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XXII_] + + + LA FIGLIA + D’UN + GHIBELLINO + + + ROMANZO STORICO + + RISGUARDANTE MILANO + AL COMINCIARE DEL SECOLO XV + + + DI + GIOVANNI CAMPIGLIO + + + VOLUME II + + + + Milano + PER GASPARE TRUFFI + Cont.ª del Cappuccio N.º 5433 + M.DCCC.XXX + + + + +CAPITOLO XIII. + +LA PROMESSA + + +La sera antecedente ritirandosi dal Castello del Pusterla, ove +era penetrato protetto dal suo travestimento, Arrigo Bianchi ebbe +pienamente ad accorgersi quanto rigorose su lui fossero per ricadere +le conseguenze funeste della sua vendetta. — Maledetto, — sclamò egli, +— il momento in cui io pensai col sangue vendicare il sangue: ecco +il frutto predetto, ecco verificato l’oracolo di quel buon nunzio di +verità che a me mandato avea il cielo, ed a cui l’inferno mi ha fatto +chiudere gli orecchi. + +Nè fu quindi con suo stupore che a lui presentossi il Falconiere di +Giovanni Pusterla, dalle cui mani ricevette il cartello di sfida, +che lo invitava a ritrovarsi presso la nota Cappella del Marliano per +render ragione del fatto insulto. Che far doveva? Se egli rifiutava +sarebbe stato tenuto in conto di vile, e come tale chiusa gli era +ogni via di riconciliazione col fiero suo nemico. Dubbio essere non +può nella sua scelta: il caso l’avea preveduto, ed avea ferma la +risoluzione: — O io perirò per sua mano, — egli avea detto a sè stesso, +— e poco male per me sarà perdere questa vita che già mi si fa odiosa, +o colla mia generosità, vincendo, placherò il Pusterla, e sarà forse +un passo fatto verso di _lei_ senza cui la vita per me non ha più +allettamenti. — Egli accettò la sfida, e passò la notte nella più tetra +tempesta di pensieri, e verificò ciò che tante volte accade, che il +sonno è più volte nemico anch’esso dell’infelice. + +Finalmente il lucente disco del sole mostrossi sull’orizzonte. — +Insensibile ai desiderii ed ai timori dell’uomo, con moto misurato, tu +sole odioso percorri la tua carriera. Io, al tuo cadere più non sarò +che un immobile cadavere, o se vivo, sarò forse il più infelice che +l’aure respiri da te riscaldate. Se la mia mano versasse il sangue +del mio rivale, la mia infelicità non sarebbe paragonabile nemmeno a +quella di colui che commise il primo fratricidio sulla terra. Ma io non +tenterò che di disarmare il forte mio antagonista. Egli bene mirerà +dritto al mio cuore; e se mi toglie la vita andrà vantandosi del suo +trionfo. Anche questo mi strazia. Ma io non farò altrimenti; non farò +altrimenti; io il giuro a te, vaga luce dietro cui sospira il cuor mio. +Oh se il destino prima a me ti avesse mostrato!... Ma la mia sorte è di +ferro, me non aspettano che orribili sciagure. Io sono il più infelice +dei mortali! + +«Le bellezze della natura, le dolcezze dell’amicizia, la vigoria +de’ miei pensieri, speranze più rimesse, più varie, abbellirono +modestamente prima che io ti conoscessi la mia esistenza. Ma poichè +tu o sole abbagliante ti alzasti, tutti sparirono i primi e modesti +ornamenti del viver mio; senza di te la mia vita io or la aborro. Tu +sola empi tutto il mio cuore; ogni altro desiderio ne cacciasti; e +se tu il lasci, egli vuoto rimane in preda alla più tetra solitudine. +Funesto amore, tu mi incateni e sei il mio tiranno. Io non credeva che +tanto duro fosse il tuo giogo! + +«Ma pure io ho un amico, e lui non debbo frodar di una confidenza. Non +ignori Azzo l’impegno mio; egli abbia cura delle mie spoglie, se questo +giorno vede la cessazione di mia esistenza. — Egli chiamò un famiglio e +il mandò in traccia di Azzo; e questi entrò poco dopo nella stanza. + +— Azzo, la catena de’ fieri casi che ebbe principio colla morte del +Capitano non è che cominciata. I suoi funesti anelli si succedono con +una frequenza fatale. Oggi io mi batterò con Giovanni Pusterla. + +— Ebbene! Io v’invidio la vostra fortuna. Non potrei battermi io stesso +con un secondo? + +— E non è di già troppo fatale per me questo combattimento! Voi pur +sapete quali speranze esso distrugge. + +— Eh! via, ora capisco che volete dire, il vostro amore vi martella! Ma +se volete che al braccio del Pusterla opponga io la mia spada, voi non +avete, Arrigo, che a dire una parola. + +— No; il mio secreto a te l’ho rivelato perchè tu possa pensare ai +resti di un amico; qualora, presso la cappella del Marliani, io dovessi +nel combattimento lasciar la vita. + +— Tolgalo il cielo! — sclamò Azzo, e succedette a queste parole per un +istante il silenzio più profondo. + +— Ma quale maniera è questa di riparare i torti! — sclamò Arrigo. — Un +giudizio che porta seco una pena sì rigorosa, un giudizio sì incerto in +cui la forza e la prontezza del braccio dà luogo al reo di vantarsi di +innocenza; e colui che dovea chiarirsi tale spira sul campo sanguinoso, +vedendo con disperazione il trionfo del suo rivale! Ah quale +demonio introdusse nel mondo tale peste de’ singolari combattimenti! +L’ignoranza sola potrà adottarli e proclamarli giudizi di Dio; e solo +il nemico del genere umano potrà unirvi una larva di onore, e così +radicarli per tutta la terra. + +Azzo non era forse d’egual sentimento; ma Anselmo in questa comparve +nella camera, e disse che un messaggio di Franchino Rusca portava una +lettera per Arrigo Bianchi. + +— Che sarà mai? — disse costui; — fatelo entrare. + +Subito entrò il messaggio, tutto grondante di sudore ed ansante, e +consegnò una lettera ad Arrigo, per la quale avea ordine di attendere +la risposta. + +— E che? — disse Arrigo dopo avere scorsa frettolosamente le lettera. — +Facino Cane si apparecchia ad assalire il castello di Erba per torlo ai +Rusconi? Or bene, Azzo, o io lascierò oggi questa vita odiosa, o chiuso +nel castello di Erba la venderò a caro prezzo in favore di un antico +amico e mio alleato, e per una causa di onore; chè già a noia mi torna +la vita. Torna al Castello, — vôlto al messaggio poi soggiunse, — torna +al tuo signore e digli che Arrigo non lo abbandonerà nel suo bisogno; e +che volentieri acconsente di unirsi seco per respingere i suoi nemici. +Torna, e reca tosto al Rusconi la mia risposta. — Il messo subito si +ritirò. + +— Se io cedessi in questo singolar combattimento di cui l’ora omai è +vicina, tu Azzo ti porterai nel Castello in luogo mio, ed al Rusconi +darai la notizia della mia morte. Mezzodì omai non è lontano. Verrai tu +meco fino al principio del bosco fatale? + +— E potrei, io, anche se lo volessi, non seguirvi da lungi, Arrigo? Or +via, eccomi al vostro fianco; di imperturbabilità rivestite il vostro +petto; pensate che la freddezza è necessaria nel combattimento; e +ponete tregua ai mille pensieri che si affollano nella vostra mente. +— Così il feroce Azzo tentava ridestar l’antica fermezza d’animo +nell’amico, che nulla gli rispose. + +Entrambi un istante dopo si posero in cammino. Silenziosi a lungo +passo procedevano, e la mesta foresta nella quale già poneano piede +era bene scena consentanea all’espressione cupa delle fisonomie dei due +personaggi che in essa si addentravano. + +Come Arrigo ebbe mossi alquanti passi fra di essa, arrestossi e così ad +Azzo disse: + +— Qui, Azzo, m’attendi; e se fra un’ora io non compaio, allora ti +inoltra nel bosco, e pensa alle spoglie dell’amico che avrai a far +riporre nel sepolcro. In questo caso, tue sono le mie ricchezze; +in questa carta te ne fo il dono. E quest’altra, — egli soggiunse +porgendogli un altro foglio, — questa fa che l’abbia la figlia del +Pusterla. Io le domando il tributo di una lagrima sola nella sua stanza +solitaria. Amico, addio. + +— In nome di tutti i santi, non perdete il vostro coraggio, Arrigo! +— sclamò Azzo. — Ma egli non mi ascolta! Ah il mio cuore è lacerato +dai presentimenti più crudeli. Ma io non godrò giammai della trista +conseguenza di una sua disgrazia. Foglio sciagurato, va all’inferno. — +Ed Azzo, il cui cuore era nobile non meno che feroce, stracciò la carta +di donazione, e battendosi la fronte colla destra si assise su un sasso +che era a due passi lontano da lui. + +Frattanto Arrigo a passo frettoloso al luogo fatale ove combattere +doveva si avvicinava. Ma quale fu il suo stupore, di lontano vedendo +su quella piazzetta, non già il Pusterla, siccome ei si attendeva che +impaziente lo aspettasse, di già trascorsa essendo l’ora di mezzodì, ma +un gruppo di tre persone confuso, delle quali una sembrava avere forme +femminili ed una bianca roba ricoprirla. Quel luogo, il turbamento +dell’animo suo, le idee superstiziose a que’ tempi impresse anco negli +animi più elevati lo fecero un istante esitare. + +— Fosse egli vero adunque che presso quella cappella, su quella angusta +piazza, ritornassero le ombre infelici di vittime della sventura! +Aprirebbero adunque veramente i sepolcri la loro bocca e ridonerebbero +le loro prede, e le anime di giù giudicate ritornerebbero a sospirare +nei luoghi che loro furono funesti! — Quale presagio era quello! Ahi +quella triste comitiva forse lui aspettava nel suo numero: — Infatti +non sono i miei casi in gran parte ai loro conformi? Ma che vaneggio +io! — poi soggiunse, — forse quelle fantasime sono create dal mio +spirito; la mia immaginazione dà loro corpo, ed il mio animo, scosso e +debole, nel suo secreto le paventa. Se meco fosse Azzo, ei non vedrebbe +quelle forme. — Impugnava quindi la spada, e con passo più lento sì ma +eguale e solenne si avanzava. + +— Ma vedi, — egli fra sè diceva, — uno si è scostato! Oh Vergine, se +sono illusioni, sgombrale da’ miei occhi! Abbastanza non ho io pensieri +funesti che mi avvelenano l’anima? Vedi, spiriti o carne sieno, mi +hanno scorto. Quale apparizione funesta! Quai forme la mia mente in +essi mi figura! _Lei, lei_ che cagione è sola delle mie angoscie; ed +egli, egli quel santo vecchio che pur troppo profeta fu di questi mali. +— Arrigo si arrestò un istante, dubbioso se il suo cammino proseguire; +di poi fermata una risoluzione, e tanti affetti affollandosi nel +suo petto, sicchè nessuno distinto prevaleva, avanzossi siccome il +sonnambulo cammina, e siccome un egro uscito di sentire, od automa che +muovesi solo per l’impulso di una molla segreta. + +Egli avanzossi; giunse dinanzi alla donzella, ch’egli non sapea a sè +stesso spiegare se carne fosse o fantasima vaporosa, chinò un ginocchio +a lei innanzi, e in quello stato immobile rimase senza profferire una +parola. + +— Signor Arrigo, — disse allora Beatrice, — e perchè queste +dimostrazioni cavalleresche di rispetto verso di me, cui nell’istante +stesso voi venite per torre il padre? Io so a che fare qui venite. +Colui che già oltraggiaste, ora spegnere voi volete... Ma no, — +s’interruppe la fanciulla; — no, io sono ingiusta; io so che tale +essere non deve la vostra intenzione! + +— Ahi, — disse Arrigo con voce commossa. — Il mio destino... + +— O piuttosto la mano del Signore, — disse frate Paolo, alzando gli +occhi al cielo; — la mano del Signore... + +— No, no, padre, io sono l’offesa, ed io debbo fare le mie rimostranze, +— l’interruppe Beatrice. — Ebbene, convenite che, poco generoso, le +vostre intenzioni dai fatti assai discordano. A elle state a’ miei +piedi? Un fortunato caso impedì al padre mio di qui trovarsi, ed io, +sovrana de’ vostri pensieri, in questa forse estrema volta che noi ci +troviamo sì dappresso, io vi comando che giammai non snudiate la spada +contro il mio genitore. Voi dovete al dolore della figlia sacrificare +una vendetta che tende a privarla del padre. Promettetelo, in nome +delle più dolci vostre lusinghe. Non rispondete? Ahi se vedeste quanto +lacerato sia questo cuore, quale angoscia ora lo strazii, la pietà, se +non la cortesia, vi muoverebbe a tutto promettere. Ah! i miei orribili +terrori dunque si verificheranno! Vedrommi io un giorno per cagione dì +queste orrende inimicizie l’insanguinato corpo del caro mio genitore a’ +miei piedi...! + +— Ah no, tacete; io ve lo giuro pel cielo che ci ascolta, per la terra +che gli è sottoposta, per quanto v’è di più sacro e terribile in questo +e nell’altro mondo; no, il mio ferro giammai contro quello del padre +vostro si scontrerà, senza cadere al suolo nel suo primo urto. + +— Il cielo vi benedica! il cielo vi protegga! egli vi assecondi ne’ +vostri più cari desiderii! Che se forza hanno le preghiere degli +afflitti presso il trono dell’Onnipossente, incessabili saranno le mie, +perchè abbiano una volta fine queste discordie fatali. Deh, alzatevi, +generoso mio liberatore! La più indelebile gratitudine per voi si +scolpisce nel mio petto; ed eccovi in segno di pace la mia destra. Ma +ora nulla più mi trattiene; nè più qui debbo rimanere. Addio, addio. — +Ciò detto, colla leggerezza appunto di una fantasima, di là si tolse. + +Arrigo alzatosi sembrava una statua, non osando muovere un passo per +trattenerla, e solo cogli occhi pieni di una inesplicabile loquacità +accompagnando la bella apparizione che a lui si sottraeva. Frate Paolo +alzò al cielo uno sguardo; e forse fece una breve orazione, che Arrigo +non intese, quindi dicendo: — Sia benedetto il nostro Dio che ci ha +consolati, — si diede a raggiungere la sua compagna. Questa, leggera +siccome un capriolo, rugiadose le belle luci di lagrime espresse +dall’amore, dalla riconoscenza, dalla pietà e dalla consolazione, a +grandi passi dal centro si scostava della foresta. + +Poichè Arrigo la ebbe perduta di vista, sclamò: — Fu dunque vero corpo +od una invidiabile apparizione! Ma io la vidi, io strinsi la sua destra +di pace, e il cielo mi tratti con tutto il suo rigore se io manco +alle fattele promesse: quale sarà per me compenso il pensare, in ogni +evento, che io glielo promisi! — Egli volse ancora lo sguardo dalla +parte per la quale era scomparsa, e non vedendo che l’invido velo della +foresta, sclamò: — O Cielo, io troppo oggi ti oltraggiai, detestando la +mia esistenza; posso io essere più fortunato, se quell’anima generosa +stessa ti prega pel mio bene, se io ho tocca in pegno di pace la sua +destra! + +Egli quindi si pose in viaggio per tornare. I suoi pensieri prendevano +un corso ben diverso da quello che prima aveano seguìto. Una incerta +speranza di felice avvenire rischiarava le tenebre che aveano prima +contristato il suo cuore. I suoi pensieri, melanconicamente dolci, +succedendosi gli istanti a lui passavano con una rapidità da qualche +tempo da lui non conosciuta. L’uomo pur troppo tende a crearsi +agevolmente la dolce idea di una fortuna che sovente giammai non trova. +Egli trascorse la foresta senza quasi avvedersi; e parvegli un istante +il momento che lasciò il luogo ove tanto miglior piega avea preso il +suo destino, e quello in cui rivide l’amico suo, che, simile ad un +forte collocato in un posto avanzato e pieno di perigli, stava tosto +combattuto dal sospetto ad aspettare il suo ritorno. + +— Il cielo sia lodato! Dunque è caduto a’ tuoi piedi l’altero +Ghibellino? — sclamò Azzo con un sorriso di orgoglio. + +— Dio nol voglia! — rispose Arrigo. — No, il combattimento non ebbe +luogo. Tutto saprai: per ora sappi che il Pusterla mi ha fatto sapere +che non poteva trovarsi al luogo del convegno. + +— Conviene dire che Facino lo abbia visitato nel suo castello. + +— Ciò può essere. Ed appunto la mia parola mi obbliga a portarmi nel +Castello di Erba in soccorso del Rusconi. Ma tu, tu sarà bene che resti +per ogni avventura in custodia del mio. Facino odia i Guelfi e potrebbe +chiudere un occhio se alcuno tentasse saccheggiarlo. Sceglierà il +Carcano, a suo piacere, o di seguir me, o di restar teco, come crederà +più conveniente. + +Fatta questa risoluzione, avendo il Carcano preferito di chiudersi +nel forte castello di Erba, che ben munito essendo di vettovaglie era +stimato poter resistere assai lungo tempo, in compagnia di Arrigo andò +ad Erba, e senza che nulla loro accadesse, entrarono in quel Castello. + + + + +CAPITOLO XIV. + +LO STRATAGEMMA + + +Siedeva il Castello di Erba su di uno dei piccoli colli vicini +all’erta su cui è posto il borgo di quel nome. Ancora pochi anni sono +si vedevano gli antichi avanzi delle sue fortificazioni: ora più non +ne rimane vestigio, fuorchè i vasti ammassi di pietra, che, a certa +profondità nel suolo incontrandosi, ancora attestano la solidità delle +sue torri e delle antiche sue mura. + +Verso settentrione e verso ponente due non vasti colli gli stavano +vicini. Da quella parte appunto più fortificato dall’arte era quel +ragguardevole forte che più volte avea resistito agli assalti del +nemico, e che più volte però avea cangiato di padrone in quegli ultimi +tempi. Ivi si era gittato nel 1404 Pandolfo Malatesta, respinto dalle +armi di Facino e de’ Rusconi, allora alleati del Duca; più tardi, per +corruzione di quel castellano, era passato in possesso di Franchino +Rusca, che signoreggiava Como del quale si era eretto tiranno. Ora +finalmente venìa Facino per rivendicare il diritto che su di esso +tuttora serbava la Casa Viscontea. + +Era il castello d’Erba adunque, siccome abbiam detto, una fortezza +assai ragguardevole. Un forte recinto poligono munito di sei torri e +varie bertesche opponeva da ogni banda i suoi lati bene fortificati +agli aggressori. Che se a questi riusciva di aprire una breccia in +quelle mura poste a poco più che metà della collina, tuttavia non eran +privi di difesa gli assediati, che riparavano nel corpo del Castello, +munito di una fossa, ed avente forti mura merlate, torricelle, ed +inoltre un gran torracchione assai più antico da una parte, che formava +come il nucleo della fortezza, e che veniva perciò appunto chiamato il +maschio. + +In altri tempi una tale fortezza sarebbe stata pressochè imprendibile. +Però ora già cominciavasi ad introdurre negli assedii le bombarde, +che con terrore degli assediati crollavano mura prima credute +inespugnabili; ma oltrechè quelle artiglierie erano ancora scarse, +erano inoltre sì pesanti e difficili a maneggiare, che l’effetto era +tuttavia ben lontano dal pareggiare in minima parte l’impeto infernale +di quelle di oggidì. + +Il giorno stesso del suo arrivo, Facino Cane mandò varj drappelli di +cavalli leggeri a sorvegliare il Castello perchè nessuno vi facesse +entrare vittovaglie; e il giorno seguente cominciò a lavorare un campo +sui due colli che, come abbiamo detto, stavano a poca distanza dalle +mura della fortezza. + +Egli fece anche occupare il borgo di Erba da alcune squadre; e per tal +modo egli apparecchiavasi all’assalto del primo recinto di mura. Egli +avea da principio sperato che, atterriti i Rusconi, sarebbero venuti +tosto a patti; ma si ingannò; alla intimazione che loro fece fare, per +mezzo di un trombetta, gli venne risposto: «Che quel diritto stesso che +il Duca pretendeva avere su di Erba lo avea Franchino Rusca signor di +Como, che l’avea conquistata. Ma che il Rusconi credea che non il Duca +fosse l’autore di quella guerra, il Duca col quale già da più anni era +in buona armonia, sibbene l’ambizioso Facino, che il Duca avea messo +in ceppi, e che aspirava a spogliarlo d’ogni dominio. Insaziabile +essere la sua ambizione: già Alessandria, Tortona, Novara e più terre +del Milanese egli avea usurpate; ora aspirava ai possessi altrui, e +molestava i Rusconi che in nulla lo aveano offeso. Ma essi confidavano +nella giustizia della loro causa: coll’aiuto del glorioso sant’Abbondio +difenderebbero Como e le sue dipendenze. Non temevano Facino.» — +Deposta adunque ogni speranza di accordo, Facino facea gli apparecchi +per avere il suo intento colla forza. + +Frattanto nell’interno del Castello gli assediati si disponevano ad +opporre una vigorosa resistenza. Per verità i soldati del Ruscone erano +un poco disgustati dalla severità di Franchino, che passava per assai +rigido e anche crudele, ma d’altra parte una buona paga e le molte +promesse li spronavano gagliardamente a mostrare in quella congiuntura +il loro valore; chè non aveano motivo a credere di essere nelle loro +speranze delusi. Pertanto ciascuno si proponeva fare il meglio che +poteva perchè il nemico non trionfasse, e con gran diligenza erano +sorvegliate le mura e le torri, e si stava in un continuo allarme per +non lasciarsi sorprendere in nessun modo. + +Facino, il quale aspirando a maggiori imprese, volea risparmiare +i suoi, mollemente attendeva a bombardare le mura; nè pensava a un +generale assalto. Egli meditava invece uno stratagemma; e fingendo +di ritirarsi con una metà delle sue truppe diede ordine all’altra +comandata da Estore di rimanere inattiva e dar segni di timore. Egli +venne intanto a Parravicino, e sperava che presa gli assediati fiducia, +sarebbero usciti per combattere; ed allora, cadendo loro addosso +senz’altro avuto avrebbero la peggio, e quindi per terrore il castello +si sarebbe arreso. + +Diffatti il Franchino Rusca, lasciatosi ingannare da quelle apparenze, +concertò col Bianchi e con un suo nipote che avea seco, giovine +generoso e che avea nome Lodovico Rusca, di sortire una notte +ad assaltare d’improvviso da due differenti parti il campo degli +assedianti. Solo due cento cinquanta uomini essere scelti dovevano per +quell’impresa; il restante della guarnigione, di forse altri cento +cinquanta uomini, sarebbe rimasto in guardia del Castello sotto il +comando di capitani di minor conto; e con essi restava il Carcano, che +sebbene narrasse di sè mille prodezze, pure non sapeva mai risolversi +a lasciare il suo posto nel mastio, che certamente era il luogo più +sicuro. + +Concertata pertanto ogni cosa, una notte in cui maravigliosamente +protetti si credettero dalla oscurità del cielo, perchè dense nubi +coprivano la luna, allora nel suo primo quarto, vedendo scarsi fuochi +nel campo, uscirono dal Castello in tre drappelli, due de’ quali erano +destinati ad assalire il campo, il terzo dovea stare in guardia perchè +non venissero côlti da altre truppe alle spalle. Lodovico Rusca assalir +dovea la parte del campo posta sul colle che guarda settentrione; +il Bianchi l’altra, cioè quella posta sul colle a mezzodì; Franchino +Rusca dovea assicurar loro le spalle. L’impresa era ardita; e potea +avere buon riuscimento, sorprendendo un campo in cui il nemico sembrava +immerso nel sonno e male in guardia. Ma non sapeano che Facino tutto +facea spiare attentamente. + +Ma sebbene Facino prevedesse il caso e subito da alcune sentinelle +a quest’effetto collocate gliene venisse dato avviso, il campo era +veramente negligentemente guardato ed i soldati immersi nel sonno. +Pertanto le due schiere che attaccar lo dovevano, non solo senza +opposizione superarono i ripari poco forti dell’accampamento, ma in +esso spargendo il terrore, Lodovico Rusca fu il primo a farvi assai +grande macello: ma i Ducali però non tardarono a riunirsi, accesi +molti fuochi, ed opporgli una vigorosa resistenza. Poco dopo attaccò il +campo dal lato opposto Arrigo Bianchi, e nuovamente allora le armi de’ +Rusconi parvero prevalere, sebbene assai inferiori in numero, protette +dalle tenebre che non bene lasciavano distinguere dagli amici i nemici, +ed avendo incontro soldati mezzo spogli ed oppressi dal sonno, fra i +quali gli ordini dei capi erano male intesi e male eseguiti. + +Ma ben presto cangiarono d’aspetto le cose. Non appena ebbe l’avviso +Facino della mossa del nemico, che subito fatte armare le sue genti +posesi egli alla testa dei cavalli; e dei fanti una metà diede a +comandare a Giovanni Pusterla, l’altra metà a Francesco Bussone, +detto il Carmagnola, perchè nativo di quel luogo, il quale militava +con un piccolo comando nel suo esercito, ma cui egli assai bene +conosceva siccome uomo dotato delle più preziose doti per riuscire +sommo capitano, istancabilità, avvedutezza, valore, freddezza d’animo, +e prontezza nell’afferrare i partiti. E in fatti questo Bussone a +tanta rinomanza poi salì sotto il titolo di Conte di Carmagnola, che +pochi capitani lo hanno nell’Italia superato. Ma Facino temea la sua +ambizione; nè mai gli avea voluto dare maggior comando, stimando che, +conosciuto il suo valore, diverrebbe una buona spada in mano de’ suoi +nemici. + +Distribuita così la sua truppa, senza perdere tempo egli si pose +il primo in viaggio, e rapidamente si mosse verso il campo. Egli +si incontrò nella piccola schiera di Franchino Rusca, l’assalì, la +disperse; ma poichè sospettò, come era, che la comandasse Franchino in +persona, perdette assai tempo nel procurare di far tutti