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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78242 ***
+
+ LE
+ DONNE DI NERONE
+
+
+ ROMANZO
+
+ DI
+ LUIGI CAPRANICA
+
+
+ Se iniqua storia vi raccontai
+ Quello ch’è storia non cangia mai.
+ PRATI.
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES, EDITORI
+ 1890
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+ _Riservati i diritti di traduzione._
+
+ Tip. Fratelli Treves.
+
+
+
+
+INTRODUZIONE.
+
+
+Nella storia di Roma l’êra Cesarea fu quella che più colpì la fantasia
+di prosatori e poeti.
+
+La maggior parte dei cronisti sorvola sull’epoca dei Re e della
+Republica e non s’occupa che dell’Impero Romano. Essi lasciano a Dante
+ed agli scrittori del Rinascimento avanzato l’ammirazione per gli
+eroi della Republica, e invece minutamente raccontano le glorie e le
+corruttele degli Imperatori.
+
+Le vittorie di Giulio Cesare, le gesta guerresche e la sagace
+legislazione di Augusto, le lascivie di Tiberio, le stravaganze di
+Caligola sembrano interessarli assai più che le virtù dei Manlii, dei
+Decii, dei Fabii, dei Scipioni e dei Catoni.
+
+Ma sopratutto appaiono impressionati dalla triste celebrità di Nerone,
+e pongono ogni studio per renderla più odiosa. Le leggende del medio
+evo lo dipingono come un vero demonio. La tedesca _Kaiserchronik_[1] lo
+proclama l’uomo il più malvagio che nascesse di madre.
+
+Gli scrittori delle citate leggende, sopratutto quelli della _Graphia_
+e dei _Mirabilia_, raccontano sugli splendori e le ricchezza di
+Roma cose le più fantastiche, favole le più inverosimili. Così,
+trasportati dall’esecrazione, che loro inspirava il feroce Domizio per
+la persecuzione contro i cristiani, esagerano anche, parlando di lui,
+e gli attribuiscono delitti, che non commise, nè poteva commettere;
+come non bastassero quelli, di cui si rese colpevole, e che ci sono
+tramandati dagli antichi scrittori latini, fra cui Cajo Svetonio
+Tranquillo che, nella _Vita dei Dodici Cesari_, mette crudelmente a
+nudo la corruzione degli Imperatori Romani.
+
+Ed a Svetonio m’attenni nel mio romanzo, e non esagerai parlando delle
+misere donne, che per loro sventura colpirono i sensi di quel tiranno
+efferato, insaziabile, dissoluto, pazzo ricercatore di mostruose
+novità, che si compiaceva nel sovvertimento d’ogni ordine di natura,
+ch’era avido di fama e invidioso della fama altrui, e che in mezzo
+alle maggiori atrocità si conservava sempre istrione coronato, melenso
+giullare.
+
+Ad onta di tutto ciò non si può negare che le sue azioni buone e
+malvagie non esercitassero un fascino sull’immaginazione popolare.
+
+Molti lo rimpiangevano, e per lungo tempo si trovò ogni anno a
+primavera il suo sepolcro cosparso di fiori. Fu scritto inoltre ch’egli
+fosse amico del diavolo, e un diavolo incarnato lui stesso, che sarebbe
+ritornato in terra per vendicarsi de’ suoi nemici[2].
+
+Gli Armeni danno ancora all’Anticristo il nome di _Neren_ (Nerone);
+altri invece sostenevano che il vero Anticristo si porrebbe a capo
+dei Persi, dei Medi, dei Caldei e dei Babilonesi per sconfiggere il
+redivivo mostro e i suoi compagni.
+
+Cento altre favole di questo genere furono inventate su lui nelle
+leggende e nei misteri.
+
+Ma la prova maggiore dell’impressione lasciata da lui l’abbiamo nel
+vedere, dopo tanti secoli, inspirarsi ancora a quel nome tremendo
+autori drammatici e romanzieri.
+
+Fra quest’ultimi fui sedotto anch’io.
+
+Per mantenermi fedele, più che da me si potesse, alla verità,
+anche nella parte romantica, non mi sono lasciato trasportare dalle
+narrazioni del medio evo, ed ho cercato di rispettare quanto di Nerone
+e delle sue donne ci tramanda la storia.
+
+
+
+
+ A MIO NEPOTE
+
+ MARCHESE STEFANO CAPRANICA
+
+ IN SEGNO DI MERITATA STIMA
+ E RICONOSCENTE AFFETTO
+
+ OFFRO
+
+ QUESTO MIO NUOVO LAVORO.
+
+
+
+
+LE DONNE DI NERONE
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+Ottavia.
+
+
+Ha di poco varcato il terzo lustro, è bella, gentile, amata dal
+popolo romano, circondata dagli agi della vita, dallo splendore della
+ricchezza.
+
+Eppure la bionda figlia dell’Imperatore Claudio e di Messalina, la
+sorella di Britannico ha i grandi occhi azzurri velati di lagrime.
+
+Piange l’Imperatrice Ottavia....
+
+E perchè piange?
+
+Suol dirsi, che da lupa mai non nacque agnellino; eppure la illibata
+Ottavia nasceva da colei, che lasciò di sè fama tristissima per le
+sfrenate libidini, e che usciva stanca ma non sazia dalla Suburra.
+
+Fin da bambina veniva Ottavia fidanzata a Lucio Silano nepote
+d’Augusto; ma come la maggior parte delle lunghe promesse anche questa
+fallì, perchè Agrippina, seconda moglie di Claudio, volle che la
+fanciulla impalmasse Lucio Domizio Claudio Nerone figlio del suo primo
+marito Domizio Enobardo.
+
+E chi mai avrebbe potuto resistere alla imperiosa volontà d’Agrippina?
+
+Tanto meno lo poteva la mite e soavissima Ottavia, che pure amando il
+bruno giovinetto Silano, dovette abbandonarlo per andar sposa a Claudio
+Nerone, dalla faccia lentiginosa, dai grossi lineamenti, dalla lunga
+zazzera giallastra, dagli occhi azzurri ed enormi, dal ventre adiposo,
+dalle gambe sottili.
+
+Ma la giovinezza, il robusto temperamento, l’amore che professava alle
+arti, il benigno carattere, non deturpato ancora dall’efferatezza del
+tiranno, l’indole affettuosa, che doveva poi cangiarsi in lussuria
+feroce, rendevano in lui men disgradevoli i difetti fisici.
+
+E con tutto il trasporto dei diciassette anni amò la giovinetta
+sposa, che a lui corrispose, dapprima per sentimento di dovere, poi di
+riconoscenza per vedersi fatta segno di vero culto da parte di lui; e
+finalmente di sincero amore.
+
+Per molte lune l’appartamento loro assegnato nel palazzo dei Cesari fu
+tempio della felicità coniugale.
+
+Un dì Ottavia sedeva nel suo gabinetto, tenendo in mano uno specchio.
+Le ancelle stavano cospargendole di profumi le chiome, quando entrò
+Nerone tutto ilare, e piegando un ginocchio sulla pelle di pantera
+ch’era ai piedi di Ottavia, stette lunga pezza a fissarla amorosamente,
+le mani nelle mani di lei.
+
+Finalmente, come le ancelle ebbero finito d’acconciarla, s’alzò e
+accarezzandole i capelli le disse a bassa voce:
+
+— Come starà bene su questa fronte così candida il diadema imperiale.
+
+— Sei desto e sogni, o Claudio? — rispose essa, guardandolo
+meravigliata; — il diadema a me?
+
+— A te.
+
+E sorridendo si pose l’indice a traverso le labbra, ed uscì.
+
+La curiosità femminile, unita a vago presentimento spiacevole, non diè
+più pace ad Ottavia.
+
+Essa voleva sapere il significato recondito di quelle parole.
+
+E a forza di preghiere e di moine vi riuscì il dì seguente all’ora del
+_conticinio_[3] nei soavi misteri del _cubiculo_[4].
+
+— Ebbene, — disse Nerone, — e sia. A me venne imposto il segreto; ma
+posso io aver segreti per te, mia bella Iddia? Sappi dunque che per
+opera di mia madre, coadiuvata da Lucio Anneo Seneca, Claudio oggi, con
+legge apposita, me riconobbe, benchè figlio adottivo, a suo successore.
+
+— E mio fratello?
+
+— Britannico dovrà piegare il capo alla patria potestà. E quanto a
+dritto, siam pari. Egli non è figlio di Claudio.
+
+— Ma che dici tu! — esclamò tutta sorpresa la donna.
+
+— L’anima tua purissima non cerchi di penetrare nefandi misteri.
+
+Ottavia chinò la testa e tacque.
+
+— Perchè assorta così? — chiese Nerone.
+
+— Io tremo.
+
+— Tremi perchè la fortuna arride al tuo sposo?
+
+— Tremo perchè t’amo, o Claudio; ma di che io tema non so. Forse che
+s’accresca la discordia fra Britannico e te, che non puoi perdonargli
+di non averti chiamato mai col nome di Claudio, ma sempre Enobardo.
+
+Nerone compose il volto a un sogghigno di sprezzo, e rispose:
+
+— Rinfrancati, mia divina Ottavia, che io siffatte miserie non curo. E
+se le cura Britannico, tanto peggio per lui. Io non lo temo; sono nato
+al levar del sole, e questo fu presagio che la fortuna mi proteggeva.
+D’altronde io non ricambierò mai l’odio di Britannico, perchè malvagi
+sentimenti non allignano in me; anzi del povero epilettico[5] ebbi
+sempre pietà. E poi è fratello a te, che mi sei tanto cara. Cara così,
+che se mi seduce lo splendore del trono, è pel pensiero di poterlo
+dividere con te.
+
+— Eravamo tanto felici anche adesso!
+
+— Lo saranno ancora di più l’Imperatore Claudio Nerone e l’Imperatrice
+Ottavia.
+
+Malgrado il lieto pronostico, l’animo gentile di lei non potè liberarsi
+dal vago presentimento di spiacevoli contingenze, nè valevano a
+cancellarlo le reiterate assicurazioni del marito.
+
+Faceva voti perchè il padre vivesse ancora lungo tempo, e fosse così
+ritardata l’esaltazione del consorte al trono.
+
+Ma questo fatto non tardò ad avvenire, e Claudio Nerone, che da soli
+tre anni aveva cambiata la toga pretesta nella toga virile[6], indossò
+il manto imperiale l’anno 54 di G. C.
+
+Non aveva allora che diciassette anni.
+
+Oh se la misera avesse saputo che un delitto affrettava la morte di suo
+padre!
+
+Agrippina, ansiosa di vedere il figlio proclamato Imperatore, aveva
+avvelenato il suo terzo marito come aveva ucciso il secondo per andar
+sposa a Claudio.
+
+Appena spirato l’Imperatore, Nerone, tra sua madre e il suo maestro,
+e seguito dai liberti si presentò ai soldati di guardia adunati nel
+pretorio sotto gli ordini del loro Prefetto Attico Vestino, potente
+per la sua carica e per la fiducia che aveva in lui l’Imperatrice
+Agrippina, e fu da loro acclamato Imperatore.
+
+Quindi entrò nella lettiga, circondata dai littori, scese il clivo
+della Vittoria, e uscito dalla porta antica presso il tempio di Giove
+Statore, andò a visitare l’accampamento delle coorti pretoriane, dalle
+quali fu accompagnato al tempio di Giove, dove s’adunava il Senato.
+
+I Senatori vestiti del _laticlavio_[7] stavano attendendo nei loro
+stalli al di sopra dei quali sedevano i due Consoli presso la statua
+d’oro di Giove.
+
+Il podio, che rigirava sotto alla vôlta, era gremito di popolo; quello
+più basso, che girava per una sola terza parte della elissi, era chiuso
+da graticcio dorato.
+
+Era questo destinato alle Vestali e alle matrone romane.
+
+Quand’anco vi fossero stati Senatori partigiani del legittimo
+Britannico, l’entusiasmo del popolo e il contegno delle coorti li
+esortava a far buon viso a sorte avversa ed acclamar Lucio Domizio
+Claudio Nerone.
+
+Intanto i _Pollintori_, lavato, unto ed imbalsamato il corpo del
+defunto Imperatore, l’avevano deposto su ricco letto adorno di
+ghirlande e coperto di lini bianchi listati di porpora.
+
+Le Prefiche gemevano presso il letto, ai piedi del quale, vestita a
+lutto, pregava la vedova Imperatrice.
+
+Allorchè il rombo della folla, e le grida di plauso annunziarono
+che il nuovo Imperatore tornava al Palatino, Agrippina passò dalla
+stanza mortuaria nella sala, ove l’attendevano molte matrone romane e
+dignitarii.
+
+Agrippina, vedova di tre mariti, benchè toccasse già il settimo lustro,
+e dei fili argentei si mescessero al bruno de’ suoi ricchi capelli,
+conservava ancora tutto lo splendore della prestante persona, i puri
+lineamenti, il fiero sguardo.
+
+Tutti s’inchinarono al suo apparire, argomentando dalla energia di
+lei e dal docile carattere del figlio, ch’essa continuerebbe ancora a
+imperare sui romani.
+
+Entrò nel tempo stesso Ottavia, accompagnata da Britannico, col quale
+erasi fino allora trattenuta nel suo gabinetto, esortandolo a non covar
+rancore contro il fratello, ed assicurandolo della benevolenza, che
+questi aveva sempre nutrita per lui.
+
+Britannico le aveva finalmente promesso di far buon viso a sorte
+avversa, e quando giunse Nerone, questi dopo aver abbracciata la madre
+e la moglie strinse anche lui fra le braccia, e gli mormorò:
+
+— Tu fosti sempre il mio caro fratello, e sempre lo sarai.
+
+Britannico, senza dir motto, gli diede il bacio di pace.
+
+Il nuovo Imperatore inaugurò il suo regno con atti di generosa
+gratitudine verso il suo padre, il suo benefattore, ordinando splendidi
+funerali. Le Prefiche, le donne vestite di bianco, i Libitinarii[8],
+i Vespilloni[9], l’Arcimimo, che seguiva, facendo con altri buffoni,
+condotti da lui, strane movenze, portando il volto coperto da una
+maschera, nella quale erano ritratte le fattezze di Claudio e che in
+quella occasione fu l’istrione Dato, ebbero tutti larghissima mercede.
+
+Quando il convoglio giunse al Foro, furono deposte sulle sedie curuli
+le immagini del defunto, e degli avi, ch’erano portate nel corteo dai
+Vespilloni, e Nerone stesso pronunziò una orazione funebre di così
+elevati sentimenti, di così forbito stile, che fe’ divenir purpurei per
+la compiacenza la faccia ed il pelato cocuzzolo del suo maestro Anneo
+Seneca.
+
+E tutta Roma non fece che inneggiare al cuore e all’eloquenza di
+Claudio Nerone, ringraziando Giove Ottimo Massimo d’averglielo dato a
+sovrano, facendosi complice dell’ingiustizia fatta a Britannico.
+
+Le sinistre apprensioni d’Ottavia erano andate a poco a poco
+calmandosi. L’omaggio reso alla memoria di Claudio, e la pace avvenuta
+tra il marito e il fratello le davano fiducia d’avere nell’ombra
+paterna un Genio tutelare.
+
+Di più Nerone continuava a mostrarsi verso di lei sposo premuroso,
+affettuosissimo. Anzi, essa aveva la coscienza della propria
+inferiorità nei loro rapporti amorosi, perchè l’indole sua vereconda
+non sapeva corrispondere agl’impeti sensuali, che andavano sempre più
+crescendo in lui.
+
+Non s’immaginava però che il pudico ritegno finirebbe un giorno per
+riuscirle fatale. Credeva che il mostrarsi tenera con lui, premurosa e
+felice, lo stargli più che potesse vicina, bastasse a ricambiarlo, ad
+accontentarlo.
+
+E per qualche tempo bastò, perchè Nerone, poco occupandosi degli affari
+dello Stato, di cui lasciava tutto il pondo ad Agrippina, a Seneca ed
+al Prefetto Burro, erasi interamente dedicato agli studi dell’arte,
+che sublimano gli spiriti eletti, ma danneggiano sovente le anime che
+tendono alla depravazione.
+
+Nei primordi del suo regno, Nerone, seguendo i saggi consigli di Seneca
+e di Burro, si segnalò per atti di giustizia e di clemenza, disprezzò i
+delatori, rifiutò le statue d’oro e d’argento che volevano innalzargli
+il popolo ed il Senato, e fece quanto da lui si potesse per acquistarsi
+il favore universale.
+
+Ma poi l’influenza malvagia d’Agrippina, che voleva assoluto dominio
+sul figlio, cominciò a farsi strada nell’animo di lui, e venne la
+fase di quelle alternative di bene e di male, solite nelle menti, che
+accennano a sconvolgersi del tutto; ed ora maltrattava aspramente i
+liberti, ora largamente li rimunerava. Minacciava di quando in quando
+severi castighi, e costretto poi a vergare una condanna di morte,
+malediceva al momento in cui aveva imparato a scrivere. Aveva per la
+moglie degli slanci appassionati, fino a chiamarla Dia, e da questi
+impeti passava poi a freddo contegno.
+
+Di questi cambiamenti cominciò ad avvedersi Ottavia, e non mancava di
+rimproverarli allo sposo, ma con soavità che a lui sembrava riuscire
+tediosa.
+
+Egli è che la profumata nudità della bionda Imperatrice, e la sua
+giovanile freschezza, gli parlavano ancora ai sensi: ma non bastavano
+più a soddisfar la lussuria, che cominciava a sfrenarsi in lui.
+
+Un giorno Nerone tornava coi suoi liberti favoriti Faonte, Elio e
+Doriforo nel palazzo dei Cesari, dopo avere visitato i lavori di quello
+veramente meraviglioso, che sotto la direzione degli arditi architetti
+Severo e Celere, stava costruendo tra i colli Palatino, Celio ed
+Esquilino.
+
+Nel passare davanti alle stanze d’Ottavia udì voce gentile che cantava
+una greca canzone, temprandola al suono del _simikion_.[10] S’arrestò
+nel cavedio per non interrompere il canto, e come questo ebbe fine,
+entrò nella sala ov’era Ottavia mollemente distesa col gomito poggiato
+sull’anaclinterio[11] e facendo del braccio sostegno al capo.
+
+A poca distanza da lei si teneva ritta in piedi una giovine di rara
+bellezza: vestita di candida tunica, stretta sui fianchi flessuosi da
+sciarpa azzurra ricamata in argento. Le braccia denudate fino alle
+spalle erano nella parte superiore adorne d’un braccialetto che ne
+faceva risaltare la perfetta rotondità. Dentro bianchi sandali erano
+chiusi i piedini, e le chiome nerissime, strette sul capo da piccolo
+cerchio d’oro, le scendevano disciolte fino al ginocchio. Gli occhi
+neri tagliati a mandorla, le lunghe palpebre, che li velavano, le
+labbra di vivo cinabro, gli splendidi denti, la slanciata persona, le
+fidiache forme ammutirono per sorpresa Nerone, che rimase alcun tempo a
+contemplarla con sguardo pieno di desiderio.
+
+Ottavia, alla quale non era sfuggita quella ammirazione, gli disse:
+
+— Tu che m’accusi di non dividere con te l’entusiasmo per l’arte,
+vedi, che per quella di Melpomene seppi trovare tale interprete,
+che veramente s’insinua nell’anima colla melodia della sua voce,
+coll’armonia della sua bellezza.
+
+— E come dunque codesta superba creatura si trova qui?
+
+— Dimandalo a Menecrate, che la condusse.
+
+Allora Nerone si volse al citaredo, ch’era presente, tenendosi ritto in
+rispettoso silenzio, e gli chiese se fosse sua schiava, o sua allieva.
+
+— O divo Claudio, — rispose Menecrate curvandosi, — nè l’una nè
+l’altra. Essa è schiava del tuo Prefetto Gallione, che a me la
+consegnò, perchè da Corinto la conducessi in Roma per farne dono da sua
+parte all’Imperatrice.
+
+— Oh inaudita generosità! — esclamò Nerone. — Convien dire, o ch’egli
+sia cieco, o austero filosofo, come suo fratello Seneca, per non
+apprezzare il possesso di questa fanciulla. Come ti chiami?
+
+— Atte.
+
+— Dove nascesti?
+
+— Or son vent’anni a Corinto.
+
+— I tuoi genitori?
+
+— Morirono.
+
+— E chi t’apprese il fascino del canto?
+
+— Mia madre, che non aveva eguali in tutta l’Acaja per temprare sul
+trigono le canzoni d’Anacreonte.
+
+— Fa ch’io oda ancora la tua soavissima voce. Canta, fanciulla, e
+questa volta, canta d’amore.
+
+Ben s’avvedeva Ottavia come gli occhi della schiava cominciassero a
+far divampare il marito; ma riservata e timida non si lasciò sfuggire
+parola, nella quale trapelasse il suo malumore.
+
+Atte, dopo alcuni accordi, intuonò appassionatissima anacreontica, che
+fe’ andare in visibilio Nerone.
+
+Da esperto conoscitore dell’arte, fe’ notare al citaredo come fosse
+eguale e potente la voce della schiava, tanto nell’_Agoge_ che nella
+_Ploke_ e nella _Jone_.[12]
+
+— E non t’increbbe d’abbandonare la tua patria?
+
+— Io stessa chiesi in grazia a Gallione di lasciarmi venire con
+Menecrate a Roma, perchè sapeva come l’arte fosse tenuta qui in
+pregio grandissimo sotto l’impero del divo Claudio Nerone. Benigno il
+Governatore acconsentì alla mia dimanda, e mi fe’ da Menecrate condur
+prima davanti ad Anneo Seneca e poi alla divina Ottavia.
+
+E piegò un ginocchio in segno di rispetto.
+
+L’Imperatrice mestamente sorrise, e Nerone riprese:
+
+— Tu dunque qui rimarrai per allegrar gli ozii dell’Imperatrice e
+guadagnarti allori nelle feste dell’arte, nelle quali Lucio Claudio
+Nerone non è secondo ad alcuno nè in musica nè in poesia; neppure
+all’insigne Terpno ch’è mio maestro di citara, neppure al presuntuoso
+poeta Lucano. Noi, o bella greca, canteremo insieme.
+
+— Sarà questo onore soverchio per una povera schiava.
+
+— E ciò sembra anche a me, — soggiunse Ottavia, che più non potè
+frenarsi.
+
+Nerone, piccato da quella osservazione, guardò torvo la moglie e per
+tutta risposta le disse:
+
+— Da questo momento non è più schiava, io la faccio liberta.
+
+E non dando ascolto all’espressioni di riconoscenza che gli rivolgeva
+Atte, levossi in piedi e percosse un timbro d’argento.
+
+All’ancella che comparve,
+
+— Conduci teco, — disse, — la citarista dell’Imperatrice, ed abbia
+stanza nel mio palazzo, e sia affidata alle cure delle mie nutrici
+Egloga ed Alessandria.
+
+Atte s’inchinò e preso il _simikion_ segui l’ancella.
+
+Come furono uscite, Nerone, tutto rabbuffato, mosse anch’egli per
+partire, ma Ottavia lo trattenne.
+
+Menecrate, che prevedeva una tempesta, di cui per reconditi fini, che
+sapremo in seguito, era soddisfatto, si congedò.
+
+Come furono soli, Nerone chiese alla moglie cosa avesse a dirgli.
+
+— Perchè, — dimandò questa, — quel guardo bieco che mi lanciasti
+poc’anzi?
+
+— Perchè osavi censurare Nerone alla presenza d’una schiava.
+
+— E non trovò essa stessa che l’onoravi troppo?
+
+— Nella giovine greca parlò la modestia, in te il cruccio. Atte dinanzi
+a me s’umiliava, tu t’erigevi a giudice. E giudice di chi? Giudice di
+Cesare.
+
+— Ma tu, nelle tue enfasi, non t’avvedevi che l’umiliata ero io, perchè
+in mia presenza, al cospetto d’un citaredo, tu mi dimenticavi per
+esaltare un’oscura fanciulla.
+
+— Non è più schiava perchè Cesare le diede la libertà, non è più oscura
+perchè Cesare le prodigò le sue lodi.
+
+— Vorrei investigare l’arcano sentimento che le dettò.
+
+Come si vede, l’amor proprio offeso infondeva coraggio in quella
+tortore incoronata.
+
+Ma il coraggio fu di breve durata.
+
+Quando Nerone, dopo aver dichiarato che nessuno doveva mostrarsi
+temerario tanto da scrutare i suoi pensieri, che l’animo suo d’artista
+non poteva a meno d’entusiasmarsi per le superbe creazioni, fossero
+opera della natura o dell’arte, e che infine egli era padrone di sè, di
+tutto e di tutti, ed uscì fissandola sdegnoso, l’infelice comprese che
+per lei non v’era più speranza nè d’amore nè di pace.
+
+Ed ecco perchè piangeva l’Imperatrice Ottavia.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+La bella figlia d’Acaja.
+
+
+Il citaredo Menecrate, superbo della sua complessa persona, della
+sua faccia bruna e della sua testa ricciuta, e credendosi più esperto
+che non fosse nell’arte, aveva innalzate le amorose aspirazioni fino
+all’Imperatrice Ottavia.
+
+La gioventù nelle sue esaltazioni d’amore prende sovente lucciole
+per lanterne, e spiega a senso di tenero sentimento ogni tratto
+d’innocentissima benevolenza della persona amata.
+
+E in quel tempo di tanta corruzione tra le patrizie di Roma e
+le stesse Imperatrici, che non disdegnavano d’abbassarsi fino ad
+amare perdutamente gladiatori, mimi ed istrioni, non era difficile
+l’illudersi per un giovine citaredo.
+
+Ma la virtù d’Ottavia e la sua fedeltà coniugale erano troppo note
+perchè Menecrate osasse dichiararsi.
+
+Laonde egli teneva chiuso in cuore il suo segreto ed attendeva dal fato
+il soccorso di qualche avvenimento che valesse a scuotere l’onestà e la
+fede d’Ottavia.
+
+Intanto egli partì per visitare a Corinto una sorella ammalata. A lui
+Seneca affidò alcuni papiri da rimettersi al fratello Gallione, e fu in
+casa del Proconsole ch’egli conobbe Atte.
+
+Rimase abbagliato dalla splendida bellezza di quella schiava, e per un
+momento, dimenticando Ottavia, tento di sedurla.
+
+L’altera figlia d’Acaja lo respinse, dicendo:
+
+— Non m’ebbe il Proconsole, e vuoi possedermi tu, povero citaredo?
+
+— E a che aspiri mai, divina fanciulla?
+
+— Alla libertà per togliermi dall’abietto stato in cui sono.
+
+— E credi ch’io non possa procurartela?
+
+— No, non puoi darmi un amore che appaghi i miei desideri, che lusinghi
+il mio amor proprio.
+
+— Agogneresti forse un trono?
+
+— Colla bellezza e coll’arte tutto può anche una schiava.
+
+Queste parole furono per Menecrate una rivelazione.
+
+Essa era la donna capace d’affascinare Nerone.
+
+Se la citarista cantatrice riusciva a sedurre il marito, più facilmente
+il citaredo sedurrebbe la moglie.
+
+— Ma Corinto, — le disse, — mi sembra campo troppo angusto alla tua
+ambizione. Perchè non ti rechi a Roma?
+
+— E lo vorrei, poichè là mi sarebbe dato forse di rintracciare una
+sorella di latte, che amavo assai. Ma come lo posso io schiava di
+Gallione?
+
+— Lascia di questo la cura a me.
+
+E Menecrate suggerì egli stesso al Governatore di spedire la bella
+e valente citarista, come schiava dell’Imperatrice, il che sarebbe
+riuscito graditissimo tanto a lei, che al divo Cesare, il sublime ed
+appassionato cantore.
+
+Gallione rimase dapprima incerto se accettare o no quel progetto; ma
+sentendo che poteva ritrarre da quel dono merito grandissimo, si lasciò
+persuadere.
+
+E pochi giorni dopo, Atte s’imbarcò sopra una bireme dello Stato, che
+faceva vela per Napoli, dove approdò dopo dodici giorni di viaggio, ora
+vogando a vela, ora a remi.
+
+Dopo due giorni di riposo Menecrate noleggiò un carro e tornarono a
+partire. Traversarono la via Appia, e quando dalle alture si vide la
+città dei Cesari, rischiarata dall’igneo splendore del sole già volto
+all’occaso, Atte, che da qualche tempo era taciturna e pensierosa,
+diede in un sospiro e disse:
+
+— È splendida codesta Roma. Io l’ho tanto desiderata; ma adesso che
+stiamo per giungervi mi fa paura.
+
+— Che strana creatura sei tu! — esclamò Menecrate.
+
+Prima d’entrare in città per porta Capena, Atte si coprì dal capo ai
+piedi con un velo azzurro, desiderando vedere senza essere vista.
+
+Menecrate ordinò all’auriga di dirigersi verso il Fornice Fabiano,
+ove giunto lo fe’ arrestare all’imboccatura d’una viuzza, gli pagò il
+viaggio e lo rimandò.
+
+S’avviarono quindi a piedi per l’angusta strada, ed entrarono in
+meschina casupola, seguiti da un uomo, che portava i fardelli.
+
+— Questa è la mia povera casa, — disse Menecrate traversando il
+protiro[13] — io qui vivo colla mia vecchia madre, ch’ora vedrai e che
+ti darà ospitalità finchè non t’avrò condotta nel palazzo Augustale
+all’Imperatrice Ottavia.
+
+La vecchia, che stava nella sua stanza filando al chiarore d’una
+lucerna a due luminelli, dapprima aggrottò le ciglia, vedendo giungere
+il figlio in così perigliosa compagnia. Sentendo però ch’era una
+schiava mandata dal Governatore Gallione all’Imperatrice, cangiò
+all’istante, ed ebbe tutte le cure per lei, durante i tre giorni che
+precedettero la sua presentazione.
+
+Quando Menecrate uscì, lasciando Ottavia col torvo Nerone, era tutto
+contento, poichè non s’immaginava mai che sarebbe così presto riuscito
+nel suo intento.
+
+Ottavia, dopo aver pianto, attese sperando che il marito, conosciuto il
+suo torto, smetterebbe lo sdegno e tornerebbe a lei.
+
+Vana speranza! Quale lo aveva lasciato tale lo ritrovò nel triclinio.
+Parlò colla madre Agrippina, parlò con Anneo Seneca, rise alle facezie
+del parassita Cercopiteco Panerote, ma alla moglie non rivolse mai
+la parola, e quasi volesse farle dispetto, si mostrava soverchiamente
+gentile pel giovinetto Sporo, suo favorito, che lo serviva.
+
+La misera Ottavia tratteneva a stento le lagrime, e appena terminato il
+pranzo, si ritirò nelle sue stanze.
+
+Agrippina, che aveva osservato il contegno del figlio e l’ambascia
+della nuora, pochi momenti dopo raggiunse questa, e trovatala in
+dirotto pianto, le chiese cosa fosse avvenuto.
+
+E Ottavia, gettandosele fra le braccia, le narrò la scena avvenuta
+quella mattina stessa per causa d’Atte e terminò esclamando:
+
+— Ahi misera, Nerone è per me cangiato!
+
+— Lo è per tutti, — rispose Agrippina tra mesta e crucciosa. — La
+frenesia per l’arte lo ha affascinato in guisa da chiamare presso di sè
+gente che non doveva mai porre il piede nella casa dei Cesari. Ma tu,
+povera giovinetta, rinfrancati, io cercherò di ricondurlo a te. Esso
+non resisterà, spero, ai voleri della madre, a cui deve il trono.
+
+Agrippina, più che per deferenza verso la nuora, teneva a pacificarle
+il marito, per tema che una concubina, assecondandone il lascivo
+temperamento, non esercitasse su lui quell’influenza che l’ingenua
+sposa non aveva mai cercato d’ottenere.
+
+Dalle stanze d’Ottavia si diresse nel suo appartamento, e ordinò a
+Lucio Azzerino suo liberto di chiamarle l’Imperatore.
+
+Questi, ebro di falerno, era uscito dal triclinio conducendo seco nelle
+sue stanze il favorito Sporo, dopo aver licenziati tutti gli altri.
+
+Il liberto Elio, al quale Lucio Azzerino passò l’ordine d’Agrippina,
+attese per comunicarlo all’Imperatore, che Sporo uscisse dalla camera
+di lui.
+
+Laonde dovette Agrippina lungamente aspettare, e quando il figlio le
+si presentò colla faccia riarsa, gli occhi scintillanti e malfermo in
+gambe, gli disse crucciata:
+
+— Tanto mi facesti attendere per mostrarti in tal guisa? E sei tu quel
+Nerone così saggio che emanasti decreti contro le publiche cene e le
+crapule?
+
+— Se sono ebro, o madre, rendine grazie agli Dei, perchè il vino
+discaccia da me ogni tormentoso pensiero, e mi rende buono e cortese.
+
+— S’egli è così, — interruppe Agrippina, — ascolta ora il consiglio di
+tua madre.
+
+— Parla.
+
+— Tu arrecasti fiero dolore ad Ottavia. Essa ne pianse a calde lagrime.
+
+— E perchè osò censurarmi prima alla presenza d’un citaredo e d’una
+schiava, e importunarmi poi con rampogne di stolta gelosia? Siffatte
+audacie io non sopporto. Non so chi mi trattenne dall’afferrarla e
+strangolarla colle mie mani. La salvarono l’amore e il rispetto che
+nutro ancora per lei.
+
+— Se sono vere le entusiastiche lodi, colle quali in sua presenza tu
+esaltasti quella figlia d’Acaja, certo che il tuo rispetto per lei fu
+in quel punto da te dimenticato.
+
+— Perchè avrei dovuto nascondere la mia ammirazione per l’arte e la
+bellezza di quella donna?
+
+— Dandole però asilo nel palazzo dei Cesari, tu non fai che accrescere
+i sospetti e le angosce di tua moglie.
+
+— È a Ottavia non a me che la mandò Gallione: dovevo scacciarla?
+L’Imperatrice, — aggiunse poi sorridendo, — è gelosa delle canzoni
+che udrò modulare dalla greca cantatrice; eppure io non lo sono delle
+melodie colle quali ogni dì la delizia Menecrate.
+
+— Tienti a mente, o Claudio, ciò che disse Caio Giulio: la moglie di
+Cesare dev’essere rispettata.
+
+— Vanitosa, quanto stolta teoria, che non impedì ad Augusto di scacciar
+Scribonia, nè a Tiberio d’odiar Giulia, nè al divo Claudio di punir
+colla morte le dissolutezze di Messalina, quantunque foss’egli il più
+fiducioso dei mortali. E tu lo sai bene, o madre, che sapesti così
+dominarlo da lasciargli vedere e sentire quello soltanto che a te
+piacesse.
+
+— E tu non puoi lagnartene.
+
+— No, per gli Dei, e neppure Aulo Plancio.
+
+Agrippina, facendosi rossa e levandosi in piedi, esclamò:
+
+— E torni ancora al temerario sospetto!
+
+Nerone l’abbracciò, e teneramente baciandola la costrinse di nuovo a
+sedere e le disse sottovoce:
+
+— O madre, tu conosci la cagione del mio odio contro quell’uomo.
+
+— Mostro! — mormorò Agrippina, allontanandolo da sè, con espressione
+di volto, non corrispondente alla severità di quelle parole, — è il
+falerno che ti fa delirare.
+
+— Madre, ti rammenti di quella sera che io....
+
+— Non voglio, nè debbo rammentarlo, — interruppe Agrippina.
+
+— Quella sera io non era ebro, e allorchè ti dissi che tu esercitavi su
+me un fascino da rendermi tuo schiavo, tu mi baciasti.
+
+— Ed anche oggi ti bacio, — essa rispose, premendogli le labbra sulla
+fronte, — benchè tu non sii più per me il figlio d’un giorno.
+
+— Come puoi dir questo, o madre! — esclamò Nerone stringendola al seno.
+
+— Vuoi tu che te lo provi?
+
+— Sì.
+
+— Scaccia da te tutti gl’istrioni, i mimi, i parassiti, e manda altrove
+ad albergare quella greca.
+
+— Madre, tu chiedi troppo ai fumi del mio falerno.
+
+— Vedi, se m’appongo al vero, dicendo che tu sei cangiato, e che in te
+oggi parla il vino, ma non l’amore.
+
+— Tu vuoi togliermi tutto quello che mi diletta, ed altro non lasciarmi
+che le infantili carezze di Ottavia, e le conversazioni di Seneca,
+il quale m’infastidisce colle esortazioni a non perseguitare così
+spietatamente i cristiani.
+
+— E non ti bastano, — replicò la madre, — i tuoi studii, l’arte del
+canto, così nobile e soave, gli spettacoli del circo Massimo, gli
+edifizii intrapresi, che t’offrono occupazione e t’assicurano fama, e
+quei vezzi infine, che tu chiami infantili, ma che ti rendono invidiato
+da molti? Ritorna, o figlio, ritorna interamente a lei, e non si dica
+che tu la togliesti a Lucio Silano per renderla infelice.
+
+Agrippina, più che a tutt’altro, teneva a che Nerone rimanesse marito
+fedele e figlio ossequente, fosse pure troppo tiepido marito e troppo
+fervido figlio.
+
+Per ottenere da lui quanto gli aveva chiesto, continuava a tenerlo
+abbracciato, ad accarezzarlo e fissarlo con sguardo di raffinata etèra.
+
+Il desiderio di riprendere sul figlio il dominio che le sfuggiva, la
+spingeva tropp’oltre nelle moine, e cominciava a confondersi in lei con
+altro desiderio.
+
+Alcune frasi però sussurratele da Nerone, ch’erasi acceso più che mai
+in viso, la fecero rientrare in sè, e levatasi in piedi, gli disse:
+
+— Tu vaneggi! Va nel cubiculo, ove t’attende la tua sposa. Il momento è
+propizio. Là sarai esemplare marito, qui, saresti figlio malvagio.
+
+Sotto mentita severità essa nascondeva l’emozione e la compiacenza.
+
+Nerone invece, nel cui animo cominciavano a balenare diggià selvaggi
+sensi, al rifiuto d’Agrippina, alle parole di lei, in cui traspariva
+il sarcasmo, perdè il senno. Dopo avere invano implorato l’incesto,
+si preparava ad assalire la madre, allorchè dal liberto Azzerino fu
+annunziato Aulo Plancio.
+
+A quel nome ruggì Nerone ed esclamò:
+
+— Sempre codesto odiato! Va, va dunque, o madre di Cesare,
+prostituisciti a Macco[14].
+
+E lasciato bruscamente il nudo braccio d’Agrippina, che stringeva con
+forza convulsa fuggì via.
+
+A quell’impeto, a quell’ira, alle ingiuriose parole l’altra rimase
+sbigottita.
+
+Temette che il figlio fosse uscito di senno.
+
+Era intanto da lungo tempo tramontato il sole e venuta l’ora della
+_primae noctis intempestae_ (come chiamavano i romani le prime ore
+della sera) e le lampade rischiaravano le sale del palazzo Augustale.
+
+L’Imperatrice Ottavia, indossata una veste d’oscuro bisso e coperta dal
+peplo notturno, lasciò le sue stanze, traversò il cavedio ed uscì nel
+peristilio.
+
+Ivi l’attendevano due schiavi lettighieri colla sua lettiga.
+
+Essa vi si adagiò, e preceduta da servi con torchi accesi e da due
+ancelle, che in vassoi dorati portavano una ghirlanda di fiori e alcuni
+oggetti preziosi, uscì dal palazzo.
+
+Dopo breve tragitto la lettiga arrestò davanti al tempio della Dea
+Viriplaca, che sorgeva sul Palatino.
+
+Ivi assistita da due Sacerdotesse, che l’avevano accolta sulla porta
+del tempio, Ottavia andò a prostrarsi al simulacro di quella Dea,
+destinata a placare i mariti e ricondurre la concordia nelle famiglie.
+
+Rimase a lungo genuflessa a pregare, poi, deposte le offerte ai piedi
+della statua, uscì dal tempio e tornò al palazzo.
+
+La giovine Imperatrice fidava nel patrocinio della Dea, quantunque
+si fosse recata sola ad implorarla, mentre il culto esigeva che
+v’andassero i due coniugi assieme, e là, prostrati al simulacro,
+confessassero reciprocamente i loro torti, e si riconciliassero.
+
+Era però sovente cosa malagevole l’indurre o il marito o la moglie a
+questo passo, e allora quello dei due, che più teneva a ristabilire
+la concordia, si recava al tempio da solo per invocar la pace della
+famiglia.
+
+Così aveva fatto Ottavia, e rientrata ne’ suoi appartamenti, rimase
+qualche tempo sola, nella speranza di veder comparire da un momento
+all’altro il marito sereno ed affettuoso.
+
+Talvolta al desiderio di lei s’alternava il timore, ch’egli giungesse
+sì, ma per scagliarle contro nuovi rimproveri ed altere parole.
+
+Oh come la misera malediceva il momento in cui erasi presentata a
+lei la giovine greca! Come rimproverava Gallione e Menecrate, all’uno
+d’averla spedita, all’altro d’averla condotta, quantunque sentisse in
+cuor suo d’essere ingiusta verso di loro.
+
+Che se avesse potuto immaginare il recondito scopo del citaredo, questi
+non avrebbe più messo piede per certo nel palazzo dei Cesari.
+
+Tanto affetto e tanta abnegazione in una giovine e bellissima sposa non
+meritava davvero Nerone, che, come si vide, pensava a tradirla nei più
+nefandi modi.
+
+Ed esempi siffatti di fede costante erano ben rari nella corruzione
+dell’antica Roma.
+
+Adagiata sovra elegante accubito Ottavia attendeva e pensava, e talora,
+per distrarsi, prendeva dal desco, ch’erale vicino, un papiro e si
+metteva a leggerlo al chiarore della lampada posta sovr’alto candelabro
+a piede, dallo scapo finamente lavorato a cesello.
+
+Erano alcuni brani del poema _La Farsaglia_ di Marco Anneo Lucano,
+nepote di Seneca, giovine poeta, che Nerone allora colmava d’onori.
+
+Intanto dagli spazii della clessidra si vedevano passare le ore, e il
+desiderato sposo non compariva. Ebbe per un istante l’idea di farsi
+coraggio e andarlo a trovare; ma contro questo consiglio si ribellò
+l’amor proprio di lei.
+
+Essa non doveva implorare venia perchè nulla aveva a rimproverarsi.
+
+La sua dolcezza non doveva trascinarla fino a codesta umiliazione, e
+per timore che il desiderio di pace finisse per costringervela, levossi
+in piedi, e passò nella stanza da letto.
+
+Ivi l’attendevano le ancelle per raccoglierle le chiome nella
+reticella, ed aspergerle il corpo coll’irino di Corinto, mentre la
+schiava _vestiplica_ ripiegava le biancherie e le vesti.
+
+Compiuta la bisogna, Ottavia le licenziò e posto il nudo piedino sullo
+scanno, entrò nel letto matrimoniale, ed attese ancora adagiata sul
+fianco, posando il braccio sul _cubitale_[15].
+
+Vegliò gran parte della notte, ma il sonno nei giovani finisce per
+trionfare di qualsiasi cura. Sentì a poco a poco aggravarsi le palpebre
+e cominciò a sonnecchiare.
+
+Le parve nel dormiveglia udire da lungi la voce di Nerone che
+cantava. Credette a un sogno, e alcuni istanti dopo era profondamente
+addormentata.
+
+Da più d’un’ora dormiva, allorchè fu desta all’improvviso da un
+violento bacio sulla bocca.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti di Seneca.
+
+
+Non fu sola Ottavia che quella notte vegliò fino a tarda ora per
+aspettare Nerone; per la stessa ragione vegliò anche Agrippina. L’una
+attendeva per vederlo tornare a lei a chiederle amore, l’altra per
+vederlo pentito chieder perdono. L’una aspettava dolente, l’altra
+sdegnosa.
+
+Ma Nerone, invece di scendere nella propria coscienza, e riconoscere
+i suoi torti, uscito dalle stanze della madre, chiese, com’era solito,
+all’arte l’oblio delle male azioni commesse in quel giorno.
+
+Seguito da uno schiavo, che portava la citara, scese nel giardino, e
+sedutosi tra le piante del _gestazio_[16] si mise a cantare.
+
+Le foglie, leggermente agitate dalla brezza di primavera, il chiarore
+della luna, che avviluppava in un’aureola d’argento gli alberi, i
+fiori e lo sterminato palazzo, il silenzio che regnava dintorno, tutto
+quel tesoro di pace, col quale la natura lenisce le miserie umane,
+raddolcirono il travagliato spirito di Cesare.
+
+Cessò dal canto, depose la citara, e pensò, tornando suo malgrado ai
+teneri ricordi.
+
+Vide come in eterea visione la soave figura d’Ottavia; rammentò le
+dolcezze di lei, i suoi vezzi, quasi infantili, la sua beltà che, al
+dir d’Agrippina, tanti gl’invidiavano, e impetuoso, com’era in tutti
+i suoi sentimenti, non resistette al desiderio di veder la moglie, e
+balzato in piedi rientrò nel palazzo e mosse verso le stanze di lei.
+
+Come si vede, i nobili sentimenti cercavano ancora di lottare in esso
+contro il malvagio istinto. Ma erano pur troppo le lotte estreme.
+
+Egli entrò a pian passo nel cubiculo, e fattosi presso il letto, stette
+a contemplare la giovane sposa, che dormiva supina, facendo delle nude
+braccia sostegno al capo. La temprata luce del _licno_[17] che pendeva
+dal soffitto, dava alla bella dormente eterea forma.
+
+Nerone, chino su lei, stette per qualche tempo a contemplare quel seno
+palpitante sotto la sottilissima veste, quella fronte d’avorio e quelle
+labbra, che parevano schiudersi ad un sorriso, lasciando travedere i
+denti.
+
+Come se fosse cosa nuova per lui, non resistette a lungo, e le diede
+quel premuto bacio che la destò.
+
+Ottavia, riconoscendo il marito, mandò un grido di gioia, e gli cinse
+il collo colle braccia, dicendo:
+
+— O Claudio, dunque la Dea m’esaudì.
+
+— Di qual Diva tu parli?
+
+— Della Viriplaca.
+
+E qui gli narrò come si fosse recata a sera ad intercedere da lei la
+concordia coniugale.
+
+— Fu Venere invece che mi condusse a te, — soggiunse Nerone.
+
+— E non Cupido? — chiese sorridendo Ottavia.
+
+— Sì, Venere, Cupido, Volupia,[18] e sopratutto un irresistibile
+desiderio di te.
+
+E svestita, così dicendo, la lunga tunica, che lo ricopriva, s’adagiò
+nel letto al fianco di lei, che accarezzandogli i capelli e baciandolo,
+gli chiese se fosse a lei dedicato quel canto, che aveva udito prima
+d’addormentarsi.
+
+— Come! — esclamò Nerone con aria di compiacenza, — la mia voce giunse
+fino a te! Eppure io non la spiegava del tutto, perchè l’aveva stancata
+col gridare in questo dì nefasto: eppure da due giorni non ho tenuto
+sul petto la lastra di piombo, per renderla chiara e sonora. Vedi
+dunque tu stessa che la mia voce è potente, e posso sfidare qualsiasi
+cantore, e lo stesso mio maestro Terpno.
+
+E la presunzione nell’arte gli faceva quasi dimenticare l’ardore dei
+sensi, che Ottavia nella sua pudica riservatezza non cercava di tener
+desto.
+
+La lascivia però non tardò a riprendere il disopra sull’arte, e quella
+notte il talamo imperiale nulla ebbe da invidiare al _letto geniale_ in
+cui la prima notte del matrimonio l’aveva condotta la Pronuba.
+
+Albeggiava di già quando si separarono.
+
+Ottavia, nell’esuberanza del contento, discese dal letto, indossò
+la sua tunica bianca, e prima di chiamar le ancelle, uscì sopra il
+_meniano_ (o terrazzino) per salutar con un sorriso di gioia l’aurora.
+
+Il cielo era limpidissimo. Come se fosse un riflesso dell’anima sua,
+vide il Campidoglio, il Tabellario, il tempio di Castore e Polluce, e i
+più eminenti edifizii di Roma avvolti nella tinta rosea del mattino, e
+rimase a contemplar lungamente il sublime spettacolo.
+
+Passò poscia nella stanza del bagno, e s’immerse nell’odoroso lavacro.
+Sedette quindi nel cubiculo, e dalla famula, a ciò destinata, si fe’
+quel giorno acconciar con cura maggiore. Si fece inanellare i biondi
+capelli, lasciandoli cadere dietro le spalle, e tenendoli raccolti sul
+capo con una _vitta_[19] di seta azzurra. Tra le sue gemme scelse due
+orecchini di grossi _elenchi_.[20] Cinse il braccio sinistro con ricco
+_spintere_[21], l’altro con braccialetto, formato da anelli a spirale;
+e avvolse sotto il seno una _mamillare_[22] trapunta.
+
+Benchè sempre elegante ed accurata, essa non aveva mai dimostrata la
+ricercatezza di quel giorno nel farsi più bella.
+
+Teneva a rendersi seducente, si proponeva di porre in opera tutti i
+suoi vezzi, assoggettarsi a qualsiasi sacrifizio pur di conservare il
+riconquistato affetto del marito.
+
+Era ingenuo proposito il suo, perchè ignorava da quale impetuoso
+turbine di lascivia foss’egli agitato.
+
+Nerone, abbandonato il talamo, e rientrato nel suo appartamento, trovò
+il suo antico pedagogo.
+
+Costui aveva nome Aniceto, ed era il suo confidente, il suo complice,
+la sua spia, il più abbietto de’ suoi cortigiani, l’uomo infine che per
+avidità di lucro era pronto a qualsiasi malvagia azione.
+
+Madre natura, che lo aveva così mal dotato nel morale, non era stata
+più generosa nel fisico.
+
+Sopra un corpo magrissimo e allampanato si posava la testa coperta di
+radi capelli rufi, misti ad incipiente canizie, quantunque non toccasse
+ancora i quarant’anni. Dalla faccia giallastra e rasa, si sporgeva in
+fuori un gran naso aquilino, e sotto enormi sopracciglia, rufe come i
+capelli, erano sepolti due occhietti piccoli e chiari, ma che avevano
+guardatura furbesca e cattiva.
+
+Nerone, che per quel mostro non aveva segreti, lo condusse nella
+_zotheca_[23] e là adagiatosi sopra un lettulo coperto da una pelle di
+pantera, gli narrò tutte le cose occorsegli il dì innanzi, il rancore
+provato contro Ottavia per causa della citarista greca, la scena avuta
+colla madre, e le delizie coniugali di quella notte nei più sconci
+particolari, deridendo la goffaggine, con cui Ottavia rispondeva ai
+suoi trasporti.
+
+— È bella, — egli aggiunse, — è soave, ma non è quella ch’io cerco.
+
+— Al divo Cesare, — rispose il cortigiano, — non sarà malagevole trovar
+dovizia d’altri amori, se quelli del cubiculo coniugale lo tediano,
+senza ricorrere all’incesto.
+
+— Oh fu quella l’aberrazione d’un momento, prodotta dai fumi del
+falerno. Oggi ne provo ribrezzo, come mi pento d’aver oltraggiata mia
+madre. Ma credi tu, Aniceto, che Aulo Plancio sia l’amante di lei?
+
+— Non so.
+
+— Indaga.
+
+— Obbedirò.
+
+— Hai null’altro a riferirmi?
+
+— Anneo Seneca è in questo momento nelle stanze dell’Imperatrice
+Agrippina, che lo fece chiamare.
+
+— Sarà per querelarsi contro di me, — osservò, sorridendo, Nerone. —
+Vorranno ch’io dimandi venia alla madre oltraggiata, e a questo sono
+pronto.
+
+— Forse qualcos’altro si esigerà dal divo Cesare.
+
+— E che mai?
+
+— Venendo qui, m’imbattei nel cavedio in una fanciulla di splendida
+bellezza accompagnata da Egloga. Al liberto Lucio Azzerino, che la
+seguiva, chiesi chi fosse quella giovine.
+
+— Era Atte per certo, — interruppe Nerone infiammandosi in volto. — E
+che ti disse il liberto di mia madre?
+
+— Essere una citarista e cantatrice di Corinto, mandata in dono da
+Gallione all’Imperatrice Ottavia, e che Agrippina vuole assolutamente
+che sia da te, o Imperatore, allontanata dal palazzo Augustale.
+
+— Per Giove, — esclamò Nerone, balzando in piedi; — questo non
+l’otterranno mai. Io, che cerco l’ebbrezza dell’arte e dell’amore,
+non acconsentirò certo a separarmi da quella figlia d’Acaja, che colla
+bellezza m’innamora, e mi rapisce col canto. Oh no!
+
+E camminava agitato per la zotheca.
+
+Aniceto, l’umile pedagogo, che nella coscienza della propria
+inferiorità odiava Seneca, e non lasciava sfuggire occasione senza
+lanciar contro di lui qualche maligna insinuazione, uscì in queste
+parole:
+
+— Non adirarti, o Cesare; qui solo imperi, e non devi permettere che
+altri ti detti legge, non devi permettere che il tuo maestro abusi del
+potere, che tu gli concedi.
+
+— Lascio che Seneca e Burro s’occupino degli affari di Stato, perchè
+ciò mi giova; ma delle mie azioni sono arbitro io solo. Di questo
+voglio dar prova sul momento.
+
+E lasciato Aniceto, si recò nella stanza della madre.
+
+Seneca era ancora con lei.
+
+La severa faccia del calvo filosofo dall’occhio ampio e bruno, dallo
+sguardo espressivo, non si turbò affatto, vedendo comparire Nerone.
+
+Invece le pallide guancie d’Agrippina, sorpresa per quella improvvisa
+apparizione, si tinsero d’un leggiero incarnato.
+
+Il figlio piegò un ginocchio davanti a lei e le disse:
+
+— Pentito dell’offesa che ti recai, vengo a chiedertene venia.
+
+Agrippina levossi in piedi, e rialzatolo, lo strinse fra le braccia e
+lo baciò in fronte.
+
+Quella spontanea ammenda del figlio la lusingava e le faceva rinascere
+la speranza di non aver perduto del tutto il suo ascendente su lui.
+
+Gli disse poi:
+
+— La Dea Viriplaca ti ricondusse ad Ottavia, il Sommo Giove t’ha
+ricondotto a me. Del nefasto giorno di ieri più dunque non si parli.
+
+— E poichè venisti, o Nerone, — aggiunse Seneca, — lascia ch’io ti
+parli invece di più gravi faccende.
+
+L’altro, pensando che si trattasse d’Atte, sentì ribollire il sangue, e
+stava per respingere la proposta prima che venisse fatta.
+
+Riuscì però a trattenersi, ed attese che il maestro parlasse.
+
+I Senatori meno facoltosi ringraziavano Cesare per aver accordato loro
+un assegno mensile di cinquecento sesterzi (dodicimila cinquecento
+scudi). Era stata approvata la gratuita distribuzione di grano ai
+soldati pretoriani mese per mese.
+
+Per evitare la falsificazione dei testamenti era intenzione del Senato
+di emanare l’ordine che venissero suggellati e marcati con tre fori,
+entro i quali si passasse per tre volte una cordicella, e che le
+prime parti del testamento, dov’erano scritti i primi e secondi eredi,
+fossero note soltanto a coloro che dovevano suggellarle e sottoscrivere
+col nome del testatore; che i notai non potessero scrivere sè medesimi
+eredi per alcuna porzione.
+
+Quanto alle nuove cose edilizie ideate dall’Imperatore, il Senato
+approvava il progetto di costruire dei portici fra i casamenti isolati,
+e intorno alle altre case per garantire i cittadini dagli ardori della
+canicola e dalle intemperie del verno; ma trovava per ora di difficile
+esecuzione il protrarre fino ad Ostia le mura di Roma, e per un canale
+condurre il mare fino alle mura vecchie di questa città.
+
+Dovendosi poi trattare in Senato altre riforme riguardo ai Consoli
+ed ai Questori, s’attendeva che l’Imperatore designasse il giorno per
+assistere alla discussione.
+
+Tutte queste cose riferì Seneca, senza che Nerone facesse osservazioni
+di sorta.
+
+Egli aspettava che si venisse a parlare d’Atte.
+
+Ma su di lei non pronunziarono motto nè Seneca nè Agrippina.
+
+Di questo silenzio fu meravigliato Nerone.
+
+O il liberto Azzerino aveva mentito ad Aniceto, o qualcosa si
+nascondeva sotto l’apparente indifferenza della madre e del maestro.
+
+Spinto dal desiderio di porre in chiaro la cosa, dopo il _jentaculo_ (o
+colazione) si recò nelle stanze della moglie.
+
+Essa non v’era, e dalle ancelle seppe ch’era discesa nell’orto assieme
+ad Atte.
+
+Ciò accrebbe in lui la sorpresa.
+
+Dopo la gelosa ostilità addimostrata il dì innanzi, come poteva Ottavia
+condur seco a diporto la schiava greca?
+
+Senza frapporre indugio le andò a raggiungere, sempre più impaziente di
+sapere se si tramasse qualche cosa a sua insaputa.
+
+Trovò Ottavia in un ombroso viale seduta sopra sedile di marmo, e Atte
+ritta in piedi davanti a lei.
+
+L’Imperatrice, come lo vide, andò ad incontrarlo e gli dimandò se
+venisse, com’era suo costume, a declamar sotto quelle piante qualche
+nuovo componimento.
+
+— No; — rispose l’altro, — avendo inteso ch’eri qui colla tua
+citarista, credevo che questa stesse allietandoti col suo canto, e
+voleva dividerne il piacere con te, mia bella Ottavia.
+
+Questa disse che aveva fatto chiamare la greca per condurla con sè
+a diporto nella villa, e farle narrar le vicende della sua esistenza
+passata.
+
+— Povera fanciulla, — soggiunse poi, — essa pretende che la sua stirpe
+da alto lignaggio sia discesa alla misera condizione degli schiavi.
+
+— E in qual modo? — chiese Nerone rivolgendosi ad Atte.
+
+— Questo ignoro, — rispose la citarista; — quanto esposi alla diva
+Imperatrice, udii sovente ripetere nella mia famiglia.
+
+Ottavia, ferma nel proposito di mostrare a Nerone come fosse scomparsa
+in lei ogni sinistra prevenzione contro quella giovine, e mostrare
+invece per essa interesse grandissimo, soggiunse:
+
+— Conviene, o Claudio, aiutarla a rintracciare una sua sorella di
+latte, che moltissimo l’amava, e che da alcuni anni lasciò Corinto per
+trasportarsi in Roma colla famiglia in un suo palazzo.
+
+— E chi eran costoro? — dimandò l’Imperatore.
+
+— Dei ricchi mercanti. Il capo aveva nome Plauzio Laterano.
+
+— Forse quello che fece testè edificare un palazzo presso la porta
+Celimontana?
+
+— Lo ignoro.
+
+— E la fanciulla ha nome?
+
+— Rubea.
+
+— E ti sta veramente a cuore il rintracciarla?
+
+— Quanto una vera sorella.
+
+— E non ti scrisse mai?
+
+— Ahimè, no!
+
+— E se tanto ti portava affetto, come avviene ch’essa non siasi più
+curata di te?
+
+— Temo sempre che le sia accaduta sventura, e l’anima mia è piena di
+dolore, e piango per quella cara, ne’ miei sogni, la piango vegliando
+nelle mie canzoni.
+
+— Oh, per gli Dei, — esclamò Nerone con forza di parlar concitato, —
+conserva, o bella greca, la tua voce celeste, conserva le armonie del
+tuo _simikion_ a più sublimi amori.
+
+— E perchè, — entrò a dire Ottavia, — non vuoi tu che questa buona
+fanciulla rimpianga l’amica sua e desideri di rivederla? Essa mi pregò
+d’intercedere perchè se ne faccia ricerca, e tu, o Claudio, quasi
+rifiuti.
+
+— Non rifiuto; anzi lascio che l’Imperatrice dia ordine ai Consoli di
+fare indagini e scoprire se codesta famiglia Laterano soggiorni ora
+nella vastissima Roma.
+
+— O divo Cesare, io ti ringrazio, — rispose Atte inchinandosi, — e
+t’assicuro che se Rubea è qui, la sua bellezza non sarà certo sfuggita
+agli occhi dei cittadini.
+
+E qui fece così entusiastica descrizione di lei, che Nerone la
+interruppe dicendo:
+
+— Se per una giovine amica han tanto bagliore i tuoi occhi, han tanto
+fuoco le tue parole, che sguardi appassionati, che sublime eloquenza
+dev’essere la tua parlando ad uomo amato.
+
+— Quest’uomo non lo conobbi ancora.
+
+— Asserisci il vero?
+
+— Lo giuro per la memoria dei miei poveri morti. Come poteva
+un’infelice schiava illudersi d’essere amata, come d’esserla io sogno?
+
+— Lo sarai adesso ch’io ti diedi la libertà.
+
+L’ingenua Ottavia ascoltava e taceva, non sospettando che il marito
+parlasse per conto proprio, dopo l’affettuosa riconciliazione della
+scorsa notte, e non osando fare osservazione di sorta, per non essere
+costretta di ricorrere nuovamente alla Dea Viriplaca.
+
+Atte fu rimandata nelle sue stanze, e Nerone si mise a passeggiare
+sotto le piante, cingendo col braccio le spalle della moglie e cercando
+d’investigare qualcosa sul conto di quanto il liberto d’Agrippina aveva
+detto ad Aniceto.
+
+Vedendo di non riuscire, prese, come suol dirsi, il toro per le corna,
+e dimandò:
+
+— Franca rispondi, Ottavia mia, spiace a te che io abbia annoverata la
+citarista tra i famigli tuoi, che dimorano entro il palazzo?
+
+— E perchè dovrebbe spiacermi? Ciò piace a te, e basta.
+
+— Ma i tuoi sospetti, i tuoi rimproveri, il tuo cruccio di ieri?
+
+— Non ricordarmeli, o Claudio! Ne feci ammenda al simulacro della Dea.
+Vedi tu stesso com’oggi sia cangiata, poichè a quella figlia d’Acaja
+tanto m’interesso.
+
+— Saprai forse che l’Imperatrice Agrippina vorrebbe revocati gli ordini
+miei.
+
+— Lo so, perchè stamane mi chiamò per dirmi ch’io doveva assolutamente
+esiger questo da te, per non compromettere la concordia rinata fra noi.
+
+— È questo cómpito indegno ch’ella si assunse presso di te! — mormorò
+Nerone facendosi livido e digrignando i denti.
+
+— Calmati!
+
+— E tu che rispondesti?
+
+— Che i desiderii di Cesare eran legge per me, che la sua volontà
+doveva esser fatta, e che del resto io m’affidava alla protezione degli
+Dei.
+
+Si scorgeva da queste parole che l’anima d’Ottavia non era del tutto
+rassicurata sulla sua sorte avvenire.
+
+Ma Nerone non le badò, e rientrò nei suoi appartamenti, fantasticando
+sempre sulle intenzioni della madre.
+
+Se questa non aveva parlato, lo si doveva alla sagace filosofia di
+Seneca.
+
+Egli fece osservare a lei che Nerone non era più il docile giovinetto
+d’un giorno e che tal focoso temperamento, tale ferrea volontà s’erano
+manifestati in esso, da rendere impossibile il dominarlo, ed anche ben
+malagevole il renderlo deferente ai consigli altrui. Conveniva, per
+averlo più mite, non osteggiare le sue velleità d’artista, e mostrarsi
+indifferente ai suoi capricci erotici. Se essa non si fosse opposta a
+farlo istruire negli studii della filosofia, forse oggi comprenderebbe
+da sè stesso quale cosa sconveniente sia il farla da istrione. Ma
+volendogli dimostrare adesso codeste verità si correrebbe rischio di
+trascinarlo, per ostinazione, a maggiori volgarità. Così, volendogli
+imporre lo sfratto della giovine greca, si esporrebbero a sicuro
+rifiuto e andrebbero incontro a più gravi scandali. Se, come assicurava
+Agrippina, il figlio erasi già innamorato di quella schiava, movendo
+guerra al sentimento di lui, non si farebbe che accrescerlo, perchè la
+cosa vietata acquista in chi la desidera pregio maggiore.
+
+— Ma se quella donna, — osservò a sua volta Agrippina, — esercitasse
+poi sull’animo di Cesare quell’impero, che Ottavia non ebbe mai, chi
+giungerà a distruggerlo?
+
+— Il tempo, la sazietà, ed altre donne.
+
+Queste teorie, alquanto ciniche, ma giustissime del filosofo, poco
+garbavano all’Imperatrice Agrippina. Ma pure si lasciò persuadere a
+non pronunziare più col figlio il nome d’Atte, tanto più che Ottavia
+stessa, ch’era in questa faccenda la più interessata, si rifiutava di
+chiedere al marito il congedo della citarista.
+
+Quello stesso giorno, durante il pranzo (o merenda) e durante la cena,
+Nerone si mostrò verso la moglie e la madre oltremodo cortese. Non
+si curò affatto del giovinetto Sporo suo favorito, e fu affabile più
+dell’usato verso il cognato Britannico, che non alloggiava nel palazzo,
+ma era sovente invitato a cena insieme ad Antonina sorella di lui e
+d’Ottavia.
+
+Terminato il banchetto verso l’ora quinta dopo il meriggio, uscirono
+tutti dal triclinio e passarono nell’exedra rischiarata dal raggi del
+sole, che volgeva al tramonto. Sedettero in circolo, e Nerone, rivolto
+alla moglie, le chiese di permettere che la sua citarista venisse a
+deliziarli col canto. Intanto sottecchi guardava la madre per osservare
+il contegno di lei a questa proposta.
+
+Ma la furba Agrippina, memore dei suggerimenti di Seneca, fu pronta e
+disse:
+
+— Oh, sì, permettilo, Ottavia, poichè a me non venne fatto ancora
+d’udirla cantare.
+
+Ottavia, non meno sorpresa di Nerone per questo improvviso cambiamento,
+ordinò che Atte venisse.
+
+E questa apparve poco dopo bellissima colle sue ricche chiome disciolte
+e la bianca tunica, che stretta ai fianchi da cingolo azzurro, faceva
+risaltare mirabilmente i rilievi del seno.
+
+Si fermò in mezzo alla stanza sotto il _compluvio_[24] dal quale
+pioveva su lei lo splendore del sole, avviluppandola in un’aureola
+dorata.
+
+Se l’astuta fanciulla l’aveva fatto apposta per mandare in visibilio
+l’Imperatore, otteneva pienamente l’intento. Nerone rimaneva così
+estatico a guardarla, che non pensava più allo scopo per cui l’aveva
+chiamata.
+
+Ottavia, non riuscendo a nascondere interamente l’interno rammarico,
+dimandò alquanto concitata al marito perchè non la facesse cantare.
+
+— Ella t’appartiene, — rispose Nerone, — sei tu che devi comandarlo.
+
+— Canta dunque, — le disse l’Imperatrice, — canta... dell’amica che
+cerchi.
+
+Atte fece un inchino, e dopo alcuni accordi temprò sul _simikion_
+un’elegia, dando alla sua voce così mesta intonazione, che ogni nota
+sembrava un gemito uscito dal cuore.
+
+Terminato il canto, Nerone rimase assorto, Britannico applaudì,
+Ottavia, sinceramente commossa, lodò la citarista, e Agrippina rimase
+muta, accontentandosi d’approvare con un moto del capo.
+
+Essa s’acconciava a non osteggiare le fantasie del figlio; ma non
+voleva lusingarle troppo.
+
+Allorchè venne congedata, Atte risalì nei _cenaculi_[25] dov’era la sua
+cella, sita tra quella delle nutrici e la stanza di Sporo.
+
+Era notte inoltrata e tutto buio e silenzio nella casa Augustale.
+
+Atte mezzo spoglia e avvolta in un amitto, sedeva presso la piccola
+mensa rotonda, ch’era presso il suo letto e sulla quale ardeva entro
+lampada di bronzo l’_ellinio_.[26]
+
+Ella erasi bene accorta del sentimento inspirato a Nerone, di cui
+l’avevano profondamente colpita il carattere ardente e la generosità.
+
+Doveva ritrarre il piede dalla china fatale, o lasciar che si
+realizzassero i sogni suoi d’amore e di grandezza?
+
+Stava assorta in questi pensieri quando fu picchiato all’uscio.
+
+Balzò in piedi atterrita e dimandò chi fosse.
+
+— Son io, — si rispose al di fuori.
+
+— E chi sei tu?
+
+— L’Imperatore.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+Impudenza.
+
+
+Mentr’essa tutta tremante gettava via l’amitto e tornava ad indossare
+la tunica,
+
+— Apri! — gridò Nerone imperiosamente.
+
+Atte andò a disserrare i _claustri_ della porta e poi indietreggiò
+atterrita, quando Nerone spalancò con forza i due battenti.
+
+— Divo Cesare, — ella chiese con tremula voce, — che dimandi da me?
+
+— Amore e voluttà. Se conosci i pregi immensi di cui ti fu larga
+Venere, non devi sorprenderti se a Claudio Nerone ribollì il sangue al
+solo vederti. Fanciulla divina, tu devi esser mia.
+
+E le si avvicinò.
+
+— Sii generoso, o Imperatore, — mormorò essa scostandosi: — non
+vilipendermi perchè io sono una povera figlia di schiavi.
+
+— Se io volessi vilipenderti, non lotterei qui adesso contro me stesso
+per tenere a freno il mio temperamento, e non strapparti di dosso le
+vesti, e stringendoti fra le mie braccia, gettarti su quel letto in
+tutto lo splendore della tua nudità, e baciarti e morderti, sitibondo
+di voluttà.
+
+— E l’imperatore avrebbe cuore d’oltraggiarmi così? — mormorò Atte
+guardandolo supplichevole.
+
+— È appunto il cuore che trattiene i sensi, perchè t’amo, perchè voglio
+essere riamato da te, voglio che tu in un trasporto d’amore mi conceda
+quello ch’io non oso rapirti.
+
+E questo egli diceva tenendola abbracciata e baciandola.
+
+Atte cercava di rompere quell’amplesso, d’evitare quei baci, ed
+implorava pietà, e pregava Nerone a non smentire le proprie parole, a
+non violentarla.
+
+— Claudio Nerone non mente, non ti faccio violenza; ma lascia ch’io
+senta palpitare il tuo cuore sul mio, ch’io respiri del tuo respiro,
+e se per caso smarrissi del tutto la ragione ti do quest’arma per
+difenderti.
+
+E, con una mano distaccato dal fianco sinistro il _pugio_,[27] lo
+depose sulla mensa.
+
+In quest’atto di mentita magnanimità trapelava l’indole dell’istrione.
+Ma fors’egli in quel momento d’aberrazione era in buona fede.
+
+Continuava a dichiarare di non voler usar violenza ad Atte, ma intanto
+stringeva sempre più l’amplesso, sempre più fervidi si facevano i baci,
+ond’essa, dopo aver cercato invano di respingerlo, di persuaderlo,
+senza ottenere da lui altra risposta che iperboli d’amore, cessò dalla
+resistenza, quasi dicesse tra sè:
+
+— Il destino lo vuole, fa di me le tue voglie.
+
+Allorchè Vesta, la Dea della verginità più nulla aveva a proteggere
+nella fanciulla d’Acaja, questa, seminuda, balzò dal letto, sul quale
+aveva giaciuto a fianco di Nerone, e fissandolo con aria imperterrita,
+gli disse:
+
+— Guarda, o Cesare, io non piango, io non tremo, io non mi pento
+d’averti sacrificato il mio fiore verginale. Ma tu non menarne vanto
+perchè non sei tu che hai trionfato, sono io che cedetti, e cedetti
+perchè t’amo fin da quando udii in Corinto celebrar le tue gesta di
+Principe e d’artista. Ov’io non t’avessi riamato, nessuna seduzione,
+nessuna promessa, nessuna forza brutale sarebbero valse a vincermi.
+L’arma che tu mi desti te l’avrei strappata dal fianco per immergermela
+nel petto e lasciarti il mio cadavere. T’appartenni perchè t’amo e
+t’amerò sempre. Ora so quello che m’aspetta; so che altra donna torrà
+a me quel ch’io tolsi alla diva Ottavia. Ma ti giuro, che qualunque sia
+il destino a me riserbato, io, benchè derelitta, non t’abbandonerò mai
+e sarò l’_Agathodaemon_[28] della tua vita.
+
+Nerone, affascinato più che mai dalla franca confessione d’Atte e dalle
+sue nobili parole, attirandola a sè e di nuovo baciandola, le disse:
+
+— L’avvenire che t’attende sarà più splendido forse che tu non creda.
+
+Il crepuscolo mattutino cominciava appena a diradare il buio della
+notte, quando Nerone uscì dalla cella d’Atte.
+
+Sul limitare di quella attigua vide un giovinetto che malinconicamente
+s’appoggiava con una spalla allo stipite.
+
+Alzò la lanterna e riconobbe Sporo, che aveva gli occhi umidi di pianto.
+
+— Che fai tu qui? — gli dimandò bruscamente.
+
+— Nulla, — mormorò l’altro con flebile voce.
+
+— Perchè piangi? Perchè uscisti dal tuo letto?
+
+Sporo chinò la testa e tacque.
+
+— Parla!
+
+— Perderò certo la protezione di Cesare.
+
+— E perchè lo temi?
+
+Sporo accennò col capo la cella vicina.
+
+Nerone alzò le spalle e gli disse:
+
+— Torna nel tuo letto a dormire, e raccomandati agli Dei che ti
+rendano più prudente e meno superbo della mia benevolenza, o fanciullo
+corrotto.
+
+L’ostiario, che quella notte vegliava, e alcune guardie del pretorio
+avevano visto comparire e sparire attraverso le finestre dei cenaculi
+il chiarore della lanterna, ma s’erano guardati bene dall’indagare il
+mistero.
+
+Le due nutrici e Sporo non parlarono; ma Nerone, che aveva tutti i
+vizii, compreso quello dell’impudenza, si tenne per alcuni giorni in
+riserbo, ma poi col suo contegno fe’ tutto palese.
+
+Egli aveva interamente disertato il talamo, ed ogni notte faceva
+discendere la concubina nel cubiculo del suo appartamento.
+
+Ma come questo non gli bastasse, esaltato dalla passione, volle
+publicamente far pompa della sua conquista, e sovente o di giorno
+o a sera nei giardini, sfarzosamente illuminati, cantavano insieme
+alla presenza di cittadini d’ogni classe dal Senatore al più volgare
+istrione, dei quali riscaldava l’entusiasmo con dolci d’ogni sorta e
+_poculi_ colmi di vino.
+
+Il parassita Cercopiteco, ch’era tra gl’invitati, andava dicendo
+sommessamente a questo e a quello che più di quei canti e di quelle
+_dulcia_ avrebbe aggradita una sontuosa cena da riempiersi il ventre
+per tre giorni almeno. Ancor egli però mentiva entusiasmo grandissimo
+per non perdere la benevolenza di Nerone, e univa così la sua esca
+all’erotico fuoco di lui.
+
+Atte di mal animo si prestava a codeste feste, che a lei sembravano
+una sfrontata manifestazione del suo disonore, e una disfida
+all’Imperatrice Ottavia, che pure erasi mostrata verso di lei molto
+benevola.
+
+E questa sua non era ipocrisia ma bensì sincero rimpianto. Essa era
+peccatrice per amore, ma non depravata, e la sua colpa non aveva
+soffocato in lei i nobili sentimenti. Avrebbe voluto amar Nerone senza
+recar dolore ad Ottavia, o per lo meno che questa avesse qualcosa a
+rimproverarsi per essere più facilmente perdonata.
+
+Ma invece la virtù di lei, così crudelmente oltraggiata, non le
+lasciava speranza di pietà da parte della tradita.
+
+Voleva per questo che s’occultasse il più possibile l’oltraggio agli
+occhi dei quiriti.
+
+Nerone però, non intendeva accondiscendere, dicendo di volere
+dichiarare in faccia agli uomini ed agli Dei la sua felicità, e che il
+publico doveva abituarsi a riguardarla come nuova sovrana.
+
+La donna, per quanto ambiziosa, non si lasciò commuovere da queste
+parole, pronunziate nel primo delirio della passione, ed insistette
+perchè si cessasse da quella sfacciata ostentazione della colpa.
+
+— In questo modo, — essa gli diceva un giorno, — tu mesci, o Cesare,
+nel calice dell’amor mio l’amarezza dell’onta e del rimorso. E poi, qui
+mi sento circondata dall’odio di tutti.
+
+— E a te che importa? T’ama Nerone e basta.
+
+— Degli altri non mi cale; ma la diva Ottavia, che più non mi chiamò,
+che più non vidi.... Oh, come vorrei gettarmi a’ suoi piedi.
+
+— Atte, amor mio, smetti codeste fantasie. Non piangere perchè il tuo
+pianto potrebbe costar la vita a chi n’è la cagione. Tu conosci l’amore
+di Claudio, ma il suo sdegno non lo conosci ancora.
+
+E per distruggere in lei le malinconiche impressioni, quel giorno
+stesso partì con essa da Roma, accompagnati da Sporo, a cui Nerone per
+nuovo capriccio, aveva fatti indossare abiti femminili, destinandolo a
+compagno d’Atte.
+
+E non poteva essere quel giovinetto un compagno pericoloso?
+
+No.
+
+Non andò nella suntuosa villa di Bauli presso Baja, perchè ivi erasi
+recata sua madre, disgustata degli scandali che accadevano nella
+casa Augustale. Si recò invece in altra villeggiatura ch’egli aveva a
+Subiaco.
+
+E qui, finalmente Atte raggiunse il sognato mistero dell’idillio.
+Ed era beata di vivere d’amore in quelle mute sale, di respirare le
+fresche aure autunnali, o girando tra i fiori, o vogando sui laghi
+artificiali creati da Nerone coi rivi dell’Aniene.
+
+Alla sera, al chiaror della luna, seduti, a fianco uno dell’altro
+entro scafo sfarzosamente addobbato, cantavano condotti da Sporo, che
+remigava fissando Atte; poichè smesso l’odio, cominciava a sentirsi
+anch’egli ammaliato.
+
+Nel tranquillo soggiorno di quella villa l’amore della giovine greca
+erasi più che mai acceso e di molto erano diminuiti gli scrupoli suoi.
+
+A ciò aveva contribuito Nerone, ripetendole sempre, che sotto la
+rassegnazione d’Ottavia si nascondeva l’indifferenza e che ad essa
+bastava di poter conservare il diadema imperiale, d’indossare il manto,
+e far pompa di vesti e di gioielli.
+
+Era questa una calunnia, che gli giovava in quel momento, per non
+essere annoiato dai rimorsi della concubina, e distruggerli interamente
+prima di restituirsi in Roma con lei.
+
+E a questo ritorno egli anelava per poter di nuovo nelle feste far
+pompa de’ suoi amori.
+
+Avrebbe volentieri spogliata Atte dinanzi a tutti per farne ammirare la
+splendida nudità.
+
+A tanto delirio di depravazione erano giunti diggià i sensi di lui.
+
+Ed essa, che del suo desiderio erasi accorta, per tema di riuscirgli
+incresciosa, prevenne l’ordine e fu la prima a dire: torniamo.
+
+Appena giunto al palazzo dei Cesari, Nerone si recò ad abbracciare
+Ottavia, per vedere se continuasse in lei il gelido contegno a suo
+riguardo, contegno che a lui giovava e spiaceva nel tempo stesso.
+
+La moglie corrispose all’amplesso, ricambiò il bacio del ritorno, e
+gli parlò delle occupazioni a cui erasi data, degli svaghi presi e
+delle persone viste durante la sua assenza. Ma non fece la più lontana
+allusione al viaggio di lui, non le sfuggì dal labbro alcun rimprovero.
+
+Allorchè vide la sua citarista divenuta concubina del marito, e da lui
+portata in trionfo, pianse nel segreto della sua stanza, ma in faccia
+all’adultero, in faccia agli altri aveva nascosto il doloroso rancore
+sotto la maschera dell’indifferenza, impostale dalla dignità offesa di
+moglie e di sovrana. Fors’anco s’illudeva di potere con questo metodo
+riconquistarlo, sapendo com’egli mal soffrisse d’esser posto in non
+cale da una donna ch’egli aveva amata.
+
+Di fatto quel giorno Nerone uscì poco soddisfatto dalla stanza della
+moglie.
+
+Egli avrebbe preferito di trovare questa desolata e supplichevole, per
+avere il merito di consolarla, oppure adirata per farle sentire il peso
+della sua prepotenza.
+
+Mandò tosto per Aniceto, il quale per avarizia abitava in una di quelle
+vie plebee presso il monte Celio, dov’erano raccolti i più rumorosi
+mestieri, e dove dalla vicina Suburra affluivano meretrici e lenoni, e
+dove perfino dimorava il carnefice.
+
+Ma il sordido pedagogo a siffatte miserie non badava.
+
+In attesa di lui Nerone s’intratteneva con Seneca e Burro, che lo
+consigliavano con tutta dolcezza ad aver maggiori riguardi verso la
+moglie, se non per amore, almeno per politica, essendo essa l’idolo del
+popolo.
+
+— Il popolo, — rispondeva Nerone alzando le spalle, — deve adorare chi
+vogl’io.
+
+Il venerando Burro, che non aveva nè l’accortezza nè la prudenza di
+Seneca, si mostrò offeso per quella risposta e censurò aspramente la
+condotta di Nerone e terminò dicendo:
+
+— Non toccare al popolo gl’idoli suoi, non far ch’egli si mostri
+ingrato verso di te, dimenticando le tue munificenze, le opere insigni
+di publica utilità, che tu compi, e le stesse tue virtù.
+
+Questa chiusa diradò alquanto il torvo sguardo del tiranno.
+
+— Ed è soltanto per parlarmi d’Ottavia che veniste? — chiese dopo
+alcuni istanti di silenzio.
+
+E i due lo esortarono a convocare il Senato per definire finalmente
+la questione dei Questori, e combinare le due imprese d’Alessandria e
+d’Acaja, ed altre faccende d’ordine interno.
+
+— Domani sono le none: sia dunque convocato per gl’idi. Andate.
+
+Seneca nell’uscire disse all’altro:
+
+— Claudio non è più quello d’un giorno. Egli si fa tremendo, e come
+tutti i prepotenti, la verità lo irrita. Abbi dunque prudenza un’altra
+volta.
+
+— Vorresti ch’io tacessi e che mentissi alla mia coscienza?
+
+— No, parlare il vero, e farglielo accettare, senza ch’egli se ne
+accorga.
+
+Appena si presentò Aniceto, Nerone gli dimandò se fosse vero che in
+Roma si osasse censurar la sua condotta, e ciò pel grande amore che il
+popolo portava a Ottavia.
+
+— Io nulla intesi, — rispose Aniceto, — neppure nella taverna di
+Salvidieno Orfido, ove convengono i più fieri maldicenti della città.
+Non meno dell’imperatrice, i romani amano e rispettano il divo Cesare.
+
+— Forse diffidano di te, e avranno in tua presenza o taciuto o parlato
+a bassa voce.
+
+— Quando si tratta di servirti, basta agli occhi miei il movimento del
+labbro per indovinar la parola.
+
+— Non esagerare i tuoi meriti, astuto pedagogo, o perderai la mia
+fiducia.
+
+— Che Giove Ottimo Massimo tenga da me lontana così grande sventura.
+
+— E d’Aulo Plancio che sai?
+
+— Egli raggiunse a Bauli la diva Agrippina.
+
+— Audace! — mormorò Nerone digrignando i denti.
+
+— E che t’importa?
+
+— Mi sdegna la sfrontatezza di quel drudo da _quadrantarie_[29] che osa
+innalzarsi fino alla madre di Cesare.
+
+— E perchè?
+
+— Perchè sono di natura geloso, perchè la gelosia è in me ardentissima
+febbre, capace di trascinarmi al delitto. Vorrei che mia madre, mia
+moglie, che tutte le matrone di Roma, come Atte la bella, non avessero
+altro Dio che me. A proposito, che pensi tu del citarista Menecrate?
+
+— Io?
+
+— Egli si reca quasi ogni giorno presso l’Imperatrice.
+
+— E sospetteresti tu?
+
+— Se la madre discese fino al gladiatore Bito, potrebbe la figlia
+discendere fino al citaredo Menecrate. La rassegnazione, o indifferenza
+che sia, per le mie infedeltà me lo farebbe supporre. Ma non voglio
+crederlo ancora. Aspetterò che l’accusa mi venga da pubblica fama. Tu
+nulla udisti?
+
+Non sapendo se il tiranno preferisse la moglie colpevole per potersene
+sbarazzare, o l’innocenza di lei per andarne superbo, prese nella
+risposta una via di mezzo, e disse che nulla aveva inteso fino ad ora.
+
+Poi, soggiunse:
+
+— Ma se ti tormenta il dubbio, perchè non vieti al citaredo l’accesso
+nel palazzo Augustale?
+
+— Insano consiglio è il tuo. Io voglio punire i colpevoli, non
+condannar gl’innocenti.
+
+— Parla franco, o Cesare, a te gioverebbe trovare un’equa ragione per
+liberarti d’Ottavia.
+
+— E chi ti dà il diritto, o pedagogo, d’indagare gl’intimi sentimenti
+miei? Quando Nerone vuole, sa comandare, e gli altri devono eseguire i
+suoi ordini e tacere.
+
+— Perdona, o divo Imperatore, al mio ardire; ma tu sovente m’onorasti
+de’ tuoi segreti....
+
+— Li svelo quando a me giova, ma non permetto ad alcuno d’investigarli.
+Hai inteso?
+
+— Ho inteso, o divo Cesare, e continuerò ad essere sempre esecutore
+prudente e fedele di ogni tuo cenno.
+
+E se ne partì persuaso che Nerone erasi sdegnato, perchè le sue
+intenzioni riguardo ad Ottavia erano state indovinate prima del tempo.
+
+Alla mattina degl’idi, Nerone adagiato entro lettica aperta portata a
+spalla da otto schiavi letticarii e circondato dai littori si recava al
+Senato.
+
+Egli vestiva la tunica bianca orlata al basso da limbo di squisito
+lavoro. L’ampia toga purpurea gli copriva la persona fino ai calzari,
+e passando a foggia di mezza luna sotto il braccio destro, andava
+a cadere sulla spalla sinistra. Aveva in mano il bastone d’avorio
+sormontato da un’aquila d’oro, e in capo una corona di lauro.
+
+Allorchè lo squillo delle trombe annunziò l’arrivo dell’Imperatore,
+i Senatori che s’intrattenevano nell’emiciclo, ragionando fra loro
+di cose diverse, andarono ad occupare gli stalli, tutti, più o meno,
+rassettando le pieghe del laticlavio il più artisticamente che da loro
+si potesse.
+
+Era questa una debolezza comune a patrizi e borghesi d’ogni età.
+
+Claudio Nerone entrò acclamato nel suo passaggio, e andò ad occupare
+il solio d’avorio, ch’era posto in alto sopra le due sedie curuli dei
+Consoli.
+
+Quand’egli rendeva giustizia era solito udir la domanda del postulante
+e rimandarlo, senza aver parlato. Il giorno seguente poi, faceva noto
+a questi l’esito del suo affare. Così in Senato ascoltava in silenzio
+la discussione, poi si faceva dare in iscritto i diversi voti dei
+Senatori, e su quelli deliberava in seguito.
+
+Quel giorno invece acconsentì subito circa il migliorar la sorte dei
+Questori, nel decretare che i figliuoli dei liberti non fossero più
+ammessi nel Senato e nel deliberare su altre faccende d’ordine interno,
+tra cui la questione degli archi Celimontani, che dovevano portare
+818 quinarie d’acqua nei suoi orti. Dimandò che quel progetto venisse
+tosto discusso, e i Senatori a lui devoti, ch’erano in maggioranza,
+acconsentirono e lo approvarono.
+
+Allorchè si trattò delle due spedizioni d’Alessandria e d’Acaja, tornò
+all’antico sistema e tacque, rimandando la deliberazione alla dimane.
+
+Alcuni Senatori a lui poco benevoli per prendere una rivincita
+insistettero perchè la questione non fosse rimandata ad altro giorno, e
+l’Imperatore per tutta risposta si levò dal solio ed uscì.
+
+Mentre sul Tarpeo s’adunava il Senato, d’uno strano spettacolo godeva
+il popolo sul Palatino.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+Grandezze ed insanie.
+
+
+Appena salito sul trono il primo pensiero di Nerone era stato quello
+d’edificare presso il palazzo dei Cesari un altro immenso edifizio che
+occupasse oltre al Palatino tutto lo spazio tra il Celio e le Esquilie.
+
+Nell’impazienza di vedere giunta presto a compimento quest’opera che
+doveva riuscire una delle meraviglie dell’universo, aveva ordinato che
+gli fossero spediti da ogni parte d’Italia tutti i prigionieri, anche
+quelli già condannati a morte, perchè vi lavorassero sotto la direzione
+degli architetti Severo e Celere. In tal modo fu l’opera assai
+prontamente compiuta.
+
+Il vestibolo della casa era di fronte alla Via Sacra, e il portico con
+tre ordini di colonne era lungo mille passi e la statua che vi sorgeva
+nel mezzo alta centoventi piedi.
+
+Era già stato scavato il vastissimo bacino dello stagno, che
+doveva essere riempito colle acque dell’Aniene, portate dagli archi
+Celimontani. E ciò spiega l’impazienza addimostrata in quel giorno al
+Senato perchè fosse decretata subito l’opera idraulica.
+
+Al di là del bacino s’aggruppavano alcuni grandi magazzini fabbricati
+con sassi quadrati di tufo litoide, ed altri edifizii.
+
+Nerone li aveva comperati per atterrarli, e piantare al loro posto
+boschetti e cascine, che dovevano specchiarsi nel lago.
+
+Quella mattina, mentre i Padri della patria stavano discutendo
+nel tempio di Giove, alcuni soldati balistarii avevano piantato
+un _tormento_ a piccola distanza da quei magazzini, e da questo
+scagliavano contro le loro mura massi di ogni forma e dimensione, che
+incrinavano i tufi e finivano per farli cadere in ischeggie.
+
+Folla immensa assisteva alla demolizione, e in mezzo alle _sordide_
+della plebe, che la dicevano sempre avida di spettacoli, si notavano
+l’ampia toga del vecchio patrizio, la toga virile del borghese, quella
+_pretesta_ del nobile giovinetto, che giuocando col suo bastoncino,
+andava in cerca di qualche grazioso visino.
+
+La folla, che trovava di suo gusto quello spettacolo di distruzione, ad
+ogni sasso lanciato dalla balista freneticamente applaudiva.
+
+— Plebe stolta e codarda! — mormorò un cittadino.
+
+A quanto sembra, a costui l’entusiasmo degli altri urtava i nervi.
+
+Egli aveva nome Isidoro Cinico, uomo di mezza età, nel quale la tinta
+giallognola del volto, i contratti lineamenti, ed il taglio austero
+della bocca dinotavano apertamente di qual carattere irrequieto e
+bilioso egli fosse.
+
+Di fatto era noto all’universale come contraddicente e acerbo censore
+di tutto e di tutti.
+
+— E che ti fece mai, questa misera plebe?
+
+Chi rivolgeva queste parole al Cinico era uno fra i più stimati
+cittadini di Roma per sagacia, per intelletto, e per integerrimo
+carattere. Si chiamava Gneo Calpurnio Pisone.
+
+Ad esso Caligola rapiva la giovinetta sposa Livia Ostilla, e lui
+cacciava in bando.
+
+Salito sul trono Claudio Cesare, lo aveva richiamato e fatto Console.
+Tornava alla vita privata dopo la morte dell’Imperatore, a cui serbava
+riconoscenza, ma non poteva perdonargli d’aver ceduto alle esigenze
+d’Agrippina, e spodestato Britannico del quale egli era amicissimo.
+
+Isidoro rispose ch’egli apprezzava la plebe integra e laboriosa,
+ma quella cui tutto era buono per uccidere l’ozio, gl’inspirava
+grandissimo disprezzo.
+
+— E perchè alla gente che qui si ferma per curiosità tu lanci un’accusa
+che può essere ingiusta? Vi saranno moltissimi che tornano dal lavoro,
+e che lo riprenderanno tra poco. Vuoi negar loro questo momento di
+sollievo? E noi due, non ci siamo forse incontrati qui? E siamo oziosi
+per questo? Confessa piuttosto che t’incresce di sentire acclamato
+l’uomo che abborri. E comprendo in te questo sentimento per l’amicizia
+che ti legava al misero Lucio Silano.
+
+— Che codesto mostro coadiuvato da sua madre, — proseguì il Cinico,
+— fe’ morire dopo avergli rapita la sposa, la giovine Ottavia, a cui
+diede il manto imperiale per cangiarlo poi nella veste di Nesso.
+
+— E tolgan gli Dei, — esclamò sospirando Pisone, — che qualche grave
+sciagura non sia riserbata al fratello di lei, all’onesto Britannico.
+
+— Onesto sì, ma inetto.
+
+— Non parlarmi così di lui.
+
+— Perchè non agisce? Perchè non vendica l’ingiustizia che gli venne
+fatta? Perchè s’accontenta di nutrire un livore infecondo?
+
+— Prima d’accusare il suo prudente contegno aspetta, o Cinico. E
+intanto allontaniamoci di qui. Guarda chi ci sta d’appresso.
+
+L’altro si rivolse e vide fermo a pochi passi da loro Aniceto, e più
+oltre Cercopiteco Panerote, che parlava con Menecrate.
+
+Lo spione cercava di prendere con una fava due piccioni, e mentre
+tendeva l’orecchio per afferrare qualche parola del dialogo fra Pisone
+ed Isidoro Cinico, che sospettava ostili all’Imperatore, attendeva il
+parassita per cavargli con astuzia i calcetti sul conto del citarista.
+
+Gneo Calpurnio e il Cinico s’allontanarono, e poco dopo, Cercopiteco,
+rimasto solo, si fermò a contemplare le paste dolci d’un _dulciario_
+ambulante.
+
+Intanto continuavano i colpi dei proiettili, il rovinio delle pietre, e
+le grida del popolo.
+
+Cercopiteco, dopo essere stato alcun tempo indeciso, tirò fuori il suo
+_marsupio_, ne cavò fuori due _as_[30] e datele in mano al _dulciario_
+prese dal canestro una piccola torta di latte, farina, frutta e
+miele, e mangiandola tornò ad avviarsi, allorchè gli venne incontro il
+pedagogo e gli disse arrestandolo:
+
+— Bon pro ti faccia, o Panerote.
+
+— Tutto a me fa buon pro.
+
+— Te felice! E che metodo adoperi per ciò?
+
+— Non vado a pesca di guai, non m’impaccio de’ fatti altrui, lascio
+che ogni acqua corra per la sua china, guardo bene a varcar la soglia
+della mia casa col piè destro, non mormoro d’alcuno, e lodo tutti, e le
+mie sole censure le riserbo pei cattivi cuochi. Non ho mai pregato nel
+tempio dell’ambizione, e in me non esercitarono la loro potenza nè la
+figlia della notte[31] nè il figlio di Venere.
+
+— La persona che teco conversava poc’anzi, — interruppe tosto Aniceto,
+— non può dir lo stesso.
+
+— Chi, Menecrate?
+
+— Tu lo dici.
+
+— Io dico ch’egli è giovane dabbene e sagace, e che coll’arte
+onestamente sostenta sè e la sua vecchia madre.
+
+— Ed io faccio eco alle tue parole; ma ch’egli non senta al tempo
+stesso ambizione ed amore, questo non puoi negarmelo.
+
+— Nè affermo, nè nego, perocchè è questione questa che non mi riguarda.
+
+— Ma quello che ho inteso....
+
+— Quello che tu hai inteso non voglio intendere io. Sta sano.
+
+E lasciò lo spione in asso, che invece di mostrarsi adirato, diede un
+ghigno satanico di contentezza.
+
+La onesta discrezione di Cercopiteco gli prestava il destro di farsi
+merito presso Nerone.
+
+Di ritorno dal Senato, questi andò nella stanza d’Ottavia, ch’era in
+quei giorni alquanto sofferente, ed egli mostravasi affettuoso con
+essa, tanto più che i medici la supponevano gravida.
+
+La trovò distesa col capo appoggiato all’_anaclinterio_ d’un sofà, ai
+piedi del quale sedeva sopra uno sgabello Menecrate suonando la citara.
+
+Quella vista fe’ torvo Nerone, che dimandò ove fossero le due ancelle
+di servizio.
+
+Ottavia rispose ch’erano, come sempre, nella stanza attigua, pronte ad
+ogni squillo di timbro.
+
+L’altro, non del tutto rasserenato, partecipò alla moglie il
+Senatus-consulto, che decretava la costruzione degli archi Celimontani,
+aggiungendo che sperava ben presto di veder riempito il lago Neroniano.
+
+— Intanto, — soggiunse Ottavia, — so che stamane cominciasti la
+demolizione degli edifizii prospicienti la _casa transitoria_, e che il
+popolo v’assistè entusiasmato.
+
+— Davvero! — esclamò Nerone, — e d’onde lo sai?
+
+— Da Menecrate, — essa rispose, — che viene di là.
+
+Allora l’Imperatore, cominciando a rasserenarsi, si rivolse al
+citarista, che al suo apparire erasi levato in piedi, e si teneva in
+disparte, e gli disse:
+
+— Avanzati e racconta.
+
+E l’altro confermò che ad ogni masso lanciato dalla ballista, la folla
+mandava grida di gioia ed acclamava a Cesare.
+
+— In questa guisa, — osservò Nerone, — Roma risponde a quegli spiriti
+gretti, che m’accusano di pazze prodigalità, perchè amo tutto ciò ch’è
+grande, tutto ciò ch’è bello. Ma io disprezzo le censure di codesti
+Catoni, che m’ascrivono perfino a colpa l’idolatria che nutro per
+l’arte, e proclamano gli allori suoi indegni d’un Imperatore romano.
+
+— Anche in questo, o divo Cesare, il popolo non divide la loro
+opinione. So che molti anelano di sentirti a cantare, e s’apprestano a
+chiedertelo ad alta voce quando ti vedranno in publico.
+
+A quest’annunzio il broncio di Nerone scomparve del tutto, fu
+dimenticata la gelosia e il citarista tornò in grazia.
+
+Era fuori di sè dalla gioia. Quando si toccava quella corda
+sensibilissima, la sua parlantina non aveva più freno e diveniva
+eloquente quanto lo era stato a difendere gli altri Marco Tullio
+Cicerone.
+
+Egli disse che seconderebbe per certo il desiderio del popolo
+romano; ch’era già sua intenzione, allorchè sarebbe compiuta la _casa
+transitoria_, d’aprire le sale e gli orti di quella Augustale, e là
+cantare alla presenza di tutti. Ora, aggiunse che poteva farlo perchè
+la sua voce roca e debole alle prime lezioni dategli dal maestro Terpno
+era diventata chiara e sonora, a forza di studi e di precauzioni
+igieniche e meccaniche, come quella di non mangiar pomi, nè altri
+cibi indigesti, di purgarsi spesso, d’eccitare il vomito, d’iniettare
+liquidi nel corpo e tener sul petto quella finissima lamina di piombo
+per gran parte della giornata, stando disteso bocconi sul letto.
+
+Egli assicurava di potersi adesso esporre al publico anche sulle scene,
+senza timore d’essere sopraffatto da altri, e di volerlo fare perchè
+niuno è che ponga mente alla musica segreta.
+
+Ottavia e Menecrate lo lasciarono parlare senza dir motto.
+
+La prima, amante ancora, deplorava in cuor suo quella grande
+aberrazione del marito. Il ridicolo, al quale s’esponeva, la feriva più
+profondamente dell’infedeltà.
+
+Menecrate, per rispetto all’Imperatore, non voleva contraddirlo, per
+rispetto a sè stesso non voleva farla da cortigiano, approvando quel
+che internamente disapprovava.
+
+Egli aveva detto che il popolo desiderava di udirlo, e aveva detto
+il vero; ma di suo nulla aveva aggiunto per incoraggiare Nerone ad
+accontentarlo.
+
+Inoltre, la segreta passione, che nutriva per Ottavia, gli faceva odiar
+quell’uomo, che la rendeva infelice, quantunque egli, sedotto da una
+vana lusinga, v’avesse contribuito, conducendo a Roma quella schiava.
+
+Ma allora era il suo, più che sentimento vero, un’esaltazione di
+giovanile baldanza. Adesso che amava davvero, vedendo d’aver formato
+l’infelicità dell’adorata donna, malediceva il progetto malvagio da lui
+concepito a Corinto.
+
+Non aveva osato mai confessarlo ad Ottavia, vedendola sempre benevola
+verso di lui.
+
+Il dignitoso contegno della sovrana gli toglieva il coraggio, e
+gl’imponeva il silenzio sulle condizioni dell’anima sua.
+
+Anche quella mattina non fecero osservazioni di sorta sui pazzi
+progetti di Nerone, quando questi, dopo essersi dimostrato
+cordialissimo con Menecrate e tenero colla moglie, era uscito tutto
+contento.
+
+Allorchè giunse Aniceto, e cominciò a vantarsi d’aver indagato qualcosa
+sul conto di Menecrate, spiegando malignamente a senso di reticenza
+le ultime parole di Cercopiteco, Nerone lo interruppe bruscamente,
+dicendo:
+
+— Lascia in pace il citaredo. Quel modesto giovane è incapace d’osar
+tanto. Vattene, che oggi non ho bisogno di te.
+
+E il pedagogo se n’andò tutto sorpreso e mortificato.
+
+Alcuni giorni dopo, venuta la sera, salì nella stanza d’Atte, e si
+presentò a lei vestito colla _palla citharaedica_, che i suonatori di
+musica portavano sulla scena, e la testa incoronata di lauro.
+
+Volle che la donna si denudasse fino alla cintola, e si coprisse poi
+colla _caliptra_.[32] Indi le ordinò di prendere il _simikion_ e di
+seguirlo.
+
+Atte si mostrava restia ad obbedire, e presa da timore e vergogna,
+dimandò dov’egli volesse condurla.
+
+— Vieni con me, e non temere, — disse Nerone.
+
+— Oh Numi, che vuoi tu far di me!
+
+— Inebriarmi sempre più nelle tue divine bellezze.
+
+E cingendole colle braccia l’imbusto, la trasse seco nel vestibolo; la
+fe’ sedere al suo fianco in una _carruca_ tirata da due cavalli.
+
+L’auriga, forse già prevenuto, uscì dal palazzo senza attender
+l’ordine, e la donna più non dimandava, più non parlava. Tanto era
+confusa e atterrita, conoscendo di quali strani capricci fosse capace
+il pazzo Imperatore.
+
+E l’apprensione di lei s’accrebbe, allorchè si vide condotta in cima
+all’altissima torre di Mecenate.
+
+Sotto il cupo azzurro del cielo tempestato di stelle si vedevano
+nereggiare giganteschi i più alti edifizii, e le buie vie rischiararsi
+or qua or là di tetra luce. Erano torchi portati da drappelli di
+soldati, che si facevano strada con bruschi modi tra la folla, la quale
+camminava nella stessa loro direzione, procedendo a ondate come una
+marea.
+
+Il mormorio delle voci, il rotar dei carri, il calpestio giungevano
+tramutati in confuso rombo fino all’alto della torre.
+
+Atte dimandò, tremando, cosa succedesse mai, che significassero quelle
+fiaccole e quel sordo frastuono, perchè egli l’avesse condotta là mezzo
+denudata.
+
+— Perchè, — la interruppe Nerone, — preparo a te sublime spettacolo, e
+a me ben altro.
+
+— E che mai?
+
+— Io vidi il nudo tuo seno al chiaror della luna, allo splendore del
+sole, ed ora lo voglio rischiarato da altra luce. Questo ti dica come
+sia pazzo Nerone della tua venustà; come lo renda delirante la lascivia
+che emana da tutto il tuo corpo. E tu, in ricambio di sì amorosa
+frenesia, diffidi di me e tremi. No, rassicurati, o Atte, tocca le
+corde del tuo strumento, e canta guardando agli astri, prima che un
+denso velo non li nasconda agli occhi tuoi.
+
+— E che può mai offuscarli se non vedo nube alcuna sull’orizzonte?
+
+— Le nubi verranno dalla terra, — disse sorridendo Nerone.
+
+— Dalla terra? — mormorò Atte.
+
+— Cantiamo.
+
+A questo la citarista non si sentiva punto disposta; ma si rassegnò, e
+rimosso il velo dalla bocca, intuonò un canto a due voci, alternando
+la sua voce potente, ma tremante per l’emozione, a quella rauca
+dell’Imperatore.
+
+A un tratto la donna cessò dal cantare, tendendo lo sguardo verso le
+Esquilie.
+
+Nerone aveva detto il vero.
+
+Da quel punto si vedeva inalzare da terra una nube, che facendosi
+sempre più densa si spandeva per l’aria, correndo in balia del vento,
+che cominciava a soffiare alquanto impetuoso.
+
+In mezzo a quel nero vapore cominciarono quindi a balenar delle vampe;
+le vampe si cangiarono in fiamme, le fiamme in montagna di fuoco che
+in un attimo rischiarò di sua luce sinistra tutti i monumenti, anche
+lontani, del Palatino.
+
+Nerone, come vide la donna rischiarata dal riflesso dell’incendio, le
+tolse di mano il _simikion_, e quasi con furia le strappò di dosso la
+_calyptra_, esponendo le nude forme di lei all’igneo splendore.
+
+La lascivia dell’amante aveva fatto indovinare al frenetico artista
+quale forma incantevole assumerebbe la bella figlia d’Acaja rischiarata
+da quella luce tremenda. Sembrava di fatto che il fuoco le scorresse
+nelle vene, che le balenasse negli occhi, che le scintillasse
+attraverso le labbra, attraverso i capelli.
+
+Era divenuta apparizione fantastica.
+
+Nerone la prese per le braccia e fissandola con sguardo ardente ed
+intenso, che sembrava volerle penetrar nelle viscere, esclamò:
+
+— Ma quale Iddio, o divina creatura, stringeva fra le braccia tua madre
+quando fosti concepita! Il mio amore per te diventa delirio.
+
+E quasi muggendo, come leone, cominciò a baciarla tanto sulla bocca,
+sugli occhi, sul dorso, sul petto, che sembrava non esser mai sazio.
+
+Finalmente sentendo che lo scirocco continuava ad infuriare, riprese
+con lena affannata e gli occhi rivolti al cielo:
+
+— O Eolo, o Dio dei venti, tu non sei degno di lambir con me queste
+carni. Basta per te.
+
+E tornò a ricoprire Atte, che pareva trasognata e non sapeva in che
+mondo si fosse.
+
+Seppe finalmente che procedendo troppo lentamente la demolizione dei
+magazzini, Nerone aveva ordinato che vi si appiccasse il fuoco, e
+voluto assister con lei a quello spettacolo.
+
+Le fiamme, spinte dal vento, si dilatavano sempre più, e Nerone,
+inspirato da quella voragine ardente, prese a cantare, con quanto fiato
+aveva, la presa e l’incendio d’Ilio.
+
+Sperava forse che il canto fosse udito dalle vie, e che il popolo,
+riconoscendo la sua voce, l’acclamasse.
+
+Invece giunsero al suo orecchio lontane voci di gente che fuggiva e
+chiedeva soccorso.
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+Tiranno che sfida e tiranno che trema.
+
+
+Poco mancava al _conticinio_[33] e le fiamme, lungi dal diminuire,
+divampavano più forti e s’estendevano. Quelle voci, quel rafforzarsi
+dell’incendio, decisero Nerone a discendere dalla torre per rientrare
+nel palazzo, e saper là cosa accadesse mai.
+
+Lungo la via trovò la gente che frettolosamente se ne tornava,
+mormorando, altri, che fermi in capannelli, lungi dall’acclamarlo, lo
+guardavano biecamente; uomini e donne che piangevano ed imprecavano.
+
+Egli era tetro e furibondo.
+
+Appena discesi, Atte salì nei _cenaculi_ ove trovò Egloga ed
+Alessandria che l’aspettavano ansiose, non sapendo cosa fosse accaduto
+di lei, dove Nerone l’avesse condotta, che significassero quelle
+grida, donde provenisse quell’incendio, perchè tutti nel palazzo
+ignoravano l’ordine dato da Nerone ai due architetti Severo e Celere di
+distruggere col fuoco quei granai.
+
+La giovine greca nulla seppe dir loro. Essa era ghiacciata, affranta,
+spaventata. Non seppe che dare in questa esclamazione:
+
+— Eterni Dei, cos’è mai quest’uomo che mi fa rabbrividire! Immensamente
+io l’amo, ed egli mi ricambia d’amore. Ma lo stesso amor suo mi fa
+paura.
+
+E più non reggendosi in piedi, entrò nella sua stanza e si coricò.
+
+La stanchezza, i brividi del freddo fecero che essa non tardasse a
+prender sonno, e quando riaprì gli occhi trovò vicino a lei Sporo,
+questa volta vestito da uomo. Si teneva presso la sponda con un
+ginocchio in terra e il braccio appoggiato sulla coltre e la guardava.
+
+— Come sei entrato? — gli chiese Atte, sorridendo.
+
+— Trovai l’uscio aperto.
+
+— E che fai qui?
+
+— Ti guardavo a dormire. Sei così bella!
+
+— O giovinetto Sporo, so che tu non m’amavi perchè temevi ch’io ti
+togliessi il favore di Cesare; so che a malincuore obbedisti allorchè
+questi t’impose d’indossare abiti donneschi, e di servirmi. Ed ora,
+perchè vieni a lusingarmi e mi parli, e mi guardi come un innamorato?
+
+Sporo chinò la testa e tacque.
+
+— Mi detesti ancora? — chiese Atte.
+
+— Oh no! — esclamò con impeto il garzone divenuto di porpora.
+
+— E perchè arrossisci allora? È dell’odio che dovevi arrossire. Forse
+ti sei accorto, che io non ebbi sull’Imperatore quella potenza che tu
+temevi.
+
+E con ansia attese dall’ingenuità di lui la risposta.
+
+— Il divo Cesare, — disse Sporo, — è ora troppo felice per curarsi di
+me.
+
+— E ciò t’addolora?
+
+— È appunto la sua felicità, che mi fa male. Tutto il tuo amore è per
+lui.
+
+— Adesso ti comprendo, o misero Sporo. Tu vorresti di questo mio amore
+raccorre almeno qualche bricciola, è vero?
+
+— Sì, — mormorò egli, fissandola con occhi languidi.
+
+— Ora dunque sei contento che Cesare t’abbia imposto d’essere la mia
+ancella. Ma perchè svestisti il peplo, perchè non coroni coll’_infula_
+i tuoi ricciuti capelli?
+
+— Non voglio esser donna.
+
+— Hai ragione.
+
+— Ho già sofferto abbastanza quando l’Imperatore mi conduceva in
+pubblico tenendomi presso di sè travestito a quel modo. Tutti mi
+chiamavano la moglie di Nerone.
+
+— Ma se tu non l’obbedisci in questo suo capriccio sarebbe capace
+d’allontanarti da me.
+
+— E vuoi tu ch’egli tema di questa sua povera vittima?
+
+— Tu vittima di lui? Tu che temevi di perderne l’affetto? Smetti
+l’ipocrisia, o fanciullo, e sii almeno leale nell’ignominia, come lo
+sono io.
+
+— E schietto ti parlo, o Atte. Perdendo il favore di Cesare non
+resterebbe a me che la conseguenza de’ suoi feroci capricci. Credeva
+ch’egli t’avesse raccontato il mio martirio, ma poichè lo ignori,
+dimandalo a lui, ch’io non ho il coraggio di palesartelo. Tu sei
+buona, e non ne riderai come ne ridono Pitagora e Doriforo, questi due
+favoriti spregevoli, ma più di me fortunati. Nulla essi rispettano, e
+son certo che oggi derideranno anche quei disgraziati di cui in questo
+momento ardono le case.
+
+— Ma non sono i granai acquistati da Cesare, che ardono? — dimandò la
+donna sorpresa.
+
+— Insieme ai magazzini il fuoco distrugge case e palazzi vicini. In
+questo momento è più spaventoso che mai.
+
+Di fatto, le fiamme e i tizzoni accesi, trasportati dal vento, avevano
+appiccato il fuoco negli edifizi vicini. Ma s’eran visti alcuni soldati
+con stoppa e fascine aiutar l’opera dell’elemento devastatore. Se
+eglino agissero poi per propria malvagità e sete di bottino, oppure per
+ordini segreti avuti da Nerone, questo non sapeva Sporo. E quand’anche
+l’avesse saputo, non avrebbe osato palesarlo.
+
+Dal canto suo Atte, che già presentiva qualcosa di sinistro, dopo le
+grida udite tornando al palazzo, s’astenne dall’interrogare più oltre,
+e cercò di rimandare il giovinetto.
+
+Questi però prima d’andarsene, voleva la promessa d’essere riamato da
+lei.
+
+— O fanciullo, — gli rispose la donna, — tu pensi all’amore, tu che
+potresti ancora portare la _crepundia_[34] e baloccarti colla pupa.
+Fatti uomo e togliti all’ignominia, e troverai oneste giovinette che ti
+daranno gioie, che io non avrò più, le gioie della famiglia.
+
+— Questa gioia di cui tu parli, io non l’avrò mai, — disse Sporo
+malinconicamente.
+
+— E perchè?
+
+— Nerone me la tolse per sempre.
+
+— Spiegati.
+
+L’altro allora s’avvicinò a lei, e dopo averle sussurrato alcune parole
+all’orecchio, fuggì via.
+
+— Infamia! — esclamò la donna, coprendosi il volto colle mani.
+
+E raccapricciava al pensiero che l’amore, ed anco un po’ l’ambizione,
+l’avessero data in balia d’un uomo così freddamente feroce.
+
+Nerone, tornato dalla torre di Mecenate alla casa Augustale, trovò nel
+vestibolo i dodici littori dei Consoli, che insieme a Seneca e a Burro
+lo attendevano nel _cavedio_, tutti costernati pei gravissimi danni che
+arrecava l’incendio.
+
+Destati improvvisamente e balzati dai loro letti, venivano a chiedere
+provvedimenti e soccorsi.
+
+Credevano di vedere l’Imperatore agitato del pari; invece lo videro
+a tornare colla sua druda, vestito da istrione, imbronciato, ma
+tranquillo.
+
+Passò loro dinanzi, e salutandoli disse d’attendere ed entrò nei suoi
+appartamenti.
+
+Come se Seneca fosse responsabile della condotta di Nerone, Burro e i
+Consoli si rivolsero a lui, meravigliandosi di quello strano contegno,
+di quel buffonesco abbigliamento.
+
+Seneca stringendosi nelle spalle, rispose:
+
+— _Nullum magnum ingenium sine insaniæ mixtura_.[35]
+
+Furono, dopo qualche tempo, introdotti in una sala, dove trovarono
+Nerone, che cangiate le vestimenta, sedeva presso un tavolo, sul
+quale ardeva ancora la lucerna _polimixa_, di cui i dodici lucignoli
+confondevano la loro luce coi primi bagliori del crepuscolo mattutino,
+uniti al riflesso dell’incendio.
+
+— Che si vuole da me? — chiese egli.
+
+Allora gli riferirono che alcune ville di patrizii, e case d’antichi
+Capitani, ricche d’arredi guerreschi, e perfino dei templi posti
+nell’isola stessa dei granai, erano preda alle fiamme; che il popolo
+esterrefatto correva per le vie e si ricoverava in campo Marzio.
+
+— Non odi tu questo frastuono tremendo?
+
+Di fatto, giungevano fino alla casa Augustale le grida della gente che
+fuggiva, e il rombo lontano delle fiamme.
+
+— Odo sì, — rispose imperturbato Nerone, — ma tutto ciò non mi fa paura.
+
+Seneca soggiunse che conveniva provvedere subito per domare l’incendio,
+rassicurar la plebe, e venire in soccorso de’ danneggiati.
+
+Com’ebbe finito di parlare, l’Imperatore rispose, rivolto ai Consoli:
+
+— Voi approvaste che quei magazzini fossero distrutti col fuoco. Se
+ora, contro le vostre previsioni e le mie, le fiamme si estesero, sta
+a voi il provvedere perchè l’incendio s’estingua. Claudio Nerone ha
+bastanti ricchezze per riparare ai danni. Se il Profeta Nazareno voleva
+distruggere il tempio di Gerosolima, e riedificarlo in tre giorni, io
+posso incendiar Roma intera, e in poco tempo ricostruirla. Rassicurate
+dunque, a nome di Cesare, tutti i danneggiati. Le macerie delle loro
+case da questo momento appartengono a me, e che nessuno osi rimuoverle
+per rovistarvi dentro. Se qualcuno osasse disobbedire a questo ordine,
+in luogo d’un compenso avrà una pena.
+
+L’incendio durò sette giorni, distruggendo gran quantità di casupole,
+di palazzi e di luoghi sacri. La distruzione di questi ultimi suggerì
+a Nerone, per scagionar sè stesso, l’infame calunnia, che si dovesse al
+fanatismo dei cristiani l’estensione del fuoco.
+
+Per suo ordine molti di questi infelici furono catturati e messi a
+morte fra le imprecazioni della plebe.
+
+E i poveri cittadini, colpiti dalla sventura, perdettero tutto quello
+che di prezioso avrebbero potuto dissotterrare dalle macerie. Furono
+largamente ricompensati, è vero, ma in gran parte col loro stesso
+denaro.
+
+Dall’effimera generosità s’erano lasciate abbacinare le stesse donne di
+Nerone.
+
+Agrippina, ch’era ritornata da Bauli, intenta sempre a riconquistare il
+cuore del figlio, andò quella stessa mattina a congratularsi con esso,
+e i suoi elogi furono accompagnati da sì artifiziose moine, da render
+gelose la moglie e la concubina.
+
+Ottavia difese l’operato del marito contro le censure, che Menecrate
+aveva udite e ripeteva a lei. D’una sola accusa quell’anima gentile non
+lo difendeva, il massacro dei cristiani.
+
+Atte infine, benchè inorridita ancora dalla rivelazione di Sporo, si
+mostrò ammirata per quell’atto magnanimo, e ne diede all’amante ampia
+mercede amorosa.
+
+Le donne innamorate volontieri dimenticano, scusano e perdonano.
+
+Ma i biasimatori, di cui aveva parlato Menecrate, erano di molti, e le
+loro censure esprimevano in tutti i modi pubblicamente in prosa e in
+versi, che venivano divulgati nei pubblici ritrovi.
+
+La plebe però non ci badava, ed entusiasmata del suo Imperatore, lo
+acclamava tutte le volte che si mostrava per le vie.
+
+Contento di ciò, Nerone non si dava per inteso nè delle critiche nè
+delle satire.
+
+Avvenne un giorno quello che Menecrate gli aveva annunziato.
+
+Una mattina tornava in gran pompa al palazzo dei Cesari su cavallo
+riccamente bardato. Lo accompagnavano la moglie, la madre, Seneca,
+Burro, i due Consoli, i Senatori ed altri dignitari della Corte e dello
+Stato.
+
+Pressochè tutti addimostravano in volto grande preoccupazione.
+
+Il turbolento popolo d’Alessandria non cessava dal ribellarsi al
+dominio romano, malgrado la sanguinosa repressione subita sotto Giulio
+Cesare l’anno 47 avanti G. C.
+
+S’era finalmente stabilito di spedire altre milizie in Egitto, per
+domare nuovamente i ribelli, e Claudio Nerone doveva porsi alla testa
+delle legioni.
+
+Questa spedizione non gli sorrideva; ma aveva finito per cedere alle
+esortazioni del Senato.
+
+La notte, che precedette il giorno destinato alla visita dei templi
+per implorare il patrocinio dei Numi, i sonni suoi erano stati turbati
+da visioni spaventose, talchè, balzato dal letto, aveva chiamato i
+liberti, e benchè fosse ancora notte chiusa, ordinava loro di condurgli
+l’astrologo Babilo.
+
+Costui venne di fatto, e credendo di fargli cosa grata, dichiarò nullo
+il significato di quei sogni, assicurandogli il favore degli astri.
+
+Nerone avrebbe preferito oracolo diverso. Fece però buon viso a sorte
+avversa, e si recò nei templi.
+
+In quello di Giove lo attendeva il Pontefice Massimo circondato
+dai Sacerdoti, dagli Auguri, dai Flaminii, dagli Aruspici ed altri
+assistenti.
+
+Pregò lungo tempo, stando in piedi davanti alla statua del Nume colle
+braccia distese verso il cielo, le palme aperte e avvicinate l’una
+all’altra, come usavano i romani nel _precatio_.
+
+Dopo altri luoghi sacri andò al tempio di Vesta, e sedette davanti al
+delubro su ricco solio tra quelli della moglie e della madre.
+
+Le Sacerdotesse col _carbaso_ (corta tunica di lino), la stola, il
+bianco _suffibulo_ delle cerimonie, formato da un lenzuolo di panno,
+che loro copriva la testa, ed era appuntato sotto la gola con una
+fibbia, stavano aggruppate entro il delubro rischiarato dalla fiamma
+del sacro fuoco.
+
+Nerone, nel levarsi in piedi, per cominciare il _precatio_ si sentì
+trattenuto indietro.
+
+Si fe’ pallido in volto e ricadde seduto.
+
+Il lembo della veste s’era impigliato in un fregio del solio.
+
+Come se questo presagio non bastasse a preoccuparlo, altro accidente
+gli occorse subito, che accrebbe in lui lo spavento.
+
+Liberata da quell’impaccio la veste, tornò ad alzarsi, ma con stupore
+grandissimo degli astanti lo si vide rimanere immoto, a premersi la
+destra sugli occhi, appoggiando la sinistra sulla spalla d’Ottavia.
+
+— Claudio, che hai? — mormorò questa tutta commossa.
+
+— Un velo davanti agli occhi. Più nulla discerno. Usciamo dal tempio.
+
+E mosse verso il _pronao_.
+
+Ottavia lo sosteneva sempre, Agrippina gli era accanto, gli altri
+seguivano aggruppati insieme, e dimandandosi a vicenda cosa fosse
+accaduto.
+
+Uscirono anche le Vestali, alcune delle quali passarono a poca distanza
+da Atte, che insieme alle due nutrici di Nerone era venuta a veder la
+cerimonia.
+
+Dopo aver mirato una di quelle vergini, strinse convulsamente il polso
+d’Egloga mormorando:
+
+— Numi possenti! Mi par dessa.
+
+— Chi? — dimandarono Egloga ed Alessandria.
+
+— Rubea.
+
+Appena uscito all’aperto sparì il momentaneo turbamento di Nerone, che
+rimontò a cavallo e si diresse verso il palazzo dei Cesari.
+
+Ecco le ragioni per cui tutti se ne tornavano imbronciati.
+
+Lungo il tragitto, il popolo che accorreva da tutti gli sbocchi delle
+vie per vedere il corteo, acclamava all’Imperatore, e ad alte grida
+dimandava d’udirlo cantare prima della sua partenza.
+
+Questo bastò per rasserenare il divo Cesare, che ringraziava volgendo
+la testa a dritta e a manca, ed esprimendo con dei sorrisi la promessa
+di soddisfare a quel desiderio.
+
+Le due Imperatrici fingevano d’essere contente per fargli piacere, ma
+gli altri assumevano aspetto più severo che mai.
+
+Tornato in casa, e preoccupato dai sinistri presagi, non fidandosi più
+di Babilo, fece venire Simone il mago, pel quale nutriva ammirazione
+grandissima.
+
+Questo ciurmadore, nato nel Borgo di Gitton in Samaria, dopo essersi
+fatto battezzare dal Diacono Filippo, dimandava all’Apostolo Pietro
+cosa si pagasse per aver il dono di parlare tutte le lingue. Pietro
+malediceva lui e la sua offerta[36] ed egli, lasciata la Samaria, aveva
+cominciato a viaggiare, meravigliando le turbe co’ suoi prodigi; ed era
+venuto in Roma, dove aveva conquistato l’animo di Nerone, mercè nuove
+ciurmerie e millanterie, tra cui la promessa di volare un giorno alla
+sua presenza.
+
+Quando comparve, Nerone gli disse:
+
+— O Simone, può la tua magica potenza con qualche esorcismo scongiurare
+i sinistri presagi?
+
+Il furbo, che aveva già inteso dire come a Nerone poco andasse a genio
+quel viaggio, chiese dapprima di quali presagi si trattasse, e come
+ebbe inteso dei sogni spaventosi e dell’incidente occorso nel tempio di
+Vesta, rispose:
+
+— Non valgono esorcismi atti a combattere la volontà degli Dei.
+Questa chiaramente s’espresse, e se vuoi, o divo Cesare, sottrarti a
+conseguenze funeste, conviene che tu rimanga.
+
+Il mago ebbe larga ricompensa per questa risposta, che riescì gradita
+non solo a Nerone e alla sua famiglia, ma eziandio agli altri amici.
+
+Anneo Seneca, e lo stesso severo Burro convennero esser prudente
+consiglio il rimanere.
+
+Atte, più di tutti, ne fu lieta, e quand’essa si trovò sola con Nerone,
+mostrò giubilo così grande, ch’egli entusiasmato per tanto amore,
+esclamò:
+
+— A te, a te, il diadema imperiale, o divina creatura.
+
+Sentendo poi, come a lei fosse parso di riconoscere Rubea tra le
+vergini Vestali, le promise, benchè a malincuore, che avrebbe mandato
+Aniceto ad assumere informazioni.
+
+Atte chiese in grazia d’andar essa stessa insieme ad una delle due
+nutrici, temendo che Nerone dimenticasse la promessa, come non aveva
+tenuta quella di far ricerca della famiglia Laterano.
+
+Non l’aveva dimenticata il suo amante, ma a lui spiaceva, per gelosia,
+che Atte ritrovasse Rubea, sospettando nell’anima sua depravata
+qualcosa di turpe nella loro amicizia.
+
+Quel giorno però pensò fra sè:
+
+— Se Rubea è Vestale nulla più temo.
+
+Ed accondiscese.
+
+Al mattino seguente la citarista, accompagnata da Egloga e da Aniceto,
+si presentò all’abitazione delle dodici Vestali.
+
+L’Ostiario, ch’era un vecchio soldato e che stava lavando alcuni arredi
+destinati al culto, rispose alla loro dimanda esservi veramente una
+Sacerdotessa di questo nome tra le vergini, che nel primo decennio
+apprendono le cose attinenti al loro ministero.
+
+Chiesero di vederla e l’altro dimandò chi fossero.
+
+Atte, che teneva al piacere d’essere riconosciuta dalla sua sorella di
+latte,
+
+— Ditele, — rispose, — che l’attende un’amica a lei dilettissima.
+
+E siccome il vecchio esitava, Aniceto colla burbanza del cortigiano,
+gli ordinò d’ubbidire, venendo essi mandati da Cesare.
+
+L’Ostiario passò nell’interno del recinto, e dopo lungo attendere,
+li condusse nell’_opistodomo_[37] dicendo loro che fra poco si
+presenterebbe la vestale Rubea.
+
+Atte giubilava al pensiero di riabbracciare l’amica del suo cuore.
+
+Misera! A quale doloroso disinganno era serbata.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+Rubea.
+
+
+Plauzio Laterano, lasciata Roma fin da giovinetto, erasi recato in
+Acaja per esercitar la mercatura, ed ivi imbattutosi in una dama di
+Corinto vedova e giovine, quantunque di due o tre anni a lui superiore,
+l’aveva sposata, ed un anno dopo il matrimonio nasceva Rubea.
+
+Non essendo la moglie di fibra robusta, Plauzio volle che la bambina
+fosse affidata ad una nutrice e questa fu la madre d’Atte.
+
+Quantunque il commercio dei grani gli procacciasse sempre nuove
+ricchezze e l’aria balsamica di Corinto fosse oltremodo salutare a lui
+ed alle sue donne, si decise a partire e tornarsene in Roma.
+
+E questa risoluzione egli prese, più che per desiderio di lasciar
+la Grecia, per soffocare in sul nascere il primo amore della sua
+fanciulla, innamoratasi d’un giovine greco e per condizione e per censo
+indegno di lei.
+
+Rubea aveva allora quindici anni. L’indole di lei non era di quelle
+facili a piegarsi, disposta a dimenticare. Non per capriccio, non per
+passatempo, nè per smania di marito, come il più sovente avviene nelle
+fanciulle, essa amava il suo damo; ma sibbene per quella vera passione
+che non si estirpa facilmente dal cuore.
+
+Cercò dapprima d’intenerire il padre; ma quando lo vide inesorabile
+alle preghiere sue e a quelle della madre, non profferì più detto, non
+versò una lagrima, e seppellì nell’anima il rammarico del rifiuto, e il
+dolore della separazione dal giovine amato.
+
+Carattere fiero oltre ogni dire, essa del suo sentimento non aveva
+messo a parte che i genitori, nessun altro, neppure la sorella di
+latte, a lei così cara.
+
+Le angosce poi, non confidò ad alcuno.
+
+Giunti in Roma presero dimora in una villa a poca distanza dalla
+città, non essendo pronto ancora il palazzo, che Plauzio Laterano stava
+facendo costruire, e che da lui doveva prendere il nome.
+
+Erano arrivati da un anno, e quando Plauzio, vedendo che la figlia
+mai dell’amante perduto non faceva parola, credeva che lo avesse
+dimenticato, questa esternò tanto a lui che alla madre un fermo
+proponimento che li fe’ rimanere di sasso.
+
+Ogni anno alle calende di maggio si celebrava in Roma la festa della
+Dea Bona, che custodiva la castità, e dava lo spirito profetico.
+
+Erano al rito ammesse le sole donne, che in quella circostanza
+fingevano avversione per l’altro sesso, e ciò per imitare la Dea, che
+aveva sempre respinto da lei il marito Fauno.
+
+Era costui un Dio, ma forse un brutto Dio.
+
+Rubea pregò la madre di condurla a quella festa, che si celebrava di
+notte nel palazzo del Pretore, e la madre, la quale afferrava ogni
+occasione per distrarre la figlia dalla sua tristezza, accondiscese di
+buon grado.
+
+Nel mezzo del pretorio sorgeva il simulacro della Dea colla testa
+coronata di pampini ed attorno ai piedi attorcigliato un serpente,
+simbolo della vendetta del Dio, che per punirla dei continui rifiuti ai
+suoi abbracciamenti, l’aveva cangiata in rettile. Davanti alla base era
+un _mellario_ colmo di vino; e questo doveva ricordare la disobbedienza
+di Bona, quand’era ancora in terra, alla legge che vietava alle donne
+di bere vino.
+
+Per questa colpa Fauno l’aveva uccisa con un bastone di mirto, e poi
+pentitosi, la innalzava all’onore della divinità.
+
+Quel vino veniva chiamato latte, perchè dovendo berne tutte le astanti,
+s’univa l’idea dell’astinenza all’ubbriachezza che la cerimonia
+imponeva.
+
+Il pretorio era tutto rischiarato da faci e adornato all’intorno per
+cura delle Vestali con festoni di fiori freschi e frutta.
+
+V’erano là riunite, matrone, spose, fidanzate e fanciulle, che tutte
+s’inginocchiarono, allorchè la Vestale _Damiatrice_ e le altre vergini,
+vestite di bianco, si prostrarono davanti al simulacro.
+
+— Oh come sono belle quelle Vestali, e come devono essere felici! —
+mormorò Rubea all’orecchio della madre.
+
+— Silenzio, o figlia, — rispose questa, — che la preghiera incomincia.
+
+La somma Sacerdotessa, dopo avere ricordati i repulsi della
+castissima Dea alle procaci voglie di Fauno, il sangue versato da
+lei per mantenersi incontaminata, e il premio avuto nello splendore
+dell’Olimpo, le pregò a tener salde le prische virtù di Roma e renderne
+il popolo gagliardo sempre ed invitto.
+
+Queste parole, accompagnate da una antichissima cantilena del Lazio,
+furono ripetute in coro da tutte quelle donne, la maggior parte delle
+quali non erano certo disposte a seguir l’esempio della Dea.
+
+Terminata la preghiera, la _Damiatrice_ cominciò il sagrifizio,
+chiamato _Damium_, da _Damia_, altro nome di Bona.
+
+Furono immolate galline d’ogni colore tranne il nero. Dopo di che, le
+più giovani Vestali immersero delle coppe d’oro nel _mellario_ e le
+portarono in giro, ricolme di vino, dando da bere a tutte, finchè fu
+vuotato il vaso.
+
+Allora, la Vergine che aveva compiuto il sagrifizio, gridò:
+
+— Evviva il frutto di Bacco!
+
+A questo grido le più sfrenate e briache si sciolsero i capelli, si
+strapparono di dosso le vesti, e rimaste con una sola pelle d’animale
+messa a tracolla, che lasciando nuda una parte del seno, scendeva
+loro fino ai ginocchi, cominciarono una danza vertiginosa intorno al
+simulacro accompagnandosi con cimbali, sistri e nacchere.
+
+Naturalmente la moglie e la figlia di Plauzio Laterano, come molte
+altre, non presero parte a quella danza bacchica.
+
+Rubea non levava mai gli occhi dalle Vestali, che conservando il
+dignitoso contegno, uscirono a due a due accompagnate dai littori per
+tornare alla loro casa.
+
+Spuntava l’alba, allorchè la fanciulla e sua madre montarono nel carro.
+
+Durante il tragitto dal palazzo del Pretore alla villa, Rubea non
+fece che parlare delle giovani Sacerdotesse, chiedendo alla madre
+quali fossero i loro riti, i loro privilegi; e la madre ingenuamente
+soddisfece alla sua curiosità tributando encomii grandissimi alle
+austere vergini.
+
+Due giorni dopo Rubea dichiarò che voleva farsi Vestale.
+
+I genitori, colpiti da questa risoluzione, la osteggiarono più che da
+loro si potesse. Non avevano che quell’unica figlia, che poteva formare
+la felicità del più cospicuo giovine patrizio colla sua coltura, colle
+sue grazie, colla sua splendida bellezza.
+
+Atte aveva detto il vero, asserendo all’Imperatore che Rubea non
+avrebbe potuto mostrarsi per le vie di Roma senza essere ammirata da
+tutti.
+
+E quella ricca capellatura castagnina di lei, che sciolta le ammantava
+tutta la persona, quegli occhi d’azzurro profondo, ai quali facevan
+cortina lunghe palpebre scure; quella bocca divina, quelle carni che
+sembravano di trasparente alabastro, quelle forme fidiache, dovevano
+dunque rimanere tesori nascosti all’amore degli uomini?
+
+La fanciulla così voleva, e gli austeri rifiuti del padre, le tenere
+espressioni e i consigli materni non valevano a rimoverla dal suo
+proposito.
+
+— La mia patria podestà può impedirtelo, — diceva Plauzio.
+
+— E vorresti, o padre, — rispondeva Rubea, — togliermi così l’unica
+felicità che mi sorride nell’avvenire?
+
+— Tu sei, — soggiungeva la madre colle lagrime agli occhi, — il solo
+bene ch’io possieda in terra, e tu crudele me ne rendi priva.
+
+— Ma il tuo amore, — rispondeva la figlia, — non preferisce di vedermi
+casta, tranquilla e felice, in quel sacro recinto, piuttostochè avermi
+qui mesta e sventurata?
+
+La tenace fanciulla vinse, e sua madre, sacrificandosi, come tutte le
+madri amorose, s’unì a lei nel supplicare il marito ad acconsentire.
+
+Plauzio, prima di cedere, forse per prender tempo, volle consultare
+un _Estispice_[38] per conoscere se il voto della figlia fosse gradito
+agli Dei e se sarebbe essa veramente felice.
+
+Con grandissimo rammarico del Laterano, l’oracolo fu favorevole a
+Rubea, che pochi giorni dopo, indossava la stola ed il carbaso della
+Sacerdotessa di Vesta.
+
+Aveva allora diciassette anni e ne contava ventuno quando venne a
+trovarla Atte.
+
+Allorchè si presentò nell’_opistodomo_ tutta vestita di bianco
+colla fronte stretta nell’infula sacra legata dietro la nuca, dalla
+_vitta_[39] di cui le scendevano le _tenie_ (o frangie) dietro le
+spalle, colla candida tunica sotto cui si disegnavano le maestose
+forme, fe’ rimanere attoniti non solo Aniceto ed Egloga, ma la stessa
+Atte che la conosceva diggià.
+
+Essa corse verso Rubea, ch’erasi fermata sulla soglia guardandola, e
+andò per abbracciarla.
+
+La Vestale però le fe’ cenno d’arrestarsi, dicendole sotto voce, perchè
+gli altri due non udissero:
+
+— Una schiava greca per nome Atte, mandata in dono dal Governatore
+Gallione, come citarista alla diva Ottavia, divenne l’amante di Claudio
+Nerone.
+
+A queste parole Atte rimase un poco sorpresa, e muta.
+
+Quindi invitò Aniceto e la Egloga a ritirarsi, e come furono partiti,
+rivolse a Rubea queste parole:
+
+— E se quella io fossi?
+
+— Allora la Sacerdotessa di Vesta non potrebbe più stringere fra le sue
+braccia la sua sorella di latte.
+
+— Si vede che tu non amasti mai.
+
+— T’inganni, amai per la prima e l’ultima volta. Seppi sacrificare
+il mio affetto all’obbedienza. Queste sacre bende ti dicano che seppi
+anche conservarmi casta.
+
+— Forse lo sarei stata anch’io, ove altro temperamento m’avesse
+concesso natura, ove più benigno mi si fosse mostrato il destino.
+Questo figlio della notte e del caos volle invece che fosse ardente
+l’anima mia, che fossi una povera schiava, esposta a tutti i perigli, a
+tutte le seduzioni, orfana, sola, senza appoggio alcuno, venduta come
+merce, dovendo lottare continuamente per mantenermi incontaminata.
+Resistetti, ad onta di ciò, perchè non amavo, e perchè, lo confesso,
+ero superba della mia bellezza, superba dell’arte mia. Finalmente
+quando l’amore e l’ambizione vidi in me lusingati, fui vinta, perchè
+non mi sentii capace di combattere. Ho peccato, sì, e so bene che
+merito disprezzo, che i Dei mi puniranno; ma al gastigo che tu oggi
+m’infliggi non m’aspettava.
+
+— Eppur dovevi prevederlo.
+
+— È vero, — rispose Atte, con amarezza, — perchè mentr’io non sognava
+che te, ed attendeva ansiosamente una persona, una lettera, che mi
+desse notizie tue, tu avevi bandita dalla tua mente la tua sorella, ed
+ora ti sei ricordata di lei per disprezzarla.
+
+— Non potei darti contezza di me in questi cinque anni, perchè mio
+padre m’aveva vietato di corrisponder teco, credendoti a torto complice
+nel misero amor mio. Non fosti però mai dimenticata da me, e allorchè
+mi nacque il sospetto che la citarista giunta da Corinto, e che divenne
+l’amante di Claudio Nerone fosse la mia sorella di latte, ne provai
+profondo dolore, e pregai la Dea perchè risultasse ingiusto il mio
+sospetto. Invece tu stessa mi confermasti la triste realtà.
+
+— Ed ora mi disprezzi?
+
+— E qual altro sentimento vorresti tu che provasse la Sacerdotessa di
+Vesta per una cortigiana?
+
+— Il compianto.
+
+Rubea sorrise amaramente.
+
+— Sì, — riprese Atte, — il compianto per una infelice che acciecata
+dalla passione cadde nell’abisso dell’infamia.
+
+— E perchè almeno non te ne ritrai? Perchè non cadi ai piedi della
+tradita Imperatrice, e non ne implori il perdono? Perchè non fuggi
+lontana dal palazzo dei Cesari, e non lavi la tua colpa con una vita
+d’espiazione?
+
+— Non me lo consentono nè la prepotente passione di Cesare, nè l’anima
+mia perdutamente innamorata di quell’uomo fatale.
+
+— E non è la tua piuttosto frenesia ambiziosa, che ti fa amare, più che
+l’uomo, il potente Imperatore?
+
+— Non accusarmi di questo, o Rubea. Ch’io rifuggissi sempre dall’idea
+di concedere il mio cuore e la mia bellezza ad oscuro mortale, è vero;
+ma io sognava cospicui sponsali, la mia ambizione era questa. Venni in
+Roma entusiasmata già dai racconti che udiva in Acaja, sulla grandezza
+e sulla generosità di Nerone. Il primo dì che lo vidi mi rese libera,
+m’affascinò col suo magnanimo contegno verso di me, colle sue lodi, col
+parlar lusinghiero, e fui sedotta, mi copersi d’infamia, e mi preparai
+un tremendo avvenire.
+
+— Fuggilo dunque.
+
+— È tardi, me ne manca il coraggio, e conviene ch’io trangugi fino
+all’ultima stilla il calice amaro del mio peccato.
+
+— Disgraziata!
+
+— Tu nata da nobile lignaggio, tu cresciuta sempre al fianco di tua
+madre tra le carezze e gli agi, non comprendi come possa una fanciulla
+essere contaminata, com’io fui; ma se invece di vagire in una cuna
+dorata, le prime tue lagrime fossero cadute su misero vaglio, saresti
+forse meno severa colla povera Atte.
+
+— Il cuore mi spingerebbe ad essere indulgente, ma il mio sacro
+ministero m’impone il rigore. T’avrò lo stesso, o sorella, nella mente
+e nel cuore, e pregherò la Dea che ti tolga dall’obbrobriosa via, in
+cui ti sei messa, e quando con una vita di virtù avrai espiata la tua
+colpa, ritorna a me, e la pentita avrà quell’amplesso e quel bacio, che
+oggi la Vestale deve negare alla peccatrice impenitente. Atte, addio.
+
+E mosse verso la porta d’ond’era venuta.
+
+— Addio, sorella, — mormorò l’altra con voce soffocata dal pianto.
+
+Quando raggiunse Egloga ed Aniceto, quest’ultimo, vedendola mesta
+ed avvedendosi che aveva pianto, le dimandò come l’avesse accolta la
+Vestale, cosa le avesse detto.
+
+Essa rispose bruscamente:
+
+— E a te che importa?
+
+E l’altro si tacque.
+
+Atte aveva divisato di nulla riferire a Nerone dell’accoglienza avuta
+da Rubea, e delle severe parole rivoltele; o per lo meno mitigar l’una
+e le altre, temendo che Nerone salisse in furore, e per vendicar lei
+dell’umiliazione ricevuta, punisse la Vestale.
+
+Essa però aveva fatto i conti senza il malvagio pedagogo.
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+Il cuore del citaredo.
+
+
+La legione di seimila fanti e trecento cavalieri, che Nerone doveva
+condurre in Alessandria, partiva quel giorno stesso per imbarcarsi.
+
+Nel porto di Napoli stavano pronte alcune navi lunghe, che dovevano
+servire a trasportare le milizie, le _onerarie_, già cariche di viveri,
+attrezzi guerreschi ed altro, e la trireme destinata all’Imperatore.
+
+Questa però più non serviva, perchè il comando era stato affidato ad
+uno dei Consoli, e Nerone restava.
+
+Più non curando i torbidi dell’Egitto, lieto d’aver rinunziato alla
+gloria delle armi per occuparsi della problematica gloria artistica,
+volse subito in mente il progetto d’accontentare la plebe, di cui
+l’ovazione quella mattina aveva tanto solleticato il suo amor proprio.
+
+Divisò di dare una festa al popolo nei giardini del palazzo, e là,
+insieme ad altri musici, prodursi nel canto, nel suono di varii
+istrumenti, e nella declamazione.
+
+Non dubitava di suscitare entusiasmo; ma, per renderlo più sicuro,
+conveniva fosse limpida e forte la sua voce, come egli si lusingava
+averla sortita da madre natura.
+
+Non fidando di sè stesso, volle esserne accertato da altri.
+
+Prese la cetra, e s’incamminò verso le stanze d’Agrippina, perchè
+l’udisse cantare, e giudicasse s’era in grado d’affrontare il cimento.
+
+Ricordandosi poi come la madre, unitamente a Seneca e Burro l’avessero
+spesso distolto dall’offrirsi a spettacolo, tornò indietro e andò a
+trovare la moglie.
+
+— E Menecrate? — dimandò entrando.
+
+— Oggi non si presentò.
+
+Il poeta Marco Anneo Lucano, che stava leggendo all’Imperatrice un
+brano del suo poema _La Farsalia_, disse d’aver incontrato il citaredo
+a poca distanza dalla casa Augustale, e ch’era retrocesso, sentendo da
+lui che Ottavia lo aveva invitato a farle quella lettura.
+
+Nerone ordinò che s’andasse tosto in cerca di Menecrate.
+
+Poi, rivolto a Lucano, proseguì:
+
+— Ed intanto che lo si aspetta, tu, o Marco Anneo, continua a leggere,
+che io con piacere infinito udrò l’armonia del tuo verso, il tuo stile
+robusto.
+
+Ed ascoltò attentamente, prorompendo di tratto in tratto in
+esclamazioni di lode.
+
+Decisamente l’ovazione popolare aveva esaltato in lui più che mai
+il sentimento artistico e ravvivato quello della cortesia e della
+generosità.
+
+La stessa Ottavia, che perduta ancora una volta la speranza d’un erede,
+non aveva da molto tempo udita una parola soave, ebbe da lui sorrisi,
+tenere frasi, e premurose dimande. Chi più sentì l’effetto di questo
+momentaneo cangiamento fu Menecrate.
+
+Appena egli comparve, Nerone gli disse d’averlo fatto chiamare perchè
+udisse il suo canto, e giudicasse se fosse in quel momento nella
+pienezza della sua voce, talchè questa potesse sorprendere il popolo,
+che chiedeva d’udirlo a cantare.
+
+E accompagnato dal citarista sul salterio, intuonò un inno, sfoggiando
+nei più arditi degli ottocento quarantacinque segni di cui era composta
+la musica romana.
+
+Com’ebbe terminato, attese il giudizio.
+
+Ottavia per compiacenza e Lucano per adulazione approvarono.
+
+Quanto a Menecrate, sapendo come dovesse spiacere ad Ottavia quello
+spettacolo, a cui voleva esporsi il marito, disse che il timbro della
+voce poteva addivenire anche più forte col riposo, e che conveniva
+indugiare qualche dì, prima d’accondiscendere ai desiderii del popolo,
+per render così l’effetto sicuro.
+
+Il presuntuoso prese tutto per buona moneta, e — Seguirò, —
+disse, — il tuo consiglio, o Menecrate, e poichè fosti il primo ad
+annunziarmi l’ovazione di ieri, voglio ricompensartene col farti dono
+della villetta sulle Esquilie, che quasi miracolosamente fu salva
+dall’incendio.
+
+Menecrate rispettosamente rifiutò.
+
+— Oh, per gli Dei, — esclamò l’Imperatore, tra sorpreso e crucciato, —
+è questa la prima volta che si osa respingere la generosità di Cesare.
+È la tua, o citarista, se non modestia, somma alterigia.
+
+— Nè l’una cosa, nè l’altra, o divo Cesare; i tuoi doni convien
+meritarli, ed io ho la coscienza di nulla aver fatto per questo.
+Non feci che ripeterti ciò che intesi. È gloria questa che meriti un
+premio? Cosa darai tu allora a chi espose la vita per la grandezza di
+Roma? Tu sei padrone di ricompensare chi ti piace quando ti piace, come
+ti piace, ma lascia a me la libertà di rifiutar un guiderdone, che può,
+anche non meritato, riescire accetto a patrizio dovizioso, ma che a
+tapino quale son io peserebbe, come un’elemosina.
+
+Nerone, che lo aveva ascoltato in silenzio, fissandolo alquanto
+accipigliato, gli disse:
+
+— Censuri Cesare, esalti te stesso, e sostieni di non esser orgoglioso?
+
+— Io mi rivolsi alla magnanimità tua e le dissi non sprecare i tuoi
+doni inutilmente, e lascia al misero citaredo il tempo di meritarli,
+e ch’egli continui intanto a chiedere un pane per sè, per la vecchia
+madre all’arte sua. — Perdona, o divo Cesare, ma qui non v’è censura
+per te, non alterigia da parte mia. È l’umiltà dignitosa, che esalta la
+prodiga generosità.
+
+Nerone, avvezzo all’insaziabile avidità de’ suoi cortigiani e alle loro
+menzogne, non credeva sinceri l’umiltà ed il disinteresse di Menecrate,
+non veritiere le sue parole.
+
+Purtuttavia lusingato da quelle si calmò un poco in lui l’interno
+sdegno per l’offesa arrecatagli con quel rifiuto, a cui egli attribuiva
+qualche altro ignoto movente.
+
+E forse, come vedremo tra poco, non s’ingannava.
+
+— Se quanto asserisci è realtà, ti lodo, — disse levandosi in piedi, —
+e ti perdono l’offesa.
+
+— E quale offesa, o Cesare?
+
+— Quella del rifiuto.
+
+Il citaredo voleva scusarsi ancora: ma Nerone non gliene diede il
+tempo, perchè rivolto a Lucano, lo invitò a passare con lui nella
+sua zotheca, che voleva dargli a leggere un brano d’una sua tragedia,
+ch’egli stava componendo per cantarla in publico.
+
+Baciata la moglie, si rivolse ancora a Menecrate, e — Ricordati, — gli
+disse, — che una seconda offesa non perdona Nerone. Vale.
+
+Ed uscì, seguito da Lucano.
+
+Come furono soli, Ottavia osservò a Menecrate com’egli si fosse male
+apposto, rifiutando il dono imperiale.
+
+— Io, — rispose risoluto il citaredo, — nulla voglio da Claudio Nerone.
+
+— E perchè?
+
+— Perchè ti rende infelice.
+
+— E chi può asseverar ch’io lo sia?
+
+— Roma intera lo ripete indignata.
+
+— E quand’anco ciò fosse, a te che importa?
+
+— O divina Ottavia, il mio affetto, la mia devozione per te non han
+limiti. Adoro chi t’apprezza, chi ti disprezza detesto. So bene che il
+culto d’un misero quale sono io, non può salire fino a te; ma non per
+questo io t’abbandonerò, dovesse arrivar la mia abnegazione fino al
+sagrifizio della vita.
+
+Menecrate non aveva mai parlato così aperto, e Ottavia, quantunque
+già presentisse d’essere amata, rimase sorpresa da quelle tenere
+espressioni, che neppure alla più onesta e ritrosa delle donne riescono
+sgradite.
+
+Fingendo di non interpretare quelle parole a senso di dichiarazione
+amorosa, gli rispose:
+
+— Ti ringrazio, o Menecrate, di questi tuoi sentimenti per me, ma non
+voglio che ti rendano ingiusto ed ingrato verso l’Imperatore. Avrei
+desiderato che fosse vera e non mentita modestia che ti spingeva
+a rifiutare il dono. Non avresti così offeso doppiamente Nerone
+respingendo la sua generosità ed ingannandolo.
+
+— E ciò t’addolora?
+
+— Sì e per esso e per te.
+
+— E di me che ti cale?
+
+— Sarebbe egoismo il mio se rimanessi indifferente davanti allo sdegno
+di Nerone, che tu provocasti. Bada, o fido Menecrate, che l’ira sua fa
+spavento.
+
+— Ma è così grave delitto in Roma il ricusare una mercede che non fu
+meritata?
+
+— Delle tue parole egli non rimase convinto e tolgano gli Dei che non
+abbia ascritto a disprezzo il tuo rifiuto.
+
+— Ebbene, scagli pure su me i fulmini suoi. La persecuzione, i
+supplizii, la stessa morte non cangeranno la mente ed il cuore del
+tuo fedel citaredo, che a te sola li consacrò. Non adirarti, o divina
+Ottavia, e lascia che ogni tua gioia mi renda felice, ch’ogni tua
+sventura m’addolori.
+
+— È chiaro il senso delle tue parole, — rispose l’Imperatrice, tra
+severa e commossa. — Benchè mi sia riuscito grato il loro suono, debbo
+dimenticarle; come dimentico le soavi melopee della tua cetra dopo
+esserne stata commossa. Ti perdono, perchè so che l’amore non conosce
+distanza di grado e di natali, ma a patto che non ti sfugga più mai dal
+labbro un solo detto, che riveli il tuo segreto.
+
+Menecrate, piegando un ginocchio e distendendo la mano verso Ottavia,
+esclamò:
+
+— Ti giuro per gli eterni Dei, che lascerò consumar lentamente la
+mia vita da questa fiamma, senza mandare un lamento, lasciando che tu
+t’avvegga del muto sagrifizio dell’anima mia.
+
+Son così dolci per un cuore straziato le proteste d’amore, anche
+non amando, che a Ottavia era mancato il coraggio di respingere
+sdegnosamente il sentimento dell’umile citaredo.
+
+Nell’uscire dalle stanze d’Ottavia con Lucano, così parlava a questi
+Nerone:
+
+— Cosa ti sembra di questo audace _fidiceno_[40] che osa ribellarsi
+alla mia volontà?
+
+— Ma delle ragioni che addusse tu devi essere, o Cesare, più ammirato
+che offeso.
+
+Questo, rispose Lucano, ch’era giovine franco e dabbene, e non adulava
+mai quando l’adulazione poteva riuscire di danno ad altri.
+
+— E a quella ragione tu presti fede? — dimandò l’altro sogghignando.
+
+— Sì, o divo Cesare.
+
+— Ed io invece ne sono così poco convinto, che se egli non fosse
+protetto dall’Imperatrice lo manderei nel carcere Mamertino a divertire
+colla cetra i prigionieri cristiani.
+
+Giunti nella zotheca, non volendo Nerone stancare la voce, diè a
+leggere a Lucano i brani della sua tragedia, che il poeta per fargli
+piacere molto lodò ed ebbe a mercede delle lodi un anello.
+
+Lo condusse poi nel suo studio di scultura, vasta sala piena
+d’attrezzi, di cavalletti, e dove alcuni giovani artisti stavano
+abbozzando sulla creta o plasmando col gesso di Parigi le statue,
+i busti, i vasi e le _anaglipte_[41] ch’egli doveva terminare o coi
+scalpri portavano a compimento le opere incominciate.
+
+Fra i lavori già scolpiti eravene uno d’osceno soggetto e di pessima
+fattura. Rappresentava Nerone e Sporo nudi ed abbracciati. Di
+quest’opera Nerone andava superbo, e ne faceva ammirare le bellezze a
+Lucano, che per non essere costretto a lodare o criticare, ascoltava e
+taceva.
+
+Uscendo dal palazzo dei Cesari, egli diceva fra sè:
+
+— Ed è a codesto mentecatto che sono affidate le sorti dell’Impero
+romano!!
+
+Nerone, tornato nel suo appartamento, non d’altro preoccupato che
+della sua voce, svestita la tunica, applicò sul petto la lamina di
+piombo, e si distese bocconi sul lettuccio, e per godere una piacevole
+sensazione, senza affaticarsi, si faceva solleticare la nuca dalla mano
+di Sporo, che aveva dovuto a malincuore indossar nuovamente le vesti
+femminili.
+
+Fu in quella giacitura che lo trovò Aniceto, tornando dal Collegio
+delle Vestali.
+
+Atte addolorata per l’accoglienza fattale da Rubea s’era ritirata nella
+sua cella, quando si presentò da lei Sporo, e le disse che l’Imperatore
+la chiamava. Nello stesso tempo ravvisò ch’eragli parso imbronciarsi
+quando il pedagogo gli aveva riferito di non esser stato presente al
+colloquio, perchè fatto uscire insieme ad Egloga dall’_opistodomo_,
+e come essa Atte nulla avesse voluto ripetergli delle cose dette fra
+loro.
+
+— Malvagio delatore! — mormorò Atte con sdegno.
+
+E scese insieme al giovinetto.
+
+Appena comparvero, Nerone rimandò Sporo, e presa Atte per un braccio le
+disse:
+
+— Io ti diedi a compagni Egloga ed Aniceto. Perchè ti allontanasti?
+Cosa diceste, cosa faceste con quella Sacerdotessa, che gli altri non
+potessero udire e vedere?
+
+La citarista fissandolo accigliata, dimandò:
+
+— Il tuo pedagogo non ascoltò forse dietro la porta com’è suo ufficio?
+
+— Non schermirti, rispondi.
+
+— Cosa devo rispondere a te che alla virtù non credi e non sospetti che
+il male?
+
+— Non farmi adirare, non costringermi a punirti.
+
+— E tu, o Cesare, non soffocare con siffatti modi l’amore immenso che
+pur troppo ti porto. Se questo non mi trattenesse ora, fuggirei le
+mille miglia lungi da te. Io ti diedi il mio cuore, il mio corpo, ma
+non il diritto d’insultarmi, di minacciarmi. Cosa sospetti tu, dimmi?
+
+— Uomo geloso non ragiona.
+
+— Allora, a che monta ch’io ti dica la verità, poichè non la crederai?
+
+— Infine perchè voleste rimaner sole?
+
+— Perchè Rubea non volle che vi fossero testimonii in un colloquio tra
+la vergine Vestale e la concubina di Cesare.
+
+— Dunque essa aveva severe cose a dirti?
+
+— Quelle parole pie, colle quali una vergine dedicata al culto della
+casta Dea cerca di redimere la sorella peccatrice.
+
+— Ma tu non ascoltasti i suoi suggerimenti.
+
+— Come lo poteva il mio cuore, ingrato Claudio?
+
+— Ma se ella continuasse ad insistere forse....
+
+— Non temere, — interruppe Atte, — noi non ci vedremo mai più.
+
+— Forse la rivedrai un giorno genuflessa ai tuoi piedi colle altre
+compagne.
+
+— Indovino il tuo pensiero, ma rimuovilo pur dalla mente. Troppo
+graverebbe sul capo della schiava il diadema imperiale. Se un giorno
+tu mi porrai in non cale, come ora fai della diva Ottavia, preferisco
+esser reietta come amante e non come sposa.
+
+— Lascia che siano portate a recapito le indagini che ordinai a
+Gallione, e vedremo.
+
+Atte tentennò il capo negando.
+
+E così la scena tanto bruscamente incominciata finì in amoroso
+colloquio.
+
+Un giorno tra le none e gli idi di Marzo gran folla di popolo
+percorreva gli andirivieni scoperti e i viali del giardino imperiale,
+e tutta poi andava ad accalcarsi nell’ippodromo, che s’apriva di fronte
+al palazzo.
+
+Davanti a questo era stato eretto un vasto palco, coperto di tappeti
+magnifici e di fiori. Due lunghe aste inclinate e sormontate da una
+lancia sostenevano il padiglione di seta. A destra e a manca erano due
+altri palchi destinati ai patrizii, ai Senatori e alle loro dame.
+
+Costoro non dividevano forse la curiosità della plebe e non erano
+accorsi numerosi alla festa.
+
+S’udirono alcuni squilli di tromba e poco dopo per la scala di legno,
+ch’era dietro il palco, salì Nerone seguito da Sporo che portava la
+cetra ed il flauto, da Atte, e da altri cortigiani, tra cui i citaredi
+Terpno e Menecrate, gl’istrioni Dato e Paride, Cercopiteco Panerote, i
+liberti Elio e Dorifero, e Spettillo Mirmillone.
+
+Tutte le volte che si presentava in publico la plebe tra i salve
+chiedeva a Cesare il canto.
+
+Era il popolo del _panem et circenses_, e questo spettacolo, nuovo per
+lui, d’udire l’imperatore a cantare gli sorrideva.
+
+Nerone, non s’era lasciato pregare a lungo, e credendosi in tutta la
+potenza della sua voce, fece bandire che gli orti Neroniani sarebbero
+aperti al publico, e ch’egli avrebbe cantato.
+
+Seneca e Burro cercavano di dissuadernelo, e quest’ultimo colla
+sua brusca franchezza gli addimostrava l’inconvenienza di quello
+spettacolo.
+
+Ma ciò non aveva fatto che irritar Nerone e avvalorarlo nel suo
+proposito, malgrado le preghiere della madre e della moglie, le quali
+sapevano come da molti patrizii e borghesi si giudicasse ridicola
+quella scena.
+
+La mancanza d’Ottavia, ch’era in Roma adorata, e la presenza della sua
+rivale a fianco dell’Imperatore, raffreddarono alquanto l’entusiasmo
+del publico.
+
+In un capannello, dov’era Isidoro Cinico, s’avvicendavano senza posa
+i sarcasmi contro l’Imperatore istrione, le improperie contro la
+sfacciatezza della concubina e le espressioni d’affetto e di devozione
+all’indirizzo della sposa tradita. Molti alzavano gli occhi per vedere
+se almeno dietro i vetri delle finestre se ne travedesse l’angelico
+volto.
+
+Questa circostanza, e più ancora il canto di quella voce esile e roca
+temprarono di molto l’entusiasmo degli spettatori.
+
+Quantunque fosse Nerone abilissimo nel toccar la cetra, il suono
+flebile di quell’istrumento poco effetto produsse nel vasto recinto.
+Dal flauto poi poca voce egli ricavava e quella poca era più sibilo che
+suono.
+
+Il popolo se ne sarebbe adunque tornato assai disilluso, ove
+una gradevole sorpresa non avesse riavvivata in lui la scintilla
+dell’entusiasmo.
+
+Uno schiavo si presentò sul palco, portando una cesta cilindrica e
+profonda e tutta trapunta di fiori.
+
+Nerone s’avanzò, e tolto il coperchio dalla cesta, cominciò a gettare
+al popolo alcune polizze di carta _fanniana_[42], sopra ognuna delle
+quali era scritto un dono. Chi riusciva ad impossessarsene, guadagnava
+o del vino o dell’orzo, o del grano, o gemme, o vesti, o giumente, o
+schiavi, o fiere addomesticate o qualche altro oggetto.
+
+Come le spighe al soffiar del vento si piegano verso terra le une
+sull’altre, così durante la distribuzione di quelle carte si gettavano
+in terra e si accavallavano quei popolani per raccoglierle, saltavano
+per prenderle a volo, se le strappavano l’un l’altro, e quali ridevano,
+quali minacciavano di venire alle mani.
+
+Era un assordante schiamazzo di cui Nerone godeva.
+
+Come il cesto fu vuoto, la folla, per riconoscenza, chiese di nuovo
+d’udirlo a cantare e gli fu larga di frenetiche acclamazioni.
+
+E il divo Cesare tornò contento e superbo nelle sue stanze, e tra le
+braccia della citarista si risarcì della lunga astinenza, a cui erasi
+condannato per non danneggiar la voce, dovendo esporsi al publico.
+
+Agrippina lagnavasi alcuni giorni dopo con Seneca dell’obbrobrioso
+spettacolo dato dal figlio e l’altro rispondeva:
+
+— Preparati, o diva Agrippina, ad obbrobrio maggiore. Leggi.
+
+E le porse una lettera.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+L’Apostolo.
+
+
+Il Governatore Gallione scriveva come essendo giunta in Acaja la fama
+della maestria dell’Imperatore nella musica, nella declamazione e negli
+esercizii di forza e destrezza, s’era divisato di mandargli in dono
+tutte le corone acquistate fino a quel momento dai giuocatori greci
+e d’invitarlo a recarsi a Corinto per prender parte ai ludi Nemei,
+Istmici e Floreali che si stavano preparando pel mese di maggio (che i
+Greci chiamavano targellione).
+
+Queste feste erano state ristabilite dal Governatore romano per
+ravvivar la vita di Corinto, che distrutta da Silla, era stata
+riedificata ottant’anni dopo da Giulio Cesare.
+
+In questi giuochi doveva coronarsi il più forte atleta, il miglior
+auriga, il più abile cantore.
+
+Gli ambasciatori, che dovevano portare i doni e l’invito, erano già in
+viaggio per Roma.
+
+Codeste notizie turbarono Agrippina, tanto più sentendo da Seneca che
+Nerone era deciso ad accettare e recarsi in Acaja.
+
+L’opporsi a questa nuova follia era opera vana, ed essa, che teneva a
+non sdegnare il figlio e lo lusingava in tutti i modi, si mostrò decisa
+a non tentar la prova.
+
+— Altri — dicendo — gli diano consigli di saggezza, io tacerò.
+
+— E sia, — rispose Seneca, che vedeva ancor esso l’impossibilità di
+rinsavire quel pazzo — si lasci correr l’acqua per la sua china.
+
+— Ma Gallione, — rispose l’Imperatrice, — perchè non sconsigliò ai
+messi quell’invito?
+
+— E se tu, o diva Agrippina, non osi affrontare l’ira del figlio, come
+poteva il Proconsole inimicarsi il popolo di Corinto, e la benevolenza
+di Cesare?
+
+Agrippina non seppe che rispondere, e quando ne parlarono ad Ottavia,
+questa fece osservare essere ormai l’ultima persona, che avesse
+influenza sull’animo del marito, e soggiunse:
+
+— Raccomandatevi alla citarista greca. È lei sola che impera adesso su
+Cesare e su Roma.
+
+Nerone attendeva ansiosamente l’arrivo degli ambasciatori, e allorchè
+giunsero, fece loro festosa accoglienza e li trattò con amichevole
+domestichezza, fino a farli sedere a banchetto con lui.
+
+Un giorno uno di loro, stando a tavola, lo pregò di cantare, ed egli,
+tutto orgoglioso per questa dimanda, rispose che solamente i Greci
+comprendevano come si dovesse udire il canto, e ch’essi soltanto erano
+degni degli studii, dei quali esso si dilettava.
+
+E dopo queste sbuffate d’incenso al popolo d’Acaja, si fe’ portar la
+cetra e cantò.
+
+Agrippina per astuzia, Ottavia per istinto gentile, si mostrarono ancor
+esse cortesi verso quei buoni figli della Morea; Seneca fu alquanto con
+essi riservato, e Burro mal celava il suo dispetto.
+
+Gli altri, cui poco importava se quei messi fossero ipocriti o sinceri,
+e Nerone si rendesse ridicolo, risposero _amen_, come sempre, alla
+volontà del pazzo tiranno.
+
+Oltre Atte e Sporo, ch’egli volle seco in quel viaggio, furono invitati
+a seguirlo gran numero di musici, d’istrioni e di cortigiani.
+
+Cercopiteco Panerote era fra questi, ma prima di decidersi a tener
+l’invito rimase lungo tempo in forse tra la prospettiva di suntuosi
+banchetti, e la tema di spiacere a Cesare, che lo stimolava ad
+accettare, e la paura del mare e i disagi.
+
+Un giorno andò al tempio di Giove per pregare il sommo Nume di
+liberarlo da quella incertezza.
+
+Nell’uscire s’imbattè in Isidoro Cinico, che gli dimandò ridendo se
+fosse andato a farsi suggerire da Giove qualche gustoso manicaretto.
+
+L’altro, ch’era uomo dì buona pasta, e sopportava qualsiasi scherzo
+per non guastarsi il sangue, palesò francamente lo scopo di quella sua
+visita al tempio.
+
+— Scommetto, — rispose il Cinico — che il responso ti venne non dal
+Tonante, ma dagli oracoli di Stercuzio[43] e Cloacina[44] che devono,
+certo, proteggerti.
+
+— O maligno Isidoro, tu mi dai sempre la baia, per la mia passione
+epicurea. Cosa vuoi? è così ottima cosa il mangiar bene, ed il ber
+meglio! E questa passione finirà per vincere in me la paura, e partirò.
+
+— Parti, parti, o Panerote, così al tuo ritorno potrai narrarci quante
+donne abortirono dopo i canti di Cesare.
+
+Cercopiteco si mise a ridere e s’allontanò senza rispondere.
+
+La trireme, che doveva trasportar Nerone da Napoli in Acaja,
+per eleganza di forma, per ricchezza di stoffe e di tappeti,
+per la profusione di metalli preziosi, per la squisita fattura
+dell’_aplustro_, del _chenisco_[45] e degli altri ornamenti, superava
+quante altre mai ne aveva immaginate il lusso degli Imperatori romani.
+
+Pelli di tigri, di leoni e di pantere formavano il cubiculo d’Atte, ed
+una rete d’oro attaccata a due colonne di bronzo il suo lettuccio.
+
+Altri tessuti orientali chiudevano le aperture del _propugnacolo_[46]
+entro il quale dormiva Nerone.
+
+Circa un mese dopo la partenza da Roma dei due ambasciatori salpò
+dalle spiagge partenopee la trireme, nella quale eran Nerone, la sua
+concubina, le due nutrici destinate a servirla, il _Navarco_[47] e le
+ciurme.
+
+In altre due navi seguivano gl’invitati, gli schiavi _vulgari_[48] e i
+soldati.
+
+Appena giunto a Corinto, Nerone ordinò alle legioni di dar mano tosto
+al taglio dell’Istmo, già decretato dal Senato e che doveva congiungere
+la Grecia colla Morea.
+
+Adunati i soldati, li arringò incoraggiandoli al lavoro. Fatte poi
+squillare le trombe, egli pel primo prese la zappa, scavò della terra,
+la raccolse in un cesto, la caricò sulle spalle e la portò via.
+
+Son tratti questi che non mancano mai d’effetto presso il popolo; e i
+soldati, colpiti dalle parole e dalla ostentata abnegazione del divo
+Cesare, si posero senza indugio al lavoro.
+
+Compiuto il dovere d’Imperatore romano, tornò Nerone alle frenesie
+artistiche, che l’avevano condotto sulla terra d’Acaja.
+
+Per acquistarsi la gloria dei gladiatori, degli auriga, dei musici
+e degli istrioni, ordinò in Corinto i giuochi istmici ai quali volle
+prender parte, invitando con un manifesto gli abitanti ad accorrervi in
+gran numero.
+
+Nell’ampolloso manifesto egli si rivolgeva a tutti i Greci d’Acaja
+e del paese, chiamato fino allora Peloponneso, e loro addimostrava
+quanta generosità vi fosse nel favore da lui accordato; favore, che
+non avevano goduto mai, anche nei giorni più felici, poichè erano
+schiavi degli stranieri, e sottoposti gli uni agli altri. Aggiungeva
+ch’egli avrebbe potuto concedere i suoi benefizii nei giorni della loro
+fortuna, ma ciò ne avrebbe diminuita la grandezza: li concedeva ora,
+come prova d’affetto, e non di compassione. Terminava dicendo che altri
+sovrani avevano accordata la libertà soltanto a delle città; e ch’era
+riserbato a Nerone di concederla ad un’intera provincia.
+
+Con queste frasi egli si preparava un facile trionfo nei giuochi.
+
+S’egli riuscisse nel vanitoso intento lo sapremo a Roma.
+
+Un mattino sullo scorcio del maggio Seneca stava ritirato nella
+biblioteca della sua casa, occupato a raccogliere le composizioni de’
+suoi discepoli e i discorsi uditi nelle scuole, essendo sua intenzione
+di pubblicarli[49] quando comparve lo schiavo _atriense_ e gli consegnò
+un foglio.
+
+Dopo averlo letto, Seneca ordinò che fosse introdotto colui che l’aveva
+portato.
+
+Lo schiavo scomparve e tornò poco dopo seguito da un uomo che indossava
+il costume della Galilea.
+
+Era un omaciotto di mezzana statura, ma tarchiato della persona, ed
+aveva larghe spalle, sulle quali posava una testa piccola e calva. Il
+lungo naso aquilino saltava fuori da una foresta di pelo nero, che gli
+copriva la faccia fino ai zigomi. I suoi occhi giravano penetranti e
+vivaci sotto le spesse sopracciglia congiunte insieme, il che dava al
+suo volto severa espressione.
+
+Era costui quel Paolo nato in Cilicia nella fiorente città di Tarso
+l’anno 10º o 12º dell’êra nostra da una famiglia patrizia, ma di sangue
+giudaico, originaria di Giscala in Galilea. Giusta l’usanza generale,
+Saulo aveva imparato un mestiere, e prescelto quello del tappezziere.
+
+Educato nei più severi principii della setta farisaica, divenne
+acerrimo nemico dei cristiani, che prendeva a perseguitare con ferocia
+inaudita, benchè discepolo di Gamaliele il vecchio, ch’era uomo
+liberale, illuminato, e che non divideva cogli altri farisei tutti i
+principii esclusivi. Ma Saulo, messosi alla testa del giovine partito
+di quella setta, non udiva consigli di moderazione, ed era dal suo
+stesso carattere condotto agli eccessi estremi.
+
+Per questo, univasi ai lapidatori del martire Stefano. Per questo
+partiva a cavallo con alcuni compagni diretto a Damasco, dove intendeva
+raddoppiar d’energia nell’afforzare l’odio dei giudei contro i
+cristiani. Ma la sua debole tempra, che mal corrispondeva all’interna
+agitazione, lo faceva giungere in riva al Giordano malaticcio ed
+esausto di forze.
+
+Passato il ponte delle _Figlie di Giacobbe_, una febbre cerebrale lo
+aveva improvvisamente colpito.
+
+Gli occhi velati di sangue, la mente colpita dal delirio, gli facevano
+vedere fantasmi, gli facevano udire voci arcane di rimprovero per le
+sue scellerate imprese contro i cristiani, e quel _Saule, Saule! cur
+me persequeris?_ ch’egli poi ripeteva a tutti, asseverando d’aver
+riconosciuta la voce del Nazareno, che non aveva mai visto.
+
+Cieco e delirante sempre era stato condotto per mano da’ suoi compagni
+in Damasco, ed affidato a certo Giuda, che abitava nella via diritta.
+
+Invaso dal pensiero dei cristiani, aveva voluto che lo curasse un capo
+della loro comunità, un tale Anania, ch’egli nel delirio aveva visto a
+salutarlo, e sorridergli.
+
+Anania lo tornava alla salute, e alla calma, e Saulo, appena guarito,
+si faceva battezzare e diveniva fervente Apostolo di Cristo, com’era
+stato fiero nemico della sua Chiesa.
+
+Simone Bariona e gli altri nulla avevano saputo di questo nuovo
+campione di Cristo, e quando erasi presentato fra loro, lo avevano
+trattato dapprima con diffidenza; ma riconosciuta poi la superiorità
+di lui, e visti i vantaggi che poteva trarne la nuova fede, se lo eran
+tenuto caro.
+
+Com’egli apparve, Seneca levossi in piedi e gli diede la mano, dicendo:
+
+— Tu sei dunque Saulo di Tarso il prigioniero?
+
+L’altro affermò col chinar del capo.
+
+— Mio fratello Gallione ti raccomanda a me, e mi dice che ti rechi
+in Roma, insieme ad altri prigionieri, per appellarti al tribunale di
+Cesare contro le trame degli ebrei e il lungo procedere della giustizia
+di Cesarea. Gallione nelle sue lettere mi parlò sovente di te, o Saulo.
+
+— Se non ti spiace, o Seneca, chiamami col nome latino di Paolo. Io lo
+preferisco.
+
+— Ebbene, sii il benvenuto, o Paolo.
+
+E l’abbracciò.
+
+— Salve, o cortese, — rispose l’Apostolo, — che così benignamente
+m’accogli.
+
+— E non lo meriti forse? Io so come tu sii eloquente, e alcune delle
+tue lettere mi son note e molte delle tue massime divido. So inoltre
+che il tuo avo fu di grande aiuto a Pompeo nelle sue conquiste, e che
+tuo padre ebbe il titolo di cittadino romano.
+
+— Ma io sono cristiano.
+
+— Ed io sono filosofo. Non faccio differenza alcuna tra gentili,
+cristiani e giudei, purchè tutti rispettino le nostre leggi e i nostri
+altari e paghino i tributi a Cesare. Certo saría stato meglio per te
+non esser ito a Damasco, ove rinnegasti la fede dei padri tuoi.
+
+— T’è nota dunque la mia storia?
+
+— Vuoi che resti ignoto quello che avviene nell’Impero?
+
+— Ma Damasco, dopo la morte di Tiberio, era venuto in potere del Re
+nabateo Hareth.
+
+— Ma sempre in Palestina regnava Caligola.
+
+— D’altronde, — riprese Paolo, — quand’anco non mi fossi recato in
+quella città, l’arcana voce che doveva redimermi l’avrei udita in
+qualsiasi luogo. Il rimorso che provo per gli eccessi passati, l’amore
+che m’anima pel nuovo apostolato, mi provano che il mio non fu delirio,
+ma divino prodigio.
+
+Seneca rispose sorridendo:
+
+— Ma gli Ebioniti non la pensano così, a quanto mi consta.
+
+— So bene che quei miei nemici dicono ch’io da pagano m’ero fatto
+ebreo per chiedere in isposa la figliuola di Gamaliele, e che avutone
+un rifiuto, per vendetta abbracciai la fede di Cristo. Ma siffatte
+calunnie non curo. Le mie azioni son là per smentirle. Pel piacere
+d’una vendetta, che a Gamaliele niun detrimento recava, non m’esporrei
+a disagi e perigli pel mio apostolato, come m’accadde a Gerusalemme,
+a Cipro, ad Antiochia, ove gli ebrei ellenisti volevano uccidermi;
+come m’accadde a Corinto, dove mi difese l’esimio fratello tuo, come
+m’accadde a Filippi in Macedonia, ove accusato insieme a Luca di
+sortilegi, fummo dai giudici fatti passare per le verghe, imprigionati,
+e ci salvammo dichiarandoci cittadini romani. E a quei giudici, che
+così barbaramente mi trattavano, vedendo scritto sul loro tribunale
+_Deus Ignotus_ dissi sfidando il loro sdegno: — Invece d’un Dio ignoto,
+perchè non adorate il vero Dio? — E a Gerusalemme sarei rimasto ucciso
+sotto le battiture, che in mezzo agli insulti dei giudei, mi faceva
+infliggere il Capo delle legioni romane Sisia, che mi credeva un
+malfattore, ove non gli avessi gridato: — Chi vi fa lecito battere un
+cittadino romano che non fu condannato? — E la lunga prigionia di due
+anni sopportata a Cesarea, benchè nè il Governatore Felice, nè il suo
+successore Festo prestassero fede alle calunnie degli ebrei? Festo
+poi si decise a chiamarmi in giudizio perchè gli ospiti suoi Agrippa e
+Berenice desiderarono di vedermi e d’udirmi a parlare. Ma il processo
+continuò ancora, non mi si rese mai libertà intera, ed ora ricorro a
+Cesare. Pochi soffrirono quello ch’io ho sofferto e soffro; ma non mi
+sgomento per ciò. Questo ti provi, o Seneca, come la nuova fede abbia
+messo nell’anima mia profonde radici, e come veramente si debba ad un
+prodigio la mia conversione. Le voci dei maligni non curo e continuo
+impavido nella mia missione.
+
+— Ti compiango e t’ammiro. Ed ora, compi presso di me l’incarico che
+t’affidò Gallione.
+
+— Prima di partir per Roma cogli altri prigionieri chiesi in grazia
+al Governatore Festo di farmi condurre a Corinto per visitare il
+fratello tuo, e questi mi confidò cosa di grave momento, perchè te la
+comunicassi, non fidandosi di scriverla.
+
+— Di che si tratta?
+
+— Nerone ordinò che si facciano indagini sulla prosapia della sua
+concubina, perchè sia accertata la nobile origine di lei.
+
+— Di codeste indagini aveva avuto sentore.
+
+— Ma quello che tu non sai per certo si è, com’egli intenda, ove questo
+s’avveri, di prendere a pretesto la sterilità dell’Imperatrice Ottavia
+e ripudiarla per sposare la citarista Atte.
+
+Seneca a questa nuova balzò in piedi, e percotendo il pugno sul tavolo
+esclamò:
+
+— Oh insania inaudita!
+
+E ricadde seduto poggiando sulle palme la fronte.
+
+— Dio, — riprese Paolo, — gli toglie il senno, perchè lo vuol perduto.
+
+Vi furono alcuni istanti di silenzio. Quindi Seneca osservò:
+
+— È impossibile ch’egli sia dai sensi trascinato a tanto obbrobrio.
+
+— Di ben altre vergogne si coprirono i Cesari. Pensa alle turpitudini
+di Tiberio, alle follie di Caligola, e non meravigliarti che il lascivo
+Nerone voglia porre il diadema Imperiale sul capo d’una schiava.
+
+— O Paolo, non parlar di lui in tal guisa, se lo vuoi clemente.
+
+— Ma non è alla clemenza di lui, è alla giustizia ch’io mi rivolgo, e
+questa non deve dall’altra dipendere.
+
+Seneca, preoccupato dalla notizia avuta, riprese:
+
+— E si propagò per Corinto la voce dello strano progetto?
+
+— Il povero prigioniero nulla può dirtene. Seppi dal Centurione, che
+m’accompagna, essere tutto il popolo intento agli spettacoli di cui
+Cesare si fa principale attore, e lo acclama; e porta in trionfo la
+concubina di lui, che cantò nei ludi floriali. Il fratello tuo mi disse
+però che le indagini procedono segretamente.
+
+— Ma Gallione non agisce per renderle vane?
+
+— E che può mai un Proconsole contro la ferrea volontà di Cesare? Egli
+spera che quella schiava abbia mentito la sua nobile origine.
+
+— Lo vogliano gli Dei! — esclamò Seneca.
+
+— Ti rinfranchi intanto l’idea che dipende da questa condizione il
+ripudio della legittima sposa, e il nuovo imeneo; segno questo che
+l’amore non gli pose interamente la benda sugli occhi.
+
+— Intanto conviene serbare il segreto, perchè la triste nuova non
+giunga all’orecchio della diva Ottavia.
+
+— Sul mio silenzio confida. L’onesto Gallione mi disse di rivelare
+soltanto a te la cosa, e tu solo la sai. Paolo, servo di Cristo,
+d’altro non s’occupa che di propagare il suo evangelo.
+
+— Comprendo il tuo religioso fanatismo pel profeta di Nazareth, poichè
+lo stesso Nerone nutriva per esso ammirazione grandissima.
+
+— Mi fu riferito di fatti, — interruppe Paolo, — che quando seppe
+non essere Gesù più in vita e che lo avevano crocefisso, fe’ venire
+incatenati in Roma il Governatore Ponzio Pilato, il Saduceo Caifasso ed
+Anna il Pontefice.
+
+— È vero.
+
+— E perchè tante persecuzioni poi contro i seguaci di Cristo? Perchè
+riguardarli come malfattori, come nemici, mentr’essi, fedeli al
+comandamento di Cristo, pagano i tributi a Cesare, non respirano che
+l’obbedienza, e fan voti per la salute dei Principi e per la felicità
+degli Stati?
+
+— Quanto tu affermi è vero, — rispose Seneca, — ma tu taci una grave
+colpa, ch’essi hanno agli occhi del popolo romano, il disprezzo cioè
+che addimostrano pe’ suoi Numi, ai quali esso attribuisce la sua
+grandezza, la sua fortuna, le sue glorie. Roma è riguardata come città
+santa, fondata sotto auspici divini. Si crede che Giove dimori più
+che nell’Olimpo, nel Campidoglio. Voi colle vostre parole pretendete
+distruggere codesti ideali, e fra uno che potrà darvi ascolto, come il
+Proconsole Sergio Paolo, migliaia e migliaia v’odieranno, vi grideranno
+morte! E i Cesari, forse crudelmente troppo, sono costretti a farsi
+vindici del popolo. Ecco d’onde hanno origine le miserie de’ cristiani.
