè questa potesse sorprendere il popolo, +che chiedeva d’udirlo a cantare. + +E accompagnato dal citarista sul salterio, intuonò un inno, sfoggiando +nei più arditi degli ottocento quarantacinque segni di cui era composta +la musica romana. + +Com’ebbe terminato, attese il giudizio. + +Ottavia per compiacenza e Lucano per adulazione approvarono. + +Quanto a Menecrate, sapendo come dovesse spiacere ad Ottavia quello +spettacolo, a cui voleva esporsi il marito, disse che il timbro della +voce poteva addivenire anche più forte col riposo, e che conveniva +indugiare qualche dì, prima d’accondiscendere ai desiderii del popolo, +per render così l’effetto sicuro. + +Il presuntuoso prese tutto per buona moneta, e — Seguirò, — +disse, — il tuo consiglio, o Menecrate, e poichè fosti il primo ad +annunziarmi l’ovazione di ieri, voglio ricompensartene col farti dono +della villetta sulle Esquilie, che quasi miracolosamente fu salva +dall’incendio. + +Menecrate rispettosamente rifiutò. + +— Oh, per gli Dei, — esclamò l’Imperatore, tra sorpreso e crucciato, — +è questa la prima volta che si osa respingere la generosità di Cesare. +È la tua, o citarista, se non modestia, somma alterigia. + +— Nè l’una cosa, nè l’altra, o divo Cesare; i tuoi doni convien +meritarli, ed io ho la coscienza di nulla aver fatto per questo. +Non feci che ripeterti ciò che intesi. È gloria questa che meriti un +premio? Cosa darai tu allora a chi espose la vita per la grandezza di +Roma? Tu sei padrone di ricompensare chi ti piace quando ti piace, come +ti piace, ma lascia a me la libertà di rifiutar un guiderdone, che può, +anche non meritato, riescire accetto a patrizio dovizioso, ma che a +tapino quale son io peserebbe, come un’elemosina. + +Nerone, che lo aveva ascoltato in silenzio, fissandolo alquanto +accipigliato, gli disse: + +— Censuri Cesare, esalti te stesso, e sostieni di non esser orgoglioso? + +— Io mi rivolsi alla magnanimità tua e le dissi non sprecare i tuoi +doni inutilmente, e lascia al misero citaredo il tempo di meritarli, +e ch’egli continui intanto a chiedere un pane per sè, per la vecchia +madre all’arte sua. — Perdona, o divo Cesare, ma qui non v’è censura +per te, non alterigia da parte mia. È l’umiltà dignitosa, che esalta la +prodiga generosità. + +Nerone, avvezzo all’insaziabile avidità de’ suoi cortigiani e alle loro +menzogne, non credeva sinceri l’umiltà ed il disinteresse di Menecrate, +non veritiere le sue parole. + +Purtuttavia lusingato da quelle si calmò un poco in lui l’interno +sdegno per l’offesa arrecatagli con quel rifiuto, a cui egli attribuiva +qualche altro ignoto movente. + +E forse, come vedremo tra poco, non s’ingannava. + +— Se quanto asserisci è realtà, ti lodo, — disse levandosi in piedi, — +e ti perdono l’offesa. + +— E quale offesa, o Cesare? + +— Quella del rifiuto. + +Il citaredo voleva scusarsi ancora: ma Nerone non gliene diede il +tempo, perchè rivolto a Lucano, lo invitò a passare con lui nella +sua zotheca, che voleva dargli a leggere un brano d’una sua tragedia, +ch’egli stava componendo per cantarla in publico. + +Baciata la moglie, si rivolse ancora a Menecrate, e — Ricordati, — gli +disse, — che una seconda offesa non perdona Nerone. Vale. + +Ed uscì, seguito da Lucano. + +Come furono soli, Ottavia osservò a Menecrate com’egli si fosse male +apposto, rifiutando il dono imperiale. + +— Io, — rispose risoluto il citaredo, — nulla voglio da Claudio Nerone. + +— E perchè? + +— Perchè ti rende infelice. + +— E chi può asseverar ch’io lo sia? + +— Roma intera lo ripete indignata. + +— E quand’anco ciò fosse, a te che importa? + +— O divina Ottavia, il mio affetto, la mia devozione per te non han +limiti. Adoro chi t’apprezza, chi ti disprezza detesto. So bene che il +culto d’un misero quale sono io, non può salire fino a te; ma non per +questo io t’abbandonerò, dovesse arrivar la mia abnegazione fino al +sagrifizio della vita. + +Menecrate non aveva mai parlato così aperto, e Ottavia, quantunque +già presentisse d’essere amata, rimase sorpresa da quelle tenere +espressioni, che neppure alla più onesta e ritrosa delle donne riescono +sgradite. + +Fingendo di non interpretare quelle parole a senso di dichiarazione +amorosa, gli rispose: + +— Ti ringrazio, o Menecrate, di questi tuoi sentimenti per me, ma non +voglio che ti rendano ingiusto ed ingrato verso l’Imperatore. Avrei +desiderato che fosse vera e non mentita modestia che ti spingeva +a rifiutare il dono. Non avresti così offeso doppiamente Nerone +respingendo la sua generosità ed ingannandolo. + +— E ciò t’addolora? + +— Sì e per esso e per te. + +— E di me che ti cale? + +— Sarebbe egoismo il mio se rimanessi indifferente davanti allo sdegno +di Nerone, che tu provocasti. Bada, o fido Menecrate, che l’ira sua fa +spavento. + +— Ma è così grave delitto in Roma il ricusare una mercede che non fu +meritata? + +— Delle tue parole egli non rimase convinto e tolgano gli Dei che non +abbia ascritto a disprezzo il tuo rifiuto. + +— Ebbene, scagli pure su me i fulmini suoi. La persecuzione, i +supplizii, la stessa morte non cangeranno la mente ed il cuore del +tuo fedel citaredo, che a te sola li consacrò. Non adirarti, o divina +Ottavia, e lascia che ogni tua gioia mi renda felice, ch’ogni tua +sventura m’addolori. + +— È chiaro il senso delle tue parole, — rispose l’Imperatrice, tra +severa e commossa. — Benchè mi sia riuscito grato il loro suono, debbo +dimenticarle; come dimentico le soavi melopee della tua cetra dopo +esserne stata commossa. Ti perdono, perchè so che l’amore non conosce +distanza di grado e di natali, ma a patto che non ti sfugga più mai dal +labbro un solo detto, che riveli il tuo segreto. + +Menecrate, piegando un ginocchio e distendendo la mano verso Ottavia, +esclamò: + +— Ti giuro per gli eterni Dei, che lascerò consumar lentamente la +mia vita da questa fiamma, senza mandare un lamento, lasciando che tu +t’avvegga del muto sagrifizio dell’anima mia. + +Son così dolci per un cuore straziato le proteste d’amore, anche +non amando, che a Ottavia era mancato il coraggio di respingere +sdegnosamente il sentimento dell’umile citaredo. + +Nell’uscire dalle stanze d’Ottavia con Lucano, così parlava a questi +Nerone: + +— Cosa ti sembra di questo audace _fidiceno_[40] che osa ribellarsi +alla mia volontà? + +— Ma delle ragioni che addusse tu devi essere, o Cesare, più ammirato +che offeso. + +Questo, rispose Lucano, ch’era giovine franco e dabbene, e non adulava +mai quando l’adulazione poteva riuscire di danno ad altri. + +— E a quella ragione tu presti fede? — dimandò l’altro sogghignando. + +— Sì, o divo Cesare. + +— Ed io invece ne sono così poco convinto, che se egli non fosse +protetto dall’Imperatrice lo manderei nel carcere Mamertino a divertire +colla cetra i prigionieri cristiani. + +Giunti nella zotheca, non volendo Nerone stancare la voce, diè a +leggere a Lucano i brani della sua tragedia, che il poeta per fargli +piacere molto lodò ed ebbe a mercede delle lodi un anello. + +Lo condusse poi nel suo studio di scultura, vasta sala piena +d’attrezzi, di cavalletti, e dove alcuni giovani artisti stavano +abbozzando sulla creta o plasmando col gesso di Parigi le statue, +i busti, i vasi e le _anaglipte_[41] ch’egli doveva terminare o coi +scalpri portavano a compimento le opere incominciate. + +Fra i lavori già scolpiti eravene uno d’osceno soggetto e di pessima +fattura. Rappresentava Nerone e Sporo nudi ed abbracciati. Di +quest’opera Nerone andava superbo, e ne faceva ammirare le bellezze a +Lucano, che per non essere costretto a lodare o criticare, ascoltava e +taceva. + +Uscendo dal palazzo dei Cesari, egli diceva fra sè: + +— Ed è a codesto mentecatto che sono affidate le sorti dell’Impero +romano!! + +Nerone, tornato nel suo appartamento, non d’altro preoccupato che +della sua voce, svestita la tunica, applicò sul petto la lamina di +piombo, e si distese bocconi sul lettuccio, e per godere una piacevole +sensazione, senza affaticarsi, si faceva solleticare la nuca dalla mano +di Sporo, che aveva dovuto a malincuore indossar nuovamente le vesti +femminili. + +Fu in quella giacitura che lo trovò Aniceto, tornando dal Collegio +delle Vestali. + +Atte addolorata per l’accoglienza fattale da Rubea s’era ritirata nella +sua cella, quando si presentò da lei Sporo, e le disse che l’Imperatore +la chiamava. Nello stesso tempo ravvisò ch’eragli parso imbronciarsi +quando il pedagogo gli aveva riferito di non esser stato presente al +colloquio, perchè fatto uscire insieme ad Egloga dall’_opistodomo_, +e come essa Atte nulla avesse voluto ripetergli delle cose dette fra +loro. + +— Malvagio delatore! — mormorò Atte con sdegno. + +E scese insieme al giovinetto. + +Appena comparvero, Nerone rimandò Sporo, e presa Atte per un braccio le +disse: + +— Io ti diedi a compagni Egloga ed Aniceto. Perchè ti allontanasti? +Cosa diceste, cosa faceste con quella Sacerdotessa, che gli altri non +potessero udire e vedere? + +La citarista fissandolo accigliata, dimandò: + +— Il tuo pedagogo non ascoltò forse dietro la porta com’è suo ufficio? + +— Non schermirti, rispondi. + +— Cosa devo rispondere a te che alla virtù non credi e non sospetti che +il male? + +— Non farmi adirare, non costringermi a punirti. + +— E tu, o Cesare, non soffocare con siffatti modi l’amore immenso che +pur troppo ti porto. Se questo non mi trattenesse ora, fuggirei le +mille miglia lungi da te. Io ti diedi il mio cuore, il mio corpo, ma +non il diritto d’insultarmi, di minacciarmi. Cosa sospetti tu, dimmi? + +— Uomo geloso non ragiona. + +— Allora, a che monta ch’io ti dica la verità, poichè non la crederai? + +— Infine perchè voleste rimaner sole? + +— Perchè Rubea non volle che vi fossero testimonii in un colloquio tra +la vergine Vestale e la concubina di Cesare. + +— Dunque essa aveva severe cose a dirti? + +— Quelle parole pie, colle quali una vergine dedicata al culto della +casta Dea cerca di redimere la sorella peccatrice. + +— Ma tu non ascoltasti i suoi suggerimenti. + +— Come lo poteva il mio cuore, ingrato Claudio? + +— Ma se ella continuasse ad insistere forse.... + +— Non temere, — interruppe Atte, — noi non ci vedremo mai più. + +— Forse la rivedrai un giorno genuflessa ai tuoi piedi colle altre +compagne. + +— Indovino il tuo pensiero, ma rimuovilo pur dalla mente. Troppo +graverebbe sul capo della schiava il diadema imperiale. Se un giorno +tu mi porrai in non cale, come ora fai della diva Ottavia, preferisco +esser reietta come amante e non come sposa. + +— Lascia che siano portate a recapito le indagini che ordinai a +Gallione, e vedremo. + +Atte tentennò il capo negando. + +E così la scena tanto bruscamente incominciata finì in amoroso +colloquio. + +Un giorno tra le none e gli idi di Marzo gran folla di popolo +percorreva gli andirivieni scoperti e i viali del giardino imperiale, +e tutta poi andava ad accalcarsi nell’ippodromo, che s’apriva di fronte +al palazzo. + +Davanti a questo era stato eretto un vasto palco, coperto di tappeti +magnifici e di fiori. Due lunghe aste inclinate e sormontate da una +lancia sostenevano il padiglione di seta. A destra e a manca erano due +altri palchi destinati ai patrizii, ai Senatori e alle loro dame. + +Costoro non dividevano forse la curiosità della plebe e non erano +accorsi numerosi alla festa. + +S’udirono alcuni squilli di tromba e poco dopo per la scala di legno, +ch’era dietro il palco, salì Nerone seguito da Sporo che portava la +cetra ed il flauto, da Atte, e da altri cortigiani, tra cui i citaredi +Terpno e Menecrate, gl’istrioni Dato e Paride, Cercopiteco Panerote, i +liberti Elio e Dorifero, e Spettillo Mirmillone. + +Tutte le volte che si presentava in publico la plebe tra i salve +chiedeva a Cesare il canto. + +Era il popolo del _panem et circenses_, e questo spettacolo, nuovo per +lui, d’udire l’imperatore a cantare gli sorrideva. + +Nerone, non s’era lasciato pregare a lungo, e credendosi in tutta la +potenza della sua voce, fece bandire che gli orti Neroniani sarebbero +aperti al publico, e ch’egli avrebbe cantato. + +Seneca e Burro cercavano di dissuadernelo, e quest’ultimo colla +sua brusca franchezza gli addimostrava l’inconvenienza di quello +spettacolo. + +Ma ciò non aveva fatto che irritar Nerone e avvalorarlo nel suo +proposito, malgrado le preghiere della madre e della moglie, le quali +sapevano come da molti patrizii e borghesi si giudicasse ridicola +quella scena. + +La mancanza d’Ottavia, ch’era in Roma adorata, e la presenza della sua +rivale a fianco dell’Imperatore, raffreddarono alquanto l’entusiasmo +del publico. + +In un capannello, dov’era Isidoro Cinico, s’avvicendavano senza posa +i sarcasmi contro l’Imperatore istrione, le improperie contro la +sfacciatezza della concubina e le espressioni d’affetto e di devozione +all’indirizzo della sposa tradita. Molti alzavano gli occhi per vedere +se almeno dietro i vetri delle finestre se ne travedesse l’angelico +volto. + +Questa circostanza, e più ancora il canto di quella voce esile e roca +temprarono di molto l’entusiasmo degli spettatori. + +Quantunque fosse Nerone abilissimo nel toccar la cetra, il suono +flebile di quell’istrumento poco effetto produsse nel vasto recinto. +Dal flauto poi poca voce egli ricavava e quella poca era più sibilo che +suono. + +Il popolo se ne sarebbe adunque tornato assai disilluso, ove +una gradevole sorpresa non avesse riavvivata in lui la scintilla +dell’entusiasmo. + +Uno schiavo si presentò sul palco, portando una cesta cilindrica e +profonda e tutta trapunta di fiori. + +Nerone s’avanzò, e tolto il coperchio dalla cesta, cominciò a gettare +al popolo alcune polizze di carta _fanniana_[42], sopra ognuna delle +quali era scritto un dono. Chi riusciva ad impossessarsene, guadagnava +o del vino o dell’orzo, o del grano, o gemme, o vesti, o giumente, o +schiavi, o fiere addomesticate o qualche altro oggetto. + +Come le spighe al soffiar del vento si piegano verso terra le une +sull’altre, così durante la distribuzione di quelle carte si gettavano +in terra e si accavallavano quei popolani per raccoglierle, saltavano +per prenderle a volo, se le strappavano l’un l’altro, e quali ridevano, +quali minacciavano di venire alle mani. + +Era un assordante schiamazzo di cui Nerone godeva. + +Come il cesto fu vuoto, la folla, per riconoscenza, chiese di nuovo +d’udirlo a cantare e gli fu larga di frenetiche acclamazioni. + +E il divo Cesare tornò contento e superbo nelle sue stanze, e tra le +braccia della citarista si risarcì della lunga astinenza, a cui erasi +condannato per non danneggiar la voce, dovendo esporsi al publico. + +Agrippina lagnavasi alcuni giorni dopo con Seneca dell’obbrobrioso +spettacolo dato dal figlio e l’altro rispondeva: + +— Preparati, o diva Agrippina, ad obbrobrio maggiore. Leggi. + +E le porse una lettera. + + + + +CAPITOLO IX. + +L’Apostolo. + + +Il Governatore Gallione scriveva come essendo giunta in Acaja la fama +della maestria dell’Imperatore nella musica, nella declamazione e negli +esercizii di forza e destrezza, s’era divisato di mandargli in dono +tutte le corone acquistate fino a quel momento dai giuocatori greci +e d’invitarlo a recarsi a Corinto per prender parte ai ludi Nemei, +Istmici e Floreali che si stavano preparando pel mese di maggio (che i +Greci chiamavano targellione). + +Queste feste erano state ristabilite dal Governatore romano per +ravvivar la vita di Corinto, che distrutta da Silla, era stata +riedificata ottant’anni dopo da Giulio Cesare. + +In questi giuochi doveva coronarsi il più forte atleta, il miglior +auriga, il più abile cantore. + +Gli ambasciatori, che dovevano portare i doni e l’invito, erano già in +viaggio per Roma. + +Codeste notizie turbarono Agrippina, tanto più sentendo da Seneca che +Nerone era deciso ad accettare e recarsi in Acaja. + +L’opporsi a questa nuova follia era opera vana, ed essa, che teneva a +non sdegnare il figlio e lo lusingava in tutti i modi, si mostrò decisa +a non tentar la prova. + +— Altri — dicendo — gli diano consigli di saggezza, io tacerò. + +— E sia, — rispose Seneca, che vedeva ancor esso l’impossibilità di +rinsavire quel pazzo — si lasci correr l’acqua per la sua china. + +— Ma Gallione, — rispose l’Imperatrice, — perchè non sconsigliò ai +messi quell’invito? + +— E se tu, o diva Agrippina, non osi affrontare l’ira del figlio, come +poteva il Proconsole inimicarsi il popolo di Corinto, e la benevolenza +di Cesare? + +Agrippina non seppe che rispondere, e quando ne parlarono ad Ottavia, +questa fece osservare essere ormai l’ultima persona, che avesse +influenza sull’animo del marito, e soggiunse: + +— Raccomandatevi alla citarista greca. È lei sola che impera adesso su +Cesare e su Roma. + +Nerone attendeva ansiosamente l’arrivo degli ambasciatori, e allorchè +giunsero, fece loro festosa accoglienza e li trattò con amichevole +domestichezza, fino a farli sedere a banchetto con lui. + +Un giorno uno di loro, stando a tavola, lo pregò di cantare, ed egli, +tutto orgoglioso per questa dimanda, rispose che solamente i Greci +comprendevano come si dovesse udire il canto, e ch’essi soltanto erano +degni degli studii, dei quali esso si dilettava. + +E dopo queste sbuffate d’incenso al popolo d’Acaja, si fe’ portar la +cetra e cantò. + +Agrippina per astuzia, Ottavia per istinto gentile, si mostrarono ancor +esse cortesi verso quei buoni figli della Morea; Seneca fu alquanto con +essi riservato, e Burro mal celava il suo dispetto. + +Gli altri, cui poco importava se quei messi fossero ipocriti o sinceri, +e Nerone si rendesse ridicolo, risposero _amen_, come sempre, alla +volontà del pazzo tiranno. + +Oltre Atte e Sporo, ch’egli volle seco in quel viaggio, furono invitati +a seguirlo gran numero di musici, d’istrioni e di cortigiani. + +Cercopiteco Panerote era fra questi, ma prima di decidersi a tener +l’invito rimase lungo tempo in forse tra la prospettiva di suntuosi +banchetti, e la tema di spiacere a Cesare, che lo stimolava ad +accettare, e la paura del mare e i disagi. + +Un giorno andò al tempio di Giove per pregare il sommo Nume di +liberarlo da quella incertezza. + +Nell’uscire s’imbattè in Isidoro Cinico, che gli dimandò ridendo se +fosse andato a farsi suggerire da Giove qualche gustoso manicaretto. + +L’altro, ch’era uomo dì buona pasta, e sopportava qualsiasi scherzo +per non guastarsi il sangue, palesò francamente lo scopo di quella sua +visita al tempio. + +— Scommetto, — rispose il Cinico — che il responso ti venne non dal +Tonante, ma dagli oracoli di Stercuzio[43] e Cloacina[44] che devono, +certo, proteggerti. + +— O maligno Isidoro, tu mi dai sempre la baia, per la mia passione +epicurea. Cosa vuoi? è così ottima cosa il mangiar bene, ed il ber +meglio! E questa passione finirà per vincere in me la paura, e partirò. + +— Parti, parti, o Panerote, così al tuo ritorno potrai narrarci quante +donne abortirono dopo i canti di Cesare. + +Cercopiteco si mise a ridere e s’allontanò senza rispondere. + +La trireme, che doveva trasportar Nerone da Napoli in Acaja, +per eleganza di forma, per ricchezza di stoffe e di tappeti, +per la profusione di metalli preziosi, per la squisita fattura +dell’_aplustro_, del _chenisco_[45] e degli altri ornamenti, superava +quante altre mai ne aveva immaginate il lusso degli Imperatori romani. + +Pelli di tigri, di leoni e di pantere formavano il cubiculo d’Atte, ed +una rete d’oro attaccata a due colonne di bronzo il suo lettuccio. + +Altri tessuti orientali chiudevano le aperture del _propugnacolo_[46] +entro il quale dormiva Nerone. + +Circa un mese dopo la partenza da Roma dei due ambasciatori salpò +dalle spiagge partenopee la trireme, nella quale eran Nerone, la sua +concubina, le due nutrici destinate a servirla, il _Navarco_[47] e le +ciurme. + +In altre due navi seguivano gl’invitati, gli schiavi _vulgari_[48] e i +soldati. + +Appena giunto a Corinto, Nerone ordinò alle legioni di dar mano tosto +al taglio dell’Istmo, già decretato dal Senato e che doveva congiungere +la Grecia colla Morea. + +Adunati i soldati, li arringò incoraggiandoli al lavoro. Fatte poi +squillare le trombe, egli pel primo prese la zappa, scavò della terra, +la raccolse in un cesto, la caricò sulle spalle e la portò via. + +Son tratti questi che non mancano mai d’effetto presso il popolo; e i +soldati, colpiti dalle parole e dalla ostentata abnegazione del divo +Cesare, si posero senza indugio al lavoro. + +Compiuto il dovere d’Imperatore romano, tornò Nerone alle frenesie +artistiche, che l’avevano condotto sulla terra d’Acaja. + +Per acquistarsi la gloria dei gladiatori, degli auriga, dei musici +e degli istrioni, ordinò in Corinto i giuochi istmici ai quali volle +prender parte, invitando con un manifesto gli abitanti ad accorrervi in +gran numero. + +Nell’ampolloso manifesto egli si rivolgeva a tutti i Greci d’Acaja +e del paese, chiamato fino allora Peloponneso, e loro addimostrava +quanta generosità vi fosse nel favore da lui accordato; favore, che +non avevano goduto mai, anche nei giorni più felici, poichè erano +schiavi degli stranieri, e sottoposti gli uni agli altri. Aggiungeva +ch’egli avrebbe potuto concedere i suoi benefizii nei giorni della loro +fortuna, ma ciò ne avrebbe diminuita la grandezza: li concedeva ora, +come prova d’affetto, e non di compassione. Terminava dicendo che altri +sovrani avevano accordata la libertà soltanto a delle città; e ch’era +riserbato a Nerone di concederla ad un’intera provincia. + +Con queste frasi egli si preparava un facile trionfo nei giuochi. + +S’egli riuscisse nel vanitoso intento lo sapremo a Roma. + +Un mattino sullo scorcio del maggio Seneca stava ritirato nella +biblioteca della sua casa, occupato a raccogliere le composizioni de’ +suoi discepoli e i discorsi uditi nelle scuole, essendo sua intenzione +di pubblicarli[49] quando comparve lo schiavo _atriense_ e gli consegnò +un foglio. + +Dopo averlo letto, Seneca ordinò che fosse introdotto colui che l’aveva +portato. + +Lo schiavo scomparve e tornò poco dopo seguito da un uomo che indossava +il costume della Galilea. + +Era un omaciotto di mezzana statura, ma tarchiato della persona, ed +aveva larghe spalle, sulle quali posava una testa piccola e calva. Il +lungo naso aquilino saltava fuori da una foresta di pelo nero, che gli +copriva la faccia fino ai zigomi. I suoi occhi giravano penetranti e +vivaci sotto le spesse sopracciglia congiunte insieme, il che dava al +suo volto severa espressione. + +Era costui quel Paolo nato in Cilicia nella fiorente città di Tarso +l’anno 10º o 12º dell’êra nostra da una famiglia patrizia, ma di sangue +giudaico, originaria di Giscala in Galilea. Giusta l’usanza generale, +Saulo aveva imparato un mestiere, e prescelto quello del tappezziere. + +Educato nei più severi principii della setta farisaica, divenne +acerrimo nemico dei cristiani, che prendeva a perseguitare con ferocia +inaudita, benchè discepolo di Gamaliele il vecchio, ch’era uomo +liberale, illuminato, e che non divideva cogli altri farisei tutti i +principii esclusivi. Ma Saulo, messosi alla testa del giovine partito +di quella setta, non udiva consigli di moderazione, ed era dal suo +stesso carattere condotto agli eccessi estremi. + +Per questo, univasi ai lapidatori del martire Stefano. Per questo +partiva a cavallo con alcuni compagni diretto a Damasco, dove intendeva +raddoppiar d’energia nell’afforzare l’odio dei giudei contro i +cristiani. Ma la sua debole tempra, che mal corrispondeva all’interna +agitazione, lo faceva giungere in riva al Giordano malaticcio ed +esausto di forze. + +Passato il ponte delle _Figlie di Giacobbe_, una febbre cerebrale lo +aveva improvvisamente colpito. + +Gli occhi velati di sangue, la mente colpita dal delirio, gli facevano +vedere fantasmi, gli facevano udire voci arcane di rimprovero per le +sue scellerate imprese contro i cristiani, e quel _Saule, Saule! cur +me persequeris?_ ch’egli poi ripeteva a tutti, asseverando d’aver +riconosciuta la voce del Nazareno, che non aveva mai visto. + +Cieco e delirante sempre era stato condotto per mano da’ suoi compagni +in Damasco, ed affidato a certo Giuda, che abitava nella via diritta. + +Invaso dal pensiero dei cristiani, aveva voluto che lo curasse un capo +della loro comunità, un tale Anania, ch’egli nel delirio aveva visto a +salutarlo, e sorridergli. + +Anania lo tornava alla salute, e alla calma, e Saulo, appena guarito, +si faceva battezzare e diveniva fervente Apostolo di Cristo, com’era +stato fiero nemico della sua Chiesa. + +Simone Bariona e gli altri nulla avevano saputo di questo nuovo +campione di Cristo, e quando erasi presentato fra loro, lo avevano +trattato dapprima con diffidenza; ma riconosciuta poi la superiorità +di lui, e visti i vantaggi che poteva trarne la nuova fede, se lo eran +tenuto caro. + +Com’egli apparve, Seneca levossi in piedi e gli diede la mano, dicendo: + +— Tu sei dunque Saulo di Tarso il prigioniero? + +L’altro affermò col chinar del capo. + +— Mio fratello Gallione ti raccomanda a me, e mi dice che ti rechi +in Roma, insieme ad altri prigionieri, per appellarti al tribunale di +Cesare contro le trame degli ebrei e il lungo procedere della giustizia +di Cesarea. Gallione nelle sue lettere mi parlò sovente di te, o Saulo. + +— Se non ti spiace, o Seneca, chiamami col nome latino di Paolo. Io lo +preferisco. + +— Ebbene, sii il benvenuto, o Paolo. + +E l’abbracciò. + +— Salve, o cortese, — rispose l’Apostolo, — che così benignamente +m’accogli. + +— E non lo meriti forse? Io so come tu sii eloquente, e alcune delle +tue lettere mi son note e molte delle tue massime divido. So inoltre +che il tuo avo fu di grande aiuto a Pompeo nelle sue conquiste, e che +tuo padre ebbe il titolo di cittadino romano. + +— Ma io sono cristiano. + +— Ed io sono filosofo. Non faccio differenza alcuna tra gentili, +cristiani e giudei, purchè tutti rispettino le nostre leggi e i nostri +altari e paghino i tributi a Cesare. Certo saría stato meglio per te +non esser ito a Damasco, ove rinnegasti la fede dei padri tuoi. + +— T’è nota dunque la mia storia? + +— Vuoi che resti ignoto quello che avviene nell’Impero? + +— Ma Damasco, dopo la morte di Tiberio, era venuto in potere del Re +nabateo Hareth. + +— Ma sempre in Palestina regnava Caligola. + +— D’altronde, — riprese Paolo, — quand’anco non mi fossi recato in +quella città, l’arcana voce che doveva redimermi l’avrei udita in +qualsiasi luogo. Il rimorso che provo per gli eccessi passati, l’amore +che m’anima pel nuovo apostolato, mi provano che il mio non fu delirio, +ma divino prodigio. + +Seneca rispose sorridendo: + +— Ma gli Ebioniti non la pensano così, a quanto mi consta. + +— So bene che quei miei nemici dicono ch’io da pagano m’ero fatto +ebreo per chiedere in isposa la figliuola di Gamaliele, e che avutone +un rifiuto, per vendetta abbracciai la fede di Cristo. Ma siffatte +calunnie non curo. Le mie azioni son là per smentirle. Pel piacere +d’una vendetta, che a Gamaliele niun detrimento recava, non m’esporrei +a disagi e perigli pel mio apostolato, come m’accadde a Gerusalemme, +a Cipro, ad Antiochia, ove gli ebrei ellenisti volevano uccidermi; +come m’accadde a Corinto, dove mi difese l’esimio fratello tuo, come +m’accadde a Filippi in Macedonia, ove accusato insieme a Luca di +sortilegi, fummo dai giudici fatti passare per le verghe, imprigionati, +e ci salvammo dichiarandoci cittadini romani. E a quei giudici, che +così barbaramente mi trattavano, vedendo scritto sul loro tribunale +_Deus Ignotus_ dissi sfidando il loro sdegno: — Invece d’un Dio ignoto, +perchè non adorate il vero Dio? — E a Gerusalemme sarei rimasto ucciso +sotto le battiture, che in mezzo agli insulti dei giudei, mi faceva +infliggere il Capo delle legioni romane Sisia, che mi credeva un +malfattore, ove non gli avessi gridato: — Chi vi fa lecito battere un +cittadino romano che non fu condannato? — E la lunga prigionia di due +anni sopportata a Cesarea, benchè nè il Governatore Felice, nè il suo +successore Festo prestassero fede alle calunnie degli ebrei? Festo +poi si decise a chiamarmi in giudizio perchè gli ospiti suoi Agrippa e +Berenice desiderarono di vedermi e d’udirmi a parlare. Ma il processo +continuò ancora, non mi si rese mai libertà intera, ed ora ricorro a +Cesare. Pochi soffrirono quello ch’io ho sofferto e soffro; ma non mi +sgomento per ciò. Questo ti provi, o Seneca, come la nuova fede abbia +messo nell’anima mia profonde radici, e come veramente si debba ad un +prodigio la mia conversione. Le voci dei maligni non curo e continuo +impavido nella mia missione. + +— Ti compiango e t’ammiro. Ed ora, compi presso di me l’incarico che +t’affidò Gallione. + +— Prima di partir per Roma cogli altri prigionieri chiesi in grazia +al Governatore Festo di farmi condurre a Corinto per visitare il +fratello tuo, e questi mi confidò cosa di grave momento, perchè te la +comunicassi, non fidandosi di scriverla. + +— Di che si tratta? + +— Nerone ordinò che si facciano indagini sulla prosapia della sua +concubina, perchè sia accertata la nobile origine di lei. + +— Di codeste indagini aveva avuto sentore. + +— Ma quello che tu non sai per certo si è, com’egli intenda, ove questo +s’avveri, di prendere a pretesto la sterilità dell’Imperatrice Ottavia +e ripudiarla per sposare la citarista Atte. + +Seneca a questa nuova balzò in piedi, e percotendo il pugno sul tavolo +esclamò: + +— Oh insania inaudita! + +E ricadde seduto poggiando sulle palme la fronte. + +— Dio, — riprese Paolo, — gli toglie il senno, perchè lo vuol perduto. + +Vi furono alcuni istanti di silenzio. Quindi Seneca osservò: + +— È impossibile ch’egli sia dai sensi trascinato a tanto obbrobrio. + +— Di ben altre vergogne si coprirono i Cesari. Pensa alle turpitudini +di Tiberio, alle follie di Caligola, e non meravigliarti che il lascivo +Nerone voglia porre il diadema Imperiale sul capo d’una schiava. + +— O Paolo, non parlar di lui in tal guisa, se lo vuoi clemente. + +— Ma non è alla clemenza di lui, è alla giustizia ch’io mi rivolgo, e +questa non deve dall’altra dipendere. + +Seneca, preoccupato dalla notizia avuta, riprese: + +— E si propagò per Corinto la voce dello strano progetto? + +— Il povero prigioniero nulla può dirtene. Seppi dal Centurione, che +m’accompagna, essere tutto il popolo intento agli spettacoli di cui +Cesare si fa principale attore, e lo acclama; e porta in trionfo la +concubina di lui, che cantò nei ludi floriali. Il fratello tuo mi disse +però che le indagini procedono segretamente. + +— Ma Gallione non agisce per renderle vane? + +— E che può mai un Proconsole contro la ferrea volontà di Cesare? Egli +spera che quella schiava abbia mentito la sua nobile origine. + +— Lo vogliano gli Dei! — esclamò Seneca. + +— Ti rinfranchi intanto l’idea che dipende da questa condizione il +ripudio della legittima sposa, e il nuovo imeneo; segno questo che +l’amore non gli pose interamente la benda sugli occhi. + +— Intanto conviene serbare il segreto, perchè la triste nuova non +giunga all’orecchio della diva Ottavia. + +— Sul mio silenzio confida. L’onesto Gallione mi disse di rivelare +soltanto a te la cosa, e tu solo la sai. Paolo, servo di Cristo, +d’altro non s’occupa che di propagare il suo evangelo. + +— Comprendo il tuo religioso fanatismo pel profeta di Nazareth, poichè +lo stesso Nerone nutriva per esso ammirazione grandissima. + +— Mi fu riferito di fatti, — interruppe Paolo, — che quando seppe +non essere Gesù più in vita e che lo avevano crocefisso, fe’ venire +incatenati in Roma il Governatore Ponzio Pilato, il Saduceo Caifasso ed +Anna il Pontefice. + +— È vero. + +— E perchè tante persecuzioni poi contro i seguaci di Cristo? Perchè +riguardarli come malfattori, come nemici, mentr’essi, fedeli al +comandamento di Cristo, pagano i tributi a Cesare, non respirano che +l’obbedienza, e fan voti per la salute dei Principi e per la felicità +degli Stati? + +— Quanto tu affermi è vero, — rispose Seneca, — ma tu taci una grave +colpa, ch’essi hanno agli occhi del popolo romano, il disprezzo cioè +che addimostrano pe’ suoi Numi, ai quali esso attribuisce la sua +grandezza, la sua fortuna, le sue glorie. Roma è riguardata come città +santa, fondata sotto auspici divini. Si crede che Giove dimori più +che nell’Olimpo, nel Campidoglio. Voi colle vostre parole pretendete +distruggere codesti ideali, e fra uno che potrà darvi ascolto, come il +Proconsole Sergio Paolo, migliaia e migliaia v’odieranno, vi grideranno +morte! E i Cesari, forse crudelmente troppo, sono costretti a farsi +vindici del popolo. Ecco d’onde hanno origine le miserie de’ cristiani. +Persuadili colla tua dottrina di rispettare il culto pagano, e vivranno +tranquilli quanto gli altri cittadini di Roma. + +— E come lo posso, io o Seneca, — rispose Paolo, — se nella lettera +mandata ai romani col mezzo della Diaconessa Feba di Cencrea scrivo +ch’io verrò un giorno per fare qualche frutto anche fra loro? + +— Bada, o Paolo, che tu andrai incontro a gravi perigli. + +— Lo so, e partii già dall’Oriente pieno di sinistri presentimenti, +talchè mi separai dai Capi della chiesa d’Efeso come se non dovessi più +rivederli. Il disastroso viaggio fu già prodromo di sventure. + +E qui narrò, come gettato da fiera tempesta a Malta, vi dimorasse tre +mesi, e finalmente prendesse terra nella penisola presso Pozzuoli. + +Quindi riprese: + +— Se invece della libertà qui m’aspetta la morte, sia fatta la volontà +di Dio. + +— Sii prudente, e le lugubri fantasie discaccia. Intanto ordinerò al +Centurione, presso cui tu dimori, di lasciarti in libertà intera. Se +poi ti trovassi in spiacevoli congiunture, ricorri a me, come ad amico. + +Paolo, commosso, si gettò fra le sue braccia esclamando: + +— Perchè non sei tu cristiano, o perchè almeno tutti i cristiani non +t’assomigliano? + +E scambiatisi il vale, l’Apostolo uscì, mentre lo schiavo atriense +introduceva Britannico; che entrò tutto accigliato. + + + + +CAPITOLO X. + +Immeritato trionfo. + + +La taverna detta di Salvidieno Orfido, perchè da costui, proprietario +della casa, era data a fitto ad un oste, riuniva in sè le due qualità +di _popina_[50] e di _termopolio_[51] ed era frequentata da ogni ceto +di persone, tranne da gente del volgo, che accontentavasi di restare in +ammirazione davanti alle finestre, dov’erano esposte le cose ghiotte, +dietro a bottiglie di vetro piene d’acqua per farle comparire più +grosse, e poi andare a crapulare nelle luride _genee_ delle remote vie. + +Qualche giorno dopo la visita dell’Apostolo a Seneca, alcuni +frequentatori di quella taverna, situata presso il _Fico Viminale_, +sedevano leggendo il _Commentarium rerum urbanarum_ (ch’era la gazzetta +ufficiale di quell’epoca) e ne discutevano le notizie venute d’Acaja. + +Naturalmente in quel foglio si portavano a cielo i trionfi di Cesare, +come atleta nei giuochi nemei, come auriga negli istmici, come cantore +e declamatore, in quelli floriali. + +Altamente si lodava la sua osservanza alle leggi imposte in quei ludi, +uniformandosi così alle condizioni di tutti gli altri giuocatori. + +Molti facevano eco alle lodi del _Commentarium_, ma v’era chi dubitava +della sua veracità. + +E ne conseguivano animatissime discussioni. + +Isidoro Cinico, ch’era seduto a poca distanza, non potè trattenersi e +levatosi in piedi andò a frammischiarsi in quel crocchio, e con voce +sommessa, ma concitata, cominciò a dire che la narrazione di quel +giornale era una cantafavola, che se Nerone, come auriga, non aveva chi +lo sorpassasse in maestria, come lottatore, per quanto robusto, sarebbe +stato vinto per certo, ove gli altri, per riguardo all’Imperatore, non +si fossero lasciati atterrare. Quanto poi alle feste floriali si sapeva +per certo ch’era stata tollerata la declamazione del poema _Medea_ di +sua composizione; ma che il suo canto aveva destata l’ilarità di tutti, +che il publico, per non starlo ad ascoltare, sarebbe fuggito ove non +vi fosse stata l’inibizione d’uscir dal teatro mentr’egli cantava, ed +Atte colle sue armonie, con la sua bella voce, colla sua bellezza non +l’avesse trattenuto. Aggiunse correr voce, che molti, non resistendo +allo strazio di quelle note selvagge, se ne andassero di nascosto +scalando le mura o si fingessero svenuti o morti per essere condotti +fuori, e che qualche donna venisse presa dai dolori del parto. + +— Ed io, — disse, — non mi sarei immaginato mai d’essere indovino, +allorchè scherzando con Cercopiteco Panerote, prima ch’egli partisse, +accennai a quest’ultimo caso. + +Quei buoni quiriti, tra le esagerate lodi del _Commentarium_, il quale +tra le altre cose riferiva come la città d’Agrepia avesse stabilito +d’erigere un altare a Nerone, collocandolo tra gli Dei della città, +col nome di _Giove Liberatore_[52], e l’esagerato biasimo del Cinico, +rimasero come trasognati guardando questi che se ne tornava al suo +posto mormorando: + +— E poi.... e poi.... avrei qualcos’altro da aggiungere. + +Come fu seduto, venne a lui un piccolo ometto canuto, che indossava una +tunica bruna, ed appoggiando le mani al tavolo, e curvando la persona, +disse alcune parole all’orecchio d’Isidoro, il quale rispose a bassa +voce: + +— È noto anche a me. Me lo disse Calpurnio Pisone. + +— E lo sa Britannico? + +— Sì, e andò pieno di sdegno da Anneo Seneca per dimandargli se fosse +vero che si preparasse affronto siffatto alla sorella sua; e Seneca lo +rassicurò che la cosa non accadrebbe. + +L’altro, ch’era Salvidieno Orfido, partigiano di Britannico, e per +conseguenza devoto alla giovane Imperatrice, esclamò: + +— Auguriamoci che il vecchio maestro non abbia mentito. + +— E se la cosa è vera il popolo romano vendicherà la diva Ottavia. + +— La verità non tarderà a scoprirsi, poichè il ritorno in Roma di +Nerone è prossimo. + +Il Cinico riprese: + +— Così non fosse andato mai a fare l’istrione in terra straniera a +discapito del nome romano. + +— Ma egli, — disse Orfido, — crede invece d’essersi reso immortale, +poichè a quanto il liberto Elio scrisse al suo compagno Doriforo, che +a me lo riferì, ha detto di voler tornare degno del nome di Nerone, ed +entrare trionfante in Roma. + +E così fu veramente. + +Dopo essere entrato trionfante in Napoli, dove si demolì una parte +del muro per farlo passare, siccome usavasi fare pei vincitori nei +gareggiamenti musicali, andò ad Anzio, quindi ad Albano, e finalmente +fece il suo ingresso in Roma, passando sotto un arco posticcio eretto +all’uscita del campo Marzio. + +Quel campo, nei veri trionfi occupato tutto dalle soldatesche, +che avevano combattuto e vinto, lo si vedeva gremito di una folla +variopinta di curiosi nella quale colla sordida veste del plebeo +s’urtavano le toghe, le preteste, le clamidi, i pepli, le armature. + +I cavalieri pretoriani, menando colpi coll’asta ai più riottosi, e +facendo caracollare il cavallo, dividevano le turbe in due ali, per +lasciar libero il passaggio al corteo. + +Il carro, tirato da bianca quadriga, sul quale stava l’Imperatore, era +quello stesso adoperato da Augusto. + +Nerone indossava la _toga picta_[53] di porpora, ch’era l’abito +trionfale, ed una clamide trapunta a stelle d’oro. Una corona Olimpica +gli cingeva la testa ed una Pizia ei teneva nella destra. Le altre +corone, ciascuna col proprio titolo, che spiegava dove e come le avesse +acquistate, erano portate con gran pompa davanti al carro. + +Precedevano questo i trombettieri e suonatori con istrumenti diversi, i +Tribuni, i Centurioni coi loro _vitis_ (o bacchetta del comando), gli +alfieri delle legioni, che portavano le insegne delle aquile romane, +gli animali destinati al sagrifizio, coronati di fiori e di bende +e colle corna dorate, condotti dai _Victimarii_, e accompagnati dal +_Popa_ e dal _Cultrario_[54]. + +Teneva dietro al carro un coro di cantori e cantatrici alessandrini, e +dopo di loro venivano alla rinfusa liberti, citaristi, mimi e giullari, +che gridavano inneggiando alla gloria di Cesare, e accompagnando le +grida con strane movenze. + +Ai crocicchi delle vie, ove s’erano eretti appositi tabernacoli agli +Spiriti tutelari delle vie[55] e ch’erano custoditi ognuno da un +sacerdote Augustale, s’arrestava il corteo. + +Il Popa allora trascinava una delle vittime all’ara, l’abbatteva con +un colpo di scure, lasciando che il Cultrario compiesse il suo uffizio +squarciandola con un coltello. + +Compito il sagrificio, il corteo riprendeva il cammino, e passando +pel circo Massimo, di cui erasi abbattuto l’arco, pel Velabro e per la +piazza, si portò al tempio d’Apollo. + +Le vie erano coperte di fiori di zafferano, e durante il passaggio si +facevan volare degli augelli, e dai balconi si gettavano ornamenti, +corone di fiori e _dulcia_ di zucchero e miele. + +Ma ad onta di questi festeggiamenti, ad onta che i prezzolati istrioni +andassero proclamando dietro al carro, che nel trionfo di Nerone si +ritrovavano i soldati d’Augusto, le turbe plaudivano senza entusiasmo +e nessun labbro proruppe nel grido dell’_Io triumphe_, col quale il +popolo romano acclamava ai conquistatori del mondo. + +Entrato colla sua coorte nel tempio d’Apollo, offrì doni e sagrifizii +al simulacro del Nume. + +Durante la cerimonia i cantori alessandrini, insieme a fanciulle e +fanciulli riccamente vestiti, colle lunghe chiome odorose coronate di +fiori, scioglievano inni sacri, temprati al suono delle cetre. + +Quindi il corteo si diresse al Palatino. + +Entrato nel palazzo, alla moglie e alla madre che vennero ad +incontrarlo, mostrò le corone acquistate e le sacre, che poi fe’ porre +intorno ai letti, sui quali era solito coricarsi, come pure i disegni, +in cui egli era rappresentato come cantore e citaredo. + +Allorchè le mostrò a Seneca e a Burro, + +— Con questa effigie, — disse, — voglio che si battano alcune monete. + +I due chinarono il capo in segno d’approvazione; ma si guardarono +bene dal fare lo stesso quando esternò il proposito di convocare il +Senato perchè emanasse un _Senatus consulto_ col quale si decretasse +di cambiare il nome di Roma in quello di _Neropoli_ e che il mese di +Aprile si chiamasse _Nerone_. + +— Il nome di Roma, — saltò su Burro, — è troppo grande perchè il popolo +possa rinunziarvi. + +— E molto meno, — aggiunse Seneca, — vi rinunzierebbero le nostre +invitte legioni. + +E così evidentemente gli addimostrarono il pericolo d’un clamoroso +universale rifiuto, che Nerone, benchè a malincuore, rinunziò al suo +progetto. + +Alzando con disprezzo le spalle disse: + +— Che lascino pure a Roma il suo nome, e il suo al secondo mese +dell’anno. Il mio non ha bisogno di questo per rimanere immortale. +Ma il Senato e il popolo romano non facciano troppo a fidanza sulla +condiscendenza mia. Può talora riuscir fatale l’opporsi alla volontà di +Cesare. + +Dicendo queste parole, fissò bieco Burro, come quegli che nella sua +brusca franchezza l’aveva più sovente contraddetto. + +Poi, cangiando espressione, riprese: + +— Le gloriose soddisfazioni che m’ebbi dall’arte oggi mi rendono +l’anima serena, nè voglio turbarla con sentimenti crucciosi. Desidero +glorie, piaceri e feste. Voglio che godan tutti della gioia mia. Il +prossimo arrivo del Re d’Armenia sarà propizia occasione per questo. +Gli splendori della casa transitoria, i superbi spettacoli del +circo Massimo e quelli dei teatri che si preparano, dovranno restar +memorabili nella storia del mio regno. + +Come si vede, i facili trionfi d’Acaja nell’arte e negli amori avevano +esaltata la fantasia di Nerone, e ne tempravano pel momento gl’istinti +feroci. + +Di queste favorevoli disposizioni approfittò Seneca per raccomandargli +l’Apostolo Paolo, ed egli rispose: + +— Detesto i cristiani, perchè insultano alla nostra fede. Ma odio +del pari i giudei, poichè li so persecutori ingiusti e tenaci di +tutti quelli che non s’inchinano al loro Iehova. Di buon grado dunque +acconsento che si ponga termine alla guerra mossa da loro contro quel +Saulo, che ha fama d’uomo insigne ed eloquente. Ma badi costui a non +servirsi di queste doti a detrimento del culto pagano, cercando fra +noi nuovi apostati, come quel Proconsole di Pafo. Allora Cesare si +dimenticherà ch’egli è cittadino di Roma, per ricordarsi che fu giudeo +ed ora è seguace del Nazareno. + +Incoraggito dall’esito felice della sua raccomandazione, Seneca voleva +chiedergli se fosse vera la sua intenzione di ripudiare Ottavia e +sposar la citarista. Lo tratteneva però la presenza di Burro, di cui +temeva la violenta franchezza. + +Anche il silenzio dell’Imperatore su questo fatto lo teneva dubbioso. + +Poteva essere indizio ch’egli avesse abbandonato il progetto, e più non +ci pensasse, o che conservandolo ancora non volesse svelarlo. + +Nell’un caso o nell’altro si sdegnerebbe forse, vedendo scoperte le sue +intenzioni. + +Mentre il maestro rimaneva sospeso tra il desiderio d’essere +rassicurato su quella triste faccenda, e il timore di mostrarsi +imprudente, fu dai liberti annunziato Britannico. + +Di questa visita fu sorpreso Nerone, poichè il giovine cognato da lungo +tempo non si presentava più a lui. + +L’offesa fatta alla sorella dall’adultero marito, che la posponeva +ad una vile citarista, l’aveva profondamente rammaricato, quantunque +gl’illeciti amori non avrebbero dovuto sorprenderlo nella corte dei +Cesari. + +Ma l’orgoglio di casta e l’immenso affetto che portava ad Ottavia non +gli permettevano di tollerare l’oltraggio. + +Il suo carattere, ch’era mite e passivo, come quello di sua sorella +Ottavia, e ben diverso dal temperamento dell’altra sorella Antonina, +non gli consentiva forti propositi, sopratutto essendo egli trilustre +appena ed epilettico. Come non aveva reagito con energia allorchè venne +diseredato, anche in questa circostanza si manteneva muto e sdegnoso, e +non aveva osato mai rinfacciare apertamente a Nerone il suo tradimento. +Questa volta veniva suo malgrado; veniva perchè spinto a quel passo da +Gneo Calpurnio Pisone e dagli altri suoi fautori, che lo volevano forte +nell’agire e congiurare contro l’usurpatore. + +L’Imperatore licenziò Seneca e Burro, e fatto introdurre il giovine +cognato, gli andò incontro e gli strinse la mano, senza che l’altro +osasse rifiutarla. + +Disse ch’era contento di rivederlo dopo la lunga assenza e gli dimandò +se venisse anch’egli a congratularsi de’ suoi trionfi. + +— Ne godo per te, o Claudio, ma non è ciò che mi condusse. + +— E che, dunque? — chiese Nerone, tornando a sedersi, ed additando a +Britannico uno sgabello. + +— Tu devi rassicurarmi sul conto di mia sorella. + +— Di quale sorella tu intendi parlare? Di Claudia forse, figlia +d’Erculania, o della formosissima tua sorella Antonina, che nacque da +Petina, e che mi dicono esserti cara di molto? + +E marcò queste ultime parole così, che il viso di Britannico si fece di +porpora; ma non volle rilevare la maligna insinuazione, e rispose: + +— Essa non m’è certo più cara d’Ottavia, che vorrei vedere felice +sempre, come lo fu quand’essa regnava arbitra del tuo cuore. + +— Assicurati, o Britannico, ch’essa lo è egualmente adesso. + +— Ma corre fama che la stella di lei stia per tramontare, e che tu +voglia strapparle dalla fronte il diadema imperiale per adornarne +un’altra donna. + +— E chi ti riferì questo? — chiese Nerone con un sogghigno beffardo, ma +nel quale traspariva la stizza. + +— Lo si disse a Corinto, lo si ripete a Roma. Io però non posso +prestarvi fede, poichè non ti credo capace, o Claudio, di vilipendere a +questo modo la sposa, cotanto da te amata un giorno. + +— Rimani saldo in questo convincimento, e non ti curare d’altro, o +Britannico. + +Questi però non era soddisfatto della sibillina risposta, e voleva +tornare agli amici, o superbo d’aver dimostrato a Cesare il suo sdegno +o contento d’una smentita. + +Laonde rispose: + +— Devi apertamente dirmi se io m’inganno o se la fama mentiva. + +— Per non protrarre a lungo questo colloquio, che potrebbe danneggiar +la mia voce, voglio rimandarti coll’assicurazione, che la concubina non +diverrà mia sposa. + +Britannico non volle altro e tornò glorioso e trionfante da Calpurnio +Pisone per dargli la fausta notizia. + +— M’è grato per la diva Ottavia, — rispose Pisone, — ma pel tuo bene +avrei voluto che il tiranno, alle tante altre follie, anche questa +aggiungesse per accumulare le ire del popolo contro di lui, e il suo +favore per te. + +— Avrei acquistato questo favore a troppo caro prezzo, l’onta e il +dolore d’Ottavia. È già abbastanza vilipesa dal vile Enobardo la figlia +di Claudio e di Messalina. + +— Vorrei che lo stimolo dell’ambizione fosse potente in te come +l’orgoglio di casta. Intanto, non lasciarti adescare dalle moine del +tiranno. + +— Io? Se mi vi recai oggi, dietro la tua insistenza, o Calpurnio, una +volta rassicurato che la publica voce mentiva, non v’andrò se non mi +chiama. + +— Prima d’esser tranquillo sulle assicurazioni di lui, aspetta. Non +prestar fede così facilmente. Forse oggi stesso, mercè un piatto +squisito di _sumen_[56] e del generoso falerno, saprò intera la verità. + +Le sale di Gneo Calpurnio Pisone erano frequentate da giovani eleganti, +uomini di lettere, patrizii, Senatori ed artisti. + +Quella sera, terminata una splendida cena, i convitati, tra cui Lucano, +Isidoro Cinico, il giovane Flavio Sverino, intimo del Pisone e a +lui devotissimo, e Cercopiteco Panerote erano passati dal triclinio +nell’exedra. + +Mentre gli altri si divertivano nel giuoco del _talus_[57] (o +_tessera_) e facevan gran chiasso, sopratutto quando alcuno riusciva +a fare il miglior tiro chiamato _venus_, Cercopiteco sedeva sopra un +bisellio, sbuffando per soverchio cibo e bevanda. + +Il parassita aveva mangiato a crepapelle e bevuto come un otre, e a +metà della cena erasi ritirato nel gabinetto attiguo al triclinio per +alleggerirvi lo stomaco e fare onore all’altra metà. + +Era soddisfatto e gaio, ed aveva sciolto lo scilinguagnolo. + +Pisone, che gli stava accanto, approfittò del momento propizio per +farlo parlare su quanto era avvenuto a Corinto. + +E l’altro raccontò delle feste, fu eloquente nella descrizione dei +banchetti, meno in quella dei ludi. Fu parco nel lodare la parte presa +in questi da Nerone; ma si guardò bene dal biasimarlo e beffeggiarlo. +Andò poi in epico nell’esaltare le bellezze delle donne greche. + +— Immagino, — osservò Pisone, — che strage avrà fatto di queste il divo +Cesare. + +Il Panerote mosse in giro la destra sbarrando gli occhi e alzando la +testa. Gesto codesto, che esprimeva più di qualsiasi frase le amorose +conquiste di Nerone. + +— E la bella citarista tollerava siffatte infedeltà? — chiese Calpurnio. + +L’altro rispose: + +— Pare che sull’orologio solare di lei, l’ombra del _gnomon_ abbia +passato il meriggio e s’avvicini a vespro. + +— Oh, a questo non posso prestar fede, — esclamò Pisone. — S’egli +intendeva cingerle la testa della diadema imperiale. + +— E tu hai creduto a codesta fiaba, o intelligente Pisone? + +— Negheresti forse che si fecero indagini per iscoprire.... + +— Lo so, lo so, — interruppe il Panerote, — se Atte non avesse in cima +alla sua genealogia qualcosa di più bello della schiavitù, qualche +farmaco che le purgasse il sangue. Ma lo fece per accontentarla, non +per altro. + +— Ed io t’assicuro che voleva sposarla. + +— Ed io t’assicuro invece che se anche avesse avuto in mente questa +strana idea, ora non ci penserebbe più, perchè gli spiacque di vedere +talvolta il suo trionfo eclissato dall’arte di lei, e perchè i vezzi +delle etère greche lo hanno inebriato. + +— Vorresti dire che il fascino e la potenza di quella donna sono +sepolti? + +— Non sono sepolti, neppure agonizzanti, ma gravemente ammalati. + +— Sarà, — mormorò Pisone, fingendosi incredulo per tirarlo ancora su, — +ma io temo che Nerone continuerà ad essere dominato da quella donna. + +— Ed io lo spero. Meglio essa che un’altra. L’indole di quella greca è +buona e mite, nè sarà mai capace di trascinare l’amante ad ingiustizie, +a vendette o altre cose riprovevoli. + +Pisone proruppe ridendo: + +— E l’adulterio a cui lo trascinò? E l’onta fatta alla divina Ottavia? +E il tentativo di farla ripudiare, di balzarla dal trono? + +— No, no, sei in errore, amico Calpurnio, — interruppe alla sua volta +Cercopiteco, tra gli sbadigli della laboriosa digestione. — Essa non +voleva saperne di portare quest’oltraggio estremo alla sublime donna, +alla quale tutta Roma tributa incensi, e meritati incensi.... sicuro. + +E le parole cominciavano ad uscire con stento dalla sua bocca; non le +batteva più, le bofonchiava, e le palpebre gli si facevano sempre più +gravi. + +— Baie, — mormorò Pisone, — baie. + +— Ma che baie.... a tutti lo diceva — anche Nerone lo diceva!... le +indagini,... sì.... le indagini si fecero e non si fecero.... + +Vedendo che il parassita s’addormentava, Pisone lo lasciò dormire, e +andò ad unirsi all’allegra brigata. + +Egli aveva saputo quello che voleva, o per dir meglio quello che non +voleva, poichè avrebbe preferito il grave scandalo. + +Tuttavia sperava ancora che l’altro, per riguardi cortigianeschi, non +fosse stato del tutto sincero. + +Ma Panerote nei vapori del vino spifferava la verità. + +Nerone aveva ordinato che si facessero delle ricerche sull’origine +della famiglia d’Atte, perchè sposandola, i romani non lo accusassero +d’aver ripudiata Ottavia per dar loro a sovrana una schiava. Ma in +seguito, diminuita la passione per le ragioni esposte da Cercopiteco, +non erasi più curato di sapere se le indagini continuassero o no, tanto +più che la citarista dichiarava di non volere accettare la sua mano, +preferendo di restare amante. + +E in questo si rivelava l’astuzia greca. Essa vedeva che divenuta +moglie, finirebbe, come Ottavia, per perdere ogni impero su lui, non +sarebbe più amata, non tarderebbe il ripudio. + +Ed essendogli stato fatale il viaggio in Acaja si lamentava con Egloga +ed Alessandria al suo ritorno. + +— Ahimè, dicendo, andai a Corinto sua diva, ne torno sua amante, amata +ancora; ma sento che presto sarò solo di lui schiava fedele. Il mio +canto più non lo seduce. Se non sono i vezzi delle giovani greche +e alessandrine, se non è l’amore dell’arte, che mi rapiscono il suo +cuore, forse occulti nemici congiurano a’ danni miei. + +Essa non si mostrava adirata, nè piangeva, ma sul volto di lei c’era +l’impronta d’un profondo dolore. + +Le due nutrici cercavano rassicurarla, e Sporo, ch’era presente e la +fissava innamorato e commosso, uscì in queste parole: + +— Povera Atte, guardati dal maligno Aniceto. + + + + +CAPITOLO XI. + +I Circensi. + + +Straordinarii spettacoli, ludi nuovissimi, esagerata prodigalità, +sfrenate libidini, ecco dopo gli effimeri trionfi dell’arte, quello che +ambiva, quello che sentiva Nerone. + +Poco dopo il ritorno dall’Acaja furono da lui ordinate le feste +in onore di Giove, e volle che cittadini pervenuti alla dignità +consolare, Senatori, Cavalieri e Matrone avanzate in età concorressero +a celebrarle, prendendo parte alle corse, alle lotte, alle +rappresentazioni sceniche. + +Questo nuovo capriccio del divo Cesare, il sapere che si +rappresenterebbero nuovi giuochi, e la voce sparsa che lo stesso +Imperatore vi prenderebbe parte, aveva solleticato straordinariamente +la curiosità del popolo romano, già di spettacoli avido tanto. + +Il circo Massimo, sito tra il Palatino e l’Aventino, era lungo +duemila cento ottantasette piedi, e largo novecento sessanta, e +poteva contenere trecentomila spettatori. Pur tuttavia sembrava che +quel giorno dovesse riuscire angusto per quella fiumana di gente, +che irrompeva con furia sotto le dodici arcate dei portici, destinate +all’ingresso del popolo. I più impazienti salivano a prendere posto +nelle gradinate, altri affollavansi alle taverne dei mercanti, ch’eran +sotto i portici, per procurarsi di che soddisfar la fame e la sete +durante lo spettacolo. Altri andavano a leggere le tabelle infisse alle +colonne, che dividevano i ventiquattro compartimenti del circo, ove a +grandi caratteri erano scritti i nomi dei nobili aurighi. + +Intanto i Consoli, gli altri dignitari, il Pontefice Massimo, l’Edile, +il Capo degli Auguri, le Vestali e i patrizii colle loro famiglie +entravano per le quattro alte edicole chiamate _moenania_ e ch’erano +sormontate da quadrighe di bronzo. + +Per questa circostanza era stato assegnato ai Cavalieri un luogo +appartato perchè meglio godessero lo spettacolo della corsa, che +dovevano fare ventiquattro dei loro compagni. + +All’ora detta _sol_, ch’era tra il meriggio e la sera, uno squillo +di tromba annunziò l’arrivo dell’Imperatore, che, lungo il tragitto, +aveva destata l’ammirazione del popolo, guidando un _decemjugis_, +ossia dieci cavalli di fronte attaccati ad un carro dorato. Seguiva un +elegantissimo cocchio, fatto a foggia di barca, che posava su cinghie +di cuoio, ed era tirato da quattro cavalli bianchi. In esso sedevano le +due Imperatrici. Accompagnavano il nobile corteo i soldati pretoriani e +i littori. + +Allorchè l’Imperatore comparve nel pulvinare, e sedette tra Ottavia e +Agrippina, da quelle trecentomila bocche s’elevò un grido di saluto, +che fece rintronare l’aria. + +Allora l’Edile, montato su cavallo a dorso nudo, uscì dalla porta +_pompae_ dell’_oppidum_ (città), edifizio che chiudeva da un lato +il circo e sotto il quale eran costrutte le stalle (_carceres_) pei +cavalli ed i carri. + +Egli fece il giro della _spina_, muro basso costruito in senso +longitudinale attraverso il campo della corsa. + +Alle due estremità della spina sorgevano le due mete dorate, e +sull’alto nel mezzo un obelisco dedicato al sole. + +Compiuto il giro, fece distendere al punto dove i carri prenderebbero +la mossa, l’_alba linea_ o corda tinta di bianco, attaccata a due +piccoli pilastri detti _hermulae_. + +Poscia salì sull’alto dell’_oppidum_ dov’erano i giudici, ai quali egli +presiedeva e ch’erano tutti pittori o scultori non romani. + +Le trombe diedero un nuovo squillo, e come mosse da corrente elettrica, +s’agitarono le teste e le braccia di quell’immensa moltitudine, che poi +proruppe in entusiastiche acclamazioni, quando dalle carceri uscirono +le bighe disposte in tre file d’otto per ognuna e guidate da Cavalieri, +che non oltrepassavano il quinto lustro, ed avevano militato almeno +in due campagne. Alcuni s’erano guadagnata la corona _Civica_ o la +_Murale_ o altra onoranza guerresca. Per questi ultimi bastava una sola +campagna per essere ammessi ai circensi. + +I ventiquattro aurighi vestivan tuniche l’una di tinta diversa +dall’altra, e ciascuno portava la fascia trasversale, e il nastro che +gli cingeva i capelli d’altro colore della veste. + +E d’ugual nastro, e d’ugual fascia si vedevano adorne quel dì le +giovinette patrizie, molte delle quali palpitavano in quel momento e +facevan voti per la sorte del Cavaliere prediletto. + +I tre ordini di bighe fecero al passo il giro del circo, rasentando le +balaustre dei _podi_ per essere meglio ammirati dagli spettatori, che +li accompagnavano col grido: _Salvete! Salvete!_ + +I cavalli, pressochè tutti puledri bellissimi o di puro sangue +romano, o nati da coppie incrociate o venuti direttamente dall’Asia, +procedevano saltellando e nitrendo. Parevan superbi dei loro graziosi +ornamenti e della gara a cui eran chiamati. + +Compiuto il giro, i carri rientrarono nelle carceri, e i Cavalieri +tornarono poi ad uscire a piedi quando vennero chiamati ad uno ad uno a +prendere il posto loro assegnato dalla sorte. + +Il posto migliore, quello più vicino all’Euripo[58], toccò ad Aulo +Plancio, con gran rammarico di Cesare. + +Come furono messi in fila, la linea bianca cadde e i ventiquattro +giovani spiegarono la corsa. + +Al terzo giro eran stanchi, sudati, ansanti, ma giunsero tutti alla +meta. Il primo però non era Aulo Plancio. Egli anzi fu tra gli ultimi. + +Il divo Cesare era contento. + +Rivoltosi ad Agrippina, le disse sommessamente, accompagnando le parole +con maligno sorriso: + +— Forse lo trattenesti la scorsa notte? + +La madre lo guardò fissa, poi si rivolse senza rispondere. + +Il vincitore ebbe in premio un grosso anello gemmato e rientrò cogli +altri nelle carceri. + +Poco dopo squillarono di nuovo le trombe; l’Edile impose silenzio al +pubblico, e le prime dodici bighe ricomparvero. Estratti a sorte da +un’urna i nomi degli aurighi, andarono ad uno ad uno a prendere il +posto loro designato. Come vi furono tutti, l’alba linea fu lasciata +cadere e i cavalli partirono. Da principio i più esperti conduttori +li trattenevano per non affaticarli, e durante il primo giro il gruppo +delle bighe procedette bastantemente serrato. + +Nel secondo cominciò a diradarsi; ma si correva più forte, quantunque +alcuni trattenessero ancora la biga, mentre altri cominciavano a +sferzarla. + +Nel terzo la carriera divenne vertiginosa, le zampe dei cavalli +sfioravano appena il terreno, sembrava che volassero. I colpi +della scutica li facevan balzare frementi, il grido dell’auriga ne +raddoppiava la foga. Il terreno cupamente rimbombava sotto quella +ridda, che sempre più si faceva ruinosa, talchè a tre o quattro dei +primi aurighi giunti, non riuscì di fermarsi alla meta, e furono dagli +animali, che non sentivano più freno, trascinati per un giro ancora. + +La moltitudine li aveva seguiti cogli occhi senza trar respiro, +interessandosi a tutti gli episodi, e ciascuno facendo voto in cuor suo +per quella biga sul valor della quale aveva fatto scommessa. + +E di scommesse ce n’erano infinite, dalle poche _as_ del popolano alle +centinaia di talenti. + +Nerone, più di tutti, era intento allo spettacolo, nè mai si toglieva +dall’occhio il _lapis Neronianus_[59]. + +Il Cavaliere Marco Salvio Ottone era l’auriga vincitore ed ebbe in +premio una daga d’oro tempestata di pietre preziose. + +Nerone fece avvicinare il Prefetto delle coorti pretoriane, che si +teneva in fondo al pulvinare, e gli dimandò: + +— Dimmi, Vestino, codesto vincitore, è forse quel Cavaliere Ottone +che dicono posseder sposa splendidamente bella, più forse della tua +fidanzata Statilia Messalina? + +— È lui, o divo Cesare. + +— Giovane intraprendente, e a quanto sembra, fortunato in tutto, — +rispose Nerone con aria d’invidia e d’ammirazione. + +Il Prefetto si trasse di nuovo indietro. + +Le trombe annunziarono l’arrivo delle altre dodici bighe. + +Di queste l’Imperatore ne seguì attraverso il suo smeraldo i giri con +interesse anche maggiore. + +Aulo Plancio, l’uomo da lui odiato, aveva sortito uno dei posti +migliori, e la sua biga correva terza nel primo giro, e nell’altro, +sorpassato il secondo auriga, correva quasi allato al primo. + +Nerone fremeva impaziente, tanto più che gli sembrava legger la +compiacenza sul volto della madre. + +Erano forse il sospetto, l’odio, la gelosia, che lo facevano travedere. + +Mancava poco per giungere alla meta, allorchè Plancio, rallentando le +redini, ed animando i cavalli colla scutica e colla voce, sorpassò la +prima biga e fu vincitore. + +Nerone si morse il labbro inferiore, la sua faccia si contrasse, e la +sua fiera guardatura talora si rivolgeva ad Agrippina, talora fulminava +il Plancio nel suo giro di trionfo. + +Una speranza gli rimaneva, che quell’odiato sarebbe soccombente nella +corsa _decretoria_, quella cioè, in cui dovevano misurarsi i due primi +vincitori Ottone e Plancio, e quello che ottenesse il premio nella gara +delle fazioni. + +Di questa facevan parte tutti i conduttori di carri. Ciascuno aveva un +capo e vestiva colori differenti dalle altre. + +Alle loro sfide, più che a quella dei nobili, s’interessava la plebe, +che mormorava ed agitavasi impaziente di veder uscire dalle carceri i +dodici aurighi delle tre fazioni bianca, gialla e verde. + +Finalmente, poichè il Plancio ebbe terminato il giro trionfale e +ricevuto dalle mani dell’Edile il premio, un cameo contornato di gioie, +vennero fuori i dodici carri delle fazioni, tirati da cavalli di razza +romana allevati a spese dell’erario. + +Il popolo, tra cui quei conduttori contavano infinità d’amici, li +salutò con un urlo entusiastico, e non potendo frenarsi poi, mentre +compivano i tre giri, ruppe più volte il silenzio imposto dall’Edile. + +Vinse la livrea verde della fazione Prasina, ed ebbe il premio di +diecimila sesterzi. + +Per rimandar contenti anche gli altri, Nerone aveva dato ordine che +ciascuno di loro avesse in dono un _dolio_ di vino. + +Nella corsa _decretoria_ i tre vincitori montavano a cavallo e Nerone +sperava che Aulo Plancio sarebbe cattivo cavaliero com’era stato fiacco +corridore. Si turbò alquanto allorchè, da esperto conoscitore, col suo +prezioso occhialetto osservò che l’animale toccatogli in sorte era +un ardente puledro venuto dalle mandre africane. Bellissimo cavallo +andaluso era quello di Marco Salvio Ottone, come pure giovine e snello, +l’altro montato dal cavaliere della fazione verde. + +Era questa una gara assai difficile e pericolosa pei contendenti, che +non conoscevano l’indole e i vizi di quegli animali tolti da poco alle +mandre. + +Nel primo giro procederono serrati e quasi paralleli, nell’altro, +Ottone era innanzi d’un mezzo cavallo ad Aulo Plancio, ed il terzo +competitore cominciava a rimanere indietro. + +La plebe non poteva più frenarsi e di tratto in tratto gridava a +quest’ultimo; _macte animo! Verbera! Curre!_[60] e invano gli araldi +alzavano il caduceo per imporre silenzio. + +Nerone invece rimaneva muto, assorto, cogli occhi fissi sopra i due +cavalieri. + +Allorchè nel terzo giro, a poca distanza dalla meta, Aulo Plancio, +adoperando la stessa tattica usata colla biga, frustò il cavallo e +chino sulle sciolte redini, lo spinse a maggior corsa, passò Ottone e +vinse, Nerone mandò un’imprecazione agli Dei. Di quel furore si stupì +Ottavia e gli dimandò cosa avesse. + +— Non era costui ch’io voleva vincitore. + +— Perchè? + +— Perchè lo detesto. + +— Che ti fece egli mai? + +— Chiedine alla diva Agrippina. + +— Io, — rispose questa, superba in cuor suo d’inspirare ancora nel +figlio cotanta gelosia — nulla so, nè degli odii nè degli amori tuoi, +perchè a me non ti confidi. + +Ottavia, o non comprendendo l’enigma o fingendo di non comprendere, +rispose: + +— Ma tu, così valente in simili giuochi, dovresti invece ammirarlo. + +— E tanto lo ammiro, che intendo misurarmi con esso, e se il +sopraggiungere della _suprema tempesta_ non ponesse termine ai ludi, +oggi stesso lo sfiderei. + +Appena tornato al palazzo dei Cesari, ordinò che gli fosse condotto +Aulo Plancio. + +Questi non tardò a comparire. + +Era un giovine d’atletiche forme, che aveva più del gladiatore che del +Cavaliero. Che la madre di Nerone, imitando Messalina, ne avesse fatto +il suo Bito molti supponevano, ma nessuno poteva asserirlo. + +Era donna troppo astuta e troppo desiderosa d’essere apprezzata dal +figlio, per compromettere coll’imprudenza la sua dignità. + +Nerone però, che di lei conosceva gl’istinti e le vecchie storie, era +pressochè sicuro di quella tresca. Chi era stata espulsa da Caligola +pei suoi disordini; chi aveva fatto assassinare il suo primo marito +Crispo Passieno; chi aveva strappato dalle braccia d’Ottavia Lucio +Silano per darla in isposa a lui, ed aveva poi accusato d’incesto il +misero giovine, l’aveva trascinato davanti ai giudici e costretto +al suicidio; chi aveva fatto morire nelle torture Lolia Paulina, +accusandola di magia, perchè gelosa della sua bellezza; chi finalmente +impaurita della condanna a morte inflitta dall’Imperatore Claudio ad +una adultera, aveva fatto uccidere col veleno il suo terzo marito; +poteva nutrire qualsiasi passione volgare. + +Era già molto, secondo Nerone, ch’essa avesse preferito a schiavi ed +istrioni quell’Aulo Plancio. + +Ciò però non toglieva ch’egli per gelosia non l’odiasse, perchè, come +già dicemmo, le donne, che appartenevano a Claudio Nerone, non dovevano +amare che lui. + +Come Aulo Plancio gli fu dinanzi, Nerone, dopo averlo squadrato da capo +a piedi, gli disse: + +— Tu ti mostrasti nel circo esperto auriga ed esperto cavaliere, talchè +mi nacque il desiderio di misurarmi con te. + +L’altro, colto da sorpresa, non seppe che rispondere. + +— Saprai per certo, — riprese Nerone, — condurre un _decemjugis_. + +— O divo Cesare, non possedetti mai dieci cavalli. + +— Avendoli, saresti capace di guidarli alla corsa? + +— Forse. + +— Non presumer tanto, poichè non è agevol cosa come tu credi. Ma se +ti senti di tentar la prova, le mie stalle ti provvederanno i cavalli. +Quanto tempo chiedi per esercitarti? + +— Non saprei.... + +— Ebbene io voglio teco mostrarmi generoso avversario. Da dimani tu +troverai nelle carceri dell’_oppidum_ i dieci animali e il carro. Fa +le tue prove ogni dì, e quando sarai pronto ad accettar la mia sfida, +offriremo questo spettacolo al popolo in onore di Vulcano, e voglio che +il vincitore sia incoronato da una vergine, come s’egli fosse rimasto +superiore in tutte le gare dei circensi. + +Il Plancio rimaneva come trasognato per siffatta proposta. Conoscendo +i sentimenti poco benevoli di Cesare verso di lui, sentiva che lo +scopo di quella sfida era il desiderio d’umiliarlo in presenza della +moltitudine e scemar la sua gloria. + +Conveniva però sottomettersi alle brame di quel maniaco tiranno, ed +accettare, lasciandogli la vittoria, per non esporsi alle vendette di +lui. + +— Mi sottometto, — disse, — ai desiderii del mio Imperatore, sicuro +d’esser vinto. + +— Bada, — interruppe Nerone, — che se tu pretenderai nella sfida usar +dei riguardi all’Imperatore, se non mi tratterai com’altro qualunque +conduttore di carro, se non osserverai tutte le regole delle corse, non +te lo perdonerò. + +Questa dichiarazione fe’ partire il Plancio dal palazzo dei Cesari, più +turbato che mai. + +Allorchè Nerone riferì la cosa alla moglie e alla madre, l’angelica +Ottavia lo scongiurò a desistere da quel progetto, che poteva riuscire +periglioso per lui. + +Agrippina invece se ne mostrò meravigliata; ma non fece osservazione +di sorta, per tema che le sue esortazioni fossero spiegate a senso +d’interessamento per Aulo Plancio. + +Seneca e Burro apertamente gli dichiararono che non doveva davanti al +suo popolo un Imperatore romano darsi a spettacolo, cimentando l’onore +e la vita. Ma le loro parole non valsero che a sdegnare il despota ed +avvalorarlo nel suo divisamento. + +E giunse il giorno tanto da Nerone desiderato, e al circo Massimo tutta +Roma accorse per assistere a quella nuova profanazione della grandezza +Cesarea. + + + + +CAPITOLO XII. + +Odio ed amore. + + +Nel giorno destinato alla gara, appena Aulo Plancio ebbe varcata la +soglia della sua casa per recarsi al circo, una donna, coperta da fitto +velo, s’avvicinò a lui e gli disse: + +— Guardati dal vincere, o Aulo Plancio. + +— E chi sei tu che così mi ammonisci? + +— Non curarti di sapere chi io mi sia, — rispose la donna. — Guardati +dal vincere, ti ripeto, se t’è cara la vita. + +E raggiunta una compagna, anch’essa velata e che l’attendeva a poca +distanza, s’allontanarono amendue con celere passo. + +La sera innanzi, dopo un’orgia fatta con cantori, istrioni e meretrici, +Nerone stava supino sul suo letto, e ad Atte, che gli giaceva denudata +al fianco, diceva balbettante per ubriachezza: + +— Il soverchio falerno e le tue carezze mi hanno fiaccate le fibre, e +domani ho bisogno di tutte le forze per condurre i miei dieci puledri e +fiaccar l’orgoglio di quel giovine presuntuoso. + +— Ma tu lo sfidasti, o Claudio. + +— Perchè il suo trionfo mi fece dispetto. Voglio mostrargli, che se gli +altri furono vinti da lui, non si vince Nerone. + +— Dunque tu sei sicuro del trionfo. + +— Tanto lo sono, che designai già la vergine dalle cui mani dovrò +ricever la corona. + +— E chi sarà costei? — dimandò Atte con amarezza gelosa. + +— Tu non lo indovineresti mai. + +— Ma chi dunque? + +— La tua sorella di latte, la Vestale Rubea. + +A questo nome Atte si levò sul fianco e fissando Nerone negli occhi, +quasi volesse scrutarne l’intimo pensiero, gli dimandò come avesse +pensato a lei, cosa lo avesse indotto a quella scelta. + +— Non ti ricordi, — rispose Nerone, — quanto un giorno esaltasti la +beltà di lei? Anche il pedagogo ne rimase abbagliato. + +— Ebbene? + +— Io voglio vederla, voglio che all’onore di pormi sul capo l’alloro +sia chiamata questa divina Sacerdotessa. + +— Rifiuterà. + +— Oibò, — mormorò Nerone, dimenando il capo. + +— Rifiuterà per certo, — ripetè la citarista. + +— Non si rifiuta a Nerone. + +Atte, ponendosi le mani nei capelli, esclamò: + +— Ah ch’io presento sventure! + +Nerone fe’ le spallucce. + +— Guardati bene, o Claudio. + +— E tu guardati dal riuscirmi importuna. + +— Quasi desidero che il vincitore sia Plancio, — mormorò la donna +scendendo dal letto, e ponendo i bei piedini sulla pelle di pantera +distesa in terra. + +Nerone, pieno di dispetto, gridò: + +— Ah! tu vuoi dunque la morte di quel disgraziato. + +— Cosa intendi con questo? — chiese l’altra rivolgendosi. + +— Ricordati che l’istrione Paride osò vantarsi in pubblico d’essermi +superiore nel recitar tragedie, e poco dopo traversò lo Stige. + +— Ma tu non ucciderai quell’uomo che nulla ti fece. + +— Nulla mi fece? — ripetè sogghignando il briaco tiranno, — e forse +egli osa, mentre parliamo, giacersi in letto colla diva Agrippina. + +— Io t’impedirò questo nuovo delitto. + +— Non avrai siffatta cura perchè la vittoria sarà mia. + +— Ma se il fato.... + +— Lascia in pace il fato, e vattene. + +— Voglio prima che tu mi rassicuri, o Claudio. + +— Va, ti dico, ch’io sono stanco e più non ho volontà di parlare. + +Atte s’avvolse nel suo amitto ed uscì. + +Ridottasi nella sua stanza, si fe’ a fantasticare sulla tremenda +minaccia, e come si potesse prevenire il Plancio senza che lo sapesse +Nerone. + +Finalmente si decise ad avvisarlo lei stessa, e levatasi di buon +mattino, prese a compagno Sporo, e velati ambidue si recarono davanti +alla casa d’Aulo, e sentendo dall’ancella ostiaria che questi non era +ancora uscito, lo attesero nella via. + +Compiuta l’opera pietosa, a cui il cuore e la coscienza l’avevano +spinta, tornando verso la casa Augustale pensava a Rubea. Un vago +presentimento, misto a turbamento geloso, l’esortava ad avvisare anche +la sua sorella di latte dell’onore a cui la si voleva invitare. + +Ma le verrebbe fatto di veder la Vestale? E vedendola potrebbe +consigliarla di rispondere con un rifiuto al desiderio cortese del divo +Cesare? E ciò per un chimerico dubbio, da cui il sacro carattere di +Sacerdotessa si sentirebbe offeso. + +E poi, non sarebbe da parte sua un atto biasimevole l’andare essa +stessa, tanto amante, tanto beneficata, ad accusare l’Imperatore di +malvagie intenzioni? + +Deposto il pensiero di quel tentativo tornarono al palazzo. + +Giunta l’ora di recarsi al circo Massimo, desiderosa di restarsene +a meditare mestamente nella sua stanza, volle che Sporo vi si +recasse senza di lei. Non le riuscì però di liberarsi del giovinetto +innamorato, ch’era tutto felice di trovarsi solo in sua compagnia, +poichè anche Egloga ed Alessandria v’erano andate in compagnia di +Fusco, Procuratore dell’Egitto, e figlio di quest’ultima. + +Prima di recarsi al circo, Nerone andò al tempio di Giove Ottimo +Massimo e là depose davanti al simulacro un ricchissimo cofanetto +d’oro. In esso erano rinchiusi i peli dei suoi mustacchi, che quella +mattina stessa s’era fatti radere, per offrirli in olocausto al Nume, +perchè gli ottenesse il trionfo. + +Erasi inoltre servito per acconciarsi le chiome d’un drizzatoio +ch’eragli stato donato da uno del volgo, e pel quale aveva grande +venerazione, assicurando che gli prediceva l’avvenire. + +Riferisco queste strane fantasie di quel monomane, appoggiandomi +all’autorità di Caio Svetonio. + +I dignitari dello Stato e del clero, i patrizii colle loro famiglie +sedevano nel circo, perchè Nerone lo aveva quasi imposto loro. +Agrippina ed Ottavia erano nel pulvinare, circondate dalla corte, e +l’una e l’altra facevano voti perchè vincesse l’Imperatore, supponendo +che sarebbe stato terribile in lui lo sdegno del vinto. + +Quantunque Nerone sapesse d’essere valente maestro nel guidare +dieci cavalli di fronte, pure mostravasi preoccupato, tanto più +che aveva dato ordine all’Edile e ai Giudici che fossero osservate +scrupolosamente le leggi della corsa. + +Prima d’uscire dalle _carceri_ col suo avversario ripeteva a questi di +guardarsi bene dal non metter tutto l’impegno per riuscir vincitore. + +Dopo aver fatto il solito giro al passo, quando al prolungato squillo +delle trombe cadde l’_alba linea_ e partirono, l’Imperatore, durante +i tre giri, di tratto in tratto toglieva lo sguardo dalle teste de’ +suoi cavalli per rivolgerlo a quelli del suo competitore, che rimaneva +indietro, e vedere se ciò facesse per non giunger primo alla meta. + +Dal modo incerto però col quale procedevano i dieci puledri d’Aulo +Plancio, si capacitò che se non riusciva a mandarli innanzi, era in lui +inesperienza, non astuzia. + +Nè l’una nè l’altra. Il giovine Cavaliere, durante la corsa, titubava +ancora tra il desiderio e la tema di vincere, e questa incertezza +s’appalesava nel guidare il _decemjugis_. + +Nerone toccò il primo la meta, e tra gli urli del popolo e lo squillar +delle trombe, fece due giri ancora attorno alla _spina_, prima di poter +trattenere gli sfrenati puledri. + +Ricevuta ch’ebbe dalle mani dell’Edile la corona d’alloro, scese dal +carro e montato sopra quadriga dorata insieme al sommo Sacerdote di +Vulcano, cominciò il giro trionfale, e come fu dinanzi al pulvinare, ad +alta voce pronunziò il nome della Vestale Rubea. + +S’udì nel circo un prolungato mormorio, che non denotava certo +approvazione da parte del publico. Tutti gli occhi si rivolsero al +recinto riserbato alle Vestali, che agitate gesticolavano, parlando fra +loro. + +Nerone, disceso dal cocchio, attendeva sull’alto della gradinata, +che metteva dall’arena al pulvinare, quando venne a lui il Pontefice +Massimo, seguito da altri Sacerdoti e così gli parlò: + +— O divo Cesare, tu sai che ufficio delle Vestali fu sempre quello +di porgere la _laurea insigne_ ai guerrieri che tornavano dopo aver +debellato i nemici. Quello era sacro rito e s’addiceva loro. La corona +dei ludi deve porgerla una nobile fanciulla del patriziato, e tu non +puoi disconoscere questo loro diritto. + +— Io tutto posso, — interruppe Nerone facendosi torvo. — Se a me piace, +cangiando in sacra una cerimonia profana, ch’è pure consacrata agli +Dei, chiamare una Sacerdotessa di Vesta all’onore di cingermi il lauro, +chi può impedirlo? + +Il Pontefice rispose risolutamente: + +— Tu stesso, che non vorrai oltraggiare la Dea nella sua Sacerdotessa, +nè urtare colla religione del popolo romano. + +— E se malgrado ciò, io m’ostinassi nel mio proposito? + +— T’esporresti al rifiuto della vergine Rubea. + +Nerone, dopo aver fissato il Pontefice con espressione di volto, dalla +quale traspariva un sinistro progetto, mormorò: + +— Sta bene. + +E rivolto verso l’interno del pulvinare, pronunziò un altro nome. + +E fu quello d’Antonina, la sorella di Britannico. + +Questa, che si teneva in disparte dietro i biselli delle due +Imperatrici, rimase alquanto incerta, se rispondere o no a +quell’invito. + +Essa odiava Nerone per aver usurpato il trono del fratello, e rifuggiva +dall’accettare da lui onore qualsiasi. + +Della sua titubanza s’avvide Ottavia, ed uno sguardo supplichevole di +lei la decise ad acconsentire. + +La prestante persona, le splendide forme, la folta chioma castagnina, +la vivacità delle brune pupille, formavano la procace bellezza +d’Antonina. + +Allorchè l’Imperatore, ascesa la scalea, s’inginocchiò sull’ultimo +gradino, essa maestosamente si fece innanzi, prese dalle mani del +Sacerdote di Vulcano la corona, e glie la pose sul capo. + +Nerone discese, rimontò sul carro, e fece il giro trionfale. + +Intanto i Consoli, l’Edile e le matrone romane colle loro figlie +andavano a fare omaggio d’ossequio ad Antonina, seduta su ricco trono, +e circondata dalle Vestali. + +Compita la cerimonia, la moltitudine tumultuosamente sgombrò il +circo, senza neppure attendere che i trombettieri dessero il segnale, +e irruppe come fiumana per le vie più brevi, che dal circo Massimo +conducevano al monte Pincio. + +Tutti erano in ansia di giunger presto su quella vetta dov’era l’ara di +Vulcano, e dove doveva chiudersi la sacra festività alla mezzanotte. + +Antonina, accompagnata sempre dalle Vestali, giunse ch’era già venuta +la sera e andò a sedersi sopra il solio, entro un boschetto d’allori. + +A stento i littori tenevano indietro i curiosi, che volevano vedere +l’Antistite della festa non solo, ma anche quella Vestale Rubea, che +invitata dall’Imperatore, non erasi presentata. + +Alti candelabri di marmo, nelle cui tazze ardevano materie resinose, +rischiaravano la variopinta moltitudine, che sembrava agitarsi in un +mare di fuoco. + +S’udì un frastuono lungo l’erta, di cui gli andirivieni si +rischiararono di nuova luce. Erano le faci dei pretoriani, che +accompagnavano il carro a quattro cavalli nel quale sedevano Nerone e +il Sacerdote dì Vulcano. + +Fra le acclamazioni della plebe giunse la quadriga davanti al boschetto +degli allori. + +Nerone discese, e presa per mano Antonina cominciarono a passeggiare +in mezzo alla folla stipata. Dietro di loro venivano le Vestali, poi +i Sacerdoti di Vulcano, e al corteggio facevano ala i soldati del +pretorio ed i littori. + +Il vincitore non sembrava completamente lieto della vittoria. + +Parlava con Antonina, salutava il popolo, cercando di nascondere più +che da lui si potesse l’interno dispetto per le severe rimostranze del +Pontefice. Di tratto in tratto volgeva la testa indietro, e lanciava +sguardi di fuoco sulla Vestale Rubea. + +Tornati presso l’ara di Vulcano, egli piegò un ginocchio davanti ad +Antonina, che lo spruzzò, secondo il rito, d’acqua lustrale. + +Quando fu terminata la festa alla mezzanotte, essa si congedò dalle +Sacerdotesse di Vesta e tornò al suo palazzo. + +Al dì seguente era coricata ancora quando entrò nella sua stanza +Britannico colla faccia imbronciata. + +Egli era dolentissimo che la sorella, da lui tanto amata, avesse +accondisceso all’invito di Nerone, ma non osava esternare il suo +rammarico. La predilezione e il rispetto che nutriva per essa non glie +lo consentivano. + +Il penoso sentimento di lui però non isfuggì ad Antonina, che gli disse: + +— Vieni qua, fratello, baciami, e non guardarmi sì torvo. Se +chiamata da Nerone dopo la Vestale Rubea, accondiscesi ad assumere +la parte di somma Sacerdotessa in quella risibile festa pagana, fu +per tranquillizzare Ottavia, che ha dell’infido marito così grande +timore. Se avessi rifiutato anch’io, chi sa a quali eccessi lo avrebbe +trascinato l’ira, che gli divampava dagli occhi. + +— Comprendo il tuo nobile sentimento, — rispose Britannico, — ma dovevi +rammentarti in quel momento ch’egli ha rapito a me la diadema dei +Cesari. + +— Nè l’ho dimenticato, nè lo dimenticherò mai. Benchè nati da diversa +madre, tu sai, Britannico, che io ti porto affetto più che a vero +fratello, tu sai com’io m’adopri perchè sia riparata l’ingiustizia +di tuo padre verso di te. E della sollecitudine mia per raggiungere +codesto scopo possono farti fede i nostri amici. + +Gli amici di cui parlava Antonina erano Gneo Calpurnio Pisone, Marco +Flavio Sverino ed altri, che parteggiando per Britannico, cospiravano +insieme ad Antonina. + +Di codesta donna, saggia e risoluta ad un tempo, essi avevano stima +grandissima. Laonde dapprima rimasero meravigliati ch’essa si fosse +prestata a supplire la Vestale nel buffonesco trionfo di Nerone; ma +poi si persuasero che sovente giova l’infingimento per celar meglio i +reconditi propositi, e lungi dal censurarla, la lodarono. + +Di fatto Nerone, illuso dalla cortese abnegazione di lei, che figlia di +Cesare acconsentiva ad accettar l’invito da Rubea rifiutato, espresse +colla madre e colla moglie ammirazione e gratitudine per essa. + +L’immagine della bella Vestale però eragli rimasta impressa nella +mente, e nel tempo stesso non poteva dimenticare la dichiarazione +del Pontefice Massimo, che la vergine, quand’anche non vi fosse stata +costretta dal suo dovere, avrebbe egualmente risposto col rifiuto. + +Intollerante di qualsiasi opposizione, per quanto ragionevole, quella +d’una fanciulla dalla quale avrebbe voluto essere obbedito ed amato, lo +esasperava ancor più e gli toglieva tutta la gioia del trionfo. + +E questa gioia venne ad intorbidargli ancora il funesto Aniceto, +narrandogli che Aulo Plancio erasi vantato nella taverna di Salvidieno +Orfido, ch’egli avrebbe potuto vincere l’Imperatore, ma non aveva +voluto per non umiliarlo. + +Nerone, balzando in piedi, s’avanzò verso il pedagogo cogli occhi +stralunati e il pugno in alto, e gli gridò: + +— Menti! + +L’altro, fattosi umile per la paura, mormorò: + +— O divo Cesare, così mi fu riferito. + +— Da chi? + +— Da Cercopiteco Panerote. + +— Ordina ai liberti d’andarne in traccia. + +E allorchè giunse il parassita, confermò quanto aveva riferito Aniceto. + +Vedendo però l’eccitazione di Nerone aggiunse: + +— Ma tu, divo Cesare, non spiegare a mal senso le parole di quel +giovine Cavaliere. Certo, avrebbe fatto meglio a lasciar da banda +la vanità e tacere, accontentandosi di non averti per abnegazione +contrastata la palma.... + +— Dunque, — interruppe Nerone, digrignando i denti, — anche tu credi a +quel vituperato millantatore? + +— Io... no... ma se fosse vero quello che asserisce sarebbe da lodarsi. +Al suo posto, ancor io avrei fatto lo stesso. + +— Ebbene, — disse Nerone, con accento che incuteva terrore, — io saprò +premiar lui, come avrei premiato te, o Cercopiteco. + +Come questi fu partito, fece venire il capo dei pretoriani e si +trattenne a lungo con lui. + +Alla sera, Aulo Plancio, uscito dalle stanze d’Agrippina, mentre +attraversava l’atrio, vide alla fioca luce d’una lanterna una donna +affacciarsi dietro uno stipite, e fargli cenno d’avvicinarsi. Mentre +moveva verso di lei, una mano afferrò il braccio di quella donna e la +trasse a viva forza indietro. + +La porta fu richiusa con violenza, ed Aulo Plancio uscì dal palazzo dei +Cesari alquanto preoccupato. + +La scena, a cui aveva assistito poc’anzi, gli dava a pensare. + +Giunto che fu alle falde del Palatino, dall’ombra d’un edifizio +sbucarono fuori quattro uomini armati di _sica_[61] che gli si +gettarono addosso, lo atterrarono, e dopo averlo crivellato di ferite, +allorchè lo videro esanime, ne deposero il cadavere sopra una bara, e +andarono a gettarlo nel Tevere. + +Quando il capo dei pretoriani annunziò al tiranno che l’ordine era +stato eseguito, + +— Sta bene, — disse Nerone. + +E rimasto solo, aggiunse: + +— Ed ora a te, bella e superba Vestale. + + + + +CAPITOLO XIII. + +Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta. + + +Da alcune frasi a Nerone sfuggite nell’ira, Atte aveva indovinato il +fiero proposito ch’egli nutriva contro Aulo Plancio, e gli aveva detto: + +— Se tu, o Claudio Nerone, ami ancora la tua schiava fedele, tu non +ucciderai quell’uomo. + +— L’ami forse, poichè tanto ti cale di lui? + +— Non è la pietà per esso, che mi fa parlare, è l’amore per te. Non +voglio che tu attiri sul tuo capo l’ira di Giove. + +Nerone alzò le spalle con disprezzo. + +— Non voglio che tu offuschi coi delitti lo splendore dei Cesari. + +— Se i delitti, — interruppe l’Imperatore sogghignando, — avessero +dovuto offuscare quello splendore, il nome dei Cesari sarebbe sepolto +nelle tenebre. + +Atte continuò a persuaderlo, a supplicarlo fino a gettarglisi ai piedi; +l’altro, freddo, inesorabile, la lasciò parlare senza rispondere. +Perduta ogni speranza d’indurlo alla clemenza, diede in un sospiro ed +esclamò: + +— Poichè tu, crudele, mi nieghi la grazia, _Agathodaemon_ m’aiuterà a +salvar l’infelice. + +Ed uscì dalla stanza. + +Nerone la lasciò partire; poi fatti venire i due liberti Elio e +Doriforo ordinò loro di spiare ogni passo della citarista. + +Ed essi la colsero mentre dall’uscio faceva segno ad Aulo Plancio +d’avvicinarsi, e la condussero piangente al cospetto dell’Imperatore +che le disse: + +— Ebbene, il tuo Genio tutelare non venne a porgerti aiuto? Egli, più +prudente di te, ebbe paura d’opporsi ai miei decreti. + +— Sii clemente, o divo Cesare, — essa mormorò tra i singhiozzi. — +Perdona! Perdona! + +— A te, volentieri perdono, o Atte, perchè ottimo cuore è il tuo. Ma +guardati d’ora innanzi dal presumere che tu possa arrestare i fulmini +miei. Correresti il rischio di rimanerne tu stessa incenerita. + +E dopo questo tremendo avviso la rimandò. + +Atte, per quanto già intravedesse nell’amante suo malvagi istinti, non +avrebbe immaginato mai di trovarlo così indurito nella crudeltà, così +profondamente scellerato. + +L’affetto suo aveva resistito alle infedeltà di lui, ma non v’era +fiamma dell’anima, che valesse a distruggere il ribrezzo pe’ suoi +delitti. + +Aveva creduto d’esercitare ancora tanta potenza su quell’uomo fatale +per impedirli, per salvar le vittime, per non lasciar così miseramente +distruggere l’amor suo. Ma il disinganno era venuto a toglierle ogni +energia, ogni speranza, e le annunziava che l’ora dell’espiazione +era giunta. Si sentiva destinata a subire le umiliazioni inflitte per +cagion sua all’Imperatrice, che con esimia virtù si rassegnava. + +Ottavia però era moglie, e lei invece poteva risparmiarsele, +abbandonando quel mostro, al quale non la legava che un vincolo osceno. + +In quel momento di desolazione stava quasi per appigliarsi a codesto +partito. Ma poi cominciò a vagheggiare l’effimera lusinga di poter +riacquistare il perduto dominio su Nerone, d’averlo forse fatto già +rientrare in sè, d’aver col suo pianto salvata la vita d’Aulo Plancio, +e rimase. + +Quando s’incominciò a sparger la notizia, che questi era scomparso, i +begli occhi d’Atte versarono lagrime, si riempì l’animo suo di doloroso +rammarico, ma non partì. + +E forse la povera citarista fu la sola che veramente piangesse sulla +sorte della vittima. + +E Agrippina? + +La cinica donna fu la prima a sapere da Seneca del misterioso misfatto, +che s’attribuiva a Nerone, e immaginandosi che questi vi fosse stato +spinto da gelosia per lei, fece d’abbominevole compiacenza farmaco al +dolore. + +Ottavia dapprima si mostrò incredula, non vedendo la ragione di quella +vendetta; ma quando venne un giorno Lucano, e le rese evidente la +realtà del fatto, cadde come prostrata sotto il peso della triste +rivelazione, quasichè l’infamia del marito potesse ricader sul suo +capo. Non le sfuggì però dal labbro esclamazione alcuna di dolore o +d’indignazione. + +Sperò ancora che le venisse smentita quella notizia, e non abbandonò la +speranza finchè non venne da lei Menecrate, nel quale riponeva fiducia +grandissima. + +La fiducia, la stima, la simpatia, l’amicizia sono quei tali +sentimenti, che s’offrono alle donne oneste come pseudonimo all’amore. + +Venne il citaredo, ed essa gli dimandò se avesse sentito della grave +accusa, che si moveva all’Imperatore, e s’egli vi prestasse fede. + +Menecrate rispose che lo sapeva da vari giorni, nè poteva non crederlo, +poichè lo stesso Nerone dichiarava d’aver voluto punire l’oltracotante +menzognero, che aveva offeso il suo amor proprio. + +— E perchè finora me lo tacesti? + +— Perchè le labbra del fido citaredo non devono dar per te che suoni +lusinghieri. Avrei riguardato come un delitto il darti un dolore, che +ti si poteva risparmiare. + +— Ti ringrazio, o Menecrate, — disse la giovine Imperatrice con +un mesto sorriso. — Se la virtù mi vieta di corrispondere ai tuoi +sentimenti, non posso a meno di non apprezzar la nobiltà dell’animo +tuo. Ci proteggano gli Dei, poichè io adesso tremo per tutti. + +— La mia vita t’è sacra, o divina Ottavia, e il fartene olocausto è un +bene che anelo. Non tremar dunque per me. + +— Oh, no, preghiamo i Numi ch’egli non faccia nuove vittime. + +E un’altra pur troppo era già designata. La Vestale Rubea. + +Un giorno Nerone si presentò al Collegio delle Vestali, e ordinò che +gli fosse condotta innanzi. + +È facile immaginare con quale trepidanza la vergine si presentasse a +lui. + +Seppe però dominare l’interna apprensione, e come sempre, riservata e +severa, gli disse: + +— Eccomi ai tuoi cenni. Cosa chiedi da me, o divo Cesare? + +Nerone, seduto sopra uno sgabello, colle braccia conserte al petto, +dopo averla fissata con sguardo provocante, prese a dire: + +— È vero, o Vestale, che se io il giorno dei Circensi avessi insistito +per ricevere l’alloro dalle tue mani, tu non avresti acconsentito? + +— E come l’avrei potuto, se me lo vietano le leggi del nostro culto? + +— Non v’è legge, non v’è culto che valga quando Cesare impone. + +Rubea tacque. + +Nerone riprese: + +— E se, malgrado il divieto del Pontefice Massimo, io t’avessi +costretta ad accondiscendere al mio desiderio, cosa avresti fatto? +Rispondi. + +— Avrei obbedito agli ordini del sommo Sacerdote. + +— Non sai tu, o vergine, cosa sia oltraggiar Nerone? + +— Il mio rifiuto non poteva arrecarti offesa, o divo Cesare, perchè +indipendente dalla mia volontà. Tu stesso comprendesti in qual bivio +tremendo avresti messa la povera Vestale, poichè chiamasti in mia vece +Antonina. Se non presti fede alle mie parole, se credi ch’io t’abbia +offeso, puniscimi. + +— Lo vorrei, ma non ne ho il coraggio. E sai tu perchè? Perchè mi +sei cara; perchè dalla prima volta che ti vidi fui colpito dalla tua +bellezza. Infine perchè t’amo. + +E in così dire levossi in piedi. + +Rubea retrocedendo sdegnosa, proruppe: + +— O Cesare, tu dimentichi che parli ad una Sacerdotessa di Vesta. + +— La Sacerdotessa è scomparsa, ed io non vedo davanti a me che la bella +fanciulla del Laterano. Io non curo il tuo culto; sfido per te la tua +Dea. Io voglio rapirti a lei, voglio infranti i tuoi voti. + +— Cessa, cessa, — esclamò la Vestale comprimendo colle mani le orecchie. + +— Ascoltami! — gridò Nerone. + +— Non lo debbo. + +— Ascoltami; te lo impongo. + +— I tuoi blasfemi mi fanno orrore. + +— È divino anche il blasfema, quando è l’amore che lo spinge sul +labbro. Tu devi esser mia. + +— Orrore! — esclamò Rubea, movendo per fuggire. + +Nerone la trattenne, afferrandola per un braccio. + +Essa riprese con foga di parlar concitato: + +— Ma non temi i fulmini di Giove, l’ira dei Sacerdoti, il furore del +popolo? + +— Tutto sfido per un tuo amplesso, per un tuo bacio. + +— Dammi piuttosto la morte. + +— No, voglio darti la vita, voglio toglierti da questa squallida +prigione, per condurti fra gli splendori della mia corte. Non sarai la +prima Vestale che sottomette la ragione al cuore. + +— E furon sepolte vive nel campo scellerato. È questo che tu vuoi? + +— Quelle non erano le amanti del più potente Imperatore del mondo. +A te nessuno oserebbe torcere un capello. Le verghe, colle quali il +Pontefice Massimo punisce le costoro negligenze, si spezzerebbero. Non +vi sarebbe forza umana capace di sollevare per te la pietra sepolcrale, +che si richiude sulle Vestali colpevoli d’amore. Tutti piegheranno il +capo, tutti taceranno davanti alla volontà di Cesare. + +— Ma la tua volontà non varrà ad impedire l’obbrobrio mio, del mio +collegio, della mia famiglia. Lasciami! + +E con sforzo energico si svincolò da lui e scomparve. + +— Va, — gridò Nerone furente, — tu non mi sfuggirai. + +Queste parole furono udite dalla Vestale, che rimase atterrita. Da quel +giorno non ebbe più pace, conoscendo l’indole perversa del tiranno, +capace di qualunque eccesso. L’interna agitazione non l’abbandonava +mai, e la faceva balzare ad ogni lieve rumore. Allorchè di notte +si trovava sola nel tempio, per mantenere il sacro fuoco, tendeva +l’orecchio ad ogni momento, e quando colla sacra verga attizzava le +brace, lo stesso crepitar delle scintille si cangiava per essa in suono +di passi, in mormorio di voci. + +Non osava confidare ad alcuna delle compagne la sua ambascia, +per vergogna di rivelare l’obbrobriosa offerta; e quando la somma +Sacerdotessa le aveva chiesto cosa da lei volesse l’Imperatore, +rispondeva: + +— Che implorassi perdono, perchè il giorno dei circensi non risposi +alla sua chiamata e non venni a porgergli la corona d’alloro. + +Ma quello che aveva taciuto agli altri, confidava alla madre sua, +scongiurandola a non rivelarlo a chichessia, neppure al padre, e la +pregava di procurarle un rimedio, che calmasse i suoi terrori e il suo +turbamento nervoso e la salvasse dalle veglie angosciose. + +Una notte, ch’era alla custodia del fuoco sacro, fu presa da tale +sonnolenza contro la quale cercò di lottare, ma inutilmente. + +Volendo invocare l’aiuto della Dea, tentò genuflettersi, ma non potendo +sostenersi, sedette in terra, e col capo poggiato sul cuscino dello +sgabello profondamente s’addormentò. + +Fra l’ira d’essere stato respinto e la libidine destata in lui dalla +venustà di Rubea, e dalla stessa lotta sostenuta con essa, Nerone +era tornato alla casa Augustale in preda ad agitazione, che aveva del +delirio. + +Se non lo avesse trattenuto la tema del pericolo, al quale s’esponeva +pel sacrilegio commesso, la Vestale sarebbe stata tolta a viva forza +dal chiostro e trascinata nel cubiculo imperiale. + +Non poteva egli però così impunemente affrontare le vendette +sacerdotali e il furore di Roma intera. Ma posseder la fanciulla del +Laterano voleva ad ogni costo. + +Aniceto, benchè astuto e malvagio, non era da tanto per giovargli in +questa impresa. + +Dopo aver ventilati in sua mente varii progetti, fe’ venire il mago +Simone, e gli disse: + +— Se tu sei veramente quel maestro d’incantesimi, che ti vanti, devi +darmene prova. Io voglio in mio potere la Vestale Rubea o per amore o +per forza. Il fatto però deve rimanere avvolto nel mistero, sia ch’essa +acconsenta, sia che opponga resistenza. Chiedo insomma a te uno di quei +miracoli, di cui ti dici capace, e che nessuno vide mai. Se riesci +avrai mille nummi[62] e dirò che fosti calunniato da Paolo di Tarso, +e da Simone Barione, quei due Apostoli cristiani che ti proclamarono +impostore. Se non riesci, i nummi si cambieranno in catene. + +— Prepara i nummi, o Cesare. + +— E credi riuscire? + +— Nulla è impossibile al mago Simone, — rispose lo sfacciato. — +Concedimi qualche giorno, e ti prometto che tu potrai far di quella +Vestale la tua voglia, e l’avrai fra le braccia, senza che neppur essa +se ne avveda. + +— Non prometter soverchio. + +— Prometto per mantenere. + +— Vedremo. + +Convien dire che il ciurmadore fosse proprio sicuro del fatto suo, +perchè uscì disinvolto, e quantunque fosse già inoltrata la sera, con +passo fermo, sceso il Palatino, s’incamminò verso il Velabro. + +All’estremità di quelle tortuose viuzze v’era un orto cintato da mura, +nel quale s’entrava per una rozza porticina. + +Davanti a questa s’arrestò Simone e mandò un fischio. Poco dopo apparve +tra le piante un fioco chiarore, la porticina s’apri per richiudersi +tosto dietro il mago. + +Una vecchia schiava, rischiarando i sentieri con una lucerna di terra +cotta, introdusse costui entro una casupola di sinistra apparenza, +ch’era in fondo all’orto. + +In quella casa dimorava una donna ebrea, chiamata Locusta, celebre +incantatrice, e maestra nel compor filtri e veleni. + +Allorchè dalla schiava le fu annunziato il mago Simone, essa era nel +suo laboratorio, occupata a far bollire una miscela sopra un braciere +di bronzo, in cui ardevano rami di sicomoro e di cipresso. + +Era una donna, che s’avvicinava all’ottavo lustro, e quantunque i vizii +e le veglie l’avessero prima del tempo appassita, conservava un resto +della bellezza giudaica. + +Vestiva una tonaca nera rilevata ai lati con due scarabei fino al +ginocchio, e stretta ai fianchi da cingolo d’argento tutto trapunto +a geroglifici. Aveva il capo coperto da un reticolo, dal quale le +cadevano sulle spalle le folte ciocche di capelli grigi. + +Al chiaror della vampa, e d’un alto candelabro di bronzo, facevano +in quel laboratorio orrenda mostra di loro mummie, teschi, scheletri +d’uomini e d’animali, pesci, serpenti e coccodrilli disseccati ed +appesi con fili di ferro al soffitto; truogoli pieni di sangue +e di visceri, fiale contenenti polveri e liquidi d’ogni colore, +disposti sopra mense di legno, rospi che saltellavano in terra e +pipistrelli, che ora svolazzavano in giro per la stanza, ora andavano +a rannicchiarsi tra gli scheletri. E tutto questo ributtante addobbo +mandava fetore siffatto, che non riuscivano a vincere nè i fuscelli +odorosi che ardevano in quel momento, nè i timiami che di tratto in +tratto Locusta accendeva. + +Malgrado la sinistra fama che correva su Locusta, uomini e donne anche +del patriziato, ricorrevano per la salute a’ suoi farmachi, per gli +oroscopi a’ suoi incantesimi, per l’amore la gioventù e la bellezza a’ +suoi filtri, per delittuose brame ai suoi veleni. + +Perfino le vergini Vestali erano state più volte in rapporti con essa, +e di questo era certo consapevole il mago Simone, l’amante suo. + +Di fatto quand’essa lo raggiunse nella stanza attigua, perchè a +nessuno, neppure a lui, era permesso l’accesso nel laboratorio, le +disse che aveva bisogno dell’arte sua per addormentare una giovine +Sacerdotessa di Vesta e darla in braccio ad un uomo. + +— Chi è costui, chi è colei? + +— Il nome di lui non posso dirlo. + +— Io l’ho già indovinato. + +— La Vestale è la figlia dei Laterano. Se non fallo, tu avesti sovente +occasione d’intrattenerti colla madre sua. + +— Gli spiriti d’Averno ti proteggono, o Simone. Ieri venne da me +Fausta Laterano, a chiedermi un farmaco, che tempri le sofferenze della +figlia, e ritorni la calma nel suo spirito agitato. + +— E lo consegnasti? + +— Non ancora. Soltanto dimani la vecchia Sempronia deve portarlo a lei, +perchè possa la Vestale servirsene il dì seguente, e poter così nella +notte adempiere al suo ufficio, senza essere in preda a spaventose +fantasie, mentre si trova sola nel tempio. + +— E tu invece nel tempio la farai addormentare, le darai +l’insensibilità del cadavere, non è vero, o mia bella giudea? — disse +il mago tutto lieto di veder quasi assicurata la riuscita dei suoi +disegni. + +Locusta rispose: + +— Io posso darle un sonno profondo, come quello della morte, e nel +sonno il delirio dei sensi; ma questo non farò finchè non sappia quale +mercede ti fu promessa da Cesare. + +Simone, ch’era astuto ma vile, ebbe paura per un momento d’ingannare +l’incantatrice, e con tutta ingenuità le disse che aveva indovinato, ma +dei mille nummi non confessò che la metà, ed aggiunse; + +— Poichè tu così bene m’aiuterai, divideremo il danaro fra noi. Esigo +però che l’Imperatore non sappia della tua complicità e creda il +risultato tutto effetto dei miei incantesimi. + +Locusta, sorridendo e fissandolo con aria di compatimento, esclamò: + +— Oh, l’infelice negromante che tu sei! + +— Lascia fare, o Locusta. La tua scienza, unita alla impostura mia +porteranno buoni frutti, per ambidue. Dunque, il patto è segnato, tu +accetti i duecentocinquanta nummi, e nella notte del posdimani farai +trovar la vergine addormentata nel tempio. Suggeriscimi ora com’io +potrò penetrare coi miei satelliti nel chiostro. + +— A questo pensa tu, — rispose la donna, alzando le spalle. — Debbo io +forse far tutto per te? + +E per quanto l’altro pregasse di dargli un consiglio, Locusta, ad onta +del suo vantato prestigio, non sapendo cosa suggerirgli, lasciò che da +sè stesso trovasse il modo di rapir la Vestale. + +Nell’uscire egli le ricordò d’avergli promessa una certa bevanda, che +lo renderebbe leggero ed agile, come un augello, e potrebbe volare e +confondere in tal guisa Paolo, Simone, e tutti quei cristiani, che gli +davano del ciurmadore. + +Quando voltò le spalle per uscire, Locusta lo accompagnò collo sguardo +tentennando il capo, e sogghignando. + +Il mago meditò tutta la notte sul modo d’entrare nel chiostro. + +Non v’era tempo da perdere; conveniva risolversi, e il miglior partito +gli sembrò quello d’ottenere col denaro la complicità dell’ostiario. + +Questi da principio non voleva acconsentire; ma udendo ch’era ordine di +Cesare, che questi poteva ricompensarlo largamente o punirlo pel suo +rifiuto, che d’altro non si trattava se non d’aprir la porta e finger +poi di dormir profondamente e di nulla aver inteso, si rassegnò. + +Alla mattina del terzo giorno Simone seppe da lui che Fausta Laterano +aveva portato una fiala, di cui la figlia doveva sorbire tutto il +liquido sul far della sera. + +Corse allora al palazzo Augustale per annunziare a Nerone, che nella +notte darebbe in suo potere la Vestale addormentata; e il tiranno +ordinò che la si trasportasse in una palazzina presso gli orti +Neroniani. + +Era da poco Rubea caduta nel sonno profondo, quando il mago, seguito da +due manigoldi, entrò nel tempio, la fe’ prendere di peso e portar via. + +In quel mentre un’altra vergine Sacerdotessa, con un lumicino in mano, +entrava da una porticina, ch’era dietro al delubro. + + + + +CAPITOLO XIV. + +La vittima. + + +Nerone, che attendeva impazientemente, fece deporre l’addormentata su +ricchissimo letto, e in sua presenza la fe’ spogliare da due schiave. +A grado a grado che ne andavano scoprendo le belle membra verginali, +s’accresceva nel tiranno l’emozione lasciva, che lo faceva tremare come +per febbre. + +La stanza era rischiarata da una lucerna _bilychnis_ (a due becchi) +appesa al soffitto e dal raggio della luna. Le due luci, confondendosi +insieme, davano maggior risalto alla pelle alabastrina della nuda +Rubea. + +Rimasto solo, Nerone si gettò, come belva, su lei, che lascivamente +s’agitava nel sonno, mormorando parole d’amore, il che accresceva in +lui l’eccitazione. + +Colle dita le apriva le labbra per premer le sue sui bianchissimi +denti. Non vi fu parte del bel corpo che non fosse profanato da’ suoi +baci selvaggi. Talora desisteva per fissarla con occhi di brace, e +pareva che i suoi sguardi volessero penetrarle nelle viscere. + +Alla fine, più frenetico che mai, la strinse in amplesso, e la vittima +si scosse, mandò un grido, e parve volesse destarsi dal funesto +letargo. Ma lo scellerato non si trattenne per questo, e continuò +l’opera nefanda, finchè vide sollevarsi lentamente le pupille della +Vestale, e gli occhi di lei spalancarsi a dismisura; ma senza sguardo. +Credendo allora che la sua vittima si destasse realmente, disse, +afferrandola con forza maggiore: + +— Vedi, o Rubea, cosa ti valse a disprezzare l’amor mio? Eccoti nuda +fra le mie braccia. + +L’altra diede improvvisamente in così terribile scroscio di risa, che +Nerone ne rimase atterrito, e abbandonandola, saltò giù dal letto e +rimase a guardarla senza profferir motto. + +Continuando nel riso convulso, essa stendeva le braccia e le portava al +petto come in un amplesso. + +Nel tempo stesso pronunziava frasi insensate, e chiamava Alcandro, e si +contorceva in oscene movenze. + +Il suo carnefice, per lascivia, si trattenne ancora a guardarla, ma poi +uscì, e mandò le schiave a rivestirla. + +Al mago Simone, che attendeva di fuori, + +— Miserabile, — disse con tuono severo, — quale funesta malia +esercitasti tu su quella disgraziata? + +— Le diedi il torpore della mente e delle membra perchè i desiderii del +divo Cesare.... + +— Ella è pazza, — interruppe l’altro — e i desiderii miei non eran +questi. Riconducila adesso d’onde la togliesti. Ecco la tua mercede. + +E gli gettò una borsa. + +Quindi avvoltosi nel pallio, col capo coperto dal pileo, andò tutto +agitato a passeggiare negli orti al chiarore della luna. + +La sorte della sua vittima lo addolorava. Non s’era immaginato che la +turpe sua colpa porterebbe così tremende conseguenze. Egli si proponeva +di difender contro tutti l’innocenza della Vestale, di cui le splendide +forme gli avevano sconvolto i sensi, e di tenerla ad ogni costo presso +di sè, sfidando le minacce e le censure dei Sacerdoti, del popolo, di +tutti. + +Tornò ad un tratto verso la palazzina, nella speranza che passato il +supposto incantesimo, Rubea fosse tornata in sè. + +A gran stento le schiave riuscirono a farle indossar le sacre vesti, +tanto la misera si dibatteva farneticando. + +— Alcandro, o sposo mio, — essa ripeteva, mentre la conducevano fuori +per ricondurla colla lettiga al tempio. + +Nerone s’avvicinò al mago, e gli disse imperiosamente: + +— Se hai veramente la potenza magica che vanti, rompi l’incantesimo. + +A siffatta ingiunzione il ciurmadore si trovò imbarazzato, e sul +momento non seppe cosa rispondere. + +Pensando poi che Locusta potrebbe somministrargli un antidoto, che +distruggesse gli effetti del velenoso narcotico, rispose: + +— Non è tempo ancora. + +— Rendile la ragione, rendile la calma, ti dico! + +Intanto le schiave, per indurla ad adagiarsi nella lettiga, le avevano +fatto credere che la conducevano al tempio, dove l’attendeva il suo +sposo. + +Ed essa obbedì, gridando fra nuovi scrosci di risa: + +— Alcandro! Alcandro! + +Simone approfittò di questo per far credere a Nerone che l’incantesimo +cominciava a dileguarsi, e che al tempio di Vesta, ove incominciò, +sarebbe del tutto cessato. + +L’Imperatore, con tuono di voce che aveva del ruggito, gli rispose: + +— Va, e se t’è cara la vita non comparirmi più dinanzi finchè colei è +fuori di senno. + +Così dicendo, tornò a percorrere con passi concitati i viali dell’orto. + +Avvicinatosi al palazzo Augustale udì nel silenzio della notte la voce +d’Atte, che s’accompagnava sul _simikion_ una canzone. + +Quella soave melodia calmò l’agitato suo spirito. + +Entrò nel palazzo, e salito nei cenaculi, si presentò nella cella della +citarista. + +Questa aveva cessato di cantare, e deposto presso di lei l’istrumento, +rimaneva assorta nei suoi pensieri. + +L’improvvisa apparizione dell’amante la fe’ trabalzare. + +— È già spuntato il diluculo e tu vegli ancora? — le disse Nerone. + +— Era notte così divina. + +— Notte d’averno! — mormorò l’altro. + +— Cosa t’avvenne? + +— Non dimandarlo. Il vulcano getta fuori le lave che gli ardono in +seno, e porta d’intorno la desolazione, nè sa perchè. Così vuole +natura. Udii la tua voce, e nella turbata anima mia rinacque la calma. +Canta dunque, canta, o Atte, nè chieder di più. + +— Obbedirò, — rispose la donna, — ma mi trema il cuore. Le tue +misteriose parole vi gettarono il presentimento, che questa notte +avvenne qualche grave sciagura. + +— Non ritogliermi adesso, — interruppe quasi stizzito Nerone, — con +queste malinconiche espressioni la tranquillità che mi diede il tuo +canto. + +La citarista mandando un sospiro prese l’istrumento e tornò ad +intuonare l’anacreontica. + +Il canto, e più la luce del giorno, dissiparono del tutto le nere +fantasie di Nerone. + +Rubea però non gli usciva di mente, ed anelava di sapere cosa fosse +accaduto di lei. + +Se il mago non si presentava, era indizio che l’effetto funesto +dell’incantesimo durava ancora. + +Impaziente d’attendere, stava per mandare in cerca di lui, quando +venne Aniceto, e gli riferì d’aver udito nella taverna di Salvidieno +Orfido, che quella mattina stessa allo spuntar del sole erasi vista una +Vestale che fuggiva inseguita da Simone il mago, il quale raggiuntala, +voleva trascinarla seco, e mentre che l’altra si dibatteva furiosa, era +sopraggiunto il cristiano Saulo di Tarso e l’aveva salvata, imponendo +all’altro d’allontanarsi all’istante. Simone aveva obbedito, e la +Vestale, accompagnata dal suo difensore, aveva presa la direzione del +Celio. + +— Cosa sarà mai accaduto? — soggiunse il pedagogo, a cui Nerone non +aveva confidato l’infame progetto. + +— E chi narrò codesto strano avvenimento? — chiese torvo l’Imperatore. + +— Un _equiso_ che menava a spasso i cavalli e che conosce il cristiano. + +— Che Seneca ordini a questi di presentarsi a me, e tu chiamami il mago. + +La Vestale, che vedemmo comparire nel tempio, appena rapita la dormente +Rubea, era Giulia, l’amica del cuore, che sapendola sofferente e in +preda a vaghi timori, veniva a farle compagnia. + +Grande e dolorosa era stata la sorpresa di lei, non trovandola. + +Come poteva aver dimenticati i doveri del culto, essa cotanto onesta e +diligente? + +Nella speranza di vederla ricomparire, rimaneva alla custodia del sacro +fuoco. + +Ma le ore passavano, il crepuscolo mattutino rischiarava già le +finestre del tempio, e Rubea non tornava. + +Allorchè fu desta la grande Sacerdotessa non aveva potuto a meno di non +prevenirla della misteriosa assenza. + +Veniva cercata in tutto il chiostro, s’interrogava l’ostiario, che +fedele agli ordini ricevuti, rispondeva di nulla aver visto, nulla +udito. + +Mentre Giulia procurava di difendere l’amica contro le maligne +supposizioni delle altre Vestali, e scongiurava la grande Sacerdotessa +di attendere ancora prima d’accusarla al Pontefice Massimo, s’udivano +da lontano delle grida strazianti, nelle quali era parso loro di +riconoscere la voce di Rubea. + +Era di fatto questa, che giunta la lettiga presso il tempio, balzava +d’un tratto a terra, e si dava a fuga precipitosa, inseguita da Simone +il mago. + +Come già sappiamo, l’Apostolo Paolo la liberò dal suo persecutore, e +la condusse in seno alla famiglia, colla quale fin da Corinto era in +rapporti d’amicizia. Durante il tragitto egli cercò, parlandole con +somma dolcezza, di calmarla, e di sapere cosa le fosse accaduto; ma +l’infelice continuava ad agitarsi, a divagare, e nulla gli riuscì di +scoprire. + +Giunta in casa sua, non riconobbe nè il padre, nè la madre. Presa poi +da delirio furente, cominciò a mandare urli disperati, premendosi le +mani sul capo, e stramazzò come corpo morto. + +Mandarono tosto in cerca d’un vecchio medico allievo d’Antonio Musa, +l’Archiatro d’Augusto. Intanto deposero sopra un letto il corpo inerte +di Rubea, la quale mandava di tratto in tratto fiochi lamenti. + +La madre desolata, piangendo a dirotto, la chiamava, la copriva di +baci; mentre Plauzio, colle braccia conserte al petto, gli occhi +torvi, senza lagrime, le labbra senza parola, si teneva ritto ai piedi +del letto, e l’Apostolo cercava pietosamente di consolare l’infelice +Fausta. + +Giunse finalmente il medico, e dopo molte interrogazioni per +conoscere la causa di quella crisi terribile, sentendo del narcotico +somministratole da Locusta, esclamò: + +— Infelici! E chi vi spinse a porre la vostra fiducia nella scellerata +giudea? + +Il Laterano, a cui la moglie aveva taciuto d’essersi rivolta a Locusta +per temprare le sofferenze fisiche e morali della figlia, cominciò a +redarguirla. + +Ma Paolo lo interruppe dicendogli: + +— Abbi pietà di lei: rispetta il suo dolore. + +Nella faccia enfiata e livida dell’inferma, negli occhi spalancati e +sanguigni, non fu difficile al medico di riconoscere la malattia. La +Vestale era stata colpita da congestione cerebrale, prodotta forse +dalla violenta bevanda, e fors’anco da altre ignote cause. + +Accorgendosi poi che l’infelice aveva esalato l’ultimo respiro, fe’ da +Paolo condur via i due genitori, ed egli rimase solo colla morta. + +Poco dopo li raggiunse nell’altra stanza e disse loro: + +— Prostratevi ai Dei Mani, e preparate i veli. La figlia v’ha già +mandato l’eterno vale. + +Fausta, gettando un acuto grido, corse nella stanza della morta, mentre +il medico, preso per mano Plauzio, gli mormorò a bassa voce questa +semplice parola: + +— Violata. + +L’altro esclamò con voce tremenda: + +— Non m’ingannava dunque il sospetto. Fu per certo la tigre incoronata, +che disonorò, che uccise mia figlia. + +E come fuori di sè, corse nella stanza attigua e stese la mano sul capo +dell’estinta urlando: + +— Vendetta! Vendetta! + +Paolo, che lo aveva seguito, gli pose una mano sulla spalla e gli disse: + +— Smetti, o Plauzio, i fieri propositi, tanto, la vendetta non +ti renderà la figlia. Nerone stesso ti vendicherà, correndo più +sfrenatamente verso l’abisso, che gli hanno scavato la giustizia degli +uomini e quella di Dio. + +Quella sera stessa ricevette un foglio d’Anneo Seneca coll’ordine di +presentarsi a Cesare. + +E al dì seguente egli v’andò. + +Simone il mago, ch’era stato più sollecito ad obbedire, aveva fatto +credere a Nerone, che la sua magica potenza stava per sciogliere +l’incantesimo, quando la Vestale era fuggita e l’Apostolo poi gli aveva +impedito di continuare l’opera sua. + +Aggiunse poi, che se gli venisse fatto di scoprire ove l’aveva +condotta, le renderebbe subito il senno, per assecondare i desiderii +sovrani, benchè a malincuore. Una volta tornata nella pienezza +delle facoltà mentali, consapevole della sua triste condizione, +riconoscerebbe per certo chi l’aveva violata e griderebbe vendetta. + +Queste fandonie inventava il ciurmadore, nella speranza che Nerone +cangiasse progetto, e lo togliesse così da quella pania. + +Invece gli disse sogghignando con aria di disprezzo: + +— Poichè i tuoi oracoli sono così da poco, che non sanno suggerirti ove +sia la Vestale, lo saprai tra poco dalla bocca di Saulo. Vedrò allora +se terrai la promessa. + +Il tristo sentì gelarsi il sangue, e avrebbe voluto trovarsi le mille +miglia lontano di là. + +Nerone, appena comparve l’Apostolo, così l’interrogò alla presenza di +Simone: + +— È vero, o Saulo, che tu togliesti dalle mani di costui una Vestale? + +— È vero. + +— E che t’indusse a far ciò? + +— Il dovere e la carità. + +— Vane parole. + +— No, o Cesare, io aveva obbligo di salvare quella vergine +Sacerdotessa, avendo ravvisata in lei la figlia di Fausta e di Plauzio +Laterano. Quand’anche ciò non fosse, la carità cristiana impone di +proteggere il debole contro la violenza del forte. + +— E il dovere e la carità, — entrò a dire Simone, — imponevano a me +di ricondurre nel suo chiostro la pazza fuggitiva, e colla mia scienza +renderle il senno. Tu impedisti l’opera pietosa. + +— Non può esser certo opera pietosa quella nella quale tu sei +immischiato. + +— Perchè insulti un tuo fratello, un seguace di Cristo? — replicò il +Mago. + +— Taci, e che non sia vituperato sulle tue sozze labbra il nome santo +del Nazareno. + +— Egli è il Dio d’entrambi. + +— Il tuo Dio è Mammona. Tu hai sete d’oro, e per estinguerla ogni mezzo +è buono per te. La tua scienza è quella del ciurmadore, che mente e fa +pagar cara la menzogna. + +— E se questo è vero, vedremo, — entrò a dire Nerone che non voleva +passare per uno dei gabbati. — Dimmi, o Saulo, dove conducesti la +Vestale? + +— Nella sua casa paterna. + +— Quella presso la porta Celimontana? + +— Quella. + +— Ebbene, io ordino a te, Simone, di seguire Saulo alla casa dei +Laterano, e in sua presenza rendere il senno a quell’infelice. + +— Ciò è impossibile, — rispose il mago, che sentiva mancarsi la terra +sotto i piedi; — l’opera mia riuscirebbe vana, perchè gli sguardi +di quest’uomo, — ed additò Paolo, — come quelli di Simone Bariona, +esercitano su me un’influenza malefica. + +— Perchè sai che i nostri sguardi penetrano nell’interno dell’animo tuo +perverso. + +— Bando agli alterchi, ed obbedite ambidue agli ordini miei. + +— I tuoi ordini sono vani ormai, o Cesare, — rispose l’Apostolo; — la +vittima è morta. + +E qui si fe’ a descrivere con vivi colori gli ultimi momenti di +Rubea, la desolazione della famiglia, i rimorsi di Fausta, per aver +somministrato alla figlia la bevanda di Locusta, i sospetti e le +rivelazioni del medico. Si guardò bene però dal narrare i fieri +propositi di Plauzio contro l’autore del nefando attentato, per tema +che il tiranno prevenisse con un nuovo delitto le vendette di lui. + +La sua eloquenza riuscì a destare in quell’anima brutale un senso di +doloroso rimorso. + +Nulla però diede a divedere, e senza aggiungere parola licenziò +l’Apostolo, e diede ordine ai pretoriani di condur Simone nel carcere +Mamertino. + + + + +CAPITOLO XV. + +La casa Aurea. + + +La fama del truce avvenimento, toccato alla Vestale, non tardò a +propalarsi. Molti eran convinti che l’autore ne fosse Nerone, molti lo +sospettavano, altri, più ingenui, non volevano ammettere che il divo +Cesare avesse potuto farsi reo di così sacrilego ed osceno attentato. + +Nessun osava esternare publicamente la propria opinione, ad eccezione +di pochi che come Isidoro Cinico, erano felici di poter biasimare il +tiranno. + +Il Clero e le Vestali, prudentemente asserivano che la vergine fuggita +era una povera pazza. + +Lo stesso ripetevano le autorità e i cortigiani, e a coloro che +commentavano l’arresto di Simone, da cui era inseguita quell’infelice, +tutti si stringevano nelle spalle, e rispondevano: + +— Cesare solo lo sa. + +Invece tra le mura del palazzo Augustale era unanime il convincimento +che Nerone fosse colpevole di quel delitto. + +Agrippina lo esternò francamente al figlio, dimandandogli con tutta +dolcezza s’era in grado di smentirla. + +— Fui, e sono ancora perdutamente innamorato di quella Sacerdotessa. +Ora è morta e conviene ch’io la dimentichi. Dunque, o madre, non +chiedermi di più. + +E la furba Imperatrice non aggiunse parola. + +Ottavia, anche in questa circostanza, quantunque dolorosamente colpita, +serbò il solito dignitoso contegno. + +Tacque con Nerone, come se il fatto ignorasse, limitandosi a pregare +Vesta di non vendicare l’atroce offesa fatta al pudore d’una sua +Sacerdotessa. + +Ormai essa più non amava, nè stimava il marito, e malgrado l’affetto +che cresceva in lei per l’onesto Menecrate, serbava intatta la fede +coniugale pel solo sentimento del dovere. + +Quanti uomini sarebbero rimasti contenti d’essersi risparmiate le +querimonie della moglie tradita! + +Nerone invece, spirito sospettoso e bizzarro, ascrisse il contegno +d’Ottavia a indifferenza verso di lui. + +Ciò lo sdegnava, e volle accertarsene. + +Si recò da lei e le disse: + +— E tu non t’unisci a quelli che m’accusano d’aver violata la Vestale +Rubea, ed esser stato cagione della sua morte? + +Ottavia lo guardò sorpresa, e poi con tutta calma rispose: + +— Io m’unisco a quelli che ti difendono, e prego i Numi che ti +proteggano. + +— Voglio che tu dica se mi credi colpevole. + +— Non posso supporre tanta ferocia ed abiezione in te da commettere +così turpe delitto. + +Egli aveva provocato da lei una risposta categorica, ed essa lo aveva +accontentato, mentendo il proprio sentimento, per aver agio di dargli +la tremenda frecciata. + +L’ingenua Imperatrice questa volta erasi mostrata ben scaltra; talchè +Nerone se ne tornò convinto che la moglie avesse detta la verità. + +Non così prudente fu la concubina di Cesare, la quale, saputo +dell’oltraggio fatto alla sua sorella di latte e della fine +miseranda di lei, acciecata dal dolore e dalla gelosia, si presentò +all’Imperatore, e con forza di parlar concitato esclamò: + +— Giurami, o Claudio, che la fama mente. + +Nerone tacque. + +Essa ripetè la dimanda. + +E l’altro, + +— Lasciami in pace — gridò con sdegno — e ricordati che parli +all’Imperatore. + +— Dunque è vero, — rispose la donna strappandosi i capelli. + +— Cessa da codeste smanie importune; non renderti uggiosa, che in me +dal fastidio allo sdegno è breve il passo. + +Atte, piangendo e levando le braccia al cielo, proruppe: + +— O Dei immortali, rivelatemi voi la verità. + +— Interroga pure i Numi, interroga gli uomini: essi ti risponderanno, +non io. Nè più t’avvenga, o citarista, di presentarti a Cesare senza +essere chiamata. + +— Mai non mi parlasti così, ed oggi lo fai, ch’io sono immersa in tanto +dolore! + +— E così rimpiangi quella morta, da cui fosti un giorno respinta? + +— Io oggi non ricordo di lei che il suo affetto per me, che l’orribile +tradimento di cui fu vittima. + +— Ebbene, — rispose stizzito Nerone, — pasciti pure in queste memorie, +ma non importunarmi più oltre con simili querimonie, e torna nella tua +cella. + +E le fe’ cenno d’uscire. + +Atte, mortificata, sconsolata, mosse verso la porta a lento passo, e +quando fu sull’uscio si coprì il volto colle mani mormorando: + +— Povera Rubea! + +E scomparve. + +Questa esclamazione di profondo cordoglio Nerone spiegò a senso di +rimprovero per lui, e rimase più irritato che mai contro l’audace +citarista, che tanto osava. + +Egli voleva essere per le sue donne, come per tutti, un Dio; e un Dio +lo si ama, lo si ammira, lo si rispetta, ma non lo si censura, e molto +meno lo si prende a scherno, com’egli sospettava che avesse fatto +Simone. + +Era di poco partita la citarista, quando tornò il pedagogo. + +Locusta, che non voleva tradir l’amico, aveva assicurato che il +farmaco, consegnato a Fausta Laterano, era un narcotico richiestole da +lei, per guarir la figlia dalle veglie e dalle paurose fantasie. Quale +poi fosse stata la cagione della follia e della morte essa ignorava, +nè potevasi certo attribuirla a’ suoi filtri, nè agli incantesimi di +Simone. + +— Ma, — terminò Aniceto, — non conviene prestar troppa fede alle +asserzioni di quella giudea intimamente legata al mago cristiano. + +— Non fosti scaltro nell’indagare, o pedagogo. Converrà che d’altro +mezzo mi serva per scoprire se sia falsa o vera la magica potenza di +Simone, se debba premiarlo, o insieme ad altri cristiani condannarlo in +pasto alle fiere. + +Atte, decisa ad abbandonare il palazzo dei Cesari, era salita nei +cenaculi, e là aveva cominciato a radunare le sue robe, quando +sopraggiunse Sporo, e sentendo della determinazione presa da lei, la +scongiurò a rimanere. + +La citarista si mostrò irremovibile. + +— Allora verrò teco. + +— E perchè? + +— Perchè t’amo. + +L’altra sorrise tra le lagrime, e lo esortò a smettere le ubbie amorose +e restar tranquillo nella casa Augustale. + +Sporo, coll’ostinazione d’un fanciullo, sosteneva di non volere +assolutamente separarsi da lei, ripetendo: + +— O tu rimarrai, o verrò con te. + +Intanto, era venuta la sera, ed Atte, per liberarsi di lui, gli disse +di lasciarla; dovendo essa recarsi presso l’Imperatrice Ottavia. + +— Cosa insolita, questa, — osservò il diffidente giovinetto, — è forse +un pretesto per fuggir subito senza di me. + +Quantunque gli riuscisse molto importuno in quell’angoscioso momento, +rispose con tutta dolcezza: + +— Vedi, che io lascio qui il _simikion_, il mio fardello, e l’amitto. + +Non contento di questa prova, Sporo volle discendere con lei, e solo la +lasciò dinanzi alla porta, che metteva nelle stanze dell’Imperatrice. + +Questa erasi recata nel Larario a pregare, e quando si rivolse per +uscire vide prostrata sul limitare una donna. + +Al chiarore della lucerna pensile, riconobbe la citarista, che +alzando gli occhi lagrimosi verso di lei, colle mani giunte in atto +supplichevole mormorò: + +— O diva Ottavia, perdona! + +Erano scorsi due anni dacchè la figlia d’Acaja era stata sedotta da +Nerone, nè mai aveva osato presentarsi alla tradita sovrana. + +Grande fu dunque la sorpresa d’Ottavia nel trovarsela improvvisamente +davanti e in quell’umile positura. + +Abbassò sovr’essa uno sguardo severo, senza profferir parola. + +Atte tornò ad invocare il perdono, annunziandole ch’essa abbandonava +la casa Augustale, dove aveva pur troppo molto amato, ma molto +sofferto, e andava lungi a vivere di dolorose memorie, e a continuare +nell’espiazione, già incominciata, dei falli suoi. + +— Assai tardi ti penti, o citarista. Ed è proprio la coscienza che ti +spinge a questa risoluzione, o non piuttosto il disinganno? + +— Sì, il disinganno, il dolore d’una speranza svanita. La vergine +caduta aveva sognato di poter col fascino dell’amore e della bellezza +rendere l’amante suo clemente e generoso, e se aveva, suo malgrado, +fatte delle vittime, altre riuscisse a salvare. Da pochi giorni questa +illusione perdetti, e parto. Ora, qui non mi trattiene più altro, +tranne il desiderio del tuo perdono. + +— E la volontà di Cesare, — tuonò Nerone comparendo all’improvviso. + +Sporo, volendo impedire ad ogni costo la partenza d’Atte, e temendo +ch’essa fuggisse furtivamente, dopo averla accompagnata fino +all’appartamento d’Ottavia, era andato ad avvertire l’Imperatore, +il quale rimaneva cogitabondo, e poi si recava nelle stanze della +moglie, ove il giovinetto gli aveva detto trovarsi in quel momento la +citarista. + +Udendole a parlare presso il Larario, arrestavasi per poco ad +origliare, quindi si presentava. + +Atte, alla voce del tiranno, cadde sull’anca, e poggiando la mano +sinistra sul pavimento, e la destra ponendo sull’orecchio, lo fissò +sbigottita. + +— Hai paura? — le dimandò Nerone. + +La donna tacque ed egli riprese: + +— Se hai paura, tanto meglio per te, così non oserai ribellarti agli +ordini miei, che t’impongono di rimanere. Tu varcheresti la soglia +della casa Augustale col piè sinistro, ch’è funesto augurio. Ma questo +non avverrà, poichè difficilmente ti riuscirebbe d’eludere la vigilanza +de’ miei pretoriani. + +Atte lo scongiurò a lasciarla partire, a liberarla da un’esistenza +obbrobriosa e piena d’angosce e d’umiliazioni. Gli ricordò infine, +ch’egli generoso l’aveva fatta liberta. + +— O liberi, o schiavi, — interruppe Nerone, — qui devono tutti chinarsi +davanti alla mia volontà. + +E con queste parole la rimandò. + +Rimasto solo con Ottavia, ch’erasi tenuta sempre in dignitoso silenzio, +le chiese cosa la citarista volesse da lei. + +— Il mio perdono, — rispose Ottavia. + +— E tu le hai perdonato? + +— Da lungo tempo la rassegnazione si fece natura in me, o Claudio; io +ho perdonato alle offese di tutti. + +— È nobile sentimento questo, o indifferenza verso di me? — chiese il +geloso tiranno. + +— Questo ingiurioso sospetto mi prova che tu non apprezzasti mai al suo +giusto valore l’anima mia. Anche a questa nuova offesa perdono. + +— Dunque tu m’ami sempre? + +— E tu? + +— Ti giuro, che ad onta delle colpe, a cui mi spinge l’incendio dei +sensi, il mio cuore è tutto per te. Dimmi che mi sarai fida sempre. + +— Fino alla morte. + +Nerone la strinse fra le braccia e la baciò. + +Quindi si separarono. + +Nè l’uno nè l’altra avevano in quel momento mentito. + +Ottavia non amava più il marito, non credeva più alla sincerità dei +suoi amplessi, delle sue parole, de’ suoi baci; ma era decisa, malgrado +l’affetto che le ispirava Menecrate, a non dimenticare mai i doveri di +sposa. + +Egli, nel fango dei vizii, conservava sempre predilezione grandissima +per lei, e non poteva a meno di non ammirarne il carattere nobile, +gentile e riservato. + +Erano passati alcuni giorni dalla morte di Rubea, e in Roma si +continuava a non parlare che di lei. + +Il sospetto che fosse stata violata e fatta poi uccidere da Nerone +andava sempre più cangiandosi in certezza. + +Quegli stessi, che titubavano ancora, non sapendo spiegar la +prigionia del mago, cominciavano a persuadersi che questi era un +complice rinchiuso poi nel carcere Mamertino perchè non parlasse. Si +condannava publicamente il silenzio della somma Sacerdotessa di Vesta, +e del Pontefice Massimo, e dai più violenti si gridava vendetta per +l’oltraggio fatto alla Dea. + +A tale fermento contribuivano gli amici dei Laterano, e i fautori di +Britannico, il cui nome taluni osarono acclamar per le vie, non sapendo +a qual rischio terribile esponevano il misero giovine. + +Plauzio Laterano, sitibondo di vendetta, era andato ad offrire l’opera +sua, il suo braccio ai congiurati di Calpurnio Pisone, e li spingeva ad +agire. + +Antonina però, apprezzando i consigli di prudenza, che le dava +l’Apostolo Paolo, li esortava a non compromettere con atti inconsulti +la sorte del fratello, non sembrando ancora a lei maturi gli eventi. + +Nerone intanto addimostrava di non dar peso alcuno a codeste mene, nè +al broncio popolare, nè ai discorsi, nè alle satire sanguinose che si +facevano sul suo conto. Anzi ostentava il maggior disprezzo, assistendo +agli spettacoli publici, ai quali sovente prendeva parte, e dando +feste e sontuosi banchetti in mezzo agli splendori della nuova casa, +alla quale aveva tolto il titolo di _transitoria_ per chiamarla _casa +Aurea_. + +E ben meritava codesto nome il superbo edifizio, nel quale Nerone aveva +profuso le ricchezze d’intere provincie. + +Il portico a tre ordini di colonne s’apriva, come già dicemmo, di +fronte alla via Sacra dinanzi al vasto lago, al quale facevano cornice +altri palazzi cesarei, tra selve, giardini, grotte, vigneti e pascoli. + +La statua colossale sorgeva in mezzo al vestibolo, dal quale conduceva +agli appartamenti vasta scala di marmi variopinti colle mura tutte a +fregi d’argento e d’avorio. + +Per altre facili salite si poteva ascendere a cavallo fino al sommo del +palazzo. + +Anche senza ricorrere ai voli di fantasia, a cui talvolta si lasciarono +andare il monaco Floriacense Rodulfo Tortario nella sua _Mirabilia_, e +l’autore della _Graphia Urbis Romæ_, parlando della grandezza di Roma +in generale, e dei palazzi cesarei in particolare, basta accennare ai +pregi reali della _casa Aurea_ perchè rimanga meravigliato il lettore. + +Sulle porte di bronzo dorato si vedevano sculture di finissimo lavoro, +ed intorno agli stipiti larghe fasce di marmi preziosi incrostati di +pietre dure, madreperle ed avorio. + +Simili ornati abbellivano le pareti e gli scompartimenti del soffitto +nella vasta exedra. Nel triclinio, ampio pur esso e di forma rotonda, +la vôlta di bronzo, rappresentante il firmamento, poggiava sopra un +cornicione d’oro e mosaici, sostenuto da colonne d’azzurro turchino +venute di Grecia. Il riflesso di lumi nascosti faceva brillar le stelle +di quel firmamento, che per ingegnoso meccanismo continuamente girava. + +Stoffe trapunte d’oro coprivano i triclini, e vicino ad ognuno di +questi era deposta una tavola d’avorio, che mossa in giro, spargeva +fiori e profumi sul convitato. + +Ammiravasi poi nei cubiculi imperiali quanto di più sfarzoso e +raffinato poteva sognare la voluttuosa immaginazione d’un uomo. + +I riflessi dell’oro, dell’argento, delle pietre preziose, delle +madreperle e degli avori, uniti alla sera allo splendore d’innumerevoli +fiamme, avvolgevano in un mare di luce le mobilia, le suppellettili e +gli altri oggetti d’arte. + +E tante magnificenze accontentavano appena la superbia di Cesare, +se si deve giudicare dalle parole ch’egli profferì il giorno +dell’inaugurazione: + +— Io pure ormai ho cominciato ad abitar come uomo[63]. + +In quelle sale fantastiche, sopratutto dopo il fatto di Rubea, come +dicemmo più sopra, s’alternarono con maggior frequenza le feste. + +Erano accademie di declamazione e di canto, alle quali prendeva parte +Nerone insieme a citaristi ed istrioni, tutti coronati di rose. Erano +balli, a cui intervenivano le dame romane sfolgoranti per bellezza ed +ornamenti. Erano banchetti, dove in vasellame d’oro venivano serviti +i cibi più squisiti, i più generosi vini d’Italia e di Grecia. Erano +infine orgie, alle quali accorrevano le più procaci etère, la più +sfrenata gioventù di Roma. + +Con queste feste riusciva Nerone a gettare la polvere negli occhi agli +altri: ma non a guarir sè stesso. Rubea era morta da un mese, ed egli +non poteva dimenticarne la splendida bellezza, i lascivi trasporti, la +follia, la morte. + +E tali rimembranze lo infastidivano, tanto più che Seneca e +Burro, quegli colla solita calma, questi colla solita violenza, +si dichiaravano convinti che l’autore del misfatto foss’egli, e lo +rimproveravano d’aver con questo dato un’arma potente in mano a’ suoi +nemici, ai fautori di Britannico. + +Vedendo ch’egli rimaneva impassibile alle loro esortazioni, e alle loro +minacce d’abbandonarlo, ove non si ravvedesse, Burro non potè frenare +lo sdegno ed esclamò: + +— Ebbene, poichè le nostre sagge parole tu disprezzi, e quasi deridi, +io mi ritiro dal governo della Republica e saluterò con gioia il giorno +in cui il popolo e i tuoi stessi pretoriani acclameranno Imperatore il +figlio di Messalina. + +— Quel giorno non lo vedrai spuntare, — rispose cupamente Nerone. + +Quindi, cangiando espressione, come si fosse posta una maschera sul +viso, lo pregò a desistere dal suo proposito, e non privarlo de’ suoi +consigli. + +Burro acconsentì, ma il dì seguente, forse in conseguenza della bile, +cadde ammalato. + +Premurosamente Nerone gli mandò, col mezzo d’Aniceto, un farmaco atto a +troncare il mal di gola che lo tormentava. + +L’infermo, nulla sospettando e quasi grato al cortese interessamento di +Cesare, bevve, e nella notte morì. + +Seneca venne a partecipargli la notizia, e Nerone neppure si diede il +fastidio di fare dell’ipocrisia, mentendo sorpresa e dolore. + +Tale cinico contegno avvalorò Seneca nel sospetto che Burro fosse stato +avvelenato con quel farmaco. + +Ma reso anche più prudente dall’esempio, non si lasciò sfuggire +parola, dalla quale trapelasse il ribrezzo, che a lui inspirava il suo +scellerato discepolo. + +Questi, incoraggito dall’impunità che gli accordavano la sua potenza e +il terrore degli altri, prese a meditare un nuovo delitto. + + + + +CAPITOLO XVI. + +La Stella di Baja. + + +La vittima designata era Britannico. + +Nerone mentiva affetto grandissimo pel giovine cognato; ma in cuor suo +l’odiava, non solo come pretendente al trono, ma eziandio come emulo +nel canto, avendo sentito a lodare la voce di lui. Ma per riguardo ad +Ottavia e ad Antonina non si sarebbe indotto a farlo morire, ove il +favore dell’aura popolare per esso non si fosse di tanto accresciuta in +quei giorni. + +Fe’ venire di notte tempo Locusta, e le chiese un veleno, ch’essa +somministrò a patto che fosse liberato Simone, e Nerone accondiscese. + +Britannico soleva recarsi sovente ai banchetti e alle feste della +casa Aurea e ciò, più che per suo desiderio, per consiglio dei suoi +partigiani, i quali credevano con questo di nascondere le loro trame. +Antonina però, coll’intuizione della donna, e sostenuta dalle sagge +riflessioni dell’Apostolo, cercava d’opporvisi, ma invano. E il +giovine, che avrebbe obbedito all’adorata sorella, teneva a malincuore +l’invito. + +Mentr’egli apprestava le labbra al calice di falerno avvelenato, +Nerone, in una di quelle alternative di bene e di male, frequenti negli +spiriti bizzarri, preso da improvviso rimorso, fu sul punto di balzar +dal triclinio per impedirgli di bere. Ma oltre che tardo giungeva il +pentimento, non poteva egli accusarsi davanti ai convitati? + +Fu sorpreso nel veder Britannico continuare il pasto, e partirsene poi +col volto pallido, ma non contraffatto; e più sorpreso ancora quando +seppe che conseguenza dell’avvelenamento era stato un lieve disturbo. + +Tutti l’avevano attribuito ad un abuso di cibo e di bevanda. + +Il tiranno fu quasi soddisfatto; ma rimproverò Locusta per averlo +ingannato, vendendo cattiva merce. + +La giudea si scusò dicendo ch’erale venuta paura di commettere così +grande scelleratezza. + +— Non ti credo, — rispose Nerone, — ma ti perdono. Bada però, o figlia +di Giuda, che se un’altra volta i tuoi veleni non uccideranno, ucciderà +te la corda del carnefice. + +Ma Simone il mago non fu rimesso in libertà. + +Intanto era venuta la stagione dei bagni, e i patrizii e la doviziosa +borghesia abbandonavano i frigidi, profumati lavacri, i tepidarii ed i +godimenti fisici ed intellettuali delle terme, per trasportarsi sulle +rive del Tirreno. + +Da Miseno a Sorrento era una non interrotta sequela di giardini e +palazzi campestri appartenenti a famiglie romane. + +Ma il luogo da queste prediletto era Baja, piccola città, che sorgeva +tra il lago di Lucrino e il Capo Miseno. In questa spiaggia ridente, +chiusa tra il cielo e le onde, come in una conchiglia di zaffiro, tanti +erano i luoghi di delizia fabbricati dai romani, che per mancanza +di spazio, nella stretta pendice tra le falde del monte Grillo e +il promontorio, dove ora sorge il castello di Baja, alcuni patrizii +avevano edificato i loro palazzi sul mare. + +Terme per bagni caldi, templi, teatri, ospizi, case di piacere, luoghi +di ritrovo amenissimi, palestre per gli esercizii di destrezza e di +forza, e giuochi e musiche e feste, nulla mancava a Baja. + +Giorno e notte solcavano il mare, tra gli umili navicelli, ricche +biremi, su cui giovani e donne, adorno il capo con rose di Pesto, +banchettavano e cantavano. + +L’etère, venute d’Italia e di Grecia, la maggior parte delle quali +facevano gran spreco di _fusco_[64] e di _sapo_[65] si presentavano +talvolta sfrontatamente in publico, indossando una tunica di coa, +tessuto finissimo che non copriva le nudità, ma le rendeva invece +ancora più procaci. + +La licenza a Baja aveva oltrepassato ogni limite. + +Seneca la chiamava un albergo di vizii. _Molte virtù naufragarono in +quelle acque_, scrive Properzio. _Molte donne_, soggiunge Marziale, +_andavano a Baja Penelopi, e ne partivano, com’Elena, con un amante_. + +Nerone, con seguito di sibariti, erasi recato a Baja per passarvi +nella sua villa di Bauli alcuni giorni, dovendo poi tornare in Roma per +ricevervi Tiridate, Re d’Armenia. + +Veniva questi a far atto di sommissione, come Re vassallo, +all’Imperatore, dopo aver tentato di vincere i romani a Tigranocerta, e +cacciarli dall’Armenia. + +Ottavia aveva accompagnato il marito, benchè a malincuore per la +licenziosa vita che si menava su quelle spiaggie, e che offendeva la +modestia di lei. + +Nerone però l’aveva voluta con sè, unitamente alla madre, per un +momentaneo capriccio d’affetto verso di loro. + +Non era però che bonaccia presaga di più fiere tempeste. + +Una sera d’agosto, Nerone, indossato un rozzo _saio_ e coperto il capo +col _petaso_, uscì solo dalla villa di Bauli per recarsi a diporto. Lo +splendore del plenilunio, che inondava d’argento le vie, e guizzava in +sprazzi luminosi sulle onde del Tirreno, la brezza profumata dai fiori +dei giardini, i canti, i suoni, che s’udivano da lontano, e andavano +a confondersi col gorgheggiar degli usignuoli, le case, dapprima +illuminate internamente, e che a poco a poco andavano avvolgendosi nel +buio e nel mistero, gli riempivano la mente di voluttuose fantasie. + +Giunto innanzi ad una palazzina isolata, entro la quale ardevano ancora +le lampade, e di cui era aperta la porta, che dalla via metteva nel +_protiro_, s’arrestò a guardare internamente. + +Egli aveva visto in fondo al _protiro_ nell’atrio illuminato una donna +di rara bellezza, mollemente adagiata sopra lettuccio, coperto da +pulvinare trapunto in oro. Le sue chiome, spartite nel mezzo del capo, +le discendevano in due lunghissime ciocche lungo il peplo e la tunica +bianca, che ne facevano risaltar viemmaggiormente la tinta corvina. + +Presso di lei sopra un piccolo monopodio d’agata era deposto uno +scrigno, nel quale essa teneva la bellissima mano, e andava con tardo +movimento rimestando i gioielli che v’erano dentro. + +Di tratto in tratto alzava coll’altra mano uno specchietto d’argento, e +vi guardava dentro con femminile compiacenza i puri lineamenti del suo +viso, la pelle pastosa e diafana, il roseo pallido delle sue gote, gli +occhi grandi e nerissimi, che giravano lenti e luminosi sotto lunghe +palpebre, il naso della più pura linea greca, e le turgide labbra dal +vivo cinabro, che dava maggior risalto alla bianchezza dei denti. + +Davanti a così splendida apparizione Nerone rimaneva estatico, +ammaliato. + +Vide comparire un uomo in quella stanza, ed avvicinarsi al lettuccio, +e la bella all’apparire di lui poggiar le spalle sull’_anaclinterio_, e +riversare indietro la testa, chiedendo un bacio. + +E molti n’ebbe, che fecero ardere vieppiù i sensi al divo Cesare. + +Egli avrebbe voluto irrompere dentro l’atrio, uccider quell’uomo e +prenderne il posto. + +Ma a ben più dura prova lo riservava la sua lasciva curiosità. + +Il giovine, e la sua compagna uscirono insieme abbracciati, e poco dopo +un’ancella venne a spegnere le fiamme del candelabro, l’ostiario chiuse +la porta che dava nella via, e Nerone, che non poteva decidersi ad +allontanarsi di là, si mise a girare intorno alla casa. + +Di tutte le finestre due sole ne rimanevano internamente illuminate. + +In quelle stanze erasi forse ritirata la diva col suo sposo o damo che +fosse. Forse in quel momento si stringevano in voluttuosi amplessi. + +Il desiderio d’adocchiare ancora la bella, di scoprirne i misteri +domestici, lo rendevano frenetico. Quell’uomo, che cingeva la più +grande diadema del mondo, in quel momento, fatto insensato fanciullo, +cercava un modo di giungere fino all’altezza delle finestre. + +Per sua fortuna, sorgeva a poca distanza la statua d’un Fauno, di cui +il piedistallo poggiava sopra quattro gradini, dai quali avrebbe potuto +vedere l’interno della stanza, senza correre il rischio di fiaccarsi il +collo. + +Le finestre _bifori_ avevano tutte e due le imposte spalancate. + +La prima era un gabinetto ottagono dalle pareti dipinte a figure, +viticci e fogliami, rischiarato da una lampada appesa al soffitto. + +Dinanzi al vano della finestra v’era un tavolo di marmo a varii colori, +sostenuto da un _trapezoforo_ squisitamente lavorato. + +Su quel tavolo si vedevano, disposti con ordine, pettini, +calamistri[66], aghi comatorii d’argento, d’oro e d’avorio, vasetti, +ampolle e scatole contenenti liquidi, unguenti e polveri odorose. Ai +lati del tavolo v’erano due conche d’argento, sorrette da tripodi e +ripiene di rose. + +La stanza era deserta, ma poco dopo udì un rumore di passi, e vide +comparire la dama, seguita da due ancelle, di cui una aveva in mano una +lucerna _polimixa_ a quattro lucignoli. + +Dopo essersi fatta attortigliare i capelli dietro la nuca, ed averli +appuntati coll’ago comatorio, levossi in piedi, slacciò la veste di +_coa_, che indossava, e la lasciò cadere sulla pelle di tigre, che +aveva sotto i piedi. Senza saperlo esponeva in questa guisa agli +sguardi d’un occulto ammiratore, in tutto lo splendore della nudità, +la prestante persona, le terga levigate e il colmo seno dai procaci +rilievi, in cui spiccavano sul candore della pelle le due punte brune. + +L’ancella _alipila_ cavò fuori da un astuccio le _axisie_[67] d’oro e +cominciò a raderle i peli sotto le ascelle, mentre l’altra faceva lume. + +La dama, colle braccia in alto e le mani conserte sulla sommità del +capo, di tratto in tratto chiudeva gli occhi e schiudeva alquanto +le labbra, come se a lei riuscisse molto soave l’occupazione +dell’_alipila_. + +Il divo Cesare, non aveva fibra, che non suonasse a martello. Il +sangue gli affluiva al capo, e avrebbe finito per smarrire del tutto +la ragione e portarsi a qualche atto inconsiderato, se udendo a poco +distanza un calpestìo, non avesse stimato prudente uscir dal recinto e +tornare alla villa di Bauli. + +Da quel momento egli non ebbe altro pensiero che il possesso di quella +donna. + +Sognò di lei tutta notte. Durante il giorno passò in cocchio dinanzi +alla casa, percorse la spiaggia e le vie della città, cercandola, e +finalmente vide uscir dalle terme una dama seguita da due ancelle. + +Attraverso la maschera di velo, che le copriva il volto, la ravvisò e +gli parve più bella e seducente allo splendore del sole, e arrestò la +biga per meglio osservarla. + +Essa, passando, rivolse verso di lui lo sguardo, e riconosciuto +l’Imperatore, lo salutò, chinando leggermente il capo, e andò innanzi. + +A quel dignitoso contegno crebbe l’ammirazione di Nerone. + +Egli pensava, tornandosene: + +— Bella e superba! La conquista è degna di Cesare. + +Alla sera s’avviò verso la palazzina della donna, nella speranza di +vederla ancora, come la notte precedente, ma fu deluso. + +Gli appartamenti erano splendidamente illuminati, e ne usciva un +frastuono di suoni, di voci, di risa, misto a rumore di vasellame e +tintinnar di cristalli. + +Maledisse all’importuna festa, e si fece a girare d’attorno per vedere +ove s’adunassero i convitati. + +Sedevano sotto una pergola annessa al triclinio, e rischiarata da +lampade appese. + +Non riuscendo a vedere tra la spesse foglie della vite, e temendo +d’esser sorpreso dagli schiavi, che servivano la mensa, stava per +allontanarsi, allorchè udì qualcuno declamare dei versi, e alla voce +gli parve di riconoscere Lucano. + +E un altro riconobbe pure, Cercopiteco Panerote, il quale con voce da +avvinazzato, faceva brindisi alle squisite vivande e ai vini generosi. + +Se l’allegra brigata avesse potuto supporre, che a lei ronzava +d’intorno il tremendo Imperatore, il buon umore ne sarebbe scemato di +molto. + +Alla dimane Nerone, quando al _jentacolo_[68] vide Lucano e +Cercopiteco, ospiti suoi, rivolse loro questa dimanda. + +— Or che Agrippina ed Ottavia si sono ritirate nei loro appartamenti, +confessate i vostri peccati. Come passaste la sera di ieri? + +— Mangiando e bevendo a crepapelle, — rispose Cercopiteco tutto +soddisfatto. + +Lucano aggiunse: + +— In casa d’una donna di sovrumana bellezza. + +— Di fatto, — osservò sorridendo Nerone, — tu, poeta, con ode saffica +ne esaltasti le veneri, come tu, sibarita, esaltasti in prosa i +prodotti della cucina e della vigna. + +I due, supponendo che a lui lo avesse riferito qualcuno dei convitati, +affermarono. + +— E chi è codesta dama? + +— Più volte, o divo Cesare, tu la sentisti a nominare per la sua +bellezza, — rispose Lucano. — Essa è Poppea Sabina, moglie a Salvio +Ottone Cavaliere. + +Cercopiteco aggiunse: + +— Sicuro, sicuro, proprio lei. + +— Facile conquista, — pensò fra sè Nerone. + +— Oltre l’essere divinamente bella, — riprese Cercopiteco, — è donna di +gusto squisito, amante della grandezza e del lusso. + +— E del Cavaliere Ottone s’accontenta? — interruppe Nerone. + +Cercopiteco guardò Lucano, quasi chiedendo su questo particolare +l’opinione di lui, non fidandosi della sua. + +E Lucano osservò esser cosa malagevole indagare certi misteri +domestici, e che spesso l’apparenza inganna. + +— È vero, — disse l’altro, — ma da quanto si vede il Cavaliere è assai +premuroso per lei, la circonda di cure, d’agi, di lusso. Si comprende +ch’essa è soddisfatta di quelle feste, di quei banchetti, di quelle +vesti magnifiche, di quei preziosi gioielli, di quelle.... + +— Sì, — interruppe Lucano, — perchè è molto ambiziosa. + +Nerone ascoltava senza interrompere, perchè a lui giovavano quelle loro +osservazioni. + +— I vostri encomii, — disse finalmente, — m’han fatto nascere il +desiderio di conoscere codesta divinità, prima di tornare in Roma per +l’arrivo del Re Tiridate. Uno di voi dunque andrà ad invitarli alla +festa notturna di posdimani. + +— Andrò io, — disse subito Cercopiteco, — sicuro che saranno felici di +tanto onore. All’ora della merenda li troverò per certo. + +Nerone, soddisfatto di vedere così facilmente raggiunta la meta dei +suoi desiderii, interruppe ridendo: + +— Così una _copta_ di Rodi[69] e un _poculo_ di falerno non potranno +mancarti, o ghiottone. + +Nell’uscire, Lucano disse sottovoce a Cercopiteco: + +— Tu vai a far sorgere un astro novello. + +E l’altro, facendo le spallucce, rispose: + +— Vado a legar l’asino dove vuole il padrone. + + + + +CAPITOLO XVII. + +Poppea Sabina. + + +Misero l’uomo che si lasciava sedurre da Poppea. Figlia della famosa +Sabina, essa aveva ereditato tutte le male inclinazioni della madre, +più un cuore di ghiaccio, un’astuzia infernale, un istinto ambizioso, +capace di trascinarla a qualsiasi eccesso. E tutto ciò latente sotto +meravigliosa bellezza, sotto affascinante attrattiva di voce, di +sguardi, di vezzi. + +Suo padre Tito Ollio dovette lottar con lei fin da fanciulla per +temperarne la vanità e il carattere prepotente, nei quali difetti +l’incoraggiava la madre. + +E Poppea, per liberarsi dall’autorità paterna, giovinetta ancora, +andava a caccia d’uno sposo, decisa di prendere il primo che le fosse +capitato, foss’anco uno zotico, purchè avesse denari bastanti per +assecondare i suoi capricci. + +La fortuna le arrise, poichè s’invaghì di lei un giovine dabbene, di +nobile prosapia e dovizioso, Marco Salvio Ottone Cavaliere. + +Questi però, per quanto cospicua fosse la sua fortuna, non tardò ad +accorgersi ch’era insufficiente per appagare i desiderii dispendiosi di +Poppea. Ma per timore di perderne l’affetto, continuò ad accontentarla +in tutto. + +Oltre alle splendide vesti, ai ricchi gioielli, al lusso degli +appartamenti, essa non badava a spesa per conservar la bellezza colle +più raffinate cure. + +Si tuffava ogni mattina in un bagno di latte d’asina, e alla sera in +lavacri profumati con essenze le più preziose venute d’Egitto e di +Grecia. Ma non bastandole tutto ciò, aveva desiderato di possedere una +casa a Baja, per non essere da meno delle altre patrizie romane, e là +si faceva seguire da uno stuolo numeroso di domestici. + +E il marito non osava contraddirla, quantunque vedesse ogni giorno +assottigliarsi la sua provvigione, e continuava a tutto concederle, +oltre ai balli, alle accademie, ai banchetti, nei quali essa era +circondata da adoratori e da sibariti. + +Eppure l’ambizione di Poppea non era del tutto soddisfatta, perchè +l’Imperatore non erasi mai avvisto di lei, e le feste della casa Aurea +le turbavano i sonni. + +Immaginiamoci dunque con quanta gioia accogliesse l’annunzio di +Cercopiteco. + +Il marito invece parve turbato. Forse sotto la cortesia subodorava +l’insidia. Gli fu però giocoforza far buon viso a sorte avversa. + +Già migliaia di fiammelle ardevano tra i rami della villa di Bauli, +e gruppi di donne e signori passeggiavano pei viali: mentre luce +vivissima, bisbigli e suoni uscivano dalle finestre spalancate, quando +giunsero Poppea e Ottone. + +Essa, scendendo dalla lettiga, depose la maschera[70] ed entrò nel +palazzo, compiacendosi dell’esclamazioni d’ammirazione che udiva sul +suo passaggio. + +Fosse opra del caso o di Nerone, in quel momento alla soave armonia +degli _idrauli_[71] s’accoppiarono le arpe dei citaristi e il canto dei +cori alessandrini, che diedero aspetto quasi trionfale all’ingresso di +Poppea. + +V’era in quelle sale grande sfoggio di lusso e d’eleganza, ma se col +suo abbigliamento la nuova Diva non superava le altre, non era certo +seconda ad alcuna. Vestiva una tunica di finissimo bisso adorna di +limbo trapunto di coralli, e stretta alla vita da _zona_ gemmata, che +faceva risaltare le flessuose curve dei fianchi, come il peplo ricamato +assecondava con artistiche pieghe i contorni del seno. Aveva le braccia +denudate fin oltre la spalla e il bisso aperto fin sotto le ascelle. Le +cingeva il collo un monile di piropi, le splendevano sui polsi anelli +lavorati con filo d’oro ed uniti insieme a spirale[72] e un cerchio, +parimente d’oro, sulla parte superiore del braccio. Fra i laccetti +dei calzari si vedeva la candida pelle del piedino, e i suoi ricchi +capelli, attortigliati con fila di perle, le formavano sulla sommità +del capo una splendida corona. + +Quando Nerone la vide entrar nell’atrio, ove le due Imperatrici +s’intrattenevano con alcune famiglie patrizie, rivolto a Lucano, che +gli stava accanto, esclamò: + +— Eccola! Per Giove, io non vidi mai beltà maggiore. + +E senza attendere che giungesse a lui, mosse per incontrarla. + +Agrippina, in veder questo, volse lo sguardo verso Ottavia, per +indagare quale impressione avesse prodotto in essa l’apparizione di +quella donna e l’inconsulta premura addimostrata dall’Imperatore. + +E si trovò di fronte alla più assoluta impassibilità. + +La madre, che teneva all’amore del figlio, accolse Poppea con alquanto +sussiego; la moglie, ch’era indifferente oramai all’amor del marito, si +mostrò invece cortese. + +Essendo libero ciascuno dì prendere il divertimento che più gli +aggradisse, chi passeggiava per le sale e pei viali, chi sedeva +ai tavoli da giuoco; ma la maggior parte delle dame e dei signori +preferivano di seder tranquillamente entro il grazioso teatro eretto +nella villa. + +Quivi si alternavano le melodie delle cetre e dei salteri, canti, +declamazioni e buffonesche azioni mimiche. + +Fra i citaristi era Menecrate, che di tratto in tratto, incontrandosi +negli sguardi d’Ottavia, sentiva vibrar il cuore come le corde del suo +istrumento. + +V’era Atte eziandio, la povera Atte, pallida e triste, colla voce +scemata di forza, ma più potente ancora per espressione soave. Ogni sua +nota avea lo strazio d’un ultimo addio. + +Nerone, geloso delle acclamazioni che a lei si facevano, volle +richiamare sopra di sè l’attenzione delle dame, e di Poppea +specialmente. + +Salì sul palco scenico, e fattasi dare la sua cetra d’oro, intonò un +canto di Tito Lucrezio Caro. + +L’eccitamento dei sensi, il desiderio di vincere tutti gli altri, e +di gettare colla sua voce un buon germe nel cuore della nuova Dea, lo +rendevano cantore energumeno. + +Com’ebbe terminato il suo canto, tra i soliti applausi cortigianeschi, +discese dal palco, e presa per mano Ottavia, passarono, seguiti dagli +altri, nella vasta terrazza prospiciente il mare, dove era imbandita la +cena sotto ricco velario di porpora e d’oro. + +Le aste, che lo sostenevano, erano inghirlandate di rose, come i +candelabri, i vasi d’oro e le tazze. + +Nerone era adagiato sul triclinio tra Poppea ed altra dama romana, +pure bellissima, la quale, durante il pasto, si consolava col Cavaliere +Ottone, ch’erale vicino, della nessuna attenzione, che usava a lei il +divo Cesare. + +Mentre gli schiavi, riccamente vestiti, sotto la direzione del +_Triclinarche_[73] portavano attorno le vivande e il vino, sulla +spianata, che s’apriva davanti alla terrazza, alcune danzatrici, +avvolte la persona in un velo trasparente, facevano lascive movenze +percotendo timpani e cimbali. + +Tutti avevano in quella sera libero ingresso nella villa, anche la +plebe; e gran folla assiepavasi dietro le guardie, che circondavano il +posto riservato alle danzatrici. Molti invece s’arrestavano ad ammirare +in altra parte della villa gli esercizii dei _Cernui_, dei _Pilarii_, +dei _Neurobati_, dei _Prestigiatori_[74] e simili giocolieri. Nello +stesso tempo, altre comitive andavano a zonzo pei _viridari_ e i viali +della villa, o s’arrestavano a contemplare l’incantevole vista del +Tirreno, rischiarato dalla luna e percorso da navicelli illuminati, +entro i quali con canti e suoni si prendeva parte alla festa. + +Per quanto Poppea avesse udito decantare le ricchezze della Corte +Cesarea, tanta sontuosità le sembrava prodigiosa, esaltava la sua +immaginazione, e correndo dietro ai voli della sua ambiziosa fantasia, +diceva fra sè: + +— Oh perchè tutto questo non m’appartiene! + +E rimaneva assorta in questo pensiero. + +Intanto, nel sentirsi presso di lei sul _peristroma_[75], nell’aspirare +il profumo, ch’esalava dal suoi capelli, dal candido seno, che poggiato +sul cuscino triclinare s’intravedeva sotto il peplo, Nerone tornava +colla mente a due sere innanzi, e si sentiva più ammaliato che mai. + +Non ristava dal fissar Poppea con occhi ardenti, indirizzandole +sommessamente parole di amore. + +L’astuta non rispondeva, limitandosi di tratto in tratto a rivolger la +testa verso di lui, e sorridere. + +— Comprendo, — pensava tra sè; — egli mi crede donna di facili costumi +e pretende forse di conquistarmi in questa notte istessa. + +E in parte s’era apposta al vero. + +Nerone, trattandola più da cortigiana che da dama, finì collo smettere +ogni ritegno e si lasciò andare ad oscena proposta. + +— Tu, — gli disse Poppea, guardandolo con espressione di cruccioso +dolore, — apprezzi il mio corpo, ma non l’anima mia, se credi che possa +prostituirmi non amante nè amata. + +— Amata sì, te lo giuro per Venere, il solo Nume che adoro. + +— Ma se mi vedi stasera per la prima volta? + +— E sei tu sicura di questo? — rispose Nerone sorridendole. — Forse +non puoi immaginare che codesto Grande della terra, che tutti onorano, +dinanzi a cui tutti tremano, siasi messo in agguato, come il più umile +degli innamorati, per vederti, per sorprenderti nella stessa tua casa! +Vedi dunque s’io t’amo; e tu mi respingi. + +— Me lo impone la fede giurata al Cavaliere Ottone, che mi fece sua +sposa, non mi fece sua amante. Per quanto grandi siano i meriti tuoi, +le tue attrattive, o divo Cesare, non m’è dato possederti, poichè non è +consentito a noi l’invocazione a Talasio[76]. + +E rivolse a lui uno sguardo così eloquente, ch’egli esclamò: + +— Oh, la sublime Imperatrice che tu saresti! + +Terminata la cena, Agrippina, che dall’animato dialogo di Nerone e +Poppea indovinava di che si trattasse, chiamò a sè il primo e gli +disse: + +— Guarda, o Claudio, dove tu ti metti, vi sono beltà fatali. + +— Sempre gelosa la madre mia, — rispose scherzando Nerone. + +— Gelosa, sì, del tuo onore, della tua felicità. + +— Di questo lascia pure la cura a me. + +E mosse per raggiungere Poppea, che aveva visto uscir col marito. + +Non rinvenendoli, e il riguardo verso gli altri invitati non +consentendogli d’allontanarsi dall’exedra dove doveva ricominciare +il concerto, andò a destare Cercopiteco, ch’erasi addormentato +sul triclinio, e gli ordinò d’andare in cerca della bella Poppea e +ricondurla presso di lui. + +Il buon Panerote, obeso, come sempre, dal cibo, e poco fermo per le +soverchie libazioni, scese con gran stento dal letto triclinare e mosse +per eseguire l’ordine di Cesare, affrettandosi lentamente e mormorando: + +— Il bell’incarico che mi tocca!... O ventre, ventre mio, quanto mi +costa il soddisfarti!! + +Dopo aver cercato lungamente, trovò Poppea col marito, che si +disponevano alla partenza. + +Cercò di persuaderli a restare, ripetendo esser questo il desiderio +dell’Imperatore. + +— Rendi grazie a Cesare, — rispose Poppea, — e digli che mi perdoni +se stanca e turbata abbandonai la splendida festa prima che fosse +terminata. + +Era lo strale del Parto, ch’essa lanciava con queste parole, nel cuore +di Nerone. Sapeva bene l’astuta quale ottimo partito fosse il farsi +desiderare. + +Al marito, che le chiese se Nerone le avesse parlato d’amore, rispose: + +— E ciò ti sorprende? Tutte egli vorrebbe sedurre. Non rispetta +le Sacerdotesse di Vesta, e pretendi che rispetti la moglie d’un +Cavaliere? Sta tranquillo però, Poppea non andrà mai ad accrescere il +numero delle sue concubine. + +— La ferrea volontà di quell’uomo mi spaventa! + +— E che temi? Non sarò mai la sua amante, nè posso essergli sposa, +perchè non è libero. + +— Nel delirio della passione egli è capace di tutto. + +Dopo una breve pausa Poppea rispose: + +— Ebbene.... vedremo. + +La scaltra femmina non s’era male apposta, perchè la sua improvvisa +partenza dalla villa di Bauli, e le parole di lei, riferite da +Cercopiteco a Nerone, avevano accresciuto in questi l’amorosa frenesia. + +Alla dimane, mentre sedeva in giardino venne correndo un’ancella ad +annunziarle l’Imperatore. + +Fece un atto di sorpresa, ed ordinò che lo si introducesse nell’exedra, +dove poco dopo lo raggiunse. + +— Salve, — essa disse, chinando il capo, — o divo Cesare, che vieni ad +onorare di tua presenza il mio povero lare domestico. A che debbo mai +tanta ventura? + +— All’ardente desiderio di rivederti. Tu abbandonasti così +improvvisamente la festa; quella festa di cui eri l’astro più bello. +T’allontanasti da me quand’io, innamorato cantore, voleva temprar per +te sulle corde della mia cetra un appassionato carme, che tu avresti +compreso per certo, e me ne avresti dato mercede d’un tenero sorriso. +Ah, tu m’arrecasti grave dolore! + +Poppea, carattere freddo e calcolatore, non era donna da lasciarsi +abbindolare, come le altre, dall’amorosa rettorica del divo Cesare, +quantunque egli in quel momento fosse sincero nel suo entusiasmo. + +Laonde lo aveva lasciato parlare, rimanendo muta e impassibile; ma +udendo le ultime parole, rispose: + +— Se io avessi potuto prevedere che tu, circondato da tanto splendore, +da tante seduzioni, ti saresti accorto della mia assenza, e ne avresti +provato dispiacere, sarei rimasta. Perdonami dunque. + +— Ad altri non avrei perdonato, a te perdono perchè t’amo. + +Poppea tacque. + +Nerone, con grande concitazione riprese: + +— Sì, t’amo, e tu non mi credi, e perciò non rispondi, come se l’amore +di quest’uomo terribile ti facesse paura. + +— No, non è questo il sentimento che provo, o divo Cesare; alle tue +parole è dovere ch’io creda; ma tu devi qualche cosa concedere alla +sorpresa, alla debole opinione dei pregi che a me largì natura. Io +non sono presuntuosa e non so spiegarmi com’abbia potuto inspirare +in te così forte affetto in così breve tempo, in te semidio che tutti +adorano. + +— E neppur io so spiegare a me stesso quello che provo dacchè ti +vidi. V’è per la prima volta un sentimento in me, che quasi domina +la tempesta dei sensi. Tu non sei soltanto per me la donna, tu sei la +fata, e sento che per quanta ebbrezza possano dare i tuoi baci, le tue +carezze, i tuoi amplessi, queste delizie non basterebbero a me ove non +possedessi l’anima tua. Di ciò niun’altra donna può menar vanto. + +— E la diva Ottavia? + +— L’amai, è vero, le porto ancora grandissimo affetto, ma ci unì la +volontà altrui, e la sua sterilità ci divide. + +— E la citarista greca? + +— A chi ti paragoni, o Poppea, ad una schiava! + +— Di cui tu, o Cesare, volevi far la tua sposa. + +— Non è vero, — interruppe Nerone; — è una menzogna de’ miei nemici. + +Ed era lui che sfacciatamente rinnegava la verità. + +Vedendo che la donna taceva, riprese: + +— Quand’anche in un momento d’aberrazione avessi commesso tale +ignominia, rientrando in me stesso le avrei strappata la diadema +imperiale, per offrirla poi ad altra donna più adorata e più degna. + +E volse a Poppea così eloquente sguardo da farle comprendere che si +trattava di lei. + +Quantunque le parole di Nerone _Oh, la sublime Imperatrice che tu +saresti_, avessero alquanto esaltato il suo spirito ambizioso, non +credeva che potesse la fantastica speranza cangiarsi in realtà così +presto. + +Fu per venir meno dalla gioia: ma serbandosi calma apparentemente, +osservò: + +— E chi più adorata e più degna della diva Ottavia? + +— Tu! — esclamò Nerone prendendole le mani. + +Poppea, dissimulando a meraviglia, rispose: + +— O divo Cesare, s’è vero che m’ami, non prenderti giuoco di me. + +— Ascoltami ancora, — riprese l’Imperatore. — Io vegliai tutta notte e +la tua immagine mi fu sempre dinanzi, e ti vedeva al mio fianco, nelle +feste della casa Aurea, nei teatri, nei circhi, negli spettacoli sacri. +Mi sembrava d’udire il popolo, innamorato della tua bellezza, gridare +_Ave, pulcherrima Imperatrix!