prigionieri, +inseguendo ogni uomo di quel drappello, per così finire la guerra: +ma il Ruscone, mediante la devozione di alcuni suoi prodi compagni ed +aiutanti di campo, riuscì, favorito dalla notte, e dalle selve vicine +in cui i cavalli non lo poteano inseguire, a salvarsi. Egli non fece +però nessun tentativo per ritornare nel Castello, ben conoscendo che +si sarebbe esposto con ciò al grave rischio di incontrarsi in altri +nemici; e quindi per deviati sentieri prese il cammino verso Como, da +cui sperava mandare in breve nuove forze a rinfrescare la guarnigione +del castello di Erba. + +Ma Lodovico Rusca, sebbene gli giungesse alle spalle un nemico non +meno possente, quale era il Bussone, resisteva con grande coraggio +e deliberazione. Il Bussone però ciò vedendo, con quell’avvedutezza +che gli era particolare, sempre desideroso di acquistarsi fama, +fece sull’istante un assai ragionato disegno; e facendo ritirare +i suoi, mostrando timore, permetteva a Ludovico di ritirarsi. Era +sua intenzione, tenendogli dietro, incalzarlo nel momento che fosse +per entrare nel Castello, e, misto alle truppe di lui, in quello +intromettersi ed impadronirsene. A tanto benefizio non sarebbe +stato finalmente insensibile Facino, e gli avrebbe accordato al fine +quel grado che egli ben sapeva di meritarsi. Non mai fu concepito +più prontamente un disegno, nè più felicemente di questo condotto +a termine. Lodovico Rusca avendo potuto ordinarsi per ritirarsi, +vedendosi poco combattuto, procurava salvare sè stesso e la sua piccola +schiera. Il Carmagnola lo seguiva, molestandolo leggermente; ma quando +fu più vicino al Castello, e che la porta ne fu aperta, con gagliardia +ed impeto grande gli fu addosso, e meno attendendo a ferire che ad +entrare, in breve fu colla sua schiera nel Castello, la cui guarnigione +appena ebbe il tempo di rifuggire nel secondo recinto e alzar i ponti, +non senza lasciar di fuori alquanti prigionieri. Trionfò il cuore del +Carmagnola, poichè il primo recinto fu in suo potere, e poichè vide +coronata di ottimo successo un’impresa di cui egli solo tutto aveva +l’onore. + +Ma nel mentre un fatto sì importante qui avea luogo per opera del +Carmagnola, altri avvenimenti non meno notevoli accadevano nel terzo +punto ove avea luogo il triplice combattimento. Giovanni Pusterla, a +capo della sua schiera, nella quale pur sotto le armi militava una +antica nostra conoscenza, il bravo Giorgio Tanaglia Falconiere nel +castello, — Avanti, — gridava ai suoi seguaci: — avanti; ma uniti in +ordine per non confonderci col nemico. Guarda che confusione hanno +posto que’ cani di Comaschi nel campo! ma ora mi sapran dire come si +può stare fra l’incudine ed il martello; e saran veramente i pifferi di +montagna che vanno per sonare e sono invece sonati. Alto, Tanaglia, tu +sta indietro ad assaltar coloro che si sbandano; io vado innanzi col +grosso a martellarli alle spalle. — E così dicendo, con gran coraggio +si avanzava, seguito da un buon numero di gente bene armata, ed entrato +nel campo, andò porgendo soccorso e richiamando l’ordine ove più era +bisogno; sicchè i nemici, scoraggiati, non cercavano più che salvarsi +in mezzo alla confusione. Avea di tal modo il Pusterla già cangiato +forse cinque volte il punto su cui combatteva, nè ancora l’ordine era +del tutto nel campo richiamato, quando giunto in un nuovo punto ove +era feroce mischia, si avvide, al chiarore di un fuoco vicino, che chi +sosteneva l’impeto dalla parte nemica era il giovine Arrigo Bianchi, +che con un drappello de’ suoi ben armato, andava cercando di farsi +strada per ritirarsi. — Largo, largo, — sclamò allora il Pusterla; — +largo, che con colui voglio provarmi io stesso; — e quindi soggiungeva: +— Arrigo Bianchi, contro di me vi volgete. — Così gridando si +avanzava verso il giovine; ma questi volgendo al suolo la punta della +spada disse: — Giovanni Pusterla, io ben vedo che inutile è omai la +resistenza: eccovi la mia spada; io sono vostro prigioniero. + +— Ah! questo non vi pare dunque il momento per saldar i nostri conti? +Ebbene, io raccolgo la vostra spada. Sia costui custodito. + +Passò oltre il Pusterla; e poichè veramente non vi era altro mezzo di +salute, anche i pochi compagni di Arrigo amarono piuttosto arrendersi +che, senza quasi speranza alcuna, tentare la sorte troppo ineguale +delle armi, ora che non un nemico mezzo spoglio aveano a fronte, ma +buone schiere fresche ed armate di tutto punto. + +Dopo una mischia sì vantaggiosa per le armi di Facino, e come costui +ebbe udita la notizia che il primo recinto del Castello di Erba era +in sue mani, il Capitano del Duca Facino si dispose ad accompagnare il +Pusterla al suo castello di Parravicino per ivi prendere egli stesso il +necessario riposo. + + + + +CAPITOLO XV. + +LA GELOSIA + + +Ma Facino Cane in mezzo a così lieto successo aveva un pensiero che gli +dava noia, e questo risguardava lo stesso successo del Carmagnola. + +— Colui, — dicea fra sè, — diverrà senza dubbio un abilissimo capitano. +Ha l’ardire del più valoroso dei soldati; l’imperturbabilità stessa +che a me tanto giovò nelle mie prime imprese, allorchè la gioventù mi +sorrideva; e in prontezza mi supera e ne’ stratagemmi. Grande danno a +me sarebbe se il merito di costui venisse a farsi al mondo palese; guai +se il Duca lo riconosce! A capo di un’armata, egli potrebbe essere il +maggiore degli ostacoli al progresso di mie vittorie; e ancora rapirmi +forse ciò che con tanti sudori mi sono acquistato. Conviene in qualche +modo torgli i mezzi di rendersi celebre: ovunque a lui l’occasione +si presenti, egli manifesta la sua bravura. Più si distingue costui +comandando dieci uomini, che non gli altri capitani che hanno maggiore +autorità fra le mie schiere! Ma come l’allontanerò io dalle imprese +guerresche, senza dargli sospetto di mia malevolenza? Un’idea mi si +presenta! Veramente ciò non concorda col mio disegno di amicarmi i +Guelfi; ma questo Bussone, questo Bussone vuolsi pur rimovere da ogni +occasione di illustrarsi. Egli è ambizioso, io lo conosco; ed egli è +anche fortunato. Afferra con prontezza le occasioni; sa giovarsene +con sagacità; un’aura a lui propizia ognor spira. D’altra parte io +renderò anche vani i suoi sforzi. Sì, il manderò con pochi soldati, +lo incaricherò solo di sorvegliarlo. Intanto, senza lui assalterò il +Castello di Erba. Quindi, o libererò il Castello del Monte, o presolo +lo potrò ridonare per amicarmi i Guelfi al suo possessore. + +Il giorno appresso adunque Facino tornò al suo campo, col Pusterla, +deliberato di tentare l’assalto del Castello. Ma prima, fatto a sè +venire il Carmagnola, e ricolmatolo di lodi e di carezze per il +successo ottenuto, gli disse, che a lui affidava novello carico. +— Importa, — egli soggiunse, — mostrare ai Guelfi, che tuttavia +si mostrano nemici miei non meno che dello Stato, che male loro +starà prestando mano ai ribelli del Duca. Arrigo Bianchi, che ora è +prigioniero del Pusterla, si era unito al nostro nemico; ora contro +di lui voglio dare un esempio di rigore. Io voglio togliergli il +suo castello, e darlo al sacco o diroccarlo. Però, con cinquanta +de’ nostri, tu andrai a bloccarlo, e, se agevole trovi l’impresa, lo +assalterai. Che se a te non verrà fatto impadronirti di quella vecchia +rôcca, preso il Castello di Erba in un attimo con maggiori forze cader +farolla nelle mie mani. + +Il Bussone parve subito indovinasse l’idea di Facino, e si morse le +labbra di dispetto e seriamente rispose: — Che a lui non restava altra +alternativa che di ubbidire; — e disdegnosamente voltò le spalle, e si +preparò a lasciare il campo. + +Un’ora dopo il Bussone era di già partito, e Facino avea disposto ogni +cosa, e dati gli opportuni ordini per tentare un assalto generale al +castello, e grande era la sua speranza di riuscire in quell’impresa: in +suo potere era il primo recinto, e dalle mura di quello, e dalle torri, +facile assai gli era il bersagliare i difensori, intanto che altri +tentassero di scalare le mura ove più basse apparivano, od aprirvi una +breccia ove sembravano meno forti o già state altre volte danneggiate +e per trascuranza non abbastanza bene riparate. Scarsa ancora doveva +essere la guarnigione che le difendeva, e scoraggiata dal cattivo esito +dell’impresa tenuta la sera antecedente; ardenti all’incontro erano le +sue schiere, ed animate dalla vittoria recente. Per accrescere il loro +ardore, Facino fu ancora largo di promesse a chi più valore mostrasse +in quella fazione. + +Ma d’altra parte, fra gli assediati eravi un prode di gran valore +dotato ed inflessibile coraggio, l’indomabile Lodovico Rusca; ed un +buon capo assai può in tale circostanza. La sua guarnigione era scarsa +sì, ma potea bastare a resistere per molti giorni; e poichè Franchino +Rusca era riuscito a far pervenire avviso agli assediati che, in capo +a dieci giorni avrebbe loro mandato soccorso, non dubitava Lodovico +di potere per sì breve tempo difendersi. Egli adunque incessantemente +vegliava perchè le guardie fossero attente nel custodire i loro +posti, e sostituì ai capitani caduti o morti o prigionieri nell’ultima +sortita, altri da lui creduti capaci di farne le veci, ed in ciò solo +fallò che diede un comando anche al Carcano che perfettamente non +conosceva. + +Con gran vigore Facino Cane fece dar principio all’assalto. Enormi +sassi venivano lanciati verso il castello dai mangani e dalle petriere; +traevano furiosamente le bombarde; l’incessante bersagliar delle +balestre facea sì che a mala pena potessero nelle più favorevoli +posizioni sostenersi sulle mura gli assediati protetti dai loro merli. +Frattanto anche il gatto si accostava alle mura per tentare di aprirvi +una breccia, colmata con fascine la fossa colà ove la macchina accostar +dovevasi. Ma anche gli assediati dal loro canto rispondevano agli +assalitori coi mangani, colle spingarde, colle balestre, e di più con +sassi e cenere che giù versavan dalle mura su coloro che tentavano di +scalarle; e soprattutto grande era il grandinare delle pietre che da +ogni parte faceano piovere coloro che stavano sulla cima della gran +torre o sia il mastio del Castello. + +Travagliandosi così dall’una e dall’altra parte gli assalitori e gli +assediati, eransi di già nella penosa impresa consumate parecchie ore, +quando Facino fece sospendere il furor delle artiglierie e delle sue +macchine, facendo mostra di voler differire ad altro giorno l’assalto, +forse per ricominciarlo più furiosamente quando gli assediati dati si +fossero a un poco di riposo. E tale diffatti era il disegno di Facino, +il quale freddamente esaminando i guasti di già fatti nelle antiche +mure che preso aveva ad espugnare, stava appunto meditando da qual +parte raddoppierebbe l’impeto dell’assalto per ottenere, prima che il +dì cadesse, la vittoria. Ogni indugio gli sembrava noioso. Oltrecchè il +Franchino Rusca si sapeva che era fuggito, e non dubitavasi che fra non +molti dì sarebbe con soccorsi ricomparso; egli credea essere dell’onor +suo l’ottenere con un vigoroso assalto quel Castello; altrimenti assai +più si sarebbe parlato del successo del Carmagnola, e non poco, nel +confronto, perderebbe del suo splendore la sua fama. + +Egli trovavasi adunque in una sospensione di animo assai noiosa, ed +apparecchiavasi a porre in opera ogni sua forza in un’impresa che pure +ardua assai gli rendea la bravura degli assediati; e ancora dubitava +di potervi riuscire; quando la fortuna, che ha sempre gran parte nelle +cose guerresche, non volle nemmeno questa volta abbandonare questo +suo creato, e nel momento stesso che egli stava immerso nelle più +serie meditazioni, ed avvolto in dubbii timori, a lui favorevole di +repente mostrò un lampo del suo sorriso, e gli mise nelle mani la tanto +desiderata vittoria. Diffatti, nel mentre che, dopo aver ben esaminato +lo stato delle mura del castello, tutto pensieroso e meditabondo +passeggiava in una stanza posta in una delle torri del preso recinto, +ove si era ritirato, ecco entrare il Pusterla a recargli l’avviso che +dal castello erano usciti alcuni parlamentarii a cercare di capitolare. + +— Si conducano tosto alla mia presenza, — disse Facino; e poichè il +Pusterla fu partito per eseguire il suo ordine, Facino facea a sè +quest’interrogazione: — Or come dopo sì vigorosa e felice difesa si +perdettero costoro così di coraggio? — Il nostro lettore anch’esso +forse una tale interrogazione fa a sè stesso; e noi non possiamo qui +lasciare di dargliene gli opportuni schiarimenti. + +Noi abbiamo già veduto che con imprudente e troppo incauto consiglio, +il valoroso Lodovico Rusca avea confidato un comando al Carcano, il +quale colle sue menzognere iattanze tanto empiva le orecchie di coloro +che stavano ad udirlo, che pure il credean capace, sebben vano, di +alcuna lodevole impresa. Ma la scelta non poteva essere peggiore, +come il lettore lo sa; e forse anche senza quella, egli sarebbe stato +un uomo fatale a colui che lo teneva al proprio fianco. Pusillanime, +codardo, versatile, e pronto ad immaginar ripieghi per salvare sè +traendo profitto da tutte le congiunture, in lui era quanto bastava +per formare un traditore. Durante l’azione vigorosa colla quale Facino +avea sperato prendere d’assalto il Castello, egli era stato piuttosto +ozioso spettatore che cooperatore coraggioso. Il Ruscone ne lo avea +rimproverato; e quel rimprovero finì per dar la piega alle idee già +mal rette del codardo, il quale meditò, qualora il destro gli si +presentasse, ribellare contro del Rusca la guarnigione, e con patti a +sè vantaggiosi dare a Facino la fortezza. La sospensione dell’assalto +gli somministrò occasione di meditare bene e condur a termine questa +suo disegno. + +— E quando mai, — egli pensò fra sè, — quando mai occasione più bella +di questa mi si presentò di acquistarmi il favore di Facino? Certamente +egli pagherà prodigalmente il servigio che io gli renderò, mettendo +in sue mani la fortezza. Questi cani di Comaschi, che mi promettono, +perchè io debba arrischiare la mia pelle per restar con loro? Mi +rampognano, mi danno del codardo. Ma in mal punto il dicesti, testa +piena di vento. Ecco che io al tempo stesso mi vendico di un’ingiuria, +e fabbrico la mia fortuna. Che dirassi di me in Milano? Io dirò che +venni oltraggiato, che mi vendicai; il fatto è notorio; mi loderanno. +E sarà questa la prima vendetta che io gusterò: potrò anch’io una +volta porgere il labbro ad un nappo sì periglioso. Ma e se io non +venissi secondato? Questo Rusconi sarebbe capace di farmi precipitar +dalla torre, come Manlio dalla rupe Tarpea. Qui sta il punto. Ci vuol +prudenza, ci vuole precauzione. Ma in mio favore sta la presunzione: la +guarnigione è molto scoraggiata; varii sono i feriti; se non vi fosse +quel demonio di Rusca, nessuno ardirebbe più caricare una balestra! +Convien saperla maneggiare; ma non vuolsi lasciar intentata un’impresa +che può formare la mia fortuna. + +Formato così il suo disegno, il ribaldo, radunati intorno a sè i +soldati dei quali aveva il comando, loro disse: — Figliuoli, oggi, +se l’ostinato Lodovico Rusca non rende la fortezza, noi saremo tutti +passati a fil di spada; ma.... + +— Buono! passati a fil di spada, — disse uno de’ soldati, — dite +davvero capitano? + +— E che speranza si può aver mai di miglior sorte? Non hanno già dato +più di un crollo qua e là le mura? non siamo noi uno contro dieci? +non hanno gli assalitori mostrato un valore incredibile? Certamente +Facino passerà a fil di spada una guarnigione sì ostinata, per incutere +terrore a chi osasse così resistergli: oggi, se il Rusca si ostina a +volersi sostenere, tutti lasceremo certamente su queste mura la vita. +Ma, d’altra parte, questo è bene per un soldato, il miglior letto... + +— Per me, capitano, — disse lo stesso che interrotto lo avea la prima +volta, — avrei più gusto morir sul mio letto in borgo Vico, vicino alla +mia Teresa. + +— Io non vi celerò, — riprese il Carcano, — che forse meglio egli +tornerebbe a Franchino Rusca; se pure è vero che viva, e se la lettera +non è un’invenzione del signor Lodovico; sarebbe meglio non perdere sì +valorosa gente, e serbarla per difendere Como; ma giacchè non si parla +di capitolare... + +— Parlatene voi al sig. Lodovico, — disse un altro di coloro che gli +stavano intorno. + +— Io? il cielo me ne guardi! Non mi oltraggiò di già poc’anzi in vostra +presenza? Egli non mi caricherebbe che di nuovi insulti, il superbo. + +— Eh! quando le cose sono disperate... — disse un soldato. + +— Per me non ho proprio gusto dar la vita per un pazzo, — disse un +altro; — se s’ha da morire, almeno si parli chiaro e dicasi la sua +ragione. + +— I Rusconi saranno la rovina di tutti. Anche in Como già li mandano al +diavolo di cuore, — disse un altro ancora; — tutti bramano i Vitani. + +— Amici, — riprese il Carcano, — voi avete ragione; ma badate che siam +pochi, che potreste essere intesi... Per me vi compatisco... + +— Se costoro mi lascian dire senza tradirmi, dirò io una cosa, — disse +un soldato, che fin allora era stato silenzioso. + +— Dite su, Gervaso, — dissero gli altri: — temete di noi? + +— Non si potrebbe aprir una porta al signor Facino? + +— Questa sarebbe un’indegna azione, — disse il Carcano; — ma se gli +altri fossero del vostro parere, si potrebbe anche capitolare... + +— Io potrò indurre Abbondio, Antonio, il Sacchi, lo Svizzero, e forse +Andrea, — disse un soldato. + +— Ed io Lodovico, Antonio Resta, Giorgio Perlasca, e il Velzi. + +— Io Carlo Battaglia, Gian Battista Del Pero, e forse qualche altro. + +Altri soldati nominarono altri colleghi. + +— Ebbene, — disse il Carcano, — se la guarnigione pensa rendersi a +patti, lasciate a me, lasciate a me la cura di trattar vantaggiosamente +con Facino. — E il briccone si rallegrò della buona piega che prendeva +la sua impresa. — Ma, — soggiunse, — state pronti ad una porta segreta +per salvarci nel caso che venissimo da quel furibondo di Lodovico +minacciati. + +L’incendio della ribellione una volta acceso, agevolmente si +propagò, in circostanze sì favorevoli come erano queste, fra tutta +la guarnigione. La vista di prudenza sotto cui mostravasi quella +risoluzione, determinava i più affezionati alla casa Rusconi; e quelli +ancora che erano più teneri del loro onore, così fra sè ragionarono: +«Alfine noi potremo assai più giovare al sig. Franchino ottenendo di +raggiungerlo, che restando qua a farci seppellire fra le rovine di +questo castello.» Propagata di tal modo la ribellione più non potè +celarsi. Lodovico Rusca ne ebbe l’avviso, battè un piè a terra, e +diede nelle più fiere minacce, orribilmente bestemmiando; ma come si +avvide che era indarno, morse fino a trarne sangue le labbra, e feroce +come era, e di un indomabile coraggio dotato, fermò la risoluzione di +difendersi, con forse quindici compagni rimastigli fedeli, nel mastio, +e difendersi finchè gli bastava la vita. + +Il Carcano, poichè ebbe visto che gli affari suoi prendevano tanto +buona piega, a sè intorno raccolti i sollevati che lo risguardavano +siccome loro liberatore e l’abile negoziatore di onesti patti presso +Facino, loro disse: — Sia ringraziato prima di tutto sant’Abbondio +che ci mostra una strada di salvezza, la quale seguendo potremo +tuttavia essere utili alla casa Rusca, sebbene noi non riconosciamo più +l’autorità di quel forsennato di Lodovico; io mi porterò, io stesso, +seguìto da due di voi a trattare con Facino. Non dubito saranno salve +le nostre vite non pure, ma che ognuno potrà ritirarsi colle armi ove +gli parerà. Parvi egli che bastino questi patti? + +— Noi ne siamo contenti, — risposero ad una voce gli ammutinati. — +Ebbene; si sventoli la bianca bandiera, — riprese egli, e sull’istante +fu obbedito. Rispostogli con egual segno dagli assedianti, calò +immediatamente un ponte levatoio, uscì il Carcano con due compagni, ben +determinato di ottenere per sè migliori patti che non se ne appagasse +la guarnigione. + +Stava Facino, quando il Carcano entrò, nella stanza ove lo abbiamo +lasciato, presso una sedia, ritto in piedi, ed appoggiato con ambe le +mani sovra una gigantesca sua spada. Le sue fattezze, dure e severe, +erano animate da due occhi brillanti ed espressivi, che egli fissò +in volto al Carcano che già gli era pervenuto innanzi e lo inchinava. +Dietro di lui vedevasi Estore Visconti, che discorreva sommessamente +con Giovanni Pusterla, ed altri de’ primarii capitani dell’esercito. — +Ebbene, signor parlamentario, — disse Facino, — che ci recate voi? + +— Nobile Facino; se la vostra fortuna sempre pari esser dovesse +al valore della vostra mano, alla sagacità del vostro consiglio, +all’ardore de’ vostri soldati, certamente che la stella che con luce +non avversa finora splendette... + +— Lasciate i preamboli, signor inviato; veniamo alla conclusione. Che +veniste e domandare? + +— La resa; ma a patti, — disse il Carcano speditamente, e con voce +tremula che tradiva il suo terrore. + +— Così mi piace; quando volete, siete dunque laconico. Sentiamo i patti. + +— I principali sono: salva la vita alla guarnigione.... + +— Giusto, — l’interruppe Facino, che non era crudele. + +— Libertà di andare ove le piace. + +— Questo poi... Mi passi. C’è altro? — L’ultima domanda parve fatta in +tuon duro e con impazienza. + +— Senza cedere le armi... + +— Via colle armi. + +— E poi altri piccoli favori, di nessun conto, per vero dire; ma dei +quali, illustrissimo signore... + +— Signor messo, voi sembrate tornare ad andar per le lunghe. + +— Illustrissimo signor Facino: abbi un momento di sofferenza; alcune +cose non si possono dire tutto in un fiato. + +— Però in quanto tempo le direte? + +— In un quarto d’ora ho finito. + +— Ebbene parlate. In un quarto d’ora era presa la fortezza. + +Il Carcano fece un inchino per ringraziare, e così prese a dire: — +Illustrissimo signore, sappiate che non tutta intera la guarnigione +venne nella risoluzione di arrendersi. Il castello poteva ancora almeno +un mese esser difeso; e noi avevamo motivo d’aspettare forti soccorsi. +Ma io, che Milanese sono, e che a caso mi trovava in esso racchiuso, io +che non sono stretto da giuramento alcuno a favore della casa Rusca, ed +anzi ammiratore sempre fui delle vostre illustri gesta... + +— Voi tradiste i Rusconi, e pretendete da me un premio? + +— Se voi lo dite così subito, avrò ben presto terminato di parlare. +Signore, io non voglio che offerire i miei servigi... + +— Questi sono troppo utili alla casa Rusconi, perchè convengano a +Facino. In somma che pretendete? + +— Via, voi mi darete quel premio che crederete; ma d’un altro favore +io pregovi. Forse fra i prigionieri caduti in poter vostro la notte +scorsa trovasi un mio amico, Arrigo Bianchi; egli pure sia compreso nel +benefizio che alla guarnigione accordate, e sia posto in libertà. + +Facino si volse al Pusterla che era nella stessa camera: — Che ne dite +compare? — gli disse. + +Il Pusterla allora disse: — Ah, colui lo conosco, è lo specchio del +coraggio. Ne ebbi la prova uno di questi dì. Credo si chiami Carcano. +Ehi vi ricordate dell’affare accaduto sul monte? Era difatti allora in +compagnia del Bianchi. Ma se non gli si concede l’amico, scommetto che +egli capitolerà egualmente. + +Facino, che allora tendea ad amicarsi, siccome abbiamo detto, ambo i +partiti coll’indulgenza, fece in sè una risoluzione, e volto al messo, +gli disse: + +— Che rispondete? + +— Signore, non mi negate questo favore: di molto, io sono debitore al +Bianchi; sebbene sia una testa calda, contro la quale ha forse ragione +di essere sdegnato il signor Pusterla. + +— Ebbene, Giovanni, — disse al Pusterla Facino, — donate a me il vostro +prigioniero? + +— Ma veramente... Ma questo poi... Via che importa a voi se gliel +negate?... Pure se a voi piace, Facino, non posso dirvi di no. + +— Ebbene, Carcano, se tale è il vostro nome, non già al vostro +tradimento, ma alla vostra memoria per l’amico vi dono questo Bianchi. +Quanto al compenso però, io non compenso un traditore; ma non lascerò +di aiutare chi giovò a Facino. + +— Tutto è concluso in questo caso; ma io, al presente, mi trovo fra +stranieri; avrei bisogno di giungere sicuro all’amico mio Arrigo +Bianchi. + +— Voi verrete a raggiungerlo con me, — disse Facino. — Tornate dai +vostri, e dite loro che tosto escano dal