+Persuadili colla tua dottrina di rispettare il culto pagano, e vivranno
+tranquilli quanto gli altri cittadini di Roma.
+
+— E come lo posso, io o Seneca, — rispose Paolo, — se nella lettera
+mandata ai romani col mezzo della Diaconessa Feba di Cencrea scrivo
+ch’io verrò un giorno per fare qualche frutto anche fra loro?
+
+— Bada, o Paolo, che tu andrai incontro a gravi perigli.
+
+— Lo so, e partii già dall’Oriente pieno di sinistri presentimenti,
+talchè mi separai dai Capi della chiesa d’Efeso come se non dovessi più
+rivederli. Il disastroso viaggio fu già prodromo di sventure.
+
+E qui narrò, come gettato da fiera tempesta a Malta, vi dimorasse tre
+mesi, e finalmente prendesse terra nella penisola presso Pozzuoli.
+
+Quindi riprese:
+
+— Se invece della libertà qui m’aspetta la morte, sia fatta la volontà
+di Dio.
+
+— Sii prudente, e le lugubri fantasie discaccia. Intanto ordinerò al
+Centurione, presso cui tu dimori, di lasciarti in libertà intera. Se
+poi ti trovassi in spiacevoli congiunture, ricorri a me, come ad amico.
+
+Paolo, commosso, si gettò fra le sue braccia esclamando:
+
+— Perchè non sei tu cristiano, o perchè almeno tutti i cristiani non
+t’assomigliano?
+
+E scambiatisi il vale, l’Apostolo uscì, mentre lo schiavo atriense
+introduceva Britannico; che entrò tutto accigliato.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+Immeritato trionfo.
+
+
+La taverna detta di Salvidieno Orfido, perchè da costui, proprietario
+della casa, era data a fitto ad un oste, riuniva in sè le due qualità
+di _popina_[50] e di _termopolio_[51] ed era frequentata da ogni ceto
+di persone, tranne da gente del volgo, che accontentavasi di restare in
+ammirazione davanti alle finestre, dov’erano esposte le cose ghiotte,
+dietro a bottiglie di vetro piene d’acqua per farle comparire più
+grosse, e poi andare a crapulare nelle luride _genee_ delle remote vie.
+
+Qualche giorno dopo la visita dell’Apostolo a Seneca, alcuni
+frequentatori di quella taverna, situata presso il _Fico Viminale_,
+sedevano leggendo il _Commentarium rerum urbanarum_ (ch’era la gazzetta
+ufficiale di quell’epoca) e ne discutevano le notizie venute d’Acaja.
+
+Naturalmente in quel foglio si portavano a cielo i trionfi di Cesare,
+come atleta nei giuochi nemei, come auriga negli istmici, come cantore
+e declamatore, in quelli floriali.
+
+Altamente si lodava la sua osservanza alle leggi imposte in quei ludi,
+uniformandosi così alle condizioni di tutti gli altri giuocatori.
+
+Molti facevano eco alle lodi del _Commentarium_, ma v’era chi dubitava
+della sua veracità.
+
+E ne conseguivano animatissime discussioni.
+
+Isidoro Cinico, ch’era seduto a poca distanza, non potè trattenersi e
+levatosi in piedi andò a frammischiarsi in quel crocchio, e con voce
+sommessa, ma concitata, cominciò a dire che la narrazione di quel
+giornale era una cantafavola, che se Nerone, come auriga, non aveva chi
+lo sorpassasse in maestria, come lottatore, per quanto robusto, sarebbe
+stato vinto per certo, ove gli altri, per riguardo all’Imperatore, non
+si fossero lasciati atterrare. Quanto poi alle feste floriali si sapeva
+per certo ch’era stata tollerata la declamazione del poema _Medea_ di
+sua composizione; ma che il suo canto aveva destata l’ilarità di tutti,
+che il publico, per non starlo ad ascoltare, sarebbe fuggito ove non
+vi fosse stata l’inibizione d’uscir dal teatro mentr’egli cantava, ed
+Atte colle sue armonie, con la sua bella voce, colla sua bellezza non
+l’avesse trattenuto. Aggiunse correr voce, che molti, non resistendo
+allo strazio di quelle note selvagge, se ne andassero di nascosto
+scalando le mura o si fingessero svenuti o morti per essere condotti
+fuori, e che qualche donna venisse presa dai dolori del parto.
+
+— Ed io, — disse, — non mi sarei immaginato mai d’essere indovino,
+allorchè scherzando con Cercopiteco Panerote, prima ch’egli partisse,
+accennai a quest’ultimo caso.
+
+Quei buoni quiriti, tra le esagerate lodi del _Commentarium_, il quale
+tra le altre cose riferiva come la città d’Agrepia avesse stabilito
+d’erigere un altare a Nerone, collocandolo tra gli Dei della città,
+col nome di _Giove Liberatore_[52], e l’esagerato biasimo del Cinico,
+rimasero come trasognati guardando questi che se ne tornava al suo
+posto mormorando:
+
+— E poi.... e poi.... avrei qualcos’altro da aggiungere.
+
+Come fu seduto, venne a lui un piccolo ometto canuto, che indossava una
+tunica bruna, ed appoggiando le mani al tavolo, e curvando la persona,
+disse alcune parole all’orecchio d’Isidoro, il quale rispose a bassa
+voce:
+
+— È noto anche a me. Me lo disse Calpurnio Pisone.
+
+— E lo sa Britannico?
+
+— Sì, e andò pieno di sdegno da Anneo Seneca per dimandargli se fosse
+vero che si preparasse affronto siffatto alla sorella sua; e Seneca lo
+rassicurò che la cosa non accadrebbe.
+
+L’altro, ch’era Salvidieno Orfido, partigiano di Britannico, e per
+conseguenza devoto alla giovane Imperatrice, esclamò:
+
+— Auguriamoci che il vecchio maestro non abbia mentito.
+
+— E se la cosa è vera il popolo romano vendicherà la diva Ottavia.
+
+— La verità non tarderà a scoprirsi, poichè il ritorno in Roma di
+Nerone è prossimo.
+
+Il Cinico riprese:
+
+— Così non fosse andato mai a fare l’istrione in terra straniera a
+discapito del nome romano.
+
+— Ma egli, — disse Orfido, — crede invece d’essersi reso immortale,
+poichè a quanto il liberto Elio scrisse al suo compagno Doriforo, che
+a me lo riferì, ha detto di voler tornare degno del nome di Nerone, ed
+entrare trionfante in Roma.
+
+E così fu veramente.
+
+Dopo essere entrato trionfante in Napoli, dove si demolì una parte
+del muro per farlo passare, siccome usavasi fare pei vincitori nei
+gareggiamenti musicali, andò ad Anzio, quindi ad Albano, e finalmente
+fece il suo ingresso in Roma, passando sotto un arco posticcio eretto
+all’uscita del campo Marzio.
+
+Quel campo, nei veri trionfi occupato tutto dalle soldatesche,
+che avevano combattuto e vinto, lo si vedeva gremito di una folla
+variopinta di curiosi nella quale colla sordida veste del plebeo
+s’urtavano le toghe, le preteste, le clamidi, i pepli, le armature.
+
+I cavalieri pretoriani, menando colpi coll’asta ai più riottosi, e
+facendo caracollare il cavallo, dividevano le turbe in due ali, per
+lasciar libero il passaggio al corteo.
+
+Il carro, tirato da bianca quadriga, sul quale stava l’Imperatore, era
+quello stesso adoperato da Augusto.
+
+Nerone indossava la _toga picta_[53] di porpora, ch’era l’abito
+trionfale, ed una clamide trapunta a stelle d’oro. Una corona Olimpica
+gli cingeva la testa ed una Pizia ei teneva nella destra. Le altre
+corone, ciascuna col proprio titolo, che spiegava dove e come le avesse
+acquistate, erano portate con gran pompa davanti al carro.
+
+Precedevano questo i trombettieri e suonatori con istrumenti diversi, i
+Tribuni, i Centurioni coi loro _vitis_ (o bacchetta del comando), gli
+alfieri delle legioni, che portavano le insegne delle aquile romane,
+gli animali destinati al sagrifizio, coronati di fiori e di bende
+e colle corna dorate, condotti dai _Victimarii_, e accompagnati dal
+_Popa_ e dal _Cultrario_[54].
+
+Teneva dietro al carro un coro di cantori e cantatrici alessandrini, e
+dopo di loro venivano alla rinfusa liberti, citaristi, mimi e giullari,
+che gridavano inneggiando alla gloria di Cesare, e accompagnando le
+grida con strane movenze.
+
+Ai crocicchi delle vie, ove s’erano eretti appositi tabernacoli agli
+Spiriti tutelari delle vie[55] e ch’erano custoditi ognuno da un
+sacerdote Augustale, s’arrestava il corteo.
+
+Il Popa allora trascinava una delle vittime all’ara, l’abbatteva con
+un colpo di scure, lasciando che il Cultrario compiesse il suo uffizio
+squarciandola con un coltello.
+
+Compito il sagrificio, il corteo riprendeva il cammino, e passando
+pel circo Massimo, di cui erasi abbattuto l’arco, pel Velabro e per la
+piazza, si portò al tempio d’Apollo.
+
+Le vie erano coperte di fiori di zafferano, e durante il passaggio si
+facevan volare degli augelli, e dai balconi si gettavano ornamenti,
+corone di fiori e _dulcia_ di zucchero e miele.
+
+Ma ad onta di questi festeggiamenti, ad onta che i prezzolati istrioni
+andassero proclamando dietro al carro, che nel trionfo di Nerone si
+ritrovavano i soldati d’Augusto, le turbe plaudivano senza entusiasmo
+e nessun labbro proruppe nel grido dell’_Io triumphe_, col quale il
+popolo romano acclamava ai conquistatori del mondo.
+
+Entrato colla sua coorte nel tempio d’Apollo, offrì doni e sagrifizii
+al simulacro del Nume.
+
+Durante la cerimonia i cantori alessandrini, insieme a fanciulle e
+fanciulli riccamente vestiti, colle lunghe chiome odorose coronate di
+fiori, scioglievano inni sacri, temprati al suono delle cetre.
+
+Quindi il corteo si diresse al Palatino.
+
+Entrato nel palazzo, alla moglie e alla madre che vennero ad
+incontrarlo, mostrò le corone acquistate e le sacre, che poi fe’ porre
+intorno ai letti, sui quali era solito coricarsi, come pure i disegni,
+in cui egli era rappresentato come cantore e citaredo.
+
+Allorchè le mostrò a Seneca e a Burro,
+
+— Con questa effigie, — disse, — voglio che si battano alcune monete.
+
+I due chinarono il capo in segno d’approvazione; ma si guardarono
+bene dal fare lo stesso quando esternò il proposito di convocare il
+Senato perchè emanasse un _Senatus consulto_ col quale si decretasse
+di cambiare il nome di Roma in quello di _Neropoli_ e che il mese di
+Aprile si chiamasse _Nerone_.
+
+— Il nome di Roma, — saltò su Burro, — è troppo grande perchè il popolo
+possa rinunziarvi.
+
+— E molto meno, — aggiunse Seneca, — vi rinunzierebbero le nostre
+invitte legioni.
+
+E così evidentemente gli addimostrarono il pericolo d’un clamoroso
+universale rifiuto, che Nerone, benchè a malincuore, rinunziò al suo
+progetto.
+
+Alzando con disprezzo le spalle disse:
+
+— Che lascino pure a Roma il suo nome, e il suo al secondo mese
+dell’anno. Il mio non ha bisogno di questo per rimanere immortale.
+Ma il Senato e il popolo romano non facciano troppo a fidanza sulla
+condiscendenza mia. Può talora riuscir fatale l’opporsi alla volontà di
+Cesare.
+
+Dicendo queste parole, fissò bieco Burro, come quegli che nella sua
+brusca franchezza l’aveva più sovente contraddetto.
+
+Poi, cangiando espressione, riprese:
+
+— Le gloriose soddisfazioni che m’ebbi dall’arte oggi mi rendono
+l’anima serena, nè voglio turbarla con sentimenti crucciosi. Desidero
+glorie, piaceri e feste. Voglio che godan tutti della gioia mia. Il
+prossimo arrivo del Re d’Armenia sarà propizia occasione per questo.
+Gli splendori della casa transitoria, i superbi spettacoli del
+circo Massimo e quelli dei teatri che si preparano, dovranno restar
+memorabili nella storia del mio regno.
+
+Come si vede, i facili trionfi d’Acaja nell’arte e negli amori avevano
+esaltata la fantasia di Nerone, e ne tempravano pel momento gl’istinti
+feroci.
+
+Di queste favorevoli disposizioni approfittò Seneca per raccomandargli
+l’Apostolo Paolo, ed egli rispose:
+
+— Detesto i cristiani, perchè insultano alla nostra fede. Ma odio
+del pari i giudei, poichè li so persecutori ingiusti e tenaci di
+tutti quelli che non s’inchinano al loro Iehova. Di buon grado dunque
+acconsento che si ponga termine alla guerra mossa da loro contro quel
+Saulo, che ha fama d’uomo insigne ed eloquente. Ma badi costui a non
+servirsi di queste doti a detrimento del culto pagano, cercando fra
+noi nuovi apostati, come quel Proconsole di Pafo. Allora Cesare si
+dimenticherà ch’egli è cittadino di Roma, per ricordarsi che fu giudeo
+ed ora è seguace del Nazareno.
+
+Incoraggito dall’esito felice della sua raccomandazione, Seneca voleva
+chiedergli se fosse vera la sua intenzione di ripudiare Ottavia e
+sposar la citarista. Lo tratteneva però la presenza di Burro, di cui
+temeva la violenta franchezza.
+
+Anche il silenzio dell’Imperatore su questo fatto lo teneva dubbioso.
+
+Poteva essere indizio ch’egli avesse abbandonato il progetto, e più non
+ci pensasse, o che conservandolo ancora non volesse svelarlo.
+
+Nell’un caso o nell’altro si sdegnerebbe forse, vedendo scoperte le sue
+intenzioni.
+
+Mentre il maestro rimaneva sospeso tra il desiderio d’essere
+rassicurato su quella triste faccenda, e il timore di mostrarsi
+imprudente, fu dai liberti annunziato Britannico.
+
+Di questa visita fu sorpreso Nerone, poichè il giovine cognato da lungo
+tempo non si presentava più a lui.
+
+L’offesa fatta alla sorella dall’adultero marito, che la posponeva
+ad una vile citarista, l’aveva profondamente rammaricato, quantunque
+gl’illeciti amori non avrebbero dovuto sorprenderlo nella corte dei
+Cesari.
+
+Ma l’orgoglio di casta e l’immenso affetto che portava ad Ottavia non
+gli permettevano di tollerare l’oltraggio.
+
+Il suo carattere, ch’era mite e passivo, come quello di sua sorella
+Ottavia, e ben diverso dal temperamento dell’altra sorella Antonina,
+non gli consentiva forti propositi, sopratutto essendo egli trilustre
+appena ed epilettico. Come non aveva reagito con energia allorchè venne
+diseredato, anche in questa circostanza si manteneva muto e sdegnoso, e
+non aveva osato mai rinfacciare apertamente a Nerone il suo tradimento.
+Questa volta veniva suo malgrado; veniva perchè spinto a quel passo da
+Gneo Calpurnio Pisone e dagli altri suoi fautori, che lo volevano forte
+nell’agire e congiurare contro l’usurpatore.
+
+L’Imperatore licenziò Seneca e Burro, e fatto introdurre il giovine
+cognato, gli andò incontro e gli strinse la mano, senza che l’altro
+osasse rifiutarla.
+
+Disse ch’era contento di rivederlo dopo la lunga assenza e gli dimandò
+se venisse anch’egli a congratularsi de’ suoi trionfi.
+
+— Ne godo per te, o Claudio, ma non è ciò che mi condusse.
+
+— E che, dunque? — chiese Nerone, tornando a sedersi, ed additando a
+Britannico uno sgabello.
+
+— Tu devi rassicurarmi sul conto di mia sorella.
+
+— Di quale sorella tu intendi parlare? Di Claudia forse, figlia
+d’Erculania, o della formosissima tua sorella Antonina, che nacque da
+Petina, e che mi dicono esserti cara di molto?
+
+E marcò queste ultime parole così, che il viso di Britannico si fece di
+porpora; ma non volle rilevare la maligna insinuazione, e rispose:
+
+— Essa non m’è certo più cara d’Ottavia, che vorrei vedere felice
+sempre, come lo fu quand’essa regnava arbitra del tuo cuore.
+
+— Assicurati, o Britannico, ch’essa lo è egualmente adesso.
+
+— Ma corre fama che la stella di lei stia per tramontare, e che tu
+voglia strapparle dalla fronte il diadema imperiale per adornarne
+un’altra donna.
+
+— E chi ti riferì questo? — chiese Nerone con un sogghigno beffardo, ma
+nel quale traspariva la stizza.
+
+— Lo si disse a Corinto, lo si ripete a Roma. Io però non posso
+prestarvi fede, poichè non ti credo capace, o Claudio, di vilipendere a
+questo modo la sposa, cotanto da te amata un giorno.
+
+— Rimani saldo in questo convincimento, e non ti curare d’altro, o
+Britannico.
+
+Questi però non era soddisfatto della sibillina risposta, e voleva
+tornare agli amici, o superbo d’aver dimostrato a Cesare il suo sdegno
+o contento d’una smentita.
+
+Laonde rispose:
+
+— Devi apertamente dirmi se io m’inganno o se la fama mentiva.
+
+— Per non protrarre a lungo questo colloquio, che potrebbe danneggiar
+la mia voce, voglio rimandarti coll’assicurazione, che la concubina non
+diverrà mia sposa.
+
+Britannico non volle altro e tornò glorioso e trionfante da Calpurnio
+Pisone per dargli la fausta notizia.
+
+— M’è grato per la diva Ottavia, — rispose Pisone, — ma pel tuo bene
+avrei voluto che il tiranno, alle tante altre follie, anche questa
+aggiungesse per accumulare le ire del popolo contro di lui, e il suo
+favore per te.
+
+— Avrei acquistato questo favore a troppo caro prezzo, l’onta e il
+dolore d’Ottavia. È già abbastanza vilipesa dal vile Enobardo la figlia
+di Claudio e di Messalina.
+
+— Vorrei che lo stimolo dell’ambizione fosse potente in te come
+l’orgoglio di casta. Intanto, non lasciarti adescare dalle moine del
+tiranno.
+
+— Io? Se mi vi recai oggi, dietro la tua insistenza, o Calpurnio, una
+volta rassicurato che la publica voce mentiva, non v’andrò se non mi
+chiama.
+
+— Prima d’esser tranquillo sulle assicurazioni di lui, aspetta. Non
+prestar fede così facilmente. Forse oggi stesso, mercè un piatto
+squisito di _sumen_[56] e del generoso falerno, saprò intera la verità.
+
+Le sale di Gneo Calpurnio Pisone erano frequentate da giovani eleganti,
+uomini di lettere, patrizii, Senatori ed artisti.
+
+Quella sera, terminata una splendida cena, i convitati, tra cui Lucano,
+Isidoro Cinico, il giovane Flavio Sverino, intimo del Pisone e a
+lui devotissimo, e Cercopiteco Panerote erano passati dal triclinio
+nell’exedra.
+
+Mentre gli altri si divertivano nel giuoco del _talus_[57] (o
+_tessera_) e facevan gran chiasso, sopratutto quando alcuno riusciva
+a fare il miglior tiro chiamato _venus_, Cercopiteco sedeva sopra un
+bisellio, sbuffando per soverchio cibo e bevanda.
+
+Il parassita aveva mangiato a crepapelle e bevuto come un otre, e a
+metà della cena erasi ritirato nel gabinetto attiguo al triclinio per
+alleggerirvi lo stomaco e fare onore all’altra metà.
+
+Era soddisfatto e gaio, ed aveva sciolto lo scilinguagnolo.
+
+Pisone, che gli stava accanto, approfittò del momento propizio per
+farlo parlare su quanto era avvenuto a Corinto.
+
+E l’altro raccontò delle feste, fu eloquente nella descrizione dei
+banchetti, meno in quella dei ludi. Fu parco nel lodare la parte presa
+in questi da Nerone; ma si guardò bene dal biasimarlo e beffeggiarlo.
+Andò poi in epico nell’esaltare le bellezze delle donne greche.
+
+— Immagino, — osservò Pisone, — che strage avrà fatto di queste il divo
+Cesare.
+
+Il Panerote mosse in giro la destra sbarrando gli occhi e alzando la
+testa. Gesto codesto, che esprimeva più di qualsiasi frase le amorose
+conquiste di Nerone.
+
+— E la bella citarista tollerava siffatte infedeltà? — chiese Calpurnio.
+
+L’altro rispose:
+
+— Pare che sull’orologio solare di lei, l’ombra del _gnomon_ abbia
+passato il meriggio e s’avvicini a vespro.
+
+— Oh, a questo non posso prestar fede, — esclamò Pisone. — S’egli
+intendeva cingerle la testa della diadema imperiale.
+
+— E tu hai creduto a codesta fiaba, o intelligente Pisone?
+
+— Negheresti forse che si fecero indagini per iscoprire....
+
+— Lo so, lo so, — interruppe il Panerote, — se Atte non avesse in cima
+alla sua genealogia qualcosa di più bello della schiavitù, qualche
+farmaco che le purgasse il sangue. Ma lo fece per accontentarla, non
+per altro.
+
+— Ed io t’assicuro che voleva sposarla.
+
+— Ed io t’assicuro invece che se anche avesse avuto in mente questa
+strana idea, ora non ci penserebbe più, perchè gli spiacque di vedere
+talvolta il suo trionfo eclissato dall’arte di lei, e perchè i vezzi
+delle etère greche lo hanno inebriato.
+
+— Vorresti dire che il fascino e la potenza di quella donna sono
+sepolti?
+
+— Non sono sepolti, neppure agonizzanti, ma gravemente ammalati.
+
+— Sarà, — mormorò Pisone, fingendosi incredulo per tirarlo ancora su, —
+ma io temo che Nerone continuerà ad essere dominato da quella donna.
+
+— Ed io lo spero. Meglio essa che un’altra. L’indole di quella greca è
+buona e mite, nè sarà mai capace di trascinare l’amante ad ingiustizie,
+a vendette o altre cose riprovevoli.
+
+Pisone proruppe ridendo:
+
+— E l’adulterio a cui lo trascinò? E l’onta fatta alla divina Ottavia?
+E il tentativo di farla ripudiare, di balzarla dal trono?
+
+— No, no, sei in errore, amico Calpurnio, — interruppe alla sua volta
+Cercopiteco, tra gli sbadigli della laboriosa digestione. — Essa non
+voleva saperne di portare quest’oltraggio estremo alla sublime donna,
+alla quale tutta Roma tributa incensi, e meritati incensi.... sicuro.
+
+E le parole cominciavano ad uscire con stento dalla sua bocca; non le
+batteva più, le bofonchiava, e le palpebre gli si facevano sempre più
+gravi.
+
+— Baie, — mormorò Pisone, — baie.
+
+— Ma che baie.... a tutti lo diceva — anche Nerone lo diceva!... le
+indagini,... sì.... le indagini si fecero e non si fecero....
+
+Vedendo che il parassita s’addormentava, Pisone lo lasciò dormire, e
+andò ad unirsi all’allegra brigata.
+
+Egli aveva saputo quello che voleva, o per dir meglio quello che non
+voleva, poichè avrebbe preferito il grave scandalo.
+
+Tuttavia sperava ancora che l’altro, per riguardi cortigianeschi, non
+fosse stato del tutto sincero.
+
+Ma Panerote nei vapori del vino spifferava la verità.
+
+Nerone aveva ordinato che si facessero delle ricerche sull’origine
+della famiglia d’Atte, perchè sposandola, i romani non lo accusassero
+d’aver ripudiata Ottavia per dar loro a sovrana una schiava. Ma in
+seguito, diminuita la passione per le ragioni esposte da Cercopiteco,
+non erasi più curato di sapere se le indagini continuassero o no, tanto
+più che la citarista dichiarava di non volere accettare la sua mano,
+preferendo di restare amante.
+
+E in questo si rivelava l’astuzia greca. Essa vedeva che divenuta
+moglie, finirebbe, come Ottavia, per perdere ogni impero su lui, non
+sarebbe più amata, non tarderebbe il ripudio.
+
+Ed essendogli stato fatale il viaggio in Acaja si lamentava con Egloga
+ed Alessandria al suo ritorno.
+
+— Ahimè, dicendo, andai a Corinto sua diva, ne torno sua amante, amata
+ancora; ma sento che presto sarò solo di lui schiava fedele. Il mio
+canto più non lo seduce. Se non sono i vezzi delle giovani greche
+e alessandrine, se non è l’amore dell’arte, che mi rapiscono il suo
+cuore, forse occulti nemici congiurano a’ danni miei.
+
+Essa non si mostrava adirata, nè piangeva, ma sul volto di lei c’era
+l’impronta d’un profondo dolore.
+
+Le due nutrici cercavano rassicurarla, e Sporo, ch’era presente e la
+fissava innamorato e commosso, uscì in queste parole:
+
+— Povera Atte, guardati dal maligno Aniceto.
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+I Circensi.
+
+
+Straordinarii spettacoli, ludi nuovissimi, esagerata prodigalità,
+sfrenate libidini, ecco dopo gli effimeri trionfi dell’arte, quello che
+ambiva, quello che sentiva Nerone.
+
+Poco dopo il ritorno dall’Acaja furono da lui ordinate le feste
+in onore di Giove, e volle che cittadini pervenuti alla dignità
+consolare, Senatori, Cavalieri e Matrone avanzate in età concorressero
+a celebrarle, prendendo parte alle corse, alle lotte, alle
+rappresentazioni sceniche.
+
+Questo nuovo capriccio del divo Cesare, il sapere che si
+rappresenterebbero nuovi giuochi, e la voce sparsa che lo stesso
+Imperatore vi prenderebbe parte, aveva solleticato straordinariamente
+la curiosità del popolo romano, già di spettacoli avido tanto.
+
+Il circo Massimo, sito tra il Palatino e l’Aventino, era lungo
+duemila cento ottantasette piedi, e largo novecento sessanta, e
+poteva contenere trecentomila spettatori. Pur tuttavia sembrava che
+quel giorno dovesse riuscire angusto per quella fiumana di gente,
+che irrompeva con furia sotto le dodici arcate dei portici, destinate
+all’ingresso del popolo. I più impazienti salivano a prendere posto
+nelle gradinate, altri affollavansi alle taverne dei mercanti, ch’eran
+sotto i portici, per procurarsi di che soddisfar la fame e la sete
+durante lo spettacolo. Altri andavano a leggere le tabelle infisse alle
+colonne, che dividevano i ventiquattro compartimenti del circo, ove a
+grandi caratteri erano scritti i nomi dei nobili aurighi.
+
+Intanto i Consoli, gli altri dignitari, il Pontefice Massimo, l’Edile,
+il Capo degli Auguri, le Vestali e i patrizii colle loro famiglie
+entravano per le quattro alte edicole chiamate _moenania_ e ch’erano
+sormontate da quadrighe di bronzo.
+
+Per questa circostanza era stato assegnato ai Cavalieri un luogo
+appartato perchè meglio godessero lo spettacolo della corsa, che
+dovevano fare ventiquattro dei loro compagni.
+
+All’ora detta _sol_, ch’era tra il meriggio e la sera, uno squillo
+di tromba annunziò l’arrivo dell’Imperatore, che, lungo il tragitto,
+aveva destata l’ammirazione del popolo, guidando un _decemjugis_,
+ossia dieci cavalli di fronte attaccati ad un carro dorato. Seguiva un
+elegantissimo cocchio, fatto a foggia di barca, che posava su cinghie
+di cuoio, ed era tirato da quattro cavalli bianchi. In esso sedevano le
+due Imperatrici. Accompagnavano il nobile corteo i soldati pretoriani e
+i littori.
+
+Allorchè l’Imperatore comparve nel pulvinare, e sedette tra Ottavia e
+Agrippina, da quelle trecentomila bocche s’elevò un grido di saluto,
+che fece rintronare l’aria.
+
+Allora l’Edile, montato su cavallo a dorso nudo, uscì dalla porta
+_pompae_ dell’_oppidum_ (città), edifizio che chiudeva da un lato
+il circo e sotto il quale eran costrutte le stalle (_carceres_) pei
+cavalli ed i carri.
+
+Egli fece il giro della _spina_, muro basso costruito in senso
+longitudinale attraverso il campo della corsa.
+
+Alle due estremità della spina sorgevano le due mete dorate, e
+sull’alto nel mezzo un obelisco dedicato al sole.
+
+Compiuto il giro, fece distendere al punto dove i carri prenderebbero
+la mossa, l’_alba linea_ o corda tinta di bianco, attaccata a due
+piccoli pilastri detti _hermulae_.
+
+Poscia salì sull’alto dell’_oppidum_ dov’erano i giudici, ai quali egli
+presiedeva e ch’erano tutti pittori o scultori non romani.
+
+Le trombe diedero un nuovo squillo, e come mosse da corrente elettrica,
+s’agitarono le teste e le braccia di quell’immensa moltitudine, che poi
+proruppe in entusiastiche acclamazioni, quando dalle carceri uscirono
+le bighe disposte in tre file d’otto per ognuna e guidate da Cavalieri,
+che non oltrepassavano il quinto lustro, ed avevano militato almeno
+in due campagne. Alcuni s’erano guadagnata la corona _Civica_ o la
+_Murale_ o altra onoranza guerresca. Per questi ultimi bastava una sola
+campagna per essere ammessi ai circensi.
+
+I ventiquattro aurighi vestivan tuniche l’una di tinta diversa
+dall’altra, e ciascuno portava la fascia trasversale, e il nastro che
+gli cingeva i capelli d’altro colore della veste.
+
+E d’ugual nastro, e d’ugual fascia si vedevano adorne quel dì le
+giovinette patrizie, molte delle quali palpitavano in quel momento e
+facevan voti per la sorte del Cavaliere prediletto.
+
+I tre ordini di bighe fecero al passo il giro del circo, rasentando le
+balaustre dei _podi_ per essere meglio ammirati dagli spettatori, che
+li accompagnavano col grido: _Salvete! Salvete!_
+
+I cavalli, pressochè tutti puledri bellissimi o di puro sangue
+romano, o nati da coppie incrociate o venuti direttamente dall’Asia,
+procedevano saltellando e nitrendo. Parevan superbi dei loro graziosi
+ornamenti e della gara a cui eran chiamati.
+
+Compiuto il giro, i carri rientrarono nelle carceri, e i Cavalieri
+tornarono poi ad uscire a piedi quando vennero chiamati ad uno ad uno a
+prendere il posto loro assegnato dalla sorte.
+
+Il posto migliore, quello più vicino all’Euripo[58], toccò ad Aulo
+Plancio, con gran rammarico di Cesare.
+
+Come furono messi in fila, la linea bianca cadde e i ventiquattro
+giovani spiegarono la corsa.
+
+Al terzo giro eran stanchi, sudati, ansanti, ma giunsero tutti alla
+meta. Il primo però non era Aulo Plancio. Egli anzi fu tra gli ultimi.
+
+Il divo Cesare era contento.
+
+Rivoltosi ad Agrippina, le disse sommessamente, accompagnando le parole
+con maligno sorriso:
+
+— Forse lo trattenesti la scorsa notte?
+
+La madre lo guardò fissa, poi si rivolse senza rispondere.
+
+Il vincitore ebbe in premio un grosso anello gemmato e rientrò cogli
+altri nelle carceri.
+
+Poco dopo squillarono di nuovo le trombe; l’Edile impose silenzio al
+pubblico, e le prime dodici bighe ricomparvero. Estratti a sorte da
+un’urna i nomi degli aurighi, andarono ad uno ad uno a prendere il
+posto loro designato. Come vi furono tutti, l’alba linea fu lasciata
+cadere e i cavalli partirono. Da principio i più esperti conduttori
+li trattenevano per non affaticarli, e durante il primo giro il gruppo
+delle bighe procedette bastantemente serrato.
+
+Nel secondo cominciò a diradarsi; ma si correva più forte, quantunque
+alcuni trattenessero ancora la biga, mentre altri cominciavano a
+sferzarla.
+
+Nel terzo la carriera divenne vertiginosa, le zampe dei cavalli
+sfioravano appena il terreno, sembrava che volassero. I colpi
+della scutica li facevan balzare frementi, il grido dell’auriga ne
+raddoppiava la foga. Il terreno cupamente rimbombava sotto quella
+ridda, che sempre più si faceva ruinosa, talchè a tre o quattro dei
+primi aurighi giunti, non riuscì di fermarsi alla meta, e furono dagli
+animali, che non sentivano più freno, trascinati per un giro ancora.
+
+La moltitudine li aveva seguiti cogli occhi senza trar respiro,
+interessandosi a tutti gli episodi, e ciascuno facendo voto in cuor suo
+per quella biga sul valor della quale aveva fatto scommessa.
+
+E di scommesse ce n’erano infinite, dalle poche _as_ del popolano alle
+centinaia di talenti.
+
+Nerone, più di tutti, era intento allo spettacolo, nè mai si toglieva
+dall’occhio il _lapis Neronianus_[59].
+
+Il Cavaliere Marco Salvio Ottone era l’auriga vincitore ed ebbe in
+premio una daga d’oro tempestata di pietre preziose.
+
+Nerone fece avvicinare il Prefetto delle coorti pretoriane, che si
+teneva in fondo al pulvinare, e gli dimandò:
+
+— Dimmi, Vestino, codesto vincitore, è forse quel Cavaliere Ottone
+che dicono posseder sposa splendidamente bella, più forse della tua
+fidanzata Statilia Messalina?
+
+— È lui, o divo Cesare.
+
+— Giovane intraprendente, e a quanto sembra, fortunato in tutto, —
+rispose Nerone con aria d’invidia e d’ammirazione.
+
+Il Prefetto si trasse di nuovo indietro.
+
+Le trombe annunziarono l’arrivo delle altre dodici bighe.
+
+Di queste l’Imperatore ne seguì attraverso il suo smeraldo i giri con
+interesse anche maggiore.
+
+Aulo Plancio, l’uomo da lui odiato, aveva sortito uno dei posti
+migliori, e la sua biga correva terza nel primo giro, e nell’altro,
+sorpassato il secondo auriga, correva quasi allato al primo.
+
+Nerone fremeva impaziente, tanto più che gli sembrava legger la
+compiacenza sul volto della madre.
+
+Erano forse il sospetto, l’odio, la gelosia, che lo facevano travedere.
+
+Mancava poco per giungere alla meta, allorchè Plancio, rallentando le
+redini, ed animando i cavalli colla scutica e colla voce, sorpassò la
+prima biga e fu vincitore.
+
+Nerone si morse il labbro inferiore, la sua faccia si contrasse, e la
+sua fiera guardatura talora si rivolgeva ad Agrippina, talora fulminava
+il Plancio nel suo giro di trionfo.
+
+Una speranza gli rimaneva, che quell’odiato sarebbe soccombente nella
+corsa _decretoria_, quella cioè, in cui dovevano misurarsi i due primi
+vincitori Ottone e Plancio, e quello che ottenesse il premio nella gara
+delle fazioni.
+
+Di questa facevan parte tutti i conduttori di carri. Ciascuno aveva un
+capo e vestiva colori differenti dalle altre.
+
+Alle loro sfide, più che a quella dei nobili, s’interessava la plebe,
+che mormorava ed agitavasi impaziente di veder uscire dalle carceri i
+dodici aurighi delle tre fazioni bianca, gialla e verde.
+
+Finalmente, poichè il Plancio ebbe terminato il giro trionfale e
+ricevuto dalle mani dell’Edile il premio, un cameo contornato di gioie,
+vennero fuori i dodici carri delle fazioni, tirati da cavalli di razza
+romana allevati a spese dell’erario.
+
+Il popolo, tra cui quei conduttori contavano infinità d’amici, li
+salutò con un urlo entusiastico, e non potendo frenarsi poi, mentre
+compivano i tre giri, ruppe più volte il silenzio imposto dall’Edile.
+
+Vinse la livrea verde della fazione Prasina, ed ebbe il premio di
+diecimila sesterzi.
+
+Per rimandar contenti anche gli altri, Nerone aveva dato ordine che
+ciascuno di loro avesse in dono un _dolio_ di vino.
+
+Nella corsa _decretoria_ i tre vincitori montavano a cavallo e Nerone
+sperava che Aulo Plancio sarebbe cattivo cavaliero com’era stato fiacco
+corridore. Si turbò alquanto allorchè, da esperto conoscitore, col suo
+prezioso occhialetto osservò che l’animale toccatogli in sorte era
+un ardente puledro venuto dalle mandre africane. Bellissimo cavallo
+andaluso era quello di Marco Salvio Ottone, come pure giovine e snello,
+l’altro montato dal cavaliere della fazione verde.
+
+Era questa una gara assai difficile e pericolosa pei contendenti, che
+non conoscevano l’indole e i vizi di quegli animali tolti da poco alle
+mandre.
+
+Nel primo giro procederono serrati e quasi paralleli, nell’altro,
+Ottone era innanzi d’un mezzo cavallo ad Aulo Plancio, ed il terzo
+competitore cominciava a rimanere indietro.
+
+La plebe non poteva più frenarsi e di tratto in tratto gridava a
+quest’ultimo; _macte animo! Verbera! Curre!_[60] e invano gli araldi
+alzavano il caduceo per imporre silenzio.
+
+Nerone invece rimaneva muto, assorto, cogli occhi fissi sopra i due
+cavalieri.
+
+Allorchè nel terzo giro, a poca distanza dalla meta, Aulo Plancio,
+adoperando la stessa tattica usata colla biga, frustò il cavallo e
+chino sulle sciolte redini, lo spinse a maggior corsa, passò Ottone e
+vinse, Nerone mandò un’imprecazione agli Dei. Di quel furore si stupì
+Ottavia e gli dimandò cosa avesse.
+
+— Non era costui ch’io voleva vincitore.
+
+— Perchè?
+
+— Perchè lo detesto.
+
+— Che ti fece egli mai?
+
+— Chiedine alla diva Agrippina.
+
+— Io, — rispose questa, superba in cuor suo d’inspirare ancora nel
+figlio cotanta gelosia — nulla so, nè degli odii nè degli amori tuoi,
+perchè a me non ti confidi.
+
+Ottavia, o non comprendendo l’enigma o fingendo di non comprendere,
+rispose:
+
+— Ma tu, così valente in simili giuochi, dovresti invece ammirarlo.
+
+— E tanto lo ammiro, che intendo misurarmi con esso, e se il
+sopraggiungere della _suprema tempesta_ non ponesse termine ai ludi,
+oggi stesso lo sfiderei.
+
+Appena tornato al palazzo dei Cesari, ordinò che gli fosse condotto
+Aulo Plancio.
+
+Questi non tardò a comparire.
+
+Era un giovine d’atletiche forme, che aveva più del gladiatore che del
+Cavaliero. Che la madre di Nerone, imitando Messalina, ne avesse fatto
+il suo Bito molti supponevano, ma nessuno poteva asserirlo.
+
+Era donna troppo astuta e troppo desiderosa d’essere apprezzata dal
+figlio, per compromettere coll’imprudenza la sua dignità.
+
+Nerone però, che di lei conosceva gl’istinti e le vecchie storie, era
+pressochè sicuro di quella tresca. Chi era stata espulsa da Caligola
+pei suoi disordini; chi aveva fatto assassinare il suo primo marito
+Crispo Passieno; chi aveva strappato dalle braccia d’Ottavia Lucio
+Silano per darla in isposa a lui, ed aveva poi accusato d’incesto il
+misero giovine, l’aveva trascinato davanti ai giudici e costretto
+al suicidio; chi aveva fatto morire nelle torture Lolia Paulina,
+accusandola di magia, perchè gelosa della sua bellezza; chi finalmente
+impaurita della condanna a morte inflitta dall’Imperatore Claudio ad
+una adultera, aveva fatto uccidere col veleno il suo terzo marito;
+poteva nutrire qualsiasi passione volgare.
+
+Era già molto, secondo Nerone, ch’essa avesse preferito a schiavi ed
+istrioni quell’Aulo Plancio.
+
+Ciò però non toglieva ch’egli per gelosia non l’odiasse, perchè, come
+già dicemmo, le donne, che appartenevano a Claudio Nerone, non dovevano
+amare che lui.
+
+Come Aulo Plancio gli fu dinanzi, Nerone, dopo averlo squadrato da capo
+a piedi, gli disse:
+
+— Tu ti mostrasti nel circo esperto auriga ed esperto cavaliere, talchè
+mi nacque il desiderio di misurarmi con te.
+
+L’altro, colto da sorpresa, non seppe che rispondere.
+
+— Saprai per certo, — riprese Nerone, — condurre un _decemjugis_.
+
+— O divo Cesare, non possedetti mai dieci cavalli.
+
+— Avendoli, saresti capace di guidarli alla corsa?
+
+— Forse.
+
+— Non presumer tanto, poichè non è agevol cosa come tu credi. Ma se
+ti senti di tentar la prova, le mie stalle ti provvederanno i cavalli.
+Quanto tempo chiedi per esercitarti?
+
+— Non saprei....
+
+— Ebbene io voglio teco mostrarmi generoso avversario. Da dimani tu
+troverai nelle carceri dell’_oppidum_ i dieci animali e il carro. Fa
+le tue prove ogni dì, e quando sarai pronto ad accettar la mia sfida,
+offriremo questo spettacolo al popolo in onore di Vulcano, e voglio che
+il vincitore sia incoronato da una vergine, come s’egli fosse rimasto
+superiore in tutte le gare dei circensi.
+
+Il Plancio rimaneva come trasognato per siffatta proposta. Conoscendo
+i sentimenti poco benevoli di Cesare verso di lui, sentiva che lo
+scopo di quella sfida era il desiderio d’umiliarlo in presenza della
+moltitudine e scemar la sua gloria.
+
+Conveniva però sottomettersi alle brame di quel maniaco tiranno, ed
+accettare, lasciandogli la vittoria, per non esporsi alle vendette di
+lui.
+
+— Mi sottometto, — disse, — ai desiderii del mio Imperatore, sicuro
+d’esser vinto.
+
+— Bada, — interruppe Nerone, — che se tu pretenderai nella sfida usar
+dei riguardi all’Imperatore, se non mi tratterai com’altro qualunque
+conduttore di carro, se non osserverai tutte le regole delle corse, non
+te lo perdonerò.
+
+Questa dichiarazione fe’ partire il Plancio dal palazzo dei Cesari, più
+turbato che mai.
+
+Allorchè Nerone riferì la cosa alla moglie e alla madre, l’angelica
+Ottavia lo scongiurò a desistere da quel progetto, che poteva riuscire
+periglioso per lui.
+
+Agrippina invece se ne mostrò meravigliata; ma non fece osservazione
+di sorta, per tema che le sue esortazioni fossero spiegate a senso
+d’interessamento per Aulo Plancio.
+
+Seneca e Burro apertamente gli dichiararono che non doveva davanti al
+suo popolo un Imperatore romano darsi a spettacolo, cimentando l’onore
+e la vita. Ma le loro parole non valsero che a sdegnare il despota ed
+avvalorarlo nel suo divisamento.
+
+E giunse il giorno tanto da Nerone desiderato, e al circo Massimo tutta
+Roma accorse per assistere a quella nuova profanazione della grandezza
+Cesarea.
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+Odio ed amore.
+
+
+Nel giorno destinato alla gara, appena Aulo Plancio ebbe varcata la
+soglia della sua casa per recarsi al circo, una donna, coperta da fitto
+velo, s’avvicinò a lui e gli disse:
+
+— Guardati dal vincere, o Aulo Plancio.
+
+— E chi sei tu che così mi ammonisci?
+
+— Non curarti di sapere chi io mi sia, — rispose la donna. — Guardati
+dal vincere, ti ripeto, se t’è cara la vita.
+
+E raggiunta una compagna, anch’essa velata e che l’attendeva a poca
+distanza, s’allontanarono amendue con celere passo.
+
+La sera innanzi, dopo un’orgia fatta con cantori, istrioni e meretrici,
+Nerone stava supino sul suo letto, e ad Atte, che gli giaceva denudata
+al fianco, diceva balbettante per ubriachezza:
+
+— Il soverchio falerno e le tue carezze mi hanno fiaccate le fibre, e
+domani ho bisogno di tutte le forze per condurre i miei dieci puledri e
+fiaccar l’orgoglio di quel giovine presuntuoso.
+
+— Ma tu lo sfidasti, o Claudio.
+
+— Perchè il suo trionfo mi fece dispetto. Voglio mostrargli, che se gli
+altri furono vinti da lui, non si vince Nerone.
+
+— Dunque tu sei sicuro del trionfo.
+
+— Tanto lo sono, che designai già la vergine dalle cui mani dovrò
+ricever la corona.
+
+— E chi sarà costei? — dimandò Atte con amarezza gelosa.
+
+— Tu non lo indovineresti mai.
+
+— Ma chi dunque?
+
+— La tua sorella di latte, la Vestale Rubea.
+
+A questo nome Atte si levò sul fianco e fissando Nerone negli occhi,
+quasi volesse scrutarne l’intimo pensiero, gli dimandò come avesse
+pensato a lei, cosa lo avesse indotto a quella scelta.
+
+— Non ti ricordi, — rispose Nerone, — quanto un giorno esaltasti la
+beltà di lei? Anche il pedagogo ne rimase abbagliato.
+
+— Ebbene?
+
+— Io voglio vederla, voglio che all’onore di pormi sul capo l’alloro
+sia chiamata questa divina Sacerdotessa.
+
+— Rifiuterà.
+
+— Oibò, — mormorò Nerone, dimenando il capo.
+
+— Rifiuterà per certo, — ripetè la citarista.
+
+— Non si rifiuta a Nerone.
+
+Atte, ponendosi le mani nei capelli, esclamò:
+
+— Ah ch’io presento sventure!
+
+Nerone fe’ le spallucce.
+
+— Guardati bene, o Claudio.
+
+— E tu guardati dal riuscirmi importuna.
+
+— Quasi desidero che il vincitore sia Plancio, — mormorò la donna
+scendendo dal letto, e ponendo i bei piedini sulla pelle di pantera
+distesa in terra.
+
+Nerone, pieno di dispetto, gridò:
+
+— Ah! tu vuoi dunque la morte di quel disgraziato.
+
+— Cosa intendi con questo? — chiese l’altra rivolgendosi.
+
+— Ricordati che l’istrione Paride osò vantarsi in pubblico d’essermi
+superiore nel recitar tragedie, e poco dopo traversò lo Stige.
+
+— Ma tu non ucciderai quell’uomo che nulla ti fece.
+
+— Nulla mi fece? — ripetè sogghignando il briaco tiranno, — e forse
+egli osa, mentre parliamo, giacersi in letto colla diva Agrippina.
+
+— Io t’impedirò questo nuovo delitto.
+
+— Non avrai siffatta cura perchè la vittoria sarà mia.
+
+— Ma se il fato....
+
+— Lascia in pace il fato, e vattene.
+
+— Voglio prima che tu mi rassicuri, o Claudio.
+
+— Va, ti dico, ch’io sono stanco e più non ho volontà di parlare.
+
+Atte s’avvolse nel suo amitto ed uscì.
+
+Ridottasi nella sua stanza, si fe’ a fantasticare sulla tremenda
+minaccia, e come si potesse prevenire il Plancio senza che lo sapesse
+Nerone.
+
+Finalmente si decise ad avvisarlo lei stessa, e levatasi di buon
+mattino, prese a compagno Sporo, e velati ambidue si recarono davanti
+alla casa d’Aulo, e sentendo dall’ancella ostiaria che questi non era
+ancora uscito, lo attesero nella via.
+
+Compiuta l’opera pietosa, a cui il cuore e la coscienza l’avevano
+spinta, tornando verso la casa Augustale pensava a Rubea. Un vago
+presentimento, misto a turbamento geloso, l’esortava ad avvisare anche
+la sua sorella di latte dell’onore a cui la si voleva invitare.
+
+Ma le verrebbe fatto di veder la Vestale? E vedendola potrebbe
+consigliarla di rispondere con un rifiuto al desiderio cortese del divo
+Cesare? E ciò per un chimerico dubbio, da cui il sacro carattere di
+Sacerdotessa si sentirebbe offeso.
+
+E poi, non sarebbe da parte sua un atto biasimevole l’andare essa
+stessa, tanto amante, tanto beneficata, ad accusare l’Imperatore di
+malvagie intenzioni?
+
+Deposto il pensiero di quel tentativo tornarono al palazzo.
+
+Giunta l’ora di recarsi al circo Massimo, desiderosa di restarsene
+a meditare mestamente nella sua stanza, volle che Sporo vi si
+recasse senza di lei. Non le riuscì però di liberarsi del giovinetto
+innamorato, ch’era tutto felice di trovarsi solo in sua compagnia,
+poichè anche Egloga ed Alessandria v’erano andate in compagnia di
+Fusco, Procuratore dell’Egitto, e figlio di quest’ultima.
+
+Prima di recarsi al circo, Nerone andò al tempio di Giove Ottimo
+Massimo e là depose davanti al simulacro un ricchissimo cofanetto
+d’oro. In esso erano rinchiusi i peli dei suoi mustacchi, che quella
+mattina stessa s’era fatti radere, per offrirli in olocausto al Nume,
+perchè gli ottenesse il trionfo.
+
+Erasi inoltre servito per acconciarsi le chiome d’un drizzatoio
+ch’eragli stato donato da uno del volgo, e pel quale aveva grande
+venerazione, assicurando che gli prediceva l’avvenire.
+
+Riferisco queste strane fantasie di quel monomane, appoggiandomi
+all’autorità di Caio Svetonio.
+
+I dignitari dello Stato e del clero, i patrizii colle loro famiglie
+sedevano nel circo, perchè Nerone lo aveva quasi imposto loro.
+Agrippina ed Ottavia erano nel pulvinare, circondate dalla corte, e
+l’una e l’altra facevano voti perchè vincesse l’Imperatore, supponendo
+che sarebbe stato terribile in lui lo sdegno del vinto.
+
+Quantunque Nerone sapesse d’essere valente maestro nel guidare
+dieci cavalli di fronte, pure mostravasi preoccupato, tanto più
+che aveva dato ordine all’Edile e ai Giudici che fossero osservate
+scrupolosamente le leggi della corsa.
+
+Prima d’uscire dalle _carceri_ col suo avversario ripeteva a questi di
+guardarsi bene dal non metter tutto l’impegno per riuscir vincitore.
+
+Dopo aver fatto il solito giro al passo, quando al prolungato squillo
+delle trombe cadde l’_alba linea_ e partirono, l’Imperatore, durante
+i tre giri, di tratto in tratto toglieva lo sguardo dalle teste de’
+suoi cavalli per rivolgerlo a quelli del suo competitore, che rimaneva
+indietro, e vedere se ciò facesse per non giunger primo alla meta.
+
+Dal modo incerto però col quale procedevano i dieci puledri d’Aulo
+Plancio, si capacitò che se non riusciva a mandarli innanzi, era in lui
+inesperienza, non astuzia.
+
+Nè l’una nè l’altra. Il giovine Cavaliere, durante la corsa, titubava
+ancora tra il desiderio e la tema di vincere, e questa incertezza
+s’appalesava nel guidare il _decemjugis_.
+
+Nerone toccò il primo la meta, e tra gli urli del popolo e lo squillar
+delle trombe, fece due giri ancora attorno alla _spina_, prima di poter
+trattenere gli sfrenati puledri.
+
+Ricevuta ch’ebbe dalle mani dell’Edile la corona d’alloro, scese dal
+carro e montato sopra quadriga dorata insieme al sommo Sacerdote di
+Vulcano, cominciò il giro trionfale, e come fu dinanzi al pulvinare, ad
+alta voce pronunziò il nome della Vestale Rubea.
+
+S’udì nel circo un prolungato mormorio, che non denotava certo
+approvazione da parte del publico. Tutti gli occhi si rivolsero al
+recinto riserbato alle Vestali, che agitate gesticolavano, parlando fra
+loro.
+
+Nerone, disceso dal cocchio, attendeva sull’alto della gradinata,
+che metteva dall’arena al pulvinare, quando venne a lui il Pontefice
+Massimo, seguito da altri Sacerdoti e così gli parlò:
+
+— O divo Cesare, tu sai che ufficio delle Vestali fu sempre quello
+di porgere la _laurea insigne_ ai guerrieri che tornavano dopo aver
+debellato i nemici. Quello era sacro rito e s’addiceva loro. La corona
+dei ludi deve porgerla una nobile fanciulla del patriziato, e tu non
+puoi disconoscere questo loro diritto.
+
+— Io tutto posso, — interruppe Nerone facendosi torvo. — Se a me piace,
+cangiando in sacra una cerimonia profana, ch’è pure consacrata agli
+Dei, chiamare una Sacerdotessa di Vesta all’onore di cingermi il lauro,
+chi può impedirlo?
+
+Il Pontefice rispose risolutamente:
+
+— Tu stesso, che non vorrai oltraggiare la Dea nella sua Sacerdotessa,
+nè urtare colla religione del popolo romano.
+
+— E se malgrado ciò, io m’ostinassi nel mio proposito?
+
+— T’esporresti al rifiuto della vergine Rubea.
+
+Nerone, dopo aver fissato il Pontefice con espressione di volto, dalla
+quale traspariva un sinistro progetto, mormorò:
+
+— Sta bene.
+
+E rivolto verso l’interno del pulvinare, pronunziò un altro nome.
+
+E fu quello d’Antonina, la sorella di Britannico.
+
+Questa, che si teneva in disparte dietro i biselli delle due
+Imperatrici, rimase alquanto incerta, se rispondere o no a
+quell’invito.
+
+Essa odiava Nerone per aver usurpato il trono del fratello, e rifuggiva
+dall’accettare da lui onore qualsiasi.
+
+Della sua titubanza s’avvide Ottavia, ed uno sguardo supplichevole di
+lei la decise ad acconsentire.
+
+La prestante persona, le splendide forme, la folta chioma castagnina,
+la vivacità delle brune pupille, formavano la procace bellezza
+d’Antonina.
+
+Allorchè l’Imperatore, ascesa la scalea, s’inginocchiò sull’ultimo
+gradino, essa maestosamente si fece innanzi, prese dalle mani del
+Sacerdote di Vulcano la corona, e glie la pose sul capo.
+
+Nerone discese, rimontò sul carro, e fece il giro trionfale.
+
+Intanto i Consoli, l’Edile e le matrone romane colle loro figlie
+andavano a fare omaggio d’ossequio ad Antonina, seduta su ricco trono,
+e circondata dalle Vestali.
+
+Compita la cerimonia, la moltitudine tumultuosamente sgombrò il
+circo, senza neppure attendere che i trombettieri dessero il segnale,
+e irruppe come fiumana per le vie più brevi, che dal circo Massimo
+conducevano al monte Pincio.
+
+Tutti erano in ansia di giunger presto su quella vetta dov’era l’ara di
+Vulcano, e dove doveva chiudersi la sacra festività alla mezzanotte.
+
+Antonina, accompagnata sempre dalle Vestali, giunse ch’era già venuta
+la sera e andò a sedersi sopra il solio, entro un boschetto d’allori.
+
+A stento i littori tenevano indietro i curiosi, che volevano vedere
+l’Antistite della festa non solo, ma anche quella Vestale Rubea, che
+invitata dall’Imperatore, non erasi presentata.
+
+Alti candelabri di marmo, nelle cui tazze ardevano materie resinose,
+rischiaravano la variopinta moltitudine, che sembrava agitarsi in un
+mare di fuoco.
+
+S’udì un frastuono lungo l’erta, di cui gli andirivieni si
+rischiararono di nuova luce. Erano le faci dei pretoriani, che
+accompagnavano il carro a quattro cavalli nel quale sedevano Nerone e
+il Sacerdote dì Vulcano.
+
+Fra le acclamazioni della plebe giunse la quadriga davanti al boschetto
+degli allori.
+
+Nerone discese, e presa per mano Antonina cominciarono a passeggiare
+in mezzo alla folla stipata. Dietro di loro venivano le Vestali, poi
+i Sacerdoti di Vulcano, e al corteggio facevano ala i soldati del
+pretorio ed i littori.
+
+Il vincitore non sembrava completamente lieto della vittoria.
+
+Parlava con Antonina, salutava il popolo, cercando di nascondere più
+che da lui si potesse l’interno dispetto per le severe rimostranze del
+Pontefice. Di tratto in tratto volgeva la testa indietro, e lanciava
+sguardi di fuoco sulla Vestale Rubea.
+
+Tornati presso l’ara di Vulcano, egli piegò un ginocchio davanti ad
+Antonina, che lo spruzzò, secondo il rito, d’acqua lustrale.
+
+Quando fu terminata la festa alla mezzanotte, essa si congedò dalle
+Sacerdotesse di Vesta e tornò al suo palazzo.
+
+Al dì seguente era coricata ancora quando entrò nella sua stanza
+Britannico colla faccia imbronciata.
+
+Egli era dolentissimo che la sorella, da lui tanto amata, avesse
+accondisceso all’invito di Nerone, ma non osava esternare il suo
+rammarico. La predilezione e il rispetto che nutriva per essa non glie
+lo consentivano.
+
+Il penoso sentimento di lui però non isfuggì ad Antonina, che gli disse:
+
+— Vieni qua, fratello, baciami, e non guardarmi sì torvo. Se
+chiamata da Nerone dopo la Vestale Rubea, accondiscesi ad assumere
+la parte di somma Sacerdotessa in quella risibile festa pagana, fu
+per tranquillizzare Ottavia, che ha dell’infido marito così grande
+timore. Se avessi rifiutato anch’io, chi sa a quali eccessi lo avrebbe
+trascinato l’ira, che gli divampava dagli occhi.
+
+— Comprendo il tuo nobile sentimento, — rispose Britannico, — ma dovevi
+rammentarti in quel momento ch’egli ha rapito a me la diadema dei
+Cesari.
+
+— Nè l’ho dimenticato, nè lo dimenticherò mai. Benchè nati da diversa
+madre, tu sai, Britannico, che io ti porto affetto più che a vero
+fratello, tu sai com’io m’adopri perchè sia riparata l’ingiustizia
+di tuo padre verso di te. E della sollecitudine mia per raggiungere
+codesto scopo possono farti fede i nostri amici.
+
+Gli amici di cui parlava Antonina erano Gneo Calpurnio Pisone, Marco
+Flavio Sverino ed altri, che parteggiando per Britannico, cospiravano
+insieme ad Antonina.
+
+Di codesta donna, saggia e risoluta ad un tempo, essi avevano stima
+grandissima. Laonde dapprima rimasero meravigliati ch’essa si fosse
+prestata a supplire la Vestale nel buffonesco trionfo di Nerone; ma
+poi si persuasero che sovente giova l’infingimento per celar meglio i
+reconditi propositi, e lungi dal censurarla, la lodarono.
+
+Di fatto Nerone, illuso dalla cortese abnegazione di lei, che figlia di
+Cesare acconsentiva ad accettar l’invito da Rubea rifiutato, espresse
+colla madre e colla moglie ammirazione e gratitudine per essa.
+
+L’immagine della bella Vestale però eragli rimasta impressa nella
+mente, e nel tempo stesso non poteva dimenticare la dichiarazione
+del Pontefice Massimo, che la vergine, quand’anche non vi fosse stata
+costretta dal suo dovere, avrebbe egualmente risposto col rifiuto.
+
+Intollerante di qualsiasi opposizione, per quanto ragionevole, quella
+d’una fanciulla dalla quale avrebbe voluto essere obbedito ed amato, lo
+esasperava ancor più e gli toglieva tutta la gioia del trionfo.
+
+E questa gioia venne ad intorbidargli ancora il funesto Aniceto,
+narrandogli che Aulo Plancio erasi vantato nella taverna di Salvidieno
+Orfido, ch’egli avrebbe potuto vincere l’Imperatore, ma non aveva
+voluto per non umiliarlo.
+
+Nerone, balzando in piedi, s’avanzò verso il pedagogo cogli occhi
+stralunati e il pugno in alto, e gli gridò:
+
+— Menti!
+
+L’altro, fattosi umile per la paura, mormorò:
+
+— O divo Cesare, così mi fu riferito.
+
+— Da chi?
+
+— Da Cercopiteco Panerote.
+
+— Ordina ai liberti d’andarne in traccia.
+
+E allorchè giunse il parassita, confermò quanto aveva riferito Aniceto.
+
+Vedendo però l’eccitazione di Nerone aggiunse:
+
+— Ma tu, divo Cesare, non spiegare a mal senso le parole di quel
+giovine Cavaliere. Certo, avrebbe fatto meglio a lasciar da banda
+la vanità e tacere, accontentandosi di non averti per abnegazione
+contrastata la palma....
+
+— Dunque, — interruppe Nerone, digrignando i denti, — anche tu credi a
+quel vituperato millantatore?
+
+— Io... no... ma se fosse vero quello che asserisce sarebbe da lodarsi.
+Al suo posto, ancor io avrei fatto lo stesso.
+
+— Ebbene, — disse Nerone, con accento che incuteva terrore, — io saprò
+premiar lui, come avrei premiato te, o Cercopiteco.
+
+Come questi fu partito, fece venire il capo dei pretoriani e si
+trattenne a lungo con lui.
+
+Alla sera, Aulo Plancio, uscito dalle stanze d’Agrippina, mentre
+attraversava l’atrio, vide alla fioca luce d’una lanterna una donna
+affacciarsi dietro uno stipite, e fargli cenno d’avvicinarsi. Mentre
+moveva verso di lei, una mano afferrò il braccio di quella donna e la
+trasse a viva forza indietro.
+
+La porta fu richiusa con violenza, ed Aulo Plancio uscì dal palazzo dei
+Cesari alquanto preoccupato.
+
+La scena, a cui aveva assistito poc’anzi, gli dava a pensare.
+
+Giunto che fu alle falde del Palatino, dall’ombra d’un edifizio
+sbucarono fuori quattro uomini armati di _sica_[61] che gli si
+gettarono addosso, lo atterrarono, e dopo averlo crivellato di ferite,
+allorchè lo videro esanime, ne deposero il cadavere sopra una bara, e
+andarono a gettarlo nel Tevere.
+
+Quando il capo dei pretoriani annunziò al tiranno che l’ordine era
+stato eseguito,
+
+— Sta bene, — disse Nerone.
+
+E rimasto solo, aggiunse:
+
+— Ed ora a te, bella e superba Vestale.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta.
+
+
+Da alcune frasi a Nerone sfuggite nell’ira, Atte aveva indovinato il
+fiero proposito ch’egli nutriva contro Aulo Plancio, e gli aveva detto:
+
+— Se tu, o Claudio Nerone, ami ancora la tua schiava fedele, tu non
+ucciderai quell’uomo.
+
+— L’ami forse, poichè tanto ti cale di lui?
+
+— Non è la pietà per esso, che mi fa parlare, è l’amore per te. Non
+voglio che tu attiri sul tuo capo l’ira di Giove.
+
+Nerone alzò le spalle con disprezzo.
+
+— Non voglio che tu offuschi coi delitti lo splendore dei Cesari.
+
+— Se i delitti, — interruppe l’Imperatore sogghignando, — avessero
+dovuto offuscare quello splendore, il nome dei Cesari sarebbe sepolto
+nelle tenebre.
+
+Atte continuò a persuaderlo, a supplicarlo fino a gettarglisi ai piedi;
+l’altro, freddo, inesorabile, la lasciò parlare senza rispondere.
+Perduta ogni speranza d’indurlo alla clemenza, diede in un sospiro ed
+esclamò:
+
+— Poichè tu, crudele, mi nieghi la grazia, _Agathodaemon_ m’aiuterà a
+salvar l’infelice.
+
+Ed uscì dalla stanza.
+
+Nerone la lasciò partire; poi fatti venire i due liberti Elio e
+Doriforo ordinò loro di spiare ogni passo della citarista.
+
+Ed essi la colsero mentre dall’uscio faceva segno ad Aulo Plancio
+d’avvicinarsi, e la condussero piangente al cospetto dell’Imperatore
+che le disse:
+
+— Ebbene, il tuo Genio tutelare non venne a porgerti aiuto? Egli, più
+prudente di te, ebbe paura d’opporsi ai miei decreti.
+
+— Sii clemente, o divo Cesare, — essa mormorò tra i singhiozzi. —
+Perdona! Perdona!
+
+— A te, volentieri perdono, o Atte, perchè ottimo cuore è il tuo. Ma
+guardati d’ora innanzi dal presumere che tu possa arrestare i fulmini
+miei. Correresti il rischio di rimanerne tu stessa incenerita.
+
+E dopo questo tremendo avviso la rimandò.
+
+Atte, per quanto già intravedesse nell’amante suo malvagi istinti, non
+avrebbe immaginato mai di trovarlo così indurito nella crudeltà, così
+profondamente scellerato.
+
+L’affetto suo aveva resistito alle infedeltà di lui, ma non v’era
+fiamma dell’anima, che valesse a distruggere il ribrezzo pe’ suoi
+delitti.
+
+Aveva creduto d’esercitare ancora tanta potenza su quell’uomo fatale
+per impedirli, per salvar le vittime, per non lasciar così miseramente
+distruggere l’amor suo. Ma il disinganno era venuto a toglierle ogni
+energia, ogni speranza, e le annunziava che l’ora dell’espiazione
+era giunta. Si sentiva destinata a subire le umiliazioni inflitte per
+cagion sua all’Imperatrice, che con esimia virtù si rassegnava.
+
+Ottavia però era moglie, e lei invece poteva risparmiarsele,
+abbandonando quel mostro, al quale non la legava che un vincolo osceno.
+
+In quel momento di desolazione stava quasi per appigliarsi a codesto
+partito. Ma poi cominciò a vagheggiare l’effimera lusinga di poter
+riacquistare il perduto dominio su Nerone, d’averlo forse fatto già
+rientrare in sè, d’aver col suo pianto salvata la vita d’Aulo Plancio,
+e rimase.
+
+Quando s’incominciò a sparger la notizia, che questi era scomparso, i
+begli occhi d’Atte versarono lagrime, si riempì l’animo suo di doloroso
+rammarico, ma non partì.
+
+E forse la povera citarista fu la sola che veramente piangesse sulla
+sorte della vittima.
+
+E Agrippina?
+
+La cinica donna fu la prima a sapere da Seneca del misterioso misfatto,
+che s’attribuiva a Nerone, e immaginandosi che questi vi fosse stato
+spinto da gelosia per lei, fece d’abbominevole compiacenza farmaco al
+dolore.
+
+Ottavia dapprima si mostrò incredula, non vedendo la ragione di quella
+vendetta; ma quando venne un giorno Lucano, e le rese evidente la
+realtà del fatto, cadde come prostrata sotto il peso della triste
+rivelazione, quasichè l’infamia del marito potesse ricader sul suo
+capo. Non le sfuggì però dal labbro esclamazione alcuna di dolore o
+d’indignazione.
+
+Sperò ancora che le venisse smentita quella notizia, e non abbandonò la
+speranza finchè non venne da lei Menecrate, nel quale riponeva fiducia
+grandissima.
+
+La fiducia, la stima, la simpatia, l’amicizia sono quei tali
+sentimenti, che s’offrono alle donne oneste come pseudonimo all’amore.
+
+Venne il citaredo, ed essa gli dimandò se avesse sentito della grave
+accusa, che si moveva all’Imperatore, e s’egli vi prestasse fede.
+
+Menecrate rispose che lo sapeva da vari giorni, nè poteva non crederlo,
+poichè lo stesso Nerone dichiarava d’aver voluto punire l’oltracotante
+menzognero, che aveva offeso il suo amor proprio.
+
+— E perchè finora me lo tacesti?
+
+— Perchè le labbra del fido citaredo non devono dar per te che suoni
+lusinghieri. Avrei riguardato come un delitto il darti un dolore, che
+ti si poteva risparmiare.
+
+— Ti ringrazio, o Menecrate, — disse la giovine Imperatrice con
+un mesto sorriso. — Se la virtù mi vieta di corrispondere ai tuoi
+sentimenti, non posso a meno di non apprezzar la nobiltà dell’animo
+tuo. Ci proteggano gli Dei, poichè io adesso tremo per tutti.
+
+— La mia vita t’è sacra, o divina Ottavia, e il fartene olocausto è un
+bene che anelo. Non tremar dunque per me.
+
+— Oh, no, preghiamo i Numi ch’egli non faccia nuove vittime.
+
+E un’altra pur troppo era già designata. La Vestale Rubea.
+
+Un giorno Nerone si presentò al Collegio delle Vestali, e ordinò che
+gli fosse condotta innanzi.
+
+È facile immaginare con quale trepidanza la vergine si presentasse a
+lui.
+
+Seppe però dominare l’interna apprensione, e come sempre, riservata e
+severa, gli disse:
+
+— Eccomi ai tuoi cenni. Cosa chiedi da me, o divo Cesare?
+
+Nerone, seduto sopra uno sgabello, colle braccia conserte al petto,
+dopo averla fissata con sguardo provocante, prese a dire:
+
+— È vero, o Vestale, che se io il giorno dei Circensi avessi insistito
+per ricevere l’alloro dalle tue mani, tu non avresti acconsentito?
+
+— E come l’avrei potuto, se me lo vietano le leggi del nostro culto?
+
+— Non v’è legge, non v’è culto che valga quando Cesare impone.
+
+Rubea tacque.
+
+Nerone riprese:
+
+— E se, malgrado il divieto del Pontefice Massimo, io t’avessi
+costretta ad accondiscendere al mio desiderio, cosa avresti fatto?
+Rispondi.
+
+— Avrei obbedito agli ordini del sommo Sacerdote.
+
+— Non sai tu, o vergine, cosa sia oltraggiar Nerone?
+
+— Il mio rifiuto non poteva arrecarti offesa, o divo Cesare, perchè
+indipendente dalla mia volontà. Tu stesso comprendesti in qual bivio
+tremendo avresti messa la povera Vestale, poichè chiamasti in mia vece
+Antonina. Se non presti fede alle mie parole, se credi ch’io t’abbia
+offeso, puniscimi.
+
+— Lo vorrei, ma non ne ho il coraggio. E sai tu perchè? Perchè mi
+sei cara; perchè dalla prima volta che ti vidi fui colpito dalla tua
+bellezza. Infine perchè t’amo.
+
+E in così dire levossi in piedi.
+
+Rubea retrocedendo sdegnosa, proruppe:
+
+— O Cesare, tu dimentichi che parli ad una Sacerdotessa di Vesta.
+
+— La Sacerdotessa è scomparsa, ed io non vedo davanti a me che la bella
+fanciulla del Laterano. Io non curo il tuo culto; sfido per te la tua
+Dea. Io voglio rapirti a lei, voglio infranti i tuoi voti.
+
+— Cessa, cessa, — esclamò la Vestale comprimendo colle mani le orecchie.
+
+— Ascoltami! — gridò Nerone.
+
+— Non lo debbo.
+
+— Ascoltami; te lo impongo.
+
+— I tuoi blasfemi mi fanno orrore.
+
+— È divino anche il blasfema, quando è l’amore che lo spinge sul
+labbro. Tu devi esser mia.
+
+— Orrore! — esclamò Rubea, movendo per fuggire.
+
+Nerone la trattenne, afferrandola per un braccio.
+
+Essa riprese con foga di parlar concitato:
+
+— Ma non temi i fulmini di Giove, l’ira dei Sacerdoti, il furore del
+popolo?
+
+— Tutto sfido per un tuo amplesso, per un tuo bacio.
+
+— Dammi piuttosto la morte.
+
+— No, voglio darti la vita, voglio toglierti da questa squallida
+prigione, per condurti fra gli splendori della mia corte. Non sarai la
+prima Vestale che sottomette la ragione al cuore.
+
+— E furon sepolte vive nel campo scellerato. È questo che tu vuoi?
+
+— Quelle non erano le amanti del più potente Imperatore del mondo.
+A te nessuno oserebbe torcere un capello. Le verghe, colle quali il
+Pontefice Massimo punisce le costoro negligenze, si spezzerebbero. Non
+vi sarebbe forza umana capace di sollevare per te la pietra sepolcrale,
+che si richiude sulle Vestali colpevoli d’amore. Tutti piegheranno il
+capo, tutti taceranno davanti alla volontà di Cesare.
+
+— Ma la tua volontà non varrà ad impedire l’obbrobrio mio, del mio
+collegio, della mia famiglia. Lasciami!
+
+E con sforzo energico si svincolò da lui e scomparve.
+
+— Va, — gridò Nerone furente, — tu non mi sfuggirai.
+
+Queste parole furono udite dalla Vestale, che rimase atterrita. Da quel
+giorno non ebbe più pace, conoscendo l’indole perversa del tiranno,
+capace di qualunque eccesso. L’interna agitazione non l’abbandonava
+mai, e la faceva balzare ad ogni lieve rumore. Allorchè di notte
+si trovava sola nel tempio, per mantenere il sacro fuoco, tendeva
+l’orecchio ad ogni momento, e quando colla sacra verga attizzava le
+brace, lo stesso crepitar delle scintille si cangiava per essa in suono
+di passi, in mormorio di voci.
+
+Non osava confidare ad alcuna delle compagne la sua ambascia,
+per vergogna di rivelare l’obbrobriosa offerta; e quando la somma
+Sacerdotessa le aveva chiesto cosa da lei volesse l’Imperatore,
+rispondeva:
+
+— Che implorassi perdono, perchè il giorno dei circensi non risposi
+alla sua chiamata e non venni a porgergli la corona d’alloro.
+
+Ma quello che aveva taciuto agli altri, confidava alla madre sua,
+scongiurandola a non rivelarlo a chichessia, neppure al padre, e la
+pregava di procurarle un rimedio, che calmasse i suoi terrori e il suo
+turbamento nervoso e la salvasse dalle veglie angosciose.
+
+Una notte, ch’era alla custodia del fuoco sacro, fu presa da tale
+sonnolenza contro la quale cercò di lottare, ma inutilmente.
+
+Volendo invocare l’aiuto della Dea, tentò genuflettersi, ma non potendo
+sostenersi, sedette in terra, e col capo poggiato sul cuscino dello
+sgabello profondamente s’addormentò.
+
+Fra l’ira d’essere stato respinto e la libidine destata in lui dalla
+venustà di Rubea, e dalla stessa lotta sostenuta con essa, Nerone
+era tornato alla casa Augustale in preda ad agitazione, che aveva del
+delirio.
+
+Se non lo avesse trattenuto la tema del pericolo, al quale s’esponeva
+pel sacrilegio commesso, la Vestale sarebbe stata tolta a viva forza
+dal chiostro e trascinata nel cubiculo imperiale.
+
+Non poteva egli però così impunemente affrontare le vendette
+sacerdotali e il furore di Roma intera. Ma posseder la fanciulla del
+Laterano voleva ad ogni costo.
+
+Aniceto, benchè astuto e malvagio, non era da tanto per giovargli in
+questa impresa.
+
+Dopo aver ventilati in sua mente varii progetti, fe’ venire il mago
+Simone, e gli disse:
+
+— Se tu sei veramente quel maestro d’incantesimi, che ti vanti, devi
+darmene prova. Io voglio in mio potere la Vestale Rubea o per amore o
+per forza. Il fatto però deve rimanere avvolto nel mistero, sia ch’essa
+acconsenta, sia che opponga resistenza. Chiedo insomma a te uno di quei
+miracoli, di cui ti dici capace, e che nessuno vide mai. Se riesci
+avrai mille nummi[62] e dirò che fosti calunniato da Paolo di Tarso,
+e da Simone Barione, quei due Apostoli cristiani che ti proclamarono
+impostore. Se non riesci, i nummi si cambieranno in catene.
+
+— Prepara i nummi, o Cesare.
+
+— E credi riuscire?
+
+— Nulla è impossibile al mago Simone, — rispose lo sfacciato. —
+Concedimi qualche giorno, e ti prometto che tu potrai far di quella
+Vestale la tua voglia, e l’avrai fra le braccia, senza che neppur essa
+se ne avveda.
+
+— Non prometter soverchio.
+
+— Prometto per mantenere.
+
+— Vedremo.
+
+Convien dire che il ciurmadore fosse proprio sicuro del fatto suo,
+perchè uscì disinvolto, e quantunque fosse già inoltrata la sera, con
+passo fermo, sceso il Palatino, s’incamminò verso il Velabro.
+
+All’estremità di quelle tortuose viuzze v’era un orto cintato da mura,
+nel quale s’entrava per una rozza porticina.
+
+Davanti a questa s’arrestò Simone e mandò un fischio. Poco dopo apparve
+tra le piante un fioco chiarore, la porticina s’apri per richiudersi
+tosto dietro il mago.
+
+Una vecchia schiava, rischiarando i sentieri con una lucerna di terra
+cotta, introdusse costui entro una casupola di sinistra apparenza,
+ch’era in fondo all’orto.
+
+In quella casa dimorava una donna ebrea, chiamata Locusta, celebre
+incantatrice, e maestra nel compor filtri e veleni.
+
+Allorchè dalla schiava le fu annunziato il mago Simone, essa era nel
+suo laboratorio, occupata a far bollire una miscela sopra un braciere
+di bronzo, in cui ardevano rami di sicomoro e di cipresso.
+
+Era una donna, che s’avvicinava all’ottavo lustro, e quantunque i vizii
+e le veglie l’avessero prima del tempo appassita, conservava un resto
+della bellezza giudaica.
+
+Vestiva una tonaca nera rilevata ai lati con due scarabei fino al
+ginocchio, e stretta ai fianchi da cingolo d’argento tutto trapunto
+a geroglifici. Aveva il capo coperto da un reticolo, dal quale le
+cadevano sulle spalle le folte ciocche di capelli grigi.
+
+Al chiaror della vampa, e d’un alto candelabro di bronzo, facevano
+in quel laboratorio orrenda mostra di loro mummie, teschi, scheletri
+d’uomini e d’animali, pesci, serpenti e coccodrilli disseccati ed
+appesi con fili di ferro al soffitto; truogoli pieni di sangue
+e di visceri, fiale contenenti polveri e liquidi d’ogni colore,
+disposti sopra mense di legno, rospi che saltellavano in terra e
+pipistrelli, che ora svolazzavano in giro per la stanza, ora andavano
+a rannicchiarsi tra gli scheletri. E tutto questo ributtante addobbo
+mandava fetore siffatto, che non riuscivano a vincere nè i fuscelli
+odorosi che ardevano in quel momento, nè i timiami che di tratto in
+tratto Locusta accendeva.
+
+Malgrado la sinistra fama che correva su Locusta, uomini e donne anche
+del patriziato, ricorrevano per la salute a’ suoi farmachi, per gli
+oroscopi a’ suoi incantesimi, per l’amore la gioventù e la bellezza a’
+suoi filtri, per delittuose brame ai suoi veleni.
+
+Perfino le vergini Vestali erano state più volte in rapporti con essa,
+e di questo era certo consapevole il mago Simone, l’amante suo.
+
+Di fatto quand’essa lo raggiunse nella stanza attigua, perchè a
+nessuno, neppure a lui, era permesso l’accesso nel laboratorio, le
+disse che aveva bisogno dell’arte sua per addormentare una giovine
+Sacerdotessa di Vesta e darla in braccio ad un uomo.
+
+— Chi è costui, chi è colei?
+
+— Il nome di lui non posso dirlo.
+
+— Io l’ho già indovinato.
+
+— La Vestale è la figlia dei Laterano. Se non fallo, tu avesti sovente
+occasione d’intrattenerti colla madre sua.
+
+— Gli spiriti d’Averno ti proteggono, o Simone. Ieri venne da me
+Fausta Laterano, a chiedermi un farmaco, che tempri le sofferenze della
+figlia, e ritorni la calma nel suo spirito agitato.
+
+— E lo consegnasti?
+
+— Non ancora. Soltanto dimani la vecchia Sempronia deve portarlo a lei,
+perchè possa la Vestale servirsene il dì seguente, e poter così nella
+notte adempiere al suo ufficio, senza essere in preda a spaventose
+fantasie, mentre si trova sola nel tempio.
+
+— E tu invece nel tempio la farai addormentare, le darai
+l’insensibilità del cadavere, non è vero, o mia bella giudea? — disse
+il mago tutto lieto di veder quasi assicurata la riuscita dei suoi
+disegni.
+
+Locusta rispose:
+
+— Io posso darle un sonno profondo, come quello della morte, e nel
+sonno il delirio dei sensi; ma questo non farò finchè non sappia quale
+mercede ti fu promessa da Cesare.
+
+Simone, ch’era astuto ma vile, ebbe paura per un momento d’ingannare
+l’incantatrice, e con tutta ingenuità le disse che aveva indovinato, ma
+dei mille nummi non confessò che la metà, ed aggiunse;
+
+— Poichè tu così bene m’aiuterai, divideremo il danaro fra noi. Esigo
+però che l’Imperatore non sappia della tua complicità e creda il
+risultato tutto effetto dei miei incantesimi.
+
+Locusta, sorridendo e fissandolo con aria di compatimento, esclamò:
+
+— Oh, l’infelice negromante che tu sei!
+
+— Lascia fare, o Locusta. La tua scienza, unita alla impostura mia
+porteranno buoni frutti, per ambidue. Dunque, il patto è segnato, tu
+accetti i duecentocinquanta nummi, e nella notte del posdimani farai
+trovar la vergine addormentata nel tempio. Suggeriscimi ora com’io
+potrò penetrare coi miei satelliti nel chiostro.
+
+— A questo pensa tu, — rispose la donna, alzando le spalle. — Debbo io
+forse far tutto per te?
+
+E per quanto l’altro pregasse di dargli un consiglio, Locusta, ad onta
+del suo vantato prestigio, non sapendo cosa suggerirgli, lasciò che da
+sè stesso trovasse il modo di rapir la Vestale.
+
+Nell’uscire egli le ricordò d’avergli promessa una certa bevanda, che
+lo renderebbe leggero ed agile, come un augello, e potrebbe volare e
+confondere in tal guisa Paolo, Simone, e tutti quei cristiani, che gli
+davano del ciurmadore.
+
+Quando voltò le spalle per uscire, Locusta lo accompagnò collo sguardo
+tentennando il capo, e sogghignando.
+
+Il mago meditò tutta la notte sul modo d’entrare nel chiostro.
+
+Non v’era tempo da perdere; conveniva risolversi, e il miglior partito
+gli sembrò quello d’ottenere col denaro la complicità dell’ostiario.
+
+Questi da principio non voleva acconsentire; ma udendo ch’era ordine di
+Cesare, che questi poteva ricompensarlo largamente o punirlo pel suo
+rifiuto, che d’altro non si trattava se non d’aprir la porta e finger
+poi di dormir profondamente e di nulla aver inteso, si rassegnò.
+
+Alla mattina del terzo giorno Simone seppe da lui che Fausta Laterano
+aveva portato una fiala, di cui la figlia doveva sorbire tutto il
+liquido sul far della sera.
+
+Corse allora al palazzo Augustale per annunziare a Nerone, che nella
+notte darebbe in suo potere la Vestale addormentata; e il tiranno
+ordinò che la si trasportasse in una palazzina presso gli orti
+Neroniani.
+
+Era da poco Rubea caduta nel sonno profondo, quando il mago, seguito da
+due manigoldi, entrò nel tempio, la fe’ prendere di peso e portar via.
+
+In quel mentre un’altra vergine Sacerdotessa, con un lumicino in mano,
+entrava da una porticina, ch’era dietro al delubro.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+La vittima.
+
+
+Nerone, che attendeva impazientemente, fece deporre l’addormentata su
+ricchissimo letto, e in sua presenza la fe’ spogliare da due schiave.
+A grado a grado che ne andavano scoprendo le belle membra verginali,
+s’accresceva nel tiranno l’emozione lasciva, che lo faceva tremare come
+per febbre.
+
+La stanza era rischiarata da una lucerna _bilychnis_ (a due becchi)
+appesa al soffitto e dal raggio della luna. Le due luci, confondendosi
+insieme, davano maggior risalto alla pelle alabastrina della nuda
+Rubea.
+
+Rimasto solo, Nerone si gettò, come belva, su lei, che lascivamente
+s’agitava nel sonno, mormorando parole d’amore, il che accresceva in
+lui l’eccitazione.
+
+Colle dita le apriva le labbra per premer le sue sui bianchissimi
+denti. Non vi fu parte del bel corpo che non fosse profanato da’ suoi
+baci selvaggi. Talora desisteva per fissarla con occhi di brace, e
+pareva che i suoi sguardi volessero penetrarle nelle viscere.
+
+Alla fine, più frenetico che mai, la strinse in amplesso, e la vittima
+si scosse, mandò un grido, e parve volesse destarsi dal funesto
+letargo. Ma lo scellerato non si trattenne per questo, e continuò
+l’opera nefanda, finchè vide sollevarsi lentamente le pupille della
+Vestale, e gli occhi di lei spalancarsi a dismisura; ma senza sguardo.
+Credendo allora che la sua vittima si destasse realmente, disse,
+afferrandola con forza maggiore:
+
+— Vedi, o Rubea, cosa ti valse a disprezzare l’amor mio? Eccoti nuda
+fra le mie braccia.
+
+L’altra diede improvvisamente in così terribile scroscio di risa, che
+Nerone ne rimase atterrito, e abbandonandola, saltò giù dal letto e
+rimase a guardarla senza profferir motto.
+
+Continuando nel riso convulso, essa stendeva le braccia e le portava al
+petto come in un amplesso.
+
+Nel tempo stesso pronunziava frasi insensate, e chiamava Alcandro, e si
+contorceva in oscene movenze.
+
+Il suo carnefice, per lascivia, si trattenne ancora a guardarla, ma poi
+uscì, e mandò le schiave a rivestirla.
+
+Al mago Simone, che attendeva di fuori,
+
+— Miserabile, — disse con tuono severo, — quale funesta malia
+esercitasti tu su quella disgraziata?
+
+— Le diedi il torpore della mente e delle membra perchè i desiderii del
+divo Cesare....
+
+— Ella è pazza, — interruppe l’altro — e i desiderii miei non eran
+questi. Riconducila adesso d’onde la togliesti. Ecco la tua mercede.
+
+E gli gettò una borsa.
+
+Quindi avvoltosi nel pallio, col capo coperto dal pileo, andò tutto
+agitato a passeggiare negli orti al chiarore della luna.
+
+La sorte della sua vittima lo addolorava. Non s’era immaginato che la
+turpe sua colpa porterebbe così tremende conseguenze. Egli si proponeva
+di difender contro tutti l’innocenza della Vestale, di cui le splendide
+forme gli avevano sconvolto i sensi, e di tenerla ad ogni costo presso
+di sè, sfidando le minacce e le censure dei Sacerdoti, del popolo, di
+tutti.
+
+Tornò ad un tratto verso la palazzina, nella speranza che passato il
+supposto incantesimo, Rubea fosse tornata in sè.
+
+A gran stento le schiave riuscirono a farle indossar le sacre vesti,
+tanto la misera si dibatteva farneticando.
+
+— Alcandro, o sposo mio, — essa ripeteva, mentre la conducevano fuori
+per ricondurla colla lettiga al tempio.
+
+Nerone s’avvicinò al mago, e gli disse imperiosamente:
+
+— Se hai veramente la potenza magica che vanti, rompi l’incantesimo.
+
+A siffatta ingiunzione il ciurmadore si trovò imbarazzato, e sul
+momento non seppe cosa rispondere.
+
+Pensando poi che Locusta potrebbe somministrargli un antidoto, che
+distruggesse gli effetti del velenoso narcotico, rispose:
+
+— Non è tempo ancora.
+
+— Rendile la ragione, rendile la calma, ti dico!
+
+Intanto le schiave, per indurla ad adagiarsi nella lettiga, le avevano
+fatto credere che la conducevano al tempio, dove l’attendeva il suo
+sposo.
+
+Ed essa obbedì, gridando fra nuovi scrosci di risa:
+
+— Alcandro! Alcandro!
+
+Simone approfittò di questo per far credere a Nerone che l’incantesimo
+cominciava a dileguarsi, e che al tempio di Vesta, ove incominciò,
+sarebbe del tutto cessato.
+
+L’Imperatore, con tuono di voce che aveva del ruggito, gli rispose:
+
+— Va, e se t’è cara la vita non comparirmi più dinanzi finchè colei è
+fuori di senno.
+
+Così dicendo, tornò a percorrere con passi concitati i viali dell’orto.
+
+Avvicinatosi al palazzo Augustale udì nel silenzio della notte la voce
+d’Atte, che s’accompagnava sul _simikion_ una canzone.
+
+Quella soave melodia calmò l’agitato suo spirito.
+
+Entrò nel palazzo, e salito nei cenaculi, si presentò nella cella della
+citarista.
+
+Questa aveva cessato di cantare, e deposto presso di lei l’istrumento,
+rimaneva assorta nei suoi pensieri.
+
+L’improvvisa apparizione dell’amante la fe’ trabalzare.
+
+— È già spuntato il diluculo e tu vegli ancora? — le disse Nerone.
+
+— Era notte così divina.
+
+— Notte d’averno! — mormorò l’altro.
+
+— Cosa t’avvenne?
+
+— Non dimandarlo. Il vulcano getta fuori le lave che gli ardono in
+seno, e porta d’intorno la desolazione, nè sa perchè. Così vuole
+natura. Udii la tua voce, e nella turbata anima mia rinacque la calma.
+Canta dunque, canta, o Atte, nè chieder di più.
+
+— Obbedirò, — rispose la donna, — ma mi trema il cuore. Le tue
+misteriose parole vi gettarono il presentimento, che questa notte
+avvenne qualche grave sciagura.
+
+— Non ritogliermi adesso, — interruppe quasi stizzito Nerone, — con
+queste malinconiche espressioni la tranquillità che mi diede il tuo
+canto.
+
+La citarista mandando un sospiro prese l’istrumento e tornò ad
+intuonare l’anacreontica.
+
+Il canto, e più la luce del giorno, dissiparono del tutto le nere
+fantasie di Nerone.
+
+Rubea però non gli usciva di mente, ed anelava di sapere cosa fosse
+accaduto di lei.
+
+Se il mago non si presentava, era indizio che l’effetto funesto
+dell’incantesimo durava ancora.
+
+Impaziente d’attendere, stava per mandare in cerca di lui, quando
+venne Aniceto, e gli riferì d’aver udito nella taverna di Salvidieno
+Orfido, che quella mattina stessa allo spuntar del sole erasi vista una
+Vestale che fuggiva inseguita da Simone il mago, il quale raggiuntala,
+voleva trascinarla seco, e mentre che l’altra si dibatteva furiosa, era
+sopraggiunto il cristiano Saulo di Tarso e l’aveva salvata, imponendo
+all’altro d’allontanarsi all’istante. Simone aveva obbedito, e la
+Vestale, accompagnata dal suo difensore, aveva presa la direzione del
+Celio.
+
+— Cosa sarà mai accaduto? — soggiunse il pedagogo, a cui Nerone non
+aveva confidato l’infame progetto.
+
+— E chi narrò codesto strano avvenimento? — chiese torvo l’Imperatore.
+
+— Un _equiso_ che menava a spasso i cavalli e che conosce il cristiano.
+
+— Che Seneca ordini a questi di presentarsi a me, e tu chiamami il mago.
+
+La Vestale, che vedemmo comparire nel tempio, appena rapita la dormente
+Rubea, era Giulia, l’amica del cuore, che sapendola sofferente e in
+preda a vaghi timori, veniva a farle compagnia.
+
+Grande e dolorosa era stata la sorpresa di lei, non trovandola.
+
+Come poteva aver dimenticati i doveri del culto, essa cotanto onesta e
+diligente?
+
+Nella speranza di vederla ricomparire, rimaneva alla custodia del sacro
+fuoco.
+
+Ma le ore passavano, il crepuscolo mattutino rischiarava già le
+finestre del tempio, e Rubea non tornava.
+
+Allorchè fu desta la grande Sacerdotessa non aveva potuto a meno di non
+prevenirla della misteriosa assenza.
+
+Veniva cercata in tutto il chiostro, s’interrogava l’ostiario, che
+fedele agli ordini ricevuti, rispondeva di nulla aver visto, nulla
+udito.
+
+Mentre Giulia procurava di difendere l’amica contro le maligne
+supposizioni delle altre Vestali, e scongiurava la grande Sacerdotessa
+di attendere ancora prima d’accusarla al Pontefice Massimo, s’udivano
+da lontano delle grida strazianti, nelle quali era parso loro di
+riconoscere la voce di Rubea.
+
+Era di fatto questa, che giunta la lettiga presso il tempio, balzava
+d’un tratto a terra, e si dava a fuga precipitosa, inseguita da Simone
+il mago.
+
+Come già sappiamo, l’Apostolo Paolo la liberò dal suo persecutore, e
+la condusse in seno alla famiglia, colla quale fin da Corinto era in
+rapporti d’amicizia. Durante il tragitto egli cercò, parlandole con
+somma dolcezza, di calmarla, e di sapere cosa le fosse accaduto; ma
+l’infelice continuava ad agitarsi, a divagare, e nulla gli riuscì di
+scoprire.
+
+Giunta in casa sua, non riconobbe nè il padre, nè la madre. Presa poi
+da delirio furente, cominciò a mandare urli disperati, premendosi le
+mani sul capo, e stramazzò come corpo morto.
+
+Mandarono tosto in cerca d’un vecchio medico allievo d’Antonio Musa,
+l’Archiatro d’Augusto. Intanto deposero sopra un letto il corpo inerte
+di Rubea, la quale mandava di tratto in tratto fiochi lamenti.
+
+La madre desolata, piangendo a dirotto, la chiamava, la copriva di
+baci; mentre Plauzio, colle braccia conserte al petto, gli occhi
+torvi, senza lagrime, le labbra senza parola, si teneva ritto ai piedi
+del letto, e l’Apostolo cercava pietosamente di consolare l’infelice
+Fausta.
+
+Giunse finalmente il medico, e dopo molte interrogazioni per
+conoscere la causa di quella crisi terribile, sentendo del narcotico
+somministratole da Locusta, esclamò:
+
+— Infelici! E chi vi spinse a porre la vostra fiducia nella scellerata
+giudea?
+
+Il Laterano, a cui la moglie aveva taciuto d’essersi rivolta a Locusta
+per temprare le sofferenze fisiche e morali della figlia, cominciò a
+redarguirla.
+
+Ma Paolo lo interruppe dicendogli:
+
+— Abbi pietà di lei: rispetta il suo dolore.
+
+Nella faccia enfiata e livida dell’inferma, negli occhi spalancati e
+sanguigni, non fu difficile al medico di riconoscere la malattia. La
+Vestale era stata colpita da congestione cerebrale, prodotta forse
+dalla violenta bevanda, e fors’anco da altre ignote cause.
+
+Accorgendosi poi che l’infelice aveva esalato l’ultimo respiro, fe’ da
+Paolo condur via i due genitori, ed egli rimase solo colla morta.
+
+Poco dopo li raggiunse nell’altra stanza e disse loro:
+
+— Prostratevi ai Dei Mani, e preparate i veli. La figlia v’ha già
+mandato l’eterno vale.
+
+Fausta, gettando un acuto grido, corse nella stanza della morta, mentre
+il medico, preso per mano Plauzio, gli mormorò a bassa voce questa
+semplice parola:
+
+— Violata.
+
+L’altro esclamò con voce tremenda:
+
+— Non m’ingannava dunque il sospetto. Fu per certo la tigre incoronata,
+che disonorò, che uccise mia figlia.
+
+E come fuori di sè, corse nella stanza attigua e stese la mano sul capo
+dell’estinta urlando:
+
+— Vendetta! Vendetta!
+
+Paolo, che lo aveva seguito, gli pose una mano sulla spalla e gli disse:
+
+— Smetti, o Plauzio, i fieri propositi, tanto, la vendetta non
+ti renderà la figlia. Nerone stesso ti vendicherà, correndo più
+sfrenatamente verso l’abisso, che gli hanno scavato la giustizia degli
+uomini e quella di Dio.
+
+Quella sera stessa ricevette un foglio d’Anneo Seneca coll’ordine di
+presentarsi a Cesare.
+
+E al dì seguente egli v’andò.
+
+Simone il mago, ch’era stato più sollecito ad obbedire, aveva fatto
+credere a Nerone, che la sua magica potenza stava per sciogliere
+l’incantesimo, quando la Vestale era fuggita e l’Apostolo poi gli aveva
+impedito di continuare l’opera sua.
+
+Aggiunse poi, che se gli venisse fatto di scoprire ove l’aveva
+condotta, le renderebbe subito il senno, per assecondare i desiderii
+sovrani, benchè a malincuore. Una volta tornata nella pienezza
+delle facoltà mentali, consapevole della sua triste condizione,
+riconoscerebbe per certo chi l’aveva violata e griderebbe vendetta.
+
+Queste fandonie inventava il ciurmadore, nella speranza che Nerone
+cangiasse progetto, e lo togliesse così da quella pania.
+
+Invece gli disse sogghignando con aria di disprezzo:
+
+— Poichè i tuoi oracoli sono così da poco, che non sanno suggerirti ove
+sia la Vestale, lo saprai tra poco dalla bocca di Saulo. Vedrò allora
+se terrai la promessa.
+
+Il tristo sentì gelarsi il sangue, e avrebbe voluto trovarsi le mille
+miglia lontano di là.
+
+Nerone, appena comparve l’Apostolo, così l’interrogò alla presenza di
+Simone:
+
+— È vero, o Saulo, che tu togliesti dalle mani di costui una Vestale?
+
+— È vero.
+
+— E che t’indusse a far ciò?
+
+— Il dovere e la carità.
+
+— Vane parole.
+
+— No, o Cesare, io aveva obbligo di salvare quella vergine
+Sacerdotessa, avendo ravvisata in lei la figlia di Fausta e di Plauzio
+Laterano. Quand’anche ciò non fosse, la carità cristiana impone di
+proteggere il debole contro la violenza del forte.
+
+— E il dovere e la carità, — entrò a dire Simone, — imponevano a me
+di ricondurre nel suo chiostro la pazza fuggitiva, e colla mia scienza
+renderle il senno. Tu impedisti l’opera pietosa.
+
+— Non può esser certo opera pietosa quella nella quale tu sei
+immischiato.
+
+— Perchè insulti un tuo fratello, un seguace di Cristo? — replicò il
+Mago.
+
+— Taci, e che non sia vituperato sulle tue sozze labbra il nome santo
+del Nazareno.
+
+— Egli è il Dio d’entrambi.
+
+— Il tuo Dio è Mammona. Tu hai sete d’oro, e per estinguerla ogni mezzo
+è buono per te. La tua scienza è quella del ciurmadore, che mente e fa
+pagar cara la menzogna.
+
+— E se questo è vero, vedremo, — entrò a dire Nerone che non voleva
+passare per uno dei gabbati. — Dimmi, o Saulo, dove conducesti la
+Vestale?
+
+— Nella sua casa paterna.
+
+— Quella presso la porta Celimontana?
+
+— Quella.
+
+— Ebbene, io ordino a te, Simone, di seguire Saulo alla casa dei
+Laterano, e in sua presenza rendere il senno a quell’infelice.
+
+— Ciò è impossibile, — rispose il mago, che sentiva mancarsi la terra
+sotto i piedi; — l’opera mia riuscirebbe vana, perchè gli sguardi
+di quest’uomo, — ed additò Paolo, — come quelli di Simone Bariona,
+esercitano su me un’influenza malefica.
+
+— Perchè sai che i nostri sguardi penetrano nell’interno dell’animo tuo
+perverso.
+
+— Bando agli alterchi, ed obbedite ambidue agli ordini miei.
+
+— I tuoi ordini sono vani ormai, o Cesare, — rispose l’Apostolo; — la
+vittima è morta.
+
+E qui si fe’ a descrivere con vivi colori gli ultimi momenti di
+Rubea, la desolazione della famiglia, i rimorsi di Fausta, per aver
+somministrato alla figlia la bevanda di Locusta, i sospetti e le
+rivelazioni del medico. Si guardò bene però dal narrare i fieri
+propositi di Plauzio contro l’autore del nefando attentato, per tema
+che il tiranno prevenisse con un nuovo delitto le vendette di lui.
+
+La sua eloquenza riuscì a destare in quell’anima brutale un senso di
+doloroso rimorso.
+
+Nulla però diede a divedere, e senza aggiungere parola licenziò
+l’Apostolo, e diede ordine ai pretoriani di condur Simone nel carcere
+Mamertino.
+
+
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+La casa Aurea.
+
+
+La fama del truce avvenimento, toccato alla Vestale, non tardò a
+propalarsi. Molti eran convinti che l’autore ne fosse Nerone, molti lo
+sospettavano, altri, più ingenui, non volevano ammettere che il divo
+Cesare avesse potuto farsi reo di così sacrilego ed osceno attentato.
+
+Nessun osava esternare publicamente la propria opinione, ad eccezione
+di pochi che come Isidoro Cinico, erano felici di poter biasimare il
+tiranno.
+
+Il Clero e le Vestali, prudentemente asserivano che la vergine fuggita
+era una povera pazza.
+
+Lo stesso ripetevano le autorità e i cortigiani, e a coloro che
+commentavano l’arresto di Simone, da cui era inseguita quell’infelice,
+tutti si stringevano nelle spalle, e rispondevano:
+
+— Cesare solo lo sa.
+
+Invece tra le mura del palazzo Augustale era unanime il convincimento
+che Nerone fosse colpevole di quel delitto.
+
+Agrippina lo esternò francamente al figlio, dimandandogli con tutta
+dolcezza s’era in grado di smentirla.
+
+— Fui, e sono ancora perdutamente innamorato di quella Sacerdotessa.
+Ora è morta e conviene ch’io la dimentichi. Dunque, o madre, non
+chiedermi di più.
+
+E la furba Imperatrice non aggiunse parola.
+
+Ottavia, anche in questa circostanza, quantunque dolorosamente colpita,
+serbò il solito dignitoso contegno.
+
+Tacque con Nerone, come se il fatto ignorasse, limitandosi a pregare
+Vesta di non vendicare l’atroce offesa fatta al pudore d’una sua
+Sacerdotessa.
+
+Ormai essa più non amava, nè stimava il marito, e malgrado l’affetto
+che cresceva in lei per l’onesto Menecrate, serbava intatta la fede
+coniugale pel solo sentimento del dovere.
+
+Quanti uomini sarebbero rimasti contenti d’essersi risparmiate le
+querimonie della moglie tradita!
+
+Nerone invece, spirito sospettoso e bizzarro, ascrisse il contegno
+d’Ottavia a indifferenza verso di lui.
+
+Ciò lo sdegnava, e volle accertarsene.
+
+Si recò da lei e le disse:
+
+— E tu non t’unisci a quelli che m’accusano d’aver violata la Vestale
+Rubea, ed esser stato cagione della sua morte?
+
+Ottavia lo guardò sorpresa, e poi con tutta calma rispose:
+
+— Io m’unisco a quelli che ti difendono, e prego i Numi che ti
+proteggano.
+
+— Voglio che tu dica se mi credi colpevole.
+
+— Non posso supporre tanta ferocia ed abiezione in te da commettere
+così turpe delitto.
+
+Egli aveva provocato da lei una risposta categorica, ed essa lo aveva
+accontentato, mentendo il proprio sentimento, per aver agio di dargli
+la tremenda frecciata.
+
+L’ingenua Imperatrice questa volta erasi mostrata ben scaltra; talchè
+Nerone se ne tornò convinto che la moglie avesse detta la verità.
+
+Non così prudente fu la concubina di Cesare, la quale, saputo
+dell’oltraggio fatto alla sua sorella di latte e della fine
+miseranda di lei, acciecata dal dolore e dalla gelosia, si presentò
+all’Imperatore, e con forza di parlar concitato esclamò:
+
+— Giurami, o Claudio, che la fama mente.
+
+Nerone tacque.
+
+Essa ripetè la dimanda.
+
+E l’altro,
+
+— Lasciami in pace — gridò con sdegno — e ricordati che parli
+all’Imperatore.
+
+— Dunque è vero, — rispose la donna strappandosi i capelli.
+
+— Cessa da codeste smanie importune; non renderti uggiosa, che in me
+dal fastidio allo sdegno è breve il passo.
+
+Atte, piangendo e levando le braccia al cielo, proruppe:
+
+— O Dei immortali, rivelatemi voi la verità.
+
+— Interroga pure i Numi, interroga gli uomini: essi ti risponderanno,
+non io. Nè più t’avvenga, o citarista, di presentarti a Cesare senza
+essere chiamata.
+
+— Mai non mi parlasti così, ed oggi lo fai, ch’io sono immersa in tanto
+dolore!
+
+— E così rimpiangi quella morta, da cui fosti un giorno respinta?
+
+— Io oggi non ricordo di lei che il suo affetto per me, che l’orribile
+tradimento di cui fu vittima.
+
+— Ebbene, — rispose stizzito Nerone, — pasciti pure in queste memorie,
+ma non importunarmi più oltre con simili querimonie, e torna nella tua
+cella.
+
+E le fe’ cenno d’uscire.
+
+Atte, mortificata, sconsolata, mosse verso la porta a lento passo, e
+quando fu sull’uscio si coprì il volto colle mani mormorando:
+
+— Povera Rubea!
+
+E scomparve.
+
+Questa esclamazione di profondo cordoglio Nerone spiegò a senso di
+rimprovero per lui, e rimase più irritato che mai contro l’audace
+citarista, che tanto osava.
+
+Egli voleva essere per le sue donne, come per tutti, un Dio; e un Dio
+lo si ama, lo si ammira, lo si rispetta, ma non lo si censura, e molto
+meno lo si prende a scherno, com’egli sospettava che avesse fatto
+Simone.
+
+Era di poco partita la citarista, quando tornò il pedagogo.
+
+Locusta, che non voleva tradir l’amico, aveva assicurato che il
+farmaco, consegnato a Fausta Laterano, era un narcotico richiestole da
+lei, per guarir la figlia dalle veglie e dalle paurose fantasie. Quale
+poi fosse stata la cagione della follia e della morte essa ignorava,
+nè potevasi certo attribuirla a’ suoi filtri, nè agli incantesimi di
+Simone.
+
+— Ma, — terminò Aniceto, — non conviene prestar troppa fede alle
+asserzioni di quella giudea intimamente legata al mago cristiano.
+
+— Non fosti scaltro nell’indagare, o pedagogo. Converrà che d’altro
+mezzo mi serva per scoprire se sia falsa o vera la magica potenza di
+Simone, se debba premiarlo, o insieme ad altri cristiani condannarlo in
+pasto alle fiere.
+
+Atte, decisa ad abbandonare il palazzo dei Cesari, era salita nei
+cenaculi, e là aveva cominciato a radunare le sue robe, quando
+sopraggiunse Sporo, e sentendo della determinazione presa da lei, la
+scongiurò a rimanere.
+
+La citarista si mostrò irremovibile.
+
+— Allora verrò teco.
+
+— E perchè?
+
+— Perchè t’amo.
+
+L’altra sorrise tra le lagrime, e lo esortò a smettere le ubbie amorose
+e restar tranquillo nella casa Augustale.
+
+Sporo, coll’ostinazione d’un fanciullo, sosteneva di non volere
+assolutamente separarsi da lei, ripetendo:
+
+— O tu rimarrai, o verrò con te.
+
+Intanto, era venuta la sera, ed Atte, per liberarsi di lui, gli disse
+di lasciarla; dovendo essa recarsi presso l’Imperatrice Ottavia.
+
+— Cosa insolita, questa, — osservò il diffidente giovinetto, — è forse
+un pretesto per fuggir subito senza di me.
+
+Quantunque gli riuscisse molto importuno in quell’angoscioso momento,
+rispose con tutta dolcezza:
+
+— Vedi, che io lascio qui il _simikion_, il mio fardello, e l’amitto.
+
+Non contento di questa prova, Sporo volle discendere con lei, e solo la
+lasciò dinanzi alla porta, che metteva nelle stanze dell’Imperatrice.
+
+Questa erasi recata nel Larario a pregare, e quando si rivolse per
+uscire vide prostrata sul limitare una donna.
+
+Al chiarore della lucerna pensile, riconobbe la citarista, che
+alzando gli occhi lagrimosi verso di lei, colle mani giunte in atto
+supplichevole mormorò:
+
+— O diva Ottavia, perdona!
+
+Erano scorsi due anni dacchè la figlia d’Acaja era stata sedotta da
+Nerone, nè mai aveva osato presentarsi alla tradita sovrana.
+
+Grande fu dunque la sorpresa d’Ottavia nel trovarsela improvvisamente
+davanti e in quell’umile positura.
+
+Abbassò sovr’essa uno sguardo severo, senza profferir parola.
+
+Atte tornò ad invocare il perdono, annunziandole ch’essa abbandonava
+la casa Augustale, dove aveva pur troppo molto amato, ma molto
+sofferto, e andava lungi a vivere di dolorose memorie, e a continuare
+nell’espiazione, già incominciata, dei falli suoi.
+
+— Assai tardi ti penti, o citarista. Ed è proprio la coscienza che ti
+spinge a questa risoluzione, o non piuttosto il disinganno?
+
+— Sì, il disinganno, il dolore d’una speranza svanita. La vergine
+caduta aveva sognato di poter col fascino dell’amore e della bellezza
+rendere l’amante suo clemente e generoso, e se aveva, suo malgrado,
+fatte delle vittime, altre riuscisse a salvare. Da pochi giorni questa
+illusione perdetti, e parto. Ora, qui non mi trattiene più altro,
+tranne il desiderio del tuo perdono.
+
+— E la volontà di Cesare, — tuonò Nerone comparendo all’improvviso.
+
+Sporo, volendo impedire ad ogni costo la partenza d’Atte, e temendo
+ch’essa fuggisse furtivamente, dopo averla accompagnata fino
+all’appartamento d’Ottavia, era andato ad avvertire l’Imperatore,
+il quale rimaneva cogitabondo, e poi si recava nelle stanze della
+moglie, ove il giovinetto gli aveva detto trovarsi in quel momento la
+citarista.
+
+Udendole a parlare presso il Larario, arrestavasi per poco ad
+origliare, quindi si presentava.
+
+Atte, alla voce del tiranno, cadde sull’anca, e poggiando la mano
+sinistra sul pavimento, e la destra ponendo sull’orecchio, lo fissò
+sbigottita.
+
+— Hai paura? — le dimandò Nerone.
+
+La donna tacque ed egli riprese:
+
+— Se hai paura, tanto meglio per te, così non oserai ribellarti agli
+ordini miei, che t’impongono di rimanere. Tu varcheresti la soglia
+della casa Augustale col piè sinistro, ch’è funesto augurio. Ma questo
+non avverrà, poichè difficilmente ti riuscirebbe d’eludere la vigilanza
+de’ miei pretoriani.
+
+Atte lo scongiurò a lasciarla partire, a liberarla da un’esistenza
+obbrobriosa e piena d’angosce e d’umiliazioni. Gli ricordò infine,
+ch’egli generoso l’aveva fatta liberta.
+
+— O liberi, o schiavi, — interruppe Nerone, — qui devono tutti chinarsi
+davanti alla mia volontà.
+
+E con queste parole la rimandò.
+
+Rimasto solo con Ottavia, ch’erasi tenuta sempre in dignitoso silenzio,
+le chiese cosa la citarista volesse da lei.
+
+— Il mio perdono, — rispose Ottavia.
+
+— E tu le hai perdonato?
+
+— Da lungo tempo la rassegnazione si fece natura in me, o Claudio; io
+ho perdonato alle offese di tutti.
+
+— È nobile sentimento questo, o indifferenza verso di me? — chiese il
+geloso tiranno.
+
+— Questo ingiurioso sospetto mi prova che tu non apprezzasti mai al suo
+giusto valore l’anima mia. Anche a questa nuova offesa perdono.
+
+— Dunque tu m’ami sempre?
+
+— E tu?
+
+— Ti giuro, che ad onta delle colpe, a cui mi spinge l’incendio dei
+sensi, il mio cuore è tutto per te. Dimmi che mi sarai fida sempre.
+
+— Fino alla morte.
+
+Nerone la strinse fra le braccia e la baciò.
+
+Quindi si separarono.
+
+Nè l’uno nè l’altra avevano in quel momento mentito.
+
+Ottavia non amava più il marito, non credeva più alla sincerità dei
+suoi amplessi, delle sue parole, de’ suoi baci; ma era decisa, malgrado
+l’affetto che le ispirava Menecrate, a non dimenticare mai i doveri di
+sposa.
+
+Egli, nel fango dei vizii, conservava sempre predilezione grandissima
+per lei, e non poteva a meno di non ammirarne il carattere nobile,
+gentile e riservato.
+
+Erano passati alcuni giorni dalla morte di Rubea, e in Roma si
+continuava a non parlare che di lei.
+
+Il sospetto che fosse stata violata e fatta poi uccidere da Nerone
+andava sempre più cangiandosi in certezza.
+
+Quegli stessi, che titubavano ancora, non sapendo spiegar la
+prigionia del mago, cominciavano a persuadersi che questi era un
+complice rinchiuso poi nel carcere Mamertino perchè non parlasse. Si
+condannava publicamente il silenzio della somma Sacerdotessa di Vesta,
+e del Pontefice Massimo, e dai più violenti si gridava vendetta per
+l’oltraggio fatto alla Dea.
+
+A tale fermento contribuivano gli amici dei Laterano, e i fautori di
+Britannico, il cui nome taluni osarono acclamar per le vie, non sapendo
+a qual rischio terribile esponevano il misero giovine.
+
+Plauzio Laterano, sitibondo di vendetta, era andato ad offrire l’opera
+sua, il suo braccio ai congiurati di Calpurnio Pisone, e li spingeva ad
+agire.
+
+Antonina però, apprezzando i consigli di prudenza, che le dava
+l’Apostolo Paolo, li esortava a non compromettere con atti inconsulti
+la sorte del fratello, non sembrando ancora a lei maturi gli eventi.
+
+Nerone intanto addimostrava di non dar peso alcuno a codeste mene, nè
+al broncio popolare, nè ai discorsi, nè alle satire sanguinose che si
+facevano sul suo conto. Anzi ostentava il maggior disprezzo, assistendo
+agli spettacoli publici, ai quali sovente prendeva parte, e dando
+feste e sontuosi banchetti in mezzo agli splendori della nuova casa,
+alla quale aveva tolto il titolo di _transitoria_ per chiamarla _casa
+Aurea_.
+
+E ben meritava codesto nome il superbo edifizio, nel quale Nerone aveva
+profuso le ricchezze d’intere provincie.
+
+Il portico a tre ordini di colonne s’apriva, come già dicemmo, di
+fronte alla via Sacra dinanzi al vasto lago, al quale facevano cornice
+altri palazzi cesarei, tra selve, giardini, grotte, vigneti e pascoli.
+
+La statua colossale sorgeva in mezzo al vestibolo, dal quale conduceva
+agli appartamenti vasta scala di marmi variopinti colle mura tutte a
+fregi d’argento e d’avorio.
+
+Per altre facili salite si poteva ascendere a cavallo fino al sommo del
+palazzo.
+
+Anche senza ricorrere ai voli di fantasia, a cui talvolta si lasciarono
+andare il monaco Floriacense Rodulfo Tortario nella sua _Mirabilia_, e
+l’autore della _Graphia Urbis Romæ_, parlando della grandezza di Roma
+in generale, e dei palazzi cesarei in particolare, basta accennare ai
+pregi reali della _casa Aurea_ perchè rimanga meravigliato il lettore.
+
+Sulle porte di bronzo dorato si vedevano sculture di finissimo lavoro,
+ed intorno agli stipiti larghe fasce di marmi preziosi incrostati di
+pietre dure, madreperle ed avorio.
+
+Simili ornati abbellivano le pareti e gli scompartimenti del soffitto
+nella vasta exedra. Nel triclinio, ampio pur esso e di forma rotonda,
+la vôlta di bronzo, rappresentante il firmamento, poggiava sopra un
+cornicione d’oro e mosaici, sostenuto da colonne d’azzurro turchino
+venute di Grecia. Il riflesso di lumi nascosti faceva brillar le stelle
+di quel firmamento, che per ingegnoso meccanismo continuamente girava.
+
+Stoffe trapunte d’oro coprivano i triclini, e vicino ad ognuno di
+questi era deposta una tavola d’avorio, che mossa in giro, spargeva
+fiori e profumi sul convitato.
+
+Ammiravasi poi nei cubiculi imperiali quanto di più sfarzoso e
+raffinato poteva sognare la voluttuosa immaginazione d’un uomo.
+
+I riflessi dell’oro, dell’argento, delle pietre preziose, delle
+madreperle e degli avori, uniti alla sera allo splendore d’innumerevoli
+fiamme, avvolgevano in un mare di luce le mobilia, le suppellettili e
+gli altri oggetti d’arte.
+
+E tante magnificenze accontentavano appena la superbia di Cesare,
+se si deve giudicare dalle parole ch’egli profferì il giorno
+dell’inaugurazione:
+
+— Io pure ormai ho cominciato ad abitar come uomo[63].
+
+In quelle sale fantastiche, sopratutto dopo il fatto di Rubea, come
+dicemmo più sopra, s’alternarono con maggior frequenza le feste.
+
+Erano accademie di declamazione e di canto, alle quali prendeva parte
+Nerone insieme a citaristi ed istrioni, tutti coronati di rose. Erano
+balli, a cui intervenivano le dame romane sfolgoranti per bellezza ed
+ornamenti. Erano banchetti, dove in vasellame d’oro venivano serviti
+i cibi più squisiti, i più generosi vini d’Italia e di Grecia. Erano
+infine orgie, alle quali accorrevano le più procaci etère, la più
+sfrenata gioventù di Roma.
+
+Con queste feste riusciva Nerone a gettare la polvere negli occhi agli
+altri: ma non a guarir sè stesso. Rubea era morta da un mese, ed egli
+non poteva dimenticarne la splendida bellezza, i lascivi trasporti, la
+follia, la morte.
+
+E tali rimembranze lo infastidivano, tanto più che Seneca e
+Burro, quegli colla solita calma, questi colla solita violenza,
+si dichiaravano convinti che l’autore del misfatto foss’egli, e lo
+rimproveravano d’aver con questo dato un’arma potente in mano a’ suoi
+nemici, ai fautori di Britannico.
+
+Vedendo ch’egli rimaneva impassibile alle loro esortazioni, e alle loro
+minacce d’abbandonarlo, ove non si ravvedesse, Burro non potè frenare
+lo sdegno ed esclamò:
+
+— Ebbene, poichè le nostre sagge parole tu disprezzi, e quasi deridi,
+io mi ritiro dal governo della Republica e saluterò con gioia il giorno
+in cui il popolo e i tuoi stessi pretoriani acclameranno Imperatore il
+figlio di Messalina.
+
+— Quel giorno non lo vedrai spuntare, — rispose cupamente Nerone.
+
+Quindi, cangiando espressione, come si fosse posta una maschera sul
+viso, lo pregò a desistere dal suo proposito, e non privarlo de’ suoi
+consigli.
+
+Burro acconsentì, ma il dì seguente, forse in conseguenza della bile,
+cadde ammalato.
+
+Premurosamente Nerone gli mandò, col mezzo d’Aniceto, un farmaco atto a
+troncare il mal di gola che lo tormentava.
+
+L’infermo, nulla sospettando e quasi grato al cortese interessamento di
+Cesare, bevve, e nella notte morì.
+
+Seneca venne a partecipargli la notizia, e Nerone neppure si diede il
+fastidio di fare dell’ipocrisia, mentendo sorpresa e dolore.
+
+Tale cinico contegno avvalorò Seneca nel sospetto che Burro fosse stato
+avvelenato con quel farmaco.
+
+Ma reso anche più prudente dall’esempio, non si lasciò sfuggire
+parola, dalla quale trapelasse il ribrezzo, che a lui inspirava il suo
+scellerato discepolo.
+
+Questi, incoraggito dall’impunità che gli accordavano la sua potenza e
+il terrore degli altri, prese a meditare un nuovo delitto.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVI.
+
+La Stella di Baja.
+
+
+La vittima designata era Britannico.
+
+Nerone mentiva affetto grandissimo pel giovine cognato; ma in cuor suo
+l’odiava, non solo come pretendente al trono, ma eziandio come emulo
+nel canto, avendo sentito a lodare la voce di lui. Ma per riguardo ad
+Ottavia e ad Antonina non si sarebbe indotto a farlo morire, ove il
+favore dell’aura popolare per esso non si fosse di tanto accresciuta in
+quei giorni.
+
+Fe’ venire di notte tempo Locusta, e le chiese un veleno, ch’essa
+somministrò a patto che fosse liberato Simone, e Nerone accondiscese.
+
+Britannico soleva recarsi sovente ai banchetti e alle feste della
+casa Aurea e ciò, più che per suo desiderio, per consiglio dei suoi
+partigiani, i quali credevano con questo di nascondere le loro trame.
+Antonina però, coll’intuizione della donna, e sostenuta dalle sagge
+riflessioni dell’Apostolo, cercava d’opporvisi, ma invano. E il
+giovine, che avrebbe obbedito all’adorata sorella, teneva a malincuore
+l’invito.
+
+Mentr’egli apprestava le labbra al calice di falerno avvelenato,
+Nerone, in una di quelle alternative di bene e di male, frequenti negli
+spiriti bizzarri, preso da improvviso rimorso, fu sul punto di balzar
+dal triclinio per impedirgli di bere. Ma oltre che tardo giungeva il
+pentimento, non poteva egli accusarsi davanti ai convitati?
+
+Fu sorpreso nel veder Britannico continuare il pasto, e partirsene poi
+col volto pallido, ma non contraffatto; e più sorpreso ancora quando
+seppe che conseguenza dell’avvelenamento era stato un lieve disturbo.
+
+Tutti l’avevano attribuito ad un abuso di cibo e di bevanda.
+
+Il tiranno fu quasi soddisfatto; ma rimproverò Locusta per averlo
+ingannato, vendendo cattiva merce.
+
+La giudea si scusò dicendo ch’erale venuta paura di commettere così
+grande scelleratezza.
+
+— Non ti credo, — rispose Nerone, — ma ti perdono. Bada però, o figlia
+di Giuda, che se un’altra volta i tuoi veleni non uccideranno, ucciderà
+te la corda del carnefice.
+
+Ma Simone il mago non fu rimesso in libertà.
+
+Intanto era venuta la stagione dei bagni, e i patrizii e la doviziosa
+borghesia abbandonavano i frigidi, profumati lavacri, i tepidarii ed i
+godimenti fisici ed intellettuali delle terme, per trasportarsi sulle
+rive del Tirreno.
+
+Da Miseno a Sorrento era una non interrotta sequela di giardini e
+palazzi campestri appartenenti a famiglie romane.
+
+Ma il luogo da queste prediletto era Baja, piccola città, che sorgeva
+tra il lago di Lucrino e il Capo Miseno. In questa spiaggia ridente,
+chiusa tra il cielo e le onde, come in una conchiglia di zaffiro, tanti
+erano i luoghi di delizia fabbricati dai romani, che per mancanza
+di spazio, nella stretta pendice tra le falde del monte Grillo e
+il promontorio, dove ora sorge il castello di Baja, alcuni patrizii
+avevano edificato i loro palazzi sul mare.
+
+Terme per bagni caldi, templi, teatri, ospizi, case di piacere, luoghi
+di ritrovo amenissimi, palestre per gli esercizii di destrezza e di
+forza, e giuochi e musiche e feste, nulla mancava a Baja.
+
+Giorno e notte solcavano il mare, tra gli umili navicelli, ricche
+biremi, su cui giovani e donne, adorno il capo con rose di Pesto,
+banchettavano e cantavano.
+
+L’etère, venute d’Italia e di Grecia, la maggior parte delle quali
+facevano gran spreco di _fusco_[64] e di _sapo_[65] si presentavano
+talvolta sfrontatamente in publico, indossando una tunica di coa,
+tessuto finissimo che non copriva le nudità, ma le rendeva invece
+ancora più procaci.
+
+La licenza a Baja aveva oltrepassato ogni limite.
+
+Seneca la chiamava un albergo di vizii. _Molte virtù naufragarono in
+quelle acque_, scrive Properzio. _Molte donne_, soggiunge Marziale,
+_andavano a Baja Penelopi, e ne partivano, com’Elena, con un amante_.
+
+Nerone, con seguito di sibariti, erasi recato a Baja per passarvi
+nella sua villa di Bauli alcuni giorni, dovendo poi tornare in Roma per
+ricevervi Tiridate, Re d’Armenia.
+
+Veniva questi a far atto di sommissione, come Re vassallo,
+all’Imperatore, dopo aver tentato di vincere i romani a Tigranocerta, e
+cacciarli dall’Armenia.
+
+Ottavia aveva accompagnato il marito, benchè a malincuore per la
+licenziosa vita che si menava su quelle spiaggie, e che offendeva la
+modestia di lei.
+
+Nerone però l’aveva voluta con sè, unitamente alla madre, per un
+momentaneo capriccio d’affetto verso di loro.
+
+Non era però che bonaccia presaga di più fiere tempeste.
+
+Una sera d’agosto, Nerone, indossato un rozzo _saio_ e coperto il capo
+col _petaso_, uscì solo dalla villa di Bauli per recarsi a diporto. Lo
+splendore del plenilunio, che inondava d’argento le vie, e guizzava in
+sprazzi luminosi sulle onde del Tirreno, la brezza profumata dai fiori
+dei giardini, i canti, i suoni, che s’udivano da lontano, e andavano
+a confondersi col gorgheggiar degli usignuoli, le case, dapprima
+illuminate internamente, e che a poco a poco andavano avvolgendosi nel
+buio e nel mistero, gli riempivano la mente di voluttuose fantasie.
+
+Giunto innanzi ad una palazzina isolata, entro la quale ardevano ancora
+le lampade, e di cui era aperta la porta, che dalla via metteva nel
+_protiro_, s’arrestò a guardare internamente.
+
+Egli aveva visto in fondo al _protiro_ nell’atrio illuminato una donna
+di rara bellezza, mollemente adagiata sopra lettuccio, coperto da
+pulvinare trapunto in oro. Le sue chiome, spartite nel mezzo del capo,
+le discendevano in due lunghissime ciocche lungo il peplo e la tunica
+bianca, che ne facevano risaltar viemmaggiormente la tinta corvina.
+
+Presso di lei sopra un piccolo monopodio d’agata era deposto uno
+scrigno, nel quale essa teneva la bellissima mano, e andava con tardo
+movimento rimestando i gioielli che v’erano dentro.
+
+Di tratto in tratto alzava coll’altra mano uno specchietto d’argento, e
+vi guardava dentro con femminile compiacenza i puri lineamenti del suo
+viso, la pelle pastosa e diafana, il roseo pallido delle sue gote, gli
+occhi grandi e nerissimi, che giravano lenti e luminosi sotto lunghe
+palpebre, il naso della più pura linea greca, e le turgide labbra dal
+vivo cinabro, che dava maggior risalto alla bianchezza dei denti.
+
+Davanti a così splendida apparizione Nerone rimaneva estatico,
+ammaliato.
+
+Vide comparire un uomo in quella stanza, ed avvicinarsi al lettuccio,
+e la bella all’apparire di lui poggiar le spalle sull’_anaclinterio_, e
+riversare indietro la testa, chiedendo un bacio.
+
+E molti n’ebbe, che fecero ardere vieppiù i sensi al divo Cesare.
+
+Egli avrebbe voluto irrompere dentro l’atrio, uccider quell’uomo e
+prenderne il posto.
+
+Ma a ben più dura prova lo riservava la sua lasciva curiosità.
+
+Il giovine, e la sua compagna uscirono insieme abbracciati, e poco dopo
+un’ancella venne a spegnere le fiamme del candelabro, l’ostiario chiuse
+la porta che dava nella via, e Nerone, che non poteva decidersi ad
+allontanarsi di là, si mise a girare intorno alla casa.
+
+Di tutte le finestre due sole ne rimanevano internamente illuminate.
+
+In quelle stanze erasi forse ritirata la diva col suo sposo o damo che
+fosse. Forse in quel momento si stringevano in voluttuosi amplessi.
+
+Il desiderio d’adocchiare ancora la bella, di scoprirne i misteri
+domestici, lo rendevano frenetico. Quell’uomo, che cingeva la più
+grande diadema del mondo, in quel momento, fatto insensato fanciullo,
+cercava un modo di giungere fino all’altezza delle finestre.
+
+Per sua fortuna, sorgeva a poca distanza la statua d’un Fauno, di cui
+il piedistallo poggiava sopra quattro gradini, dai quali avrebbe potuto
+vedere l’interno della stanza, senza correre il rischio di fiaccarsi il
+collo.
+
+Le finestre _bifori_ avevano tutte e due le imposte spalancate.
+
+La prima era un gabinetto ottagono dalle pareti dipinte a figure,
+viticci e fogliami, rischiarato da una lampada appesa al soffitto.
+
+Dinanzi al vano della finestra v’era un tavolo di marmo a varii colori,
+sostenuto da un _trapezoforo_ squisitamente lavorato.
+
+Su quel tavolo si vedevano, disposti con ordine, pettini,
+calamistri[66], aghi comatorii d’argento, d’oro e d’avorio, vasetti,
+ampolle e scatole contenenti liquidi, unguenti e polveri odorose. Ai
+lati del tavolo v’erano due conche d’argento, sorrette da tripodi e
+ripiene di rose.
+
+La stanza era deserta, ma poco dopo udì un rumore di passi, e vide
+comparire la dama, seguita da due ancelle, di cui una aveva in mano una
+lucerna _polimixa_ a quattro lucignoli.
+
+Dopo essersi fatta attortigliare i capelli dietro la nuca, ed averli
+appuntati coll’ago comatorio, levossi in piedi, slacciò la veste di
+_coa_, che indossava, e la lasciò cadere sulla pelle di tigre, che
+aveva sotto i piedi. Senza saperlo esponeva in questa guisa agli
+sguardi d’un occulto ammiratore, in tutto lo splendore della nudità,
+la prestante persona, le terga levigate e il colmo seno dai procaci
+rilievi, in cui spiccavano sul candore della pelle le due punte brune.
+
+L’ancella _alipila_ cavò fuori da un astuccio le _axisie_[67] d’oro e
+cominciò a raderle i peli sotto le ascelle, mentre l’altra faceva lume.
+
+La dama, colle braccia in alto e le mani conserte sulla sommità del
+capo, di tratto in tratto chiudeva gli occhi e schiudeva alquanto
+le labbra, come se a lei riuscisse molto soave l’occupazione
+dell’_alipila_.
+
+Il divo Cesare, non aveva fibra, che non suonasse a martello. Il
+sangue gli affluiva al capo, e avrebbe finito per smarrire del tutto
+la ragione e portarsi a qualche atto inconsiderato, se udendo a poco
+distanza un calpestìo, non avesse stimato prudente uscir dal recinto e
+tornare alla villa di Bauli.
+
+Da quel momento egli non ebbe altro pensiero che il possesso di quella
+donna.
+
+Sognò di lei tutta notte. Durante il giorno passò in cocchio dinanzi
+alla casa, percorse la spiaggia e le vie della città, cercandola, e
+finalmente vide uscir dalle terme una dama seguita da due ancelle.
+
+Attraverso la maschera di velo, che le copriva il volto, la ravvisò e
+gli parve più bella e seducente allo splendore del sole, e arrestò la
+biga per meglio osservarla.
+
+Essa, passando, rivolse verso di lui lo sguardo, e riconosciuto
+l’Imperatore, lo salutò, chinando leggermente il capo, e andò innanzi.
+
+A quel dignitoso contegno crebbe l’ammirazione di Nerone.
+
+Egli pensava, tornandosene:
+
+— Bella e superba! La conquista è degna di Cesare.
+
+Alla sera s’avviò verso la palazzina della donna, nella speranza di
+vederla ancora, come la notte precedente, ma fu deluso.
+
+Gli appartamenti erano splendidamente illuminati, e ne usciva un
+frastuono di suoni, di voci, di risa, misto a rumore di vasellame e
+tintinnar di cristalli.
+
+Maledisse all’importuna festa, e si fece a girare d’attorno per vedere
+ove s’adunassero i convitati.
+
+Sedevano sotto una pergola annessa al triclinio, e rischiarata da
+lampade appese.
+
+Non riuscendo a vedere tra la spesse foglie della vite, e temendo
+d’esser sorpreso dagli schiavi, che servivano la mensa, stava per
+allontanarsi, allorchè udì qualcuno declamare dei versi, e alla voce
+gli parve di riconoscere Lucano.
+
+E un altro riconobbe pure, Cercopiteco Panerote, il quale con voce da
+avvinazzato, faceva brindisi alle squisite vivande e ai vini generosi.
+
+Se l’allegra brigata avesse potuto supporre, che a lei ronzava
+d’intorno il tremendo Imperatore, il buon umore ne sarebbe scemato di
+molto.
+
+Alla dimane Nerone, quando al _jentacolo_[68] vide Lucano e
+Cercopiteco, ospiti suoi, rivolse loro questa dimanda.
+
+— Or che Agrippina ed Ottavia si sono ritirate nei loro appartamenti,
+confessate i vostri peccati. Come passaste la sera di ieri?
+
+— Mangiando e bevendo a crepapelle, — rispose Cercopiteco tutto
+soddisfatto.
+
+Lucano aggiunse:
+
+— In casa d’una donna di sovrumana bellezza.
+
+— Di fatto, — osservò sorridendo Nerone, — tu, poeta, con ode saffica
+ne esaltasti le veneri, come tu, sibarita, esaltasti in prosa i
+prodotti della cucina e della vigna.
+
+I due, supponendo che a lui lo avesse riferito qualcuno dei convitati,
+affermarono.
+
+— E chi è codesta dama?
+
+— Più volte, o divo Cesare, tu la sentisti a nominare per la sua
+bellezza, — rispose Lucano. — Essa è Poppea Sabina, moglie a Salvio
+Ottone Cavaliere.
+
+Cercopiteco aggiunse:
+
+— Sicuro, sicuro, proprio lei.
+
+— Facile conquista, — pensò fra sè Nerone.
+
+— Oltre l’essere divinamente bella, — riprese Cercopiteco, — è donna di
+gusto squisito, amante della grandezza e del lusso.
+
+— E del Cavaliere Ottone s’accontenta? — interruppe Nerone.
+
+Cercopiteco guardò Lucano, quasi chiedendo su questo particolare
+l’opinione di lui, non fidandosi della sua.
+
+E Lucano osservò esser cosa malagevole indagare certi misteri
+domestici, e che spesso l’apparenza inganna.
+
+— È vero, — disse l’altro, — ma da quanto si vede il Cavaliere è assai
+premuroso per lei, la circonda di cure, d’agi, di lusso. Si comprende
+ch’essa è soddisfatta di quelle feste, di quei banchetti, di quelle
+vesti magnifiche, di quei preziosi gioielli, di quelle....
+
+— Sì, — interruppe Lucano, — perchè è molto ambiziosa.
+
+Nerone ascoltava senza interrompere, perchè a lui giovavano quelle loro
+osservazioni.
+
+— I vostri encomii, — disse finalmente, — m’han fatto nascere il
+desiderio di conoscere codesta divinità, prima di tornare in Roma per
+l’arrivo del Re Tiridate. Uno di voi dunque andrà ad invitarli alla
+festa notturna di posdimani.
+
+— Andrò io, — disse subito Cercopiteco, — sicuro che saranno felici di
+tanto onore. All’ora della merenda li troverò per certo.
+
+Nerone, soddisfatto di vedere così facilmente raggiunta la meta dei
+suoi desiderii, interruppe ridendo:
+
+— Così una _copta_ di Rodi[69] e un _poculo_ di falerno non potranno
+mancarti, o ghiottone.
+
+Nell’uscire, Lucano disse sottovoce a Cercopiteco:
+
+— Tu vai a far sorgere un astro novello.
+
+E l’altro, facendo le spallucce, rispose:
+
+— Vado a legar l’asino dove vuole il padrone.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVII.
+
+Poppea Sabina.
+
+
+Misero l’uomo che si lasciava sedurre da Poppea. Figlia della famosa
+Sabina, essa aveva ereditato tutte le male inclinazioni della madre,
+più un cuore di ghiaccio, un’astuzia infernale, un istinto ambizioso,
+capace di trascinarla a qualsiasi eccesso. E tutto ciò latente sotto
+meravigliosa bellezza, sotto affascinante attrattiva di voce, di
+sguardi, di vezzi.
+
+Suo padre Tito Ollio dovette lottar con lei fin da fanciulla per
+temperarne la vanità e il carattere prepotente, nei quali difetti
+l’incoraggiava la madre.
+
+E Poppea, per liberarsi dall’autorità paterna, giovinetta ancora,
+andava a caccia d’uno sposo, decisa di prendere il primo che le fosse
+capitato, foss’anco uno zotico, purchè avesse denari bastanti per
+assecondare i suoi capricci.
+
+La fortuna le arrise, poichè s’invaghì di lei un giovine dabbene, di
+nobile prosapia e dovizioso, Marco Salvio Ottone Cavaliere.
+
+Questi però, per quanto cospicua fosse la sua fortuna, non tardò ad
+accorgersi ch’era insufficiente per appagare i desiderii dispendiosi di
+Poppea. Ma per timore di perderne l’affetto, continuò ad accontentarla
+in tutto.
+
+Oltre alle splendide vesti, ai ricchi gioielli, al lusso degli
+appartamenti, essa non badava a spesa per conservar la bellezza colle
+più raffinate cure.
+
+Si tuffava ogni mattina in un bagno di latte d’asina, e alla sera in
+lavacri profumati con essenze le più preziose venute d’Egitto e di
+Grecia. Ma non bastandole tutto ciò, aveva desiderato di possedere una
+casa a Baja, per non essere da meno delle altre patrizie romane, e là
+si faceva seguire da uno stuolo numeroso di domestici.
+
+E il marito non osava contraddirla, quantunque vedesse ogni giorno
+assottigliarsi la sua provvigione, e continuava a tutto concederle,
+oltre ai balli, alle accademie, ai banchetti, nei quali essa era
+circondata da adoratori e da sibariti.
+
+Eppure l’ambizione di Poppea non era del tutto soddisfatta, perchè
+l’Imperatore non erasi mai avvisto di lei, e le feste della casa Aurea
+le turbavano i sonni.
+
+Immaginiamoci dunque con quanta gioia accogliesse l’annunzio di
+Cercopiteco.
+
+Il marito invece parve turbato. Forse sotto la cortesia subodorava
+l’insidia. Gli fu però giocoforza far buon viso a sorte avversa.
+
+Già migliaia di fiammelle ardevano tra i rami della villa di Bauli,
+e gruppi di donne e signori passeggiavano pei viali: mentre luce
+vivissima, bisbigli e suoni uscivano dalle finestre spalancate, quando
+giunsero Poppea e Ottone.
+
+Essa, scendendo dalla lettiga, depose la maschera[70] ed entrò nel
+palazzo, compiacendosi dell’esclamazioni d’ammirazione che udiva sul
+suo passaggio.
+
+Fosse opra del caso o di Nerone, in quel momento alla soave armonia
+degli _idrauli_[71] s’accoppiarono le arpe dei citaristi e il canto dei
+cori alessandrini, che diedero aspetto quasi trionfale all’ingresso di
+Poppea.
+
+V’era in quelle sale grande sfoggio di lusso e d’eleganza, ma se col
+suo abbigliamento la nuova Diva non superava le altre, non era certo
+seconda ad alcuna. Vestiva una tunica di finissimo bisso adorna di
+limbo trapunto di coralli, e stretta alla vita da _zona_ gemmata, che
+faceva risaltare le flessuose curve dei fianchi, come il peplo ricamato
+assecondava con artistiche pieghe i contorni del seno. Aveva le braccia
+denudate fin oltre la spalla e il bisso aperto fin sotto le ascelle. Le
+cingeva il collo un monile di piropi, le splendevano sui polsi anelli
+lavorati con filo d’oro ed uniti insieme a spirale[72] e un cerchio,
+parimente d’oro, sulla parte superiore del braccio. Fra i laccetti
+dei calzari si vedeva la candida pelle del piedino, e i suoi ricchi
+capelli, attortigliati con fila di perle, le formavano sulla sommità
+del capo una splendida corona.
+
+Quando Nerone la vide entrar nell’atrio, ove le due Imperatrici
+s’intrattenevano con alcune famiglie patrizie, rivolto a Lucano, che
+gli stava accanto, esclamò:
+
+— Eccola! Per Giove, io non vidi mai beltà maggiore.
+
+E senza attendere che giungesse a lui, mosse per incontrarla.
+
+Agrippina, in veder questo, volse lo sguardo verso Ottavia, per
+indagare quale impressione avesse prodotto in essa l’apparizione di
+quella donna e l’inconsulta premura addimostrata dall’Imperatore.
+
+E si trovò di fronte alla più assoluta impassibilità.
+
+La madre, che teneva all’amore del figlio, accolse Poppea con alquanto
+sussiego; la moglie, ch’era indifferente oramai all’amor del marito, si
+mostrò invece cortese.
+
+Essendo libero ciascuno dì prendere il divertimento che più gli
+aggradisse, chi passeggiava per le sale e pei viali, chi sedeva
+ai tavoli da giuoco; ma la maggior parte delle dame e dei signori
+preferivano di seder tranquillamente entro il grazioso teatro eretto
+nella villa.
+
+Quivi si alternavano le melodie delle cetre e dei salteri, canti,
+declamazioni e buffonesche azioni mimiche.
+
+Fra i citaristi era Menecrate, che di tratto in tratto, incontrandosi
+negli sguardi d’Ottavia, sentiva vibrar il cuore come le corde del suo
+istrumento.
+
+V’era Atte eziandio, la povera Atte, pallida e triste, colla voce
+scemata di forza, ma più potente ancora per espressione soave. Ogni sua
+nota avea lo strazio d’un ultimo addio.
+
+Nerone, geloso delle acclamazioni che a lei si facevano, volle
+richiamare sopra di sè l’attenzione delle dame, e di Poppea
+specialmente.
+
+Salì sul palco scenico, e fattasi dare la sua cetra d’oro, intonò un
+canto di Tito Lucrezio Caro.
+
+L’eccitamento dei sensi, il desiderio di vincere tutti gli altri, e
+di gettare colla sua voce un buon germe nel cuore della nuova Dea, lo
+rendevano cantore energumeno.
+
+Com’ebbe terminato il suo canto, tra i soliti applausi cortigianeschi,
+discese dal palco, e presa per mano Ottavia, passarono, seguiti dagli
+altri, nella vasta terrazza prospiciente il mare, dove era imbandita la
+cena sotto ricco velario di porpora e d’oro.
+
+Le aste, che lo sostenevano, erano inghirlandate di rose, come i
+candelabri, i vasi d’oro e le tazze.
+
+Nerone era adagiato sul triclinio tra Poppea ed altra dama romana,
+pure bellissima, la quale, durante il pasto, si consolava col Cavaliere
+Ottone, ch’erale vicino, della nessuna attenzione, che usava a lei il
+divo Cesare.
+
+Mentre gli schiavi, riccamente vestiti, sotto la direzione del
+_Triclinarche_[73] portavano attorno le vivande e il vino, sulla
+spianata, che s’apriva davanti alla terrazza, alcune danzatrici,
+avvolte la persona in un velo trasparente, facevano lascive movenze
+percotendo timpani e cimbali.
+
+Tutti avevano in quella sera libero ingresso nella villa, anche la
+plebe; e gran folla assiepavasi dietro le guardie, che circondavano il
+posto riservato alle danzatrici. Molti invece s’arrestavano ad ammirare
+in altra parte della villa gli esercizii dei _Cernui_, dei _Pilarii_,
+dei _Neurobati_, dei _Prestigiatori_[74] e simili giocolieri. Nello
+stesso tempo, altre comitive andavano a zonzo pei _viridari_ e i viali
+della villa, o s’arrestavano a contemplare l’incantevole vista del
+Tirreno, rischiarato dalla luna e percorso da navicelli illuminati,
+entro i quali con canti e suoni si prendeva parte alla festa.
+
+Per quanto Poppea avesse udito decantare le ricchezze della Corte
+Cesarea, tanta sontuosità le sembrava prodigiosa, esaltava la sua
+immaginazione, e correndo dietro ai voli della sua ambiziosa fantasia,
+diceva fra sè:
+
+— Oh perchè tutto questo non m’appartiene!
+
+E rimaneva assorta in questo pensiero.
+
+Intanto, nel sentirsi presso di lei sul _peristroma_[75], nell’aspirare
+il profumo, ch’esalava dal suoi capelli, dal candido seno, che poggiato
+sul cuscino triclinare s’intravedeva sotto il peplo, Nerone tornava
+colla mente a due sere innanzi, e si sentiva più ammaliato che mai.
+
+Non ristava dal fissar Poppea con occhi ardenti, indirizzandole
+sommessamente parole di amore.
+
+L’astuta non rispondeva, limitandosi di tratto in tratto a rivolger la
+testa verso di lui, e sorridere.
+
+— Comprendo, — pensava tra sè; — egli mi crede donna di facili costumi
+e pretende forse di conquistarmi in questa notte istessa.
+
+E in parte s’era apposta al vero.
+
+Nerone, trattandola più da cortigiana che da dama, finì collo smettere
+ogni ritegno e si lasciò andare ad oscena proposta.
+
+— Tu, — gli disse Poppea, guardandolo con espressione di cruccioso
+dolore, — apprezzi il mio corpo, ma non l’anima mia, se credi che possa
+prostituirmi non amante nè amata.
+
+— Amata sì, te lo giuro per Venere, il solo Nume che adoro.
+
+— Ma se mi vedi stasera per la prima volta?
+
+— E sei tu sicura di questo? — rispose Nerone sorridendole. — Forse
+non puoi immaginare che codesto Grande della terra, che tutti onorano,
+dinanzi a cui tutti tremano, siasi messo in agguato, come il più umile
+degli innamorati, per vederti, per sorprenderti nella stessa tua casa!
+Vedi dunque s’io t’amo; e tu mi respingi.
+
+— Me lo impone la fede giurata al Cavaliere Ottone, che mi fece sua
+sposa, non mi fece sua amante. Per quanto grandi siano i meriti tuoi,
+le tue attrattive, o divo Cesare, non m’è dato possederti, poichè non è
+consentito a noi l’invocazione a Talasio[76].
+
+E rivolse a lui uno sguardo così eloquente, ch’egli esclamò:
+
+— Oh, la sublime Imperatrice che tu saresti!
+
+Terminata la cena, Agrippina, che dall’animato dialogo di Nerone e
+Poppea indovinava di che si trattasse, chiamò a sè il primo e gli
+disse:
+
+— Guarda, o Claudio, dove tu ti metti, vi sono beltà fatali.
+
+— Sempre gelosa la madre mia, — rispose scherzando Nerone.
+
+— Gelosa, sì, del tuo onore, della tua felicità.
+
+— Di questo lascia pure la cura a me.
+
+E mosse per raggiungere Poppea, che aveva visto uscir col marito.
+
+Non rinvenendoli, e il riguardo verso gli altri invitati non
+consentendogli d’allontanarsi dall’exedra dove doveva ricominciare
+il concerto, andò a destare Cercopiteco, ch’erasi addormentato
+sul triclinio, e gli ordinò d’andare in cerca della bella Poppea e
+ricondurla presso di lui.
+
+Il buon Panerote, obeso, come sempre, dal cibo, e poco fermo per le
+soverchie libazioni, scese con gran stento dal letto triclinare e mosse
+per eseguire l’ordine di Cesare, affrettandosi lentamente e mormorando:
+
+— Il bell’incarico che mi tocca!... O ventre, ventre mio, quanto mi
+costa il soddisfarti!!
+
+Dopo aver cercato lungamente, trovò Poppea col marito, che si
+disponevano alla partenza.
+
+Cercò di persuaderli a restare, ripetendo esser questo il desiderio
+dell’Imperatore.
+
+— Rendi grazie a Cesare, — rispose Poppea, — e digli che mi perdoni
+se stanca e turbata abbandonai la splendida festa prima che fosse
+terminata.
+
+Era lo strale del Parto, ch’essa lanciava con queste parole, nel cuore
+di Nerone. Sapeva bene l’astuta quale ottimo partito fosse il farsi
+desiderare.
+
+Al marito, che le chiese se Nerone le avesse parlato d’amore, rispose:
+
+— E ciò ti sorprende? Tutte egli vorrebbe sedurre. Non rispetta
+le Sacerdotesse di Vesta, e pretendi che rispetti la moglie d’un
+Cavaliere? Sta tranquillo però, Poppea non andrà mai ad accrescere il
+numero delle sue concubine.
+
+— La ferrea volontà di quell’uomo mi spaventa!
+
+— E che temi? Non sarò mai la sua amante, nè posso essergli sposa,
+perchè non è libero.
+
+— Nel delirio della passione egli è capace di tutto.
+
+Dopo una breve pausa Poppea rispose:
+
+— Ebbene.... vedremo.
+
+La scaltra femmina non s’era male apposta, perchè la sua improvvisa
+partenza dalla villa di Bauli, e le parole di lei, riferite da
+Cercopiteco a Nerone, avevano accresciuto in questi l’amorosa frenesia.
+
+Alla dimane, mentre sedeva in giardino venne correndo un’ancella ad
+annunziarle l’Imperatore.
+
+Fece un atto di sorpresa, ed ordinò che lo si introducesse nell’exedra,
+dove poco dopo lo raggiunse.
+
+— Salve, — essa disse, chinando il capo, — o divo Cesare, che vieni ad
+onorare di tua presenza il mio povero lare domestico. A che debbo mai
+tanta ventura?
+
+— All’ardente desiderio di rivederti. Tu abbandonasti così
+improvvisamente la festa; quella festa di cui eri l’astro più bello.
+T’allontanasti da me quand’io, innamorato cantore, voleva temprar per
+te sulle corde della mia cetra un appassionato carme, che tu avresti
+compreso per certo, e me ne avresti dato mercede d’un tenero sorriso.
+Ah, tu m’arrecasti grave dolore!
+
+Poppea, carattere freddo e calcolatore, non era donna da lasciarsi
+abbindolare, come le altre, dall’amorosa rettorica del divo Cesare,
+quantunque egli in quel momento fosse sincero nel suo entusiasmo.
+
+Laonde lo aveva lasciato parlare, rimanendo muta e impassibile; ma
+udendo le ultime parole, rispose:
+
+— Se io avessi potuto prevedere che tu, circondato da tanto splendore,
+da tante seduzioni, ti saresti accorto della mia assenza, e ne avresti
+provato dispiacere, sarei rimasta. Perdonami dunque.
+
+— Ad altri non avrei perdonato, a te perdono perchè t’amo.
+
+Poppea tacque.
+
+Nerone, con grande concitazione riprese:
+
+— Sì, t’amo, e tu non mi credi, e perciò non rispondi, come se l’amore
+di quest’uomo terribile ti facesse paura.
+
+— No, non è questo il sentimento che provo, o divo Cesare; alle tue
+parole è dovere ch’io creda; ma tu devi qualche cosa concedere alla
+sorpresa, alla debole opinione dei pregi che a me largì natura. Io
+non sono presuntuosa e non so spiegarmi com’abbia potuto inspirare
+in te così forte affetto in così breve tempo, in te semidio che tutti
+adorano.
+
+— E neppur io so spiegare a me stesso quello che provo dacchè ti
+vidi. V’è per la prima volta un sentimento in me, che quasi domina
+la tempesta dei sensi. Tu non sei soltanto per me la donna, tu sei la
+fata, e sento che per quanta ebbrezza possano dare i tuoi baci, le tue
+carezze, i tuoi amplessi, queste delizie non basterebbero a me ove non
+possedessi l’anima tua. Di ciò niun’altra donna può menar vanto.
+
+— E la diva Ottavia?
+
+— L’amai, è vero, le porto ancora grandissimo affetto, ma ci unì la
+volontà altrui, e la sua sterilità ci divide.
+
+— E la citarista greca?
+
+— A chi ti paragoni, o Poppea, ad una schiava!
+
+— Di cui tu, o Cesare, volevi far la tua sposa.
+
+— Non è vero, — interruppe Nerone; — è una menzogna de’ miei nemici.
+
+Ed era lui che sfacciatamente rinnegava la verità.
+
+Vedendo che la donna taceva, riprese:
+
+— Quand’anche in un momento d’aberrazione avessi commesso tale
+ignominia, rientrando in me stesso le avrei strappata la diadema
+imperiale, per offrirla poi ad altra donna più adorata e più degna.
+
+E volse a Poppea così eloquente sguardo da farle comprendere che si
+trattava di lei.
+
+Quantunque le parole di Nerone _Oh, la sublime Imperatrice che tu
+saresti_, avessero alquanto esaltato il suo spirito ambizioso, non
+credeva che potesse la fantastica speranza cangiarsi in realtà così
+presto.
+
+Fu per venir meno dalla gioia: ma serbandosi calma apparentemente,
+osservò:
+
+— E chi più adorata e più degna della diva Ottavia?
+
+— Tu! — esclamò Nerone prendendole le mani.
+
+Poppea, dissimulando a meraviglia, rispose:
+
+— O divo Cesare, s’è vero che m’ami, non prenderti giuoco di me.
+
+— Ascoltami ancora, — riprese l’Imperatore. — Io vegliai tutta notte e
+la tua immagine mi fu sempre dinanzi, e ti vedeva al mio fianco, nelle
+feste della casa Aurea, nei teatri, nei circhi, negli spettacoli sacri.
+Mi sembrava d’udire il popolo, innamorato della tua bellezza, gridare
+_Ave, pulcherrima Imperatrix!_ E poi venir a notte tra i profumi
+del talamo a giacer fra le mie braccia, sposo invidiato da tutti. E
+finalmente io ti vedeva madre del figlio mio. Ciò mi convinse che la
+tua apparizione non fu opra del caso, che l’impressione prodotta in
+me dalla tua bellezza non fu solo delirio dei sensi miei. Ecco perchè
+venni subito da te, perchè ti parlai così ardente linguaggio. Tu devi
+esser la sposa mia, devi regnare con me. Ora sarai convinta, spero,
+dell’immenso amor mio.
+
+— E come non esserlo?
+
+— Acconsenti dunque?
+
+— E che vale il mio consenso senza quello di Marco Salvio Ottone?
+
+— Lo credi sì stolto da opporsi alla mia volontà?
+
+— Ma s’egli rifiutasse?
+
+— Guai!
+
+— Ahimè!
+
+— È in suo potere la scelta, o la fortuna o la morte.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVIII.
+
+I due ripudii.
+
+
+Tiridate, Re d’Armenia, sollecitato da Nerone con tante promesse,
+giunse in Roma verso le calende di settembre. Desiderando l’Imperatore
+presentarlo con gran pompa al popolo, ed essendo in quei giorni il
+tempo piovigginoso, fu ritardata la cerimonia.
+
+Finalmente si proclamò il bando, che invitava i romani ad adunarsi nel
+foro.
+
+Era una splendida giornata d’autunno, la folla gremiva la piazza, i
+soldati erano disposti in ordine intorno ai templi, i littori ed i
+signiferi colle loro insegne circondavano il palco eretto presso ai
+rostri, e destinato all’Imperatore.
+
+Questi, vestito da trionfatore, giunse nel Foro sopra un carro tirato
+da quattro cavalli bianchi. Salito sul palco, e postosi a sedere sopra
+la sedia curule, invitò il Re d’Armenia a venirgli vicino.
+
+Tiridate era un vecchio dagli occhi nerissimi e grandi. Una barba
+grigia gli scendeva in punta fino al petto. Indossava una lunga tunica
+di seta gialla, stretta ai fianchi da fascia della medesima stoffa, e
+portava sul capo la tiara, distintivo del Re Sacerdote.
+
+Si gettò in ginocchio ai piedi di Nerone, che gli porse la destra, ed
+aiutatolo a rialzarsi lo baciò. Quindi gli tolse esso stesso la tiara,
+gli fasciò la fronte colla diadema, e fece da un cittadino Pretore
+ripetere ad alta voce le parole pronunziate dal Re, perchè tutto il
+popolo le intendesse.
+
+Terminata questa cerimonia, passarono dal Foro al teatro di Pompeo,
+dove in onore del Re dovevasi, da cittadini vestiti in costume romano,
+recitare una commedia d’Afranio intitolata _Incendio_, nella quale
+andrebbe in fiamme una casa, fabbricata in fondo alla scena e che
+formava la così detta _scena stabile_.
+
+Quando giunsero Nerone ed il Re, la _cavea_ e l’_orchestra_ erano così
+stipate, che le file semicircolari dei sedili scomparivano sotto un
+tappeto di teste.
+
+Agli applausi, di cui il publico fu prodigo, durante la commedia,
+successero poi grida entusiastiche allorchè scoppiò l’incendio e
+gl’istrioni diedero il saccheggio alla casa, e portaron via, come era
+stato loro permesso, tutte le masserizie e gli altri oggetti salvati
+dal fuoco.
+
+Terminata la rappresentazione, Tiridate fece di nuovo riverenza a
+Nerone, e si raccomandò a lui, e la folla lo acclamò Imperatore.
+
+Dal teatro di Pompeo il corteggio imperiale si recò in Campidoglio,
+e là nel tempio di Giove Capitolino fu solennemente deposta in grembo
+al Nume una corona d’alloro in onore di quel Re, che aveva ricondotta
+l’Armenia sotto il dominio romano.
+
+Ad altre rappresentazioni volle prender parte Nerone. In una cantò
+di Canace quando partoriva, d’Oreste quando uccise la madre, d’Edipo
+accecato, e d’Ercole pazzo furioso.
+
+Inoltre, insieme agl’istrioni, declamò una tragedia, in cui si
+rappresentavano illustri personaggi e Dei. In questa circostanza furono
+per la prima volta adoperate le nuove maschere, che Nerone aveva fatto
+lavorare da insigne artefice, e che riproducevano le sembianze sue e
+quelle delle sue donne.
+
+Strana costumanza questa per un popolo, che aveva così vivo il
+sentimento dell’arte, d’imporre la maschera agli attori, togliendo loro
+così uno dei maggiori pregi, l’espressione del volto.
+
+E come se non bastassero le rappresentazioni teatrali, i circensi,
+la lotta dei gladiatori ed altri giuochi ai quali presero parte molti
+giovani patrizii, Nerone fe’ correre nel circo alcune carrette tirate
+ciascuna da quattro camelli, ed uno dei più insigni Cavalieri si mostrò
+in groppa ad un elefante.
+
+Questi ricordi dell’Asia riuscirono oltremodo graditi al Re d’Armenia,
+che non cessava dall’esaltare la grandezza e la magnanimità di Cesare,
+che lo aveva colmato d’onori e di doni.
+
+Com’egli fu partito, ai giorni di festa successero in Roma giorni di
+pianto.
+
+Dopo la cena alla villa di Bauli, Poppea erasi tenuta lontana dalla
+Corte e dagli spettacoli, per quanto Nerone, sempre più perdutamente
+innamorato di lei, la scongiurasse ad abbellire di sua presenza le
+feste della casa Aurea, dicendole che quel contegno riservato non
+s’addiceva alla futura Imperatrice romana.
+
+Un sogghigno d’incredulità accoglieva sempre queste affermazioni di
+Cesare, ripetendogli che egli non avrebbe mai il coraggio di ripudiare
+Ottavia. Troppo amava la moglie, troppo temeva la madre. Non poteva
+dunque aver fede nella proposta di lui, fatta forse nella speranza
+d’ottenere i suoi favori.
+
+E Nerone non ristava dal protestare che la parola di Cesare era sacra e
+ben presto ne darebbe la prova.
+
+Egli era interamente sotto il dominio di quella donna, che voleva ad
+ogni costo raggiungere il suo fine.
+
+E la povera Ottavia fu sacrificata.
+
+Un mattino Nerone fe’ venire Anneo Seneca e gli disse:
+
+— Tu sai che l’aver prole è cosa necessaria tanto che il divo Augusto
+colla legge Papia Poppea stabilì dei premii per quelli che avessero
+maggior numero di figliuoli. Puoi bene immaginarti quanto a me pesi
+la sterilità d’Ottavia. Egli è dunque con mio gran dolore che mi vedo
+costretto a ripudiarla, perchè se ai privati è disdicevol cosa il non
+aver discendenti, tanto più lo è per un Imperatore. Incarico dunque te,
+mio consigliere e maestro, di parteciparle questa mia determinazione.
+
+— Trovo giustissimo questo tuo desiderio, — rispose Seneca, — e nulla
+avrei ad obbiettare contro la risoluzione presa. Credo però sacro
+dovere in me il farti riflettere come la diva Ottavia sia l’idolo del
+popolo romano, il quale potrebbe levarsi a rumore, riguardando la tua
+risoluzione come un’ingiusta condanna contro una sposa bella, onesta e
+fedele.
+
+E Nerone di rimando:
+
+— Tu conosci per certo l’episodio di quel romano, che sentendosi
+criticare dagli amici, perchè voleva ripudiar la moglie modesta, bella,
+feconda, rispose loro mostrando il suo calzare: — anche questo calzare
+è ben fatto, è bello, è nuovo, ma nessuno di voi saprebbe indovinare
+in quale parte del piede mi faccia male. — I romani invece non possono
+ignorare la causa che mi spinge a ripudiare Ottavia e dovrebbero
+trovarla giusta. Nessuno poi ha il diritto di farsi giudice delle
+azioni di Cesare. Al popolo, questo gigantesco fanciullo, io do pane e
+circensi, ed egli m’adora e continuerà ad acclamarmi.
+
+Seneca rispose:
+
+— Pensa che hai molti nemici.
+
+— A questi darò catene e gastighi.
+
+— Non fidarti poi tanto dell’aura popolare, che cambia da un momento
+all’altro. N’ebbe una prova il Profeta Nazareno, a cui il popolo
+di Gerosolima gridò la croce otto giorni dopo averlo accolto cogli
+_Osanna_.
+
+— Mal scegliesti l’esempio. Gesù era un grande fanatico, odiato dagli
+ambiziosi farisei, che sobillarono il popolo d’Israello contro di lui.
+I Sacerdoti pagani, da me prezzolati, non hanno interesse che il popolo
+si ribelli agli ordini miei.
+
+— E quale, s’è lecito, fra le patrizie di Roma hai destinata al trono?
+
+— La moglie del Cavaliere Ottone.
+
+— Poppea Sabina! — esclamò Seneca.
+
+— E d’onde la tua meraviglia? — chiese crucciato Nerone.
+
+— I Numi ti guardino dal porre sul capo di donna siffatta la diadema
+imperiale.
+
+— Il Nume di Roma son io. E a te chi dà il diritto d’offendere la tua
+futura sovrana?
+
+— La verità, di cui la voce deve suonar sempre libera sulle labbra d’un
+filosofo, d’un amico.
+
+— Se amico mi sei, eseguisci tosto l’incarico che t’affidai, e cerca di
+persuadere Ottavia alla rassegnazione.
+
+Seneca fece un inchino, ed uscì senza aggiunger parola.
+
+Tornò dopo un’ora, e presentò a Nerone su piatto d’oro una chiave.
+
+Era costume che la moglie ripudiata, prima di partire dalla casa, ne
+consegnasse al marito la chiave.
+
+— E che diss’ella?
+
+— Che a questa sventura era già preparata, e chinava il capo al volere
+di Giove. Attende ora il decreto che la espella dalla casa Augustale.
+
+— E non pianse?
+
+— Dagli occhi non le sgorgarono lagrime. Fu ammirevole oltre ogni dire
+il contegno di lei.
+
+Nerone, il quale attendevasi a resistenza, a disperazioni, a preghiere,
+invece d’essere soddisfatto di questa rassegnazione, ne fu quasi
+mortificato, e rimase qualche tempo muto e pensieroso.
+
+Quindi ordinò a Seneca di prevenire della sua risoluzione l’Imperatrice
+Agrippina, e lo licenziò.
+
+— La scaltra, — pensò fra sè, — mentiva l’amore; io ero ingannato da
+lei, e forse da lungo tempo un altr’uomo era l’arbitro del suo cuore.
+Se giungo a scoprire questa verità, il ripudio sarà pena troppo lieve
+per lei.
+
+All’inatteso annunzio Agrippina arse di sdegno, e senza ascoltare
+Seneca, che la esortava alla calma e alla prudenza, andò dal figlio che
+trovò nella _trichila_[77] del giardino pensile annesso al cubiculo.
+Egli era seduto presso un tavolo di marmo sul quale poggiava il
+braccio.
+
+Al giunger d’Agrippina alzò gli occhi, che teneva fissi in terra, e
+attese ch’ella parlasse.
+
+— È vero quanto mi narrò Seneca? — chiese la madre accigliata.
+
+— Vorresti ch’egli fosse venuto da mia parte a raccontarti una fola? —
+rispose sogghignando Nerone.
+
+— Ma t’han forse i Numi tolto il bene dell’intelletto, — rispose
+Agrippina, — per ripudiare una sposa bella, mite, soave, che tocca
+appena il quarto lustro, che può renderti ancora padre felice, che
+tutta Roma rispetta e venera per la sua onestà!... Perchè sorridi a
+quel modo?.... Oseresti forse negare ch’essa si mantenne sempre salda
+nella fede giurata, ad onta dei torti tuoi che le costarono lagrime
+amare, di cui tu non t’avvedesti mai, perchè nella tema di riuscirti
+tediosa, soffriva tacendo.
+
+— Perchè, — interruppe Nerone — a lei bastava di conservare le insegne
+imperiali e presentiva che a causa della sua sterilità le verrebbero
+tolte. Ho indugiato abbastanza, ed ora ho deciso che un’altra mi dia
+quelle gioie paterne che non ebbi da lei. Di ciò tu dovresti lodarmi, o
+madre.
+
+— Se non fosse un pretesto, — interruppe Agrippina con impeto, — per
+saziar la libidine che in te seppe suscitare un’astuta maliarda.
+
+— Taci! — urlò Nerone, fissando la madre con occhi che mettevano
+spavento e sciupando con mano convulsa la toga.
+
+Ma Agrippina non si lasciò atterrire e scagliò contro Poppea le più
+sanguinose contumelie, chiamandola etèra, femmina volgare quanto
+ambiziosa, scevra d’ogni nobile sentimento.
+
+Nerone fremeva, ma la lasciava parlare. Finalmente più non resistendo,
+proruppe con forza di parlar concitato.
+
+— E sei tu che osi scagliarti in tal modo contro quella donna, di
+cui nulla sai, che nulla ti fece? Credi forse che io ignori il tuo
+passato? Tuo fratello Caligola non t’esiliò per gli scandali che
+commettevi? Non assassinasti il tuo primo marito Crispo Passieno per
+possederne più presto le ricchezze? Non facesti accusare di magia
+da’ tuoi satelliti, e morir fra i tormenti Lolla Paolina, perchè eri
+gelosa della sua bellezza, de’ suoi gioielli e dell’ascendente che
+aveva sopra l’Imperatore Claudio tuo zio, che tu sposasti, dopo rimosso
+quest’ultimo ostacolo, e poi facesti avvelenare con funghi preparati
+dalla giudea Locusta, perchè egli aveva condannata a morte una donna
+adultera,... e tu avevi paura?
+
+— Orrore! — esclamò finalmente Agrippina che aveva cercato più volte
+d’interrompere la tremenda requisitoria del figlio, che continuò.
+
+— Codesti fatti dovrebbero renderti umile e muta, ed invece osi
+erigerti a giudice dell’altrui condotta.
+
+— Invece, — disse Agrippina, — le tue accuse infami non mi fanno piegar
+la fronte, non mi tratterranno dal compiere il mio dovere. Se tu, per
+difendere un’abbietta creatura, vuoi dimenticarti d’essermi figlio, io
+non dimenticherò mai d’esserti madre.
+
+— E questo sacro nome, nella tua intenzione, non lo profanasti mai? —
+chiese Nerone con amara ironia.
+
+— Che intendi?
+
+— Combatti Poppea perchè forse temi in lei una rivale più fiera
+d’Ottavia.
+
+— Ora intendo, scellerato figlio, che vuoi render me colpevole delle
+tue prave aberrazioni, che costarono la vita ad Aulo Plancio. È
+questa la gratitudine di Claudio Nerone, al quale consacrai la mia
+esistenza, al quale diedi il regno, usurpandolo a Britannico. Ma bada,
+o forsennato, ch’io posso togliertelo di nuovo e renderlo a lui. Sì, lo
+posso, e lo farò se tu persisti nella pazza determinazione di sposar
+Poppea. Se disprezzerai i consigli della madre amante, proverai la
+vendetta della madre offesa.
+
+Ciò detto uscì dalla _trichila_.
+
+Il furore materno non turbò Nerone. La mente sua era preoccupata sempre
+dall’inesplicabile rassegnazione della moglie.
+
+Il dì seguente questa sedeva in uno dei _conclavi_[78] del suo
+appartamento tra la sorella Antonina e il fratello Britannico che
+la lodavano del contegno addimostrato all’annunzio del ripudio, e la
+consolavano delle grandezze imperiali che perdeva.
+
+— Rendi grazie a Dio d’averti sottratta in tal guisa al feroce
+Enobardo, — le diceva Antonina. — Tu verrai a vivere onorata da tutti,
+tranquilla e felice insieme con me e con Britannico.
+
+E così affettuosamente le parlavano, che la misera riuscì finalmente a
+stemperare in lagrime il cuore doloroso.
+
+In questa, entrò un’ancella ad annunziare che l’Imperatore desiderava
+parlare alla diva Ottavia e che tra poco si recherebbe da lei.
+
+— Andiamcene, o Britannico, — disse Antonina balzando bruscamente in
+piedi — ch’io mal sopporterei la vista di quel mostro.
+
+E partì col fratello.
+
+Erano già fuori dal palazzo Augustale quando comparve Nerone, che
+vedendo gli occhi della moglie ancora lagrimosi, le disse quasi con
+interna soddisfazione:
+
+— Tu piangi?
+
+— E vuoi che rida delle mie sventure?
+
+— Eppure Anneo Seneca mi riferì che l’annunzio del ripudio era stato da
+te accolto con straordinaria rassegnazione.... quasi con indifferenza.
+
+— Sapeva che nulla sarebbe valso ad intenerire un cuore che più non
+m’appartiene, e preferii il contegno dell’Imperatrice offesa, alle
+preghiere, ai pianti, alle recriminazioni della vittima.
+
+— E chi ti dice che il mio cuore non t’appartenga più? Io ti porto
+sempre grandissimo affetto, e non è mia colpa se le circostanze mi
+obbligano a separarmi da te.
+
+— Non aggiungere l’ipocrisia alla crudeltà. Tu mi respingi perchè ami
+Poppea Sabina. La sola ragione è questa. Separiamoci dunque, e più
+d’amore non si parli tra noi.
+
+— Vedi, Ottavia, avrei preferito che tu lottassi contro la mia
+determinazione.
+
+— A qual pro?
+
+— Per distruggere in me un sospetto.
+
+— E quale?
+
+— Che il tuo cuore gioisca della libertà che acquisti.
+
+— Dal momento che tu m’hai ripudiata, le gioie come le pene del mio
+cuore più non ti riguardano.
+
+La logica di questo linguaggio faceva fremere il superbo e geloso
+tiranno. Quasi fuori di sè, volle costringere Ottavia a confessargli
+che amava un altro.
+
+La moglie, con nobile fierezza, rispose:
+
+— Siffatte confessioni ora non puoi esigerle che da Poppea Sabina.
+Ottavia è libera e a te basti sapere ch’ella esce da questa casa colla
+fronte alta, e qui lascia, come ricordo di lei, la fede coniugale
+incontaminata.
+
+Queste ultime parole lo calmarono alquanto, benchè non soddisfacessero
+la sua pazza pretesa d’essere amato ancora, e non distruggessero
+interamente il sospetto che il contegno di lei lo si dovesse a
+sentimento inspiratole da Menecrate.
+
+Avendo essa ripetuto che attendeva l’ordine imperiale per uscire dalla
+casa Aurea, e recarsi presso la sorella Antonina, Nerone rispose:
+
+— Chi fu moglie di Cesare non perde il titolo d’Imperatrice, tu non
+puoi dunque accettare l’ospitalità d’alcuno. Qui rimarrai finchè non
+avrò scelto fra le mie ville quella che ti verrà destinata a dimora.
+
+Ottavia, sorridendo amaramente, osservò:
+
+— Non più dunque Imperatrice sposa, ma Imperatrice schiava. Sia come ti
+piace.
+
+E quando rimase sola tornò a piangere esclamando:
+
+— O mio povero Lucio Silano, tu sei ben vendicato!
+
+Era intenzione di Nerone di tener presso di sè Ottavia per poterla
+sorvegliare con miglior agio; ma Poppea, che temeva l’influenza della
+giovine Imperatrice, astutamente gli disse:
+
+— Vedo, o Cesare, che tu l’ami ancora. Me desideri ardentemente, lo
+so, e vuoi farmi tua moglie, perchè altrimenti non potrai ottenermi; ma
+comincio a dubitare, malgrado le tue asserzioni, che dell’anima tua non
+sia arbitra come vorrei. Sei ancora in tempo di rinunziare a me, tanto
+più che mio marito non acconsente di cedermi.
+
+Il risultato delle sue parole fu quello che sperava. Esse fecero
+l’effetto d’un colpo di sprone dato a focoso puledro.
+
+Nerone parve uscir di senno. Sbarrò gli occhi, che divennero
+fosforescenti, e presa per le braccia Poppea, proruppe:
+
+— Ah tu osi credere che io voglia farti mia sposa soltanto per ottenere
+la voluttà dei baci, e degli abbracciamenti che mi neghi. Ma non sai
+che il ritegno tuo, la tua resistenza a nulla varrebbero, ove l’amore e
+il rispetto non tenessero in me a freno i sensi? Vedi, io vorrei adesso
+strapparti di dosso le vesti, e colla violenza far del tuo nudo corpo
+la mia voglia, e poi ti condurrei all’ara e al trono, e t’adorerei come
+la Dea dell’anima mia. Supponi che io ami ancora Ottavia, che non ho
+mai amata, perchè mi fu imposta da mia madre. Ti proverò e tosto che le
+mie asserzioni non mentivano. Preparati a passar dal tuo palazzo alla
+casa Aurea. Domani stesso, i Senatori, a me devoti, approveranno il
+ripudio, ed io penserò a ridurre al silenzio tutti i tuoi nemici. Tu, a
+tua volta, dirai a Marco Salvio Ottone che ceda o tremi.
+
+— Non pronunzierò mai così fiera minaccia: — disse Poppea, — sono già
+colpevole assai, infliggendogli l’immeritata offesa del ripudio.
+
+— Lascia dunque la cura a me di persuaderlo, — rispose l’Imperatore.
+
+E questa cura volle affidata a Cercopiteco, ponendo di nuovo in grande
+imbarazzo il tranquillo parassita.
+
+Questa volta correva proprio il rischio di tornare colla testa rotta.
+
+S’avviava dunque tutto cogitabondo, camminando a lento passo, verso
+la casa di Poppea sita alle falde del Viminale. Trovò il Cavaliere
+nella zoteca più afflitto che cruccioso, e questo gli porse il destro
+d’intavolare il discorso con parole di compianto e di rassegnazione.
+
+L’altro si scagliò contro la moglie, che lo ricompensava colla vergogna
+dei sagrifizii fatti per lei.
+
+— Ma cosa parli tu di vergogna! — rispose Panerote. — E non sarebbe
+stato peggio ch’essa di nascosto si fosse data ad altri e che tu
+avessi dovuto continuare a mantenerla? Tutti lo avrebbero saputo,
+come sempre avviene, meno te, e ti saresti reso ridicolo colla faccia
+beata e colle corna in testa. Qui, è Cesare, il divo Cesare, che ti
+prega di cedergliela, mentre poteva rapirtela. Invece d’essere tra i
+mariti vilipesi, sarai tra quelli spregiudicati, che dicono all’amante
+innamorato della loro sposa: — La vuoi? Prendila, io non so più che
+farne.
+
+— Si vede che tu non amasti mai e parli da quell’uomo cinico che sei.
+
+— No, voglio persuaderti che in questo fatto non v’è onta di sorta per
+te. Dovresti invece esser contento, perchè quella donna t’ha divorato
+ormai molti sesterzi.
+
+— Ma l’amo sempre.
+
+— Pare impossibile! Poppea è bellissima, ne convengo, ma è tua moglie,
+e non può più darti il fascino della novità. Potrai invece andar con
+altre, non meno avvenenti di lei, alla ricerca d’occulti tesori.
+D’altronde sarebbe insania il persistere nel rifiuto. Con Claudio
+Nerone non si scherza. Potrebbe fartela pagar cara, mentre puoi farla
+pagar cara a lui.
+
+— E in che modo?
+
+— Coll’accettare la generosa offerta ch’egli si propone di farti.
+
+— Quale, s’è lecito?
+
+— Egli vuole affidarti il governo d’una provincia. Sono incaricato io
+di proportelo. Una volta sulla via degli impieghi cospicui, con tua
+moglie Imperatrice, viaggerai nei regni della fortuna. Oh perchè non
+è capitato a me d’avere una moglie bella da cedere all’Imperatore!
+Codesta disgrazia m’avrebbe aggiunto vent’anni di vita.
+
+Alcuni giorni dopo il Senato sanzionava la determinazione di Cesare,
+Ottavia era relegata nella villa di Nerone a Nettuno, Marco Salvio
+Ottone partiva per l’Ellesponto, e Poppea Sabina entrava trionfante
+nella casa Aurea.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIX.
+
+Tripudi e lagrime.
+
+
+L’esilio d’Ottavia cominciò dapprima a produrre nel publico sorpresa
+mista a rammarico, che si tradusse poi in aperto furore.
+
+Non solo nei privati convegni, ma eziandio nei luoghi publici si
+rimpiangeva la vittima, e si biasimava l’ingiustizia di Nerone.
+
+Il popolo, instigato anche dai fautori di Britannico, più non si
+contenne, e cominciò a tumultuare nelle vie.
+
+Frotte di cittadini le percorrevano, esaltando il nome d’Ottavia e
+proclamandola Diva di Roma, coronandone di fiori le statue, e giungendo
+perfino a salire il Palatino per reclamarne ad alta voce il ritorno.
+
+Nerone non rispondeva, ma non reagiva contro codeste dimostrazioni.
+
+A tutti siffatto contegno recava sorpresa, e la sorpresa crebbe
+allorchè si vide Isidoro Cinico circondato da soldati, mentre parlava
+con una franchezza veemente nella taverna di Salvidieno Orfido, tratto
+nella _custodia comune_[79] del carcere Mamertino e dopo due giorni
+rilasciato nuovamente in libertà.
+
+In questa circostanza il tiranno innamorato non mancò di far sapere,
+per mezzo de’ suoi satelliti, al prigioniero e agli altri, ch’egli
+doveva la sua liberazione alle preghiere dell’Imperatrice Poppea.
+
+Ed era vero.
+
+Essa in quei giorni, in cui si stava per celebrare il rito nuziale,
+cercava accattivarsi la benevolenza dei romani.
+
+Il popolo però, non esaudito ne’ suoi desiderii, continuava a
+tumultuare.
+
+I Consoli ed alcuni Senatori si recarono presso Nerone per scongiurarlo
+a richiamar l’esiliata, ed egli rispose che dopo il suo matrimonio
+farebbe delle indagini sulla condotta della moglie ripudiata e
+prenderebbe una decisione.
+
+Egli forse, per non turbar le feste del rito nuziale, avrebbe
+accondisceso, o finito d’accondiscendere; ma Poppea, che temeva sempre
+l’influenza d’Ottavia, tanto disse, tanto pregò di tenerla lontana
+da Roma, che rimase fermo nel decreto d’esilio, e diede ai magistrati
+quella risposta evasiva.
+
+Giunse finalmente il dì solenne delle nozze, e il popolo tornò a
+calmarsi, non tanto perchè fidasse nella promessa di Cesare, quanto pel
+desiderio di goder tranquillamente gli spettacoli.
+
+Illuminati dallo splendore d’un magnifico sole autunnale uscirono gli
+sposi dal palazzo dei Cesari sopra ricchissimo carro tirato da otto
+cavalli bianchi, condotti per l’_oreae_ (morso) dagli schiavi.
+
+Erano preceduti dai trombettieri, dai Consoli, da dieci Senatori scelti
+a testimoni e da tutti i dignitari della Corte e del governo.
+
+I littori scortavano il carro, dietro il quale un coro di vergini
+alessandrine cantava invocazioni a Talasio, alternandole con inni ad
+Imene.
+
+I pretoriani facevano ala al corteo, che chiudevano gli aquiliferi di
+tutte le legioni allora residenti in Roma, colle aquile d’argento sulle
+aste e il capo coperto da una pelle di fiera.
+
+Tre erano le forme nell’antica Roma per contrarre matrimonio.
+
+La prima, detta _usus_, quando un uomo prendeva una donna per un anno.
+La seconda _coemptio_ (o compera) nella quale i coniugi facevano per
+finzione la cerimonia di vendersi l’uno all’altro. La terza era una
+cerimonia religiosa chiamata _confarreatio_.
+
+A questa erasi attenuta Poppea col primo marito, e questa volle scelta
+lo stesso Nerone, perchè la più antica, la più solenne.
+
+Poppea non portava il _flammeum_[80], ma un candidissimo velo che dalla
+sommità del capo le scendeva per di dietro, e sotto il quale traspariva
+la nera capellatura disciolta. Aveva la testa coronata di rose e la
+prestante persona coperta tutta di sindone bianca trapunta in argento.
+Un ricco monile di piropi le scendeva sul petto, e cerchi gemmati le
+adornavano i polsi e la parte superiore delle nude braccia.
+
+Molti e molti rimasero estatici alla vista di quella sublime bellezza,
+e quasi si sentivano inclinati a scusare, se non a perdonare, il
+ripudio d’Ottavia.
+
+L’Imperatore cingeva la corona d’alloro; sulla tunica laticlavia
+portava il manto di porpora, e nella destra stringeva il bastone
+d’avorio, sormontato da un’aquila d’oro.
+
+Al tempio li attendevano presso l’ara il Pontefice Massimo e il Flamine
+di Giove, detto _Dialis_, insieme ad altri Sacerdoti ed ai Camilli[81].
+
+Poichè l’Imperatore e l’Imperatrice furono seduti davanti al delubro
+sopra sgabelli ricoperti dalla pelle d’una pecora, sacrificata poco
+prima dal Popa in loro onore, uno dei Camilli s’avanzò portando su
+piatto d’argento una focaccia di fior di farina.