_ E poi venir a notte tra i profumi +del talamo a giacer fra le mie braccia, sposo invidiato da tutti. E +finalmente io ti vedeva madre del figlio mio. Ciò mi convinse che la +tua apparizione non fu opra del caso, che l’impressione prodotta in +me dalla tua bellezza non fu solo delirio dei sensi miei. Ecco perchè +venni subito da te, perchè ti parlai così ardente linguaggio. Tu devi +esser la sposa mia, devi regnare con me. Ora sarai convinta, spero, +dell’immenso amor mio. + +— E come non esserlo? + +— Acconsenti dunque? + +— E che vale il mio consenso senza quello di Marco Salvio Ottone? + +— Lo credi sì stolto da opporsi alla mia volontà? + +— Ma s’egli rifiutasse? + +— Guai! + +— Ahimè! + +— È in suo potere la scelta, o la fortuna o la morte. + + + + +CAPITOLO XVIII. + +I due ripudii. + + +Tiridate, Re d’Armenia, sollecitato da Nerone con tante promesse, +giunse in Roma verso le calende di settembre. Desiderando l’Imperatore +presentarlo con gran pompa al popolo, ed essendo in quei giorni il +tempo piovigginoso, fu ritardata la cerimonia. + +Finalmente si proclamò il bando, che invitava i romani ad adunarsi nel +foro. + +Era una splendida giornata d’autunno, la folla gremiva la piazza, i +soldati erano disposti in ordine intorno ai templi, i littori ed i +signiferi colle loro insegne circondavano il palco eretto presso ai +rostri, e destinato all’Imperatore. + +Questi, vestito da trionfatore, giunse nel Foro sopra un carro tirato +da quattro cavalli bianchi. Salito sul palco, e postosi a sedere sopra +la sedia curule, invitò il Re d’Armenia a venirgli vicino. + +Tiridate era un vecchio dagli occhi nerissimi e grandi. Una barba +grigia gli scendeva in punta fino al petto. Indossava una lunga tunica +di seta gialla, stretta ai fianchi da fascia della medesima stoffa, e +portava sul capo la tiara, distintivo del Re Sacerdote. + +Si gettò in ginocchio ai piedi di Nerone, che gli porse la destra, ed +aiutatolo a rialzarsi lo baciò. Quindi gli tolse esso stesso la tiara, +gli fasciò la fronte colla diadema, e fece da un cittadino Pretore +ripetere ad alta voce le parole pronunziate dal Re, perchè tutto il +popolo le intendesse. + +Terminata questa cerimonia, passarono dal Foro al teatro di Pompeo, +dove in onore del Re dovevasi, da cittadini vestiti in costume romano, +recitare una commedia d’Afranio intitolata _Incendio_, nella quale +andrebbe in fiamme una casa, fabbricata in fondo alla scena e che +formava la così detta _scena stabile_. + +Quando giunsero Nerone ed il Re, la _cavea_ e l’_orchestra_ erano così +stipate, che le file semicircolari dei sedili scomparivano sotto un +tappeto di teste. + +Agli applausi, di cui il publico fu prodigo, durante la commedia, +successero poi grida entusiastiche allorchè scoppiò l’incendio e +gl’istrioni diedero il saccheggio alla casa, e portaron via, come era +stato loro permesso, tutte le masserizie e gli altri oggetti salvati +dal fuoco. + +Terminata la rappresentazione, Tiridate fece di nuovo riverenza a +Nerone, e si raccomandò a lui, e la folla lo acclamò Imperatore. + +Dal teatro di Pompeo il corteggio imperiale si recò in Campidoglio, +e là nel tempio di Giove Capitolino fu solennemente deposta in grembo +al Nume una corona d’alloro in onore di quel Re, che aveva ricondotta +l’Armenia sotto il dominio romano. + +Ad altre rappresentazioni volle prender parte Nerone. In una cantò +di Canace quando partoriva, d’Oreste quando uccise la madre, d’Edipo +accecato, e d’Ercole pazzo furioso. + +Inoltre, insieme agl’istrioni, declamò una tragedia, in cui si +rappresentavano illustri personaggi e Dei. In questa circostanza furono +per la prima volta adoperate le nuove maschere, che Nerone aveva fatto +lavorare da insigne artefice, e che riproducevano le sembianze sue e +quelle delle sue donne. + +Strana costumanza questa per un popolo, che aveva così vivo il +sentimento dell’arte, d’imporre la maschera agli attori, togliendo loro +così uno dei maggiori pregi, l’espressione del volto. + +E come se non bastassero le rappresentazioni teatrali, i circensi, +la lotta dei gladiatori ed altri giuochi ai quali presero parte molti +giovani patrizii, Nerone fe’ correre nel circo alcune carrette tirate +ciascuna da quattro camelli, ed uno dei più insigni Cavalieri si mostrò +in groppa ad un elefante. + +Questi ricordi dell’Asia riuscirono oltremodo graditi al Re d’Armenia, +che non cessava dall’esaltare la grandezza e la magnanimità di Cesare, +che lo aveva colmato d’onori e di doni. + +Com’egli fu partito, ai giorni di festa successero in Roma giorni di +pianto. + +Dopo la cena alla villa di Bauli, Poppea erasi tenuta lontana dalla +Corte e dagli spettacoli, per quanto Nerone, sempre più perdutamente +innamorato di lei, la scongiurasse ad abbellire di sua presenza le +feste della casa Aurea, dicendole che quel contegno riservato non +s’addiceva alla futura Imperatrice romana. + +Un sogghigno d’incredulità accoglieva sempre queste affermazioni di +Cesare, ripetendogli che egli non avrebbe mai il coraggio di ripudiare +Ottavia. Troppo amava la moglie, troppo temeva la madre. Non poteva +dunque aver fede nella proposta di lui, fatta forse nella speranza +d’ottenere i suoi favori. + +E Nerone non ristava dal protestare che la parola di Cesare era sacra e +ben presto ne darebbe la prova. + +Egli era interamente sotto il dominio di quella donna, che voleva ad +ogni costo raggiungere il suo fine. + +E la povera Ottavia fu sacrificata. + +Un mattino Nerone fe’ venire Anneo Seneca e gli disse: + +— Tu sai che l’aver prole è cosa necessaria tanto che il divo Augusto +colla legge Papia Poppea stabilì dei premii per quelli che avessero +maggior numero di figliuoli. Puoi bene immaginarti quanto a me pesi +la sterilità d’Ottavia. Egli è dunque con mio gran dolore che mi vedo +costretto a ripudiarla, perchè se ai privati è disdicevol cosa il non +aver discendenti, tanto più lo è per un Imperatore. Incarico dunque te, +mio consigliere e maestro, di parteciparle questa mia determinazione. + +— Trovo giustissimo questo tuo desiderio, — rispose Seneca, — e nulla +avrei ad obbiettare contro la risoluzione presa. Credo però sacro +dovere in me il farti riflettere come la diva Ottavia sia l’idolo del +popolo romano, il quale potrebbe levarsi a rumore, riguardando la tua +risoluzione come un’ingiusta condanna contro una sposa bella, onesta e +fedele. + +E Nerone di rimando: + +— Tu conosci per certo l’episodio di quel romano, che sentendosi +criticare dagli amici, perchè voleva ripudiar la moglie modesta, bella, +feconda, rispose loro mostrando il suo calzare: — anche questo calzare +è ben fatto, è bello, è nuovo, ma nessuno di voi saprebbe indovinare +in quale parte del piede mi faccia male. — I romani invece non possono +ignorare la causa che mi spinge a ripudiare Ottavia e dovrebbero +trovarla giusta. Nessuno poi ha il diritto di farsi giudice delle +azioni di Cesare. Al popolo, questo gigantesco fanciullo, io do pane e +circensi, ed egli m’adora e continuerà ad acclamarmi. + +Seneca rispose: + +— Pensa che hai molti nemici. + +— A questi darò catene e gastighi. + +— Non fidarti poi tanto dell’aura popolare, che cambia da un momento +all’altro. N’ebbe una prova il Profeta Nazareno, a cui il popolo +di Gerosolima gridò la croce otto giorni dopo averlo accolto cogli +_Osanna_. + +— Mal scegliesti l’esempio. Gesù era un grande fanatico, odiato dagli +ambiziosi farisei, che sobillarono il popolo d’Israello contro di lui. +I Sacerdoti pagani, da me prezzolati, non hanno interesse che il popolo +si ribelli agli ordini miei. + +— E quale, s’è lecito, fra le patrizie di Roma hai destinata al trono? + +— La moglie del Cavaliere Ottone. + +— Poppea Sabina! — esclamò Seneca. + +— E d’onde la tua meraviglia? — chiese crucciato Nerone. + +— I Numi ti guardino dal porre sul capo di donna siffatta la diadema +imperiale. + +— Il Nume di Roma son io. E a te chi dà il diritto d’offendere la tua +futura sovrana? + +— La verità, di cui la voce deve suonar sempre libera sulle labbra d’un +filosofo, d’un amico. + +— Se amico mi sei, eseguisci tosto l’incarico che t’affidai, e cerca di +persuadere Ottavia alla rassegnazione. + +Seneca fece un inchino, ed uscì senza aggiunger parola. + +Tornò dopo un’ora, e presentò a Nerone su piatto d’oro una chiave. + +Era costume che la moglie ripudiata, prima di partire dalla casa, ne +consegnasse al marito la chiave. + +— E che diss’ella? + +— Che a questa sventura era già preparata, e chinava il capo al volere +di Giove. Attende ora il decreto che la espella dalla casa Augustale. + +— E non pianse? + +— Dagli occhi non le sgorgarono lagrime. Fu ammirevole oltre ogni dire +il contegno di lei. + +Nerone, il quale attendevasi a resistenza, a disperazioni, a preghiere, +invece d’essere soddisfatto di questa rassegnazione, ne fu quasi +mortificato, e rimase qualche tempo muto e pensieroso. + +Quindi ordinò a Seneca di prevenire della sua risoluzione l’Imperatrice +Agrippina, e lo licenziò. + +— La scaltra, — pensò fra sè, — mentiva l’amore; io ero ingannato da +lei, e forse da lungo tempo un altr’uomo era l’arbitro del suo cuore. +Se giungo a scoprire questa verità, il ripudio sarà pena troppo lieve +per lei. + +All’inatteso annunzio Agrippina arse di sdegno, e senza ascoltare +Seneca, che la esortava alla calma e alla prudenza, andò dal figlio che +trovò nella _trichila_[77] del giardino pensile annesso al cubiculo. +Egli era seduto presso un tavolo di marmo sul quale poggiava il +braccio. + +Al giunger d’Agrippina alzò gli occhi, che teneva fissi in terra, e +attese ch’ella parlasse. + +— È vero quanto mi narrò Seneca? — chiese la madre accigliata. + +— Vorresti ch’egli fosse venuto da mia parte a raccontarti una fola? — +rispose sogghignando Nerone. + +— Ma t’han forse i Numi tolto il bene dell’intelletto, — rispose +Agrippina, — per ripudiare una sposa bella, mite, soave, che tocca +appena il quarto lustro, che può renderti ancora padre felice, che +tutta Roma rispetta e venera per la sua onestà!... Perchè sorridi a +quel modo?.... Oseresti forse negare ch’essa si mantenne sempre salda +nella fede giurata, ad onta dei torti tuoi che le costarono lagrime +amare, di cui tu non t’avvedesti mai, perchè nella tema di riuscirti +tediosa, soffriva tacendo. + +— Perchè, — interruppe Nerone — a lei bastava di conservare le insegne +imperiali e presentiva che a causa della sua sterilità le verrebbero +tolte. Ho indugiato abbastanza, ed ora ho deciso che un’altra mi dia +quelle gioie paterne che non ebbi da lei. Di ciò tu dovresti lodarmi, o +madre. + +— Se non fosse un pretesto, — interruppe Agrippina con impeto, — per +saziar la libidine che in te seppe suscitare un’astuta maliarda. + +— Taci! — urlò Nerone, fissando la madre con occhi che mettevano +spavento e sciupando con mano convulsa la toga. + +Ma Agrippina non si lasciò atterrire e scagliò contro Poppea le più +sanguinose contumelie, chiamandola etèra, femmina volgare quanto +ambiziosa, scevra d’ogni nobile sentimento. + +Nerone fremeva, ma la lasciava parlare. Finalmente più non resistendo, +proruppe con forza di parlar concitato. + +— E sei tu che osi scagliarti in tal modo contro quella donna, di +cui nulla sai, che nulla ti fece? Credi forse che io ignori il tuo +passato? Tuo fratello Caligola non t’esiliò per gli scandali che +commettevi? Non assassinasti il tuo primo marito Crispo Passieno per +possederne più presto le ricchezze? Non facesti accusare di magia +da’ tuoi satelliti, e morir fra i tormenti Lolla Paolina, perchè eri +gelosa della sua bellezza, de’ suoi gioielli e dell’ascendente che +aveva sopra l’Imperatore Claudio tuo zio, che tu sposasti, dopo rimosso +quest’ultimo ostacolo, e poi facesti avvelenare con funghi preparati +dalla giudea Locusta, perchè egli aveva condannata a morte una donna +adultera,... e tu avevi paura? + +— Orrore! — esclamò finalmente Agrippina che aveva cercato più volte +d’interrompere la tremenda requisitoria del figlio, che continuò. + +— Codesti fatti dovrebbero renderti umile e muta, ed invece osi +erigerti a giudice dell’altrui condotta. + +— Invece, — disse Agrippina, — le tue accuse infami non mi fanno piegar +la fronte, non mi tratterranno dal compiere il mio dovere. Se tu, per +difendere un’abbietta creatura, vuoi dimenticarti d’essermi figlio, io +non dimenticherò mai d’esserti madre. + +— E questo sacro nome, nella tua intenzione, non lo profanasti mai? — +chiese Nerone con amara ironia. + +— Che intendi? + +— Combatti Poppea perchè forse temi in lei una rivale più fiera +d’Ottavia. + +— Ora intendo, scellerato figlio, che vuoi render me colpevole delle +tue prave aberrazioni, che costarono la vita ad Aulo Plancio. È +questa la gratitudine di Claudio Nerone, al quale consacrai la mia +esistenza, al quale diedi il regno, usurpandolo a Britannico. Ma bada, +o forsennato, ch’io posso togliertelo di nuovo e renderlo a lui. Sì, lo +posso, e lo farò se tu persisti nella pazza determinazione di sposar +Poppea. Se disprezzerai i consigli della madre amante, proverai la +vendetta della madre offesa. + +Ciò detto uscì dalla _trichila_. + +Il furore materno non turbò Nerone. La mente sua era preoccupata sempre +dall’inesplicabile rassegnazione della moglie. + +Il dì seguente questa sedeva in uno dei _conclavi_[78] del suo +appartamento tra la sorella Antonina e il fratello Britannico che +la lodavano del contegno addimostrato all’annunzio del ripudio, e la +consolavano delle grandezze imperiali che perdeva. + +— Rendi grazie a Dio d’averti sottratta in tal guisa al feroce +Enobardo, — le diceva Antonina. — Tu verrai a vivere onorata da tutti, +tranquilla e felice insieme con me e con Britannico. + +E così affettuosamente le parlavano, che la misera riuscì finalmente a +stemperare in lagrime il cuore doloroso. + +In questa, entrò un’ancella ad annunziare che l’Imperatore desiderava +parlare alla diva Ottavia e che tra poco si recherebbe da lei. + +— Andiamcene, o Britannico, — disse Antonina balzando bruscamente in +piedi — ch’io mal sopporterei la vista di quel mostro. + +E partì col fratello. + +Erano già fuori dal palazzo Augustale quando comparve Nerone, che +vedendo gli occhi della moglie ancora lagrimosi, le disse quasi con +interna soddisfazione: + +— Tu piangi? + +— E vuoi che rida delle mie sventure? + +— Eppure Anneo Seneca mi riferì che l’annunzio del ripudio era stato da +te accolto con straordinaria rassegnazione.... quasi con indifferenza. + +— Sapeva che nulla sarebbe valso ad intenerire un cuore che più non +m’appartiene, e preferii il contegno dell’Imperatrice offesa, alle +preghiere, ai pianti, alle recriminazioni della vittima. + +— E chi ti dice che il mio cuore non t’appartenga più? Io ti porto +sempre grandissimo affetto, e non è mia colpa se le circostanze mi +obbligano a separarmi da te. + +— Non aggiungere l’ipocrisia alla crudeltà. Tu mi respingi perchè ami +Poppea Sabina. La sola ragione è questa. Separiamoci dunque, e più +d’amore non si parli tra noi. + +— Vedi, Ottavia, avrei preferito che tu lottassi contro la mia +determinazione. + +— A qual pro? + +— Per distruggere in me un sospetto. + +— E quale? + +— Che il tuo cuore gioisca della libertà che acquisti. + +— Dal momento che tu m’hai ripudiata, le gioie come le pene del mio +cuore più non ti riguardano. + +La logica di questo linguaggio faceva fremere il superbo e geloso +tiranno. Quasi fuori di sè, volle costringere Ottavia a confessargli +che amava un altro. + +La moglie, con nobile fierezza, rispose: + +— Siffatte confessioni ora non puoi esigerle che da Poppea Sabina. +Ottavia è libera e a te basti sapere ch’ella esce da questa casa colla +fronte alta, e qui lascia, come ricordo di lei, la fede coniugale +incontaminata. + +Queste ultime parole lo calmarono alquanto, benchè non soddisfacessero +la sua pazza pretesa d’essere amato ancora, e non distruggessero +interamente il sospetto che il contegno di lei lo si dovesse a +sentimento inspiratole da Menecrate. + +Avendo essa ripetuto che attendeva l’ordine imperiale per uscire dalla +casa Aurea, e recarsi presso la sorella Antonina, Nerone rispose: + +— Chi fu moglie di Cesare non perde il titolo d’Imperatrice, tu non +puoi dunque accettare l’ospitalità d’alcuno. Qui rimarrai finchè non +avrò scelto fra le mie ville quella che ti verrà destinata a dimora. + +Ottavia, sorridendo amaramente, osservò: + +— Non più dunque Imperatrice sposa, ma Imperatrice schiava. Sia come ti +piace. + +E quando rimase sola tornò a piangere esclamando: + +— O mio povero Lucio Silano, tu sei ben vendicato! + +Era intenzione di Nerone di tener presso di sè Ottavia per poterla +sorvegliare con miglior agio; ma Poppea, che temeva l’influenza della +giovine Imperatrice, astutamente gli disse: + +— Vedo, o Cesare, che tu l’ami ancora. Me desideri ardentemente, lo +so, e vuoi farmi tua moglie, perchè altrimenti non potrai ottenermi; ma +comincio a dubitare, malgrado le tue asserzioni, che dell’anima tua non +sia arbitra come vorrei. Sei ancora in tempo di rinunziare a me, tanto +più che mio marito non acconsente di cedermi. + +Il risultato delle sue parole fu quello che sperava. Esse fecero +l’effetto d’un colpo di sprone dato a focoso puledro. + +Nerone parve uscir di senno. Sbarrò gli occhi, che divennero +fosforescenti, e presa per le braccia Poppea, proruppe: + +— Ah tu osi credere che io voglia farti mia sposa soltanto per ottenere +la voluttà dei baci, e degli abbracciamenti che mi neghi. Ma non sai +che il ritegno tuo, la tua resistenza a nulla varrebbero, ove l’amore e +il rispetto non tenessero in me a freno i sensi? Vedi, io vorrei adesso +strapparti di dosso le vesti, e colla violenza far del tuo nudo corpo +la mia voglia, e poi ti condurrei all’ara e al trono, e t’adorerei come +la Dea dell’anima mia. Supponi che io ami ancora Ottavia, che non ho +mai amata, perchè mi fu imposta da mia madre. Ti proverò e tosto che le +mie asserzioni non mentivano. Preparati a passar dal tuo palazzo alla +casa Aurea. Domani stesso, i Senatori, a me devoti, approveranno il +ripudio, ed io penserò a ridurre al silenzio tutti i tuoi nemici. Tu, a +tua volta, dirai a Marco Salvio Ottone che ceda o tremi. + +— Non pronunzierò mai così fiera minaccia: — disse Poppea, — sono già +colpevole assai, infliggendogli l’immeritata offesa del ripudio. + +— Lascia dunque la cura a me di persuaderlo, — rispose l’Imperatore. + +E questa cura volle affidata a Cercopiteco, ponendo di nuovo in grande +imbarazzo il tranquillo parassita. + +Questa volta correva proprio il rischio di tornare colla testa rotta. + +S’avviava dunque tutto cogitabondo, camminando a lento passo, verso +la casa di Poppea sita alle falde del Viminale. Trovò il Cavaliere +nella zoteca più afflitto che cruccioso, e questo gli porse il destro +d’intavolare il discorso con parole di compianto e di rassegnazione. + +L’altro si scagliò contro la moglie, che lo ricompensava colla vergogna +dei sagrifizii fatti per lei. + +— Ma cosa parli tu di vergogna! — rispose Panerote. — E non sarebbe +stato peggio ch’essa di nascosto si fosse data ad altri e che tu +avessi dovuto continuare a mantenerla? Tutti lo avrebbero saputo, +come sempre avviene, meno te, e ti saresti reso ridicolo colla faccia +beata e colle corna in testa. Qui, è Cesare, il divo Cesare, che ti +prega di cedergliela, mentre poteva rapirtela. Invece d’essere tra i +mariti vilipesi, sarai tra quelli spregiudicati, che dicono all’amante +innamorato della loro sposa: — La vuoi? Prendila, io non so più che +farne. + +— Si vede che tu non amasti mai e parli da quell’uomo cinico che sei. + +— No, voglio persuaderti che in questo fatto non v’è onta di sorta per +te. Dovresti invece esser contento, perchè quella donna t’ha divorato +ormai molti sesterzi. + +— Ma l’amo sempre. + +— Pare impossibile! Poppea è bellissima, ne convengo, ma è tua moglie, +e non può più darti il fascino della novità. Potrai invece andar con +altre, non meno avvenenti di lei, alla ricerca d’occulti tesori. +D’altronde sarebbe insania il persistere nel rifiuto. Con Claudio +Nerone non si scherza. Potrebbe fartela pagar cara, mentre puoi farla +pagar cara a lui. + +— E in che modo? + +— Coll’accettare la generosa offerta ch’egli si propone di farti. + +— Quale, s’è lecito? + +— Egli vuole affidarti il governo d’una provincia. Sono incaricato io +di proportelo. Una volta sulla via degli impieghi cospicui, con tua +moglie Imperatrice, viaggerai nei regni della fortuna. Oh perchè non +è capitato a me d’avere una moglie bella da cedere all’Imperatore! +Codesta disgrazia m’avrebbe aggiunto vent’anni di vita. + +Alcuni giorni dopo il Senato sanzionava la determinazione di Cesare, +Ottavia era relegata nella villa di Nerone a Nettuno, Marco Salvio +Ottone partiva per l’Ellesponto, e Poppea Sabina entrava trionfante +nella casa Aurea. + + + + +CAPITOLO XIX. + +Tripudi e lagrime. + + +L’esilio d’Ottavia cominciò dapprima a produrre nel publico sorpresa +mista a rammarico, che si tradusse poi in aperto furore. + +Non solo nei privati convegni, ma eziandio nei luoghi publici si +rimpiangeva la vittima, e si biasimava l’ingiustizia di Nerone. + +Il popolo, instigato anche dai fautori di Britannico, più non si +contenne, e cominciò a tumultuare nelle vie. + +Frotte di cittadini le percorrevano, esaltando il nome d’Ottavia e +proclamandola Diva di Roma, coronandone di fiori le statue, e giungendo +perfino a salire il Palatino per reclamarne ad alta voce il ritorno. + +Nerone non rispondeva, ma non reagiva contro codeste dimostrazioni. + +A tutti siffatto contegno recava sorpresa, e la sorpresa crebbe +allorchè si vide Isidoro Cinico circondato da soldati, mentre parlava +con una franchezza veemente nella taverna di Salvidieno Orfido, tratto +nella _custodia comune_[79] del carcere Mamertino e dopo due giorni +rilasciato nuovamente in libertà. + +In questa circostanza il tiranno innamorato non mancò di far sapere, +per mezzo de’ suoi satelliti, al prigioniero e agli altri, ch’egli +doveva la sua liberazione alle preghiere dell’Imperatrice Poppea. + +Ed era vero. + +Essa in quei giorni, in cui si stava per celebrare il rito nuziale, +cercava accattivarsi la benevolenza dei romani. + +Il popolo però, non esaudito ne’ suoi desiderii, continuava a +tumultuare. + +I Consoli ed alcuni Senatori si recarono presso Nerone per scongiurarlo +a richiamar l’esiliata, ed egli rispose che dopo il suo matrimonio +farebbe delle indagini sulla condotta della moglie ripudiata e +prenderebbe una decisione. + +Egli forse, per non turbar le feste del rito nuziale, avrebbe +accondisceso, o finito d’accondiscendere; ma Poppea, che temeva sempre +l’influenza d’Ottavia, tanto disse, tanto pregò di tenerla lontana +da Roma, che rimase fermo nel decreto d’esilio, e diede ai magistrati +quella risposta evasiva. + +Giunse finalmente il dì solenne delle nozze, e il popolo tornò a +calmarsi, non tanto perchè fidasse nella promessa di Cesare, quanto pel +desiderio di goder tranquillamente gli spettacoli. + +Illuminati dallo splendore d’un magnifico sole autunnale uscirono gli +sposi dal palazzo dei Cesari sopra ricchissimo carro tirato da otto +cavalli bianchi, condotti per l’_oreae_ (morso) dagli schiavi. + +Erano preceduti dai trombettieri, dai Consoli, da dieci Senatori scelti +a testimoni e da tutti i dignitari della Corte e del governo. + +I littori scortavano il carro, dietro il quale un coro di vergini +alessandrine cantava invocazioni a Talasio, alternandole con inni ad +Imene. + +I pretoriani facevano ala al corteo, che chiudevano gli aquiliferi di +tutte le legioni allora residenti in Roma, colle aquile d’argento sulle +aste e il capo coperto da una pelle di fiera. + +Tre erano le forme nell’antica Roma per contrarre matrimonio. + +La prima, detta _usus_, quando un uomo prendeva una donna per un anno. +La seconda _coemptio_ (o compera) nella quale i coniugi facevano per +finzione la cerimonia di vendersi l’uno all’altro. La terza era una +cerimonia religiosa chiamata _confarreatio_. + +A questa erasi attenuta Poppea col primo marito, e questa volle scelta +lo stesso Nerone, perchè la più antica, la più solenne. + +Poppea non portava il _flammeum_[80], ma un candidissimo velo che dalla +sommità del capo le scendeva per di dietro, e sotto il quale traspariva +la nera capellatura disciolta. Aveva la testa coronata di rose e la +prestante persona coperta tutta di sindone bianca trapunta in argento. +Un ricco monile di piropi le scendeva sul petto, e cerchi gemmati le +adornavano i polsi e la parte superiore delle nude braccia. + +Molti e molti rimasero estatici alla vista di quella sublime bellezza, +e quasi si sentivano inclinati a scusare, se non a perdonare, il +ripudio d’Ottavia. + +L’Imperatore cingeva la corona d’alloro; sulla tunica laticlavia +portava il manto di porpora, e nella destra stringeva il bastone +d’avorio, sormontato da un’aquila d’oro. + +Al tempio li attendevano presso l’ara il Pontefice Massimo e il Flamine +di Giove, detto _Dialis_, insieme ad altri Sacerdoti ed ai Camilli[81]. + +Poichè l’Imperatore e l’Imperatrice furono seduti davanti al delubro +sopra sgabelli ricoperti dalla pelle d’una pecora, sacrificata poco +prima dal Popa in loro onore, uno dei Camilli s’avanzò portando su +piatto d’argento una focaccia di fior di farina. + +Il Pontefice, unite ch’ebbe le destre degli sposi e messa sul capo +di Poppea una corona di verbena, come fu terminato il rito, al quale +assisteva come pronuba Domizia, zia di Nerone, presentò, giusta il +costume, la focaccia alla sposa, che la divise col marito.[82] + +Il _Commentarium rerum Urbanarum_ non risparmiò iperbole quel giorno +per lodare la bellezza della sposa, la solennità del rito, l’entusiasmo +popolare, che non esisteva, e la magnificenza del banchetto nuziale. + +In questo, come usavasi nelle grandi solennità, le dame eran sedute e +gli uomini alquanto prostesi. + +Le più avvenenti matrone e i più eleganti giovani del patriziato romano +prendevano parte alla festa. Di concenti risuonava l’incantevole +triclinio, reso ancor più splendido dalla presenza della vaghissima +sposa. + +Nerone era radiante ed al suo umor lieto tutti cercavano d’uniformarsi; +ma un fondo di mestizia si nascondeva nell’animo dei convitati pel +ricordo d’Ottavia, per l’assenza d’Agrippina ch’erasi ritirata sdegnosa +nella villa di Baja, e pel severo mutismo di Seneca. + +Solo Cercopiteco Panerote e qualche altro ghiottone non pensavano ad +alcuno, nulla osservavano, d’altro non preoccupati che del proprio +ventre. + +Terminato il banchetto, come giunse la sera, si congedarono i +convitati, Domizia prese per mano Poppea, e seguita da schiavi ed +ancelle che portavano rami di pino accesi e torce, la condusse nella +stanza dov’era preparato il _letto geniale._ + +Quivi unse d’aromati il corpo di Poppea, e adagiatala nel letto, invitò +Nerone ad entrar nel cubiculo, ed augurando loro felicità, ritirossi, +seguita dalle ancelle. + +E cessarono finalmente pel sitibondo Cesare le pene di Tantalo. + +Alla cerimonia nuziale tennero dietro nei giorni seguenti publici +spettacoli, feste nella casa Aurea, divertimenti popolari. + +E Nerone era sempre più radiante d’amore e di gioia, e a Poppea si +leggeva sul volto la soddisfazione per la raggiunta grandezza. + +Ma sul loro sereno orizzonte non tardarono a riapparire delle nubi. + +Il popolo romano non aveva dimenticata la promessa fatta da Cesare ai +Consoli ed ai Senatori, e vedendo che si tardava a mantenerla, cominciò +di nuovo a lagnarsene, dapprima sommessamente, e poi con clamori, che +chiedevano il ritorno d’Ottavia. + +E di quando in quando alternava alle grida parole offensive per Poppea. + +Nerone era in preda per questo a tal furore, che avrebbe di buon +grado ordinato ai pretoriani il massacro degli schiamazzatori, ma si +tratteneva per non accrescere la popolarità della ripudiata e di suo +fratello Britannico. + +A Seneca, che lo esortava a mantener la promessa e prendere una +risoluzione, + +— La prenderò, — rispose, — e tale che rovescerà dal loro piedistallo +gl’idoli di questo popolo insensato. + +Gettando poi, come suol dirsi, una pietra nel giardino del suo maestro, +aggiunse: + +— E che i nemici della diva Poppea tremino! + +Seneca non addimostrò turbamento di sorta. + + +Già da un mese Ottavia viveva sofferente e solitaria a Nettuno col solo +conforto delle visite, che a lei facevano di tratto in tratto Antonina +e Britannico. + +Una sera, dopo il tramonto, essa, indossato il peplo notturno e avvolta +la persona in un leggero amitto, uscì dal cubiculo sul _meniano_[83] +e sedutasi in un _bisellio_[84], posando i piedi sopra uno scranno, +rimase mestamente assorta. Guardava le onde che venivano ad infrangersi +negli scogli, guardava le fiammelle che andavano a poco a poco +estinguendosi nelle casupole dei pescatori, e intanto alla sua mente +s’affacciavano le memorie del passato. + +— Misera, — essa pensava tra sè, — a che ti giovarono la fede, l’amore, +la rassegnazione? Eccoti ripudiata dall’uomo cui portavi tanto affetto, +privata di tutti i tuoi cari, del tetto coniugale, del trono, della +grandezza, e condannata all’esilio come una colpevole. E s’arrestassero +qui le mie sventure, ma un presentimento funesto mi stringe il cuore. +Tremo per me e per tutti quelli che m’amano. + +In questo si scosse da quella specie di letargo, in cui era immersa, e +tese l’orecchio. + +A poca distanza udivasi il suono d’una cetra, che aveva intonata una +melodia a lei nota. + +Non si vedeva il citarista, nascosto forse dietro un gruppo di piante, +ma essa immaginò chi fosse, e sentì balzare il cuore e sorrise tra le +lagrime. + +Chiamata l’ancella _cosmeta_[85], le dimandò se avesse udito quel suono. + +L’altra rispose: + +— L’udii, o diva Ottavia. Egli è per certo l’onesto Menecrate, +apportatore forse di qualche lieta novella. + +Dopo lunga esitazione, Ottavia disse sospirando: + +— Discendi a cercarlo, e conducilo a me. + +Alcuni istanti dopo il citarista compariva sul meniano, e piegando un +ginocchio a terra, disse: + +— Mercè, o divina Ottavia, che mi concedesti di prostrarmi nuovamente +a’ tuoi piedi. + +— Tu non mi dimenticasti dunque, o Menecrate? + +— Non v’è acqua di Lete che possa darmi codesto oblio. E chi potrebbe +dimenticarti? Non certo il popolo romano che ti reclama, ed è pronto a +qualunque eccesso se dal tiranno non gli verrà reso il suo idolo. + +— E Roma s’illude se crede colle minacce d’indur Nerone a cedere. Non +farete che inasprire la sua ingiusta collera contro di me. + +— Invece, — ripetè Menecrate, — in lui si tradisce il timore. + +E qui narrò dell’impunità, in cui si lasciavano gli arditi partigiani +di lei; della clemenza usata ad Isidoro Cinico. + +— Non vi fidate di siffatte apparenze, — interruppe Ottavia, — e voi, +che m’amate, siate prudenti e guardinghi, perchè lo sdegno di Cesare +può colpir da un momento all’altro. Tu, specialmente, o Menecrate, la +cui devozione per me lo fece entrare già da lungo tempo in sospetto. +Quand’anche io stessa di ciò non mi fossi avvista, Seneca lo rivelò +dopo il ripudio all’Apostolo cristiano che ne fece avvertita mia +sorella Antonina. Esitai per questo a riceverti stasera, ma non ebbi il +coraggio, o mio fido, di respingerti, senza averti veduto. + +— Ma se Poppea la dicono gelosa di te, perchè teme che Nerone t’ami +ancora.... + +— E d’onde lo sai? + +— Molti lo ripetono, e in questi ultimi giorni a me lo disse Aniceto. + +— Ah disgraziato, non fidarti di quel mostro, che m’odiò sempre perchè +non diedi ascolto alle sue infami proposte. + +— E perchè non lo denunziasti a Cesare? + +— Per essere generosa fui stolta, lo so. Ma tu gli confidasti forse che +verresti qui? + +— No, perchè sempre ho provato per lui profonda avversione, quantunque +egli m’addimostrasse benevolenza, e cercasse d’accompagnarsi con me +tutte le volte che c’incontravamo. + +— Ma non ti sfuggì mai dal labbro una parola imprudente? + +— O divina Ottavia, e quale parola poteva io dire, che non fosse +dettata da profonda venerazione per te, che non affermasse l’immensa +distanza che separa la figlia di Claudio, la moglie di Cesare +dall’umile citaredo? Adoro i Numi, ma più dei Numi l’onor tuo, la +tua virtù. Io non ebbi mai da te nè una parola, nè uno sguardo, +che lusingassero l’immenso amor mio, che a tutti nascosi sempre. Lo +stesso Nerone, col suo maligno istinto, col suo geloso orgoglio, lo ha +sospettato, ma non lo ha scoperto. + +— E questo basta, o Menecrate, per farci tremare ambedue, me per la mia +fama, te per la tua vita. + +— Io questa vita la disprezzerei, ove non mi addolorasse l’anima il +pensiero di lasciar la povera madre mia sola in questo mondo, immersa +nel dolore. Ma se Nerone vuol togliermela, se la prenda; sarà l’unica +voluttà concessa allo sventurato amor mio, quella di morire per te. +Alla tua fama poi Roma alzò monumento così alto e sublime, che sfida +tutte le mene dei calunniatori. Non v’è onesto cittadino che non +sorgerebbe a difenderti, ed io per l’onor tuo sono pronto, ove occorra, +a versare il mio sangue fino all’ultima stilla. + +— Cuor generoso! — esclamò Ottavia, fissandolo teneramente. + +Il citaredo diede in un sospiro, e riprese: + +— Invocare dai Numi, come io feci sempre per te, un’esistenza di gioia +e di pace, e vederti invece tanto infelice, vederti circondata da +ingiusti sospetti, che turbano le tue veglie e i tuoi sonni, e sentir +da te che di questi mali son fors’io l’innocente cagione, mi rende +desolato, m’agita così, ch’io non so più quel che debba fare. Vedi, +non ho resistito al desiderio di rivederti, ero beato qui giungendo, ed +ora mi pento d’esser venuto, perchè un arcano presentimento mi dice che +posso involontariamente, aver giovato ai tuo nemico, e te danneggiata. +Facciano almeno i Numi che paghi io solo la mia imprudenza. + +— Confidasti a qualcuno il tuo progetto? + +— Non sono così stolto. + +— Sei sicuro che nessuno t’abbia riconosciuto qui? + +— Non m’imbattei che in poveri pescatori. + +— Rassicurati dunque, che i miei schiavi son fidi, e non parleranno. +È più prudente però che tu esca da questa villa ed approfitti della +_suprema tempesta_ per tornare in Roma. + +— Il tuo volere è legge per me, — rispose Menecrate, — ed io ti lascio. +Sanno gli Dei quando ci rivedremo. Forse mai più. + +— Non dir questo, o fido Menecrate, non accrescere i sinistri +presentimenti dell’anima mia. + +— O divina Ottavia, là dove regna il feroce Enobardo ogni addio può +esser l’ultimo. + +— Non straziarmi così. + +— Almeno, se non devo più rivederti, se sono destinato a morire, mi sia +conforto nella solitudine, renda meno crudele la mia agonia il ricordo +d’una tua soave parola. Concedimi questa grazia, pronunzia questa +parola. + +La vittima allora, ribellandosi alle ingiuste pretese del suo +carnefice, rispose: + +— Sì, poichè sono libera del mio cuore, nè devo più render ragione +a chicchessia de’ miei sentimenti, io ti dichiaro, o Menecrate, che +t’amo, sì, t’amo, e che se riusciremo a salvarci, la sventurata moglie +di Cesare diverrà forse un giorno la felice sposa del citaredo. + +A queste parole Menecrate cadde in ginocchio e prese nelle sue le mani +di lei, le inondò di lagrime e di baci. + +Quando la commozione gli permise di parlare, esclamò: + +— Ah tu mi rendesti adesso l’uomo più beato della terra! + +Quindi, levatosi in piedi e prendendo la cetra, che aveva ad armacollo, +soggiunse: + +— Compisci l’opera, o divina Ottavia, e permetti che questo istrumento +rimanga con te, come ricordo del povero citaredo. + +— Ora tu sai che il mio cuore non ha bisogno di pegni per rammentarsi +di te. Conserva dunque la tua cetra, che varrà a renderti meno penose +le ore della solitudine. + +— È quella che portava sempre con me nel palazzo dei Cesari, e le sue +melodie eran da te benignamente ascoltate. Queste corde non devono più +vibrare ove tu non sei. Prendila, e me la renderai, se verranno giorni +più felici per noi. + +Ottavia levossi, prese la cetra, e porse la fronte a Menecrate che +v’impresse un lungo bacio. + +Sapeva che nulla di più avrebbe potuto ottenere dalla casta +riservatezza di lei, e per timore d’offenderla più nulla chiese. + +Poichè egli fu partito, Ottavia andò ad appender l’istrumento presso +il suo letto, e chiamò quindi l’ancella cubicularia perchè l’aiutasse a +svestirsi. + +S’udì un mormorio di voci, quindi i passi frettolosi di persona, che +quasi gemendo s’avvicinava al cubiculo. + +Era la schiava _vestiplica_[86] la quale, tutta spaventata, veniva ad +annunziare che Menecrate, appena uscito dalla villa, veniva in presenza +dell’ostiario afferrato da alcuni pescatori, legato con funi e condotto +via. + +Ottavia si mise le mani nei capelli, e gettando un grido cadde svenuta +tra le braccia delle ancelle. + +Successero a quello giorni per lei d’indescrivibile angoscia. + +Non una parola, non uno scritto che le desse notizia del citaredo. + +Una nuova circostanza venne invece ad accrescere il suo spavento. +Giunsero all’improvviso alcune schiave, che venivano a surrogare le +sue ancelle fedeli, che da alcuni soldati furono, per ordine di Cesare, +condotte in Roma. Si vide allora perduta, comprese d’esser vittima di +perfide mene, e la sua disperazione fu al colmo. + +Una mattina giaceva ancora in letto, estenuata dalla febbre, allorchè +tutt’a un tratto udì nelle stanze attigue una voce che gridava: + +— Lasciatemi, maledette schiave di Cesare, lasciatemi! Voglio salvarla! + + + + +CAPITOLO XX. + +Tormentati. + + +— Tu dovrai scoprire se Menecrate osa amare la moglie di Cesare, e +s’egli si recò furtivamente a Nettuno. Adopera a ciò tutti i mezzi, +ch’io ti do ampia facoltà. + +Questo diceva un giorno Nerone ad Aniceto, e l’incarico era con gioia +accettato dal maligno pedagogo, che sperava vendicarsi d’Ottavia, +conservar la benevolenza di Cesare e acquistare quella della nuova +Imperatrice. + +S’era subito messo all’opera, e non riuscendo a cogliere a volo qualche +parola imprudente del giovine, nè ad avere informazioni da altre +persone, meditava subito l’impresa di farlo sorprendere a Nettuno. + +Aveva dunque spedito colà alcuni scherani travestiti da pescatori, e +che di vista conoscevano il citaredo, e dava loro ordine di vegliare +intorno alla villa, ove dimorava Ottavia, di lasciarvelo entrare, e +catturarlo appena ne fosse uscito. + +L’agguato, come vedemmo, riuscì a meraviglia, e il misero, giunto in +Roma, veniva rinchiuso nel carcere Tulliano. + +Ivi fu interrogato dai giudici, i quali con subdole dimande cercarono +d’indurlo a confessare l’adulterio commesso con Ottavia. + +Il prigioniero, mal frenando lo sdegno, esclamò: + +— O giudici, non vi fate complici di calunniatori malvagi, e rispettate +la più virtuosa, la più casta delle donne romane. + +E continuando gli altri nel triste ufficio, soggiunse che smettessero, +perchè i loro vani artifizi non riuscirebbero a fargli rinnegare la +verità. + +Dopo queste parole si chiuse in sdegnoso silenzio. + +Tanta fermezza adirò quei satelliti del tiranno, i quali ordinarono ai +soldati di legar Menecrate con una fune, e calarlo nella _carneficina_. +Così chiamavasi il sotterraneo, dove i rei erano torturati e +giustiziati. + +Era stato scavato nella roccia a 17 palmi e mezzo dal piano di Roma +da Servio Tullio e sottostava a tutte le celle della prigione. Da +un’apertura, praticata in mezzo alla vôlta, venivano con funi calati +abbasso i rei ed i carnefici. Una piccola porta a sinistra dava accesso +ad una galleria, che metteva nel Tevere, dove si gettavano i cadaveri, +quando non venivano esposti sulle gradinate Gemoniane. + +Manette, catene, collari, marchi di ferro, eculei, nervi, flagelli, +corde, numelli, patiboli, ed altri istrumenti di tortura erano disposti +intorno alle rozze pareti. + +Menecrate venne dal carnefice racchiuso nel _numello_[87] e sottoposto +al supplizio del flagello a cui i romani avevano applicato l’epiteto +di _horribile_. Le sue corde ritorte con nodi, che rassomigliavano ai +numerosi tentacoli del polipo, facevano strazio di quel corpo. Grondava +il sangue dalle carni lacerate, che cadevano in brandelli, e il +paziente gemeva, ma non chiedeva pietà, ma rimaneva saldo nel proclamar +l’innocenza e la virtù d’Ottavia. + +Finalmente il dolore lo vinse, e perdette i sensi. + +Allora fu tolto dal _numello_, e colla corda tirato verso il foro della +volta e consegnato all’_ergastolario_, che lo fe’ ricondurre nella +prigione e gli fe’ ungere di balsamo le ferite. + +Nerone, per giustificare agli occhi dei romani il ripudio d’Ottavia, +e diminuire di questa il prestigio, ed accrescerlo a Poppea, voleva ad +ogni costo che Ottavia risultasse colpevole; ma nello stesso tempo il +sentir confermata la virtù di lei lusingava il suo amor proprio. + +Provò dunque quasi un senso di gratitudine verso Menecrate, e +d’ammirazione per la fermezza di lui. + +L’avrebbe forse rimandato libero, ove Aniceto, a cui ciò non garbava, +non gli avesse fatto osservare che conveniva prima provare ch’egli +non avesse per nobiltà d’animo mentita la verità. E il perfido suggerì +allora di far tradurre da Nettuno a Roma le ancelle d’Ottavia. + +E a quelle sventurate toccò la stessa sorte del citaredo. + +Non fu adoperato il _numello_, ma bensì, il sistema del _catomidio_[88] +e invece del flagello furono ad una ad una percosse col _flagro_, +di cui i lunghi cordoni intrecciati con dei pasturali di pecora non +laceravano nè pestavano le carni. + +Di questo istrumento i preti di Cibele si servivano per farsi la +disciplina. Ma i preti fingevano, e il carnefice faceva davvero, per +cui le strida delle pazienti s’udivano, non solo dai prigionieri, ma +dai cittadini che passavano per via. + +Ad onta però degli spasimi, la loro fedeltà vinse la prova e nessuna +accusò. + +La fama dei supplizii, così eroicamente sopportati dai martiri, non +tardò a divulgarsi fra il popolo, che ascrivendoli all’influenza della +nuova Imperatrice, cominciò a dimostrare clamorosamente il suo malumore +contro di lei. + +La si malediceva publicamente, si chiedeva giustizia, tanto dalla plebe +che dai patrizi per la ripudiata Ottavia, per l’innocenza oppressa. + +Nerone, furibondo, non sapeva più a qual nuovo infame partito +appigliarsi per difender la donna adorata e confondere il popolo +romano. + +Lo scellerato pedagogo venne nuovamente in suo soccorso e gli dimandò: + +— Vuoi tu che Ottavia risulti ad ogni costo colpevole? + +— Sì, per l’Averno! Purchè io non sia stato ingannato, lo sian pure gli +altri. + +— Or bene, fa porre in libertà i prigionieri, e punisci Ottavia, +dichiarata adultera dal suo stesso amante. + +— E chi sarà costui? + +— Il tuo Aniceto, se vuoi. + +— Tu!.... Ma non è vero? + +— E che monta? Il popolo cadrà nell’inganno. + +— Mi spiace, che un miserabile par tuo sia creduto il rivale di Cesare. + +Aniceto, ch’era avvezzo a simili oltraggi, si strinse nelle spalle e +non profferì parola. + +In questo entrò nella stanza l’Imperatrice, trascinando seco Atte, alla +quale impose di ripetere al cospetto dell’Imperatore quanto aveva detto +a Domizia, purchè non tradisse la verità. + +— Non ho mai mentito, — interruppe Atte, fissando Poppea con alquanta +alterigia. + +Quindi, rivolgendosi a Nerone, continuò: + +— La tua zia Domizia vituperò davanti alle schiave la divina Ottavia, +ed io ch’era presente, ne presi le difese e ne esaltai le sublimi +virtù. Essa disse che tu, o Claudio Nerone, avevi ben operato +ripudiandola e condannandola all’esilio, ed io dichiarai il tuo atto +indegno d’un cuore generoso. Essa si scagliò contro il popolo romano, +che osa ribellarsi ai decreti di Cesare, che fa d’una giovine ipocrita +l’idolo suo, e non vuol riconoscere i pregi della divina Poppea. Ed io +risposi che il popolo è saggio, e che dalla sua bocca esce sempre la +parola dei Numi. Ecco la verità. + +Nerone tacque. Egli era distratto perchè, tra il parlare d’Atte, rapide +attraversarono la sua mente le memorie dei gaudi soavi divisi con +quella donna, che si mostrava in quel momento sì franca e leale. + +— E sei tu, — disse Poppea con beffardo sorriso, — tu, che compiangi +colei, a cui per la prima rapisti il marito? + +— Ah! Avrei voluto, — rispose la citarista, — morir prima che +un’infelice passione mi facesse portar nella tomba il rimorso di quel +tradimento. + +— Codesto rimorso risparmialo, — entrò a dire Nerone, che vedeva +finalmente giunto l’istante di portar coll’estrema calunnia il colpo +fatale alla riputazione d’Ottavia. — Voi tutti adorate un idolo +bugiardo. Quella virtù, così decantata da voi, non impedì ad Ottavia +di.... prostituirsi a costui.... + +Ed additò Aniceto, mormorando quasi a stento le ultime parole, come se +le sue labbra rifuggissero dal pronunziarle. + +— Tu! — esclamò Atte, guardando biecamente il pedagogo, — ed osi +asserirlo? + +— La coscienza m’impone questa volontaria confessione per salvare +l’innocente Menecrate. + +Intanto Poppea teneva fisse sul marito le sue nere pupille, in cui +leggevasi la sorpresa e l’incredulità. + +Forse nella sua intenzione travedeva l’ordito inganno, e ciò non le +inspirava fiducia per l’avvenire. + +— E dopo la sanguinosa offesa, non punisti quest’uomo? — essa osservò. + +Ed Aniceto con prontezza rispose prima che l’Imperatore parlasse: + +— Il divo Cesare generosamente mi perdonò, perchè la pietà mi spinse a +dichiararmi reo. + +— E chi ti disse, o malvagio, — interruppe Nerone, — ch’io ti perdonai? +Non ti tolgo la vita, ma ti condanno all’esilio. Ora, tu stessa, +adorata Poppea, pronunzia la sentenza contro codesta illusa citarista. + +— A me basta, — rispose Poppea, — che una mia nemica non abbia più +ricetto nel palazzo dei Cesari. + +— Udisti, o Atte? Prima che tramonti il sole devi aver abbandonata la +reggia. Prendi. + +E tolto da un _pegma_ (o stipo) un _marsupio_[89] pieno di nummi d’oro, +lo presentò a lei, che rifiutò dicendo: + +— Da lungo tempo implorai dal divo Cesare la grazia di lasciarmi +partire. Egli me la negò, anzi mi volle qui prigioniera. Ora mi +concede la libertà, e questo dono a me basta, senza che altro egli ve +ne aggiunga. Parto riconoscente all’Imperatrice della sua sentenza, +che m’offre il mezzo d’espiare il mio fallo. Parto però convinta che +quest’uomo ha mentito, e ch’è immacolata la virtù della divina Ottavia. + +— Il gastigo che l’attende ti convincerà delle sue colpe. Ora prendi +questo denaro ch’io t’offro.... prendilo.... così voglio.... così +comando... e va. + +Atte prese il marsupio, senza più esitare; poichè quel denaro giovava +ad un suo progetto, ed uscì dalla stanza imperiale coll’animo agitato +per la sciagura che sovrastava ad Ottavia. + +Poppea era riuscita ad allontanare la concubina, come aveva fatto +discacciare la legittima sposa. Agli altri nemici, che aveva nella casa +Augustale, penserebbe in seguito. Essa voleva goder tranquillamente +della sua fortuna, e regnar dispotica sull’animo di Cesare. + +Voleva fido e sottomesso a lei sola il marito, senza darsi però la pena +di correggerlo. + +Sembrava che le sue aberrazioni, i suoi stessi delitti non la +riguardassero. + +Per questo, malgrado il sospetto ch’egli con Aniceto avessero ordito +una trama contro Ottavia, e che a questa minacciasse l’estremo fato, +non chiese schiarimenti, non disse parola per salvarla. + +Nerone però titubava di convalidar la calunnia colla punizione della +moglie ripudiata, che egli amò un giorno, e che sapeva onesta e fedele. +Era tale enormità che faceva perfino ribrezzo a quella belva. + +La sua vecchia zia però, ch’era donna feroce anch’essa, acerrima +nemica dei Claudii ed accecata dall’affetto per Nerone, lo stimolava +a disfarsi dei due figli di Messalina se voleva acquistare la pace, e +regnar sicuro. Neppure a lei Nerone aveva confidato il segreto della +trama ordita con Aniceto, laonde essa in buona fede credeva Ottavia +colpevole, e così gli parlava: + +— Se tu gli perdonassi, essa non mancherebbe, per vendicarsi, di +cospirare co’ suoi amanti per balzar dal trono te, e porvi Britannico. +La tua vita e quella di tua moglie verrebbero sacrificate agli +Dei dell’Averno. So già che si cospira contro di te. Non mostrarti +pusillanime, afferra le cesoie d’Atropo, e recidi lo stame di quelle +due vite, che possono riuscir per te così fatali. + +E tanto disse, che Nerone, benchè a malincuore, pronunziò la tremenda +parola: + +— Morranno. + +Atte era salita nei cenaculi, aveva radunate le sue robe, ed era +partita col fermo proposito di salvare Ottavia. + +Le due nutrici Egloga ed Alessandria, che molto avevano preso ad +amarla, piansero a calde lagrime nel dividersi da lei. Sporo voleva +anche questa volta partire con essa; ma riuscì a persuaderlo ch’egli +correva rischio d’esporre ambedue alle vendette di Cesare, e lo consolò +promettendogli che si sarebbero riveduti. + +Dal palazzo Augustale Atte corse difilata a quello di Britannico, che +pure sorgeva sul Palatino, volendo prevenirlo della sciagura, da cui +era minacciata la sorella. + +Erano in quel momento adunati presso Britannico, Calpurnio Pisone ed +altri partigiani di lui, che sentendo annunziare la citarista greca, +lo consigliarono a farla discacciare, sospettandola inviata dal tiranno +per spiarli. + +Plauzio Laterano, ch’era con loro e che ora detestava Atte, +sospettandola complice del tiranno nel sagrifizio di Rubea, fu dei +più accaniti nel far respingere la giovine greca. E Britannico diede +loro ascolto e quindi passò nelle stanze d’Antonina, ch’era nella sua +zotheca coll’Apostolo, e le riferì quant’era accaduto. + +— Male oprasti, o Britannico, — osservò Paolo; — dovevi recarti +nell’atrio a vederla, sentir da lei cosa volesse, e giudicar da te +stesso s’ella avesse veramente a comunicarti cose di grave momento. +Talvolta il bene ci giunge donde meno lo si attende. Forse essa ancora +non s’allontanò di qui. Vado io, se vuoi, a raggiungerla, io che seguo +la massima del mio maestro Gesù, che non respingeva alcuno e tutti +chiamava a sè. + +Andò, ma non trovò più Atte, che dopo il rifiuto di Britannico erasi +allontanata, dicendo fra sè: + +— Vedo che i Numi vogliono a me serbato l’onore e la gioia di salvarla. +E che i Numi mi diano la forza per compiere l’opra pietosa. + +Approfittando dell’oro, che Nerone l’aveva costretta ad accettare, +tolse a nolo un _cisio_[90] a due cavalli, viaggiò tutta notte, e allo +spuntar dell’alba giunse davanti alla villa imperiale di Nettuno. + +L’Ostiario, mezzo sonnolento ancora, le chiese chi fosse. + +— Mi manda Cesare, — rispose. + +E andò innanzi. + +Ma imbattutasi in due delle nuove ancelle, queste volevano trattenerla +a viva forza, ma essa, dopo aver lottato, si svincolò da loro, ed +entrata nel cubiculo, ove giaceva Ottavia, corse ad inginocchiarsi +vicino a lei, e presale la mano, la coprì di baci. + +— Atte! — esclamò sorpresa la giovine Imperatrice. — Perchè vieni? Che +vuoi tu da me? + +— Vengo a salvarti, o divina Ottavia, — rispose Atte, rimanendo +genuflessa. + +E con accento affannoso prese a narrarle quanto era accaduto nella casa +Aurea, il suo alterco colla vecchia Domizia, l’accusa di Poppea, il suo +sfratto dal palazzo dei Cesari e le minacciose parole di Nerone. + +Ottavia colla solita dolcezza e con flebile voce, disse: + +— E che fec’io mai per essere minacciata così? + +L’altra non si sentiva il coraggio di palesarle il tratto infame +d’Aniceto. Facendolo, le pareva di recare offesa alla virtuosa donna ed +accrescerne il dolore. + +— So, — proseguì Ottavia, — che si sospettò di Menecrate. Egli fu +catturato, mentre usciva da questo palazzo. Nulla più seppi di lui. +Alzati e dimmi la verità. + +Atte allora levossi in piedi, e le narrò come avesse il citaredo +sopportato eroicamente la tortura, proclamando, sotto ai colpi del +flagello, sè innocente e incontaminata lei. Lo stesso riferì delle +ancelle. + +— Anime sublimi! — esclamò Ottavia. + +E gli occhi le si velarono di lagrime. + +Porgendo poi le mani ad Atte, continuò: + +— E tu pure, o giovine greca, abbiti la mia riconoscenza per l’affetto +che dimostri a questa derelitta. + +— Io nulla merito, o divina Ottavia, finchè non t’avrò salvata. Corsi +a quest’uopo presso di te. Non indugiare per pietà, perchè le vendette +di Cesare sono sollecite quanto tremende. Levati, prendi le mie vesti, +copriti colla mia calyptra, e fuggi. + +Ottavia tentennò il capo. + +— Non lasciarti trattenere dal dubbio, — continuò Atte. — Nel vicino +stabulo troverai il _cisio_ col quale io son venuta. L’auriga è già +prevenuto. Egli ti condurrà in Roma presso tuo fratello Britannico e +tua sorella Antonina, che sapranno trovare il modo di sottrarti per +sempre al tuo carnefice. + +— E tu? — chiese Ottavia. + +— A me non pensare: se morrò, sarò felice d’averti sacrificata la +vita, se riuscirò a salvarla ti raggiungerò, o divina Ottavia, per +consacrarla interamente a te. + +— Io ti son grata, — rispose Ottavia, — di questi affettuosi +sentimenti, nei quali traspare la nobiltà d’un cuore, che fu suo +malgrado traviato. Ma la tua proposta non posso accettare. + +— Perchè? + +— Perchè fuggendo mi si potrebbe ritenere colpevole. Io nulla ho a +rimproverarmi, e le coscienze intemerate non hanno paura. + +— Della giustizia, no; — interruppe l’altra, — ma della perfidia? Ti +vogliono perduta ad ogni costo, interamente perduta. + +— E non la sono diggià? Ripudiata, condannata a vivere reclusa in +questa villa, privata degli amici, delle più fide schiave. Non credo +che vorranno sottoporre anche me ai tormenti, e che a vent’anni +vorranno togliermi l’esistenza. + +— O divina Ottavia, io per non offenderti, non voleva riferirti +che venne ordita una trama iniqua per farti comparire colpevole, e +distrugger così la venerazione di Roma verso di te. + +— E Nerone che mi sa pura, non mi difende contro la scellerata accusa? + +— Forse egli stesso la ordiva perchè trionfasse Poppea. + +E qui, senz’altra esitanza, narrò della menzognera confessione +d’Aniceto. + +A questo non s’attendeva Ottavia. Essa ne provò sdegno siffatto, che +più non parve la stessa. + +Nelle violenti frasi, nell’ira che le divampava dagli occhi, +male avresti ravvisata la soave figlia di Claudio. In preda +all’esasperazione, narrò ad Atte come lo scellerato avesse osato +un giorno d’offrirle l’amor suo, e come fosse stato sdegnosamente +respinto. + +— Ed ecco, — aggiunse, — la ricompensa di quell’uomo infame per aver +io taciuto all’Imperatore l’oscena proposta di lui. Ma con questo nuovo +delitto i nemici miei non raggiungeranno lo scopo. Il popolo romano non +crederà. + +— È per convincerlo appunto che vogliono punirti. + +— Ma nessuno più adunque mi difende? Perchè tace Agrippina? Perchè tace +Seneca? E Antonina e Britannico che fanno? + +Atte rispose: + +— Nerone, accecato dalla passione, tutto sacrifica a Poppea. Agrippina +freme, ma tace. Seneca parla, ma non è ascoltato. Il fratello e la +sorella tua ignorano forse quello che si trama a’ danni tuoi. Appena +abbandonato il palazzo dei Cesari, corsi a quello di Britannico e +d’Antonina per renderli avvertiti, ma fui respinta, e senza frapporre +indugio venni io stessa a te, e torno a supplicarti, o diva Ottavia, +di porti in salvo. L’innocenza, la virtù, la rassegnazione a nulla ti +gioveranno. Oh, cedi, cedi alle preghiere e alle lagrime di quest’umile +liberta. Tu sei per me il genio del perdono e della redenzione: non +abbandonarmi! + +Ottavia, commossa, stese le braccia verso di lei, e strettala in +amplesso la baciò. + +— Va, infelice creatura, e ti perdonino gli Dei, come io t’ho già +perdonato. + +Atte tentò di nuovo persuaderla a porsi in salvo, ma l’altra le rispose: + +— Quand’anche lo volessi, non me lo consentirebbero le forze. Ho +l’anima stanca, il corpo affranto, e conviene che qui si compia il mio +fato. + +— Concedimi almeno di rimanere presso di te. + +— Resta, se vuoi, ma il presentimento mi dice che non tarderò a +lasciarti in abbandono su questa terra. + +Atte, che divideva con essa codesto convincimento, tacque. + +Andò a licenziare l’auriga, e tornò subito al fianco dell’inferma +Imperatrice. + +Poco dopo, questa, che mal sopportava la vista delle altre ancelle, +si fece aiutare da Atte a discender dal letto, ed indossato l’amitto, +passò nella zotheca, e sedette davanti al monopodio su cui vedevansi +disposte in ordine carte di varie qualità, penne di canna, che i +romani chiamavano _arundes_ finamente lavorate e chiuse in una _teca +calamaria_, l’_atramentario_[91] dorato e alcuni libri. Prese una penna +ed un foglio di carta dentata[92] e scrisse a Britannico per dare a lui +e alla sorella Antonina l’ultimo vale, e raccomandar loro la pietosa +citarista. + +Quindi porse a questa il foglio perchè, tornando a Roma dopo la sua +morte, lo presentasse al fratello. + +Le rimise inoltre del denaro e dei gioielli chiusi in una _crumena_[93]. + +— Quest’oro — dicendo — e questi oggetti consegnerai alle mie fide +ancelle Fausta, Domitilla, Silvia e le altre, che a me dimostrarono +tanta abnegazione, e così eroicamente mi difesero in mezzo ai +tormenti. Oh potessi rivederle, baciarle ancora una volta! Al misero +Menecrate.... + +E qui il pianto le impedì di proseguire. + +— Ma tu parli, o divina Ottavia, — entrò a dire Atte, singhiozzando +anch’essa, — come se fosse incominciata per te l’ora dell’agonia. + +— O mia buona citarista, credi a me, questa non è lontana. Quand’anche +non m’uccidesse Nerone, questa febbre che m’arde le vene risparmierà +forse a lui un nuovo delitto. + +Si tolse dal dito un anello, e disse ad Atte di portarlo a Menecrate, +unitamente alla cetra, che le aveva lasciato, aggiungendo: + +— Dagli per me l’ultimo addio, digli che gli son grata del suo affetto, +della sua abnegazione, e che non dimentichi il mio sepolcro, se pur +questo sarà concesso alla mia povera salma. + +L’angoscia e il pianto avevano inasprite così le sue fisiche +sofferenze, che sentendosi mancare, si fe’ da Atte, coll’aiuto delle +ancelle, ricondurre nel suo letto, ove rimase qualche tempo quasi priva +di sensi. + +All’indomani Atte, vedendola in quello stato, che il medico dichiarò +gravissimo, non si mosse mai dalla stanza. + +Alla sera essa dimandò il permesso di vegliarla, distendendosi presso +il letto sopra una pelle di tigre. + +Ottavia però non lo permise, e la mandò a dormire nell’attiguo +gabinetto. + +La giovine citarista tuttavia non riuscì a prender sonno, sembrandole +udire ad ogni momento i lamenti dell’inferma. + +Ad un tratto le parve che la porta del cubiculo s’aprisse, e che +qualcuno vi fosse penetrato. + +Balzò in piedi, ed atterrita da un grido acuto, si precipitò nella +camera d’Ottavia. + + + + +CAPITOLO XXI. + +☧ + + +Era notte inoltrata e Ottavia aveva appena socchiuse le palpebre, +allorchè la porta del cubiculo s’apri pian piano, e comparve un uomo +con una lanterna, dalle pareti di corno trasparenti, che diffondeva una +tinta giallastra sulla sua faccia e su quella dei due compagni che lo +seguivano. + +L’inferma aprì gli occhi quand’essi eran già presso il letto. + +Dapprima li fissò spaventata, poi cominciò a tremare e mormorare +affannosa: + +— Ah cosa è mai! Me lassa! + +Ma quando, ad un cenno dell’uomo che portava la lanterna, uno dei due +manigoldi si gettò su lei per impedirle di muoversi, mentre l’altro +sguainava una sica, + +— Pietà! pietà!... — esclamò. — Non ho che vent’anni. + +L’uomo si lasciò cader l’arme e mormorò: + +— Non posso!.... + +— Vigliacco! — esclamò l’altro. + +E raccolta dalle coltri la sica, la piantò nel petto d’Ottavia, che +gettò l’urlo udito da Atte, e cadde riversa sul guanciale. + +Poco dopo l’infelice spirava fra le braccia della citarista. + +Tornati in Roma i tre sicarii, si presentarono a Cesare per riferirgli +che gli ordini suoi erano stati eseguiti. + +— E che diss’ella? + +E il capo di quei sgherri rispose ch’essa aveva cercato di muoverli a +pietà, e che anzi uno di loro erasi lasciato intenerire dalle lagrime +di lei, e non aveva osato ferirla. + +— Perchè ti mostrasti ribelle agli ordini miei? — chiese a questi +Nerone. + +— In vederla così giovine e bella, sentii venir meno il coraggio. + +Cesare, con stupore grandissimo degli altri due, gli gettò ai piedi una +borsa di denaro, dicendo: + +— Prendi, in mercede della tua pietà. + +Codesta stravaganza, emanazione d’un cervello malato, tradiva in lui un +resto d’affetto verso la vittima, sacrificata per vincere il riottoso +contegno del popolo romano. + +Ordinò che la salma fosse chiusa in sarcofago e calata nel +conditorio[94] dei Claudii. + +Diè inoltre incarico di raccogliere tutti gli oggetti preziosi +appartenuti all’estinta, e di portarli, come ricordo di lei, alla +sorella Antonina. + +Non era rimorso, non pentimento, e neppure presunzione d’essere meno +severamente giudicato dall’universale, che lo spingevano a dare codeste +disposizioni. Era soltanto pregiudizio di potere in questo modo placare +i Mani della sua vittima. + +Il dolore sdegnoso della madre, i fieri rimproveri di Seneca, le +improperie che contro lui scagliavano Britannico, i suoi fautori +e quelli che non avevano prestata fede all’iniqua commedia, di cui +era stato protagonista il pedagogo, non lo commovevano punto, nè lo +trattenevano dal prestare orecchio agli scellerati consigli della zia +Domizia. + +Egli sempre più idolatrava Poppea e aveva giurato d’immolarle tutti i +suoi nemici. + +Pure, in mezzo alla sua indifferenza brutale, aveva provato +un momentaneo turbamento, allorchè l’amata donna, all’annunzio +dell’eccidio d’Ottavia, aveva esclamato piena di terrore: + +— Ecco una nube sul mio orizzonte sereno! Ecco un presagio funesto! + +In casa di Britannico alla costernazione, ai lamenti, ai rimpianti +s’alternavano l’ira, l’odio, i propositi di vendetta. + +L’Apostolo Paolo adoperava tutta la sua eloquenza per lenire da un lato +il profondo dolore d’Antonina, e dall’altro temprare i fieri spiriti +dei congiurati, che volevano ad ogni costo sfruttare la circostanza per +sommuovere il popolo contro Nerone. + +Egli così parlava a costoro: + +— Che l’odio e la sete di vendetta non vi facciano velo all’intelletto, +nè vi trascinino a passi inconsiderati, che possano costare nuove +lagrime e nuovo sangue. Non vogliate punire i delitti col delitto. +L’idea della giustizia soltanto v’illumini, vi guidi, vi renda +cauti. Non agite all’impensata, ma ponetevi all’opra quando sarete +sicuri di rovesciare la mala signoria e rendere a Britannico il trono +usurpato. Non v’illudete però: malgrado i suoi vizii e le sue colpe, +grande è tuttora il prestigio che Claudio Nerone esercita sul popolo +romano colle sue grandezze, colle sue prodigalità; e il popolo non +vi seguirebbe, e fors’anco difenderebbe il tiranno. Attendete che la +misura sia colma, e allora avrete Roma intera con voi, e il mostro +sarà discacciato. Prendete esempio dai cristiani, che perseguitati, +martirizzati in mille modi, non cedono all’impulso dell’indignazione, +ma fiduciosi aspettano il giorno della giustizia. + +— E senza attender tanto, — interrompeva Pisone, — si tronca una +perniciosa esistenza per salvar mille innocenti. + +— Saresti in tal guisa severamente giudicato da Dio, tu che giudichi +gli altri, e faresti quello che negli altri condanni, e il tuo delitto +non riuscirebbe d’alcun giovamento alla repubblica. Gl’idoli bugiardi, +i falsi Sacerdoti, gli audaci pretoriani e l’orda dei cortigiani +malvagi non sparirebbero con lui. Conviene distruggere per riedificare. +In questo modo soltanto potrete fondare su salde basi il regno di +Britannico. + +Codesti saggi ragionamenti spiacevano a quei bollenti giovani; tanto +più vedendo Britannico pender dubbioso tra loro che li respingevano e +la sorella che li accettava. + +Allorchè Atte, alcuni giorni dopo i funerali d’Ottavia, tornò in Roma +e si presentò al palazzo d’Antonina, Britannico voleva che fosse +nuovamente respinta. Ma la sorella vi si oppose, e fece introdurre +nella zotheca la citarista, che le rimise la lettera d’Ottavia, e le +narrò le angosce degli ultimi giorni, e la catastrofe. + +Antonina, vedendola piangere a calde lagrime, fu nello stesso tempo +sorpresa e commossa, e le chiese cosa potesse fare per lei. + +— Ch’io non subisca più la vergogna d’essere respinta da questa casa, +come un’abietta cortigiana. Errai, lo so, non merito riguardo alcuno +da voi tutti, ma fui più sventurata che perversa. Ben lo comprese la +divina Ottavia, e mi perdonò. E se la crudeltà degli uomini non me +l’avesse rapita, io sarei rimasta al suo fianco schiava riconoscente e +fedele. Che la pentita dunque non abbia il vostro disprezzo. + +E qui aggiunse, che quando era stata respinta la prima volta veniva +a prevenirli del periglio, che sovrastava ad Ottavia, e che essi +forse avrebbero potuto scongiurare, mentre a lei non era riuscito di +persuadere la vittima a sottrarsi colla fuga. + +— Io, — dicendo, — ero pronta ad esporre la vita mia per salvare quella +preziosa esistenza, risparmiare a voi un dolore, e a Nerone un così +enorme delitto. + +— Come a te, purtroppo neppure a noi sarebbe riuscito di salvar la +sorella. L’odio del tiranno l’avrebbe raggiunta dovunque. + +— Non solo Nerone non odiava la moglie, ma non aveva mai cessato +d’amarla. + +— E sei tu che lo asserisci, — disse, sorridendo, Antonina, — tu che le +fosti preferita. + +— Per fiamma di sensi, non per fiamma di cuore. Io fui sempre per esso +l’etèra, null’altro che l’etèra. Ma perchè vuoi tu ricordare le mie +colpe, se generosamente a me le perdonò la sorella tua? Essa prestò +fede al mio sincero pentimento. + +— E a prova che vi presto fede ancor io, farò venir Britannico, e gli +dirò di smettere con te il severo contegno, e di riguardarti senza +dubbi, senza sospetti, come la protetta della defunta sorella. + +E così fece, memore della massima inspiratale dall’Apostolo, che non +conviene mai respingere i peccatori pentiti. + +Britannico, deferente sempre ai consigli della sorella, trattò Atte +benignamente, e le dimandò se ogni suo rapporto col tiranno fosse +davvero cessato. + +— Io ebbi la fine che meritava; fui discacciata dal palazzo dei Cesari, +e non vi porrò il piede che una sola volta. + +A queste parole Antonina e Britannico si turbarono. + +— Sì, — continuò Atte, — vi tornerò per proclamare l’innocenza della +divina Ottavia, e l’infamia d’Aniceto. + +E qui riferì la rivelazione fattale dalla vittima, riguardo all’audacia +del pedagogo, che aveva osato portarle oltraggio con disoneste +proposte, e com’essa per generosità lo avesse taciuto a Nerone. + +E soggiunse: + +— Quando l’Imperatore saprà che fu ingannato, che venne fatto +istrumento d’una scellerata vendetta, consacrerà, nel suo tremendo +furore, alle furie d’Averno la testa dì quel mostro. + +— Ah non illuderti, giovine generosa, — interruppe Britannico; — +Aniceto non fu che il complice dell’iniquo Enobardo. La trama era +ordita perchè giovava a costui che Ottavia perdesse colla vita la fama. + +— È inutile che tu vada; — entrò a dire Antonina, — vi fu già chi +rivelò la cosa a Cesare. Aniceto partì per l’esilio, ma so che nella +terra d’esilio troverà la morte. + +— E a te, chi riferì tutto ciò? — chiese meravigliato il fratello. + +— L’Apostolo. + +Fedele alla sua missione, Paolo cercava sempre di far proseliti alla +religione cristiana. Coraggiosamente tentava le conversioni anche tra +i grandi; ma quelli che più richiamavano la sua attenzione erano i +disillusi e gli afflitti. + +Fu per questo, che udendo le torture inflitte ingiustamente a +Menecrate, e la desolazione in cui lo aveva gettato la misera fine +dell’Imperatrice, pensò di presentarsi all’umile casetta del citaredo. + +Antonina, alla quale partecipò questo suo divisamento, lo incoraggiò +a porlo in esecuzione, incaricandolo di portargli a suo nome parole +d’encomio e di gratitudine pel coraggio addimostrato nel difendere la +virtù calunniata della sorella. + +Da pochi giorni l’infelice era uscito dal carcere e giaceva riarso +dalla febbre delle ferite e immerso nel dolore per la morte della donna +amata, quando si presentò Paolo, dicendo: + +— Io son Paolo di Tarso, servo di Gesù Cristo, chiamato Apostolo +segregato pel vangelo di Dio, e vengo a te perchè ti so sventurato. +Vengo ad augurarti gloria, onore, e pace perchè operasti il bene. Tu +sei pagano; ma dinanzi a Dio, niuno è eccettuato. + +Queste parole suonarono soavi all’orecchio di Menecrate, e lo +riempirono di stupore. E lo stupore s’accrebbe allorchè l’Apostolo gli +riferì le parole d’Antonina. Il misero ne fu commosso, e gli occhi gli +si velarono di lagrime. + +Offrì a Paolo uno sgabello, ch’era vicino al letto, e sul quale soleva +sedere la vecchia madre, che gli teneva compagnia filando. + +Cominciò a conversare con esso, e la soave eloquenza dell’Apostolo così +lo affascinò, che finì per confidargli tutte le sue sventure, tutti +i suoi segreti. Narrò dell’ultimo colloquio avuto coll’Imperatrice, +dicendo che ogni suo desiderio sarebbe soddisfatto, ove gli fosse dato +di far conoscere a Nerone le audaci proposte d’Aniceto, perchè potesse +misurar l’infamia del suo complice e la virtù della sua vittima. + +— Dimando ai Numi, — egli disse, — di rendere questo tributo alla +memoria dell’intemerata donna, e poi morrò contento. + +— E il tuo santo desiderio, — rispose Paolo, — sarà esaudito. + +— E come lo potrò? + +— Lasciane a me la cura. Il mio Dio, non è il solo Dio dei cristiani, +è il Dio delle genti, e a tutti egualmente sa render giustizia. Tu, +pagano, sarai soddisfatto, come lo sarebbe il cristiano, come potrebbe +esserlo il greco, il giudeo. Rinfranca adunque l’abbattuto spirito, e +ci rivedremo tra poco. + +Tornò di fatto pochi giorni dopo, e riferì che Seneca s’era assunto +l’incarico di rivelar la cosa a Cesare, il quale, salito in furore +per la calunnia, e l’ardire del pedagogo, sapendolo esiliato in Acaia, +aveva fatto scrivere al Governatore Gallione di rintracciarlo e farlo +mettere a morte. + +Seneca erasi guardato bene di svelare a Paolo l’iniqua trama di Nerone +per sacrificare Ottavia, e Nerone a sua volta, con fina ipocrisia, +aveva voluto far credere a Seneca d’essere stato tradito dal pedagogo. +Nel tempo stesso, realmente indignato per l’audacia di questi, che +tentava d’offenderlo nell’onore, lo condannava a morte. In tal modo si +vendicava del temerario, e si liberava del complice. + +Il filosofo aveva finto di credere all’ingenuità del tiranno, e +contento del risultato, più che per la riabilitazione d’Ottavia, per +la condanna d’Aniceto, ne aveva fatto parte all’Apostolo, e questi a +Menecrate. + +Il citaredo, pieno di riconoscenza, prese pel cristiano affetto +grandissimo, e sempre con maggior interesse ascoltava le sue +esortazioni, ed esaltavasi alle massime del vangelo, al racconto +dell’abnegazione, colla quale s’era sacrificato il Profeta Nazareno. + +Tutto ciò non garbava alla vecchia madre, fiera pagana, ma per amor +materno, finì anch’essa per desiderare la compagnia dell’eloquente +cristiano, che così beneficamente agiva sul morale del figlio. + +A Britannico invece poco garbava l’ascendente che Paolo aveva preso +sull’animo della sorella. + +Egli n’era quasi geloso, e allorchè udì che ad essa l’Apostolo aveva +riferito la sorte riserbata ad Aniceto, si fe’ torbido in viso, e +mormorò: + +— Sempre costui. + +— Dovresti ringraziarlo, — rispose Antonina accigliandosi, — ch’egli +senza averne il dovere pensò a difendere la fama della misera sorella +nostra. Non esser fanciullo, e dividi con me l’ammirazione per l’uomo +insigne e benefico. + +E qui narrò come avesse portato conforto di parole e d’opra al misero +citaredo. + +L’altro non seppe che rispondere e poco dopo uscì. + +Rimasta sola con Atte, Antonina continuò ad encomiare le virtù di +Paolo, talchè la giovine greca mostrò desiderio di conoscerlo e si +proponeva d’incontrarsi con esso nella casa di Menecrate. + +Pochi giorni dopo, essendo rimasta in casa d’Antonina come citarista, +Atte vide l’Apostolo, lo udì parlare della bontà di Dio, che a tutti +perdona, e disse che forse a lei non avrebbe perdonato. + +— O figlia, è dubbio sacrilego il tuo. Svelane la ragione. + +— Ora non posso. + +— Io m’allontano perchè tu possa palesare liberamente il tuo segreto. + +Questo disse Antonina uscendo. Pareva ch’ella tenesse a coadiuvare +Paolo nella sua missione. + +Era già forse convertita? + +Sì. Le sofferenze dei cristiani, l’eroismo col quale essi sfidavano +i supplizii e la morte, per rimanere saldi nella loro fede, avevano +colpita la fervida immaginazione di lei. L’eloquenza di Paolo compiva +la conversione, ed essa di nascosto aveva ricevuto dalle sue mani il +battesimo. + +Tutto ciò però era un segreto tra lei e l’Apostolo, non volendo arrecar +così grave dolore al fratello, irritarne i fautori, e danneggiarlo +negli interessi. + +— Parla, adunque, — incominciò Paolo, come furono soli. + +Atte rispose coraggiosamente: + +— Tu sai ch’io tradii la fiducia della divina Ottavia, sai che sono +stata la concubina di Cesare; ma ignori però che l’ho amato con tutta +l’anima, e che quantunque disprezzata, discacciata, lo amo ancora. Per +questo ho cercato sempre, anche a rischio della vita mia, di salvare +le sue vittime per risparmiargli i delitti. Non oso difenderlo, ma +quando sento maledire il suo nome mi si stringe il cuore. Rea di +codesto sentimento colpevole non avrei dovuto rimanere nel palazzo di +Britannico. Io tradisco l’ospitalità di lui e d’Antonina, perchè amo +l’uomo da essi odiato e non oso confessarlo. Dimmi ora, o Apostolo, se +non merito il disprezzo degli uomini, l’ira dei Numi. + +— Da’ tuoi Numi bugiardi nulla hai da temere, nulla da sperare. + +— E dal tuo Dio, il quale, come tu dici, tutti accoglie? + +— I pentiti, — aggiunse Paolo; — ma tu non lo sei ancora, tu forse ti +compiaci in questo resto d’impuro affetto, che ti rammenta le delizie e +gli splendori d’un giorno. + +— T’inganni, o cristiano. Sarei felice d’odiare l’assassino della +divina Ottavia, di cui la memoria è un culto per me. + +— Non devi odiare alcuno, non devi diffidare sulle promesse del +vero Dio, che ti liberò già da una vita peccaminosa, che ti diede +il rimorso, che t’inspirò il desiderio d’essere perdonata e che ti +estirperà dal cuore l’ultima spina del peccato, per non lasciarvi che +la pietà per Nerone, e l’orrore pe’ suoi delitti. + +— Questo fece e farà il tuo Dio per me che sono greca? + +— Ma non volete comprendere che Cristo non morì soltanto pei +circoncisi, ma si sacrificò pel genere umano? Mediante quella morte, +tu, come gli altri nemici della vera fede, acquistaste la protezione di +Dio. Non diffidare dunque, prega e credi, o giovine idolatra. + +— Pur troppo non ho mai pregato. Misera figlia di schiavi, nell’umile +mia condizione non seppi sollevare la mente dalle terrene realtà. La +magnificenza dei nostri templi, la grandiosità dei riti m’abbagliano, +ma davanti ai delubri nessun senso arcano mi scende soave nell’anima. + +— E questo senso, che forse interamente ti redimerà dalla colpa, vuoi +tu provarlo? + +— Oh sì! + +— Chiedi dunque il consenso alla nuova signora di recarti con me in tal +luogo, ove forse un’ispirazione celeste ti farà sentire come mentono i +superbi patrizii, che negano negli schiavi l’esistenza dell’anima. + +Alla dimane spuntava appena il sole, quando Atte, vestita d’una modesta +tunica bruna e coperta colla calyptra, usciva dal palazzo di Britannico +e dirigevasi verso la via Appia. + +Per un momento s’arrestò atterrita davanti al carcere Mamertino, d’onde +giungevano fino al suo orecchio dolorosi gemiti. Quindi frettolosa +riprendeva il cammino, e uscita appena dalla porta, s’imbatteva in +Paolo. + +Gli narrò tosto quello che aveva udito davanti alla prigione. + +— Son forse i nostri fratelli in Gesù Cristo, ai quali i tormenti +strappano quelle grida dal labbro, ma non la fede dal cuore. Chi sa +quanti di loro sono destinati in pasto alle fiere per divertire col +sanguinoso spettacolo il popolo di Roma! + +— Come, o cristiani, dovete odiarlo questo popolo e questi Imperatori! +— esclamò Atte. + +— Quale sia l’odio dei cristiani vedrai tra poco, — rispose l’Apostolo. + +Così parlando proseguivano innanzi, altro non incontrando che villici, +i quali si recavano al lavoro; o mugnitori di capre, che venivano nella +città col loro gregge a dispensare il latte; _plaustri_ (carri) tirati +da buoi e ripieni di prodotti agricoli, ed ortolani con corbe e ceste, +che si recavano a vendere erbe e frutta. + +Rasentando le varie tombe, che costeggiavano la via, giunsero ad un +orto, in fondo al quale era una rozza porta, che metteva nelle così +dette _arenarie_ (o cave di sabbia) entro le quali e pagani e cristiani +seppellivano i loro morti. + +Paolo accese una lanterna e cominciò a discendere, insieme alla +citarista, la ripida fuga di gradini che mettevano nei sotterranei. + +Giunti entro le lunghe e tortuose callaje, sulle cui vôlte si vedevano +ancora i colpi del piccone, e che in alcuni punti erano strette +così che una persona sola poteva passarvi, Atte provò un senso di +ribrezzo, ma non lo diede a divedere. Quei luminelli, che apparivano +e sparivano negli andirivieni dei corridoi, prendevano per lei aspetto +sinistramente fantastico. Erano invece le lanterne d’altri cristiani, +che scendevano, com’essi, nella seconda e terza catacomba. + +In queste i Sacerdoti titolari, e le Diaconesse s’occupavano degli +infermi distesi su giacigli di paglia negli spazii quadrati, che +s’aprivano in alcuni punti delle callaje; curavano i sacri arredi, e +istruivano i neofiti per apparecchiarli al battesimo. + +Paolo, che andava innanzi, rispettosamente salutato da tutti, si fermò +presso il giaciglio d’un uomo ferito, ed a quegli che lo medicava +disse: + +— O buon Luca, hai tu visitato oggi il citaredo Menecrate? + +Era questi Luca l’Apostolo, che Paolo aveva convertito, ed essendo egli +dottore in medicina, se ne serviva per curare i malati sì cristiani, +che greci e gentili. + +— Sì, — rispose Luca, — e il mio balsamo operò su lui prodigi; le sue +piaghe sono quasi interamente cicatrizzate. Sia benedetto Gesù Cristo! + +— Sempre sia benedetto! — rispose l’Apostolo. + +E condusse Atte nella seconda catacomba, ove molti stavano pregando e +piangendo davanti alle _cripte_, sulle quali era scolpito il monogramma +cristiano. + +Pervennero finalmente nell’ultimo sotterraneo, dove in vasto spazio +a vôlta, alla quale erano appese lampade a due lucignoli, sorgeva +l’altare, e su questo la croce. + +Due Sacerdoti genuflessi intuonavano sacri cantici, a cui rispondevano +uomini, donne e fanciulli divotamente prostrati a terra, tenendo le +braccia incrociate sul petto. + +Alcuni di quei devoti vestivano interamente di bianco, ed eran questi i +neofiti, che da pochi giorni avevano ricevuto il battesimo. + +Paolo salì sulla predella dell’altare, e rivolgendosi a costoro, +incominciò: + +— Voi usciste dal peccato per entrare nel regno della carità. La parola +nemico non deve più esistere per voi. Perdonate sempre, umiliatevi, +soccorrete i miseri, quali essi siano, a qualunque fede appartengano. +Siate invitti campioni della fede cristiana. Pel trionfo di questa fede +non vi spaventi il martirio, e subitelo coraggiosamente, portando con +voi nel sepolcro, non l’odio, ma la pietà per quelli che ingiustamente +vi condannarono. Pregate invece per gl’Imperatori, pregate per le +vittorie degli eserciti, per la gloria di Roma, non gl’idoli falsi, ma +il vero Dio[95]. Pregate pei ricchi, pregate pei poveri e adoperatevi +infine perchè, mercè vostra, risplenda agli occhi di tutti il sole +della vera fede. + +Com’ebbe terminato, mentre i cristiani andavano ad imprimere le labbra +sul simbolo della redenzione, andò in traccia della giovine greca, e +la trovò accoccolata in un canto colle mani sul viso, come assorta in +grave meditazione. + +Tutto quello che aveva visto ed udito l’aveva profondamente colpita. + +Quando l’Apostolo le pose la mano sul capo, si scosse, e lo fissò cogli +occhi lagrimosi. + +— Piangi? + +— Di tenerezza. + +— Ebbene, credi tu in Cristo? + +— Sì, — mormorò la donna. + +— Va, dunque, e fa quello che gli altri fanno. + +— Non ancora. Quando nell’anima mia quel resto di colpevole affetto si +tramuterà in sentimento di pietà, allora bacerò la croce. + + + + +CAPITOLO XXII. + +La perfidia di Domizia. + + +Un giorno la vecchia Domizia si presentò al palazzo di Britannico, +seguita da due schiavi, che portavano una cassa. Questa racchiudeva +gli oggetti preziosi d’Ottavia, che Nerone mandava ad Antonina e +Britannico. + +Domizia erasi dapprima mostrata contraria all’idea di quel dono, ma +poi aveva chiesto di portarlo essa stessa. Nerone acconsentiva, senza +curarsi d’indagare per quale scopo recondito la vecchia, che odiava +Britannico, avesse voluto assumersi quell’incarico. + +Antonina era seduta nel suo gabinetto vicina al fratello, che +amorosamente le cingeva col braccio il tergo. Atte, si teneva in +piedi innanzi a loro, e cantava una melodia greca accompagnandosi sul +_simikion_. + +L’occhio esploratore della vecchia Domizia penetrava nel gabinetto +mentre l’ancella l’annunziava, e vedendo il tenero abbracciamento +mormorò: + +— Incestuosi! + +Facendo poi dell’ipocrisia, disse ad Antonina e Britannico che s’erano +levati in piedi al suo apparire: + +— Il vostro amor fraterna è veramente cosa ammirevole. + +Britannico, che a quella visita inaspettata s’era fatto cupo, tacque, e +la sorella rispose: + +— E chi ci amerà, se non ci amiamo fra noi? + +— Tu no, per certo, — soggiunse Britannico, — perchè so che odii +tutta la stirpe di Claudio, e non sei devota che a quella di Domizio +Enobardo, tuo fratello. + +— Questa che tu dici, — rispose Domizia, — è cosa non vera. Sono forse +sospetti insinuati da coloro che vogliono mantener viva l’inimicizia +fra te e Cesare. + +La saggia Antonina, temendo che nella risposta il fratello trascendesse +a parole inconsiderate, che potevano riuscirgli fatali, dimandò a +Domizia quale fosse le scopo di quella visita. + +Allora Domizia fe’ portare la cassa, e la offerse loro a nome di +Cesare, magnificandone con esagerate iperboli la generosità. + +È ciò fece nella speranza che rifiutassero il dono, e Britannico, +esasperato dagli encomii di lei, uscisse in imprudenti invettive, +ch’ella avrebbe poi riferite al tiranno anche, ove occorresse, +esagerandole. + +La maligna vecchiarda, là recandosi, non aveva altro scopo che quello +di comprometter Britannico, per decider il suo diletto Nerone a +disfarsi una volta dal pericoloso rivale. + +Britannico, sempre torvo, dimandò ad Antonina: + +— E credi tu, che l’accettar qualcosa da chi fece trucidare la sorella +nostra non sia un’onta per noi? + +— Se punì la moglie, — saltò su Domizia, — quando Aniceto l’accusò +d’adulterio, punì poi nella sua severa giustizia l’accusatore allorchè +lo scoprì bugiardo. + +— Tu però, o Domizia, — rispose Britannico, — che ora esalti la +giustizia del tuo nipote, avrai certo approvata prima la sua condotta +verso Ottavia, che tu odiavi. + +— Io non l’odiava, anzi.... + +E qui forse voleva far credere loro d’averla amata e compianta, ma la +presenza d’Atte, ch’erasi al suo apparire tratta in disparte, e che +poteva smentirla, la trattenne, ed aggiunse: + +— Era lei, che sempre sdegnosamente mi trattò. Chi ti disse ch’io +l’abbia odiata? Sei tu che lo supponi. + +— Non io, ma.... + +— Taci, Britannico, — interruppe Antonina. — Le colpe degli uomini +lascia giudicare a Dio. Non si parli d’Ottavia, ma imploriamo per lei +l’estrema requie. E tu, Domizia, non spiegar le parole del fratello mio +che a senso di profondo dolore. + +Per tutta risposta l’altra dimandò che cosa dovesse riferire a Nerone. + +— Io m’inchino dinanzi a Cesare, ma rifiuto i suoi doni, — disse +Britannico. + +— E tu, Antonina? — chiese Domizia. + +— Se è persuaso Nerone che a noi spettino i gioielli d’Ottavia, io li +accetto. + +Ciò non garbava a Domizia, che attendevasi ad un reciso rifiuto, e +cercò provocarlo, ferendo l’amor proprio della figlia di Claudio. + +— Ignoro, — disse, — la ragione che spinse l’Imperatore a farvi questo +dono. Egli forse non volle adornare Poppea con oggetti che non erano +suoi. + +— Ed oggi le appartengono, perchè tu a mio nome li rimetterai ad essa. + +— Dunque tu eziandio rifiuti? + +— Non ho rifiutato, accettai; ed essendo ora padrona di disporre a mio +piacimento di quelle gemme, ne faccio un presente alla sposa di Cesare. +Sulla bellissima persona acquisteranno più vivace splendore. A me ora +più non siedono bene che le gramaglie. + +E Domizia uscì seguita dagli schiavi, che portavano la preziosa cassa, +e tutta lieta per l’esito della sua missione. + +Così pensava tra sè: + +— È astuta costei, quanto scemo di senno il fratello. Questa volta +però credo che l’orgoglioso fanciullo non isfuggirà alla vendetta dei +Domizii Enobardi. + +Costoro odiavano Britannico perchè credeva vituperare Nerone +chiamandolo col nome d’Enobardo, come fosse nome abietto e spregevole. +Volevano vendicarsi di lui, istigando a suo danno la ferocia di Cesare. + +La circostanza era propizia e la vecchia volle approfittarne. + +Essa, riportando i gioielli, esagerò oltre misura le parole sdegnose, +colle quali Britannico aveva rifiutato il dono, inventò frasi +vituperevoli, che il giovine non aveva pronunziate, fece una menzognera +descrizione della guardatura di lui, ora d’insolenza che sfidava, +ora torva e minacciosa; e sapendo come Nerone nutrisse una profonda +simpatia per Antonina, volle destarne l’ira gelosa e terminò con queste +parole: + +— Il presuntuoso villano neppure si lasciò persuadere dalle esortazioni +d’Antonina, che voleva accettare la tua offerta. E a questa resistenza +non mi sarei mai attesa, sapendo come egli arda per lei di fiamma +incestuosa, e dopo averlo visto, allorchè entrai, stringerla in +amplesso alla presenza della citarista Atte. + +— Atte è con loro? — chiese Nerone con voce cupa. + +— Essa cantava un’amorosa anacreontica, e forse si consola con +Britannico del tuo abbandono. + +Uno dei passatempi giornalieri di Nerone era quello d’assistere al +bagno di Poppea. + +Quando era l’ora, una schiava veniva ad avvertirlo, ed egli si recava +nella rotonda, in cui dal _lucernario_ pioveva luce sugli affreschi +lascivi, sulle statue, sulle suppellettili d’oro e sulla vasca di +marmo frigio incrostata di pietre dure e ripiena di latte, che sessanta +asine, custodite nei presepi del Palatino, fornivano ogni giorno pel +bagno dell’elegante Imperatrice. + +Deliziandosi in quell’atmosfera pregna dei profumi più acuti, +tra i fiori, di cui era ripiena la stanza, Nerone attendeva che +l’affascinante sua sposa si presentasse col corpo velato dalla veste +di coa, i capelli raccolti in reticella gemmata e i piedi chiusi nei +_calceoli_. + +Allora egli stesso la denudava e l’aiutava ad entrare nel candido +lavacro. + +Ma quello che più lo esaltava era il vedercela uscire grondante latte +dai rilievi del seno, dal tergo, dalle anche poderose. Era il veder +la pioggia d’acqua tiepida profumata, che versatale sulle spalle dalle +schiave _alipte_[96] ravvolgeva in leggiero vapore odoroso, copriva di +cristallo la bella persona e si cangiava come in stille di rugiada là, +dove non discendevano mai le axisie delle Alipile. + +Quindi altre due bellissime alipte s’avanzavano spiegando finissimi +lini e cominciavano ad asciugarla. + +Poppea, da esperta etèra, contorceva il bel corpo in atteggiamenti, che +ne facevano risaltare le forme procaci, e di tratto in tratto volgeva +languidi sguardi all’affascinato consorte. + +Anche le due schiave, denudate fino alla cintola, avevano nel compiere +il loro ufficio leggiadre movenze, e formavano coll’augusta signora un +gruppo animato da dar le vertigini al più austero filosofo. Nerone in +fatto usciva da quella stanza ebro di voluttà. + +Ma quel dì che Domizia gli aveva dato discarico della sua missione, +assisteva al bagno, muto, torvo, distratto, talchè Poppea, terminato +il lavacro, e rimasta sola con lui, gli dimandò qual cura lo rendesse +preoccupato in tal modo. + +— Quella di punire l’audace Britannico. + +— E che ti fece egli mai? + +— Offese la generosità di Cesare, rifiutandone il dono. Deve pagar cara +la sua tracotanza. + +— Mediteresti forse un nuovo delitto? + +— Non immischiarti nelle opere tenebrose; resta nel tuo splendore. + +Poppea cercò ridurlo a più miti propositi, ricordando come il giovine +avesse addimostrato sempre somma riservatezza. + +— So ch’egli congiura contro di me. + +— Ne sei tu certo? + +— Ma tu lo difendi. + +— No, lo compiango. + +E continuò a perorare la causa di Britannico, terminando con queste +imprudenti parole: + +— Forse s’egli fosse deforme non ti cureresti di lui. + +— Che vuoi tu dire? — chiese Nerone, accigliandosi sempre più. + +Poppea rispose, sorridendo: + +— Sii franco, o mio Claudio, egli ti dà ombra, perchè giovine e bello. + +Il tiranno a queste parole, pieno d’ira, esclamò: + +— Ora sei tu, Poppea, che hai segnata la sua condanna di morte. + +Ed uscì, lasciando la moglie sorpresa, esterrefatta. + +Essa esclamò tristamente: + +— O ambizione, a qual forsennato tu mi desti in braccio! + +Quella sera l’orizzonte era buio, come l’anima di Nerone. Le torri, i +templi, le aguglie dei sette colli spiccavano su quel nero abisso, come +sopra immenso drappo funebre. Un impetuoso vento andava a fendersi tra +gli edifizii, e con sibilo acuto irrompeva nelle vie, sollevando nugoli +di polvere. + +Quei cittadini, che si trovavano fuori, camminavano col corpo piegato +per resistere all’impeto della bufera. + +Uno di questi, col pileo calcato sulla fronte e il mantello avvolto +intorno alla faccia fin sotto gli occhi, preceduto dallo schiavo +laternario si dirigeva verso il Velabro. + +Come fu presso la casa di Locusta l’avvelenatrice, ordinò allo schiavo +di fermarsi e d’attenderlo. Quindi andò innanzi, ed entrato nell’orto, +picchiò alla porta della casa. + +La vecchia serva, vedendo quell’uomo così imbacuccato, non voleva +lasciarlo passare. Nerone però gettò il mantello, tirò la vecchia da un +lato ed entrò nella stanza della giudea. + +Questa, ch’era nel suo laboratorio, all’apparire di Nerone, continuando +a girare il mestolo entro un orciuolo, dimandò, senza scomporsi, cosa +bramasse da lei il divo Cesare. + +— Un potente veleno, che colpisca come la folgore; ma bada a non +ingannarmi come l’altra volta, che invece d’un veleno desti a +Britannico un antidoto. + +— E chi mi salverà poi, — osservò Locusta, — dalla legge Giulia, che +colpisce gli avvelenatori? + +— E tu, maestra di veleni, temi quella legge? Credevo che la +disprezzassi. + +— T’inganni, io seppi sempre con tal fina astuzia condurmi da non +incorrere in lei. Quelli che a me vengono, se ignoti, bruscamente +respingo, se conosciuti appago, ma atterrisco ad un tempo minacciandoli +di malefizii ove osassero accusarmi. Questa volta però è Cesare che +viene a me. + +— E Cesare, ti salverà non solo, ma saprà largamente premiarti. + +— S’egli è così, sarai soddisfatto. Questa letifera mistura, che +compongo adesso, avrà i rapidi effetti che tu desideri. + +— Ne sei tu certa? + +— Ne feci l’esperienza sopra un capretto, ma tardò cinque ore a +morire. Allora raddoppiai la dose dell’ingrediente necessario a rendere +istantanea la morte. + +— E riuscisti? + +— Non è pronto ancora. + +— E quando lo sarà? + +— Tra poco. E se al divo Cesare non dispiace l’attendere, potrò farne +in sua presenza l’esperimento. + +— L’atmosfera di questo tugurio maledetto mi opprime. Andrò fuori +a respirare l’aria libera, e quando tutto sarà pronto, me ne farai +avvertito. + +Ed uscì nell’orto. + +Poco dopo Locusta si presentò sulla porta, annunziando che la funesta +bevanda era pronta, e conducendo Nerone in un sozzo recinto, ove +stavano ammonticchiati sulla paglia diversi animali, dimandò su quale +di questi dovesse fare la prova. + +Il prescelto fu un porcellino. + +Allorchè fu preso, mandò forti grugniti, che avevano del lamento, quasi +prevedesse la sorte che lo attendeva. + +Locusta tornò con Nerone nel laboratorio, e fatto portare dalla +domestica un pezzo di torta, vi fe’ cader sopra alcune goccie della +verde mistura, e la diede all’animale, che dopo due bocconi fe’ alcuni +salti e cadde morto. + +— Vedo che sono riuscita! — esclamò con aria di trionfo la giudea. + +Nerone, impaziente, le chiese di riempire di quel liquido una +guastadetta e dargliela a lui. + +L’altra rispose che ciò era inutile, poichè chiunque avesse mangiata la +carne del piccolo maiale sarebbe morto repentinamente. + +— L’una cosa e l’altra io voglio, — rispose Nerone. — Come si +distruggono gl’insetti, io devo distruggere tutti i miei nemici. +Ah vedo bene, Locusta, che tu in quest’arte sei somma, nessuno può +eguagliarti, e quando prometti sai mantenere. Non sei di quei bugiardi +ciarlatani, che spacciano acqua marcia per filtri miracolosi, ed +attribuiscono a sè stessi una potenza magica che non hanno. + +E qui entrò a parlare del mago Simone e rammentò il fatto di Rubea +ch’egli aveva promesso di darla in braccio a lui addormentata, per +influsso della sua magia, e invece le apprestava Dio sa qual filtro, +che l’aveva destata delirante e fatta morire. E terminò dicendo: + +— Ma per tutte le furie dell’Averno i mille nummi che m’estorse, e +l’aver osato ingannare Nerone, gli costarono il carcere. Io gli avevo +perdonato se tu fossi riuscita ad uccidere Britannico, ed il tuo veleno +fu allora impotente. Questa volta, tra i premi che avrai, vi sarà la +liberazione di lui. + +— Tu dici, o divo Cesare, d’avergli dato allora mille nummi? + +— Sì, mille nummi; e perchè tale dimanda? + +— Perchè ammiro la tua generosità. + +Invece erasi rammentata ad un tratto che di quella somma, a lei non +aveva accusato che la metà, e subito giurò in cuor suo di trarre +vendetta della truffa sofferta. + +Passò istantaneamente contro di lui dall’affetto all’odio. + +— Io gli renderò la libertà, se tu lo desideri ancora, ma alla sua +magia non presterò più fede. Converrà ch’egli me ne dia ben altre +inoppugnabili prove. Egli asseriva d’aver ottenuta dal suo Dio una +potenza non concessa agli stessi Apostoli, quella di librarsi a volo; e +chi lo vide mai a volare? È un ciurmadore. + +— Credo, — rispose Locusta, che cominciava a preparare la sua vendetta, +— che in questo non abbia mentito. + +— E perchè non volò via dal carcere Mamertino? + +— E tu, divo Cesare, impongli di ciò fare in tua presenza. + +— Hai ragione, o giudea. Allorchè avrò provato sul mio nemico l’effetto +delle carni avvelenate, m’occuperò di lui. Fino a quel momento non +avrà grazia da me. S’egli riuscirà, punirò Paolo e gli altri Apostoli +d’averlo calunniato. + +All’indomani Britannico ricevette una affettuosa lettera di Nerone, che +lo invitava per quella sera ad una cena che dava agli amici. Aggiungeva +che ove egli avesse declinato l’invito, come aveva respinto il dono dei +gioielli, Cesare si sarebbe convinto d’avere in lui un nemico. + +Quell’invito fe’ rabbrividir Britannico e gettò Antonina nella +costernazione. Il rifiutare o l’accettare era pericoloso del pari. +Quand’anco il tiranno non tramasse contro la vita del fratello, poteva +a questi esser nocivo il mal tempo, e l’orgia alla quale era chiamato. + +Per lui, che in quei giorni aveva nuovamente sofferto per epilessia, le +soverchie libazioni della _comissatio_[97] potevano riuscire fatali. + +Ma non v’era modo d’uscirne, e tra un pericolo incerto, e quello sicuro +che si correva col disobbedire alla volontà del tiranno, preferirono +d’affrontare il primo, e Britannico decise d’accettare l’invito. + +Mentre il fratello si recava alla casa Aurea in lettiga, scortato da +varii schiavi armati, Antonina, chiusa nel Larario, pregava, premendo +sul petto una croce, ch’essa aveva tirata fuori da un ripostiglio noto +a lei sola. + +Appena entrato nelle sale, il giovine s’imbattè nel poeta Lucano, che +osservandolo gli disse: + +— Mi sembri mesto, o Britannico. + +— Sì, lo sono, perchè lasciai la sorella diletta in grande angustia. +Questo invito di Nerone la rese sgomenta. + +— Teme forse un tradimento? + +— Teme ch’io sia punito pel dono che ieri respinsi. + +— Non lo credo capace per questo di commettere un delitto. So ch’egli +non t’ama, e forse da lungo tempo si sarebbe sbarazzato di te, ove nol +trattenesse il pensiero d’Antonina, per cui nutre viva simpatia, e alla +quale credo non voglia arrecare dolore. + +— E non uccise la misera Ottavia, a cui Antonina portava affetto +grandissimo? + +— È vero, — rispose Lucano. — Sta dunque in guardia poichè tenesti +l’invito, e prima di prender cibo o bevanda osserva bene s’egli ne +gusta. Altri agguati non temere, perchè qui, oltre di me, hai molti +amici pronti a difenderti e dar la vita per te. + +Intanto erano entrati nell’exedra dove i convitati attendevano l’arrivo +di Cesare. + +Com’egli comparve e vide Britannico, lo chiamò a sè e gli disse: + +— Tu rifiutasti i gioielli d’Ottavia, ch’io mandava alla bella +Antonina. Fu un’offesa, ma te l’ho perdonata, e per addimostrarti come +si vendichi Cesare, t’ho invitato a banchetto con me questa sera. + +E tenendolo presso di sè, e parlandogli amorosamente della sorella, +quasi per fargli dispetto, passarono nella sala del bagno per lavarsi +le mani e i piedi, e quindi nel triclinio. + +Quivi sopra larga mensa erano preparate le imbandigioni del primo +servizio, ova, lattughe, mammelle e uteri di troie uccise dopo il +primo aborto, porco marinato, _tuceta_[98], _tirotarico_[99], pesci, +ed altre vivande. In mezzo alla tavola un intero porcellino arrostito, +tutto intorno coronato di fiori, col muso tra le zampe anteriori, stava +accovacciato sopra un tagliere di bronzo. + +Le frutta, i dolci, le confetture, e le altre leccornie, che +componevano il secondo ed ultimo servizio, erano disposti sovr’altra +tavola, e i vasi di vino e le _capule_ (o coppe a manico) stavano +preparate per la _comissatio_ sulle mense _tripes_, ch’erano tavoli +rotondi a tre piedi, chiamati anche _cilibanti_. + +Di fuori cadeva a torrenti la pioggia, unita al cupo muggito del vento. + +Nè danze, nè musiche, contro l’usato, rallegravano la cena. Tutto ciò +inspirava nei convitati un senso di tristezza. + +Nerone però, vestito di bianco, e coronato di rose, si mostrava ilare e +motteggiatore. + +Dopo terminato l’antipasto d’uova e lattughe, osservando Cercopiteco, +ch’era seduto a poca distanza, e che mangiava e beveva per tutti, così +cominciò a scherzare con esso. + +— Tu sei, in fede mia, o Panerote, prezioso convitato; poichè inghiotti +come i crateri dell’Etna, e tracanni quanto tracannava quel famigerato +Tiberio, al quale fu dato il soprannome di Biberio. Così tu, invece di +Panerote, dovresti esser chiamato _Vinerote_. Scommetto che al pari di +quell’Epicureo fai la prova della cicuta[100]. + +Cercopiteco rispose ridendo: + +— O Divo Cesare, io non sono così pazzo. Voglio che il figlio +dell’Erebo e della Notte, l’avaro Caronte, attenda ancora molt’anni +prima di traghettarmi colla sua barca al di là dello Stige. Egli è +appunto per vivere ch’io mangio, e vivo per mangiare. + +Queste, ed altre facezie che seguirono, misero di buon umore i +convitati. + +Intanto i giovinetti _pinceri_, lindi, ed accurati della persona, colla +capellatura cascante sulle spalle e la tunica corta, empivano di vino +le coppe, e le portavano in giro agli ospiti seduti a tavola, mentre +altri inservienti venivano a torre una ad una le vivande preparate +sulla tavola, per tagliarle, distribuirle in porzioni e presentarle ai +convitati in piccoli _paropsidi_ d’oro. + +Venne la volta del porcellino arrostito, che fu portato sopra un +tavolo, ch’era in fondo alla sala, e sul quale lo _scissor_ (o scalco) +cominciò a trinciare. + +Dopo che lo schiavo _praegustator_, giusta l’usanza, l’ebbe assaggiato, +per provare se fosse condito a dovere, e per cautela contro qualche +insidia, venne portata la prima porzione a Nerone e poi n’ebbero tutti +gli altri. + +Nerone mangiandone con avidità, ed osservando nello stesso tempo +Britannico, vide che questi lo rifiutava. + +— O Britannico, — gli disse allora, — so che di questa carne tu fosti +sempre assai ghiotto, e perchè la rifiuti stasera? + +L’altro cercò di scusarsi, dicendo d’aver diggià mangiato assai. + +— No, no, — riprese insistendo lo scellerato Imperatore, — tu devi +assolutamente gustarne perchè è squisita vivanda. + +E Britannico accondiscese, tanto più che glie ne dava voglia l’avidità +colla quale era divorata dagli altri, e sopratutto da Cercopiteco. + +Non ne aveva inghiottito che pochi bocconi, quando fu preso da tremito, +divenne livido in volto, i suoi occhi si spalancarono, e contorcendosi, +tentò d’alzarsi, e stava per stramazzare, quando fu sostenuto da +Lucano, che gli era vicino. + +Tutti si fecero d’intorno a lui. + +Due schiavi lo trasportarono nella vicina stanza, dove fu deposto sopra +un lettuccio. + +— Britannico! Britannico! — gridava Nerone fingendo profonda +costernazione. + +Poi diceva agli altri che il misero era stato preso per certo dal suo +solito malore, e senza rivolgersi direttamente ad alcuno, diè ordine +che s’andasse in cerca d’un archiatro. + +Ma l’infelice già rantolava, e poco dopo, mandando dalla bocca bava +verdastra, spirò. + +Così ebbe fine la festa, e tutti i convitati mesti e silenziosi +s’allontanarono. + +Cercopiteco, sentendo esternare da Lucano il sospetto che il giovine +fosse stato avvelenato in qualche vivanda o nel vino, preso da paura +d’esserlo anche lui, malgrado il diluvio e il vento, corse da un +_medicamentario_ e si fe’ dare un antidoto. + +Ma del porcellino avvelenato, e poi cotto da Locusta, non era stata +tagliata che la porzione data a Britannico e che lo scalco, per ordine +di Nerone, teneva nascosta. L’animale, esposto sulla tavola, e di cui +tutti avevano mangiato, era un altro. + +Rimasto solo, Nerone fe’ chiamare dei vespilloni, ed ordinò loro di +deporre sopra una bara il cadavere vestito com’era, e, trasportatolo +sull’Esquilino, ivi dargli subito sepoltura. + +E ciò a suo dire egli faceva per non dare ad Antonina il cordoglio di +rivedere il fratello esanime. Era invece la tema che non si constatasse +l’avvelenamento. + +Mentre il funebre convoglio, rischiarato da torchi portati da schiavi, +passava sotto pioggia dirotta davanti al palazzo dei Cesari, una +vecchia affacciavasi ad un balcone. + +Sul suo volto, sinistramente rischiarato dalle faci, si vedeva un +infernale sogghigno. + +Quella vecchia era Domizia. + + + + +CAPITOLO XXIII. + +Il volo del Mago Simone. + + +Erano scorsi molti giorni dalla sera del misfatto, e ancora si +discuteva tra quelli che le precauzioni di Nerone aveva tratti +in inganno e gli altri che avevano soltanto sospetto, o assoluta +convinzione dell’avvelenamento. + +Erano tra questi Agrippina e Seneca, che francamente avevano +rinfacciato a Cesare il suo delitto, dicendogli ch’egli, così operando, +scavava di sua mano l’abisso da cui sarebbe inghiottito. + +Cesare negò, e nel suo cuore s’accrebbe l’odio per la madre, e pel +maestro, che osavano così sfacciatamente rinfacciarlo. + +Già da lungo tempo il loro contegno severo, la loro autorità era a lui +divenuta fastidiosa, e cominciava a meditare di mandarli entrambi a +raggiungere i morti che rimpiangevano. + +In quella circostanza però teneva a persuaderli della sua innocenza, +teneva a nascondere il delitto, non per essere stimato da loro, ma per +non essere odiato da Antonina. + +Come il cane, che quantunque satollo, non permette agli altri di +mangiare, e li addenta se osano toccare l’osso da lui abbandonato, +così Nerone, benchè interamente appagato dalle attrattive di +Poppea, pretendeva ch’altri non osasse toccare alle donne, che a lui +inspiravano simpatia, nè a quelle che aveva amato. + +L’astuta Domizia conosceva bene la frenesia del nipote, e per questo, +tornando dal palazzo d’Antonina, aveva a bella posta spiegato a mal +senso le tenerezze fraterne e la presenza d’Atte in quella casa, per +eccitarlo e spingerlo alla vendetta. + +Ma quelli eziandio, ch’erano persuasi dell’avvelenamento, non +s’immaginavano quale fosse stato il vero scopo del delitto. + +Chi lo attribuiva a gelosia di potere, chi al rifiuto del dono, chi +immaginava una cosa, chi l’altra. + +Pochi soltanto avevano colto nel segno, e fra questi il furbo Isidoro +Cinico, che un giorno ne stava discutendo con Cercopiteco Panerote +nella taverna di Salvidieno Orfido. + +— Tu erroneamente opini, — diceva Panerote, — se ci fosse stato veleno +nelle vivande, o nel vino, io che mangiai, e tracannai di tutto, più +che da me si potesse, non starei qui a persuaderti. + +— E a persuadermi non riuscirai. Nerone nel compiere le sue malvagità, +adopera tali artifizii che nessuno riesce a scoprire. Non avvi sulla +terra versipelle maggiore di lui. Avrà saputo bene infingersi e +far presentare alla sola vittima designata la paropside o la copula +avvelenata. La fretta colla quale fe’ tumulare il povero Britannico è +prova irrefragabile del delitto. + +— E invece, — rispose Cercopiteco, — fu quello atto di pietà verso +Antonina, per la quale nutre sempre somma benevolenza. + +— Lo so, — disse con inarcato accento Isidoro. + +— Lo sai, e pretendi che le abbia ucciso il fratello. + +— Ma tu non ti desti mai la pena di studiare il carattere di Cesare? +Non ti sei mai accorto della sua feroce gelosia? È di questa, non +d’altro, che fu vittima Britannico. + +— O Cinico, la tua smania di biasimo ti spinge tropp’oltre. + +— Quanto io asserisco è verità. + +— Tu non frequenti la corte, e pretendi conoscere gl’intimi pensieri +del muto Imperatore. + +— Se Nerone è muto, è loquace sua zia Domizia, che palesò codesto +segreto. + +— Ma s’egli adora la divina Poppea? + +— È vero; ma ciò non toglie ch’egli sia geloso di tutte le altre donne, +alle quali porta affetto. + +— Io credo che dal ripudio d’Ottavia egli non abbia più visto Antonina. + +— T’inganni, or son pochi dì io stesso lo vidi entrare nel palazzo di +lei. + +E Isidoro Cinico diceva il vero. + +Un giorno Nerone si presentava improvvisamente ad Antonina, volendo +constatare egli stesso l’impressione prodotta in essa dalla morte del +fratello, e desiderando riveder Atte. + +Entro il vestibolo s’imbattè nell’Apostolo Paolo, che usciva, e gli +chiese alquanto bruscamente cosa egli venisse a fare in quel luogo. + +— A consolare gli afflitti, — rispose l’altro, — come m’impongono i +comandamenti del mio Dio. + +— Dimmi, o cristiano, l’afflitta che tu qui vieni a consolare, divide +forse l’opinione di quelli che attribuiscono a un tradimento la morte +di Britannico? + +— In anima retta, come quella d’Antonina, non può allignare il sospetto +di così enorme scelleratezza. Sono soltanto le fiere che uccidono +gl’innocenti; e i cristiani lo sanno. + +Nerone comprese il senso di queste ultime parole e rispose con accento +sdegnoso: + +— I seguaci del tuo Dio non sono innocenti poichè insultano ai nostri +Numi, ne irridono i Sacerdoti, ne devastano i templi. Hai tu capito, +o sedicente Apostolo? Ciò altra volta ti dissi, ed ora te lo ripeto, +perchè apprenda a tacere e a rispettare la giustizia di Cesare. + +E s’avviò verso l’atrio, pieno di mal talento contro l’Apostolo. + +Quando fu annunziato ad Antonina, questa sedeva nella zotheca lavorando. + +Al nome del tiranno si fe’ ancora più pallida, aggrottò le ciglia, e +deposto il lavoro, levossi, e passò nella stanza, dove l’Imperatore +attendeva. + +Le gramaglie, dando maggior risalto alla splendida carnagione, +accrescevano venustà alla bella persona di lei. + +Non più torvo lo sguardo, ma austera in volto, + +— Salve, o Cesare, — essa disse. + +— Salve, o bella Antonina, — rispose Nerone con dolcezza grandissima e +raffinata ipocrisia. + +— E che ti conduce, — riprese la donna, — presso la sorella d’Ottavia e +di Britannico? + +— Questi due nomi sulle tue labbra suonano rampogna, non è vero? + +— La tua coscienza risponda per me. + +— Punii Ottavia credendomi tradito da lei. Fui tratto in inganno dallo +scellerato Aniceto, che si nasconde; ma io saprò trovarlo per fargli +scontare la calunnia infame coi tormenti e la morte. Accusami di quel +delitto, e avrai ragione; ma non unirti ai miei nemici nel credermi +l’uccisore di tuo fratello. + +— Come sia morto il mio adorato Britannico non so. So che il suo +cadavere, caldo ancora, fu per ordine tuo sepolto, e a me togliesti il +conforto di dargli un ultimo bacio, e rendere alla cara salma gli onori +dovuti al figlio d’un Imperatore. + +Qui Nerone, raddoppiando di sfrontatezza e d’ipocrisia, volle con +sdolcinate parole persuadere Antonina d’essere stato spinto ad agire +così dal profondo affetto, che conservava sempre per lei. + +Insomma voleva farle credere quello che aveva dato ad intendere agli +altri. + +E continuò nelle tenere proteste, dichiarandosi pronto a darle prova in +qualsiasi circostanza de’ suoi sentimenti per essa. + +E in quel momento i sensi parlavano in lui, non il cuore. + +Vedendo però che la donna rimaneva impassibile, esclamò con impeto: + +— Ah vedo bene che tu sei circondata da gente che m’odia e credi più ad +essi che a Cesare. + +— Io non ascolto altra voce che quella della mesta anima mia. + +— E fra i più accaniti nemici v’è certo quel cristiano Paolo. + +— Lo accusi a torto. + +— Egli, esaltando i meriti del suo Dio, cerca forse di far di te +un’apostata. Guai a lui! + +Antonina, con un amaro sogghigno, interruppe dicendo: + +— Vendicati pure di quell’uomo santo, rapiscimi anche questo amico, ed +io avrò, o Cesare, una nuova prova della tua benevolenza per me. + +— A quanto sembra, ti sta molto a cuore quel Tarsiotto, poichè temi per +lui, — disse con mal celata stizza Nerone. + +— Temo per tutti coloro che son fatti segno all’ira tua. + +— Ma colui non ebbe finora da me che prove di clemenza. E clemente sarò +tuttavia con esso, poichè tu lo desideri; ma si guardi di non provocare +il mio sdegno, cercando di convertire i pagani alla fede del suo Dio, +non meno bugiardo e risibile dei nostri Numi. E guai però, ripeto, guai +ad esso sopratutto, se cerca colla sua eloquenza di traviar la mente di +persone a me care. È di te, che parlo, Antonina, di te, che dopo Poppea +sei l’unica donna ch’io amo. Ora sei avvisata. Vale. + +E la lasciò senza nemmeno curarsi di vedere Atte; tanto usciva turbato +da quel colloquio. + +Nè meno turbata rimase Antonina, in cui quelle ultime parole avevano +destato un senso di paura e di ribrezzo. + +E Nerone non aveva certo parlato così per rispetto al culto pagano, pel +quale egli stesso confessava di professare profondo disprezzo; ma nel +timore che un altr’uomo, un cristiano, potesse esercitare tanto impero +sulla mente e sul cuore di quella donna, che non gli apparteneva, ma di +cui pretendeva d’esser arbitro. + +Ed ora andiamo a trovare il mago Simone, che gli ozii e la vita +sedentaria del carcere avevano reso adiposo e mencio. + +Egli è occupato a cucire alcune verghe nell’interno d’una casula[101] +nera. Di tratto in tratto manda un sospiro, lascia il lavoro e va ad +affacciarsi al pertugio, da cui prende luce la prigione. + +Poi si mette a passeggiare nell’angusta cella, tornando di tratto in +tratto a guardar fuori, e alla sua occupazione. + +E cosa mai rende quel tristo così agitato? + +A Nerone, che fidava sempre nella magia di lui, benchè più volte +l’avesse trovato in fallo, era saltato il capriccio di vederlo +volare, sperando con quel miracolo, di buona o cattiva lega, umiliare +l’Apostolo Paolo. + +Simone sentì agghiacciarsi il sangue allorchè il messo di Cesare venne +a dirgli ch’era venuto il tempo di mantenere la promessa, e che se +voleva riacquistare la libertà e la benevolenza imperiale, doveva +librarsi a volo dall’alto del carcere Mamertino. + +Non era facile uscir da quel bivio tremendo. Il negare, o il confessare +ch’era stata la sua una spavalderia poteva costargli il flagello, +o fors’anco la morte. Il dichiararsi pronto ad obbedire gli dava a +pensare; ma purtuttavia finì per accettare. + +Chiese soltanto che Cesare gli accordasse alcuni giorni di tempo per +riacquistare le forze perdute in carcere. + +La sua speranza d’esito felice era tutta riposta nel filtro promessogli +da Locusta, e le aveva mandato una lettera col mezzo d’un inserviente +dell’ergastolario, dicendogli che gli verrebbe consegnato un medicinale +corroborante. + +Ad onta però della sua ingenua fiducia nella portentosa bevanda della +giudea, lavorava nella _casula_ a quel modo per rendere in ogni caso +meno micidiale la caduta. + +Ne voleva formare come due ali di pipistrello, legando le estremità +della casula ai polsi e alle tibie, come aveva visto a fare una volta +in Samaria da un giocoliere. + +Il triste teneva moltissimo a conservare il predicato di _Gran Virtù di +Dio_, a riacquistare la stima di Cesare, a confondere l’Apostolo Paolo +e gli altri suoi nemici cristiani. Ma sopratutto teneva a salvar la +pelle. + +Locusta, letta ch’ebbe la lettera di Simone, consegnò allo schiavo +dell’ergastolario una fiala dicendogli: + +— Questo filtro darà al prigioniero forze bastanti per volare fino al +cielo. + +E le parole accompagnò con un sinistro sogghigno, in cui si leggeva +tutto il piacere della vendetta pei ducentocinquanta nummi che gli +aveva truffato nel fatto di Rubea. + +Quando lo schiavo tornò al Mamertino, e diede la fiala in mano a +Simone, questi si sentì sollevato di spirito, e fe’ sapere a Cesare +ch’egli era pronto ad operare il miracolo. + +I banditori lo annunziarono al popolo, che accorse in folla davanti al +carcere, nella speranza che il prodigio si cangiasse in una catastrofe. + +Paolo, Luca, ed altri cristiani si tenevano in gruppo a poca distanza +dall’Imperatore, che sedeva sopra un terrazzo attiguo al carcere. + +Nerone, quasi sicuro di confondere l’odiato Apostolo, rivolgeva +di tratto in tratto il bieco sguardo verso quel gruppo con aria di +trionfo. + +Finalmente s’udì un lungo squillo di tromba, e poco dopo, circondato da +soldati, comparve Simone sull’alto del carcere. + +Allora tacque il bisbiglio della folla, tutti gli occhi si fissarono su +lui, che bevve il contenuto della fiala, ed esclamò ad alta voce: + +— Tremi chi non crede Simone Gran Virtù di Dio! + +— Empio bestemmiatore! — gridarono dalla via Paolo e gli altri +cristiani. + +Il mago aprì le braccia e si slanciò nel vuoto. + +Scoppiò un urlo universale di spavento. La folla si ritrasse da ogni +banda per non essere colpita dal corpo di Simone, che precipitando +abbasso, andò a cadere sulla terrazza ov’era Nerone, ch’ebbe la tunica +spruzzata di sangue[102]. + +Pieno di ribrezzo e di dispetto, scansò col piede il cranio sfracellato +del moribondo, e andò via. + +Attribuì quella caduta ad esorcismi di Paolo, poichè non poteva +ammettere che Simone si fosse azzardato al volo senza l’aiuto +d’un’arcana potenza, o per lo meno d’un artifizio prodigioso. + +E l’efficace facoltà, ch’egli supponeva nell’Apostolo, lo rendeva +turbato, giudicandolo nemico pericoloso. L’avrebbe di buon grado appeso +alla croce, ove non lo avesse trattenuto la promessa fatta ad Antonina, +e la vergogna di mostrarsi pusillanime, lasciando travedere la paura +che gl’inspirava il cristiano. + +Fortunatamente per lui, altri avvenimenti vennero ad occupare la mente +del tiranno, che vedeva soddisfatto finalmente uno dei suoi più ardenti +desiderii, quello d’aver prole. + +Poppea era madre, ma le sofferenze della gravidanza, il dispiacere di +vedersi sformata, essa che teneva tanto alle sue bellezze, la rendevano +triste ed intollerante di tutto. Nerone però non ci badava, e sfogava +la sua egoistica gioia in accademie, e in orgie con parassiti e +cortigiane. + +Poppea non amava Nerone; purtuttavia si sentiva ferita nell’amor +proprio, vedendo com’egli fosse indifferente alle sue sofferenze; ma lo +stesso amor proprio le suggeriva di non mostrare il suo dispiacere. + +Essa diede alla luce una figlia, alla quale fu imposto il nome di +Claudia, mentre la madre ebbe il titolo d’_Augusta_. + +Durante il puerperio essa consultò archiatri e femmine, che vendevano +specifici per conservare la freschezza della pelle e la venustà delle +forme. + +Un mese dopo il parto andò a Baja, insieme alla bambina colla sua +nutrice, seguita da un codazzo di schiavi, di carri e d’animali tra cui +le sessanta giumente. + +Prima di partire era andata a congedarsi dall’Imperatrice Agrippina, +che conservava sempre contro la nuora un fondo di livore per la sua +bassa origine, per la morte d’Ottavia, e per esserle stato da lei +rapito il dominio sul cuore del figlio. + +E il veleno di quel sentimento, allorchè si trovavano insieme, stillava +sovente dalle sue parole. + +Essa le dimandava perchè lasciasse Roma in quei giorni che si dovevano +celebrare le feste di Bacco. + +— Egli è appunto per evitarle, ch’io parto, — rispose Poppea. + +— Peccato, — rispose Agrippina con ironia malvagia, — che tu non ami +assistere ai baccanali; anzi dovresti prendervi parte, poichè non +potrebbe trovarsi Dionisiade[103] più bella di te. + +— Per quanto giovine io sia, — rispose Poppea, dandole pan per +focaccia, — non potrei vincere delle fanciulle. Ma se tu corressi con +me, diva Agrippina, la mia gioventù ti vincerebbe per certo. + +E dopo essersi scambiati degli sguardi poco benevoli, si separarono. + +Poppea riferì quel dialogo a Nerone, che si morse il dito, e poi disse +alla moglie: + +— Parti. + +— E tu non m’accompagni, come avevi divisato? + +— No, io resto. + + + + +CAPITOLO XXIV. + +Il parricidio. + + +Il giorno seguente Nerone si recò nelle stanze d’Agrippina e le disse: + +— Madre, io voglio che sia pace fra noi. Abbracciami e baciami sulla +bocca e promettimi che questa sera ti presenterai alla cena, che +offro agli amici. Saremo tutti bizzarramente travestiti, e tu avrai il +capo coronato di pampini, i capelli disciolti, porterai sulla spalla +sinistra un manto di pelle di capra e avrai nelle mani il _tirso_[104]. + +— E che follia è questa? Ti prendi forse giuoco della madre tua? + +— La zia Domizia mi narrò che una volta ad un’orgia di Claudio si +presentò improvvisamente una baccante col petto a metà denudato, e col +viso coperto dalla persona[105]. E quella baccante eri tu. + +— Fu nella spensieratezza della gioventù, che mi prese quella +vergognosa fantasia. + +— E se tale tu la giudichi, o madre, perchè la proponesti a mia moglie? + +— Ora comprendo: — rispose Agrippina, — fui denunziata, e tu vieni a +rinfacciarmi la supposta offesa che feci all’Augusta tua sposa. + +Ed accompagnò le ultime parole con un sogghigno sardonico. + +Nerone, reprimendo gl’impeti della rabbia, rispose sogghignando pur +esso: + +— Se non la moglie di Cesare, dovevi almeno rispettare in Poppea +Augusta la madre del tuo drudo. + +— Di chi parli? — dimandò Agrippina. + +— Del giovinetto Ruffo Crispino, mio figliastro. Negheresti forse che +di quell’imberbe facesti le tue voglie? Anco stanotte tu l’attendevi +forse, ma lo attendesti invano. + +— Che facesti di lui? — chiese con ansia la donna. + +— Lo desideri? + +— Sì, lo desidero ardentemente, poichè vuoi saperlo. + +— Confessi dunque che l’amavi. + +— E a te che importa? Non sono tua madre, la vedova di Claudio, +arbitra de’ miei sentimenti? E a te, figlio perverso, chi dà il diritto +d’investigare le mie azioni? Palesami tosto ov’egli si trovi. + +Nerone rispose con calma terribile: + +— Nelle voragini del Tebro, ove fu gettato mentre si divertiva a +pescare. + +Agrippina, in preda a furente desolazione, s’avvicinò al figlio colle +braccia levate, e le mani strette in pugno esclamando: + +— Ah per tutti gli Dei belva più efferata di te non cinse mai la +diadema dei Cesari. + +— Frenati, e ascolta: — rispose Nerone, — quantunque la tresca mal +s’addicesse a te, vedova e madre d’Imperatori, io avrei forse lasciato +quel fanciullo agli amorosi godimenti del tuo cubiculo; ma lo punii per +averti vituperata publicamente, ed aver pronunziate frasi oltraggiose +contro la madre sua, la divina Poppea. E la sua fine sia d’esempio a +tutti coloro, che ardiscono offendere la moglie di Cesare. + +— S’egli è a me, che rivolgi queste parole, sappi ch’io disprezzo le +tue minacce; e bada, o scellerato, bada a te stesso, poichè il sangue +delle tue vittime grida vendetta. + +E lanciando al figlio uno sguardo terribile, aggiunse gridando: + +— Ti sfido. + +— Ed io, — rispose Nerone, — la sfida accetto. + +Crispino, colla iattanza dei giovinetti, erasi vantato in publico nella +taverna di Salvidieno Orfido dei favori che gli accordava Agrippina, +scendendo ai più laidi particolari dei godimenti notturni, vantando le +belle forme di lei, e sostenendo valer queste assai più che le carni di +sua madre Poppea, avvizzite per le molte battaglie amorose. + +Avendolo qualcuno redarguito per le sconvenienti parole, egli aveva +risposto che non essendosi la sua madre mai curata di lui, non aveva +per essa che profondo disprezzo. + +Fra i molti ascoltatori dell’imprudente discorso v’erano Isidoro +Cinico, che non mancò di ripeterlo all’universale, e Lucano, dal quale +fu riferito a Seneca, che lo esortò a tacere per non provocare la +vendetta di Cesare contro quel disgraziato. + +Ma la cosa non tardò a giungere all’orecchio del tiranno. + +Lo seppe da un delatore il giorno stesso che partiva Poppea, ed egli +rimase per compire la vendetta sulla madre e sul drudo, senza curarsi +d’indagare se fosse questi veramente colpevole. + +Poi cominciarono le persecuzioni contro la madre. La privò d’ogni +autorità, d’ogni onore, si liberò del tutto dal giogo di lei; la +guardia germanica che custodiva la sua persona le fu tolta. Non +volendola aver vicina per timore d’insidie, la costrinse a lasciare +il palazzo Augustale e prender dimora in uno dei grandi edifizii degli +orti Neroniani. + +Non contento di ciò, ordinò ad alcuni suoi agenti segreti di +vilipenderla, di darle ogni sorta di tribolazioni con insulti e +querele. Quand’essa viaggiava per terra o per mare, ordinava a coloro +che l’accompagnavano di molestarla, motteggiandola e facendo rumore +perchè non avesse agio a prender riposo dormendo. + +L’energica donna però non si dava per vinta, e con improperii e minacce +continuava a sfidare l’ira del figlio, sicura che questi non oserebbe +attentare ai suoi giorni. + +Ma Nerone, meno ingenuo di lei, non aveva la stessa fiducia nei +sentimenti materni, sapendo come Agrippina fosse edotta nella scienza +del delitto. + +Conveniva dunque por termine a quella guerra infeconda, che non domava +gli spiriti della madre, la quale provocava sempre e poteva tradurre in +atto le sue minacce. + +Era venuto il momento di pensare alla propria salvezza, sacrificando +lei. + +E cominciò a studiare il modo di farlo, senza essere accusato di +parricidio, adoperando le arti usate nell’uccisione di Britannico. + +Servirsi del veleno era inutile, poichè l’astuta Agrippina era +provvista di tutti gli antidoti, rimedii indispensabili per chi viveva +in quell’epoca e in quella Corte. + +Una sera essa ad ora tarda sedeva nel gabinetto attiguo al cubiculo e +lavorava per ingannare le insonnie, prodotte dal turbamento dei nervi, +dall’ira, dal desiderio della vendetta, combattuto in lei dalla tema e +da un resto d’affetto pel figlio. + +Tutto a un tratto udì un fracasso nella stanza vicina. + +Balzò in piedi esterrefatta, prese la lampada, e respirando a stento +pei violenti palpiti del cuore, andò a vedere cosa fosse accaduto. + +La parte del soffitto soprastante al letto era precipitata a basso. Ove +in quel momento avesse giaciuto, essa sarebbe rimasta schiacciata. + +Alla mattina un giovine dalle mani e dal volto anneriti, si teneva +tutto umile e pauroso davanti all’Imperatore, a poca distanza dal +palazzo ove abitava Agrippina. + +— Stupido artefice, — gli diceva a bassa voce Nerone, — come hai tu +eseguito gli ordini miei? + +— La credeva dormente da lungo tempo nel suo letto, — rispondeva +l’altro tremando. — Allorchè terminava di segare il ferro del palco, +era già da tre ore trascorsa la mezzanotte, e purtuttavia essa era +ancora levata. Come poteva io supporlo? + +Nerone alzò le spalle con aria di disprezzo, e mosse verso la casa per +presentarsi alla madre. + +La trovò nell’exedra in compagnia di Seneca, e andò per abbracciarla, +congratulandosi che fosse così miracolosamente scampata a certa morte. + +Agrippina rimase impassibile. Non s’immaginava che la caduta del palco +fosse stata un attentato del figlio; ma alle ipocrite dimostrazioni non +credeva. + +Seneca, ch’era rimasto in silenzio, non togliendo mai lo sguardo +scrutatore da Nerone, come questi stava per partire, gli disse: + +— Mi giunse stamane un’inaspettata novella che anche a te riuscirà +gradita, perchè potrai finalmente compiere un atto di giustizia, che +tutta Roma reclama. In una _caupona_[106] a poca distanza da Roma, +travestito da villico, fu scoperto da alcuni soldati lo scellerato +Aniceto. + +Fu sorpreso Nerone a tale annunzio; ma dimostrò più contentezza che +sdegno. + +Allorchè il maestro gli dimandò se al colpevole si dovesse infliggere +l’estremo supplizio, l’altro rispose di farlo prima condurre davanti a +lui. + +E Seneca, rimasto solo con Agrippina, disse a questa: + +— Gl’innocenti muoiono: ma quel tristo vivrà. + +Quando Aniceto incatenato si trovò alla presenza di Cesare, si gettò in +ginocchio piangendo e chiedendo pietà. + +— No, — disse Nerone, — tu meriti mille morti per aver osato un giorno +attentare al pudore d’Ottavia, all’onor mio. + +L’impudente negò: giurando per gli Dei che l’estinta aveva mentito. + +— Ebbene, tu m’aiutasti a disfarmi di lei, ed ora, se vuoi salva +la vita, devi col tuo malvagio talento trovare il modo che scompaia +la madre, senza che venga a me attribuito il delitto, ma sibbene al +caso. Se l’ingegno non ti farà difetto, allora farò trarti dal carcere +Mamertino. + +E lo fece di nuovo consegnare ai soldati. + +Poscia partì per Baja, e di là, dopo qualche tempo scrisse una +tenerissima lettera alla madre, ch’erasi ritirata in una sua villa +presso il lago di Lucino, scongiurandola di venire, sentendosi egli +assai sofferente, e di riconciliarsi nuovamente con lui e con Poppea, +ed amar questa, come aveva amata Ottavia. + +Agrippina protestò che tra lei e Poppea non poteva esservi che odio, +odio eterno; nè porrebbe il piede nella villa di Bauli, ove dimorava +chi aveva fatto uccidere Ottavia e discacciare lei dalla casa dei +Cesari. + +Nerone però, colla più raffinata ipocrisia, continuò ad insistere, +dipingendo così al vivo il desiderio di riveder la madre, di +riabbracciarla, che questa finalmente acconsentì, e lasciata la sua +villa, recossi a Napoli dove l’attendeva la nave, mandatale dal figlio +per trasportarla a Baja. + +Benchè spirasse propizio il vento, e fosse tranquillo il mare, appena +salpato, tanto essa, che la sua confidente Acerronia, s’avvidero che la +nave solcava le onde stentatamente e piegava a tribordo. + +Volendo di ciò avere una spiegazione, mandò l’Acerronia nella stanzetta +a poppa, dov’era il maestro che dirigeva la navigazione. + +Prima che la confidente tornasse, s’udì uno scroscio tremendo, e la +parte posteriore della nave, dov’era il padiglione dell’Imperatrice, +cominciò ad affondare. + +Agrippina gridò al soccorso; ma tutti s’erano gettati in mare e, +quali nuotando, quali aggrappati ad assi e travi, senza darle ascolto, +continuavano innanzi. + +La sola ad accorrere era stata Acerronia che cadde nelle onde con lei +e fu tosto sommersa, mentre Agrippina, che sapeva nuotare, ed era donna +coraggiosa e forte, malgrado l’impaccio delle vesti, riuscì a salvarsi. + +Appena presa terra, cadde sfinita. + +Un po’ più lungo tragitto a percorrere, e l’infernale invenzione +d’Aniceto avrebbe pienamente assecondati i desideri del parricida. + +Il pedagogo, che dalla riva aveva assistito al disastro, come vide +sfasciarsi la nave, e l’opera sua compiuta, montò sopra un piccolo +naviglio, che salpava per le coste della Campania, e si recò a Baja per +darne l’annunzio a Nerone. + +Lieto il tiranno d’essersi liberato alla fine di quella donna, divenuta +oramai nemica implacabile, rimunerò largamente il suo complice, e +comunicò la notizia alla moglie, dicendo: + +— Così il Fato volle far vendetta dell’odio, ch’essa nutriva contro di +te. + +— Sei tu forse che facesti uccidere la madre? — chiese Poppea, +turbandosi. + +E Nerone cinicamente rispose: + +— Forse. Anche il Fato obbedisce alla volontà di Cesare. + +Alcuni giorni dopo ricevette un foglio, e impallidì, riconoscendo i +caratteri d’Agrippina. + +Essa gli partecipava d’essere sana e salva nella sua villa presso il +lago di Lucino, ed aggiungeva queste fiere parole: + +“Muzio Scevola, per aver colpito invece di Porsenna il segretario di +lui, pose la mano sui carboni ardenti; tu che uccidesti la confidente +Acerronia, invece di tua madre, dovresti precipitarti nei crateri +dell’Etna, figlio perverso.