Castello. + +Ciò avvenne in meno di dieci minuti. Fu lasciata facoltà alla piccola +guarnigione di ritirarsi; e la maggior parte prese la strada di Como: +ma alcuni si fermarono in Erba, col disegno forse di arruolarsi fra le +schiere di Facino. + +Rimaneva però sempre, per essere in pieno possesso del castello, di +far snidare dalla grossa torre l’inferocito Lodovico Rusca; ed egli, +siccome un leone da vicino incalzato dai cacciatori, preparavasi a +perire opponendo la più disperata resistenza. Avrebbe potuto Facino, +stando ozioso, aspettare che s’ammansasse col tempo quel suo furore; +ma egli associava la propria gloria al conquisto totale del Castello; +poichè il primo recinto non era venuto in suo potere che per la bravura +di un suo stipendiato, e il restante per tradimento. Egli dunque ordinò +che ogni mezzo si mettesse in opera per impadronirsi della torre. + +Sebbene unita questa al restante del Castello, pure con esso non aveva +comunicazione di sorta, tranne che per una parte, ove era praticata +una piccola porta che metteva a un ballatoio, mediante un ponte +levatoio che in quella circostanza era stato alzato: sulla torre poi +erano mangani e petriere per lanciar sassi; e non era difficile che +gli assediati ivi resistessero alquanti giorni. Il fabbricato che +stava intorno alla torre, era un edifizio irregolare, che chiudea +nel mezzo una poco spaziosa corte. Ora in questa piccola corte e di +fuori accingevasi Facino ad aprire una breccia, se era possibile, per +penetrare nella torre, quando, mentre ferveva quell’orribile travaglio +di guerra, e gli assediati gittando dall’alto sassi e dardi si +difendevano, Giorgio Tanaglia, volto al suo signore che gli era vicino, +gli disse: + +— In nome del cielo non fia che il taccia, signor Giovanni; mi si +aggira per la testa una ricordanza assai bella. Io mi ricordo di essere +stato in questo castello quando i Ducali lo tolsero sette anni sono +al Malatesta, ed or sovvienmi che per un sotterraneo andito si può +penetrare nel mastio. Dovremo noi cercarlo ed acquistarci l’onore di +averlo messo in mano al signor Facino? + +— Sì certamente, Giorgio, e subito; andiamo difilato ove credi sia la +porta, e vogliamo essere i primi a penetrarvi: raguna i soldati che +sono sotto il mio comando. + +Furono questi tosto adunati, ed il Falconiere, precedendoli, di fianco +al suo signore, a questo così diceva: — A dir il vero è già qualche +tempo che io voleva dirlo;... ma, per dire la verità,... veramente... + +— Con tutta la tua verità non mi dirai niente, Giorgio, se prosegui di +questo passo. + +— Dico che veramente.... Or bene sappiate che la povera Lucia questa +mattina mi ha quasi fatto piangere colle sue lagrime; chè mi diceva che +mi avea veduto in sogno morire; e che era un mal’augurio... + +— Eh! poltrone, crederesti tu a queste pazzie?... + +— Dirò, io no; ma veramente, per dire il vero; in verità che... + +— Ti venga un canchero, colla tua verità! + +— Io mi sento come un cattivo presentimento. + +— Eh! via: lascia i presentimenti ai codardi... e sii uomo. + +— Io credo di essermi sempre mostrato tale: ma tutti abbiamo la nostra +ora; e fra me stesso io diceva: chi sa che veramente questa sia la +mia?... Ma ad ogni modo eccoci al luogo della porta secreta; non sarà +la paura che mi farà dare indietro. + +Nel mentre così diceva, erano giunti in una sotterranea stanza tutta +rivestita di tavole di quercia: il Falconiere ne tentò una, di poi +un’altra; alfine una di queste si smosse; e videsi un picciol uscio +secreto: fu sforzato, e furono in un andito, che li mise ben tosto +nell’interno della torre. Salendo per una angusta scala, da un piano +all’altro giungendo, aveano a sostenere una breve zuffa con alcuni +dei fedeli compagni del Rusca, che stavano scagliando dardi dalle +balestriere. Altri cedetter le armi, altri resisterono fino che o la +morte o qualche grave ferita non glielo vietò. Finalmente furono sulla +piattaforma, ove trovavasi il nerbo de’ difensori, i quali però non +erano che sei. + +Sorpresi, storditi, spaventati, siccome persone a cui una straordinaria +visione terribile si fosse appresentata, i compagni di Lodovico Rusca +rimasero immobili senza poter vibrare un sol colpo. Ma Lodovico, colla +fierezza della tigre assaltata nel suo covile, si slanciò contro uno +degli assalitori, e d’un colpo lo stese morto al suolo. Era il povero +nostro Falconiere, che pure poc’anzi era stato profeta del proprio +danno. Egli per altro ebbe un feroce vendicatore; poichè Giovanni +Pusterla menò al Rusconi un tal colpo che, passatogli l’elmetto e la +cuffia di ferro, gli spaccò la testa fino al naso. Gli altri compagni +del Rusconi cedettero le armi; e così terminò il conquisto del Castello +di Erba, conquisto che un nuovo lauro aggiunse a quelli di Facino Cane. + + + + +CAPITOLO XVI. + +IL RITORNO NELLA CITTÀ + + +Erano poche ore dopo mezzodì allorchè la memoria, per lui fatale, del +povero Falconiere valse a dare nelle mani di Facino l’ultima parte +dell’espugnata rocca di Erba; e fu solo sull’imbrunir della sera che +il Generale delle armi ducali, con Estore e col Pusterla tornossene al +castello di Parravicino, seguìto da poche guardie, essendo restato il +rimanente dell’esercito nell’espugnata fortezza. + +Il nostro Antonio Carcano a rispettosa distanza, seguiva egli pure +i vincitori. Egli veniva verso il Castello del Pusterla per quivi +accompagnarsi all’amico prigioniero, cui egli applaudissi di aver +liberato; e nel suo interno si rallegrava assai e congratulava del buon +esito della sua impresa. + +— Ecco, — diceva egli, — Arrigo ha con me un obbligo incancellabile per +tutta la vita. Il manco che potrà fare a mio favore sarà di tenermi +seco come un fratello. Egli era caduto in mano del Pusterla! potea +capitar peggio, dopo tutto quello che è accaduto!... La sua vita era +forse più sicura cadendo in mano degli assassini. Che se si fosse +trattato di riscatto, chi sa quante migliaja di fiorini egli dovea +sborsare? E fu una gran ventura che Facino si accontentasse! Basta, +andò bene; e io le cose già le so fare; nessuno avrebbe saputo fare +altrettanto. E Facino che farà in mio favore? nol disse, ma chi sa!... +poco no certo: bisogna che cerchi di insinuarmi nella sua grazia: egli +può farmi del bene assai. Il suo naturale mi piace; poche parole; _sì, +no_. Lascia fare a me. Anche a questi laconici le lodi non suonano mai +troppo lunghe agli orecchi. La lode è un soporifero potente: e grande +utile ne ricava chi sa adulare con destrezza. Io spero assai; gli sono +ora al fianco; se posso amicarmelo, io non ho più nulla a desiderare. +Addio anche ad Arrigo, se riesco a navigare con sì buon vento. + +D’altra parte, intanto che il Carcano così fra sè ragionava, Facino +Cane, vôlto al Pusterla, gli diceva: — Ora conviene che io marci contro +Como; la stagione però è molto avanzata: ottobre va inoltrandosi, le +pioggie verran ben presto. Io però, spero di spaventare il Ruscone e +indurlo a cedermi la città con buoni patti. I Comaschi non sono troppo +contenti del suo governo, e mormorano sommessamente. Io adescherò il +partito dei Vitani: eppoi lo spavento di sì pronto successo contro il +Castello di Erba deve non poco aver commosso gli animi delle truppe +de’ Rusconi. La fortuna mi si mostra propizia: essa mi continui il suo +favore! Oh potessi io così veder compiti i miei disegni, come con tutto +l’ardore io intendo di proseguirli! + +— E del Duca, signor Facino, del Duca potete voi ora pienamente fidarvi +che non si dia ad altri? + +— Io già vel dissi, egli non può più far nulla. Inoltre io passerò il +verno a Milano, ove sono Governatore, e finirò di consolidare i suoi +ceppi. Credetemi, Pusterla, egli più non ardisce muover un dito contro +le persone che io proteggo. Il mio nome è piena salvaguardia per gli +amici miei. Sicchè, compare, tornate a Milano, sulla mia parola, voi +pure; tornate, che conferiremo insieme molte cose: voi più nulla avete +a temere per parte di Giovanni Maria. + +— Egli per altro mise a morte un mio cugino; egli un figliuoletto di +lui barbaramente fe’ trafiggere; egli odia la mia casa atrocemente. + +— Ora sono cangiati i tempi! E forse presto uno ne vedremo in cui tutti +coloro che presero parte a quelle sanguinose scene, ci pagheranno il +fio de’ lor misfatti. Viva pure il Duca, viva, chè io la sua caduta +non bramo, e gli ho giurata la mia fede. Ma gli empi suoi ministri, +l’atroce Squarcia.... chi sa che non espiino un giorno su di un +patibolo le nefande loro scelleratezze! + +A queste parole succedette un silenzio; e poco dopo Facino si volse +ad Estore Visconti, e con lui in varii discorsi si intrattenne finchè +giunsero al Castello del Pusterla. + +Quivi li avea preceduti la novella della presa del castello di +Erba e della morte del povero Falconiere. Oh come teneri furono gli +abbracciamenti che Beatrice fece al vecchio padre suo, ora del tutto +fuori de’ pericoli della guerra! — Oh come oggi ansioso e trepido, — +sclamò ella mentre il padre la stringeva fra le sue braccia, — batteva +il cuor mio, quando da una di queste torri gli occhi miei volgeva verso +la parte ove voi in tanti pericoli ponevate la vostra vita! + +— Bella Beatrice, — disse Estore, — voi siete nata da un padre troppo +bravo per potere andare esente da questi terrori, di cui impossibile +è che non venga scossa, sebbene di non ordinaria fortezza dotata, +quale siasi persona del vostro sesso. Il Pusterla torrebbe piuttosto a +sostenere la tortora, che vedersi da vicino una zuffa e non prendervi +parte. + +— Ahi pur troppo voi dite il vero! — con un tuono doloroso e con un +tronco sospiro sclamò Beatrice. + +— Via, figlia mia, ora abbiano fine questi tuoi sospiri! È morto un +nostro bravo servitore, dirò anche un mio amico, ma tutti dobbiamo alla +fine trapassare una volta, ed egli è morto da bravo. Povero Giorgio, +egli avea un funesto presentimento in cuore, e pur troppo si avverò! Ma +di lui più non si parli; io doterò Lucia sua nipote, e faremo presto +le sue nozze. Voi, Agnese, ditele che asciughi le lagrime! Ancora +troveremo un altro Falconiere; e tutto si rimetterà sull’antico piede +di prima. Ma, mi scordava la mia promessa. Martino, Andrea, pigliate +nella mia stanza le chiavi della prigione, andate e conducete qua il +nostro prigioniero. Bene mi pesò, il farlo, ma in altro incontro gli +abbasserò io la cresta! Ma voi, Beatrice, andate a tener compagnia +nella sala ad Estore e a Facino. + +Nel mentre che egli così diceva, tutto ansante e precipitoso ecco gli +torna innanzi il giardiniere, a con un’espressione goffa di maraviglia, +piantandosigli innanzi senza profferire una sillaba, si dà a dimenare +siccome una macchina la testa. + +— Che è; sei tu diventato pazzo; o sei del tutto fatto bestia, come +dicono di Nabucodonosor? + +— Signore, mandi un altro se a me non crede. + +— E che cosa debbo credere, o scimunito babbione? Parla, che hai a dire? + +— Che era aperto! + +— Che cosa aperto? + +— La prigione. E il diavolo forse..., uno Spirito. + +— Che diavolo, che Spirito? Sia maledetta la tua bestialità! + +— Fatto sta che non c’è più. + +— Il Bianchi? + +— I banchi ci sono, sì; ma io intendo parlare del prigioniero. + +Giunse in questa anche Martino e confermò la novella. + +— Che è ciò, — gridò il Pusterla. — Vi sarebbe nel mio Castello un +traditore! Possibile che il Falconiere.... Ma egli è morto; come si +vedrà l’acqua chiara! + +— Alcuno non è uscito dal Castello? — domandò poscia il vecchio, il cui +volto si era acceso di sdegno; e volgea tale domanda a tutti coloro che +gli stavano d’attorno. + +— Signore, — disse Agnese, — nessuno vide uscir persona dal Castello; +però fu trovato con istupore calato il ponte levatoio. Se il Falconiere +si è lasciato corrompere, il prigioniero può essere da sè fuggito. Ma +a dir il vero, il povero Giorgio questa mattina avea sì poca testa, che +io giurerei che per errore ha lasciata aperta la porta della prigione. + +— Sieno maledetti i sogni ed i presentimenti, che rendono i bravi +peggio che le bestie! — sclamò il Pusterla. — Signor Carcano, — poi +disse al giovine che stava a certa distanza; — udite? Il signor Arrigo +ha già spiegato il volo, e buon per lui. Per altro voi, se vi aggrada, +potete fermarvi nel mio castello. + +Non era questo il tempo in cui, come diceva un Grande di Spagna a Carlo +V, un uomo d’onore avrebbe dato il fuoco alla propria casa, dopo che in +essa avesse dovuto accogliere un traditore. I tradimenti erano troppo +frequenti in questi tempi, e gli uomini al loro brutto aspetto si erano +abituati. + +Il Carcano si fermò volentieri nel castello del Pusterla, per non +allontanarsi da Facino da cui sperava assai; e la volubilità de’ +suoi discorsi, la sua inclinazione alla galanteria cavalleresca, +all’adulazione; le sue millanterie, e la sua nota viltà, lo resero +piacevole e gli cattivarono anche la benevolenza di Facino nei tre +giorni che ivi fermossi volendo dar riposo alle sue schiere. Ma i +modi troppo lusinghieri con che quel bellimbusto avea fatto disegno +di porger conforto alla povera Lucia, nipote dell’estinto Falconiere, +la bellezza della quale di già in altra occasione avea ammirata, gli +fruttarono una carica di bastonate dal bravo Carlotto, che per pagargli +quel debito lo attese poco discosto dal castello. Un tal incontro, +sebbene non mai confessato dal nostro bravo paladino, insieme ad altre +considerazioni, lo persuase a seguire a preferenza Facino, sebbene +il Pusterla gli offrisse di rimanere nel suo Castello; posciacchè il +Carcano avea già abbiurato il partito Guelfo: massima essendo de’ pari +suoi non essere mai nè Guelfi nè Ghibellini; ma, come il camaleonte, +assumere i colori degli oggetti ai quali passano vicino. + +Facino portossi a Como; ma non essendo riuscito ad ottenere quella +città col solo mostrarsele, stimò meglio ricondurre a Milano le sue +truppe ne’ quartieri d’inverno. Sei giorni dopo essere partito da +Parravicino, egli adunque vi ricomparve, per rivedere l’amico Pusterla, +e per dare alcuni ordini al Bussone, che proseguiva invano, per le +circostanze che diremo, l’assedio del Castello del Monte. Siccome +Facino blandir volea i Guelfi, nè amava la gloria del Carmagnola, +gli impose che qualora fra quattro dì non si arrendesse il castello +bloccato, egli tornasse colla sua piccola schiera a Milano. Partendo +poscia da Parravicino il giorno seguente, con lui recavasi a Milano +anche il Pusterla, che si era lasciato persuadere dalle assicurazioni +di Facino a tornare a stabilirsi in quella città. Ma noi abbandonandoli +nel lor viaggio, che fu senza avvenimenti, veniamo a quelli che +impedirono al Carmagnola la presa del Castello del Monte. + +La prima difficoltà era questa, che quel castello era posto in +forte posizione sovra un’eminenza piuttosto erta, sicchè da una +sola parte eravi un facile accesso, e da quella parte appunto era +maravigliosamente fortificato. Inoltre lo scarso numero di genti +che si erano date al bravo Carmagnola, era per lui un grave ostacolo +ad ottenere di assalto la rôcca, cui bravamente Azzo difendeva con +un sufficiente numero di gente armata; sicchè per quante volte lo +tentasse, il Bussone mai non potè impadronirsene colla forza. Fu invano +che il Carmagnola cercò nuovi ajuti a Facino; costui, anzi, non andò +molto che il comando gli diede, siccome abbiamo veduto, di ritirarsi. + +Per altro il Bussone volle tentare nuovamente un assalto la notte del +giorno stesso che Facino partì alla volta di Milano. Egli esortò i suoi +soldati a quell’impresa, e sperò, dando nell’armi dall’opposta banda, +sorprendere per una parte che stimava più debole la fortezza, e averla +in suo potere. Ma anche questa volta gli falli il colpo. Per vero dire, +la notte fu oscurissima e nuvolosa, come egli la sperava per crescere +terrore a quell’assalto, ma non sì tosto egli si fu mosso per giugnere +alla parte che scalare intendeva, ed ecco dai boschi vicini egli viene +bersagliato da una furia di frecce, e nel tempo stesso si accorge che +il suo disegno è anche conosciuto dagli assediati. Egli dovette quindi, +privo di ogni speranza, ritirarsi nel suo piccol campo. + +Ma il giorno seguente un avvenimento ancora più funesto intervenne +al Carmagnola. Nel mentre pensieroso egli stava nella sua tenda, e, +maledicendo la sua mala sorte e l’ingratitudine di Facino, gli nasceva +il pensiero di abbandonarlo, per vendere ad un miglior padrone i suoi +servigi, e ad afferrar tal partito esitava, ecco che d’improvviso egli +ode al di fuori un rumore d’armi e gridi di battaglia. Esce allora +tosto, afferrando la spada e coprendosi del suo elmo, e vede che il +suo picciol campo è invaso da varj armati, che dal numero sopraffatti +però venivano respinti. In breve uno solo ivi ne restava; ma costui +sembrava anzichè uomo, un demonio. I suoi colpi erano colpi di martello +de’ Ciclopi favolosi: tutti paventavano il suo scontro; ed invano +gli faceano intorno piazza. Il Carmagnola contro di lui si avanzò. +Incoraggiati i suoi soldati, fanno lo stesso: così i cacciatori si +avvicinano ad una belva furibonda per renderla con prepotente forza +la vittima de’ loro colpi riuniti. Ma il feroce per questo non si +perdea di animo, nè parea paventare quel pericolo. Menò un fendente +al Carmagnola che non lo colse in pieno e fu nullo di effetto per la +bontà dell’armatura; quattro o sei altri colpi menò su di coloro che +si opponevano al suo passo, ed in breve andò a raggiungere i suoi +compagni. Dalla descrizione che ne fecero i soldati spaventati, si +seppe poi che colui era il Guerrier Nero, abitatore della Caverna del +Piombo. + +Il Carmagnola il giorno seguente partì per Milano; nè mai più poscia +Facino pensò al castello del Bianchi. + +Il bravo Azzo, rimanendo spettatore di quello che di fuori accadeva, +non sapeva a che attribuirne la cagione, e credette fosse opera di +Arrigo, il quale trovato avesse modo di uscire dal Castello di Erba, +che ancora dal suono festivo delle campane e dal cessare del trar delle +bombarde avea arguito essere stato preso; nè egli s’ingannò che in +parte. Poco dopo che il Carmagnola si fu ritirato, egli ebbe in fatti +la compiacenza di veder Arrigo, accompagnato da due armati, rientrare +nel proprio Castello; ed in uno de’ due suoi compagni ravvisò lo stesso +Guerrier Nero. Costui non si fermò nel castello che un istante. — +Addio, Arrigo, se la sorte sorriderammi, le vicende passate in questi +giorni possano meritarmi la vostra amicizia. — Ciò detto egli partì. + +Arrigo spiegò allora ad Azzo, come essendosi sottratto di prigione dal +castello Pusterla, nel volgere il passo verso il proprio castello avea +incontrato quel personaggio da tutti temuto, e che a lui si era unito +per procurare di impedire al Bussone la presa del suo castello. Avea +quindi passati alcuni giorni nella caverna di quel monte. + +Arrigo, per altro, avea riportata una non lieve ferita il giorno +innanzi assaltando il campo del Carmagnola, assalto veramente dettato +più dall’ira che dalla ragione. Arrigo narrò ancora in parte il modo +con che potè sottrarsi dal castello del vecchio Pusterla; ma, poichè il +mio lettore avrà altrove occasione di essere informato su questo punto +importante, ne tralascio per ora per maggior brevità la narrazione. + + + + +CAPITOLO XVII. + +LA CRUDELTÀ + + +Entrando noi con Giovanni Pusterla nella città di Milano, è tempo omai +che un istante ci tratteniamo nel parlare di essa, del suo governo, e +dello stato della sua popolazione, di cui per incidenza già più e più +volte ci è accaduto di dover toccare alcuna cosa. + +Se uno sguardo tu allora avessi vôlto su questa grande metropoli +della Lombardia, per antichi fatti famosa e per la fertilità del suo +territorio, a cui aggiugner potevasi, col Petrarca, la salubrità +dell’aere, lode ora alquanto venuta meno, per colpa de’ cittadini +stessi che la abitano, i quali permettono che d’ogni intorno prati +irragatorj la impregnino di umidità; avresti veduto, chiusa fra mure +di dimensione minor delle presenti[1], una popolazione ancor maggiore +dell’attuale, popolazione presso cui il lusso già avea fatti grandi +progressi, e cui la ricchezza rendea famosa non meno che l’industria. +Le abitazioni per altro erano ancora assai anguste, e teneano d’un +gusto particolare dominante a’ quei tempi, il quale si scostava dal +gottico, e cominciava ad avvicinarsi alla buona architettura. Gottici +però erano gli edifizj di alcuni palazzi principali, e come un gigante +fra una popolazione pigmea si alzava di già la vasta mole del Duomo, +opera che dovea la sua fondazione al padre del duca attuale, quel +Giovanni Galeazzo che tanto per ogni rispetto fu ambizioso di rendersi +l’ammirazione della posterità, siccome realmente fu il flagello dei +suoi sudditi fin che visse, per le contribuzioni enormi che loro +impose. + +Il secondo edifizio che meritasse più attenzione, era il Castello +Giovio; quel freno della città fabbricato sotto gli occhi dei cittadini +da Galeazzo Visconti, e che maravigliosamente serviva a tenerla +sottomessa. Diffatti parea necessaria la forza contro una popolazione +che di recente avea perduto gli avanzi della sua prima libertà: mentre +recente era quel grado sommo di autorità a cui pervenuti erano i +Visconti, fin dal dì che Giovanni Galeazzo venne investito del titolo +di duca dall’imperator Venceslao. Suo figlio, il regnante Giovan Maria, +era il secondo che fruisse di tanta autorità, tanto ora però sfrondata +a cagione del suo spregevole carattere e della sua debolezza. + +L’altro edifizio, su cui noi dobbiamo fermar la nostra attenzione, era +quello che dicevasi allora il Broletto Vecchio, ove un sontuoso palazzo +si ergeva ornato in mille modi da Azzone Visconti, al quale andava +aggiunto altresì un gran cortile che il buon Azzone pur ornato avea di +fontane e statue e mille ornamenti. Ma la barbarie de’ suoi successori, +e il capriccio di Galeazzo segnatamente, aveano fatto sì che quasi +tutto quel palazzo era stato abbattuto, per erigerne un altro ancora +più vasto; e solo dell’antico vedevasi al tempo di cui parliamo la gran +sala della Gloria, ed Azzone pur rammentava la piccola ma ben ornata +chiesa di S. Gotardo unita a quel palazzo, e che tuttavia vedesi a +nostri dì, la cui torre, prezioso monumento per le arti, all’occhio del +filantropo rammenta con tenerezza l’ottimo principe, degno di eterna +fama per aver protetto le arti belle e governati con paterno governo i +cittadini. Innanzi al palazzo di cui parlammo un po’ a lungo stendevasi +la così detta piazza dell’Arengo; e questa confinava colla già nominata +cattedrale, ossia il Duomo, di cui il palazzo rimanea a sinistra. + +Ma il palazzo al tempo di cui parliamo, lungi dall’essere abitato +da un Azzone Visconti, non era ricetto che di un mostro forsennato +e crudele. Giovanni Maria, successo al padre, come il lettore sa, in +età giovanissima, era stato testimonio degli intrighi e de’ colpevoli +amori della vedova sua madre; e per le continue insurrezioni de’ suoi +sudditi, per le prepotenze de’ Ghibellini, da lui risguardati siccome +suoi nemici, agitato fra il timore, avea di buon grado lasciato alla +madre tutto il pensiero di reggere lo Stato; nel mentre che egli, il +quale negli ultimi anni del padre avea dato a divedere di essere dotato +di qualche spirito, ed aver un gusto ben determinato per la poesia, +passando i suoi giorni fra l’ozio, si ingolfava nel pericoloso mare +de’ piaceri, per tutti tosto con immature forze esaurirli, ed uscirne +poi sazio, e nè capace di più seguirli con impeto, nè di abbandonarli +con ferma risoluzione, per abbracciare più regolar vita e più utile al +popolo a cui sovrastava. + +Egli si era cinto di giovani di famiglie distinte, Guelfi, siccome +quello che era il partito a cui si considerava come ascritto, sebbene +in realtà ben poco si mescesse nelle lotte che agitavano mortalmente lo +Stato e la città; e nel mentre il suo potere da ogni parte crollava, +egli ridendo e sollazzandosi, ogni dì facea un passo più in là nel +rotto costume. La duchessa, occupata già troppo degli amori suoi, +guardava con occhio indifferente i disordini del figlio, da cui intanto +ogni persona che punto ancora stimasse l’onor proprio si allontanava. + +Fra coloro che compagni erano stati del Duca in sua gioventù, durante +la vita