+
+Il Pontefice, unite ch’ebbe le destre degli sposi e messa sul capo
+di Poppea una corona di verbena, come fu terminato il rito, al quale
+assisteva come pronuba Domizia, zia di Nerone, presentò, giusta il
+costume, la focaccia alla sposa, che la divise col marito.[82]
+
+Il _Commentarium rerum Urbanarum_ non risparmiò iperbole quel giorno
+per lodare la bellezza della sposa, la solennità del rito, l’entusiasmo
+popolare, che non esisteva, e la magnificenza del banchetto nuziale.
+
+In questo, come usavasi nelle grandi solennità, le dame eran sedute e
+gli uomini alquanto prostesi.
+
+Le più avvenenti matrone e i più eleganti giovani del patriziato romano
+prendevano parte alla festa. Di concenti risuonava l’incantevole
+triclinio, reso ancor più splendido dalla presenza della vaghissima
+sposa.
+
+Nerone era radiante ed al suo umor lieto tutti cercavano d’uniformarsi;
+ma un fondo di mestizia si nascondeva nell’animo dei convitati pel
+ricordo d’Ottavia, per l’assenza d’Agrippina ch’erasi ritirata sdegnosa
+nella villa di Baja, e pel severo mutismo di Seneca.
+
+Solo Cercopiteco Panerote e qualche altro ghiottone non pensavano ad
+alcuno, nulla osservavano, d’altro non preoccupati che del proprio
+ventre.
+
+Terminato il banchetto, come giunse la sera, si congedarono i
+convitati, Domizia prese per mano Poppea, e seguita da schiavi ed
+ancelle che portavano rami di pino accesi e torce, la condusse nella
+stanza dov’era preparato il _letto geniale._
+
+Quivi unse d’aromati il corpo di Poppea, e adagiatala nel letto, invitò
+Nerone ad entrar nel cubiculo, ed augurando loro felicità, ritirossi,
+seguita dalle ancelle.
+
+E cessarono finalmente pel sitibondo Cesare le pene di Tantalo.
+
+Alla cerimonia nuziale tennero dietro nei giorni seguenti publici
+spettacoli, feste nella casa Aurea, divertimenti popolari.
+
+E Nerone era sempre più radiante d’amore e di gioia, e a Poppea si
+leggeva sul volto la soddisfazione per la raggiunta grandezza.
+
+Ma sul loro sereno orizzonte non tardarono a riapparire delle nubi.
+
+Il popolo romano non aveva dimenticata la promessa fatta da Cesare ai
+Consoli ed ai Senatori, e vedendo che si tardava a mantenerla, cominciò
+di nuovo a lagnarsene, dapprima sommessamente, e poi con clamori, che
+chiedevano il ritorno d’Ottavia.
+
+E di quando in quando alternava alle grida parole offensive per Poppea.
+
+Nerone era in preda per questo a tal furore, che avrebbe di buon
+grado ordinato ai pretoriani il massacro degli schiamazzatori, ma si
+tratteneva per non accrescere la popolarità della ripudiata e di suo
+fratello Britannico.
+
+A Seneca, che lo esortava a mantener la promessa e prendere una
+risoluzione,
+
+— La prenderò, — rispose, — e tale che rovescerà dal loro piedistallo
+gl’idoli di questo popolo insensato.
+
+Gettando poi, come suol dirsi, una pietra nel giardino del suo maestro,
+aggiunse:
+
+— E che i nemici della diva Poppea tremino!
+
+Seneca non addimostrò turbamento di sorta.
+
+
+Già da un mese Ottavia viveva sofferente e solitaria a Nettuno col solo
+conforto delle visite, che a lei facevano di tratto in tratto Antonina
+e Britannico.
+
+Una sera, dopo il tramonto, essa, indossato il peplo notturno e avvolta
+la persona in un leggero amitto, uscì dal cubiculo sul _meniano_[83]
+e sedutasi in un _bisellio_[84], posando i piedi sopra uno scranno,
+rimase mestamente assorta. Guardava le onde che venivano ad infrangersi
+negli scogli, guardava le fiammelle che andavano a poco a poco
+estinguendosi nelle casupole dei pescatori, e intanto alla sua mente
+s’affacciavano le memorie del passato.
+
+— Misera, — essa pensava tra sè, — a che ti giovarono la fede, l’amore,
+la rassegnazione? Eccoti ripudiata dall’uomo cui portavi tanto affetto,
+privata di tutti i tuoi cari, del tetto coniugale, del trono, della
+grandezza, e condannata all’esilio come una colpevole. E s’arrestassero
+qui le mie sventure, ma un presentimento funesto mi stringe il cuore.
+Tremo per me e per tutti quelli che m’amano.
+
+In questo si scosse da quella specie di letargo, in cui era immersa, e
+tese l’orecchio.
+
+A poca distanza udivasi il suono d’una cetra, che aveva intonata una
+melodia a lei nota.
+
+Non si vedeva il citarista, nascosto forse dietro un gruppo di piante,
+ma essa immaginò chi fosse, e sentì balzare il cuore e sorrise tra le
+lagrime.
+
+Chiamata l’ancella _cosmeta_[85], le dimandò se avesse udito quel suono.
+
+L’altra rispose:
+
+— L’udii, o diva Ottavia. Egli è per certo l’onesto Menecrate,
+apportatore forse di qualche lieta novella.
+
+Dopo lunga esitazione, Ottavia disse sospirando:
+
+— Discendi a cercarlo, e conducilo a me.
+
+Alcuni istanti dopo il citarista compariva sul meniano, e piegando un
+ginocchio a terra, disse:
+
+— Mercè, o divina Ottavia, che mi concedesti di prostrarmi nuovamente
+a’ tuoi piedi.
+
+— Tu non mi dimenticasti dunque, o Menecrate?
+
+— Non v’è acqua di Lete che possa darmi codesto oblio. E chi potrebbe
+dimenticarti? Non certo il popolo romano che ti reclama, ed è pronto a
+qualunque eccesso se dal tiranno non gli verrà reso il suo idolo.
+
+— E Roma s’illude se crede colle minacce d’indur Nerone a cedere. Non
+farete che inasprire la sua ingiusta collera contro di me.
+
+— Invece, — ripetè Menecrate, — in lui si tradisce il timore.
+
+E qui narrò dell’impunità, in cui si lasciavano gli arditi partigiani
+di lei; della clemenza usata ad Isidoro Cinico.
+
+— Non vi fidate di siffatte apparenze, — interruppe Ottavia, — e voi,
+che m’amate, siate prudenti e guardinghi, perchè lo sdegno di Cesare
+può colpir da un momento all’altro. Tu, specialmente, o Menecrate, la
+cui devozione per me lo fece entrare già da lungo tempo in sospetto.
+Quand’anche io stessa di ciò non mi fossi avvista, Seneca lo rivelò
+dopo il ripudio all’Apostolo cristiano che ne fece avvertita mia
+sorella Antonina. Esitai per questo a riceverti stasera, ma non ebbi il
+coraggio, o mio fido, di respingerti, senza averti veduto.
+
+— Ma se Poppea la dicono gelosa di te, perchè teme che Nerone t’ami
+ancora....
+
+— E d’onde lo sai?
+
+— Molti lo ripetono, e in questi ultimi giorni a me lo disse Aniceto.
+
+— Ah disgraziato, non fidarti di quel mostro, che m’odiò sempre perchè
+non diedi ascolto alle sue infami proposte.
+
+— E perchè non lo denunziasti a Cesare?
+
+— Per essere generosa fui stolta, lo so. Ma tu gli confidasti forse che
+verresti qui?
+
+— No, perchè sempre ho provato per lui profonda avversione, quantunque
+egli m’addimostrasse benevolenza, e cercasse d’accompagnarsi con me
+tutte le volte che c’incontravamo.
+
+— Ma non ti sfuggì mai dal labbro una parola imprudente?
+
+— O divina Ottavia, e quale parola poteva io dire, che non fosse
+dettata da profonda venerazione per te, che non affermasse l’immensa
+distanza che separa la figlia di Claudio, la moglie di Cesare
+dall’umile citaredo? Adoro i Numi, ma più dei Numi l’onor tuo, la
+tua virtù. Io non ebbi mai da te nè una parola, nè uno sguardo,
+che lusingassero l’immenso amor mio, che a tutti nascosi sempre. Lo
+stesso Nerone, col suo maligno istinto, col suo geloso orgoglio, lo ha
+sospettato, ma non lo ha scoperto.
+
+— E questo basta, o Menecrate, per farci tremare ambedue, me per la mia
+fama, te per la tua vita.
+
+— Io questa vita la disprezzerei, ove non mi addolorasse l’anima il
+pensiero di lasciar la povera madre mia sola in questo mondo, immersa
+nel dolore. Ma se Nerone vuol togliermela, se la prenda; sarà l’unica
+voluttà concessa allo sventurato amor mio, quella di morire per te.
+Alla tua fama poi Roma alzò monumento così alto e sublime, che sfida
+tutte le mene dei calunniatori. Non v’è onesto cittadino che non
+sorgerebbe a difenderti, ed io per l’onor tuo sono pronto, ove occorra,
+a versare il mio sangue fino all’ultima stilla.
+
+— Cuor generoso! — esclamò Ottavia, fissandolo teneramente.
+
+Il citaredo diede in un sospiro, e riprese:
+
+— Invocare dai Numi, come io feci sempre per te, un’esistenza di gioia
+e di pace, e vederti invece tanto infelice, vederti circondata da
+ingiusti sospetti, che turbano le tue veglie e i tuoi sonni, e sentir
+da te che di questi mali son fors’io l’innocente cagione, mi rende
+desolato, m’agita così, ch’io non so più quel che debba fare. Vedi,
+non ho resistito al desiderio di rivederti, ero beato qui giungendo, ed
+ora mi pento d’esser venuto, perchè un arcano presentimento mi dice che
+posso involontariamente, aver giovato ai tuo nemico, e te danneggiata.
+Facciano almeno i Numi che paghi io solo la mia imprudenza.
+
+— Confidasti a qualcuno il tuo progetto?
+
+— Non sono così stolto.
+
+— Sei sicuro che nessuno t’abbia riconosciuto qui?
+
+— Non m’imbattei che in poveri pescatori.
+
+— Rassicurati dunque, che i miei schiavi son fidi, e non parleranno.
+È più prudente però che tu esca da questa villa ed approfitti della
+_suprema tempesta_ per tornare in Roma.
+
+— Il tuo volere è legge per me, — rispose Menecrate, — ed io ti lascio.
+Sanno gli Dei quando ci rivedremo. Forse mai più.
+
+— Non dir questo, o fido Menecrate, non accrescere i sinistri
+presentimenti dell’anima mia.
+
+— O divina Ottavia, là dove regna il feroce Enobardo ogni addio può
+esser l’ultimo.
+
+— Non straziarmi così.
+
+— Almeno, se non devo più rivederti, se sono destinato a morire, mi sia
+conforto nella solitudine, renda meno crudele la mia agonia il ricordo
+d’una tua soave parola. Concedimi questa grazia, pronunzia questa
+parola.
+
+La vittima allora, ribellandosi alle ingiuste pretese del suo
+carnefice, rispose:
+
+— Sì, poichè sono libera del mio cuore, nè devo più render ragione
+a chicchessia de’ miei sentimenti, io ti dichiaro, o Menecrate, che
+t’amo, sì, t’amo, e che se riusciremo a salvarci, la sventurata moglie
+di Cesare diverrà forse un giorno la felice sposa del citaredo.
+
+A queste parole Menecrate cadde in ginocchio e prese nelle sue le mani
+di lei, le inondò di lagrime e di baci.
+
+Quando la commozione gli permise di parlare, esclamò:
+
+— Ah tu mi rendesti adesso l’uomo più beato della terra!
+
+Quindi, levatosi in piedi e prendendo la cetra, che aveva ad armacollo,
+soggiunse:
+
+— Compisci l’opera, o divina Ottavia, e permetti che questo istrumento
+rimanga con te, come ricordo del povero citaredo.
+
+— Ora tu sai che il mio cuore non ha bisogno di pegni per rammentarsi
+di te. Conserva dunque la tua cetra, che varrà a renderti meno penose
+le ore della solitudine.
+
+— È quella che portava sempre con me nel palazzo dei Cesari, e le sue
+melodie eran da te benignamente ascoltate. Queste corde non devono più
+vibrare ove tu non sei. Prendila, e me la renderai, se verranno giorni
+più felici per noi.
+
+Ottavia levossi, prese la cetra, e porse la fronte a Menecrate che
+v’impresse un lungo bacio.
+
+Sapeva che nulla di più avrebbe potuto ottenere dalla casta
+riservatezza di lei, e per timore d’offenderla più nulla chiese.
+
+Poichè egli fu partito, Ottavia andò ad appender l’istrumento presso
+il suo letto, e chiamò quindi l’ancella cubicularia perchè l’aiutasse a
+svestirsi.
+
+S’udì un mormorio di voci, quindi i passi frettolosi di persona, che
+quasi gemendo s’avvicinava al cubiculo.
+
+Era la schiava _vestiplica_[86] la quale, tutta spaventata, veniva ad
+annunziare che Menecrate, appena uscito dalla villa, veniva in presenza
+dell’ostiario afferrato da alcuni pescatori, legato con funi e condotto
+via.
+
+Ottavia si mise le mani nei capelli, e gettando un grido cadde svenuta
+tra le braccia delle ancelle.
+
+Successero a quello giorni per lei d’indescrivibile angoscia.
+
+Non una parola, non uno scritto che le desse notizia del citaredo.
+
+Una nuova circostanza venne invece ad accrescere il suo spavento.
+Giunsero all’improvviso alcune schiave, che venivano a surrogare le
+sue ancelle fedeli, che da alcuni soldati furono, per ordine di Cesare,
+condotte in Roma. Si vide allora perduta, comprese d’esser vittima di
+perfide mene, e la sua disperazione fu al colmo.
+
+Una mattina giaceva ancora in letto, estenuata dalla febbre, allorchè
+tutt’a un tratto udì nelle stanze attigue una voce che gridava:
+
+— Lasciatemi, maledette schiave di Cesare, lasciatemi! Voglio salvarla!
+
+
+
+
+CAPITOLO XX.
+
+Tormentati.
+
+
+— Tu dovrai scoprire se Menecrate osa amare la moglie di Cesare, e
+s’egli si recò furtivamente a Nettuno. Adopera a ciò tutti i mezzi,
+ch’io ti do ampia facoltà.
+
+Questo diceva un giorno Nerone ad Aniceto, e l’incarico era con gioia
+accettato dal maligno pedagogo, che sperava vendicarsi d’Ottavia,
+conservar la benevolenza di Cesare e acquistare quella della nuova
+Imperatrice.
+
+S’era subito messo all’opera, e non riuscendo a cogliere a volo qualche
+parola imprudente del giovine, nè ad avere informazioni da altre
+persone, meditava subito l’impresa di farlo sorprendere a Nettuno.
+
+Aveva dunque spedito colà alcuni scherani travestiti da pescatori, e
+che di vista conoscevano il citaredo, e dava loro ordine di vegliare
+intorno alla villa, ove dimorava Ottavia, di lasciarvelo entrare, e
+catturarlo appena ne fosse uscito.
+
+L’agguato, come vedemmo, riuscì a meraviglia, e il misero, giunto in
+Roma, veniva rinchiuso nel carcere Tulliano.
+
+Ivi fu interrogato dai giudici, i quali con subdole dimande cercarono
+d’indurlo a confessare l’adulterio commesso con Ottavia.
+
+Il prigioniero, mal frenando lo sdegno, esclamò:
+
+— O giudici, non vi fate complici di calunniatori malvagi, e rispettate
+la più virtuosa, la più casta delle donne romane.
+
+E continuando gli altri nel triste ufficio, soggiunse che smettessero,
+perchè i loro vani artifizi non riuscirebbero a fargli rinnegare la
+verità.
+
+Dopo queste parole si chiuse in sdegnoso silenzio.
+
+Tanta fermezza adirò quei satelliti del tiranno, i quali ordinarono ai
+soldati di legar Menecrate con una fune, e calarlo nella _carneficina_.
+Così chiamavasi il sotterraneo, dove i rei erano torturati e
+giustiziati.
+
+Era stato scavato nella roccia a 17 palmi e mezzo dal piano di Roma
+da Servio Tullio e sottostava a tutte le celle della prigione. Da
+un’apertura, praticata in mezzo alla vôlta, venivano con funi calati
+abbasso i rei ed i carnefici. Una piccola porta a sinistra dava accesso
+ad una galleria, che metteva nel Tevere, dove si gettavano i cadaveri,
+quando non venivano esposti sulle gradinate Gemoniane.
+
+Manette, catene, collari, marchi di ferro, eculei, nervi, flagelli,
+corde, numelli, patiboli, ed altri istrumenti di tortura erano disposti
+intorno alle rozze pareti.
+
+Menecrate venne dal carnefice racchiuso nel _numello_[87] e sottoposto
+al supplizio del flagello a cui i romani avevano applicato l’epiteto
+di _horribile_. Le sue corde ritorte con nodi, che rassomigliavano ai
+numerosi tentacoli del polipo, facevano strazio di quel corpo. Grondava
+il sangue dalle carni lacerate, che cadevano in brandelli, e il
+paziente gemeva, ma non chiedeva pietà, ma rimaneva saldo nel proclamar
+l’innocenza e la virtù d’Ottavia.
+
+Finalmente il dolore lo vinse, e perdette i sensi.
+
+Allora fu tolto dal _numello_, e colla corda tirato verso il foro della
+volta e consegnato all’_ergastolario_, che lo fe’ ricondurre nella
+prigione e gli fe’ ungere di balsamo le ferite.
+
+Nerone, per giustificare agli occhi dei romani il ripudio d’Ottavia,
+e diminuire di questa il prestigio, ed accrescerlo a Poppea, voleva ad
+ogni costo che Ottavia risultasse colpevole; ma nello stesso tempo il
+sentir confermata la virtù di lei lusingava il suo amor proprio.
+
+Provò dunque quasi un senso di gratitudine verso Menecrate, e
+d’ammirazione per la fermezza di lui.
+
+L’avrebbe forse rimandato libero, ove Aniceto, a cui ciò non garbava,
+non gli avesse fatto osservare che conveniva prima provare ch’egli
+non avesse per nobiltà d’animo mentita la verità. E il perfido suggerì
+allora di far tradurre da Nettuno a Roma le ancelle d’Ottavia.
+
+E a quelle sventurate toccò la stessa sorte del citaredo.
+
+Non fu adoperato il _numello_, ma bensì, il sistema del _catomidio_[88]
+e invece del flagello furono ad una ad una percosse col _flagro_,
+di cui i lunghi cordoni intrecciati con dei pasturali di pecora non
+laceravano nè pestavano le carni.
+
+Di questo istrumento i preti di Cibele si servivano per farsi la
+disciplina. Ma i preti fingevano, e il carnefice faceva davvero, per
+cui le strida delle pazienti s’udivano, non solo dai prigionieri, ma
+dai cittadini che passavano per via.
+
+Ad onta però degli spasimi, la loro fedeltà vinse la prova e nessuna
+accusò.
+
+La fama dei supplizii, così eroicamente sopportati dai martiri, non
+tardò a divulgarsi fra il popolo, che ascrivendoli all’influenza della
+nuova Imperatrice, cominciò a dimostrare clamorosamente il suo malumore
+contro di lei.
+
+La si malediceva publicamente, si chiedeva giustizia, tanto dalla plebe
+che dai patrizi per la ripudiata Ottavia, per l’innocenza oppressa.
+
+Nerone, furibondo, non sapeva più a qual nuovo infame partito
+appigliarsi per difender la donna adorata e confondere il popolo
+romano.
+
+Lo scellerato pedagogo venne nuovamente in suo soccorso e gli dimandò:
+
+— Vuoi tu che Ottavia risulti ad ogni costo colpevole?
+
+— Sì, per l’Averno! Purchè io non sia stato ingannato, lo sian pure gli
+altri.
+
+— Or bene, fa porre in libertà i prigionieri, e punisci Ottavia,
+dichiarata adultera dal suo stesso amante.
+
+— E chi sarà costui?
+
+— Il tuo Aniceto, se vuoi.
+
+— Tu!.... Ma non è vero?
+
+— E che monta? Il popolo cadrà nell’inganno.
+
+— Mi spiace, che un miserabile par tuo sia creduto il rivale di Cesare.
+
+Aniceto, ch’era avvezzo a simili oltraggi, si strinse nelle spalle e
+non profferì parola.
+
+In questo entrò nella stanza l’Imperatrice, trascinando seco Atte, alla
+quale impose di ripetere al cospetto dell’Imperatore quanto aveva detto
+a Domizia, purchè non tradisse la verità.
+
+— Non ho mai mentito, — interruppe Atte, fissando Poppea con alquanta
+alterigia.
+
+Quindi, rivolgendosi a Nerone, continuò:
+
+— La tua zia Domizia vituperò davanti alle schiave la divina Ottavia,
+ed io ch’era presente, ne presi le difese e ne esaltai le sublimi
+virtù. Essa disse che tu, o Claudio Nerone, avevi ben operato
+ripudiandola e condannandola all’esilio, ed io dichiarai il tuo atto
+indegno d’un cuore generoso. Essa si scagliò contro il popolo romano,
+che osa ribellarsi ai decreti di Cesare, che fa d’una giovine ipocrita
+l’idolo suo, e non vuol riconoscere i pregi della divina Poppea. Ed io
+risposi che il popolo è saggio, e che dalla sua bocca esce sempre la
+parola dei Numi. Ecco la verità.
+
+Nerone tacque. Egli era distratto perchè, tra il parlare d’Atte, rapide
+attraversarono la sua mente le memorie dei gaudi soavi divisi con
+quella donna, che si mostrava in quel momento sì franca e leale.
+
+— E sei tu, — disse Poppea con beffardo sorriso, — tu, che compiangi
+colei, a cui per la prima rapisti il marito?
+
+— Ah! Avrei voluto, — rispose la citarista, — morir prima che
+un’infelice passione mi facesse portar nella tomba il rimorso di quel
+tradimento.
+
+— Codesto rimorso risparmialo, — entrò a dire Nerone, che vedeva
+finalmente giunto l’istante di portar coll’estrema calunnia il colpo
+fatale alla riputazione d’Ottavia. — Voi tutti adorate un idolo
+bugiardo. Quella virtù, così decantata da voi, non impedì ad Ottavia
+di.... prostituirsi a costui....
+
+Ed additò Aniceto, mormorando quasi a stento le ultime parole, come se
+le sue labbra rifuggissero dal pronunziarle.
+
+— Tu! — esclamò Atte, guardando biecamente il pedagogo, — ed osi
+asserirlo?
+
+— La coscienza m’impone questa volontaria confessione per salvare
+l’innocente Menecrate.
+
+Intanto Poppea teneva fisse sul marito le sue nere pupille, in cui
+leggevasi la sorpresa e l’incredulità.
+
+Forse nella sua intenzione travedeva l’ordito inganno, e ciò non le
+inspirava fiducia per l’avvenire.
+
+— E dopo la sanguinosa offesa, non punisti quest’uomo? — essa osservò.
+
+Ed Aniceto con prontezza rispose prima che l’Imperatore parlasse:
+
+— Il divo Cesare generosamente mi perdonò, perchè la pietà mi spinse a
+dichiararmi reo.
+
+— E chi ti disse, o malvagio, — interruppe Nerone, — ch’io ti perdonai?
+Non ti tolgo la vita, ma ti condanno all’esilio. Ora, tu stessa,
+adorata Poppea, pronunzia la sentenza contro codesta illusa citarista.
+
+— A me basta, — rispose Poppea, — che una mia nemica non abbia più
+ricetto nel palazzo dei Cesari.
+
+— Udisti, o Atte? Prima che tramonti il sole devi aver abbandonata la
+reggia. Prendi.
+
+E tolto da un _pegma_ (o stipo) un _marsupio_[89] pieno di nummi d’oro,
+lo presentò a lei, che rifiutò dicendo:
+
+— Da lungo tempo implorai dal divo Cesare la grazia di lasciarmi
+partire. Egli me la negò, anzi mi volle qui prigioniera. Ora mi
+concede la libertà, e questo dono a me basta, senza che altro egli ve
+ne aggiunga. Parto riconoscente all’Imperatrice della sua sentenza,
+che m’offre il mezzo d’espiare il mio fallo. Parto però convinta che
+quest’uomo ha mentito, e ch’è immacolata la virtù della divina Ottavia.
+
+— Il gastigo che l’attende ti convincerà delle sue colpe. Ora prendi
+questo denaro ch’io t’offro.... prendilo.... così voglio.... così
+comando... e va.
+
+Atte prese il marsupio, senza più esitare; poichè quel denaro giovava
+ad un suo progetto, ed uscì dalla stanza imperiale coll’animo agitato
+per la sciagura che sovrastava ad Ottavia.
+
+Poppea era riuscita ad allontanare la concubina, come aveva fatto
+discacciare la legittima sposa. Agli altri nemici, che aveva nella casa
+Augustale, penserebbe in seguito. Essa voleva goder tranquillamente
+della sua fortuna, e regnar dispotica sull’animo di Cesare.
+
+Voleva fido e sottomesso a lei sola il marito, senza darsi però la pena
+di correggerlo.
+
+Sembrava che le sue aberrazioni, i suoi stessi delitti non la
+riguardassero.
+
+Per questo, malgrado il sospetto ch’egli con Aniceto avessero ordito
+una trama contro Ottavia, e che a questa minacciasse l’estremo fato,
+non chiese schiarimenti, non disse parola per salvarla.
+
+Nerone però titubava di convalidar la calunnia colla punizione della
+moglie ripudiata, che egli amò un giorno, e che sapeva onesta e fedele.
+Era tale enormità che faceva perfino ribrezzo a quella belva.
+
+La sua vecchia zia però, ch’era donna feroce anch’essa, acerrima
+nemica dei Claudii ed accecata dall’affetto per Nerone, lo stimolava
+a disfarsi dei due figli di Messalina se voleva acquistare la pace, e
+regnar sicuro. Neppure a lei Nerone aveva confidato il segreto della
+trama ordita con Aniceto, laonde essa in buona fede credeva Ottavia
+colpevole, e così gli parlava:
+
+— Se tu gli perdonassi, essa non mancherebbe, per vendicarsi, di
+cospirare co’ suoi amanti per balzar dal trono te, e porvi Britannico.
+La tua vita e quella di tua moglie verrebbero sacrificate agli
+Dei dell’Averno. So già che si cospira contro di te. Non mostrarti
+pusillanime, afferra le cesoie d’Atropo, e recidi lo stame di quelle
+due vite, che possono riuscir per te così fatali.
+
+E tanto disse, che Nerone, benchè a malincuore, pronunziò la tremenda
+parola:
+
+— Morranno.
+
+Atte era salita nei cenaculi, aveva radunate le sue robe, ed era
+partita col fermo proposito di salvare Ottavia.
+
+Le due nutrici Egloga ed Alessandria, che molto avevano preso ad
+amarla, piansero a calde lagrime nel dividersi da lei. Sporo voleva
+anche questa volta partire con essa; ma riuscì a persuaderlo ch’egli
+correva rischio d’esporre ambedue alle vendette di Cesare, e lo consolò
+promettendogli che si sarebbero riveduti.
+
+Dal palazzo Augustale Atte corse difilata a quello di Britannico, che
+pure sorgeva sul Palatino, volendo prevenirlo della sciagura, da cui
+era minacciata la sorella.
+
+Erano in quel momento adunati presso Britannico, Calpurnio Pisone ed
+altri partigiani di lui, che sentendo annunziare la citarista greca,
+lo consigliarono a farla discacciare, sospettandola inviata dal tiranno
+per spiarli.
+
+Plauzio Laterano, ch’era con loro e che ora detestava Atte,
+sospettandola complice del tiranno nel sagrifizio di Rubea, fu dei
+più accaniti nel far respingere la giovine greca. E Britannico diede
+loro ascolto e quindi passò nelle stanze d’Antonina, ch’era nella sua
+zotheca coll’Apostolo, e le riferì quant’era accaduto.
+
+— Male oprasti, o Britannico, — osservò Paolo; — dovevi recarti
+nell’atrio a vederla, sentir da lei cosa volesse, e giudicar da te
+stesso s’ella avesse veramente a comunicarti cose di grave momento.
+Talvolta il bene ci giunge donde meno lo si attende. Forse essa ancora
+non s’allontanò di qui. Vado io, se vuoi, a raggiungerla, io che seguo
+la massima del mio maestro Gesù, che non respingeva alcuno e tutti
+chiamava a sè.
+
+Andò, ma non trovò più Atte, che dopo il rifiuto di Britannico erasi
+allontanata, dicendo fra sè:
+
+— Vedo che i Numi vogliono a me serbato l’onore e la gioia di salvarla.
+E che i Numi mi diano la forza per compiere l’opra pietosa.
+
+Approfittando dell’oro, che Nerone l’aveva costretta ad accettare,
+tolse a nolo un _cisio_[90] a due cavalli, viaggiò tutta notte, e allo
+spuntar dell’alba giunse davanti alla villa imperiale di Nettuno.
+
+L’Ostiario, mezzo sonnolento ancora, le chiese chi fosse.
+
+— Mi manda Cesare, — rispose.
+
+E andò innanzi.
+
+Ma imbattutasi in due delle nuove ancelle, queste volevano trattenerla
+a viva forza, ma essa, dopo aver lottato, si svincolò da loro, ed
+entrata nel cubiculo, ove giaceva Ottavia, corse ad inginocchiarsi
+vicino a lei, e presale la mano, la coprì di baci.
+
+— Atte! — esclamò sorpresa la giovine Imperatrice. — Perchè vieni? Che
+vuoi tu da me?
+
+— Vengo a salvarti, o divina Ottavia, — rispose Atte, rimanendo
+genuflessa.
+
+E con accento affannoso prese a narrarle quanto era accaduto nella casa
+Aurea, il suo alterco colla vecchia Domizia, l’accusa di Poppea, il suo
+sfratto dal palazzo dei Cesari e le minacciose parole di Nerone.
+
+Ottavia colla solita dolcezza e con flebile voce, disse:
+
+— E che fec’io mai per essere minacciata così?
+
+L’altra non si sentiva il coraggio di palesarle il tratto infame
+d’Aniceto. Facendolo, le pareva di recare offesa alla virtuosa donna ed
+accrescerne il dolore.
+
+— So, — proseguì Ottavia, — che si sospettò di Menecrate. Egli fu
+catturato, mentre usciva da questo palazzo. Nulla più seppi di lui.
+Alzati e dimmi la verità.
+
+Atte allora levossi in piedi, e le narrò come avesse il citaredo
+sopportato eroicamente la tortura, proclamando, sotto ai colpi del
+flagello, sè innocente e incontaminata lei. Lo stesso riferì delle
+ancelle.
+
+— Anime sublimi! — esclamò Ottavia.
+
+E gli occhi le si velarono di lagrime.
+
+Porgendo poi le mani ad Atte, continuò:
+
+— E tu pure, o giovine greca, abbiti la mia riconoscenza per l’affetto
+che dimostri a questa derelitta.
+
+— Io nulla merito, o divina Ottavia, finchè non t’avrò salvata. Corsi
+a quest’uopo presso di te. Non indugiare per pietà, perchè le vendette
+di Cesare sono sollecite quanto tremende. Levati, prendi le mie vesti,
+copriti colla mia calyptra, e fuggi.
+
+Ottavia tentennò il capo.
+
+— Non lasciarti trattenere dal dubbio, — continuò Atte. — Nel vicino
+stabulo troverai il _cisio_ col quale io son venuta. L’auriga è già
+prevenuto. Egli ti condurrà in Roma presso tuo fratello Britannico e
+tua sorella Antonina, che sapranno trovare il modo di sottrarti per
+sempre al tuo carnefice.
+
+— E tu? — chiese Ottavia.
+
+— A me non pensare: se morrò, sarò felice d’averti sacrificata la
+vita, se riuscirò a salvarla ti raggiungerò, o divina Ottavia, per
+consacrarla interamente a te.
+
+— Io ti son grata, — rispose Ottavia, — di questi affettuosi
+sentimenti, nei quali traspare la nobiltà d’un cuore, che fu suo
+malgrado traviato. Ma la tua proposta non posso accettare.
+
+— Perchè?
+
+— Perchè fuggendo mi si potrebbe ritenere colpevole. Io nulla ho a
+rimproverarmi, e le coscienze intemerate non hanno paura.
+
+— Della giustizia, no; — interruppe l’altra, — ma della perfidia? Ti
+vogliono perduta ad ogni costo, interamente perduta.
+
+— E non la sono diggià? Ripudiata, condannata a vivere reclusa in
+questa villa, privata degli amici, delle più fide schiave. Non credo
+che vorranno sottoporre anche me ai tormenti, e che a vent’anni
+vorranno togliermi l’esistenza.
+
+— O divina Ottavia, io per non offenderti, non voleva riferirti
+che venne ordita una trama iniqua per farti comparire colpevole, e
+distrugger così la venerazione di Roma verso di te.
+
+— E Nerone che mi sa pura, non mi difende contro la scellerata accusa?
+
+— Forse egli stesso la ordiva perchè trionfasse Poppea.
+
+E qui, senz’altra esitanza, narrò della menzognera confessione
+d’Aniceto.
+
+A questo non s’attendeva Ottavia. Essa ne provò sdegno siffatto, che
+più non parve la stessa.
+
+Nelle violenti frasi, nell’ira che le divampava dagli occhi,
+male avresti ravvisata la soave figlia di Claudio. In preda
+all’esasperazione, narrò ad Atte come lo scellerato avesse osato
+un giorno d’offrirle l’amor suo, e come fosse stato sdegnosamente
+respinto.
+
+— Ed ecco, — aggiunse, — la ricompensa di quell’uomo infame per aver
+io taciuto all’Imperatore l’oscena proposta di lui. Ma con questo nuovo
+delitto i nemici miei non raggiungeranno lo scopo. Il popolo romano non
+crederà.
+
+— È per convincerlo appunto che vogliono punirti.
+
+— Ma nessuno più adunque mi difende? Perchè tace Agrippina? Perchè tace
+Seneca? E Antonina e Britannico che fanno?
+
+Atte rispose:
+
+— Nerone, accecato dalla passione, tutto sacrifica a Poppea. Agrippina
+freme, ma tace. Seneca parla, ma non è ascoltato. Il fratello e la
+sorella tua ignorano forse quello che si trama a’ danni tuoi. Appena
+abbandonato il palazzo dei Cesari, corsi a quello di Britannico e
+d’Antonina per renderli avvertiti, ma fui respinta, e senza frapporre
+indugio venni io stessa a te, e torno a supplicarti, o diva Ottavia,
+di porti in salvo. L’innocenza, la virtù, la rassegnazione a nulla ti
+gioveranno. Oh, cedi, cedi alle preghiere e alle lagrime di quest’umile
+liberta. Tu sei per me il genio del perdono e della redenzione: non
+abbandonarmi!
+
+Ottavia, commossa, stese le braccia verso di lei, e strettala in
+amplesso la baciò.
+
+— Va, infelice creatura, e ti perdonino gli Dei, come io t’ho già
+perdonato.
+
+Atte tentò di nuovo persuaderla a porsi in salvo, ma l’altra le rispose:
+
+— Quand’anche lo volessi, non me lo consentirebbero le forze. Ho
+l’anima stanca, il corpo affranto, e conviene che qui si compia il mio
+fato.
+
+— Concedimi almeno di rimanere presso di te.
+
+— Resta, se vuoi, ma il presentimento mi dice che non tarderò a
+lasciarti in abbandono su questa terra.
+
+Atte, che divideva con essa codesto convincimento, tacque.
+
+Andò a licenziare l’auriga, e tornò subito al fianco dell’inferma
+Imperatrice.
+
+Poco dopo, questa, che mal sopportava la vista delle altre ancelle,
+si fece aiutare da Atte a discender dal letto, ed indossato l’amitto,
+passò nella zotheca, e sedette davanti al monopodio su cui vedevansi
+disposte in ordine carte di varie qualità, penne di canna, che i
+romani chiamavano _arundes_ finamente lavorate e chiuse in una _teca
+calamaria_, l’_atramentario_[91] dorato e alcuni libri. Prese una penna
+ed un foglio di carta dentata[92] e scrisse a Britannico per dare a lui
+e alla sorella Antonina l’ultimo vale, e raccomandar loro la pietosa
+citarista.
+
+Quindi porse a questa il foglio perchè, tornando a Roma dopo la sua
+morte, lo presentasse al fratello.
+
+Le rimise inoltre del denaro e dei gioielli chiusi in una _crumena_[93].
+
+— Quest’oro — dicendo — e questi oggetti consegnerai alle mie fide
+ancelle Fausta, Domitilla, Silvia e le altre, che a me dimostrarono
+tanta abnegazione, e così eroicamente mi difesero in mezzo ai
+tormenti. Oh potessi rivederle, baciarle ancora una volta! Al misero
+Menecrate....
+
+E qui il pianto le impedì di proseguire.
+
+— Ma tu parli, o divina Ottavia, — entrò a dire Atte, singhiozzando
+anch’essa, — come se fosse incominciata per te l’ora dell’agonia.
+
+— O mia buona citarista, credi a me, questa non è lontana. Quand’anche
+non m’uccidesse Nerone, questa febbre che m’arde le vene risparmierà
+forse a lui un nuovo delitto.
+
+Si tolse dal dito un anello, e disse ad Atte di portarlo a Menecrate,
+unitamente alla cetra, che le aveva lasciato, aggiungendo:
+
+— Dagli per me l’ultimo addio, digli che gli son grata del suo affetto,
+della sua abnegazione, e che non dimentichi il mio sepolcro, se pur
+questo sarà concesso alla mia povera salma.
+
+L’angoscia e il pianto avevano inasprite così le sue fisiche
+sofferenze, che sentendosi mancare, si fe’ da Atte, coll’aiuto delle
+ancelle, ricondurre nel suo letto, ove rimase qualche tempo quasi priva
+di sensi.
+
+All’indomani Atte, vedendola in quello stato, che il medico dichiarò
+gravissimo, non si mosse mai dalla stanza.
+
+Alla sera essa dimandò il permesso di vegliarla, distendendosi presso
+il letto sopra una pelle di tigre.
+
+Ottavia però non lo permise, e la mandò a dormire nell’attiguo
+gabinetto.
+
+La giovine citarista tuttavia non riuscì a prender sonno, sembrandole
+udire ad ogni momento i lamenti dell’inferma.
+
+Ad un tratto le parve che la porta del cubiculo s’aprisse, e che
+qualcuno vi fosse penetrato.
+
+Balzò in piedi, ed atterrita da un grido acuto, si precipitò nella
+camera d’Ottavia.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXI.
+
+☧
+
+
+Era notte inoltrata e Ottavia aveva appena socchiuse le palpebre,
+allorchè la porta del cubiculo s’apri pian piano, e comparve un uomo
+con una lanterna, dalle pareti di corno trasparenti, che diffondeva una
+tinta giallastra sulla sua faccia e su quella dei due compagni che lo
+seguivano.
+
+L’inferma aprì gli occhi quand’essi eran già presso il letto.
+
+Dapprima li fissò spaventata, poi cominciò a tremare e mormorare
+affannosa:
+
+— Ah cosa è mai! Me lassa!
+
+Ma quando, ad un cenno dell’uomo che portava la lanterna, uno dei due
+manigoldi si gettò su lei per impedirle di muoversi, mentre l’altro
+sguainava una sica,
+
+— Pietà! pietà!... — esclamò. — Non ho che vent’anni.
+
+L’uomo si lasciò cader l’arme e mormorò:
+
+— Non posso!....
+
+— Vigliacco! — esclamò l’altro.
+
+E raccolta dalle coltri la sica, la piantò nel petto d’Ottavia, che
+gettò l’urlo udito da Atte, e cadde riversa sul guanciale.
+
+Poco dopo l’infelice spirava fra le braccia della citarista.
+
+Tornati in Roma i tre sicarii, si presentarono a Cesare per riferirgli
+che gli ordini suoi erano stati eseguiti.
+
+— E che diss’ella?
+
+E il capo di quei sgherri rispose ch’essa aveva cercato di muoverli a
+pietà, e che anzi uno di loro erasi lasciato intenerire dalle lagrime
+di lei, e non aveva osato ferirla.
+
+— Perchè ti mostrasti ribelle agli ordini miei? — chiese a questi
+Nerone.
+
+— In vederla così giovine e bella, sentii venir meno il coraggio.
+
+Cesare, con stupore grandissimo degli altri due, gli gettò ai piedi una
+borsa di denaro, dicendo:
+
+— Prendi, in mercede della tua pietà.
+
+Codesta stravaganza, emanazione d’un cervello malato, tradiva in lui un
+resto d’affetto verso la vittima, sacrificata per vincere il riottoso
+contegno del popolo romano.
+
+Ordinò che la salma fosse chiusa in sarcofago e calata nel
+conditorio[94] dei Claudii.
+
+Diè inoltre incarico di raccogliere tutti gli oggetti preziosi
+appartenuti all’estinta, e di portarli, come ricordo di lei, alla
+sorella Antonina.
+
+Non era rimorso, non pentimento, e neppure presunzione d’essere meno
+severamente giudicato dall’universale, che lo spingevano a dare codeste
+disposizioni. Era soltanto pregiudizio di potere in questo modo placare
+i Mani della sua vittima.
+
+Il dolore sdegnoso della madre, i fieri rimproveri di Seneca, le
+improperie che contro lui scagliavano Britannico, i suoi fautori
+e quelli che non avevano prestata fede all’iniqua commedia, di cui
+era stato protagonista il pedagogo, non lo commovevano punto, nè lo
+trattenevano dal prestare orecchio agli scellerati consigli della zia
+Domizia.
+
+Egli sempre più idolatrava Poppea e aveva giurato d’immolarle tutti i
+suoi nemici.
+
+Pure, in mezzo alla sua indifferenza brutale, aveva provato
+un momentaneo turbamento, allorchè l’amata donna, all’annunzio
+dell’eccidio d’Ottavia, aveva esclamato piena di terrore:
+
+— Ecco una nube sul mio orizzonte sereno! Ecco un presagio funesto!
+
+In casa di Britannico alla costernazione, ai lamenti, ai rimpianti
+s’alternavano l’ira, l’odio, i propositi di vendetta.
+
+L’Apostolo Paolo adoperava tutta la sua eloquenza per lenire da un lato
+il profondo dolore d’Antonina, e dall’altro temprare i fieri spiriti
+dei congiurati, che volevano ad ogni costo sfruttare la circostanza per
+sommuovere il popolo contro Nerone.
+
+Egli così parlava a costoro:
+
+— Che l’odio e la sete di vendetta non vi facciano velo all’intelletto,
+nè vi trascinino a passi inconsiderati, che possano costare nuove
+lagrime e nuovo sangue. Non vogliate punire i delitti col delitto.
+L’idea della giustizia soltanto v’illumini, vi guidi, vi renda
+cauti. Non agite all’impensata, ma ponetevi all’opra quando sarete
+sicuri di rovesciare la mala signoria e rendere a Britannico il trono
+usurpato. Non v’illudete però: malgrado i suoi vizii e le sue colpe,
+grande è tuttora il prestigio che Claudio Nerone esercita sul popolo
+romano colle sue grandezze, colle sue prodigalità; e il popolo non
+vi seguirebbe, e fors’anco difenderebbe il tiranno. Attendete che la
+misura sia colma, e allora avrete Roma intera con voi, e il mostro
+sarà discacciato. Prendete esempio dai cristiani, che perseguitati,
+martirizzati in mille modi, non cedono all’impulso dell’indignazione,
+ma fiduciosi aspettano il giorno della giustizia.
+
+— E senza attender tanto, — interrompeva Pisone, — si tronca una
+perniciosa esistenza per salvar mille innocenti.
+
+— Saresti in tal guisa severamente giudicato da Dio, tu che giudichi
+gli altri, e faresti quello che negli altri condanni, e il tuo delitto
+non riuscirebbe d’alcun giovamento alla repubblica. Gl’idoli bugiardi,
+i falsi Sacerdoti, gli audaci pretoriani e l’orda dei cortigiani
+malvagi non sparirebbero con lui. Conviene distruggere per riedificare.
+In questo modo soltanto potrete fondare su salde basi il regno di
+Britannico.
+
+Codesti saggi ragionamenti spiacevano a quei bollenti giovani; tanto
+più vedendo Britannico pender dubbioso tra loro che li respingevano e
+la sorella che li accettava.
+
+Allorchè Atte, alcuni giorni dopo i funerali d’Ottavia, tornò in Roma
+e si presentò al palazzo d’Antonina, Britannico voleva che fosse
+nuovamente respinta. Ma la sorella vi si oppose, e fece introdurre
+nella zotheca la citarista, che le rimise la lettera d’Ottavia, e le
+narrò le angosce degli ultimi giorni, e la catastrofe.
+
+Antonina, vedendola piangere a calde lagrime, fu nello stesso tempo
+sorpresa e commossa, e le chiese cosa potesse fare per lei.
+
+— Ch’io non subisca più la vergogna d’essere respinta da questa casa,
+come un’abietta cortigiana. Errai, lo so, non merito riguardo alcuno
+da voi tutti, ma fui più sventurata che perversa. Ben lo comprese la
+divina Ottavia, e mi perdonò. E se la crudeltà degli uomini non me
+l’avesse rapita, io sarei rimasta al suo fianco schiava riconoscente e
+fedele. Che la pentita dunque non abbia il vostro disprezzo.
+
+E qui aggiunse, che quando era stata respinta la prima volta veniva
+a prevenirli del periglio, che sovrastava ad Ottavia, e che essi
+forse avrebbero potuto scongiurare, mentre a lei non era riuscito di
+persuadere la vittima a sottrarsi colla fuga.
+
+— Io, — dicendo, — ero pronta ad esporre la vita mia per salvare quella
+preziosa esistenza, risparmiare a voi un dolore, e a Nerone un così
+enorme delitto.
+
+— Come a te, purtroppo neppure a noi sarebbe riuscito di salvar la
+sorella. L’odio del tiranno l’avrebbe raggiunta dovunque.
+
+— Non solo Nerone non odiava la moglie, ma non aveva mai cessato
+d’amarla.
+
+— E sei tu che lo asserisci, — disse, sorridendo, Antonina, — tu che le
+fosti preferita.
+
+— Per fiamma di sensi, non per fiamma di cuore. Io fui sempre per esso
+l’etèra, null’altro che l’etèra. Ma perchè vuoi tu ricordare le mie
+colpe, se generosamente a me le perdonò la sorella tua? Essa prestò
+fede al mio sincero pentimento.
+
+— E a prova che vi presto fede ancor io, farò venir Britannico, e gli
+dirò di smettere con te il severo contegno, e di riguardarti senza
+dubbi, senza sospetti, come la protetta della defunta sorella.
+
+E così fece, memore della massima inspiratale dall’Apostolo, che non
+conviene mai respingere i peccatori pentiti.
+
+Britannico, deferente sempre ai consigli della sorella, trattò Atte
+benignamente, e le dimandò se ogni suo rapporto col tiranno fosse
+davvero cessato.
+
+— Io ebbi la fine che meritava; fui discacciata dal palazzo dei Cesari,
+e non vi porrò il piede che una sola volta.
+
+A queste parole Antonina e Britannico si turbarono.
+
+— Sì, — continuò Atte, — vi tornerò per proclamare l’innocenza della
+divina Ottavia, e l’infamia d’Aniceto.
+
+E qui riferì la rivelazione fattale dalla vittima, riguardo all’audacia
+del pedagogo, che aveva osato portarle oltraggio con disoneste
+proposte, e com’essa per generosità lo avesse taciuto a Nerone.
+
+E soggiunse:
+
+— Quando l’Imperatore saprà che fu ingannato, che venne fatto
+istrumento d’una scellerata vendetta, consacrerà, nel suo tremendo
+furore, alle furie d’Averno la testa dì quel mostro.
+
+— Ah non illuderti, giovine generosa, — interruppe Britannico; —
+Aniceto non fu che il complice dell’iniquo Enobardo. La trama era
+ordita perchè giovava a costui che Ottavia perdesse colla vita la fama.
+
+— È inutile che tu vada; — entrò a dire Antonina, — vi fu già chi
+rivelò la cosa a Cesare. Aniceto partì per l’esilio, ma so che nella
+terra d’esilio troverà la morte.
+
+— E a te, chi riferì tutto ciò? — chiese meravigliato il fratello.
+
+— L’Apostolo.
+
+Fedele alla sua missione, Paolo cercava sempre di far proseliti alla
+religione cristiana. Coraggiosamente tentava le conversioni anche tra
+i grandi; ma quelli che più richiamavano la sua attenzione erano i
+disillusi e gli afflitti.
+
+Fu per questo, che udendo le torture inflitte ingiustamente a
+Menecrate, e la desolazione in cui lo aveva gettato la misera fine
+dell’Imperatrice, pensò di presentarsi all’umile casetta del citaredo.
+
+Antonina, alla quale partecipò questo suo divisamento, lo incoraggiò
+a porlo in esecuzione, incaricandolo di portargli a suo nome parole
+d’encomio e di gratitudine pel coraggio addimostrato nel difendere la
+virtù calunniata della sorella.
+
+Da pochi giorni l’infelice era uscito dal carcere e giaceva riarso
+dalla febbre delle ferite e immerso nel dolore per la morte della donna
+amata, quando si presentò Paolo, dicendo:
+
+— Io son Paolo di Tarso, servo di Gesù Cristo, chiamato Apostolo
+segregato pel vangelo di Dio, e vengo a te perchè ti so sventurato.
+Vengo ad augurarti gloria, onore, e pace perchè operasti il bene. Tu
+sei pagano; ma dinanzi a Dio, niuno è eccettuato.
+
+Queste parole suonarono soavi all’orecchio di Menecrate, e lo
+riempirono di stupore. E lo stupore s’accrebbe allorchè l’Apostolo gli
+riferì le parole d’Antonina. Il misero ne fu commosso, e gli occhi gli
+si velarono di lagrime.
+
+Offrì a Paolo uno sgabello, ch’era vicino al letto, e sul quale soleva
+sedere la vecchia madre, che gli teneva compagnia filando.
+
+Cominciò a conversare con esso, e la soave eloquenza dell’Apostolo così
+lo affascinò, che finì per confidargli tutte le sue sventure, tutti
+i suoi segreti. Narrò dell’ultimo colloquio avuto coll’Imperatrice,
+dicendo che ogni suo desiderio sarebbe soddisfatto, ove gli fosse dato
+di far conoscere a Nerone le audaci proposte d’Aniceto, perchè potesse
+misurar l’infamia del suo complice e la virtù della sua vittima.
+
+— Dimando ai Numi, — egli disse, — di rendere questo tributo alla
+memoria dell’intemerata donna, e poi morrò contento.
+
+— E il tuo santo desiderio, — rispose Paolo, — sarà esaudito.
+
+— E come lo potrò?
+
+— Lasciane a me la cura. Il mio Dio, non è il solo Dio dei cristiani,
+è il Dio delle genti, e a tutti egualmente sa render giustizia. Tu,
+pagano, sarai soddisfatto, come lo sarebbe il cristiano, come potrebbe
+esserlo il greco, il giudeo. Rinfranca adunque l’abbattuto spirito, e
+ci rivedremo tra poco.
+
+Tornò di fatto pochi giorni dopo, e riferì che Seneca s’era assunto
+l’incarico di rivelar la cosa a Cesare, il quale, salito in furore
+per la calunnia, e l’ardire del pedagogo, sapendolo esiliato in Acaia,
+aveva fatto scrivere al Governatore Gallione di rintracciarlo e farlo
+mettere a morte.
+
+Seneca erasi guardato bene di svelare a Paolo l’iniqua trama di Nerone
+per sacrificare Ottavia, e Nerone a sua volta, con fina ipocrisia,
+aveva voluto far credere a Seneca d’essere stato tradito dal pedagogo.
+Nel tempo stesso, realmente indignato per l’audacia di questi, che
+tentava d’offenderlo nell’onore, lo condannava a morte. In tal modo si
+vendicava del temerario, e si liberava del complice.
+
+Il filosofo aveva finto di credere all’ingenuità del tiranno, e
+contento del risultato, più che per la riabilitazione d’Ottavia, per
+la condanna d’Aniceto, ne aveva fatto parte all’Apostolo, e questi a
+Menecrate.
+
+Il citaredo, pieno di riconoscenza, prese pel cristiano affetto
+grandissimo, e sempre con maggior interesse ascoltava le sue
+esortazioni, ed esaltavasi alle massime del vangelo, al racconto
+dell’abnegazione, colla quale s’era sacrificato il Profeta Nazareno.
+
+Tutto ciò non garbava alla vecchia madre, fiera pagana, ma per amor
+materno, finì anch’essa per desiderare la compagnia dell’eloquente
+cristiano, che così beneficamente agiva sul morale del figlio.
+
+A Britannico invece poco garbava l’ascendente che Paolo aveva preso
+sull’animo della sorella.
+
+Egli n’era quasi geloso, e allorchè udì che ad essa l’Apostolo aveva
+riferito la sorte riserbata ad Aniceto, si fe’ torbido in viso, e
+mormorò:
+
+— Sempre costui.
+
+— Dovresti ringraziarlo, — rispose Antonina accigliandosi, — ch’egli
+senza averne il dovere pensò a difendere la fama della misera sorella
+nostra. Non esser fanciullo, e dividi con me l’ammirazione per l’uomo
+insigne e benefico.
+
+E qui narrò come avesse portato conforto di parole e d’opra al misero
+citaredo.
+
+L’altro non seppe che rispondere e poco dopo uscì.
+
+Rimasta sola con Atte, Antonina continuò ad encomiare le virtù di
+Paolo, talchè la giovine greca mostrò desiderio di conoscerlo e si
+proponeva d’incontrarsi con esso nella casa di Menecrate.
+
+Pochi giorni dopo, essendo rimasta in casa d’Antonina come citarista,
+Atte vide l’Apostolo, lo udì parlare della bontà di Dio, che a tutti
+perdona, e disse che forse a lei non avrebbe perdonato.
+
+— O figlia, è dubbio sacrilego il tuo. Svelane la ragione.
+
+— Ora non posso.
+
+— Io m’allontano perchè tu possa palesare liberamente il tuo segreto.
+
+Questo disse Antonina uscendo. Pareva ch’ella tenesse a coadiuvare
+Paolo nella sua missione.
+
+Era già forse convertita?
+
+Sì. Le sofferenze dei cristiani, l’eroismo col quale essi sfidavano
+i supplizii e la morte, per rimanere saldi nella loro fede, avevano
+colpita la fervida immaginazione di lei. L’eloquenza di Paolo compiva
+la conversione, ed essa di nascosto aveva ricevuto dalle sue mani il
+battesimo.
+
+Tutto ciò però era un segreto tra lei e l’Apostolo, non volendo arrecar
+così grave dolore al fratello, irritarne i fautori, e danneggiarlo
+negli interessi.
+
+— Parla, adunque, — incominciò Paolo, come furono soli.
+
+Atte rispose coraggiosamente:
+
+— Tu sai ch’io tradii la fiducia della divina Ottavia, sai che sono
+stata la concubina di Cesare; ma ignori però che l’ho amato con tutta
+l’anima, e che quantunque disprezzata, discacciata, lo amo ancora. Per
+questo ho cercato sempre, anche a rischio della vita mia, di salvare
+le sue vittime per risparmiargli i delitti. Non oso difenderlo, ma
+quando sento maledire il suo nome mi si stringe il cuore. Rea di
+codesto sentimento colpevole non avrei dovuto rimanere nel palazzo di
+Britannico. Io tradisco l’ospitalità di lui e d’Antonina, perchè amo
+l’uomo da essi odiato e non oso confessarlo. Dimmi ora, o Apostolo, se
+non merito il disprezzo degli uomini, l’ira dei Numi.
+
+— Da’ tuoi Numi bugiardi nulla hai da temere, nulla da sperare.
+
+— E dal tuo Dio, il quale, come tu dici, tutti accoglie?
+
+— I pentiti, — aggiunse Paolo; — ma tu non lo sei ancora, tu forse ti
+compiaci in questo resto d’impuro affetto, che ti rammenta le delizie e
+gli splendori d’un giorno.
+
+— T’inganni, o cristiano. Sarei felice d’odiare l’assassino della
+divina Ottavia, di cui la memoria è un culto per me.
+
+— Non devi odiare alcuno, non devi diffidare sulle promesse del
+vero Dio, che ti liberò già da una vita peccaminosa, che ti diede
+il rimorso, che t’inspirò il desiderio d’essere perdonata e che ti
+estirperà dal cuore l’ultima spina del peccato, per non lasciarvi che
+la pietà per Nerone, e l’orrore pe’ suoi delitti.
+
+— Questo fece e farà il tuo Dio per me che sono greca?
+
+— Ma non volete comprendere che Cristo non morì soltanto pei
+circoncisi, ma si sacrificò pel genere umano? Mediante quella morte,
+tu, come gli altri nemici della vera fede, acquistaste la protezione di
+Dio. Non diffidare dunque, prega e credi, o giovine idolatra.
+
+— Pur troppo non ho mai pregato. Misera figlia di schiavi, nell’umile
+mia condizione non seppi sollevare la mente dalle terrene realtà. La
+magnificenza dei nostri templi, la grandiosità dei riti m’abbagliano,
+ma davanti ai delubri nessun senso arcano mi scende soave nell’anima.
+
+— E questo senso, che forse interamente ti redimerà dalla colpa, vuoi
+tu provarlo?
+
+— Oh sì!
+
+— Chiedi dunque il consenso alla nuova signora di recarti con me in tal
+luogo, ove forse un’ispirazione celeste ti farà sentire come mentono i
+superbi patrizii, che negano negli schiavi l’esistenza dell’anima.
+
+Alla dimane spuntava appena il sole, quando Atte, vestita d’una modesta
+tunica bruna e coperta colla calyptra, usciva dal palazzo di Britannico
+e dirigevasi verso la via Appia.
+
+Per un momento s’arrestò atterrita davanti al carcere Mamertino, d’onde
+giungevano fino al suo orecchio dolorosi gemiti. Quindi frettolosa
+riprendeva il cammino, e uscita appena dalla porta, s’imbatteva in
+Paolo.
+
+Gli narrò tosto quello che aveva udito davanti alla prigione.
+
+— Son forse i nostri fratelli in Gesù Cristo, ai quali i tormenti
+strappano quelle grida dal labbro, ma non la fede dal cuore. Chi sa
+quanti di loro sono destinati in pasto alle fiere per divertire col
+sanguinoso spettacolo il popolo di Roma!
+
+— Come, o cristiani, dovete odiarlo questo popolo e questi Imperatori!
+— esclamò Atte.
+
+— Quale sia l’odio dei cristiani vedrai tra poco, — rispose l’Apostolo.
+
+Così parlando proseguivano innanzi, altro non incontrando che villici,
+i quali si recavano al lavoro; o mugnitori di capre, che venivano nella
+città col loro gregge a dispensare il latte; _plaustri_ (carri) tirati
+da buoi e ripieni di prodotti agricoli, ed ortolani con corbe e ceste,
+che si recavano a vendere erbe e frutta.
+
+Rasentando le varie tombe, che costeggiavano la via, giunsero ad un
+orto, in fondo al quale era una rozza porta, che metteva nelle così
+dette _arenarie_ (o cave di sabbia) entro le quali e pagani e cristiani
+seppellivano i loro morti.
+
+Paolo accese una lanterna e cominciò a discendere, insieme alla
+citarista, la ripida fuga di gradini che mettevano nei sotterranei.
+
+Giunti entro le lunghe e tortuose callaje, sulle cui vôlte si vedevano
+ancora i colpi del piccone, e che in alcuni punti erano strette
+così che una persona sola poteva passarvi, Atte provò un senso di
+ribrezzo, ma non lo diede a divedere. Quei luminelli, che apparivano
+e sparivano negli andirivieni dei corridoi, prendevano per lei aspetto
+sinistramente fantastico. Erano invece le lanterne d’altri cristiani,
+che scendevano, com’essi, nella seconda e terza catacomba.
+
+In queste i Sacerdoti titolari, e le Diaconesse s’occupavano degli
+infermi distesi su giacigli di paglia negli spazii quadrati, che
+s’aprivano in alcuni punti delle callaje; curavano i sacri arredi, e
+istruivano i neofiti per apparecchiarli al battesimo.
+
+Paolo, che andava innanzi, rispettosamente salutato da tutti, si fermò
+presso il giaciglio d’un uomo ferito, ed a quegli che lo medicava
+disse:
+
+— O buon Luca, hai tu visitato oggi il citaredo Menecrate?
+
+Era questi Luca l’Apostolo, che Paolo aveva convertito, ed essendo egli
+dottore in medicina, se ne serviva per curare i malati sì cristiani,
+che greci e gentili.
+
+— Sì, — rispose Luca, — e il mio balsamo operò su lui prodigi; le sue
+piaghe sono quasi interamente cicatrizzate. Sia benedetto Gesù Cristo!
+
+— Sempre sia benedetto! — rispose l’Apostolo.
+
+E condusse Atte nella seconda catacomba, ove molti stavano pregando e
+piangendo davanti alle _cripte_, sulle quali era scolpito il monogramma
+cristiano.
+
+Pervennero finalmente nell’ultimo sotterraneo, dove in vasto spazio
+a vôlta, alla quale erano appese lampade a due lucignoli, sorgeva
+l’altare, e su questo la croce.
+
+Due Sacerdoti genuflessi intuonavano sacri cantici, a cui rispondevano
+uomini, donne e fanciulli divotamente prostrati a terra, tenendo le
+braccia incrociate sul petto.
+
+Alcuni di quei devoti vestivano interamente di bianco, ed eran questi i
+neofiti, che da pochi giorni avevano ricevuto il battesimo.
+
+Paolo salì sulla predella dell’altare, e rivolgendosi a costoro,
+incominciò:
+
+— Voi usciste dal peccato per entrare nel regno della carità. La parola
+nemico non deve più esistere per voi. Perdonate sempre, umiliatevi,
+soccorrete i miseri, quali essi siano, a qualunque fede appartengano.
+Siate invitti campioni della fede cristiana. Pel trionfo di questa fede
+non vi spaventi il martirio, e subitelo coraggiosamente, portando con
+voi nel sepolcro, non l’odio, ma la pietà per quelli che ingiustamente
+vi condannarono. Pregate invece per gl’Imperatori, pregate per le
+vittorie degli eserciti, per la gloria di Roma, non gl’idoli falsi, ma
+il vero Dio[95]. Pregate pei ricchi, pregate pei poveri e adoperatevi
+infine perchè, mercè vostra, risplenda agli occhi di tutti il sole
+della vera fede.
+
+Com’ebbe terminato, mentre i cristiani andavano ad imprimere le labbra
+sul simbolo della redenzione, andò in traccia della giovine greca, e
+la trovò accoccolata in un canto colle mani sul viso, come assorta in
+grave meditazione.
+
+Tutto quello che aveva visto ed udito l’aveva profondamente colpita.
+
+Quando l’Apostolo le pose la mano sul capo, si scosse, e lo fissò cogli
+occhi lagrimosi.
+
+— Piangi?
+
+— Di tenerezza.
+
+— Ebbene, credi tu in Cristo?
+
+— Sì, — mormorò la donna.
+
+— Va, dunque, e fa quello che gli altri fanno.
+
+— Non ancora. Quando nell’anima mia quel resto di colpevole affetto si
+tramuterà in sentimento di pietà, allora bacerò la croce.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXII.
+
+La perfidia di Domizia.
+
+
+Un giorno la vecchia Domizia si presentò al palazzo di Britannico,
+seguita da due schiavi, che portavano una cassa. Questa racchiudeva
+gli oggetti preziosi d’Ottavia, che Nerone mandava ad Antonina e
+Britannico.
+
+Domizia erasi dapprima mostrata contraria all’idea di quel dono, ma
+poi aveva chiesto di portarlo essa stessa. Nerone acconsentiva, senza
+curarsi d’indagare per quale scopo recondito la vecchia, che odiava
+Britannico, avesse voluto assumersi quell’incarico.
+
+Antonina era seduta nel suo gabinetto vicina al fratello, che
+amorosamente le cingeva col braccio il tergo. Atte, si teneva in
+piedi innanzi a loro, e cantava una melodia greca accompagnandosi sul
+_simikion_.
+
+L’occhio esploratore della vecchia Domizia penetrava nel gabinetto
+mentre l’ancella l’annunziava, e vedendo il tenero abbracciamento
+mormorò:
+
+— Incestuosi!
+
+Facendo poi dell’ipocrisia, disse ad Antonina e Britannico che s’erano
+levati in piedi al suo apparire:
+
+— Il vostro amor fraterna è veramente cosa ammirevole.
+
+Britannico, che a quella visita inaspettata s’era fatto cupo, tacque, e
+la sorella rispose:
+
+— E chi ci amerà, se non ci amiamo fra noi?
+
+— Tu no, per certo, — soggiunse Britannico, — perchè so che odii
+tutta la stirpe di Claudio, e non sei devota che a quella di Domizio
+Enobardo, tuo fratello.
+
+— Questa che tu dici, — rispose Domizia, — è cosa non vera. Sono forse
+sospetti insinuati da coloro che vogliono mantener viva l’inimicizia
+fra te e Cesare.
+
+La saggia Antonina, temendo che nella risposta il fratello trascendesse
+a parole inconsiderate, che potevano riuscirgli fatali, dimandò a
+Domizia quale fosse le scopo di quella visita.
+
+Allora Domizia fe’ portare la cassa, e la offerse loro a nome di
+Cesare, magnificandone con esagerate iperboli la generosità.
+
+È ciò fece nella speranza che rifiutassero il dono, e Britannico,
+esasperato dagli encomii di lei, uscisse in imprudenti invettive,
+ch’ella avrebbe poi riferite al tiranno anche, ove occorresse,
+esagerandole.
+
+La maligna vecchiarda, là recandosi, non aveva altro scopo che quello
+di comprometter Britannico, per decider il suo diletto Nerone a
+disfarsi una volta dal pericoloso rivale.
+
+Britannico, sempre torvo, dimandò ad Antonina:
+
+— E credi tu, che l’accettar qualcosa da chi fece trucidare la sorella
+nostra non sia un’onta per noi?
+
+— Se punì la moglie, — saltò su Domizia, — quando Aniceto l’accusò
+d’adulterio, punì poi nella sua severa giustizia l’accusatore allorchè
+lo scoprì bugiardo.
+
+— Tu però, o Domizia, — rispose Britannico, — che ora esalti la
+giustizia del tuo nipote, avrai certo approvata prima la sua condotta
+verso Ottavia, che tu odiavi.
+
+— Io non l’odiava, anzi....
+
+E qui forse voleva far credere loro d’averla amata e compianta, ma la
+presenza d’Atte, ch’erasi al suo apparire tratta in disparte, e che
+poteva smentirla, la trattenne, ed aggiunse:
+
+— Era lei, che sempre sdegnosamente mi trattò. Chi ti disse ch’io
+l’abbia odiata? Sei tu che lo supponi.
+
+— Non io, ma....
+
+— Taci, Britannico, — interruppe Antonina. — Le colpe degli uomini
+lascia giudicare a Dio. Non si parli d’Ottavia, ma imploriamo per lei
+l’estrema requie. E tu, Domizia, non spiegar le parole del fratello mio
+che a senso di profondo dolore.
+
+Per tutta risposta l’altra dimandò che cosa dovesse riferire a Nerone.
+
+— Io m’inchino dinanzi a Cesare, ma rifiuto i suoi doni, — disse
+Britannico.
+
+— E tu, Antonina? — chiese Domizia.
+
+— Se è persuaso Nerone che a noi spettino i gioielli d’Ottavia, io li
+accetto.
+
+Ciò non garbava a Domizia, che attendevasi ad un reciso rifiuto, e
+cercò provocarlo, ferendo l’amor proprio della figlia di Claudio.
+
+— Ignoro, — disse, — la ragione che spinse l’Imperatore a farvi questo
+dono. Egli forse non volle adornare Poppea con oggetti che non erano
+suoi.
+
+— Ed oggi le appartengono, perchè tu a mio nome li rimetterai ad essa.
+
+— Dunque tu eziandio rifiuti?
+
+— Non ho rifiutato, accettai; ed essendo ora padrona di disporre a mio
+piacimento di quelle gemme, ne faccio un presente alla sposa di Cesare.
+Sulla bellissima persona acquisteranno più vivace splendore. A me ora
+più non siedono bene che le gramaglie.
+
+E Domizia uscì seguita dagli schiavi, che portavano la preziosa cassa,
+e tutta lieta per l’esito della sua missione.
+
+Così pensava tra sè:
+
+— È astuta costei, quanto scemo di senno il fratello. Questa volta
+però credo che l’orgoglioso fanciullo non isfuggirà alla vendetta dei
+Domizii Enobardi.
+
+Costoro odiavano Britannico perchè credeva vituperare Nerone
+chiamandolo col nome d’Enobardo, come fosse nome abietto e spregevole.
+Volevano vendicarsi di lui, istigando a suo danno la ferocia di Cesare.
+
+La circostanza era propizia e la vecchia volle approfittarne.
+
+Essa, riportando i gioielli, esagerò oltre misura le parole sdegnose,
+colle quali Britannico aveva rifiutato il dono, inventò frasi
+vituperevoli, che il giovine non aveva pronunziate, fece una menzognera
+descrizione della guardatura di lui, ora d’insolenza che sfidava,
+ora torva e minacciosa; e sapendo come Nerone nutrisse una profonda
+simpatia per Antonina, volle destarne l’ira gelosa e terminò con queste
+parole:
+
+— Il presuntuoso villano neppure si lasciò persuadere dalle esortazioni
+d’Antonina, che voleva accettare la tua offerta. E a questa resistenza
+non mi sarei mai attesa, sapendo come egli arda per lei di fiamma
+incestuosa, e dopo averlo visto, allorchè entrai, stringerla in
+amplesso alla presenza della citarista Atte.
+
+— Atte è con loro? — chiese Nerone con voce cupa.
+
+— Essa cantava un’amorosa anacreontica, e forse si consola con
+Britannico del tuo abbandono.
+
+Uno dei passatempi giornalieri di Nerone era quello d’assistere al
+bagno di Poppea.
+
+Quando era l’ora, una schiava veniva ad avvertirlo, ed egli si recava
+nella rotonda, in cui dal _lucernario_ pioveva luce sugli affreschi
+lascivi, sulle statue, sulle suppellettili d’oro e sulla vasca di
+marmo frigio incrostata di pietre dure e ripiena di latte, che sessanta
+asine, custodite nei presepi del Palatino, fornivano ogni giorno pel
+bagno dell’elegante Imperatrice.
+
+Deliziandosi in quell’atmosfera pregna dei profumi più acuti,
+tra i fiori, di cui era ripiena la stanza, Nerone attendeva che
+l’affascinante sua sposa si presentasse col corpo velato dalla veste
+di coa, i capelli raccolti in reticella gemmata e i piedi chiusi nei
+_calceoli_.
+
+Allora egli stesso la denudava e l’aiutava ad entrare nel candido
+lavacro.
+
+Ma quello che più lo esaltava era il vedercela uscire grondante latte
+dai rilievi del seno, dal tergo, dalle anche poderose. Era il veder
+la pioggia d’acqua tiepida profumata, che versatale sulle spalle dalle
+schiave _alipte_[96] ravvolgeva in leggiero vapore odoroso, copriva di
+cristallo la bella persona e si cangiava come in stille di rugiada là,
+dove non discendevano mai le axisie delle Alipile.
+
+Quindi altre due bellissime alipte s’avanzavano spiegando finissimi
+lini e cominciavano ad asciugarla.
+
+Poppea, da esperta etèra, contorceva il bel corpo in atteggiamenti, che
+ne facevano risaltare le forme procaci, e di tratto in tratto volgeva
+languidi sguardi all’affascinato consorte.
+
+Anche le due schiave, denudate fino alla cintola, avevano nel compiere
+il loro ufficio leggiadre movenze, e formavano coll’augusta signora un
+gruppo animato da dar le vertigini al più austero filosofo. Nerone in
+fatto usciva da quella stanza ebro di voluttà.
+
+Ma quel dì che Domizia gli aveva dato discarico della sua missione,
+assisteva al bagno, muto, torvo, distratto, talchè Poppea, terminato
+il lavacro, e rimasta sola con lui, gli dimandò qual cura lo rendesse
+preoccupato in tal modo.
+
+— Quella di punire l’audace Britannico.
+
+— E che ti fece egli mai?
+
+— Offese la generosità di Cesare, rifiutandone il dono. Deve pagar cara
+la sua tracotanza.
+
+— Mediteresti forse un nuovo delitto?
+
+— Non immischiarti nelle opere tenebrose; resta nel tuo splendore.
+
+Poppea cercò ridurlo a più miti propositi, ricordando come il giovine
+avesse addimostrato sempre somma riservatezza.
+
+— So ch’egli congiura contro di me.
+
+— Ne sei tu certo?
+
+— Ma tu lo difendi.
+
+— No, lo compiango.
+
+E continuò a perorare la causa di Britannico, terminando con queste
+imprudenti parole:
+
+— Forse s’egli fosse deforme non ti cureresti di lui.
+
+— Che vuoi tu dire? — chiese Nerone, accigliandosi sempre più.
+
+Poppea rispose, sorridendo:
+
+— Sii franco, o mio Claudio, egli ti dà ombra, perchè giovine e bello.
+
+Il tiranno a queste parole, pieno d’ira, esclamò:
+
+— Ora sei tu, Poppea, che hai segnata la sua condanna di morte.
+
+Ed uscì, lasciando la moglie sorpresa, esterrefatta.
+
+Essa esclamò tristamente:
+
+— O ambizione, a qual forsennato tu mi desti in braccio!
+
+Quella sera l’orizzonte era buio, come l’anima di Nerone. Le torri, i
+templi, le aguglie dei sette colli spiccavano su quel nero abisso, come
+sopra immenso drappo funebre. Un impetuoso vento andava a fendersi tra
+gli edifizii, e con sibilo acuto irrompeva nelle vie, sollevando nugoli
+di polvere.
+
+Quei cittadini, che si trovavano fuori, camminavano col corpo piegato
+per resistere all’impeto della bufera.
+
+Uno di questi, col pileo calcato sulla fronte e il mantello avvolto
+intorno alla faccia fin sotto gli occhi, preceduto dallo schiavo
+laternario si dirigeva verso il Velabro.
+
+Come fu presso la casa di Locusta l’avvelenatrice, ordinò allo schiavo
+di fermarsi e d’attenderlo. Quindi andò innanzi, ed entrato nell’orto,
+picchiò alla porta della casa.
+
+La vecchia serva, vedendo quell’uomo così imbacuccato, non voleva
+lasciarlo passare. Nerone però gettò il mantello, tirò la vecchia da un
+lato ed entrò nella stanza della giudea.
+
+Questa, ch’era nel suo laboratorio, all’apparire di Nerone, continuando
+a girare il mestolo entro un orciuolo, dimandò, senza scomporsi, cosa
+bramasse da lei il divo Cesare.
+
+— Un potente veleno, che colpisca come la folgore; ma bada a non
+ingannarmi come l’altra volta, che invece d’un veleno desti a
+Britannico un antidoto.
+
+— E chi mi salverà poi, — osservò Locusta, — dalla legge Giulia, che
+colpisce gli avvelenatori?
+
+— E tu, maestra di veleni, temi quella legge? Credevo che la
+disprezzassi.
+
+— T’inganni, io seppi sempre con tal fina astuzia condurmi da non
+incorrere in lei. Quelli che a me vengono, se ignoti, bruscamente
+respingo, se conosciuti appago, ma atterrisco ad un tempo minacciandoli
+di malefizii ove osassero accusarmi. Questa volta però è Cesare che
+viene a me.
+
+— E Cesare, ti salverà non solo, ma saprà largamente premiarti.
+
+— S’egli è così, sarai soddisfatto. Questa letifera mistura, che
+compongo adesso, avrà i rapidi effetti che tu desideri.
+
+— Ne sei tu certa?
+
+— Ne feci l’esperienza sopra un capretto, ma tardò cinque ore a
+morire. Allora raddoppiai la dose dell’ingrediente necessario a rendere
+istantanea la morte.
+
+— E riuscisti?
+
+— Non è pronto ancora.
+
+— E quando lo sarà?
+
+— Tra poco. E se al divo Cesare non dispiace l’attendere, potrò farne
+in sua presenza l’esperimento.
+
+— L’atmosfera di questo tugurio maledetto mi opprime. Andrò fuori
+a respirare l’aria libera, e quando tutto sarà pronto, me ne farai
+avvertito.
+
+Ed uscì nell’orto.
+
+Poco dopo Locusta si presentò sulla porta, annunziando che la funesta
+bevanda era pronta, e conducendo Nerone in un sozzo recinto, ove
+stavano ammonticchiati sulla paglia diversi animali, dimandò su quale
+di questi dovesse fare la prova.
+
+Il prescelto fu un porcellino.
+
+Allorchè fu preso, mandò forti grugniti, che avevano del lamento, quasi
+prevedesse la sorte che lo attendeva.
+
+Locusta tornò con Nerone nel laboratorio, e fatto portare dalla
+domestica un pezzo di torta, vi fe’ cader sopra alcune goccie della
+verde mistura, e la diede all’animale, che dopo due bocconi fe’ alcuni
+salti e cadde morto.
+
+— Vedo che sono riuscita! — esclamò con aria di trionfo la giudea.
+
+Nerone, impaziente, le chiese di riempire di quel liquido una
+guastadetta e dargliela a lui.
+
+L’altra rispose che ciò era inutile, poichè chiunque avesse mangiata la
+carne del piccolo maiale sarebbe morto repentinamente.
+
+— L’una cosa e l’altra io voglio, — rispose Nerone. — Come si
+distruggono gl’insetti, io devo distruggere tutti i miei nemici.
+Ah vedo bene, Locusta, che tu in quest’arte sei somma, nessuno può
+eguagliarti, e quando prometti sai mantenere. Non sei di quei bugiardi
+ciarlatani, che spacciano acqua marcia per filtri miracolosi, ed
+attribuiscono a sè stessi una potenza magica che non hanno.
+
+E qui entrò a parlare del mago Simone e rammentò il fatto di Rubea
+ch’egli aveva promesso di darla in braccio a lui addormentata, per
+influsso della sua magia, e invece le apprestava Dio sa qual filtro,
+che l’aveva destata delirante e fatta morire. E terminò dicendo:
+
+— Ma per tutte le furie dell’Averno i mille nummi che m’estorse, e
+l’aver osato ingannare Nerone, gli costarono il carcere. Io gli avevo
+perdonato se tu fossi riuscita ad uccidere Britannico, ed il tuo veleno
+fu allora impotente. Questa volta, tra i premi che avrai, vi sarà la
+liberazione di lui.
+
+— Tu dici, o divo Cesare, d’avergli dato allora mille nummi?
+
+— Sì, mille nummi; e perchè tale dimanda?
+
+— Perchè ammiro la tua generosità.
+
+Invece erasi rammentata ad un tratto che di quella somma, a lei non
+aveva accusato che la metà, e subito giurò in cuor suo di trarre
+vendetta della truffa sofferta.
+
+Passò istantaneamente contro di lui dall’affetto all’odio.
+
+— Io gli renderò la libertà, se tu lo desideri ancora, ma alla sua
+magia non presterò più fede. Converrà ch’egli me ne dia ben altre
+inoppugnabili prove. Egli asseriva d’aver ottenuta dal suo Dio una
+potenza non concessa agli stessi Apostoli, quella di librarsi a volo; e
+chi lo vide mai a volare? È un ciurmadore.
+
+— Credo, — rispose Locusta, che cominciava a preparare la sua vendetta,
+— che in questo non abbia mentito.
+
+— E perchè non volò via dal carcere Mamertino?
+
+— E tu, divo Cesare, impongli di ciò fare in tua presenza.
+
+— Hai ragione, o giudea. Allorchè avrò provato sul mio nemico l’effetto
+delle carni avvelenate, m’occuperò di lui. Fino a quel momento non
+avrà grazia da me. S’egli riuscirà, punirò Paolo e gli altri Apostoli
+d’averlo calunniato.
+
+All’indomani Britannico ricevette una affettuosa lettera di Nerone, che
+lo invitava per quella sera ad una cena che dava agli amici. Aggiungeva
+che ove egli avesse declinato l’invito, come aveva respinto il dono dei
+gioielli, Cesare si sarebbe convinto d’avere in lui un nemico.
+
+Quell’invito fe’ rabbrividir Britannico e gettò Antonina nella
+costernazione. Il rifiutare o l’accettare era pericoloso del pari.
+Quand’anco il tiranno non tramasse contro la vita del fratello, poteva
+a questi esser nocivo il mal tempo, e l’orgia alla quale era chiamato.
+
+Per lui, che in quei giorni aveva nuovamente sofferto per epilessia, le
+soverchie libazioni della _comissatio_[97] potevano riuscire fatali.
+
+Ma non v’era modo d’uscirne, e tra un pericolo incerto, e quello sicuro
+che si correva col disobbedire alla volontà del tiranno, preferirono
+d’affrontare il primo, e Britannico decise d’accettare l’invito.
+
+Mentre il fratello si recava alla casa Aurea in lettiga, scortato da
+varii schiavi armati, Antonina, chiusa nel Larario, pregava, premendo
+sul petto una croce, ch’essa aveva tirata fuori da un ripostiglio noto
+a lei sola.
+
+Appena entrato nelle sale, il giovine s’imbattè nel poeta Lucano, che
+osservandolo gli disse:
+
+— Mi sembri mesto, o Britannico.
+
+— Sì, lo sono, perchè lasciai la sorella diletta in grande angustia.
+Questo invito di Nerone la rese sgomenta.
+
+— Teme forse un tradimento?
+
+— Teme ch’io sia punito pel dono che ieri respinsi.
+
+— Non lo credo capace per questo di commettere un delitto. So ch’egli
+non t’ama, e forse da lungo tempo si sarebbe sbarazzato di te, ove nol
+trattenesse il pensiero d’Antonina, per cui nutre viva simpatia, e alla
+quale credo non voglia arrecare dolore.
+
+— E non uccise la misera Ottavia, a cui Antonina portava affetto
+grandissimo?
+
+— È vero, — rispose Lucano. — Sta dunque in guardia poichè tenesti
+l’invito, e prima di prender cibo o bevanda osserva bene s’egli ne
+gusta. Altri agguati non temere, perchè qui, oltre di me, hai molti
+amici pronti a difenderti e dar la vita per te.
+
+Intanto erano entrati nell’exedra dove i convitati attendevano l’arrivo
+di Cesare.
+
+Com’egli comparve e vide Britannico, lo chiamò a sè e gli disse:
+
+— Tu rifiutasti i gioielli d’Ottavia, ch’io mandava alla bella
+Antonina. Fu un’offesa, ma te l’ho perdonata, e per addimostrarti come
+si vendichi Cesare, t’ho invitato a banchetto con me questa sera.
+
+E tenendolo presso di sè, e parlandogli amorosamente della sorella,
+quasi per fargli dispetto, passarono nella sala del bagno per lavarsi
+le mani e i piedi, e quindi nel triclinio.
+
+Quivi sopra larga mensa erano preparate le imbandigioni del primo
+servizio, ova, lattughe, mammelle e uteri di troie uccise dopo il
+primo aborto, porco marinato, _tuceta_[98], _tirotarico_[99], pesci,
+ed altre vivande. In mezzo alla tavola un intero porcellino arrostito,
+tutto intorno coronato di fiori, col muso tra le zampe anteriori, stava
+accovacciato sopra un tagliere di bronzo.
+
+Le frutta, i dolci, le confetture, e le altre leccornie, che
+componevano il secondo ed ultimo servizio, erano disposti sovr’altra
+tavola, e i vasi di vino e le _capule_ (o coppe a manico) stavano
+preparate per la _comissatio_ sulle mense _tripes_, ch’erano tavoli
+rotondi a tre piedi, chiamati anche _cilibanti_.
+
+Di fuori cadeva a torrenti la pioggia, unita al cupo muggito del vento.
+
+Nè danze, nè musiche, contro l’usato, rallegravano la cena. Tutto ciò
+inspirava nei convitati un senso di tristezza.
+
+Nerone però, vestito di bianco, e coronato di rose, si mostrava ilare e
+motteggiatore.
+
+Dopo terminato l’antipasto d’uova e lattughe, osservando Cercopiteco,
+ch’era seduto a poca distanza, e che mangiava e beveva per tutti, così
+cominciò a scherzare con esso.
+
+— Tu sei, in fede mia, o Panerote, prezioso convitato; poichè inghiotti
+come i crateri dell’Etna, e tracanni quanto tracannava quel famigerato
+Tiberio, al quale fu dato il soprannome di Biberio. Così tu, invece di
+Panerote, dovresti esser chiamato _Vinerote_. Scommetto che al pari di
+quell’Epicureo fai la prova della cicuta[100].
+
+Cercopiteco rispose ridendo:
+
+— O Divo Cesare, io non sono così pazzo. Voglio che il figlio
+dell’Erebo e della Notte, l’avaro Caronte, attenda ancora molt’anni
+prima di traghettarmi colla sua barca al di là dello Stige. Egli è
+appunto per vivere ch’io mangio, e vivo per mangiare.
+
+Queste, ed altre facezie che seguirono, misero di buon umore i
+convitati.
+
+Intanto i giovinetti _pinceri_, lindi, ed accurati della persona, colla
+capellatura cascante sulle spalle e la tunica corta, empivano di vino
+le coppe, e le portavano in giro agli ospiti seduti a tavola, mentre
+altri inservienti venivano a torre una ad una le vivande preparate
+sulla tavola, per tagliarle, distribuirle in porzioni e presentarle ai
+convitati in piccoli _paropsidi_ d’oro.
+
+Venne la volta del porcellino arrostito, che fu portato sopra un
+tavolo, ch’era in fondo alla sala, e sul quale lo _scissor_ (o scalco)
+cominciò a trinciare.
+
+Dopo che lo schiavo _praegustator_, giusta l’usanza, l’ebbe assaggiato,
+per provare se fosse condito a dovere, e per cautela contro qualche
+insidia, venne portata la prima porzione a Nerone e poi n’ebbero tutti
+gli altri.
+
+Nerone mangiandone con avidità, ed osservando nello stesso tempo
+Britannico, vide che questi lo rifiutava.
+
+— O Britannico, — gli disse allora, — so che di questa carne tu fosti
+sempre assai ghiotto, e perchè la rifiuti stasera?
+
+L’altro cercò di scusarsi, dicendo d’aver diggià mangiato assai.
+
+— No, no, — riprese insistendo lo scellerato Imperatore, — tu devi
+assolutamente gustarne perchè è squisita vivanda.
+
+E Britannico accondiscese, tanto più che glie ne dava voglia l’avidità
+colla quale era divorata dagli altri, e sopratutto da Cercopiteco.
+
+Non ne aveva inghiottito che pochi bocconi, quando fu preso da tremito,
+divenne livido in volto, i suoi occhi si spalancarono, e contorcendosi,
+tentò d’alzarsi, e stava per stramazzare, quando fu sostenuto da
+Lucano, che gli era vicino.
+
+Tutti si fecero d’intorno a lui.
+
+Due schiavi lo trasportarono nella vicina stanza, dove fu deposto sopra
+un lettuccio.
+
+— Britannico! Britannico! — gridava Nerone fingendo profonda
+costernazione.
+
+Poi diceva agli altri che il misero era stato preso per certo dal suo
+solito malore, e senza rivolgersi direttamente ad alcuno, diè ordine
+che s’andasse in cerca d’un archiatro.
+
+Ma l’infelice già rantolava, e poco dopo, mandando dalla bocca bava
+verdastra, spirò.
+
+Così ebbe fine la festa, e tutti i convitati mesti e silenziosi
+s’allontanarono.
+
+Cercopiteco, sentendo esternare da Lucano il sospetto che il giovine
+fosse stato avvelenato in qualche vivanda o nel vino, preso da paura
+d’esserlo anche lui, malgrado il diluvio e il vento, corse da un
+_medicamentario_ e si fe’ dare un antidoto.
+
+Ma del porcellino avvelenato, e poi cotto da Locusta, non era stata
+tagliata che la porzione data a Britannico e che lo scalco, per ordine
+di Nerone, teneva nascosta. L’animale, esposto sulla tavola, e di cui
+tutti avevano mangiato, era un altro.
+
+Rimasto solo, Nerone fe’ chiamare dei vespilloni, ed ordinò loro di
+deporre sopra una bara il cadavere vestito com’era, e, trasportatolo
+sull’Esquilino, ivi dargli subito sepoltura.
+
+E ciò a suo dire egli faceva per non dare ad Antonina il cordoglio di
+rivedere il fratello esanime. Era invece la tema che non si constatasse
+l’avvelenamento.
+
+Mentre il funebre convoglio, rischiarato da torchi portati da schiavi,
+passava sotto pioggia dirotta davanti al palazzo dei Cesari, una
+vecchia affacciavasi ad un balcone.
+
+Sul suo volto, sinistramente rischiarato dalle faci, si vedeva un
+infernale sogghigno.
+
+Quella vecchia era Domizia.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIII.
+
+Il volo del Mago Simone.
+
+
+Erano scorsi molti giorni dalla sera del misfatto, e ancora si
+discuteva tra quelli che le precauzioni di Nerone aveva tratti
+in inganno e gli altri che avevano soltanto sospetto, o assoluta
+convinzione dell’avvelenamento.
+
+Erano tra questi Agrippina e Seneca, che francamente avevano
+rinfacciato a Cesare il suo delitto, dicendogli ch’egli, così operando,
+scavava di sua mano l’abisso da cui sarebbe inghiottito.
+
+Cesare negò, e nel suo cuore s’accrebbe l’odio per la madre, e pel
+maestro, che osavano così sfacciatamente rinfacciarlo.
+
+Già da lungo tempo il loro contegno severo, la loro autorità era a lui
+divenuta fastidiosa, e cominciava a meditare di mandarli entrambi a
+raggiungere i morti che rimpiangevano.
+
+In quella circostanza però teneva a persuaderli della sua innocenza,
+teneva a nascondere il delitto, non per essere stimato da loro, ma per
+non essere odiato da Antonina.
+
+Come il cane, che quantunque satollo, non permette agli altri di
+mangiare, e li addenta se osano toccare l’osso da lui abbandonato,
+così Nerone, benchè interamente appagato dalle attrattive di
+Poppea, pretendeva ch’altri non osasse toccare alle donne, che a lui
+inspiravano simpatia, nè a quelle che aveva amato.
+
+L’astuta Domizia conosceva bene la frenesia del nipote, e per questo,
+tornando dal palazzo d’Antonina, aveva a bella posta spiegato a mal
+senso le tenerezze fraterne e la presenza d’Atte in quella casa, per
+eccitarlo e spingerlo alla vendetta.
+
+Ma quelli eziandio, ch’erano persuasi dell’avvelenamento, non
+s’immaginavano quale fosse stato il vero scopo del delitto.
+
+Chi lo attribuiva a gelosia di potere, chi al rifiuto del dono, chi
+immaginava una cosa, chi l’altra.
+
+Pochi soltanto avevano colto nel segno, e fra questi il furbo Isidoro
+Cinico, che un giorno ne stava discutendo con Cercopiteco Panerote
+nella taverna di Salvidieno Orfido.
+
+— Tu erroneamente opini, — diceva Panerote, — se ci fosse stato veleno
+nelle vivande, o nel vino, io che mangiai, e tracannai di tutto, più
+che da me si potesse, non starei qui a persuaderti.
+
+— E a persuadermi non riuscirai. Nerone nel compiere le sue malvagità,
+adopera tali artifizii che nessuno riesce a scoprire. Non avvi sulla
+terra versipelle maggiore di lui. Avrà saputo bene infingersi e
+far presentare alla sola vittima designata la paropside o la copula
+avvelenata. La fretta colla quale fe’ tumulare il povero Britannico è
+prova irrefragabile del delitto.
+
+— E invece, — rispose Cercopiteco, — fu quello atto di pietà verso
+Antonina, per la quale nutre sempre somma benevolenza.
+
+— Lo so, — disse con inarcato accento Isidoro.
+
+— Lo sai, e pretendi che le abbia ucciso il fratello.
+
+— Ma tu non ti desti mai la pena di studiare il carattere di Cesare?
+Non ti sei mai accorto della sua feroce gelosia? È di questa, non
+d’altro, che fu vittima Britannico.
+
+— O Cinico, la tua smania di biasimo ti spinge tropp’oltre.
+
+— Quanto io asserisco è verità.
+
+— Tu non frequenti la corte, e pretendi conoscere gl’intimi pensieri
+del muto Imperatore.
+
+— Se Nerone è muto, è loquace sua zia Domizia, che palesò codesto
+segreto.
+
+— Ma s’egli adora la divina Poppea?
+
+— È vero; ma ciò non toglie ch’egli sia geloso di tutte le altre donne,
+alle quali porta affetto.
+
+— Io credo che dal ripudio d’Ottavia egli non abbia più visto Antonina.
+
+— T’inganni, or son pochi dì io stesso lo vidi entrare nel palazzo di
+lei.
+
+E Isidoro Cinico diceva il vero.
+
+Un giorno Nerone si presentava improvvisamente ad Antonina, volendo
+constatare egli stesso l’impressione prodotta in essa dalla morte del
+fratello, e desiderando riveder Atte.
+
+Entro il vestibolo s’imbattè nell’Apostolo Paolo, che usciva, e gli
+chiese alquanto bruscamente cosa egli venisse a fare in quel luogo.
+
+— A consolare gli afflitti, — rispose l’altro, — come m’impongono i
+comandamenti del mio Dio.
+
+— Dimmi, o cristiano, l’afflitta che tu qui vieni a consolare, divide
+forse l’opinione di quelli che attribuiscono a un tradimento la morte
+di Britannico?
+
+— In anima retta, come quella d’Antonina, non può allignare il sospetto
+di così enorme scelleratezza. Sono soltanto le fiere che uccidono
+gl’innocenti; e i cristiani lo sanno.
+
+Nerone comprese il senso di queste ultime parole e rispose con accento
+sdegnoso:
+
+— I seguaci del tuo Dio non sono innocenti poichè insultano ai nostri
+Numi, ne irridono i Sacerdoti, ne devastano i templi. Hai tu capito,
+o sedicente Apostolo? Ciò altra volta ti dissi, ed ora te lo ripeto,
+perchè apprenda a tacere e a rispettare la giustizia di Cesare.
+
+E s’avviò verso l’atrio, pieno di mal talento contro l’Apostolo.
+
+Quando fu annunziato ad Antonina, questa sedeva nella zotheca lavorando.
+
+Al nome del tiranno si fe’ ancora più pallida, aggrottò le ciglia, e
+deposto il lavoro, levossi, e passò nella stanza, dove l’Imperatore
+attendeva.
+
+Le gramaglie, dando maggior risalto alla splendida carnagione,
+accrescevano venustà alla bella persona di lei.
+
+Non più torvo lo sguardo, ma austera in volto,
+
+— Salve, o Cesare, — essa disse.
+
+— Salve, o bella Antonina, — rispose Nerone con dolcezza grandissima e
+raffinata ipocrisia.
+
+— E che ti conduce, — riprese la donna, — presso la sorella d’Ottavia e
+di Britannico?
+
+— Questi due nomi sulle tue labbra suonano rampogna, non è vero?
+
+— La tua coscienza risponda per me.
+
+— Punii Ottavia credendomi tradito da lei. Fui tratto in inganno dallo
+scellerato Aniceto, che si nasconde; ma io saprò trovarlo per fargli
+scontare la calunnia infame coi tormenti e la morte. Accusami di quel
+delitto, e avrai ragione; ma non unirti ai miei nemici nel credermi
+l’uccisore di tuo fratello.
+
+— Come sia morto il mio adorato Britannico non so. So che il suo
+cadavere, caldo ancora, fu per ordine tuo sepolto, e a me togliesti il
+conforto di dargli un ultimo bacio, e rendere alla cara salma gli onori
+dovuti al figlio d’un Imperatore.
+
+Qui Nerone, raddoppiando di sfrontatezza e d’ipocrisia, volle con
+sdolcinate parole persuadere Antonina d’essere stato spinto ad agire
+così dal profondo affetto, che conservava sempre per lei.
+
+Insomma voleva farle credere quello che aveva dato ad intendere agli
+altri.
+
+E continuò nelle tenere proteste, dichiarandosi pronto a darle prova in
+qualsiasi circostanza de’ suoi sentimenti per essa.
+
+E in quel momento i sensi parlavano in lui, non il cuore.
+
+Vedendo però che la donna rimaneva impassibile, esclamò con impeto:
+
+— Ah vedo bene che tu sei circondata da gente che m’odia e credi più ad
+essi che a Cesare.
+
+— Io non ascolto altra voce che quella della mesta anima mia.
+
+— E fra i più accaniti nemici v’è certo quel cristiano Paolo.
+
+— Lo accusi a torto.
+
+— Egli, esaltando i meriti del suo Dio, cerca forse di far di te
+un’apostata. Guai a lui!
+
+Antonina, con un amaro sogghigno, interruppe dicendo:
+
+— Vendicati pure di quell’uomo santo, rapiscimi anche questo amico, ed
+io avrò, o Cesare, una nuova prova della tua benevolenza per me.
+
+— A quanto sembra, ti sta molto a cuore quel Tarsiotto, poichè temi per
+lui, — disse con mal celata stizza Nerone.
+
+— Temo per tutti coloro che son fatti segno all’ira tua.
+
+— Ma colui non ebbe finora da me che prove di clemenza. E clemente sarò
+tuttavia con esso, poichè tu lo desideri; ma si guardi di non provocare
+il mio sdegno, cercando di convertire i pagani alla fede del suo Dio,
+non meno bugiardo e risibile dei nostri Numi. E guai però, ripeto, guai
+ad esso sopratutto, se cerca colla sua eloquenza di traviar la mente di
+persone a me care. È di te, che parlo, Antonina, di te, che dopo Poppea
+sei l’unica donna ch’io amo. Ora sei avvisata. Vale.
+
+E la lasciò senza nemmeno curarsi di vedere Atte; tanto usciva turbato
+da quel colloquio.
+
+Nè meno turbata rimase Antonina, in cui quelle ultime parole avevano
+destato un senso di paura e di ribrezzo.
+
+E Nerone non aveva certo parlato così per rispetto al culto pagano, pel
+quale egli stesso confessava di professare profondo disprezzo; ma nel
+timore che un altr’uomo, un cristiano, potesse esercitare tanto impero
+sulla mente e sul cuore di quella donna, che non gli apparteneva, ma di
+cui pretendeva d’esser arbitro.
+
+Ed ora andiamo a trovare il mago Simone, che gli ozii e la vita
+sedentaria del carcere avevano reso adiposo e mencio.
+
+Egli è occupato a cucire alcune verghe nell’interno d’una casula[101]
+nera. Di tratto in tratto manda un sospiro, lascia il lavoro e va ad
+affacciarsi al pertugio, da cui prende luce la prigione.
+
+Poi si mette a passeggiare nell’angusta cella, tornando di tratto in
+tratto a guardar fuori, e alla sua occupazione.
+
+E cosa mai rende quel tristo così agitato?
+
+A Nerone, che fidava sempre nella magia di lui, benchè più volte
+l’avesse trovato in fallo, era saltato il capriccio di vederlo
+volare, sperando con quel miracolo, di buona o cattiva lega, umiliare
+l’Apostolo Paolo.
+
+Simone sentì agghiacciarsi il sangue allorchè il messo di Cesare venne
+a dirgli ch’era venuto il tempo di mantenere la promessa, e che se
+voleva riacquistare la libertà e la benevolenza imperiale, doveva
+librarsi a volo dall’alto del carcere Mamertino.
+
+Non era facile uscir da quel bivio tremendo. Il negare, o il confessare
+ch’era stata la sua una spavalderia poteva costargli il flagello,
+o fors’anco la morte. Il dichiararsi pronto ad obbedire gli dava a
+pensare; ma purtuttavia finì per accettare.
+
+Chiese soltanto che Cesare gli accordasse alcuni giorni di tempo per
+riacquistare le forze perdute in carcere.
+
+La sua speranza d’esito felice era tutta riposta nel filtro promessogli
+da Locusta, e le aveva mandato una lettera col mezzo d’un inserviente
+dell’ergastolario, dicendogli che gli verrebbe consegnato un medicinale
+corroborante.
+
+Ad onta però della sua ingenua fiducia nella portentosa bevanda della
+giudea, lavorava nella _casula_ a quel modo per rendere in ogni caso
+meno micidiale la caduta.
+
+Ne voleva formare come due ali di pipistrello, legando le estremità
+della casula ai polsi e alle tibie, come aveva visto a fare una volta
+in Samaria da un giocoliere.
+
+Il triste teneva moltissimo a conservare il predicato di _Gran Virtù di
+Dio_, a riacquistare la stima di Cesare, a confondere l’Apostolo Paolo
+e gli altri suoi nemici cristiani. Ma sopratutto teneva a salvar la
+pelle.
+
+Locusta, letta ch’ebbe la lettera di Simone, consegnò allo schiavo
+dell’ergastolario una fiala dicendogli:
+
+— Questo filtro darà al prigioniero forze bastanti per volare fino al
+cielo.
+
+E le parole accompagnò con un sinistro sogghigno, in cui si leggeva
+tutto il piacere della vendetta pei ducentocinquanta nummi che gli
+aveva truffato nel fatto di Rubea.
+
+Quando lo schiavo tornò al Mamertino, e diede la fiala in mano a
+Simone, questi si sentì sollevato di spirito, e fe’ sapere a Cesare
+ch’egli era pronto ad operare il miracolo.
+
+I banditori lo annunziarono al popolo, che accorse in folla davanti al
+carcere, nella speranza che il prodigio si cangiasse in una catastrofe.
+
+Paolo, Luca, ed altri cristiani si tenevano in gruppo a poca distanza
+dall’Imperatore, che sedeva sopra un terrazzo attiguo al carcere.
+
+Nerone, quasi sicuro di confondere l’odiato Apostolo, rivolgeva
+di tratto in tratto il bieco sguardo verso quel gruppo con aria di
+trionfo.
+
+Finalmente s’udì un lungo squillo di tromba, e poco dopo, circondato da
+soldati, comparve Simone sull’alto del carcere.
+
+Allora tacque il bisbiglio della folla, tutti gli occhi si fissarono su
+lui, che bevve il contenuto della fiala, ed esclamò ad alta voce:
+
+— Tremi chi non crede Simone Gran Virtù di Dio!
+
+— Empio bestemmiatore! — gridarono dalla via Paolo e gli altri
+cristiani.
+
+Il mago aprì le braccia e si slanciò nel vuoto.
+
+Scoppiò un urlo universale di spavento. La folla si ritrasse da ogni
+banda per non essere colpita dal corpo di Simone, che precipitando
+abbasso, andò a cadere sulla terrazza ov’era Nerone, ch’ebbe la tunica
+spruzzata di sangue[102].
+
+Pieno di ribrezzo e di dispetto, scansò col piede il cranio sfracellato
+del moribondo, e andò via.
+
+Attribuì quella caduta ad esorcismi di Paolo, poichè non poteva
+ammettere che Simone si fosse azzardato al volo senza l’aiuto
+d’un’arcana potenza, o per lo meno d’un artifizio prodigioso.
+
+E l’efficace facoltà, ch’egli supponeva nell’Apostolo, lo rendeva
+turbato, giudicandolo nemico pericoloso. L’avrebbe di buon grado appeso
+alla croce, ove non lo avesse trattenuto la promessa fatta ad Antonina,
+e la vergogna di mostrarsi pusillanime, lasciando travedere la paura
+che gl’inspirava il cristiano.
+
+Fortunatamente per lui, altri avvenimenti vennero ad occupare la mente
+del tiranno, che vedeva soddisfatto finalmente uno dei suoi più ardenti
+desiderii, quello d’aver prole.
+
+Poppea era madre, ma le sofferenze della gravidanza, il dispiacere di
+vedersi sformata, essa che teneva tanto alle sue bellezze, la rendevano
+triste ed intollerante di tutto. Nerone però non ci badava, e sfogava
+la sua egoistica gioia in accademie, e in orgie con parassiti e
+cortigiane.
+
+Poppea non amava Nerone; purtuttavia si sentiva ferita nell’amor
+proprio, vedendo com’egli fosse indifferente alle sue sofferenze; ma lo
+stesso amor proprio le suggeriva di non mostrare il suo dispiacere.
+
+Essa diede alla luce una figlia, alla quale fu imposto il nome di
+Claudia, mentre la madre ebbe il titolo d’_Augusta_.
+
+Durante il puerperio essa consultò archiatri e femmine, che vendevano
+specifici per conservare la freschezza della pelle e la venustà delle
+forme.
+
+Un mese dopo il parto andò a Baja, insieme alla bambina colla sua
+nutrice, seguita da un codazzo di schiavi, di carri e d’animali tra cui
+le sessanta giumente.
+
+Prima di partire era andata a congedarsi dall’Imperatrice Agrippina,
+che conservava sempre contro la nuora un fondo di livore per la sua
+bassa origine, per la morte d’Ottavia, e per esserle stato da lei
+rapito il dominio sul cuore del figlio.
+
+E il veleno di quel sentimento, allorchè si trovavano insieme, stillava
+sovente dalle sue parole.
+
+Essa le dimandava perchè lasciasse Roma in quei giorni che si dovevano
+celebrare le feste di Bacco.
+
+— Egli è appunto per evitarle, ch’io parto, — rispose Poppea.
+
+— Peccato, — rispose Agrippina con ironia malvagia, — che tu non ami
+assistere ai baccanali; anzi dovresti prendervi parte, poichè non
+potrebbe trovarsi Dionisiade[103] più bella di te.
+
+— Per quanto giovine io sia, — rispose Poppea, dandole pan per
+focaccia, — non potrei vincere delle fanciulle. Ma se tu corressi con
+me, diva Agrippina, la mia gioventù ti vincerebbe per certo.
+
+E dopo essersi scambiati degli sguardi poco benevoli, si separarono.
+
+Poppea riferì quel dialogo a Nerone, che si morse il dito, e poi disse
+alla moglie:
+
+— Parti.
+
+— E tu non m’accompagni, come avevi divisato?
+
+— No, io resto.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIV.
+
+Il parricidio.
+
+
+Il giorno seguente Nerone si recò nelle stanze d’Agrippina e le disse:
+
+— Madre, io voglio che sia pace fra noi. Abbracciami e baciami sulla
+bocca e promettimi che questa sera ti presenterai alla cena, che
+offro agli amici. Saremo tutti bizzarramente travestiti, e tu avrai il
+capo coronato di pampini, i capelli disciolti, porterai sulla spalla
+sinistra un manto di pelle di capra e avrai nelle mani il _tirso_[104].
+
+— E che follia è questa? Ti prendi forse giuoco della madre tua?
+
+— La zia Domizia mi narrò che una volta ad un’orgia di Claudio si
+presentò improvvisamente una baccante col petto a metà denudato, e col
+viso coperto dalla persona[105]. E quella baccante eri tu.
+
+— Fu nella spensieratezza della gioventù, che mi prese quella
+vergognosa fantasia.
+
+— E se tale tu la giudichi, o madre, perchè la proponesti a mia moglie?
+
+— Ora comprendo: — rispose Agrippina, — fui denunziata, e tu vieni a
+rinfacciarmi la supposta offesa che feci all’Augusta tua sposa.
+
+Ed accompagnò le ultime parole con un sogghigno sardonico.
+
+Nerone, reprimendo gl’impeti della rabbia, rispose sogghignando pur
+esso:
+
+— Se non la moglie di Cesare, dovevi almeno rispettare in Poppea
+Augusta la madre del tuo drudo.
+
+— Di chi parli? — dimandò Agrippina.
+
+— Del giovinetto Ruffo Crispino, mio figliastro. Negheresti forse che
+di quell’imberbe facesti le tue voglie? Anco stanotte tu l’attendevi
+forse, ma lo attendesti invano.
+
+— Che facesti di lui? — chiese con ansia la donna.
+
+— Lo desideri?
+
+— Sì, lo desidero ardentemente, poichè vuoi saperlo.
+
+— Confessi dunque che l’amavi.
+
+— E a te che importa? Non sono tua madre, la vedova di Claudio,
+arbitra de’ miei sentimenti? E a te, figlio perverso, chi dà il diritto
+d’investigare le mie azioni? Palesami tosto ov’egli si trovi.
+
+Nerone rispose con calma terribile:
+
+— Nelle voragini del Tebro, ove fu gettato mentre si divertiva a
+pescare.
+
+Agrippina, in preda a furente desolazione, s’avvicinò al figlio colle
+braccia levate, e le mani strette in pugno esclamando:
+
+— Ah per tutti gli Dei belva più efferata di te non cinse mai la
+diadema dei Cesari.
+
+— Frenati, e ascolta: — rispose Nerone, — quantunque la tresca mal
+s’addicesse a te, vedova e madre d’Imperatori, io avrei forse lasciato
+quel fanciullo agli amorosi godimenti del tuo cubiculo; ma lo punii per
+averti vituperata publicamente, ed aver pronunziate frasi oltraggiose
+contro la madre sua, la divina Poppea. E la sua fine sia d’esempio a
+tutti coloro, che ardiscono offendere la moglie di Cesare.
+
+— S’egli è a me, che rivolgi queste parole, sappi ch’io disprezzo le
+tue minacce; e bada, o scellerato, bada a te stesso, poichè il sangue
+delle tue vittime grida vendetta.
+
+E lanciando al figlio uno sguardo terribile, aggiunse gridando:
+
+— Ti sfido.
+
+— Ed io, — rispose Nerone, — la sfida accetto.
+
+Crispino, colla iattanza dei giovinetti, erasi vantato in publico nella
+taverna di Salvidieno Orfido dei favori che gli accordava Agrippina,
+scendendo ai più laidi particolari dei godimenti notturni, vantando le
+belle forme di lei, e sostenendo valer queste assai più che le carni di
+sua madre Poppea, avvizzite per le molte battaglie amorose.
+
+Avendolo qualcuno redarguito per le sconvenienti parole, egli aveva
+risposto che non essendosi la sua madre mai curata di lui, non aveva
+per essa che profondo disprezzo.
+
+Fra i molti ascoltatori dell’imprudente discorso v’erano Isidoro
+Cinico, che non mancò di ripeterlo all’universale, e Lucano, dal quale
+fu riferito a Seneca, che lo esortò a tacere per non provocare la
+vendetta di Cesare contro quel disgraziato.
+
+Ma la cosa non tardò a giungere all’orecchio del tiranno.
+
+Lo seppe da un delatore il giorno stesso che partiva Poppea, ed egli
+rimase per compire la vendetta sulla madre e sul drudo, senza curarsi
+d’indagare se fosse questi veramente colpevole.
+
+Poi cominciarono le persecuzioni contro la madre. La privò d’ogni
+autorità, d’ogni onore, si liberò del tutto dal giogo di lei; la
+guardia germanica che custodiva la sua persona le fu tolta. Non
+volendola aver vicina per timore d’insidie, la costrinse a lasciare
+il palazzo Augustale e prender dimora in uno dei grandi edifizii degli
+orti Neroniani.
+
+Non contento di ciò, ordinò ad alcuni suoi agenti segreti di
+vilipenderla, di darle ogni sorta di tribolazioni con insulti e
+querele. Quand’essa viaggiava per terra o per mare, ordinava a coloro
+che l’accompagnavano di molestarla, motteggiandola e facendo rumore
+perchè non avesse agio a prender riposo dormendo.
+
+L’energica donna però non si dava per vinta, e con improperii e minacce
+continuava a sfidare l’ira del figlio, sicura che questi non oserebbe
+attentare ai suoi giorni.
+
+Ma Nerone, meno ingenuo di lei, non aveva la stessa fiducia nei
+sentimenti materni, sapendo come Agrippina fosse edotta nella scienza
+del delitto.
+
+Conveniva dunque por termine a quella guerra infeconda, che non domava
+gli spiriti della madre, la quale provocava sempre e poteva tradurre in
+atto le sue minacce.
+
+Era venuto il momento di pensare alla propria salvezza, sacrificando
+lei.
+
+E cominciò a studiare il modo di farlo, senza essere accusato di
+parricidio, adoperando le arti usate nell’uccisione di Britannico.
+
+Servirsi del veleno era inutile, poichè l’astuta Agrippina era
+provvista di tutti gli antidoti, rimedii indispensabili per chi viveva
+in quell’epoca e in quella Corte.
+
+Una sera essa ad ora tarda sedeva nel gabinetto attiguo al cubiculo e
+lavorava per ingannare le insonnie, prodotte dal turbamento dei nervi,
+dall’ira, dal desiderio della vendetta, combattuto in lei dalla tema e
+da un resto d’affetto pel figlio.
+
+Tutto a un tratto udì un fracasso nella stanza vicina.
+
+Balzò in piedi esterrefatta, prese la lampada, e respirando a stento
+pei violenti palpiti del cuore, andò a vedere cosa fosse accaduto.
+
+La parte del soffitto soprastante al letto era precipitata a basso. Ove
+in quel momento avesse giaciuto, essa sarebbe rimasta schiacciata.
+
+Alla mattina un giovine dalle mani e dal volto anneriti, si teneva
+tutto umile e pauroso davanti all’Imperatore, a poca distanza dal
+palazzo ove abitava Agrippina.
+
+— Stupido artefice, — gli diceva a bassa voce Nerone, — come hai tu
+eseguito gli ordini miei?
+
+— La credeva dormente da lungo tempo nel suo letto, — rispondeva
+l’altro tremando. — Allorchè terminava di segare il ferro del palco,
+era già da tre ore trascorsa la mezzanotte, e purtuttavia essa era
+ancora levata. Come poteva io supporlo?
+
+Nerone alzò le spalle con aria di disprezzo, e mosse verso la casa per
+presentarsi alla madre.
+
+La trovò nell’exedra in compagnia di Seneca, e andò per abbracciarla,
+congratulandosi che fosse così miracolosamente scampata a certa morte.
+
+Agrippina rimase impassibile. Non s’immaginava che la caduta del palco
+fosse stata un attentato del figlio; ma alle ipocrite dimostrazioni non
+credeva.
+
+Seneca, ch’era rimasto in silenzio, non togliendo mai lo sguardo
+scrutatore da Nerone, come questi stava per partire, gli disse:
+
+— Mi giunse stamane un’inaspettata novella che anche a te riuscirà
+gradita, perchè potrai finalmente compiere un atto di giustizia, che
+tutta Roma reclama. In una _caupona_[106] a poca distanza da Roma,
+travestito da villico, fu scoperto da alcuni soldati lo scellerato
+Aniceto.
+
+Fu sorpreso Nerone a tale annunzio; ma dimostrò più contentezza che
+sdegno.
+
+Allorchè il maestro gli dimandò se al colpevole si dovesse infliggere
+l’estremo supplizio, l’altro rispose di farlo prima condurre davanti a
+lui.
+
+E Seneca, rimasto solo con Agrippina, disse a questa:
+
+— Gl’innocenti muoiono: ma quel tristo vivrà.
+
+Quando Aniceto incatenato si trovò alla presenza di Cesare, si gettò in
+ginocchio piangendo e chiedendo pietà.
+
+— No, — disse Nerone, — tu meriti mille morti per aver osato un giorno
+attentare al pudore d’Ottavia, all’onor mio.
+
+L’impudente negò: giurando per gli Dei che l’estinta aveva mentito.
+
+— Ebbene, tu m’aiutasti a disfarmi di lei, ed ora, se vuoi salva
+la vita, devi col tuo malvagio talento trovare il modo che scompaia
+la madre, senza che venga a me attribuito il delitto, ma sibbene al
+caso. Se l’ingegno non ti farà difetto, allora farò trarti dal carcere
+Mamertino.
+
+E lo fece di nuovo consegnare ai soldati.
+
+Poscia partì per Baja, e di là, dopo qualche tempo scrisse una
+tenerissima lettera alla madre, ch’erasi ritirata in una sua villa
+presso il lago di Lucino, scongiurandola di venire, sentendosi egli
+assai sofferente, e di riconciliarsi nuovamente con lui e con Poppea,
+ed amar questa, come aveva amata Ottavia.
+
+Agrippina protestò che tra lei e Poppea non poteva esservi che odio,
+odio eterno; nè porrebbe il piede nella villa di Bauli, ove dimorava
+chi aveva fatto uccidere Ottavia e discacciare lei dalla casa dei
+Cesari.
+
+Nerone però, colla più raffinata ipocrisia, continuò ad insistere,
+dipingendo così al vivo il desiderio di riveder la madre, di
+riabbracciarla, che questa finalmente acconsentì, e lasciata la sua
+villa, recossi a Napoli dove l’attendeva la nave, mandatale dal figlio
+per trasportarla a Baja.
+
+Benchè spirasse propizio il vento, e fosse tranquillo il mare, appena
+salpato, tanto essa, che la sua confidente Acerronia, s’avvidero che la
+nave solcava le onde stentatamente e piegava a tribordo.
+
+Volendo di ciò avere una spiegazione, mandò l’Acerronia nella stanzetta
+a poppa, dov’era il maestro che dirigeva la navigazione.
+
+Prima che la confidente tornasse, s’udì uno scroscio tremendo, e la
+parte posteriore della nave, dov’era il padiglione dell’Imperatrice,
+cominciò ad affondare.
+
+Agrippina gridò al soccorso; ma tutti s’erano gettati in mare e,
+quali nuotando, quali aggrappati ad assi e travi, senza darle ascolto,
+continuavano innanzi.
+
+La sola ad accorrere era stata Acerronia che cadde nelle onde con lei
+e fu tosto sommersa, mentre Agrippina, che sapeva nuotare, ed era donna
+coraggiosa e forte, malgrado l’impaccio delle vesti, riuscì a salvarsi.
+
+Appena presa terra, cadde sfinita.
+
+Un po’ più lungo tragitto a percorrere, e l’infernale invenzione
+d’Aniceto avrebbe pienamente assecondati i desideri del parricida.
+
+Il pedagogo, che dalla riva aveva assistito al disastro, come vide
+sfasciarsi la nave, e l’opera sua compiuta, montò sopra un piccolo
+naviglio, che salpava per le coste della Campania, e si recò a Baja per
+darne l’annunzio a Nerone.
+
+Lieto il tiranno d’essersi liberato alla fine di quella donna, divenuta
+oramai nemica implacabile, rimunerò largamente il suo complice, e
+comunicò la notizia alla moglie, dicendo:
+
+— Così il Fato volle far vendetta dell’odio, ch’essa nutriva contro di
+te.
+
+— Sei tu forse che facesti uccidere la madre? — chiese Poppea,
+turbandosi.
+
+E Nerone cinicamente rispose:
+
+— Forse. Anche il Fato obbedisce alla volontà di Cesare.
+
+Alcuni giorni dopo ricevette un foglio, e impallidì, riconoscendo i
+caratteri d’Agrippina.
+
+Essa gli partecipava d’essere sana e salva nella sua villa presso il
+lago di Lucino, ed aggiungeva queste fiere parole:
+
+“Muzio Scevola, per aver colpito invece di Porsenna il segretario di
+lui, pose la mano sui carboni ardenti; tu che uccidesti la confidente
+Acerronia, invece di tua madre, dovresti precipitarti nei crateri
+dell’Etna, figlio perverso.„
+
+Nerone, pieno di furore per vedersi scornato e scoperto, decise di
+smettere l’ipocrisia e finirla una volta, compiendo sfacciatamente il
+parricidio.
+
+Partì per Roma, e fatto venire Aniceto, ch’eravi tornato da alcuni
+giorni, lo rimproverò per la mala riuscita, e gli ordinò di recarsi con
+alcuni centurioni sul lago di Lucino per uccidere Agrippina.
+
+L’altro titubava, non volendo tramutarsi da occulto complice in aperto
+sicario; ma Nerone ve lo costrinse colla minaccia d’eseguire contro di
+lui la sospesa sentenza.
+
+Allorchè partecipò alla moglie come la madre fosse riuscita a salvarsi,
+essa diede in un sospiro ed esclamò:
+
+— Sian rese grazie ai Numi.
+
+— Per la sua vita tu preghi, o sconsigliata?
+
+— Come Imperatrice, — essa rispose, — le improperie dei vivi non
+curo, poichè non ponno salire fino a me; ma come moglie e madre la
+maledizione delle vittime pavento.
+
+A queste parole il tiranno superstizioso si turbò.
+
+— Siano dunque rese grazie ai Numi per la salvezza di lei, — ripetè
+Poppea.
+
+La vecchia Domizia, il genio malefico di Nerone, ne provò dispetto, e
+quando tornò Aniceto ad annunziare che Agrippina era morta, abbracciò
+il nipote, e disse che andrebbe ad offrire olocausti a Nemesi[107].
+
+Nerone volle che Aniceto gli narrasse il fatto nei più minuti dettagli,
+e che fossero presenti al racconto i centurioni, che lo avevano
+accompagnato, come testimonii che il pedagogo asseriva il vero.
+
+— Giungemmo, — cominciò il malvagio, — ch’era alta la notte. La porta
+della villa era chiusa, e noi ne percotemmo più volte l’ansa sul
+picchio. Venne finalmente l’ostiario, ed aprì, sentendo ch’eravamo gli
+inviati del divo Cesare.
+
+— Sareste stati più saggi non pronunziando il mio nome, — interruppe
+Nerone.
+
+E senz’altro aggiungere gli ordinò di continuare.
+
+— Entrammo nel palazzo, e penetrati nel cubiculo, la sopraccogliemmo
+distesa nuda sul letto. Non potei a meno d’arrestarmi un istante ad
+ammirare quelle bellissime forme. In questo essa aprì gli occhi, si
+levò sul fianco, guardandoci bieca, e quasi sfidandoci. Io la colpii
+col pugio, ma leggermente, ond’essa gettandosi supina e mostrando
+coraggio inaudito, gridò: “_ventrem feri_„[108]. Allora il centurione
+Fulvio v’immerse il gladio, ed essa prima di spirare, digrignando i
+denti, e sbarrando gli occhi disse....
+
+E qui Aniceto esitò.
+
+— Che disse? — chiese imperiosamente il tiranno.
+
+— Non oso....
+
+— Parla.
+
+— Disse: su lui, sulla moglie, sui figli la mia maledizione. Furono
+queste le sue ultime parole.
+
+Nerone impose loro di non ripeterle ad alcuno, e li rimandò.
+
+Pose ogni studio cogli altri per simulare indifferenza dopo il
+parricidio, e nascondeva il profondo terrore, che aveva prodotto
+nell’anima sua la maledizione materna.
+
+Aveva fatto uccidere Agrippina per timore dell’odio ch’egli le aveva
+inspirato, e morta lo spaventava ancor più. Così lo scellerato trovava
+la punizione nel suo stesso delitto.
+
+Ma, come dissi, non volendo mostrarsi pusillanime, nulla dava a
+divedere.
+
+Colla bella sposa ostentava maggior desiderio di voluttuose ebrezze.
+Nelle orgie cogli amici mentiva la più sfrenata allegria. Percorreva le
+vie a cavallo, o guidando la biga, e si mostrava ai publici spettacoli,
+fiero sempre guardando il popolo, che muto, e quasi irriverente
+rimaneva sul suo passaggio, quantunque il Senato fosse stato costretto
+ad approvare l’operato di Nerone.
+
+Nel tempo stesso però segretamente ordinava ad alcuni maghi di fare
+certi incanti per scongiurare gli effetti della maledizione.
+
+Quello che a lui riesciva grave oltremodo era il contegno di Seneca.
+
+Lo vedeva malinconico, torvo, taciturno; ma dal suo labbro non era
+sfuggita mai una sola parola che stimatizzasse l’orrendo delitto.
+
+Avrebbe preferito ch’egli venisse da lui aspramente rinfacciato, per
+potersi sfogare, opponendo all’audacia dell’accusatore, l’audacia
+dell’accusato.
+
+Un giorno, che lo vide presentarsi più cupo dell’usato, non potè
+frenarsi, e gli disse:
+
+— O tenebroso maestro, che hai? Perchè non parli?
+
+— Ove tace la tua coscienza, — rispose Seneca, — ogni altra voce
+riuscirebbe vana. D’altronde parla abbastanza il raccapriccio
+universale, ed è inutile che il mio grido di riprovazione s’unisca a
+quello dei popoli, che il tuo mal governo, la tua ferocia ha stancati.
+
+— Ma di questo non vedo la prova.
+
+— E che sono mai le satire atroci che si scagliano contro di te, e
+nelle quali sei chiamato Oreste ed Alcmeone, uccisori delle madri;
+Apollo cetratore, che lancia saette; vero discendente d’Enea, perchè
+questi portò via il padre, e tu togliesti via la madre? E l’istrione
+Dato, recitando in tua presenza, non ha detto forse: Va sano, padre
+mio, va sana, madre mia! fingendo l’Imperatore Claudio a tavola, e la
+diva Agrippina nuotando? E, rivolgendosi verso il Senato, non aggiunse:
+l’orco, ora verso voi addrizza il piede?
+
+— Tu narri cose ch’io già sapeva, — interruppe, sorridendo, Nerone. —
+Si vede che ti racchiudi nel tuo broncio, e vivi solitario, altrimenti
+avresti saputo che agli autori di siffatte contumelie perdonai, e
+l’istrione, per le sue ardite allusioni, non condannai che all’esilio.
+
+— Ebbene, se disprezzi tanto quello che contro di te si dice, e si
+scrive, a che pro’ avrei parlato? Parlo adesso per riferirti cose nelle
+quali tu forse intravedrai la vendetta divina.
+
+Nerone, nascondendo l’interna trepidanza, dimandò di che egli
+intendesse parlare.
+
+Seneca rispose:
+
+— Vergogne in Oriente, ove nella ribellata Armenia i nostri soldati
+furono condannati all’ignominia del giogo e dove la Soria minaccia
+di sottrarsi al dominio dell’Impero. Vergogne in Anglia, dove fummo
+sconfitti, e dove due terre delle principali furono poste a sacco con
+grande sterminio di romani e dei loro amici. Vergogne nella Gallia dove
+il vicepretore Giulio Vindice ha chiamato a rivolta il popolo contro il
+dominio tuo.
+
+— Ebbene, rassicurati, — rispose Nerone, — che in Oriente, in Anglia,
+in Gallia, la forza delle nostre legioni farà ragione delle vendette
+celesti. Ricordati che l’Oracolo d’Apolline mi fu propizio, e mi
+predisse lunga vita, dicendomi che pensassi all’anno settantesimo
+terzo, volendo predirmi in quell’anno la morte. Come tu vedi, Apolline,
+ch’è Nume anch’esso, mi concede ancora quasi dieci lustri d’esistenza.
+
+— E sei tu sicuro d’aver giustamente interpetrato il suo responso?
+
+Nerone, adirato esclamò:
+
+— O imprudente Maestro, non farti profeta dei danni miei, non spingermi
+all’ira, se non vuoi ch’io dimentichi d’aver giurato che a te non avrei
+torto un capello.
+
+— Altra volta te lo dissi, — rispose Seneca con ammirevole calma, — la
+morte non temo, e con animo sereno, l’attendo. Uccidimi pure; ma pensa
+a vendicare l’onore oltraggiato delle aquile latine.
+
+Il tiranno invece pensava a cómpito più facile; quello di vendicarsi di
+lui.
+
+Altri funesti avvenimenti vennero però a distorlo dal fiero proposito.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXV.
+
+La Congiura di Pisone.
+
+
+Era venuto l’autunno, autunno lugubre, di quelli in cui le morte
+foglie sono portate via dal vento rigido e quasi brumale, e il cielo
+si riveste di quel nuvolo grigio, uniforme, che impedisce al sole di
+riscaldare coi suoi raggi la moribonda natura. Alla tetra atmosfera
+aggiungasi la desolazione, che spargeva nella città una fiera
+pestilenza, che mieteva vittime a migliaia[109].
+
+Non si vedevano che agonizzanti e morti, trasportati dai vespilloni
+sulle spalle, o distesi su _capuli_[110] o ammonticchiati su rozze
+carrette.
+
+Molti cittadini correvano esterrefatti per le vie e spesso cadevano
+colpiti dal morbo, e da tutti fuggiti. Qua e là dalle case uscivano
+i lamenti di qualche povero appestato, e i pietosi della famiglia
+venivano sul limitare a chieder soccorso di medici e di farmacisti. Non
+più feste, non più spettacoli. I patrizii andavano a cercare uno scampo
+nelle ville suburbane, o si tenevano chiusi nei loro palazzi, ai quali
+era a tutti impedito l’accesso. Male si riconosceva in quelle turbe
+spaventate ed afflitte il gaio popolo del _panem et circenses_.
+
+Ogni giorno i Sacerdoti offrivano sagrifizi ai Numi, e i devoti pagani
+gremivano i templi e pregavano dinanzi ai delubri colle braccia levate
+al cielo.
+
+Nelle catacombe i cristiani supplicavano Dio per la salute di tutti,
+curando nel tempo stesso gl’infermi, lavorando ad aprire incavature
+nelle pareti delle callaje, dove i fossatori seppellivano i cadaveri.
+
+I due Apostoli Paolo e Luca tutto dirigevano, e fra quelli che più si
+mostravano ferventi in quell’opera di carità, notavasi un giovine, che
+indossava la candida tunica di neofito.
+
+Era costui il citaredo Menecrate, che da poco tempo aveva ricevuto il
+battesimo.
+
+Sua madre aveva lottato per dissuaderlo dall’abbracciare la nuova fede;
+ma vedendolo fermo nel suo proposito e infervorato nel culto cristiano,
+lo aveva lasciato fare. Essa però aveva voluto conservare la religione
+dei padri suoi. Menecrate n’era desolato, ma non osava insistere per
+indurla a seguire il suo esempio, perchè Paolo gli aveva detto che le
+conversioni fatte per riguardo, e non per convincimento, non riuscivano
+gradite a Dio.
+
+Il terribile flagello dava occasione al citaredo di spiegare tutto il
+fervore del neofito, portando l’opera sua pietosa dalle catacombe nelle
+case visitate dal dolore.
+
+Facevano sconcio contrasto alla costernazione della città i tripudi
+della casa Aurea.
+
+Nerone sfoggiava nell’ostentazione del buon umore e della
+spensieratezza, quanto più forte era in lui l’interno turbamento.
+
+Talvolta però la stessa sua esagerata ilarità lo tradiva.
+
+Una sera gavazzava nella _comissatio_ co’ suoi cortigiani, e più
+ebro del solito, ora cantava, ora dava la baia a qualcuno, ora si
+portava ad atti osceni con Sporo, ch’eragli vicino vestito da donna, e
+sollevandogli la tunica lo mostrava nudo agli altri.
+
+Vedendo Cercopiteco, che sedeva pensieroso e non beveva, gli disse:
+
+— O Panerote, dacchè è scoppiata la peste, tu non sei più quello. Le
+tue paropsidi, i tuoi calici rimangono spesso vuoti. Hai tu forse paura
+di morire?
+
+— Sì, divo Cesare, perchè la morte è così brutta cosa, che a tutti
+dispiace, specialmente ai gaudenti.
+
+— Fatti cuore, e fingi almeno allegria.
+
+— Io non so dominarmi come tu sai.
+
+— Oseresti forse credere che in questo momento la mia gaiezza sia
+maschera a qualche grave cura?
+
+— È impossibile che ciò non sia, — entrò a dire Lucano, ch’era presente.
+
+— Cosa ne sai tu, o misero poeta! — chiese Nerone guardandolo bieco.
+
+— E chi, — rispose l’altro, — oserebbe supporre il divo Cesare
+indifferente alle sventure di Roma?
+
+I fumi del vino impedirono a Nerone di rilevare il sarcasmo di quelle
+parole.
+
+— E quand’anche piangessi, la morìa non cesserebbe per questo. Tu pensa
+ai casi tuoi e non occuparti d’indagare i sentimenti miei.
+
+— Quello che ti dev’esser riuscito assai doloroso, — entrò a dire
+Cercopiteco, — è la perdita della nave che ti portava cose preziose.
+
+— Vedete, o amici, io son sicuro che i pesci me le renderanno, tanto
+sono fortunato. Si beva dunque alla mia fortuna. Viva Bacco, Evoè!
+
+Alzò il nappo e tosto lo gettò.
+
+Egli aveva udito nelle altre stanze voci di pianto.
+
+Sbarrò gli occhi, si fe’ livido in volto e corse via.
+
+I pianti venivano dalle stanze, in cui dormiva la piccola Claudia, che
+giaceva cadavere nella sua culla.
+
+Da un lato si teneva ancora l’archiatro, che da varii giorni veniva
+a visitarla, perchè sofferente, e tentava ancora in quel momento di
+richiamarla in vita.
+
+Dall’altro sedeva la madre, cogli occhi torvi, senza una lagrima, e
+con espressione di volto in cui traspariva misto al muto dolore il
+rammarico, mentre in fondo alla stanza Egloga, Alessandria ed altre
+schiave mandavano grida, si stracciavano le vesti, e si strappavano i
+capelli.
+
+Il tiranno, briaco, barcollante s’avvicinò alla culla e diede in un
+urlo da belva. In quello scatto di dolore tradì sè stesso e lasciò
+libero sfogo ai rimorsi e alle apprensioni, che con tanto studio aveva
+cercato di nascondere.
+
+Per due volte, come un ruggito, uscì dalle sue labbra questa
+esclamazione.
+
+— La maledizione! La maledizione!
+
+— Sì, — mormorò Poppea, cogli occhi fissi a terra.
+
+Essa sembrava irritata contro il marito per aver provocato col
+parricidio l’ira dei Numi, la maledizione della vittima. Ma non essendo
+l’amor di madre molto possente in lei, che solo sè stessa amava, più
+che per le sventure presenti se ne preoccupava per l’avvenire. Forse
+potrebbe toccarle la stessa sorte di Claudia, forse potrebbe un morbo
+danneggiarla nella bellezza. Potrebbe forse insieme a Nerone esser
+precipitata dal trono, e perder così tutto ciò che lusingava la sua
+ambizione.
+
+In preda a sinistri presentimenti, rimaneva seduta, silenziosa,
+guardando freddamente il marito, il quale, dopo aver dato in smanie
+grandissime, uscì di là, e andò a chiudersi nella sua zotheca.
+
+Intanto i convitati, udendo dagli schiavi triclinarii della sventura
+da cui in quel momento era stata colta la famiglia imperiale,
+s’allontanarono mogi mogi dalla casa Aurea.
+
+Scendevano il colle, ragionando fra loro, e udivano qua e là dei
+lamenti, ed imbattevansi in drappelli funebri rischiarati da torcie
+resinose.
+
+Cercopiteco uscì in queste parole:
+
+— Morti di qua, morti di là. — Oh che allegre cene divennero quelle del
+divo Cesare! Oh i deliziosi spettacoli che offre Roma! V’è da far morir
+d’indigestione anche l’egizio Polifago, il divoratore di carne umana.
+
+— La tua ingordigia è messa a dura prova, — gli disse Spettillo
+Mirmillone. — Se la dura così, non godrai a lungo dei possedimenti, che
+avesti in dono da Cesare.
+
+— Taci, augello di malaugurio, — interruppe Epafrodito, scrivano di
+memoriali, — non vedi come il povero Cercopiteco trema per la paura! È
+più morto che vivo.
+
+E alcuni dei più spensierati e più ebri, i quali allontanandosi dalla
+casa Augustale, avevano ripreso il buon umore, e più non pensavano alla
+_comissatio_, così tristamente interrotta, e si ridevano della morìa,
+circondarono Cercopiteco, imitando le grida e gli atteggiamenti delle
+prefiche.
+
+Panerote, senza sgomentarsi, esclamò:
+
+— Oh come questa musica m’è grata! Io spero presto di godermela ai
+funeri di tutti voi.
+
+— Costoro m’infastidiscono coi loro motteggi, colle loro risa, — disse
+Lucano all’orecchio di Flavio Sverino; — allontaniamoci da codesti
+avvinazzati, che neppure la maestà della morte rispettano.
+
+E preso sotto braccio l’amico, s’allontanarono, senza che il resto
+della comitiva se ne avvedesse.
+
+Dopo aver proceduto per alcuni istanti in silenzio, riprese:
+
+— Oh come mi riesce grave ormai d’assistere a queste cene; e me ne
+asterrei di buon grado, ove non imponesse a me questo sagrifizio
+l’obbedienza a mio zio.
+
+— Ed io ci vengo per non dar sospetti, — rispose Sverino.
+
+Lucano riprese:
+
+— La sventura toccata a Nerone temo che danneggi i nostri disegni. Il
+popolo è volubile, e passa facilmente dall’odio alla pietà. È capace
+di dimenticare la misera fine d’Agrippina per la morte di Claudia.
+Egli ieri forse ci avrebbe seguiti per rovesciare dal trono il figlio
+snaturato, ma oggi compiangerà il divo Cesare e non vorrà saperne di
+ribellarsi a lui in questo momento.
+
+Flavio Sverino, ch’era giovine ardentissimo, e che anelava al momento
+di vendicare la morte di Britannico del quale era stato fervido
+partigiano, rispose:
+
+— Oh non dobbiamo perderci in simili riflessioni. Tutto è pronto
+oramai, e il procrastinare riuscirebbe dannoso. Il pretoriano Missizio
+persuade nascostamente i suoi compagni a proclamare Imperatore Gneo
+Calpurnio Pisone, e il popolo, che lo ama, e lo apprezza, come uno dei
+più eccelsi cittadini di Roma, s’unirà a loro per far giustizia dello
+scellerato Enobardo, e proclamar Pisone.
+
+— Vorrei dividere, o Flavio, le tue rosee previsioni, come divido i
+tuoi desiderii; ma io non ho fede che l’odio del popolo sia ancora
+così forte da farlo insorgere contro la mala signoria. Nerone sa
+cattivarselo colla generosità e cogli spettacoli.
+
+— Fu la volontà dei soldati pretoriani che impose a Roma l’Imperatore
+Claudio, dopo il _répete_[111] fatale dei congiurati, che uccisero
+Caligola. Così, ucciso Nerone, alzeremo sugli scudi Gneo Calpurnio.
+
+— Tu conti sui pretoriani, ma non fai calcolo alcuno sopra i soldati
+che si trovano nelle Gallie, nelle Spagne ed in altre regioni, che
+tentano sottrarsi al dominio di Roma. Il vicepretore Giulio Vindice s’è
+posto alla testa delle ribellate legioni delle Gallie.
+
+— Questo m’è noto.
+
+— Non sai però che altrettanto si minaccia nelle due Spagne. Lo seppi
+oggi stesso da mio zio Seneca. E Sergio Galba, che comanda in quelle
+provincia, non è uomo da lasciarsi sfuggire l’occasione per usurpare
+il trono di Roma, tanto più che ve lo spinge lo stesso Giulio Vindice.
+Quand’anco si riuscisse a porre sul capo di Pisone la diadema dei
+Cesari, egli avrebbe in Galba un tremendo competitore.
+
+— Ragione di più per non ristar dall’impresa. Quando l’opera sarà
+compiuta, farà Pisone quello che non fece l’indolente Enobardo, che
+pone in non cale il nome e la gloria di Roma. Intanto io ti scongiuro
+per la nostra amicizia di non palesare a Gneo Calpurnio questi tuoi
+dubbi. Egli che così a malincuore accettò la nostra offerta dopo la
+morte di Britannico, potrebbe tornare nell’ostinato rifiuto, e ciò
+produrrebbe forse lo scoraggiamento nei congiurati.
+
+— A ciò, — rispose Lucano, — non posso acconsentire, perchè mi ripugna
+di nascondere la mia opinione ed ingannare l’insigne cittadino. E da
+ciò dovrebbe rifuggire anche la tua coscienza, o giovine dabbene.
+
+— No, perchè sono convinto che la nostra impresa avrà felice successo.
+
+— Ne dubito.
+
+— E i tuoi dubbi nascondi, poichè potrebbero dagli altri essere
+interpretati a mal senso. Ti si accuserebbe forse d’essere entrato
+nella congiura per sventarla.
+
+— Lo pensi tu?
+
+— Io no.
+
+— E al pari di te non lo pensa certo Gneo Calpurnio, il quale sa bene
+ch’io mi sono unito a voi, non solo per l’orrore che m’inspirarono i
+delitti di Nerone, e sopratutto l’eccidio d’Ottavia, ma perchè credo
+oggi minacciata la vita mia e quella di Seneca.
+
+— Certo che hai ben ragione d’essere offeso della severità sua
+contro di te, dopo la benevolenza che t’aveva dimostrata. E tutto ciò
+pel dispetto che gl’inspira la tua maestria nell’arte poetica, che
+pretenderebbe inferiore alla sua. Ma parlami franco, o Lucano, non v’è
+forse latente in lui altra gelosia?
+
+— E quale?
+
+— Poppea Augusta nutre tuttora per te grande amicizia, e so che ti
+protegge, e come poeta ti stima assai. È forse qui la ragione dell’odio
+suo.
+
+— Può darsi, tanto più ch’ella imprudentemente disse a lui che nessuno
+poteva superarmi nel verseggiare. Dopo l’esempio d’Aulo Plancio e
+dell’istrione Paride tutto ho da temere.
+
+Sverino soggiunse:
+
+— La vanità di lui è feroce, quanto la gelosia per le sue donne.
+
+Così parlando, erano giunti davanti alla casa di Seneca, presso cui
+dimorava Lucano.
+
+— Il filosofo veglia ancora, — disse Flavio, guardando due finestre
+internamente illuminate.
+
+— Egli è uso a rimanere nella zotheca fino a tarda notte. Dopo la morte
+d’Agrippina mi diceva un giorno che sentendo di dover morir presto,
+voleva dormir meno per vivere di più ed aver tempo di correggere i
+sette libri delle _Questioni naturali_, che dedica al suo amico Lucilio
+Junio. Esso è omai convinto che lo attende la sorte di Burro, e cadrà
+vittima ancor esso della ferocia di Cesare.
+
+— E perchè, — osservò Sverino, — vuole sacrificarsi, perchè non
+abbandona il tiranno, che egli troppo compiacque, assecondandolo anche
+negli stessi delitti?
+
+— Calunnie di Dione Cassio, e del pedagogo Aniceto, alle quali non
+conviene prestar fede.
+
+— In ogni caso, ora ch’egli non è più Pretore, ora che bene o male
+ha radunato ingenti ricchezze, dovrebbe andare a godersele tranquillo
+nella nativa Cordova.
+
+— Io glielo consigliai, e mi rispose che se davanti un pericolo può
+fuggire un poeta, non fugge uno stoico.
+
+In questo videro avanzarsi una lettiga, che s’arrestò innanzi alla
+casa, e ne discese Seneca.
+
+Avendo saputa la morte della bambina, erasi recato alla casa Aurea per
+visitar Nerone.
+
+— E lo vedesti? — chiese Lucano.
+
+— No, rifiutò di ricevermi, e a ciò m’attendeva, poichè ora mi ritiene
+profeta di malaugurio. Ma lo sfregio non curo, e mi basta d’aver fatto
+quanto m’imponevano la pietà e il dovere.
+
+Detto ciò salutò Flavio Sverino, che congedandosi, disse a Lucano a
+bassa voce:
+
+— Non conviene tardare. All’opra! All’opra! A rivederci in casa di Gneo
+Calpurnio. Vale.
+
+— Vale, — rispose l’altro.
+
+E seguì lo zio.
+
+La prima volta che s’adunarono presso Pisone, il saggio cittadino,
+senza che Lucano parlasse, tentò egli stesso di frenare l’impeto
+dei congiurati impazienti, tra i quali primeggiava Plauzio Laterano,
+insofferente di lasciare ancora invendicata la figlia.
+
+Il prudente Calpurnio minacciava d’abbandonarli, ove vedesse l’esito
+dell’impresa compromesso dalle improntitudini.
+
+— Già, — egli disse, — corre troppo sulle bocche il nome mio. Isidoro
+Cinico mi riferì che nella taverna di Salvidieno Orfido qualcuno
+asseriva d’aver inteso a vociferare d’una trama per rovesciare Nerone.
+
+— Più si tarderà, — osservavano Flavio ed altri congiurati, — e più
+correremo rischio d’essere scoperti.
+
+Mentre così discutevano, senza che riuscisse a Pisone di persuadere gli
+amici ardenti, giunse in ritardo Marco Anneo Lucano.
+
+Dopo aver stretta la mano a Pisone e agli altri, chiamò in disparte
+Flavio Sverino, e gli disse alcune parole all’orecchio.
+
+L’altro, turbandosi, esclamò:
+
+— Milito!!
+
+— Sì, lo vidi uscire collo scellerato da una taverna della Suburra e
+consegnare a lui un foglio.
+
+Sverino rimase cogitabondo.
+
+— Ma tu, — riprese Lucano, — hai fiducia in lui?
+
+— L’ebbi finora, vedendolo così fervente nell’aiutare la nostra
+impresa. E chi sa, forse in quel momento s’adoperava per noi, cercando
+di scalzarlo su quanto si fa e si pensa nella casa Aurea.
+
+— Noi lo sappiamo senza bisogno di lui. Quel tristo poi è uomo astuto,
+che compra e non vende.
+
+— Discaccerò Milito! — esclamò con impeto Flavio Sverino.
+
+— Sorveglialo, e sarà miglior consiglio, — rispose Lucano.
+
+Quindi, tornarono a riunirsi agli altri amici, che parlarono della
+notizia giunta che le due Spagne s’erano ribellate sotto il comando di
+Sergio Galba.
+
+Lucano narrò come a quest’annunzio Nerone, già eccitato per le sventure
+che lo colpivano, fosse rimasto a giacere per molto tempo quasi privo
+di sensi, e tornato poi in sè, si fosse stracciate di dosso le vesti,
+avesse dato del capo contro le pareti, dichiarandosi spacciato e
+prevedendo di perdere l’impero.
+
+Tutto ciò nell’assemblea diè causa vinta a coloro che chiedevano d’agir
+subito.
+
+— Popolo e soldati, — essi dicevano, — dimostrano apertamente il
+loro malcontento contro l’imbelle Cesare, non buono ad altro che ad
+assassinare gl’innocenti, a gozzovigliare, a manomettere lo Stato,
+e nelle gravi contingenze a piangere come un fanciullo, invece di
+sguainare la spada.
+
+Lo stesso Pisone, associandosi loro, disse che il momento era veramente
+propizio per tentar l’impresa.
+
+E terminò dicendo:
+
+— Si liberi dunque Roma da tanta vergogna. Sia precipitato dal
+trono dei Cesari l’esoso Enobardo. Siete tutti pronti a vincere, e
+se fallisse l’impresa ad affrontare coraggiosamente la vendetta del
+tiranno?
+
+— Tutti! — risposero gli altri ad una voce.
+
+Siccome in quei giorni Nerone, in preda a profondo abbattimento, non
+usciva dal suo palazzo, decisero d’introdursi di notte tempo nella
+casa Aurea, e trucidatolo nel suo letto, proclamare all’istante Pisone
+Imperatore.
+
+Missizio sollevò dei dubbi su questo progetto, che in caso
+d’insuccesso, poteva riuscir fatale ai soldati del pretorio. Gli altri
+però infatuati com’erano, e sicuri dell’esito, non gli badarono.
+
+Stabilito ch’ebbero il giorno e l’ora, si separarono, stringendosi la
+mano e ripetendo il grido del congiurati di Caligola, _répete! répete!_
+
+
+
+
+CAPITOLO XXVI.
+
+Il delatore.
+
+
+L’ignominioso abbattimento in cui era caduto Nerone, più che alla morte
+della figlia, più che alla maledizione di Agrippina, più che al dolore
+delle perdute provincie, doveva ascriversi all’età di Sergio Galba.
+
+Questo ribelle, che minacciava di sostituirsi a lui nell’impero,
+aveva settantatrè anni e l’oracolo d’Apolline gli aveva detto che
+si guardasse dall’anno settantatrè. Egli dunque erasi ingannato
+nell’interpretazione di quel responso? Dunque la sua ruina era
+prossima?
+
+E dava in ismanie e piangeva per dolore e per rabbia.
+
+La moglie, ristucca e nauseata per tanta pusillanimità, esclamò un
+giorno, quasi indignata:
+
+— Ma dove andò il fiero Nerone, che così gran fede aveva nella sua
+fortuna, che tutti sfidava? Tu dici di non sapere cosa ti resti a fare?
+Ebbene, io te lo insegno: segui l’esempio de’ tuoi antecessori, impugna
+la spada dei Cesari, chiama alle armi le tue coorti, e va tu stesso a
+riconquistare le perdute provincie, a punire i ribelli.
+
+Nerone la fissò per lungo tempo in silenzio, aggrottando le ciglia, poi
+disse:
+
+— Può essere questo che tu mi dai, saggio consiglio, ma siede male
+sulle tue labbra.
+
+— Perchè?
+
+— Perchè sposa affettuosa non può desiderare che il marito vada lontano
+da lei, e si esponga ai pericoli della guerra. Preferisci esser sola?
+
+— Sì, preferisco esser sola e saperti conquistatore glorioso, piuttosto
+che avere dinanzi a me il miserando spettacolo d’un Imperatore romano
+che piange e che trema.
+
+— Poppea, guardati dai miei sospetti.
+
+— Rimani dunque con me a perdere vergognosamente il trono e fors’anco
+la vita.
+
+E uscì dalla stanza.
+
+Malgrado il sospetto geloso, le parole di Poppea avevano prodotto
+impressione nell’anima di Nerone, che fe’ venire l’astrologo Babilo, e
+gli ordinò di consultare gli astri circa la spedizione, che gli veniva
+proposta.
+
+Babilo obbedì, e come quegli che trovava giusto il consiglio
+dell’Imperatrice, interrogò il firmamento, ma gli fece rispondere
+quanto voleva.
+
+Tornò dunque all’indomani coi più felici pronostici.
+
+— Ma tu sai, o maestro, — disse Nerone, — che l’oracolo d’Apolline
+m’esortò a guardarmi dall’anno settantatrè, ch’è l’età di Sergio Galba.
+
+— E tu, o divo Cesare, che non credi ai Numi, ti dai tanto pensiero
+d’un ambiguo responso. Quello degli astri fu chiaro, e deve dissipare
+ogni tuo dubbio. Va, affronta i Duci traditori, e vincerai.
+
+Questa predizione rialzò un poco l’abbattuto spirito di Cesare, ma
+non lo decise a condur l’impresa. Pensava l’infingardo che si potevano
+riconquistare, senza il suo concorso, le Gallie e le Spagne, come s’era
+domata Alessandria, ed in quei giorni stessi l’Armenia e l’Anglia.
+
+Continuava così a dibattersi tra l’ambizione di mostrarsi risoluto
+e forte, e la paura di capitar male; tra il desiderio d’onorare
+Poppea Augusta, seguendone il consiglio, e l’idea che questo potesse
+nascondere un tradimento, quando dal liberto Doriforo gli venne
+annunziato Aniceto, che aveva a comunicargli cosa di grave momento.
+
+Nerone, che nella sua eccitazione ogni cosa temeva, ordinò che fosse
+introdotto sull’istante, e come lo vide prima che l’altro parlasse, gli
+chiese trepidante che fosse avvenuto.
+
+— Divo Cesare, — rispose Aniceto, — tu risparmiasti la mia vita, ed io
+vengo a salvare la tua.
+
+E qui narrò, come pranzando in una taverna della Suburra, avesse
+inteso certo Milito, liberto del Cavaliere Flavio Sverino, dire che
+le provincie ribelli tornerebbero tra poco sotto il dominio di Roma,
+riconquistate da un grande cittadino che succederebbe a Nerone.
+
+Aveva allora atteso che uscisse, e raggiuntolo per la via, erasi unito
+a lui, e fingendosi acerrimo nemico di Cesare, lo aveva supplicato
+di palesargli il nome di quel cittadino, che libererebbe Roma dallo
+scellerato Imperatore.
+
+L’altro lo aveva riconosciuto e rifiutavasi di parlare. Ed egli, smessa
+la menzogna, gli aveva intimato di dir tutto, se non voleva che gli
+venisse strappato il segreto colle torture, promettendogli nel tempo
+stesso larga mercede se avesse svelata ogni cosa.
+
+Preso dalla paura e lusingato dal premio, erasi lasciato subornare, e
+rivelava della congiura ordita da Gneo Calpurnio Pisone e i nomi dei
+principali congiurati.
+
+— E chi son costoro? — chiese Nerone che era diventato livido in volto.
+
+— Ecco la nota, che quel liberto mi portò all’indomani.
+
+Nerone prese il foglio, che Aniceto gli porgeva, e cominciò a leggere.
+
+— _Gneo Calpurnio Pisone_: l’ambizioso e superbo cittadino. Assisterò
+io stesso al suo supplizio. Questo spettacolo più d’ogni altra cosa
+solleverà il mio spirito. _Plauzio Laterano_: infelice! È l’unico
+ch’abbia diritto alla vendetta contro di me. _Lucio Cassio, Flavio
+Sverino_. Codesti malvagi volevano divorare me e bere il mio sangue
+dopo aver divorate le mie vivande e tracannati i miei vini.... Ah
+sono ben felice di leggere questo nome _Marco Anneo Lucano_. Questo
+_manzer_[112] che si spaccia per figlio delle Muse, ed osa credersi
+superiore a me, finirà d’importunarci coi tronfi versi della sua
+_Farsalia_.
+
+E percorsa da capo a piedi la nota, riprese:
+
+— Veggo qui, giovani Cavalieri, cittadini consolari e perfino qualche
+Senatore; ma un nome mi manca; mi manca un nome; quello d’Anneo Seneca.
+
+Il perverso Aniceto non lasciò sfuggir l’occasione per recare l’estremo
+danno al suo nemico, e prese a dire:
+
+— O divo Cesare, e chi ti dice che qualcosa di questa congiura, dov’è
+immischiato suo nipote, non fosse nota anche a lui, e ch’abbia lasciato
+filosoficamente correr l’acqua per la sua china?
+
+— Vera o non vera che sia la tua osservazione, — rispose Nerone, — io
+sono stanco di lui, e dopo aver puniti i traditori, offrirò il sangue
+dello zio ai Mani del nipote.
+
+Era da poco trascorso il meriggio allorchè Aniceto, tutto contento
+dell’opera sua e con mille nummi entro il marsupio, s’allontanava dal
+palazzo dei Cesari.
+
+Vide dinanzi a sè Sporo, che scendeva, quasi correndo, il Palatino, e
+lo chiamò. Ma l’altro finse di non udire, e tirò innanzi, dirigendosi
+verso il Fornice Fabiano, dove sappiamo che in una viuzza dimorava
+Menecrate.
+
+Egli si recava sovente dal citaredo, sperando di trovarvi Atte, di cui
+l’infelice era sempre innamorato.
+
+Teneva a riferirle la denunzia del pedagogo, che aveva udito dalla
+camera attigua e ciò per farsi merito con lei, sapendo com’essa tenesse
+a sottrarre delle vittime alla ferocia di Nerone.
+
+La sua speranza, il suo desiderio non furono delusi. Antonina mandava
+soventi volte Atte a portar soccorsi a Menecrate per lui e per altri
+poveri cristiani, e quel giorno Atte era presso di lui.
+
+Come intese il racconto del giovinetto, lo ringraziò d’essersi posto
+con tanto coraggio nel pericolo di provocare l’ira di Cesare, lo baciò
+in fronte, e partì sollecitamente.
+
+E Sporo tornò alla casa Augustale più contento di quel bacio, che
+Aniceto de’ suoi mille nummi.
+
+Verso il tramonto Pisone traversava il vestibolo del suo palazzo in
+compagnia d’un suo figlio adottivo Calpurnio Galeriano, quando si fece
+loro incontro una donna di prestante persona, avvolta in bruno amitto,
+e col gesto impose loro d’arrestarsi. Nel tempo stesso sollevò il
+lembo, che quasi interamente le copriva il volto, e si diè a conoscere.
+
+Era Antonina, che pregò Gneo Calpurnio a tornare in casa, avendo
+qualcosa a rivelargli.
+
+Come furono soli nell’exedra, essa gli partecipò che la congiura era
+scoperta, che un liberto traditore l’aveva denunziata ad Aniceto, e
+questi a Nerone.
+
+— Ma ne sei tu sicura? Da chi lo sapesti?
+
+— Da chi udì la delazione dalla bocca stessa di quel malvagio. Non
+frapporre indugio, o Pisone, nasconditi, fuggi che forse a quest’ora il
+tiranno avrà sguinzagliati i gregarj per impadronirsi di voi tutti.
+
+— Io ti ringrazio, o generosa Antonina, d’esser venuta a prevenirmi; ma
+io devo dividere la sorte de’ miei amici, e rimango.
+
+— Per la memoria del fratello mio, che tanto amasti, ascolta il mio
+consiglio, cedi alle mie preghiere, vieni con me, io ti celerò nel mio
+palazzo in luogo ove nessuno ti troverà.
+
+— La gente Calpurnia non fugge.
+
+— Ma tra poco saran qui.
+
+— Vengano pure, ma non riusciranno ad impadronirsi di me.
+
+A sua volta esortò Antonina a non lasciarsi cogliere sotto quel tetto,
+ed essa, dopo aver tentato ancora invano di dissuaderlo, tornò a calar
+sul volto l’amitto, strinse le mani di Pisone, ed uscì desolata.
+
+Quella che seguì fu lugubre notte.
+
+I vespilloni, che accompagnavano le vittime della pestilenza,
+s’imbattevano per le vie in drappelli di soldati, che trascinavano
+carichi di catene i congiurati, colti nel sonno, e strappati dal seno
+delle loro famiglie.
+
+Al sorriso del cielo, tempestato di stelle, rispondeva la terra con
+voci di pianto, con grida disperate ed imprecazioni.
+
+Nerone intanto, chiamati i Consoli, li aveva aspramente redarguiti,
+dicendo:
+
+— Poichè voi, o Consoli inetti, dormite nelle vostre sedie curuli,
+mentre si cospira contro il trono e la vita di Cesare; poichè un
+pedagogo fu più solerte di voi, spogliate la trabea, deponete lo
+scettro, ed io sarò Imperatore e Console, e veglierò sulla sicurezza
+mia, come su quella di tutti i cittadini.
+
+E non permettendo loro di replicar parola, li rimandava.
+
+Rimase levato e in grande agitazione fino all’ora del _conticinio_,
+che vennero a dargli rapporto di quanto le soldatesche avevano operato
+durante la notte.
+
+Quasi tutti i congiurati, di cui Milito aveva dato ad Aniceto i nomi,
+erano stati tradotti nel carcere Mamertino.
+
+Qualcuno però, prevenuto forse del pericolo, era riuscito a fuggire.
+
+— Forse Lucano? — chiese concitato Nerone.
+
+Il pedagogo, che adoperandosi per riacquistare viemmaggiormente la
+benevolenza di Cesare aveva voluto assistere all’ingresso dei colpevoli
+nel carcere, rispose:
+
+— Esso è prigioniero, o divo Cesare. Mancano soli cinque, tra cui
+Plauzio Laterano.
+
+— Godo che il padre di Rubea sia salvo. Gli avrei perdonato lo stesso.
+E Gneo Calpurnio Pisone?
+
+— È morto.
+
+— Morto!
+
+Il Pretore, che conduceva il drappello, narrò che lo aveva trovato nel
+suo cubiculo disteso sul letto, tutto bagnato di sangue. Genuflesso,
+vicino a lui piangeva il figlio adottivo; ed eransi impadroniti del
+giovinetto.
+
+— A che pro? — disse Nerone: — lo si rilasci in libertà. E gli altri
+sappiano che sono condannati all’estremo supplizio, ed io deciderò
+quando dovranno morire. Soffrano intanto i tormenti dell’agonia.
+
+— O divo Cesare, — entrò a dire Aniceto, — vuoi tu che si facciano
+indagini per iscoprire chi prevenne i fuggiaschi?
+
+Il Pretore soggiunse:
+
+— Seppi dall’ostiario dei Laterano che poco prima di sera la citarista
+Atte erasi recata nel loro palazzo.
+
+— Atte! — esclamò accigliandosi Nerone. — La si vada a prendere e la
+si conduca alla mia presenza.... No, — soggiunse poi ravvisandosi, —
+sia rispettata la casa d’Antonina. Penserò io stesso ad interrogarla.
+Andate.
+
+E come gli altri furono usciti, si recò negli appartamenti di Poppea,
+che dormiva ancora.
+
+Nello splendido cubiculo il roseo chiaror dell’aurora si confondeva
+colla luce delle quattro lucerne del _licnoco_ deposto al piedi del
+letto, e di cui i lucignoli odorosi ardevano fiocamente, ma spandevano
+ancora profumo soavissimo.
+
+La bella dormente giaceva supina, nudi il seno e le braccia, le mani
+conserte sotto la nuca, la capellatura raccolta nelle maglie d’oro del
+reticolo.
+
+Nerone entrò pian piano, e ritto presso la sponda, rimase ad ammirarla
+in quel provocante atteggiamento.
+
+Poi si decise a destarla, deponendole un bacio sui bianchissimi denti,
+che spiccavano attraverso le porporine labbra semichiuse.
+
+— Desto di già? — chiese Poppea.
+
+— Vegliai tutta notte.
+
+— In preda forse alle solite tetre fantasie?
+
+— No, mentre tu placidamente dormivi ignara del disastro che ci
+minacciava, io vegliava per scongiurarlo.
+
+E qui le narrò della congiura scoperta, come il periglio fosse evitato,
+e come i cospiratori fossero caduti in suo potere.
+
+— E chi sono costoro?
+
+— Degli altri non ti caglia. Essi potevano avere delle ragioni per
+congiurare contro di noi. Ti dirò il nome d’uno solo, che non avrebbe
+dovuto portarsi a fellonia siffatta, perchè da te protetto.
+
+— Protetto da me?
+
+— Sì.
+
+— E chi è costui?
+
+— Marco Anneo Lucano.
+
+A questo nome la donna rimase muta. Le si leggeva in volto la sorpresa
+e il dolore.
+
+Il marito, colle braccia incrociate, e gli occhi sorridenti per maligna
+soddisfazione, si mise a contemplarla in silenzio.
+
+— È poi vero, — disse Poppea, — ch’egli siasi reso colpevole di tanto
+tradimento?
+
+— T’è grave il credere che quel tristo abbia così mal corrisposto alla
+tua benevolenza?
+
+— M’è grave invece il supporre, o Cesare, ch’io sia la causa innocente
+della sua perdizione, e che i tuoi satelliti abbiano voluto porgerti il
+destro di liberarti da un uomo odiato, al quale la tua ingiusta gelosia
+attribuiva pensieri, che non ebbe mai.
+
+— Ti ringrazio, o divina Poppea, poichè parlando così tu rafforzi il
+mio sospetto, e mi togli dal pericolo d’essere clemente con esso.
+
+— Sei dunque deciso di metterlo a morte?
+
+— Ma non trovi tu che unendosi ai nostri nemici, egli mostrò la più
+nera ingratitudine?
+
+— Doveva forse esserti grato dei mali modi, che da qualche tempo usavi
+verso di lui?
+
+— Tu però ti mostrasti benevola sempre con esso.
+
+— È vero.
+
+— Lo dichiarasti in mia presenza il più valente poeta che vanti
+l’Impero.
+
+— Questa è la mia opinione.
+
+— E pretendi che lo lasci vivere?
+
+Poppea, tornando a posare il capo sul guanciale, rispose bruscamente:
+
+— Uccidilo dunque se l’umano tuo cuore tiene a procurarsi questa gioia.
+
+— Purtuttavia qualcosa voglio concedergli per riguardo tuo. Gli lascerò
+l’arbitrio di sceglier la morte che più gli aggrada.
+
+Questa crudele ironia esasperò Poppea, che non potè a meno di
+rinfacciargliela con aspre parole.
+
+L’altro la lasciò dire, e poi, continuando nel tono sardonico, rispose:
+
+— Tu mi chiamasti Genio del male, ma sei così bella nello sdegno, che
+il Genio del male vuol possederti.
+
+E rimosse le coltri, cominciò a svestirsi.
+
+— No, — gridò Poppea, balzando dal letto.
+
+E il matto Imperatore la fece cader riversa sulla _culcita_ dicendo:
+
+— Voglio che festeggiamo colla voluttà la nostra salvezza.
+
+Ed essa non potè più svincolarsi dall’amplesso violento di lui.
+
+Appena Nerone uscì dal cubiculo, Poppea, sdegnata per l’atto brutale,
+che in quel momento erale sembrato un oltraggioso scherno, andò ad
+immergersi nel bagno di latte, e poi raddoppiò le profumate abluzioni,
+perchè il suo corpo le sembrava contaminato da un contatto che le aveva
+fatto ribrezzo.
+
+Era inoltre offesa pei sospetti gelosi del marito, per la grazia di
+Lucano, che le aveva rifiutata, e pei crudeli sarcasmi, di cui l’aveva
+fatta segno.
+
+Cessato però il primo impeto, si fece a riflettere che se i congiurati
+avessero raggiunto lo scopo, essa sarebbe stata in quel dì stesso
+precipitata dalla più sublime grandezza nella miseria o fors’anco nel
+sepolcro.
+
+Chi l’aveva inalzata agli splendori del soglio, chi la circondava
+di tutto quel lusso e quelle ricchezze, da cui era lusingata la sua
+ambizione, chi l’aveva salvata era Nerone, e si sentiva ingiusta verso
+di lui.
+
+Cangiò dunque internamente opinione, dimenticò le offese, e abbandonò
+il poeta alla sua sorte.
+
+Ma la superbia non le consentì di addimostrare al marito questo suo
+ravvedimento, a lei consigliato dall’egoismo.
+
+Nerone, stanco della veglia agitata, erasi posto a dormire sopra un
+lettuccio.
+
+Come fu desto, venne il liberto Doriforo ad annunziargli la visita di
+Seneca.
+
+— Sentiamo, — disse, — cosa brama da me questo sinistro profeta.
+Esso si mostra bene audace, se è vero quanto asseriscono alcuni,
+ch’egli avesse sentore della congiura. Spero che ciò sia per liberarmi
+finalmente di lui.
+
+E passò nel gabinetto, dove l’attendeva il maestro sereno e tranquillo.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXVII.
+
+La fine d’uno stoico.
+
+
+— Salve, o maestro, — cominciò Nerone adagiandosi sopra un lettuccio,
+e poggiando il gomito sul cubitale. — Come tu hai visto, non ebbi
+bisogno di seguire il consiglio dell’astrologo Babilo, il quale mi
+diceva che la cometa apparsa nei dì passati era presagio funesto per
+qualche grande personaggio, e che i Re sogliono scongiurare quella mala
+influenza, mettendo a morte i più cospicui cittadini. Lo stesso rimedio
+suggeriva a me. Prima la congiura di Benevento, ed oggi quella di Gneo
+Pisone, mi porsero il destro d’adoperar quel rimedio, e colpir per
+giustizia e non per tradimento.
+
+— Ed io vengo a rallegrarmi della tua salvezza.
+
+— O a provocare piuttosto la mia clemenza.
+
+— Per chi?
+
+— Per tuo nipote Lucano, e fors’anco per te.
+
+— Nè per l’uno nè per l’altro. Se è vero che Lucano si rese colpevole
+di fellonia, dev’esser punito. Quanto a me, dimmi, o Cesare, perchè
+dovrei implorarla. Forse i miei nemici vogliono rappresentarmi a te
+come implicato nella stessa congiura?
+
+— Tu non dicesti un giorno ad Antonio Natale queste misteriose parole:
+_Monarca che del gladio non sa far uso è destinato a morir di gladio_.
+
+— È vero.
+
+— Spiegane il senso occulto. Intendevi forse parlare di me?
+
+— Non lo nego. Tu hai nelle tue mani la gloria e l’ignominia, la vita
+e la morte. Se tu seguirai l’esempio, che ti lasciarono i Cesari,
+e condurrai gli eserciti alla vittoria, riconquistando le provincie
+perdute, sarai grande, sarai amato dal popolo romano. Ma se rimarrai
+inerte, i Galba, i Vindice, verranno ad assalirti nel tuo stesso
+palazzo, e sarai perduto. Non illuderti che il popolo e i soldati
+vengano a soccorrerti in quel periglioso momento. Le masse abbagliate
+dal coraggio e dall’ardimento de’ tuoi nemici, s’uniranno loro,
+dimenticando i tuoi benefici, e non ricordando che le colpe.
+
+— Si direbbe in verità che tu hai la coscienza tranquilla, perchè osi
+parlare così aperto dinanzi all’uomo che diffida di te.
+
+— Parlerei lo stesso sotto la tortura, perchè più della vita mi stanno
+a cuore la fama dei Domizii, la grandezza di Roma.
+
+— Di questi sentimenti ti rendo grazie. E quanto al resto, prenderò
+consiglio dai sentimenti miei.
+
+Quantunque riconoscesse la saggezza di quelle osservazioni, pure
+l’animo intollerante di Nerone si sentì più sdegnato che mai contro
+Seneca pel suo franco parlare.
+
+Ma l’ira nascose, e per lungo tempo continuò a conversare di cose
+indifferenti.
+
+L’altro, prima di partire, gli dimandò cosa intendesse fare dei
+prigionieri, ed egli rispose che quel giorno stesso subirebbero tutti
+l’estremo supplizio.
+
+— E non vuoi prima interrogarli? — osservò Seneca.
+
+— È inutile. Sono tutti convinti di fellonia. Vorresti forse che
+facessi grazia al tuo nipote? — soggiunse nella speranza di poter
+rispondere con un rifiuto, ed umiliare in questa guisa il maestro.
+
+— Io nulla dissi, — rispose questi pacatamente.
+
+— Lucano, — riprese Nerone, — sconobbe i miei benefizi e fu doppiamente
+traditore. Per riguardo tuo io lascierò a lui la scelta della morte che
+più gli conviene.
+
+Seneca non rispose, e poco dopo si congedò.
+
+Il tiranno fe’ venire Granio Silvano, Tribuno d’una coorte pretoriana,
+e gli ordinò di portare la sentenza nel carcere.
+
+Questa condannava alcuni ad esser chiusi in un sacco di cuoio e gettati
+nel Tevere, gli altri ad avere mozzo il capo, meno Lucano, a cui era
+concessa la scelta del supplizio.
+
+Il divo Cesare teneva a mantenere le sue promesse anche nella ferocia.
+
+Lucano volle imitare lo sventurato amico Pisone, e si fe’ aprire le
+vene.
+
+Il periglio corso dal suo diletto Nerone aveva talmente inferocita la
+vecchia Domizia, che a lei non bastavano le vittime immolate, e avrebbe
+voluto che si cercassero i colpevoli sfuggiti alla giustizia, e che
+la vendetta di Cesare s’estendesse anche a tutti quelli, che potevano
+cadere in sospetto di connivenza coi congiurati.
+
+In questo senso essa instigava il tiranno, e lo esortava a non prestar
+fede a Seneca, a chiamare Atte in giudizio, come quella che forse aveva
+prevenuto il Laterano, ed altri ancora, e a mostrarsi severo colla
+stessa Antonina, di cui erano noti i rapporti con Calpurnio Pisone, e
+alcuni dei suoi fautori.
+
+Nerone si mostrava proclive ad uniformarsi all’opinione di lei; ma
+riguardo alle due donne si limitava a rispondere:
+
+— Vedrò.
+
+E un giorno si presentò al palazzo d’Antonina, più per desiderio di
+riveder lei e la sua citarista, che per intenzioni ostili.
+
+Trovò la vergine signora seduta sovra uno di quegli scranni, che i
+romani chiamavano _sella_, ed intenta, colla rocca infilzata nella
+cintura e il fuso in mano, a torcere filamenti di lana, mentre Atte col
+suono del _simikion_ e col canto rendeva a lei meno uggioso il lavoro.
+
+Allorchè comparve l’Imperatore, si levarono in piedi, ed Atte mosse per
+ritirarsi.
+
+Nerone però le impose di rimanere, e rivolto ad Antonina, soggiunse:
+
+— Permetti a me che interroghi in tua presenza costei?
+
+L’altra acconsentì, chinando rispettosamente il capo.
+
+— Per opra tua, — disse Cesare, rivolgendosi nuovamente ad Atte, —
+qualcuno dei congiurati fu sottratto alla scure del carnefice.
+
+La citarista impallidì, e rivolse gli occhi verso la sua signora, quasi
+chiedendole se dovesse confessare o mentire.
+
+Ma quella titubanza l’aveva diggià tradita.
+
+— Sei tu: — riprese Nerone. — Quand’anche non lo avessi saputo, il tuo
+imbarazzo me lo avrebbe in questo momento rivelato. Ma rassicurati, io
+non ti punirò per questo, e neppure ti chiederò i nomi delle persone
+che tu salvasti. Dimmi soltanto come ti venne fatto di sapere che in
+quella notte doveva la giustizia colpire i felloni.
+
+Nuovo turbamento d’Atte, che avrebbe dovuto denunziare Sporo, e ciò non
+voleva.
+
+Antonina venne in soccorso di lei, e rispose:
+
+— Io le dissi che una congiura contro di te era stata scoperta, e
+che quella notte istessa dovevano i congiurati cadere in mano della
+giustizia. Mossa da pietà, diedi incarico a lei di recarsi ad avvertire
+quelli, di cui m’erano stati riferiti i nomi.
+
+— E da chi?
+
+— Come lo seppi, non ti dirò, o Cesare. S’è fallo d’aver risparmiato il
+lutto di qualche famiglia, tu hai dinanzi a te chi commise quel fallo,
+e ciò ti basti.
+
+— Non mi basta. Convien ch’io sappia chi si fa delatore de’ miei
+segreti.
+
+— Hai d’intorno a te un popolo di schiavi, di sibariti, d’istrioni, e
+d’etère, e ti fa meraviglia di vedere divulgati i tuoi pensieri, che tu
+confidi a gente, che per danaro ti serve, e può per danaro tradirti?
+
+— Dunque fu compro da te col danaro qualcuno dei miei cortigiani.
+
+— Per commettere un’opera pietosa, salvando quei miseri, quantunque
+colpevoli, avrei fatto anche questo; ma nol feci. Io dai tuoi
+cortigiani nulla ho saputo.
+
+— Ma dimmi chi fu, dimmi chi debbo punire.
+
+— Me sola.
+
+— No, la tua fu pietà, tu non sei colpevole, e quand’anche lo fossi,
+dinanzi a te s’arresterebbe la mia giustizia, o bella Antonina. Il reo
+fu colui che ti rivelò i segreti ordini miei, e poichè tu, generosa,
+non vuoi dirmi chi fu, saprò scoprirlo ben io, e avrà il gastigo che
+merita. Quanto a te, o citarista, ti perdono perchè obbedisti agli
+ordini della tua signora, e perchè non dimentico le passate ebrezze.
+
+Atte, durante quella conversazione, lo aveva continuamente fissato
+malinconicamente.
+
+Di questo accortasi Antonina, poichè Nerone fu partito, le dimandò se
+per sventura l’amasse ancora.
+
+La citarista rispose:
+
+— Se racchiudessi nell’anima mia il colpevole sentimento, non avrei
+abbracciata la croce, non avrei chiesto il battesimo, sarei fuggita
+piena di vergogna lontana da te. Io non provo per lui che profonda
+pietà, come comanda il vangelo di Cristo.
+
+Nerone continuò per alcuni giorni a fare indagini per scoprire chi
+avesse avvisata Antonina; ma poi, distratto dai piaceri ed in preda ad
+altre preoccupazioni, non ne fece più caso.
+
+Allora Sporo, il vero colpevole, che tremava e stava sempre sull’avviso
+per esser pronto a fuggire, si sentì rassicurato.
+
+Buon per esso che Aniceto e Domizia non si curavano di lui, anzi
+si guardavano bene dal molestarlo, sapendolo così caro a Cesare,
+altrimenti avrebbe corso gran pericolo, tanto più che il primo lo
+aveva visto correr giù dal Palatino quel giorno stesso in cui vennero
+denunziati i cospiratori.
+
+Altra vittima più cospicua volevano quei due spiriti malefici, e
+finirono per ottenerla alimentando i sospetti di Nerone.
+
+Questa vittima era Anneo Seneca.
+
+Una sera stava il filosofo cenando in compagnia di Pompea Paolina sua
+moglie, ed alcuni amici suoi discepoli, allorchè s’udì intorno alla
+casa un rumore insolito.
+
+Poco dopo comparve nel triclinio il Tribuno Granio Silvano, che a nome
+di Cesare impose al filosofo di morire.
+
+A tale annunzio balzarono in piedi i discepoli, come se volessero
+difendere il loro maestro, e Paolina, gettando un grido, andò ad
+abbracciarlo.
+
+Seneca, ch’era rimasto tranquillamente seduto, impose agli amici ed
+alla moglie di calmarsi.
+
+Quindi, rivolto al Tribuno, gli dimandò quando e come dovesse morire.
+
+— Il ferro, o il veleno, — rispose l’altro, — purchè il sole di domani
+non ti trovi più vivo.
+
+— Sta bene.
+
+— Avverto, — riprese Granio Silvano, — che gli _astati_[113] circondano
+la tua casa. Ogni tentativo di fuga sarebbe vano.
+
+— Riconduci pure i tuoi soldati, — rispose Seneca con alterezza. — Gli
+stoici come Seneca, non fuggono davanti alla morte. Fuggono i vili,
+come Claudio Nerone.
+
+Il Tribuno, che divideva forse l’opinione del maestro, non rilevò
+l’insulto contro l’Imperatore, e rispose:
+
+— T’ammiro, e alla tua parola m’affido.
+
+E se n’andò cogli astati.
+
+Seneca, fervente apostolo dello stoicismo, vedendo la moglie e gli
+amici profondamente costernati, disse loro:
+
+— Perchè affliggervi così? Ciò doveva succedere. Voi sapete che Dio
+la cui essenza è impenetrabile, come sorgente di tutte le cose viene
+chiamato Natura, come causa delle cause vien chiamato Destino, come
+reggitore del mondo è detto Provvidenza. Lo stoico Giusto Lipsio diceva
+che la Provvidenza di Dio è il Proconsole che decreta e condanna, il
+Destino è il littore che proclama ed eseguisce la sentenza; Dio aveva
+decretata la mia morte, e il Destino m’uccide per mano di Nerone, che
+avendo messi a morte la moglie, la madre, il cognato, il figliastro,
+non poteva risparmiare il maestro.
+
+A questo punto venne interrotto da Pompea Paolina che protestò di voler
+morire con lui.
+
+Sentendo il ferale proposito, Seneca e gli altri cercarono
+dissuadernela.
+
+— Vivi, o Paolina, — gli diceva il marito, — e ti consoli della mia
+perdita il pensiero che menai sempre vita onorevole.
+
+Ma la coraggiosa donna si mostrò irremovibile; e Seneca, per quanto
+stoico, commosso fino alle lagrime, la strinse fra le braccia,
+esclamando:
+
+— Moriamo!
+
+Continuò poi con mente serena e tranquilla a conversare cogli amici,
+inculcando loro di rimanere sempre saldi nelle dottrine di Zenone
+di Cizico per far argine alla setta invadente degli scettici, e alla
+corruzione dei costumi romani.
+
+— Abbiate, — diceva loro, — la cautela di evitare gli errori, la
+circospezione nell’assentire, l’attenzione nel sospendere il giudizio,
+la resistenza nel lasciarvi convincere, perchè potreste essere
+aggirati da contrarii argomenti, l’avversione al falso, e finalmente la
+sommissione della mente alla sana ragione.
+
+Dopo avere inculcato loro queste massime, che formavano la dialettica
+degli stoici, diede commiato a’ suoi giovani discepoli.
+
+Essi non avrebbero voluto abbandonarlo, ma Seneca li persuase ad
+allontanarsi, perchè la loro presenza, lungi dal confortarlo,
+lo avrebbe turbato, ed egli aveva bisogno di calma per morire
+coraggiosamente e contraporre l’eroismo della vittima alla viltà
+dell’assassino. Ciò detto aggiunse:
+
+— Ricevete dunque l’ultimo vale, e ricordatevi d’onorare sempre
+la memoria mia e quella della donna impareggiabile, che vuole
+accompagnarmi nel sepolcro.
+
+I discepoli partirono muti e sconsolati.
+
+Allora Seneca, rivolto alla moglie, le disse:
+
+— Tu forse, o diletta mia, facesti troppo a fidanza colla forza
+dell’animo tuo. Io ti guardo, e ne’ tuoi occhi spaventati,
+nell’alterazione dei tuoi lineamenti leggo chiaro il terrore della
+morte. Abbandona il funesto progetto.
+
+— Non dirmelo, o Anneo. Io non ho la tua fermezza, son donna, ed
+è naturale che la morte mi faccia paura; ma non posso, non voglio
+dividermi da te.
+
+Seneca tentava ancora di persuaderla, allorchè gli fu annunziato il
+cristiano Paolo.
+
+La donna si ritirò nella sua stanza e fu introdotto l’Apostolo.
+
+Questi, passando per via, aveva visto la casa circondata dai soldati,
+che gli avevano impedito d’entrare.
+
+Aveva allora continuato innanzi, ma poi, in preda a sinistro
+presentimento, era tornato indietro, e più non trovando le guardie,
+dimandava all’ostiario la ragione della loro presenza, e da lui aveva
+tutto saputo.
+
+— O maestro, — disse entrando, — la ferocia di Cesare è venuta a
+dissetare anche qui la sua sete di sangue. Il povero Paolo, com’è
+dovere di tutti i seguaci di Cristo, viene a portarti la parola del
+conforto e del vero dolore. Egli, se vuoi, viene a salvarti, perchè non
+dimenticò mai la tua benevolenza verso di lui. Tu puoi risparmiare a
+Cesare un nuovo delitto, e sottrarre la tua compagna alla morte. Venite
+con me, e vi condurrò in luogo, ove gli Aniceti e tutti i satelliti del
+tiranno non vi troveranno per certo.
+
+— Ti sono riconoscente, o Paolo, di questa pietosa intenzione,
+— rispose Seneca. — Ma quand’anco non fossi deciso a morire, ed
+accettassi la tua proposta, credi tu facile cómpito il deludere
+la vigilanza di Nerone? I soldati partirono, ma occulte spie
+sorveglieranno la mia casa. Saremmo sorpresi, e vi sarebbero tre
+vittime invece di due.
+
+— È sacro dovere il tentarlo. Cesare non è padrone della vostra
+esistenza come non lo siete voi due. Essa appartiene a Dio.
+
+— Il Fato vuole che noi moriamo, e conviene obbedire al suo decreto.
+
+— Erronea massima degli stoici è questa, che sancisce ogni crimine.
+Dunque Nerone uccidendo la madre, la moglie, il cognato, e tanti altri,
+non fece che eseguire i decreti del Fato?
+
+— Sì, perchè il destino lo volle malvagio.