„ + +Nerone, pieno di furore per vedersi scornato e scoperto, decise di +smettere l’ipocrisia e finirla una volta, compiendo sfacciatamente il +parricidio. + +Partì per Roma, e fatto venire Aniceto, ch’eravi tornato da alcuni +giorni, lo rimproverò per la mala riuscita, e gli ordinò di recarsi con +alcuni centurioni sul lago di Lucino per uccidere Agrippina. + +L’altro titubava, non volendo tramutarsi da occulto complice in aperto +sicario; ma Nerone ve lo costrinse colla minaccia d’eseguire contro di +lui la sospesa sentenza. + +Allorchè partecipò alla moglie come la madre fosse riuscita a salvarsi, +essa diede in un sospiro ed esclamò: + +— Sian rese grazie ai Numi. + +— Per la sua vita tu preghi, o sconsigliata? + +— Come Imperatrice, — essa rispose, — le improperie dei vivi non +curo, poichè non ponno salire fino a me; ma come moglie e madre la +maledizione delle vittime pavento. + +A queste parole il tiranno superstizioso si turbò. + +— Siano dunque rese grazie ai Numi per la salvezza di lei, — ripetè +Poppea. + +La vecchia Domizia, il genio malefico di Nerone, ne provò dispetto, e +quando tornò Aniceto ad annunziare che Agrippina era morta, abbracciò +il nipote, e disse che andrebbe ad offrire olocausti a Nemesi[107]. + +Nerone volle che Aniceto gli narrasse il fatto nei più minuti dettagli, +e che fossero presenti al racconto i centurioni, che lo avevano +accompagnato, come testimonii che il pedagogo asseriva il vero. + +— Giungemmo, — cominciò il malvagio, — ch’era alta la notte. La porta +della villa era chiusa, e noi ne percotemmo più volte l’ansa sul +picchio. Venne finalmente l’ostiario, ed aprì, sentendo ch’eravamo gli +inviati del divo Cesare. + +— Sareste stati più saggi non pronunziando il mio nome, — interruppe +Nerone. + +E senz’altro aggiungere gli ordinò di continuare. + +— Entrammo nel palazzo, e penetrati nel cubiculo, la sopraccogliemmo +distesa nuda sul letto. Non potei a meno d’arrestarmi un istante ad +ammirare quelle bellissime forme. In questo essa aprì gli occhi, si +levò sul fianco, guardandoci bieca, e quasi sfidandoci. Io la colpii +col pugio, ma leggermente, ond’essa gettandosi supina e mostrando +coraggio inaudito, gridò: “_ventrem feri_„[108]. Allora il centurione +Fulvio v’immerse il gladio, ed essa prima di spirare, digrignando i +denti, e sbarrando gli occhi disse.... + +E qui Aniceto esitò. + +— Che disse? — chiese imperiosamente il tiranno. + +— Non oso.... + +— Parla. + +— Disse: su lui, sulla moglie, sui figli la mia maledizione. Furono +queste le sue ultime parole. + +Nerone impose loro di non ripeterle ad alcuno, e li rimandò. + +Pose ogni studio cogli altri per simulare indifferenza dopo il +parricidio, e nascondeva il profondo terrore, che aveva prodotto +nell’anima sua la maledizione materna. + +Aveva fatto uccidere Agrippina per timore dell’odio ch’egli le aveva +inspirato, e morta lo spaventava ancor più. Così lo scellerato trovava +la punizione nel suo stesso delitto. + +Ma, come dissi, non volendo mostrarsi pusillanime, nulla dava a +divedere. + +Colla bella sposa ostentava maggior desiderio di voluttuose ebrezze. +Nelle orgie cogli amici mentiva la più sfrenata allegria. Percorreva le +vie a cavallo, o guidando la biga, e si mostrava ai publici spettacoli, +fiero sempre guardando il popolo, che muto, e quasi irriverente +rimaneva sul suo passaggio, quantunque il Senato fosse stato costretto +ad approvare l’operato di Nerone. + +Nel tempo stesso però segretamente ordinava ad alcuni maghi di fare +certi incanti per scongiurare gli effetti della maledizione. + +Quello che a lui riesciva grave oltremodo era il contegno di Seneca. + +Lo vedeva malinconico, torvo, taciturno; ma dal suo labbro non era +sfuggita mai una sola parola che stimatizzasse l’orrendo delitto. + +Avrebbe preferito ch’egli venisse da lui aspramente rinfacciato, per +potersi sfogare, opponendo all’audacia dell’accusatore, l’audacia +dell’accusato. + +Un giorno, che lo vide presentarsi più cupo dell’usato, non potè +frenarsi, e gli disse: + +— O tenebroso maestro, che hai? Perchè non parli? + +— Ove tace la tua coscienza, — rispose Seneca, — ogni altra voce +riuscirebbe vana. D’altronde parla abbastanza il raccapriccio +universale, ed è inutile che il mio grido di riprovazione s’unisca a +quello dei popoli, che il tuo mal governo, la tua ferocia ha stancati. + +— Ma di questo non vedo la prova. + +— E che sono mai le satire atroci che si scagliano contro di te, e +nelle quali sei chiamato Oreste ed Alcmeone, uccisori delle madri; +Apollo cetratore, che lancia saette; vero discendente d’Enea, perchè +questi portò via il padre, e tu togliesti via la madre? E l’istrione +Dato, recitando in tua presenza, non ha detto forse: Va sano, padre +mio, va sana, madre mia! fingendo l’Imperatore Claudio a tavola, e la +diva Agrippina nuotando? E, rivolgendosi verso il Senato, non aggiunse: +l’orco, ora verso voi addrizza il piede? + +— Tu narri cose ch’io già sapeva, — interruppe, sorridendo, Nerone. — +Si vede che ti racchiudi nel tuo broncio, e vivi solitario, altrimenti +avresti saputo che agli autori di siffatte contumelie perdonai, e +l’istrione, per le sue ardite allusioni, non condannai che all’esilio. + +— Ebbene, se disprezzi tanto quello che contro di te si dice, e si +scrive, a che pro’ avrei parlato? Parlo adesso per riferirti cose nelle +quali tu forse intravedrai la vendetta divina. + +Nerone, nascondendo l’interna trepidanza, dimandò di che egli +intendesse parlare. + +Seneca rispose: + +— Vergogne in Oriente, ove nella ribellata Armenia i nostri soldati +furono condannati all’ignominia del giogo e dove la Soria minaccia +di sottrarsi al dominio dell’Impero. Vergogne in Anglia, dove fummo +sconfitti, e dove due terre delle principali furono poste a sacco con +grande sterminio di romani e dei loro amici. Vergogne nella Gallia dove +il vicepretore Giulio Vindice ha chiamato a rivolta il popolo contro il +dominio tuo. + +— Ebbene, rassicurati, — rispose Nerone, — che in Oriente, in Anglia, +in Gallia, la forza delle nostre legioni farà ragione delle vendette +celesti. Ricordati che l’Oracolo d’Apolline mi fu propizio, e mi +predisse lunga vita, dicendomi che pensassi all’anno settantesimo +terzo, volendo predirmi in quell’anno la morte. Come tu vedi, Apolline, +ch’è Nume anch’esso, mi concede ancora quasi dieci lustri d’esistenza. + +— E sei tu sicuro d’aver giustamente interpetrato il suo responso? + +Nerone, adirato esclamò: + +— O imprudente Maestro, non farti profeta dei danni miei, non spingermi +all’ira, se non vuoi ch’io dimentichi d’aver giurato che a te non avrei +torto un capello. + +— Altra volta te lo dissi, — rispose Seneca con ammirevole calma, — la +morte non temo, e con animo sereno, l’attendo. Uccidimi pure; ma pensa +a vendicare l’onore oltraggiato delle aquile latine. + +Il tiranno invece pensava a cómpito più facile; quello di vendicarsi di +lui. + +Altri funesti avvenimenti vennero però a distorlo dal fiero proposito. + + + + +CAPITOLO XXV. + +La Congiura di Pisone. + + +Era venuto l’autunno, autunno lugubre, di quelli in cui le morte +foglie sono portate via dal vento rigido e quasi brumale, e il cielo +si riveste di quel nuvolo grigio, uniforme, che impedisce al sole di +riscaldare coi suoi raggi la moribonda natura. Alla tetra atmosfera +aggiungasi la desolazione, che spargeva nella città una fiera +pestilenza, che mieteva vittime a migliaia[109]. + +Non si vedevano che agonizzanti e morti, trasportati dai vespilloni +sulle spalle, o distesi su _capuli_[110] o ammonticchiati su rozze +carrette. + +Molti cittadini correvano esterrefatti per le vie e spesso cadevano +colpiti dal morbo, e da tutti fuggiti. Qua e là dalle case uscivano +i lamenti di qualche povero appestato, e i pietosi della famiglia +venivano sul limitare a chieder soccorso di medici e di farmacisti. Non +più feste, non più spettacoli. I patrizii andavano a cercare uno scampo +nelle ville suburbane, o si tenevano chiusi nei loro palazzi, ai quali +era a tutti impedito l’accesso. Male si riconosceva in quelle turbe +spaventate ed afflitte il gaio popolo del _panem et circenses_. + +Ogni giorno i Sacerdoti offrivano sagrifizi ai Numi, e i devoti pagani +gremivano i templi e pregavano dinanzi ai delubri colle braccia levate +al cielo. + +Nelle catacombe i cristiani supplicavano Dio per la salute di tutti, +curando nel tempo stesso gl’infermi, lavorando ad aprire incavature +nelle pareti delle callaje, dove i fossatori seppellivano i cadaveri. + +I due Apostoli Paolo e Luca tutto dirigevano, e fra quelli che più si +mostravano ferventi in quell’opera di carità, notavasi un giovine, che +indossava la candida tunica di neofito. + +Era costui il citaredo Menecrate, che da poco tempo aveva ricevuto il +battesimo. + +Sua madre aveva lottato per dissuaderlo dall’abbracciare la nuova fede; +ma vedendolo fermo nel suo proposito e infervorato nel culto cristiano, +lo aveva lasciato fare. Essa però aveva voluto conservare la religione +dei padri suoi. Menecrate n’era desolato, ma non osava insistere per +indurla a seguire il suo esempio, perchè Paolo gli aveva detto che le +conversioni fatte per riguardo, e non per convincimento, non riuscivano +gradite a Dio. + +Il terribile flagello dava occasione al citaredo di spiegare tutto il +fervore del neofito, portando l’opera sua pietosa dalle catacombe nelle +case visitate dal dolore. + +Facevano sconcio contrasto alla costernazione della città i tripudi +della casa Aurea. + +Nerone sfoggiava nell’ostentazione del buon umore e della +spensieratezza, quanto più forte era in lui l’interno turbamento. + +Talvolta però la stessa sua esagerata ilarità lo tradiva. + +Una sera gavazzava nella _comissatio_ co’ suoi cortigiani, e più +ebro del solito, ora cantava, ora dava la baia a qualcuno, ora si +portava ad atti osceni con Sporo, ch’eragli vicino vestito da donna, e +sollevandogli la tunica lo mostrava nudo agli altri. + +Vedendo Cercopiteco, che sedeva pensieroso e non beveva, gli disse: + +— O Panerote, dacchè è scoppiata la peste, tu non sei più quello. Le +tue paropsidi, i tuoi calici rimangono spesso vuoti. Hai tu forse paura +di morire? + +— Sì, divo Cesare, perchè la morte è così brutta cosa, che a tutti +dispiace, specialmente ai gaudenti. + +— Fatti cuore, e fingi almeno allegria. + +— Io non so dominarmi come tu sai. + +— Oseresti forse credere che in questo momento la mia gaiezza sia +maschera a qualche grave cura? + +— È impossibile che ciò non sia, — entrò a dire Lucano, ch’era presente. + +— Cosa ne sai tu, o misero poeta! — chiese Nerone guardandolo bieco. + +— E chi, — rispose l’altro, — oserebbe supporre il divo Cesare +indifferente alle sventure di Roma? + +I fumi del vino impedirono a Nerone di rilevare il sarcasmo di quelle +parole. + +— E quand’anche piangessi, la morìa non cesserebbe per questo. Tu pensa +ai casi tuoi e non occuparti d’indagare i sentimenti miei. + +— Quello che ti dev’esser riuscito assai doloroso, — entrò a dire +Cercopiteco, — è la perdita della nave che ti portava cose preziose. + +— Vedete, o amici, io son sicuro che i pesci me le renderanno, tanto +sono fortunato. Si beva dunque alla mia fortuna. Viva Bacco, Evoè! + +Alzò il nappo e tosto lo gettò. + +Egli aveva udito nelle altre stanze voci di pianto. + +Sbarrò gli occhi, si fe’ livido in volto e corse via. + +I pianti venivano dalle stanze, in cui dormiva la piccola Claudia, che +giaceva cadavere nella sua culla. + +Da un lato si teneva ancora l’archiatro, che da varii giorni veniva +a visitarla, perchè sofferente, e tentava ancora in quel momento di +richiamarla in vita. + +Dall’altro sedeva la madre, cogli occhi torvi, senza una lagrima, e +con espressione di volto in cui traspariva misto al muto dolore il +rammarico, mentre in fondo alla stanza Egloga, Alessandria ed altre +schiave mandavano grida, si stracciavano le vesti, e si strappavano i +capelli. + +Il tiranno, briaco, barcollante s’avvicinò alla culla e diede in un +urlo da belva. In quello scatto di dolore tradì sè stesso e lasciò +libero sfogo ai rimorsi e alle apprensioni, che con tanto studio aveva +cercato di nascondere. + +Per due volte, come un ruggito, uscì dalle sue labbra questa +esclamazione. + +— La maledizione! La maledizione! + +— Sì, — mormorò Poppea, cogli occhi fissi a terra. + +Essa sembrava irritata contro il marito per aver provocato col +parricidio l’ira dei Numi, la maledizione della vittima. Ma non essendo +l’amor di madre molto possente in lei, che solo sè stessa amava, più +che per le sventure presenti se ne preoccupava per l’avvenire. Forse +potrebbe toccarle la stessa sorte di Claudia, forse potrebbe un morbo +danneggiarla nella bellezza. Potrebbe forse insieme a Nerone esser +precipitata dal trono, e perder così tutto ciò che lusingava la sua +ambizione. + +In preda a sinistri presentimenti, rimaneva seduta, silenziosa, +guardando freddamente il marito, il quale, dopo aver dato in smanie +grandissime, uscì di là, e andò a chiudersi nella sua zotheca. + +Intanto i convitati, udendo dagli schiavi triclinarii della sventura +da cui in quel momento era stata colta la famiglia imperiale, +s’allontanarono mogi mogi dalla casa Aurea. + +Scendevano il colle, ragionando fra loro, e udivano qua e là dei +lamenti, ed imbattevansi in drappelli funebri rischiarati da torcie +resinose. + +Cercopiteco uscì in queste parole: + +— Morti di qua, morti di là. — Oh che allegre cene divennero quelle del +divo Cesare! Oh i deliziosi spettacoli che offre Roma! V’è da far morir +d’indigestione anche l’egizio Polifago, il divoratore di carne umana. + +— La tua ingordigia è messa a dura prova, — gli disse Spettillo +Mirmillone. — Se la dura così, non godrai a lungo dei possedimenti, che +avesti in dono da Cesare. + +— Taci, augello di malaugurio, — interruppe Epafrodito, scrivano di +memoriali, — non vedi come il povero Cercopiteco trema per la paura! È +più morto che vivo. + +E alcuni dei più spensierati e più ebri, i quali allontanandosi dalla +casa Augustale, avevano ripreso il buon umore, e più non pensavano alla +_comissatio_, così tristamente interrotta, e si ridevano della morìa, +circondarono Cercopiteco, imitando le grida e gli atteggiamenti delle +prefiche. + +Panerote, senza sgomentarsi, esclamò: + +— Oh come questa musica m’è grata! Io spero presto di godermela ai +funeri di tutti voi. + +— Costoro m’infastidiscono coi loro motteggi, colle loro risa, — disse +Lucano all’orecchio di Flavio Sverino; — allontaniamoci da codesti +avvinazzati, che neppure la maestà della morte rispettano. + +E preso sotto braccio l’amico, s’allontanarono, senza che il resto +della comitiva se ne avvedesse. + +Dopo aver proceduto per alcuni istanti in silenzio, riprese: + +— Oh come mi riesce grave ormai d’assistere a queste cene; e me ne +asterrei di buon grado, ove non imponesse a me questo sagrifizio +l’obbedienza a mio zio. + +— Ed io ci vengo per non dar sospetti, — rispose Sverino. + +Lucano riprese: + +— La sventura toccata a Nerone temo che danneggi i nostri disegni. Il +popolo è volubile, e passa facilmente dall’odio alla pietà. È capace +di dimenticare la misera fine d’Agrippina per la morte di Claudia. +Egli ieri forse ci avrebbe seguiti per rovesciare dal trono il figlio +snaturato, ma oggi compiangerà il divo Cesare e non vorrà saperne di +ribellarsi a lui in questo momento. + +Flavio Sverino, ch’era giovine ardentissimo, e che anelava al momento +di vendicare la morte di Britannico del quale era stato fervido +partigiano, rispose: + +— Oh non dobbiamo perderci in simili riflessioni. Tutto è pronto +oramai, e il procrastinare riuscirebbe dannoso. Il pretoriano Missizio +persuade nascostamente i suoi compagni a proclamare Imperatore Gneo +Calpurnio Pisone, e il popolo, che lo ama, e lo apprezza, come uno dei +più eccelsi cittadini di Roma, s’unirà a loro per far giustizia dello +scellerato Enobardo, e proclamar Pisone. + +— Vorrei dividere, o Flavio, le tue rosee previsioni, come divido i +tuoi desiderii; ma io non ho fede che l’odio del popolo sia ancora +così forte da farlo insorgere contro la mala signoria. Nerone sa +cattivarselo colla generosità e cogli spettacoli. + +— Fu la volontà dei soldati pretoriani che impose a Roma l’Imperatore +Claudio, dopo il _répete_[111] fatale dei congiurati, che uccisero +Caligola. Così, ucciso Nerone, alzeremo sugli scudi Gneo Calpurnio. + +— Tu conti sui pretoriani, ma non fai calcolo alcuno sopra i soldati +che si trovano nelle Gallie, nelle Spagne ed in altre regioni, che +tentano sottrarsi al dominio di Roma. Il vicepretore Giulio Vindice s’è +posto alla testa delle ribellate legioni delle Gallie. + +— Questo m’è noto. + +— Non sai però che altrettanto si minaccia nelle due Spagne. Lo seppi +oggi stesso da mio zio Seneca. E Sergio Galba, che comanda in quelle +provincia, non è uomo da lasciarsi sfuggire l’occasione per usurpare +il trono di Roma, tanto più che ve lo spinge lo stesso Giulio Vindice. +Quand’anco si riuscisse a porre sul capo di Pisone la diadema dei +Cesari, egli avrebbe in Galba un tremendo competitore. + +— Ragione di più per non ristar dall’impresa. Quando l’opera sarà +compiuta, farà Pisone quello che non fece l’indolente Enobardo, che +pone in non cale il nome e la gloria di Roma. Intanto io ti scongiuro +per la nostra amicizia di non palesare a Gneo Calpurnio questi tuoi +dubbi. Egli che così a malincuore accettò la nostra offerta dopo la +morte di Britannico, potrebbe tornare nell’ostinato rifiuto, e ciò +produrrebbe forse lo scoraggiamento nei congiurati. + +— A ciò, — rispose Lucano, — non posso acconsentire, perchè mi ripugna +di nascondere la mia opinione ed ingannare l’insigne cittadino. E da +ciò dovrebbe rifuggire anche la tua coscienza, o giovine dabbene. + +— No, perchè sono convinto che la nostra impresa avrà felice successo. + +— Ne dubito. + +— E i tuoi dubbi nascondi, poichè potrebbero dagli altri essere +interpretati a mal senso. Ti si accuserebbe forse d’essere entrato +nella congiura per sventarla. + +— Lo pensi tu? + +— Io no. + +— E al pari di te non lo pensa certo Gneo Calpurnio, il quale sa bene +ch’io mi sono unito a voi, non solo per l’orrore che m’inspirarono i +delitti di Nerone, e sopratutto l’eccidio d’Ottavia, ma perchè credo +oggi minacciata la vita mia e quella di Seneca. + +— Certo che hai ben ragione d’essere offeso della severità sua +contro di te, dopo la benevolenza che t’aveva dimostrata. E tutto ciò +pel dispetto che gl’inspira la tua maestria nell’arte poetica, che +pretenderebbe inferiore alla sua. Ma parlami franco, o Lucano, non v’è +forse latente in lui altra gelosia? + +— E quale? + +— Poppea Augusta nutre tuttora per te grande amicizia, e so che ti +protegge, e come poeta ti stima assai. È forse qui la ragione dell’odio +suo. + +— Può darsi, tanto più ch’ella imprudentemente disse a lui che nessuno +poteva superarmi nel verseggiare. Dopo l’esempio d’Aulo Plancio e +dell’istrione Paride tutto ho da temere. + +Sverino soggiunse: + +— La vanità di lui è feroce, quanto la gelosia per le sue donne. + +Così parlando, erano giunti davanti alla casa di Seneca, presso cui +dimorava Lucano. + +— Il filosofo veglia ancora, — disse Flavio, guardando due finestre +internamente illuminate. + +— Egli è uso a rimanere nella zotheca fino a tarda notte. Dopo la morte +d’Agrippina mi diceva un giorno che sentendo di dover morir presto, +voleva dormir meno per vivere di più ed aver tempo di correggere i +sette libri delle _Questioni naturali_, che dedica al suo amico Lucilio +Junio. Esso è omai convinto che lo attende la sorte di Burro, e cadrà +vittima ancor esso della ferocia di Cesare. + +— E perchè, — osservò Sverino, — vuole sacrificarsi, perchè non +abbandona il tiranno, che egli troppo compiacque, assecondandolo anche +negli stessi delitti? + +— Calunnie di Dione Cassio, e del pedagogo Aniceto, alle quali non +conviene prestar fede. + +— In ogni caso, ora ch’egli non è più Pretore, ora che bene o male +ha radunato ingenti ricchezze, dovrebbe andare a godersele tranquillo +nella nativa Cordova. + +— Io glielo consigliai, e mi rispose che se davanti un pericolo può +fuggire un poeta, non fugge uno stoico. + +In questo videro avanzarsi una lettiga, che s’arrestò innanzi alla +casa, e ne discese Seneca. + +Avendo saputa la morte della bambina, erasi recato alla casa Aurea per +visitar Nerone. + +— E lo vedesti? — chiese Lucano. + +— No, rifiutò di ricevermi, e a ciò m’attendeva, poichè ora mi ritiene +profeta di malaugurio. Ma lo sfregio non curo, e mi basta d’aver fatto +quanto m’imponevano la pietà e il dovere. + +Detto ciò salutò Flavio Sverino, che congedandosi, disse a Lucano a +bassa voce: + +— Non conviene tardare. All’opra! All’opra! A rivederci in casa di Gneo +Calpurnio. Vale. + +— Vale, — rispose l’altro. + +E seguì lo zio. + +La prima volta che s’adunarono presso Pisone, il saggio cittadino, +senza che Lucano parlasse, tentò egli stesso di frenare l’impeto +dei congiurati impazienti, tra i quali primeggiava Plauzio Laterano, +insofferente di lasciare ancora invendicata la figlia. + +Il prudente Calpurnio minacciava d’abbandonarli, ove vedesse l’esito +dell’impresa compromesso dalle improntitudini. + +— Già, — egli disse, — corre troppo sulle bocche il nome mio. Isidoro +Cinico mi riferì che nella taverna di Salvidieno Orfido qualcuno +asseriva d’aver inteso a vociferare d’una trama per rovesciare Nerone. + +— Più si tarderà, — osservavano Flavio ed altri congiurati, — e più +correremo rischio d’essere scoperti. + +Mentre così discutevano, senza che riuscisse a Pisone di persuadere gli +amici ardenti, giunse in ritardo Marco Anneo Lucano. + +Dopo aver stretta la mano a Pisone e agli altri, chiamò in disparte +Flavio Sverino, e gli disse alcune parole all’orecchio. + +L’altro, turbandosi, esclamò: + +— Milito!! + +— Sì, lo vidi uscire collo scellerato da una taverna della Suburra e +consegnare a lui un foglio. + +Sverino rimase cogitabondo. + +— Ma tu, — riprese Lucano, — hai fiducia in lui? + +— L’ebbi finora, vedendolo così fervente nell’aiutare la nostra +impresa. E chi sa, forse in quel momento s’adoperava per noi, cercando +di scalzarlo su quanto si fa e si pensa nella casa Aurea. + +— Noi lo sappiamo senza bisogno di lui. Quel tristo poi è uomo astuto, +che compra e non vende. + +— Discaccerò Milito! — esclamò con impeto Flavio Sverino. + +— Sorveglialo, e sarà miglior consiglio, — rispose Lucano. + +Quindi, tornarono a riunirsi agli altri amici, che parlarono della +notizia giunta che le due Spagne s’erano ribellate sotto il comando di +Sergio Galba. + +Lucano narrò come a quest’annunzio Nerone, già eccitato per le sventure +che lo colpivano, fosse rimasto a giacere per molto tempo quasi privo +di sensi, e tornato poi in sè, si fosse stracciate di dosso le vesti, +avesse dato del capo contro le pareti, dichiarandosi spacciato e +prevedendo di perdere l’impero. + +Tutto ciò nell’assemblea diè causa vinta a coloro che chiedevano d’agir +subito. + +— Popolo e soldati, — essi dicevano, — dimostrano apertamente il +loro malcontento contro l’imbelle Cesare, non buono ad altro che ad +assassinare gl’innocenti, a gozzovigliare, a manomettere lo Stato, +e nelle gravi contingenze a piangere come un fanciullo, invece di +sguainare la spada. + +Lo stesso Pisone, associandosi loro, disse che il momento era veramente +propizio per tentar l’impresa. + +E terminò dicendo: + +— Si liberi dunque Roma da tanta vergogna. Sia precipitato dal +trono dei Cesari l’esoso Enobardo. Siete tutti pronti a vincere, e +se fallisse l’impresa ad affrontare coraggiosamente la vendetta del +tiranno? + +— Tutti! — risposero gli altri ad una voce. + +Siccome in quei giorni Nerone, in preda a profondo abbattimento, non +usciva dal suo palazzo, decisero d’introdursi di notte tempo nella +casa Aurea, e trucidatolo nel suo letto, proclamare all’istante Pisone +Imperatore. + +Missizio sollevò dei dubbi su questo progetto, che in caso +d’insuccesso, poteva riuscir fatale ai soldati del pretorio. Gli altri +però infatuati com’erano, e sicuri dell’esito, non gli badarono. + +Stabilito ch’ebbero il giorno e l’ora, si separarono, stringendosi la +mano e ripetendo il grido del congiurati di Caligola, _répete! répete!_ + + + + +CAPITOLO XXVI. + +Il delatore. + + +L’ignominioso abbattimento in cui era caduto Nerone, più che alla morte +della figlia, più che alla maledizione di Agrippina, più che al dolore +delle perdute provincie, doveva ascriversi all’età di Sergio Galba. + +Questo ribelle, che minacciava di sostituirsi a lui nell’impero, +aveva settantatrè anni e l’oracolo d’Apolline gli aveva detto che +si guardasse dall’anno settantatrè. Egli dunque erasi ingannato +nell’interpretazione di quel responso? Dunque la sua ruina era +prossima? + +E dava in ismanie e piangeva per dolore e per rabbia. + +La moglie, ristucca e nauseata per tanta pusillanimità, esclamò un +giorno, quasi indignata: + +— Ma dove andò il fiero Nerone, che così gran fede aveva nella sua +fortuna, che tutti sfidava? Tu dici di non sapere cosa ti resti a fare? +Ebbene, io te lo insegno: segui l’esempio de’ tuoi antecessori, impugna +la spada dei Cesari, chiama alle armi le tue coorti, e va tu stesso a +riconquistare le perdute provincie, a punire i ribelli. + +Nerone la fissò per lungo tempo in silenzio, aggrottando le ciglia, poi +disse: + +— Può essere questo che tu mi dai, saggio consiglio, ma siede male +sulle tue labbra. + +— Perchè? + +— Perchè sposa affettuosa non può desiderare che il marito vada lontano +da lei, e si esponga ai pericoli della guerra. Preferisci esser sola? + +— Sì, preferisco esser sola e saperti conquistatore glorioso, piuttosto +che avere dinanzi a me il miserando spettacolo d’un Imperatore romano +che piange e che trema. + +— Poppea, guardati dai miei sospetti. + +— Rimani dunque con me a perdere vergognosamente il trono e fors’anco +la vita. + +E uscì dalla stanza. + +Malgrado il sospetto geloso, le parole di Poppea avevano prodotto +impressione nell’anima di Nerone, che fe’ venire l’astrologo Babilo, e +gli ordinò di consultare gli astri circa la spedizione, che gli veniva +proposta. + +Babilo obbedì, e come quegli che trovava giusto il consiglio +dell’Imperatrice, interrogò il firmamento, ma gli fece rispondere +quanto voleva. + +Tornò dunque all’indomani coi più felici pronostici. + +— Ma tu sai, o maestro, — disse Nerone, — che l’oracolo d’Apolline +m’esortò a guardarmi dall’anno settantatrè, ch’è l’età di Sergio Galba. + +— E tu, o divo Cesare, che non credi ai Numi, ti dai tanto pensiero +d’un ambiguo responso. Quello degli astri fu chiaro, e deve dissipare +ogni tuo dubbio. Va, affronta i Duci traditori, e vincerai. + +Questa predizione rialzò un poco l’abbattuto spirito di Cesare, ma +non lo decise a condur l’impresa. Pensava l’infingardo che si potevano +riconquistare, senza il suo concorso, le Gallie e le Spagne, come s’era +domata Alessandria, ed in quei giorni stessi l’Armenia e l’Anglia. + +Continuava così a dibattersi tra l’ambizione di mostrarsi risoluto +e forte, e la paura di capitar male; tra il desiderio d’onorare +Poppea Augusta, seguendone il consiglio, e l’idea che questo potesse +nascondere un tradimento, quando dal liberto Doriforo gli venne +annunziato Aniceto, che aveva a comunicargli cosa di grave momento. + +Nerone, che nella sua eccitazione ogni cosa temeva, ordinò che fosse +introdotto sull’istante, e come lo vide prima che l’altro parlasse, gli +chiese trepidante che fosse avvenuto. + +— Divo Cesare, — rispose Aniceto, — tu risparmiasti la mia vita, ed io +vengo a salvare la tua. + +E qui narrò, come pranzando in una taverna della Suburra, avesse +inteso certo Milito, liberto del Cavaliere Flavio Sverino, dire che +le provincie ribelli tornerebbero tra poco sotto il dominio di Roma, +riconquistate da un grande cittadino che succederebbe a Nerone. + +Aveva allora atteso che uscisse, e raggiuntolo per la via, erasi unito +a lui, e fingendosi acerrimo nemico di Cesare, lo aveva supplicato +di palesargli il nome di quel cittadino, che libererebbe Roma dallo +scellerato Imperatore. + +L’altro lo aveva riconosciuto e rifiutavasi di parlare. Ed egli, smessa +la menzogna, gli aveva intimato di dir tutto, se non voleva che gli +venisse strappato il segreto colle torture, promettendogli nel tempo +stesso larga mercede se avesse svelata ogni cosa. + +Preso dalla paura e lusingato dal premio, erasi lasciato subornare, e +rivelava della congiura ordita da Gneo Calpurnio Pisone e i nomi dei +principali congiurati. + +— E chi son costoro? — chiese Nerone che era diventato livido in volto. + +— Ecco la nota, che quel liberto mi portò all’indomani. + +Nerone prese il foglio, che Aniceto gli porgeva, e cominciò a leggere. + +— _Gneo Calpurnio Pisone_: l’ambizioso e superbo cittadino. Assisterò +io stesso al suo supplizio. Questo spettacolo più d’ogni altra cosa +solleverà il mio spirito. _Plauzio Laterano_: infelice! È l’unico +ch’abbia diritto alla vendetta contro di me. _Lucio Cassio, Flavio +Sverino_. Codesti malvagi volevano divorare me e bere il mio sangue +dopo aver divorate le mie vivande e tracannati i miei vini.... Ah +sono ben felice di leggere questo nome _Marco Anneo Lucano_. Questo +_manzer_[112] che si spaccia per figlio delle Muse, ed osa credersi +superiore a me, finirà d’importunarci coi tronfi versi della sua +_Farsalia_. + +E percorsa da capo a piedi la nota, riprese: + +— Veggo qui, giovani Cavalieri, cittadini consolari e perfino qualche +Senatore; ma un nome mi manca; mi manca un nome; quello d’Anneo Seneca. + +Il perverso Aniceto non lasciò sfuggir l’occasione per recare l’estremo +danno al suo nemico, e prese a dire: + +— O divo Cesare, e chi ti dice che qualcosa di questa congiura, dov’è +immischiato suo nipote, non fosse nota anche a lui, e ch’abbia lasciato +filosoficamente correr l’acqua per la sua china? + +— Vera o non vera che sia la tua osservazione, — rispose Nerone, — io +sono stanco di lui, e dopo aver puniti i traditori, offrirò il sangue +dello zio ai Mani del nipote. + +Era da poco trascorso il meriggio allorchè Aniceto, tutto contento +dell’opera sua e con mille nummi entro il marsupio, s’allontanava dal +palazzo dei Cesari. + +Vide dinanzi a sè Sporo, che scendeva, quasi correndo, il Palatino, e +lo chiamò. Ma l’altro finse di non udire, e tirò innanzi, dirigendosi +verso il Fornice Fabiano, dove sappiamo che in una viuzza dimorava +Menecrate. + +Egli si recava sovente dal citaredo, sperando di trovarvi Atte, di cui +l’infelice era sempre innamorato. + +Teneva a riferirle la denunzia del pedagogo, che aveva udito dalla +camera attigua e ciò per farsi merito con lei, sapendo com’essa tenesse +a sottrarre delle vittime alla ferocia di Nerone. + +La sua speranza, il suo desiderio non furono delusi. Antonina mandava +soventi volte Atte a portar soccorsi a Menecrate per lui e per altri +poveri cristiani, e quel giorno Atte era presso di lui. + +Come intese il racconto del giovinetto, lo ringraziò d’essersi posto +con tanto coraggio nel pericolo di provocare l’ira di Cesare, lo baciò +in fronte, e partì sollecitamente. + +E Sporo tornò alla casa Augustale più contento di quel bacio, che +Aniceto de’ suoi mille nummi. + +Verso il tramonto Pisone traversava il vestibolo del suo palazzo in +compagnia d’un suo figlio adottivo Calpurnio Galeriano, quando si fece +loro incontro una donna di prestante persona, avvolta in bruno amitto, +e col gesto impose loro d’arrestarsi. Nel tempo stesso sollevò il +lembo, che quasi interamente le copriva il volto, e si diè a conoscere. + +Era Antonina, che pregò Gneo Calpurnio a tornare in casa, avendo +qualcosa a rivelargli. + +Come furono soli nell’exedra, essa gli partecipò che la congiura era +scoperta, che un liberto traditore l’aveva denunziata ad Aniceto, e +questi a Nerone. + +— Ma ne sei tu sicura? Da chi lo sapesti? + +— Da chi udì la delazione dalla bocca stessa di quel malvagio. Non +frapporre indugio, o Pisone, nasconditi, fuggi che forse a quest’ora il +tiranno avrà sguinzagliati i gregarj per impadronirsi di voi tutti. + +— Io ti ringrazio, o generosa Antonina, d’esser venuta a prevenirmi; ma +io devo dividere la sorte de’ miei amici, e rimango. + +— Per la memoria del fratello mio, che tanto amasti, ascolta il mio +consiglio, cedi alle mie preghiere, vieni con me, io ti celerò nel mio +palazzo in luogo ove nessuno ti troverà. + +— La gente Calpurnia non fugge. + +— Ma tra poco saran qui. + +— Vengano pure, ma non riusciranno ad impadronirsi di me. + +A sua volta esortò Antonina a non lasciarsi cogliere sotto quel tetto, +ed essa, dopo aver tentato ancora invano di dissuaderlo, tornò a calar +sul volto l’amitto, strinse le mani di Pisone, ed uscì desolata. + +Quella che seguì fu lugubre notte. + +I vespilloni, che accompagnavano le vittime della pestilenza, +s’imbattevano per le vie in drappelli di soldati, che trascinavano +carichi di catene i congiurati, colti nel sonno, e strappati dal seno +delle loro famiglie. + +Al sorriso del cielo, tempestato di stelle, rispondeva la terra con +voci di pianto, con grida disperate ed imprecazioni. + +Nerone intanto, chiamati i Consoli, li aveva aspramente redarguiti, +dicendo: + +— Poichè voi, o Consoli inetti, dormite nelle vostre sedie curuli, +mentre si cospira contro il trono e la vita di Cesare; poichè un +pedagogo fu più solerte di voi, spogliate la trabea, deponete lo +scettro, ed io sarò Imperatore e Console, e veglierò sulla sicurezza +mia, come su quella di tutti i cittadini. + +E non permettendo loro di replicar parola, li rimandava. + +Rimase levato e in grande agitazione fino all’ora del _conticinio_, +che vennero a dargli rapporto di quanto le soldatesche avevano operato +durante la notte. + +Quasi tutti i congiurati, di cui Milito aveva dato ad Aniceto i nomi, +erano stati tradotti nel carcere Mamertino. + +Qualcuno però, prevenuto forse del pericolo, era riuscito a fuggire. + +— Forse Lucano? — chiese concitato Nerone. + +Il pedagogo, che adoperandosi per riacquistare viemmaggiormente la +benevolenza di Cesare aveva voluto assistere all’ingresso dei colpevoli +nel carcere, rispose: + +— Esso è prigioniero, o divo Cesare. Mancano soli cinque, tra cui +Plauzio Laterano. + +— Godo che il padre di Rubea sia salvo. Gli avrei perdonato lo stesso. +E Gneo Calpurnio Pisone? + +— È morto. + +— Morto! + +Il Pretore, che conduceva il drappello, narrò che lo aveva trovato nel +suo cubiculo disteso sul letto, tutto bagnato di sangue. Genuflesso, +vicino a lui piangeva il figlio adottivo; ed eransi impadroniti del +giovinetto. + +— A che pro? — disse Nerone: — lo si rilasci in libertà. E gli altri +sappiano che sono condannati all’estremo supplizio, ed io deciderò +quando dovranno morire. Soffrano intanto i tormenti dell’agonia. + +— O divo Cesare, — entrò a dire Aniceto, — vuoi tu che si facciano +indagini per iscoprire chi prevenne i fuggiaschi? + +Il Pretore soggiunse: + +— Seppi dall’ostiario dei Laterano che poco prima di sera la citarista +Atte erasi recata nel loro palazzo. + +— Atte! — esclamò accigliandosi Nerone. — La si vada a prendere e la +si conduca alla mia presenza.... No, — soggiunse poi ravvisandosi, — +sia rispettata la casa d’Antonina. Penserò io stesso ad interrogarla. +Andate. + +E come gli altri furono usciti, si recò negli appartamenti di Poppea, +che dormiva ancora. + +Nello splendido cubiculo il roseo chiaror dell’aurora si confondeva +colla luce delle quattro lucerne del _licnoco_ deposto al piedi del +letto, e di cui i lucignoli odorosi ardevano fiocamente, ma spandevano +ancora profumo soavissimo. + +La bella dormente giaceva supina, nudi il seno e le braccia, le mani +conserte sotto la nuca, la capellatura raccolta nelle maglie d’oro del +reticolo. + +Nerone entrò pian piano, e ritto presso la sponda, rimase ad ammirarla +in quel provocante atteggiamento. + +Poi si decise a destarla, deponendole un bacio sui bianchissimi denti, +che spiccavano attraverso le porporine labbra semichiuse. + +— Desto di già? — chiese Poppea. + +— Vegliai tutta notte. + +— In preda forse alle solite tetre fantasie? + +— No, mentre tu placidamente dormivi ignara del disastro che ci +minacciava, io vegliava per scongiurarlo. + +E qui le narrò della congiura scoperta, come il periglio fosse evitato, +e come i cospiratori fossero caduti in suo potere. + +— E chi sono costoro? + +— Degli altri non ti caglia. Essi potevano avere delle ragioni per +congiurare contro di noi. Ti dirò il nome d’uno solo, che non avrebbe +dovuto portarsi a fellonia siffatta, perchè da te protetto. + +— Protetto da me? + +— Sì. + +— E chi è costui? + +— Marco Anneo Lucano. + +A questo nome la donna rimase muta. Le si leggeva in volto la sorpresa +e il dolore. + +Il marito, colle braccia incrociate, e gli occhi sorridenti per maligna +soddisfazione, si mise a contemplarla in silenzio. + +— È poi vero, — disse Poppea, — ch’egli siasi reso colpevole di tanto +tradimento? + +— T’è grave il credere che quel tristo abbia così mal corrisposto alla +tua benevolenza? + +— M’è grave invece il supporre, o Cesare, ch’io sia la causa innocente +della sua perdizione, e che i tuoi satelliti abbiano voluto porgerti il +destro di liberarti da un uomo odiato, al quale la tua ingiusta gelosia +attribuiva pensieri, che non ebbe mai. + +— Ti ringrazio, o divina Poppea, poichè parlando così tu rafforzi il +mio sospetto, e mi togli dal pericolo d’essere clemente con esso. + +— Sei dunque deciso di metterlo a morte? + +— Ma non trovi tu che unendosi ai nostri nemici, egli mostrò la più +nera ingratitudine? + +— Doveva forse esserti grato dei mali modi, che da qualche tempo usavi +verso di lui? + +— Tu però ti mostrasti benevola sempre con esso. + +— È vero. + +— Lo dichiarasti in mia presenza il più valente poeta che vanti +l’Impero. + +— Questa è la mia opinione. + +— E pretendi che lo lasci vivere? + +Poppea, tornando a posare il capo sul guanciale, rispose bruscamente: + +— Uccidilo dunque se l’umano tuo cuore tiene a procurarsi questa gioia. + +— Purtuttavia qualcosa voglio concedergli per riguardo tuo. Gli lascerò +l’arbitrio di sceglier la morte che più gli aggrada. + +Questa crudele ironia esasperò Poppea, che non potè a meno di +rinfacciargliela con aspre parole. + +L’altro la lasciò dire, e poi, continuando nel tono sardonico, rispose: + +— Tu mi chiamasti Genio del male, ma sei così bella nello sdegno, che +il Genio del male vuol possederti. + +E rimosse le coltri, cominciò a svestirsi. + +— No, — gridò Poppea, balzando dal letto. + +E il matto Imperatore la fece cader riversa sulla _culcita_ dicendo: + +— Voglio che festeggiamo colla voluttà la nostra salvezza. + +Ed essa non potè più svincolarsi dall’amplesso violento di lui. + +Appena Nerone uscì dal cubiculo, Poppea, sdegnata per l’atto brutale, +che in quel momento erale sembrato un oltraggioso scherno, andò ad +immergersi nel bagno di latte, e poi raddoppiò le profumate abluzioni, +perchè il suo corpo le sembrava contaminato da un contatto che le aveva +fatto ribrezzo. + +Era inoltre offesa pei sospetti gelosi del marito, per la grazia di +Lucano, che le aveva rifiutata, e pei crudeli sarcasmi, di cui l’aveva +fatta segno. + +Cessato però il primo impeto, si fece a riflettere che se i congiurati +avessero raggiunto lo scopo, essa sarebbe stata in quel dì stesso +precipitata dalla più sublime grandezza nella miseria o fors’anco nel +sepolcro. + +Chi l’aveva inalzata agli splendori del soglio, chi la circondava +di tutto quel lusso e quelle ricchezze, da cui era lusingata la sua +ambizione, chi l’aveva salvata era Nerone, e si sentiva ingiusta verso +di lui. + +Cangiò dunque internamente opinione, dimenticò le offese, e abbandonò +il poeta alla sua sorte. + +Ma la superbia non le consentì di addimostrare al marito questo suo +ravvedimento, a lei consigliato dall’egoismo. + +Nerone, stanco della veglia agitata, erasi posto a dormire sopra un +lettuccio. + +Come fu desto, venne il liberto Doriforo ad annunziargli la visita di +Seneca. + +— Sentiamo, — disse, — cosa brama da me questo sinistro profeta. +Esso si mostra bene audace, se è vero quanto asseriscono alcuni, +ch’egli avesse sentore della congiura. Spero che ciò sia per liberarmi +finalmente di lui. + +E passò nel gabinetto, dove l’attendeva il maestro sereno e tranquillo. + + + + +CAPITOLO XXVII. + +La fine d’uno stoico. + + +— Salve, o maestro, — cominciò Nerone adagiandosi sopra un lettuccio, +e poggiando il gomito sul cubitale. — Come tu hai visto, non ebbi +bisogno di seguire il consiglio dell’astrologo Babilo, il quale mi +diceva che la cometa apparsa nei dì passati era presagio funesto per +qualche grande personaggio, e che i Re sogliono scongiurare quella mala +influenza, mettendo a morte i più cospicui cittadini. Lo stesso rimedio +suggeriva a me. Prima la congiura di Benevento, ed oggi quella di Gneo +Pisone, mi porsero il destro d’adoperar quel rimedio, e colpir per +giustizia e non per tradimento. + +— Ed io vengo a rallegrarmi della tua salvezza. + +— O a provocare piuttosto la mia clemenza. + +— Per chi? + +— Per tuo nipote Lucano, e fors’anco per te. + +— Nè per l’uno nè per l’altro. Se è vero che Lucano si rese colpevole +di fellonia, dev’esser punito. Quanto a me, dimmi, o Cesare, perchè +dovrei implorarla. Forse i miei nemici vogliono rappresentarmi a te +come implicato nella stessa congiura? + +— Tu non dicesti un giorno ad Antonio Natale queste misteriose parole: +_Monarca che del gladio non sa far uso è destinato a morir di gladio_. + +— È vero. + +— Spiegane il senso occulto. Intendevi forse parlare di me? + +— Non lo nego. Tu hai nelle tue mani la gloria e l’ignominia, la vita +e la morte. Se tu seguirai l’esempio, che ti lasciarono i Cesari, +e condurrai gli eserciti alla vittoria, riconquistando le provincie +perdute, sarai grande, sarai amato dal popolo romano. Ma se rimarrai +inerte, i Galba, i Vindice, verranno ad assalirti nel tuo stesso +palazzo, e sarai perduto. Non illuderti che il popolo e i soldati +vengano a soccorrerti in quel periglioso momento. Le masse abbagliate +dal coraggio e dall’ardimento de’ tuoi nemici, s’uniranno loro, +dimenticando i tuoi benefici, e non ricordando che le colpe. + +— Si direbbe in verità che tu hai la coscienza tranquilla, perchè osi +parlare così aperto dinanzi all’uomo che diffida di te. + +— Parlerei lo stesso sotto la tortura, perchè più della vita mi stanno +a cuore la fama dei Domizii, la grandezza di Roma. + +— Di questi sentimenti ti rendo grazie. E quanto al resto, prenderò +consiglio dai sentimenti miei. + +Quantunque riconoscesse la saggezza di quelle osservazioni, pure +l’animo intollerante di Nerone si sentì più sdegnato che mai contro +Seneca pel suo franco parlare. + +Ma l’ira nascose, e per lungo tempo continuò a conversare di cose +indifferenti. + +L’altro, prima di partire, gli dimandò cosa intendesse fare dei +prigionieri, ed egli rispose che quel giorno stesso subirebbero tutti +l’estremo supplizio. + +— E non vuoi prima interrogarli? — osservò Seneca. + +— È inutile. Sono tutti convinti di fellonia. Vorresti forse che +facessi grazia al tuo nipote? — soggiunse nella speranza di poter +rispondere con un rifiuto, ed umiliare in questa guisa il maestro. + +— Io nulla dissi, — rispose questi pacatamente. + +— Lucano, — riprese Nerone, — sconobbe i miei benefizi e fu doppiamente +traditore. Per riguardo tuo io lascierò a lui la scelta della morte che +più gli conviene. + +Seneca non rispose, e poco dopo si congedò. + +Il tiranno fe’ venire Granio Silvano, Tribuno d’una coorte pretoriana, +e gli ordinò di portare la sentenza nel carcere. + +Questa condannava alcuni ad esser chiusi in un sacco di cuoio e gettati +nel Tevere, gli altri ad avere mozzo il capo, meno Lucano, a cui era +concessa la scelta del supplizio. + +Il divo Cesare teneva a mantenere le sue promesse anche nella ferocia. + +Lucano volle imitare lo sventurato amico Pisone, e si fe’ aprire le +vene. + +Il periglio corso dal suo diletto Nerone aveva talmente inferocita la +vecchia Domizia, che a lei non bastavano le vittime immolate, e avrebbe +voluto che si cercassero i colpevoli sfuggiti alla giustizia, e che +la vendetta di Cesare s’estendesse anche a tutti quelli, che potevano +cadere in sospetto di connivenza coi congiurati. + +In questo senso essa instigava il tiranno, e lo esortava a non prestar +fede a Seneca, a chiamare Atte in giudizio, come quella che forse aveva +prevenuto il Laterano, ed altri ancora, e a mostrarsi severo colla +stessa Antonina, di cui erano noti i rapporti con Calpurnio Pisone, e +alcuni dei suoi fautori. + +Nerone si mostrava proclive ad uniformarsi all’opinione di lei; ma +riguardo alle due donne si limitava a rispondere: + +— Vedrò. + +E un giorno si presentò al palazzo d’Antonina, più per desiderio di +riveder lei e la sua citarista, che per intenzioni ostili. + +Trovò la vergine signora seduta sovra uno di quegli scranni, che i +romani chiamavano _sella_, ed intenta, colla rocca infilzata nella +cintura e il fuso in mano, a torcere filamenti di lana, mentre Atte col +suono del _simikion_ e col canto rendeva a lei meno uggioso il lavoro. + +Allorchè comparve l’Imperatore, si levarono in piedi, ed Atte mosse per +ritirarsi. + +Nerone però le impose di rimanere, e rivolto ad Antonina, soggiunse: + +— Permetti a me che interroghi in tua presenza costei? + +L’altra acconsentì, chinando rispettosamente il capo. + +— Per opra tua, — disse Cesare, rivolgendosi nuovamente ad Atte, — +qualcuno dei congiurati fu sottratto alla scure del carnefice. + +La citarista impallidì, e rivolse gli occhi verso la sua signora, quasi +chiedendole se dovesse confessare o mentire. + +Ma quella titubanza l’aveva diggià tradita. + +— Sei tu: — riprese Nerone. — Quand’anche non lo avessi saputo, il tuo +imbarazzo me lo avrebbe in questo momento rivelato. Ma rassicurati, io +non ti punirò per questo, e neppure ti chiederò i nomi delle persone +che tu salvasti. Dimmi soltanto come ti venne fatto di sapere che in +quella notte doveva la giustizia colpire i felloni. + +Nuovo turbamento d’Atte, che avrebbe dovuto denunziare Sporo, e ciò non +voleva. + +Antonina venne in soccorso di lei, e rispose: + +— Io le dissi che una congiura contro di te era stata scoperta, e +che quella notte istessa dovevano i congiurati cadere in mano della +giustizia. Mossa da pietà, diedi incarico a lei di recarsi ad avvertire +quelli, di cui m’erano stati riferiti i nomi. + +— E da chi? + +— Come lo seppi, non ti dirò, o Cesare. S’è fallo d’aver risparmiato il +lutto di qualche famiglia, tu hai dinanzi a te chi commise quel fallo, +e ciò ti basti. + +— Non mi basta. Convien ch’io sappia chi si fa delatore de’ miei +segreti. + +— Hai d’intorno a te un popolo di schiavi, di sibariti, d’istrioni, e +d’etère, e ti fa meraviglia di vedere divulgati i tuoi pensieri, che tu +confidi a gente, che per danaro ti serve, e può per danaro tradirti? + +— Dunque fu compro da te col danaro qualcuno dei miei cortigiani. + +— Per commettere un’opera pietosa, salvando quei miseri, quantunque +colpevoli, avrei fatto anche questo; ma nol feci. Io dai tuoi +cortigiani nulla ho saputo. + +— Ma dimmi chi fu, dimmi chi debbo punire. + +— Me sola. + +— No, la tua fu pietà, tu non sei colpevole, e quand’anche lo fossi, +dinanzi a te s’arresterebbe la mia giustizia, o bella Antonina. Il reo +fu colui che ti rivelò i segreti ordini miei, e poichè tu, generosa, +non vuoi dirmi chi fu, saprò scoprirlo ben io, e avrà il gastigo che +merita. Quanto a te, o citarista, ti perdono perchè obbedisti agli +ordini della tua signora, e perchè non dimentico le passate ebrezze. + +Atte, durante quella conversazione, lo aveva continuamente fissato +malinconicamente. + +Di questo accortasi Antonina, poichè Nerone fu partito, le dimandò se +per sventura l’amasse ancora. + +La citarista rispose: + +— Se racchiudessi nell’anima mia il colpevole sentimento, non avrei +abbracciata la croce, non avrei chiesto il battesimo, sarei fuggita +piena di vergogna lontana da te. Io non provo per lui che profonda +pietà, come comanda il vangelo di Cristo. + +Nerone continuò per alcuni giorni a fare indagini per scoprire chi +avesse avvisata Antonina; ma poi, distratto dai piaceri ed in preda ad +altre preoccupazioni, non ne fece più caso. + +Allora Sporo, il vero colpevole, che tremava e stava sempre sull’avviso +per esser pronto a fuggire, si sentì rassicurato. + +Buon per esso che Aniceto e Domizia non si curavano di lui, anzi +si guardavano bene dal molestarlo, sapendolo così caro a Cesare, +altrimenti avrebbe corso gran pericolo, tanto più che il primo lo +aveva visto correr giù dal Palatino quel giorno stesso in cui vennero +denunziati i cospiratori. + +Altra vittima più cospicua volevano quei due spiriti malefici, e +finirono per ottenerla alimentando i sospetti di Nerone. + +Questa vittima era Anneo Seneca. + +Una sera stava il filosofo cenando in compagnia di Pompea Paolina sua +moglie, ed alcuni amici suoi discepoli, allorchè s’udì intorno alla +casa un rumore insolito. + +Poco dopo comparve nel triclinio il Tribuno Granio Silvano, che a nome +di Cesare impose al filosofo di morire. + +A tale annunzio balzarono in piedi i discepoli, come se volessero +difendere il loro maestro, e Paolina, gettando un grido, andò ad +abbracciarlo. + +Seneca, ch’era rimasto tranquillamente seduto, impose agli amici ed +alla moglie di calmarsi. + +Quindi, rivolto al Tribuno, gli dimandò quando e come dovesse morire. + +— Il ferro, o il veleno, — rispose l’altro, — purchè il sole di domani +non ti trovi più vivo. + +— Sta bene. + +— Avverto, — riprese Granio Silvano, — che gli _astati_[113] circondano +la tua casa. Ogni tentativo di fuga sarebbe vano. + +— Riconduci pure i tuoi soldati, — rispose Seneca con alterezza. — Gli +stoici come Seneca, non fuggono davanti alla morte. Fuggono i vili, +come Claudio Nerone. + +Il Tribuno, che divideva forse l’opinione del maestro, non rilevò +l’insulto contro l’Imperatore, e rispose: + +— T’ammiro, e alla tua parola m’affido. + +E se n’andò cogli astati. + +Seneca, fervente apostolo dello stoicismo, vedendo la moglie e gli +amici profondamente costernati, disse loro: + +— Perchè affliggervi così? Ciò doveva succedere. Voi sapete che Dio +la cui essenza è impenetrabile, come sorgente di tutte le cose viene +chiamato Natura, come causa delle cause vien chiamato Destino, come +reggitore del mondo è detto Provvidenza. Lo stoico Giusto Lipsio diceva +che la Provvidenza di Dio è il Proconsole che decreta e condanna, il +Destino è il littore che proclama ed eseguisce la sentenza; Dio aveva +decretata la mia morte, e il Destino m’uccide per mano di Nerone, che +avendo messi a morte la moglie, la madre, il cognato, il figliastro, +non poteva risparmiare il maestro. + +A questo punto venne interrotto da Pompea Paolina che protestò di voler +morire con lui. + +Sentendo il ferale proposito, Seneca e gli altri cercarono +dissuadernela. + +— Vivi, o Paolina, — gli diceva il marito, — e ti consoli della mia +perdita il pensiero che menai sempre vita onorevole. + +Ma la coraggiosa donna si mostrò irremovibile; e Seneca, per quanto +stoico, commosso fino alle lagrime, la strinse fra le braccia, +esclamando: + +— Moriamo! + +Continuò poi con mente serena e tranquilla a conversare cogli amici, +inculcando loro di rimanere sempre saldi nelle dottrine di Zenone +di Cizico per far argine alla setta invadente degli scettici, e alla +corruzione dei costumi romani. + +— Abbiate, — diceva loro, — la cautela di evitare gli errori, la +circospezione nell’assentire, l’attenzione nel sospendere il giudizio, +la resistenza nel lasciarvi convincere, perchè potreste essere +aggirati da contrarii argomenti, l’avversione al falso, e finalmente la +sommissione della mente alla sana ragione. + +Dopo avere inculcato loro queste massime, che formavano la dialettica +degli stoici, diede commiato a’ suoi giovani discepoli. + +Essi non avrebbero voluto abbandonarlo, ma Seneca li persuase ad +allontanarsi, perchè la loro presenza, lungi dal confortarlo, +lo avrebbe turbato, ed egli aveva bisogno di calma per morire +coraggiosamente e contraporre l’eroismo della vittima alla viltà +dell’assassino. Ciò detto aggiunse: + +— Ricevete dunque l’ultimo vale, e ricordatevi d’onorare sempre +la memoria mia e quella della donna impareggiabile, che vuole +accompagnarmi nel sepolcro. + +I discepoli partirono muti e sconsolati. + +Allora Seneca, rivolto alla moglie, le disse: + +— Tu forse, o diletta mia, facesti troppo a fidanza colla forza +dell’animo tuo. Io ti guardo, e ne’ tuoi occhi spaventati, +nell’alterazione dei tuoi lineamenti leggo chiaro il terrore della +morte. Abbandona il funesto progetto. + +— Non dirmelo, o Anneo. Io non ho la tua fermezza, son donna, ed +è naturale che la morte mi faccia paura; ma non posso, non voglio +dividermi da te. + +Seneca tentava ancora di persuaderla, allorchè gli fu annunziato il +cristiano Paolo. + +La donna si ritirò nella sua stanza e fu introdotto l’Apostolo. + +Questi, passando per via, aveva visto la casa circondata dai soldati, +che gli avevano impedito d’entrare. + +Aveva allora continuato innanzi, ma poi, in preda a sinistro +presentimento, era tornato indietro, e più non trovando le guardie, +dimandava all’ostiario la ragione della loro presenza, e da lui aveva +tutto saputo. + +— O maestro, — disse entrando, — la ferocia di Cesare è venuta a +dissetare anche qui la sua sete di sangue. Il povero Paolo, com’è +dovere di tutti i seguaci di Cristo, viene a portarti la parola del +conforto e del vero dolore. Egli, se vuoi, viene a salvarti, perchè non +dimenticò mai la tua benevolenza verso di lui. Tu puoi risparmiare a +Cesare un nuovo delitto, e sottrarre la tua compagna alla morte. Venite +con me, e vi condurrò in luogo, ove gli Aniceti e tutti i satelliti del +tiranno non vi troveranno per certo. + +— Ti sono riconoscente, o Paolo, di questa pietosa intenzione, +— rispose Seneca. — Ma quand’anco non fossi deciso a morire, ed +accettassi la tua proposta, credi tu facile cómpito il deludere +la vigilanza di Nerone? I soldati partirono, ma occulte spie +sorveglieranno la mia casa. Saremmo sorpresi, e vi sarebbero tre +vittime invece di due. + +— È sacro dovere il tentarlo. Cesare non è padrone della vostra +esistenza come non lo siete voi due. Essa appartiene a Dio. + +— Il Fato vuole che noi moriamo, e conviene obbedire al suo decreto. + +— Erronea massima degli stoici è questa, che sancisce ogni crimine. +Dunque Nerone uccidendo la madre, la moglie, il cognato, e tanti altri, +non fece che eseguire i decreti del Fato? + +— Sì, perchè il destino lo volle malvagio. + +L’Apostolo, coprendosi il volto colle mani, esclamò: + +— Oh errore abominevole e sacrilego! E tu puoi nutrirlo, tu tanto +saggio, tu che scrivevi un giorno non esservi mente sana senza +Dio[114]. + +E qui Seneca tranquillamente, come se non fosse vicino a morte prese a +difendere le sue dottrine contro Paolo, che le confutava coi precetti +del Vangelo. + +La loro discussione fu interrotta dall’arrivo di Stazio Anneo, medico +ed amico di Seneca, che lo aveva fatto chiamare perchè aprisse le vene +a lui ed a Pompea Paolina, e li assistesse nell’agonia. + +Nel desiderio di salvar la vita all’illustre filosofo, la cui +intercessione presso l’Imperatore l’aveva ridonato a libertà, e nella +speranza di convertire un giorno lui e la moglie alla fede cristiana, +l’Apostolo prima di partire tentò ancora d’indurlo a fuggire. Ma Seneca +non si lasciò persuadere, e all’osservazione di Paolo che egli non +curava la morte, perchè non credeva all’eternità dell’anima, rispose: + +— T’inganni, io non divido le opinioni di Cleanto, nè di Crisippo[115]. +L’anima è eterna, ed è tempo che la mia si sciolga dai vincoli terreni +per vagare eternamente insieme a quella dell’amata compagna nelle +regioni dell’infinito. + +Circa un’ora dopo, dal braccio di Paolina, distesa sopra un lettuccio, +con impeto sgorgava il sangue, riversandosi entro un catino d’argento +tenuto da una schiava. + +E Seneca che le stava vicino, e di cui il sangue più lentamente +scorreva, accorgendosi che essa orribilmente soffriva, tornò a +scongiurarla di risparmiargli almeno lo strazio di vederla in quello +stato, e le impose di lasciarsi trasportare nelle sue stanze e farsi +dalle schiave ristagnare le ferite. + +E Paolina obbedì[116]. + +Seneca, malgrado le sofferenze, che aumentavano col diminuire delle +forze, si mise a declamare un inno all’anima. + +Quindi, per troncare quella lenta agonia, dopo essersi fatto aprire le +vene dei piedi si fe’ porgere da Stazio Anneo una pozione di cicuta. + +Al dolore delle ferite s’aggiunsero allora gli spasimi del veleno. + +Non potendo più reggere, si fe’ trasportare a braccio nel _caldario_, e +tuffare nell’acqua, di cui prese a spruzzare il medico e gli schiavi, +che gli erano d’intorno, dicendo che faceva una libazione a Giove +Liberatore. + +Finalmente cominciò ad ansimare sempre più forte, finchè fu soffocato +dall’aria calda sprigionantesi dai tubi, ch’erano sotto il pavimento. + +Il dì seguente il suo corpo fu arso senza pompa, com’egli aveva +lasciato scritto nel suo testamento. + +Credeva Nerone di vivere tranquillo dopo la morte di Seneca; ma non +glie lo consentivano l’audacia di Vindice e di Galba, e le turbolenze +del popolo romano. + + + + +CAPITOLO XXVIII. + +La viltà di Cesare. + + +Alla prima notizia che dal vicepretore Vindice venivano sollevate le +Gallie, Nerone aveva dimostrato somma indifferenza, e a quelli che +gli presagivano la perdita del potere, rispondeva scherzando ch’ogni +articella trova recapito in qualunque parte del mondo, e che dell’arte +lautamente vivrebbe. + +La ribellione di Galba era stata per lui, come vedemmo, colpo più +fatale, ed erasi dato in preda alla disperazione e all’abbattimento. + +Purtuttavia faceva il sordo ai consigli di coloro che lo spingevano +a recarsi egli stesso alla testa delle legioni per conquistare le +provincie perdute. + +Fatto uccider Seneca, ch’era fra quelli che più lo molestavano a questo +riguardo, sperava d’imporre silenzio agli altri, e viver beato nella +sua ignavia, lasciando alle legioni il cómpito di combattere i ribelli. + +Non tardò però, ad accorgersi come andasse crescendo il malcontento +del popolo. I suoi fidi gli riferivano che dappertutto si biasimava +apertamente la condotta di lui. Anche i Padri Coscritti a lui così +devoti, si mostravano severi nel giudicarlo. La sua coscienza gli +diceva d’essere caduto in grande discredito; ma più che alla voce +della coscienza gli giovava prestar fede alle parole d’Aniceto, che +per acquistare ascendente sempre maggiore, lo incoraggiava nella +pusillanimità, e lo esortava a non allontanarsi da Roma, dove la sua +presenza era necessaria. Lo assicurava poi essere per lo meno esagerate +le notizie, che gli riferivano circa il contegno del popolo. + +— Dagli pane e spettacoli, — diceva l’impostore, — e il popolo sarà +felice che tu non parta. + +Nerone non dimandava di meglio, e ricominciarono i giuochi del Circo, +gli spettacoli sulle publiche vie, le feste notturne. Ma tutto ciò +valse invece a persuaderlo che Aniceto non aveva detto il vero. + +Un giorno ch’egli recavasi in gran pompa al circo Massimo guidando i +dieci cavalli, la plebe, che da molto tempo lo lasciava passare senza +acclamarlo, e guardandolo con aria di sprezzo, cominciò a reclamare ad +alta voce le provincie perdute. + +— Prendi il gladio, — gli si gridò. — Va, combatti! Combatti! — +Abbandona gli ozii, conduci le nostre legioni alla vittoria! — Parti +per le Gallie! Rendi a Roma le sue provincie. — Parti! Parti! + +Udì anche qua e là acclamare a Sergio Galba, e tornò al Palatino pieno +di sdegno contro tutti, quantunque la coscienza gli dicesse che le +turbe avevano ragione. + +Finalmente un giorno si sparse la voce che l’Imperatore aveva ordinato +d’armare una legione, aumentata da un corpo d’ausiliari e da un +distaccamento di cavalleria, e ch’egli sarebbe partito alla testa di +quei diecimila soldati. + +Venne di fatto bandito il decreto che il popolo, tribù per tribù, si +presentasse a dare il nome, e giurasse d’obbligarsi alla milizia. + +Pochi obbedirono; e forse erano quelli che avevano meno gridato. + +Nerone allora, quasi volesse vendicarsi della plebe e dei patrizii, +che volevano costringerlo a partire, impose a tutti i capi di famiglia +di cedergli un numero di schiavi, e i migliori che avessero, ed i più +idonei, non eccettuati nè i _Dispensatori_ nè i _Cancellieri_[117]. +All’ordine dei Senatori e dei Cavalieri ordinò che concorressero alla +spesa con parte delle loro entrate. + +I forestieri costrinse a pagare al Fisco subito le pensioni d’un anno, +esigendo da essi monete coniate di nuovo argento coppellato, e d’oro +affinato e puro. + +Contro siffatte angherie molti si ribellavano, dicendo che se Nerone +aveva bisogno di denaro, doveva farsi rendere quello pagato ai suoi +satelliti, alle sue spie. + +Questi, ed altri più gravi biasimi, s’udivano nei publici ritrovi. +Isidoro Cinico, che altra volta aveva mancato di pagar cara la sua +audace franchezza, ed era stato perdonato per uno di quei tanti +capricci di generosità, che saltavano al pazzo tiranno, continuava +nelle sue imprudenti diatribe. + +Era però giusto ne’ suoi apprezzamenti, e mentre biasimava le +estorsioni di Nerone, fatte in un momento in cui tutti soffrivano per +la grande carestia, criticava il popolo, che aveva tanto gridato per la +grandezza di Roma, per la riconquista delle provincie perdute, e poi al +decreto di Cesare, che lo invitava a presentarsi per formar la legione, +nessuno obbediva. + +— Perchè non ci fidiamo di lui, — rispose un giovine Cavaliere ch’era +dei più violenti. — Credete voi ch’egli sia veramente deciso d’imitare +l’esempio dei gloriosi suoi antecessori? Credete che andrà a combattere +per riconquistare le Gallie e le Spagne? + +Salvidieno Orfido, che sentendosi già in colpa per aver fatto sotto +la sua casa tre botteghe, che affittava a forestieri, senza averne +ottenuta licenza, dava, come suol dirsi, una bôtta al cerchio e l’altra +alla botte, cercando nel tempo istesso di scusar Cesare, e non cadere +in sospetto di quelli che frequentavano la taverna, ch’egli dava a +fitto, entrò a dire timidamente: + +— Io non ne dubito, perchè ha preso per sè l’autorità dei due Consoli, +dicendo che l’impresa doveva essere compiuta da un Console solo. +Inoltre, i preparativi.... + +— Di questi non parlare, o Salvidieno, — interruppe Isidoro, — perchè +muovono a sdegno. Nessuno dei nostri conquistatori, recandosi a +guerreggiare si prese certo la briga di trasportar seco organi ed altri +istrumenti musicali, e condurre una schiera di meretrici, cangiate +in Amazzoni, coi capelli tosati a guisa d’uomo, e armate di scuri e +targhe, come vuol fare costui. + +— Ciò prova, — riprese il Cavaliere, — ch’egli anche partendo, farà +suonare gli organi, e non le trombe, giacerà invece di combattere, +cercherà i piaceri, e non la vittoria. + +Il Cinico riprese: + +— A questo penseranno le nostre invitte legioni, e Cesare tornerà +coperto d’ignominia, e si procaccerà nuovo tesoro d’odio così nelle +Gallie che in Roma, tanto più se prima di partire porrà ad effetto i +suoi fieri divisamenti. + +E qui narrò d’aver inteso, ch’egli, inferocito per essere costretto +a lasciare gli ozii della casa Aurea, voleva emanare l’ordine che si +spedissero successori ai Governatori delle provincie, e questi messi a +morte, come se fossero altrettanti congiurati; che venissero tagliati +a pezzi tutti gli sbanditi e i Galli ch’erano in Roma, i primi perchè +non avessero comunicazione coi popoli ribelli, gli altri perchè fautori +della propria nazione. + +Diceva inoltre ch’egli volesse dare le Gallie in preda ai soldati, +avvelenare i Senatori, e aprir le gabbie alle fiere, ch’erano ne’ suoi +giardini, e sguinzagliarle tra il popolo. + +— A tali enormità non posso prestar fede, — osservò il giovine. + +— E neppure io, — soggiunse Salvidieno Orfido. + +— Io, invece, lo credo capace di tutto, — rispose il Cinico. — +Per soddisfare al suoi istinti sanguinarii non s’arresta davanti a +qualsiasi scelleratezza, come per accumular danaro, e spenderlo poi in +sfrenate grandezze, in piaceri, in bagordi, non ha difficoltà alcuna +d’estorcerlo anche a quelli che più ne sono sprovvisti. È generoso +talvolta, è vero, ma quando ciò giova a lusingare la sua ambizione. + +— Ma con te fu clemente, — osservò Salvidieno, — come lo fu con tanti +altri. + +— In quel momento forse la sua ferocia dormiva, ed il suo spirito si +trovava in condizioni serene. E poi la clemenza nulla a lui costa. La +carità invece, che costa danaro, è virtù che poco gli garba. S’adopra +forse per alleviare i danni della carestia? S’attendeva ansiosamente +una nave partita da Alessandria, e la si diceva carica di granaglie. +Invece portava _hafe_[118] che doveva servire a’ suoi lottatori. La +carità di Cesare comincia e finisce _ab ego_. + +Continuarono a discutere calorosamente se avessero ragione o torto +quelli che di Nerone non si fidavano e negavano obbedire al suoi +decreti, quando entrò nella taverna l’Apostolo, accompagnato da +Menecrate. + +Dietro alle botteghe v’era nella stessa casa un piccolo ospizio, dove +Paolo da qualche tempo aveva preso alloggio, e dove tra gli altri +forestieri, greci e latini, dimoravano due cristiani di Efeso, marito e +moglie, ed una loro figlia. + +A quest’ultima Menecrate insegnava a cantare al suono della cetra. + +Salvidieno chiamò l’Apostolo e gli disse: + +— Sentiamo l’opinione del saggio cristiano. Qui taluni sostengono che +in odio a Cesare non convenga sottomettersi ai suoi decreti. + +Paolo, rivolto agli astanti, rispose: + +— Rendete a Cesare ciò ch’è di Cesare e a Dio quel ch’è di Dio. +Obbedite ai vostri superiori, per quanto siano gravi le loro colpe, e +di queste lasciate giudice Iddio. + +E senz’altro aggiungere andò innanzi, e scomparve insieme al suo +compagno per una porticina, che dalla taverna metteva nel piccolo atrio +tuscanico dell’ospizio. + +— Il cristiano, — osservò Isidoro quando Paolo fu partito, — ha paura. +Egli pensa ai leoni, che attendono nell’anfiteatro dietro i cancelli di +bronzo la carne dei nazareni. + +— O Cinico, — osservò Salvidieno, — tu non la perdoni ad alcuno. + +Intanto passavano i giorni, Nerone continuava a profondere denaro negli +apparecchi per la spedizione, senza decidersi a partire; e la legione, +per la quale venivano imposti così gravi balzelli, rimaneva accampata +nelle remote parti di Roma oziosa ed impaziente. + +Il malcontento andava sempre aumentando nei cittadini come nei soldati, +e minacciava di tramutarsi in aperta ribellione. + +Ma l’ignaro Imperatore, lusingato sempre dalle menzognere assicurazioni +d’Aniceto, non se ne dava per inteso. + +Tutti gli altri lo biasimavano, compresa la vecchia Domizia, la quale +acciecata da sviscerato affetto per lui, come lo aveva istigato +al delitto per salvarlo da’ suoi nemici, voleva adesso spingerlo +all’eroismo per l’onore della sua stirpe. + +— Smetti codesta viltà indegna d’un Domizio, — gli disse un giorno la +zia: — va, parti, che il popolo freme, fremono i soldati. + +— E a te che importa? — interruppe bruscamente Nerone. + +— Insensato! Non vuoi tu che mi stiano a cuore la tua gloria, la tua +salvezza? + +— Sì all’una che all’altra provvederò ben io. + +— Vi provvederai forse, — rispose fissandolo con sarcastico sorriso +Domizia, — lasciando inoperosi i legionarii, e tu restando neghittoso +fra gli amplessi di tua moglie e delle tue concubine. Vuoi che il +maledetto Galba venga a sfidarti fin sotto le mura di Roma? Hai +dimenticato l’oracolo d’Apolline? + +— Udrai fra poco com’abbia saputo renderlo bugiardo colla morte del mio +nemico. + +— So che per disfarti del tuo avversario, il quale apertamente ti +sfida, hai dato incarico segreto a’ tuoi Procuratori di farlo uccidere, +invece di correre a debellare le legioni ribelli, e infliggere +all’audace la vergogna della sconfitta. Egli però è troppo ben +custodito dai suoi fidi, e vive sicuro di succederti al trono. + +— Te lo disse forse egli stesso? — chiese ridendo Nerone. + +— Me lo dicono i presagi. Me lo dice la profezia in versi d’una pura +vergine, che gli fu letta a Cludia da un Sacerdote di Giove, la quale +annunzia che un giorno il Principe e Signore del mondo nascerebbe in +Spagna. + +— Questa è fola. + +— Ma che basta a renderlo forte ed ostinato nel suo divisamento. E +siffatto vaticinio tu lo ignoravi. + +— Sì, — mormorò turbandosi il tiranno superstizioso. + +— Quell’Aniceto, che t’avvalora nell’inazione, si sarà guardato bene +dal fartene parola, come avrà taciuto che i legionarii, i quali hanno +giurato fede a Galba, e poi pentiti volevano tornare all’obbedienza di +Cesare, si sono di nuovo sottomessi al Duce ribaldo. I tuoi cortigiani +conoscono bene il tuo debole e ne approfittano per farti credere quello +che vogliono. Tu dai loro ascolto, e chiudi l’orecchio alle improperie +che ti lancia il popolo, e ti compiaci della tua codardia, che ti fa +preferire la vendetta vigliacca ad impresa gloriosa. + +Nerone, vedendosi così giustamente giudicato, e con tanta veemenza, +non avendo ragione da opporre, andò sulle furie e balzato in piedi, +esclamò: + +— E sei tu che così parli, audace vegliarda, tu che tante volte mi +spingesti al delitto? + +L’altra, gridando più forte di lui, interruppe: + +— Sì, ti consigliai d’uccidere quando eri occultamente insidiato, +quando la morte d’un uomo poteva renderti la tranquillità e salvarti +il trono, e forse la vita. Ma ora è un esercito che ti provoca, ora si +tratta dell’onor tuo, della grandezza di Roma, che tu poni in non cale, +esponendoti a cadere vergognosamente. + +— Vattene, — urlò il tiranno, — vattene, e più non infastidirmi. + +E la spinse con impeto fuori della porta. + +— Vile! — gli gridò Domizia, allontanandosi. + +Le parole di quella donna, che gli portava così grande affetto, +l’insistenza da lei addimostrata nel volerlo decidere all’impresa, +l’ira destatasi in essa, e l’accusa di viltà che gli aveva lanciata, +lasciarono Nerone sdegnato, ma nello stesso tempo lo fecero entrare in +pensiero. + +— Ma sarà poi vero, — diceva fra sè parlando ad alta voce e camminando +agitato, — che se io resto, son perduto? Che se non mi decido ad +abbandonare gli agi ed i piaceri della casa Aurea per le fatiche del +campo e i perigli della guerra, cadrò vergognosamente, come asserì +Domizia?.... E non parla essa forse per bocca di Poppea, che mi vuole +lontano? Non è un intrigo ordito fra loro a scapito dell’onor mio?.... +No... Domizia è malvagia; ma essa m’ama, quanto io la detesto, e a +trame contro di me non si sarebbe prestata.... Ma perchè Poppea più +non parla della mia impresa?... Essa nè mi trattiene nè mi istiga a +partire... È indifferenza la sua, o timore dei miei sospetti gelosi?... +Ancor essa in cuor suo m’accuserà di mettere in non cale la gloria +e gl’interessi dell’Impero romano, e nel tempo stesso la gloria e +gl’interessi della casa Domizia. Forse il suo silenzio nasconde +profonda indignazione e disprezzo per me che non ho il coraggio +di combattere per lei, per conservare sulla sua fronte il diadema +imperiale. Tace per non gridarmi vile come Domizia.... Ah, questo +pensiero m’irrita, e m’addolora!... No, non voglio esser vile.... non +lo sono.... e se lo fossi, nessuno dovrebbe asserirlo. Corre obbligo a +tutti di rispettare, come altrettante virtù, i vizii di Cesare. Chinino +il capo, e tacciano. + +Ad onta però di codeste spavalderie, la prima a non tacere era la sua +coscienza, che gli gridava codardo. Egli avrebbe voluto addormentarla, +gettandosi a capo fitto nelle feste e nei piaceri, lusingandola con +scuse bugiarde, ma glielo impediva il contegno sdegnoso del popolo +romano. In quel momento poi s’era desta del tutto, perchè scossa dal +grido della furente Domizia. + +Pressochè deciso a partire, mandò per l’astrologo Babilo nella speranza +che i pianeti dessero un responso diverso dal primo, che lo spronava +all’impresa e gli prometteva la vittoria. + +Babilo venne, ed ossequente all’ordine di Nerone, tornò nella sua +torre, scrutò negli astri quella stessa sera, e tornò all’indomani alla +casa Augustale per riferire l’esito delle sue osservazioni. + +— Ebbene? — chiese Nerone. + +— Oroscopo ancor migliore, — rispose l’Astrologo. — Avrai facile +vittoria. Basterà la tua presenza, la tua voce, per far deporre le +armi. + +A queste parole Cesare si rasserenò, e poi, come improvvisamente +colpito da un’idea, licenziò Babilo, regalandolo di ben fornito +marsupio, e si diresse verso le camere di Poppea. + +Questa, che avendo già passato il sesto lustro, temeva di perdere la +bellezza e la venustà delle forme, e poneva ogni studio per conservarle +il più lungamente possibile, era da più giorni d’umore tetro, perchè +si sentiva sofferente, e provava sintomi, che le facevano sospettare +d’essere nuovamente incinta. + +Di questa sua preoccupazione non faceva motto al marito, temendo +ch’egli chiamasse a consulto dei medici, e fossero da loro avvalorati i +suoi sospetti. + +Non gli nascondeva però il malumore. + +A sua volta egli non ne chiedeva la ragione, attribuendolo al +dispiacere che le cagionava la sua pusillanime condotta di fronte +all’audacia dei nemici. + +Quella mattina entrò tutto trionfante nel cubicolo di lei, che giaceva +ancora in mezzo ai profumi d’aromi e di fiori. + +— Smetti il broncio, o divina Poppea, — le disse entrando, — i tuoi +voti sono esauditi. Io parto per le Gallie e per le Spagne; parto +sicuro della vittoria, che otterrò senza sacrifizi di sangue. Così +presagirono le stelle. + +— T’ascoltino gli Dei; ma come ciò possa avvenire non giungo a +comprendere. + +— Lo saprai domani, quando in tua presenza svelerò ai Padri Coscritti +il mio disegno. Sei tu soddisfatta? + +Poppea, sorridendo, rispose: + +— Negando mentirei, affermando correrei rischio d’essere nuovamente +offesa da’ tuoi sospetti gelosi. + +— Ed è per questo che tu tacevi? + +— Sì. + +— Ed io invece voleva rimanere per te. + +— Per me? — disse, sorridendo, Poppea. + +— Ne dubiti forse? M’è grave assai l’abbandonarti. + +— Le concubine, che conduci teco, sapranno lenire il tuo dolore. + +Nerone, in cui la bella sposa seminuda destava il bollore dei sensi, +rispose abbracciandola: + +— Amo te sola. + +Allorchè trascorsa un’ora uscì dalla stanza, Poppea mormorò tra sè: + +— Quale disgusto! Avess’egli almeno distrutta l’opera sua. + +Alla dimane l’Imperatore fece invitare i Senatori a recarsi, passato il +meriggio, nella casa Aurea. + +Terminata la merenda, si presentò loro, che lo attendevano nell’exedra, +e rimasero a guardarlo sorpresi. + +Egli entrava circondato da mazzieri, e camminava appoggiandosi sulle +spalle di due famigliari. + +Poppea, che ignorava anch’essa la ragione di quella ridicola andatura, +lo seguiva come trasognata. + + + + +CAPITOLO XXIX. + +Notte funesta. + + +Nerone, restando in piedi nello stesso atteggiamento, cominciò a +parlare così: + +— Padri Coscritti, i voti vostri e quelli del popolo romano sono +esauditi. Parto per ridurre nuovamente sotto il nostro dominio le +Gallie e le Spagne. Questo risultato otterrò colla gloria stessa dei +Cesari, miei antecessori, ma in modo diverso da loro. È prezioso il +sangue delle nostre legioni, ed io voglio tentare di risparmiarlo. Come +qui oggi a voi, io mi presenterò disarmato al cospetto dei miei soldati +e non farò che piangere, richiamando a penitenza i ribelli. L’esito non +può esser dubbio, poichè lo presagirono gli astri, ed io potrò il dì +seguente, insieme ai pentiti, cantare i premii e le lodi della ricevuta +vittoria. Padri Coscritti, approvate voi il mio consiglio? + +Come si vede, egli aveva interpetrate a suo modo le parole +dell’Astrologo, e rendeva i pianeti complici della sua viltà. + +I Senatori accolsero quella comunicazione con un mormorìo di sorpresa. + +Così stolto progetto non poteva essere concepito che da un uomo uscito +di senno. + +Per quanto avvezzi a chinare il capo a tutte le sue volontà, pure si +trovò in quel gregge di pecore chi ebbe il coraggio di farsi innanzi e +parlare aperto. + +Alcuni gli fecero osservare che l’esercito e il popolo romano, avvezzi +a conquistare colle armi e non colle lagrime, potrebbero spiegare +a mal senso quel progetto. Gli addimostrarono come assurdo fosse +il pretendere di commuovere Sergio Galba, già dai soldati eletto +Imperatore, e Giulio Vindice, l’ardente fautore di lui, il quale con +editti oltraggiosi, con bandi, e cento altre scritture, manifestava +chiaramente in quanto dispregio lo tenesse. + +— È vero, — interruppe Nerone, cangiando ad un tratto in cipiglio +l’umile espressione del volto, — sono gravi assai gli oltraggi, che +lancia continuamente contro di me, quel ribaldo. Egli osò perfino +chiamarmi ridicolo cantore, istrione da trivio. Ciò mi ferisce quasi +più che l’opra audace di Galba. Tentai vendicarmi occultamente +d’entrambi, ma sventuratamente finora non sono riuscito per +l’imperdonabile inerzia dei Governatori. Egli è per questo che risolsi +di cambiare consiglio, ed ottenere colla benevolenza quello che potrei +ottenere colla forza. + +— E pretendi, — gli fu risposto, — che quei ribelli t’ascoltino? Credi +che Galba e Vindice non sappiano della trama ordita da te contro di +essi? E non temi che s’impadroniscano di te e ti mettano a morte? +Parti, o Cesare, per combattere colle armi e non col pianto, e la tua +vittoria sarà più onorevole e più splendida. + +A questa verità inoppugnabile Nerone entrò in pensiero. Poteva +veramente succedere quanto prevedevano quei Padri Coscritti; ma di +partire per combattere, il vile tiranno non voleva saperne; e dopo le +giuste osservazioni di loro, rifuggiva eziandio dal porre ad esecuzione +il suo progetto. Non volendo cedere nè opporsi, troncò bruscamente la +discussione, e li congedò, dicendo: + +— Mediterò sui vostri consigli:.... Salvete. + +La notizia della strana comunicazione fatta da Nerone al Senato si +sparse rapidamente per la città, e i libelli, i biasimi, le satire +crebbero a dismisura. Ad alta voce si gridava Cesare pazzo e vigliacco. +Le prigionie ed i supplizii, coi quali le autorità cercavano di porre +un argine a codesta marea, a nulla valevano. + +Lo avrebbe potuto Nerone ponendosi alla testa delle legioni. Ma +decisamente non sentivasi capace di sì eroica risoluzione. Invece +d’evitare l’abisso, che gli si schiudeva sotto i piedi, studiava il +modo di sfogar l’odio suo contro il popolo romano, e sognava i più +strani propositi di vendetta. + +Erano scorsi quasi tre mesi dal giorno in cui palesava il vergognoso +progetto al Senato, allorchè lo fe’ chiamare di nuovo, e scusandosi +di non aver potuto recarsi in persona al tempio di Giove Capitolino, +perchè essendo ammalato di gola, i medici gli vietavano d’uscire, +annunziò che l’Imperatrice Poppea Augusta, era di nuovo incinta, e +ch’egli intendeva di non abbandonarla, e rimaneva in Roma. + +Diede loro incarico di provvedere perchè cessassero gli oltraggi +scagliati continuamente contro di lui da una plebe audace, e che si +facesse partire la legione sotto il comando d’uno dei Consoli, ai +quali, da quel momento rendeva i tolti onori e gl’incarichi. E tutto +ilare aggiunse: + +— La vittoria delle aquile latine è sicura. Galba e Vindice pagheranno +il fio della loro temerità. Aniceto, tornando da un viaggio, vide +scolpito sopra una tomba un soldato delle Gallie trascinato pei capelli +da un Cavaliere romano. Questo è lietissimo augurio, che avvalora +quanto gli astri predissero all’astrologo Babilo. + +I Padri Coscritti, nella maggior parte imbrattati della stessa specie +dei pregiudizii, presero quelle puerilità per buona moneta, e andarono +via contenti, che si facesse almeno partire la legione, e piuttosto che +dare in presenza dei ribelli spettacolo di viltà, Nerone rimanesse. + +Questi, a sua volta, soddisfatto e sereno, consumò il resto della +giornata a divertirsi coi suoi organi d’acqua. + +Alcuni giorni dopo, cessato il mal di gola, volle suonarli in teatro, +spiegandone egli stesso agli spettatori il meccanismo parte per parte. + +Assicurando che le Gallie e le Spagne sarebbero presto dome, volle che +insieme a lui tutta Roma festeggiasse il nascituro erede. + +Ordinò adunque i circensi ed altri spettacoli, ai quali presiedette con +gran pompa, mostrandosi a tutti sereno ed altiero. + +Un altro giorno invitò il popolo nell’ippodromo degli orti neroniani a +vederlo gareggiare co’ suoi lottatori, i quali, naturalmente, per amor +della paga e della vita, si lasciarono da lui atterrare. + +Non contento ancora, presenziò nel circo il giuoco cruento dei +gladiatori. E quando questi si presentarono sotto il suo palco, +salutandolo colla solita formola “Ave Cæsar, morituri te salutant„ quel +codardo ebbe la sfrontatezza di rispondere a quei forti di non temere +la morte. + +E tre ne rimasero sull’arena, condannati dal _pollice verso_ delle +Vestali. + +Ma più, che per proprio diletto, tutto ciò faceva Nerone per tornare +nelle grazie del popolo romano; ma era la sua opera vana. + +Il popolo romano in quegli spettacoli dimenticava per un momento la +rivolta delle Gallie e delle Spagne, plaudiva ai vincitori, ma non un +_Ave_ indirizzava a Cesare, che tornava sempre da quelle feste pieno di +maltalento. + +La stizza era in lui accresciuta da una specie di lebbra, ch’eragli +apparsa su tutto il corpo, dopo la guarigione della gola, e gli +dava così insopportabile prudore, che andava talvolta come pazzo a +gettarsi nel lago del giardino. Lo stesso fece un giorno, recandosi con +Cercopiteco ed altri cortigiani ad una merenda nella valle d’Arsoli, +dov’erano le sorgenti dell’Acqua Marcia[119]. + +Mentre passeggiavano, Nerone ad un tratto si fermò, e spogliatosi +interamente, diede ordine che si portasse una corda. + +Gli altri gli dimandarono cosa intendesse di fare. + +— Or lo vedrete, — rispose; — voglio rinfrescarmi la pelle, e togliermi +codesto insopportabile prudore. + +E legatasi la corda sotto le ascelle, ne diede l’altro capo in mano ad +uno schiavo, e si tuffò nell’acqua, dicendo: + +— Così i Romani beveranno la scabbia dell’Imperatore. Ne rimanessero +almeno avvelenati. + +Rivolto quindi agli amici, che stavano ad osservarlo dalla sponda, +gridò loro: + +— Voi guardatevi dal bere di quest’acqua, se non volete divenir +lebbrosi. + +Cercopiteco rispose ridendo: + +— Rassicurati, o Cesare, con un acquedotto che percorre sessantunmila +e settecento dieci passi quell’acqua avrà campo di purificarsi +nuovamente. D’altronde io correrei rischio se fossero queste sorgenti +di vino. + +Com’ebbe terminato il bagno, Nerone tornò a vestirsi, e dopo la merenda +si rimise cogli amici in viaggio, durante il quale non trovava pace. + +L’irritazione della pelle, aumentatasi per le soverchie libazioni, lo +faceva ruggire come una belva, e lo portava quasi al delirio. + +E fu in questo stato miserando ch’egli a tarda notte giunse alla casa +Aurea. + +Dimandò tosto di Poppea, e gli risposero che riposava. + +— Nessuno, — egli disse, — deve dormire, allorchè veglia travagliato +Cesare. + +E si diresse verso le stanze dell’Imperatrice. + +Il cubiculo di Poppea dava sugli orti, che lo profumavano di fiori, e +col mormorìo delle fonti, collo stormir delle foglie, col canto degli +usignuoli, lusingavano il sonno della bella dormente. + +Era quella una notte di paradiso. + +Entro la stanza penetrava il raggio della luna, e confondendosi col +chiarore del _licno_, ricopriva di luce misteriosa i _litostroti_[120] +della vôlta e delle pareti. + +In quel silenzio, in mezzo a quella ricchezza di stoffe e di +suppellettili, in quell’atmosfera odorosa, tutto spirava pace e +voluttà. + +Invece, per distruggere l’incanto, vi penetrò Nerone, guidato dal suo +spirito maligno. + +La schiava cubiculare, destinata quella notte a vegliare presso la +porta della sua signora, lo vide attraversare tutto agitato la stanza, +e sollevata la cortina trapunta, penetrare nel cubiculo. + +Alcuni istanti dopo egli parlava con voce soffocata dall’ira, e Poppea +rispondeva indignata. + +S’udì poscia il rumore d’una lotta, un grido acuto, e Nerone, che +urlando chiedeva soccorso. + +Il laido tiranno, schifoso e briaco com’era, aveva desta bruscamente la +moglie, e pretendeva giacere con essa. + +Poppea lo aveva respinto dicendo: + +— Allontanati, rispetta almeno il mio stato: va a cercare gli amplessi +delle tue concubine. + +E siccome l’altro colla forza e la minaccia voleva imporle la +sua volontà, la donna era balzata giù dal letto, difendendosi +energicamente. + +Dandogli i più vituperosi titoli, riusciva ad allontanarlo da lei con +sì forte spinta, che quasi lo fe’ stramazzare. + +Preso allora da delirio furioso, lo scellerato le lanciava un calcio, e +la colpiva nel ventre. + +L’infelice madre, mandando un grido, era caduta riversa sulla sponda +del letto, ed aveva perduto i sensi. + +A quella vista Nerone, rientrato in sè stesso, s’era messo ad urlare: + +— Soccorso! Soccorso! Schiave, accorrete. + +E intanto, tutto convulso, prendeva in braccio la moglie, l’adagiava +sul letto, e baciandola e bagnandole il viso di lagrime, esclamava: + +— Ritorna in te, o divina Poppea!... Perdonami!... Son disperato!... +Son maledetto!... Perdona! Perdona! Io non ho amato al mondo che te +sola! + +In questo doloroso delirio lo trovarono le ancelle accorse alle sue +grida. + +Le due nutrici Egloga ed Alessandria lo persuasero a discostarsi, +per lasciare loro l’agio d’apprestare i rimedi necessarii a farla +rinvenire, finchè giungessero i medici. + +Nerone obbedì, e smaniando e gemendo, si mise a passeggiare per la +stanza e sulla terrazza. + +Alzando gli occhi al cielo, così sereno, malediceva a quel puro +orizzonte, alla luna, alle stelle, che a lui sembravano in quel momento +uno scherno, ed invocava l’uragano e i fulmini. + +Primo a giungere fu il medico di Corte Quinto Stertinio. + +Nerone lo chiamò in disparte, e dopo avergli narrato quanto era +accaduto, gli disse: + +— Salvala, o Stertinio, e ti prometto di portare annualmente la tua +paga a seicentomila sesterzii[121]. + +E s’avvicinò con esso al letto di Poppea, che cominciava a rinvenire, +ad agitarsi e mandare lamenti. + +Quand’essa lo vide, nascose tutta atterrita il viso nel seno ad +Alessandria, che la teneva abbracciata. + +Il medico lo consigliò a ritirarsi per non turbare colla sua presenza +l’inferma, ed egli uscì disperato, strappandosi i capelli e mormorando +tra i denti: + +— Son maledetto! Son maledetto! + +Si ritirò nella sua zotheca e rimase là per alcuni istanti cogli occhi +lagrimosi fissi in terra, e colle braccia poggiate sulle ginocchia. + +Però l’angoscia non gli consentiva di rimanere lungo tempo tranquillo, +e balzando in piedi tornava nell’appartamento di Poppea, e s’avvicinava +alla porta del cubiculo. + +Poi, udendo tra il bisbiglio di quelli che le stavano attorno, i +lamenti della sua vittima, correva via, come pazzo, turandosi gli +orecchi. + +Ansioso d’aver notizie, usciva nuovamente col cuore tremante dal suo +appartamento, quando s’imbattè in Domizia, che bruscamente gli dimandò +dove andasse. + +— Lasciami in pace, — rispose Nerone, — voglio parlare cogli archiatri, +voglio veder Poppea. + +— Torna indietro, o sciagurato, — rispose l’altra, — se non vuoi colla +tua presenza affrettare la morte di quell’infelice. + +— Che parli tu di morte, o vecchia? + +— Non hai più figlio, perchè l’uccidesti, e domani forse non avrai più +moglie. + +Nerone cacciò un urlo selvaggio, e respinta violentemente la zia, andò +innanzi. + +— Eppure, mi muove a pietà, — mormorò Domizia, seguendolo. + +Come fu nella stanza, Nerone non ebbe dapprima il coraggio +d’avvicinarsi al letto insanguinato, presso al quale si tenevano da un +lato i medici, somministrando colliri all’inferma, dall’altro lato le +due nutrici e le schiave cubiculari, che eseguivano gli ordini loro. + +Ma poi s’accostò pian piano, e potè veder Poppea senza esser visto da +lei. + +La misera ansimava e mandava continui gemiti. Aveva i lineamenti +contratti, le gote suffuse d’un pallore mortale, le labbra bianche, i +negri occhi sepolti in livido cerchio. + +Purtuttavia era ancora bellissima, e Nerone si ritrasse più innamorato +e più desolato che mai. + +Fe’ venire Quinto Stertinio, e gli chiese se in conseguenza dell’aborto +corresse pericolo la vita della moglie. + +L’altro rispose che quando l’aborto è prodotto da colpo violento v’è +più da temere che da sperare. + +— La scienza però, — soggiunse il medico vanitoso e cortigiano, — tutto +porrà in opera perchè svanisca il timore, e la speranza si cangi in +realtà. + +— Tutti i miei tesori, — esclamò Nerone, — per chi riescirà a +trattenere le _axisie_ della vecchia Atropo, perchè non tronchi il filo +di quella vita, a cui nel delirio attentai, e m’è pur tanto cara. + +Quinto andò di nuovo presso l’inferma, e Nerone, non sapendo in qual +modo calmare l’agitato spirito, tornò improvvisamente, nell’impeto del +dolore, dal disprezzo al culto dei Numi. + +Dopo aver pregato e pianto nel larario, mandò ordine al Pontefice +Massimo di far aprire tutti i templi per la cerimonia del +_lettisternio_[122] dedicato agli Dei _Averrunci_[123]. + +Alla dimane i Settemviri Epuloni[124] eseguirono l’ordine di Cesare, +e Senatori, e patrizii, e plebe, quali per istinto pietoso, quali per +accortezza, andarono alla _supplicazione_[125]. + +I Numi però furono inesorabili. + +Poppea, dopo esser rimasta qualche ora in una specie di letargo, fu +colta da violentissima febbre, che la trasse a farneticare. + +E anche nel delirio parlavano in lei l’orgoglio e la vanità. + +— Perchè volete ch’io fugga? — essa diceva — io non ho paura di lui. +Odio Cesare perchè m’avvelena coi suoi baci, odio suo figlio, perchè +mi deforma; ma lo splendore mi piace.... mi piacciono le mie gemme, le +mie ricche vesti.... la mia diadema.... Non vedete come mi stanno bene, +come sono bella?... Andiamo.... andiamo al circo Massimo.... voglio +essere ammirata da tutti.... voglio tutti innamorare. + +Alzò così dicendo la testa dai guanciali, e puntate le braccia sulla +molle _culcita_ cercò di sollevarsi a sedere sul letto. + +Le schiave l’aiutarono, sostenendola sotto le ascelle. + +Essa, dopo alcuni istanti di silenzio, come presa da visione estatica, +cominciò a fissare i balconi, pei quali penetrava la luce infocata del +tramonto, e riprese a vaneggiare così: + +— Giove m’invita nell’Olimpo, mi chiama tra le sue braccia.... Ah come +fremono di gelosia, Giunone e Venere! Non mi vogliono Dea... vogliono +ch’io sia respinta dal regno dei Numi.... Ma chi è quella donna, che +sale dall’abisso, gridando vendetta contro di me?.... È Agrippina.... +Agrippina.... Chiede a Giove i fulmini per incenerirmi... Ma io +nulla ti feci... Fu tuo figlio... Lui uccidi, quel mostro, trascinalo +nell’abisso con te. + +E presa da agitazione convulsa, ricadde supina sul letto, quasi +agonizzante. + +Nerone, che si teneva in ginocchio presso la sponda del letto, balzò in +piedi tutto atterrito mormorando: + +— Poppea, sposa adorata, rimani con me!... Medici, è morta forse? + +— È viva ancora, — risposero, — anzi, rinviene. + +— Ancora, voi dite? Ma io voglio che viva eternamente. + +Queste parole udì l’inferma, ch’era tornata in sè, e riconosciuta la +voce, mormorò senza guardarlo: + +— Allora non dovevi uccidermi. + +Nerone tornò ad inginocchiarsi, implorando perdono, e promettendole +un’esistenza d’amore, di gioia e di splendore. + +Poppea non rispose. + +Essa dormiva già il sonno della morte. + + + + +CAPITOLO XXX. + +I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone. + + +Poche ore dopo, nel tempio di Venere Libitina il Libitinario notificava +al popolo l’avvenuto decesso. + +Il cadavere di Poppea, lavato e profumato dalle sue schiave, alle +quali era stato affidato l’ufficio di _pollintori_[126] venne esposto +nell’atrio della casa Augustale coi piedi rivolti verso la porta. + +Giaceva su letto funebre sostenuto da quattro piedi d’avorio e +ricoperto da coltri di porpora ricamate in oro, e ornato tutto intorno +da festoni di fiori e serti di fronde. + +L’estinta aveva i capelli disciolti, la fronte cinta dalla diadema, e +il corpo avvolto nel manto imperiale. Presso la testa era deposto su +monopodio d’oro un vaso di pietra murrina a fiammeggianti colori, che +Nerone aveva acquistato per duecento cinquanta talenti[127] e conteneva +l’acqua lustrale. + +Ai piedi del feretro da due bracieri d’argento si sollevava il vapore +d’incenso e d’erbe odorose. Sotto l’apertura del soffitto (compluvio) +era disteso un panno bruno per impedire che la luce del giorno +penetrasse nella camera mortuaria, rischiarata da ricchi candelabri, +sui quali ardevano fibre di papiro intrecciate insieme e ricoperte di +cera. + +Le statue, che sorgevano tra le colonne, erano velate a bruno, e +prendevano aspetto di sinistre apparizioni. Ventiquattro littori si +tenevano immobili ai due lati del feretro, e i pretoriani custodivano +le porte, tenendo a dovere la folla, che silenziosa girava intorno. +Molte donne andavano a tuffare la mano nell’acqua lustrale, e se ne +spruzzavano per purificarsi. Le schiave, in gramaglie, e le chiome +disciolte, genuflesse in un canto, recitavano preghiere, mentre da un +lato un coro di fanciulle, vestite di bianco, tempravano al suono della +cetra funebri nenie. + +Nerone intanto, colpito da febbre terzana in conseguenza del bagno +preso[128] e in preda al dolore, s’aggirava smanioso per le stanze di +Poppea, baciando gli oggetti che le avevano appartenuto e bagnandoli di +lagrime. + +A notte, quando il palazzo era chiuso, si recava nell’atrio, e là, +genuflesso presso il cadavere, la chiamava singhiozzando e scongiurava +le Potenze celesti e le infernali perchè la facessero risorgere. + +Per tre giorni venne distribuito al popolo carne, vino e olio, e questa +elargizione chiamavasi _visceratio_. + +Alla sera del terzo, le vie che dal Palatino mettevano al Campo Marzio, +adornate con panneggiamenti oscuri e festoni di mirto e di cipresso e +rischiarate da candelabri d’elevato fusto, erano percorse da’ banditori +che invitavano il popolo a seguire il feretro dell’Imperatrice. + +I balconi delle case erano del pari addobbati a lutto, e le famiglie, +riunite fuori della _janua_ (porta della strada) attendevano il +passaggio del funebre corteggio. + +Lo precedevano i trombettieri, che dalle lunghe tube mandavano di +tratto in tratto prolungati squilli, e dieci _tibicini_ o suonatori +di flauto, che numero maggiore non ne permetteva nei funerali la +legge delle dodici tavole, e in mezzo ai littori, vestiti di nero, il +_designatore_ che dirigeva la funebre pompa. + +Venivano poi il Pontefice Massimo circondato dai Sacerdoti, le Vestali, +molti patrizii e dame vestiti a lutto, i Padri Coscritti coi laticlavi +abbrunati, i Cavalieri, i Consoli, tutti gli altri ufficiali dello +Stato e numerosa schiera di cortigiani. + +Seguivano le citariste, vestite di bianco e coronate d’alloro, le +prefiche scarmigliate, che piangevano, l’Arcimima colla maschera in cui +erano ritratte le fattezze dell’estinta[129] e che cercava d’imitarne +le movenze, i due gladiatori bustuarii, che dovevano combattere vicino +al rogo, ed infine i _vespilloni_ che portavano a spalla sopra tavole +coperte di drappo la statua di Poppea e i busti di Sabina e di Ollio +suoi genitori. + +E dietro di loro la salma dell’Imperatrice deposta entro palanchino +fastosamente addobbato e sorretto da otto letticarii. + +Nerone, circondato dai littori, lo seguiva a piedi appoggiandosi ai +liberti Pitagora e Doriforo. Egli era contraffatto così che metteva +spavento. + +Isidoro Cinico, che assisteva al passaggio del corteggio, quando lo +vide, lo additò ad alcuni amici dicendo: + +— Veh, veh, il coccodrillo che segue la sua vittima e piange. + +— Eppure, — rispose un altro, — dicono che l’amasse molto. + +Il Cinico, facendo le spallucce, rispose: + +— Non passeranno due lune che ne amerà un’altra, e benedirà il piede +che diede il calcio. In quell’anima scellerata non possono allignare +nobili sentimenti. Poppea credette di domare la belva, e la belva la +uccise. + +— Oh! — osservò un altro, — Cercopiteco Panerote che segue il funebre +convoglio; lui che assicurava di non prender mai parte a riti funebri +per non rattristarsi e turbare le digestioni. + +— Avrà avuto paura, — rispose Isidoro, — che mancando, Cesare non lo +invitasse alla _novendiale_. + +Questo dialogo si teneva nel Foro, ove giunto, il corteggio fe’ sosta, +e la folla si strinse più fitta intorno alla tribuna per ascoltare +l’oratore che doveva recitare le lodi dell’estinta. + +S’era sparsa voce che questo cómpito dovesse essere affidato ad uno dei +più eloquenti Senatori. + +Invece, con meraviglia universale, fu visto salire sulla tribuna lo +stesso Nerone. + +Anche in questa triste circostanza la sua vanità non gli aveva +consentito di cedere ad altri la parola. + +Volle far pompa d’eloquenza, ed invece la sua laudazione, pronunziata +con voce rauca e tremante, non riuscì che un’ampollosa filastrocca +sulle doti fisiche della morta. + +Il publico, già indignato contro di lui pei suoi delitti, per la sua +viltà, ed ora per l’inaudita sfrontatezza di venire egli stesso a +commemorare la sua vittima, accompagnò il discorso con bisbigli di +disapprovazione, e la plebe lo lasciò finire senza una voce di plauso. + +Il presuntuoso oratore spiegò questo a senso di commozione e di +rispetto; ma per non essere disingannato, vedendo altra commemorazione +diversamente accolta, ordinò che il corteggio proseguisse la via. + +Come giunsero al Campo Marzio, diviso allora in Campo di Marte per gli +esercizii militari e in Campo Minore, dove sorgevano i sepolcri dei +patrizii, la salma fu tolta dal palanchino. + +Prima che venisse avvolta nel lenzuolo d’amianto e consegnata agli +_ustori_, che dovevano metterla sulla pira, Nerone andò a baciarla, +scoppiando di nuovo in dirottissimo pianto. + +Quindi montò nella sua portantina, ne chiuse le cortine, per non vedere +alcuno e non esser veduto, e circondato dai littori, tornò al Palatino. + +L’altissima pira, composta della più aromatica _acapna_[130], s’elevava +nel mezzo del campo. + +Gli _ustori_ vi deposero sopra il cadavere coperto d’unguenti, +d’incenso e ricche suppellettili. Domizia ch’era la più prossima +parente che assistesse alla cerimonia, tenendo la faccia rivolta +indietro, appiccò il fuoco alla pira, che in poco tempo divenne rogo, e +il cadavere scomparve tra le fiamme, mentre le prefiche innalzavano una +nuova _conclamatio_. + +Nello stesso tempo i due gladiatori bustuarii cominciarono a +combattere, e la lotta durò, finchè uno dei due venne portato via +semivivo. + +Quel combattimento mortale era destinato, giusta il pregiudizio pagano, +a placare i Mani con quel sagrifizio di sangue. + +Come fu consumata la pira, se ne spensero col vino le ceneri ardenti, +e Domizia, dopo l’usuale lavanda delle mani, fece l’_ossilegio_[131], +asperse quei resti d’ossa inaridite con latte e vino, le asciugò con +pannilini, e miste a sostanze odorose le chiuse nell’urna cineraria. + +Dopo ciò uno dei Sacerdoti andò ad immergere un ramo d’olivo nell’acqua +lustrale, e consegnatolo al Pontefice Massimo, questi ne asperse gli +astanti. + +Allora la prefica principale disse ad alta voce: + +— Ilicet[132]. + +E migliaia di voci risposero: + +— _Ave anima candida; terra tibi lævis sit; molliter cubent ossa_[133]. + +L’urna venne consegnata a Domizia, che la prese fra le braccia, e +camminando in mezzo ad Egloga ed Alessandria, seguita dalle schiave e +scortata dai littori, la portò sul Palatino. + +Quel giorno stesso negli orti neroniani ebbe luogo il +_silicernio_[134]; e nove giorni dopo l’urna cineraria fu sepolta nel +sarcofago fatto costruire sollecitamente nel giardino. + +Prima che venisse chiusa coll’epitaffio, un Sacerdote vi gettò sopra +tre volte della terra, e quel dì stesso si celebrò il _novendiale_ o +cena funeraria. + +I convitati, avvolti in manto nero, erano raccolti nell’exedra ed +attendevano che comparisse Cesare per condurli nel triclinio. + +Erano undici, perchè i romani tenevano a non varcare il numero di +dodici nelle publiche solennità a tavola, come avevano cura di non +trovarsi in numero dispari. + +Allorchè Nerone si presentò, vestito in gramaglie, col volto macilento +e tetro, gli occhi sbarrati e cavi, camminando lentamente, pareva +l’ombra del tremendo Imperatore. + +— Salvete, — egli disse, traversando l’exedra e accennando alle dame e +agli altri di seguirlo. + +Al loro comparire nel triclinio, i musici, raccolti sopra palco parato +di bianco e nero, intuonarono una mesta elegia, composta espressamente +dal citaredo Terpno. + +Questi aveva voluto condur seco Menecrate, perchè dirigesse i tibicini +ed i suonatori di cetre, che accompagnavano il coro. + +Prima d’accettare l’invito il citaredo aveva voluto consultarsi +coll’Apostolo, per sentire da lui se fosse cosa conveniente ad uno che +professava la fede di Cristo, il prender parte a rito pagano. + +Paolo gli aveva risposto: + +— L’arte che eserciti dà pane a te e alla tua vecchia madre; e quando +ti si offre il mezzo di guadagnarne non puoi rifiutare i doni della +Provvidenza. D’altronde è dovere in te di servire al tuo sovrano, senza +curarti d’indagare cosa esso sia. Va senza paura, perchè il tuo Dio +sarà con te. + +E Menecrate era andato; ma tra quelle pareti testimoni di tante orgie, +di tanti delitti, e dove per lui aleggiava sempre lo spirito d’Ottavia, +si trovava a disagio. + +Prima che intorno alle mense andassero i convitati a distendersi sui +letti triclinarii, una vergine, velata a bruno, entrò nella sala, +portando il vaso di pietra murrina, ch’era stato presso il cadavere di +Poppea, pieno d’acqua lustrale. + +Quel giorno conteneva invece del falerno consacrato all’ara di Bacco. + +La fanciulla, accompagnata da due giovinette parimenti in gramaglie, +e che le tenevano sollevato il peplo, andò a presentare il vaso +all’Imperatore, che lo portò alle labbra, e tutti dopo lui bevvero +di quel vino, che giusta l’usanza rituale era stato primo sorseggiato +dalle labbra delle Vestali. + +Terminata questa cerimonia, i convitati smesse le gramaglie, si +presentarono in bianche toghe e gli schiavi triclinarii, splendidamente +vestiti, cominciarono a dispensare le vivande e a mescere il vino. + +L’Imperatore non toccò cibo, ma molto bevette, credendo con questo +vincere i brividi della febbre. + +Uno dei convitati disse piano a Cercopiteco che gli stava accanto: + +— Come Cesare è contraffatto! Osservalo. + +— No, — rispose il parassita, — perchè mi farebbe pena e perderei quel +po’ d’appetito che mi rimane. Molto già me ne tolgono queste lugubri +cene. + +Levate le mense, Nerone si trattenne ancora a bere nella _comissatio_. +Poi licenziò i convitati, dicendo loro: + +— Valete, o voi più felici di me, poichè tornando alle vostre case, +troverete forse quella pace, ch’io perdetti per sempre. + +— Così soavemente non ha mai parlato, — osservò Panerote: — brutto +sintomo questo. + +E in verità, fosse conseguenza del male che lo travagliava o sincero +dolore per la perduta donna, Nerone mostravasi cangiato. + +L’uomo feroce accennava a divenir benigno. + +Avendo notato tra i suonatori la presenza di Menecrate, lo fece venire +a sè e gli disse: + +— T’inflissi un giorno ingiusto supplizio, che tu sostenesti +eroicamente. Più nulla seppi di te, ed oggi tu sei tornato nella casa +Aurea. Dunque non m’odii più? + +— Non t’ho mai odiato. A Cesare non debbo che obbedienza e rispetto. +D’altronde io venni alla reggia, come tutti gli altri suonatori, per +esercitare l’arte mia, e guadagnare del danaro. + +— Sappi, o Menecrate, che la tua presenza ridestò in me i ricordi del +passato, e in questi giorni funesti furono un sorriso per l’anima mia. +Voglio proprio ricompensartene. Ponti ad armacollo questa crumena, +e quando sarai tornato ai tuoi lari, i mille nummi ch’essa contiene +offrirai da mia parte a tua madre, se pur vive ancora. + +Menecrate rispose di sì, e Nerone ripensando in quel momento alla +maledizione materna, senza ricordarsi del parricidio, che l’aveva +provocata, mormorò sospirando: + +— Tu sei felice. + +Queste parole, che il citaredo spiegò a senso di malvagia ipocrisia, +erano invece l’espressione d’un’anima trambasciata, che invidiava in +quel momento le intemerate coscienze. + +Dopo alcuni istanti di silenzio Nerone riprese: + +— Son maledetto!... Son condannato a non udir più una voce soave, +che mi parli all’anima, che acqueti il mio furore. Atte ebbe un +giorno questa potenza, e dopo lei l’ebbe Poppea, e tutte e due le ho +perdute!... Poppea è morta, ed Atte m’odierà per certo. + +— Non crederlo, o divo Cesare. + +— Dimmi, è tuttora presso mia cognata Antonina? + +Menecrate affermò col chinar del capo, e l’altro, come parlando a sè +stesso, mormorò: + +— Forse là, ritroverei la pace e l’amore.... Illusione!... Più per me +non esistono sogni di rose. Io non debbo avere che orride immagini. + +E le aveva di fatto, e più terribili si presentarono a lui quando pochi +giorni dopo, assalito da perniciosa, fu in preda a continuo delirio. + +Si vedeva perseguitato dagli spettri delle sue vittime, Agrippina +continuava a gridargli maledizione, e la sua voce aveva il fragore +del tuono. Aulo Plancio ed il giovine Crispino, lividi e gonfi gli si +gettavano addosso, agghiacciandolo col loro gelo di morte. Britannico +e Burro gli sputavano in viso la bava avvelenata. Seneca faceva +cadere sopra di lui una pioggia di sangue, Rubea gl’intronava le +orecchie cogli urli della pazza, Paride l’istrione lo percoteva e lo +beffeggiava, Calpurnio Pisone e gli altri congiurati, armati di gladii +e pugnali, lo tempestavano di ferite. Poppea lo incalzava, portando +sulle braccia il bambino schiacciato, e la dolce Ottavia in lagrime gli +additava le cicatrici del petto. + +Codeste tormentose visioni s’alternavano continuamente davanti alla +sua fantasia e lo rendevano furente. Egli s’agitava, cercava balzar dal +letto, e gridava che lo liberassero da quegli spettri. + +Ora chiamava ad alta voce l’astrologo Babilo e Locusta perchè facessero +scongiuri; ora invocava il soccorso del suo Genio tutelare, ora +piangendo, chiedeva perdono ai Mani di quegli infelici, che aveva messo +a morte. + +Come si sparse per Roma la notizia che la vita di Cesare era in +grave pericolo, i cittadini d’ogni classe, anche molti di quelli da +lui beneficati, attendevano con impazienza che suonasse l’ultima ora +dell’efferato tiranno, e i partigiani di Sergio Galba si preparavano ad +acclamarlo Imperatore. + +Ritroviamo fra questi il pretoriano Missizio, che nella congiura di +Pisone non aveva diviso la sorte de’ suoi compagni, perchè il suo nome +era tra quelli che il delatore Milito non aveva iscritti nella lista +consegnata ad Aniceto. Morto Pisone e gli altri congiurati, egli s’era +gettato nel partito di Galba, ed ora s’adoperava con maggior lena, ma +non minore circospezione, per renderlo accetto al soldati del pretorio. +Egli teneva Nerone per ispacciato, ma l’aspettativa sua e quella di +tutti fu delusa. + +Gli archiatri avevano vinta la febbre, e Nerone era salvo. + +I più timidi allora tacquero paurosi, e gli amici di Galba cominciarono +a discutere se non convenisse ricorrere all’assassinio. + +Era questo però periglioso progetto e di difficile attuazione, perchè, +dopo la congiura dì Pisone, il tiranno si teneva guardingo ed era +circondato da numerosi satelliti, oltre i littori sempre fidi, e i +pretoriani non ancora pronti alla ribellione. + +In quel frattempo avvenne la morte di Giulio Vindice, il più fervido +sostenitore di Galba, il quale se ne mostrò tanto avvilito, che fu sul +punto di rinunziare all’impresa, e togliersi la vita. + +Questo fatto accrebbe lo sgomento ne’ suoi partigiani di Roma, e fu +invece di grande sollievo all’abbattuto spirito di Cesare. + +— Vedo, egli diceva, che la mia stella non è ecclissata, muoiono i miei +nemici ed io vivo. Sono certo che Galba sparirà, com’è sparito Vindice, +e che le mie legioni faranno giustizia delle provincie ribelli. + +Domizia, che lo stava ascoltando, interruppe: + +— Ora che le tue forze ritornano, e più nulla sventuratamente ti +trattiene in Roma, perchè non ti poni alla testa di quelle legioni? +Perchè vuoi lasciare ai Proconsoli l’onore della vittoria? + +Così la vecchia tornava sempre a ribadire quel chiodo, irritando Nerone +coll’importuno suggerimento. + +— Strana pretesa è la tua, — rispose concitato, — di voler ch’io vada a +combattere nel misero stato in cui mi trovo tuttora, affranto d’animo e +di corpo. + +— La tua guarigione è completa, — interruppe l’altra. + +— T’inganni, non tornerà la salute finchè non cesseranno le conseguenze +della sventura, finchè non mi sorriderà di nuovo l’amore. + +— Allora non dovevi uccidere Poppea Augusta. Pretendi forse trovare +un’altra, che voglia unirsi a te dopo la miseranda fine.... + +— Cessa d’importunarmi coi funesti ricordi, vecchia malvagia, e sappi +che quella donna esiste, ed io l’otterrò. + +— E chi è mai? + +— Non voglio dirti il suo nome. + +— Sospetto di chi si tratti. + +— Tieni i tuoi sospetti per te, e lasciami solo, che la tua presenza +m’è odiosa. + +Domizia, non potè a meno, quando fu presso alla porta, di lanciargli, +come una sfida, il nome d’Antonina. + +Nerone balzò in piedi, afferrando un pugnale ch’era sul tavolo. + +L’altra, vedendo l’atto minaccioso, s’arrestò, e mostrando il petto, +esclamò: + +— Ferisci! I veri Domizi non temono la morte. + +Nerone, gettando il pugnale disse: + +— Va, che l’ora tua non è ancora suonata. + +Domizia allora, alzando con disprezzo le spalle, s’allontanò. + +Quella stessa sera una donna, avvolta nella calyptra, entrava nella +casa Aurea. + + + + +CAPITOLO XXXI. + +L’ultimo amore. + + +Alla dimane della _novendiale_, Menecrate s’incontrò coll’Apostolo +Paolo nell’ospizio di Salvidieno Orfido, e a lui riferì le parole +dettegli da Nerone dopo la cena, nelle quali aveva rimpianto il +passato, aveva ricordata la potenza che Atte esercitava su lui, +e parlando del palazzo d’Antonina, aveva mormorato che forse là +ritroverebbe la pace. + +— Indovino, — disse l’Apostolo, — la sua intenzione; forse egli +pretende che a Poppea succeda Antonina; ecco la pace ch’egli cerca. +Ma la sorella d’Ottavia e di Britannico non ricambierà mai l’amore del +tiranno che li ha trucidati. + +— E sei tu sicuro, o maestro, che si tratti di Antonina e non d’Atte? + +— Sia dell’una, o dell’altra, ch’egli intendeva parlare, preghiamo, o +Menecrate, che Dio tenga lontana da loro la sventura. + +Credè prudente di non ripetere alle due donne le rivelazioni del +citaredo. Antonina ne sarebbe rimasta sgomenta, e Atte forse commossa, +con grave rischio della riconquistata virtù. + +Quando Nerone ebbe superata la perniciosa, e furono scomparse le +spaventose visioni, si tranquillizzarono i suoi rimorsi, e tornando +alle amorose fantasie, andò avvalorandosi in lui il proposito di +sposare Antonina. + +Questo desiderio di Cesare non tardò a propalarsi fra i cittadini, e +allo stesso Apostolo lo ripeteva un giorno Salvidieno Orfido, che lo +aveva udito in una _tonstrina_[135]. + +Allora stimò opportuno di renderne avvisata Antonina, che ne fu +sinistramente colpita. + +— Quell’uomo mi fa paura, — essa disse. + +— E a me fa pietà, — rispose Atte ch’era presente. + +E qui narrò che Menecrate le aveva ripetute le parole dette a lui +dall’Imperatore, esternando il sospetto che questi avesse rivolto i +suoi pensieri sopra Antonina. Per sentimento di delicatezza non aveva +osato farne parola alla sua padrona. Parlava adesso, poichè il maestro +glie ne dava l’esempio. + +Aggiunse inoltre, che imbattutasi quella mattina stessa nel giovinetto +Sporo, questi le aveva descritti i deliri spaventosi e le fisiche +sofferenze di Cesare, l’abbattimento di spirito, in cui si trovava, +e la speranza d’udire una voce che non fosse quella di scellerati +consiglieri. + +Atte terminò dicendo: + +— Ecco, mia adorata signora, perchè io dissi che Cesare m’inspirava +pietà. + +Con siffatta dichiarazione essa voleva distruggere ogni sospetto, che +sul conto di lei potesse nascere in Antonina, e Paolo pel suo pietoso +sentimento verso il tiranno. + +— O figlia, — le disse Paolo, — non proviene forse la tua pietà +dall’aver inteso che Cesare si ricordò di te e con rimpianto? Rispondi +colla franchezza d’un’anima onesta. + +— Credi tu, o maestro, ch’io possa conservare un resto d’affetto per +l’uccisore della divina Ottavia, la sorella della mia generosa padrona, +e di suo fratello Britannico? No, ho compassione dell’Imperatore, come +l’ho per qualunque altro che sia colpito dalla sventura. Se sapessi +che la mia voce e le mie parole potrebbero confortarlo, e per giovare +a tutti, indurlo a frenare d’ora innanzi, gl’istinti malvagi, non avrei +difficoltà alcuna di presentarmi a lui, tanto sono sicura di me, tanto +mi sento purificata dalla nuova fede. E poi, quand’anco tutto ciò non +bastasse, sappiate ch’io amo, riamata, Menecrate, che ho speranza di +potermi presto chiamare sua sposa, e che nessuno al mondo mi indurrebbe +a tradirlo. Ora palesai interamente la verità e dovete credermi. + +— Sì, ti credo, o Atte, e tutto farò perchè tu sii felice. + +— E tu, o maestro? — chiese Atte a Paolo, vedendo ch’egli taceva. + +— Vorrei, — rispose, — esser certo che tu non faccia troppo a fidanza +colla tua forza d’animo, e ti direi: va, e qualunque sia l’uomo che +tu credi poter confortare e fors’anco redimere colle tue esortazioni, +compi coraggiosamente la tua missione. + +— Confida in me, — riprese Atte, — sotto l’usbergo della fede e +dell’amore la mia virtù si sente invulnerabile. Sono pronta ad andare, +ove la mia diletta signora me lo consenta. + +— Anzi io stessa t’invio, — disse Antonina, — perchè tu indaghi se +veramente l’audace Enobardo nutre il proposito di chiedere la mia mano. + +— Grande vantaggio, — soggiunse l’Apostolo, — e grande consolazione +sarebbe pei cristiani il veder sulla tua fronte la diadema imperiale, +e se Nerone, di cui le passioni non ammettono ostacoli, acconsentisse a +sposarti anche cristiana, tu.... + +— Rifiuterei lo stesso, — interruppe Antonina, — rifiuterei, perchè mi +parrebbe un oltraggio ai Mani d’Ottavia e di Britannico. + +Paolo riprese: + +— Comprendo la tua ripugnanza; ma pel bene dei nostri fratelli in +Gesù Cristo dobbiamo essere pronti a sacrificare tutti i materiali +interessi, come i sentimenti del cuore. Tu sei forse destinata da +Dio a far dell’efferato tiranno un giusto, e vorresti rinunziare a +quest’opera santa? + +— Sii certo, o maestro, che non avrò occasione di compire sagrifizii, +nè merito di convertire Nerone; poichè questi, nell’odio suo contro i +cristiani, s’è vera la voce che si sparse, o rinunzierà al suo progetto +o vorrà costringermi a ritornar pagana. Non c’illudiamo, o maestro, non +è la grandezza che m’aspetta, è forse la sventura. Quando questa mia +fida liberta, — ed additò Atte, — tornerà dalla casa Aurea, vedrò da +quanto essa mi riferirà, cosa mi resti a fare, se cercare uno scampo o +prepararmi al martirio. + +— Della vita nostra non è arbitro che Dio. Allorchè non v’è più mezzo +di salvarsi, è bello il sacrificarla per la fede. Nessuno però per +vanagloria deve affrontare il martirio, quando è pronto lo scampo. + +Alla sera Atte s’avvolse nella calyptra e si diresse verso il palazzo +di Cesare. + +Stava questi adagiato sopra una cattedra, presso un desco sul quale +ardeva una lucerna _polimixa_ e suonava sul liuto una malinconica +melodia, quando venne il liberto Doriforo ad annunziargli la citarista. + +— Atte! — esclamò Nerone sorpreso. + +— Atte! — ripetè Sporo, che seduto sopra uno sgabello ascoltava la +musica. + +E balzato in piedi, corse verso la porta, e condusse entro la zotheca +la donna, stringendole con trasporto la mano. + +Ma, con grave suo disappunto, venne tosto mandato fuori; e dovette +accontentarsi di passeggiar sospirando davanti alla porta, e di tratto +in tratto orecchiando. + +— Atte, — chiese Nerone alla donna come furono soli, — che vuoi da +me? Vieni forse a ricordarmi le gioie del passato o a rinfacciarmi i +delitti? + +— No, divo Cesare, io ti seppi mesto e infelice, e mossa da pietà, +venni a portarti conforto. + +— Ti son grato d’essere venuta, poichè colla tua presenza mi richiami +alla memoria giorni più felici. Però la tua pietà non accetto: io +voglio essere temuto, amato, ma non compianto. Una sola persona in Roma +vorrei che fosse pietosa con me, ma quella tu non sei. + +Atte comprese di chi si trattasse, ma non volle nominare Antonina. + +— La donna, di cui parlo, io l’ho offesa, crudelmente offesa, e non oso +sperare da lei pietà. Essa, appagando i miei desiderii, potrebbe far +di me un uomo felice, redimere l’anima mia dai vizii e dai delitti, e +cangiare il perverso tiranno nel più giusto e magnanimo del Cesari. +Un suo rifiuto invece mi renderebbe di nuovo demente, inesorabile, +formerebbe la perdizione mia, la sventura di Roma. Codesta divina +creatura è Antonina. + +Tutto ciò aveva detto Nerone nella certezza che la citarista lo +ripeterebbe alla sua Signora. Sperava così di trovare questa più mite e +benigna allorchè egli andrebbe ad offrirle la diadema imperiale. + +Atte rimase per un istante dubbiosa e sgomenta, ma poi, fedele agli +ordini ricevuti, cominciò ad adempiere alla sua missione, cercando di +distorre il tiranno dal suo progetto. + +— La mia Signora, — essa disse, — è così buona e generosa che +non conosce odio, ch’è pronta sempre a dimenticare le offese e a +perdonarle. Se rifiutasse la tua generosa offerta dovresti ascriverlo +soltanto al desiderio di pace, alla sua avversione a tutto ciò ch’è +pompa e grandezza. + +— E che ne sai tu? Parli forse per gelosia? + +La donna melanconicamente rispose: + +— O divo Cesare, io qui venni per farti del bene, e tu mi compensi con +ingiuriosi sospetti. Di qual cosa, di chi mai vuoi tu ch’io sia gelosa? +Ora non lo sono che della mia virtù e del mio fidanzato. + +— Fidanzato! — esclamò Nerone accigliandosi, — e chi è costui? + +— Menecrate. + +— Così quella che fu un giorno tanto amata da Cesare, discende oggi ad +un citaredo. + +Atte riprese: + +— Da un amore impuro, che mi costò la vergogna, ad un amore santo, che +mi renderà felice. + +— Taci: non irritarmi. + +— E perchè t’irriti, o divo Cesare? Sono io forse Antonina? + +— Hai ragione. Son pazzo. Or bene, poichè venisti, come tu dici, per +darmi sollievo, prendi il mio liuto, temprane le corde e canta, e la +tua voce calmi l’anima mia trambasciata, come l’arpa di David calmava i +furori del Re israelita. + +Atte obbedì, e Nerone rimase ad ascoltarla assorto nelle memorie del +passato. + +La dolce rassegnazione d’Ottavia, le notti d’ebbrezza voluttuosa, +le feste, i banchetti, gli spettacoli del circo e dei teatri gli si +schieravano dinanzi alla mente e lo forzavano a rimpiangere le delizie +perdute, e a viemmaggiormente desiderare nuove future gioie. + +Come la citarista ebbe finito, le disse: + +— È ben soave la tua voce. Se io ti dicessi: Atte, abbandona Menecrate +e torna a me, oseresti tu rifiutare? + +— Dovrei osarlo a rischio di provocare il tuo sdegno. + +— Rassicurati, — riprese Nerone sorridendo, — io non ti farò simile +proposta. Un’altra immagine mi sta scolpita nella mente e nel cuore, di +un’altra Dea dev’esser tempio la casa Aurea. E per addimostrarti che io +non parlai da senno, e che non sono geloso del tuo matrimonio, voglio +offrirti un regalo di nozze. + +Così dicendo, levossi, e passato nell’attigua stanza, ne ritornò +poco dopo portando una cintura di cammei, chiusa in scatola d’argento +lavorata a cesello. + +Con quest’atto generoso l’astuto Imperatore voleva rimediare a +quell’impeto di gelosia, a cui s’era lasciato andare pel matrimonio +della citarista, impeto che poteva compromettere le sue aspirazioni per +Antonina. + +La donna rese grazie del dono, e poi attese d’essere congedata. + +Nerone però la trattenne ancora lungo tempo, parlandole della sua +padrona, e cercando informarsi quale esistenza menasse, quali fossero +le sue abitudini, quali le persone che frequentavano la casa. + +Atte, nell’intento di distorlo dal suo progetto, descrisse, +esagerandola alquanto, la vita solitaria d’Antonina, che trovava la sua +felicità negli studii, nei lavori e nelle occupazioni domestiche. + +— È troppo giovine e bella, — interruppe Nerone, come indispettito, — +per starsene a casa a filar lana. E chi la spinge a questo? Forse quel +Saulo, quel cristiano intrigante? + +Atte s’affrettò a distruggere codesta supposizione, perchè non +incorresse l’Apostolo nell’ira di lui, asserendo che l’istinto, +e forse le sofferte sventure, inducevano Antonina a prediligere +quell’esistenza. + +— Non cale, — riprese Nerone, — la frequenza di quell’uomo in una casa +pagana mi dà sospetto, e saprò indagare la ragione che ve lo conduce. +Porta intanto il mio saluto alla tua Signora, e dille che si prepari a +regnare, che la mia volontà è questa, e che alla volontà di Cesare non +v’è ostacolo che possa opporsi. Vale. + +E la congedò. + +Il tiranno amava Antonina, ma non di quell’amore che aveva portato a +Poppea. Ora, vedendo la difficoltà della conquista, vi si univa l’amor +proprio, ed era deciso a trionfare ad ogni costo. + +Antonina attendeva ansiosamente il ritorno d’Atte, che giunse tutta +agitata, e le disse che purtroppo era tolto ogni dubbio, che Cesare +voleva dimandar la mano di lei, e si mostrava fermo nella sua +risoluzione. + +— Sono certa, — aggiunse, — ch’egli non tarderà a presentarsi, e se +riceve un rifiuto, sa Dio che cosa accadrà. + +— Avvenga ciò che può, — rispose Antonina, — io farò ciò che devo. + +— E lo respingerai, quand’anco acconsentisse a sposarti benchè +cristiana? + +— Sì, e rispondo a te quello che risposi a Paolo. Se l’interesse della +nostra chiesa m’imponesse il dovere di sacrificarmi, sposando un uomo +che mi fa ribrezzo, non me lo consentirebbe la mia onestà. + +— E non pensi a fuggire finchè ne hai tempo per non affrontare l’ira +sua? + +— Sarebbe una viltà. Se prega, io cercherò benignamente di persuaderlo +ad abbandonare il suo progetto, a cercare l’amore d’altra donna. E se +volesse impormi l’esecrato imeneo colla minaccia, allora eluderò in +qualche modo la sua ostinazione. + +Nè si smentì allorchè alcuni giorni dopo venne Nerone a chiederla +in sposa adoperando i più lusinghieri blandimenti per convincerla ad +accettare. + +Disse essere essa la sola donna capace di renderlo ormai felice e +saggio, di cangiare la sua malvagia natura, e far di lui un Principe +adorato e rispettato. + +— Pensa, — aggiunse, — che se tu rifiutassi l’aureola di tanta gloria +commetteresti una colpa. + +Antonina, nascondendo l’interno turbamento sotto mentita calma, rispose +con tutta dolcezza. + +— Ma io, o divo Cesare, non m’illudo sulle mie attrattive. Queste non +sono tali da ottenere quello che non ottennero la soavità d’Ottavia e +la bellezza di Poppea, che tu amavi assai, ed aveva impero grandissimo +sull’animo tuo. + +— Di ciò lascia giudice il mio cuore, e non la tua modestia. È da lungo +tempo ch’io t’amo, ed ora è giunto il giorno in cui l’amata di Cesare +deve abbandonare l’oscura esistenza per gli splendori della reggia. + +Dopo aver fatto indarno nuovi tentativi per persuaderlo a rivolgere +altrove le sue aspirazioni Antonina finì per esclamare: + +— È impossibile! + +— Non v’è impossibilità che non debba cedere davanti alla volontà di +Cesare. + +Sotto l’umile vello cominciavano a spuntare le unghie del leone. + +— E vorresti espormi alle giuste censure di Roma intera, che vedrebbe +con raccapriccio la sorella d’Ottavia e di Britannico tra le braccia +di Nerone? E tu stesso potresti sacrificare il tuo amor proprio, la tua +dignità, sposando una donna che non potrà mai amarti? + +— Tutto ciò non mi trattiene. Lascia la cura a me di far tacere i +censori e di conquistare il tuo cuore. + +— T’illudi. Due ombre sanguinolenti mi difendono e mi terrebbero sempre +lontana da te. Abbandona il tuo progetto, ch’è meglio. + +— No, — gridò con forza Nerone, — devi essere mia. Così voglio, così +comando. + +— Ebbene, v’è un ultimo ostacolo di cui non ti parlai finora perchè il +rivelarlo può costarmi la vita. È una barriera formidabile, che sorge +fra noi. + +— Apparterresti forse ad un altro? Perchè se ciò fosse, di codesta +formidabile barriera io riderei. + +— Non crederlo, — disse Antonina, a cui in quel momento terribile +oscillava ogni fibra. + +— Confessi dunque che appartieni ad altri? + +— Sì. + +— Il nome del mio rivale. + +— Cristo. + +Così dicendo, mostrò a Nerone una croce che teneva nascosta sotto il +peplo. + +A questa rivelazione le furie del tiranno si scatenarono. + +Gridò, stringendo le pugna: + +— Cristiana! Cristiana! Ah, per gli abissi, avrei dovuto prevedere +l’opera del galileo impostore. + +— L’opera fu interamente dell’anima mia, — interruppe Antonina. + +— Ebbene, l’anima tua abjurerà la nuova fede per tornare all’antica, +perchè io così voglio. Non già per essermi questa più a cuore +dell’altra. Cristo e Giove sono per me ugualmente miti risibili. Ma +la figlia di Claudio, la nuova Imperatrice di Roma dev’essere pagana. +Intendi? + +Antonina, ferita nella sua dignità dall’imperiose parole, levò la +fronte altera, dicendo: + +— Così parla ai tuoi schiavi. + +— Egli è in tal guisa che Cesare deve parlare a quanti si ribellano +alla sua volontà. Preparati, ti ripeto, ad abjurare la nuova fede per +accettare da me la mano e il trono. + +— Da te non voglio nè posso avere che la morte. Rimango fida al mio +Dio, e son pronta al martirio. + +— Non lo sperare. Altri l’avranno in vece tua, e tu sarai mia, tuo +malgrado. + +— Dio mi difenderà. + +— Non tarderò a mostrarti ch’io sono più potente di lui. + +— Per non udirti più oltre ti lascio, poichè discacciarti non posso. + +Ed uscì dall’exedra. + +Nerone voleva seguirla, forse colla prava intenzione di trarre +all’istante su lei una turpe vendetta. Ma poi si ravvisò, e tornò al +Palatino ripetendo tra sè: + +— Mi vogliono di nuovo tremendo, e tremendo m’avranno. + +Fe’ venire Aniceto, e gli ordinò di penetrare quella stessa sera a viva +forza con alcuni satelliti nel palazzo d’Antonina, rapirla e condurla +nella casa Aurea. + +— Ordinerai nel tempo stesso al Tribuno Granio Silvano di scoprire la +dimora dell’Apostolo Saulo. + +— Io so dov’egli alloggia, e tu non lo immagineresti mai, o divo +Cesare. Egli è con altri cristiani presso Salvidieno Orfido, il quale, +non curando il divieto, ha fatto della sua casa un ospizio. + +— Ebbene, Salvidieno Orfido sia appeso alle forche davanti la sua +stessa casa, e Saulo e tutti i cristiani che si trovano nell’ospizio, +vengano tradotti al carcere Mamertino. + +Quella notte Nerone vegliava agitato, mentre il pedagogo e il Tribuno +si recavano ad eseguire i suoi ordini. + +— Essa forse, — ripeteva fra sè, — chiederà grazia pei cristiani e +forse per ottenerla si mostrerà più rassegnata ad obbedirmi. + +La luce del primo _diluculo_ penetrava già dai balconi e i due messi +non tornavano ancora. + +Nerone, in preda a nervosa agitazione, s’aggirava per le stanze, +parlando fra sè, mentre conserte le braccia, stringeva convulsamente +nel pugno le maniche della tunica. + +Il primo a giungere fu Granio Silvano, e disse che gli ordini di Cesare +erano stati eseguiti, che tutti i cristiani dimoranti nell’ospizio +erano stati tradotti nel carcere, che Salvidieno aveva già subita la +condanna, e che l’Apostolo veniva catturato quando tutto polveroso e +stanco rincasava. + +— Ora a noi, superba Antonina! — esclamò Nerone con aria di trionfo. + +Ma erasi troppo affrettato a cantar vittoria. + +L’impresa di Aniceto aveva fallito. Meno un vecchio ostiario infermo, +che pieno di spavento era venuto ad aprire, nessun’altra anima viva +era rimasta nel palazzo d’Antonina. Ne avevano visitato i più reconditi +luoghi, ma invano. Tutte le stanze erano buie, mute, deserte. + +Il tiranno diede in urli selvaggi d’imprecazione, senza attendere che +Aniceto continuasse il racconto. + +Quando però questi gli disse che il vecchio, dietro la minaccia +dei tormenti, aveva detto che uscito di là l’Imperatore, era venuto +l’Apostolo; che poco dopo tornava a uscire accompagnato da Antonina e +dalla citarista; che gli schiavi se n’erano iti anch’essi per ordine +della Signora; e ch’egli non aveva potuto obbedire perchè la vecchiezza +e le infermità non gli consentivano di muoversi. + +— Quel Galileo parlerà, — gridò Nerone, — o tacerà per sempre. Che mi +sia condotto innanzi. + + + + +CAPITOLO XXXII. + +Le ultime infamie. + + +— Conviene che tutti qui si salvino senza frapporre indugio, perchè il +periglio stringe. + +Questo aveva detto Paolo, sentendo ripetere da Antonina le minacciose +parole rivolte poco prima a lei da Nerone. + +E la esortava, per salvare l’onore e la vita, d’uscire all’istante, +e recarsi pel momento in casa della Diaconessa Feba di Cencrea, e là +tenersi nascosta fino a sera. All’apparire delle prime stelle doveva +farsi trasportare in lettiga fino alla porta Collina[136] ove egli si +troverebbe per condurla in luogo più sicuro. Atte e due sole schiave +l’accompagnerebbero. Gli altri domestici si terrebbero nascosti in +Roma per evitare le persecuzioni del tiranno. Ad Atte che si mostrava +desolata di lasciare Menecrate, Paolo prometteva che non avrebbe +tardato a rivederlo. + +Tra la via Salaria e la Nomentana, a quattro miglia da Roma, v’era +una casa campestre ed una modesta proprietà fondiaria, appartenente +a Faonte, antico liberto di Nerone. Uomo giusto, ed affezionato alla +famiglia dei Claudi, dopo la morte d’Ottavia e di Britannico aveva +lasciata la reggia ed erasi colà ritirato. + +Benchè avesse negato d’abbracciare la nuova fede, era amico di Paolo, +di Luca e di molti cristiani, verso i quali si mostrava caritatevole, +non meno che coi pagani. + +L’Apostolo affidava le fuggitive al buon vecchio e allo scrittore di +memoriali Epafrodito, che vedemmo uscire cogli altri convitati dalla +casa Aurea la sera che morì la bambina Claudia. Era uomo risoluto, e +forte, amico di Faonte, che in quel momento l’aveva ospite nella sua +casa di campagna. + +— Ove il soldato di Cristo, — diceva loro, — dovesse incontrare la +morte, a voi due le raccomando. + +E in preda a triste presentimento, riprendeva la via di Roma, ove +giunto a tarda ora della notte, veniva catturato dai soldati del +Tribuno. + +Allorchè fu condotto incatenato davanti a Nerone, questi aveva saputo +poco prima da Aniceto che anche Atte s’era fatta cristiana, e la sete +di vendetta contro Paolo s’era doppiamente accresciuta. + +Come lo vide, proruppe con violenza inaudita: + +— Rinnegato giudeo, così obbedisti tu agli ordini di Cesare, che +t’imponeva di non far proseliti tra i pagani? In questa guisa +ricambiasti i beneficii miei? + +— Non accusar d’ingratitudine i seguaci di Cristo. Essi rendono a +Cesare quel ch’è di Cesare, a Dio quello ch’è di Dio; pagano i loro +tributi, pregano dinanzi agli altari per te, o Cesare, per la gloria +dell’esercito, per la prosperità dell’Impero; e così nobilmente si +vendicano della persecuzione. + +— Ipocriti, — interruppe Nerone, — che sotto questo manto di pietà +mendace nascondete il tradimento. Che parli tu di preghiere per me, per +la prosperità dell’Impero, per la gloria dell’esercito, mentre da voi +si profanano i nostri templi, e s’attenta al nostro culto, inducendo +all’apostasia e plebe e patrizii e persino persone a me congiunte. Nega +se puoi. + +— Non nego. + +— La diva Antonina che ho scelta a mia sposa e la citarista Atte, che +fu mia concubina, vennero da te convertite al cristianesimo. + +— È vero. + +— Sciagurato, osasti portare il mal seme delle tue dottrine fra le +donne amate da Cesare! + +— _Oportet Christum regnare_[137], — rispose Paolo, — e per questa +santa massima combatteranno sempre e dovunque i suoi Apostoli. + +— Ah tu hai l’audacia di provocarmi, e sfidi il furor mio. Ebbene, a +centinaia morranno i cristiani. + +— Se tu riguardi come una colpa quello che è per noi l’adempimento d’un +dovere, scaglia i fulmini dell’ira tua sopra di me, ma i miei fratelli +risparmia. + +— Se vuoi salvarli palesa ov’è Antonina. + +— Non posso, perchè me lo vietano l’onore e la carità cristiana. + +Nerone, bollente d’ira, gli si avvicinò con aria minacciosa, +intimandogli di parlare. + +L’Apostolo rimase muto, impassibile, e l’altro ordinò ai soldati di +ricondurlo nel carcere Mamertino. E rivolto al prigioniero, aggiunse +col volto composto a scherno feroce: + +— Adesso invita pure il tuo Dio a spezzar la scure che dovrà troncarti +il capo, a render docili le fiere che dilanieranno le carni dei tuoi +fratelli, e a salvarli dalla croce, egli che non riuscì a salvar sè +stesso. Vedremo se questo tuo Dio oserà mostrarsi per combattere contro +la mia potenza. + +— Perchè l’oltraggi? — disse Paolo con tutta calma; — perchè aggiungi +la bestemmia all’ingiustizia? Perchè vuoi tu così ferocemente punirmi? +Cosa t’ho fatto? Ho cercato salvar l’anima della donna, che tu volevi +scegliere a sposa: ho voluto strapparla a quegl’idoli stessi, che +tu disprezzi; ho voluto infine farla credere nel vero Dio, e così +avvicinarla a lui e renderla eternamente felice. + +— Sono imposture queste, da cui non mi lascio abbindolare. Forse alla +tua comunità giovavano le ricchezze di lei. + +— Giovavano per certo, — rispose l’Apostolo, — ad aiutare la nostra +carità, che tutti soccorre gl’infelici, a qualunque religione essi +appartengano. Ma tu ne calunni, o Cesare, ascrivendo a cupidigia d’oro +la nostra santa missione. Giudichi noi alla stregua de’ tuoi prezzolati +sacerdoti. + +— Tutti pari voi siete, o banditori di bugiarde dottrine, e tutti io +vi disprezzo egualmente. Ma bando ad inutili ciance. Ancora una volta, +dimmi dov’è Antonina. + +— Sotto l’egida divina, — rispose Paolo, alzando il braccio verso il +cielo. + +— Stolto! Io ti proverò cosa valga la protezione degli enti fantastici. +Tu non ti salverai dalla morte, ed Antonina sarà da me ritrovata, +e allora, o la costringerò a rinnegare la nuova fede per divenire +mia sposa, o colla forza giacerà nuda tra le mie braccia l’ostinata +cristiana. Quando avrò perduta la speranza d’ottenere l’intento, e a te +mostrare l’impotenza vergognosa del tuo Dio, ti farò morire in preda al +doloroso dubbio. + +— Confido in Dio, e non temo. Attendo la mia sorte e nelle sue mani +raccomando il mio spirito. A te soltanto una preghiera rivolgo ancora: +risparmia i miei fratelli; essi sono innocenti. + +— Non lo sperare. Tu hai riaccese le fiamme del mio furore, e non +si spegneranno che a vendetta compita. Non voleste Cesare pentito, +generoso e saggio, ed io torno per colpa vostra il tremendo Nerone. + +— Non attribuire ad altri la colpa dell’indole tua. Al tuo ravvedimento +tu stesso non credevi. Eri in buona fede quando avevi paura. Allora non +disprezzavi gli enti fantastici, anzi chiedevi a loro soccorso. Poi ti +fingesti pentito per raggiungere i tuoi scopi, per trarre in inganno +una donna. + +Nerone, furente nel vedersi così audacemente strappata la maschera, +coprì di vituperii l’Apostolo, imponendogli di ritrattare le +oltraggiose parole. + +— Il giusto, — rispose Paolo, — non ritratta la verità, sopratutto +quando è presso a morire. + +I soldati, ad un cenno di Cesare, lo condussero via. + +L’immensa esasperazione pel coraggioso contegno del prigioniero +avrebbe trascinato Nerone a vendetta contro di esso atroce, immediata. +La speranza però di ritrovare Antonina e di vederla sottomessa ai +suoi voleri, per salvare la vita all’Apostolo, lo consigliavano a +risparmiarne ancora l’esistenza. + +Diede ad Aniceto l’incarico di ricercare le due fuggitive, +accordandogli, senza risparmio, danari e spie ed ampie facoltà circa i +mezzi per riuscire nell’intento. + +I suoi satelliti si misero all’opera con grande alacrità. + +Nelle taverne, nelle _tonstrine_ ed in altri pubblici ritrovi +intavolavano il discorso sopra Antonina, e cercavano prendere a volo +ogni frase, che potesse dar loro qualche lume. + +S’introducevano, con varii pretesti, nelle case, in cui sapevano +dimorare famiglie cristiane, e là interrogavano gli ostiarii e gli +altri schiavi, ora con subdole dimande, ora apertamente, promettendo +larghe ricompense, o spaventando colle minacce, sopratutto le donne. +Quando nelle vie vedevano dei cittadini parlar sommesso fra loro +s’accostavano tendendo l’orecchio. + +Una delle prime visitate da Aniceto fu la casa di Menecrate. Vi trovò +la vecchia madre, la quale rispose che il figlio era assente. + +Il pedagogo, dapprima colla dolcezza, poi con mali modi voleva sapere +da lei ov’egli fosse ito, ove si trovassero Atte ed Antonina. Ma la +povera donna continuava a dire: + +— Ti giuro per gli Dei ch’io non lo so. + +E lo ignorava di fatto. + +L’Apostolo, venuto in città, dopo aver accompagnate le due donne, prima +di tornarsene a casa, andava ad avvertire di quella fuga il citaredo, +che s’era guardato bene dal dirlo a sua madre, come dal palesarle che +quel dì si sarebbe recato a visitare la sua fidanzata. + +Più volte Aniceto tornò nella viuzza del Fornice Fabiano, ma non +gli venne mai fatto di trovarsi con Menecrate. Questi, tornato a +sera, e saputo dalla madre la visita del pedagogo, e lo scopo che lo +guidava, aveva di nuovo lasciata la città e s’era ricoverato in una +_magalia_[138] di pastore, vicina alla campagna di Faonte. + +Ma sul citaredo, più che sulle altre ricerche, contava Aniceto per +iscoprire il rifugio d’Antonina, poichè Atte era con essa. + +Suggerì a Nerone di catturare la madre di Menecrate, e colle torture +obbligarla a palesare ove fosse il figlio. + +Il tiranno rispose: + +— Tu avesti l’incarico ed ampie facoltà. Fa quello che vuoi; ma ad ogni +costo trova l’ostinata cristiana, o guai! + +Quest’ultima parola mise in tempesta il sangue del tristo, che stabilì +d’impadronirsi al più presto della misera vecchia. + +Intanto cominciava il popolo a levarsi a rumore contro Nerone e gli +esecutori dei suoi ordini. + +Costoro, nell’impazienza di riuscire, avevano finito per invadere le +case sospette e maltrattarne gli abitanti. + +Questo inaudito sopruso aveva destato lo sdegno universale. + +Il pedagogo, al quale più volte nelle strade erano state rivolte +ingiurie e minacce, avrebbe voluto affidare l’incarico della cattura ad +altri, non sentendosi sicuro. + +Ma il timore di perdere il premio e la benevolenza di Cesare, gli +diedero coraggio. + +E mal glie n’incolse. + +Presso le _taberne_[139] molta gente s’affollava attorno alle derrate +esposte nei diversi _fori_ (o mercati) o faceva circolo attorno ai +saltimbanchi, applaudendo alla loro bravura negli esercizii di forza e +di destrezza, e scherzando con una procace giocoliera greca, che faceva +capriole indietro tra spade e coltelli puntati in terra. + +Ad un tratto s’intese da lungi un tumulto, e dal Fornice di Fabio +comparve una turba di gente in mezzo alla quale alcuni soldati +trascinavano verso il Mamertino una vecchia, che gridava e si dimenava +per svincolarsi da loro e chiedeva aiuto. + +— È la madre del citaredo Menecrate, — dissero alcuni. — Guarda! +Guarda!... Lo scellerato Aniceto la spinge innanzi e la percuote. Ma +perchè?... Ma dove la conducono? + +— Al carcere Mamertino per sottoporla alla tortura, — rispose Sporo +ch’era tra gli spettatori dei saltimbanchi. + +— Salviamola! Salviamola! — urlarono alcuni, scagliandosi con impeto +contro i manigoldi, che cercavano di far resistenza, ma vennero +disarmati. + +Aniceto afferrò la donna pei capelli, perchè non fuggisse; ma ad un +tratto mandò un urlo e la sua mano cadde troncata da un colpo d’ascia. + +Mentre alcuni ponevano in salvo la prigioniera, i più inferociti +presero Aniceto, e lo gettarono boccone sulle punte di ferro dei +saltimbanchi, e colle ginocchia gli premettero il dorso, perchè più +profondamente quelle armi gli penetrassero nel petto. + +Poscia gli legarono una corda ai piedi, e tra grida e scherni ne +trascinarono il cadavere sanguinolento fino al ponte Palatino, e lo +precipitarono nel Tevere. + +Sporo, spaventato da quello spettacolo di sangue, ma contento in cuor +suo che Aniceto fosse andato tra i più, corse a dar la notizia della +catastrofe nel palazzo dei Cesari. + +Ma già Domizia l’aveva annunziata al nepote dicendogli: + +— Rendi grazie ai Numi, poichè non ti verrà più fatto di rintracciar +Antonina: non correrai più il rischio di avvilire il nome del Domizii, +scongiurando un’altra figlia dei Claudii ad accettare la tua mano. Il +complice del vergognoso progetto, il tuo cattivo Genio, il malvagio +pedagogo, non è più. Il popolo poc’anzi ha fatto giustizia di lui, e +salvò la vittima ch’egli trascinava al supplizio. + +Nerone, nel parossismo dell’ira, chiamò ad alta voce Elio e Doriforo, +ch’erano nelle stanze attigue, per saper da loro se fosse vero quanto +narrava Domizia. + +E i due liberti si presentarono, preceduti da Sporo, che confermò la +notizia. + +Al maniaco tiranno non importava la morte d’Aniceto; ma lo esasperavano +lo sfregio fatto dalla plebe alla sua autorità, il sentirsi impotente a +raggiungere il suo intento, e sopratutto l’aria di scherno e di trionfo +che assumeva la zia. I loro occhi s’incontrarono, e quelli di Nerone +mandarono un baleno tremendo. + +Si morse le labbra, ma nulla disse. + +La stessa sera la scienza di Locusta uccise la misera, come aveva +ucciso Britannico. + +Da quel momento tutti gl’istinti selvaggi di Nerone tornarono a +sfrenarsi con inaudita violenza. Per odio contro Antonina, ch’erasi +ribellata alla sua volontà e poi sottratta alla sua vendetta, riprese +più fiera che mai la persecuzione contro i cristiani. + +Si lusingava ancora di vederla a’ suoi piedi a chieder pietà. Ma Paolo +prima di dividersi da lei l’aveva nuovamente scongiurata a non esporre +la propria esistenza, a subire coraggiosamente il martirio, ove fosse +caduta in potere del tiranno, ma non cercarlo per fanatismo o desiderio +di gloria. + +Assai grave però le riusciva di rimanere inoperosa nel sicuro rifugio, +mentre soffrivano i suoi fratelli. + +Dolorose assai erano le novelle, che di loro portavano i contadini, +tornando dai mercati di Roma. + +Alcuni riferivano d’aver visto dei cristiani condotti al circo per +esser dati in preda ai leoni, e come, non solo la plebe, ma i patrizii +e lo stesso Nerone assistessero al cruento spettacolo. + +Altri narravano aver udito sotto il Mamertino i lamenti di quelli +che venivano sottoposti alle torture, e poi crocefissi, ed essersi +imbattuti in drappelli di manigoldi, che a suon di tromba conducevano +denudate per la città vergini, e matrone, percotendole coi flagelli. +Gridavano e piangevano così, che gli stessi pagani ne provavano pietà, +e spesso i più ardimentosi cercavano di strapparle ai loro carnefici, +imprecando a Nerone. + +Non mancavano inoltre di ripetere le esagerate voci, che correvano in +Roma sui progetti feroci dell’Imperatore. + +Dicevano ch’egli volesse appendere alle croci, presso il palazzo, +alcuni cristiani e copertili di pece, bruciarli vivi ed assistere dalla +terrazza allo spettacolo di quell’incendio, che doveva rischiarare gli +orti Neroniani. Queste però ed altre dicerie di simili crudeltà non +s’avverarono. + +Appena fu noto a Menecrate il pericolo corso da sua madre, e da un +amico gli venne rivelato ch’essa trovavasi nascosta in casa d’una sua +vecchia parente sulla via Ardentina, risolvette d’andare a prenderla, +malgrado i pianti e le preghiere di Atte. Sapendo che i satelliti +del tiranno lo cercavano, si travestì da bifolco, e conducendo un +plaustro[140] tirato da buoi, partì per la città. + +Due giorni dopo tornava colla madre distesa nel plaustro e coperta col +fieno. + +Egli aveva interrogato alcuni cristiani per aver notizie dell’Apostolo, +ma nulla era riuscito a sapere. + +Tutti temevano che insieme agli altri avesse subìto il martirio; +ma asseverarlo nessuno poteva. Questa incertezza teneva Antonina in +angustia. + +Faonte s’incaricò d’informarsene, e lasciate le ospiti in custodia di +Menecrate e d’Epafrodito, andò a cavallo in città. + +E pur troppo tornò apportatore di sinistre novelle, a lui comunicate +nella stessa casa Aurea dai liberti Elio e Doriforo. + +Nerone aveva mandato a Paolo un Tribuno perchè chiedesse perdono d’aver +posti in non cale gli ordini suoi e svelasse il rifugio d’Antonina e +d’Atte, se voleva che cessasse la strage dei cristiani, e non ricadesse +sul suo capo il sangue versato dalla vendetta di Cesare. + +E Paolo faceva rispondere ch’egli non aveva mai tradito, che pura +d’ogni colpa era la sua coscienza, e che delle opere sue non rendeva +conto che a Dio. + +Il giorno stesso veniva decapitato nella _carnificina_ del carcere. + +Parve che il sangue cristiano, invece di ricadere sul capo di Paolo, +fosse salito al cervello di Cesare. + +La rabbia nel veder vinta la sua volontà lo rendeva frenetico, +e per dimenticare la provata umiliazione, i patiti insuccessi, +gl’insoddisfatti desiderii, e mostrar di far buon viso a sorte avversa, +non v’era eccesso davanti a cui indietreggiasse. + +Erano divenuti quotidiani le gozzoviglie e gli stravizii nel palazzo +dei Cesari. Non di rado, ai canti, ai suoni ed ai festosi clamori +facevano eco da lontano i ruggiti delle fiere e le voci lamentose dei +martiri. + +E allora il briaco Imperatore, ostentando indifferenza, voleva che +raddoppiasse il giulivo frastuono della festa. + +Talvolta, tutto vestito di bianco, e colla testa coronata di rose, +cenava disteso sul triclinio, circondato da nude etère, che alzavano ad +ogni tratto la coppa d’oro per bere alla Venere dissoluta, all’amore, +alla voluttà. Non contento di questi piaceri, spesso travestito, +colla larga tesa del petaso abbassata sulla fronte, si recava nei +lupanari della Suburra, o in qualche lurida taverna, dove si metteva +a combattere coi lottatori, o a giuocare a dadi, e usciva di là +contaminatore e contaminato. + +S’univa nel frenetico al perverso istinto la smania di vendetta contro +Antonina. + +Egli credeva, che non solo la strage dei cristiani, ma le sue stesse +turpitudini le darebbero il tormento dei rimorsi. + +E non cessava per questo, ed aggiungeva sempre infamie ad infamie. + +Appena tramontato il sole, indossava i suoi travestimenti, e quando non +entrava nelle taverne e nei lupanari, passeggiava per le vie seguito da +lontano dai Tribuni. + +Ed ora si divertiva a scassinare le botteghe, e rubare le mercanzie, +per rivenderle poi nella stessa casa Augustale. Ora si portava ad +atti insolenti verso la gente che passava, oltraggiando le donne e +beffeggiando gli uomini, ed anche battendoli; e se questi osavano +difendersi, li faceva ferire dalla sua scorta e gettare nelle fogne. + +Una volta s’imbattè in un Senatore, che andava a diporto colla sua +giovine sposa. Avvicinatosi loro, abbracciò improvvisamente la donna, e +si portò con essa ad atti osceni. + +Ma questa volta trovò pane pe’ suoi denti; chè il marito s’avventò +contro di lui, lo gettò in terra e lo percosse in malo modo. + +E i Tribuni, o non avessero visto o avessero finto di non vedere, +vennero a soccorrerlo quando il Senatore e la moglie s’erano +allontanati. + +Non così fortunato fu il Prefetto del pretorio Attico Vestino, al quale +egli chiese di cedergli la moglie Statilia Messalina, minacciando di +prenderla per forza, ov’egli non la cedesse di buon grado. + +Essendosi Attico energicamente opposto all’infame pretesa, Nerone, +benchè si trattasse d’uomo a lui fido, lo fe’ tagliare a pezzi dai suoi +sgherri, e presa Statilia, publicamente la sposò, credendo con questo +far sfregio ad Antonina. + +Ma pochi giorni dopo, poichè ebbe fatto di lei le sue voglie, +ignominiosamente la discacciò per essergli venuta a noia. + +Come il sasso caduto dall’alto rapidamente precipita quanto più +s’avvicina al fondo del burrone, così le scelleratezze del tiranno si +raddoppiavano presso l’imo dell’abisso, in cui erasi gettato. + +Ma l’ora della giustizia era suonata. + +Sergio Galba trionfava. Le legioni di Gallia e di Spagna, e tutte le +altre lo proclamavano Imperatore. + +Nerone sedeva a mensa quando gli furono portate le lettere, che davano +la fatale notizia. Salito in furore stracciò le lettere, rovesciò la +tavola e ruppe due nappi, da lui chiamati _omerici_ perchè v’erano +scolpiti dentro alcuni versi del poeta greco, ed ai quali egli teneva +assai. + +Il popolo non aveva più rispetto alcuno per lui. Per via lo derideva, +l’oltraggiava ad alta voce. + +Un giorno egli tornava in sella gestatoria dal teatro, dove prendendo +parte ad una rissa sorta fra gl’istrioni, aveva dal suo palchetto +tirato sassi, pezzi di panche e scheggie di predelle, contro il +publico, molti ferendo, tra cui un Pretore. + +Non è a dirsi le contumelie che gli furono lanciate quel dì mentre +passava. + +La paura lo invase, e tornarono le spaventose immagini a turbargli il +sonno. + +Ora si vedeva coperto da miriadi di formiche alate, ora circondato +dalle statue ch’erano nel teatro di Pompeo, e che gli vietavano il +passo. Sognava che la sua prediletta chinea fosse divenuta metà cavallo +e metà bertuccia; che stando al governo d’una nave, compariva Poppea, +e strappandogli di mano il timone, lo conduceva in mezzo a tenebre +fittissime. + +Consultato l’astrologo Babilo, questi diede ai sogni interpretazione di +mal augurio. Le formiche significavano gl’insulti della moltitudine; le +statue indomabili ribellione alla sua volontà; il cavallo mutamento di +condizione, a cui egli sarebbe condannato. + +Tanto grande era divenuta la sua prostrazione di spirito, che lungi +dall’adirarsi per la spiegazione data da Babilo ai sogni, disse a lui +quasi piangendo: + +— Ahimè, credo che tu sii questa volta, come sempre, esperto indovino, +poichè altri presagi funesti furono da me avvertiti. Dal Mausoleo +udii chiara una voce che mi chiamava per nome. Le statue dei Lari, +mentre stavano adornandole, caddero in terra. M’è pur tornato in mente +che alle ultime calende di Gennaio, lungo tempo dovemmo attendere +per sacrificare agli Iddii e fare i soliti voti insieme ai patrizii +e ai Cavalieri, perchè non si trovavano le chiavi del Campidoglio. +Non basta, o Babilo, nell’ultima favola, che in publico cantai sopra +Edipode sbandito, mi fermai sul verso che suonava così “_Padre, madre e +moglie mi comandano di morire_.