dì Giovanni Galeazzo, e che poscia abbandonarono la Corte, +prima che la abbandonasse il saggio Carlo Malatesta, fuvvi il nostro +Arrigo, siccome abbiamo veduto. Egli, compagno a Giovanni Maria +finchè non trattossi che di sollazzarsi col canto o in altri nobili e +giovanili esercizj, abbandonò il principe, allorchè tanti altri giovani +rotti ad ogni eccesso di mal costume si furono posti sotto i suoi +vessilli. + +Ed avendo poi quel giovine principe, istigato da’ suoi malvagi +consiglieri, a sè attirate le redini del governo, questa fu una nuova +disgrazia per la città; poichè, sebbene malissimo governata fosse dalla +reggente, era però palese agli uomini di senno che a ridoppio peggiore +sarebbe stato il figliuolo. Egli pertanto, per spodestar la madre si +accostò al partito de’ Ghibellini, nemici di lei e già potentissimi, +e nel mentre che i Guelfi gridavano _Viva la Duchessa_, il partito +opposto andava gridando _Viva il Duca_, e infine tanto prevalse, che la +duchessa dovette pensare a ricoverarsi a Monza, il cui castello era in +mano di un Giovanni Pusterla, che essa credea suo parziale. + +Ma il Duca non era uomo di fermarsi a metà nel suo trionfo sul +contrario partito. Siccome in Monza si erano allora ritirati i +principali de’ Guelfi, i Ghibellini inferociti, per coronare il loro +trionfo, col consenso secreto del Duca, vennero a Monza, e non avendo +loro Giovanni Pusterla fatta resistenza alcuna, siccome quegli che pure +era Ghibellino, sebbene avesse addormentata la Duchessa fino a farle +credere che le fosse favorevole, que’ forsennati posero tutte a sacco +le case de’ loro avversari, ed anche il palazzo della vecchia madre +del Duca. Molti anche sono che pensano aver in quest’occasione Giovanni +Maria dato ordine che alla madre sua s’avesse ad apprestare il veleno. +Noi questo passo altrove vedemmo rischiarato nel nostro racconto. Fatto +sta che la Duchessa morì poco dopo, e tutta l’Italia credette il Duca +parricida. + +Ma il Duca era di tal tempra da non morir di dolore per questa accusa; +pure, poichè parve a lui di essere sul soglio consolidato, togliendosi +la maschera lasciò trasparire l’odio suo segreto contro i Ghibellini, +e poichè costoro aveano la peggio per la prevalenza di Carlo Malatesta +su Facino Cane, capo della loro fazione, il Duca, che già nelle lotte +civili avea perduto ogni avanzo di umanità, pose mano a vendette che +solo piacevolmente il ferreo animo suo commoveano. + +Egli, avendo amata per l’addietro la caccia, si era cinto di cani di +ogni specie; e poichè gli avveniva talora di cogliere de’ villani +trafiggere lepri o daini in luoghi di caccia a lui riservati, non +volendo essere imitatore di altri in crudeltà, nella quale l’animo suo +si sentiva ben di già forte e immaginoso, da’ mastini, con cui cacciava +i cignali, facea que’ miseri afferrare e sbranare. Squarcia Giramo, suo +canattiere, il più scellerato degli uomini dopo il suo signore, si era +poi fatto a consigliare al Duca di nutricare alcuni cani solo di carni +umane, perchè fossero più pronti a gittarsi sulle loro prede. Al Duca +piacque il pensiero, perchè qualunque supplizio, perduta ogni umanità, +di già era diventato per lui uno spettacolo favorito. Egli dava loro a +sbranare i condannati; e talora cercava anche delle vittime fra i meno +rei! una leggera violazione delle leggi era fatale quando mancava cibo +a que’ mastini. Il perfido Squarcia avea fra gli altri con particolare +cura educata una rabbiosa cagna, detta la _Sibillina_, la quale però, +sebbene non satollata che di umane carni, mostrò in una circostanza di +essere più pietosa del suo signore. + +E già da tutte le azioni sue chiaro appariva che il Duca era piuttosto +diventato un pazzo frenetico che un tiranno meditativo e crudele. Pure +la rimembranza del suo parricidio lo tormentava: avea scoperto che +da qualcuno era stato penetrato il suo misfatto; volle purgarsene; +e per farlo, mise mano ad altre colpe, sottoponendo a crudel morte +coloro che egli sospettava consci del suo delitto. Primo però a subir +il supplizio di essere divorato dai mastini di Squarcia fu Giovanni +Pusterla, il Castellano di Monza, cugino di quel Pusterla di egual +nome che il lettore già conosce assai bene; quindi ad uno ad uno +tutti gli individui della famiglia di lui toccarono la sorte stessa; e +Beroldino del Maino ancora, ed altri più che passavano per aver avuta +parte nella fazione contro sua madre, siccome traditori furono dati +in preda ai mastini. Quel supplizio divenne il suo favorito; ed in +breve, trascurando ancora le apparenze, il Duca non si curò più di far +eseguire processi contro coloro che avea destinati per vittime della +sua crudeltà. + +Allora fu che sovvenendosi che ancora rimaneva della famiglia del +Castellano Pusterla un fanciulletto, fino allora risparmiato perchè +in età in cui l’ombra nemmeno poteva allignare del delitto, toccando +appena il dodicesimo anno, fattolo prendere, un giorno che altro pasto +non avea saputo fornire a’ suoi mastini, pensò quello dar loro; ed egli +stesso, come usava per diletto, portossi ad assistere a quel supplizio. +Condotto il giovinetto alla presenza dell’efferato principe, quegli +a’ suoi piedi si gittò con un fiume di lagrime chiedendogli pietà. +Meschinello, ei non sapeva a qual tigre la domandasse! — Via, — disse +il Duca, — ora parlerai col guercio; alto, Squarcia, fa venire il +guercio che non ha mangiato! + +Venne il guercio, grosso mastino mostruoso a cui era stato guasto un +occhio da uno dei miseri che avea aiutato a sbranare; egli portossi +verso il fanciullo dimenando la coda, e con passo affrettato e +ringhiando, ma come gli fu vicino, fiutollo qua e là, parve non avesse +coraggio di offenderlo, e si ritirò. — Che vuol dir questo, Squarcia; +sta male il guercio? Che poltrone s’è fatto egli! Via, me lo leva +dinanzi, che un di questi giorni lo fo ammazzare. La Sibillina, la +Sibillina; ha mangiato, ma ebbe pasto leggero; finirà l’affare. — Ma +proseguirò io nell’orribile racconto? Ah sì, per dimostrare che la +fierezza delle belve di molto talora è a quella dell’uomo inferiore. +Venne la Sibillina; al fanciullo s’accostò; ma fosse, che egli non +l’inasprisse colla resistenza, fosse vera pietà, la crudel cagna +rifiutò di toccarlo. Il Duca sdegnossi collo Squarcia, e comandò di +scannare il fanciullo. Il ferro di Squarcia non ricusò di compiacerlo. +Eppure era a questo Duca che Carlo Malatesta partendo avea lasciati i +più saggi avvertimenti. + +Il fatto da noi narrato, accadde nell’anno 1409. Ne’ due anni seguenti +Giovanni Maria, nessuna cura prendendo delle cose dello Stato, che +di giorno in giorno peggioravano (ristretto omai alla sola città, +che vide prima trionfarvi Facino, poi Bucicaldo, e poi nuovamente +Facino), andava oscuramente soddisfacendo alla propria crudeltà; la +sola passione che l’anima sua disputata dilettasse. La giovine sua +sposa Antonietta, figlia di Malatesti Malatesta, versava indarno amare +lagrime sui suoi orribili traviamenti. Egli l’odiava, e da sè la tenea +costantemente lontana, per darsi in braccio a svergognate cortigiane. + +È facile immaginare quale potesse essere lo stato della desolata città +sotto un signore sì orribile. I Guelfi, caduti nell’oppressione, +in gran parte l’avevano abbandonata; o vi vivevano in mezzo agli +insulti de’ lor rivali, avviliti ed attendendo un’aura favorevole per +vendicarsi, giacchè sapevano che in cuor suo il Duca ad essi inclinava. +La soldatesca insolente di Facino, malgrado che costui cercasse tenerla +in freno, vi commetteva mille violenze; e l’esempio del Duca vi avea +propagata la più sfrenata licenza, la quale veramente non era che una +pecca troppo dominante di quel tempo. L’ignoranza non rendeva pregevole +all’occhio della popolazione se non se la forza; ed una grossolana +superstizione aveva, ne’ più, preso il luogo della vera pietà. + + + + +CAPITOLO XVIII. + +L’AGGUATO + + +Era una notte sulla fine di Aprile. Il tranquillo e verecondo disco +della luna, vaghissimo e lucente più dell’ordinario, il simpatico suo +raggio spandea, che tanti nobili e gentili pensieri risveglia negli +animi gentili. La stagione mitissima già avea di nuova pompa d’erbe e +di fiori adornata la terra, e l’abitatore della città già invidiava, +a chi fra i campi si delizia, il gradevole ed impareggiabile aspetto +della primavera. E questa è appunto quella stagione in cui la terra +a nobile sposa rassomiglia, che, adorna di tutti i vezzi dell’età, +mostra nel viso con quanto ridenti immagini a lei si apra il teatro +della vita. Dolci illusioni, assai lontane dalla nuda realtà! Ben poco +durano i fiori; segue senza pompa la tranquilla stagione de’ frutti; +ma ben presto lo squallore del verno copre la terra, e seppellisce ogni +allegrezza, nè più un avanzo rimane della viva natura. + +Il raggio candido del notturno sole batteva le case rosseggianti +della città, ed illuminava anche la scena ove ora condotto io bramo +il mio lettore; io voglio dire la non estesa piazza di San Giorgio. +È questa piazza poco lontana dal luogo infausto già da noi in questa +istoria più volte nominato del Malcantone, e situata nel quartiere +ove abitavano i principali signori Ghibellini, il quartiere, cioè, +della Porta Ticinese. Ergesi da una parte, su quella angusta piazza, +l’antica chiesa dedicata al Santo guerriero domatore del mostro; da +un’altra banda estollesi, con seria e grave maestà, un vasto palazzo +appartenente ad un individuo della casa de’ Visconti, ed edificato da +Luchino, famoso per la sua tortuosa politica, e per la misteriosa sua +morte. Lo stemma visconteo, in marmo scolpito, vedesi sulla porta; e +due eccelse torri si innalzano ad ambo i lati a rendere ancora più +maestoso il severo e pesante corpo di quell’edifizio. Vari altri +palazzi, ma più modesti, veggonsi da questa e da quella parte: un +profondo silenzio domina d’ogni intorno, e le rotanti stelle dinotano +che solo di qualche ora è lontana mezza notte. + +Su questa scena, non del tutto priva di una grave bellezza, un gruppo +di quattro armati tu vedi come posti in agguato. Se ne stanno essi +silenziosi ed attenti a capo della strada che conduce alla Porta +Ticinese. Vario è di questi l’abito, e varia ne sembra la condizione. +Due, sono due robusti soldati di età matura, ed i loro lineamenti, +pieni di durezza, non sono animati da quella espressione in cui +s’atteggia il viso di chi qualche disegno cova nel petto. Sembrano +essi passivi strumenti delle altrui voglie, e la loro immobilità +piuttosto a simulacri li pareggia che ad uomini viventi. Ma non così +è il personaggio che innanzi ad essi sta non più che due passi, e che +nel volto mostra giovanile età, non priva di bellezza. Vaghe chiome +inanellate scendono profuse disotto il suo berretto, decorato di una +gemma; il suo abito, per vero dire, non ha nulla di notabile; non è +che un giustacuore rosso, e un mantello bruno che tiene avvolto alla +persona in modo da celare ancora una parte del viso; ma sotto panni il +giovine veste una maglia che tutto il ricopre, e questa è di finissimo +lavoro; e tale che sola lo disegna una persona di alto affare. Le +ciglia cruciose, lo sguardo animato, la bocca che atteggiasi ad un +sardonico sorriso, lo danno a divedere occupato assai di un’idea che +gli fa battere con più frequente moto nel petto il cuore: egli ha +la destra sull’impugnatura della spada; e per giunta uno stile di +ricchissima impugnatura gli sta raccomandato alla cintura. + +Nè meno merita attenzione il quarto personaggio di questo gruppo +straordinario. È costui uomo di mezzana statura; ma assai nerboruto +e muscoloso: il suo sguardo ha non so che di sinistro, oltrecchè due +occhi neri gli stanno incassati profondamente sotto due eminenti +e folti sopraccigli, i quali a nulla meglio paragonar potrebbersi +che a spinosi cespugli, che irti e mesti cadono sull’apertura di un +antro; lo sguardo di questo personaggio di mal augurio è guercio ed ha +un’espressione terribile. Angusta ne è la fronte, e duri e crespi i +crini gli scappano di sotto ad un verde berretto. Il suo giustacuore +è pur verde, verdi ne sono i calzoni e un cinto di cuoio sostiene un +rozzo stile ed una daga; e questo personaggio ancora è chiaro che sotto +l’abito porta una maglia. Egli poi tiene in lassa due mastini, il cui +sguardo sanguigno ne dimostra la ferocia, e che di quando in quando +ringhiano sordamente, e mostrano impazienza. + +In questo mentre la campana dell’orologio di S. Giorgio batte con +misurato suono fra l’imperturbato silenzio della notte le dieci ore +e mezzo. Uno dei mastini, inquieto, a quel suono alza più forte il +ringhio; ed il giovine capo di quel drappello, vôlto al personaggio più +sinistro di esso, così gli dice. + +— Non saprai tu dunque far tacere l’ingordo? così tu m’hai educati +alla mia caccia i miei mastini? Non vedi che qualcuno si appressa? +Tu omai mi diventi un imbecille non più buono a nulla: ma zitto ecco +il nostr’uomo. No, non è quella gran massa ambulante: è della stessa +statura ma le forme non sono le sue, colui è un giovine. Vedi, ha un +liuto: ebbene sarà un innamorato che consuma le notti sospirando sotto +un balcone di una bella. Vedi, si ferma sotto la sua casa! Non vorrei +che costui disturbasse il mio disegno e mettiamogli un po’ di paura... +Ma no, odi che già tocca il suo istrumento e fa un preludio. Ebbene, +suona a meraviglia. Se non sarà questa sera pel nostro toro ghibellino, +sarà un’altra che gli daremo la caccia. Ora non voglio perdere questa +musica: ritiratevi più in qua, che nessuno ci vegga: così a maraviglia: +zitto che canta; o corpo di Satanasso, la voce non mi è nuova! Udiamo +la sua canzone. + +Così diceva il crudelissimo Giovanni Maria, posto agli agguati a capo +della via per sorprendere qualcuna di quelle vittime che egli così +di sovente destinava a sbramare la crudel fame de’ sanguinarii suoi +mastini. L’infame Squarcia e due antichi e rozzi soldati lo seguivano, +testimonii ed esecutori degli ordini suoi dispietati. L’aria che in +suono misurato e tenero si udì risuonare è la seguente: + + S’apre la terra e genera + Tenere erbette e fiori, + Ma anco a me non sorridono + I dispietati onori. + + Natura intera il vivido + Color di speme or veste: + Ahi! me pur sempre ingombrano + Idee dolenti e meste! + + A dolci accenti or aprono + I pinti augelli il canto: + Gli accenti miei dettarono + Sol la mestizia e il pianto. + + E tu che splendi, o candida + Luna dal puro raggio, + E il maggior globo illumini + Nel cheto tuo viaggio; + + Lodi ognuno il vergineo + Tuo rugiadoso aspetto, + Che de’ pensier più teneri + In noi sveglia il diletto: — + + Ma agli occhi miei sol tenebre + È il tuo vago splendore: + Ed altri lumi ispirano + A questo cor l’amore. — + +Nel mentre che quest’aria veniva cantata con voce dolcissima ed +un’espressione che ben dinotava spiegar essa appunto i sensi più +candidi e veri dell’innamorato garzone che la spacciava, un’imposta +si aperse di poche dita, e se non mostrò nemmeno nell’ombra colei che +sembrava risguardassero quelle parole, almeno diede un lieve indizio +che non ingrata giungeva, alle orecchie della bella, del cantore la +melanconica canzone. Frattanto il suono variato del liuto continuava a +ferire il silenzio di quel luogo, e faceva sentire i più dolci accordi. +Il Duca, in questo mezzo, poichè ebbe in silenzio udita la canzone, +vôlto allo Squarcia così gli diceva. + +— Questi versi di certo sono dettati all’improvviso; e sono assai +belli, ma tu non hai gusto in ciò. Però il solo Arrigo Bianchi nella +mia Corte avrebbe saputo improvvisarne di simili. Colui era un allegro +compagno; ma mi ha lasciato. Il tristo non seppe accostumarsi alla +nostra caccia; e ci ha abbandonati, per andare a farsi stringere nel +suo castello da Facino. Sarebbe pur stato meglio per lui rimaner in +Corte, e quivi passar il tempo vivendo delle altrui donne e dell’altrui +sangue, che cader in mano di un furbo come Facino. Ma tornerà forse, +tornerà; e la Corte presenterà tutt’altro aspetto, Squarcia. Io so di +certa scienza che il nostro tutore, voglio dire il vittorioso Facino, +è assalito dalle gotte e da’ dolori pericolosi. La Sibillina mi ha +parlato, come l’asino di Balaam; e sebbene dicasi per proverbio, che +cane non mangia cane, pure questa volta, quella rabbiosa vecchia mi ha +detto che desidererebbe un boccone di cane. + +— Devo io, illustrissimo signore, preparargli una mezza dozzina di cani +da mangiare? Non perderebbe ella il gusto del sangue più nobile? + +— No, bestia, no: tu mi diventi ogni giorno più stupido: io vedo che +dovrò scegliere in breve un altro canattiere. Io volea dir solo che +Facino, che ora sta stringendo Bergamo d’assedio e già ne ha presi +i borghi, e che tante idee gigantesche ha nella mente di spogliare +de’ loro dominj i Malatesta, il Vignate ed i Rusconi; egli di certo +guarda con occhio ambizioso anche la nostra Corte dell’Arrengo, e +pensa forse che non starebbe male sulle secche sue spalle il nostro +manto ducale. Ma noi lo preverremo. Se ci scappò una volta, non +salverassi la seconda. Ho anch’io i miei lacci per prendere di questi +lupi; e buon per lui che non è in Milano, colpito dal male che ora lo +affligge. Forse, a questa ora si sarebbe veduto il bravo Signore di +Novara, Tortona ed Alessandria far una piccola guerra difensiva contro +l’Ingordo il Guercio e la Sibillina. + +— Ha detto, Illustrissimo, che ha l’illustrissimo signor Facino nelle +sue prigioni del palazzo, per darlo al Guercio, all’Ingordo ed alla +Sibillina? + +— No, no. Oh così fosse! egli avrebbe una bella compagnia di +Ghibellini per fargli corona all’inferno; ma ora non è il tempo. +Però questo superbo e voluminoso bue di Porta Ticinese ad ogni +costo voglio immolarlo. Egli ha, cred’io, in sè un secreto che non +può permettere che viva un istante solo, quando a me si mostri il +destro di sagrificarlo. L’avrei fatto prima; ma Facino, il terribile +Facino mi tenne in rispetto. Ora egli ha bisogno di pensare a’ casi +suoi; e costui che ha un nome per sè fatale, ora tocca la sua ora +di perdizione. Ma zitti e pronti, parmi che venga! Il giovine cessa +di suonare, e si ritira: tanto meglio: oggi l’assaliamo. Via, è lui, +sciogli, Squarcia, i mastini. — _Piglia, piglia._ — Mano al ferro, e +pronti ai cenni. + +Così diceva il feroce Duca, e le ultime parole volgevale ai due immani +cani ed agli armati del suo seguito. La persona di cui parlava era +frattanto giunta a passo misurato fin quasi vicino a un bel palazzo +sotto il quale il giovine innamorato cantato avea la sua amorosa +canzone; ma pare che di qualche cosa gli fosse nato sospetto, perchè +avea tratta fuori la spada: i sospetti erano sempre pronti a nascere in +que’ tempi di disordine e quasi di anarchia. Ora egli non sì tosto si +avvide di aver a fronte de’ nemici, che gittò un fischio particolare, +e postosi colle spalle verso la porta della casa già accennata, di piè +fermo si preparò a difendersi dagli aggressori. Il primo che contra di +lui si avventasse fu uno dei due mastini, ed egli d’un colpo lo stese +al suolo spirante; l’altro più timoroso non osava avvicinarsegli ed, a +qualche distanza, ringhiava fieramente. + +— _Avanti_, — gridò allora il Duca, e posto egli stesso mano al ferro +si avanzò, seguito da’ tre compagni, per opprimerlo col numero e farlo +prigioniero; ma un ausilario venne in soccorso dello sconosciuto. Posto +mano al ferro, il giovine stesso che poco prima avea con tanta maestria +toccato il liuto, con un coraggio ed una prontezza poco ordinaria +venne innanzi, e ferito d’un colpo il Guercio, che era il superstite +dei mastini, si diede a combattere collo Squarcia e coi due uomini +d’arme che mollemente e forse a mala voglia lo secondavano. Frattanto +aprissi lo sportello del palazzo; lo sconosciuto vi entrò illeso; e, o +che credesse quell’assalto non a lui diretto, bensì all’altro che ora +stava combattendo, o qualsiasi altra meno generosa idea il guidasse, +lasciando il bravo suo ausiliario solo nel periglio, in salvo nella +casa si pose. + +Parve che di essere così abbandonato solo a far fronte a tre l’altro +non si aspettasse, perchè non sì tosto disparve colui in aiuto del +quale aveva il ferro impugnato, che cedendo, portossi sulla piccola +piazza ove ponea capo un angusto viottolo, pel quale forse disegnava +meglio poter salvarsi. Ma il Duca fino allora rimasto nell’inazione +si avanzò anch’egli, e gridò: — Cani di poltroni, non mi prenderete +in tre un ribaldo che osa farci fuggire una preda? giuro al cielo, lo +voglio vivo, o vi farò tutti e tre sulla medesima forca appiccare. +— E all’incoraggiamento aggiungendo l’aiuto, si diede egli stesso a +combattere contro il giovine valoroso, a cui finalmente Squarcia riuscì +di afferrare il braccio per disarmarlo. Però, se dar luogo io posso +ad un mio sospetto, non fu tanto il numero de’ nemici che disarmò il +bravo combattente, quanto un flebile grido che partì, sul principio del +combattimento, da quella finestra stessa alla quale egli avea rivolto i +suoi sospiri. + +Caduto in mano dello Squarcia, il giovine venne subito cinto di catene. +Ma egli non parve perdere l’alterezza del suo carattere, la fierezza +del suo contegno. + +— Sai tu chi hai davanti, Giovanni Maria? — disse egli in tuono amaro +al Duca che stava osservando la sua vittima nel mentre caricavasi di +ferri, e forse ne meditava nel suo interno il ferale supplizio. + +La luna che batteva sulla piazza illuminava quell’infanda scena. +Squarcia per un capo di una catena stringeva il suo prigioniero, e i +due soldati gli si erano posti dall’uno e dall’altro canto, aspettando +il comando del loro signore. All’interrogazione del captivo, costui si +scosse; quella voce lo colpì di stupore; alzò la fronte accigliata e in +cui spirava il suo mal talento contro di colui che la domanda gli avea +vôlto, ma con stordimento parve ravvisarne le fattezze. + +— Sei tu, Biondo! — sclamò con voce che ben denotava lui essere +attonito di quell’impensata apparizione. — Or qual demonio ti portò, +per contrariarmi, alla mia presenza? + +— Dite piuttosto che io ci venni per risparmiarvi un delitto! — disse +l’altro con alterezza. + +— Tu sempre parli in un tuono alto: ma bada bene che già mi hai di +troppo ora offeso. Sai tu chi era colui che scopo io far volea delle +mie vendette? Non sai che è il più malevolo Ghibellino del mondo? E +tu che andavi trattenendoti sotto quelle finestre? Ma non è questo +il luogo. Prometti che mi seguirai spontaneo al palazzo; e io ti faro +levare i tuoi ferri. + +— No, giammai spontaneo io moverò un passo per tornare a quel palazzo, +di cui io già da più anni giurai non avrei più calcata la soglia. Non +sarà che colla forza, e carico di ferri, che quivi voi trar farete un +compagno che vi amò, quando Giovanni Maria non si era dato in preda +alle sue colpevoli inclinazioni! + +— Frena la lingua, se non vuoi ch’io te ne faccia pentire prima del +nuovo giorno! Bada che chi offende Giovanni Maria, fosse suo padre, ne +porterebbe immancabilmente la pena! + +Nell’ultima frase del duca alcuna cosa vi fu che lo fece ammutolire. +Egli fece un cenno a Squarcia, e a passo lungo e spesso si volse verso +la sua Corte dell’Arrengo; e dietro lui seguivano i suoi satelliti che +seco traevano il giovine prigioniero. + + + + +CAPITOLO XIX. + +LA RICONCILIAZIONE + + +Se il mio lettore, siccome io lo suppongo, di già non lo avesse +indovinato, io sono ben afflitto di dovergli dichiarare che la +scena terribile da noi riferita aveva luogo tutta fra persone di sua +conoscenza, e per le quali forse l’animo suo è di già segretamente ben +disposto. + +Giovanni Pusterla, oggetto di fieri sospetti pel Duca, il quale la +vita di lui incompatibile stimava colla propria riputazione e che +ne avea giurata la morte, il Pusterla fino a quel punto era rimasto +sicurissimo in Milano sotto l’egida del nome terribile per Giovanni +Maria del suo Generale Facino. Ma ora che quel Duca scellerato udita +avea la pericolosa malattia del condottiere temuto delle sue armi, ora +egli crederà poter por mano alle proprie vendette, ed immolare quella +vittima che da tanto tempo invano avea cercata. E forse anche il suo +odio e i suoi ostili disegni non si limitavano solo contro il Pusterla; +egli aspirava forse ancora a far pagare la pena de’ suoi trionfi +all’intero partito de’ Ghibellini; e la morte di Giovanni Pusterla non +era che il segnale di una maggior carnificina, che cominciata sarebbe +subito che la sorte liberato lo avesse di Facino. + +Giovanni Pusterla, dal suo canto, stimandosi sicurissimo in Milano pel +terrore sparso nell’animo del Duca da Facino Cane, terrore di che avea +avuto più di un’occasione di assicurarsi per propria osservazione, +il Pusterla era ben lontano del sospettare che tanto contro di lui +ardir potesse il giovin principe. Egli non pertanto, non appena si +fu avveduto che alcuno stava in agguato vicino al proprio palazzo, +che ponendo mano alla spada si era posto sulle difese. In que’ tempi +di turbolenze ed anarchia gli animi vivevano in continuato sospetto: +egli però era lontanissimo dal pensare di dover essere assalito dal +tiranno della città, sebbene ciò altre volte ad altre persone fosse +accaduto; chè molto godeva il disumanato Giovanni Maria a quel modo +afferrar le sue vittime. Come adunque si fu avveduto di essere dal +fiero Duca assalito, egli a tutta prima dubitò esserlo in fallo; tanto +più che sebbene egli sapesse che mortal odio contro di lui serbava +quel crudele, nondimeno non era, come il principe supponeva, veramente +depositario di quel segreto fatale che avea formato la rovina del cugin +suo e di tutta la di lui famiglia. + +Credette adunque Giovanni Pusterla che il Duca ad altra preda avesse +vôlto la mira che non a lui medesimo, troppo sicuro pel favor di +Facino; e per ciò appunto non sì tosto videsi al fianco uno straniero, +che più non dubitò questo essere la vittima cercata, e quindi, aperto +che a lui fu lo sportello della sua casa, in essa rifuggendo salvossi, +maledicendo il perverso animo di Giovan Maria che a quel modo andava +a caccia di uomini per straziarli come le fiere. Come però ebbe posto +il piede sul primo gradino della scala, esitò, e fra sè disse: — Ma +in ogni modo io da quello straniero fui salvato: non lo soccorrerò +io? lo lascierò cadere nelle branche di quel frenetico spietato perchè +preda lo dia a suoi mastini? — E, vôlto al servo che gli avea aperto lo +sportello, e quindi l’avea chiuso, + +— No; — disse, — Giacomo, no; impugna la spada e seguimi: torniam di +fuori, cacciamo quella canaglia! + +Ma non appena avea proferito queste parole, che un altro de’ suoi +famigliari venendogli incontro gli gridò: — Accorra, signor Giovanni, +accorra, che muore sua figlia! + +L’amor paterno impose silenzio all’altra sua generosa risoluzione; +nè le diede più tempo di far sentire i suoi pungoli pure acuti. Il +Pusterla, tutto scosso da indegnazione per le idee che destavagli la +scena di cui di recente stato era spettatore, e da quella sospensione +di animo prevalente che la recente novella subito in lui fe’ nascere, +accorrendo, con qualche precipitazione entrò nella sala del piano +superiore, per essere testimonio delle angosce che agitavano la +figliuola. + +Questa difatti, dopo di essere dalla finestra stata spettatrice di +parte di quella scena, gli spiriti mancandole nel momento in cui potè +distinguere al raggio della luna le persone fra le quali accadeva, +venne meno, e messo fuori un flebil grido lamentoso, era caduta come +morta fra le braccia della sua fedele ancella, la giovinetta Agnese, +che essa pure non poco sembrava turbata per quegli accidenti di che era +stata testimonio. + +— Oh cielo, la povera Beatrice muore! — sclamò questa non appena veduto +ebbe comparire nella sala Giovanni Pusterla. + +— Nol voglia Dio! non sarà che uno svenimento passeggero. Via, presto +portate acqua fredda, aromatiche essenze: scioglietele le vesti. Figlia +mia, mia cara Beatrice: non temete per me: eccomi io sono salvo: io +sono sicuro. Aprite gli occhi e guardate vostro padre. + +Nel profferire queste parole, il fiero Ghibellino, commosso, spargea +grosse lagrime, lagrime che la tenerezza paterna traea dal suo cuore +indurito ad ogni altra sensazione, lagrime che ben palesavano quanto +amore egli portasse a quella tenera e più cara parte di sè stesso. Ma +Beatrice ancora in sè non riveniva. Ogni argomento per richiamare i +suoi spiriti venne allora posto in opera dal padre, non meno che da +Agnese e da alcuno altro de’ famigli; il Pusterla ancora proseguiva +colle parole a rincorarla: — Via, aprite gli occhi, Beatrice. Figlia +mia, fatevi coraggio. Nulla è accaduto di sinistro. Ohimè! non udirai +tu le mie parole? Beatrice, Beatrice, non conosci la mia voce!.... + +Qui stette sospeso un istante: un’altra idea gli balenò nell’animo. — +Ebbene, io sono disperato! — poi gridò vedendo che la figlia in sè non +tornava da quel mortale letargo. — Io mi vendicherò almeno di quello +scellerato! Giacomo, Martino, Eugenio, impugnate le spade e seguitemi. +Una fiera tragedia si compia in questa notte fatale! + +Egli così dicendo si animava in viso della più feroce espressione +dell’ira: le vene della sua fronte gonfiavansi terribilmente: i suoi +occhi gittavano scintille. — Ma lascerò io così quest’angelo a morire? +Beatrice, Beatrice... + +Beatrice finalmente parve riscuotersi. Allora tutta l’ira del padre +suo parve cadere, siccome appunto a un tratto sparisce incendio che +per opera di magia allo sguardo si è parato. E forse fu questo passivo +moto della misera la cagione fatale della rovina della persona il cui +pericolo appunto in quel mortale abbattimento la avea gittata. + +In fatti se nel bollor della sua collera il valoroso e determinato +Pusterla dato si fosse ad inseguire ed investire con tre o quattro +de’ suoi il barbaro Duca, era bene probabile che non pur tolta +ad esso avrebbe la sua preda, ma la pena portar gli avrebbe anche +fatto di tutti i suoi misfatti, e forse ancora qui aveano fine le +angosce di Beatrice. Al riconoscere nel suo liberatore la persona del +Bianchi, l’antico risentimento cedendo, per effetto della naturale +sua generosità, avrebbe forse dato luogo ad una riconciliazione +sincera; e le spiegazioni che indi seguite sarebbero, avrebbero forse +fatta conseguire la comune felicità, unendo due cuori che per amarsi +scambievolmente la natura avea creati, e cui sì duramente i pregiudizi +e gli sdegni di parte, con tanta tortura di entrambi, separavano. +Ma riscuotendosi la giovinetta alle ultime parole del padre, tutti i +fili di sì bella tela mise in disordine; e Giovanni Pusterla, più non +pensando ad uscire per sue vendette, alla cara sua figliuola tornando, +di nuovo si diede a confortarla. + +— Ah sì vivi! apri gli occhi; eccomi, figlia mia, eccomi a te illeso. +Fatevi coraggio, mia diletta Beatrice; per l’amor del padre vostro, +fatevi coraggio. Ma voi volete alzarvi! Che veder vorreste da quella +finestra a cui volgete gli sguardi? Non mi conoscete? Non sono qui io, +vostro padre? + +— Ah, padre mio, dunque egli..., egli... + +— Di chi parlate, figlia mia, di chi parlate? Non sono qui? Sì, è vero, +corsi del pericolo, e forse fui preso in fallo, forse fui tolto di mira +da quel malvagio di Duca, che può essersi arrischiato a tentare una +impresa anche contro di me, ma di cui avrassi a pentire. Ma se di altri +parlate, e chi è quegli? che dir volete? + +— Arrigo, Arrigo!.... Arrigo Bianchi, non fu ucciso o disarmato?... +Oimè che l’hanno assassinato! — con voce languida e lamentosa, sclamò +l’infelice. + +— Oh cielo, ella vaneggia! Ora che le passa mai per la fantasia colui! +Io non so di chi parliate, cara figlia; ed è fin da quando ci sfuggì a +Parravicino che io non vidi quel Guelfo ribaldo! + +— Ah no, essa non vaneggia, signor Pusterla, — disse Agnese; — e non +parlate di tal tenore, se non volete ucciderla. + +— In nome del cielo adunque, spiegatevi, io nulla comprendo! — disse +Giovanni Pusterla. + +Agnese, a cui questa domanda veniva indiritta, disse che Beatrice +creduto avea veder suo padre seguito da varii armati combattere contro +Arrigo Bianchi! + +— Io non so scoprire questo mistero! Io fui assalito certamente dal +Duca e dall’infame Squarcia. Ben è vero che io fui soccorso da un +giovine... Ma che costui fosse il Bianchi, come possa entrare in questa +avventura, io non so spiegarlo. Ma io di certo non mi sono battuto con +lui; e se egli, ciò che io non credo, si è battuto col Duca, lo ha +fatto con un antico suo amico, e se io non gli posso desiderar male +avendomi, fosse anche inscientemente, salvata la vita, di certo bene +egli non potrà passarla con uno scellerato come è Giovanni Maria. Ma +che però?... + +— Oimè! in mano del crudelissimo Giovanni Maria! — sclamò Beatrice con +voce languida e che venìa meno. + +— Sì, e probabilmente, malgrado la sua antica amicizia, sarà fatto a +pezzi da’ suoi mastini, cosa che veramente.... + +— Oh cielo, io più non reggo! — sclamò Beatrice; e quest’ultima parola +non ebbe profferita che cadde in una nuova sincope e più profonda. + +— Voi l’avete uccisa colle vostre parole! — sclamò Agnese con uno +sdegno angoscioso. — Arrigo Bianchi era suo amante. + +— Amante!... Quale inestricabile laberinto è questo mai! + +— Sì, suo amante. Che serve il tacere, se ella per lui ora muore! +Io era a parte del suo segreto. Già da più e più notti il giovine +passava sotto di queste finestre, canzoni amorose cantando; e con quale +soavità! E poi, non fu essa che lo liberò quando prigioniere si trovava +nel castello di Parravicino? Per amor di lei, egli si era lasciato +far vostro prigioniero; e per ricompensarlo di quest’amore, dalle sue +mani stesse egli vide aprirsi la sua prigione. Poveretti! si amavano +teneramente, sebbene speranza non avessero di possedersi! Ma deh, +cerchiamo richiamarla a vita; e voi guardatevi bene dall’ucciderla con +incaute parole! + +Il Pusterla rimase un istante come di pietra: una vampa di sdegno +poi già salivagli al capo ad accecargli la mente; quella notizia le +passioni sue feroci tutte concitava: ma cadendo gli occhi suoi sulla +figliuola, alla vista di quelle fattezze agitate dalle angosce di +una convulsione penosa, e di quelle guancie coperte di una mortale +pallidezza, tutto si sentì commosso da un affetto del tutto opposto; e +vinto finalmente dall’amor paterno, così sclamò: + +— Ah no, figlia mia, vivi; vivi, che io tutto farò ciò che tu brami! +Deh, apri gli occhi, Beatrice, ascolta le mie parole! + +— Sia benedetto il cielo; consolatela una volta, se c’è modo! — sclamò +la buona Agnese. + +— Sì, — proseguì il vecchio, commosso fin nel fondo dell’anima. — Sì, +io metterò tutto in pratica per salvare Arrigo. Egli mostrò sempre +coraggio e bravura: e giacchè quest’angelo lo ama, io dimenticherò che +egli sia mio nemico. E d’altra parte ogni partita nostra era di già +in suo favore saldata questa notte, se mi ha salvato da quel ribaldo +esecrato. Sì, figlia mia, mia Beatrice, fa cuore, che io ti prometto +che ogni strada tenterò per salvarlo. Tu apri gli occhi? con maraviglia +mi ascolti? Sì, io a te sacrifico i miei rancori; l’inflessibile +odio di parte sì di buon grado io spoglio, e all’amor tuo lo concedo. +Tu l’ami, ed io, fin da questo punto, siccome figlio mio proprio lo +riguardo. Ma fa cuore, in nome del cielo; fa cuore perchè non venga +meno nel padre tuo la forza di mandare ad effetto le sue promesse! + +— Ah sì, voi salvarlo dovete, o padre, — sclamò angosciosamente la +misera; — voi il dovete. Voi diceste ora che per voi oggi pose in +pericolo la sua vita? Ah non è, credetemi, non è la prima volta che lo +ha fatto! Egli è generoso, e voi dovete salvarlo! Ma, oimè, come sarà +strappato dalle mani del crudo Duca? + +— Io spero assai, Beatrice, io spero assai, — disse il Pusterla, dopo +essere per breve istante stato sopra pensiero. — Se noi frammetteremo +gli uffizi onnipossenti di Facino Cane, egli di certo lo salverà. +E d’altra parte il Duca era un tempo assai amico del Bianchi, e +ripugnargli deve assassinarlo. Ora mi avveggo che solo contra me il +perfido Giovanni Maria tendea gli agguati. Ebbene, domani lasceremo +Milano, per noi mal sicuro; andremo a Parravicino; e di là io mi +porterò tosto a Bergamo per conferire con Facino. + +— Ma troppo tempo per ciò è necessario... Non si potrebbe intanto, +per altra via, prevenire le conseguenze dell’ira del Duca... Beatrice +Tenda...? + +— Sì, angelo mio; tu ben pensi; domani mattina noi ci recheremo da +Beatrice Tenda, e di tutto la istruiremo. La nobil donna certo non ci +negherà la sua mediazione. E di poi partiremo. Non dubitare; io sono +assai tranquillo sulla sorte di Arrigo. E quanto a quel perfido di +Duca,... un giorno.... verrà forse un giorno.... Ma basta, ora deh, +Beatrice, vogliate porre in calma i vostri spiriti... date alcun riposo +al vostro corpo. + +— Ahi, quale riposo, quale tranquillità può mai gustare una meschina +che si trovi nella mia situazione! + + + + +CAPITOLO XX. + +I RIMORSI + + +Ma se questa notte fra angosce terribili passava per la famiglia del +Pusterla, e secondo tutte le apparenze per lo stesso Bianchi, non meno +tremenda per altro pe’ suoi terrori a lento passo trascorreva sul capo +dell’esecrabile Giovanni Maria. + +Giunto nel suo palazzo, silenzioso sdegnò ogni uffizio de’ suoi +camerieri e paggi, e solo ritirossi nella sua stanza. Quivi su d’una +tavola ardeva una lucerna di nobilissimo lavoro, e spandea intorno un +fioco lume. Egli si diede a passeggiar per la camera, in preda a’ suoi +pensieri turbolenti, che irritavano il suo sdegno e risvegliavangli le +più funeste rimembranze. + +— Egli ardire rimproverar le mie azioni! egli frapporsi con tanta +audacia fra me e il mio nemico! Oh! fosse stato cento volte più mio +amico, egli se ne pentirà! Ecco che senza di lui quel Ghibellino ora +più non esisteva; e l’ultimo che in sè serbi il fatale secreto sarebbe +spento! Ma l’ultimo, dico io? Forse che ancor non vive il Pagano; +forse che questo vecchio Ghibellino non lo avrà svelalo a mille altri +della sua setta! Ah Giovanni Maria, Giovanni Maria; troppo indugiasti +tu l’esecuzione del tuo disegno! Ma questa fiera idea,... questa +ricordanza della madre,... perchè sempre mi turba?... non mi odiava +essa? Non dovea io vendicarmi?... Oh ricordanza che il cuor mi morde +come far lo potrebbe il dente d’una serpe rabbiosa! oh quanto già tu +mi costi, o vendetta di sangue! Chi presagito mi avrebbe che tanto +scuotere poscia doveva il cuor mio? Ma io sono un imbecille! Forse che +non fu crudele Ella stessa nelle sue vendette; non me ne diede essa +l’esempio, facendo troncare le teste de’ suoi nemici? me non avea posto +come in ceppi? non mi allontanava, la scaltra, dagli affari, par darne +ella le redini ai suoi drudi? ora perchè i lineamenti suoi pallidi +e contraffatti mi stanno sempre dinanzi gli occhi? perchè sempre una +voce terribile mi minaccia di sua vendetta? Ah sì: se io tosto spegnea +coloro che esser credeva a parte di questo segreto, io tranquillo ora +sarei, o meno soggetti di terrore avrebbe la mia mente; nè andrebbe +creandosene la mia fantasia! Pure chi mai può darmi fondata accusa? +non ha Squarcia subito ucciso l’autore della morte di _lei_, appena +che esso fu di ritorno nel mio palazzo? colui era uomo sicuro; ed avea +giurato sull’evangelo che bocca non avrebbe aperto. Ma pure... e il +Pagano e il Pusterla han traspirato l’arcano! oh perchè tutti non ho +potuto raggiungerli all’istante colla spada di mia vendetta! Ma non +provocherò io gli uomini e il cielo con queste scene di sangue? ah no, +il terrore è necessario: tutti mi aborrono, tutti mi gridano parricida! +L’aure hanno manifestato il mio delitto. Ma che perciò? non potrò io +per questo riaver la pace? non potrò io anche confessare quello che ho +fatto; mancheranno a me giudici corrotti per difendere la causa mia? ne +sono mancati al padre mio, quando rapì lo Stato a Bernabò? Ah sì egli, +egli di me ebbe più forte petto! Tremò egli le notti poichè ebbe dato +il veleno allo zio? Ma chi poteva mai leggere in seno a quell’anima +dissimulatrice! Ah sì, forse egli nel silenzio notturno, e nella tetra +solitudine, provò nel petto anch’egli queste mie furie. Oh dunque tanto +debole è l’umana natura! L’inferno a me dinanzi si spalanca! ecco mille +demonii preparano i miei tormenti! ahi quivi io non avrò più scettro; +non più corona! qual freddo mi assale a tale idea! Ebbene, io espierò +questo sangue! arricchirò conventi! saranno da me fatte celebrare +milioni di messe! assisterò ogni giorno al santo sacrifizio; pregherò +il papa che mi mandi una reliquia onnipossente! Ma cesseranno poi con +questo i miei terrori? + +«E il sangue, il sangue che io verso tutto dì, è egli un sangue che +non grida contro di me vendetta? Ma non sono miei nemici; non sono +Ghibellini, e quindi nemici della Chiesa? ed alfine, non sono io forse +l’assoluto padrone delle loro vite? Oh i miei nemici tutti devono +perire; essi troppo mal sicuro rendono questo trono che il ciel mi +diede! E poi non è fors’anche questo un vano terrore che mi spaventa? +— Chi di là venne, e mi assicura che, dove vita cessi, siavi un’altra +esistenza? non ponno essere queste fole per spaventare gli imbecilli? E +inoltre perchè non potrò io, come Bernabò, giunto all’estremo de’ miei +giorni, piangere le mie colpe? Non sono ora nel vigore dell’età mia, +nel fiore degli anni giovanili? e tremerò della morte? Ma pure questa +idea feroce, la morte, a me ognora si appresenta. E tu, tu, _Donna di +ferro_, cento volte ne’ sogni miei turbati mi gridasti che sarebbe +la tua vendetta. Ma io saprò scansarla; e quanti sospetterò esser a +parte del segreto fatale, tanti ne manderò a sbramar le canne de’ miei +mastini sitibondi. + +I pensieri del Duca, ciò detto, presero un corso, sebben cupo, meno +tormentoso e distinto. Egli passeggiò ancora per qualche tempo per la +camera, di poi si gittò senza spogliarsi sul suo letto, ed un breve +sonno torbido ed inquieto scese ad assopire i suoi sensi. Mille feroci +larve, durante la notte, lo molestarono, e si destò il dì seguente che +il sole era già alto sull’orizzonte. Egli portossi subito, come era +suo uso da qualche tempo, ad udire la messa nella vicina chiesa di San +Gotardo, annessa al ducale palazzo; quindi comandò si introducesse in +sua presenza Arrigo Bianchi. + +Allorchè diede questo comando, stava Giovanni Maria nella sala maggiore +del suo palazzo, la quale prendeva nome dal Trono che sontuoso e +coperto di porpora e d’oro quivi su varii gradini si ergeva. Egli avea +indosso un giustacuore di drappo d’oro, ed una ricchissima collana di +gemme preziose scendevagli sul petto sostenendo una croce. In testa +avea il ducale berretto, e pur il manto ducale scendevagli dalle +spalle. In più parti dell’abito ricamata vedevasi l’arma de’ Visconti, +e la Biscia tremenda apriva la bocca da cui usciva l’ignudo fanciullo. +I panni di gamba erano di seta, a que’ tempi assai preziosa, e di due +colori siccome l’uso; una metà di un colore di porpora vivace, l’altra +metà di un lucente bianco che superava lo splendore della neve. I +lineamenti di lui avrebbero ingannato il più penetrante osservatore +sul carattere dell’uomo a cui erano stati concessi dalla natura. Belli +e pieni di nobiltà, ora che composti si vedevano, e che la simulazione +restar facevali nella quiete, altro non mostravano di equivoco se non +se due sopracciglia che si avvicinavano inquiete, e davano un qualche +indizio che lo spirito di colui che sì belle forme vestiva era in +qualche disordine. Gli occhi ancora colla loro instabilità tradivano la +compostezza maestosa di tutti gli altri suoi atti e lineamenti. + +Nè l’addobbo della sala era meno corrispondente alla magnificenza degli +abiti del sovrano che in sè chiudeva. Sulle pareti dipinte vedevansi +antiche gesta, di vario soggetto; le guerre de’ Troiani; le fatiche +di Ercole; la fabbricazione di Roma; Attila cui il pontefice piega +a lasciar l’Italia. La vôlta rappresentava l’incoronazione di Carlo +Magno; chè tali avvenimenti aveasi fatto dipingere il buon Azzone +Visconti, che non avea dimenticato il proprio ritratto. Quella sala +era stata in origine da Azzone chiamata il _Tempio della Gloria_; ma +di poi un tal nome passò in disuso; ancora varii cambiamenti vi erano +stati fatti; e Giovanni Galeazzo, per esempio, vi avea nel fregio fatte +dipingere le proprie gesta. Varii cortigiani stavano ritti in piedi a +rispettosa distanza dal loro Signore, e primo fra questi appariva il +primo cameriere del Duca, Bertone Mantegazza. + +Come Arrigo Bianchi, ancora cinto di ferri, fu intromesso nella sala, +il Duca gridò: — Non già, non già; non sia vero che cinto di ferri a me +compaia innanzi un mio antico compagno. Levategli quelle catene. + +Arrigo, nel mentre che gli uffiziali ducali si affrettavano a +scioglierlo de’ suoi legami, girò uno sguardo intorno; ed incontrati +i proprj occhi con quelli di Bertone Mantegazza, gli sorrise in volto +melanconicamente. Era questi un antico suo collega. Il Mantegazza +abbassò lo sguardo, e parve agitato da una penosa meditazione. + +Il Duca riprese la parola; e disse: — Ognuno si ritiri da questa sala; +ma stiano le guardie di fuori pronte a comparire al menomo mio cenno. — +E come ognuno si fu ritirato, vôlto al Bianchi così gli disse: + +— E così? sei tu diventato più saggio? la notte ha posta la calma ne’ +tuoi pensieri? Sei tu pronto a soddisfare all’ingiuria che festi ieri a +Giovanni Maria? + +— Signore, io sono sempre lo stesso: nè so quale io vi debba +soddisfazione. Ma, benchè la colpa che voi mi apponete meritar possa +anzi un premio, io so bene che nulla vi potrà trattenere dallo sfogare +anche su chi chiamate vostro antico compagno il vostro furore! + +— Vuoi cangiar tuono? vuoi cangiar tuono? Non sai tu, come io so punire +chi mi oltraggia? + +— Si, lo so, ed io già mi aspetto la quaresima di Galeazzo. + +— No, Arrigo, no, nè la quaresima di Galeazzo, nè la caccia di Giovanni +Maria non sono per uno che passò sollazzandosi con me i più bei giorni +della mia vita. Sì, noi fummo compagni, noi fummo amici. Io da te esigo +ora per la tua audacia un risarcimento; ma questo costare a te non +debbe nemmeno un capello. + +— Io non intendo che dir vogliate; ma tremo di sentirne la spiegazione. + +— Il diavolo ti porti, impudente riprensore! Ma ascoltami; e se il +partito non è giusto, io acconsento che tu mi parli come ora fai, e +in modo che guai ad un altro che si fosse arrischiato di dirne la +centesima parte! Ma tu sai che sempre ti ho prediletto. Odimi. Tu +ieri a me sottraesti una testa ghibellina carica di scelleratezze, +e piena di vento e superba albagia; una persona che a una famiglia +appartiene che, per essere stata autrice della fatale disgrazia che mi +rapì una madre che io amava, caddemi in odio mortale, ed ho sacrato +in espiazione per placare lo spirito di una sovrana tradita che la +reclama. Sì, tu sai che questi Pusterla, dando mano ai traditori +Ghibellini che assaltarono Monza, furono ancora gli autori della morte +della Duchessa mia madre. Ora nessuno di essi, ove in me sia il potere, +dee respirare un solo istante la vita che io posso rapirgli. Una vita +che io sacrai pertanto alla più giusta di mie vendette, una colpevole +vita, tu ieri mi togliesti, forse perchè affascinato dall’amore per +la figliuola di quell’uomo da me aborrito. Io udii gli accenti che, +secondo ogni apparenza, a lei volgevi. Ma ancora questo non è che +supposto, e se non fosse, ebbene è per lo meglio! se è, non sarà +Giovanni Maria che opporrassi ad una tua pazzia. Io sono indulgente, lo +sai, in queste cose: nè si fa mai la guerra al sesso femminile, fra il +quale non regnano le distinzioni di Guelfi e di Ghibellini. + +E qui il Duca fece una breve pausa, come per dar campo ad Arrigo di +dargli una risposta. Ma questi non aprì bocca, e Giovanni Maria dopo un +istante proseguì. + +— Ebbene, tu mi togliesti la vita di un uomo che io già con inchiostro +di sangue avea segnato sul mio libro nero di proscrizione, e che non +può più esistere. Anche la figlia di lui era compresa nel ruolo fatale +che condanna chi vi entra a lasciare la vita; ma, comechè perito sia +sotto il pugnale di Squarcia un fanciullo di lei più innocente, pure +la giovinetta, se l’ami, io a te la dono. Però ad espiare la tua colpa, +ed ancora per la gratitudine del favore che io ti profferisco, tu a me +devi la promessa di un servigio. + +Il Duca fece nuova pausa; ma Arrigo neppure questa volta non aprì +labbro. + +— Sì, — proseguì allora il Duca dopo qualche