+
+L’Apostolo, coprendosi il volto colle mani, esclamò:
+
+— Oh errore abominevole e sacrilego! E tu puoi nutrirlo, tu tanto
+saggio, tu che scrivevi un giorno non esservi mente sana senza
+Dio[114].
+
+E qui Seneca tranquillamente, come se non fosse vicino a morte prese a
+difendere le sue dottrine contro Paolo, che le confutava coi precetti
+del Vangelo.
+
+La loro discussione fu interrotta dall’arrivo di Stazio Anneo, medico
+ed amico di Seneca, che lo aveva fatto chiamare perchè aprisse le vene
+a lui ed a Pompea Paolina, e li assistesse nell’agonia.
+
+Nel desiderio di salvar la vita all’illustre filosofo, la cui
+intercessione presso l’Imperatore l’aveva ridonato a libertà, e nella
+speranza di convertire un giorno lui e la moglie alla fede cristiana,
+l’Apostolo prima di partire tentò ancora d’indurlo a fuggire. Ma Seneca
+non si lasciò persuadere, e all’osservazione di Paolo che egli non
+curava la morte, perchè non credeva all’eternità dell’anima, rispose:
+
+— T’inganni, io non divido le opinioni di Cleanto, nè di Crisippo[115].
+L’anima è eterna, ed è tempo che la mia si sciolga dai vincoli terreni
+per vagare eternamente insieme a quella dell’amata compagna nelle
+regioni dell’infinito.
+
+Circa un’ora dopo, dal braccio di Paolina, distesa sopra un lettuccio,
+con impeto sgorgava il sangue, riversandosi entro un catino d’argento
+tenuto da una schiava.
+
+E Seneca che le stava vicino, e di cui il sangue più lentamente
+scorreva, accorgendosi che essa orribilmente soffriva, tornò a
+scongiurarla di risparmiargli almeno lo strazio di vederla in quello
+stato, e le impose di lasciarsi trasportare nelle sue stanze e farsi
+dalle schiave ristagnare le ferite.
+
+E Paolina obbedì[116].
+
+Seneca, malgrado le sofferenze, che aumentavano col diminuire delle
+forze, si mise a declamare un inno all’anima.
+
+Quindi, per troncare quella lenta agonia, dopo essersi fatto aprire le
+vene dei piedi si fe’ porgere da Stazio Anneo una pozione di cicuta.
+
+Al dolore delle ferite s’aggiunsero allora gli spasimi del veleno.
+
+Non potendo più reggere, si fe’ trasportare a braccio nel _caldario_, e
+tuffare nell’acqua, di cui prese a spruzzare il medico e gli schiavi,
+che gli erano d’intorno, dicendo che faceva una libazione a Giove
+Liberatore.
+
+Finalmente cominciò ad ansimare sempre più forte, finchè fu soffocato
+dall’aria calda sprigionantesi dai tubi, ch’erano sotto il pavimento.
+
+Il dì seguente il suo corpo fu arso senza pompa, com’egli aveva
+lasciato scritto nel suo testamento.
+
+Credeva Nerone di vivere tranquillo dopo la morte di Seneca; ma non
+glie lo consentivano l’audacia di Vindice e di Galba, e le turbolenze
+del popolo romano.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXVIII.
+
+La viltà di Cesare.
+
+
+Alla prima notizia che dal vicepretore Vindice venivano sollevate le
+Gallie, Nerone aveva dimostrato somma indifferenza, e a quelli che
+gli presagivano la perdita del potere, rispondeva scherzando ch’ogni
+articella trova recapito in qualunque parte del mondo, e che dell’arte
+lautamente vivrebbe.
+
+La ribellione di Galba era stata per lui, come vedemmo, colpo più
+fatale, ed erasi dato in preda alla disperazione e all’abbattimento.
+
+Purtuttavia faceva il sordo ai consigli di coloro che lo spingevano
+a recarsi egli stesso alla testa delle legioni per conquistare le
+provincie perdute.
+
+Fatto uccider Seneca, ch’era fra quelli che più lo molestavano a questo
+riguardo, sperava d’imporre silenzio agli altri, e viver beato nella
+sua ignavia, lasciando alle legioni il cómpito di combattere i ribelli.
+
+Non tardò però, ad accorgersi come andasse crescendo il malcontento
+del popolo. I suoi fidi gli riferivano che dappertutto si biasimava
+apertamente la condotta di lui. Anche i Padri Coscritti a lui così
+devoti, si mostravano severi nel giudicarlo. La sua coscienza gli
+diceva d’essere caduto in grande discredito; ma più che alla voce
+della coscienza gli giovava prestar fede alle parole d’Aniceto, che
+per acquistare ascendente sempre maggiore, lo incoraggiava nella
+pusillanimità, e lo esortava a non allontanarsi da Roma, dove la sua
+presenza era necessaria. Lo assicurava poi essere per lo meno esagerate
+le notizie, che gli riferivano circa il contegno del popolo.
+
+— Dagli pane e spettacoli, — diceva l’impostore, — e il popolo sarà
+felice che tu non parta.
+
+Nerone non dimandava di meglio, e ricominciarono i giuochi del Circo,
+gli spettacoli sulle publiche vie, le feste notturne. Ma tutto ciò
+valse invece a persuaderlo che Aniceto non aveva detto il vero.
+
+Un giorno ch’egli recavasi in gran pompa al circo Massimo guidando i
+dieci cavalli, la plebe, che da molto tempo lo lasciava passare senza
+acclamarlo, e guardandolo con aria di sprezzo, cominciò a reclamare ad
+alta voce le provincie perdute.
+
+— Prendi il gladio, — gli si gridò. — Va, combatti! Combatti! —
+Abbandona gli ozii, conduci le nostre legioni alla vittoria! — Parti
+per le Gallie! Rendi a Roma le sue provincie. — Parti! Parti!
+
+Udì anche qua e là acclamare a Sergio Galba, e tornò al Palatino pieno
+di sdegno contro tutti, quantunque la coscienza gli dicesse che le
+turbe avevano ragione.
+
+Finalmente un giorno si sparse la voce che l’Imperatore aveva ordinato
+d’armare una legione, aumentata da un corpo d’ausiliari e da un
+distaccamento di cavalleria, e ch’egli sarebbe partito alla testa di
+quei diecimila soldati.
+
+Venne di fatto bandito il decreto che il popolo, tribù per tribù, si
+presentasse a dare il nome, e giurasse d’obbligarsi alla milizia.
+
+Pochi obbedirono; e forse erano quelli che avevano meno gridato.
+
+Nerone allora, quasi volesse vendicarsi della plebe e dei patrizii,
+che volevano costringerlo a partire, impose a tutti i capi di famiglia
+di cedergli un numero di schiavi, e i migliori che avessero, ed i più
+idonei, non eccettuati nè i _Dispensatori_ nè i _Cancellieri_[117].
+All’ordine dei Senatori e dei Cavalieri ordinò che concorressero alla
+spesa con parte delle loro entrate.
+
+I forestieri costrinse a pagare al Fisco subito le pensioni d’un anno,
+esigendo da essi monete coniate di nuovo argento coppellato, e d’oro
+affinato e puro.
+
+Contro siffatte angherie molti si ribellavano, dicendo che se Nerone
+aveva bisogno di denaro, doveva farsi rendere quello pagato ai suoi
+satelliti, alle sue spie.
+
+Questi, ed altri più gravi biasimi, s’udivano nei publici ritrovi.
+Isidoro Cinico, che altra volta aveva mancato di pagar cara la sua
+audace franchezza, ed era stato perdonato per uno di quei tanti
+capricci di generosità, che saltavano al pazzo tiranno, continuava
+nelle sue imprudenti diatribe.
+
+Era però giusto ne’ suoi apprezzamenti, e mentre biasimava le
+estorsioni di Nerone, fatte in un momento in cui tutti soffrivano per
+la grande carestia, criticava il popolo, che aveva tanto gridato per la
+grandezza di Roma, per la riconquista delle provincie perdute, e poi al
+decreto di Cesare, che lo invitava a presentarsi per formar la legione,
+nessuno obbediva.
+
+— Perchè non ci fidiamo di lui, — rispose un giovine Cavaliere ch’era
+dei più violenti. — Credete voi ch’egli sia veramente deciso d’imitare
+l’esempio dei gloriosi suoi antecessori? Credete che andrà a combattere
+per riconquistare le Gallie e le Spagne?
+
+Salvidieno Orfido, che sentendosi già in colpa per aver fatto sotto
+la sua casa tre botteghe, che affittava a forestieri, senza averne
+ottenuta licenza, dava, come suol dirsi, una bôtta al cerchio e l’altra
+alla botte, cercando nel tempo istesso di scusar Cesare, e non cadere
+in sospetto di quelli che frequentavano la taverna, ch’egli dava a
+fitto, entrò a dire timidamente:
+
+— Io non ne dubito, perchè ha preso per sè l’autorità dei due Consoli,
+dicendo che l’impresa doveva essere compiuta da un Console solo.
+Inoltre, i preparativi....
+
+— Di questi non parlare, o Salvidieno, — interruppe Isidoro, — perchè
+muovono a sdegno. Nessuno dei nostri conquistatori, recandosi a
+guerreggiare si prese certo la briga di trasportar seco organi ed altri
+istrumenti musicali, e condurre una schiera di meretrici, cangiate
+in Amazzoni, coi capelli tosati a guisa d’uomo, e armate di scuri e
+targhe, come vuol fare costui.
+
+— Ciò prova, — riprese il Cavaliere, — ch’egli anche partendo, farà
+suonare gli organi, e non le trombe, giacerà invece di combattere,
+cercherà i piaceri, e non la vittoria.
+
+Il Cinico riprese:
+
+— A questo penseranno le nostre invitte legioni, e Cesare tornerà
+coperto d’ignominia, e si procaccerà nuovo tesoro d’odio così nelle
+Gallie che in Roma, tanto più se prima di partire porrà ad effetto i
+suoi fieri divisamenti.
+
+E qui narrò d’aver inteso, ch’egli, inferocito per essere costretto
+a lasciare gli ozii della casa Aurea, voleva emanare l’ordine che si
+spedissero successori ai Governatori delle provincie, e questi messi a
+morte, come se fossero altrettanti congiurati; che venissero tagliati
+a pezzi tutti gli sbanditi e i Galli ch’erano in Roma, i primi perchè
+non avessero comunicazione coi popoli ribelli, gli altri perchè fautori
+della propria nazione.
+
+Diceva inoltre ch’egli volesse dare le Gallie in preda ai soldati,
+avvelenare i Senatori, e aprir le gabbie alle fiere, ch’erano ne’ suoi
+giardini, e sguinzagliarle tra il popolo.
+
+— A tali enormità non posso prestar fede, — osservò il giovine.
+
+— E neppure io, — soggiunse Salvidieno Orfido.
+
+— Io, invece, lo credo capace di tutto, — rispose il Cinico. —
+Per soddisfare al suoi istinti sanguinarii non s’arresta davanti a
+qualsiasi scelleratezza, come per accumular danaro, e spenderlo poi in
+sfrenate grandezze, in piaceri, in bagordi, non ha difficoltà alcuna
+d’estorcerlo anche a quelli che più ne sono sprovvisti. È generoso
+talvolta, è vero, ma quando ciò giova a lusingare la sua ambizione.
+
+— Ma con te fu clemente, — osservò Salvidieno, — come lo fu con tanti
+altri.
+
+— In quel momento forse la sua ferocia dormiva, ed il suo spirito si
+trovava in condizioni serene. E poi la clemenza nulla a lui costa. La
+carità invece, che costa danaro, è virtù che poco gli garba. S’adopra
+forse per alleviare i danni della carestia? S’attendeva ansiosamente
+una nave partita da Alessandria, e la si diceva carica di granaglie.
+Invece portava _hafe_[118] che doveva servire a’ suoi lottatori. La
+carità di Cesare comincia e finisce _ab ego_.
+
+Continuarono a discutere calorosamente se avessero ragione o torto
+quelli che di Nerone non si fidavano e negavano obbedire al suoi
+decreti, quando entrò nella taverna l’Apostolo, accompagnato da
+Menecrate.
+
+Dietro alle botteghe v’era nella stessa casa un piccolo ospizio, dove
+Paolo da qualche tempo aveva preso alloggio, e dove tra gli altri
+forestieri, greci e latini, dimoravano due cristiani di Efeso, marito e
+moglie, ed una loro figlia.
+
+A quest’ultima Menecrate insegnava a cantare al suono della cetra.
+
+Salvidieno chiamò l’Apostolo e gli disse:
+
+— Sentiamo l’opinione del saggio cristiano. Qui taluni sostengono che
+in odio a Cesare non convenga sottomettersi ai suoi decreti.
+
+Paolo, rivolto agli astanti, rispose:
+
+— Rendete a Cesare ciò ch’è di Cesare e a Dio quel ch’è di Dio.
+Obbedite ai vostri superiori, per quanto siano gravi le loro colpe, e
+di queste lasciate giudice Iddio.
+
+E senz’altro aggiungere andò innanzi, e scomparve insieme al suo
+compagno per una porticina, che dalla taverna metteva nel piccolo atrio
+tuscanico dell’ospizio.
+
+— Il cristiano, — osservò Isidoro quando Paolo fu partito, — ha paura.
+Egli pensa ai leoni, che attendono nell’anfiteatro dietro i cancelli di
+bronzo la carne dei nazareni.
+
+— O Cinico, — osservò Salvidieno, — tu non la perdoni ad alcuno.
+
+Intanto passavano i giorni, Nerone continuava a profondere denaro negli
+apparecchi per la spedizione, senza decidersi a partire; e la legione,
+per la quale venivano imposti così gravi balzelli, rimaneva accampata
+nelle remote parti di Roma oziosa ed impaziente.
+
+Il malcontento andava sempre aumentando nei cittadini come nei soldati,
+e minacciava di tramutarsi in aperta ribellione.
+
+Ma l’ignaro Imperatore, lusingato sempre dalle menzognere assicurazioni
+d’Aniceto, non se ne dava per inteso.
+
+Tutti gli altri lo biasimavano, compresa la vecchia Domizia, la quale
+acciecata da sviscerato affetto per lui, come lo aveva istigato
+al delitto per salvarlo da’ suoi nemici, voleva adesso spingerlo
+all’eroismo per l’onore della sua stirpe.
+
+— Smetti codesta viltà indegna d’un Domizio, — gli disse un giorno la
+zia: — va, parti, che il popolo freme, fremono i soldati.
+
+— E a te che importa? — interruppe bruscamente Nerone.
+
+— Insensato! Non vuoi tu che mi stiano a cuore la tua gloria, la tua
+salvezza?
+
+— Sì all’una che all’altra provvederò ben io.
+
+— Vi provvederai forse, — rispose fissandolo con sarcastico sorriso
+Domizia, — lasciando inoperosi i legionarii, e tu restando neghittoso
+fra gli amplessi di tua moglie e delle tue concubine. Vuoi che il
+maledetto Galba venga a sfidarti fin sotto le mura di Roma? Hai
+dimenticato l’oracolo d’Apolline?
+
+— Udrai fra poco com’abbia saputo renderlo bugiardo colla morte del mio
+nemico.
+
+— So che per disfarti del tuo avversario, il quale apertamente ti
+sfida, hai dato incarico segreto a’ tuoi Procuratori di farlo uccidere,
+invece di correre a debellare le legioni ribelli, e infliggere
+all’audace la vergogna della sconfitta. Egli però è troppo ben
+custodito dai suoi fidi, e vive sicuro di succederti al trono.
+
+— Te lo disse forse egli stesso? — chiese ridendo Nerone.
+
+— Me lo dicono i presagi. Me lo dice la profezia in versi d’una pura
+vergine, che gli fu letta a Cludia da un Sacerdote di Giove, la quale
+annunzia che un giorno il Principe e Signore del mondo nascerebbe in
+Spagna.
+
+— Questa è fola.
+
+— Ma che basta a renderlo forte ed ostinato nel suo divisamento. E
+siffatto vaticinio tu lo ignoravi.
+
+— Sì, — mormorò turbandosi il tiranno superstizioso.
+
+— Quell’Aniceto, che t’avvalora nell’inazione, si sarà guardato bene
+dal fartene parola, come avrà taciuto che i legionarii, i quali hanno
+giurato fede a Galba, e poi pentiti volevano tornare all’obbedienza di
+Cesare, si sono di nuovo sottomessi al Duce ribaldo. I tuoi cortigiani
+conoscono bene il tuo debole e ne approfittano per farti credere quello
+che vogliono. Tu dai loro ascolto, e chiudi l’orecchio alle improperie
+che ti lancia il popolo, e ti compiaci della tua codardia, che ti fa
+preferire la vendetta vigliacca ad impresa gloriosa.
+
+Nerone, vedendosi così giustamente giudicato, e con tanta veemenza,
+non avendo ragione da opporre, andò sulle furie e balzato in piedi,
+esclamò:
+
+— E sei tu che così parli, audace vegliarda, tu che tante volte mi
+spingesti al delitto?
+
+L’altra, gridando più forte di lui, interruppe:
+
+— Sì, ti consigliai d’uccidere quando eri occultamente insidiato,
+quando la morte d’un uomo poteva renderti la tranquillità e salvarti
+il trono, e forse la vita. Ma ora è un esercito che ti provoca, ora si
+tratta dell’onor tuo, della grandezza di Roma, che tu poni in non cale,
+esponendoti a cadere vergognosamente.
+
+— Vattene, — urlò il tiranno, — vattene, e più non infastidirmi.
+
+E la spinse con impeto fuori della porta.
+
+— Vile! — gli gridò Domizia, allontanandosi.
+
+Le parole di quella donna, che gli portava così grande affetto,
+l’insistenza da lei addimostrata nel volerlo decidere all’impresa,
+l’ira destatasi in essa, e l’accusa di viltà che gli aveva lanciata,
+lasciarono Nerone sdegnato, ma nello stesso tempo lo fecero entrare in
+pensiero.
+
+— Ma sarà poi vero, — diceva fra sè parlando ad alta voce e camminando
+agitato, — che se io resto, son perduto? Che se non mi decido ad
+abbandonare gli agi ed i piaceri della casa Aurea per le fatiche del
+campo e i perigli della guerra, cadrò vergognosamente, come asserì
+Domizia?.... E non parla essa forse per bocca di Poppea, che mi vuole
+lontano? Non è un intrigo ordito fra loro a scapito dell’onor mio?....
+No... Domizia è malvagia; ma essa m’ama, quanto io la detesto, e a
+trame contro di me non si sarebbe prestata.... Ma perchè Poppea più
+non parla della mia impresa?... Essa nè mi trattiene nè mi istiga a
+partire... È indifferenza la sua, o timore dei miei sospetti gelosi?...
+Ancor essa in cuor suo m’accuserà di mettere in non cale la gloria
+e gl’interessi dell’Impero romano, e nel tempo stesso la gloria e
+gl’interessi della casa Domizia. Forse il suo silenzio nasconde
+profonda indignazione e disprezzo per me che non ho il coraggio
+di combattere per lei, per conservare sulla sua fronte il diadema
+imperiale. Tace per non gridarmi vile come Domizia.... Ah, questo
+pensiero m’irrita, e m’addolora!... No, non voglio esser vile.... non
+lo sono.... e se lo fossi, nessuno dovrebbe asserirlo. Corre obbligo a
+tutti di rispettare, come altrettante virtù, i vizii di Cesare. Chinino
+il capo, e tacciano.
+
+Ad onta però di codeste spavalderie, la prima a non tacere era la sua
+coscienza, che gli gridava codardo. Egli avrebbe voluto addormentarla,
+gettandosi a capo fitto nelle feste e nei piaceri, lusingandola con
+scuse bugiarde, ma glielo impediva il contegno sdegnoso del popolo
+romano. In quel momento poi s’era desta del tutto, perchè scossa dal
+grido della furente Domizia.
+
+Pressochè deciso a partire, mandò per l’astrologo Babilo nella speranza
+che i pianeti dessero un responso diverso dal primo, che lo spronava
+all’impresa e gli prometteva la vittoria.
+
+Babilo venne, ed ossequente all’ordine di Nerone, tornò nella sua
+torre, scrutò negli astri quella stessa sera, e tornò all’indomani alla
+casa Augustale per riferire l’esito delle sue osservazioni.
+
+— Ebbene? — chiese Nerone.
+
+— Oroscopo ancor migliore, — rispose l’Astrologo. — Avrai facile
+vittoria. Basterà la tua presenza, la tua voce, per far deporre le
+armi.
+
+A queste parole Cesare si rasserenò, e poi, come improvvisamente
+colpito da un’idea, licenziò Babilo, regalandolo di ben fornito
+marsupio, e si diresse verso le camere di Poppea.
+
+Questa, che avendo già passato il sesto lustro, temeva di perdere la
+bellezza e la venustà delle forme, e poneva ogni studio per conservarle
+il più lungamente possibile, era da più giorni d’umore tetro, perchè
+si sentiva sofferente, e provava sintomi, che le facevano sospettare
+d’essere nuovamente incinta.
+
+Di questa sua preoccupazione non faceva motto al marito, temendo
+ch’egli chiamasse a consulto dei medici, e fossero da loro avvalorati i
+suoi sospetti.
+
+Non gli nascondeva però il malumore.
+
+A sua volta egli non ne chiedeva la ragione, attribuendolo al
+dispiacere che le cagionava la sua pusillanime condotta di fronte
+all’audacia dei nemici.
+
+Quella mattina entrò tutto trionfante nel cubicolo di lei, che giaceva
+ancora in mezzo ai profumi d’aromi e di fiori.
+
+— Smetti il broncio, o divina Poppea, — le disse entrando, — i tuoi
+voti sono esauditi. Io parto per le Gallie e per le Spagne; parto
+sicuro della vittoria, che otterrò senza sacrifizi di sangue. Così
+presagirono le stelle.
+
+— T’ascoltino gli Dei; ma come ciò possa avvenire non giungo a
+comprendere.
+
+— Lo saprai domani, quando in tua presenza svelerò ai Padri Coscritti
+il mio disegno. Sei tu soddisfatta?
+
+Poppea, sorridendo, rispose:
+
+— Negando mentirei, affermando correrei rischio d’essere nuovamente
+offesa da’ tuoi sospetti gelosi.
+
+— Ed è per questo che tu tacevi?
+
+— Sì.
+
+— Ed io invece voleva rimanere per te.
+
+— Per me? — disse, sorridendo, Poppea.
+
+— Ne dubiti forse? M’è grave assai l’abbandonarti.
+
+— Le concubine, che conduci teco, sapranno lenire il tuo dolore.
+
+Nerone, in cui la bella sposa seminuda destava il bollore dei sensi,
+rispose abbracciandola:
+
+— Amo te sola.
+
+Allorchè trascorsa un’ora uscì dalla stanza, Poppea mormorò tra sè:
+
+— Quale disgusto! Avess’egli almeno distrutta l’opera sua.
+
+Alla dimane l’Imperatore fece invitare i Senatori a recarsi, passato il
+meriggio, nella casa Aurea.
+
+Terminata la merenda, si presentò loro, che lo attendevano nell’exedra,
+e rimasero a guardarlo sorpresi.
+
+Egli entrava circondato da mazzieri, e camminava appoggiandosi sulle
+spalle di due famigliari.
+
+Poppea, che ignorava anch’essa la ragione di quella ridicola andatura,
+lo seguiva come trasognata.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIX.
+
+Notte funesta.
+
+
+Nerone, restando in piedi nello stesso atteggiamento, cominciò a
+parlare così:
+
+— Padri Coscritti, i voti vostri e quelli del popolo romano sono
+esauditi. Parto per ridurre nuovamente sotto il nostro dominio le
+Gallie e le Spagne. Questo risultato otterrò colla gloria stessa dei
+Cesari, miei antecessori, ma in modo diverso da loro. È prezioso il
+sangue delle nostre legioni, ed io voglio tentare di risparmiarlo. Come
+qui oggi a voi, io mi presenterò disarmato al cospetto dei miei soldati
+e non farò che piangere, richiamando a penitenza i ribelli. L’esito non
+può esser dubbio, poichè lo presagirono gli astri, ed io potrò il dì
+seguente, insieme ai pentiti, cantare i premii e le lodi della ricevuta
+vittoria. Padri Coscritti, approvate voi il mio consiglio?
+
+Come si vede, egli aveva interpetrate a suo modo le parole
+dell’Astrologo, e rendeva i pianeti complici della sua viltà.
+
+I Senatori accolsero quella comunicazione con un mormorìo di sorpresa.
+
+Così stolto progetto non poteva essere concepito che da un uomo uscito
+di senno.
+
+Per quanto avvezzi a chinare il capo a tutte le sue volontà, pure si
+trovò in quel gregge di pecore chi ebbe il coraggio di farsi innanzi e
+parlare aperto.
+
+Alcuni gli fecero osservare che l’esercito e il popolo romano, avvezzi
+a conquistare colle armi e non colle lagrime, potrebbero spiegare
+a mal senso quel progetto. Gli addimostrarono come assurdo fosse
+il pretendere di commuovere Sergio Galba, già dai soldati eletto
+Imperatore, e Giulio Vindice, l’ardente fautore di lui, il quale con
+editti oltraggiosi, con bandi, e cento altre scritture, manifestava
+chiaramente in quanto dispregio lo tenesse.
+
+— È vero, — interruppe Nerone, cangiando ad un tratto in cipiglio
+l’umile espressione del volto, — sono gravi assai gli oltraggi, che
+lancia continuamente contro di me, quel ribaldo. Egli osò perfino
+chiamarmi ridicolo cantore, istrione da trivio. Ciò mi ferisce quasi
+più che l’opra audace di Galba. Tentai vendicarmi occultamente
+d’entrambi, ma sventuratamente finora non sono riuscito per
+l’imperdonabile inerzia dei Governatori. Egli è per questo che risolsi
+di cambiare consiglio, ed ottenere colla benevolenza quello che potrei
+ottenere colla forza.
+
+— E pretendi, — gli fu risposto, — che quei ribelli t’ascoltino? Credi
+che Galba e Vindice non sappiano della trama ordita da te contro di
+essi? E non temi che s’impadroniscano di te e ti mettano a morte?
+Parti, o Cesare, per combattere colle armi e non col pianto, e la tua
+vittoria sarà più onorevole e più splendida.
+
+A questa verità inoppugnabile Nerone entrò in pensiero. Poteva
+veramente succedere quanto prevedevano quei Padri Coscritti; ma di
+partire per combattere, il vile tiranno non voleva saperne; e dopo le
+giuste osservazioni di loro, rifuggiva eziandio dal porre ad esecuzione
+il suo progetto. Non volendo cedere nè opporsi, troncò bruscamente la
+discussione, e li congedò, dicendo:
+
+— Mediterò sui vostri consigli:.... Salvete.
+
+La notizia della strana comunicazione fatta da Nerone al Senato si
+sparse rapidamente per la città, e i libelli, i biasimi, le satire
+crebbero a dismisura. Ad alta voce si gridava Cesare pazzo e vigliacco.
+Le prigionie ed i supplizii, coi quali le autorità cercavano di porre
+un argine a codesta marea, a nulla valevano.
+
+Lo avrebbe potuto Nerone ponendosi alla testa delle legioni. Ma
+decisamente non sentivasi capace di sì eroica risoluzione. Invece
+d’evitare l’abisso, che gli si schiudeva sotto i piedi, studiava il
+modo di sfogar l’odio suo contro il popolo romano, e sognava i più
+strani propositi di vendetta.
+
+Erano scorsi quasi tre mesi dal giorno in cui palesava il vergognoso
+progetto al Senato, allorchè lo fe’ chiamare di nuovo, e scusandosi
+di non aver potuto recarsi in persona al tempio di Giove Capitolino,
+perchè essendo ammalato di gola, i medici gli vietavano d’uscire,
+annunziò che l’Imperatrice Poppea Augusta, era di nuovo incinta, e
+ch’egli intendeva di non abbandonarla, e rimaneva in Roma.
+
+Diede loro incarico di provvedere perchè cessassero gli oltraggi
+scagliati continuamente contro di lui da una plebe audace, e che si
+facesse partire la legione sotto il comando d’uno dei Consoli, ai
+quali, da quel momento rendeva i tolti onori e gl’incarichi. E tutto
+ilare aggiunse:
+
+— La vittoria delle aquile latine è sicura. Galba e Vindice pagheranno
+il fio della loro temerità. Aniceto, tornando da un viaggio, vide
+scolpito sopra una tomba un soldato delle Gallie trascinato pei capelli
+da un Cavaliere romano. Questo è lietissimo augurio, che avvalora
+quanto gli astri predissero all’astrologo Babilo.
+
+I Padri Coscritti, nella maggior parte imbrattati della stessa specie
+dei pregiudizii, presero quelle puerilità per buona moneta, e andarono
+via contenti, che si facesse almeno partire la legione, e piuttosto che
+dare in presenza dei ribelli spettacolo di viltà, Nerone rimanesse.
+
+Questi, a sua volta, soddisfatto e sereno, consumò il resto della
+giornata a divertirsi coi suoi organi d’acqua.
+
+Alcuni giorni dopo, cessato il mal di gola, volle suonarli in teatro,
+spiegandone egli stesso agli spettatori il meccanismo parte per parte.
+
+Assicurando che le Gallie e le Spagne sarebbero presto dome, volle che
+insieme a lui tutta Roma festeggiasse il nascituro erede.
+
+Ordinò adunque i circensi ed altri spettacoli, ai quali presiedette con
+gran pompa, mostrandosi a tutti sereno ed altiero.
+
+Un altro giorno invitò il popolo nell’ippodromo degli orti neroniani a
+vederlo gareggiare co’ suoi lottatori, i quali, naturalmente, per amor
+della paga e della vita, si lasciarono da lui atterrare.
+
+Non contento ancora, presenziò nel circo il giuoco cruento dei
+gladiatori. E quando questi si presentarono sotto il suo palco,
+salutandolo colla solita formola “Ave Cæsar, morituri te salutant„ quel
+codardo ebbe la sfrontatezza di rispondere a quei forti di non temere
+la morte.
+
+E tre ne rimasero sull’arena, condannati dal _pollice verso_ delle
+Vestali.
+
+Ma più, che per proprio diletto, tutto ciò faceva Nerone per tornare
+nelle grazie del popolo romano; ma era la sua opera vana.
+
+Il popolo romano in quegli spettacoli dimenticava per un momento la
+rivolta delle Gallie e delle Spagne, plaudiva ai vincitori, ma non un
+_Ave_ indirizzava a Cesare, che tornava sempre da quelle feste pieno di
+maltalento.
+
+La stizza era in lui accresciuta da una specie di lebbra, ch’eragli
+apparsa su tutto il corpo, dopo la guarigione della gola, e gli
+dava così insopportabile prudore, che andava talvolta come pazzo a
+gettarsi nel lago del giardino. Lo stesso fece un giorno, recandosi con
+Cercopiteco ed altri cortigiani ad una merenda nella valle d’Arsoli,
+dov’erano le sorgenti dell’Acqua Marcia[119].
+
+Mentre passeggiavano, Nerone ad un tratto si fermò, e spogliatosi
+interamente, diede ordine che si portasse una corda.
+
+Gli altri gli dimandarono cosa intendesse di fare.
+
+— Or lo vedrete, — rispose; — voglio rinfrescarmi la pelle, e togliermi
+codesto insopportabile prudore.
+
+E legatasi la corda sotto le ascelle, ne diede l’altro capo in mano ad
+uno schiavo, e si tuffò nell’acqua, dicendo:
+
+— Così i Romani beveranno la scabbia dell’Imperatore. Ne rimanessero
+almeno avvelenati.
+
+Rivolto quindi agli amici, che stavano ad osservarlo dalla sponda,
+gridò loro:
+
+— Voi guardatevi dal bere di quest’acqua, se non volete divenir
+lebbrosi.
+
+Cercopiteco rispose ridendo:
+
+— Rassicurati, o Cesare, con un acquedotto che percorre sessantunmila
+e settecento dieci passi quell’acqua avrà campo di purificarsi
+nuovamente. D’altronde io correrei rischio se fossero queste sorgenti
+di vino.
+
+Com’ebbe terminato il bagno, Nerone tornò a vestirsi, e dopo la merenda
+si rimise cogli amici in viaggio, durante il quale non trovava pace.
+
+L’irritazione della pelle, aumentatasi per le soverchie libazioni, lo
+faceva ruggire come una belva, e lo portava quasi al delirio.
+
+E fu in questo stato miserando ch’egli a tarda notte giunse alla casa
+Aurea.
+
+Dimandò tosto di Poppea, e gli risposero che riposava.
+
+— Nessuno, — egli disse, — deve dormire, allorchè veglia travagliato
+Cesare.
+
+E si diresse verso le stanze dell’Imperatrice.
+
+Il cubiculo di Poppea dava sugli orti, che lo profumavano di fiori, e
+col mormorìo delle fonti, collo stormir delle foglie, col canto degli
+usignuoli, lusingavano il sonno della bella dormente.
+
+Era quella una notte di paradiso.
+
+Entro la stanza penetrava il raggio della luna, e confondendosi col
+chiarore del _licno_, ricopriva di luce misteriosa i _litostroti_[120]
+della vôlta e delle pareti.
+
+In quel silenzio, in mezzo a quella ricchezza di stoffe e di
+suppellettili, in quell’atmosfera odorosa, tutto spirava pace e
+voluttà.
+
+Invece, per distruggere l’incanto, vi penetrò Nerone, guidato dal suo
+spirito maligno.
+
+La schiava cubiculare, destinata quella notte a vegliare presso la
+porta della sua signora, lo vide attraversare tutto agitato la stanza,
+e sollevata la cortina trapunta, penetrare nel cubiculo.
+
+Alcuni istanti dopo egli parlava con voce soffocata dall’ira, e Poppea
+rispondeva indignata.
+
+S’udì poscia il rumore d’una lotta, un grido acuto, e Nerone, che
+urlando chiedeva soccorso.
+
+Il laido tiranno, schifoso e briaco com’era, aveva desta bruscamente la
+moglie, e pretendeva giacere con essa.
+
+Poppea lo aveva respinto dicendo:
+
+— Allontanati, rispetta almeno il mio stato: va a cercare gli amplessi
+delle tue concubine.
+
+E siccome l’altro colla forza e la minaccia voleva imporle la
+sua volontà, la donna era balzata giù dal letto, difendendosi
+energicamente.
+
+Dandogli i più vituperosi titoli, riusciva ad allontanarlo da lei con
+sì forte spinta, che quasi lo fe’ stramazzare.
+
+Preso allora da delirio furioso, lo scellerato le lanciava un calcio, e
+la colpiva nel ventre.
+
+L’infelice madre, mandando un grido, era caduta riversa sulla sponda
+del letto, ed aveva perduto i sensi.
+
+A quella vista Nerone, rientrato in sè stesso, s’era messo ad urlare:
+
+— Soccorso! Soccorso! Schiave, accorrete.
+
+E intanto, tutto convulso, prendeva in braccio la moglie, l’adagiava
+sul letto, e baciandola e bagnandole il viso di lagrime, esclamava:
+
+— Ritorna in te, o divina Poppea!... Perdonami!... Son disperato!...
+Son maledetto!... Perdona! Perdona! Io non ho amato al mondo che te
+sola!
+
+In questo doloroso delirio lo trovarono le ancelle accorse alle sue
+grida.
+
+Le due nutrici Egloga ed Alessandria lo persuasero a discostarsi,
+per lasciare loro l’agio d’apprestare i rimedi necessarii a farla
+rinvenire, finchè giungessero i medici.
+
+Nerone obbedì, e smaniando e gemendo, si mise a passeggiare per la
+stanza e sulla terrazza.
+
+Alzando gli occhi al cielo, così sereno, malediceva a quel puro
+orizzonte, alla luna, alle stelle, che a lui sembravano in quel momento
+uno scherno, ed invocava l’uragano e i fulmini.
+
+Primo a giungere fu il medico di Corte Quinto Stertinio.
+
+Nerone lo chiamò in disparte, e dopo avergli narrato quanto era
+accaduto, gli disse:
+
+— Salvala, o Stertinio, e ti prometto di portare annualmente la tua
+paga a seicentomila sesterzii[121].
+
+E s’avvicinò con esso al letto di Poppea, che cominciava a rinvenire,
+ad agitarsi e mandare lamenti.
+
+Quand’essa lo vide, nascose tutta atterrita il viso nel seno ad
+Alessandria, che la teneva abbracciata.
+
+Il medico lo consigliò a ritirarsi per non turbare colla sua presenza
+l’inferma, ed egli uscì disperato, strappandosi i capelli e mormorando
+tra i denti:
+
+— Son maledetto! Son maledetto!
+
+Si ritirò nella sua zotheca e rimase là per alcuni istanti cogli occhi
+lagrimosi fissi in terra, e colle braccia poggiate sulle ginocchia.
+
+Però l’angoscia non gli consentiva di rimanere lungo tempo tranquillo,
+e balzando in piedi tornava nell’appartamento di Poppea, e s’avvicinava
+alla porta del cubiculo.
+
+Poi, udendo tra il bisbiglio di quelli che le stavano attorno, i
+lamenti della sua vittima, correva via, come pazzo, turandosi gli
+orecchi.
+
+Ansioso d’aver notizie, usciva nuovamente col cuore tremante dal suo
+appartamento, quando s’imbattè in Domizia, che bruscamente gli dimandò
+dove andasse.
+
+— Lasciami in pace, — rispose Nerone, — voglio parlare cogli archiatri,
+voglio veder Poppea.
+
+— Torna indietro, o sciagurato, — rispose l’altra, — se non vuoi colla
+tua presenza affrettare la morte di quell’infelice.
+
+— Che parli tu di morte, o vecchia?
+
+— Non hai più figlio, perchè l’uccidesti, e domani forse non avrai più
+moglie.
+
+Nerone cacciò un urlo selvaggio, e respinta violentemente la zia, andò
+innanzi.
+
+— Eppure, mi muove a pietà, — mormorò Domizia, seguendolo.
+
+Come fu nella stanza, Nerone non ebbe dapprima il coraggio
+d’avvicinarsi al letto insanguinato, presso al quale si tenevano da un
+lato i medici, somministrando colliri all’inferma, dall’altro lato le
+due nutrici e le schiave cubiculari, che eseguivano gli ordini loro.
+
+Ma poi s’accostò pian piano, e potè veder Poppea senza esser visto da
+lei.
+
+La misera ansimava e mandava continui gemiti. Aveva i lineamenti
+contratti, le gote suffuse d’un pallore mortale, le labbra bianche, i
+negri occhi sepolti in livido cerchio.
+
+Purtuttavia era ancora bellissima, e Nerone si ritrasse più innamorato
+e più desolato che mai.
+
+Fe’ venire Quinto Stertinio, e gli chiese se in conseguenza dell’aborto
+corresse pericolo la vita della moglie.
+
+L’altro rispose che quando l’aborto è prodotto da colpo violento v’è
+più da temere che da sperare.
+
+— La scienza però, — soggiunse il medico vanitoso e cortigiano, — tutto
+porrà in opera perchè svanisca il timore, e la speranza si cangi in
+realtà.
+
+— Tutti i miei tesori, — esclamò Nerone, — per chi riescirà a
+trattenere le _axisie_ della vecchia Atropo, perchè non tronchi il filo
+di quella vita, a cui nel delirio attentai, e m’è pur tanto cara.
+
+Quinto andò di nuovo presso l’inferma, e Nerone, non sapendo in qual
+modo calmare l’agitato spirito, tornò improvvisamente, nell’impeto del
+dolore, dal disprezzo al culto dei Numi.
+
+Dopo aver pregato e pianto nel larario, mandò ordine al Pontefice
+Massimo di far aprire tutti i templi per la cerimonia del
+_lettisternio_[122] dedicato agli Dei _Averrunci_[123].
+
+Alla dimane i Settemviri Epuloni[124] eseguirono l’ordine di Cesare,
+e Senatori, e patrizii, e plebe, quali per istinto pietoso, quali per
+accortezza, andarono alla _supplicazione_[125].
+
+I Numi però furono inesorabili.
+
+Poppea, dopo esser rimasta qualche ora in una specie di letargo, fu
+colta da violentissima febbre, che la trasse a farneticare.
+
+E anche nel delirio parlavano in lei l’orgoglio e la vanità.
+
+— Perchè volete ch’io fugga? — essa diceva — io non ho paura di lui.
+Odio Cesare perchè m’avvelena coi suoi baci, odio suo figlio, perchè
+mi deforma; ma lo splendore mi piace.... mi piacciono le mie gemme, le
+mie ricche vesti.... la mia diadema.... Non vedete come mi stanno bene,
+come sono bella?... Andiamo.... andiamo al circo Massimo.... voglio
+essere ammirata da tutti.... voglio tutti innamorare.
+
+Alzò così dicendo la testa dai guanciali, e puntate le braccia sulla
+molle _culcita_ cercò di sollevarsi a sedere sul letto.
+
+Le schiave l’aiutarono, sostenendola sotto le ascelle.
+
+Essa, dopo alcuni istanti di silenzio, come presa da visione estatica,
+cominciò a fissare i balconi, pei quali penetrava la luce infocata del
+tramonto, e riprese a vaneggiare così:
+
+— Giove m’invita nell’Olimpo, mi chiama tra le sue braccia.... Ah come
+fremono di gelosia, Giunone e Venere! Non mi vogliono Dea... vogliono
+ch’io sia respinta dal regno dei Numi.... Ma chi è quella donna, che
+sale dall’abisso, gridando vendetta contro di me?.... È Agrippina....
+Agrippina.... Chiede a Giove i fulmini per incenerirmi... Ma io
+nulla ti feci... Fu tuo figlio... Lui uccidi, quel mostro, trascinalo
+nell’abisso con te.
+
+E presa da agitazione convulsa, ricadde supina sul letto, quasi
+agonizzante.
+
+Nerone, che si teneva in ginocchio presso la sponda del letto, balzò in
+piedi tutto atterrito mormorando:
+
+— Poppea, sposa adorata, rimani con me!... Medici, è morta forse?
+
+— È viva ancora, — risposero, — anzi, rinviene.
+
+— Ancora, voi dite? Ma io voglio che viva eternamente.
+
+Queste parole udì l’inferma, ch’era tornata in sè, e riconosciuta la
+voce, mormorò senza guardarlo:
+
+— Allora non dovevi uccidermi.
+
+Nerone tornò ad inginocchiarsi, implorando perdono, e promettendole
+un’esistenza d’amore, di gioia e di splendore.
+
+Poppea non rispose.
+
+Essa dormiva già il sonno della morte.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXX.
+
+I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone.
+
+
+Poche ore dopo, nel tempio di Venere Libitina il Libitinario notificava
+al popolo l’avvenuto decesso.
+
+Il cadavere di Poppea, lavato e profumato dalle sue schiave, alle
+quali era stato affidato l’ufficio di _pollintori_[126] venne esposto
+nell’atrio della casa Augustale coi piedi rivolti verso la porta.
+
+Giaceva su letto funebre sostenuto da quattro piedi d’avorio e
+ricoperto da coltri di porpora ricamate in oro, e ornato tutto intorno
+da festoni di fiori e serti di fronde.
+
+L’estinta aveva i capelli disciolti, la fronte cinta dalla diadema, e
+il corpo avvolto nel manto imperiale. Presso la testa era deposto su
+monopodio d’oro un vaso di pietra murrina a fiammeggianti colori, che
+Nerone aveva acquistato per duecento cinquanta talenti[127] e conteneva
+l’acqua lustrale.
+
+Ai piedi del feretro da due bracieri d’argento si sollevava il vapore
+d’incenso e d’erbe odorose. Sotto l’apertura del soffitto (compluvio)
+era disteso un panno bruno per impedire che la luce del giorno
+penetrasse nella camera mortuaria, rischiarata da ricchi candelabri,
+sui quali ardevano fibre di papiro intrecciate insieme e ricoperte di
+cera.
+
+Le statue, che sorgevano tra le colonne, erano velate a bruno, e
+prendevano aspetto di sinistre apparizioni. Ventiquattro littori si
+tenevano immobili ai due lati del feretro, e i pretoriani custodivano
+le porte, tenendo a dovere la folla, che silenziosa girava intorno.
+Molte donne andavano a tuffare la mano nell’acqua lustrale, e se ne
+spruzzavano per purificarsi. Le schiave, in gramaglie, e le chiome
+disciolte, genuflesse in un canto, recitavano preghiere, mentre da un
+lato un coro di fanciulle, vestite di bianco, tempravano al suono della
+cetra funebri nenie.
+
+Nerone intanto, colpito da febbre terzana in conseguenza del bagno
+preso[128] e in preda al dolore, s’aggirava smanioso per le stanze di
+Poppea, baciando gli oggetti che le avevano appartenuto e bagnandoli di
+lagrime.
+
+A notte, quando il palazzo era chiuso, si recava nell’atrio, e là,
+genuflesso presso il cadavere, la chiamava singhiozzando e scongiurava
+le Potenze celesti e le infernali perchè la facessero risorgere.
+
+Per tre giorni venne distribuito al popolo carne, vino e olio, e questa
+elargizione chiamavasi _visceratio_.
+
+Alla sera del terzo, le vie che dal Palatino mettevano al Campo Marzio,
+adornate con panneggiamenti oscuri e festoni di mirto e di cipresso e
+rischiarate da candelabri d’elevato fusto, erano percorse da’ banditori
+che invitavano il popolo a seguire il feretro dell’Imperatrice.
+
+I balconi delle case erano del pari addobbati a lutto, e le famiglie,
+riunite fuori della _janua_ (porta della strada) attendevano il
+passaggio del funebre corteggio.
+
+Lo precedevano i trombettieri, che dalle lunghe tube mandavano di
+tratto in tratto prolungati squilli, e dieci _tibicini_ o suonatori
+di flauto, che numero maggiore non ne permetteva nei funerali la
+legge delle dodici tavole, e in mezzo ai littori, vestiti di nero, il
+_designatore_ che dirigeva la funebre pompa.
+
+Venivano poi il Pontefice Massimo circondato dai Sacerdoti, le Vestali,
+molti patrizii e dame vestiti a lutto, i Padri Coscritti coi laticlavi
+abbrunati, i Cavalieri, i Consoli, tutti gli altri ufficiali dello
+Stato e numerosa schiera di cortigiani.
+
+Seguivano le citariste, vestite di bianco e coronate d’alloro, le
+prefiche scarmigliate, che piangevano, l’Arcimima colla maschera in cui
+erano ritratte le fattezze dell’estinta[129] e che cercava d’imitarne
+le movenze, i due gladiatori bustuarii, che dovevano combattere vicino
+al rogo, ed infine i _vespilloni_ che portavano a spalla sopra tavole
+coperte di drappo la statua di Poppea e i busti di Sabina e di Ollio
+suoi genitori.
+
+E dietro di loro la salma dell’Imperatrice deposta entro palanchino
+fastosamente addobbato e sorretto da otto letticarii.
+
+Nerone, circondato dai littori, lo seguiva a piedi appoggiandosi ai
+liberti Pitagora e Doriforo. Egli era contraffatto così che metteva
+spavento.
+
+Isidoro Cinico, che assisteva al passaggio del corteggio, quando lo
+vide, lo additò ad alcuni amici dicendo:
+
+— Veh, veh, il coccodrillo che segue la sua vittima e piange.
+
+— Eppure, — rispose un altro, — dicono che l’amasse molto.
+
+Il Cinico, facendo le spallucce, rispose:
+
+— Non passeranno due lune che ne amerà un’altra, e benedirà il piede
+che diede il calcio. In quell’anima scellerata non possono allignare
+nobili sentimenti. Poppea credette di domare la belva, e la belva la
+uccise.
+
+— Oh! — osservò un altro, — Cercopiteco Panerote che segue il funebre
+convoglio; lui che assicurava di non prender mai parte a riti funebri
+per non rattristarsi e turbare le digestioni.
+
+— Avrà avuto paura, — rispose Isidoro, — che mancando, Cesare non lo
+invitasse alla _novendiale_.
+
+Questo dialogo si teneva nel Foro, ove giunto, il corteggio fe’ sosta,
+e la folla si strinse più fitta intorno alla tribuna per ascoltare
+l’oratore che doveva recitare le lodi dell’estinta.
+
+S’era sparsa voce che questo cómpito dovesse essere affidato ad uno dei
+più eloquenti Senatori.
+
+Invece, con meraviglia universale, fu visto salire sulla tribuna lo
+stesso Nerone.
+
+Anche in questa triste circostanza la sua vanità non gli aveva
+consentito di cedere ad altri la parola.
+
+Volle far pompa d’eloquenza, ed invece la sua laudazione, pronunziata
+con voce rauca e tremante, non riuscì che un’ampollosa filastrocca
+sulle doti fisiche della morta.
+
+Il publico, già indignato contro di lui pei suoi delitti, per la sua
+viltà, ed ora per l’inaudita sfrontatezza di venire egli stesso a
+commemorare la sua vittima, accompagnò il discorso con bisbigli di
+disapprovazione, e la plebe lo lasciò finire senza una voce di plauso.
+
+Il presuntuoso oratore spiegò questo a senso di commozione e di
+rispetto; ma per non essere disingannato, vedendo altra commemorazione
+diversamente accolta, ordinò che il corteggio proseguisse la via.
+
+Come giunsero al Campo Marzio, diviso allora in Campo di Marte per gli
+esercizii militari e in Campo Minore, dove sorgevano i sepolcri dei
+patrizii, la salma fu tolta dal palanchino.
+
+Prima che venisse avvolta nel lenzuolo d’amianto e consegnata agli
+_ustori_, che dovevano metterla sulla pira, Nerone andò a baciarla,
+scoppiando di nuovo in dirottissimo pianto.
+
+Quindi montò nella sua portantina, ne chiuse le cortine, per non vedere
+alcuno e non esser veduto, e circondato dai littori, tornò al Palatino.
+
+L’altissima pira, composta della più aromatica _acapna_[130], s’elevava
+nel mezzo del campo.
+
+Gli _ustori_ vi deposero sopra il cadavere coperto d’unguenti,
+d’incenso e ricche suppellettili. Domizia ch’era la più prossima
+parente che assistesse alla cerimonia, tenendo la faccia rivolta
+indietro, appiccò il fuoco alla pira, che in poco tempo divenne rogo, e
+il cadavere scomparve tra le fiamme, mentre le prefiche innalzavano una
+nuova _conclamatio_.
+
+Nello stesso tempo i due gladiatori bustuarii cominciarono a
+combattere, e la lotta durò, finchè uno dei due venne portato via
+semivivo.
+
+Quel combattimento mortale era destinato, giusta il pregiudizio pagano,
+a placare i Mani con quel sagrifizio di sangue.
+
+Come fu consumata la pira, se ne spensero col vino le ceneri ardenti,
+e Domizia, dopo l’usuale lavanda delle mani, fece l’_ossilegio_[131],
+asperse quei resti d’ossa inaridite con latte e vino, le asciugò con
+pannilini, e miste a sostanze odorose le chiuse nell’urna cineraria.
+
+Dopo ciò uno dei Sacerdoti andò ad immergere un ramo d’olivo nell’acqua
+lustrale, e consegnatolo al Pontefice Massimo, questi ne asperse gli
+astanti.
+
+Allora la prefica principale disse ad alta voce:
+
+— Ilicet[132].
+
+E migliaia di voci risposero:
+
+— _Ave anima candida; terra tibi lævis sit; molliter cubent ossa_[133].
+
+L’urna venne consegnata a Domizia, che la prese fra le braccia, e
+camminando in mezzo ad Egloga ed Alessandria, seguita dalle schiave e
+scortata dai littori, la portò sul Palatino.
+
+Quel giorno stesso negli orti neroniani ebbe luogo il
+_silicernio_[134]; e nove giorni dopo l’urna cineraria fu sepolta nel
+sarcofago fatto costruire sollecitamente nel giardino.
+
+Prima che venisse chiusa coll’epitaffio, un Sacerdote vi gettò sopra
+tre volte della terra, e quel dì stesso si celebrò il _novendiale_ o
+cena funeraria.
+
+I convitati, avvolti in manto nero, erano raccolti nell’exedra ed
+attendevano che comparisse Cesare per condurli nel triclinio.
+
+Erano undici, perchè i romani tenevano a non varcare il numero di
+dodici nelle publiche solennità a tavola, come avevano cura di non
+trovarsi in numero dispari.
+
+Allorchè Nerone si presentò, vestito in gramaglie, col volto macilento
+e tetro, gli occhi sbarrati e cavi, camminando lentamente, pareva
+l’ombra del tremendo Imperatore.
+
+— Salvete, — egli disse, traversando l’exedra e accennando alle dame e
+agli altri di seguirlo.
+
+Al loro comparire nel triclinio, i musici, raccolti sopra palco parato
+di bianco e nero, intuonarono una mesta elegia, composta espressamente
+dal citaredo Terpno.
+
+Questi aveva voluto condur seco Menecrate, perchè dirigesse i tibicini
+ed i suonatori di cetre, che accompagnavano il coro.
+
+Prima d’accettare l’invito il citaredo aveva voluto consultarsi
+coll’Apostolo, per sentire da lui se fosse cosa conveniente ad uno che
+professava la fede di Cristo, il prender parte a rito pagano.
+
+Paolo gli aveva risposto:
+
+— L’arte che eserciti dà pane a te e alla tua vecchia madre; e quando
+ti si offre il mezzo di guadagnarne non puoi rifiutare i doni della
+Provvidenza. D’altronde è dovere in te di servire al tuo sovrano, senza
+curarti d’indagare cosa esso sia. Va senza paura, perchè il tuo Dio
+sarà con te.
+
+E Menecrate era andato; ma tra quelle pareti testimoni di tante orgie,
+di tanti delitti, e dove per lui aleggiava sempre lo spirito d’Ottavia,
+si trovava a disagio.
+
+Prima che intorno alle mense andassero i convitati a distendersi sui
+letti triclinarii, una vergine, velata a bruno, entrò nella sala,
+portando il vaso di pietra murrina, ch’era stato presso il cadavere di
+Poppea, pieno d’acqua lustrale.
+
+Quel giorno conteneva invece del falerno consacrato all’ara di Bacco.
+
+La fanciulla, accompagnata da due giovinette parimenti in gramaglie,
+e che le tenevano sollevato il peplo, andò a presentare il vaso
+all’Imperatore, che lo portò alle labbra, e tutti dopo lui bevvero
+di quel vino, che giusta l’usanza rituale era stato primo sorseggiato
+dalle labbra delle Vestali.
+
+Terminata questa cerimonia, i convitati smesse le gramaglie, si
+presentarono in bianche toghe e gli schiavi triclinarii, splendidamente
+vestiti, cominciarono a dispensare le vivande e a mescere il vino.
+
+L’Imperatore non toccò cibo, ma molto bevette, credendo con questo
+vincere i brividi della febbre.
+
+Uno dei convitati disse piano a Cercopiteco che gli stava accanto:
+
+— Come Cesare è contraffatto! Osservalo.
+
+— No, — rispose il parassita, — perchè mi farebbe pena e perderei quel
+po’ d’appetito che mi rimane. Molto già me ne tolgono queste lugubri
+cene.
+
+Levate le mense, Nerone si trattenne ancora a bere nella _comissatio_.
+Poi licenziò i convitati, dicendo loro:
+
+— Valete, o voi più felici di me, poichè tornando alle vostre case,
+troverete forse quella pace, ch’io perdetti per sempre.
+
+— Così soavemente non ha mai parlato, — osservò Panerote: — brutto
+sintomo questo.
+
+E in verità, fosse conseguenza del male che lo travagliava o sincero
+dolore per la perduta donna, Nerone mostravasi cangiato.
+
+L’uomo feroce accennava a divenir benigno.
+
+Avendo notato tra i suonatori la presenza di Menecrate, lo fece venire
+a sè e gli disse:
+
+— T’inflissi un giorno ingiusto supplizio, che tu sostenesti
+eroicamente. Più nulla seppi di te, ed oggi tu sei tornato nella casa
+Aurea. Dunque non m’odii più?
+
+— Non t’ho mai odiato. A Cesare non debbo che obbedienza e rispetto.
+D’altronde io venni alla reggia, come tutti gli altri suonatori, per
+esercitare l’arte mia, e guadagnare del danaro.
+
+— Sappi, o Menecrate, che la tua presenza ridestò in me i ricordi del
+passato, e in questi giorni funesti furono un sorriso per l’anima mia.
+Voglio proprio ricompensartene. Ponti ad armacollo questa crumena,
+e quando sarai tornato ai tuoi lari, i mille nummi ch’essa contiene
+offrirai da mia parte a tua madre, se pur vive ancora.
+
+Menecrate rispose di sì, e Nerone ripensando in quel momento alla
+maledizione materna, senza ricordarsi del parricidio, che l’aveva
+provocata, mormorò sospirando:
+
+— Tu sei felice.
+
+Queste parole, che il citaredo spiegò a senso di malvagia ipocrisia,
+erano invece l’espressione d’un’anima trambasciata, che invidiava in
+quel momento le intemerate coscienze.
+
+Dopo alcuni istanti di silenzio Nerone riprese:
+
+— Son maledetto!... Son condannato a non udir più una voce soave,
+che mi parli all’anima, che acqueti il mio furore. Atte ebbe un
+giorno questa potenza, e dopo lei l’ebbe Poppea, e tutte e due le ho
+perdute!... Poppea è morta, ed Atte m’odierà per certo.
+
+— Non crederlo, o divo Cesare.
+
+— Dimmi, è tuttora presso mia cognata Antonina?
+
+Menecrate affermò col chinar del capo, e l’altro, come parlando a sè
+stesso, mormorò:
+
+— Forse là, ritroverei la pace e l’amore.... Illusione!... Più per me
+non esistono sogni di rose. Io non debbo avere che orride immagini.
+
+E le aveva di fatto, e più terribili si presentarono a lui quando pochi
+giorni dopo, assalito da perniciosa, fu in preda a continuo delirio.
+
+Si vedeva perseguitato dagli spettri delle sue vittime, Agrippina
+continuava a gridargli maledizione, e la sua voce aveva il fragore
+del tuono. Aulo Plancio ed il giovine Crispino, lividi e gonfi gli si
+gettavano addosso, agghiacciandolo col loro gelo di morte. Britannico
+e Burro gli sputavano in viso la bava avvelenata. Seneca faceva
+cadere sopra di lui una pioggia di sangue, Rubea gl’intronava le
+orecchie cogli urli della pazza, Paride l’istrione lo percoteva e lo
+beffeggiava, Calpurnio Pisone e gli altri congiurati, armati di gladii
+e pugnali, lo tempestavano di ferite. Poppea lo incalzava, portando
+sulle braccia il bambino schiacciato, e la dolce Ottavia in lagrime gli
+additava le cicatrici del petto.
+
+Codeste tormentose visioni s’alternavano continuamente davanti alla
+sua fantasia e lo rendevano furente. Egli s’agitava, cercava balzar dal
+letto, e gridava che lo liberassero da quegli spettri.
+
+Ora chiamava ad alta voce l’astrologo Babilo e Locusta perchè facessero
+scongiuri; ora invocava il soccorso del suo Genio tutelare, ora
+piangendo, chiedeva perdono ai Mani di quegli infelici, che aveva messo
+a morte.
+
+Come si sparse per Roma la notizia che la vita di Cesare era in
+grave pericolo, i cittadini d’ogni classe, anche molti di quelli da
+lui beneficati, attendevano con impazienza che suonasse l’ultima ora
+dell’efferato tiranno, e i partigiani di Sergio Galba si preparavano ad
+acclamarlo Imperatore.
+
+Ritroviamo fra questi il pretoriano Missizio, che nella congiura di
+Pisone non aveva diviso la sorte de’ suoi compagni, perchè il suo nome
+era tra quelli che il delatore Milito non aveva iscritti nella lista
+consegnata ad Aniceto. Morto Pisone e gli altri congiurati, egli s’era
+gettato nel partito di Galba, ed ora s’adoperava con maggior lena, ma
+non minore circospezione, per renderlo accetto al soldati del pretorio.
+Egli teneva Nerone per ispacciato, ma l’aspettativa sua e quella di
+tutti fu delusa.
+
+Gli archiatri avevano vinta la febbre, e Nerone era salvo.
+
+I più timidi allora tacquero paurosi, e gli amici di Galba cominciarono
+a discutere se non convenisse ricorrere all’assassinio.
+
+Era questo però periglioso progetto e di difficile attuazione, perchè,
+dopo la congiura dì Pisone, il tiranno si teneva guardingo ed era
+circondato da numerosi satelliti, oltre i littori sempre fidi, e i
+pretoriani non ancora pronti alla ribellione.
+
+In quel frattempo avvenne la morte di Giulio Vindice, il più fervido
+sostenitore di Galba, il quale se ne mostrò tanto avvilito, che fu sul
+punto di rinunziare all’impresa, e togliersi la vita.
+
+Questo fatto accrebbe lo sgomento ne’ suoi partigiani di Roma, e fu
+invece di grande sollievo all’abbattuto spirito di Cesare.
+
+— Vedo, egli diceva, che la mia stella non è ecclissata, muoiono i miei
+nemici ed io vivo. Sono certo che Galba sparirà, com’è sparito Vindice,
+e che le mie legioni faranno giustizia delle provincie ribelli.
+
+Domizia, che lo stava ascoltando, interruppe:
+
+— Ora che le tue forze ritornano, e più nulla sventuratamente ti
+trattiene in Roma, perchè non ti poni alla testa di quelle legioni?
+Perchè vuoi lasciare ai Proconsoli l’onore della vittoria?
+
+Così la vecchia tornava sempre a ribadire quel chiodo, irritando Nerone
+coll’importuno suggerimento.
+
+— Strana pretesa è la tua, — rispose concitato, — di voler ch’io vada a
+combattere nel misero stato in cui mi trovo tuttora, affranto d’animo e
+di corpo.
+
+— La tua guarigione è completa, — interruppe l’altra.
+
+— T’inganni, non tornerà la salute finchè non cesseranno le conseguenze
+della sventura, finchè non mi sorriderà di nuovo l’amore.
+
+— Allora non dovevi uccidere Poppea Augusta. Pretendi forse trovare
+un’altra, che voglia unirsi a te dopo la miseranda fine....
+
+— Cessa d’importunarmi coi funesti ricordi, vecchia malvagia, e sappi
+che quella donna esiste, ed io l’otterrò.
+
+— E chi è mai?
+
+— Non voglio dirti il suo nome.
+
+— Sospetto di chi si tratti.
+
+— Tieni i tuoi sospetti per te, e lasciami solo, che la tua presenza
+m’è odiosa.
+
+Domizia, non potè a meno, quando fu presso alla porta, di lanciargli,
+come una sfida, il nome d’Antonina.
+
+Nerone balzò in piedi, afferrando un pugnale ch’era sul tavolo.
+
+L’altra, vedendo l’atto minaccioso, s’arrestò, e mostrando il petto,
+esclamò:
+
+— Ferisci! I veri Domizi non temono la morte.
+
+Nerone, gettando il pugnale disse:
+
+— Va, che l’ora tua non è ancora suonata.
+
+Domizia allora, alzando con disprezzo le spalle, s’allontanò.
+
+Quella stessa sera una donna, avvolta nella calyptra, entrava nella
+casa Aurea.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXXI.
+
+L’ultimo amore.
+
+
+Alla dimane della _novendiale_, Menecrate s’incontrò coll’Apostolo
+Paolo nell’ospizio di Salvidieno Orfido, e a lui riferì le parole
+dettegli da Nerone dopo la cena, nelle quali aveva rimpianto il
+passato, aveva ricordata la potenza che Atte esercitava su lui,
+e parlando del palazzo d’Antonina, aveva mormorato che forse là
+ritroverebbe la pace.
+
+— Indovino, — disse l’Apostolo, — la sua intenzione; forse egli
+pretende che a Poppea succeda Antonina; ecco la pace ch’egli cerca.
+Ma la sorella d’Ottavia e di Britannico non ricambierà mai l’amore del
+tiranno che li ha trucidati.
+
+— E sei tu sicuro, o maestro, che si tratti di Antonina e non d’Atte?
+
+— Sia dell’una, o dell’altra, ch’egli intendeva parlare, preghiamo, o
+Menecrate, che Dio tenga lontana da loro la sventura.
+
+Credè prudente di non ripetere alle due donne le rivelazioni del
+citaredo. Antonina ne sarebbe rimasta sgomenta, e Atte forse commossa,
+con grave rischio della riconquistata virtù.
+
+Quando Nerone ebbe superata la perniciosa, e furono scomparse le
+spaventose visioni, si tranquillizzarono i suoi rimorsi, e tornando
+alle amorose fantasie, andò avvalorandosi in lui il proposito di
+sposare Antonina.
+
+Questo desiderio di Cesare non tardò a propalarsi fra i cittadini, e
+allo stesso Apostolo lo ripeteva un giorno Salvidieno Orfido, che lo
+aveva udito in una _tonstrina_[135].
+
+Allora stimò opportuno di renderne avvisata Antonina, che ne fu
+sinistramente colpita.
+
+— Quell’uomo mi fa paura, — essa disse.
+
+— E a me fa pietà, — rispose Atte ch’era presente.
+
+E qui narrò che Menecrate le aveva ripetute le parole dette a lui
+dall’Imperatore, esternando il sospetto che questi avesse rivolto i
+suoi pensieri sopra Antonina. Per sentimento di delicatezza non aveva
+osato farne parola alla sua padrona. Parlava adesso, poichè il maestro
+glie ne dava l’esempio.
+
+Aggiunse inoltre, che imbattutasi quella mattina stessa nel giovinetto
+Sporo, questi le aveva descritti i deliri spaventosi e le fisiche
+sofferenze di Cesare, l’abbattimento di spirito, in cui si trovava,
+e la speranza d’udire una voce che non fosse quella di scellerati
+consiglieri.
+
+Atte terminò dicendo:
+
+— Ecco, mia adorata signora, perchè io dissi che Cesare m’inspirava
+pietà.
+
+Con siffatta dichiarazione essa voleva distruggere ogni sospetto, che
+sul conto di lei potesse nascere in Antonina, e Paolo pel suo pietoso
+sentimento verso il tiranno.
+
+— O figlia, — le disse Paolo, — non proviene forse la tua pietà
+dall’aver inteso che Cesare si ricordò di te e con rimpianto? Rispondi
+colla franchezza d’un’anima onesta.
+
+— Credi tu, o maestro, ch’io possa conservare un resto d’affetto per
+l’uccisore della divina Ottavia, la sorella della mia generosa padrona,
+e di suo fratello Britannico? No, ho compassione dell’Imperatore, come
+l’ho per qualunque altro che sia colpito dalla sventura. Se sapessi
+che la mia voce e le mie parole potrebbero confortarlo, e per giovare
+a tutti, indurlo a frenare d’ora innanzi, gl’istinti malvagi, non avrei
+difficoltà alcuna di presentarmi a lui, tanto sono sicura di me, tanto
+mi sento purificata dalla nuova fede. E poi, quand’anco tutto ciò non
+bastasse, sappiate ch’io amo, riamata, Menecrate, che ho speranza di
+potermi presto chiamare sua sposa, e che nessuno al mondo mi indurrebbe
+a tradirlo. Ora palesai interamente la verità e dovete credermi.
+
+— Sì, ti credo, o Atte, e tutto farò perchè tu sii felice.
+
+— E tu, o maestro? — chiese Atte a Paolo, vedendo ch’egli taceva.
+
+— Vorrei, — rispose, — esser certo che tu non faccia troppo a fidanza
+colla tua forza d’animo, e ti direi: va, e qualunque sia l’uomo che
+tu credi poter confortare e fors’anco redimere colle tue esortazioni,
+compi coraggiosamente la tua missione.
+
+— Confida in me, — riprese Atte, — sotto l’usbergo della fede e
+dell’amore la mia virtù si sente invulnerabile. Sono pronta ad andare,
+ove la mia diletta signora me lo consenta.
+
+— Anzi io stessa t’invio, — disse Antonina, — perchè tu indaghi se
+veramente l’audace Enobardo nutre il proposito di chiedere la mia mano.
+
+— Grande vantaggio, — soggiunse l’Apostolo, — e grande consolazione
+sarebbe pei cristiani il veder sulla tua fronte la diadema imperiale,
+e se Nerone, di cui le passioni non ammettono ostacoli, acconsentisse a
+sposarti anche cristiana, tu....
+
+— Rifiuterei lo stesso, — interruppe Antonina, — rifiuterei, perchè mi
+parrebbe un oltraggio ai Mani d’Ottavia e di Britannico.
+
+Paolo riprese:
+
+— Comprendo la tua ripugnanza; ma pel bene dei nostri fratelli in
+Gesù Cristo dobbiamo essere pronti a sacrificare tutti i materiali
+interessi, come i sentimenti del cuore. Tu sei forse destinata da
+Dio a far dell’efferato tiranno un giusto, e vorresti rinunziare a
+quest’opera santa?
+
+— Sii certo, o maestro, che non avrò occasione di compire sagrifizii,
+nè merito di convertire Nerone; poichè questi, nell’odio suo contro i
+cristiani, s’è vera la voce che si sparse, o rinunzierà al suo progetto
+o vorrà costringermi a ritornar pagana. Non c’illudiamo, o maestro, non
+è la grandezza che m’aspetta, è forse la sventura. Quando questa mia
+fida liberta, — ed additò Atte, — tornerà dalla casa Aurea, vedrò da
+quanto essa mi riferirà, cosa mi resti a fare, se cercare uno scampo o
+prepararmi al martirio.
+
+— Della vita nostra non è arbitro che Dio. Allorchè non v’è più mezzo
+di salvarsi, è bello il sacrificarla per la fede. Nessuno però per
+vanagloria deve affrontare il martirio, quando è pronto lo scampo.
+
+Alla sera Atte s’avvolse nella calyptra e si diresse verso il palazzo
+di Cesare.
+
+Stava questi adagiato sopra una cattedra, presso un desco sul quale
+ardeva una lucerna _polimixa_ e suonava sul liuto una malinconica
+melodia, quando venne il liberto Doriforo ad annunziargli la citarista.
+
+— Atte! — esclamò Nerone sorpreso.
+
+— Atte! — ripetè Sporo, che seduto sopra uno sgabello ascoltava la
+musica.
+
+E balzato in piedi, corse verso la porta, e condusse entro la zotheca
+la donna, stringendole con trasporto la mano.
+
+Ma, con grave suo disappunto, venne tosto mandato fuori; e dovette
+accontentarsi di passeggiar sospirando davanti alla porta, e di tratto
+in tratto orecchiando.
+
+— Atte, — chiese Nerone alla donna come furono soli, — che vuoi da
+me? Vieni forse a ricordarmi le gioie del passato o a rinfacciarmi i
+delitti?
+
+— No, divo Cesare, io ti seppi mesto e infelice, e mossa da pietà,
+venni a portarti conforto.
+
+— Ti son grato d’essere venuta, poichè colla tua presenza mi richiami
+alla memoria giorni più felici. Però la tua pietà non accetto: io
+voglio essere temuto, amato, ma non compianto. Una sola persona in Roma
+vorrei che fosse pietosa con me, ma quella tu non sei.
+
+Atte comprese di chi si trattasse, ma non volle nominare Antonina.
+
+— La donna, di cui parlo, io l’ho offesa, crudelmente offesa, e non oso
+sperare da lei pietà. Essa, appagando i miei desiderii, potrebbe far
+di me un uomo felice, redimere l’anima mia dai vizii e dai delitti, e
+cangiare il perverso tiranno nel più giusto e magnanimo del Cesari.
+Un suo rifiuto invece mi renderebbe di nuovo demente, inesorabile,
+formerebbe la perdizione mia, la sventura di Roma. Codesta divina
+creatura è Antonina.
+
+Tutto ciò aveva detto Nerone nella certezza che la citarista lo
+ripeterebbe alla sua Signora. Sperava così di trovare questa più mite e
+benigna allorchè egli andrebbe ad offrirle la diadema imperiale.
+
+Atte rimase per un istante dubbiosa e sgomenta, ma poi, fedele agli
+ordini ricevuti, cominciò ad adempiere alla sua missione, cercando di
+distorre il tiranno dal suo progetto.
+
+— La mia Signora, — essa disse, — è così buona e generosa che
+non conosce odio, ch’è pronta sempre a dimenticare le offese e a
+perdonarle. Se rifiutasse la tua generosa offerta dovresti ascriverlo
+soltanto al desiderio di pace, alla sua avversione a tutto ciò ch’è
+pompa e grandezza.
+
+— E che ne sai tu? Parli forse per gelosia?
+
+La donna melanconicamente rispose:
+
+— O divo Cesare, io qui venni per farti del bene, e tu mi compensi con
+ingiuriosi sospetti. Di qual cosa, di chi mai vuoi tu ch’io sia gelosa?
+Ora non lo sono che della mia virtù e del mio fidanzato.
+
+— Fidanzato! — esclamò Nerone accigliandosi, — e chi è costui?
+
+— Menecrate.
+
+— Così quella che fu un giorno tanto amata da Cesare, discende oggi ad
+un citaredo.
+
+Atte riprese:
+
+— Da un amore impuro, che mi costò la vergogna, ad un amore santo, che
+mi renderà felice.
+
+— Taci: non irritarmi.
+
+— E perchè t’irriti, o divo Cesare? Sono io forse Antonina?
+
+— Hai ragione. Son pazzo. Or bene, poichè venisti, come tu dici, per
+darmi sollievo, prendi il mio liuto, temprane le corde e canta, e la
+tua voce calmi l’anima mia trambasciata, come l’arpa di David calmava i
+furori del Re israelita.
+
+Atte obbedì, e Nerone rimase ad ascoltarla assorto nelle memorie del
+passato.
+
+La dolce rassegnazione d’Ottavia, le notti d’ebbrezza voluttuosa,
+le feste, i banchetti, gli spettacoli del circo e dei teatri gli si
+schieravano dinanzi alla mente e lo forzavano a rimpiangere le delizie
+perdute, e a viemmaggiormente desiderare nuove future gioie.
+
+Come la citarista ebbe finito, le disse:
+
+— È ben soave la tua voce. Se io ti dicessi: Atte, abbandona Menecrate
+e torna a me, oseresti tu rifiutare?
+
+— Dovrei osarlo a rischio di provocare il tuo sdegno.
+
+— Rassicurati, — riprese Nerone sorridendo, — io non ti farò simile
+proposta. Un’altra immagine mi sta scolpita nella mente e nel cuore, di
+un’altra Dea dev’esser tempio la casa Aurea. E per addimostrarti che io
+non parlai da senno, e che non sono geloso del tuo matrimonio, voglio
+offrirti un regalo di nozze.
+
+Così dicendo, levossi, e passato nell’attigua stanza, ne ritornò
+poco dopo portando una cintura di cammei, chiusa in scatola d’argento
+lavorata a cesello.
+
+Con quest’atto generoso l’astuto Imperatore voleva rimediare a
+quell’impeto di gelosia, a cui s’era lasciato andare pel matrimonio
+della citarista, impeto che poteva compromettere le sue aspirazioni per
+Antonina.
+
+La donna rese grazie del dono, e poi attese d’essere congedata.
+
+Nerone però la trattenne ancora lungo tempo, parlandole della sua
+padrona, e cercando informarsi quale esistenza menasse, quali fossero
+le sue abitudini, quali le persone che frequentavano la casa.
+
+Atte, nell’intento di distorlo dal suo progetto, descrisse,
+esagerandola alquanto, la vita solitaria d’Antonina, che trovava la sua
+felicità negli studii, nei lavori e nelle occupazioni domestiche.
+
+— È troppo giovine e bella, — interruppe Nerone, come indispettito, —
+per starsene a casa a filar lana. E chi la spinge a questo? Forse quel
+Saulo, quel cristiano intrigante?
+
+Atte s’affrettò a distruggere codesta supposizione, perchè non
+incorresse l’Apostolo nell’ira di lui, asserendo che l’istinto,
+e forse le sofferte sventure, inducevano Antonina a prediligere
+quell’esistenza.
+
+— Non cale, — riprese Nerone, — la frequenza di quell’uomo in una casa
+pagana mi dà sospetto, e saprò indagare la ragione che ve lo conduce.
+Porta intanto il mio saluto alla tua Signora, e dille che si prepari a
+regnare, che la mia volontà è questa, e che alla volontà di Cesare non
+v’è ostacolo che possa opporsi. Vale.
+
+E la congedò.
+
+Il tiranno amava Antonina, ma non di quell’amore che aveva portato a
+Poppea. Ora, vedendo la difficoltà della conquista, vi si univa l’amor
+proprio, ed era deciso a trionfare ad ogni costo.
+
+Antonina attendeva ansiosamente il ritorno d’Atte, che giunse tutta
+agitata, e le disse che purtroppo era tolto ogni dubbio, che Cesare
+voleva dimandar la mano di lei, e si mostrava fermo nella sua
+risoluzione.
+
+— Sono certa, — aggiunse, — ch’egli non tarderà a presentarsi, e se
+riceve un rifiuto, sa Dio che cosa accadrà.
+
+— Avvenga ciò che può, — rispose Antonina, — io farò ciò che devo.
+
+— E lo respingerai, quand’anco acconsentisse a sposarti benchè
+cristiana?
+
+— Sì, e rispondo a te quello che risposi a Paolo. Se l’interesse della
+nostra chiesa m’imponesse il dovere di sacrificarmi, sposando un uomo
+che mi fa ribrezzo, non me lo consentirebbe la mia onestà.
+
+— E non pensi a fuggire finchè ne hai tempo per non affrontare l’ira
+sua?
+
+— Sarebbe una viltà. Se prega, io cercherò benignamente di persuaderlo
+ad abbandonare il suo progetto, a cercare l’amore d’altra donna. E se
+volesse impormi l’esecrato imeneo colla minaccia, allora eluderò in
+qualche modo la sua ostinazione.
+
+Nè si smentì allorchè alcuni giorni dopo venne Nerone a chiederla
+in sposa adoperando i più lusinghieri blandimenti per convincerla ad
+accettare.
+
+Disse essere essa la sola donna capace di renderlo ormai felice e
+saggio, di cangiare la sua malvagia natura, e far di lui un Principe
+adorato e rispettato.
+
+— Pensa, — aggiunse, — che se tu rifiutassi l’aureola di tanta gloria
+commetteresti una colpa.
+
+Antonina, nascondendo l’interno turbamento sotto mentita calma, rispose
+con tutta dolcezza.
+
+— Ma io, o divo Cesare, non m’illudo sulle mie attrattive. Queste non
+sono tali da ottenere quello che non ottennero la soavità d’Ottavia e
+la bellezza di Poppea, che tu amavi assai, ed aveva impero grandissimo
+sull’animo tuo.
+
+— Di ciò lascia giudice il mio cuore, e non la tua modestia. È da lungo
+tempo ch’io t’amo, ed ora è giunto il giorno in cui l’amata di Cesare
+deve abbandonare l’oscura esistenza per gli splendori della reggia.
+
+Dopo aver fatto indarno nuovi tentativi per persuaderlo a rivolgere
+altrove le sue aspirazioni Antonina finì per esclamare:
+
+— È impossibile!
+
+— Non v’è impossibilità che non debba cedere davanti alla volontà di
+Cesare.
+
+Sotto l’umile vello cominciavano a spuntare le unghie del leone.
+
+— E vorresti espormi alle giuste censure di Roma intera, che vedrebbe
+con raccapriccio la sorella d’Ottavia e di Britannico tra le braccia
+di Nerone? E tu stesso potresti sacrificare il tuo amor proprio, la tua
+dignità, sposando una donna che non potrà mai amarti?
+
+— Tutto ciò non mi trattiene. Lascia la cura a me di far tacere i
+censori e di conquistare il tuo cuore.
+
+— T’illudi. Due ombre sanguinolenti mi difendono e mi terrebbero sempre
+lontana da te. Abbandona il tuo progetto, ch’è meglio.
+
+— No, — gridò con forza Nerone, — devi essere mia. Così voglio, così
+comando.
+
+— Ebbene, v’è un ultimo ostacolo di cui non ti parlai finora perchè il
+rivelarlo può costarmi la vita. È una barriera formidabile, che sorge
+fra noi.
+
+— Apparterresti forse ad un altro? Perchè se ciò fosse, di codesta
+formidabile barriera io riderei.
+
+— Non crederlo, — disse Antonina, a cui in quel momento terribile
+oscillava ogni fibra.
+
+— Confessi dunque che appartieni ad altri?
+
+— Sì.
+
+— Il nome del mio rivale.
+
+— Cristo.
+
+Così dicendo, mostrò a Nerone una croce che teneva nascosta sotto il
+peplo.
+
+A questa rivelazione le furie del tiranno si scatenarono.
+
+Gridò, stringendo le pugna:
+
+— Cristiana! Cristiana! Ah, per gli abissi, avrei dovuto prevedere
+l’opera del galileo impostore.
+
+— L’opera fu interamente dell’anima mia, — interruppe Antonina.
+
+— Ebbene, l’anima tua abjurerà la nuova fede per tornare all’antica,
+perchè io così voglio. Non già per essermi questa più a cuore
+dell’altra. Cristo e Giove sono per me ugualmente miti risibili. Ma
+la figlia di Claudio, la nuova Imperatrice di Roma dev’essere pagana.
+Intendi?
+
+Antonina, ferita nella sua dignità dall’imperiose parole, levò la
+fronte altera, dicendo:
+
+— Così parla ai tuoi schiavi.
+
+— Egli è in tal guisa che Cesare deve parlare a quanti si ribellano
+alla sua volontà. Preparati, ti ripeto, ad abjurare la nuova fede per
+accettare da me la mano e il trono.
+
+— Da te non voglio nè posso avere che la morte. Rimango fida al mio
+Dio, e son pronta al martirio.
+
+— Non lo sperare. Altri l’avranno in vece tua, e tu sarai mia, tuo
+malgrado.
+
+— Dio mi difenderà.
+
+— Non tarderò a mostrarti ch’io sono più potente di lui.
+
+— Per non udirti più oltre ti lascio, poichè discacciarti non posso.
+
+Ed uscì dall’exedra.
+
+Nerone voleva seguirla, forse colla prava intenzione di trarre
+all’istante su lei una turpe vendetta. Ma poi si ravvisò, e tornò al
+Palatino ripetendo tra sè:
+
+— Mi vogliono di nuovo tremendo, e tremendo m’avranno.
+
+Fe’ venire Aniceto, e gli ordinò di penetrare quella stessa sera a viva
+forza con alcuni satelliti nel palazzo d’Antonina, rapirla e condurla
+nella casa Aurea.
+
+— Ordinerai nel tempo stesso al Tribuno Granio Silvano di scoprire la
+dimora dell’Apostolo Saulo.
+
+— Io so dov’egli alloggia, e tu non lo immagineresti mai, o divo
+Cesare. Egli è con altri cristiani presso Salvidieno Orfido, il quale,
+non curando il divieto, ha fatto della sua casa un ospizio.
+
+— Ebbene, Salvidieno Orfido sia appeso alle forche davanti la sua
+stessa casa, e Saulo e tutti i cristiani che si trovano nell’ospizio,
+vengano tradotti al carcere Mamertino.
+
+Quella notte Nerone vegliava agitato, mentre il pedagogo e il Tribuno
+si recavano ad eseguire i suoi ordini.
+
+— Essa forse, — ripeteva fra sè, — chiederà grazia pei cristiani e
+forse per ottenerla si mostrerà più rassegnata ad obbedirmi.
+
+La luce del primo _diluculo_ penetrava già dai balconi e i due messi
+non tornavano ancora.
+
+Nerone, in preda a nervosa agitazione, s’aggirava per le stanze,
+parlando fra sè, mentre conserte le braccia, stringeva convulsamente
+nel pugno le maniche della tunica.
+
+Il primo a giungere fu Granio Silvano, e disse che gli ordini di Cesare
+erano stati eseguiti, che tutti i cristiani dimoranti nell’ospizio
+erano stati tradotti nel carcere, che Salvidieno aveva già subita la
+condanna, e che l’Apostolo veniva catturato quando tutto polveroso e
+stanco rincasava.
+
+— Ora a noi, superba Antonina! — esclamò Nerone con aria di trionfo.
+
+Ma erasi troppo affrettato a cantar vittoria.
+
+L’impresa di Aniceto aveva fallito. Meno un vecchio ostiario infermo,
+che pieno di spavento era venuto ad aprire, nessun’altra anima viva
+era rimasta nel palazzo d’Antonina. Ne avevano visitato i più reconditi
+luoghi, ma invano. Tutte le stanze erano buie, mute, deserte.
+
+Il tiranno diede in urli selvaggi d’imprecazione, senza attendere che
+Aniceto continuasse il racconto.
+
+Quando però questi gli disse che il vecchio, dietro la minaccia
+dei tormenti, aveva detto che uscito di là l’Imperatore, era venuto
+l’Apostolo; che poco dopo tornava a uscire accompagnato da Antonina e
+dalla citarista; che gli schiavi se n’erano iti anch’essi per ordine
+della Signora; e ch’egli non aveva potuto obbedire perchè la vecchiezza
+e le infermità non gli consentivano di muoversi.
+
+— Quel Galileo parlerà, — gridò Nerone, — o tacerà per sempre. Che mi
+sia condotto innanzi.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXXII.
+
+Le ultime infamie.
+
+
+— Conviene che tutti qui si salvino senza frapporre indugio, perchè il
+periglio stringe.
+
+Questo aveva detto Paolo, sentendo ripetere da Antonina le minacciose
+parole rivolte poco prima a lei da Nerone.
+
+E la esortava, per salvare l’onore e la vita, d’uscire all’istante,
+e recarsi pel momento in casa della Diaconessa Feba di Cencrea, e là
+tenersi nascosta fino a sera. All’apparire delle prime stelle doveva
+farsi trasportare in lettiga fino alla porta Collina[136] ove egli si
+troverebbe per condurla in luogo più sicuro. Atte e due sole schiave
+l’accompagnerebbero. Gli altri domestici si terrebbero nascosti in
+Roma per evitare le persecuzioni del tiranno. Ad Atte che si mostrava
+desolata di lasciare Menecrate, Paolo prometteva che non avrebbe
+tardato a rivederlo.
+
+Tra la via Salaria e la Nomentana, a quattro miglia da Roma, v’era
+una casa campestre ed una modesta proprietà fondiaria, appartenente
+a Faonte, antico liberto di Nerone. Uomo giusto, ed affezionato alla
+famiglia dei Claudi, dopo la morte d’Ottavia e di Britannico aveva
+lasciata la reggia ed erasi colà ritirato.
+
+Benchè avesse negato d’abbracciare la nuova fede, era amico di Paolo,
+di Luca e di molti cristiani, verso i quali si mostrava caritatevole,
+non meno che coi pagani.
+
+L’Apostolo affidava le fuggitive al buon vecchio e allo scrittore di
+memoriali Epafrodito, che vedemmo uscire cogli altri convitati dalla
+casa Aurea la sera che morì la bambina Claudia. Era uomo risoluto, e
+forte, amico di Faonte, che in quel momento l’aveva ospite nella sua
+casa di campagna.
+
+— Ove il soldato di Cristo, — diceva loro, — dovesse incontrare la
+morte, a voi due le raccomando.
+
+E in preda a triste presentimento, riprendeva la via di Roma, ove
+giunto a tarda ora della notte, veniva catturato dai soldati del
+Tribuno.
+
+Allorchè fu condotto incatenato davanti a Nerone, questi aveva saputo
+poco prima da Aniceto che anche Atte s’era fatta cristiana, e la sete
+di vendetta contro Paolo s’era doppiamente accresciuta.
+
+Come lo vide, proruppe con violenza inaudita:
+
+— Rinnegato giudeo, così obbedisti tu agli ordini di Cesare, che
+t’imponeva di non far proseliti tra i pagani? In questa guisa
+ricambiasti i beneficii miei?
+
+— Non accusar d’ingratitudine i seguaci di Cristo. Essi rendono a
+Cesare quel ch’è di Cesare, a Dio quello ch’è di Dio; pagano i loro
+tributi, pregano dinanzi agli altari per te, o Cesare, per la gloria
+dell’esercito, per la prosperità dell’Impero; e così nobilmente si
+vendicano della persecuzione.
+
+— Ipocriti, — interruppe Nerone, — che sotto questo manto di pietà
+mendace nascondete il tradimento. Che parli tu di preghiere per me, per
+la prosperità dell’Impero, per la gloria dell’esercito, mentre da voi
+si profanano i nostri templi, e s’attenta al nostro culto, inducendo
+all’apostasia e plebe e patrizii e persino persone a me congiunte. Nega
+se puoi.
+
+— Non nego.
+
+— La diva Antonina che ho scelta a mia sposa e la citarista Atte, che
+fu mia concubina, vennero da te convertite al cristianesimo.
+
+— È vero.
+
+— Sciagurato, osasti portare il mal seme delle tue dottrine fra le
+donne amate da Cesare!
+
+— _Oportet Christum regnare_[137], — rispose Paolo, — e per questa
+santa massima combatteranno sempre e dovunque i suoi Apostoli.
+
+— Ah tu hai l’audacia di provocarmi, e sfidi il furor mio. Ebbene, a
+centinaia morranno i cristiani.
+
+— Se tu riguardi come una colpa quello che è per noi l’adempimento d’un
+dovere, scaglia i fulmini dell’ira tua sopra di me, ma i miei fratelli
+risparmia.
+
+— Se vuoi salvarli palesa ov’è Antonina.
+
+— Non posso, perchè me lo vietano l’onore e la carità cristiana.
+
+Nerone, bollente d’ira, gli si avvicinò con aria minacciosa,
+intimandogli di parlare.
+
+L’Apostolo rimase muto, impassibile, e l’altro ordinò ai soldati di
+ricondurlo nel carcere Mamertino. E rivolto al prigioniero, aggiunse
+col volto composto a scherno feroce:
+
+— Adesso invita pure il tuo Dio a spezzar la scure che dovrà troncarti
+il capo, a render docili le fiere che dilanieranno le carni dei tuoi
+fratelli, e a salvarli dalla croce, egli che non riuscì a salvar sè
+stesso. Vedremo se questo tuo Dio oserà mostrarsi per combattere contro
+la mia potenza.
+
+— Perchè l’oltraggi? — disse Paolo con tutta calma; — perchè aggiungi
+la bestemmia all’ingiustizia? Perchè vuoi tu così ferocemente punirmi?
+Cosa t’ho fatto? Ho cercato salvar l’anima della donna, che tu volevi
+scegliere a sposa: ho voluto strapparla a quegl’idoli stessi, che
+tu disprezzi; ho voluto infine farla credere nel vero Dio, e così
+avvicinarla a lui e renderla eternamente felice.
+
+— Sono imposture queste, da cui non mi lascio abbindolare. Forse alla
+tua comunità giovavano le ricchezze di lei.
+
+— Giovavano per certo, — rispose l’Apostolo, — ad aiutare la nostra
+carità, che tutti soccorre gl’infelici, a qualunque religione essi
+appartengano. Ma tu ne calunni, o Cesare, ascrivendo a cupidigia d’oro
+la nostra santa missione. Giudichi noi alla stregua de’ tuoi prezzolati
+sacerdoti.
+
+— Tutti pari voi siete, o banditori di bugiarde dottrine, e tutti io
+vi disprezzo egualmente. Ma bando ad inutili ciance. Ancora una volta,
+dimmi dov’è Antonina.
+
+— Sotto l’egida divina, — rispose Paolo, alzando il braccio verso il
+cielo.
+
+— Stolto! Io ti proverò cosa valga la protezione degli enti fantastici.
+Tu non ti salverai dalla morte, ed Antonina sarà da me ritrovata,
+e allora, o la costringerò a rinnegare la nuova fede per divenire
+mia sposa, o colla forza giacerà nuda tra le mie braccia l’ostinata
+cristiana. Quando avrò perduta la speranza d’ottenere l’intento, e a te
+mostrare l’impotenza vergognosa del tuo Dio, ti farò morire in preda al
+doloroso dubbio.
+
+— Confido in Dio, e non temo. Attendo la mia sorte e nelle sue mani
+raccomando il mio spirito. A te soltanto una preghiera rivolgo ancora:
+risparmia i miei fratelli; essi sono innocenti.
+
+— Non lo sperare. Tu hai riaccese le fiamme del mio furore, e non
+si spegneranno che a vendetta compita. Non voleste Cesare pentito,
+generoso e saggio, ed io torno per colpa vostra il tremendo Nerone.
+
+— Non attribuire ad altri la colpa dell’indole tua. Al tuo ravvedimento
+tu stesso non credevi. Eri in buona fede quando avevi paura. Allora non
+disprezzavi gli enti fantastici, anzi chiedevi a loro soccorso. Poi ti
+fingesti pentito per raggiungere i tuoi scopi, per trarre in inganno
+una donna.
+
+Nerone, furente nel vedersi così audacemente strappata la maschera,
+coprì di vituperii l’Apostolo, imponendogli di ritrattare le
+oltraggiose parole.
+
+— Il giusto, — rispose Paolo, — non ritratta la verità, sopratutto
+quando è presso a morire.
+
+I soldati, ad un cenno di Cesare, lo condussero via.
+
+L’immensa esasperazione pel coraggioso contegno del prigioniero
+avrebbe trascinato Nerone a vendetta contro di esso atroce, immediata.
+La speranza però di ritrovare Antonina e di vederla sottomessa ai
+suoi voleri, per salvare la vita all’Apostolo, lo consigliavano a
+risparmiarne ancora l’esistenza.
+
+Diede ad Aniceto l’incarico di ricercare le due fuggitive,
+accordandogli, senza risparmio, danari e spie ed ampie facoltà circa i
+mezzi per riuscire nell’intento.
+
+I suoi satelliti si misero all’opera con grande alacrità.
+
+Nelle taverne, nelle _tonstrine_ ed in altri pubblici ritrovi
+intavolavano il discorso sopra Antonina, e cercavano prendere a volo
+ogni frase, che potesse dar loro qualche lume.
+
+S’introducevano, con varii pretesti, nelle case, in cui sapevano
+dimorare famiglie cristiane, e là interrogavano gli ostiarii e gli
+altri schiavi, ora con subdole dimande, ora apertamente, promettendo
+larghe ricompense, o spaventando colle minacce, sopratutto le donne.
+Quando nelle vie vedevano dei cittadini parlar sommesso fra loro
+s’accostavano tendendo l’orecchio.
+
+Una delle prime visitate da Aniceto fu la casa di Menecrate. Vi trovò
+la vecchia madre, la quale rispose che il figlio era assente.
+
+Il pedagogo, dapprima colla dolcezza, poi con mali modi voleva sapere
+da lei ov’egli fosse ito, ove si trovassero Atte ed Antonina. Ma la
+povera donna continuava a dire:
+
+— Ti giuro per gli Dei ch’io non lo so.
+
+E lo ignorava di fatto.
+
+L’Apostolo, venuto in città, dopo aver accompagnate le due donne, prima
+di tornarsene a casa, andava ad avvertire di quella fuga il citaredo,
+che s’era guardato bene dal dirlo a sua madre, come dal palesarle che
+quel dì si sarebbe recato a visitare la sua fidanzata.
+
+Più volte Aniceto tornò nella viuzza del Fornice Fabiano, ma non
+gli venne mai fatto di trovarsi con Menecrate. Questi, tornato a
+sera, e saputo dalla madre la visita del pedagogo, e lo scopo che lo
+guidava, aveva di nuovo lasciata la città e s’era ricoverato in una
+_magalia_[138] di pastore, vicina alla campagna di Faonte.
+
+Ma sul citaredo, più che sulle altre ricerche, contava Aniceto per
+iscoprire il rifugio d’Antonina, poichè Atte era con essa.
+
+Suggerì a Nerone di catturare la madre di Menecrate, e colle torture
+obbligarla a palesare ove fosse il figlio.
+
+Il tiranno rispose:
+
+— Tu avesti l’incarico ed ampie facoltà. Fa quello che vuoi; ma ad ogni
+costo trova l’ostinata cristiana, o guai!
+
+Quest’ultima parola mise in tempesta il sangue del tristo, che stabilì
+d’impadronirsi al più presto della misera vecchia.
+
+Intanto cominciava il popolo a levarsi a rumore contro Nerone e gli
+esecutori dei suoi ordini.
+
+Costoro, nell’impazienza di riuscire, avevano finito per invadere le
+case sospette e maltrattarne gli abitanti.
+
+Questo inaudito sopruso aveva destato lo sdegno universale.
+
+Il pedagogo, al quale più volte nelle strade erano state rivolte
+ingiurie e minacce, avrebbe voluto affidare l’incarico della cattura ad
+altri, non sentendosi sicuro.
+
+Ma il timore di perdere il premio e la benevolenza di Cesare, gli
+diedero coraggio.
+
+E mal glie n’incolse.
+
+Presso le _taberne_[139] molta gente s’affollava attorno alle derrate
+esposte nei diversi _fori_ (o mercati) o faceva circolo attorno ai
+saltimbanchi, applaudendo alla loro bravura negli esercizii di forza e
+di destrezza, e scherzando con una procace giocoliera greca, che faceva
+capriole indietro tra spade e coltelli puntati in terra.
+
+Ad un tratto s’intese da lungi un tumulto, e dal Fornice di Fabio
+comparve una turba di gente in mezzo alla quale alcuni soldati
+trascinavano verso il Mamertino una vecchia, che gridava e si dimenava
+per svincolarsi da loro e chiedeva aiuto.
+
+— È la madre del citaredo Menecrate, — dissero alcuni. — Guarda!
+Guarda!... Lo scellerato Aniceto la spinge innanzi e la percuote. Ma
+perchè?... Ma dove la conducono?
+
+— Al carcere Mamertino per sottoporla alla tortura, — rispose Sporo
+ch’era tra gli spettatori dei saltimbanchi.
+
+— Salviamola! Salviamola! — urlarono alcuni, scagliandosi con impeto
+contro i manigoldi, che cercavano di far resistenza, ma vennero
+disarmati.
+
+Aniceto afferrò la donna pei capelli, perchè non fuggisse; ma ad un
+tratto mandò un urlo e la sua mano cadde troncata da un colpo d’ascia.
+
+Mentre alcuni ponevano in salvo la prigioniera, i più inferociti
+presero Aniceto, e lo gettarono boccone sulle punte di ferro dei
+saltimbanchi, e colle ginocchia gli premettero il dorso, perchè più
+profondamente quelle armi gli penetrassero nel petto.
+
+Poscia gli legarono una corda ai piedi, e tra grida e scherni ne
+trascinarono il cadavere sanguinolento fino al ponte Palatino, e lo
+precipitarono nel Tevere.
+
+Sporo, spaventato da quello spettacolo di sangue, ma contento in cuor
+suo che Aniceto fosse andato tra i più, corse a dar la notizia della
+catastrofe nel palazzo dei Cesari.
+
+Ma già Domizia l’aveva annunziata al nepote dicendogli:
+
+— Rendi grazie ai Numi, poichè non ti verrà più fatto di rintracciar
+Antonina: non correrai più il rischio di avvilire il nome del Domizii,
+scongiurando un’altra figlia dei Claudii ad accettare la tua mano. Il
+complice del vergognoso progetto, il tuo cattivo Genio, il malvagio
+pedagogo, non è più. Il popolo poc’anzi ha fatto giustizia di lui, e
+salvò la vittima ch’egli trascinava al supplizio.
+
+Nerone, nel parossismo dell’ira, chiamò ad alta voce Elio e Doriforo,
+ch’erano nelle stanze attigue, per saper da loro se fosse vero quanto
+narrava Domizia.
+
+E i due liberti si presentarono, preceduti da Sporo, che confermò la
+notizia.
+
+Al maniaco tiranno non importava la morte d’Aniceto; ma lo esasperavano
+lo sfregio fatto dalla plebe alla sua autorità, il sentirsi impotente a
+raggiungere il suo intento, e sopratutto l’aria di scherno e di trionfo
+che assumeva la zia. I loro occhi s’incontrarono, e quelli di Nerone
+mandarono un baleno tremendo.
+
+Si morse le labbra, ma nulla disse.
+
+La stessa sera la scienza di Locusta uccise la misera, come aveva
+ucciso Britannico.
+
+Da quel momento tutti gl’istinti selvaggi di Nerone tornarono a
+sfrenarsi con inaudita violenza. Per odio contro Antonina, ch’erasi
+ribellata alla sua volontà e poi sottratta alla sua vendetta, riprese
+più fiera che mai la persecuzione contro i cristiani.
+
+Si lusingava ancora di vederla a’ suoi piedi a chieder pietà. Ma Paolo
+prima di dividersi da lei l’aveva nuovamente scongiurata a non esporre
+la propria esistenza, a subire coraggiosamente il martirio, ove fosse
+caduta in potere del tiranno, ma non cercarlo per fanatismo o desiderio
+di gloria.
+
+Assai grave però le riusciva di rimanere inoperosa nel sicuro rifugio,
+mentre soffrivano i suoi fratelli.
+
+Dolorose assai erano le novelle, che di loro portavano i contadini,
+tornando dai mercati di Roma.
+
+Alcuni riferivano d’aver visto dei cristiani condotti al circo per
+esser dati in preda ai leoni, e come, non solo la plebe, ma i patrizii
+e lo stesso Nerone assistessero al cruento spettacolo.
+
+Altri narravano aver udito sotto il Mamertino i lamenti di quelli
+che venivano sottoposti alle torture, e poi crocefissi, ed essersi
+imbattuti in drappelli di manigoldi, che a suon di tromba conducevano
+denudate per la città vergini, e matrone, percotendole coi flagelli.
+Gridavano e piangevano così, che gli stessi pagani ne provavano pietà,
+e spesso i più ardimentosi cercavano di strapparle ai loro carnefici,
+imprecando a Nerone.
+
+Non mancavano inoltre di ripetere le esagerate voci, che correvano in
+Roma sui progetti feroci dell’Imperatore.
+
+Dicevano ch’egli volesse appendere alle croci, presso il palazzo,
+alcuni cristiani e copertili di pece, bruciarli vivi ed assistere dalla
+terrazza allo spettacolo di quell’incendio, che doveva rischiarare gli
+orti Neroniani. Queste però ed altre dicerie di simili crudeltà non
+s’avverarono.
+
+Appena fu noto a Menecrate il pericolo corso da sua madre, e da un
+amico gli venne rivelato ch’essa trovavasi nascosta in casa d’una sua
+vecchia parente sulla via Ardentina, risolvette d’andare a prenderla,
+malgrado i pianti e le preghiere di Atte. Sapendo che i satelliti
+del tiranno lo cercavano, si travestì da bifolco, e conducendo un
+plaustro[140] tirato da buoi, partì per la città.
+
+Due giorni dopo tornava colla madre distesa nel plaustro e coperta col
+fieno.
+
+Egli aveva interrogato alcuni cristiani per aver notizie dell’Apostolo,
+ma nulla era riuscito a sapere.
+
+Tutti temevano che insieme agli altri avesse subìto il martirio;
+ma asseverarlo nessuno poteva. Questa incertezza teneva Antonina in
+angustia.
+
+Faonte s’incaricò d’informarsene, e lasciate le ospiti in custodia di
+Menecrate e d’Epafrodito, andò a cavallo in città.
+
+E pur troppo tornò apportatore di sinistre novelle, a lui comunicate
+nella stessa casa Aurea dai liberti Elio e Doriforo.
+
+Nerone aveva mandato a Paolo un Tribuno perchè chiedesse perdono d’aver
+posti in non cale gli ordini suoi e svelasse il rifugio d’Antonina e
+d’Atte, se voleva che cessasse la strage dei cristiani, e non ricadesse
+sul suo capo il sangue versato dalla vendetta di Cesare.
+
+E Paolo faceva rispondere ch’egli non aveva mai tradito, che pura
+d’ogni colpa era la sua coscienza, e che delle opere sue non rendeva
+conto che a Dio.
+
+Il giorno stesso veniva decapitato nella _carnificina_ del carcere.
+
+Parve che il sangue cristiano, invece di ricadere sul capo di Paolo,
+fosse salito al cervello di Cesare.
+
+La rabbia nel veder vinta la sua volontà lo rendeva frenetico,
+e per dimenticare la provata umiliazione, i patiti insuccessi,
+gl’insoddisfatti desiderii, e mostrar di far buon viso a sorte avversa,
+non v’era eccesso davanti a cui indietreggiasse.
+
+Erano divenuti quotidiani le gozzoviglie e gli stravizii nel palazzo
+dei Cesari. Non di rado, ai canti, ai suoni ed ai festosi clamori
+facevano eco da lontano i ruggiti delle fiere e le voci lamentose dei
+martiri.
+
+E allora il briaco Imperatore, ostentando indifferenza, voleva che
+raddoppiasse il giulivo frastuono della festa.
+
+Talvolta, tutto vestito di bianco, e colla testa coronata di rose,
+cenava disteso sul triclinio, circondato da nude etère, che alzavano ad
+ogni tratto la coppa d’oro per bere alla Venere dissoluta, all’amore,
+alla voluttà. Non contento di questi piaceri, spesso travestito,
+colla larga tesa del petaso abbassata sulla fronte, si recava nei
+lupanari della Suburra, o in qualche lurida taverna, dove si metteva
+a combattere coi lottatori, o a giuocare a dadi, e usciva di là
+contaminatore e contaminato.
+
+S’univa nel frenetico al perverso istinto la smania di vendetta contro
+Antonina.
+
+Egli credeva, che non solo la strage dei cristiani, ma le sue stesse
+turpitudini le darebbero il tormento dei rimorsi.
+
+E non cessava per questo, ed aggiungeva sempre infamie ad infamie.
+
+Appena tramontato il sole, indossava i suoi travestimenti, e quando non
+entrava nelle taverne e nei lupanari, passeggiava per le vie seguito da
+lontano dai Tribuni.
+
+Ed ora si divertiva a scassinare le botteghe, e rubare le mercanzie,
+per rivenderle poi nella stessa casa Augustale. Ora si portava ad
+atti insolenti verso la gente che passava, oltraggiando le donne e
+beffeggiando gli uomini, ed anche battendoli; e se questi osavano
+difendersi, li faceva ferire dalla sua scorta e gettare nelle fogne.
+
+Una volta s’imbattè in un Senatore, che andava a diporto colla sua
+giovine sposa. Avvicinatosi loro, abbracciò improvvisamente la donna, e
+si portò con essa ad atti osceni.
+
+Ma questa volta trovò pane pe’ suoi denti; chè il marito s’avventò
+contro di lui, lo gettò in terra e lo percosse in malo modo.
+
+E i Tribuni, o non avessero visto o avessero finto di non vedere,
+vennero a soccorrerlo quando il Senatore e la moglie s’erano
+allontanati.
+
+Non così fortunato fu il Prefetto del pretorio Attico Vestino, al quale
+egli chiese di cedergli la moglie Statilia Messalina, minacciando di
+prenderla per forza, ov’egli non la cedesse di buon grado.
+
+Essendosi Attico energicamente opposto all’infame pretesa, Nerone,
+benchè si trattasse d’uomo a lui fido, lo fe’ tagliare a pezzi dai suoi
+sgherri, e presa Statilia, publicamente la sposò, credendo con questo
+far sfregio ad Antonina.
+
+Ma pochi giorni dopo, poichè ebbe fatto di lei le sue voglie,
+ignominiosamente la discacciò per essergli venuta a noia.
+
+Come il sasso caduto dall’alto rapidamente precipita quanto più
+s’avvicina al fondo del burrone, così le scelleratezze del tiranno si
+raddoppiavano presso l’imo dell’abisso, in cui erasi gettato.
+
+Ma l’ora della giustizia era suonata.
+
+Sergio Galba trionfava. Le legioni di Gallia e di Spagna, e tutte le
+altre lo proclamavano Imperatore.
+
+Nerone sedeva a mensa quando gli furono portate le lettere, che davano
+la fatale notizia. Salito in furore stracciò le lettere, rovesciò la
+tavola e ruppe due nappi, da lui chiamati _omerici_ perchè v’erano
+scolpiti dentro alcuni versi del poeta greco, ed ai quali egli teneva
+assai.
+
+Il popolo non aveva più rispetto alcuno per lui. Per via lo derideva,
+l’oltraggiava ad alta voce.
+
+Un giorno egli tornava in sella gestatoria dal teatro, dove prendendo
+parte ad una rissa sorta fra gl’istrioni, aveva dal suo palchetto
+tirato sassi, pezzi di panche e scheggie di predelle, contro il
+publico, molti ferendo, tra cui un Pretore.
+
+Non è a dirsi le contumelie che gli furono lanciate quel dì mentre
+passava.
+
+La paura lo invase, e tornarono le spaventose immagini a turbargli il
+sonno.
+
+Ora si vedeva coperto da miriadi di formiche alate, ora circondato
+dalle statue ch’erano nel teatro di Pompeo, e che gli vietavano il
+passo. Sognava che la sua prediletta chinea fosse divenuta metà cavallo
+e metà bertuccia; che stando al governo d’una nave, compariva Poppea,
+e strappandogli di mano il timone, lo conduceva in mezzo a tenebre
+fittissime.
+
+Consultato l’astrologo Babilo, questi diede ai sogni interpretazione di
+mal augurio. Le formiche significavano gl’insulti della moltitudine; le
+statue indomabili ribellione alla sua volontà; il cavallo mutamento di
+condizione, a cui egli sarebbe condannato.
+
+Tanto grande era divenuta la sua prostrazione di spirito, che lungi
+dall’adirarsi per la spiegazione data da Babilo ai sogni, disse a lui
+quasi piangendo:
+
+— Ahimè, credo che tu sii questa volta, come sempre, esperto indovino,
+poichè altri presagi funesti furono da me avvertiti. Dal Mausoleo
+udii chiara una voce che mi chiamava per nome. Le statue dei Lari,
+mentre stavano adornandole, caddero in terra. M’è pur tornato in mente
+che alle ultime calende di Gennaio, lungo tempo dovemmo attendere
+per sacrificare agli Iddii e fare i soliti voti insieme ai patrizii
+e ai Cavalieri, perchè non si trovavano le chiavi del Campidoglio.
+Non basta, o Babilo, nell’ultima favola, che in publico cantai sopra
+Edipode sbandito, mi fermai sul verso che suonava così “_Padre, madre e
+moglie mi comandano di morire_.„
+
+E queste cose egli narrava con forza di parlar concitato e tremando da
+capo a piedi.
+
+Pure, malgrado tutto ciò, malgrado le acclamazioni a Galba e le grida
+di morte e di vendetta, che giungevano al suo orecchio, non si decideva
+ad abbandonare la speranza di superare il periglio.
+
+Avendo i Tribuni, i Centurioni, e i Pretoriani rifiutato di seguirlo
+nella fuga, cominciò a fantasticare se non gli convenisse d’andare
+supplichevole presso i Parti, o presso Galba, oppure presentarsi al
+publico nei rostri, vestito di nero, e il più umilmente che da lui si
+potesse, dimandar perdono, e pregare che almeno gli fosse concesso il
+governo dell’Egitto.
+
+Sembrando a lui lodevole il vile progetto, ne rimise l’esecuzione
+alla dimane, e prima di coricarsi scrisse l’orazione da recitarsi al
+popolo[141].
+
+Verso la mezzanotte destossi di soprassalto, balzò dal letto, e non
+trovando più i soldati che stavano a guardia della sua persona, mandò
+fuori Elio, e gli amici che dimoravano nel palazzo, per informarsi di
+ciò che si dicesse o facesse nella città.
+
+Attese lungo tempo in ansia grandissima, e non vedendoli a tornare,
+uscì con Pittagora, Doriforo e Sporo per cercarli uno ad uno nelle loro
+case.
+
+Bussarono indarno ripetutamente alle porte: nessuno rispose.
+
+— Questa è la fede! — mormorò sconfortato il tiranno.
+
+E tornò a casa dove l’attendeva più spiacevole sorpresa.
+
+Tutte le guardie erano fuggite, portando via le ricche suppellettili,
+le _accubitalia_[142] e perfino un vasetto di legno, contenente un
+veleno, ch’erasi fatto preparar da Locusta.
+
+Ciò gli dimostrò chiaramente a quale estremo egli fosse ridotto.
+
+Disperato, tornò ad uscire, e andò in cerca, prima di Spetillo
+Mirmillone, poi di Cercopiteco per essere ucciso dall’uno o dall’altro,
+non avendo il coraggio di farlo da sè stesso.
+
+Il primo lo accolse benignamente, ma all’omicidio si rifiutò.
+
+Il parassita invece l’avrebbe ben volentieri respinto, ma lottando tra
+la paura della vendetta popolare, e quella del tiranno, preferì evitar
+questa, ch’era più prossima, e lo fece entrare.
+
+Quando intese del cómpito sanguinario che da lui si richiedeva, esclamò:
+
+— Cosa mi chiedi, o divo Cesare! Io ucciderti! Io che non sono capace
+di torcere il collo a un’oca! No, va, fuggi, salvati ch’è meglio.
+Preziosa cosa è l’impero, ma più preziosa assai la pelle.
+
+E lo spinse quasi fuori dalla porta.
+
+— Ma dunque, — proruppe Nerone, come fu in strada, — io non ho più
+amico nè nemico.
+
+E prese correndo la direzione del Tevere per gettarvisi.
+
+Ma i due liberti lo trattennero, ed egli non oppose loro resistenza
+alcuna, perchè non aveva proprio fermo proposito ancora di finirla
+colla vita.
+
+Credeva d’aver agio di procrastinare la sua partenza, ma s’ingannava.
+
+Passando vicino ad un accampamento di soldati, giunsero al suo orecchio
+le acclamazioni a Galba, e le minacce, i sarcasmi e le improperie che
+si scagliavano contro di lui, ch’era chiamato il _Pappocitene_[143]
+degli Enobardi.
+
+Udì cittadini, che si chiedevano l’un l’altro cosa fosse accaduto
+nella casa Aurea. Se Nerone fosse stato preso e morto, oppure fosse
+fuggito. Altri udì dimandare ad alcuni vigili, che andavano in ronda,
+se cercassero Nerone.
+
+Tutto ciò gli addimostrò che non v’era tempo da perdere.
+
+Giunto quasi di corsa al palazzo dei Cesari, mentre ansando e
+tremando per la paura si gettava indosso una sdruscita cappa, s’udì un
+sotterraneo boato e la terra tremò.
+
+Nel tempo stesso si scatenò tremendo uragano con fulmini, tuoni e
+dirotta pioggia.
+
+— Anche gli elementi mi muovono guerra, — gridò Nerone. — Che sia
+maledetto tutto il creato!
+
+E ripreso il cappellaccio, e per maggior sicurezza, coprendosi il
+volto con un fazzoletto, montò a cavallo, ed accompagnato da Pittagora,
+Doriforo e Sporo, si diresse verso porta Collina. Malgrado l’impazienza
+d’uscire dalla città, andavano al passo per non destare sospetto.
+
+A poca distanza dal campo dei pretoriani, il cavallo di Nerone,
+spaventatosi per un cadavere che giaceva in mezzo alla via, s’impennò e
+cadde il fazzoletto dal volto del fuggitivo.
+
+— Vale Caesar! — gridò una voce.
+
+Era quella del pretoriano Missizio, che al chiarore d’un baleno l’aveva
+riconosciuto, e si dirigeva poi frettolosamente verso il campo, forse
+per avvertire i compagni.
+
+I due liberti, che a malincuore seguivano il perseguitato tiranno, col
+pretesto d’inseguire Missizio, spinsero a corsa i loro cavalli e si
+perdettero nelle tenebre.
+
+Nerone era fuori di sè per lo spavento. Non volle attendere il loro
+ritorno, e disceso di sella, e fatto discendere Sporo, continuarono a
+piedi per aspri sentieri il tragitto.
+
+Stracciandosi le vesti contro le siepi, camminando nella pozzanghera
+fino alla tibia, bagnato dalla pioggia, affranto, affamato, arso dalla
+sete, gemendo per l’angoscia, giunse in luogo oggi detto _Le Vigne
+Nuove_ fra la via Salaria e la Nomentana, dov’era la casa campestre di
+Faonte.
+
+Come questi fu prevenuto dell’inaspettata visita, tremò per la
+sicurezza delle due ospiti, ma lo stato miserando di Nerone lo
+rassicurò.
+
+Lo trovò gettato in terra, che raccoglieva col cavo della mano l’acqua
+fangosa da una pozzanghera, e beveva dicendo:
+
+— Ecco il falerno che rimane a Cesare.
+
+Dimandò al liberto un sicuro rifugio, e l’altro che voleva tenerlo
+lontano dalle stanze, ove dimoravano Antonina ed Atte, gli propose
+di nascondersi pel momento in uno speco, dov’era stata scavata della
+pozzolana.
+
+— Vuoi tu, che mi seppellisca vivo insieme a Sporo? — osservò
+malinconicamente Nerone.
+
+— Traversato lo speco, ti troverai, o divo Cesare, in una cella agiata
+e sicura che comunica colle celle vinarie[144]. Potrei farti passare
+dalla casa, ma ho degli ospiti, e non vorrei che tu fossi riconosciuto.
+
+— No, no, — rispose Nerone impaurito, — nascondiamoci nella caverna.
+
+E fattasi distendere da Sporo sotto le ginocchia una vesta per non
+lacerare le carni sopra i sassi, camminando carponi, pervenne alla
+cella, ch’era abbastanza larga e prendeva luce da un angusto pertugio.
+
+V’era un lettuccio, su cui si gettò estenuato, ed avendo ancora fame
+e sete, si cibò di pane stantìo e d’acqua tiepida, dividendo col
+giovinetto il misero pasto.
+
+Avendo poi inteso che lo andavano cercando per impadronirsi di lui,
+disse a Faonte, piangendo come un fanciullo:
+
+— O fido liberto, tutto è finito per me. Fa qui scavare una fossa della
+lunghezza del mio corpo, adattavi alcune pietre, che farai scavare in
+qualche prossima _lapidicina_[145]. Pensa poi a ragunare delle legna
+pel rogo, e fa portar dell’acqua per lavare il mio cadavere. Ahimè! che
+arte mi sono condotto a fare in morte!
+
+E questa esclamazione ripetè più volte tra i singhiozzi.
+
+Mentre s’intratteneva in questi discorsi, destinati a far credere
+ch’egli fosse risoluto a morire, entrò nella cella uno schiavo che
+portava lettere per Faonte.
+
+Nerone, avido di notizie, gliele strappò di mano, lesse, ed il suo
+volto più che mai si contrasse per lo spavento.
+
+Il Senato lo aveva dichiarato nemico di Roma, e lo faceva cercare per
+punirlo, giusta l’antico costume.
+
+— E che costume egli è mai questo? — chiese tremando a Faonte.
+
+E il liberto rispose, ch’egli verrebbe appeso nudo pel collo ad una
+forca, e lo si ucciderebbe a colpi di verga.
+
+Rimase lungo tempo muto, cogli occhi sbarrati, fissi in terra, e
+stringendosi nella rozza cappa per ripararsi dai brividi della febbre.
+
+Tutto ad un tratto si scosse, e sfilati dalla cintura due pugnali, che
+aveva portati seco, ne tentò le punte sulla pelle del petto, gemendo, e
+guardando Faonte e Sporo, nella speranza d’essere trattenuto.
+
+Ma il giovinetto rimaneva come istupidito, e il liberto, approvando
+l’eroica risoluzione, o fors’anco non prestandovi fede, se ne stava
+impassibile.
+
+Nerone allora, deponendo i pugnali, disse che la sua ora non era per
+anco suonata.
+
+— Ho trentadue anni, — esclamò singhiozzando, — voglio vivere ancora.
+
+Poco dopo, preso da agitazione grandissima al pensiero che potevano
+i soldati del pretorio scoprire il suo ritiro, ordinava a Sporo di
+piangere e lamentarsi sulla sua sorte, e ripeteva:
+
+— È ben vituperosa cosa il vivere in questo modo.... — E soggiungeva in
+lingua greca: — Questo non si conviene a Nerone.... no, non si conviene
+questo. In tali frangenti bisogna essere svegliati.... Orsù, svegliati,
+Nerone!
+
+Pareva vergognarsi lui stesso della sua viltà.
+
+Venuta la sera, sopraffatto più che mai dai presentimenti e dalla
+paura, non volle più rimanere nella sotterranea cella, in cui diceva di
+mancargli il respiro e la luce, e volle che Faonte lo conducesse nella
+casa in mezzo agli ospiti suoi.
+
+Con qual cuore l’altro si sottomettesse a quell’ingiunzione è facile
+immaginarlo.
+
+Ne prevenne Antonina, la quale rispose:
+
+— Ora più non lo temo. Nella terribile situazione in cui si trova mi fa
+pietà.
+
+Abbandonata la caverna, e traversate le celle vinarie, era Nerone
+entrato appena nell’exedra e s’intratteneva con Faonte ed Epafrodito,
+quando il silenzio della notte fu rotto da lontano frastuono.
+
+— Cos’è mai questo? — chiese Nerone tremando.
+
+E due schiavi vennero a dire che numerose tede si vedevano avanzare
+dalla via Salaria.
+
+Era di fatto una coorte, di cui le grida di _viva Galba_ e _morte
+all’Enobardo_, dapprima confuse, si facevano a poco a poco più
+distinte.
+
+Nerone, non sapendo più che si facesse, nè che si dicesse, ora
+dimandava che lo lasciassero fuggire altrove, ora pregava che qualcuno
+s’uccidesse per dargli l’esempio.
+
+E piangeva, e si strappava le vesti ed i capelli.
+
+Intanto la coorte era giunta e circondava la casa.
+
+— Non c’è più scampo, — disse Epafrodito, — fatti coraggio ed ucciditi,
+o Cesare.
+
+E gli mostrò un coltello.
+
+Nerone lo respinse colle mani.
+
+— No, no, io non posso! Che qualcun altro m’uccida.
+
+— Io ferirò, se tu lo imponi.
+
+— Sì, ma prima ascoltatemi tutti, e promettetemi che la mia testa non
+verrà recisa, ma arsa insieme al corpo, e dite ad Antonina che ella fu
+cagione della perdita mia.
+
+E Antonina comparve altiera e bella, dicendo:
+
+— Non me, te stesso accusa, e rispetta la giustizia divina, che ti
+condanna a morire lo stesso giorno in cui uccidesti la sorella mia.
+
+Nerone diede in un urlo selvaggio, vedendo la donna che tanto aveva
+cercata, e tentò svincolarsi da Faonte e da Epafrodito che lo tenevano,
+per scagliarsi contro di lei.
+
+Quest’ultimo però non glie ne diede il tempo, e gli confisse il
+coltello in gola
+
+Atte mandò un grido di raccapriccio e si copri il volto colle mani,
+scoppiando in pianto, mentre Antonina s’inginocchiava ai piedi del
+morente, levando gli occhi al cielo e mormorando:
+
+— Miserere di lui, o Signore!
+
+
+
+
+CONCLUSIONE.
+
+
+Allorchè i soldati, condotti da Missizio, entrarono nell’exedra, Nerone
+agonizzava ancora.
+
+Rivolse su loro gli occhi stralunati e ad un Centurione, che voleva
+porgli la cappa sulla ferita:
+
+— È tardi, — disse. — Questa è la fede?
+
+Prima di spirare si raccomandò ancora che non gli venisse recisa la
+testa.
+
+Allora si fe’ innanzi Severino, liberto di Galba, uscito da pochi
+giorni dalla prigione in cui era stato chiuso nei primi tumulti a
+favore del suo padrone, e gli promise che verrebbe rispettata questa
+sua volontà.
+
+Poichè fu spirato, i soldati gli si aggrupparono d’attorno e fissavano
+con senso di raccapriccio quella livida faccia, macchiata di sangue, e
+resa ancor più spaventosa dal tetro riflesso delle faci resinose.
+
+La notizia della sua morte fu accolta in Roma con grande allegrezza, e
+molti della plebe uscirono per le vie col capo coperto da un cappello,
+come usavano fare gli schiavi quando venivano liberati.
+
+Purtuttavia v’erano molti cittadini, sopratutto tra la plebe stessa,
+che dimenticando le atrocità di lui, e non rammentando che le feste,
+gli spettacoli, le prodighe elargizioni, e gli splendori della casa
+Aurea, quasi lo rimpiangevano.
+
+Ebbe solenni esequie, e folla immensa assisteva al passaggio del
+funebre corteggio, che accompagnava il cadavere, coperto da coltre
+bianca trapunta in oro, al campo Marzio ov’era preparata la pira.
+
+Quella sera istessa due donne, avvolte in nero amitto, salivano il
+colle degli Ortuli.
+
+Erano Egloga ed Alessandria, che portavano le ceneri di Nerone chiuse
+in vaso di porfido.
+
+Atte le seguiva da lungi, e mentre deponevano l’urna nel cinerario dei
+Domizii, piegò un ginocchio, e pregò, ripetendo nel suo idioma natio
+l’invocazione di Antonina: _misericordia, o Signore, misericordia di
+lui!_
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+INDICE.
+
+
+ DEDICA _Pag._ V
+ INTRODUZIONE VII
+ I. Ottavia 1
+ II. La bella figlia d’Acaja 12
+ III. Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti
+ di Seneca 22
+ IV. Impudenza 36
+ V. Grandezze ed insanie 47
+ VI. Tiranno che sfida e tiranno che trema 57
+ VII. Rubea 68
+ VIII. Il cuore del citaredo 77
+ IX. L’Apostolo 88
+ X. Immeritato trionfo 100
+ XI. I Circensi 113
+ XII. Odio ed amore 123
+ XIII. Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta 133
+ XIV. La vittima 144
+ XV. La casa Aurea 153
+ XVI. La Stella di Baja 164
+ XVII. Poppea Sabina 173
+ XVIII. I due ripudii 183
+ XIX. Tripudi e lagrime 195
+ XX. Tormentati 206
+ XXI. ☧ 219
+ XXII. La perfidia di Domizia 232
+ XXIII. Il volo del mago Simone 246
+ XXIV. Il parricidio 255
+ XXV. La congiura di Pisone 267
+ XXVI. Il delatore 278
+ XXVII. La fine d’uno stoico 288
+ XXVIII. La viltà di Cesare 299
+ XXIX. Notte funesta 310
+ XXX. I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone 320
+ XXXI. L’ultimo amore 331
+ XXXII. Le ultime infamie 343
+ CONCLUSIONE 362
+
+
+
+
+DEL MEDESIMO AUTORE:
+
+
+ _Donna Olimpia Pamfili_. 4ª edizione L. 1 —
+ _Fra Paolo Sarpi_. 3ª edizione 1 —
+ _Maschere sante_. 2ª edizione 1 —
+ _Giovanni delle bande nere_. 2 vol. 7ª edizione 2 —
+ _La Congiura di Brescia_. 2 vol. 3ª edizione 2 —
+ _Papa Sisto_. 4 vol. 3ª edizione 4 —
+ _Racconti_ 2 50
+ _La contessa di Melzo_ 2 —
+ _Re Manfredi_. 2 volumi 8 —
+ _Maria Dolores_. 2ª edizione 1 —
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Libro d’ignoto autore e d’incerta età, ma composto probabilmente
+verso la metà del secolo XII. Vi è narrata la vita degli Imperatori da
+Giulio Cesare a Rodolfo d’Asburgo in 18500 versi.
+
+[2] In una delle tavole topografiche publicate da Nerone si vede la
+torre, che sorge in Roma presso Santa Caterina da Siena colla leggenda
+_Torre ove stette gran tempo lo spirito di Nerone_. — Nel _Graphia_
+e nei _Mirabilia_ si leggono designati col nome di Nerone moltissimi
+luoghi di Roma.
+
+[3] Quella che precedeva l’aurora. In alcuni nomi ho lasciato il
+vocabolo latino, in altri l’ho italianizzato.
+
+[4] Stanza da letto.
+
+[5] Britannico soffriva d’epilessia.
+
+[6] La toga pretesta si deponeva dopo i quattordici anni.
+
+[7] Fascia ornamentale di porpora che andava sul davanti dall’alto al
+basso della tunica, ed era il distintivo dei Senatori.
+
+[8] Essi regolavano le pompe funebri.
+
+[9] Beccamorti.
+
+[10] Greco istrumento a corda.
+
+[11] Spalliera d’un letto o d’un sofà.
+
+[12] Così allora erano denominate le gamme musicali.
+
+[13] Corridoio d’entrata.
+
+[14] Maschera romana del genere del Pulcinella.
+
+[15] Cuscino per appoggiare il gomito.
+
+[16] Parco.
+
+[17] _Lychnus_, lampada sospesa.
+
+[18] La Dea del piacere.
+
+[19] Nastro.
+
+[20] Goccie di perle, di cui le Dame romane portavano due o tre unite
+insieme per ogni pendente e a questi davano, per vezzeggiativo, il nome
+di _crotali_ o _sonagli_ pel suono che davano le perle battendo l’una
+contro l’altra.
+
+[21] Braccialetto che si chiudeva da sè per l’elasticità della sua
+pressione.
+
+[22] Fascia.
+
+[23] Luogo di ritiro per affari o studio.
+
+[24] Apertura nel mezzo del soffitto.
+
+[25] Fila di stanze, che formavano il piano superiore dell’edifizio
+dove una volta era il cenaculo o sala da pranzo. Col plurale dello
+stesso vocabolo fu poi chiamato il piano intero.
+
+[26] _Ellychnium._ Lucignolo formato dal midollo d’un giunco e dalle
+grosse fibre del lino e del papiro.
+
+[27] Piccolo pugnale a due tagli.
+
+[28] Che i latini chiamavano Genius.
+
+[29] Appellativo ingiurioso che i giovani romani davano alle più
+volgari meretrici e che derivava da _quadrante_, moneta di vilissimo
+prezzo.
+
+[30] _As_, moneta del valore di cinque centesimi.
+
+[31] L’invidia, a cui i romani avevan dato per madre la Notte.
+
+[32] Ampio velo che copriva la testa, il volto e parte del corpo fino
+ai ginocchi.
+
+[33] Crepuscolo mattutino.
+
+[34] Collana di piccoli giocattoli che i romani mettevano al collo de’
+bambini.
+
+[35] Non vi è grande ingegno senza mistura di follia.
+
+[36] Donde la parola _Simonia_.
+
+[37] Specie di sagrestia costrutta alle spalle del tempio.
+
+[38] Un indovino che pretendeva, osservando le viscere degli
+animali, conoscere l’avvenire e il volere dei Numi. Era l’_Exstispex_
+riconosciuto e pagato dallo Stato come gli Auguri.
+
+[39] Benda.
+
+[40] Suonatore d’istrumento a corde.
+
+[41] Bassorilievi.
+
+[42] Così chiamata perchè la fabbricava in Roma Fannio ed era composta
+di sottili falde di corteccia di papiro.
+
+[43] Dio che presiedeva al concime dei campi.
+
+[44] Dea delle cloache.
+
+[45] L’_aplustro_ era un ornamento fatto d’assicine, che
+rappresentavano l’ala d’un uccello, ed era collocato in cima alla
+poppa. Il _chenisco_ rappresentava la testa e il collo d’un’oca ed era
+collocato a prora.
+
+[46] Alta torre eretta sopra coperta, in cima alla quale salivano i
+_classari_ (soldati di marina) per lanciare i loro proiettili.
+
+[47] Capitano navale.
+
+[48] Così era chiamata quella classe di schiavi che nelle domesticità
+veniva subito dopo gli schiavi ordinarii.
+
+[49] Come fece di fatto sotto il titolo gli uni di _Suasoriæ_, l’altri
+di _Controversiæ_.
+
+[50] Taverna dove si vendevano cibi cucinati.
+
+[51] Dove si dispensavano bevande calde. Corrispondeva ai caffè dei
+giorni nostri.
+
+[52] La pietra fu trovata nella Beozia, dove sorgeva un tempo la città
+di Agrepia.
+
+[53] Ornata di ricamo. La portavano i Consoli tornando vincitori.
+
+[54] Tutti ministri addetti ai sacrifizii.
+
+[55] Lares compilates.
+
+[56] La mammella d’una scrofa uccisa subito dopo il parto, prima che
+i porcellini avessero succhiato il latte. Era vivanda gradita assai ai
+romani.
+
+[57] Osso di certi animali, adoperato in diversi giuochi invece dei
+dadi.
+
+[58] Canale artificiale largo e profondo, che scorreva tra i portici e
+l’arena.
+
+[59] Grosso smeraldo attraverso il quale Nerone osservava i giuochi.
+
+[60] Fatti coraggio, frusta, corri.
+
+[61] Specie di coltello lungo, aguzzo e ritorto, come la zanna d’un
+cignale. Da quest’arma venne il nome di sicario.
+
+[62] Corrispondenti a scudi cinquemila.
+
+[63] Svetonio.
+
+[64] Belletto.
+
+[65] Pomata per colorire i capelli.
+
+[66] Ferri per arricciare i capelli.
+
+[67] Forbici.
+
+[68] Prima refezione della giornata. Corrispondeva alla nostra
+colazione.
+
+[69] Biscotto per la cui fabbricazione era celebrata l’isola di Rodi.
+
+[70] Secondo gli storici, Poppea fu la prima dama romana che adoperasse
+una maschera di velo per garantire il viso dall’impressione dell’aria e
+dal sole.
+
+[71] Organi ad acqua.
+
+[72] Questo braccialetto era conosciuto sotto il nome di _torques
+brachialis_.
+
+[73] Capo degli schiavi addetti alle mense.
+
+[74] I _Cernui_ erano i saltimbanchi, che camminavano colla testa in
+terra e le gambe in aria. I _Pilarii_ erano quelli che colle palle
+facevano i giuochi oggi detti indiani. I _Neurobati_ camminavano sopra
+una sottilissima corda di minugia, differentemente dai funamboli che
+adoperavano una grossa fono. I _Prestigiatori_ facevano i giuochi di
+bussolotti come ai giorni nostri.
+
+[75] Coperta del triclinio.
+
+[76] Talasio era giovine insigne e dabbene, tanto amato dal popolo, che
+fra grandi acclamazioni portò a lui la più bella delle rapite Sabine,
+ed egli la tolse in moglie. I romani (al dir di Plutarco) continuarono
+in seguito nei riti nuziali a cantare ed invocare Talasio.
+
+[77] Pergolato o padiglione costruito nei giardini o in altro luogo,
+che serviva anche di triclinio quando il tempo era bello.
+
+[78] Così chiamavasi qualunque stanza non fosse di passaggio.
+
+[79] Così chiamavasi quella parte delle prigioni, in cui la custodia
+era meno severa, e i detenuti non portavano catene, ed era loro
+permesso il godimento dell’aria e dell’esercizio.
+
+[80] Velo nuziale di color giallo carico e brillante come una fiamma,
+d’onde il nome di _flammeum_. Esso copriva le vergini spose dalla testa
+ai piedi il giorno delle nozze.
+
+[81] Giovinetti assistenti del tempio, che portavano i sacri vasi e
+tutti gli utensili destinati al culto.
+
+[82] Da questa cerimonia derivò il nome di _confarreatio_.
+
+[83] Terrazzino sporgente sulla strada.
+
+[84] Seggiola di larghe dimensioni capace di due persone.
+
+[85] Così era chiamata quella schiava, che assisteva alla toeletta ed
+aiutava la padrona a vestirsi ed ornarsi.
+
+[86] Quella destinata a ripiegare e custodire gli abiti e le biancherie
+della padrona.
+
+[87] Era il _numello_ un congegno per tener fermi i pazienti mentre
+infliggeva loro il gastigo. Aveva due ceppi pel collo con due sbarre,
+che scorrevano in canali lungo i lati di due ritti ben saldi, che si
+potevano aprire e chiudere a piacere, il che lasciava passar la testa
+fra essi e quando erano chiusi serravano il collo.
+
+[88] Nel quale, il reo veniva fustigato sulle spalle da un uomo, mentre
+un altro gli teneva le gambe.
+
+[89] Borsa pel danaro.
+
+[90] Calesse a due cavalli.
+
+[91] Che corrisponde al nostro calamajo.
+
+[92] Che aveva la superficie levigata con un dente d’animale.
+
+[93] Borsa di cuoio da portarsi a tracolla.
+
+[94] Vôlta sotterranea ad uso di sepoltura.
+
+[95] Questa preghiera dei cristiani riferisce Tertulliano.
+
+[96] Destinate al servizio dei bagni.
+
+[97] Così era chiamata la bevuta solenne che i romani facevano dopo
+cena a notte inoltrata.
+
+[98] Vivanda composta di carne bovina o porcina e di lardo, e
+conservata in vasi di terra cotta.
+
+[99] Era composto di pesce salato, cacio ed ova sode bollite nel vino e
+nell’olio.
+
+[100] Narra l’Abbate di Conture in una sua memoria che questo Tiberio
+prendeva prima del pasto alquanta cicuta, sapendo essere il vino
+possente antidoto contro questo veleno. Così il timore di morire lo
+eccitava a bere più che da lui si potesse.
+
+[101] Cappotto.
+
+[102] Questo narra Svetonio, mentre altri autori, più fantastici che
+saggi, tra cui Giustino, Ambrogio, Cirillo da Gerusalemme, Agostino,
+Filastro, Isidoro di Peluso, e Teodorato, danno quel volo per certo.
+
+[103] Le Dionisiadi erano undici donzelle, che a Sparta prendevano
+parte alle feste di Bacco e si contendevano il premio della corsa detta
+Eudroma.
+
+[104] Il tirso era un lungo bastone ornato in cima da un cono d’abete o
+di foglia d’edera o pampini. Era portato da Bacco e dai suoi adoratori.
+
+[105] Maschera.
+
+[106] Osteria di campagna.
+
+[107] Deità terribile, che secondo i pagani imponeva la sua volontà al
+Destino.
+
+[108] Ferisci il ventre.
+
+[109] Narra Svetonio che più di 80,000 furono i colpiti dal flagello.
+
+[110] Barelle.
+
+[111] I congiurati che uccisero Caligola gridavano pugnalandolo:
+_Répete! Répete!_
+
+[112] Figlio nato da meretrice.
+
+[113] Soldati di fanteria pesante armati di lancia.
+
+[114] _Mens bona nulla est sine Deo_ (Epistola 73).
+
+[115] Cleanto credeva che le anime tutte durassero fino alla
+combustione totale del mondo, ma Crisippo prometteva questa durata
+solamente alle anime dei savii.
+
+[116] Essa sopravvisse pochi anni, ma pallida sempre pel sangue perduto.
+
+[117] _Dispensatori_ erano gli schiavi, che in una famiglia compivano
+l’ufficio di segretari e ragionieri. I _Cancellieri_ erano gli scrivani
+principali, che presiedevano un certo numero di scrivani iuniori.
+
+[118] Polvere finissima, di cui i lottatori si cospergevano per aver
+ciascuno più salda presa sull’avversario.
+
+[119] Condotta in Roma nell’anno 610 dal Pretore Quinto Marcio,
+al quale il Senato ordinò il risarcimento delle forme dell’Appia e
+dell’Aniene Vetere, stanziando per le spese otto milioni di sesterzi.
+Quinto Marcio riunì in un gruppo le varie sorgenti della Valle
+d’Arsoli, e le condusse a Roma, e dal suo nome prese quello d’Acqua
+Marcia.
+
+[120] Mosaico di pietre naturali e marmi a diversi colori.
+
+[121] Corrispondente a 15,000 scudi romani.
+
+[122] Nella quale si esponeva al publico la statua del Nume deposta su
+letto triclinare, e gli si offriva un banchetto.
+
+[123] Da _averruncare_ (togliere) perchè toglievano i mali.
+
+[124] Membri d’una delle quattro grandi corporazioni di Roma, che
+avevano l’ufficio di preparare il lettisternio.
+
+[125] La _supplicatio_ era preghiera fatta in ginocchio, a differenza
+della _praecatio_ che si faceva in piedi.
+
+[126] Garzoni addetti all’impresario delle pompe funebri, che lavavano
+ed ungevano i cadaveri.
+
+[127] Un milione e mezzo di lire italiane. Quei vasi venivano
+dall’Oriente.
+
+[128] Il fatto del bagno alle sorgenti dell’Acqua Marcia e della
+malattia che ne fu conseguenza è raccontato da Tacito.
+
+[129] Quest’uso che i romani chiamavano _jus imaginum_ (diritto delle
+immagini) non poteva esercitarsi che dai Grandi.
+
+[130] Con questo vocabolo venivano designate le legna da fuoco,
+sottomesse ad una preparazione per ben disseccarle ed impedire il fumo.
+
+[131] Raccolta delle ossa.
+
+[132] _Ire licet_ (è permesso l’andare).
+
+[133] Addio anima candida, la terra ti sia leggiera, mollemente
+giacciano le ossa.
+
+[134] Publico banchetto.
+
+[135] Bottega da barbiere.
+
+[136] Ora Salaria.
+
+[137] Bisogna che Cristo regni.
+
+[138] Capanna fissa al suolo, differente da _mapalia_ che era
+trasportabile.
+
+[139] Botteghe per la vendita delle derrate al minuto.
+
+[140] Carro a due ruote.
+
+[141] L’orazione fu poi trovata nel suo scrittoio.
+
+[142] Così erano chiamati tutti gli arnesi d’un letto, cioè guanciali,
+coperte, materassi, ecc., ecc.
+
+[143] Maschera buffonesca come Macco.
+
+[144] Cantine.
+
+[145] Cava di pietre.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78242 ***
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+ <title>Le donne di Nerone | Project Gutenberg</title>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78242 ***</div>
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+<div class="booktitle">
+<h1>
+LE DONNE DI NERONE.
+</h1>
+</div>
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+<hr class="silver">
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+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="x-small">LE</span><br>
+DONNE DI NERONE
+</p>
+
+<p class="pad2">
+ROMANZO
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+DI
+</p>
+
+<p class="pad1 x-large">
+LUIGI CAPRANICA
+</p>
+
+<div class="poem-container">
+<div class="poem inl"><div class="stanza">
+<p class="i01">Se iniqua storia vi raccontai</p>
+<p class="i01">Quello ch’è storia non cangia mai.</p>
+<p class="i08"> <span class="smcap">Prati.</span></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">MILANO</span><br>
+FRATELLI TREVES, EDITORI<br>
+<span class="small">1890</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+PROPRIETÀ LETTERARIA
+</p>
+
+<p>
+<i>Riservati i diritti di traduzione.</i>
+</p>
+
+<p>
+Tip. Fratelli Treves.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
+</p>
+
+<h2 id="intro">INTRODUZIONE.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Nella storia di Roma l’êra Cesarea fu quella
+che più colpì la fantasia di prosatori e poeti.
+</p>
+
+<p>
+La maggior parte dei cronisti sorvola sull’epoca
+dei Re e della Republica e non s’occupa
+che dell’Impero Romano. Essi lasciano a
+Dante ed agli scrittori del Rinascimento avanzato
+l’ammirazione per gli eroi della Republica,
+e invece minutamente raccontano le glorie e le
+corruttele degli Imperatori.
+</p>
+
+<p>
+Le vittorie di Giulio Cesare, le gesta guerresche
+e la sagace legislazione di Augusto, le lascivie
+di Tiberio, le stravaganze di Caligola sembrano
+interessarli assai più che le virtù dei Manlii,
+dei Decii, dei Fabii, dei Scipioni e dei Catoni.
+</p>
+
+<p>
+Ma sopratutto appaiono impressionati dalla
+triste celebrità di Nerone, e pongono ogni studio
+per renderla più odiosa. Le leggende del medio
+evo lo dipingono come un vero demonio. La tedesca
+<i>Kaiserchronik</i>&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> lo proclama l’uomo il più
+malvagio che nascesse di madre.
+</p>
+
+<p>
+Gli scrittori delle citate leggende, sopratutto
+quelli della <i>Graphia</i> e dei <i>Mirabilia</i>, raccontano
+sugli splendori e le ricchezza di Roma cose le
+più fantastiche, favole le più inverosimili. Così,
+trasportati dall’esecrazione, che loro inspirava
+il feroce Domizio per la persecuzione contro i
+cristiani, esagerano anche, parlando di lui, e gli
+attribuiscono delitti, che non commise, nè poteva
+commettere; come non bastassero quelli, di cui
+si rese colpevole, e che ci sono tramandati dagli
+antichi scrittori latini, fra cui Cajo Svetonio
+Tranquillo che, nella <i>Vita dei Dodici Cesari</i>,
+mette crudelmente a nudo la corruzione degli
+Imperatori Romani.
+</p>
+
+<p>
+Ed a Svetonio m’attenni nel mio romanzo, e
+<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
+non esagerai parlando delle misere donne, che
+per loro sventura colpirono i sensi di quel
+tiranno efferato, insaziabile, dissoluto, pazzo
+ricercatore di mostruose novità, che si compiaceva
+nel sovvertimento d’ogni ordine di natura,
+ch’era avido di fama e invidioso della fama
+altrui, e che in mezzo alle maggiori atrocità si
+conservava sempre istrione coronato, melenso
+giullare.
+</p>
+
+<p>
+Ad onta di tutto ciò non si può negare che le
+sue azioni buone e malvagie non esercitassero
+un fascino sull’immaginazione popolare.
+</p>
+
+<p>
+Molti lo rimpiangevano, e per lungo tempo si
+trovò ogni anno a primavera il suo sepolcro cosparso
+di fiori. Fu scritto inoltre ch’egli fosse
+amico del diavolo, e un diavolo incarnato lui
+stesso, che sarebbe ritornato in terra per vendicarsi
+de’ suoi nemici&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli Armeni danno ancora all’Anticristo il nome
+di <i>Neren</i> (Nerone); altri invece sostenevano che
+il vero Anticristo si porrebbe a capo dei Persi,
+dei Medi, dei Caldei e dei Babilonesi per sconfiggere
+il redivivo mostro e i suoi compagni.
+</p>
+
+<p>
+Cento altre favole di questo genere furono
+inventate su lui nelle leggende e nei misteri.
+</p>
+
+<p>
+Ma la prova maggiore dell’impressione lasciata
+da lui l’abbiamo nel vedere, dopo tanti secoli,
+inspirarsi ancora a quel nome tremendo autori
+drammatici e romanzieri.
+</p>
+
+<p>
+Fra quest’ultimi fui sedotto anch’io.
+</p>
+
+<p>
+Per mantenermi fedele, più che da me si potesse,
+alla verità, anche nella parte romantica,
+non mi sono lasciato trasportare dalle narrazioni
+del medio evo, ed ho cercato di rispettare
+quanto di Nerone e delle sue donne ci tramanda
+la storia.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="dedica">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
+</p>
+
+<p>
+A MIO NEPOTE
+</p>
+
+<p>
+MARCHESE STEFANO CAPRANICA
+</p>
+
+<p>
+IN SEGNO DI MERITATA STIMA<br>
+E RICONOSCENTE AFFETTO
+</p>
+
+<p>
+OFFRO
+</p>
+
+<p>
+QUESTO MIO NUOVO LAVORO.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+LE DONNE DI NERONE
+</p>
+
+<h2 id="cap1"><span class="smcap">Capitolo Primo</span>.
+<span class="smaller">Ottavia.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Ha di poco varcato il terzo lustro, è bella,
+gentile, amata dal popolo romano, circondata
+dagli agi della vita, dallo splendore della ricchezza.
+</p>
+
+<p>
+Eppure la bionda figlia dell’Imperatore Claudio
+e di Messalina, la sorella di Britannico ha i
+grandi occhi azzurri velati di lagrime.
+</p>
+
+<p>
+Piange l’Imperatrice Ottavia....
+</p>
+
+<p>
+E perchè piange?
+</p>
+
+<p>
+Suol dirsi, che da lupa mai non nacque agnellino;
+eppure la illibata Ottavia nasceva da colei,
+che lasciò di sè fama tristissima per le sfrenate
+libidini, e che usciva stanca ma non sazia dalla
+Suburra.
+</p>
+
+<p>
+Fin da bambina veniva Ottavia fidanzata a
+Lucio Silano nepote d’Augusto; ma come la
+maggior parte delle lunghe promesse anche
+questa fallì, perchè Agrippina, seconda moglie
+di Claudio, volle che la fanciulla impalmasse
+Lucio Domizio Claudio Nerone figlio del suo
+primo marito Domizio Enobardo.
+</p>
+
+<p>
+E chi mai avrebbe potuto resistere alla imperiosa
+volontà d’Agrippina?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tanto meno lo poteva la mite e soavissima
+Ottavia, che pure amando il bruno giovinetto
+Silano, dovette abbandonarlo per andar sposa
+a Claudio Nerone, dalla faccia lentiginosa, dai
+grossi lineamenti, dalla lunga zazzera giallastra,
+dagli occhi azzurri ed enormi, dal ventre adiposo,
+dalle gambe sottili.
+</p>
+
+<p>
+Ma la giovinezza, il robusto temperamento,
+l’amore che professava alle arti, il benigno
+carattere, non deturpato ancora dall’efferatezza
+del tiranno, l’indole affettuosa, che doveva poi
+cangiarsi in lussuria feroce, rendevano in lui
+men disgradevoli i difetti fisici.
+</p>
+
+<p>
+E con tutto il trasporto dei diciassette anni
+amò la giovinetta sposa, che a lui corrispose,
+dapprima per sentimento di dovere, poi di riconoscenza
+per vedersi fatta segno di vero culto
+da parte di lui; e finalmente di sincero amore.
+</p>
+
+<p>
+Per molte lune l’appartamento loro assegnato
+nel palazzo dei Cesari fu tempio della felicità
+coniugale.
+</p>
+
+<p>
+Un dì Ottavia sedeva nel suo gabinetto, tenendo
+in mano uno specchio. Le ancelle stavano cospargendole
+di profumi le chiome, quando entrò
+Nerone tutto ilare, e piegando un ginocchio sulla
+pelle di pantera ch’era ai piedi di Ottavia, stette
+lunga pezza a fissarla amorosamente, le mani
+nelle mani di lei.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente, come le ancelle ebbero finito d’acconciarla,
+s’alzò e accarezzandole i capelli le
+disse a bassa voce:
+</p>
+
+<p>
+— Come starà bene su questa fronte così
+candida il diadema imperiale.
+</p>
+
+<p>
+— Sei desto e sogni, o Claudio? — rispose essa,
+guardandolo meravigliata; — il diadema a me?
+</p>
+
+<p>
+— A te.
+</p>
+
+<p>
+E sorridendo si pose l’indice a traverso le
+labbra, ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+La curiosità femminile, unita a vago presentimento
+spiacevole, non diè più pace ad Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Essa voleva sapere il significato recondito di
+quelle parole.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
+</p>
+
+<p>
+E a forza di preghiere e di moine vi riuscì
+il dì seguente all’ora del <i>conticinio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> nei soavi
+misteri del <i>cubiculo</i>&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, — disse Nerone, — e sia. A me venne
+imposto il segreto; ma posso io aver segreti
+per te, mia bella Iddia? Sappi dunque che per
+opera di mia madre, coadiuvata da Lucio Anneo
+Seneca, Claudio oggi, con legge apposita,
+me riconobbe, benchè figlio adottivo, a suo successore.
+</p>
+
+<p>
+— E mio fratello?
+</p>
+
+<p>
+— Britannico dovrà piegare il capo alla patria
+potestà. E quanto a dritto, siam pari. Egli non
+è figlio di Claudio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che dici tu! — esclamò tutta sorpresa
+la donna.
+</p>
+
+<p>
+— L’anima tua purissima non cerchi di penetrare
+nefandi misteri.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia chinò la testa e tacque.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè assorta così? — chiese Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Io tremo.
+</p>
+
+<p>
+— Tremi perchè la fortuna arride al tuo sposo?
+</p>
+
+<p>
+— Tremo perchè t’amo, o Claudio; ma di che
+io tema non so. Forse che s’accresca la discordia
+fra Britannico e te, che non puoi perdonargli
+di non averti chiamato mai col nome di
+Claudio, ma sempre Enobardo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone compose il volto a un sogghigno di
+sprezzo, e rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Rinfrancati, mia divina Ottavia, che io siffatte
+miserie non curo. E se le cura Britannico,
+tanto peggio per lui. Io non lo temo; sono nato
+al levar del sole, e questo fu presagio che la
+fortuna mi proteggeva. D’altronde io non ricambierò
+mai l’odio di Britannico, perchè malvagi
+sentimenti non allignano in me; anzi del povero
+epilettico&#8205;<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> ebbi sempre pietà. E poi è fratello
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+a te, che mi sei tanto cara. Cara così, che se
+mi seduce lo splendore del trono, è pel pensiero
+di poterlo dividere con te.
+</p>
+
+<p>
+— Eravamo tanto felici anche adesso!
+</p>
+
+<p>
+— Lo saranno ancora di più l’Imperatore
+Claudio Nerone e l’Imperatrice Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Malgrado il lieto pronostico, l’animo gentile
+di lei non potè liberarsi dal vago presentimento
+di spiacevoli contingenze, nè valevano a cancellarlo
+le reiterate assicurazioni del marito.
+</p>
+
+<p>
+Faceva voti perchè il padre vivesse ancora
+lungo tempo, e fosse così ritardata l’esaltazione
+del consorte al trono.
+</p>
+
+<p>
+Ma questo fatto non tardò ad avvenire, e
+Claudio Nerone, che da soli tre anni aveva
+cambiata la toga pretesta nella toga virile&#8205;<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>, indossò
+il manto imperiale l’anno 54 di G. C.
+</p>
+
+<p>
+Non aveva allora che diciassette anni.
+</p>
+
+<p>
+Oh se la misera avesse saputo che un delitto
+affrettava la morte di suo padre!
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, ansiosa di vedere il figlio proclamato
+Imperatore, aveva avvelenato il suo terzo
+marito come aveva ucciso il secondo per andar
+sposa a Claudio.
+</p>
+
+<p>
+Appena spirato l’Imperatore, Nerone, tra sua
+madre e il suo maestro, e seguito dai liberti
+si presentò ai soldati di guardia adunati nel
+pretorio sotto gli ordini del loro Prefetto Attico
+Vestino, potente per la sua carica e per la
+fiducia che aveva in lui l’Imperatrice Agrippina,
+e fu da loro acclamato Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Quindi entrò nella lettiga, circondata dai littori,
+scese il clivo della Vittoria, e uscito dalla
+porta antica presso il tempio di Giove Statore,
+andò a visitare l’accampamento delle coorti pretoriane,
+dalle quali fu accompagnato al tempio
+di Giove, dove s’adunava il Senato.
+</p>
+
+<p>
+I Senatori vestiti del <i>laticlavio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> stavano attendendo
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+nei loro stalli al di sopra dei quali
+sedevano i due Consoli presso la statua d’oro
+di Giove.
+</p>
+
+<p>
+Il podio, che rigirava sotto alla vôlta, era
+gremito di popolo; quello più basso, che girava
+per una sola terza parte della elissi, era chiuso
+da graticcio dorato.
+</p>
+
+<p>
+Era questo destinato alle Vestali e alle matrone
+romane.
+</p>
+
+<p>
+Quand’anco vi fossero stati Senatori partigiani
+del legittimo Britannico, l’entusiasmo del popolo
+e il contegno delle coorti li esortava a far buon
+viso a sorte avversa ed acclamar Lucio Domizio
+Claudio Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i <i>Pollintori</i>, lavato, unto ed imbalsamato
+il corpo del defunto Imperatore, l’avevano
+deposto su ricco letto adorno di ghirlande e
+coperto di lini bianchi listati di porpora.
+</p>
+
+<p>
+Le Prefiche gemevano presso il letto, ai piedi
+del quale, vestita a lutto, pregava la vedova
+Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il rombo della folla, e le grida di
+plauso annunziarono che il nuovo Imperatore
+tornava al Palatino, Agrippina passò dalla stanza
+mortuaria nella sala, ove l’attendevano molte
+matrone romane e dignitarii.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, vedova di tre mariti, benchè toccasse
+già il settimo lustro, e dei fili argentei
+si mescessero al bruno de’ suoi ricchi capelli,
+conservava ancora tutto lo splendore della prestante
+persona, i puri lineamenti, il fiero sguardo.
+</p>
+
+<p>
+Tutti s’inchinarono al suo apparire, argomentando
+dalla energia di lei e dal docile carattere
+del figlio, ch’essa continuerebbe ancora a imperare
+sui romani.
+</p>
+
+<p>
+Entrò nel tempo stesso Ottavia, accompagnata
+da Britannico, col quale erasi fino allora trattenuta
+nel suo gabinetto, esortandolo a non covar
+rancore contro il fratello, ed assicurandolo della
+benevolenza, che questi aveva sempre nutrita
+per lui.
+</p>
+
+<p>
+Britannico le aveva finalmente promesso di
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+far buon viso a sorte avversa, e quando giunse
+Nerone, questi dopo aver abbracciata la madre
+e la moglie strinse anche lui fra le braccia, e
+gli mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Tu fosti sempre il mio caro fratello, e
+sempre lo sarai.
+</p>
+
+<p>
+Britannico, senza dir motto, gli diede il bacio
+di pace.
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo Imperatore inaugurò il suo regno
+con atti di generosa gratitudine verso il suo
+padre, il suo benefattore, ordinando splendidi
+funerali. Le Prefiche, le donne vestite di bianco,
+i Libitinarii&#8205;<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>, i Vespilloni&#8205;<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, l’Arcimimo, che
+seguiva, facendo con altri buffoni, condotti da
+lui, strane movenze, portando il volto coperto
+da una maschera, nella quale erano ritratte le
+fattezze di Claudio e che in quella occasione
+fu l’istrione Dato, ebbero tutti larghissima mercede.
+</p>
+
+<p>
+Quando il convoglio giunse al Foro, furono
+deposte sulle sedie curuli le immagini del defunto,
+e degli avi, ch’erano portate nel corteo
+dai Vespilloni, e Nerone stesso pronunziò una
+orazione funebre di così elevati sentimenti, di
+così forbito stile, che fe’ divenir purpurei per la
+compiacenza la faccia ed il pelato cocuzzolo del
+suo maestro Anneo Seneca.
+</p>
+
+<p>
+E tutta Roma non fece che inneggiare al
+cuore e all’eloquenza di Claudio Nerone, ringraziando
+Giove Ottimo Massimo d’averglielo dato
+a sovrano, facendosi complice dell’ingiustizia
+fatta a Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Le sinistre apprensioni d’Ottavia erano andate
+a poco a poco calmandosi. L’omaggio reso
+alla memoria di Claudio, e la pace avvenuta
+tra il marito e il fratello le davano fiducia
+d’avere nell’ombra paterna un Genio tutelare.
+</p>
+
+<p>
+Di più Nerone continuava a mostrarsi verso
+di lei sposo premuroso, affettuosissimo. Anzi,
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+essa aveva la coscienza della propria inferiorità
+nei loro rapporti amorosi, perchè l’indole sua
+vereconda non sapeva corrispondere agl’impeti
+sensuali, che andavano sempre più crescendo
+in lui.
+</p>
+
+<p>
+Non s’immaginava però che il pudico ritegno
+finirebbe un giorno per riuscirle fatale. Credeva
+che il mostrarsi tenera con lui, premurosa e
+felice, lo stargli più che potesse vicina, bastasse
+a ricambiarlo, ad accontentarlo.
+</p>
+
+<p>
+E per qualche tempo bastò, perchè Nerone,
+poco occupandosi degli affari dello Stato, di cui
+lasciava tutto il pondo ad Agrippina, a Seneca
+ed al Prefetto Burro, erasi interamente dedicato
+agli studi dell’arte, che sublimano gli spiriti eletti,
+ma danneggiano sovente le anime che tendono
+alla depravazione.
+</p>
+
+<p>
+Nei primordi del suo regno, Nerone, seguendo
+i saggi consigli di Seneca e di Burro, si segnalò
+per atti di giustizia e di clemenza, disprezzò i
+delatori, rifiutò le statue d’oro e d’argento che
+volevano innalzargli il popolo ed il Senato, e
+fece quanto da lui si potesse per acquistarsi il
+favore universale.
+</p>
+
+<p>
+Ma poi l’influenza malvagia d’Agrippina, che
+voleva assoluto dominio sul figlio, cominciò a
+farsi strada nell’animo di lui, e venne la fase
+di quelle alternative di bene e di male, solite
+nelle menti, che accennano a sconvolgersi del
+tutto; ed ora maltrattava aspramente i liberti,
+ora largamente li rimunerava. Minacciava di
+quando in quando severi castighi, e costretto
+poi a vergare una condanna di morte, malediceva
+al momento in cui aveva imparato a scrivere.
+Aveva per la moglie degli slanci appassionati,
+fino a chiamarla Dia, e da questi impeti
+passava poi a freddo contegno.
+</p>
+
+<p>
+Di questi cambiamenti cominciò ad avvedersi
+Ottavia, e non mancava di rimproverarli allo
+sposo, ma con soavità che a lui sembrava riuscire
+tediosa.
+</p>
+
+<p>
+Egli è che la profumata nudità della bionda
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+Imperatrice, e la sua giovanile freschezza, gli
+parlavano ancora ai sensi: ma non bastavano
+più a soddisfar la lussuria, che cominciava a
+sfrenarsi in lui.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno Nerone tornava coi suoi liberti
+favoriti Faonte, Elio e Doriforo nel palazzo dei
+Cesari, dopo avere visitato i lavori di quello
+veramente meraviglioso, che sotto la direzione
+degli arditi architetti Severo e Celere, stava costruendo
+tra i colli Palatino, Celio ed Esquilino.
+</p>
+
+<p>
+Nel passare davanti alle stanze d’Ottavia udì
+voce gentile che cantava una greca canzone,
+temprandola al suono del <i>simikion</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> S’arrestò
+nel cavedio per non interrompere il canto, e
+come questo ebbe fine, entrò nella sala ov’era
+Ottavia mollemente distesa col gomito poggiato
+sull’anaclinterio&#8205;<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a> e facendo del braccio sostegno
+al capo.
+</p>
+
+<p>
+A poca distanza da lei si teneva ritta in piedi
+una giovine di rara bellezza: vestita di candida
+tunica, stretta sui fianchi flessuosi da sciarpa
+azzurra ricamata in argento. Le braccia denudate
+fino alle spalle erano nella parte superiore
+adorne d’un braccialetto che ne faceva risaltare
+la perfetta rotondità. Dentro bianchi sandali
+erano chiusi i piedini, e le chiome nerissime,
+strette sul capo da piccolo cerchio d’oro, le
+scendevano disciolte fino al ginocchio. Gli occhi
+neri tagliati a mandorla, le lunghe palpebre,
+che li velavano, le labbra di vivo cinabro,
+gli splendidi denti, la slanciata persona, le fidiache
+forme ammutirono per sorpresa Nerone,
+che rimase alcun tempo a contemplarla con
+sguardo pieno di desiderio.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, alla quale non era sfuggita quella
+ammirazione, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Tu che m’accusi di non dividere con te
+l’entusiasmo per l’arte, vedi, che per quella di
+Melpomene seppi trovare tale interprete, che
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+veramente s’insinua nell’anima colla melodia
+della sua voce, coll’armonia della sua bellezza.
+</p>
+
+<p>
+— E come dunque codesta superba creatura
+si trova qui?
+</p>
+
+<p>
+— Dimandalo a Menecrate, che la condusse.
+</p>
+
+<p>
+Allora Nerone si volse al citaredo, ch’era
+presente, tenendosi ritto in rispettoso silenzio,
+e gli chiese se fosse sua schiava, o sua allieva.
+</p>
+
+<p>
+— O divo Claudio, — rispose Menecrate curvandosi, — nè
+l’una nè l’altra. Essa è schiava del tuo
+Prefetto Gallione, che a me la consegnò, perchè
+da Corinto la conducessi in Roma per farne
+dono da sua parte all’Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+— Oh inaudita generosità! — esclamò Nerone. — Convien
+dire, o ch’egli sia cieco, o
+austero filosofo, come suo fratello Seneca, per
+non apprezzare il possesso di questa fanciulla.
+Come ti chiami?
+</p>
+
+<p>
+— Atte.
+</p>
+
+<p>
+— Dove nascesti?
+</p>
+
+<p>
+— Or son vent’anni a Corinto.
+</p>
+
+<p>
+— I tuoi genitori?
+</p>
+
+<p>
+— Morirono.
+</p>
+
+<p>
+— E chi t’apprese il fascino del canto?
+</p>
+
+<p>
+— Mia madre, che non aveva eguali in tutta
+l’Acaja per temprare sul trigono le canzoni
+d’Anacreonte.
+</p>
+
+<p>
+— Fa ch’io oda ancora la tua soavissima
+voce. Canta, fanciulla, e questa volta, canta
+d’amore.
+</p>
+
+<p>
+Ben s’avvedeva Ottavia come gli occhi della
+schiava cominciassero a far divampare il marito;
+ma riservata e timida non si lasciò sfuggire
+parola, nella quale trapelasse il suo malumore.
+</p>
+
+<p>
+Atte, dopo alcuni accordi, intuonò appassionatissima
+anacreontica, che fe’ andare in visibilio
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Da esperto conoscitore dell’arte, fe’ notare
+al citaredo come fosse eguale e potente la voce
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+della schiava, tanto nell’<i>Agoge</i> che nella <i>Ploke</i>
+e nella <i>Jone</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>
+</p>
+
+<p>
+— E non t’increbbe d’abbandonare la tua
+patria?
+</p>
+
+<p>
+— Io stessa chiesi in grazia a Gallione di lasciarmi
+venire con Menecrate a Roma, perchè
+sapeva come l’arte fosse tenuta qui in pregio
+grandissimo sotto l’impero del divo Claudio Nerone.
+Benigno il Governatore acconsentì alla
+mia dimanda, e mi fe’ da Menecrate condur
+prima davanti ad Anneo Seneca e poi alla divina
+Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+E piegò un ginocchio in segno di rispetto.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatrice mestamente sorrise, e Nerone
+riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Tu dunque qui rimarrai per allegrar gli
+ozii dell’Imperatrice e guadagnarti allori nelle
+feste dell’arte, nelle quali Lucio Claudio Nerone
+non è secondo ad alcuno nè in musica nè
+in poesia; neppure all’insigne Terpno ch’è mio
+maestro di citara, neppure al presuntuoso poeta
+Lucano. Noi, o bella greca, canteremo insieme.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà questo onore soverchio per una povera
+schiava.
+</p>
+
+<p>
+— E ciò sembra anche a me, — soggiunse
+Ottavia, che più non potè frenarsi.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, piccato da quella osservazione, guardò
+torvo la moglie e per tutta risposta le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Da questo momento non è più schiava, io
+la faccio liberta.
+</p>
+
+<p>
+E non dando ascolto all’espressioni di riconoscenza
+che gli rivolgeva Atte, levossi in piedi
+e percosse un timbro d’argento.
+</p>
+
+<p>
+All’ancella che comparve,
+</p>
+
+<p>
+— Conduci teco, — disse, — la citarista dell’Imperatrice,
+ed abbia stanza nel mio palazzo,
+e sia affidata alle cure delle mie nutrici Egloga
+ed Alessandria.
+</p>
+
+<p>
+Atte s’inchinò e preso il <i>simikion</i> segui l’ancella.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come furono uscite, Nerone, tutto rabbuffato,
+mosse anch’egli per partire, ma Ottavia lo trattenne.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate, che prevedeva una tempesta, di
+cui per reconditi fini, che sapremo in seguito,
+era soddisfatto, si congedò.
+</p>
+
+<p>
+Come furono soli, Nerone chiese alla moglie
+cosa avesse a dirgli.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè, — dimandò questa, — quel guardo
+bieco che mi lanciasti poc’anzi?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè osavi censurare Nerone alla presenza
+d’una schiava.
+</p>
+
+<p>
+— E non trovò essa stessa che l’onoravi
+troppo?
+</p>
+
+<p>
+— Nella giovine greca parlò la modestia, in
+te il cruccio. Atte dinanzi a me s’umiliava, tu
+t’erigevi a giudice. E giudice di chi? Giudice di
+Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu, nelle tue enfasi, non t’avvedevi che
+l’umiliata ero io, perchè in mia presenza, al cospetto
+d’un citaredo, tu mi dimenticavi per
+esaltare un’oscura fanciulla.
+</p>
+
+<p>
+— Non è più schiava perchè Cesare le diede
+la libertà, non è più oscura perchè Cesare le
+prodigò le sue lodi.
+</p>
+
+<p>
+— Vorrei investigare l’arcano sentimento che
+le dettò.
+</p>
+
+<p>
+Come si vede, l’amor proprio offeso infondeva
+coraggio in quella tortore incoronata.
+</p>
+
+<p>
+Ma il coraggio fu di breve durata.
+</p>
+
+<p>
+Quando Nerone, dopo aver dichiarato che nessuno
+doveva mostrarsi temerario tanto da scrutare
+i suoi pensieri, che l’animo suo d’artista
+non poteva a meno d’entusiasmarsi per le superbe
+creazioni, fossero opera della natura o
+dell’arte, e che infine egli era padrone di sè, di
+tutto e di tutti, ed uscì fissandola sdegnoso,
+l’infelice comprese che per lei non v’era più
+speranza nè d’amore nè di pace.
+</p>
+
+<p>
+Ed ecco perchè piangeva l’Imperatrice Ottavia.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p>
+
+<h2 id="cap2"><span class="smcap">Capitolo II.</span>
+<span class="smaller">La bella figlia d’Acaja.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il citaredo Menecrate, superbo della sua complessa
+persona, della sua faccia bruna e della
+sua testa ricciuta, e credendosi più esperto che
+non fosse nell’arte, aveva innalzate le amorose
+aspirazioni fino all’Imperatrice Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+La gioventù nelle sue esaltazioni d’amore
+prende sovente lucciole per lanterne, e spiega
+a senso di tenero sentimento ogni tratto d’innocentissima
+benevolenza della persona amata.
+</p>
+
+<p>
+E in quel tempo di tanta corruzione tra le patrizie
+di Roma e le stesse Imperatrici, che non
+disdegnavano d’abbassarsi fino ad amare perdutamente
+gladiatori, mimi ed istrioni, non era difficile
+l’illudersi per un giovine citaredo.
+</p>
+
+<p>
+Ma la virtù d’Ottavia e la sua fedeltà coniugale
+erano troppo note perchè Menecrate osasse
+dichiararsi.
+</p>
+
+<p>
+Laonde egli teneva chiuso in cuore il suo segreto
+ed attendeva dal fato il soccorso di qualche
+avvenimento che valesse a scuotere l’onestà
+e la fede d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Intanto egli partì per visitare a Corinto una
+sorella ammalata. A lui Seneca affidò alcuni
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+papiri da rimettersi al fratello Gallione, e fu in
+casa del Proconsole ch’egli conobbe Atte.
+</p>
+
+<p>
+Rimase abbagliato dalla splendida bellezza di
+quella schiava, e per un momento, dimenticando
+Ottavia, tento di sedurla.
+</p>
+
+<p>
+L’altera figlia d’Acaja lo respinse, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Non m’ebbe il Proconsole, e vuoi possedermi
+tu, povero citaredo?
+</p>
+
+<p>
+— E a che aspiri mai, divina fanciulla?
+</p>
+
+<p>
+— Alla libertà per togliermi dall’abietto stato
+in cui sono.
+</p>
+
+<p>
+— E credi ch’io non possa procurartela?
+</p>
+
+<p>
+— No, non puoi darmi un amore che appaghi
+i miei desideri, che lusinghi il mio amor
+proprio.
+</p>
+
+<p>
+— Agogneresti forse un trono?
+</p>
+
+<p>
+— Colla bellezza e coll’arte tutto può anche
+una schiava.
+</p>
+
+<p>
+Queste parole furono per Menecrate una rivelazione.
+</p>
+
+<p>
+Essa era la donna capace d’affascinare Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Se la citarista cantatrice riusciva a sedurre
+il marito, più facilmente il citaredo sedurrebbe
+la moglie.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Corinto, — le disse, — mi sembra campo
+troppo angusto alla tua ambizione. Perchè non
+ti rechi a Roma?
+</p>
+
+<p>
+— E lo vorrei, poichè là mi sarebbe dato forse
+di rintracciare una sorella di latte, che amavo
+assai. Ma come lo posso io schiava di Gallione?
+</p>
+
+<p>
+— Lascia di questo la cura a me.
+</p>
+
+<p>
+E Menecrate suggerì egli stesso al Governatore
+di spedire la bella e valente citarista, come
+schiava dell’Imperatrice, il che sarebbe riuscito
+graditissimo tanto a lei, che al divo Cesare, il
+sublime ed appassionato cantore.
+</p>
+
+<p>
+Gallione rimase dapprima incerto se accettare
+o no quel progetto; ma sentendo che poteva ritrarre
+da quel dono merito grandissimo, si lasciò
+persuadere.
+</p>
+
+<p>
+E pochi giorni dopo, Atte s’imbarcò sopra
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+una bireme dello Stato, che faceva vela per Napoli,
+dove approdò dopo dodici giorni di viaggio,
+ora vogando a vela, ora a remi.
+</p>
+
+<p>
+Dopo due giorni di riposo Menecrate noleggiò
+un carro e tornarono a partire. Traversarono la
+via Appia, e quando dalle alture si vide la città
+dei Cesari, rischiarata dall’igneo splendore del
+sole già volto all’occaso, Atte, che da qualche
+tempo era taciturna e pensierosa, diede in un
+sospiro e disse:
+</p>
+
+<p>
+— È splendida codesta Roma. Io l’ho tanto
+desiderata; ma adesso che stiamo per giungervi
+mi fa paura.
+</p>
+
+<p>
+— Che strana creatura sei tu! — esclamò
+Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Prima d’entrare in città per porta Capena,
+Atte si coprì dal capo ai piedi con un velo azzurro,
+desiderando vedere senza essere vista.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate ordinò all’auriga di dirigersi verso
+il Fornice Fabiano, ove giunto lo fe’ arrestare
+all’imboccatura d’una viuzza, gli pagò il viaggio
+e lo rimandò.
+</p>
+
+<p>
+S’avviarono quindi a piedi per l’angusta strada,
+ed entrarono in meschina casupola, seguiti da
+un uomo, che portava i fardelli.
+</p>
+
+<p>
+— Questa è la mia povera casa, — disse Menecrate
+traversando il protiro&#8205;<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> — io qui vivo
+colla mia vecchia madre, ch’ora vedrai e che
+ti darà ospitalità finchè non t’avrò condotta nel
+palazzo Augustale all’Imperatrice Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+La vecchia, che stava nella sua stanza filando
+al chiarore d’una lucerna a due luminelli, dapprima
+aggrottò le ciglia, vedendo giungere il
+figlio in così perigliosa compagnia. Sentendo
+però ch’era una schiava mandata dal Governatore
+Gallione all’Imperatrice, cangiò all’istante,
+ed ebbe tutte le cure per lei, durante i tre giorni
+che precedettero la sua presentazione.
+</p>
+
+<p>
+Quando Menecrate uscì, lasciando Ottavia col
+torvo Nerone, era tutto contento, poichè non
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+s’immaginava mai che sarebbe così presto riuscito
+nel suo intento.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, dopo aver pianto, attese sperando che
+il marito, conosciuto il suo torto, smetterebbe
+lo sdegno e tornerebbe a lei.
+</p>
+
+<p>
+Vana speranza! Quale lo aveva lasciato tale
+lo ritrovò nel triclinio. Parlò colla madre Agrippina,
+parlò con Anneo Seneca, rise alle facezie
+del parassita Cercopiteco Panerote, ma alla moglie
+non rivolse mai la parola, e quasi volesse
+farle dispetto, si mostrava soverchiamente gentile
+pel giovinetto Sporo, suo favorito, che lo
+serviva.
+</p>
+
+<p>
+La misera Ottavia tratteneva a stento le lagrime,
+e appena terminato il pranzo, si ritirò
+nelle sue stanze.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, che aveva osservato il contegno
+del figlio e l’ambascia della nuora, pochi momenti
+dopo raggiunse questa, e trovatala in
+dirotto pianto, le chiese cosa fosse avvenuto.
+</p>
+
+<p>
+E Ottavia, gettandosele fra le braccia, le narrò
+la scena avvenuta quella mattina stessa per
+causa d’Atte e terminò esclamando:
+</p>
+
+<p>
+— Ahi misera, Nerone è per me cangiato!
+</p>
+
+<p>
+— Lo è per tutti, — rispose Agrippina tra mesta
+e crucciosa. — La frenesia per l’arte lo ha
+affascinato in guisa da chiamare presso di sè
+gente che non doveva mai porre il piede nella
+casa dei Cesari. Ma tu, povera giovinetta, rinfrancati,
+io cercherò di ricondurlo a te. Esso
+non resisterà, spero, ai voleri della madre, a
+cui deve il trono.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, più che per deferenza verso la
+nuora, teneva a pacificarle il marito, per tema
+che una concubina, assecondandone il lascivo
+temperamento, non esercitasse su lui quell’influenza
+che l’ingenua sposa non aveva mai cercato
+d’ottenere.
+</p>
+
+<p>
+Dalle stanze d’Ottavia si diresse nel suo appartamento,
+e ordinò a Lucio Azzerino suo liberto
+di chiamarle l’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Questi, ebro di falerno, era uscito dal triclinio
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+conducendo seco nelle sue stanze il favorito
+Sporo, dopo aver licenziati tutti gli altri.
+</p>
+
+<p>
+Il liberto Elio, al quale Lucio Azzerino passò
+l’ordine d’Agrippina, attese per comunicarlo
+all’Imperatore, che Sporo uscisse dalla camera
+di lui.
+</p>
+
+<p>
+Laonde dovette Agrippina lungamente aspettare,
+e quando il figlio le si presentò colla faccia
+riarsa, gli occhi scintillanti e malfermo in
+gambe, gli disse crucciata:
+</p>
+
+<p>
+— Tanto mi facesti attendere per mostrarti in
+tal guisa? E sei tu quel Nerone così saggio che
+emanasti decreti contro le publiche cene e le
+crapule?
+</p>
+
+<p>
+— Se sono ebro, o madre, rendine grazie agli
+Dei, perchè il vino discaccia da me ogni tormentoso
+pensiero, e mi rende buono e cortese.
+</p>
+
+<p>
+— S’egli è così, — interruppe Agrippina, — ascolta
+ora il consiglio di tua madre.
+</p>
+
+<p>
+— Parla.
+</p>
+
+<p>
+— Tu arrecasti fiero dolore ad Ottavia. Essa
+ne pianse a calde lagrime.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè osò censurarmi prima alla presenza
+d’un citaredo e d’una schiava, e importunarmi
+poi con rampogne di stolta gelosia? Siffatte
+audacie io non sopporto. Non so chi mi trattenne
+dall’afferrarla e strangolarla colle mie
+mani. La salvarono l’amore e il rispetto che
+nutro ancora per lei.
+</p>
+
+<p>
+— Se sono vere le entusiastiche lodi, colle
+quali in sua presenza tu esaltasti quella figlia
+d’Acaja, certo che il tuo rispetto per lei fu in
+quel punto da te dimenticato.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè avrei dovuto nascondere la mia ammirazione
+per l’arte e la bellezza di quella
+donna?
+</p>
+
+<p>
+— Dandole però asilo nel palazzo dei Cesari,
+tu non fai che accrescere i sospetti e le angosce
+di tua moglie.
+</p>
+
+<p>
+— È a Ottavia non a me che la mandò Gallione:
+dovevo scacciarla? L’Imperatrice, — aggiunse
+poi sorridendo, — è gelosa delle canzoni
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+che udrò modulare dalla greca cantatrice; eppure
+io non lo sono delle melodie colle quali
+ogni dì la delizia Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+— Tienti a mente, o Claudio, ciò che disse
+Caio Giulio: la moglie di Cesare dev’essere rispettata.
+</p>
+
+<p>
+— Vanitosa, quanto stolta teoria, che non impedì
+ad Augusto di scacciar Scribonia, nè a Tiberio
+d’odiar Giulia, nè al divo Claudio di punir
+colla morte le dissolutezze di Messalina, quantunque
+foss’egli il più fiducioso dei mortali. E
+tu lo sai bene, o madre, che sapesti così dominarlo
+da lasciargli vedere e sentire quello soltanto
+che a te piacesse.
+</p>
+
+<p>
+— E tu non puoi lagnartene.
+</p>
+
+<p>
+— No, per gli Dei, e neppure Aulo Plancio.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, facendosi rossa e levandosi in piedi,
+esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— E torni ancora al temerario sospetto!
+</p>
+
+<p>
+Nerone l’abbracciò, e teneramente baciandola
+la costrinse di nuovo a sedere e le disse sottovoce:
+</p>
+
+<p>
+— O madre, tu conosci la cagione del mio
+odio contro quell’uomo.
+</p>
+
+<p>
+— Mostro! — mormorò Agrippina, allontanandolo
+da sè, con espressione di volto, non corrispondente
+alla severità di quelle parole, — è il
+falerno che ti fa delirare.
+</p>
+
+<p>
+— Madre, ti rammenti di quella sera che io....
+</p>
+
+<p>
+— Non voglio, nè debbo rammentarlo, — interruppe
+Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+— Quella sera io non era ebro, e allorchè ti
+dissi che tu esercitavi su me un fascino da rendermi
+tuo schiavo, tu mi baciasti.
+</p>
+
+<p>
+— Ed anche oggi ti bacio, — essa rispose,
+premendogli le labbra sulla fronte, — benchè
+tu non sii più per me il figlio d’un giorno.
+</p>
+
+<p>
+— Come puoi dir questo, o madre! — esclamò
+Nerone stringendola al seno.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi tu che te lo provi?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Scaccia da te tutti gl’istrioni, i mimi, i parassiti,
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+e manda altrove ad albergare quella
+greca.
+</p>
+
+<p>
+— Madre, tu chiedi troppo ai fumi del mio
+falerno.
+</p>
+
+<p>
+— Vedi, se m’appongo al vero, dicendo che
+tu sei cangiato, e che in te oggi parla il vino,
+ma non l’amore.
+</p>
+
+<p>
+— Tu vuoi togliermi tutto quello che mi diletta,
+ed altro non lasciarmi che le infantili carezze
+di Ottavia, e le conversazioni di Seneca,
+il quale m’infastidisce colle esortazioni a non
+perseguitare così spietatamente i cristiani.
+</p>
+
+<p>
+— E non ti bastano, — replicò la madre, — i
+tuoi studii, l’arte del canto, così nobile e soave,
+gli spettacoli del circo Massimo, gli edifizii intrapresi,
+che t’offrono occupazione e t’assicurano fama,
+e quei vezzi infine, che tu chiami infantili,
+ma che ti rendono invidiato da molti? Ritorna,
+o figlio, ritorna interamente a lei, e non si dica
+che tu la togliesti a Lucio Silano per renderla
+infelice.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, più che a tutt’altro, teneva a che
+Nerone rimanesse marito fedele e figlio ossequente,
+fosse pure troppo tiepido marito e troppo
+fervido figlio.
+</p>
+
+<p>
+Per ottenere da lui quanto gli aveva chiesto,
+continuava a tenerlo abbracciato, ad accarezzarlo
+e fissarlo con sguardo di raffinata etèra.