„ + +E queste cose egli narrava con forza di parlar concitato e tremando da +capo a piedi. + +Pure, malgrado tutto ciò, malgrado le acclamazioni a Galba e le grida +di morte e di vendetta, che giungevano al suo orecchio, non si decideva +ad abbandonare la speranza di superare il periglio. + +Avendo i Tribuni, i Centurioni, e i Pretoriani rifiutato di seguirlo +nella fuga, cominciò a fantasticare se non gli convenisse d’andare +supplichevole presso i Parti, o presso Galba, oppure presentarsi al +publico nei rostri, vestito di nero, e il più umilmente che da lui si +potesse, dimandar perdono, e pregare che almeno gli fosse concesso il +governo dell’Egitto. + +Sembrando a lui lodevole il vile progetto, ne rimise l’esecuzione +alla dimane, e prima di coricarsi scrisse l’orazione da recitarsi al +popolo[141]. + +Verso la mezzanotte destossi di soprassalto, balzò dal letto, e non +trovando più i soldati che stavano a guardia della sua persona, mandò +fuori Elio, e gli amici che dimoravano nel palazzo, per informarsi di +ciò che si dicesse o facesse nella città. + +Attese lungo tempo in ansia grandissima, e non vedendoli a tornare, +uscì con Pittagora, Doriforo e Sporo per cercarli uno ad uno nelle loro +case. + +Bussarono indarno ripetutamente alle porte: nessuno rispose. + +— Questa è la fede! — mormorò sconfortato il tiranno. + +E tornò a casa dove l’attendeva più spiacevole sorpresa. + +Tutte le guardie erano fuggite, portando via le ricche suppellettili, +le _accubitalia_[142] e perfino un vasetto di legno, contenente un +veleno, ch’erasi fatto preparar da Locusta. + +Ciò gli dimostrò chiaramente a quale estremo egli fosse ridotto. + +Disperato, tornò ad uscire, e andò in cerca, prima di Spetillo +Mirmillone, poi di Cercopiteco per essere ucciso dall’uno o dall’altro, +non avendo il coraggio di farlo da sè stesso. + +Il primo lo accolse benignamente, ma all’omicidio si rifiutò. + +Il parassita invece l’avrebbe ben volentieri respinto, ma lottando tra +la paura della vendetta popolare, e quella del tiranno, preferì evitar +questa, ch’era più prossima, e lo fece entrare. + +Quando intese del cómpito sanguinario che da lui si richiedeva, esclamò: + +— Cosa mi chiedi, o divo Cesare! Io ucciderti! Io che non sono capace +di torcere il collo a un’oca! No, va, fuggi, salvati ch’è meglio. +Preziosa cosa è l’impero, ma più preziosa assai la pelle. + +E lo spinse quasi fuori dalla porta. + +— Ma dunque, — proruppe Nerone, come fu in strada, — io non ho più +amico nè nemico. + +E prese correndo la direzione del Tevere per gettarvisi. + +Ma i due liberti lo trattennero, ed egli non oppose loro resistenza +alcuna, perchè non aveva proprio fermo proposito ancora di finirla +colla vita. + +Credeva d’aver agio di procrastinare la sua partenza, ma s’ingannava. + +Passando vicino ad un accampamento di soldati, giunsero al suo orecchio +le acclamazioni a Galba, e le minacce, i sarcasmi e le improperie che +si scagliavano contro di lui, ch’era chiamato il _Pappocitene_[143] +degli Enobardi. + +Udì cittadini, che si chiedevano l’un l’altro cosa fosse accaduto +nella casa Aurea. Se Nerone fosse stato preso e morto, oppure fosse +fuggito. Altri udì dimandare ad alcuni vigili, che andavano in ronda, +se cercassero Nerone. + +Tutto ciò gli addimostrò che non v’era tempo da perdere. + +Giunto quasi di corsa al palazzo dei Cesari, mentre ansando e +tremando per la paura si gettava indosso una sdruscita cappa, s’udì un +sotterraneo boato e la terra tremò. + +Nel tempo stesso si scatenò tremendo uragano con fulmini, tuoni e +dirotta pioggia. + +— Anche gli elementi mi muovono guerra, — gridò Nerone. — Che sia +maledetto tutto il creato! + +E ripreso il cappellaccio, e per maggior sicurezza, coprendosi il +volto con un fazzoletto, montò a cavallo, ed accompagnato da Pittagora, +Doriforo e Sporo, si diresse verso porta Collina. Malgrado l’impazienza +d’uscire dalla città, andavano al passo per non destare sospetto. + +A poca distanza dal campo dei pretoriani, il cavallo di Nerone, +spaventatosi per un cadavere che giaceva in mezzo alla via, s’impennò e +cadde il fazzoletto dal volto del fuggitivo. + +— Vale Caesar! — gridò una voce. + +Era quella del pretoriano Missizio, che al chiarore d’un baleno l’aveva +riconosciuto, e si dirigeva poi frettolosamente verso il campo, forse +per avvertire i compagni. + +I due liberti, che a malincuore seguivano il perseguitato tiranno, col +pretesto d’inseguire Missizio, spinsero a corsa i loro cavalli e si +perdettero nelle tenebre. + +Nerone era fuori di sè per lo spavento. Non volle attendere il loro +ritorno, e disceso di sella, e fatto discendere Sporo, continuarono a +piedi per aspri sentieri il tragitto. + +Stracciandosi le vesti contro le siepi, camminando nella pozzanghera +fino alla tibia, bagnato dalla pioggia, affranto, affamato, arso dalla +sete, gemendo per l’angoscia, giunse in luogo oggi detto _Le Vigne +Nuove_ fra la via Salaria e la Nomentana, dov’era la casa campestre di +Faonte. + +Come questi fu prevenuto dell’inaspettata visita, tremò per la +sicurezza delle due ospiti, ma lo stato miserando di Nerone lo +rassicurò. + +Lo trovò gettato in terra, che raccoglieva col cavo della mano l’acqua +fangosa da una pozzanghera, e beveva dicendo: + +— Ecco il falerno che rimane a Cesare. + +Dimandò al liberto un sicuro rifugio, e l’altro che voleva tenerlo +lontano dalle stanze, ove dimoravano Antonina ed Atte, gli propose +di nascondersi pel momento in uno speco, dov’era stata scavata della +pozzolana. + +— Vuoi tu, che mi seppellisca vivo insieme a Sporo? — osservò +malinconicamente Nerone. + +— Traversato lo speco, ti troverai, o divo Cesare, in una cella agiata +e sicura che comunica colle celle vinarie[144]. Potrei farti passare +dalla casa, ma ho degli ospiti, e non vorrei che tu fossi riconosciuto. + +— No, no, — rispose Nerone impaurito, — nascondiamoci nella caverna. + +E fattasi distendere da Sporo sotto le ginocchia una vesta per non +lacerare le carni sopra i sassi, camminando carponi, pervenne alla +cella, ch’era abbastanza larga e prendeva luce da un angusto pertugio. + +V’era un lettuccio, su cui si gettò estenuato, ed avendo ancora fame +e sete, si cibò di pane stantìo e d’acqua tiepida, dividendo col +giovinetto il misero pasto. + +Avendo poi inteso che lo andavano cercando per impadronirsi di lui, +disse a Faonte, piangendo come un fanciullo: + +— O fido liberto, tutto è finito per me. Fa qui scavare una fossa della +lunghezza del mio corpo, adattavi alcune pietre, che farai scavare in +qualche prossima _lapidicina_[145]. Pensa poi a ragunare delle legna +pel rogo, e fa portar dell’acqua per lavare il mio cadavere. Ahimè! che +arte mi sono condotto a fare in morte! + +E questa esclamazione ripetè più volte tra i singhiozzi. + +Mentre s’intratteneva in questi discorsi, destinati a far credere +ch’egli fosse risoluto a morire, entrò nella cella uno schiavo che +portava lettere per Faonte. + +Nerone, avido di notizie, gliele strappò di mano, lesse, ed il suo +volto più che mai si contrasse per lo spavento. + +Il Senato lo aveva dichiarato nemico di Roma, e lo faceva cercare per +punirlo, giusta l’antico costume. + +— E che costume egli è mai questo? — chiese tremando a Faonte. + +E il liberto rispose, ch’egli verrebbe appeso nudo pel collo ad una +forca, e lo si ucciderebbe a colpi di verga. + +Rimase lungo tempo muto, cogli occhi sbarrati, fissi in terra, e +stringendosi nella rozza cappa per ripararsi dai brividi della febbre. + +Tutto ad un tratto si scosse, e sfilati dalla cintura due pugnali, che +aveva portati seco, ne tentò le punte sulla pelle del petto, gemendo, e +guardando Faonte e Sporo, nella speranza d’essere trattenuto. + +Ma il giovinetto rimaneva come istupidito, e il liberto, approvando +l’eroica risoluzione, o fors’anco non prestandovi fede, se ne stava +impassibile. + +Nerone allora, deponendo i pugnali, disse che la sua ora non era per +anco suonata. + +— Ho trentadue anni, — esclamò singhiozzando, — voglio vivere ancora. + +Poco dopo, preso da agitazione grandissima al pensiero che potevano +i soldati del pretorio scoprire il suo ritiro, ordinava a Sporo di +piangere e lamentarsi sulla sua sorte, e ripeteva: + +— È ben vituperosa cosa il vivere in questo modo.... — E soggiungeva in +lingua greca: — Questo non si conviene a Nerone.... no, non si conviene +questo. In tali frangenti bisogna essere svegliati.... Orsù, svegliati, +Nerone! + +Pareva vergognarsi lui stesso della sua viltà. + +Venuta la sera, sopraffatto più che mai dai presentimenti e dalla +paura, non volle più rimanere nella sotterranea cella, in cui diceva di +mancargli il respiro e la luce, e volle che Faonte lo conducesse nella +casa in mezzo agli ospiti suoi. + +Con qual cuore l’altro si sottomettesse a quell’ingiunzione è facile +immaginarlo. + +Ne prevenne Antonina, la quale rispose: + +— Ora più non lo temo. Nella terribile situazione in cui si trova mi fa +pietà. + +Abbandonata la caverna, e traversate le celle vinarie, era Nerone +entrato appena nell’exedra e s’intratteneva con Faonte ed Epafrodito, +quando il silenzio della notte fu rotto da lontano frastuono. + +— Cos’è mai questo? — chiese Nerone tremando. + +E due schiavi vennero a dire che numerose tede si vedevano avanzare +dalla via Salaria. + +Era di fatto una coorte, di cui le grida di _viva Galba_ e _morte +all’Enobardo_, dapprima confuse, si facevano a poco a poco più +distinte. + +Nerone, non sapendo più che si facesse, nè che si dicesse, ora +dimandava che lo lasciassero fuggire altrove, ora pregava che qualcuno +s’uccidesse per dargli l’esempio. + +E piangeva, e si strappava le vesti ed i capelli. + +Intanto la coorte era giunta e circondava la casa. + +— Non c’è più scampo, — disse Epafrodito, — fatti coraggio ed ucciditi, +o Cesare. + +E gli mostrò un coltello. + +Nerone lo respinse colle mani. + +— No, no, io non posso! Che qualcun altro m’uccida. + +— Io ferirò, se tu lo imponi. + +— Sì, ma prima ascoltatemi tutti, e promettetemi che la mia testa non +verrà recisa, ma arsa insieme al corpo, e dite ad Antonina che ella fu +cagione della perdita mia. + +E Antonina comparve altiera e bella, dicendo: + +— Non me, te stesso accusa, e rispetta la giustizia divina, che ti +condanna a morire lo stesso giorno in cui uccidesti la sorella mia. + +Nerone diede in un urlo selvaggio, vedendo la donna che tanto aveva +cercata, e tentò svincolarsi da Faonte e da Epafrodito che lo tenevano, +per scagliarsi contro di lei. + +Quest’ultimo però non glie ne diede il tempo, e gli confisse il +coltello in gola + +Atte mandò un grido di raccapriccio e si copri il volto colle mani, +scoppiando in pianto, mentre Antonina s’inginocchiava ai piedi del +morente, levando gli occhi al cielo e mormorando: + +— Miserere di lui, o Signore! + + + + +CONCLUSIONE. + + +Allorchè i soldati, condotti da Missizio, entrarono nell’exedra, Nerone +agonizzava ancora. + +Rivolse su loro gli occhi stralunati e ad un Centurione, che voleva +porgli la cappa sulla ferita: + +— È tardi, — disse. — Questa è la fede? + +Prima di spirare si raccomandò ancora che non gli venisse recisa la +testa. + +Allora si fe’ innanzi Severino, liberto di Galba, uscito da pochi +giorni dalla prigione in cui era stato chiuso nei primi tumulti a +favore del suo padrone, e gli promise che verrebbe rispettata questa +sua volontà. + +Poichè fu spirato, i soldati gli si aggrupparono d’attorno e fissavano +con senso di raccapriccio quella livida faccia, macchiata di sangue, e +resa ancor più spaventosa dal tetro riflesso delle faci resinose. + +La notizia della sua morte fu accolta in Roma con grande allegrezza, e +molti della plebe uscirono per le vie col capo coperto da un cappello, +come usavano fare gli schiavi quando venivano liberati. + +Purtuttavia v’erano molti cittadini, sopratutto tra la plebe stessa, +che dimenticando le atrocità di lui, e non rammentando che le feste, +gli spettacoli, le prodighe elargizioni, e gli splendori della casa +Aurea, quasi lo rimpiangevano. + +Ebbe solenni esequie, e folla immensa assisteva al passaggio del +funebre corteggio, che accompagnava il cadavere, coperto da coltre +bianca trapunta in oro, al campo Marzio ov’era preparata la pira. + +Quella sera istessa due donne, avvolte in nero amitto, salivano il +colle degli Ortuli. + +Erano Egloga ed Alessandria, che portavano le ceneri di Nerone chiuse +in vaso di porfido. + +Atte le seguiva da lungi, e mentre deponevano l’urna nel cinerario dei +Domizii, piegò un ginocchio, e pregò, ripetendo nel suo idioma natio +l’invocazione di Antonina: _misericordia, o Signore, misericordia di +lui!_ + + + FINE. + + + + +INDICE. + + + DEDICA _Pag._ V + INTRODUZIONE VII + I. Ottavia 1 + II. La bella figlia d’Acaja 12 + III. Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti + di Seneca 22 + IV. Impudenza 36 + V. Grandezze ed insanie 47 + VI. Tiranno che sfida e tiranno che trema 57 + VII. Rubea 68 + VIII. Il cuore del citaredo 77 + IX. L’Apostolo 88 + X. Immeritato trionfo 100 + XI. I Circensi 113 + XII. Odio ed amore 123 + XIII. Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta 133 + XIV. La vittima 144 + XV. La casa Aurea 153 + XVI. La Stella di Baja 164 + XVII. Poppea Sabina 173 + XVIII. I due ripudii 183 + XIX. Tripudi e lagrime 195 + XX. Tormentati 206 + XXI. ☧ 219 + XXII. La perfidia di Domizia 232 + XXIII. Il volo del mago Simone 246 + XXIV. Il parricidio 255 + XXV. La congiura di Pisone 267 + XXVI. Il delatore 278 + XXVII. La fine d’uno stoico 288 + XXVIII. La viltà di Cesare 299 + XXIX. Notte funesta 310 + XXX. I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone 320 + XXXI. L’ultimo amore 331 + XXXII. Le ultime infamie 343 + CONCLUSIONE 362 + + + + +DEL MEDESIMO AUTORE: + + + _Donna Olimpia Pamfili_. 4ª edizione L. 1 — + _Fra Paolo Sarpi_. 3ª edizione 1 — + _Maschere sante_. 2ª edizione 1 — + _Giovanni delle bande nere_. 2 vol. 7ª edizione 2 — + _La Congiura di Brescia_. 2 vol. 3ª edizione 2 — + _Papa Sisto_. 4 vol. 3ª edizione 4 — + _Racconti_ 2 50 + _La contessa di Melzo_ 2 — + _Re Manfredi_. 2 volumi 8 — + _Maria Dolores_. 2ª edizione 1 — + + + + +NOTE: + + +[1] Libro d’ignoto autore e d’incerta età, ma composto probabilmente +verso la metà del secolo XII. Vi è narrata la vita degli Imperatori da +Giulio Cesare a Rodolfo d’Asburgo in 18500 versi. + +[2] In una delle tavole topografiche publicate da Nerone si vede la +torre, che sorge in Roma presso Santa Caterina da Siena colla leggenda +_Torre ove stette gran tempo lo spirito di Nerone_. — Nel _Graphia_ +e nei _Mirabilia_ si leggono designati col nome di Nerone moltissimi +luoghi di Roma. + +[3] Quella che precedeva l’aurora. In alcuni nomi ho lasciato il +vocabolo latino, in altri l’ho italianizzato. + +[4] Stanza da letto. + +[5] Britannico soffriva d’epilessia. + +[6] La toga pretesta si deponeva dopo i quattordici anni. + +[7] Fascia ornamentale di porpora che andava sul davanti dall’alto al +basso della tunica, ed era il distintivo dei Senatori. + +[8] Essi regolavano le pompe funebri. + +[9] Beccamorti. + +[10] Greco istrumento a corda. + +[11] Spalliera d’un letto o d’un sofà. + +[12] Così allora erano denominate le gamme musicali. + +[13] Corridoio d’entrata. + +[14] Maschera romana del genere del Pulcinella. + +[15] Cuscino per appoggiare il gomito. + +[16] Parco. + +[17] _Lychnus_, lampada sospesa. + +[18] La Dea del piacere. + +[19] Nastro. + +[20] Goccie di perle, di cui le Dame romane portavano due o tre unite +insieme per ogni pendente e a questi davano, per vezzeggiativo, il nome +di _crotali_ o _sonagli_ pel suono che davano le perle battendo l’una +contro l’altra. + +[21] Braccialetto che si chiudeva da sè per l’elasticità della sua +pressione. + +[22] Fascia. + +[23] Luogo di ritiro per affari o studio. + +[24] Apertura nel mezzo del soffitto. + +[25] Fila di stanze, che formavano il piano superiore dell’edifizio +dove una volta era il cenaculo o sala da pranzo. Col plurale dello +stesso vocabolo fu poi chiamato il piano intero. + +[26] _Ellychnium._ Lucignolo formato dal midollo d’un giunco e dalle +grosse fibre del lino e del papiro. + +[27] Piccolo pugnale a due tagli. + +[28] Che i latini chiamavano Genius. + +[29] Appellativo ingiurioso che i giovani romani davano alle più +volgari meretrici e che derivava da _quadrante_, moneta di vilissimo +prezzo. + +[30] _As_, moneta del valore di cinque centesimi. + +[31] L’invidia, a cui i romani avevan dato per madre la Notte. + +[32] Ampio velo che copriva la testa, il volto e parte del corpo fino +ai ginocchi. + +[33] Crepuscolo mattutino. + +[34] Collana di piccoli giocattoli che i romani mettevano al collo de’ +bambini. + +[35] Non vi è grande ingegno senza mistura di follia. + +[36] Donde la parola _Simonia_. + +[37] Specie di sagrestia costrutta alle spalle del tempio. + +[38] Un indovino che pretendeva, osservando le viscere degli +animali, conoscere l’avvenire e il volere dei Numi. Era l’_Exstispex_ +riconosciuto e pagato dallo Stato come gli Auguri. + +[39] Benda. + +[40] Suonatore d’istrumento a corde. + +[41] Bassorilievi. + +[42] Così chiamata perchè la fabbricava in Roma Fannio ed era composta +di sottili falde di corteccia di papiro. + +[43] Dio che presiedeva al concime dei campi. + +[44] Dea delle cloache. + +[45] L’_aplustro_ era un ornamento fatto d’assicine, che +rappresentavano l’ala d’un uccello, ed era collocato in cima alla +poppa. Il _chenisco_ rappresentava la testa e il collo d’un’oca ed era +collocato a prora. + +[46] Alta torre eretta sopra coperta, in cima alla quale salivano i +_classari_ (soldati di marina) per lanciare i loro proiettili. + +[47] Capitano navale. + +[48] Così era chiamata quella classe di schiavi che nelle domesticità +veniva subito dopo gli schiavi ordinarii. + +[49] Come fece di fatto sotto il titolo gli uni di _Suasoriæ_, l’altri +di _Controversiæ_. + +[50] Taverna dove si vendevano cibi cucinati. + +[51] Dove si dispensavano bevande calde. Corrispondeva ai caffè dei +giorni nostri. + +[52] La pietra fu trovata nella Beozia, dove sorgeva un tempo la città +di Agrepia. + +[53] Ornata di ricamo. La portavano i Consoli tornando vincitori. + +[54] Tutti ministri addetti ai sacrifizii. + +[55] Lares compilates. + +[56] La mammella d’una scrofa uccisa subito dopo il parto, prima che +i porcellini avessero succhiato il latte. Era vivanda gradita assai ai +romani. + +[57] Osso di certi animali, adoperato in diversi giuochi invece dei +dadi. + +[58] Canale artificiale largo e profondo, che scorreva tra i portici e +l’arena. + +[59] Grosso smeraldo attraverso il quale Nerone osservava i giuochi. + +[60] Fatti coraggio, frusta, corri. + +[61] Specie di coltello lungo, aguzzo e ritorto, come la zanna d’un +cignale. Da quest’arma venne il nome di sicario. + +[62] Corrispondenti a scudi cinquemila. + +[63] Svetonio. + +[64] Belletto. + +[65] Pomata per colorire i capelli. + +[66] Ferri per arricciare i capelli. + +[67] Forbici. + +[68] Prima refezione della giornata. Corrispondeva alla nostra +colazione. + +[69] Biscotto per la cui fabbricazione era celebrata l’isola di Rodi. + +[70] Secondo gli storici, Poppea fu la prima dama romana che adoperasse +una maschera di velo per garantire il viso dall’impressione dell’aria e +dal sole. + +[71] Organi ad acqua. + +[72] Questo braccialetto era conosciuto sotto il nome di _torques +brachialis_. + +[73] Capo degli schiavi addetti alle mense. + +[74] I _Cernui_ erano i saltimbanchi, che camminavano colla testa in +terra e le gambe in aria. I _Pilarii_ erano quelli che colle palle +facevano i giuochi oggi detti indiani. I _Neurobati_ camminavano sopra +una sottilissima corda di minugia, differentemente dai funamboli che +adoperavano una grossa fono. I _Prestigiatori_ facevano i giuochi di +bussolotti come ai giorni nostri. + +[75] Coperta del triclinio. + +[76] Talasio era giovine insigne e dabbene, tanto amato dal popolo, che +fra grandi acclamazioni portò a lui la più bella delle rapite Sabine, +ed egli la tolse in moglie. I romani (al dir di Plutarco) continuarono +in seguito nei riti nuziali a cantare ed invocare Talasio. + +[77] Pergolato o padiglione costruito nei giardini o in altro luogo, +che serviva anche di triclinio quando il tempo era bello. + +[78] Così chiamavasi qualunque stanza non fosse di passaggio. + +[79] Così chiamavasi quella parte delle prigioni, in cui la custodia +era meno severa, e i detenuti non portavano catene, ed era loro +permesso il godimento dell’aria e dell’esercizio. + +[80] Velo nuziale di color giallo carico e brillante come una fiamma, +d’onde il nome di _flammeum_. Esso copriva le vergini spose dalla testa +ai piedi il giorno delle nozze. + +[81] Giovinetti assistenti del tempio, che portavano i sacri vasi e +tutti gli utensili destinati al culto. + +[82] Da questa cerimonia derivò il nome di _confarreatio_. + +[83] Terrazzino sporgente sulla strada. + +[84] Seggiola di larghe dimensioni capace di due persone. + +[85] Così era chiamata quella schiava, che assisteva alla toeletta ed +aiutava la padrona a vestirsi ed ornarsi. + +[86] Quella destinata a ripiegare e custodire gli abiti e le biancherie +della padrona. + +[87] Era il _numello_ un congegno per tener fermi i pazienti mentre +infliggeva loro il gastigo. Aveva due ceppi pel collo con due sbarre, +che scorrevano in canali lungo i lati di due ritti ben saldi, che si +potevano aprire e chiudere a piacere, il che lasciava passar la testa +fra essi e quando erano chiusi serravano il collo. + +[88] Nel quale, il reo veniva fustigato sulle spalle da un uomo, mentre +un altro gli teneva le gambe. + +[89] Borsa pel danaro. + +[90] Calesse a due cavalli. + +[91] Che corrisponde al nostro calamajo. + +[92] Che aveva la superficie levigata con un dente d’animale. + +[93] Borsa di cuoio da portarsi a tracolla. + +[94] Vôlta sotterranea ad uso di sepoltura. + +[95] Questa preghiera dei cristiani riferisce Tertulliano. + +[96] Destinate al servizio dei bagni. + +[97] Così era chiamata la bevuta solenne che i romani facevano dopo +cena a notte inoltrata. + +[98] Vivanda composta di carne bovina o porcina e di lardo, e +conservata in vasi di terra cotta. + +[99] Era composto di pesce salato, cacio ed ova sode bollite nel vino e +nell’olio. + +[100] Narra l’Abbate di Conture in una sua memoria che questo Tiberio +prendeva prima del pasto alquanta cicuta, sapendo essere il vino +possente antidoto contro questo veleno. Così il timore di morire lo +eccitava a bere più che da lui si potesse. + +[101] Cappotto. + +[102] Questo narra Svetonio, mentre altri autori, più fantastici che +saggi, tra cui Giustino, Ambrogio, Cirillo da Gerusalemme, Agostino, +Filastro, Isidoro di Peluso, e Teodorato, danno quel volo per certo. + +[103] Le Dionisiadi erano undici donzelle, che a Sparta prendevano +parte alle feste di Bacco e si contendevano il premio della corsa detta +Eudroma. + +[104] Il tirso era un lungo bastone ornato in cima da un cono d’abete o +di foglia d’edera o pampini. Era portato da Bacco e dai suoi adoratori. + +[105] Maschera. + +[106] Osteria di campagna. + +[107] Deità terribile, che secondo i pagani imponeva la sua volontà al +Destino. + +[108] Ferisci il ventre. + +[109] Narra Svetonio che più di 80,000 furono i colpiti dal flagello. + +[110] Barelle. + +[111] I congiurati che uccisero Caligola gridavano pugnalandolo: +_Répete! Répete!_ + +[112] Figlio nato da meretrice. + +[113] Soldati di fanteria pesante armati di lancia. + +[114] _Mens bona nulla est sine Deo_ (Epistola 73). + +[115] Cleanto credeva che le anime tutte durassero fino alla +combustione totale del mondo, ma Crisippo prometteva questa durata +solamente alle anime dei savii. + +[116] Essa sopravvisse pochi anni, ma pallida sempre pel sangue perduto. + +[117] _Dispensatori_ erano gli schiavi, che in una famiglia compivano +l’ufficio di segretari e ragionieri. I _Cancellieri_ erano gli scrivani +principali, che presiedevano un certo numero di scrivani iuniori. + +[118] Polvere finissima, di cui i lottatori si cospergevano per aver +ciascuno più salda presa sull’avversario. + +[119] Condotta in Roma nell’anno 610 dal Pretore Quinto Marcio, +al quale il Senato ordinò il risarcimento delle forme dell’Appia e +dell’Aniene Vetere, stanziando per le spese otto milioni di sesterzi. +Quinto Marcio riunì in un gruppo le varie sorgenti della Valle +d’Arsoli, e le condusse a Roma, e dal suo nome prese quello d’Acqua +Marcia. + +[120] Mosaico di pietre naturali e marmi a diversi colori. + +[121] Corrispondente a 15,000 scudi romani. + +[122] Nella quale si esponeva al publico la statua del Nume deposta su +letto triclinare, e gli si offriva un banchetto. + +[123] Da _averruncare_ (togliere) perchè toglievano i mali. + +[124] Membri d’una delle quattro grandi corporazioni di Roma, che +avevano l’ufficio di preparare il lettisternio. + +[125] La _supplicatio_ era preghiera fatta in ginocchio, a differenza +della _praecatio_ che si faceva in piedi. + +[126] Garzoni addetti all’impresario delle pompe funebri, che lavavano +ed ungevano i cadaveri. + +[127] Un milione e mezzo di lire italiane. Quei vasi venivano +dall’Oriente. + +[128] Il fatto del bagno alle sorgenti dell’Acqua Marcia e della +malattia che ne fu conseguenza è raccontato da Tacito. + +[129] Quest’uso che i romani chiamavano _jus imaginum_ (diritto delle +immagini) non poteva esercitarsi che dai Grandi. + +[130] Con questo vocabolo venivano designate le legna da fuoco, +sottomesse ad una preparazione per ben disseccarle ed impedire il fumo. + +[131] Raccolta delle ossa. + +[132] _Ire licet_ (è permesso l’andare). + +[133] Addio anima candida, la terra ti sia leggiera, mollemente +giacciano le ossa. + +[134] Publico banchetto. + +[135] Bottega da barbiere. + +[136] Ora Salaria. + +[137] Bisogna che Cristo regni. + +[138] Capanna fissa al suolo, differente da _mapalia_ che era +trasportabile. + +[139] Botteghe per la vendita delle derrate al minuto. + +[140] Carro a due ruote. + +[141] L’orazione fu poi trovata nel suo scrittoio. + +[142] Così erano chiamati tutti gli arnesi d’un letto, cioè guanciali, +coperte, materassi, ecc., ecc. + +[143] Maschera buffonesca come Macco. + +[144] Cantine. + +[145] Cava di pietre. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78242 *** diff --git a/78242-h/78242-h.htm b/78242-h/78242-h.htm new file mode 100755 index 0000000..82ad983 --- /dev/null +++ b/78242-h/78242-h.htm @@ -0,0 +1,27421 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>Le donne di Nerone | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; 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Fratelli Treves. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> +</p> + +<h2 id="intro">INTRODUZIONE.</h2> +</div> + +<p> +Nella storia di Roma l’êra Cesarea fu quella +che più colpì la fantasia di prosatori e poeti. +</p> + +<p> +La maggior parte dei cronisti sorvola sull’epoca +dei Re e della Republica e non s’occupa +che dell’Impero Romano. Essi lasciano a +Dante ed agli scrittori del Rinascimento avanzato +l’ammirazione per gli eroi della Republica, +e invece minutamente raccontano le glorie e le +corruttele degli Imperatori. +</p> + +<p> +Le vittorie di Giulio Cesare, le gesta guerresche +e la sagace legislazione di Augusto, le lascivie +di Tiberio, le stravaganze di Caligola sembrano +interessarli assai più che le virtù dei Manlii, +dei Decii, dei Fabii, dei Scipioni e dei Catoni. +</p> + +<p> +Ma sopratutto appaiono impressionati dalla +triste celebrità di Nerone, e pongono ogni studio +per renderla più odiosa. Le leggende del medio +evo lo dipingono come un vero demonio. La tedesca +<i>Kaiserchronik</i>‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> lo proclama l’uomo il più +malvagio che nascesse di madre. +</p> + +<p> +Gli scrittori delle citate leggende, sopratutto +quelli della <i>Graphia</i> e dei <i>Mirabilia</i>, raccontano +sugli splendori e le ricchezza di Roma cose le +più fantastiche, favole le più inverosimili. Così, +trasportati dall’esecrazione, che loro inspirava +il feroce Domizio per la persecuzione contro i +cristiani, esagerano anche, parlando di lui, e gli +attribuiscono delitti, che non commise, nè poteva +commettere; come non bastassero quelli, di cui +si rese colpevole, e che ci sono tramandati dagli +antichi scrittori latini, fra cui Cajo Svetonio +Tranquillo che, nella <i>Vita dei Dodici Cesari</i>, +mette crudelmente a nudo la corruzione degli +Imperatori Romani. +</p> + +<p> +Ed a Svetonio m’attenni nel mio romanzo, e +<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> +non esagerai parlando delle misere donne, che +per loro sventura colpirono i sensi di quel +tiranno efferato, insaziabile, dissoluto, pazzo +ricercatore di mostruose novità, che si compiaceva +nel sovvertimento d’ogni ordine di natura, +ch’era avido di fama e invidioso della fama +altrui, e che in mezzo alle maggiori atrocità si +conservava sempre istrione coronato, melenso +giullare. +</p> + +<p> +Ad onta di tutto ciò non si può negare che le +sue azioni buone e malvagie non esercitassero +un fascino sull’immaginazione popolare. +</p> + +<p> +Molti lo rimpiangevano, e per lungo tempo si +trovò ogni anno a primavera il suo sepolcro cosparso +di fiori. Fu scritto inoltre ch’egli fosse +amico del diavolo, e un diavolo incarnato lui +stesso, che sarebbe ritornato in terra per vendicarsi +de’ suoi nemici‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. +</p> + +<p> +Gli Armeni danno ancora all’Anticristo il nome +di <i>Neren</i> (Nerone); altri invece sostenevano che +il vero Anticristo si porrebbe a capo dei Persi, +dei Medi, dei Caldei e dei Babilonesi per sconfiggere +il redivivo mostro e i suoi compagni. +</p> + +<p> +Cento altre favole di questo genere furono +inventate su lui nelle leggende e nei misteri. +</p> + +<p> +Ma la prova maggiore dell’impressione lasciata +da lui l’abbiamo nel vedere, dopo tanti secoli, +inspirarsi ancora a quel nome tremendo autori +drammatici e romanzieri. +</p> + +<p> +Fra quest’ultimi fui sedotto anch’io. +</p> + +<p> +Per mantenermi fedele, più che da me si potesse, +alla verità, anche nella parte romantica, +non mi sono lasciato trasportare dalle narrazioni +del medio evo, ed ho cercato di rispettare +quanto di Nerone e delle sue donne ci tramanda +la storia. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="dedica"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> +</p> + +<p> +A MIO NEPOTE +</p> + +<p> +MARCHESE STEFANO CAPRANICA +</p> + +<p> +IN SEGNO DI MERITATA STIMA<br> +E RICONOSCENTE AFFETTO +</p> + +<p> +OFFRO +</p> + +<p> +QUESTO MIO NUOVO LAVORO. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> +</p> + +<p class="title"> +LE DONNE DI NERONE +</p> + +<h2 id="cap1"><span class="smcap">Capitolo Primo</span>. +<span class="smaller">Ottavia.</span></h2> +</div> + +<p> +Ha di poco varcato il terzo lustro, è bella, +gentile, amata dal popolo romano, circondata +dagli agi della vita, dallo splendore della ricchezza. +</p> + +<p> +Eppure la bionda figlia dell’Imperatore Claudio +e di Messalina, la sorella di Britannico ha i +grandi occhi azzurri velati di lagrime. +</p> + +<p> +Piange l’Imperatrice Ottavia.... +</p> + +<p> +E perchè piange? +</p> + +<p> +Suol dirsi, che da lupa mai non nacque agnellino; +eppure la illibata Ottavia nasceva da colei, +che lasciò di sè fama tristissima per le sfrenate +libidini, e che usciva stanca ma non sazia dalla +Suburra. +</p> + +<p> +Fin da bambina veniva Ottavia fidanzata a +Lucio Silano nepote d’Augusto; ma come la +maggior parte delle lunghe promesse anche +questa fallì, perchè Agrippina, seconda moglie +di Claudio, volle che la fanciulla impalmasse +Lucio Domizio Claudio Nerone figlio del suo +primo marito Domizio Enobardo. +</p> + +<p> +E chi mai avrebbe potuto resistere alla imperiosa +volontà d’Agrippina? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> +</p> + +<p> +Tanto meno lo poteva la mite e soavissima +Ottavia, che pure amando il bruno giovinetto +Silano, dovette abbandonarlo per andar sposa +a Claudio Nerone, dalla faccia lentiginosa, dai +grossi lineamenti, dalla lunga zazzera giallastra, +dagli occhi azzurri ed enormi, dal ventre adiposo, +dalle gambe sottili. +</p> + +<p> +Ma la giovinezza, il robusto temperamento, +l’amore che professava alle arti, il benigno +carattere, non deturpato ancora dall’efferatezza +del tiranno, l’indole affettuosa, che doveva poi +cangiarsi in lussuria feroce, rendevano in lui +men disgradevoli i difetti fisici. +</p> + +<p> +E con tutto il trasporto dei diciassette anni +amò la giovinetta sposa, che a lui corrispose, +dapprima per sentimento di dovere, poi di riconoscenza +per vedersi fatta segno di vero culto +da parte di lui; e finalmente di sincero amore. +</p> + +<p> +Per molte lune l’appartamento loro assegnato +nel palazzo dei Cesari fu tempio della felicità +coniugale. +</p> + +<p> +Un dì Ottavia sedeva nel suo gabinetto, tenendo +in mano uno specchio. Le ancelle stavano cospargendole +di profumi le chiome, quando entrò +Nerone tutto ilare, e piegando un ginocchio sulla +pelle di pantera ch’era ai piedi di Ottavia, stette +lunga pezza a fissarla amorosamente, le mani +nelle mani di lei. +</p> + +<p> +Finalmente, come le ancelle ebbero finito d’acconciarla, +s’alzò e accarezzandole i capelli le +disse a bassa voce: +</p> + +<p> +— Come starà bene su questa fronte così +candida il diadema imperiale. +</p> + +<p> +— Sei desto e sogni, o Claudio? — rispose essa, +guardandolo meravigliata; — il diadema a me? +</p> + +<p> +— A te. +</p> + +<p> +E sorridendo si pose l’indice a traverso le +labbra, ed uscì. +</p> + +<p> +La curiosità femminile, unita a vago presentimento +spiacevole, non diè più pace ad Ottavia. +</p> + +<p> +Essa voleva sapere il significato recondito di +quelle parole. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +</p> + +<p> +E a forza di preghiere e di moine vi riuscì +il dì seguente all’ora del <i>conticinio</i>‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> nei soavi +misteri del <i>cubiculo</i>‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. +</p> + +<p> +— Ebbene, — disse Nerone, — e sia. A me venne +imposto il segreto; ma posso io aver segreti +per te, mia bella Iddia? Sappi dunque che per +opera di mia madre, coadiuvata da Lucio Anneo +Seneca, Claudio oggi, con legge apposita, +me riconobbe, benchè figlio adottivo, a suo successore. +</p> + +<p> +— E mio fratello? +</p> + +<p> +— Britannico dovrà piegare il capo alla patria +potestà. E quanto a dritto, siam pari. Egli non +è figlio di Claudio. +</p> + +<p> +— Ma che dici tu! — esclamò tutta sorpresa +la donna. +</p> + +<p> +— L’anima tua purissima non cerchi di penetrare +nefandi misteri. +</p> + +<p> +Ottavia chinò la testa e tacque. +</p> + +<p> +— Perchè assorta così? — chiese Nerone. +</p> + +<p> +— Io tremo. +</p> + +<p> +— Tremi perchè la fortuna arride al tuo sposo? +</p> + +<p> +— Tremo perchè t’amo, o Claudio; ma di che +io tema non so. Forse che s’accresca la discordia +fra Britannico e te, che non puoi perdonargli +di non averti chiamato mai col nome di +Claudio, ma sempre Enobardo. +</p> + +<p> +Nerone compose il volto a un sogghigno di +sprezzo, e rispose: +</p> + +<p> +— Rinfrancati, mia divina Ottavia, che io siffatte +miserie non curo. E se le cura Britannico, +tanto peggio per lui. Io non lo temo; sono nato +al levar del sole, e questo fu presagio che la +fortuna mi proteggeva. D’altronde io non ricambierò +mai l’odio di Britannico, perchè malvagi +sentimenti non allignano in me; anzi del povero +epilettico‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> ebbi sempre pietà. E poi è fratello +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +a te, che mi sei tanto cara. Cara così, che se +mi seduce lo splendore del trono, è pel pensiero +di poterlo dividere con te. +</p> + +<p> +— Eravamo tanto felici anche adesso! +</p> + +<p> +— Lo saranno ancora di più l’Imperatore +Claudio Nerone e l’Imperatrice Ottavia. +</p> + +<p> +Malgrado il lieto pronostico, l’animo gentile +di lei non potè liberarsi dal vago presentimento +di spiacevoli contingenze, nè valevano a cancellarlo +le reiterate assicurazioni del marito. +</p> + +<p> +Faceva voti perchè il padre vivesse ancora +lungo tempo, e fosse così ritardata l’esaltazione +del consorte al trono. +</p> + +<p> +Ma questo fatto non tardò ad avvenire, e +Claudio Nerone, che da soli tre anni aveva +cambiata la toga pretesta nella toga virile‍<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>, indossò +il manto imperiale l’anno 54 di G. C. +</p> + +<p> +Non aveva allora che diciassette anni. +</p> + +<p> +Oh se la misera avesse saputo che un delitto +affrettava la morte di suo padre! +</p> + +<p> +Agrippina, ansiosa di vedere il figlio proclamato +Imperatore, aveva avvelenato il suo terzo +marito come aveva ucciso il secondo per andar +sposa a Claudio. +</p> + +<p> +Appena spirato l’Imperatore, Nerone, tra sua +madre e il suo maestro, e seguito dai liberti +si presentò ai soldati di guardia adunati nel +pretorio sotto gli ordini del loro Prefetto Attico +Vestino, potente per la sua carica e per la +fiducia che aveva in lui l’Imperatrice Agrippina, +e fu da loro acclamato Imperatore. +</p> + +<p> +Quindi entrò nella lettiga, circondata dai littori, +scese il clivo della Vittoria, e uscito dalla +porta antica presso il tempio di Giove Statore, +andò a visitare l’accampamento delle coorti pretoriane, +dalle quali fu accompagnato al tempio +di Giove, dove s’adunava il Senato. +</p> + +<p> +I Senatori vestiti del <i>laticlavio</i>‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> stavano attendendo +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +nei loro stalli al di sopra dei quali +sedevano i due Consoli presso la statua d’oro +di Giove. +</p> + +<p> +Il podio, che rigirava sotto alla vôlta, era +gremito di popolo; quello più basso, che girava +per una sola terza parte della elissi, era chiuso +da graticcio dorato. +</p> + +<p> +Era questo destinato alle Vestali e alle matrone +romane. +</p> + +<p> +Quand’anco vi fossero stati Senatori partigiani +del legittimo Britannico, l’entusiasmo del popolo +e il contegno delle coorti li esortava a far buon +viso a sorte avversa ed acclamar Lucio Domizio +Claudio Nerone. +</p> + +<p> +Intanto i <i>Pollintori</i>, lavato, unto ed imbalsamato +il corpo del defunto Imperatore, l’avevano +deposto su ricco letto adorno di ghirlande e +coperto di lini bianchi listati di porpora. +</p> + +<p> +Le Prefiche gemevano presso il letto, ai piedi +del quale, vestita a lutto, pregava la vedova +Imperatrice. +</p> + +<p> +Allorchè il rombo della folla, e le grida di +plauso annunziarono che il nuovo Imperatore +tornava al Palatino, Agrippina passò dalla stanza +mortuaria nella sala, ove l’attendevano molte +matrone romane e dignitarii. +</p> + +<p> +Agrippina, vedova di tre mariti, benchè toccasse +già il settimo lustro, e dei fili argentei +si mescessero al bruno de’ suoi ricchi capelli, +conservava ancora tutto lo splendore della prestante +persona, i puri lineamenti, il fiero sguardo. +</p> + +<p> +Tutti s’inchinarono al suo apparire, argomentando +dalla energia di lei e dal docile carattere +del figlio, ch’essa continuerebbe ancora a imperare +sui romani. +</p> + +<p> +Entrò nel tempo stesso Ottavia, accompagnata +da Britannico, col quale erasi fino allora trattenuta +nel suo gabinetto, esortandolo a non covar +rancore contro il fratello, ed assicurandolo della +benevolenza, che questi aveva sempre nutrita +per lui. +</p> + +<p> +Britannico le aveva finalmente promesso di +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +far buon viso a sorte avversa, e quando giunse +Nerone, questi dopo aver abbracciata la madre +e la moglie strinse anche lui fra le braccia, e +gli mormorò: +</p> + +<p> +— Tu fosti sempre il mio caro fratello, e +sempre lo sarai. +</p> + +<p> +Britannico, senza dir motto, gli diede il bacio +di pace. +</p> + +<p> +Il nuovo Imperatore inaugurò il suo regno +con atti di generosa gratitudine verso il suo +padre, il suo benefattore, ordinando splendidi +funerali. Le Prefiche, le donne vestite di bianco, +i Libitinarii‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, i Vespilloni‍<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, l’Arcimimo, che +seguiva, facendo con altri buffoni, condotti da +lui, strane movenze, portando il volto coperto +da una maschera, nella quale erano ritratte le +fattezze di Claudio e che in quella occasione +fu l’istrione Dato, ebbero tutti larghissima mercede. +</p> + +<p> +Quando il convoglio giunse al Foro, furono +deposte sulle sedie curuli le immagini del defunto, +e degli avi, ch’erano portate nel corteo +dai Vespilloni, e Nerone stesso pronunziò una +orazione funebre di così elevati sentimenti, di +così forbito stile, che fe’ divenir purpurei per la +compiacenza la faccia ed il pelato cocuzzolo del +suo maestro Anneo Seneca. +</p> + +<p> +E tutta Roma non fece che inneggiare al +cuore e all’eloquenza di Claudio Nerone, ringraziando +Giove Ottimo Massimo d’averglielo dato +a sovrano, facendosi complice dell’ingiustizia +fatta a Britannico. +</p> + +<p> +Le sinistre apprensioni d’Ottavia erano andate +a poco a poco calmandosi. L’omaggio reso +alla memoria di Claudio, e la pace avvenuta +tra il marito e il fratello le davano fiducia +d’avere nell’ombra paterna un Genio tutelare. +</p> + +<p> +Di più Nerone continuava a mostrarsi verso +di lei sposo premuroso, affettuosissimo. Anzi, +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +essa aveva la coscienza della propria inferiorità +nei loro rapporti amorosi, perchè l’indole sua +vereconda non sapeva corrispondere agl’impeti +sensuali, che andavano sempre più crescendo +in lui. +</p> + +<p> +Non s’immaginava però che il pudico ritegno +finirebbe un giorno per riuscirle fatale. Credeva +che il mostrarsi tenera con lui, premurosa e +felice, lo stargli più che potesse vicina, bastasse +a ricambiarlo, ad accontentarlo. +</p> + +<p> +E per qualche tempo bastò, perchè Nerone, +poco occupandosi degli affari dello Stato, di cui +lasciava tutto il pondo ad Agrippina, a Seneca +ed al Prefetto Burro, erasi interamente dedicato +agli studi dell’arte, che sublimano gli spiriti eletti, +ma danneggiano sovente le anime che tendono +alla depravazione. +</p> + +<p> +Nei primordi del suo regno, Nerone, seguendo +i saggi consigli di Seneca e di Burro, si segnalò +per atti di giustizia e di clemenza, disprezzò i +delatori, rifiutò le statue d’oro e d’argento che +volevano innalzargli il popolo ed il Senato, e +fece quanto da lui si potesse per acquistarsi il +favore universale. +</p> + +<p> +Ma poi l’influenza malvagia d’Agrippina, che +voleva assoluto dominio sul figlio, cominciò a +farsi strada nell’animo di lui, e venne la fase +di quelle alternative di bene e di male, solite +nelle menti, che accennano a sconvolgersi del +tutto; ed ora maltrattava aspramente i liberti, +ora largamente li rimunerava. Minacciava di +quando in quando severi castighi, e costretto +poi a vergare una condanna di morte, malediceva +al momento in cui aveva imparato a scrivere. +Aveva per la moglie degli slanci appassionati, +fino a chiamarla Dia, e da questi impeti +passava poi a freddo contegno. +</p> + +<p> +Di questi cambiamenti cominciò ad avvedersi +Ottavia, e non mancava di rimproverarli allo +sposo, ma con soavità che a lui sembrava riuscire +tediosa. +</p> + +<p> +Egli è che la profumata nudità della bionda +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +Imperatrice, e la sua giovanile freschezza, gli +parlavano ancora ai sensi: ma non bastavano +più a soddisfar la lussuria, che cominciava a +sfrenarsi in lui. +</p> + +<p> +Un giorno Nerone tornava coi suoi liberti +favoriti Faonte, Elio e Doriforo nel palazzo dei +Cesari, dopo avere visitato i lavori di quello +veramente meraviglioso, che sotto la direzione +degli arditi architetti Severo e Celere, stava costruendo +tra i colli Palatino, Celio ed Esquilino. +</p> + +<p> +Nel passare davanti alle stanze d’Ottavia udì +voce gentile che cantava una greca canzone, +temprandola al suono del <i>simikion</i>.‍<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> S’arrestò +nel cavedio per non interrompere il canto, e +come questo ebbe fine, entrò nella sala ov’era +Ottavia mollemente distesa col gomito poggiato +sull’anaclinterio‍<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> e facendo del braccio sostegno +al capo. +</p> + +<p> +A poca distanza da lei si teneva ritta in piedi +una giovine di rara bellezza: vestita di candida +tunica, stretta sui fianchi flessuosi da sciarpa +azzurra ricamata in argento. Le braccia denudate +fino alle spalle erano nella parte superiore +adorne d’un braccialetto che ne faceva risaltare +la perfetta rotondità. Dentro bianchi sandali +erano chiusi i piedini, e le chiome nerissime, +strette sul capo da piccolo cerchio d’oro, le +scendevano disciolte fino al ginocchio. Gli occhi +neri tagliati a mandorla, le lunghe palpebre, +che li velavano, le labbra di vivo cinabro, +gli splendidi denti, la slanciata persona, le fidiache +forme ammutirono per sorpresa Nerone, +che rimase alcun tempo a contemplarla con +sguardo pieno di desiderio. +</p> + +<p> +Ottavia, alla quale non era sfuggita quella +ammirazione, gli disse: +</p> + +<p> +— Tu che m’accusi di non dividere con te +l’entusiasmo per l’arte, vedi, che per quella di +Melpomene seppi trovare tale interprete, che +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +veramente s’insinua nell’anima colla melodia +della sua voce, coll’armonia della sua bellezza. +</p> + +<p> +— E come dunque codesta superba creatura +si trova qui? +</p> + +<p> +— Dimandalo a Menecrate, che la condusse. +</p> + +<p> +Allora Nerone si volse al citaredo, ch’era +presente, tenendosi ritto in rispettoso silenzio, +e gli chiese se fosse sua schiava, o sua allieva. +</p> + +<p> +— O divo Claudio, — rispose Menecrate curvandosi, — nè +l’una nè l’altra. Essa è schiava del tuo +Prefetto Gallione, che a me la consegnò, perchè +da Corinto la conducessi in Roma per farne +dono da sua parte all’Imperatrice. +</p> + +<p> +— Oh inaudita generosità! — esclamò Nerone. — Convien +dire, o ch’egli sia cieco, o +austero filosofo, come suo fratello Seneca, per +non apprezzare il possesso di questa fanciulla. +Come ti chiami? +</p> + +<p> +— Atte. +</p> + +<p> +— Dove nascesti? +</p> + +<p> +— Or son vent’anni a Corinto. +</p> + +<p> +— I tuoi genitori? +</p> + +<p> +— Morirono. +</p> + +<p> +— E chi t’apprese il fascino del canto? +</p> + +<p> +— Mia madre, che non aveva eguali in tutta +l’Acaja per temprare sul trigono le canzoni +d’Anacreonte. +</p> + +<p> +— Fa ch’io oda ancora la tua soavissima +voce. Canta, fanciulla, e questa volta, canta +d’amore. +</p> + +<p> +Ben s’avvedeva Ottavia come gli occhi della +schiava cominciassero a far divampare il marito; +ma riservata e timida non si lasciò sfuggire +parola, nella quale trapelasse il suo malumore. +</p> + +<p> +Atte, dopo alcuni accordi, intuonò appassionatissima +anacreontica, che fe’ andare in visibilio +Nerone. +</p> + +<p> +Da esperto conoscitore dell’arte, fe’ notare +al citaredo come fosse eguale e potente la voce +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +della schiava, tanto nell’<i>Agoge</i> che nella <i>Ploke</i> +e nella <i>Jone</i>.‍<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> +</p> + +<p> +— E non t’increbbe d’abbandonare la tua +patria? +</p> + +<p> +— Io stessa chiesi in grazia a Gallione di lasciarmi +venire con Menecrate a Roma, perchè +sapeva come l’arte fosse tenuta qui in pregio +grandissimo sotto l’impero del divo Claudio Nerone. +Benigno il Governatore acconsentì alla +mia dimanda, e mi fe’ da Menecrate condur +prima davanti ad Anneo Seneca e poi alla divina +Ottavia. +</p> + +<p> +E piegò un ginocchio in segno di rispetto. +</p> + +<p> +L’Imperatrice mestamente sorrise, e Nerone +riprese: +</p> + +<p> +— Tu dunque qui rimarrai per allegrar gli +ozii dell’Imperatrice e guadagnarti allori nelle +feste dell’arte, nelle quali Lucio Claudio Nerone +non è secondo ad alcuno nè in musica nè +in poesia; neppure all’insigne Terpno ch’è mio +maestro di citara, neppure al presuntuoso poeta +Lucano. Noi, o bella greca, canteremo insieme. +</p> + +<p> +— Sarà questo onore soverchio per una povera +schiava. +</p> + +<p> +— E ciò sembra anche a me, — soggiunse +Ottavia, che più non potè frenarsi. +</p> + +<p> +Nerone, piccato da quella osservazione, guardò +torvo la moglie e per tutta risposta le disse: +</p> + +<p> +— Da questo momento non è più schiava, io +la faccio liberta. +</p> + +<p> +E non dando ascolto all’espressioni di riconoscenza +che gli rivolgeva Atte, levossi in piedi +e percosse un timbro d’argento. +</p> + +<p> +All’ancella che comparve, +</p> + +<p> +— Conduci teco, — disse, — la citarista dell’Imperatrice, +ed abbia stanza nel mio palazzo, +e sia affidata alle cure delle mie nutrici Egloga +ed Alessandria. +</p> + +<p> +Atte s’inchinò e preso il <i>simikion</i> segui l’ancella. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +</p> + +<p> +Come furono uscite, Nerone, tutto rabbuffato, +mosse anch’egli per partire, ma Ottavia lo trattenne. +</p> + +<p> +Menecrate, che prevedeva una tempesta, di +cui per reconditi fini, che sapremo in seguito, +era soddisfatto, si congedò. +</p> + +<p> +Come furono soli, Nerone chiese alla moglie +cosa avesse a dirgli. +</p> + +<p> +— Perchè, — dimandò questa, — quel guardo +bieco che mi lanciasti poc’anzi? +</p> + +<p> +— Perchè osavi censurare Nerone alla presenza +d’una schiava. +</p> + +<p> +— E non trovò essa stessa che l’onoravi +troppo? +</p> + +<p> +— Nella giovine greca parlò la modestia, in +te il cruccio. Atte dinanzi a me s’umiliava, tu +t’erigevi a giudice. E giudice di chi? Giudice di +Cesare. +</p> + +<p> +— Ma tu, nelle tue enfasi, non t’avvedevi che +l’umiliata ero io, perchè in mia presenza, al cospetto +d’un citaredo, tu mi dimenticavi per +esaltare un’oscura fanciulla. +</p> + +<p> +— Non è più schiava perchè Cesare le diede +la libertà, non è più oscura perchè Cesare le +prodigò le sue lodi. +</p> + +<p> +— Vorrei investigare l’arcano sentimento che +le dettò. +</p> + +<p> +Come si vede, l’amor proprio offeso infondeva +coraggio in quella tortore incoronata. +</p> + +<p> +Ma il coraggio fu di breve durata. +</p> + +<p> +Quando Nerone, dopo aver dichiarato che nessuno +doveva mostrarsi temerario tanto da scrutare +i suoi pensieri, che l’animo suo d’artista +non poteva a meno d’entusiasmarsi per le superbe +creazioni, fossero opera della natura o +dell’arte, e che infine egli era padrone di sè, di +tutto e di tutti, ed uscì fissandola sdegnoso, +l’infelice comprese che per lei non v’era più +speranza nè d’amore nè di pace. +</p> + +<p> +Ed ecco perchè piangeva l’Imperatrice Ottavia. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p> + +<h2 id="cap2"><span class="smcap">Capitolo II.</span> +<span class="smaller">La bella figlia d’Acaja.</span></h2> +</div> + +<p> +Il citaredo Menecrate, superbo della sua complessa +persona, della sua faccia bruna e della +sua testa ricciuta, e credendosi più esperto che +non fosse nell’arte, aveva innalzate le amorose +aspirazioni fino all’Imperatrice Ottavia. +</p> + +<p> +La gioventù nelle sue esaltazioni d’amore +prende sovente lucciole per lanterne, e spiega +a senso di tenero sentimento ogni tratto d’innocentissima +benevolenza della persona amata. +</p> + +<p> +E in quel tempo di tanta corruzione tra le patrizie +di Roma e le stesse Imperatrici, che non +disdegnavano d’abbassarsi fino ad amare perdutamente +gladiatori, mimi ed istrioni, non era difficile +l’illudersi per un giovine citaredo. +</p> + +<p> +Ma la virtù d’Ottavia e la sua fedeltà coniugale +erano troppo note perchè Menecrate osasse +dichiararsi. +</p> + +<p> +Laonde egli teneva chiuso in cuore il suo segreto +ed attendeva dal fato il soccorso di qualche +avvenimento che valesse a scuotere l’onestà +e la fede d’Ottavia. +</p> + +<p> +Intanto egli partì per visitare a Corinto una +sorella ammalata. A lui Seneca affidò alcuni +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +papiri da rimettersi al fratello Gallione, e fu in +casa del Proconsole ch’egli conobbe Atte. +</p> + +<p> +Rimase abbagliato dalla splendida bellezza di +quella schiava, e per un momento, dimenticando +Ottavia, tento di sedurla. +</p> + +<p> +L’altera figlia d’Acaja lo respinse, dicendo: +</p> + +<p> +— Non m’ebbe il Proconsole, e vuoi possedermi +tu, povero citaredo? +</p> + +<p> +— E a che aspiri mai, divina fanciulla? +</p> + +<p> +— Alla libertà per togliermi dall’abietto stato +in cui sono. +</p> + +<p> +— E credi ch’io non possa procurartela? +</p> + +<p> +— No, non puoi darmi un amore che appaghi +i miei desideri, che lusinghi il mio amor +proprio. +</p> + +<p> +— Agogneresti forse un trono? +</p> + +<p> +— Colla bellezza e coll’arte tutto può anche +una schiava. +</p> + +<p> +Queste parole furono per Menecrate una rivelazione. +</p> + +<p> +Essa era la donna capace d’affascinare Nerone. +</p> + +<p> +Se la citarista cantatrice riusciva a sedurre +il marito, più facilmente il citaredo sedurrebbe +la moglie. +</p> + +<p> +— Ma Corinto, — le disse, — mi sembra campo +troppo angusto alla tua ambizione. Perchè non +ti rechi a Roma? +</p> + +<p> +— E lo vorrei, poichè là mi sarebbe dato forse +di rintracciare una sorella di latte, che amavo +assai. Ma come lo posso io schiava di Gallione? +</p> + +<p> +— Lascia di questo la cura a me. +</p> + +<p> +E Menecrate suggerì egli stesso al Governatore +di spedire la bella e valente citarista, come +schiava dell’Imperatrice, il che sarebbe riuscito +graditissimo tanto a lei, che al divo Cesare, il +sublime ed appassionato cantore. +</p> + +<p> +Gallione rimase dapprima incerto se accettare +o no quel progetto; ma sentendo che poteva ritrarre +da quel dono merito grandissimo, si lasciò +persuadere. +</p> + +<p> +E pochi giorni dopo, Atte s’imbarcò sopra +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +una bireme dello Stato, che faceva vela per Napoli, +dove approdò dopo dodici giorni di viaggio, +ora vogando a vela, ora a remi. +</p> + +<p> +Dopo due giorni di riposo Menecrate noleggiò +un carro e tornarono a partire. Traversarono la +via Appia, e quando dalle alture si vide la città +dei Cesari, rischiarata dall’igneo splendore del +sole già volto all’occaso, Atte, che da qualche +tempo era taciturna e pensierosa, diede in un +sospiro e disse: +</p> + +<p> +— È splendida codesta Roma. Io l’ho tanto +desiderata; ma adesso che stiamo per giungervi +mi fa paura. +</p> + +<p> +— Che strana creatura sei tu! — esclamò +Menecrate. +</p> + +<p> +Prima d’entrare in città per porta Capena, +Atte si coprì dal capo ai piedi con un velo azzurro, +desiderando vedere senza essere vista. +</p> + +<p> +Menecrate ordinò all’auriga di dirigersi verso +il Fornice Fabiano, ove giunto lo fe’ arrestare +all’imboccatura d’una viuzza, gli pagò il viaggio +e lo rimandò. +</p> + +<p> +S’avviarono quindi a piedi per l’angusta strada, +ed entrarono in meschina casupola, seguiti da +un uomo, che portava i fardelli. +</p> + +<p> +— Questa è la mia povera casa, — disse Menecrate +traversando il protiro‍<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> — io qui vivo +colla mia vecchia madre, ch’ora vedrai e che +ti darà ospitalità finchè non t’avrò condotta nel +palazzo Augustale all’Imperatrice Ottavia. +</p> + +<p> +La vecchia, che stava nella sua stanza filando +al chiarore d’una lucerna a due luminelli, dapprima +aggrottò le ciglia, vedendo giungere il +figlio in così perigliosa compagnia. Sentendo +però ch’era una schiava mandata dal Governatore +Gallione all’Imperatrice, cangiò all’istante, +ed ebbe tutte le cure per lei, durante i tre giorni +che precedettero la sua presentazione. +</p> + +<p> +Quando Menecrate uscì, lasciando Ottavia col +torvo Nerone, era tutto contento, poichè non +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +s’immaginava mai che sarebbe così presto riuscito +nel suo intento. +</p> + +<p> +Ottavia, dopo aver pianto, attese sperando che +il marito, conosciuto il suo torto, smetterebbe +lo sdegno e tornerebbe a lei. +</p> + +<p> +Vana speranza! Quale lo aveva lasciato tale +lo ritrovò nel triclinio. Parlò colla madre Agrippina, +parlò con Anneo Seneca, rise alle facezie +del parassita Cercopiteco Panerote, ma alla moglie +non rivolse mai la parola, e quasi volesse +farle dispetto, si mostrava soverchiamente gentile +pel giovinetto Sporo, suo favorito, che lo +serviva. +</p> + +<p> +La misera Ottavia tratteneva a stento le lagrime, +e appena terminato il pranzo, si ritirò +nelle sue stanze. +</p> + +<p> +Agrippina, che aveva osservato il contegno +del figlio e l’ambascia della nuora, pochi momenti +dopo raggiunse questa, e trovatala in +dirotto pianto, le chiese cosa fosse avvenuto. +</p> + +<p> +E Ottavia, gettandosele fra le braccia, le narrò +la scena avvenuta quella mattina stessa per +causa d’Atte e terminò esclamando: +</p> + +<p> +— Ahi misera, Nerone è per me cangiato! +</p> + +<p> +— Lo è per tutti, — rispose Agrippina tra mesta +e crucciosa. — La frenesia per l’arte lo ha +affascinato in guisa da chiamare presso di sè +gente che non doveva mai porre il piede nella +casa dei Cesari. Ma tu, povera giovinetta, rinfrancati, +io cercherò di ricondurlo a te. Esso +non resisterà, spero, ai voleri della madre, a +cui deve il trono. +</p> + +<p> +Agrippina, più che per deferenza verso la +nuora, teneva a pacificarle il marito, per tema +che una concubina, assecondandone il lascivo +temperamento, non esercitasse su lui quell’influenza +che l’ingenua sposa non aveva mai cercato +d’ottenere. +</p> + +<p> +Dalle stanze d’Ottavia si diresse nel suo appartamento, +e ordinò a Lucio Azzerino suo liberto +di chiamarle l’Imperatore. +</p> + +<p> +Questi, ebro di falerno, era uscito dal triclinio +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +conducendo seco nelle sue stanze il favorito +Sporo, dopo aver licenziati tutti gli altri. +</p> + +<p> +Il liberto Elio, al quale Lucio Azzerino passò +l’ordine d’Agrippina, attese per comunicarlo +all’Imperatore, che Sporo uscisse dalla camera +di lui. +</p> + +<p> +Laonde dovette Agrippina lungamente aspettare, +e quando il figlio le si presentò colla faccia +riarsa, gli occhi scintillanti e malfermo in +gambe, gli disse crucciata: +</p> + +<p> +— Tanto mi facesti attendere per mostrarti in +tal guisa? E sei tu quel Nerone così saggio che +emanasti decreti contro le publiche cene e le +crapule? +</p> + +<p> +— Se sono ebro, o madre, rendine grazie agli +Dei, perchè il vino discaccia da me ogni tormentoso +pensiero, e mi rende buono e cortese. +</p> + +<p> +— S’egli è così, — interruppe Agrippina, — ascolta +ora il consiglio di tua madre. +</p> + +<p> +— Parla. +</p> + +<p> +— Tu arrecasti fiero dolore ad Ottavia. Essa +ne pianse a calde lagrime. +</p> + +<p> +— E perchè osò censurarmi prima alla presenza +d’un citaredo e d’una schiava, e importunarmi +poi con rampogne di stolta gelosia? Siffatte +audacie io non sopporto. Non so chi mi trattenne +dall’afferrarla e strangolarla colle mie +mani. La salvarono l’amore e il rispetto che +nutro ancora per lei. +</p> + +<p> +— Se sono vere le entusiastiche lodi, colle +quali in sua presenza tu esaltasti quella figlia +d’Acaja, certo che il tuo rispetto per lei fu in +quel punto da te dimenticato. +</p> + +<p> +— Perchè avrei dovuto nascondere la mia ammirazione +per l’arte e la bellezza di quella +donna? +</p> + +<p> +— Dandole però asilo nel palazzo dei Cesari, +tu non fai che accrescere i sospetti e le angosce +di tua moglie. +</p> + +<p> +— È a Ottavia non a me che la mandò Gallione: +dovevo scacciarla? L’Imperatrice, — aggiunse +poi sorridendo, — è gelosa delle canzoni +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +che udrò modulare dalla greca cantatrice; eppure +io non lo sono delle melodie colle quali +ogni dì la delizia Menecrate. +</p> + +<p> +— Tienti a mente, o Claudio, ciò che disse +Caio Giulio: la moglie di Cesare dev’essere rispettata. +</p> + +<p> +— Vanitosa, quanto stolta teoria, che non impedì +ad Augusto di scacciar Scribonia, nè a Tiberio +d’odiar Giulia, nè al divo Claudio di punir +colla morte le dissolutezze di Messalina, quantunque +foss’egli il più fiducioso dei mortali. E +tu lo sai bene, o madre, che sapesti così dominarlo +da lasciargli vedere e sentire quello soltanto +che a te piacesse. +</p> + +<p> +— E tu non puoi lagnartene. +</p> + +<p> +— No, per gli Dei, e neppure Aulo Plancio. +</p> + +<p> +Agrippina, facendosi rossa e levandosi in piedi, +esclamò: +</p> + +<p> +— E torni ancora al temerario sospetto! +</p> + +<p> +Nerone l’abbracciò, e teneramente baciandola +la costrinse di nuovo a sedere e le disse sottovoce: +</p> + +<p> +— O madre, tu conosci la cagione del mio +odio contro quell’uomo. +</p> + +<p> +— Mostro! — mormorò Agrippina, allontanandolo +da sè, con espressione di volto, non corrispondente +alla severità di quelle parole, — è il +falerno che ti fa delirare. +</p> + +<p> +— Madre, ti rammenti di quella sera che io.... +</p> + +<p> +— Non voglio, nè debbo rammentarlo, — interruppe +Agrippina. +</p> + +<p> +— Quella sera io non era ebro, e allorchè ti +dissi che tu esercitavi su me un fascino da rendermi +tuo schiavo, tu mi baciasti. +</p> + +<p> +— Ed anche oggi ti bacio, — essa rispose, +premendogli le labbra sulla fronte, — benchè +tu non sii più per me il figlio d’un giorno. +</p> + +<p> +— Come puoi dir questo, o madre! — esclamò +Nerone stringendola al seno. +</p> + +<p> +— Vuoi tu che te lo provi? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Scaccia da te tutti gl’istrioni, i mimi, i parassiti, +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +e manda altrove ad albergare quella +greca. +</p> + +<p> +— Madre, tu chiedi troppo ai fumi del mio +falerno. +</p> + +<p> +— Vedi, se m’appongo al vero, dicendo che +tu sei cangiato, e che in te oggi parla il vino, +ma non l’amore. +</p> + +<p> +— Tu vuoi togliermi tutto quello che mi diletta, +ed altro non lasciarmi che le infantili carezze +di Ottavia, e le conversazioni di Seneca, +il quale m’infastidisce colle esortazioni a non +perseguitare così spietatamente i cristiani. +</p> + +<p> +— E non ti bastano, — replicò la madre, — i +tuoi studii, l’arte del canto, così nobile e soave, +gli spettacoli del circo Massimo, gli edifizii intrapresi, +che t’offrono occupazione e t’assicurano fama, +e quei vezzi infine, che tu chiami infantili, +ma che ti rendono invidiato da molti? Ritorna, +o figlio, ritorna interamente a lei, e non si dica +che tu la togliesti a Lucio Silano per renderla +infelice. +</p> + +<p> +Agrippina, più che a tutt’altro, teneva a che +Nerone rimanesse marito fedele e figlio ossequente, +fosse pure troppo tiepido marito e troppo +fervido figlio. +</p> + +<p> +Per ottenere da lui quanto gli aveva chiesto, +continuava a tenerlo abbracciato, ad accarezzarlo +e fissarlo con sguardo di raffinata etèra. +</p> + +<p> +Il desiderio di riprendere sul figlio il dominio +che le sfuggiva, la spingeva tropp’oltre nelle +moine, e cominciava a confondersi in lei con +altro desiderio. +</p> + +<p> +Alcune frasi però sussurratele da Nerone, +ch’erasi acceso più che mai in viso, la fecero +rientrare in sè, e levatasi in piedi, gli disse: +</p> + +<p> +— Tu vaneggi! Va nel cubiculo, ove t’attende +la tua sposa. Il momento è propizio. Là sarai +esemplare marito, qui, saresti figlio malvagio. +</p> + +<p> +Sotto mentita severità essa nascondeva l’emozione +e la compiacenza. +</p> + +<p> +Nerone invece, nel cui animo cominciavano +a balenare diggià selvaggi sensi, al rifiuto d’Agrippina, +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +alle parole di lei, in cui traspariva +il sarcasmo, perdè il senno. Dopo avere invano +implorato l’incesto, si preparava ad assalire la +madre, allorchè dal liberto Azzerino fu annunziato +Aulo Plancio. +</p> + +<p> +A quel nome ruggì Nerone ed esclamò: +</p> + +<p> +— Sempre codesto odiato! Va, va dunque, o +madre di Cesare, prostituisciti a Macco‍<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. +</p> + +<p> +E lasciato bruscamente il nudo braccio d’Agrippina, +che stringeva con forza convulsa +fuggì via. +</p> + +<p> +A quell’impeto, a quell’ira, alle ingiuriose parole +l’altra rimase sbigottita. +</p> + +<p> +Temette che il figlio fosse uscito di senno. +</p> + +<p> +Era intanto da lungo tempo tramontato il sole +e venuta l’ora della <i>primae noctis intempestae</i> +(come chiamavano i romani le prime ore della +sera) e le lampade rischiaravano le sale del +palazzo Augustale. +</p> + +<p> +L’Imperatrice Ottavia, indossata una veste +d’oscuro bisso e coperta dal peplo notturno, lasciò +le sue stanze, traversò il cavedio ed uscì +nel peristilio. +</p> + +<p> +Ivi l’attendevano due schiavi lettighieri colla +sua lettiga. +</p> + +<p> +Essa vi si adagiò, e preceduta da servi con +torchi accesi e da due ancelle, che in vassoi dorati +portavano una ghirlanda di fiori e alcuni +oggetti preziosi, uscì dal palazzo. +</p> + +<p> +Dopo breve tragitto la lettiga arrestò davanti +al tempio della Dea Viriplaca, che sorgeva sul +Palatino. +</p> + +<p> +Ivi assistita da due Sacerdotesse, che l’avevano +accolta sulla porta del tempio, Ottavia +andò a prostrarsi al simulacro di quella Dea, +destinata a placare i mariti e ricondurre la concordia +nelle famiglie. +</p> + +<p> +Rimase a lungo genuflessa a pregare, poi, deposte +le offerte ai piedi della statua, uscì dal +tempio e tornò al palazzo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +</p> + +<p> +La giovine Imperatrice fidava nel patrocinio +della Dea, quantunque si fosse recata sola ad +implorarla, mentre il culto esigeva che v’andassero +i due coniugi assieme, e là, prostrati al +simulacro, confessassero reciprocamente i loro +torti, e si riconciliassero. +</p> + +<p> +Era però sovente cosa malagevole l’indurre +o il marito o la moglie a questo passo, e allora +quello dei due, che più teneva a ristabilire la +concordia, si recava al tempio da solo per invocar +la pace della famiglia. +</p> + +<p> +Così aveva fatto Ottavia, e rientrata ne’ suoi +appartamenti, rimase qualche tempo sola, nella +speranza di veder comparire da un momento +all’altro il marito sereno ed affettuoso. +</p> + +<p> +Talvolta al desiderio di lei s’alternava il timore, +ch’egli giungesse sì, ma per scagliarle +contro nuovi rimproveri ed altere parole. +</p> + +<p> +Oh come la misera malediceva il momento in +cui erasi presentata a lei la giovine greca! Come +rimproverava Gallione e Menecrate, all’uno +d’averla spedita, all’altro d’averla condotta, quantunque +sentisse in cuor suo d’essere ingiusta +verso di loro. +</p> + +<p> +Che se avesse potuto immaginare il recondito +scopo del citaredo, questi non avrebbe più messo +piede per certo nel palazzo dei Cesari. +</p> + +<p> +Tanto affetto e tanta abnegazione in una giovine +e bellissima sposa non meritava davvero +Nerone, che, come si vide, pensava a tradirla +nei più nefandi modi. +</p> + +<p> +Ed esempi siffatti di fede costante erano ben +rari nella corruzione dell’antica Roma. +</p> + +<p> +Adagiata sovra elegante accubito Ottavia attendeva +e pensava, e talora, per distrarsi, prendeva +dal desco, ch’erale vicino, un papiro e si +metteva a leggerlo al chiarore della lampada +posta sovr’alto candelabro a piede, dallo scapo +finamente lavorato a cesello. +</p> + +<p> +Erano alcuni brani del poema <i>La Farsaglia</i> di +Marco Anneo Lucano, nepote di Seneca, giovine +poeta, che Nerone allora colmava d’onori. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +</p> + +<p> +Intanto dagli spazii della clessidra si vedevano +passare le ore, e il desiderato sposo non compariva. +Ebbe per un istante l’idea di farsi coraggio +e andarlo a trovare; ma contro questo +consiglio si ribellò l’amor proprio di lei. +</p> + +<p> +Essa non doveva implorare venia perchè nulla +aveva a rimproverarsi. +</p> + +<p> +La sua dolcezza non doveva trascinarla fino +a codesta umiliazione, e per timore che il desiderio +di pace finisse per costringervela, levossi +in piedi, e passò nella stanza da letto. +</p> + +<p> +Ivi l’attendevano le ancelle per raccoglierle +le chiome nella reticella, ed aspergerle il corpo +coll’irino di Corinto, mentre la schiava <i>vestiplica</i> +ripiegava le biancherie e le vesti. +</p> + +<p> +Compiuta la bisogna, Ottavia le licenziò e posto +il nudo piedino sullo scanno, entrò nel letto +matrimoniale, ed attese ancora adagiata sul +fianco, posando il braccio sul <i>cubitale</i>‍<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. +</p> + +<p> +Vegliò gran parte della notte, ma il sonno nei +giovani finisce per trionfare di qualsiasi cura. +Sentì a poco a poco aggravarsi le palpebre e +cominciò a sonnecchiare. +</p> + +<p> +Le parve nel dormiveglia udire da lungi la +voce di Nerone che cantava. Credette a un sogno, +e alcuni istanti dopo era profondamente +addormentata. +</p> + +<p> +Da più d’un’ora dormiva, allorchè fu desta +all’improvviso da un violento bacio sulla bocca. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span></p> + +<h2 id="cap3"><span class="smcap">Capitolo III.</span> +<span class="smaller">Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti +di Seneca.</span></h2> +</div> + +<p> +Non fu sola Ottavia che quella notte vegliò +fino a tarda ora per aspettare Nerone; per la +stessa ragione vegliò anche Agrippina. L’una +attendeva per vederlo tornare a lei a chiederle +amore, l’altra per vederlo pentito chieder perdono. +L’una aspettava dolente, l’altra sdegnosa. +</p> + +<p> +Ma Nerone, invece di scendere nella propria +coscienza, e riconoscere i suoi torti, uscito dalle +stanze della madre, chiese, com’era solito, all’arte +l’oblio delle male azioni commesse in quel +giorno. +</p> + +<p> +Seguito da uno schiavo, che portava la citara, +scese nel giardino, e sedutosi tra le piante del +<i>gestazio</i>‍<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> si mise a cantare. +</p> + +<p> +Le foglie, leggermente agitate dalla brezza di +primavera, il chiarore della luna, che avviluppava +in un’aureola d’argento gli alberi, i fiori +e lo sterminato palazzo, il silenzio che regnava +dintorno, tutto quel tesoro di pace, col quale +la natura lenisce le miserie umane, raddolcirono +il travagliato spirito di Cesare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +Cessò dal canto, depose la citara, e pensò, +tornando suo malgrado ai teneri ricordi. +</p> + +<p> +Vide come in eterea visione la soave figura +d’Ottavia; rammentò le dolcezze di lei, i suoi +vezzi, quasi infantili, la sua beltà che, al dir +d’Agrippina, tanti gl’invidiavano, e impetuoso, +com’era in tutti i suoi sentimenti, non resistette +al desiderio di veder la moglie, e balzato in piedi +rientrò nel palazzo e mosse verso le stanze di lei. +</p> + +<p> +Come si vede, i nobili sentimenti cercavano +ancora di lottare in esso contro il malvagio +istinto. Ma erano pur troppo le lotte estreme. +</p> + +<p> +Egli entrò a pian passo nel cubiculo, e fattosi +presso il letto, stette a contemplare la giovane +sposa, che dormiva supina, facendo delle nude +braccia sostegno al capo. La temprata luce del +<i>licno</i>‍<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> che pendeva dal soffitto, dava alla bella +dormente eterea forma. +</p> + +<p> +Nerone, chino su lei, stette per qualche tempo +a contemplare quel seno palpitante sotto la sottilissima +veste, quella fronte d’avorio e quelle +labbra, che parevano schiudersi ad un sorriso, +lasciando travedere i denti. +</p> + +<p> +Come se fosse cosa nuova per lui, non resistette +a lungo, e le diede quel premuto bacio +che la destò. +</p> + +<p> +Ottavia, riconoscendo il marito, mandò un +grido di gioia, e gli cinse il collo colle braccia, +dicendo: +</p> + +<p> +— O Claudio, dunque la Dea m’esaudì. +</p> + +<p> +— Di qual Diva tu parli? +</p> + +<p> +— Della Viriplaca. +</p> + +<p> +E qui gli narrò come si fosse recata a sera +ad intercedere da lei la concordia coniugale. +</p> + +<p> +— Fu Venere invece che mi condusse a te, — soggiunse +Nerone. +</p> + +<p> +— E non Cupido? — chiese sorridendo Ottavia. +</p> + +<p> +— Sì, Venere, Cupido, Volupia,‍<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> e sopratutto +un irresistibile desiderio di te. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +E svestita, così dicendo, la lunga tunica, che +lo ricopriva, s’adagiò nel letto al fianco di lei, +che accarezzandogli i capelli e baciandolo, gli +chiese se fosse a lei dedicato quel canto, che +aveva udito prima d’addormentarsi. +</p> + +<p> +— Come! — esclamò Nerone con aria di compiacenza, — la +mia voce giunse fino a te! Eppure +io non la spiegava del tutto, perchè l’aveva +stancata col gridare in questo dì nefasto: eppure +da due giorni non ho tenuto sul petto la lastra +di piombo, per renderla chiara e sonora. Vedi +dunque tu stessa che la mia voce è potente, e +posso sfidare qualsiasi cantore, e lo stesso mio +maestro Terpno. +</p> + +<p> +E la presunzione nell’arte gli faceva quasi dimenticare +l’ardore dei sensi, che Ottavia nella sua +pudica riservatezza non cercava di tener desto. +</p> + +<p> +La lascivia però non tardò a riprendere il +disopra sull’arte, e quella notte il talamo imperiale +nulla ebbe da invidiare al <i>letto geniale</i> +in cui la prima notte del matrimonio l’aveva +condotta la Pronuba. +</p> + +<p> +Albeggiava di già quando si separarono. +</p> + +<p> +Ottavia, nell’esuberanza del contento, discese +dal letto, indossò la sua tunica bianca, e prima di +chiamar le ancelle, uscì sopra il <i>meniano</i> (o terrazzino) +per salutar con un sorriso di gioia l’aurora. +</p> + +<p> +Il cielo era limpidissimo. Come se fosse un +riflesso dell’anima sua, vide il Campidoglio, il +Tabellario, il tempio di Castore e Polluce, e i +più eminenti edifizii di Roma avvolti nella tinta +rosea del mattino, e rimase a contemplar lungamente +il sublime spettacolo. +</p> + +<p> +Passò poscia nella stanza del bagno, e s’immerse +nell’odoroso lavacro. Sedette quindi nel +cubiculo, e dalla famula, a ciò destinata, si fe’ +quel giorno acconciar con cura maggiore. Si fece +inanellare i biondi capelli, lasciandoli cadere +dietro le spalle, e tenendoli raccolti sul capo con +una <i>vitta</i>‍<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> di seta azzurra. Tra le sue gemme +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +scelse due orecchini di grossi <i>elenchi</i>.‍<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Cinse +il braccio sinistro con ricco <i>spintere</i>‍<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>, l’altro +con braccialetto, formato da anelli a spirale; e +avvolse sotto il seno una <i>mamillare</i>‍<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> trapunta. +</p> + +<p> +Benchè sempre elegante ed accurata, essa non +aveva mai dimostrata la ricercatezza di quel +giorno nel farsi più bella. +</p> + +<p> +Teneva a rendersi seducente, si proponeva +di porre in opera tutti i suoi vezzi, assoggettarsi +a qualsiasi sacrifizio pur di conservare il +riconquistato affetto del marito. +</p> + +<p> +Era ingenuo proposito il suo, perchè ignorava +da quale impetuoso turbine di lascivia foss’egli +agitato. +</p> + +<p> +Nerone, abbandonato il talamo, e rientrato +nel suo appartamento, trovò il suo antico pedagogo. +</p> + +<p> +Costui aveva nome Aniceto, ed era il suo confidente, +il suo complice, la sua spia, il più abbietto +de’ suoi cortigiani, l’uomo infine che per +avidità di lucro era pronto a qualsiasi malvagia +azione. +</p> + +<p> +Madre natura, che lo aveva così mal dotato +nel morale, non era stata più generosa nel +fisico. +</p> + +<p> +Sopra un corpo magrissimo e allampanato si +posava la testa coperta di radi capelli rufi, misti +ad incipiente canizie, quantunque non toccasse +ancora i quarant’anni. Dalla faccia giallastra e +rasa, si sporgeva in fuori un gran naso aquilino, +e sotto enormi sopracciglia, rufe come i +capelli, erano sepolti due occhietti piccoli e +chiari, ma che avevano guardatura furbesca e +cattiva. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +</p> + +<p> +Nerone, che per quel mostro non aveva segreti, +lo condusse nella <i>zotheca</i>‍<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> e là adagiatosi +sopra un lettulo coperto da una pelle di +pantera, gli narrò tutte le cose occorsegli il dì +innanzi, il rancore provato contro Ottavia per +causa della citarista greca, la scena avuta colla +madre, e le delizie coniugali di quella notte +nei più sconci particolari, deridendo la goffaggine, +con cui Ottavia rispondeva ai suoi trasporti. +</p> + +<p> +— È bella, — egli aggiunse, — è soave, ma +non è quella ch’io cerco. +</p> + +<p> +— Al divo Cesare, — rispose il cortigiano, — non +sarà malagevole trovar dovizia d’altri amori, +se quelli del cubiculo coniugale lo tediano, senza +ricorrere all’incesto. +</p> + +<p> +— Oh fu quella l’aberrazione d’un momento, +prodotta dai fumi del falerno. Oggi ne provo +ribrezzo, come mi pento d’aver oltraggiata mia +madre. Ma credi tu, Aniceto, che Aulo Plancio +sia l’amante di lei? +</p> + +<p> +— Non so. +</p> + +<p> +— Indaga. +</p> + +<p> +— Obbedirò. +</p> + +<p> +— Hai null’altro a riferirmi? +</p> + +<p> +— Anneo Seneca è in questo momento nelle +stanze dell’Imperatrice Agrippina, che lo fece +chiamare. +</p> + +<p> +— Sarà per querelarsi contro di me, — osservò, +sorridendo, Nerone. — Vorranno ch’io +dimandi venia alla madre oltraggiata, e a questo +sono pronto. +</p> + +<p> +— Forse qualcos’altro si esigerà dal divo +Cesare. +</p> + +<p> +— E che mai? +</p> + +<p> +— Venendo qui, m’imbattei nel cavedio in +una fanciulla di splendida bellezza accompagnata +da Egloga. Al liberto Lucio Azzerino, che +la seguiva, chiesi chi fosse quella giovine. +</p> + +<p> +— Era Atte per certo, — interruppe Nerone +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +infiammandosi in volto. — E che ti disse il liberto +di mia madre? +</p> + +<p> +— Essere una citarista e cantatrice di Corinto, +mandata in dono da Gallione all’Imperatrice Ottavia, +e che Agrippina vuole assolutamente che +sia da te, o Imperatore, allontanata dal palazzo +Augustale. +</p> + +<p> +— Per Giove, — esclamò Nerone, balzando +in piedi; — questo non l’otterranno mai. Io, che +cerco l’ebbrezza dell’arte e dell’amore, non acconsentirò +certo a separarmi da quella figlia +d’Acaja, che colla bellezza m’innamora, e mi +rapisce col canto. Oh no! +</p> + +<p> +E camminava agitato per la zotheca. +</p> + +<p> +Aniceto, l’umile pedagogo, che nella coscienza +della propria inferiorità odiava Seneca, e non lasciava +sfuggire occasione senza lanciar contro +di lui qualche maligna insinuazione, uscì in queste +parole: +</p> + +<p> +— Non adirarti, o Cesare; qui solo imperi, e +non devi permettere che altri ti detti legge, non +devi permettere che il tuo maestro abusi del +potere, che tu gli concedi. +</p> + +<p> +— Lascio che Seneca e Burro s’occupino degli +affari di Stato, perchè ciò mi giova; ma delle +mie azioni sono arbitro io solo. Di questo voglio +dar prova sul momento. +</p> + +<p> +E lasciato Aniceto, si recò nella stanza della +madre. +</p> + +<p> +Seneca era ancora con lei. +</p> + +<p> +La severa faccia del calvo filosofo dall’occhio +ampio e bruno, dallo sguardo espressivo, non +si turbò affatto, vedendo comparire Nerone. +</p> + +<p> +Invece le pallide guancie d’Agrippina, sorpresa +per quella improvvisa apparizione, si tinsero +d’un leggiero incarnato. +</p> + +<p> +Il figlio piegò un ginocchio davanti a lei e le +disse: +</p> + +<p> +— Pentito dell’offesa che ti recai, vengo a chiedertene +venia. +</p> + +<p> +Agrippina levossi in piedi, e rialzatolo, lo +strinse fra le braccia e lo baciò in fronte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<p> +Quella spontanea ammenda del figlio la lusingava +e le faceva rinascere la speranza di non +aver perduto del tutto il suo ascendente su lui. +</p> + +<p> +Gli disse poi: +</p> + +<p> +— La Dea Viriplaca ti ricondusse ad Ottavia, +il Sommo Giove t’ha ricondotto a me. Del nefasto +giorno di ieri più dunque non si parli. +</p> + +<p> +— E poichè venisti, o Nerone, — aggiunse +Seneca, — lascia ch’io ti parli invece di più +gravi faccende. +</p> + +<p> +L’altro, pensando che si trattasse d’Atte, sentì +ribollire il sangue, e stava per respingere la +proposta prima che venisse fatta. +</p> + +<p> +Riuscì però a trattenersi, ed attese che il +maestro parlasse. +</p> + +<p> +I Senatori meno facoltosi ringraziavano Cesare +per aver accordato loro un assegno mensile di +cinquecento sesterzi (dodicimila cinquecento +scudi). Era stata approvata la gratuita distribuzione +di grano ai soldati pretoriani mese per +mese. +</p> + +<p> +Per evitare la falsificazione dei testamenti +era intenzione del Senato di emanare l’ordine +che venissero suggellati e marcati con tre fori, +entro i quali si passasse per tre volte una cordicella, +e che le prime parti del testamento, +dov’erano scritti i primi e secondi eredi, fossero +note soltanto a coloro che dovevano suggellarle +e sottoscrivere col nome del testatore; che +i notai non potessero scrivere sè medesimi eredi +per alcuna porzione. +</p> + +<p> +Quanto alle nuove cose edilizie ideate dall’Imperatore, +il Senato approvava il progetto di costruire +dei portici fra i casamenti isolati, e intorno +alle altre case per garantire i cittadini +dagli ardori della canicola e dalle intemperie +del verno; ma trovava per ora di difficile esecuzione +il protrarre fino ad Ostia le mura di +Roma, e per un canale condurre il mare fino +alle mura vecchie di questa città. +</p> + +<p> +Dovendosi poi trattare in Senato altre riforme +riguardo ai Consoli ed ai Questori, s’attendeva +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +che l’Imperatore designasse il giorno per assistere +alla discussione. +</p> + +<p> +Tutte queste cose riferì Seneca, senza che +Nerone facesse osservazioni di sorta. +</p> + +<p> +Egli aspettava che si venisse a parlare d’Atte. +</p> + +<p> +Ma su di lei non pronunziarono motto nè Seneca +nè Agrippina. +</p> + +<p> +Di questo silenzio fu meravigliato Nerone. +</p> + +<p> +O il liberto Azzerino aveva mentito ad Aniceto, +o qualcosa si nascondeva sotto l’apparente +indifferenza della madre e del maestro. +</p> + +<p> +Spinto dal desiderio di porre in chiaro la cosa, +dopo il <i>jentaculo</i> (o colazione) si recò nelle +stanze della moglie. +</p> + +<p> +Essa non v’era, e dalle ancelle seppe ch’era +discesa nell’orto assieme ad Atte. +</p> + +<p> +Ciò accrebbe in lui la sorpresa. +</p> + +<p> +Dopo la gelosa ostilità addimostrata il dì innanzi, +come poteva Ottavia condur seco a diporto +la schiava greca? +</p> + +<p> +Senza frapporre indugio le andò a raggiungere, +sempre più impaziente di sapere se si tramasse +qualche cosa a sua insaputa. +</p> + +<p> +Trovò Ottavia in un ombroso viale seduta +sopra sedile di marmo, e Atte ritta in piedi davanti +a lei. +</p> + +<p> +L’Imperatrice, come lo vide, andò ad incontrarlo +e gli dimandò se venisse, com’era suo +costume, a declamar sotto quelle piante qualche +nuovo componimento. +</p> + +<p> +— No; — rispose l’altro, — avendo inteso +ch’eri qui colla tua citarista, credevo che questa +stesse allietandoti col suo canto, e voleva dividerne +il piacere con te, mia bella Ottavia. +</p> + +<p> +Questa disse che aveva fatto chiamare la greca +per condurla con sè a diporto nella villa, e farle +narrar le vicende della sua esistenza passata. +</p> + +<p> +— Povera fanciulla, — soggiunse poi, — essa +pretende che la sua stirpe da alto lignaggio sia +discesa alla misera condizione degli schiavi. +</p> + +<p> +— E in qual modo? — chiese Nerone rivolgendosi +ad Atte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +</p> + +<p> +— Questo ignoro, — rispose la citarista; — quanto +esposi alla diva Imperatrice, udii sovente +ripetere nella mia famiglia. +</p> + +<p> +Ottavia, ferma nel proposito di mostrare a +Nerone come fosse scomparsa in lei ogni sinistra +prevenzione contro quella giovine, e mostrare +invece per essa interesse grandissimo, +soggiunse: +</p> + +<p> +— Conviene, o Claudio, aiutarla a rintracciare +una sua sorella di latte, che moltissimo l’amava, +e che da alcuni anni lasciò Corinto per trasportarsi +in Roma colla famiglia in un suo palazzo. +</p> + +<p> +— E chi eran costoro? — dimandò l’Imperatore. +</p> + +<p> +— Dei ricchi mercanti. Il capo aveva nome +Plauzio Laterano. +</p> + +<p> +— Forse quello che fece testè edificare un +palazzo presso la porta Celimontana? +</p> + +<p> +— Lo ignoro. +</p> + +<p> +— E la fanciulla ha nome? +</p> + +<p> +— Rubea. +</p> + +<p> +— E ti sta veramente a cuore il rintracciarla? +</p> + +<p> +— Quanto una vera sorella. +</p> + +<p> +— E non ti scrisse mai? +</p> + +<p> +— Ahimè, no! +</p> + +<p> +— E se tanto ti portava affetto, come avviene +ch’essa non siasi più curata di te? +</p> + +<p> +— Temo sempre che le sia accaduta sventura, +e l’anima mia è piena di dolore, e piango +per quella cara, ne’ miei sogni, la piango vegliando +nelle mie canzoni. +</p> + +<p> +— Oh, per gli Dei, — esclamò Nerone con +forza di parlar concitato, — conserva, o bella +greca, la tua voce celeste, conserva le armonie +del tuo <i>simikion</i> a più sublimi amori. +</p> + +<p> +— E perchè, — entrò a dire Ottavia, — non +vuoi tu che questa buona fanciulla rimpianga +l’amica sua e desideri di rivederla? Essa mi +pregò d’intercedere perchè se ne faccia ricerca, +e tu, o Claudio, quasi rifiuti. +</p> + +<p> +— Non rifiuto; anzi lascio che l’Imperatrice +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +dia ordine ai Consoli di fare indagini e scoprire +se codesta famiglia Laterano soggiorni ora nella +vastissima Roma. +</p> + +<p> +— O divo Cesare, io ti ringrazio, — rispose +Atte inchinandosi, — e t’assicuro che se Rubea +è qui, la sua bellezza non sarà certo sfuggita +agli occhi dei cittadini. +</p> + +<p> +E qui fece così entusiastica descrizione di lei, +che Nerone la interruppe dicendo: +</p> + +<p> +— Se per una giovine amica han tanto bagliore +i tuoi occhi, han tanto fuoco le tue parole, +che sguardi appassionati, che sublime eloquenza +dev’essere la tua parlando ad uomo +amato. +</p> + +<p> +— Quest’uomo non lo conobbi ancora. +</p> + +<p> +— Asserisci il vero? +</p> + +<p> +— Lo giuro per la memoria dei miei poveri +morti. Come poteva un’infelice schiava illudersi +d’essere amata, come d’esserla io sogno? +</p> + +<p> +— Lo sarai adesso ch’io ti diedi la libertà. +</p> + +<p> +L’ingenua Ottavia ascoltava e taceva, non sospettando +che il marito parlasse per conto proprio, +dopo l’affettuosa riconciliazione della scorsa +notte, e non osando fare osservazione di sorta, +per non essere costretta di ricorrere nuovamente +alla Dea Viriplaca. +</p> + +<p> +Atte fu rimandata nelle sue stanze, e Nerone +si mise a passeggiare sotto le piante, cingendo +col braccio le spalle della moglie e cercando +d’investigare qualcosa sul conto di quanto il liberto +d’Agrippina aveva detto ad Aniceto. +</p> + +<p> +Vedendo di non riuscire, prese, come suol +dirsi, il toro per le corna, e dimandò: +</p> + +<p> +— Franca rispondi, Ottavia mia, spiace a te +che io abbia annoverata la citarista tra i famigli +tuoi, che dimorano entro il palazzo? +</p> + +<p> +— E perchè dovrebbe spiacermi? Ciò piace a +te, e basta. +</p> + +<p> +— Ma i tuoi sospetti, i tuoi rimproveri, il tuo +cruccio di ieri? +</p> + +<p> +— Non ricordarmeli, o Claudio! Ne feci ammenda +al simulacro della Dea. Vedi tu stesso com’oggi +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +sia cangiata, poichè a quella figlia d’Acaja tanto +m’interesso. +</p> + +<p> +— Saprai forse che l’Imperatrice Agrippina +vorrebbe revocati gli ordini miei. +</p> + +<p> +— Lo so, perchè stamane mi chiamò per +dirmi ch’io doveva assolutamente esiger questo +da te, per non compromettere la concordia rinata +fra noi. +</p> + +<p> +— È questo cómpito indegno ch’ella si assunse +presso di te! — mormorò Nerone facendosi +livido e digrignando i denti. +</p> + +<p> +— Calmati! +</p> + +<p> +— E tu che rispondesti? +</p> + +<p> +— Che i desiderii di Cesare eran legge per +me, che la sua volontà doveva esser fatta, e che +del resto io m’affidava alla protezione degli Dei. +</p> + +<p> +Si scorgeva da queste parole che l’anima d’Ottavia +non era del tutto rassicurata sulla sua +sorte avvenire. +</p> + +<p> +Ma Nerone non le badò, e rientrò nei suoi +appartamenti, fantasticando sempre sulle intenzioni +della madre. +</p> + +<p> +Se questa non aveva parlato, lo si doveva +alla sagace filosofia di Seneca. +</p> + +<p> +Egli fece osservare a lei che Nerone non era +più il docile giovinetto d’un giorno e che tal +focoso temperamento, tale ferrea volontà s’erano +manifestati in esso, da rendere impossibile il +dominarlo, ed anche ben malagevole il renderlo +deferente ai consigli altrui. Conveniva, per averlo +più mite, non osteggiare le sue velleità d’artista, +e mostrarsi indifferente ai suoi capricci erotici. +Se essa non si fosse opposta a farlo istruire +negli studii della filosofia, forse oggi comprenderebbe +da sè stesso quale cosa sconveniente sia +il farla da istrione. Ma volendogli dimostrare +adesso codeste verità si correrebbe rischio di +trascinarlo, per ostinazione, a maggiori volgarità. +Così, volendogli imporre lo sfratto della +giovine greca, si esporrebbero a sicuro rifiuto +e andrebbero incontro a più gravi scandali. +Se, come assicurava Agrippina, il figlio erasi +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +già innamorato di quella schiava, movendo +guerra al sentimento di lui, non si farebbe che +accrescerlo, perchè la cosa vietata acquista in +chi la desidera pregio maggiore. +</p> + +<p> +— Ma se quella donna, — osservò a sua volta +Agrippina, — esercitasse poi sull’animo di Cesare +quell’impero, che Ottavia non ebbe mai, +chi giungerà a distruggerlo? +</p> + +<p> +— Il tempo, la sazietà, ed altre donne. +</p> + +<p> +Queste teorie, alquanto ciniche, ma giustissime +del filosofo, poco garbavano all’Imperatrice +Agrippina. Ma pure si lasciò persuadere +a non pronunziare più col figlio il nome d’Atte, +tanto più che Ottavia stessa, ch’era in questa +faccenda la più interessata, si rifiutava di chiedere +al marito il congedo della citarista. +</p> + +<p> +Quello stesso giorno, durante il pranzo (o +merenda) e durante la cena, Nerone si mostrò +verso la moglie e la madre oltremodo cortese. +Non si curò affatto del giovinetto Sporo suo favorito, +e fu affabile più dell’usato verso il cognato +Britannico, che non alloggiava nel palazzo, +ma era sovente invitato a cena insieme ad Antonina +sorella di lui e d’Ottavia. +</p> + +<p> +Terminato il banchetto verso l’ora quinta +dopo il meriggio, uscirono tutti dal triclinio e +passarono nell’exedra rischiarata dal raggi del +sole, che volgeva al tramonto. Sedettero in circolo, +e Nerone, rivolto alla moglie, le chiese di +permettere che la sua citarista venisse a deliziarli +col canto. Intanto sottecchi guardava la +madre per osservare il contegno di lei a questa +proposta. +</p> + +<p> +Ma la furba Agrippina, memore dei suggerimenti +di Seneca, fu pronta e disse: +</p> + +<p> +— Oh, sì, permettilo, Ottavia, poichè a me +non venne fatto ancora d’udirla cantare. +</p> + +<p> +Ottavia, non meno sorpresa di Nerone per +questo improvviso cambiamento, ordinò che +Atte venisse. +</p> + +<p> +E questa apparve poco dopo bellissima colle +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +sue ricche chiome disciolte e la bianca tunica, +che stretta ai fianchi da cingolo azzurro, faceva +risaltare mirabilmente i rilievi del seno. +</p> + +<p> +Si fermò in mezzo alla stanza sotto il <i>compluvio</i>‍<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> +dal quale pioveva su lei lo splendore del +sole, avviluppandola in un’aureola dorata. +</p> + +<p> +Se l’astuta fanciulla l’aveva fatto apposta per +mandare in visibilio l’Imperatore, otteneva pienamente +l’intento. Nerone rimaneva così estatico +a guardarla, che non pensava più allo +scopo per cui l’aveva chiamata. +</p> + +<p> +Ottavia, non riuscendo a nascondere interamente +l’interno rammarico, dimandò alquanto +concitata al marito perchè non la facesse +cantare. +</p> + +<p> +— Ella t’appartiene, — rispose Nerone, — sei +tu che devi comandarlo. +</p> + +<p> +— Canta dunque, — le disse l’Imperatrice, — canta... +dell’amica che cerchi. +</p> + +<p> +Atte fece un inchino, e dopo alcuni accordi +temprò sul <i>simikion</i> un’elegia, dando alla sua +voce così mesta intonazione, che ogni nota sembrava +un gemito uscito dal cuore. +</p> + +<p> +Terminato il canto, Nerone rimase assorto, +Britannico applaudì, Ottavia, sinceramente commossa, +lodò la citarista, e Agrippina rimase +muta, accontentandosi d’approvare con un moto +del capo. +</p> + +<p> +Essa s’acconciava a non osteggiare le fantasie +del figlio; ma non voleva lusingarle troppo. +</p> + +<p> +Allorchè venne congedata, Atte risalì nei <i>cenaculi</i>‍<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> +dov’era la sua cella, sita tra quella +delle nutrici e la stanza di Sporo. +</p> + +<p> +Era notte inoltrata e tutto buio e silenzio nella +casa Augustale. +</p> + +<p> +Atte mezzo spoglia e avvolta in un amitto, sedeva +presso la piccola mensa rotonda, ch’era +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +presso il suo letto e sulla quale ardeva entro +lampada di bronzo l’<i>ellinio</i>.‍<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> +</p> + +<p> +Ella erasi bene accorta del sentimento inspirato +a Nerone, di cui l’avevano profondamente +colpita il carattere ardente e la generosità. +</p> + +<p> +Doveva ritrarre il piede dalla china fatale, o +lasciar che si realizzassero i sogni suoi d’amore +e di grandezza? +</p> + +<p> +Stava assorta in questi pensieri quando fu +picchiato all’uscio. +</p> + +<p> +Balzò in piedi atterrita e dimandò chi fosse. +</p> + +<p> +— Son io, — si rispose al di fuori. +</p> + +<p> +— E chi sei tu? +</p> + +<p> +— L’Imperatore. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span></p> + +<h2 id="cap4"><span class="smcap">Capitolo IV.</span> +<span class="smaller">Impudenza.</span></h2> +</div> + +<p> +Mentr’essa tutta tremante gettava via l’amitto +e tornava ad indossare la tunica, +</p> + +<p> +— Apri! — gridò Nerone imperiosamente. +</p> + +<p> +Atte andò a disserrare i <i>claustri</i> della porta +e poi indietreggiò atterrita, quando Nerone spalancò +con forza i due battenti. +</p> + +<p> +— Divo Cesare, — ella chiese con tremula +voce, — che dimandi da me? +</p> + +<p> +— Amore e voluttà. Se conosci i pregi immensi +di cui ti fu larga Venere, non devi sorprenderti +se a Claudio Nerone ribollì il sangue +al solo vederti. Fanciulla divina, tu devi esser +mia. +</p> + +<p> +E le si avvicinò. +</p> + +<p> +— Sii generoso, o Imperatore, — mormorò +essa scostandosi: — non vilipendermi perchè +io sono una povera figlia di schiavi. +</p> + +<p> +— Se io volessi vilipenderti, non lotterei qui +adesso contro me stesso per tenere a freno il +mio temperamento, e non strapparti di dosso +le vesti, e stringendoti fra le mie braccia, gettarti +su quel letto in tutto lo splendore della +tua nudità, e baciarti e morderti, sitibondo di +voluttà. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +</p> + +<p> +— E l’imperatore avrebbe cuore d’oltraggiarmi +così? — mormorò Atte guardandolo supplichevole. +</p> + +<p> +— È appunto il cuore che trattiene i sensi, +perchè t’amo, perchè voglio essere riamato da +te, voglio che tu in un trasporto d’amore mi +conceda quello ch’io non oso rapirti. +</p> + +<p> +E questo egli diceva tenendola abbracciata e +baciandola. +</p> + +<p> +Atte cercava di rompere quell’amplesso, d’evitare +quei baci, ed implorava pietà, e pregava +Nerone a non smentire le proprie parole, a non +violentarla. +</p> + +<p> +— Claudio Nerone non mente, non ti faccio +violenza; ma lascia ch’io senta palpitare il tuo +cuore sul mio, ch’io respiri del tuo respiro, e +se per caso smarrissi del tutto la ragione ti do +quest’arma per difenderti. +</p> + +<p> +E, con una mano distaccato dal fianco sinistro +il <i>pugio</i>,‍<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> lo depose sulla mensa. +</p> + +<p> +In quest’atto di mentita magnanimità trapelava +l’indole dell’istrione. Ma fors’egli in quel +momento d’aberrazione era in buona fede. +</p> + +<p> +Continuava a dichiarare di non voler usar +violenza ad Atte, ma intanto stringeva sempre +più l’amplesso, sempre più fervidi si facevano +i baci, ond’essa, dopo aver cercato invano di +respingerlo, di persuaderlo, senza ottenere da +lui altra risposta che iperboli d’amore, cessò +dalla resistenza, quasi dicesse tra sè: +</p> + +<p> +— Il destino lo vuole, fa di me le tue voglie. +</p> + +<p> +Allorchè Vesta, la Dea della verginità più +nulla aveva a proteggere nella fanciulla d’Acaja, +questa, seminuda, balzò dal letto, sul quale +aveva giaciuto a fianco di Nerone, e fissandolo +con aria imperterrita, gli disse: +</p> + +<p> +— Guarda, o Cesare, io non piango, io non +tremo, io non mi pento d’averti sacrificato il +mio fiore verginale. Ma tu non menarne vanto +perchè non sei tu che hai trionfato, sono io che +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +cedetti, e cedetti perchè t’amo fin da quando +udii in Corinto celebrar le tue gesta di Principe +e d’artista. Ov’io non t’avessi riamato, nessuna +seduzione, nessuna promessa, nessuna forza +brutale sarebbero valse a vincermi. L’arma +che tu mi desti te l’avrei strappata dal fianco +per immergermela nel petto e lasciarti il mio +cadavere. T’appartenni perchè t’amo e t’amerò +sempre. Ora so quello che m’aspetta; so che +altra donna torrà a me quel ch’io tolsi alla +diva Ottavia. Ma ti giuro, che qualunque sia il +destino a me riserbato, io, benchè derelitta, non +t’abbandonerò mai e sarò l’<i>Agathodaemon</i>‍<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> +della tua vita. +</p> + +<p> +Nerone, affascinato più che mai dalla franca +confessione d’Atte e dalle sue nobili parole, +attirandola a sè e di nuovo baciandola, le disse: +</p> + +<p> +— L’avvenire che t’attende sarà più splendido +forse che tu non creda. +</p> + +<p> +Il crepuscolo mattutino cominciava appena +a diradare il buio della notte, quando Nerone +uscì dalla cella d’Atte. +</p> + +<p> +Sul limitare di quella attigua vide un giovinetto +che malinconicamente s’appoggiava con +una spalla allo stipite. +</p> + +<p> +Alzò la lanterna e riconobbe Sporo, che aveva +gli occhi umidi di pianto. +</p> + +<p> +— Che fai tu qui? — gli dimandò bruscamente. +</p> + +<p> +— Nulla, — mormorò l’altro con flebile voce. +</p> + +<p> +— Perchè piangi? Perchè uscisti dal tuo letto? +</p> + +<p> +Sporo chinò la testa e tacque. +</p> + +<p> +— Parla! +</p> + +<p> +— Perderò certo la protezione di Cesare. +</p> + +<p> +— E perchè lo temi? +</p> + +<p> +Sporo accennò col capo la cella vicina. +</p> + +<p> +Nerone alzò le spalle e gli disse: +</p> + +<p> +— Torna nel tuo letto a dormire, e raccomandati +agli Dei che ti rendano più prudente +e meno superbo della mia benevolenza, o fanciullo +corrotto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +</p> + +<p> +L’ostiario, che quella notte vegliava, e alcune +guardie del pretorio avevano visto comparire +e sparire attraverso le finestre dei cenaculi il +chiarore della lanterna, ma s’erano guardati +bene dall’indagare il mistero. +</p> + +<p> +Le due nutrici e Sporo non parlarono; ma +Nerone, che aveva tutti i vizii, compreso quello +dell’impudenza, si tenne per alcuni giorni in +riserbo, ma poi col suo contegno fe’ tutto palese. +</p> + +<p> +Egli aveva interamente disertato il talamo, +ed ogni notte faceva discendere la concubina +nel cubiculo del suo appartamento. +</p> + +<p> +Ma come questo non gli bastasse, esaltato +dalla passione, volle publicamente far pompa +della sua conquista, e sovente o di giorno o a +sera nei giardini, sfarzosamente illuminati, cantavano +insieme alla presenza di cittadini d’ogni +classe dal Senatore al più volgare istrione, dei +quali riscaldava l’entusiasmo con dolci d’ogni +sorta e <i>poculi</i> colmi di vino. +</p> + +<p> +Il parassita Cercopiteco, ch’era tra gl’invitati, +andava dicendo sommessamente a questo e a +quello che più di quei canti e di quelle <i>dulcia</i> +avrebbe aggradita una sontuosa cena da riempiersi +il ventre per tre giorni almeno. Ancor +egli però mentiva entusiasmo grandissimo per +non perdere la benevolenza di Nerone, e univa +così la sua esca all’erotico fuoco di lui. +</p> + +<p> +Atte di mal animo si prestava a codeste feste, +che a lei sembravano una sfrontata manifestazione +del suo disonore, e una disfida all’Imperatrice +Ottavia, che pure erasi mostrata verso +di lei molto benevola. +</p> + +<p> +E questa sua non era ipocrisia ma bensì sincero +rimpianto. Essa era peccatrice per amore, +ma non depravata, e la sua colpa non aveva +soffocato in lei i nobili sentimenti. Avrebbe voluto +amar Nerone senza recar dolore ad Ottavia, +o per lo meno che questa avesse qualcosa +a rimproverarsi per essere più facilmente perdonata. +</p> + +<p> +Ma invece la virtù di lei, così crudelmente +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +oltraggiata, non le lasciava speranza di pietà +da parte della tradita. +</p> + +<p> +Voleva per questo che s’occultasse il più possibile +l’oltraggio agli occhi dei quiriti. +</p> + +<p> +Nerone però, non intendeva accondiscendere, +dicendo di volere dichiarare in faccia agli uomini +ed agli Dei la sua felicità, e che il publico doveva +abituarsi a riguardarla come nuova sovrana. +</p> + +<p> +La donna, per quanto ambiziosa, non si lasciò +commuovere da queste parole, pronunziate nel +primo delirio della passione, ed insistette perchè +si cessasse da quella sfacciata ostentazione +della colpa. +</p> + +<p> +— In questo modo, — essa gli diceva un +giorno, — tu mesci, o Cesare, nel calice dell’amor +mio l’amarezza dell’onta e del rimorso. +E poi, qui mi sento circondata dall’odio di tutti. +</p> + +<p> +— E a te che importa? T’ama Nerone e basta. +</p> + +<p> +— Degli altri non mi cale; ma la diva Ottavia, +che più non mi chiamò, che più non vidi.... +Oh, come vorrei gettarmi a’ suoi piedi. +</p> + +<p> +— Atte, amor mio, smetti codeste fantasie. +Non piangere perchè il tuo pianto potrebbe costar +la vita a chi n’è la cagione. Tu conosci +l’amore di Claudio, ma il suo sdegno non lo +conosci ancora. +</p> + +<p> +E per distruggere in lei le malinconiche impressioni, +quel giorno stesso partì con essa da +Roma, accompagnati da Sporo, a cui Nerone +per nuovo capriccio, aveva fatti indossare abiti +femminili, destinandolo a compagno d’Atte. +</p> + +<p> +E non poteva essere quel giovinetto un compagno +pericoloso? +</p> + +<p> +No. +</p> + +<p> +Non andò nella suntuosa villa di Bauli presso +Baja, perchè ivi erasi recata sua madre, disgustata +degli scandali che accadevano nella casa +Augustale. Si recò invece in altra villeggiatura +ch’egli aveva a Subiaco. +</p> + +<p> +E qui, finalmente Atte raggiunse il sognato +mistero dell’idillio. Ed era beata di vivere d’amore +in quelle mute sale, di respirare le fresche +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +aure autunnali, o girando tra i fiori, o vogando +sui laghi artificiali creati da Nerone coi rivi dell’Aniene. +</p> + +<p> +Alla sera, al chiaror della luna, seduti, a fianco +uno dell’altro entro scafo sfarzosamente addobbato, +cantavano condotti da Sporo, che remigava +fissando Atte; poichè smesso l’odio, cominciava +a sentirsi anch’egli ammaliato. +</p> + +<p> +Nel tranquillo soggiorno di quella villa l’amore +della giovine greca erasi più che mai +acceso e di molto erano diminuiti gli scrupoli +suoi. +</p> + +<p> +A ciò aveva contribuito Nerone, ripetendole +sempre, che sotto la rassegnazione d’Ottavia si +nascondeva l’indifferenza e che ad essa bastava +di poter conservare il diadema imperiale, d’indossare +il manto, e far pompa di vesti e di +gioielli. +</p> + +<p> +Era questa una calunnia, che gli giovava in +quel momento, per non essere annoiato dai +rimorsi della concubina, e distruggerli interamente +prima di restituirsi in Roma con lei. +</p> + +<p> +E a questo ritorno egli anelava per poter di +nuovo nelle feste far pompa de’ suoi amori. +</p> + +<p> +Avrebbe volentieri spogliata Atte dinanzi a +tutti per farne ammirare la splendida nudità. +</p> + +<p> +A tanto delirio di depravazione erano giunti +diggià i sensi di lui. +</p> + +<p> +Ed essa, che del suo desiderio erasi accorta, +per tema di riuscirgli incresciosa, prevenne l’ordine +e fu la prima a dire: torniamo. +</p> + +<p> +Appena giunto al palazzo dei Cesari, Nerone +si recò ad abbracciare Ottavia, per vedere se +continuasse in lei il gelido contegno a suo riguardo, +contegno che a lui giovava e spiaceva +nel tempo stesso. +</p> + +<p> +La moglie corrispose all’amplesso, ricambiò +il bacio del ritorno, e gli parlò delle occupazioni +a cui erasi data, degli svaghi presi e delle +persone viste durante la sua assenza. Ma non +fece la più lontana allusione al viaggio di lui, +non le sfuggì dal labbro alcun rimprovero. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +</p> + +<p> +Allorchè vide la sua citarista divenuta concubina +del marito, e da lui portata in trionfo, +pianse nel segreto della sua stanza, ma in faccia +all’adultero, in faccia agli altri aveva nascosto +il doloroso rancore sotto la maschera +dell’indifferenza, impostale dalla dignità offesa +di moglie e di sovrana. Fors’anco s’illudeva di +potere con questo metodo riconquistarlo, sapendo +com’egli mal soffrisse d’esser posto in +non cale da una donna ch’egli aveva amata. +</p> + +<p> +Di fatto quel giorno Nerone uscì poco soddisfatto +dalla stanza della moglie. +</p> + +<p> +Egli avrebbe preferito di trovare questa desolata +e supplichevole, per avere il merito di consolarla, +oppure adirata per farle sentire il peso +della sua prepotenza. +</p> + +<p> +Mandò tosto per Aniceto, il quale per avarizia +abitava in una di quelle vie plebee presso +il monte Celio, dov’erano raccolti i più rumorosi +mestieri, e dove dalla vicina Suburra affluivano +meretrici e lenoni, e dove perfino dimorava +il carnefice. +</p> + +<p> +Ma il sordido pedagogo a siffatte miserie non +badava. +</p> + +<p> +In attesa di lui Nerone s’intratteneva con Seneca +e Burro, che lo consigliavano con tutta +dolcezza ad aver maggiori riguardi verso la +moglie, se non per amore, almeno per politica, +essendo essa l’idolo del popolo. +</p> + +<p> +— Il popolo, — rispondeva Nerone alzando +le spalle, — deve adorare chi vogl’io. +</p> + +<p> +Il venerando Burro, che non aveva nè l’accortezza +nè la prudenza di Seneca, si mostrò +offeso per quella risposta e censurò aspramente +la condotta di Nerone e terminò dicendo: +</p> + +<p> +— Non toccare al popolo gl’idoli suoi, non far +ch’egli si mostri ingrato verso di te, dimenticando +le tue munificenze, le opere insigni di +publica utilità, che tu compi, e le stesse tue +virtù. +</p> + +<p> +Questa chiusa diradò alquanto il torvo sguardo +del tiranno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +</p> + +<p> +— Ed è soltanto per parlarmi d’Ottavia che +veniste? — chiese dopo alcuni istanti di silenzio. +</p> + +<p> +E i due lo esortarono a convocare il Senato +per definire finalmente la questione dei Questori, +e combinare le due imprese d’Alessandria +e d’Acaja, ed altre faccende d’ordine interno. +</p> + +<p> +— Domani sono le none: sia dunque convocato +per gl’idi. Andate. +</p> + +<p> +Seneca nell’uscire disse all’altro: +</p> + +<p> +— Claudio non è più quello d’un giorno. Egli +si fa tremendo, e come tutti i prepotenti, la verità +lo irrita. Abbi dunque prudenza un’altra +volta. +</p> + +<p> +— Vorresti ch’io tacessi e che mentissi alla +mia coscienza? +</p> + +<p> +— No, parlare il vero, e farglielo accettare, +senza ch’egli se ne accorga. +</p> + +<p> +Appena si presentò Aniceto, Nerone gli dimandò +se fosse vero che in Roma si osasse +censurar la sua condotta, e ciò pel grande +amore che il popolo portava a Ottavia. +</p> + +<p> +— Io nulla intesi, — rispose Aniceto, — neppure +nella taverna di Salvidieno Orfido, ove +convengono i più fieri maldicenti della città. +Non meno dell’imperatrice, i romani amano e +rispettano il divo Cesare. +</p> + +<p> +— Forse diffidano di te, e avranno in tua +presenza o taciuto o parlato a bassa voce. +</p> + +<p> +— Quando si tratta di servirti, basta agli +occhi miei il movimento del labbro per indovinar +la parola. +</p> + +<p> +— Non esagerare i tuoi meriti, astuto pedagogo, +o perderai la mia fiducia. +</p> + +<p> +— Che Giove Ottimo Massimo tenga da me +lontana così grande sventura. +</p> + +<p> +— E d’Aulo Plancio che sai? +</p> + +<p> +— Egli raggiunse a Bauli la diva Agrippina. +</p> + +<p> +— Audace! — mormorò Nerone digrignando +i denti. +</p> + +<p> +— E che t’importa? +</p> + +<p> +— Mi sdegna la sfrontatezza di quel drudo +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +da <i>quadrantarie</i>‍<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> che osa innalzarsi fino alla +madre di Cesare. +</p> + +<p> +— E perchè? +</p> + +<p> +— Perchè sono di natura geloso, perchè la +gelosia è in me ardentissima febbre, capace di +trascinarmi al delitto. Vorrei che mia madre, +mia moglie, che tutte le matrone di Roma, come +Atte la bella, non avessero altro Dio che me. A +proposito, che pensi tu del citarista Menecrate? +</p> + +<p> +— Io? +</p> + +<p> +— Egli si reca quasi ogni giorno presso l’Imperatrice. +</p> + +<p> +— E sospetteresti tu? +</p> + +<p> +— Se la madre discese fino al gladiatore +Bito, potrebbe la figlia discendere fino al citaredo +Menecrate. La rassegnazione, o indifferenza +che sia, per le mie infedeltà me lo farebbe supporre. +Ma non voglio crederlo ancora. Aspetterò +che l’accusa mi venga da pubblica fama. +Tu nulla udisti? +</p> + +<p> +Non sapendo se il tiranno preferisse la moglie +colpevole per potersene sbarazzare, o l’innocenza +di lei per andarne superbo, prese nella +risposta una via di mezzo, e disse che nulla +aveva inteso fino ad ora. +</p> + +<p> +Poi, soggiunse: +</p> + +<p> +— Ma se ti tormenta il dubbio, perchè non +vieti al citaredo l’accesso nel palazzo Augustale? +</p> + +<p> +— Insano consiglio è il tuo. Io voglio punire +i colpevoli, non condannar gl’innocenti. +</p> + +<p> +— Parla franco, o Cesare, a te gioverebbe +trovare un’equa ragione per liberarti d’Ottavia. +</p> + +<p> +— E chi ti dà il diritto, o pedagogo, d’indagare +gl’intimi sentimenti miei? Quando Nerone +vuole, sa comandare, e gli altri devono eseguire +i suoi ordini e tacere. +</p> + +<p> +— Perdona, o divo Imperatore, al mio ardire; +ma tu sovente m’onorasti de’ tuoi segreti.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<p> +— Li svelo quando a me giova, ma non permetto +ad alcuno d’investigarli. Hai inteso? +</p> + +<p> +— Ho inteso, o divo Cesare, e continuerò ad +essere sempre esecutore prudente e fedele di +ogni tuo cenno. +</p> + +<p> +E se ne partì persuaso che Nerone erasi sdegnato, +perchè le sue intenzioni riguardo ad +Ottavia erano state indovinate prima del tempo. +</p> + +<p> +Alla mattina degl’idi, Nerone adagiato entro +lettica aperta portata a spalla da otto schiavi +letticarii e circondato dai littori si recava al +Senato. +</p> + +<p> +Egli vestiva la tunica bianca orlata al basso +da limbo di squisito lavoro. L’ampia toga purpurea +gli copriva la persona fino ai calzari, e +passando a foggia di mezza luna sotto il braccio +destro, andava a cadere sulla spalla sinistra. +Aveva in mano il bastone d’avorio sormontato +da un’aquila d’oro, e in capo una corona di lauro. +</p> + +<p> +Allorchè lo squillo delle trombe annunziò l’arrivo +dell’Imperatore, i Senatori che s’intrattenevano +nell’emiciclo, ragionando fra loro di +cose diverse, andarono ad occupare gli stalli, +tutti, più o meno, rassettando le pieghe del laticlavio +il più artisticamente che da loro si potesse. +</p> + +<p> +Era questa una debolezza comune a patrizi +e borghesi d’ogni età. +</p> + +<p> +Claudio Nerone entrò acclamato nel suo passaggio, +e andò ad occupare il solio d’avorio, +ch’era posto in alto sopra le due sedie curuli +dei Consoli. +</p> + +<p> +Quand’egli rendeva giustizia era solito udir +la domanda del postulante e rimandarlo, senza +aver parlato. Il giorno seguente poi, faceva noto +a questi l’esito del suo affare. Così in Senato +ascoltava in silenzio la discussione, poi si faceva +dare in iscritto i diversi voti dei Senatori, e su +quelli deliberava in seguito. +</p> + +<p> +Quel giorno invece acconsentì subito circa il +migliorar la sorte dei Questori, nel decretare che +i figliuoli dei liberti non fossero più ammessi +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +nel Senato e nel deliberare su altre faccende +d’ordine interno, tra cui la questione degli archi +Celimontani, che dovevano portare 818 quinarie +d’acqua nei suoi orti. Dimandò che quel progetto +venisse tosto discusso, e i Senatori a lui +devoti, ch’erano in maggioranza, acconsentirono +e lo approvarono. +</p> + +<p> +Allorchè si trattò delle due spedizioni d’Alessandria +e d’Acaja, tornò all’antico sistema e +tacque, rimandando la deliberazione alla dimane. +</p> + +<p> +Alcuni Senatori a lui poco benevoli per prendere +una rivincita insistettero perchè la questione +non fosse rimandata ad altro giorno, e +l’Imperatore per tutta risposta si levò dal solio +ed uscì. +</p> + +<p> +Mentre sul Tarpeo s’adunava il Senato, d’uno +strano spettacolo godeva il popolo sul Palatino. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span></p> + +<h2 id="cap5"><span class="smcap">Capitolo V.</span> +<span class="smaller">Grandezze ed insanie.</span></h2> +</div> + +<p> +Appena salito sul trono il primo pensiero di +Nerone era stato quello d’edificare presso il +palazzo dei Cesari un altro immenso edifizio +che occupasse oltre al Palatino tutto lo spazio +tra il Celio e le Esquilie. +</p> + +<p> +Nell’impazienza di vedere giunta presto a +compimento quest’opera che doveva riuscire +una delle meraviglie dell’universo, aveva ordinato +che gli fossero spediti da ogni parte d’Italia +tutti i prigionieri, anche quelli già condannati +a morte, perchè vi lavorassero sotto la direzione +degli architetti Severo e Celere. In tal +modo fu l’opera assai prontamente compiuta. +</p> + +<p> +Il vestibolo della casa era di fronte alla Via +Sacra, e il portico con tre ordini di colonne era +lungo mille passi e la statua che vi sorgeva +nel mezzo alta centoventi piedi. +</p> + +<p> +Era già stato scavato il vastissimo bacino +dello stagno, che doveva essere riempito colle +acque dell’Aniene, portate dagli archi Celimontani. +E ciò spiega l’impazienza addimostrata +in quel giorno al Senato perchè fosse decretata +subito l’opera idraulica. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +</p> + +<p> +Al di là del bacino s’aggruppavano alcuni +grandi magazzini fabbricati con sassi quadrati +di tufo litoide, ed altri edifizii. +</p> + +<p> +Nerone li aveva comperati per atterrarli, e +piantare al loro posto boschetti e cascine, che +dovevano specchiarsi nel lago. +</p> + +<p> +Quella mattina, mentre i Padri della patria +stavano discutendo nel tempio di Giove, alcuni +soldati balistarii avevano piantato un <i>tormento</i> +a piccola distanza da quei magazzini, e da questo +scagliavano contro le loro mura massi di +ogni forma e dimensione, che incrinavano i +tufi e finivano per farli cadere in ischeggie. +</p> + +<p> +Folla immensa assisteva alla demolizione, e +in mezzo alle <i>sordide</i> della plebe, che la dicevano +sempre avida di spettacoli, si notavano +l’ampia toga del vecchio patrizio, la toga virile +del borghese, quella <i>pretesta</i> del nobile giovinetto, +che giuocando col suo bastoncino, andava +in cerca di qualche grazioso visino. +</p> + +<p> +La folla, che trovava di suo gusto quello +spettacolo di distruzione, ad ogni sasso lanciato +dalla balista freneticamente applaudiva. +</p> + +<p> +— Plebe stolta e codarda! — mormorò un +cittadino. +</p> + +<p> +A quanto sembra, a costui l’entusiasmo degli +altri urtava i nervi. +</p> + +<p> +Egli aveva nome Isidoro Cinico, uomo di +mezza età, nel quale la tinta giallognola del +volto, i contratti lineamenti, ed il taglio austero +della bocca dinotavano apertamente di qual carattere +irrequieto e bilioso egli fosse. +</p> + +<p> +Di fatto era noto all’universale come contraddicente +e acerbo censore di tutto e di tutti. +</p> + +<p> +— E che ti fece mai, questa misera plebe? +</p> + +<p> +Chi rivolgeva queste parole al Cinico era uno +fra i più stimati cittadini di Roma per sagacia, +per intelletto, e per integerrimo carattere. Si +chiamava Gneo Calpurnio Pisone. +</p> + +<p> +Ad esso Caligola rapiva la giovinetta sposa +Livia Ostilla, e lui cacciava in bando. +</p> + +<p> +Salito sul trono Claudio Cesare, lo aveva richiamato +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +e fatto Console. Tornava alla vita privata +dopo la morte dell’Imperatore, a cui serbava +riconoscenza, ma non poteva perdonargli +d’aver ceduto alle esigenze d’Agrippina, e spodestato +Britannico del quale egli era amicissimo. +</p> + +<p> +Isidoro rispose ch’egli apprezzava la plebe integra +e laboriosa, ma quella cui tutto era buono +per uccidere l’ozio, gl’inspirava grandissimo disprezzo. +</p> + +<p> +— E perchè alla gente che qui si ferma per +curiosità tu lanci un’accusa che può essere ingiusta? +Vi saranno moltissimi che tornano dal +lavoro, e che lo riprenderanno tra poco. Vuoi +negar loro questo momento di sollievo? E noi +due, non ci siamo forse incontrati qui? E siamo +oziosi per questo? Confessa piuttosto che t’incresce +di sentire acclamato l’uomo che abborri. +E comprendo in te questo sentimento per l’amicizia +che ti legava al misero Lucio Silano. +</p> + +<p> +— Che codesto mostro coadiuvato da sua madre, — proseguì +il Cinico, — fe’ morire dopo +avergli rapita la sposa, la giovine Ottavia, a cui +diede il manto imperiale per cangiarlo poi nella +veste di Nesso. +</p> + +<p> +— E tolgan gli Dei, — esclamò sospirando +Pisone, — che qualche grave sciagura non sia +riserbata al fratello di lei, all’onesto Britannico. +</p> + +<p> +— Onesto sì, ma inetto. +</p> + +<p> +— Non parlarmi così di lui. +</p> + +<p> +— Perchè non agisce? Perchè non vendica +l’ingiustizia che gli venne fatta? Perchè s’accontenta +di nutrire un livore infecondo? +</p> + +<p> +— Prima d’accusare il suo prudente contegno +aspetta, o Cinico. E intanto allontaniamoci di +qui. Guarda chi ci sta d’appresso. +</p> + +<p> +L’altro si rivolse e vide fermo a pochi passi +da loro Aniceto, e più oltre Cercopiteco Panerote, +che parlava con Menecrate. +</p> + +<p> +Lo spione cercava di prendere con una fava +due piccioni, e mentre tendeva l’orecchio per +afferrare qualche parola del dialogo fra Pisone +ed Isidoro Cinico, che sospettava ostili all’Imperatore, +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +attendeva il parassita per cavargli con +astuzia i calcetti sul conto del citarista. +</p> + +<p> +Gneo Calpurnio e il Cinico s’allontanarono, e +poco dopo, Cercopiteco, rimasto solo, si fermò +a contemplare le paste dolci d’un <i>dulciario</i> ambulante. +</p> + +<p> +Intanto continuavano i colpi dei proiettili, il +rovinio delle pietre, e le grida del popolo. +</p> + +<p> +Cercopiteco, dopo essere stato alcun tempo +indeciso, tirò fuori il suo <i>marsupio</i>, ne cavò +fuori due <i>as</i>‍<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> e datele in mano al <i>dulciario</i> +prese dal canestro una piccola torta di latte, farina, +frutta e miele, e mangiandola tornò ad +avviarsi, allorchè gli venne incontro il pedagogo +e gli disse arrestandolo: +</p> + +<p> +— Bon pro ti faccia, o Panerote. +</p> + +<p> +— Tutto a me fa buon pro. +</p> + +<p> +— Te felice! E che metodo adoperi per ciò? +</p> + +<p> +— Non vado a pesca di guai, non m’impaccio +de’ fatti altrui, lascio che ogni acqua corra +per la sua china, guardo bene a varcar la soglia +della mia casa col piè destro, non mormoro +d’alcuno, e lodo tutti, e le mie sole censure +le riserbo pei cattivi cuochi. Non ho mai +pregato nel tempio dell’ambizione, e in me non +esercitarono la loro potenza nè la figlia della +notte‍<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> nè il figlio di Venere. +</p> + +<p> +— La persona che teco conversava poc’anzi, — interruppe +tosto Aniceto, — non può dir lo stesso. +</p> + +<p> +— Chi, Menecrate? +</p> + +<p> +— Tu lo dici. +</p> + +<p> +— Io dico ch’egli è giovane dabbene e sagace, +e che coll’arte onestamente sostenta sè e la sua +vecchia madre. +</p> + +<p> +— Ed io faccio eco alle tue parole; ma ch’egli +non senta al tempo stesso ambizione ed amore, +questo non puoi negarmelo. +</p> + +<p> +— Nè affermo, nè nego, perocchè è questione +questa che non mi riguarda. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +</p> + +<p> +— Ma quello che ho inteso.... +</p> + +<p> +— Quello che tu hai inteso non voglio intendere +io. Sta sano. +</p> + +<p> +E lasciò lo spione in asso, che invece di mostrarsi +adirato, diede un ghigno satanico di contentezza. +</p> + +<p> +La onesta discrezione di Cercopiteco gli prestava +il destro di farsi merito presso Nerone. +</p> + +<p> +Di ritorno dal Senato, questi andò nella stanza +d’Ottavia, ch’era in quei giorni alquanto sofferente, +ed egli mostravasi affettuoso con essa, +tanto più che i medici la supponevano gravida. +</p> + +<p> +La trovò distesa col capo appoggiato all’<i>anaclinterio</i> +d’un sofà, ai piedi del quale sedeva sopra +uno sgabello Menecrate suonando la citara. +</p> + +<p> +Quella vista fe’ torvo Nerone, che dimandò ove +fossero le due ancelle di servizio. +</p> + +<p> +Ottavia rispose ch’erano, come sempre, nella +stanza attigua, pronte ad ogni squillo di timbro. +</p> + +<p> +L’altro, non del tutto rasserenato, partecipò +alla moglie il Senatus-consulto, che decretava +la costruzione degli archi Celimontani, aggiungendo +che sperava ben presto di veder riempito +il lago Neroniano. +</p> + +<p> +— Intanto, — soggiunse Ottavia, — so che +stamane cominciasti la demolizione degli edifizii +prospicienti la <i>casa transitoria</i>, e che il popolo +v’assistè entusiasmato. +</p> + +<p> +— Davvero! — esclamò Nerone, — e d’onde +lo sai? +</p> + +<p> +— Da Menecrate, — essa rispose, — che viene +di là. +</p> + +<p> +Allora l’Imperatore, cominciando a rasserenarsi, +si rivolse al citarista, che al suo apparire +erasi levato in piedi, e si teneva in disparte, e +gli disse: +</p> + +<p> +— Avanzati e racconta. +</p> + +<p> +E l’altro confermò che ad ogni masso lanciato +dalla ballista, la folla mandava grida di +gioia ed acclamava a Cesare. +</p> + +<p> +— In questa guisa, — osservò Nerone, — Roma +risponde a quegli spiriti gretti, che m’accusano +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +di pazze prodigalità, perchè amo tutto +ciò ch’è grande, tutto ciò ch’è bello. Ma io +disprezzo le censure di codesti Catoni, che m’ascrivono +perfino a colpa l’idolatria che nutro per +l’arte, e proclamano gli allori suoi indegni d’un +Imperatore romano. +</p> + +<p> +— Anche in questo, o divo Cesare, il popolo +non divide la loro opinione. So che molti anelano +di sentirti a cantare, e s’apprestano a chiedertelo +ad alta voce quando ti vedranno in publico. +</p> + +<p> +A quest’annunzio il broncio di Nerone scomparve +del tutto, fu dimenticata la gelosia e il +citarista tornò in grazia. +</p> + +<p> +Era fuori di sè dalla gioia. Quando si toccava +quella corda sensibilissima, la sua parlantina +non aveva più freno e diveniva eloquente quanto +lo era stato a difendere gli altri Marco Tullio Cicerone. +</p> + +<p> +Egli disse che seconderebbe per certo il desiderio +del popolo romano; ch’era già sua intenzione, +allorchè sarebbe compiuta la <i>casa +transitoria</i>, d’aprire le sale e gli orti di quella +Augustale, e là cantare alla presenza di tutti. +Ora, aggiunse che poteva farlo perchè la sua +voce roca e debole alle prime lezioni dategli +dal maestro Terpno era diventata chiara e sonora, +a forza di studi e di precauzioni igieniche +e meccaniche, come quella di non mangiar pomi, +nè altri cibi indigesti, di purgarsi spesso, d’eccitare +il vomito, d’iniettare liquidi nel corpo e +tener sul petto quella finissima lamina di piombo +per gran parte della giornata, stando disteso +bocconi sul letto. +</p> + +<p> +Egli assicurava di potersi adesso esporre al +publico anche sulle scene, senza timore d’essere +sopraffatto da altri, e di volerlo fare perchè +niuno è che ponga mente alla musica segreta. +</p> + +<p> +Ottavia e Menecrate lo lasciarono parlare +senza dir motto. +</p> + +<p> +La prima, amante ancora, deplorava in cuor +suo quella grande aberrazione del marito. Il ridicolo, +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +al quale s’esponeva, la feriva più profondamente +dell’infedeltà. +</p> + +<p> +Menecrate, per rispetto all’Imperatore, non +voleva contraddirlo, per rispetto a sè stesso non +voleva farla da cortigiano, approvando quel che +internamente disapprovava. +</p> + +<p> +Egli aveva detto che il popolo desiderava di +udirlo, e aveva detto il vero; ma di suo nulla +aveva aggiunto per incoraggiare Nerone ad accontentarlo. +</p> + +<p> +Inoltre, la segreta passione, che nutriva per +Ottavia, gli faceva odiar quell’uomo, che la rendeva +infelice, quantunque egli, sedotto da una +vana lusinga, v’avesse contribuito, conducendo +a Roma quella schiava. +</p> + +<p> +Ma allora era il suo, più che sentimento vero, +un’esaltazione di giovanile baldanza. Adesso che +amava davvero, vedendo d’aver formato l’infelicità +dell’adorata donna, malediceva il progetto +malvagio da lui concepito a Corinto. +</p> + +<p> +Non aveva osato mai confessarlo ad Ottavia, +vedendola sempre benevola verso di lui. +</p> + +<p> +Il dignitoso contegno della sovrana gli toglieva +il coraggio, e gl’imponeva il silenzio sulle +condizioni dell’anima sua. +</p> + +<p> +Anche quella mattina non fecero osservazioni +di sorta sui pazzi progetti di Nerone, quando +questi, dopo essersi dimostrato cordialissimo +con Menecrate e tenero colla moglie, era uscito +tutto contento. +</p> + +<p> +Allorchè giunse Aniceto, e cominciò a vantarsi +d’aver indagato qualcosa sul conto di Menecrate, +spiegando malignamente a senso di reticenza +le ultime parole di Cercopiteco, Nerone +lo interruppe bruscamente, dicendo: +</p> + +<p> +— Lascia in pace il citaredo. Quel modesto +giovane è incapace d’osar tanto. Vattene, che +oggi non ho bisogno di te. +</p> + +<p> +E il pedagogo se n’andò tutto sorpreso e mortificato. +</p> + +<p> +Alcuni giorni dopo, venuta la sera, salì nella +stanza d’Atte, e si presentò a lei vestito colla +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +<i>palla citharaedica</i>, che i suonatori di musica portavano +sulla scena, e la testa incoronata di lauro. +</p> + +<p> +Volle che la donna si denudasse fino alla cintola, +e si coprisse poi colla <i>caliptra</i>.‍<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> Indi le ordinò +di prendere il <i>simikion</i> e di seguirlo. +</p> + +<p> +Atte si mostrava restia ad obbedire, e presa +da timore e vergogna, dimandò dov’egli volesse +condurla. +</p> + +<p> +— Vieni con me, e non temere, — disse Nerone. +</p> + +<p> +— Oh Numi, che vuoi tu far di me! +</p> + +<p> +— Inebriarmi sempre più nelle tue divine bellezze. +</p> + +<p> +E cingendole colle braccia l’imbusto, la trasse +seco nel vestibolo; la fe’ sedere al suo fianco in +una <i>carruca</i> tirata da due cavalli. +</p> + +<p> +L’auriga, forse già prevenuto, uscì dal palazzo +senza attender l’ordine, e la donna più non +dimandava, più non parlava. Tanto era confusa +e atterrita, conoscendo di quali strani capricci +fosse capace il pazzo Imperatore. +</p> + +<p> +E l’apprensione di lei s’accrebbe, allorchè si +vide condotta in cima all’altissima torre di Mecenate. +</p> + +<p> +Sotto il cupo azzurro del cielo tempestato di +stelle si vedevano nereggiare giganteschi i più +alti edifizii, e le buie vie rischiararsi or qua or +là di tetra luce. Erano torchi portati da drappelli +di soldati, che si facevano strada con bruschi +modi tra la folla, la quale camminava nella +stessa loro direzione, procedendo a ondate come +una marea. +</p> + +<p> +Il mormorio delle voci, il rotar dei carri, il +calpestio giungevano tramutati in confuso rombo +fino all’alto della torre. +</p> + +<p> +Atte dimandò, tremando, cosa succedesse mai, +che significassero quelle fiaccole e quel sordo +frastuono, perchè egli l’avesse condotta là mezzo +denudata. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<p> +— Perchè, — la interruppe Nerone, — preparo +a te sublime spettacolo, e a me ben altro. +</p> + +<p> +— E che mai? +</p> + +<p> +— Io vidi il nudo tuo seno al chiaror della +luna, allo splendore del sole, ed ora lo voglio rischiarato +da altra luce. Questo ti dica come sia +pazzo Nerone della tua venustà; come lo renda +delirante la lascivia che emana da tutto il tuo +corpo. E tu, in ricambio di sì amorosa frenesia, +diffidi di me e tremi. No, rassicurati, o Atte, tocca +le corde del tuo strumento, e canta guardando +agli astri, prima che un denso velo non li nasconda +agli occhi tuoi. +</p> + +<p> +— E che può mai offuscarli se non vedo nube +alcuna sull’orizzonte? +</p> + +<p> +— Le nubi verranno dalla terra, — disse sorridendo +Nerone. +</p> + +<p> +— Dalla terra? — mormorò Atte. +</p> + +<p> +— Cantiamo. +</p> + +<p> +A questo la citarista non si sentiva punto disposta; +ma si rassegnò, e rimosso il velo dalla +bocca, intuonò un canto a due voci, alternando +la sua voce potente, ma tremante per l’emozione, +a quella rauca dell’Imperatore. +</p> + +<p> +A un tratto la donna cessò dal cantare, tendendo +lo sguardo verso le Esquilie. +</p> + +<p> +Nerone aveva detto il vero. +</p> + +<p> +Da quel punto si vedeva inalzare da terra +una nube, che facendosi sempre più densa si +spandeva per l’aria, correndo in balia del vento, +che cominciava a soffiare alquanto impetuoso. +</p> + +<p> +In mezzo a quel nero vapore cominciarono +quindi a balenar delle vampe; le vampe si cangiarono +in fiamme, le fiamme in montagna di +fuoco che in un attimo rischiarò di sua luce sinistra +tutti i monumenti, anche lontani, del Palatino. +</p> + +<p> +Nerone, come vide la donna rischiarata dal +riflesso dell’incendio, le tolse di mano il <i>simikion</i>, +e quasi con furia le strappò di dosso la +<i>calyptra</i>, esponendo le nude forme di lei all’igneo +splendore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +</p> + +<p> +La lascivia dell’amante aveva fatto indovinare +al frenetico artista quale forma incantevole assumerebbe +la bella figlia d’Acaja rischiarata da +quella luce tremenda. Sembrava di fatto che il +fuoco le scorresse nelle vene, che le balenasse +negli occhi, che le scintillasse attraverso le labbra, +attraverso i capelli. +</p> + +<p> +Era divenuta apparizione fantastica. +</p> + +<p> +Nerone la prese per le braccia e fissandola +con sguardo ardente ed intenso, che sembrava +volerle penetrar nelle viscere, esclamò: +</p> + +<p> +— Ma quale Iddio, o divina creatura, stringeva +fra le braccia tua madre quando fosti +concepita! Il mio amore per te diventa delirio. +</p> + +<p> +E quasi muggendo, come leone, cominciò a +baciarla tanto sulla bocca, sugli occhi, sul dorso, +sul petto, che sembrava non esser mai sazio. +</p> + +<p> +Finalmente sentendo che lo scirocco continuava +ad infuriare, riprese con lena affannata +e gli occhi rivolti al cielo: +</p> + +<p> +— O Eolo, o Dio dei venti, tu non sei degno +di lambir con me queste carni. Basta per te. +</p> + +<p> +E tornò a ricoprire Atte, che pareva trasognata +e non sapeva in che mondo si fosse. +</p> + +<p> +Seppe finalmente che procedendo troppo lentamente +la demolizione dei magazzini, Nerone +aveva ordinato che vi si appiccasse il fuoco, e +voluto assister con lei a quello spettacolo. +</p> + +<p> +Le fiamme, spinte dal vento, si dilatavano +sempre più, e Nerone, inspirato da quella voragine +ardente, prese a cantare, con quanto fiato +aveva, la presa e l’incendio d’Ilio. +</p> + +<p> +Sperava forse che il canto fosse udito dalle +vie, e che il popolo, riconoscendo la sua voce, +l’acclamasse. +</p> + +<p> +Invece giunsero al suo orecchio lontane voci +di gente che fuggiva e chiedeva soccorso. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span></p> + +<h2 id="cap6"><span class="smcap">Capitolo VI.</span> +<span class="smaller">Tiranno che sfida e tiranno che trema.</span></h2> +</div> + +<p> +Poco mancava al <i>conticinio</i>‍<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> e le fiamme, lungi +dal diminuire, divampavano più forti e s’estendevano. +Quelle voci, quel rafforzarsi dell’incendio, +decisero Nerone a discendere dalla torre per +rientrare nel palazzo, e saper là cosa accadesse +mai. +</p> + +<p> +Lungo la via trovò la gente che frettolosamente +se ne tornava, mormorando, altri, che +fermi in capannelli, lungi dall’acclamarlo, lo +guardavano biecamente; uomini e donne che +piangevano ed imprecavano. +</p> + +<p> +Egli era tetro e furibondo. +</p> + +<p> +Appena discesi, Atte salì nei <i>cenaculi</i> ove trovò +Egloga ed Alessandria che l’aspettavano ansiose, +non sapendo cosa fosse accaduto di lei, +dove Nerone l’avesse condotta, che significassero +quelle grida, donde provenisse quell’incendio, +perchè tutti nel palazzo ignoravano l’ordine +dato da Nerone ai due architetti Severo e Celere +di distruggere col fuoco quei granai. +</p> + +<p> +La giovine greca nulla seppe dir loro. Essa +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +era ghiacciata, affranta, spaventata. Non seppe +che dare in questa esclamazione: +</p> + +<p> +— Eterni Dei, cos’è mai quest’uomo che mi +fa rabbrividire! Immensamente io l’amo, ed egli +mi ricambia d’amore. Ma lo stesso amor suo +mi fa paura. +</p> + +<p> +E più non reggendosi in piedi, entrò nella sua +stanza e si coricò. +</p> + +<p> +La stanchezza, i brividi del freddo fecero che +essa non tardasse a prender sonno, e quando +riaprì gli occhi trovò vicino a lei Sporo, questa +volta vestito da uomo. Si teneva presso la sponda +con un ginocchio in terra e il braccio appoggiato +sulla coltre e la guardava. +</p> + +<p> +— Come sei entrato? — gli chiese Atte, sorridendo. +</p> + +<p> +— Trovai l’uscio aperto. +</p> + +<p> +— E che fai qui? +</p> + +<p> +— Ti guardavo a dormire. Sei così bella! +</p> + +<p> +— O giovinetto Sporo, so che tu non m’amavi +perchè temevi ch’io ti togliessi il favore di Cesare; +so che a malincuore obbedisti allorchè +questi t’impose d’indossare abiti donneschi, e di +servirmi. Ed ora, perchè vieni a lusingarmi e +mi parli, e mi guardi come un innamorato? +</p> + +<p> +Sporo chinò la testa e tacque. +</p> + +<p> +— Mi detesti ancora? — chiese Atte. +</p> + +<p> +— Oh no! — esclamò con impeto il garzone +divenuto di porpora. +</p> + +<p> +— E perchè arrossisci allora? È dell’odio che dovevi +arrossire. Forse ti sei accorto, che io non +ebbi sull’Imperatore quella potenza che tu temevi. +</p> + +<p> +E con ansia attese dall’ingenuità di lui la risposta. +</p> + +<p> +— Il divo Cesare, — disse Sporo, — è ora +troppo felice per curarsi di me. +</p> + +<p> +— E ciò t’addolora? +</p> + +<p> +— È appunto la sua felicità, che mi fa male. +Tutto il tuo amore è per lui. +</p> + +<p> +— Adesso ti comprendo, o misero Sporo. Tu +vorresti di questo mio amore raccorre almeno +qualche bricciola, è vero? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +</p> + +<p> +— Sì, — mormorò egli, fissandola con occhi +languidi. +</p> + +<p> +— Ora dunque sei contento che Cesare t’abbia +imposto d’essere la mia ancella. Ma perchè +svestisti il peplo, perchè non coroni coll’<i>infula</i> +i tuoi ricciuti capelli? +</p> + +<p> +— Non voglio esser donna. +</p> + +<p> +— Hai ragione. +</p> + +<p> +— Ho già sofferto abbastanza quando l’Imperatore +mi conduceva in pubblico tenendomi +presso di sè travestito a quel modo. Tutti mi +chiamavano la moglie di Nerone. +</p> + +<p> +— Ma se tu non l’obbedisci in questo suo capriccio +sarebbe capace d’allontanarti da me. +</p> + +<p> +— E vuoi tu ch’egli tema di questa sua povera +vittima? +</p> + +<p> +— Tu vittima di lui? Tu che temevi di perderne +l’affetto? Smetti l’ipocrisia, o fanciullo, e sii almeno +leale nell’ignominia, come lo sono io. +</p> + +<p> +— E schietto ti parlo, o Atte. Perdendo il favore +di Cesare non resterebbe a me che la conseguenza +de’ suoi feroci capricci. Credeva ch’egli +t’avesse raccontato il mio martirio, ma poichè +lo ignori, dimandalo a lui, ch’io non ho il coraggio +di palesartelo. Tu sei buona, e non ne riderai +come ne ridono Pitagora e Doriforo, questi +due favoriti spregevoli, ma più di me fortunati. +Nulla essi rispettano, e son certo che oggi +derideranno anche quei disgraziati di cui in questo +momento ardono le case. +</p> + +<p> +— Ma non sono i granai acquistati da Cesare, +che ardono? — dimandò la donna sorpresa. +</p> + +<p> +— Insieme ai magazzini il fuoco distrugge +case e palazzi vicini. In questo momento è più +spaventoso che mai. +</p> + +<p> +Di fatto, le fiamme e i tizzoni accesi, trasportati +dal vento, avevano appiccato il fuoco negli +edifizi vicini. Ma s’eran visti alcuni soldati con +stoppa e fascine aiutar l’opera dell’elemento devastatore. +Se eglino agissero poi per propria +malvagità e sete di bottino, oppure per ordini +segreti avuti da Nerone, questo non sapeva +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +Sporo. E quand’anche l’avesse saputo, non +avrebbe osato palesarlo. +</p> + +<p> +Dal canto suo Atte, che già presentiva qualcosa +di sinistro, dopo le grida udite tornando +al palazzo, s’astenne dall’interrogare più oltre, e +cercò di rimandare il giovinetto. +</p> + +<p> +Questi però prima d’andarsene, voleva la promessa +d’essere riamato da lei. +</p> + +<p> +— O fanciullo, — gli rispose la donna, — tu +pensi all’amore, tu che potresti ancora portare +la <i>crepundia</i>‍<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> e baloccarti colla pupa. Fatti +uomo e togliti all’ignominia, e troverai oneste +giovinette che ti daranno gioie, che io non avrò +più, le gioie della famiglia. +</p> + +<p> +— Questa gioia di cui tu parli, io non l’avrò +mai, — disse Sporo malinconicamente. +</p> + +<p> +— E perchè? +</p> + +<p> +— Nerone me la tolse per sempre. +</p> + +<p> +— Spiegati. +</p> + +<p> +L’altro allora s’avvicinò a lei, e dopo averle +sussurrato alcune parole all’orecchio, fuggì via. +</p> + +<p> +— Infamia! — esclamò la donna, coprendosi +il volto colle mani. +</p> + +<p> +E raccapricciava al pensiero che l’amore, ed +anco un po’ l’ambizione, l’avessero data in balia +d’un uomo così freddamente feroce. +</p> + +<p> +Nerone, tornato dalla torre di Mecenate alla +casa Augustale, trovò nel vestibolo i dodici littori +dei Consoli, che insieme a Seneca e a Burro +lo attendevano nel <i>cavedio</i>, tutti costernati pei +gravissimi danni che arrecava l’incendio. +</p> + +<p> +Destati improvvisamente e balzati dai loro +letti, venivano a chiedere provvedimenti e soccorsi. +</p> + +<p> +Credevano di vedere l’Imperatore agitato del +pari; invece lo videro a tornare colla sua druda, +vestito da istrione, imbronciato, ma tranquillo. +</p> + +<p> +Passò loro dinanzi, e salutandoli disse d’attendere +ed entrò nei suoi appartamenti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +</p> + +<p> +Come se Seneca fosse responsabile della condotta +di Nerone, Burro e i Consoli si rivolsero +a lui, meravigliandosi di quello strano contegno, +di quel buffonesco abbigliamento. +</p> + +<p> +Seneca stringendosi nelle spalle, rispose: +</p> + +<p> +— <i>Nullum magnum ingenium sine insaniæ +mixtura</i>.‍<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> +</p> + +<p> +Furono, dopo qualche tempo, introdotti in una +sala, dove trovarono Nerone, che cangiate le +vestimenta, sedeva presso un tavolo, sul quale +ardeva ancora la lucerna <i>polimixa</i>, di cui i dodici +lucignoli confondevano la loro luce coi +primi bagliori del crepuscolo mattutino, uniti al +riflesso dell’incendio. +</p> + +<p> +— Che si vuole da me? — chiese egli. +</p> + +<p> +Allora gli riferirono che alcune ville di patrizii, +e case d’antichi Capitani, ricche d’arredi guerreschi, +e perfino dei templi posti nell’isola stessa +dei granai, erano preda alle fiamme; che il popolo +esterrefatto correva per le vie e si ricoverava +in campo Marzio. +</p> + +<p> +— Non odi tu questo frastuono tremendo? +</p> + +<p> +Di fatto, giungevano fino alla casa Augustale +le grida della gente che fuggiva, e il rombo lontano +delle fiamme. +</p> + +<p> +— Odo sì, — rispose imperturbato Nerone, — ma +tutto ciò non mi fa paura. +</p> + +<p> +Seneca soggiunse che conveniva provvedere +subito per domare l’incendio, rassicurar la plebe, +e venire in soccorso de’ danneggiati. +</p> + +<p> +Com’ebbe finito di parlare, l’Imperatore rispose, +rivolto ai Consoli: +</p> + +<p> +— Voi approvaste che quei magazzini fossero +distrutti col fuoco. Se ora, contro le vostre previsioni +e le mie, le fiamme si estesero, sta a +voi il provvedere perchè l’incendio s’estingua. +Claudio Nerone ha bastanti ricchezze per riparare +ai danni. Se il Profeta Nazareno voleva +distruggere il tempio di Gerosolima, e riedificarlo +in tre giorni, io posso incendiar Roma +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +intera, e in poco tempo ricostruirla. Rassicurate +dunque, a nome di Cesare, tutti i danneggiati. +Le macerie delle loro case da questo momento +appartengono a me, e che nessuno osi +rimuoverle per rovistarvi dentro. Se qualcuno +osasse disobbedire a questo ordine, in luogo +d’un compenso avrà una pena. +</p> + +<p> +L’incendio durò sette giorni, distruggendo +gran quantità di casupole, di palazzi e di luoghi +sacri. La distruzione di questi ultimi suggerì a +Nerone, per scagionar sè stesso, l’infame calunnia, +che si dovesse al fanatismo dei cristiani +l’estensione del fuoco. +</p> + +<p> +Per suo ordine molti di questi infelici furono +catturati e messi a morte fra le imprecazioni +della plebe. +</p> + +<p> +E i poveri cittadini, colpiti dalla sventura, +perdettero tutto quello che di prezioso avrebbero +potuto dissotterrare dalle macerie. Furono +largamente ricompensati, è vero, ma in gran +parte col loro stesso denaro. +</p> + +<p> +Dall’effimera generosità s’erano lasciate abbacinare +le stesse donne di Nerone. +</p> + +<p> +Agrippina, ch’era ritornata da Bauli, intenta +sempre a riconquistare il cuore del figlio, andò +quella stessa mattina a congratularsi con esso, +e i suoi elogi furono accompagnati da sì artifiziose +moine, da render gelose la moglie e la +concubina. +</p> + +<p> +Ottavia difese l’operato del marito contro le +censure, che Menecrate aveva udite e ripeteva +a lei. D’una sola accusa quell’anima gentile +non lo difendeva, il massacro dei cristiani. +</p> + +<p> +Atte infine, benchè inorridita ancora dalla rivelazione +di Sporo, si mostrò ammirata per +quell’atto magnanimo, e ne diede all’amante +ampia mercede amorosa. +</p> + +<p> +Le donne innamorate volontieri dimenticano, +scusano e perdonano. +</p> + +<p> +Ma i biasimatori, di cui aveva parlato Menecrate, +erano di molti, e le loro censure esprimevano +in tutti i modi pubblicamente in prosa +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +e in versi, che venivano divulgati nei pubblici +ritrovi. +</p> + +<p> +La plebe però non ci badava, ed entusiasmata +del suo Imperatore, lo acclamava tutte le volte +che si mostrava per le vie. +</p> + +<p> +Contento di ciò, Nerone non si dava per inteso +nè delle critiche nè delle satire. +</p> + +<p> +Avvenne un giorno quello che Menecrate gli +aveva annunziato. +</p> + +<p> +Una mattina tornava in gran pompa al palazzo +dei Cesari su cavallo riccamente bardato. +Lo accompagnavano la moglie, la madre, Seneca, +Burro, i due Consoli, i Senatori ed altri +dignitari della Corte e dello Stato. +</p> + +<p> +Pressochè tutti addimostravano in volto grande +preoccupazione. +</p> + +<p> +Il turbolento popolo d’Alessandria non cessava +dal ribellarsi al dominio romano, malgrado +la sanguinosa repressione subita sotto +Giulio Cesare l’anno 47 avanti G. C. +</p> + +<p> +S’era finalmente stabilito di spedire altre milizie +in Egitto, per domare nuovamente i ribelli, +e Claudio Nerone doveva porsi alla testa delle +legioni. +</p> + +<p> +Questa spedizione non gli sorrideva; ma aveva +finito per cedere alle esortazioni del Senato. +</p> + +<p> +La notte, che precedette il giorno destinato +alla visita dei templi per implorare il patrocinio +dei Numi, i sonni suoi erano stati turbati da +visioni spaventose, talchè, balzato dal letto, +aveva chiamato i liberti, e benchè fosse ancora +notte chiusa, ordinava loro di condurgli l’astrologo +Babilo. +</p> + +<p> +Costui venne di fatto, e credendo di fargli +cosa grata, dichiarò nullo il significato di quei +sogni, assicurandogli il favore degli astri. +</p> + +<p> +Nerone avrebbe preferito oracolo diverso. +Fece però buon viso a sorte avversa, e si recò +nei templi. +</p> + +<p> +In quello di Giove lo attendeva il Pontefice +Massimo circondato dai Sacerdoti, dagli Auguri, +dai Flaminii, dagli Aruspici ed altri assistenti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +</p> + +<p> +Pregò lungo tempo, stando in piedi davanti +alla statua del Nume colle braccia distese verso +il cielo, le palme aperte e avvicinate l’una all’altra, +come usavano i romani nel <i>precatio</i>. +</p> + +<p> +Dopo altri luoghi sacri andò al tempio di +Vesta, e sedette davanti al delubro su ricco solio +tra quelli della moglie e della madre. +</p> + +<p> +Le Sacerdotesse col <i>carbaso</i> (corta tunica di +lino), la stola, il bianco <i>suffibulo</i> delle cerimonie, +formato da un lenzuolo di panno, che loro +copriva la testa, ed era appuntato sotto la gola +con una fibbia, stavano aggruppate entro il delubro +rischiarato dalla fiamma del sacro fuoco. +</p> + +<p> +Nerone, nel levarsi in piedi, per cominciare il +<i>precatio</i> si sentì trattenuto indietro. +</p> + +<p> +Si fe’ pallido in volto e ricadde seduto. +</p> + +<p> +Il lembo della veste s’era impigliato in un +fregio del solio. +</p> + +<p> +Come se questo presagio non bastasse a +preoccuparlo, altro accidente gli occorse subito, +che accrebbe in lui lo spavento. +</p> + +<p> +Liberata da quell’impaccio la veste, tornò ad +alzarsi, ma con stupore grandissimo degli astanti +lo si vide rimanere immoto, a premersi la destra +sugli occhi, appoggiando la sinistra sulla +spalla d’Ottavia. +</p> + +<p> +— Claudio, che hai? — mormorò questa tutta +commossa. +</p> + +<p> +— Un velo davanti agli occhi. Più nulla discerno. +Usciamo dal tempio. +</p> + +<p> +E mosse verso il <i>pronao</i>. +</p> + +<p> +Ottavia lo sosteneva sempre, Agrippina gli +era accanto, gli altri seguivano aggruppati insieme, +e dimandandosi a vicenda cosa fosse +accaduto. +</p> + +<p> +Uscirono anche le Vestali, alcune delle quali +passarono a poca distanza da Atte, che insieme +alle due nutrici di Nerone era venuta a veder +la cerimonia. +</p> + +<p> +Dopo aver mirato una di quelle vergini, strinse +convulsamente il polso d’Egloga mormorando: +</p> + +<p> +— Numi possenti! Mi par dessa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +</p> + +<p> +— Chi? — dimandarono Egloga ed Alessandria. +</p> + +<p> +— Rubea. +</p> + +<p> +Appena uscito all’aperto sparì il momentaneo +turbamento di Nerone, che rimontò a cavallo e +si diresse verso il palazzo dei Cesari. +</p> + +<p> +Ecco le ragioni per cui tutti se ne tornavano +imbronciati. +</p> + +<p> +Lungo il tragitto, il popolo che accorreva da +tutti gli sbocchi delle vie per vedere il corteo, +acclamava all’Imperatore, e ad alte grida dimandava +d’udirlo cantare prima della sua partenza. +</p> + +<p> +Questo bastò per rasserenare il divo Cesare, +che ringraziava volgendo la testa a dritta e a +manca, ed esprimendo con dei sorrisi la promessa +di soddisfare a quel desiderio. +</p> + +<p> +Le due Imperatrici fingevano d’essere contente +per fargli piacere, ma gli altri assumevano +aspetto più severo che mai. +</p> + +<p> +Tornato in casa, e preoccupato dai sinistri +presagi, non fidandosi più di Babilo, fece venire +Simone il mago, pel quale nutriva ammirazione +grandissima. +</p> + +<p> +Questo ciurmadore, nato nel Borgo di Gitton +in Samaria, dopo essersi fatto battezzare dal +Diacono Filippo, dimandava all’Apostolo Pietro +cosa si pagasse per aver il dono di parlare +tutte le lingue. Pietro malediceva lui e la sua +offerta‍<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> ed egli, lasciata la Samaria, aveva cominciato +a viaggiare, meravigliando le turbe +co’ suoi prodigi; ed era venuto in Roma, dove +aveva conquistato l’animo di Nerone, mercè +nuove ciurmerie e millanterie, tra cui la promessa +di volare un giorno alla sua presenza. +</p> + +<p> +Quando comparve, Nerone gli disse: +</p> + +<p> +— O Simone, può la tua magica potenza con +qualche esorcismo scongiurare i sinistri presagi? +</p> + +<p> +Il furbo, che aveva già inteso dire come a +Nerone poco andasse a genio quel viaggio, +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +chiese dapprima di quali presagi si trattasse, +e come ebbe inteso dei sogni spaventosi e dell’incidente +occorso nel tempio di Vesta, rispose: +</p> + +<p> +— Non valgono esorcismi atti a combattere +la volontà degli Dei. Questa chiaramente s’espresse, +e se vuoi, o divo Cesare, sottrarti a +conseguenze funeste, conviene che tu rimanga. +</p> + +<p> +Il mago ebbe larga ricompensa per questa +risposta, che riescì gradita non solo a Nerone +e alla sua famiglia, ma eziandio agli altri amici. +</p> + +<p> +Anneo Seneca, e lo stesso severo Burro convennero +esser prudente consiglio il rimanere. +</p> + +<p> +Atte, più di tutti, ne fu lieta, e quand’essa si +trovò sola con Nerone, mostrò giubilo così +grande, ch’egli entusiasmato per tanto amore, +esclamò: +</p> + +<p> +— A te, a te, il diadema imperiale, o divina +creatura. +</p> + +<p> +Sentendo poi, come a lei fosse parso di riconoscere +Rubea tra le vergini Vestali, le promise, +benchè a malincuore, che avrebbe mandato Aniceto +ad assumere informazioni. +</p> + +<p> +Atte chiese in grazia d’andar essa stessa insieme +ad una delle due nutrici, temendo che +Nerone dimenticasse la promessa, come non +aveva tenuta quella di far ricerca della famiglia +Laterano. +</p> + +<p> +Non l’aveva dimenticata il suo amante, ma a +lui spiaceva, per gelosia, che Atte ritrovasse +Rubea, sospettando nell’anima sua depravata +qualcosa di turpe nella loro amicizia. +</p> + +<p> +Quel giorno però pensò fra sè: +</p> + +<p> +— Se Rubea è Vestale nulla più temo. +</p> + +<p> +Ed accondiscese. +</p> + +<p> +Al mattino seguente la citarista, accompagnata +da Egloga e da Aniceto, si presentò all’abitazione +delle dodici Vestali. +</p> + +<p> +L’Ostiario, ch’era un vecchio soldato e che +stava lavando alcuni arredi destinati al culto, +rispose alla loro dimanda esservi veramente +una Sacerdotessa di questo nome tra le vergini, +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +che nel primo decennio apprendono le cose attinenti +al loro ministero. +</p> + +<p> +Chiesero di vederla e l’altro dimandò chi +fossero. +</p> + +<p> +Atte, che teneva al piacere d’essere riconosciuta +dalla sua sorella di latte, +</p> + +<p> +— Ditele, — rispose, — che l’attende un’amica +a lei dilettissima. +</p> + +<p> +E siccome il vecchio esitava, Aniceto colla +burbanza del cortigiano, gli ordinò d’ubbidire, +venendo essi mandati da Cesare. +</p> + +<p> +L’Ostiario passò nell’interno del recinto, e +dopo lungo attendere, li condusse nell’<i>opistodomo</i>‍<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> +dicendo loro che fra poco si presenterebbe +la vestale Rubea. +</p> + +<p> +Atte giubilava al pensiero di riabbracciare +l’amica del suo cuore. +</p> + +<p> +Misera! A quale doloroso disinganno era serbata. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span></p> + +<h2 id="cap7"><span class="smcap">Capitolo VII.</span> +<span class="smaller">Rubea.</span></h2> +</div> + +<p> +Plauzio Laterano, lasciata Roma fin da giovinetto, +erasi recato in Acaja per esercitar la mercatura, +ed ivi imbattutosi in una dama di Corinto +vedova e giovine, quantunque di due o +tre anni a lui superiore, l’aveva sposata, ed un +anno dopo il matrimonio nasceva Rubea. +</p> + +<p> +Non essendo la moglie di fibra robusta, Plauzio +volle che la bambina fosse affidata ad una +nutrice e questa fu la madre d’Atte. +</p> + +<p> +Quantunque il commercio dei grani gli procacciasse +sempre nuove ricchezze e l’aria balsamica +di Corinto fosse oltremodo salutare a +lui ed alle sue donne, si decise a partire e tornarsene +in Roma. +</p> + +<p> +E questa risoluzione egli prese, più che per +desiderio di lasciar la Grecia, per soffocare in +sul nascere il primo amore della sua fanciulla, +innamoratasi d’un giovine greco e per condizione +e per censo indegno di lei. +</p> + +<p> +Rubea aveva allora quindici anni. L’indole di +lei non era di quelle facili a piegarsi, disposta +a dimenticare. Non per capriccio, non per passatempo, +nè per smania di marito, come il più +sovente avviene nelle fanciulle, essa amava il +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +suo damo; ma sibbene per quella vera passione +che non si estirpa facilmente dal cuore. +</p> + +<p> +Cercò dapprima d’intenerire il padre; ma +quando lo vide inesorabile alle preghiere sue e +a quelle della madre, non profferì più detto, non +versò una lagrima, e seppellì nell’anima il rammarico +del rifiuto, e il dolore della separazione +dal giovine amato. +</p> + +<p> +Carattere fiero oltre ogni dire, essa del suo +sentimento non aveva messo a parte che i genitori, +nessun altro, neppure la sorella di latte, +a lei così cara. +</p> + +<p> +Le angosce poi, non confidò ad alcuno. +</p> + +<p> +Giunti in Roma presero dimora in una villa +a poca distanza dalla città, non essendo pronto +ancora il palazzo, che Plauzio Laterano stava +facendo costruire, e che da lui doveva prendere +il nome. +</p> + +<p> +Erano arrivati da un anno, e quando Plauzio, +vedendo che la figlia mai dell’amante perduto +non faceva parola, credeva che lo avesse dimenticato, +questa esternò tanto a lui che alla +madre un fermo proponimento che li fe’ rimanere +di sasso. +</p> + +<p> +Ogni anno alle calende di maggio si celebrava +in Roma la festa della Dea Bona, che custodiva +la castità, e dava lo spirito profetico. +</p> + +<p> +Erano al rito ammesse le sole donne, che in +quella circostanza fingevano avversione per +l’altro sesso, e ciò per imitare la Dea, che aveva +sempre respinto da lei il marito Fauno. +</p> + +<p> +Era costui un Dio, ma forse un brutto Dio. +</p> + +<p> +Rubea pregò la madre di condurla a quella +festa, che si celebrava di notte nel palazzo del +Pretore, e la madre, la quale afferrava ogni +occasione per distrarre la figlia dalla sua tristezza, +accondiscese di buon grado. +</p> + +<p> +Nel mezzo del pretorio sorgeva il simulacro +della Dea colla testa coronata di pampini ed attorno +ai piedi attorcigliato un serpente, simbolo +della vendetta del Dio, che per punirla dei continui +rifiuti ai suoi abbracciamenti, l’aveva cangiata +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +in rettile. Davanti alla base era un <i>mellario</i> +colmo di vino; e questo doveva ricordare +la disobbedienza di Bona, quand’era ancora in +terra, alla legge che vietava alle donne di bere +vino. +</p> + +<p> +Per questa colpa Fauno l’aveva uccisa con +un bastone di mirto, e poi pentitosi, la innalzava +all’onore della divinità. +</p> + +<p> +Quel vino veniva chiamato latte, perchè dovendo +berne tutte le astanti, s’univa l’idea dell’astinenza +all’ubbriachezza che la cerimonia +imponeva. +</p> + +<p> +Il pretorio era tutto rischiarato da faci e adornato +all’intorno per cura delle Vestali con festoni +di fiori freschi e frutta. +</p> + +<p> +V’erano là riunite, matrone, spose, fidanzate +e fanciulle, che tutte s’inginocchiarono, allorchè +la Vestale <i>Damiatrice</i> e le altre vergini, vestite +di bianco, si prostrarono davanti al simulacro. +</p> + +<p> +— Oh come sono belle quelle Vestali, e come +devono essere felici! — mormorò Rubea all’orecchio +della madre. +</p> + +<p> +— Silenzio, o figlia, — rispose questa, — che +la preghiera incomincia. +</p> + +<p> +La somma Sacerdotessa, dopo avere ricordati +i repulsi della castissima Dea alle procaci voglie +di Fauno, il sangue versato da lei per mantenersi +incontaminata, e il premio avuto nello +splendore dell’Olimpo, le pregò a tener salde le +prische virtù di Roma e renderne il popolo gagliardo +sempre ed invitto. +</p> + +<p> +Queste parole, accompagnate da una antichissima +cantilena del Lazio, furono ripetute in coro +da tutte quelle donne, la maggior parte delle +quali non erano certo disposte a seguir l’esempio +della Dea. +</p> + +<p> +Terminata la preghiera, la <i>Damiatrice</i> cominciò +il sagrifizio, chiamato <i>Damium</i>, da <i>Damia</i>, +altro nome di Bona. +</p> + +<p> +Furono immolate galline d’ogni colore tranne +il nero. Dopo di che, le più giovani Vestali immersero +delle coppe d’oro nel <i>mellario</i> e le portarono +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +in giro, ricolme di vino, dando da bere +a tutte, finchè fu vuotato il vaso. +</p> + +<p> +Allora, la Vergine che aveva compiuto il sagrifizio, +gridò: +</p> + +<p> +— Evviva il frutto di Bacco! +</p> + +<p> +A questo grido le più sfrenate e briache si +sciolsero i capelli, si strapparono di dosso le +vesti, e rimaste con una sola pelle d’animale +messa a tracolla, che lasciando nuda una parte +del seno, scendeva loro fino ai ginocchi, cominciarono +una danza vertiginosa intorno al simulacro +accompagnandosi con cimbali, sistri e +nacchere. +</p> + +<p> +Naturalmente la moglie e la figlia di Plauzio +Laterano, come molte altre, non presero parte +a quella danza bacchica. +</p> + +<p> +Rubea non levava mai gli occhi dalle Vestali, +che conservando il dignitoso contegno, uscirono +a due a due accompagnate dai littori per tornare +alla loro casa. +</p> + +<p> +Spuntava l’alba, allorchè la fanciulla e sua +madre montarono nel carro. +</p> + +<p> +Durante il tragitto dal palazzo del Pretore alla +villa, Rubea non fece che parlare delle giovani +Sacerdotesse, chiedendo alla madre quali fossero +i loro riti, i loro privilegi; e la madre ingenuamente +soddisfece alla sua curiosità tributando +encomii grandissimi alle austere vergini. +</p> + +<p> +Due giorni dopo Rubea dichiarò che voleva +farsi Vestale. +</p> + +<p> +I genitori, colpiti da questa risoluzione, la +osteggiarono più che da loro si potesse. Non +avevano che quell’unica figlia, che poteva formare +la felicità del più cospicuo giovine patrizio +colla sua coltura, colle sue grazie, colla sua +splendida bellezza. +</p> + +<p> +Atte aveva detto il vero, asserendo all’Imperatore +che Rubea non avrebbe potuto mostrarsi +per le vie di Roma senza essere ammirata da +tutti. +</p> + +<p> +E quella ricca capellatura castagnina di lei, +che sciolta le ammantava tutta la persona, quegli +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +occhi d’azzurro profondo, ai quali facevan +cortina lunghe palpebre scure; quella bocca divina, +quelle carni che sembravano di trasparente +alabastro, quelle forme fidiache, dovevano +dunque rimanere tesori nascosti all’amore degli +uomini? +</p> + +<p> +La fanciulla così voleva, e gli austeri rifiuti del +padre, le tenere espressioni e i consigli materni +non valevano a rimoverla dal suo proposito. +</p> + +<p> +— La mia patria podestà può impedirtelo, — diceva +Plauzio. +</p> + +<p> +— E vorresti, o padre, — rispondeva Rubea, — togliermi +così l’unica felicità che mi sorride +nell’avvenire? +</p> + +<p> +— Tu sei, — soggiungeva la madre colle lagrime +agli occhi, — il solo bene ch’io possieda +in terra, e tu crudele me ne rendi priva. +</p> + +<p> +— Ma il tuo amore, — rispondeva la figlia, — non +preferisce di vedermi casta, tranquilla e +felice, in quel sacro recinto, piuttostochè avermi +qui mesta e sventurata? +</p> + +<p> +La tenace fanciulla vinse, e sua madre, sacrificandosi, +come tutte le madri amorose, s’unì a +lei nel supplicare il marito ad acconsentire. +</p> + +<p> +Plauzio, prima di cedere, forse per prender +tempo, volle consultare un <i>Estispice</i>‍<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> per conoscere +se il voto della figlia fosse gradito agli +Dei e se sarebbe essa veramente felice. +</p> + +<p> +Con grandissimo rammarico del Laterano, +l’oracolo fu favorevole a Rubea, che pochi +giorni dopo, indossava la stola ed il carbaso +della Sacerdotessa di Vesta. +</p> + +<p> +Aveva allora diciassette anni e ne contava +ventuno quando venne a trovarla Atte. +</p> + +<p> +Allorchè si presentò nell’<i>opistodomo</i> tutta vestita +di bianco colla fronte stretta nell’infula sacra +legata dietro la nuca, dalla <i>vitta</i>‍<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> di cui le +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +scendevano le <i>tenie</i> (o frangie) dietro le spalle, +colla candida tunica sotto cui si disegnavano +le maestose forme, fe’ rimanere attoniti non solo +Aniceto ed Egloga, ma la stessa Atte che la conosceva +diggià. +</p> + +<p> +Essa corse verso Rubea, ch’erasi fermata +sulla soglia guardandola, e andò per abbracciarla. +</p> + +<p> +La Vestale però le fe’ cenno d’arrestarsi, dicendole +sotto voce, perchè gli altri due non +udissero: +</p> + +<p> +— Una schiava greca per nome Atte, mandata +in dono dal Governatore Gallione, come citarista +alla diva Ottavia, divenne l’amante di Claudio +Nerone. +</p> + +<p> +A queste parole Atte rimase un poco sorpresa, +e muta. +</p> + +<p> +Quindi invitò Aniceto e la Egloga a ritirarsi, +e come furono partiti, rivolse a Rubea queste +parole: +</p> + +<p> +— E se quella io fossi? +</p> + +<p> +— Allora la Sacerdotessa di Vesta non potrebbe +più stringere fra le sue braccia la sua +sorella di latte. +</p> + +<p> +— Si vede che tu non amasti mai. +</p> + +<p> +— T’inganni, amai per la prima e l’ultima +volta. Seppi sacrificare il mio affetto all’obbedienza. +Queste sacre bende ti dicano che seppi +anche conservarmi casta. +</p> + +<p> +— Forse lo sarei stata anch’io, ove altro temperamento +m’avesse concesso natura, ove più +benigno mi si fosse mostrato il destino. Questo +figlio della notte e del caos volle invece che +fosse ardente l’anima mia, che fossi una povera +schiava, esposta a tutti i perigli, a tutte le seduzioni, +orfana, sola, senza appoggio alcuno, venduta +come merce, dovendo lottare continuamente +per mantenermi incontaminata. Resistetti, +ad onta di ciò, perchè non amavo, e perchè, lo +confesso, ero superba della mia bellezza, superba +dell’arte mia. Finalmente quando l’amore +e l’ambizione vidi in me lusingati, fui vinta, +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +perchè non mi sentii capace di combattere. Ho +peccato, sì, e so bene che merito disprezzo, che +i Dei mi puniranno; ma al gastigo che tu oggi +m’infliggi non m’aspettava. +</p> + +<p> +— Eppur dovevi prevederlo. +</p> + +<p> +— È vero, — rispose Atte, con amarezza, — perchè +mentr’io non sognava che te, ed attendeva +ansiosamente una persona, una lettera, che +mi desse notizie tue, tu avevi bandita dalla tua +mente la tua sorella, ed ora ti sei ricordata di +lei per disprezzarla. +</p> + +<p> +— Non potei darti contezza di me in questi +cinque anni, perchè mio padre m’aveva vietato +di corrisponder teco, credendoti a torto complice +nel misero amor mio. Non fosti però mai dimenticata +da me, e allorchè mi nacque il sospetto +che la citarista giunta da Corinto, e che +divenne l’amante di Claudio Nerone fosse la +mia sorella di latte, ne provai profondo dolore, +e pregai la Dea perchè risultasse ingiusto il +mio sospetto. Invece tu stessa mi confermasti +la triste realtà. +</p> + +<p> +— Ed ora mi disprezzi? +</p> + +<p> +— E qual altro sentimento vorresti tu che +provasse la Sacerdotessa di Vesta per una cortigiana? +</p> + +<p> +— Il compianto. +</p> + +<p> +Rubea sorrise amaramente. +</p> + +<p> +— Sì, — riprese Atte, — il compianto per una +infelice che acciecata dalla passione cadde nell’abisso +dell’infamia. +</p> + +<p> +— E perchè almeno non te ne ritrai? Perchè +non cadi ai piedi della tradita Imperatrice, e non +ne implori il perdono? Perchè non fuggi lontana +dal palazzo dei Cesari, e non lavi la tua colpa +con una vita d’espiazione? +</p> + +<p> +— Non me lo consentono nè la prepotente +passione di Cesare, nè l’anima mia perdutamente +innamorata di quell’uomo fatale. +</p> + +<p> +— E non è la tua piuttosto frenesia ambiziosa, +che ti fa amare, più che l’uomo, il potente Imperatore? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +</p> + +<p> +— Non accusarmi di questo, o Rubea. Ch’io +rifuggissi sempre dall’idea di concedere il mio +cuore e la mia bellezza ad oscuro mortale, è +vero; ma io sognava cospicui sponsali, la mia +ambizione era questa. Venni in Roma entusiasmata +già dai racconti che udiva in Acaja, sulla +grandezza e sulla generosità di Nerone. Il primo +dì che lo vidi mi rese libera, m’affascinò col +suo magnanimo contegno verso di me, colle +sue lodi, col parlar lusinghiero, e fui sedotta, +mi copersi d’infamia, e mi preparai un tremendo +avvenire. +</p> + +<p> +— Fuggilo dunque. +</p> + +<p> +— È tardi, me ne manca il coraggio, e conviene +ch’io trangugi fino all’ultima stilla il calice +amaro del mio peccato. +</p> + +<p> +— Disgraziata! +</p> + +<p> +— Tu nata da nobile lignaggio, tu cresciuta +sempre al fianco di tua madre tra le carezze e +gli agi, non comprendi come possa una fanciulla +essere contaminata, com’io fui; ma se +invece di vagire in una cuna dorata, le prime +tue lagrime fossero cadute su misero vaglio, +saresti forse meno severa colla povera Atte. +</p> + +<p> +— Il cuore mi spingerebbe ad essere indulgente, +ma il mio sacro ministero m’impone il +rigore. T’avrò lo stesso, o sorella, nella mente +e nel cuore, e pregherò la Dea che ti tolga dall’obbrobriosa +via, in cui ti sei messa, e quando +con una vita di virtù avrai espiata la tua colpa, +ritorna a me, e la pentita avrà quell’amplesso +e quel bacio, che oggi la Vestale deve negare +alla peccatrice impenitente. Atte, addio. +</p> + +<p> +E mosse verso la porta d’ond’era venuta. +</p> + +<p> +— Addio, sorella, — mormorò l’altra con voce +soffocata dal pianto. +</p> + +<p> +Quando raggiunse Egloga ed Aniceto, quest’ultimo, +vedendola mesta ed avvedendosi che +aveva pianto, le dimandò come l’avesse accolta +la Vestale, cosa le avesse detto. +</p> + +<p> +Essa rispose bruscamente: +</p> + +<p> +— E a te che importa? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +E l’altro si tacque. +</p> + +<p> +Atte aveva divisato di nulla riferire a Nerone +dell’accoglienza avuta da Rubea, e delle severe +parole rivoltele; o per lo meno mitigar l’una e +le altre, temendo che Nerone salisse in furore, +e per vendicar lei dell’umiliazione ricevuta, punisse +la Vestale. +</p> + +<p> +Essa però aveva fatto i conti senza il malvagio +pedagogo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p> + +<h2 id="cap8"><span class="smcap">Capitolo VIII.</span> +<span class="smaller">Il cuore del citaredo.</span></h2> +</div> + +<p> +La legione di seimila fanti e trecento cavalieri, +che Nerone doveva condurre in Alessandria, +partiva quel giorno stesso per imbarcarsi. +</p> + +<p> +Nel porto di Napoli stavano pronte alcune +navi lunghe, che dovevano servire a trasportare +le milizie, le <i>onerarie</i>, già cariche di viveri, +attrezzi guerreschi ed altro, e la trireme +destinata all’Imperatore. +</p> + +<p> +Questa però più non serviva, perchè il comando +era stato affidato ad uno dei Consoli, e +Nerone restava. +</p> + +<p> +Più non curando i torbidi dell’Egitto, lieto +d’aver rinunziato alla gloria delle armi per occuparsi +della problematica gloria artistica, volse +subito in mente il progetto d’accontentare la +plebe, di cui l’ovazione quella mattina aveva +tanto solleticato il suo amor proprio. +</p> + +<p> +Divisò di dare una festa al popolo nei giardini +del palazzo, e là, insieme ad altri musici, +prodursi nel canto, nel suono di varii istrumenti, +e nella declamazione. +</p> + +<p> +Non dubitava di suscitare entusiasmo; ma, +per renderlo più sicuro, conveniva fosse limpida +e forte la sua voce, come egli si lusingava +averla sortita da madre natura. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +</p> + +<p> +Non fidando di sè stesso, volle esserne accertato +da altri. +</p> + +<p> +Prese la cetra, e s’incamminò verso le stanze +d’Agrippina, perchè l’udisse cantare, e giudicasse +s’era in grado d’affrontare il cimento. +</p> + +<p> +Ricordandosi poi come la madre, unitamente +a Seneca e Burro l’avessero spesso distolto dall’offrirsi +a spettacolo, tornò indietro e andò a +trovare la moglie. +</p> + +<p> +— E Menecrate? — dimandò entrando. +</p> + +<p> +— Oggi non si presentò. +</p> + +<p> +Il poeta Marco Anneo Lucano, che stava leggendo +all’Imperatrice un brano del suo poema +<i>La Farsalia</i>, disse d’aver incontrato il citaredo +a poca distanza dalla casa Augustale, e ch’era +retrocesso, sentendo da lui che Ottavia lo aveva +invitato a farle quella lettura. +</p> + +<p> +Nerone ordinò che s’andasse tosto in cerca +di Menecrate. +</p> + +<p> +Poi, rivolto a Lucano, proseguì: +</p> + +<p> +— Ed intanto che lo si aspetta, tu, o Marco +Anneo, continua a leggere, che io con piacere +infinito udrò l’armonia del tuo verso, il tuo stile +robusto. +</p> + +<p> +Ed ascoltò attentamente, prorompendo di +tratto in tratto in esclamazioni di lode. +</p> + +<p> +Decisamente l’ovazione popolare aveva esaltato +in lui più che mai il sentimento artistico +e ravvivato quello della cortesia e della generosità. +</p> + +<p> +La stessa Ottavia, che perduta ancora una +volta la speranza d’un erede, non aveva da +molto tempo udita una parola soave, ebbe da +lui sorrisi, tenere frasi, e premurose dimande. +Chi più sentì l’effetto di questo momentaneo +cangiamento fu Menecrate. +</p> + +<p> +Appena egli comparve, Nerone gli disse d’averlo +fatto chiamare perchè udisse il suo canto, +e giudicasse se fosse in quel momento nella +pienezza della sua voce, talchè questa potesse +sorprendere il popolo, che chiedeva d’udirlo a +cantare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +</p> + +<p> +E accompagnato dal citarista sul salterio, intuonò +un inno, sfoggiando nei più arditi degli +ottocento quarantacinque segni di cui era composta +la musica romana. +</p> + +<p> +Com’ebbe terminato, attese il giudizio. +</p> + +<p> +Ottavia per compiacenza e Lucano per adulazione +approvarono. +</p> + +<p> +Quanto a Menecrate, sapendo come dovesse +spiacere ad Ottavia quello spettacolo, a cui voleva +esporsi il marito, disse che il timbro della +voce poteva addivenire anche più forte col riposo, +e che conveniva indugiare qualche dì, +prima d’accondiscendere ai desiderii del popolo, +per render così l’effetto sicuro. +</p> + +<p> +Il presuntuoso prese tutto per buona moneta, e — Seguirò, — disse, — il +tuo consiglio, o Menecrate, +e poichè fosti il primo ad annunziarmi +l’ovazione di ieri, voglio ricompensartene col +farti dono della villetta sulle Esquilie, che quasi +miracolosamente fu salva dall’incendio. +</p> + +<p> +Menecrate rispettosamente rifiutò. +</p> + +<p> +— Oh, per gli Dei, — esclamò l’Imperatore, +tra sorpreso e crucciato, — è questa la prima +volta che si osa respingere la generosità di +Cesare. È la tua, o citarista, se non modestia, +somma alterigia. +</p> + +<p> +— Nè l’una cosa, nè l’altra, o divo Cesare; i +tuoi doni convien meritarli, ed io ho la coscienza +di nulla aver fatto per questo. Non feci che ripeterti +ciò che intesi. È gloria questa che meriti +un premio? Cosa darai tu allora a chi espose +la vita per la grandezza di Roma? Tu sei padrone +di ricompensare chi ti piace quando ti +piace, come ti piace, ma lascia a me la libertà +di rifiutar un guiderdone, che può, anche non +meritato, riescire accetto a patrizio dovizioso, +ma che a tapino quale son io peserebbe, come +un’elemosina. +</p> + +<p> +Nerone, che lo aveva ascoltato in silenzio, +fissandolo alquanto accipigliato, gli disse: +</p> + +<p> +— Censuri Cesare, esalti te stesso, e sostieni +di non esser orgoglioso? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +</p> + +<p> +— Io mi rivolsi alla magnanimità tua e le dissi +non sprecare i tuoi doni inutilmente, e lascia +al misero citaredo il tempo di meritarli, e ch’egli +continui intanto a chiedere un pane per sè, per +la vecchia madre all’arte sua. — Perdona, o divo +Cesare, ma qui non v’è censura per te, non alterigia +da parte mia. È l’umiltà dignitosa, che +esalta la prodiga generosità. +</p> + +<p> +Nerone, avvezzo all’insaziabile avidità de’ suoi +cortigiani e alle loro menzogne, non credeva +sinceri l’umiltà ed il disinteresse di Menecrate, +non veritiere le sue parole. +</p> + +<p> +Purtuttavia lusingato da quelle si calmò un +poco in lui l’interno sdegno per l’offesa arrecatagli +con quel rifiuto, a cui egli attribuiva +qualche altro ignoto movente. +</p> + +<p> +E forse, come vedremo tra poco, non s’ingannava. +</p> + +<p> +— Se quanto asserisci è realtà, ti lodo, — disse +levandosi in piedi, — e ti perdono l’offesa. +</p> + +<p> +— E quale offesa, o Cesare? +</p> + +<p> +— Quella del rifiuto. +</p> + +<p> +Il citaredo voleva scusarsi ancora: ma Nerone +non gliene diede il tempo, perchè rivolto +a Lucano, lo invitò a passare con lui nella +sua zotheca, che voleva dargli a leggere un +brano d’una sua tragedia, ch’egli stava componendo +per cantarla in publico. +</p> + +<p> +Baciata la moglie, si rivolse ancora a Menecrate, +e — Ricordati, — gli disse, — che una +seconda offesa non perdona Nerone. Vale. +</p> + +<p> +Ed uscì, seguito da Lucano. +</p> + +<p> +Come furono soli, Ottavia osservò a Menecrate +com’egli si fosse male apposto, rifiutando +il dono imperiale. +</p> + +<p> +— Io, — rispose risoluto il citaredo, — nulla +voglio da Claudio Nerone. +</p> + +<p> +— E perchè? +</p> + +<p> +— Perchè ti rende infelice. +</p> + +<p> +— E chi può asseverar ch’io lo sia? +</p> + +<p> +— Roma intera lo ripete indignata. +</p> + +<p> +— E quand’anco ciò fosse, a te che importa? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +</p> + +<p> +— O divina Ottavia, il mio affetto, la mia devozione +per te non han limiti. Adoro chi t’apprezza, +chi ti disprezza detesto. So bene che il +culto d’un misero quale sono io, non può salire +fino a te; ma non per questo io t’abbandonerò, +dovesse arrivar la mia abnegazione +fino al sagrifizio della vita. +</p> + +<p> +Menecrate non aveva mai parlato così aperto, +e Ottavia, quantunque già presentisse d’essere +amata, rimase sorpresa da quelle tenere espressioni, +che neppure alla più onesta e ritrosa +delle donne riescono sgradite. +</p> + +<p> +Fingendo di non interpretare quelle parole a +senso di dichiarazione amorosa, gli rispose: +</p> + +<p> +— Ti ringrazio, o Menecrate, di questi tuoi +sentimenti per me, ma non voglio che ti rendano +ingiusto ed ingrato verso l’Imperatore. Avrei +desiderato che fosse vera e non mentita modestia +che ti spingeva a rifiutare il dono. Non +avresti così offeso doppiamente Nerone respingendo +la sua generosità ed ingannandolo. +</p> + +<p> +— E ciò t’addolora? +</p> + +<p> +— Sì e per esso e per te. +</p> + +<p> +— E di me che ti cale? +</p> + +<p> +— Sarebbe egoismo il mio se rimanessi indifferente +davanti allo sdegno di Nerone, che +tu provocasti. Bada, o fido Menecrate, che l’ira +sua fa spavento. +</p> + +<p> +— Ma è così grave delitto in Roma il ricusare +una mercede che non fu meritata? +</p> + +<p> +— Delle tue parole egli non rimase convinto +e tolgano gli Dei che non abbia ascritto a disprezzo +il tuo rifiuto. +</p> + +<p> +— Ebbene, scagli pure su me i fulmini suoi. +La persecuzione, i supplizii, la stessa morte +non cangeranno la mente ed il cuore del tuo +fedel citaredo, che a te sola li consacrò. Non +adirarti, o divina Ottavia, e lascia che ogni tua +gioia mi renda felice, ch’ogni tua sventura m’addolori. +</p> + +<p> +— È chiaro il senso delle tue parole, — rispose +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +l’Imperatrice, tra severa e commossa. — Benchè +mi sia riuscito grato il loro suono, +debbo dimenticarle; come dimentico le soavi +melopee della tua cetra dopo esserne stata commossa. +Ti perdono, perchè so che l’amore non +conosce distanza di grado e di natali, ma a +patto che non ti sfugga più mai dal labbro un +solo detto, che riveli il tuo segreto. +</p> + +<p> +Menecrate, piegando un ginocchio e distendendo +la mano verso Ottavia, esclamò: +</p> + +<p> +— Ti giuro per gli eterni Dei, che lascerò +consumar lentamente la mia vita da questa +fiamma, senza mandare un lamento, lasciando +che tu t’avvegga del muto sagrifizio dell’anima +mia. +</p> + +<p> +Son così dolci per un cuore straziato le proteste +d’amore, anche non amando, che a Ottavia +era mancato il coraggio di respingere sdegnosamente +il sentimento dell’umile citaredo. +</p> + +<p> +Nell’uscire dalle stanze d’Ottavia con Lucano, +così parlava a questi Nerone: +</p> + +<p> +— Cosa ti sembra di questo audace <i>fidiceno</i>‍<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> +che osa ribellarsi alla mia volontà? +</p> + +<p> +— Ma delle ragioni che addusse tu devi essere, +o Cesare, più ammirato che offeso. +</p> + +<p> +Questo, rispose Lucano, ch’era giovine franco +e dabbene, e non adulava mai quando l’adulazione +poteva riuscire di danno ad altri. +</p> + +<p> +— E a quella ragione tu presti fede? — dimandò +l’altro sogghignando. +</p> + +<p> +— Sì, o divo Cesare. +</p> + +<p> +— Ed io invece ne sono così poco convinto, +che se egli non fosse protetto dall’Imperatrice +lo manderei nel carcere Mamertino a divertire +colla cetra i prigionieri cristiani. +</p> + +<p> +Giunti nella zotheca, non volendo Nerone stancare +la voce, diè a leggere a Lucano i brani +della sua tragedia, che il poeta per fargli piacere +molto lodò ed ebbe a mercede delle lodi +un anello. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +</p> + +<p> +Lo condusse poi nel suo studio di scultura, +vasta sala piena d’attrezzi, di cavalletti, e dove +alcuni giovani artisti stavano abbozzando sulla +creta o plasmando col gesso di Parigi le statue, +i busti, i vasi e le <i>anaglipte</i>‍<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> ch’egli doveva +terminare o coi scalpri portavano a compimento +le opere incominciate. +</p> + +<p> +Fra i lavori già scolpiti eravene uno d’osceno +soggetto e di pessima fattura. Rappresentava +Nerone e Sporo nudi ed abbracciati. Di quest’opera +Nerone andava superbo, e ne faceva ammirare +le bellezze a Lucano, che per non essere +costretto a lodare o criticare, ascoltava e taceva. +</p> + +<p> +Uscendo dal palazzo dei Cesari, egli diceva +fra sè: +</p> + +<p> +— Ed è a codesto mentecatto che sono affidate +le sorti dell’Impero romano!! +</p> + +<p> +Nerone, tornato nel suo appartamento, non +d’altro preoccupato che della sua voce, svestita +la tunica, applicò sul petto la lamina di piombo, +e si distese bocconi sul lettuccio, e per godere +una piacevole sensazione, senza affaticarsi, si +faceva solleticare la nuca dalla mano di Sporo, +che aveva dovuto a malincuore indossar nuovamente +le vesti femminili. +</p> + +<p> +Fu in quella giacitura che lo trovò Aniceto, +tornando dal Collegio delle Vestali. +</p> + +<p> +Atte addolorata per l’accoglienza fattale da Rubea +s’era ritirata nella sua cella, quando si presentò +da lei Sporo, e le disse che l’Imperatore la +chiamava. Nello stesso tempo ravvisò ch’eragli +parso imbronciarsi quando il pedagogo gli aveva +riferito di non esser stato presente al colloquio, +perchè fatto uscire insieme ad Egloga dall’<i>opistodomo</i>, +e come essa Atte nulla avesse voluto +ripetergli delle cose dette fra loro. +</p> + +<p> +— Malvagio delatore! — mormorò Atte con +sdegno. +</p> + +<p> +E scese insieme al giovinetto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +Appena comparvero, Nerone rimandò Sporo, +e presa Atte per un braccio le disse: +</p> + +<p> +— Io ti diedi a compagni Egloga ed Aniceto. +Perchè ti allontanasti? Cosa diceste, cosa faceste +con quella Sacerdotessa, che gli altri non potessero +udire e vedere? +</p> + +<p> +La citarista fissandolo accigliata, dimandò: +</p> + +<p> +— Il tuo pedagogo non ascoltò forse dietro la +porta com’è suo ufficio? +</p> + +<p> +— Non schermirti, rispondi. +</p> + +<p> +— Cosa devo rispondere a te che alla virtù +non credi e non sospetti che il male? +</p> + +<p> +— Non farmi adirare, non costringermi a punirti. +</p> + +<p> +— E tu, o Cesare, non soffocare con siffatti +modi l’amore immenso che pur troppo ti porto. +Se questo non mi trattenesse ora, fuggirei le +mille miglia lungi da te. Io ti diedi il mio cuore, +il mio corpo, ma non il diritto d’insultarmi, di +minacciarmi. Cosa sospetti tu, dimmi? +</p> + +<p> +— Uomo geloso non ragiona. +</p> + +<p> +— Allora, a che monta ch’io ti dica la verità, +poichè non la crederai? +</p> + +<p> +— Infine perchè voleste rimaner sole? +</p> + +<p> +— Perchè Rubea non volle che vi fossero testimonii +in un colloquio tra la vergine Vestale +e la concubina di Cesare. +</p> + +<p> +— Dunque essa aveva severe cose a dirti? +</p> + +<p> +— Quelle parole pie, colle quali una vergine +dedicata al culto della casta Dea cerca di redimere +la sorella peccatrice. +</p> + +<p> +— Ma tu non ascoltasti i suoi suggerimenti. +</p> + +<p> +— Come lo poteva il mio cuore, ingrato +Claudio? +</p> + +<p> +— Ma se ella continuasse ad insistere forse.... +</p> + +<p> +— Non temere, — interruppe Atte, — noi non +ci vedremo mai più. +</p> + +<p> +— Forse la rivedrai un giorno genuflessa ai +tuoi piedi colle altre compagne. +</p> + +<p> +— Indovino il tuo pensiero, ma rimuovilo pur +dalla mente. Troppo graverebbe sul capo della +schiava il diadema imperiale. Se un giorno tu +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +mi porrai in non cale, come ora fai della diva +Ottavia, preferisco esser reietta come amante +e non come sposa. +</p> + +<p> +— Lascia che siano portate a recapito le indagini +che ordinai a Gallione, e vedremo. +</p> + +<p> +Atte tentennò il capo negando. +</p> + +<p> +E così la scena tanto bruscamente incominciata +finì in amoroso colloquio. +</p> + +<p> +Un giorno tra le none e gli idi di Marzo gran +folla di popolo percorreva gli andirivieni scoperti +e i viali del giardino imperiale, e tutta poi +andava ad accalcarsi nell’ippodromo, che s’apriva +di fronte al palazzo. +</p> + +<p> +Davanti a questo era stato eretto un vasto +palco, coperto di tappeti magnifici e di fiori. +Due lunghe aste inclinate e sormontate da una +lancia sostenevano il padiglione di seta. A destra +e a manca erano due altri palchi destinati +ai patrizii, ai Senatori e alle loro dame. +</p> + +<p> +Costoro non dividevano forse la curiosità della +plebe e non erano accorsi numerosi alla festa. +</p> + +<p> +S’udirono alcuni squilli di tromba e poco +dopo per la scala di legno, ch’era dietro il +palco, salì Nerone seguito da Sporo che portava +la cetra ed il flauto, da Atte, e da altri cortigiani, +tra cui i citaredi Terpno e Menecrate, +gl’istrioni Dato e Paride, Cercopiteco Panerote, +i liberti Elio e Dorifero, e Spettillo Mirmillone. +</p> + +<p> +Tutte le volte che si presentava in publico la +plebe tra i salve chiedeva a Cesare il canto. +</p> + +<p> +Era il popolo del <i>panem et circenses</i>, e questo +spettacolo, nuovo per lui, d’udire l’imperatore a +cantare gli sorrideva. +</p> + +<p> +Nerone, non s’era lasciato pregare a lungo, e +credendosi in tutta la potenza della sua voce, +fece bandire che gli orti Neroniani sarebbero +aperti al publico, e ch’egli avrebbe cantato. +</p> + +<p> +Seneca e Burro cercavano di dissuadernelo, +e quest’ultimo colla sua brusca franchezza gli +addimostrava l’inconvenienza di quello spettacolo. +</p> + +<p> +Ma ciò non aveva fatto che irritar Nerone e +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +avvalorarlo nel suo proposito, malgrado le preghiere +della madre e della moglie, le quali sapevano +come da molti patrizii e borghesi si +giudicasse ridicola quella scena. +</p> + +<p> +La mancanza d’Ottavia, ch’era in Roma adorata, +e la presenza della sua rivale a fianco +dell’Imperatore, raffreddarono alquanto l’entusiasmo +del publico. +</p> + +<p> +In un capannello, dov’era Isidoro Cinico, s’avvicendavano +senza posa i sarcasmi contro l’Imperatore +istrione, le improperie contro la sfacciatezza +della concubina e le espressioni d’affetto +e di devozione all’indirizzo della sposa tradita. +Molti alzavano gli occhi per vedere se almeno +dietro i vetri delle finestre se ne travedesse +l’angelico volto. +</p> + +<p> +Questa circostanza, e più ancora il canto di +quella voce esile e roca temprarono di molto +l’entusiasmo degli spettatori. +</p> + +<p> +Quantunque fosse Nerone abilissimo nel toccar +la cetra, il suono flebile di quell’istrumento +poco effetto produsse nel vasto recinto. Dal +flauto poi poca voce egli ricavava e quella poca +era più sibilo che suono. +</p> + +<p> +Il popolo se ne sarebbe adunque tornato assai +disilluso, ove una gradevole sorpresa non +avesse riavvivata in lui la scintilla dell’entusiasmo. +</p> + +<p> +Uno schiavo si presentò sul palco, portando +una cesta cilindrica e profonda e tutta trapunta +di fiori. +</p> + +<p> +Nerone s’avanzò, e tolto il coperchio dalla +cesta, cominciò a gettare al popolo alcune polizze +di carta <i>fanniana</i>‍<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, sopra ognuna delle +quali era scritto un dono. Chi riusciva ad impossessarsene, +guadagnava o del vino o dell’orzo, +o del grano, o gemme, o vesti, o giumente, +o schiavi, o fiere addomesticate o qualche +altro oggetto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +</p> + +<p> +Come le spighe al soffiar del vento si piegano +verso terra le une sull’altre, così durante la +distribuzione di quelle carte si gettavano in +terra e si accavallavano quei popolani per raccoglierle, +saltavano per prenderle a volo, se +le strappavano l’un l’altro, e quali ridevano, +quali minacciavano di venire alle mani. +</p> + +<p> +Era un assordante schiamazzo di cui Nerone +godeva. +</p> + +<p> +Come il cesto fu vuoto, la folla, per riconoscenza, +chiese di nuovo d’udirlo a cantare e gli +fu larga di frenetiche acclamazioni. +</p> + +<p> +E il divo Cesare tornò contento e superbo +nelle sue stanze, e tra le braccia della citarista +si risarcì della lunga astinenza, a cui erasi condannato +per non danneggiar la voce, dovendo +esporsi al publico. +</p> + +<p> +Agrippina lagnavasi alcuni giorni dopo con +Seneca dell’obbrobrioso spettacolo dato dal figlio +e l’altro rispondeva: +</p> + +<p> +— Preparati, o diva Agrippina, ad obbrobrio +maggiore. Leggi. +</p> + +<p> +E le porse una lettera. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span></p> + +<h2 id="cap9"><span class="smcap">Capitolo IX.</span> +<span class="smaller">L’Apostolo.</span></h2> +</div> + +<p> +Il Governatore Gallione scriveva come essendo +giunta in Acaja la fama della maestria +dell’Imperatore nella musica, nella declamazione +e negli esercizii di forza e destrezza, s’era +divisato di mandargli in dono tutte le corone +acquistate fino a quel momento dai giuocatori +greci e d’invitarlo a recarsi a Corinto per prender +parte ai ludi Nemei, Istmici e Floreali che +si stavano preparando pel mese di maggio (che +i Greci chiamavano targellione). +</p> + +<p> +Queste feste erano state ristabilite dal Governatore +romano per ravvivar la vita di Corinto, +che distrutta da Silla, era stata riedificata ottant’anni +dopo da Giulio Cesare. +</p> + +<p> +In questi giuochi doveva coronarsi il più forte +atleta, il miglior auriga, il più abile cantore. +</p> + +<p> +Gli ambasciatori, che dovevano portare i doni +e l’invito, erano già in viaggio per Roma. +</p> + +<p> +Codeste notizie turbarono Agrippina, tanto più +sentendo da Seneca che Nerone era deciso ad +accettare e recarsi in Acaja. +</p> + +<p> +L’opporsi a questa nuova follia era opera +vana, ed essa, che teneva a non sdegnare il +figlio e lo lusingava in tutti i modi, si mostrò +decisa a non tentar la prova. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +</p> + +<p> +— Altri — dicendo — gli diano consigli di +saggezza, io tacerò. +</p> + +<p> +— E sia, — rispose Seneca, che vedeva ancor +esso l’impossibilità di rinsavire quel pazzo — si +lasci correr l’acqua per la sua china. +</p> + +<p> +— Ma Gallione, — rispose l’Imperatrice, — perchè +non sconsigliò ai messi quell’invito? +</p> + +<p> +— E se tu, o diva Agrippina, non osi affrontare +l’ira del figlio, come poteva il Proconsole +inimicarsi il popolo di Corinto, e la benevolenza +di Cesare? +</p> + +<p> +Agrippina non seppe che rispondere, e quando +ne parlarono ad Ottavia, questa fece osservare +essere ormai l’ultima persona, che avesse influenza +sull’animo del marito, e soggiunse: +</p> + +<p> +— Raccomandatevi alla citarista greca. È lei +sola che impera adesso su Cesare e su Roma. +</p> + +<p> +Nerone attendeva ansiosamente l’arrivo degli +ambasciatori, e allorchè giunsero, fece loro festosa +accoglienza e li trattò con amichevole +domestichezza, fino a farli sedere a banchetto +con lui. +</p> + +<p> +Un giorno uno di loro, stando a tavola, lo +pregò di cantare, ed egli, tutto orgoglioso per +questa dimanda, rispose che solamente i Greci +comprendevano come si dovesse udire il canto, +e ch’essi soltanto erano degni degli studii, dei +quali esso si dilettava. +</p> + +<p> +E dopo queste sbuffate d’incenso al popolo +d’Acaja, si fe’ portar la cetra e cantò. +</p> + +<p> +Agrippina per astuzia, Ottavia per istinto gentile, +si mostrarono ancor esse cortesi verso +quei buoni figli della Morea; Seneca fu alquanto +con essi riservato, e Burro mal celava il suo +dispetto. +</p> + +<p> +Gli altri, cui poco importava se quei messi +fossero ipocriti o sinceri, e Nerone si rendesse +ridicolo, risposero <i>amen</i>, come sempre, alla volontà +del pazzo tiranno. +</p> + +<p> +Oltre Atte e Sporo, ch’egli volle seco in quel +viaggio, furono invitati a seguirlo gran numero +di musici, d’istrioni e di cortigiani. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +</p> + +<p> +Cercopiteco Panerote era fra questi, ma prima +di decidersi a tener l’invito rimase lungo tempo +in forse tra la prospettiva di suntuosi banchetti, +e la tema di spiacere a Cesare, che lo stimolava +ad accettare, e la paura del mare e i +disagi. +</p> + +<p> +Un giorno andò al tempio di Giove per pregare +il sommo Nume di liberarlo da quella incertezza. +</p> + +<p> +Nell’uscire s’imbattè in Isidoro Cinico, che gli +dimandò ridendo se fosse andato a farsi suggerire +da Giove qualche gustoso manicaretto. +</p> + +<p> +L’altro, ch’era uomo dì buona pasta, e sopportava +qualsiasi scherzo per non guastarsi il +sangue, palesò francamente lo scopo di quella +sua visita al tempio. +</p> + +<p> +— Scommetto, — rispose il Cinico — che il +responso ti venne non dal Tonante, ma dagli +oracoli di Stercuzio‍<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> e Cloacina‍<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> che devono, +certo, proteggerti. +</p> + +<p> +— O maligno Isidoro, tu mi dai sempre la +baia, per la mia passione epicurea. Cosa vuoi? +è così ottima cosa il mangiar bene, ed il ber +meglio! E questa passione finirà per vincere in +me la paura, e partirò. +</p> + +<p> +— Parti, parti, o Panerote, così al tuo ritorno +potrai narrarci quante donne abortirono dopo +i canti di Cesare. +</p> + +<p> +Cercopiteco si mise a ridere e s’allontanò +senza rispondere. +</p> + +<p> +La trireme, che doveva trasportar Nerone da +Napoli in Acaja, per eleganza di forma, per ricchezza +di stoffe e di tappeti, per la profusione +di metalli preziosi, per la squisita fattura dell’<i>aplustro</i>, +del <i>chenisco</i>‍<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> e degli altri ornamenti, +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +superava quante altre mai ne aveva immaginate +il lusso degli Imperatori romani. +</p> + +<p> +Pelli di tigri, di leoni e di pantere formavano +il cubiculo d’Atte, ed una rete d’oro attaccata +a due colonne di bronzo il suo lettuccio. +</p> + +<p> +Altri tessuti orientali chiudevano le aperture +del <i>propugnacolo</i>‍<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> entro il quale dormiva Nerone. +</p> + +<p> +Circa un mese dopo la partenza da Roma dei +due ambasciatori salpò dalle spiagge partenopee +la trireme, nella quale eran Nerone, la +sua concubina, le due nutrici destinate a servirla, +il <i>Navarco</i>‍<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> e le ciurme. +</p> + +<p> +In altre due navi seguivano gl’invitati, gli +schiavi <i>vulgari</i>‍<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> e i soldati. +</p> + +<p> +Appena giunto a Corinto, Nerone ordinò alle +legioni di dar mano tosto al taglio dell’Istmo, +già decretato dal Senato e che doveva congiungere +la Grecia colla Morea. +</p> + +<p> +Adunati i soldati, li arringò incoraggiandoli al +lavoro. Fatte poi squillare le trombe, egli pel +primo prese la zappa, scavò della terra, la raccolse +in un cesto, la caricò sulle spalle e la +portò via. +</p> + +<p> +Son tratti questi che non mancano mai d’effetto +presso il popolo; e i soldati, colpiti dalle +parole e dalla ostentata abnegazione del divo +Cesare, si posero senza indugio al lavoro. +</p> + +<p> +Compiuto il dovere d’Imperatore romano, +tornò Nerone alle frenesie artistiche, che l’avevano +condotto sulla terra d’Acaja. +</p> + +<p> +Per acquistarsi la gloria dei gladiatori, degli +auriga, dei musici e degli istrioni, ordinò in Corinto +i giuochi istmici ai quali volle prender +parte, invitando con un manifesto gli abitanti +ad accorrervi in gran numero. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +</p> + +<p> +Nell’ampolloso manifesto egli si rivolgeva a +tutti i Greci d’Acaja e del paese, chiamato fino +allora Peloponneso, e loro addimostrava quanta +generosità vi fosse nel favore da lui accordato; +favore, che non avevano goduto mai, anche nei +giorni più felici, poichè erano schiavi degli stranieri, +e sottoposti gli uni agli altri. Aggiungeva +ch’egli avrebbe potuto concedere i suoi benefizii +nei giorni della loro fortuna, ma ciò ne +avrebbe diminuita la grandezza: li concedeva +ora, come prova d’affetto, e non di compassione. +Terminava dicendo che altri sovrani +avevano accordata la libertà soltanto a delle +città; e ch’era riserbato a Nerone di concederla +ad un’intera provincia. +</p> + +<p> +Con queste frasi egli si preparava un facile +trionfo nei giuochi. +</p> + +<p> +S’egli riuscisse nel vanitoso intento lo sapremo +a Roma. +</p> + +<p> +Un mattino sullo scorcio del maggio Seneca +stava ritirato nella biblioteca della sua casa, +occupato a raccogliere le composizioni de’ suoi +discepoli e i discorsi uditi nelle scuole, essendo +sua intenzione di pubblicarli‍<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> quando +comparve lo schiavo <i>atriense</i> e gli consegnò +un foglio. +</p> + +<p> +Dopo averlo letto, Seneca ordinò che fosse +introdotto colui che l’aveva portato. +</p> + +<p> +Lo schiavo scomparve e tornò poco dopo seguito +da un uomo che indossava il costume +della Galilea. +</p> + +<p> +Era un omaciotto di mezzana statura, ma +tarchiato della persona, ed aveva larghe spalle, +sulle quali posava una testa piccola e calva. +Il lungo naso aquilino saltava fuori da una foresta +di pelo nero, che gli copriva la faccia fino ai +zigomi. I suoi occhi giravano penetranti e vivaci +sotto le spesse sopracciglia congiunte insieme, +il che dava al suo volto severa espressione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +</p> + +<p> +Era costui quel Paolo nato in Cilicia nella +fiorente città di Tarso l’anno 10º o 12º dell’êra +nostra da una famiglia patrizia, ma di sangue +giudaico, originaria di Giscala in Galilea. Giusta +l’usanza generale, Saulo aveva imparato un mestiere, +e prescelto quello del tappezziere. +</p> + +<p> +Educato nei più severi principii della setta +farisaica, divenne acerrimo nemico dei cristiani, +che prendeva a perseguitare con ferocia inaudita, +benchè discepolo di Gamaliele il vecchio, +ch’era uomo liberale, illuminato, e che non +divideva cogli altri farisei tutti i principii esclusivi. +Ma Saulo, messosi alla testa del giovine +partito di quella setta, non udiva consigli di +moderazione, ed era dal suo stesso carattere +condotto agli eccessi estremi. +</p> + +<p> +Per questo, univasi ai lapidatori del martire +Stefano. Per questo partiva a cavallo con alcuni +compagni diretto a Damasco, dove intendeva +raddoppiar d’energia nell’afforzare l’odio dei +giudei contro i cristiani. Ma la sua debole tempra, +che mal corrispondeva all’interna agitazione, +lo faceva giungere in riva al Giordano +malaticcio ed esausto di forze. +</p> + +<p> +Passato il ponte delle <i>Figlie di Giacobbe</i>, una +febbre cerebrale lo aveva improvvisamente +colpito. +</p> + +<p> +Gli occhi velati di sangue, la mente colpita dal +delirio, gli facevano vedere fantasmi, gli facevano +udire voci arcane di rimprovero per le sue +scellerate imprese contro i cristiani, e quel <i>Saule, +Saule! cur me persequeris?</i> ch’egli poi ripeteva +a tutti, asseverando d’aver riconosciuta la voce +del Nazareno, che non aveva mai visto. +</p> + +<p> +Cieco e delirante sempre era stato condotto +per mano da’ suoi compagni in Damasco, ed +affidato a certo Giuda, che abitava nella via +diritta. +</p> + +<p> +Invaso dal pensiero dei cristiani, aveva voluto +che lo curasse un capo della loro comunità, +un tale Anania, ch’egli nel delirio aveva visto +a salutarlo, e sorridergli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +</p> + +<p> +Anania lo tornava alla salute, e alla calma, +e Saulo, appena guarito, si faceva battezzare e +diveniva fervente Apostolo di Cristo, com’era +stato fiero nemico della sua Chiesa. +</p> + +<p> +Simone Bariona e gli altri nulla avevano saputo +di questo nuovo campione di Cristo, e +quando erasi presentato fra loro, lo avevano +trattato dapprima con diffidenza; ma riconosciuta +poi la superiorità di lui, e visti i vantaggi +che poteva trarne la nuova fede, se lo +eran tenuto caro. +</p> + +<p> +Com’egli apparve, Seneca levossi in piedi e +gli diede la mano, dicendo: +</p> + +<p> +— Tu sei dunque Saulo di Tarso il prigioniero? +</p> + +<p> +L’altro affermò col chinar del capo. +</p> + +<p> +— Mio fratello Gallione ti raccomanda a me, +e mi dice che ti rechi in Roma, insieme ad altri +prigionieri, per appellarti al tribunale di Cesare +contro le trame degli ebrei e il lungo procedere +della giustizia di Cesarea. Gallione nelle sue lettere +mi parlò sovente di te, o Saulo. +</p> + +<p> +— Se non ti spiace, o Seneca, chiamami col +nome latino di Paolo. Io lo preferisco. +</p> + +<p> +— Ebbene, sii il benvenuto, o Paolo. +</p> + +<p> +E l’abbracciò. +</p> + +<p> +— Salve, o cortese, — rispose l’Apostolo, — che +così benignamente m’accogli. +</p> + +<p> +— E non lo meriti forse? Io so come tu sii +eloquente, e alcune delle tue lettere mi son +note e molte delle tue massime divido. So inoltre +che il tuo avo fu di grande aiuto a Pompeo +nelle sue conquiste, e che tuo padre ebbe il +titolo di cittadino romano. +</p> + +<p> +— Ma io sono cristiano. +</p> + +<p> +— Ed io sono filosofo. Non faccio differenza +alcuna tra gentili, cristiani e giudei, purchè tutti +rispettino le nostre leggi e i nostri altari e paghino +i tributi a Cesare. Certo saría stato meglio per +te non esser ito a Damasco, ove rinnegasti la +fede dei padri tuoi. +</p> + +<p> +— T’è nota dunque la mia storia? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +</p> + +<p> +— Vuoi che resti ignoto quello che avviene +nell’Impero? +</p> + +<p> +— Ma Damasco, dopo la morte di Tiberio, era +venuto in potere del Re nabateo Hareth. +</p> + +<p> +— Ma sempre in Palestina regnava Caligola. +</p> + +<p> +— D’altronde, — riprese Paolo, — quand’anco +non mi fossi recato in quella città, l’arcana voce +che doveva redimermi l’avrei udita in qualsiasi +luogo. Il rimorso che provo per gli eccessi passati, +l’amore che m’anima pel nuovo apostolato, +mi provano che il mio non fu delirio, ma +divino prodigio. +</p> + +<p> +Seneca rispose sorridendo: +</p> + +<p> +— Ma gli Ebioniti non la pensano così, a +quanto mi consta. +</p> + +<p> +— So bene che quei miei nemici dicono ch’io +da pagano m’ero fatto ebreo per chiedere in +isposa la figliuola di Gamaliele, e che avutone +un rifiuto, per vendetta abbracciai la fede di +Cristo. Ma siffatte calunnie non curo. Le mie +azioni son là per smentirle. Pel piacere d’una +vendetta, che a Gamaliele niun detrimento recava, +non m’esporrei a disagi e perigli pel mio +apostolato, come m’accadde a Gerusalemme, a +Cipro, ad Antiochia, ove gli ebrei ellenisti volevano +uccidermi; come m’accadde a Corinto, +dove mi difese l’esimio fratello tuo, come m’accadde +a Filippi in Macedonia, ove accusato insieme +a Luca di sortilegi, fummo dai giudici +fatti passare per le verghe, imprigionati, e ci +salvammo dichiarandoci cittadini romani. E a +quei giudici, che così barbaramente mi trattavano, +vedendo scritto sul loro tribunale <i>Deus +Ignotus</i> dissi sfidando il loro sdegno: — Invece +d’un Dio ignoto, perchè non adorate il vero Dio? — E +a Gerusalemme sarei rimasto ucciso sotto +le battiture, che in mezzo agli insulti dei giudei, +mi faceva infliggere il Capo delle legioni romane +Sisia, che mi credeva un malfattore, ove +non gli avessi gridato: — Chi vi fa lecito battere +un cittadino romano che non fu condannato? — E +la lunga prigionia di due anni sopportata +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +a Cesarea, benchè nè il Governatore Felice, +nè il suo successore Festo prestassero fede alle +calunnie degli ebrei? Festo poi si decise a chiamarmi +in giudizio perchè gli ospiti suoi Agrippa +e Berenice desiderarono di vedermi e d’udirmi +a parlare. Ma il processo continuò ancora, non +mi si rese mai libertà intera, ed ora ricorro a +Cesare. Pochi soffrirono quello ch’io ho sofferto +e soffro; ma non mi sgomento per ciò. Questo +ti provi, o Seneca, come la nuova fede abbia +messo nell’anima mia profonde radici, e come +veramente si debba ad un prodigio la mia conversione. +Le voci dei maligni non curo e continuo +impavido nella mia missione. +</p> + +<p> +— Ti compiango e t’ammiro. Ed ora, compi +presso di me l’incarico che t’affidò Gallione. +</p> + +<p> +— Prima di partir per Roma cogli altri prigionieri +chiesi in grazia al Governatore Festo +di farmi condurre a Corinto per visitare il fratello +tuo, e questi mi confidò cosa di grave momento, +perchè te la comunicassi, non fidandosi +di scriverla. +</p> + +<p> +— Di che si tratta? +</p> + +<p> +— Nerone ordinò che si facciano indagini sulla +prosapia della sua concubina, perchè sia +accertata la nobile origine di lei. +</p> + +<p> +— Di codeste indagini aveva avuto sentore. +</p> + +<p> +— Ma quello che tu non sai per certo si è, +com’egli intenda, ove questo s’avveri, di prendere +a pretesto la sterilità dell’Imperatrice Ottavia +e ripudiarla per sposare la citarista Atte. +</p> + +<p> +Seneca a questa nuova balzò in piedi, e percotendo +il pugno sul tavolo esclamò: +</p> + +<p> +— Oh insania inaudita! +</p> + +<p> +E ricadde seduto poggiando sulle palme la +fronte. +</p> + +<p> +— Dio, — riprese Paolo, — gli toglie il senno, +perchè lo vuol perduto. +</p> + +<p> +Vi furono alcuni istanti di silenzio. Quindi Seneca +osservò: +</p> + +<p> +— È impossibile ch’egli sia dai sensi trascinato +a tanto obbrobrio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<p> +— Di ben altre vergogne si coprirono i Cesari. +Pensa alle turpitudini di Tiberio, alle follie di +Caligola, e non meravigliarti che il lascivo Nerone +voglia porre il diadema Imperiale sul capo +d’una schiava. +</p> + +<p> +— O Paolo, non parlar di lui in tal guisa, se lo +vuoi clemente. +</p> + +<p> +— Ma non è alla clemenza di lui, è alla giustizia +ch’io mi rivolgo, e questa non deve dall’altra +dipendere. +</p> + +<p> +Seneca, preoccupato dalla notizia avuta, riprese: +</p> + +<p> +— E si propagò per Corinto la voce dello +strano progetto? +</p> + +<p> +— Il povero prigioniero nulla può dirtene. +Seppi dal Centurione, che m’accompagna, essere +tutto il popolo intento agli spettacoli di cui Cesare +si fa principale attore, e lo acclama; e porta in +trionfo la concubina di lui, che cantò nei ludi +floriali. Il fratello tuo mi disse però che le indagini +procedono segretamente. +</p> + +<p> +— Ma Gallione non agisce per renderle vane? +</p> + +<p> +— E che può mai un Proconsole contro la +ferrea volontà di Cesare? Egli spera che quella +schiava abbia mentito la sua nobile origine. +</p> + +<p> +— Lo vogliano gli Dei! — esclamò Seneca. +</p> + +<p> +— Ti rinfranchi intanto l’idea che dipende da +questa condizione il ripudio della legittima sposa, +e il nuovo imeneo; segno questo che l’amore non +gli pose interamente la benda sugli occhi. +</p> + +<p> +— Intanto conviene serbare il segreto, perchè +la triste nuova non giunga all’orecchio della +diva Ottavia. +</p> + +<p> +— Sul mio silenzio confida. L’onesto Gallione +mi disse di rivelare soltanto a te la cosa, e tu +solo la sai. Paolo, servo di Cristo, d’altro non +s’occupa che di propagare il suo evangelo. +</p> + +<p> +— Comprendo il tuo religioso fanatismo pel +profeta di Nazareth, poichè lo stesso Nerone nutriva +per esso ammirazione grandissima. +</p> + +<p> +— Mi fu riferito di fatti, — interruppe Paolo, — che +quando seppe non essere Gesù più in +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +vita e che lo avevano crocefisso, fe’ venire incatenati +in Roma il Governatore Ponzio Pilato, il +Saduceo Caifasso ed Anna il Pontefice. +</p> + +<p> +— È vero. +</p> + +<p> +— E perchè tante persecuzioni poi contro i seguaci +di Cristo? Perchè riguardarli come malfattori, +come nemici, mentr’essi, fedeli al comandamento +di Cristo, pagano i tributi a Cesare, non +respirano che l’obbedienza, e fan voti per la salute +dei Principi e per la felicità degli Stati? +</p> + +<p> +— Quanto tu affermi è vero, — rispose Seneca, — ma +tu taci una grave colpa, ch’essi hanno +agli occhi del popolo romano, il disprezzo cioè +che addimostrano pe’ suoi Numi, ai quali esso +attribuisce la sua grandezza, la sua fortuna, le +sue glorie. Roma è riguardata come città santa, +fondata sotto auspici divini. Si crede che Giove +dimori più che nell’Olimpo, nel Campidoglio. +Voi colle vostre parole pretendete distruggere +codesti ideali, e fra uno che potrà darvi ascolto, +come il Proconsole Sergio Paolo, migliaia e migliaia +v’odieranno, vi grideranno morte! E i Cesari, +forse crudelmente troppo, sono costretti a +farsi vindici del popolo. Ecco d’onde hanno origine +le miserie de’ cristiani. Persuadili colla tua +dottrina di rispettare il culto pagano, e vivranno +tranquilli quanto gli altri cittadini di Roma. +</p> + +<p> +— E come lo posso, io o Seneca, — rispose +Paolo, — se nella lettera mandata ai romani +col mezzo della Diaconessa Feba di Cencrea +scrivo ch’io verrò un giorno per fare qualche +frutto anche fra loro? +</p> + +<p> +— Bada, o Paolo, che tu andrai incontro a +gravi perigli. +</p> + +<p> +— Lo so, e partii già dall’Oriente pieno di sinistri +presentimenti, talchè mi separai dai Capi +della chiesa d’Efeso come se non dovessi più +rivederli. Il disastroso viaggio fu già prodromo +di sventure. +</p> + +<p> +E qui narrò, come gettato da fiera tempesta +a Malta, vi dimorasse tre mesi, e finalmente +prendesse terra nella penisola presso Pozzuoli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +</p> + +<p> +Quindi riprese: +</p> + +<p> +— Se invece della libertà qui m’aspetta la +morte, sia fatta la volontà di Dio. +</p> + +<p> +— Sii prudente, e le lugubri fantasie discaccia. +Intanto ordinerò al Centurione, presso cui +tu dimori, di lasciarti in libertà intera. Se poi ti +trovassi in spiacevoli congiunture, ricorri a me, +come ad amico. +</p> + +<p> +Paolo, commosso, si gettò fra le sue braccia +esclamando: +</p> + +<p> +— Perchè non sei tu cristiano, o perchè almeno +tutti i cristiani non t’assomigliano? +</p> + +<p> +E scambiatisi il vale, l’Apostolo uscì, mentre +lo schiavo atriense introduceva Britannico; che +entrò tutto accigliato. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p> + +<h2 id="cap10"><span class="smcap">Capitolo X.</span> +<span class="smaller">Immeritato trionfo.</span></h2> +</div> + +<p> +La taverna detta di Salvidieno Orfido, perchè +da costui, proprietario della casa, era data a fitto +ad un oste, riuniva in sè le due qualità di <i>popina</i>‍<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> +e di <i>termopolio</i>‍<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> ed era frequentata da +ogni ceto di persone, tranne da gente del volgo, +che accontentavasi di restare in ammirazione +davanti alle finestre, dov’erano esposte le cose +ghiotte, dietro a bottiglie di vetro piene d’acqua +per farle comparire più grosse, e poi andare a +crapulare nelle luride <i>genee</i> delle remote vie. +</p> + +<p> +Qualche giorno dopo la visita dell’Apostolo a +Seneca, alcuni frequentatori di quella taverna, +situata presso il <i>Fico Viminale</i>, sedevano leggendo +il <i>Commentarium rerum urbanarum</i> (ch’era +la gazzetta ufficiale di quell’epoca) e ne discutevano +le notizie venute d’Acaja. +</p> + +<p> +Naturalmente in quel foglio si portavano a +cielo i trionfi di Cesare, come atleta nei giuochi +nemei, come auriga negli istmici, come cantore +e declamatore, in quelli floriali. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +</p> + +<p> +Altamente si lodava la sua osservanza alle +leggi imposte in quei ludi, uniformandosi così +alle condizioni di tutti gli altri giuocatori. +</p> + +<p> +Molti facevano eco alle lodi del <i>Commentarium</i>, +ma v’era chi dubitava della sua veracità. +</p> + +<p> +E ne conseguivano animatissime discussioni. +</p> + +<p> +Isidoro Cinico, ch’era seduto a poca distanza, +non potè trattenersi e levatosi in piedi andò a +frammischiarsi in quel crocchio, e con voce +sommessa, ma concitata, cominciò a dire che +la narrazione di quel giornale era una cantafavola, +che se Nerone, come auriga, non aveva +chi lo sorpassasse in maestria, come lottatore, +per quanto robusto, sarebbe stato vinto per +certo, ove gli altri, per riguardo all’Imperatore, +non si fossero lasciati atterrare. Quanto poi +alle feste floriali si sapeva per certo ch’era +stata tollerata la declamazione del poema <i>Medea</i> +di sua composizione; ma che il suo canto +aveva destata l’ilarità di tutti, che il publico, +per non starlo ad ascoltare, sarebbe fuggito ove +non vi fosse stata l’inibizione d’uscir dal teatro +mentr’egli cantava, ed Atte colle sue armonie, +con la sua bella voce, colla sua bellezza +non l’avesse trattenuto. Aggiunse correr voce, +che molti, non resistendo allo strazio di quelle +note selvagge, se ne andassero di nascosto scalando +le mura o si fingessero svenuti o morti +per essere condotti fuori, e che qualche donna +venisse presa dai dolori del parto. +</p> + +<p> +— Ed io, — disse, — non mi sarei immaginato +mai d’essere indovino, allorchè scherzando +con Cercopiteco Panerote, prima ch’egli +partisse, accennai a quest’ultimo caso. +</p> + +<p> +Quei buoni quiriti, tra le esagerate lodi del <i>Commentarium</i>, +il quale tra le altre cose riferiva +come la città d’Agrepia avesse stabilito +d’erigere un altare a Nerone, collocandolo tra gli +Dei della città, col nome di <i>Giove Liberatore</i>‍<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +e l’esagerato biasimo del Cinico, rimasero come +trasognati guardando questi che se ne tornava +al suo posto mormorando: +</p> + +<p> +— E poi.... e poi.... avrei qualcos’altro da aggiungere. +</p> + +<p> +Come fu seduto, venne a lui un piccolo ometto +canuto, che indossava una tunica bruna, ed appoggiando +le mani al tavolo, e curvando la persona, +disse alcune parole all’orecchio d’Isidoro, +il quale rispose a bassa voce: +</p> + +<p> +— È noto anche a me. Me lo disse Calpurnio +Pisone. +</p> + +<p> +— E lo sa Britannico? +</p> + +<p> +— Sì, e andò pieno di sdegno da Anneo Seneca +per dimandargli se fosse vero che si preparasse +affronto siffatto alla sorella sua; e Seneca +lo rassicurò che la cosa non accadrebbe. +</p> + +<p> +L’altro, ch’era Salvidieno Orfido, partigiano di +Britannico, e per conseguenza devoto alla giovane +Imperatrice, esclamò: +</p> + +<p> +— Auguriamoci che il vecchio maestro non +abbia mentito. +</p> + +<p> +— E se la cosa è vera il popolo romano vendicherà +la diva Ottavia. +</p> + +<p> +— La verità non tarderà a scoprirsi, poichè +il ritorno in Roma di Nerone è prossimo. +</p> + +<p> +Il Cinico riprese: +</p> + +<p> +— Così non fosse andato mai a fare l’istrione +in terra straniera a discapito del nome romano. +</p> + +<p> +— Ma egli, — disse Orfido, — crede invece +d’essersi reso immortale, poichè a quanto il +liberto Elio scrisse al suo compagno Doriforo, +che a me lo riferì, ha detto di voler tornare +degno del nome di Nerone, ed entrare trionfante +in Roma. +</p> + +<p> +E così fu veramente. +</p> + +<p> +Dopo essere entrato trionfante in Napoli, dove +si demolì una parte del muro per farlo passare, +siccome usavasi fare pei vincitori nei gareggiamenti +musicali, andò ad Anzio, quindi ad +Albano, e finalmente fece il suo ingresso in +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +Roma, passando sotto un arco posticcio eretto +all’uscita del campo Marzio. +</p> + +<p> +Quel campo, nei veri trionfi occupato tutto +dalle soldatesche, che avevano combattuto e +vinto, lo si vedeva gremito di una folla variopinta +di curiosi nella quale colla sordida veste +del plebeo s’urtavano le toghe, le preteste, le +clamidi, i pepli, le armature. +</p> + +<p> +I cavalieri pretoriani, menando colpi coll’asta +ai più riottosi, e facendo caracollare il cavallo, +dividevano le turbe in due ali, per lasciar libero +il passaggio al corteo. +</p> + +<p> +Il carro, tirato da bianca quadriga, sul quale +stava l’Imperatore, era quello stesso adoperato +da Augusto. +</p> + +<p> +Nerone indossava la <i>toga picta</i>‍<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> di porpora, +ch’era l’abito trionfale, ed una clamide trapunta +a stelle d’oro. Una corona Olimpica gli cingeva +la testa ed una Pizia ei teneva nella destra. +Le altre corone, ciascuna col proprio titolo, +che spiegava dove e come le avesse acquistate, +erano portate con gran pompa davanti al +carro. +</p> + +<p> +Precedevano questo i trombettieri e suonatori +con istrumenti diversi, i Tribuni, i Centurioni +coi loro <i>vitis</i> (o bacchetta del comando), +gli alfieri delle legioni, che portavano le insegne +delle aquile romane, gli animali destinati +al sagrifizio, coronati di fiori e di bende e colle +corna dorate, condotti dai <i>Victimarii</i>, e accompagnati +dal <i>Popa</i> e dal <i>Cultrario</i>‍<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. +</p> + +<p> +Teneva dietro al carro un coro di cantori e +cantatrici alessandrini, e dopo di loro venivano +alla rinfusa liberti, citaristi, mimi e giullari, +che gridavano inneggiando alla gloria di Cesare, +e accompagnando le grida con strane movenze. +</p> + +<p> +Ai crocicchi delle vie, ove s’erano eretti appositi +tabernacoli agli Spiriti tutelari delle vie‍<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> e +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +ch’erano custoditi ognuno da un sacerdote Augustale, +s’arrestava il corteo. +</p> + +<p> +Il Popa allora trascinava una delle vittime +all’ara, l’abbatteva con un colpo di scure, lasciando +che il Cultrario compiesse il suo uffizio +squarciandola con un coltello. +</p> + +<p> +Compito il sagrificio, il corteo riprendeva il +cammino, e passando pel circo Massimo, di +cui erasi abbattuto l’arco, pel Velabro e per la +piazza, si portò al tempio d’Apollo. +</p> + +<p> +Le vie erano coperte di fiori di zafferano, e +durante il passaggio si facevan volare degli +augelli, e dai balconi si gettavano ornamenti, +corone di fiori e <i>dulcia</i> di zucchero e miele. +</p> + +<p> +Ma ad onta di questi festeggiamenti, ad onta +che i prezzolati istrioni andassero proclamando +dietro al carro, che nel trionfo di Nerone si ritrovavano +i soldati d’Augusto, le turbe plaudivano +senza entusiasmo e nessun labbro proruppe +nel grido dell’<i>Io triumphe</i>, col quale il +popolo romano acclamava ai conquistatori del +mondo. +</p> + +<p> +Entrato colla sua coorte nel tempio d’Apollo, +offrì doni e sagrifizii al simulacro del Nume. +</p> + +<p> +Durante la cerimonia i cantori alessandrini, +insieme a fanciulle e fanciulli riccamente vestiti, +colle lunghe chiome odorose coronate di +fiori, scioglievano inni sacri, temprati al suono +delle cetre. +</p> + +<p> +Quindi il corteo si diresse al Palatino. +</p> + +<p> +Entrato nel palazzo, alla moglie e alla madre +che vennero ad incontrarlo, mostrò le corone +acquistate e le sacre, che poi fe’ porre intorno +ai letti, sui quali era solito coricarsi, come pure +i disegni, in cui egli era rappresentato come +cantore e citaredo. +</p> + +<p> +Allorchè le mostrò a Seneca e a Burro, +</p> + +<p> +— Con questa effigie, — disse, — voglio che +si battano alcune monete. +</p> + +<p> +I due chinarono il capo in segno d’approvazione; +ma si guardarono bene dal fare lo stesso +quando esternò il proposito di convocare il Senato +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +perchè emanasse un <i>Senatus consulto</i> col +quale si decretasse di cambiare il nome di +Roma in quello di <i>Neropoli</i> e che il mese di +Aprile si chiamasse <i>Nerone</i>. +</p> + +<p> +— Il nome di Roma, — saltò su Burro, — è +troppo grande perchè il popolo possa rinunziarvi. +</p> + +<p> +— E molto meno, — aggiunse Seneca, — vi +rinunzierebbero le nostre invitte legioni. +</p> + +<p> +E così evidentemente gli addimostrarono il +pericolo d’un clamoroso universale rifiuto, che +Nerone, benchè a malincuore, rinunziò al suo +progetto. +</p> + +<p> +Alzando con disprezzo le spalle disse: +</p> + +<p> +— Che lascino pure a Roma il suo nome, e +il suo al secondo mese dell’anno. Il mio non ha +bisogno di questo per rimanere immortale. Ma +il Senato e il popolo romano non facciano troppo +a fidanza sulla condiscendenza mia. Può talora +riuscir fatale l’opporsi alla volontà di Cesare. +</p> + +<p> +Dicendo queste parole, fissò bieco Burro, come +quegli che nella sua brusca franchezza l’aveva +più sovente contraddetto. +</p> + +<p> +Poi, cangiando espressione, riprese: +</p> + +<p> +— Le gloriose soddisfazioni che m’ebbi dall’arte +oggi mi rendono l’anima serena, nè voglio +turbarla con sentimenti crucciosi. Desidero +glorie, piaceri e feste. Voglio che godan tutti +della gioia mia. Il prossimo arrivo del Re d’Armenia +sarà propizia occasione per questo. Gli +splendori della casa transitoria, i superbi spettacoli +del circo Massimo e quelli dei teatri che +si preparano, dovranno restar memorabili nella +storia del mio regno. +</p> + +<p> +Come si vede, i facili trionfi d’Acaja nell’arte +e negli amori avevano esaltata la fantasia di +Nerone, e ne tempravano pel momento gl’istinti +feroci. +</p> + +<p> +Di queste favorevoli disposizioni approfittò +Seneca per raccomandargli l’Apostolo Paolo, +ed egli rispose: +</p> + +<p> +— Detesto i cristiani, perchè insultano alla +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +nostra fede. Ma odio del pari i giudei, poichè +li so persecutori ingiusti e tenaci di tutti quelli +che non s’inchinano al loro Iehova. Di buon +grado dunque acconsento che si ponga termine +alla guerra mossa da loro contro quel +Saulo, che ha fama d’uomo insigne ed eloquente. +Ma badi costui a non servirsi di queste doti a +detrimento del culto pagano, cercando fra noi +nuovi apostati, come quel Proconsole di Pafo. +Allora Cesare si dimenticherà ch’egli è cittadino +di Roma, per ricordarsi che fu giudeo ed +ora è seguace del Nazareno. +</p> + +<p> +Incoraggito dall’esito felice della sua raccomandazione, +Seneca voleva chiedergli se fosse +vera la sua intenzione di ripudiare Ottavia e +sposar la citarista. Lo tratteneva però la presenza +di Burro, di cui temeva la violenta franchezza. +</p> + +<p> +Anche il silenzio dell’Imperatore su questo +fatto lo teneva dubbioso. +</p> + +<p> +Poteva essere indizio ch’egli avesse abbandonato +il progetto, e più non ci pensasse, o +che conservandolo ancora non volesse svelarlo. +</p> + +<p> +Nell’un caso o nell’altro si sdegnerebbe forse, +vedendo scoperte le sue intenzioni. +</p> + +<p> +Mentre il maestro rimaneva sospeso tra il +desiderio d’essere rassicurato su quella triste +faccenda, e il timore di mostrarsi imprudente, +fu dai liberti annunziato Britannico. +</p> + +<p> +Di questa visita fu sorpreso Nerone, poichè +il giovine cognato da lungo tempo non si presentava +più a lui. +</p> + +<p> +L’offesa fatta alla sorella dall’adultero marito, +che la posponeva ad una vile citarista, l’aveva +profondamente rammaricato, quantunque gl’illeciti +amori non avrebbero dovuto sorprenderlo +nella corte dei Cesari. +</p> + +<p> +Ma l’orgoglio di casta e l’immenso affetto che +portava ad Ottavia non gli permettevano di tollerare +l’oltraggio. +</p> + +<p> +Il suo carattere, ch’era mite e passivo, come +quello di sua sorella Ottavia, e ben diverso dal +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +temperamento dell’altra sorella Antonina, non +gli consentiva forti propositi, sopratutto essendo +egli trilustre appena ed epilettico. Come non +aveva reagito con energia allorchè venne diseredato, +anche in questa circostanza si manteneva +muto e sdegnoso, e non aveva osato mai +rinfacciare apertamente a Nerone il suo tradimento. +Questa volta veniva suo malgrado; veniva +perchè spinto a quel passo da Gneo Calpurnio +Pisone e dagli altri suoi fautori, che lo volevano +forte nell’agire e congiurare contro l’usurpatore. +</p> + +<p> +L’Imperatore licenziò Seneca e Burro, e fatto +introdurre il giovine cognato, gli andò incontro +e gli strinse la mano, senza che l’altro osasse +rifiutarla. +</p> + +<p> +Disse ch’era contento di rivederlo dopo la +lunga assenza e gli dimandò se venisse anch’egli +a congratularsi de’ suoi trionfi. +</p> + +<p> +— Ne godo per te, o Claudio, ma non è ciò +che mi condusse. +</p> + +<p> +— E che, dunque? — chiese Nerone, tornando +a sedersi, ed additando a Britannico uno sgabello. +</p> + +<p> +— Tu devi rassicurarmi sul conto di mia sorella. +</p> + +<p> +— Di quale sorella tu intendi parlare? Di +Claudia forse, figlia d’Erculania, o della formosissima +tua sorella Antonina, che nacque da +Petina, e che mi dicono esserti cara di molto? +</p> + +<p> +E marcò queste ultime parole così, che il viso +di Britannico si fece di porpora; ma non volle +rilevare la maligna insinuazione, e rispose: +</p> + +<p> +— Essa non m’è certo più cara d’Ottavia, che +vorrei vedere felice sempre, come lo fu quand’essa +regnava arbitra del tuo cuore. +</p> + +<p> +— Assicurati, o Britannico, ch’essa lo è egualmente +adesso. +</p> + +<p> +— Ma corre fama che la stella di lei stia per +tramontare, e che tu voglia strapparle dalla +fronte il diadema imperiale per adornarne un’altra +donna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +</p> + +<p> +— E chi ti riferì questo? — chiese Nerone +con un sogghigno beffardo, ma nel quale traspariva +la stizza. +</p> + +<p> +— Lo si disse a Corinto, lo si ripete a Roma. +Io però non posso prestarvi fede, poichè non +ti credo capace, o Claudio, di vilipendere a questo +modo la sposa, cotanto da te amata un +giorno. +</p> + +<p> +— Rimani saldo in questo convincimento, e +non ti curare d’altro, o Britannico. +</p> + +<p> +Questi però non era soddisfatto della sibillina +risposta, e voleva tornare agli amici, o superbo +d’aver dimostrato a Cesare il suo sdegno o +contento d’una smentita. +</p> + +<p> +Laonde rispose: +</p> + +<p> +— Devi apertamente dirmi se io m’inganno o +se la fama mentiva. +</p> + +<p> +— Per non protrarre a lungo questo colloquio, +che potrebbe danneggiar la mia voce, +voglio rimandarti coll’assicurazione, che la concubina +non diverrà mia sposa. +</p> + +<p> +Britannico non volle altro e tornò glorioso e +trionfante da Calpurnio Pisone per dargli la fausta +notizia. +</p> + +<p> +— M’è grato per la diva Ottavia, — rispose +Pisone, — ma pel tuo bene avrei voluto che il +tiranno, alle tante altre follie, anche questa aggiungesse +per accumulare le ire del popolo contro +di lui, e il suo favore per te. +</p> + +<p> +— Avrei acquistato questo favore a troppo +caro prezzo, l’onta e il dolore d’Ottavia. È già +abbastanza vilipesa dal vile Enobardo la figlia +di Claudio e di Messalina. +</p> + +<p> +— Vorrei che lo stimolo dell’ambizione fosse +potente in te come l’orgoglio di casta. Intanto, +non lasciarti adescare dalle moine del tiranno. +</p> + +<p> +— Io? Se mi vi recai oggi, dietro la tua insistenza, +o Calpurnio, una volta rassicurato che +la publica voce mentiva, non v’andrò se non +mi chiama. +</p> + +<p> +— Prima d’esser tranquillo sulle assicurazioni +di lui, aspetta. Non prestar fede così facilmente. +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +Forse oggi stesso, mercè un piatto squisito di +<i>sumen</i>‍<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> e del generoso falerno, saprò intera +la verità. +</p> + +<p> +Le sale di Gneo Calpurnio Pisone erano frequentate +da giovani eleganti, uomini di lettere, +patrizii, Senatori ed artisti. +</p> + +<p> +Quella sera, terminata una splendida cena, i +convitati, tra cui Lucano, Isidoro Cinico, il giovane +Flavio Sverino, intimo del Pisone e a lui +devotissimo, e Cercopiteco Panerote erano passati +dal triclinio nell’exedra. +</p> + +<p> +Mentre gli altri si divertivano nel giuoco del +<i>talus</i>‍<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> (o <i>tessera</i>) e facevan gran chiasso, sopratutto +quando alcuno riusciva a fare il miglior +tiro chiamato <i>venus</i>, Cercopiteco sedeva sopra +un bisellio, sbuffando per soverchio cibo e bevanda. +</p> + +<p> +Il parassita aveva mangiato a crepapelle e bevuto +come un otre, e a metà della cena erasi +ritirato nel gabinetto attiguo al triclinio per alleggerirvi +lo stomaco e fare onore all’altra metà. +</p> + +<p> +Era soddisfatto e gaio, ed aveva sciolto lo scilinguagnolo. +</p> + +<p> +Pisone, che gli stava accanto, approfittò del +momento propizio per farlo parlare su quanto +era avvenuto a Corinto. +</p> + +<p> +E l’altro raccontò delle feste, fu eloquente +nella descrizione dei banchetti, meno in quella +dei ludi. Fu parco nel lodare la parte presa in +questi da Nerone; ma si guardò bene dal biasimarlo +e beffeggiarlo. Andò poi in epico nell’esaltare +le bellezze delle donne greche. +</p> + +<p> +— Immagino, — osservò Pisone, — che strage +avrà fatto di queste il divo Cesare. +</p> + +<p> +Il Panerote mosse in giro la destra sbarrando +gli occhi e alzando la testa. Gesto codesto, che +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +esprimeva più di qualsiasi frase le amorose conquiste +di Nerone. +</p> + +<p> +— E la bella citarista tollerava siffatte infedeltà? — chiese +Calpurnio. +</p> + +<p> +L’altro rispose: +</p> + +<p> +— Pare che sull’orologio solare di lei, l’ombra +del <i>gnomon</i> abbia passato il meriggio e s’avvicini +a vespro. +</p> + +<p> +— Oh, a questo non posso prestar fede, — esclamò +Pisone. — S’egli intendeva cingerle la testa +della diadema imperiale. +</p> + +<p> +— E tu hai creduto a codesta fiaba, o intelligente +Pisone? +</p> + +<p> +— Negheresti forse che si fecero indagini per +iscoprire.... +</p> + +<p> +— Lo so, lo so, — interruppe il Panerote, — se +Atte non avesse in cima alla sua genealogia +qualcosa di più bello della schiavitù, qualche +farmaco che le purgasse il sangue. Ma lo fece +per accontentarla, non per altro. +</p> + +<p> +— Ed io t’assicuro che voleva sposarla. +</p> + +<p> +— Ed io t’assicuro invece che se anche avesse +avuto in mente questa strana idea, ora non ci +penserebbe più, perchè gli spiacque di vedere talvolta +il suo trionfo eclissato dall’arte di lei, e perchè +i vezzi delle etère greche lo hanno inebriato. +</p> + +<p> +— Vorresti dire che il fascino e la potenza +di quella donna sono sepolti? +</p> + +<p> +— Non sono sepolti, neppure agonizzanti, ma +gravemente ammalati. +</p> + +<p> +— Sarà, — mormorò Pisone, fingendosi incredulo +per tirarlo ancora su, — ma io temo che +Nerone continuerà ad essere dominato da quella +donna. +</p> + +<p> +— Ed io lo spero. Meglio essa che un’altra. +L’indole di quella greca è buona e mite, nè sarà +mai capace di trascinare l’amante ad ingiustizie, +a vendette o altre cose riprovevoli. +</p> + +<p> +Pisone proruppe ridendo: +</p> + +<p> +— E l’adulterio a cui lo trascinò? E l’onta +fatta alla divina Ottavia? E il tentativo di farla +ripudiare, di balzarla dal trono? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +</p> + +<p> +— No, no, sei in errore, amico Calpurnio, — interruppe +alla sua volta Cercopiteco, tra gli +sbadigli della laboriosa digestione. — Essa non +voleva saperne di portare quest’oltraggio estremo +alla sublime donna, alla quale tutta Roma +tributa incensi, e meritati incensi.... sicuro. +</p> + +<p> +E le parole cominciavano ad uscire con stento +dalla sua bocca; non le batteva più, le bofonchiava, +e le palpebre gli si facevano sempre più +gravi. +</p> + +<p> +— Baie, — mormorò Pisone, — baie. +</p> + +<p> +— Ma che baie.... a tutti lo diceva — anche +Nerone lo diceva!... le indagini,... sì.... le indagini +si fecero e non si fecero.... +</p> + +<p> +Vedendo che il parassita s’addormentava, Pisone +lo lasciò dormire, e andò ad unirsi all’allegra +brigata. +</p> + +<p> +Egli aveva saputo quello che voleva, o per +dir meglio quello che non voleva, poichè avrebbe +preferito il grave scandalo. +</p> + +<p> +Tuttavia sperava ancora che l’altro, per riguardi +cortigianeschi, non fosse stato del tutto +sincero. +</p> + +<p> +Ma Panerote nei vapori del vino spifferava la +verità. +</p> + +<p> +Nerone aveva ordinato che si facessero delle +ricerche sull’origine della famiglia d’Atte, perchè +sposandola, i romani non lo accusassero d’aver +ripudiata Ottavia per dar loro a sovrana una +schiava. Ma in seguito, diminuita la passione +per le ragioni esposte da Cercopiteco, non erasi +più curato di sapere se le indagini continuassero +o no, tanto più che la citarista dichiarava +di non volere accettare la sua mano, preferendo +di restare amante. +</p> + +<p> +E in questo si rivelava l’astuzia greca. Essa +vedeva che divenuta moglie, finirebbe, come Ottavia, +per perdere ogni impero su lui, non sarebbe +più amata, non tarderebbe il ripudio. +</p> + +<p> +Ed essendogli stato fatale il viaggio in Acaja +si lamentava con Egloga ed Alessandria al suo +ritorno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +</p> + +<p> +— Ahimè, dicendo, andai a Corinto sua diva, +ne torno sua amante, amata ancora; ma sento +che presto sarò solo di lui schiava fedele. Il mio +canto più non lo seduce. Se non sono i vezzi +delle giovani greche e alessandrine, se non è +l’amore dell’arte, che mi rapiscono il suo cuore, +forse occulti nemici congiurano a’ danni miei. +</p> + +<p> +Essa non si mostrava adirata, nè piangeva, +ma sul volto di lei c’era l’impronta d’un profondo +dolore. +</p> + +<p> +Le due nutrici cercavano rassicurarla, e Sporo, +ch’era presente e la fissava innamorato e commosso, +uscì in queste parole: +</p> + +<p> +— Povera Atte, guardati dal maligno Aniceto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p> + +<h2 id="cap11"><span class="smcap">Capitolo XI.</span> +<span class="smaller">I Circensi.</span></h2> +</div> + +<p> +Straordinarii spettacoli, ludi nuovissimi, esagerata +prodigalità, sfrenate libidini, ecco dopo +gli effimeri trionfi dell’arte, quello che ambiva, +quello che sentiva Nerone. +</p> + +<p> +Poco dopo il ritorno dall’Acaja furono da lui +ordinate le feste in onore di Giove, e volle che +cittadini pervenuti alla dignità consolare, Senatori, +Cavalieri e Matrone avanzate in età concorressero +a celebrarle, prendendo parte alle +corse, alle lotte, alle rappresentazioni sceniche. +</p> + +<p> +Questo nuovo capriccio del divo Cesare, il sapere +che si rappresenterebbero nuovi giuochi, e +la voce sparsa che lo stesso Imperatore vi +prenderebbe parte, aveva solleticato straordinariamente +la curiosità del popolo romano, già di +spettacoli avido tanto. +</p> + +<p> +Il circo Massimo, sito tra il Palatino e l’Aventino, +era lungo duemila cento ottantasette piedi, e +largo novecento sessanta, e poteva contenere trecentomila +spettatori. Pur tuttavia sembrava che +quel giorno dovesse riuscire angusto per quella +fiumana di gente, che irrompeva con furia sotto +le dodici arcate dei portici, destinate all’ingresso +del popolo. I più impazienti salivano a prendere +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +posto nelle gradinate, altri affollavansi alle taverne +dei mercanti, ch’eran sotto i portici, per +procurarsi di che soddisfar la fame e la sete durante +lo spettacolo. Altri andavano a leggere le +tabelle infisse alle colonne, che dividevano i ventiquattro +compartimenti del circo, ove a grandi +caratteri erano scritti i nomi dei nobili aurighi. +</p> + +<p> +Intanto i Consoli, gli altri dignitari, il Pontefice +Massimo, l’Edile, il Capo degli Auguri, le +Vestali e i patrizii colle loro famiglie entravano +per le quattro alte edicole chiamate <i>moenania</i> +e ch’erano sormontate da quadrighe di bronzo. +</p> + +<p> +Per questa circostanza era stato assegnato ai +Cavalieri un luogo appartato perchè meglio godessero +lo spettacolo della corsa, che dovevano +fare ventiquattro dei loro compagni. +</p> + +<p> +All’ora detta <i>sol</i>, ch’era tra il meriggio e la +sera, uno squillo di tromba annunziò l’arrivo +dell’Imperatore, che, lungo il tragitto, aveva destata +l’ammirazione del popolo, guidando un +<i>decemjugis</i>, ossia dieci cavalli di fronte attaccati +ad un carro dorato. Seguiva un elegantissimo +cocchio, fatto a foggia di barca, che posava su +cinghie di cuoio, ed era tirato da quattro cavalli +bianchi. In esso sedevano le due Imperatrici. +Accompagnavano il nobile corteo i soldati pretoriani +e i littori. +</p> + +<p> +Allorchè l’Imperatore comparve nel pulvinare, +e sedette tra Ottavia e Agrippina, da quelle +trecentomila bocche s’elevò un grido di saluto, +che fece rintronare l’aria. +</p> + +<p> +Allora l’Edile, montato su cavallo a dorso nudo, +uscì dalla porta <i>pompae</i> dell’<i>oppidum</i> (città), edifizio +che chiudeva da un lato il circo e sotto +il quale eran costrutte le stalle (<i>carceres</i>) pei +cavalli ed i carri. +</p> + +<p> +Egli fece il giro della <i>spina</i>, muro basso costruito +in senso longitudinale attraverso il campo +della corsa. +</p> + +<p> +Alle due estremità della spina sorgevano le +due mete dorate, e sull’alto nel mezzo un obelisco +dedicato al sole. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +</p> + +<p> +Compiuto il giro, fece distendere al punto dove +i carri prenderebbero la mossa, l’<i>alba linea</i> o +corda tinta di bianco, attaccata a due piccoli pilastri +detti <i>hermulae</i>. +</p> + +<p> +Poscia salì sull’alto dell’<i>oppidum</i> dov’erano +i giudici, ai quali egli presiedeva e ch’erano +tutti pittori o scultori non romani. +</p> + +<p> +Le trombe diedero un nuovo squillo, e come +mosse da corrente elettrica, s’agitarono le teste +e le braccia di quell’immensa moltitudine, che +poi proruppe in entusiastiche acclamazioni, +quando dalle carceri uscirono le bighe disposte +in tre file d’otto per ognuna e guidate da Cavalieri, +che non oltrepassavano il quinto lustro, +ed avevano militato almeno in due campagne. +Alcuni s’erano guadagnata la corona <i>Civica</i> o +la <i>Murale</i> o altra onoranza guerresca. Per questi +ultimi bastava una sola campagna per essere +ammessi ai circensi. +</p> + +<p> +I ventiquattro aurighi vestivan tuniche l’una +di tinta diversa dall’altra, e ciascuno portava +la fascia trasversale, e il nastro che gli cingeva +i capelli d’altro colore della veste. +</p> + +<p> +E d’ugual nastro, e d’ugual fascia si vedevano +adorne quel dì le giovinette patrizie, molte delle +quali palpitavano in quel momento e facevan +voti per la sorte del Cavaliere prediletto. +</p> + +<p> +I tre ordini di bighe fecero al passo il giro +del circo, rasentando le balaustre dei <i>podi</i> per +essere meglio ammirati dagli spettatori, che li +accompagnavano col grido: <i>Salvete! Salvete!</i> +</p> + +<p> +I cavalli, pressochè tutti puledri bellissimi o +di puro sangue romano, o nati da coppie incrociate +o venuti direttamente dall’Asia, procedevano +saltellando e nitrendo. Parevan superbi +dei loro graziosi ornamenti e della gara a cui +eran chiamati. +</p> + +<p> +Compiuto il giro, i carri rientrarono nelle +carceri, e i Cavalieri tornarono poi ad uscire +a piedi quando vennero chiamati ad uno ad +uno a prendere il posto loro assegnato dalla +sorte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +</p> + +<p> +Il posto migliore, quello più vicino all’Euripo‍<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, +toccò ad Aulo Plancio, con gran rammarico di +Cesare. +</p> + +<p> +Come furono messi in fila, la linea bianca +cadde e i ventiquattro giovani spiegarono la +corsa. +</p> + +<p> +Al terzo giro eran stanchi, sudati, ansanti, ma +giunsero tutti alla meta. Il primo però non era +Aulo Plancio. Egli anzi fu tra gli ultimi. +</p> + +<p> +Il divo Cesare era contento. +</p> + +<p> +Rivoltosi ad Agrippina, le disse sommessamente, +accompagnando le parole con maligno +sorriso: +</p> + +<p> +— Forse lo trattenesti la scorsa notte? +</p> + +<p> +La madre lo guardò fissa, poi si rivolse senza +rispondere. +</p> + +<p> +Il vincitore ebbe in premio un grosso anello +gemmato e rientrò cogli altri nelle carceri. +</p> + +<p> +Poco dopo squillarono di nuovo le trombe; +l’Edile impose silenzio al pubblico, e le prime +dodici bighe ricomparvero. Estratti a sorte da +un’urna i nomi degli aurighi, andarono ad uno +ad uno a prendere il posto loro designato. Come vi +furono tutti, l’alba linea fu lasciata cadere e +i cavalli partirono. Da principio i più esperti +conduttori li trattenevano per non affaticarli, e +durante il primo giro il gruppo delle bighe procedette +bastantemente serrato. +</p> + +<p> +Nel secondo cominciò a diradarsi; ma si correva +più forte, quantunque alcuni trattenessero +ancora la biga, mentre altri cominciavano a +sferzarla. +</p> + +<p> +Nel terzo la carriera divenne vertiginosa, le +zampe dei cavalli sfioravano appena il terreno, +sembrava che volassero. I colpi della scutica +li facevan balzare frementi, il grido dell’auriga +ne raddoppiava la foga. Il terreno cupamente +rimbombava sotto quella ridda, che sempre più +si faceva ruinosa, talchè a tre o quattro dei primi +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +aurighi giunti, non riuscì di fermarsi alla meta, +e furono dagli animali, che non sentivano più +freno, trascinati per un giro ancora. +</p> + +<p> +La moltitudine li aveva seguiti cogli occhi +senza trar respiro, interessandosi a tutti gli episodi, +e ciascuno facendo voto in cuor suo per +quella biga sul valor della quale aveva fatto +scommessa. +</p> + +<p> +E di scommesse ce n’erano infinite, dalle poche +<i>as</i> del popolano alle centinaia di talenti. +</p> + +<p> +Nerone, più di tutti, era intento allo spettacolo, +nè mai si toglieva dall’occhio il <i>lapis Neronianus</i>‍<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. +</p> + +<p> +Il Cavaliere Marco Salvio Ottone era l’auriga +vincitore ed ebbe in premio una daga d’oro tempestata +di pietre preziose. +</p> + +<p> +Nerone fece avvicinare il Prefetto delle coorti +pretoriane, che si teneva in fondo al pulvinare, +e gli dimandò: +</p> + +<p> +— Dimmi, Vestino, codesto vincitore, è forse +quel Cavaliere Ottone che dicono posseder sposa +splendidamente bella, più forse della tua fidanzata +Statilia Messalina? +</p> + +<p> +— È lui, o divo Cesare. +</p> + +<p> +— Giovane intraprendente, e a quanto sembra, +fortunato in tutto, — rispose Nerone con aria +d’invidia e d’ammirazione. +</p> + +<p> +Il Prefetto si trasse di nuovo indietro. +</p> + +<p> +Le trombe annunziarono l’arrivo delle altre +dodici bighe. +</p> + +<p> +Di queste l’Imperatore ne seguì attraverso il +suo smeraldo i giri con interesse anche maggiore. +</p> + +<p> +Aulo Plancio, l’uomo da lui odiato, aveva sortito +uno dei posti migliori, e la sua biga correva +terza nel primo giro, e nell’altro, sorpassato +il secondo auriga, correva quasi allato al +primo. +</p> + +<p> +Nerone fremeva impaziente, tanto più che gli +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +sembrava legger la compiacenza sul volto della +madre. +</p> + +<p> +Erano forse il sospetto, l’odio, la gelosia, che +lo facevano travedere. +</p> + +<p> +Mancava poco per giungere alla meta, allorchè +Plancio, rallentando le redini, ed animando +i cavalli colla scutica e colla voce, sorpassò la +prima biga e fu vincitore. +</p> + +<p> +Nerone si morse il labbro inferiore, la sua +faccia si contrasse, e la sua fiera guardatura +talora si rivolgeva ad Agrippina, talora fulminava +il Plancio nel suo giro di trionfo. +</p> + +<p> +Una speranza gli rimaneva, che quell’odiato +sarebbe soccombente nella corsa <i>decretoria</i>, +quella cioè, in cui dovevano misurarsi i due +primi vincitori Ottone e Plancio, e quello che +ottenesse il premio nella gara delle fazioni. +</p> + +<p> +Di questa facevan parte tutti i conduttori di +carri. Ciascuno aveva un capo e vestiva colori +differenti dalle altre. +</p> + +<p> +Alle loro sfide, più che a quella dei nobili, s’interessava +la plebe, che mormorava ed agitavasi +impaziente di veder uscire dalle carceri +i dodici aurighi delle tre fazioni bianca, gialla +e verde. +</p> + +<p> +Finalmente, poichè il Plancio ebbe terminato +il giro trionfale e ricevuto dalle mani dell’Edile +il premio, un cameo contornato di gioie, vennero +fuori i dodici carri delle fazioni, tirati da +cavalli di razza romana allevati a spese dell’erario. +</p> + +<p> +Il popolo, tra cui quei conduttori contavano +infinità d’amici, li salutò con un urlo entusiastico, +e non potendo frenarsi poi, mentre compivano +i tre giri, ruppe più volte il silenzio imposto +dall’Edile. +</p> + +<p> +Vinse la livrea verde della fazione Prasina, +ed ebbe il premio di diecimila sesterzi. +</p> + +<p> +Per rimandar contenti anche gli altri, Nerone +aveva dato ordine che ciascuno di loro avesse +in dono un <i>dolio</i> di vino. +</p> + +<p> +Nella corsa <i>decretoria</i> i tre vincitori montavano +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +a cavallo e Nerone sperava che Aulo +Plancio sarebbe cattivo cavaliero com’era stato +fiacco corridore. Si turbò alquanto allorchè, da +esperto conoscitore, col suo prezioso occhialetto +osservò che l’animale toccatogli in sorte +era un ardente puledro venuto dalle mandre +africane. Bellissimo cavallo andaluso era quello +di Marco Salvio Ottone, come pure giovine e +snello, l’altro montato dal cavaliere della fazione +verde. +</p> + +<p> +Era questa una gara assai difficile e pericolosa +pei contendenti, che non conoscevano l’indole +e i vizi di quegli animali tolti da poco alle +mandre. +</p> + +<p> +Nel primo giro procederono serrati e quasi +paralleli, nell’altro, Ottone era innanzi d’un +mezzo cavallo ad Aulo Plancio, ed il terzo competitore +cominciava a rimanere indietro. +</p> + +<p> +La plebe non poteva più frenarsi e di tratto +in tratto gridava a quest’ultimo; <i>macte animo! +Verbera! Curre!</i>‍<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e invano gli araldi alzavano +il caduceo per imporre silenzio. +</p> + +<p> +Nerone invece rimaneva muto, assorto, cogli +occhi fissi sopra i due cavalieri. +</p> + +<p> +Allorchè nel terzo giro, a poca distanza dalla +meta, Aulo Plancio, adoperando la stessa tattica +usata colla biga, frustò il cavallo e chino sulle +sciolte redini, lo spinse a maggior corsa, passò +Ottone e vinse, Nerone mandò un’imprecazione +agli Dei. Di quel furore si stupì Ottavia e gli +dimandò cosa avesse. +</p> + +<p> +— Non era costui ch’io voleva vincitore. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè lo detesto. +</p> + +<p> +— Che ti fece egli mai? +</p> + +<p> +— Chiedine alla diva Agrippina. +</p> + +<p> +— Io, — rispose questa, superba in cuor suo +d’inspirare ancora nel figlio cotanta gelosia — nulla +so, nè degli odii nè degli amori tuoi, perchè +a me non ti confidi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<p> +Ottavia, o non comprendendo l’enigma o fingendo +di non comprendere, rispose: +</p> + +<p> +— Ma tu, così valente in simili giuochi, dovresti +invece ammirarlo. +</p> + +<p> +— E tanto lo ammiro, che intendo misurarmi +con esso, e se il sopraggiungere della <i>suprema +tempesta</i> non ponesse termine ai ludi, oggi +stesso lo sfiderei. +</p> + +<p> +Appena tornato al palazzo dei Cesari, ordinò +che gli fosse condotto Aulo Plancio. +</p> + +<p> +Questi non tardò a comparire. +</p> + +<p> +Era un giovine d’atletiche forme, che aveva +più del gladiatore che del Cavaliero. Che la +madre di Nerone, imitando Messalina, ne avesse +fatto il suo Bito molti supponevano, ma nessuno +poteva asserirlo. +</p> + +<p> +Era donna troppo astuta e troppo desiderosa +d’essere apprezzata dal figlio, per compromettere +coll’imprudenza la sua dignità. +</p> + +<p> +Nerone però, che di lei conosceva gl’istinti +e le vecchie storie, era pressochè sicuro di +quella tresca. Chi era stata espulsa da Caligola +pei suoi disordini; chi aveva fatto assassinare +il suo primo marito Crispo Passieno; +chi aveva strappato dalle braccia d’Ottavia Lucio +Silano per darla in isposa a lui, ed aveva +poi accusato d’incesto il misero giovine, l’aveva +trascinato davanti ai giudici e costretto al suicidio; +chi aveva fatto morire nelle torture Lolia +Paulina, accusandola di magia, perchè gelosa +della sua bellezza; chi finalmente impaurita della +condanna a morte inflitta dall’Imperatore Claudio +ad una adultera, aveva fatto uccidere col +veleno il suo terzo marito; poteva nutrire qualsiasi +passione volgare. +</p> + +<p> +Era già molto, secondo Nerone, ch’essa avesse +preferito a schiavi ed istrioni quell’Aulo Plancio. +</p> + +<p> +Ciò però non toglieva ch’egli per gelosia non +l’odiasse, perchè, come già dicemmo, le donne, +che appartenevano a Claudio Nerone, non dovevano +amare che lui. +</p> + +<p> +Come Aulo Plancio gli fu dinanzi, Nerone, +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +dopo averlo squadrato da capo a piedi, gli +disse: +</p> + +<p> +— Tu ti mostrasti nel circo esperto auriga +ed esperto cavaliere, talchè mi nacque il desiderio +di misurarmi con te. +</p> + +<p> +L’altro, colto da sorpresa, non seppe che rispondere. +</p> + +<p> +— Saprai per certo, — riprese Nerone, — condurre +un <i>decemjugis</i>. +</p> + +<p> +— O divo Cesare, non possedetti mai dieci +cavalli. +</p> + +<p> +— Avendoli, saresti capace di guidarli alla +corsa? +</p> + +<p> +— Forse. +</p> + +<p> +— Non presumer tanto, poichè non è agevol +cosa come tu credi. Ma se ti senti di tentar +la prova, le mie stalle ti provvederanno i cavalli. +Quanto tempo chiedi per esercitarti? +</p> + +<p> +— Non saprei.... +</p> + +<p> +— Ebbene io voglio teco mostrarmi generoso +avversario. Da dimani tu troverai nelle +carceri dell’<i>oppidum</i> i dieci animali e il carro. +Fa le tue prove ogni dì, e quando sarai pronto +ad accettar la mia sfida, offriremo questo spettacolo +al popolo in onore di Vulcano, e voglio +che il vincitore sia incoronato da una vergine, +come s’egli fosse rimasto superiore in tutte le +gare dei circensi. +</p> + +<p> +Il Plancio rimaneva come trasognato per +siffatta proposta. Conoscendo i sentimenti poco +benevoli di Cesare verso di lui, sentiva che lo +scopo di quella sfida era il desiderio d’umiliarlo +in presenza della moltitudine e scemar +la sua gloria. +</p> + +<p> +Conveniva però sottomettersi alle brame di +quel maniaco tiranno, ed accettare, lasciandogli +la vittoria, per non esporsi alle vendette di lui. +</p> + +<p> +— Mi sottometto, — disse, — ai desiderii del +mio Imperatore, sicuro d’esser vinto. +</p> + +<p> +— Bada, — interruppe Nerone, — che se tu +pretenderai nella sfida usar dei riguardi all’Imperatore, +se non mi tratterai com’altro qualunque +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +conduttore di carro, se non osserverai +tutte le regole delle corse, non te lo perdonerò. +</p> + +<p> +Questa dichiarazione fe’ partire il Plancio dal +palazzo dei Cesari, più turbato che mai. +</p> + +<p> +Allorchè Nerone riferì la cosa alla moglie e +alla madre, l’angelica Ottavia lo scongiurò a +desistere da quel progetto, che poteva riuscire +periglioso per lui. +</p> + +<p> +Agrippina invece se ne mostrò meravigliata; +ma non fece osservazione di sorta, per tema +che le sue esortazioni fossero spiegate a senso +d’interessamento per Aulo Plancio. +</p> + +<p> +Seneca e Burro apertamente gli dichiararono +che non doveva davanti al suo popolo un Imperatore +romano darsi a spettacolo, cimentando +l’onore e la vita. Ma le loro parole non valsero +che a sdegnare il despota ed avvalorarlo nel +suo divisamento. +</p> + +<p> +E giunse il giorno tanto da Nerone desiderato, +e al circo Massimo tutta Roma accorse +per assistere a quella nuova profanazione della +grandezza Cesarea. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p> + +<h2 id="cap12"><span class="smcap">Capitolo XII.</span> +<span class="smaller">Odio ed amore.</span></h2> +</div> + +<p> +Nel giorno destinato alla gara, appena Aulo +Plancio ebbe varcata la soglia della sua casa +per recarsi al circo, una donna, coperta da +fitto velo, s’avvicinò a lui e gli disse: +</p> + +<p> +— Guardati dal vincere, o Aulo Plancio. +</p> + +<p> +— E chi sei tu che così mi ammonisci? +</p> + +<p> +— Non curarti di sapere chi io mi sia, — rispose +la donna. — Guardati dal vincere, ti ripeto, +se t’è cara la vita. +</p> + +<p> +E raggiunta una compagna, anch’essa velata +e che l’attendeva a poca distanza, s’allontanarono +amendue con celere passo. +</p> + +<p> +La sera innanzi, dopo un’orgia fatta con cantori, +istrioni e meretrici, Nerone stava supino +sul suo letto, e ad Atte, che gli giaceva denudata +al fianco, diceva balbettante per ubriachezza: +</p> + +<p> +— Il soverchio falerno e le tue carezze mi +hanno fiaccate le fibre, e domani ho bisogno +di tutte le forze per condurre i miei dieci puledri +e fiaccar l’orgoglio di quel giovine presuntuoso. +</p> + +<p> +— Ma tu lo sfidasti, o Claudio. +</p> + +<p> +— Perchè il suo trionfo mi fece dispetto. Voglio +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +mostrargli, che se gli altri furono vinti da +lui, non si vince Nerone. +</p> + +<p> +— Dunque tu sei sicuro del trionfo. +</p> + +<p> +— Tanto lo sono, che designai già la vergine +dalle cui mani dovrò ricever la corona. +</p> + +<p> +— E chi sarà costei? — dimandò Atte con +amarezza gelosa. +</p> + +<p> +— Tu non lo indovineresti mai. +</p> + +<p> +— Ma chi dunque? +</p> + +<p> +— La tua sorella di latte, la Vestale Rubea. +</p> + +<p> +A questo nome Atte si levò sul fianco e fissando +Nerone negli occhi, quasi volesse scrutarne +l’intimo pensiero, gli dimandò come +avesse pensato a lei, cosa lo avesse indotto a +quella scelta. +</p> + +<p> +— Non ti ricordi, — rispose Nerone, — quanto +un giorno esaltasti la beltà di lei? Anche il pedagogo +ne rimase abbagliato. +</p> + +<p> +— Ebbene? +</p> + +<p> +— Io voglio vederla, voglio che all’onore di +pormi sul capo l’alloro sia chiamata questa +divina Sacerdotessa. +</p> + +<p> +— Rifiuterà. +</p> + +<p> +— Oibò, — mormorò Nerone, dimenando il +capo. +</p> + +<p> +— Rifiuterà per certo, — ripetè la citarista. +</p> + +<p> +— Non si rifiuta a Nerone. +</p> + +<p> +Atte, ponendosi le mani nei capelli, esclamò: +</p> + +<p> +— Ah ch’io presento sventure! +</p> + +<p> +Nerone fe’ le spallucce. +</p> + +<p> +— Guardati bene, o Claudio. +</p> + +<p> +— E tu guardati dal riuscirmi importuna. +</p> + +<p> +— Quasi desidero che il vincitore sia Plancio, — mormorò +la donna scendendo dal letto, e +ponendo i bei piedini sulla pelle di pantera distesa +in terra. +</p> + +<p> +Nerone, pieno di dispetto, gridò: +</p> + +<p> +— Ah! tu vuoi dunque la morte di quel disgraziato. +</p> + +<p> +— Cosa intendi con questo? — chiese l’altra +rivolgendosi. +</p> + +<p> +— Ricordati che l’istrione Paride osò vantarsi +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +in pubblico d’essermi superiore nel recitar +tragedie, e poco dopo traversò lo Stige. +</p> + +<p> +— Ma tu non ucciderai quell’uomo che nulla +ti fece. +</p> + +<p> +— Nulla mi fece? — ripetè sogghignando il +briaco tiranno, — e forse egli osa, mentre parliamo, +giacersi in letto colla diva Agrippina. +</p> + +<p> +— Io t’impedirò questo nuovo delitto. +</p> + +<p> +— Non avrai siffatta cura perchè la vittoria +sarà mia. +</p> + +<p> +— Ma se il fato.... +</p> + +<p> +— Lascia in pace il fato, e vattene. +</p> + +<p> +— Voglio prima che tu mi rassicuri, o Claudio. +</p> + +<p> +— Va, ti dico, ch’io sono stanco e più non +ho volontà di parlare. +</p> + +<p> +Atte s’avvolse nel suo amitto ed uscì. +</p> + +<p> +Ridottasi nella sua stanza, si fe’ a fantasticare +sulla tremenda minaccia, e come si potesse +prevenire il Plancio senza che lo sapesse +Nerone. +</p> + +<p> +Finalmente si decise ad avvisarlo lei stessa, +e levatasi di buon mattino, prese a compagno +Sporo, e velati ambidue si recarono davanti +alla casa d’Aulo, e sentendo dall’ancella ostiaria +che questi non era ancora uscito, lo attesero +nella via. +</p> + +<p> +Compiuta l’opera pietosa, a cui il cuore e la +coscienza l’avevano spinta, tornando verso la +casa Augustale pensava a Rubea. Un vago presentimento, +misto a turbamento geloso, l’esortava +ad avvisare anche la sua sorella di latte +dell’onore a cui la si voleva invitare. +</p> + +<p> +Ma le verrebbe fatto di veder la Vestale? E +vedendola potrebbe consigliarla di rispondere +con un rifiuto al desiderio cortese del divo Cesare? +E ciò per un chimerico dubbio, da cui il +sacro carattere di Sacerdotessa si sentirebbe +offeso. +</p> + +<p> +E poi, non sarebbe da parte sua un atto biasimevole +l’andare essa stessa, tanto amante, +tanto beneficata, ad accusare l’Imperatore di +malvagie intenzioni? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +</p> + +<p> +Deposto il pensiero di quel tentativo tornarono +al palazzo. +</p> + +<p> +Giunta l’ora di recarsi al circo Massimo, desiderosa +di restarsene a meditare mestamente +nella sua stanza, volle che Sporo vi si recasse +senza di lei. Non le riuscì però di liberarsi del +giovinetto innamorato, ch’era tutto felice di trovarsi +solo in sua compagnia, poichè anche +Egloga ed Alessandria v’erano andate in compagnia +di Fusco, Procuratore dell’Egitto, e figlio +di quest’ultima. +</p> + +<p> +Prima di recarsi al circo, Nerone andò al +tempio di Giove Ottimo Massimo e là depose +davanti al simulacro un ricchissimo cofanetto +d’oro. In esso erano rinchiusi i peli dei suoi mustacchi, +che quella mattina stessa s’era fatti +radere, per offrirli in olocausto al Nume, perchè +gli ottenesse il trionfo. +</p> + +<p> +Erasi inoltre servito per acconciarsi le chiome +d’un drizzatoio ch’eragli stato donato da uno +del volgo, e pel quale aveva grande venerazione, +assicurando che gli prediceva l’avvenire. +</p> + +<p> +Riferisco queste strane fantasie di quel monomane, +appoggiandomi all’autorità di Caio +Svetonio. +</p> + +<p> +I dignitari dello Stato e del clero, i patrizii +colle loro famiglie sedevano nel circo, perchè +Nerone lo aveva quasi imposto loro. Agrippina +ed Ottavia erano nel pulvinare, circondate dalla +corte, e l’una e l’altra facevano voti perchè +vincesse l’Imperatore, supponendo che sarebbe +stato terribile in lui lo sdegno del vinto. +</p> + +<p> +Quantunque Nerone sapesse d’essere valente +maestro nel guidare dieci cavalli di fronte, pure +mostravasi preoccupato, tanto più che aveva +dato ordine all’Edile e ai Giudici che fossero +osservate scrupolosamente le leggi della corsa. +</p> + +<p> +Prima d’uscire dalle <i>carceri</i> col suo avversario +ripeteva a questi di guardarsi bene dal +non metter tutto l’impegno per riuscir vincitore. +</p> + +<p> +Dopo aver fatto il solito giro al passo, quando +al prolungato squillo delle trombe cadde l’<i>alba +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +linea</i> e partirono, l’Imperatore, durante i tre +giri, di tratto in tratto toglieva lo sguardo dalle +teste de’ suoi cavalli per rivolgerlo a quelli del +suo competitore, che rimaneva indietro, e vedere +se ciò facesse per non giunger primo alla +meta. +</p> + +<p> +Dal modo incerto però col quale procedevano +i dieci puledri d’Aulo Plancio, si capacitò che +se non riusciva a mandarli innanzi, era in lui +inesperienza, non astuzia. +</p> + +<p> +Nè l’una nè l’altra. Il giovine Cavaliere, durante +la corsa, titubava ancora tra il desiderio +e la tema di vincere, e questa incertezza s’appalesava +nel guidare il <i>decemjugis</i>. +</p> + +<p> +Nerone toccò il primo la meta, e tra gli urli +del popolo e lo squillar delle trombe, fece due +giri ancora attorno alla <i>spina</i>, prima di poter +trattenere gli sfrenati puledri. +</p> + +<p> +Ricevuta ch’ebbe dalle mani dell’Edile la corona +d’alloro, scese dal carro e montato sopra +quadriga dorata insieme al sommo Sacerdote +di Vulcano, cominciò il giro trionfale, e come +fu dinanzi al pulvinare, ad alta voce pronunziò +il nome della Vestale Rubea. +</p> + +<p> +S’udì nel circo un prolungato mormorio, che +non denotava certo approvazione da parte del +publico. Tutti gli occhi si rivolsero al recinto +riserbato alle Vestali, che agitate gesticolavano, +parlando fra loro. +</p> + +<p> +Nerone, disceso dal cocchio, attendeva sull’alto +della gradinata, che metteva dall’arena al pulvinare, +quando venne a lui il Pontefice Massimo, +seguito da altri Sacerdoti e così gli parlò: +</p> + +<p> +— O divo Cesare, tu sai che ufficio delle Vestali +fu sempre quello di porgere la <i>laurea insigne</i> +ai guerrieri che tornavano dopo aver debellato +i nemici. Quello era sacro rito e s’addiceva +loro. La corona dei ludi deve porgerla una +nobile fanciulla del patriziato, e tu non puoi disconoscere +questo loro diritto. +</p> + +<p> +— Io tutto posso, — interruppe Nerone facendosi +torvo. — Se a me piace, cangiando in sacra +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +una cerimonia profana, ch’è pure consacrata +agli Dei, chiamare una Sacerdotessa di +Vesta all’onore di cingermi il lauro, chi può +impedirlo? +</p> + +<p> +Il Pontefice rispose risolutamente: +</p> + +<p> +— Tu stesso, che non vorrai oltraggiare la +Dea nella sua Sacerdotessa, nè urtare colla religione +del popolo romano. +</p> + +<p> +— E se malgrado ciò, io m’ostinassi nel mio +proposito? +</p> + +<p> +— T’esporresti al rifiuto della vergine Rubea. +</p> + +<p> +Nerone, dopo aver fissato il Pontefice con +espressione di volto, dalla quale traspariva un +sinistro progetto, mormorò: +</p> + +<p> +— Sta bene. +</p> + +<p> +E rivolto verso l’interno del pulvinare, pronunziò +un altro nome. +</p> + +<p> +E fu quello d’Antonina, la sorella di Britannico. +</p> + +<p> +Questa, che si teneva in disparte dietro i biselli +delle due Imperatrici, rimase alquanto incerta, +se rispondere o no a quell’invito. +</p> + +<p> +Essa odiava Nerone per aver usurpato il trono +del fratello, e rifuggiva dall’accettare da lui +onore qualsiasi. +</p> + +<p> +Della sua titubanza s’avvide Ottavia, ed uno +sguardo supplichevole di lei la decise ad acconsentire. +</p> + +<p> +La prestante persona, le splendide forme, la +folta chioma castagnina, la vivacità delle brune +pupille, formavano la procace bellezza d’Antonina. +</p> + +<p> +Allorchè l’Imperatore, ascesa la scalea, s’inginocchiò +sull’ultimo gradino, essa maestosamente +si fece innanzi, prese dalle mani del Sacerdote +di Vulcano la corona, e glie la pose +sul capo. +</p> + +<p> +Nerone discese, rimontò sul carro, e fece il +giro trionfale. +</p> + +<p> +Intanto i Consoli, l’Edile e le matrone romane +colle loro figlie andavano a fare omaggio d’ossequio +ad Antonina, seduta su ricco trono, e +circondata dalle Vestali. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +</p> + +<p> +Compita la cerimonia, la moltitudine tumultuosamente +sgombrò il circo, senza neppure attendere +che i trombettieri dessero il segnale, e irruppe +come fiumana per le vie più brevi, che +dal circo Massimo conducevano al monte Pincio. +</p> + +<p> +Tutti erano in ansia di giunger presto su quella +vetta dov’era l’ara di Vulcano, e dove doveva +chiudersi la sacra festività alla mezzanotte. +</p> + +<p> +Antonina, accompagnata sempre dalle Vestali, +giunse ch’era già venuta la sera e andò a sedersi +sopra il solio, entro un boschetto d’allori. +</p> + +<p> +A stento i littori tenevano indietro i curiosi, +che volevano vedere l’Antistite della festa non +solo, ma anche quella Vestale Rubea, che invitata +dall’Imperatore, non erasi presentata. +</p> + +<p> +Alti candelabri di marmo, nelle cui tazze ardevano +materie resinose, rischiaravano la variopinta +moltitudine, che sembrava agitarsi in un +mare di fuoco. +</p> + +<p> +S’udì un frastuono lungo l’erta, di cui gli andirivieni +si rischiararono di nuova luce. Erano +le faci dei pretoriani, che accompagnavano il +carro a quattro cavalli nel quale sedevano Nerone +e il Sacerdote dì Vulcano. +</p> + +<p> +Fra le acclamazioni della plebe giunse la quadriga +davanti al boschetto degli allori. +</p> + +<p> +Nerone discese, e presa per mano Antonina +cominciarono a passeggiare in mezzo alla folla +stipata. Dietro di loro venivano le Vestali, poi +i Sacerdoti di Vulcano, e al corteggio facevano +ala i soldati del pretorio ed i littori. +</p> + +<p> +Il vincitore non sembrava completamente lieto +della vittoria. +</p> + +<p> +Parlava con Antonina, salutava il popolo, cercando +di nascondere più che da lui si potesse +l’interno dispetto per le severe rimostranze +del Pontefice. Di tratto in tratto volgeva la testa +indietro, e lanciava sguardi di fuoco sulla Vestale +Rubea. +</p> + +<p> +Tornati presso l’ara di Vulcano, egli piegò un +ginocchio davanti ad Antonina, che lo spruzzò, +secondo il rito, d’acqua lustrale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +</p> + +<p> +Quando fu terminata la festa alla mezzanotte, +essa si congedò dalle Sacerdotesse di Vesta e +tornò al suo palazzo. +</p> + +<p> +Al dì seguente era coricata ancora quando +entrò nella sua stanza Britannico colla faccia +imbronciata. +</p> + +<p> +Egli era dolentissimo che la sorella, da lui +tanto amata, avesse accondisceso all’invito di +Nerone, ma non osava esternare il suo rammarico. +La predilezione e il rispetto che nutriva +per essa non glie lo consentivano. +</p> + +<p> +Il penoso sentimento di lui però non isfuggì +ad Antonina, che gli disse: +</p> + +<p> +— Vieni qua, fratello, baciami, e non guardarmi +sì torvo. Se chiamata da Nerone dopo la +Vestale Rubea, accondiscesi ad assumere la +parte di somma Sacerdotessa in quella risibile +festa pagana, fu per tranquillizzare Ottavia, che +ha dell’infido marito così grande timore. Se +avessi rifiutato anch’io, chi sa a quali eccessi +lo avrebbe trascinato l’ira, che gli divampava +dagli occhi. +</p> + +<p> +— Comprendo il tuo nobile sentimento, — rispose +Britannico, — ma dovevi rammentarti in +quel momento ch’egli ha rapito a me la diadema +dei Cesari. +</p> + +<p> +— Nè l’ho dimenticato, nè lo dimenticherò +mai. Benchè nati da diversa madre, tu sai, Britannico, +che io ti porto affetto più che a vero +fratello, tu sai com’io m’adopri perchè sia +riparata l’ingiustizia di tuo padre verso di te. +E della sollecitudine mia per raggiungere codesto +scopo possono farti fede i nostri amici. +</p> + +<p> +Gli amici di cui parlava Antonina erano Gneo +Calpurnio Pisone, Marco Flavio Sverino ed altri, +che parteggiando per Britannico, cospiravano +insieme ad Antonina. +</p> + +<p> +Di codesta donna, saggia e risoluta ad un +tempo, essi avevano stima grandissima. Laonde +dapprima rimasero meravigliati ch’essa si fosse +prestata a supplire la Vestale nel buffonesco +trionfo di Nerone; ma poi si persuasero che +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +sovente giova l’infingimento per celar meglio i +reconditi propositi, e lungi dal censurarla, la +lodarono. +</p> + +<p> +Di fatto Nerone, illuso dalla cortese abnegazione +di lei, che figlia di Cesare acconsentiva +ad accettar l’invito da Rubea rifiutato, espresse +colla madre e colla moglie ammirazione e gratitudine +per essa. +</p> + +<p> +L’immagine della bella Vestale però eragli rimasta +impressa nella mente, e nel tempo stesso +non poteva dimenticare la dichiarazione del +Pontefice Massimo, che la vergine, quand’anche +non vi fosse stata costretta dal suo dovere, +avrebbe egualmente risposto col rifiuto. +</p> + +<p> +Intollerante di qualsiasi opposizione, per +quanto ragionevole, quella d’una fanciulla dalla +quale avrebbe voluto essere obbedito ed amato, +lo esasperava ancor più e gli toglieva tutta la +gioia del trionfo. +</p> + +<p> +E questa gioia venne ad intorbidargli ancora +il funesto Aniceto, narrandogli che Aulo Plancio +erasi vantato nella taverna di Salvidieno +Orfido, ch’egli avrebbe potuto vincere l’Imperatore, +ma non aveva voluto per non umiliarlo. +</p> + +<p> +Nerone, balzando in piedi, s’avanzò verso il +pedagogo cogli occhi stralunati e il pugno in +alto, e gli gridò: +</p> + +<p> +— Menti! +</p> + +<p> +L’altro, fattosi umile per la paura, mormorò: +</p> + +<p> +— O divo Cesare, così mi fu riferito. +</p> + +<p> +— Da chi? +</p> + +<p> +— Da Cercopiteco Panerote. +</p> + +<p> +— Ordina ai liberti d’andarne in traccia. +</p> + +<p> +E allorchè giunse il parassita, confermò quanto +aveva riferito Aniceto. +</p> + +<p> +Vedendo però l’eccitazione di Nerone aggiunse: +</p> + +<p> +— Ma tu, divo Cesare, non spiegare a mal +senso le parole di quel giovine Cavaliere. Certo, +avrebbe fatto meglio a lasciar da banda la vanità +e tacere, accontentandosi di non averti per +abnegazione contrastata la palma.... +</p> + +<p> +— Dunque, — interruppe Nerone, digrignando +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +i denti, — anche tu credi a quel vituperato +millantatore? +</p> + +<p> +— Io... no... ma se fosse vero quello che asserisce +sarebbe da lodarsi. Al suo posto, ancor +io avrei fatto lo stesso. +</p> + +<p> +— Ebbene, — disse Nerone, con accento che +incuteva terrore, — io saprò premiar lui, come +avrei premiato te, o Cercopiteco. +</p> + +<p> +Come questi fu partito, fece venire il capo +dei pretoriani e si trattenne a lungo con lui. +</p> + +<p> +Alla sera, Aulo Plancio, uscito dalle stanze d’Agrippina, +mentre attraversava l’atrio, vide alla +fioca luce d’una lanterna una donna affacciarsi +dietro uno stipite, e fargli cenno d’avvicinarsi. +Mentre moveva verso di lei, una mano afferrò +il braccio di quella donna e la trasse a viva +forza indietro. +</p> + +<p> +La porta fu richiusa con violenza, ed Aulo +Plancio uscì dal palazzo dei Cesari alquanto +preoccupato. +</p> + +<p> +La scena, a cui aveva assistito poc’anzi, gli +dava a pensare. +</p> + +<p> +Giunto che fu alle falde del Palatino, dall’ombra +d’un edifizio sbucarono fuori quattro uomini +armati di <i>sica</i>‍<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> che gli si gettarono addosso, +lo atterrarono, e dopo averlo crivellato di ferite, +allorchè lo videro esanime, ne deposero il cadavere +sopra una bara, e andarono a gettarlo +nel Tevere. +</p> + +<p> +Quando il capo dei pretoriani annunziò al +tiranno che l’ordine era stato eseguito, +</p> + +<p> +— Sta bene, — disse Nerone. +</p> + +<p> +E rimasto solo, aggiunse: +</p> + +<p> +— Ed ora a te, bella e superba Vestale. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span></p> + +<h2 id="cap13"><span class="smcap">Capitolo XIII.</span> +<span class="smaller">Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta.</span></h2> +</div> + +<p> +Da alcune frasi a Nerone sfuggite nell’ira, +Atte aveva indovinato il fiero proposito ch’egli +nutriva contro Aulo Plancio, e gli aveva detto: +</p> + +<p> +— Se tu, o Claudio Nerone, ami ancora la tua +schiava fedele, tu non ucciderai quell’uomo. +</p> + +<p> +— L’ami forse, poichè tanto ti cale di lui? +</p> + +<p> +— Non è la pietà per esso, che mi fa parlare, +è l’amore per te. Non voglio che tu attiri sul +tuo capo l’ira di Giove. +</p> + +<p> +Nerone alzò le spalle con disprezzo. +</p> + +<p> +— Non voglio che tu offuschi coi delitti lo +splendore dei Cesari. +</p> + +<p> +— Se i delitti, — interruppe l’Imperatore sogghignando, — avessero +dovuto offuscare quello +splendore, il nome dei Cesari sarebbe sepolto +nelle tenebre. +</p> + +<p> +Atte continuò a persuaderlo, a supplicarlo +fino a gettarglisi ai piedi; l’altro, freddo, inesorabile, +la lasciò parlare senza rispondere. Perduta +ogni speranza d’indurlo alla clemenza, +diede in un sospiro ed esclamò: +</p> + +<p> +— Poichè tu, crudele, mi nieghi la grazia, +<i>Agathodaemon</i> m’aiuterà a salvar l’infelice. +</p> + +<p> +Ed uscì dalla stanza. +</p> + +<p> +Nerone la lasciò partire; poi fatti venire i due +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +liberti Elio e Doriforo ordinò loro di spiare ogni +passo della citarista. +</p> + +<p> +Ed essi la colsero mentre dall’uscio faceva +segno ad Aulo Plancio d’avvicinarsi, e la condussero +piangente al cospetto dell’Imperatore +che le disse: +</p> + +<p> +— Ebbene, il tuo Genio tutelare non venne a +porgerti aiuto? Egli, più prudente di te, ebbe +paura d’opporsi ai miei decreti. +</p> + +<p> +— Sii clemente, o divo Cesare, — essa mormorò +tra i singhiozzi. — Perdona! Perdona! +</p> + +<p> +— A te, volentieri perdono, o Atte, perchè +ottimo cuore è il tuo. Ma guardati d’ora innanzi +dal presumere che tu possa arrestare i fulmini +miei. Correresti il rischio di rimanerne tu +stessa incenerita. +</p> + +<p> +E dopo questo tremendo avviso la rimandò. +</p> + +<p> +Atte, per quanto già intravedesse nell’amante +suo malvagi istinti, non avrebbe immaginato +mai di trovarlo così indurito nella crudeltà, +così profondamente scellerato. +</p> + +<p> +L’affetto suo aveva resistito alle infedeltà di +lui, ma non v’era fiamma dell’anima, che valesse +a distruggere il ribrezzo pe’ suoi delitti. +</p> + +<p> +Aveva creduto d’esercitare ancora tanta potenza +su quell’uomo fatale per impedirli, per +salvar le vittime, per non lasciar così miseramente +distruggere l’amor suo. Ma il disinganno +era venuto a toglierle ogni energia, ogni speranza, +e le annunziava che l’ora dell’espiazione +era giunta. Si sentiva destinata a subire le umiliazioni +inflitte per cagion sua all’Imperatrice, +che con esimia virtù si rassegnava. +</p> + +<p> +Ottavia però era moglie, e lei invece poteva +risparmiarsele, abbandonando quel mostro, al +quale non la legava che un vincolo osceno. +</p> + +<p> +In quel momento di desolazione stava quasi +per appigliarsi a codesto partito. Ma poi cominciò +a vagheggiare l’effimera lusinga di poter +riacquistare il perduto dominio su Nerone, d’averlo +forse fatto già rientrare in sè, d’aver col suo +pianto salvata la vita d’Aulo Plancio, e rimase. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +</p> + +<p> +Quando s’incominciò a sparger la notizia, che +questi era scomparso, i begli occhi d’Atte versarono +lagrime, si riempì l’animo suo di doloroso +rammarico, ma non partì. +</p> + +<p> +E forse la povera citarista fu la sola che veramente +piangesse sulla sorte della vittima. +</p> + +<p> +E Agrippina? +</p> + +<p> +La cinica donna fu la prima a sapere da Seneca +del misterioso misfatto, che s’attribuiva a +Nerone, e immaginandosi che questi vi fosse +stato spinto da gelosia per lei, fece d’abbominevole +compiacenza farmaco al dolore. +</p> + +<p> +Ottavia dapprima si mostrò incredula, non +vedendo la ragione di quella vendetta; ma +quando venne un giorno Lucano, e le rese evidente +la realtà del fatto, cadde come prostrata +sotto il peso della triste rivelazione, quasichè +l’infamia del marito potesse ricader sul suo +capo. Non le sfuggì però dal labbro esclamazione +alcuna di dolore o d’indignazione. +</p> + +<p> +Sperò ancora che le venisse smentita quella +notizia, e non abbandonò la speranza finchè +non venne da lei Menecrate, nel quale riponeva +fiducia grandissima. +</p> + +<p> +La fiducia, la stima, la simpatia, l’amicizia +sono quei tali sentimenti, che s’offrono alle +donne oneste come pseudonimo all’amore. +</p> + +<p> +Venne il citaredo, ed essa gli dimandò se +avesse sentito della grave accusa, che si moveva +all’Imperatore, e s’egli vi prestasse fede. +</p> + +<p> +Menecrate rispose che lo sapeva da vari giorni, +nè poteva non crederlo, poichè lo stesso Nerone +dichiarava d’aver voluto punire l’oltracotante +menzognero, che aveva offeso il suo amor proprio. +</p> + +<p> +— E perchè finora me lo tacesti? +</p> + +<p> +— Perchè le labbra del fido citaredo non devono +dar per te che suoni lusinghieri. Avrei +riguardato come un delitto il darti un dolore, +che ti si poteva risparmiare. +</p> + +<p> +— Ti ringrazio, o Menecrate, — disse la giovine +Imperatrice con un mesto sorriso. — Se +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +la virtù mi vieta di corrispondere ai tuoi sentimenti, +non posso a meno di non apprezzar la +nobiltà dell’animo tuo. Ci proteggano gli Dei, +poichè io adesso tremo per tutti. +</p> + +<p> +— La mia vita t’è sacra, o divina Ottavia, e +il fartene olocausto è un bene che anelo. Non +tremar dunque per me. +</p> + +<p> +— Oh, no, preghiamo i Numi ch’egli non faccia +nuove vittime. +</p> + +<p> +E un’altra pur troppo era già designata. La +Vestale Rubea. +</p> + +<p> +Un giorno Nerone si presentò al Collegio delle +Vestali, e ordinò che gli fosse condotta innanzi. +</p> + +<p> +È facile immaginare con quale trepidanza la +vergine si presentasse a lui. +</p> + +<p> +Seppe però dominare l’interna apprensione, e +come sempre, riservata e severa, gli disse: +</p> + +<p> +— Eccomi ai tuoi cenni. Cosa chiedi da me, +o divo Cesare? +</p> + +<p> +Nerone, seduto sopra uno sgabello, colle braccia +conserte al petto, dopo averla fissata con +sguardo provocante, prese a dire: +</p> + +<p> +— È vero, o Vestale, che se io il giorno dei +Circensi avessi insistito per ricevere l’alloro +dalle tue mani, tu non avresti acconsentito? +</p> + +<p> +— E come l’avrei potuto, se me lo vietano +le leggi del nostro culto? +</p> + +<p> +— Non v’è legge, non v’è culto che valga +quando Cesare impone. +</p> + +<p> +Rubea tacque. +</p> + +<p> +Nerone riprese: +</p> + +<p> +— E se, malgrado il divieto del Pontefice Massimo, +io t’avessi costretta ad accondiscendere +al mio desiderio, cosa avresti fatto? Rispondi. +</p> + +<p> +— Avrei obbedito agli ordini del sommo Sacerdote. +</p> + +<p> +— Non sai tu, o vergine, cosa sia oltraggiar +Nerone? +</p> + +<p> +— Il mio rifiuto non poteva arrecarti offesa, +o divo Cesare, perchè indipendente dalla mia +volontà. Tu stesso comprendesti in qual bivio +tremendo avresti messa la povera Vestale, poichè +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +chiamasti in mia vece Antonina. Se non +presti fede alle mie parole, se credi ch’io t’abbia +offeso, puniscimi. +</p> + +<p> +— Lo vorrei, ma non ne ho il coraggio. E +sai tu perchè? Perchè mi sei cara; perchè dalla +prima volta che ti vidi fui colpito dalla tua bellezza. +Infine perchè t’amo. +</p> + +<p> +E in così dire levossi in piedi. +</p> + +<p> +Rubea retrocedendo sdegnosa, proruppe: +</p> + +<p> +— O Cesare, tu dimentichi che parli ad una +Sacerdotessa di Vesta. +</p> + +<p> +— La Sacerdotessa è scomparsa, ed io non +vedo davanti a me che la bella fanciulla del +Laterano. Io non curo il tuo culto; sfido per +te la tua Dea. Io voglio rapirti a lei, voglio infranti +i tuoi voti. +</p> + +<p> +— Cessa, cessa, — esclamò la Vestale comprimendo +colle mani le orecchie. +</p> + +<p> +— Ascoltami! — gridò Nerone. +</p> + +<p> +— Non lo debbo. +</p> + +<p> +— Ascoltami; te lo impongo. +</p> + +<p> +— I tuoi blasfemi mi fanno orrore. +</p> + +<p> +— È divino anche il blasfema, quando è l’amore +che lo spinge sul labbro. Tu devi esser mia. +</p> + +<p> +— Orrore! — esclamò Rubea, movendo per +fuggire. +</p> + +<p> +Nerone la trattenne, afferrandola per un +braccio. +</p> + +<p> +Essa riprese con foga di parlar concitato: +</p> + +<p> +— Ma non temi i fulmini di Giove, l’ira dei +Sacerdoti, il furore del popolo? +</p> + +<p> +— Tutto sfido per un tuo amplesso, per un +tuo bacio. +</p> + +<p> +— Dammi piuttosto la morte. +</p> + +<p> +— No, voglio darti la vita, voglio toglierti da +questa squallida prigione, per condurti fra gli +splendori della mia corte. Non sarai la prima +Vestale che sottomette la ragione al cuore. +</p> + +<p> +— E furon sepolte vive nel campo scellerato. +È questo che tu vuoi? +</p> + +<p> +— Quelle non erano le amanti del più potente +Imperatore del mondo. A te nessuno oserebbe +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +torcere un capello. Le verghe, colle quali il Pontefice +Massimo punisce le costoro negligenze, +si spezzerebbero. Non vi sarebbe forza umana +capace di sollevare per te la pietra sepolcrale, +che si richiude sulle Vestali colpevoli d’amore. +Tutti piegheranno il capo, tutti taceranno davanti +alla volontà di Cesare. +</p> + +<p> +— Ma la tua volontà non varrà ad impedire +l’obbrobrio mio, del mio collegio, della mia famiglia. +Lasciami! +</p> + +<p> +E con sforzo energico si svincolò da lui e +scomparve. +</p> + +<p> +— Va, — gridò Nerone furente, — tu non +mi sfuggirai. +</p> + +<p> +Queste parole furono udite dalla Vestale, che +rimase atterrita. Da quel giorno non ebbe più +pace, conoscendo l’indole perversa del tiranno, +capace di qualunque eccesso. L’interna agitazione +non l’abbandonava mai, e la faceva balzare +ad ogni lieve rumore. Allorchè di notte si +trovava sola nel tempio, per mantenere il sacro +fuoco, tendeva l’orecchio ad ogni momento, e +quando colla sacra verga attizzava le brace, lo +stesso crepitar delle scintille si cangiava per +essa in suono di passi, in mormorio di voci. +</p> + +<p> +Non osava confidare ad alcuna delle compagne +la sua ambascia, per vergogna di rivelare +l’obbrobriosa offerta; e quando la somma Sacerdotessa +le aveva chiesto cosa da lei volesse +l’Imperatore, rispondeva: +</p> + +<p> +— Che implorassi perdono, perchè il giorno +dei circensi non risposi alla sua chiamata e +non venni a porgergli la corona d’alloro. +</p> + +<p> +Ma quello che aveva taciuto agli altri, confidava +alla madre sua, scongiurandola a non +rivelarlo a chichessia, neppure al padre, e la +pregava di procurarle un rimedio, che calmasse +i suoi terrori e il suo turbamento nervoso e la +salvasse dalle veglie angosciose. +</p> + +<p> +Una notte, ch’era alla custodia del fuoco sacro, +fu presa da tale sonnolenza contro la quale +cercò di lottare, ma inutilmente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +</p> + +<p> +Volendo invocare l’aiuto della Dea, tentò genuflettersi, +ma non potendo sostenersi, sedette +in terra, e col capo poggiato sul cuscino dello +sgabello profondamente s’addormentò. +</p> + +<p> +Fra l’ira d’essere stato respinto e la libidine +destata in lui dalla venustà di Rubea, e dalla +stessa lotta sostenuta con essa, Nerone era +tornato alla casa Augustale in preda ad agitazione, +che aveva del delirio. +</p> + +<p> +Se non lo avesse trattenuto la tema del pericolo, +al quale s’esponeva pel sacrilegio commesso, +la Vestale sarebbe stata tolta a viva forza +dal chiostro e trascinata nel cubiculo imperiale. +</p> + +<p> +Non poteva egli però così impunemente affrontare +le vendette sacerdotali e il furore di +Roma intera. Ma posseder la fanciulla del Laterano +voleva ad ogni costo. +</p> + +<p> +Aniceto, benchè astuto e malvagio, non era +da tanto per giovargli in questa impresa. +</p> + +<p> +Dopo aver ventilati in sua mente varii progetti, +fe’ venire il mago Simone, e gli disse: +</p> + +<p> +— Se tu sei veramente quel maestro d’incantesimi, +che ti vanti, devi darmene prova. Io +voglio in mio potere la Vestale Rubea o per +amore o per forza. Il fatto però deve rimanere +avvolto nel mistero, sia ch’essa acconsenta, sia +che opponga resistenza. Chiedo insomma a te +uno di quei miracoli, di cui ti dici capace, e +che nessuno vide mai. Se riesci avrai mille +nummi‍<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> e dirò che fosti calunniato da Paolo di +Tarso, e da Simone Barione, quei due Apostoli +cristiani che ti proclamarono impostore. Se non +riesci, i nummi si cambieranno in catene. +</p> + +<p> +— Prepara i nummi, o Cesare. +</p> + +<p> +— E credi riuscire? +</p> + +<p> +— Nulla è impossibile al mago Simone, — rispose +lo sfacciato. — Concedimi qualche giorno, +e ti prometto che tu potrai far di quella Vestale +la tua voglia, e l’avrai fra le braccia, senza +che neppur essa se ne avveda. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +</p> + +<p> +— Non prometter soverchio. +</p> + +<p> +— Prometto per mantenere. +</p> + +<p> +— Vedremo. +</p> + +<p> +Convien dire che il ciurmadore fosse proprio +sicuro del fatto suo, perchè uscì disinvolto, e +quantunque fosse già inoltrata la sera, con passo +fermo, sceso il Palatino, s’incamminò verso il +Velabro. +</p> + +<p> +All’estremità di quelle tortuose viuzze v’era +un orto cintato da mura, nel quale s’entrava +per una rozza porticina. +</p> + +<p> +Davanti a questa s’arrestò Simone e mandò +un fischio. Poco dopo apparve tra le piante un +fioco chiarore, la porticina s’apri per richiudersi +tosto dietro il mago. +</p> + +<p> +Una vecchia schiava, rischiarando i sentieri +con una lucerna di terra cotta, introdusse costui +entro una casupola di sinistra apparenza, ch’era +in fondo all’orto. +</p> + +<p> +In quella casa dimorava una donna ebrea, +chiamata Locusta, celebre incantatrice, e maestra +nel compor filtri e veleni. +</p> + +<p> +Allorchè dalla schiava le fu annunziato il +mago Simone, essa era nel suo laboratorio, occupata +a far bollire una miscela sopra un braciere +di bronzo, in cui ardevano rami di sicomoro +e di cipresso. +</p> + +<p> +Era una donna, che s’avvicinava all’ottavo +lustro, e quantunque i vizii e le veglie l’avessero +prima del tempo appassita, conservava +un resto della bellezza giudaica. +</p> + +<p> +Vestiva una tonaca nera rilevata ai lati con +due scarabei fino al ginocchio, e stretta ai fianchi +da cingolo d’argento tutto trapunto a geroglifici. +Aveva il capo coperto da un reticolo, +dal quale le cadevano sulle spalle le folte ciocche +di capelli grigi. +</p> + +<p> +Al chiaror della vampa, e d’un alto candelabro +di bronzo, facevano in quel laboratorio orrenda +mostra di loro mummie, teschi, scheletri +d’uomini e d’animali, pesci, serpenti e coccodrilli +disseccati ed appesi con fili di ferro al +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +soffitto; truogoli pieni di sangue e di visceri, +fiale contenenti polveri e liquidi d’ogni colore, +disposti sopra mense di legno, rospi che saltellavano +in terra e pipistrelli, che ora svolazzavano +in giro per la stanza, ora andavano a rannicchiarsi +tra gli scheletri. E tutto questo ributtante +addobbo mandava fetore siffatto, che non +riuscivano a vincere nè i fuscelli odorosi che +ardevano in quel momento, nè i timiami che +di tratto in tratto Locusta accendeva. +</p> + +<p> +Malgrado la sinistra fama che correva su +Locusta, uomini e donne anche del patriziato, +ricorrevano per la salute a’ suoi farmachi, per +gli oroscopi a’ suoi incantesimi, per l’amore +la gioventù e la bellezza a’ suoi filtri, per delittuose +brame ai suoi veleni. +</p> + +<p> +Perfino le vergini Vestali erano state più volte +in rapporti con essa, e di questo era certo consapevole +il mago Simone, l’amante suo. +</p> + +<p> +Di fatto quand’essa lo raggiunse nella stanza +attigua, perchè a nessuno, neppure a lui, era +permesso l’accesso nel laboratorio, le disse che +aveva bisogno dell’arte sua per addormentare +una giovine Sacerdotessa di Vesta e darla in +braccio ad un uomo. +</p> + +<p> +— Chi è costui, chi è colei? +</p> + +<p> +— Il nome di lui non posso dirlo. +</p> + +<p> +— Io l’ho già indovinato. +</p> + +<p> +— La Vestale è la figlia dei Laterano. Se non +fallo, tu avesti sovente occasione d’intrattenerti +colla madre sua. +</p> + +<p> +— Gli spiriti d’Averno ti proteggono, o Simone. +Ieri venne da me Fausta Laterano, a chiedermi +un farmaco, che tempri le sofferenze della figlia, +e ritorni la calma nel suo spirito agitato. +</p> + +<p> +— E lo consegnasti? +</p> + +<p> +— Non ancora. Soltanto dimani la vecchia +Sempronia deve portarlo a lei, perchè possa la +Vestale servirsene il dì seguente, e poter così +nella notte adempiere al suo ufficio, senza essere +in preda a spaventose fantasie, mentre si +trova sola nel tempio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +</p> + +<p> +— E tu invece nel tempio la farai addormentare, +le darai l’insensibilità del cadavere, non è +vero, o mia bella giudea? — disse il mago tutto +lieto di veder quasi assicurata la riuscita dei +suoi disegni. +</p> + +<p> +Locusta rispose: +</p> + +<p> +— Io posso darle un sonno profondo, come +quello della morte, e nel sonno il delirio dei +sensi; ma questo non farò finchè non sappia +quale mercede ti fu promessa da Cesare. +</p> + +<p> +Simone, ch’era astuto ma vile, ebbe paura +per un momento d’ingannare l’incantatrice, e +con tutta ingenuità le disse che aveva indovinato, +ma dei mille nummi non confessò che la +metà, ed aggiunse; +</p> + +<p> +— Poichè tu così bene m’aiuterai, divideremo +il danaro fra noi. Esigo però che l’Imperatore +non sappia della tua complicità e creda il risultato +tutto effetto dei miei incantesimi. +</p> + +<p> +Locusta, sorridendo e fissandolo con aria di +compatimento, esclamò: +</p> + +<p> +— Oh, l’infelice negromante che tu sei! +</p> + +<p> +— Lascia fare, o Locusta. La tua scienza, +unita alla impostura mia porteranno buoni frutti, +per ambidue. Dunque, il patto è segnato, tu accetti +i duecentocinquanta nummi, e nella notte +del posdimani farai trovar la vergine addormentata +nel tempio. Suggeriscimi ora com’io +potrò penetrare coi miei satelliti nel chiostro. +</p> + +<p> +— A questo pensa tu, — rispose la donna, +alzando le spalle. — Debbo io forse far tutto +per te? +</p> + +<p> +E per quanto l’altro pregasse di dargli un +consiglio, Locusta, ad onta del suo vantato prestigio, +non sapendo cosa suggerirgli, lasciò che +da sè stesso trovasse il modo di rapir la Vestale. +</p> + +<p> +Nell’uscire egli le ricordò d’avergli promessa +una certa bevanda, che lo renderebbe leggero +ed agile, come un augello, e potrebbe volare e +confondere in tal guisa Paolo, Simone, e tutti +quei cristiani, che gli davano del ciurmadore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +Quando voltò le spalle per uscire, Locusta +lo accompagnò collo sguardo tentennando il +capo, e sogghignando. +</p> + +<p> +Il mago meditò tutta la notte sul modo d’entrare +nel chiostro. +</p> + +<p> +Non v’era tempo da perdere; conveniva risolversi, +e il miglior partito gli sembrò quello d’ottenere +col denaro la complicità dell’ostiario. +</p> + +<p> +Questi da principio non voleva acconsentire; +ma udendo ch’era ordine di Cesare, che questi +poteva ricompensarlo largamente o punirlo pel +suo rifiuto, che d’altro non si trattava se non +d’aprir la porta e finger poi di dormir profondamente +e di nulla aver inteso, si rassegnò. +</p> + +<p> +Alla mattina del terzo giorno Simone seppe +da lui che Fausta Laterano aveva portato una +fiala, di cui la figlia doveva sorbire tutto il liquido +sul far della sera. +</p> + +<p> +Corse allora al palazzo Augustale per annunziare +a Nerone, che nella notte darebbe in suo +potere la Vestale addormentata; e il tiranno +ordinò che la si trasportasse in una palazzina +presso gli orti Neroniani. +</p> + +<p> +Era da poco Rubea caduta nel sonno profondo, +quando il mago, seguito da due manigoldi, entrò +nel tempio, la fe’ prendere di peso e portar via. +</p> + +<p> +In quel mentre un’altra vergine Sacerdotessa, +con un lumicino in mano, entrava da una porticina, +ch’era dietro al delubro. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span></p> + +<h2 id="cap14"><span class="smcap">Capitolo XIV.</span> +<span class="smaller">La vittima.</span></h2> +</div> + +<p> +Nerone, che attendeva impazientemente, fece +deporre l’addormentata su ricchissimo letto, e +in sua presenza la fe’ spogliare da due schiave. +A grado a grado che ne andavano scoprendo +le belle membra verginali, s’accresceva nel tiranno +l’emozione lasciva, che lo faceva tremare +come per febbre. +</p> + +<p> +La stanza era rischiarata da una lucerna <i>bilychnis</i> +(a due becchi) appesa al soffitto e dal +raggio della luna. Le due luci, confondendosi +insieme, davano maggior risalto alla pelle alabastrina +della nuda Rubea. +</p> + +<p> +Rimasto solo, Nerone si gettò, come belva, +su lei, che lascivamente s’agitava nel sonno, +mormorando parole d’amore, il che accresceva +in lui l’eccitazione. +</p> + +<p> +Colle dita le apriva le labbra per premer le +sue sui bianchissimi denti. Non vi fu parte del +bel corpo che non fosse profanato da’ suoi baci +selvaggi. Talora desisteva per fissarla con occhi +di brace, e pareva che i suoi sguardi volessero +penetrarle nelle viscere. +</p> + +<p> +Alla fine, più frenetico che mai, la strinse in +amplesso, e la vittima si scosse, mandò un +grido, e parve volesse destarsi dal funesto letargo. +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +Ma lo scellerato non si trattenne per +questo, e continuò l’opera nefanda, finchè vide +sollevarsi lentamente le pupille della Vestale, +e gli occhi di lei spalancarsi a dismisura; ma +senza sguardo. Credendo allora che la sua vittima +si destasse realmente, disse, afferrandola +con forza maggiore: +</p> + +<p> +— Vedi, o Rubea, cosa ti valse a disprezzare +l’amor mio? Eccoti nuda fra le mie braccia. +</p> + +<p> +L’altra diede improvvisamente in così terribile +scroscio di risa, che Nerone ne rimase atterrito, +e abbandonandola, saltò giù dal letto e +rimase a guardarla senza profferir motto. +</p> + +<p> +Continuando nel riso convulso, essa stendeva +le braccia e le portava al petto come in un +amplesso. +</p> + +<p> +Nel tempo stesso pronunziava frasi insensate, +e chiamava Alcandro, e si contorceva in oscene +movenze. +</p> + +<p> +Il suo carnefice, per lascivia, si trattenne ancora +a guardarla, ma poi uscì, e mandò le +schiave a rivestirla. +</p> + +<p> +Al mago Simone, che attendeva di fuori, +</p> + +<p> +— Miserabile, — disse con tuono severo, — quale +funesta malia esercitasti tu su quella disgraziata? +</p> + +<p> +— Le diedi il torpore della mente e delle +membra perchè i desiderii del divo Cesare.... +</p> + +<p> +— Ella è pazza, — interruppe l’altro — e i desiderii +miei non eran questi. Riconducila adesso +d’onde la togliesti. Ecco la tua mercede. +</p> + +<p> +E gli gettò una borsa. +</p> + +<p> +Quindi avvoltosi nel pallio, col capo coperto +dal pileo, andò tutto agitato a passeggiare negli +orti al chiarore della luna. +</p> + +<p> +La sorte della sua vittima lo addolorava. Non +s’era immaginato che la turpe sua colpa porterebbe +così tremende conseguenze. Egli si proponeva +di difender contro tutti l’innocenza della +Vestale, di cui le splendide forme gli avevano +sconvolto i sensi, e di tenerla ad ogni costo +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +presso di sè, sfidando le minacce e le censure +dei Sacerdoti, del popolo, di tutti. +</p> + +<p> +Tornò ad un tratto verso la palazzina, nella +speranza che passato il supposto incantesimo, +Rubea fosse tornata in sè. +</p> + +<p> +A gran stento le schiave riuscirono a farle +indossar le sacre vesti, tanto la misera si dibatteva +farneticando. +</p> + +<p> +— Alcandro, o sposo mio, — essa ripeteva, +mentre la conducevano fuori per ricondurla +colla lettiga al tempio. +</p> + +<p> +Nerone s’avvicinò al mago, e gli disse imperiosamente: +</p> + +<p> +— Se hai veramente la potenza magica che +vanti, rompi l’incantesimo. +</p> + +<p> +A siffatta ingiunzione il ciurmadore si trovò +imbarazzato, e sul momento non seppe cosa +rispondere. +</p> + +<p> +Pensando poi che Locusta potrebbe somministrargli +un antidoto, che distruggesse gli effetti +del velenoso narcotico, rispose: +</p> + +<p> +— Non è tempo ancora. +</p> + +<p> +— Rendile la ragione, rendile la calma, ti dico! +</p> + +<p> +Intanto le schiave, per indurla ad adagiarsi +nella lettiga, le avevano fatto credere che la conducevano +al tempio, dove l’attendeva il suo sposo. +</p> + +<p> +Ed essa obbedì, gridando fra nuovi scrosci +di risa: +</p> + +<p> +— Alcandro! Alcandro! +</p> + +<p> +Simone approfittò di questo per far credere a +Nerone che l’incantesimo cominciava a dileguarsi, +e che al tempio di Vesta, ove incominciò, +sarebbe del tutto cessato. +</p> + +<p> +L’Imperatore, con tuono di voce che aveva +del ruggito, gli rispose: +</p> + +<p> +— Va, e se t’è cara la vita non comparirmi +più dinanzi finchè colei è fuori di senno. +</p> + +<p> +Così dicendo, tornò a percorrere con passi +concitati i viali dell’orto. +</p> + +<p> +Avvicinatosi al palazzo Augustale udì nel silenzio +della notte la voce d’Atte, che s’accompagnava +sul <i>simikion</i> una canzone. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +</p> + +<p> +Quella soave melodia calmò l’agitato suo spirito. +</p> + +<p> +Entrò nel palazzo, e salito nei cenaculi, si presentò +nella cella della citarista. +</p> + +<p> +Questa aveva cessato di cantare, e deposto +presso di lei l’istrumento, rimaneva assorta nei +suoi pensieri. +</p> + +<p> +L’improvvisa apparizione dell’amante la fe’ +trabalzare. +</p> + +<p> +— È già spuntato il diluculo e tu vegli ancora? — le +disse Nerone. +</p> + +<p> +— Era notte così divina. +</p> + +<p> +— Notte d’averno! — mormorò l’altro. +</p> + +<p> +— Cosa t’avvenne? +</p> + +<p> +— Non dimandarlo. Il vulcano getta fuori le +lave che gli ardono in seno, e porta d’intorno +la desolazione, nè sa perchè. Così vuole natura. +Udii la tua voce, e nella turbata anima mia rinacque +la calma. Canta dunque, canta, o Atte, nè +chieder di più. +</p> + +<p> +— Obbedirò, — rispose la donna, — ma mi +trema il cuore. Le tue misteriose parole vi gettarono +il presentimento, che questa notte avvenne +qualche grave sciagura. +</p> + +<p> +— Non ritogliermi adesso, — interruppe quasi +stizzito Nerone, — con queste malinconiche +espressioni la tranquillità che mi diede il tuo +canto. +</p> + +<p> +La citarista mandando un sospiro prese l’istrumento +e tornò ad intuonare l’anacreontica. +</p> + +<p> +Il canto, e più la luce del giorno, dissiparono +del tutto le nere fantasie di Nerone. +</p> + +<p> +Rubea però non gli usciva di mente, ed anelava +di sapere cosa fosse accaduto di lei. +</p> + +<p> +Se il mago non si presentava, era indizio che +l’effetto funesto dell’incantesimo durava ancora. +</p> + +<p> +Impaziente d’attendere, stava per mandare in +cerca di lui, quando venne Aniceto, e gli riferì +d’aver udito nella taverna di Salvidieno Orfido, +che quella mattina stessa allo spuntar del sole +erasi vista una Vestale che fuggiva inseguita +da Simone il mago, il quale raggiuntala, voleva +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +trascinarla seco, e mentre che l’altra si dibatteva +furiosa, era sopraggiunto il cristiano Saulo +di Tarso e l’aveva salvata, imponendo all’altro +d’allontanarsi all’istante. Simone aveva obbedito, +e la Vestale, accompagnata dal suo difensore, +aveva presa la direzione del Celio. +</p> + +<p> +— Cosa sarà mai accaduto? — soggiunse il +pedagogo, a cui Nerone non aveva confidato +l’infame progetto. +</p> + +<p> +— E chi narrò codesto strano avvenimento? — chiese +torvo l’Imperatore. +</p> + +<p> +— Un <i>equiso</i> che menava a spasso i cavalli +e che conosce il cristiano. +</p> + +<p> +— Che Seneca ordini a questi di presentarsi +a me, e tu chiamami il mago. +</p> + +<p> +La Vestale, che vedemmo comparire nel tempio, +appena rapita la dormente Rubea, era +Giulia, l’amica del cuore, che sapendola sofferente +e in preda a vaghi timori, veniva a farle +compagnia. +</p> + +<p> +Grande e dolorosa era stata la sorpresa di +lei, non trovandola. +</p> + +<p> +Come poteva aver dimenticati i doveri del +culto, essa cotanto onesta e diligente? +</p> + +<p> +Nella speranza di vederla ricomparire, rimaneva +alla custodia del sacro fuoco. +</p> + +<p> +Ma le ore passavano, il crepuscolo mattutino +rischiarava già le finestre del tempio, e Rubea +non tornava. +</p> + +<p> +Allorchè fu desta la grande Sacerdotessa non +aveva potuto a meno di non prevenirla della +misteriosa assenza. +</p> + +<p> +Veniva cercata in tutto il chiostro, s’interrogava +l’ostiario, che fedele agli ordini ricevuti, +rispondeva di nulla aver visto, nulla udito. +</p> + +<p> +Mentre Giulia procurava di difendere l’amica +contro le maligne supposizioni delle altre Vestali, +e scongiurava la grande Sacerdotessa di +attendere ancora prima d’accusarla al Pontefice +Massimo, s’udivano da lontano delle grida +strazianti, nelle quali era parso loro di riconoscere +la voce di Rubea. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +</p> + +<p> +Era di fatto questa, che giunta la lettiga presso +il tempio, balzava d’un tratto a terra, e si dava +a fuga precipitosa, inseguita da Simone il mago. +</p> + +<p> +Come già sappiamo, l’Apostolo Paolo la liberò +dal suo persecutore, e la condusse in seno alla +famiglia, colla quale fin da Corinto era in rapporti +d’amicizia. Durante il tragitto egli cercò, +parlandole con somma dolcezza, di calmarla, e +di sapere cosa le fosse accaduto; ma l’infelice +continuava ad agitarsi, a divagare, e nulla gli +riuscì di scoprire. +</p> + +<p> +Giunta in casa sua, non riconobbe nè il padre, +nè la madre. Presa poi da delirio furente, cominciò +a mandare urli disperati, premendosi le +mani sul capo, e stramazzò come corpo morto. +</p> + +<p> +Mandarono tosto in cerca d’un vecchio medico +allievo d’Antonio Musa, l’Archiatro d’Augusto. +Intanto deposero sopra un letto il corpo inerte +di Rubea, la quale mandava di tratto in tratto +fiochi lamenti. +</p> + +<p> +La madre desolata, piangendo a dirotto, la +chiamava, la copriva di baci; mentre Plauzio, +colle braccia conserte al petto, gli occhi torvi, +senza lagrime, le labbra senza parola, si teneva +ritto ai piedi del letto, e l’Apostolo cercava pietosamente +di consolare l’infelice Fausta. +</p> + +<p> +Giunse finalmente il medico, e dopo molte interrogazioni +per conoscere la causa di quella +crisi terribile, sentendo del narcotico somministratole +da Locusta, esclamò: +</p> + +<p> +— Infelici! E chi vi spinse a porre la vostra +fiducia nella scellerata giudea? +</p> + +<p> +Il Laterano, a cui la moglie aveva taciuto +d’essersi rivolta a Locusta per temprare le sofferenze +fisiche e morali della figlia, cominciò a +redarguirla. +</p> + +<p> +Ma Paolo lo interruppe dicendogli: +</p> + +<p> +— Abbi pietà di lei: rispetta il suo dolore. +</p> + +<p> +Nella faccia enfiata e livida dell’inferma, negli +occhi spalancati e sanguigni, non fu difficile al +medico di riconoscere la malattia. La Vestale +era stata colpita da congestione cerebrale, prodotta +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +forse dalla violenta bevanda, e fors’anco +da altre ignote cause. +</p> + +<p> +Accorgendosi poi che l’infelice aveva esalato +l’ultimo respiro, fe’ da Paolo condur via i due +genitori, ed egli rimase solo colla morta. +</p> + +<p> +Poco dopo li raggiunse nell’altra stanza e +disse loro: +</p> + +<p> +— Prostratevi ai Dei Mani, e preparate i veli. +La figlia v’ha già mandato l’eterno vale. +</p> + +<p> +Fausta, gettando un acuto grido, corse nella +stanza della morta, mentre il medico, preso per +mano Plauzio, gli mormorò a bassa voce questa +semplice parola: +</p> + +<p> +— Violata. +</p> + +<p> +L’altro esclamò con voce tremenda: +</p> + +<p> +— Non m’ingannava dunque il sospetto. Fu +per certo la tigre incoronata, che disonorò, che +uccise mia figlia. +</p> + +<p> +E come fuori di sè, corse nella stanza attigua +e stese la mano sul capo dell’estinta urlando: +</p> + +<p> +— Vendetta! Vendetta! +</p> + +<p> +Paolo, che lo aveva seguito, gli pose una +mano sulla spalla e gli disse: +</p> + +<p> +— Smetti, o Plauzio, i fieri propositi, tanto, la +vendetta non ti renderà la figlia. Nerone stesso +ti vendicherà, correndo più sfrenatamente verso +l’abisso, che gli hanno scavato la giustizia degli +uomini e quella di Dio. +</p> + +<p> +Quella sera stessa ricevette un foglio d’Anneo +Seneca coll’ordine di presentarsi a Cesare. +</p> + +<p> +E al dì seguente egli v’andò. +</p> + +<p> +Simone il mago, ch’era stato più sollecito ad +obbedire, aveva fatto credere a Nerone, che la +sua magica potenza stava per sciogliere l’incantesimo, +quando la Vestale era fuggita e +l’Apostolo poi gli aveva impedito di continuare +l’opera sua. +</p> + +<p> +Aggiunse poi, che se gli venisse fatto di scoprire +ove l’aveva condotta, le renderebbe subito +il senno, per assecondare i desiderii sovrani, +benchè a malincuore. Una volta tornata nella +pienezza delle facoltà mentali, consapevole della +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +sua triste condizione, riconoscerebbe per certo +chi l’aveva violata e griderebbe vendetta. +</p> + +<p> +Queste fandonie inventava il ciurmadore, nella +speranza che Nerone cangiasse progetto, e lo +togliesse così da quella pania. +</p> + +<p> +Invece gli disse sogghignando con aria di disprezzo: +</p> + +<p> +— Poichè i tuoi oracoli sono così da poco, +che non sanno suggerirti ove sia la Vestale, +lo saprai tra poco dalla bocca di Saulo. Vedrò +allora se terrai la promessa. +</p> + +<p> +Il tristo sentì gelarsi il sangue, e avrebbe +voluto trovarsi le mille miglia lontano di là. +</p> + +<p> +Nerone, appena comparve l’Apostolo, così l’interrogò +alla presenza di Simone: +</p> + +<p> +— È vero, o Saulo, che tu togliesti dalle mani +di costui una Vestale? +</p> + +<p> +— È vero. +</p> + +<p> +— E che t’indusse a far ciò? +</p> + +<p> +— Il dovere e la carità. +</p> + +<p> +— Vane parole. +</p> + +<p> +— No, o Cesare, io aveva obbligo di salvare +quella vergine Sacerdotessa, avendo ravvisata +in lei la figlia di Fausta e di Plauzio Laterano. +Quand’anche ciò non fosse, la carità cristiana +impone di proteggere il debole contro la violenza +del forte. +</p> + +<p> +— E il dovere e la carità, — entrò a dire Simone, — imponevano +a me di ricondurre nel suo +chiostro la pazza fuggitiva, e colla mia scienza +renderle il senno. Tu impedisti l’opera pietosa. +</p> + +<p> +— Non può esser certo opera pietosa quella +nella quale tu sei immischiato. +</p> + +<p> +— Perchè insulti un tuo fratello, un seguace +di Cristo? — replicò il Mago. +</p> + +<p> +— Taci, e che non sia vituperato sulle tue +sozze labbra il nome santo del Nazareno. +</p> + +<p> +— Egli è il Dio d’entrambi. +</p> + +<p> +— Il tuo Dio è Mammona. Tu hai sete d’oro, +e per estinguerla ogni mezzo è buono per te. +La tua scienza è quella del ciurmadore, che +mente e fa pagar cara la menzogna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +</p> + +<p> +— E se questo è vero, vedremo, — entrò a +dire Nerone che non voleva passare per uno +dei gabbati. — Dimmi, o Saulo, dove conducesti +la Vestale? +</p> + +<p> +— Nella sua casa paterna. +</p> + +<p> +— Quella presso la porta Celimontana? +</p> + +<p> +— Quella. +</p> + +<p> +— Ebbene, io ordino a te, Simone, di seguire +Saulo alla casa dei Laterano, e in sua presenza +rendere il senno a quell’infelice. +</p> + +<p> +— Ciò è impossibile, — rispose il mago, che +sentiva mancarsi la terra sotto i piedi; — l’opera +mia riuscirebbe vana, perchè gli sguardi di quest’uomo, — ed +additò Paolo, — come quelli di +Simone Bariona, esercitano su me un’influenza +malefica. +</p> + +<p> +— Perchè sai che i nostri sguardi penetrano +nell’interno dell’animo tuo perverso. +</p> + +<p> +— Bando agli alterchi, ed obbedite ambidue +agli ordini miei. +</p> + +<p> +— I tuoi ordini sono vani ormai, o Cesare, — rispose +l’Apostolo; — la vittima è morta. +</p> + +<p> +E qui si fe’ a descrivere con vivi colori gli +ultimi momenti di Rubea, la desolazione della +famiglia, i rimorsi di Fausta, per aver somministrato +alla figlia la bevanda di Locusta, i sospetti +e le rivelazioni del medico. Si guardò bene +però dal narrare i fieri propositi di Plauzio contro +l’autore del nefando attentato, per tema che +il tiranno prevenisse con un nuovo delitto le +vendette di lui. +</p> + +<p> +La sua eloquenza riuscì a destare in quell’anima +brutale un senso di doloroso rimorso. +</p> + +<p> +Nulla però diede a divedere, e senza aggiungere +parola licenziò l’Apostolo, e diede ordine +ai pretoriani di condur Simone nel carcere Mamertino. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span></p> + +<h2 id="cap15"><span class="smcap">Capitolo XV.</span> +<span class="smaller">La casa Aurea.</span></h2> +</div> + +<p> +La fama del truce avvenimento, toccato alla +Vestale, non tardò a propalarsi. Molti eran convinti +che l’autore ne fosse Nerone, molti lo sospettavano, +altri, più ingenui, non volevano ammettere +che il divo Cesare avesse potuto farsi +reo di così sacrilego ed osceno attentato. +</p> + +<p> +Nessun osava esternare publicamente la propria +opinione, ad eccezione di pochi che come +Isidoro Cinico, erano felici di poter biasimare +il tiranno. +</p> + +<p> +Il Clero e le Vestali, prudentemente asserivano +che la vergine fuggita era una povera +pazza. +</p> + +<p> +Lo stesso ripetevano le autorità e i cortigiani, +e a coloro che commentavano l’arresto di Simone, +da cui era inseguita quell’infelice, tutti +si stringevano nelle spalle, e rispondevano: +</p> + +<p> +— Cesare solo lo sa. +</p> + +<p> +Invece tra le mura del palazzo Augustale era +unanime il convincimento che Nerone fosse colpevole +di quel delitto. +</p> + +<p> +Agrippina lo esternò francamente al figlio, +dimandandogli con tutta dolcezza s’era in grado +di smentirla. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +</p> + +<p> +— Fui, e sono ancora perdutamente innamorato +di quella Sacerdotessa. Ora è morta e conviene +ch’io la dimentichi. Dunque, o madre, non +chiedermi di più. +</p> + +<p> +E la furba Imperatrice non aggiunse parola. +</p> + +<p> +Ottavia, anche in questa circostanza, quantunque +dolorosamente colpita, serbò il solito dignitoso +contegno. +</p> + +<p> +Tacque con Nerone, come se il fatto ignorasse, +limitandosi a pregare Vesta di non vendicare +l’atroce offesa fatta al pudore d’una sua +Sacerdotessa. +</p> + +<p> +Ormai essa più non amava, nè stimava il marito, +e malgrado l’affetto che cresceva in lei per +l’onesto Menecrate, serbava intatta la fede coniugale +pel solo sentimento del dovere. +</p> + +<p> +Quanti uomini sarebbero rimasti contenti d’essersi +risparmiate le querimonie della moglie +tradita! +</p> + +<p> +Nerone invece, spirito sospettoso e bizzarro, +ascrisse il contegno d’Ottavia a indifferenza +verso di lui. +</p> + +<p> +Ciò lo sdegnava, e volle accertarsene. +</p> + +<p> +Si recò da lei e le disse: +</p> + +<p> +— E tu non t’unisci a quelli che m’accusano +d’aver violata la Vestale Rubea, ed esser stato +cagione della sua morte? +</p> + +<p> +Ottavia lo guardò sorpresa, e poi con tutta +calma rispose: +</p> + +<p> +— Io m’unisco a quelli che ti difendono, e +prego i Numi che ti proteggano. +</p> + +<p> +— Voglio che tu dica se mi credi colpevole. +</p> + +<p> +— Non posso supporre tanta ferocia ed abiezione +in te da commettere così turpe delitto. +</p> + +<p> +Egli aveva provocato da lei una risposta categorica, +ed essa lo aveva accontentato, mentendo +il proprio sentimento, per aver agio di +dargli la tremenda frecciata. +</p> + +<p> +L’ingenua Imperatrice questa volta erasi mostrata +ben scaltra; talchè Nerone se ne tornò +convinto che la moglie avesse detta la verità. +</p> + +<p> +Non così prudente fu la concubina di Cesare, +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +la quale, saputo dell’oltraggio fatto alla sua sorella +di latte e della fine miseranda di lei, acciecata +dal dolore e dalla gelosia, si presentò +all’Imperatore, e con forza di parlar concitato +esclamò: +</p> + +<p> +— Giurami, o Claudio, che la fama mente. +</p> + +<p> +Nerone tacque. +</p> + +<p> +Essa ripetè la dimanda. +</p> + +<p> +E l’altro, +</p> + +<p> +— Lasciami in pace — gridò con sdegno — e +ricordati che parli all’Imperatore. +</p> + +<p> +— Dunque è vero, — rispose la donna strappandosi +i capelli. +</p> + +<p> +— Cessa da codeste smanie importune; non +renderti uggiosa, che in me dal fastidio allo +sdegno è breve il passo. +</p> + +<p> +Atte, piangendo e levando le braccia al cielo, +proruppe: +</p> + +<p> +— O Dei immortali, rivelatemi voi la verità. +</p> + +<p> +— Interroga pure i Numi, interroga gli uomini: +essi ti risponderanno, non io. Nè più t’avvenga, +o citarista, di presentarti a Cesare senza +essere chiamata. +</p> + +<p> +— Mai non mi parlasti così, ed oggi lo fai, +ch’io sono immersa in tanto dolore! +</p> + +<p> +— E così rimpiangi quella morta, da cui fosti +un giorno respinta? +</p> + +<p> +— Io oggi non ricordo di lei che il suo affetto +per me, che l’orribile tradimento di cui fu +vittima. +</p> + +<p> +— Ebbene, — rispose stizzito Nerone, — pasciti +pure in queste memorie, ma non importunarmi +più oltre con simili querimonie, e torna +nella tua cella. +</p> + +<p> +E le fe’ cenno d’uscire. +</p> + +<p> +Atte, mortificata, sconsolata, mosse verso la +porta a lento passo, e quando fu sull’uscio si +coprì il volto colle mani mormorando: +</p> + +<p> +— Povera Rubea! +</p> + +<p> +E scomparve. +</p> + +<p> +Questa esclamazione di profondo cordoglio +Nerone spiegò a senso di rimprovero per lui, e +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +rimase più irritato che mai contro l’audace citarista, +che tanto osava. +</p> + +<p> +Egli voleva essere per le sue donne, come per +tutti, un Dio; e un Dio lo si ama, lo si ammira, +lo si rispetta, ma non lo si censura, e molto +meno lo si prende a scherno, com’egli sospettava +che avesse fatto Simone. +</p> + +<p> +Era di poco partita la citarista, quando tornò +il pedagogo. +</p> + +<p> +Locusta, che non voleva tradir l’amico, aveva +assicurato che il farmaco, consegnato a Fausta +Laterano, era un narcotico richiestole da lei, per +guarir la figlia dalle veglie e dalle paurose +fantasie. Quale poi fosse stata la cagione della +follia e della morte essa ignorava, nè potevasi +certo attribuirla a’ suoi filtri, nè agli incantesimi +di Simone. +</p> + +<p> +— Ma, — terminò Aniceto, — non conviene +prestar troppa fede alle asserzioni di quella giudea +intimamente legata al mago cristiano. +</p> + +<p> +— Non fosti scaltro nell’indagare, o pedagogo. +Converrà che d’altro mezzo mi serva per scoprire +se sia falsa o vera la magica potenza di +Simone, se debba premiarlo, o insieme ad altri +cristiani condannarlo in pasto alle fiere. +</p> + +<p> +Atte, decisa ad abbandonare il palazzo dei Cesari, +era salita nei cenaculi, e là aveva cominciato +a radunare le sue robe, quando sopraggiunse +Sporo, e sentendo della determinazione +presa da lei, la scongiurò a rimanere. +</p> + +<p> +La citarista si mostrò irremovibile. +</p> + +<p> +— Allora verrò teco. +</p> + +<p> +— E perchè? +</p> + +<p> +— Perchè t’amo. +</p> + +<p> +L’altra sorrise tra le lagrime, e lo esortò a +smettere le ubbie amorose e restar tranquillo +nella casa Augustale. +</p> + +<p> +Sporo, coll’ostinazione d’un fanciullo, sosteneva +di non volere assolutamente separarsi da +lei, ripetendo: +</p> + +<p> +— O tu rimarrai, o verrò con te. +</p> + +<p> +Intanto, era venuta la sera, ed Atte, per liberarsi +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +di lui, gli disse di lasciarla; dovendo essa +recarsi presso l’Imperatrice Ottavia. +</p> + +<p> +— Cosa insolita, questa, — osservò il diffidente +giovinetto, — è forse un pretesto per +fuggir subito senza di me. +</p> + +<p> +Quantunque gli riuscisse molto importuno in +quell’angoscioso momento, rispose con tutta +dolcezza: +</p> + +<p> +— Vedi, che io lascio qui il <i>simikion</i>, il mio +fardello, e l’amitto. +</p> + +<p> +Non contento di questa prova, Sporo volle discendere +con lei, e solo la lasciò dinanzi alla +porta, che metteva nelle stanze dell’Imperatrice. +</p> + +<p> +Questa erasi recata nel Larario a pregare, e +quando si rivolse per uscire vide prostrata sul +limitare una donna. +</p> + +<p> +Al chiarore della lucerna pensile, riconobbe +la citarista, che alzando gli occhi lagrimosi verso +di lei, colle mani giunte in atto supplichevole +mormorò: +</p> + +<p> +— O diva Ottavia, perdona! +</p> + +<p> +Erano scorsi due anni dacchè la figlia d’Acaja +era stata sedotta da Nerone, nè mai aveva osato +presentarsi alla tradita sovrana. +</p> + +<p> +Grande fu dunque la sorpresa d’Ottavia nel +trovarsela improvvisamente davanti e in quell’umile +positura. +</p> + +<p> +Abbassò sovr’essa uno sguardo severo, senza +profferir parola. +</p> + +<p> +Atte tornò ad invocare il perdono, annunziandole +ch’essa abbandonava la casa Augustale, +dove aveva pur troppo molto amato, ma molto +sofferto, e andava lungi a vivere di dolorose +memorie, e a continuare nell’espiazione, già incominciata, +dei falli suoi. +</p> + +<p> +— Assai tardi ti penti, o citarista. Ed è proprio +la coscienza che ti spinge a questa risoluzione, +o non piuttosto il disinganno? +</p> + +<p> +— Sì, il disinganno, il dolore d’una speranza +svanita. La vergine caduta aveva sognato di +poter col fascino dell’amore e della bellezza +rendere l’amante suo clemente e generoso, e se +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +aveva, suo malgrado, fatte delle vittime, altre +riuscisse a salvare. Da pochi giorni questa illusione +perdetti, e parto. Ora, qui non mi trattiene +più altro, tranne il desiderio del tuo perdono. +</p> + +<p> +— E la volontà di Cesare, — tuonò Nerone +comparendo all’improvviso. +</p> + +<p> +Sporo, volendo impedire ad ogni costo la partenza +d’Atte, e temendo ch’essa fuggisse furtivamente, +dopo averla accompagnata fino all’appartamento +d’Ottavia, era andato ad avvertire +l’Imperatore, il quale rimaneva cogitabondo, e +poi si recava nelle stanze della moglie, ove il +giovinetto gli aveva detto trovarsi in quel momento +la citarista. +</p> + +<p> +Udendole a parlare presso il Larario, arrestavasi +per poco ad origliare, quindi si presentava. +</p> + +<p> +Atte, alla voce del tiranno, cadde sull’anca, e +poggiando la mano sinistra sul pavimento, e la +destra ponendo sull’orecchio, lo fissò sbigottita. +</p> + +<p> +— Hai paura? — le dimandò Nerone. +</p> + +<p> +La donna tacque ed egli riprese: +</p> + +<p> +— Se hai paura, tanto meglio per te, così non +oserai ribellarti agli ordini miei, che t’impongono +di rimanere. Tu varcheresti la soglia della +casa Augustale col piè sinistro, ch’è funesto +augurio. Ma questo non avverrà, poichè difficilmente +ti riuscirebbe d’eludere la vigilanza de’ +miei pretoriani. +</p> + +<p> +Atte lo scongiurò a lasciarla partire, a liberarla +da un’esistenza obbrobriosa e piena d’angosce +e d’umiliazioni. Gli ricordò infine, ch’egli +generoso l’aveva fatta liberta. +</p> + +<p> +— O liberi, o schiavi, — interruppe Nerone, — qui +devono tutti chinarsi davanti alla mia volontà. +</p> + +<p> +E con queste parole la rimandò. +</p> + +<p> +Rimasto solo con Ottavia, ch’erasi tenuta sempre +in dignitoso silenzio, le chiese cosa la citarista +volesse da lei. +</p> + +<p> +— Il mio perdono, — rispose Ottavia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +</p> + +<p> +— E tu le hai perdonato? +</p> + +<p> +— Da lungo tempo la rassegnazione si fece +natura in me, o Claudio; io ho perdonato alle +offese di tutti. +</p> + +<p> +— È nobile sentimento questo, o indifferenza +verso di me? — chiese il geloso tiranno. +</p> + +<p> +— Questo ingiurioso sospetto mi prova che tu +non apprezzasti mai al suo giusto valore l’anima +mia. Anche a questa nuova offesa perdono. +</p> + +<p> +— Dunque tu m’ami sempre? +</p> + +<p> +— E tu? +</p> + +<p> +— Ti giuro, che ad onta delle colpe, a cui mi +spinge l’incendio dei sensi, il mio cuore è tutto +per te. Dimmi che mi sarai fida sempre. +</p> + +<p> +— Fino alla morte. +</p> + +<p> +Nerone la strinse fra le braccia e la baciò. +</p> + +<p> +Quindi si separarono. +</p> + +<p> +Nè l’uno nè l’altra avevano in quel momento +mentito. +</p> + +<p> +Ottavia non amava più il marito, non credeva +più alla sincerità dei suoi amplessi, delle sue +parole, de’ suoi baci; ma era decisa, malgrado +l’affetto che le ispirava Menecrate, a non dimenticare +mai i doveri di sposa. +</p> + +<p> +Egli, nel fango dei vizii, conservava sempre +predilezione grandissima per lei, e non poteva +a meno di non ammirarne il carattere nobile, +gentile e riservato. +</p> + +<p> +Erano passati alcuni giorni dalla morte di +Rubea, e in Roma si continuava a non parlare +che di lei. +</p> + +<p> +Il sospetto che fosse stata violata e fatta poi +uccidere da Nerone andava sempre più cangiandosi +in certezza. +</p> + +<p> +Quegli stessi, che titubavano ancora, non sapendo +spiegar la prigionia del mago, cominciavano +a persuadersi che questi era un complice +rinchiuso poi nel carcere Mamertino perchè non +parlasse. Si condannava publicamente il silenzio +della somma Sacerdotessa di Vesta, e del Pontefice +Massimo, e dai più violenti si gridava +vendetta per l’oltraggio fatto alla Dea. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +</p> + +<p> +A tale fermento contribuivano gli amici dei +Laterano, e i fautori di Britannico, il cui nome +taluni osarono acclamar per le vie, non sapendo +a qual rischio terribile esponevano il misero +giovine. +</p> + +<p> +Plauzio Laterano, sitibondo di vendetta, era +andato ad offrire l’opera sua, il suo braccio ai +congiurati di Calpurnio Pisone, e li spingeva +ad agire. +</p> + +<p> +Antonina però, apprezzando i consigli di prudenza, +che le dava l’Apostolo Paolo, li esortava +a non compromettere con atti inconsulti la sorte +del fratello, non sembrando ancora a lei maturi +gli eventi. +</p> + +<p> +Nerone intanto addimostrava di non dar peso +alcuno a codeste mene, nè al broncio popolare, +nè ai discorsi, nè alle satire sanguinose che si +facevano sul suo conto. Anzi ostentava il maggior +disprezzo, assistendo agli spettacoli publici, +ai quali sovente prendeva parte, e dando feste +e sontuosi banchetti in mezzo agli splendori +della nuova casa, alla quale aveva tolto il titolo +di <i>transitoria</i> per chiamarla <i>casa Aurea</i>. +</p> + +<p> +E ben meritava codesto nome il superbo edifizio, +nel quale Nerone aveva profuso le ricchezze +d’intere provincie. +</p> + +<p> +Il portico a tre ordini di colonne s’apriva, come +già dicemmo, di fronte alla via Sacra dinanzi +al vasto lago, al quale facevano cornice altri +palazzi cesarei, tra selve, giardini, grotte, vigneti +e pascoli. +</p> + +<p> +La statua colossale sorgeva in mezzo al vestibolo, +dal quale conduceva agli appartamenti +vasta scala di marmi variopinti colle mura tutte +a fregi d’argento e d’avorio. +</p> + +<p> +Per altre facili salite si poteva ascendere a +cavallo fino al sommo del palazzo. +</p> + +<p> +Anche senza ricorrere ai voli di fantasia, a cui +talvolta si lasciarono andare il monaco Floriacense +Rodulfo Tortario nella sua <i>Mirabilia</i>, e +l’autore della <i>Graphia Urbis Romæ</i>, parlando +della grandezza di Roma in generale, e dei palazzi +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +cesarei in particolare, basta accennare ai +pregi reali della <i>casa Aurea</i> perchè rimanga +meravigliato il lettore. +</p> + +<p> +Sulle porte di bronzo dorato si vedevano sculture +di finissimo lavoro, ed intorno agli stipiti +larghe fasce di marmi preziosi incrostati di +pietre dure, madreperle ed avorio. +</p> + +<p> +Simili ornati abbellivano le pareti e gli scompartimenti +del soffitto nella vasta exedra. Nel +triclinio, ampio pur esso e di forma rotonda, la +vôlta di bronzo, rappresentante il firmamento, +poggiava sopra un cornicione d’oro e mosaici, +sostenuto da colonne d’azzurro turchino venute +di Grecia. Il riflesso di lumi nascosti faceva brillar +le stelle di quel firmamento, che per ingegnoso +meccanismo continuamente girava. +</p> + +<p> +Stoffe trapunte d’oro coprivano i triclini, e +vicino ad ognuno di questi era deposta una tavola +d’avorio, che mossa in giro, spargeva fiori +e profumi sul convitato. +</p> + +<p> +Ammiravasi poi nei cubiculi imperiali quanto +di più sfarzoso e raffinato poteva sognare la +voluttuosa immaginazione d’un uomo. +</p> + +<p> +I riflessi dell’oro, dell’argento, delle pietre preziose, +delle madreperle e degli avori, uniti alla +sera allo splendore d’innumerevoli fiamme, avvolgevano +in un mare di luce le mobilia, le +suppellettili e gli altri oggetti d’arte. +</p> + +<p> +E tante magnificenze accontentavano appena +la superbia di Cesare, se si deve giudicare dalle +parole ch’egli profferì il giorno dell’inaugurazione: +</p> + +<p> +— Io pure ormai ho cominciato ad abitar +come uomo‍<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. +</p> + +<p> +In quelle sale fantastiche, sopratutto dopo il +fatto di Rubea, come dicemmo più sopra, s’alternarono +con maggior frequenza le feste. +</p> + +<p> +Erano accademie di declamazione e di canto, +alle quali prendeva parte Nerone insieme a citaristi +ed istrioni, tutti coronati di rose. Erano +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +balli, a cui intervenivano le dame romane sfolgoranti +per bellezza ed ornamenti. Erano banchetti, +dove in vasellame d’oro venivano serviti +i cibi più squisiti, i più generosi vini d’Italia e +di Grecia. Erano infine orgie, alle quali accorrevano +le più procaci etère, la più sfrenata gioventù +di Roma. +</p> + +<p> +Con queste feste riusciva Nerone a gettare la +polvere negli occhi agli altri: ma non a guarir sè +stesso. Rubea era morta da un mese, ed egli +non poteva dimenticarne la splendida bellezza, +i lascivi trasporti, la follia, la morte. +</p> + +<p> +E tali rimembranze lo infastidivano, tanto più +che Seneca e Burro, quegli colla solita calma, +questi colla solita violenza, si dichiaravano convinti +che l’autore del misfatto foss’egli, e lo rimproveravano +d’aver con questo dato un’arma +potente in mano a’ suoi nemici, ai fautori di +Britannico. +</p> + +<p> +Vedendo ch’egli rimaneva impassibile alle loro +esortazioni, e alle loro minacce d’abbandonarlo, +ove non si ravvedesse, Burro non potè frenare +lo sdegno ed esclamò: +</p> + +<p> +— Ebbene, poichè le nostre sagge parole tu +disprezzi, e quasi deridi, io mi ritiro dal governo +della Republica e saluterò con gioia il +giorno in cui il popolo e i tuoi stessi pretoriani +acclameranno Imperatore il figlio di Messalina. +</p> + +<p> +— Quel giorno non lo vedrai spuntare, — rispose +cupamente Nerone. +</p> + +<p> +Quindi, cangiando espressione, come si fosse +posta una maschera sul viso, lo pregò a desistere +dal suo proposito, e non privarlo de’ suoi +consigli. +</p> + +<p> +Burro acconsentì, ma il dì seguente, forse in +conseguenza della bile, cadde ammalato. +</p> + +<p> +Premurosamente Nerone gli mandò, col mezzo +d’Aniceto, un farmaco atto a troncare il mal di +gola che lo tormentava. +</p> + +<p> +L’infermo, nulla sospettando e quasi grato al +cortese interessamento di Cesare, bevve, e nella +notte morì. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +</p> + +<p> +Seneca venne a partecipargli la notizia, e Nerone +neppure si diede il fastidio di fare dell’ipocrisia, +mentendo sorpresa e dolore. +</p> + +<p> +Tale cinico contegno avvalorò Seneca nel sospetto +che Burro fosse stato avvelenato con +quel farmaco. +</p> + +<p> +Ma reso anche più prudente dall’esempio, non +si lasciò sfuggire parola, dalla quale trapelasse +il ribrezzo, che a lui inspirava il suo scellerato +discepolo. +</p> + +<p> +Questi, incoraggito dall’impunità che gli accordavano +la sua potenza e il terrore degli altri, +prese a meditare un nuovo delitto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span></p> + +<h2 id="cap16"><span class="smcap">Capitolo XVI.</span> +<span class="smaller">La Stella di Baja.</span></h2> +</div> + +<p> +La vittima designata era Britannico. +</p> + +<p> +Nerone mentiva affetto grandissimo pel giovine +cognato; ma in cuor suo l’odiava, non solo +come pretendente al trono, ma eziandio come +emulo nel canto, avendo sentito a lodare la voce +di lui. Ma per riguardo ad Ottavia e ad Antonina +non si sarebbe indotto a farlo morire, ove +il favore dell’aura popolare per esso non si fosse +di tanto accresciuta in quei giorni. +</p> + +<p> +Fe’ venire di notte tempo Locusta, e le chiese +un veleno, ch’essa somministrò a patto che fosse +liberato Simone, e Nerone accondiscese. +</p> + +<p> +Britannico soleva recarsi sovente ai banchetti +e alle feste della casa Aurea e ciò, più +che per suo desiderio, per consiglio dei suoi +partigiani, i quali credevano con questo di nascondere +le loro trame. Antonina però, coll’intuizione +della donna, e sostenuta dalle sagge +riflessioni dell’Apostolo, cercava d’opporvisi, ma +invano. E il giovine, che avrebbe obbedito all’adorata +sorella, teneva a malincuore l’invito. +</p> + +<p> +Mentr’egli apprestava le labbra al calice di +falerno avvelenato, Nerone, in una di quelle alternative +di bene e di male, frequenti negli spiriti +bizzarri, preso da improvviso rimorso, fu sul +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +punto di balzar dal triclinio per impedirgli di +bere. Ma oltre che tardo giungeva il pentimento, +non poteva egli accusarsi davanti ai +convitati? +</p> + +<p> +Fu sorpreso nel veder Britannico continuare +il pasto, e partirsene poi col volto pallido, ma +non contraffatto; e più sorpreso ancora quando +seppe che conseguenza dell’avvelenamento era +stato un lieve disturbo. +</p> + +<p> +Tutti l’avevano attribuito ad un abuso di cibo +e di bevanda. +</p> + +<p> +Il tiranno fu quasi soddisfatto; ma rimproverò +Locusta per averlo ingannato, vendendo +cattiva merce. +</p> + +<p> +La giudea si scusò dicendo ch’erale venuta +paura di commettere così grande scelleratezza. +</p> + +<p> +— Non ti credo, — rispose Nerone, — ma ti +perdono. Bada però, o figlia di Giuda, che se +un’altra volta i tuoi veleni non uccideranno, ucciderà +te la corda del carnefice. +</p> + +<p> +Ma Simone il mago non fu rimesso in libertà. +</p> + +<p> +Intanto era venuta la stagione dei bagni, e i +patrizii e la doviziosa borghesia abbandonavano +i frigidi, profumati lavacri, i tepidarii ed i godimenti +fisici ed intellettuali delle terme, per trasportarsi +sulle rive del Tirreno. +</p> + +<p> +Da Miseno a Sorrento era una non interrotta +sequela di giardini e palazzi campestri appartenenti +a famiglie romane. +</p> + +<p> +Ma il luogo da queste prediletto era Baja, piccola +città, che sorgeva tra il lago di Lucrino e +il Capo Miseno. In questa spiaggia ridente, +chiusa tra il cielo e le onde, come in una conchiglia +di zaffiro, tanti erano i luoghi di delizia +fabbricati dai romani, che per mancanza di +spazio, nella stretta pendice tra le falde del +monte Grillo e il promontorio, dove ora sorge +il castello di Baja, alcuni patrizii avevano edificato +i loro palazzi sul mare. +</p> + +<p> +Terme per bagni caldi, templi, teatri, ospizi, +case di piacere, luoghi di ritrovo amenissimi, +palestre per gli esercizii di destrezza e di forza, +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +e giuochi e musiche e feste, nulla mancava a +Baja. +</p> + +<p> +Giorno e notte solcavano il mare, tra gli umili +navicelli, ricche biremi, su cui giovani e donne, +adorno il capo con rose di Pesto, banchettavano +e cantavano. +</p> + +<p> +L’etère, venute d’Italia e di Grecia, la maggior +parte delle quali facevano gran spreco di <i>fusco</i>‍<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> +e di <i>sapo</i>‍<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> si presentavano talvolta sfrontatamente +in publico, indossando una tunica di +coa, tessuto finissimo che non copriva le nudità, +ma le rendeva invece ancora più procaci. +</p> + +<p> +La licenza a Baja aveva oltrepassato ogni +limite. +</p> + +<p> +Seneca la chiamava un albergo di vizii. <i>Molte +virtù naufragarono in quelle acque</i>, scrive Properzio. +<i>Molte donne</i>, soggiunge Marziale, <i>andavano +a Baja Penelopi, e ne partivano, com’Elena, +con un amante</i>. +</p> + +<p> +Nerone, con seguito di sibariti, erasi recato a +Baja per passarvi nella sua villa di Bauli alcuni +giorni, dovendo poi tornare in Roma per +ricevervi Tiridate, Re d’Armenia. +</p> + +<p> +Veniva questi a far atto di sommissione, come +Re vassallo, all’Imperatore, dopo aver tentato +di vincere i romani a Tigranocerta, e cacciarli +dall’Armenia. +</p> + +<p> +Ottavia aveva accompagnato il marito, benchè +a malincuore per la licenziosa vita che si menava +su quelle spiaggie, e che offendeva la modestia +di lei. +</p> + +<p> +Nerone però l’aveva voluta con sè, unitamente +alla madre, per un momentaneo capriccio d’affetto +verso di loro. +</p> + +<p> +Non era però che bonaccia presaga di più +fiere tempeste. +</p> + +<p> +Una sera d’agosto, Nerone, indossato un rozzo +<i>saio</i> e coperto il capo col <i>petaso</i>, uscì solo dalla +villa di Bauli per recarsi a diporto. Lo splendore +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +del plenilunio, che inondava d’argento +le vie, e guizzava in sprazzi luminosi sulle onde +del Tirreno, la brezza profumata dai fiori dei +giardini, i canti, i suoni, che s’udivano da lontano, +e andavano a confondersi col gorgheggiar +degli usignuoli, le case, dapprima illuminate internamente, +e che a poco a poco andavano avvolgendosi +nel buio e nel mistero, gli riempivano +la mente di voluttuose fantasie. +</p> + +<p> +Giunto innanzi ad una palazzina isolata, entro +la quale ardevano ancora le lampade, e di cui +era aperta la porta, che dalla via metteva nel +<i>protiro</i>, s’arrestò a guardare internamente. +</p> + +<p> +Egli aveva visto in fondo al <i>protiro</i> nell’atrio +illuminato una donna di rara bellezza, mollemente +adagiata sopra lettuccio, coperto da pulvinare +trapunto in oro. Le sue chiome, spartite +nel mezzo del capo, le discendevano in due lunghissime +ciocche lungo il peplo e la tunica bianca, +che ne facevano risaltar viemmaggiormente la +tinta corvina. +</p> + +<p> +Presso di lei sopra un piccolo monopodio d’agata +era deposto uno scrigno, nel quale essa teneva +la bellissima mano, e andava con tardo movimento +rimestando i gioielli che v’erano dentro. +</p> + +<p> +Di tratto in tratto alzava coll’altra mano uno +specchietto d’argento, e vi guardava dentro con +femminile compiacenza i puri lineamenti del +suo viso, la pelle pastosa e diafana, il roseo +pallido delle sue gote, gli occhi grandi e nerissimi, +che giravano lenti e luminosi sotto lunghe +palpebre, il naso della più pura linea greca, e +le turgide labbra dal vivo cinabro, che dava +maggior risalto alla bianchezza dei denti. +</p> + +<p> +Davanti a così splendida apparizione Nerone +rimaneva estatico, ammaliato. +</p> + +<p> +Vide comparire un uomo in quella stanza, +ed avvicinarsi al lettuccio, e la bella all’apparire +di lui poggiar le spalle sull’<i>anaclinterio</i>, e +riversare indietro la testa, chiedendo un bacio. +</p> + +<p> +E molti n’ebbe, che fecero ardere vieppiù i +sensi al divo Cesare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +</p> + +<p> +Egli avrebbe voluto irrompere dentro l’atrio, +uccider quell’uomo e prenderne il posto. +</p> + +<p> +Ma a ben più dura prova lo riservava la sua +lasciva curiosità. +</p> + +<p> +Il giovine, e la sua compagna uscirono insieme +abbracciati, e poco dopo un’ancella venne +a spegnere le fiamme del candelabro, l’ostiario +chiuse la porta che dava nella via, e Nerone, +che non poteva decidersi ad allontanarsi di là, +si mise a girare intorno alla casa. +</p> + +<p> +Di tutte le finestre due sole ne rimanevano +internamente illuminate. +</p> + +<p> +In quelle stanze erasi forse ritirata la diva +col suo sposo o damo che fosse. Forse in quel +momento si stringevano in voluttuosi amplessi. +</p> + +<p> +Il desiderio d’adocchiare ancora la bella, di +scoprirne i misteri domestici, lo rendevano frenetico. +Quell’uomo, che cingeva la più grande diadema +del mondo, in quel momento, fatto insensato +fanciullo, cercava un modo di giungere +fino all’altezza delle finestre. +</p> + +<p> +Per sua fortuna, sorgeva a poca distanza la +statua d’un Fauno, di cui il piedistallo poggiava +sopra quattro gradini, dai quali avrebbe potuto +vedere l’interno della stanza, senza correre il +rischio di fiaccarsi il collo. +</p> + +<p> +Le finestre <i>bifori</i> avevano tutte e due le imposte +spalancate. +</p> + +<p> +La prima era un gabinetto ottagono dalle pareti +dipinte a figure, viticci e fogliami, rischiarato +da una lampada appesa al soffitto. +</p> + +<p> +Dinanzi al vano della finestra v’era un tavolo +di marmo a varii colori, sostenuto da un <i>trapezoforo</i> +squisitamente lavorato. +</p> + +<p> +Su quel tavolo si vedevano, disposti con ordine, +pettini, calamistri‍<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>, aghi comatorii d’argento, +d’oro e d’avorio, vasetti, ampolle e scatole +contenenti liquidi, unguenti e polveri odorose. +Ai lati del tavolo v’erano due conche +d’argento, sorrette da tripodi e ripiene di rose. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +</p> + +<p> +La stanza era deserta, ma poco dopo udì un +rumore di passi, e vide comparire la dama, +seguita da due ancelle, di cui una aveva in +mano una lucerna <i>polimixa</i> a quattro lucignoli. +</p> + +<p> +Dopo essersi fatta attortigliare i capelli dietro +la nuca, ed averli appuntati coll’ago comatorio, +levossi in piedi, slacciò la veste di <i>coa</i>, che indossava, +e la lasciò cadere sulla pelle di tigre, +che aveva sotto i piedi. Senza saperlo esponeva +in questa guisa agli sguardi d’un occulto ammiratore, +in tutto lo splendore della nudità, la +prestante persona, le terga levigate e il colmo +seno dai procaci rilievi, in cui spiccavano sul +candore della pelle le due punte brune. +</p> + +<p> +L’ancella <i>alipila</i> cavò fuori da un astuccio le +<i>axisie</i>‍<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> d’oro e cominciò a raderle i peli sotto +le ascelle, mentre l’altra faceva lume. +</p> + +<p> +La dama, colle braccia in alto e le mani conserte +sulla sommità del capo, di tratto in tratto +chiudeva gli occhi e schiudeva alquanto le labbra, +come se a lei riuscisse molto soave l’occupazione +dell’<i>alipila</i>. +</p> + +<p> +Il divo Cesare, non aveva fibra, che non suonasse +a martello. Il sangue gli affluiva al capo, +e avrebbe finito per smarrire del tutto la ragione +e portarsi a qualche atto inconsiderato, +se udendo a poco distanza un calpestìo, non +avesse stimato prudente uscir dal recinto e +tornare alla villa di Bauli. +</p> + +<p> +Da quel momento egli non ebbe altro pensiero +che il possesso di quella donna. +</p> + +<p> +Sognò di lei tutta notte. Durante il giorno +passò in cocchio dinanzi alla casa, percorse la +spiaggia e le vie della città, cercandola, e finalmente +vide uscir dalle terme una dama seguita +da due ancelle. +</p> + +<p> +Attraverso la maschera di velo, che le copriva +il volto, la ravvisò e gli parve più bella e seducente +allo splendore del sole, e arrestò la +biga per meglio osservarla. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +</p> + +<p> +Essa, passando, rivolse verso di lui lo sguardo, +e riconosciuto l’Imperatore, lo salutò, chinando +leggermente il capo, e andò innanzi. +</p> + +<p> +A quel dignitoso contegno crebbe l’ammirazione +di Nerone. +</p> + +<p> +Egli pensava, tornandosene: +</p> + +<p> +— Bella e superba! La conquista è degna di +Cesare. +</p> + +<p> +Alla sera s’avviò verso la palazzina della +donna, nella speranza di vederla ancora, come +la notte precedente, ma fu deluso. +</p> + +<p> +Gli appartamenti erano splendidamente illuminati, +e ne usciva un frastuono di suoni, di +voci, di risa, misto a rumore di vasellame e +tintinnar di cristalli. +</p> + +<p> +Maledisse all’importuna festa, e si fece a girare +d’attorno per vedere ove s’adunassero i +convitati. +</p> + +<p> +Sedevano sotto una pergola annessa al triclinio, +e rischiarata da lampade appese. +</p> + +<p> +Non riuscendo a vedere tra la spesse foglie +della vite, e temendo d’esser sorpreso dagli +schiavi, che servivano la mensa, stava per allontanarsi, +allorchè udì qualcuno declamare dei versi, +e alla voce gli parve di riconoscere Lucano. +</p> + +<p> +E un altro riconobbe pure, Cercopiteco Panerote, +il quale con voce da avvinazzato, faceva +brindisi alle squisite vivande e ai vini generosi. +</p> + +<p> +Se l’allegra brigata avesse potuto supporre, che +a lei ronzava d’intorno il tremendo Imperatore, +il buon umore ne sarebbe scemato di molto. +</p> + +<p> +Alla dimane Nerone, quando al <i>jentacolo</i>‍<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> vide +Lucano e Cercopiteco, ospiti suoi, rivolse loro +questa dimanda. +</p> + +<p> +— Or che Agrippina ed Ottavia si sono ritirate +nei loro appartamenti, confessate i vostri peccati. +Come passaste la sera di ieri? +</p> + +<p> +— Mangiando e bevendo a crepapelle, — rispose +Cercopiteco tutto soddisfatto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +</p> + +<p> +Lucano aggiunse: +</p> + +<p> +— In casa d’una donna di sovrumana bellezza. +</p> + +<p> +— Di fatto, — osservò sorridendo Nerone, — tu, +poeta, con ode saffica ne esaltasti le veneri, +come tu, sibarita, esaltasti in prosa i prodotti +della cucina e della vigna. +</p> + +<p> +I due, supponendo che a lui lo avesse riferito +qualcuno dei convitati, affermarono. +</p> + +<p> +— E chi è codesta dama? +</p> + +<p> +— Più volte, o divo Cesare, tu la sentisti a nominare +per la sua bellezza, — rispose Lucano. — Essa +è Poppea Sabina, moglie a Salvio Ottone +Cavaliere. +</p> + +<p> +Cercopiteco aggiunse: +</p> + +<p> +— Sicuro, sicuro, proprio lei. +</p> + +<p> +— Facile conquista, — pensò fra sè Nerone. +</p> + +<p> +— Oltre l’essere divinamente bella, — riprese +Cercopiteco, — è donna di gusto squisito, amante +della grandezza e del lusso. +</p> + +<p> +— E del Cavaliere Ottone s’accontenta? — interruppe +Nerone. +</p> + +<p> +Cercopiteco guardò Lucano, quasi chiedendo +su questo particolare l’opinione di lui, non fidandosi +della sua. +</p> + +<p> +E Lucano osservò esser cosa malagevole indagare +certi misteri domestici, e che spesso +l’apparenza inganna. +</p> + +<p> +— È vero, — disse l’altro, — ma da quanto +si vede il Cavaliere è assai premuroso per lei, +la circonda di cure, d’agi, di lusso. Si comprende +ch’essa è soddisfatta di quelle feste, di quei +banchetti, di quelle vesti magnifiche, di quei +preziosi gioielli, di quelle.... +</p> + +<p> +— Sì, — interruppe Lucano, — perchè è molto +ambiziosa. +</p> + +<p> +Nerone ascoltava senza interrompere, perchè +a lui giovavano quelle loro osservazioni. +</p> + +<p> +— I vostri encomii, — disse finalmente, — m’han +fatto nascere il desiderio di conoscere +codesta divinità, prima di tornare in Roma per +l’arrivo del Re Tiridate. Uno di voi dunque andrà +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +ad invitarli alla festa notturna di posdimani. +</p> + +<p> +— Andrò io, — disse subito Cercopiteco, — sicuro +che saranno felici di tanto onore. All’ora +della merenda li troverò per certo. +</p> + +<p> +Nerone, soddisfatto di vedere così facilmente +raggiunta la meta dei suoi desiderii, interruppe +ridendo: +</p> + +<p> +— Così una <i>copta</i> di Rodi‍<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> e un <i>poculo</i> di falerno +non potranno mancarti, o ghiottone. +</p> + +<p> +Nell’uscire, Lucano disse sottovoce a Cercopiteco: +</p> + +<p> +— Tu vai a far sorgere un astro novello. +</p> + +<p> +E l’altro, facendo le spallucce, rispose: +</p> + +<p> +— Vado a legar l’asino dove vuole il padrone. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p> + +<h2 id="cap17"><span class="smcap">Capitolo XVII.</span> +<span class="smaller">Poppea Sabina.</span></h2> +</div> + +<p> +Misero l’uomo che si lasciava sedurre da +Poppea. Figlia della famosa Sabina, essa aveva +ereditato tutte le male inclinazioni della madre, +più un cuore di ghiaccio, un’astuzia infernale, +un istinto ambizioso, capace di trascinarla a +qualsiasi eccesso. E tutto ciò latente sotto meravigliosa +bellezza, sotto affascinante attrattiva +di voce, di sguardi, di vezzi. +</p> + +<p> +Suo padre Tito Ollio dovette lottar con lei fin da +fanciulla per temperarne la vanità e il carattere +prepotente, nei quali difetti l’incoraggiava la +madre. +</p> + +<p> +E Poppea, per liberarsi dall’autorità paterna, +giovinetta ancora, andava a caccia d’uno sposo, +decisa di prendere il primo che le fosse capitato, +foss’anco uno zotico, purchè avesse denari bastanti +per assecondare i suoi capricci. +</p> + +<p> +La fortuna le arrise, poichè s’invaghì di lei +un giovine dabbene, di nobile prosapia e dovizioso, +Marco Salvio Ottone Cavaliere. +</p> + +<p> +Questi però, per quanto cospicua fosse la sua +fortuna, non tardò ad accorgersi ch’era insufficiente +per appagare i desiderii dispendiosi di +Poppea. Ma per timore di perderne l’affetto, +continuò ad accontentarla in tutto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +</p> + +<p> +Oltre alle splendide vesti, ai ricchi gioielli, al +lusso degli appartamenti, essa non badava a +spesa per conservar la bellezza colle più raffinate +cure. +</p> + +<p> +Si tuffava ogni mattina in un bagno di latte +d’asina, e alla sera in lavacri profumati con +essenze le più preziose venute d’Egitto e di +Grecia. Ma non bastandole tutto ciò, aveva desiderato +di possedere una casa a Baja, per non +essere da meno delle altre patrizie romane, e là +si faceva seguire da uno stuolo numeroso di +domestici. +</p> + +<p> +E il marito non osava contraddirla, quantunque +vedesse ogni giorno assottigliarsi la sua +provvigione, e continuava a tutto concederle, +oltre ai balli, alle accademie, ai banchetti, nei +quali essa era circondata da adoratori e da +sibariti. +</p> + +<p> +Eppure l’ambizione di Poppea non era del +tutto soddisfatta, perchè l’Imperatore non erasi +mai avvisto di lei, e le feste della casa Aurea +le turbavano i sonni. +</p> + +<p> +Immaginiamoci dunque con quanta gioia accogliesse +l’annunzio di Cercopiteco. +</p> + +<p> +Il marito invece parve turbato. Forse sotto +la cortesia subodorava l’insidia. Gli fu però giocoforza +far buon viso a sorte avversa. +</p> + +<p> +Già migliaia di fiammelle ardevano tra i rami +della villa di Bauli, e gruppi di donne e signori +passeggiavano pei viali: mentre luce vivissima, +bisbigli e suoni uscivano dalle finestre spalancate, +quando giunsero Poppea e Ottone. +</p> + +<p> +Essa, scendendo dalla lettiga, depose la maschera‍<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> +ed entrò nel palazzo, compiacendosi +dell’esclamazioni d’ammirazione che udiva sul +suo passaggio. +</p> + +<p> +Fosse opra del caso o di Nerone, in quel momento +alla soave armonia degli <i>idrauli</i>‍<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> s’accoppiarono +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +le arpe dei citaristi e il canto dei +cori alessandrini, che diedero aspetto quasi trionfale +all’ingresso di Poppea. +</p> + +<p> +V’era in quelle sale grande sfoggio di lusso +e d’eleganza, ma se col suo abbigliamento la +nuova Diva non superava le altre, non era certo +seconda ad alcuna. Vestiva una tunica di finissimo +bisso adorna di limbo trapunto di coralli, +e stretta alla vita da <i>zona</i> gemmata, che faceva +risaltare le flessuose curve dei fianchi, come il +peplo ricamato assecondava con artistiche pieghe +i contorni del seno. Aveva le braccia denudate +fin oltre la spalla e il bisso aperto fin +sotto le ascelle. Le cingeva il collo un monile +di piropi, le splendevano sui polsi anelli lavorati +con filo d’oro ed uniti insieme a spirale‍<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> +e un cerchio, parimente d’oro, sulla parte superiore +del braccio. Fra i laccetti dei calzari si +vedeva la candida pelle del piedino, e i suoi +ricchi capelli, attortigliati con fila di perle, le +formavano sulla sommità del capo una splendida +corona. +</p> + +<p> +Quando Nerone la vide entrar nell’atrio, ove le +due Imperatrici s’intrattenevano con alcune famiglie +patrizie, rivolto a Lucano, che gli stava +accanto, esclamò: +</p> + +<p> +— Eccola! Per Giove, io non vidi mai beltà +maggiore. +</p> + +<p> +E senza attendere che giungesse a lui, mosse +per incontrarla. +</p> + +<p> +Agrippina, in veder questo, volse lo sguardo +verso Ottavia, per indagare quale impressione +avesse prodotto in essa l’apparizione di quella +donna e l’inconsulta premura addimostrata dall’Imperatore. +</p> + +<p> +E si trovò di fronte alla più assoluta impassibilità. +</p> + +<p> +La madre, che teneva all’amore del figlio, accolse +Poppea con alquanto sussiego; la moglie, +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +ch’era indifferente oramai all’amor del marito, +si mostrò invece cortese. +</p> + +<p> +Essendo libero ciascuno dì prendere il divertimento +che più gli aggradisse, chi passeggiava +per le sale e pei viali, chi sedeva ai tavoli da +giuoco; ma la maggior parte delle dame e dei +signori preferivano di seder tranquillamente entro +il grazioso teatro eretto nella villa. +</p> + +<p> +Quivi si alternavano le melodie delle cetre e +dei salteri, canti, declamazioni e buffonesche +azioni mimiche. +</p> + +<p> +Fra i citaristi era Menecrate, che di tratto in +tratto, incontrandosi negli sguardi d’Ottavia, sentiva +vibrar il cuore come le corde del suo istrumento. +</p> + +<p> +V’era Atte eziandio, la povera Atte, pallida e +triste, colla voce scemata di forza, ma più potente +ancora per espressione soave. Ogni sua +nota avea lo strazio d’un ultimo addio. +</p> + +<p> +Nerone, geloso delle acclamazioni che a lei si +facevano, volle richiamare sopra di sè l’attenzione +delle dame, e di Poppea specialmente. +</p> + +<p> +Salì sul palco scenico, e fattasi dare la sua cetra +d’oro, intonò un canto di Tito Lucrezio Caro. +</p> + +<p> +L’eccitamento dei sensi, il desiderio di vincere +tutti gli altri, e di gettare colla sua voce un +buon germe nel cuore della nuova Dea, lo rendevano +cantore energumeno. +</p> + +<p> +Com’ebbe terminato il suo canto, tra i soliti +applausi cortigianeschi, discese dal palco, e presa +per mano Ottavia, passarono, seguiti dagli altri, +nella vasta terrazza prospiciente il mare, dove +era imbandita la cena sotto ricco velario di porpora +e d’oro. +</p> + +<p> +Le aste, che lo sostenevano, erano inghirlandate +di rose, come i candelabri, i vasi d’oro e +le tazze. +</p> + +<p> +Nerone era adagiato sul triclinio tra Poppea +ed altra dama romana, pure bellissima, la quale, +durante il pasto, si consolava col Cavaliere Ottone, +ch’erale vicino, della nessuna attenzione, +che usava a lei il divo Cesare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +</p> + +<p> +Mentre gli schiavi, riccamente vestiti, sotto la +direzione del <i>Triclinarche</i>‍<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> portavano attorno +le vivande e il vino, sulla spianata, che s’apriva +davanti alla terrazza, alcune danzatrici, avvolte +la persona in un velo trasparente, facevano lascive +movenze percotendo timpani e cimbali. +</p> + +<p> +Tutti avevano in quella sera libero ingresso +nella villa, anche la plebe; e gran folla assiepavasi +dietro le guardie, che circondavano il posto +riservato alle danzatrici. Molti invece s’arrestavano +ad ammirare in altra parte della villa gli +esercizii dei <i>Cernui</i>, dei <i>Pilarii</i>, dei <i>Neurobati</i>, +dei <i>Prestigiatori</i>‍<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> e simili giocolieri. Nello stesso +tempo, altre comitive andavano a zonzo pei <i>viridari</i> +e i viali della villa, o s’arrestavano a contemplare +l’incantevole vista del Tirreno, rischiarato +dalla luna e percorso da navicelli illuminati, +entro i quali con canti e suoni si prendeva +parte alla festa. +</p> + +<p> +Per quanto Poppea avesse udito decantare +le ricchezze della Corte Cesarea, tanta sontuosità +le sembrava prodigiosa, esaltava la sua immaginazione, +e correndo dietro ai voli della sua +ambiziosa fantasia, diceva fra sè: +</p> + +<p> +— Oh perchè tutto questo non m’appartiene! +</p> + +<p> +E rimaneva assorta in questo pensiero. +</p> + +<p> +Intanto, nel sentirsi presso di lei sul <i>peristroma</i>‍<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>, +nell’aspirare il profumo, ch’esalava dal +suoi capelli, dal candido seno, che poggiato sul +cuscino triclinare s’intravedeva sotto il peplo, +Nerone tornava colla mente a due sere innanzi, +e si sentiva più ammaliato che mai. +</p> + +<p> +Non ristava dal fissar Poppea con occhi ardenti, +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +indirizzandole sommessamente parole di +amore. +</p> + +<p> +L’astuta non rispondeva, limitandosi di tratto +in tratto a rivolger la testa verso di lui, e sorridere. +</p> + +<p> +— Comprendo, — pensava tra sè; — egli mi +crede donna di facili costumi e pretende forse +di conquistarmi in questa notte istessa. +</p> + +<p> +E in parte s’era apposta al vero. +</p> + +<p> +Nerone, trattandola più da cortigiana che da +dama, finì collo smettere ogni ritegno e si lasciò +andare ad oscena proposta. +</p> + +<p> +— Tu, — gli disse Poppea, guardandolo con +espressione di cruccioso dolore, — apprezzi il +mio corpo, ma non l’anima mia, se credi che +possa prostituirmi non amante nè amata. +</p> + +<p> +— Amata sì, te lo giuro per Venere, il solo +Nume che adoro. +</p> + +<p> +— Ma se mi vedi stasera per la prima volta? +</p> + +<p> +— E sei tu sicura di questo? — rispose Nerone +sorridendole. — Forse non puoi immaginare +che codesto Grande della terra, che tutti +onorano, dinanzi a cui tutti tremano, siasi messo +in agguato, come il più umile degli innamorati, +per vederti, per sorprenderti nella stessa tua +casa! Vedi dunque s’io t’amo; e tu mi respingi. +</p> + +<p> +— Me lo impone la fede giurata al Cavaliere +Ottone, che mi fece sua sposa, non mi fece sua +amante. Per quanto grandi siano i meriti tuoi, +le tue attrattive, o divo Cesare, non m’è dato +possederti, poichè non è consentito a noi l’invocazione +a Talasio‍<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. +</p> + +<p> +E rivolse a lui uno sguardo così eloquente, +ch’egli esclamò: +</p> + +<p> +— Oh, la sublime Imperatrice che tu saresti! +</p> + +<p> +Terminata la cena, Agrippina, che dall’animato +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +dialogo di Nerone e Poppea indovinava di che +si trattasse, chiamò a sè il primo e gli disse: +</p> + +<p> +— Guarda, o Claudio, dove tu ti metti, vi sono +beltà fatali. +</p> + +<p> +— Sempre gelosa la madre mia, — rispose +scherzando Nerone. +</p> + +<p> +— Gelosa, sì, del tuo onore, della tua felicità. +</p> + +<p> +— Di questo lascia pure la cura a me. +</p> + +<p> +E mosse per raggiungere Poppea, che aveva +visto uscir col marito. +</p> + +<p> +Non rinvenendoli, e il riguardo verso gli altri +invitati non consentendogli d’allontanarsi dall’exedra +dove doveva ricominciare il concerto, +andò a destare Cercopiteco, ch’erasi addormentato +sul triclinio, e gli ordinò d’andare in cerca +della bella Poppea e ricondurla presso di lui. +</p> + +<p> +Il buon Panerote, obeso, come sempre, dal +cibo, e poco fermo per le soverchie libazioni, +scese con gran stento dal letto triclinare e mosse +per eseguire l’ordine di Cesare, affrettandosi lentamente +e mormorando: +</p> + +<p> +— Il bell’incarico che mi tocca!... O ventre, +ventre mio, quanto mi costa il soddisfarti!! +</p> + +<p> +Dopo aver cercato lungamente, trovò Poppea +col marito, che si disponevano alla partenza. +</p> + +<p> +Cercò di persuaderli a restare, ripetendo esser +questo il desiderio dell’Imperatore. +</p> + +<p> +— Rendi grazie a Cesare, — rispose Poppea, — e +digli che mi perdoni se stanca e turbata abbandonai +la splendida festa prima che fosse terminata. +</p> + +<p> +Era lo strale del Parto, ch’essa lanciava con +queste parole, nel cuore di Nerone. Sapeva bene +l’astuta quale ottimo partito fosse il farsi desiderare. +</p> + +<p> +Al marito, che le chiese se Nerone le avesse +parlato d’amore, rispose: +</p> + +<p> +— E ciò ti sorprende? Tutte egli vorrebbe sedurre. +Non rispetta le Sacerdotesse di Vesta, e +pretendi che rispetti la moglie d’un Cavaliere? +Sta tranquillo però, Poppea non andrà mai ad +accrescere il numero delle sue concubine. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +</p> + +<p> +— La ferrea volontà di quell’uomo mi spaventa! +</p> + +<p> +— E che temi? Non sarò mai la sua amante, +nè posso essergli sposa, perchè non è libero. +</p> + +<p> +— Nel delirio della passione egli è capace di +tutto. +</p> + +<p> +Dopo una breve pausa Poppea rispose: +</p> + +<p> +— Ebbene.... vedremo. +</p> + +<p> +La scaltra femmina non s’era male apposta, +perchè la sua improvvisa partenza dalla villa +di Bauli, e le parole di lei, riferite da Cercopiteco +a Nerone, avevano accresciuto in questi +l’amorosa frenesia. +</p> + +<p> +Alla dimane, mentre sedeva in giardino venne +correndo un’ancella ad annunziarle l’Imperatore. +</p> + +<p> +Fece un atto di sorpresa, ed ordinò che lo si +introducesse nell’exedra, dove poco dopo lo raggiunse. +</p> + +<p> +— Salve, — essa disse, chinando il capo, — o +divo Cesare, che vieni ad onorare di tua presenza +il mio povero lare domestico. A che debbo +mai tanta ventura? +</p> + +<p> +— All’ardente desiderio di rivederti. Tu abbandonasti +così improvvisamente la festa; quella +festa di cui eri l’astro più bello. T’allontanasti +da me quand’io, innamorato cantore, voleva +temprar per te sulle corde della mia cetra un +appassionato carme, che tu avresti compreso per +certo, e me ne avresti dato mercede d’un tenero +sorriso. Ah, tu m’arrecasti grave dolore! +</p> + +<p> +Poppea, carattere freddo e calcolatore, non era +donna da lasciarsi abbindolare, come le altre, +dall’amorosa rettorica del divo Cesare, quantunque +egli in quel momento fosse sincero nel +suo entusiasmo. +</p> + +<p> +Laonde lo aveva lasciato parlare, rimanendo +muta e impassibile; ma udendo le ultime parole, +rispose: +</p> + +<p> +— Se io avessi potuto prevedere che tu, circondato +da tanto splendore, da tante seduzioni, +ti saresti accorto della mia assenza, e ne avresti +provato dispiacere, sarei rimasta. Perdonami +dunque. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +</p> + +<p> +— Ad altri non avrei perdonato, a te perdono +perchè t’amo. +</p> + +<p> +Poppea tacque. +</p> + +<p> +Nerone, con grande concitazione riprese: +</p> + +<p> +— Sì, t’amo, e tu non mi credi, e perciò non +rispondi, come se l’amore di quest’uomo terribile +ti facesse paura. +</p> + +<p> +— No, non è questo il sentimento che provo, +o divo Cesare; alle tue parole è dovere ch’io +creda; ma tu devi qualche cosa concedere alla +sorpresa, alla debole opinione dei pregi che a +me largì natura. Io non sono presuntuosa e +non so spiegarmi com’abbia potuto inspirare in +te così forte affetto in così breve tempo, in te +semidio che tutti adorano. +</p> + +<p> +— E neppur io so spiegare a me stesso quello +che provo dacchè ti vidi. V’è per la prima volta +un sentimento in me, che quasi domina la tempesta +dei sensi. Tu non sei soltanto per me la +donna, tu sei la fata, e sento che per quanta +ebbrezza possano dare i tuoi baci, le tue carezze, +i tuoi amplessi, queste delizie non basterebbero +a me ove non possedessi l’anima tua. Di ciò +niun’altra donna può menar vanto. +</p> + +<p> +— E la diva Ottavia? +</p> + +<p> +— L’amai, è vero, le porto ancora grandissimo +affetto, ma ci unì la volontà altrui, e la +sua sterilità ci divide. +</p> + +<p> +— E la citarista greca? +</p> + +<p> +— A chi ti paragoni, o Poppea, ad una +schiava! +</p> + +<p> +— Di cui tu, o Cesare, volevi far la tua sposa. +</p> + +<p> +— Non è vero, — interruppe Nerone; — è una +menzogna de’ miei nemici. +</p> + +<p> +Ed era lui che sfacciatamente rinnegava la +verità. +</p> + +<p> +Vedendo che la donna taceva, riprese: +</p> + +<p> +— Quand’anche in un momento d’aberrazione +avessi commesso tale ignominia, rientrando in +me stesso le avrei strappata la diadema imperiale, +per offrirla poi ad altra donna più adorata +e più degna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +</p> + +<p> +E volse a Poppea così eloquente sguardo da +farle comprendere che si trattava di lei. +</p> + +<p> +Quantunque le parole di Nerone <i>Oh, la sublime +Imperatrice che tu saresti</i>, avessero alquanto +esaltato il suo spirito ambizioso, non credeva +che potesse la fantastica speranza cangiarsi in +realtà così presto. +</p> + +<p> +Fu per venir meno dalla gioia: ma serbandosi +calma apparentemente, osservò: +</p> + +<p> +— E chi più adorata e più degna della diva +Ottavia? +</p> + +<p> +— Tu! — esclamò Nerone prendendole le mani. +</p> + +<p> +Poppea, dissimulando a meraviglia, rispose: +</p> + +<p> +— O divo Cesare, s’è vero che m’ami, non +prenderti giuoco di me. +</p> + +<p> +— Ascoltami ancora, — riprese l’Imperatore. — Io +vegliai tutta notte e la tua immagine mi +fu sempre dinanzi, e ti vedeva al mio fianco, +nelle feste della casa Aurea, nei teatri, nei circhi, +negli spettacoli sacri. Mi sembrava d’udire il +popolo, innamorato della tua bellezza, gridare +<i>Ave, pulcherrima Imperatrix!</i> E poi venir a +notte tra i profumi del talamo a giacer fra le +mie braccia, sposo invidiato da tutti. E finalmente +io ti vedeva madre del figlio mio. Ciò mi convinse +che la tua apparizione non fu opra del +caso, che l’impressione prodotta in me dalla tua +bellezza non fu solo delirio dei sensi miei. Ecco +perchè venni subito da te, perchè ti parlai così +ardente linguaggio. Tu devi esser la sposa mia, +devi regnare con me. Ora sarai convinta, spero, +dell’immenso amor mio. +</p> + +<p> +— E come non esserlo? +</p> + +<p> +— Acconsenti dunque? +</p> + +<p> +— E che vale il mio consenso senza quello +di Marco Salvio Ottone? +</p> + +<p> +— Lo credi sì stolto da opporsi alla mia volontà? +</p> + +<p> +— Ma s’egli rifiutasse? +</p> + +<p> +— Guai! +</p> + +<p> +— Ahimè! +</p> + +<p> +— È in suo potere la scelta, o la fortuna o +la morte. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p> + +<h2 id="cap18"><span class="smcap">Capitolo XVIII.</span> +<span class="smaller">I due ripudii.</span></h2> +</div> + +<p> +Tiridate, Re d’Armenia, sollecitato da Nerone +con tante promesse, giunse in Roma verso le +calende di settembre. Desiderando l’Imperatore +presentarlo con gran pompa al popolo, ed essendo +in quei giorni il tempo piovigginoso, fu +ritardata la cerimonia. +</p> + +<p> +Finalmente si proclamò il bando, che invitava +i romani ad adunarsi nel foro. +</p> + +<p> +Era una splendida giornata d’autunno, la folla +gremiva la piazza, i soldati erano disposti in ordine +intorno ai templi, i littori ed i signiferi colle +loro insegne circondavano il palco eretto presso +ai rostri, e destinato all’Imperatore. +</p> + +<p> +Questi, vestito da trionfatore, giunse nel Foro +sopra un carro tirato da quattro cavalli bianchi. +Salito sul palco, e postosi a sedere sopra la sedia +curule, invitò il Re d’Armenia a venirgli +vicino. +</p> + +<p> +Tiridate era un vecchio dagli occhi nerissimi +e grandi. Una barba grigia gli scendeva in punta +fino al petto. Indossava una lunga tunica di seta +gialla, stretta ai fianchi da fascia della medesima +stoffa, e portava sul capo la tiara, distintivo del +Re Sacerdote. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +</p> + +<p> +Si gettò in ginocchio ai piedi di Nerone, che +gli porse la destra, ed aiutatolo a rialzarsi lo +baciò. Quindi gli tolse esso stesso la tiara, gli +fasciò la fronte colla diadema, e fece da un cittadino +Pretore ripetere ad alta voce le parole +pronunziate dal Re, perchè tutto il popolo le intendesse. +</p> + +<p> +Terminata questa cerimonia, passarono dal +Foro al teatro di Pompeo, dove in onore del Re +dovevasi, da cittadini vestiti in costume romano, +recitare una commedia d’Afranio intitolata <i>Incendio</i>, +nella quale andrebbe in fiamme una casa, +fabbricata in fondo alla scena e che formava la +così detta <i>scena stabile</i>. +</p> + +<p> +Quando giunsero Nerone ed il Re, la <i>cavea</i> e +l’<i>orchestra</i> erano così stipate, che le file semicircolari +dei sedili scomparivano sotto un tappeto +di teste. +</p> + +<p> +Agli applausi, di cui il publico fu prodigo, durante +la commedia, successero poi grida entusiastiche +allorchè scoppiò l’incendio e gl’istrioni +diedero il saccheggio alla casa, e portaron via, +come era stato loro permesso, tutte le masserizie +e gli altri oggetti salvati dal fuoco. +</p> + +<p> +Terminata la rappresentazione, Tiridate fece di +nuovo riverenza a Nerone, e si raccomandò a +lui, e la folla lo acclamò Imperatore. +</p> + +<p> +Dal teatro di Pompeo il corteggio imperiale si +recò in Campidoglio, e là nel tempio di Giove +Capitolino fu solennemente deposta in grembo +al Nume una corona d’alloro in onore di quel +Re, che aveva ricondotta l’Armenia sotto il dominio +romano. +</p> + +<p> +Ad altre rappresentazioni volle prender parte +Nerone. In una cantò di Canace quando partoriva, +d’Oreste quando uccise la madre, d’Edipo +accecato, e d’Ercole pazzo furioso. +</p> + +<p> +Inoltre, insieme agl’istrioni, declamò una tragedia, +in cui si rappresentavano illustri personaggi +e Dei. In questa circostanza furono per +la prima volta adoperate le nuove maschere, +che Nerone aveva fatto lavorare da insigne artefice, +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +e che riproducevano le sembianze sue e +quelle delle sue donne. +</p> + +<p> +Strana costumanza questa per un popolo, che +aveva così vivo il sentimento dell’arte, d’imporre +la maschera agli attori, togliendo loro così uno +dei maggiori pregi, l’espressione del volto. +</p> + +<p> +E come se non bastassero le rappresentazioni +teatrali, i circensi, la lotta dei gladiatori ed altri +giuochi ai quali presero parte molti giovani patrizii, +Nerone fe’ correre nel circo alcune carrette +tirate ciascuna da quattro camelli, ed uno +dei più insigni Cavalieri si mostrò in groppa ad +un elefante. +</p> + +<p> +Questi ricordi dell’Asia riuscirono oltremodo +graditi al Re d’Armenia, che non cessava dall’esaltare +la grandezza e la magnanimità di Cesare, +che lo aveva colmato d’onori e di doni. +</p> + +<p> +Com’egli fu partito, ai giorni di festa successero +in Roma giorni di pianto. +</p> + +<p> +Dopo la cena alla villa di Bauli, Poppea erasi +tenuta lontana dalla Corte e dagli spettacoli, per +quanto Nerone, sempre più perdutamente innamorato +di lei, la scongiurasse ad abbellire di +sua presenza le feste della casa Aurea, dicendole +che quel contegno riservato non s’addiceva alla +futura Imperatrice romana. +</p> + +<p> +Un sogghigno d’incredulità accoglieva sempre +queste affermazioni di Cesare, ripetendogli che +egli non avrebbe mai il coraggio di ripudiare +Ottavia. Troppo amava la moglie, troppo temeva +la madre. Non poteva dunque aver fede nella +proposta di lui, fatta forse nella speranza d’ottenere +i suoi favori. +</p> + +<p> +E Nerone non ristava dal protestare che la +parola di Cesare era sacra e ben presto ne darebbe +la prova. +</p> + +<p> +Egli era interamente sotto il dominio di quella +donna, che voleva ad ogni costo raggiungere il +suo fine. +</p> + +<p> +E la povera Ottavia fu sacrificata. +</p> + +<p> +Un mattino Nerone fe’ venire Anneo Seneca +e gli disse: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +</p> + +<p> +— Tu sai che l’aver prole è cosa necessaria +tanto che il divo Augusto colla legge Papia +Poppea stabilì dei premii per quelli che avessero +maggior numero di figliuoli. Puoi bene immaginarti +quanto a me pesi la sterilità d’Ottavia. +Egli è dunque con mio gran dolore che mi vedo +costretto a ripudiarla, perchè se ai privati è disdicevol +cosa il non aver discendenti, tanto +più lo è per un Imperatore. Incarico dunque te, +mio consigliere e maestro, di parteciparle questa +mia determinazione. +</p> + +<p> +— Trovo giustissimo questo tuo desiderio, — rispose +Seneca, — e nulla avrei ad obbiettare +contro la risoluzione presa. Credo però sacro +dovere in me il farti riflettere come la diva Ottavia +sia l’idolo del popolo romano, il quale potrebbe +levarsi a rumore, riguardando la tua risoluzione +come un’ingiusta condanna contro una +sposa bella, onesta e fedele. +</p> + +<p> +E Nerone di rimando: +</p> + +<p> +— Tu conosci per certo l’episodio di quel +romano, che sentendosi criticare dagli amici, +perchè voleva ripudiar la moglie modesta, bella, +feconda, rispose loro mostrando il suo calzare: — anche +questo calzare è ben fatto, è bello, è +nuovo, ma nessuno di voi saprebbe indovinare +in quale parte del piede mi faccia male. — I +romani invece non possono ignorare la causa +che mi spinge a ripudiare Ottavia e dovrebbero +trovarla giusta. Nessuno poi ha il diritto di farsi +giudice delle azioni di Cesare. Al popolo, questo +gigantesco fanciullo, io do pane e circensi, +ed egli m’adora e continuerà ad acclamarmi. +</p> + +<p> +Seneca rispose: +</p> + +<p> +— Pensa che hai molti nemici. +</p> + +<p> +— A questi darò catene e gastighi. +</p> + +<p> +— Non fidarti poi tanto dell’aura popolare, +che cambia da un momento all’altro. N’ebbe +una prova il Profeta Nazareno, a cui il popolo +di Gerosolima gridò la croce otto giorni dopo +averlo accolto cogli <i>Osanna</i>. +</p> + +<p> +— Mal scegliesti l’esempio. Gesù era un grande +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +fanatico, odiato dagli ambiziosi farisei, che sobillarono +il popolo d’Israello contro di lui. I Sacerdoti +pagani, da me prezzolati, non hanno interesse +che il popolo si ribelli agli ordini miei. +</p> + +<p> +— E quale, s’è lecito, fra le patrizie di Roma +hai destinata al trono? +</p> + +<p> +— La moglie del Cavaliere Ottone. +</p> + +<p> +— Poppea Sabina! — esclamò Seneca. +</p> + +<p> +— E d’onde la tua meraviglia? — chiese +crucciato Nerone. +</p> + +<p> +— I Numi ti guardino dal porre sul capo di +donna siffatta la diadema imperiale. +</p> + +<p> +— Il Nume di Roma son io. E a te chi dà il +diritto d’offendere la tua futura sovrana? +</p> + +<p> +— La verità, di cui la voce deve suonar sempre +libera sulle labbra d’un filosofo, d’un amico. +</p> + +<p> +— Se amico mi sei, eseguisci tosto l’incarico +che t’affidai, e cerca di persuadere Ottavia alla +rassegnazione. +</p> + +<p> +Seneca fece un inchino, ed uscì senza aggiunger +parola. +</p> + +<p> +Tornò dopo un’ora, e presentò a Nerone su +piatto d’oro una chiave. +</p> + +<p> +Era costume che la moglie ripudiata, prima +di partire dalla casa, ne consegnasse al marito +la chiave. +</p> + +<p> +— E che diss’ella? +</p> + +<p> +— Che a questa sventura era già preparata, +e chinava il capo al volere di Giove. Attende +ora il decreto che la espella dalla casa Augustale. +</p> + +<p> +— E non pianse? +</p> + +<p> +— Dagli occhi non le sgorgarono lagrime. +Fu ammirevole oltre ogni dire il contegno di lei. +</p> + +<p> +Nerone, il quale attendevasi a resistenza, a +disperazioni, a preghiere, invece d’essere soddisfatto +di questa rassegnazione, ne fu quasi mortificato, +e rimase qualche tempo muto e pensieroso. +</p> + +<p> +Quindi ordinò a Seneca di prevenire della sua +risoluzione l’Imperatrice Agrippina, e lo licenziò. +</p> + +<p> +— La scaltra, — pensò fra sè, — mentiva +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +l’amore; io ero ingannato da lei, e forse da +lungo tempo un altr’uomo era l’arbitro del suo +cuore. Se giungo a scoprire questa verità, il +ripudio sarà pena troppo lieve per lei. +</p> + +<p> +All’inatteso annunzio Agrippina arse di sdegno, +e senza ascoltare Seneca, che la esortava +alla calma e alla prudenza, andò dal figlio che +trovò nella <i>trichila</i>‍<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> del giardino pensile annesso +al cubiculo. Egli era seduto presso un +tavolo di marmo sul quale poggiava il braccio. +</p> + +<p> +Al giunger d’Agrippina alzò gli occhi, che +teneva fissi in terra, e attese ch’ella parlasse. +</p> + +<p> +— È vero quanto mi narrò Seneca? — chiese +la madre accigliata. +</p> + +<p> +— Vorresti ch’egli fosse venuto da mia parte +a raccontarti una fola? — rispose sogghignando +Nerone. +</p> + +<p> +— Ma t’han forse i Numi tolto il bene dell’intelletto, — rispose +Agrippina, — per ripudiare +una sposa bella, mite, soave, che tocca +appena il quarto lustro, che può renderti ancora +padre felice, che tutta Roma rispetta e venera +per la sua onestà!... Perchè sorridi a quel +modo?.... Oseresti forse negare ch’essa si mantenne +sempre salda nella fede giurata, ad onta +dei torti tuoi che le costarono lagrime amare, +di cui tu non t’avvedesti mai, perchè nella +tema di riuscirti tediosa, soffriva tacendo. +</p> + +<p> +— Perchè, — interruppe Nerone — a lei bastava +di conservare le insegne imperiali e presentiva +che a causa della sua sterilità le verrebbero +tolte. Ho indugiato abbastanza, ed ora +ho deciso che un’altra mi dia quelle gioie paterne +che non ebbi da lei. Di ciò tu dovresti +lodarmi, o madre. +</p> + +<p> +— Se non fosse un pretesto, — interruppe +Agrippina con impeto, — per saziar la libidine +che in te seppe suscitare un’astuta maliarda. +</p> + +<p> +— Taci! — urlò Nerone, fissando la madre con +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +occhi che mettevano spavento e sciupando con +mano convulsa la toga. +</p> + +<p> +Ma Agrippina non si lasciò atterrire e scagliò +contro Poppea le più sanguinose contumelie, +chiamandola etèra, femmina volgare quanto ambiziosa, +scevra d’ogni nobile sentimento. +</p> + +<p> +Nerone fremeva, ma la lasciava parlare. Finalmente +più non resistendo, proruppe con forza +di parlar concitato. +</p> + +<p> +— E sei tu che osi scagliarti in tal modo +contro quella donna, di cui nulla sai, che nulla +ti fece? Credi forse che io ignori il tuo passato? +Tuo fratello Caligola non t’esiliò per gli scandali +che commettevi? Non assassinasti il tuo primo +marito Crispo Passieno per possederne più presto +le ricchezze? Non facesti accusare di magia +da’ tuoi satelliti, e morir fra i tormenti Lolla +Paolina, perchè eri gelosa della sua bellezza, +de’ suoi gioielli e dell’ascendente che aveva +sopra l’Imperatore Claudio tuo zio, che tu sposasti, +dopo rimosso quest’ultimo ostacolo, e poi +facesti avvelenare con funghi preparati dalla +giudea Locusta, perchè egli aveva condannata +a morte una donna adultera,... e tu avevi paura? +</p> + +<p> +— Orrore! — esclamò finalmente Agrippina +che aveva cercato più volte d’interrompere la +tremenda requisitoria del figlio, che continuò. +</p> + +<p> +— Codesti fatti dovrebbero renderti umile e +muta, ed invece osi erigerti a giudice dell’altrui +condotta. +</p> + +<p> +— Invece, — disse Agrippina, — le tue accuse +infami non mi fanno piegar la fronte, non mi +tratterranno dal compiere il mio dovere. Se tu, +per difendere un’abbietta creatura, vuoi dimenticarti +d’essermi figlio, io non dimenticherò mai +d’esserti madre. +</p> + +<p> +— E questo sacro nome, nella tua intenzione, +non lo profanasti mai? — chiese Nerone con +amara ironia. +</p> + +<p> +— Che intendi? +</p> + +<p> +— Combatti Poppea perchè forse temi in lei +una rivale più fiera d’Ottavia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +</p> + +<p> +— Ora intendo, scellerato figlio, che vuoi render +me colpevole delle tue prave aberrazioni, +che costarono la vita ad Aulo Plancio. È questa +la gratitudine di Claudio Nerone, al quale +consacrai la mia esistenza, al quale diedi il regno, +usurpandolo a Britannico. Ma bada, o forsennato, +ch’io posso togliertelo di nuovo e renderlo +a lui. Sì, lo posso, e lo farò se tu persisti +nella pazza determinazione di sposar Poppea. +Se disprezzerai i consigli della madre amante, +proverai la vendetta della madre offesa. +</p> + +<p> +Ciò detto uscì dalla <i>trichila</i>. +</p> + +<p> +Il furore materno non turbò Nerone. La mente +sua era preoccupata sempre dall’inesplicabile +rassegnazione della moglie. +</p> + +<p> +Il dì seguente questa sedeva in uno dei <i>conclavi</i>‍<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a> +del suo appartamento tra la sorella Antonina +e il fratello Britannico che la lodavano +del contegno addimostrato all’annunzio del ripudio, +e la consolavano delle grandezze imperiali +che perdeva. +</p> + +<p> +— Rendi grazie a Dio d’averti sottratta in tal +guisa al feroce Enobardo, — le diceva Antonina. — Tu +verrai a vivere onorata da tutti, tranquilla +e felice insieme con me e con Britannico. +</p> + +<p> +E così affettuosamente le parlavano, che la +misera riuscì finalmente a stemperare in lagrime +il cuore doloroso. +</p> + +<p> +In questa, entrò un’ancella ad annunziare che +l’Imperatore desiderava parlare alla diva Ottavia +e che tra poco si recherebbe da lei. +</p> + +<p> +— Andiamcene, o Britannico, — disse Antonina +balzando bruscamente in piedi — ch’io mal sopporterei +la vista di quel mostro. +</p> + +<p> +E partì col fratello. +</p> + +<p> +Erano già fuori dal palazzo Augustale quando +comparve Nerone, che vedendo gli occhi della +moglie ancora lagrimosi, le disse quasi con interna +soddisfazione: +</p> + +<p> +— Tu piangi? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +</p> + +<p> +— E vuoi che rida delle mie sventure? +</p> + +<p> +— Eppure Anneo Seneca mi riferì che l’annunzio +del ripudio era stato da te accolto con +straordinaria rassegnazione.... quasi con indifferenza. +</p> + +<p> +— Sapeva che nulla sarebbe valso ad intenerire +un cuore che più non m’appartiene, e preferii +il contegno dell’Imperatrice offesa, alle +preghiere, ai pianti, alle recriminazioni della +vittima. +</p> + +<p> +— E chi ti dice che il mio cuore non t’appartenga +più? Io ti porto sempre grandissimo +affetto, e non è mia colpa se le circostanze mi +obbligano a separarmi da te. +</p> + +<p> +— Non aggiungere l’ipocrisia alla crudeltà. +Tu mi respingi perchè ami Poppea Sabina. La +sola ragione è questa. Separiamoci dunque, e +più d’amore non si parli tra noi. +</p> + +<p> +— Vedi, Ottavia, avrei preferito che tu lottassi +contro la mia determinazione. +</p> + +<p> +— A qual pro? +</p> + +<p> +— Per distruggere in me un sospetto. +</p> + +<p> +— E quale? +</p> + +<p> +— Che il tuo cuore gioisca della libertà che +acquisti. +</p> + +<p> +— Dal momento che tu m’hai ripudiata, le +gioie come le pene del mio cuore più non ti +riguardano. +</p> + +<p> +La logica di questo linguaggio faceva fremere +il superbo e geloso tiranno. Quasi fuori di sè, +volle costringere Ottavia a confessargli che +amava un altro. +</p> + +<p> +La moglie, con nobile fierezza, rispose: +</p> + +<p> +— Siffatte confessioni ora non puoi esigerle +che da Poppea Sabina. Ottavia è libera e a te +basti sapere ch’ella esce da questa casa colla +fronte alta, e qui lascia, come ricordo di lei, la +fede coniugale incontaminata. +</p> + +<p> +Queste ultime parole lo calmarono alquanto, +benchè non soddisfacessero la sua pazza pretesa +d’essere amato ancora, e non distruggessero +interamente il sospetto che il contegno di +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +lei lo si dovesse a sentimento inspiratole da +Menecrate. +</p> + +<p> +Avendo essa ripetuto che attendeva l’ordine +imperiale per uscire dalla casa Aurea, e recarsi +presso la sorella Antonina, Nerone rispose: +</p> + +<p> +— Chi fu moglie di Cesare non perde il titolo +d’Imperatrice, tu non puoi dunque accettare +l’ospitalità d’alcuno. Qui rimarrai finchè non +avrò scelto fra le mie ville quella che ti verrà +destinata a dimora. +</p> + +<p> +Ottavia, sorridendo amaramente, osservò: +</p> + +<p> +— Non più dunque Imperatrice sposa, ma Imperatrice +schiava. Sia come ti piace. +</p> + +<p> +E quando rimase sola tornò a piangere esclamando: +</p> + +<p> +— O mio povero Lucio Silano, tu sei ben +vendicato! +</p> + +<p> +Era intenzione di Nerone di tener presso di +sè Ottavia per poterla sorvegliare con miglior +agio; ma Poppea, che temeva l’influenza della +giovine Imperatrice, astutamente gli disse: +</p> + +<p> +— Vedo, o Cesare, che tu l’ami ancora. Me +desideri ardentemente, lo so, e vuoi farmi tua +moglie, perchè altrimenti non potrai ottenermi; +ma comincio a dubitare, malgrado le tue asserzioni, +che dell’anima tua non sia arbitra +come vorrei. Sei ancora in tempo di rinunziare +a me, tanto più che mio marito non acconsente +di cedermi. +</p> + +<p> +Il risultato delle sue parole fu quello che +sperava. Esse fecero l’effetto d’un colpo di sprone +dato a focoso puledro. +</p> + +<p> +Nerone parve uscir di senno. Sbarrò gli occhi, +che divennero fosforescenti, e presa per le +braccia Poppea, proruppe: +</p> + +<p> +— Ah tu osi credere che io voglia farti mia +sposa soltanto per ottenere la voluttà dei baci, +e degli abbracciamenti che mi neghi. Ma non +sai che il ritegno tuo, la tua resistenza a nulla +varrebbero, ove l’amore e il rispetto non tenessero +in me a freno i sensi? Vedi, io vorrei +adesso strapparti di dosso le vesti, e colla violenza +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +far del tuo nudo corpo la mia voglia, e +poi ti condurrei all’ara e al trono, e t’adorerei +come la Dea dell’anima mia. Supponi che +io ami ancora Ottavia, che non ho mai amata, +perchè mi fu imposta da mia madre. Ti proverò +e tosto che le mie asserzioni non mentivano. +Preparati a passar dal tuo palazzo alla casa +Aurea. Domani stesso, i Senatori, a me devoti, +approveranno il ripudio, ed io penserò a ridurre +al silenzio tutti i tuoi nemici. Tu, a tua volta, +dirai a Marco Salvio Ottone che ceda o tremi. +</p> + +<p> +— Non pronunzierò mai così fiera minaccia: — disse +Poppea, — sono già colpevole assai, +infliggendogli l’immeritata offesa del ripudio. +</p> + +<p> +— Lascia dunque la cura a me di persuaderlo, — rispose +l’Imperatore. +</p> + +<p> +E questa cura volle affidata a Cercopiteco, +ponendo di nuovo in grande imbarazzo il tranquillo +parassita. +</p> + +<p> +Questa volta correva proprio il rischio di tornare +colla testa rotta. +</p> + +<p> +S’avviava dunque tutto cogitabondo, camminando +a lento passo, verso la casa di Poppea +sita alle falde del Viminale. Trovò il Cavaliere +nella zoteca più afflitto che cruccioso, e questo +gli porse il destro d’intavolare il discorso +con parole di compianto e di rassegnazione. +</p> + +<p> +L’altro si scagliò contro la moglie, che lo ricompensava +colla vergogna dei sagrifizii fatti +per lei. +</p> + +<p> +— Ma cosa parli tu di vergogna! — rispose +Panerote. — E non sarebbe stato peggio ch’essa +di nascosto si fosse data ad altri e che tu avessi +dovuto continuare a mantenerla? Tutti lo avrebbero +saputo, come sempre avviene, meno te, e +ti saresti reso ridicolo colla faccia beata e +colle corna in testa. Qui, è Cesare, il divo Cesare, +che ti prega di cedergliela, mentre poteva +rapirtela. Invece d’essere tra i mariti vilipesi, +sarai tra quelli spregiudicati, che dicono all’amante +innamorato della loro sposa: — La +vuoi? Prendila, io non so più che farne. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +</p> + +<p> +— Si vede che tu non amasti mai e parli da +quell’uomo cinico che sei. +</p> + +<p> +— No, voglio persuaderti che in questo fatto +non v’è onta di sorta per te. Dovresti invece +esser contento, perchè quella donna t’ha divorato +ormai molti sesterzi. +</p> + +<p> +— Ma l’amo sempre. +</p> + +<p> +— Pare impossibile! Poppea è bellissima, ne +convengo, ma è tua moglie, e non può più +darti il fascino della novità. Potrai invece andar +con altre, non meno avvenenti di lei, alla +ricerca d’occulti tesori. D’altronde sarebbe insania +il persistere nel rifiuto. Con Claudio Nerone +non si scherza. Potrebbe fartela pagar +cara, mentre puoi farla pagar cara a lui. +</p> + +<p> +— E in che modo? +</p> + +<p> +— Coll’accettare la generosa offerta ch’egli +si propone di farti. +</p> + +<p> +— Quale, s’è lecito? +</p> + +<p> +— Egli vuole affidarti il governo d’una provincia. +Sono incaricato io di proportelo. Una +volta sulla via degli impieghi cospicui, con tua +moglie Imperatrice, viaggerai nei regni della +fortuna. Oh perchè non è capitato a me d’avere +una moglie bella da cedere all’Imperatore! Codesta +disgrazia m’avrebbe aggiunto vent’anni +di vita. +</p> + +<p> +Alcuni giorni dopo il Senato sanzionava la +determinazione di Cesare, Ottavia era relegata +nella villa di Nerone a Nettuno, Marco Salvio +Ottone partiva per l’Ellesponto, e Poppea Sabina +entrava trionfante nella casa Aurea. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span></p> + +<h2 id="cap19"><span class="smcap">Capitolo XIX.</span> +<span class="smaller">Tripudi e lagrime.</span></h2> +</div> + +<p> +L’esilio d’Ottavia cominciò dapprima a produrre +nel publico sorpresa mista a rammarico, +che si tradusse poi in aperto furore. +</p> + +<p> +Non solo nei privati convegni, ma eziandio +nei luoghi publici si rimpiangeva la vittima, e +si biasimava l’ingiustizia di Nerone. +</p> + +<p> +Il popolo, instigato anche dai fautori di Britannico, +più non si contenne, e cominciò a tumultuare +nelle vie. +</p> + +<p> +Frotte di cittadini le percorrevano, esaltando +il nome d’Ottavia e proclamandola Diva di Roma, +coronandone di fiori le statue, e giungendo +perfino a salire il Palatino per reclamarne ad +alta voce il ritorno. +</p> + +<p> +Nerone non rispondeva, ma non reagiva contro +codeste dimostrazioni. +</p> + +<p> +A tutti siffatto contegno recava sorpresa, e +la sorpresa crebbe allorchè si vide Isidoro Cinico +circondato da soldati, mentre parlava con +una franchezza veemente nella taverna di Salvidieno +Orfido, tratto nella <i>custodia comune</i>‍<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> del +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +carcere Mamertino e dopo due giorni rilasciato +nuovamente in libertà. +</p> + +<p> +In questa circostanza il tiranno innamorato +non mancò di far sapere, per mezzo de’ suoi +satelliti, al prigioniero e agli altri, ch’egli doveva +la sua liberazione alle preghiere dell’Imperatrice +Poppea. +</p> + +<p> +Ed era vero. +</p> + +<p> +Essa in quei giorni, in cui si stava per celebrare +il rito nuziale, cercava accattivarsi la benevolenza +dei romani. +</p> + +<p> +Il popolo però, non esaudito ne’ suoi desiderii, +continuava a tumultuare. +</p> + +<p> +I Consoli ed alcuni Senatori si recarono presso +Nerone per scongiurarlo a richiamar l’esiliata, +ed egli rispose che dopo il suo matrimonio farebbe +delle indagini sulla condotta della moglie +ripudiata e prenderebbe una decisione. +</p> + +<p> +Egli forse, per non turbar le feste del rito +nuziale, avrebbe accondisceso, o finito d’accondiscendere; +ma Poppea, che temeva sempre l’influenza +d’Ottavia, tanto disse, tanto pregò di tenerla +lontana da Roma, che rimase fermo nel +decreto d’esilio, e diede ai magistrati quella +risposta evasiva. +</p> + +<p> +Giunse finalmente il dì solenne delle nozze, e +il popolo tornò a calmarsi, non tanto perchè +fidasse nella promessa di Cesare, quanto pel +desiderio di goder tranquillamente gli spettacoli. +</p> + +<p> +Illuminati dallo splendore d’un magnifico sole +autunnale uscirono gli sposi dal palazzo dei Cesari +sopra ricchissimo carro tirato da otto cavalli +bianchi, condotti per l’<i>oreae</i> (morso) dagli +schiavi. +</p> + +<p> +Erano preceduti dai trombettieri, dai Consoli, +da dieci Senatori scelti a testimoni e da tutti i +dignitari della Corte e del governo. +</p> + +<p> +I littori scortavano il carro, dietro il quale +un coro di vergini alessandrine cantava invocazioni +a Talasio, alternandole con inni ad +Imene. +</p> + +<p> +I pretoriani facevano ala al corteo, che chiudevano +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +gli aquiliferi di tutte le legioni allora +residenti in Roma, colle aquile d’argento sulle +aste e il capo coperto da una pelle di fiera. +</p> + +<p> +Tre erano le forme nell’antica Roma per +contrarre matrimonio. +</p> + +<p> +La prima, detta <i>usus</i>, quando un uomo prendeva +una donna per un anno. La seconda <i>coemptio</i> +(o compera) nella quale i coniugi facevano per +finzione la cerimonia di vendersi l’uno all’altro. +La terza era una cerimonia religiosa chiamata +<i>confarreatio</i>. +</p> + +<p> +A questa erasi attenuta Poppea col primo +marito, e questa volle scelta lo stesso Nerone, +perchè la più antica, la più solenne. +</p> + +<p> +Poppea non portava il <i>flammeum</i>‍<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>, ma un +candidissimo velo che dalla sommità del capo +le scendeva per di dietro, e sotto il quale traspariva +la nera capellatura disciolta. Aveva la +testa coronata di rose e la prestante persona +coperta tutta di sindone bianca trapunta in argento. +Un ricco monile di piropi le scendeva +sul petto, e cerchi gemmati le adornavano i +polsi e la parte superiore delle nude braccia. +</p> + +<p> +Molti e molti rimasero estatici alla vista di +quella sublime bellezza, e quasi si sentivano +inclinati a scusare, se non a perdonare, il ripudio +d’Ottavia. +</p> + +<p> +L’Imperatore cingeva la corona d’alloro; sulla +tunica laticlavia portava il manto di porpora, +e nella destra stringeva il bastone d’avorio, +sormontato da un’aquila d’oro. +</p> + +<p> +Al tempio li attendevano presso l’ara il Pontefice +Massimo e il Flamine di Giove, detto <i>Dialis</i>, +insieme ad altri Sacerdoti ed ai Camilli‍<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. +</p> + +<p> +Poichè l’Imperatore e l’Imperatrice furono +seduti davanti al delubro sopra sgabelli ricoperti +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +dalla pelle d’una pecora, sacrificata poco +prima dal Popa in loro onore, uno dei Camilli +s’avanzò portando su piatto d’argento una focaccia +di fior di farina. +</p> + +<p> +Il Pontefice, unite ch’ebbe le destre degli sposi +e messa sul capo di Poppea una corona di +verbena, come fu terminato il rito, al quale assisteva +come pronuba Domizia, zia di Nerone, +presentò, giusta il costume, la focaccia alla +sposa, che la divise col marito.‍<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a> +</p> + +<p> +Il <i>Commentarium rerum Urbanarum</i> non risparmiò +iperbole quel giorno per lodare la bellezza +della sposa, la solennità del rito, l’entusiasmo +popolare, che non esisteva, e la magnificenza +del banchetto nuziale. +</p> + +<p> +In questo, come usavasi nelle grandi solennità, +le dame eran sedute e gli uomini alquanto +prostesi. +</p> + +<p> +Le più avvenenti matrone e i più eleganti +giovani del patriziato romano prendevano parte +alla festa. Di concenti risuonava l’incantevole +triclinio, reso ancor più splendido dalla presenza +della vaghissima sposa. +</p> + +<p> +Nerone era radiante ed al suo umor lieto tutti +cercavano d’uniformarsi; ma un fondo di mestizia +si nascondeva nell’animo dei convitati +pel ricordo d’Ottavia, per l’assenza d’Agrippina +ch’erasi ritirata sdegnosa nella villa di Baja, e +pel severo mutismo di Seneca. +</p> + +<p> +Solo Cercopiteco Panerote e qualche altro +ghiottone non pensavano ad alcuno, nulla osservavano, +d’altro non preoccupati che del proprio +ventre. +</p> + +<p> +Terminato il banchetto, come giunse la sera, +si congedarono i convitati, Domizia prese per +mano Poppea, e seguita da schiavi ed ancelle +che portavano rami di pino accesi e torce, la +condusse nella stanza dov’era preparato il <i>letto +geniale.</i> +</p> + +<p> +Quivi unse d’aromati il corpo di Poppea, e +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +adagiatala nel letto, invitò Nerone ad entrar nel +cubiculo, ed augurando loro felicità, ritirossi, seguita +dalle ancelle. +</p> + +<p> +E cessarono finalmente pel sitibondo Cesare +le pene di Tantalo. +</p> + +<p> +Alla cerimonia nuziale tennero dietro nei +giorni seguenti publici spettacoli, feste nella +casa Aurea, divertimenti popolari. +</p> + +<p> +E Nerone era sempre più radiante d’amore e +di gioia, e a Poppea si leggeva sul volto la soddisfazione +per la raggiunta grandezza. +</p> + +<p> +Ma sul loro sereno orizzonte non tardarono +a riapparire delle nubi. +</p> + +<p> +Il popolo romano non aveva dimenticata la +promessa fatta da Cesare ai Consoli ed ai Senatori, +e vedendo che si tardava a mantenerla, +cominciò di nuovo a lagnarsene, dapprima sommessamente, +e poi con clamori, che chiedevano +il ritorno d’Ottavia. +</p> + +<p> +E di quando in quando alternava alle grida +parole offensive per Poppea. +</p> + +<p> +Nerone era in preda per questo a tal furore, +che avrebbe di buon grado ordinato ai pretoriani +il massacro degli schiamazzatori, ma si +tratteneva per non accrescere la popolarità della +ripudiata e di suo fratello Britannico. +</p> + +<p> +A Seneca, che lo esortava a mantener la promessa +e prendere una risoluzione, +</p> + +<p> +— La prenderò, — rispose, — e tale che rovescerà +dal loro piedistallo gl’idoli di questo +popolo insensato. +</p> + +<p> +Gettando poi, come suol dirsi, una pietra nel +giardino del suo maestro, aggiunse: +</p> + +<p> +— E che i nemici della diva Poppea tremino! +</p> + +<p> +Seneca non addimostrò turbamento di sorta. +</p> + +<hr class="tbs"> + + +<p> +Già da un mese Ottavia viveva sofferente e +solitaria a Nettuno col solo conforto delle visite, +che a lei facevano di tratto in tratto Antonina +e Britannico. +</p> + +<p> +Una sera, dopo il tramonto, essa, indossato il +peplo notturno e avvolta la persona in un leggero +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +amitto, uscì dal cubiculo sul <i>meniano</i>‍<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> e +sedutasi in un <i>bisellio</i>‍<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>, posando i piedi sopra +uno scranno, rimase mestamente assorta. Guardava +le onde che venivano ad infrangersi negli +scogli, guardava le fiammelle che andavano a +poco a poco estinguendosi nelle casupole dei +pescatori, e intanto alla sua mente s’affacciavano +le memorie del passato. +</p> + +<p> +— Misera, — essa pensava tra sè, — a che ti +giovarono la fede, l’amore, la rassegnazione? +Eccoti ripudiata dall’uomo cui portavi tanto affetto, +privata di tutti i tuoi cari, del tetto coniugale, +del trono, della grandezza, e condannata +all’esilio come una colpevole. E s’arrestassero +qui le mie sventure, ma un presentimento funesto +mi stringe il cuore. Tremo per me e per +tutti quelli che m’amano. +</p> + +<p> +In questo si scosse da quella specie di letargo, +in cui era immersa, e tese l’orecchio. +</p> + +<p> +A poca distanza udivasi il suono d’una cetra, +che aveva intonata una melodia a lei nota. +</p> + +<p> +Non si vedeva il citarista, nascosto forse dietro +un gruppo di piante, ma essa immaginò +chi fosse, e sentì balzare il cuore e sorrise tra +le lagrime. +</p> + +<p> +Chiamata l’ancella <i>cosmeta</i>‍<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>, le dimandò se +avesse udito quel suono. +</p> + +<p> +L’altra rispose: +</p> + +<p> +— L’udii, o diva Ottavia. Egli è per certo l’onesto +Menecrate, apportatore forse di qualche +lieta novella. +</p> + +<p> +Dopo lunga esitazione, Ottavia disse sospirando: +</p> + +<p> +— Discendi a cercarlo, e conducilo a me. +</p> + +<p> +Alcuni istanti dopo il citarista compariva sul +meniano, e piegando un ginocchio a terra, disse: +</p> + +<p> +— Mercè, o divina Ottavia, che mi concedesti +di prostrarmi nuovamente a’ tuoi piedi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +</p> + +<p> +— Tu non mi dimenticasti dunque, o Menecrate? +</p> + +<p> +— Non v’è acqua di Lete che possa darmi +codesto oblio. E chi potrebbe dimenticarti? Non +certo il popolo romano che ti reclama, ed è +pronto a qualunque eccesso se dal tiranno non +gli verrà reso il suo idolo. +</p> + +<p> +— E Roma s’illude se crede colle minacce d’indur +Nerone a cedere. Non farete che inasprire +la sua ingiusta collera contro di me. +</p> + +<p> +— Invece, — ripetè Menecrate, — in lui si +tradisce il timore. +</p> + +<p> +E qui narrò dell’impunità, in cui si lasciavano +gli arditi partigiani di lei; della clemenza usata +ad Isidoro Cinico. +</p> + +<p> +— Non vi fidate di siffatte apparenze, — interruppe +Ottavia, — e voi, che m’amate, siate +prudenti e guardinghi, perchè lo sdegno di Cesare +può colpir da un momento all’altro. Tu, +specialmente, o Menecrate, la cui devozione per +me lo fece entrare già da lungo tempo in sospetto. +Quand’anche io stessa di ciò non mi +fossi avvista, Seneca lo rivelò dopo il ripudio +all’Apostolo cristiano che ne fece avvertita mia +sorella Antonina. Esitai per questo a riceverti +stasera, ma non ebbi il coraggio, o mio fido, +di respingerti, senza averti veduto. +</p> + +<p> +— Ma se Poppea la dicono gelosa di te, perchè +teme che Nerone t’ami ancora.... +</p> + +<p> +— E d’onde lo sai? +</p> + +<p> +— Molti lo ripetono, e in questi ultimi giorni +a me lo disse Aniceto. +</p> + +<p> +— Ah disgraziato, non fidarti di quel mostro, +che m’odiò sempre perchè non diedi ascolto +alle sue infami proposte. +</p> + +<p> +— E perchè non lo denunziasti a Cesare? +</p> + +<p> +— Per essere generosa fui stolta, lo so. Ma +tu gli confidasti forse che verresti qui? +</p> + +<p> +— No, perchè sempre ho provato per lui profonda +avversione, quantunque egli m’addimostrasse +benevolenza, e cercasse d’accompagnarsi +con me tutte le volte che c’incontravamo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +</p> + +<p> +— Ma non ti sfuggì mai dal labbro una parola +imprudente? +</p> + +<p> +— O divina Ottavia, e quale parola poteva io +dire, che non fosse dettata da profonda venerazione +per te, che non affermasse l’immensa +distanza che separa la figlia di Claudio, la moglie +di Cesare dall’umile citaredo? Adoro i +Numi, ma più dei Numi l’onor tuo, la tua virtù. +Io non ebbi mai da te nè una parola, nè uno +sguardo, che lusingassero l’immenso amor mio, +che a tutti nascosi sempre. Lo stesso Nerone, +col suo maligno istinto, col suo geloso orgoglio, +lo ha sospettato, ma non lo ha scoperto. +</p> + +<p> +— E questo basta, o Menecrate, per farci tremare +ambedue, me per la mia fama, te per la +tua vita. +</p> + +<p> +— Io questa vita la disprezzerei, ove non mi +addolorasse l’anima il pensiero di lasciar la povera +madre mia sola in questo mondo, immersa +nel dolore. Ma se Nerone vuol togliermela, se +la prenda; sarà l’unica voluttà concessa allo +sventurato amor mio, quella di morire per te. +Alla tua fama poi Roma alzò monumento così +alto e sublime, che sfida tutte le mene dei calunniatori. +Non v’è onesto cittadino che non sorgerebbe +a difenderti, ed io per l’onor tuo sono +pronto, ove occorra, a versare il mio sangue +fino all’ultima stilla. +</p> + +<p> +— Cuor generoso! — esclamò Ottavia, fissandolo +teneramente. +</p> + +<p> +Il citaredo diede in un sospiro, e riprese: +</p> + +<p> +— Invocare dai Numi, come io feci sempre +per te, un’esistenza di gioia e di pace, e vederti +invece tanto infelice, vederti circondata da ingiusti +sospetti, che turbano le tue veglie e i +tuoi sonni, e sentir da te che di questi mali +son fors’io l’innocente cagione, mi rende desolato, +m’agita così, ch’io non so più quel che +debba fare. Vedi, non ho resistito al desiderio +di rivederti, ero beato qui giungendo, ed ora +mi pento d’esser venuto, perchè un arcano presentimento +mi dice che posso involontariamente, +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +aver giovato ai tuo nemico, e te danneggiata. +Facciano almeno i Numi che paghi io +solo la mia imprudenza. +</p> + +<p> +— Confidasti a qualcuno il tuo progetto? +</p> + +<p> +— Non sono così stolto. +</p> + +<p> +— Sei sicuro che nessuno t’abbia riconosciuto +qui? +</p> + +<p> +— Non m’imbattei che in poveri pescatori. +</p> + +<p> +— Rassicurati dunque, che i miei schiavi +son fidi, e non parleranno. È più prudente però +che tu esca da questa villa ed approfitti della +<i>suprema tempesta</i> per tornare in Roma. +</p> + +<p> +— Il tuo volere è legge per me, — rispose +Menecrate, — ed io ti lascio. Sanno gli Dei quando +ci rivedremo. Forse mai più. +</p> + +<p> +— Non dir questo, o fido Menecrate, non accrescere +i sinistri presentimenti dell’anima mia. +</p> + +<p> +— O divina Ottavia, là dove regna il feroce +Enobardo ogni addio può esser l’ultimo. +</p> + +<p> +— Non straziarmi così. +</p> + +<p> +— Almeno, se non devo più rivederti, se sono +destinato a morire, mi sia conforto nella solitudine, +renda meno crudele la mia agonia il ricordo +d’una tua soave parola. Concedimi questa +grazia, pronunzia questa parola. +</p> + +<p> +La vittima allora, ribellandosi alle ingiuste +pretese del suo carnefice, rispose: +</p> + +<p> +— Sì, poichè sono libera del mio cuore, nè +devo più render ragione a chicchessia de’ miei +sentimenti, io ti dichiaro, o Menecrate, che t’amo, +sì, t’amo, e che se riusciremo a salvarci, la +sventurata moglie di Cesare diverrà forse un +giorno la felice sposa del citaredo. +</p> + +<p> +A queste parole Menecrate cadde in ginocchio +e prese nelle sue le mani di lei, le inondò di +lagrime e di baci. +</p> + +<p> +Quando la commozione gli permise di parlare, +esclamò: +</p> + +<p> +— Ah tu mi rendesti adesso l’uomo più beato +della terra! +</p> + +<p> +Quindi, levatosi in piedi e prendendo la cetra, +che aveva ad armacollo, soggiunse: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +</p> + +<p> +— Compisci l’opera, o divina Ottavia, e permetti +che questo istrumento rimanga con te, +come ricordo del povero citaredo. +</p> + +<p> +— Ora tu sai che il mio cuore non ha bisogno +di pegni per rammentarsi di te. Conserva +dunque la tua cetra, che varrà a renderti meno +penose le ore della solitudine. +</p> + +<p> +— È quella che portava sempre con me nel +palazzo dei Cesari, e le sue melodie eran da te +benignamente ascoltate. Queste corde non devono +più vibrare ove tu non sei. Prendila, e +me la renderai, se verranno giorni più felici +per noi. +</p> + +<p> +Ottavia levossi, prese la cetra, e porse la +fronte a Menecrate che v’impresse un lungo +bacio. +</p> + +<p> +Sapeva che nulla di più avrebbe potuto ottenere +dalla casta riservatezza di lei, e per timore +d’offenderla più nulla chiese. +</p> + +<p> +Poichè egli fu partito, Ottavia andò ad appender +l’istrumento presso il suo letto, e chiamò +quindi l’ancella cubicularia perchè l’aiutasse a +svestirsi. +</p> + +<p> +S’udì un mormorio di voci, quindi i passi +frettolosi di persona, che quasi gemendo s’avvicinava +al cubiculo. +</p> + +<p> +Era la schiava <i>vestiplica</i>‍<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> la quale, tutta spaventata, +veniva ad annunziare che Menecrate, +appena uscito dalla villa, veniva in presenza +dell’ostiario afferrato da alcuni pescatori, legato +con funi e condotto via. +</p> + +<p> +Ottavia si mise le mani nei capelli, e gettando +un grido cadde svenuta tra le braccia delle +ancelle. +</p> + +<p> +Successero a quello giorni per lei d’indescrivibile +angoscia. +</p> + +<p> +Non una parola, non uno scritto che le desse +notizia del citaredo. +</p> + +<p> +Una nuova circostanza venne invece ad accrescere +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +il suo spavento. Giunsero all’improvviso +alcune schiave, che venivano a surrogare +le sue ancelle fedeli, che da alcuni soldati furono, +per ordine di Cesare, condotte in Roma. +Si vide allora perduta, comprese d’esser vittima +di perfide mene, e la sua disperazione fu al +colmo. +</p> + +<p> +Una mattina giaceva ancora in letto, estenuata +dalla febbre, allorchè tutt’a un tratto +udì nelle stanze attigue una voce che gridava: +</p> + +<p> +— Lasciatemi, maledette schiave di Cesare, +lasciatemi! Voglio salvarla! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span></p> + +<h2 id="cap20"><span class="smcap">Capitolo XX.</span> +<span class="smaller">Tormentati.</span></h2> +</div> + +<p> +— Tu dovrai scoprire se Menecrate osa amare +la moglie di Cesare, e s’egli si recò furtivamente +a Nettuno. Adopera a ciò tutti i mezzi, ch’io ti +do ampia facoltà. +</p> + +<p> +Questo diceva un giorno Nerone ad Aniceto, +e l’incarico era con gioia accettato dal maligno +pedagogo, che sperava vendicarsi d’Ottavia, conservar +la benevolenza di Cesare e acquistare +quella della nuova Imperatrice. +</p> + +<p> +S’era subito messo all’opera, e non riuscendo +a cogliere a volo qualche parola imprudente +del giovine, nè ad avere informazioni da altre +persone, meditava subito l’impresa di farlo sorprendere +a Nettuno. +</p> + +<p> +Aveva dunque spedito colà alcuni scherani +travestiti da pescatori, e che di vista conoscevano +il citaredo, e dava loro ordine di vegliare +intorno alla villa, ove dimorava Ottavia, di lasciarvelo +entrare, e catturarlo appena ne fosse +uscito. +</p> + +<p> +L’agguato, come vedemmo, riuscì a meraviglia, +e il misero, giunto in Roma, veniva rinchiuso +nel carcere Tulliano. +</p> + +<p> +Ivi fu interrogato dai giudici, i quali con subdole +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +dimande cercarono d’indurlo a confessare +l’adulterio commesso con Ottavia. +</p> + +<p> +Il prigioniero, mal frenando lo sdegno, esclamò: +</p> + +<p> +— O giudici, non vi fate complici di calunniatori +malvagi, e rispettate la più virtuosa, la +più casta delle donne romane. +</p> + +<p> +E continuando gli altri nel triste ufficio, soggiunse +che smettessero, perchè i loro vani artifizi +non riuscirebbero a fargli rinnegare la +verità. +</p> + +<p> +Dopo queste parole si chiuse in sdegnoso silenzio. +</p> + +<p> +Tanta fermezza adirò quei satelliti del tiranno, +i quali ordinarono ai soldati di legar Menecrate +con una fune, e calarlo nella <i>carneficina</i>. Così +chiamavasi il sotterraneo, dove i rei erano torturati +e giustiziati. +</p> + +<p> +Era stato scavato nella roccia a 17 palmi e +mezzo dal piano di Roma da Servio Tullio e sottostava +a tutte le celle della prigione. Da un’apertura, +praticata in mezzo alla vôlta, venivano +con funi calati abbasso i rei ed i carnefici. Una +piccola porta a sinistra dava accesso ad una +galleria, che metteva nel Tevere, dove si gettavano +i cadaveri, quando non venivano esposti +sulle gradinate Gemoniane. +</p> + +<p> +Manette, catene, collari, marchi di ferro, eculei, +nervi, flagelli, corde, numelli, patiboli, ed altri +istrumenti di tortura erano disposti intorno alle +rozze pareti. +</p> + +<p> +Menecrate venne dal carnefice racchiuso nel +<i>numello</i>‍<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> e sottoposto al supplizio del flagello +a cui i romani avevano applicato l’epiteto di +<i>horribile</i>. Le sue corde ritorte con nodi, che rassomigliavano +ai numerosi tentacoli del polipo, +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +facevano strazio di quel corpo. Grondava il sangue +dalle carni lacerate, che cadevano in brandelli, +e il paziente gemeva, ma non chiedeva +pietà, ma rimaneva saldo nel proclamar l’innocenza +e la virtù d’Ottavia. +</p> + +<p> +Finalmente il dolore lo vinse, e perdette i sensi. +</p> + +<p> +Allora fu tolto dal <i>numello</i>, e colla corda tirato +verso il foro della volta e consegnato all’<i>ergastolario</i>, +che lo fe’ ricondurre nella prigione e +gli fe’ ungere di balsamo le ferite. +</p> + +<p> +Nerone, per giustificare agli occhi dei romani +il ripudio d’Ottavia, e diminuire di questa il prestigio, +ed accrescerlo a Poppea, voleva ad ogni +costo che Ottavia risultasse colpevole; ma nello +stesso tempo il sentir confermata la virtù di lei +lusingava il suo amor proprio. +</p> + +<p> +Provò dunque quasi un senso di gratitudine +verso Menecrate, e d’ammirazione per la fermezza +di lui. +</p> + +<p> +L’avrebbe forse rimandato libero, ove Aniceto, +a cui ciò non garbava, non gli avesse fatto +osservare che conveniva prima provare ch’egli +non avesse per nobiltà d’animo mentita la verità. +E il perfido suggerì allora di far tradurre +da Nettuno a Roma le ancelle d’Ottavia. +</p> + +<p> +E a quelle sventurate toccò la stessa sorte +del citaredo. +</p> + +<p> +Non fu adoperato il <i>numello</i>, ma bensì, il sistema +del <i>catomidio</i>‍<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> e invece del flagello furono +ad una ad una percosse col <i>flagro</i>, di cui +i lunghi cordoni intrecciati con dei pasturali di +pecora non laceravano nè pestavano le carni. +</p> + +<p> +Di questo istrumento i preti di Cibele si servivano +per farsi la disciplina. Ma i preti fingevano, +e il carnefice faceva davvero, per cui le +strida delle pazienti s’udivano, non solo dai prigionieri, +ma dai cittadini che passavano per via. +</p> + +<p> +Ad onta però degli spasimi, la loro fedeltà +vinse la prova e nessuna accusò. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +</p> + +<p> +La fama dei supplizii, così eroicamente sopportati +dai martiri, non tardò a divulgarsi fra +il popolo, che ascrivendoli all’influenza della +nuova Imperatrice, cominciò a dimostrare clamorosamente +il suo malumore contro di lei. +</p> + +<p> +La si malediceva publicamente, si chiedeva +giustizia, tanto dalla plebe che dai patrizi per +la ripudiata Ottavia, per l’innocenza oppressa. +</p> + +<p> +Nerone, furibondo, non sapeva più a qual +nuovo infame partito appigliarsi per difender la +donna adorata e confondere il popolo romano. +</p> + +<p> +Lo scellerato pedagogo venne nuovamente in +suo soccorso e gli dimandò: +</p> + +<p> +— Vuoi tu che Ottavia risulti ad ogni costo +colpevole? +</p> + +<p> +— Sì, per l’Averno! Purchè io non sia stato +ingannato, lo sian pure gli altri. +</p> + +<p> +— Or bene, fa porre in libertà i prigionieri, e +punisci Ottavia, dichiarata adultera dal suo stesso +amante. +</p> + +<p> +— E chi sarà costui? +</p> + +<p> +— Il tuo Aniceto, se vuoi. +</p> + +<p> +— Tu!.... Ma non è vero? +</p> + +<p> +— E che monta? Il popolo cadrà nell’inganno. +</p> + +<p> +— Mi spiace, che un miserabile par tuo sia +creduto il rivale di Cesare. +</p> + +<p> +Aniceto, ch’era avvezzo a simili oltraggi, si +strinse nelle spalle e non profferì parola. +</p> + +<p> +In questo entrò nella stanza l’Imperatrice, +trascinando seco Atte, alla quale impose di ripetere +al cospetto dell’Imperatore quanto aveva +detto a Domizia, purchè non tradisse la verità. +</p> + +<p> +— Non ho mai mentito, — interruppe Atte, +fissando Poppea con alquanta alterigia. +</p> + +<p> +Quindi, rivolgendosi a Nerone, continuò: +</p> + +<p> +— La tua zia Domizia vituperò davanti alle +schiave la divina Ottavia, ed io ch’era presente, +ne presi le difese e ne esaltai le sublimi virtù. +Essa disse che tu, o Claudio Nerone, avevi ben +operato ripudiandola e condannandola all’esilio, +ed io dichiarai il tuo atto indegno d’un cuore +generoso. Essa si scagliò contro il popolo romano, +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +che osa ribellarsi ai decreti di Cesare, +che fa d’una giovine ipocrita l’idolo suo, e non +vuol riconoscere i pregi della divina Poppea. +Ed io risposi che il popolo è saggio, e che dalla +sua bocca esce sempre la parola dei Numi. Ecco +la verità. +</p> + +<p> +Nerone tacque. Egli era distratto perchè, tra +il parlare d’Atte, rapide attraversarono la sua +mente le memorie dei gaudi soavi divisi con +quella donna, che si mostrava in quel momento +sì franca e leale. +</p> + +<p> +— E sei tu, — disse Poppea con beffardo sorriso, — tu, +che compiangi colei, a cui per la +prima rapisti il marito? +</p> + +<p> +— Ah! Avrei voluto, — rispose la citarista, — morir +prima che un’infelice passione mi facesse +portar nella tomba il rimorso di quel tradimento. +</p> + +<p> +— Codesto rimorso risparmialo, — entrò a dire +Nerone, che vedeva finalmente giunto l’istante di +portar coll’estrema calunnia il colpo fatale alla +riputazione d’Ottavia. — Voi tutti adorate un +idolo bugiardo. Quella virtù, così decantata da +voi, non impedì ad Ottavia di.... prostituirsi a +costui.... +</p> + +<p> +Ed additò Aniceto, mormorando quasi a stento +le ultime parole, come se le sue labbra rifuggissero +dal pronunziarle. +</p> + +<p> +— Tu! — esclamò Atte, guardando biecamente +il pedagogo, — ed osi asserirlo? +</p> + +<p> +— La coscienza m’impone questa volontaria +confessione per salvare l’innocente Menecrate. +</p> + +<p> +Intanto Poppea teneva fisse sul marito le sue +nere pupille, in cui leggevasi la sorpresa e l’incredulità. +</p> + +<p> +Forse nella sua intenzione travedeva l’ordito +inganno, e ciò non le inspirava fiducia per l’avvenire. +</p> + +<p> +— E dopo la sanguinosa offesa, non punisti +quest’uomo? — essa osservò. +</p> + +<p> +Ed Aniceto con prontezza rispose prima che +l’Imperatore parlasse: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +</p> + +<p> +— Il divo Cesare generosamente mi perdonò, +perchè la pietà mi spinse a dichiararmi reo. +</p> + +<p> +— E chi ti disse, o malvagio, — interruppe +Nerone, — ch’io ti perdonai? Non ti tolgo la vita, +ma ti condanno all’esilio. Ora, tu stessa, adorata +Poppea, pronunzia la sentenza contro codesta illusa +citarista. +</p> + +<p> +— A me basta, — rispose Poppea, — che una +mia nemica non abbia più ricetto nel palazzo +dei Cesari. +</p> + +<p> +— Udisti, o Atte? Prima che tramonti il sole +devi aver abbandonata la reggia. Prendi. +</p> + +<p> +E tolto da un <i>pegma</i> (o stipo) un <i>marsupio</i>‍<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a> +pieno di nummi d’oro, lo presentò a lei, che rifiutò +dicendo: +</p> + +<p> +— Da lungo tempo implorai dal divo Cesare +la grazia di lasciarmi partire. Egli me la negò, +anzi mi volle qui prigioniera. Ora mi concede +la libertà, e questo dono a me basta, senza che +altro egli ve ne aggiunga. Parto riconoscente all’Imperatrice +della sua sentenza, che m’offre il +mezzo d’espiare il mio fallo. Parto però convinta +che quest’uomo ha mentito, e ch’è immacolata +la virtù della divina Ottavia. +</p> + +<p> +— Il gastigo che l’attende ti convincerà delle +sue colpe. Ora prendi questo denaro ch’io +t’offro.... prendilo.... così voglio.... così comando... +e va. +</p> + +<p> +Atte prese il marsupio, senza più esitare; poichè +quel denaro giovava ad un suo progetto, +ed uscì dalla stanza imperiale coll’animo agitato +per la sciagura che sovrastava ad Ottavia. +</p> + +<p> +Poppea era riuscita ad allontanare la concubina, +come aveva fatto discacciare la legittima +sposa. Agli altri nemici, che aveva nella casa +Augustale, penserebbe in seguito. Essa voleva +goder tranquillamente della sua fortuna, e regnar +dispotica sull’animo di Cesare. +</p> + +<p> +Voleva fido e sottomesso a lei sola il marito, +senza darsi però la pena di correggerlo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +</p> + +<p> +Sembrava che le sue aberrazioni, i suoi stessi +delitti non la riguardassero. +</p> + +<p> +Per questo, malgrado il sospetto ch’egli con +Aniceto avessero ordito una trama contro Ottavia, +e che a questa minacciasse l’estremo fato, +non chiese schiarimenti, non disse parola per +salvarla. +</p> + +<p> +Nerone però titubava di convalidar la calunnia +colla punizione della moglie ripudiata, che +egli amò un giorno, e che sapeva onesta e fedele. +Era tale enormità che faceva perfino ribrezzo +a quella belva. +</p> + +<p> +La sua vecchia zia però, ch’era donna feroce +anch’essa, acerrima nemica dei Claudii ed accecata +dall’affetto per Nerone, lo stimolava a disfarsi +dei due figli di Messalina se voleva acquistare +la pace, e regnar sicuro. Neppure a lei Nerone +aveva confidato il segreto della trama ordita +con Aniceto, laonde essa in buona fede +credeva Ottavia colpevole, e così gli parlava: +</p> + +<p> +— Se tu gli perdonassi, essa non mancherebbe, +per vendicarsi, di cospirare co’ suoi amanti per +balzar dal trono te, e porvi Britannico. La tua +vita e quella di tua moglie verrebbero sacrificate +agli Dei dell’Averno. So già che si cospira contro +di te. Non mostrarti pusillanime, afferra le cesoie +d’Atropo, e recidi lo stame di quelle due vite, +che possono riuscir per te così fatali. +</p> + +<p> +E tanto disse, che Nerone, benchè a malincuore, +pronunziò la tremenda parola: +</p> + +<p> +— Morranno. +</p> + +<p> +Atte era salita nei cenaculi, aveva radunate +le sue robe, ed era partita col fermo proposito +di salvare Ottavia. +</p> + +<p> +Le due nutrici Egloga ed Alessandria, che molto +avevano preso ad amarla, piansero a calde lagrime +nel dividersi da lei. Sporo voleva anche +questa volta partire con essa; ma riuscì a persuaderlo +ch’egli correva rischio d’esporre ambedue +alle vendette di Cesare, e lo consolò promettendogli +che si sarebbero riveduti. +</p> + +<p> +Dal palazzo Augustale Atte corse difilata a +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +quello di Britannico, che pure sorgeva sul Palatino, +volendo prevenirlo della sciagura, da cui +era minacciata la sorella. +</p> + +<p> +Erano in quel momento adunati presso Britannico, +Calpurnio Pisone ed altri partigiani di +lui, che sentendo annunziare la citarista greca, +lo consigliarono a farla discacciare, sospettandola +inviata dal tiranno per spiarli. +</p> + +<p> +Plauzio Laterano, ch’era con loro e che ora +detestava Atte, sospettandola complice del tiranno +nel sagrifizio di Rubea, fu dei più accaniti +nel far respingere la giovine greca. E Britannico +diede loro ascolto e quindi passò nelle +stanze d’Antonina, ch’era nella sua zotheca coll’Apostolo, +e le riferì quant’era accaduto. +</p> + +<p> +— Male oprasti, o Britannico, — osservò Paolo; — dovevi +recarti nell’atrio a vederla, sentir da lei +cosa volesse, e giudicar da te stesso s’ella avesse +veramente a comunicarti cose di grave momento. +Talvolta il bene ci giunge donde meno lo si attende. +Forse essa ancora non s’allontanò di +qui. Vado io, se vuoi, a raggiungerla, io che +seguo la massima del mio maestro Gesù, che +non respingeva alcuno e tutti chiamava a sè. +</p> + +<p> +Andò, ma non trovò più Atte, che dopo il rifiuto +di Britannico erasi allontanata, dicendo +fra sè: +</p> + +<p> +— Vedo che i Numi vogliono a me serbato +l’onore e la gioia di salvarla. E che i Numi mi +diano la forza per compiere l’opra pietosa. +</p> + +<p> +Approfittando dell’oro, che Nerone l’aveva costretta +ad accettare, tolse a nolo un <i>cisio</i>‍<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> a +due cavalli, viaggiò tutta notte, e allo spuntar +dell’alba giunse davanti alla villa imperiale di +Nettuno. +</p> + +<p> +L’Ostiario, mezzo sonnolento ancora, le chiese +chi fosse. +</p> + +<p> +— Mi manda Cesare, — rispose. +</p> + +<p> +E andò innanzi. +</p> + +<p> +Ma imbattutasi in due delle nuove ancelle, +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +queste volevano trattenerla a viva forza, ma +essa, dopo aver lottato, si svincolò da loro, ed +entrata nel cubiculo, ove giaceva Ottavia, corse +ad inginocchiarsi vicino a lei, e presale la mano, +la coprì di baci. +</p> + +<p> +— Atte! — esclamò sorpresa la giovine Imperatrice. — Perchè +vieni? Che vuoi tu da me? +</p> + +<p> +— Vengo a salvarti, o divina Ottavia, — rispose +Atte, rimanendo genuflessa. +</p> + +<p> +E con accento affannoso prese a narrarle +quanto era accaduto nella casa Aurea, il suo +alterco colla vecchia Domizia, l’accusa di Poppea, +il suo sfratto dal palazzo dei Cesari e le +minacciose parole di Nerone. +</p> + +<p> +Ottavia colla solita dolcezza e con flebile voce, +disse: +</p> + +<p> +— E che fec’io mai per essere minacciata così? +</p> + +<p> +L’altra non si sentiva il coraggio di palesarle +il tratto infame d’Aniceto. Facendolo, le pareva +di recare offesa alla virtuosa donna ed accrescerne +il dolore. +</p> + +<p> +— So, — proseguì Ottavia, — che si sospettò +di Menecrate. Egli fu catturato, mentre usciva +da questo palazzo. Nulla più seppi di lui. Alzati +e dimmi la verità. +</p> + +<p> +Atte allora levossi in piedi, e le narrò come +avesse il citaredo sopportato eroicamente la tortura, +proclamando, sotto ai colpi del flagello, sè +innocente e incontaminata lei. Lo stesso riferì +delle ancelle. +</p> + +<p> +— Anime sublimi! — esclamò Ottavia. +</p> + +<p> +E gli occhi le si velarono di lagrime. +</p> + +<p> +Porgendo poi le mani ad Atte, continuò: +</p> + +<p> +— E tu pure, o giovine greca, abbiti la mia +riconoscenza per l’affetto che dimostri a questa +derelitta. +</p> + +<p> +— Io nulla merito, o divina Ottavia, finchè +non t’avrò salvata. Corsi a quest’uopo presso +di te. Non indugiare per pietà, perchè le vendette +di Cesare sono sollecite quanto tremende. +Levati, prendi le mie vesti, copriti colla mia calyptra, +e fuggi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +</p> + +<p> +Ottavia tentennò il capo. +</p> + +<p> +— Non lasciarti trattenere dal dubbio, — continuò +Atte. — Nel vicino stabulo troverai il <i>cisio</i> +col quale io son venuta. L’auriga è già prevenuto. +Egli ti condurrà in Roma presso tuo fratello +Britannico e tua sorella Antonina, che sapranno +trovare il modo di sottrarti per sempre +al tuo carnefice. +</p> + +<p> +— E tu? — chiese Ottavia. +</p> + +<p> +— A me non pensare: se morrò, sarò felice +d’averti sacrificata la vita, se riuscirò a salvarla +ti raggiungerò, o divina Ottavia, per consacrarla +interamente a te. +</p> + +<p> +— Io ti son grata, — rispose Ottavia, — di +questi affettuosi sentimenti, nei quali traspare +la nobiltà d’un cuore, che fu suo malgrado traviato. +Ma la tua proposta non posso accettare. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè fuggendo mi si potrebbe ritenere +colpevole. Io nulla ho a rimproverarmi, e le +coscienze intemerate non hanno paura. +</p> + +<p> +— Della giustizia, no; — interruppe l’altra, — ma +della perfidia? Ti vogliono perduta ad ogni +costo, interamente perduta. +</p> + +<p> +— E non la sono diggià? Ripudiata, condannata +a vivere reclusa in questa villa, privata +degli amici, delle più fide schiave. Non credo +che vorranno sottoporre anche me ai tormenti, +e che a vent’anni vorranno togliermi l’esistenza. +</p> + +<p> +— O divina Ottavia, io per non offenderti, non +voleva riferirti che venne ordita una trama iniqua +per farti comparire colpevole, e distrugger +così la venerazione di Roma verso di te. +</p> + +<p> +— E Nerone che mi sa pura, non mi difende +contro la scellerata accusa? +</p> + +<p> +— Forse egli stesso la ordiva perchè trionfasse +Poppea. +</p> + +<p> +E qui, senz’altra esitanza, narrò della menzognera +confessione d’Aniceto. +</p> + +<p> +A questo non s’attendeva Ottavia. Essa ne +provò sdegno siffatto, che più non parve la +stessa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +</p> + +<p> +Nelle violenti frasi, nell’ira che le divampava +dagli occhi, male avresti ravvisata la soave figlia +di Claudio. In preda all’esasperazione, narrò +ad Atte come lo scellerato avesse osato un +giorno d’offrirle l’amor suo, e come fosse stato +sdegnosamente respinto. +</p> + +<p> +— Ed ecco, — aggiunse, — la ricompensa di +quell’uomo infame per aver io taciuto all’Imperatore +l’oscena proposta di lui. Ma con questo +nuovo delitto i nemici miei non raggiungeranno +lo scopo. Il popolo romano non crederà. +</p> + +<p> +— È per convincerlo appunto che vogliono +punirti. +</p> + +<p> +— Ma nessuno più adunque mi difende? Perchè +tace Agrippina? Perchè tace Seneca? E Antonina +e Britannico che fanno? +</p> + +<p> +Atte rispose: +</p> + +<p> +— Nerone, accecato dalla passione, tutto sacrifica +a Poppea. Agrippina freme, ma tace. Seneca +parla, ma non è ascoltato. Il fratello e la +sorella tua ignorano forse quello che si trama +a’ danni tuoi. Appena abbandonato il palazzo +dei Cesari, corsi a quello di Britannico e d’Antonina +per renderli avvertiti, ma fui respinta, e +senza frapporre indugio venni io stessa a te, e +torno a supplicarti, o diva Ottavia, di porti in +salvo. L’innocenza, la virtù, la rassegnazione +a nulla ti gioveranno. Oh, cedi, cedi alle preghiere +e alle lagrime di quest’umile liberta. Tu +sei per me il genio del perdono e della redenzione: +non abbandonarmi! +</p> + +<p> +Ottavia, commossa, stese le braccia verso di +lei, e strettala in amplesso la baciò. +</p> + +<p> +— Va, infelice creatura, e ti perdonino gli Dei, +come io t’ho già perdonato. +</p> + +<p> +Atte tentò di nuovo persuaderla a porsi in salvo, +ma l’altra le rispose: +</p> + +<p> +— Quand’anche lo volessi, non me lo consentirebbero +le forze. Ho l’anima stanca, il corpo +affranto, e conviene che qui si compia il mio +fato. +</p> + +<p> +— Concedimi almeno di rimanere presso di te. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +</p> + +<p> +— Resta, se vuoi, ma il presentimento mi +dice che non tarderò a lasciarti in abbandono +su questa terra. +</p> + +<p> +Atte, che divideva con essa codesto convincimento, +tacque. +</p> + +<p> +Andò a licenziare l’auriga, e tornò subito al +fianco dell’inferma Imperatrice. +</p> + +<p> +Poco dopo, questa, che mal sopportava la vista +delle altre ancelle, si fece aiutare da Atte a discender +dal letto, ed indossato l’amitto, passò +nella zotheca, e sedette davanti al monopodio +su cui vedevansi disposte in ordine carte di varie +qualità, penne di canna, che i romani chiamavano +<i>arundes</i> finamente lavorate e chiuse in +una <i>teca calamaria</i>, l’<i>atramentario</i>‍<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> dorato e +alcuni libri. Prese una penna ed un foglio di carta +dentata‍<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> e scrisse a Britannico per dare a lui +e alla sorella Antonina l’ultimo vale, e raccomandar +loro la pietosa citarista. +</p> + +<p> +Quindi porse a questa il foglio perchè, tornando +a Roma dopo la sua morte, lo presentasse +al fratello. +</p> + +<p> +Le rimise inoltre del denaro e dei gioielli +chiusi in una <i>crumena</i>‍<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. +</p> + +<p> +— Quest’oro — dicendo — e questi oggetti +consegnerai alle mie fide ancelle Fausta, Domitilla, +Silvia e le altre, che a me dimostrarono +tanta abnegazione, e così eroicamente mi difesero +in mezzo ai tormenti. Oh potessi rivederle, +baciarle ancora una volta! Al misero Menecrate.... +</p> + +<p> +E qui il pianto le impedì di proseguire. +</p> + +<p> +— Ma tu parli, o divina Ottavia, — entrò a +dire Atte, singhiozzando anch’essa, — come se +fosse incominciata per te l’ora dell’agonia. +</p> + +<p> +— O mia buona citarista, credi a me, questa +non è lontana. Quand’anche non m’uccidesse +Nerone, questa febbre che m’arde le vene risparmierà +forse a lui un nuovo delitto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +</p> + +<p> +Si tolse dal dito un anello, e disse ad Atte di +portarlo a Menecrate, unitamente alla cetra, che +le aveva lasciato, aggiungendo: +</p> + +<p> +— Dagli per me l’ultimo addio, digli che gli +son grata del suo affetto, della sua abnegazione, +e che non dimentichi il mio sepolcro, se pur +questo sarà concesso alla mia povera salma. +</p> + +<p> +L’angoscia e il pianto avevano inasprite così +le sue fisiche sofferenze, che sentendosi mancare, +si fe’ da Atte, coll’aiuto delle ancelle, ricondurre +nel suo letto, ove rimase qualche tempo +quasi priva di sensi. +</p> + +<p> +All’indomani Atte, vedendola in quello stato, +che il medico dichiarò gravissimo, non si mosse +mai dalla stanza. +</p> + +<p> +Alla sera essa dimandò il permesso di vegliarla, +distendendosi presso il letto sopra una +pelle di tigre. +</p> + +<p> +Ottavia però non lo permise, e la mandò a +dormire nell’attiguo gabinetto. +</p> + +<p> +La giovine citarista tuttavia non riuscì a prender +sonno, sembrandole udire ad ogni momento +i lamenti dell’inferma. +</p> + +<p> +Ad un tratto le parve che la porta del cubiculo +s’aprisse, e che qualcuno vi fosse penetrato. +</p> + +<p> +Balzò in piedi, ed atterrita da un grido acuto, +si precipitò nella camera d’Ottavia. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span></p> + +<h2 id="cap21"><span class="smcap">Capitolo XXI.