tempo; — quella vita che +tu sottraesti ieri al colpo fatale che troncar ne dovea il filo, quella +vita a me è dovuta. Il Pusterla oggi, senza dubbio, lascerà la città; +nè io, per la prevalenza ed il furor de’ Ghibellini, potrei colla viva +forza trarlo nelle mie reti: troppo è forte il partito che lo sostiene, +troppo ancora egli è amico di Facino; e Facino, sebbene infermo, pur +vive. Ma tu devi espiare il tuo fallo. Pochi hanno il tuo coraggio; +pochi hanno la tua forza colà ove quel vecchio se ne sta siccome +uccello di rapina, rintanato nel suo castello. Tu devi recarmi la testa +del Pusterla. Non temere che altri vendichi la sua morte. Rispondi. +Dopo, se a te aggrada, potrai far tua la di lui figlia. + +Una vampa di fuoco a quella cruda proposizione salì al volto del +giovane Arrigo, che fino allora a stento avea contenuto lo sdegno che +la simulazione e gli empi raggiri del Duca in lui movevano. + +— Ed è a me, che lasciai la Corte tua per non essere a parte degli +assassinj che ivi si commettono; ed è a me dunque che voi osate +proporre così il più scellerato degli assassinii? Voi vendicar volete +la morte di vostra madre? Or bene, a che tardate; non sarà mai troppo +da voi lontano che ne troverete l’uccisore. + +— Che dir pretendi! — con voce orribile, e montando nelle furie più +tremende, sclamò il Duca, il cui viso divenne fuoco, di cui gli occhi +spalancati, rotandosi, parvero voler uscire dalle loro orbite; che +strinse d’ambe le mani i pugni, e i denti gli battevano siccome uomo +preso dalle più spaventevoli convulsioni. + +— Io di già l’ho detto; e tu di già troppo m’hai compreso! + +— Sì, troppo, — replicò il Duca: — in un’accusa tanto oltraggiosa tu +pronunciasti la tua capitale condanna! Olà! sia caricato di catene +costui, e gettato nel carcere più profondo del palazzo. E se egli +apre labbro sia ucciso. — Queste parole erano rivolte alle guardie, +che appena chiamate comparvero nella sala, e che via seco condussero +il giovine altero, che con un sorriso amaro di disprezzo accompagnò +coll’occhio il Duca finchè lo perdette di vista. + +Un istante dopo che Arrigo si fu ritirato, Bertone Mantegazza annunziò +al Duca che Beatrice Tenda chiedeva di essere ammessa alla sua +presenza. + +— Beatrice Tenda! — sclamò il Duca. — Ora che vuol da noi questa degna +sposa di Facino? Ma ancora non è il tempo di rimandarla. Venga, questa +Amazzone imperiosa. Ancora dovremo sorbirci le stucchevoli sue ciancie; +ma sarà per poco, io spero. Veramente ora non bramerei la presenza di +alcuno; ma a costoro ancora non conviene chiuder la porta. Potrebbero +essere esagerate le notizie del pericolo in cui è la vita di Facino. + +Beatrice Tenda, donna illustre nell’istoria della nostra patria +per il virile suo animo, per la sua ambizione, e soprattutto per la +sanguinosa catastrofe che pose termine a’ suoi giorni, trovavasi allora +in quell’età in cui la donna tramonta verso la vecchiezza. Ma la sua +alta e ben proporzionata statura, le sue virili forme, l’espressione +imperiosa del suo sguardo, la ricchezza dell’abito suo, ancora davano +ad essa un’aria di beltà, la quale, unita al vasto dominio del marito, +determinò poi il successore di Giovanni Maria a farla sua consorte. +Nozze infelici, da cui non partorissi che odio e rancore e dissensioni, +dalle quali provenne poi la morte della nobil donna, non senza +indelebile taccia di ingratitudine per parte del Conte di Pavia suo +marito, che ebbe la crudeltà, su d’una falsa accusa, di farle troncar +la testa nel Castello di Binasco. + +Beatrice Tenda comparve nella sala, e la sua aria maestosa incutè un +istante rispetto nel giovine Duca, che a lei si volse, e malignamente +le chiese quale fortunato accidente fosse cagione che a lui si +presentasse la nobile Beatrice Tenda. + +— Non parlate di fortunati accidenti, illustre Duca; non parlate di +fortunati accidenti ad una donna, il di cui cuore è contristato più +che mai dall’afflizione. Il nobile Facino, colpito da una malattia poco +nota e crudele, sta per essere trasportato a Pavia, per quivi ricevere +i soccorsi dell’arte che a lui recar può la scienza del famoso Marsilio +di Santa Sofia; ed in breve io partirò per quella città, perchè dalla +presenza mia, dalle mie cure, egli riceva quel conforto che altri non +mai con egual amore a lui porger potrebbe. Ma prima un dovere di pietà +ed amicizia mi porta un istante ai vostri piedi. + +— Dunque Facino è così a mal partito? Questo è bene, come voi dite, una +novella di gran momento! Io mi rallegro che voi siate stata sollecita a +recarmela. + +— Ah, ben lo veggo, ancora voi pel mio consorte non nutrite che +sospetti ingiuriosi! Egli vi servì fedelmente; egli solo sostenne il +crollante vostro soglio; egli tuttavia le armi impugna per dilatare il +vostro dominio: ma voi i di lui meriti gli ponete a colpa; ingiuriate +le intenzioni sue rette; e con piacere voi sentite il pericolo che +minaccia i suoi giorni preziosi. + +— Preziosi voi dite! Sì davvero! non dipendono da lui Tortona, Voghera +ed Alessandria, oltre gli altri feudi molti che concesso gli abbiamo +sul Milanese? + +— Ma quando egli sia perito, di voi poi che sarà? Il Conte di Pavia +asconde più senno ed ambizione che voi non ne sappiate misurare: io lo +conosco. Egli e i Malatesta invidieranno il vostro dominio. Non furono +visti altre volte rapirsi i fratelli fra di loro lo Stato? ricordatevi +come morisse Matteo. Ora, finchè il nobile Facino vivrà, chi contro di +voi oserebbe porre in opera o la violenza o il tradimento? Ma s’egli +muore, ove sono gli eserciti che vi difendano, ove i capitani che +sappiano sventar le arti di un fraudolento nemico, sostenere il vostro +trono? La città non spira che inimicizie di parti: nel mentre che fra +di loro si scanneranno Guelfi e Ghibellini, voi non avrete un solo che +penserà a difendere i vostri diritti alla corona. + +— Beatrice Tenda, che pretendete voi? Non sarà già dal senno vostro +che attingerà Giovanni Maria i suoi consigli. Non ho io braccio +capace di trattare la spada contro chi pretendesse assalirmi? Ma la +mia tolleranza è quella che mise ardire in costoro, che di già troppo +hanno goduto dei frutti di mia bontà. Or via, finiamola. Io rispetto la +virtù di Facino; ma, conveniamone, fu una virtù assai interessata. Io +rispetto in voi la sua nobile consorte; ma non vi arrogate di trattarmi +con quell’orgoglio con che forse la debolezza del mio generale permette +che voi lui trattiate sotto il tetto della sua casa. Su via, a me qual +cagione vi conduce? + +— Signore, perdonatemi se la stima che io ho per il bravo mio sposo, +con troppo calore mi rese difenditrice della sua fama. Voi però sapete +quale umile devozione ciascuno di noi professi alla Maestà Vostra! + +— Io già vi ho perdonato; parlate. + +— Io venni da voi per impetrare una grazia. + +— Una grazia! Molte già ne ho a voi concesse; di buon grado e un +po’ per forza, molte, voi il sapete, ne ho concesso al nobile vostro +consorte. Or che volete? + +— Un giovine, un tempo vostro amico, udii essere caduto in vostra +disgrazia. Io vi chieggo la vita di Arrigo Bianchi. + +— Bella fraternità, quanto grata tu giungi al cuore del padre di questa +città, prima fatalmente tutta in dissidj! Ecco finalmente riconciliate +le parti, ecco chiedere grazia pel Guelfo il Ghibellino! Che non darei +io a tanta virtù! Ma voi sognaste, nobile Beatrice; Arrigo Bianchi +non è in mio potere. O nobile Beatrice, parmi che, con tutta la +virtù vostra, i vostri sogni vi richiamino alla fantasia giovani ben +vigorosi! + +— Deh, non tormentate una donna di già rammaricata fin nel profondo +dell’anima. Deh, se cosa alcuna ancora ottener ponno i miei preghi, +io vi supplico, quel giovine a me donate. Io so di certo lui essere in +vostre mani. + +— Signora, voi mi chiedete cose impossibili. Io non posso che ripetervi +che questi sono sogni; nè potrei compiacerlo se questa domanda mi +facesse lo stesso Facino. + +— Ah voi non gliela neghereste, se egli fosse capace di qui mostrarsi +cinto delle sue armi, — disse Beatrice con un nobile risentimento. + +— Beatrice Tenda! — gridò il Duca con voce tremante, — voi mi +ingiuriate; e voi meritereste che io vi facessi provare che non +soffre da alcuno tali oltraggi Giovanni Maria! Ma voi siete una donna +privilegiata. Ritiratevi però, ritiratevi prima che io mi muti di +consiglio. Ma no: io dimenticava che vuolsi agli amici concedere la +facoltà di consigliare gli amici; e noi dobbiamo essere grati alla +nobile moglie del vittorioso Facino. Bella Beatrice, voi siete libera +di ritirarvi. Tolga il cielo che noi puniamo chi anzi merita tutta la +nostra gratitudine. + +Quest’ultima parte della sua risposta fu profferita dal Duca coll’aria +del più amaro sarcasmo; e, volgendole le spalle, si ritirò. + +— Anima vile e paurosa, quanto perfida e superba! — sclamò Beatrice a +mezza voce, poichè egli fu uscito dalla sala: — Affretti il cielo la +punizione di tutti i tuoi misfatti. — E piena di dignità si mosse per +partire. + + + + +CAPITOLO XXI. + +IL DELITTO VENUTO IN CHIARO + + +Non appena si fu diffusa per Milano la notizia che Facino Cane, +travagliato da pericolosa malattia, lasciava Bergamo per recarsi +a Pavia, per ricevere i soccorsi di quegli illustri medici che +insegnavano nell’Università, cioè a dire Marsili di Santa Sofia, +Pietro Ruscegnano e Giovanni Visdomo, che subito un sentimento di +inquietudine e timore era sorto fra i Ghibellini. Ma quale fu lo +sdegno e il malcontento di tutti allorchè, la mattina seguente al +giorno che sì fatale novella era pervenuta nella città, si ebbe udito +come il Pusterla era stato dal Duca assalito, ed avea corso pericolo +di perdere la vita; che egli quindi avea stimato bene di partir da +Milano e lasciare una città nella quale credea non potere più vivere in +sicurezza. + +Ben tosto i principali di quel partito cominciarono a scorgere nella +morte di Facino, che alcuno pronosticava, la caduta della propria +potenza. Il Duca era favorevole ai Guelfi, ed avea dato pur troppo +recente esempio del suo mal animo contro i principali di coloro che +portassero il nome Ghibellino: la notizia che Facino realmente erasi +recato a Pavia, e la partenza di Beatrice Tenda per quella città, fece +risolvere i principali del partito di cui Facino era capo a lasciar la +città, fatta per essi asilo pericoloso; ed i più si portarono a Monza +ove gli stimolava di radunarsi Giovanni Pusterla. + +Difatti il vecchio Pusterla, agendo, secondo gli impulsi di recente +ricevuti, con tutto quell’ardore di che era dotato l’animo suo, si +dava a cercare mezzi per salvare il Bianchi; e poichè una lettera di +Beatrice Tenda l’ebbe istruito che nulla eravi a sperare dalla sua +mediazione, e nulla valere in questa circostanza l’autorità di Facino, +egli avea di già risoluto nell’animo suo di tentare una congiura contro +il Duca, e vendicando sè e i suoi parenti, salvare Arrigo, e con esso +ancora il proprio partito che minacciava rovina. + +Una consimile idea, sebbene risvegliata da sentimenti ancora più +generosi, nacque in un altro dei personaggi che sono a conoscenza del +nostro lettore, io voglio dire il bravo Azzo. Egli pensava, con rischio +ancora della propria vita, a salvare quella dell’amico al quale lo +stringeva il più nobile de’ legami; ed a tal uopo con grande audacia +si diede a sollecitare un personaggio assai possente in Corte perchè +con lui volesse cooperare all’assassinio del mostro che ivi occupava il +trono. + +Ma la tela del vecchio Pusterla tessevasi con maggiore rapidità: i +Ghibellini radunati in Monza, come coloro a cui le misure più violente +erano sempre le più gradite, con ardore abbracciavano il partito da +lui proposto; e di giorno in giorno cresceva il numero de’ congiurati. +Quando parve al Pusterla avanzata la trama, egli giudicò conveniente +proporre ad Estore Visconti di secondar le loro mire, occupando colle +sue truppe Milano tosto che fosse il Duca per opera loro stato spento. + +Ma l’animo di Estore era troppo alieno da tutto ciò che macchiar poteva +la propria fama per gustare un simile partito, dopo di aver stretta di +recente una lega col Duca. — No, — diss’egli, — io ho fermata la pace +con Giovanni Maria, nè ho pretesto alcuno per infrangerla; meno poi per +porgere mano ad un tradimento che ha per oggetto di rapirgli la vita. +Vendichino, se loro piace, i Ghibellini le loro ingiurie; non sarà mai +che per favorirli Estore contamini il suo nome colla perfidia. Ma pure +assai mi pesa vedere l’empio governo di mio cugino; e se un pretesto +lodevole io avessi, di buon grado io vorrei rompere que’ legami che a +lui mi uniscono! + +Però l’ambizione è il più forte demonio della tentazione; e tanto +martellava che un istante facea vacillare la volontà di Estore. Egli +richiamò a sè quella sera stessa in che il Pusterla confidato gli aveva +il segreto, chiamò a sè, dico, frate Alessio di Seregno, che era stato +nominato vescovo di Piacenza da Giovanni XXIII, ma che pel disordine +in che teneva la Chiesa il grande scisma che allora tuttavia durava, +mai non aveva potuto entrare in possesso della sua carica. A lui +egli, sotto sigillo di confessione, rivelò la congiura de’ Milanesi, +domandandogli il suo consiglio. + +Frate Alessio, uomo fanatico, sebbene rette fossero le sue +intenzioni, si era assuefatto a risguardare il Duca di Milano come +un Adonizzebecco, come un Acabbo; e posciachè era stata a que’ tempi +pubblicamente anche nel Collegio della Sorbona di Parigi difesa la +empia dottrina del tirannicidio, egli pure la credea santa; sicchè +udita la macchina, sclamò: — «_Exurge, Domine, adjuva nos, et redime +nos propter nomen tuum._» Sì, grazie rendasi al Dio degli eserciti: +egli alfine destossi, ed armò il suo possente braccio del dardo della +vendetta. Non sia in vano, non sia in vano! Egli è ben tempo che colui +che uccise di spada di spada sia ucciso: egli è tempo che egli sconti +la pena de’ suoi delitti! Cada questo feroce Acabbo che non temette +il Dio d’Israele, e come avvenne a Jezabele, pasto sia il vil suo +cadavere dei cani. E voi, nobil Estore, dubitate sia colpa lo spegnere +un tiranno? Fu dunque colpa in Mosè il far cadere l’orgoglioso Faraone +nell’onde? fu colpa a Jaele ficcare il chiodo nelle tempia di Sisara, +ed a Giuditta troncare il capo del tremendo Oloferne? Il merito che +ebbe Finees nel vendicare l’oltraggio fatto a Dio in cospetto a tutto +Israello, l’egual merito voi avrete impugnando il brando contro di +questo mostro che desola un popolo generoso! + +Ma Estore accigliossi, e disse: — Eppure diversamente tuttavia mi +consiglia il mio onore! E nondimeno ciò che voi detto mi avete mi +può determinare a giovare indirettamente ai congiurati; io domani +radunerolli segretamente in mia presenza. + +Ma noi dobbiamo qui affrettarci di dichiarare che le massime di frate +Alessio erano empie; e che furono infatti qualche anno dopo condannate +nel Concilio generale di Costanza. + + +Il giorno appresso furono i congiurati radunati nella maggior sala del +Castello di Monza, ove Estore risiedeva. Erano da dodici a tredici; +e fra questi distinguevansi, oltre il Pusterla, Ottone Visconti, +Ambrogio Gabriele e Riccardo Trivulzio, Parisio da Concorezzo, e Jacopo +Aliprando che, da guelfo che era, da alcuni anni era passato fra la +fazione dei ghibellini. I ragionamenti furono varii e vivi, nè qui +molto importa riferirli. Tutti convenivano nel veder pericolare il +loro partito durante la malattia di Facino, o accadendo la sua morte. +Quello che però dava timore ai congiurati erano le recenti notizie che +il famoso Marsilio di Santa Sofia avea assicurato Facino che egli gli +avrebbe restituita la sanità. Troppo leale era Facino per non trarre +dell’assassinio del Duca la più acerba vendetta. Erano nel calore del +dibattimento, quando entrò nella sala uno de’ congiurati che stava +fuori di guardia, ed annunziò che uno straniero cercava istantemente +di essere ammesso per recar al nobile Estore novelle recenti della +salute dell’amico suo Facino. I congiurati pregarono Estore che volesse +udirlo in loro presenza, ed il bastardo di Bernabò diede ordine che il +portatore della novella venisse introdotto nella sala. + +Un gioioso sorriso, forse effetto di antiche ricordanze, spuntò in viso +di Estore nel ricevere il portatore delle novelle risguardanti Facino; +poichè costui era persona di sua conoscenza, come ancora lo è del +nostro lettore. Era il bravo, o per meglio dire quel ribaldo galante e +vanaglorioso di Antonio Carcano. + +— Che ci annunziate, o Carcano?, — disse Estore. — Ma per dio non +inventateci qualch’una delle vostre frottole, che per ora almeno non +abbiam tempo da porgervi orecchio. + +— Illustre signor Estore, — disse il Carcano, — io vi giuro per la +corona ferrea di Monza che non aggiungerò una sola sillaba alla verità. + +— Ebbene, come va la salute del bravo Facino? + +— La salute! non nominate più questa parola per il più bravo dei +condottieri delle armi ducali. + +— Che volete voi dire! Non aveva il professore Marsilio di Santa Sofia +assicurato che egli in breve sarebbe risanato? + +— Sì, questo è ben vero che il professore Marsilio lo avea assicurato; +ma che perciò? È egli a stupire che più di una volta col medico non si +accordi la malattia? Erano quattro i professori che stavano intorno +al letto di Facino subito che giunse a Pavia. Tutti riportavano le +autorità di Ippocrate, di Celso, di Galeno, di Avicenna, della Scuola +Salernitana; ma nessuno troppo si accordava coll’altro; tutti per +altro dicevano la malattia assai pericolosa. Ma come avviene, ecco +che il sig. Marsilio, in tuono di chi profferisce un oracolo, dice: +«No, no, il signor Facino risanerà seguendo il metodo di cura che io +proporrò.» Era il povero Facino allora veramente in istato che faceva +pietà. Dolori acutissimi lo trafiggevano ne’ fianchi, nè erano cessati +dopo alcune cavate di sangue che di concorde parere gli aveano i medici +ordinato; ora il Marsilio nuovamente gli ordina che si faccia aprire la +vena e gli altri medici aveano abbandonata la cura. Il giorno appresso +sangue ancora; il terzo dì ancora sangue. + +— Il Marsilio si ostinava nel dire che il suo ammalato stava meglio; +e Facino andava in vece sempre più sentendo il peso del suo malore. +Egli finalmente forma una risoluzione; bandisce il Marsilio, e dice: +«No, il sangue di Facino non deve più spargersi che sul campo.» Ma +tornati gli altri medici al suo letto, trovano Facino troppo di già +estenuato, e dichiarano che la vita del generale non potea più durare +che alcuni giorni; non esservi più a sperare soccorso dalla natura; +ed anzi esortano a recargliene la novella fatale. Ma Beatrice Tenda, +tutta dolente, si rifiutava di assumersi quell’uffizio doloroso; +l’arcivescovo di Milano, Bartolommeo Capra, che era di recente giunto +a Pavia per visitare l’amico infermo, egli pure negava di essere il +portatore infausto del tristo avviso. Si fa a me calda istanza perchè +io glielo rechi; ed io che non manco mai del coraggio necessario quando +si tratta di servire un amico.... + +— Come appunto avete servito in Erba il Rusconi, — non potè a meno di +interromperlo Estore. + +— Come appunto avete servito, nel bosco presso il Castello del Monte, +Arrigo Bianchi, — soggiunse il Pusterla. + +— Ah, siete qui voi, signor Pusterla; ebbene, ebbene, lasciamo le +baie, chè il caso fu assai più serio che non pensate. Io adunque mi +incaricai di portare a Facino la novella della inevitabile sua morte. +Dicea fra me: «Alla fine non gli faccio che un servizio; e sarà anche +un’occasione di più perchè egli si ricordi del suo Antonio, che tanto +si avea caro negli ultimi giorni della sua vita. Ma, poveretto, ha +terminato ora di ridere alle spalle del Carcano!» + +— Con tutta quella gravità adunque che potei assumere maggiore, io +entro nella sua stanza. + +— «Carcano sto male assai!» mi disse con voce fioca il povero Facino. +Se parea quegli che tanta paura mi avea fatto sotto Erba! Ma avvistosi +della confessione che suo malgrado gli era scappata dal labbro, si +affrettò a soggiugnere: «Voglio dire non già a me, ma al presidio del +Castello.» + +— Lo so, io gli risposi; ma vengo a darvi una notizia che forse non vi +spiacerà. + +— Che hai a recarmi? Sii breve: la mia povera testa mal regge ai tuoi +cicaleggi; via, parla. + +— Signor Facino, i vostri patimenti non ponno durare: tutti i medici ne +sono d’accordo. + +— Persistono adunque a dire che io guarirò? + +— Ah no, caro mio Signore, la morte da voi non è anzi lontana! + +— Allora Facino, vôlto verso di me il capo e guardandomi con un occhio +truce e veramente spaventoso, mi dice: «Ebbene, tu pure t’apparecchia a +precedermi, cane scortese che sì bella notizia mi recasti. Una notizia +non meno bella io ti annunzio, che fra due ore tu sarai sul patibolo.» +Potete bene immaginare quale effetto producessero in me queste parole. +Lo confesserò: io tremava come una foglia percossa dal vento; il mio +coraggio mi aveva abbandonato: Facino io sapeva bene esser uomo da +mantenere la sua parola. + +— E come vi siete salvato? — chiese Estore. + +— Salvato! e chi mi avrebbe potuto salvare, se il sig. Facino +avesse voluta la mia morte? Ma fortunatamente Facino non volle che +fare un’ultima celia: chi l’avrebbe detto! Poichè mi ebbe veduto +impallidire, e, voglio pur dirlo, prorompere in un dirotto pianto, +supplicandolo ad avere pietà di un uomo che tanto lo avea amato, egli +mi disse: «No, Carcano, io nol dissi che per farti comprendere qual +sentimento dovrà in me destare la notizia che tu in termini tanto +improprj venivi ad annunziarmi. Va, ti saranno pagati cento fiorini +d’oro per indennizzarti dello spavento avuto; e ricordati di Facino, +il quale non amò mai la crudeltà. Sì contro i Francesi che erano in +Alessandria io esercitai un giorno severa vendetta; ma troppo grave era +l’oltraggio che io dovea punire!» Queste sono le ultime notizie che dar +vi posso, perchè non son rimasto due soli minuti di più nel Castello di +Pavia. + +— Questo potevi anche tacere, — disse Estore; — ciascuno di noi che ti +conosce, bene lo immaginava. Ora via, Carcano, va che avrai bisogno di +ristoro dopo la fatica del viaggio; e troverai ancora nelle cantine del +Castello tal vino che ti farà, in parte almeno, passare il freddo della +paura. + +— Paura! Io non l’ho mai conosciuta la paura, — soggiunse l’impudente +millantatore: — ma farò a modo vostro, sig. Estore; poichè veramente +sono venuto quasi senza posarmi da Pavia sino a Monza. + +Ritirato che si fu il Carcano, i Congiurati con maggior calore +si diedero ad instare presso di Estore perchè si dichiarasse loro +sostenitore. — Noi, — gli diceva il Pusterla, — noi sosterremo tutto +il rischio dell’impresa. Voi non ne avrete che il vantaggio. Morto +il Duca, noi proclameremo voi Signore della città, in compagnia di +Giovan Carlo Visconti; e voi non avrete che entrarvi colle vostre +schiere a prenderne pacifico possesso. In mezzo alla confusione, +nessuno oserà opporvisi; nè il conte di Pavia ha bastanti forze per +contendervi la sovranità della città. Scarse sono le schiere del +Duca e si dichiareranno in vostro favore; poichè che cosa hanno mai +a guadagnare opponendosi? Il Castello, se non subito, vi sarà reso +quando vedrassi che il Conte di Pavia non muovasi contro di voi. Che se +avesse l’imprudenza di farlo, ciò che vera imprudenza sarebbe, mentre +è già di troppo egli stesso mal sicuro in Pavia, il partito intero dei +Ghibellini vi sostiene; e quanto sia forte voi lo dovete sapere, e ben +lo mostrò più e più volte dopo la giornata del _Malcantone_. + +Ma Estore disse: — No; se l’interesse solo fosse quello che muovere mi +dovesse, io non esiterei un solo istante ad abbracciare il partito che +mi proponete; ma poichè un trattato mi stringe col Duca, non fia mai +vero che io lo tradisca, per usurparmi il suo Stato. Eppure, oh, avessi +io un giusto pretesto, come desidero, per rompere con quel crudele la +guerra! + +Qui nuovamente la porta della sala si aperse, e colui che stava di +guardia entrò ad annunziare che un messo di un personaggio di grande +affare chiedeva di essere introdotto. + +— Nessun pericolo è in udir sua imbasciata, — disse Estore; — e chi sa +ch’egli non rechi qualche importante notizia? — Il messo fu adunque +intromesso, e