+</p>
+
+<p>
+Il desiderio di riprendere sul figlio il dominio
+che le sfuggiva, la spingeva tropp’oltre nelle
+moine, e cominciava a confondersi in lei con
+altro desiderio.
+</p>
+
+<p>
+Alcune frasi però sussurratele da Nerone,
+ch’erasi acceso più che mai in viso, la fecero
+rientrare in sè, e levatasi in piedi, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Tu vaneggi! Va nel cubiculo, ove t’attende
+la tua sposa. Il momento è propizio. Là sarai
+esemplare marito, qui, saresti figlio malvagio.
+</p>
+
+<p>
+Sotto mentita severità essa nascondeva l’emozione
+e la compiacenza.
+</p>
+
+<p>
+Nerone invece, nel cui animo cominciavano
+a balenare diggià selvaggi sensi, al rifiuto d’Agrippina,
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+alle parole di lei, in cui traspariva
+il sarcasmo, perdè il senno. Dopo avere invano
+implorato l’incesto, si preparava ad assalire la
+madre, allorchè dal liberto Azzerino fu annunziato
+Aulo Plancio.
+</p>
+
+<p>
+A quel nome ruggì Nerone ed esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Sempre codesto odiato! Va, va dunque, o
+madre di Cesare, prostituisciti a Macco&#8205;<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>.
+</p>
+
+<p>
+E lasciato bruscamente il nudo braccio d’Agrippina,
+che stringeva con forza convulsa
+fuggì via.
+</p>
+
+<p>
+A quell’impeto, a quell’ira, alle ingiuriose parole
+l’altra rimase sbigottita.
+</p>
+
+<p>
+Temette che il figlio fosse uscito di senno.
+</p>
+
+<p>
+Era intanto da lungo tempo tramontato il sole
+e venuta l’ora della <i>primae noctis intempestae</i>
+(come chiamavano i romani le prime ore della
+sera) e le lampade rischiaravano le sale del
+palazzo Augustale.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatrice Ottavia, indossata una veste
+d’oscuro bisso e coperta dal peplo notturno, lasciò
+le sue stanze, traversò il cavedio ed uscì
+nel peristilio.
+</p>
+
+<p>
+Ivi l’attendevano due schiavi lettighieri colla
+sua lettiga.
+</p>
+
+<p>
+Essa vi si adagiò, e preceduta da servi con
+torchi accesi e da due ancelle, che in vassoi dorati
+portavano una ghirlanda di fiori e alcuni
+oggetti preziosi, uscì dal palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo breve tragitto la lettiga arrestò davanti
+al tempio della Dea Viriplaca, che sorgeva sul
+Palatino.
+</p>
+
+<p>
+Ivi assistita da due Sacerdotesse, che l’avevano
+accolta sulla porta del tempio, Ottavia
+andò a prostrarsi al simulacro di quella Dea,
+destinata a placare i mariti e ricondurre la concordia
+nelle famiglie.
+</p>
+
+<p>
+Rimase a lungo genuflessa a pregare, poi, deposte
+le offerte ai piedi della statua, uscì dal
+tempio e tornò al palazzo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+</p>
+
+<p>
+La giovine Imperatrice fidava nel patrocinio
+della Dea, quantunque si fosse recata sola ad
+implorarla, mentre il culto esigeva che v’andassero
+i due coniugi assieme, e là, prostrati al
+simulacro, confessassero reciprocamente i loro
+torti, e si riconciliassero.
+</p>
+
+<p>
+Era però sovente cosa malagevole l’indurre
+o il marito o la moglie a questo passo, e allora
+quello dei due, che più teneva a ristabilire la
+concordia, si recava al tempio da solo per invocar
+la pace della famiglia.
+</p>
+
+<p>
+Così aveva fatto Ottavia, e rientrata ne’ suoi
+appartamenti, rimase qualche tempo sola, nella
+speranza di veder comparire da un momento
+all’altro il marito sereno ed affettuoso.
+</p>
+
+<p>
+Talvolta al desiderio di lei s’alternava il timore,
+ch’egli giungesse sì, ma per scagliarle
+contro nuovi rimproveri ed altere parole.
+</p>
+
+<p>
+Oh come la misera malediceva il momento in
+cui erasi presentata a lei la giovine greca! Come
+rimproverava Gallione e Menecrate, all’uno
+d’averla spedita, all’altro d’averla condotta, quantunque
+sentisse in cuor suo d’essere ingiusta
+verso di loro.
+</p>
+
+<p>
+Che se avesse potuto immaginare il recondito
+scopo del citaredo, questi non avrebbe più messo
+piede per certo nel palazzo dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+Tanto affetto e tanta abnegazione in una giovine
+e bellissima sposa non meritava davvero
+Nerone, che, come si vide, pensava a tradirla
+nei più nefandi modi.
+</p>
+
+<p>
+Ed esempi siffatti di fede costante erano ben
+rari nella corruzione dell’antica Roma.
+</p>
+
+<p>
+Adagiata sovra elegante accubito Ottavia attendeva
+e pensava, e talora, per distrarsi, prendeva
+dal desco, ch’erale vicino, un papiro e si
+metteva a leggerlo al chiarore della lampada
+posta sovr’alto candelabro a piede, dallo scapo
+finamente lavorato a cesello.
+</p>
+
+<p>
+Erano alcuni brani del poema <i>La Farsaglia</i> di
+Marco Anneo Lucano, nepote di Seneca, giovine
+poeta, che Nerone allora colmava d’onori.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto dagli spazii della clessidra si vedevano
+passare le ore, e il desiderato sposo non compariva.
+Ebbe per un istante l’idea di farsi coraggio
+e andarlo a trovare; ma contro questo
+consiglio si ribellò l’amor proprio di lei.
+</p>
+
+<p>
+Essa non doveva implorare venia perchè nulla
+aveva a rimproverarsi.
+</p>
+
+<p>
+La sua dolcezza non doveva trascinarla fino
+a codesta umiliazione, e per timore che il desiderio
+di pace finisse per costringervela, levossi
+in piedi, e passò nella stanza da letto.
+</p>
+
+<p>
+Ivi l’attendevano le ancelle per raccoglierle
+le chiome nella reticella, ed aspergerle il corpo
+coll’irino di Corinto, mentre la schiava <i>vestiplica</i>
+ripiegava le biancherie e le vesti.
+</p>
+
+<p>
+Compiuta la bisogna, Ottavia le licenziò e posto
+il nudo piedino sullo scanno, entrò nel letto
+matrimoniale, ed attese ancora adagiata sul
+fianco, posando il braccio sul <i>cubitale</i>&#8205;<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Vegliò gran parte della notte, ma il sonno nei
+giovani finisce per trionfare di qualsiasi cura.
+Sentì a poco a poco aggravarsi le palpebre e
+cominciò a sonnecchiare.
+</p>
+
+<p>
+Le parve nel dormiveglia udire da lungi la
+voce di Nerone che cantava. Credette a un sogno,
+e alcuni istanti dopo era profondamente
+addormentata.
+</p>
+
+<p>
+Da più d’un’ora dormiva, allorchè fu desta
+all’improvviso da un violento bacio sulla bocca.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span></p>
+
+<h2 id="cap3"><span class="smcap">Capitolo III.</span>
+<span class="smaller">Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti
+di Seneca.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Non fu sola Ottavia che quella notte vegliò
+fino a tarda ora per aspettare Nerone; per la
+stessa ragione vegliò anche Agrippina. L’una
+attendeva per vederlo tornare a lei a chiederle
+amore, l’altra per vederlo pentito chieder perdono.
+L’una aspettava dolente, l’altra sdegnosa.
+</p>
+
+<p>
+Ma Nerone, invece di scendere nella propria
+coscienza, e riconoscere i suoi torti, uscito dalle
+stanze della madre, chiese, com’era solito, all’arte
+l’oblio delle male azioni commesse in quel
+giorno.
+</p>
+
+<p>
+Seguito da uno schiavo, che portava la citara,
+scese nel giardino, e sedutosi tra le piante del
+<i>gestazio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a> si mise a cantare.
+</p>
+
+<p>
+Le foglie, leggermente agitate dalla brezza di
+primavera, il chiarore della luna, che avviluppava
+in un’aureola d’argento gli alberi, i fiori
+e lo sterminato palazzo, il silenzio che regnava
+dintorno, tutto quel tesoro di pace, col quale
+la natura lenisce le miserie umane, raddolcirono
+il travagliato spirito di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+</p>
+
+<p>
+Cessò dal canto, depose la citara, e pensò,
+tornando suo malgrado ai teneri ricordi.
+</p>
+
+<p>
+Vide come in eterea visione la soave figura
+d’Ottavia; rammentò le dolcezze di lei, i suoi
+vezzi, quasi infantili, la sua beltà che, al dir
+d’Agrippina, tanti gl’invidiavano, e impetuoso,
+com’era in tutti i suoi sentimenti, non resistette
+al desiderio di veder la moglie, e balzato in piedi
+rientrò nel palazzo e mosse verso le stanze di lei.
+</p>
+
+<p>
+Come si vede, i nobili sentimenti cercavano
+ancora di lottare in esso contro il malvagio
+istinto. Ma erano pur troppo le lotte estreme.
+</p>
+
+<p>
+Egli entrò a pian passo nel cubiculo, e fattosi
+presso il letto, stette a contemplare la giovane
+sposa, che dormiva supina, facendo delle nude
+braccia sostegno al capo. La temprata luce del
+<i>licno</i>&#8205;<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> che pendeva dal soffitto, dava alla bella
+dormente eterea forma.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, chino su lei, stette per qualche tempo
+a contemplare quel seno palpitante sotto la sottilissima
+veste, quella fronte d’avorio e quelle
+labbra, che parevano schiudersi ad un sorriso,
+lasciando travedere i denti.
+</p>
+
+<p>
+Come se fosse cosa nuova per lui, non resistette
+a lungo, e le diede quel premuto bacio
+che la destò.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, riconoscendo il marito, mandò un
+grido di gioia, e gli cinse il collo colle braccia,
+dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— O Claudio, dunque la Dea m’esaudì.
+</p>
+
+<p>
+— Di qual Diva tu parli?
+</p>
+
+<p>
+— Della Viriplaca.
+</p>
+
+<p>
+E qui gli narrò come si fosse recata a sera
+ad intercedere da lei la concordia coniugale.
+</p>
+
+<p>
+— Fu Venere invece che mi condusse a te, — soggiunse
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— E non Cupido? — chiese sorridendo Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Venere, Cupido, Volupia,&#8205;<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> e sopratutto
+un irresistibile desiderio di te.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+</p>
+
+<p>
+E svestita, così dicendo, la lunga tunica, che
+lo ricopriva, s’adagiò nel letto al fianco di lei,
+che accarezzandogli i capelli e baciandolo, gli
+chiese se fosse a lei dedicato quel canto, che
+aveva udito prima d’addormentarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Come! — esclamò Nerone con aria di compiacenza, — la
+mia voce giunse fino a te! Eppure
+io non la spiegava del tutto, perchè l’aveva
+stancata col gridare in questo dì nefasto: eppure
+da due giorni non ho tenuto sul petto la lastra
+di piombo, per renderla chiara e sonora. Vedi
+dunque tu stessa che la mia voce è potente, e
+posso sfidare qualsiasi cantore, e lo stesso mio
+maestro Terpno.
+</p>
+
+<p>
+E la presunzione nell’arte gli faceva quasi dimenticare
+l’ardore dei sensi, che Ottavia nella sua
+pudica riservatezza non cercava di tener desto.
+</p>
+
+<p>
+La lascivia però non tardò a riprendere il
+disopra sull’arte, e quella notte il talamo imperiale
+nulla ebbe da invidiare al <i>letto geniale</i>
+in cui la prima notte del matrimonio l’aveva
+condotta la Pronuba.
+</p>
+
+<p>
+Albeggiava di già quando si separarono.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, nell’esuberanza del contento, discese
+dal letto, indossò la sua tunica bianca, e prima di
+chiamar le ancelle, uscì sopra il <i>meniano</i> (o terrazzino)
+per salutar con un sorriso di gioia l’aurora.
+</p>
+
+<p>
+Il cielo era limpidissimo. Come se fosse un
+riflesso dell’anima sua, vide il Campidoglio, il
+Tabellario, il tempio di Castore e Polluce, e i
+più eminenti edifizii di Roma avvolti nella tinta
+rosea del mattino, e rimase a contemplar lungamente
+il sublime spettacolo.
+</p>
+
+<p>
+Passò poscia nella stanza del bagno, e s’immerse
+nell’odoroso lavacro. Sedette quindi nel
+cubiculo, e dalla famula, a ciò destinata, si fe’
+quel giorno acconciar con cura maggiore. Si fece
+inanellare i biondi capelli, lasciandoli cadere
+dietro le spalle, e tenendoli raccolti sul capo con
+una <i>vitta</i>&#8205;<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> di seta azzurra. Tra le sue gemme
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+scelse due orecchini di grossi <i>elenchi</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> Cinse
+il braccio sinistro con ricco <i>spintere</i>&#8205;<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>, l’altro
+con braccialetto, formato da anelli a spirale; e
+avvolse sotto il seno una <i>mamillare</i>&#8205;<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> trapunta.
+</p>
+
+<p>
+Benchè sempre elegante ed accurata, essa non
+aveva mai dimostrata la ricercatezza di quel
+giorno nel farsi più bella.
+</p>
+
+<p>
+Teneva a rendersi seducente, si proponeva
+di porre in opera tutti i suoi vezzi, assoggettarsi
+a qualsiasi sacrifizio pur di conservare il
+riconquistato affetto del marito.
+</p>
+
+<p>
+Era ingenuo proposito il suo, perchè ignorava
+da quale impetuoso turbine di lascivia foss’egli
+agitato.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, abbandonato il talamo, e rientrato
+nel suo appartamento, trovò il suo antico pedagogo.
+</p>
+
+<p>
+Costui aveva nome Aniceto, ed era il suo confidente,
+il suo complice, la sua spia, il più abbietto
+de’ suoi cortigiani, l’uomo infine che per
+avidità di lucro era pronto a qualsiasi malvagia
+azione.
+</p>
+
+<p>
+Madre natura, che lo aveva così mal dotato
+nel morale, non era stata più generosa nel
+fisico.
+</p>
+
+<p>
+Sopra un corpo magrissimo e allampanato si
+posava la testa coperta di radi capelli rufi, misti
+ad incipiente canizie, quantunque non toccasse
+ancora i quarant’anni. Dalla faccia giallastra e
+rasa, si sporgeva in fuori un gran naso aquilino,
+e sotto enormi sopracciglia, rufe come i
+capelli, erano sepolti due occhietti piccoli e
+chiari, ma che avevano guardatura furbesca e
+cattiva.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nerone, che per quel mostro non aveva segreti,
+lo condusse nella <i>zotheca</i>&#8205;<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> e là adagiatosi
+sopra un lettulo coperto da una pelle di
+pantera, gli narrò tutte le cose occorsegli il dì
+innanzi, il rancore provato contro Ottavia per
+causa della citarista greca, la scena avuta colla
+madre, e le delizie coniugali di quella notte
+nei più sconci particolari, deridendo la goffaggine,
+con cui Ottavia rispondeva ai suoi trasporti.
+</p>
+
+<p>
+— È bella, — egli aggiunse, — è soave, ma
+non è quella ch’io cerco.
+</p>
+
+<p>
+— Al divo Cesare, — rispose il cortigiano, — non
+sarà malagevole trovar dovizia d’altri amori,
+se quelli del cubiculo coniugale lo tediano, senza
+ricorrere all’incesto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh fu quella l’aberrazione d’un momento,
+prodotta dai fumi del falerno. Oggi ne provo
+ribrezzo, come mi pento d’aver oltraggiata mia
+madre. Ma credi tu, Aniceto, che Aulo Plancio
+sia l’amante di lei?
+</p>
+
+<p>
+— Non so.
+</p>
+
+<p>
+— Indaga.
+</p>
+
+<p>
+— Obbedirò.
+</p>
+
+<p>
+— Hai null’altro a riferirmi?
+</p>
+
+<p>
+— Anneo Seneca è in questo momento nelle
+stanze dell’Imperatrice Agrippina, che lo fece
+chiamare.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà per querelarsi contro di me, — osservò,
+sorridendo, Nerone. — Vorranno ch’io
+dimandi venia alla madre oltraggiata, e a questo
+sono pronto.
+</p>
+
+<p>
+— Forse qualcos’altro si esigerà dal divo
+Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— E che mai?
+</p>
+
+<p>
+— Venendo qui, m’imbattei nel cavedio in
+una fanciulla di splendida bellezza accompagnata
+da Egloga. Al liberto Lucio Azzerino, che
+la seguiva, chiesi chi fosse quella giovine.
+</p>
+
+<p>
+— Era Atte per certo, — interruppe Nerone
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+infiammandosi in volto. — E che ti disse il liberto
+di mia madre?
+</p>
+
+<p>
+— Essere una citarista e cantatrice di Corinto,
+mandata in dono da Gallione all’Imperatrice Ottavia,
+e che Agrippina vuole assolutamente che
+sia da te, o Imperatore, allontanata dal palazzo
+Augustale.
+</p>
+
+<p>
+— Per Giove, — esclamò Nerone, balzando
+in piedi; — questo non l’otterranno mai. Io, che
+cerco l’ebbrezza dell’arte e dell’amore, non acconsentirò
+certo a separarmi da quella figlia
+d’Acaja, che colla bellezza m’innamora, e mi
+rapisce col canto. Oh no!
+</p>
+
+<p>
+E camminava agitato per la zotheca.
+</p>
+
+<p>
+Aniceto, l’umile pedagogo, che nella coscienza
+della propria inferiorità odiava Seneca, e non lasciava
+sfuggire occasione senza lanciar contro
+di lui qualche maligna insinuazione, uscì in queste
+parole:
+</p>
+
+<p>
+— Non adirarti, o Cesare; qui solo imperi, e
+non devi permettere che altri ti detti legge, non
+devi permettere che il tuo maestro abusi del
+potere, che tu gli concedi.
+</p>
+
+<p>
+— Lascio che Seneca e Burro s’occupino degli
+affari di Stato, perchè ciò mi giova; ma delle
+mie azioni sono arbitro io solo. Di questo voglio
+dar prova sul momento.
+</p>
+
+<p>
+E lasciato Aniceto, si recò nella stanza della
+madre.
+</p>
+
+<p>
+Seneca era ancora con lei.
+</p>
+
+<p>
+La severa faccia del calvo filosofo dall’occhio
+ampio e bruno, dallo sguardo espressivo, non
+si turbò affatto, vedendo comparire Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Invece le pallide guancie d’Agrippina, sorpresa
+per quella improvvisa apparizione, si tinsero
+d’un leggiero incarnato.
+</p>
+
+<p>
+Il figlio piegò un ginocchio davanti a lei e le
+disse:
+</p>
+
+<p>
+— Pentito dell’offesa che ti recai, vengo a chiedertene
+venia.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina levossi in piedi, e rialzatolo, lo
+strinse fra le braccia e lo baciò in fronte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quella spontanea ammenda del figlio la lusingava
+e le faceva rinascere la speranza di non
+aver perduto del tutto il suo ascendente su lui.
+</p>
+
+<p>
+Gli disse poi:
+</p>
+
+<p>
+— La Dea Viriplaca ti ricondusse ad Ottavia,
+il Sommo Giove t’ha ricondotto a me. Del nefasto
+giorno di ieri più dunque non si parli.
+</p>
+
+<p>
+— E poichè venisti, o Nerone, — aggiunse
+Seneca, — lascia ch’io ti parli invece di più
+gravi faccende.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, pensando che si trattasse d’Atte, sentì
+ribollire il sangue, e stava per respingere la
+proposta prima che venisse fatta.
+</p>
+
+<p>
+Riuscì però a trattenersi, ed attese che il
+maestro parlasse.
+</p>
+
+<p>
+I Senatori meno facoltosi ringraziavano Cesare
+per aver accordato loro un assegno mensile di
+cinquecento sesterzi (dodicimila cinquecento
+scudi). Era stata approvata la gratuita distribuzione
+di grano ai soldati pretoriani mese per
+mese.
+</p>
+
+<p>
+Per evitare la falsificazione dei testamenti
+era intenzione del Senato di emanare l’ordine
+che venissero suggellati e marcati con tre fori,
+entro i quali si passasse per tre volte una cordicella,
+e che le prime parti del testamento,
+dov’erano scritti i primi e secondi eredi, fossero
+note soltanto a coloro che dovevano suggellarle
+e sottoscrivere col nome del testatore; che
+i notai non potessero scrivere sè medesimi eredi
+per alcuna porzione.
+</p>
+
+<p>
+Quanto alle nuove cose edilizie ideate dall’Imperatore,
+il Senato approvava il progetto di costruire
+dei portici fra i casamenti isolati, e intorno
+alle altre case per garantire i cittadini
+dagli ardori della canicola e dalle intemperie
+del verno; ma trovava per ora di difficile esecuzione
+il protrarre fino ad Ostia le mura di
+Roma, e per un canale condurre il mare fino
+alle mura vecchie di questa città.
+</p>
+
+<p>
+Dovendosi poi trattare in Senato altre riforme
+riguardo ai Consoli ed ai Questori, s’attendeva
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+che l’Imperatore designasse il giorno per assistere
+alla discussione.
+</p>
+
+<p>
+Tutte queste cose riferì Seneca, senza che
+Nerone facesse osservazioni di sorta.
+</p>
+
+<p>
+Egli aspettava che si venisse a parlare d’Atte.
+</p>
+
+<p>
+Ma su di lei non pronunziarono motto nè Seneca
+nè Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+Di questo silenzio fu meravigliato Nerone.
+</p>
+
+<p>
+O il liberto Azzerino aveva mentito ad Aniceto,
+o qualcosa si nascondeva sotto l’apparente
+indifferenza della madre e del maestro.
+</p>
+
+<p>
+Spinto dal desiderio di porre in chiaro la cosa,
+dopo il <i>jentaculo</i> (o colazione) si recò nelle
+stanze della moglie.
+</p>
+
+<p>
+Essa non v’era, e dalle ancelle seppe ch’era
+discesa nell’orto assieme ad Atte.
+</p>
+
+<p>
+Ciò accrebbe in lui la sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la gelosa ostilità addimostrata il dì innanzi,
+come poteva Ottavia condur seco a diporto
+la schiava greca?
+</p>
+
+<p>
+Senza frapporre indugio le andò a raggiungere,
+sempre più impaziente di sapere se si tramasse
+qualche cosa a sua insaputa.
+</p>
+
+<p>
+Trovò Ottavia in un ombroso viale seduta
+sopra sedile di marmo, e Atte ritta in piedi davanti
+a lei.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatrice, come lo vide, andò ad incontrarlo
+e gli dimandò se venisse, com’era suo
+costume, a declamar sotto quelle piante qualche
+nuovo componimento.
+</p>
+
+<p>
+— No; — rispose l’altro, — avendo inteso
+ch’eri qui colla tua citarista, credevo che questa
+stesse allietandoti col suo canto, e voleva dividerne
+il piacere con te, mia bella Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Questa disse che aveva fatto chiamare la greca
+per condurla con sè a diporto nella villa, e farle
+narrar le vicende della sua esistenza passata.
+</p>
+
+<p>
+— Povera fanciulla, — soggiunse poi, — essa
+pretende che la sua stirpe da alto lignaggio sia
+discesa alla misera condizione degli schiavi.
+</p>
+
+<p>
+— E in qual modo? — chiese Nerone rivolgendosi
+ad Atte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Questo ignoro, — rispose la citarista; — quanto
+esposi alla diva Imperatrice, udii sovente
+ripetere nella mia famiglia.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, ferma nel proposito di mostrare a
+Nerone come fosse scomparsa in lei ogni sinistra
+prevenzione contro quella giovine, e mostrare
+invece per essa interesse grandissimo,
+soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Conviene, o Claudio, aiutarla a rintracciare
+una sua sorella di latte, che moltissimo l’amava,
+e che da alcuni anni lasciò Corinto per trasportarsi
+in Roma colla famiglia in un suo palazzo.
+</p>
+
+<p>
+— E chi eran costoro? — dimandò l’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+— Dei ricchi mercanti. Il capo aveva nome
+Plauzio Laterano.
+</p>
+
+<p>
+— Forse quello che fece testè edificare un
+palazzo presso la porta Celimontana?
+</p>
+
+<p>
+— Lo ignoro.
+</p>
+
+<p>
+— E la fanciulla ha nome?
+</p>
+
+<p>
+— Rubea.
+</p>
+
+<p>
+— E ti sta veramente a cuore il rintracciarla?
+</p>
+
+<p>
+— Quanto una vera sorella.
+</p>
+
+<p>
+— E non ti scrisse mai?
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè, no!
+</p>
+
+<p>
+— E se tanto ti portava affetto, come avviene
+ch’essa non siasi più curata di te?
+</p>
+
+<p>
+— Temo sempre che le sia accaduta sventura,
+e l’anima mia è piena di dolore, e piango
+per quella cara, ne’ miei sogni, la piango vegliando
+nelle mie canzoni.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, per gli Dei, — esclamò Nerone con
+forza di parlar concitato, — conserva, o bella
+greca, la tua voce celeste, conserva le armonie
+del tuo <i>simikion</i> a più sublimi amori.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè, — entrò a dire Ottavia, — non
+vuoi tu che questa buona fanciulla rimpianga
+l’amica sua e desideri di rivederla? Essa mi
+pregò d’intercedere perchè se ne faccia ricerca,
+e tu, o Claudio, quasi rifiuti.
+</p>
+
+<p>
+— Non rifiuto; anzi lascio che l’Imperatrice
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+dia ordine ai Consoli di fare indagini e scoprire
+se codesta famiglia Laterano soggiorni ora nella
+vastissima Roma.
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, io ti ringrazio, — rispose
+Atte inchinandosi, — e t’assicuro che se Rubea
+è qui, la sua bellezza non sarà certo sfuggita
+agli occhi dei cittadini.
+</p>
+
+<p>
+E qui fece così entusiastica descrizione di lei,
+che Nerone la interruppe dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Se per una giovine amica han tanto bagliore
+i tuoi occhi, han tanto fuoco le tue parole,
+che sguardi appassionati, che sublime eloquenza
+dev’essere la tua parlando ad uomo
+amato.
+</p>
+
+<p>
+— Quest’uomo non lo conobbi ancora.
+</p>
+
+<p>
+— Asserisci il vero?
+</p>
+
+<p>
+— Lo giuro per la memoria dei miei poveri
+morti. Come poteva un’infelice schiava illudersi
+d’essere amata, come d’esserla io sogno?
+</p>
+
+<p>
+— Lo sarai adesso ch’io ti diedi la libertà.
+</p>
+
+<p>
+L’ingenua Ottavia ascoltava e taceva, non sospettando
+che il marito parlasse per conto proprio,
+dopo l’affettuosa riconciliazione della scorsa
+notte, e non osando fare osservazione di sorta,
+per non essere costretta di ricorrere nuovamente
+alla Dea Viriplaca.
+</p>
+
+<p>
+Atte fu rimandata nelle sue stanze, e Nerone
+si mise a passeggiare sotto le piante, cingendo
+col braccio le spalle della moglie e cercando
+d’investigare qualcosa sul conto di quanto il liberto
+d’Agrippina aveva detto ad Aniceto.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo di non riuscire, prese, come suol
+dirsi, il toro per le corna, e dimandò:
+</p>
+
+<p>
+— Franca rispondi, Ottavia mia, spiace a te
+che io abbia annoverata la citarista tra i famigli
+tuoi, che dimorano entro il palazzo?
+</p>
+
+<p>
+— E perchè dovrebbe spiacermi? Ciò piace a
+te, e basta.
+</p>
+
+<p>
+— Ma i tuoi sospetti, i tuoi rimproveri, il tuo
+cruccio di ieri?
+</p>
+
+<p>
+— Non ricordarmeli, o Claudio! Ne feci ammenda
+al simulacro della Dea. Vedi tu stesso com’oggi
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+sia cangiata, poichè a quella figlia d’Acaja tanto
+m’interesso.
+</p>
+
+<p>
+— Saprai forse che l’Imperatrice Agrippina
+vorrebbe revocati gli ordini miei.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, perchè stamane mi chiamò per
+dirmi ch’io doveva assolutamente esiger questo
+da te, per non compromettere la concordia rinata
+fra noi.
+</p>
+
+<p>
+— È questo cómpito indegno ch’ella si assunse
+presso di te! — mormorò Nerone facendosi
+livido e digrignando i denti.
+</p>
+
+<p>
+— Calmati!
+</p>
+
+<p>
+— E tu che rispondesti?
+</p>
+
+<p>
+— Che i desiderii di Cesare eran legge per
+me, che la sua volontà doveva esser fatta, e che
+del resto io m’affidava alla protezione degli Dei.
+</p>
+
+<p>
+Si scorgeva da queste parole che l’anima d’Ottavia
+non era del tutto rassicurata sulla sua
+sorte avvenire.
+</p>
+
+<p>
+Ma Nerone non le badò, e rientrò nei suoi
+appartamenti, fantasticando sempre sulle intenzioni
+della madre.
+</p>
+
+<p>
+Se questa non aveva parlato, lo si doveva
+alla sagace filosofia di Seneca.
+</p>
+
+<p>
+Egli fece osservare a lei che Nerone non era
+più il docile giovinetto d’un giorno e che tal
+focoso temperamento, tale ferrea volontà s’erano
+manifestati in esso, da rendere impossibile il
+dominarlo, ed anche ben malagevole il renderlo
+deferente ai consigli altrui. Conveniva, per averlo
+più mite, non osteggiare le sue velleità d’artista,
+e mostrarsi indifferente ai suoi capricci erotici.
+Se essa non si fosse opposta a farlo istruire
+negli studii della filosofia, forse oggi comprenderebbe
+da sè stesso quale cosa sconveniente sia
+il farla da istrione. Ma volendogli dimostrare
+adesso codeste verità si correrebbe rischio di
+trascinarlo, per ostinazione, a maggiori volgarità.
+Così, volendogli imporre lo sfratto della
+giovine greca, si esporrebbero a sicuro rifiuto
+e andrebbero incontro a più gravi scandali.
+Se, come assicurava Agrippina, il figlio erasi
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+già innamorato di quella schiava, movendo
+guerra al sentimento di lui, non si farebbe che
+accrescerlo, perchè la cosa vietata acquista in
+chi la desidera pregio maggiore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se quella donna, — osservò a sua volta
+Agrippina, — esercitasse poi sull’animo di Cesare
+quell’impero, che Ottavia non ebbe mai,
+chi giungerà a distruggerlo?
+</p>
+
+<p>
+— Il tempo, la sazietà, ed altre donne.
+</p>
+
+<p>
+Queste teorie, alquanto ciniche, ma giustissime
+del filosofo, poco garbavano all’Imperatrice
+Agrippina. Ma pure si lasciò persuadere
+a non pronunziare più col figlio il nome d’Atte,
+tanto più che Ottavia stessa, ch’era in questa
+faccenda la più interessata, si rifiutava di chiedere
+al marito il congedo della citarista.
+</p>
+
+<p>
+Quello stesso giorno, durante il pranzo (o
+merenda) e durante la cena, Nerone si mostrò
+verso la moglie e la madre oltremodo cortese.
+Non si curò affatto del giovinetto Sporo suo favorito,
+e fu affabile più dell’usato verso il cognato
+Britannico, che non alloggiava nel palazzo,
+ma era sovente invitato a cena insieme ad Antonina
+sorella di lui e d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Terminato il banchetto verso l’ora quinta
+dopo il meriggio, uscirono tutti dal triclinio e
+passarono nell’exedra rischiarata dal raggi del
+sole, che volgeva al tramonto. Sedettero in circolo,
+e Nerone, rivolto alla moglie, le chiese di
+permettere che la sua citarista venisse a deliziarli
+col canto. Intanto sottecchi guardava la
+madre per osservare il contegno di lei a questa
+proposta.
+</p>
+
+<p>
+Ma la furba Agrippina, memore dei suggerimenti
+di Seneca, fu pronta e disse:
+</p>
+
+<p>
+— Oh, sì, permettilo, Ottavia, poichè a me
+non venne fatto ancora d’udirla cantare.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, non meno sorpresa di Nerone per
+questo improvviso cambiamento, ordinò che
+Atte venisse.
+</p>
+
+<p>
+E questa apparve poco dopo bellissima colle
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+sue ricche chiome disciolte e la bianca tunica,
+che stretta ai fianchi da cingolo azzurro, faceva
+risaltare mirabilmente i rilievi del seno.
+</p>
+
+<p>
+Si fermò in mezzo alla stanza sotto il <i>compluvio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>
+dal quale pioveva su lei lo splendore del
+sole, avviluppandola in un’aureola dorata.
+</p>
+
+<p>
+Se l’astuta fanciulla l’aveva fatto apposta per
+mandare in visibilio l’Imperatore, otteneva pienamente
+l’intento. Nerone rimaneva così estatico
+a guardarla, che non pensava più allo
+scopo per cui l’aveva chiamata.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, non riuscendo a nascondere interamente
+l’interno rammarico, dimandò alquanto
+concitata al marito perchè non la facesse
+cantare.
+</p>
+
+<p>
+— Ella t’appartiene, — rispose Nerone, — sei
+tu che devi comandarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Canta dunque, — le disse l’Imperatrice, — canta...
+dell’amica che cerchi.
+</p>
+
+<p>
+Atte fece un inchino, e dopo alcuni accordi
+temprò sul <i>simikion</i> un’elegia, dando alla sua
+voce così mesta intonazione, che ogni nota sembrava
+un gemito uscito dal cuore.
+</p>
+
+<p>
+Terminato il canto, Nerone rimase assorto,
+Britannico applaudì, Ottavia, sinceramente commossa,
+lodò la citarista, e Agrippina rimase
+muta, accontentandosi d’approvare con un moto
+del capo.
+</p>
+
+<p>
+Essa s’acconciava a non osteggiare le fantasie
+del figlio; ma non voleva lusingarle troppo.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè venne congedata, Atte risalì nei <i>cenaculi</i>&#8205;<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>
+dov’era la sua cella, sita tra quella
+delle nutrici e la stanza di Sporo.
+</p>
+
+<p>
+Era notte inoltrata e tutto buio e silenzio nella
+casa Augustale.
+</p>
+
+<p>
+Atte mezzo spoglia e avvolta in un amitto, sedeva
+presso la piccola mensa rotonda, ch’era
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+presso il suo letto e sulla quale ardeva entro
+lampada di bronzo l’<i>ellinio</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>
+</p>
+
+<p>
+Ella erasi bene accorta del sentimento inspirato
+a Nerone, di cui l’avevano profondamente
+colpita il carattere ardente e la generosità.
+</p>
+
+<p>
+Doveva ritrarre il piede dalla china fatale, o
+lasciar che si realizzassero i sogni suoi d’amore
+e di grandezza?
+</p>
+
+<p>
+Stava assorta in questi pensieri quando fu
+picchiato all’uscio.
+</p>
+
+<p>
+Balzò in piedi atterrita e dimandò chi fosse.
+</p>
+
+<p>
+— Son io, — si rispose al di fuori.
+</p>
+
+<p>
+— E chi sei tu?
+</p>
+
+<p>
+— L’Imperatore.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span></p>
+
+<h2 id="cap4"><span class="smcap">Capitolo IV.</span>
+<span class="smaller">Impudenza.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Mentr’essa tutta tremante gettava via l’amitto
+e tornava ad indossare la tunica,
+</p>
+
+<p>
+— Apri! — gridò Nerone imperiosamente.
+</p>
+
+<p>
+Atte andò a disserrare i <i>claustri</i> della porta
+e poi indietreggiò atterrita, quando Nerone spalancò
+con forza i due battenti.
+</p>
+
+<p>
+— Divo Cesare, — ella chiese con tremula
+voce, — che dimandi da me?
+</p>
+
+<p>
+— Amore e voluttà. Se conosci i pregi immensi
+di cui ti fu larga Venere, non devi sorprenderti
+se a Claudio Nerone ribollì il sangue
+al solo vederti. Fanciulla divina, tu devi esser
+mia.
+</p>
+
+<p>
+E le si avvicinò.
+</p>
+
+<p>
+— Sii generoso, o Imperatore, — mormorò
+essa scostandosi: — non vilipendermi perchè
+io sono una povera figlia di schiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Se io volessi vilipenderti, non lotterei qui
+adesso contro me stesso per tenere a freno il
+mio temperamento, e non strapparti di dosso
+le vesti, e stringendoti fra le mie braccia, gettarti
+su quel letto in tutto lo splendore della
+tua nudità, e baciarti e morderti, sitibondo di
+voluttà.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E l’imperatore avrebbe cuore d’oltraggiarmi
+così? — mormorò Atte guardandolo supplichevole.
+</p>
+
+<p>
+— È appunto il cuore che trattiene i sensi,
+perchè t’amo, perchè voglio essere riamato da
+te, voglio che tu in un trasporto d’amore mi
+conceda quello ch’io non oso rapirti.
+</p>
+
+<p>
+E questo egli diceva tenendola abbracciata e
+baciandola.
+</p>
+
+<p>
+Atte cercava di rompere quell’amplesso, d’evitare
+quei baci, ed implorava pietà, e pregava
+Nerone a non smentire le proprie parole, a non
+violentarla.
+</p>
+
+<p>
+— Claudio Nerone non mente, non ti faccio
+violenza; ma lascia ch’io senta palpitare il tuo
+cuore sul mio, ch’io respiri del tuo respiro, e
+se per caso smarrissi del tutto la ragione ti do
+quest’arma per difenderti.
+</p>
+
+<p>
+E, con una mano distaccato dal fianco sinistro
+il <i>pugio</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> lo depose sulla mensa.
+</p>
+
+<p>
+In quest’atto di mentita magnanimità trapelava
+l’indole dell’istrione. Ma fors’egli in quel
+momento d’aberrazione era in buona fede.
+</p>
+
+<p>
+Continuava a dichiarare di non voler usar
+violenza ad Atte, ma intanto stringeva sempre
+più l’amplesso, sempre più fervidi si facevano
+i baci, ond’essa, dopo aver cercato invano di
+respingerlo, di persuaderlo, senza ottenere da
+lui altra risposta che iperboli d’amore, cessò
+dalla resistenza, quasi dicesse tra sè:
+</p>
+
+<p>
+— Il destino lo vuole, fa di me le tue voglie.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Vesta, la Dea della verginità più
+nulla aveva a proteggere nella fanciulla d’Acaja,
+questa, seminuda, balzò dal letto, sul quale
+aveva giaciuto a fianco di Nerone, e fissandolo
+con aria imperterrita, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Guarda, o Cesare, io non piango, io non
+tremo, io non mi pento d’averti sacrificato il
+mio fiore verginale. Ma tu non menarne vanto
+perchè non sei tu che hai trionfato, sono io che
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+cedetti, e cedetti perchè t’amo fin da quando
+udii in Corinto celebrar le tue gesta di Principe
+e d’artista. Ov’io non t’avessi riamato, nessuna
+seduzione, nessuna promessa, nessuna forza
+brutale sarebbero valse a vincermi. L’arma
+che tu mi desti te l’avrei strappata dal fianco
+per immergermela nel petto e lasciarti il mio
+cadavere. T’appartenni perchè t’amo e t’amerò
+sempre. Ora so quello che m’aspetta; so che
+altra donna torrà a me quel ch’io tolsi alla
+diva Ottavia. Ma ti giuro, che qualunque sia il
+destino a me riserbato, io, benchè derelitta, non
+t’abbandonerò mai e sarò l’<i>Agathodaemon</i>&#8205;<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>
+della tua vita.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, affascinato più che mai dalla franca
+confessione d’Atte e dalle sue nobili parole,
+attirandola a sè e di nuovo baciandola, le disse:
+</p>
+
+<p>
+— L’avvenire che t’attende sarà più splendido
+forse che tu non creda.
+</p>
+
+<p>
+Il crepuscolo mattutino cominciava appena
+a diradare il buio della notte, quando Nerone
+uscì dalla cella d’Atte.
+</p>
+
+<p>
+Sul limitare di quella attigua vide un giovinetto
+che malinconicamente s’appoggiava con
+una spalla allo stipite.
+</p>
+
+<p>
+Alzò la lanterna e riconobbe Sporo, che aveva
+gli occhi umidi di pianto.
+</p>
+
+<p>
+— Che fai tu qui? — gli dimandò bruscamente.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla, — mormorò l’altro con flebile voce.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè piangi? Perchè uscisti dal tuo letto?
+</p>
+
+<p>
+Sporo chinò la testa e tacque.
+</p>
+
+<p>
+— Parla!
+</p>
+
+<p>
+— Perderò certo la protezione di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè lo temi?
+</p>
+
+<p>
+Sporo accennò col capo la cella vicina.
+</p>
+
+<p>
+Nerone alzò le spalle e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Torna nel tuo letto a dormire, e raccomandati
+agli Dei che ti rendano più prudente
+e meno superbo della mia benevolenza, o fanciullo
+corrotto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’ostiario, che quella notte vegliava, e alcune
+guardie del pretorio avevano visto comparire
+e sparire attraverso le finestre dei cenaculi il
+chiarore della lanterna, ma s’erano guardati
+bene dall’indagare il mistero.
+</p>
+
+<p>
+Le due nutrici e Sporo non parlarono; ma
+Nerone, che aveva tutti i vizii, compreso quello
+dell’impudenza, si tenne per alcuni giorni in
+riserbo, ma poi col suo contegno fe’ tutto palese.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva interamente disertato il talamo,
+ed ogni notte faceva discendere la concubina
+nel cubiculo del suo appartamento.
+</p>
+
+<p>
+Ma come questo non gli bastasse, esaltato
+dalla passione, volle publicamente far pompa
+della sua conquista, e sovente o di giorno o a
+sera nei giardini, sfarzosamente illuminati, cantavano
+insieme alla presenza di cittadini d’ogni
+classe dal Senatore al più volgare istrione, dei
+quali riscaldava l’entusiasmo con dolci d’ogni
+sorta e <i>poculi</i> colmi di vino.
+</p>
+
+<p>
+Il parassita Cercopiteco, ch’era tra gl’invitati,
+andava dicendo sommessamente a questo e a
+quello che più di quei canti e di quelle <i>dulcia</i>
+avrebbe aggradita una sontuosa cena da riempiersi
+il ventre per tre giorni almeno. Ancor
+egli però mentiva entusiasmo grandissimo per
+non perdere la benevolenza di Nerone, e univa
+così la sua esca all’erotico fuoco di lui.
+</p>
+
+<p>
+Atte di mal animo si prestava a codeste feste,
+che a lei sembravano una sfrontata manifestazione
+del suo disonore, e una disfida all’Imperatrice
+Ottavia, che pure erasi mostrata verso
+di lei molto benevola.
+</p>
+
+<p>
+E questa sua non era ipocrisia ma bensì sincero
+rimpianto. Essa era peccatrice per amore,
+ma non depravata, e la sua colpa non aveva
+soffocato in lei i nobili sentimenti. Avrebbe voluto
+amar Nerone senza recar dolore ad Ottavia,
+o per lo meno che questa avesse qualcosa
+a rimproverarsi per essere più facilmente perdonata.
+</p>
+
+<p>
+Ma invece la virtù di lei, così crudelmente
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+oltraggiata, non le lasciava speranza di pietà
+da parte della tradita.
+</p>
+
+<p>
+Voleva per questo che s’occultasse il più possibile
+l’oltraggio agli occhi dei quiriti.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però, non intendeva accondiscendere,
+dicendo di volere dichiarare in faccia agli uomini
+ed agli Dei la sua felicità, e che il publico doveva
+abituarsi a riguardarla come nuova sovrana.
+</p>
+
+<p>
+La donna, per quanto ambiziosa, non si lasciò
+commuovere da queste parole, pronunziate nel
+primo delirio della passione, ed insistette perchè
+si cessasse da quella sfacciata ostentazione
+della colpa.
+</p>
+
+<p>
+— In questo modo, — essa gli diceva un
+giorno, — tu mesci, o Cesare, nel calice dell’amor
+mio l’amarezza dell’onta e del rimorso.
+E poi, qui mi sento circondata dall’odio di tutti.
+</p>
+
+<p>
+— E a te che importa? T’ama Nerone e basta.
+</p>
+
+<p>
+— Degli altri non mi cale; ma la diva Ottavia,
+che più non mi chiamò, che più non vidi....
+Oh, come vorrei gettarmi a’ suoi piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Atte, amor mio, smetti codeste fantasie.
+Non piangere perchè il tuo pianto potrebbe costar
+la vita a chi n’è la cagione. Tu conosci
+l’amore di Claudio, ma il suo sdegno non lo
+conosci ancora.
+</p>
+
+<p>
+E per distruggere in lei le malinconiche impressioni,
+quel giorno stesso partì con essa da
+Roma, accompagnati da Sporo, a cui Nerone
+per nuovo capriccio, aveva fatti indossare abiti
+femminili, destinandolo a compagno d’Atte.
+</p>
+
+<p>
+E non poteva essere quel giovinetto un compagno
+pericoloso?
+</p>
+
+<p>
+No.
+</p>
+
+<p>
+Non andò nella suntuosa villa di Bauli presso
+Baja, perchè ivi erasi recata sua madre, disgustata
+degli scandali che accadevano nella casa
+Augustale. Si recò invece in altra villeggiatura
+ch’egli aveva a Subiaco.
+</p>
+
+<p>
+E qui, finalmente Atte raggiunse il sognato
+mistero dell’idillio. Ed era beata di vivere d’amore
+in quelle mute sale, di respirare le fresche
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+aure autunnali, o girando tra i fiori, o vogando
+sui laghi artificiali creati da Nerone coi rivi dell’Aniene.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera, al chiaror della luna, seduti, a fianco
+uno dell’altro entro scafo sfarzosamente addobbato,
+cantavano condotti da Sporo, che remigava
+fissando Atte; poichè smesso l’odio, cominciava
+a sentirsi anch’egli ammaliato.
+</p>
+
+<p>
+Nel tranquillo soggiorno di quella villa l’amore
+della giovine greca erasi più che mai
+acceso e di molto erano diminuiti gli scrupoli
+suoi.
+</p>
+
+<p>
+A ciò aveva contribuito Nerone, ripetendole
+sempre, che sotto la rassegnazione d’Ottavia si
+nascondeva l’indifferenza e che ad essa bastava
+di poter conservare il diadema imperiale, d’indossare
+il manto, e far pompa di vesti e di
+gioielli.
+</p>
+
+<p>
+Era questa una calunnia, che gli giovava in
+quel momento, per non essere annoiato dai
+rimorsi della concubina, e distruggerli interamente
+prima di restituirsi in Roma con lei.
+</p>
+
+<p>
+E a questo ritorno egli anelava per poter di
+nuovo nelle feste far pompa de’ suoi amori.
+</p>
+
+<p>
+Avrebbe volentieri spogliata Atte dinanzi a
+tutti per farne ammirare la splendida nudità.
+</p>
+
+<p>
+A tanto delirio di depravazione erano giunti
+diggià i sensi di lui.
+</p>
+
+<p>
+Ed essa, che del suo desiderio erasi accorta,
+per tema di riuscirgli incresciosa, prevenne l’ordine
+e fu la prima a dire: torniamo.
+</p>
+
+<p>
+Appena giunto al palazzo dei Cesari, Nerone
+si recò ad abbracciare Ottavia, per vedere se
+continuasse in lei il gelido contegno a suo riguardo,
+contegno che a lui giovava e spiaceva
+nel tempo stesso.
+</p>
+
+<p>
+La moglie corrispose all’amplesso, ricambiò
+il bacio del ritorno, e gli parlò delle occupazioni
+a cui erasi data, degli svaghi presi e delle
+persone viste durante la sua assenza. Ma non
+fece la più lontana allusione al viaggio di lui,
+non le sfuggì dal labbro alcun rimprovero.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+Allorchè vide la sua citarista divenuta concubina
+del marito, e da lui portata in trionfo,
+pianse nel segreto della sua stanza, ma in faccia
+all’adultero, in faccia agli altri aveva nascosto
+il doloroso rancore sotto la maschera
+dell’indifferenza, impostale dalla dignità offesa
+di moglie e di sovrana. Fors’anco s’illudeva di
+potere con questo metodo riconquistarlo, sapendo
+com’egli mal soffrisse d’esser posto in
+non cale da una donna ch’egli aveva amata.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto quel giorno Nerone uscì poco soddisfatto
+dalla stanza della moglie.
+</p>
+
+<p>
+Egli avrebbe preferito di trovare questa desolata
+e supplichevole, per avere il merito di consolarla,
+oppure adirata per farle sentire il peso
+della sua prepotenza.
+</p>
+
+<p>
+Mandò tosto per Aniceto, il quale per avarizia
+abitava in una di quelle vie plebee presso
+il monte Celio, dov’erano raccolti i più rumorosi
+mestieri, e dove dalla vicina Suburra affluivano
+meretrici e lenoni, e dove perfino dimorava
+il carnefice.
+</p>
+
+<p>
+Ma il sordido pedagogo a siffatte miserie non
+badava.
+</p>
+
+<p>
+In attesa di lui Nerone s’intratteneva con Seneca
+e Burro, che lo consigliavano con tutta
+dolcezza ad aver maggiori riguardi verso la
+moglie, se non per amore, almeno per politica,
+essendo essa l’idolo del popolo.
+</p>
+
+<p>
+— Il popolo, — rispondeva Nerone alzando
+le spalle, — deve adorare chi vogl’io.
+</p>
+
+<p>
+Il venerando Burro, che non aveva nè l’accortezza
+nè la prudenza di Seneca, si mostrò
+offeso per quella risposta e censurò aspramente
+la condotta di Nerone e terminò dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Non toccare al popolo gl’idoli suoi, non far
+ch’egli si mostri ingrato verso di te, dimenticando
+le tue munificenze, le opere insigni di
+publica utilità, che tu compi, e le stesse tue
+virtù.
+</p>
+
+<p>
+Questa chiusa diradò alquanto il torvo sguardo
+del tiranno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ed è soltanto per parlarmi d’Ottavia che
+veniste? — chiese dopo alcuni istanti di silenzio.
+</p>
+
+<p>
+E i due lo esortarono a convocare il Senato
+per definire finalmente la questione dei Questori,
+e combinare le due imprese d’Alessandria
+e d’Acaja, ed altre faccende d’ordine interno.
+</p>
+
+<p>
+— Domani sono le none: sia dunque convocato
+per gl’idi. Andate.
+</p>
+
+<p>
+Seneca nell’uscire disse all’altro:
+</p>
+
+<p>
+— Claudio non è più quello d’un giorno. Egli
+si fa tremendo, e come tutti i prepotenti, la verità
+lo irrita. Abbi dunque prudenza un’altra
+volta.
+</p>
+
+<p>
+— Vorresti ch’io tacessi e che mentissi alla
+mia coscienza?
+</p>
+
+<p>
+— No, parlare il vero, e farglielo accettare,
+senza ch’egli se ne accorga.
+</p>
+
+<p>
+Appena si presentò Aniceto, Nerone gli dimandò
+se fosse vero che in Roma si osasse
+censurar la sua condotta, e ciò pel grande
+amore che il popolo portava a Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— Io nulla intesi, — rispose Aniceto, — neppure
+nella taverna di Salvidieno Orfido, ove
+convengono i più fieri maldicenti della città.
+Non meno dell’imperatrice, i romani amano e
+rispettano il divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Forse diffidano di te, e avranno in tua
+presenza o taciuto o parlato a bassa voce.
+</p>
+
+<p>
+— Quando si tratta di servirti, basta agli
+occhi miei il movimento del labbro per indovinar
+la parola.
+</p>
+
+<p>
+— Non esagerare i tuoi meriti, astuto pedagogo,
+o perderai la mia fiducia.
+</p>
+
+<p>
+— Che Giove Ottimo Massimo tenga da me
+lontana così grande sventura.
+</p>
+
+<p>
+— E d’Aulo Plancio che sai?
+</p>
+
+<p>
+— Egli raggiunse a Bauli la diva Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+— Audace! — mormorò Nerone digrignando
+i denti.
+</p>
+
+<p>
+— E che t’importa?
+</p>
+
+<p>
+— Mi sdegna la sfrontatezza di quel drudo
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+da <i>quadrantarie</i>&#8205;<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a> che osa innalzarsi fino alla
+madre di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè sono di natura geloso, perchè la
+gelosia è in me ardentissima febbre, capace di
+trascinarmi al delitto. Vorrei che mia madre,
+mia moglie, che tutte le matrone di Roma, come
+Atte la bella, non avessero altro Dio che me. A
+proposito, che pensi tu del citarista Menecrate?
+</p>
+
+<p>
+— Io?
+</p>
+
+<p>
+— Egli si reca quasi ogni giorno presso l’Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+— E sospetteresti tu?
+</p>
+
+<p>
+— Se la madre discese fino al gladiatore
+Bito, potrebbe la figlia discendere fino al citaredo
+Menecrate. La rassegnazione, o indifferenza
+che sia, per le mie infedeltà me lo farebbe supporre.
+Ma non voglio crederlo ancora. Aspetterò
+che l’accusa mi venga da pubblica fama.
+Tu nulla udisti?
+</p>
+
+<p>
+Non sapendo se il tiranno preferisse la moglie
+colpevole per potersene sbarazzare, o l’innocenza
+di lei per andarne superbo, prese nella
+risposta una via di mezzo, e disse che nulla
+aveva inteso fino ad ora.
+</p>
+
+<p>
+Poi, soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Ma se ti tormenta il dubbio, perchè non
+vieti al citaredo l’accesso nel palazzo Augustale?
+</p>
+
+<p>
+— Insano consiglio è il tuo. Io voglio punire
+i colpevoli, non condannar gl’innocenti.
+</p>
+
+<p>
+— Parla franco, o Cesare, a te gioverebbe
+trovare un’equa ragione per liberarti d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— E chi ti dà il diritto, o pedagogo, d’indagare
+gl’intimi sentimenti miei? Quando Nerone
+vuole, sa comandare, e gli altri devono eseguire
+i suoi ordini e tacere.
+</p>
+
+<p>
+— Perdona, o divo Imperatore, al mio ardire;
+ma tu sovente m’onorasti de’ tuoi segreti....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Li svelo quando a me giova, ma non permetto
+ad alcuno d’investigarli. Hai inteso?
+</p>
+
+<p>
+— Ho inteso, o divo Cesare, e continuerò ad
+essere sempre esecutore prudente e fedele di
+ogni tuo cenno.
+</p>
+
+<p>
+E se ne partì persuaso che Nerone erasi sdegnato,
+perchè le sue intenzioni riguardo ad
+Ottavia erano state indovinate prima del tempo.
+</p>
+
+<p>
+Alla mattina degl’idi, Nerone adagiato entro
+lettica aperta portata a spalla da otto schiavi
+letticarii e circondato dai littori si recava al
+Senato.
+</p>
+
+<p>
+Egli vestiva la tunica bianca orlata al basso
+da limbo di squisito lavoro. L’ampia toga purpurea
+gli copriva la persona fino ai calzari, e
+passando a foggia di mezza luna sotto il braccio
+destro, andava a cadere sulla spalla sinistra.
+Aveva in mano il bastone d’avorio sormontato
+da un’aquila d’oro, e in capo una corona di lauro.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè lo squillo delle trombe annunziò l’arrivo
+dell’Imperatore, i Senatori che s’intrattenevano
+nell’emiciclo, ragionando fra loro di
+cose diverse, andarono ad occupare gli stalli,
+tutti, più o meno, rassettando le pieghe del laticlavio
+il più artisticamente che da loro si potesse.
+</p>
+
+<p>
+Era questa una debolezza comune a patrizi
+e borghesi d’ogni età.
+</p>
+
+<p>
+Claudio Nerone entrò acclamato nel suo passaggio,
+e andò ad occupare il solio d’avorio,
+ch’era posto in alto sopra le due sedie curuli
+dei Consoli.
+</p>
+
+<p>
+Quand’egli rendeva giustizia era solito udir
+la domanda del postulante e rimandarlo, senza
+aver parlato. Il giorno seguente poi, faceva noto
+a questi l’esito del suo affare. Così in Senato
+ascoltava in silenzio la discussione, poi si faceva
+dare in iscritto i diversi voti dei Senatori, e su
+quelli deliberava in seguito.
+</p>
+
+<p>
+Quel giorno invece acconsentì subito circa il
+migliorar la sorte dei Questori, nel decretare che
+i figliuoli dei liberti non fossero più ammessi
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+nel Senato e nel deliberare su altre faccende
+d’ordine interno, tra cui la questione degli archi
+Celimontani, che dovevano portare 818 quinarie
+d’acqua nei suoi orti. Dimandò che quel progetto
+venisse tosto discusso, e i Senatori a lui
+devoti, ch’erano in maggioranza, acconsentirono
+e lo approvarono.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè si trattò delle due spedizioni d’Alessandria
+e d’Acaja, tornò all’antico sistema e
+tacque, rimandando la deliberazione alla dimane.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni Senatori a lui poco benevoli per prendere
+una rivincita insistettero perchè la questione
+non fosse rimandata ad altro giorno, e
+l’Imperatore per tutta risposta si levò dal solio
+ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+Mentre sul Tarpeo s’adunava il Senato, d’uno
+strano spettacolo godeva il popolo sul Palatino.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span></p>
+
+<h2 id="cap5"><span class="smcap">Capitolo V.</span>
+<span class="smaller">Grandezze ed insanie.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Appena salito sul trono il primo pensiero di
+Nerone era stato quello d’edificare presso il
+palazzo dei Cesari un altro immenso edifizio
+che occupasse oltre al Palatino tutto lo spazio
+tra il Celio e le Esquilie.
+</p>
+
+<p>
+Nell’impazienza di vedere giunta presto a
+compimento quest’opera che doveva riuscire
+una delle meraviglie dell’universo, aveva ordinato
+che gli fossero spediti da ogni parte d’Italia
+tutti i prigionieri, anche quelli già condannati
+a morte, perchè vi lavorassero sotto la direzione
+degli architetti Severo e Celere. In tal
+modo fu l’opera assai prontamente compiuta.
+</p>
+
+<p>
+Il vestibolo della casa era di fronte alla Via
+Sacra, e il portico con tre ordini di colonne era
+lungo mille passi e la statua che vi sorgeva
+nel mezzo alta centoventi piedi.
+</p>
+
+<p>
+Era già stato scavato il vastissimo bacino
+dello stagno, che doveva essere riempito colle
+acque dell’Aniene, portate dagli archi Celimontani.
+E ciò spiega l’impazienza addimostrata
+in quel giorno al Senato perchè fosse decretata
+subito l’opera idraulica.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+</p>
+
+<p>
+Al di là del bacino s’aggruppavano alcuni
+grandi magazzini fabbricati con sassi quadrati
+di tufo litoide, ed altri edifizii.
+</p>
+
+<p>
+Nerone li aveva comperati per atterrarli, e
+piantare al loro posto boschetti e cascine, che
+dovevano specchiarsi nel lago.
+</p>
+
+<p>
+Quella mattina, mentre i Padri della patria
+stavano discutendo nel tempio di Giove, alcuni
+soldati balistarii avevano piantato un <i>tormento</i>
+a piccola distanza da quei magazzini, e da questo
+scagliavano contro le loro mura massi di
+ogni forma e dimensione, che incrinavano i
+tufi e finivano per farli cadere in ischeggie.
+</p>
+
+<p>
+Folla immensa assisteva alla demolizione, e
+in mezzo alle <i>sordide</i> della plebe, che la dicevano
+sempre avida di spettacoli, si notavano
+l’ampia toga del vecchio patrizio, la toga virile
+del borghese, quella <i>pretesta</i> del nobile giovinetto,
+che giuocando col suo bastoncino, andava
+in cerca di qualche grazioso visino.
+</p>
+
+<p>
+La folla, che trovava di suo gusto quello
+spettacolo di distruzione, ad ogni sasso lanciato
+dalla balista freneticamente applaudiva.
+</p>
+
+<p>
+— Plebe stolta e codarda! — mormorò un
+cittadino.
+</p>
+
+<p>
+A quanto sembra, a costui l’entusiasmo degli
+altri urtava i nervi.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva nome Isidoro Cinico, uomo di
+mezza età, nel quale la tinta giallognola del
+volto, i contratti lineamenti, ed il taglio austero
+della bocca dinotavano apertamente di qual carattere
+irrequieto e bilioso egli fosse.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto era noto all’universale come contraddicente
+e acerbo censore di tutto e di tutti.
+</p>
+
+<p>
+— E che ti fece mai, questa misera plebe?
+</p>
+
+<p>
+Chi rivolgeva queste parole al Cinico era uno
+fra i più stimati cittadini di Roma per sagacia,
+per intelletto, e per integerrimo carattere. Si
+chiamava Gneo Calpurnio Pisone.
+</p>
+
+<p>
+Ad esso Caligola rapiva la giovinetta sposa
+Livia Ostilla, e lui cacciava in bando.
+</p>
+
+<p>
+Salito sul trono Claudio Cesare, lo aveva richiamato
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+e fatto Console. Tornava alla vita privata
+dopo la morte dell’Imperatore, a cui serbava
+riconoscenza, ma non poteva perdonargli
+d’aver ceduto alle esigenze d’Agrippina, e spodestato
+Britannico del quale egli era amicissimo.
+</p>
+
+<p>
+Isidoro rispose ch’egli apprezzava la plebe integra
+e laboriosa, ma quella cui tutto era buono
+per uccidere l’ozio, gl’inspirava grandissimo disprezzo.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè alla gente che qui si ferma per
+curiosità tu lanci un’accusa che può essere ingiusta?
+Vi saranno moltissimi che tornano dal
+lavoro, e che lo riprenderanno tra poco. Vuoi
+negar loro questo momento di sollievo? E noi
+due, non ci siamo forse incontrati qui? E siamo
+oziosi per questo? Confessa piuttosto che t’incresce
+di sentire acclamato l’uomo che abborri.
+E comprendo in te questo sentimento per l’amicizia
+che ti legava al misero Lucio Silano.
+</p>
+
+<p>
+— Che codesto mostro coadiuvato da sua madre, — proseguì
+il Cinico, — fe’ morire dopo
+avergli rapita la sposa, la giovine Ottavia, a cui
+diede il manto imperiale per cangiarlo poi nella
+veste di Nesso.
+</p>
+
+<p>
+— E tolgan gli Dei, — esclamò sospirando
+Pisone, — che qualche grave sciagura non sia
+riserbata al fratello di lei, all’onesto Britannico.
+</p>
+
+<p>
+— Onesto sì, ma inetto.
+</p>
+
+<p>
+— Non parlarmi così di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non agisce? Perchè non vendica
+l’ingiustizia che gli venne fatta? Perchè s’accontenta
+di nutrire un livore infecondo?
+</p>
+
+<p>
+— Prima d’accusare il suo prudente contegno
+aspetta, o Cinico. E intanto allontaniamoci di
+qui. Guarda chi ci sta d’appresso.
+</p>
+
+<p>
+L’altro si rivolse e vide fermo a pochi passi
+da loro Aniceto, e più oltre Cercopiteco Panerote,
+che parlava con Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Lo spione cercava di prendere con una fava
+due piccioni, e mentre tendeva l’orecchio per
+afferrare qualche parola del dialogo fra Pisone
+ed Isidoro Cinico, che sospettava ostili all’Imperatore,
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+attendeva il parassita per cavargli con
+astuzia i calcetti sul conto del citarista.
+</p>
+
+<p>
+Gneo Calpurnio e il Cinico s’allontanarono, e
+poco dopo, Cercopiteco, rimasto solo, si fermò
+a contemplare le paste dolci d’un <i>dulciario</i> ambulante.
+</p>
+
+<p>
+Intanto continuavano i colpi dei proiettili, il
+rovinio delle pietre, e le grida del popolo.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco, dopo essere stato alcun tempo
+indeciso, tirò fuori il suo <i>marsupio</i>, ne cavò
+fuori due <i>as</i>&#8205;<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> e datele in mano al <i>dulciario</i>
+prese dal canestro una piccola torta di latte, farina,
+frutta e miele, e mangiandola tornò ad
+avviarsi, allorchè gli venne incontro il pedagogo
+e gli disse arrestandolo:
+</p>
+
+<p>
+— Bon pro ti faccia, o Panerote.
+</p>
+
+<p>
+— Tutto a me fa buon pro.
+</p>
+
+<p>
+— Te felice! E che metodo adoperi per ciò?
+</p>
+
+<p>
+— Non vado a pesca di guai, non m’impaccio
+de’ fatti altrui, lascio che ogni acqua corra
+per la sua china, guardo bene a varcar la soglia
+della mia casa col piè destro, non mormoro
+d’alcuno, e lodo tutti, e le mie sole censure
+le riserbo pei cattivi cuochi. Non ho mai
+pregato nel tempio dell’ambizione, e in me non
+esercitarono la loro potenza nè la figlia della
+notte&#8205;<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> nè il figlio di Venere.
+</p>
+
+<p>
+— La persona che teco conversava poc’anzi, — interruppe
+tosto Aniceto, — non può dir lo stesso.
+</p>
+
+<p>
+— Chi, Menecrate?
+</p>
+
+<p>
+— Tu lo dici.
+</p>
+
+<p>
+— Io dico ch’egli è giovane dabbene e sagace,
+e che coll’arte onestamente sostenta sè e la sua
+vecchia madre.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io faccio eco alle tue parole; ma ch’egli
+non senta al tempo stesso ambizione ed amore,
+questo non puoi negarmelo.
+</p>
+
+<p>
+— Nè affermo, nè nego, perocchè è questione
+questa che non mi riguarda.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ma quello che ho inteso....
+</p>
+
+<p>
+— Quello che tu hai inteso non voglio intendere
+io. Sta sano.
+</p>
+
+<p>
+E lasciò lo spione in asso, che invece di mostrarsi
+adirato, diede un ghigno satanico di contentezza.
+</p>
+
+<p>
+La onesta discrezione di Cercopiteco gli prestava
+il destro di farsi merito presso Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Di ritorno dal Senato, questi andò nella stanza
+d’Ottavia, ch’era in quei giorni alquanto sofferente,
+ed egli mostravasi affettuoso con essa,
+tanto più che i medici la supponevano gravida.
+</p>
+
+<p>
+La trovò distesa col capo appoggiato all’<i>anaclinterio</i>
+d’un sofà, ai piedi del quale sedeva sopra
+uno sgabello Menecrate suonando la citara.
+</p>
+
+<p>
+Quella vista fe’ torvo Nerone, che dimandò ove
+fossero le due ancelle di servizio.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia rispose ch’erano, come sempre, nella
+stanza attigua, pronte ad ogni squillo di timbro.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, non del tutto rasserenato, partecipò
+alla moglie il Senatus-consulto, che decretava
+la costruzione degli archi Celimontani, aggiungendo
+che sperava ben presto di veder riempito
+il lago Neroniano.
+</p>
+
+<p>
+— Intanto, — soggiunse Ottavia, — so che
+stamane cominciasti la demolizione degli edifizii
+prospicienti la <i>casa transitoria</i>, e che il popolo
+v’assistè entusiasmato.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero! — esclamò Nerone, — e d’onde
+lo sai?
+</p>
+
+<p>
+— Da Menecrate, — essa rispose, — che viene
+di là.
+</p>
+
+<p>
+Allora l’Imperatore, cominciando a rasserenarsi,
+si rivolse al citarista, che al suo apparire
+erasi levato in piedi, e si teneva in disparte, e
+gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Avanzati e racconta.
+</p>
+
+<p>
+E l’altro confermò che ad ogni masso lanciato
+dalla ballista, la folla mandava grida di
+gioia ed acclamava a Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— In questa guisa, — osservò Nerone, — Roma
+risponde a quegli spiriti gretti, che m’accusano
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+di pazze prodigalità, perchè amo tutto
+ciò ch’è grande, tutto ciò ch’è bello. Ma io
+disprezzo le censure di codesti Catoni, che m’ascrivono
+perfino a colpa l’idolatria che nutro per
+l’arte, e proclamano gli allori suoi indegni d’un
+Imperatore romano.
+</p>
+
+<p>
+— Anche in questo, o divo Cesare, il popolo
+non divide la loro opinione. So che molti anelano
+di sentirti a cantare, e s’apprestano a chiedertelo
+ad alta voce quando ti vedranno in publico.
+</p>
+
+<p>
+A quest’annunzio il broncio di Nerone scomparve
+del tutto, fu dimenticata la gelosia e il
+citarista tornò in grazia.
+</p>
+
+<p>
+Era fuori di sè dalla gioia. Quando si toccava
+quella corda sensibilissima, la sua parlantina
+non aveva più freno e diveniva eloquente quanto
+lo era stato a difendere gli altri Marco Tullio Cicerone.
+</p>
+
+<p>
+Egli disse che seconderebbe per certo il desiderio
+del popolo romano; ch’era già sua intenzione,
+allorchè sarebbe compiuta la <i>casa
+transitoria</i>, d’aprire le sale e gli orti di quella
+Augustale, e là cantare alla presenza di tutti.
+Ora, aggiunse che poteva farlo perchè la sua
+voce roca e debole alle prime lezioni dategli
+dal maestro Terpno era diventata chiara e sonora,
+a forza di studi e di precauzioni igieniche
+e meccaniche, come quella di non mangiar pomi,
+nè altri cibi indigesti, di purgarsi spesso, d’eccitare
+il vomito, d’iniettare liquidi nel corpo e
+tener sul petto quella finissima lamina di piombo
+per gran parte della giornata, stando disteso
+bocconi sul letto.
+</p>
+
+<p>
+Egli assicurava di potersi adesso esporre al
+publico anche sulle scene, senza timore d’essere
+sopraffatto da altri, e di volerlo fare perchè
+niuno è che ponga mente alla musica segreta.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia e Menecrate lo lasciarono parlare
+senza dir motto.
+</p>
+
+<p>
+La prima, amante ancora, deplorava in cuor
+suo quella grande aberrazione del marito. Il ridicolo,
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+al quale s’esponeva, la feriva più profondamente
+dell’infedeltà.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate, per rispetto all’Imperatore, non
+voleva contraddirlo, per rispetto a sè stesso non
+voleva farla da cortigiano, approvando quel che
+internamente disapprovava.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva detto che il popolo desiderava di
+udirlo, e aveva detto il vero; ma di suo nulla
+aveva aggiunto per incoraggiare Nerone ad accontentarlo.
+</p>
+
+<p>
+Inoltre, la segreta passione, che nutriva per
+Ottavia, gli faceva odiar quell’uomo, che la rendeva
+infelice, quantunque egli, sedotto da una
+vana lusinga, v’avesse contribuito, conducendo
+a Roma quella schiava.
+</p>
+
+<p>
+Ma allora era il suo, più che sentimento vero,
+un’esaltazione di giovanile baldanza. Adesso che
+amava davvero, vedendo d’aver formato l’infelicità
+dell’adorata donna, malediceva il progetto
+malvagio da lui concepito a Corinto.
+</p>
+
+<p>
+Non aveva osato mai confessarlo ad Ottavia,
+vedendola sempre benevola verso di lui.
+</p>
+
+<p>
+Il dignitoso contegno della sovrana gli toglieva
+il coraggio, e gl’imponeva il silenzio sulle
+condizioni dell’anima sua.
+</p>
+
+<p>
+Anche quella mattina non fecero osservazioni
+di sorta sui pazzi progetti di Nerone, quando
+questi, dopo essersi dimostrato cordialissimo
+con Menecrate e tenero colla moglie, era uscito
+tutto contento.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè giunse Aniceto, e cominciò a vantarsi
+d’aver indagato qualcosa sul conto di Menecrate,
+spiegando malignamente a senso di reticenza
+le ultime parole di Cercopiteco, Nerone
+lo interruppe bruscamente, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Lascia in pace il citaredo. Quel modesto
+giovane è incapace d’osar tanto. Vattene, che
+oggi non ho bisogno di te.
+</p>
+
+<p>
+E il pedagogo se n’andò tutto sorpreso e mortificato.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni giorni dopo, venuta la sera, salì nella
+stanza d’Atte, e si presentò a lei vestito colla
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+<i>palla citharaedica</i>, che i suonatori di musica portavano
+sulla scena, e la testa incoronata di lauro.
+</p>
+
+<p>
+Volle che la donna si denudasse fino alla cintola,
+e si coprisse poi colla <i>caliptra</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> Indi le ordinò
+di prendere il <i>simikion</i> e di seguirlo.
+</p>
+
+<p>
+Atte si mostrava restia ad obbedire, e presa
+da timore e vergogna, dimandò dov’egli volesse
+condurla.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni con me, e non temere, — disse Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Oh Numi, che vuoi tu far di me!
+</p>
+
+<p>
+— Inebriarmi sempre più nelle tue divine bellezze.
+</p>
+
+<p>
+E cingendole colle braccia l’imbusto, la trasse
+seco nel vestibolo; la fe’ sedere al suo fianco in
+una <i>carruca</i> tirata da due cavalli.
+</p>
+
+<p>
+L’auriga, forse già prevenuto, uscì dal palazzo
+senza attender l’ordine, e la donna più non
+dimandava, più non parlava. Tanto era confusa
+e atterrita, conoscendo di quali strani capricci
+fosse capace il pazzo Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+E l’apprensione di lei s’accrebbe, allorchè si
+vide condotta in cima all’altissima torre di Mecenate.
+</p>
+
+<p>
+Sotto il cupo azzurro del cielo tempestato di
+stelle si vedevano nereggiare giganteschi i più
+alti edifizii, e le buie vie rischiararsi or qua or
+là di tetra luce. Erano torchi portati da drappelli
+di soldati, che si facevano strada con bruschi
+modi tra la folla, la quale camminava nella
+stessa loro direzione, procedendo a ondate come
+una marea.
+</p>
+
+<p>
+Il mormorio delle voci, il rotar dei carri, il
+calpestio giungevano tramutati in confuso rombo
+fino all’alto della torre.
+</p>
+
+<p>
+Atte dimandò, tremando, cosa succedesse mai,
+che significassero quelle fiaccole e quel sordo
+frastuono, perchè egli l’avesse condotta là mezzo
+denudata.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Perchè, — la interruppe Nerone, — preparo
+a te sublime spettacolo, e a me ben altro.
+</p>
+
+<p>
+— E che mai?
+</p>
+
+<p>
+— Io vidi il nudo tuo seno al chiaror della
+luna, allo splendore del sole, ed ora lo voglio rischiarato
+da altra luce. Questo ti dica come sia
+pazzo Nerone della tua venustà; come lo renda
+delirante la lascivia che emana da tutto il tuo
+corpo. E tu, in ricambio di sì amorosa frenesia,
+diffidi di me e tremi. No, rassicurati, o Atte, tocca
+le corde del tuo strumento, e canta guardando
+agli astri, prima che un denso velo non li nasconda
+agli occhi tuoi.
+</p>
+
+<p>
+— E che può mai offuscarli se non vedo nube
+alcuna sull’orizzonte?
+</p>
+
+<p>
+— Le nubi verranno dalla terra, — disse sorridendo
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Dalla terra? — mormorò Atte.
+</p>
+
+<p>
+— Cantiamo.
+</p>
+
+<p>
+A questo la citarista non si sentiva punto disposta;
+ma si rassegnò, e rimosso il velo dalla
+bocca, intuonò un canto a due voci, alternando
+la sua voce potente, ma tremante per l’emozione,
+a quella rauca dell’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+A un tratto la donna cessò dal cantare, tendendo
+lo sguardo verso le Esquilie.
+</p>
+
+<p>
+Nerone aveva detto il vero.
+</p>
+
+<p>
+Da quel punto si vedeva inalzare da terra
+una nube, che facendosi sempre più densa si
+spandeva per l’aria, correndo in balia del vento,
+che cominciava a soffiare alquanto impetuoso.
+</p>
+
+<p>
+In mezzo a quel nero vapore cominciarono
+quindi a balenar delle vampe; le vampe si cangiarono
+in fiamme, le fiamme in montagna di
+fuoco che in un attimo rischiarò di sua luce sinistra
+tutti i monumenti, anche lontani, del Palatino.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, come vide la donna rischiarata dal
+riflesso dell’incendio, le tolse di mano il <i>simikion</i>,
+e quasi con furia le strappò di dosso la
+<i>calyptra</i>, esponendo le nude forme di lei all’igneo
+splendore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+</p>
+
+<p>
+La lascivia dell’amante aveva fatto indovinare
+al frenetico artista quale forma incantevole assumerebbe
+la bella figlia d’Acaja rischiarata da
+quella luce tremenda. Sembrava di fatto che il
+fuoco le scorresse nelle vene, che le balenasse
+negli occhi, che le scintillasse attraverso le labbra,
+attraverso i capelli.
+</p>
+
+<p>
+Era divenuta apparizione fantastica.
+</p>
+
+<p>
+Nerone la prese per le braccia e fissandola
+con sguardo ardente ed intenso, che sembrava
+volerle penetrar nelle viscere, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ma quale Iddio, o divina creatura, stringeva
+fra le braccia tua madre quando fosti
+concepita! Il mio amore per te diventa delirio.
+</p>
+
+<p>
+E quasi muggendo, come leone, cominciò a
+baciarla tanto sulla bocca, sugli occhi, sul dorso,
+sul petto, che sembrava non esser mai sazio.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente sentendo che lo scirocco continuava
+ad infuriare, riprese con lena affannata
+e gli occhi rivolti al cielo:
+</p>
+
+<p>
+— O Eolo, o Dio dei venti, tu non sei degno
+di lambir con me queste carni. Basta per te.
+</p>
+
+<p>
+E tornò a ricoprire Atte, che pareva trasognata
+e non sapeva in che mondo si fosse.
+</p>
+
+<p>
+Seppe finalmente che procedendo troppo lentamente
+la demolizione dei magazzini, Nerone
+aveva ordinato che vi si appiccasse il fuoco, e
+voluto assister con lei a quello spettacolo.
+</p>
+
+<p>
+Le fiamme, spinte dal vento, si dilatavano
+sempre più, e Nerone, inspirato da quella voragine
+ardente, prese a cantare, con quanto fiato
+aveva, la presa e l’incendio d’Ilio.
+</p>
+
+<p>
+Sperava forse che il canto fosse udito dalle
+vie, e che il popolo, riconoscendo la sua voce,
+l’acclamasse.
+</p>
+
+<p>
+Invece giunsero al suo orecchio lontane voci
+di gente che fuggiva e chiedeva soccorso.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span></p>
+
+<h2 id="cap6"><span class="smcap">Capitolo VI.</span>
+<span class="smaller">Tiranno che sfida e tiranno che trema.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Poco mancava al <i>conticinio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> e le fiamme, lungi
+dal diminuire, divampavano più forti e s’estendevano.
+Quelle voci, quel rafforzarsi dell’incendio,
+decisero Nerone a discendere dalla torre per
+rientrare nel palazzo, e saper là cosa accadesse
+mai.
+</p>
+
+<p>
+Lungo la via trovò la gente che frettolosamente
+se ne tornava, mormorando, altri, che
+fermi in capannelli, lungi dall’acclamarlo, lo
+guardavano biecamente; uomini e donne che
+piangevano ed imprecavano.
+</p>
+
+<p>
+Egli era tetro e furibondo.
+</p>
+
+<p>
+Appena discesi, Atte salì nei <i>cenaculi</i> ove trovò
+Egloga ed Alessandria che l’aspettavano ansiose,
+non sapendo cosa fosse accaduto di lei,
+dove Nerone l’avesse condotta, che significassero
+quelle grida, donde provenisse quell’incendio,
+perchè tutti nel palazzo ignoravano l’ordine
+dato da Nerone ai due architetti Severo e Celere
+di distruggere col fuoco quei granai.
+</p>
+
+<p>
+La giovine greca nulla seppe dir loro. Essa
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+era ghiacciata, affranta, spaventata. Non seppe
+che dare in questa esclamazione:
+</p>
+
+<p>
+— Eterni Dei, cos’è mai quest’uomo che mi
+fa rabbrividire! Immensamente io l’amo, ed egli
+mi ricambia d’amore. Ma lo stesso amor suo
+mi fa paura.
+</p>
+
+<p>
+E più non reggendosi in piedi, entrò nella sua
+stanza e si coricò.
+</p>
+
+<p>
+La stanchezza, i brividi del freddo fecero che
+essa non tardasse a prender sonno, e quando
+riaprì gli occhi trovò vicino a lei Sporo, questa
+volta vestito da uomo. Si teneva presso la sponda
+con un ginocchio in terra e il braccio appoggiato
+sulla coltre e la guardava.
+</p>
+
+<p>
+— Come sei entrato? — gli chiese Atte, sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Trovai l’uscio aperto.
+</p>
+
+<p>
+— E che fai qui?
+</p>
+
+<p>
+— Ti guardavo a dormire. Sei così bella!
+</p>
+
+<p>
+— O giovinetto Sporo, so che tu non m’amavi
+perchè temevi ch’io ti togliessi il favore di Cesare;
+so che a malincuore obbedisti allorchè
+questi t’impose d’indossare abiti donneschi, e di
+servirmi. Ed ora, perchè vieni a lusingarmi e
+mi parli, e mi guardi come un innamorato?
+</p>
+
+<p>
+Sporo chinò la testa e tacque.
+</p>
+
+<p>
+— Mi detesti ancora? — chiese Atte.
+</p>
+
+<p>
+— Oh no! — esclamò con impeto il garzone
+divenuto di porpora.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè arrossisci allora? È dell’odio che dovevi
+arrossire. Forse ti sei accorto, che io non
+ebbi sull’Imperatore quella potenza che tu temevi.
+</p>
+
+<p>
+E con ansia attese dall’ingenuità di lui la risposta.
+</p>
+
+<p>
+— Il divo Cesare, — disse Sporo, — è ora
+troppo felice per curarsi di me.
+</p>
+
+<p>
+— E ciò t’addolora?
+</p>
+
+<p>
+— È appunto la sua felicità, che mi fa male.
+Tutto il tuo amore è per lui.
+</p>
+
+<p>
+— Adesso ti comprendo, o misero Sporo. Tu
+vorresti di questo mio amore raccorre almeno
+qualche bricciola, è vero?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — mormorò egli, fissandola con occhi
+languidi.
+</p>
+
+<p>
+— Ora dunque sei contento che Cesare t’abbia
+imposto d’essere la mia ancella. Ma perchè
+svestisti il peplo, perchè non coroni coll’<i>infula</i>
+i tuoi ricciuti capelli?
+</p>
+
+<p>
+— Non voglio esser donna.
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione.
+</p>
+
+<p>
+— Ho già sofferto abbastanza quando l’Imperatore
+mi conduceva in pubblico tenendomi
+presso di sè travestito a quel modo. Tutti mi
+chiamavano la moglie di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se tu non l’obbedisci in questo suo capriccio
+sarebbe capace d’allontanarti da me.
+</p>
+
+<p>
+— E vuoi tu ch’egli tema di questa sua povera
+vittima?
+</p>
+
+<p>
+— Tu vittima di lui? Tu che temevi di perderne
+l’affetto? Smetti l’ipocrisia, o fanciullo, e sii almeno
+leale nell’ignominia, come lo sono io.
+</p>
+
+<p>
+— E schietto ti parlo, o Atte. Perdendo il favore
+di Cesare non resterebbe a me che la conseguenza
+de’ suoi feroci capricci. Credeva ch’egli
+t’avesse raccontato il mio martirio, ma poichè
+lo ignori, dimandalo a lui, ch’io non ho il coraggio
+di palesartelo. Tu sei buona, e non ne riderai
+come ne ridono Pitagora e Doriforo, questi
+due favoriti spregevoli, ma più di me fortunati.
+Nulla essi rispettano, e son certo che oggi
+derideranno anche quei disgraziati di cui in questo
+momento ardono le case.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non sono i granai acquistati da Cesare,
+che ardono? — dimandò la donna sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+— Insieme ai magazzini il fuoco distrugge
+case e palazzi vicini. In questo momento è più
+spaventoso che mai.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto, le fiamme e i tizzoni accesi, trasportati
+dal vento, avevano appiccato il fuoco negli
+edifizi vicini. Ma s’eran visti alcuni soldati con
+stoppa e fascine aiutar l’opera dell’elemento devastatore.
+Se eglino agissero poi per propria
+malvagità e sete di bottino, oppure per ordini
+segreti avuti da Nerone, questo non sapeva
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+Sporo. E quand’anche l’avesse saputo, non
+avrebbe osato palesarlo.
+</p>
+
+<p>
+Dal canto suo Atte, che già presentiva qualcosa
+di sinistro, dopo le grida udite tornando
+al palazzo, s’astenne dall’interrogare più oltre, e
+cercò di rimandare il giovinetto.
+</p>
+
+<p>
+Questi però prima d’andarsene, voleva la promessa
+d’essere riamato da lei.
+</p>
+
+<p>
+— O fanciullo, — gli rispose la donna, — tu
+pensi all’amore, tu che potresti ancora portare
+la <i>crepundia</i>&#8205;<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> e baloccarti colla pupa. Fatti
+uomo e togliti all’ignominia, e troverai oneste
+giovinette che ti daranno gioie, che io non avrò
+più, le gioie della famiglia.
+</p>
+
+<p>
+— Questa gioia di cui tu parli, io non l’avrò
+mai, — disse Sporo malinconicamente.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Nerone me la tolse per sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Spiegati.
+</p>
+
+<p>
+L’altro allora s’avvicinò a lei, e dopo averle
+sussurrato alcune parole all’orecchio, fuggì via.
+</p>
+
+<p>
+— Infamia! — esclamò la donna, coprendosi
+il volto colle mani.
+</p>
+
+<p>
+E raccapricciava al pensiero che l’amore, ed
+anco un po’ l’ambizione, l’avessero data in balia
+d’un uomo così freddamente feroce.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, tornato dalla torre di Mecenate alla
+casa Augustale, trovò nel vestibolo i dodici littori
+dei Consoli, che insieme a Seneca e a Burro
+lo attendevano nel <i>cavedio</i>, tutti costernati pei
+gravissimi danni che arrecava l’incendio.
+</p>
+
+<p>
+Destati improvvisamente e balzati dai loro
+letti, venivano a chiedere provvedimenti e soccorsi.
+</p>
+
+<p>
+Credevano di vedere l’Imperatore agitato del
+pari; invece lo videro a tornare colla sua druda,
+vestito da istrione, imbronciato, ma tranquillo.
+</p>
+
+<p>
+Passò loro dinanzi, e salutandoli disse d’attendere
+ed entrò nei suoi appartamenti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come se Seneca fosse responsabile della condotta
+di Nerone, Burro e i Consoli si rivolsero
+a lui, meravigliandosi di quello strano contegno,
+di quel buffonesco abbigliamento.
+</p>
+
+<p>
+Seneca stringendosi nelle spalle, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— <i>Nullum magnum ingenium sine insaniæ
+mixtura</i>.&#8205;<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>
+</p>
+
+<p>
+Furono, dopo qualche tempo, introdotti in una
+sala, dove trovarono Nerone, che cangiate le
+vestimenta, sedeva presso un tavolo, sul quale
+ardeva ancora la lucerna <i>polimixa</i>, di cui i dodici
+lucignoli confondevano la loro luce coi
+primi bagliori del crepuscolo mattutino, uniti al
+riflesso dell’incendio.
+</p>
+
+<p>
+— Che si vuole da me? — chiese egli.
+</p>
+
+<p>
+Allora gli riferirono che alcune ville di patrizii,
+e case d’antichi Capitani, ricche d’arredi guerreschi,
+e perfino dei templi posti nell’isola stessa
+dei granai, erano preda alle fiamme; che il popolo
+esterrefatto correva per le vie e si ricoverava
+in campo Marzio.
+</p>
+
+<p>
+— Non odi tu questo frastuono tremendo?
+</p>
+
+<p>
+Di fatto, giungevano fino alla casa Augustale
+le grida della gente che fuggiva, e il rombo lontano
+delle fiamme.
+</p>
+
+<p>
+— Odo sì, — rispose imperturbato Nerone, — ma
+tutto ciò non mi fa paura.
+</p>
+
+<p>
+Seneca soggiunse che conveniva provvedere
+subito per domare l’incendio, rassicurar la plebe,
+e venire in soccorso de’ danneggiati.
+</p>
+
+<p>
+Com’ebbe finito di parlare, l’Imperatore rispose,
+rivolto ai Consoli:
+</p>
+
+<p>
+— Voi approvaste che quei magazzini fossero
+distrutti col fuoco. Se ora, contro le vostre previsioni
+e le mie, le fiamme si estesero, sta a
+voi il provvedere perchè l’incendio s’estingua.
+Claudio Nerone ha bastanti ricchezze per riparare
+ai danni. Se il Profeta Nazareno voleva
+distruggere il tempio di Gerosolima, e riedificarlo
+in tre giorni, io posso incendiar Roma
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+intera, e in poco tempo ricostruirla. Rassicurate
+dunque, a nome di Cesare, tutti i danneggiati.
+Le macerie delle loro case da questo momento
+appartengono a me, e che nessuno osi
+rimuoverle per rovistarvi dentro. Se qualcuno
+osasse disobbedire a questo ordine, in luogo
+d’un compenso avrà una pena.
+</p>
+
+<p>
+L’incendio durò sette giorni, distruggendo
+gran quantità di casupole, di palazzi e di luoghi
+sacri. La distruzione di questi ultimi suggerì a
+Nerone, per scagionar sè stesso, l’infame calunnia,
+che si dovesse al fanatismo dei cristiani
+l’estensione del fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Per suo ordine molti di questi infelici furono
+catturati e messi a morte fra le imprecazioni
+della plebe.
+</p>
+
+<p>
+E i poveri cittadini, colpiti dalla sventura,
+perdettero tutto quello che di prezioso avrebbero
+potuto dissotterrare dalle macerie. Furono
+largamente ricompensati, è vero, ma in gran
+parte col loro stesso denaro.
+</p>
+
+<p>
+Dall’effimera generosità s’erano lasciate abbacinare
+le stesse donne di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, ch’era ritornata da Bauli, intenta
+sempre a riconquistare il cuore del figlio, andò
+quella stessa mattina a congratularsi con esso,
+e i suoi elogi furono accompagnati da sì artifiziose
+moine, da render gelose la moglie e la
+concubina.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia difese l’operato del marito contro le
+censure, che Menecrate aveva udite e ripeteva
+a lei. D’una sola accusa quell’anima gentile
+non lo difendeva, il massacro dei cristiani.
+</p>
+
+<p>
+Atte infine, benchè inorridita ancora dalla rivelazione
+di Sporo, si mostrò ammirata per
+quell’atto magnanimo, e ne diede all’amante
+ampia mercede amorosa.
+</p>
+
+<p>
+Le donne innamorate volontieri dimenticano,
+scusano e perdonano.
+</p>
+
+<p>
+Ma i biasimatori, di cui aveva parlato Menecrate,
+erano di molti, e le loro censure esprimevano
+in tutti i modi pubblicamente in prosa
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+e in versi, che venivano divulgati nei pubblici
+ritrovi.
+</p>
+
+<p>
+La plebe però non ci badava, ed entusiasmata
+del suo Imperatore, lo acclamava tutte le volte
+che si mostrava per le vie.
+</p>
+
+<p>
+Contento di ciò, Nerone non si dava per inteso
+nè delle critiche nè delle satire.
+</p>
+
+<p>
+Avvenne un giorno quello che Menecrate gli
+aveva annunziato.
+</p>
+
+<p>
+Una mattina tornava in gran pompa al palazzo
+dei Cesari su cavallo riccamente bardato.
+Lo accompagnavano la moglie, la madre, Seneca,
+Burro, i due Consoli, i Senatori ed altri
+dignitari della Corte e dello Stato.
+</p>
+
+<p>
+Pressochè tutti addimostravano in volto grande
+preoccupazione.
+</p>
+
+<p>
+Il turbolento popolo d’Alessandria non cessava
+dal ribellarsi al dominio romano, malgrado
+la sanguinosa repressione subita sotto
+Giulio Cesare l’anno 47 avanti G. C.
+</p>
+
+<p>
+S’era finalmente stabilito di spedire altre milizie
+in Egitto, per domare nuovamente i ribelli,
+e Claudio Nerone doveva porsi alla testa delle
+legioni.
+</p>
+
+<p>
+Questa spedizione non gli sorrideva; ma aveva
+finito per cedere alle esortazioni del Senato.
+</p>
+
+<p>
+La notte, che precedette il giorno destinato
+alla visita dei templi per implorare il patrocinio
+dei Numi, i sonni suoi erano stati turbati da
+visioni spaventose, talchè, balzato dal letto,
+aveva chiamato i liberti, e benchè fosse ancora
+notte chiusa, ordinava loro di condurgli l’astrologo
+Babilo.
+</p>
+
+<p>
+Costui venne di fatto, e credendo di fargli
+cosa grata, dichiarò nullo il significato di quei
+sogni, assicurandogli il favore degli astri.
+</p>
+
+<p>
+Nerone avrebbe preferito oracolo diverso.
+Fece però buon viso a sorte avversa, e si recò
+nei templi.
+</p>
+
+<p>
+In quello di Giove lo attendeva il Pontefice
+Massimo circondato dai Sacerdoti, dagli Auguri,
+dai Flaminii, dagli Aruspici ed altri assistenti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+</p>
+
+<p>
+Pregò lungo tempo, stando in piedi davanti
+alla statua del Nume colle braccia distese verso
+il cielo, le palme aperte e avvicinate l’una all’altra,
+come usavano i romani nel <i>precatio</i>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo altri luoghi sacri andò al tempio di
+Vesta, e sedette davanti al delubro su ricco solio
+tra quelli della moglie e della madre.
+</p>
+
+<p>
+Le Sacerdotesse col <i>carbaso</i> (corta tunica di
+lino), la stola, il bianco <i>suffibulo</i> delle cerimonie,
+formato da un lenzuolo di panno, che loro
+copriva la testa, ed era appuntato sotto la gola
+con una fibbia, stavano aggruppate entro il delubro
+rischiarato dalla fiamma del sacro fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, nel levarsi in piedi, per cominciare il
+<i>precatio</i> si sentì trattenuto indietro.
+</p>
+
+<p>
+Si fe’ pallido in volto e ricadde seduto.
+</p>
+
+<p>
+Il lembo della veste s’era impigliato in un
+fregio del solio.
+</p>
+
+<p>
+Come se questo presagio non bastasse a
+preoccuparlo, altro accidente gli occorse subito,
+che accrebbe in lui lo spavento.
+</p>
+
+<p>
+Liberata da quell’impaccio la veste, tornò ad
+alzarsi, ma con stupore grandissimo degli astanti
+lo si vide rimanere immoto, a premersi la destra
+sugli occhi, appoggiando la sinistra sulla
+spalla d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— Claudio, che hai? — mormorò questa tutta
+commossa.
+</p>
+
+<p>
+— Un velo davanti agli occhi. Più nulla discerno.
+Usciamo dal tempio.
+</p>
+
+<p>
+E mosse verso il <i>pronao</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia lo sosteneva sempre, Agrippina gli
+era accanto, gli altri seguivano aggruppati insieme,
+e dimandandosi a vicenda cosa fosse
+accaduto.
+</p>
+
+<p>
+Uscirono anche le Vestali, alcune delle quali
+passarono a poca distanza da Atte, che insieme
+alle due nutrici di Nerone era venuta a veder
+la cerimonia.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver mirato una di quelle vergini, strinse
+convulsamente il polso d’Egloga mormorando:
+</p>
+
+<p>
+— Numi possenti! Mi par dessa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Chi? — dimandarono Egloga ed Alessandria.
+</p>
+
+<p>
+— Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Appena uscito all’aperto sparì il momentaneo
+turbamento di Nerone, che rimontò a cavallo e
+si diresse verso il palazzo dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+Ecco le ragioni per cui tutti se ne tornavano
+imbronciati.
+</p>
+
+<p>
+Lungo il tragitto, il popolo che accorreva da
+tutti gli sbocchi delle vie per vedere il corteo,
+acclamava all’Imperatore, e ad alte grida dimandava
+d’udirlo cantare prima della sua partenza.
+</p>
+
+<p>
+Questo bastò per rasserenare il divo Cesare,
+che ringraziava volgendo la testa a dritta e a
+manca, ed esprimendo con dei sorrisi la promessa
+di soddisfare a quel desiderio.
+</p>
+
+<p>
+Le due Imperatrici fingevano d’essere contente
+per fargli piacere, ma gli altri assumevano
+aspetto più severo che mai.
+</p>
+
+<p>
+Tornato in casa, e preoccupato dai sinistri
+presagi, non fidandosi più di Babilo, fece venire
+Simone il mago, pel quale nutriva ammirazione
+grandissima.
+</p>
+
+<p>
+Questo ciurmadore, nato nel Borgo di Gitton
+in Samaria, dopo essersi fatto battezzare dal
+Diacono Filippo, dimandava all’Apostolo Pietro
+cosa si pagasse per aver il dono di parlare
+tutte le lingue. Pietro malediceva lui e la sua
+offerta&#8205;<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> ed egli, lasciata la Samaria, aveva cominciato
+a viaggiare, meravigliando le turbe
+co’ suoi prodigi; ed era venuto in Roma, dove
+aveva conquistato l’animo di Nerone, mercè
+nuove ciurmerie e millanterie, tra cui la promessa
+di volare un giorno alla sua presenza.
+</p>
+
+<p>
+Quando comparve, Nerone gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— O Simone, può la tua magica potenza con
+qualche esorcismo scongiurare i sinistri presagi?
+</p>
+
+<p>
+Il furbo, che aveva già inteso dire come a
+Nerone poco andasse a genio quel viaggio,
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+chiese dapprima di quali presagi si trattasse,
+e come ebbe inteso dei sogni spaventosi e dell’incidente
+occorso nel tempio di Vesta, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Non valgono esorcismi atti a combattere
+la volontà degli Dei. Questa chiaramente s’espresse,
+e se vuoi, o divo Cesare, sottrarti a
+conseguenze funeste, conviene che tu rimanga.
+</p>
+
+<p>
+Il mago ebbe larga ricompensa per questa
+risposta, che riescì gradita non solo a Nerone
+e alla sua famiglia, ma eziandio agli altri amici.
+</p>
+
+<p>
+Anneo Seneca, e lo stesso severo Burro convennero
+esser prudente consiglio il rimanere.
+</p>
+
+<p>
+Atte, più di tutti, ne fu lieta, e quand’essa si
+trovò sola con Nerone, mostrò giubilo così
+grande, ch’egli entusiasmato per tanto amore,
+esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— A te, a te, il diadema imperiale, o divina
+creatura.
+</p>
+
+<p>
+Sentendo poi, come a lei fosse parso di riconoscere
+Rubea tra le vergini Vestali, le promise,
+benchè a malincuore, che avrebbe mandato Aniceto
+ad assumere informazioni.
+</p>
+
+<p>
+Atte chiese in grazia d’andar essa stessa insieme
+ad una delle due nutrici, temendo che
+Nerone dimenticasse la promessa, come non
+aveva tenuta quella di far ricerca della famiglia
+Laterano.
+</p>
+
+<p>
+Non l’aveva dimenticata il suo amante, ma a
+lui spiaceva, per gelosia, che Atte ritrovasse
+Rubea, sospettando nell’anima sua depravata
+qualcosa di turpe nella loro amicizia.
+</p>
+
+<p>
+Quel giorno però pensò fra sè:
+</p>
+
+<p>
+— Se Rubea è Vestale nulla più temo.
+</p>
+
+<p>
+Ed accondiscese.
+</p>
+
+<p>
+Al mattino seguente la citarista, accompagnata
+da Egloga e da Aniceto, si presentò all’abitazione
+delle dodici Vestali.
+</p>
+
+<p>
+L’Ostiario, ch’era un vecchio soldato e che
+stava lavando alcuni arredi destinati al culto,
+rispose alla loro dimanda esservi veramente
+una Sacerdotessa di questo nome tra le vergini,
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+che nel primo decennio apprendono le cose attinenti
+al loro ministero.
+</p>
+
+<p>
+Chiesero di vederla e l’altro dimandò chi
+fossero.
+</p>
+
+<p>
+Atte, che teneva al piacere d’essere riconosciuta
+dalla sua sorella di latte,
+</p>
+
+<p>
+— Ditele, — rispose, — che l’attende un’amica
+a lei dilettissima.
+</p>
+
+<p>
+E siccome il vecchio esitava, Aniceto colla
+burbanza del cortigiano, gli ordinò d’ubbidire,
+venendo essi mandati da Cesare.
+</p>
+
+<p>
+L’Ostiario passò nell’interno del recinto, e
+dopo lungo attendere, li condusse nell’<i>opistodomo</i>&#8205;<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>
+dicendo loro che fra poco si presenterebbe
+la vestale Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Atte giubilava al pensiero di riabbracciare
+l’amica del suo cuore.
+</p>
+
+<p>
+Misera! A quale doloroso disinganno era serbata.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span></p>
+
+<h2 id="cap7"><span class="smcap">Capitolo VII.</span>
+<span class="smaller">Rubea.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Plauzio Laterano, lasciata Roma fin da giovinetto,
+erasi recato in Acaja per esercitar la mercatura,
+ed ivi imbattutosi in una dama di Corinto
+vedova e giovine, quantunque di due o
+tre anni a lui superiore, l’aveva sposata, ed un
+anno dopo il matrimonio nasceva Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Non essendo la moglie di fibra robusta, Plauzio
+volle che la bambina fosse affidata ad una
+nutrice e questa fu la madre d’Atte.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque il commercio dei grani gli procacciasse
+sempre nuove ricchezze e l’aria balsamica
+di Corinto fosse oltremodo salutare a
+lui ed alle sue donne, si decise a partire e tornarsene
+in Roma.
+</p>
+
+<p>
+E questa risoluzione egli prese, più che per
+desiderio di lasciar la Grecia, per soffocare in
+sul nascere il primo amore della sua fanciulla,
+innamoratasi d’un giovine greco e per condizione
+e per censo indegno di lei.
+</p>
+
+<p>
+Rubea aveva allora quindici anni. L’indole di
+lei non era di quelle facili a piegarsi, disposta
+a dimenticare. Non per capriccio, non per passatempo,
+nè per smania di marito, come il più
+sovente avviene nelle fanciulle, essa amava il
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+suo damo; ma sibbene per quella vera passione
+che non si estirpa facilmente dal cuore.
+</p>
+
+<p>
+Cercò dapprima d’intenerire il padre; ma
+quando lo vide inesorabile alle preghiere sue e
+a quelle della madre, non profferì più detto, non
+versò una lagrima, e seppellì nell’anima il rammarico
+del rifiuto, e il dolore della separazione
+dal giovine amato.
+</p>
+
+<p>
+Carattere fiero oltre ogni dire, essa del suo
+sentimento non aveva messo a parte che i genitori,
+nessun altro, neppure la sorella di latte,
+a lei così cara.
+</p>
+
+<p>
+Le angosce poi, non confidò ad alcuno.
+</p>
+
+<p>
+Giunti in Roma presero dimora in una villa
+a poca distanza dalla città, non essendo pronto
+ancora il palazzo, che Plauzio Laterano stava
+facendo costruire, e che da lui doveva prendere
+il nome.
+</p>
+
+<p>
+Erano arrivati da un anno, e quando Plauzio,
+vedendo che la figlia mai dell’amante perduto
+non faceva parola, credeva che lo avesse dimenticato,
+questa esternò tanto a lui che alla
+madre un fermo proponimento che li fe’ rimanere
+di sasso.
+</p>
+
+<p>
+Ogni anno alle calende di maggio si celebrava
+in Roma la festa della Dea Bona, che custodiva
+la castità, e dava lo spirito profetico.
+</p>
+
+<p>
+Erano al rito ammesse le sole donne, che in
+quella circostanza fingevano avversione per
+l’altro sesso, e ciò per imitare la Dea, che aveva
+sempre respinto da lei il marito Fauno.
+</p>
+
+<p>
+Era costui un Dio, ma forse un brutto Dio.
+</p>
+
+<p>
+Rubea pregò la madre di condurla a quella
+festa, che si celebrava di notte nel palazzo del
+Pretore, e la madre, la quale afferrava ogni
+occasione per distrarre la figlia dalla sua tristezza,
+accondiscese di buon grado.
+</p>
+
+<p>
+Nel mezzo del pretorio sorgeva il simulacro
+della Dea colla testa coronata di pampini ed attorno
+ai piedi attorcigliato un serpente, simbolo
+della vendetta del Dio, che per punirla dei continui
+rifiuti ai suoi abbracciamenti, l’aveva cangiata
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+in rettile. Davanti alla base era un <i>mellario</i>
+colmo di vino; e questo doveva ricordare
+la disobbedienza di Bona, quand’era ancora in
+terra, alla legge che vietava alle donne di bere
+vino.
+</p>
+
+<p>
+Per questa colpa Fauno l’aveva uccisa con
+un bastone di mirto, e poi pentitosi, la innalzava
+all’onore della divinità.
+</p>
+
+<p>
+Quel vino veniva chiamato latte, perchè dovendo
+berne tutte le astanti, s’univa l’idea dell’astinenza
+all’ubbriachezza che la cerimonia
+imponeva.
+</p>
+
+<p>
+Il pretorio era tutto rischiarato da faci e adornato
+all’intorno per cura delle Vestali con festoni
+di fiori freschi e frutta.
+</p>
+
+<p>
+V’erano là riunite, matrone, spose, fidanzate
+e fanciulle, che tutte s’inginocchiarono, allorchè
+la Vestale <i>Damiatrice</i> e le altre vergini, vestite
+di bianco, si prostrarono davanti al simulacro.
+</p>
+
+<p>
+— Oh come sono belle quelle Vestali, e come
+devono essere felici! — mormorò Rubea all’orecchio
+della madre.
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio, o figlia, — rispose questa, — che
+la preghiera incomincia.
+</p>
+
+<p>
+La somma Sacerdotessa, dopo avere ricordati
+i repulsi della castissima Dea alle procaci voglie
+di Fauno, il sangue versato da lei per mantenersi
+incontaminata, e il premio avuto nello
+splendore dell’Olimpo, le pregò a tener salde le
+prische virtù di Roma e renderne il popolo gagliardo
+sempre ed invitto.
+</p>
+
+<p>
+Queste parole, accompagnate da una antichissima
+cantilena del Lazio, furono ripetute in coro
+da tutte quelle donne, la maggior parte delle
+quali non erano certo disposte a seguir l’esempio
+della Dea.
+</p>
+
+<p>
+Terminata la preghiera, la <i>Damiatrice</i> cominciò
+il sagrifizio, chiamato <i>Damium</i>, da <i>Damia</i>,
+altro nome di Bona.
+</p>
+
+<p>
+Furono immolate galline d’ogni colore tranne
+il nero. Dopo di che, le più giovani Vestali immersero
+delle coppe d’oro nel <i>mellario</i> e le portarono
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+in giro, ricolme di vino, dando da bere
+a tutte, finchè fu vuotato il vaso.
+</p>
+
+<p>
+Allora, la Vergine che aveva compiuto il sagrifizio,
+gridò:
+</p>
+
+<p>
+— Evviva il frutto di Bacco!
+</p>
+
+<p>
+A questo grido le più sfrenate e briache si
+sciolsero i capelli, si strapparono di dosso le
+vesti, e rimaste con una sola pelle d’animale
+messa a tracolla, che lasciando nuda una parte
+del seno, scendeva loro fino ai ginocchi, cominciarono
+una danza vertiginosa intorno al simulacro
+accompagnandosi con cimbali, sistri e
+nacchere.
+</p>
+
+<p>
+Naturalmente la moglie e la figlia di Plauzio
+Laterano, come molte altre, non presero parte
+a quella danza bacchica.
+</p>
+
+<p>
+Rubea non levava mai gli occhi dalle Vestali,
+che conservando il dignitoso contegno, uscirono
+a due a due accompagnate dai littori per tornare
+alla loro casa.
+</p>
+
+<p>
+Spuntava l’alba, allorchè la fanciulla e sua
+madre montarono nel carro.
+</p>
+
+<p>
+Durante il tragitto dal palazzo del Pretore alla
+villa, Rubea non fece che parlare delle giovani
+Sacerdotesse, chiedendo alla madre quali fossero
+i loro riti, i loro privilegi; e la madre ingenuamente
+soddisfece alla sua curiosità tributando
+encomii grandissimi alle austere vergini.
+</p>
+
+<p>
+Due giorni dopo Rubea dichiarò che voleva
+farsi Vestale.
+</p>
+
+<p>
+I genitori, colpiti da questa risoluzione, la
+osteggiarono più che da loro si potesse. Non
+avevano che quell’unica figlia, che poteva formare
+la felicità del più cospicuo giovine patrizio
+colla sua coltura, colle sue grazie, colla sua
+splendida bellezza.
+</p>
+
+<p>
+Atte aveva detto il vero, asserendo all’Imperatore
+che Rubea non avrebbe potuto mostrarsi
+per le vie di Roma senza essere ammirata da
+tutti.
+</p>
+
+<p>
+E quella ricca capellatura castagnina di lei,
+che sciolta le ammantava tutta la persona, quegli
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+occhi d’azzurro profondo, ai quali facevan
+cortina lunghe palpebre scure; quella bocca divina,
+quelle carni che sembravano di trasparente
+alabastro, quelle forme fidiache, dovevano
+dunque rimanere tesori nascosti all’amore degli
+uomini?
+</p>
+
+<p>
+La fanciulla così voleva, e gli austeri rifiuti del
+padre, le tenere espressioni e i consigli materni
+non valevano a rimoverla dal suo proposito.
+</p>
+
+<p>
+— La mia patria podestà può impedirtelo, — diceva
+Plauzio.
+</p>
+
+<p>
+— E vorresti, o padre, — rispondeva Rubea, — togliermi
+così l’unica felicità che mi sorride
+nell’avvenire?
+</p>
+
+<p>
+— Tu sei, — soggiungeva la madre colle lagrime
+agli occhi, — il solo bene ch’io possieda
+in terra, e tu crudele me ne rendi priva.
+</p>
+
+<p>
+— Ma il tuo amore, — rispondeva la figlia, — non
+preferisce di vedermi casta, tranquilla e
+felice, in quel sacro recinto, piuttostochè avermi
+qui mesta e sventurata?
+</p>
+
+<p>
+La tenace fanciulla vinse, e sua madre, sacrificandosi,
+come tutte le madri amorose, s’unì a
+lei nel supplicare il marito ad acconsentire.
+</p>
+
+<p>
+Plauzio, prima di cedere, forse per prender
+tempo, volle consultare un <i>Estispice</i>&#8205;<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> per conoscere
+se il voto della figlia fosse gradito agli
+Dei e se sarebbe essa veramente felice.
+</p>
+
+<p>
+Con grandissimo rammarico del Laterano,
+l’oracolo fu favorevole a Rubea, che pochi
+giorni dopo, indossava la stola ed il carbaso
+della Sacerdotessa di Vesta.
+</p>
+
+<p>
+Aveva allora diciassette anni e ne contava
+ventuno quando venne a trovarla Atte.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè si presentò nell’<i>opistodomo</i> tutta vestita
+di bianco colla fronte stretta nell’infula sacra
+legata dietro la nuca, dalla <i>vitta</i>&#8205;<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> di cui le
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+scendevano le <i>tenie</i> (o frangie) dietro le spalle,
+colla candida tunica sotto cui si disegnavano
+le maestose forme, fe’ rimanere attoniti non solo
+Aniceto ed Egloga, ma la stessa Atte che la conosceva
+diggià.
+</p>
+
+<p>
+Essa corse verso Rubea, ch’erasi fermata
+sulla soglia guardandola, e andò per abbracciarla.
+</p>
+
+<p>
+La Vestale però le fe’ cenno d’arrestarsi, dicendole
+sotto voce, perchè gli altri due non
+udissero:
+</p>
+
+<p>
+— Una schiava greca per nome Atte, mandata
+in dono dal Governatore Gallione, come citarista
+alla diva Ottavia, divenne l’amante di Claudio
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole Atte rimase un poco sorpresa,
+e muta.
+</p>
+
+<p>
+Quindi invitò Aniceto e la Egloga a ritirarsi,
+e come furono partiti, rivolse a Rubea queste
+parole:
+</p>
+
+<p>
+— E se quella io fossi?
+</p>
+
+<p>
+— Allora la Sacerdotessa di Vesta non potrebbe
+più stringere fra le sue braccia la sua
+sorella di latte.
+</p>
+
+<p>
+— Si vede che tu non amasti mai.
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, amai per la prima e l’ultima
+volta. Seppi sacrificare il mio affetto all’obbedienza.
+Queste sacre bende ti dicano che seppi
+anche conservarmi casta.
+</p>
+
+<p>
+— Forse lo sarei stata anch’io, ove altro temperamento
+m’avesse concesso natura, ove più
+benigno mi si fosse mostrato il destino. Questo
+figlio della notte e del caos volle invece che
+fosse ardente l’anima mia, che fossi una povera
+schiava, esposta a tutti i perigli, a tutte le seduzioni,
+orfana, sola, senza appoggio alcuno, venduta
+come merce, dovendo lottare continuamente
+per mantenermi incontaminata. Resistetti,
+ad onta di ciò, perchè non amavo, e perchè, lo
+confesso, ero superba della mia bellezza, superba
+dell’arte mia. Finalmente quando l’amore
+e l’ambizione vidi in me lusingati, fui vinta,
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+perchè non mi sentii capace di combattere. Ho
+peccato, sì, e so bene che merito disprezzo, che
+i Dei mi puniranno; ma al gastigo che tu oggi
+m’infliggi non m’aspettava.
+</p>
+
+<p>
+— Eppur dovevi prevederlo.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — rispose Atte, con amarezza, — perchè
+mentr’io non sognava che te, ed attendeva
+ansiosamente una persona, una lettera, che
+mi desse notizie tue, tu avevi bandita dalla tua
+mente la tua sorella, ed ora ti sei ricordata di
+lei per disprezzarla.
+</p>
+
+<p>
+— Non potei darti contezza di me in questi
+cinque anni, perchè mio padre m’aveva vietato
+di corrisponder teco, credendoti a torto complice
+nel misero amor mio. Non fosti però mai dimenticata
+da me, e allorchè mi nacque il sospetto
+che la citarista giunta da Corinto, e che
+divenne l’amante di Claudio Nerone fosse la
+mia sorella di latte, ne provai profondo dolore,
+e pregai la Dea perchè risultasse ingiusto il
+mio sospetto. Invece tu stessa mi confermasti
+la triste realtà.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora mi disprezzi?
+</p>
+
+<p>
+— E qual altro sentimento vorresti tu che
+provasse la Sacerdotessa di Vesta per una cortigiana?
+</p>
+
+<p>
+— Il compianto.
+</p>
+
+<p>
+Rubea sorrise amaramente.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — riprese Atte, — il compianto per una
+infelice che acciecata dalla passione cadde nell’abisso
+dell’infamia.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè almeno non te ne ritrai? Perchè
+non cadi ai piedi della tradita Imperatrice, e non
+ne implori il perdono? Perchè non fuggi lontana
+dal palazzo dei Cesari, e non lavi la tua colpa
+con una vita d’espiazione?
+</p>
+
+<p>
+— Non me lo consentono nè la prepotente
+passione di Cesare, nè l’anima mia perdutamente
+innamorata di quell’uomo fatale.
+</p>
+
+<p>
+— E non è la tua piuttosto frenesia ambiziosa,
+che ti fa amare, più che l’uomo, il potente Imperatore?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non accusarmi di questo, o Rubea. Ch’io
+rifuggissi sempre dall’idea di concedere il mio
+cuore e la mia bellezza ad oscuro mortale, è
+vero; ma io sognava cospicui sponsali, la mia
+ambizione era questa. Venni in Roma entusiasmata
+già dai racconti che udiva in Acaja, sulla
+grandezza e sulla generosità di Nerone. Il primo
+dì che lo vidi mi rese libera, m’affascinò col
+suo magnanimo contegno verso di me, colle
+sue lodi, col parlar lusinghiero, e fui sedotta,
+mi copersi d’infamia, e mi preparai un tremendo
+avvenire.
+</p>
+
+<p>
+— Fuggilo dunque.
+</p>
+
+<p>
+— È tardi, me ne manca il coraggio, e conviene
+ch’io trangugi fino all’ultima stilla il calice
+amaro del mio peccato.
+</p>
+
+<p>
+— Disgraziata!
+</p>
+
+<p>
+— Tu nata da nobile lignaggio, tu cresciuta
+sempre al fianco di tua madre tra le carezze e
+gli agi, non comprendi come possa una fanciulla
+essere contaminata, com’io fui; ma se
+invece di vagire in una cuna dorata, le prime
+tue lagrime fossero cadute su misero vaglio,
+saresti forse meno severa colla povera Atte.
+</p>
+
+<p>
+— Il cuore mi spingerebbe ad essere indulgente,
+ma il mio sacro ministero m’impone il
+rigore. T’avrò lo stesso, o sorella, nella mente
+e nel cuore, e pregherò la Dea che ti tolga dall’obbrobriosa
+via, in cui ti sei messa, e quando
+con una vita di virtù avrai espiata la tua colpa,
+ritorna a me, e la pentita avrà quell’amplesso
+e quel bacio, che oggi la Vestale deve negare
+alla peccatrice impenitente. Atte, addio.
+</p>
+
+<p>
+E mosse verso la porta d’ond’era venuta.
+</p>
+
+<p>
+— Addio, sorella, — mormorò l’altra con voce
+soffocata dal pianto.
+</p>
+
+<p>
+Quando raggiunse Egloga ed Aniceto, quest’ultimo,
+vedendola mesta ed avvedendosi che
+aveva pianto, le dimandò come l’avesse accolta
+la Vestale, cosa le avesse detto.
+</p>
+
+<p>
+Essa rispose bruscamente:
+</p>
+
+<p>
+— E a te che importa?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+</p>
+
+<p>
+E l’altro si tacque.
+</p>
+
+<p>
+Atte aveva divisato di nulla riferire a Nerone
+dell’accoglienza avuta da Rubea, e delle severe
+parole rivoltele; o per lo meno mitigar l’una e
+le altre, temendo che Nerone salisse in furore,
+e per vendicar lei dell’umiliazione ricevuta, punisse
+la Vestale.
+</p>
+
+<p>
+Essa però aveva fatto i conti senza il malvagio
+pedagogo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p>
+
+<h2 id="cap8"><span class="smcap">Capitolo VIII.</span>
+<span class="smaller">Il cuore del citaredo.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La legione di seimila fanti e trecento cavalieri,
+che Nerone doveva condurre in Alessandria,
+partiva quel giorno stesso per imbarcarsi.
+</p>
+
+<p>
+Nel porto di Napoli stavano pronte alcune
+navi lunghe, che dovevano servire a trasportare
+le milizie, le <i>onerarie</i>, già cariche di viveri,
+attrezzi guerreschi ed altro, e la trireme
+destinata all’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Questa però più non serviva, perchè il comando
+era stato affidato ad uno dei Consoli, e
+Nerone restava.
+</p>
+
+<p>
+Più non curando i torbidi dell’Egitto, lieto
+d’aver rinunziato alla gloria delle armi per occuparsi
+della problematica gloria artistica, volse
+subito in mente il progetto d’accontentare la
+plebe, di cui l’ovazione quella mattina aveva
+tanto solleticato il suo amor proprio.
+</p>
+
+<p>
+Divisò di dare una festa al popolo nei giardini
+del palazzo, e là, insieme ad altri musici,
+prodursi nel canto, nel suono di varii istrumenti,
+e nella declamazione.
+</p>
+
+<p>
+Non dubitava di suscitare entusiasmo; ma,
+per renderlo più sicuro, conveniva fosse limpida
+e forte la sua voce, come egli si lusingava
+averla sortita da madre natura.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non fidando di sè stesso, volle esserne accertato
+da altri.
+</p>
+
+<p>
+Prese la cetra, e s’incamminò verso le stanze
+d’Agrippina, perchè l’udisse cantare, e giudicasse
+s’era in grado d’affrontare il cimento.
+</p>
+
+<p>
+Ricordandosi poi come la madre, unitamente
+a Seneca e Burro l’avessero spesso distolto dall’offrirsi
+a spettacolo, tornò indietro e andò a
+trovare la moglie.
+</p>
+
+<p>
+— E Menecrate? — dimandò entrando.
+</p>
+
+<p>
+— Oggi non si presentò.
+</p>
+
+<p>
+Il poeta Marco Anneo Lucano, che stava leggendo
+all’Imperatrice un brano del suo poema
+<i>La Farsalia</i>, disse d’aver incontrato il citaredo
+a poca distanza dalla casa Augustale, e ch’era
+retrocesso, sentendo da lui che Ottavia lo aveva
+invitato a farle quella lettura.
+</p>
+
+<p>
+Nerone ordinò che s’andasse tosto in cerca
+di Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Poi, rivolto a Lucano, proseguì:
+</p>
+
+<p>
+— Ed intanto che lo si aspetta, tu, o Marco
+Anneo, continua a leggere, che io con piacere
+infinito udrò l’armonia del tuo verso, il tuo stile
+robusto.
+</p>
+
+<p>
+Ed ascoltò attentamente, prorompendo di
+tratto in tratto in esclamazioni di lode.
+</p>
+
+<p>
+Decisamente l’ovazione popolare aveva esaltato
+in lui più che mai il sentimento artistico
+e ravvivato quello della cortesia e della generosità.
+</p>
+
+<p>
+La stessa Ottavia, che perduta ancora una
+volta la speranza d’un erede, non aveva da
+molto tempo udita una parola soave, ebbe da
+lui sorrisi, tenere frasi, e premurose dimande.
+Chi più sentì l’effetto di questo momentaneo
+cangiamento fu Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Appena egli comparve, Nerone gli disse d’averlo
+fatto chiamare perchè udisse il suo canto,
+e giudicasse se fosse in quel momento nella
+pienezza della sua voce, talchè questa potesse
+sorprendere il popolo, che chiedeva d’udirlo a
+cantare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+</p>
+
+<p>
+E accompagnato dal citarista sul salterio, intuonò
+un inno, sfoggiando nei più arditi degli
+ottocento quarantacinque segni di cui era composta
+la musica romana.
+</p>
+
+<p>
+Com’ebbe terminato, attese il giudizio.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia per compiacenza e Lucano per adulazione
+approvarono.
+</p>
+
+<p>
+Quanto a Menecrate, sapendo come dovesse
+spiacere ad Ottavia quello spettacolo, a cui voleva
+esporsi il marito, disse che il timbro della
+voce poteva addivenire anche più forte col riposo,
+e che conveniva indugiare qualche dì,
+prima d’accondiscendere ai desiderii del popolo,
+per render così l’effetto sicuro.
+</p>
+
+<p>
+Il presuntuoso prese tutto per buona moneta, e — Seguirò, — disse, — il
+tuo consiglio, o Menecrate,
+e poichè fosti il primo ad annunziarmi
+l’ovazione di ieri, voglio ricompensartene col
+farti dono della villetta sulle Esquilie, che quasi
+miracolosamente fu salva dall’incendio.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate rispettosamente rifiutò.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, per gli Dei, — esclamò l’Imperatore,
+tra sorpreso e crucciato, — è questa la prima
+volta che si osa respingere la generosità di
+Cesare. È la tua, o citarista, se non modestia,
+somma alterigia.
+</p>
+
+<p>
+— Nè l’una cosa, nè l’altra, o divo Cesare; i
+tuoi doni convien meritarli, ed io ho la coscienza
+di nulla aver fatto per questo. Non feci che ripeterti
+ciò che intesi. È gloria questa che meriti
+un premio? Cosa darai tu allora a chi espose
+la vita per la grandezza di Roma? Tu sei padrone
+di ricompensare chi ti piace quando ti
+piace, come ti piace, ma lascia a me la libertà
+di rifiutar un guiderdone, che può, anche non
+meritato, riescire accetto a patrizio dovizioso,
+ma che a tapino quale son io peserebbe, come
+un’elemosina.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, che lo aveva ascoltato in silenzio,
+fissandolo alquanto accipigliato, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Censuri Cesare, esalti te stesso, e sostieni
+di non esser orgoglioso?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Io mi rivolsi alla magnanimità tua e le dissi
+non sprecare i tuoi doni inutilmente, e lascia
+al misero citaredo il tempo di meritarli, e ch’egli
+continui intanto a chiedere un pane per sè, per
+la vecchia madre all’arte sua. — Perdona, o divo
+Cesare, ma qui non v’è censura per te, non alterigia
+da parte mia. È l’umiltà dignitosa, che
+esalta la prodiga generosità.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, avvezzo all’insaziabile avidità de’ suoi
+cortigiani e alle loro menzogne, non credeva
+sinceri l’umiltà ed il disinteresse di Menecrate,
+non veritiere le sue parole.
+</p>
+
+<p>
+Purtuttavia lusingato da quelle si calmò un
+poco in lui l’interno sdegno per l’offesa arrecatagli
+con quel rifiuto, a cui egli attribuiva
+qualche altro ignoto movente.
+</p>
+
+<p>
+E forse, come vedremo tra poco, non s’ingannava.
+</p>
+
+<p>
+— Se quanto asserisci è realtà, ti lodo, — disse
+levandosi in piedi, — e ti perdono l’offesa.
+</p>
+
+<p>
+— E quale offesa, o Cesare?
+</p>
+
+<p>
+— Quella del rifiuto.
+</p>
+
+<p>
+Il citaredo voleva scusarsi ancora: ma Nerone
+non gliene diede il tempo, perchè rivolto
+a Lucano, lo invitò a passare con lui nella
+sua zotheca, che voleva dargli a leggere un
+brano d’una sua tragedia, ch’egli stava componendo
+per cantarla in publico.
+</p>
+
+<p>
+Baciata la moglie, si rivolse ancora a Menecrate,
+e — Ricordati, — gli disse, — che una
+seconda offesa non perdona Nerone. Vale.
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì, seguito da Lucano.
+</p>
+
+<p>
+Come furono soli, Ottavia osservò a Menecrate
+com’egli si fosse male apposto, rifiutando
+il dono imperiale.
+</p>
+
+<p>
+— Io, — rispose risoluto il citaredo, — nulla
+voglio da Claudio Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè ti rende infelice.
+</p>
+
+<p>
+— E chi può asseverar ch’io lo sia?
+</p>
+
+<p>
+— Roma intera lo ripete indignata.
+</p>
+
+<p>
+— E quand’anco ciò fosse, a te che importa?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+</p>
+
+<p>
+— O divina Ottavia, il mio affetto, la mia devozione
+per te non han limiti. Adoro chi t’apprezza,
+chi ti disprezza detesto. So bene che il
+culto d’un misero quale sono io, non può salire
+fino a te; ma non per questo io t’abbandonerò,
+dovesse arrivar la mia abnegazione
+fino al sagrifizio della vita.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate non aveva mai parlato così aperto,
+e Ottavia, quantunque già presentisse d’essere
+amata, rimase sorpresa da quelle tenere espressioni,
+che neppure alla più onesta e ritrosa
+delle donne riescono sgradite.
+</p>
+
+<p>
+Fingendo di non interpretare quelle parole a
+senso di dichiarazione amorosa, gli rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Ti ringrazio, o Menecrate, di questi tuoi
+sentimenti per me, ma non voglio che ti rendano
+ingiusto ed ingrato verso l’Imperatore. Avrei
+desiderato che fosse vera e non mentita modestia
+che ti spingeva a rifiutare il dono. Non
+avresti così offeso doppiamente Nerone respingendo
+la sua generosità ed ingannandolo.
+</p>
+
+<p>
+— E ciò t’addolora?
+</p>
+
+<p>
+— Sì e per esso e per te.
+</p>
+
+<p>
+— E di me che ti cale?
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe egoismo il mio se rimanessi indifferente
+davanti allo sdegno di Nerone, che
+tu provocasti. Bada, o fido Menecrate, che l’ira
+sua fa spavento.
+</p>
+
+<p>
+— Ma è così grave delitto in Roma il ricusare
+una mercede che non fu meritata?
+</p>
+
+<p>
+— Delle tue parole egli non rimase convinto
+e tolgano gli Dei che non abbia ascritto a disprezzo
+il tuo rifiuto.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, scagli pure su me i fulmini suoi.
+La persecuzione, i supplizii, la stessa morte
+non cangeranno la mente ed il cuore del tuo
+fedel citaredo, che a te sola li consacrò. Non
+adirarti, o divina Ottavia, e lascia che ogni tua
+gioia mi renda felice, ch’ogni tua sventura m’addolori.
+</p>
+
+<p>
+— È chiaro il senso delle tue parole, — rispose
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+l’Imperatrice, tra severa e commossa. — Benchè
+mi sia riuscito grato il loro suono,
+debbo dimenticarle; come dimentico le soavi
+melopee della tua cetra dopo esserne stata commossa.
+Ti perdono, perchè so che l’amore non
+conosce distanza di grado e di natali, ma a
+patto che non ti sfugga più mai dal labbro un
+solo detto, che riveli il tuo segreto.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate, piegando un ginocchio e distendendo
+la mano verso Ottavia, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ti giuro per gli eterni Dei, che lascerò
+consumar lentamente la mia vita da questa
+fiamma, senza mandare un lamento, lasciando
+che tu t’avvegga del muto sagrifizio dell’anima
+mia.
+</p>
+
+<p>
+Son così dolci per un cuore straziato le proteste
+d’amore, anche non amando, che a Ottavia
+era mancato il coraggio di respingere sdegnosamente
+il sentimento dell’umile citaredo.
+</p>
+
+<p>
+Nell’uscire dalle stanze d’Ottavia con Lucano,
+così parlava a questi Nerone:
+</p>
+
+<p>
+— Cosa ti sembra di questo audace <i>fidiceno</i>&#8205;<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
+che osa ribellarsi alla mia volontà?
+</p>
+
+<p>
+— Ma delle ragioni che addusse tu devi essere,
+o Cesare, più ammirato che offeso.
+</p>
+
+<p>
+Questo, rispose Lucano, ch’era giovine franco
+e dabbene, e non adulava mai quando l’adulazione
+poteva riuscire di danno ad altri.
+</p>
+
+<p>
+— E a quella ragione tu presti fede? — dimandò
+l’altro sogghignando.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, o divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io invece ne sono così poco convinto,
+che se egli non fosse protetto dall’Imperatrice
+lo manderei nel carcere Mamertino a divertire
+colla cetra i prigionieri cristiani.
+</p>
+
+<p>
+Giunti nella zotheca, non volendo Nerone stancare
+la voce, diè a leggere a Lucano i brani
+della sua tragedia, che il poeta per fargli piacere
+molto lodò ed ebbe a mercede delle lodi
+un anello.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lo condusse poi nel suo studio di scultura,
+vasta sala piena d’attrezzi, di cavalletti, e dove
+alcuni giovani artisti stavano abbozzando sulla
+creta o plasmando col gesso di Parigi le statue,
+i busti, i vasi e le <i>anaglipte</i>&#8205;<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a> ch’egli doveva
+terminare o coi scalpri portavano a compimento
+le opere incominciate.
+</p>
+
+<p>
+Fra i lavori già scolpiti eravene uno d’osceno
+soggetto e di pessima fattura. Rappresentava
+Nerone e Sporo nudi ed abbracciati. Di quest’opera
+Nerone andava superbo, e ne faceva ammirare
+le bellezze a Lucano, che per non essere
+costretto a lodare o criticare, ascoltava e taceva.
+</p>
+
+<p>
+Uscendo dal palazzo dei Cesari, egli diceva
+fra sè:
+</p>
+
+<p>
+— Ed è a codesto mentecatto che sono affidate
+le sorti dell’Impero romano!!
+</p>
+
+<p>
+Nerone, tornato nel suo appartamento, non
+d’altro preoccupato che della sua voce, svestita
+la tunica, applicò sul petto la lamina di piombo,
+e si distese bocconi sul lettuccio, e per godere
+una piacevole sensazione, senza affaticarsi, si
+faceva solleticare la nuca dalla mano di Sporo,
+che aveva dovuto a malincuore indossar nuovamente
+le vesti femminili.
+</p>
+
+<p>
+Fu in quella giacitura che lo trovò Aniceto,
+tornando dal Collegio delle Vestali.
+</p>
+
+<p>
+Atte addolorata per l’accoglienza fattale da Rubea
+s’era ritirata nella sua cella, quando si presentò
+da lei Sporo, e le disse che l’Imperatore la
+chiamava. Nello stesso tempo ravvisò ch’eragli
+parso imbronciarsi quando il pedagogo gli aveva
+riferito di non esser stato presente al colloquio,
+perchè fatto uscire insieme ad Egloga dall’<i>opistodomo</i>,
+e come essa Atte nulla avesse voluto
+ripetergli delle cose dette fra loro.
+</p>
+
+<p>
+— Malvagio delatore! — mormorò Atte con
+sdegno.
+</p>
+
+<p>
+E scese insieme al giovinetto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<p>
+Appena comparvero, Nerone rimandò Sporo,
+e presa Atte per un braccio le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Io ti diedi a compagni Egloga ed Aniceto.
+Perchè ti allontanasti? Cosa diceste, cosa faceste
+con quella Sacerdotessa, che gli altri non potessero
+udire e vedere?
+</p>
+
+<p>
+La citarista fissandolo accigliata, dimandò:
+</p>
+
+<p>
+— Il tuo pedagogo non ascoltò forse dietro la
+porta com’è suo ufficio?
+</p>
+
+<p>
+— Non schermirti, rispondi.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa devo rispondere a te che alla virtù
+non credi e non sospetti che il male?
+</p>
+
+<p>
+— Non farmi adirare, non costringermi a punirti.
+</p>
+
+<p>
+— E tu, o Cesare, non soffocare con siffatti
+modi l’amore immenso che pur troppo ti porto.
+Se questo non mi trattenesse ora, fuggirei le
+mille miglia lungi da te. Io ti diedi il mio cuore,
+il mio corpo, ma non il diritto d’insultarmi, di
+minacciarmi. Cosa sospetti tu, dimmi?
+</p>
+
+<p>
+— Uomo geloso non ragiona.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, a che monta ch’io ti dica la verità,
+poichè non la crederai?
+</p>
+
+<p>
+— Infine perchè voleste rimaner sole?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè Rubea non volle che vi fossero testimonii
+in un colloquio tra la vergine Vestale
+e la concubina di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque essa aveva severe cose a dirti?
+</p>
+
+<p>
+— Quelle parole pie, colle quali una vergine
+dedicata al culto della casta Dea cerca di redimere
+la sorella peccatrice.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu non ascoltasti i suoi suggerimenti.
+</p>
+
+<p>
+— Come lo poteva il mio cuore, ingrato
+Claudio?
+</p>
+
+<p>
+— Ma se ella continuasse ad insistere forse....
+</p>
+
+<p>
+— Non temere, — interruppe Atte, — noi non
+ci vedremo mai più.
+</p>
+
+<p>
+— Forse la rivedrai un giorno genuflessa ai
+tuoi piedi colle altre compagne.
+</p>
+
+<p>
+— Indovino il tuo pensiero, ma rimuovilo pur
+dalla mente. Troppo graverebbe sul capo della
+schiava il diadema imperiale. Se un giorno tu
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+mi porrai in non cale, come ora fai della diva
+Ottavia, preferisco esser reietta come amante
+e non come sposa.
+</p>
+
+<p>
+— Lascia che siano portate a recapito le indagini
+che ordinai a Gallione, e vedremo.
+</p>
+
+<p>
+Atte tentennò il capo negando.
+</p>
+
+<p>
+E così la scena tanto bruscamente incominciata
+finì in amoroso colloquio.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno tra le none e gli idi di Marzo gran
+folla di popolo percorreva gli andirivieni scoperti
+e i viali del giardino imperiale, e tutta poi
+andava ad accalcarsi nell’ippodromo, che s’apriva
+di fronte al palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Davanti a questo era stato eretto un vasto
+palco, coperto di tappeti magnifici e di fiori.
+Due lunghe aste inclinate e sormontate da una
+lancia sostenevano il padiglione di seta. A destra
+e a manca erano due altri palchi destinati
+ai patrizii, ai Senatori e alle loro dame.
+</p>
+
+<p>
+Costoro non dividevano forse la curiosità della
+plebe e non erano accorsi numerosi alla festa.
+</p>
+
+<p>
+S’udirono alcuni squilli di tromba e poco
+dopo per la scala di legno, ch’era dietro il
+palco, salì Nerone seguito da Sporo che portava
+la cetra ed il flauto, da Atte, e da altri cortigiani,
+tra cui i citaredi Terpno e Menecrate,
+gl’istrioni Dato e Paride, Cercopiteco Panerote,
+i liberti Elio e Dorifero, e Spettillo Mirmillone.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le volte che si presentava in publico la
+plebe tra i salve chiedeva a Cesare il canto.
+</p>
+
+<p>
+Era il popolo del <i>panem et circenses</i>, e questo
+spettacolo, nuovo per lui, d’udire l’imperatore a
+cantare gli sorrideva.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, non s’era lasciato pregare a lungo, e
+credendosi in tutta la potenza della sua voce,
+fece bandire che gli orti Neroniani sarebbero
+aperti al publico, e ch’egli avrebbe cantato.
+</p>
+
+<p>
+Seneca e Burro cercavano di dissuadernelo,
+e quest’ultimo colla sua brusca franchezza gli
+addimostrava l’inconvenienza di quello spettacolo.
+</p>
+
+<p>
+Ma ciò non aveva fatto che irritar Nerone e
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+avvalorarlo nel suo proposito, malgrado le preghiere
+della madre e della moglie, le quali sapevano
+come da molti patrizii e borghesi si
+giudicasse ridicola quella scena.
+</p>
+
+<p>
+La mancanza d’Ottavia, ch’era in Roma adorata,
+e la presenza della sua rivale a fianco
+dell’Imperatore, raffreddarono alquanto l’entusiasmo
+del publico.
+</p>
+
+<p>
+In un capannello, dov’era Isidoro Cinico, s’avvicendavano
+senza posa i sarcasmi contro l’Imperatore
+istrione, le improperie contro la sfacciatezza
+della concubina e le espressioni d’affetto
+e di devozione all’indirizzo della sposa tradita.
+Molti alzavano gli occhi per vedere se almeno
+dietro i vetri delle finestre se ne travedesse
+l’angelico volto.
+</p>
+
+<p>
+Questa circostanza, e più ancora il canto di
+quella voce esile e roca temprarono di molto
+l’entusiasmo degli spettatori.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque fosse Nerone abilissimo nel toccar
+la cetra, il suono flebile di quell’istrumento
+poco effetto produsse nel vasto recinto. Dal
+flauto poi poca voce egli ricavava e quella poca
+era più sibilo che suono.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo se ne sarebbe adunque tornato assai
+disilluso, ove una gradevole sorpresa non
+avesse riavvivata in lui la scintilla dell’entusiasmo.
+</p>
+
+<p>
+Uno schiavo si presentò sul palco, portando
+una cesta cilindrica e profonda e tutta trapunta
+di fiori.
+</p>
+
+<p>
+Nerone s’avanzò, e tolto il coperchio dalla
+cesta, cominciò a gettare al popolo alcune polizze
+di carta <i>fanniana</i>&#8205;<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, sopra ognuna delle
+quali era scritto un dono. Chi riusciva ad impossessarsene,
+guadagnava o del vino o dell’orzo,
+o del grano, o gemme, o vesti, o giumente,
+o schiavi, o fiere addomesticate o qualche
+altro oggetto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come le spighe al soffiar del vento si piegano
+verso terra le une sull’altre, così durante la
+distribuzione di quelle carte si gettavano in
+terra e si accavallavano quei popolani per raccoglierle,
+saltavano per prenderle a volo, se
+le strappavano l’un l’altro, e quali ridevano,
+quali minacciavano di venire alle mani.
+</p>
+
+<p>
+Era un assordante schiamazzo di cui Nerone
+godeva.
+</p>
+
+<p>
+Come il cesto fu vuoto, la folla, per riconoscenza,
+chiese di nuovo d’udirlo a cantare e gli
+fu larga di frenetiche acclamazioni.
+</p>
+
+<p>
+E il divo Cesare tornò contento e superbo
+nelle sue stanze, e tra le braccia della citarista
+si risarcì della lunga astinenza, a cui erasi condannato
+per non danneggiar la voce, dovendo
+esporsi al publico.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina lagnavasi alcuni giorni dopo con
+Seneca dell’obbrobrioso spettacolo dato dal figlio
+e l’altro rispondeva:
+</p>
+
+<p>
+— Preparati, o diva Agrippina, ad obbrobrio
+maggiore. Leggi.
+</p>
+
+<p>
+E le porse una lettera.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span></p>
+
+<h2 id="cap9"><span class="smcap">Capitolo IX.</span>
+<span class="smaller">L’Apostolo.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il Governatore Gallione scriveva come essendo
+giunta in Acaja la fama della maestria
+dell’Imperatore nella musica, nella declamazione
+e negli esercizii di forza e destrezza, s’era
+divisato di mandargli in dono tutte le corone
+acquistate fino a quel momento dai giuocatori
+greci e d’invitarlo a recarsi a Corinto per prender
+parte ai ludi Nemei, Istmici e Floreali che
+si stavano preparando pel mese di maggio (che
+i Greci chiamavano targellione).
+</p>
+
+<p>
+Queste feste erano state ristabilite dal Governatore
+romano per ravvivar la vita di Corinto,
+che distrutta da Silla, era stata riedificata ottant’anni
+dopo da Giulio Cesare.
+</p>
+
+<p>
+In questi giuochi doveva coronarsi il più forte
+atleta, il miglior auriga, il più abile cantore.
+</p>
+
+<p>
+Gli ambasciatori, che dovevano portare i doni
+e l’invito, erano già in viaggio per Roma.
+</p>
+
+<p>
+Codeste notizie turbarono Agrippina, tanto più
+sentendo da Seneca che Nerone era deciso ad
+accettare e recarsi in Acaja.
+</p>
+
+<p>
+L’opporsi a questa nuova follia era opera
+vana, ed essa, che teneva a non sdegnare il
+figlio e lo lusingava in tutti i modi, si mostrò
+decisa a non tentar la prova.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Altri — dicendo — gli diano consigli di
+saggezza, io tacerò.
+</p>
+
+<p>
+— E sia, — rispose Seneca, che vedeva ancor
+esso l’impossibilità di rinsavire quel pazzo — si
+lasci correr l’acqua per la sua china.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Gallione, — rispose l’Imperatrice, — perchè
+non sconsigliò ai messi quell’invito?
+</p>
+
+<p>
+— E se tu, o diva Agrippina, non osi affrontare
+l’ira del figlio, come poteva il Proconsole
+inimicarsi il popolo di Corinto, e la benevolenza
+di Cesare?
+</p>
+
+<p>
+Agrippina non seppe che rispondere, e quando
+ne parlarono ad Ottavia, questa fece osservare
+essere ormai l’ultima persona, che avesse influenza
+sull’animo del marito, e soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Raccomandatevi alla citarista greca. È lei
+sola che impera adesso su Cesare e su Roma.
+</p>
+
+<p>
+Nerone attendeva ansiosamente l’arrivo degli
+ambasciatori, e allorchè giunsero, fece loro festosa
+accoglienza e li trattò con amichevole
+domestichezza, fino a farli sedere a banchetto
+con lui.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno uno di loro, stando a tavola, lo
+pregò di cantare, ed egli, tutto orgoglioso per
+questa dimanda, rispose che solamente i Greci
+comprendevano come si dovesse udire il canto,
+e ch’essi soltanto erano degni degli studii, dei
+quali esso si dilettava.
+</p>
+
+<p>
+E dopo queste sbuffate d’incenso al popolo
+d’Acaja, si fe’ portar la cetra e cantò.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina per astuzia, Ottavia per istinto gentile,
+si mostrarono ancor esse cortesi verso
+quei buoni figli della Morea; Seneca fu alquanto
+con essi riservato, e Burro mal celava il suo
+dispetto.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri, cui poco importava se quei messi
+fossero ipocriti o sinceri, e Nerone si rendesse
+ridicolo, risposero <i>amen</i>, come sempre, alla volontà
+del pazzo tiranno.
+</p>
+
+<p>
+Oltre Atte e Sporo, ch’egli volle seco in quel
+viaggio, furono invitati a seguirlo gran numero
+di musici, d’istrioni e di cortigiani.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco Panerote era fra questi, ma prima
+di decidersi a tener l’invito rimase lungo tempo
+in forse tra la prospettiva di suntuosi banchetti,
+e la tema di spiacere a Cesare, che lo stimolava
+ad accettare, e la paura del mare e i
+disagi.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno andò al tempio di Giove per pregare
+il sommo Nume di liberarlo da quella incertezza.
+</p>
+
+<p>
+Nell’uscire s’imbattè in Isidoro Cinico, che gli
+dimandò ridendo se fosse andato a farsi suggerire
+da Giove qualche gustoso manicaretto.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, ch’era uomo dì buona pasta, e sopportava
+qualsiasi scherzo per non guastarsi il
+sangue, palesò francamente lo scopo di quella
+sua visita al tempio.
+</p>
+
+<p>
+— Scommetto, — rispose il Cinico — che il
+responso ti venne non dal Tonante, ma dagli
+oracoli di Stercuzio&#8205;<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> e Cloacina&#8205;<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> che devono,
+certo, proteggerti.
+</p>
+
+<p>
+— O maligno Isidoro, tu mi dai sempre la
+baia, per la mia passione epicurea. Cosa vuoi?
+è così ottima cosa il mangiar bene, ed il ber
+meglio! E questa passione finirà per vincere in
+me la paura, e partirò.
+</p>
+
+<p>
+— Parti, parti, o Panerote, così al tuo ritorno
+potrai narrarci quante donne abortirono dopo
+i canti di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco si mise a ridere e s’allontanò
+senza rispondere.
+</p>
+
+<p>
+La trireme, che doveva trasportar Nerone da
+Napoli in Acaja, per eleganza di forma, per ricchezza
+di stoffe e di tappeti, per la profusione
+di metalli preziosi, per la squisita fattura dell’<i>aplustro</i>,
+del <i>chenisco</i>&#8205;<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> e degli altri ornamenti,
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+superava quante altre mai ne aveva immaginate
+il lusso degli Imperatori romani.
+</p>
+
+<p>
+Pelli di tigri, di leoni e di pantere formavano
+il cubiculo d’Atte, ed una rete d’oro attaccata
+a due colonne di bronzo il suo lettuccio.
+</p>
+
+<p>
+Altri tessuti orientali chiudevano le aperture
+del <i>propugnacolo</i>&#8205;<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> entro il quale dormiva Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Circa un mese dopo la partenza da Roma dei
+due ambasciatori salpò dalle spiagge partenopee
+la trireme, nella quale eran Nerone, la
+sua concubina, le due nutrici destinate a servirla,
+il <i>Navarco</i>&#8205;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> e le ciurme.
+</p>
+
+<p>
+In altre due navi seguivano gl’invitati, gli
+schiavi <i>vulgari</i>&#8205;<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> e i soldati.
+</p>
+
+<p>
+Appena giunto a Corinto, Nerone ordinò alle
+legioni di dar mano tosto al taglio dell’Istmo,
+già decretato dal Senato e che doveva congiungere
+la Grecia colla Morea.
+</p>
+
+<p>
+Adunati i soldati, li arringò incoraggiandoli al
+lavoro. Fatte poi squillare le trombe, egli pel
+primo prese la zappa, scavò della terra, la raccolse
+in un cesto, la caricò sulle spalle e la
+portò via.
+</p>
+
+<p>
+Son tratti questi che non mancano mai d’effetto
+presso il popolo; e i soldati, colpiti dalle
+parole e dalla ostentata abnegazione del divo
+Cesare, si posero senza indugio al lavoro.
+</p>
+
+<p>
+Compiuto il dovere d’Imperatore romano,
+tornò Nerone alle frenesie artistiche, che l’avevano
+condotto sulla terra d’Acaja.
+</p>
+
+<p>
+Per acquistarsi la gloria dei gladiatori, degli
+auriga, dei musici e degli istrioni, ordinò in Corinto
+i giuochi istmici ai quali volle prender
+parte, invitando con un manifesto gli abitanti
+ad accorrervi in gran numero.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nell’ampolloso manifesto egli si rivolgeva a
+tutti i Greci d’Acaja e del paese, chiamato fino
+allora Peloponneso, e loro addimostrava quanta
+generosità vi fosse nel favore da lui accordato;
+favore, che non avevano goduto mai, anche nei
+giorni più felici, poichè erano schiavi degli stranieri,
+e sottoposti gli uni agli altri. Aggiungeva
+ch’egli avrebbe potuto concedere i suoi benefizii
+nei giorni della loro fortuna, ma ciò ne
+avrebbe diminuita la grandezza: li concedeva
+ora, come prova d’affetto, e non di compassione.
+Terminava dicendo che altri sovrani
+avevano accordata la libertà soltanto a delle
+città; e ch’era riserbato a Nerone di concederla
+ad un’intera provincia.
+</p>
+
+<p>
+Con queste frasi egli si preparava un facile
+trionfo nei giuochi.
+</p>
+
+<p>
+S’egli riuscisse nel vanitoso intento lo sapremo
+a Roma.
+</p>
+
+<p>
+Un mattino sullo scorcio del maggio Seneca
+stava ritirato nella biblioteca della sua casa,
+occupato a raccogliere le composizioni de’ suoi
+discepoli e i discorsi uditi nelle scuole, essendo
+sua intenzione di pubblicarli&#8205;<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> quando
+comparve lo schiavo <i>atriense</i> e gli consegnò
+un foglio.
+</p>
+
+<p>
+Dopo averlo letto, Seneca ordinò che fosse
+introdotto colui che l’aveva portato.
+</p>
+
+<p>
+Lo schiavo scomparve e tornò poco dopo seguito
+da un uomo che indossava il costume
+della Galilea.
+</p>
+
+<p>
+Era un omaciotto di mezzana statura, ma
+tarchiato della persona, ed aveva larghe spalle,
+sulle quali posava una testa piccola e calva.
+Il lungo naso aquilino saltava fuori da una foresta
+di pelo nero, che gli copriva la faccia fino ai
+zigomi. I suoi occhi giravano penetranti e vivaci
+sotto le spesse sopracciglia congiunte insieme,
+il che dava al suo volto severa espressione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era costui quel Paolo nato in Cilicia nella
+fiorente città di Tarso l’anno 10º o 12º dell’êra
+nostra da una famiglia patrizia, ma di sangue
+giudaico, originaria di Giscala in Galilea. Giusta
+l’usanza generale, Saulo aveva imparato un mestiere,
+e prescelto quello del tappezziere.
+</p>
+
+<p>
+Educato nei più severi principii della setta
+farisaica, divenne acerrimo nemico dei cristiani,
+che prendeva a perseguitare con ferocia inaudita,
+benchè discepolo di Gamaliele il vecchio,
+ch’era uomo liberale, illuminato, e che non
+divideva cogli altri farisei tutti i principii esclusivi.
+Ma Saulo, messosi alla testa del giovine
+partito di quella setta, non udiva consigli di
+moderazione, ed era dal suo stesso carattere
+condotto agli eccessi estremi.
+</p>
+
+<p>
+Per questo, univasi ai lapidatori del martire
+Stefano. Per questo partiva a cavallo con alcuni
+compagni diretto a Damasco, dove intendeva
+raddoppiar d’energia nell’afforzare l’odio dei
+giudei contro i cristiani. Ma la sua debole tempra,
+che mal corrispondeva all’interna agitazione,
+lo faceva giungere in riva al Giordano
+malaticcio ed esausto di forze.
+</p>
+
+<p>
+Passato il ponte delle <i>Figlie di Giacobbe</i>, una
+febbre cerebrale lo aveva improvvisamente
+colpito.
+</p>
+
+<p>
+Gli occhi velati di sangue, la mente colpita dal
+delirio, gli facevano vedere fantasmi, gli facevano
+udire voci arcane di rimprovero per le sue
+scellerate imprese contro i cristiani, e quel <i>Saule,
+Saule! cur me persequeris?</i> ch’egli poi ripeteva
+a tutti, asseverando d’aver riconosciuta la voce
+del Nazareno, che non aveva mai visto.
+</p>
+
+<p>
+Cieco e delirante sempre era stato condotto
+per mano da’ suoi compagni in Damasco, ed
+affidato a certo Giuda, che abitava nella via
+diritta.
+</p>
+
+<p>
+Invaso dal pensiero dei cristiani, aveva voluto
+che lo curasse un capo della loro comunità,
+un tale Anania, ch’egli nel delirio aveva visto
+a salutarlo, e sorridergli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+</p>
+
+<p>
+Anania lo tornava alla salute, e alla calma,
+e Saulo, appena guarito, si faceva battezzare e
+diveniva fervente Apostolo di Cristo, com’era
+stato fiero nemico della sua Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Simone Bariona e gli altri nulla avevano saputo
+di questo nuovo campione di Cristo, e
+quando erasi presentato fra loro, lo avevano
+trattato dapprima con diffidenza; ma riconosciuta
+poi la superiorità di lui, e visti i vantaggi
+che poteva trarne la nuova fede, se lo
+eran tenuto caro.
+</p>
+
+<p>
+Com’egli apparve, Seneca levossi in piedi e
+gli diede la mano, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Tu sei dunque Saulo di Tarso il prigioniero?
+</p>
+
+<p>
+L’altro affermò col chinar del capo.
+</p>
+
+<p>
+— Mio fratello Gallione ti raccomanda a me,
+e mi dice che ti rechi in Roma, insieme ad altri
+prigionieri, per appellarti al tribunale di Cesare
+contro le trame degli ebrei e il lungo procedere
+della giustizia di Cesarea. Gallione nelle sue lettere
+mi parlò sovente di te, o Saulo.
+</p>
+
+<p>
+— Se non ti spiace, o Seneca, chiamami col
+nome latino di Paolo. Io lo preferisco.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, sii il benvenuto, o Paolo.
+</p>
+
+<p>
+E l’abbracciò.
+</p>
+
+<p>
+— Salve, o cortese, — rispose l’Apostolo, — che
+così benignamente m’accogli.
+</p>
+
+<p>
+— E non lo meriti forse? Io so come tu sii
+eloquente, e alcune delle tue lettere mi son
+note e molte delle tue massime divido. So inoltre
+che il tuo avo fu di grande aiuto a Pompeo
+nelle sue conquiste, e che tuo padre ebbe il
+titolo di cittadino romano.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io sono cristiano.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io sono filosofo. Non faccio differenza
+alcuna tra gentili, cristiani e giudei, purchè tutti
+rispettino le nostre leggi e i nostri altari e paghino
+i tributi a Cesare. Certo saría stato meglio per
+te non esser ito a Damasco, ove rinnegasti la
+fede dei padri tuoi.
+</p>
+
+<p>
+— T’è nota dunque la mia storia?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi che resti ignoto quello che avviene
+nell’Impero?
+</p>
+
+<p>
+— Ma Damasco, dopo la morte di Tiberio, era
+venuto in potere del Re nabateo Hareth.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sempre in Palestina regnava Caligola.
+</p>
+
+<p>
+— D’altronde, — riprese Paolo, — quand’anco
+non mi fossi recato in quella città, l’arcana voce
+che doveva redimermi l’avrei udita in qualsiasi
+luogo. Il rimorso che provo per gli eccessi passati,
+l’amore che m’anima pel nuovo apostolato,
+mi provano che il mio non fu delirio, ma
+divino prodigio.
+</p>
+
+<p>
+Seneca rispose sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ma gli Ebioniti non la pensano così, a
+quanto mi consta.
+</p>
+
+<p>
+— So bene che quei miei nemici dicono ch’io
+da pagano m’ero fatto ebreo per chiedere in
+isposa la figliuola di Gamaliele, e che avutone
+un rifiuto, per vendetta abbracciai la fede di
+Cristo. Ma siffatte calunnie non curo. Le mie
+azioni son là per smentirle. Pel piacere d’una
+vendetta, che a Gamaliele niun detrimento recava,
+non m’esporrei a disagi e perigli pel mio
+apostolato, come m’accadde a Gerusalemme, a
+Cipro, ad Antiochia, ove gli ebrei ellenisti volevano
+uccidermi; come m’accadde a Corinto,
+dove mi difese l’esimio fratello tuo, come m’accadde
+a Filippi in Macedonia, ove accusato insieme
+a Luca di sortilegi, fummo dai giudici
+fatti passare per le verghe, imprigionati, e ci
+salvammo dichiarandoci cittadini romani. E a
+quei giudici, che così barbaramente mi trattavano,
+vedendo scritto sul loro tribunale <i>Deus
+Ignotus</i> dissi sfidando il loro sdegno: — Invece
+d’un Dio ignoto, perchè non adorate il vero Dio? — E
+a Gerusalemme sarei rimasto ucciso sotto
+le battiture, che in mezzo agli insulti dei giudei,
+mi faceva infliggere il Capo delle legioni romane
+Sisia, che mi credeva un malfattore, ove
+non gli avessi gridato: — Chi vi fa lecito battere
+un cittadino romano che non fu condannato? — E
+la lunga prigionia di due anni sopportata
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+a Cesarea, benchè nè il Governatore Felice,
+nè il suo successore Festo prestassero fede alle
+calunnie degli ebrei? Festo poi si decise a chiamarmi
+in giudizio perchè gli ospiti suoi Agrippa
+e Berenice desiderarono di vedermi e d’udirmi
+a parlare. Ma il processo continuò ancora, non
+mi si rese mai libertà intera, ed ora ricorro a
+Cesare. Pochi soffrirono quello ch’io ho sofferto
+e soffro; ma non mi sgomento per ciò. Questo
+ti provi, o Seneca, come la nuova fede abbia
+messo nell’anima mia profonde radici, e come
+veramente si debba ad un prodigio la mia conversione.
+Le voci dei maligni non curo e continuo
+impavido nella mia missione.
+</p>
+
+<p>
+— Ti compiango e t’ammiro. Ed ora, compi
+presso di me l’incarico che t’affidò Gallione.
+</p>
+
+<p>
+— Prima di partir per Roma cogli altri prigionieri
+chiesi in grazia al Governatore Festo
+di farmi condurre a Corinto per visitare il fratello
+tuo, e questi mi confidò cosa di grave momento,
+perchè te la comunicassi, non fidandosi
+di scriverla.
+</p>
+
+<p>
+— Di che si tratta?
+</p>
+
+<p>
+— Nerone ordinò che si facciano indagini sulla
+prosapia della sua concubina, perchè sia
+accertata la nobile origine di lei.
+</p>
+
+<p>
+— Di codeste indagini aveva avuto sentore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma quello che tu non sai per certo si è,
+com’egli intenda, ove questo s’avveri, di prendere
+a pretesto la sterilità dell’Imperatrice Ottavia
+e ripudiarla per sposare la citarista Atte.
+</p>
+
+<p>
+Seneca a questa nuova balzò in piedi, e percotendo
+il pugno sul tavolo esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Oh insania inaudita!
+</p>
+
+<p>
+E ricadde seduto poggiando sulle palme la
+fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Dio, — riprese Paolo, — gli toglie il senno,
+perchè lo vuol perduto.
+</p>
+
+<p>
+Vi furono alcuni istanti di silenzio. Quindi Seneca
+osservò:
+</p>
+
+<p>
+— È impossibile ch’egli sia dai sensi trascinato
+a tanto obbrobrio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Di ben altre vergogne si coprirono i Cesari.
+Pensa alle turpitudini di Tiberio, alle follie di
+Caligola, e non meravigliarti che il lascivo Nerone
+voglia porre il diadema Imperiale sul capo
+d’una schiava.
+</p>
+
+<p>
+— O Paolo, non parlar di lui in tal guisa, se lo
+vuoi clemente.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non è alla clemenza di lui, è alla giustizia
+ch’io mi rivolgo, e questa non deve dall’altra
+dipendere.
+</p>
+
+<p>
+Seneca, preoccupato dalla notizia avuta, riprese:
+</p>
+
+<p>
+— E si propagò per Corinto la voce dello
+strano progetto?
+</p>
+
+<p>
+— Il povero prigioniero nulla può dirtene.
+Seppi dal Centurione, che m’accompagna, essere
+tutto il popolo intento agli spettacoli di cui Cesare
+si fa principale attore, e lo acclama; e porta in
+trionfo la concubina di lui, che cantò nei ludi
+floriali. Il fratello tuo mi disse però che le indagini
+procedono segretamente.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Gallione non agisce per renderle vane?
+</p>
+
+<p>
+— E che può mai un Proconsole contro la
+ferrea volontà di Cesare? Egli spera che quella
+schiava abbia mentito la sua nobile origine.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vogliano gli Dei! — esclamò Seneca.
+</p>
+
+<p>
+— Ti rinfranchi intanto l’idea che dipende da
+questa condizione il ripudio della legittima sposa,
+e il nuovo imeneo; segno questo che l’amore non
+gli pose interamente la benda sugli occhi.
+</p>
+
+<p>
+— Intanto conviene serbare il segreto, perchè
+la triste nuova non giunga all’orecchio della
+diva Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— Sul mio silenzio confida. L’onesto Gallione
+mi disse di rivelare soltanto a te la cosa, e tu
+solo la sai. Paolo, servo di Cristo, d’altro non
+s’occupa che di propagare il suo evangelo.
+</p>
+
+<p>
+— Comprendo il tuo religioso fanatismo pel
+profeta di Nazareth, poichè lo stesso Nerone nutriva
+per esso ammirazione grandissima.
+</p>
+
+<p>
+— Mi fu riferito di fatti, — interruppe Paolo, — che
+quando seppe non essere Gesù più in
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+vita e che lo avevano crocefisso, fe’ venire incatenati
+in Roma il Governatore Ponzio Pilato, il
+Saduceo Caifasso ed Anna il Pontefice.
+</p>
+
+<p>
+— È vero.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè tante persecuzioni poi contro i seguaci
+di Cristo? Perchè riguardarli come malfattori,
+come nemici, mentr’essi, fedeli al comandamento
+di Cristo, pagano i tributi a Cesare, non
+respirano che l’obbedienza, e fan voti per la salute
+dei Principi e per la felicità degli Stati?
+</p>
+
+<p>
+— Quanto tu affermi è vero, — rispose Seneca, — ma
+tu taci una grave colpa, ch’essi hanno
+agli occhi del popolo romano, il disprezzo cioè
+che addimostrano pe’ suoi Numi, ai quali esso
+attribuisce la sua grandezza, la sua fortuna, le
+sue glorie. Roma è riguardata come città santa,
+fondata sotto auspici divini. Si crede che Giove
+dimori più che nell’Olimpo, nel Campidoglio.
+Voi colle vostre parole pretendete distruggere
+codesti ideali, e fra uno che potrà darvi ascolto,
+come il Proconsole Sergio Paolo, migliaia e migliaia
+v’odieranno, vi grideranno morte! E i Cesari,
+forse crudelmente troppo, sono costretti a
+farsi vindici del popolo. Ecco d’onde hanno origine
+le miserie de’ cristiani. Persuadili colla tua
+dottrina di rispettare il culto pagano, e vivranno
+tranquilli quanto gli altri cittadini di Roma.
+</p>
+
+<p>
+— E come lo posso, io o Seneca, — rispose
+Paolo, — se nella lettera mandata ai romani
+col mezzo della Diaconessa Feba di Cencrea
+scrivo ch’io verrò un giorno per fare qualche
+frutto anche fra loro?
+</p>
+
+<p>
+— Bada, o Paolo, che tu andrai incontro a
+gravi perigli.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, e partii già dall’Oriente pieno di sinistri
+presentimenti, talchè mi separai dai Capi
+della chiesa d’Efeso come se non dovessi più
+rivederli. Il disastroso viaggio fu già prodromo
+di sventure.
+</p>
+
+<p>
+E qui narrò, come gettato da fiera tempesta
+a Malta, vi dimorasse tre mesi, e finalmente
+prendesse terra nella penisola presso Pozzuoli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quindi riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Se invece della libertà qui m’aspetta la
+morte, sia fatta la volontà di Dio.
+</p>
+
+<p>
+— Sii prudente, e le lugubri fantasie discaccia.
+Intanto ordinerò al Centurione, presso cui
+tu dimori, di lasciarti in libertà intera. Se poi ti
+trovassi in spiacevoli congiunture, ricorri a me,
+come ad amico.
+</p>
+
+<p>
+Paolo, commosso, si gettò fra le sue braccia
+esclamando:
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non sei tu cristiano, o perchè almeno
+tutti i cristiani non t’assomigliano?
+</p>
+
+<p>
+E scambiatisi il vale, l’Apostolo uscì, mentre
+lo schiavo atriense introduceva Britannico; che
+entrò tutto accigliato.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span></p>
+
+<h2 id="cap10"><span class="smcap">Capitolo X.</span>
+<span class="smaller">Immeritato trionfo.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La taverna detta di Salvidieno Orfido, perchè
+da costui, proprietario della casa, era data a fitto
+ad un oste, riuniva in sè le due qualità di <i>popina</i>&#8205;<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>
+e di <i>termopolio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> ed era frequentata da
+ogni ceto di persone, tranne da gente del volgo,
+che accontentavasi di restare in ammirazione
+davanti alle finestre, dov’erano esposte le cose
+ghiotte, dietro a bottiglie di vetro piene d’acqua
+per farle comparire più grosse, e poi andare a
+crapulare nelle luride <i>genee</i> delle remote vie.
+</p>
+
+<p>
+Qualche giorno dopo la visita dell’Apostolo a
+Seneca, alcuni frequentatori di quella taverna,
+situata presso il <i>Fico Viminale</i>, sedevano leggendo
+il <i>Commentarium rerum urbanarum</i> (ch’era
+la gazzetta ufficiale di quell’epoca) e ne discutevano
+le notizie venute d’Acaja.
+</p>
+
+<p>
+Naturalmente in quel foglio si portavano a
+cielo i trionfi di Cesare, come atleta nei giuochi
+nemei, come auriga negli istmici, come cantore
+e declamatore, in quelli floriali.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+</p>
+
+<p>
+Altamente si lodava la sua osservanza alle
+leggi imposte in quei ludi, uniformandosi così
+alle condizioni di tutti gli altri giuocatori.
+</p>
+
+<p>
+Molti facevano eco alle lodi del <i>Commentarium</i>,
+ma v’era chi dubitava della sua veracità.
+</p>
+
+<p>
+E ne conseguivano animatissime discussioni.
+</p>
+
+<p>
+Isidoro Cinico, ch’era seduto a poca distanza,
+non potè trattenersi e levatosi in piedi andò a
+frammischiarsi in quel crocchio, e con voce
+sommessa, ma concitata, cominciò a dire che
+la narrazione di quel giornale era una cantafavola,
+che se Nerone, come auriga, non aveva
+chi lo sorpassasse in maestria, come lottatore,
+per quanto robusto, sarebbe stato vinto per
+certo, ove gli altri, per riguardo all’Imperatore,
+non si fossero lasciati atterrare. Quanto poi
+alle feste floriali si sapeva per certo ch’era
+stata tollerata la declamazione del poema <i>Medea</i>
+di sua composizione; ma che il suo canto
+aveva destata l’ilarità di tutti, che il publico,
+per non starlo ad ascoltare, sarebbe fuggito ove
+non vi fosse stata l’inibizione d’uscir dal teatro
+mentr’egli cantava, ed Atte colle sue armonie,
+con la sua bella voce, colla sua bellezza
+non l’avesse trattenuto. Aggiunse correr voce,
+che molti, non resistendo allo strazio di quelle
+note selvagge, se ne andassero di nascosto scalando
+le mura o si fingessero svenuti o morti
+per essere condotti fuori, e che qualche donna
+venisse presa dai dolori del parto.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io, — disse, — non mi sarei immaginato
+mai d’essere indovino, allorchè scherzando
+con Cercopiteco Panerote, prima ch’egli
+partisse, accennai a quest’ultimo caso.
+</p>
+
+<p>
+Quei buoni quiriti, tra le esagerate lodi del <i>Commentarium</i>,
+il quale tra le altre cose riferiva
+come la città d’Agrepia avesse stabilito
+d’erigere un altare a Nerone, collocandolo tra gli
+Dei della città, col nome di <i>Giove Liberatore</i>&#8205;<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>,
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+e l’esagerato biasimo del Cinico, rimasero come
+trasognati guardando questi che se ne tornava
+al suo posto mormorando:
+</p>
+
+<p>
+— E poi.... e poi.... avrei qualcos’altro da aggiungere.
+</p>
+
+<p>
+Come fu seduto, venne a lui un piccolo ometto
+canuto, che indossava una tunica bruna, ed appoggiando
+le mani al tavolo, e curvando la persona,
+disse alcune parole all’orecchio d’Isidoro,
+il quale rispose a bassa voce:
+</p>
+
+<p>
+— È noto anche a me. Me lo disse Calpurnio
+Pisone.
+</p>
+
+<p>
+— E lo sa Britannico?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e andò pieno di sdegno da Anneo Seneca
+per dimandargli se fosse vero che si preparasse
+affronto siffatto alla sorella sua; e Seneca
+lo rassicurò che la cosa non accadrebbe.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, ch’era Salvidieno Orfido, partigiano di
+Britannico, e per conseguenza devoto alla giovane
+Imperatrice, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Auguriamoci che il vecchio maestro non
+abbia mentito.
+</p>
+
+<p>
+— E se la cosa è vera il popolo romano vendicherà
+la diva Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— La verità non tarderà a scoprirsi, poichè
+il ritorno in Roma di Nerone è prossimo.
+</p>
+
+<p>
+Il Cinico riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Così non fosse andato mai a fare l’istrione
+in terra straniera a discapito del nome romano.
+</p>
+
+<p>
+— Ma egli, — disse Orfido, — crede invece
+d’essersi reso immortale, poichè a quanto il
+liberto Elio scrisse al suo compagno Doriforo,
+che a me lo riferì, ha detto di voler tornare
+degno del nome di Nerone, ed entrare trionfante
+in Roma.
+</p>
+
+<p>
+E così fu veramente.
+</p>
+
+<p>
+Dopo essere entrato trionfante in Napoli, dove
+si demolì una parte del muro per farlo passare,
+siccome usavasi fare pei vincitori nei gareggiamenti
+musicali, andò ad Anzio, quindi ad
+Albano, e finalmente fece il suo ingresso in
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+Roma, passando sotto un arco posticcio eretto
+all’uscita del campo Marzio.
+</p>
+
+<p>
+Quel campo, nei veri trionfi occupato tutto
+dalle soldatesche, che avevano combattuto e
+vinto, lo si vedeva gremito di una folla variopinta
+di curiosi nella quale colla sordida veste
+del plebeo s’urtavano le toghe, le preteste, le
+clamidi, i pepli, le armature.
+</p>
+
+<p>
+I cavalieri pretoriani, menando colpi coll’asta
+ai più riottosi, e facendo caracollare il cavallo,
+dividevano le turbe in due ali, per lasciar libero
+il passaggio al corteo.
+</p>
+
+<p>
+Il carro, tirato da bianca quadriga, sul quale
+stava l’Imperatore, era quello stesso adoperato
+da Augusto.
+</p>
+
+<p>
+Nerone indossava la <i>toga picta</i>&#8205;<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> di porpora,
+ch’era l’abito trionfale, ed una clamide trapunta
+a stelle d’oro. Una corona Olimpica gli cingeva
+la testa ed una Pizia ei teneva nella destra.
+Le altre corone, ciascuna col proprio titolo,
+che spiegava dove e come le avesse acquistate,
+erano portate con gran pompa davanti al
+carro.
+</p>
+
+<p>
+Precedevano questo i trombettieri e suonatori
+con istrumenti diversi, i Tribuni, i Centurioni
+coi loro <i>vitis</i> (o bacchetta del comando),
+gli alfieri delle legioni, che portavano le insegne
+delle aquile romane, gli animali destinati
+al sagrifizio, coronati di fiori e di bende e colle
+corna dorate, condotti dai <i>Victimarii</i>, e accompagnati
+dal <i>Popa</i> e dal <i>Cultrario</i>&#8205;<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Teneva dietro al carro un coro di cantori e
+cantatrici alessandrini, e dopo di loro venivano
+alla rinfusa liberti, citaristi, mimi e giullari,
+che gridavano inneggiando alla gloria di Cesare,
+e accompagnando le grida con strane movenze.
+</p>
+
+<p>
+Ai crocicchi delle vie, ove s’erano eretti appositi
+tabernacoli agli Spiriti tutelari delle vie&#8205;<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> e
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+ch’erano custoditi ognuno da un sacerdote Augustale,
+s’arrestava il corteo.
+</p>
+
+<p>
+Il Popa allora trascinava una delle vittime
+all’ara, l’abbatteva con un colpo di scure, lasciando
+che il Cultrario compiesse il suo uffizio
+squarciandola con un coltello.
+</p>
+
+<p>
+Compito il sagrificio, il corteo riprendeva il
+cammino, e passando pel circo Massimo, di
+cui erasi abbattuto l’arco, pel Velabro e per la
+piazza, si portò al tempio d’Apollo.
+</p>
+
+<p>
+Le vie erano coperte di fiori di zafferano, e
+durante il passaggio si facevan volare degli
+augelli, e dai balconi si gettavano ornamenti,
+corone di fiori e <i>dulcia</i> di zucchero e miele.
+</p>
+
+<p>
+Ma ad onta di questi festeggiamenti, ad onta
+che i prezzolati istrioni andassero proclamando
+dietro al carro, che nel trionfo di Nerone si ritrovavano
+i soldati d’Augusto, le turbe plaudivano
+senza entusiasmo e nessun labbro proruppe
+nel grido dell’<i>Io triumphe</i>, col quale il
+popolo romano acclamava ai conquistatori del
+mondo.
+</p>
+
+<p>
+Entrato colla sua coorte nel tempio d’Apollo,
+offrì doni e sagrifizii al simulacro del Nume.
+</p>
+
+<p>
+Durante la cerimonia i cantori alessandrini,
+insieme a fanciulle e fanciulli riccamente vestiti,
+colle lunghe chiome odorose coronate di
+fiori, scioglievano inni sacri, temprati al suono
+delle cetre.
+</p>
+
+<p>
+Quindi il corteo si diresse al Palatino.
+</p>
+
+<p>
+Entrato nel palazzo, alla moglie e alla madre
+che vennero ad incontrarlo, mostrò le corone
+acquistate e le sacre, che poi fe’ porre intorno
+ai letti, sui quali era solito coricarsi, come pure
+i disegni, in cui egli era rappresentato come
+cantore e citaredo.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè le mostrò a Seneca e a Burro,
+</p>
+
+<p>
+— Con questa effigie, — disse, — voglio che
+si battano alcune monete.
+</p>
+
+<p>
+I due chinarono il capo in segno d’approvazione;
+ma si guardarono bene dal fare lo stesso
+quando esternò il proposito di convocare il Senato
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+perchè emanasse un <i>Senatus consulto</i> col
+quale si decretasse di cambiare il nome di
+Roma in quello di <i>Neropoli</i> e che il mese di
+Aprile si chiamasse <i>Nerone</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Il nome di Roma, — saltò su Burro, — è
+troppo grande perchè il popolo possa rinunziarvi.
+</p>
+
+<p>
+— E molto meno, — aggiunse Seneca, — vi
+rinunzierebbero le nostre invitte legioni.
+</p>
+
+<p>
+E così evidentemente gli addimostrarono il
+pericolo d’un clamoroso universale rifiuto, che
+Nerone, benchè a malincuore, rinunziò al suo
+progetto.
+</p>
+
+<p>
+Alzando con disprezzo le spalle disse:
+</p>
+
+<p>
+— Che lascino pure a Roma il suo nome, e
+il suo al secondo mese dell’anno. Il mio non ha
+bisogno di questo per rimanere immortale. Ma
+il Senato e il popolo romano non facciano troppo
+a fidanza sulla condiscendenza mia. Può talora
+riuscir fatale l’opporsi alla volontà di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Dicendo queste parole, fissò bieco Burro, come
+quegli che nella sua brusca franchezza l’aveva
+più sovente contraddetto.
+</p>
+
+<p>
+Poi, cangiando espressione, riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Le gloriose soddisfazioni che m’ebbi dall’arte
+oggi mi rendono l’anima serena, nè voglio
+turbarla con sentimenti crucciosi. Desidero
+glorie, piaceri e feste. Voglio che godan tutti
+della gioia mia. Il prossimo arrivo del Re d’Armenia
+sarà propizia occasione per questo. Gli
+splendori della casa transitoria, i superbi spettacoli
+del circo Massimo e quelli dei teatri che
+si preparano, dovranno restar memorabili nella
+storia del mio regno.
+</p>
+
+<p>
+Come si vede, i facili trionfi d’Acaja nell’arte
+e negli amori avevano esaltata la fantasia di
+Nerone, e ne tempravano pel momento gl’istinti
+feroci.
+</p>
+
+<p>
+Di queste favorevoli disposizioni approfittò
+Seneca per raccomandargli l’Apostolo Paolo,
+ed egli rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Detesto i cristiani, perchè insultano alla
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+nostra fede. Ma odio del pari i giudei, poichè
+li so persecutori ingiusti e tenaci di tutti quelli
+che non s’inchinano al loro Iehova. Di buon
+grado dunque acconsento che si ponga termine
+alla guerra mossa da loro contro quel
+Saulo, che ha fama d’uomo insigne ed eloquente.
+Ma badi costui a non servirsi di queste doti a
+detrimento del culto pagano, cercando fra noi
+nuovi apostati, come quel Proconsole di Pafo.
+Allora Cesare si dimenticherà ch’egli è cittadino
+di Roma, per ricordarsi che fu giudeo ed
+ora è seguace del Nazareno.
+</p>
+
+<p>
+Incoraggito dall’esito felice della sua raccomandazione,
+Seneca voleva chiedergli se fosse
+vera la sua intenzione di ripudiare Ottavia e
+sposar la citarista. Lo tratteneva però la presenza
+di Burro, di cui temeva la violenta franchezza.
+</p>
+
+<p>
+Anche il silenzio dell’Imperatore su questo
+fatto lo teneva dubbioso.
+</p>
+
+<p>
+Poteva essere indizio ch’egli avesse abbandonato
+il progetto, e più non ci pensasse, o
+che conservandolo ancora non volesse svelarlo.
+</p>
+
+<p>
+Nell’un caso o nell’altro si sdegnerebbe forse,
+vedendo scoperte le sue intenzioni.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il maestro rimaneva sospeso tra il
+desiderio d’essere rassicurato su quella triste
+faccenda, e il timore di mostrarsi imprudente,
+fu dai liberti annunziato Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Di questa visita fu sorpreso Nerone, poichè
+il giovine cognato da lungo tempo non si presentava
+più a lui.
+</p>
+
+<p>
+L’offesa fatta alla sorella dall’adultero marito,
+che la posponeva ad una vile citarista, l’aveva
+profondamente rammaricato, quantunque gl’illeciti
+amori non avrebbero dovuto sorprenderlo
+nella corte dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’orgoglio di casta e l’immenso affetto che
+portava ad Ottavia non gli permettevano di tollerare
+l’oltraggio.
+</p>
+
+<p>
+Il suo carattere, ch’era mite e passivo, come
+quello di sua sorella Ottavia, e ben diverso dal
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+temperamento dell’altra sorella Antonina, non
+gli consentiva forti propositi, sopratutto essendo
+egli trilustre appena ed epilettico. Come non
+aveva reagito con energia allorchè venne diseredato,
+anche in questa circostanza si manteneva
+muto e sdegnoso, e non aveva osato mai
+rinfacciare apertamente a Nerone il suo tradimento.
+Questa volta veniva suo malgrado; veniva
+perchè spinto a quel passo da Gneo Calpurnio
+Pisone e dagli altri suoi fautori, che lo volevano
+forte nell’agire e congiurare contro l’usurpatore.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatore licenziò Seneca e Burro, e fatto
+introdurre il giovine cognato, gli andò incontro
+e gli strinse la mano, senza che l’altro osasse
+rifiutarla.
+</p>
+
+<p>
+Disse ch’era contento di rivederlo dopo la
+lunga assenza e gli dimandò se venisse anch’egli
+a congratularsi de’ suoi trionfi.
+</p>
+
+<p>
+— Ne godo per te, o Claudio, ma non è ciò
+che mi condusse.
+</p>
+
+<p>
+— E che, dunque? — chiese Nerone, tornando
+a sedersi, ed additando a Britannico uno sgabello.
+</p>
+
+<p>
+— Tu devi rassicurarmi sul conto di mia sorella.
+</p>
+
+<p>
+— Di quale sorella tu intendi parlare? Di
+Claudia forse, figlia d’Erculania, o della formosissima
+tua sorella Antonina, che nacque da
+Petina, e che mi dicono esserti cara di molto?
+</p>
+
+<p>
+E marcò queste ultime parole così, che il viso
+di Britannico si fece di porpora; ma non volle
+rilevare la maligna insinuazione, e rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Essa non m’è certo più cara d’Ottavia, che
+vorrei vedere felice sempre, come lo fu quand’essa
+regnava arbitra del tuo cuore.
+</p>
+
+<p>
+— Assicurati, o Britannico, ch’essa lo è egualmente
+adesso.
+</p>
+
+<p>
+— Ma corre fama che la stella di lei stia per
+tramontare, e che tu voglia strapparle dalla
+fronte il diadema imperiale per adornarne un’altra
+donna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E chi ti riferì questo? — chiese Nerone
+con un sogghigno beffardo, ma nel quale traspariva
+la stizza.
+</p>
+
+<p>
+— Lo si disse a Corinto, lo si ripete a Roma.
+Io però non posso prestarvi fede, poichè non
+ti credo capace, o Claudio, di vilipendere a questo
+modo la sposa, cotanto da te amata un
+giorno.
+</p>
+
+<p>
+— Rimani saldo in questo convincimento, e
+non ti curare d’altro, o Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Questi però non era soddisfatto della sibillina
+risposta, e voleva tornare agli amici, o superbo
+d’aver dimostrato a Cesare il suo sdegno o
+contento d’una smentita.
+</p>
+
+<p>
+Laonde rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Devi apertamente dirmi se io m’inganno o
+se la fama mentiva.
+</p>
+
+<p>
+— Per non protrarre a lungo questo colloquio,
+che potrebbe danneggiar la mia voce,
+voglio rimandarti coll’assicurazione, che la concubina
+non diverrà mia sposa.
+</p>
+
+<p>
+Britannico non volle altro e tornò glorioso e
+trionfante da Calpurnio Pisone per dargli la fausta
+notizia.
+</p>
+
+<p>
+— M’è grato per la diva Ottavia, — rispose
+Pisone, — ma pel tuo bene avrei voluto che il
+tiranno, alle tante altre follie, anche questa aggiungesse
+per accumulare le ire del popolo contro
+di lui, e il suo favore per te.
+</p>
+
+<p>
+— Avrei acquistato questo favore a troppo
+caro prezzo, l’onta e il dolore d’Ottavia. È già
+abbastanza vilipesa dal vile Enobardo la figlia
+di Claudio e di Messalina.