</span> +<span class="smaller-b">☧</span></h2> +</div> + +<p> +Era notte inoltrata e Ottavia aveva appena +socchiuse le palpebre, allorchè la porta del cubiculo +s’apri pian piano, e comparve un uomo +con una lanterna, dalle pareti di corno trasparenti, +che diffondeva una tinta giallastra sulla +sua faccia e su quella dei due compagni che lo +seguivano. +</p> + +<p> +L’inferma aprì gli occhi quand’essi eran già +presso il letto. +</p> + +<p> +Dapprima li fissò spaventata, poi cominciò a +tremare e mormorare affannosa: +</p> + +<p> +— Ah cosa è mai! Me lassa! +</p> + +<p> +Ma quando, ad un cenno dell’uomo che portava +la lanterna, uno dei due manigoldi si gettò +su lei per impedirle di muoversi, mentre l’altro +sguainava una sica, +</p> + +<p> +— Pietà! pietà!... — esclamò. — Non ho che +vent’anni. +</p> + +<p> +L’uomo si lasciò cader l’arme e mormorò: +</p> + +<p> +— Non posso!.... +</p> + +<p> +— Vigliacco! — esclamò l’altro. +</p> + +<p> +E raccolta dalle coltri la sica, la piantò nel +petto d’Ottavia, che gettò l’urlo udito da Atte, e +cadde riversa sul guanciale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +</p> + +<p> +Poco dopo l’infelice spirava fra le braccia della +citarista. +</p> + +<p> +Tornati in Roma i tre sicarii, si presentarono +a Cesare per riferirgli che gli ordini suoi erano +stati eseguiti. +</p> + +<p> +— E che diss’ella? +</p> + +<p> +E il capo di quei sgherri rispose ch’essa aveva +cercato di muoverli a pietà, e che anzi uno di +loro erasi lasciato intenerire dalle lagrime di lei, +e non aveva osato ferirla. +</p> + +<p> +— Perchè ti mostrasti ribelle agli ordini miei? — chiese +a questi Nerone. +</p> + +<p> +— In vederla così giovine e bella, sentii venir +meno il coraggio. +</p> + +<p> +Cesare, con stupore grandissimo degli altri due, +gli gettò ai piedi una borsa di denaro, dicendo: +</p> + +<p> +— Prendi, in mercede della tua pietà. +</p> + +<p> +Codesta stravaganza, emanazione d’un cervello +malato, tradiva in lui un resto d’affetto +verso la vittima, sacrificata per vincere il riottoso +contegno del popolo romano. +</p> + +<p> +Ordinò che la salma fosse chiusa in sarcofago +e calata nel conditorio‍<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> dei Claudii. +</p> + +<p> +Diè inoltre incarico di raccogliere tutti gli oggetti +preziosi appartenuti all’estinta, e di portarli, +come ricordo di lei, alla sorella Antonina. +</p> + +<p> +Non era rimorso, non pentimento, e neppure +presunzione d’essere meno severamente giudicato +dall’universale, che lo spingevano a dare +codeste disposizioni. Era soltanto pregiudizio di +potere in questo modo placare i Mani della sua +vittima. +</p> + +<p> +Il dolore sdegnoso della madre, i fieri rimproveri +di Seneca, le improperie che contro lui +scagliavano Britannico, i suoi fautori e quelli +che non avevano prestata fede all’iniqua commedia, +di cui era stato protagonista il pedagogo, +non lo commovevano punto, nè lo trattenevano +dal prestare orecchio agli scellerati consigli della +zia Domizia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +</p> + +<p> +Egli sempre più idolatrava Poppea e aveva +giurato d’immolarle tutti i suoi nemici. +</p> + +<p> +Pure, in mezzo alla sua indifferenza brutale, +aveva provato un momentaneo turbamento, allorchè +l’amata donna, all’annunzio dell’eccidio +d’Ottavia, aveva esclamato piena di terrore: +</p> + +<p> +— Ecco una nube sul mio orizzonte sereno! +Ecco un presagio funesto! +</p> + +<p> +In casa di Britannico alla costernazione, ai +lamenti, ai rimpianti s’alternavano l’ira, l’odio, +i propositi di vendetta. +</p> + +<p> +L’Apostolo Paolo adoperava tutta la sua eloquenza +per lenire da un lato il profondo dolore +d’Antonina, e dall’altro temprare i fieri spiriti +dei congiurati, che volevano ad ogni costo sfruttare +la circostanza per sommuovere il popolo +contro Nerone. +</p> + +<p> +Egli così parlava a costoro: +</p> + +<p> +— Che l’odio e la sete di vendetta non vi facciano +velo all’intelletto, nè vi trascinino a passi +inconsiderati, che possano costare nuove lagrime +e nuovo sangue. Non vogliate punire i +delitti col delitto. L’idea della giustizia soltanto +v’illumini, vi guidi, vi renda cauti. Non agite +all’impensata, ma ponetevi all’opra quando sarete +sicuri di rovesciare la mala signoria e rendere +a Britannico il trono usurpato. Non v’illudete +però: malgrado i suoi vizii e le sue colpe, +grande è tuttora il prestigio che Claudio Nerone +esercita sul popolo romano colle sue grandezze, +colle sue prodigalità; e il popolo non vi +seguirebbe, e fors’anco difenderebbe il tiranno. +Attendete che la misura sia colma, e allora +avrete Roma intera con voi, e il mostro sarà +discacciato. Prendete esempio dai cristiani, che +perseguitati, martirizzati in mille modi, non cedono +all’impulso dell’indignazione, ma fiduciosi +aspettano il giorno della giustizia. +</p> + +<p> +— E senza attender tanto, — interrompeva +Pisone, — si tronca una perniciosa esistenza +per salvar mille innocenti. +</p> + +<p> +— Saresti in tal guisa severamente giudicato +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +da Dio, tu che giudichi gli altri, e faresti quello +che negli altri condanni, e il tuo delitto non +riuscirebbe d’alcun giovamento alla repubblica. +Gl’idoli bugiardi, i falsi Sacerdoti, gli audaci pretoriani +e l’orda dei cortigiani malvagi non sparirebbero +con lui. Conviene distruggere per riedificare. +In questo modo soltanto potrete fondare +su salde basi il regno di Britannico. +</p> + +<p> +Codesti saggi ragionamenti spiacevano a quei +bollenti giovani; tanto più vedendo Britannico +pender dubbioso tra loro che li respingevano e +la sorella che li accettava. +</p> + +<p> +Allorchè Atte, alcuni giorni dopo i funerali +d’Ottavia, tornò in Roma e si presentò al palazzo +d’Antonina, Britannico voleva che fosse nuovamente +respinta. Ma la sorella vi si oppose, e +fece introdurre nella zotheca la citarista, che le +rimise la lettera d’Ottavia, e le narrò le angosce +degli ultimi giorni, e la catastrofe. +</p> + +<p> +Antonina, vedendola piangere a calde lagrime, +fu nello stesso tempo sorpresa e commossa, e +le chiese cosa potesse fare per lei. +</p> + +<p> +— Ch’io non subisca più la vergogna d’essere +respinta da questa casa, come un’abietta cortigiana. +Errai, lo so, non merito riguardo alcuno +da voi tutti, ma fui più sventurata che perversa. +Ben lo comprese la divina Ottavia, e mi perdonò. +E se la crudeltà degli uomini non me l’avesse +rapita, io sarei rimasta al suo fianco +schiava riconoscente e fedele. Che la pentita +dunque non abbia il vostro disprezzo. +</p> + +<p> +E qui aggiunse, che quando era stata respinta +la prima volta veniva a prevenirli del periglio, +che sovrastava ad Ottavia, e che essi forse +avrebbero potuto scongiurare, mentre a lei non +era riuscito di persuadere la vittima a sottrarsi +colla fuga. +</p> + +<p> +— Io, — dicendo, — ero pronta ad esporre la vita +mia per salvare quella preziosa esistenza, risparmiare +a voi un dolore, e a Nerone un così +enorme delitto. +</p> + +<p> +— Come a te, purtroppo neppure a noi sarebbe +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +riuscito di salvar la sorella. L’odio del +tiranno l’avrebbe raggiunta dovunque. +</p> + +<p> +— Non solo Nerone non odiava la moglie, ma +non aveva mai cessato d’amarla. +</p> + +<p> +— E sei tu che lo asserisci, — disse, sorridendo, +Antonina, — tu che le fosti preferita. +</p> + +<p> +— Per fiamma di sensi, non per fiamma di +cuore. Io fui sempre per esso l’etèra, null’altro +che l’etèra. Ma perchè vuoi tu ricordare le mie +colpe, se generosamente a me le perdonò la +sorella tua? Essa prestò fede al mio sincero +pentimento. +</p> + +<p> +— E a prova che vi presto fede ancor io, +farò venir Britannico, e gli dirò di smettere con +te il severo contegno, e di riguardarti senza +dubbi, senza sospetti, come la protetta della defunta +sorella. +</p> + +<p> +E così fece, memore della massima inspiratale +dall’Apostolo, che non conviene mai respingere +i peccatori pentiti. +</p> + +<p> +Britannico, deferente sempre ai consigli della +sorella, trattò Atte benignamente, e le dimandò +se ogni suo rapporto col tiranno fosse davvero +cessato. +</p> + +<p> +— Io ebbi la fine che meritava; fui discacciata +dal palazzo dei Cesari, e non vi porrò il +piede che una sola volta. +</p> + +<p> +A queste parole Antonina e Britannico si turbarono. +</p> + +<p> +— Sì, — continuò Atte, — vi tornerò per proclamare +l’innocenza della divina Ottavia, e l’infamia +d’Aniceto. +</p> + +<p> +E qui riferì la rivelazione fattale dalla vittima, +riguardo all’audacia del pedagogo, che aveva +osato portarle oltraggio con disoneste proposte, +e com’essa per generosità lo avesse taciuto a +Nerone. +</p> + +<p> +E soggiunse: +</p> + +<p> +— Quando l’Imperatore saprà che fu ingannato, +che venne fatto istrumento d’una scellerata +vendetta, consacrerà, nel suo tremendo furore, +alle furie d’Averno la testa dì quel mostro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +</p> + +<p> +— Ah non illuderti, giovine generosa, — interruppe +Britannico; — Aniceto non fu che il complice +dell’iniquo Enobardo. La trama era ordita +perchè giovava a costui che Ottavia perdesse +colla vita la fama. +</p> + +<p> +— È inutile che tu vada; — entrò a dire Antonina, — vi +fu già chi rivelò la cosa a Cesare. +Aniceto partì per l’esilio, ma so che nella terra +d’esilio troverà la morte. +</p> + +<p> +— E a te, chi riferì tutto ciò? — chiese meravigliato +il fratello. +</p> + +<p> +— L’Apostolo. +</p> + +<p> +Fedele alla sua missione, Paolo cercava sempre +di far proseliti alla religione cristiana. Coraggiosamente +tentava le conversioni anche tra +i grandi; ma quelli che più richiamavano la +sua attenzione erano i disillusi e gli afflitti. +</p> + +<p> +Fu per questo, che udendo le torture inflitte ingiustamente +a Menecrate, e la desolazione in cui +lo aveva gettato la misera fine dell’Imperatrice, +pensò di presentarsi all’umile casetta del citaredo. +</p> + +<p> +Antonina, alla quale partecipò questo suo divisamento, +lo incoraggiò a porlo in esecuzione, +incaricandolo di portargli a suo nome parole +d’encomio e di gratitudine pel coraggio addimostrato +nel difendere la virtù calunniata della +sorella. +</p> + +<p> +Da pochi giorni l’infelice era uscito dal carcere +e giaceva riarso dalla febbre delle ferite e +immerso nel dolore per la morte della donna +amata, quando si presentò Paolo, dicendo: +</p> + +<p> +— Io son Paolo di Tarso, servo di Gesù Cristo, +chiamato Apostolo segregato pel vangelo di Dio, +e vengo a te perchè ti so sventurato. Vengo ad +augurarti gloria, onore, e pace perchè operasti +il bene. Tu sei pagano; ma dinanzi a Dio, niuno +è eccettuato. +</p> + +<p> +Queste parole suonarono soavi all’orecchio +di Menecrate, e lo riempirono di stupore. E lo +stupore s’accrebbe allorchè l’Apostolo gli riferì +le parole d’Antonina. Il misero ne fu commosso, +e gli occhi gli si velarono di lagrime. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +</p> + +<p> +Offrì a Paolo uno sgabello, ch’era vicino al +letto, e sul quale soleva sedere la vecchia madre, +che gli teneva compagnia filando. +</p> + +<p> +Cominciò a conversare con esso, e la soave +eloquenza dell’Apostolo così lo affascinò, che +finì per confidargli tutte le sue sventure, tutti +i suoi segreti. Narrò dell’ultimo colloquio avuto +coll’Imperatrice, dicendo che ogni suo desiderio +sarebbe soddisfatto, ove gli fosse dato di far +conoscere a Nerone le audaci proposte d’Aniceto, +perchè potesse misurar l’infamia del suo +complice e la virtù della sua vittima. +</p> + +<p> +— Dimando ai Numi, — egli disse, — di rendere +questo tributo alla memoria dell’intemerata +donna, e poi morrò contento. +</p> + +<p> +— E il tuo santo desiderio, — rispose Paolo, — sarà +esaudito. +</p> + +<p> +— E come lo potrò? +</p> + +<p> +— Lasciane a me la cura. Il mio Dio, non è +il solo Dio dei cristiani, è il Dio delle genti, e +a tutti egualmente sa render giustizia. Tu, pagano, +sarai soddisfatto, come lo sarebbe il cristiano, +come potrebbe esserlo il greco, il giudeo. +Rinfranca adunque l’abbattuto spirito, e ci rivedremo +tra poco. +</p> + +<p> +Tornò di fatto pochi giorni dopo, e riferì che +Seneca s’era assunto l’incarico di rivelar la cosa +a Cesare, il quale, salito in furore per la calunnia, +e l’ardire del pedagogo, sapendolo esiliato +in Acaia, aveva fatto scrivere al Governatore +Gallione di rintracciarlo e farlo mettere +a morte. +</p> + +<p> +Seneca erasi guardato bene di svelare a Paolo +l’iniqua trama di Nerone per sacrificare Ottavia, +e Nerone a sua volta, con fina ipocrisia, aveva +voluto far credere a Seneca d’essere stato tradito +dal pedagogo. Nel tempo stesso, realmente +indignato per l’audacia di questi, che tentava +d’offenderlo nell’onore, lo condannava a morte. +In tal modo si vendicava del temerario, e si +liberava del complice. +</p> + +<p> +Il filosofo aveva finto di credere all’ingenuità +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +del tiranno, e contento del risultato, più che per +la riabilitazione d’Ottavia, per la condanna d’Aniceto, +ne aveva fatto parte all’Apostolo, e questi +a Menecrate. +</p> + +<p> +Il citaredo, pieno di riconoscenza, prese pel +cristiano affetto grandissimo, e sempre con +maggior interesse ascoltava le sue esortazioni, +ed esaltavasi alle massime del vangelo, al racconto +dell’abnegazione, colla quale s’era sacrificato +il Profeta Nazareno. +</p> + +<p> +Tutto ciò non garbava alla vecchia madre, +fiera pagana, ma per amor materno, finì anch’essa +per desiderare la compagnia dell’eloquente +cristiano, che così beneficamente agiva +sul morale del figlio. +</p> + +<p> +A Britannico invece poco garbava l’ascendente +che Paolo aveva preso sull’animo della sorella. +</p> + +<p> +Egli n’era quasi geloso, e allorchè udì che ad +essa l’Apostolo aveva riferito la sorte riserbata +ad Aniceto, si fe’ torbido in viso, e mormorò: +</p> + +<p> +— Sempre costui. +</p> + +<p> +— Dovresti ringraziarlo, — rispose Antonina +accigliandosi, — ch’egli senza averne il dovere +pensò a difendere la fama della misera sorella +nostra. Non esser fanciullo, e dividi con me +l’ammirazione per l’uomo insigne e benefico. +</p> + +<p> +E qui narrò come avesse portato conforto di +parole e d’opra al misero citaredo. +</p> + +<p> +L’altro non seppe che rispondere e poco +dopo uscì. +</p> + +<p> +Rimasta sola con Atte, Antonina continuò ad +encomiare le virtù di Paolo, talchè la giovine +greca mostrò desiderio di conoscerlo e si proponeva +d’incontrarsi con esso nella casa di Menecrate. +</p> + +<p> +Pochi giorni dopo, essendo rimasta in casa +d’Antonina come citarista, Atte vide l’Apostolo, +lo udì parlare della bontà di Dio, che a tutti +perdona, e disse che forse a lei non avrebbe +perdonato. +</p> + +<p> +— O figlia, è dubbio sacrilego il tuo. Svelane +la ragione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +</p> + +<p> +— Ora non posso. +</p> + +<p> +— Io m’allontano perchè tu possa palesare +liberamente il tuo segreto. +</p> + +<p> +Questo disse Antonina uscendo. Pareva ch’ella +tenesse a coadiuvare Paolo nella sua missione. +</p> + +<p> +Era già forse convertita? +</p> + +<p> +Sì. Le sofferenze dei cristiani, l’eroismo col +quale essi sfidavano i supplizii e la morte, per +rimanere saldi nella loro fede, avevano colpita +la fervida immaginazione di lei. L’eloquenza di +Paolo compiva la conversione, ed essa di nascosto +aveva ricevuto dalle sue mani il battesimo. +</p> + +<p> +Tutto ciò però era un segreto tra lei e l’Apostolo, +non volendo arrecar così grave dolore +al fratello, irritarne i fautori, e danneggiarlo +negli interessi. +</p> + +<p> +— Parla, adunque, — incominciò Paolo, come +furono soli. +</p> + +<p> +Atte rispose coraggiosamente: +</p> + +<p> +— Tu sai ch’io tradii la fiducia della divina Ottavia, +sai che sono stata la concubina di Cesare; +ma ignori però che l’ho amato con tutta l’anima, e +che quantunque disprezzata, discacciata, lo amo +ancora. Per questo ho cercato sempre, anche a +rischio della vita mia, di salvare le sue vittime +per risparmiargli i delitti. Non oso difenderlo, +ma quando sento maledire il suo nome mi si +stringe il cuore. Rea di codesto sentimento colpevole +non avrei dovuto rimanere nel palazzo di +Britannico. Io tradisco l’ospitalità di lui e d’Antonina, +perchè amo l’uomo da essi odiato e non +oso confessarlo. Dimmi ora, o Apostolo, se non +merito il disprezzo degli uomini, l’ira dei Numi. +</p> + +<p> +— Da’ tuoi Numi bugiardi nulla hai da temere, +nulla da sperare. +</p> + +<p> +— E dal tuo Dio, il quale, come tu dici, tutti +accoglie? +</p> + +<p> +— I pentiti, — aggiunse Paolo; — ma tu non +lo sei ancora, tu forse ti compiaci in questo +resto d’impuro affetto, che ti rammenta le delizie +e gli splendori d’un giorno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +</p> + +<p> +— T’inganni, o cristiano. Sarei felice d’odiare +l’assassino della divina Ottavia, di cui la memoria +è un culto per me. +</p> + +<p> +— Non devi odiare alcuno, non devi diffidare +sulle promesse del vero Dio, che ti liberò già +da una vita peccaminosa, che ti diede il rimorso, +che t’inspirò il desiderio d’essere perdonata e +che ti estirperà dal cuore l’ultima spina del peccato, +per non lasciarvi che la pietà per Nerone, +e l’orrore pe’ suoi delitti. +</p> + +<p> +— Questo fece e farà il tuo Dio per me che +sono greca? +</p> + +<p> +— Ma non volete comprendere che Cristo non +morì soltanto pei circoncisi, ma si sacrificò pel +genere umano? Mediante quella morte, tu, come +gli altri nemici della vera fede, acquistaste la +protezione di Dio. Non diffidare dunque, prega +e credi, o giovine idolatra. +</p> + +<p> +— Pur troppo non ho mai pregato. Misera +figlia di schiavi, nell’umile mia condizione non +seppi sollevare la mente dalle terrene realtà. +La magnificenza dei nostri templi, la grandiosità +dei riti m’abbagliano, ma davanti ai delubri +nessun senso arcano mi scende soave nell’anima. +</p> + +<p> +— E questo senso, che forse interamente ti +redimerà dalla colpa, vuoi tu provarlo? +</p> + +<p> +— Oh sì! +</p> + +<p> +— Chiedi dunque il consenso alla nuova signora +di recarti con me in tal luogo, ove forse +un’ispirazione celeste ti farà sentire come mentono +i superbi patrizii, che negano negli schiavi +l’esistenza dell’anima. +</p> + +<p> +Alla dimane spuntava appena il sole, quando +Atte, vestita d’una modesta tunica bruna e coperta +colla calyptra, usciva dal palazzo di Britannico +e dirigevasi verso la via Appia. +</p> + +<p> +Per un momento s’arrestò atterrita davanti +al carcere Mamertino, d’onde giungevano fino al +suo orecchio dolorosi gemiti. Quindi frettolosa riprendeva +il cammino, e uscita appena dalla porta, +s’imbatteva in Paolo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +</p> + +<p> +Gli narrò tosto quello che aveva udito davanti +alla prigione. +</p> + +<p> +— Son forse i nostri fratelli in Gesù Cristo, ai +quali i tormenti strappano quelle grida dal labbro, +ma non la fede dal cuore. Chi sa quanti di loro +sono destinati in pasto alle fiere per divertire +col sanguinoso spettacolo il popolo di Roma! +</p> + +<p> +— Come, o cristiani, dovete odiarlo questo +popolo e questi Imperatori! — esclamò Atte. +</p> + +<p> +— Quale sia l’odio dei cristiani vedrai tra +poco, — rispose l’Apostolo. +</p> + +<p> +Così parlando proseguivano innanzi, altro non +incontrando che villici, i quali si recavano al +lavoro; o mugnitori di capre, che venivano nella +città col loro gregge a dispensare il latte; <i>plaustri</i> +(carri) tirati da buoi e ripieni di prodotti +agricoli, ed ortolani con corbe e ceste, che si +recavano a vendere erbe e frutta. +</p> + +<p> +Rasentando le varie tombe, che costeggiavano +la via, giunsero ad un orto, in fondo al quale +era una rozza porta, che metteva nelle così dette +<i>arenarie</i> (o cave di sabbia) entro le quali e pagani +e cristiani seppellivano i loro morti. +</p> + +<p> +Paolo accese una lanterna e cominciò a discendere, +insieme alla citarista, la ripida fuga +di gradini che mettevano nei sotterranei. +</p> + +<p> +Giunti entro le lunghe e tortuose callaje, sulle +cui vôlte si vedevano ancora i colpi del piccone, +e che in alcuni punti erano strette così che una +persona sola poteva passarvi, Atte provò un +senso di ribrezzo, ma non lo diede a divedere. +Quei luminelli, che apparivano e sparivano negli +andirivieni dei corridoi, prendevano per lei +aspetto sinistramente fantastico. Erano invece +le lanterne d’altri cristiani, che scendevano, +com’essi, nella seconda e terza catacomba. +</p> + +<p> +In queste i Sacerdoti titolari, e le Diaconesse +s’occupavano degli infermi distesi su giacigli +di paglia negli spazii quadrati, che s’aprivano in +alcuni punti delle callaje; curavano i sacri arredi, +e istruivano i neofiti per apparecchiarli +al battesimo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +</p> + +<p> +Paolo, che andava innanzi, rispettosamente +salutato da tutti, si fermò presso il giaciglio +d’un uomo ferito, ed a quegli che lo medicava +disse: +</p> + +<p> +— O buon Luca, hai tu visitato oggi il citaredo +Menecrate? +</p> + +<p> +Era questi Luca l’Apostolo, che Paolo aveva +convertito, ed essendo egli dottore in medicina, +se ne serviva per curare i malati sì cristiani, +che greci e gentili. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose Luca, — e il mio balsamo +operò su lui prodigi; le sue piaghe sono quasi +interamente cicatrizzate. Sia benedetto Gesù +Cristo! +</p> + +<p> +— Sempre sia benedetto! — rispose l’Apostolo. +</p> + +<p> +E condusse Atte nella seconda catacomba, +ove molti stavano pregando e piangendo davanti +alle <i>cripte</i>, sulle quali era scolpito il monogramma +cristiano. +</p> + +<p> +Pervennero finalmente nell’ultimo sotterraneo, +dove in vasto spazio a vôlta, alla quale erano +appese lampade a due lucignoli, sorgeva l’altare, +e su questo la croce. +</p> + +<p> +Due Sacerdoti genuflessi intuonavano sacri +cantici, a cui rispondevano uomini, donne e +fanciulli divotamente prostrati a terra, tenendo +le braccia incrociate sul petto. +</p> + +<p> +Alcuni di quei devoti vestivano interamente +di bianco, ed eran questi i neofiti, che da pochi +giorni avevano ricevuto il battesimo. +</p> + +<p> +Paolo salì sulla predella dell’altare, e rivolgendosi +a costoro, incominciò: +</p> + +<p> +— Voi usciste dal peccato per entrare nel +regno della carità. La parola nemico non deve +più esistere per voi. Perdonate sempre, umiliatevi, +soccorrete i miseri, quali essi siano, a qualunque +fede appartengano. Siate invitti campioni +della fede cristiana. Pel trionfo di questa fede +non vi spaventi il martirio, e subitelo coraggiosamente, +portando con voi nel sepolcro, non +l’odio, ma la pietà per quelli che ingiustamente +vi condannarono. Pregate invece per gl’Imperatori, +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +pregate per le vittorie degli eserciti, per +la gloria di Roma, non gl’idoli falsi, ma il vero +Dio‍<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Pregate pei ricchi, pregate pei poveri e +adoperatevi infine perchè, mercè vostra, risplenda +agli occhi di tutti il sole della vera +fede. +</p> + +<p> +Com’ebbe terminato, mentre i cristiani andavano +ad imprimere le labbra sul simbolo della +redenzione, andò in traccia della giovine greca, +e la trovò accoccolata in un canto colle mani +sul viso, come assorta in grave meditazione. +</p> + +<p> +Tutto quello che aveva visto ed udito l’aveva +profondamente colpita. +</p> + +<p> +Quando l’Apostolo le pose la mano sul capo, +si scosse, e lo fissò cogli occhi lagrimosi. +</p> + +<p> +— Piangi? +</p> + +<p> +— Di tenerezza. +</p> + +<p> +— Ebbene, credi tu in Cristo? +</p> + +<p> +— Sì, — mormorò la donna. +</p> + +<p> +— Va, dunque, e fa quello che gli altri fanno. +</p> + +<p> +— Non ancora. Quando nell’anima mia quel +resto di colpevole affetto si tramuterà in sentimento +di pietà, allora bacerò la croce. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span></p> + +<h2 id="cap22"><span class="smcap">Capitolo XXII.</span> +<span class="smaller">La perfidia di Domizia.</span></h2> +</div> + +<p> +Un giorno la vecchia Domizia si presentò al +palazzo di Britannico, seguita da due schiavi, +che portavano una cassa. Questa racchiudeva +gli oggetti preziosi d’Ottavia, che Nerone mandava +ad Antonina e Britannico. +</p> + +<p> +Domizia erasi dapprima mostrata contraria +all’idea di quel dono, ma poi aveva chiesto di +portarlo essa stessa. Nerone acconsentiva, senza +curarsi d’indagare per quale scopo recondito +la vecchia, che odiava Britannico, avesse voluto +assumersi quell’incarico. +</p> + +<p> +Antonina era seduta nel suo gabinetto vicina +al fratello, che amorosamente le cingeva +col braccio il tergo. Atte, si teneva in piedi innanzi +a loro, e cantava una melodia greca accompagnandosi +sul <i>simikion</i>. +</p> + +<p> +L’occhio esploratore della vecchia Domizia +penetrava nel gabinetto mentre l’ancella l’annunziava, +e vedendo il tenero abbracciamento +mormorò: +</p> + +<p> +— Incestuosi! +</p> + +<p> +Facendo poi dell’ipocrisia, disse ad Antonina +e Britannico che s’erano levati in piedi al suo +apparire: +</p> + +<p> +— Il vostro amor fraterna è veramente cosa +ammirevole. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +</p> + +<p> +Britannico, che a quella visita inaspettata +s’era fatto cupo, tacque, e la sorella rispose: +</p> + +<p> +— E chi ci amerà, se non ci amiamo fra noi? +</p> + +<p> +— Tu no, per certo, — soggiunse Britannico, — perchè +so che odii tutta la stirpe di Claudio, +e non sei devota che a quella di Domizio Enobardo, +tuo fratello. +</p> + +<p> +— Questa che tu dici, — rispose Domizia, — è +cosa non vera. Sono forse sospetti insinuati +da coloro che vogliono mantener viva l’inimicizia +fra te e Cesare. +</p> + +<p> +La saggia Antonina, temendo che nella risposta +il fratello trascendesse a parole inconsiderate, +che potevano riuscirgli fatali, dimandò +a Domizia quale fosse le scopo di quella visita. +</p> + +<p> +Allora Domizia fe’ portare la cassa, e la offerse +loro a nome di Cesare, magnificandone con esagerate +iperboli la generosità. +</p> + +<p> +È ciò fece nella speranza che rifiutassero il +dono, e Britannico, esasperato dagli encomii di +lei, uscisse in imprudenti invettive, ch’ella +avrebbe poi riferite al tiranno anche, ove occorresse, +esagerandole. +</p> + +<p> +La maligna vecchiarda, là recandosi, non +aveva altro scopo che quello di comprometter +Britannico, per decider il suo diletto Nerone a +disfarsi una volta dal pericoloso rivale. +</p> + +<p> +Britannico, sempre torvo, dimandò ad Antonina: +</p> + +<p> +— E credi tu, che l’accettar qualcosa da chi +fece trucidare la sorella nostra non sia un’onta +per noi? +</p> + +<p> +— Se punì la moglie, — saltò su Domizia, — quando +Aniceto l’accusò d’adulterio, punì poi +nella sua severa giustizia l’accusatore allorchè +lo scoprì bugiardo. +</p> + +<p> +— Tu però, o Domizia, — rispose Britannico, — che +ora esalti la giustizia del tuo nipote, avrai +certo approvata prima la sua condotta verso +Ottavia, che tu odiavi. +</p> + +<p> +— Io non l’odiava, anzi.... +</p> + +<p> +E qui forse voleva far credere loro d’averla +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +amata e compianta, ma la presenza d’Atte, ch’erasi +al suo apparire tratta in disparte, e che poteva +smentirla, la trattenne, ed aggiunse: +</p> + +<p> +— Era lei, che sempre sdegnosamente mi +trattò. Chi ti disse ch’io l’abbia odiata? Sei tu che +lo supponi. +</p> + +<p> +— Non io, ma.... +</p> + +<p> +— Taci, Britannico, — interruppe Antonina. — Le +colpe degli uomini lascia giudicare a Dio. +Non si parli d’Ottavia, ma imploriamo per lei +l’estrema requie. E tu, Domizia, non spiegar le +parole del fratello mio che a senso di profondo +dolore. +</p> + +<p> +Per tutta risposta l’altra dimandò che cosa +dovesse riferire a Nerone. +</p> + +<p> +— Io m’inchino dinanzi a Cesare, ma rifiuto i +suoi doni, — disse Britannico. +</p> + +<p> +— E tu, Antonina? — chiese Domizia. +</p> + +<p> +— Se è persuaso Nerone che a noi spettino i +gioielli d’Ottavia, io li accetto. +</p> + +<p> +Ciò non garbava a Domizia, che attendevasi +ad un reciso rifiuto, e cercò provocarlo, ferendo +l’amor proprio della figlia di Claudio. +</p> + +<p> +— Ignoro, — disse, — la ragione che spinse +l’Imperatore a farvi questo dono. Egli forse non +volle adornare Poppea con oggetti che non +erano suoi. +</p> + +<p> +— Ed oggi le appartengono, perchè tu a mio +nome li rimetterai ad essa. +</p> + +<p> +— Dunque tu eziandio rifiuti? +</p> + +<p> +— Non ho rifiutato, accettai; ed essendo ora +padrona di disporre a mio piacimento di quelle +gemme, ne faccio un presente alla sposa di Cesare. +Sulla bellissima persona acquisteranno più +vivace splendore. A me ora più non siedono +bene che le gramaglie. +</p> + +<p> +E Domizia uscì seguita dagli schiavi, che portavano +la preziosa cassa, e tutta lieta per l’esito +della sua missione. +</p> + +<p> +Così pensava tra sè: +</p> + +<p> +— È astuta costei, quanto scemo di senno il +fratello. Questa volta però credo che l’orgoglioso +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +fanciullo non isfuggirà alla vendetta dei Domizii +Enobardi. +</p> + +<p> +Costoro odiavano Britannico perchè credeva +vituperare Nerone chiamandolo col nome d’Enobardo, +come fosse nome abietto e spregevole. +Volevano vendicarsi di lui, istigando a suo danno +la ferocia di Cesare. +</p> + +<p> +La circostanza era propizia e la vecchia volle +approfittarne. +</p> + +<p> +Essa, riportando i gioielli, esagerò oltre misura +le parole sdegnose, colle quali Britannico aveva +rifiutato il dono, inventò frasi vituperevoli, che +il giovine non aveva pronunziate, fece una +menzognera descrizione della guardatura di lui, +ora d’insolenza che sfidava, ora torva e minacciosa; +e sapendo come Nerone nutrisse una profonda +simpatia per Antonina, volle destarne l’ira +gelosa e terminò con queste parole: +</p> + +<p> +— Il presuntuoso villano neppure si lasciò +persuadere dalle esortazioni d’Antonina, che voleva +accettare la tua offerta. E a questa resistenza +non mi sarei mai attesa, sapendo come +egli arda per lei di fiamma incestuosa, e dopo +averlo visto, allorchè entrai, stringerla in amplesso +alla presenza della citarista Atte. +</p> + +<p> +— Atte è con loro? — chiese Nerone con voce +cupa. +</p> + +<p> +— Essa cantava un’amorosa anacreontica, e +forse si consola con Britannico del tuo abbandono. +</p> + +<p> +Uno dei passatempi giornalieri di Nerone era +quello d’assistere al bagno di Poppea. +</p> + +<p> +Quando era l’ora, una schiava veniva ad avvertirlo, +ed egli si recava nella rotonda, in cui +dal <i>lucernario</i> pioveva luce sugli affreschi lascivi, +sulle statue, sulle suppellettili d’oro e sulla +vasca di marmo frigio incrostata di pietre dure +e ripiena di latte, che sessanta asine, custodite +nei presepi del Palatino, fornivano ogni giorno +pel bagno dell’elegante Imperatrice. +</p> + +<p> +Deliziandosi in quell’atmosfera pregna dei profumi +più acuti, tra i fiori, di cui era ripiena la +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +stanza, Nerone attendeva che l’affascinante sua +sposa si presentasse col corpo velato dalla veste +di coa, i capelli raccolti in reticella gemmata +e i piedi chiusi nei <i>calceoli</i>. +</p> + +<p> +Allora egli stesso la denudava e l’aiutava ad +entrare nel candido lavacro. +</p> + +<p> +Ma quello che più lo esaltava era il vedercela +uscire grondante latte dai rilievi del seno, dal +tergo, dalle anche poderose. Era il veder la pioggia +d’acqua tiepida profumata, che versatale +sulle spalle dalle schiave <i>alipte</i>‍<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> ravvolgeva in +leggiero vapore odoroso, copriva di cristallo la +bella persona e si cangiava come in stille di rugiada +là, dove non discendevano mai le axisie +delle Alipile. +</p> + +<p> +Quindi altre due bellissime alipte s’avanzavano +spiegando finissimi lini e cominciavano ad +asciugarla. +</p> + +<p> +Poppea, da esperta etèra, contorceva il bel +corpo in atteggiamenti, che ne facevano risaltare +le forme procaci, e di tratto in tratto volgeva +languidi sguardi all’affascinato consorte. +</p> + +<p> +Anche le due schiave, denudate fino alla cintola, +avevano nel compiere il loro ufficio leggiadre +movenze, e formavano coll’augusta signora +un gruppo animato da dar le vertigini al più +austero filosofo. Nerone in fatto usciva da quella +stanza ebro di voluttà. +</p> + +<p> +Ma quel dì che Domizia gli aveva dato discarico +della sua missione, assisteva al bagno, +muto, torvo, distratto, talchè Poppea, terminato +il lavacro, e rimasta sola con lui, gli dimandò +qual cura lo rendesse preoccupato in tal modo. +</p> + +<p> +— Quella di punire l’audace Britannico. +</p> + +<p> +— E che ti fece egli mai? +</p> + +<p> +— Offese la generosità di Cesare, rifiutandone +il dono. Deve pagar cara la sua tracotanza. +</p> + +<p> +— Mediteresti forse un nuovo delitto? +</p> + +<p> +— Non immischiarti nelle opere tenebrose; +resta nel tuo splendore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +</p> + +<p> +Poppea cercò ridurlo a più miti propositi, ricordando +come il giovine avesse addimostrato +sempre somma riservatezza. +</p> + +<p> +— So ch’egli congiura contro di me. +</p> + +<p> +— Ne sei tu certo? +</p> + +<p> +— Ma tu lo difendi. +</p> + +<p> +— No, lo compiango. +</p> + +<p> +E continuò a perorare la causa di Britannico, +terminando con queste imprudenti parole: +</p> + +<p> +— Forse s’egli fosse deforme non ti cureresti +di lui. +</p> + +<p> +— Che vuoi tu dire? — chiese Nerone, accigliandosi +sempre più. +</p> + +<p> +Poppea rispose, sorridendo: +</p> + +<p> +— Sii franco, o mio Claudio, egli ti dà ombra, +perchè giovine e bello. +</p> + +<p> +Il tiranno a queste parole, pieno d’ira, esclamò: +</p> + +<p> +— Ora sei tu, Poppea, che hai segnata la sua +condanna di morte. +</p> + +<p> +Ed uscì, lasciando la moglie sorpresa, esterrefatta. +</p> + +<p> +Essa esclamò tristamente: +</p> + +<p> +— O ambizione, a qual forsennato tu mi desti +in braccio! +</p> + +<p> +Quella sera l’orizzonte era buio, come l’anima +di Nerone. Le torri, i templi, le aguglie dei sette +colli spiccavano su quel nero abisso, come sopra +immenso drappo funebre. Un impetuoso +vento andava a fendersi tra gli edifizii, e con +sibilo acuto irrompeva nelle vie, sollevando nugoli +di polvere. +</p> + +<p> +Quei cittadini, che si trovavano fuori, camminavano +col corpo piegato per resistere all’impeto +della bufera. +</p> + +<p> +Uno di questi, col pileo calcato sulla fronte e +il mantello avvolto intorno alla faccia fin sotto +gli occhi, preceduto dallo schiavo laternario si +dirigeva verso il Velabro. +</p> + +<p> +Come fu presso la casa di Locusta l’avvelenatrice, +ordinò allo schiavo di fermarsi e d’attenderlo. +Quindi andò innanzi, ed entrato nell’orto, +picchiò alla porta della casa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +</p> + +<p> +La vecchia serva, vedendo quell’uomo così +imbacuccato, non voleva lasciarlo passare. Nerone +però gettò il mantello, tirò la vecchia da +un lato ed entrò nella stanza della giudea. +</p> + +<p> +Questa, ch’era nel suo laboratorio, all’apparire +di Nerone, continuando a girare il mestolo entro +un orciuolo, dimandò, senza scomporsi, cosa bramasse +da lei il divo Cesare. +</p> + +<p> +— Un potente veleno, che colpisca come la +folgore; ma bada a non ingannarmi come l’altra +volta, che invece d’un veleno desti a Britannico +un antidoto. +</p> + +<p> +— E chi mi salverà poi, — osservò Locusta, — dalla +legge Giulia, che colpisce gli avvelenatori? +</p> + +<p> +— E tu, maestra di veleni, temi quella legge? +Credevo che la disprezzassi. +</p> + +<p> +— T’inganni, io seppi sempre con tal fina astuzia +condurmi da non incorrere in lei. Quelli che a +me vengono, se ignoti, bruscamente respingo, se +conosciuti appago, ma atterrisco ad un tempo +minacciandoli di malefizii ove osassero accusarmi. +Questa volta però è Cesare che viene a me. +</p> + +<p> +— E Cesare, ti salverà non solo, ma saprà +largamente premiarti. +</p> + +<p> +— S’egli è così, sarai soddisfatto. Questa letifera +mistura, che compongo adesso, avrà i rapidi +effetti che tu desideri. +</p> + +<p> +— Ne sei tu certa? +</p> + +<p> +— Ne feci l’esperienza sopra un capretto, ma +tardò cinque ore a morire. Allora raddoppiai la +dose dell’ingrediente necessario a rendere istantanea +la morte. +</p> + +<p> +— E riuscisti? +</p> + +<p> +— Non è pronto ancora. +</p> + +<p> +— E quando lo sarà? +</p> + +<p> +— Tra poco. E se al divo Cesare non dispiace +l’attendere, potrò farne in sua presenza l’esperimento. +</p> + +<p> +— L’atmosfera di questo tugurio maledetto mi +opprime. Andrò fuori a respirare l’aria libera, e +quando tutto sarà pronto, me ne farai avvertito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +</p> + +<p> +Ed uscì nell’orto. +</p> + +<p> +Poco dopo Locusta si presentò sulla porta, +annunziando che la funesta bevanda era pronta, +e conducendo Nerone in un sozzo recinto, ove +stavano ammonticchiati sulla paglia diversi animali, +dimandò su quale di questi dovesse fare +la prova. +</p> + +<p> +Il prescelto fu un porcellino. +</p> + +<p> +Allorchè fu preso, mandò forti grugniti, che +avevano del lamento, quasi prevedesse la sorte +che lo attendeva. +</p> + +<p> +Locusta tornò con Nerone nel laboratorio, e +fatto portare dalla domestica un pezzo di torta, +vi fe’ cader sopra alcune goccie della verde mistura, +e la diede all’animale, che dopo due bocconi +fe’ alcuni salti e cadde morto. +</p> + +<p> +— Vedo che sono riuscita! — esclamò con +aria di trionfo la giudea. +</p> + +<p> +Nerone, impaziente, le chiese di riempire di +quel liquido una guastadetta e dargliela a lui. +</p> + +<p> +L’altra rispose che ciò era inutile, poichè chiunque +avesse mangiata la carne del piccolo maiale +sarebbe morto repentinamente. +</p> + +<p> +— L’una cosa e l’altra io voglio, — rispose +Nerone. — Come si distruggono gl’insetti, io devo +distruggere tutti i miei nemici. Ah vedo bene, +Locusta, che tu in quest’arte sei somma, nessuno +può eguagliarti, e quando prometti sai mantenere. +Non sei di quei bugiardi ciarlatani, che +spacciano acqua marcia per filtri miracolosi, ed +attribuiscono a sè stessi una potenza magica +che non hanno. +</p> + +<p> +E qui entrò a parlare del mago Simone e rammentò +il fatto di Rubea ch’egli aveva promesso +di darla in braccio a lui addormentata, per influsso +della sua magia, e invece le apprestava +Dio sa qual filtro, che l’aveva destata delirante +e fatta morire. E terminò dicendo: +</p> + +<p> +— Ma per tutte le furie dell’Averno i mille +nummi che m’estorse, e l’aver osato ingannare +Nerone, gli costarono il carcere. Io gli avevo +perdonato se tu fossi riuscita ad uccidere Britannico, +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +ed il tuo veleno fu allora impotente. +Questa volta, tra i premi che avrai, vi sarà la +liberazione di lui. +</p> + +<p> +— Tu dici, o divo Cesare, d’avergli dato allora +mille nummi? +</p> + +<p> +— Sì, mille nummi; e perchè tale dimanda? +</p> + +<p> +— Perchè ammiro la tua generosità. +</p> + +<p> +Invece erasi rammentata ad un tratto che di +quella somma, a lei non aveva accusato che la +metà, e subito giurò in cuor suo di trarre vendetta +della truffa sofferta. +</p> + +<p> +Passò istantaneamente contro di lui dall’affetto +all’odio. +</p> + +<p> +— Io gli renderò la libertà, se tu lo desideri +ancora, ma alla sua magia non presterò più +fede. Converrà ch’egli me ne dia ben altre inoppugnabili +prove. Egli asseriva d’aver ottenuta +dal suo Dio una potenza non concessa agli stessi +Apostoli, quella di librarsi a volo; e chi lo vide +mai a volare? È un ciurmadore. +</p> + +<p> +— Credo, — rispose Locusta, che cominciava +a preparare la sua vendetta, — che in questo +non abbia mentito. +</p> + +<p> +— E perchè non volò via dal carcere Mamertino? +</p> + +<p> +— E tu, divo Cesare, impongli di ciò fare +in tua presenza. +</p> + +<p> +— Hai ragione, o giudea. Allorchè avrò provato +sul mio nemico l’effetto delle carni avvelenate, +m’occuperò di lui. Fino a quel momento +non avrà grazia da me. S’egli riuscirà, punirò +Paolo e gli altri Apostoli d’averlo calunniato. +</p> + +<p> +All’indomani Britannico ricevette una affettuosa +lettera di Nerone, che lo invitava per quella +sera ad una cena che dava agli amici. Aggiungeva +che ove egli avesse declinato l’invito, come +aveva respinto il dono dei gioielli, Cesare si sarebbe +convinto d’avere in lui un nemico. +</p> + +<p> +Quell’invito fe’ rabbrividir Britannico e gettò +Antonina nella costernazione. Il rifiutare o l’accettare +era pericoloso del pari. Quand’anco il +tiranno non tramasse contro la vita del fratello, +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +poteva a questi esser nocivo il mal tempo, e +l’orgia alla quale era chiamato. +</p> + +<p> +Per lui, che in quei giorni aveva nuovamente +sofferto per epilessia, le soverchie libazioni della +<i>comissatio</i>‍<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> potevano riuscire fatali. +</p> + +<p> +Ma non v’era modo d’uscirne, e tra un pericolo +incerto, e quello sicuro che si correva col +disobbedire alla volontà del tiranno, preferirono +d’affrontare il primo, e Britannico decise d’accettare +l’invito. +</p> + +<p> +Mentre il fratello si recava alla casa Aurea +in lettiga, scortato da varii schiavi armati, Antonina, +chiusa nel Larario, pregava, premendo +sul petto una croce, ch’essa aveva tirata fuori +da un ripostiglio noto a lei sola. +</p> + +<p> +Appena entrato nelle sale, il giovine s’imbattè +nel poeta Lucano, che osservandolo gli disse: +</p> + +<p> +— Mi sembri mesto, o Britannico. +</p> + +<p> +— Sì, lo sono, perchè lasciai la sorella diletta +in grande angustia. Questo invito di Nerone la +rese sgomenta. +</p> + +<p> +— Teme forse un tradimento? +</p> + +<p> +— Teme ch’io sia punito pel dono che ieri +respinsi. +</p> + +<p> +— Non lo credo capace per questo di commettere +un delitto. So ch’egli non t’ama, e forse +da lungo tempo si sarebbe sbarazzato di te, ove +nol trattenesse il pensiero d’Antonina, per cui +nutre viva simpatia, e alla quale credo non voglia +arrecare dolore. +</p> + +<p> +— E non uccise la misera Ottavia, a cui Antonina +portava affetto grandissimo? +</p> + +<p> +— È vero, — rispose Lucano. — Sta dunque +in guardia poichè tenesti l’invito, e prima di +prender cibo o bevanda osserva bene s’egli ne +gusta. Altri agguati non temere, perchè qui, +oltre di me, hai molti amici pronti a difenderti +e dar la vita per te. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +</p> + +<p> +Intanto erano entrati nell’exedra dove i convitati +attendevano l’arrivo di Cesare. +</p> + +<p> +Com’egli comparve e vide Britannico, lo chiamò +a sè e gli disse: +</p> + +<p> +— Tu rifiutasti i gioielli d’Ottavia, ch’io mandava +alla bella Antonina. Fu un’offesa, ma te +l’ho perdonata, e per addimostrarti come si +vendichi Cesare, t’ho invitato a banchetto con +me questa sera. +</p> + +<p> +E tenendolo presso di sè, e parlandogli amorosamente +della sorella, quasi per fargli dispetto, +passarono nella sala del bagno per lavarsi le +mani e i piedi, e quindi nel triclinio. +</p> + +<p> +Quivi sopra larga mensa erano preparate le +imbandigioni del primo servizio, ova, lattughe, +mammelle e uteri di troie uccise dopo il primo +aborto, porco marinato, <i>tuceta</i>‍<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>, <i>tirotarico</i>‍<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>, +pesci, ed altre vivande. In mezzo alla tavola un +intero porcellino arrostito, tutto intorno coronato +di fiori, col muso tra le zampe anteriori, +stava accovacciato sopra un tagliere di bronzo. +</p> + +<p> +Le frutta, i dolci, le confetture, e le altre leccornie, +che componevano il secondo ed ultimo +servizio, erano disposti sovr’altra tavola, e i vasi +di vino e le <i>capule</i> (o coppe a manico) stavano +preparate per la <i>comissatio</i> sulle mense +<i>tripes</i>, ch’erano tavoli rotondi a tre piedi, chiamati +anche <i>cilibanti</i>. +</p> + +<p> +Di fuori cadeva a torrenti la pioggia, unita al +cupo muggito del vento. +</p> + +<p> +Nè danze, nè musiche, contro l’usato, rallegravano +la cena. Tutto ciò inspirava nei convitati +un senso di tristezza. +</p> + +<p> +Nerone però, vestito di bianco, e coronato di +rose, si mostrava ilare e motteggiatore. +</p> + +<p> +Dopo terminato l’antipasto d’uova e lattughe, +osservando Cercopiteco, ch’era seduto a poca +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +distanza, e che mangiava e beveva per tutti, così +cominciò a scherzare con esso. +</p> + +<p> +— Tu sei, in fede mia, o Panerote, prezioso +convitato; poichè inghiotti come i crateri dell’Etna, +e tracanni quanto tracannava quel famigerato +Tiberio, al quale fu dato il soprannome +di Biberio. Così tu, invece di Panerote, dovresti +esser chiamato <i>Vinerote</i>. Scommetto che al pari +di quell’Epicureo fai la prova della cicuta‍<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. +</p> + +<p> +Cercopiteco rispose ridendo: +</p> + +<p> +— O Divo Cesare, io non sono così pazzo. Voglio +che il figlio dell’Erebo e della Notte, l’avaro +Caronte, attenda ancora molt’anni prima di traghettarmi +colla sua barca al di là dello Stige. +Egli è appunto per vivere ch’io mangio, e vivo +per mangiare. +</p> + +<p> +Queste, ed altre facezie che seguirono, misero +di buon umore i convitati. +</p> + +<p> +Intanto i giovinetti <i>pinceri</i>, lindi, ed accurati +della persona, colla capellatura cascante sulle +spalle e la tunica corta, empivano di vino le +coppe, e le portavano in giro agli ospiti seduti +a tavola, mentre altri inservienti venivano a +torre una ad una le vivande preparate sulla tavola, +per tagliarle, distribuirle in porzioni e presentarle +ai convitati in piccoli <i>paropsidi</i> d’oro. +</p> + +<p> +Venne la volta del porcellino arrostito, che fu +portato sopra un tavolo, ch’era in fondo alla sala, +e sul quale lo <i>scissor</i> (o scalco) cominciò a trinciare. +</p> + +<p> +Dopo che lo schiavo <i>praegustator</i>, giusta l’usanza, +l’ebbe assaggiato, per provare se fosse +condito a dovere, e per cautela contro qualche +insidia, venne portata la prima porzione a Nerone +e poi n’ebbero tutti gli altri. +</p> + +<p> +Nerone mangiandone con avidità, ed osservando +nello stesso tempo Britannico, vide che +questi lo rifiutava. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +</p> + +<p> +— O Britannico, — gli disse allora, — so che +di questa carne tu fosti sempre assai ghiotto, e +perchè la rifiuti stasera? +</p> + +<p> +L’altro cercò di scusarsi, dicendo d’aver diggià +mangiato assai. +</p> + +<p> +— No, no, — riprese insistendo lo scellerato +Imperatore, — tu devi assolutamente gustarne +perchè è squisita vivanda. +</p> + +<p> +E Britannico accondiscese, tanto più che glie +ne dava voglia l’avidità colla quale era divorata +dagli altri, e sopratutto da Cercopiteco. +</p> + +<p> +Non ne aveva inghiottito che pochi bocconi, +quando fu preso da tremito, divenne livido in +volto, i suoi occhi si spalancarono, e contorcendosi, +tentò d’alzarsi, e stava per stramazzare, +quando fu sostenuto da Lucano, che gli era vicino. +</p> + +<p> +Tutti si fecero d’intorno a lui. +</p> + +<p> +Due schiavi lo trasportarono nella vicina stanza, +dove fu deposto sopra un lettuccio. +</p> + +<p> +— Britannico! Britannico! — gridava Nerone +fingendo profonda costernazione. +</p> + +<p> +Poi diceva agli altri che il misero era stato +preso per certo dal suo solito malore, e senza +rivolgersi direttamente ad alcuno, diè ordine che +s’andasse in cerca d’un archiatro. +</p> + +<p> +Ma l’infelice già rantolava, e poco dopo, mandando +dalla bocca bava verdastra, spirò. +</p> + +<p> +Così ebbe fine la festa, e tutti i convitati mesti +e silenziosi s’allontanarono. +</p> + +<p> +Cercopiteco, sentendo esternare da Lucano il +sospetto che il giovine fosse stato avvelenato +in qualche vivanda o nel vino, preso da paura +d’esserlo anche lui, malgrado il diluvio e il +vento, corse da un <i>medicamentario</i> e si fe’ dare +un antidoto. +</p> + +<p> +Ma del porcellino avvelenato, e poi cotto da +Locusta, non era stata tagliata che la porzione +data a Britannico e che lo scalco, per ordine di +Nerone, teneva nascosta. L’animale, esposto +sulla tavola, e di cui tutti avevano mangiato, +era un altro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +</p> + +<p> +Rimasto solo, Nerone fe’ chiamare dei vespilloni, +ed ordinò loro di deporre sopra una bara il +cadavere vestito com’era, e, trasportatolo sull’Esquilino, +ivi dargli subito sepoltura. +</p> + +<p> +E ciò a suo dire egli faceva per non dare ad +Antonina il cordoglio di rivedere il fratello esanime. +Era invece la tema che non si constatasse +l’avvelenamento. +</p> + +<p> +Mentre il funebre convoglio, rischiarato da +torchi portati da schiavi, passava sotto pioggia +dirotta davanti al palazzo dei Cesari, una vecchia +affacciavasi ad un balcone. +</p> + +<p> +Sul suo volto, sinistramente rischiarato dalle +faci, si vedeva un infernale sogghigno. +</p> + +<p> +Quella vecchia era Domizia. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span></p> + +<h2 id="cap23"><span class="smcap">Capitolo XXIII.</span> +<span class="smaller">Il volo del Mago Simone.</span></h2> +</div> + +<p> +Erano scorsi molti giorni dalla sera del misfatto, +e ancora si discuteva tra quelli che le +precauzioni di Nerone aveva tratti in inganno +e gli altri che avevano soltanto sospetto, o assoluta +convinzione dell’avvelenamento. +</p> + +<p> +Erano tra questi Agrippina e Seneca, che francamente +avevano rinfacciato a Cesare il suo delitto, +dicendogli ch’egli, così operando, scavava +di sua mano l’abisso da cui sarebbe inghiottito. +</p> + +<p> +Cesare negò, e nel suo cuore s’accrebbe l’odio +per la madre, e pel maestro, che osavano +così sfacciatamente rinfacciarlo. +</p> + +<p> +Già da lungo tempo il loro contegno severo, +la loro autorità era a lui divenuta fastidiosa, e +cominciava a meditare di mandarli entrambi a +raggiungere i morti che rimpiangevano. +</p> + +<p> +In quella circostanza però teneva a persuaderli +della sua innocenza, teneva a nascondere +il delitto, non per essere stimato da loro, ma +per non essere odiato da Antonina. +</p> + +<p> +Come il cane, che quantunque satollo, non permette +agli altri di mangiare, e li addenta se osano +toccare l’osso da lui abbandonato, così Nerone, +benchè interamente appagato dalle attrattive di +Poppea, pretendeva ch’altri non osasse toccare +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +alle donne, che a lui inspiravano simpatia, nè +a quelle che aveva amato. +</p> + +<p> +L’astuta Domizia conosceva bene la frenesia +del nipote, e per questo, tornando dal palazzo +d’Antonina, aveva a bella posta spiegato a mal +senso le tenerezze fraterne e la presenza d’Atte +in quella casa, per eccitarlo e spingerlo alla vendetta. +</p> + +<p> +Ma quelli eziandio, ch’erano persuasi dell’avvelenamento, +non s’immaginavano quale fosse +stato il vero scopo del delitto. +</p> + +<p> +Chi lo attribuiva a gelosia di potere, chi al +rifiuto del dono, chi immaginava una cosa, chi +l’altra. +</p> + +<p> +Pochi soltanto avevano colto nel segno, e fra +questi il furbo Isidoro Cinico, che un giorno ne +stava discutendo con Cercopiteco Panerote nella +taverna di Salvidieno Orfido. +</p> + +<p> +— Tu erroneamente opini, — diceva Panerote, — se +ci fosse stato veleno nelle vivande, o nel +vino, io che mangiai, e tracannai di tutto, più che +da me si potesse, non starei qui a persuaderti. +</p> + +<p> +— E a persuadermi non riuscirai. Nerone nel +compiere le sue malvagità, adopera tali artifizii +che nessuno riesce a scoprire. Non avvi sulla +terra versipelle maggiore di lui. Avrà saputo +bene infingersi e far presentare alla sola vittima +designata la paropside o la copula avvelenata. +La fretta colla quale fe’ tumulare il povero Britannico +è prova irrefragabile del delitto. +</p> + +<p> +— E invece, — rispose Cercopiteco, — fu quello +atto di pietà verso Antonina, per la quale nutre +sempre somma benevolenza. +</p> + +<p> +— Lo so, — disse con inarcato accento Isidoro. +</p> + +<p> +— Lo sai, e pretendi che le abbia ucciso il +fratello. +</p> + +<p> +— Ma tu non ti desti mai la pena di studiare +il carattere di Cesare? Non ti sei mai accorto +della sua feroce gelosia? È di questa, non d’altro, +che fu vittima Britannico. +</p> + +<p> +— O Cinico, la tua smania di biasimo ti spinge +tropp’oltre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +</p> + +<p> +— Quanto io asserisco è verità. +</p> + +<p> +— Tu non frequenti la corte, e pretendi conoscere +gl’intimi pensieri del muto Imperatore. +</p> + +<p> +— Se Nerone è muto, è loquace sua zia Domizia, +che palesò codesto segreto. +</p> + +<p> +— Ma s’egli adora la divina Poppea? +</p> + +<p> +— È vero; ma ciò non toglie ch’egli sia geloso +di tutte le altre donne, alle quali porta affetto. +</p> + +<p> +— Io credo che dal ripudio d’Ottavia egli non +abbia più visto Antonina. +</p> + +<p> +— T’inganni, or son pochi dì io stesso lo vidi +entrare nel palazzo di lei. +</p> + +<p> +E Isidoro Cinico diceva il vero. +</p> + +<p> +Un giorno Nerone si presentava improvvisamente +ad Antonina, volendo constatare egli +stesso l’impressione prodotta in essa dalla morte +del fratello, e desiderando riveder Atte. +</p> + +<p> +Entro il vestibolo s’imbattè nell’Apostolo +Paolo, che usciva, e gli chiese alquanto bruscamente +cosa egli venisse a fare in quel luogo. +</p> + +<p> +— A consolare gli afflitti, — rispose l’altro, — come +m’impongono i comandamenti del mio Dio. +</p> + +<p> +— Dimmi, o cristiano, l’afflitta che tu qui vieni +a consolare, divide forse l’opinione di quelli che +attribuiscono a un tradimento la morte di Britannico? +</p> + +<p> +— In anima retta, come quella d’Antonina, non +può allignare il sospetto di così enorme scelleratezza. +Sono soltanto le fiere che uccidono gl’innocenti; +e i cristiani lo sanno. +</p> + +<p> +Nerone comprese il senso di queste ultime parole +e rispose con accento sdegnoso: +</p> + +<p> +— I seguaci del tuo Dio non sono innocenti +poichè insultano ai nostri Numi, ne irridono i +Sacerdoti, ne devastano i templi. Hai tu capito, +o sedicente Apostolo? Ciò altra volta ti dissi, +ed ora te lo ripeto, perchè apprenda a tacere e +a rispettare la giustizia di Cesare. +</p> + +<p> +E s’avviò verso l’atrio, pieno di mal talento +contro l’Apostolo. +</p> + +<p> +Quando fu annunziato ad Antonina, questa +sedeva nella zotheca lavorando. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +</p> + +<p> +Al nome del tiranno si fe’ ancora più pallida, +aggrottò le ciglia, e deposto il lavoro, levossi, e +passò nella stanza, dove l’Imperatore attendeva. +</p> + +<p> +Le gramaglie, dando maggior risalto alla splendida +carnagione, accrescevano venustà alla bella +persona di lei. +</p> + +<p> +Non più torvo lo sguardo, ma austera in volto, +</p> + +<p> +— Salve, o Cesare, — essa disse. +</p> + +<p> +— Salve, o bella Antonina, — rispose Nerone +con dolcezza grandissima e raffinata ipocrisia. +</p> + +<p> +— E che ti conduce, — riprese la donna, — presso +la sorella d’Ottavia e di Britannico? +</p> + +<p> +— Questi due nomi sulle tue labbra suonano +rampogna, non è vero? +</p> + +<p> +— La tua coscienza risponda per me. +</p> + +<p> +— Punii Ottavia credendomi tradito da lei. Fui +tratto in inganno dallo scellerato Aniceto, che +si nasconde; ma io saprò trovarlo per fargli +scontare la calunnia infame coi tormenti e la +morte. Accusami di quel delitto, e avrai ragione; +ma non unirti ai miei nemici nel credermi l’uccisore +di tuo fratello. +</p> + +<p> +— Come sia morto il mio adorato Britannico +non so. So che il suo cadavere, caldo ancora, +fu per ordine tuo sepolto, e a me togliesti il conforto +di dargli un ultimo bacio, e rendere alla +cara salma gli onori dovuti al figlio d’un Imperatore. +</p> + +<p> +Qui Nerone, raddoppiando di sfrontatezza e d’ipocrisia, +volle con sdolcinate parole persuadere +Antonina d’essere stato spinto ad agire così dal +profondo affetto, che conservava sempre per lei. +</p> + +<p> +Insomma voleva farle credere quello che aveva +dato ad intendere agli altri. +</p> + +<p> +E continuò nelle tenere proteste, dichiarandosi +pronto a darle prova in qualsiasi circostanza +de’ suoi sentimenti per essa. +</p> + +<p> +E in quel momento i sensi parlavano in lui, +non il cuore. +</p> + +<p> +Vedendo però che la donna rimaneva impassibile, +esclamò con impeto: +</p> + +<p> +— Ah vedo bene che tu sei circondata da +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +gente che m’odia e credi più ad essi che a Cesare. +</p> + +<p> +— Io non ascolto altra voce che quella della +mesta anima mia. +</p> + +<p> +— E fra i più accaniti nemici v’è certo quel +cristiano Paolo. +</p> + +<p> +— Lo accusi a torto. +</p> + +<p> +— Egli, esaltando i meriti del suo Dio, cerca +forse di far di te un’apostata. Guai a lui! +</p> + +<p> +Antonina, con un amaro sogghigno, interruppe +dicendo: +</p> + +<p> +— Vendicati pure di quell’uomo santo, rapiscimi +anche questo amico, ed io avrò, o Cesare, +una nuova prova della tua benevolenza per me. +</p> + +<p> +— A quanto sembra, ti sta molto a cuore quel +Tarsiotto, poichè temi per lui, — disse con mal +celata stizza Nerone. +</p> + +<p> +— Temo per tutti coloro che son fatti segno +all’ira tua. +</p> + +<p> +— Ma colui non ebbe finora da me che prove +di clemenza. E clemente sarò tuttavia con esso, +poichè tu lo desideri; ma si guardi di non provocare +il mio sdegno, cercando di convertire i +pagani alla fede del suo Dio, non meno bugiardo +e risibile dei nostri Numi. E guai però, ripeto, +guai ad esso sopratutto, se cerca colla sua eloquenza +di traviar la mente di persone a me care. +È di te, che parlo, Antonina, di te, che dopo Poppea +sei l’unica donna ch’io amo. Ora sei avvisata. +Vale. +</p> + +<p> +E la lasciò senza nemmeno curarsi di vedere +Atte; tanto usciva turbato da quel colloquio. +</p> + +<p> +Nè meno turbata rimase Antonina, in cui quelle +ultime parole avevano destato un senso di paura +e di ribrezzo. +</p> + +<p> +E Nerone non aveva certo parlato così per +rispetto al culto pagano, pel quale egli stesso +confessava di professare profondo disprezzo; +ma nel timore che un altr’uomo, un cristiano, +potesse esercitare tanto impero sulla mente e +sul cuore di quella donna, che non gli apparteneva, +ma di cui pretendeva d’esser arbitro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +</p> + +<p> +Ed ora andiamo a trovare il mago Simone, +che gli ozii e la vita sedentaria del carcere avevano +reso adiposo e mencio. +</p> + +<p> +Egli è occupato a cucire alcune verghe nell’interno +d’una casula‍<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> nera. Di tratto in tratto manda +un sospiro, lascia il lavoro e va ad affacciarsi +al pertugio, da cui prende luce la prigione. +</p> + +<p> +Poi si mette a passeggiare nell’angusta cella, +tornando di tratto in tratto a guardar fuori, e +alla sua occupazione. +</p> + +<p> +E cosa mai rende quel tristo così agitato? +</p> + +<p> +A Nerone, che fidava sempre nella magia di +lui, benchè più volte l’avesse trovato in fallo, +era saltato il capriccio di vederlo volare, sperando +con quel miracolo, di buona o cattiva +lega, umiliare l’Apostolo Paolo. +</p> + +<p> +Simone sentì agghiacciarsi il sangue allorchè +il messo di Cesare venne a dirgli ch’era venuto +il tempo di mantenere la promessa, e che se +voleva riacquistare la libertà e la benevolenza +imperiale, doveva librarsi a volo dall’alto del +carcere Mamertino. +</p> + +<p> +Non era facile uscir da quel bivio tremendo. +Il negare, o il confessare ch’era stata la sua una +spavalderia poteva costargli il flagello, o fors’anco +la morte. Il dichiararsi pronto ad obbedire +gli dava a pensare; ma purtuttavia finì per +accettare. +</p> + +<p> +Chiese soltanto che Cesare gli accordasse alcuni +giorni di tempo per riacquistare le forze +perdute in carcere. +</p> + +<p> +La sua speranza d’esito felice era tutta riposta +nel filtro promessogli da Locusta, e le aveva +mandato una lettera col mezzo d’un inserviente +dell’ergastolario, dicendogli che gli verrebbe +consegnato un medicinale corroborante. +</p> + +<p> +Ad onta però della sua ingenua fiducia nella +portentosa bevanda della giudea, lavorava nella +<i>casula</i> a quel modo per rendere in ogni caso +meno micidiale la caduta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +</p> + +<p> +Ne voleva formare come due ali di pipistrello, +legando le estremità della casula ai polsi e alle +tibie, come aveva visto a fare una volta in Samaria +da un giocoliere. +</p> + +<p> +Il triste teneva moltissimo a conservare il predicato +di <i>Gran Virtù di Dio</i>, a riacquistare la +stima di Cesare, a confondere l’Apostolo Paolo +e gli altri suoi nemici cristiani. Ma sopratutto +teneva a salvar la pelle. +</p> + +<p> +Locusta, letta ch’ebbe la lettera di Simone, consegnò +allo schiavo dell’ergastolario una fiala dicendogli: +</p> + +<p> +— Questo filtro darà al prigioniero forze bastanti +per volare fino al cielo. +</p> + +<p> +E le parole accompagnò con un sinistro sogghigno, +in cui si leggeva tutto il piacere della +vendetta pei ducentocinquanta nummi che gli +aveva truffato nel fatto di Rubea. +</p> + +<p> +Quando lo schiavo tornò al Mamertino, e diede +la fiala in mano a Simone, questi si sentì sollevato +di spirito, e fe’ sapere a Cesare ch’egli era +pronto ad operare il miracolo. +</p> + +<p> +I banditori lo annunziarono al popolo, che accorse +in folla davanti al carcere, nella speranza +che il prodigio si cangiasse in una catastrofe. +</p> + +<p> +Paolo, Luca, ed altri cristiani si tenevano in +gruppo a poca distanza dall’Imperatore, che sedeva +sopra un terrazzo attiguo al carcere. +</p> + +<p> +Nerone, quasi sicuro di confondere l’odiato +Apostolo, rivolgeva di tratto in tratto il bieco +sguardo verso quel gruppo con aria di trionfo. +</p> + +<p> +Finalmente s’udì un lungo squillo di tromba, +e poco dopo, circondato da soldati, comparve +Simone sull’alto del carcere. +</p> + +<p> +Allora tacque il bisbiglio della folla, tutti gli +occhi si fissarono su lui, che bevve il contenuto +della fiala, ed esclamò ad alta voce: +</p> + +<p> +— Tremi chi non crede Simone Gran Virtù +di Dio! +</p> + +<p> +— Empio bestemmiatore! — gridarono dalla +via Paolo e gli altri cristiani. +</p> + +<p> +Il mago aprì le braccia e si slanciò nel vuoto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +</p> + +<p> +Scoppiò un urlo universale di spavento. La +folla si ritrasse da ogni banda per non essere +colpita dal corpo di Simone, che precipitando +abbasso, andò a cadere sulla terrazza ov’era Nerone, +ch’ebbe la tunica spruzzata di sangue‍<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. +</p> + +<p> +Pieno di ribrezzo e di dispetto, scansò col piede +il cranio sfracellato del moribondo, e andò via. +</p> + +<p> +Attribuì quella caduta ad esorcismi di Paolo, +poichè non poteva ammettere che Simone si +fosse azzardato al volo senza l’aiuto d’un’arcana +potenza, o per lo meno d’un artifizio prodigioso. +</p> + +<p> +E l’efficace facoltà, ch’egli supponeva nell’Apostolo, +lo rendeva turbato, giudicandolo nemico +pericoloso. L’avrebbe di buon grado appeso alla +croce, ove non lo avesse trattenuto la promessa +fatta ad Antonina, e la vergogna di mostrarsi +pusillanime, lasciando travedere la paura che +gl’inspirava il cristiano. +</p> + +<p> +Fortunatamente per lui, altri avvenimenti +vennero ad occupare la mente del tiranno, che +vedeva soddisfatto finalmente uno dei suoi più +ardenti desiderii, quello d’aver prole. +</p> + +<p> +Poppea era madre, ma le sofferenze della +gravidanza, il dispiacere di vedersi sformata, +essa che teneva tanto alle sue bellezze, la rendevano +triste ed intollerante di tutto. Nerone +però non ci badava, e sfogava la sua egoistica +gioia in accademie, e in orgie con parassiti e +cortigiane. +</p> + +<p> +Poppea non amava Nerone; purtuttavia si +sentiva ferita nell’amor proprio, vedendo com’egli +fosse indifferente alle sue sofferenze; ma +lo stesso amor proprio le suggeriva di non mostrare +il suo dispiacere. +</p> + +<p> +Essa diede alla luce una figlia, alla quale fu +imposto il nome di Claudia, mentre la madre +ebbe il titolo d’<i>Augusta</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +</p> + +<p> +Durante il puerperio essa consultò archiatri +e femmine, che vendevano specifici per conservare +la freschezza della pelle e la venustà delle +forme. +</p> + +<p> +Un mese dopo il parto andò a Baja, insieme +alla bambina colla sua nutrice, seguita da un +codazzo di schiavi, di carri e d’animali tra cui +le sessanta giumente. +</p> + +<p> +Prima di partire era andata a congedarsi dall’Imperatrice +Agrippina, che conservava sempre +contro la nuora un fondo di livore per la sua +bassa origine, per la morte d’Ottavia, e per esserle +stato da lei rapito il dominio sul cuore +del figlio. +</p> + +<p> +E il veleno di quel sentimento, allorchè si trovavano +insieme, stillava sovente dalle sue parole. +</p> + +<p> +Essa le dimandava perchè lasciasse Roma in +quei giorni che si dovevano celebrare le feste +di Bacco. +</p> + +<p> +— Egli è appunto per evitarle, ch’io parto, — rispose +Poppea. +</p> + +<p> +— Peccato, — rispose Agrippina con ironia +malvagia, — che tu non ami assistere ai baccanali; +anzi dovresti prendervi parte, poichè non +potrebbe trovarsi Dionisiade‍<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> più bella di te. +</p> + +<p> +— Per quanto giovine io sia, — rispose Poppea, +dandole pan per focaccia, — non potrei +vincere delle fanciulle. Ma se tu corressi con +me, diva Agrippina, la mia gioventù ti vincerebbe +per certo. +</p> + +<p> +E dopo essersi scambiati degli sguardi poco +benevoli, si separarono. +</p> + +<p> +Poppea riferì quel dialogo a Nerone, che si +morse il dito, e poi disse alla moglie: +</p> + +<p> +— Parti. +</p> + +<p> +— E tu non m’accompagni, come avevi divisato? +</p> + +<p> +— No, io resto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span></p> + +<h2 id="cap24"><span class="smcap">Capitolo XXIV.</span> +<span class="smaller">Il parricidio.</span></h2> +</div> + +<p> +Il giorno seguente Nerone si recò nelle stanze +d’Agrippina e le disse: +</p> + +<p> +— Madre, io voglio che sia pace fra noi. Abbracciami +e baciami sulla bocca e promettimi +che questa sera ti presenterai alla cena, che +offro agli amici. Saremo tutti bizzarramente travestiti, +e tu avrai il capo coronato di pampini, +i capelli disciolti, porterai sulla spalla sinistra +un manto di pelle di capra e avrai nelle mani +il <i>tirso</i>‍<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. +</p> + +<p> +— E che follia è questa? Ti prendi forse giuoco +della madre tua? +</p> + +<p> +— La zia Domizia mi narrò che una volta ad +un’orgia di Claudio si presentò improvvisamente +una baccante col petto a metà denudato, +e col viso coperto dalla persona‍<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. E quella +baccante eri tu. +</p> + +<p> +— Fu nella spensieratezza della gioventù, che +mi prese quella vergognosa fantasia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +</p> + +<p> +— E se tale tu la giudichi, o madre, perchè la +proponesti a mia moglie? +</p> + +<p> +— Ora comprendo: — rispose Agrippina, — fui +denunziata, e tu vieni a rinfacciarmi la supposta +offesa che feci all’Augusta tua sposa. +</p> + +<p> +Ed accompagnò le ultime parole con un sogghigno +sardonico. +</p> + +<p> +Nerone, reprimendo gl’impeti della rabbia, rispose +sogghignando pur esso: +</p> + +<p> +— Se non la moglie di Cesare, dovevi almeno +rispettare in Poppea Augusta la madre del tuo +drudo. +</p> + +<p> +— Di chi parli? — dimandò Agrippina. +</p> + +<p> +— Del giovinetto Ruffo Crispino, mio figliastro. +Negheresti forse che di quell’imberbe facesti le +tue voglie? Anco stanotte tu l’attendevi forse, +ma lo attendesti invano. +</p> + +<p> +— Che facesti di lui? — chiese con ansia la +donna. +</p> + +<p> +— Lo desideri? +</p> + +<p> +— Sì, lo desidero ardentemente, poichè vuoi +saperlo. +</p> + +<p> +— Confessi dunque che l’amavi. +</p> + +<p> +— E a te che importa? Non sono tua madre, +la vedova di Claudio, arbitra de’ miei sentimenti? +E a te, figlio perverso, chi dà il diritto d’investigare +le mie azioni? Palesami tosto ov’egli +si trovi. +</p> + +<p> +Nerone rispose con calma terribile: +</p> + +<p> +— Nelle voragini del Tebro, ove fu gettato +mentre si divertiva a pescare. +</p> + +<p> +Agrippina, in preda a furente desolazione, s’avvicinò +al figlio colle braccia levate, e le mani +strette in pugno esclamando: +</p> + +<p> +— Ah per tutti gli Dei belva più efferata di te +non cinse mai la diadema dei Cesari. +</p> + +<p> +— Frenati, e ascolta: — rispose Nerone, — quantunque +la tresca mal s’addicesse a te, vedova +e madre d’Imperatori, io avrei forse lasciato +quel fanciullo agli amorosi godimenti del +tuo cubiculo; ma lo punii per averti vituperata +publicamente, ed aver pronunziate frasi oltraggiose +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +contro la madre sua, la divina Poppea. +E la sua fine sia d’esempio a tutti coloro, che +ardiscono offendere la moglie di Cesare. +</p> + +<p> +— S’egli è a me, che rivolgi queste parole, +sappi ch’io disprezzo le tue minacce; e bada, o +scellerato, bada a te stesso, poichè il sangue +delle tue vittime grida vendetta. +</p> + +<p> +E lanciando al figlio uno sguardo terribile, +aggiunse gridando: +</p> + +<p> +— Ti sfido. +</p> + +<p> +— Ed io, — rispose Nerone, — la sfida accetto. +</p> + +<p> +Crispino, colla iattanza dei giovinetti, erasi +vantato in publico nella taverna di Salvidieno +Orfido dei favori che gli accordava Agrippina, +scendendo ai più laidi particolari dei godimenti +notturni, vantando le belle forme di lei, +e sostenendo valer queste assai più che le carni +di sua madre Poppea, avvizzite per le molte battaglie +amorose. +</p> + +<p> +Avendolo qualcuno redarguito per le sconvenienti +parole, egli aveva risposto che non essendosi +la sua madre mai curata di lui, non +aveva per essa che profondo disprezzo. +</p> + +<p> +Fra i molti ascoltatori dell’imprudente discorso +v’erano Isidoro Cinico, che non mancò di ripeterlo +all’universale, e Lucano, dal quale fu riferito +a Seneca, che lo esortò a tacere per non +provocare la vendetta di Cesare contro quel +disgraziato. +</p> + +<p> +Ma la cosa non tardò a giungere all’orecchio +del tiranno. +</p> + +<p> +Lo seppe da un delatore il giorno stesso che +partiva Poppea, ed egli rimase per compire la +vendetta sulla madre e sul drudo, senza curarsi +d’indagare se fosse questi veramente colpevole. +</p> + +<p> +Poi cominciarono le persecuzioni contro la +madre. La privò d’ogni autorità, d’ogni onore, +si liberò del tutto dal giogo di lei; la guardia +germanica che custodiva la sua persona le fu +tolta. Non volendola aver vicina per timore +d’insidie, la costrinse a lasciare il palazzo Augustale +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +e prender dimora in uno dei grandi +edifizii degli orti Neroniani. +</p> + +<p> +Non contento di ciò, ordinò ad alcuni suoi +agenti segreti di vilipenderla, di darle ogni sorta +di tribolazioni con insulti e querele. Quand’essa +viaggiava per terra o per mare, ordinava a coloro +che l’accompagnavano di molestarla, motteggiandola +e facendo rumore perchè non avesse +agio a prender riposo dormendo. +</p> + +<p> +L’energica donna però non si dava per vinta, +e con improperii e minacce continuava a sfidare +l’ira del figlio, sicura che questi non oserebbe +attentare ai suoi giorni. +</p> + +<p> +Ma Nerone, meno ingenuo di lei, non aveva +la stessa fiducia nei sentimenti materni, sapendo +come Agrippina fosse edotta nella scienza del +delitto. +</p> + +<p> +Conveniva dunque por termine a quella guerra +infeconda, che non domava gli spiriti della madre, +la quale provocava sempre e poteva tradurre +in atto le sue minacce. +</p> + +<p> +Era venuto il momento di pensare alla propria +salvezza, sacrificando lei. +</p> + +<p> +E cominciò a studiare il modo di farlo, senza +essere accusato di parricidio, adoperando le +arti usate nell’uccisione di Britannico. +</p> + +<p> +Servirsi del veleno era inutile, poichè l’astuta +Agrippina era provvista di tutti gli antidoti, rimedii +indispensabili per chi viveva in quell’epoca +e in quella Corte. +</p> + +<p> +Una sera essa ad ora tarda sedeva nel gabinetto +attiguo al cubiculo e lavorava per ingannare +le insonnie, prodotte dal turbamento dei +nervi, dall’ira, dal desiderio della vendetta, combattuto +in lei dalla tema e da un resto d’affetto +pel figlio. +</p> + +<p> +Tutto a un tratto udì un fracasso nella stanza +vicina. +</p> + +<p> +Balzò in piedi esterrefatta, prese la lampada, +e respirando a stento pei violenti palpiti del +cuore, andò a vedere cosa fosse accaduto. +</p> + +<p> +La parte del soffitto soprastante al letto era +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +precipitata a basso. Ove in quel momento avesse +giaciuto, essa sarebbe rimasta schiacciata. +</p> + +<p> +Alla mattina un giovine dalle mani e dal +volto anneriti, si teneva tutto umile e pauroso +davanti all’Imperatore, a poca distanza dal palazzo +ove abitava Agrippina. +</p> + +<p> +— Stupido artefice, — gli diceva a bassa voce +Nerone, — come hai tu eseguito gli ordini miei? +</p> + +<p> +— La credeva dormente da lungo tempo nel +suo letto, — rispondeva l’altro tremando. — Allorchè +terminava di segare il ferro del palco, +era già da tre ore trascorsa la mezzanotte, e +purtuttavia essa era ancora levata. Come poteva +io supporlo? +</p> + +<p> +Nerone alzò le spalle con aria di disprezzo, +e mosse verso la casa per presentarsi alla +madre. +</p> + +<p> +La trovò nell’exedra in compagnia di Seneca, +e andò per abbracciarla, congratulandosi che +fosse così miracolosamente scampata a certa +morte. +</p> + +<p> +Agrippina rimase impassibile. Non s’immaginava +che la caduta del palco fosse stata un attentato +del figlio; ma alle ipocrite dimostrazioni +non credeva. +</p> + +<p> +Seneca, ch’era rimasto in silenzio, non togliendo +mai lo sguardo scrutatore da Nerone, +come questi stava per partire, gli disse: +</p> + +<p> +— Mi giunse stamane un’inaspettata novella +che anche a te riuscirà gradita, perchè potrai +finalmente compiere un atto di giustizia, che +tutta Roma reclama. In una <i>caupona</i>‍<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> a poca +distanza da Roma, travestito da villico, fu scoperto +da alcuni soldati lo scellerato Aniceto. +</p> + +<p> +Fu sorpreso Nerone a tale annunzio; ma dimostrò +più contentezza che sdegno. +</p> + +<p> +Allorchè il maestro gli dimandò se al colpevole +si dovesse infliggere l’estremo supplizio, +l’altro rispose di farlo prima condurre davanti +a lui. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +</p> + +<p> +E Seneca, rimasto solo con Agrippina, disse +a questa: +</p> + +<p> +— Gl’innocenti muoiono: ma quel tristo vivrà. +</p> + +<p> +Quando Aniceto incatenato si trovò alla presenza +di Cesare, si gettò in ginocchio piangendo +e chiedendo pietà. +</p> + +<p> +— No, — disse Nerone, — tu meriti mille +morti per aver osato un giorno attentare al pudore +d’Ottavia, all’onor mio. +</p> + +<p> +L’impudente negò: giurando per gli Dei che +l’estinta aveva mentito. +</p> + +<p> +— Ebbene, tu m’aiutasti a disfarmi di lei, ed +ora, se vuoi salva la vita, devi col tuo malvagio +talento trovare il modo che scompaia la +madre, senza che venga a me attribuito il delitto, +ma sibbene al caso. Se l’ingegno non ti +farà difetto, allora farò trarti dal carcere Mamertino. +</p> + +<p> +E lo fece di nuovo consegnare ai soldati. +</p> + +<p> +Poscia partì per Baja, e di là, dopo qualche +tempo scrisse una tenerissima lettera alla madre, +ch’erasi ritirata in una sua villa presso il +lago di Lucino, scongiurandola di venire, sentendosi +egli assai sofferente, e di riconciliarsi +nuovamente con lui e con Poppea, ed amar questa, +come aveva amata Ottavia. +</p> + +<p> +Agrippina protestò che tra lei e Poppea non +poteva esservi che odio, odio eterno; nè porrebbe +il piede nella villa di Bauli, ove dimorava +chi aveva fatto uccidere Ottavia e discacciare +lei dalla casa dei Cesari. +</p> + +<p> +Nerone però, colla più raffinata ipocrisia, continuò +ad insistere, dipingendo così al vivo il desiderio +di riveder la madre, di riabbracciarla, che +questa finalmente acconsentì, e lasciata la sua +villa, recossi a Napoli dove l’attendeva la nave, +mandatale dal figlio per trasportarla a Baja. +</p> + +<p> +Benchè spirasse propizio il vento, e fosse tranquillo +il mare, appena salpato, tanto essa, che +la sua confidente Acerronia, s’avvidero che la +nave solcava le onde stentatamente e piegava +a tribordo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +</p> + +<p> +Volendo di ciò avere una spiegazione, mandò +l’Acerronia nella stanzetta a poppa, dov’era il +maestro che dirigeva la navigazione. +</p> + +<p> +Prima che la confidente tornasse, s’udì uno +scroscio tremendo, e la parte posteriore della +nave, dov’era il padiglione dell’Imperatrice, cominciò +ad affondare. +</p> + +<p> +Agrippina gridò al soccorso; ma tutti s’erano +gettati in mare e, quali nuotando, quali aggrappati +ad assi e travi, senza darle ascolto, continuavano +innanzi. +</p> + +<p> +La sola ad accorrere era stata Acerronia che +cadde nelle onde con lei e fu tosto sommersa, +mentre Agrippina, che sapeva nuotare, ed era +donna coraggiosa e forte, malgrado l’impaccio +delle vesti, riuscì a salvarsi. +</p> + +<p> +Appena presa terra, cadde sfinita. +</p> + +<p> +Un po’ più lungo tragitto a percorrere, e l’infernale +invenzione d’Aniceto avrebbe pienamente +assecondati i desideri del parricida. +</p> + +<p> +Il pedagogo, che dalla riva aveva assistito al +disastro, come vide sfasciarsi la nave, e l’opera +sua compiuta, montò sopra un piccolo naviglio, +che salpava per le coste della Campania, e si +recò a Baja per darne l’annunzio a Nerone. +</p> + +<p> +Lieto il tiranno d’essersi liberato alla fine di +quella donna, divenuta oramai nemica implacabile, +rimunerò largamente il suo complice, e +comunicò la notizia alla moglie, dicendo: +</p> + +<p> +— Così il Fato volle far vendetta dell’odio, +ch’essa nutriva contro di te. +</p> + +<p> +— Sei tu forse che facesti uccidere la madre? — chiese +Poppea, turbandosi. +</p> + +<p> +E Nerone cinicamente rispose: +</p> + +<p> +— Forse. Anche il Fato obbedisce alla volontà +di Cesare. +</p> + +<p> +Alcuni giorni dopo ricevette un foglio, e impallidì, +riconoscendo i caratteri d’Agrippina. +</p> + +<p> +Essa gli partecipava d’essere sana e salva +nella sua villa presso il lago di Lucino, ed aggiungeva +queste fiere parole: +</p> + +<p> +“Muzio Scevola, per aver colpito invece di +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +Porsenna il segretario di lui, pose la mano sui +carboni ardenti; tu che uccidesti la confidente +Acerronia, invece di tua madre, dovresti precipitarti +nei crateri dell’Etna, figlio perverso.„ +</p> + +<p> +Nerone, pieno di furore per vedersi scornato +e scoperto, decise di smettere l’ipocrisia e finirla +una volta, compiendo sfacciatamente il parricidio. +</p> + +<p> +Partì per Roma, e fatto venire Aniceto, ch’eravi +tornato da alcuni giorni, lo rimproverò per la +mala riuscita, e gli ordinò di recarsi con alcuni +centurioni sul lago di Lucino per uccidere +Agrippina. +</p> + +<p> +L’altro titubava, non volendo tramutarsi da +occulto complice in aperto sicario; ma Nerone +ve lo costrinse colla minaccia d’eseguire contro +di lui la sospesa sentenza. +</p> + +<p> +Allorchè partecipò alla moglie come la madre +fosse riuscita a salvarsi, essa diede in un sospiro +ed esclamò: +</p> + +<p> +— Sian rese grazie ai Numi. +</p> + +<p> +— Per la sua vita tu preghi, o sconsigliata? +</p> + +<p> +— Come Imperatrice, — essa rispose, — le +improperie dei vivi non curo, poichè non ponno +salire fino a me; ma come moglie e madre la +maledizione delle vittime pavento. +</p> + +<p> +A queste parole il tiranno superstizioso si turbò. +</p> + +<p> +— Siano dunque rese grazie ai Numi per la +salvezza di lei, — ripetè Poppea. +</p> + +<p> +La vecchia Domizia, il genio malefico di Nerone, +ne provò dispetto, e quando tornò Aniceto +ad annunziare che Agrippina era morta, abbracciò +il nipote, e disse che andrebbe ad offrire +olocausti a Nemesi‍<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. +</p> + +<p> +Nerone volle che Aniceto gli narrasse il fatto +nei più minuti dettagli, e che fossero presenti +al racconto i centurioni, che lo avevano accompagnato, +come testimonii che il pedagogo asseriva +il vero. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +</p> + +<p> +— Giungemmo, — cominciò il malvagio, — ch’era +alta la notte. La porta della villa era +chiusa, e noi ne percotemmo più volte l’ansa +sul picchio. Venne finalmente l’ostiario, ed aprì, +sentendo ch’eravamo gli inviati del divo Cesare. +</p> + +<p> +— Sareste stati più saggi non pronunziando +il mio nome, — interruppe Nerone. +</p> + +<p> +E senz’altro aggiungere gli ordinò di continuare. +</p> + +<p> +— Entrammo nel palazzo, e penetrati nel cubiculo, +la sopraccogliemmo distesa nuda sul +letto. Non potei a meno d’arrestarmi un istante +ad ammirare quelle bellissime forme. In questo +essa aprì gli occhi, si levò sul fianco, guardandoci +bieca, e quasi sfidandoci. Io la colpii col +pugio, ma leggermente, ond’essa gettandosi supina +e mostrando coraggio inaudito, gridò: “<i>ventrem +feri</i>„‍<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. Allora il centurione Fulvio v’immerse +il gladio, ed essa prima di spirare, +digrignando i denti, e sbarrando gli occhi disse.... +</p> + +<p> +E qui Aniceto esitò. +</p> + +<p> +— Che disse? — chiese imperiosamente il tiranno. +</p> + +<p> +— Non oso.... +</p> + +<p> +— Parla. +</p> + +<p> +— Disse: su lui, sulla moglie, sui figli la mia +maledizione. Furono queste le sue ultime parole. +</p> + +<p> +Nerone impose loro di non ripeterle ad alcuno, +e li rimandò. +</p> + +<p> +Pose ogni studio cogli altri per simulare indifferenza +dopo il parricidio, e nascondeva il +profondo terrore, che aveva prodotto nell’anima +sua la maledizione materna. +</p> + +<p> +Aveva fatto uccidere Agrippina per timore +dell’odio ch’egli le aveva inspirato, e morta lo +spaventava ancor più. Così lo scellerato trovava +la punizione nel suo stesso delitto. +</p> + +<p> +Ma, come dissi, non volendo mostrarsi pusillanime, +nulla dava a divedere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +</p> + +<p> +Colla bella sposa ostentava maggior desiderio +di voluttuose ebrezze. Nelle orgie cogli amici +mentiva la più sfrenata allegria. Percorreva le +vie a cavallo, o guidando la biga, e si mostrava +ai publici spettacoli, fiero sempre guardando +il popolo, che muto, e quasi irriverente rimaneva +sul suo passaggio, quantunque il Senato +fosse stato costretto ad approvare l’operato di +Nerone. +</p> + +<p> +Nel tempo stesso però segretamente ordinava +ad alcuni maghi di fare certi incanti per scongiurare +gli effetti della maledizione. +</p> + +<p> +Quello che a lui riesciva grave oltremodo era +il contegno di Seneca. +</p> + +<p> +Lo vedeva malinconico, torvo, taciturno; ma +dal suo labbro non era sfuggita mai una sola +parola che stimatizzasse l’orrendo delitto. +</p> + +<p> +Avrebbe preferito ch’egli venisse da lui aspramente +rinfacciato, per potersi sfogare, opponendo +all’audacia dell’accusatore, l’audacia dell’accusato. +</p> + +<p> +Un giorno, che lo vide presentarsi più cupo +dell’usato, non potè frenarsi, e gli disse: +</p> + +<p> +— O tenebroso maestro, che hai? Perchè non +parli? +</p> + +<p> +— Ove tace la tua coscienza, — rispose Seneca, — ogni +altra voce riuscirebbe vana. D’altronde +parla abbastanza il raccapriccio universale, +ed è inutile che il mio grido di riprovazione +s’unisca a quello dei popoli, che il tuo mal governo, +la tua ferocia ha stancati. +</p> + +<p> +— Ma di questo non vedo la prova. +</p> + +<p> +— E che sono mai le satire atroci che si scagliano +contro di te, e nelle quali sei chiamato +Oreste ed Alcmeone, uccisori delle madri; Apollo +cetratore, che lancia saette; vero discendente +d’Enea, perchè questi portò via il padre, e tu +togliesti via la madre? E l’istrione Dato, recitando +in tua presenza, non ha detto forse: Va +sano, padre mio, va sana, madre mia! fingendo +l’Imperatore Claudio a tavola, e la diva Agrippina +nuotando? E, rivolgendosi verso il Senato, +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +non aggiunse: l’orco, ora verso voi addrizza il +piede? +</p> + +<p> +— Tu narri cose ch’io già sapeva, — interruppe, +sorridendo, Nerone. — Si vede che ti racchiudi +nel tuo broncio, e vivi solitario, altrimenti +avresti saputo che agli autori di siffatte contumelie +perdonai, e l’istrione, per le sue ardite allusioni, +non condannai che all’esilio. +</p> + +<p> +— Ebbene, se disprezzi tanto quello che contro +di te si dice, e si scrive, a che pro’ avrei parlato? +Parlo adesso per riferirti cose nelle quali +tu forse intravedrai la vendetta divina. +</p> + +<p> +Nerone, nascondendo l’interna trepidanza, dimandò +di che egli intendesse parlare. +</p> + +<p> +Seneca rispose: +</p> + +<p> +— Vergogne in Oriente, ove nella ribellata +Armenia i nostri soldati furono condannati all’ignominia +del giogo e dove la Soria minaccia +di sottrarsi al dominio dell’Impero. Vergogne +in Anglia, dove fummo sconfitti, e dove due +terre delle principali furono poste a sacco con +grande sterminio di romani e dei loro amici. +Vergogne nella Gallia dove il vicepretore Giulio +Vindice ha chiamato a rivolta il popolo contro +il dominio tuo. +</p> + +<p> +— Ebbene, rassicurati, — rispose Nerone, — che +in Oriente, in Anglia, in Gallia, la forza delle +nostre legioni farà ragione delle vendette celesti. +Ricordati che l’Oracolo d’Apolline mi fu +propizio, e mi predisse lunga vita, dicendomi +che pensassi all’anno settantesimo terzo, volendo +predirmi in quell’anno la morte. Come tu vedi, +Apolline, ch’è Nume anch’esso, mi concede ancora +quasi dieci lustri d’esistenza. +</p> + +<p> +— E sei tu sicuro d’aver giustamente interpetrato +il suo responso? +</p> + +<p> +Nerone, adirato esclamò: +</p> + +<p> +— O imprudente Maestro, non farti profeta +dei danni miei, non spingermi all’ira, se non +vuoi ch’io dimentichi d’aver giurato che a te non +avrei torto un capello. +</p> + +<p> +— Altra volta te lo dissi, — rispose Seneca +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +con ammirevole calma, — la morte non temo, +e con animo sereno, l’attendo. Uccidimi pure; +ma pensa a vendicare l’onore oltraggiato delle +aquile latine. +</p> + +<p> +Il tiranno invece pensava a cómpito più facile; +quello di vendicarsi di lui. +</p> + +<p> +Altri funesti avvenimenti vennero però a distorlo +dal fiero proposito. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span></p> + +<h2 id="cap25"><span class="smcap">Capitolo XXV.</span> +<span class="smaller">La Congiura di Pisone.</span></h2> +</div> + +<p> +Era venuto l’autunno, autunno lugubre, di +quelli in cui le morte foglie sono portate via +dal vento rigido e quasi brumale, e il cielo si +riveste di quel nuvolo grigio, uniforme, che impedisce +al sole di riscaldare coi suoi raggi la +moribonda natura. Alla tetra atmosfera aggiungasi +la desolazione, che spargeva nella città una +fiera pestilenza, che mieteva vittime a migliaia‍<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>. +</p> + +<p> +Non si vedevano che agonizzanti e morti, trasportati +dai vespilloni sulle spalle, o distesi su +<i>capuli</i>‍<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> o ammonticchiati su rozze carrette. +</p> + +<p> +Molti cittadini correvano esterrefatti per le vie +e spesso cadevano colpiti dal morbo, e da tutti +fuggiti. Qua e là dalle case uscivano i lamenti di +qualche povero appestato, e i pietosi della famiglia +venivano sul limitare a chieder soccorso di +medici e di farmacisti. Non più feste, non più spettacoli. +I patrizii andavano a cercare uno scampo +nelle ville suburbane, o si tenevano chiusi nei +loro palazzi, ai quali era a tutti impedito l’accesso. +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +Male si riconosceva in quelle turbe spaventate +ed afflitte il gaio popolo del <i>panem et +circenses</i>. +</p> + +<p> +Ogni giorno i Sacerdoti offrivano sagrifizi ai +Numi, e i devoti pagani gremivano i templi e +pregavano dinanzi ai delubri colle braccia levate +al cielo. +</p> + +<p> +Nelle catacombe i cristiani supplicavano Dio +per la salute di tutti, curando nel tempo stesso +gl’infermi, lavorando ad aprire incavature nelle +pareti delle callaje, dove i fossatori seppellivano +i cadaveri. +</p> + +<p> +I due Apostoli Paolo e Luca tutto dirigevano, +e fra quelli che più si mostravano ferventi in +quell’opera di carità, notavasi un giovine, che +indossava la candida tunica di neofito. +</p> + +<p> +Era costui il citaredo Menecrate, che da poco +tempo aveva ricevuto il battesimo. +</p> + +<p> +Sua madre aveva lottato per dissuaderlo dall’abbracciare +la nuova fede; ma vedendolo fermo +nel suo proposito e infervorato nel culto cristiano, +lo aveva lasciato fare. Essa però aveva +voluto conservare la religione dei padri suoi. +Menecrate n’era desolato, ma non osava insistere +per indurla a seguire il suo esempio, perchè +Paolo gli aveva detto che le conversioni fatte per +riguardo, e non per convincimento, non riuscivano +gradite a Dio. +</p> + +<p> +Il terribile flagello dava occasione al citaredo +di spiegare tutto il fervore del neofito, portando +l’opera sua pietosa dalle catacombe nelle case +visitate dal dolore. +</p> + +<p> +Facevano sconcio contrasto alla costernazione +della città i tripudi della casa Aurea. +</p> + +<p> +Nerone sfoggiava nell’ostentazione del buon +umore e della spensieratezza, quanto più forte +era in lui l’interno turbamento. +</p> + +<p> +Talvolta però la stessa sua esagerata ilarità +lo tradiva. +</p> + +<p> +Una sera gavazzava nella <i>comissatio</i> co’ suoi +cortigiani, e più ebro del solito, ora cantava, ora +dava la baia a qualcuno, ora si portava ad atti +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +osceni con Sporo, ch’eragli vicino vestito da +donna, e sollevandogli la tunica lo mostrava +nudo agli altri. +</p> + +<p> +Vedendo Cercopiteco, che sedeva pensieroso +e non beveva, gli disse: +</p> + +<p> +— O Panerote, dacchè è scoppiata la peste, tu +non sei più quello. Le tue paropsidi, i tuoi calici +rimangono spesso vuoti. Hai tu forse paura +di morire? +</p> + +<p> +— Sì, divo Cesare, perchè la morte è così +brutta cosa, che a tutti dispiace, specialmente +ai gaudenti. +</p> + +<p> +— Fatti cuore, e fingi almeno allegria. +</p> + +<p> +— Io non so dominarmi come tu sai. +</p> + +<p> +— Oseresti forse credere che in questo momento +la mia gaiezza sia maschera a qualche +grave cura? +</p> + +<p> +— È impossibile che ciò non sia, — entrò a +dire Lucano, ch’era presente. +</p> + +<p> +— Cosa ne sai tu, o misero poeta! — chiese +Nerone guardandolo bieco. +</p> + +<p> +— E chi, — rispose l’altro, — oserebbe supporre +il divo Cesare indifferente alle sventure +di Roma? +</p> + +<p> +I fumi del vino impedirono a Nerone di rilevare +il sarcasmo di quelle parole. +</p> + +<p> +— E quand’anche piangessi, la morìa non cesserebbe +per questo. Tu pensa ai casi tuoi e non +occuparti d’indagare i sentimenti miei. +</p> + +<p> +— Quello che ti dev’esser riuscito assai doloroso, — entrò +a dire Cercopiteco, — è la perdita +della nave che ti portava cose preziose. +</p> + +<p> +— Vedete, o amici, io son sicuro che i pesci +me le renderanno, tanto sono fortunato. Si beva +dunque alla mia fortuna. Viva Bacco, Evoè! +</p> + +<p> +Alzò il nappo e tosto lo gettò. +</p> + +<p> +Egli aveva udito nelle altre stanze voci di +pianto. +</p> + +<p> +Sbarrò gli occhi, si fe’ livido in volto e corse via. +</p> + +<p> +I pianti venivano dalle stanze, in cui dormiva +la piccola Claudia, che giaceva cadavere nella +sua culla. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +</p> + +<p> +Da un lato si teneva ancora l’archiatro, che +da varii giorni veniva a visitarla, perchè sofferente, +e tentava ancora in quel momento di richiamarla +in vita. +</p> + +<p> +Dall’altro sedeva la madre, cogli occhi torvi, +senza una lagrima, e con espressione di volto +in cui traspariva misto al muto dolore il rammarico, +mentre in fondo alla stanza Egloga, +Alessandria ed altre schiave mandavano grida, +si stracciavano le vesti, e si strappavano i capelli. +</p> + +<p> +Il tiranno, briaco, barcollante s’avvicinò alla +culla e diede in un urlo da belva. In quello +scatto di dolore tradì sè stesso e lasciò libero +sfogo ai rimorsi e alle apprensioni, che con tanto +studio aveva cercato di nascondere. +</p> + +<p> +Per due volte, come un ruggito, uscì dalle sue +labbra questa esclamazione. +</p> + +<p> +— La maledizione! La maledizione! +</p> + +<p> +— Sì, — mormorò Poppea, cogli occhi fissi a +terra. +</p> + +<p> +Essa sembrava irritata contro il marito per +aver provocato col parricidio l’ira dei Numi, la +maledizione della vittima. Ma non essendo l’amor +di madre molto possente in lei, che solo sè stessa +amava, più che per le sventure presenti se ne +preoccupava per l’avvenire. Forse potrebbe toccarle +la stessa sorte di Claudia, forse potrebbe +un morbo danneggiarla nella bellezza. Potrebbe +forse insieme a Nerone esser precipitata dal +trono, e perder così tutto ciò che lusingava la +sua ambizione. +</p> + +<p> +In preda a sinistri presentimenti, rimaneva +seduta, silenziosa, guardando freddamente il marito, +il quale, dopo aver dato in smanie grandissime, +uscì di là, e andò a chiudersi nella sua +zotheca. +</p> + +<p> +Intanto i convitati, udendo dagli schiavi triclinarii +della sventura da cui in quel momento era +stata colta la famiglia imperiale, s’allontanarono +mogi mogi dalla casa Aurea. +</p> + +<p> +Scendevano il colle, ragionando fra loro, e udivano +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +qua e là dei lamenti, ed imbattevansi in +drappelli funebri rischiarati da torcie resinose. +</p> + +<p> +Cercopiteco uscì in queste parole: +</p> + +<p> +— Morti di qua, morti di là. — Oh che allegre +cene divennero quelle del divo Cesare! Oh i deliziosi +spettacoli che offre Roma! V’è da far morir +d’indigestione anche l’egizio Polifago, il divoratore +di carne umana. +</p> + +<p> +— La tua ingordigia è messa a dura prova, — gli +disse Spettillo Mirmillone. — Se la dura così, +non godrai a lungo dei possedimenti, che avesti +in dono da Cesare. +</p> + +<p> +— Taci, augello di malaugurio, — interruppe +Epafrodito, scrivano di memoriali, — non vedi +come il povero Cercopiteco trema per la paura! +È più morto che vivo. +</p> + +<p> +E alcuni dei più spensierati e più ebri, i quali +allontanandosi dalla casa Augustale, avevano ripreso +il buon umore, e più non pensavano alla +<i>comissatio</i>, così tristamente interrotta, e si ridevano +della morìa, circondarono Cercopiteco, imitando +le grida e gli atteggiamenti delle prefiche. +</p> + +<p> +Panerote, senza sgomentarsi, esclamò: +</p> + +<p> +— Oh come questa musica m’è grata! Io +spero presto di godermela ai funeri di tutti voi. +</p> + +<p> +— Costoro m’infastidiscono coi loro motteggi, +colle loro risa, — disse Lucano all’orecchio di +Flavio Sverino; — allontaniamoci da codesti +avvinazzati, che neppure la maestà della morte +rispettano. +</p> + +<p> +E preso sotto braccio l’amico, s’allontanarono, +senza che il resto della comitiva se ne +avvedesse. +</p> + +<p> +Dopo aver proceduto per alcuni istanti in silenzio, +riprese: +</p> + +<p> +— Oh come mi riesce grave ormai d’assistere +a queste cene; e me ne asterrei di buon grado, +ove non imponesse a me questo sagrifizio l’obbedienza +a mio zio. +</p> + +<p> +— Ed io ci vengo per non dar sospetti, — rispose +Sverino. +</p> + +<p> +Lucano riprese: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +</p> + +<p> +— La sventura toccata a Nerone temo che +danneggi i nostri disegni. Il popolo è volubile, +e passa facilmente dall’odio alla pietà. È capace +di dimenticare la misera fine d’Agrippina per +la morte di Claudia. Egli ieri forse ci avrebbe +seguiti per rovesciare dal trono il figlio snaturato, +ma oggi compiangerà il divo Cesare e non +vorrà saperne di ribellarsi a lui in questo momento. +</p> + +<p> +Flavio Sverino, ch’era giovine ardentissimo, +e che anelava al momento di vendicare la morte +di Britannico del quale era stato fervido partigiano, +rispose: +</p> + +<p> +— Oh non dobbiamo perderci in simili riflessioni. +Tutto è pronto oramai, e il procrastinare +riuscirebbe dannoso. Il pretoriano Missizio persuade +nascostamente i suoi compagni a proclamare +Imperatore Gneo Calpurnio Pisone, e il popolo, +che lo ama, e lo apprezza, come uno dei +più eccelsi cittadini di Roma, s’unirà a loro per +far giustizia dello scellerato Enobardo, e proclamar +Pisone. +</p> + +<p> +— Vorrei dividere, o Flavio, le tue rosee previsioni, +come divido i tuoi desiderii; ma io non +ho fede che l’odio del popolo sia ancora così +forte da farlo insorgere contro la mala signoria. +Nerone sa cattivarselo colla generosità e cogli +spettacoli. +</p> + +<p> +— Fu la volontà dei soldati pretoriani che impose +a Roma l’Imperatore Claudio, dopo il <i>répete</i>‍<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a> +fatale dei congiurati, che uccisero Caligola. +Così, ucciso Nerone, alzeremo sugli scudi +Gneo Calpurnio. +</p> + +<p> +— Tu conti sui pretoriani, ma non fai calcolo +alcuno sopra i soldati che si trovano nelle Gallie, +nelle Spagne ed in altre regioni, che tentano +sottrarsi al dominio di Roma. Il vicepretore +Giulio Vindice s’è posto alla testa delle ribellate +legioni delle Gallie. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +</p> + +<p> +— Questo m’è noto. +</p> + +<p> +— Non sai però che altrettanto si minaccia +nelle due Spagne. Lo seppi oggi stesso da mio +zio Seneca. E Sergio Galba, che comanda in +quelle provincia, non è uomo da lasciarsi sfuggire +l’occasione per usurpare il trono di Roma, +tanto più che ve lo spinge lo stesso Giulio Vindice. +Quand’anco si riuscisse a porre sul capo +di Pisone la diadema dei Cesari, egli avrebbe +in Galba un tremendo competitore. +</p> + +<p> +— Ragione di più per non ristar dall’impresa. +Quando l’opera sarà compiuta, farà Pisone quello +che non fece l’indolente Enobardo, che pone in +non cale il nome e la gloria di Roma. Intanto io ti +scongiuro per la nostra amicizia di non palesare +a Gneo Calpurnio questi tuoi dubbi. Egli che +così a malincuore accettò la nostra offerta dopo +la morte di Britannico, potrebbe tornare nell’ostinato +rifiuto, e ciò produrrebbe forse lo scoraggiamento +nei congiurati. +</p> + +<p> +— A ciò, — rispose Lucano, — non posso acconsentire, +perchè mi ripugna di nascondere la +mia opinione ed ingannare l’insigne cittadino. +E da ciò dovrebbe rifuggire anche la tua coscienza, +o giovine dabbene. +</p> + +<p> +— No, perchè sono convinto che la nostra impresa +avrà felice successo. +</p> + +<p> +— Ne dubito. +</p> + +<p> +— E i tuoi dubbi nascondi, poichè potrebbero +dagli altri essere interpretati a mal senso. Ti si +accuserebbe forse d’essere entrato nella congiura +per sventarla. +</p> + +<p> +— Lo pensi tu? +</p> + +<p> +— Io no. +</p> + +<p> +— E al pari di te non lo pensa certo Gneo +Calpurnio, il quale sa bene ch’io mi sono unito +a voi, non solo per l’orrore che m’inspirarono +i delitti di Nerone, e sopratutto l’eccidio d’Ottavia, +ma perchè credo oggi minacciata la vita +mia e quella di Seneca. +</p> + +<p> +— Certo che hai ben ragione d’essere offeso +della severità sua contro di te, dopo la benevolenza +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +che t’aveva dimostrata. E tutto ciò pel dispetto +che gl’inspira la tua maestria nell’arte +poetica, che pretenderebbe inferiore alla sua. Ma +parlami franco, o Lucano, non v’è forse latente +in lui altra gelosia? +</p> + +<p> +— E quale? +</p> + +<p> +— Poppea Augusta nutre tuttora per te grande +amicizia, e so che ti protegge, e come poeta ti +stima assai. È forse qui la ragione dell’odio suo. +</p> + +<p> +— Può darsi, tanto più ch’ella imprudentemente +disse a lui che nessuno poteva superarmi +nel verseggiare. Dopo l’esempio d’Aulo Plancio +e dell’istrione Paride tutto ho da temere. +</p> + +<p> +Sverino soggiunse: +</p> + +<p> +— La vanità di lui è feroce, quanto la gelosia +per le sue donne. +</p> + +<p> +Così parlando, erano giunti davanti alla casa +di Seneca, presso cui dimorava Lucano. +</p> + +<p> +— Il filosofo veglia ancora, — disse Flavio, +guardando due finestre internamente illuminate. +</p> + +<p> +— Egli è uso a rimanere nella zotheca fino a +tarda notte. Dopo la morte d’Agrippina mi diceva +un giorno che sentendo di dover morir +presto, voleva dormir meno per vivere di più +ed aver tempo di correggere i sette libri delle +<i>Questioni naturali</i>, che dedica al suo amico Lucilio +Junio. Esso è omai convinto che lo attende +la sorte di Burro, e cadrà vittima ancor esso +della ferocia di Cesare. +</p> + +<p> +— E perchè, — osservò Sverino, — vuole sacrificarsi, +perchè non abbandona il tiranno, che +egli troppo compiacque, assecondandolo anche +negli stessi delitti? +</p> + +<p> +— Calunnie di Dione Cassio, e del pedagogo +Aniceto, alle quali non conviene prestar fede. +</p> + +<p> +— In ogni caso, ora ch’egli non è più Pretore, +ora che bene o male ha radunato ingenti ricchezze, +dovrebbe andare a godersele tranquillo +nella nativa Cordova. +</p> + +<p> +— Io glielo consigliai, e mi rispose che se davanti +un pericolo può fuggire un poeta, non +fugge uno stoico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +</p> + +<p> +In questo videro avanzarsi una lettiga, che +s’arrestò innanzi alla casa, e ne discese Seneca. +</p> + +<p> +Avendo saputa la morte della bambina, erasi +recato alla casa Aurea per visitar Nerone. +</p> + +<p> +— E lo vedesti? — chiese Lucano. +</p> + +<p> +— No, rifiutò di ricevermi, e a ciò m’attendeva, +poichè ora mi ritiene profeta di malaugurio. +Ma lo sfregio non curo, e mi basta d’aver +fatto quanto m’imponevano la pietà e il dovere. +</p> + +<p> +Detto ciò salutò Flavio Sverino, che congedandosi, +disse a Lucano a bassa voce: +</p> + +<p> +— Non conviene tardare. All’opra! All’opra! A +rivederci in casa di Gneo Calpurnio. Vale. +</p> + +<p> +— Vale, — rispose l’altro. +</p> + +<p> +E seguì lo zio. +</p> + +<p> +La prima volta che s’adunarono presso Pisone, +il saggio cittadino, senza che Lucano parlasse, +tentò egli stesso di frenare l’impeto dei congiurati +impazienti, tra i quali primeggiava Plauzio +Laterano, insofferente di lasciare ancora invendicata +la figlia. +</p> + +<p> +Il prudente Calpurnio minacciava d’abbandonarli, +ove vedesse l’esito dell’impresa compromesso +dalle improntitudini. +</p> + +<p> +— Già, — egli disse, — corre troppo sulle +bocche il nome mio. Isidoro Cinico mi riferì che +nella taverna di Salvidieno Orfido qualcuno asseriva +d’aver inteso a vociferare d’una trama +per rovesciare Nerone. +</p> + +<p> +— Più si tarderà, — osservavano Flavio ed altri +congiurati, — e più correremo rischio d’essere +scoperti. +</p> + +<p> +Mentre così discutevano, senza che riuscisse +a Pisone di persuadere gli amici ardenti, giunse +in ritardo Marco Anneo Lucano. +</p> + +<p> +Dopo aver stretta la mano a Pisone e agli +altri, chiamò in disparte Flavio Sverino, e gli +disse alcune parole all’orecchio. +</p> + +<p> +L’altro, turbandosi, esclamò: +</p> + +<p> +— Milito!! +</p> + +<p> +— Sì, lo vidi uscire collo scellerato da una taverna +della Suburra e consegnare a lui un foglio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +</p> + +<p> +Sverino rimase cogitabondo. +</p> + +<p> +— Ma tu, — riprese Lucano, — hai fiducia +in lui? +</p> + +<p> +— L’ebbi finora, vedendolo così fervente nell’aiutare +la nostra impresa. E chi sa, forse in quel +momento s’adoperava per noi, cercando di scalzarlo +su quanto si fa e si pensa nella casa +Aurea. +</p> + +<p> +— Noi lo sappiamo senza bisogno di lui. Quel +tristo poi è uomo astuto, che compra e non +vende. +</p> + +<p> +— Discaccerò Milito! — esclamò con impeto +Flavio Sverino. +</p> + +<p> +— Sorveglialo, e sarà miglior consiglio, — rispose +Lucano. +</p> + +<p> +Quindi, tornarono a riunirsi agli altri amici, +che parlarono della notizia giunta che le due +Spagne s’erano ribellate sotto il comando di +Sergio Galba. +</p> + +<p> +Lucano narrò come a quest’annunzio Nerone, +già eccitato per le sventure che lo colpivano, +fosse rimasto a giacere per molto tempo quasi +privo di sensi, e tornato poi in sè, si fosse stracciate +di dosso le vesti, avesse dato del capo +contro le pareti, dichiarandosi spacciato e prevedendo +di perdere l’impero. +</p> + +<p> +Tutto ciò nell’assemblea diè causa vinta a coloro +che chiedevano d’agir subito. +</p> + +<p> +— Popolo e soldati, — essi dicevano, — dimostrano +apertamente il loro malcontento contro +l’imbelle Cesare, non buono ad altro che ad assassinare +gl’innocenti, a gozzovigliare, a manomettere +lo Stato, e nelle gravi contingenze +a piangere come un fanciullo, invece di sguainare +la spada. +</p> + +<p> +Lo stesso Pisone, associandosi loro, disse +che il momento era veramente propizio per tentar +l’impresa. +</p> + +<p> +E terminò dicendo: +</p> + +<p> +— Si liberi dunque Roma da tanta vergogna. +Sia precipitato dal trono dei Cesari l’esoso Enobardo. +Siete tutti pronti a vincere, e se fallisse +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +l’impresa ad affrontare coraggiosamente la vendetta +del tiranno? +</p> + +<p> +— Tutti! — risposero gli altri ad una voce. +</p> + +<p> +Siccome in quei giorni Nerone, in preda a +profondo abbattimento, non usciva dal suo palazzo, +decisero d’introdursi di notte tempo nella +casa Aurea, e trucidatolo nel suo letto, proclamare +all’istante Pisone Imperatore. +</p> + +<p> +Missizio sollevò dei dubbi su questo progetto, +che in caso d’insuccesso, poteva riuscir fatale +ai soldati del pretorio. Gli altri però infatuati +com’erano, e sicuri dell’esito, non gli badarono. +</p> + +<p> +Stabilito ch’ebbero il giorno e l’ora, si separarono, +stringendosi la mano e ripetendo il grido +del congiurati di Caligola, <i>répete! répete!</i> +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span></p> + +<h2 id="cap26"><span class="smcap">Capitolo XXVI.</span> +<span class="smaller">Il delatore.</span></h2> +</div> + +<p> +L’ignominioso abbattimento in cui era caduto +Nerone, più che alla morte della figlia, più che +alla maledizione di Agrippina, più che al dolore +delle perdute provincie, doveva ascriversi all’età +di Sergio Galba. +</p> + +<p> +Questo ribelle, che minacciava di sostituirsi +a lui nell’impero, aveva settantatrè anni e l’oracolo +d’Apolline gli aveva detto che si guardasse +dall’anno settantatrè. Egli dunque erasi ingannato +nell’interpretazione di quel responso? Dunque +la sua ruina era prossima? +</p> + +<p> +E dava in ismanie e piangeva per dolore e +per rabbia. +</p> + +<p> +La moglie, ristucca e nauseata per tanta pusillanimità, +esclamò un giorno, quasi indignata: +</p> + +<p> +— Ma dove andò il fiero Nerone, che così +gran fede aveva nella sua fortuna, che tutti +sfidava? Tu dici di non sapere cosa ti resti a +fare? Ebbene, io te lo insegno: segui l’esempio +de’ tuoi antecessori, impugna la spada dei Cesari, +chiama alle armi le tue coorti, e va tu +stesso a riconquistare le perdute provincie, a +punire i ribelli. +</p> + +<p> +Nerone la fissò per lungo tempo in silenzio, +aggrottando le ciglia, poi disse: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +</p> + +<p> +— Può essere questo che tu mi dai, saggio +consiglio, ma siede male sulle tue labbra. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +— Perchè sposa affettuosa non può desiderare +che il marito vada lontano da lei, e si +esponga ai pericoli della guerra. Preferisci esser +sola? +</p> + +<p> +— Sì, preferisco esser sola e saperti conquistatore +glorioso, piuttosto che avere dinanzi a +me il miserando spettacolo d’un Imperatore +romano che piange e che trema. +</p> + +<p> +— Poppea, guardati dai miei sospetti. +</p> + +<p> +— Rimani dunque con me a perdere vergognosamente +il trono e fors’anco la vita. +</p> + +<p> +E uscì dalla stanza. +</p> + +<p> +Malgrado il sospetto geloso, le parole di Poppea +avevano prodotto impressione nell’anima +di Nerone, che fe’ venire l’astrologo Babilo, e +gli ordinò di consultare gli astri circa la spedizione, +che gli veniva proposta. +</p> + +<p> +Babilo obbedì, e come quegli che trovava +giusto il consiglio dell’Imperatrice, interrogò il +firmamento, ma gli fece rispondere quanto +voleva. +</p> + +<p> +Tornò dunque all’indomani coi più felici pronostici. +</p> + +<p> +— Ma tu sai, o maestro, — disse Nerone, — che +l’oracolo d’Apolline m’esortò a guardarmi +dall’anno settantatrè, ch’è l’età di Sergio Galba. +</p> + +<p> +— E tu, o divo Cesare, che non credi ai Numi, +ti dai tanto pensiero d’un ambiguo responso. +Quello degli astri fu chiaro, e deve dissipare +ogni tuo dubbio. Va, affronta i Duci traditori, e +vincerai. +</p> + +<p> +Questa predizione rialzò un poco l’abbattuto +spirito di Cesare, ma non lo decise a condur +l’impresa. Pensava l’infingardo che si potevano +riconquistare, senza il suo concorso, le +Gallie e le Spagne, come s’era domata Alessandria, +ed in quei giorni stessi l’Armenia e +l’Anglia. +</p> + +<p> +Continuava così a dibattersi tra l’ambizione +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +di mostrarsi risoluto e forte, e la paura di capitar +male; tra il desiderio d’onorare Poppea +Augusta, seguendone il consiglio, e l’idea che +questo potesse nascondere un tradimento, +quando dal liberto Doriforo gli venne annunziato +Aniceto, che aveva a comunicargli cosa +di grave momento. +</p> + +<p> +Nerone, che nella sua eccitazione ogni cosa +temeva, ordinò che fosse introdotto sull’istante, +e come lo vide prima che l’altro parlasse, gli +chiese trepidante che fosse avvenuto. +</p> + +<p> +— Divo Cesare, — rispose Aniceto, — tu risparmiasti +la mia vita, ed io vengo a salvare +la tua. +</p> + +<p> +E qui narrò, come pranzando in una taverna +della Suburra, avesse inteso certo Milito, +liberto del Cavaliere Flavio Sverino, dire che +le provincie ribelli tornerebbero tra poco sotto +il dominio di Roma, riconquistate da un grande +cittadino che succederebbe a Nerone. +</p> + +<p> +Aveva allora atteso che uscisse, e raggiuntolo +per la via, erasi unito a lui, e fingendosi +acerrimo nemico di Cesare, lo aveva supplicato +di palesargli il nome di quel cittadino, che libererebbe +Roma dallo scellerato Imperatore. +</p> + +<p> +L’altro lo aveva riconosciuto e rifiutavasi di +parlare. Ed egli, smessa la menzogna, gli aveva +intimato di dir tutto, se non voleva che gli venisse +strappato il segreto colle torture, promettendogli +nel tempo stesso larga mercede se +avesse svelata ogni cosa. +</p> + +<p> +Preso dalla paura e lusingato dal premio, +erasi lasciato subornare, e rivelava della congiura +ordita da Gneo Calpurnio Pisone e i nomi +dei principali congiurati. +</p> + +<p> +— E chi son costoro? — chiese Nerone che +era diventato livido in volto. +</p> + +<p> +— Ecco la nota, che quel liberto mi portò +all’indomani. +</p> + +<p> +Nerone prese il foglio, che Aniceto gli porgeva, +e cominciò a leggere. +</p> + +<p> +— <i>Gneo Calpurnio Pisone</i>: l’ambizioso e superbo +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +cittadino. Assisterò io stesso al suo supplizio. +Questo spettacolo più d’ogni altra cosa +solleverà il mio spirito. <i>Plauzio Laterano</i>: infelice! +È l’unico ch’abbia diritto alla vendetta +contro di me. <i>Lucio Cassio, Flavio Sverino</i>. +Codesti malvagi volevano divorare me e bere +il mio sangue dopo aver divorate le mie vivande +e tracannati i miei vini.... Ah sono ben +felice di leggere questo nome <i>Marco Anneo Lucano</i>. +Questo <i>manzer</i>‍<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> che si spaccia per figlio +delle Muse, ed osa credersi superiore a me, +finirà d’importunarci coi tronfi versi della sua +<i>Farsalia</i>. +</p> + +<p> +E percorsa da capo a piedi la nota, riprese: +</p> + +<p> +— Veggo qui, giovani Cavalieri, cittadini consolari +e perfino qualche Senatore; ma un nome +mi manca; mi manca un nome; quello d’Anneo +Seneca. +</p> + +<p> +Il perverso Aniceto non lasciò sfuggir l’occasione +per recare l’estremo danno al suo nemico, +e prese a dire: +</p> + +<p> +— O divo Cesare, e chi ti dice che qualcosa +di questa congiura, dov’è immischiato suo nipote, +non fosse nota anche a lui, e ch’abbia +lasciato filosoficamente correr l’acqua per la +sua china? +</p> + +<p> +— Vera o non vera che sia la tua osservazione, — rispose +Nerone, — io sono stanco di +lui, e dopo aver puniti i traditori, offrirò il sangue +dello zio ai Mani del nipote. +</p> + +<p> +Era da poco trascorso il meriggio allorchè +Aniceto, tutto contento dell’opera sua e con +mille nummi entro il marsupio, s’allontanava +dal palazzo dei Cesari. +</p> + +<p> +Vide dinanzi a sè Sporo, che scendeva, quasi +correndo, il Palatino, e lo chiamò. Ma l’altro +finse di non udire, e tirò innanzi, dirigendosi +verso il Fornice Fabiano, dove sappiamo che +in una viuzza dimorava Menecrate. +</p> + +<p> +Egli si recava sovente dal citaredo, sperando +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +di trovarvi Atte, di cui l’infelice era sempre +innamorato. +</p> + +<p> +Teneva a riferirle la denunzia del pedagogo, +che aveva udito dalla camera attigua e ciò +per farsi merito con lei, sapendo com’essa tenesse +a sottrarre delle vittime alla ferocia di +Nerone. +</p> + +<p> +La sua speranza, il suo desiderio non furono +delusi. Antonina mandava soventi volte Atte a +portar soccorsi a Menecrate per lui e per altri +poveri cristiani, e quel giorno Atte era presso +di lui. +</p> + +<p> +Come intese il racconto del giovinetto, lo ringraziò +d’essersi posto con tanto coraggio nel +pericolo di provocare l’ira di Cesare, lo baciò +in fronte, e partì sollecitamente. +</p> + +<p> +E Sporo tornò alla casa Augustale più contento +di quel bacio, che Aniceto de’ suoi mille +nummi. +</p> + +<p> +Verso il tramonto Pisone traversava il vestibolo +del suo palazzo in compagnia d’un suo +figlio adottivo Calpurnio Galeriano, quando si +fece loro incontro una donna di prestante persona, +avvolta in bruno amitto, e col gesto impose +loro d’arrestarsi. Nel tempo stesso sollevò +il lembo, che quasi interamente le copriva il +volto, e si diè a conoscere. +</p> + +<p> +Era Antonina, che pregò Gneo Calpurnio a +tornare in casa, avendo qualcosa a rivelargli. +</p> + +<p> +Come furono soli nell’exedra, essa gli partecipò +che la congiura era scoperta, che un liberto +traditore l’aveva denunziata ad Aniceto, e questi +a Nerone. +</p> + +<p> +— Ma ne sei tu sicura? Da chi lo sapesti? +</p> + +<p> +— Da chi udì la delazione dalla bocca stessa +di quel malvagio. Non frapporre indugio, o Pisone, +nasconditi, fuggi che forse a quest’ora il +tiranno avrà sguinzagliati i gregarj per impadronirsi +di voi tutti. +</p> + +<p> +— Io ti ringrazio, o generosa Antonina, d’esser +venuta a prevenirmi; ma io devo dividere +la sorte de’ miei amici, e rimango. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +</p> + +<p> +— Per la memoria del fratello mio, che tanto +amasti, ascolta il mio consiglio, cedi alle mie +preghiere, vieni con me, io ti celerò nel mio +palazzo in luogo ove nessuno ti troverà. +</p> + +<p> +— La gente Calpurnia non fugge. +</p> + +<p> +— Ma tra poco saran qui. +</p> + +<p> +— Vengano pure, ma non riusciranno ad impadronirsi +di me. +</p> + +<p> +A sua volta esortò Antonina a non lasciarsi +cogliere sotto quel tetto, ed essa, dopo aver +tentato ancora invano di dissuaderlo, tornò a +calar sul volto l’amitto, strinse le mani di Pisone, +ed uscì desolata. +</p> + +<p> +Quella che seguì fu lugubre notte. +</p> + +<p> +I vespilloni, che accompagnavano le vittime +della pestilenza, s’imbattevano per le vie in drappelli +di soldati, che trascinavano carichi di catene +i congiurati, colti nel sonno, e strappati +dal seno delle loro famiglie. +</p> + +<p> +Al sorriso del cielo, tempestato di stelle, rispondeva +la terra con voci di pianto, con grida +disperate ed imprecazioni. +</p> + +<p> +Nerone intanto, chiamati i Consoli, li aveva +aspramente redarguiti, dicendo: +</p> + +<p> +— Poichè voi, o Consoli inetti, dormite nelle +vostre sedie curuli, mentre si cospira contro il +trono e la vita di Cesare; poichè un pedagogo +fu più solerte di voi, spogliate la trabea, deponete +lo scettro, ed io sarò Imperatore e Console, +e veglierò sulla sicurezza mia, come su +quella di tutti i cittadini. +</p> + +<p> +E non permettendo loro di replicar parola, li +rimandava. +</p> + +<p> +Rimase levato e in grande agitazione fino +all’ora del <i>conticinio</i>, che vennero a dargli rapporto +di quanto le soldatesche avevano operato +durante la notte. +</p> + +<p> +Quasi tutti i congiurati, di cui Milito aveva +dato ad Aniceto i nomi, erano stati tradotti nel +carcere Mamertino. +</p> + +<p> +Qualcuno però, prevenuto forse del pericolo, +era riuscito a fuggire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +</p> + +<p> +— Forse Lucano? — chiese concitato Nerone. +</p> + +<p> +Il pedagogo, che adoperandosi per riacquistare +viemmaggiormente la benevolenza di Cesare +aveva voluto assistere all’ingresso dei colpevoli +nel carcere, rispose: +</p> + +<p> +— Esso è prigioniero, o divo Cesare. Mancano +soli cinque, tra cui Plauzio Laterano. +</p> + +<p> +— Godo che il padre di Rubea sia salvo. Gli +avrei perdonato lo stesso. E Gneo Calpurnio +Pisone? +</p> + +<p> +— È morto. +</p> + +<p> +— Morto! +</p> + +<p> +Il Pretore, che conduceva il drappello, narrò +che lo aveva trovato nel suo cubiculo disteso +sul letto, tutto bagnato di sangue. Genuflesso, +vicino a lui piangeva il figlio adottivo; ed eransi +impadroniti del giovinetto. +</p> + +<p> +— A che pro? — disse Nerone: — lo si rilasci +in libertà. E gli altri sappiano che sono condannati +all’estremo supplizio, ed io deciderò +quando dovranno morire. Soffrano intanto i +tormenti dell’agonia. +</p> + +<p> +— O divo Cesare, — entrò a dire Aniceto, — vuoi +tu che si facciano indagini per iscoprire +chi prevenne i fuggiaschi? +</p> + +<p> +Il Pretore soggiunse: +</p> + +<p> +— Seppi dall’ostiario dei Laterano che poco +prima di sera la citarista Atte erasi recata nel +loro palazzo. +</p> + +<p> +— Atte! — esclamò accigliandosi Nerone. — La +si vada a prendere e la si conduca alla +mia presenza.... No, — soggiunse poi ravvisandosi, — sia +rispettata la casa d’Antonina. Penserò +io stesso ad interrogarla. Andate. +</p> + +<p> +E come gli altri furono usciti, si recò negli +appartamenti di Poppea, che dormiva ancora. +</p> + +<p> +Nello splendido cubiculo il roseo chiaror dell’aurora +si confondeva colla luce delle quattro +lucerne del <i>licnoco</i> deposto al piedi del letto, e +di cui i lucignoli odorosi ardevano fiocamente, +ma spandevano ancora profumo soavissimo. +</p> + +<p> +La bella dormente giaceva supina, nudi il +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +seno e le braccia, le mani conserte sotto la +nuca, la capellatura raccolta nelle maglie d’oro +del reticolo. +</p> + +<p> +Nerone entrò pian piano, e ritto presso la +sponda, rimase ad ammirarla in quel provocante +atteggiamento. +</p> + +<p> +Poi si decise a destarla, deponendole un bacio +sui bianchissimi denti, che spiccavano attraverso +le porporine labbra semichiuse. +</p> + +<p> +— Desto di già? — chiese Poppea. +</p> + +<p> +— Vegliai tutta notte. +</p> + +<p> +— In preda forse alle solite tetre fantasie? +</p> + +<p> +— No, mentre tu placidamente dormivi ignara +del disastro che ci minacciava, io vegliava per +scongiurarlo. +</p> + +<p> +E qui le narrò della congiura scoperta, come +il periglio fosse evitato, e come i cospiratori +fossero caduti in suo potere. +</p> + +<p> +— E chi sono costoro? +</p> + +<p> +— Degli altri non ti caglia. Essi potevano avere +delle ragioni per congiurare contro di noi. Ti +dirò il nome d’uno solo, che non avrebbe dovuto +portarsi a fellonia siffatta, perchè da te protetto. +</p> + +<p> +— Protetto da me? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— E chi è costui? +</p> + +<p> +— Marco Anneo Lucano. +</p> + +<p> +A questo nome la donna rimase muta. Le si +leggeva in volto la sorpresa e il dolore. +</p> + +<p> +Il marito, colle braccia incrociate, e gli occhi +sorridenti per maligna soddisfazione, si mise a +contemplarla in silenzio. +</p> + +<p> +— È poi vero, — disse Poppea, — ch’egli +siasi reso colpevole di tanto tradimento? +</p> + +<p> +— T’è grave il credere che quel tristo abbia +così mal corrisposto alla tua benevolenza? +</p> + +<p> +— M’è grave invece il supporre, o Cesare, +ch’io sia la causa innocente della sua perdizione, +e che i tuoi satelliti abbiano voluto porgerti +il destro di liberarti da un uomo odiato, +al quale la tua ingiusta gelosia attribuiva pensieri, +che non ebbe mai. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +</p> + +<p> +— Ti ringrazio, o divina Poppea, poichè parlando +così tu rafforzi il mio sospetto, e mi togli +dal pericolo d’essere clemente con esso. +</p> + +<p> +— Sei dunque deciso di metterlo a morte? +</p> + +<p> +— Ma non trovi tu che unendosi ai nostri +nemici, egli mostrò la più nera ingratitudine? +</p> + +<p> +— Doveva forse esserti grato dei mali modi, +che da qualche tempo usavi verso di lui? +</p> + +<p> +— Tu però ti mostrasti benevola sempre +con esso. +</p> + +<p> +— È vero. +</p> + +<p> +— Lo dichiarasti in mia presenza il più valente +poeta che vanti l’Impero. +</p> + +<p> +— Questa è la mia opinione. +</p> + +<p> +— E pretendi che lo lasci vivere? +</p> + +<p> +Poppea, tornando a posare il capo sul guanciale, +rispose bruscamente: +</p> + +<p> +— Uccidilo dunque se l’umano tuo cuore +tiene a procurarsi questa gioia. +</p> + +<p> +— Purtuttavia qualcosa voglio concedergli +per riguardo tuo. Gli lascerò l’arbitrio di sceglier +la morte che più gli aggrada. +</p> + +<p> +Questa crudele ironia esasperò Poppea, che +non potè a meno di rinfacciargliela con aspre +parole. +</p> + +<p> +L’altro la lasciò dire, e poi, continuando nel +tono sardonico, rispose: +</p> + +<p> +— Tu mi chiamasti Genio del male, ma sei +così bella nello sdegno, che il Genio del male +vuol possederti. +</p> + +<p> +E rimosse le coltri, cominciò a svestirsi. +</p> + +<p> +— No, — gridò Poppea, balzando dal letto. +</p> + +<p> +E il matto Imperatore la fece cader riversa +sulla <i>culcita</i> dicendo: +</p> + +<p> +— Voglio che festeggiamo colla voluttà la +nostra salvezza. +</p> + +<p> +Ed essa non potè più svincolarsi dall’amplesso +violento di lui. +</p> + +<p> +Appena Nerone uscì dal cubiculo, Poppea, +sdegnata per l’atto brutale, che in quel momento +erale sembrato un oltraggioso scherno, andò +ad immergersi nel bagno di latte, e poi raddoppiò +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +le profumate abluzioni, perchè il suo corpo +le sembrava contaminato da un contatto che +le aveva fatto ribrezzo. +</p> + +<p> +Era inoltre offesa pei sospetti gelosi del marito, +per la grazia di Lucano, che le aveva rifiutata, +e pei crudeli sarcasmi, di cui l’aveva +fatta segno. +</p> + +<p> +Cessato però il primo impeto, si fece a riflettere +che se i congiurati avessero raggiunto lo +scopo, essa sarebbe stata in quel dì stesso precipitata +dalla più sublime grandezza nella miseria +o fors’anco nel sepolcro. +</p> + +<p> +Chi l’aveva inalzata agli splendori del soglio, +chi la circondava di tutto quel lusso e quelle +ricchezze, da cui era lusingata la sua ambizione, +chi l’aveva salvata era Nerone, e si sentiva +ingiusta verso di lui. +</p> + +<p> +Cangiò dunque internamente opinione, dimenticò +le offese, e abbandonò il poeta alla sua +sorte. +</p> + +<p> +Ma la superbia non le consentì di addimostrare +al marito questo suo ravvedimento, a lei +consigliato dall’egoismo. +</p> + +<p> +Nerone, stanco della veglia agitata, erasi posto +a dormire sopra un lettuccio. +</p> + +<p> +Come fu desto, venne il liberto Doriforo ad +annunziargli la visita di Seneca. +</p> + +<p> +— Sentiamo, — disse, — cosa brama da me +questo sinistro profeta. Esso si mostra bene +audace, se è vero quanto asseriscono alcuni, +ch’egli avesse sentore della congiura. Spero +che ciò sia per liberarmi finalmente di lui. +</p> + +<p> +E passò nel gabinetto, dove l’attendeva il maestro +sereno e tranquillo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span></p> + +<h2 id="cap27"><span class="smcap">Capitolo XXVII.</span> +<span class="smaller">La fine d’uno stoico.</span></h2> +</div> + +<p> +— Salve, o maestro, — cominciò Nerone adagiandosi +sopra un lettuccio, e poggiando il gomito +sul cubitale. — Come tu hai visto, non +ebbi bisogno di seguire il consiglio dell’astrologo +Babilo, il quale mi diceva che la cometa +apparsa nei dì passati era presagio funesto per +qualche grande personaggio, e che i Re sogliono +scongiurare quella mala influenza, mettendo +a morte i più cospicui cittadini. Lo stesso +rimedio suggeriva a me. Prima la congiura di +Benevento, ed oggi quella di Gneo Pisone, mi +porsero il destro d’adoperar quel rimedio, e colpir +per giustizia e non per tradimento. +</p> + +<p> +— Ed io vengo a rallegrarmi della tua salvezza. +</p> + +<p> +— O a provocare piuttosto la mia clemenza. +</p> + +<p> +— Per chi? +</p> + +<p> +— Per tuo nipote Lucano, e fors’anco per te. +</p> + +<p> +— Nè per l’uno nè per l’altro. Se è vero che +Lucano si rese colpevole di fellonia, dev’esser +punito. Quanto a me, dimmi, o Cesare, perchè +dovrei implorarla. Forse i miei nemici vogliono +rappresentarmi a te come implicato nella stessa +congiura? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> +</p> + +<p> +— Tu non dicesti un giorno ad Antonio Natale +queste misteriose parole: <i>Monarca che del gladio +non sa far uso è destinato a morir di gladio</i>. +</p> + +<p> +— È vero. +</p> + +<p> +— Spiegane il senso occulto. Intendevi forse +parlare di me? +</p> + +<p> +— Non lo nego. Tu hai nelle tue mani la +gloria e l’ignominia, la vita e la morte. Se tu +seguirai l’esempio, che ti lasciarono i Cesari, e +condurrai gli eserciti alla vittoria, riconquistando +le provincie perdute, sarai grande, sarai +amato dal popolo romano. Ma se rimarrai +inerte, i Galba, i Vindice, verranno ad assalirti +nel tuo stesso palazzo, e sarai perduto. Non illuderti +che il popolo e i soldati vengano a soccorrerti +in quel periglioso momento. Le masse +abbagliate dal coraggio e dall’ardimento de’ +tuoi nemici, s’uniranno loro, dimenticando i +tuoi benefici, e non ricordando che le colpe. +</p> + +<p> +— Si direbbe in verità che tu hai la coscienza +tranquilla, perchè osi parlare così aperto dinanzi +all’uomo che diffida di te. +</p> + +<p> +— Parlerei lo stesso sotto la tortura, perchè +più della vita mi stanno a cuore la fama dei +Domizii, la grandezza di Roma. +</p> + +<p> +— Di questi sentimenti ti rendo grazie. E +quanto al resto, prenderò consiglio dai sentimenti +miei. +</p> + +<p> +Quantunque riconoscesse la saggezza di quelle +osservazioni, pure l’animo intollerante di Nerone +si sentì più sdegnato che mai contro Seneca +pel suo franco parlare. +</p> + +<p> +Ma l’ira nascose, e per lungo tempo continuò +a conversare di cose indifferenti. +</p> + +<p> +L’altro, prima di partire, gli dimandò cosa intendesse +fare dei prigionieri, ed egli rispose che +quel giorno stesso subirebbero tutti l’estremo +supplizio. +</p> + +<p> +— E non vuoi prima interrogarli? — osservò +Seneca. +</p> + +<p> +— È inutile. Sono tutti convinti di fellonia. +Vorresti forse che facessi grazia al tuo nipote? — soggiunse +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +nella speranza di poter rispondere +con un rifiuto, ed umiliare in questa +guisa il maestro. +</p> + +<p> +— Io nulla dissi, — rispose questi pacatamente. +</p> + +<p> +— Lucano, — riprese Nerone, — sconobbe i +miei benefizi e fu doppiamente traditore. Per +riguardo tuo io lascierò a lui la scelta della +morte che più gli conviene. +</p> + +<p> +Seneca non rispose, e poco dopo si congedò. +</p> + +<p> +Il tiranno fe’ venire Granio Silvano, Tribuno +d’una coorte pretoriana, e gli ordinò di portare +la sentenza nel carcere. +</p> + +<p> +Questa condannava alcuni ad esser chiusi in +un sacco di cuoio e gettati nel Tevere, gli altri +ad avere mozzo il capo, meno Lucano, a cui +era concessa la scelta del supplizio. +</p> + +<p> +Il divo Cesare teneva a mantenere le sue promesse +anche nella ferocia. +</p> + +<p> +Lucano volle imitare lo sventurato amico +Pisone, e si fe’ aprire le vene. +</p> + +<p> +Il periglio corso dal suo diletto Nerone aveva +talmente inferocita la vecchia Domizia, che a +lei non bastavano le vittime immolate, e avrebbe +voluto che si cercassero i colpevoli sfuggiti alla +giustizia, e che la vendetta di Cesare s’estendesse +anche a tutti quelli, che potevano cadere +in sospetto di connivenza coi congiurati. +</p> + +<p> +In questo senso essa instigava il tiranno, e +lo esortava a non prestar fede a Seneca, a chiamare +Atte in giudizio, come quella che forse +aveva prevenuto il Laterano, ed altri ancora, e +a mostrarsi severo colla stessa Antonina, di cui +erano noti i rapporti con Calpurnio Pisone, e +alcuni dei suoi fautori. +</p> + +<p> +Nerone si mostrava proclive ad uniformarsi +all’opinione di lei; ma riguardo alle due donne +si limitava a rispondere: +</p> + +<p> +— Vedrò. +</p> + +<p> +E un giorno si presentò al palazzo d’Antonina, +più per desiderio di riveder lei e la sua citarista, +che per intenzioni ostili. +</p> + +<p> +Trovò la vergine signora seduta sovra uno +<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> +di quegli scranni, che i romani chiamavano <i>sella</i>, +ed intenta, colla rocca infilzata nella cintura e +il fuso in mano, a torcere filamenti di lana, +mentre Atte col suono del <i>simikion</i> e col canto +rendeva a lei meno uggioso il lavoro. +</p> + +<p> +Allorchè comparve l’Imperatore, si levarono +in piedi, ed Atte mosse per ritirarsi. +</p> + +<p> +Nerone però le impose di rimanere, e rivolto +ad Antonina, soggiunse: +</p> + +<p> +— Permetti a me che interroghi in tua presenza +costei? +</p> + +<p> +L’altra acconsentì, chinando rispettosamente +il capo. +</p> + +<p> +— Per opra tua, — disse Cesare, rivolgendosi +nuovamente ad Atte, — qualcuno dei congiurati +fu sottratto alla scure del carnefice. +</p> + +<p> +La citarista impallidì, e rivolse gli occhi verso +la sua signora, quasi chiedendole se dovesse +confessare o mentire. +</p> + +<p> +Ma quella titubanza l’aveva diggià tradita. +</p> + +<p> +— Sei tu: — riprese Nerone. — Quand’anche +non lo avessi saputo, il tuo imbarazzo me lo +avrebbe in questo momento rivelato. Ma rassicurati, +io non ti punirò per questo, e neppure +ti chiederò i nomi delle persone che tu salvasti. +Dimmi soltanto come ti venne fatto di sapere +che in quella notte doveva la giustizia colpire +i felloni. +</p> + +<p> +Nuovo turbamento d’Atte, che avrebbe dovuto +denunziare Sporo, e ciò non voleva. +</p> + +<p> +Antonina venne in soccorso di lei, e rispose: +</p> + +<p> +— Io le dissi che una congiura contro di te +era stata scoperta, e che quella notte istessa +dovevano i congiurati cadere in mano della +giustizia. Mossa da pietà, diedi incarico a lei di +recarsi ad avvertire quelli, di cui m’erano stati +riferiti i nomi. +</p> + +<p> +— E da chi? +</p> + +<p> +— Come lo seppi, non ti dirò, o Cesare. S’è +fallo d’aver risparmiato il lutto di qualche famiglia, +tu hai dinanzi a te chi commise quel +fallo, e ciò ti basti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +</p> + +<p> +— Non mi basta. Convien ch’io sappia chi si +fa delatore de’ miei segreti. +</p> + +<p> +— Hai d’intorno a te un popolo di schiavi, di +sibariti, d’istrioni, e d’etère, e ti fa meraviglia di +vedere divulgati i tuoi pensieri, che tu confidi +a gente, che per danaro ti serve, e può per danaro +tradirti? +</p> + +<p> +— Dunque fu compro da te col danaro qualcuno +dei miei cortigiani. +</p> + +<p> +— Per commettere un’opera pietosa, salvando +quei miseri, quantunque colpevoli, avrei fatto +anche questo; ma nol feci. Io dai tuoi cortigiani +nulla ho saputo. +</p> + +<p> +— Ma dimmi chi fu, dimmi chi debbo punire. +</p> + +<p> +— Me sola. +</p> + +<p> +— No, la tua fu pietà, tu non sei colpevole, +e quand’anche lo fossi, dinanzi a te s’arresterebbe +la mia giustizia, o bella Antonina. Il reo +fu colui che ti rivelò i segreti ordini miei, e +poichè tu, generosa, non vuoi dirmi chi fu, saprò +scoprirlo ben io, e avrà il gastigo che merita. +Quanto a te, o citarista, ti perdono perchè obbedisti +agli ordini della tua signora, e perchè +non dimentico le passate ebrezze. +</p> + +<p> +Atte, durante quella conversazione, lo aveva +continuamente fissato malinconicamente. +</p> + +<p> +Di questo accortasi Antonina, poichè Nerone +fu partito, le dimandò se per sventura l’amasse +ancora. +</p> + +<p> +La citarista rispose: +</p> + +<p> +— Se racchiudessi nell’anima mia il colpevole +sentimento, non avrei abbracciata la croce, non +avrei chiesto il battesimo, sarei fuggita piena +di vergogna lontana da te. Io non provo per +lui che profonda pietà, come comanda il vangelo +di Cristo. +</p> + +<p> +Nerone continuò per alcuni giorni a fare indagini +per scoprire chi avesse avvisata Antonina; +ma poi, distratto dai piaceri ed in preda +ad altre preoccupazioni, non ne fece più caso. +</p> + +<p> +Allora Sporo, il vero colpevole, che tremava +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +e stava sempre sull’avviso per esser pronto a +fuggire, si sentì rassicurato. +</p> + +<p> +Buon per esso che Aniceto e Domizia non si +curavano di lui, anzi si guardavano bene dal +molestarlo, sapendolo così caro a Cesare, altrimenti +avrebbe corso gran pericolo, tanto più +che il primo lo aveva visto correr giù dal +Palatino quel giorno stesso in cui vennero denunziati +i cospiratori. +</p> + +<p> +Altra vittima più cospicua volevano quei due +spiriti malefici, e finirono per ottenerla alimentando +i sospetti di Nerone. +</p> + +<p> +Questa vittima era Anneo Seneca. +</p> + +<p> +Una sera stava il filosofo cenando in compagnia +di Pompea Paolina sua moglie, ed alcuni +amici suoi discepoli, allorchè s’udì intorno alla +casa un rumore insolito. +</p> + +<p> +Poco dopo comparve nel triclinio il Tribuno +Granio Silvano, che a nome di Cesare impose +al filosofo di morire. +</p> + +<p> +A tale annunzio balzarono in piedi i discepoli, +come se volessero difendere il loro maestro, e +Paolina, gettando un grido, andò ad abbracciarlo. +</p> + +<p> +Seneca, ch’era rimasto tranquillamente seduto, +impose agli amici ed alla moglie di calmarsi. +</p> + +<p> +Quindi, rivolto al Tribuno, gli dimandò quando +e come dovesse morire. +</p> + +<p> +— Il ferro, o il veleno, — rispose l’altro, — purchè +il sole di domani non ti trovi più vivo. +</p> + +<p> +— Sta bene. +</p> + +<p> +— Avverto, — riprese Granio Silvano, — che +gli <i>astati</i>‍<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> circondano la tua casa. Ogni tentativo +di fuga sarebbe vano. +</p> + +<p> +— Riconduci pure i tuoi soldati, — rispose +Seneca con alterezza. — Gli stoici come Seneca, +non fuggono davanti alla morte. Fuggono i vili, +come Claudio Nerone. +</p> + +<p> +Il Tribuno, che divideva forse l’opinione del +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +maestro, non rilevò l’insulto contro l’Imperatore, +e rispose: +</p> + +<p> +— T’ammiro, e alla tua parola m’affido. +</p> + +<p> +E se n’andò cogli astati. +</p> + +<p> +Seneca, fervente apostolo dello stoicismo, vedendo +la moglie e gli amici profondamente costernati, +disse loro: +</p> + +<p> +— Perchè affliggervi così? Ciò doveva succedere. +Voi sapete che Dio la cui essenza è +impenetrabile, come sorgente di tutte le cose +viene chiamato Natura, come causa delle cause +vien chiamato Destino, come reggitore del +mondo è detto Provvidenza. Lo stoico Giusto +Lipsio diceva che la Provvidenza di Dio è il +Proconsole che decreta e condanna, il Destino +è il littore che proclama ed eseguisce la sentenza; +Dio aveva decretata la mia morte, e il +Destino m’uccide per mano di Nerone, che +avendo messi a morte la moglie, la madre, il +cognato, il figliastro, non poteva risparmiare il +maestro. +</p> + +<p> +A questo punto venne interrotto da Pompea +Paolina che protestò di voler morire con lui. +</p> + +<p> +Sentendo il ferale proposito, Seneca e gli altri +cercarono dissuadernela. +</p> + +<p> +— Vivi, o Paolina, — gli diceva il marito, — e +ti consoli della mia perdita il pensiero che +menai sempre vita onorevole. +</p> + +<p> +Ma la coraggiosa donna si mostrò irremovibile; +e Seneca, per quanto stoico, commosso +fino alle lagrime, la strinse fra le braccia, esclamando: +</p> + +<p> +— Moriamo! +</p> + +<p> +Continuò poi con mente serena e tranquilla +a conversare cogli amici, inculcando loro di rimanere +sempre saldi nelle dottrine di Zenone +di Cizico per far argine alla setta invadente degli +scettici, e alla corruzione dei costumi romani. +</p> + +<p> +— Abbiate, — diceva loro, — la cautela di +evitare gli errori, la circospezione nell’assentire, +l’attenzione nel sospendere il giudizio, la resistenza +nel lasciarvi convincere, perchè potreste +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +essere aggirati da contrarii argomenti, l’avversione +al falso, e finalmente la sommissione +della mente alla sana ragione. +</p> + +<p> +Dopo avere inculcato loro queste massime, +che formavano la dialettica degli stoici, diede +commiato a’ suoi giovani discepoli. +</p> + +<p> +Essi non avrebbero voluto abbandonarlo, ma +Seneca li persuase ad allontanarsi, perchè la +loro presenza, lungi dal confortarlo, lo avrebbe +turbato, ed egli aveva bisogno di calma per +morire coraggiosamente e contraporre l’eroismo +della vittima alla viltà dell’assassino. Ciò detto +aggiunse: +</p> + +<p> +— Ricevete dunque l’ultimo vale, e ricordatevi +d’onorare sempre la memoria mia e quella +della donna impareggiabile, che vuole accompagnarmi +nel sepolcro. +</p> + +<p> +I discepoli partirono muti e sconsolati. +</p> + +<p> +Allora Seneca, rivolto alla moglie, le disse: +</p> + +<p> +— Tu forse, o diletta mia, facesti troppo a +fidanza colla forza dell’animo tuo. Io ti guardo, +e ne’ tuoi occhi spaventati, nell’alterazione dei +tuoi lineamenti leggo chiaro il terrore della +morte. Abbandona il funesto progetto. +</p> + +<p> +— Non dirmelo, o Anneo. Io non ho la tua +fermezza, son donna, ed è naturale che la morte +mi faccia paura; ma non posso, non voglio dividermi +da te. +</p> + +<p> +Seneca tentava ancora di persuaderla, allorchè +gli fu annunziato il cristiano Paolo. +</p> + +<p> +La donna si ritirò nella sua stanza e fu introdotto +l’Apostolo. +</p> + +<p> +Questi, passando per via, aveva visto la casa +circondata dai soldati, che gli avevano impedito +d’entrare. +</p> + +<p> +Aveva allora continuato innanzi, ma poi, in +preda a sinistro presentimento, era tornato indietro, +e più non trovando le guardie, dimandava +all’ostiario la ragione della loro presenza, +e da lui aveva tutto saputo. +</p> + +<p> +— O maestro, — disse entrando, — la ferocia +di Cesare è venuta a dissetare anche qui la +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +sua sete di sangue. Il povero Paolo, com’è dovere +di tutti i seguaci di Cristo, viene a portarti +la parola del conforto e del vero dolore. +Egli, se vuoi, viene a salvarti, perchè non dimenticò +mai la tua benevolenza verso di lui. +Tu puoi risparmiare a Cesare un nuovo delitto, +e sottrarre la tua compagna alla morte. Venite +con me, e vi condurrò in luogo, ove gli Aniceti +e tutti i satelliti del tiranno non vi troveranno +per certo. +</p> + +<p> +— Ti sono riconoscente, o Paolo, di questa pietosa +intenzione, — rispose Seneca. — Ma quand’anco +non fossi deciso a morire, ed accettassi +la tua proposta, credi tu facile cómpito il deludere +la vigilanza di Nerone? I soldati partirono, +ma occulte spie sorveglieranno la mia casa. +Saremmo sorpresi, e vi sarebbero tre vittime +invece di due. +</p> + +<p> +— È sacro dovere il tentarlo. Cesare non è +padrone della vostra esistenza come non lo siete +voi due. Essa appartiene a Dio. +</p> + +<p> +— Il Fato vuole che noi moriamo, e conviene +obbedire al suo decreto. +</p> + +<p> +— Erronea massima degli stoici è questa, +che sancisce ogni crimine. Dunque Nerone uccidendo +la madre, la moglie, il cognato, e tanti +altri, non fece che eseguire i decreti del Fato? +</p> + +<p> +— Sì, perchè il destino lo volle malvagio. +</p> + +<p> +L’Apostolo, coprendosi il volto colle mani, +esclamò: +</p> + +<p> +— Oh errore abominevole e sacrilego! E tu +puoi nutrirlo, tu tanto saggio, tu che scrivevi +un giorno non esservi mente sana senza Dio‍<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. +</p> + +<p> +E qui Seneca tranquillamente, come se non +fosse vicino a morte prese a difendere le sue +dottrine contro Paolo, che le confutava coi precetti +del Vangelo. +</p> + +<p> +La loro discussione fu interrotta dall’arrivo +di Stazio Anneo, medico ed amico di Seneca, che +lo aveva fatto chiamare perchè aprisse le vene +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +a lui ed a Pompea Paolina, e li assistesse nell’agonia. +</p> + +<p> +Nel desiderio di salvar la vita all’illustre filosofo, +la cui intercessione presso l’Imperatore +l’aveva ridonato a libertà, e nella speranza di +convertire un giorno lui e la moglie alla fede +cristiana, l’Apostolo prima di partire tentò ancora +d’indurlo a fuggire. Ma Seneca non si lasciò +persuadere, e all’osservazione di Paolo che +egli non curava la morte, perchè non credeva +all’eternità dell’anima, rispose: +</p> + +<p> +— T’inganni, io non divido le opinioni di +Cleanto, nè di Crisippo‍<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. L’anima è eterna, ed +è tempo che la mia si sciolga dai vincoli terreni +per vagare eternamente insieme a quella dell’amata +compagna nelle regioni dell’infinito. +</p> + +<p> +Circa un’ora dopo, dal braccio di Paolina, distesa +sopra un lettuccio, con impeto sgorgava +il sangue, riversandosi entro un catino d’argento +tenuto da una schiava. +</p> + +<p> +E Seneca che le stava vicino, e di cui il sangue +più lentamente scorreva, accorgendosi che +essa orribilmente soffriva, tornò a scongiurarla +di risparmiargli almeno lo strazio di vederla in +quello stato, e le impose di lasciarsi trasportare +nelle sue stanze e farsi dalle schiave ristagnare +le ferite. +</p> + +<p> +E Paolina obbedì‍<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>. +</p> + +<p> +Seneca, malgrado le sofferenze, che aumentavano +col diminuire delle forze, si mise a declamare +un inno all’anima. +</p> + +<p> +Quindi, per troncare quella lenta agonia, dopo +essersi fatto aprire le vene dei piedi si fe’ porgere +da Stazio Anneo una pozione di cicuta. +</p> + +<p> +Al dolore delle ferite s’aggiunsero allora gli +spasimi del veleno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +</p> + +<p> +Non potendo più reggere, si fe’ trasportare a +braccio nel <i>caldario</i>, e tuffare nell’acqua, di cui +prese a spruzzare il medico e gli schiavi, che +gli erano d’intorno, dicendo che faceva una libazione +a Giove Liberatore. +</p> + +<p> +Finalmente cominciò ad ansimare sempre più +forte, finchè fu soffocato dall’aria calda sprigionantesi +dai tubi, ch’erano sotto il pavimento. +</p> + +<p> +Il dì seguente il suo corpo fu arso senza +pompa, com’egli aveva lasciato scritto nel suo +testamento. +</p> + +<p> +Credeva Nerone di vivere tranquillo dopo la +morte di Seneca; ma non glie lo consentivano +l’audacia di Vindice e di Galba, e le turbolenze +del popolo romano. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span></p> + +<h2 id="cap28"><span class="smcap">Capitolo XXVIII.</span> +<span class="smaller">La viltà di Cesare.</span></h2> +</div> + +<p> +Alla prima notizia che dal vicepretore Vindice +venivano sollevate le Gallie, Nerone aveva +dimostrato somma indifferenza, e a quelli che +gli presagivano la perdita del potere, rispondeva +scherzando ch’ogni articella trova recapito in +qualunque parte del mondo, e che dell’arte lautamente +vivrebbe. +</p> + +<p> +La ribellione di Galba era stata per lui, come +vedemmo, colpo più fatale, ed erasi dato in +preda alla disperazione e all’abbattimento. +</p> + +<p> +Purtuttavia faceva il sordo ai consigli di coloro +che lo spingevano a recarsi egli stesso +alla testa delle legioni per conquistare le provincie +perdute. +</p> + +<p> +Fatto uccider Seneca, ch’era fra quelli che più +lo molestavano a questo riguardo, sperava d’imporre +silenzio agli altri, e viver beato nella sua +ignavia, lasciando alle legioni il cómpito di +combattere i ribelli. +</p> + +<p> +Non tardò però, ad accorgersi come andasse +crescendo il malcontento del popolo. I suoi fidi +gli riferivano che dappertutto si biasimava apertamente +la condotta di lui. Anche i Padri Coscritti +a lui così devoti, si mostravano severi nel giudicarlo. +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +La sua coscienza gli diceva d’essere +caduto in grande discredito; ma più che alla voce +della coscienza gli giovava prestar fede alle +parole d’Aniceto, che per acquistare ascendente +sempre maggiore, lo incoraggiava nella pusillanimità, +e lo esortava a non allontanarsi da Roma, +dove la sua presenza era necessaria. Lo assicurava +poi essere per lo meno esagerate le +notizie, che gli riferivano circa il contegno del +popolo. +</p> + +<p> +— Dagli pane e spettacoli, — diceva l’impostore, — e +il popolo sarà felice che tu non parta. +</p> + +<p> +Nerone non dimandava di meglio, e ricominciarono +i giuochi del Circo, gli spettacoli sulle +publiche vie, le feste notturne. Ma tutto ciò +valse invece a persuaderlo che Aniceto non +aveva detto il vero. +</p> + +<p> +Un giorno ch’egli recavasi in gran pompa al +circo Massimo guidando i dieci cavalli, la plebe, +che da molto tempo lo lasciava passare senza +acclamarlo, e guardandolo con aria di sprezzo, +cominciò a reclamare ad alta voce le provincie +perdute. +</p> + +<p> +— Prendi il gladio, — gli si gridò. — Va, combatti! +Combatti! — Abbandona gli ozii, conduci +le nostre legioni alla vittoria! — Parti per le +Gallie! Rendi a Roma le sue provincie. — Parti! +Parti! +</p> + +<p> +Udì anche qua e là acclamare a Sergio Galba, +e tornò al Palatino pieno di sdegno contro tutti, +quantunque la coscienza gli dicesse che le turbe +avevano ragione. +</p> + +<p> +Finalmente un giorno si sparse la voce che +l’Imperatore aveva ordinato d’armare una legione, +aumentata da un corpo d’ausiliari e da +un distaccamento di cavalleria, e ch’egli sarebbe +partito alla testa di quei diecimila soldati. +</p> + +<p> +Venne di fatto bandito il decreto che il popolo, +tribù per tribù, si presentasse a dare il nome, +e giurasse d’obbligarsi alla milizia. +</p> + +<p> +Pochi obbedirono; e forse erano quelli che +avevano meno gridato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +</p> + +<p> +Nerone allora, quasi volesse vendicarsi della +plebe e dei patrizii, che volevano costringerlo +a partire, impose a tutti i capi di famiglia di +cedergli un numero di schiavi, e i migliori che +avessero, ed i più idonei, non eccettuati nè i +<i>Dispensatori</i> nè i <i>Cancellieri</i>‍<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>. All’ordine dei Senatori +e dei Cavalieri ordinò che concorressero +alla spesa con parte delle loro entrate. +</p> + +<p> +I forestieri costrinse a pagare al Fisco subito +le pensioni d’un anno, esigendo da essi monete +coniate di nuovo argento coppellato, e d’oro affinato +e puro. +</p> + +<p> +Contro siffatte angherie molti si ribellavano, +dicendo che se Nerone aveva bisogno di denaro, +doveva farsi rendere quello pagato ai suoi satelliti, +alle sue spie. +</p> + +<p> +Questi, ed altri più gravi biasimi, s’udivano +nei publici ritrovi. Isidoro Cinico, che altra volta +aveva mancato di pagar cara la sua audace +franchezza, ed era stato perdonato per uno di +quei tanti capricci di generosità, che saltavano +al pazzo tiranno, continuava nelle sue imprudenti +diatribe. +</p> + +<p> +Era però giusto ne’ suoi apprezzamenti, e mentre +biasimava le estorsioni di Nerone, fatte in +un momento in cui tutti soffrivano per la grande +carestia, criticava il popolo, che aveva tanto +gridato per la grandezza di Roma, per la riconquista +delle provincie perdute, e poi al decreto +di Cesare, che lo invitava a presentarsi per formar +la legione, nessuno obbediva. +</p> + +<p> +— Perchè non ci fidiamo di lui, — rispose un +giovine Cavaliere ch’era dei più violenti. — Credete +voi ch’egli sia veramente deciso d’imitare +l’esempio dei gloriosi suoi antecessori? Credete +che andrà a combattere per riconquistare le Gallie +e le Spagne? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> +</p> + +<p> +Salvidieno Orfido, che sentendosi già in colpa +per aver fatto sotto la sua casa tre botteghe, +che affittava a forestieri, senza averne ottenuta +licenza, dava, come suol dirsi, una bôtta al +cerchio e l’altra alla botte, cercando nel tempo +istesso di scusar Cesare, e non cadere in sospetto +di quelli che frequentavano la taverna, +ch’egli dava a fitto, entrò a dire timidamente: +</p> + +<p> +— Io non ne dubito, perchè ha preso per sè +l’autorità dei due Consoli, dicendo che l’impresa +doveva essere compiuta da un Console solo. +Inoltre, i preparativi.... +</p> + +<p> +— Di questi non parlare, o Salvidieno, — interruppe +Isidoro, — perchè muovono a sdegno. +Nessuno dei nostri conquistatori, recandosi a +guerreggiare si prese certo la briga di trasportar +seco organi ed altri istrumenti musicali, e +condurre una schiera di meretrici, cangiate in +Amazzoni, coi capelli tosati a guisa d’uomo, e +armate di scuri e targhe, come vuol fare costui. +</p> + +<p> +— Ciò prova, — riprese il Cavaliere, — ch’egli +anche partendo, farà suonare gli organi, e non +le trombe, giacerà invece di combattere, cercherà +i piaceri, e non la vittoria. +</p> + +<p> +Il Cinico riprese: +</p> + +<p> +— A questo penseranno le nostre invitte legioni, +e Cesare tornerà coperto d’ignominia, e +si procaccerà nuovo tesoro d’odio così nelle +Gallie che in Roma, tanto più se prima di partire +porrà ad effetto i suoi fieri divisamenti. +</p> + +<p> +E qui narrò d’aver inteso, ch’egli, inferocito +per essere costretto a lasciare gli ozii della casa +Aurea, voleva emanare l’ordine che si spedissero +successori ai Governatori delle provincie, +e questi messi a morte, come se fossero altrettanti +congiurati; che venissero tagliati a pezzi +tutti gli sbanditi e i Galli ch’erano in Roma, i +primi perchè non avessero comunicazione coi +popoli ribelli, gli altri perchè fautori della propria +nazione. +</p> + +<p> +Diceva inoltre ch’egli volesse dare le Gallie +in preda ai soldati, avvelenare i Senatori, e aprir +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +le gabbie alle fiere, ch’erano ne’ suoi giardini, e +sguinzagliarle tra il popolo. +</p> + +<p> +— A tali enormità non posso prestar fede, — osservò +il giovine. +</p> + +<p> +— E neppure io, — soggiunse Salvidieno Orfido. +</p> + +<p> +— Io, invece, lo credo capace di tutto, — rispose +il Cinico. — Per soddisfare al suoi istinti +sanguinarii non s’arresta davanti a qualsiasi +scelleratezza, come per accumular danaro, e +spenderlo poi in sfrenate grandezze, in piaceri, +in bagordi, non ha difficoltà alcuna d’estorcerlo +anche a quelli che più ne sono sprovvisti. È generoso +talvolta, è vero, ma quando ciò giova +a lusingare la sua ambizione. +</p> + +<p> +— Ma con te fu clemente, — osservò Salvidieno, — come +lo fu con tanti altri. +</p> + +<p> +— In quel momento forse la sua ferocia dormiva, +ed il suo spirito si trovava in condizioni +serene. E poi la clemenza nulla a lui costa. La +carità invece, che costa danaro, è virtù che poco +gli garba. S’adopra forse per alleviare i danni +della carestia? S’attendeva ansiosamente una +nave partita da Alessandria, e la si diceva carica +di granaglie. Invece portava <i>hafe</i>‍<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> che doveva +servire a’ suoi lottatori. La carità di Cesare comincia +e finisce <i>ab ego</i>. +</p> + +<p> +Continuarono a discutere calorosamente se +avessero ragione o torto quelli che di Nerone +non si fidavano e negavano obbedire al suoi decreti, +quando entrò nella taverna l’Apostolo, accompagnato +da Menecrate. +</p> + +<p> +Dietro alle botteghe v’era nella stessa casa +un piccolo ospizio, dove Paolo da qualche tempo +aveva preso alloggio, e dove tra gli altri forestieri, +greci e latini, dimoravano due cristiani di +Efeso, marito e moglie, ed una loro figlia. +</p> + +<p> +A quest’ultima Menecrate insegnava a cantare +al suono della cetra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> +</p> + +<p> +Salvidieno chiamò l’Apostolo e gli disse: +</p> + +<p> +— Sentiamo l’opinione del saggio cristiano. +Qui taluni sostengono che in odio a Cesare non +convenga sottomettersi ai suoi decreti. +</p> + +<p> +Paolo, rivolto agli astanti, rispose: +</p> + +<p> +— Rendete a Cesare ciò ch’è di Cesare e a +Dio quel ch’è di Dio. Obbedite ai vostri superiori, +per quanto siano gravi le loro colpe, e di +queste lasciate giudice Iddio. +</p> + +<p> +E senz’altro aggiungere andò innanzi, e scomparve +insieme al suo compagno per una porticina, +che dalla taverna metteva nel piccolo atrio +tuscanico dell’ospizio. +</p> + +<p> +— Il cristiano, — osservò Isidoro quando Paolo +fu partito, — ha paura. Egli pensa ai leoni, che attendono +nell’anfiteatro dietro i cancelli di bronzo +la carne dei nazareni. +</p> + +<p> +— O Cinico, — osservò Salvidieno, — tu non +la perdoni ad alcuno. +</p> + +<p> +Intanto passavano i giorni, Nerone continuava +a profondere denaro negli apparecchi per la spedizione, +senza decidersi a partire; e la legione, +per la quale venivano imposti così gravi balzelli, +rimaneva accampata nelle remote parti di Roma +oziosa ed impaziente. +</p> + +<p> +Il malcontento andava sempre aumentando +nei cittadini come nei soldati, e minacciava di +tramutarsi in aperta ribellione. +</p> + +<p> +Ma l’ignaro Imperatore, lusingato sempre dalle +menzognere assicurazioni d’Aniceto, non se ne +dava per inteso. +</p> + +<p> +Tutti gli altri lo biasimavano, compresa la +vecchia Domizia, la quale acciecata da sviscerato +affetto per lui, come lo aveva istigato al delitto +per salvarlo da’ suoi nemici, voleva adesso +spingerlo all’eroismo per l’onore della sua +stirpe. +</p> + +<p> +— Smetti codesta viltà indegna d’un Domizio, — gli +disse un giorno la zia: — va, parti, che +il popolo freme, fremono i soldati. +</p> + +<p> +— E a te che importa? — interruppe bruscamente +Nerone. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> +</p> + +<p> +— Insensato! Non vuoi tu che mi stiano a +cuore la tua gloria, la tua salvezza? +</p> + +<p> +— Sì all’una che all’altra provvederò ben io. +</p> + +<p> +— Vi provvederai forse, — rispose fissandolo +con sarcastico sorriso Domizia, — lasciando +inoperosi i legionarii, e tu restando neghittoso +fra gli amplessi di tua moglie e delle tue concubine. +Vuoi che il maledetto Galba venga a +sfidarti fin sotto le mura di Roma? Hai dimenticato +l’oracolo d’Apolline? +</p> + +<p> +— Udrai fra poco com’abbia saputo renderlo +bugiardo colla morte del mio nemico. +</p> + +<p> +— So che per disfarti del tuo avversario, il +quale apertamente ti sfida, hai dato incarico segreto +a’ tuoi Procuratori di farlo uccidere, invece +di correre a debellare le legioni ribelli, e infliggere +all’audace la vergogna della sconfitta. Egli +però è troppo ben custodito dai suoi fidi, e vive +sicuro di succederti al trono. +</p> + +<p> +— Te lo disse forse egli stesso? — chiese ridendo +Nerone. +</p> + +<p> +— Me lo dicono i presagi. Me lo dice la profezia +in versi d’una pura vergine, che gli fu +letta a Cludia da un Sacerdote di Giove, la quale +annunzia che un giorno il Principe e Signore +del mondo nascerebbe in Spagna. +</p> + +<p> +— Questa è fola. +</p> + +<p> +— Ma che basta a renderlo forte ed ostinato +nel suo divisamento. E siffatto vaticinio tu lo +ignoravi. +</p> + +<p> +— Sì, — mormorò turbandosi il tiranno superstizioso. +</p> + +<p> +— Quell’Aniceto, che t’avvalora nell’inazione, si +sarà guardato bene dal fartene parola, come +avrà taciuto che i legionarii, i quali hanno giurato +fede a Galba, e poi pentiti volevano tornare +all’obbedienza di Cesare, si sono di nuovo +sottomessi al Duce ribaldo. I tuoi cortigiani conoscono +bene il tuo debole e ne approfittano per +farti credere quello che vogliono. Tu dai loro +ascolto, e chiudi l’orecchio alle improperie che +ti lancia il popolo, e ti compiaci della tua codardia, +<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> +che ti fa preferire la vendetta vigliacca +ad impresa gloriosa. +</p> + +<p> +Nerone, vedendosi così giustamente giudicato, +e con tanta veemenza, non avendo ragione da opporre, +andò sulle furie e balzato in piedi, esclamò: +</p> + +<p> +— E sei tu che così parli, audace vegliarda, +tu che tante volte mi spingesti al delitto? +</p> + +<p> +L’altra, gridando più forte di lui, interruppe: +</p> + +<p> +— Sì, ti consigliai d’uccidere quando eri occultamente +insidiato, quando la morte d’un uomo +poteva renderti la tranquillità e salvarti il trono, +e forse la vita. Ma ora è un esercito che ti provoca, +ora si tratta dell’onor tuo, della grandezza +di Roma, che tu poni in non cale, esponendoti +a cadere vergognosamente. +</p> + +<p> +— Vattene, — urlò il tiranno, — vattene, e +più non infastidirmi. +</p> + +<p> +E la spinse con impeto fuori della porta. +</p> + +<p> +— Vile! — gli gridò Domizia, allontanandosi. +</p> + +<p> +Le parole di quella donna, che gli portava così +grande affetto, l’insistenza da lei addimostrata +nel volerlo decidere all’impresa, l’ira destatasi +in essa, e l’accusa di viltà che gli aveva lanciata, +lasciarono Nerone sdegnato, ma nello +stesso tempo lo fecero entrare in pensiero. +</p> + +<p> +— Ma sarà poi vero, — diceva fra sè parlando +ad alta voce e camminando agitato, — che +se io resto, son perduto? Che se non mi +decido ad abbandonare gli agi ed i piaceri della +casa Aurea per le fatiche del campo e i perigli +della guerra, cadrò vergognosamente, come asserì +Domizia?.... E non parla essa forse per bocca +di Poppea, che mi vuole lontano? Non è un intrigo +ordito fra loro a scapito dell’onor mio?.... +No... Domizia è malvagia; ma essa m’ama, quanto +io la detesto, e a trame contro di me non si sarebbe +prestata.... Ma perchè Poppea più non parla +della mia impresa?... Essa nè mi trattiene nè mi +istiga a partire... È indifferenza la sua, o timore +dei miei sospetti gelosi?... Ancor essa in cuor +suo m’accuserà di mettere in non cale la gloria +e gl’interessi dell’Impero romano, e nel tempo +<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> +stesso la gloria e gl’interessi della casa Domizia. +Forse il suo silenzio nasconde profonda indignazione +e disprezzo per me che non ho il coraggio +di combattere per lei, per conservare sulla sua +fronte il diadema imperiale. Tace per non gridarmi +vile come Domizia.... Ah, questo pensiero +m’irrita, e m’addolora!... No, non voglio esser +vile.... non lo sono.... e se lo fossi, nessuno dovrebbe +asserirlo. Corre obbligo a tutti di rispettare, +come altrettante virtù, i vizii di Cesare. +Chinino il capo, e tacciano. +</p> + +<p> +Ad onta però di codeste spavalderie, la prima +a non tacere era la sua coscienza, che gli gridava +codardo. Egli avrebbe voluto addormentarla, +gettandosi a capo fitto nelle feste e nei +piaceri, lusingandola con scuse bugiarde, ma +glielo impediva il contegno sdegnoso del popolo +romano. In quel momento poi s’era desta +del tutto, perchè scossa dal grido della furente +Domizia. +</p> + +<p> +Pressochè deciso a partire, mandò per l’astrologo +Babilo nella speranza che i pianeti dessero +un responso diverso dal primo, che lo spronava +all’impresa e gli prometteva la vittoria. +</p> + +<p> +Babilo venne, ed ossequente all’ordine di Nerone, +tornò nella sua torre, scrutò negli astri +quella stessa sera, e tornò all’indomani alla +casa Augustale per riferire l’esito delle sue osservazioni. +</p> + +<p> +— Ebbene? — chiese Nerone. +</p> + +<p> +— Oroscopo ancor migliore, — rispose l’Astrologo. — Avrai +facile vittoria. Basterà la tua presenza, +la tua voce, per far deporre le armi. +</p> + +<p> +A queste parole Cesare si rasserenò, e poi, +come improvvisamente colpito da un’idea, licenziò +Babilo, regalandolo di ben fornito marsupio, +e si diresse verso le camere di Poppea. +</p> + +<p> +Questa, che avendo già passato il sesto lustro, +temeva di perdere la bellezza e la venustà delle +forme, e poneva ogni studio per conservarle il +più lungamente possibile, era da più giorni d’umore +tetro, perchè si sentiva sofferente, e provava +<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> +sintomi, che le facevano sospettare d’essere +nuovamente incinta. +</p> + +<p> +Di questa sua preoccupazione non faceva motto +al marito, temendo ch’egli chiamasse a consulto +dei medici, e fossero da loro avvalorati i suoi +sospetti. +</p> + +<p> +Non gli nascondeva però il malumore. +</p> + +<p> +A sua volta egli non ne chiedeva la ragione, +attribuendolo al dispiacere che le cagionava la +sua pusillanime condotta di fronte all’audacia +dei nemici. +</p> + +<p> +Quella mattina entrò tutto trionfante nel cubicolo +di lei, che giaceva ancora in mezzo ai +profumi d’aromi e di fiori. +</p> + +<p> +— Smetti il broncio, o divina Poppea, — le disse +entrando, — i tuoi voti sono esauditi. Io parto +per le Gallie e per le Spagne; parto sicuro della +vittoria, che otterrò senza sacrifizi di sangue. +Così presagirono le stelle. +</p> + +<p> +— T’ascoltino gli Dei; ma come ciò possa avvenire +non giungo a comprendere. +</p> + +<p> +— Lo saprai domani, quando in tua presenza +svelerò ai Padri Coscritti il mio disegno. Sei tu +soddisfatta? +</p> + +<p> +Poppea, sorridendo, rispose: +</p> + +<p> +— Negando mentirei, affermando correrei rischio +d’essere nuovamente offesa da’ tuoi sospetti +gelosi. +</p> + +<p> +— Ed è per questo che tu tacevi? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Ed io invece voleva rimanere per te. +</p> + +<p> +— Per me? — disse, sorridendo, Poppea. +</p> + +<p> +— Ne dubiti forse? M’è grave assai l’abbandonarti. +</p> + +<p> +— Le concubine, che conduci teco, sapranno +lenire il tuo dolore. +</p> + +<p> +Nerone, in cui la bella sposa seminuda destava +il bollore dei sensi, rispose abbracciandola: +</p> + +<p> +— Amo te sola. +</p> + +<p> +Allorchè trascorsa un’ora uscì dalla stanza, +Poppea mormorò tra sè: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> +</p> + +<p> +— Quale disgusto! Avess’egli almeno distrutta +l’opera sua. +</p> + +<p> +Alla dimane l’Imperatore fece invitare i Senatori +a recarsi, passato il meriggio, nella casa +Aurea. +</p> + +<p> +Terminata la merenda, si presentò loro, che +lo attendevano nell’exedra, e rimasero a guardarlo +sorpresi. +</p> + +<p> +Egli entrava circondato da mazzieri, e camminava +appoggiandosi sulle spalle di due famigliari. +</p> + +<p> +Poppea, che ignorava anch’essa la ragione di +quella ridicola andatura, lo seguiva come trasognata. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span></p> + +<h2 id="cap29"><span class="smcap">Capitolo XXIX.</span> +<span class="smaller">Notte funesta.</span></h2> +</div> + +<p> +Nerone, restando in piedi nello stesso atteggiamento, +cominciò a parlare così: +</p> + +<p> +— Padri Coscritti, i voti vostri e quelli del popolo +romano sono esauditi. Parto per ridurre +nuovamente sotto il nostro dominio le Gallie e +le Spagne. Questo risultato otterrò colla gloria +stessa dei Cesari, miei antecessori, ma in modo +diverso da loro. È prezioso il sangue delle nostre +legioni, ed io voglio tentare di risparmiarlo. +Come qui oggi a voi, io mi presenterò disarmato +al cospetto dei miei soldati e non farò che piangere, +richiamando a penitenza i ribelli. L’esito +non può esser dubbio, poichè lo presagirono gli +astri, ed io potrò il dì seguente, insieme ai pentiti, +cantare i premii e le lodi della ricevuta vittoria. +Padri Coscritti, approvate voi il mio consiglio? +</p> + +<p> +Come si vede, egli aveva interpetrate a suo +modo le parole dell’Astrologo, e rendeva i pianeti +complici della sua viltà. +</p> + +<p> +I Senatori accolsero quella comunicazione con +un mormorìo di sorpresa. +</p> + +<p> +Così stolto progetto non poteva essere concepito +che da un uomo uscito di senno. +</p> + +<p> +Per quanto avvezzi a chinare il capo a tutte +<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> +le sue volontà, pure si trovò in quel gregge di +pecore chi ebbe il coraggio di farsi innanzi e parlare +aperto. +</p> + +<p> +Alcuni gli fecero osservare che l’esercito e il +popolo romano, avvezzi a conquistare colle armi +e non colle lagrime, potrebbero spiegare a mal +senso quel progetto. Gli addimostrarono come +assurdo fosse il pretendere di commuovere Sergio +Galba, già dai soldati eletto Imperatore, e +Giulio Vindice, l’ardente fautore di lui, il quale +con editti oltraggiosi, con bandi, e cento altre +scritture, manifestava chiaramente in quanto dispregio +lo tenesse. +</p> + +<p> +— È vero, — interruppe Nerone, cangiando +ad un tratto in cipiglio l’umile espressione del +volto, — sono gravi assai gli oltraggi, che lancia +continuamente contro di me, quel ribaldo. Egli +osò perfino chiamarmi ridicolo cantore, istrione +da trivio. Ciò mi ferisce quasi più che l’opra +audace di Galba. Tentai vendicarmi occultamente +d’entrambi, ma sventuratamente finora +non sono riuscito per l’imperdonabile inerzia +dei Governatori. Egli è per questo che risolsi di +cambiare consiglio, ed ottenere colla benevolenza +quello che potrei ottenere colla forza. +</p> + +<p> +— E pretendi, — gli fu risposto, — che quei ribelli +t’ascoltino? Credi che Galba e Vindice non +sappiano della trama ordita da te contro di essi? +E non temi che s’impadroniscano di te e ti mettano +a morte? Parti, o Cesare, per combattere +colle armi e non col pianto, e la tua vittoria +sarà più onorevole e più splendida. +</p> + +<p> +A questa verità inoppugnabile Nerone entrò +in pensiero. Poteva veramente succedere quanto +prevedevano quei Padri Coscritti; ma di partire +per combattere, il vile tiranno non voleva saperne; +e dopo le giuste osservazioni di loro, rifuggiva +eziandio dal porre ad esecuzione il suo +progetto. Non volendo cedere nè opporsi, troncò +bruscamente la discussione, e li congedò, dicendo: +</p> + +<p> +— Mediterò sui vostri consigli:.... Salvete. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> +</p> + +<p> +La notizia della strana comunicazione fatta da +Nerone al Senato si sparse rapidamente per la +città, e i libelli, i biasimi, le satire crebbero a +dismisura. Ad alta voce si gridava Cesare pazzo +e vigliacco. Le prigionie ed i supplizii, coi quali +le autorità cercavano di porre un argine a codesta +marea, a nulla valevano. +</p> + +<p> +Lo avrebbe potuto Nerone ponendosi alla testa +delle legioni. Ma decisamente non sentivasi capace +di sì eroica risoluzione. Invece d’evitare +l’abisso, che gli si schiudeva sotto i piedi, studiava +il modo di sfogar l’odio suo contro il popolo +romano, e sognava i più strani propositi +di vendetta. +</p> + +<p> +Erano scorsi quasi tre mesi dal giorno in cui +palesava il vergognoso progetto al Senato, allorchè +lo fe’ chiamare di nuovo, e scusandosi +di non aver potuto recarsi in persona al tempio +di Giove Capitolino, perchè essendo ammalato +di gola, i medici gli vietavano d’uscire, annunziò +che l’Imperatrice Poppea Augusta, era di nuovo +incinta, e ch’egli intendeva di non abbandonarla, +e rimaneva in Roma. +</p> + +<p> +Diede loro incarico di provvedere perchè cessassero +gli oltraggi scagliati continuamente contro +di lui da una plebe audace, e che si facesse +partire la legione sotto il comando d’uno dei +Consoli, ai quali, da quel momento rendeva i +tolti onori e gl’incarichi. E tutto ilare aggiunse: +</p> + +<p> +— La vittoria delle aquile latine è sicura. +Galba e Vindice pagheranno il fio della loro temerità. +Aniceto, tornando da un viaggio, vide +scolpito sopra una tomba un soldato delle Gallie +trascinato pei capelli da un Cavaliere romano. +Questo è lietissimo augurio, che avvalora quanto +gli astri predissero all’astrologo Babilo. +</p> + +<p> +I Padri Coscritti, nella maggior parte imbrattati +della stessa specie dei pregiudizii, presero +quelle puerilità per buona moneta, e andarono +via contenti, che si facesse almeno partire la +legione, e piuttosto che dare in presenza dei +ribelli spettacolo di viltà, Nerone rimanesse. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> +</p> + +<p> +Questi, a sua volta, soddisfatto e sereno, consumò +il resto della giornata a divertirsi coi suoi +organi d’acqua. +</p> + +<p> +Alcuni giorni dopo, cessato il mal di gola, +volle suonarli in teatro, spiegandone egli stesso +agli spettatori il meccanismo parte per parte. +</p> + +<p> +Assicurando che le Gallie e le Spagne sarebbero +presto dome, volle che insieme a lui tutta +Roma festeggiasse il nascituro erede. +</p> + +<p> +Ordinò adunque i circensi ed altri spettacoli, +ai quali presiedette con gran pompa, mostrandosi +a tutti sereno ed altiero. +</p> + +<p> +Un altro giorno invitò il popolo nell’ippodromo +degli orti neroniani a vederlo gareggiare co’ suoi +lottatori, i quali, naturalmente, per amor della +paga e della vita, si lasciarono da lui atterrare. +</p> + +<p> +Non contento ancora, presenziò nel circo il +giuoco cruento dei gladiatori. E quando questi +si presentarono sotto il suo palco, salutandolo +colla solita formola “Ave Cæsar, morituri te +salutant„ quel codardo ebbe la sfrontatezza di +rispondere a quei forti di non temere la morte. +</p> + +<p> +E tre ne rimasero sull’arena, condannati dal +<i>pollice verso</i> delle Vestali. +</p> + +<p> +Ma più, che per proprio diletto, tutto ciò faceva +Nerone per tornare nelle grazie del popolo +romano; ma era la sua opera vana. +</p> + +<p> +Il popolo romano in quegli spettacoli dimenticava +per un momento la rivolta delle Gallie e +delle Spagne, plaudiva ai vincitori, ma non un +<i>Ave</i> indirizzava a Cesare, che tornava sempre +da quelle feste pieno di maltalento. +</p> + +<p> +La stizza era in lui accresciuta da una specie +di lebbra, ch’eragli apparsa su tutto il corpo, +dopo la guarigione della gola, e gli dava così +insopportabile prudore, che andava talvolta come +pazzo a gettarsi nel lago del giardino. Lo stesso +fece un giorno, recandosi con Cercopiteco ed altri +cortigiani ad una merenda nella valle d’Arsoli, +dov’erano le sorgenti dell’Acqua Marcia‍<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> +</p> + +<p> +Mentre passeggiavano, Nerone ad un tratto si +fermò, e spogliatosi interamente, diede ordine +che si portasse una corda. +</p> + +<p> +Gli altri gli dimandarono cosa intendesse di +fare. +</p> + +<p> +— Or lo vedrete, — rispose; — voglio rinfrescarmi +la pelle, e togliermi codesto insopportabile +prudore. +</p> + +<p> +E legatasi la corda sotto le ascelle, ne diede +l’altro capo in mano ad uno schiavo, e si tuffò +nell’acqua, dicendo: +</p> + +<p> +— Così i Romani beveranno la scabbia dell’Imperatore. +Ne rimanessero almeno avvelenati. +</p> + +<p> +Rivolto quindi agli amici, che stavano ad osservarlo +dalla sponda, gridò loro: +</p> + +<p> +— Voi guardatevi dal bere di quest’acqua, se +non volete divenir lebbrosi. +</p> + +<p> +Cercopiteco rispose ridendo: +</p> + +<p> +— Rassicurati, o Cesare, con un acquedotto +che percorre sessantunmila e settecento dieci +passi quell’acqua avrà campo di purificarsi nuovamente. +D’altronde io correrei rischio se fossero +queste sorgenti di vino. +</p> + +<p> +Com’ebbe terminato il bagno, Nerone tornò a +vestirsi, e dopo la merenda si rimise cogli amici +in viaggio, durante il quale non trovava pace. +</p> + +<p> +L’irritazione della pelle, aumentatasi per le soverchie +libazioni, lo faceva ruggire come una +belva, e lo portava quasi al delirio. +</p> + +<p> +E fu in questo stato miserando ch’egli a tarda +notte giunse alla casa Aurea. +</p> + +<p> +Dimandò tosto di Poppea, e gli risposero che +riposava. +</p> + +<p> +— Nessuno, — egli disse, — deve dormire, +allorchè veglia travagliato Cesare. +</p> + +<p> +E si diresse verso le stanze dell’Imperatrice. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> +</p> + +<p> +Il cubiculo di Poppea dava sugli orti, che lo +profumavano di fiori, e col mormorìo delle fonti, +collo stormir delle foglie, col canto degli usignuoli, +lusingavano il sonno della bella dormente. +</p> + +<p> +Era quella una notte di paradiso. +</p> + +<p> +Entro la stanza penetrava il raggio della luna, +e confondendosi col chiarore del <i>licno</i>, ricopriva +di luce misteriosa i <i>litostroti</i>‍<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> della vôlta e delle +pareti. +</p> + +<p> +In quel silenzio, in mezzo a quella ricchezza +di stoffe e di suppellettili, in quell’atmosfera odorosa, +tutto spirava pace e voluttà. +</p> + +<p> +Invece, per distruggere l’incanto, vi penetrò +Nerone, guidato dal suo spirito maligno. +</p> + +<p> +La schiava cubiculare, destinata quella notte +a vegliare presso la porta della sua signora, lo +vide attraversare tutto agitato la stanza, e sollevata +la cortina trapunta, penetrare nel cubiculo. +</p> + +<p> +Alcuni istanti dopo egli parlava con voce soffocata +dall’ira, e Poppea rispondeva indignata. +</p> + +<p> +S’udì poscia il rumore d’una lotta, un grido +acuto, e Nerone, che urlando chiedeva soccorso. +</p> + +<p> +Il laido tiranno, schifoso e briaco com’era, +aveva desta bruscamente la moglie, e pretendeva +giacere con essa. +</p> + +<p> +Poppea lo aveva respinto dicendo: +</p> + +<p> +— Allontanati, rispetta almeno il mio stato: +va a cercare gli amplessi delle tue concubine. +</p> + +<p> +E siccome l’altro colla forza e la minaccia +voleva imporle la sua volontà, la donna era +balzata giù dal letto, difendendosi energicamente. +</p> + +<p> +Dandogli i più vituperosi titoli, riusciva ad allontanarlo +da lei con sì forte spinta, che quasi +lo fe’ stramazzare. +</p> + +<p> +Preso allora da delirio furioso, lo scellerato +le lanciava un calcio, e la colpiva nel ventre. +</p> + +<p> +L’infelice madre, mandando un grido, era caduta +riversa sulla sponda del letto, ed aveva +perduto i sensi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> +</p> + +<p> +A quella vista Nerone, rientrato in sè stesso, +s’era messo ad urlare: +</p> + +<p> +— Soccorso! Soccorso! Schiave, accorrete. +</p> + +<p> +E intanto, tutto convulso, prendeva in braccio +la moglie, l’adagiava sul letto, e baciandola e +bagnandole il viso di lagrime, esclamava: +</p> + +<p> +— Ritorna in te, o divina Poppea!... Perdonami!... +Son disperato!... Son maledetto!... Perdona! +Perdona! Io non ho amato al mondo che +te sola! +</p> + +<p> +In questo doloroso delirio lo trovarono le ancelle +accorse alle sue grida. +</p> + +<p> +Le due nutrici Egloga ed Alessandria lo persuasero +a discostarsi, per lasciare loro l’agio +d’apprestare i rimedi necessarii a farla rinvenire, +finchè giungessero i medici. +</p> + +<p> +Nerone obbedì, e smaniando e gemendo, si +mise a passeggiare per la stanza e sulla terrazza. +</p> + +<p> +Alzando gli occhi al cielo, così sereno, malediceva +a quel puro orizzonte, alla luna, alle +stelle, che a lui sembravano in quel momento +uno scherno, ed invocava l’uragano e i fulmini. +</p> + +<p> +Primo a giungere fu il medico di Corte Quinto +Stertinio. +</p> + +<p> +Nerone lo chiamò in disparte, e dopo avergli +narrato quanto era accaduto, gli disse: +</p> + +<p> +— Salvala, o Stertinio, e ti prometto di portare +annualmente la tua paga a seicentomila +sesterzii‍<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. +</p> + +<p> +E s’avvicinò con esso al letto di Poppea, che +cominciava a rinvenire, ad agitarsi e mandare +lamenti. +</p> + +<p> +Quand’essa lo vide, nascose tutta atterrita il +viso nel seno ad Alessandria, che la teneva abbracciata. +</p> + +<p> +Il medico lo consigliò a ritirarsi per non turbare +colla sua presenza l’inferma, ed egli uscì +disperato, strappandosi i capelli e mormorando +tra i denti: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> +</p> + +<p> +— Son maledetto! Son maledetto! +</p> + +<p> +Si ritirò nella sua zotheca e rimase là per +alcuni istanti cogli occhi lagrimosi fissi in terra, +e colle braccia poggiate sulle ginocchia. +</p> + +<p> +Però l’angoscia non gli consentiva di rimanere +lungo tempo tranquillo, e balzando in piedi tornava +nell’appartamento di Poppea, e s’avvicinava +alla porta del cubiculo. +</p> + +<p> +Poi, udendo tra il bisbiglio di quelli che le +stavano attorno, i lamenti della sua vittima, correva +via, come pazzo, turandosi gli orecchi. +</p> + +<p> +Ansioso d’aver notizie, usciva nuovamente col +cuore tremante dal suo appartamento, quando +s’imbattè in Domizia, che bruscamente gli dimandò +dove andasse. +</p> + +<p> +— Lasciami in pace, — rispose Nerone, — voglio +parlare cogli archiatri, voglio veder +Poppea. +</p> + +<p> +— Torna indietro, o sciagurato, — rispose +l’altra, — se non vuoi colla tua presenza affrettare +la morte di quell’infelice. +</p> + +<p> +— Che parli tu di morte, o vecchia? +</p> + +<p> +— Non hai più figlio, perchè l’uccidesti, e domani +forse non avrai più moglie. +</p> + +<p> +Nerone cacciò un urlo selvaggio, e respinta +violentemente la zia, andò innanzi. +</p> + +<p> +— Eppure, mi muove a pietà, — mormorò +Domizia, seguendolo. +</p> + +<p> +Come fu nella stanza, Nerone non ebbe dapprima +il coraggio d’avvicinarsi al letto insanguinato, +presso al quale si tenevano da un lato +i medici, somministrando colliri all’inferma, dall’altro +lato le due nutrici e le schiave cubiculari, +che eseguivano gli ordini loro. +</p> + +<p> +Ma poi s’accostò pian piano, e potè veder +Poppea senza esser visto da lei. +</p> + +<p> +La misera ansimava e mandava continui gemiti. +Aveva i lineamenti contratti, le gote suffuse +d’un pallore mortale, le labbra bianche, i +negri occhi sepolti in livido cerchio. +</p> + +<p> +Purtuttavia era ancora bellissima, e Nerone +si ritrasse più innamorato e più desolato che mai. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> +</p> + +<p> +Fe’ venire Quinto Stertinio, e gli chiese se in +conseguenza dell’aborto corresse pericolo la vita +della moglie. +</p> + +<p> +L’altro rispose che quando l’aborto è prodotto +da colpo violento v’è più da temere che da +sperare. +</p> + +<p> +— La scienza però, — soggiunse il medico +vanitoso e cortigiano, — tutto porrà in opera +perchè svanisca il timore, e la speranza si cangi +in realtà. +</p> + +<p> +— Tutti i miei tesori, — esclamò Nerone, — per +chi riescirà a trattenere le <i>axisie</i> della vecchia +Atropo, perchè non tronchi il filo di quella vita, +a cui nel delirio attentai, e m’è pur tanto cara. +</p> + +<p> +Quinto andò di nuovo presso l’inferma, e Nerone, +non sapendo in qual modo calmare l’agitato +spirito, tornò improvvisamente, nell’impeto +del dolore, dal disprezzo al culto dei Numi. +</p> + +<p> +Dopo aver pregato e pianto nel larario, mandò +ordine al Pontefice Massimo di far aprire tutti +i templi per la cerimonia del <i>lettisternio</i>‍<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> dedicato +agli Dei <i>Averrunci</i>‍<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. +</p> + +<p> +Alla dimane i Settemviri Epuloni‍<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> eseguirono +l’ordine di Cesare, e Senatori, e patrizii, e +plebe, quali per istinto pietoso, quali per accortezza, +andarono alla <i>supplicazione</i>‍<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. +</p> + +<p> +I Numi però furono inesorabili. +</p> + +<p> +Poppea, dopo esser rimasta qualche ora in +una specie di letargo, fu colta da violentissima +febbre, che la trasse a farneticare. +</p> + +<p> +E anche nel delirio parlavano in lei l’orgoglio +e la vanità. +</p> + +<p> +— Perchè volete ch’io fugga? — essa diceva — io +non ho paura di lui. Odio Cesare perchè +m’avvelena coi suoi baci, odio suo figlio, perchè +<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> +mi deforma; ma lo splendore mi piace.... mi piacciono +le mie gemme, le mie ricche vesti.... la +mia diadema.... Non vedete come mi stanno +bene, come sono bella?... Andiamo.... andiamo +al circo Massimo.... voglio essere ammirata da +tutti.... voglio tutti innamorare. +</p> + +<p> +Alzò così dicendo la testa dai guanciali, e puntate +le braccia sulla molle <i>culcita</i> cercò di sollevarsi +a sedere sul letto. +</p> + +<p> +Le schiave l’aiutarono, sostenendola sotto le +ascelle. +</p> + +<p> +Essa, dopo alcuni istanti di silenzio, come +presa da visione estatica, cominciò a fissare i +balconi, pei quali penetrava la luce infocata del +tramonto, e riprese a vaneggiare così: +</p> + +<p> +— Giove m’invita nell’Olimpo, mi chiama tra +le sue braccia.... Ah come fremono di gelosia, +Giunone e Venere! Non mi vogliono Dea... vogliono +ch’io sia respinta dal regno dei Numi.... +Ma chi è quella donna, che sale dall’abisso, gridando +vendetta contro di me?.... È Agrippina.... +Agrippina.... Chiede a Giove i fulmini per incenerirmi... +Ma io nulla ti feci... Fu tuo figlio... Lui +uccidi, quel mostro, trascinalo nell’abisso con te. +</p> + +<p> +E presa da agitazione convulsa, ricadde supina +sul letto, quasi agonizzante. +</p> + +<p> +Nerone, che si teneva in ginocchio presso la +sponda del letto, balzò in piedi tutto atterrito +mormorando: +</p> + +<p> +— Poppea, sposa adorata, rimani con me!... +Medici, è morta forse? +</p> + +<p> +— È viva ancora, — risposero, — anzi, rinviene. +</p> + +<p> +— Ancora, voi dite? Ma io voglio che viva +eternamente. +</p> + +<p> +Queste parole udì l’inferma, ch’era tornata in sè, +e riconosciuta la voce, mormorò senza guardarlo: +</p> + +<p> +— Allora non dovevi uccidermi. +</p> + +<p> +Nerone tornò ad inginocchiarsi, implorando +perdono, e promettendole un’esistenza d’amore, +di gioia e di splendore. +</p> + +<p> +Poppea non rispose. +</p> + +<p> +Essa dormiva già il sonno della morte. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span></p> + +<h2 id="cap30"><span class="smcap">Capitolo XXX.</span> +<span class="smaller">I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone.</span></h2> +</div> + +<p> +Poche ore dopo, nel tempio di Venere Libitina +il Libitinario notificava al popolo l’avvenuto +decesso. +</p> + +<p> +Il cadavere di Poppea, lavato e profumato +dalle sue schiave, alle quali era stato affidato +l’ufficio di <i>pollintori</i>‍<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> venne esposto nell’atrio +della casa Augustale coi piedi rivolti verso la +porta. +</p> + +<p> +Giaceva su letto funebre sostenuto da quattro +piedi d’avorio e ricoperto da coltri di porpora +ricamate in oro, e ornato tutto intorno da festoni +di fiori e serti di fronde. +</p> + +<p> +L’estinta aveva i capelli disciolti, la fronte +cinta dalla diadema, e il corpo avvolto nel manto +imperiale. Presso la testa era deposto su monopodio +d’oro un vaso di pietra murrina a fiammeggianti +colori, che Nerone aveva acquistato +per duecento cinquanta talenti‍<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> e conteneva +l’acqua lustrale. +</p> + +<p> +Ai piedi del feretro da due bracieri d’argento +<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> +si sollevava il vapore d’incenso e d’erbe odorose. +Sotto l’apertura del soffitto (compluvio) era +disteso un panno bruno per impedire che la +luce del giorno penetrasse nella camera mortuaria, +rischiarata da ricchi candelabri, sui quali +ardevano fibre di papiro intrecciate insieme e +ricoperte di cera. +</p> + +<p> +Le statue, che sorgevano tra le colonne, erano +velate a bruno, e prendevano aspetto di sinistre +apparizioni. Ventiquattro littori si tenevano immobili +ai due lati del feretro, e i pretoriani custodivano +le porte, tenendo a dovere la folla, +che silenziosa girava intorno. Molte donne andavano +a tuffare la mano nell’acqua lustrale, +e se ne spruzzavano per purificarsi. Le schiave, +in gramaglie, e le chiome disciolte, genuflesse in +un canto, recitavano preghiere, mentre da un +lato un coro di fanciulle, vestite di bianco, tempravano +al suono della cetra funebri nenie. +</p> + +<p> +Nerone intanto, colpito da febbre terzana in +conseguenza del bagno preso‍<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> e in preda al +dolore, s’aggirava smanioso per le stanze di +Poppea, baciando gli oggetti che le avevano +appartenuto e bagnandoli di lagrime. +</p> + +<p> +A notte, quando il palazzo era chiuso, si recava +nell’atrio, e là, genuflesso presso il cadavere, la +chiamava singhiozzando e scongiurava le Potenze +celesti e le infernali perchè la facessero +risorgere. +</p> + +<p> +Per tre giorni venne distribuito al popolo +carne, vino e olio, e questa elargizione chiamavasi +<i>visceratio</i>. +</p> + +<p> +Alla sera del terzo, le vie che dal Palatino +mettevano al Campo Marzio, adornate con panneggiamenti +oscuri e festoni di mirto e di cipresso +e rischiarate da candelabri d’elevato fusto, +erano percorse da’ banditori che invitavano +il popolo a seguire il feretro dell’Imperatrice. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> +</p> + +<p> +I balconi delle case erano del pari addobbati +a lutto, e le famiglie, riunite fuori della <i>janua</i> +(porta della strada) attendevano il passaggio del +funebre corteggio. +</p> + +<p> +Lo precedevano i trombettieri, che dalle lunghe +tube mandavano di tratto in tratto prolungati +squilli, e dieci <i>tibicini</i> o suonatori di flauto, che +numero maggiore non ne permetteva nei funerali +la legge delle dodici tavole, e in mezzo ai +littori, vestiti di nero, il <i>designatore</i> che dirigeva +la funebre pompa. +</p> + +<p> +Venivano poi il Pontefice Massimo circondato +dai Sacerdoti, le Vestali, molti patrizii e dame +vestiti a lutto, i Padri Coscritti coi laticlavi abbrunati, +i Cavalieri, i Consoli, tutti gli altri ufficiali +dello Stato e numerosa schiera di cortigiani. +</p> + +<p> +Seguivano le citariste, vestite di bianco e coronate +d’alloro, le prefiche scarmigliate, che piangevano, +l’Arcimima colla maschera in cui erano +ritratte le fattezze dell’estinta‍<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a> e che cercava +d’imitarne le movenze, i due gladiatori bustuarii, +che dovevano combattere vicino al rogo, ed infine +i <i>vespilloni</i> che portavano a spalla sopra tavole +coperte di drappo la statua di Poppea e i +busti di Sabina e di Ollio suoi genitori. +</p> + +<p> +E dietro di loro la salma dell’Imperatrice deposta +entro palanchino fastosamente addobbato +e sorretto da otto letticarii. +</p> + +<p> +Nerone, circondato dai littori, lo seguiva a piedi +appoggiandosi ai liberti Pitagora e Doriforo. Egli +era contraffatto così che metteva spavento. +</p> + +<p> +Isidoro Cinico, che assisteva al passaggio del +corteggio, quando lo vide, lo additò ad alcuni +amici dicendo: +</p> + +<p> +— Veh, veh, il coccodrillo che segue la sua +vittima e piange. +</p> + +<p> +— Eppure, — rispose un altro, — dicono che +l’amasse molto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> +</p> + +<p> +Il Cinico, facendo le spallucce, rispose: +</p> + +<p> +— Non passeranno due lune che ne amerà +un’altra, e benedirà il piede che diede il calcio. +In quell’anima scellerata non possono allignare +nobili sentimenti. Poppea credette di domare la +belva, e la belva la uccise. +</p> + +<p> +— Oh! — osservò un altro, — Cercopiteco +Panerote che segue il funebre convoglio; lui che +assicurava di non prender mai parte a riti funebri +per non rattristarsi e turbare le digestioni. +</p> + +<p> +— Avrà avuto paura, — rispose Isidoro, — che +mancando, Cesare non lo invitasse alla <i>novendiale</i>. +</p> + +<p> +Questo dialogo si teneva nel Foro, ove giunto, +il corteggio fe’ sosta, e la folla si strinse più +fitta intorno alla tribuna per ascoltare l’oratore +che doveva recitare le lodi dell’estinta. +</p> + +<p> +S’era sparsa voce che questo cómpito dovesse +essere affidato ad uno dei più eloquenti Senatori. +</p> + +<p> +Invece, con meraviglia universale, fu visto +salire sulla tribuna lo stesso Nerone. +</p> + +<p> +Anche in questa triste circostanza la sua vanità +non gli aveva consentito di cedere ad altri +la parola. +</p> + +<p> +Volle far pompa d’eloquenza, ed invece la +sua laudazione, pronunziata con voce rauca +e tremante, non riuscì che un’ampollosa filastrocca +sulle doti fisiche della morta. +</p> + +<p> +Il publico, già indignato contro di lui pei suoi +delitti, per la sua viltà, ed ora per l’inaudita +sfrontatezza di venire egli stesso a commemorare +la sua vittima, accompagnò il discorso con +bisbigli di disapprovazione, e la plebe lo lasciò +finire senza una voce di plauso. +</p> + +<p> +Il presuntuoso oratore spiegò questo a senso +di commozione e di rispetto; ma per non essere +disingannato, vedendo altra commemorazione +diversamente accolta, ordinò che il corteggio +proseguisse la via. +</p> + +<p> +Come giunsero al Campo Marzio, diviso allora +in Campo di Marte per gli esercizii militari e in +<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> +Campo Minore, dove sorgevano i sepolcri dei +patrizii, la salma fu tolta dal palanchino. +</p> + +<p> +Prima che venisse avvolta nel lenzuolo d’amianto +e consegnata agli <i>ustori</i>, che dovevano +metterla sulla pira, Nerone andò a baciarla, scoppiando +di nuovo in dirottissimo pianto. +</p> + +<p> +Quindi montò nella sua portantina, ne chiuse +le cortine, per non vedere alcuno e non esser +veduto, e circondato dai littori, tornò al Palatino. +</p> + +<p> +L’altissima pira, composta della più aromatica +<i>acapna</i>‍<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>, s’elevava nel mezzo del campo. +</p> + +<p> +Gli <i>ustori</i> vi deposero sopra il cadavere coperto +d’unguenti, d’incenso e ricche suppellettili. +Domizia ch’era la più prossima parente che +assistesse alla cerimonia, tenendo la faccia rivolta +indietro, appiccò il fuoco alla pira, che in +poco tempo divenne rogo, e il cadavere scomparve +tra le fiamme, mentre le prefiche innalzavano +una nuova <i>conclamatio</i>. +</p> + +<p> +Nello stesso tempo i due gladiatori bustuarii +cominciarono a combattere, e la lotta durò, finchè +uno dei due venne portato via semivivo. +</p> + +<p> +Quel combattimento mortale era destinato, +giusta il pregiudizio pagano, a placare i Mani +con quel sagrifizio di sangue. +</p> + +<p> +Come fu consumata la pira, se ne spensero +col vino le ceneri ardenti, e Domizia, dopo l’usuale +lavanda delle mani, fece l’<i>ossilegio</i>‍<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>, asperse +quei resti d’ossa inaridite con latte e vino, le +asciugò con pannilini, e miste a sostanze odorose +le chiuse nell’urna cineraria. +</p> + +<p> +Dopo ciò uno dei Sacerdoti andò ad immergere +un ramo d’olivo nell’acqua lustrale, e consegnatolo +al Pontefice Massimo, questi ne asperse +gli astanti. +</p> + +<p> +Allora la prefica principale disse ad alta voce: +</p> + +<p> +— Ilicet‍<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> +</p> + +<p> +E migliaia di voci risposero: +</p> + +<p> +— <i>Ave anima candida; terra tibi lævis sit; +molliter cubent ossa</i>‍<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. +</p> + +<p> +L’urna venne consegnata a Domizia, che la +prese fra le braccia, e camminando in mezzo ad +Egloga ed Alessandria, seguita dalle schiave e +scortata dai littori, la portò sul Palatino. +</p> + +<p> +Quel giorno stesso negli orti neroniani ebbe +luogo il <i>silicernio</i>‍<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>; e nove giorni dopo l’urna +cineraria fu sepolta nel sarcofago fatto costruire +sollecitamente nel giardino. +</p> + +<p> +Prima che venisse chiusa coll’epitaffio, un Sacerdote +vi gettò sopra tre volte della terra, e +quel dì stesso si celebrò il <i>novendiale</i> o cena +funeraria. +</p> + +<p> +I convitati, avvolti in manto nero, erano raccolti +nell’exedra ed attendevano che comparisse +Cesare per condurli nel triclinio. +</p> + +<p> +Erano undici, perchè i romani tenevano a non +varcare il numero di dodici nelle publiche solennità +a tavola, come avevano cura di non +trovarsi in numero dispari. +</p> + +<p> +Allorchè Nerone si presentò, vestito in gramaglie, +col volto macilento e tetro, gli occhi +sbarrati e cavi, camminando lentamente, pareva +l’ombra del tremendo Imperatore. +</p> + +<p> +— Salvete, — egli disse, traversando l’exedra +e accennando alle dame e agli altri di seguirlo. +</p> + +<p> +Al loro comparire nel triclinio, i musici, raccolti +sopra palco parato di bianco e nero, intuonarono +una mesta elegia, composta espressamente +dal citaredo Terpno. +</p> + +<p> +Questi aveva voluto condur seco Menecrate, +perchè dirigesse i tibicini ed i suonatori di cetre, +che accompagnavano il coro. +</p> + +<p> +Prima d’accettare l’invito il citaredo aveva +voluto consultarsi coll’Apostolo, per sentire da +lui se fosse cosa conveniente ad uno che professava +<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> +la fede di Cristo, il prender parte a rito +pagano. +</p> + +<p> +Paolo gli aveva risposto: +</p> + +<p> +— L’arte che eserciti dà pane a te e alla tua +vecchia madre; e quando ti si offre il mezzo di +guadagnarne non puoi rifiutare i doni della Provvidenza. +D’altronde è dovere in te di servire al +tuo sovrano, senza curarti d’indagare cosa esso +sia. Va senza paura, perchè il tuo Dio sarà +con te. +</p> + +<p> +E Menecrate era andato; ma tra quelle pareti +testimoni di tante orgie, di tanti delitti, e dove +per lui aleggiava sempre lo spirito d’Ottavia, si +trovava a disagio. +</p> + +<p> +Prima che intorno alle mense andassero i +convitati a distendersi sui letti triclinarii, una +vergine, velata a bruno, entrò nella sala, portando +il vaso di pietra murrina, ch’era stato +presso il cadavere di Poppea, pieno d’acqua +lustrale. +</p> + +<p> +Quel giorno conteneva invece del falerno consacrato +all’ara di Bacco. +</p> + +<p> +La fanciulla, accompagnata da due giovinette +parimenti in gramaglie, e che le tenevano sollevato +il peplo, andò a presentare il vaso all’Imperatore, +che lo portò alle labbra, e tutti dopo +lui bevvero di quel vino, che giusta l’usanza +rituale era stato primo sorseggiato dalle labbra +delle Vestali. +</p> + +<p> +Terminata questa cerimonia, i convitati smesse +le gramaglie, si presentarono in bianche toghe +e gli schiavi triclinarii, splendidamente vestiti, +cominciarono a dispensare le vivande e a mescere +il vino. +</p> + +<p> +L’Imperatore non toccò cibo, ma molto bevette, +credendo con questo vincere i brividi +della febbre. +</p> + +<p> +Uno dei convitati disse piano a Cercopiteco +che gli stava accanto: +</p> + +<p> +— Come Cesare è contraffatto! Osservalo. +</p> + +<p> +— No, — rispose il parassita, — perchè mi +farebbe pena e perderei quel po’ d’appetito che +<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> +mi rimane. Molto già me ne tolgono queste lugubri +cene. +</p> + +<p> +Levate le mense, Nerone si trattenne ancora +a bere nella <i>comissatio</i>. Poi licenziò i convitati, +dicendo loro: +</p> + +<p> +— Valete, o voi più felici di me, poichè tornando +alle vostre case, troverete forse quella +pace, ch’io perdetti per sempre. +</p> + +<p> +— Così soavemente non ha mai parlato, — osservò +Panerote: — brutto sintomo questo. +</p> + +<p> +E in verità, fosse conseguenza del male che +lo travagliava o sincero dolore per la perduta +donna, Nerone mostravasi cangiato. +</p> + +<p> +L’uomo feroce accennava a divenir benigno. +</p> + +<p> +Avendo notato tra i suonatori la presenza di +Menecrate, lo fece venire a sè e gli disse: +</p> + +<p> +— T’inflissi un giorno ingiusto supplizio, che +tu sostenesti eroicamente. Più nulla seppi di te, +ed oggi tu sei tornato nella casa Aurea. Dunque +non m’odii più? +</p> + +<p> +— Non t’ho mai odiato. A Cesare non debbo +che obbedienza e rispetto. D’altronde io venni +alla reggia, come tutti gli altri suonatori, per +esercitare l’arte mia, e guadagnare del danaro. +</p> + +<p> +— Sappi, o Menecrate, che la tua presenza +ridestò in me i ricordi del passato, e in questi +giorni funesti furono un sorriso per l’anima +mia. Voglio proprio ricompensartene. Ponti ad +armacollo questa crumena, e quando sarai tornato +ai tuoi lari, i mille nummi ch’essa contiene +offrirai da mia parte a tua madre, se pur vive +ancora. +</p> + +<p> +Menecrate rispose di sì, e Nerone ripensando +in quel momento alla maledizione materna, senza +ricordarsi del parricidio, che l’aveva provocata, +mormorò sospirando: +</p> + +<p> +— Tu sei felice. +</p> + +<p> +Queste parole, che il citaredo spiegò a senso +di malvagia ipocrisia, erano invece l’espressione +d’un’anima trambasciata, che invidiava in quel +momento le intemerate coscienze. +</p> + +<p> +Dopo alcuni istanti di silenzio Nerone riprese: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> +</p> + +<p> +— Son maledetto!... Son condannato a non +udir più una voce soave, che mi parli all’anima, +che acqueti il mio furore. Atte ebbe un giorno +questa potenza, e dopo lei l’ebbe Poppea, e tutte +e due le ho perdute!... Poppea è morta, ed Atte +m’odierà per certo. +</p> + +<p> +— Non crederlo, o divo Cesare. +</p> + +<p> +— Dimmi, è tuttora presso mia cognata Antonina? +</p> + +<p> +Menecrate affermò col chinar del capo, e l’altro, +come parlando a sè stesso, mormorò: +</p> + +<p> +— Forse là, ritroverei la pace e l’amore.... Illusione!... +Più per me non esistono sogni di rose. +Io non debbo avere che orride immagini. +</p> + +<p> +E le aveva di fatto, e più terribili si presentarono +a lui quando pochi giorni dopo, assalito +da perniciosa, fu in preda a continuo delirio. +</p> + +<p> +Si vedeva perseguitato dagli spettri delle sue +vittime, Agrippina continuava a gridargli maledizione, +e la sua voce aveva il fragore del tuono. +Aulo Plancio ed il giovine Crispino, lividi e gonfi +gli si gettavano addosso, agghiacciandolo col +loro gelo di morte. Britannico e Burro gli sputavano +in viso la bava avvelenata. Seneca faceva +cadere sopra di lui una pioggia di sangue, Rubea +gl’intronava le orecchie cogli urli della +pazza, Paride l’istrione lo percoteva e lo beffeggiava, +Calpurnio Pisone e gli altri congiurati, +armati di gladii e pugnali, lo tempestavano di +ferite. Poppea lo incalzava, portando sulle braccia +il bambino schiacciato, e la dolce Ottavia in +lagrime gli additava le cicatrici del petto. +</p> + +<p> +Codeste tormentose visioni s’alternavano continuamente +davanti alla sua fantasia e lo rendevano +furente. Egli s’agitava, cercava balzar +dal letto, e gridava che lo liberassero da quegli +spettri. +</p> + +<p> +Ora chiamava ad alta voce l’astrologo Babilo +e Locusta perchè facessero scongiuri; ora invocava +il soccorso del suo Genio tutelare, ora +piangendo, chiedeva perdono ai Mani di quegli +infelici, che aveva messo a morte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> +</p> + +<p> +Come si sparse per Roma la notizia che la +vita di Cesare era in grave pericolo, i cittadini +d’ogni classe, anche molti di quelli da lui beneficati, +attendevano con impazienza che suonasse +l’ultima ora dell’efferato tiranno, e i partigiani +di Sergio Galba si preparavano ad acclamarlo +Imperatore. +</p> + +<p> +Ritroviamo fra questi il pretoriano Missizio, +che nella congiura di Pisone non aveva diviso +la sorte de’ suoi compagni, perchè il suo nome +era tra quelli che il delatore Milito non aveva +iscritti nella lista consegnata ad Aniceto. Morto +Pisone e gli altri congiurati, egli s’era gettato +nel partito di Galba, ed ora s’adoperava con +maggior lena, ma non minore circospezione, per +renderlo accetto al soldati del pretorio. Egli teneva +Nerone per ispacciato, ma l’aspettativa sua +e quella di tutti fu delusa. +</p> + +<p> +Gli archiatri avevano vinta la febbre, e Nerone +era salvo. +</p> + +<p> +I più timidi allora tacquero paurosi, e gli amici +di Galba cominciarono a discutere se non convenisse +ricorrere all’assassinio. +</p> + +<p> +Era questo però periglioso progetto e di difficile +attuazione, perchè, dopo la congiura dì Pisone, +il tiranno si teneva guardingo ed era circondato +da numerosi satelliti, oltre i littori sempre +fidi, e i pretoriani non ancora pronti alla +ribellione. +</p> + +<p> +In quel frattempo avvenne la morte di Giulio +Vindice, il più fervido sostenitore di Galba, il +quale se ne mostrò tanto avvilito, che fu sul +punto di rinunziare all’impresa, e togliersi la +vita. +</p> + +<p> +Questo fatto accrebbe lo sgomento ne’ suoi +partigiani di Roma, e fu invece di grande sollievo +all’abbattuto spirito di Cesare. +</p> + +<p> +— Vedo, egli diceva, che la mia stella non è +ecclissata, muoiono i miei nemici ed io vivo. +Sono certo che Galba sparirà, com’è sparito +Vindice, e che le mie legioni faranno giustizia +delle provincie ribelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> +</p> + +<p> +Domizia, che lo stava ascoltando, interruppe: +</p> + +<p> +— Ora che le tue forze ritornano, e più nulla +sventuratamente ti trattiene in Roma, perchè +non ti poni alla testa di quelle legioni? Perchè +vuoi lasciare ai Proconsoli l’onore della vittoria? +</p> + +<p> +Così la vecchia tornava sempre a ribadire +quel chiodo, irritando Nerone coll’importuno +suggerimento. +</p> + +<p> +— Strana pretesa è la tua, — rispose concitato, — di +voler ch’io vada a combattere nel misero +stato in cui mi trovo tuttora, affranto d’animo +e di corpo. +</p> + +<p> +— La tua guarigione è completa, — interruppe +l’altra. +</p> + +<p> +— T’inganni, non tornerà la salute finchè non +cesseranno le conseguenze della sventura, finchè +non mi sorriderà di nuovo l’amore. +</p> + +<p> +— Allora non dovevi uccidere Poppea Augusta. +Pretendi forse trovare un’altra, che voglia +unirsi a te dopo la miseranda fine.... +</p> + +<p> +— Cessa d’importunarmi coi funesti ricordi, +vecchia malvagia, e sappi che quella donna +esiste, ed io l’otterrò. +</p> + +<p> +— E chi è mai? +</p> + +<p> +— Non voglio dirti il suo nome. +</p> + +<p> +— Sospetto di chi si tratti. +</p> + +<p> +— Tieni i tuoi sospetti per te, e lasciami solo, +che la tua presenza m’è odiosa. +</p> + +<p> +Domizia, non potè a meno, quando fu presso +alla porta, di lanciargli, come una sfida, il nome +d’Antonina. +</p> + +<p> +Nerone balzò in piedi, afferrando un pugnale +ch’era sul tavolo. +</p> + +<p> +L’altra, vedendo l’atto minaccioso, s’arrestò, +e mostrando il petto, esclamò: +</p> + +<p> +— Ferisci! I veri Domizi non temono la morte. +</p> + +<p> +Nerone, gettando il pugnale disse: +</p> + +<p> +— Va, che l’ora tua non è ancora suonata. +</p> + +<p> +Domizia allora, alzando con disprezzo le +spalle, s’allontanò. +</p> + +<p> +Quella stessa sera una donna, avvolta nella +calyptra, entrava nella casa Aurea. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span></p> + +<h2 id="cap31"><span class="smcap">Capitolo XXXI.</span> +<span class="smaller">L’ultimo amore.</span></h2> +</div> + +<p> +Alla dimane della <i>novendiale</i>, Menecrate s’incontrò +coll’Apostolo Paolo nell’ospizio di Salvidieno +Orfido, e a lui riferì le parole dettegli da +Nerone dopo la cena, nelle quali aveva rimpianto +il passato, aveva ricordata la potenza +che Atte esercitava su lui, e parlando del palazzo +d’Antonina, aveva mormorato che forse là +ritroverebbe la pace. +</p> + +<p> +— Indovino, — disse l’Apostolo, — la sua intenzione; +forse egli pretende che a Poppea succeda +Antonina; ecco la pace ch’egli cerca. Ma +la sorella d’Ottavia e di Britannico non ricambierà +mai l’amore del tiranno che li ha trucidati. +</p> + +<p> +— E sei tu sicuro, o maestro, che si tratti di +Antonina e non d’Atte? +</p> + +<p> +— Sia dell’una, o dell’altra, ch’egli intendeva +parlare, preghiamo, o Menecrate, che Dio tenga +lontana da loro la sventura. +</p> + +<p> +Credè prudente di non ripetere alle due donne +le rivelazioni del citaredo. Antonina ne sarebbe +rimasta sgomenta, e Atte forse commossa, con +grave rischio della riconquistata virtù. +</p> + +<p> +Quando Nerone ebbe superata la perniciosa, +e furono scomparse le spaventose visioni, si +tranquillizzarono i suoi rimorsi, e tornando alle +amorose fantasie, andò avvalorandosi in lui il +proposito di sposare Antonina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> +</p> + +<p> +Questo desiderio di Cesare non tardò a propalarsi +fra i cittadini, e allo stesso Apostolo lo +ripeteva un giorno Salvidieno Orfido, che lo +aveva udito in una <i>tonstrina</i>‍<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>. +</p> + +<p> +Allora stimò opportuno di renderne avvisata +Antonina, che ne fu sinistramente colpita. +</p> + +<p> +— Quell’uomo mi fa paura, — essa disse. +</p> + +<p> +— E a me fa pietà, — rispose Atte ch’era +presente. +</p> + +<p> +E qui narrò che Menecrate le aveva ripetute le +parole dette a lui dall’Imperatore, esternando +il sospetto che questi avesse rivolto i suoi pensieri +sopra Antonina. Per sentimento di delicatezza +non aveva osato farne parola alla sua +padrona. Parlava adesso, poichè il maestro glie +ne dava l’esempio. +</p> + +<p> +Aggiunse inoltre, che imbattutasi quella mattina +stessa nel giovinetto Sporo, questi le aveva +descritti i deliri spaventosi e le fisiche sofferenze +di Cesare, l’abbattimento di spirito, in cui +si trovava, e la speranza d’udire una voce che +non fosse quella di scellerati consiglieri. +</p> + +<p> +Atte terminò dicendo: +</p> + +<p> +— Ecco, mia adorata signora, perchè io dissi +che Cesare m’inspirava pietà. +</p> + +<p> +Con siffatta dichiarazione essa voleva distruggere +ogni sospetto, che sul conto di lei potesse +nascere in Antonina, e Paolo pel suo pietoso +sentimento verso il tiranno. +</p> + +<p> +— O figlia, — le disse Paolo, — non proviene +forse la tua pietà dall’aver inteso che Cesare +si ricordò di te e con rimpianto? Rispondi colla +franchezza d’un’anima onesta. +</p> + +<p> +— Credi tu, o maestro, ch’io possa conservare +un resto d’affetto per l’uccisore della divina +Ottavia, la sorella della mia generosa padrona, +e di suo fratello Britannico? No, ho +compassione dell’Imperatore, come l’ho per qualunque +altro che sia colpito dalla sventura. Se +sapessi che la mia voce e le mie parole potrebbero +<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> +confortarlo, e per giovare a tutti, indurlo +a frenare d’ora innanzi, gl’istinti malvagi, non +avrei difficoltà alcuna di presentarmi a lui, tanto +sono sicura di me, tanto mi sento purificata +dalla nuova fede. E poi, quand’anco tutto ciò +non bastasse, sappiate ch’io amo, riamata, Menecrate, +che ho speranza di potermi presto chiamare +sua sposa, e che nessuno al mondo mi +indurrebbe a tradirlo. Ora palesai interamente +la verità e dovete credermi. +</p> + +<p> +— Sì, ti credo, o Atte, e tutto farò perchè tu +sii felice. +</p> + +<p> +— E tu, o maestro? — chiese Atte a Paolo, +vedendo ch’egli taceva. +</p> + +<p> +— Vorrei, — rispose, — esser certo che tu +non faccia troppo a fidanza colla tua forza d’animo, +e ti direi: va, e qualunque sia l’uomo +che tu credi poter confortare e fors’anco redimere +colle tue esortazioni, compi coraggiosamente +la tua missione. +</p> + +<p> +— Confida in me, — riprese Atte, — sotto +l’usbergo della fede e dell’amore la mia virtù +si sente invulnerabile. Sono pronta ad andare, +ove la mia diletta signora me lo consenta. +</p> + +<p> +— Anzi io stessa t’invio, — disse Antonina, — perchè +tu indaghi se veramente l’audace Enobardo +nutre il proposito di chiedere la mia +mano. +</p> + +<p> +— Grande vantaggio, — soggiunse l’Apostolo, — e +grande consolazione sarebbe pei cristiani il +veder sulla tua fronte la diadema imperiale, e +se Nerone, di cui le passioni non ammettono +ostacoli, acconsentisse a sposarti anche cristiana, +tu.... +</p> + +<p> +— Rifiuterei lo stesso, — interruppe Antonina, — rifiuterei, +perchè mi parrebbe un oltraggio +ai Mani d’Ottavia e di Britannico. +</p> + +<p> +Paolo riprese: +</p> + +<p> +— Comprendo la tua ripugnanza; ma pel bene +dei nostri fratelli in Gesù Cristo dobbiamo essere +pronti a sacrificare tutti i materiali interessi, +come i sentimenti del cuore. Tu sei forse +<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> +destinata da Dio a far dell’efferato tiranno un +giusto, e vorresti rinunziare a quest’opera santa? +</p> + +<p> +— Sii certo, o maestro, che non avrò occasione +di compire sagrifizii, nè merito di convertire +Nerone; poichè questi, nell’odio suo contro +i cristiani, s’è vera la voce che si sparse, +o rinunzierà al suo progetto o vorrà costringermi +a ritornar pagana. Non c’illudiamo, o +maestro, non è la grandezza che m’aspetta, è +forse la sventura. Quando questa mia fida liberta, — ed +additò Atte, — tornerà dalla casa +Aurea, vedrò da quanto essa mi riferirà, cosa +mi resti a fare, se cercare uno scampo o prepararmi +al martirio. +</p> + +<p> +— Della vita nostra non è arbitro che Dio. +Allorchè non v’è più mezzo di salvarsi, è bello +il sacrificarla per la fede. Nessuno però per vanagloria +deve affrontare il martirio, quando è +pronto lo scampo. +</p> + +<p> +Alla sera Atte s’avvolse nella calyptra e si +diresse verso il palazzo di Cesare. +</p> + +<p> +Stava questi adagiato sopra una cattedra, +presso un desco sul quale ardeva una lucerna +<i>polimixa</i> e suonava sul liuto una malinconica +melodia, quando venne il liberto Doriforo ad +annunziargli la citarista. +</p> + +<p> +— Atte! — esclamò Nerone sorpreso. +</p> + +<p> +— Atte! — ripetè Sporo, che seduto sopra +uno sgabello ascoltava la musica. +</p> + +<p> +E balzato in piedi, corse verso la porta, e +condusse entro la zotheca la donna, stringendole +con trasporto la mano. +</p> + +<p> +Ma, con grave suo disappunto, venne tosto +mandato fuori; e dovette accontentarsi di passeggiar +sospirando davanti alla porta, e di tratto +in tratto orecchiando. +</p> + +<p> +— Atte, — chiese Nerone alla donna come +furono soli, — che vuoi da me? Vieni forse a +ricordarmi le gioie del passato o a rinfacciarmi +i delitti? +</p> + +<p> +— No, divo Cesare, io ti seppi mesto e infelice, +e mossa da pietà, venni a portarti conforto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> +</p> + +<p> +— Ti son grato d’essere venuta, poichè colla +tua presenza mi richiami alla memoria giorni +più felici. Però la tua pietà non accetto: io voglio +essere temuto, amato, ma non compianto. +Una sola persona in Roma vorrei che fosse +pietosa con me, ma quella tu non sei. +</p> + +<p> +Atte comprese di chi si trattasse, ma non +volle nominare Antonina. +</p> + +<p> +— La donna, di cui parlo, io l’ho offesa, crudelmente +offesa, e non oso sperare da lei pietà. +Essa, appagando i miei desiderii, potrebbe far +di me un uomo felice, redimere l’anima mia dai +vizii e dai delitti, e cangiare il perverso tiranno +nel più giusto e magnanimo del Cesari. Un suo +rifiuto invece mi renderebbe di nuovo demente, +inesorabile, formerebbe la perdizione mia, la +sventura di Roma. Codesta divina creatura è +Antonina. +</p> + +<p> +Tutto ciò aveva detto Nerone nella certezza +che la citarista lo ripeterebbe alla sua Signora. +Sperava così di trovare questa più mite e benigna +allorchè egli andrebbe ad offrirle la diadema +imperiale. +</p> + +<p> +Atte rimase per un istante dubbiosa e sgomenta, +ma poi, fedele agli ordini ricevuti, cominciò +ad adempiere alla sua missione, cercando +di distorre il tiranno dal suo progetto. +</p> + +<p> +— La mia Signora, — essa disse, — è così buona +e generosa che non conosce odio, ch’è pronta +sempre a dimenticare le offese e a perdonarle. +Se rifiutasse la tua generosa offerta dovresti +ascriverlo soltanto al desiderio di pace, alla sua +avversione a tutto ciò ch’è pompa e grandezza. +</p> + +<p> +— E che ne sai tu? Parli forse per gelosia? +</p> + +<p> +La donna melanconicamente rispose: +</p> + +<p> +— O divo Cesare, io qui venni per farti del +bene, e tu mi compensi con ingiuriosi sospetti. +Di qual cosa, di chi mai vuoi tu ch’io sia gelosa? +Ora non lo sono che della mia virtù e del mio +fidanzato. +</p> + +<p> +— Fidanzato! — esclamò Nerone accigliandosi, — e +chi è costui? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> +</p> + +<p> +— Menecrate. +</p> + +<p> +— Così quella che fu un giorno tanto amata +da Cesare, discende oggi ad un citaredo. +</p> + +<p> +Atte riprese: +</p> + +<p> +— Da un amore impuro, che mi costò la vergogna, +ad un amore santo, che mi renderà felice. +</p> + +<p> +— Taci: non irritarmi. +</p> + +<p> +— E perchè t’irriti, o divo Cesare? Sono io +forse Antonina? +</p> + +<p> +— Hai ragione. Son pazzo. Or bene, poichè +venisti, come tu dici, per darmi sollievo, prendi +il mio liuto, temprane le corde e canta, e la +tua voce calmi l’anima mia trambasciata, come +l’arpa di David calmava i furori del Re israelita. +</p> + +<p> +Atte obbedì, e Nerone rimase ad ascoltarla +assorto nelle memorie del passato. +</p> + +<p> +La dolce rassegnazione d’Ottavia, le notti d’ebbrezza +voluttuosa, le feste, i banchetti, gli spettacoli +del circo e dei teatri gli si schieravano dinanzi +alla mente e lo forzavano a rimpiangere +le delizie perdute, e a viemmaggiormente desiderare +nuove future gioie. +</p> + +<p> +Come la citarista ebbe finito, le disse: +</p> + +<p> +— È ben soave la tua voce. Se io ti dicessi: +Atte, abbandona Menecrate e torna a me, oseresti +tu rifiutare? +</p> + +<p> +— Dovrei osarlo a rischio di provocare il tuo +sdegno. +</p> + +<p> +— Rassicurati, — riprese Nerone sorridendo, — io +non ti farò simile proposta. Un’altra immagine +mi sta scolpita nella mente e nel cuore, di +un’altra Dea dev’esser tempio la casa Aurea. +E per addimostrarti che io non parlai da senno, +e che non sono geloso del tuo matrimonio, voglio +offrirti un regalo di nozze. +</p> + +<p> +Così dicendo, levossi, e passato nell’attigua +stanza, ne ritornò poco dopo portando una cintura +di cammei, chiusa in scatola d’argento lavorata +a cesello. +</p> + +<p> +Con quest’atto generoso l’astuto Imperatore +voleva rimediare a quell’impeto di gelosia, a +cui s’era lasciato andare pel matrimonio della +<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> +citarista, impeto che poteva compromettere le +sue aspirazioni per Antonina. +</p> + +<p> +La donna rese grazie del dono, e poi attese +d’essere congedata. +</p> + +<p> +Nerone però la trattenne ancora lungo tempo, +parlandole della sua padrona, e cercando informarsi +quale esistenza menasse, quali fossero +le sue abitudini, quali le persone che frequentavano +la casa. +</p> + +<p> +Atte, nell’intento di distorlo dal suo progetto, +descrisse, esagerandola alquanto, la vita solitaria +d’Antonina, che trovava la sua felicità negli +studii, nei lavori e nelle occupazioni domestiche. +</p> + +<p> +— È troppo giovine e bella, — interruppe Nerone, +come indispettito, — per starsene a casa +a filar lana. E chi la spinge a questo? Forse +quel Saulo, quel cristiano intrigante? +</p> + +<p> +Atte s’affrettò a distruggere codesta supposizione, +perchè non incorresse l’Apostolo nell’ira +di lui, asserendo che l’istinto, e forse le sofferte +sventure, inducevano Antonina a prediligere +quell’esistenza. +</p> + +<p> +— Non cale, — riprese Nerone, — la frequenza +di quell’uomo in una casa pagana mi dà sospetto, +e saprò indagare la ragione che ve lo +conduce. Porta intanto il mio saluto alla tua +Signora, e dille che si prepari a regnare, che +la mia volontà è questa, e che alla volontà di +Cesare non v’è ostacolo che possa opporsi. Vale. +</p> + +<p> +E la congedò. +</p> + +<p> +Il tiranno amava Antonina, ma non di quell’amore +che aveva portato a Poppea. Ora, vedendo +la difficoltà della conquista, vi si univa +l’amor proprio, ed era deciso a trionfare ad +ogni costo. +</p> + +<p> +Antonina attendeva ansiosamente il ritorno +d’Atte, che giunse tutta agitata, e le disse che +purtroppo era tolto ogni dubbio, che Cesare +voleva dimandar la mano di lei, e si mostrava +fermo nella sua risoluzione. +</p> + +<p> +— Sono certa, — aggiunse, — ch’egli non +<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> +tarderà a presentarsi, e se riceve un rifiuto, sa +Dio che cosa accadrà. +</p> + +<p> +— Avvenga ciò che può, — rispose Antonina, — io +farò ciò che devo. +</p> + +<p> +— E lo respingerai, quand’anco acconsentisse +a sposarti benchè cristiana? +</p> + +<p> +— Sì, e rispondo a te quello che risposi a +Paolo. Se l’interesse della nostra chiesa m’imponesse +il dovere di sacrificarmi, sposando un +uomo che mi fa ribrezzo, non me lo consentirebbe +la mia onestà. +</p> + +<p> +— E non pensi a fuggire finchè ne hai tempo +per non affrontare l’ira sua? +</p> + +<p> +— Sarebbe una viltà. Se prega, io cercherò +benignamente di persuaderlo ad abbandonare +il suo progetto, a cercare l’amore d’altra donna. +E se volesse impormi l’esecrato imeneo colla +minaccia, allora eluderò in qualche modo la sua +ostinazione. +</p> + +<p> +Nè si smentì allorchè alcuni giorni dopo venne +Nerone a chiederla in sposa adoperando i più +lusinghieri blandimenti per convincerla ad accettare. +</p> + +<p> +Disse essere essa la sola donna capace di +renderlo ormai felice e saggio, di cangiare la +sua malvagia natura, e far di lui un Principe +adorato e rispettato. +</p> + +<p> +— Pensa, — aggiunse, — che se tu rifiutassi +l’aureola di tanta gloria commetteresti una +colpa. +</p> + +<p> +Antonina, nascondendo l’interno turbamento +sotto mentita calma, rispose con tutta dolcezza. +</p> + +<p> +— Ma io, o divo Cesare, non m’illudo sulle +mie attrattive. Queste non sono tali da ottenere +quello che non ottennero la soavità d’Ottavia e +la bellezza di Poppea, che tu amavi assai, ed +aveva impero grandissimo sull’animo tuo. +</p> + +<p> +— Di ciò lascia giudice il mio cuore, e non +la tua modestia. È da lungo tempo ch’io t’amo, +ed ora è giunto il giorno in cui l’amata di Cesare +deve abbandonare l’oscura esistenza per +gli splendori della reggia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> +</p> + +<p> +Dopo aver fatto indarno nuovi tentativi per +persuaderlo a rivolgere altrove le sue aspirazioni +Antonina finì per esclamare: +</p> + +<p> +— È impossibile! +</p> + +<p> +— Non v’è impossibilità che non debba cedere +davanti alla volontà di Cesare. +</p> + +<p> +Sotto l’umile vello cominciavano a spuntare +le unghie del leone. +</p> + +<p> +— E vorresti espormi alle giuste censure di +Roma intera, che vedrebbe con raccapriccio la +sorella d’Ottavia e di Britannico tra le braccia +di Nerone? E tu stesso potresti sacrificare il +tuo amor proprio, la tua dignità, sposando una +donna che non potrà mai amarti? +</p> + +<p> +— Tutto ciò non mi trattiene. Lascia la cura +a me di far tacere i censori e di conquistare +il tuo cuore. +</p> + +<p> +— T’illudi. Due ombre sanguinolenti mi difendono +e mi terrebbero sempre lontana da te. Abbandona +il tuo progetto, ch’è meglio. +</p> + +<p> +— No, — gridò con forza Nerone, — devi essere +mia. Così voglio, così comando. +</p> + +<p> +— Ebbene, v’è un ultimo ostacolo di cui non +ti parlai finora perchè il rivelarlo può costarmi +la vita. È una barriera formidabile, che sorge +fra noi. +</p> + +<p> +— Apparterresti forse ad un altro? Perchè se ciò +fosse, di codesta formidabile barriera io riderei. +</p> + +<p> +— Non crederlo, — disse Antonina, a cui in +quel momento terribile oscillava ogni fibra. +</p> + +<p> +— Confessi dunque che appartieni ad altri? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Il nome del mio rivale. +</p> + +<p> +— Cristo. +</p> + +<p> +Così dicendo, mostrò a Nerone una croce che +teneva nascosta sotto il peplo. +</p> + +<p> +A questa rivelazione le furie del tiranno si scatenarono. +</p> + +<p> +Gridò, stringendo le pugna: +</p> + +<p> +— Cristiana! Cristiana! Ah, per gli abissi, +avrei dovuto prevedere l’opera del galileo impostore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> +</p> + +<p> +— L’opera fu interamente dell’anima mia, — interruppe +Antonina. +</p> + +<p> +— Ebbene, l’anima tua abjurerà la nuova fede +per tornare all’antica, perchè io così voglio. Non +già per essermi questa più a cuore dell’altra. +Cristo e Giove sono per me ugualmente miti +risibili. Ma la figlia di Claudio, la nuova Imperatrice +di Roma dev’essere pagana. Intendi? +</p> + +<p> +Antonina, ferita nella sua dignità dall’imperiose +parole, levò la fronte altera, dicendo: +</p> + +<p> +— Così parla ai tuoi schiavi. +</p> + +<p> +— Egli è in tal guisa che Cesare deve parlare +a quanti si ribellano alla sua volontà. Preparati, +ti ripeto, ad abjurare la nuova fede per accettare +da me la mano e il trono. +</p> + +<p> +— Da te non voglio nè posso avere che la +morte. Rimango fida al mio Dio, e son pronta +al martirio. +</p> + +<p> +— Non lo sperare. Altri l’avranno in vece +tua, e tu sarai mia, tuo malgrado. +</p> + +<p> +— Dio mi difenderà. +</p> + +<p> +— Non tarderò a mostrarti ch’io sono più +potente di lui. +</p> + +<p> +— Per non udirti più oltre ti lascio, poichè +discacciarti non posso. +</p> + +<p> +Ed uscì dall’exedra. +</p> + +<p> +Nerone voleva seguirla, forse colla prava intenzione +di trarre all’istante su lei una turpe +vendetta. Ma poi si ravvisò, e tornò al Palatino +ripetendo tra sè: +</p> + +<p> +— Mi vogliono di nuovo tremendo, e tremendo +m’avranno. +</p> + +<p> +Fe’ venire Aniceto, e gli ordinò di penetrare +quella stessa sera a viva forza con alcuni satelliti +nel palazzo d’Antonina, rapirla e condurla +nella casa Aurea. +</p> + +<p> +— Ordinerai nel tempo stesso al Tribuno +Granio Silvano di scoprire la dimora dell’Apostolo +Saulo. +</p> + +<p> +— Io so dov’egli alloggia, e tu non lo immagineresti +mai, o divo Cesare. Egli è con altri +cristiani presso Salvidieno Orfido, il quale, non +<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> +curando il divieto, ha fatto della sua casa un +ospizio. +</p> + +<p> +— Ebbene, Salvidieno Orfido sia appeso alle +forche davanti la sua stessa casa, e Saulo e +tutti i cristiani che si trovano nell’ospizio, vengano +tradotti al carcere Mamertino. +</p> + +<p> +Quella notte Nerone vegliava agitato, mentre +il pedagogo e il Tribuno si recavano ad eseguire +i suoi ordini. +</p> + +<p> +— Essa forse, — ripeteva fra sè, — chiederà +grazia pei cristiani e forse per ottenerla si mostrerà +più rassegnata ad obbedirmi. +</p> + +<p> +La luce del primo <i>diluculo</i> penetrava già dai +balconi e i due messi non tornavano ancora. +</p> + +<p> +Nerone, in preda a nervosa agitazione, s’aggirava +per le stanze, parlando fra sè, mentre conserte +le braccia, stringeva convulsamente nel +pugno le maniche della tunica. +</p> + +<p> +Il primo a giungere fu Granio Silvano, e disse +che gli ordini di Cesare erano stati eseguiti, che +tutti i cristiani dimoranti nell’ospizio erano stati +tradotti nel carcere, che Salvidieno aveva già +subita la condanna, e che l’Apostolo veniva +catturato quando tutto polveroso e stanco rincasava. +</p> + +<p> +— Ora a noi, superba Antonina! — esclamò +Nerone con aria di trionfo. +</p> + +<p> +Ma erasi troppo affrettato a cantar vittoria. +</p> + +<p> +L’impresa di Aniceto aveva fallito. Meno un +vecchio ostiario infermo, che pieno di spavento +era venuto ad aprire, nessun’altra anima viva +era rimasta nel palazzo d’Antonina. Ne avevano +visitato i più reconditi luoghi, ma invano. Tutte +le stanze erano buie, mute, deserte. +</p> + +<p> +Il tiranno diede in urli selvaggi d’imprecazione, +senza attendere che Aniceto continuasse +il racconto. +</p> + +<p> +Quando però questi gli disse che il vecchio, +dietro la minaccia dei tormenti, aveva detto +che uscito di là l’Imperatore, era venuto l’Apostolo; +che poco dopo tornava a uscire accompagnato +da Antonina e dalla citarista; che gli +<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> +schiavi se n’erano iti anch’essi per ordine della +Signora; e ch’egli non aveva potuto obbedire +perchè la vecchiezza e le infermità non gli consentivano +di muoversi. +</p> + +<p> +— Quel Galileo parlerà, — gridò Nerone, — o +tacerà per sempre. Che mi sia condotto innanzi. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span></p> + +<h2 id="cap32"><span class="smcap">Capitolo XXXII</span>. +<span class="smaller">Le ultime infamie.</span></h2> +</div> + +<p> +— Conviene che tutti qui si salvino senza +frapporre indugio, perchè il periglio stringe. +</p> + +<p> +Questo aveva detto Paolo, sentendo ripetere +da Antonina le minacciose parole rivolte poco +prima a lei da Nerone. +</p> + +<p> +E la esortava, per salvare l’onore e la vita, +d’uscire all’istante, e recarsi pel momento in +casa della Diaconessa Feba di Cencrea, e là tenersi +nascosta fino a sera. All’apparire delle +prime stelle doveva farsi trasportare in lettiga +fino alla porta Collina‍<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> ove egli si troverebbe +per condurla in luogo più sicuro. Atte e due +sole schiave l’accompagnerebbero. Gli altri domestici +si terrebbero nascosti in Roma per evitare +le persecuzioni del tiranno. Ad Atte che si +mostrava desolata di lasciare Menecrate, Paolo +prometteva che non avrebbe tardato a rivederlo. +</p> + +<p> +Tra la via Salaria e la Nomentana, a quattro +miglia da Roma, v’era una casa campestre ed +una modesta proprietà fondiaria, appartenente +a Faonte, antico liberto di Nerone. Uomo giusto, +ed affezionato alla famiglia dei Claudi, dopo la +morte d’Ottavia e di Britannico aveva lasciata +la reggia ed erasi colà ritirato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> +</p> + +<p> +Benchè avesse negato d’abbracciare la nuova +fede, era amico di Paolo, di Luca e di molti +cristiani, verso i quali si mostrava caritatevole, +non meno che coi pagani. +</p> + +<p> +L’Apostolo affidava le fuggitive al buon vecchio +e allo scrittore di memoriali Epafrodito, +che vedemmo uscire cogli altri convitati dalla +casa Aurea la sera che morì la bambina Claudia. +Era uomo risoluto, e forte, amico di Faonte, +che in quel momento l’aveva ospite nella sua +casa di campagna. +</p> + +<p> +— Ove il soldato di Cristo, — diceva loro, — dovesse +incontrare la morte, a voi due le raccomando. +</p> + +<p> +E in preda a triste presentimento, riprendeva +la via di Roma, ove giunto a tarda ora della +notte, veniva catturato dai soldati del Tribuno. +</p> + +<p> +Allorchè fu condotto incatenato davanti a +Nerone, questi aveva saputo poco prima da +Aniceto che anche Atte s’era fatta cristiana, e +la sete di vendetta contro Paolo s’era doppiamente +accresciuta. +</p> + +<p> +Come lo vide, proruppe con violenza inaudita: +</p> + +<p> +— Rinnegato giudeo, così obbedisti tu agli +ordini di Cesare, che t’imponeva di non far +proseliti tra i pagani? In questa guisa ricambiasti +i beneficii miei? +</p> + +<p> +— Non accusar d’ingratitudine i seguaci di +Cristo. Essi rendono a Cesare quel ch’è di +Cesare, a Dio quello ch’è di Dio; pagano i loro +tributi, pregano dinanzi agli altari per te, o Cesare, +per la gloria dell’esercito, per la prosperità +dell’Impero; e così nobilmente si vendicano +della persecuzione. +</p> + +<p> +— Ipocriti, — interruppe Nerone, — che sotto +questo manto di pietà mendace nascondete il +tradimento. Che parli tu di preghiere per me, +per la prosperità dell’Impero, per la gloria dell’esercito, +mentre da voi si profanano i nostri +templi, e s’attenta al nostro culto, inducendo all’apostasia +e plebe e patrizii e persino persone +a me congiunte. Nega se puoi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> +</p> + +<p> +— Non nego. +</p> + +<p> +— La diva Antonina che ho scelta a mia sposa +e la citarista Atte, che fu mia concubina, vennero +da te convertite al cristianesimo. +</p> + +<p> +— È vero. +</p> + +<p> +— Sciagurato, osasti portare il mal seme delle +tue dottrine fra le donne amate da Cesare! +</p> + +<p> +— <i>Oportet Christum regnare</i>‍<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>, — rispose +Paolo, — e per questa santa massima combatteranno +sempre e dovunque i suoi Apostoli. +</p> + +<p> +— Ah tu hai l’audacia di provocarmi, e sfidi +il furor mio. Ebbene, a centinaia morranno i +cristiani. +</p> + +<p> +— Se tu riguardi come una colpa quello che +è per noi l’adempimento d’un dovere, scaglia i +fulmini dell’ira tua sopra di me, ma i miei fratelli +risparmia. +</p> + +<p> +— Se vuoi salvarli palesa ov’è Antonina. +</p> + +<p> +— Non posso, perchè me lo vietano l’onore +e la carità cristiana. +</p> + +<p> +Nerone, bollente d’ira, gli si avvicinò con aria +minacciosa, intimandogli di parlare. +</p> + +<p> +L’Apostolo rimase muto, impassibile, e l’altro +ordinò ai soldati di ricondurlo nel carcere Mamertino. +E rivolto al prigioniero, aggiunse col +volto composto a scherno feroce: +</p> + +<p> +— Adesso invita pure il tuo Dio a spezzar +la scure che dovrà troncarti il capo, a render +docili le fiere che dilanieranno le carni dei tuoi +fratelli, e a salvarli dalla croce, egli che non +riuscì a salvar sè stesso. Vedremo se questo +tuo Dio oserà mostrarsi per combattere contro +la mia potenza. +</p> + +<p> +— Perchè l’oltraggi? — disse Paolo con tutta +calma; — perchè aggiungi la bestemmia all’ingiustizia? +Perchè vuoi tu così ferocemente punirmi? +Cosa t’ho fatto? Ho cercato salvar l’anima +della donna, che tu volevi scegliere a sposa: +ho voluto strapparla a quegl’idoli stessi, che tu +disprezzi; ho voluto infine farla credere nel vero +<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> +Dio, e così avvicinarla a lui e renderla eternamente +felice. +</p> + +<p> +— Sono imposture queste, da cui non mi +lascio abbindolare. Forse alla tua comunità +giovavano le ricchezze di lei. +</p> + +<p> +— Giovavano per certo, — rispose l’Apostolo, — ad +aiutare la nostra carità, che tutti soccorre +gl’infelici, a qualunque religione essi appartengano. +Ma tu ne calunni, o Cesare, ascrivendo +a cupidigia d’oro la nostra santa missione. Giudichi +noi alla stregua de’ tuoi prezzolati sacerdoti. +</p> + +<p> +— Tutti pari voi siete, o banditori di bugiarde +dottrine, e tutti io vi disprezzo egualmente. Ma +bando ad inutili ciance. Ancora una volta, +dimmi dov’è Antonina. +</p> + +<p> +— Sotto l’egida divina, — rispose Paolo, alzando +il braccio verso il cielo. +</p> + +<p> +— Stolto! Io ti proverò cosa valga la protezione +degli enti fantastici. Tu non ti salverai +dalla morte, ed Antonina sarà da me ritrovata, +e allora, o la costringerò a rinnegare la nuova +fede per divenire mia sposa, o colla forza giacerà +nuda tra le mie braccia l’ostinata cristiana. +Quando avrò perduta la speranza d’ottenere +l’intento, e a te mostrare l’impotenza vergognosa +del tuo Dio, ti farò morire in preda al doloroso +dubbio. +</p> + +<p> +— Confido in Dio, e non temo. Attendo la mia +sorte e nelle sue mani raccomando il mio spirito. +A te soltanto una preghiera rivolgo ancora: +risparmia i miei fratelli; essi sono innocenti. +</p> + +<p> +— Non lo sperare. Tu hai riaccese le fiamme +del mio furore, e non si spegneranno che a +vendetta compita. Non voleste Cesare pentito, +generoso e saggio, ed io torno per colpa vostra +il tremendo Nerone. +</p> + +<p> +— Non attribuire ad altri la colpa dell’indole +tua. Al tuo ravvedimento tu stesso non credevi. +Eri in buona fede quando avevi paura. Allora +non disprezzavi gli enti fantastici, anzi chiedevi +a loro soccorso. Poi ti fingesti pentito per raggiungere +<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> +i tuoi scopi, per trarre in inganno una +donna. +</p> + +<p> +Nerone, furente nel vedersi così audacemente +strappata la maschera, coprì di vituperii l’Apostolo, +imponendogli di ritrattare le oltraggiose +parole. +</p> + +<p> +— Il giusto, — rispose Paolo, — non ritratta +la verità, sopratutto quando è presso a morire. +</p> + +<p> +I soldati, ad un cenno di Cesare, lo condussero +via. +</p> + +<p> +L’immensa esasperazione pel coraggioso contegno +del prigioniero avrebbe trascinato Nerone +a vendetta contro di esso atroce, immediata. +La speranza però di ritrovare Antonina +e di vederla sottomessa ai suoi voleri, per salvare +la vita all’Apostolo, lo consigliavano a risparmiarne +ancora l’esistenza. +</p> + +<p> +Diede ad Aniceto l’incarico di ricercare le due +fuggitive, accordandogli, senza risparmio, danari +e spie ed ampie facoltà circa i mezzi per +riuscire nell’intento. +</p> + +<p> +I suoi satelliti si misero all’opera con grande +alacrità. +</p> + +<p> +Nelle taverne, nelle <i>tonstrine</i> ed in altri pubblici +ritrovi intavolavano il discorso sopra Antonina, +e cercavano prendere a volo ogni frase, +che potesse dar loro qualche lume. +</p> + +<p> +S’introducevano, con varii pretesti, nelle case, +in cui sapevano dimorare famiglie cristiane, e +là interrogavano gli ostiarii e gli altri schiavi, +ora con subdole dimande, ora apertamente, +promettendo larghe ricompense, o spaventando +colle minacce, sopratutto le donne. Quando nelle +vie vedevano dei cittadini parlar sommesso fra +loro s’accostavano tendendo l’orecchio. +</p> + +<p> +Una delle prime visitate da Aniceto fu la casa +di Menecrate. Vi trovò la vecchia madre, la +quale rispose che il figlio era assente. +</p> + +<p> +Il pedagogo, dapprima colla dolcezza, poi con +mali modi voleva sapere da lei ov’egli fosse +ito, ove si trovassero Atte ed Antonina. Ma la +povera donna continuava a dire: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> +</p> + +<p> +— Ti giuro per gli Dei ch’io non lo so. +</p> + +<p> +E lo ignorava di fatto. +</p> + +<p> +L’Apostolo, venuto in città, dopo aver accompagnate +le due donne, prima di tornarsene a +casa, andava ad avvertire di quella fuga il citaredo, +che s’era guardato bene dal dirlo a sua +madre, come dal palesarle che quel dì si sarebbe +recato a visitare la sua fidanzata. +</p> + +<p> +Più volte Aniceto tornò nella viuzza del Fornice +Fabiano, ma non gli venne mai fatto di +trovarsi con Menecrate. Questi, tornato a sera, +e saputo dalla madre la visita del pedagogo, e +lo scopo che lo guidava, aveva di nuovo lasciata +la città e s’era ricoverato in una <i>magalia</i>‍<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> di +pastore, vicina alla campagna di Faonte. +</p> + +<p> +Ma sul citaredo, più che sulle altre ricerche, +contava Aniceto per iscoprire il rifugio d’Antonina, +poichè Atte era con essa. +</p> + +<p> +Suggerì a Nerone di catturare la madre di +Menecrate, e colle torture obbligarla a palesare +ove fosse il figlio. +</p> + +<p> +Il tiranno rispose: +</p> + +<p> +— Tu avesti l’incarico ed ampie facoltà. Fa +quello che vuoi; ma ad ogni costo trova l’ostinata +cristiana, o guai! +</p> + +<p> +Quest’ultima parola mise in tempesta il sangue +del tristo, che stabilì d’impadronirsi al più +presto della misera vecchia. +</p> + +<p> +Intanto cominciava il popolo a levarsi a rumore +contro Nerone e gli esecutori dei suoi ordini. +</p> + +<p> +Costoro, nell’impazienza di riuscire, avevano +finito per invadere le case sospette e maltrattarne +gli abitanti. +</p> + +<p> +Questo inaudito sopruso aveva destato lo +sdegno universale. +</p> + +<p> +Il pedagogo, al quale più volte nelle strade +erano state rivolte ingiurie e minacce, avrebbe +voluto affidare l’incarico della cattura ad altri, +non sentendosi sicuro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> +</p> + +<p> +Ma il timore di perdere il premio e la benevolenza +di Cesare, gli diedero coraggio. +</p> + +<p> +E mal glie n’incolse. +</p> + +<p> +Presso le <i>taberne</i>‍<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> molta gente s’affollava +attorno alle derrate esposte nei diversi <i>fori</i> (o +mercati) o faceva circolo attorno ai saltimbanchi, +applaudendo alla loro bravura negli esercizii +di forza e di destrezza, e scherzando con +una procace giocoliera greca, che faceva capriole +indietro tra spade e coltelli puntati in +terra. +</p> + +<p> +Ad un tratto s’intese da lungi un tumulto, e +dal Fornice di Fabio comparve una turba di +gente in mezzo alla quale alcuni soldati trascinavano +verso il Mamertino una vecchia, che +gridava e si dimenava per svincolarsi da loro +e chiedeva aiuto. +</p> + +<p> +— È la madre del citaredo Menecrate, — dissero +alcuni. — Guarda! Guarda!... Lo scellerato +Aniceto la spinge innanzi e la percuote. Ma perchè?... +Ma dove la conducono? +</p> + +<p> +— Al carcere Mamertino per sottoporla alla +tortura, — rispose Sporo ch’era tra gli spettatori +dei saltimbanchi. +</p> + +<p> +— Salviamola! Salviamola! — urlarono alcuni, +scagliandosi con impeto contro i manigoldi, +che cercavano di far resistenza, ma vennero +disarmati. +</p> + +<p> +Aniceto afferrò la donna pei capelli, perchè +non fuggisse; ma ad un tratto mandò un urlo +e la sua mano cadde troncata da un colpo +d’ascia. +</p> + +<p> +Mentre alcuni ponevano in salvo la prigioniera, +i più inferociti presero Aniceto, e lo gettarono +boccone sulle punte di ferro dei saltimbanchi, +e colle ginocchia gli premettero il dorso, +perchè più profondamente quelle armi gli penetrassero +nel petto. +</p> + +<p> +Poscia gli legarono una corda ai piedi, e tra +grida e scherni ne trascinarono il cadavere sanguinolento +<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> +fino al ponte Palatino, e lo precipitarono +nel Tevere. +</p> + +<p> +Sporo, spaventato da quello spettacolo di sangue, +ma contento in cuor suo che Aniceto fosse +andato tra i più, corse a dar la notizia della +catastrofe nel palazzo dei Cesari. +</p> + +<p> +Ma già Domizia l’aveva annunziata al nepote +dicendogli: +</p> + +<p> +— Rendi grazie ai Numi, poichè non ti verrà +più fatto di rintracciar Antonina: non correrai +più il rischio di avvilire il nome del Domizii, +scongiurando un’altra figlia dei Claudii ad accettare +la tua mano. Il complice del vergognoso +progetto, il tuo cattivo Genio, il malvagio pedagogo, +non è più. Il popolo poc’anzi ha fatto giustizia +di lui, e salvò la vittima ch’egli trascinava +al supplizio. +</p> + +<p> +Nerone, nel parossismo dell’ira, chiamò ad +alta voce Elio e Doriforo, ch’erano nelle stanze +attigue, per saper da loro se fosse vero quanto +narrava Domizia. +</p> + +<p> +E i due liberti si presentarono, preceduti da +Sporo, che confermò la notizia. +</p> + +<p> +Al maniaco tiranno non importava la morte +d’Aniceto; ma lo esasperavano lo sfregio fatto +dalla plebe alla sua autorità, il sentirsi impotente +a raggiungere il suo intento, e sopratutto +l’aria di scherno e di trionfo che assumeva la +zia. I loro occhi s’incontrarono, e quelli di Nerone +mandarono un baleno tremendo. +</p> + +<p> +Si morse le labbra, ma nulla disse. +</p> + +<p> +La stessa sera la scienza di Locusta uccise +la misera, come aveva ucciso Britannico. +</p> + +<p> +Da quel momento tutti gl’istinti selvaggi di +Nerone tornarono a sfrenarsi con inaudita violenza. +Per odio contro Antonina, ch’erasi ribellata +alla sua volontà e poi sottratta alla sua +vendetta, riprese più fiera che mai la persecuzione +contro i cristiani. +</p> + +<p> +Si lusingava ancora di vederla a’ suoi piedi +a chieder pietà. Ma Paolo prima di dividersi da +lei l’aveva nuovamente scongiurata a non +<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> +esporre la propria esistenza, a subire coraggiosamente +il martirio, ove fosse caduta in potere +del tiranno, ma non cercarlo per fanatismo o +desiderio di gloria. +</p> + +<p> +Assai grave però le riusciva di rimanere +inoperosa nel sicuro rifugio, mentre soffrivano +i suoi fratelli. +</p> + +<p> +Dolorose assai erano le novelle, che di loro portavano +i contadini, tornando dai mercati di Roma. +</p> + +<p> +Alcuni riferivano d’aver visto dei cristiani condotti +al circo per esser dati in preda ai leoni, e come, +non solo la plebe, ma i patrizii e lo stesso +Nerone assistessero al cruento spettacolo. +</p> + +<p> +Altri narravano aver udito sotto il Mamertino +i lamenti di quelli che venivano sottoposti alle +torture, e poi crocefissi, ed essersi imbattuti in +drappelli di manigoldi, che a suon di tromba +conducevano denudate per la città vergini, e +matrone, percotendole coi flagelli. Gridavano e +piangevano così, che gli stessi pagani ne provavano +pietà, e spesso i più ardimentosi cercavano +di strapparle ai loro carnefici, imprecando +a Nerone. +</p> + +<p> +Non mancavano inoltre di ripetere le esagerate +voci, che correvano in Roma sui progetti +feroci dell’Imperatore. +</p> + +<p> +Dicevano ch’egli volesse appendere alle croci, +presso il palazzo, alcuni cristiani e copertili di +pece, bruciarli vivi ed assistere dalla terrazza +allo spettacolo di quell’incendio, che doveva rischiarare +gli orti Neroniani. Queste però ed altre +dicerie di simili crudeltà non s’avverarono. +</p> + +<p> +Appena fu noto a Menecrate il pericolo corso +da sua madre, e da un amico gli venne rivelato +ch’essa trovavasi nascosta in casa d’una sua vecchia +parente sulla via Ardentina, risolvette d’andare +a prenderla, malgrado i pianti e le preghiere +di Atte. Sapendo che i satelliti del tiranno lo cercavano, +si travestì da bifolco, e conducendo un +plaustro‍<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> tirato da buoi, partì per la città. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> +</p> + +<p> +Due giorni dopo tornava colla madre distesa +nel plaustro e coperta col fieno. +</p> + +<p> +Egli aveva interrogato alcuni cristiani per aver +notizie dell’Apostolo, ma nulla era riuscito a sapere. +</p> + +<p> +Tutti temevano che insieme agli altri avesse +subìto il martirio; ma asseverarlo nessuno poteva. +Questa incertezza teneva Antonina in angustia. +</p> + +<p> +Faonte s’incaricò d’informarsene, e lasciate le +ospiti in custodia di Menecrate e d’Epafrodito, +andò a cavallo in città. +</p> + +<p> +E pur troppo tornò apportatore di sinistre novelle, +a lui comunicate nella stessa casa Aurea +dai liberti Elio e Doriforo. +</p> + +<p> +Nerone aveva mandato a Paolo un Tribuno +perchè chiedesse perdono d’aver posti in non +cale gli ordini suoi e svelasse il rifugio d’Antonina +e d’Atte, se voleva che cessasse la strage +dei cristiani, e non ricadesse sul suo capo il +sangue versato dalla vendetta di Cesare. +</p> + +<p> +E Paolo faceva rispondere ch’egli non aveva +mai tradito, che pura d’ogni colpa era la sua +coscienza, e che delle opere sue non rendeva +conto che a Dio. +</p> + +<p> +Il giorno stesso veniva decapitato nella <i>carnificina</i> +del carcere. +</p> + +<p> +Parve che il sangue cristiano, invece di ricadere +sul capo di Paolo, fosse salito al cervello +di Cesare. +</p> + +<p> +La rabbia nel veder vinta la sua volontà lo +rendeva frenetico, e per dimenticare la provata +umiliazione, i patiti insuccessi, gl’insoddisfatti +desiderii, e mostrar di far buon viso a sorte avversa, +non v’era eccesso davanti a cui indietreggiasse. +</p> + +<p> +Erano divenuti quotidiani le gozzoviglie e gli +stravizii nel palazzo dei Cesari. Non di rado, ai +canti, ai suoni ed ai festosi clamori facevano +eco da lontano i ruggiti delle fiere e le voci lamentose +dei martiri. +</p> + +<p> +E allora il briaco Imperatore, ostentando indifferenza, +<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> +voleva che raddoppiasse il giulivo +frastuono della festa. +</p> + +<p> +Talvolta, tutto vestito di bianco, e colla testa +coronata di rose, cenava disteso sul triclinio, +circondato da nude etère, che alzavano ad ogni +tratto la coppa d’oro per bere alla Venere dissoluta, +all’amore, alla voluttà. Non contento di +questi piaceri, spesso travestito, colla larga tesa +del petaso abbassata sulla fronte, si recava nei +lupanari della Suburra, o in qualche lurida taverna, +dove si metteva a combattere coi lottatori, +o a giuocare a dadi, e usciva di là contaminatore +e contaminato. +</p> + +<p> +S’univa nel frenetico al perverso istinto la smania +di vendetta contro Antonina. +</p> + +<p> +Egli credeva, che non solo la strage dei cristiani, +ma le sue stesse turpitudini le darebbero +il tormento dei rimorsi. +</p> + +<p> +E non cessava per questo, ed aggiungeva sempre +infamie ad infamie. +</p> + +<p> +Appena tramontato il sole, indossava i suoi +travestimenti, e quando non entrava nelle taverne +e nei lupanari, passeggiava per le vie seguito +da lontano dai Tribuni. +</p> + +<p> +Ed ora si divertiva a scassinare le botteghe, +e rubare le mercanzie, per rivenderle poi nella +stessa casa Augustale. Ora si portava ad atti +insolenti verso la gente che passava, oltraggiando +le donne e beffeggiando gli uomini, ed +anche battendoli; e se questi osavano difendersi, +li faceva ferire dalla sua scorta e gettare nelle +fogne. +</p> + +<p> +Una volta s’imbattè in un Senatore, che andava +a diporto colla sua giovine sposa. Avvicinatosi +loro, abbracciò improvvisamente la donna, +e si portò con essa ad atti osceni. +</p> + +<p> +Ma questa volta trovò pane pe’ suoi denti; chè +il marito s’avventò contro di lui, lo gettò in terra +e lo percosse in malo modo. +</p> + +<p> +E i Tribuni, o non avessero visto o avessero +finto di non vedere, vennero a soccorrerlo quando +il Senatore e la moglie s’erano allontanati. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> +</p> + +<p> +Non così fortunato fu il Prefetto del pretorio +Attico Vestino, al quale egli chiese di cedergli +la moglie Statilia Messalina, minacciando di +prenderla per forza, ov’egli non la cedesse di +buon grado. +</p> + +<p> +Essendosi Attico energicamente opposto all’infame +pretesa, Nerone, benchè si trattasse d’uomo +a lui fido, lo fe’ tagliare a pezzi dai suoi sgherri, +e presa Statilia, publicamente la sposò, credendo +con questo far sfregio ad Antonina. +</p> + +<p> +Ma pochi giorni dopo, poichè ebbe fatto di lei +le sue voglie, ignominiosamente la discacciò per +essergli venuta a noia. +</p> + +<p> +Come il sasso caduto dall’alto rapidamente +precipita quanto più s’avvicina al fondo del burrone, +così le scelleratezze del tiranno si raddoppiavano +presso l’imo dell’abisso, in cui erasi +gettato. +</p> + +<p> +Ma l’ora della giustizia era suonata. +</p> + +<p> +Sergio Galba trionfava. Le legioni di Gallia e +di Spagna, e tutte le altre lo proclamavano Imperatore. +</p> + +<p> +Nerone sedeva a mensa quando gli furono portate +le lettere, che davano la fatale notizia. Salito +in furore stracciò le lettere, rovesciò la tavola +e ruppe due nappi, da lui chiamati <i>omerici</i> +perchè v’erano scolpiti dentro alcuni versi del +poeta greco, ed ai quali egli teneva assai. +</p> + +<p> +Il popolo non aveva più rispetto alcuno per +lui. Per via lo derideva, l’oltraggiava ad alta +voce. +</p> + +<p> +Un giorno egli tornava in sella gestatoria dal +teatro, dove prendendo parte ad una rissa sorta +fra gl’istrioni, aveva dal suo palchetto tirato +sassi, pezzi di panche e scheggie di predelle, +contro il publico, molti ferendo, tra cui un Pretore. +</p> + +<p> +Non è a dirsi le contumelie che gli furono +lanciate quel dì mentre passava. +</p> + +<p> +La paura lo invase, e tornarono le spaventose +immagini a turbargli il sonno. +</p> + +<p> +Ora si vedeva coperto da miriadi di formiche +<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> +alate, ora circondato dalle statue ch’erano nel +teatro di Pompeo, e che gli vietavano il passo. +Sognava che la sua prediletta chinea fosse divenuta +metà cavallo e metà bertuccia; che stando +al governo d’una nave, compariva Poppea, e +strappandogli di mano il timone, lo conduceva +in mezzo a tenebre fittissime. +</p> + +<p> +Consultato l’astrologo Babilo, questi diede ai +sogni interpretazione di mal augurio. Le formiche +significavano gl’insulti della moltitudine; +le statue indomabili ribellione alla sua volontà; +il cavallo mutamento di condizione, a cui egli +sarebbe condannato. +</p> + +<p> +Tanto grande era divenuta la sua prostrazione +di spirito, che lungi dall’adirarsi per la spiegazione +data da Babilo ai sogni, disse a lui quasi +piangendo: +</p> + +<p> +— Ahimè, credo che tu sii questa volta, come +sempre, esperto indovino, poichè altri presagi +funesti furono da me avvertiti. Dal Mausoleo +udii chiara una voce che mi chiamava per +nome. Le statue dei Lari, mentre stavano adornandole, +caddero in terra. M’è pur tornato in +mente che alle ultime calende di Gennaio, lungo +tempo dovemmo attendere per sacrificare agli +Iddii e fare i soliti voti insieme ai patrizii e ai +Cavalieri, perchè non si trovavano le chiavi del +Campidoglio. Non basta, o Babilo, nell’ultima favola, +che in publico cantai sopra Edipode sbandito, +mi fermai sul verso che suonava così “<i>Padre, +madre e moglie mi comandano di morire</i>.„ +</p> + +<p> +E queste cose egli narrava con forza di parlar +concitato e tremando da capo a piedi. +</p> + +<p> +Pure, malgrado tutto ciò, malgrado le acclamazioni +a Galba e le grida di morte e di vendetta, +che giungevano al suo orecchio, non si +decideva ad abbandonare la speranza di superare +il periglio. +</p> + +<p> +Avendo i Tribuni, i Centurioni, e i Pretoriani +rifiutato di seguirlo nella fuga, cominciò a fantasticare +se non gli convenisse d’andare supplichevole +presso i Parti, o presso Galba, oppure +<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> +presentarsi al publico nei rostri, vestito +di nero, e il più umilmente che da lui si potesse, +dimandar perdono, e pregare che almeno gli fosse +concesso il governo dell’Egitto. +</p> + +<p> +Sembrando a lui lodevole il vile progetto, ne +rimise l’esecuzione alla dimane, e prima di coricarsi +scrisse l’orazione da recitarsi al popolo‍<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. +</p> + +<p> +Verso la mezzanotte destossi di soprassalto, +balzò dal letto, e non trovando più i soldati che +stavano a guardia della sua persona, mandò +fuori Elio, e gli amici che dimoravano nel palazzo, +per informarsi di ciò che si dicesse o facesse +nella città. +</p> + +<p> +Attese lungo tempo in ansia grandissima, e non +vedendoli a tornare, uscì con Pittagora, Doriforo +e Sporo per cercarli uno ad uno nelle loro case. +</p> + +<p> +Bussarono indarno ripetutamente alle porte: +nessuno rispose. +</p> + +<p> +— Questa è la fede! — mormorò sconfortato +il tiranno. +</p> + +<p> +E tornò a casa dove l’attendeva più spiacevole +sorpresa. +</p> + +<p> +Tutte le guardie erano fuggite, portando via +le ricche suppellettili, le <i>accubitalia</i>‍<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> e perfino +un vasetto di legno, contenente un veleno, ch’erasi +fatto preparar da Locusta. +</p> + +<p> +Ciò gli dimostrò chiaramente a quale estremo +egli fosse ridotto. +</p> + +<p> +Disperato, tornò ad uscire, e andò in cerca, +prima di Spetillo Mirmillone, poi di Cercopiteco +per essere ucciso dall’uno o dall’altro, non +avendo il coraggio di farlo da sè stesso. +</p> + +<p> +Il primo lo accolse benignamente, ma all’omicidio +si rifiutò. +</p> + +<p> +Il parassita invece l’avrebbe ben volentieri respinto, +ma lottando tra la paura della vendetta +popolare, e quella del tiranno, preferì evitar questa, +ch’era più prossima, e lo fece entrare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> +</p> + +<p> +Quando intese del cómpito sanguinario che +da lui si richiedeva, esclamò: +</p> + +<p> +— Cosa mi chiedi, o divo Cesare! Io ucciderti! +Io che non sono capace di torcere il collo a +un’oca! No, va, fuggi, salvati ch’è meglio. Preziosa +cosa è l’impero, ma più preziosa assai la +pelle. +</p> + +<p> +E lo spinse quasi fuori dalla porta. +</p> + +<p> +— Ma dunque, — proruppe Nerone, come fu +in strada, — io non ho più amico nè nemico. +</p> + +<p> +E prese correndo la direzione del Tevere per +gettarvisi. +</p> + +<p> +Ma i due liberti lo trattennero, ed egli non +oppose loro resistenza alcuna, perchè non aveva +proprio fermo proposito ancora di finirla colla +vita. +</p> + +<p> +Credeva d’aver agio di procrastinare la sua +partenza, ma s’ingannava. +</p> + +<p> +Passando vicino ad un accampamento di soldati, +giunsero al suo orecchio le acclamazioni +a Galba, e le minacce, i sarcasmi e le improperie +che si scagliavano contro di lui, ch’era +chiamato il <i>Pappocitene</i>‍<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> degli Enobardi. +</p> + +<p> +Udì cittadini, che si chiedevano l’un l’altro cosa +fosse accaduto nella casa Aurea. Se Nerone fosse +stato preso e morto, oppure fosse fuggito. Altri +udì dimandare ad alcuni vigili, che andavano +in ronda, se cercassero Nerone. +</p> + +<p> +Tutto ciò gli addimostrò che non v’era tempo +da perdere. +</p> + +<p> +Giunto quasi di corsa al palazzo dei Cesari, +mentre ansando e tremando per la paura si gettava +indosso una sdruscita cappa, s’udì un sotterraneo +boato e la terra tremò. +</p> + +<p> +Nel tempo stesso si scatenò tremendo uragano +con fulmini, tuoni e dirotta pioggia. +</p> + +<p> +— Anche gli elementi mi muovono guerra, — gridò +Nerone. — Che sia maledetto tutto il creato! +</p> + +<p> +E ripreso il cappellaccio, e per maggior sicurezza, +coprendosi il volto con un fazzoletto, +<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> +montò a cavallo, ed accompagnato da Pittagora, +Doriforo e Sporo, si diresse verso porta Collina. +Malgrado l’impazienza d’uscire dalla città, andavano +al passo per non destare sospetto. +</p> + +<p> +A poca distanza dal campo dei pretoriani, il +cavallo di Nerone, spaventatosi per un cadavere +che giaceva in mezzo alla via, s’impennò e cadde +il fazzoletto dal volto del fuggitivo. +</p> + +<p> +— Vale Caesar! — gridò una voce. +</p> + +<p> +Era quella del pretoriano Missizio, che al chiarore +d’un baleno l’aveva riconosciuto, e si dirigeva +poi frettolosamente verso il campo, forse +per avvertire i compagni. +</p> + +<p> +I due liberti, che a malincuore seguivano il +perseguitato tiranno, col pretesto d’inseguire +Missizio, spinsero a corsa i loro cavalli e si perdettero +nelle tenebre. +</p> + +<p> +Nerone era fuori di sè per lo spavento. Non +volle attendere il loro ritorno, e disceso di sella, +e fatto discendere Sporo, continuarono a piedi +per aspri sentieri il tragitto. +</p> + +<p> +Stracciandosi le vesti contro le siepi, camminando +nella pozzanghera fino alla tibia, bagnato +dalla pioggia, affranto, affamato, arso dalla sete, +gemendo per l’angoscia, giunse in luogo oggi +detto <i>Le Vigne Nuove</i> fra la via Salaria e la Nomentana, +dov’era la casa campestre di Faonte. +</p> + +<p> +Come questi fu prevenuto dell’inaspettata visita, +tremò per la sicurezza delle due ospiti, ma +lo stato miserando di Nerone lo rassicurò. +</p> + +<p> +Lo trovò gettato in terra, che raccoglieva col +cavo della mano l’acqua fangosa da una pozzanghera, +e beveva dicendo: +</p> + +<p> +— Ecco il falerno che rimane a Cesare. +</p> + +<p> +Dimandò al liberto un sicuro rifugio, e l’altro +che voleva tenerlo lontano dalle stanze, ove dimoravano +Antonina ed Atte, gli propose di nascondersi +pel momento in uno speco, dov’era +stata scavata della pozzolana. +</p> + +<p> +— Vuoi tu, che mi seppellisca vivo insieme a +Sporo? — osservò malinconicamente Nerone. +</p> + +<p> +— Traversato lo speco, ti troverai, o divo +<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> +Cesare, in una cella agiata e sicura che comunica +colle celle vinarie‍<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Potrei farti passare +dalla casa, ma ho degli ospiti, e non vorrei che +tu fossi riconosciuto. +</p> + +<p> +— No, no, — rispose Nerone impaurito, — nascondiamoci +nella caverna. +</p> + +<p> +E fattasi distendere da Sporo sotto le ginocchia +una vesta per non lacerare le carni sopra +i sassi, camminando carponi, pervenne alla +cella, ch’era abbastanza larga e prendeva luce +da un angusto pertugio. +</p> + +<p> +V’era un lettuccio, su cui si gettò estenuato, +ed avendo ancora fame e sete, si cibò di pane +stantìo e d’acqua tiepida, dividendo col giovinetto +il misero pasto. +</p> + +<p> +Avendo poi inteso che lo andavano cercando +per impadronirsi di lui, disse a Faonte, piangendo +come un fanciullo: +</p> + +<p> +— O fido liberto, tutto è finito per me. Fa qui +scavare una fossa della lunghezza del mio corpo, +adattavi alcune pietre, che farai scavare in qualche +prossima <i>lapidicina</i>‍<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Pensa poi a ragunare +delle legna pel rogo, e fa portar dell’acqua per +lavare il mio cadavere. Ahimè! che arte mi sono +condotto a fare in morte! +</p> + +<p> +E questa esclamazione ripetè più volte tra i +singhiozzi. +</p> + +<p> +Mentre s’intratteneva in questi discorsi, destinati +a far credere ch’egli fosse risoluto a +morire, entrò nella cella uno schiavo che portava +lettere per Faonte. +</p> + +<p> +Nerone, avido di notizie, gliele strappò di +mano, lesse, ed il suo volto più che mai si +contrasse per lo spavento. +</p> + +<p> +Il Senato lo aveva dichiarato nemico di Roma, +e lo faceva cercare per punirlo, giusta l’antico +costume. +</p> + +<p> +— E che costume egli è mai questo? — chiese +tremando a Faonte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> +</p> + +<p> +E il liberto rispose, ch’egli verrebbe appeso +nudo pel collo ad una forca, e lo si ucciderebbe +a colpi di verga. +</p> + +<p> +Rimase lungo tempo muto, cogli occhi sbarrati, +fissi in terra, e stringendosi nella rozza +cappa per ripararsi dai brividi della febbre. +</p> + +<p> +Tutto ad un tratto si scosse, e sfilati dalla +cintura due pugnali, che aveva portati seco, +ne tentò le punte sulla pelle del petto, gemendo, +e guardando Faonte e Sporo, nella speranza +d’essere trattenuto. +</p> + +<p> +Ma il giovinetto rimaneva come istupidito, e +il liberto, approvando l’eroica risoluzione, o +fors’anco non prestandovi fede, se ne stava +impassibile. +</p> + +<p> +Nerone allora, deponendo i pugnali, disse che +la sua ora non era per anco suonata. +</p> + +<p> +— Ho trentadue anni, — esclamò singhiozzando, — voglio +vivere ancora. +</p> + +<p> +Poco dopo, preso da agitazione grandissima +al pensiero che potevano i soldati del pretorio +scoprire il suo ritiro, ordinava a Sporo di piangere +e lamentarsi sulla sua sorte, e ripeteva: +</p> + +<p> +— È ben vituperosa cosa il vivere in questo +modo.... — E soggiungeva in lingua greca: — Questo +non si conviene a Nerone.... no, non si +conviene questo. In tali frangenti bisogna essere +svegliati.... Orsù, svegliati, Nerone! +</p> + +<p> +Pareva vergognarsi lui stesso della sua viltà. +</p> + +<p> +Venuta la sera, sopraffatto più che mai dai presentimenti +e dalla paura, non volle più rimanere +nella sotterranea cella, in cui diceva di mancargli +il respiro e la luce, e volle che Faonte lo +conducesse nella casa in mezzo agli ospiti suoi. +</p> + +<p> +Con qual cuore l’altro si sottomettesse a +quell’ingiunzione è facile immaginarlo. +</p> + +<p> +Ne prevenne Antonina, la quale rispose: +</p> + +<p> +— Ora più non lo temo. Nella terribile situazione +in cui si trova mi fa pietà. +</p> + +<p> +Abbandonata la caverna, e traversate le celle +vinarie, era Nerone entrato appena nell’exedra +e s’intratteneva con Faonte ed Epafrodito, +<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> +quando il silenzio della notte fu rotto da lontano +frastuono. +</p> + +<p> +— Cos’è mai questo? — chiese Nerone tremando. +</p> + +<p> +E due schiavi vennero a dire che numerose +tede si vedevano avanzare dalla via Salaria. +</p> + +<p> +Era di fatto una coorte, di cui le grida di +<i>viva Galba</i> e <i>morte all’Enobardo</i>, dapprima confuse, +si facevano a poco a poco più distinte. +</p> + +<p> +Nerone, non sapendo più che si facesse, nè +che si dicesse, ora dimandava che lo lasciassero +fuggire altrove, ora pregava che qualcuno +s’uccidesse per dargli l’esempio. +</p> + +<p> +E piangeva, e si strappava le vesti ed i capelli. +</p> + +<p> +Intanto la coorte era giunta e circondava la +casa. +</p> + +<p> +— Non c’è più scampo, — disse Epafrodito, — fatti +coraggio ed ucciditi, o Cesare. +</p> + +<p> +E gli mostrò un coltello. +</p> + +<p> +Nerone lo respinse colle mani. +</p> + +<p> +— No, no, io non posso! Che qualcun altro +m’uccida. +</p> + +<p> +— Io ferirò, se tu lo imponi. +</p> + +<p> +— Sì, ma prima ascoltatemi tutti, e promettetemi +che la mia testa non verrà recisa, ma +arsa insieme al corpo, e dite ad Antonina che +ella fu cagione della perdita mia. +</p> + +<p> +E Antonina comparve altiera e bella, dicendo: +</p> + +<p> +— Non me, te stesso accusa, e rispetta la +giustizia divina, che ti condanna a morire lo +stesso giorno in cui uccidesti la sorella mia. +</p> + +<p> +Nerone diede in un urlo selvaggio, vedendo la +donna che tanto aveva cercata, e tentò svincolarsi +da Faonte e da Epafrodito che lo tenevano, +per scagliarsi contro di lei. +</p> + +<p> +Quest’ultimo però non glie ne diede il tempo, +e gli confisse il coltello in gola +</p> + +<p> +Atte mandò un grido di raccapriccio e si copri +il volto colle mani, scoppiando in pianto, mentre +Antonina s’inginocchiava ai piedi del morente, +levando gli occhi al cielo e mormorando: +</p> + +<p> +— Miserere di lui, o Signore! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span></p> + +<h2 id="conclusione">CONCLUSIONE.</h2> +</div> + +<p> +Allorchè i soldati, condotti da Missizio, entrarono +nell’exedra, Nerone agonizzava ancora. +</p> + +<p> +Rivolse su loro gli occhi stralunati e ad un +Centurione, che voleva porgli la cappa sulla +ferita: +</p> + +<p> +— È tardi, — disse. — Questa è la fede? +</p> + +<p> +Prima di spirare si raccomandò ancora che +non gli venisse recisa la testa. +</p> + +<p> +Allora si fe’ innanzi Severino, liberto di Galba, +uscito da pochi giorni dalla prigione in cui era +stato chiuso nei primi tumulti a favore del suo +padrone, e gli promise che verrebbe rispettata +questa sua volontà. +</p> + +<p> +Poichè fu spirato, i soldati gli si aggrupparono +d’attorno e fissavano con senso di raccapriccio +quella livida faccia, macchiata di sangue, +e resa ancor più spaventosa dal tetro riflesso +delle faci resinose. +</p> + +<p> +La notizia della sua morte fu accolta in Roma +con grande allegrezza, e molti della plebe uscirono +per le vie col capo coperto da un cappello, +come usavano fare gli schiavi quando venivano +liberati. +</p> + +<p> +Purtuttavia v’erano molti cittadini, sopratutto +tra la plebe stessa, che dimenticando le atrocità +<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> +di lui, e non rammentando che le feste, gli +spettacoli, le prodighe elargizioni, e gli splendori +della casa Aurea, quasi lo rimpiangevano. +</p> + +<p> +Ebbe solenni esequie, e folla immensa assisteva +al passaggio del funebre corteggio, che +accompagnava il cadavere, coperto da coltre +bianca trapunta in oro, al campo Marzio ov’era +preparata la pira. +</p> + +<p> +Quella sera istessa due donne, avvolte in +nero amitto, salivano il colle degli Ortuli. +</p> + +<p> +Erano Egloga ed Alessandria, che portavano +le ceneri di Nerone chiuse in vaso di porfido. +</p> + +<p> +Atte le seguiva da lungi, e mentre deponevano +l’urna nel cinerario dei Domizii, piegò un +ginocchio, e pregò, ripetendo nel suo idioma +natio l’invocazione di Antonina: <i>misericordia, o +Signore, misericordia di lui!</i> +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE.</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Dedica</span></td> <td class="pag"><a href="#Page_ix"><i>Pag.</i> <span class="smcap lowercase">V</span></a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Introduzione</span></td> <td class="pag"><a href="#intro"><span class="smcap lowercase">VII</span></a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">I.</td> <td>Ottavia</td> <td class="pag"><a href="#cap1">1</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">II.</td> <td>La bella figlia d’Acaja</td> <td class="pag"><a href="#cap2">12</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">III.</td> <td>Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti di Seneca</td> <td class="pag"><a href="#cap3">22</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IV.</td> <td>Impudenza</td> <td class="pag"><a href="#cap4">36</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">V.</td> <td>Grandezze ed insanie</td> <td class="pag"><a href="#cap5">47</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VI.</td> <td>Tiranno che sfida e tiranno che trema</td> <td class="pag"><a href="#cap6">57</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VII.</td> <td>Rubea</td> <td class="pag"><a href="#cap7">68</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">VIII.</td> <td>Il cuore del citaredo</td> <td class="pag"><a href="#cap8">77</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">IX.</td> <td>L’Apostolo</td> <td class="pag"><a href="#cap9">88</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">X.</td> <td>Immeritato trionfo</td> <td class="pag"><a href="#cap10">100</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XI.</td> <td>I Circensi</td> <td class="pag"><a href="#cap11">113</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XII.</td> <td>Odio ed amore</td> <td class="pag"><a href="#cap12">123</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIII.</td> <td>Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta</td> <td class="pag"><a href="#cap13">133</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIV.</td> <td>La vittima</td> <td class="pag"><a href="#cap14">144</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XV.</td> <td>La casa Aurea</td> <td class="pag"><a href="#cap15">153</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVI.</td> <td>La Stella di Baja</td> <td class="pag"><a href="#cap16">164</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVII.</td> <td>Poppea Sabina</td> <td class="pag"><a href="#cap17">173</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XVIII.</td> <td>I due ripudii</td> <td class="pag"><a href="#cap18">183</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XIX.</td> <td>Tripudi e lagrime</td> <td class="pag"><a href="#cap19">195</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XX.</td> <td>Tormentati</td> <td class="pag"><a href="#cap20">206</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXI.</td> <td>☧</td> <td class="pag"><a href="#cap21">219</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXII.</td> <td>La perfidia di Domizia</td> <td class="pag"><a href="#cap22">232</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXIII.</td> <td>Il volo del mago Simone</td> <td class="pag"><a href="#cap23">246</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXIV.</td> <td>Il parricidio</td> <td class="pag"><a href="#cap24">255</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXV.</td> <td>La congiura di Pisone</td> <td class="pag"><a href="#cap25">267</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXVI.</td> <td>Il delatore</td> <td class="pag"><a href="#cap26">278</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXVII.</td> <td>La fine d’uno stoico</td> <td class="pag"><a href="#cap27">288</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXVIII.</td> <td>La viltà di Cesare</td> <td class="pag"><a href="#cap28">299</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXIX.</td> <td>Notte funesta</td> <td class="pag"><a href="#cap29">310</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXX.</td> <td>I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone</td> <td class="pag"><a href="#cap30">320</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXXI.</td> <td>L’ultimo amore</td> <td class="pag"><a href="#cap31">331</a></td> + </tr> + <tr> + <td class="cap">XXXII.</td> <td>Le ultime infamie</td> <td class="pag"><a href="#cap32">343</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Conclusione</span></td> <td class="pag"><a href="#conclusione">362</a></td> + </tr> +</table> +<hr> + +</div> + +<div class="opere"> +<p class="center large"> +DEL MEDESIMO AUTORE: +</p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td><i>Donna Olimpia Pamfili</i>. 4ª edizione</td> <td class="num">L. 1 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>Fra Paolo Sarpi</i>. 3ª edizione</td> <td class="num">1 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>Maschere sante</i>. 2ª edizione</td> <td class="num">1 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>Giovanni delle bande nere</i>. 2 vol. 7ª edizione</td> <td class="num">2 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>La Congiura di Brescia</i>. 2 vol. 3ª edizione</td> <td class="num">2 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>Papa Sisto</i>. 4 vol. 3ª edizione</td> <td class="num">4 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>Racconti</i></td> <td class="num">2 50</td> + </tr> + <tr> + <td><i>La contessa di Melzo</i></td> <td class="num">2 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>Re Manfredi</i>. 2 volumi</td> <td class="num">8 —</td> + </tr> + <tr> + <td><i>Maria Dolores</i>. 2ª edizione</td> <td class="num">1 —</td> + </tr> +</table> + +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Libro d’ignoto autore e d’incerta età, ma composto +probabilmente verso la metà del secolo XII. Vi è narrata la +vita degli Imperatori da Giulio Cesare a Rodolfo d’Asburgo +in 18500 versi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>In una delle tavole topografiche publicate da Nerone +si vede la torre, che sorge in Roma presso Santa Caterina +da Siena colla leggenda <i>Torre ove stette gran tempo lo spirito +di Nerone</i>. — Nel <i>Graphia</i> e nei <i>Mirabilia</i> si leggono +designati col nome di Nerone moltissimi luoghi di Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Quella che precedeva l’aurora. In alcuni nomi ho lasciato +il vocabolo latino, in altri l’ho italianizzato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>Stanza da letto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>Britannico soffriva d’epilessia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>La toga pretesta si deponeva dopo i quattordici anni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Fascia ornamentale di porpora che andava sul davanti +dall’alto al basso della tunica, ed era il distintivo dei Senatori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Essi regolavano le pompe funebri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Beccamorti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Greco istrumento a corda.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span>Spalliera d’un letto o d’un sofà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span>Così allora erano denominate le gamme musicali.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span>Corridoio d’entrata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span>Maschera romana del genere del Pulcinella.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span>Cuscino per appoggiare il gomito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span>Parco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span><i>Lychnus</i>, lampada sospesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>La Dea del piacere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span>Nastro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span>Goccie di perle, di cui le Dame romane portavano due +o tre unite insieme per ogni pendente e a questi davano, per +vezzeggiativo, il nome di <i>crotali</i> o <i>sonagli</i> pel suono che davano +le perle battendo l’una contro l’altra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span>Braccialetto che si chiudeva da sè per l’elasticità della +sua pressione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span>Fascia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span>Luogo di ritiro per affari o studio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span>Apertura nel mezzo del soffitto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span>Fila di stanze, che formavano il piano superiore dell’edifizio +dove una volta era il cenaculo o sala da pranzo. Col +plurale dello stesso vocabolo fu poi chiamato il piano intero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span><i>Ellychnium.</i> Lucignolo formato dal midollo d’un giunco +e dalle grosse fibre del lino e del papiro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span>Piccolo pugnale a due tagli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span>Che i latini chiamavano Genius.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span>Appellativo ingiurioso che i giovani romani davano alle +più volgari meretrici e che derivava da <i>quadrante</i>, moneta +di vilissimo prezzo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span><i>As</i>, moneta del valore di cinque centesimi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span>L’invidia, a cui i romani avevan dato per madre la Notte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span>Ampio velo che copriva la testa, il volto e parte del +corpo fino ai ginocchi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span>Crepuscolo mattutino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span>Collana di piccoli giocattoli che i romani mettevano al +collo de’ bambini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span>Non vi è grande ingegno senza mistura di follia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span>Donde la parola <i>Simonia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span>Specie di sagrestia costrutta alle spalle del tempio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span>Un indovino che pretendeva, osservando le viscere degli +animali, conoscere l’avvenire e il volere dei Numi. Era l’<i>Exstispex</i> +riconosciuto e pagato dallo Stato come gli Auguri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span>Benda.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span>Suonatore d’istrumento a corde.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span>Bassorilievi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span>Così chiamata perchè la fabbricava in Roma Fannio ed +era composta di sottili falde di corteccia di papiro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span>Dio che presiedeva al concime dei campi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span>Dea delle cloache.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span>L’<i>aplustro</i> era un ornamento fatto d’assicine, che rappresentavano +l’ala d’un uccello, ed era collocato in cima alla +poppa. Il <i>chenisco</i> rappresentava la testa e il collo d’un’oca +ed era collocato a prora.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span>Alta torre eretta sopra coperta, in cima alla quale salivano +i <i>classari</i> (soldati di marina) per lanciare i loro proiettili.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span>Capitano navale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span>Così era chiamata quella classe di schiavi che nelle domesticità +veniva subito dopo gli schiavi ordinarii.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span>Come fece di fatto sotto il titolo gli uni di <i>Suasoriæ</i>, +l’altri di <i>Controversiæ</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span>Taverna dove si vendevano cibi cucinati.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span>Dove si dispensavano bevande calde. Corrispondeva ai +caffè dei giorni nostri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span>La pietra fu trovata nella Beozia, dove sorgeva un tempo +la città di Agrepia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note53"> +<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.  </span>Ornata di ricamo. La portavano i Consoli tornando vincitori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note54"> +<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.  </span>Tutti ministri addetti ai sacrifizii.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note55"> +<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.  </span>Lares compilates.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note56"> +<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.  </span>La mammella d’una scrofa uccisa subito dopo il parto, +prima che i porcellini avessero succhiato il latte. Era vivanda +gradita assai ai romani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note57"> +<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.  </span>Osso di certi animali, adoperato in diversi giuochi invece +dei dadi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note58"> +<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.  </span>Canale artificiale largo e profondo, che scorreva tra i portici +e l’arena.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note59"> +<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.  </span>Grosso smeraldo attraverso il quale Nerone osservava i +giuochi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note60"> +<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.  </span>Fatti coraggio, frusta, corri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note61"> +<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.  </span>Specie di coltello lungo, aguzzo e ritorto, come la zanna +d’un cignale. Da quest’arma venne il nome di sicario.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note62"> +<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.  </span>Corrispondenti a scudi cinquemila.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note63"> +<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.  </span>Svetonio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note64"> +<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.  </span>Belletto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note65"> +<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.  </span>Pomata per colorire i capelli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note66"> +<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.  </span>Ferri per arricciare i capelli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note67"> +<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.  </span>Forbici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note68"> +<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.  </span>Prima refezione della giornata. Corrispondeva alla nostra +colazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note69"> +<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.  </span>Biscotto per la cui fabbricazione era celebrata l’isola di +Rodi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note70"> +<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.  </span>Secondo gli storici, Poppea fu la prima dama romana che +adoperasse una maschera di velo per garantire il viso dall’impressione +dell’aria e dal sole.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note71"> +<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.  </span>Organi ad acqua.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note72"> +<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.  </span>Questo braccialetto era conosciuto sotto il nome di <i>torques +brachialis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note73"> +<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.  </span>Capo degli schiavi addetti alle mense.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note74"> +<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.  </span>I <i>Cernui</i> erano i saltimbanchi, che camminavano colla +testa in terra e le gambe in aria. I <i>Pilarii</i> erano quelli che +colle palle facevano i giuochi oggi detti indiani. I <i>Neurobati</i> +camminavano sopra una sottilissima corda di minugia, differentemente +dai funamboli che adoperavano una grossa fono. +I <i>Prestigiatori</i> facevano i giuochi di bussolotti come ai giorni +nostri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note75"> +<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.  </span>Coperta del triclinio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note76"> +<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.  </span>Talasio era giovine insigne e dabbene, tanto amato dal +popolo, che fra grandi acclamazioni portò a lui la più bella +delle rapite Sabine, ed egli la tolse in moglie. I romani (al +dir di Plutarco) continuarono in seguito nei riti nuziali a cantare +ed invocare Talasio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note77"> +<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.  </span>Pergolato o padiglione costruito nei giardini o in altro +luogo, che serviva anche di triclinio quando il tempo era bello.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note78"> +<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.  </span>Così chiamavasi qualunque stanza non fosse di passaggio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note79"> +<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.  </span>Così chiamavasi quella parte delle prigioni, in cui la custodia +era meno severa, e i detenuti non portavano catene, ed +era loro permesso il godimento dell’aria e dell’esercizio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note80"> +<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.  </span>Velo nuziale di color giallo carico e brillante come una +fiamma, d’onde il nome di <i>flammeum</i>. Esso copriva le vergini +spose dalla testa ai piedi il giorno delle nozze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note81"> +<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.  </span>Giovinetti assistenti del tempio, che portavano i sacri vasi +e tutti gli utensili destinati al culto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note82"> +<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.  </span>Da questa cerimonia derivò il nome di <i>confarreatio</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note83"> +<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.  </span>Terrazzino sporgente sulla strada.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note84"> +<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.  </span>Seggiola di larghe dimensioni capace di due persone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note85"> +<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.  </span>Così era chiamata quella schiava, che assisteva alla toeletta +ed aiutava la padrona a vestirsi ed ornarsi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note86"> +<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.  </span>Quella destinata a ripiegare e custodire gli abiti e le +biancherie della padrona.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note87"> +<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.  </span>Era il <i>numello</i> un congegno per tener fermi i pazienti +mentre infliggeva loro il gastigo. Aveva due ceppi pel collo +con due sbarre, che scorrevano in canali lungo i lati di due +ritti ben saldi, che si potevano aprire e chiudere a piacere, il +che lasciava passar la testa fra essi e quando erano chiusi +serravano il collo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note88"> +<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.  </span>Nel quale, il reo veniva fustigato sulle spalle da un uomo, +mentre un altro gli teneva le gambe.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note89"> +<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.  </span>Borsa pel danaro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note90"> +<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.  </span>Calesse a due cavalli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note91"> +<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.  </span>Che corrisponde al nostro calamajo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note92"> +<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.  </span>Che aveva la superficie levigata con un dente d’animale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note93"> +<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.  </span>Borsa di cuoio da portarsi a tracolla.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note94"> +<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.  </span>Vôlta sotterranea ad uso di sepoltura.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note95"> +<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.  </span>Questa preghiera dei cristiani riferisce Tertulliano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note96"> +<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.  </span>Destinate al servizio dei bagni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note97"> +<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.  </span>Così era chiamata la bevuta solenne che i romani facevano +dopo cena a notte inoltrata.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note98"> +<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.  </span>Vivanda composta di carne bovina o porcina e di lardo, +e conservata in vasi di terra cotta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note99"> +<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.  </span>Era composto di pesce salato, cacio ed ova sode bollite +nel vino e nell’olio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note100"> +<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.  </span>Narra l’Abbate di Conture in una sua memoria che questo +Tiberio prendeva prima del pasto alquanta cicuta, sapendo essere +il vino possente antidoto contro questo veleno. Così il timore di +morire lo eccitava a bere più che da lui si potesse.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note101"> +<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.  </span>Cappotto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note102"> +<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.  </span>Questo narra Svetonio, mentre altri autori, più fantastici +che saggi, tra cui Giustino, Ambrogio, Cirillo da Gerusalemme, +Agostino, Filastro, Isidoro di Peluso, e Teodorato, danno quel +volo per certo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note103"> +<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.  </span>Le Dionisiadi erano undici donzelle, che a Sparta prendevano +parte alle feste di Bacco e si contendevano il premio +della corsa detta Eudroma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note104"> +<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.  </span>Il tirso era un lungo bastone ornato in cima da un cono +d’abete o di foglia d’edera o pampini. Era portato da Bacco +e dai suoi adoratori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note105"> +<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.  </span>Maschera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note106"> +<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.  </span>Osteria di campagna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note107"> +<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.  </span>Deità terribile, che secondo i pagani imponeva la sua +volontà al Destino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note108"> +<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.  </span>Ferisci il ventre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note109"> +<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.  </span>Narra Svetonio che più di 80,000 furono i colpiti dal flagello.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note110"> +<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.  </span>Barelle.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note111"> +<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.  </span>I congiurati che uccisero Caligola gridavano pugnalandolo: +<i>Répete! Répete!</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note112"> +<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.  </span>Figlio nato da meretrice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note113"> +<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.  </span>Soldati di fanteria pesante armati di lancia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note114"> +<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.  </span><i>Mens bona nulla est sine Deo</i> (Epistola 73).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note115"> +<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.  </span>Cleanto credeva che le anime tutte durassero fino alla +combustione totale del mondo, ma Crisippo prometteva questa +durata solamente alle anime dei savii.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note116"> +<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.  </span>Essa sopravvisse pochi anni, ma pallida sempre pel sangue +perduto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note117"> +<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.  </span><i>Dispensatori</i> erano gli schiavi, che in una famiglia compivano +l’ufficio di segretari e ragionieri. I <i>Cancellieri</i> erano +gli scrivani principali, che presiedevano un certo numero di scrivani +iuniori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note118"> +<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.  </span>Polvere finissima, di cui i lottatori si cospergevano per +aver ciascuno più salda presa sull’avversario.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note119"> +<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.  </span>Condotta in Roma nell’anno 610 dal Pretore Quinto +Marcio, al quale il Senato ordinò il risarcimento delle forme +dell’Appia e dell’Aniene Vetere, stanziando per le spese otto +milioni di sesterzi. Quinto Marcio riunì in un gruppo le varie +sorgenti della Valle d’Arsoli, e le condusse a Roma, e dal suo +nome prese quello d’Acqua Marcia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note120"> +<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.  </span>Mosaico di pietre naturali e marmi a diversi colori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note121"> +<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.  </span>Corrispondente a 15,000 scudi romani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note122"> +<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.  </span>Nella quale si esponeva al publico la statua del Nume +deposta su letto triclinare, e gli si offriva un banchetto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note123"> +<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.  </span>Da <i>averruncare</i> (togliere) perchè toglievano i mali.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note124"> +<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.  </span>Membri d’una delle quattro grandi corporazioni di Roma, +che avevano l’ufficio di preparare il lettisternio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note125"> +<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.  </span>La <i>supplicatio</i> era preghiera fatta in ginocchio, a differenza +della <i>praecatio</i> che si faceva in piedi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note126"> +<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.  </span>Garzoni addetti all’impresario delle pompe funebri, che +lavavano ed ungevano i cadaveri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note127"> +<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.  </span>Un milione e mezzo di lire italiane. Quei vasi venivano +dall’Oriente.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note128"> +<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.  </span>Il fatto del bagno alle sorgenti dell’Acqua Marcia e della +malattia che ne fu conseguenza è raccontato da Tacito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note129"> +<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.  </span>Quest’uso che i romani chiamavano <i>jus imaginum</i> (diritto +delle immagini) non poteva esercitarsi che dai Grandi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note130"> +<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.  </span>Con questo vocabolo venivano designate le legna da +fuoco, sottomesse ad una preparazione per ben disseccarle ed +impedire il fumo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note131"> +<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.  </span>Raccolta delle ossa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note132"> +<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.  </span><i>Ire licet</i> (è permesso l’andare).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note133"> +<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.  </span>Addio anima candida, la terra ti sia leggiera, mollemente +giacciano le ossa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note134"> +<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.  </span>Publico banchetto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note135"> +<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.  </span>Bottega da barbiere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note136"> +<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.  </span>Ora Salaria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note137"> +<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.  </span>Bisogna che Cristo regni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note138"> +<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.  </span>Capanna fissa al suolo, differente da <i>mapalia</i> che era trasportabile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note139"> +<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.  </span>Botteghe per la vendita delle derrate al minuto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note140"> +<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.  </span>Carro a due ruote.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note141"> +<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.  </span>L’orazione fu poi trovata nel suo scrittoio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note142"> +<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.  </span>Così erano chiamati tutti gli arnesi d’un letto, cioè guanciali, +coperte, materassi, ecc., ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note143"> +<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.  </span>Maschera buffonesca come Macco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note144"> +<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.  </span>Cantine.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note145"> +<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.  </span>Cava di pietre.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78242 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78242-h/images/cover.jpg b/78242-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..4829c7f --- /dev/null +++ b/78242-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize +this eBook outside of the United States should confirm copyright +status under the laws that apply to them. diff --git a/README.md b/README.md new file mode 100644 index 0000000..8890049 --- /dev/null +++ b/README.md @@ -0,0 +1,2 @@ +Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for eBook #78242 +(https://www.gutenberg.org/ebooks/78242) |