trasse fuori una lettera che era diretta all’Illustre +Estore Visconti. Poichè il Visconti l’ebbe ricevuta, la scorse cogli +occhi, e quindi detto a colui che era di guardia che tornasse ad +invigilare alla porta, disse: — Signori, questa lettera è del _Pagano_; +uditene il tenore: + + «Illustre Estore,» + + «Da un amico io fui istruito che qui si trama una congiura contro + Giovanni Maria, e venni istigato ad entrarvi. Stimoli non erano + necessarii per un uomo che vive solo del desiderio di vendicarsi + di un tiranno che lo condusse a menare una vita disperata, + spogliandolo de’ suoi possessi e rivoltando contro lui le armi + di tutti i vili che di buon grado troncata avrebbero la sua testa + per ritrarne il prezzo dell’assassinio. Ancora io sentii che voi + incerto ve ne state se dobbiate dar mano ai congiurati, mancando di + plausibile motivo per dichiarare la guerra allo snaturato Giovanni + Maria. Però, se a me un vostro salvocondotto voi concedete, io + questo motivo ho a somministrarvi, ed unirò la mia spada, sebben + Guelfo, a quella de’ Ghibellini. Confidate pure nel portatore della + presente, che è persona sicura.» + + «_Pagano_.» + +— Udiste, signori! Ebbene, se si verificheranno le promesse di +Pagano, che io conobbi alla Corte del Duca, e che ora nessuno sa +ove siasi ritirato, io non esiterò ad abbracciare la causa vostra. — +Scrisse quindi due linee; porse il foglio che le conteneva al messo, +e gli disse: — Questo è un salvocondotto, recatelo al gran Pagano, e +soggiungetegli che qui è atteso con impazienza. + +Il messo, al quale queste parole Estore rivolgeva, era uomo di +robusta corporatura: tutto coperto di ferro, avea calata la visiera +dell’elmo, sul quale, per cimiero, era un dragone in atto di agitare +le terribili ale membranose, aperta la bocca sanguigna, spalancati gli +occhi fiammeggianti. Egli teneva inoltre in un gran mantello avvolta +la persona; e stette col capo chino fintanto che Estore gli ebbe +consegnato il salvocondotto. + +Ma come l’ebbe, e intese le parole amichevoli del signore di Monza, +aprì il mantello che lo copriva, ed alzando la visiera lasciò vedere +lineamenti, che molti riconobbero fra gli astanti, i quali sclamarono: +— Pagano il grande! + +— Sì, Pagano il grande, — disse il guerriero che il nostro lettore +già ravvisò per l’incognito abitatore del Buco del Piombo; — Pagano +sta alla vostra presenza; e vel condusse la più viva impazienza di +vendetta. — Quindi ponendo la mano sulla spada, proseguì: — Già da +molti anni quest’acciaro è stato coi riti più tremendi consacrato +ad imbeversi nel sangue del tiranno che di tutto mi privò perchè io +sono testimonio della sua scelleratezza! Ora finalmente splende il +giorno della vendetta; la mano del Cielo raggiunse lo scellerato. +Voi, nobil Estore, altro non cercate che un motivo per porvi nella +schiera di chi punirà quel tiranno? Ebbene, sappiate adunque, ed io +sono pronto ad attestarlo col più tremendo dei giuramenti, che l’empio +Giovanni Maria, oltre molti altri misfatti, è colpevole del delitto +spaventoso che rende l’uomo odioso alla natura; io voglio dire del più +orribile parricidio. In seno io serbai finora questo secreto: troppo +esperimentato avendo in me stesso quanto fatale riuscisse ad ognuno +che lo conserva! Ma ora sappiasi dal mondo intero, e sia la rovina del +tiranno che esso riguarda. Su via, nobil Estore, se il crudele Giovanni +Maria assassinò la propria madre, non vendicherete voi la figlia di +Bernabò, il sangue di una vostra sorella? + +Un fremito sordo della più profonda indegnazione si udì per tutta la +sala. — Ah sì, muora il tiranno, — sclamò il Pusterla. + +— _Muora il tiranno_ — ripeterono tutti i congiurati ad una voce; +e porgevansi a vicenda la mano, e stringendola profferivano i più +tremendi giuramenti. + +— Nè io esiterò più a secondarvi, — rispose Estore: — ogni vincolo di +amicizia o di sangue, ogni patto fra noi per sempre è spezzato; sì, ve +lo giuro che con ogni mia forza io procaccierò vendicare l’oltraggiata +natura; e senza indugio io farò intimare al tiranno, siccome l’onor mio +lo richiede, la guerra. + + + + +CAPITOLO XXII. + +L’INCERTEZZA TERRIBILE + + +Frattanto, combattuto da un’interna ripugnanza, e come da un rimorso, +il feroce Duca aveva di giorno in giorno procrastinata l’esecuzione +della crudele sentenza che egli contro il Bianchi di già aveva +pronunziata, e che pure nel suo animo era fermo di non volere in +alcun modo revocare. In mezzo a queste titubanze, era giunto il giorno +decimosesto di Maggio, giorno per sempre memorabile per gli avvenimenti +che in esso accaddero; e questo egli avea stabilito siccome ultimo +termine della vita di quello sventurato. + +Altro motivo per serbarlo in vita era anche stato fino allora la +novella che Facino avrebbe ricuperata la salute, e l’avergli lo stesso +Facino per mezzo del milanese Arcivescovo chiesta in dono la vita del +Bianchi. Sebbene risoluto a non concederla, il Duca, le cui idee, come +noi dicemmo, erano spesso in disordine, non avea ancora saputo fermare +la risoluzione di sacrificarlo, temendo non Facino gliene avesse a +chiedere conto rigoroso. + +Entrato adunque quella mattina, pieno della feroce risoluzione di non +più ritardare il supplizio di Arrigo, entrato Giovanni Maria nella sala +del Trono, ove rispettosamente lo attendevano i suoi cortigiani, gli +venne annunziato che un messo, allora allor giunto, di Estore Visconti +insisteva per essere tosto ammesso in sua presenza. + +— Introducetelo, — disse il Duca; — non conviene a noi fare aspettare +un messo di Estore, nostro cugino ed amico. — Venne pertanto tosto +il messo introdotto nella sala; e questi era appunto il Vescovo di +Piacenza. + +Frate Alessio di già toccava i primi limiti della vecchiaia. Grande +della persona e scarno, i suoi folti capegli grigi, spessi e in +disordine, ingombravano una fronte non troppo maestosa. Due occhi +piccoli, grigi e vivaci, mostravano il loro fuoco sotto due folti +sopraccigli biancheggianti che li adombravano; il suo colore era +piuttosto pallido; tutti i suoi lineamenti mostravano un carattere +irritabile e severo. Egli si volse al Duca, e così gli disse. + +— Duca di Milano; non io vengo ora a parlarvi, siccome banditore della +volontà del cielo: del tutto profano è l’uffizio di cui mi incarica il +mio protettore, Estore Visconti. Egli mi ingiunge che di sua parte io +vi intimi, che giammai da questo punto in poi non può più fra voi e lui +esser pace di sorte alcuna; ed il motivo egli a me non lo confida; e +solo mi disse, che sappiate aver egli parlato col Pagano! + +Tramutossi in viso il Duca all’udire questo nome, quasi fosse uno +scongiuro: — Estore dunque, — egli rispose, — apre le porte della sua +Corte a de’ banditi, i più invidiosi nemici della nostra tranquillità, +e porge orecchio a coloro che più nefandamente con ingiuriose calunnie +contaminano la nostra fama! Ora son questi i meriti che Estore rende +al cugin suo pei tanti benefizii che gli ho accordati? Ma via, che +pretende egli? che io, signore della possente Milano, tremi perchè le +armi contro di me muovere intende Estore, soldato di ventura? + +— No, non di Estore, o Duca, tremate, — riprese arditamente il Vescovo +di Piacenza, — non di Estore, ma di Colui innanzi al quale polvere e +loto sono Estore, il Duca di Milano e tutti i Principi della terra. +Giovanni Maria, uno sguardo una volta volgete alle vostre iniquità; +piangete, lacerate i vestimenti regali che vi ricoprono, preparatevi +a far penitenza, se ancora per voi è tempo: grande è la divina +misericordia, chi sa che non vi sieno rimesse le vostre colpe? Ma +indurito è il cuore di Faraone, voi perseverate nell’iniquità! Voi +adunque tremate. Siccome Baldassare, voi fra scelleratezze, bagordi +e concubine, passata avete la vostra vita; tremate chè, come a +quell’empio Re, una mano tremenda sta scrivendo in questo punto la +vostra condanna. + +Il Duca si morse ferocemente le labbra, e sclamò: — Frate Alessio, +il tempo è passato che un uccello delle tue penne tanto alto garrir +ardisca contro un principe che a nessuno dar conto deve delle sue +azioni! Enrici IV più non sono al mondo! Ma ringrazia, ringrazia il +cielo che oggi i miei cani abbiano già altro pasto. Ritirati; e le +vecchie tue gambe sieno ben pronte a portarti lungi di qua, prima che +si penta Giovanni Maria di aver mostrata, a riguardo di un frenetico +par tuo, tanta indulgenza. + +Il Vescovo si ritirò, il Duca parve agitato dalla più violenta e +rabbiosa lotta di passioni. Egli pensava alle parole del messo, +ed all’arcano che sì fatalmente era stato svelato ad Estore +dell’assassinio da lui commesso della propria madre, e parevagli che +veramente la vendetta di lei già cominciasse. Ma finalmente, a tutti i +furiosi rimorsi che entro di lui si alzavano, parve che egli ponesse +un freno. — Ringrazi, ringrazi il Vescovo di Piacenza la sua dignità +sacerdotale, che sola l’ha salvato. Senza il timore di commettere un +sacrilegio, egli sarebbe stato già da me fatto gittar in fondo di una +torre per non più uscirne. Or via, a lui più non si pensi; andiamo ad +udire la messa nella nostra Chiesa di San Gotardo. + +Appena comparso il messaggero di Estore, l’impetuoso Vescovo di +Piacenza, era entrata nella sala una giovine donna, la quale in una +faccia profondamente scolpita dall’afflizione mostrava non poche +impronte di una rara bellezza. Una candida veste la ricopriva, ancora +in disordine erano le sue chiome, e null’altro ornamento avea intorno +alla persona tranne che una collana d’oro da cui pendeva l’effigie del +Duca. + +Non era costei la sventurata Antonietta Malatesta, sposa del Duca, +ma da lui odiata, ora che tutta la sua famiglia era caduta in sua +disgrazia, e però dalla sua persona interamente allontanata. Era una +delle molte cortigiane di Giovanni Maria; ma di età assai tenera, e +quella che dal Duca era più favorita, e ricambiata, se pure era ciò +possibile in simil mostro, ricambiata di vero affetto. + +La misera, udite le ultime parole del suo signore, fecesi innanzi; a +lui presentossi, e prosternandosi a’ suoi piedi: — Ah no, — gli disse, +— fermatevi. Non movete passo fuori del Palazzo: un sogno funesto, un +funesto sogno... + +— Eh via, Caterina, — disse il Duca con qualche dolcezza. — Abbiamo noi +a perdere il nostro tempo nell’udire i tuoi sogni? + +— Deh! non partite, uno spaventoso sogno mi fa tremare per la vostra +vita... Io sognai che voi eravate oggi trafitto dai colpi di molti +congiurati. Venni per isvelarvi il mio terribile sospetto; ed oimè, +oimè che le parole di quel tremendo sacerdote hanno raddoppiato mille +volte i miei terrori! Non vi minacciò egli in oscuri modi quello +appunto che il ferale mio sogno mi presagisce? + +Il Duca, alzando la supplicante, le disse: — Alzatevi, Caterina, +alzatevi; non temete... Io ho delle guardie intorno la mia persona; +in Corte non temo di tradimenti. Pure, anco in altro modo io vi +tranquillerò. Correte, se ancora siete in tempo, arrestate frate +Alessio; ma s’egli è fuori del palazzo non converrà fargli violenza. +Pochi tratti di corda gli strapperanno di bocca i segreti che egli +forse coll’aria del mistero mi voleva annunziare. + +Un profondo silenzio successe a questi ordini. Alcuni de’ circostanti, +che pel loro uffizio si credettero astretti dal comando del Duca, +uscirono dalla sala; ma poco dopo rientrarono, riferendo che il Vescovo +più non era in Corte. In questo mentre l’orologio di S. Gotardo battè +le undici ore, e il Duca disse: — È tempo che si vada alla messa; +penseremo dopo seriamente a quest’affare. + +Ma la Caterina, con un torrente di lagrime, inginocchiandosi dinanzi +al Duca, di nuovo e più istantemente ancora lo pregava di non uscire +da quella sala per quel giorno, e di voler più tosto penetrare a fondo +quel mistero. Il pericolo poteva essere imminente, il tempo scarso al +riparo... + +— Voi che ne dite, Bertone Mantegazza? — disse allora il Duca +volgendosi al suo primo cameriere, che immobile e un poco attonito, e +con qualche impazienza stava spettatore di quella scena. + +— Per me, io dico, che un uomo di senno non deve badare troppo a sì +fatte ciance. Guai se le azioni dei principi avessero ad essere guidate +a seconda delle superstizioni e dei terrori delle loro belle: costoro +avrebbero un’arme nelle mani da servirsene senza limiti a loro talento. +Ed inoltre non avete voi mille volte condannato voi stesso la condotta +del Conte di Pavia, che, ad ogni piè sospeso, consulta gli astri ed i +pronostici che gli suggerisce il suo superstizioso terrore? + +— Ebbene, — disse il Duca, — voi parlate da uomo, nè io giammai sono +stato superstizioso. Vadano tutti dal Conte di Pavia mio fratello gli +astrologi e gli indovini. Caterina, è il vostro amore per me solo che +vi fa sognare di tali spaventi; io voglio perciò darvi un bel premio; +ma non pretendete incatenare il mio piede: non sarà mai da una donna +che dipenderà Giovanni Maria. — Ciò detto, egli mosse tre passi per +uscir dalla sala. + +Ma tutt’a un tratto soffermandosi, disse: — Venga al mio cospetto +Squarcia. — Venne l’esecrabile carnefice; ed il Duca gli disse: — +Squarcia, prepara i mastini, che dopo la messa avranno travaglio. +Tu mi capisci. Il nostro prigioniere.... — Squarcia fece un segno +d’intelligenza, e fatto un goffo inchino partì. + +— Ma no, — sclamò il Duca turbandosi; — io non assisterò alla di +lui morte; sento che tanto non posso. Bertone Mantegazza, andate, e +ingiungete a Squarcia che tosto eseguisca la sua incombenza, e che +sia finito il supplizio prima che sia compiuta la messa. — Bertone +Mantegazza partì, ed in breve fu di ritorno nella sala. + +— Signori, — disse allora il Duca; — noi sprezziamo i sospetti, cinti +da voi che conosciamo a noi fedeli; ma statemi però oggi stretti +intorno. Io spero che nulla accaderà. Ma pur troppo la spada di Damocle +sta sempre sospesa sulle teste dei principi! + +Ciò detto, mosse per uscire. Bertone Mantegazza si pose al suo fianco, +snudando la spada; perocchè egli comandava alle guardie destinate +a custodire la persona del principe. Giovanni Maria procedeva con +passo sicuro e con fronte tranquilla; ma poichè egli fu giunto alla +porta che metteva alla piccola piazza che stava innanzi alla Chiesa +di San Gotardo, attigua al Ducale palazzo, ma accessibile pure a’ +cittadini, che poteano intervenire alle funzioni che aveano luogo in +essa, parve all’occhio, forse pel sospetto prevenuto, del Duca che +più dell’ordinario gruppi di persone si trovassero su quella piazza. +Il vile si sentì stringere il cuore da un moto assai violento, e +impallidì. Soffermossi, e vôlto al Mantegazza gli disse: — Bertone sono +io sicuro? + +— Sì, — rispose costui: — Ecco le guardie che sono sotto il comando +mio e di mio fratello Andrea. — Difatti, non appena ebbe il Duca messo +piede nella piccola piazza, che le solite guardie ducali, sotto la +condotta di Andrea Mantegazza, sfilarono a spalleggiarlo, ed il Duca +mosse verso la chiesa, ove doveva celebrarsi l’augusto sacrifizio, di +assistere al quale egli era così indegno. + +Frattanto l’atroce Squarcia, a cui Bertone, forse per non aver avuto il +coraggio, e forse per altri motivi, non avea che confermato l’ordine +del Duca di guardarsi bene di torcere un capello ad Arrigo, Squarcia +erasi portato nell’edifizio ove albergavano i cani di tutte le specie +che servivano alla caccia, e quelli che il Duca ad usi ancora più +crudeli riserbava: egli fermandosi presso un grosso mastino, cadente +per vecchiezza: — Sei vecchio, eh guercio! — sclamò, — sei vecchio: +eppure, tu hai fatto un bel servizio al mondo: io non mi ricordo +che ti fossi mai rifiutato di gittarti su di una vittima, tranne +quell’indemoniato di figliuolo del Pusterla, che non volle nemmeno +addentare la Sibillina. Ma egli non fu indemoniato e fatato tanto da +resistere al mio pugnale (e lo cavava fuori). Anche questo arnese già +(e toccava il pugnale) ha fatto la sua parte! Sì, guercio, ed oggi +avrai una nuova compagna. Squarcia non ti dimentica. Se non t’ha dato a +mangiare questa mattina, è perchè avrai un piatto di carne quest’oggi. +— Egli passò oltre, ed andò a porger le sue cure ad altri mastini +che ringhiavano di rabbia e di fame stretti alle loro catene, che +squassavano alla vista dell’infame canattiere. + +Squarcia, aprendo un armadio, ne trasse fuori un gran paniere di pani e +ne porse uno a ciascun di loro; ma ne lasciò privi sei dei più immani, +ed il guercio. E poichè ebbe terminata l’operazione, egli, riposto il +paniere, tornò ai sette mastini digiuni e staccò le loro catene dagli +anelli a cui erano raccomandate; e così a que’ grossi animali spiranti +furore, de’ quali di festa altri gittavano salti abbaiando, altri più +mesti e cadenti solo dimenavano la coda, — Sì, per voi altra colazione, +— egli diceva. — Andiamo sul campo della battaglia. Il Duca non vuol +mai aspettare: è pur impaziente colui, e passa subito alle minacce. +— Così parlando questo mostro conduceva i cani fuori del canile in +un cortile attiguo, quando vide verso lui venire un vecchio frate, +ed affrettandosi di legare i mastini a una colonna, mosse verso il +religioso, e gli disse: — Ah, voi venite per il nostro uomo: seguitemi, +chè è in questa prigione qui. — Il frate nel suo interno gemeva, e lo +seguiva. + +Aperto l’uscio della prigione, ove stretto in catene giaceva Arrigo, +lo Squarcia disse: — Ecco qua una persona che vi manda il Duca, +signor Arrigo. Voi volevate sforacchiarmi la giubba venti giorni fa; +ma il Duca ora vi vuol rendere il centuplo della vostra carità, come +lo diceva il predicatore di questa quaresima. Però io non sono uomo +cattivo, vedete, — proseguiva lo Squarcia; — e se volete un fiasco +di aquavite per confortarvi a passare meglio il grande esperimento, +questo, Squarcia non lo sa ricusare a’ suoi prigionieri. È anche più +bello vederli lottare contro la morte, quando sono animati da quello +spirito di vita. + +— Taci bruto, — gli disse Arrigo con alterezza; — credi tu che io temi +di te, del tuo atroce Signore? + +— È quello che vedremo in breve, — replicò lo Squarcia con un sorriso +di espressione infernale. + +— Uomo indurito ai misfatti, tacete, — disse il frate, — non toglieteci +il tempo, che troppo è prezioso, colle vostre empie parole. Io so che +vostro dovere ora è di ritirarvi. — Lo Squarcia brontolò fra i denti +alcune parole, certamente una bestemmia od una minaccia, e si ritirò. + +Allora il buon Religioso espose ad Arrigo che di recente avea avuto +il funesto incarico di venire a prepararlo a morire: — Gran conto +renderà al trono di Dio il Duca dell’abuso orribile del suo potere, +per togliere in modo sì nefando la vita a coloro che egli, o rei o +innocenti, vuol far perire. — Soggiunse, che se avesse potuto dare i +suoi giorni per salvarlo, fatto lo avrebbe; ma che possibile mai non +era sottrarre una vittima all’atroce Giovanni Maria. Si rassegnasse +adunque agli eterni decreti terribili, si disponesse a lasciare la +vita; e che offerti a Dio i suoi estremi patimenti, ne avrebbe ricevuto +quel premio che ben valeva quella oscura nebbia che sereno veniva +chiamata in questa valle di pianto. + +Arrigo lo assicurò che egli di già a perdere la vita era disposto. Ma +non appena ebbe profferite queste parole, che Squarcia precipitoso +entrò nella prigione, e pallido come la cenere, al Religioso che +lo interrogò perchè sì li sturbasse, sclamò: — Si sentono de’ gridi +clamorosi: mi chiamavano per nome; vi aggiungono minacce di morte. + +— Tu cento volte l’hai meritata, — disse il Religioso; e tacque assai +stupendo. Le grida infatti si cominciavano a far sentire; e andavano +diventando a mano a mano più distinte. + +— Squarcia, l’infame Squarcia, — si udiva gridare da molte voci di +popolo; — si trafigga, si uccida! Di qua, di qua! — diceva una voce: +e sembrava che il romore si allontanasse. — Vanno al canile, — disse +Squarcia; — deh, Padre salvatemi! + +— E può essere in mio potere salvarti? — rispose con sommessa voce il +buon frate. — Ma se anch’io ti sottraessi al furore del popolo, che +pare alzato a sollevazione, non dovrei io accusarti il primo innanzi ai +tribunali della terra de’ tuoi misfatti? — Lo Squarcia allora tacque, e +parve prepararsi ad opporre per sua salvezza una valida difesa. + +Diffatti il romore continuava a farsi sentire, e cresceva ognora più di +sua forza. Chi gridava, «sarà di qua», chi, «di là». Disse finalmente +una voce: «Apriamo dunque tutte le carceri; sarà in esse: egli non +è uscito dal palazzo!» Ciò detto, sentivasi un puntar alle porte, +un martellare orribile, un cader di imposte, che sembrava fracasso +d’inferno. Poco stette che la folla parve accostarsi all’uscio della +carcere ove era diffatti l’infame assassino che la popolare furia +cercava, e furiosamente battendola, in breve fu spinta a terra. +Il primo a entrare fu Giovanni Pusterla; e data una stoccata allo +Squarcia, che come colpito da un incanto era rimasto immobile al cader +delle imposte, — Sia lodato il Cielo, — sclamò, — Arrigo, vivo io ti +trovo! + +Nel seguente capitolo, il lettore avrà alcuni rischiarimenti dei fatti +ora accennati. + + + + +CAPITOLO XXIII. + +I VOTI COMPIUTI + + +Non appena Giovanni Maria ebbe mossi venti passi sulla poco estesa +piazza che stendevasi innanzi al bello e piccolo tempio di S. Gotardo, +la cui architettura i tempi ci ricorda di Azzone che, come è detto, lo +fece edificare, che i diversi gruppi che egli veduto aveva su quella +piazza cangiarono di posizione. Molte persone, che la sua paura gli +figurava come aventi un aspetto sinistro, si portavano quali a destra +quali a sinistra; molti erano avvolti in ampio mantello, sebbene la +stagione non fosse tale da renderne necessario l’uso; ad altri il +berretto stava calcato sul ciglio, e le folte piume che ne scendevano +coprivan la fronte e il volto, di modo che sembrava su loro spargere il +sospetto ed il mistero. Alcuni ancora si portarono dietro le spalle del +Duca, che in mezzo alla sua piccola schiera procedeva, guardando non +senza apprensione quelle nuove figure, quegli insoliti attruppamenti. + +Egli da principio avea voluto superare il suo terrore e i suoi +sospetti. Le sue solite guardie sotto il comando di Bertone Mantegazza +e di suo fratello Paolo, già gli si erano schierate dall’uno e +dall’altro lato; egli era seguìto da sei ad otto de’ suoi cortigiani, +gente a lui affezionata. Ma alla fine il suo sospettoso e crudele +umore la vinse. Egli vide che ingrossavasi il gruppo di persone poste +dietro le sue spalle; che quelli che gli stavano all’uno e all’altro +lato a lui si approssimavano; vide che a lui dinanzi, e sulla porta del +tempio, altra gente se ne stava che sembrava di lui attentamente spiare +le mosse; pose la mano sulla spada che aveva al fianco, e gridò: — Che +vuol questa canaglia, che ci preme? Via Bertone fanne un altro giorno +di S. Stefano! + +Per comprendere queste parole del Duca è necessario che il lettore +sappia, che assediando Facino Cane nel 1409 la nostra città, il popolo +a tanta miseria era stato ridotto, che morendo d’inedia, un giorno +che il Duca passava sulla piazza di S. Stefano gli si affollò intorno +gridando, _pace pace!_ Ma il duca irritato, che di pace non volea +intendere, fece caricare dai feroci suoi satelliti e da alcune schiere +quella moltitudine; e tale fu il furore degli esecutori de’ suoi ordini +crudeli, che oltre a dugento persone rimasero uccise. Dopo di che, il +Duca fece anche proibire di profferir, sotto pena di morte, la parola +_pace_ persino nella messa. + +Ma questa volta l’ordine tirannico di Giovanni Maria non fu ascoltato. +Parvero sordi i soldati, ed invece di scagliarsi sulla moltitudine, +le due ale di essi si apersero, lasciando più che mai indifesa la +persona del Duca. — Che è ciò? — disse impallidendo Giovanni Maria +al Mantegazza, che gli stava al fianco, e che come per difendere il +suo signore tenea impugnata la spada. — Vedilo, — rispose con voce +terribile il Mantegazza, e nel tempo stesso colpì il Duca nella testa. +A quella vista, gli altri cortigiani si diedero tosto alla fuga più +precipitosa. — Traditore, — gridò il Duca, e fece per trar fuori la +spada; ma la mortale sua ferita non gliene lasciò il tempo, ed egli +cadde: ma non era per anco a terra, che di già Giovanni Pusterla +gli avea menato un altro violento colpo nella gamba bianca, cioè la +destra. — _Egli è morto!