+</p>
+
+<p>
+— Vorrei che lo stimolo dell’ambizione fosse
+potente in te come l’orgoglio di casta. Intanto,
+non lasciarti adescare dalle moine del tiranno.
+</p>
+
+<p>
+— Io? Se mi vi recai oggi, dietro la tua insistenza,
+o Calpurnio, una volta rassicurato che
+la publica voce mentiva, non v’andrò se non
+mi chiama.
+</p>
+
+<p>
+— Prima d’esser tranquillo sulle assicurazioni
+di lui, aspetta. Non prestar fede così facilmente.
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+Forse oggi stesso, mercè un piatto squisito di
+<i>sumen</i>&#8205;<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> e del generoso falerno, saprò intera
+la verità.
+</p>
+
+<p>
+Le sale di Gneo Calpurnio Pisone erano frequentate
+da giovani eleganti, uomini di lettere,
+patrizii, Senatori ed artisti.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera, terminata una splendida cena, i
+convitati, tra cui Lucano, Isidoro Cinico, il giovane
+Flavio Sverino, intimo del Pisone e a lui
+devotissimo, e Cercopiteco Panerote erano passati
+dal triclinio nell’exedra.
+</p>
+
+<p>
+Mentre gli altri si divertivano nel giuoco del
+<i>talus</i>&#8205;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> (o <i>tessera</i>) e facevan gran chiasso, sopratutto
+quando alcuno riusciva a fare il miglior
+tiro chiamato <i>venus</i>, Cercopiteco sedeva sopra
+un bisellio, sbuffando per soverchio cibo e bevanda.
+</p>
+
+<p>
+Il parassita aveva mangiato a crepapelle e bevuto
+come un otre, e a metà della cena erasi
+ritirato nel gabinetto attiguo al triclinio per alleggerirvi
+lo stomaco e fare onore all’altra metà.
+</p>
+
+<p>
+Era soddisfatto e gaio, ed aveva sciolto lo scilinguagnolo.
+</p>
+
+<p>
+Pisone, che gli stava accanto, approfittò del
+momento propizio per farlo parlare su quanto
+era avvenuto a Corinto.
+</p>
+
+<p>
+E l’altro raccontò delle feste, fu eloquente
+nella descrizione dei banchetti, meno in quella
+dei ludi. Fu parco nel lodare la parte presa in
+questi da Nerone; ma si guardò bene dal biasimarlo
+e beffeggiarlo. Andò poi in epico nell’esaltare
+le bellezze delle donne greche.
+</p>
+
+<p>
+— Immagino, — osservò Pisone, — che strage
+avrà fatto di queste il divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Il Panerote mosse in giro la destra sbarrando
+gli occhi e alzando la testa. Gesto codesto, che
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+esprimeva più di qualsiasi frase le amorose conquiste
+di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— E la bella citarista tollerava siffatte infedeltà? — chiese
+Calpurnio.
+</p>
+
+<p>
+L’altro rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Pare che sull’orologio solare di lei, l’ombra
+del <i>gnomon</i> abbia passato il meriggio e s’avvicini
+a vespro.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, a questo non posso prestar fede, — esclamò
+Pisone. — S’egli intendeva cingerle la testa
+della diadema imperiale.
+</p>
+
+<p>
+— E tu hai creduto a codesta fiaba, o intelligente
+Pisone?
+</p>
+
+<p>
+— Negheresti forse che si fecero indagini per
+iscoprire....
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, lo so, — interruppe il Panerote, — se
+Atte non avesse in cima alla sua genealogia
+qualcosa di più bello della schiavitù, qualche
+farmaco che le purgasse il sangue. Ma lo fece
+per accontentarla, non per altro.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io t’assicuro che voleva sposarla.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io t’assicuro invece che se anche avesse
+avuto in mente questa strana idea, ora non ci
+penserebbe più, perchè gli spiacque di vedere talvolta
+il suo trionfo eclissato dall’arte di lei, e perchè
+i vezzi delle etère greche lo hanno inebriato.
+</p>
+
+<p>
+— Vorresti dire che il fascino e la potenza
+di quella donna sono sepolti?
+</p>
+
+<p>
+— Non sono sepolti, neppure agonizzanti, ma
+gravemente ammalati.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà, — mormorò Pisone, fingendosi incredulo
+per tirarlo ancora su, — ma io temo che
+Nerone continuerà ad essere dominato da quella
+donna.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io lo spero. Meglio essa che un’altra.
+L’indole di quella greca è buona e mite, nè sarà
+mai capace di trascinare l’amante ad ingiustizie,
+a vendette o altre cose riprovevoli.
+</p>
+
+<p>
+Pisone proruppe ridendo:
+</p>
+
+<p>
+— E l’adulterio a cui lo trascinò? E l’onta
+fatta alla divina Ottavia? E il tentativo di farla
+ripudiare, di balzarla dal trono?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, no, sei in errore, amico Calpurnio, — interruppe
+alla sua volta Cercopiteco, tra gli
+sbadigli della laboriosa digestione. — Essa non
+voleva saperne di portare quest’oltraggio estremo
+alla sublime donna, alla quale tutta Roma
+tributa incensi, e meritati incensi.... sicuro.
+</p>
+
+<p>
+E le parole cominciavano ad uscire con stento
+dalla sua bocca; non le batteva più, le bofonchiava,
+e le palpebre gli si facevano sempre più
+gravi.
+</p>
+
+<p>
+— Baie, — mormorò Pisone, — baie.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che baie.... a tutti lo diceva — anche
+Nerone lo diceva!... le indagini,... sì.... le indagini
+si fecero e non si fecero....
+</p>
+
+<p>
+Vedendo che il parassita s’addormentava, Pisone
+lo lasciò dormire, e andò ad unirsi all’allegra
+brigata.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva saputo quello che voleva, o per
+dir meglio quello che non voleva, poichè avrebbe
+preferito il grave scandalo.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia sperava ancora che l’altro, per riguardi
+cortigianeschi, non fosse stato del tutto
+sincero.
+</p>
+
+<p>
+Ma Panerote nei vapori del vino spifferava la
+verità.
+</p>
+
+<p>
+Nerone aveva ordinato che si facessero delle
+ricerche sull’origine della famiglia d’Atte, perchè
+sposandola, i romani non lo accusassero d’aver
+ripudiata Ottavia per dar loro a sovrana una
+schiava. Ma in seguito, diminuita la passione
+per le ragioni esposte da Cercopiteco, non erasi
+più curato di sapere se le indagini continuassero
+o no, tanto più che la citarista dichiarava
+di non volere accettare la sua mano, preferendo
+di restare amante.
+</p>
+
+<p>
+E in questo si rivelava l’astuzia greca. Essa
+vedeva che divenuta moglie, finirebbe, come Ottavia,
+per perdere ogni impero su lui, non sarebbe
+più amata, non tarderebbe il ripudio.
+</p>
+
+<p>
+Ed essendogli stato fatale il viaggio in Acaja
+si lamentava con Egloga ed Alessandria al suo
+ritorno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè, dicendo, andai a Corinto sua diva,
+ne torno sua amante, amata ancora; ma sento
+che presto sarò solo di lui schiava fedele. Il mio
+canto più non lo seduce. Se non sono i vezzi
+delle giovani greche e alessandrine, se non è
+l’amore dell’arte, che mi rapiscono il suo cuore,
+forse occulti nemici congiurano a’ danni miei.
+</p>
+
+<p>
+Essa non si mostrava adirata, nè piangeva,
+ma sul volto di lei c’era l’impronta d’un profondo
+dolore.
+</p>
+
+<p>
+Le due nutrici cercavano rassicurarla, e Sporo,
+ch’era presente e la fissava innamorato e commosso,
+uscì in queste parole:
+</p>
+
+<p>
+— Povera Atte, guardati dal maligno Aniceto.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p>
+
+<h2 id="cap11"><span class="smcap">Capitolo XI.</span>
+<span class="smaller">I Circensi.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Straordinarii spettacoli, ludi nuovissimi, esagerata
+prodigalità, sfrenate libidini, ecco dopo
+gli effimeri trionfi dell’arte, quello che ambiva,
+quello che sentiva Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo il ritorno dall’Acaja furono da lui
+ordinate le feste in onore di Giove, e volle che
+cittadini pervenuti alla dignità consolare, Senatori,
+Cavalieri e Matrone avanzate in età concorressero
+a celebrarle, prendendo parte alle
+corse, alle lotte, alle rappresentazioni sceniche.
+</p>
+
+<p>
+Questo nuovo capriccio del divo Cesare, il sapere
+che si rappresenterebbero nuovi giuochi, e
+la voce sparsa che lo stesso Imperatore vi
+prenderebbe parte, aveva solleticato straordinariamente
+la curiosità del popolo romano, già di
+spettacoli avido tanto.
+</p>
+
+<p>
+Il circo Massimo, sito tra il Palatino e l’Aventino,
+era lungo duemila cento ottantasette piedi, e
+largo novecento sessanta, e poteva contenere trecentomila
+spettatori. Pur tuttavia sembrava che
+quel giorno dovesse riuscire angusto per quella
+fiumana di gente, che irrompeva con furia sotto
+le dodici arcate dei portici, destinate all’ingresso
+del popolo. I più impazienti salivano a prendere
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+posto nelle gradinate, altri affollavansi alle taverne
+dei mercanti, ch’eran sotto i portici, per
+procurarsi di che soddisfar la fame e la sete durante
+lo spettacolo. Altri andavano a leggere le
+tabelle infisse alle colonne, che dividevano i ventiquattro
+compartimenti del circo, ove a grandi
+caratteri erano scritti i nomi dei nobili aurighi.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i Consoli, gli altri dignitari, il Pontefice
+Massimo, l’Edile, il Capo degli Auguri, le
+Vestali e i patrizii colle loro famiglie entravano
+per le quattro alte edicole chiamate <i>moenania</i>
+e ch’erano sormontate da quadrighe di bronzo.
+</p>
+
+<p>
+Per questa circostanza era stato assegnato ai
+Cavalieri un luogo appartato perchè meglio godessero
+lo spettacolo della corsa, che dovevano
+fare ventiquattro dei loro compagni.
+</p>
+
+<p>
+All’ora detta <i>sol</i>, ch’era tra il meriggio e la
+sera, uno squillo di tromba annunziò l’arrivo
+dell’Imperatore, che, lungo il tragitto, aveva destata
+l’ammirazione del popolo, guidando un
+<i>decemjugis</i>, ossia dieci cavalli di fronte attaccati
+ad un carro dorato. Seguiva un elegantissimo
+cocchio, fatto a foggia di barca, che posava su
+cinghie di cuoio, ed era tirato da quattro cavalli
+bianchi. In esso sedevano le due Imperatrici.
+Accompagnavano il nobile corteo i soldati pretoriani
+e i littori.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè l’Imperatore comparve nel pulvinare,
+e sedette tra Ottavia e Agrippina, da quelle
+trecentomila bocche s’elevò un grido di saluto,
+che fece rintronare l’aria.
+</p>
+
+<p>
+Allora l’Edile, montato su cavallo a dorso nudo,
+uscì dalla porta <i>pompae</i> dell’<i>oppidum</i> (città), edifizio
+che chiudeva da un lato il circo e sotto
+il quale eran costrutte le stalle (<i>carceres</i>) pei
+cavalli ed i carri.
+</p>
+
+<p>
+Egli fece il giro della <i>spina</i>, muro basso costruito
+in senso longitudinale attraverso il campo
+della corsa.
+</p>
+
+<p>
+Alle due estremità della spina sorgevano le
+due mete dorate, e sull’alto nel mezzo un obelisco
+dedicato al sole.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+</p>
+
+<p>
+Compiuto il giro, fece distendere al punto dove
+i carri prenderebbero la mossa, l’<i>alba linea</i> o
+corda tinta di bianco, attaccata a due piccoli pilastri
+detti <i>hermulae</i>.
+</p>
+
+<p>
+Poscia salì sull’alto dell’<i>oppidum</i> dov’erano
+i giudici, ai quali egli presiedeva e ch’erano
+tutti pittori o scultori non romani.
+</p>
+
+<p>
+Le trombe diedero un nuovo squillo, e come
+mosse da corrente elettrica, s’agitarono le teste
+e le braccia di quell’immensa moltitudine, che
+poi proruppe in entusiastiche acclamazioni,
+quando dalle carceri uscirono le bighe disposte
+in tre file d’otto per ognuna e guidate da Cavalieri,
+che non oltrepassavano il quinto lustro,
+ed avevano militato almeno in due campagne.
+Alcuni s’erano guadagnata la corona <i>Civica</i> o
+la <i>Murale</i> o altra onoranza guerresca. Per questi
+ultimi bastava una sola campagna per essere
+ammessi ai circensi.
+</p>
+
+<p>
+I ventiquattro aurighi vestivan tuniche l’una
+di tinta diversa dall’altra, e ciascuno portava
+la fascia trasversale, e il nastro che gli cingeva
+i capelli d’altro colore della veste.
+</p>
+
+<p>
+E d’ugual nastro, e d’ugual fascia si vedevano
+adorne quel dì le giovinette patrizie, molte delle
+quali palpitavano in quel momento e facevan
+voti per la sorte del Cavaliere prediletto.
+</p>
+
+<p>
+I tre ordini di bighe fecero al passo il giro
+del circo, rasentando le balaustre dei <i>podi</i> per
+essere meglio ammirati dagli spettatori, che li
+accompagnavano col grido: <i>Salvete! Salvete!</i>
+</p>
+
+<p>
+I cavalli, pressochè tutti puledri bellissimi o
+di puro sangue romano, o nati da coppie incrociate
+o venuti direttamente dall’Asia, procedevano
+saltellando e nitrendo. Parevan superbi
+dei loro graziosi ornamenti e della gara a cui
+eran chiamati.
+</p>
+
+<p>
+Compiuto il giro, i carri rientrarono nelle
+carceri, e i Cavalieri tornarono poi ad uscire
+a piedi quando vennero chiamati ad uno ad
+uno a prendere il posto loro assegnato dalla
+sorte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il posto migliore, quello più vicino all’Euripo&#8205;<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>,
+toccò ad Aulo Plancio, con gran rammarico di
+Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Come furono messi in fila, la linea bianca
+cadde e i ventiquattro giovani spiegarono la
+corsa.
+</p>
+
+<p>
+Al terzo giro eran stanchi, sudati, ansanti, ma
+giunsero tutti alla meta. Il primo però non era
+Aulo Plancio. Egli anzi fu tra gli ultimi.
+</p>
+
+<p>
+Il divo Cesare era contento.
+</p>
+
+<p>
+Rivoltosi ad Agrippina, le disse sommessamente,
+accompagnando le parole con maligno
+sorriso:
+</p>
+
+<p>
+— Forse lo trattenesti la scorsa notte?
+</p>
+
+<p>
+La madre lo guardò fissa, poi si rivolse senza
+rispondere.
+</p>
+
+<p>
+Il vincitore ebbe in premio un grosso anello
+gemmato e rientrò cogli altri nelle carceri.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo squillarono di nuovo le trombe;
+l’Edile impose silenzio al pubblico, e le prime
+dodici bighe ricomparvero. Estratti a sorte da
+un’urna i nomi degli aurighi, andarono ad uno
+ad uno a prendere il posto loro designato. Come vi
+furono tutti, l’alba linea fu lasciata cadere e
+i cavalli partirono. Da principio i più esperti
+conduttori li trattenevano per non affaticarli, e
+durante il primo giro il gruppo delle bighe procedette
+bastantemente serrato.
+</p>
+
+<p>
+Nel secondo cominciò a diradarsi; ma si correva
+più forte, quantunque alcuni trattenessero
+ancora la biga, mentre altri cominciavano a
+sferzarla.
+</p>
+
+<p>
+Nel terzo la carriera divenne vertiginosa, le
+zampe dei cavalli sfioravano appena il terreno,
+sembrava che volassero. I colpi della scutica
+li facevan balzare frementi, il grido dell’auriga
+ne raddoppiava la foga. Il terreno cupamente
+rimbombava sotto quella ridda, che sempre più
+si faceva ruinosa, talchè a tre o quattro dei primi
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+aurighi giunti, non riuscì di fermarsi alla meta,
+e furono dagli animali, che non sentivano più
+freno, trascinati per un giro ancora.
+</p>
+
+<p>
+La moltitudine li aveva seguiti cogli occhi
+senza trar respiro, interessandosi a tutti gli episodi,
+e ciascuno facendo voto in cuor suo per
+quella biga sul valor della quale aveva fatto
+scommessa.
+</p>
+
+<p>
+E di scommesse ce n’erano infinite, dalle poche
+<i>as</i> del popolano alle centinaia di talenti.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, più di tutti, era intento allo spettacolo,
+nè mai si toglieva dall’occhio il <i>lapis Neronianus</i>&#8205;<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Cavaliere Marco Salvio Ottone era l’auriga
+vincitore ed ebbe in premio una daga d’oro tempestata
+di pietre preziose.
+</p>
+
+<p>
+Nerone fece avvicinare il Prefetto delle coorti
+pretoriane, che si teneva in fondo al pulvinare,
+e gli dimandò:
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, Vestino, codesto vincitore, è forse
+quel Cavaliere Ottone che dicono posseder sposa
+splendidamente bella, più forse della tua fidanzata
+Statilia Messalina?
+</p>
+
+<p>
+— È lui, o divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Giovane intraprendente, e a quanto sembra,
+fortunato in tutto, — rispose Nerone con aria
+d’invidia e d’ammirazione.
+</p>
+
+<p>
+Il Prefetto si trasse di nuovo indietro.
+</p>
+
+<p>
+Le trombe annunziarono l’arrivo delle altre
+dodici bighe.
+</p>
+
+<p>
+Di queste l’Imperatore ne seguì attraverso il
+suo smeraldo i giri con interesse anche maggiore.
+</p>
+
+<p>
+Aulo Plancio, l’uomo da lui odiato, aveva sortito
+uno dei posti migliori, e la sua biga correva
+terza nel primo giro, e nell’altro, sorpassato
+il secondo auriga, correva quasi allato al
+primo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone fremeva impaziente, tanto più che gli
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+sembrava legger la compiacenza sul volto della
+madre.
+</p>
+
+<p>
+Erano forse il sospetto, l’odio, la gelosia, che
+lo facevano travedere.
+</p>
+
+<p>
+Mancava poco per giungere alla meta, allorchè
+Plancio, rallentando le redini, ed animando
+i cavalli colla scutica e colla voce, sorpassò la
+prima biga e fu vincitore.
+</p>
+
+<p>
+Nerone si morse il labbro inferiore, la sua
+faccia si contrasse, e la sua fiera guardatura
+talora si rivolgeva ad Agrippina, talora fulminava
+il Plancio nel suo giro di trionfo.
+</p>
+
+<p>
+Una speranza gli rimaneva, che quell’odiato
+sarebbe soccombente nella corsa <i>decretoria</i>,
+quella cioè, in cui dovevano misurarsi i due
+primi vincitori Ottone e Plancio, e quello che
+ottenesse il premio nella gara delle fazioni.
+</p>
+
+<p>
+Di questa facevan parte tutti i conduttori di
+carri. Ciascuno aveva un capo e vestiva colori
+differenti dalle altre.
+</p>
+
+<p>
+Alle loro sfide, più che a quella dei nobili, s’interessava
+la plebe, che mormorava ed agitavasi
+impaziente di veder uscire dalle carceri
+i dodici aurighi delle tre fazioni bianca, gialla
+e verde.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente, poichè il Plancio ebbe terminato
+il giro trionfale e ricevuto dalle mani dell’Edile
+il premio, un cameo contornato di gioie, vennero
+fuori i dodici carri delle fazioni, tirati da
+cavalli di razza romana allevati a spese dell’erario.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo, tra cui quei conduttori contavano
+infinità d’amici, li salutò con un urlo entusiastico,
+e non potendo frenarsi poi, mentre compivano
+i tre giri, ruppe più volte il silenzio imposto
+dall’Edile.
+</p>
+
+<p>
+Vinse la livrea verde della fazione Prasina,
+ed ebbe il premio di diecimila sesterzi.
+</p>
+
+<p>
+Per rimandar contenti anche gli altri, Nerone
+aveva dato ordine che ciascuno di loro avesse
+in dono un <i>dolio</i> di vino.
+</p>
+
+<p>
+Nella corsa <i>decretoria</i> i tre vincitori montavano
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+a cavallo e Nerone sperava che Aulo
+Plancio sarebbe cattivo cavaliero com’era stato
+fiacco corridore. Si turbò alquanto allorchè, da
+esperto conoscitore, col suo prezioso occhialetto
+osservò che l’animale toccatogli in sorte
+era un ardente puledro venuto dalle mandre
+africane. Bellissimo cavallo andaluso era quello
+di Marco Salvio Ottone, come pure giovine e
+snello, l’altro montato dal cavaliere della fazione
+verde.
+</p>
+
+<p>
+Era questa una gara assai difficile e pericolosa
+pei contendenti, che non conoscevano l’indole
+e i vizi di quegli animali tolti da poco alle
+mandre.
+</p>
+
+<p>
+Nel primo giro procederono serrati e quasi
+paralleli, nell’altro, Ottone era innanzi d’un
+mezzo cavallo ad Aulo Plancio, ed il terzo competitore
+cominciava a rimanere indietro.
+</p>
+
+<p>
+La plebe non poteva più frenarsi e di tratto
+in tratto gridava a quest’ultimo; <i>macte animo!
+Verbera! Curre!</i>&#8205;<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e invano gli araldi alzavano
+il caduceo per imporre silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Nerone invece rimaneva muto, assorto, cogli
+occhi fissi sopra i due cavalieri.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè nel terzo giro, a poca distanza dalla
+meta, Aulo Plancio, adoperando la stessa tattica
+usata colla biga, frustò il cavallo e chino sulle
+sciolte redini, lo spinse a maggior corsa, passò
+Ottone e vinse, Nerone mandò un’imprecazione
+agli Dei. Di quel furore si stupì Ottavia e gli
+dimandò cosa avesse.
+</p>
+
+<p>
+— Non era costui ch’io voleva vincitore.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè lo detesto.
+</p>
+
+<p>
+— Che ti fece egli mai?
+</p>
+
+<p>
+— Chiedine alla diva Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+— Io, — rispose questa, superba in cuor suo
+d’inspirare ancora nel figlio cotanta gelosia — nulla
+so, nè degli odii nè degli amori tuoi, perchè
+a me non ti confidi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, o non comprendendo l’enigma o fingendo
+di non comprendere, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu, così valente in simili giuochi, dovresti
+invece ammirarlo.
+</p>
+
+<p>
+— E tanto lo ammiro, che intendo misurarmi
+con esso, e se il sopraggiungere della <i>suprema
+tempesta</i> non ponesse termine ai ludi, oggi
+stesso lo sfiderei.
+</p>
+
+<p>
+Appena tornato al palazzo dei Cesari, ordinò
+che gli fosse condotto Aulo Plancio.
+</p>
+
+<p>
+Questi non tardò a comparire.
+</p>
+
+<p>
+Era un giovine d’atletiche forme, che aveva
+più del gladiatore che del Cavaliero. Che la
+madre di Nerone, imitando Messalina, ne avesse
+fatto il suo Bito molti supponevano, ma nessuno
+poteva asserirlo.
+</p>
+
+<p>
+Era donna troppo astuta e troppo desiderosa
+d’essere apprezzata dal figlio, per compromettere
+coll’imprudenza la sua dignità.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però, che di lei conosceva gl’istinti
+e le vecchie storie, era pressochè sicuro di
+quella tresca. Chi era stata espulsa da Caligola
+pei suoi disordini; chi aveva fatto assassinare
+il suo primo marito Crispo Passieno;
+chi aveva strappato dalle braccia d’Ottavia Lucio
+Silano per darla in isposa a lui, ed aveva
+poi accusato d’incesto il misero giovine, l’aveva
+trascinato davanti ai giudici e costretto al suicidio;
+chi aveva fatto morire nelle torture Lolia
+Paulina, accusandola di magia, perchè gelosa
+della sua bellezza; chi finalmente impaurita della
+condanna a morte inflitta dall’Imperatore Claudio
+ad una adultera, aveva fatto uccidere col
+veleno il suo terzo marito; poteva nutrire qualsiasi
+passione volgare.
+</p>
+
+<p>
+Era già molto, secondo Nerone, ch’essa avesse
+preferito a schiavi ed istrioni quell’Aulo Plancio.
+</p>
+
+<p>
+Ciò però non toglieva ch’egli per gelosia non
+l’odiasse, perchè, come già dicemmo, le donne,
+che appartenevano a Claudio Nerone, non dovevano
+amare che lui.
+</p>
+
+<p>
+Come Aulo Plancio gli fu dinanzi, Nerone,
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+dopo averlo squadrato da capo a piedi, gli
+disse:
+</p>
+
+<p>
+— Tu ti mostrasti nel circo esperto auriga
+ed esperto cavaliere, talchè mi nacque il desiderio
+di misurarmi con te.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, colto da sorpresa, non seppe che rispondere.
+</p>
+
+<p>
+— Saprai per certo, — riprese Nerone, — condurre
+un <i>decemjugis</i>.
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, non possedetti mai dieci
+cavalli.
+</p>
+
+<p>
+— Avendoli, saresti capace di guidarli alla
+corsa?
+</p>
+
+<p>
+— Forse.
+</p>
+
+<p>
+— Non presumer tanto, poichè non è agevol
+cosa come tu credi. Ma se ti senti di tentar
+la prova, le mie stalle ti provvederanno i cavalli.
+Quanto tempo chiedi per esercitarti?
+</p>
+
+<p>
+— Non saprei....
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene io voglio teco mostrarmi generoso
+avversario. Da dimani tu troverai nelle
+carceri dell’<i>oppidum</i> i dieci animali e il carro.
+Fa le tue prove ogni dì, e quando sarai pronto
+ad accettar la mia sfida, offriremo questo spettacolo
+al popolo in onore di Vulcano, e voglio
+che il vincitore sia incoronato da una vergine,
+come s’egli fosse rimasto superiore in tutte le
+gare dei circensi.
+</p>
+
+<p>
+Il Plancio rimaneva come trasognato per
+siffatta proposta. Conoscendo i sentimenti poco
+benevoli di Cesare verso di lui, sentiva che lo
+scopo di quella sfida era il desiderio d’umiliarlo
+in presenza della moltitudine e scemar
+la sua gloria.
+</p>
+
+<p>
+Conveniva però sottomettersi alle brame di
+quel maniaco tiranno, ed accettare, lasciandogli
+la vittoria, per non esporsi alle vendette di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Mi sottometto, — disse, — ai desiderii del
+mio Imperatore, sicuro d’esser vinto.
+</p>
+
+<p>
+— Bada, — interruppe Nerone, — che se tu
+pretenderai nella sfida usar dei riguardi all’Imperatore,
+se non mi tratterai com’altro qualunque
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+conduttore di carro, se non osserverai
+tutte le regole delle corse, non te lo perdonerò.
+</p>
+
+<p>
+Questa dichiarazione fe’ partire il Plancio dal
+palazzo dei Cesari, più turbato che mai.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Nerone riferì la cosa alla moglie e
+alla madre, l’angelica Ottavia lo scongiurò a
+desistere da quel progetto, che poteva riuscire
+periglioso per lui.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina invece se ne mostrò meravigliata;
+ma non fece osservazione di sorta, per tema
+che le sue esortazioni fossero spiegate a senso
+d’interessamento per Aulo Plancio.
+</p>
+
+<p>
+Seneca e Burro apertamente gli dichiararono
+che non doveva davanti al suo popolo un Imperatore
+romano darsi a spettacolo, cimentando
+l’onore e la vita. Ma le loro parole non valsero
+che a sdegnare il despota ed avvalorarlo nel
+suo divisamento.
+</p>
+
+<p>
+E giunse il giorno tanto da Nerone desiderato,
+e al circo Massimo tutta Roma accorse
+per assistere a quella nuova profanazione della
+grandezza Cesarea.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p>
+
+<h2 id="cap12"><span class="smcap">Capitolo XII.</span>
+<span class="smaller">Odio ed amore.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Nel giorno destinato alla gara, appena Aulo
+Plancio ebbe varcata la soglia della sua casa
+per recarsi al circo, una donna, coperta da
+fitto velo, s’avvicinò a lui e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Guardati dal vincere, o Aulo Plancio.
+</p>
+
+<p>
+— E chi sei tu che così mi ammonisci?
+</p>
+
+<p>
+— Non curarti di sapere chi io mi sia, — rispose
+la donna. — Guardati dal vincere, ti ripeto,
+se t’è cara la vita.
+</p>
+
+<p>
+E raggiunta una compagna, anch’essa velata
+e che l’attendeva a poca distanza, s’allontanarono
+amendue con celere passo.
+</p>
+
+<p>
+La sera innanzi, dopo un’orgia fatta con cantori,
+istrioni e meretrici, Nerone stava supino
+sul suo letto, e ad Atte, che gli giaceva denudata
+al fianco, diceva balbettante per ubriachezza:
+</p>
+
+<p>
+— Il soverchio falerno e le tue carezze mi
+hanno fiaccate le fibre, e domani ho bisogno
+di tutte le forze per condurre i miei dieci puledri
+e fiaccar l’orgoglio di quel giovine presuntuoso.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu lo sfidasti, o Claudio.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè il suo trionfo mi fece dispetto. Voglio
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+mostrargli, che se gli altri furono vinti da
+lui, non si vince Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque tu sei sicuro del trionfo.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto lo sono, che designai già la vergine
+dalle cui mani dovrò ricever la corona.
+</p>
+
+<p>
+— E chi sarà costei? — dimandò Atte con
+amarezza gelosa.
+</p>
+
+<p>
+— Tu non lo indovineresti mai.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi dunque?
+</p>
+
+<p>
+— La tua sorella di latte, la Vestale Rubea.
+</p>
+
+<p>
+A questo nome Atte si levò sul fianco e fissando
+Nerone negli occhi, quasi volesse scrutarne
+l’intimo pensiero, gli dimandò come
+avesse pensato a lei, cosa lo avesse indotto a
+quella scelta.
+</p>
+
+<p>
+— Non ti ricordi, — rispose Nerone, — quanto
+un giorno esaltasti la beltà di lei? Anche il pedagogo
+ne rimase abbagliato.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene?
+</p>
+
+<p>
+— Io voglio vederla, voglio che all’onore di
+pormi sul capo l’alloro sia chiamata questa
+divina Sacerdotessa.
+</p>
+
+<p>
+— Rifiuterà.
+</p>
+
+<p>
+— Oibò, — mormorò Nerone, dimenando il
+capo.
+</p>
+
+<p>
+— Rifiuterà per certo, — ripetè la citarista.
+</p>
+
+<p>
+— Non si rifiuta a Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Atte, ponendosi le mani nei capelli, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ah ch’io presento sventure!
+</p>
+
+<p>
+Nerone fe’ le spallucce.
+</p>
+
+<p>
+— Guardati bene, o Claudio.
+</p>
+
+<p>
+— E tu guardati dal riuscirmi importuna.
+</p>
+
+<p>
+— Quasi desidero che il vincitore sia Plancio, — mormorò
+la donna scendendo dal letto, e
+ponendo i bei piedini sulla pelle di pantera distesa
+in terra.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, pieno di dispetto, gridò:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! tu vuoi dunque la morte di quel disgraziato.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa intendi con questo? — chiese l’altra
+rivolgendosi.
+</p>
+
+<p>
+— Ricordati che l’istrione Paride osò vantarsi
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+in pubblico d’essermi superiore nel recitar
+tragedie, e poco dopo traversò lo Stige.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu non ucciderai quell’uomo che nulla
+ti fece.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla mi fece? — ripetè sogghignando il
+briaco tiranno, — e forse egli osa, mentre parliamo,
+giacersi in letto colla diva Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+— Io t’impedirò questo nuovo delitto.
+</p>
+
+<p>
+— Non avrai siffatta cura perchè la vittoria
+sarà mia.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se il fato....
+</p>
+
+<p>
+— Lascia in pace il fato, e vattene.
+</p>
+
+<p>
+— Voglio prima che tu mi rassicuri, o Claudio.
+</p>
+
+<p>
+— Va, ti dico, ch’io sono stanco e più non
+ho volontà di parlare.
+</p>
+
+<p>
+Atte s’avvolse nel suo amitto ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+Ridottasi nella sua stanza, si fe’ a fantasticare
+sulla tremenda minaccia, e come si potesse
+prevenire il Plancio senza che lo sapesse
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente si decise ad avvisarlo lei stessa,
+e levatasi di buon mattino, prese a compagno
+Sporo, e velati ambidue si recarono davanti
+alla casa d’Aulo, e sentendo dall’ancella ostiaria
+che questi non era ancora uscito, lo attesero
+nella via.
+</p>
+
+<p>
+Compiuta l’opera pietosa, a cui il cuore e la
+coscienza l’avevano spinta, tornando verso la
+casa Augustale pensava a Rubea. Un vago presentimento,
+misto a turbamento geloso, l’esortava
+ad avvisare anche la sua sorella di latte
+dell’onore a cui la si voleva invitare.
+</p>
+
+<p>
+Ma le verrebbe fatto di veder la Vestale? E
+vedendola potrebbe consigliarla di rispondere
+con un rifiuto al desiderio cortese del divo Cesare?
+E ciò per un chimerico dubbio, da cui il
+sacro carattere di Sacerdotessa si sentirebbe
+offeso.
+</p>
+
+<p>
+E poi, non sarebbe da parte sua un atto biasimevole
+l’andare essa stessa, tanto amante,
+tanto beneficata, ad accusare l’Imperatore di
+malvagie intenzioni?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+</p>
+
+<p>
+Deposto il pensiero di quel tentativo tornarono
+al palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Giunta l’ora di recarsi al circo Massimo, desiderosa
+di restarsene a meditare mestamente
+nella sua stanza, volle che Sporo vi si recasse
+senza di lei. Non le riuscì però di liberarsi del
+giovinetto innamorato, ch’era tutto felice di trovarsi
+solo in sua compagnia, poichè anche
+Egloga ed Alessandria v’erano andate in compagnia
+di Fusco, Procuratore dell’Egitto, e figlio
+di quest’ultima.
+</p>
+
+<p>
+Prima di recarsi al circo, Nerone andò al
+tempio di Giove Ottimo Massimo e là depose
+davanti al simulacro un ricchissimo cofanetto
+d’oro. In esso erano rinchiusi i peli dei suoi mustacchi,
+che quella mattina stessa s’era fatti
+radere, per offrirli in olocausto al Nume, perchè
+gli ottenesse il trionfo.
+</p>
+
+<p>
+Erasi inoltre servito per acconciarsi le chiome
+d’un drizzatoio ch’eragli stato donato da uno
+del volgo, e pel quale aveva grande venerazione,
+assicurando che gli prediceva l’avvenire.
+</p>
+
+<p>
+Riferisco queste strane fantasie di quel monomane,
+appoggiandomi all’autorità di Caio
+Svetonio.
+</p>
+
+<p>
+I dignitari dello Stato e del clero, i patrizii
+colle loro famiglie sedevano nel circo, perchè
+Nerone lo aveva quasi imposto loro. Agrippina
+ed Ottavia erano nel pulvinare, circondate dalla
+corte, e l’una e l’altra facevano voti perchè
+vincesse l’Imperatore, supponendo che sarebbe
+stato terribile in lui lo sdegno del vinto.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque Nerone sapesse d’essere valente
+maestro nel guidare dieci cavalli di fronte, pure
+mostravasi preoccupato, tanto più che aveva
+dato ordine all’Edile e ai Giudici che fossero
+osservate scrupolosamente le leggi della corsa.
+</p>
+
+<p>
+Prima d’uscire dalle <i>carceri</i> col suo avversario
+ripeteva a questi di guardarsi bene dal
+non metter tutto l’impegno per riuscir vincitore.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver fatto il solito giro al passo, quando
+al prolungato squillo delle trombe cadde l’<i>alba
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+linea</i> e partirono, l’Imperatore, durante i tre
+giri, di tratto in tratto toglieva lo sguardo dalle
+teste de’ suoi cavalli per rivolgerlo a quelli del
+suo competitore, che rimaneva indietro, e vedere
+se ciò facesse per non giunger primo alla
+meta.
+</p>
+
+<p>
+Dal modo incerto però col quale procedevano
+i dieci puledri d’Aulo Plancio, si capacitò che
+se non riusciva a mandarli innanzi, era in lui
+inesperienza, non astuzia.
+</p>
+
+<p>
+Nè l’una nè l’altra. Il giovine Cavaliere, durante
+la corsa, titubava ancora tra il desiderio
+e la tema di vincere, e questa incertezza s’appalesava
+nel guidare il <i>decemjugis</i>.
+</p>
+
+<p>
+Nerone toccò il primo la meta, e tra gli urli
+del popolo e lo squillar delle trombe, fece due
+giri ancora attorno alla <i>spina</i>, prima di poter
+trattenere gli sfrenati puledri.
+</p>
+
+<p>
+Ricevuta ch’ebbe dalle mani dell’Edile la corona
+d’alloro, scese dal carro e montato sopra
+quadriga dorata insieme al sommo Sacerdote
+di Vulcano, cominciò il giro trionfale, e come
+fu dinanzi al pulvinare, ad alta voce pronunziò
+il nome della Vestale Rubea.
+</p>
+
+<p>
+S’udì nel circo un prolungato mormorio, che
+non denotava certo approvazione da parte del
+publico. Tutti gli occhi si rivolsero al recinto
+riserbato alle Vestali, che agitate gesticolavano,
+parlando fra loro.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, disceso dal cocchio, attendeva sull’alto
+della gradinata, che metteva dall’arena al pulvinare,
+quando venne a lui il Pontefice Massimo,
+seguito da altri Sacerdoti e così gli parlò:
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, tu sai che ufficio delle Vestali
+fu sempre quello di porgere la <i>laurea insigne</i>
+ai guerrieri che tornavano dopo aver debellato
+i nemici. Quello era sacro rito e s’addiceva
+loro. La corona dei ludi deve porgerla una
+nobile fanciulla del patriziato, e tu non puoi disconoscere
+questo loro diritto.
+</p>
+
+<p>
+— Io tutto posso, — interruppe Nerone facendosi
+torvo. — Se a me piace, cangiando in sacra
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+una cerimonia profana, ch’è pure consacrata
+agli Dei, chiamare una Sacerdotessa di
+Vesta all’onore di cingermi il lauro, chi può
+impedirlo?
+</p>
+
+<p>
+Il Pontefice rispose risolutamente:
+</p>
+
+<p>
+— Tu stesso, che non vorrai oltraggiare la
+Dea nella sua Sacerdotessa, nè urtare colla religione
+del popolo romano.
+</p>
+
+<p>
+— E se malgrado ciò, io m’ostinassi nel mio
+proposito?
+</p>
+
+<p>
+— T’esporresti al rifiuto della vergine Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, dopo aver fissato il Pontefice con
+espressione di volto, dalla quale traspariva un
+sinistro progetto, mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene.
+</p>
+
+<p>
+E rivolto verso l’interno del pulvinare, pronunziò
+un altro nome.
+</p>
+
+<p>
+E fu quello d’Antonina, la sorella di Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Questa, che si teneva in disparte dietro i biselli
+delle due Imperatrici, rimase alquanto incerta,
+se rispondere o no a quell’invito.
+</p>
+
+<p>
+Essa odiava Nerone per aver usurpato il trono
+del fratello, e rifuggiva dall’accettare da lui
+onore qualsiasi.
+</p>
+
+<p>
+Della sua titubanza s’avvide Ottavia, ed uno
+sguardo supplichevole di lei la decise ad acconsentire.
+</p>
+
+<p>
+La prestante persona, le splendide forme, la
+folta chioma castagnina, la vivacità delle brune
+pupille, formavano la procace bellezza d’Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè l’Imperatore, ascesa la scalea, s’inginocchiò
+sull’ultimo gradino, essa maestosamente
+si fece innanzi, prese dalle mani del Sacerdote
+di Vulcano la corona, e glie la pose
+sul capo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone discese, rimontò sul carro, e fece il
+giro trionfale.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i Consoli, l’Edile e le matrone romane
+colle loro figlie andavano a fare omaggio d’ossequio
+ad Antonina, seduta su ricco trono, e
+circondata dalle Vestali.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+</p>
+
+<p>
+Compita la cerimonia, la moltitudine tumultuosamente
+sgombrò il circo, senza neppure attendere
+che i trombettieri dessero il segnale, e irruppe
+come fiumana per le vie più brevi, che
+dal circo Massimo conducevano al monte Pincio.
+</p>
+
+<p>
+Tutti erano in ansia di giunger presto su quella
+vetta dov’era l’ara di Vulcano, e dove doveva
+chiudersi la sacra festività alla mezzanotte.
+</p>
+
+<p>
+Antonina, accompagnata sempre dalle Vestali,
+giunse ch’era già venuta la sera e andò a sedersi
+sopra il solio, entro un boschetto d’allori.
+</p>
+
+<p>
+A stento i littori tenevano indietro i curiosi,
+che volevano vedere l’Antistite della festa non
+solo, ma anche quella Vestale Rubea, che invitata
+dall’Imperatore, non erasi presentata.
+</p>
+
+<p>
+Alti candelabri di marmo, nelle cui tazze ardevano
+materie resinose, rischiaravano la variopinta
+moltitudine, che sembrava agitarsi in un
+mare di fuoco.
+</p>
+
+<p>
+S’udì un frastuono lungo l’erta, di cui gli andirivieni
+si rischiararono di nuova luce. Erano
+le faci dei pretoriani, che accompagnavano il
+carro a quattro cavalli nel quale sedevano Nerone
+e il Sacerdote dì Vulcano.
+</p>
+
+<p>
+Fra le acclamazioni della plebe giunse la quadriga
+davanti al boschetto degli allori.
+</p>
+
+<p>
+Nerone discese, e presa per mano Antonina
+cominciarono a passeggiare in mezzo alla folla
+stipata. Dietro di loro venivano le Vestali, poi
+i Sacerdoti di Vulcano, e al corteggio facevano
+ala i soldati del pretorio ed i littori.
+</p>
+
+<p>
+Il vincitore non sembrava completamente lieto
+della vittoria.
+</p>
+
+<p>
+Parlava con Antonina, salutava il popolo, cercando
+di nascondere più che da lui si potesse
+l’interno dispetto per le severe rimostranze
+del Pontefice. Di tratto in tratto volgeva la testa
+indietro, e lanciava sguardi di fuoco sulla Vestale
+Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Tornati presso l’ara di Vulcano, egli piegò un
+ginocchio davanti ad Antonina, che lo spruzzò,
+secondo il rito, d’acqua lustrale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando fu terminata la festa alla mezzanotte,
+essa si congedò dalle Sacerdotesse di Vesta e
+tornò al suo palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Al dì seguente era coricata ancora quando
+entrò nella sua stanza Britannico colla faccia
+imbronciata.
+</p>
+
+<p>
+Egli era dolentissimo che la sorella, da lui
+tanto amata, avesse accondisceso all’invito di
+Nerone, ma non osava esternare il suo rammarico.
+La predilezione e il rispetto che nutriva
+per essa non glie lo consentivano.
+</p>
+
+<p>
+Il penoso sentimento di lui però non isfuggì
+ad Antonina, che gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Vieni qua, fratello, baciami, e non guardarmi
+sì torvo. Se chiamata da Nerone dopo la
+Vestale Rubea, accondiscesi ad assumere la
+parte di somma Sacerdotessa in quella risibile
+festa pagana, fu per tranquillizzare Ottavia, che
+ha dell’infido marito così grande timore. Se
+avessi rifiutato anch’io, chi sa a quali eccessi
+lo avrebbe trascinato l’ira, che gli divampava
+dagli occhi.
+</p>
+
+<p>
+— Comprendo il tuo nobile sentimento, — rispose
+Britannico, — ma dovevi rammentarti in
+quel momento ch’egli ha rapito a me la diadema
+dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+— Nè l’ho dimenticato, nè lo dimenticherò
+mai. Benchè nati da diversa madre, tu sai, Britannico,
+che io ti porto affetto più che a vero
+fratello, tu sai com’io m’adopri perchè sia
+riparata l’ingiustizia di tuo padre verso di te.
+E della sollecitudine mia per raggiungere codesto
+scopo possono farti fede i nostri amici.
+</p>
+
+<p>
+Gli amici di cui parlava Antonina erano Gneo
+Calpurnio Pisone, Marco Flavio Sverino ed altri,
+che parteggiando per Britannico, cospiravano
+insieme ad Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Di codesta donna, saggia e risoluta ad un
+tempo, essi avevano stima grandissima. Laonde
+dapprima rimasero meravigliati ch’essa si fosse
+prestata a supplire la Vestale nel buffonesco
+trionfo di Nerone; ma poi si persuasero che
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+sovente giova l’infingimento per celar meglio i
+reconditi propositi, e lungi dal censurarla, la
+lodarono.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto Nerone, illuso dalla cortese abnegazione
+di lei, che figlia di Cesare acconsentiva
+ad accettar l’invito da Rubea rifiutato, espresse
+colla madre e colla moglie ammirazione e gratitudine
+per essa.
+</p>
+
+<p>
+L’immagine della bella Vestale però eragli rimasta
+impressa nella mente, e nel tempo stesso
+non poteva dimenticare la dichiarazione del
+Pontefice Massimo, che la vergine, quand’anche
+non vi fosse stata costretta dal suo dovere,
+avrebbe egualmente risposto col rifiuto.
+</p>
+
+<p>
+Intollerante di qualsiasi opposizione, per
+quanto ragionevole, quella d’una fanciulla dalla
+quale avrebbe voluto essere obbedito ed amato,
+lo esasperava ancor più e gli toglieva tutta la
+gioia del trionfo.
+</p>
+
+<p>
+E questa gioia venne ad intorbidargli ancora
+il funesto Aniceto, narrandogli che Aulo Plancio
+erasi vantato nella taverna di Salvidieno
+Orfido, ch’egli avrebbe potuto vincere l’Imperatore,
+ma non aveva voluto per non umiliarlo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, balzando in piedi, s’avanzò verso il
+pedagogo cogli occhi stralunati e il pugno in
+alto, e gli gridò:
+</p>
+
+<p>
+— Menti!
+</p>
+
+<p>
+L’altro, fattosi umile per la paura, mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, così mi fu riferito.
+</p>
+
+<p>
+— Da chi?
+</p>
+
+<p>
+— Da Cercopiteco Panerote.
+</p>
+
+<p>
+— Ordina ai liberti d’andarne in traccia.
+</p>
+
+<p>
+E allorchè giunse il parassita, confermò quanto
+aveva riferito Aniceto.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo però l’eccitazione di Nerone aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu, divo Cesare, non spiegare a mal
+senso le parole di quel giovine Cavaliere. Certo,
+avrebbe fatto meglio a lasciar da banda la vanità
+e tacere, accontentandosi di non averti per
+abnegazione contrastata la palma....
+</p>
+
+<p>
+— Dunque, — interruppe Nerone, digrignando
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+i denti, — anche tu credi a quel vituperato
+millantatore?
+</p>
+
+<p>
+— Io... no... ma se fosse vero quello che asserisce
+sarebbe da lodarsi. Al suo posto, ancor
+io avrei fatto lo stesso.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, — disse Nerone, con accento che
+incuteva terrore, — io saprò premiar lui, come
+avrei premiato te, o Cercopiteco.
+</p>
+
+<p>
+Come questi fu partito, fece venire il capo
+dei pretoriani e si trattenne a lungo con lui.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera, Aulo Plancio, uscito dalle stanze d’Agrippina,
+mentre attraversava l’atrio, vide alla
+fioca luce d’una lanterna una donna affacciarsi
+dietro uno stipite, e fargli cenno d’avvicinarsi.
+Mentre moveva verso di lei, una mano afferrò
+il braccio di quella donna e la trasse a viva
+forza indietro.
+</p>
+
+<p>
+La porta fu richiusa con violenza, ed Aulo
+Plancio uscì dal palazzo dei Cesari alquanto
+preoccupato.
+</p>
+
+<p>
+La scena, a cui aveva assistito poc’anzi, gli
+dava a pensare.
+</p>
+
+<p>
+Giunto che fu alle falde del Palatino, dall’ombra
+d’un edifizio sbucarono fuori quattro uomini
+armati di <i>sica</i>&#8205;<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> che gli si gettarono addosso,
+lo atterrarono, e dopo averlo crivellato di ferite,
+allorchè lo videro esanime, ne deposero il cadavere
+sopra una bara, e andarono a gettarlo
+nel Tevere.
+</p>
+
+<p>
+Quando il capo dei pretoriani annunziò al
+tiranno che l’ordine era stato eseguito,
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene, — disse Nerone.
+</p>
+
+<p>
+E rimasto solo, aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora a te, bella e superba Vestale.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span></p>
+
+<h2 id="cap13"><span class="smcap">Capitolo XIII.</span>
+<span class="smaller">Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Da alcune frasi a Nerone sfuggite nell’ira,
+Atte aveva indovinato il fiero proposito ch’egli
+nutriva contro Aulo Plancio, e gli aveva detto:
+</p>
+
+<p>
+— Se tu, o Claudio Nerone, ami ancora la tua
+schiava fedele, tu non ucciderai quell’uomo.
+</p>
+
+<p>
+— L’ami forse, poichè tanto ti cale di lui?
+</p>
+
+<p>
+— Non è la pietà per esso, che mi fa parlare,
+è l’amore per te. Non voglio che tu attiri sul
+tuo capo l’ira di Giove.
+</p>
+
+<p>
+Nerone alzò le spalle con disprezzo.
+</p>
+
+<p>
+— Non voglio che tu offuschi coi delitti lo
+splendore dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+— Se i delitti, — interruppe l’Imperatore sogghignando, — avessero
+dovuto offuscare quello
+splendore, il nome dei Cesari sarebbe sepolto
+nelle tenebre.
+</p>
+
+<p>
+Atte continuò a persuaderlo, a supplicarlo
+fino a gettarglisi ai piedi; l’altro, freddo, inesorabile,
+la lasciò parlare senza rispondere. Perduta
+ogni speranza d’indurlo alla clemenza,
+diede in un sospiro ed esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Poichè tu, crudele, mi nieghi la grazia,
+<i>Agathodaemon</i> m’aiuterà a salvar l’infelice.
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì dalla stanza.
+</p>
+
+<p>
+Nerone la lasciò partire; poi fatti venire i due
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+liberti Elio e Doriforo ordinò loro di spiare ogni
+passo della citarista.
+</p>
+
+<p>
+Ed essi la colsero mentre dall’uscio faceva
+segno ad Aulo Plancio d’avvicinarsi, e la condussero
+piangente al cospetto dell’Imperatore
+che le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, il tuo Genio tutelare non venne a
+porgerti aiuto? Egli, più prudente di te, ebbe
+paura d’opporsi ai miei decreti.
+</p>
+
+<p>
+— Sii clemente, o divo Cesare, — essa mormorò
+tra i singhiozzi. — Perdona! Perdona!
+</p>
+
+<p>
+— A te, volentieri perdono, o Atte, perchè
+ottimo cuore è il tuo. Ma guardati d’ora innanzi
+dal presumere che tu possa arrestare i fulmini
+miei. Correresti il rischio di rimanerne tu
+stessa incenerita.
+</p>
+
+<p>
+E dopo questo tremendo avviso la rimandò.
+</p>
+
+<p>
+Atte, per quanto già intravedesse nell’amante
+suo malvagi istinti, non avrebbe immaginato
+mai di trovarlo così indurito nella crudeltà,
+così profondamente scellerato.
+</p>
+
+<p>
+L’affetto suo aveva resistito alle infedeltà di
+lui, ma non v’era fiamma dell’anima, che valesse
+a distruggere il ribrezzo pe’ suoi delitti.
+</p>
+
+<p>
+Aveva creduto d’esercitare ancora tanta potenza
+su quell’uomo fatale per impedirli, per
+salvar le vittime, per non lasciar così miseramente
+distruggere l’amor suo. Ma il disinganno
+era venuto a toglierle ogni energia, ogni speranza,
+e le annunziava che l’ora dell’espiazione
+era giunta. Si sentiva destinata a subire le umiliazioni
+inflitte per cagion sua all’Imperatrice,
+che con esimia virtù si rassegnava.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia però era moglie, e lei invece poteva
+risparmiarsele, abbandonando quel mostro, al
+quale non la legava che un vincolo osceno.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento di desolazione stava quasi
+per appigliarsi a codesto partito. Ma poi cominciò
+a vagheggiare l’effimera lusinga di poter
+riacquistare il perduto dominio su Nerone, d’averlo
+forse fatto già rientrare in sè, d’aver col suo
+pianto salvata la vita d’Aulo Plancio, e rimase.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando s’incominciò a sparger la notizia, che
+questi era scomparso, i begli occhi d’Atte versarono
+lagrime, si riempì l’animo suo di doloroso
+rammarico, ma non partì.
+</p>
+
+<p>
+E forse la povera citarista fu la sola che veramente
+piangesse sulla sorte della vittima.
+</p>
+
+<p>
+E Agrippina?
+</p>
+
+<p>
+La cinica donna fu la prima a sapere da Seneca
+del misterioso misfatto, che s’attribuiva a
+Nerone, e immaginandosi che questi vi fosse
+stato spinto da gelosia per lei, fece d’abbominevole
+compiacenza farmaco al dolore.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia dapprima si mostrò incredula, non
+vedendo la ragione di quella vendetta; ma
+quando venne un giorno Lucano, e le rese evidente
+la realtà del fatto, cadde come prostrata
+sotto il peso della triste rivelazione, quasichè
+l’infamia del marito potesse ricader sul suo
+capo. Non le sfuggì però dal labbro esclamazione
+alcuna di dolore o d’indignazione.
+</p>
+
+<p>
+Sperò ancora che le venisse smentita quella
+notizia, e non abbandonò la speranza finchè
+non venne da lei Menecrate, nel quale riponeva
+fiducia grandissima.
+</p>
+
+<p>
+La fiducia, la stima, la simpatia, l’amicizia
+sono quei tali sentimenti, che s’offrono alle
+donne oneste come pseudonimo all’amore.
+</p>
+
+<p>
+Venne il citaredo, ed essa gli dimandò se
+avesse sentito della grave accusa, che si moveva
+all’Imperatore, e s’egli vi prestasse fede.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate rispose che lo sapeva da vari giorni,
+nè poteva non crederlo, poichè lo stesso Nerone
+dichiarava d’aver voluto punire l’oltracotante
+menzognero, che aveva offeso il suo amor proprio.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè finora me lo tacesti?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè le labbra del fido citaredo non devono
+dar per te che suoni lusinghieri. Avrei
+riguardato come un delitto il darti un dolore,
+che ti si poteva risparmiare.
+</p>
+
+<p>
+— Ti ringrazio, o Menecrate, — disse la giovine
+Imperatrice con un mesto sorriso. — Se
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+la virtù mi vieta di corrispondere ai tuoi sentimenti,
+non posso a meno di non apprezzar la
+nobiltà dell’animo tuo. Ci proteggano gli Dei,
+poichè io adesso tremo per tutti.
+</p>
+
+<p>
+— La mia vita t’è sacra, o divina Ottavia, e
+il fartene olocausto è un bene che anelo. Non
+tremar dunque per me.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, no, preghiamo i Numi ch’egli non faccia
+nuove vittime.
+</p>
+
+<p>
+E un’altra pur troppo era già designata. La
+Vestale Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno Nerone si presentò al Collegio delle
+Vestali, e ordinò che gli fosse condotta innanzi.
+</p>
+
+<p>
+È facile immaginare con quale trepidanza la
+vergine si presentasse a lui.
+</p>
+
+<p>
+Seppe però dominare l’interna apprensione, e
+come sempre, riservata e severa, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Eccomi ai tuoi cenni. Cosa chiedi da me,
+o divo Cesare?
+</p>
+
+<p>
+Nerone, seduto sopra uno sgabello, colle braccia
+conserte al petto, dopo averla fissata con
+sguardo provocante, prese a dire:
+</p>
+
+<p>
+— È vero, o Vestale, che se io il giorno dei
+Circensi avessi insistito per ricevere l’alloro
+dalle tue mani, tu non avresti acconsentito?
+</p>
+
+<p>
+— E come l’avrei potuto, se me lo vietano
+le leggi del nostro culto?
+</p>
+
+<p>
+— Non v’è legge, non v’è culto che valga
+quando Cesare impone.
+</p>
+
+<p>
+Rubea tacque.
+</p>
+
+<p>
+Nerone riprese:
+</p>
+
+<p>
+— E se, malgrado il divieto del Pontefice Massimo,
+io t’avessi costretta ad accondiscendere
+al mio desiderio, cosa avresti fatto? Rispondi.
+</p>
+
+<p>
+— Avrei obbedito agli ordini del sommo Sacerdote.
+</p>
+
+<p>
+— Non sai tu, o vergine, cosa sia oltraggiar
+Nerone?
+</p>
+
+<p>
+— Il mio rifiuto non poteva arrecarti offesa,
+o divo Cesare, perchè indipendente dalla mia
+volontà. Tu stesso comprendesti in qual bivio
+tremendo avresti messa la povera Vestale, poichè
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+chiamasti in mia vece Antonina. Se non
+presti fede alle mie parole, se credi ch’io t’abbia
+offeso, puniscimi.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vorrei, ma non ne ho il coraggio. E
+sai tu perchè? Perchè mi sei cara; perchè dalla
+prima volta che ti vidi fui colpito dalla tua bellezza.
+Infine perchè t’amo.
+</p>
+
+<p>
+E in così dire levossi in piedi.
+</p>
+
+<p>
+Rubea retrocedendo sdegnosa, proruppe:
+</p>
+
+<p>
+— O Cesare, tu dimentichi che parli ad una
+Sacerdotessa di Vesta.
+</p>
+
+<p>
+— La Sacerdotessa è scomparsa, ed io non
+vedo davanti a me che la bella fanciulla del
+Laterano. Io non curo il tuo culto; sfido per
+te la tua Dea. Io voglio rapirti a lei, voglio infranti
+i tuoi voti.
+</p>
+
+<p>
+— Cessa, cessa, — esclamò la Vestale comprimendo
+colle mani le orecchie.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltami! — gridò Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo debbo.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltami; te lo impongo.
+</p>
+
+<p>
+— I tuoi blasfemi mi fanno orrore.
+</p>
+
+<p>
+— È divino anche il blasfema, quando è l’amore
+che lo spinge sul labbro. Tu devi esser mia.
+</p>
+
+<p>
+— Orrore! — esclamò Rubea, movendo per
+fuggire.
+</p>
+
+<p>
+Nerone la trattenne, afferrandola per un
+braccio.
+</p>
+
+<p>
+Essa riprese con foga di parlar concitato:
+</p>
+
+<p>
+— Ma non temi i fulmini di Giove, l’ira dei
+Sacerdoti, il furore del popolo?
+</p>
+
+<p>
+— Tutto sfido per un tuo amplesso, per un
+tuo bacio.
+</p>
+
+<p>
+— Dammi piuttosto la morte.
+</p>
+
+<p>
+— No, voglio darti la vita, voglio toglierti da
+questa squallida prigione, per condurti fra gli
+splendori della mia corte. Non sarai la prima
+Vestale che sottomette la ragione al cuore.
+</p>
+
+<p>
+— E furon sepolte vive nel campo scellerato.
+È questo che tu vuoi?
+</p>
+
+<p>
+— Quelle non erano le amanti del più potente
+Imperatore del mondo. A te nessuno oserebbe
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+torcere un capello. Le verghe, colle quali il Pontefice
+Massimo punisce le costoro negligenze,
+si spezzerebbero. Non vi sarebbe forza umana
+capace di sollevare per te la pietra sepolcrale,
+che si richiude sulle Vestali colpevoli d’amore.
+Tutti piegheranno il capo, tutti taceranno davanti
+alla volontà di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma la tua volontà non varrà ad impedire
+l’obbrobrio mio, del mio collegio, della mia famiglia.
+Lasciami!
+</p>
+
+<p>
+E con sforzo energico si svincolò da lui e
+scomparve.
+</p>
+
+<p>
+— Va, — gridò Nerone furente, — tu non
+mi sfuggirai.
+</p>
+
+<p>
+Queste parole furono udite dalla Vestale, che
+rimase atterrita. Da quel giorno non ebbe più
+pace, conoscendo l’indole perversa del tiranno,
+capace di qualunque eccesso. L’interna agitazione
+non l’abbandonava mai, e la faceva balzare
+ad ogni lieve rumore. Allorchè di notte si
+trovava sola nel tempio, per mantenere il sacro
+fuoco, tendeva l’orecchio ad ogni momento, e
+quando colla sacra verga attizzava le brace, lo
+stesso crepitar delle scintille si cangiava per
+essa in suono di passi, in mormorio di voci.
+</p>
+
+<p>
+Non osava confidare ad alcuna delle compagne
+la sua ambascia, per vergogna di rivelare
+l’obbrobriosa offerta; e quando la somma Sacerdotessa
+le aveva chiesto cosa da lei volesse
+l’Imperatore, rispondeva:
+</p>
+
+<p>
+— Che implorassi perdono, perchè il giorno
+dei circensi non risposi alla sua chiamata e
+non venni a porgergli la corona d’alloro.
+</p>
+
+<p>
+Ma quello che aveva taciuto agli altri, confidava
+alla madre sua, scongiurandola a non
+rivelarlo a chichessia, neppure al padre, e la
+pregava di procurarle un rimedio, che calmasse
+i suoi terrori e il suo turbamento nervoso e la
+salvasse dalle veglie angosciose.
+</p>
+
+<p>
+Una notte, ch’era alla custodia del fuoco sacro,
+fu presa da tale sonnolenza contro la quale
+cercò di lottare, ma inutilmente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+</p>
+
+<p>
+Volendo invocare l’aiuto della Dea, tentò genuflettersi,
+ma non potendo sostenersi, sedette
+in terra, e col capo poggiato sul cuscino dello
+sgabello profondamente s’addormentò.
+</p>
+
+<p>
+Fra l’ira d’essere stato respinto e la libidine
+destata in lui dalla venustà di Rubea, e dalla
+stessa lotta sostenuta con essa, Nerone era
+tornato alla casa Augustale in preda ad agitazione,
+che aveva del delirio.
+</p>
+
+<p>
+Se non lo avesse trattenuto la tema del pericolo,
+al quale s’esponeva pel sacrilegio commesso,
+la Vestale sarebbe stata tolta a viva forza
+dal chiostro e trascinata nel cubiculo imperiale.
+</p>
+
+<p>
+Non poteva egli però così impunemente affrontare
+le vendette sacerdotali e il furore di
+Roma intera. Ma posseder la fanciulla del Laterano
+voleva ad ogni costo.
+</p>
+
+<p>
+Aniceto, benchè astuto e malvagio, non era
+da tanto per giovargli in questa impresa.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver ventilati in sua mente varii progetti,
+fe’ venire il mago Simone, e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Se tu sei veramente quel maestro d’incantesimi,
+che ti vanti, devi darmene prova. Io
+voglio in mio potere la Vestale Rubea o per
+amore o per forza. Il fatto però deve rimanere
+avvolto nel mistero, sia ch’essa acconsenta, sia
+che opponga resistenza. Chiedo insomma a te
+uno di quei miracoli, di cui ti dici capace, e
+che nessuno vide mai. Se riesci avrai mille
+nummi&#8205;<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> e dirò che fosti calunniato da Paolo di
+Tarso, e da Simone Barione, quei due Apostoli
+cristiani che ti proclamarono impostore. Se non
+riesci, i nummi si cambieranno in catene.
+</p>
+
+<p>
+— Prepara i nummi, o Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— E credi riuscire?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla è impossibile al mago Simone, — rispose
+lo sfacciato. — Concedimi qualche giorno,
+e ti prometto che tu potrai far di quella Vestale
+la tua voglia, e l’avrai fra le braccia, senza
+che neppur essa se ne avveda.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non prometter soverchio.
+</p>
+
+<p>
+— Prometto per mantenere.
+</p>
+
+<p>
+— Vedremo.
+</p>
+
+<p>
+Convien dire che il ciurmadore fosse proprio
+sicuro del fatto suo, perchè uscì disinvolto, e
+quantunque fosse già inoltrata la sera, con passo
+fermo, sceso il Palatino, s’incamminò verso il
+Velabro.
+</p>
+
+<p>
+All’estremità di quelle tortuose viuzze v’era
+un orto cintato da mura, nel quale s’entrava
+per una rozza porticina.
+</p>
+
+<p>
+Davanti a questa s’arrestò Simone e mandò
+un fischio. Poco dopo apparve tra le piante un
+fioco chiarore, la porticina s’apri per richiudersi
+tosto dietro il mago.
+</p>
+
+<p>
+Una vecchia schiava, rischiarando i sentieri
+con una lucerna di terra cotta, introdusse costui
+entro una casupola di sinistra apparenza, ch’era
+in fondo all’orto.
+</p>
+
+<p>
+In quella casa dimorava una donna ebrea,
+chiamata Locusta, celebre incantatrice, e maestra
+nel compor filtri e veleni.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè dalla schiava le fu annunziato il
+mago Simone, essa era nel suo laboratorio, occupata
+a far bollire una miscela sopra un braciere
+di bronzo, in cui ardevano rami di sicomoro
+e di cipresso.
+</p>
+
+<p>
+Era una donna, che s’avvicinava all’ottavo
+lustro, e quantunque i vizii e le veglie l’avessero
+prima del tempo appassita, conservava
+un resto della bellezza giudaica.
+</p>
+
+<p>
+Vestiva una tonaca nera rilevata ai lati con
+due scarabei fino al ginocchio, e stretta ai fianchi
+da cingolo d’argento tutto trapunto a geroglifici.
+Aveva il capo coperto da un reticolo,
+dal quale le cadevano sulle spalle le folte ciocche
+di capelli grigi.
+</p>
+
+<p>
+Al chiaror della vampa, e d’un alto candelabro
+di bronzo, facevano in quel laboratorio orrenda
+mostra di loro mummie, teschi, scheletri
+d’uomini e d’animali, pesci, serpenti e coccodrilli
+disseccati ed appesi con fili di ferro al
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+soffitto; truogoli pieni di sangue e di visceri,
+fiale contenenti polveri e liquidi d’ogni colore,
+disposti sopra mense di legno, rospi che saltellavano
+in terra e pipistrelli, che ora svolazzavano
+in giro per la stanza, ora andavano a rannicchiarsi
+tra gli scheletri. E tutto questo ributtante
+addobbo mandava fetore siffatto, che non
+riuscivano a vincere nè i fuscelli odorosi che
+ardevano in quel momento, nè i timiami che
+di tratto in tratto Locusta accendeva.
+</p>
+
+<p>
+Malgrado la sinistra fama che correva su
+Locusta, uomini e donne anche del patriziato,
+ricorrevano per la salute a’ suoi farmachi, per
+gli oroscopi a’ suoi incantesimi, per l’amore
+la gioventù e la bellezza a’ suoi filtri, per delittuose
+brame ai suoi veleni.
+</p>
+
+<p>
+Perfino le vergini Vestali erano state più volte
+in rapporti con essa, e di questo era certo consapevole
+il mago Simone, l’amante suo.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto quand’essa lo raggiunse nella stanza
+attigua, perchè a nessuno, neppure a lui, era
+permesso l’accesso nel laboratorio, le disse che
+aveva bisogno dell’arte sua per addormentare
+una giovine Sacerdotessa di Vesta e darla in
+braccio ad un uomo.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è costui, chi è colei?
+</p>
+
+<p>
+— Il nome di lui non posso dirlo.
+</p>
+
+<p>
+— Io l’ho già indovinato.
+</p>
+
+<p>
+— La Vestale è la figlia dei Laterano. Se non
+fallo, tu avesti sovente occasione d’intrattenerti
+colla madre sua.
+</p>
+
+<p>
+— Gli spiriti d’Averno ti proteggono, o Simone.
+Ieri venne da me Fausta Laterano, a chiedermi
+un farmaco, che tempri le sofferenze della figlia,
+e ritorni la calma nel suo spirito agitato.
+</p>
+
+<p>
+— E lo consegnasti?
+</p>
+
+<p>
+— Non ancora. Soltanto dimani la vecchia
+Sempronia deve portarlo a lei, perchè possa la
+Vestale servirsene il dì seguente, e poter così
+nella notte adempiere al suo ufficio, senza essere
+in preda a spaventose fantasie, mentre si
+trova sola nel tempio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E tu invece nel tempio la farai addormentare,
+le darai l’insensibilità del cadavere, non è
+vero, o mia bella giudea? — disse il mago tutto
+lieto di veder quasi assicurata la riuscita dei
+suoi disegni.
+</p>
+
+<p>
+Locusta rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Io posso darle un sonno profondo, come
+quello della morte, e nel sonno il delirio dei
+sensi; ma questo non farò finchè non sappia
+quale mercede ti fu promessa da Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Simone, ch’era astuto ma vile, ebbe paura
+per un momento d’ingannare l’incantatrice, e
+con tutta ingenuità le disse che aveva indovinato,
+ma dei mille nummi non confessò che la
+metà, ed aggiunse;
+</p>
+
+<p>
+— Poichè tu così bene m’aiuterai, divideremo
+il danaro fra noi. Esigo però che l’Imperatore
+non sappia della tua complicità e creda il risultato
+tutto effetto dei miei incantesimi.
+</p>
+
+<p>
+Locusta, sorridendo e fissandolo con aria di
+compatimento, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Oh, l’infelice negromante che tu sei!
+</p>
+
+<p>
+— Lascia fare, o Locusta. La tua scienza,
+unita alla impostura mia porteranno buoni frutti,
+per ambidue. Dunque, il patto è segnato, tu accetti
+i duecentocinquanta nummi, e nella notte
+del posdimani farai trovar la vergine addormentata
+nel tempio. Suggeriscimi ora com’io
+potrò penetrare coi miei satelliti nel chiostro.
+</p>
+
+<p>
+— A questo pensa tu, — rispose la donna,
+alzando le spalle. — Debbo io forse far tutto
+per te?
+</p>
+
+<p>
+E per quanto l’altro pregasse di dargli un
+consiglio, Locusta, ad onta del suo vantato prestigio,
+non sapendo cosa suggerirgli, lasciò che
+da sè stesso trovasse il modo di rapir la Vestale.
+</p>
+
+<p>
+Nell’uscire egli le ricordò d’avergli promessa
+una certa bevanda, che lo renderebbe leggero
+ed agile, come un augello, e potrebbe volare e
+confondere in tal guisa Paolo, Simone, e tutti
+quei cristiani, che gli davano del ciurmadore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando voltò le spalle per uscire, Locusta
+lo accompagnò collo sguardo tentennando il
+capo, e sogghignando.
+</p>
+
+<p>
+Il mago meditò tutta la notte sul modo d’entrare
+nel chiostro.
+</p>
+
+<p>
+Non v’era tempo da perdere; conveniva risolversi,
+e il miglior partito gli sembrò quello d’ottenere
+col denaro la complicità dell’ostiario.
+</p>
+
+<p>
+Questi da principio non voleva acconsentire;
+ma udendo ch’era ordine di Cesare, che questi
+poteva ricompensarlo largamente o punirlo pel
+suo rifiuto, che d’altro non si trattava se non
+d’aprir la porta e finger poi di dormir profondamente
+e di nulla aver inteso, si rassegnò.
+</p>
+
+<p>
+Alla mattina del terzo giorno Simone seppe
+da lui che Fausta Laterano aveva portato una
+fiala, di cui la figlia doveva sorbire tutto il liquido
+sul far della sera.
+</p>
+
+<p>
+Corse allora al palazzo Augustale per annunziare
+a Nerone, che nella notte darebbe in suo
+potere la Vestale addormentata; e il tiranno
+ordinò che la si trasportasse in una palazzina
+presso gli orti Neroniani.
+</p>
+
+<p>
+Era da poco Rubea caduta nel sonno profondo,
+quando il mago, seguito da due manigoldi, entrò
+nel tempio, la fe’ prendere di peso e portar via.
+</p>
+
+<p>
+In quel mentre un’altra vergine Sacerdotessa,
+con un lumicino in mano, entrava da una porticina,
+ch’era dietro al delubro.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span></p>
+
+<h2 id="cap14"><span class="smcap">Capitolo XIV.</span>
+<span class="smaller">La vittima.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Nerone, che attendeva impazientemente, fece
+deporre l’addormentata su ricchissimo letto, e
+in sua presenza la fe’ spogliare da due schiave.
+A grado a grado che ne andavano scoprendo
+le belle membra verginali, s’accresceva nel tiranno
+l’emozione lasciva, che lo faceva tremare
+come per febbre.
+</p>
+
+<p>
+La stanza era rischiarata da una lucerna <i>bilychnis</i>
+(a due becchi) appesa al soffitto e dal
+raggio della luna. Le due luci, confondendosi
+insieme, davano maggior risalto alla pelle alabastrina
+della nuda Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Rimasto solo, Nerone si gettò, come belva,
+su lei, che lascivamente s’agitava nel sonno,
+mormorando parole d’amore, il che accresceva
+in lui l’eccitazione.
+</p>
+
+<p>
+Colle dita le apriva le labbra per premer le
+sue sui bianchissimi denti. Non vi fu parte del
+bel corpo che non fosse profanato da’ suoi baci
+selvaggi. Talora desisteva per fissarla con occhi
+di brace, e pareva che i suoi sguardi volessero
+penetrarle nelle viscere.
+</p>
+
+<p>
+Alla fine, più frenetico che mai, la strinse in
+amplesso, e la vittima si scosse, mandò un
+grido, e parve volesse destarsi dal funesto letargo.
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+Ma lo scellerato non si trattenne per
+questo, e continuò l’opera nefanda, finchè vide
+sollevarsi lentamente le pupille della Vestale,
+e gli occhi di lei spalancarsi a dismisura; ma
+senza sguardo. Credendo allora che la sua vittima
+si destasse realmente, disse, afferrandola
+con forza maggiore:
+</p>
+
+<p>
+— Vedi, o Rubea, cosa ti valse a disprezzare
+l’amor mio? Eccoti nuda fra le mie braccia.
+</p>
+
+<p>
+L’altra diede improvvisamente in così terribile
+scroscio di risa, che Nerone ne rimase atterrito,
+e abbandonandola, saltò giù dal letto e
+rimase a guardarla senza profferir motto.
+</p>
+
+<p>
+Continuando nel riso convulso, essa stendeva
+le braccia e le portava al petto come in un
+amplesso.
+</p>
+
+<p>
+Nel tempo stesso pronunziava frasi insensate,
+e chiamava Alcandro, e si contorceva in oscene
+movenze.
+</p>
+
+<p>
+Il suo carnefice, per lascivia, si trattenne ancora
+a guardarla, ma poi uscì, e mandò le
+schiave a rivestirla.
+</p>
+
+<p>
+Al mago Simone, che attendeva di fuori,
+</p>
+
+<p>
+— Miserabile, — disse con tuono severo, — quale
+funesta malia esercitasti tu su quella disgraziata?
+</p>
+
+<p>
+— Le diedi il torpore della mente e delle
+membra perchè i desiderii del divo Cesare....
+</p>
+
+<p>
+— Ella è pazza, — interruppe l’altro — e i desiderii
+miei non eran questi. Riconducila adesso
+d’onde la togliesti. Ecco la tua mercede.
+</p>
+
+<p>
+E gli gettò una borsa.
+</p>
+
+<p>
+Quindi avvoltosi nel pallio, col capo coperto
+dal pileo, andò tutto agitato a passeggiare negli
+orti al chiarore della luna.
+</p>
+
+<p>
+La sorte della sua vittima lo addolorava. Non
+s’era immaginato che la turpe sua colpa porterebbe
+così tremende conseguenze. Egli si proponeva
+di difender contro tutti l’innocenza della
+Vestale, di cui le splendide forme gli avevano
+sconvolto i sensi, e di tenerla ad ogni costo
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+presso di sè, sfidando le minacce e le censure
+dei Sacerdoti, del popolo, di tutti.
+</p>
+
+<p>
+Tornò ad un tratto verso la palazzina, nella
+speranza che passato il supposto incantesimo,
+Rubea fosse tornata in sè.
+</p>
+
+<p>
+A gran stento le schiave riuscirono a farle
+indossar le sacre vesti, tanto la misera si dibatteva
+farneticando.
+</p>
+
+<p>
+— Alcandro, o sposo mio, — essa ripeteva,
+mentre la conducevano fuori per ricondurla
+colla lettiga al tempio.
+</p>
+
+<p>
+Nerone s’avvicinò al mago, e gli disse imperiosamente:
+</p>
+
+<p>
+— Se hai veramente la potenza magica che
+vanti, rompi l’incantesimo.
+</p>
+
+<p>
+A siffatta ingiunzione il ciurmadore si trovò
+imbarazzato, e sul momento non seppe cosa
+rispondere.
+</p>
+
+<p>
+Pensando poi che Locusta potrebbe somministrargli
+un antidoto, che distruggesse gli effetti
+del velenoso narcotico, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Non è tempo ancora.
+</p>
+
+<p>
+— Rendile la ragione, rendile la calma, ti dico!
+</p>
+
+<p>
+Intanto le schiave, per indurla ad adagiarsi
+nella lettiga, le avevano fatto credere che la conducevano
+al tempio, dove l’attendeva il suo sposo.
+</p>
+
+<p>
+Ed essa obbedì, gridando fra nuovi scrosci
+di risa:
+</p>
+
+<p>
+— Alcandro! Alcandro!
+</p>
+
+<p>
+Simone approfittò di questo per far credere a
+Nerone che l’incantesimo cominciava a dileguarsi,
+e che al tempio di Vesta, ove incominciò,
+sarebbe del tutto cessato.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatore, con tuono di voce che aveva
+del ruggito, gli rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Va, e se t’è cara la vita non comparirmi
+più dinanzi finchè colei è fuori di senno.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, tornò a percorrere con passi
+concitati i viali dell’orto.
+</p>
+
+<p>
+Avvicinatosi al palazzo Augustale udì nel silenzio
+della notte la voce d’Atte, che s’accompagnava
+sul <i>simikion</i> una canzone.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quella soave melodia calmò l’agitato suo spirito.
+</p>
+
+<p>
+Entrò nel palazzo, e salito nei cenaculi, si presentò
+nella cella della citarista.
+</p>
+
+<p>
+Questa aveva cessato di cantare, e deposto
+presso di lei l’istrumento, rimaneva assorta nei
+suoi pensieri.
+</p>
+
+<p>
+L’improvvisa apparizione dell’amante la fe’
+trabalzare.
+</p>
+
+<p>
+— È già spuntato il diluculo e tu vegli ancora? — le
+disse Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Era notte così divina.
+</p>
+
+<p>
+— Notte d’averno! — mormorò l’altro.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa t’avvenne?
+</p>
+
+<p>
+— Non dimandarlo. Il vulcano getta fuori le
+lave che gli ardono in seno, e porta d’intorno
+la desolazione, nè sa perchè. Così vuole natura.
+Udii la tua voce, e nella turbata anima mia rinacque
+la calma. Canta dunque, canta, o Atte, nè
+chieder di più.
+</p>
+
+<p>
+— Obbedirò, — rispose la donna, — ma mi
+trema il cuore. Le tue misteriose parole vi gettarono
+il presentimento, che questa notte avvenne
+qualche grave sciagura.
+</p>
+
+<p>
+— Non ritogliermi adesso, — interruppe quasi
+stizzito Nerone, — con queste malinconiche
+espressioni la tranquillità che mi diede il tuo
+canto.
+</p>
+
+<p>
+La citarista mandando un sospiro prese l’istrumento
+e tornò ad intuonare l’anacreontica.
+</p>
+
+<p>
+Il canto, e più la luce del giorno, dissiparono
+del tutto le nere fantasie di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Rubea però non gli usciva di mente, ed anelava
+di sapere cosa fosse accaduto di lei.
+</p>
+
+<p>
+Se il mago non si presentava, era indizio che
+l’effetto funesto dell’incantesimo durava ancora.
+</p>
+
+<p>
+Impaziente d’attendere, stava per mandare in
+cerca di lui, quando venne Aniceto, e gli riferì
+d’aver udito nella taverna di Salvidieno Orfido,
+che quella mattina stessa allo spuntar del sole
+erasi vista una Vestale che fuggiva inseguita
+da Simone il mago, il quale raggiuntala, voleva
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+trascinarla seco, e mentre che l’altra si dibatteva
+furiosa, era sopraggiunto il cristiano Saulo
+di Tarso e l’aveva salvata, imponendo all’altro
+d’allontanarsi all’istante. Simone aveva obbedito,
+e la Vestale, accompagnata dal suo difensore,
+aveva presa la direzione del Celio.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa sarà mai accaduto? — soggiunse il
+pedagogo, a cui Nerone non aveva confidato
+l’infame progetto.
+</p>
+
+<p>
+— E chi narrò codesto strano avvenimento? — chiese
+torvo l’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+— Un <i>equiso</i> che menava a spasso i cavalli
+e che conosce il cristiano.
+</p>
+
+<p>
+— Che Seneca ordini a questi di presentarsi
+a me, e tu chiamami il mago.
+</p>
+
+<p>
+La Vestale, che vedemmo comparire nel tempio,
+appena rapita la dormente Rubea, era
+Giulia, l’amica del cuore, che sapendola sofferente
+e in preda a vaghi timori, veniva a farle
+compagnia.
+</p>
+
+<p>
+Grande e dolorosa era stata la sorpresa di
+lei, non trovandola.
+</p>
+
+<p>
+Come poteva aver dimenticati i doveri del
+culto, essa cotanto onesta e diligente?
+</p>
+
+<p>
+Nella speranza di vederla ricomparire, rimaneva
+alla custodia del sacro fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Ma le ore passavano, il crepuscolo mattutino
+rischiarava già le finestre del tempio, e Rubea
+non tornava.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè fu desta la grande Sacerdotessa non
+aveva potuto a meno di non prevenirla della
+misteriosa assenza.
+</p>
+
+<p>
+Veniva cercata in tutto il chiostro, s’interrogava
+l’ostiario, che fedele agli ordini ricevuti,
+rispondeva di nulla aver visto, nulla udito.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Giulia procurava di difendere l’amica
+contro le maligne supposizioni delle altre Vestali,
+e scongiurava la grande Sacerdotessa di
+attendere ancora prima d’accusarla al Pontefice
+Massimo, s’udivano da lontano delle grida
+strazianti, nelle quali era parso loro di riconoscere
+la voce di Rubea.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era di fatto questa, che giunta la lettiga presso
+il tempio, balzava d’un tratto a terra, e si dava
+a fuga precipitosa, inseguita da Simone il mago.
+</p>
+
+<p>
+Come già sappiamo, l’Apostolo Paolo la liberò
+dal suo persecutore, e la condusse in seno alla
+famiglia, colla quale fin da Corinto era in rapporti
+d’amicizia. Durante il tragitto egli cercò,
+parlandole con somma dolcezza, di calmarla, e
+di sapere cosa le fosse accaduto; ma l’infelice
+continuava ad agitarsi, a divagare, e nulla gli
+riuscì di scoprire.
+</p>
+
+<p>
+Giunta in casa sua, non riconobbe nè il padre,
+nè la madre. Presa poi da delirio furente, cominciò
+a mandare urli disperati, premendosi le
+mani sul capo, e stramazzò come corpo morto.
+</p>
+
+<p>
+Mandarono tosto in cerca d’un vecchio medico
+allievo d’Antonio Musa, l’Archiatro d’Augusto.
+Intanto deposero sopra un letto il corpo inerte
+di Rubea, la quale mandava di tratto in tratto
+fiochi lamenti.
+</p>
+
+<p>
+La madre desolata, piangendo a dirotto, la
+chiamava, la copriva di baci; mentre Plauzio,
+colle braccia conserte al petto, gli occhi torvi,
+senza lagrime, le labbra senza parola, si teneva
+ritto ai piedi del letto, e l’Apostolo cercava pietosamente
+di consolare l’infelice Fausta.
+</p>
+
+<p>
+Giunse finalmente il medico, e dopo molte interrogazioni
+per conoscere la causa di quella
+crisi terribile, sentendo del narcotico somministratole
+da Locusta, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Infelici! E chi vi spinse a porre la vostra
+fiducia nella scellerata giudea?
+</p>
+
+<p>
+Il Laterano, a cui la moglie aveva taciuto
+d’essersi rivolta a Locusta per temprare le sofferenze
+fisiche e morali della figlia, cominciò a
+redarguirla.
+</p>
+
+<p>
+Ma Paolo lo interruppe dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Abbi pietà di lei: rispetta il suo dolore.
+</p>
+
+<p>
+Nella faccia enfiata e livida dell’inferma, negli
+occhi spalancati e sanguigni, non fu difficile al
+medico di riconoscere la malattia. La Vestale
+era stata colpita da congestione cerebrale, prodotta
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+forse dalla violenta bevanda, e fors’anco
+da altre ignote cause.
+</p>
+
+<p>
+Accorgendosi poi che l’infelice aveva esalato
+l’ultimo respiro, fe’ da Paolo condur via i due
+genitori, ed egli rimase solo colla morta.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo li raggiunse nell’altra stanza e
+disse loro:
+</p>
+
+<p>
+— Prostratevi ai Dei Mani, e preparate i veli.
+La figlia v’ha già mandato l’eterno vale.
+</p>
+
+<p>
+Fausta, gettando un acuto grido, corse nella
+stanza della morta, mentre il medico, preso per
+mano Plauzio, gli mormorò a bassa voce questa
+semplice parola:
+</p>
+
+<p>
+— Violata.
+</p>
+
+<p>
+L’altro esclamò con voce tremenda:
+</p>
+
+<p>
+— Non m’ingannava dunque il sospetto. Fu
+per certo la tigre incoronata, che disonorò, che
+uccise mia figlia.
+</p>
+
+<p>
+E come fuori di sè, corse nella stanza attigua
+e stese la mano sul capo dell’estinta urlando:
+</p>
+
+<p>
+— Vendetta! Vendetta!
+</p>
+
+<p>
+Paolo, che lo aveva seguito, gli pose una
+mano sulla spalla e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Smetti, o Plauzio, i fieri propositi, tanto, la
+vendetta non ti renderà la figlia. Nerone stesso
+ti vendicherà, correndo più sfrenatamente verso
+l’abisso, che gli hanno scavato la giustizia degli
+uomini e quella di Dio.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera stessa ricevette un foglio d’Anneo
+Seneca coll’ordine di presentarsi a Cesare.
+</p>
+
+<p>
+E al dì seguente egli v’andò.
+</p>
+
+<p>
+Simone il mago, ch’era stato più sollecito ad
+obbedire, aveva fatto credere a Nerone, che la
+sua magica potenza stava per sciogliere l’incantesimo,
+quando la Vestale era fuggita e
+l’Apostolo poi gli aveva impedito di continuare
+l’opera sua.
+</p>
+
+<p>
+Aggiunse poi, che se gli venisse fatto di scoprire
+ove l’aveva condotta, le renderebbe subito
+il senno, per assecondare i desiderii sovrani,
+benchè a malincuore. Una volta tornata nella
+pienezza delle facoltà mentali, consapevole della
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+sua triste condizione, riconoscerebbe per certo
+chi l’aveva violata e griderebbe vendetta.
+</p>
+
+<p>
+Queste fandonie inventava il ciurmadore, nella
+speranza che Nerone cangiasse progetto, e lo
+togliesse così da quella pania.
+</p>
+
+<p>
+Invece gli disse sogghignando con aria di disprezzo:
+</p>
+
+<p>
+— Poichè i tuoi oracoli sono così da poco,
+che non sanno suggerirti ove sia la Vestale,
+lo saprai tra poco dalla bocca di Saulo. Vedrò
+allora se terrai la promessa.
+</p>
+
+<p>
+Il tristo sentì gelarsi il sangue, e avrebbe
+voluto trovarsi le mille miglia lontano di là.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, appena comparve l’Apostolo, così l’interrogò
+alla presenza di Simone:
+</p>
+
+<p>
+— È vero, o Saulo, che tu togliesti dalle mani
+di costui una Vestale?
+</p>
+
+<p>
+— È vero.
+</p>
+
+<p>
+— E che t’indusse a far ciò?
+</p>
+
+<p>
+— Il dovere e la carità.
+</p>
+
+<p>
+— Vane parole.
+</p>
+
+<p>
+— No, o Cesare, io aveva obbligo di salvare
+quella vergine Sacerdotessa, avendo ravvisata
+in lei la figlia di Fausta e di Plauzio Laterano.
+Quand’anche ciò non fosse, la carità cristiana
+impone di proteggere il debole contro la violenza
+del forte.
+</p>
+
+<p>
+— E il dovere e la carità, — entrò a dire Simone, — imponevano
+a me di ricondurre nel suo
+chiostro la pazza fuggitiva, e colla mia scienza
+renderle il senno. Tu impedisti l’opera pietosa.
+</p>
+
+<p>
+— Non può esser certo opera pietosa quella
+nella quale tu sei immischiato.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè insulti un tuo fratello, un seguace
+di Cristo? — replicò il Mago.
+</p>
+
+<p>
+— Taci, e che non sia vituperato sulle tue
+sozze labbra il nome santo del Nazareno.
+</p>
+
+<p>
+— Egli è il Dio d’entrambi.
+</p>
+
+<p>
+— Il tuo Dio è Mammona. Tu hai sete d’oro,
+e per estinguerla ogni mezzo è buono per te.
+La tua scienza è quella del ciurmadore, che
+mente e fa pagar cara la menzogna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E se questo è vero, vedremo, — entrò a
+dire Nerone che non voleva passare per uno
+dei gabbati. — Dimmi, o Saulo, dove conducesti
+la Vestale?
+</p>
+
+<p>
+— Nella sua casa paterna.
+</p>
+
+<p>
+— Quella presso la porta Celimontana?
+</p>
+
+<p>
+— Quella.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, io ordino a te, Simone, di seguire
+Saulo alla casa dei Laterano, e in sua presenza
+rendere il senno a quell’infelice.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò è impossibile, — rispose il mago, che
+sentiva mancarsi la terra sotto i piedi; — l’opera
+mia riuscirebbe vana, perchè gli sguardi di quest’uomo, — ed
+additò Paolo, — come quelli di
+Simone Bariona, esercitano su me un’influenza
+malefica.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè sai che i nostri sguardi penetrano
+nell’interno dell’animo tuo perverso.
+</p>
+
+<p>
+— Bando agli alterchi, ed obbedite ambidue
+agli ordini miei.
+</p>
+
+<p>
+— I tuoi ordini sono vani ormai, o Cesare, — rispose
+l’Apostolo; — la vittima è morta.
+</p>
+
+<p>
+E qui si fe’ a descrivere con vivi colori gli
+ultimi momenti di Rubea, la desolazione della
+famiglia, i rimorsi di Fausta, per aver somministrato
+alla figlia la bevanda di Locusta, i sospetti
+e le rivelazioni del medico. Si guardò bene
+però dal narrare i fieri propositi di Plauzio contro
+l’autore del nefando attentato, per tema che
+il tiranno prevenisse con un nuovo delitto le
+vendette di lui.
+</p>
+
+<p>
+La sua eloquenza riuscì a destare in quell’anima
+brutale un senso di doloroso rimorso.
+</p>
+
+<p>
+Nulla però diede a divedere, e senza aggiungere
+parola licenziò l’Apostolo, e diede ordine
+ai pretoriani di condur Simone nel carcere Mamertino.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span></p>
+
+<h2 id="cap15"><span class="smcap">Capitolo XV.</span>
+<span class="smaller">La casa Aurea.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La fama del truce avvenimento, toccato alla
+Vestale, non tardò a propalarsi. Molti eran convinti
+che l’autore ne fosse Nerone, molti lo sospettavano,
+altri, più ingenui, non volevano ammettere
+che il divo Cesare avesse potuto farsi
+reo di così sacrilego ed osceno attentato.
+</p>
+
+<p>
+Nessun osava esternare publicamente la propria
+opinione, ad eccezione di pochi che come
+Isidoro Cinico, erano felici di poter biasimare
+il tiranno.
+</p>
+
+<p>
+Il Clero e le Vestali, prudentemente asserivano
+che la vergine fuggita era una povera
+pazza.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso ripetevano le autorità e i cortigiani,
+e a coloro che commentavano l’arresto di Simone,
+da cui era inseguita quell’infelice, tutti
+si stringevano nelle spalle, e rispondevano:
+</p>
+
+<p>
+— Cesare solo lo sa.
+</p>
+
+<p>
+Invece tra le mura del palazzo Augustale era
+unanime il convincimento che Nerone fosse colpevole
+di quel delitto.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina lo esternò francamente al figlio,
+dimandandogli con tutta dolcezza s’era in grado
+di smentirla.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Fui, e sono ancora perdutamente innamorato
+di quella Sacerdotessa. Ora è morta e conviene
+ch’io la dimentichi. Dunque, o madre, non
+chiedermi di più.
+</p>
+
+<p>
+E la furba Imperatrice non aggiunse parola.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, anche in questa circostanza, quantunque
+dolorosamente colpita, serbò il solito dignitoso
+contegno.
+</p>
+
+<p>
+Tacque con Nerone, come se il fatto ignorasse,
+limitandosi a pregare Vesta di non vendicare
+l’atroce offesa fatta al pudore d’una sua
+Sacerdotessa.
+</p>
+
+<p>
+Ormai essa più non amava, nè stimava il marito,
+e malgrado l’affetto che cresceva in lei per
+l’onesto Menecrate, serbava intatta la fede coniugale
+pel solo sentimento del dovere.
+</p>
+
+<p>
+Quanti uomini sarebbero rimasti contenti d’essersi
+risparmiate le querimonie della moglie
+tradita!
+</p>
+
+<p>
+Nerone invece, spirito sospettoso e bizzarro,
+ascrisse il contegno d’Ottavia a indifferenza
+verso di lui.
+</p>
+
+<p>
+Ciò lo sdegnava, e volle accertarsene.
+</p>
+
+<p>
+Si recò da lei e le disse:
+</p>
+
+<p>
+— E tu non t’unisci a quelli che m’accusano
+d’aver violata la Vestale Rubea, ed esser stato
+cagione della sua morte?
+</p>
+
+<p>
+Ottavia lo guardò sorpresa, e poi con tutta
+calma rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Io m’unisco a quelli che ti difendono, e
+prego i Numi che ti proteggano.
+</p>
+
+<p>
+— Voglio che tu dica se mi credi colpevole.
+</p>
+
+<p>
+— Non posso supporre tanta ferocia ed abiezione
+in te da commettere così turpe delitto.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva provocato da lei una risposta categorica,
+ed essa lo aveva accontentato, mentendo
+il proprio sentimento, per aver agio di
+dargli la tremenda frecciata.
+</p>
+
+<p>
+L’ingenua Imperatrice questa volta erasi mostrata
+ben scaltra; talchè Nerone se ne tornò
+convinto che la moglie avesse detta la verità.
+</p>
+
+<p>
+Non così prudente fu la concubina di Cesare,
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+la quale, saputo dell’oltraggio fatto alla sua sorella
+di latte e della fine miseranda di lei, acciecata
+dal dolore e dalla gelosia, si presentò
+all’Imperatore, e con forza di parlar concitato
+esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Giurami, o Claudio, che la fama mente.
+</p>
+
+<p>
+Nerone tacque.
+</p>
+
+<p>
+Essa ripetè la dimanda.
+</p>
+
+<p>
+E l’altro,
+</p>
+
+<p>
+— Lasciami in pace — gridò con sdegno — e
+ricordati che parli all’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque è vero, — rispose la donna strappandosi
+i capelli.
+</p>
+
+<p>
+— Cessa da codeste smanie importune; non
+renderti uggiosa, che in me dal fastidio allo
+sdegno è breve il passo.
+</p>
+
+<p>
+Atte, piangendo e levando le braccia al cielo,
+proruppe:
+</p>
+
+<p>
+— O Dei immortali, rivelatemi voi la verità.
+</p>
+
+<p>
+— Interroga pure i Numi, interroga gli uomini:
+essi ti risponderanno, non io. Nè più t’avvenga,
+o citarista, di presentarti a Cesare senza
+essere chiamata.
+</p>
+
+<p>
+— Mai non mi parlasti così, ed oggi lo fai,
+ch’io sono immersa in tanto dolore!
+</p>
+
+<p>
+— E così rimpiangi quella morta, da cui fosti
+un giorno respinta?
+</p>
+
+<p>
+— Io oggi non ricordo di lei che il suo affetto
+per me, che l’orribile tradimento di cui fu
+vittima.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, — rispose stizzito Nerone, — pasciti
+pure in queste memorie, ma non importunarmi
+più oltre con simili querimonie, e torna
+nella tua cella.
+</p>
+
+<p>
+E le fe’ cenno d’uscire.
+</p>
+
+<p>
+Atte, mortificata, sconsolata, mosse verso la
+porta a lento passo, e quando fu sull’uscio si
+coprì il volto colle mani mormorando:
+</p>
+
+<p>
+— Povera Rubea!
+</p>
+
+<p>
+E scomparve.
+</p>
+
+<p>
+Questa esclamazione di profondo cordoglio
+Nerone spiegò a senso di rimprovero per lui, e
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+rimase più irritato che mai contro l’audace citarista,
+che tanto osava.
+</p>
+
+<p>
+Egli voleva essere per le sue donne, come per
+tutti, un Dio; e un Dio lo si ama, lo si ammira,
+lo si rispetta, ma non lo si censura, e molto
+meno lo si prende a scherno, com’egli sospettava
+che avesse fatto Simone.
+</p>
+
+<p>
+Era di poco partita la citarista, quando tornò
+il pedagogo.
+</p>
+
+<p>
+Locusta, che non voleva tradir l’amico, aveva
+assicurato che il farmaco, consegnato a Fausta
+Laterano, era un narcotico richiestole da lei, per
+guarir la figlia dalle veglie e dalle paurose
+fantasie. Quale poi fosse stata la cagione della
+follia e della morte essa ignorava, nè potevasi
+certo attribuirla a’ suoi filtri, nè agli incantesimi
+di Simone.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, — terminò Aniceto, — non conviene
+prestar troppa fede alle asserzioni di quella giudea
+intimamente legata al mago cristiano.
+</p>
+
+<p>
+— Non fosti scaltro nell’indagare, o pedagogo.
+Converrà che d’altro mezzo mi serva per scoprire
+se sia falsa o vera la magica potenza di
+Simone, se debba premiarlo, o insieme ad altri
+cristiani condannarlo in pasto alle fiere.
+</p>
+
+<p>
+Atte, decisa ad abbandonare il palazzo dei Cesari,
+era salita nei cenaculi, e là aveva cominciato
+a radunare le sue robe, quando sopraggiunse
+Sporo, e sentendo della determinazione
+presa da lei, la scongiurò a rimanere.
+</p>
+
+<p>
+La citarista si mostrò irremovibile.
+</p>
+
+<p>
+— Allora verrò teco.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè t’amo.
+</p>
+
+<p>
+L’altra sorrise tra le lagrime, e lo esortò a
+smettere le ubbie amorose e restar tranquillo
+nella casa Augustale.
+</p>
+
+<p>
+Sporo, coll’ostinazione d’un fanciullo, sosteneva
+di non volere assolutamente separarsi da
+lei, ripetendo:
+</p>
+
+<p>
+— O tu rimarrai, o verrò con te.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, era venuta la sera, ed Atte, per liberarsi
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+di lui, gli disse di lasciarla; dovendo essa
+recarsi presso l’Imperatrice Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa insolita, questa, — osservò il diffidente
+giovinetto, — è forse un pretesto per
+fuggir subito senza di me.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque gli riuscisse molto importuno in
+quell’angoscioso momento, rispose con tutta
+dolcezza:
+</p>
+
+<p>
+— Vedi, che io lascio qui il <i>simikion</i>, il mio
+fardello, e l’amitto.
+</p>
+
+<p>
+Non contento di questa prova, Sporo volle discendere
+con lei, e solo la lasciò dinanzi alla
+porta, che metteva nelle stanze dell’Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+Questa erasi recata nel Larario a pregare, e
+quando si rivolse per uscire vide prostrata sul
+limitare una donna.
+</p>
+
+<p>
+Al chiarore della lucerna pensile, riconobbe
+la citarista, che alzando gli occhi lagrimosi verso
+di lei, colle mani giunte in atto supplichevole
+mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— O diva Ottavia, perdona!
+</p>
+
+<p>
+Erano scorsi due anni dacchè la figlia d’Acaja
+era stata sedotta da Nerone, nè mai aveva osato
+presentarsi alla tradita sovrana.
+</p>
+
+<p>
+Grande fu dunque la sorpresa d’Ottavia nel
+trovarsela improvvisamente davanti e in quell’umile
+positura.
+</p>
+
+<p>
+Abbassò sovr’essa uno sguardo severo, senza
+profferir parola.
+</p>
+
+<p>
+Atte tornò ad invocare il perdono, annunziandole
+ch’essa abbandonava la casa Augustale,
+dove aveva pur troppo molto amato, ma molto
+sofferto, e andava lungi a vivere di dolorose
+memorie, e a continuare nell’espiazione, già incominciata,
+dei falli suoi.
+</p>
+
+<p>
+— Assai tardi ti penti, o citarista. Ed è proprio
+la coscienza che ti spinge a questa risoluzione,
+o non piuttosto il disinganno?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, il disinganno, il dolore d’una speranza
+svanita. La vergine caduta aveva sognato di
+poter col fascino dell’amore e della bellezza
+rendere l’amante suo clemente e generoso, e se
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+aveva, suo malgrado, fatte delle vittime, altre
+riuscisse a salvare. Da pochi giorni questa illusione
+perdetti, e parto. Ora, qui non mi trattiene
+più altro, tranne il desiderio del tuo perdono.
+</p>
+
+<p>
+— E la volontà di Cesare, — tuonò Nerone
+comparendo all’improvviso.
+</p>
+
+<p>
+Sporo, volendo impedire ad ogni costo la partenza
+d’Atte, e temendo ch’essa fuggisse furtivamente,
+dopo averla accompagnata fino all’appartamento
+d’Ottavia, era andato ad avvertire
+l’Imperatore, il quale rimaneva cogitabondo, e
+poi si recava nelle stanze della moglie, ove il
+giovinetto gli aveva detto trovarsi in quel momento
+la citarista.
+</p>
+
+<p>
+Udendole a parlare presso il Larario, arrestavasi
+per poco ad origliare, quindi si presentava.
+</p>
+
+<p>
+Atte, alla voce del tiranno, cadde sull’anca, e
+poggiando la mano sinistra sul pavimento, e la
+destra ponendo sull’orecchio, lo fissò sbigottita.
+</p>
+
+<p>
+— Hai paura? — le dimandò Nerone.
+</p>
+
+<p>
+La donna tacque ed egli riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Se hai paura, tanto meglio per te, così non
+oserai ribellarti agli ordini miei, che t’impongono
+di rimanere. Tu varcheresti la soglia della
+casa Augustale col piè sinistro, ch’è funesto
+augurio. Ma questo non avverrà, poichè difficilmente
+ti riuscirebbe d’eludere la vigilanza de’
+miei pretoriani.
+</p>
+
+<p>
+Atte lo scongiurò a lasciarla partire, a liberarla
+da un’esistenza obbrobriosa e piena d’angosce
+e d’umiliazioni. Gli ricordò infine, ch’egli
+generoso l’aveva fatta liberta.
+</p>
+
+<p>
+— O liberi, o schiavi, — interruppe Nerone, — qui
+devono tutti chinarsi davanti alla mia volontà.
+</p>
+
+<p>
+E con queste parole la rimandò.
+</p>
+
+<p>
+Rimasto solo con Ottavia, ch’erasi tenuta sempre
+in dignitoso silenzio, le chiese cosa la citarista
+volesse da lei.
+</p>
+
+<p>
+— Il mio perdono, — rispose Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E tu le hai perdonato?
+</p>
+
+<p>
+— Da lungo tempo la rassegnazione si fece
+natura in me, o Claudio; io ho perdonato alle
+offese di tutti.
+</p>
+
+<p>
+— È nobile sentimento questo, o indifferenza
+verso di me? — chiese il geloso tiranno.
+</p>
+
+<p>
+— Questo ingiurioso sospetto mi prova che tu
+non apprezzasti mai al suo giusto valore l’anima
+mia. Anche a questa nuova offesa perdono.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque tu m’ami sempre?
+</p>
+
+<p>
+— E tu?
+</p>
+
+<p>
+— Ti giuro, che ad onta delle colpe, a cui mi
+spinge l’incendio dei sensi, il mio cuore è tutto
+per te. Dimmi che mi sarai fida sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Fino alla morte.
+</p>
+
+<p>
+Nerone la strinse fra le braccia e la baciò.
+</p>
+
+<p>
+Quindi si separarono.
+</p>
+
+<p>
+Nè l’uno nè l’altra avevano in quel momento
+mentito.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia non amava più il marito, non credeva
+più alla sincerità dei suoi amplessi, delle sue
+parole, de’ suoi baci; ma era decisa, malgrado
+l’affetto che le ispirava Menecrate, a non dimenticare
+mai i doveri di sposa.
+</p>
+
+<p>
+Egli, nel fango dei vizii, conservava sempre
+predilezione grandissima per lei, e non poteva
+a meno di non ammirarne il carattere nobile,
+gentile e riservato.
+</p>
+
+<p>
+Erano passati alcuni giorni dalla morte di
+Rubea, e in Roma si continuava a non parlare
+che di lei.
+</p>
+
+<p>
+Il sospetto che fosse stata violata e fatta poi
+uccidere da Nerone andava sempre più cangiandosi
+in certezza.
+</p>
+
+<p>
+Quegli stessi, che titubavano ancora, non sapendo
+spiegar la prigionia del mago, cominciavano
+a persuadersi che questi era un complice
+rinchiuso poi nel carcere Mamertino perchè non
+parlasse. Si condannava publicamente il silenzio
+della somma Sacerdotessa di Vesta, e del Pontefice
+Massimo, e dai più violenti si gridava
+vendetta per l’oltraggio fatto alla Dea.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+</p>
+
+<p>
+A tale fermento contribuivano gli amici dei
+Laterano, e i fautori di Britannico, il cui nome
+taluni osarono acclamar per le vie, non sapendo
+a qual rischio terribile esponevano il misero
+giovine.
+</p>
+
+<p>
+Plauzio Laterano, sitibondo di vendetta, era
+andato ad offrire l’opera sua, il suo braccio ai
+congiurati di Calpurnio Pisone, e li spingeva
+ad agire.
+</p>
+
+<p>
+Antonina però, apprezzando i consigli di prudenza,
+che le dava l’Apostolo Paolo, li esortava
+a non compromettere con atti inconsulti la sorte
+del fratello, non sembrando ancora a lei maturi
+gli eventi.
+</p>
+
+<p>
+Nerone intanto addimostrava di non dar peso
+alcuno a codeste mene, nè al broncio popolare,
+nè ai discorsi, nè alle satire sanguinose che si
+facevano sul suo conto. Anzi ostentava il maggior
+disprezzo, assistendo agli spettacoli publici,
+ai quali sovente prendeva parte, e dando feste
+e sontuosi banchetti in mezzo agli splendori
+della nuova casa, alla quale aveva tolto il titolo
+di <i>transitoria</i> per chiamarla <i>casa Aurea</i>.
+</p>
+
+<p>
+E ben meritava codesto nome il superbo edifizio,
+nel quale Nerone aveva profuso le ricchezze
+d’intere provincie.
+</p>
+
+<p>
+Il portico a tre ordini di colonne s’apriva, come
+già dicemmo, di fronte alla via Sacra dinanzi
+al vasto lago, al quale facevano cornice altri
+palazzi cesarei, tra selve, giardini, grotte, vigneti
+e pascoli.
+</p>
+
+<p>
+La statua colossale sorgeva in mezzo al vestibolo,
+dal quale conduceva agli appartamenti
+vasta scala di marmi variopinti colle mura tutte
+a fregi d’argento e d’avorio.
+</p>
+
+<p>
+Per altre facili salite si poteva ascendere a
+cavallo fino al sommo del palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Anche senza ricorrere ai voli di fantasia, a cui
+talvolta si lasciarono andare il monaco Floriacense
+Rodulfo Tortario nella sua <i>Mirabilia</i>, e
+l’autore della <i>Graphia Urbis Romæ</i>, parlando
+della grandezza di Roma in generale, e dei palazzi
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+cesarei in particolare, basta accennare ai
+pregi reali della <i>casa Aurea</i> perchè rimanga
+meravigliato il lettore.
+</p>
+
+<p>
+Sulle porte di bronzo dorato si vedevano sculture
+di finissimo lavoro, ed intorno agli stipiti
+larghe fasce di marmi preziosi incrostati di
+pietre dure, madreperle ed avorio.
+</p>
+
+<p>
+Simili ornati abbellivano le pareti e gli scompartimenti
+del soffitto nella vasta exedra. Nel
+triclinio, ampio pur esso e di forma rotonda, la
+vôlta di bronzo, rappresentante il firmamento,
+poggiava sopra un cornicione d’oro e mosaici,
+sostenuto da colonne d’azzurro turchino venute
+di Grecia. Il riflesso di lumi nascosti faceva brillar
+le stelle di quel firmamento, che per ingegnoso
+meccanismo continuamente girava.
+</p>
+
+<p>
+Stoffe trapunte d’oro coprivano i triclini, e
+vicino ad ognuno di questi era deposta una tavola
+d’avorio, che mossa in giro, spargeva fiori
+e profumi sul convitato.
+</p>
+
+<p>
+Ammiravasi poi nei cubiculi imperiali quanto
+di più sfarzoso e raffinato poteva sognare la
+voluttuosa immaginazione d’un uomo.
+</p>
+
+<p>
+I riflessi dell’oro, dell’argento, delle pietre preziose,
+delle madreperle e degli avori, uniti alla
+sera allo splendore d’innumerevoli fiamme, avvolgevano
+in un mare di luce le mobilia, le
+suppellettili e gli altri oggetti d’arte.
+</p>
+
+<p>
+E tante magnificenze accontentavano appena
+la superbia di Cesare, se si deve giudicare dalle
+parole ch’egli profferì il giorno dell’inaugurazione:
+</p>
+
+<p>
+— Io pure ormai ho cominciato ad abitar
+come uomo&#8205;<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In quelle sale fantastiche, sopratutto dopo il
+fatto di Rubea, come dicemmo più sopra, s’alternarono
+con maggior frequenza le feste.
+</p>
+
+<p>
+Erano accademie di declamazione e di canto,
+alle quali prendeva parte Nerone insieme a citaristi
+ed istrioni, tutti coronati di rose. Erano
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+balli, a cui intervenivano le dame romane sfolgoranti
+per bellezza ed ornamenti. Erano banchetti,
+dove in vasellame d’oro venivano serviti
+i cibi più squisiti, i più generosi vini d’Italia e
+di Grecia. Erano infine orgie, alle quali accorrevano
+le più procaci etère, la più sfrenata gioventù
+di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Con queste feste riusciva Nerone a gettare la
+polvere negli occhi agli altri: ma non a guarir sè
+stesso. Rubea era morta da un mese, ed egli
+non poteva dimenticarne la splendida bellezza,
+i lascivi trasporti, la follia, la morte.
+</p>
+
+<p>
+E tali rimembranze lo infastidivano, tanto più
+che Seneca e Burro, quegli colla solita calma,
+questi colla solita violenza, si dichiaravano convinti
+che l’autore del misfatto foss’egli, e lo rimproveravano
+d’aver con questo dato un’arma
+potente in mano a’ suoi nemici, ai fautori di
+Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo ch’egli rimaneva impassibile alle loro
+esortazioni, e alle loro minacce d’abbandonarlo,
+ove non si ravvedesse, Burro non potè frenare
+lo sdegno ed esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, poichè le nostre sagge parole tu
+disprezzi, e quasi deridi, io mi ritiro dal governo
+della Republica e saluterò con gioia il
+giorno in cui il popolo e i tuoi stessi pretoriani
+acclameranno Imperatore il figlio di Messalina.
+</p>
+
+<p>
+— Quel giorno non lo vedrai spuntare, — rispose
+cupamente Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Quindi, cangiando espressione, come si fosse
+posta una maschera sul viso, lo pregò a desistere
+dal suo proposito, e non privarlo de’ suoi
+consigli.
+</p>
+
+<p>
+Burro acconsentì, ma il dì seguente, forse in
+conseguenza della bile, cadde ammalato.
+</p>
+
+<p>
+Premurosamente Nerone gli mandò, col mezzo
+d’Aniceto, un farmaco atto a troncare il mal di
+gola che lo tormentava.
+</p>
+
+<p>
+L’infermo, nulla sospettando e quasi grato al
+cortese interessamento di Cesare, bevve, e nella
+notte morì.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+</p>
+
+<p>
+Seneca venne a partecipargli la notizia, e Nerone
+neppure si diede il fastidio di fare dell’ipocrisia,
+mentendo sorpresa e dolore.
+</p>
+
+<p>
+Tale cinico contegno avvalorò Seneca nel sospetto
+che Burro fosse stato avvelenato con
+quel farmaco.
+</p>
+
+<p>
+Ma reso anche più prudente dall’esempio, non
+si lasciò sfuggire parola, dalla quale trapelasse
+il ribrezzo, che a lui inspirava il suo scellerato
+discepolo.
+</p>
+
+<p>
+Questi, incoraggito dall’impunità che gli accordavano
+la sua potenza e il terrore degli altri,
+prese a meditare un nuovo delitto.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span></p>
+
+<h2 id="cap16"><span class="smcap">Capitolo XVI.</span>
+<span class="smaller">La Stella di Baja.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La vittima designata era Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Nerone mentiva affetto grandissimo pel giovine
+cognato; ma in cuor suo l’odiava, non solo
+come pretendente al trono, ma eziandio come
+emulo nel canto, avendo sentito a lodare la voce
+di lui. Ma per riguardo ad Ottavia e ad Antonina
+non si sarebbe indotto a farlo morire, ove
+il favore dell’aura popolare per esso non si fosse
+di tanto accresciuta in quei giorni.
+</p>
+
+<p>
+Fe’ venire di notte tempo Locusta, e le chiese
+un veleno, ch’essa somministrò a patto che fosse
+liberato Simone, e Nerone accondiscese.
+</p>
+
+<p>
+Britannico soleva recarsi sovente ai banchetti
+e alle feste della casa Aurea e ciò, più
+che per suo desiderio, per consiglio dei suoi
+partigiani, i quali credevano con questo di nascondere
+le loro trame. Antonina però, coll’intuizione
+della donna, e sostenuta dalle sagge
+riflessioni dell’Apostolo, cercava d’opporvisi, ma
+invano. E il giovine, che avrebbe obbedito all’adorata
+sorella, teneva a malincuore l’invito.
+</p>
+
+<p>
+Mentr’egli apprestava le labbra al calice di
+falerno avvelenato, Nerone, in una di quelle alternative
+di bene e di male, frequenti negli spiriti
+bizzarri, preso da improvviso rimorso, fu sul
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+punto di balzar dal triclinio per impedirgli di
+bere. Ma oltre che tardo giungeva il pentimento,
+non poteva egli accusarsi davanti ai
+convitati?
+</p>
+
+<p>
+Fu sorpreso nel veder Britannico continuare
+il pasto, e partirsene poi col volto pallido, ma
+non contraffatto; e più sorpreso ancora quando
+seppe che conseguenza dell’avvelenamento era
+stato un lieve disturbo.
+</p>
+
+<p>
+Tutti l’avevano attribuito ad un abuso di cibo
+e di bevanda.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno fu quasi soddisfatto; ma rimproverò
+Locusta per averlo ingannato, vendendo
+cattiva merce.
+</p>
+
+<p>
+La giudea si scusò dicendo ch’erale venuta
+paura di commettere così grande scelleratezza.
+</p>
+
+<p>
+— Non ti credo, — rispose Nerone, — ma ti
+perdono. Bada però, o figlia di Giuda, che se
+un’altra volta i tuoi veleni non uccideranno, ucciderà
+te la corda del carnefice.
+</p>
+
+<p>
+Ma Simone il mago non fu rimesso in libertà.
+</p>
+
+<p>
+Intanto era venuta la stagione dei bagni, e i
+patrizii e la doviziosa borghesia abbandonavano
+i frigidi, profumati lavacri, i tepidarii ed i godimenti
+fisici ed intellettuali delle terme, per trasportarsi
+sulle rive del Tirreno.
+</p>
+
+<p>
+Da Miseno a Sorrento era una non interrotta
+sequela di giardini e palazzi campestri appartenenti
+a famiglie romane.
+</p>
+
+<p>
+Ma il luogo da queste prediletto era Baja, piccola
+città, che sorgeva tra il lago di Lucrino e
+il Capo Miseno. In questa spiaggia ridente,
+chiusa tra il cielo e le onde, come in una conchiglia
+di zaffiro, tanti erano i luoghi di delizia
+fabbricati dai romani, che per mancanza di
+spazio, nella stretta pendice tra le falde del
+monte Grillo e il promontorio, dove ora sorge
+il castello di Baja, alcuni patrizii avevano edificato
+i loro palazzi sul mare.
+</p>
+
+<p>
+Terme per bagni caldi, templi, teatri, ospizi,
+case di piacere, luoghi di ritrovo amenissimi,
+palestre per gli esercizii di destrezza e di forza,
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+e giuochi e musiche e feste, nulla mancava a
+Baja.
+</p>
+
+<p>
+Giorno e notte solcavano il mare, tra gli umili
+navicelli, ricche biremi, su cui giovani e donne,
+adorno il capo con rose di Pesto, banchettavano
+e cantavano.
+</p>
+
+<p>
+L’etère, venute d’Italia e di Grecia, la maggior
+parte delle quali facevano gran spreco di <i>fusco</i>&#8205;<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>
+e di <i>sapo</i>&#8205;<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> si presentavano talvolta sfrontatamente
+in publico, indossando una tunica di
+coa, tessuto finissimo che non copriva le nudità,
+ma le rendeva invece ancora più procaci.
+</p>
+
+<p>
+La licenza a Baja aveva oltrepassato ogni
+limite.
+</p>
+
+<p>
+Seneca la chiamava un albergo di vizii. <i>Molte
+virtù naufragarono in quelle acque</i>, scrive Properzio.
+<i>Molte donne</i>, soggiunge Marziale, <i>andavano
+a Baja Penelopi, e ne partivano, com’Elena,
+con un amante</i>.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, con seguito di sibariti, erasi recato a
+Baja per passarvi nella sua villa di Bauli alcuni
+giorni, dovendo poi tornare in Roma per
+ricevervi Tiridate, Re d’Armenia.
+</p>
+
+<p>
+Veniva questi a far atto di sommissione, come
+Re vassallo, all’Imperatore, dopo aver tentato
+di vincere i romani a Tigranocerta, e cacciarli
+dall’Armenia.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia aveva accompagnato il marito, benchè
+a malincuore per la licenziosa vita che si menava
+su quelle spiaggie, e che offendeva la modestia
+di lei.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però l’aveva voluta con sè, unitamente
+alla madre, per un momentaneo capriccio d’affetto
+verso di loro.
+</p>
+
+<p>
+Non era però che bonaccia presaga di più
+fiere tempeste.
+</p>
+
+<p>
+Una sera d’agosto, Nerone, indossato un rozzo
+<i>saio</i> e coperto il capo col <i>petaso</i>, uscì solo dalla
+villa di Bauli per recarsi a diporto. Lo splendore
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+del plenilunio, che inondava d’argento
+le vie, e guizzava in sprazzi luminosi sulle onde
+del Tirreno, la brezza profumata dai fiori dei
+giardini, i canti, i suoni, che s’udivano da lontano,
+e andavano a confondersi col gorgheggiar
+degli usignuoli, le case, dapprima illuminate internamente,
+e che a poco a poco andavano avvolgendosi
+nel buio e nel mistero, gli riempivano
+la mente di voluttuose fantasie.
+</p>
+
+<p>
+Giunto innanzi ad una palazzina isolata, entro
+la quale ardevano ancora le lampade, e di cui
+era aperta la porta, che dalla via metteva nel
+<i>protiro</i>, s’arrestò a guardare internamente.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva visto in fondo al <i>protiro</i> nell’atrio
+illuminato una donna di rara bellezza, mollemente
+adagiata sopra lettuccio, coperto da pulvinare
+trapunto in oro. Le sue chiome, spartite
+nel mezzo del capo, le discendevano in due lunghissime
+ciocche lungo il peplo e la tunica bianca,
+che ne facevano risaltar viemmaggiormente la
+tinta corvina.
+</p>
+
+<p>
+Presso di lei sopra un piccolo monopodio d’agata
+era deposto uno scrigno, nel quale essa teneva
+la bellissima mano, e andava con tardo movimento
+rimestando i gioielli che v’erano dentro.
+</p>
+
+<p>
+Di tratto in tratto alzava coll’altra mano uno
+specchietto d’argento, e vi guardava dentro con
+femminile compiacenza i puri lineamenti del
+suo viso, la pelle pastosa e diafana, il roseo
+pallido delle sue gote, gli occhi grandi e nerissimi,
+che giravano lenti e luminosi sotto lunghe
+palpebre, il naso della più pura linea greca, e
+le turgide labbra dal vivo cinabro, che dava
+maggior risalto alla bianchezza dei denti.
+</p>
+
+<p>
+Davanti a così splendida apparizione Nerone
+rimaneva estatico, ammaliato.
+</p>
+
+<p>
+Vide comparire un uomo in quella stanza,
+ed avvicinarsi al lettuccio, e la bella all’apparire
+di lui poggiar le spalle sull’<i>anaclinterio</i>, e
+riversare indietro la testa, chiedendo un bacio.
+</p>
+
+<p>
+E molti n’ebbe, che fecero ardere vieppiù i
+sensi al divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+</p>
+
+<p>
+Egli avrebbe voluto irrompere dentro l’atrio,
+uccider quell’uomo e prenderne il posto.
+</p>
+
+<p>
+Ma a ben più dura prova lo riservava la sua
+lasciva curiosità.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, e la sua compagna uscirono insieme
+abbracciati, e poco dopo un’ancella venne
+a spegnere le fiamme del candelabro, l’ostiario
+chiuse la porta che dava nella via, e Nerone,
+che non poteva decidersi ad allontanarsi di là,
+si mise a girare intorno alla casa.
+</p>
+
+<p>
+Di tutte le finestre due sole ne rimanevano
+internamente illuminate.
+</p>
+
+<p>
+In quelle stanze erasi forse ritirata la diva
+col suo sposo o damo che fosse. Forse in quel
+momento si stringevano in voluttuosi amplessi.
+</p>
+
+<p>
+Il desiderio d’adocchiare ancora la bella, di
+scoprirne i misteri domestici, lo rendevano frenetico.
+Quell’uomo, che cingeva la più grande diadema
+del mondo, in quel momento, fatto insensato
+fanciullo, cercava un modo di giungere
+fino all’altezza delle finestre.
+</p>
+
+<p>
+Per sua fortuna, sorgeva a poca distanza la
+statua d’un Fauno, di cui il piedistallo poggiava
+sopra quattro gradini, dai quali avrebbe potuto
+vedere l’interno della stanza, senza correre il
+rischio di fiaccarsi il collo.
+</p>
+
+<p>
+Le finestre <i>bifori</i> avevano tutte e due le imposte
+spalancate.
+</p>
+
+<p>
+La prima era un gabinetto ottagono dalle pareti
+dipinte a figure, viticci e fogliami, rischiarato
+da una lampada appesa al soffitto.
+</p>
+
+<p>
+Dinanzi al vano della finestra v’era un tavolo
+di marmo a varii colori, sostenuto da un <i>trapezoforo</i>
+squisitamente lavorato.
+</p>
+
+<p>
+Su quel tavolo si vedevano, disposti con ordine,
+pettini, calamistri&#8205;<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>, aghi comatorii d’argento,
+d’oro e d’avorio, vasetti, ampolle e scatole
+contenenti liquidi, unguenti e polveri odorose.
+Ai lati del tavolo v’erano due conche
+d’argento, sorrette da tripodi e ripiene di rose.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+</p>
+
+<p>
+La stanza era deserta, ma poco dopo udì un
+rumore di passi, e vide comparire la dama,
+seguita da due ancelle, di cui una aveva in
+mano una lucerna <i>polimixa</i> a quattro lucignoli.
+</p>
+
+<p>
+Dopo essersi fatta attortigliare i capelli dietro
+la nuca, ed averli appuntati coll’ago comatorio,
+levossi in piedi, slacciò la veste di <i>coa</i>, che indossava,
+e la lasciò cadere sulla pelle di tigre,
+che aveva sotto i piedi. Senza saperlo esponeva
+in questa guisa agli sguardi d’un occulto ammiratore,
+in tutto lo splendore della nudità, la
+prestante persona, le terga levigate e il colmo
+seno dai procaci rilievi, in cui spiccavano sul
+candore della pelle le due punte brune.
+</p>
+
+<p>
+L’ancella <i>alipila</i> cavò fuori da un astuccio le
+<i>axisie</i>&#8205;<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> d’oro e cominciò a raderle i peli sotto
+le ascelle, mentre l’altra faceva lume.
+</p>
+
+<p>
+La dama, colle braccia in alto e le mani conserte
+sulla sommità del capo, di tratto in tratto
+chiudeva gli occhi e schiudeva alquanto le labbra,
+come se a lei riuscisse molto soave l’occupazione
+dell’<i>alipila</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il divo Cesare, non aveva fibra, che non suonasse
+a martello. Il sangue gli affluiva al capo,
+e avrebbe finito per smarrire del tutto la ragione
+e portarsi a qualche atto inconsiderato,
+se udendo a poco distanza un calpestìo, non
+avesse stimato prudente uscir dal recinto e
+tornare alla villa di Bauli.
+</p>
+
+<p>
+Da quel momento egli non ebbe altro pensiero
+che il possesso di quella donna.
+</p>
+
+<p>
+Sognò di lei tutta notte. Durante il giorno
+passò in cocchio dinanzi alla casa, percorse la
+spiaggia e le vie della città, cercandola, e finalmente
+vide uscir dalle terme una dama seguita
+da due ancelle.
+</p>
+
+<p>
+Attraverso la maschera di velo, che le copriva
+il volto, la ravvisò e gli parve più bella e seducente
+allo splendore del sole, e arrestò la
+biga per meglio osservarla.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+</p>
+
+<p>
+Essa, passando, rivolse verso di lui lo sguardo,
+e riconosciuto l’Imperatore, lo salutò, chinando
+leggermente il capo, e andò innanzi.
+</p>
+
+<p>
+A quel dignitoso contegno crebbe l’ammirazione
+di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Egli pensava, tornandosene:
+</p>
+
+<p>
+— Bella e superba! La conquista è degna di
+Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera s’avviò verso la palazzina della
+donna, nella speranza di vederla ancora, come
+la notte precedente, ma fu deluso.
+</p>
+
+<p>
+Gli appartamenti erano splendidamente illuminati,
+e ne usciva un frastuono di suoni, di
+voci, di risa, misto a rumore di vasellame e
+tintinnar di cristalli.
+</p>
+
+<p>
+Maledisse all’importuna festa, e si fece a girare
+d’attorno per vedere ove s’adunassero i
+convitati.
+</p>
+
+<p>
+Sedevano sotto una pergola annessa al triclinio,
+e rischiarata da lampade appese.
+</p>
+
+<p>
+Non riuscendo a vedere tra la spesse foglie
+della vite, e temendo d’esser sorpreso dagli
+schiavi, che servivano la mensa, stava per allontanarsi,
+allorchè udì qualcuno declamare dei versi,
+e alla voce gli parve di riconoscere Lucano.
+</p>
+
+<p>
+E un altro riconobbe pure, Cercopiteco Panerote,
+il quale con voce da avvinazzato, faceva
+brindisi alle squisite vivande e ai vini generosi.
+</p>
+
+<p>
+Se l’allegra brigata avesse potuto supporre, che
+a lei ronzava d’intorno il tremendo Imperatore,
+il buon umore ne sarebbe scemato di molto.
+</p>
+
+<p>
+Alla dimane Nerone, quando al <i>jentacolo</i>&#8205;<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> vide
+Lucano e Cercopiteco, ospiti suoi, rivolse loro
+questa dimanda.
+</p>
+
+<p>
+— Or che Agrippina ed Ottavia si sono ritirate
+nei loro appartamenti, confessate i vostri peccati.
+Come passaste la sera di ieri?
+</p>
+
+<p>
+— Mangiando e bevendo a crepapelle, — rispose
+Cercopiteco tutto soddisfatto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lucano aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— In casa d’una donna di sovrumana bellezza.
+</p>
+
+<p>
+— Di fatto, — osservò sorridendo Nerone, — tu,
+poeta, con ode saffica ne esaltasti le veneri,
+come tu, sibarita, esaltasti in prosa i prodotti
+della cucina e della vigna.
+</p>
+
+<p>
+I due, supponendo che a lui lo avesse riferito
+qualcuno dei convitati, affermarono.
+</p>
+
+<p>
+— E chi è codesta dama?
+</p>
+
+<p>
+— Più volte, o divo Cesare, tu la sentisti a nominare
+per la sua bellezza, — rispose Lucano. — Essa
+è Poppea Sabina, moglie a Salvio Ottone
+Cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro, sicuro, proprio lei.
+</p>
+
+<p>
+— Facile conquista, — pensò fra sè Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Oltre l’essere divinamente bella, — riprese
+Cercopiteco, — è donna di gusto squisito, amante
+della grandezza e del lusso.
+</p>
+
+<p>
+— E del Cavaliere Ottone s’accontenta? — interruppe
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco guardò Lucano, quasi chiedendo
+su questo particolare l’opinione di lui, non fidandosi
+della sua.
+</p>
+
+<p>
+E Lucano osservò esser cosa malagevole indagare
+certi misteri domestici, e che spesso
+l’apparenza inganna.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — disse l’altro, — ma da quanto
+si vede il Cavaliere è assai premuroso per lei,
+la circonda di cure, d’agi, di lusso. Si comprende
+ch’essa è soddisfatta di quelle feste, di quei
+banchetti, di quelle vesti magnifiche, di quei
+preziosi gioielli, di quelle....
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — interruppe Lucano, — perchè è molto
+ambiziosa.
+</p>
+
+<p>
+Nerone ascoltava senza interrompere, perchè
+a lui giovavano quelle loro osservazioni.
+</p>
+
+<p>
+— I vostri encomii, — disse finalmente, — m’han
+fatto nascere il desiderio di conoscere
+codesta divinità, prima di tornare in Roma per
+l’arrivo del Re Tiridate. Uno di voi dunque andrà
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+ad invitarli alla festa notturna di posdimani.
+</p>
+
+<p>
+— Andrò io, — disse subito Cercopiteco, — sicuro
+che saranno felici di tanto onore. All’ora
+della merenda li troverò per certo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, soddisfatto di vedere così facilmente
+raggiunta la meta dei suoi desiderii, interruppe
+ridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Così una <i>copta</i> di Rodi&#8205;<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> e un <i>poculo</i> di falerno
+non potranno mancarti, o ghiottone.
+</p>
+
+<p>
+Nell’uscire, Lucano disse sottovoce a Cercopiteco:
+</p>
+
+<p>
+— Tu vai a far sorgere un astro novello.
+</p>
+
+<p>
+E l’altro, facendo le spallucce, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Vado a legar l’asino dove vuole il padrone.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span></p>
+
+<h2 id="cap17"><span class="smcap">Capitolo XVII.</span>
+<span class="smaller">Poppea Sabina.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Misero l’uomo che si lasciava sedurre da
+Poppea. Figlia della famosa Sabina, essa aveva
+ereditato tutte le male inclinazioni della madre,
+più un cuore di ghiaccio, un’astuzia infernale,
+un istinto ambizioso, capace di trascinarla a
+qualsiasi eccesso. E tutto ciò latente sotto meravigliosa
+bellezza, sotto affascinante attrattiva
+di voce, di sguardi, di vezzi.
+</p>
+
+<p>
+Suo padre Tito Ollio dovette lottar con lei fin da
+fanciulla per temperarne la vanità e il carattere
+prepotente, nei quali difetti l’incoraggiava la
+madre.
+</p>
+
+<p>
+E Poppea, per liberarsi dall’autorità paterna,
+giovinetta ancora, andava a caccia d’uno sposo,
+decisa di prendere il primo che le fosse capitato,
+foss’anco uno zotico, purchè avesse denari bastanti
+per assecondare i suoi capricci.
+</p>
+
+<p>
+La fortuna le arrise, poichè s’invaghì di lei
+un giovine dabbene, di nobile prosapia e dovizioso,
+Marco Salvio Ottone Cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+Questi però, per quanto cospicua fosse la sua
+fortuna, non tardò ad accorgersi ch’era insufficiente
+per appagare i desiderii dispendiosi di
+Poppea. Ma per timore di perderne l’affetto,
+continuò ad accontentarla in tutto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+</p>
+
+<p>
+Oltre alle splendide vesti, ai ricchi gioielli, al
+lusso degli appartamenti, essa non badava a
+spesa per conservar la bellezza colle più raffinate
+cure.
+</p>
+
+<p>
+Si tuffava ogni mattina in un bagno di latte
+d’asina, e alla sera in lavacri profumati con
+essenze le più preziose venute d’Egitto e di
+Grecia. Ma non bastandole tutto ciò, aveva desiderato
+di possedere una casa a Baja, per non
+essere da meno delle altre patrizie romane, e là
+si faceva seguire da uno stuolo numeroso di
+domestici.
+</p>
+
+<p>
+E il marito non osava contraddirla, quantunque
+vedesse ogni giorno assottigliarsi la sua
+provvigione, e continuava a tutto concederle,
+oltre ai balli, alle accademie, ai banchetti, nei
+quali essa era circondata da adoratori e da
+sibariti.
+</p>
+
+<p>
+Eppure l’ambizione di Poppea non era del
+tutto soddisfatta, perchè l’Imperatore non erasi
+mai avvisto di lei, e le feste della casa Aurea
+le turbavano i sonni.
+</p>
+
+<p>
+Immaginiamoci dunque con quanta gioia accogliesse
+l’annunzio di Cercopiteco.
+</p>
+
+<p>
+Il marito invece parve turbato. Forse sotto
+la cortesia subodorava l’insidia. Gli fu però giocoforza
+far buon viso a sorte avversa.
+</p>
+
+<p>
+Già migliaia di fiammelle ardevano tra i rami
+della villa di Bauli, e gruppi di donne e signori
+passeggiavano pei viali: mentre luce vivissima,
+bisbigli e suoni uscivano dalle finestre spalancate,
+quando giunsero Poppea e Ottone.
+</p>
+
+<p>
+Essa, scendendo dalla lettiga, depose la maschera&#8205;<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>
+ed entrò nel palazzo, compiacendosi
+dell’esclamazioni d’ammirazione che udiva sul
+suo passaggio.
+</p>
+
+<p>
+Fosse opra del caso o di Nerone, in quel momento
+alla soave armonia degli <i>idrauli</i>&#8205;<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> s’accoppiarono
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+le arpe dei citaristi e il canto dei
+cori alessandrini, che diedero aspetto quasi trionfale
+all’ingresso di Poppea.
+</p>
+
+<p>
+V’era in quelle sale grande sfoggio di lusso
+e d’eleganza, ma se col suo abbigliamento la
+nuova Diva non superava le altre, non era certo
+seconda ad alcuna. Vestiva una tunica di finissimo
+bisso adorna di limbo trapunto di coralli,
+e stretta alla vita da <i>zona</i> gemmata, che faceva
+risaltare le flessuose curve dei fianchi, come il
+peplo ricamato assecondava con artistiche pieghe
+i contorni del seno. Aveva le braccia denudate
+fin oltre la spalla e il bisso aperto fin
+sotto le ascelle. Le cingeva il collo un monile
+di piropi, le splendevano sui polsi anelli lavorati
+con filo d’oro ed uniti insieme a spirale&#8205;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>
+e un cerchio, parimente d’oro, sulla parte superiore
+del braccio. Fra i laccetti dei calzari si
+vedeva la candida pelle del piedino, e i suoi
+ricchi capelli, attortigliati con fila di perle, le
+formavano sulla sommità del capo una splendida
+corona.
+</p>
+
+<p>
+Quando Nerone la vide entrar nell’atrio, ove le
+due Imperatrici s’intrattenevano con alcune famiglie
+patrizie, rivolto a Lucano, che gli stava
+accanto, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Eccola! Per Giove, io non vidi mai beltà
+maggiore.
+</p>
+
+<p>
+E senza attendere che giungesse a lui, mosse
+per incontrarla.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, in veder questo, volse lo sguardo
+verso Ottavia, per indagare quale impressione
+avesse prodotto in essa l’apparizione di quella
+donna e l’inconsulta premura addimostrata dall’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+E si trovò di fronte alla più assoluta impassibilità.
+</p>
+
+<p>
+La madre, che teneva all’amore del figlio, accolse
+Poppea con alquanto sussiego; la moglie,
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+ch’era indifferente oramai all’amor del marito,
+si mostrò invece cortese.
+</p>
+
+<p>
+Essendo libero ciascuno dì prendere il divertimento
+che più gli aggradisse, chi passeggiava
+per le sale e pei viali, chi sedeva ai tavoli da
+giuoco; ma la maggior parte delle dame e dei
+signori preferivano di seder tranquillamente entro
+il grazioso teatro eretto nella villa.
+</p>
+
+<p>
+Quivi si alternavano le melodie delle cetre e
+dei salteri, canti, declamazioni e buffonesche
+azioni mimiche.
+</p>
+
+<p>
+Fra i citaristi era Menecrate, che di tratto in
+tratto, incontrandosi negli sguardi d’Ottavia, sentiva
+vibrar il cuore come le corde del suo istrumento.
+</p>
+
+<p>
+V’era Atte eziandio, la povera Atte, pallida e
+triste, colla voce scemata di forza, ma più potente
+ancora per espressione soave. Ogni sua
+nota avea lo strazio d’un ultimo addio.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, geloso delle acclamazioni che a lei si
+facevano, volle richiamare sopra di sè l’attenzione
+delle dame, e di Poppea specialmente.
+</p>
+
+<p>
+Salì sul palco scenico, e fattasi dare la sua cetra
+d’oro, intonò un canto di Tito Lucrezio Caro.
+</p>
+
+<p>
+L’eccitamento dei sensi, il desiderio di vincere
+tutti gli altri, e di gettare colla sua voce un
+buon germe nel cuore della nuova Dea, lo rendevano
+cantore energumeno.
+</p>
+
+<p>
+Com’ebbe terminato il suo canto, tra i soliti
+applausi cortigianeschi, discese dal palco, e presa
+per mano Ottavia, passarono, seguiti dagli altri,
+nella vasta terrazza prospiciente il mare, dove
+era imbandita la cena sotto ricco velario di porpora
+e d’oro.
+</p>
+
+<p>
+Le aste, che lo sostenevano, erano inghirlandate
+di rose, come i candelabri, i vasi d’oro e
+le tazze.
+</p>
+
+<p>
+Nerone era adagiato sul triclinio tra Poppea
+ed altra dama romana, pure bellissima, la quale,
+durante il pasto, si consolava col Cavaliere Ottone,
+ch’erale vicino, della nessuna attenzione,
+che usava a lei il divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre gli schiavi, riccamente vestiti, sotto la
+direzione del <i>Triclinarche</i>&#8205;<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> portavano attorno
+le vivande e il vino, sulla spianata, che s’apriva
+davanti alla terrazza, alcune danzatrici, avvolte
+la persona in un velo trasparente, facevano lascive
+movenze percotendo timpani e cimbali.
+</p>
+
+<p>
+Tutti avevano in quella sera libero ingresso
+nella villa, anche la plebe; e gran folla assiepavasi
+dietro le guardie, che circondavano il posto
+riservato alle danzatrici. Molti invece s’arrestavano
+ad ammirare in altra parte della villa gli
+esercizii dei <i>Cernui</i>, dei <i>Pilarii</i>, dei <i>Neurobati</i>,
+dei <i>Prestigiatori</i>&#8205;<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> e simili giocolieri. Nello stesso
+tempo, altre comitive andavano a zonzo pei <i>viridari</i>
+e i viali della villa, o s’arrestavano a contemplare
+l’incantevole vista del Tirreno, rischiarato
+dalla luna e percorso da navicelli illuminati,
+entro i quali con canti e suoni si prendeva
+parte alla festa.
+</p>
+
+<p>
+Per quanto Poppea avesse udito decantare
+le ricchezze della Corte Cesarea, tanta sontuosità
+le sembrava prodigiosa, esaltava la sua immaginazione,
+e correndo dietro ai voli della sua
+ambiziosa fantasia, diceva fra sè:
+</p>
+
+<p>
+— Oh perchè tutto questo non m’appartiene!
+</p>
+
+<p>
+E rimaneva assorta in questo pensiero.
+</p>
+
+<p>
+Intanto, nel sentirsi presso di lei sul <i>peristroma</i>&#8205;<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>,
+nell’aspirare il profumo, ch’esalava dal
+suoi capelli, dal candido seno, che poggiato sul
+cuscino triclinare s’intravedeva sotto il peplo,
+Nerone tornava colla mente a due sere innanzi,
+e si sentiva più ammaliato che mai.
+</p>
+
+<p>
+Non ristava dal fissar Poppea con occhi ardenti,
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+indirizzandole sommessamente parole di
+amore.
+</p>
+
+<p>
+L’astuta non rispondeva, limitandosi di tratto
+in tratto a rivolger la testa verso di lui, e sorridere.
+</p>
+
+<p>
+— Comprendo, — pensava tra sè; — egli mi
+crede donna di facili costumi e pretende forse
+di conquistarmi in questa notte istessa.
+</p>
+
+<p>
+E in parte s’era apposta al vero.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, trattandola più da cortigiana che da
+dama, finì collo smettere ogni ritegno e si lasciò
+andare ad oscena proposta.
+</p>
+
+<p>
+— Tu, — gli disse Poppea, guardandolo con
+espressione di cruccioso dolore, — apprezzi il
+mio corpo, ma non l’anima mia, se credi che
+possa prostituirmi non amante nè amata.
+</p>
+
+<p>
+— Amata sì, te lo giuro per Venere, il solo
+Nume che adoro.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se mi vedi stasera per la prima volta?
+</p>
+
+<p>
+— E sei tu sicura di questo? — rispose Nerone
+sorridendole. — Forse non puoi immaginare
+che codesto Grande della terra, che tutti
+onorano, dinanzi a cui tutti tremano, siasi messo
+in agguato, come il più umile degli innamorati,
+per vederti, per sorprenderti nella stessa tua
+casa! Vedi dunque s’io t’amo; e tu mi respingi.
+</p>
+
+<p>
+— Me lo impone la fede giurata al Cavaliere
+Ottone, che mi fece sua sposa, non mi fece sua
+amante. Per quanto grandi siano i meriti tuoi,
+le tue attrattive, o divo Cesare, non m’è dato
+possederti, poichè non è consentito a noi l’invocazione
+a Talasio&#8205;<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>.
+</p>
+
+<p>
+E rivolse a lui uno sguardo così eloquente,
+ch’egli esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Oh, la sublime Imperatrice che tu saresti!
+</p>
+
+<p>
+Terminata la cena, Agrippina, che dall’animato
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+dialogo di Nerone e Poppea indovinava di che
+si trattasse, chiamò a sè il primo e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Guarda, o Claudio, dove tu ti metti, vi sono
+beltà fatali.
+</p>
+
+<p>
+— Sempre gelosa la madre mia, — rispose
+scherzando Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Gelosa, sì, del tuo onore, della tua felicità.
+</p>
+
+<p>
+— Di questo lascia pure la cura a me.
+</p>
+
+<p>
+E mosse per raggiungere Poppea, che aveva
+visto uscir col marito.
+</p>
+
+<p>
+Non rinvenendoli, e il riguardo verso gli altri
+invitati non consentendogli d’allontanarsi dall’exedra
+dove doveva ricominciare il concerto,
+andò a destare Cercopiteco, ch’erasi addormentato
+sul triclinio, e gli ordinò d’andare in cerca
+della bella Poppea e ricondurla presso di lui.
+</p>
+
+<p>
+Il buon Panerote, obeso, come sempre, dal
+cibo, e poco fermo per le soverchie libazioni,
+scese con gran stento dal letto triclinare e mosse
+per eseguire l’ordine di Cesare, affrettandosi lentamente
+e mormorando:
+</p>
+
+<p>
+— Il bell’incarico che mi tocca!... O ventre,
+ventre mio, quanto mi costa il soddisfarti!!
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver cercato lungamente, trovò Poppea
+col marito, che si disponevano alla partenza.
+</p>
+
+<p>
+Cercò di persuaderli a restare, ripetendo esser
+questo il desiderio dell’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+— Rendi grazie a Cesare, — rispose Poppea, — e
+digli che mi perdoni se stanca e turbata abbandonai
+la splendida festa prima che fosse terminata.
+</p>
+
+<p>
+Era lo strale del Parto, ch’essa lanciava con
+queste parole, nel cuore di Nerone. Sapeva bene
+l’astuta quale ottimo partito fosse il farsi desiderare.
+</p>
+
+<p>
+Al marito, che le chiese se Nerone le avesse
+parlato d’amore, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— E ciò ti sorprende? Tutte egli vorrebbe sedurre.
+Non rispetta le Sacerdotesse di Vesta, e
+pretendi che rispetti la moglie d’un Cavaliere?
+Sta tranquillo però, Poppea non andrà mai ad
+accrescere il numero delle sue concubine.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+</p>
+
+<p>
+— La ferrea volontà di quell’uomo mi spaventa!
+</p>
+
+<p>
+— E che temi? Non sarò mai la sua amante,
+nè posso essergli sposa, perchè non è libero.
+</p>
+
+<p>
+— Nel delirio della passione egli è capace di
+tutto.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una breve pausa Poppea rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene.... vedremo.
+</p>
+
+<p>
+La scaltra femmina non s’era male apposta,
+perchè la sua improvvisa partenza dalla villa
+di Bauli, e le parole di lei, riferite da Cercopiteco
+a Nerone, avevano accresciuto in questi
+l’amorosa frenesia.
+</p>
+
+<p>
+Alla dimane, mentre sedeva in giardino venne
+correndo un’ancella ad annunziarle l’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Fece un atto di sorpresa, ed ordinò che lo si
+introducesse nell’exedra, dove poco dopo lo raggiunse.
+</p>
+
+<p>
+— Salve, — essa disse, chinando il capo, — o
+divo Cesare, che vieni ad onorare di tua presenza
+il mio povero lare domestico. A che debbo
+mai tanta ventura?
+</p>
+
+<p>
+— All’ardente desiderio di rivederti. Tu abbandonasti
+così improvvisamente la festa; quella
+festa di cui eri l’astro più bello. T’allontanasti
+da me quand’io, innamorato cantore, voleva
+temprar per te sulle corde della mia cetra un
+appassionato carme, che tu avresti compreso per
+certo, e me ne avresti dato mercede d’un tenero
+sorriso. Ah, tu m’arrecasti grave dolore!
+</p>
+
+<p>
+Poppea, carattere freddo e calcolatore, non era
+donna da lasciarsi abbindolare, come le altre,
+dall’amorosa rettorica del divo Cesare, quantunque
+egli in quel momento fosse sincero nel
+suo entusiasmo.
+</p>
+
+<p>
+Laonde lo aveva lasciato parlare, rimanendo
+muta e impassibile; ma udendo le ultime parole,
+rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Se io avessi potuto prevedere che tu, circondato
+da tanto splendore, da tante seduzioni,
+ti saresti accorto della mia assenza, e ne avresti
+provato dispiacere, sarei rimasta. Perdonami
+dunque.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ad altri non avrei perdonato, a te perdono
+perchè t’amo.
+</p>
+
+<p>
+Poppea tacque.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, con grande concitazione riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Sì, t’amo, e tu non mi credi, e perciò non
+rispondi, come se l’amore di quest’uomo terribile
+ti facesse paura.
+</p>
+
+<p>
+— No, non è questo il sentimento che provo,
+o divo Cesare; alle tue parole è dovere ch’io
+creda; ma tu devi qualche cosa concedere alla
+sorpresa, alla debole opinione dei pregi che a
+me largì natura. Io non sono presuntuosa e
+non so spiegarmi com’abbia potuto inspirare in
+te così forte affetto in così breve tempo, in te
+semidio che tutti adorano.
+</p>
+
+<p>
+— E neppur io so spiegare a me stesso quello
+che provo dacchè ti vidi. V’è per la prima volta
+un sentimento in me, che quasi domina la tempesta
+dei sensi. Tu non sei soltanto per me la
+donna, tu sei la fata, e sento che per quanta
+ebbrezza possano dare i tuoi baci, le tue carezze,
+i tuoi amplessi, queste delizie non basterebbero
+a me ove non possedessi l’anima tua. Di ciò
+niun’altra donna può menar vanto.
+</p>
+
+<p>
+— E la diva Ottavia?
+</p>
+
+<p>
+— L’amai, è vero, le porto ancora grandissimo
+affetto, ma ci unì la volontà altrui, e la
+sua sterilità ci divide.
+</p>
+
+<p>
+— E la citarista greca?
+</p>
+
+<p>
+— A chi ti paragoni, o Poppea, ad una
+schiava!
+</p>
+
+<p>
+— Di cui tu, o Cesare, volevi far la tua sposa.
+</p>
+
+<p>
+— Non è vero, — interruppe Nerone; — è una
+menzogna de’ miei nemici.
+</p>
+
+<p>
+Ed era lui che sfacciatamente rinnegava la
+verità.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo che la donna taceva, riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Quand’anche in un momento d’aberrazione
+avessi commesso tale ignominia, rientrando in
+me stesso le avrei strappata la diadema imperiale,
+per offrirla poi ad altra donna più adorata
+e più degna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+</p>
+
+<p>
+E volse a Poppea così eloquente sguardo da
+farle comprendere che si trattava di lei.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque le parole di Nerone <i>Oh, la sublime
+Imperatrice che tu saresti</i>, avessero alquanto
+esaltato il suo spirito ambizioso, non credeva
+che potesse la fantastica speranza cangiarsi in
+realtà così presto.
+</p>
+
+<p>
+Fu per venir meno dalla gioia: ma serbandosi
+calma apparentemente, osservò:
+</p>
+
+<p>
+— E chi più adorata e più degna della diva
+Ottavia?
+</p>
+
+<p>
+— Tu! — esclamò Nerone prendendole le mani.
+</p>
+
+<p>
+Poppea, dissimulando a meraviglia, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, s’è vero che m’ami, non
+prenderti giuoco di me.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltami ancora, — riprese l’Imperatore. — Io
+vegliai tutta notte e la tua immagine mi
+fu sempre dinanzi, e ti vedeva al mio fianco,
+nelle feste della casa Aurea, nei teatri, nei circhi,
+negli spettacoli sacri. Mi sembrava d’udire il
+popolo, innamorato della tua bellezza, gridare
+<i>Ave, pulcherrima Imperatrix!</i> E poi venir a
+notte tra i profumi del talamo a giacer fra le
+mie braccia, sposo invidiato da tutti. E finalmente
+io ti vedeva madre del figlio mio. Ciò mi convinse
+che la tua apparizione non fu opra del
+caso, che l’impressione prodotta in me dalla tua
+bellezza non fu solo delirio dei sensi miei. Ecco
+perchè venni subito da te, perchè ti parlai così
+ardente linguaggio. Tu devi esser la sposa mia,
+devi regnare con me. Ora sarai convinta, spero,
+dell’immenso amor mio.
+</p>
+
+<p>
+— E come non esserlo?
+</p>
+
+<p>
+— Acconsenti dunque?
+</p>
+
+<p>
+— E che vale il mio consenso senza quello
+di Marco Salvio Ottone?
+</p>
+
+<p>
+— Lo credi sì stolto da opporsi alla mia volontà?
+</p>
+
+<p>
+— Ma s’egli rifiutasse?
+</p>
+
+<p>
+— Guai!
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè!
+</p>
+
+<p>
+— È in suo potere la scelta, o la fortuna o
+la morte.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p>
+
+<h2 id="cap18"><span class="smcap">Capitolo XVIII.</span>
+<span class="smaller">I due ripudii.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Tiridate, Re d’Armenia, sollecitato da Nerone
+con tante promesse, giunse in Roma verso le
+calende di settembre. Desiderando l’Imperatore
+presentarlo con gran pompa al popolo, ed essendo
+in quei giorni il tempo piovigginoso, fu
+ritardata la cerimonia.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente si proclamò il bando, che invitava
+i romani ad adunarsi nel foro.
+</p>
+
+<p>
+Era una splendida giornata d’autunno, la folla
+gremiva la piazza, i soldati erano disposti in ordine
+intorno ai templi, i littori ed i signiferi colle
+loro insegne circondavano il palco eretto presso
+ai rostri, e destinato all’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Questi, vestito da trionfatore, giunse nel Foro
+sopra un carro tirato da quattro cavalli bianchi.
+Salito sul palco, e postosi a sedere sopra la sedia
+curule, invitò il Re d’Armenia a venirgli
+vicino.
+</p>
+
+<p>
+Tiridate era un vecchio dagli occhi nerissimi
+e grandi. Una barba grigia gli scendeva in punta
+fino al petto. Indossava una lunga tunica di seta
+gialla, stretta ai fianchi da fascia della medesima
+stoffa, e portava sul capo la tiara, distintivo del
+Re Sacerdote.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+</p>
+
+<p>
+Si gettò in ginocchio ai piedi di Nerone, che
+gli porse la destra, ed aiutatolo a rialzarsi lo
+baciò. Quindi gli tolse esso stesso la tiara, gli
+fasciò la fronte colla diadema, e fece da un cittadino
+Pretore ripetere ad alta voce le parole
+pronunziate dal Re, perchè tutto il popolo le intendesse.
+</p>
+
+<p>
+Terminata questa cerimonia, passarono dal
+Foro al teatro di Pompeo, dove in onore del Re
+dovevasi, da cittadini vestiti in costume romano,
+recitare una commedia d’Afranio intitolata <i>Incendio</i>,
+nella quale andrebbe in fiamme una casa,
+fabbricata in fondo alla scena e che formava la
+così detta <i>scena stabile</i>.
+</p>
+
+<p>
+Quando giunsero Nerone ed il Re, la <i>cavea</i> e
+l’<i>orchestra</i> erano così stipate, che le file semicircolari
+dei sedili scomparivano sotto un tappeto
+di teste.
+</p>
+
+<p>
+Agli applausi, di cui il publico fu prodigo, durante
+la commedia, successero poi grida entusiastiche
+allorchè scoppiò l’incendio e gl’istrioni
+diedero il saccheggio alla casa, e portaron via,
+come era stato loro permesso, tutte le masserizie
+e gli altri oggetti salvati dal fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Terminata la rappresentazione, Tiridate fece di
+nuovo riverenza a Nerone, e si raccomandò a
+lui, e la folla lo acclamò Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Dal teatro di Pompeo il corteggio imperiale si
+recò in Campidoglio, e là nel tempio di Giove
+Capitolino fu solennemente deposta in grembo
+al Nume una corona d’alloro in onore di quel
+Re, che aveva ricondotta l’Armenia sotto il dominio
+romano.
+</p>
+
+<p>
+Ad altre rappresentazioni volle prender parte
+Nerone. In una cantò di Canace quando partoriva,
+d’Oreste quando uccise la madre, d’Edipo
+accecato, e d’Ercole pazzo furioso.
+</p>
+
+<p>
+Inoltre, insieme agl’istrioni, declamò una tragedia,
+in cui si rappresentavano illustri personaggi
+e Dei. In questa circostanza furono per
+la prima volta adoperate le nuove maschere,
+che Nerone aveva fatto lavorare da insigne artefice,
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+e che riproducevano le sembianze sue e
+quelle delle sue donne.
+</p>
+
+<p>
+Strana costumanza questa per un popolo, che
+aveva così vivo il sentimento dell’arte, d’imporre
+la maschera agli attori, togliendo loro così uno
+dei maggiori pregi, l’espressione del volto.
+</p>
+
+<p>
+E come se non bastassero le rappresentazioni
+teatrali, i circensi, la lotta dei gladiatori ed altri
+giuochi ai quali presero parte molti giovani patrizii,
+Nerone fe’ correre nel circo alcune carrette
+tirate ciascuna da quattro camelli, ed uno
+dei più insigni Cavalieri si mostrò in groppa ad
+un elefante.
+</p>
+
+<p>
+Questi ricordi dell’Asia riuscirono oltremodo
+graditi al Re d’Armenia, che non cessava dall’esaltare
+la grandezza e la magnanimità di Cesare,
+che lo aveva colmato d’onori e di doni.
+</p>
+
+<p>
+Com’egli fu partito, ai giorni di festa successero
+in Roma giorni di pianto.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la cena alla villa di Bauli, Poppea erasi
+tenuta lontana dalla Corte e dagli spettacoli, per
+quanto Nerone, sempre più perdutamente innamorato
+di lei, la scongiurasse ad abbellire di
+sua presenza le feste della casa Aurea, dicendole
+che quel contegno riservato non s’addiceva alla
+futura Imperatrice romana.
+</p>
+
+<p>
+Un sogghigno d’incredulità accoglieva sempre
+queste affermazioni di Cesare, ripetendogli che
+egli non avrebbe mai il coraggio di ripudiare
+Ottavia. Troppo amava la moglie, troppo temeva
+la madre. Non poteva dunque aver fede nella
+proposta di lui, fatta forse nella speranza d’ottenere
+i suoi favori.
+</p>
+
+<p>
+E Nerone non ristava dal protestare che la
+parola di Cesare era sacra e ben presto ne darebbe
+la prova.
+</p>
+
+<p>
+Egli era interamente sotto il dominio di quella
+donna, che voleva ad ogni costo raggiungere il
+suo fine.
+</p>
+
+<p>
+E la povera Ottavia fu sacrificata.
+</p>
+
+<p>
+Un mattino Nerone fe’ venire Anneo Seneca
+e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tu sai che l’aver prole è cosa necessaria
+tanto che il divo Augusto colla legge Papia
+Poppea stabilì dei premii per quelli che avessero
+maggior numero di figliuoli. Puoi bene immaginarti
+quanto a me pesi la sterilità d’Ottavia.
+Egli è dunque con mio gran dolore che mi vedo
+costretto a ripudiarla, perchè se ai privati è disdicevol
+cosa il non aver discendenti, tanto
+più lo è per un Imperatore. Incarico dunque te,
+mio consigliere e maestro, di parteciparle questa
+mia determinazione.
+</p>
+
+<p>
+— Trovo giustissimo questo tuo desiderio, — rispose
+Seneca, — e nulla avrei ad obbiettare
+contro la risoluzione presa. Credo però sacro
+dovere in me il farti riflettere come la diva Ottavia
+sia l’idolo del popolo romano, il quale potrebbe
+levarsi a rumore, riguardando la tua risoluzione
+come un’ingiusta condanna contro una
+sposa bella, onesta e fedele.
+</p>
+
+<p>
+E Nerone di rimando:
+</p>
+
+<p>
+— Tu conosci per certo l’episodio di quel
+romano, che sentendosi criticare dagli amici,
+perchè voleva ripudiar la moglie modesta, bella,
+feconda, rispose loro mostrando il suo calzare: — anche
+questo calzare è ben fatto, è bello, è
+nuovo, ma nessuno di voi saprebbe indovinare
+in quale parte del piede mi faccia male. — I
+romani invece non possono ignorare la causa
+che mi spinge a ripudiare Ottavia e dovrebbero
+trovarla giusta. Nessuno poi ha il diritto di farsi
+giudice delle azioni di Cesare. Al popolo, questo
+gigantesco fanciullo, io do pane e circensi,
+ed egli m’adora e continuerà ad acclamarmi.
+</p>
+
+<p>
+Seneca rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Pensa che hai molti nemici.
+</p>
+
+<p>
+— A questi darò catene e gastighi.
+</p>
+
+<p>
+— Non fidarti poi tanto dell’aura popolare,
+che cambia da un momento all’altro. N’ebbe
+una prova il Profeta Nazareno, a cui il popolo
+di Gerosolima gridò la croce otto giorni dopo
+averlo accolto cogli <i>Osanna</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Mal scegliesti l’esempio. Gesù era un grande
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+fanatico, odiato dagli ambiziosi farisei, che sobillarono
+il popolo d’Israello contro di lui. I Sacerdoti
+pagani, da me prezzolati, non hanno interesse
+che il popolo si ribelli agli ordini miei.
+</p>
+
+<p>
+— E quale, s’è lecito, fra le patrizie di Roma
+hai destinata al trono?
+</p>
+
+<p>
+— La moglie del Cavaliere Ottone.
+</p>
+
+<p>
+— Poppea Sabina! — esclamò Seneca.
+</p>
+
+<p>
+— E d’onde la tua meraviglia? — chiese
+crucciato Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— I Numi ti guardino dal porre sul capo di
+donna siffatta la diadema imperiale.
+</p>
+
+<p>
+— Il Nume di Roma son io. E a te chi dà il
+diritto d’offendere la tua futura sovrana?
+</p>
+
+<p>
+— La verità, di cui la voce deve suonar sempre
+libera sulle labbra d’un filosofo, d’un amico.
+</p>
+
+<p>
+— Se amico mi sei, eseguisci tosto l’incarico
+che t’affidai, e cerca di persuadere Ottavia alla
+rassegnazione.
+</p>
+
+<p>
+Seneca fece un inchino, ed uscì senza aggiunger
+parola.
+</p>
+
+<p>
+Tornò dopo un’ora, e presentò a Nerone su
+piatto d’oro una chiave.
+</p>
+
+<p>
+Era costume che la moglie ripudiata, prima
+di partire dalla casa, ne consegnasse al marito
+la chiave.
+</p>
+
+<p>
+— E che diss’ella?
+</p>
+
+<p>
+— Che a questa sventura era già preparata,
+e chinava il capo al volere di Giove. Attende
+ora il decreto che la espella dalla casa Augustale.
+</p>
+
+<p>
+— E non pianse?
+</p>
+
+<p>
+— Dagli occhi non le sgorgarono lagrime.
+Fu ammirevole oltre ogni dire il contegno di lei.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, il quale attendevasi a resistenza, a
+disperazioni, a preghiere, invece d’essere soddisfatto
+di questa rassegnazione, ne fu quasi mortificato,
+e rimase qualche tempo muto e pensieroso.
+</p>
+
+<p>
+Quindi ordinò a Seneca di prevenire della sua
+risoluzione l’Imperatrice Agrippina, e lo licenziò.
+</p>
+
+<p>
+— La scaltra, — pensò fra sè, — mentiva
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+l’amore; io ero ingannato da lei, e forse da
+lungo tempo un altr’uomo era l’arbitro del suo
+cuore. Se giungo a scoprire questa verità, il
+ripudio sarà pena troppo lieve per lei.
+</p>
+
+<p>
+All’inatteso annunzio Agrippina arse di sdegno,
+e senza ascoltare Seneca, che la esortava
+alla calma e alla prudenza, andò dal figlio che
+trovò nella <i>trichila</i>&#8205;<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> del giardino pensile annesso
+al cubiculo. Egli era seduto presso un
+tavolo di marmo sul quale poggiava il braccio.
+</p>
+
+<p>
+Al giunger d’Agrippina alzò gli occhi, che
+teneva fissi in terra, e attese ch’ella parlasse.
+</p>
+
+<p>
+— È vero quanto mi narrò Seneca? — chiese
+la madre accigliata.
+</p>
+
+<p>
+— Vorresti ch’egli fosse venuto da mia parte
+a raccontarti una fola? — rispose sogghignando
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Ma t’han forse i Numi tolto il bene dell’intelletto, — rispose
+Agrippina, — per ripudiare
+una sposa bella, mite, soave, che tocca
+appena il quarto lustro, che può renderti ancora
+padre felice, che tutta Roma rispetta e venera
+per la sua onestà!... Perchè sorridi a quel
+modo?.... Oseresti forse negare ch’essa si mantenne
+sempre salda nella fede giurata, ad onta
+dei torti tuoi che le costarono lagrime amare,
+di cui tu non t’avvedesti mai, perchè nella
+tema di riuscirti tediosa, soffriva tacendo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè, — interruppe Nerone — a lei bastava
+di conservare le insegne imperiali e presentiva
+che a causa della sua sterilità le verrebbero
+tolte. Ho indugiato abbastanza, ed ora
+ho deciso che un’altra mi dia quelle gioie paterne
+che non ebbi da lei. Di ciò tu dovresti
+lodarmi, o madre.
+</p>
+
+<p>
+— Se non fosse un pretesto, — interruppe
+Agrippina con impeto, — per saziar la libidine
+che in te seppe suscitare un’astuta maliarda.
+</p>
+
+<p>
+— Taci! — urlò Nerone, fissando la madre con
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+occhi che mettevano spavento e sciupando con
+mano convulsa la toga.
+</p>
+
+<p>
+Ma Agrippina non si lasciò atterrire e scagliò
+contro Poppea le più sanguinose contumelie,
+chiamandola etèra, femmina volgare quanto ambiziosa,
+scevra d’ogni nobile sentimento.
+</p>
+
+<p>
+Nerone fremeva, ma la lasciava parlare. Finalmente
+più non resistendo, proruppe con forza
+di parlar concitato.
+</p>
+
+<p>
+— E sei tu che osi scagliarti in tal modo
+contro quella donna, di cui nulla sai, che nulla
+ti fece? Credi forse che io ignori il tuo passato?
+Tuo fratello Caligola non t’esiliò per gli scandali
+che commettevi? Non assassinasti il tuo primo
+marito Crispo Passieno per possederne più presto
+le ricchezze? Non facesti accusare di magia
+da’ tuoi satelliti, e morir fra i tormenti Lolla
+Paolina, perchè eri gelosa della sua bellezza,
+de’ suoi gioielli e dell’ascendente che aveva
+sopra l’Imperatore Claudio tuo zio, che tu sposasti,
+dopo rimosso quest’ultimo ostacolo, e poi
+facesti avvelenare con funghi preparati dalla
+giudea Locusta, perchè egli aveva condannata
+a morte una donna adultera,... e tu avevi paura?
+</p>
+
+<p>
+— Orrore! — esclamò finalmente Agrippina
+che aveva cercato più volte d’interrompere la
+tremenda requisitoria del figlio, che continuò.
+</p>
+
+<p>
+— Codesti fatti dovrebbero renderti umile e
+muta, ed invece osi erigerti a giudice dell’altrui
+condotta.
+</p>
+
+<p>
+— Invece, — disse Agrippina, — le tue accuse
+infami non mi fanno piegar la fronte, non mi
+tratterranno dal compiere il mio dovere. Se tu,
+per difendere un’abbietta creatura, vuoi dimenticarti
+d’essermi figlio, io non dimenticherò mai
+d’esserti madre.
+</p>
+
+<p>
+— E questo sacro nome, nella tua intenzione,
+non lo profanasti mai? — chiese Nerone con
+amara ironia.
+</p>
+
+<p>
+— Che intendi?
+</p>
+
+<p>
+— Combatti Poppea perchè forse temi in lei
+una rivale più fiera d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ora intendo, scellerato figlio, che vuoi render
+me colpevole delle tue prave aberrazioni,
+che costarono la vita ad Aulo Plancio. È questa
+la gratitudine di Claudio Nerone, al quale
+consacrai la mia esistenza, al quale diedi il regno,
+usurpandolo a Britannico. Ma bada, o forsennato,
+ch’io posso togliertelo di nuovo e renderlo
+a lui. Sì, lo posso, e lo farò se tu persisti
+nella pazza determinazione di sposar Poppea.
+Se disprezzerai i consigli della madre amante,
+proverai la vendetta della madre offesa.
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto uscì dalla <i>trichila</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il furore materno non turbò Nerone. La mente
+sua era preoccupata sempre dall’inesplicabile
+rassegnazione della moglie.
+</p>
+
+<p>
+Il dì seguente questa sedeva in uno dei <i>conclavi</i>&#8205;<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>
+del suo appartamento tra la sorella Antonina
+e il fratello Britannico che la lodavano
+del contegno addimostrato all’annunzio del ripudio,
+e la consolavano delle grandezze imperiali
+che perdeva.
+</p>
+
+<p>
+— Rendi grazie a Dio d’averti sottratta in tal
+guisa al feroce Enobardo, — le diceva Antonina. — Tu
+verrai a vivere onorata da tutti, tranquilla
+e felice insieme con me e con Britannico.
+</p>
+
+<p>
+E così affettuosamente le parlavano, che la
+misera riuscì finalmente a stemperare in lagrime
+il cuore doloroso.
+</p>
+
+<p>
+In questa, entrò un’ancella ad annunziare che
+l’Imperatore desiderava parlare alla diva Ottavia
+e che tra poco si recherebbe da lei.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamcene, o Britannico, — disse Antonina
+balzando bruscamente in piedi — ch’io mal sopporterei
+la vista di quel mostro.
+</p>
+
+<p>
+E partì col fratello.
+</p>
+
+<p>
+Erano già fuori dal palazzo Augustale quando
+comparve Nerone, che vedendo gli occhi della
+moglie ancora lagrimosi, le disse quasi con interna
+soddisfazione:
+</p>
+
+<p>
+— Tu piangi?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E vuoi che rida delle mie sventure?
+</p>
+
+<p>
+— Eppure Anneo Seneca mi riferì che l’annunzio
+del ripudio era stato da te accolto con
+straordinaria rassegnazione.... quasi con indifferenza.
+</p>
+
+<p>
+— Sapeva che nulla sarebbe valso ad intenerire
+un cuore che più non m’appartiene, e preferii
+il contegno dell’Imperatrice offesa, alle
+preghiere, ai pianti, alle recriminazioni della
+vittima.
+</p>
+
+<p>
+— E chi ti dice che il mio cuore non t’appartenga
+più? Io ti porto sempre grandissimo
+affetto, e non è mia colpa se le circostanze mi
+obbligano a separarmi da te.
+</p>
+
+<p>
+— Non aggiungere l’ipocrisia alla crudeltà.
+Tu mi respingi perchè ami Poppea Sabina. La
+sola ragione è questa. Separiamoci dunque, e
+più d’amore non si parli tra noi.
+</p>
+
+<p>
+— Vedi, Ottavia, avrei preferito che tu lottassi
+contro la mia determinazione.
+</p>
+
+<p>
+— A qual pro?
+</p>
+
+<p>
+— Per distruggere in me un sospetto.
+</p>
+
+<p>
+— E quale?
+</p>
+
+<p>
+— Che il tuo cuore gioisca della libertà che
+acquisti.
+</p>
+
+<p>
+— Dal momento che tu m’hai ripudiata, le
+gioie come le pene del mio cuore più non ti
+riguardano.
+</p>
+
+<p>
+La logica di questo linguaggio faceva fremere
+il superbo e geloso tiranno. Quasi fuori di sè,
+volle costringere Ottavia a confessargli che
+amava un altro.
+</p>
+
+<p>
+La moglie, con nobile fierezza, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Siffatte confessioni ora non puoi esigerle
+che da Poppea Sabina. Ottavia è libera e a te
+basti sapere ch’ella esce da questa casa colla
+fronte alta, e qui lascia, come ricordo di lei, la
+fede coniugale incontaminata.
+</p>
+
+<p>
+Queste ultime parole lo calmarono alquanto,
+benchè non soddisfacessero la sua pazza pretesa
+d’essere amato ancora, e non distruggessero
+interamente il sospetto che il contegno di
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+lei lo si dovesse a sentimento inspiratole da
+Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Avendo essa ripetuto che attendeva l’ordine
+imperiale per uscire dalla casa Aurea, e recarsi
+presso la sorella Antonina, Nerone rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Chi fu moglie di Cesare non perde il titolo
+d’Imperatrice, tu non puoi dunque accettare
+l’ospitalità d’alcuno. Qui rimarrai finchè non
+avrò scelto fra le mie ville quella che ti verrà
+destinata a dimora.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, sorridendo amaramente, osservò:
+</p>
+
+<p>
+— Non più dunque Imperatrice sposa, ma Imperatrice
+schiava. Sia come ti piace.
+</p>
+
+<p>
+E quando rimase sola tornò a piangere esclamando:
+</p>
+
+<p>
+— O mio povero Lucio Silano, tu sei ben
+vendicato!
+</p>
+
+<p>
+Era intenzione di Nerone di tener presso di
+sè Ottavia per poterla sorvegliare con miglior
+agio; ma Poppea, che temeva l’influenza della
+giovine Imperatrice, astutamente gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Vedo, o Cesare, che tu l’ami ancora. Me
+desideri ardentemente, lo so, e vuoi farmi tua
+moglie, perchè altrimenti non potrai ottenermi;
+ma comincio a dubitare, malgrado le tue asserzioni,
+che dell’anima tua non sia arbitra
+come vorrei. Sei ancora in tempo di rinunziare
+a me, tanto più che mio marito non acconsente
+di cedermi.
+</p>
+
+<p>
+Il risultato delle sue parole fu quello che
+sperava. Esse fecero l’effetto d’un colpo di sprone
+dato a focoso puledro.
+</p>
+
+<p>
+Nerone parve uscir di senno. Sbarrò gli occhi,
+che divennero fosforescenti, e presa per le
+braccia Poppea, proruppe:
+</p>
+
+<p>
+— Ah tu osi credere che io voglia farti mia
+sposa soltanto per ottenere la voluttà dei baci,
+e degli abbracciamenti che mi neghi. Ma non
+sai che il ritegno tuo, la tua resistenza a nulla
+varrebbero, ove l’amore e il rispetto non tenessero
+in me a freno i sensi? Vedi, io vorrei
+adesso strapparti di dosso le vesti, e colla violenza
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+far del tuo nudo corpo la mia voglia, e
+poi ti condurrei all’ara e al trono, e t’adorerei
+come la Dea dell’anima mia. Supponi che
+io ami ancora Ottavia, che non ho mai amata,
+perchè mi fu imposta da mia madre. Ti proverò
+e tosto che le mie asserzioni non mentivano.
+Preparati a passar dal tuo palazzo alla casa
+Aurea. Domani stesso, i Senatori, a me devoti,
+approveranno il ripudio, ed io penserò a ridurre
+al silenzio tutti i tuoi nemici. Tu, a tua volta,
+dirai a Marco Salvio Ottone che ceda o tremi.
+</p>
+
+<p>
+— Non pronunzierò mai così fiera minaccia: — disse
+Poppea, — sono già colpevole assai,
+infliggendogli l’immeritata offesa del ripudio.
+</p>
+
+<p>
+— Lascia dunque la cura a me di persuaderlo, — rispose
+l’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+E questa cura volle affidata a Cercopiteco,
+ponendo di nuovo in grande imbarazzo il tranquillo
+parassita.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta correva proprio il rischio di tornare
+colla testa rotta.
+</p>
+
+<p>
+S’avviava dunque tutto cogitabondo, camminando
+a lento passo, verso la casa di Poppea
+sita alle falde del Viminale. Trovò il Cavaliere
+nella zoteca più afflitto che cruccioso, e questo
+gli porse il destro d’intavolare il discorso
+con parole di compianto e di rassegnazione.
+</p>
+
+<p>
+L’altro si scagliò contro la moglie, che lo ricompensava
+colla vergogna dei sagrifizii fatti
+per lei.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa parli tu di vergogna! — rispose
+Panerote. — E non sarebbe stato peggio ch’essa
+di nascosto si fosse data ad altri e che tu avessi
+dovuto continuare a mantenerla? Tutti lo avrebbero
+saputo, come sempre avviene, meno te, e
+ti saresti reso ridicolo colla faccia beata e
+colle corna in testa. Qui, è Cesare, il divo Cesare,
+che ti prega di cedergliela, mentre poteva
+rapirtela. Invece d’essere tra i mariti vilipesi,
+sarai tra quelli spregiudicati, che dicono all’amante
+innamorato della loro sposa: — La
+vuoi? Prendila, io non so più che farne.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Si vede che tu non amasti mai e parli da
+quell’uomo cinico che sei.
+</p>
+
+<p>
+— No, voglio persuaderti che in questo fatto
+non v’è onta di sorta per te. Dovresti invece
+esser contento, perchè quella donna t’ha divorato
+ormai molti sesterzi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma l’amo sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Pare impossibile! Poppea è bellissima, ne
+convengo, ma è tua moglie, e non può più
+darti il fascino della novità. Potrai invece andar
+con altre, non meno avvenenti di lei, alla
+ricerca d’occulti tesori. D’altronde sarebbe insania
+il persistere nel rifiuto. Con Claudio Nerone
+non si scherza. Potrebbe fartela pagar
+cara, mentre puoi farla pagar cara a lui.
+</p>
+
+<p>
+— E in che modo?
+</p>
+
+<p>
+— Coll’accettare la generosa offerta ch’egli
+si propone di farti.
+</p>
+
+<p>
+— Quale, s’è lecito?
+</p>
+
+<p>
+— Egli vuole affidarti il governo d’una provincia.
+Sono incaricato io di proportelo. Una
+volta sulla via degli impieghi cospicui, con tua
+moglie Imperatrice, viaggerai nei regni della
+fortuna. Oh perchè non è capitato a me d’avere
+una moglie bella da cedere all’Imperatore! Codesta
+disgrazia m’avrebbe aggiunto vent’anni
+di vita.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni giorni dopo il Senato sanzionava la
+determinazione di Cesare, Ottavia era relegata
+nella villa di Nerone a Nettuno, Marco Salvio
+Ottone partiva per l’Ellesponto, e Poppea Sabina
+entrava trionfante nella casa Aurea.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span></p>
+
+<h2 id="cap19"><span class="smcap">Capitolo XIX.</span>
+<span class="smaller">Tripudi e lagrime.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+L’esilio d’Ottavia cominciò dapprima a produrre
+nel publico sorpresa mista a rammarico,
+che si tradusse poi in aperto furore.
+</p>
+
+<p>
+Non solo nei privati convegni, ma eziandio
+nei luoghi publici si rimpiangeva la vittima, e
+si biasimava l’ingiustizia di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo, instigato anche dai fautori di Britannico,
+più non si contenne, e cominciò a tumultuare
+nelle vie.
+</p>
+
+<p>
+Frotte di cittadini le percorrevano, esaltando
+il nome d’Ottavia e proclamandola Diva di Roma,
+coronandone di fiori le statue, e giungendo
+perfino a salire il Palatino per reclamarne ad
+alta voce il ritorno.
+</p>
+
+<p>
+Nerone non rispondeva, ma non reagiva contro
+codeste dimostrazioni.
+</p>
+
+<p>
+A tutti siffatto contegno recava sorpresa, e
+la sorpresa crebbe allorchè si vide Isidoro Cinico
+circondato da soldati, mentre parlava con
+una franchezza veemente nella taverna di Salvidieno
+Orfido, tratto nella <i>custodia comune</i>&#8205;<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> del
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+carcere Mamertino e dopo due giorni rilasciato
+nuovamente in libertà.
+</p>
+
+<p>
+In questa circostanza il tiranno innamorato
+non mancò di far sapere, per mezzo de’ suoi
+satelliti, al prigioniero e agli altri, ch’egli doveva
+la sua liberazione alle preghiere dell’Imperatrice
+Poppea.
+</p>
+
+<p>
+Ed era vero.
+</p>
+
+<p>
+Essa in quei giorni, in cui si stava per celebrare
+il rito nuziale, cercava accattivarsi la benevolenza
+dei romani.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo però, non esaudito ne’ suoi desiderii,
+continuava a tumultuare.
+</p>
+
+<p>
+I Consoli ed alcuni Senatori si recarono presso
+Nerone per scongiurarlo a richiamar l’esiliata,
+ed egli rispose che dopo il suo matrimonio farebbe
+delle indagini sulla condotta della moglie
+ripudiata e prenderebbe una decisione.
+</p>
+
+<p>
+Egli forse, per non turbar le feste del rito
+nuziale, avrebbe accondisceso, o finito d’accondiscendere;
+ma Poppea, che temeva sempre l’influenza
+d’Ottavia, tanto disse, tanto pregò di tenerla
+lontana da Roma, che rimase fermo nel
+decreto d’esilio, e diede ai magistrati quella
+risposta evasiva.
+</p>
+
+<p>
+Giunse finalmente il dì solenne delle nozze, e
+il popolo tornò a calmarsi, non tanto perchè
+fidasse nella promessa di Cesare, quanto pel
+desiderio di goder tranquillamente gli spettacoli.
+</p>
+
+<p>
+Illuminati dallo splendore d’un magnifico sole
+autunnale uscirono gli sposi dal palazzo dei Cesari
+sopra ricchissimo carro tirato da otto cavalli
+bianchi, condotti per l’<i>oreae</i> (morso) dagli
+schiavi.
+</p>
+
+<p>
+Erano preceduti dai trombettieri, dai Consoli,
+da dieci Senatori scelti a testimoni e da tutti i
+dignitari della Corte e del governo.
+</p>
+
+<p>
+I littori scortavano il carro, dietro il quale
+un coro di vergini alessandrine cantava invocazioni
+a Talasio, alternandole con inni ad
+Imene.
+</p>
+
+<p>
+I pretoriani facevano ala al corteo, che chiudevano
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+gli aquiliferi di tutte le legioni allora
+residenti in Roma, colle aquile d’argento sulle
+aste e il capo coperto da una pelle di fiera.
+</p>
+
+<p>
+Tre erano le forme nell’antica Roma per
+contrarre matrimonio.
+</p>
+
+<p>
+La prima, detta <i>usus</i>, quando un uomo prendeva
+una donna per un anno. La seconda <i>coemptio</i>
+(o compera) nella quale i coniugi facevano per
+finzione la cerimonia di vendersi l’uno all’altro.
+La terza era una cerimonia religiosa chiamata
+<i>confarreatio</i>.
+</p>
+
+<p>
+A questa erasi attenuta Poppea col primo
+marito, e questa volle scelta lo stesso Nerone,
+perchè la più antica, la più solenne.
+</p>
+
+<p>
+Poppea non portava il <i>flammeum</i>&#8205;<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>, ma un
+candidissimo velo che dalla sommità del capo
+le scendeva per di dietro, e sotto il quale traspariva
+la nera capellatura disciolta. Aveva la
+testa coronata di rose e la prestante persona
+coperta tutta di sindone bianca trapunta in argento.
+Un ricco monile di piropi le scendeva
+sul petto, e cerchi gemmati le adornavano i
+polsi e la parte superiore delle nude braccia.
+</p>
+
+<p>
+Molti e molti rimasero estatici alla vista di
+quella sublime bellezza, e quasi si sentivano
+inclinati a scusare, se non a perdonare, il ripudio
+d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatore cingeva la corona d’alloro; sulla
+tunica laticlavia portava il manto di porpora,
+e nella destra stringeva il bastone d’avorio,
+sormontato da un’aquila d’oro.
+</p>
+
+<p>
+Al tempio li attendevano presso l’ara il Pontefice
+Massimo e il Flamine di Giove, detto <i>Dialis</i>,
+insieme ad altri Sacerdoti ed ai Camilli&#8205;<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Poichè l’Imperatore e l’Imperatrice furono
+seduti davanti al delubro sopra sgabelli ricoperti
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+dalla pelle d’una pecora, sacrificata poco
+prima dal Popa in loro onore, uno dei Camilli
+s’avanzò portando su piatto d’argento una focaccia
+di fior di farina.
+</p>
+
+<p>
+Il Pontefice, unite ch’ebbe le destre degli sposi
+e messa sul capo di Poppea una corona di
+verbena, come fu terminato il rito, al quale assisteva
+come pronuba Domizia, zia di Nerone,
+presentò, giusta il costume, la focaccia alla
+sposa, che la divise col marito.&#8205;<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>
+</p>
+
+<p>
+Il <i>Commentarium rerum Urbanarum</i> non risparmiò
+iperbole quel giorno per lodare la bellezza
+della sposa, la solennità del rito, l’entusiasmo
+popolare, che non esisteva, e la magnificenza
+del banchetto nuziale.
+</p>
+
+<p>
+In questo, come usavasi nelle grandi solennità,
+le dame eran sedute e gli uomini alquanto
+prostesi.
+</p>
+
+<p>
+Le più avvenenti matrone e i più eleganti
+giovani del patriziato romano prendevano parte
+alla festa. Di concenti risuonava l’incantevole
+triclinio, reso ancor più splendido dalla presenza
+della vaghissima sposa.
+</p>
+
+<p>
+Nerone era radiante ed al suo umor lieto tutti
+cercavano d’uniformarsi; ma un fondo di mestizia
+si nascondeva nell’animo dei convitati
+pel ricordo d’Ottavia, per l’assenza d’Agrippina
+ch’erasi ritirata sdegnosa nella villa di Baja, e
+pel severo mutismo di Seneca.
+</p>
+
+<p>
+Solo Cercopiteco Panerote e qualche altro
+ghiottone non pensavano ad alcuno, nulla osservavano,
+d’altro non preoccupati che del proprio
+ventre.
+</p>
+
+<p>
+Terminato il banchetto, come giunse la sera,
+si congedarono i convitati, Domizia prese per
+mano Poppea, e seguita da schiavi ed ancelle
+che portavano rami di pino accesi e torce, la
+condusse nella stanza dov’era preparato il <i>letto
+geniale.</i>
+</p>
+
+<p>
+Quivi unse d’aromati il corpo di Poppea, e
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+adagiatala nel letto, invitò Nerone ad entrar nel
+cubiculo, ed augurando loro felicità, ritirossi, seguita
+dalle ancelle.
+</p>
+
+<p>
+E cessarono finalmente pel sitibondo Cesare
+le pene di Tantalo.
+</p>
+
+<p>
+Alla cerimonia nuziale tennero dietro nei
+giorni seguenti publici spettacoli, feste nella
+casa Aurea, divertimenti popolari.
+</p>
+
+<p>
+E Nerone era sempre più radiante d’amore e
+di gioia, e a Poppea si leggeva sul volto la soddisfazione
+per la raggiunta grandezza.
+</p>
+
+<p>
+Ma sul loro sereno orizzonte non tardarono
+a riapparire delle nubi.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo romano non aveva dimenticata la
+promessa fatta da Cesare ai Consoli ed ai Senatori,
+e vedendo che si tardava a mantenerla,
+cominciò di nuovo a lagnarsene, dapprima sommessamente,
+e poi con clamori, che chiedevano
+il ritorno d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+E di quando in quando alternava alle grida
+parole offensive per Poppea.
+</p>
+
+<p>
+Nerone era in preda per questo a tal furore,
+che avrebbe di buon grado ordinato ai pretoriani
+il massacro degli schiamazzatori, ma si
+tratteneva per non accrescere la popolarità della
+ripudiata e di suo fratello Britannico.
+</p>
+
+<p>
+A Seneca, che lo esortava a mantener la promessa
+e prendere una risoluzione,
+</p>
+
+<p>
+— La prenderò, — rispose, — e tale che rovescerà
+dal loro piedistallo gl’idoli di questo
+popolo insensato.
+</p>
+
+<p>
+Gettando poi, come suol dirsi, una pietra nel
+giardino del suo maestro, aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— E che i nemici della diva Poppea tremino!
+</p>
+
+<p>
+Seneca non addimostrò turbamento di sorta.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+
+<p>
+Già da un mese Ottavia viveva sofferente e
+solitaria a Nettuno col solo conforto delle visite,
+che a lei facevano di tratto in tratto Antonina
+e Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Una sera, dopo il tramonto, essa, indossato il
+peplo notturno e avvolta la persona in un leggero
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+amitto, uscì dal cubiculo sul <i>meniano</i>&#8205;<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a> e
+sedutasi in un <i>bisellio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>, posando i piedi sopra
+uno scranno, rimase mestamente assorta. Guardava
+le onde che venivano ad infrangersi negli
+scogli, guardava le fiammelle che andavano a
+poco a poco estinguendosi nelle casupole dei
+pescatori, e intanto alla sua mente s’affacciavano
+le memorie del passato.
+</p>
+
+<p>
+— Misera, — essa pensava tra sè, — a che ti
+giovarono la fede, l’amore, la rassegnazione?
+Eccoti ripudiata dall’uomo cui portavi tanto affetto,
+privata di tutti i tuoi cari, del tetto coniugale,
+del trono, della grandezza, e condannata
+all’esilio come una colpevole. E s’arrestassero
+qui le mie sventure, ma un presentimento funesto
+mi stringe il cuore. Tremo per me e per
+tutti quelli che m’amano.
+</p>
+
+<p>
+In questo si scosse da quella specie di letargo,
+in cui era immersa, e tese l’orecchio.
+</p>
+
+<p>
+A poca distanza udivasi il suono d’una cetra,
+che aveva intonata una melodia a lei nota.
+</p>
+
+<p>
+Non si vedeva il citarista, nascosto forse dietro
+un gruppo di piante, ma essa immaginò
+chi fosse, e sentì balzare il cuore e sorrise tra
+le lagrime.
+</p>
+
+<p>
+Chiamata l’ancella <i>cosmeta</i>&#8205;<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>, le dimandò se
+avesse udito quel suono.
+</p>
+
+<p>
+L’altra rispose:
+</p>
+
+<p>
+— L’udii, o diva Ottavia. Egli è per certo l’onesto
+Menecrate, apportatore forse di qualche
+lieta novella.
+</p>
+
+<p>
+Dopo lunga esitazione, Ottavia disse sospirando:
+</p>
+
+<p>
+— Discendi a cercarlo, e conducilo a me.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni istanti dopo il citarista compariva sul
+meniano, e piegando un ginocchio a terra, disse:
+</p>
+
+<p>
+— Mercè, o divina Ottavia, che mi concedesti
+di prostrarmi nuovamente a’ tuoi piedi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tu non mi dimenticasti dunque, o Menecrate?
+</p>
+
+<p>
+— Non v’è acqua di Lete che possa darmi
+codesto oblio. E chi potrebbe dimenticarti? Non
+certo il popolo romano che ti reclama, ed è
+pronto a qualunque eccesso se dal tiranno non
+gli verrà reso il suo idolo.
+</p>
+
+<p>
+— E Roma s’illude se crede colle minacce d’indur
+Nerone a cedere. Non farete che inasprire
+la sua ingiusta collera contro di me.
+</p>
+
+<p>
+— Invece, — ripetè Menecrate, — in lui si
+tradisce il timore.
+</p>
+
+<p>
+E qui narrò dell’impunità, in cui si lasciavano
+gli arditi partigiani di lei; della clemenza usata
+ad Isidoro Cinico.
+</p>
+
+<p>
+— Non vi fidate di siffatte apparenze, — interruppe
+Ottavia, — e voi, che m’amate, siate
+prudenti e guardinghi, perchè lo sdegno di Cesare
+può colpir da un momento all’altro. Tu,
+specialmente, o Menecrate, la cui devozione per
+me lo fece entrare già da lungo tempo in sospetto.
+Quand’anche io stessa di ciò non mi
+fossi avvista, Seneca lo rivelò dopo il ripudio
+all’Apostolo cristiano che ne fece avvertita mia
+sorella Antonina. Esitai per questo a riceverti
+stasera, ma non ebbi il coraggio, o mio fido,
+di respingerti, senza averti veduto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se Poppea la dicono gelosa di te, perchè
+teme che Nerone t’ami ancora....
+</p>
+
+<p>
+— E d’onde lo sai?
+</p>
+
+<p>
+— Molti lo ripetono, e in questi ultimi giorni
+a me lo disse Aniceto.
+</p>
+
+<p>
+— Ah disgraziato, non fidarti di quel mostro,
+che m’odiò sempre perchè non diedi ascolto
+alle sue infami proposte.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè non lo denunziasti a Cesare?
+</p>
+
+<p>
+— Per essere generosa fui stolta, lo so. Ma
+tu gli confidasti forse che verresti qui?
+</p>
+
+<p>
+— No, perchè sempre ho provato per lui profonda
+avversione, quantunque egli m’addimostrasse
+benevolenza, e cercasse d’accompagnarsi
+con me tutte le volte che c’incontravamo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ma non ti sfuggì mai dal labbro una parola
+imprudente?
+</p>
+
+<p>
+— O divina Ottavia, e quale parola poteva io
+dire, che non fosse dettata da profonda venerazione
+per te, che non affermasse l’immensa
+distanza che separa la figlia di Claudio, la moglie
+di Cesare dall’umile citaredo? Adoro i
+Numi, ma più dei Numi l’onor tuo, la tua virtù.
+Io non ebbi mai da te nè una parola, nè uno
+sguardo, che lusingassero l’immenso amor mio,
+che a tutti nascosi sempre. Lo stesso Nerone,
+col suo maligno istinto, col suo geloso orgoglio,
+lo ha sospettato, ma non lo ha scoperto.
+</p>
+
+<p>
+— E questo basta, o Menecrate, per farci tremare
+ambedue, me per la mia fama, te per la
+tua vita.
+</p>
+
+<p>
+— Io questa vita la disprezzerei, ove non mi
+addolorasse l’anima il pensiero di lasciar la povera
+madre mia sola in questo mondo, immersa
+nel dolore. Ma se Nerone vuol togliermela, se
+la prenda; sarà l’unica voluttà concessa allo
+sventurato amor mio, quella di morire per te.
+Alla tua fama poi Roma alzò monumento così
+alto e sublime, che sfida tutte le mene dei calunniatori.
+Non v’è onesto cittadino che non sorgerebbe
+a difenderti, ed io per l’onor tuo sono
+pronto, ove occorra, a versare il mio sangue
+fino all’ultima stilla.
+</p>
+
+<p>
+— Cuor generoso! — esclamò Ottavia, fissandolo
+teneramente.
+</p>
+
+<p>
+Il citaredo diede in un sospiro, e riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Invocare dai Numi, come io feci sempre
+per te, un’esistenza di gioia e di pace, e vederti
+invece tanto infelice, vederti circondata da ingiusti
+sospetti, che turbano le tue veglie e i
+tuoi sonni, e sentir da te che di questi mali
+son fors’io l’innocente cagione, mi rende desolato,
+m’agita così, ch’io non so più quel che
+debba fare. Vedi, non ho resistito al desiderio
+di rivederti, ero beato qui giungendo, ed ora
+mi pento d’esser venuto, perchè un arcano presentimento
+mi dice che posso involontariamente,
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+aver giovato ai tuo nemico, e te danneggiata.
+Facciano almeno i Numi che paghi io
+solo la mia imprudenza.
+</p>
+
+<p>
+— Confidasti a qualcuno il tuo progetto?
+</p>
+
+<p>
+— Non sono così stolto.
+</p>
+
+<p>
+— Sei sicuro che nessuno t’abbia riconosciuto
+qui?
+</p>
+
+<p>
+— Non m’imbattei che in poveri pescatori.
+</p>
+
+<p>
+— Rassicurati dunque, che i miei schiavi
+son fidi, e non parleranno. È più prudente però
+che tu esca da questa villa ed approfitti della
+<i>suprema tempesta</i> per tornare in Roma.
+</p>
+
+<p>
+— Il tuo volere è legge per me, — rispose
+Menecrate, — ed io ti lascio. Sanno gli Dei quando
+ci rivedremo. Forse mai più.
+</p>
+
+<p>
+— Non dir questo, o fido Menecrate, non accrescere
+i sinistri presentimenti dell’anima mia.
+</p>
+
+<p>
+— O divina Ottavia, là dove regna il feroce
+Enobardo ogni addio può esser l’ultimo.
+</p>
+
+<p>
+— Non straziarmi così.
+</p>
+
+<p>
+— Almeno, se non devo più rivederti, se sono
+destinato a morire, mi sia conforto nella solitudine,
+renda meno crudele la mia agonia il ricordo
+d’una tua soave parola. Concedimi questa
+grazia, pronunzia questa parola.
+</p>
+
+<p>
+La vittima allora, ribellandosi alle ingiuste
+pretese del suo carnefice, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Sì, poichè sono libera del mio cuore, nè
+devo più render ragione a chicchessia de’ miei
+sentimenti, io ti dichiaro, o Menecrate, che t’amo,
+sì, t’amo, e che se riusciremo a salvarci, la
+sventurata moglie di Cesare diverrà forse un
+giorno la felice sposa del citaredo.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole Menecrate cadde in ginocchio
+e prese nelle sue le mani di lei, le inondò di
+lagrime e di baci.
+</p>
+
+<p>
+Quando la commozione gli permise di parlare,
+esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ah tu mi rendesti adesso l’uomo più beato
+della terra!
+</p>
+
+<p>
+Quindi, levatosi in piedi e prendendo la cetra,
+che aveva ad armacollo, soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Compisci l’opera, o divina Ottavia, e permetti
+che questo istrumento rimanga con te,
+come ricordo del povero citaredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ora tu sai che il mio cuore non ha bisogno
+di pegni per rammentarsi di te. Conserva
+dunque la tua cetra, che varrà a renderti meno
+penose le ore della solitudine.
+</p>
+
+<p>
+— È quella che portava sempre con me nel
+palazzo dei Cesari, e le sue melodie eran da te
+benignamente ascoltate. Queste corde non devono
+più vibrare ove tu non sei. Prendila, e
+me la renderai, se verranno giorni più felici
+per noi.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia levossi, prese la cetra, e porse la
+fronte a Menecrate che v’impresse un lungo
+bacio.
+</p>
+
+<p>
+Sapeva che nulla di più avrebbe potuto ottenere
+dalla casta riservatezza di lei, e per timore
+d’offenderla più nulla chiese.
+</p>
+
+<p>
+Poichè egli fu partito, Ottavia andò ad appender
+l’istrumento presso il suo letto, e chiamò
+quindi l’ancella cubicularia perchè l’aiutasse a
+svestirsi.
+</p>
+
+<p>
+S’udì un mormorio di voci, quindi i passi
+frettolosi di persona, che quasi gemendo s’avvicinava
+al cubiculo.
+</p>
+
+<p>
+Era la schiava <i>vestiplica</i>&#8205;<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a> la quale, tutta spaventata,
+veniva ad annunziare che Menecrate,
+appena uscito dalla villa, veniva in presenza
+dell’ostiario afferrato da alcuni pescatori, legato
+con funi e condotto via.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia si mise le mani nei capelli, e gettando
+un grido cadde svenuta tra le braccia delle
+ancelle.
+</p>
+
+<p>
+Successero a quello giorni per lei d’indescrivibile
+angoscia.
+</p>
+
+<p>
+Non una parola, non uno scritto che le desse
+notizia del citaredo.
+</p>
+
+<p>
+Una nuova circostanza venne invece ad accrescere
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+il suo spavento. Giunsero all’improvviso
+alcune schiave, che venivano a surrogare
+le sue ancelle fedeli, che da alcuni soldati furono,
+per ordine di Cesare, condotte in Roma.
+Si vide allora perduta, comprese d’esser vittima
+di perfide mene, e la sua disperazione fu al
+colmo.
+</p>
+
+<p>
+Una mattina giaceva ancora in letto, estenuata
+dalla febbre, allorchè tutt’a un tratto
+udì nelle stanze attigue una voce che gridava:
+</p>
+
+<p>
+— Lasciatemi, maledette schiave di Cesare,
+lasciatemi! Voglio salvarla!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span></p>
+
+<h2 id="cap20"><span class="smcap">Capitolo XX.</span>
+<span class="smaller">Tormentati.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+— Tu dovrai scoprire se Menecrate osa amare
+la moglie di Cesare, e s’egli si recò furtivamente
+a Nettuno. Adopera a ciò tutti i mezzi, ch’io ti
+do ampia facoltà.
+</p>
+
+<p>
+Questo diceva un giorno Nerone ad Aniceto,
+e l’incarico era con gioia accettato dal maligno
+pedagogo, che sperava vendicarsi d’Ottavia, conservar
+la benevolenza di Cesare e acquistare
+quella della nuova Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+S’era subito messo all’opera, e non riuscendo
+a cogliere a volo qualche parola imprudente
+del giovine, nè ad avere informazioni da altre
+persone, meditava subito l’impresa di farlo sorprendere
+a Nettuno.
+</p>
+
+<p>
+Aveva dunque spedito colà alcuni scherani
+travestiti da pescatori, e che di vista conoscevano
+il citaredo, e dava loro ordine di vegliare
+intorno alla villa, ove dimorava Ottavia, di lasciarvelo
+entrare, e catturarlo appena ne fosse
+uscito.
+</p>
+
+<p>
+L’agguato, come vedemmo, riuscì a meraviglia,
+e il misero, giunto in Roma, veniva rinchiuso
+nel carcere Tulliano.
+</p>
+
+<p>
+Ivi fu interrogato dai giudici, i quali con subdole
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+dimande cercarono d’indurlo a confessare
+l’adulterio commesso con Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Il prigioniero, mal frenando lo sdegno, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— O giudici, non vi fate complici di calunniatori
+malvagi, e rispettate la più virtuosa, la
+più casta delle donne romane.
+</p>
+
+<p>
+E continuando gli altri nel triste ufficio, soggiunse
+che smettessero, perchè i loro vani artifizi
+non riuscirebbero a fargli rinnegare la
+verità.
+</p>
+
+<p>
+Dopo queste parole si chiuse in sdegnoso silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Tanta fermezza adirò quei satelliti del tiranno,
+i quali ordinarono ai soldati di legar Menecrate
+con una fune, e calarlo nella <i>carneficina</i>. Così
+chiamavasi il sotterraneo, dove i rei erano torturati
+e giustiziati.
+</p>
+
+<p>
+Era stato scavato nella roccia a 17 palmi e
+mezzo dal piano di Roma da Servio Tullio e sottostava
+a tutte le celle della prigione. Da un’apertura,
+praticata in mezzo alla vôlta, venivano
+con funi calati abbasso i rei ed i carnefici. Una
+piccola porta a sinistra dava accesso ad una
+galleria, che metteva nel Tevere, dove si gettavano
+i cadaveri, quando non venivano esposti
+sulle gradinate Gemoniane.
+</p>
+
+<p>
+Manette, catene, collari, marchi di ferro, eculei,
+nervi, flagelli, corde, numelli, patiboli, ed altri
+istrumenti di tortura erano disposti intorno alle
+rozze pareti.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate venne dal carnefice racchiuso nel
+<i>numello</i>&#8205;<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a> e sottoposto al supplizio del flagello
+a cui i romani avevano applicato l’epiteto di
+<i>horribile</i>. Le sue corde ritorte con nodi, che rassomigliavano
+ai numerosi tentacoli del polipo,
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+facevano strazio di quel corpo. Grondava il sangue
+dalle carni lacerate, che cadevano in brandelli,
+e il paziente gemeva, ma non chiedeva
+pietà, ma rimaneva saldo nel proclamar l’innocenza
+e la virtù d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente il dolore lo vinse, e perdette i sensi.
+</p>
+
+<p>
+Allora fu tolto dal <i>numello</i>, e colla corda tirato
+verso il foro della volta e consegnato all’<i>ergastolario</i>,
+che lo fe’ ricondurre nella prigione e
+gli fe’ ungere di balsamo le ferite.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, per giustificare agli occhi dei romani
+il ripudio d’Ottavia, e diminuire di questa il prestigio,
+ed accrescerlo a Poppea, voleva ad ogni
+costo che Ottavia risultasse colpevole; ma nello
+stesso tempo il sentir confermata la virtù di lei
+lusingava il suo amor proprio.
+</p>
+
+<p>
+Provò dunque quasi un senso di gratitudine
+verso Menecrate, e d’ammirazione per la fermezza
+di lui.
+</p>
+
+<p>
+L’avrebbe forse rimandato libero, ove Aniceto,
+a cui ciò non garbava, non gli avesse fatto
+osservare che conveniva prima provare ch’egli
+non avesse per nobiltà d’animo mentita la verità.
+E il perfido suggerì allora di far tradurre
+da Nettuno a Roma le ancelle d’Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+E a quelle sventurate toccò la stessa sorte
+del citaredo.
+</p>
+
+<p>
+Non fu adoperato il <i>numello</i>, ma bensì, il sistema
+del <i>catomidio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a> e invece del flagello furono
+ad una ad una percosse col <i>flagro</i>, di cui
+i lunghi cordoni intrecciati con dei pasturali di
+pecora non laceravano nè pestavano le carni.
+</p>
+
+<p>
+Di questo istrumento i preti di Cibele si servivano
+per farsi la disciplina. Ma i preti fingevano,
+e il carnefice faceva davvero, per cui le
+strida delle pazienti s’udivano, non solo dai prigionieri,
+ma dai cittadini che passavano per via.
+</p>
+
+<p>
+Ad onta però degli spasimi, la loro fedeltà
+vinse la prova e nessuna accusò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+</p>
+
+<p>
+La fama dei supplizii, così eroicamente sopportati
+dai martiri, non tardò a divulgarsi fra
+il popolo, che ascrivendoli all’influenza della
+nuova Imperatrice, cominciò a dimostrare clamorosamente
+il suo malumore contro di lei.
+</p>
+
+<p>
+La si malediceva publicamente, si chiedeva
+giustizia, tanto dalla plebe che dai patrizi per
+la ripudiata Ottavia, per l’innocenza oppressa.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, furibondo, non sapeva più a qual
+nuovo infame partito appigliarsi per difender la
+donna adorata e confondere il popolo romano.
+</p>
+
+<p>
+Lo scellerato pedagogo venne nuovamente in
+suo soccorso e gli dimandò:
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi tu che Ottavia risulti ad ogni costo
+colpevole?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, per l’Averno! Purchè io non sia stato
+ingannato, lo sian pure gli altri.
+</p>
+
+<p>
+— Or bene, fa porre in libertà i prigionieri, e
+punisci Ottavia, dichiarata adultera dal suo stesso
+amante.
+</p>
+
+<p>
+— E chi sarà costui?
+</p>
+
+<p>
+— Il tuo Aniceto, se vuoi.
+</p>
+
+<p>
+— Tu!.... Ma non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— E che monta? Il popolo cadrà nell’inganno.
+</p>
+
+<p>
+— Mi spiace, che un miserabile par tuo sia
+creduto il rivale di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Aniceto, ch’era avvezzo a simili oltraggi, si
+strinse nelle spalle e non profferì parola.
+</p>
+
+<p>
+In questo entrò nella stanza l’Imperatrice,
+trascinando seco Atte, alla quale impose di ripetere
+al cospetto dell’Imperatore quanto aveva
+detto a Domizia, purchè non tradisse la verità.
+</p>
+
+<p>
+— Non ho mai mentito, — interruppe Atte,
+fissando Poppea con alquanta alterigia.
+</p>
+
+<p>
+Quindi, rivolgendosi a Nerone, continuò:
+</p>
+
+<p>
+— La tua zia Domizia vituperò davanti alle
+schiave la divina Ottavia, ed io ch’era presente,
+ne presi le difese e ne esaltai le sublimi virtù.
+Essa disse che tu, o Claudio Nerone, avevi ben
+operato ripudiandola e condannandola all’esilio,
+ed io dichiarai il tuo atto indegno d’un cuore
+generoso. Essa si scagliò contro il popolo romano,
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+che osa ribellarsi ai decreti di Cesare,
+che fa d’una giovine ipocrita l’idolo suo, e non
+vuol riconoscere i pregi della divina Poppea.
+Ed io risposi che il popolo è saggio, e che dalla
+sua bocca esce sempre la parola dei Numi. Ecco
+la verità.
+</p>
+
+<p>
+Nerone tacque. Egli era distratto perchè, tra
+il parlare d’Atte, rapide attraversarono la sua
+mente le memorie dei gaudi soavi divisi con
+quella donna, che si mostrava in quel momento
+sì franca e leale.
+</p>
+
+<p>
+— E sei tu, — disse Poppea con beffardo sorriso, — tu,
+che compiangi colei, a cui per la
+prima rapisti il marito?
+</p>
+
+<p>
+— Ah! Avrei voluto, — rispose la citarista, — morir
+prima che un’infelice passione mi facesse
+portar nella tomba il rimorso di quel tradimento.
+</p>
+
+<p>
+— Codesto rimorso risparmialo, — entrò a dire
+Nerone, che vedeva finalmente giunto l’istante di
+portar coll’estrema calunnia il colpo fatale alla
+riputazione d’Ottavia. — Voi tutti adorate un
+idolo bugiardo. Quella virtù, così decantata da
+voi, non impedì ad Ottavia di.... prostituirsi a
+costui....
+</p>
+
+<p>
+Ed additò Aniceto, mormorando quasi a stento
+le ultime parole, come se le sue labbra rifuggissero
+dal pronunziarle.
+</p>
+
+<p>
+— Tu! — esclamò Atte, guardando biecamente
+il pedagogo, — ed osi asserirlo?
+</p>
+
+<p>
+— La coscienza m’impone questa volontaria
+confessione per salvare l’innocente Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Poppea teneva fisse sul marito le sue
+nere pupille, in cui leggevasi la sorpresa e l’incredulità.
+</p>
+
+<p>
+Forse nella sua intenzione travedeva l’ordito
+inganno, e ciò non le inspirava fiducia per l’avvenire.
+</p>
+
+<p>
+— E dopo la sanguinosa offesa, non punisti
+quest’uomo? — essa osservò.
+</p>
+
+<p>
+Ed Aniceto con prontezza rispose prima che
+l’Imperatore parlasse:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Il divo Cesare generosamente mi perdonò,
+perchè la pietà mi spinse a dichiararmi reo.
+</p>
+
+<p>
+— E chi ti disse, o malvagio, — interruppe
+Nerone, — ch’io ti perdonai? Non ti tolgo la vita,
+ma ti condanno all’esilio. Ora, tu stessa, adorata
+Poppea, pronunzia la sentenza contro codesta illusa
+citarista.
+</p>
+
+<p>
+— A me basta, — rispose Poppea, — che una
+mia nemica non abbia più ricetto nel palazzo
+dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+— Udisti, o Atte? Prima che tramonti il sole
+devi aver abbandonata la reggia. Prendi.
+</p>
+
+<p>
+E tolto da un <i>pegma</i> (o stipo) un <i>marsupio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>
+pieno di nummi d’oro, lo presentò a lei, che rifiutò
+dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Da lungo tempo implorai dal divo Cesare
+la grazia di lasciarmi partire. Egli me la negò,
+anzi mi volle qui prigioniera. Ora mi concede
+la libertà, e questo dono a me basta, senza che
+altro egli ve ne aggiunga. Parto riconoscente all’Imperatrice
+della sua sentenza, che m’offre il
+mezzo d’espiare il mio fallo. Parto però convinta
+che quest’uomo ha mentito, e ch’è immacolata
+la virtù della divina Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— Il gastigo che l’attende ti convincerà delle
+sue colpe. Ora prendi questo denaro ch’io
+t’offro.... prendilo.... così voglio.... così comando...
+e va.
+</p>
+
+<p>
+Atte prese il marsupio, senza più esitare; poichè
+quel denaro giovava ad un suo progetto,
+ed uscì dalla stanza imperiale coll’animo agitato
+per la sciagura che sovrastava ad Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Poppea era riuscita ad allontanare la concubina,
+come aveva fatto discacciare la legittima
+sposa. Agli altri nemici, che aveva nella casa
+Augustale, penserebbe in seguito. Essa voleva
+goder tranquillamente della sua fortuna, e regnar
+dispotica sull’animo di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Voleva fido e sottomesso a lei sola il marito,
+senza darsi però la pena di correggerlo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sembrava che le sue aberrazioni, i suoi stessi
+delitti non la riguardassero.
+</p>
+
+<p>
+Per questo, malgrado il sospetto ch’egli con
+Aniceto avessero ordito una trama contro Ottavia,
+e che a questa minacciasse l’estremo fato,
+non chiese schiarimenti, non disse parola per
+salvarla.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però titubava di convalidar la calunnia
+colla punizione della moglie ripudiata, che
+egli amò un giorno, e che sapeva onesta e fedele.
+Era tale enormità che faceva perfino ribrezzo
+a quella belva.
+</p>
+
+<p>
+La sua vecchia zia però, ch’era donna feroce
+anch’essa, acerrima nemica dei Claudii ed accecata
+dall’affetto per Nerone, lo stimolava a disfarsi
+dei due figli di Messalina se voleva acquistare
+la pace, e regnar sicuro. Neppure a lei Nerone
+aveva confidato il segreto della trama ordita
+con Aniceto, laonde essa in buona fede
+credeva Ottavia colpevole, e così gli parlava:
+</p>
+
+<p>
+— Se tu gli perdonassi, essa non mancherebbe,
+per vendicarsi, di cospirare co’ suoi amanti per
+balzar dal trono te, e porvi Britannico. La tua
+vita e quella di tua moglie verrebbero sacrificate
+agli Dei dell’Averno. So già che si cospira contro
+di te. Non mostrarti pusillanime, afferra le cesoie
+d’Atropo, e recidi lo stame di quelle due vite,
+che possono riuscir per te così fatali.
+</p>
+
+<p>
+E tanto disse, che Nerone, benchè a malincuore,
+pronunziò la tremenda parola:
+</p>
+
+<p>
+— Morranno.
+</p>
+
+<p>
+Atte era salita nei cenaculi, aveva radunate
+le sue robe, ed era partita col fermo proposito
+di salvare Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Le due nutrici Egloga ed Alessandria, che molto
+avevano preso ad amarla, piansero a calde lagrime
+nel dividersi da lei. Sporo voleva anche
+questa volta partire con essa; ma riuscì a persuaderlo
+ch’egli correva rischio d’esporre ambedue
+alle vendette di Cesare, e lo consolò promettendogli
+che si sarebbero riveduti.
+</p>
+
+<p>
+Dal palazzo Augustale Atte corse difilata a
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+quello di Britannico, che pure sorgeva sul Palatino,
+volendo prevenirlo della sciagura, da cui
+era minacciata la sorella.
+</p>
+
+<p>
+Erano in quel momento adunati presso Britannico,
+Calpurnio Pisone ed altri partigiani di
+lui, che sentendo annunziare la citarista greca,
+lo consigliarono a farla discacciare, sospettandola
+inviata dal tiranno per spiarli.
+</p>
+
+<p>
+Plauzio Laterano, ch’era con loro e che ora
+detestava Atte, sospettandola complice del tiranno
+nel sagrifizio di Rubea, fu dei più accaniti
+nel far respingere la giovine greca. E Britannico
+diede loro ascolto e quindi passò nelle
+stanze d’Antonina, ch’era nella sua zotheca coll’Apostolo,
+e le riferì quant’era accaduto.
+</p>
+
+<p>
+— Male oprasti, o Britannico, — osservò Paolo; — dovevi
+recarti nell’atrio a vederla, sentir da lei
+cosa volesse, e giudicar da te stesso s’ella avesse
+veramente a comunicarti cose di grave momento.
+Talvolta il bene ci giunge donde meno lo si attende.
+Forse essa ancora non s’allontanò di
+qui. Vado io, se vuoi, a raggiungerla, io che
+seguo la massima del mio maestro Gesù, che
+non respingeva alcuno e tutti chiamava a sè.
+</p>
+
+<p>
+Andò, ma non trovò più Atte, che dopo il rifiuto
+di Britannico erasi allontanata, dicendo
+fra sè:
+</p>
+
+<p>
+— Vedo che i Numi vogliono a me serbato
+l’onore e la gioia di salvarla. E che i Numi mi
+diano la forza per compiere l’opra pietosa.
+</p>
+
+<p>
+Approfittando dell’oro, che Nerone l’aveva costretta
+ad accettare, tolse a nolo un <i>cisio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a> a
+due cavalli, viaggiò tutta notte, e allo spuntar
+dell’alba giunse davanti alla villa imperiale di
+Nettuno.
+</p>
+
+<p>
+L’Ostiario, mezzo sonnolento ancora, le chiese
+chi fosse.
+</p>
+
+<p>
+— Mi manda Cesare, — rispose.
+</p>
+
+<p>
+E andò innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Ma imbattutasi in due delle nuove ancelle,
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+queste volevano trattenerla a viva forza, ma
+essa, dopo aver lottato, si svincolò da loro, ed
+entrata nel cubiculo, ove giaceva Ottavia, corse
+ad inginocchiarsi vicino a lei, e presale la mano,
+la coprì di baci.
+</p>
+
+<p>
+— Atte! — esclamò sorpresa la giovine Imperatrice. — Perchè
+vieni? Che vuoi tu da me?
+</p>
+
+<p>
+— Vengo a salvarti, o divina Ottavia, — rispose
+Atte, rimanendo genuflessa.
+</p>
+
+<p>
+E con accento affannoso prese a narrarle
+quanto era accaduto nella casa Aurea, il suo
+alterco colla vecchia Domizia, l’accusa di Poppea,
+il suo sfratto dal palazzo dei Cesari e le
+minacciose parole di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia colla solita dolcezza e con flebile voce,
+disse:
+</p>
+
+<p>
+— E che fec’io mai per essere minacciata così?
+</p>
+
+<p>
+L’altra non si sentiva il coraggio di palesarle
+il tratto infame d’Aniceto. Facendolo, le pareva
+di recare offesa alla virtuosa donna ed accrescerne
+il dolore.
+</p>
+
+<p>
+— So, — proseguì Ottavia, — che si sospettò
+di Menecrate. Egli fu catturato, mentre usciva
+da questo palazzo. Nulla più seppi di lui. Alzati
+e dimmi la verità.
+</p>
+
+<p>
+Atte allora levossi in piedi, e le narrò come
+avesse il citaredo sopportato eroicamente la tortura,
+proclamando, sotto ai colpi del flagello, sè
+innocente e incontaminata lei. Lo stesso riferì
+delle ancelle.
+</p>
+
+<p>
+— Anime sublimi! — esclamò Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+E gli occhi le si velarono di lagrime.
+</p>
+
+<p>
+Porgendo poi le mani ad Atte, continuò:
+</p>
+
+<p>
+— E tu pure, o giovine greca, abbiti la mia
+riconoscenza per l’affetto che dimostri a questa
+derelitta.
+</p>
+
+<p>
+— Io nulla merito, o divina Ottavia, finchè
+non t’avrò salvata. Corsi a quest’uopo presso
+di te. Non indugiare per pietà, perchè le vendette
+di Cesare sono sollecite quanto tremende.
+Levati, prendi le mie vesti, copriti colla mia calyptra,
+e fuggi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ottavia tentennò il capo.
+</p>
+
+<p>
+— Non lasciarti trattenere dal dubbio, — continuò
+Atte. — Nel vicino stabulo troverai il <i>cisio</i>
+col quale io son venuta. L’auriga è già prevenuto.
+Egli ti condurrà in Roma presso tuo fratello
+Britannico e tua sorella Antonina, che sapranno
+trovare il modo di sottrarti per sempre
+al tuo carnefice.
+</p>
+
+<p>
+— E tu? — chiese Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+— A me non pensare: se morrò, sarò felice
+d’averti sacrificata la vita, se riuscirò a salvarla
+ti raggiungerò, o divina Ottavia, per consacrarla
+interamente a te.
+</p>
+
+<p>
+— Io ti son grata, — rispose Ottavia, — di
+questi affettuosi sentimenti, nei quali traspare
+la nobiltà d’un cuore, che fu suo malgrado traviato.
+Ma la tua proposta non posso accettare.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè fuggendo mi si potrebbe ritenere
+colpevole. Io nulla ho a rimproverarmi, e le
+coscienze intemerate non hanno paura.
+</p>
+
+<p>
+— Della giustizia, no; — interruppe l’altra, — ma
+della perfidia? Ti vogliono perduta ad ogni
+costo, interamente perduta.
+</p>
+
+<p>
+— E non la sono diggià? Ripudiata, condannata
+a vivere reclusa in questa villa, privata
+degli amici, delle più fide schiave. Non credo
+che vorranno sottoporre anche me ai tormenti,
+e che a vent’anni vorranno togliermi l’esistenza.
+</p>
+
+<p>
+— O divina Ottavia, io per non offenderti, non
+voleva riferirti che venne ordita una trama iniqua
+per farti comparire colpevole, e distrugger
+così la venerazione di Roma verso di te.
+</p>
+
+<p>
+— E Nerone che mi sa pura, non mi difende
+contro la scellerata accusa?
+</p>
+
+<p>
+— Forse egli stesso la ordiva perchè trionfasse
+Poppea.
+</p>
+
+<p>
+E qui, senz’altra esitanza, narrò della menzognera
+confessione d’Aniceto.
+</p>
+
+<p>
+A questo non s’attendeva Ottavia. Essa ne
+provò sdegno siffatto, che più non parve la
+stessa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nelle violenti frasi, nell’ira che le divampava
+dagli occhi, male avresti ravvisata la soave figlia
+di Claudio. In preda all’esasperazione, narrò
+ad Atte come lo scellerato avesse osato un
+giorno d’offrirle l’amor suo, e come fosse stato
+sdegnosamente respinto.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ecco, — aggiunse, — la ricompensa di
+quell’uomo infame per aver io taciuto all’Imperatore
+l’oscena proposta di lui. Ma con questo
+nuovo delitto i nemici miei non raggiungeranno
+lo scopo. Il popolo romano non crederà.
+</p>
+
+<p>
+— È per convincerlo appunto che vogliono
+punirti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma nessuno più adunque mi difende? Perchè
+tace Agrippina? Perchè tace Seneca? E Antonina
+e Britannico che fanno?
+</p>
+
+<p>
+Atte rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Nerone, accecato dalla passione, tutto sacrifica
+a Poppea. Agrippina freme, ma tace. Seneca
+parla, ma non è ascoltato. Il fratello e la
+sorella tua ignorano forse quello che si trama
+a’ danni tuoi. Appena abbandonato il palazzo
+dei Cesari, corsi a quello di Britannico e d’Antonina
+per renderli avvertiti, ma fui respinta, e
+senza frapporre indugio venni io stessa a te, e
+torno a supplicarti, o diva Ottavia, di porti in
+salvo. L’innocenza, la virtù, la rassegnazione
+a nulla ti gioveranno. Oh, cedi, cedi alle preghiere
+e alle lagrime di quest’umile liberta. Tu
+sei per me il genio del perdono e della redenzione:
+non abbandonarmi!
+</p>
+
+<p>
+Ottavia, commossa, stese le braccia verso di
+lei, e strettala in amplesso la baciò.
+</p>
+
+<p>
+— Va, infelice creatura, e ti perdonino gli Dei,
+come io t’ho già perdonato.
+</p>
+
+<p>
+Atte tentò di nuovo persuaderla a porsi in salvo,
+ma l’altra le rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Quand’anche lo volessi, non me lo consentirebbero
+le forze. Ho l’anima stanca, il corpo
+affranto, e conviene che qui si compia il mio
+fato.
+</p>
+
+<p>
+— Concedimi almeno di rimanere presso di te.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Resta, se vuoi, ma il presentimento mi
+dice che non tarderò a lasciarti in abbandono
+su questa terra.
+</p>
+
+<p>
+Atte, che divideva con essa codesto convincimento,
+tacque.
+</p>
+
+<p>
+Andò a licenziare l’auriga, e tornò subito al
+fianco dell’inferma Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo, questa, che mal sopportava la vista
+delle altre ancelle, si fece aiutare da Atte a discender
+dal letto, ed indossato l’amitto, passò
+nella zotheca, e sedette davanti al monopodio
+su cui vedevansi disposte in ordine carte di varie
+qualità, penne di canna, che i romani chiamavano
+<i>arundes</i> finamente lavorate e chiuse in
+una <i>teca calamaria</i>, l’<i>atramentario</i>&#8205;<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> dorato e
+alcuni libri. Prese una penna ed un foglio di carta
+dentata&#8205;<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a> e scrisse a Britannico per dare a lui
+e alla sorella Antonina l’ultimo vale, e raccomandar
+loro la pietosa citarista.
+</p>
+
+<p>
+Quindi porse a questa il foglio perchè, tornando
+a Roma dopo la sua morte, lo presentasse
+al fratello.
+</p>
+
+<p>
+Le rimise inoltre del denaro e dei gioielli
+chiusi in una <i>crumena</i>&#8205;<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>.
+</p>
+
+<p>
+— Quest’oro — dicendo — e questi oggetti
+consegnerai alle mie fide ancelle Fausta, Domitilla,
+Silvia e le altre, che a me dimostrarono
+tanta abnegazione, e così eroicamente mi difesero
+in mezzo ai tormenti. Oh potessi rivederle,
+baciarle ancora una volta! Al misero Menecrate....
+</p>
+
+<p>
+E qui il pianto le impedì di proseguire.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu parli, o divina Ottavia, — entrò a
+dire Atte, singhiozzando anch’essa, — come se
+fosse incominciata per te l’ora dell’agonia.
+</p>
+
+<p>
+— O mia buona citarista, credi a me, questa
+non è lontana. Quand’anche non m’uccidesse
+Nerone, questa febbre che m’arde le vene risparmierà
+forse a lui un nuovo delitto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+</p>
+
+<p>
+Si tolse dal dito un anello, e disse ad Atte di
+portarlo a Menecrate, unitamente alla cetra, che
+le aveva lasciato, aggiungendo:
+</p>
+
+<p>
+— Dagli per me l’ultimo addio, digli che gli
+son grata del suo affetto, della sua abnegazione,
+e che non dimentichi il mio sepolcro, se pur
+questo sarà concesso alla mia povera salma.
+</p>
+
+<p>
+L’angoscia e il pianto avevano inasprite così
+le sue fisiche sofferenze, che sentendosi mancare,
+si fe’ da Atte, coll’aiuto delle ancelle, ricondurre
+nel suo letto, ove rimase qualche tempo
+quasi priva di sensi.
+</p>
+
+<p>
+All’indomani Atte, vedendola in quello stato,
+che il medico dichiarò gravissimo, non si mosse
+mai dalla stanza.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera essa dimandò il permesso di vegliarla,
+distendendosi presso il letto sopra una
+pelle di tigre.
+</p>
+
+<p>
+Ottavia però non lo permise, e la mandò a
+dormire nell’attiguo gabinetto.
+</p>
+
+<p>
+La giovine citarista tuttavia non riuscì a prender
+sonno, sembrandole udire ad ogni momento
+i lamenti dell’inferma.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto le parve che la porta del cubiculo
+s’aprisse, e che qualcuno vi fosse penetrato.
+</p>
+
+<p>
+Balzò in piedi, ed atterrita da un grido acuto,
+si precipitò nella camera d’Ottavia.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span></p>
+
+<h2 id="cap21"><span class="smcap">Capitolo XXI.</span>
+<span class="smaller-b">☧</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Era notte inoltrata e Ottavia aveva appena
+socchiuse le palpebre, allorchè la porta del cubiculo
+s’apri pian piano, e comparve un uomo
+con una lanterna, dalle pareti di corno trasparenti,
+che diffondeva una tinta giallastra sulla
+sua faccia e su quella dei due compagni che lo
+seguivano.
+</p>
+
+<p>
+L’inferma aprì gli occhi quand’essi eran già
+presso il letto.
+</p>
+
+<p>
+Dapprima li fissò spaventata, poi cominciò a
+tremare e mormorare affannosa:
+</p>
+
+<p>
+— Ah cosa è mai! Me lassa!
+</p>
+
+<p>
+Ma quando, ad un cenno dell’uomo che portava
+la lanterna, uno dei due manigoldi si gettò
+su lei per impedirle di muoversi, mentre l’altro
+sguainava una sica,
+</p>
+
+<p>
+— Pietà! pietà!... — esclamò. — Non ho che
+vent’anni.
+</p>
+
+<p>
+L’uomo si lasciò cader l’arme e mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Non posso!....
+</p>
+
+<p>
+— Vigliacco! — esclamò l’altro.
+</p>
+
+<p>
+E raccolta dalle coltri la sica, la piantò nel
+petto d’Ottavia, che gettò l’urlo udito da Atte, e
+cadde riversa sul guanciale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo l’infelice spirava fra le braccia della
+citarista.
+</p>
+
+<p>
+Tornati in Roma i tre sicarii, si presentarono
+a Cesare per riferirgli che gli ordini suoi erano
+stati eseguiti.
+</p>
+
+<p>
+— E che diss’ella?
+</p>
+
+<p>
+E il capo di quei sgherri rispose ch’essa aveva
+cercato di muoverli a pietà, e che anzi uno di
+loro erasi lasciato intenerire dalle lagrime di lei,
+e non aveva osato ferirla.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè ti mostrasti ribelle agli ordini miei? — chiese
+a questi Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— In vederla così giovine e bella, sentii venir
+meno il coraggio.
+</p>
+
+<p>
+Cesare, con stupore grandissimo degli altri due,
+gli gettò ai piedi una borsa di denaro, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Prendi, in mercede della tua pietà.
+</p>
+
+<p>
+Codesta stravaganza, emanazione d’un cervello
+malato, tradiva in lui un resto d’affetto
+verso la vittima, sacrificata per vincere il riottoso
+contegno del popolo romano.
+</p>
+
+<p>
+Ordinò che la salma fosse chiusa in sarcofago
+e calata nel conditorio&#8205;<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a> dei Claudii.
+</p>
+
+<p>
+Diè inoltre incarico di raccogliere tutti gli oggetti
+preziosi appartenuti all’estinta, e di portarli,
+come ricordo di lei, alla sorella Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Non era rimorso, non pentimento, e neppure
+presunzione d’essere meno severamente giudicato
+dall’universale, che lo spingevano a dare
+codeste disposizioni. Era soltanto pregiudizio di
+potere in questo modo placare i Mani della sua
+vittima.
+</p>
+
+<p>
+Il dolore sdegnoso della madre, i fieri rimproveri
+di Seneca, le improperie che contro lui
+scagliavano Britannico, i suoi fautori e quelli
+che non avevano prestata fede all’iniqua commedia,
+di cui era stato protagonista il pedagogo,
+non lo commovevano punto, nè lo trattenevano
+dal prestare orecchio agli scellerati consigli della
+zia Domizia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+</p>
+
+<p>
+Egli sempre più idolatrava Poppea e aveva
+giurato d’immolarle tutti i suoi nemici.
+</p>
+
+<p>
+Pure, in mezzo alla sua indifferenza brutale,
+aveva provato un momentaneo turbamento, allorchè
+l’amata donna, all’annunzio dell’eccidio
+d’Ottavia, aveva esclamato piena di terrore:
+</p>
+
+<p>
+— Ecco una nube sul mio orizzonte sereno!
+Ecco un presagio funesto!
+</p>
+
+<p>
+In casa di Britannico alla costernazione, ai
+lamenti, ai rimpianti s’alternavano l’ira, l’odio,
+i propositi di vendetta.
+</p>
+
+<p>
+L’Apostolo Paolo adoperava tutta la sua eloquenza
+per lenire da un lato il profondo dolore
+d’Antonina, e dall’altro temprare i fieri spiriti
+dei congiurati, che volevano ad ogni costo sfruttare
+la circostanza per sommuovere il popolo
+contro Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Egli così parlava a costoro:
+</p>
+
+<p>
+— Che l’odio e la sete di vendetta non vi facciano
+velo all’intelletto, nè vi trascinino a passi
+inconsiderati, che possano costare nuove lagrime
+e nuovo sangue. Non vogliate punire i
+delitti col delitto. L’idea della giustizia soltanto
+v’illumini, vi guidi, vi renda cauti. Non agite
+all’impensata, ma ponetevi all’opra quando sarete
+sicuri di rovesciare la mala signoria e rendere
+a Britannico il trono usurpato. Non v’illudete
+però: malgrado i suoi vizii e le sue colpe,
+grande è tuttora il prestigio che Claudio Nerone
+esercita sul popolo romano colle sue grandezze,
+colle sue prodigalità; e il popolo non vi
+seguirebbe, e fors’anco difenderebbe il tiranno.
+Attendete che la misura sia colma, e allora
+avrete Roma intera con voi, e il mostro sarà
+discacciato. Prendete esempio dai cristiani, che
+perseguitati, martirizzati in mille modi, non cedono
+all’impulso dell’indignazione, ma fiduciosi
+aspettano il giorno della giustizia.
+</p>
+
+<p>
+— E senza attender tanto, — interrompeva
+Pisone, — si tronca una perniciosa esistenza
+per salvar mille innocenti.
+</p>
+
+<p>
+— Saresti in tal guisa severamente giudicato
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+da Dio, tu che giudichi gli altri, e faresti quello
+che negli altri condanni, e il tuo delitto non
+riuscirebbe d’alcun giovamento alla repubblica.
+Gl’idoli bugiardi, i falsi Sacerdoti, gli audaci pretoriani
+e l’orda dei cortigiani malvagi non sparirebbero
+con lui. Conviene distruggere per riedificare.
+In questo modo soltanto potrete fondare
+su salde basi il regno di Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Codesti saggi ragionamenti spiacevano a quei
+bollenti giovani; tanto più vedendo Britannico
+pender dubbioso tra loro che li respingevano e
+la sorella che li accettava.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Atte, alcuni giorni dopo i funerali
+d’Ottavia, tornò in Roma e si presentò al palazzo
+d’Antonina, Britannico voleva che fosse nuovamente
+respinta. Ma la sorella vi si oppose, e
+fece introdurre nella zotheca la citarista, che le
+rimise la lettera d’Ottavia, e le narrò le angosce
+degli ultimi giorni, e la catastrofe.
+</p>
+
+<p>
+Antonina, vedendola piangere a calde lagrime,
+fu nello stesso tempo sorpresa e commossa, e
+le chiese cosa potesse fare per lei.
+</p>
+
+<p>
+— Ch’io non subisca più la vergogna d’essere
+respinta da questa casa, come un’abietta cortigiana.
+Errai, lo so, non merito riguardo alcuno
+da voi tutti, ma fui più sventurata che perversa.
+Ben lo comprese la divina Ottavia, e mi perdonò.
+E se la crudeltà degli uomini non me l’avesse
+rapita, io sarei rimasta al suo fianco
+schiava riconoscente e fedele. Che la pentita
+dunque non abbia il vostro disprezzo.
+</p>
+
+<p>
+E qui aggiunse, che quando era stata respinta
+la prima volta veniva a prevenirli del periglio,
+che sovrastava ad Ottavia, e che essi forse
+avrebbero potuto scongiurare, mentre a lei non
+era riuscito di persuadere la vittima a sottrarsi
+colla fuga.
+</p>
+
+<p>
+— Io, — dicendo, — ero pronta ad esporre la vita
+mia per salvare quella preziosa esistenza, risparmiare
+a voi un dolore, e a Nerone un così
+enorme delitto.
+</p>
+
+<p>
+— Come a te, purtroppo neppure a noi sarebbe
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+riuscito di salvar la sorella. L’odio del
+tiranno l’avrebbe raggiunta dovunque.
+</p>
+
+<p>
+— Non solo Nerone non odiava la moglie, ma
+non aveva mai cessato d’amarla.
+</p>
+
+<p>
+— E sei tu che lo asserisci, — disse, sorridendo,
+Antonina, — tu che le fosti preferita.
+</p>
+
+<p>
+— Per fiamma di sensi, non per fiamma di
+cuore. Io fui sempre per esso l’etèra, null’altro
+che l’etèra. Ma perchè vuoi tu ricordare le mie
+colpe, se generosamente a me le perdonò la
+sorella tua? Essa prestò fede al mio sincero
+pentimento.
+</p>
+
+<p>
+— E a prova che vi presto fede ancor io,
+farò venir Britannico, e gli dirò di smettere con
+te il severo contegno, e di riguardarti senza
+dubbi, senza sospetti, come la protetta della defunta
+sorella.
+</p>
+
+<p>
+E così fece, memore della massima inspiratale
+dall’Apostolo, che non conviene mai respingere
+i peccatori pentiti.
+</p>
+
+<p>
+Britannico, deferente sempre ai consigli della
+sorella, trattò Atte benignamente, e le dimandò
+se ogni suo rapporto col tiranno fosse davvero
+cessato.
+</p>
+
+<p>
+— Io ebbi la fine che meritava; fui discacciata
+dal palazzo dei Cesari, e non vi porrò il
+piede che una sola volta.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole Antonina e Britannico si turbarono.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — continuò Atte, — vi tornerò per proclamare
+l’innocenza della divina Ottavia, e l’infamia
+d’Aniceto.
+</p>
+
+<p>
+E qui riferì la rivelazione fattale dalla vittima,
+riguardo all’audacia del pedagogo, che aveva
+osato portarle oltraggio con disoneste proposte,
+e com’essa per generosità lo avesse taciuto a
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+E soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Quando l’Imperatore saprà che fu ingannato,
+che venne fatto istrumento d’una scellerata
+vendetta, consacrerà, nel suo tremendo furore,
+alle furie d’Averno la testa dì quel mostro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ah non illuderti, giovine generosa, — interruppe
+Britannico; — Aniceto non fu che il complice
+dell’iniquo Enobardo. La trama era ordita
+perchè giovava a costui che Ottavia perdesse
+colla vita la fama.
+</p>
+
+<p>
+— È inutile che tu vada; — entrò a dire Antonina, — vi
+fu già chi rivelò la cosa a Cesare.
+Aniceto partì per l’esilio, ma so che nella terra
+d’esilio troverà la morte.
+</p>
+
+<p>
+— E a te, chi riferì tutto ciò? — chiese meravigliato
+il fratello.
+</p>
+
+<p>
+— L’Apostolo.
+</p>
+
+<p>
+Fedele alla sua missione, Paolo cercava sempre
+di far proseliti alla religione cristiana. Coraggiosamente
+tentava le conversioni anche tra
+i grandi; ma quelli che più richiamavano la
+sua attenzione erano i disillusi e gli afflitti.
+</p>
+
+<p>
+Fu per questo, che udendo le torture inflitte ingiustamente
+a Menecrate, e la desolazione in cui
+lo aveva gettato la misera fine dell’Imperatrice,
+pensò di presentarsi all’umile casetta del citaredo.
+</p>
+
+<p>
+Antonina, alla quale partecipò questo suo divisamento,
+lo incoraggiò a porlo in esecuzione,
+incaricandolo di portargli a suo nome parole
+d’encomio e di gratitudine pel coraggio addimostrato
+nel difendere la virtù calunniata della
+sorella.
+</p>
+
+<p>
+Da pochi giorni l’infelice era uscito dal carcere
+e giaceva riarso dalla febbre delle ferite e
+immerso nel dolore per la morte della donna
+amata, quando si presentò Paolo, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Io son Paolo di Tarso, servo di Gesù Cristo,
+chiamato Apostolo segregato pel vangelo di Dio,
+e vengo a te perchè ti so sventurato. Vengo ad
+augurarti gloria, onore, e pace perchè operasti
+il bene. Tu sei pagano; ma dinanzi a Dio, niuno
+è eccettuato.
+</p>
+
+<p>
+Queste parole suonarono soavi all’orecchio
+di Menecrate, e lo riempirono di stupore. E lo
+stupore s’accrebbe allorchè l’Apostolo gli riferì
+le parole d’Antonina. Il misero ne fu commosso,
+e gli occhi gli si velarono di lagrime.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+</p>
+
+<p>
+Offrì a Paolo uno sgabello, ch’era vicino al
+letto, e sul quale soleva sedere la vecchia madre,
+che gli teneva compagnia filando.
+</p>
+
+<p>
+Cominciò a conversare con esso, e la soave
+eloquenza dell’Apostolo così lo affascinò, che
+finì per confidargli tutte le sue sventure, tutti
+i suoi segreti. Narrò dell’ultimo colloquio avuto
+coll’Imperatrice, dicendo che ogni suo desiderio
+sarebbe soddisfatto, ove gli fosse dato di far
+conoscere a Nerone le audaci proposte d’Aniceto,
+perchè potesse misurar l’infamia del suo
+complice e la virtù della sua vittima.
+</p>
+
+<p>
+— Dimando ai Numi, — egli disse, — di rendere
+questo tributo alla memoria dell’intemerata
+donna, e poi morrò contento.
+</p>
+
+<p>
+— E il tuo santo desiderio, — rispose Paolo, — sarà
+esaudito.
+</p>
+
+<p>
+— E come lo potrò?
+</p>
+
+<p>
+— Lasciane a me la cura. Il mio Dio, non è
+il solo Dio dei cristiani, è il Dio delle genti, e
+a tutti egualmente sa render giustizia. Tu, pagano,
+sarai soddisfatto, come lo sarebbe il cristiano,
+come potrebbe esserlo il greco, il giudeo.
+Rinfranca adunque l’abbattuto spirito, e ci rivedremo
+tra poco.
+</p>
+
+<p>
+Tornò di fatto pochi giorni dopo, e riferì che
+Seneca s’era assunto l’incarico di rivelar la cosa
+a Cesare, il quale, salito in furore per la calunnia,
+e l’ardire del pedagogo, sapendolo esiliato
+in Acaia, aveva fatto scrivere al Governatore
+Gallione di rintracciarlo e farlo mettere
+a morte.
+</p>
+
+<p>
+Seneca erasi guardato bene di svelare a Paolo
+l’iniqua trama di Nerone per sacrificare Ottavia,
+e Nerone a sua volta, con fina ipocrisia, aveva
+voluto far credere a Seneca d’essere stato tradito
+dal pedagogo. Nel tempo stesso, realmente
+indignato per l’audacia di questi, che tentava
+d’offenderlo nell’onore, lo condannava a morte.
+In tal modo si vendicava del temerario, e si
+liberava del complice.
+</p>
+
+<p>
+Il filosofo aveva finto di credere all’ingenuità
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+del tiranno, e contento del risultato, più che per
+la riabilitazione d’Ottavia, per la condanna d’Aniceto,
+ne aveva fatto parte all’Apostolo, e questi
+a Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Il citaredo, pieno di riconoscenza, prese pel
+cristiano affetto grandissimo, e sempre con
+maggior interesse ascoltava le sue esortazioni,
+ed esaltavasi alle massime del vangelo, al racconto
+dell’abnegazione, colla quale s’era sacrificato
+il Profeta Nazareno.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò non garbava alla vecchia madre,
+fiera pagana, ma per amor materno, finì anch’essa
+per desiderare la compagnia dell’eloquente
+cristiano, che così beneficamente agiva
+sul morale del figlio.
+</p>
+
+<p>
+A Britannico invece poco garbava l’ascendente
+che Paolo aveva preso sull’animo della sorella.
+</p>
+
+<p>
+Egli n’era quasi geloso, e allorchè udì che ad
+essa l’Apostolo aveva riferito la sorte riserbata
+ad Aniceto, si fe’ torbido in viso, e mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Sempre costui.
+</p>
+
+<p>
+— Dovresti ringraziarlo, — rispose Antonina
+accigliandosi, — ch’egli senza averne il dovere
+pensò a difendere la fama della misera sorella
+nostra. Non esser fanciullo, e dividi con me
+l’ammirazione per l’uomo insigne e benefico.
+</p>
+
+<p>
+E qui narrò come avesse portato conforto di
+parole e d’opra al misero citaredo.
+</p>
+
+<p>
+L’altro non seppe che rispondere e poco
+dopo uscì.
+</p>
+
+<p>
+Rimasta sola con Atte, Antonina continuò ad
+encomiare le virtù di Paolo, talchè la giovine
+greca mostrò desiderio di conoscerlo e si proponeva
+d’incontrarsi con esso nella casa di Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Pochi giorni dopo, essendo rimasta in casa
+d’Antonina come citarista, Atte vide l’Apostolo,
+lo udì parlare della bontà di Dio, che a tutti
+perdona, e disse che forse a lei non avrebbe
+perdonato.
+</p>
+
+<p>
+— O figlia, è dubbio sacrilego il tuo. Svelane
+la ragione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ora non posso.
+</p>
+
+<p>
+— Io m’allontano perchè tu possa palesare
+liberamente il tuo segreto.
+</p>
+
+<p>
+Questo disse Antonina uscendo. Pareva ch’ella
+tenesse a coadiuvare Paolo nella sua missione.
+</p>
+
+<p>
+Era già forse convertita?
+</p>
+
+<p>
+Sì. Le sofferenze dei cristiani, l’eroismo col
+quale essi sfidavano i supplizii e la morte, per
+rimanere saldi nella loro fede, avevano colpita
+la fervida immaginazione di lei. L’eloquenza di
+Paolo compiva la conversione, ed essa di nascosto
+aveva ricevuto dalle sue mani il battesimo.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò però era un segreto tra lei e l’Apostolo,
+non volendo arrecar così grave dolore
+al fratello, irritarne i fautori, e danneggiarlo
+negli interessi.
+</p>
+
+<p>
+— Parla, adunque, — incominciò Paolo, come
+furono soli.
+</p>
+
+<p>
+Atte rispose coraggiosamente:
+</p>
+
+<p>
+— Tu sai ch’io tradii la fiducia della divina Ottavia,
+sai che sono stata la concubina di Cesare;
+ma ignori però che l’ho amato con tutta l’anima, e
+che quantunque disprezzata, discacciata, lo amo
+ancora. Per questo ho cercato sempre, anche a
+rischio della vita mia, di salvare le sue vittime
+per risparmiargli i delitti. Non oso difenderlo,
+ma quando sento maledire il suo nome mi si
+stringe il cuore. Rea di codesto sentimento colpevole
+non avrei dovuto rimanere nel palazzo di
+Britannico. Io tradisco l’ospitalità di lui e d’Antonina,
+perchè amo l’uomo da essi odiato e non
+oso confessarlo. Dimmi ora, o Apostolo, se non
+merito il disprezzo degli uomini, l’ira dei Numi.
+</p>
+
+<p>
+— Da’ tuoi Numi bugiardi nulla hai da temere,
+nulla da sperare.
+</p>
+
+<p>
+— E dal tuo Dio, il quale, come tu dici, tutti
+accoglie?
+</p>
+
+<p>
+— I pentiti, — aggiunse Paolo; — ma tu non
+lo sei ancora, tu forse ti compiaci in questo
+resto d’impuro affetto, che ti rammenta le delizie
+e gli splendori d’un giorno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, o cristiano. Sarei felice d’odiare
+l’assassino della divina Ottavia, di cui la memoria
+è un culto per me.
+</p>
+
+<p>
+— Non devi odiare alcuno, non devi diffidare
+sulle promesse del vero Dio, che ti liberò già
+da una vita peccaminosa, che ti diede il rimorso,
+che t’inspirò il desiderio d’essere perdonata e
+che ti estirperà dal cuore l’ultima spina del peccato,
+per non lasciarvi che la pietà per Nerone,
+e l’orrore pe’ suoi delitti.
+</p>
+
+<p>
+— Questo fece e farà il tuo Dio per me che
+sono greca?
+</p>
+
+<p>
+— Ma non volete comprendere che Cristo non
+morì soltanto pei circoncisi, ma si sacrificò pel
+genere umano? Mediante quella morte, tu, come
+gli altri nemici della vera fede, acquistaste la
+protezione di Dio. Non diffidare dunque, prega
+e credi, o giovine idolatra.
+</p>
+
+<p>
+— Pur troppo non ho mai pregato. Misera
+figlia di schiavi, nell’umile mia condizione non
+seppi sollevare la mente dalle terrene realtà.
+La magnificenza dei nostri templi, la grandiosità
+dei riti m’abbagliano, ma davanti ai delubri
+nessun senso arcano mi scende soave nell’anima.
+</p>
+
+<p>
+— E questo senso, che forse interamente ti
+redimerà dalla colpa, vuoi tu provarlo?
+</p>
+
+<p>
+— Oh sì!
+</p>
+
+<p>
+— Chiedi dunque il consenso alla nuova signora
+di recarti con me in tal luogo, ove forse
+un’ispirazione celeste ti farà sentire come mentono
+i superbi patrizii, che negano negli schiavi
+l’esistenza dell’anima.
+</p>
+
+<p>
+Alla dimane spuntava appena il sole, quando
+Atte, vestita d’una modesta tunica bruna e coperta
+colla calyptra, usciva dal palazzo di Britannico
+e dirigevasi verso la via Appia.
+</p>
+
+<p>
+Per un momento s’arrestò atterrita davanti
+al carcere Mamertino, d’onde giungevano fino al
+suo orecchio dolorosi gemiti. Quindi frettolosa riprendeva
+il cammino, e uscita appena dalla porta,
+s’imbatteva in Paolo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+</p>
+
+<p>
+Gli narrò tosto quello che aveva udito davanti
+alla prigione.
+</p>
+
+<p>
+— Son forse i nostri fratelli in Gesù Cristo, ai
+quali i tormenti strappano quelle grida dal labbro,
+ma non la fede dal cuore. Chi sa quanti di loro
+sono destinati in pasto alle fiere per divertire
+col sanguinoso spettacolo il popolo di Roma!
+</p>
+
+<p>
+— Come, o cristiani, dovete odiarlo questo
+popolo e questi Imperatori! — esclamò Atte.
+</p>
+
+<p>
+— Quale sia l’odio dei cristiani vedrai tra
+poco, — rispose l’Apostolo.
+</p>
+
+<p>
+Così parlando proseguivano innanzi, altro non
+incontrando che villici, i quali si recavano al
+lavoro; o mugnitori di capre, che venivano nella
+città col loro gregge a dispensare il latte; <i>plaustri</i>
+(carri) tirati da buoi e ripieni di prodotti
+agricoli, ed ortolani con corbe e ceste, che si
+recavano a vendere erbe e frutta.
+</p>
+
+<p>
+Rasentando le varie tombe, che costeggiavano
+la via, giunsero ad un orto, in fondo al quale
+era una rozza porta, che metteva nelle così dette
+<i>arenarie</i> (o cave di sabbia) entro le quali e pagani
+e cristiani seppellivano i loro morti.
+</p>
+
+<p>
+Paolo accese una lanterna e cominciò a discendere,
+insieme alla citarista, la ripida fuga
+di gradini che mettevano nei sotterranei.
+</p>
+
+<p>
+Giunti entro le lunghe e tortuose callaje, sulle
+cui vôlte si vedevano ancora i colpi del piccone,
+e che in alcuni punti erano strette così che una
+persona sola poteva passarvi, Atte provò un
+senso di ribrezzo, ma non lo diede a divedere.
+Quei luminelli, che apparivano e sparivano negli
+andirivieni dei corridoi, prendevano per lei
+aspetto sinistramente fantastico. Erano invece
+le lanterne d’altri cristiani, che scendevano,
+com’essi, nella seconda e terza catacomba.
+</p>
+
+<p>
+In queste i Sacerdoti titolari, e le Diaconesse
+s’occupavano degli infermi distesi su giacigli
+di paglia negli spazii quadrati, che s’aprivano in
+alcuni punti delle callaje; curavano i sacri arredi,
+e istruivano i neofiti per apparecchiarli
+al battesimo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+</p>
+
+<p>
+Paolo, che andava innanzi, rispettosamente
+salutato da tutti, si fermò presso il giaciglio
+d’un uomo ferito, ed a quegli che lo medicava
+disse:
+</p>
+
+<p>
+— O buon Luca, hai tu visitato oggi il citaredo
+Menecrate?
+</p>
+
+<p>
+Era questi Luca l’Apostolo, che Paolo aveva
+convertito, ed essendo egli dottore in medicina,
+se ne serviva per curare i malati sì cristiani,
+che greci e gentili.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose Luca, — e il mio balsamo
+operò su lui prodigi; le sue piaghe sono quasi
+interamente cicatrizzate. Sia benedetto Gesù
+Cristo!
+</p>
+
+<p>
+— Sempre sia benedetto! — rispose l’Apostolo.
+</p>
+
+<p>
+E condusse Atte nella seconda catacomba,
+ove molti stavano pregando e piangendo davanti
+alle <i>cripte</i>, sulle quali era scolpito il monogramma
+cristiano.
+</p>
+
+<p>
+Pervennero finalmente nell’ultimo sotterraneo,
+dove in vasto spazio a vôlta, alla quale erano
+appese lampade a due lucignoli, sorgeva l’altare,
+e su questo la croce.
+</p>
+
+<p>
+Due Sacerdoti genuflessi intuonavano sacri
+cantici, a cui rispondevano uomini, donne e
+fanciulli divotamente prostrati a terra, tenendo
+le braccia incrociate sul petto.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni di quei devoti vestivano interamente
+di bianco, ed eran questi i neofiti, che da pochi
+giorni avevano ricevuto il battesimo.
+</p>
+
+<p>
+Paolo salì sulla predella dell’altare, e rivolgendosi
+a costoro, incominciò:
+</p>
+
+<p>
+— Voi usciste dal peccato per entrare nel
+regno della carità. La parola nemico non deve
+più esistere per voi. Perdonate sempre, umiliatevi,
+soccorrete i miseri, quali essi siano, a qualunque
+fede appartengano. Siate invitti campioni
+della fede cristiana. Pel trionfo di questa fede
+non vi spaventi il martirio, e subitelo coraggiosamente,
+portando con voi nel sepolcro, non
+l’odio, ma la pietà per quelli che ingiustamente
+vi condannarono. Pregate invece per gl’Imperatori,
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+pregate per le vittorie degli eserciti, per
+la gloria di Roma, non gl’idoli falsi, ma il vero
+Dio&#8205;<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Pregate pei ricchi, pregate pei poveri e
+adoperatevi infine perchè, mercè vostra, risplenda
+agli occhi di tutti il sole della vera
+fede.
+</p>
+
+<p>
+Com’ebbe terminato, mentre i cristiani andavano
+ad imprimere le labbra sul simbolo della
+redenzione, andò in traccia della giovine greca,
+e la trovò accoccolata in un canto colle mani
+sul viso, come assorta in grave meditazione.
+</p>
+
+<p>
+Tutto quello che aveva visto ed udito l’aveva
+profondamente colpita.
+</p>
+
+<p>
+Quando l’Apostolo le pose la mano sul capo,
+si scosse, e lo fissò cogli occhi lagrimosi.
+</p>
+
+<p>
+— Piangi?
+</p>
+
+<p>
+— Di tenerezza.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, credi tu in Cristo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — mormorò la donna.
+</p>
+
+<p>
+— Va, dunque, e fa quello che gli altri fanno.
+</p>
+
+<p>
+— Non ancora. Quando nell’anima mia quel
+resto di colpevole affetto si tramuterà in sentimento
+di pietà, allora bacerò la croce.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span></p>
+
+<h2 id="cap22"><span class="smcap">Capitolo XXII.</span>
+<span class="smaller">La perfidia di Domizia.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Un giorno la vecchia Domizia si presentò al
+palazzo di Britannico, seguita da due schiavi,
+che portavano una cassa. Questa racchiudeva
+gli oggetti preziosi d’Ottavia, che Nerone mandava
+ad Antonina e Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Domizia erasi dapprima mostrata contraria
+all’idea di quel dono, ma poi aveva chiesto di
+portarlo essa stessa. Nerone acconsentiva, senza
+curarsi d’indagare per quale scopo recondito
+la vecchia, che odiava Britannico, avesse voluto
+assumersi quell’incarico.
+</p>
+
+<p>
+Antonina era seduta nel suo gabinetto vicina
+al fratello, che amorosamente le cingeva
+col braccio il tergo. Atte, si teneva in piedi innanzi
+a loro, e cantava una melodia greca accompagnandosi
+sul <i>simikion</i>.
+</p>
+
+<p>
+L’occhio esploratore della vecchia Domizia
+penetrava nel gabinetto mentre l’ancella l’annunziava,
+e vedendo il tenero abbracciamento
+mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Incestuosi!
+</p>
+
+<p>
+Facendo poi dell’ipocrisia, disse ad Antonina
+e Britannico che s’erano levati in piedi al suo
+apparire:
+</p>
+
+<p>
+— Il vostro amor fraterna è veramente cosa
+ammirevole.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+</p>
+
+<p>
+Britannico, che a quella visita inaspettata
+s’era fatto cupo, tacque, e la sorella rispose:
+</p>
+
+<p>
+— E chi ci amerà, se non ci amiamo fra noi?
+</p>
+
+<p>
+— Tu no, per certo, — soggiunse Britannico, — perchè
+so che odii tutta la stirpe di Claudio,
+e non sei devota che a quella di Domizio Enobardo,
+tuo fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Questa che tu dici, — rispose Domizia, — è
+cosa non vera. Sono forse sospetti insinuati
+da coloro che vogliono mantener viva l’inimicizia
+fra te e Cesare.
+</p>
+
+<p>
+La saggia Antonina, temendo che nella risposta
+il fratello trascendesse a parole inconsiderate,
+che potevano riuscirgli fatali, dimandò
+a Domizia quale fosse le scopo di quella visita.
+</p>
+
+<p>
+Allora Domizia fe’ portare la cassa, e la offerse
+loro a nome di Cesare, magnificandone con esagerate
+iperboli la generosità.
+</p>
+
+<p>
+È ciò fece nella speranza che rifiutassero il
+dono, e Britannico, esasperato dagli encomii di
+lei, uscisse in imprudenti invettive, ch’ella
+avrebbe poi riferite al tiranno anche, ove occorresse,
+esagerandole.
+</p>
+
+<p>
+La maligna vecchiarda, là recandosi, non
+aveva altro scopo che quello di comprometter
+Britannico, per decider il suo diletto Nerone a
+disfarsi una volta dal pericoloso rivale.
+</p>
+
+<p>
+Britannico, sempre torvo, dimandò ad Antonina:
+</p>
+
+<p>
+— E credi tu, che l’accettar qualcosa da chi
+fece trucidare la sorella nostra non sia un’onta
+per noi?
+</p>
+
+<p>
+— Se punì la moglie, — saltò su Domizia, — quando
+Aniceto l’accusò d’adulterio, punì poi
+nella sua severa giustizia l’accusatore allorchè
+lo scoprì bugiardo.
+</p>
+
+<p>
+— Tu però, o Domizia, — rispose Britannico, — che
+ora esalti la giustizia del tuo nipote, avrai
+certo approvata prima la sua condotta verso
+Ottavia, che tu odiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Io non l’odiava, anzi....
+</p>
+
+<p>
+E qui forse voleva far credere loro d’averla
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+amata e compianta, ma la presenza d’Atte, ch’erasi
+al suo apparire tratta in disparte, e che poteva
+smentirla, la trattenne, ed aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Era lei, che sempre sdegnosamente mi
+trattò. Chi ti disse ch’io l’abbia odiata? Sei tu che
+lo supponi.
+</p>
+
+<p>
+— Non io, ma....
+</p>
+
+<p>
+— Taci, Britannico, — interruppe Antonina. — Le
+colpe degli uomini lascia giudicare a Dio.
+Non si parli d’Ottavia, ma imploriamo per lei
+l’estrema requie. E tu, Domizia, non spiegar le
+parole del fratello mio che a senso di profondo
+dolore.
+</p>
+
+<p>
+Per tutta risposta l’altra dimandò che cosa
+dovesse riferire a Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Io m’inchino dinanzi a Cesare, ma rifiuto i
+suoi doni, — disse Britannico.
+</p>
+
+<p>
+— E tu, Antonina? — chiese Domizia.
+</p>
+
+<p>
+— Se è persuaso Nerone che a noi spettino i
+gioielli d’Ottavia, io li accetto.
+</p>
+
+<p>
+Ciò non garbava a Domizia, che attendevasi
+ad un reciso rifiuto, e cercò provocarlo, ferendo
+l’amor proprio della figlia di Claudio.
+</p>
+
+<p>
+— Ignoro, — disse, — la ragione che spinse
+l’Imperatore a farvi questo dono. Egli forse non
+volle adornare Poppea con oggetti che non
+erano suoi.
+</p>
+
+<p>
+— Ed oggi le appartengono, perchè tu a mio
+nome li rimetterai ad essa.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque tu eziandio rifiuti?
+</p>
+
+<p>
+— Non ho rifiutato, accettai; ed essendo ora
+padrona di disporre a mio piacimento di quelle
+gemme, ne faccio un presente alla sposa di Cesare.
+Sulla bellissima persona acquisteranno più
+vivace splendore. A me ora più non siedono
+bene che le gramaglie.
+</p>
+
+<p>
+E Domizia uscì seguita dagli schiavi, che portavano
+la preziosa cassa, e tutta lieta per l’esito
+della sua missione.
+</p>
+
+<p>
+Così pensava tra sè:
+</p>
+
+<p>
+— È astuta costei, quanto scemo di senno il
+fratello. Questa volta però credo che l’orgoglioso
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+fanciullo non isfuggirà alla vendetta dei Domizii
+Enobardi.
+</p>
+
+<p>
+Costoro odiavano Britannico perchè credeva
+vituperare Nerone chiamandolo col nome d’Enobardo,
+come fosse nome abietto e spregevole.
+Volevano vendicarsi di lui, istigando a suo danno
+la ferocia di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+La circostanza era propizia e la vecchia volle
+approfittarne.
+</p>
+
+<p>
+Essa, riportando i gioielli, esagerò oltre misura
+le parole sdegnose, colle quali Britannico aveva
+rifiutato il dono, inventò frasi vituperevoli, che
+il giovine non aveva pronunziate, fece una
+menzognera descrizione della guardatura di lui,
+ora d’insolenza che sfidava, ora torva e minacciosa;
+e sapendo come Nerone nutrisse una profonda
+simpatia per Antonina, volle destarne l’ira
+gelosa e terminò con queste parole:
+</p>
+
+<p>
+— Il presuntuoso villano neppure si lasciò
+persuadere dalle esortazioni d’Antonina, che voleva
+accettare la tua offerta. E a questa resistenza
+non mi sarei mai attesa, sapendo come
+egli arda per lei di fiamma incestuosa, e dopo
+averlo visto, allorchè entrai, stringerla in amplesso
+alla presenza della citarista Atte.
+</p>
+
+<p>
+— Atte è con loro? — chiese Nerone con voce
+cupa.
+</p>
+
+<p>
+— Essa cantava un’amorosa anacreontica, e
+forse si consola con Britannico del tuo abbandono.
+</p>
+
+<p>
+Uno dei passatempi giornalieri di Nerone era
+quello d’assistere al bagno di Poppea.
+</p>
+
+<p>
+Quando era l’ora, una schiava veniva ad avvertirlo,
+ed egli si recava nella rotonda, in cui
+dal <i>lucernario</i> pioveva luce sugli affreschi lascivi,
+sulle statue, sulle suppellettili d’oro e sulla
+vasca di marmo frigio incrostata di pietre dure
+e ripiena di latte, che sessanta asine, custodite
+nei presepi del Palatino, fornivano ogni giorno
+pel bagno dell’elegante Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+Deliziandosi in quell’atmosfera pregna dei profumi
+più acuti, tra i fiori, di cui era ripiena la
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+stanza, Nerone attendeva che l’affascinante sua
+sposa si presentasse col corpo velato dalla veste
+di coa, i capelli raccolti in reticella gemmata
+e i piedi chiusi nei <i>calceoli</i>.
+</p>
+
+<p>
+Allora egli stesso la denudava e l’aiutava ad
+entrare nel candido lavacro.
+</p>
+
+<p>
+Ma quello che più lo esaltava era il vedercela
+uscire grondante latte dai rilievi del seno, dal
+tergo, dalle anche poderose. Era il veder la pioggia
+d’acqua tiepida profumata, che versatale
+sulle spalle dalle schiave <i>alipte</i>&#8205;<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> ravvolgeva in
+leggiero vapore odoroso, copriva di cristallo la
+bella persona e si cangiava come in stille di rugiada
+là, dove non discendevano mai le axisie
+delle Alipile.
+</p>
+
+<p>
+Quindi altre due bellissime alipte s’avanzavano
+spiegando finissimi lini e cominciavano ad
+asciugarla.
+</p>
+
+<p>
+Poppea, da esperta etèra, contorceva il bel
+corpo in atteggiamenti, che ne facevano risaltare
+le forme procaci, e di tratto in tratto volgeva
+languidi sguardi all’affascinato consorte.
+</p>
+
+<p>
+Anche le due schiave, denudate fino alla cintola,
+avevano nel compiere il loro ufficio leggiadre
+movenze, e formavano coll’augusta signora
+un gruppo animato da dar le vertigini al più
+austero filosofo. Nerone in fatto usciva da quella
+stanza ebro di voluttà.
+</p>
+
+<p>
+Ma quel dì che Domizia gli aveva dato discarico
+della sua missione, assisteva al bagno,
+muto, torvo, distratto, talchè Poppea, terminato
+il lavacro, e rimasta sola con lui, gli dimandò
+qual cura lo rendesse preoccupato in tal modo.
+</p>
+
+<p>
+— Quella di punire l’audace Britannico.
+</p>
+
+<p>
+— E che ti fece egli mai?
+</p>
+
+<p>
+— Offese la generosità di Cesare, rifiutandone
+il dono. Deve pagar cara la sua tracotanza.
+</p>
+
+<p>
+— Mediteresti forse un nuovo delitto?
+</p>
+
+<p>
+— Non immischiarti nelle opere tenebrose;
+resta nel tuo splendore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poppea cercò ridurlo a più miti propositi, ricordando
+come il giovine avesse addimostrato
+sempre somma riservatezza.
+</p>
+
+<p>
+— So ch’egli congiura contro di me.
+</p>
+
+<p>
+— Ne sei tu certo?
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu lo difendi.
+</p>
+
+<p>
+— No, lo compiango.
+</p>
+
+<p>
+E continuò a perorare la causa di Britannico,
+terminando con queste imprudenti parole:
+</p>
+
+<p>
+— Forse s’egli fosse deforme non ti cureresti
+di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi tu dire? — chiese Nerone, accigliandosi
+sempre più.
+</p>
+
+<p>
+Poppea rispose, sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Sii franco, o mio Claudio, egli ti dà ombra,
+perchè giovine e bello.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno a queste parole, pieno d’ira, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ora sei tu, Poppea, che hai segnata la sua
+condanna di morte.
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì, lasciando la moglie sorpresa, esterrefatta.
+</p>
+
+<p>
+Essa esclamò tristamente:
+</p>
+
+<p>
+— O ambizione, a qual forsennato tu mi desti
+in braccio!
+</p>
+
+<p>
+Quella sera l’orizzonte era buio, come l’anima
+di Nerone. Le torri, i templi, le aguglie dei sette
+colli spiccavano su quel nero abisso, come sopra
+immenso drappo funebre. Un impetuoso
+vento andava a fendersi tra gli edifizii, e con
+sibilo acuto irrompeva nelle vie, sollevando nugoli
+di polvere.
+</p>
+
+<p>
+Quei cittadini, che si trovavano fuori, camminavano
+col corpo piegato per resistere all’impeto
+della bufera.
+</p>
+
+<p>
+Uno di questi, col pileo calcato sulla fronte e
+il mantello avvolto intorno alla faccia fin sotto
+gli occhi, preceduto dallo schiavo laternario si
+dirigeva verso il Velabro.
+</p>
+
+<p>
+Come fu presso la casa di Locusta l’avvelenatrice,
+ordinò allo schiavo di fermarsi e d’attenderlo.
+Quindi andò innanzi, ed entrato nell’orto,
+picchiò alla porta della casa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+</p>
+
+<p>
+La vecchia serva, vedendo quell’uomo così
+imbacuccato, non voleva lasciarlo passare. Nerone
+però gettò il mantello, tirò la vecchia da
+un lato ed entrò nella stanza della giudea.
+</p>
+
+<p>
+Questa, ch’era nel suo laboratorio, all’apparire
+di Nerone, continuando a girare il mestolo entro
+un orciuolo, dimandò, senza scomporsi, cosa bramasse
+da lei il divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Un potente veleno, che colpisca come la
+folgore; ma bada a non ingannarmi come l’altra
+volta, che invece d’un veleno desti a Britannico
+un antidoto.
+</p>
+
+<p>
+— E chi mi salverà poi, — osservò Locusta, — dalla
+legge Giulia, che colpisce gli avvelenatori?
+</p>
+
+<p>
+— E tu, maestra di veleni, temi quella legge?
+Credevo che la disprezzassi.
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, io seppi sempre con tal fina astuzia
+condurmi da non incorrere in lei. Quelli che a
+me vengono, se ignoti, bruscamente respingo, se
+conosciuti appago, ma atterrisco ad un tempo
+minacciandoli di malefizii ove osassero accusarmi.
+Questa volta però è Cesare che viene a me.
+</p>
+
+<p>
+— E Cesare, ti salverà non solo, ma saprà
+largamente premiarti.
+</p>
+
+<p>
+— S’egli è così, sarai soddisfatto. Questa letifera
+mistura, che compongo adesso, avrà i rapidi
+effetti che tu desideri.
+</p>
+
+<p>
+— Ne sei tu certa?
+</p>
+
+<p>
+— Ne feci l’esperienza sopra un capretto, ma
+tardò cinque ore a morire. Allora raddoppiai la
+dose dell’ingrediente necessario a rendere istantanea
+la morte.
+</p>
+
+<p>
+— E riuscisti?
+</p>
+
+<p>
+— Non è pronto ancora.
+</p>
+
+<p>
+— E quando lo sarà?
+</p>
+
+<p>
+— Tra poco. E se al divo Cesare non dispiace
+l’attendere, potrò farne in sua presenza l’esperimento.
+</p>
+
+<p>
+— L’atmosfera di questo tugurio maledetto mi
+opprime. Andrò fuori a respirare l’aria libera, e
+quando tutto sarà pronto, me ne farai avvertito.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì nell’orto.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo Locusta si presentò sulla porta,
+annunziando che la funesta bevanda era pronta,
+e conducendo Nerone in un sozzo recinto, ove
+stavano ammonticchiati sulla paglia diversi animali,
+dimandò su quale di questi dovesse fare
+la prova.
+</p>
+
+<p>
+Il prescelto fu un porcellino.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè fu preso, mandò forti grugniti, che
+avevano del lamento, quasi prevedesse la sorte
+che lo attendeva.
+</p>
+
+<p>
+Locusta tornò con Nerone nel laboratorio, e
+fatto portare dalla domestica un pezzo di torta,
+vi fe’ cader sopra alcune goccie della verde mistura,
+e la diede all’animale, che dopo due bocconi
+fe’ alcuni salti e cadde morto.
+</p>
+
+<p>
+— Vedo che sono riuscita! — esclamò con
+aria di trionfo la giudea.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, impaziente, le chiese di riempire di
+quel liquido una guastadetta e dargliela a lui.
+</p>
+
+<p>
+L’altra rispose che ciò era inutile, poichè chiunque
+avesse mangiata la carne del piccolo maiale
+sarebbe morto repentinamente.
+</p>
+
+<p>
+— L’una cosa e l’altra io voglio, — rispose
+Nerone. — Come si distruggono gl’insetti, io devo
+distruggere tutti i miei nemici. Ah vedo bene,
+Locusta, che tu in quest’arte sei somma, nessuno
+può eguagliarti, e quando prometti sai mantenere.
+Non sei di quei bugiardi ciarlatani, che
+spacciano acqua marcia per filtri miracolosi, ed
+attribuiscono a sè stessi una potenza magica
+che non hanno.
+</p>
+
+<p>
+E qui entrò a parlare del mago Simone e rammentò
+il fatto di Rubea ch’egli aveva promesso
+di darla in braccio a lui addormentata, per influsso
+della sua magia, e invece le apprestava
+Dio sa qual filtro, che l’aveva destata delirante
+e fatta morire. E terminò dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ma per tutte le furie dell’Averno i mille
+nummi che m’estorse, e l’aver osato ingannare
+Nerone, gli costarono il carcere. Io gli avevo
+perdonato se tu fossi riuscita ad uccidere Britannico,
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+ed il tuo veleno fu allora impotente.
+Questa volta, tra i premi che avrai, vi sarà la
+liberazione di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Tu dici, o divo Cesare, d’avergli dato allora
+mille nummi?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, mille nummi; e perchè tale dimanda?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè ammiro la tua generosità.
+</p>
+
+<p>
+Invece erasi rammentata ad un tratto che di
+quella somma, a lei non aveva accusato che la
+metà, e subito giurò in cuor suo di trarre vendetta
+della truffa sofferta.
+</p>
+
+<p>
+Passò istantaneamente contro di lui dall’affetto
+all’odio.
+</p>
+
+<p>
+— Io gli renderò la libertà, se tu lo desideri
+ancora, ma alla sua magia non presterò più
+fede. Converrà ch’egli me ne dia ben altre inoppugnabili
+prove. Egli asseriva d’aver ottenuta
+dal suo Dio una potenza non concessa agli stessi
+Apostoli, quella di librarsi a volo; e chi lo vide
+mai a volare? È un ciurmadore.
+</p>
+
+<p>
+— Credo, — rispose Locusta, che cominciava
+a preparare la sua vendetta, — che in questo
+non abbia mentito.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè non volò via dal carcere Mamertino?
+</p>
+
+<p>
+— E tu, divo Cesare, impongli di ciò fare
+in tua presenza.
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione, o giudea. Allorchè avrò provato
+sul mio nemico l’effetto delle carni avvelenate,
+m’occuperò di lui. Fino a quel momento
+non avrà grazia da me. S’egli riuscirà, punirò
+Paolo e gli altri Apostoli d’averlo calunniato.
+</p>
+
+<p>
+All’indomani Britannico ricevette una affettuosa
+lettera di Nerone, che lo invitava per quella
+sera ad una cena che dava agli amici. Aggiungeva
+che ove egli avesse declinato l’invito, come
+aveva respinto il dono dei gioielli, Cesare si sarebbe
+convinto d’avere in lui un nemico.
+</p>
+
+<p>
+Quell’invito fe’ rabbrividir Britannico e gettò
+Antonina nella costernazione. Il rifiutare o l’accettare
+era pericoloso del pari. Quand’anco il
+tiranno non tramasse contro la vita del fratello,
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+poteva a questi esser nocivo il mal tempo, e
+l’orgia alla quale era chiamato.
+</p>
+
+<p>
+Per lui, che in quei giorni aveva nuovamente
+sofferto per epilessia, le soverchie libazioni della
+<i>comissatio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> potevano riuscire fatali.
+</p>
+
+<p>
+Ma non v’era modo d’uscirne, e tra un pericolo
+incerto, e quello sicuro che si correva col
+disobbedire alla volontà del tiranno, preferirono
+d’affrontare il primo, e Britannico decise d’accettare
+l’invito.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il fratello si recava alla casa Aurea
+in lettiga, scortato da varii schiavi armati, Antonina,
+chiusa nel Larario, pregava, premendo
+sul petto una croce, ch’essa aveva tirata fuori
+da un ripostiglio noto a lei sola.
+</p>
+
+<p>
+Appena entrato nelle sale, il giovine s’imbattè
+nel poeta Lucano, che osservandolo gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Mi sembri mesto, o Britannico.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, lo sono, perchè lasciai la sorella diletta
+in grande angustia. Questo invito di Nerone la
+rese sgomenta.
+</p>
+
+<p>
+— Teme forse un tradimento?
+</p>
+
+<p>
+— Teme ch’io sia punito pel dono che ieri
+respinsi.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo credo capace per questo di commettere
+un delitto. So ch’egli non t’ama, e forse
+da lungo tempo si sarebbe sbarazzato di te, ove
+nol trattenesse il pensiero d’Antonina, per cui
+nutre viva simpatia, e alla quale credo non voglia
+arrecare dolore.
+</p>
+
+<p>
+— E non uccise la misera Ottavia, a cui Antonina
+portava affetto grandissimo?
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — rispose Lucano. — Sta dunque
+in guardia poichè tenesti l’invito, e prima di
+prender cibo o bevanda osserva bene s’egli ne
+gusta. Altri agguati non temere, perchè qui,
+oltre di me, hai molti amici pronti a difenderti
+e dar la vita per te.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto erano entrati nell’exedra dove i convitati
+attendevano l’arrivo di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Com’egli comparve e vide Britannico, lo chiamò
+a sè e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Tu rifiutasti i gioielli d’Ottavia, ch’io mandava
+alla bella Antonina. Fu un’offesa, ma te
+l’ho perdonata, e per addimostrarti come si
+vendichi Cesare, t’ho invitato a banchetto con
+me questa sera.
+</p>
+
+<p>
+E tenendolo presso di sè, e parlandogli amorosamente
+della sorella, quasi per fargli dispetto,
+passarono nella sala del bagno per lavarsi le
+mani e i piedi, e quindi nel triclinio.
+</p>
+
+<p>
+Quivi sopra larga mensa erano preparate le
+imbandigioni del primo servizio, ova, lattughe,
+mammelle e uteri di troie uccise dopo il primo
+aborto, porco marinato, <i>tuceta</i>&#8205;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>, <i>tirotarico</i>&#8205;<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>,
+pesci, ed altre vivande. In mezzo alla tavola un
+intero porcellino arrostito, tutto intorno coronato
+di fiori, col muso tra le zampe anteriori,
+stava accovacciato sopra un tagliere di bronzo.
+</p>
+
+<p>
+Le frutta, i dolci, le confetture, e le altre leccornie,
+che componevano il secondo ed ultimo
+servizio, erano disposti sovr’altra tavola, e i vasi
+di vino e le <i>capule</i> (o coppe a manico) stavano
+preparate per la <i>comissatio</i> sulle mense
+<i>tripes</i>, ch’erano tavoli rotondi a tre piedi, chiamati
+anche <i>cilibanti</i>.
+</p>
+
+<p>
+Di fuori cadeva a torrenti la pioggia, unita al
+cupo muggito del vento.
+</p>
+
+<p>
+Nè danze, nè musiche, contro l’usato, rallegravano
+la cena. Tutto ciò inspirava nei convitati
+un senso di tristezza.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però, vestito di bianco, e coronato di
+rose, si mostrava ilare e motteggiatore.
+</p>
+
+<p>
+Dopo terminato l’antipasto d’uova e lattughe,
+osservando Cercopiteco, ch’era seduto a poca
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+distanza, e che mangiava e beveva per tutti, così
+cominciò a scherzare con esso.
+</p>
+
+<p>
+— Tu sei, in fede mia, o Panerote, prezioso
+convitato; poichè inghiotti come i crateri dell’Etna,
+e tracanni quanto tracannava quel famigerato
+Tiberio, al quale fu dato il soprannome
+di Biberio. Così tu, invece di Panerote, dovresti
+esser chiamato <i>Vinerote</i>. Scommetto che al pari
+di quell’Epicureo fai la prova della cicuta&#8205;<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco rispose ridendo:
+</p>
+
+<p>
+— O Divo Cesare, io non sono così pazzo. Voglio
+che il figlio dell’Erebo e della Notte, l’avaro
+Caronte, attenda ancora molt’anni prima di traghettarmi
+colla sua barca al di là dello Stige.
+Egli è appunto per vivere ch’io mangio, e vivo
+per mangiare.
+</p>
+
+<p>
+Queste, ed altre facezie che seguirono, misero
+di buon umore i convitati.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i giovinetti <i>pinceri</i>, lindi, ed accurati
+della persona, colla capellatura cascante sulle
+spalle e la tunica corta, empivano di vino le
+coppe, e le portavano in giro agli ospiti seduti
+a tavola, mentre altri inservienti venivano a
+torre una ad una le vivande preparate sulla tavola,
+per tagliarle, distribuirle in porzioni e presentarle
+ai convitati in piccoli <i>paropsidi</i> d’oro.
+</p>
+
+<p>
+Venne la volta del porcellino arrostito, che fu
+portato sopra un tavolo, ch’era in fondo alla sala,
+e sul quale lo <i>scissor</i> (o scalco) cominciò a trinciare.
+</p>
+
+<p>
+Dopo che lo schiavo <i>praegustator</i>, giusta l’usanza,
+l’ebbe assaggiato, per provare se fosse
+condito a dovere, e per cautela contro qualche
+insidia, venne portata la prima porzione a Nerone
+e poi n’ebbero tutti gli altri.
+</p>
+
+<p>
+Nerone mangiandone con avidità, ed osservando
+nello stesso tempo Britannico, vide che
+questi lo rifiutava.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+</p>
+
+<p>
+— O Britannico, — gli disse allora, — so che
+di questa carne tu fosti sempre assai ghiotto, e
+perchè la rifiuti stasera?
+</p>
+
+<p>
+L’altro cercò di scusarsi, dicendo d’aver diggià
+mangiato assai.
+</p>
+
+<p>
+— No, no, — riprese insistendo lo scellerato
+Imperatore, — tu devi assolutamente gustarne
+perchè è squisita vivanda.
+</p>
+
+<p>
+E Britannico accondiscese, tanto più che glie
+ne dava voglia l’avidità colla quale era divorata
+dagli altri, e sopratutto da Cercopiteco.
+</p>
+
+<p>
+Non ne aveva inghiottito che pochi bocconi,
+quando fu preso da tremito, divenne livido in
+volto, i suoi occhi si spalancarono, e contorcendosi,
+tentò d’alzarsi, e stava per stramazzare,
+quando fu sostenuto da Lucano, che gli era vicino.
+</p>
+
+<p>
+Tutti si fecero d’intorno a lui.
+</p>
+
+<p>
+Due schiavi lo trasportarono nella vicina stanza,
+dove fu deposto sopra un lettuccio.
+</p>
+
+<p>
+— Britannico! Britannico! — gridava Nerone
+fingendo profonda costernazione.
+</p>
+
+<p>
+Poi diceva agli altri che il misero era stato
+preso per certo dal suo solito malore, e senza
+rivolgersi direttamente ad alcuno, diè ordine che
+s’andasse in cerca d’un archiatro.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’infelice già rantolava, e poco dopo, mandando
+dalla bocca bava verdastra, spirò.
+</p>
+
+<p>
+Così ebbe fine la festa, e tutti i convitati mesti
+e silenziosi s’allontanarono.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco, sentendo esternare da Lucano il
+sospetto che il giovine fosse stato avvelenato
+in qualche vivanda o nel vino, preso da paura
+d’esserlo anche lui, malgrado il diluvio e il
+vento, corse da un <i>medicamentario</i> e si fe’ dare
+un antidoto.
+</p>
+
+<p>
+Ma del porcellino avvelenato, e poi cotto da
+Locusta, non era stata tagliata che la porzione
+data a Britannico e che lo scalco, per ordine di
+Nerone, teneva nascosta. L’animale, esposto
+sulla tavola, e di cui tutti avevano mangiato,
+era un altro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+</p>
+
+<p>
+Rimasto solo, Nerone fe’ chiamare dei vespilloni,
+ed ordinò loro di deporre sopra una bara il
+cadavere vestito com’era, e, trasportatolo sull’Esquilino,
+ivi dargli subito sepoltura.
+</p>
+
+<p>
+E ciò a suo dire egli faceva per non dare ad
+Antonina il cordoglio di rivedere il fratello esanime.
+Era invece la tema che non si constatasse
+l’avvelenamento.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il funebre convoglio, rischiarato da
+torchi portati da schiavi, passava sotto pioggia
+dirotta davanti al palazzo dei Cesari, una vecchia
+affacciavasi ad un balcone.
+</p>
+
+<p>
+Sul suo volto, sinistramente rischiarato dalle
+faci, si vedeva un infernale sogghigno.
+</p>
+
+<p>
+Quella vecchia era Domizia.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span></p>
+
+<h2 id="cap23"><span class="smcap">Capitolo XXIII.</span>
+<span class="smaller">Il volo del Mago Simone.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Erano scorsi molti giorni dalla sera del misfatto,
+e ancora si discuteva tra quelli che le
+precauzioni di Nerone aveva tratti in inganno
+e gli altri che avevano soltanto sospetto, o assoluta
+convinzione dell’avvelenamento.
+</p>
+
+<p>
+Erano tra questi Agrippina e Seneca, che francamente
+avevano rinfacciato a Cesare il suo delitto,
+dicendogli ch’egli, così operando, scavava
+di sua mano l’abisso da cui sarebbe inghiottito.
+</p>
+
+<p>
+Cesare negò, e nel suo cuore s’accrebbe l’odio
+per la madre, e pel maestro, che osavano
+così sfacciatamente rinfacciarlo.
+</p>
+
+<p>
+Già da lungo tempo il loro contegno severo,
+la loro autorità era a lui divenuta fastidiosa, e
+cominciava a meditare di mandarli entrambi a
+raggiungere i morti che rimpiangevano.
+</p>
+
+<p>
+In quella circostanza però teneva a persuaderli
+della sua innocenza, teneva a nascondere
+il delitto, non per essere stimato da loro, ma
+per non essere odiato da Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Come il cane, che quantunque satollo, non permette
+agli altri di mangiare, e li addenta se osano
+toccare l’osso da lui abbandonato, così Nerone,
+benchè interamente appagato dalle attrattive di
+Poppea, pretendeva ch’altri non osasse toccare
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+alle donne, che a lui inspiravano simpatia, nè
+a quelle che aveva amato.
+</p>
+
+<p>
+L’astuta Domizia conosceva bene la frenesia
+del nipote, e per questo, tornando dal palazzo
+d’Antonina, aveva a bella posta spiegato a mal
+senso le tenerezze fraterne e la presenza d’Atte
+in quella casa, per eccitarlo e spingerlo alla vendetta.
+</p>
+
+<p>
+Ma quelli eziandio, ch’erano persuasi dell’avvelenamento,
+non s’immaginavano quale fosse
+stato il vero scopo del delitto.
+</p>
+
+<p>
+Chi lo attribuiva a gelosia di potere, chi al
+rifiuto del dono, chi immaginava una cosa, chi
+l’altra.
+</p>
+
+<p>
+Pochi soltanto avevano colto nel segno, e fra
+questi il furbo Isidoro Cinico, che un giorno ne
+stava discutendo con Cercopiteco Panerote nella
+taverna di Salvidieno Orfido.
+</p>
+
+<p>
+— Tu erroneamente opini, — diceva Panerote, — se
+ci fosse stato veleno nelle vivande, o nel
+vino, io che mangiai, e tracannai di tutto, più che
+da me si potesse, non starei qui a persuaderti.
+</p>
+
+<p>
+— E a persuadermi non riuscirai. Nerone nel
+compiere le sue malvagità, adopera tali artifizii
+che nessuno riesce a scoprire. Non avvi sulla
+terra versipelle maggiore di lui. Avrà saputo
+bene infingersi e far presentare alla sola vittima
+designata la paropside o la copula avvelenata.
+La fretta colla quale fe’ tumulare il povero Britannico
+è prova irrefragabile del delitto.
+</p>
+
+<p>
+— E invece, — rispose Cercopiteco, — fu quello
+atto di pietà verso Antonina, per la quale nutre
+sempre somma benevolenza.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, — disse con inarcato accento Isidoro.
+</p>
+
+<p>
+— Lo sai, e pretendi che le abbia ucciso il
+fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu non ti desti mai la pena di studiare
+il carattere di Cesare? Non ti sei mai accorto
+della sua feroce gelosia? È di questa, non d’altro,
+che fu vittima Britannico.
+</p>
+
+<p>
+— O Cinico, la tua smania di biasimo ti spinge
+tropp’oltre.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Quanto io asserisco è verità.
+</p>
+
+<p>
+— Tu non frequenti la corte, e pretendi conoscere
+gl’intimi pensieri del muto Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+— Se Nerone è muto, è loquace sua zia Domizia,
+che palesò codesto segreto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma s’egli adora la divina Poppea?
+</p>
+
+<p>
+— È vero; ma ciò non toglie ch’egli sia geloso
+di tutte le altre donne, alle quali porta affetto.
+</p>
+
+<p>
+— Io credo che dal ripudio d’Ottavia egli non
+abbia più visto Antonina.
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, or son pochi dì io stesso lo vidi
+entrare nel palazzo di lei.
+</p>
+
+<p>
+E Isidoro Cinico diceva il vero.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno Nerone si presentava improvvisamente
+ad Antonina, volendo constatare egli
+stesso l’impressione prodotta in essa dalla morte
+del fratello, e desiderando riveder Atte.
+</p>
+
+<p>
+Entro il vestibolo s’imbattè nell’Apostolo
+Paolo, che usciva, e gli chiese alquanto bruscamente
+cosa egli venisse a fare in quel luogo.
+</p>
+
+<p>
+— A consolare gli afflitti, — rispose l’altro, — come
+m’impongono i comandamenti del mio Dio.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, o cristiano, l’afflitta che tu qui vieni
+a consolare, divide forse l’opinione di quelli che
+attribuiscono a un tradimento la morte di Britannico?
+</p>
+
+<p>
+— In anima retta, come quella d’Antonina, non
+può allignare il sospetto di così enorme scelleratezza.
+Sono soltanto le fiere che uccidono gl’innocenti;
+e i cristiani lo sanno.
+</p>
+
+<p>
+Nerone comprese il senso di queste ultime parole
+e rispose con accento sdegnoso:
+</p>
+
+<p>
+— I seguaci del tuo Dio non sono innocenti
+poichè insultano ai nostri Numi, ne irridono i
+Sacerdoti, ne devastano i templi. Hai tu capito,
+o sedicente Apostolo? Ciò altra volta ti dissi,
+ed ora te lo ripeto, perchè apprenda a tacere e
+a rispettare la giustizia di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+E s’avviò verso l’atrio, pieno di mal talento
+contro l’Apostolo.
+</p>
+
+<p>
+Quando fu annunziato ad Antonina, questa
+sedeva nella zotheca lavorando.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+</p>
+
+<p>
+Al nome del tiranno si fe’ ancora più pallida,
+aggrottò le ciglia, e deposto il lavoro, levossi, e
+passò nella stanza, dove l’Imperatore attendeva.
+</p>
+
+<p>
+Le gramaglie, dando maggior risalto alla splendida
+carnagione, accrescevano venustà alla bella
+persona di lei.
+</p>
+
+<p>
+Non più torvo lo sguardo, ma austera in volto,
+</p>
+
+<p>
+— Salve, o Cesare, — essa disse.
+</p>
+
+<p>
+— Salve, o bella Antonina, — rispose Nerone
+con dolcezza grandissima e raffinata ipocrisia.
+</p>
+
+<p>
+— E che ti conduce, — riprese la donna, — presso
+la sorella d’Ottavia e di Britannico?
+</p>
+
+<p>
+— Questi due nomi sulle tue labbra suonano
+rampogna, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— La tua coscienza risponda per me.
+</p>
+
+<p>
+— Punii Ottavia credendomi tradito da lei. Fui
+tratto in inganno dallo scellerato Aniceto, che
+si nasconde; ma io saprò trovarlo per fargli
+scontare la calunnia infame coi tormenti e la
+morte. Accusami di quel delitto, e avrai ragione;
+ma non unirti ai miei nemici nel credermi l’uccisore
+di tuo fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Come sia morto il mio adorato Britannico
+non so. So che il suo cadavere, caldo ancora,
+fu per ordine tuo sepolto, e a me togliesti il conforto
+di dargli un ultimo bacio, e rendere alla
+cara salma gli onori dovuti al figlio d’un Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Qui Nerone, raddoppiando di sfrontatezza e d’ipocrisia,
+volle con sdolcinate parole persuadere
+Antonina d’essere stato spinto ad agire così dal
+profondo affetto, che conservava sempre per lei.
+</p>
+
+<p>
+Insomma voleva farle credere quello che aveva
+dato ad intendere agli altri.
+</p>
+
+<p>
+E continuò nelle tenere proteste, dichiarandosi
+pronto a darle prova in qualsiasi circostanza
+de’ suoi sentimenti per essa.
+</p>
+
+<p>
+E in quel momento i sensi parlavano in lui,
+non il cuore.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo però che la donna rimaneva impassibile,
+esclamò con impeto:
+</p>
+
+<p>
+— Ah vedo bene che tu sei circondata da
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+gente che m’odia e credi più ad essi che a Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Io non ascolto altra voce che quella della
+mesta anima mia.
+</p>
+
+<p>
+— E fra i più accaniti nemici v’è certo quel
+cristiano Paolo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo accusi a torto.
+</p>
+
+<p>
+— Egli, esaltando i meriti del suo Dio, cerca
+forse di far di te un’apostata. Guai a lui!
+</p>
+
+<p>
+Antonina, con un amaro sogghigno, interruppe
+dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Vendicati pure di quell’uomo santo, rapiscimi
+anche questo amico, ed io avrò, o Cesare,
+una nuova prova della tua benevolenza per me.
+</p>
+
+<p>
+— A quanto sembra, ti sta molto a cuore quel
+Tarsiotto, poichè temi per lui, — disse con mal
+celata stizza Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Temo per tutti coloro che son fatti segno
+all’ira tua.
+</p>
+
+<p>
+— Ma colui non ebbe finora da me che prove
+di clemenza. E clemente sarò tuttavia con esso,
+poichè tu lo desideri; ma si guardi di non provocare
+il mio sdegno, cercando di convertire i
+pagani alla fede del suo Dio, non meno bugiardo
+e risibile dei nostri Numi. E guai però, ripeto,
+guai ad esso sopratutto, se cerca colla sua eloquenza
+di traviar la mente di persone a me care.
+È di te, che parlo, Antonina, di te, che dopo Poppea
+sei l’unica donna ch’io amo. Ora sei avvisata.
+Vale.
+</p>
+
+<p>
+E la lasciò senza nemmeno curarsi di vedere
+Atte; tanto usciva turbato da quel colloquio.
+</p>
+
+<p>
+Nè meno turbata rimase Antonina, in cui quelle
+ultime parole avevano destato un senso di paura
+e di ribrezzo.
+</p>
+
+<p>
+E Nerone non aveva certo parlato così per
+rispetto al culto pagano, pel quale egli stesso
+confessava di professare profondo disprezzo;
+ma nel timore che un altr’uomo, un cristiano,
+potesse esercitare tanto impero sulla mente e
+sul cuore di quella donna, che non gli apparteneva,
+ma di cui pretendeva d’esser arbitro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ed ora andiamo a trovare il mago Simone,
+che gli ozii e la vita sedentaria del carcere avevano
+reso adiposo e mencio.
+</p>
+
+<p>
+Egli è occupato a cucire alcune verghe nell’interno
+d’una casula&#8205;<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a> nera. Di tratto in tratto manda
+un sospiro, lascia il lavoro e va ad affacciarsi
+al pertugio, da cui prende luce la prigione.
+</p>
+
+<p>
+Poi si mette a passeggiare nell’angusta cella,
+tornando di tratto in tratto a guardar fuori, e
+alla sua occupazione.
+</p>
+
+<p>
+E cosa mai rende quel tristo così agitato?
+</p>
+
+<p>
+A Nerone, che fidava sempre nella magia di
+lui, benchè più volte l’avesse trovato in fallo,
+era saltato il capriccio di vederlo volare, sperando
+con quel miracolo, di buona o cattiva
+lega, umiliare l’Apostolo Paolo.
+</p>
+
+<p>
+Simone sentì agghiacciarsi il sangue allorchè
+il messo di Cesare venne a dirgli ch’era venuto
+il tempo di mantenere la promessa, e che se
+voleva riacquistare la libertà e la benevolenza
+imperiale, doveva librarsi a volo dall’alto del
+carcere Mamertino.
+</p>
+
+<p>
+Non era facile uscir da quel bivio tremendo.
+Il negare, o il confessare ch’era stata la sua una
+spavalderia poteva costargli il flagello, o fors’anco
+la morte. Il dichiararsi pronto ad obbedire
+gli dava a pensare; ma purtuttavia finì per
+accettare.
+</p>
+
+<p>
+Chiese soltanto che Cesare gli accordasse alcuni
+giorni di tempo per riacquistare le forze
+perdute in carcere.
+</p>
+
+<p>
+La sua speranza d’esito felice era tutta riposta
+nel filtro promessogli da Locusta, e le aveva
+mandato una lettera col mezzo d’un inserviente
+dell’ergastolario, dicendogli che gli verrebbe
+consegnato un medicinale corroborante.
+</p>
+
+<p>
+Ad onta però della sua ingenua fiducia nella
+portentosa bevanda della giudea, lavorava nella
+<i>casula</i> a quel modo per rendere in ogni caso
+meno micidiale la caduta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ne voleva formare come due ali di pipistrello,
+legando le estremità della casula ai polsi e alle
+tibie, come aveva visto a fare una volta in Samaria
+da un giocoliere.
+</p>
+
+<p>
+Il triste teneva moltissimo a conservare il predicato
+di <i>Gran Virtù di Dio</i>, a riacquistare la
+stima di Cesare, a confondere l’Apostolo Paolo
+e gli altri suoi nemici cristiani. Ma sopratutto
+teneva a salvar la pelle.
+</p>
+
+<p>
+Locusta, letta ch’ebbe la lettera di Simone, consegnò
+allo schiavo dell’ergastolario una fiala dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Questo filtro darà al prigioniero forze bastanti
+per volare fino al cielo.
+</p>
+
+<p>
+E le parole accompagnò con un sinistro sogghigno,
+in cui si leggeva tutto il piacere della
+vendetta pei ducentocinquanta nummi che gli
+aveva truffato nel fatto di Rubea.
+</p>
+
+<p>
+Quando lo schiavo tornò al Mamertino, e diede
+la fiala in mano a Simone, questi si sentì sollevato
+di spirito, e fe’ sapere a Cesare ch’egli era
+pronto ad operare il miracolo.
+</p>
+
+<p>
+I banditori lo annunziarono al popolo, che accorse
+in folla davanti al carcere, nella speranza
+che il prodigio si cangiasse in una catastrofe.
+</p>
+
+<p>
+Paolo, Luca, ed altri cristiani si tenevano in
+gruppo a poca distanza dall’Imperatore, che sedeva
+sopra un terrazzo attiguo al carcere.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, quasi sicuro di confondere l’odiato
+Apostolo, rivolgeva di tratto in tratto il bieco
+sguardo verso quel gruppo con aria di trionfo.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente s’udì un lungo squillo di tromba,
+e poco dopo, circondato da soldati, comparve
+Simone sull’alto del carcere.
+</p>
+
+<p>
+Allora tacque il bisbiglio della folla, tutti gli
+occhi si fissarono su lui, che bevve il contenuto
+della fiala, ed esclamò ad alta voce:
+</p>
+
+<p>
+— Tremi chi non crede Simone Gran Virtù
+di Dio!
+</p>
+
+<p>
+— Empio bestemmiatore! — gridarono dalla
+via Paolo e gli altri cristiani.
+</p>
+
+<p>
+Il mago aprì le braccia e si slanciò nel vuoto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+</p>
+
+<p>
+Scoppiò un urlo universale di spavento. La
+folla si ritrasse da ogni banda per non essere
+colpita dal corpo di Simone, che precipitando
+abbasso, andò a cadere sulla terrazza ov’era Nerone,
+ch’ebbe la tunica spruzzata di sangue&#8205;<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pieno di ribrezzo e di dispetto, scansò col piede
+il cranio sfracellato del moribondo, e andò via.
+</p>
+
+<p>
+Attribuì quella caduta ad esorcismi di Paolo,
+poichè non poteva ammettere che Simone si
+fosse azzardato al volo senza l’aiuto d’un’arcana
+potenza, o per lo meno d’un artifizio prodigioso.
+</p>
+
+<p>
+E l’efficace facoltà, ch’egli supponeva nell’Apostolo,
+lo rendeva turbato, giudicandolo nemico
+pericoloso. L’avrebbe di buon grado appeso alla
+croce, ove non lo avesse trattenuto la promessa
+fatta ad Antonina, e la vergogna di mostrarsi
+pusillanime, lasciando travedere la paura che
+gl’inspirava il cristiano.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente per lui, altri avvenimenti
+vennero ad occupare la mente del tiranno, che
+vedeva soddisfatto finalmente uno dei suoi più
+ardenti desiderii, quello d’aver prole.
+</p>
+
+<p>
+Poppea era madre, ma le sofferenze della
+gravidanza, il dispiacere di vedersi sformata,
+essa che teneva tanto alle sue bellezze, la rendevano
+triste ed intollerante di tutto. Nerone
+però non ci badava, e sfogava la sua egoistica
+gioia in accademie, e in orgie con parassiti e
+cortigiane.
+</p>
+
+<p>
+Poppea non amava Nerone; purtuttavia si
+sentiva ferita nell’amor proprio, vedendo com’egli
+fosse indifferente alle sue sofferenze; ma
+lo stesso amor proprio le suggeriva di non mostrare
+il suo dispiacere.
+</p>
+
+<p>
+Essa diede alla luce una figlia, alla quale fu
+imposto il nome di Claudia, mentre la madre
+ebbe il titolo d’<i>Augusta</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+</p>
+
+<p>
+Durante il puerperio essa consultò archiatri
+e femmine, che vendevano specifici per conservare
+la freschezza della pelle e la venustà delle
+forme.
+</p>
+
+<p>
+Un mese dopo il parto andò a Baja, insieme
+alla bambina colla sua nutrice, seguita da un
+codazzo di schiavi, di carri e d’animali tra cui
+le sessanta giumente.
+</p>
+
+<p>
+Prima di partire era andata a congedarsi dall’Imperatrice
+Agrippina, che conservava sempre
+contro la nuora un fondo di livore per la sua
+bassa origine, per la morte d’Ottavia, e per esserle
+stato da lei rapito il dominio sul cuore
+del figlio.
+</p>
+
+<p>
+E il veleno di quel sentimento, allorchè si trovavano
+insieme, stillava sovente dalle sue parole.
+</p>
+
+<p>
+Essa le dimandava perchè lasciasse Roma in
+quei giorni che si dovevano celebrare le feste
+di Bacco.
+</p>
+
+<p>
+— Egli è appunto per evitarle, ch’io parto, — rispose
+Poppea.
+</p>
+
+<p>
+— Peccato, — rispose Agrippina con ironia
+malvagia, — che tu non ami assistere ai baccanali;
+anzi dovresti prendervi parte, poichè non
+potrebbe trovarsi Dionisiade&#8205;<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a> più bella di te.
+</p>
+
+<p>
+— Per quanto giovine io sia, — rispose Poppea,
+dandole pan per focaccia, — non potrei
+vincere delle fanciulle. Ma se tu corressi con
+me, diva Agrippina, la mia gioventù ti vincerebbe
+per certo.
+</p>
+
+<p>
+E dopo essersi scambiati degli sguardi poco
+benevoli, si separarono.
+</p>
+
+<p>
+Poppea riferì quel dialogo a Nerone, che si
+morse il dito, e poi disse alla moglie:
+</p>
+
+<p>
+— Parti.
+</p>
+
+<p>
+— E tu non m’accompagni, come avevi divisato?
+</p>
+
+<p>
+— No, io resto.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span></p>
+
+<h2 id="cap24"><span class="smcap">Capitolo XXIV.</span>
+<span class="smaller">Il parricidio.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il giorno seguente Nerone si recò nelle stanze
+d’Agrippina e le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Madre, io voglio che sia pace fra noi. Abbracciami
+e baciami sulla bocca e promettimi
+che questa sera ti presenterai alla cena, che
+offro agli amici. Saremo tutti bizzarramente travestiti,
+e tu avrai il capo coronato di pampini,
+i capelli disciolti, porterai sulla spalla sinistra
+un manto di pelle di capra e avrai nelle mani
+il <i>tirso</i>&#8205;<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>.
+</p>
+
+<p>
+— E che follia è questa? Ti prendi forse giuoco
+della madre tua?
+</p>
+
+<p>
+— La zia Domizia mi narrò che una volta ad
+un’orgia di Claudio si presentò improvvisamente
+una baccante col petto a metà denudato,
+e col viso coperto dalla persona&#8205;<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. E quella
+baccante eri tu.
+</p>
+
+<p>
+— Fu nella spensieratezza della gioventù, che
+mi prese quella vergognosa fantasia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E se tale tu la giudichi, o madre, perchè la
+proponesti a mia moglie?
+</p>
+
+<p>
+— Ora comprendo: — rispose Agrippina, — fui
+denunziata, e tu vieni a rinfacciarmi la supposta
+offesa che feci all’Augusta tua sposa.
+</p>
+
+<p>
+Ed accompagnò le ultime parole con un sogghigno
+sardonico.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, reprimendo gl’impeti della rabbia, rispose
+sogghignando pur esso:
+</p>
+
+<p>
+— Se non la moglie di Cesare, dovevi almeno
+rispettare in Poppea Augusta la madre del tuo
+drudo.
+</p>
+
+<p>
+— Di chi parli? — dimandò Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+— Del giovinetto Ruffo Crispino, mio figliastro.
+Negheresti forse che di quell’imberbe facesti le
+tue voglie? Anco stanotte tu l’attendevi forse,
+ma lo attendesti invano.
+</p>
+
+<p>
+— Che facesti di lui? — chiese con ansia la
+donna.
+</p>
+
+<p>
+— Lo desideri?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, lo desidero ardentemente, poichè vuoi
+saperlo.
+</p>
+
+<p>
+— Confessi dunque che l’amavi.
+</p>
+
+<p>
+— E a te che importa? Non sono tua madre,
+la vedova di Claudio, arbitra de’ miei sentimenti?
+E a te, figlio perverso, chi dà il diritto d’investigare
+le mie azioni? Palesami tosto ov’egli
+si trovi.
+</p>
+
+<p>
+Nerone rispose con calma terribile:
+</p>
+
+<p>
+— Nelle voragini del Tebro, ove fu gettato
+mentre si divertiva a pescare.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina, in preda a furente desolazione, s’avvicinò
+al figlio colle braccia levate, e le mani
+strette in pugno esclamando:
+</p>
+
+<p>
+— Ah per tutti gli Dei belva più efferata di te
+non cinse mai la diadema dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+— Frenati, e ascolta: — rispose Nerone, — quantunque
+la tresca mal s’addicesse a te, vedova
+e madre d’Imperatori, io avrei forse lasciato
+quel fanciullo agli amorosi godimenti del
+tuo cubiculo; ma lo punii per averti vituperata
+publicamente, ed aver pronunziate frasi oltraggiose
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+contro la madre sua, la divina Poppea.
+E la sua fine sia d’esempio a tutti coloro, che
+ardiscono offendere la moglie di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— S’egli è a me, che rivolgi queste parole,
+sappi ch’io disprezzo le tue minacce; e bada, o
+scellerato, bada a te stesso, poichè il sangue
+delle tue vittime grida vendetta.
+</p>
+
+<p>
+E lanciando al figlio uno sguardo terribile,
+aggiunse gridando:
+</p>
+
+<p>
+— Ti sfido.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io, — rispose Nerone, — la sfida accetto.
+</p>
+
+<p>
+Crispino, colla iattanza dei giovinetti, erasi
+vantato in publico nella taverna di Salvidieno
+Orfido dei favori che gli accordava Agrippina,
+scendendo ai più laidi particolari dei godimenti
+notturni, vantando le belle forme di lei,
+e sostenendo valer queste assai più che le carni
+di sua madre Poppea, avvizzite per le molte battaglie
+amorose.
+</p>
+
+<p>
+Avendolo qualcuno redarguito per le sconvenienti
+parole, egli aveva risposto che non essendosi
+la sua madre mai curata di lui, non
+aveva per essa che profondo disprezzo.
+</p>
+
+<p>
+Fra i molti ascoltatori dell’imprudente discorso
+v’erano Isidoro Cinico, che non mancò di ripeterlo
+all’universale, e Lucano, dal quale fu riferito
+a Seneca, che lo esortò a tacere per non
+provocare la vendetta di Cesare contro quel
+disgraziato.
+</p>
+
+<p>
+Ma la cosa non tardò a giungere all’orecchio
+del tiranno.
+</p>
+
+<p>
+Lo seppe da un delatore il giorno stesso che
+partiva Poppea, ed egli rimase per compire la
+vendetta sulla madre e sul drudo, senza curarsi
+d’indagare se fosse questi veramente colpevole.
+</p>
+
+<p>
+Poi cominciarono le persecuzioni contro la
+madre. La privò d’ogni autorità, d’ogni onore,
+si liberò del tutto dal giogo di lei; la guardia
+germanica che custodiva la sua persona le fu
+tolta. Non volendola aver vicina per timore
+d’insidie, la costrinse a lasciare il palazzo Augustale
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+e prender dimora in uno dei grandi
+edifizii degli orti Neroniani.
+</p>
+
+<p>
+Non contento di ciò, ordinò ad alcuni suoi
+agenti segreti di vilipenderla, di darle ogni sorta
+di tribolazioni con insulti e querele. Quand’essa
+viaggiava per terra o per mare, ordinava a coloro
+che l’accompagnavano di molestarla, motteggiandola
+e facendo rumore perchè non avesse
+agio a prender riposo dormendo.
+</p>
+
+<p>
+L’energica donna però non si dava per vinta,
+e con improperii e minacce continuava a sfidare
+l’ira del figlio, sicura che questi non oserebbe
+attentare ai suoi giorni.
+</p>
+
+<p>
+Ma Nerone, meno ingenuo di lei, non aveva
+la stessa fiducia nei sentimenti materni, sapendo
+come Agrippina fosse edotta nella scienza del
+delitto.
+</p>
+
+<p>
+Conveniva dunque por termine a quella guerra
+infeconda, che non domava gli spiriti della madre,
+la quale provocava sempre e poteva tradurre
+in atto le sue minacce.
+</p>
+
+<p>
+Era venuto il momento di pensare alla propria
+salvezza, sacrificando lei.
+</p>
+
+<p>
+E cominciò a studiare il modo di farlo, senza
+essere accusato di parricidio, adoperando le
+arti usate nell’uccisione di Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Servirsi del veleno era inutile, poichè l’astuta
+Agrippina era provvista di tutti gli antidoti, rimedii
+indispensabili per chi viveva in quell’epoca
+e in quella Corte.
+</p>
+
+<p>
+Una sera essa ad ora tarda sedeva nel gabinetto
+attiguo al cubiculo e lavorava per ingannare
+le insonnie, prodotte dal turbamento dei
+nervi, dall’ira, dal desiderio della vendetta, combattuto
+in lei dalla tema e da un resto d’affetto
+pel figlio.
+</p>
+
+<p>
+Tutto a un tratto udì un fracasso nella stanza
+vicina.
+</p>
+
+<p>
+Balzò in piedi esterrefatta, prese la lampada,
+e respirando a stento pei violenti palpiti del
+cuore, andò a vedere cosa fosse accaduto.
+</p>
+
+<p>
+La parte del soffitto soprastante al letto era
+<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
+precipitata a basso. Ove in quel momento avesse
+giaciuto, essa sarebbe rimasta schiacciata.
+</p>
+
+<p>
+Alla mattina un giovine dalle mani e dal
+volto anneriti, si teneva tutto umile e pauroso
+davanti all’Imperatore, a poca distanza dal palazzo
+ove abitava Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+— Stupido artefice, — gli diceva a bassa voce
+Nerone, — come hai tu eseguito gli ordini miei?
+</p>
+
+<p>
+— La credeva dormente da lungo tempo nel
+suo letto, — rispondeva l’altro tremando. — Allorchè
+terminava di segare il ferro del palco,
+era già da tre ore trascorsa la mezzanotte, e
+purtuttavia essa era ancora levata. Come poteva
+io supporlo?
+</p>
+
+<p>
+Nerone alzò le spalle con aria di disprezzo,
+e mosse verso la casa per presentarsi alla
+madre.
+</p>
+
+<p>
+La trovò nell’exedra in compagnia di Seneca,
+e andò per abbracciarla, congratulandosi che
+fosse così miracolosamente scampata a certa
+morte.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina rimase impassibile. Non s’immaginava
+che la caduta del palco fosse stata un attentato
+del figlio; ma alle ipocrite dimostrazioni
+non credeva.
+</p>
+
+<p>
+Seneca, ch’era rimasto in silenzio, non togliendo
+mai lo sguardo scrutatore da Nerone,
+come questi stava per partire, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Mi giunse stamane un’inaspettata novella
+che anche a te riuscirà gradita, perchè potrai
+finalmente compiere un atto di giustizia, che
+tutta Roma reclama. In una <i>caupona</i>&#8205;<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a> a poca
+distanza da Roma, travestito da villico, fu scoperto
+da alcuni soldati lo scellerato Aniceto.
+</p>
+
+<p>
+Fu sorpreso Nerone a tale annunzio; ma dimostrò
+più contentezza che sdegno.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il maestro gli dimandò se al colpevole
+si dovesse infliggere l’estremo supplizio,
+l’altro rispose di farlo prima condurre davanti
+a lui.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
+</p>
+
+<p>
+E Seneca, rimasto solo con Agrippina, disse
+a questa:
+</p>
+
+<p>
+— Gl’innocenti muoiono: ma quel tristo vivrà.
+</p>
+
+<p>
+Quando Aniceto incatenato si trovò alla presenza
+di Cesare, si gettò in ginocchio piangendo
+e chiedendo pietà.
+</p>
+
+<p>
+— No, — disse Nerone, — tu meriti mille
+morti per aver osato un giorno attentare al pudore
+d’Ottavia, all’onor mio.
+</p>
+
+<p>
+L’impudente negò: giurando per gli Dei che
+l’estinta aveva mentito.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, tu m’aiutasti a disfarmi di lei, ed
+ora, se vuoi salva la vita, devi col tuo malvagio
+talento trovare il modo che scompaia la
+madre, senza che venga a me attribuito il delitto,
+ma sibbene al caso. Se l’ingegno non ti
+farà difetto, allora farò trarti dal carcere Mamertino.
+</p>
+
+<p>
+E lo fece di nuovo consegnare ai soldati.
+</p>
+
+<p>
+Poscia partì per Baja, e di là, dopo qualche
+tempo scrisse una tenerissima lettera alla madre,
+ch’erasi ritirata in una sua villa presso il
+lago di Lucino, scongiurandola di venire, sentendosi
+egli assai sofferente, e di riconciliarsi
+nuovamente con lui e con Poppea, ed amar questa,
+come aveva amata Ottavia.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina protestò che tra lei e Poppea non
+poteva esservi che odio, odio eterno; nè porrebbe
+il piede nella villa di Bauli, ove dimorava
+chi aveva fatto uccidere Ottavia e discacciare
+lei dalla casa dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però, colla più raffinata ipocrisia, continuò
+ad insistere, dipingendo così al vivo il desiderio
+di riveder la madre, di riabbracciarla, che
+questa finalmente acconsentì, e lasciata la sua
+villa, recossi a Napoli dove l’attendeva la nave,
+mandatale dal figlio per trasportarla a Baja.
+</p>
+
+<p>
+Benchè spirasse propizio il vento, e fosse tranquillo
+il mare, appena salpato, tanto essa, che
+la sua confidente Acerronia, s’avvidero che la
+nave solcava le onde stentatamente e piegava
+a tribordo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
+</p>
+
+<p>
+Volendo di ciò avere una spiegazione, mandò
+l’Acerronia nella stanzetta a poppa, dov’era il
+maestro che dirigeva la navigazione.
+</p>
+
+<p>
+Prima che la confidente tornasse, s’udì uno
+scroscio tremendo, e la parte posteriore della
+nave, dov’era il padiglione dell’Imperatrice, cominciò
+ad affondare.
+</p>
+
+<p>
+Agrippina gridò al soccorso; ma tutti s’erano
+gettati in mare e, quali nuotando, quali aggrappati
+ad assi e travi, senza darle ascolto, continuavano
+innanzi.
+</p>
+
+<p>
+La sola ad accorrere era stata Acerronia che
+cadde nelle onde con lei e fu tosto sommersa,
+mentre Agrippina, che sapeva nuotare, ed era
+donna coraggiosa e forte, malgrado l’impaccio
+delle vesti, riuscì a salvarsi.
+</p>
+
+<p>
+Appena presa terra, cadde sfinita.
+</p>
+
+<p>
+Un po’ più lungo tragitto a percorrere, e l’infernale
+invenzione d’Aniceto avrebbe pienamente
+assecondati i desideri del parricida.
+</p>
+
+<p>
+Il pedagogo, che dalla riva aveva assistito al
+disastro, come vide sfasciarsi la nave, e l’opera
+sua compiuta, montò sopra un piccolo naviglio,
+che salpava per le coste della Campania, e si
+recò a Baja per darne l’annunzio a Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Lieto il tiranno d’essersi liberato alla fine di
+quella donna, divenuta oramai nemica implacabile,
+rimunerò largamente il suo complice, e
+comunicò la notizia alla moglie, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Così il Fato volle far vendetta dell’odio,
+ch’essa nutriva contro di te.
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu forse che facesti uccidere la madre? — chiese
+Poppea, turbandosi.
+</p>
+
+<p>
+E Nerone cinicamente rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Forse. Anche il Fato obbedisce alla volontà
+di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni giorni dopo ricevette un foglio, e impallidì,
+riconoscendo i caratteri d’Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+Essa gli partecipava d’essere sana e salva
+nella sua villa presso il lago di Lucino, ed aggiungeva
+queste fiere parole:
+</p>
+
+<p>
+“Muzio Scevola, per aver colpito invece di
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+Porsenna il segretario di lui, pose la mano sui
+carboni ardenti; tu che uccidesti la confidente
+Acerronia, invece di tua madre, dovresti precipitarti
+nei crateri dell’Etna, figlio perverso.„
+</p>
+
+<p>
+Nerone, pieno di furore per vedersi scornato
+e scoperto, decise di smettere l’ipocrisia e finirla
+una volta, compiendo sfacciatamente il parricidio.
+</p>
+
+<p>
+Partì per Roma, e fatto venire Aniceto, ch’eravi
+tornato da alcuni giorni, lo rimproverò per la
+mala riuscita, e gli ordinò di recarsi con alcuni
+centurioni sul lago di Lucino per uccidere
+Agrippina.
+</p>
+
+<p>
+L’altro titubava, non volendo tramutarsi da
+occulto complice in aperto sicario; ma Nerone
+ve lo costrinse colla minaccia d’eseguire contro
+di lui la sospesa sentenza.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè partecipò alla moglie come la madre
+fosse riuscita a salvarsi, essa diede in un sospiro
+ed esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Sian rese grazie ai Numi.
+</p>
+
+<p>
+— Per la sua vita tu preghi, o sconsigliata?
+</p>
+
+<p>
+— Come Imperatrice, — essa rispose, — le
+improperie dei vivi non curo, poichè non ponno
+salire fino a me; ma come moglie e madre la
+maledizione delle vittime pavento.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole il tiranno superstizioso si turbò.
+</p>
+
+<p>
+— Siano dunque rese grazie ai Numi per la
+salvezza di lei, — ripetè Poppea.
+</p>
+
+<p>
+La vecchia Domizia, il genio malefico di Nerone,
+ne provò dispetto, e quando tornò Aniceto
+ad annunziare che Agrippina era morta, abbracciò
+il nipote, e disse che andrebbe ad offrire
+olocausti a Nemesi&#8205;<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nerone volle che Aniceto gli narrasse il fatto
+nei più minuti dettagli, e che fossero presenti
+al racconto i centurioni, che lo avevano accompagnato,
+come testimonii che il pedagogo asseriva
+il vero.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Giungemmo, — cominciò il malvagio, — ch’era
+alta la notte. La porta della villa era
+chiusa, e noi ne percotemmo più volte l’ansa
+sul picchio. Venne finalmente l’ostiario, ed aprì,
+sentendo ch’eravamo gli inviati del divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Sareste stati più saggi non pronunziando
+il mio nome, — interruppe Nerone.
+</p>
+
+<p>
+E senz’altro aggiungere gli ordinò di continuare.
+</p>
+
+<p>
+— Entrammo nel palazzo, e penetrati nel cubiculo,
+la sopraccogliemmo distesa nuda sul
+letto. Non potei a meno d’arrestarmi un istante
+ad ammirare quelle bellissime forme. In questo
+essa aprì gli occhi, si levò sul fianco, guardandoci
+bieca, e quasi sfidandoci. Io la colpii col
+pugio, ma leggermente, ond’essa gettandosi supina
+e mostrando coraggio inaudito, gridò: “<i>ventrem
+feri</i>„&#8205;<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. Allora il centurione Fulvio v’immerse
+il gladio, ed essa prima di spirare,
+digrignando i denti, e sbarrando gli occhi disse....
+</p>
+
+<p>
+E qui Aniceto esitò.
+</p>
+
+<p>
+— Che disse? — chiese imperiosamente il tiranno.
+</p>
+
+<p>
+— Non oso....
+</p>
+
+<p>
+— Parla.
+</p>
+
+<p>
+— Disse: su lui, sulla moglie, sui figli la mia
+maledizione. Furono queste le sue ultime parole.
+</p>
+
+<p>
+Nerone impose loro di non ripeterle ad alcuno,
+e li rimandò.
+</p>
+
+<p>
+Pose ogni studio cogli altri per simulare indifferenza
+dopo il parricidio, e nascondeva il
+profondo terrore, che aveva prodotto nell’anima
+sua la maledizione materna.
+</p>
+
+<p>
+Aveva fatto uccidere Agrippina per timore
+dell’odio ch’egli le aveva inspirato, e morta lo
+spaventava ancor più. Così lo scellerato trovava
+la punizione nel suo stesso delitto.
+</p>
+
+<p>
+Ma, come dissi, non volendo mostrarsi pusillanime,
+nulla dava a divedere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+</p>
+
+<p>
+Colla bella sposa ostentava maggior desiderio
+di voluttuose ebrezze. Nelle orgie cogli amici
+mentiva la più sfrenata allegria. Percorreva le
+vie a cavallo, o guidando la biga, e si mostrava
+ai publici spettacoli, fiero sempre guardando
+il popolo, che muto, e quasi irriverente rimaneva
+sul suo passaggio, quantunque il Senato
+fosse stato costretto ad approvare l’operato di
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Nel tempo stesso però segretamente ordinava
+ad alcuni maghi di fare certi incanti per scongiurare
+gli effetti della maledizione.
+</p>
+
+<p>
+Quello che a lui riesciva grave oltremodo era
+il contegno di Seneca.
+</p>
+
+<p>
+Lo vedeva malinconico, torvo, taciturno; ma
+dal suo labbro non era sfuggita mai una sola
+parola che stimatizzasse l’orrendo delitto.
+</p>
+
+<p>
+Avrebbe preferito ch’egli venisse da lui aspramente
+rinfacciato, per potersi sfogare, opponendo
+all’audacia dell’accusatore, l’audacia dell’accusato.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, che lo vide presentarsi più cupo
+dell’usato, non potè frenarsi, e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— O tenebroso maestro, che hai? Perchè non
+parli?
+</p>
+
+<p>
+— Ove tace la tua coscienza, — rispose Seneca, — ogni
+altra voce riuscirebbe vana. D’altronde
+parla abbastanza il raccapriccio universale,
+ed è inutile che il mio grido di riprovazione
+s’unisca a quello dei popoli, che il tuo mal governo,
+la tua ferocia ha stancati.
+</p>
+
+<p>
+— Ma di questo non vedo la prova.
+</p>
+
+<p>
+— E che sono mai le satire atroci che si scagliano
+contro di te, e nelle quali sei chiamato
+Oreste ed Alcmeone, uccisori delle madri; Apollo
+cetratore, che lancia saette; vero discendente
+d’Enea, perchè questi portò via il padre, e tu
+togliesti via la madre? E l’istrione Dato, recitando
+in tua presenza, non ha detto forse: Va
+sano, padre mio, va sana, madre mia! fingendo
+l’Imperatore Claudio a tavola, e la diva Agrippina
+nuotando? E, rivolgendosi verso il Senato,
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+non aggiunse: l’orco, ora verso voi addrizza il
+piede?
+</p>
+
+<p>
+— Tu narri cose ch’io già sapeva, — interruppe,
+sorridendo, Nerone. — Si vede che ti racchiudi
+nel tuo broncio, e vivi solitario, altrimenti
+avresti saputo che agli autori di siffatte contumelie
+perdonai, e l’istrione, per le sue ardite allusioni,
+non condannai che all’esilio.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, se disprezzi tanto quello che contro
+di te si dice, e si scrive, a che pro’ avrei parlato?
+Parlo adesso per riferirti cose nelle quali
+tu forse intravedrai la vendetta divina.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, nascondendo l’interna trepidanza, dimandò
+di che egli intendesse parlare.
+</p>
+
+<p>
+Seneca rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Vergogne in Oriente, ove nella ribellata
+Armenia i nostri soldati furono condannati all’ignominia
+del giogo e dove la Soria minaccia
+di sottrarsi al dominio dell’Impero. Vergogne
+in Anglia, dove fummo sconfitti, e dove due
+terre delle principali furono poste a sacco con
+grande sterminio di romani e dei loro amici.
+Vergogne nella Gallia dove il vicepretore Giulio
+Vindice ha chiamato a rivolta il popolo contro
+il dominio tuo.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, rassicurati, — rispose Nerone, — che
+in Oriente, in Anglia, in Gallia, la forza delle
+nostre legioni farà ragione delle vendette celesti.
+Ricordati che l’Oracolo d’Apolline mi fu
+propizio, e mi predisse lunga vita, dicendomi
+che pensassi all’anno settantesimo terzo, volendo
+predirmi in quell’anno la morte. Come tu vedi,
+Apolline, ch’è Nume anch’esso, mi concede ancora
+quasi dieci lustri d’esistenza.
+</p>
+
+<p>
+— E sei tu sicuro d’aver giustamente interpetrato
+il suo responso?
+</p>
+
+<p>
+Nerone, adirato esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— O imprudente Maestro, non farti profeta
+dei danni miei, non spingermi all’ira, se non
+vuoi ch’io dimentichi d’aver giurato che a te non
+avrei torto un capello.
+</p>
+
+<p>
+— Altra volta te lo dissi, — rispose Seneca
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+con ammirevole calma, — la morte non temo,
+e con animo sereno, l’attendo. Uccidimi pure;
+ma pensa a vendicare l’onore oltraggiato delle
+aquile latine.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno invece pensava a cómpito più facile;
+quello di vendicarsi di lui.
+</p>
+
+<p>
+Altri funesti avvenimenti vennero però a distorlo
+dal fiero proposito.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span></p>
+
+<h2 id="cap25"><span class="smcap">Capitolo XXV.</span>
+<span class="smaller">La Congiura di Pisone.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Era venuto l’autunno, autunno lugubre, di
+quelli in cui le morte foglie sono portate via
+dal vento rigido e quasi brumale, e il cielo si
+riveste di quel nuvolo grigio, uniforme, che impedisce
+al sole di riscaldare coi suoi raggi la
+moribonda natura. Alla tetra atmosfera aggiungasi
+la desolazione, che spargeva nella città una
+fiera pestilenza, che mieteva vittime a migliaia&#8205;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non si vedevano che agonizzanti e morti, trasportati
+dai vespilloni sulle spalle, o distesi su
+<i>capuli</i>&#8205;<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a> o ammonticchiati su rozze carrette.
+</p>
+
+<p>
+Molti cittadini correvano esterrefatti per le vie
+e spesso cadevano colpiti dal morbo, e da tutti
+fuggiti. Qua e là dalle case uscivano i lamenti di
+qualche povero appestato, e i pietosi della famiglia
+venivano sul limitare a chieder soccorso di
+medici e di farmacisti. Non più feste, non più spettacoli.
+I patrizii andavano a cercare uno scampo
+nelle ville suburbane, o si tenevano chiusi nei
+loro palazzi, ai quali era a tutti impedito l’accesso.
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+Male si riconosceva in quelle turbe spaventate
+ed afflitte il gaio popolo del <i>panem et
+circenses</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ogni giorno i Sacerdoti offrivano sagrifizi ai
+Numi, e i devoti pagani gremivano i templi e
+pregavano dinanzi ai delubri colle braccia levate
+al cielo.
+</p>
+
+<p>
+Nelle catacombe i cristiani supplicavano Dio
+per la salute di tutti, curando nel tempo stesso
+gl’infermi, lavorando ad aprire incavature nelle
+pareti delle callaje, dove i fossatori seppellivano
+i cadaveri.
+</p>
+
+<p>
+I due Apostoli Paolo e Luca tutto dirigevano,
+e fra quelli che più si mostravano ferventi in
+quell’opera di carità, notavasi un giovine, che
+indossava la candida tunica di neofito.
+</p>
+
+<p>
+Era costui il citaredo Menecrate, che da poco
+tempo aveva ricevuto il battesimo.
+</p>
+
+<p>
+Sua madre aveva lottato per dissuaderlo dall’abbracciare
+la nuova fede; ma vedendolo fermo
+nel suo proposito e infervorato nel culto cristiano,
+lo aveva lasciato fare. Essa però aveva
+voluto conservare la religione dei padri suoi.
+Menecrate n’era desolato, ma non osava insistere
+per indurla a seguire il suo esempio, perchè
+Paolo gli aveva detto che le conversioni fatte per
+riguardo, e non per convincimento, non riuscivano
+gradite a Dio.
+</p>
+
+<p>
+Il terribile flagello dava occasione al citaredo
+di spiegare tutto il fervore del neofito, portando
+l’opera sua pietosa dalle catacombe nelle case
+visitate dal dolore.
+</p>
+
+<p>
+Facevano sconcio contrasto alla costernazione
+della città i tripudi della casa Aurea.
+</p>
+
+<p>
+Nerone sfoggiava nell’ostentazione del buon
+umore e della spensieratezza, quanto più forte
+era in lui l’interno turbamento.
+</p>
+
+<p>
+Talvolta però la stessa sua esagerata ilarità
+lo tradiva.
+</p>
+
+<p>
+Una sera gavazzava nella <i>comissatio</i> co’ suoi
+cortigiani, e più ebro del solito, ora cantava, ora
+dava la baia a qualcuno, ora si portava ad atti
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+osceni con Sporo, ch’eragli vicino vestito da
+donna, e sollevandogli la tunica lo mostrava
+nudo agli altri.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo Cercopiteco, che sedeva pensieroso
+e non beveva, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— O Panerote, dacchè è scoppiata la peste, tu
+non sei più quello. Le tue paropsidi, i tuoi calici
+rimangono spesso vuoti. Hai tu forse paura
+di morire?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, divo Cesare, perchè la morte è così
+brutta cosa, che a tutti dispiace, specialmente
+ai gaudenti.
+</p>
+
+<p>
+— Fatti cuore, e fingi almeno allegria.
+</p>
+
+<p>
+— Io non so dominarmi come tu sai.
+</p>
+
+<p>
+— Oseresti forse credere che in questo momento
+la mia gaiezza sia maschera a qualche
+grave cura?
+</p>
+
+<p>
+— È impossibile che ciò non sia, — entrò a
+dire Lucano, ch’era presente.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa ne sai tu, o misero poeta! — chiese
+Nerone guardandolo bieco.
+</p>
+
+<p>
+— E chi, — rispose l’altro, — oserebbe supporre
+il divo Cesare indifferente alle sventure
+di Roma?
+</p>
+
+<p>
+I fumi del vino impedirono a Nerone di rilevare
+il sarcasmo di quelle parole.
+</p>
+
+<p>
+— E quand’anche piangessi, la morìa non cesserebbe
+per questo. Tu pensa ai casi tuoi e non
+occuparti d’indagare i sentimenti miei.
+</p>
+
+<p>
+— Quello che ti dev’esser riuscito assai doloroso, — entrò
+a dire Cercopiteco, — è la perdita
+della nave che ti portava cose preziose.
+</p>
+
+<p>
+— Vedete, o amici, io son sicuro che i pesci
+me le renderanno, tanto sono fortunato. Si beva
+dunque alla mia fortuna. Viva Bacco, Evoè!
+</p>
+
+<p>
+Alzò il nappo e tosto lo gettò.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva udito nelle altre stanze voci di
+pianto.
+</p>
+
+<p>
+Sbarrò gli occhi, si fe’ livido in volto e corse via.
+</p>
+
+<p>
+I pianti venivano dalle stanze, in cui dormiva
+la piccola Claudia, che giaceva cadavere nella
+sua culla.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+</p>
+
+<p>
+Da un lato si teneva ancora l’archiatro, che
+da varii giorni veniva a visitarla, perchè sofferente,
+e tentava ancora in quel momento di richiamarla
+in vita.
+</p>
+
+<p>
+Dall’altro sedeva la madre, cogli occhi torvi,
+senza una lagrima, e con espressione di volto
+in cui traspariva misto al muto dolore il rammarico,
+mentre in fondo alla stanza Egloga,
+Alessandria ed altre schiave mandavano grida,
+si stracciavano le vesti, e si strappavano i capelli.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno, briaco, barcollante s’avvicinò alla
+culla e diede in un urlo da belva. In quello
+scatto di dolore tradì sè stesso e lasciò libero
+sfogo ai rimorsi e alle apprensioni, che con tanto
+studio aveva cercato di nascondere.
+</p>
+
+<p>
+Per due volte, come un ruggito, uscì dalle sue
+labbra questa esclamazione.
+</p>
+
+<p>
+— La maledizione! La maledizione!
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — mormorò Poppea, cogli occhi fissi a
+terra.
+</p>
+
+<p>
+Essa sembrava irritata contro il marito per
+aver provocato col parricidio l’ira dei Numi, la
+maledizione della vittima. Ma non essendo l’amor
+di madre molto possente in lei, che solo sè stessa
+amava, più che per le sventure presenti se ne
+preoccupava per l’avvenire. Forse potrebbe toccarle
+la stessa sorte di Claudia, forse potrebbe
+un morbo danneggiarla nella bellezza. Potrebbe
+forse insieme a Nerone esser precipitata dal
+trono, e perder così tutto ciò che lusingava la
+sua ambizione.
+</p>
+
+<p>
+In preda a sinistri presentimenti, rimaneva
+seduta, silenziosa, guardando freddamente il marito,
+il quale, dopo aver dato in smanie grandissime,
+uscì di là, e andò a chiudersi nella sua
+zotheca.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i convitati, udendo dagli schiavi triclinarii
+della sventura da cui in quel momento era
+stata colta la famiglia imperiale, s’allontanarono
+mogi mogi dalla casa Aurea.
+</p>
+
+<p>
+Scendevano il colle, ragionando fra loro, e udivano
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+qua e là dei lamenti, ed imbattevansi in
+drappelli funebri rischiarati da torcie resinose.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco uscì in queste parole:
+</p>
+
+<p>
+— Morti di qua, morti di là. — Oh che allegre
+cene divennero quelle del divo Cesare! Oh i deliziosi
+spettacoli che offre Roma! V’è da far morir
+d’indigestione anche l’egizio Polifago, il divoratore
+di carne umana.
+</p>
+
+<p>
+— La tua ingordigia è messa a dura prova, — gli
+disse Spettillo Mirmillone. — Se la dura così,
+non godrai a lungo dei possedimenti, che avesti
+in dono da Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Taci, augello di malaugurio, — interruppe
+Epafrodito, scrivano di memoriali, — non vedi
+come il povero Cercopiteco trema per la paura!
+È più morto che vivo.
+</p>
+
+<p>
+E alcuni dei più spensierati e più ebri, i quali
+allontanandosi dalla casa Augustale, avevano ripreso
+il buon umore, e più non pensavano alla
+<i>comissatio</i>, così tristamente interrotta, e si ridevano
+della morìa, circondarono Cercopiteco, imitando
+le grida e gli atteggiamenti delle prefiche.
+</p>
+
+<p>
+Panerote, senza sgomentarsi, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Oh come questa musica m’è grata! Io
+spero presto di godermela ai funeri di tutti voi.
+</p>
+
+<p>
+— Costoro m’infastidiscono coi loro motteggi,
+colle loro risa, — disse Lucano all’orecchio di
+Flavio Sverino; — allontaniamoci da codesti
+avvinazzati, che neppure la maestà della morte
+rispettano.
+</p>
+
+<p>
+E preso sotto braccio l’amico, s’allontanarono,
+senza che il resto della comitiva se ne
+avvedesse.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver proceduto per alcuni istanti in silenzio,
+riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Oh come mi riesce grave ormai d’assistere
+a queste cene; e me ne asterrei di buon grado,
+ove non imponesse a me questo sagrifizio l’obbedienza
+a mio zio.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io ci vengo per non dar sospetti, — rispose
+Sverino.
+</p>
+
+<p>
+Lucano riprese:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+</p>
+
+<p>
+— La sventura toccata a Nerone temo che
+danneggi i nostri disegni. Il popolo è volubile,
+e passa facilmente dall’odio alla pietà. È capace
+di dimenticare la misera fine d’Agrippina per
+la morte di Claudia. Egli ieri forse ci avrebbe
+seguiti per rovesciare dal trono il figlio snaturato,
+ma oggi compiangerà il divo Cesare e non
+vorrà saperne di ribellarsi a lui in questo momento.
+</p>
+
+<p>
+Flavio Sverino, ch’era giovine ardentissimo,
+e che anelava al momento di vendicare la morte
+di Britannico del quale era stato fervido partigiano,
+rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Oh non dobbiamo perderci in simili riflessioni.
+Tutto è pronto oramai, e il procrastinare
+riuscirebbe dannoso. Il pretoriano Missizio persuade
+nascostamente i suoi compagni a proclamare
+Imperatore Gneo Calpurnio Pisone, e il popolo,
+che lo ama, e lo apprezza, come uno dei
+più eccelsi cittadini di Roma, s’unirà a loro per
+far giustizia dello scellerato Enobardo, e proclamar
+Pisone.
+</p>
+
+<p>
+— Vorrei dividere, o Flavio, le tue rosee previsioni,
+come divido i tuoi desiderii; ma io non
+ho fede che l’odio del popolo sia ancora così
+forte da farlo insorgere contro la mala signoria.
+Nerone sa cattivarselo colla generosità e cogli
+spettacoli.
+</p>
+
+<p>
+— Fu la volontà dei soldati pretoriani che impose
+a Roma l’Imperatore Claudio, dopo il <i>répete</i>&#8205;<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>
+fatale dei congiurati, che uccisero Caligola.
+Così, ucciso Nerone, alzeremo sugli scudi
+Gneo Calpurnio.
+</p>
+
+<p>
+— Tu conti sui pretoriani, ma non fai calcolo
+alcuno sopra i soldati che si trovano nelle Gallie,
+nelle Spagne ed in altre regioni, che tentano
+sottrarsi al dominio di Roma. Il vicepretore
+Giulio Vindice s’è posto alla testa delle ribellate
+legioni delle Gallie.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Questo m’è noto.
+</p>
+
+<p>
+— Non sai però che altrettanto si minaccia
+nelle due Spagne. Lo seppi oggi stesso da mio
+zio Seneca. E Sergio Galba, che comanda in
+quelle provincia, non è uomo da lasciarsi sfuggire
+l’occasione per usurpare il trono di Roma,
+tanto più che ve lo spinge lo stesso Giulio Vindice.
+Quand’anco si riuscisse a porre sul capo
+di Pisone la diadema dei Cesari, egli avrebbe
+in Galba un tremendo competitore.
+</p>
+
+<p>
+— Ragione di più per non ristar dall’impresa.
+Quando l’opera sarà compiuta, farà Pisone quello
+che non fece l’indolente Enobardo, che pone in
+non cale il nome e la gloria di Roma. Intanto io ti
+scongiuro per la nostra amicizia di non palesare
+a Gneo Calpurnio questi tuoi dubbi. Egli che
+così a malincuore accettò la nostra offerta dopo
+la morte di Britannico, potrebbe tornare nell’ostinato
+rifiuto, e ciò produrrebbe forse lo scoraggiamento
+nei congiurati.
+</p>
+
+<p>
+— A ciò, — rispose Lucano, — non posso acconsentire,
+perchè mi ripugna di nascondere la
+mia opinione ed ingannare l’insigne cittadino.
+E da ciò dovrebbe rifuggire anche la tua coscienza,
+o giovine dabbene.
+</p>
+
+<p>
+— No, perchè sono convinto che la nostra impresa
+avrà felice successo.
+</p>
+
+<p>
+— Ne dubito.
+</p>
+
+<p>
+— E i tuoi dubbi nascondi, poichè potrebbero
+dagli altri essere interpretati a mal senso. Ti si
+accuserebbe forse d’essere entrato nella congiura
+per sventarla.
+</p>
+
+<p>
+— Lo pensi tu?
+</p>
+
+<p>
+— Io no.
+</p>
+
+<p>
+— E al pari di te non lo pensa certo Gneo
+Calpurnio, il quale sa bene ch’io mi sono unito
+a voi, non solo per l’orrore che m’inspirarono
+i delitti di Nerone, e sopratutto l’eccidio d’Ottavia,
+ma perchè credo oggi minacciata la vita
+mia e quella di Seneca.
+</p>
+
+<p>
+— Certo che hai ben ragione d’essere offeso
+della severità sua contro di te, dopo la benevolenza
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+che t’aveva dimostrata. E tutto ciò pel dispetto
+che gl’inspira la tua maestria nell’arte
+poetica, che pretenderebbe inferiore alla sua. Ma
+parlami franco, o Lucano, non v’è forse latente
+in lui altra gelosia?
+</p>
+
+<p>
+— E quale?
+</p>
+
+<p>
+— Poppea Augusta nutre tuttora per te grande
+amicizia, e so che ti protegge, e come poeta ti
+stima assai. È forse qui la ragione dell’odio suo.
+</p>
+
+<p>
+— Può darsi, tanto più ch’ella imprudentemente
+disse a lui che nessuno poteva superarmi
+nel verseggiare. Dopo l’esempio d’Aulo Plancio
+e dell’istrione Paride tutto ho da temere.
+</p>
+
+<p>
+Sverino soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— La vanità di lui è feroce, quanto la gelosia
+per le sue donne.
+</p>
+
+<p>
+Così parlando, erano giunti davanti alla casa
+di Seneca, presso cui dimorava Lucano.
+</p>
+
+<p>
+— Il filosofo veglia ancora, — disse Flavio,
+guardando due finestre internamente illuminate.
+</p>
+
+<p>
+— Egli è uso a rimanere nella zotheca fino a
+tarda notte. Dopo la morte d’Agrippina mi diceva
+un giorno che sentendo di dover morir
+presto, voleva dormir meno per vivere di più
+ed aver tempo di correggere i sette libri delle
+<i>Questioni naturali</i>, che dedica al suo amico Lucilio
+Junio. Esso è omai convinto che lo attende
+la sorte di Burro, e cadrà vittima ancor esso
+della ferocia di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè, — osservò Sverino, — vuole sacrificarsi,
+perchè non abbandona il tiranno, che
+egli troppo compiacque, assecondandolo anche
+negli stessi delitti?
+</p>
+
+<p>
+— Calunnie di Dione Cassio, e del pedagogo
+Aniceto, alle quali non conviene prestar fede.
+</p>
+
+<p>
+— In ogni caso, ora ch’egli non è più Pretore,
+ora che bene o male ha radunato ingenti ricchezze,
+dovrebbe andare a godersele tranquillo
+nella nativa Cordova.
+</p>
+
+<p>
+— Io glielo consigliai, e mi rispose che se davanti
+un pericolo può fuggire un poeta, non
+fugge uno stoico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questo videro avanzarsi una lettiga, che
+s’arrestò innanzi alla casa, e ne discese Seneca.
+</p>
+
+<p>
+Avendo saputa la morte della bambina, erasi
+recato alla casa Aurea per visitar Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— E lo vedesti? — chiese Lucano.
+</p>
+
+<p>
+— No, rifiutò di ricevermi, e a ciò m’attendeva,
+poichè ora mi ritiene profeta di malaugurio.
+Ma lo sfregio non curo, e mi basta d’aver
+fatto quanto m’imponevano la pietà e il dovere.
+</p>
+
+<p>
+Detto ciò salutò Flavio Sverino, che congedandosi,
+disse a Lucano a bassa voce:
+</p>
+
+<p>
+— Non conviene tardare. All’opra! All’opra! A
+rivederci in casa di Gneo Calpurnio. Vale.
+</p>
+
+<p>
+— Vale, — rispose l’altro.
+</p>
+
+<p>
+E seguì lo zio.
+</p>
+
+<p>
+La prima volta che s’adunarono presso Pisone,
+il saggio cittadino, senza che Lucano parlasse,
+tentò egli stesso di frenare l’impeto dei congiurati
+impazienti, tra i quali primeggiava Plauzio
+Laterano, insofferente di lasciare ancora invendicata
+la figlia.
+</p>
+
+<p>
+Il prudente Calpurnio minacciava d’abbandonarli,
+ove vedesse l’esito dell’impresa compromesso
+dalle improntitudini.
+</p>
+
+<p>
+— Già, — egli disse, — corre troppo sulle
+bocche il nome mio. Isidoro Cinico mi riferì che
+nella taverna di Salvidieno Orfido qualcuno asseriva
+d’aver inteso a vociferare d’una trama
+per rovesciare Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Più si tarderà, — osservavano Flavio ed altri
+congiurati, — e più correremo rischio d’essere
+scoperti.
+</p>
+
+<p>
+Mentre così discutevano, senza che riuscisse
+a Pisone di persuadere gli amici ardenti, giunse
+in ritardo Marco Anneo Lucano.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver stretta la mano a Pisone e agli
+altri, chiamò in disparte Flavio Sverino, e gli
+disse alcune parole all’orecchio.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, turbandosi, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Milito!!
+</p>
+
+<p>
+— Sì, lo vidi uscire collo scellerato da una taverna
+della Suburra e consegnare a lui un foglio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sverino rimase cogitabondo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu, — riprese Lucano, — hai fiducia
+in lui?
+</p>
+
+<p>
+— L’ebbi finora, vedendolo così fervente nell’aiutare
+la nostra impresa. E chi sa, forse in quel
+momento s’adoperava per noi, cercando di scalzarlo
+su quanto si fa e si pensa nella casa
+Aurea.
+</p>
+
+<p>
+— Noi lo sappiamo senza bisogno di lui. Quel
+tristo poi è uomo astuto, che compra e non
+vende.
+</p>
+
+<p>
+— Discaccerò Milito! — esclamò con impeto
+Flavio Sverino.
+</p>
+
+<p>
+— Sorveglialo, e sarà miglior consiglio, — rispose
+Lucano.
+</p>
+
+<p>
+Quindi, tornarono a riunirsi agli altri amici,
+che parlarono della notizia giunta che le due
+Spagne s’erano ribellate sotto il comando di
+Sergio Galba.
+</p>
+
+<p>
+Lucano narrò come a quest’annunzio Nerone,
+già eccitato per le sventure che lo colpivano,
+fosse rimasto a giacere per molto tempo quasi
+privo di sensi, e tornato poi in sè, si fosse stracciate
+di dosso le vesti, avesse dato del capo
+contro le pareti, dichiarandosi spacciato e prevedendo
+di perdere l’impero.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò nell’assemblea diè causa vinta a coloro
+che chiedevano d’agir subito.
+</p>
+
+<p>
+— Popolo e soldati, — essi dicevano, — dimostrano
+apertamente il loro malcontento contro
+l’imbelle Cesare, non buono ad altro che ad assassinare
+gl’innocenti, a gozzovigliare, a manomettere
+lo Stato, e nelle gravi contingenze
+a piangere come un fanciullo, invece di sguainare
+la spada.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso Pisone, associandosi loro, disse
+che il momento era veramente propizio per tentar
+l’impresa.
+</p>
+
+<p>
+E terminò dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Si liberi dunque Roma da tanta vergogna.
+Sia precipitato dal trono dei Cesari l’esoso Enobardo.
+Siete tutti pronti a vincere, e se fallisse
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+l’impresa ad affrontare coraggiosamente la vendetta
+del tiranno?
+</p>
+
+<p>
+— Tutti! — risposero gli altri ad una voce.
+</p>
+
+<p>
+Siccome in quei giorni Nerone, in preda a
+profondo abbattimento, non usciva dal suo palazzo,
+decisero d’introdursi di notte tempo nella
+casa Aurea, e trucidatolo nel suo letto, proclamare
+all’istante Pisone Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Missizio sollevò dei dubbi su questo progetto,
+che in caso d’insuccesso, poteva riuscir fatale
+ai soldati del pretorio. Gli altri però infatuati
+com’erano, e sicuri dell’esito, non gli badarono.
+</p>
+
+<p>
+Stabilito ch’ebbero il giorno e l’ora, si separarono,
+stringendosi la mano e ripetendo il grido
+del congiurati di Caligola, <i>répete! répete!</i>
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span></p>
+
+<h2 id="cap26"><span class="smcap">Capitolo XXVI.</span>
+<span class="smaller">Il delatore.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+L’ignominioso abbattimento in cui era caduto
+Nerone, più che alla morte della figlia, più che
+alla maledizione di Agrippina, più che al dolore
+delle perdute provincie, doveva ascriversi all’età
+di Sergio Galba.
+</p>
+
+<p>
+Questo ribelle, che minacciava di sostituirsi
+a lui nell’impero, aveva settantatrè anni e l’oracolo
+d’Apolline gli aveva detto che si guardasse
+dall’anno settantatrè. Egli dunque erasi ingannato
+nell’interpretazione di quel responso? Dunque
+la sua ruina era prossima?
+</p>
+
+<p>
+E dava in ismanie e piangeva per dolore e
+per rabbia.
+</p>
+
+<p>
+La moglie, ristucca e nauseata per tanta pusillanimità,
+esclamò un giorno, quasi indignata:
+</p>
+
+<p>
+— Ma dove andò il fiero Nerone, che così
+gran fede aveva nella sua fortuna, che tutti
+sfidava? Tu dici di non sapere cosa ti resti a
+fare? Ebbene, io te lo insegno: segui l’esempio
+de’ tuoi antecessori, impugna la spada dei Cesari,
+chiama alle armi le tue coorti, e va tu
+stesso a riconquistare le perdute provincie, a
+punire i ribelli.
+</p>
+
+<p>
+Nerone la fissò per lungo tempo in silenzio,
+aggrottando le ciglia, poi disse:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Può essere questo che tu mi dai, saggio
+consiglio, ma siede male sulle tue labbra.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè sposa affettuosa non può desiderare
+che il marito vada lontano da lei, e si
+esponga ai pericoli della guerra. Preferisci esser
+sola?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, preferisco esser sola e saperti conquistatore
+glorioso, piuttosto che avere dinanzi a
+me il miserando spettacolo d’un Imperatore
+romano che piange e che trema.
+</p>
+
+<p>
+— Poppea, guardati dai miei sospetti.
+</p>
+
+<p>
+— Rimani dunque con me a perdere vergognosamente
+il trono e fors’anco la vita.
+</p>
+
+<p>
+E uscì dalla stanza.
+</p>
+
+<p>
+Malgrado il sospetto geloso, le parole di Poppea
+avevano prodotto impressione nell’anima
+di Nerone, che fe’ venire l’astrologo Babilo, e
+gli ordinò di consultare gli astri circa la spedizione,
+che gli veniva proposta.
+</p>
+
+<p>
+Babilo obbedì, e come quegli che trovava
+giusto il consiglio dell’Imperatrice, interrogò il
+firmamento, ma gli fece rispondere quanto
+voleva.
+</p>
+
+<p>
+Tornò dunque all’indomani coi più felici pronostici.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu sai, o maestro, — disse Nerone, — che
+l’oracolo d’Apolline m’esortò a guardarmi
+dall’anno settantatrè, ch’è l’età di Sergio Galba.
+</p>
+
+<p>
+— E tu, o divo Cesare, che non credi ai Numi,
+ti dai tanto pensiero d’un ambiguo responso.
+Quello degli astri fu chiaro, e deve dissipare
+ogni tuo dubbio. Va, affronta i Duci traditori, e
+vincerai.
+</p>
+
+<p>
+Questa predizione rialzò un poco l’abbattuto
+spirito di Cesare, ma non lo decise a condur
+l’impresa. Pensava l’infingardo che si potevano
+riconquistare, senza il suo concorso, le
+Gallie e le Spagne, come s’era domata Alessandria,
+ed in quei giorni stessi l’Armenia e
+l’Anglia.
+</p>
+
+<p>
+Continuava così a dibattersi tra l’ambizione
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+di mostrarsi risoluto e forte, e la paura di capitar
+male; tra il desiderio d’onorare Poppea
+Augusta, seguendone il consiglio, e l’idea che
+questo potesse nascondere un tradimento,
+quando dal liberto Doriforo gli venne annunziato
+Aniceto, che aveva a comunicargli cosa
+di grave momento.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, che nella sua eccitazione ogni cosa
+temeva, ordinò che fosse introdotto sull’istante,
+e come lo vide prima che l’altro parlasse, gli
+chiese trepidante che fosse avvenuto.
+</p>
+
+<p>
+— Divo Cesare, — rispose Aniceto, — tu risparmiasti
+la mia vita, ed io vengo a salvare
+la tua.
+</p>
+
+<p>
+E qui narrò, come pranzando in una taverna
+della Suburra, avesse inteso certo Milito,
+liberto del Cavaliere Flavio Sverino, dire che
+le provincie ribelli tornerebbero tra poco sotto
+il dominio di Roma, riconquistate da un grande
+cittadino che succederebbe a Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Aveva allora atteso che uscisse, e raggiuntolo
+per la via, erasi unito a lui, e fingendosi
+acerrimo nemico di Cesare, lo aveva supplicato
+di palesargli il nome di quel cittadino, che libererebbe
+Roma dallo scellerato Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+L’altro lo aveva riconosciuto e rifiutavasi di
+parlare. Ed egli, smessa la menzogna, gli aveva
+intimato di dir tutto, se non voleva che gli venisse
+strappato il segreto colle torture, promettendogli
+nel tempo stesso larga mercede se
+avesse svelata ogni cosa.
+</p>
+
+<p>
+Preso dalla paura e lusingato dal premio,
+erasi lasciato subornare, e rivelava della congiura
+ordita da Gneo Calpurnio Pisone e i nomi
+dei principali congiurati.
+</p>
+
+<p>
+— E chi son costoro? — chiese Nerone che
+era diventato livido in volto.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco la nota, che quel liberto mi portò
+all’indomani.
+</p>
+
+<p>
+Nerone prese il foglio, che Aniceto gli porgeva,
+e cominciò a leggere.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Gneo Calpurnio Pisone</i>: l’ambizioso e superbo
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+cittadino. Assisterò io stesso al suo supplizio.
+Questo spettacolo più d’ogni altra cosa
+solleverà il mio spirito. <i>Plauzio Laterano</i>: infelice!
+È l’unico ch’abbia diritto alla vendetta
+contro di me. <i>Lucio Cassio, Flavio Sverino</i>.
+Codesti malvagi volevano divorare me e bere
+il mio sangue dopo aver divorate le mie vivande
+e tracannati i miei vini.... Ah sono ben
+felice di leggere questo nome <i>Marco Anneo Lucano</i>.
+Questo <i>manzer</i>&#8205;<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a> che si spaccia per figlio
+delle Muse, ed osa credersi superiore a me,
+finirà d’importunarci coi tronfi versi della sua
+<i>Farsalia</i>.
+</p>
+
+<p>
+E percorsa da capo a piedi la nota, riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Veggo qui, giovani Cavalieri, cittadini consolari
+e perfino qualche Senatore; ma un nome
+mi manca; mi manca un nome; quello d’Anneo
+Seneca.
+</p>
+
+<p>
+Il perverso Aniceto non lasciò sfuggir l’occasione
+per recare l’estremo danno al suo nemico,
+e prese a dire:
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, e chi ti dice che qualcosa
+di questa congiura, dov’è immischiato suo nipote,
+non fosse nota anche a lui, e ch’abbia
+lasciato filosoficamente correr l’acqua per la
+sua china?
+</p>
+
+<p>
+— Vera o non vera che sia la tua osservazione, — rispose
+Nerone, — io sono stanco di
+lui, e dopo aver puniti i traditori, offrirò il sangue
+dello zio ai Mani del nipote.
+</p>
+
+<p>
+Era da poco trascorso il meriggio allorchè
+Aniceto, tutto contento dell’opera sua e con
+mille nummi entro il marsupio, s’allontanava
+dal palazzo dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+Vide dinanzi a sè Sporo, che scendeva, quasi
+correndo, il Palatino, e lo chiamò. Ma l’altro
+finse di non udire, e tirò innanzi, dirigendosi
+verso il Fornice Fabiano, dove sappiamo che
+in una viuzza dimorava Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Egli si recava sovente dal citaredo, sperando
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+di trovarvi Atte, di cui l’infelice era sempre
+innamorato.
+</p>
+
+<p>
+Teneva a riferirle la denunzia del pedagogo,
+che aveva udito dalla camera attigua e ciò
+per farsi merito con lei, sapendo com’essa tenesse
+a sottrarre delle vittime alla ferocia di
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+La sua speranza, il suo desiderio non furono
+delusi. Antonina mandava soventi volte Atte a
+portar soccorsi a Menecrate per lui e per altri
+poveri cristiani, e quel giorno Atte era presso
+di lui.
+</p>
+
+<p>
+Come intese il racconto del giovinetto, lo ringraziò
+d’essersi posto con tanto coraggio nel
+pericolo di provocare l’ira di Cesare, lo baciò
+in fronte, e partì sollecitamente.
+</p>
+
+<p>
+E Sporo tornò alla casa Augustale più contento
+di quel bacio, che Aniceto de’ suoi mille
+nummi.
+</p>
+
+<p>
+Verso il tramonto Pisone traversava il vestibolo
+del suo palazzo in compagnia d’un suo
+figlio adottivo Calpurnio Galeriano, quando si
+fece loro incontro una donna di prestante persona,
+avvolta in bruno amitto, e col gesto impose
+loro d’arrestarsi. Nel tempo stesso sollevò
+il lembo, che quasi interamente le copriva il
+volto, e si diè a conoscere.
+</p>
+
+<p>
+Era Antonina, che pregò Gneo Calpurnio a
+tornare in casa, avendo qualcosa a rivelargli.
+</p>
+
+<p>
+Come furono soli nell’exedra, essa gli partecipò
+che la congiura era scoperta, che un liberto
+traditore l’aveva denunziata ad Aniceto, e questi
+a Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ne sei tu sicura? Da chi lo sapesti?
+</p>
+
+<p>
+— Da chi udì la delazione dalla bocca stessa
+di quel malvagio. Non frapporre indugio, o Pisone,
+nasconditi, fuggi che forse a quest’ora il
+tiranno avrà sguinzagliati i gregarj per impadronirsi
+di voi tutti.
+</p>
+
+<p>
+— Io ti ringrazio, o generosa Antonina, d’esser
+venuta a prevenirmi; ma io devo dividere
+la sorte de’ miei amici, e rimango.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Per la memoria del fratello mio, che tanto
+amasti, ascolta il mio consiglio, cedi alle mie
+preghiere, vieni con me, io ti celerò nel mio
+palazzo in luogo ove nessuno ti troverà.
+</p>
+
+<p>
+— La gente Calpurnia non fugge.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tra poco saran qui.
+</p>
+
+<p>
+— Vengano pure, ma non riusciranno ad impadronirsi
+di me.
+</p>
+
+<p>
+A sua volta esortò Antonina a non lasciarsi
+cogliere sotto quel tetto, ed essa, dopo aver
+tentato ancora invano di dissuaderlo, tornò a
+calar sul volto l’amitto, strinse le mani di Pisone,
+ed uscì desolata.
+</p>
+
+<p>
+Quella che seguì fu lugubre notte.
+</p>
+
+<p>
+I vespilloni, che accompagnavano le vittime
+della pestilenza, s’imbattevano per le vie in drappelli
+di soldati, che trascinavano carichi di catene
+i congiurati, colti nel sonno, e strappati
+dal seno delle loro famiglie.
+</p>
+
+<p>
+Al sorriso del cielo, tempestato di stelle, rispondeva
+la terra con voci di pianto, con grida
+disperate ed imprecazioni.
+</p>
+
+<p>
+Nerone intanto, chiamati i Consoli, li aveva
+aspramente redarguiti, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Poichè voi, o Consoli inetti, dormite nelle
+vostre sedie curuli, mentre si cospira contro il
+trono e la vita di Cesare; poichè un pedagogo
+fu più solerte di voi, spogliate la trabea, deponete
+lo scettro, ed io sarò Imperatore e Console,
+e veglierò sulla sicurezza mia, come su
+quella di tutti i cittadini.
+</p>
+
+<p>
+E non permettendo loro di replicar parola, li
+rimandava.
+</p>
+
+<p>
+Rimase levato e in grande agitazione fino
+all’ora del <i>conticinio</i>, che vennero a dargli rapporto
+di quanto le soldatesche avevano operato
+durante la notte.
+</p>
+
+<p>
+Quasi tutti i congiurati, di cui Milito aveva
+dato ad Aniceto i nomi, erano stati tradotti nel
+carcere Mamertino.
+</p>
+
+<p>
+Qualcuno però, prevenuto forse del pericolo,
+era riuscito a fuggire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Forse Lucano? — chiese concitato Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Il pedagogo, che adoperandosi per riacquistare
+viemmaggiormente la benevolenza di Cesare
+aveva voluto assistere all’ingresso dei colpevoli
+nel carcere, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Esso è prigioniero, o divo Cesare. Mancano
+soli cinque, tra cui Plauzio Laterano.
+</p>
+
+<p>
+— Godo che il padre di Rubea sia salvo. Gli
+avrei perdonato lo stesso. E Gneo Calpurnio
+Pisone?
+</p>
+
+<p>
+— È morto.
+</p>
+
+<p>
+— Morto!
+</p>
+
+<p>
+Il Pretore, che conduceva il drappello, narrò
+che lo aveva trovato nel suo cubiculo disteso
+sul letto, tutto bagnato di sangue. Genuflesso,
+vicino a lui piangeva il figlio adottivo; ed eransi
+impadroniti del giovinetto.
+</p>
+
+<p>
+— A che pro? — disse Nerone: — lo si rilasci
+in libertà. E gli altri sappiano che sono condannati
+all’estremo supplizio, ed io deciderò
+quando dovranno morire. Soffrano intanto i
+tormenti dell’agonia.
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, — entrò a dire Aniceto, — vuoi
+tu che si facciano indagini per iscoprire
+chi prevenne i fuggiaschi?
+</p>
+
+<p>
+Il Pretore soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Seppi dall’ostiario dei Laterano che poco
+prima di sera la citarista Atte erasi recata nel
+loro palazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Atte! — esclamò accigliandosi Nerone. — La
+si vada a prendere e la si conduca alla
+mia presenza.... No, — soggiunse poi ravvisandosi, — sia
+rispettata la casa d’Antonina. Penserò
+io stesso ad interrogarla. Andate.
+</p>
+
+<p>
+E come gli altri furono usciti, si recò negli
+appartamenti di Poppea, che dormiva ancora.
+</p>
+
+<p>
+Nello splendido cubiculo il roseo chiaror dell’aurora
+si confondeva colla luce delle quattro
+lucerne del <i>licnoco</i> deposto al piedi del letto, e
+di cui i lucignoli odorosi ardevano fiocamente,
+ma spandevano ancora profumo soavissimo.
+</p>
+
+<p>
+La bella dormente giaceva supina, nudi il
+<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
+seno e le braccia, le mani conserte sotto la
+nuca, la capellatura raccolta nelle maglie d’oro
+del reticolo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone entrò pian piano, e ritto presso la
+sponda, rimase ad ammirarla in quel provocante
+atteggiamento.
+</p>
+
+<p>
+Poi si decise a destarla, deponendole un bacio
+sui bianchissimi denti, che spiccavano attraverso
+le porporine labbra semichiuse.
+</p>
+
+<p>
+— Desto di già? — chiese Poppea.
+</p>
+
+<p>
+— Vegliai tutta notte.
+</p>
+
+<p>
+— In preda forse alle solite tetre fantasie?
+</p>
+
+<p>
+— No, mentre tu placidamente dormivi ignara
+del disastro che ci minacciava, io vegliava per
+scongiurarlo.
+</p>
+
+<p>
+E qui le narrò della congiura scoperta, come
+il periglio fosse evitato, e come i cospiratori
+fossero caduti in suo potere.
+</p>
+
+<p>
+— E chi sono costoro?
+</p>
+
+<p>
+— Degli altri non ti caglia. Essi potevano avere
+delle ragioni per congiurare contro di noi. Ti
+dirò il nome d’uno solo, che non avrebbe dovuto
+portarsi a fellonia siffatta, perchè da te protetto.
+</p>
+
+<p>
+— Protetto da me?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— E chi è costui?
+</p>
+
+<p>
+— Marco Anneo Lucano.
+</p>
+
+<p>
+A questo nome la donna rimase muta. Le si
+leggeva in volto la sorpresa e il dolore.
+</p>
+
+<p>
+Il marito, colle braccia incrociate, e gli occhi
+sorridenti per maligna soddisfazione, si mise a
+contemplarla in silenzio.
+</p>
+
+<p>
+— È poi vero, — disse Poppea, — ch’egli
+siasi reso colpevole di tanto tradimento?
+</p>
+
+<p>
+— T’è grave il credere che quel tristo abbia
+così mal corrisposto alla tua benevolenza?
+</p>
+
+<p>
+— M’è grave invece il supporre, o Cesare,
+ch’io sia la causa innocente della sua perdizione,
+e che i tuoi satelliti abbiano voluto porgerti
+il destro di liberarti da un uomo odiato,
+al quale la tua ingiusta gelosia attribuiva pensieri,
+che non ebbe mai.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ti ringrazio, o divina Poppea, poichè parlando
+così tu rafforzi il mio sospetto, e mi togli
+dal pericolo d’essere clemente con esso.
+</p>
+
+<p>
+— Sei dunque deciso di metterlo a morte?
+</p>
+
+<p>
+— Ma non trovi tu che unendosi ai nostri
+nemici, egli mostrò la più nera ingratitudine?
+</p>
+
+<p>
+— Doveva forse esserti grato dei mali modi,
+che da qualche tempo usavi verso di lui?
+</p>
+
+<p>
+— Tu però ti mostrasti benevola sempre
+con esso.
+</p>
+
+<p>
+— È vero.
+</p>
+
+<p>
+— Lo dichiarasti in mia presenza il più valente
+poeta che vanti l’Impero.
+</p>
+
+<p>
+— Questa è la mia opinione.
+</p>
+
+<p>
+— E pretendi che lo lasci vivere?
+</p>
+
+<p>
+Poppea, tornando a posare il capo sul guanciale,
+rispose bruscamente:
+</p>
+
+<p>
+— Uccidilo dunque se l’umano tuo cuore
+tiene a procurarsi questa gioia.
+</p>
+
+<p>
+— Purtuttavia qualcosa voglio concedergli
+per riguardo tuo. Gli lascerò l’arbitrio di sceglier
+la morte che più gli aggrada.
+</p>
+
+<p>
+Questa crudele ironia esasperò Poppea, che
+non potè a meno di rinfacciargliela con aspre
+parole.
+</p>
+
+<p>
+L’altro la lasciò dire, e poi, continuando nel
+tono sardonico, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Tu mi chiamasti Genio del male, ma sei
+così bella nello sdegno, che il Genio del male
+vuol possederti.
+</p>
+
+<p>
+E rimosse le coltri, cominciò a svestirsi.
+</p>
+
+<p>
+— No, — gridò Poppea, balzando dal letto.
+</p>
+
+<p>
+E il matto Imperatore la fece cader riversa
+sulla <i>culcita</i> dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Voglio che festeggiamo colla voluttà la
+nostra salvezza.
+</p>
+
+<p>
+Ed essa non potè più svincolarsi dall’amplesso
+violento di lui.
+</p>
+
+<p>
+Appena Nerone uscì dal cubiculo, Poppea,
+sdegnata per l’atto brutale, che in quel momento
+erale sembrato un oltraggioso scherno, andò
+ad immergersi nel bagno di latte, e poi raddoppiò
+<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
+le profumate abluzioni, perchè il suo corpo
+le sembrava contaminato da un contatto che
+le aveva fatto ribrezzo.
+</p>
+
+<p>
+Era inoltre offesa pei sospetti gelosi del marito,
+per la grazia di Lucano, che le aveva rifiutata,
+e pei crudeli sarcasmi, di cui l’aveva
+fatta segno.
+</p>
+
+<p>
+Cessato però il primo impeto, si fece a riflettere
+che se i congiurati avessero raggiunto lo
+scopo, essa sarebbe stata in quel dì stesso precipitata
+dalla più sublime grandezza nella miseria
+o fors’anco nel sepolcro.
+</p>
+
+<p>
+Chi l’aveva inalzata agli splendori del soglio,
+chi la circondava di tutto quel lusso e quelle
+ricchezze, da cui era lusingata la sua ambizione,
+chi l’aveva salvata era Nerone, e si sentiva
+ingiusta verso di lui.
+</p>
+
+<p>
+Cangiò dunque internamente opinione, dimenticò
+le offese, e abbandonò il poeta alla sua
+sorte.
+</p>
+
+<p>
+Ma la superbia non le consentì di addimostrare
+al marito questo suo ravvedimento, a lei
+consigliato dall’egoismo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, stanco della veglia agitata, erasi posto
+a dormire sopra un lettuccio.
+</p>
+
+<p>
+Come fu desto, venne il liberto Doriforo ad
+annunziargli la visita di Seneca.
+</p>
+
+<p>
+— Sentiamo, — disse, — cosa brama da me
+questo sinistro profeta. Esso si mostra bene
+audace, se è vero quanto asseriscono alcuni,
+ch’egli avesse sentore della congiura. Spero
+che ciò sia per liberarmi finalmente di lui.
+</p>
+
+<p>
+E passò nel gabinetto, dove l’attendeva il maestro
+sereno e tranquillo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span></p>
+
+<h2 id="cap27"><span class="smcap">Capitolo XXVII.</span>
+<span class="smaller">La fine d’uno stoico.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+— Salve, o maestro, — cominciò Nerone adagiandosi
+sopra un lettuccio, e poggiando il gomito
+sul cubitale. — Come tu hai visto, non
+ebbi bisogno di seguire il consiglio dell’astrologo
+Babilo, il quale mi diceva che la cometa
+apparsa nei dì passati era presagio funesto per
+qualche grande personaggio, e che i Re sogliono
+scongiurare quella mala influenza, mettendo
+a morte i più cospicui cittadini. Lo stesso
+rimedio suggeriva a me. Prima la congiura di
+Benevento, ed oggi quella di Gneo Pisone, mi
+porsero il destro d’adoperar quel rimedio, e colpir
+per giustizia e non per tradimento.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io vengo a rallegrarmi della tua salvezza.
+</p>
+
+<p>
+— O a provocare piuttosto la mia clemenza.
+</p>
+
+<p>
+— Per chi?
+</p>
+
+<p>
+— Per tuo nipote Lucano, e fors’anco per te.
+</p>
+
+<p>
+— Nè per l’uno nè per l’altro. Se è vero che
+Lucano si rese colpevole di fellonia, dev’esser
+punito. Quanto a me, dimmi, o Cesare, perchè
+dovrei implorarla. Forse i miei nemici vogliono
+rappresentarmi a te come implicato nella stessa
+congiura?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tu non dicesti un giorno ad Antonio Natale
+queste misteriose parole: <i>Monarca che del gladio
+non sa far uso è destinato a morir di gladio</i>.
+</p>
+
+<p>
+— È vero.
+</p>
+
+<p>
+— Spiegane il senso occulto. Intendevi forse
+parlare di me?
+</p>
+
+<p>
+— Non lo nego. Tu hai nelle tue mani la
+gloria e l’ignominia, la vita e la morte. Se tu
+seguirai l’esempio, che ti lasciarono i Cesari, e
+condurrai gli eserciti alla vittoria, riconquistando
+le provincie perdute, sarai grande, sarai
+amato dal popolo romano. Ma se rimarrai
+inerte, i Galba, i Vindice, verranno ad assalirti
+nel tuo stesso palazzo, e sarai perduto. Non illuderti
+che il popolo e i soldati vengano a soccorrerti
+in quel periglioso momento. Le masse
+abbagliate dal coraggio e dall’ardimento de’
+tuoi nemici, s’uniranno loro, dimenticando i
+tuoi benefici, e non ricordando che le colpe.
+</p>
+
+<p>
+— Si direbbe in verità che tu hai la coscienza
+tranquilla, perchè osi parlare così aperto dinanzi
+all’uomo che diffida di te.
+</p>
+
+<p>
+— Parlerei lo stesso sotto la tortura, perchè
+più della vita mi stanno a cuore la fama dei
+Domizii, la grandezza di Roma.
+</p>
+
+<p>
+— Di questi sentimenti ti rendo grazie. E
+quanto al resto, prenderò consiglio dai sentimenti
+miei.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque riconoscesse la saggezza di quelle
+osservazioni, pure l’animo intollerante di Nerone
+si sentì più sdegnato che mai contro Seneca
+pel suo franco parlare.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’ira nascose, e per lungo tempo continuò
+a conversare di cose indifferenti.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, prima di partire, gli dimandò cosa intendesse
+fare dei prigionieri, ed egli rispose che
+quel giorno stesso subirebbero tutti l’estremo
+supplizio.
+</p>
+
+<p>
+— E non vuoi prima interrogarli? — osservò
+Seneca.
+</p>
+
+<p>
+— È inutile. Sono tutti convinti di fellonia.
+Vorresti forse che facessi grazia al tuo nipote? — soggiunse
+<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
+nella speranza di poter rispondere
+con un rifiuto, ed umiliare in questa
+guisa il maestro.
+</p>
+
+<p>
+— Io nulla dissi, — rispose questi pacatamente.
+</p>
+
+<p>
+— Lucano, — riprese Nerone, — sconobbe i
+miei benefizi e fu doppiamente traditore. Per
+riguardo tuo io lascierò a lui la scelta della
+morte che più gli conviene.
+</p>
+
+<p>
+Seneca non rispose, e poco dopo si congedò.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno fe’ venire Granio Silvano, Tribuno
+d’una coorte pretoriana, e gli ordinò di portare
+la sentenza nel carcere.
+</p>
+
+<p>
+Questa condannava alcuni ad esser chiusi in
+un sacco di cuoio e gettati nel Tevere, gli altri
+ad avere mozzo il capo, meno Lucano, a cui
+era concessa la scelta del supplizio.
+</p>
+
+<p>
+Il divo Cesare teneva a mantenere le sue promesse
+anche nella ferocia.
+</p>
+
+<p>
+Lucano volle imitare lo sventurato amico
+Pisone, e si fe’ aprire le vene.
+</p>
+
+<p>
+Il periglio corso dal suo diletto Nerone aveva
+talmente inferocita la vecchia Domizia, che a
+lei non bastavano le vittime immolate, e avrebbe
+voluto che si cercassero i colpevoli sfuggiti alla
+giustizia, e che la vendetta di Cesare s’estendesse
+anche a tutti quelli, che potevano cadere
+in sospetto di connivenza coi congiurati.
+</p>
+
+<p>
+In questo senso essa instigava il tiranno, e
+lo esortava a non prestar fede a Seneca, a chiamare
+Atte in giudizio, come quella che forse
+aveva prevenuto il Laterano, ed altri ancora, e
+a mostrarsi severo colla stessa Antonina, di cui
+erano noti i rapporti con Calpurnio Pisone, e
+alcuni dei suoi fautori.
+</p>
+
+<p>
+Nerone si mostrava proclive ad uniformarsi
+all’opinione di lei; ma riguardo alle due donne
+si limitava a rispondere:
+</p>
+
+<p>
+— Vedrò.
+</p>
+
+<p>
+E un giorno si presentò al palazzo d’Antonina,
+più per desiderio di riveder lei e la sua citarista,
+che per intenzioni ostili.
+</p>
+
+<p>
+Trovò la vergine signora seduta sovra uno
+<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
+di quegli scranni, che i romani chiamavano <i>sella</i>,
+ed intenta, colla rocca infilzata nella cintura e
+il fuso in mano, a torcere filamenti di lana,
+mentre Atte col suono del <i>simikion</i> e col canto
+rendeva a lei meno uggioso il lavoro.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè comparve l’Imperatore, si levarono
+in piedi, ed Atte mosse per ritirarsi.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però le impose di rimanere, e rivolto
+ad Antonina, soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Permetti a me che interroghi in tua presenza
+costei?
+</p>
+
+<p>
+L’altra acconsentì, chinando rispettosamente
+il capo.
+</p>
+
+<p>
+— Per opra tua, — disse Cesare, rivolgendosi
+nuovamente ad Atte, — qualcuno dei congiurati
+fu sottratto alla scure del carnefice.
+</p>
+
+<p>
+La citarista impallidì, e rivolse gli occhi verso
+la sua signora, quasi chiedendole se dovesse
+confessare o mentire.
+</p>
+
+<p>
+Ma quella titubanza l’aveva diggià tradita.
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu: — riprese Nerone. — Quand’anche
+non lo avessi saputo, il tuo imbarazzo me lo
+avrebbe in questo momento rivelato. Ma rassicurati,
+io non ti punirò per questo, e neppure
+ti chiederò i nomi delle persone che tu salvasti.
+Dimmi soltanto come ti venne fatto di sapere
+che in quella notte doveva la giustizia colpire
+i felloni.
+</p>
+
+<p>
+Nuovo turbamento d’Atte, che avrebbe dovuto
+denunziare Sporo, e ciò non voleva.
+</p>
+
+<p>
+Antonina venne in soccorso di lei, e rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Io le dissi che una congiura contro di te
+era stata scoperta, e che quella notte istessa
+dovevano i congiurati cadere in mano della
+giustizia. Mossa da pietà, diedi incarico a lei di
+recarsi ad avvertire quelli, di cui m’erano stati
+riferiti i nomi.
+</p>
+
+<p>
+— E da chi?
+</p>
+
+<p>
+— Come lo seppi, non ti dirò, o Cesare. S’è
+fallo d’aver risparmiato il lutto di qualche famiglia,
+tu hai dinanzi a te chi commise quel
+fallo, e ciò ti basti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non mi basta. Convien ch’io sappia chi si
+fa delatore de’ miei segreti.
+</p>
+
+<p>
+— Hai d’intorno a te un popolo di schiavi, di
+sibariti, d’istrioni, e d’etère, e ti fa meraviglia di
+vedere divulgati i tuoi pensieri, che tu confidi
+a gente, che per danaro ti serve, e può per danaro
+tradirti?
+</p>
+
+<p>
+— Dunque fu compro da te col danaro qualcuno
+dei miei cortigiani.
+</p>
+
+<p>
+— Per commettere un’opera pietosa, salvando
+quei miseri, quantunque colpevoli, avrei fatto
+anche questo; ma nol feci. Io dai tuoi cortigiani
+nulla ho saputo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dimmi chi fu, dimmi chi debbo punire.
+</p>
+
+<p>
+— Me sola.
+</p>
+
+<p>
+— No, la tua fu pietà, tu non sei colpevole,
+e quand’anche lo fossi, dinanzi a te s’arresterebbe
+la mia giustizia, o bella Antonina. Il reo
+fu colui che ti rivelò i segreti ordini miei, e
+poichè tu, generosa, non vuoi dirmi chi fu, saprò
+scoprirlo ben io, e avrà il gastigo che merita.
+Quanto a te, o citarista, ti perdono perchè obbedisti
+agli ordini della tua signora, e perchè
+non dimentico le passate ebrezze.
+</p>
+
+<p>
+Atte, durante quella conversazione, lo aveva
+continuamente fissato malinconicamente.
+</p>
+
+<p>
+Di questo accortasi Antonina, poichè Nerone
+fu partito, le dimandò se per sventura l’amasse
+ancora.
+</p>
+
+<p>
+La citarista rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Se racchiudessi nell’anima mia il colpevole
+sentimento, non avrei abbracciata la croce, non
+avrei chiesto il battesimo, sarei fuggita piena
+di vergogna lontana da te. Io non provo per
+lui che profonda pietà, come comanda il vangelo
+di Cristo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone continuò per alcuni giorni a fare indagini
+per scoprire chi avesse avvisata Antonina;
+ma poi, distratto dai piaceri ed in preda
+ad altre preoccupazioni, non ne fece più caso.
+</p>
+
+<p>
+Allora Sporo, il vero colpevole, che tremava
+<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
+e stava sempre sull’avviso per esser pronto a
+fuggire, si sentì rassicurato.
+</p>
+
+<p>
+Buon per esso che Aniceto e Domizia non si
+curavano di lui, anzi si guardavano bene dal
+molestarlo, sapendolo così caro a Cesare, altrimenti
+avrebbe corso gran pericolo, tanto più
+che il primo lo aveva visto correr giù dal
+Palatino quel giorno stesso in cui vennero denunziati
+i cospiratori.
+</p>
+
+<p>
+Altra vittima più cospicua volevano quei due
+spiriti malefici, e finirono per ottenerla alimentando
+i sospetti di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Questa vittima era Anneo Seneca.
+</p>
+
+<p>
+Una sera stava il filosofo cenando in compagnia
+di Pompea Paolina sua moglie, ed alcuni
+amici suoi discepoli, allorchè s’udì intorno alla
+casa un rumore insolito.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo comparve nel triclinio il Tribuno
+Granio Silvano, che a nome di Cesare impose
+al filosofo di morire.
+</p>
+
+<p>
+A tale annunzio balzarono in piedi i discepoli,
+come se volessero difendere il loro maestro, e
+Paolina, gettando un grido, andò ad abbracciarlo.
+</p>
+
+<p>
+Seneca, ch’era rimasto tranquillamente seduto,
+impose agli amici ed alla moglie di calmarsi.
+</p>
+
+<p>
+Quindi, rivolto al Tribuno, gli dimandò quando
+e come dovesse morire.
+</p>
+
+<p>
+— Il ferro, o il veleno, — rispose l’altro, — purchè
+il sole di domani non ti trovi più vivo.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene.
+</p>
+
+<p>
+— Avverto, — riprese Granio Silvano, — che
+gli <i>astati</i>&#8205;<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a> circondano la tua casa. Ogni tentativo
+di fuga sarebbe vano.
+</p>
+
+<p>
+— Riconduci pure i tuoi soldati, — rispose
+Seneca con alterezza. — Gli stoici come Seneca,
+non fuggono davanti alla morte. Fuggono i vili,
+come Claudio Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Il Tribuno, che divideva forse l’opinione del
+<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
+maestro, non rilevò l’insulto contro l’Imperatore,
+e rispose:
+</p>
+
+<p>
+— T’ammiro, e alla tua parola m’affido.
+</p>
+
+<p>
+E se n’andò cogli astati.
+</p>
+
+<p>
+Seneca, fervente apostolo dello stoicismo, vedendo
+la moglie e gli amici profondamente costernati,
+disse loro:
+</p>
+
+<p>
+— Perchè affliggervi così? Ciò doveva succedere.
+Voi sapete che Dio la cui essenza è
+impenetrabile, come sorgente di tutte le cose
+viene chiamato Natura, come causa delle cause
+vien chiamato Destino, come reggitore del
+mondo è detto Provvidenza. Lo stoico Giusto
+Lipsio diceva che la Provvidenza di Dio è il
+Proconsole che decreta e condanna, il Destino
+è il littore che proclama ed eseguisce la sentenza;
+Dio aveva decretata la mia morte, e il
+Destino m’uccide per mano di Nerone, che
+avendo messi a morte la moglie, la madre, il
+cognato, il figliastro, non poteva risparmiare il
+maestro.
+</p>
+
+<p>
+A questo punto venne interrotto da Pompea
+Paolina che protestò di voler morire con lui.
+</p>
+
+<p>
+Sentendo il ferale proposito, Seneca e gli altri
+cercarono dissuadernela.
+</p>
+
+<p>
+— Vivi, o Paolina, — gli diceva il marito, — e
+ti consoli della mia perdita il pensiero che
+menai sempre vita onorevole.
+</p>
+
+<p>
+Ma la coraggiosa donna si mostrò irremovibile;
+e Seneca, per quanto stoico, commosso
+fino alle lagrime, la strinse fra le braccia, esclamando:
+</p>
+
+<p>
+— Moriamo!
+</p>
+
+<p>
+Continuò poi con mente serena e tranquilla
+a conversare cogli amici, inculcando loro di rimanere
+sempre saldi nelle dottrine di Zenone
+di Cizico per far argine alla setta invadente degli
+scettici, e alla corruzione dei costumi romani.
+</p>
+
+<p>
+— Abbiate, — diceva loro, — la cautela di
+evitare gli errori, la circospezione nell’assentire,
+l’attenzione nel sospendere il giudizio, la resistenza
+nel lasciarvi convincere, perchè potreste
+<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
+essere aggirati da contrarii argomenti, l’avversione
+al falso, e finalmente la sommissione
+della mente alla sana ragione.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere inculcato loro queste massime,
+che formavano la dialettica degli stoici, diede
+commiato a’ suoi giovani discepoli.
+</p>
+
+<p>
+Essi non avrebbero voluto abbandonarlo, ma
+Seneca li persuase ad allontanarsi, perchè la
+loro presenza, lungi dal confortarlo, lo avrebbe
+turbato, ed egli aveva bisogno di calma per
+morire coraggiosamente e contraporre l’eroismo
+della vittima alla viltà dell’assassino. Ciò detto
+aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Ricevete dunque l’ultimo vale, e ricordatevi
+d’onorare sempre la memoria mia e quella
+della donna impareggiabile, che vuole accompagnarmi
+nel sepolcro.
+</p>
+
+<p>
+I discepoli partirono muti e sconsolati.
+</p>
+
+<p>
+Allora Seneca, rivolto alla moglie, le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Tu forse, o diletta mia, facesti troppo a
+fidanza colla forza dell’animo tuo. Io ti guardo,
+e ne’ tuoi occhi spaventati, nell’alterazione dei
+tuoi lineamenti leggo chiaro il terrore della
+morte. Abbandona il funesto progetto.
+</p>
+
+<p>
+— Non dirmelo, o Anneo. Io non ho la tua
+fermezza, son donna, ed è naturale che la morte
+mi faccia paura; ma non posso, non voglio dividermi
+da te.
+</p>
+
+<p>
+Seneca tentava ancora di persuaderla, allorchè
+gli fu annunziato il cristiano Paolo.
+</p>
+
+<p>
+La donna si ritirò nella sua stanza e fu introdotto
+l’Apostolo.
+</p>
+
+<p>
+Questi, passando per via, aveva visto la casa
+circondata dai soldati, che gli avevano impedito
+d’entrare.
+</p>
+
+<p>
+Aveva allora continuato innanzi, ma poi, in
+preda a sinistro presentimento, era tornato indietro,
+e più non trovando le guardie, dimandava
+all’ostiario la ragione della loro presenza,
+e da lui aveva tutto saputo.
+</p>
+
+<p>
+— O maestro, — disse entrando, — la ferocia
+di Cesare è venuta a dissetare anche qui la
+<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
+sua sete di sangue. Il povero Paolo, com’è dovere
+di tutti i seguaci di Cristo, viene a portarti
+la parola del conforto e del vero dolore.
+Egli, se vuoi, viene a salvarti, perchè non dimenticò
+mai la tua benevolenza verso di lui.
+Tu puoi risparmiare a Cesare un nuovo delitto,
+e sottrarre la tua compagna alla morte. Venite
+con me, e vi condurrò in luogo, ove gli Aniceti
+e tutti i satelliti del tiranno non vi troveranno
+per certo.
+</p>
+
+<p>
+— Ti sono riconoscente, o Paolo, di questa pietosa
+intenzione, — rispose Seneca. — Ma quand’anco
+non fossi deciso a morire, ed accettassi
+la tua proposta, credi tu facile cómpito il deludere
+la vigilanza di Nerone? I soldati partirono,
+ma occulte spie sorveglieranno la mia casa.
+Saremmo sorpresi, e vi sarebbero tre vittime
+invece di due.
+</p>
+
+<p>
+— È sacro dovere il tentarlo. Cesare non è
+padrone della vostra esistenza come non lo siete
+voi due. Essa appartiene a Dio.
+</p>
+
+<p>
+— Il Fato vuole che noi moriamo, e conviene
+obbedire al suo decreto.
+</p>
+
+<p>
+— Erronea massima degli stoici è questa,
+che sancisce ogni crimine. Dunque Nerone uccidendo
+la madre, la moglie, il cognato, e tanti
+altri, non fece che eseguire i decreti del Fato?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, perchè il destino lo volle malvagio.
+</p>
+
+<p>
+L’Apostolo, coprendosi il volto colle mani,
+esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Oh errore abominevole e sacrilego! E tu
+puoi nutrirlo, tu tanto saggio, tu che scrivevi
+un giorno non esservi mente sana senza Dio&#8205;<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>.
+</p>
+
+<p>
+E qui Seneca tranquillamente, come se non
+fosse vicino a morte prese a difendere le sue
+dottrine contro Paolo, che le confutava coi precetti
+del Vangelo.
+</p>
+
+<p>
+La loro discussione fu interrotta dall’arrivo
+di Stazio Anneo, medico ed amico di Seneca, che
+lo aveva fatto chiamare perchè aprisse le vene
+<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
+a lui ed a Pompea Paolina, e li assistesse nell’agonia.
+</p>
+
+<p>
+Nel desiderio di salvar la vita all’illustre filosofo,
+la cui intercessione presso l’Imperatore
+l’aveva ridonato a libertà, e nella speranza di
+convertire un giorno lui e la moglie alla fede
+cristiana, l’Apostolo prima di partire tentò ancora
+d’indurlo a fuggire. Ma Seneca non si lasciò
+persuadere, e all’osservazione di Paolo che
+egli non curava la morte, perchè non credeva
+all’eternità dell’anima, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, io non divido le opinioni di
+Cleanto, nè di Crisippo&#8205;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. L’anima è eterna, ed
+è tempo che la mia si sciolga dai vincoli terreni
+per vagare eternamente insieme a quella dell’amata
+compagna nelle regioni dell’infinito.
+</p>
+
+<p>
+Circa un’ora dopo, dal braccio di Paolina, distesa
+sopra un lettuccio, con impeto sgorgava
+il sangue, riversandosi entro un catino d’argento
+tenuto da una schiava.
+</p>
+
+<p>
+E Seneca che le stava vicino, e di cui il sangue
+più lentamente scorreva, accorgendosi che
+essa orribilmente soffriva, tornò a scongiurarla
+di risparmiargli almeno lo strazio di vederla in
+quello stato, e le impose di lasciarsi trasportare
+nelle sue stanze e farsi dalle schiave ristagnare
+le ferite.
+</p>
+
+<p>
+E Paolina obbedì&#8205;<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Seneca, malgrado le sofferenze, che aumentavano
+col diminuire delle forze, si mise a declamare
+un inno all’anima.
+</p>
+
+<p>
+Quindi, per troncare quella lenta agonia, dopo
+essersi fatto aprire le vene dei piedi si fe’ porgere
+da Stazio Anneo una pozione di cicuta.
+</p>
+
+<p>
+Al dolore delle ferite s’aggiunsero allora gli
+spasimi del veleno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non potendo più reggere, si fe’ trasportare a
+braccio nel <i>caldario</i>, e tuffare nell’acqua, di cui
+prese a spruzzare il medico e gli schiavi, che
+gli erano d’intorno, dicendo che faceva una libazione
+a Giove Liberatore.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente cominciò ad ansimare sempre più
+forte, finchè fu soffocato dall’aria calda sprigionantesi
+dai tubi, ch’erano sotto il pavimento.
+</p>
+
+<p>
+Il dì seguente il suo corpo fu arso senza
+pompa, com’egli aveva lasciato scritto nel suo
+testamento.
+</p>
+
+<p>
+Credeva Nerone di vivere tranquillo dopo la
+morte di Seneca; ma non glie lo consentivano
+l’audacia di Vindice e di Galba, e le turbolenze
+del popolo romano.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span></p>
+
+<h2 id="cap28"><span class="smcap">Capitolo XXVIII.</span>
+<span class="smaller">La viltà di Cesare.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Alla prima notizia che dal vicepretore Vindice
+venivano sollevate le Gallie, Nerone aveva
+dimostrato somma indifferenza, e a quelli che
+gli presagivano la perdita del potere, rispondeva
+scherzando ch’ogni articella trova recapito in
+qualunque parte del mondo, e che dell’arte lautamente
+vivrebbe.
+</p>
+
+<p>
+La ribellione di Galba era stata per lui, come
+vedemmo, colpo più fatale, ed erasi dato in
+preda alla disperazione e all’abbattimento.
+</p>
+
+<p>
+Purtuttavia faceva il sordo ai consigli di coloro
+che lo spingevano a recarsi egli stesso
+alla testa delle legioni per conquistare le provincie
+perdute.
+</p>
+
+<p>
+Fatto uccider Seneca, ch’era fra quelli che più
+lo molestavano a questo riguardo, sperava d’imporre
+silenzio agli altri, e viver beato nella sua
+ignavia, lasciando alle legioni il cómpito di
+combattere i ribelli.
+</p>
+
+<p>
+Non tardò però, ad accorgersi come andasse
+crescendo il malcontento del popolo. I suoi fidi
+gli riferivano che dappertutto si biasimava apertamente
+la condotta di lui. Anche i Padri Coscritti
+a lui così devoti, si mostravano severi nel giudicarlo.
+<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
+La sua coscienza gli diceva d’essere
+caduto in grande discredito; ma più che alla voce
+della coscienza gli giovava prestar fede alle
+parole d’Aniceto, che per acquistare ascendente
+sempre maggiore, lo incoraggiava nella pusillanimità,
+e lo esortava a non allontanarsi da Roma,
+dove la sua presenza era necessaria. Lo assicurava
+poi essere per lo meno esagerate le
+notizie, che gli riferivano circa il contegno del
+popolo.
+</p>
+
+<p>
+— Dagli pane e spettacoli, — diceva l’impostore, — e
+il popolo sarà felice che tu non parta.
+</p>
+
+<p>
+Nerone non dimandava di meglio, e ricominciarono
+i giuochi del Circo, gli spettacoli sulle
+publiche vie, le feste notturne. Ma tutto ciò
+valse invece a persuaderlo che Aniceto non
+aveva detto il vero.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno ch’egli recavasi in gran pompa al
+circo Massimo guidando i dieci cavalli, la plebe,
+che da molto tempo lo lasciava passare senza
+acclamarlo, e guardandolo con aria di sprezzo,
+cominciò a reclamare ad alta voce le provincie
+perdute.
+</p>
+
+<p>
+— Prendi il gladio, — gli si gridò. — Va, combatti!
+Combatti! — Abbandona gli ozii, conduci
+le nostre legioni alla vittoria! — Parti per le
+Gallie! Rendi a Roma le sue provincie. — Parti!
+Parti!
+</p>
+
+<p>
+Udì anche qua e là acclamare a Sergio Galba,
+e tornò al Palatino pieno di sdegno contro tutti,
+quantunque la coscienza gli dicesse che le turbe
+avevano ragione.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente un giorno si sparse la voce che
+l’Imperatore aveva ordinato d’armare una legione,
+aumentata da un corpo d’ausiliari e da
+un distaccamento di cavalleria, e ch’egli sarebbe
+partito alla testa di quei diecimila soldati.
+</p>
+
+<p>
+Venne di fatto bandito il decreto che il popolo,
+tribù per tribù, si presentasse a dare il nome,
+e giurasse d’obbligarsi alla milizia.
+</p>
+
+<p>
+Pochi obbedirono; e forse erano quelli che
+avevano meno gridato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nerone allora, quasi volesse vendicarsi della
+plebe e dei patrizii, che volevano costringerlo
+a partire, impose a tutti i capi di famiglia di
+cedergli un numero di schiavi, e i migliori che
+avessero, ed i più idonei, non eccettuati nè i
+<i>Dispensatori</i> nè i <i>Cancellieri</i>&#8205;<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>. All’ordine dei Senatori
+e dei Cavalieri ordinò che concorressero
+alla spesa con parte delle loro entrate.
+</p>
+
+<p>
+I forestieri costrinse a pagare al Fisco subito
+le pensioni d’un anno, esigendo da essi monete
+coniate di nuovo argento coppellato, e d’oro affinato
+e puro.
+</p>
+
+<p>
+Contro siffatte angherie molti si ribellavano,
+dicendo che se Nerone aveva bisogno di denaro,
+doveva farsi rendere quello pagato ai suoi satelliti,
+alle sue spie.
+</p>
+
+<p>
+Questi, ed altri più gravi biasimi, s’udivano
+nei publici ritrovi. Isidoro Cinico, che altra volta
+aveva mancato di pagar cara la sua audace
+franchezza, ed era stato perdonato per uno di
+quei tanti capricci di generosità, che saltavano
+al pazzo tiranno, continuava nelle sue imprudenti
+diatribe.
+</p>
+
+<p>
+Era però giusto ne’ suoi apprezzamenti, e mentre
+biasimava le estorsioni di Nerone, fatte in
+un momento in cui tutti soffrivano per la grande
+carestia, criticava il popolo, che aveva tanto
+gridato per la grandezza di Roma, per la riconquista
+delle provincie perdute, e poi al decreto
+di Cesare, che lo invitava a presentarsi per formar
+la legione, nessuno obbediva.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non ci fidiamo di lui, — rispose un
+giovine Cavaliere ch’era dei più violenti. — Credete
+voi ch’egli sia veramente deciso d’imitare
+l’esempio dei gloriosi suoi antecessori? Credete
+che andrà a combattere per riconquistare le Gallie
+e le Spagne?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
+</p>
+
+<p>
+Salvidieno Orfido, che sentendosi già in colpa
+per aver fatto sotto la sua casa tre botteghe,
+che affittava a forestieri, senza averne ottenuta
+licenza, dava, come suol dirsi, una bôtta al
+cerchio e l’altra alla botte, cercando nel tempo
+istesso di scusar Cesare, e non cadere in sospetto
+di quelli che frequentavano la taverna,
+ch’egli dava a fitto, entrò a dire timidamente:
+</p>
+
+<p>
+— Io non ne dubito, perchè ha preso per sè
+l’autorità dei due Consoli, dicendo che l’impresa
+doveva essere compiuta da un Console solo.
+Inoltre, i preparativi....
+</p>
+
+<p>
+— Di questi non parlare, o Salvidieno, — interruppe
+Isidoro, — perchè muovono a sdegno.
+Nessuno dei nostri conquistatori, recandosi a
+guerreggiare si prese certo la briga di trasportar
+seco organi ed altri istrumenti musicali, e
+condurre una schiera di meretrici, cangiate in
+Amazzoni, coi capelli tosati a guisa d’uomo, e
+armate di scuri e targhe, come vuol fare costui.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò prova, — riprese il Cavaliere, — ch’egli
+anche partendo, farà suonare gli organi, e non
+le trombe, giacerà invece di combattere, cercherà
+i piaceri, e non la vittoria.
+</p>
+
+<p>
+Il Cinico riprese:
+</p>
+
+<p>
+— A questo penseranno le nostre invitte legioni,
+e Cesare tornerà coperto d’ignominia, e
+si procaccerà nuovo tesoro d’odio così nelle
+Gallie che in Roma, tanto più se prima di partire
+porrà ad effetto i suoi fieri divisamenti.
+</p>
+
+<p>
+E qui narrò d’aver inteso, ch’egli, inferocito
+per essere costretto a lasciare gli ozii della casa
+Aurea, voleva emanare l’ordine che si spedissero
+successori ai Governatori delle provincie,
+e questi messi a morte, come se fossero altrettanti
+congiurati; che venissero tagliati a pezzi
+tutti gli sbanditi e i Galli ch’erano in Roma, i
+primi perchè non avessero comunicazione coi
+popoli ribelli, gli altri perchè fautori della propria
+nazione.
+</p>
+
+<p>
+Diceva inoltre ch’egli volesse dare le Gallie
+in preda ai soldati, avvelenare i Senatori, e aprir
+<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
+le gabbie alle fiere, ch’erano ne’ suoi giardini, e
+sguinzagliarle tra il popolo.
+</p>
+
+<p>
+— A tali enormità non posso prestar fede, — osservò
+il giovine.
+</p>
+
+<p>
+— E neppure io, — soggiunse Salvidieno Orfido.
+</p>
+
+<p>
+— Io, invece, lo credo capace di tutto, — rispose
+il Cinico. — Per soddisfare al suoi istinti
+sanguinarii non s’arresta davanti a qualsiasi
+scelleratezza, come per accumular danaro, e
+spenderlo poi in sfrenate grandezze, in piaceri,
+in bagordi, non ha difficoltà alcuna d’estorcerlo
+anche a quelli che più ne sono sprovvisti. È generoso
+talvolta, è vero, ma quando ciò giova
+a lusingare la sua ambizione.
+</p>
+
+<p>
+— Ma con te fu clemente, — osservò Salvidieno, — come
+lo fu con tanti altri.
+</p>
+
+<p>
+— In quel momento forse la sua ferocia dormiva,
+ed il suo spirito si trovava in condizioni
+serene. E poi la clemenza nulla a lui costa. La
+carità invece, che costa danaro, è virtù che poco
+gli garba. S’adopra forse per alleviare i danni
+della carestia? S’attendeva ansiosamente una
+nave partita da Alessandria, e la si diceva carica
+di granaglie. Invece portava <i>hafe</i>&#8205;<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a> che doveva
+servire a’ suoi lottatori. La carità di Cesare comincia
+e finisce <i>ab ego</i>.
+</p>
+
+<p>
+Continuarono a discutere calorosamente se
+avessero ragione o torto quelli che di Nerone
+non si fidavano e negavano obbedire al suoi decreti,
+quando entrò nella taverna l’Apostolo, accompagnato
+da Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+Dietro alle botteghe v’era nella stessa casa
+un piccolo ospizio, dove Paolo da qualche tempo
+aveva preso alloggio, e dove tra gli altri forestieri,
+greci e latini, dimoravano due cristiani di
+Efeso, marito e moglie, ed una loro figlia.
+</p>
+
+<p>
+A quest’ultima Menecrate insegnava a cantare
+al suono della cetra.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
+</p>
+
+<p>
+Salvidieno chiamò l’Apostolo e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Sentiamo l’opinione del saggio cristiano.
+Qui taluni sostengono che in odio a Cesare non
+convenga sottomettersi ai suoi decreti.
+</p>
+
+<p>
+Paolo, rivolto agli astanti, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Rendete a Cesare ciò ch’è di Cesare e a
+Dio quel ch’è di Dio. Obbedite ai vostri superiori,
+per quanto siano gravi le loro colpe, e di
+queste lasciate giudice Iddio.
+</p>
+
+<p>
+E senz’altro aggiungere andò innanzi, e scomparve
+insieme al suo compagno per una porticina,
+che dalla taverna metteva nel piccolo atrio
+tuscanico dell’ospizio.
+</p>
+
+<p>
+— Il cristiano, — osservò Isidoro quando Paolo
+fu partito, — ha paura. Egli pensa ai leoni, che attendono
+nell’anfiteatro dietro i cancelli di bronzo
+la carne dei nazareni.
+</p>
+
+<p>
+— O Cinico, — osservò Salvidieno, — tu non
+la perdoni ad alcuno.
+</p>
+
+<p>
+Intanto passavano i giorni, Nerone continuava
+a profondere denaro negli apparecchi per la spedizione,
+senza decidersi a partire; e la legione,
+per la quale venivano imposti così gravi balzelli,
+rimaneva accampata nelle remote parti di Roma
+oziosa ed impaziente.
+</p>
+
+<p>
+Il malcontento andava sempre aumentando
+nei cittadini come nei soldati, e minacciava di
+tramutarsi in aperta ribellione.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’ignaro Imperatore, lusingato sempre dalle
+menzognere assicurazioni d’Aniceto, non se ne
+dava per inteso.
+</p>
+
+<p>
+Tutti gli altri lo biasimavano, compresa la
+vecchia Domizia, la quale acciecata da sviscerato
+affetto per lui, come lo aveva istigato al delitto
+per salvarlo da’ suoi nemici, voleva adesso
+spingerlo all’eroismo per l’onore della sua
+stirpe.
+</p>
+
+<p>
+— Smetti codesta viltà indegna d’un Domizio, — gli
+disse un giorno la zia: — va, parti, che
+il popolo freme, fremono i soldati.
+</p>
+
+<p>
+— E a te che importa? — interruppe bruscamente
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Insensato! Non vuoi tu che mi stiano a
+cuore la tua gloria, la tua salvezza?
+</p>
+
+<p>
+— Sì all’una che all’altra provvederò ben io.
+</p>
+
+<p>
+— Vi provvederai forse, — rispose fissandolo
+con sarcastico sorriso Domizia, — lasciando
+inoperosi i legionarii, e tu restando neghittoso
+fra gli amplessi di tua moglie e delle tue concubine.
+Vuoi che il maledetto Galba venga a
+sfidarti fin sotto le mura di Roma? Hai dimenticato
+l’oracolo d’Apolline?
+</p>
+
+<p>
+— Udrai fra poco com’abbia saputo renderlo
+bugiardo colla morte del mio nemico.
+</p>
+
+<p>
+— So che per disfarti del tuo avversario, il
+quale apertamente ti sfida, hai dato incarico segreto
+a’ tuoi Procuratori di farlo uccidere, invece
+di correre a debellare le legioni ribelli, e infliggere
+all’audace la vergogna della sconfitta. Egli
+però è troppo ben custodito dai suoi fidi, e vive
+sicuro di succederti al trono.
+</p>
+
+<p>
+— Te lo disse forse egli stesso? — chiese ridendo
+Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Me lo dicono i presagi. Me lo dice la profezia
+in versi d’una pura vergine, che gli fu
+letta a Cludia da un Sacerdote di Giove, la quale
+annunzia che un giorno il Principe e Signore
+del mondo nascerebbe in Spagna.
+</p>
+
+<p>
+— Questa è fola.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che basta a renderlo forte ed ostinato
+nel suo divisamento. E siffatto vaticinio tu lo
+ignoravi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — mormorò turbandosi il tiranno superstizioso.
+</p>
+
+<p>
+— Quell’Aniceto, che t’avvalora nell’inazione, si
+sarà guardato bene dal fartene parola, come
+avrà taciuto che i legionarii, i quali hanno giurato
+fede a Galba, e poi pentiti volevano tornare
+all’obbedienza di Cesare, si sono di nuovo
+sottomessi al Duce ribaldo. I tuoi cortigiani conoscono
+bene il tuo debole e ne approfittano per
+farti credere quello che vogliono. Tu dai loro
+ascolto, e chiudi l’orecchio alle improperie che
+ti lancia il popolo, e ti compiaci della tua codardia,
+<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
+che ti fa preferire la vendetta vigliacca
+ad impresa gloriosa.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, vedendosi così giustamente giudicato,
+e con tanta veemenza, non avendo ragione da opporre,
+andò sulle furie e balzato in piedi, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— E sei tu che così parli, audace vegliarda,
+tu che tante volte mi spingesti al delitto?
+</p>
+
+<p>
+L’altra, gridando più forte di lui, interruppe:
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ti consigliai d’uccidere quando eri occultamente
+insidiato, quando la morte d’un uomo
+poteva renderti la tranquillità e salvarti il trono,
+e forse la vita. Ma ora è un esercito che ti provoca,
+ora si tratta dell’onor tuo, della grandezza
+di Roma, che tu poni in non cale, esponendoti
+a cadere vergognosamente.
+</p>
+
+<p>
+— Vattene, — urlò il tiranno, — vattene, e
+più non infastidirmi.
+</p>
+
+<p>
+E la spinse con impeto fuori della porta.
+</p>
+
+<p>
+— Vile! — gli gridò Domizia, allontanandosi.
+</p>
+
+<p>
+Le parole di quella donna, che gli portava così
+grande affetto, l’insistenza da lei addimostrata
+nel volerlo decidere all’impresa, l’ira destatasi
+in essa, e l’accusa di viltà che gli aveva lanciata,
+lasciarono Nerone sdegnato, ma nello
+stesso tempo lo fecero entrare in pensiero.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sarà poi vero, — diceva fra sè parlando
+ad alta voce e camminando agitato, — che
+se io resto, son perduto? Che se non mi
+decido ad abbandonare gli agi ed i piaceri della
+casa Aurea per le fatiche del campo e i perigli
+della guerra, cadrò vergognosamente, come asserì
+Domizia?.... E non parla essa forse per bocca
+di Poppea, che mi vuole lontano? Non è un intrigo
+ordito fra loro a scapito dell’onor mio?....
+No... Domizia è malvagia; ma essa m’ama, quanto
+io la detesto, e a trame contro di me non si sarebbe
+prestata.... Ma perchè Poppea più non parla
+della mia impresa?... Essa nè mi trattiene nè mi
+istiga a partire... È indifferenza la sua, o timore
+dei miei sospetti gelosi?... Ancor essa in cuor
+suo m’accuserà di mettere in non cale la gloria
+e gl’interessi dell’Impero romano, e nel tempo
+<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
+stesso la gloria e gl’interessi della casa Domizia.
+Forse il suo silenzio nasconde profonda indignazione
+e disprezzo per me che non ho il coraggio
+di combattere per lei, per conservare sulla sua
+fronte il diadema imperiale. Tace per non gridarmi
+vile come Domizia.... Ah, questo pensiero
+m’irrita, e m’addolora!... No, non voglio esser
+vile.... non lo sono.... e se lo fossi, nessuno dovrebbe
+asserirlo. Corre obbligo a tutti di rispettare,
+come altrettante virtù, i vizii di Cesare.
+Chinino il capo, e tacciano.
+</p>
+
+<p>
+Ad onta però di codeste spavalderie, la prima
+a non tacere era la sua coscienza, che gli gridava
+codardo. Egli avrebbe voluto addormentarla,
+gettandosi a capo fitto nelle feste e nei
+piaceri, lusingandola con scuse bugiarde, ma
+glielo impediva il contegno sdegnoso del popolo
+romano. In quel momento poi s’era desta
+del tutto, perchè scossa dal grido della furente
+Domizia.
+</p>
+
+<p>
+Pressochè deciso a partire, mandò per l’astrologo
+Babilo nella speranza che i pianeti dessero
+un responso diverso dal primo, che lo spronava
+all’impresa e gli prometteva la vittoria.
+</p>
+
+<p>
+Babilo venne, ed ossequente all’ordine di Nerone,
+tornò nella sua torre, scrutò negli astri
+quella stessa sera, e tornò all’indomani alla
+casa Augustale per riferire l’esito delle sue osservazioni.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? — chiese Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Oroscopo ancor migliore, — rispose l’Astrologo. — Avrai
+facile vittoria. Basterà la tua presenza,
+la tua voce, per far deporre le armi.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole Cesare si rasserenò, e poi,
+come improvvisamente colpito da un’idea, licenziò
+Babilo, regalandolo di ben fornito marsupio,
+e si diresse verso le camere di Poppea.
+</p>
+
+<p>
+Questa, che avendo già passato il sesto lustro,
+temeva di perdere la bellezza e la venustà delle
+forme, e poneva ogni studio per conservarle il
+più lungamente possibile, era da più giorni d’umore
+tetro, perchè si sentiva sofferente, e provava
+<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
+sintomi, che le facevano sospettare d’essere
+nuovamente incinta.
+</p>
+
+<p>
+Di questa sua preoccupazione non faceva motto
+al marito, temendo ch’egli chiamasse a consulto
+dei medici, e fossero da loro avvalorati i suoi
+sospetti.
+</p>
+
+<p>
+Non gli nascondeva però il malumore.
+</p>
+
+<p>
+A sua volta egli non ne chiedeva la ragione,
+attribuendolo al dispiacere che le cagionava la
+sua pusillanime condotta di fronte all’audacia
+dei nemici.
+</p>
+
+<p>
+Quella mattina entrò tutto trionfante nel cubicolo
+di lei, che giaceva ancora in mezzo ai
+profumi d’aromi e di fiori.
+</p>
+
+<p>
+— Smetti il broncio, o divina Poppea, — le disse
+entrando, — i tuoi voti sono esauditi. Io parto
+per le Gallie e per le Spagne; parto sicuro della
+vittoria, che otterrò senza sacrifizi di sangue.
+Così presagirono le stelle.
+</p>
+
+<p>
+— T’ascoltino gli Dei; ma come ciò possa avvenire
+non giungo a comprendere.
+</p>
+
+<p>
+— Lo saprai domani, quando in tua presenza
+svelerò ai Padri Coscritti il mio disegno. Sei tu
+soddisfatta?
+</p>
+
+<p>
+Poppea, sorridendo, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Negando mentirei, affermando correrei rischio
+d’essere nuovamente offesa da’ tuoi sospetti
+gelosi.
+</p>
+
+<p>
+— Ed è per questo che tu tacevi?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io invece voleva rimanere per te.
+</p>
+
+<p>
+— Per me? — disse, sorridendo, Poppea.
+</p>
+
+<p>
+— Ne dubiti forse? M’è grave assai l’abbandonarti.
+</p>
+
+<p>
+— Le concubine, che conduci teco, sapranno
+lenire il tuo dolore.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, in cui la bella sposa seminuda destava
+il bollore dei sensi, rispose abbracciandola:
+</p>
+
+<p>
+— Amo te sola.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè trascorsa un’ora uscì dalla stanza,
+Poppea mormorò tra sè:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Quale disgusto! Avess’egli almeno distrutta
+l’opera sua.
+</p>
+
+<p>
+Alla dimane l’Imperatore fece invitare i Senatori
+a recarsi, passato il meriggio, nella casa
+Aurea.
+</p>
+
+<p>
+Terminata la merenda, si presentò loro, che
+lo attendevano nell’exedra, e rimasero a guardarlo
+sorpresi.
+</p>
+
+<p>
+Egli entrava circondato da mazzieri, e camminava
+appoggiandosi sulle spalle di due famigliari.
+</p>
+
+<p>
+Poppea, che ignorava anch’essa la ragione di
+quella ridicola andatura, lo seguiva come trasognata.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span></p>
+
+<h2 id="cap29"><span class="smcap">Capitolo XXIX.</span>
+<span class="smaller">Notte funesta.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Nerone, restando in piedi nello stesso atteggiamento,
+cominciò a parlare così:
+</p>
+
+<p>
+— Padri Coscritti, i voti vostri e quelli del popolo
+romano sono esauditi. Parto per ridurre
+nuovamente sotto il nostro dominio le Gallie e
+le Spagne. Questo risultato otterrò colla gloria
+stessa dei Cesari, miei antecessori, ma in modo
+diverso da loro. È prezioso il sangue delle nostre
+legioni, ed io voglio tentare di risparmiarlo.
+Come qui oggi a voi, io mi presenterò disarmato
+al cospetto dei miei soldati e non farò che piangere,
+richiamando a penitenza i ribelli. L’esito
+non può esser dubbio, poichè lo presagirono gli
+astri, ed io potrò il dì seguente, insieme ai pentiti,
+cantare i premii e le lodi della ricevuta vittoria.
+Padri Coscritti, approvate voi il mio consiglio?
+</p>
+
+<p>
+Come si vede, egli aveva interpetrate a suo
+modo le parole dell’Astrologo, e rendeva i pianeti
+complici della sua viltà.
+</p>
+
+<p>
+I Senatori accolsero quella comunicazione con
+un mormorìo di sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+Così stolto progetto non poteva essere concepito
+che da un uomo uscito di senno.
+</p>
+
+<p>
+Per quanto avvezzi a chinare il capo a tutte
+<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
+le sue volontà, pure si trovò in quel gregge di
+pecore chi ebbe il coraggio di farsi innanzi e parlare
+aperto.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni gli fecero osservare che l’esercito e il
+popolo romano, avvezzi a conquistare colle armi
+e non colle lagrime, potrebbero spiegare a mal
+senso quel progetto. Gli addimostrarono come
+assurdo fosse il pretendere di commuovere Sergio
+Galba, già dai soldati eletto Imperatore, e
+Giulio Vindice, l’ardente fautore di lui, il quale
+con editti oltraggiosi, con bandi, e cento altre
+scritture, manifestava chiaramente in quanto dispregio
+lo tenesse.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — interruppe Nerone, cangiando
+ad un tratto in cipiglio l’umile espressione del
+volto, — sono gravi assai gli oltraggi, che lancia
+continuamente contro di me, quel ribaldo. Egli
+osò perfino chiamarmi ridicolo cantore, istrione
+da trivio. Ciò mi ferisce quasi più che l’opra
+audace di Galba. Tentai vendicarmi occultamente
+d’entrambi, ma sventuratamente finora
+non sono riuscito per l’imperdonabile inerzia
+dei Governatori. Egli è per questo che risolsi di
+cambiare consiglio, ed ottenere colla benevolenza
+quello che potrei ottenere colla forza.
+</p>
+
+<p>
+— E pretendi, — gli fu risposto, — che quei ribelli
+t’ascoltino? Credi che Galba e Vindice non
+sappiano della trama ordita da te contro di essi?
+E non temi che s’impadroniscano di te e ti mettano
+a morte? Parti, o Cesare, per combattere
+colle armi e non col pianto, e la tua vittoria
+sarà più onorevole e più splendida.
+</p>
+
+<p>
+A questa verità inoppugnabile Nerone entrò
+in pensiero. Poteva veramente succedere quanto
+prevedevano quei Padri Coscritti; ma di partire
+per combattere, il vile tiranno non voleva saperne;
+e dopo le giuste osservazioni di loro, rifuggiva
+eziandio dal porre ad esecuzione il suo
+progetto. Non volendo cedere nè opporsi, troncò
+bruscamente la discussione, e li congedò, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Mediterò sui vostri consigli:.... Salvete.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
+</p>
+
+<p>
+La notizia della strana comunicazione fatta da
+Nerone al Senato si sparse rapidamente per la
+città, e i libelli, i biasimi, le satire crebbero a
+dismisura. Ad alta voce si gridava Cesare pazzo
+e vigliacco. Le prigionie ed i supplizii, coi quali
+le autorità cercavano di porre un argine a codesta
+marea, a nulla valevano.
+</p>
+
+<p>
+Lo avrebbe potuto Nerone ponendosi alla testa
+delle legioni. Ma decisamente non sentivasi capace
+di sì eroica risoluzione. Invece d’evitare
+l’abisso, che gli si schiudeva sotto i piedi, studiava
+il modo di sfogar l’odio suo contro il popolo
+romano, e sognava i più strani propositi
+di vendetta.
+</p>
+
+<p>
+Erano scorsi quasi tre mesi dal giorno in cui
+palesava il vergognoso progetto al Senato, allorchè
+lo fe’ chiamare di nuovo, e scusandosi
+di non aver potuto recarsi in persona al tempio
+di Giove Capitolino, perchè essendo ammalato
+di gola, i medici gli vietavano d’uscire, annunziò
+che l’Imperatrice Poppea Augusta, era di nuovo
+incinta, e ch’egli intendeva di non abbandonarla,
+e rimaneva in Roma.
+</p>
+
+<p>
+Diede loro incarico di provvedere perchè cessassero
+gli oltraggi scagliati continuamente contro
+di lui da una plebe audace, e che si facesse
+partire la legione sotto il comando d’uno dei
+Consoli, ai quali, da quel momento rendeva i
+tolti onori e gl’incarichi. E tutto ilare aggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— La vittoria delle aquile latine è sicura.
+Galba e Vindice pagheranno il fio della loro temerità.
+Aniceto, tornando da un viaggio, vide
+scolpito sopra una tomba un soldato delle Gallie
+trascinato pei capelli da un Cavaliere romano.
+Questo è lietissimo augurio, che avvalora quanto
+gli astri predissero all’astrologo Babilo.
+</p>
+
+<p>
+I Padri Coscritti, nella maggior parte imbrattati
+della stessa specie dei pregiudizii, presero
+quelle puerilità per buona moneta, e andarono
+via contenti, che si facesse almeno partire la
+legione, e piuttosto che dare in presenza dei
+ribelli spettacolo di viltà, Nerone rimanesse.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questi, a sua volta, soddisfatto e sereno, consumò
+il resto della giornata a divertirsi coi suoi
+organi d’acqua.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni giorni dopo, cessato il mal di gola,
+volle suonarli in teatro, spiegandone egli stesso
+agli spettatori il meccanismo parte per parte.
+</p>
+
+<p>
+Assicurando che le Gallie e le Spagne sarebbero
+presto dome, volle che insieme a lui tutta
+Roma festeggiasse il nascituro erede.
+</p>
+
+<p>
+Ordinò adunque i circensi ed altri spettacoli,
+ai quali presiedette con gran pompa, mostrandosi
+a tutti sereno ed altiero.
+</p>
+
+<p>
+Un altro giorno invitò il popolo nell’ippodromo
+degli orti neroniani a vederlo gareggiare co’ suoi
+lottatori, i quali, naturalmente, per amor della
+paga e della vita, si lasciarono da lui atterrare.
+</p>
+
+<p>
+Non contento ancora, presenziò nel circo il
+giuoco cruento dei gladiatori. E quando questi
+si presentarono sotto il suo palco, salutandolo
+colla solita formola “Ave Cæsar, morituri te
+salutant„ quel codardo ebbe la sfrontatezza di
+rispondere a quei forti di non temere la morte.
+</p>
+
+<p>
+E tre ne rimasero sull’arena, condannati dal
+<i>pollice verso</i> delle Vestali.
+</p>
+
+<p>
+Ma più, che per proprio diletto, tutto ciò faceva
+Nerone per tornare nelle grazie del popolo
+romano; ma era la sua opera vana.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo romano in quegli spettacoli dimenticava
+per un momento la rivolta delle Gallie e
+delle Spagne, plaudiva ai vincitori, ma non un
+<i>Ave</i> indirizzava a Cesare, che tornava sempre
+da quelle feste pieno di maltalento.
+</p>
+
+<p>
+La stizza era in lui accresciuta da una specie
+di lebbra, ch’eragli apparsa su tutto il corpo,
+dopo la guarigione della gola, e gli dava così
+insopportabile prudore, che andava talvolta come
+pazzo a gettarsi nel lago del giardino. Lo stesso
+fece un giorno, recandosi con Cercopiteco ed altri
+cortigiani ad una merenda nella valle d’Arsoli,
+dov’erano le sorgenti dell’Acqua Marcia&#8205;<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre passeggiavano, Nerone ad un tratto si
+fermò, e spogliatosi interamente, diede ordine
+che si portasse una corda.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri gli dimandarono cosa intendesse di
+fare.
+</p>
+
+<p>
+— Or lo vedrete, — rispose; — voglio rinfrescarmi
+la pelle, e togliermi codesto insopportabile
+prudore.
+</p>
+
+<p>
+E legatasi la corda sotto le ascelle, ne diede
+l’altro capo in mano ad uno schiavo, e si tuffò
+nell’acqua, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Così i Romani beveranno la scabbia dell’Imperatore.
+Ne rimanessero almeno avvelenati.
+</p>
+
+<p>
+Rivolto quindi agli amici, che stavano ad osservarlo
+dalla sponda, gridò loro:
+</p>
+
+<p>
+— Voi guardatevi dal bere di quest’acqua, se
+non volete divenir lebbrosi.
+</p>
+
+<p>
+Cercopiteco rispose ridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Rassicurati, o Cesare, con un acquedotto
+che percorre sessantunmila e settecento dieci
+passi quell’acqua avrà campo di purificarsi nuovamente.
+D’altronde io correrei rischio se fossero
+queste sorgenti di vino.
+</p>
+
+<p>
+Com’ebbe terminato il bagno, Nerone tornò a
+vestirsi, e dopo la merenda si rimise cogli amici
+in viaggio, durante il quale non trovava pace.
+</p>
+
+<p>
+L’irritazione della pelle, aumentatasi per le soverchie
+libazioni, lo faceva ruggire come una
+belva, e lo portava quasi al delirio.
+</p>
+
+<p>
+E fu in questo stato miserando ch’egli a tarda
+notte giunse alla casa Aurea.
+</p>
+
+<p>
+Dimandò tosto di Poppea, e gli risposero che
+riposava.
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno, — egli disse, — deve dormire,
+allorchè veglia travagliato Cesare.
+</p>
+
+<p>
+E si diresse verso le stanze dell’Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il cubiculo di Poppea dava sugli orti, che lo
+profumavano di fiori, e col mormorìo delle fonti,
+collo stormir delle foglie, col canto degli usignuoli,
+lusingavano il sonno della bella dormente.
+</p>
+
+<p>
+Era quella una notte di paradiso.
+</p>
+
+<p>
+Entro la stanza penetrava il raggio della luna,
+e confondendosi col chiarore del <i>licno</i>, ricopriva
+di luce misteriosa i <i>litostroti</i>&#8205;<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a> della vôlta e delle
+pareti.
+</p>
+
+<p>
+In quel silenzio, in mezzo a quella ricchezza
+di stoffe e di suppellettili, in quell’atmosfera odorosa,
+tutto spirava pace e voluttà.
+</p>
+
+<p>
+Invece, per distruggere l’incanto, vi penetrò
+Nerone, guidato dal suo spirito maligno.
+</p>
+
+<p>
+La schiava cubiculare, destinata quella notte
+a vegliare presso la porta della sua signora, lo
+vide attraversare tutto agitato la stanza, e sollevata
+la cortina trapunta, penetrare nel cubiculo.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni istanti dopo egli parlava con voce soffocata
+dall’ira, e Poppea rispondeva indignata.
+</p>
+
+<p>
+S’udì poscia il rumore d’una lotta, un grido
+acuto, e Nerone, che urlando chiedeva soccorso.
+</p>
+
+<p>
+Il laido tiranno, schifoso e briaco com’era,
+aveva desta bruscamente la moglie, e pretendeva
+giacere con essa.
+</p>
+
+<p>
+Poppea lo aveva respinto dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Allontanati, rispetta almeno il mio stato:
+va a cercare gli amplessi delle tue concubine.
+</p>
+
+<p>
+E siccome l’altro colla forza e la minaccia
+voleva imporle la sua volontà, la donna era
+balzata giù dal letto, difendendosi energicamente.
+</p>
+
+<p>
+Dandogli i più vituperosi titoli, riusciva ad allontanarlo
+da lei con sì forte spinta, che quasi
+lo fe’ stramazzare.
+</p>
+
+<p>
+Preso allora da delirio furioso, lo scellerato
+le lanciava un calcio, e la colpiva nel ventre.
+</p>
+
+<p>
+L’infelice madre, mandando un grido, era caduta
+riversa sulla sponda del letto, ed aveva
+perduto i sensi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
+</p>
+
+<p>
+A quella vista Nerone, rientrato in sè stesso,
+s’era messo ad urlare:
+</p>
+
+<p>
+— Soccorso! Soccorso! Schiave, accorrete.
+</p>
+
+<p>
+E intanto, tutto convulso, prendeva in braccio
+la moglie, l’adagiava sul letto, e baciandola e
+bagnandole il viso di lagrime, esclamava:
+</p>
+
+<p>
+— Ritorna in te, o divina Poppea!... Perdonami!...
+Son disperato!... Son maledetto!... Perdona!
+Perdona! Io non ho amato al mondo che
+te sola!
+</p>
+
+<p>
+In questo doloroso delirio lo trovarono le ancelle
+accorse alle sue grida.
+</p>
+
+<p>
+Le due nutrici Egloga ed Alessandria lo persuasero
+a discostarsi, per lasciare loro l’agio
+d’apprestare i rimedi necessarii a farla rinvenire,
+finchè giungessero i medici.
+</p>
+
+<p>
+Nerone obbedì, e smaniando e gemendo, si
+mise a passeggiare per la stanza e sulla terrazza.
+</p>
+
+<p>
+Alzando gli occhi al cielo, così sereno, malediceva
+a quel puro orizzonte, alla luna, alle
+stelle, che a lui sembravano in quel momento
+uno scherno, ed invocava l’uragano e i fulmini.
+</p>
+
+<p>
+Primo a giungere fu il medico di Corte Quinto
+Stertinio.
+</p>
+
+<p>
+Nerone lo chiamò in disparte, e dopo avergli
+narrato quanto era accaduto, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Salvala, o Stertinio, e ti prometto di portare
+annualmente la tua paga a seicentomila
+sesterzii&#8205;<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>.
+</p>
+
+<p>
+E s’avvicinò con esso al letto di Poppea, che
+cominciava a rinvenire, ad agitarsi e mandare
+lamenti.
+</p>
+
+<p>
+Quand’essa lo vide, nascose tutta atterrita il
+viso nel seno ad Alessandria, che la teneva abbracciata.
+</p>
+
+<p>
+Il medico lo consigliò a ritirarsi per non turbare
+colla sua presenza l’inferma, ed egli uscì
+disperato, strappandosi i capelli e mormorando
+tra i denti:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Son maledetto! Son maledetto!
+</p>
+
+<p>
+Si ritirò nella sua zotheca e rimase là per
+alcuni istanti cogli occhi lagrimosi fissi in terra,
+e colle braccia poggiate sulle ginocchia.
+</p>
+
+<p>
+Però l’angoscia non gli consentiva di rimanere
+lungo tempo tranquillo, e balzando in piedi tornava
+nell’appartamento di Poppea, e s’avvicinava
+alla porta del cubiculo.
+</p>
+
+<p>
+Poi, udendo tra il bisbiglio di quelli che le
+stavano attorno, i lamenti della sua vittima, correva
+via, come pazzo, turandosi gli orecchi.
+</p>
+
+<p>
+Ansioso d’aver notizie, usciva nuovamente col
+cuore tremante dal suo appartamento, quando
+s’imbattè in Domizia, che bruscamente gli dimandò
+dove andasse.
+</p>
+
+<p>
+— Lasciami in pace, — rispose Nerone, — voglio
+parlare cogli archiatri, voglio veder
+Poppea.
+</p>
+
+<p>
+— Torna indietro, o sciagurato, — rispose
+l’altra, — se non vuoi colla tua presenza affrettare
+la morte di quell’infelice.
+</p>
+
+<p>
+— Che parli tu di morte, o vecchia?
+</p>
+
+<p>
+— Non hai più figlio, perchè l’uccidesti, e domani
+forse non avrai più moglie.
+</p>
+
+<p>
+Nerone cacciò un urlo selvaggio, e respinta
+violentemente la zia, andò innanzi.
+</p>
+
+<p>
+— Eppure, mi muove a pietà, — mormorò
+Domizia, seguendolo.
+</p>
+
+<p>
+Come fu nella stanza, Nerone non ebbe dapprima
+il coraggio d’avvicinarsi al letto insanguinato,
+presso al quale si tenevano da un lato
+i medici, somministrando colliri all’inferma, dall’altro
+lato le due nutrici e le schiave cubiculari,
+che eseguivano gli ordini loro.
+</p>
+
+<p>
+Ma poi s’accostò pian piano, e potè veder
+Poppea senza esser visto da lei.
+</p>
+
+<p>
+La misera ansimava e mandava continui gemiti.
+Aveva i lineamenti contratti, le gote suffuse
+d’un pallore mortale, le labbra bianche, i
+negri occhi sepolti in livido cerchio.
+</p>
+
+<p>
+Purtuttavia era ancora bellissima, e Nerone
+si ritrasse più innamorato e più desolato che mai.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fe’ venire Quinto Stertinio, e gli chiese se in
+conseguenza dell’aborto corresse pericolo la vita
+della moglie.
+</p>
+
+<p>
+L’altro rispose che quando l’aborto è prodotto
+da colpo violento v’è più da temere che da
+sperare.
+</p>
+
+<p>
+— La scienza però, — soggiunse il medico
+vanitoso e cortigiano, — tutto porrà in opera
+perchè svanisca il timore, e la speranza si cangi
+in realtà.
+</p>
+
+<p>
+— Tutti i miei tesori, — esclamò Nerone, — per
+chi riescirà a trattenere le <i>axisie</i> della vecchia
+Atropo, perchè non tronchi il filo di quella vita,
+a cui nel delirio attentai, e m’è pur tanto cara.
+</p>
+
+<p>
+Quinto andò di nuovo presso l’inferma, e Nerone,
+non sapendo in qual modo calmare l’agitato
+spirito, tornò improvvisamente, nell’impeto
+del dolore, dal disprezzo al culto dei Numi.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver pregato e pianto nel larario, mandò
+ordine al Pontefice Massimo di far aprire tutti
+i templi per la cerimonia del <i>lettisternio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> dedicato
+agli Dei <i>Averrunci</i>&#8205;<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alla dimane i Settemviri Epuloni&#8205;<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> eseguirono
+l’ordine di Cesare, e Senatori, e patrizii, e
+plebe, quali per istinto pietoso, quali per accortezza,
+andarono alla <i>supplicazione</i>&#8205;<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Numi però furono inesorabili.
+</p>
+
+<p>
+Poppea, dopo esser rimasta qualche ora in
+una specie di letargo, fu colta da violentissima
+febbre, che la trasse a farneticare.
+</p>
+
+<p>
+E anche nel delirio parlavano in lei l’orgoglio
+e la vanità.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè volete ch’io fugga? — essa diceva — io
+non ho paura di lui. Odio Cesare perchè
+m’avvelena coi suoi baci, odio suo figlio, perchè
+<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
+mi deforma; ma lo splendore mi piace.... mi piacciono
+le mie gemme, le mie ricche vesti.... la
+mia diadema.... Non vedete come mi stanno
+bene, come sono bella?... Andiamo.... andiamo
+al circo Massimo.... voglio essere ammirata da
+tutti.... voglio tutti innamorare.
+</p>
+
+<p>
+Alzò così dicendo la testa dai guanciali, e puntate
+le braccia sulla molle <i>culcita</i> cercò di sollevarsi
+a sedere sul letto.
+</p>
+
+<p>
+Le schiave l’aiutarono, sostenendola sotto le
+ascelle.
+</p>
+
+<p>
+Essa, dopo alcuni istanti di silenzio, come
+presa da visione estatica, cominciò a fissare i
+balconi, pei quali penetrava la luce infocata del
+tramonto, e riprese a vaneggiare così:
+</p>
+
+<p>
+— Giove m’invita nell’Olimpo, mi chiama tra
+le sue braccia.... Ah come fremono di gelosia,
+Giunone e Venere! Non mi vogliono Dea... vogliono
+ch’io sia respinta dal regno dei Numi....
+Ma chi è quella donna, che sale dall’abisso, gridando
+vendetta contro di me?.... È Agrippina....
+Agrippina.... Chiede a Giove i fulmini per incenerirmi...
+Ma io nulla ti feci... Fu tuo figlio... Lui
+uccidi, quel mostro, trascinalo nell’abisso con te.
+</p>
+
+<p>
+E presa da agitazione convulsa, ricadde supina
+sul letto, quasi agonizzante.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, che si teneva in ginocchio presso la
+sponda del letto, balzò in piedi tutto atterrito
+mormorando:
+</p>
+
+<p>
+— Poppea, sposa adorata, rimani con me!...
+Medici, è morta forse?
+</p>
+
+<p>
+— È viva ancora, — risposero, — anzi, rinviene.
+</p>
+
+<p>
+— Ancora, voi dite? Ma io voglio che viva
+eternamente.
+</p>
+
+<p>
+Queste parole udì l’inferma, ch’era tornata in sè,
+e riconosciuta la voce, mormorò senza guardarlo:
+</p>
+
+<p>
+— Allora non dovevi uccidermi.
+</p>
+
+<p>
+Nerone tornò ad inginocchiarsi, implorando
+perdono, e promettendole un’esistenza d’amore,
+di gioia e di splendore.
+</p>
+
+<p>
+Poppea non rispose.
+</p>
+
+<p>
+Essa dormiva già il sonno della morte.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span></p>
+
+<h2 id="cap30"><span class="smcap">Capitolo XXX.</span>
+<span class="smaller">I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Poche ore dopo, nel tempio di Venere Libitina
+il Libitinario notificava al popolo l’avvenuto
+decesso.
+</p>
+
+<p>
+Il cadavere di Poppea, lavato e profumato
+dalle sue schiave, alle quali era stato affidato
+l’ufficio di <i>pollintori</i>&#8205;<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a> venne esposto nell’atrio
+della casa Augustale coi piedi rivolti verso la
+porta.
+</p>
+
+<p>
+Giaceva su letto funebre sostenuto da quattro
+piedi d’avorio e ricoperto da coltri di porpora
+ricamate in oro, e ornato tutto intorno da festoni
+di fiori e serti di fronde.
+</p>
+
+<p>
+L’estinta aveva i capelli disciolti, la fronte
+cinta dalla diadema, e il corpo avvolto nel manto
+imperiale. Presso la testa era deposto su monopodio
+d’oro un vaso di pietra murrina a fiammeggianti
+colori, che Nerone aveva acquistato
+per duecento cinquanta talenti&#8205;<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a> e conteneva
+l’acqua lustrale.
+</p>
+
+<p>
+Ai piedi del feretro da due bracieri d’argento
+<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
+si sollevava il vapore d’incenso e d’erbe odorose.
+Sotto l’apertura del soffitto (compluvio) era
+disteso un panno bruno per impedire che la
+luce del giorno penetrasse nella camera mortuaria,
+rischiarata da ricchi candelabri, sui quali
+ardevano fibre di papiro intrecciate insieme e
+ricoperte di cera.
+</p>
+
+<p>
+Le statue, che sorgevano tra le colonne, erano
+velate a bruno, e prendevano aspetto di sinistre
+apparizioni. Ventiquattro littori si tenevano immobili
+ai due lati del feretro, e i pretoriani custodivano
+le porte, tenendo a dovere la folla,
+che silenziosa girava intorno. Molte donne andavano
+a tuffare la mano nell’acqua lustrale,
+e se ne spruzzavano per purificarsi. Le schiave,
+in gramaglie, e le chiome disciolte, genuflesse in
+un canto, recitavano preghiere, mentre da un
+lato un coro di fanciulle, vestite di bianco, tempravano
+al suono della cetra funebri nenie.
+</p>
+
+<p>
+Nerone intanto, colpito da febbre terzana in
+conseguenza del bagno preso&#8205;<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a> e in preda al
+dolore, s’aggirava smanioso per le stanze di
+Poppea, baciando gli oggetti che le avevano
+appartenuto e bagnandoli di lagrime.
+</p>
+
+<p>
+A notte, quando il palazzo era chiuso, si recava
+nell’atrio, e là, genuflesso presso il cadavere, la
+chiamava singhiozzando e scongiurava le Potenze
+celesti e le infernali perchè la facessero
+risorgere.
+</p>
+
+<p>
+Per tre giorni venne distribuito al popolo
+carne, vino e olio, e questa elargizione chiamavasi
+<i>visceratio</i>.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera del terzo, le vie che dal Palatino
+mettevano al Campo Marzio, adornate con panneggiamenti
+oscuri e festoni di mirto e di cipresso
+e rischiarate da candelabri d’elevato fusto,
+erano percorse da’ banditori che invitavano
+il popolo a seguire il feretro dell’Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
+</p>
+
+<p>
+I balconi delle case erano del pari addobbati
+a lutto, e le famiglie, riunite fuori della <i>janua</i>
+(porta della strada) attendevano il passaggio del
+funebre corteggio.
+</p>
+
+<p>
+Lo precedevano i trombettieri, che dalle lunghe
+tube mandavano di tratto in tratto prolungati
+squilli, e dieci <i>tibicini</i> o suonatori di flauto, che
+numero maggiore non ne permetteva nei funerali
+la legge delle dodici tavole, e in mezzo ai
+littori, vestiti di nero, il <i>designatore</i> che dirigeva
+la funebre pompa.
+</p>
+
+<p>
+Venivano poi il Pontefice Massimo circondato
+dai Sacerdoti, le Vestali, molti patrizii e dame
+vestiti a lutto, i Padri Coscritti coi laticlavi abbrunati,
+i Cavalieri, i Consoli, tutti gli altri ufficiali
+dello Stato e numerosa schiera di cortigiani.
+</p>
+
+<p>
+Seguivano le citariste, vestite di bianco e coronate
+d’alloro, le prefiche scarmigliate, che piangevano,
+l’Arcimima colla maschera in cui erano
+ritratte le fattezze dell’estinta&#8205;<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a> e che cercava
+d’imitarne le movenze, i due gladiatori bustuarii,
+che dovevano combattere vicino al rogo, ed infine
+i <i>vespilloni</i> che portavano a spalla sopra tavole
+coperte di drappo la statua di Poppea e i
+busti di Sabina e di Ollio suoi genitori.
+</p>
+
+<p>
+E dietro di loro la salma dell’Imperatrice deposta
+entro palanchino fastosamente addobbato
+e sorretto da otto letticarii.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, circondato dai littori, lo seguiva a piedi
+appoggiandosi ai liberti Pitagora e Doriforo. Egli
+era contraffatto così che metteva spavento.
+</p>
+
+<p>
+Isidoro Cinico, che assisteva al passaggio del
+corteggio, quando lo vide, lo additò ad alcuni
+amici dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Veh, veh, il coccodrillo che segue la sua
+vittima e piange.
+</p>
+
+<p>
+— Eppure, — rispose un altro, — dicono che
+l’amasse molto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Cinico, facendo le spallucce, rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Non passeranno due lune che ne amerà
+un’altra, e benedirà il piede che diede il calcio.
+In quell’anima scellerata non possono allignare
+nobili sentimenti. Poppea credette di domare la
+belva, e la belva la uccise.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! — osservò un altro, — Cercopiteco
+Panerote che segue il funebre convoglio; lui che
+assicurava di non prender mai parte a riti funebri
+per non rattristarsi e turbare le digestioni.
+</p>
+
+<p>
+— Avrà avuto paura, — rispose Isidoro, — che
+mancando, Cesare non lo invitasse alla <i>novendiale</i>.
+</p>
+
+<p>
+Questo dialogo si teneva nel Foro, ove giunto,
+il corteggio fe’ sosta, e la folla si strinse più
+fitta intorno alla tribuna per ascoltare l’oratore
+che doveva recitare le lodi dell’estinta.
+</p>
+
+<p>
+S’era sparsa voce che questo cómpito dovesse
+essere affidato ad uno dei più eloquenti Senatori.
+</p>
+
+<p>
+Invece, con meraviglia universale, fu visto
+salire sulla tribuna lo stesso Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Anche in questa triste circostanza la sua vanità
+non gli aveva consentito di cedere ad altri
+la parola.
+</p>
+
+<p>
+Volle far pompa d’eloquenza, ed invece la
+sua laudazione, pronunziata con voce rauca
+e tremante, non riuscì che un’ampollosa filastrocca
+sulle doti fisiche della morta.
+</p>
+
+<p>
+Il publico, già indignato contro di lui pei suoi
+delitti, per la sua viltà, ed ora per l’inaudita
+sfrontatezza di venire egli stesso a commemorare
+la sua vittima, accompagnò il discorso con
+bisbigli di disapprovazione, e la plebe lo lasciò
+finire senza una voce di plauso.
+</p>
+
+<p>
+Il presuntuoso oratore spiegò questo a senso
+di commozione e di rispetto; ma per non essere
+disingannato, vedendo altra commemorazione
+diversamente accolta, ordinò che il corteggio
+proseguisse la via.
+</p>
+
+<p>
+Come giunsero al Campo Marzio, diviso allora
+in Campo di Marte per gli esercizii militari e in
+<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
+Campo Minore, dove sorgevano i sepolcri dei
+patrizii, la salma fu tolta dal palanchino.
+</p>
+
+<p>
+Prima che venisse avvolta nel lenzuolo d’amianto
+e consegnata agli <i>ustori</i>, che dovevano
+metterla sulla pira, Nerone andò a baciarla, scoppiando
+di nuovo in dirottissimo pianto.
+</p>
+
+<p>
+Quindi montò nella sua portantina, ne chiuse
+le cortine, per non vedere alcuno e non esser
+veduto, e circondato dai littori, tornò al Palatino.
+</p>
+
+<p>
+L’altissima pira, composta della più aromatica
+<i>acapna</i>&#8205;<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>, s’elevava nel mezzo del campo.
+</p>
+
+<p>
+Gli <i>ustori</i> vi deposero sopra il cadavere coperto
+d’unguenti, d’incenso e ricche suppellettili.
+Domizia ch’era la più prossima parente che
+assistesse alla cerimonia, tenendo la faccia rivolta
+indietro, appiccò il fuoco alla pira, che in
+poco tempo divenne rogo, e il cadavere scomparve
+tra le fiamme, mentre le prefiche innalzavano
+una nuova <i>conclamatio</i>.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso tempo i due gladiatori bustuarii
+cominciarono a combattere, e la lotta durò, finchè
+uno dei due venne portato via semivivo.
+</p>
+
+<p>
+Quel combattimento mortale era destinato,
+giusta il pregiudizio pagano, a placare i Mani
+con quel sagrifizio di sangue.
+</p>
+
+<p>
+Come fu consumata la pira, se ne spensero
+col vino le ceneri ardenti, e Domizia, dopo l’usuale
+lavanda delle mani, fece l’<i>ossilegio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>, asperse
+quei resti d’ossa inaridite con latte e vino, le
+asciugò con pannilini, e miste a sostanze odorose
+le chiuse nell’urna cineraria.
+</p>
+
+<p>
+Dopo ciò uno dei Sacerdoti andò ad immergere
+un ramo d’olivo nell’acqua lustrale, e consegnatolo
+al Pontefice Massimo, questi ne asperse
+gli astanti.
+</p>
+
+<p>
+Allora la prefica principale disse ad alta voce:
+</p>
+
+<p>
+— Ilicet&#8205;<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
+</p>
+
+<p>
+E migliaia di voci risposero:
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ave anima candida; terra tibi lævis sit;
+molliter cubent ossa</i>&#8205;<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’urna venne consegnata a Domizia, che la
+prese fra le braccia, e camminando in mezzo ad
+Egloga ed Alessandria, seguita dalle schiave e
+scortata dai littori, la portò sul Palatino.
+</p>
+
+<p>
+Quel giorno stesso negli orti neroniani ebbe
+luogo il <i>silicernio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>; e nove giorni dopo l’urna
+cineraria fu sepolta nel sarcofago fatto costruire
+sollecitamente nel giardino.
+</p>
+
+<p>
+Prima che venisse chiusa coll’epitaffio, un Sacerdote
+vi gettò sopra tre volte della terra, e
+quel dì stesso si celebrò il <i>novendiale</i> o cena
+funeraria.
+</p>
+
+<p>
+I convitati, avvolti in manto nero, erano raccolti
+nell’exedra ed attendevano che comparisse
+Cesare per condurli nel triclinio.
+</p>
+
+<p>
+Erano undici, perchè i romani tenevano a non
+varcare il numero di dodici nelle publiche solennità
+a tavola, come avevano cura di non
+trovarsi in numero dispari.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Nerone si presentò, vestito in gramaglie,
+col volto macilento e tetro, gli occhi
+sbarrati e cavi, camminando lentamente, pareva
+l’ombra del tremendo Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+— Salvete, — egli disse, traversando l’exedra
+e accennando alle dame e agli altri di seguirlo.
+</p>
+
+<p>
+Al loro comparire nel triclinio, i musici, raccolti
+sopra palco parato di bianco e nero, intuonarono
+una mesta elegia, composta espressamente
+dal citaredo Terpno.
+</p>
+
+<p>
+Questi aveva voluto condur seco Menecrate,
+perchè dirigesse i tibicini ed i suonatori di cetre,
+che accompagnavano il coro.
+</p>
+
+<p>
+Prima d’accettare l’invito il citaredo aveva
+voluto consultarsi coll’Apostolo, per sentire da
+lui se fosse cosa conveniente ad uno che professava
+<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
+la fede di Cristo, il prender parte a rito
+pagano.
+</p>
+
+<p>
+Paolo gli aveva risposto:
+</p>
+
+<p>
+— L’arte che eserciti dà pane a te e alla tua
+vecchia madre; e quando ti si offre il mezzo di
+guadagnarne non puoi rifiutare i doni della Provvidenza.
+D’altronde è dovere in te di servire al
+tuo sovrano, senza curarti d’indagare cosa esso
+sia. Va senza paura, perchè il tuo Dio sarà
+con te.
+</p>
+
+<p>
+E Menecrate era andato; ma tra quelle pareti
+testimoni di tante orgie, di tanti delitti, e dove
+per lui aleggiava sempre lo spirito d’Ottavia, si
+trovava a disagio.
+</p>
+
+<p>
+Prima che intorno alle mense andassero i
+convitati a distendersi sui letti triclinarii, una
+vergine, velata a bruno, entrò nella sala, portando
+il vaso di pietra murrina, ch’era stato
+presso il cadavere di Poppea, pieno d’acqua
+lustrale.
+</p>
+
+<p>
+Quel giorno conteneva invece del falerno consacrato
+all’ara di Bacco.
+</p>
+
+<p>
+La fanciulla, accompagnata da due giovinette
+parimenti in gramaglie, e che le tenevano sollevato
+il peplo, andò a presentare il vaso all’Imperatore,
+che lo portò alle labbra, e tutti dopo
+lui bevvero di quel vino, che giusta l’usanza
+rituale era stato primo sorseggiato dalle labbra
+delle Vestali.
+</p>
+
+<p>
+Terminata questa cerimonia, i convitati smesse
+le gramaglie, si presentarono in bianche toghe
+e gli schiavi triclinarii, splendidamente vestiti,
+cominciarono a dispensare le vivande e a mescere
+il vino.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatore non toccò cibo, ma molto bevette,
+credendo con questo vincere i brividi
+della febbre.
+</p>
+
+<p>
+Uno dei convitati disse piano a Cercopiteco
+che gli stava accanto:
+</p>
+
+<p>
+— Come Cesare è contraffatto! Osservalo.
+</p>
+
+<p>
+— No, — rispose il parassita, — perchè mi
+farebbe pena e perderei quel po’ d’appetito che
+<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
+mi rimane. Molto già me ne tolgono queste lugubri
+cene.
+</p>
+
+<p>
+Levate le mense, Nerone si trattenne ancora
+a bere nella <i>comissatio</i>. Poi licenziò i convitati,
+dicendo loro:
+</p>
+
+<p>
+— Valete, o voi più felici di me, poichè tornando
+alle vostre case, troverete forse quella
+pace, ch’io perdetti per sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Così soavemente non ha mai parlato, — osservò
+Panerote: — brutto sintomo questo.
+</p>
+
+<p>
+E in verità, fosse conseguenza del male che
+lo travagliava o sincero dolore per la perduta
+donna, Nerone mostravasi cangiato.
+</p>
+
+<p>
+L’uomo feroce accennava a divenir benigno.
+</p>
+
+<p>
+Avendo notato tra i suonatori la presenza di
+Menecrate, lo fece venire a sè e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— T’inflissi un giorno ingiusto supplizio, che
+tu sostenesti eroicamente. Più nulla seppi di te,
+ed oggi tu sei tornato nella casa Aurea. Dunque
+non m’odii più?
+</p>
+
+<p>
+— Non t’ho mai odiato. A Cesare non debbo
+che obbedienza e rispetto. D’altronde io venni
+alla reggia, come tutti gli altri suonatori, per
+esercitare l’arte mia, e guadagnare del danaro.
+</p>
+
+<p>
+— Sappi, o Menecrate, che la tua presenza
+ridestò in me i ricordi del passato, e in questi
+giorni funesti furono un sorriso per l’anima
+mia. Voglio proprio ricompensartene. Ponti ad
+armacollo questa crumena, e quando sarai tornato
+ai tuoi lari, i mille nummi ch’essa contiene
+offrirai da mia parte a tua madre, se pur vive
+ancora.
+</p>
+
+<p>
+Menecrate rispose di sì, e Nerone ripensando
+in quel momento alla maledizione materna, senza
+ricordarsi del parricidio, che l’aveva provocata,
+mormorò sospirando:
+</p>
+
+<p>
+— Tu sei felice.
+</p>
+
+<p>
+Queste parole, che il citaredo spiegò a senso
+di malvagia ipocrisia, erano invece l’espressione
+d’un’anima trambasciata, che invidiava in quel
+momento le intemerate coscienze.
+</p>
+
+<p>
+Dopo alcuni istanti di silenzio Nerone riprese:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Son maledetto!... Son condannato a non
+udir più una voce soave, che mi parli all’anima,
+che acqueti il mio furore. Atte ebbe un giorno
+questa potenza, e dopo lei l’ebbe Poppea, e tutte
+e due le ho perdute!... Poppea è morta, ed Atte
+m’odierà per certo.
+</p>
+
+<p>
+— Non crederlo, o divo Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, è tuttora presso mia cognata Antonina?
+</p>
+
+<p>
+Menecrate affermò col chinar del capo, e l’altro,
+come parlando a sè stesso, mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Forse là, ritroverei la pace e l’amore.... Illusione!...
+Più per me non esistono sogni di rose.
+Io non debbo avere che orride immagini.
+</p>
+
+<p>
+E le aveva di fatto, e più terribili si presentarono
+a lui quando pochi giorni dopo, assalito
+da perniciosa, fu in preda a continuo delirio.
+</p>
+
+<p>
+Si vedeva perseguitato dagli spettri delle sue
+vittime, Agrippina continuava a gridargli maledizione,
+e la sua voce aveva il fragore del tuono.
+Aulo Plancio ed il giovine Crispino, lividi e gonfi
+gli si gettavano addosso, agghiacciandolo col
+loro gelo di morte. Britannico e Burro gli sputavano
+in viso la bava avvelenata. Seneca faceva
+cadere sopra di lui una pioggia di sangue, Rubea
+gl’intronava le orecchie cogli urli della
+pazza, Paride l’istrione lo percoteva e lo beffeggiava,
+Calpurnio Pisone e gli altri congiurati,
+armati di gladii e pugnali, lo tempestavano di
+ferite. Poppea lo incalzava, portando sulle braccia
+il bambino schiacciato, e la dolce Ottavia in
+lagrime gli additava le cicatrici del petto.
+</p>
+
+<p>
+Codeste tormentose visioni s’alternavano continuamente
+davanti alla sua fantasia e lo rendevano
+furente. Egli s’agitava, cercava balzar
+dal letto, e gridava che lo liberassero da quegli
+spettri.
+</p>
+
+<p>
+Ora chiamava ad alta voce l’astrologo Babilo
+e Locusta perchè facessero scongiuri; ora invocava
+il soccorso del suo Genio tutelare, ora
+piangendo, chiedeva perdono ai Mani di quegli
+infelici, che aveva messo a morte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come si sparse per Roma la notizia che la
+vita di Cesare era in grave pericolo, i cittadini
+d’ogni classe, anche molti di quelli da lui beneficati,
+attendevano con impazienza che suonasse
+l’ultima ora dell’efferato tiranno, e i partigiani
+di Sergio Galba si preparavano ad acclamarlo
+Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Ritroviamo fra questi il pretoriano Missizio,
+che nella congiura di Pisone non aveva diviso
+la sorte de’ suoi compagni, perchè il suo nome
+era tra quelli che il delatore Milito non aveva
+iscritti nella lista consegnata ad Aniceto. Morto
+Pisone e gli altri congiurati, egli s’era gettato
+nel partito di Galba, ed ora s’adoperava con
+maggior lena, ma non minore circospezione, per
+renderlo accetto al soldati del pretorio. Egli teneva
+Nerone per ispacciato, ma l’aspettativa sua
+e quella di tutti fu delusa.
+</p>
+
+<p>
+Gli archiatri avevano vinta la febbre, e Nerone
+era salvo.
+</p>
+
+<p>
+I più timidi allora tacquero paurosi, e gli amici
+di Galba cominciarono a discutere se non convenisse
+ricorrere all’assassinio.
+</p>
+
+<p>
+Era questo però periglioso progetto e di difficile
+attuazione, perchè, dopo la congiura dì Pisone,
+il tiranno si teneva guardingo ed era circondato
+da numerosi satelliti, oltre i littori sempre
+fidi, e i pretoriani non ancora pronti alla
+ribellione.
+</p>
+
+<p>
+In quel frattempo avvenne la morte di Giulio
+Vindice, il più fervido sostenitore di Galba, il
+quale se ne mostrò tanto avvilito, che fu sul
+punto di rinunziare all’impresa, e togliersi la
+vita.
+</p>
+
+<p>
+Questo fatto accrebbe lo sgomento ne’ suoi
+partigiani di Roma, e fu invece di grande sollievo
+all’abbattuto spirito di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+— Vedo, egli diceva, che la mia stella non è
+ecclissata, muoiono i miei nemici ed io vivo.
+Sono certo che Galba sparirà, com’è sparito
+Vindice, e che le mie legioni faranno giustizia
+delle provincie ribelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
+</p>
+
+<p>
+Domizia, che lo stava ascoltando, interruppe:
+</p>
+
+<p>
+— Ora che le tue forze ritornano, e più nulla
+sventuratamente ti trattiene in Roma, perchè
+non ti poni alla testa di quelle legioni? Perchè
+vuoi lasciare ai Proconsoli l’onore della vittoria?
+</p>
+
+<p>
+Così la vecchia tornava sempre a ribadire
+quel chiodo, irritando Nerone coll’importuno
+suggerimento.
+</p>
+
+<p>
+— Strana pretesa è la tua, — rispose concitato, — di
+voler ch’io vada a combattere nel misero
+stato in cui mi trovo tuttora, affranto d’animo
+e di corpo.
+</p>
+
+<p>
+— La tua guarigione è completa, — interruppe
+l’altra.
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, non tornerà la salute finchè non
+cesseranno le conseguenze della sventura, finchè
+non mi sorriderà di nuovo l’amore.
+</p>
+
+<p>
+— Allora non dovevi uccidere Poppea Augusta.
+Pretendi forse trovare un’altra, che voglia
+unirsi a te dopo la miseranda fine....
+</p>
+
+<p>
+— Cessa d’importunarmi coi funesti ricordi,
+vecchia malvagia, e sappi che quella donna
+esiste, ed io l’otterrò.
+</p>
+
+<p>
+— E chi è mai?
+</p>
+
+<p>
+— Non voglio dirti il suo nome.
+</p>
+
+<p>
+— Sospetto di chi si tratti.
+</p>
+
+<p>
+— Tieni i tuoi sospetti per te, e lasciami solo,
+che la tua presenza m’è odiosa.
+</p>
+
+<p>
+Domizia, non potè a meno, quando fu presso
+alla porta, di lanciargli, come una sfida, il nome
+d’Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Nerone balzò in piedi, afferrando un pugnale
+ch’era sul tavolo.
+</p>
+
+<p>
+L’altra, vedendo l’atto minaccioso, s’arrestò,
+e mostrando il petto, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ferisci! I veri Domizi non temono la morte.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, gettando il pugnale disse:
+</p>
+
+<p>
+— Va, che l’ora tua non è ancora suonata.
+</p>
+
+<p>
+Domizia allora, alzando con disprezzo le
+spalle, s’allontanò.
+</p>
+
+<p>
+Quella stessa sera una donna, avvolta nella
+calyptra, entrava nella casa Aurea.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span></p>
+
+<h2 id="cap31"><span class="smcap">Capitolo XXXI.</span>
+<span class="smaller">L’ultimo amore.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Alla dimane della <i>novendiale</i>, Menecrate s’incontrò
+coll’Apostolo Paolo nell’ospizio di Salvidieno
+Orfido, e a lui riferì le parole dettegli da
+Nerone dopo la cena, nelle quali aveva rimpianto
+il passato, aveva ricordata la potenza
+che Atte esercitava su lui, e parlando del palazzo
+d’Antonina, aveva mormorato che forse là
+ritroverebbe la pace.
+</p>
+
+<p>
+— Indovino, — disse l’Apostolo, — la sua intenzione;
+forse egli pretende che a Poppea succeda
+Antonina; ecco la pace ch’egli cerca. Ma
+la sorella d’Ottavia e di Britannico non ricambierà
+mai l’amore del tiranno che li ha trucidati.
+</p>
+
+<p>
+— E sei tu sicuro, o maestro, che si tratti di
+Antonina e non d’Atte?
+</p>
+
+<p>
+— Sia dell’una, o dell’altra, ch’egli intendeva
+parlare, preghiamo, o Menecrate, che Dio tenga
+lontana da loro la sventura.
+</p>
+
+<p>
+Credè prudente di non ripetere alle due donne
+le rivelazioni del citaredo. Antonina ne sarebbe
+rimasta sgomenta, e Atte forse commossa, con
+grave rischio della riconquistata virtù.
+</p>
+
+<p>
+Quando Nerone ebbe superata la perniciosa,
+e furono scomparse le spaventose visioni, si
+tranquillizzarono i suoi rimorsi, e tornando alle
+amorose fantasie, andò avvalorandosi in lui il
+proposito di sposare Antonina.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questo desiderio di Cesare non tardò a propalarsi
+fra i cittadini, e allo stesso Apostolo lo
+ripeteva un giorno Salvidieno Orfido, che lo
+aveva udito in una <i>tonstrina</i>&#8205;<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allora stimò opportuno di renderne avvisata
+Antonina, che ne fu sinistramente colpita.
+</p>
+
+<p>
+— Quell’uomo mi fa paura, — essa disse.
+</p>
+
+<p>
+— E a me fa pietà, — rispose Atte ch’era
+presente.
+</p>
+
+<p>
+E qui narrò che Menecrate le aveva ripetute le
+parole dette a lui dall’Imperatore, esternando
+il sospetto che questi avesse rivolto i suoi pensieri
+sopra Antonina. Per sentimento di delicatezza
+non aveva osato farne parola alla sua
+padrona. Parlava adesso, poichè il maestro glie
+ne dava l’esempio.
+</p>
+
+<p>
+Aggiunse inoltre, che imbattutasi quella mattina
+stessa nel giovinetto Sporo, questi le aveva
+descritti i deliri spaventosi e le fisiche sofferenze
+di Cesare, l’abbattimento di spirito, in cui
+si trovava, e la speranza d’udire una voce che
+non fosse quella di scellerati consiglieri.
+</p>
+
+<p>
+Atte terminò dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ecco, mia adorata signora, perchè io dissi
+che Cesare m’inspirava pietà.
+</p>
+
+<p>
+Con siffatta dichiarazione essa voleva distruggere
+ogni sospetto, che sul conto di lei potesse
+nascere in Antonina, e Paolo pel suo pietoso
+sentimento verso il tiranno.
+</p>
+
+<p>
+— O figlia, — le disse Paolo, — non proviene
+forse la tua pietà dall’aver inteso che Cesare
+si ricordò di te e con rimpianto? Rispondi colla
+franchezza d’un’anima onesta.
+</p>
+
+<p>
+— Credi tu, o maestro, ch’io possa conservare
+un resto d’affetto per l’uccisore della divina
+Ottavia, la sorella della mia generosa padrona,
+e di suo fratello Britannico? No, ho
+compassione dell’Imperatore, come l’ho per qualunque
+altro che sia colpito dalla sventura. Se
+sapessi che la mia voce e le mie parole potrebbero
+<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
+confortarlo, e per giovare a tutti, indurlo
+a frenare d’ora innanzi, gl’istinti malvagi, non
+avrei difficoltà alcuna di presentarmi a lui, tanto
+sono sicura di me, tanto mi sento purificata
+dalla nuova fede. E poi, quand’anco tutto ciò
+non bastasse, sappiate ch’io amo, riamata, Menecrate,
+che ho speranza di potermi presto chiamare
+sua sposa, e che nessuno al mondo mi
+indurrebbe a tradirlo. Ora palesai interamente
+la verità e dovete credermi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ti credo, o Atte, e tutto farò perchè tu
+sii felice.
+</p>
+
+<p>
+— E tu, o maestro? — chiese Atte a Paolo,
+vedendo ch’egli taceva.
+</p>
+
+<p>
+— Vorrei, — rispose, — esser certo che tu
+non faccia troppo a fidanza colla tua forza d’animo,
+e ti direi: va, e qualunque sia l’uomo
+che tu credi poter confortare e fors’anco redimere
+colle tue esortazioni, compi coraggiosamente
+la tua missione.
+</p>
+
+<p>
+— Confida in me, — riprese Atte, — sotto
+l’usbergo della fede e dell’amore la mia virtù
+si sente invulnerabile. Sono pronta ad andare,
+ove la mia diletta signora me lo consenta.
+</p>
+
+<p>
+— Anzi io stessa t’invio, — disse Antonina, — perchè
+tu indaghi se veramente l’audace Enobardo
+nutre il proposito di chiedere la mia
+mano.
+</p>
+
+<p>
+— Grande vantaggio, — soggiunse l’Apostolo, — e
+grande consolazione sarebbe pei cristiani il
+veder sulla tua fronte la diadema imperiale, e
+se Nerone, di cui le passioni non ammettono
+ostacoli, acconsentisse a sposarti anche cristiana,
+tu....
+</p>
+
+<p>
+— Rifiuterei lo stesso, — interruppe Antonina, — rifiuterei,
+perchè mi parrebbe un oltraggio
+ai Mani d’Ottavia e di Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Paolo riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Comprendo la tua ripugnanza; ma pel bene
+dei nostri fratelli in Gesù Cristo dobbiamo essere
+pronti a sacrificare tutti i materiali interessi,
+come i sentimenti del cuore. Tu sei forse
+<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
+destinata da Dio a far dell’efferato tiranno un
+giusto, e vorresti rinunziare a quest’opera santa?
+</p>
+
+<p>
+— Sii certo, o maestro, che non avrò occasione
+di compire sagrifizii, nè merito di convertire
+Nerone; poichè questi, nell’odio suo contro
+i cristiani, s’è vera la voce che si sparse,
+o rinunzierà al suo progetto o vorrà costringermi
+a ritornar pagana. Non c’illudiamo, o
+maestro, non è la grandezza che m’aspetta, è
+forse la sventura. Quando questa mia fida liberta, — ed
+additò Atte, — tornerà dalla casa
+Aurea, vedrò da quanto essa mi riferirà, cosa
+mi resti a fare, se cercare uno scampo o prepararmi
+al martirio.
+</p>
+
+<p>
+— Della vita nostra non è arbitro che Dio.
+Allorchè non v’è più mezzo di salvarsi, è bello
+il sacrificarla per la fede. Nessuno però per vanagloria
+deve affrontare il martirio, quando è
+pronto lo scampo.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera Atte s’avvolse nella calyptra e si
+diresse verso il palazzo di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Stava questi adagiato sopra una cattedra,
+presso un desco sul quale ardeva una lucerna
+<i>polimixa</i> e suonava sul liuto una malinconica
+melodia, quando venne il liberto Doriforo ad
+annunziargli la citarista.
+</p>
+
+<p>
+— Atte! — esclamò Nerone sorpreso.
+</p>
+
+<p>
+— Atte! — ripetè Sporo, che seduto sopra
+uno sgabello ascoltava la musica.
+</p>
+
+<p>
+E balzato in piedi, corse verso la porta, e
+condusse entro la zotheca la donna, stringendole
+con trasporto la mano.
+</p>
+
+<p>
+Ma, con grave suo disappunto, venne tosto
+mandato fuori; e dovette accontentarsi di passeggiar
+sospirando davanti alla porta, e di tratto
+in tratto orecchiando.
+</p>
+
+<p>
+— Atte, — chiese Nerone alla donna come
+furono soli, — che vuoi da me? Vieni forse a
+ricordarmi le gioie del passato o a rinfacciarmi
+i delitti?
+</p>
+
+<p>
+— No, divo Cesare, io ti seppi mesto e infelice,
+e mossa da pietà, venni a portarti conforto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ti son grato d’essere venuta, poichè colla
+tua presenza mi richiami alla memoria giorni
+più felici. Però la tua pietà non accetto: io voglio
+essere temuto, amato, ma non compianto.
+Una sola persona in Roma vorrei che fosse
+pietosa con me, ma quella tu non sei.
+</p>
+
+<p>
+Atte comprese di chi si trattasse, ma non
+volle nominare Antonina.
+</p>
+
+<p>
+— La donna, di cui parlo, io l’ho offesa, crudelmente
+offesa, e non oso sperare da lei pietà.
+Essa, appagando i miei desiderii, potrebbe far
+di me un uomo felice, redimere l’anima mia dai
+vizii e dai delitti, e cangiare il perverso tiranno
+nel più giusto e magnanimo del Cesari. Un suo
+rifiuto invece mi renderebbe di nuovo demente,
+inesorabile, formerebbe la perdizione mia, la
+sventura di Roma. Codesta divina creatura è
+Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò aveva detto Nerone nella certezza
+che la citarista lo ripeterebbe alla sua Signora.
+Sperava così di trovare questa più mite e benigna
+allorchè egli andrebbe ad offrirle la diadema
+imperiale.
+</p>
+
+<p>
+Atte rimase per un istante dubbiosa e sgomenta,
+ma poi, fedele agli ordini ricevuti, cominciò
+ad adempiere alla sua missione, cercando
+di distorre il tiranno dal suo progetto.
+</p>
+
+<p>
+— La mia Signora, — essa disse, — è così buona
+e generosa che non conosce odio, ch’è pronta
+sempre a dimenticare le offese e a perdonarle.
+Se rifiutasse la tua generosa offerta dovresti
+ascriverlo soltanto al desiderio di pace, alla sua
+avversione a tutto ciò ch’è pompa e grandezza.
+</p>
+
+<p>
+— E che ne sai tu? Parli forse per gelosia?
+</p>
+
+<p>
+La donna melanconicamente rispose:
+</p>
+
+<p>
+— O divo Cesare, io qui venni per farti del
+bene, e tu mi compensi con ingiuriosi sospetti.
+Di qual cosa, di chi mai vuoi tu ch’io sia gelosa?
+Ora non lo sono che della mia virtù e del mio
+fidanzato.
+</p>
+
+<p>
+— Fidanzato! — esclamò Nerone accigliandosi, — e
+chi è costui?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Menecrate.
+</p>
+
+<p>
+— Così quella che fu un giorno tanto amata
+da Cesare, discende oggi ad un citaredo.
+</p>
+
+<p>
+Atte riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Da un amore impuro, che mi costò la vergogna,
+ad un amore santo, che mi renderà felice.
+</p>
+
+<p>
+— Taci: non irritarmi.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè t’irriti, o divo Cesare? Sono io
+forse Antonina?
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione. Son pazzo. Or bene, poichè
+venisti, come tu dici, per darmi sollievo, prendi
+il mio liuto, temprane le corde e canta, e la
+tua voce calmi l’anima mia trambasciata, come
+l’arpa di David calmava i furori del Re israelita.
+</p>
+
+<p>
+Atte obbedì, e Nerone rimase ad ascoltarla
+assorto nelle memorie del passato.
+</p>
+
+<p>
+La dolce rassegnazione d’Ottavia, le notti d’ebbrezza
+voluttuosa, le feste, i banchetti, gli spettacoli
+del circo e dei teatri gli si schieravano dinanzi
+alla mente e lo forzavano a rimpiangere
+le delizie perdute, e a viemmaggiormente desiderare
+nuove future gioie.
+</p>
+
+<p>
+Come la citarista ebbe finito, le disse:
+</p>
+
+<p>
+— È ben soave la tua voce. Se io ti dicessi:
+Atte, abbandona Menecrate e torna a me, oseresti
+tu rifiutare?
+</p>
+
+<p>
+— Dovrei osarlo a rischio di provocare il tuo
+sdegno.
+</p>
+
+<p>
+— Rassicurati, — riprese Nerone sorridendo, — io
+non ti farò simile proposta. Un’altra immagine
+mi sta scolpita nella mente e nel cuore, di
+un’altra Dea dev’esser tempio la casa Aurea.
+E per addimostrarti che io non parlai da senno,
+e che non sono geloso del tuo matrimonio, voglio
+offrirti un regalo di nozze.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, levossi, e passato nell’attigua
+stanza, ne ritornò poco dopo portando una cintura
+di cammei, chiusa in scatola d’argento lavorata
+a cesello.
+</p>
+
+<p>
+Con quest’atto generoso l’astuto Imperatore
+voleva rimediare a quell’impeto di gelosia, a
+cui s’era lasciato andare pel matrimonio della
+<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
+citarista, impeto che poteva compromettere le
+sue aspirazioni per Antonina.
+</p>
+
+<p>
+La donna rese grazie del dono, e poi attese
+d’essere congedata.
+</p>
+
+<p>
+Nerone però la trattenne ancora lungo tempo,
+parlandole della sua padrona, e cercando informarsi
+quale esistenza menasse, quali fossero
+le sue abitudini, quali le persone che frequentavano
+la casa.
+</p>
+
+<p>
+Atte, nell’intento di distorlo dal suo progetto,
+descrisse, esagerandola alquanto, la vita solitaria
+d’Antonina, che trovava la sua felicità negli
+studii, nei lavori e nelle occupazioni domestiche.
+</p>
+
+<p>
+— È troppo giovine e bella, — interruppe Nerone,
+come indispettito, — per starsene a casa
+a filar lana. E chi la spinge a questo? Forse
+quel Saulo, quel cristiano intrigante?
+</p>
+
+<p>
+Atte s’affrettò a distruggere codesta supposizione,
+perchè non incorresse l’Apostolo nell’ira
+di lui, asserendo che l’istinto, e forse le sofferte
+sventure, inducevano Antonina a prediligere
+quell’esistenza.
+</p>
+
+<p>
+— Non cale, — riprese Nerone, — la frequenza
+di quell’uomo in una casa pagana mi dà sospetto,
+e saprò indagare la ragione che ve lo
+conduce. Porta intanto il mio saluto alla tua
+Signora, e dille che si prepari a regnare, che
+la mia volontà è questa, e che alla volontà di
+Cesare non v’è ostacolo che possa opporsi. Vale.
+</p>
+
+<p>
+E la congedò.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno amava Antonina, ma non di quell’amore
+che aveva portato a Poppea. Ora, vedendo
+la difficoltà della conquista, vi si univa
+l’amor proprio, ed era deciso a trionfare ad
+ogni costo.
+</p>
+
+<p>
+Antonina attendeva ansiosamente il ritorno
+d’Atte, che giunse tutta agitata, e le disse che
+purtroppo era tolto ogni dubbio, che Cesare
+voleva dimandar la mano di lei, e si mostrava
+fermo nella sua risoluzione.
+</p>
+
+<p>
+— Sono certa, — aggiunse, — ch’egli non
+<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
+tarderà a presentarsi, e se riceve un rifiuto, sa
+Dio che cosa accadrà.
+</p>
+
+<p>
+— Avvenga ciò che può, — rispose Antonina, — io
+farò ciò che devo.
+</p>
+
+<p>
+— E lo respingerai, quand’anco acconsentisse
+a sposarti benchè cristiana?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e rispondo a te quello che risposi a
+Paolo. Se l’interesse della nostra chiesa m’imponesse
+il dovere di sacrificarmi, sposando un
+uomo che mi fa ribrezzo, non me lo consentirebbe
+la mia onestà.
+</p>
+
+<p>
+— E non pensi a fuggire finchè ne hai tempo
+per non affrontare l’ira sua?
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe una viltà. Se prega, io cercherò
+benignamente di persuaderlo ad abbandonare
+il suo progetto, a cercare l’amore d’altra donna.
+E se volesse impormi l’esecrato imeneo colla
+minaccia, allora eluderò in qualche modo la sua
+ostinazione.
+</p>
+
+<p>
+Nè si smentì allorchè alcuni giorni dopo venne
+Nerone a chiederla in sposa adoperando i più
+lusinghieri blandimenti per convincerla ad accettare.
+</p>
+
+<p>
+Disse essere essa la sola donna capace di
+renderlo ormai felice e saggio, di cangiare la
+sua malvagia natura, e far di lui un Principe
+adorato e rispettato.
+</p>
+
+<p>
+— Pensa, — aggiunse, — che se tu rifiutassi
+l’aureola di tanta gloria commetteresti una
+colpa.
+</p>
+
+<p>
+Antonina, nascondendo l’interno turbamento
+sotto mentita calma, rispose con tutta dolcezza.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io, o divo Cesare, non m’illudo sulle
+mie attrattive. Queste non sono tali da ottenere
+quello che non ottennero la soavità d’Ottavia e
+la bellezza di Poppea, che tu amavi assai, ed
+aveva impero grandissimo sull’animo tuo.
+</p>
+
+<p>
+— Di ciò lascia giudice il mio cuore, e non
+la tua modestia. È da lungo tempo ch’io t’amo,
+ed ora è giunto il giorno in cui l’amata di Cesare
+deve abbandonare l’oscura esistenza per
+gli splendori della reggia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver fatto indarno nuovi tentativi per
+persuaderlo a rivolgere altrove le sue aspirazioni
+Antonina finì per esclamare:
+</p>
+
+<p>
+— È impossibile!
+</p>
+
+<p>
+— Non v’è impossibilità che non debba cedere
+davanti alla volontà di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Sotto l’umile vello cominciavano a spuntare
+le unghie del leone.
+</p>
+
+<p>
+— E vorresti espormi alle giuste censure di
+Roma intera, che vedrebbe con raccapriccio la
+sorella d’Ottavia e di Britannico tra le braccia
+di Nerone? E tu stesso potresti sacrificare il
+tuo amor proprio, la tua dignità, sposando una
+donna che non potrà mai amarti?
+</p>
+
+<p>
+— Tutto ciò non mi trattiene. Lascia la cura
+a me di far tacere i censori e di conquistare
+il tuo cuore.
+</p>
+
+<p>
+— T’illudi. Due ombre sanguinolenti mi difendono
+e mi terrebbero sempre lontana da te. Abbandona
+il tuo progetto, ch’è meglio.
+</p>
+
+<p>
+— No, — gridò con forza Nerone, — devi essere
+mia. Così voglio, così comando.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, v’è un ultimo ostacolo di cui non
+ti parlai finora perchè il rivelarlo può costarmi
+la vita. È una barriera formidabile, che sorge
+fra noi.
+</p>
+
+<p>
+— Apparterresti forse ad un altro? Perchè se ciò
+fosse, di codesta formidabile barriera io riderei.
+</p>
+
+<p>
+— Non crederlo, — disse Antonina, a cui in
+quel momento terribile oscillava ogni fibra.
+</p>
+
+<p>
+— Confessi dunque che appartieni ad altri?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Il nome del mio rivale.
+</p>
+
+<p>
+— Cristo.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, mostrò a Nerone una croce che
+teneva nascosta sotto il peplo.
+</p>
+
+<p>
+A questa rivelazione le furie del tiranno si scatenarono.
+</p>
+
+<p>
+Gridò, stringendo le pugna:
+</p>
+
+<p>
+— Cristiana! Cristiana! Ah, per gli abissi,
+avrei dovuto prevedere l’opera del galileo impostore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
+</p>
+
+<p>
+— L’opera fu interamente dell’anima mia, — interruppe
+Antonina.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, l’anima tua abjurerà la nuova fede
+per tornare all’antica, perchè io così voglio. Non
+già per essermi questa più a cuore dell’altra.
+Cristo e Giove sono per me ugualmente miti
+risibili. Ma la figlia di Claudio, la nuova Imperatrice
+di Roma dev’essere pagana. Intendi?
+</p>
+
+<p>
+Antonina, ferita nella sua dignità dall’imperiose
+parole, levò la fronte altera, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Così parla ai tuoi schiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Egli è in tal guisa che Cesare deve parlare
+a quanti si ribellano alla sua volontà. Preparati,
+ti ripeto, ad abjurare la nuova fede per accettare
+da me la mano e il trono.
+</p>
+
+<p>
+— Da te non voglio nè posso avere che la
+morte. Rimango fida al mio Dio, e son pronta
+al martirio.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo sperare. Altri l’avranno in vece
+tua, e tu sarai mia, tuo malgrado.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mi difenderà.
+</p>
+
+<p>
+— Non tarderò a mostrarti ch’io sono più
+potente di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Per non udirti più oltre ti lascio, poichè
+discacciarti non posso.
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì dall’exedra.
+</p>
+
+<p>
+Nerone voleva seguirla, forse colla prava intenzione
+di trarre all’istante su lei una turpe
+vendetta. Ma poi si ravvisò, e tornò al Palatino
+ripetendo tra sè:
+</p>
+
+<p>
+— Mi vogliono di nuovo tremendo, e tremendo
+m’avranno.
+</p>
+
+<p>
+Fe’ venire Aniceto, e gli ordinò di penetrare
+quella stessa sera a viva forza con alcuni satelliti
+nel palazzo d’Antonina, rapirla e condurla
+nella casa Aurea.
+</p>
+
+<p>
+— Ordinerai nel tempo stesso al Tribuno
+Granio Silvano di scoprire la dimora dell’Apostolo
+Saulo.
+</p>
+
+<p>
+— Io so dov’egli alloggia, e tu non lo immagineresti
+mai, o divo Cesare. Egli è con altri
+cristiani presso Salvidieno Orfido, il quale, non
+<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
+curando il divieto, ha fatto della sua casa un
+ospizio.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, Salvidieno Orfido sia appeso alle
+forche davanti la sua stessa casa, e Saulo e
+tutti i cristiani che si trovano nell’ospizio, vengano
+tradotti al carcere Mamertino.
+</p>
+
+<p>
+Quella notte Nerone vegliava agitato, mentre
+il pedagogo e il Tribuno si recavano ad eseguire
+i suoi ordini.
+</p>
+
+<p>
+— Essa forse, — ripeteva fra sè, — chiederà
+grazia pei cristiani e forse per ottenerla si mostrerà
+più rassegnata ad obbedirmi.
+</p>
+
+<p>
+La luce del primo <i>diluculo</i> penetrava già dai
+balconi e i due messi non tornavano ancora.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, in preda a nervosa agitazione, s’aggirava
+per le stanze, parlando fra sè, mentre conserte
+le braccia, stringeva convulsamente nel
+pugno le maniche della tunica.
+</p>
+
+<p>
+Il primo a giungere fu Granio Silvano, e disse
+che gli ordini di Cesare erano stati eseguiti, che
+tutti i cristiani dimoranti nell’ospizio erano stati
+tradotti nel carcere, che Salvidieno aveva già
+subita la condanna, e che l’Apostolo veniva
+catturato quando tutto polveroso e stanco rincasava.
+</p>
+
+<p>
+— Ora a noi, superba Antonina! — esclamò
+Nerone con aria di trionfo.
+</p>
+
+<p>
+Ma erasi troppo affrettato a cantar vittoria.
+</p>
+
+<p>
+L’impresa di Aniceto aveva fallito. Meno un
+vecchio ostiario infermo, che pieno di spavento
+era venuto ad aprire, nessun’altra anima viva
+era rimasta nel palazzo d’Antonina. Ne avevano
+visitato i più reconditi luoghi, ma invano. Tutte
+le stanze erano buie, mute, deserte.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno diede in urli selvaggi d’imprecazione,
+senza attendere che Aniceto continuasse
+il racconto.
+</p>
+
+<p>
+Quando però questi gli disse che il vecchio,
+dietro la minaccia dei tormenti, aveva detto
+che uscito di là l’Imperatore, era venuto l’Apostolo;
+che poco dopo tornava a uscire accompagnato
+da Antonina e dalla citarista; che gli
+<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
+schiavi se n’erano iti anch’essi per ordine della
+Signora; e ch’egli non aveva potuto obbedire
+perchè la vecchiezza e le infermità non gli consentivano
+di muoversi.
+</p>
+
+<p>
+— Quel Galileo parlerà, — gridò Nerone, — o
+tacerà per sempre. Che mi sia condotto innanzi.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span></p>
+
+<h2 id="cap32"><span class="smcap">Capitolo XXXII</span>.
+<span class="smaller">Le ultime infamie.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+— Conviene che tutti qui si salvino senza
+frapporre indugio, perchè il periglio stringe.
+</p>
+
+<p>
+Questo aveva detto Paolo, sentendo ripetere
+da Antonina le minacciose parole rivolte poco
+prima a lei da Nerone.
+</p>
+
+<p>
+E la esortava, per salvare l’onore e la vita,
+d’uscire all’istante, e recarsi pel momento in
+casa della Diaconessa Feba di Cencrea, e là tenersi
+nascosta fino a sera. All’apparire delle
+prime stelle doveva farsi trasportare in lettiga
+fino alla porta Collina&#8205;<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a> ove egli si troverebbe
+per condurla in luogo più sicuro. Atte e due
+sole schiave l’accompagnerebbero. Gli altri domestici
+si terrebbero nascosti in Roma per evitare
+le persecuzioni del tiranno. Ad Atte che si
+mostrava desolata di lasciare Menecrate, Paolo
+prometteva che non avrebbe tardato a rivederlo.
+</p>
+
+<p>
+Tra la via Salaria e la Nomentana, a quattro
+miglia da Roma, v’era una casa campestre ed
+una modesta proprietà fondiaria, appartenente
+a Faonte, antico liberto di Nerone. Uomo giusto,
+ed affezionato alla famiglia dei Claudi, dopo la
+morte d’Ottavia e di Britannico aveva lasciata
+la reggia ed erasi colà ritirato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
+</p>
+
+<p>
+Benchè avesse negato d’abbracciare la nuova
+fede, era amico di Paolo, di Luca e di molti
+cristiani, verso i quali si mostrava caritatevole,
+non meno che coi pagani.
+</p>
+
+<p>
+L’Apostolo affidava le fuggitive al buon vecchio
+e allo scrittore di memoriali Epafrodito,
+che vedemmo uscire cogli altri convitati dalla
+casa Aurea la sera che morì la bambina Claudia.
+Era uomo risoluto, e forte, amico di Faonte,
+che in quel momento l’aveva ospite nella sua
+casa di campagna.
+</p>
+
+<p>
+— Ove il soldato di Cristo, — diceva loro, — dovesse
+incontrare la morte, a voi due le raccomando.
+</p>
+
+<p>
+E in preda a triste presentimento, riprendeva
+la via di Roma, ove giunto a tarda ora della
+notte, veniva catturato dai soldati del Tribuno.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè fu condotto incatenato davanti a
+Nerone, questi aveva saputo poco prima da
+Aniceto che anche Atte s’era fatta cristiana, e
+la sete di vendetta contro Paolo s’era doppiamente
+accresciuta.
+</p>
+
+<p>
+Come lo vide, proruppe con violenza inaudita:
+</p>
+
+<p>
+— Rinnegato giudeo, così obbedisti tu agli
+ordini di Cesare, che t’imponeva di non far
+proseliti tra i pagani? In questa guisa ricambiasti
+i beneficii miei?
+</p>
+
+<p>
+— Non accusar d’ingratitudine i seguaci di
+Cristo. Essi rendono a Cesare quel ch’è di
+Cesare, a Dio quello ch’è di Dio; pagano i loro
+tributi, pregano dinanzi agli altari per te, o Cesare,
+per la gloria dell’esercito, per la prosperità
+dell’Impero; e così nobilmente si vendicano
+della persecuzione.
+</p>
+
+<p>
+— Ipocriti, — interruppe Nerone, — che sotto
+questo manto di pietà mendace nascondete il
+tradimento. Che parli tu di preghiere per me,
+per la prosperità dell’Impero, per la gloria dell’esercito,
+mentre da voi si profanano i nostri
+templi, e s’attenta al nostro culto, inducendo all’apostasia
+e plebe e patrizii e persino persone
+a me congiunte. Nega se puoi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non nego.
+</p>
+
+<p>
+— La diva Antonina che ho scelta a mia sposa
+e la citarista Atte, che fu mia concubina, vennero
+da te convertite al cristianesimo.
+</p>
+
+<p>
+— È vero.
+</p>
+
+<p>
+— Sciagurato, osasti portare il mal seme delle
+tue dottrine fra le donne amate da Cesare!
+</p>
+
+<p>
+— <i>Oportet Christum regnare</i>&#8205;<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>, — rispose
+Paolo, — e per questa santa massima combatteranno
+sempre e dovunque i suoi Apostoli.
+</p>
+
+<p>
+— Ah tu hai l’audacia di provocarmi, e sfidi
+il furor mio. Ebbene, a centinaia morranno i
+cristiani.
+</p>
+
+<p>
+— Se tu riguardi come una colpa quello che
+è per noi l’adempimento d’un dovere, scaglia i
+fulmini dell’ira tua sopra di me, ma i miei fratelli
+risparmia.
+</p>
+
+<p>
+— Se vuoi salvarli palesa ov’è Antonina.
+</p>
+
+<p>
+— Non posso, perchè me lo vietano l’onore
+e la carità cristiana.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, bollente d’ira, gli si avvicinò con aria
+minacciosa, intimandogli di parlare.
+</p>
+
+<p>
+L’Apostolo rimase muto, impassibile, e l’altro
+ordinò ai soldati di ricondurlo nel carcere Mamertino.
+E rivolto al prigioniero, aggiunse col
+volto composto a scherno feroce:
+</p>
+
+<p>
+— Adesso invita pure il tuo Dio a spezzar
+la scure che dovrà troncarti il capo, a render
+docili le fiere che dilanieranno le carni dei tuoi
+fratelli, e a salvarli dalla croce, egli che non
+riuscì a salvar sè stesso. Vedremo se questo
+tuo Dio oserà mostrarsi per combattere contro
+la mia potenza.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè l’oltraggi? — disse Paolo con tutta
+calma; — perchè aggiungi la bestemmia all’ingiustizia?
+Perchè vuoi tu così ferocemente punirmi?
+Cosa t’ho fatto? Ho cercato salvar l’anima
+della donna, che tu volevi scegliere a sposa:
+ho voluto strapparla a quegl’idoli stessi, che tu
+disprezzi; ho voluto infine farla credere nel vero
+<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
+Dio, e così avvicinarla a lui e renderla eternamente
+felice.
+</p>
+
+<p>
+— Sono imposture queste, da cui non mi
+lascio abbindolare. Forse alla tua comunità
+giovavano le ricchezze di lei.
+</p>
+
+<p>
+— Giovavano per certo, — rispose l’Apostolo, — ad
+aiutare la nostra carità, che tutti soccorre
+gl’infelici, a qualunque religione essi appartengano.
+Ma tu ne calunni, o Cesare, ascrivendo
+a cupidigia d’oro la nostra santa missione. Giudichi
+noi alla stregua de’ tuoi prezzolati sacerdoti.
+</p>
+
+<p>
+— Tutti pari voi siete, o banditori di bugiarde
+dottrine, e tutti io vi disprezzo egualmente. Ma
+bando ad inutili ciance. Ancora una volta,
+dimmi dov’è Antonina.
+</p>
+
+<p>
+— Sotto l’egida divina, — rispose Paolo, alzando
+il braccio verso il cielo.
+</p>
+
+<p>
+— Stolto! Io ti proverò cosa valga la protezione
+degli enti fantastici. Tu non ti salverai
+dalla morte, ed Antonina sarà da me ritrovata,
+e allora, o la costringerò a rinnegare la nuova
+fede per divenire mia sposa, o colla forza giacerà
+nuda tra le mie braccia l’ostinata cristiana.
+Quando avrò perduta la speranza d’ottenere
+l’intento, e a te mostrare l’impotenza vergognosa
+del tuo Dio, ti farò morire in preda al doloroso
+dubbio.
+</p>
+
+<p>
+— Confido in Dio, e non temo. Attendo la mia
+sorte e nelle sue mani raccomando il mio spirito.
+A te soltanto una preghiera rivolgo ancora:
+risparmia i miei fratelli; essi sono innocenti.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo sperare. Tu hai riaccese le fiamme
+del mio furore, e non si spegneranno che a
+vendetta compita. Non voleste Cesare pentito,
+generoso e saggio, ed io torno per colpa vostra
+il tremendo Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Non attribuire ad altri la colpa dell’indole
+tua. Al tuo ravvedimento tu stesso non credevi.
+Eri in buona fede quando avevi paura. Allora
+non disprezzavi gli enti fantastici, anzi chiedevi
+a loro soccorso. Poi ti fingesti pentito per raggiungere
+<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
+i tuoi scopi, per trarre in inganno una
+donna.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, furente nel vedersi così audacemente
+strappata la maschera, coprì di vituperii l’Apostolo,
+imponendogli di ritrattare le oltraggiose
+parole.
+</p>
+
+<p>
+— Il giusto, — rispose Paolo, — non ritratta
+la verità, sopratutto quando è presso a morire.
+</p>
+
+<p>
+I soldati, ad un cenno di Cesare, lo condussero
+via.
+</p>
+
+<p>
+L’immensa esasperazione pel coraggioso contegno
+del prigioniero avrebbe trascinato Nerone
+a vendetta contro di esso atroce, immediata.
+La speranza però di ritrovare Antonina
+e di vederla sottomessa ai suoi voleri, per salvare
+la vita all’Apostolo, lo consigliavano a risparmiarne
+ancora l’esistenza.
+</p>
+
+<p>
+Diede ad Aniceto l’incarico di ricercare le due
+fuggitive, accordandogli, senza risparmio, danari
+e spie ed ampie facoltà circa i mezzi per
+riuscire nell’intento.
+</p>
+
+<p>
+I suoi satelliti si misero all’opera con grande
+alacrità.
+</p>
+
+<p>
+Nelle taverne, nelle <i>tonstrine</i> ed in altri pubblici
+ritrovi intavolavano il discorso sopra Antonina,
+e cercavano prendere a volo ogni frase,
+che potesse dar loro qualche lume.
+</p>
+
+<p>
+S’introducevano, con varii pretesti, nelle case,
+in cui sapevano dimorare famiglie cristiane, e
+là interrogavano gli ostiarii e gli altri schiavi,
+ora con subdole dimande, ora apertamente,
+promettendo larghe ricompense, o spaventando
+colle minacce, sopratutto le donne. Quando nelle
+vie vedevano dei cittadini parlar sommesso fra
+loro s’accostavano tendendo l’orecchio.
+</p>
+
+<p>
+Una delle prime visitate da Aniceto fu la casa
+di Menecrate. Vi trovò la vecchia madre, la
+quale rispose che il figlio era assente.
+</p>
+
+<p>
+Il pedagogo, dapprima colla dolcezza, poi con
+mali modi voleva sapere da lei ov’egli fosse
+ito, ove si trovassero Atte ed Antonina. Ma la
+povera donna continuava a dire:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ti giuro per gli Dei ch’io non lo so.
+</p>
+
+<p>
+E lo ignorava di fatto.
+</p>
+
+<p>
+L’Apostolo, venuto in città, dopo aver accompagnate
+le due donne, prima di tornarsene a
+casa, andava ad avvertire di quella fuga il citaredo,
+che s’era guardato bene dal dirlo a sua
+madre, come dal palesarle che quel dì si sarebbe
+recato a visitare la sua fidanzata.
+</p>
+
+<p>
+Più volte Aniceto tornò nella viuzza del Fornice
+Fabiano, ma non gli venne mai fatto di
+trovarsi con Menecrate. Questi, tornato a sera,
+e saputo dalla madre la visita del pedagogo, e
+lo scopo che lo guidava, aveva di nuovo lasciata
+la città e s’era ricoverato in una <i>magalia</i>&#8205;<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a> di
+pastore, vicina alla campagna di Faonte.
+</p>
+
+<p>
+Ma sul citaredo, più che sulle altre ricerche,
+contava Aniceto per iscoprire il rifugio d’Antonina,
+poichè Atte era con essa.
+</p>
+
+<p>
+Suggerì a Nerone di catturare la madre di
+Menecrate, e colle torture obbligarla a palesare
+ove fosse il figlio.
+</p>
+
+<p>
+Il tiranno rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Tu avesti l’incarico ed ampie facoltà. Fa
+quello che vuoi; ma ad ogni costo trova l’ostinata
+cristiana, o guai!
+</p>
+
+<p>
+Quest’ultima parola mise in tempesta il sangue
+del tristo, che stabilì d’impadronirsi al più
+presto della misera vecchia.
+</p>
+
+<p>
+Intanto cominciava il popolo a levarsi a rumore
+contro Nerone e gli esecutori dei suoi ordini.
+</p>
+
+<p>
+Costoro, nell’impazienza di riuscire, avevano
+finito per invadere le case sospette e maltrattarne
+gli abitanti.
+</p>
+
+<p>
+Questo inaudito sopruso aveva destato lo
+sdegno universale.
+</p>
+
+<p>
+Il pedagogo, al quale più volte nelle strade
+erano state rivolte ingiurie e minacce, avrebbe
+voluto affidare l’incarico della cattura ad altri,
+non sentendosi sicuro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma il timore di perdere il premio e la benevolenza
+di Cesare, gli diedero coraggio.
+</p>
+
+<p>
+E mal glie n’incolse.
+</p>
+
+<p>
+Presso le <i>taberne</i>&#8205;<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> molta gente s’affollava
+attorno alle derrate esposte nei diversi <i>fori</i> (o
+mercati) o faceva circolo attorno ai saltimbanchi,
+applaudendo alla loro bravura negli esercizii
+di forza e di destrezza, e scherzando con
+una procace giocoliera greca, che faceva capriole
+indietro tra spade e coltelli puntati in
+terra.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto s’intese da lungi un tumulto, e
+dal Fornice di Fabio comparve una turba di
+gente in mezzo alla quale alcuni soldati trascinavano
+verso il Mamertino una vecchia, che
+gridava e si dimenava per svincolarsi da loro
+e chiedeva aiuto.
+</p>
+
+<p>
+— È la madre del citaredo Menecrate, — dissero
+alcuni. — Guarda! Guarda!... Lo scellerato
+Aniceto la spinge innanzi e la percuote. Ma perchè?...
+Ma dove la conducono?
+</p>
+
+<p>
+— Al carcere Mamertino per sottoporla alla
+tortura, — rispose Sporo ch’era tra gli spettatori
+dei saltimbanchi.
+</p>
+
+<p>
+— Salviamola! Salviamola! — urlarono alcuni,
+scagliandosi con impeto contro i manigoldi,
+che cercavano di far resistenza, ma vennero
+disarmati.
+</p>
+
+<p>
+Aniceto afferrò la donna pei capelli, perchè
+non fuggisse; ma ad un tratto mandò un urlo
+e la sua mano cadde troncata da un colpo
+d’ascia.
+</p>
+
+<p>
+Mentre alcuni ponevano in salvo la prigioniera,
+i più inferociti presero Aniceto, e lo gettarono
+boccone sulle punte di ferro dei saltimbanchi,
+e colle ginocchia gli premettero il dorso,
+perchè più profondamente quelle armi gli penetrassero
+nel petto.
+</p>
+
+<p>
+Poscia gli legarono una corda ai piedi, e tra
+grida e scherni ne trascinarono il cadavere sanguinolento
+<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
+fino al ponte Palatino, e lo precipitarono
+nel Tevere.
+</p>
+
+<p>
+Sporo, spaventato da quello spettacolo di sangue,
+ma contento in cuor suo che Aniceto fosse
+andato tra i più, corse a dar la notizia della
+catastrofe nel palazzo dei Cesari.
+</p>
+
+<p>
+Ma già Domizia l’aveva annunziata al nepote
+dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Rendi grazie ai Numi, poichè non ti verrà
+più fatto di rintracciar Antonina: non correrai
+più il rischio di avvilire il nome del Domizii,
+scongiurando un’altra figlia dei Claudii ad accettare
+la tua mano. Il complice del vergognoso
+progetto, il tuo cattivo Genio, il malvagio pedagogo,
+non è più. Il popolo poc’anzi ha fatto giustizia
+di lui, e salvò la vittima ch’egli trascinava
+al supplizio.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, nel parossismo dell’ira, chiamò ad
+alta voce Elio e Doriforo, ch’erano nelle stanze
+attigue, per saper da loro se fosse vero quanto
+narrava Domizia.
+</p>
+
+<p>
+E i due liberti si presentarono, preceduti da
+Sporo, che confermò la notizia.
+</p>
+
+<p>
+Al maniaco tiranno non importava la morte
+d’Aniceto; ma lo esasperavano lo sfregio fatto
+dalla plebe alla sua autorità, il sentirsi impotente
+a raggiungere il suo intento, e sopratutto
+l’aria di scherno e di trionfo che assumeva la
+zia. I loro occhi s’incontrarono, e quelli di Nerone
+mandarono un baleno tremendo.
+</p>
+
+<p>
+Si morse le labbra, ma nulla disse.
+</p>
+
+<p>
+La stessa sera la scienza di Locusta uccise
+la misera, come aveva ucciso Britannico.
+</p>
+
+<p>
+Da quel momento tutti gl’istinti selvaggi di
+Nerone tornarono a sfrenarsi con inaudita violenza.
+Per odio contro Antonina, ch’erasi ribellata
+alla sua volontà e poi sottratta alla sua
+vendetta, riprese più fiera che mai la persecuzione
+contro i cristiani.
+</p>
+
+<p>
+Si lusingava ancora di vederla a’ suoi piedi
+a chieder pietà. Ma Paolo prima di dividersi da
+lei l’aveva nuovamente scongiurata a non
+<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
+esporre la propria esistenza, a subire coraggiosamente
+il martirio, ove fosse caduta in potere
+del tiranno, ma non cercarlo per fanatismo o
+desiderio di gloria.
+</p>
+
+<p>
+Assai grave però le riusciva di rimanere
+inoperosa nel sicuro rifugio, mentre soffrivano
+i suoi fratelli.
+</p>
+
+<p>
+Dolorose assai erano le novelle, che di loro portavano
+i contadini, tornando dai mercati di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni riferivano d’aver visto dei cristiani condotti
+al circo per esser dati in preda ai leoni, e come,
+non solo la plebe, ma i patrizii e lo stesso
+Nerone assistessero al cruento spettacolo.
+</p>
+
+<p>
+Altri narravano aver udito sotto il Mamertino
+i lamenti di quelli che venivano sottoposti alle
+torture, e poi crocefissi, ed essersi imbattuti in
+drappelli di manigoldi, che a suon di tromba
+conducevano denudate per la città vergini, e
+matrone, percotendole coi flagelli. Gridavano e
+piangevano così, che gli stessi pagani ne provavano
+pietà, e spesso i più ardimentosi cercavano
+di strapparle ai loro carnefici, imprecando
+a Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Non mancavano inoltre di ripetere le esagerate
+voci, che correvano in Roma sui progetti
+feroci dell’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Dicevano ch’egli volesse appendere alle croci,
+presso il palazzo, alcuni cristiani e copertili di
+pece, bruciarli vivi ed assistere dalla terrazza
+allo spettacolo di quell’incendio, che doveva rischiarare
+gli orti Neroniani. Queste però ed altre
+dicerie di simili crudeltà non s’avverarono.
+</p>
+
+<p>
+Appena fu noto a Menecrate il pericolo corso
+da sua madre, e da un amico gli venne rivelato
+ch’essa trovavasi nascosta in casa d’una sua vecchia
+parente sulla via Ardentina, risolvette d’andare
+a prenderla, malgrado i pianti e le preghiere
+di Atte. Sapendo che i satelliti del tiranno lo cercavano,
+si travestì da bifolco, e conducendo un
+plaustro&#8205;<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> tirato da buoi, partì per la città.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
+</p>
+
+<p>
+Due giorni dopo tornava colla madre distesa
+nel plaustro e coperta col fieno.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva interrogato alcuni cristiani per aver
+notizie dell’Apostolo, ma nulla era riuscito a sapere.
+</p>
+
+<p>
+Tutti temevano che insieme agli altri avesse
+subìto il martirio; ma asseverarlo nessuno poteva.
+Questa incertezza teneva Antonina in angustia.
+</p>
+
+<p>
+Faonte s’incaricò d’informarsene, e lasciate le
+ospiti in custodia di Menecrate e d’Epafrodito,
+andò a cavallo in città.
+</p>
+
+<p>
+E pur troppo tornò apportatore di sinistre novelle,
+a lui comunicate nella stessa casa Aurea
+dai liberti Elio e Doriforo.
+</p>
+
+<p>
+Nerone aveva mandato a Paolo un Tribuno
+perchè chiedesse perdono d’aver posti in non
+cale gli ordini suoi e svelasse il rifugio d’Antonina
+e d’Atte, se voleva che cessasse la strage
+dei cristiani, e non ricadesse sul suo capo il
+sangue versato dalla vendetta di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+E Paolo faceva rispondere ch’egli non aveva
+mai tradito, che pura d’ogni colpa era la sua
+coscienza, e che delle opere sue non rendeva
+conto che a Dio.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno stesso veniva decapitato nella <i>carnificina</i>
+del carcere.
+</p>
+
+<p>
+Parve che il sangue cristiano, invece di ricadere
+sul capo di Paolo, fosse salito al cervello
+di Cesare.
+</p>
+
+<p>
+La rabbia nel veder vinta la sua volontà lo
+rendeva frenetico, e per dimenticare la provata
+umiliazione, i patiti insuccessi, gl’insoddisfatti
+desiderii, e mostrar di far buon viso a sorte avversa,
+non v’era eccesso davanti a cui indietreggiasse.
+</p>
+
+<p>
+Erano divenuti quotidiani le gozzoviglie e gli
+stravizii nel palazzo dei Cesari. Non di rado, ai
+canti, ai suoni ed ai festosi clamori facevano
+eco da lontano i ruggiti delle fiere e le voci lamentose
+dei martiri.
+</p>
+
+<p>
+E allora il briaco Imperatore, ostentando indifferenza,
+<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
+voleva che raddoppiasse il giulivo
+frastuono della festa.
+</p>
+
+<p>
+Talvolta, tutto vestito di bianco, e colla testa
+coronata di rose, cenava disteso sul triclinio,
+circondato da nude etère, che alzavano ad ogni
+tratto la coppa d’oro per bere alla Venere dissoluta,
+all’amore, alla voluttà. Non contento di
+questi piaceri, spesso travestito, colla larga tesa
+del petaso abbassata sulla fronte, si recava nei
+lupanari della Suburra, o in qualche lurida taverna,
+dove si metteva a combattere coi lottatori,
+o a giuocare a dadi, e usciva di là contaminatore
+e contaminato.
+</p>
+
+<p>
+S’univa nel frenetico al perverso istinto la smania
+di vendetta contro Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Egli credeva, che non solo la strage dei cristiani,
+ma le sue stesse turpitudini le darebbero
+il tormento dei rimorsi.
+</p>
+
+<p>
+E non cessava per questo, ed aggiungeva sempre
+infamie ad infamie.
+</p>
+
+<p>
+Appena tramontato il sole, indossava i suoi
+travestimenti, e quando non entrava nelle taverne
+e nei lupanari, passeggiava per le vie seguito
+da lontano dai Tribuni.
+</p>
+
+<p>
+Ed ora si divertiva a scassinare le botteghe,
+e rubare le mercanzie, per rivenderle poi nella
+stessa casa Augustale. Ora si portava ad atti
+insolenti verso la gente che passava, oltraggiando
+le donne e beffeggiando gli uomini, ed
+anche battendoli; e se questi osavano difendersi,
+li faceva ferire dalla sua scorta e gettare nelle
+fogne.
+</p>
+
+<p>
+Una volta s’imbattè in un Senatore, che andava
+a diporto colla sua giovine sposa. Avvicinatosi
+loro, abbracciò improvvisamente la donna,
+e si portò con essa ad atti osceni.
+</p>
+
+<p>
+Ma questa volta trovò pane pe’ suoi denti; chè
+il marito s’avventò contro di lui, lo gettò in terra
+e lo percosse in malo modo.
+</p>
+
+<p>
+E i Tribuni, o non avessero visto o avessero
+finto di non vedere, vennero a soccorrerlo quando
+il Senatore e la moglie s’erano allontanati.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non così fortunato fu il Prefetto del pretorio
+Attico Vestino, al quale egli chiese di cedergli
+la moglie Statilia Messalina, minacciando di
+prenderla per forza, ov’egli non la cedesse di
+buon grado.
+</p>
+
+<p>
+Essendosi Attico energicamente opposto all’infame
+pretesa, Nerone, benchè si trattasse d’uomo
+a lui fido, lo fe’ tagliare a pezzi dai suoi sgherri,
+e presa Statilia, publicamente la sposò, credendo
+con questo far sfregio ad Antonina.
+</p>
+
+<p>
+Ma pochi giorni dopo, poichè ebbe fatto di lei
+le sue voglie, ignominiosamente la discacciò per
+essergli venuta a noia.
+</p>
+
+<p>
+Come il sasso caduto dall’alto rapidamente
+precipita quanto più s’avvicina al fondo del burrone,
+così le scelleratezze del tiranno si raddoppiavano
+presso l’imo dell’abisso, in cui erasi
+gettato.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’ora della giustizia era suonata.
+</p>
+
+<p>
+Sergio Galba trionfava. Le legioni di Gallia e
+di Spagna, e tutte le altre lo proclamavano Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Nerone sedeva a mensa quando gli furono portate
+le lettere, che davano la fatale notizia. Salito
+in furore stracciò le lettere, rovesciò la tavola
+e ruppe due nappi, da lui chiamati <i>omerici</i>
+perchè v’erano scolpiti dentro alcuni versi del
+poeta greco, ed ai quali egli teneva assai.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo non aveva più rispetto alcuno per
+lui. Per via lo derideva, l’oltraggiava ad alta
+voce.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno egli tornava in sella gestatoria dal
+teatro, dove prendendo parte ad una rissa sorta
+fra gl’istrioni, aveva dal suo palchetto tirato
+sassi, pezzi di panche e scheggie di predelle,
+contro il publico, molti ferendo, tra cui un Pretore.
+</p>
+
+<p>
+Non è a dirsi le contumelie che gli furono
+lanciate quel dì mentre passava.
+</p>
+
+<p>
+La paura lo invase, e tornarono le spaventose
+immagini a turbargli il sonno.
+</p>
+
+<p>
+Ora si vedeva coperto da miriadi di formiche
+<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
+alate, ora circondato dalle statue ch’erano nel
+teatro di Pompeo, e che gli vietavano il passo.
+Sognava che la sua prediletta chinea fosse divenuta
+metà cavallo e metà bertuccia; che stando
+al governo d’una nave, compariva Poppea, e
+strappandogli di mano il timone, lo conduceva
+in mezzo a tenebre fittissime.
+</p>
+
+<p>
+Consultato l’astrologo Babilo, questi diede ai
+sogni interpretazione di mal augurio. Le formiche
+significavano gl’insulti della moltitudine;
+le statue indomabili ribellione alla sua volontà;
+il cavallo mutamento di condizione, a cui egli
+sarebbe condannato.
+</p>
+
+<p>
+Tanto grande era divenuta la sua prostrazione
+di spirito, che lungi dall’adirarsi per la spiegazione
+data da Babilo ai sogni, disse a lui quasi
+piangendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè, credo che tu sii questa volta, come
+sempre, esperto indovino, poichè altri presagi
+funesti furono da me avvertiti. Dal Mausoleo
+udii chiara una voce che mi chiamava per
+nome. Le statue dei Lari, mentre stavano adornandole,
+caddero in terra. M’è pur tornato in
+mente che alle ultime calende di Gennaio, lungo
+tempo dovemmo attendere per sacrificare agli
+Iddii e fare i soliti voti insieme ai patrizii e ai
+Cavalieri, perchè non si trovavano le chiavi del
+Campidoglio. Non basta, o Babilo, nell’ultima favola,
+che in publico cantai sopra Edipode sbandito,
+mi fermai sul verso che suonava così “<i>Padre,
+madre e moglie mi comandano di morire</i>.„
+</p>
+
+<p>
+E queste cose egli narrava con forza di parlar
+concitato e tremando da capo a piedi.
+</p>
+
+<p>
+Pure, malgrado tutto ciò, malgrado le acclamazioni
+a Galba e le grida di morte e di vendetta,
+che giungevano al suo orecchio, non si
+decideva ad abbandonare la speranza di superare
+il periglio.
+</p>
+
+<p>
+Avendo i Tribuni, i Centurioni, e i Pretoriani
+rifiutato di seguirlo nella fuga, cominciò a fantasticare
+se non gli convenisse d’andare supplichevole
+presso i Parti, o presso Galba, oppure
+<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
+presentarsi al publico nei rostri, vestito
+di nero, e il più umilmente che da lui si potesse,
+dimandar perdono, e pregare che almeno gli fosse
+concesso il governo dell’Egitto.
+</p>
+
+<p>
+Sembrando a lui lodevole il vile progetto, ne
+rimise l’esecuzione alla dimane, e prima di coricarsi
+scrisse l’orazione da recitarsi al popolo&#8205;<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Verso la mezzanotte destossi di soprassalto,
+balzò dal letto, e non trovando più i soldati che
+stavano a guardia della sua persona, mandò
+fuori Elio, e gli amici che dimoravano nel palazzo,
+per informarsi di ciò che si dicesse o facesse
+nella città.
+</p>
+
+<p>
+Attese lungo tempo in ansia grandissima, e non
+vedendoli a tornare, uscì con Pittagora, Doriforo
+e Sporo per cercarli uno ad uno nelle loro case.
+</p>
+
+<p>
+Bussarono indarno ripetutamente alle porte:
+nessuno rispose.
+</p>
+
+<p>
+— Questa è la fede! — mormorò sconfortato
+il tiranno.
+</p>
+
+<p>
+E tornò a casa dove l’attendeva più spiacevole
+sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le guardie erano fuggite, portando via
+le ricche suppellettili, le <i>accubitalia</i>&#8205;<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a> e perfino
+un vasetto di legno, contenente un veleno, ch’erasi
+fatto preparar da Locusta.
+</p>
+
+<p>
+Ciò gli dimostrò chiaramente a quale estremo
+egli fosse ridotto.
+</p>
+
+<p>
+Disperato, tornò ad uscire, e andò in cerca,
+prima di Spetillo Mirmillone, poi di Cercopiteco
+per essere ucciso dall’uno o dall’altro, non
+avendo il coraggio di farlo da sè stesso.
+</p>
+
+<p>
+Il primo lo accolse benignamente, ma all’omicidio
+si rifiutò.
+</p>
+
+<p>
+Il parassita invece l’avrebbe ben volentieri respinto,
+ma lottando tra la paura della vendetta
+popolare, e quella del tiranno, preferì evitar questa,
+ch’era più prossima, e lo fece entrare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando intese del cómpito sanguinario che
+da lui si richiedeva, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Cosa mi chiedi, o divo Cesare! Io ucciderti!
+Io che non sono capace di torcere il collo a
+un’oca! No, va, fuggi, salvati ch’è meglio. Preziosa
+cosa è l’impero, ma più preziosa assai la
+pelle.
+</p>
+
+<p>
+E lo spinse quasi fuori dalla porta.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dunque, — proruppe Nerone, come fu
+in strada, — io non ho più amico nè nemico.
+</p>
+
+<p>
+E prese correndo la direzione del Tevere per
+gettarvisi.
+</p>
+
+<p>
+Ma i due liberti lo trattennero, ed egli non
+oppose loro resistenza alcuna, perchè non aveva
+proprio fermo proposito ancora di finirla colla
+vita.
+</p>
+
+<p>
+Credeva d’aver agio di procrastinare la sua
+partenza, ma s’ingannava.
+</p>
+
+<p>
+Passando vicino ad un accampamento di soldati,
+giunsero al suo orecchio le acclamazioni
+a Galba, e le minacce, i sarcasmi e le improperie
+che si scagliavano contro di lui, ch’era
+chiamato il <i>Pappocitene</i>&#8205;<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> degli Enobardi.
+</p>
+
+<p>
+Udì cittadini, che si chiedevano l’un l’altro cosa
+fosse accaduto nella casa Aurea. Se Nerone fosse
+stato preso e morto, oppure fosse fuggito. Altri
+udì dimandare ad alcuni vigili, che andavano
+in ronda, se cercassero Nerone.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò gli addimostrò che non v’era tempo
+da perdere.
+</p>
+
+<p>
+Giunto quasi di corsa al palazzo dei Cesari,
+mentre ansando e tremando per la paura si gettava
+indosso una sdruscita cappa, s’udì un sotterraneo
+boato e la terra tremò.
+</p>
+
+<p>
+Nel tempo stesso si scatenò tremendo uragano
+con fulmini, tuoni e dirotta pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Anche gli elementi mi muovono guerra, — gridò
+Nerone. — Che sia maledetto tutto il creato!
+</p>
+
+<p>
+E ripreso il cappellaccio, e per maggior sicurezza,
+coprendosi il volto con un fazzoletto,
+<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
+montò a cavallo, ed accompagnato da Pittagora,
+Doriforo e Sporo, si diresse verso porta Collina.
+Malgrado l’impazienza d’uscire dalla città, andavano
+al passo per non destare sospetto.
+</p>
+
+<p>
+A poca distanza dal campo dei pretoriani, il
+cavallo di Nerone, spaventatosi per un cadavere
+che giaceva in mezzo alla via, s’impennò e cadde
+il fazzoletto dal volto del fuggitivo.
+</p>
+
+<p>
+— Vale Caesar! — gridò una voce.
+</p>
+
+<p>
+Era quella del pretoriano Missizio, che al chiarore
+d’un baleno l’aveva riconosciuto, e si dirigeva
+poi frettolosamente verso il campo, forse
+per avvertire i compagni.
+</p>
+
+<p>
+I due liberti, che a malincuore seguivano il
+perseguitato tiranno, col pretesto d’inseguire
+Missizio, spinsero a corsa i loro cavalli e si perdettero
+nelle tenebre.
+</p>
+
+<p>
+Nerone era fuori di sè per lo spavento. Non
+volle attendere il loro ritorno, e disceso di sella,
+e fatto discendere Sporo, continuarono a piedi
+per aspri sentieri il tragitto.
+</p>
+
+<p>
+Stracciandosi le vesti contro le siepi, camminando
+nella pozzanghera fino alla tibia, bagnato
+dalla pioggia, affranto, affamato, arso dalla sete,
+gemendo per l’angoscia, giunse in luogo oggi
+detto <i>Le Vigne Nuove</i> fra la via Salaria e la Nomentana,
+dov’era la casa campestre di Faonte.
+</p>
+
+<p>
+Come questi fu prevenuto dell’inaspettata visita,
+tremò per la sicurezza delle due ospiti, ma
+lo stato miserando di Nerone lo rassicurò.
+</p>
+
+<p>
+Lo trovò gettato in terra, che raccoglieva col
+cavo della mano l’acqua fangosa da una pozzanghera,
+e beveva dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ecco il falerno che rimane a Cesare.
+</p>
+
+<p>
+Dimandò al liberto un sicuro rifugio, e l’altro
+che voleva tenerlo lontano dalle stanze, ove dimoravano
+Antonina ed Atte, gli propose di nascondersi
+pel momento in uno speco, dov’era
+stata scavata della pozzolana.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi tu, che mi seppellisca vivo insieme a
+Sporo? — osservò malinconicamente Nerone.
+</p>
+
+<p>
+— Traversato lo speco, ti troverai, o divo
+<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
+Cesare, in una cella agiata e sicura che comunica
+colle celle vinarie&#8205;<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Potrei farti passare
+dalla casa, ma ho degli ospiti, e non vorrei che
+tu fossi riconosciuto.
+</p>
+
+<p>
+— No, no, — rispose Nerone impaurito, — nascondiamoci
+nella caverna.
+</p>
+
+<p>
+E fattasi distendere da Sporo sotto le ginocchia
+una vesta per non lacerare le carni sopra
+i sassi, camminando carponi, pervenne alla
+cella, ch’era abbastanza larga e prendeva luce
+da un angusto pertugio.
+</p>
+
+<p>
+V’era un lettuccio, su cui si gettò estenuato,
+ed avendo ancora fame e sete, si cibò di pane
+stantìo e d’acqua tiepida, dividendo col giovinetto
+il misero pasto.
+</p>
+
+<p>
+Avendo poi inteso che lo andavano cercando
+per impadronirsi di lui, disse a Faonte, piangendo
+come un fanciullo:
+</p>
+
+<p>
+— O fido liberto, tutto è finito per me. Fa qui
+scavare una fossa della lunghezza del mio corpo,
+adattavi alcune pietre, che farai scavare in qualche
+prossima <i>lapidicina</i>&#8205;<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Pensa poi a ragunare
+delle legna pel rogo, e fa portar dell’acqua per
+lavare il mio cadavere. Ahimè! che arte mi sono
+condotto a fare in morte!
+</p>
+
+<p>
+E questa esclamazione ripetè più volte tra i
+singhiozzi.
+</p>
+
+<p>
+Mentre s’intratteneva in questi discorsi, destinati
+a far credere ch’egli fosse risoluto a
+morire, entrò nella cella uno schiavo che portava
+lettere per Faonte.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, avido di notizie, gliele strappò di
+mano, lesse, ed il suo volto più che mai si
+contrasse per lo spavento.
+</p>
+
+<p>
+Il Senato lo aveva dichiarato nemico di Roma,
+e lo faceva cercare per punirlo, giusta l’antico
+costume.
+</p>
+
+<p>
+— E che costume egli è mai questo? — chiese
+tremando a Faonte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
+</p>
+
+<p>
+E il liberto rispose, ch’egli verrebbe appeso
+nudo pel collo ad una forca, e lo si ucciderebbe
+a colpi di verga.
+</p>
+
+<p>
+Rimase lungo tempo muto, cogli occhi sbarrati,
+fissi in terra, e stringendosi nella rozza
+cappa per ripararsi dai brividi della febbre.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ad un tratto si scosse, e sfilati dalla
+cintura due pugnali, che aveva portati seco,
+ne tentò le punte sulla pelle del petto, gemendo,
+e guardando Faonte e Sporo, nella speranza
+d’essere trattenuto.
+</p>
+
+<p>
+Ma il giovinetto rimaneva come istupidito, e
+il liberto, approvando l’eroica risoluzione, o
+fors’anco non prestandovi fede, se ne stava
+impassibile.
+</p>
+
+<p>
+Nerone allora, deponendo i pugnali, disse che
+la sua ora non era per anco suonata.
+</p>
+
+<p>
+— Ho trentadue anni, — esclamò singhiozzando, — voglio
+vivere ancora.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo, preso da agitazione grandissima
+al pensiero che potevano i soldati del pretorio
+scoprire il suo ritiro, ordinava a Sporo di piangere
+e lamentarsi sulla sua sorte, e ripeteva:
+</p>
+
+<p>
+— È ben vituperosa cosa il vivere in questo
+modo.... — E soggiungeva in lingua greca: — Questo
+non si conviene a Nerone.... no, non si
+conviene questo. In tali frangenti bisogna essere
+svegliati.... Orsù, svegliati, Nerone!
+</p>
+
+<p>
+Pareva vergognarsi lui stesso della sua viltà.
+</p>
+
+<p>
+Venuta la sera, sopraffatto più che mai dai presentimenti
+e dalla paura, non volle più rimanere
+nella sotterranea cella, in cui diceva di mancargli
+il respiro e la luce, e volle che Faonte lo
+conducesse nella casa in mezzo agli ospiti suoi.
+</p>
+
+<p>
+Con qual cuore l’altro si sottomettesse a
+quell’ingiunzione è facile immaginarlo.
+</p>
+
+<p>
+Ne prevenne Antonina, la quale rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Ora più non lo temo. Nella terribile situazione
+in cui si trova mi fa pietà.
+</p>
+
+<p>
+Abbandonata la caverna, e traversate le celle
+vinarie, era Nerone entrato appena nell’exedra
+e s’intratteneva con Faonte ed Epafrodito,
+<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
+quando il silenzio della notte fu rotto da lontano
+frastuono.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’è mai questo? — chiese Nerone tremando.
+</p>
+
+<p>
+E due schiavi vennero a dire che numerose
+tede si vedevano avanzare dalla via Salaria.
+</p>
+
+<p>
+Era di fatto una coorte, di cui le grida di
+<i>viva Galba</i> e <i>morte all’Enobardo</i>, dapprima confuse,
+si facevano a poco a poco più distinte.
+</p>
+
+<p>
+Nerone, non sapendo più che si facesse, nè
+che si dicesse, ora dimandava che lo lasciassero
+fuggire altrove, ora pregava che qualcuno
+s’uccidesse per dargli l’esempio.
+</p>
+
+<p>
+E piangeva, e si strappava le vesti ed i capelli.
+</p>
+
+<p>
+Intanto la coorte era giunta e circondava la
+casa.
+</p>
+
+<p>
+— Non c’è più scampo, — disse Epafrodito, — fatti
+coraggio ed ucciditi, o Cesare.
+</p>
+
+<p>
+E gli mostrò un coltello.
+</p>
+
+<p>
+Nerone lo respinse colle mani.
+</p>
+
+<p>
+— No, no, io non posso! Che qualcun altro
+m’uccida.
+</p>
+
+<p>
+— Io ferirò, se tu lo imponi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma prima ascoltatemi tutti, e promettetemi
+che la mia testa non verrà recisa, ma
+arsa insieme al corpo, e dite ad Antonina che
+ella fu cagione della perdita mia.
+</p>
+
+<p>
+E Antonina comparve altiera e bella, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Non me, te stesso accusa, e rispetta la
+giustizia divina, che ti condanna a morire lo
+stesso giorno in cui uccidesti la sorella mia.
+</p>
+
+<p>
+Nerone diede in un urlo selvaggio, vedendo la
+donna che tanto aveva cercata, e tentò svincolarsi
+da Faonte e da Epafrodito che lo tenevano,
+per scagliarsi contro di lei.
+</p>
+
+<p>
+Quest’ultimo però non glie ne diede il tempo,
+e gli confisse il coltello in gola
+</p>
+
+<p>
+Atte mandò un grido di raccapriccio e si copri
+il volto colle mani, scoppiando in pianto, mentre
+Antonina s’inginocchiava ai piedi del morente,
+levando gli occhi al cielo e mormorando:
+</p>
+
+<p>
+— Miserere di lui, o Signore!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span></p>
+
+<h2 id="conclusione">CONCLUSIONE.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Allorchè i soldati, condotti da Missizio, entrarono
+nell’exedra, Nerone agonizzava ancora.
+</p>
+
+<p>
+Rivolse su loro gli occhi stralunati e ad un
+Centurione, che voleva porgli la cappa sulla
+ferita:
+</p>
+
+<p>
+— È tardi, — disse. — Questa è la fede?
+</p>
+
+<p>
+Prima di spirare si raccomandò ancora che
+non gli venisse recisa la testa.
+</p>
+
+<p>
+Allora si fe’ innanzi Severino, liberto di Galba,
+uscito da pochi giorni dalla prigione in cui era
+stato chiuso nei primi tumulti a favore del suo
+padrone, e gli promise che verrebbe rispettata
+questa sua volontà.
+</p>
+
+<p>
+Poichè fu spirato, i soldati gli si aggrupparono
+d’attorno e fissavano con senso di raccapriccio
+quella livida faccia, macchiata di sangue,
+e resa ancor più spaventosa dal tetro riflesso
+delle faci resinose.
+</p>
+
+<p>
+La notizia della sua morte fu accolta in Roma
+con grande allegrezza, e molti della plebe uscirono
+per le vie col capo coperto da un cappello,
+come usavano fare gli schiavi quando venivano
+liberati.
+</p>
+
+<p>
+Purtuttavia v’erano molti cittadini, sopratutto
+tra la plebe stessa, che dimenticando le atrocità
+<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
+di lui, e non rammentando che le feste, gli
+spettacoli, le prodighe elargizioni, e gli splendori
+della casa Aurea, quasi lo rimpiangevano.
+</p>
+
+<p>
+Ebbe solenni esequie, e folla immensa assisteva
+al passaggio del funebre corteggio, che
+accompagnava il cadavere, coperto da coltre
+bianca trapunta in oro, al campo Marzio ov’era
+preparata la pira.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera istessa due donne, avvolte in
+nero amitto, salivano il colle degli Ortuli.
+</p>
+
+<p>
+Erano Egloga ed Alessandria, che portavano
+le ceneri di Nerone chiuse in vaso di porfido.
+</p>
+
+<p>
+Atte le seguiva da lungi, e mentre deponevano
+l’urna nel cinerario dei Domizii, piegò un
+ginocchio, e pregò, ripetendo nel suo idioma
+natio l’invocazione di Antonina: <i>misericordia, o
+Signore, misericordia di lui!</i>
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE.</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Dedica</span></td> <td class="pag"><a href="#Page_ix"><i>Pag.</i> <span class="smcap lowercase">V</span></a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Introduzione</span></td> <td class="pag"><a href="#intro"><span class="smcap lowercase">VII</span></a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">I.</td> <td>Ottavia</td> <td class="pag"><a href="#cap1">1</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">II.</td> <td>La bella figlia d’Acaja</td> <td class="pag"><a href="#cap2">12</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">III.</td> <td>Le insinuazioni d’Aniceto e i suggerimenti di Seneca</td> <td class="pag"><a href="#cap3">22</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IV.</td> <td>Impudenza</td> <td class="pag"><a href="#cap4">36</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">V.</td> <td>Grandezze ed insanie</td> <td class="pag"><a href="#cap5">47</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VI.</td> <td>Tiranno che sfida e tiranno che trema</td> <td class="pag"><a href="#cap6">57</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VII.</td> <td>Rubea</td> <td class="pag"><a href="#cap7">68</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VIII.</td> <td>Il cuore del citaredo</td> <td class="pag"><a href="#cap8">77</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IX.</td> <td>L’Apostolo</td> <td class="pag"><a href="#cap9">88</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">X.</td> <td>Immeritato trionfo</td> <td class="pag"><a href="#cap10">100</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XI.</td> <td>I Circensi</td> <td class="pag"><a href="#cap11">113</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XII.</td> <td>Odio ed amore</td> <td class="pag"><a href="#cap12">123</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XIII.</td> <td>Il mago Simone e l’avvelenatrice Locusta</td> <td class="pag"><a href="#cap13">133</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XIV.</td> <td>La vittima</td> <td class="pag"><a href="#cap14">144</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XV.</td> <td>La casa Aurea</td> <td class="pag"><a href="#cap15">153</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XVI.</td> <td>La Stella di Baja</td> <td class="pag"><a href="#cap16">164</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XVII.</td> <td>Poppea Sabina</td> <td class="pag"><a href="#cap17">173</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XVIII.</td> <td>I due ripudii</td> <td class="pag"><a href="#cap18">183</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XIX.</td> <td>Tripudi e lagrime</td> <td class="pag"><a href="#cap19">195</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XX.</td> <td>Tormentati</td> <td class="pag"><a href="#cap20">206</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXI.</td> <td>☧</td> <td class="pag"><a href="#cap21">219</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXII.</td> <td>La perfidia di Domizia</td> <td class="pag"><a href="#cap22">232</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXIII.</td> <td>Il volo del mago Simone</td> <td class="pag"><a href="#cap23">246</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXIV.</td> <td>Il parricidio</td> <td class="pag"><a href="#cap24">255</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXV.</td> <td>La congiura di Pisone</td> <td class="pag"><a href="#cap25">267</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXVI.</td> <td>Il delatore</td> <td class="pag"><a href="#cap26">278</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXVII.</td> <td>La fine d’uno stoico</td> <td class="pag"><a href="#cap27">288</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXVIII.</td> <td>La viltà di Cesare</td> <td class="pag"><a href="#cap28">299</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXIX.</td> <td>Notte funesta</td> <td class="pag"><a href="#cap29">310</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXX.</td> <td>I funerali di Poppea e i fantasmi di Nerone</td> <td class="pag"><a href="#cap30">320</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXXI.</td> <td>L’ultimo amore</td> <td class="pag"><a href="#cap31">331</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XXXII.</td> <td>Le ultime infamie</td> <td class="pag"><a href="#cap32">343</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Conclusione</span></td> <td class="pag"><a href="#conclusione">362</a></td>
+ </tr>
+</table>
+<hr>
+
+</div>
+
+<div class="opere">
+<p class="center large">
+DEL MEDESIMO AUTORE:
+</p>
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td><i>Donna Olimpia Pamfili</i>. 4ª edizione</td> <td class="num">L. 1&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Fra Paolo Sarpi</i>. 3ª edizione</td> <td class="num">1&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Maschere sante</i>. 2ª edizione</td> <td class="num">1&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Giovanni delle bande nere</i>. 2 vol. 7ª edizione</td> <td class="num">2&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>La Congiura di Brescia</i>. 2 vol. 3ª edizione</td> <td class="num">2&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Papa Sisto</i>. 4 vol. 3ª edizione</td> <td class="num">4&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Racconti</i></td> <td class="num">2 50</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>La contessa di Melzo</i></td> <td class="num">2&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Re Manfredi</i>. 2 volumi</td> <td class="num">8&nbsp;—</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Maria Dolores</i>. 2ª edizione</td> <td class="num">1&nbsp;—</td>
+ </tr>
+</table>
+
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Libro d’ignoto autore e d’incerta età, ma composto
+probabilmente verso la metà del secolo XII. Vi è narrata la
+vita degli Imperatori da Giulio Cesare a Rodolfo d’Asburgo
+in 18500 versi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>In una delle tavole topografiche publicate da Nerone
+si vede la torre, che sorge in Roma presso Santa Caterina
+da Siena colla leggenda <i>Torre ove stette gran tempo lo spirito
+di Nerone</i>. — Nel <i>Graphia</i> e nei <i>Mirabilia</i> si leggono
+designati col nome di Nerone moltissimi luoghi di Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>Quella che precedeva l’aurora. In alcuni nomi ho lasciato
+il vocabolo latino, in altri l’ho italianizzato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>Stanza da letto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span>Britannico soffriva d’epilessia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>La toga pretesta si deponeva dopo i quattordici anni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Fascia ornamentale di porpora che andava sul davanti
+dall’alto al basso della tunica, ed era il distintivo dei Senatori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>Essi regolavano le pompe funebri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Beccamorti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Greco istrumento a corda.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span>Spalliera d’un letto o d’un sofà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note12">
+<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&#160;&#160;</span>Così allora erano denominate le gamme musicali.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note13">
+<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&#160;&#160;</span>Corridoio d’entrata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note14">
+<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&#160;&#160;</span>Maschera romana del genere del Pulcinella.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note15">
+<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&#160;&#160;</span>Cuscino per appoggiare il gomito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note16">
+<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&#160;&#160;</span>Parco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note17">
+<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&#160;&#160;</span><i>Lychnus</i>, lampada sospesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note18">
+<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&#160;&#160;</span>La Dea del piacere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note19">
+<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&#160;&#160;</span>Nastro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note20">
+<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&#160;&#160;</span>Goccie di perle, di cui le Dame romane portavano due
+o tre unite insieme per ogni pendente e a questi davano, per
+vezzeggiativo, il nome di <i>crotali</i> o <i>sonagli</i> pel suono che davano
+le perle battendo l’una contro l’altra.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note21">
+<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&#160;&#160;</span>Braccialetto che si chiudeva da sè per l’elasticità della
+sua pressione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note22">
+<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&#160;&#160;</span>Fascia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note23">
+<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&#160;&#160;</span>Luogo di ritiro per affari o studio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note24">
+<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&#160;&#160;</span>Apertura nel mezzo del soffitto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note25">
+<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&#160;&#160;</span>Fila di stanze, che formavano il piano superiore dell’edifizio
+dove una volta era il cenaculo o sala da pranzo. Col
+plurale dello stesso vocabolo fu poi chiamato il piano intero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note26">
+<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&#160;&#160;</span><i>Ellychnium.</i> Lucignolo formato dal midollo d’un giunco
+e dalle grosse fibre del lino e del papiro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note27">
+<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&#160;&#160;</span>Piccolo pugnale a due tagli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note28">
+<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&#160;&#160;</span>Che i latini chiamavano Genius.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note29">
+<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&#160;&#160;</span>Appellativo ingiurioso che i giovani romani davano alle
+più volgari meretrici e che derivava da <i>quadrante</i>, moneta
+di vilissimo prezzo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note30">
+<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&#160;&#160;</span><i>As</i>, moneta del valore di cinque centesimi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note31">
+<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&#160;&#160;</span>L’invidia, a cui i romani avevan dato per madre la Notte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note32">
+<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&#160;&#160;</span>Ampio velo che copriva la testa, il volto e parte del
+corpo fino ai ginocchi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note33">
+<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&#160;&#160;</span>Crepuscolo mattutino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note34">
+<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&#160;&#160;</span>Collana di piccoli giocattoli che i romani mettevano al
+collo de’ bambini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note35">
+<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&#160;&#160;</span>Non vi è grande ingegno senza mistura di follia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note36">
+<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&#160;&#160;</span>Donde la parola <i>Simonia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note37">
+<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&#160;&#160;</span>Specie di sagrestia costrutta alle spalle del tempio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note38">
+<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&#160;&#160;</span>Un indovino che pretendeva, osservando le viscere degli
+animali, conoscere l’avvenire e il volere dei Numi. Era l’<i>Exstispex</i>
+riconosciuto e pagato dallo Stato come gli Auguri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note39">
+<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&#160;&#160;</span>Benda.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note40">
+<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&#160;&#160;</span>Suonatore d’istrumento a corde.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note41">
+<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&#160;&#160;</span>Bassorilievi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note42">
+<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&#160;&#160;</span>Così chiamata perchè la fabbricava in Roma Fannio ed
+era composta di sottili falde di corteccia di papiro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note43">
+<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&#160;&#160;</span>Dio che presiedeva al concime dei campi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note44">
+<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&#160;&#160;</span>Dea delle cloache.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note45">
+<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&#160;&#160;</span>L’<i>aplustro</i> era un ornamento fatto d’assicine, che rappresentavano
+l’ala d’un uccello, ed era collocato in cima alla
+poppa. Il <i>chenisco</i> rappresentava la testa e il collo d’un’oca
+ed era collocato a prora.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note46">
+<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&#160;&#160;</span>Alta torre eretta sopra coperta, in cima alla quale salivano
+i <i>classari</i> (soldati di marina) per lanciare i loro proiettili.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note47">
+<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&#160;&#160;</span>Capitano navale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note48">
+<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&#160;&#160;</span>Così era chiamata quella classe di schiavi che nelle domesticità
+veniva subito dopo gli schiavi ordinarii.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note49">
+<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&#160;&#160;</span>Come fece di fatto sotto il titolo gli uni di <i>Suasoriæ</i>,
+l’altri di <i>Controversiæ</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note50">
+<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&#160;&#160;</span>Taverna dove si vendevano cibi cucinati.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note51">
+<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&#160;&#160;</span>Dove si dispensavano bevande calde. Corrispondeva ai
+caffè dei giorni nostri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note52">
+<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&#160;&#160;</span>La pietra fu trovata nella Beozia, dove sorgeva un tempo
+la città di Agrepia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note53">
+<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&#160;&#160;</span>Ornata di ricamo. La portavano i Consoli tornando vincitori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note54">
+<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&#160;&#160;</span>Tutti ministri addetti ai sacrifizii.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note55">
+<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&#160;&#160;</span>Lares compilates.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note56">
+<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&#160;&#160;</span>La mammella d’una scrofa uccisa subito dopo il parto,
+prima che i porcellini avessero succhiato il latte. Era vivanda
+gradita assai ai romani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note57">
+<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&#160;&#160;</span>Osso di certi animali, adoperato in diversi giuochi invece
+dei dadi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note58">
+<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&#160;&#160;</span>Canale artificiale largo e profondo, che scorreva tra i portici
+e l’arena.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note59">
+<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&#160;&#160;</span>Grosso smeraldo attraverso il quale Nerone osservava i
+giuochi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note60">
+<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&#160;&#160;</span>Fatti coraggio, frusta, corri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note61">
+<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&#160;&#160;</span>Specie di coltello lungo, aguzzo e ritorto, come la zanna
+d’un cignale. Da quest’arma venne il nome di sicario.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note62">
+<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&#160;&#160;</span>Corrispondenti a scudi cinquemila.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note63">
+<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&#160;&#160;</span>Svetonio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note64">
+<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&#160;&#160;</span>Belletto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note65">
+<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&#160;&#160;</span>Pomata per colorire i capelli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note66">
+<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&#160;&#160;</span>Ferri per arricciare i capelli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note67">
+<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&#160;&#160;</span>Forbici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note68">
+<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&#160;&#160;</span>Prima refezione della giornata. Corrispondeva alla nostra
+colazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note69">
+<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&#160;&#160;</span>Biscotto per la cui fabbricazione era celebrata l’isola di
+Rodi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note70">
+<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&#160;&#160;</span>Secondo gli storici, Poppea fu la prima dama romana che
+adoperasse una maschera di velo per garantire il viso dall’impressione
+dell’aria e dal sole.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note71">
+<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&#160;&#160;</span>Organi ad acqua.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note72">
+<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&#160;&#160;</span>Questo braccialetto era conosciuto sotto il nome di <i>torques
+brachialis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note73">
+<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&#160;&#160;</span>Capo degli schiavi addetti alle mense.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note74">
+<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&#160;&#160;</span>I <i>Cernui</i> erano i saltimbanchi, che camminavano colla
+testa in terra e le gambe in aria. I <i>Pilarii</i> erano quelli che
+colle palle facevano i giuochi oggi detti indiani. I <i>Neurobati</i>
+camminavano sopra una sottilissima corda di minugia, differentemente
+dai funamboli che adoperavano una grossa fono.
+I <i>Prestigiatori</i> facevano i giuochi di bussolotti come ai giorni
+nostri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note75">
+<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&#160;&#160;</span>Coperta del triclinio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note76">
+<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&#160;&#160;</span>Talasio era giovine insigne e dabbene, tanto amato dal
+popolo, che fra grandi acclamazioni portò a lui la più bella
+delle rapite Sabine, ed egli la tolse in moglie. I romani (al
+dir di Plutarco) continuarono in seguito nei riti nuziali a cantare
+ed invocare Talasio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note77">
+<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&#160;&#160;</span>Pergolato o padiglione costruito nei giardini o in altro
+luogo, che serviva anche di triclinio quando il tempo era bello.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note78">
+<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&#160;&#160;</span>Così chiamavasi qualunque stanza non fosse di passaggio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note79">
+<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&#160;&#160;</span>Così chiamavasi quella parte delle prigioni, in cui la custodia
+era meno severa, e i detenuti non portavano catene, ed
+era loro permesso il godimento dell’aria e dell’esercizio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note80">
+<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&#160;&#160;</span>Velo nuziale di color giallo carico e brillante come una
+fiamma, d’onde il nome di <i>flammeum</i>. Esso copriva le vergini
+spose dalla testa ai piedi il giorno delle nozze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note81">
+<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&#160;&#160;</span>Giovinetti assistenti del tempio, che portavano i sacri vasi
+e tutti gli utensili destinati al culto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note82">
+<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&#160;&#160;</span>Da questa cerimonia derivò il nome di <i>confarreatio</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note83">
+<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&#160;&#160;</span>Terrazzino sporgente sulla strada.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note84">
+<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&#160;&#160;</span>Seggiola di larghe dimensioni capace di due persone.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note85">
+<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&#160;&#160;</span>Così era chiamata quella schiava, che assisteva alla toeletta
+ed aiutava la padrona a vestirsi ed ornarsi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note86">
+<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&#160;&#160;</span>Quella destinata a ripiegare e custodire gli abiti e le
+biancherie della padrona.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note87">
+<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&#160;&#160;</span>Era il <i>numello</i> un congegno per tener fermi i pazienti
+mentre infliggeva loro il gastigo. Aveva due ceppi pel collo
+con due sbarre, che scorrevano in canali lungo i lati di due
+ritti ben saldi, che si potevano aprire e chiudere a piacere, il
+che lasciava passar la testa fra essi e quando erano chiusi
+serravano il collo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note88">
+<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&#160;&#160;</span>Nel quale, il reo veniva fustigato sulle spalle da un uomo,
+mentre un altro gli teneva le gambe.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note89">
+<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&#160;&#160;</span>Borsa pel danaro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note90">
+<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&#160;&#160;</span>Calesse a due cavalli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note91">
+<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&#160;&#160;</span>Che corrisponde al nostro calamajo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note92">
+<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&#160;&#160;</span>Che aveva la superficie levigata con un dente d’animale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note93">
+<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&#160;&#160;</span>Borsa di cuoio da portarsi a tracolla.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note94">
+<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&#160;&#160;</span>Vôlta sotterranea ad uso di sepoltura.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note95">
+<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&#160;&#160;</span>Questa preghiera dei cristiani riferisce Tertulliano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note96">
+<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&#160;&#160;</span>Destinate al servizio dei bagni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note97">
+<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&#160;&#160;</span>Così era chiamata la bevuta solenne che i romani facevano
+dopo cena a notte inoltrata.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note98">
+<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&#160;&#160;</span>Vivanda composta di carne bovina o porcina e di lardo,
+e conservata in vasi di terra cotta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note99">
+<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&#160;&#160;</span>Era composto di pesce salato, cacio ed ova sode bollite
+nel vino e nell’olio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note100">
+<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&#160;&#160;</span>Narra l’Abbate di Conture in una sua memoria che questo
+Tiberio prendeva prima del pasto alquanta cicuta, sapendo essere
+il vino possente antidoto contro questo veleno. Così il timore di
+morire lo eccitava a bere più che da lui si potesse.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note101">
+<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&#160;&#160;</span>Cappotto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note102">
+<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&#160;&#160;</span>Questo narra Svetonio, mentre altri autori, più fantastici
+che saggi, tra cui Giustino, Ambrogio, Cirillo da Gerusalemme,
+Agostino, Filastro, Isidoro di Peluso, e Teodorato, danno quel
+volo per certo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note103">
+<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&#160;&#160;</span>Le Dionisiadi erano undici donzelle, che a Sparta prendevano
+parte alle feste di Bacco e si contendevano il premio
+della corsa detta Eudroma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note104">
+<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&#160;&#160;</span>Il tirso era un lungo bastone ornato in cima da un cono
+d’abete o di foglia d’edera o pampini. Era portato da Bacco
+e dai suoi adoratori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note105">
+<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&#160;&#160;</span>Maschera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note106">
+<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&#160;&#160;</span>Osteria di campagna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note107">
+<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&#160;&#160;</span>Deità terribile, che secondo i pagani imponeva la sua
+volontà al Destino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note108">
+<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&#160;&#160;</span>Ferisci il ventre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note109">
+<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&#160;&#160;</span>Narra Svetonio che più di 80,000 furono i colpiti dal flagello.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note110">
+<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&#160;&#160;</span>Barelle.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note111">
+<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&#160;&#160;</span>I congiurati che uccisero Caligola gridavano pugnalandolo:
+<i>Répete! Répete!</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note112">
+<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&#160;&#160;</span>Figlio nato da meretrice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note113">
+<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&#160;&#160;</span>Soldati di fanteria pesante armati di lancia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note114">
+<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&#160;&#160;</span><i>Mens bona nulla est sine Deo</i> (Epistola 73).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note115">
+<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&#160;&#160;</span>Cleanto credeva che le anime tutte durassero fino alla
+combustione totale del mondo, ma Crisippo prometteva questa
+durata solamente alle anime dei savii.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note116">
+<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&#160;&#160;</span>Essa sopravvisse pochi anni, ma pallida sempre pel sangue
+perduto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note117">
+<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&#160;&#160;</span><i>Dispensatori</i> erano gli schiavi, che in una famiglia compivano
+l’ufficio di segretari e ragionieri. I <i>Cancellieri</i> erano
+gli scrivani principali, che presiedevano un certo numero di scrivani
+iuniori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note118">
+<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&#160;&#160;</span>Polvere finissima, di cui i lottatori si cospergevano per
+aver ciascuno più salda presa sull’avversario.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note119">
+<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&#160;&#160;</span>Condotta in Roma nell’anno 610 dal Pretore Quinto
+Marcio, al quale il Senato ordinò il risarcimento delle forme
+dell’Appia e dell’Aniene Vetere, stanziando per le spese otto
+milioni di sesterzi. Quinto Marcio riunì in un gruppo le varie
+sorgenti della Valle d’Arsoli, e le condusse a Roma, e dal suo
+nome prese quello d’Acqua Marcia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note120">
+<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&#160;&#160;</span>Mosaico di pietre naturali e marmi a diversi colori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note121">
+<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&#160;&#160;</span>Corrispondente a 15,000 scudi romani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note122">
+<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&#160;&#160;</span>Nella quale si esponeva al publico la statua del Nume
+deposta su letto triclinare, e gli si offriva un banchetto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note123">
+<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&#160;&#160;</span>Da <i>averruncare</i> (togliere) perchè toglievano i mali.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note124">
+<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&#160;&#160;</span>Membri d’una delle quattro grandi corporazioni di Roma,
+che avevano l’ufficio di preparare il lettisternio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note125">
+<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&#160;&#160;</span>La <i>supplicatio</i> era preghiera fatta in ginocchio, a differenza
+della <i>praecatio</i> che si faceva in piedi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note126">
+<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&#160;&#160;</span>Garzoni addetti all’impresario delle pompe funebri, che
+lavavano ed ungevano i cadaveri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note127">
+<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&#160;&#160;</span>Un milione e mezzo di lire italiane. Quei vasi venivano
+dall’Oriente.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note128">
+<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&#160;&#160;</span>Il fatto del bagno alle sorgenti dell’Acqua Marcia e della
+malattia che ne fu conseguenza è raccontato da Tacito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note129">
+<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&#160;&#160;</span>Quest’uso che i romani chiamavano <i>jus imaginum</i> (diritto
+delle immagini) non poteva esercitarsi che dai Grandi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note130">
+<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&#160;&#160;</span>Con questo vocabolo venivano designate le legna da
+fuoco, sottomesse ad una preparazione per ben disseccarle ed
+impedire il fumo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note131">
+<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&#160;&#160;</span>Raccolta delle ossa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note132">
+<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&#160;&#160;</span><i>Ire licet</i> (è permesso l’andare).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note133">
+<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&#160;&#160;</span>Addio anima candida, la terra ti sia leggiera, mollemente
+giacciano le ossa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note134">
+<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&#160;&#160;</span>Publico banchetto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note135">
+<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&#160;&#160;</span>Bottega da barbiere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note136">
+<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&#160;&#160;</span>Ora Salaria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note137">
+<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&#160;&#160;</span>Bisogna che Cristo regni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note138">
+<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&#160;&#160;</span>Capanna fissa al suolo, differente da <i>mapalia</i> che era trasportabile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note139">
+<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&#160;&#160;</span>Botteghe per la vendita delle derrate al minuto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note140">
+<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&#160;&#160;</span>Carro a due ruote.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note141">
+<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&#160;&#160;</span>L’orazione fu poi trovata nel suo scrittoio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note142">
+<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&#160;&#160;</span>Così erano chiamati tutti gli arnesi d’un letto, cioè guanciali,
+coperte, materassi, ecc., ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note143">
+<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&#160;&#160;</span>Maschera buffonesca come Macco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note144">
+<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&#160;&#160;</span>Cantine.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note145">
+<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&#160;&#160;</span>Cava di pietre.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78242 ***</div>
+</body>
+</html>
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