_ — gridò poscia. — Ottone Visconti, Giacomo +Aliprandi, e voi Trivulzii, andate a portare per la città la novella. +E voi, Pagano, andate incontro ad Estore e Gian Carlo, chè qui bastano +i Mantegazza! Io e costui ci incaricheremo della morte dell’atroce +Squarcia. Voglia il cielo che siamo in tempo di salvare il nostro +prigioniero! + +Qui è bene che il nostro lettore sappia, come Azzo, avendo pregato +il Mantegazza ad aiutarlo somministrandogli i mezzi di liberare il +comune amico Arrigo, anche a rischio della vita propria uccidendo il +crudele Duca, egli trovò costui in parte ben disposto a secondarlo; +siccome quegli che troppo amava il Bianchi, e cui di già troppo aveano +offeso le crudeltà ognora crescenti del tiranno Visconti. Per altro +egli non si era subito determinato sul partito da abbracciare; e solo +avea fatto intendere ad Azzo che qualora ei trovasse altri compagni +adatti per quell’impresa, egli lontano non sarebbe dal prendervi parte. +Azzo si era perciò portato ad Erba, ed avea comunicato il suo disegno +al capo de’ fuorusciti che abitavano il Buco del Piombo, del quale +conosceva l’animo sitibondo di vendicarsi del Duca. Ma poichè il grande +Pagano ebbe anche da altra parte, cioè per mezzo di Giacomo Aliprandi, +l’annunzio che altra congiura tramavasi segretissimamente a Monza, alla +quale lo invitava a prender parte, ivi recatosi, e determinato Estore a +secondare gli sforzi de’ Ghibellini, a questi unì gli altri due guelfi, +Azzo e Mantegazza, pure desiderosi della morte dell’abborrito tiranno. +Bertone Mantegazza poi avea guadagnato al suo partito il suo fratello +Paolo, e quindi erano state corrotte le guardie che custodivano la +persona del Duca. + +Il Pusterla, capo della congiura, ed Azzo (che questi era appunto il +compagno che egli scelto avea a seguirlo) non ebbe appena l’assassinato +Duca esalato l’ultimo sospiro che mossero, seguìti da altri meno +distinti congiurati e da una turba di gente che già dalla chiesa +vicina si era intorno ad essi adunata e li secondava, l’odio contro +lo Squarcia essendo generale; mossero, dico, per far cadere su questo +infame capo il peso della pubblica vendetta. Lo cercarono pertanto in +tutti i tenebrosi asili ove egli e l’empio suo signore tante vittime +aveano fatto gemere e spirare, e trovatolo, lo colpirono della più +giusta delle punizioni. + +Ucciso lo Squarcia, di ciò non appagossi la moltitudine; il suo corpo +venne trascinato fuori del carcere, ove rifugiato si era; fu fatto in +pezzi; confitto su delle aste; in trionfo portato per la città, fra +urla ed imprecazioni orribili che egli aveva meritato. In questo mezzo +il Pusterla, spezzati i ceppi di Arrigo coll’aiuto di Azzo, a quello +rivolto così gli disse: — Ora noi siamo amici. Tutto vi dirà Azzo; ma +voi non avete a rimanere nella città: voi sapete che nel mio Castello +vi aspetta una persona a cui doveste prima la libertà, ed ora la +vita. Ma io pure a voi sono di molto debitore. Prendete questa spada e +seguitemi. + +Così dicendo il Pusterla presentava ad Arrigo una spada; e brandendo +la propria, tinta del scellerato sangue del Duca e dell’infame suo +canattiere, precedendo Azzo e l’amico di lui, che del pari teneano +in pugno il ferro; nè parlavano, fatti muti dalla solennità degli +avvenimenti, attraversando il nefando cortile la cui terra tante volte +era stata bagnata di umano sangue con cui spegneasi la sete de’ mastini +feroci allevati dal tiranno, e passato un lungo[2] andito giunse alla +prima corte del palazzo ducale del Broletto Vecchio. + +Quivi era stato fatto portare dal Mantegazza il cadavere di Giovanni +Maria, che egli sottrar volea agli inutili insulti della moltitudine; +posciachè il Mantegazza, prima di partire a capo delle guardie ducali +per la città a fine di mantenervi un certo ordine finchè non giungesse +Estore Visconti, avea disposto varie sentinelle in custodia del Palazzo +dell’Arrengo. Giaceva l’esanime corpo del giovine Duca sotto di un +portico, da tutti abbandonato, giacchè la moltitudine forsennata non +tanto odiava lui quanto lo Squarcia, di cui siccome un branco di lupi +famelici andava seguendo gli straziati avanzi per farne sua preda. +Due o tre guardie ancora aveano avuto ordine di vegliare su di esso. +Giaceva io dico quell’esanimato cadavere sul suolo che tutto lordo +intorno si mostrava del suo sangue, le sue vesti sontuose erano di +fango bruttate e di negro sangue, le sue bionde chiome inanellate +sparse vedevansi e pure di sangue agrappate. Ma il volto, il volto di +quell’infelice che il premio avea toccato delle sue iniquità, questo +pietosamente era stato sottratto agli sguardi di chi compiangere non +lo potea. La tua pietosa mano, o Caterina, tu che tanto amavi quel +tiranno, sebbene l’autore della tua degradazione, la tua mano pietosa +avea reso all’indegno l’ultimo uffizio pio, che la virtù stessa doveva +rispettare; e tu con mortale angoscia su quelle fattezze sformate dalle +convulsioni dell’agonia avevi sparso, giovine sventurata, un canestro +di rose, prima di correre a ritirarti nella tua solinga stanza a +versare colpevoli lagrime sul destino di quello scellerato. + +Un istante contemplò Giovanni Pusterla il cadavere del Duca; e non +senza orrore vide quella gelida spoglia Arrigo, che in lui mirava il +compagno della sua gioventù; e correvagli alla mente qual deplorabil +fine egli si procacciasse con tanti delitti. Ma il Pusterla passò ben +tosto oltre, e precedendo il Bianchi ed Azzo, li condusse alle stalle +del Palazzo ove stavano pronti due palafreni. + +— Andate, — diss’egli, — andate tosto a Parravicino, e recate a mia +figlia la novella dell’esito di questa nostra impresa; ella tutto +ignora; e non è bene gliene pervenga il grido prima che io di tutto +non l’abbia pel giusto informata. Io debbo fermarmi ancora nella città +finchè le cose non vi sieno ordinate. L’opera vostra qui più non è +necessaria. — Stese la mano ai due amichevolmente, e partì. + +Azzo ed Arrigo si prepararono ad uscire dalla città. Trascorrendo le +contrade essi ebbero campo ad accorgersi come il popolo fosse ben +lontano dall’essere commosso per la morte del Duca, il quale omai +era divenuto per esso cagione di mali inesprimibili. Avviatisi per +uscire per la Porta Comasina (poichè la Porta Nuova abitata dai Guelfi +esser poteva quella ove si impugnassero le armi contro i congiurati +Ghibellini), videro che la porta era stata occupata già da molte +genti che portavano la divisa di Estore Visconti ovvero di Gian Carlo. +Proseguendo di poi il loro cammino fuori della città, si incontrarono +con altre schiere condotte da Estore, che in compagnia di Giovanni +Carlo Visconti veniva alla volta di Milano, ove doveano succedere al +principe estinto. Avea Arrigo fatto forse cinquanta passi dopo che +tutta la schiera di Estore era passata, quando un cavallo di gran +galoppo portò ad essi un cavaliere che veniva a raggiungerli. Rivoltisi +a vedere chi fosse, entrambi subito riconobbero Antonio Carcano. + +— Antonio Carcano! — sclamò Arrigo + +— Sì, e ben con piacere io vi riveggo, laddove sì forte ragione avea a +temere che voi foste morto nelle branche del Duca. Ma ora dove andate? +Senz’altro al vostro Castello: ebbene io vi voglio colà accompagnare. + +— Voi siete il padrone di farlo, — disse Arrigo; ed io anche vi darò +un premio per la amicizia dimostratami in occasione della resa del +Castello di Erba. Ma saldata questa partita noi più non ci rivedremo. + +— Mò che dite? perchè ciò? — disse un po’ confuso Antonio Carcano, +senza però molto tramutarsi in viso. — Voi parlate da burla. + +— No, Carcano. Lo dico perchè vi ho conosciuto. Voi avete dello +spirito, voi siete un allegro compagno, voi divertite chi con voi +si trattiene; ma siete nel tempo stesso un vile, di guasto cuore, +adulatore. Ora di queste persone, conosciute che io le abbia, non sarà +mai ingombra la mia casa. + +— Quand’è così potete seguire solo con Azzo il vostro viaggio. Io +non ho bisogno della vostra protezione. Il signor Estore mi promise +mantenermi allegramente alla sua Corte. + +— Va, che quivi servirai di buffone; e come l’aspide insensibilmente +avvelenerai l’animo di colui che disgraziatamente ti ha preso a +riscaldare nel suo seno! + +Ma queste parole furono a pura perdita di fiato, perocchè il Carcano di +già avea raggiunto la schiera del bastardo di Bernabò. + +Passando innanzi, Arrigo trattennesi con Azzo, che gli spiegò, +parte per parte, la gran tela degli avvenimenti di cui il fine avea +avuto luogo sotto gli occhi suoi, ed il modo con che il Pusterla +era pervenuto a diventare l’amico suo; e poichè fu terminata quella +narrazione i due amici camminarono buona pezza in silenzio. In silenzio +però non istava il cuore di Arrigo. + +Egli pensava come contro di ogni sua aspettazione, egli stava per +rivedere colei per cui sola cara gli sarebbe stata la vita, e dalla +quale sola omai la riconosceva! Pensava egli quindi all’ultima volta +che davvicino le era stato, quando cioè da essa era stato liberato +dalla sua prigione! — Quante volte mi tornò presente allo spirito, — +egli dicea, — quel momento in cui recandosi ella stessa nel carcere +mio me lo schiudeva! Eppure a me era allora più dolce il carcere che la +libertà; ed il mio cuore lagnavasi di depor quelle catene che io sapeva +portare a lei dappresso! Ma ora bene altrimenti a lei io tornerò! ora +bandito è ogni dubbio penoso, ella mi ama e l’amor suo a me diede prove +che maggiori amante sperare non poteva! Sì, il tenero suo cuore per me +palpita; i suoi pensieri a me si volgono; ed anche allora che sulla +porta del suo Castello tu mi ingiungevi, nell’accomiatarmi, che a te +io più non pensassi ed io ti stringeva la destra, tu non pensavi tener +quel patto che io pure giurava di non concederti! Felice infrazione +che se addusse avvenimenti in cui pericolò la mia vita, alla fine al +possesso mi pose della tua mano! + +Tra questi pensieri giunsero al villaggio di Parravicino che il sole +già volgeva al tramonto. Ma Arrigo non volle recare egli stesso +alla amante la novella delle cose che aveano accompagnata la sua +liberazione. Egli temette, or che sapeva quale angoscia la avesse +per amor suo tormentata, che troppo viva riuscir le dovesse della sua +inaspettata apparizione la sensazione, mentre una debole speranza solo +nutrir poteva di vederlo salvo. Egli disse fra sè: — Oh quanto mi pesa +protrarre il momento di stringere di nuovo la tua destra! Ma poichè è +necessario pel tuo meglio, si affronti anche la noia di una dilazione +di alcune ore, che lunghissimi anni mi sembreranno! — Azzo pertanto si +incaricò dell’imbasciata, ed Arrigo, per non allontanarsi di più dalla +sua ben amata, andò a passare la notte nell’osteria di Parravicino, ove +ebbe un poco di distrazione in mirare la buona armonia, e le grossolane +carezze che rendeano beata la recente coppia di Carlotto colla nipote +del bravo Giorgio Tanaglia. L’oste, che gli fece le più rispettose +accoglienze, interrogato da lui, gli diede anche particolari notizie +su la profonda mestizia in cui viveva la figlia del Pusterla; la quale, +se viveva, soggiunse egli, era solo ad attribuirsi ai conforti del buon +frate Paolo, che era come un Dio di consolazione in que’ paesi. + +Ricorse allora alla mente di Arrigo quanti mali avrebbe evitati +seguendo i consigli di lui: vedendo però il lieto fine a cui erano +riuscite le sue moltiplici sventure, benedisse la Providenza, che sa +a tempo cangiare in giubilo le sciagure, e spargere il soave balsamo +della consolazione. + +Ma quella notte stessa, a spron battuto, arrivò al Castello ove +dimorava la bella Beatrice il vecchio di lei padre, che impaziente di +riabbracciarla avea lasciato Milano non appena Estore ne ebbe sicuro il +possesso e prese quelle redini che in breve dovea lasciarsi strappare. +Egli si era posto a cavallo che era di qualche ora inoltrata la notte, +e viaggiando incessantemente, cangiata a Monza cavalcatura, era giunto +così al suo castello due ore prima che spuntasse il giorno novello. + +Ivi recò ad Azzo l’annunzio che Facino Cane era spirato al cadere del +giorno stesso in cui era morto il Duca; che per mezzo di fuochi se +ne avea avuto l’avviso; e che nulla era quindi a temersi in Milano. +Domandò di Arrigo; lodò la di lui prudenza, e spese un pajo d’ore +nel ristorarsi con cibo, che avea trascurato tutto il dì; uscì dipoi +per rintracciare il futuro suo genero e condurlo alla figliuola; ma +il primo in cui si avvenne fu frate Paolo che andava ad assistere un +moribondo. + +— Il Duca è morto, — gli disse egli con aria di trionfo; — due colpi lo +han finito, ed il mio fu il secondo! + +— Ahi, voi commetteste un’azione ben rea! — sclamò il buon Francescano. +— Bruttatevi di polvere, vestite un cilicio, fate penitenza di tanta +colpa! + +— Ma il Vescovo di Piacenza non parlò così; ed egli disse che era anzi +un’azione meritoria. + +— Oimè! pur troppo ogni dì più la corruzione si distende. _Exurge, +quare obdormis Domine!_ Ma un gran conto ne renderanno questi rapaci +lupi al supremo giudice! + +— Via, manderò doni al Convento. Ora vi darò un’altra notizia. Arrigo +Bianchi è salvo, e sarà mio genero. + +— Ed ecco esaudite le preghiere del tuo servo, Signore! ma con quali +mezzi! Quanto imperscrutabili sono i tuoi decreti! + +Il Pusterla non si fermò un solo istante dopo aver data la seconda +notizia al Francescano e passò oltre; sicchè non sentì l’esclamazione +che fatto gli avea profferire. Avea mossi forse duecento passi ancora +verso il Castello del Monte, ove trovar credeva il giovine di cui +andava in traccia, quando se lo vide innanzi, seduto a poca distanza +su un grosso sasso poco discosto dalla strada, che avea gli occhi vôlti +verso il Castello di Parravicino. + +— Ora tu solo manchi, — egli sclamò, — ed ecco che ti trovo! Vieni +meco; — e lo condusse fra lieti discorsi al suo Castello... Ma quello +che seguì non io mi accingerò a narrare: la breve scena del primo +incontro fra Arrigo e Beatrice non è possibile dipingersi, e appena +i più sensitivi de’ miei lettori potranno immaginarla. Dopo di che +soggiungerò solo che Arrigo e Beatrice, le cui destre furono da frate +Paolo congiunte, godettero per lunghi anni delle dolcezze coniugali. E +fu tenuto per prodigioso effetto d’amore per que’ tempi, che per esso +si collegassero due case nemicissime di un Guelfo e di un Ghibellino. + + + FINE + + + + +INDICE + + + XIII. La promessa Pag. 3 + XIV. Lo stratagemma 17 + XV. La gelosia 29 + XVI. Il ritorno nella città 51 + XVII. La crudeltà 64 + XVIII. L’agguato 76 + XIX. La riconciliazione 90 + XX. I rimorsi 103 + XXI. Il delitto venuto in chiaro 121 + XXII. L’incertezza terribile 138 + XXIII. I voti compiuti 153 + + + + + ERRORI CORREZIONI + _Volume primo_ + + Pag. 27. lin. 25. valeva velava + » 30. » 16. d’occhi occhi + » 71. » 4. Arrigo Antonio + » 73. » 30. È A + » 84. » 18. mostraste mostrate + » 156. » 4. serà sarà + » 182. » 21. la dovea lo dovea + + _Volume secondo_ + + » 66. » 17. Broletto Nuovo Broletto Vecchio + » 107. » 5. Barnabò Bernabò + +E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare al lettore. + + + + +NOTE: + + +[1] Le mura si estendevano sino ai così detti terraggi. + +[2] Da un palazzo situato presso S. Giovanni in Conca, ove era la così +detta _Casa de’ Cani_, passavasi alla Corte dell’Arrengo per un grande +andito. _Vedi il romanzo_ Uberto Visconti _dell’autore del presente_. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura +un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine +volume sono state riportate nel testo. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78397 *** diff --git a/78397-h/78397-h.htm b/78397-h/78397-h.htm new file mode 100755 index 0000000..1ed0e8e --- /dev/null +++ b/78397-h/78397-h.htm @@ -0,0 +1,6372 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>La figlia d'un ghibellino, vol. II | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 7.5%; font-size: 95%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.break-before {page-break-before: always;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +div.errata {margin: 3em 10%; page-break-before: always; padding-top: 3em;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.tbs {width: 20%; margin: 1.5em 40%; visibility: hidden;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.g {letter-spacing: .2em;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {max-width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +.gener {max-width: 90%; line-height: 1em; margin-top: 1em; font-size: 95%;} +.gener td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em; padding-right: 0.5em;} +.gener td.num {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} +.gener td.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +figure {margin: 1em auto; max-width: 100%; text-align: center;} +figcaption {text-align: center; font-size: 85%; text-indent: 0; margin: 0.25em 15%;} + +img {max-width: 100%; height:auto;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78397 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +LA FIGLIA D’UN +GHIBELLINO +<span class="smaller">VOLUME II</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="break-before"> +<figure><a id="fill-0-001"></a> + <img src="images/ill-0-001.jpg" alt=""> +<figcaption><i>Ah! non partite. Uno spaventoso sogno +mi fa tremare per la vostra vita.</i> — <i>Vol. 2 Cap. XXII</i></figcaption> +</figure> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +<span class="small">LA FIGLIA</span><br> +<span class="x-small">D’UN</span><br> +GHIBELLINO +</p> + +<p class="pad2"> +ROMANZO STORICO +</p> + +<p class="pad1 small"> +RISGUARDANTE MILANO<br> +AL COMINCIARE DEL SECOLO XV +</p> + +<p class="pad1 x-small"> +DI +</p> + +<p class="x-large"> +GIOVANNI CAMPIGLIO +</p> + +<p class="pad1 large"> +VOLUME II +</p> + +<p class="pad4"> +Milano<br> +<span class="g">PER GASPARE TRUFFI</span><br> +Cont.ª del Cappuccio N.º 5433<br> +<span class="small">M.DCCC.XXX</span> +</p> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p> + +<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII. +<span class="smaller">LA PROMESSA</span></h2> +</div> + +<p> +La sera antecedente ritirandosi dal Castello +del Pusterla, ove era penetrato protetto +dal suo travestimento, Arrigo Bianchi +ebbe pienamente ad accorgersi quanto rigorose +su lui fossero per ricadere le conseguenze +funeste della sua vendetta. — Maledetto, — sclamò +egli, — il momento in cui io pensai +col sangue vendicare il sangue: ecco il +frutto predetto, ecco verificato l’oracolo di +quel buon nunzio di verità che a me mandato +avea il cielo, ed a cui l’inferno mi +ha fatto chiudere gli orecchi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +</p> + +<p> +Nè fu quindi con suo stupore che a lui +presentossi il Falconiere di Giovanni Pusterla, +dalle cui mani ricevette il cartello +di sfida, che lo invitava a ritrovarsi presso +la nota Cappella del Marliano per render +ragione del fatto insulto. Che far doveva? +Se egli rifiutava sarebbe stato tenuto +in conto di vile, e come tale chiusa +gli era ogni via di riconciliazione col fiero +suo nemico. Dubbio essere non può nella +sua scelta: il caso l’avea preveduto, ed avea +ferma la risoluzione: — O io perirò per +sua mano, — egli avea detto a sè stesso, — e poco +male per me sarà perdere questa vita che +già mi si fa odiosa, o colla mia generosità, +vincendo, placherò il Pusterla, e sarà forse +un passo fatto verso di <i>lei</i> senza cui la +vita per me non ha più allettamenti. — Egli +accettò la sfida, e passò la notte nella più +tetra tempesta di pensieri, e verificò ciò +che tante volte accade, che il sonno è più +volte nemico anch’esso dell’infelice. +</p> + +<p> +Finalmente il lucente disco del sole mostrossi +sull’orizzonte. — Insensibile ai desiderii +ed ai timori dell’uomo, con moto misurato, +tu sole odioso percorri la tua carriera. Io, +al tuo cadere più non sarò che un immobile +cadavere, o se vivo, sarò forse il più infelice +che l’aure respiri da te riscaldate. +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +Se la mia mano versasse il sangue del mio rivale, +la mia infelicità non sarebbe paragonabile +nemmeno a quella di colui che commise +il primo fratricidio sulla terra. Ma io +non tenterò che di disarmare il forte mio +antagonista. Egli bene mirerà dritto al mio +cuore; e se mi toglie la vita andrà vantandosi +del suo trionfo. Anche questo mi +strazia. Ma io non farò altrimenti; non farò +altrimenti; io il giuro a te, vaga luce dietro +cui sospira il cuor mio. Oh se il destino +prima a me ti avesse mostrato!... Ma la +mia sorte è di ferro, me non aspettano che +orribili sciagure. Io sono il più infelice dei +mortali! +</p> + +<p> +«Le bellezze della natura, le dolcezze dell’amicizia, +la vigoria de’ miei pensieri, speranze +più rimesse, più varie, abbellirono +modestamente prima che io ti conoscessi la +mia esistenza. Ma poichè tu o sole abbagliante +ti alzasti, tutti sparirono i primi e +modesti ornamenti del viver mio; senza di +te la mia vita io or la aborro. Tu sola empi +tutto il mio cuore; ogni altro desiderio ne +cacciasti; e se tu il lasci, egli vuoto rimane +in preda alla più tetra solitudine. Funesto +amore, tu mi incateni e sei il mio tiranno. +Io non credeva che tanto duro fosse il tuo +giogo! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +</p> + +<p> +«Ma pure io ho un amico, e lui non +debbo frodar di una confidenza. Non +ignori Azzo l’impegno mio; egli abbia +cura delle mie spoglie, se questo giorno +vede la cessazione di mia esistenza. — Egli +chiamò un famiglio e il mandò in traccia di +Azzo; e questi entrò poco dopo nella +stanza. +</p> + +<p> +— Azzo, la catena de’ fieri casi che ebbe +principio colla morte del Capitano non è +che cominciata. I suoi funesti anelli si succedono +con una frequenza fatale. Oggi io +mi batterò con Giovanni Pusterla. +</p> + +<p> +— Ebbene! Io v’invidio la vostra fortuna. +Non potrei battermi io stesso con un +secondo? +</p> + +<p> +— E non è di già troppo fatale per me +questo combattimento! Voi pur sapete quali +speranze esso distrugge. +</p> + +<p> +— Eh! via, ora capisco che volete dire, +il vostro amore vi martella! Ma se volete +che al braccio del Pusterla opponga io la +mia spada, voi non avete, Arrigo, che a dire +una parola. +</p> + +<p> +— No; il mio secreto a te l’ho rivelato +perchè tu possa pensare ai resti di un amico; +qualora, presso la cappella del Marliani, io +dovessi nel combattimento lasciar la vita. +</p> + +<p> +— Tolgalo il cielo! — sclamò Azzo, e succedette +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +a queste parole per un istante il silenzio +più profondo. +</p> + +<p> +— Ma quale maniera è questa di riparare +i torti! — sclamò Arrigo. — Un giudizio che +porta seco una pena sì rigorosa, un giudizio sì +incerto in cui la forza e la prontezza del +braccio dà luogo al reo di vantarsi di +innocenza; e colui che dovea chiarirsi tale +spira sul campo sanguinoso, vedendo con +disperazione il trionfo del suo rivale! Ah +quale demonio introdusse nel mondo +tale peste de’ singolari combattimenti! +L’ignoranza sola potrà adottarli e proclamarli +giudizi di Dio; e solo il nemico del +genere umano potrà unirvi una larva di +onore, e così radicarli per tutta la terra. +</p> + +<p> +Azzo non era forse d’egual sentimento; +ma Anselmo in questa comparve nella camera, +e disse che un messaggio di Franchino +Rusca portava una lettera per Arrigo +Bianchi. +</p> + +<p> +— Che sarà mai? — disse costui; — fatelo +entrare. +</p> + +<p> +Subito entrò il messaggio, tutto grondante +di sudore ed ansante, e consegnò una lettera +ad Arrigo, per la quale avea ordine di attendere +la risposta. +</p> + +<p> +— E che? — disse Arrigo dopo avere scorsa +frettolosamente le lettera. — Facino Cane +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +si apparecchia ad assalire il castello di +Erba per torlo ai Rusconi? Or bene, Azzo, +o io lascierò oggi questa vita odiosa, o chiuso +nel castello di Erba la venderò a caro +prezzo in favore di un antico amico e mio +alleato, e per una causa di onore; chè già +a noia mi torna la vita. Torna al Castello, — vôlto +al messaggio poi soggiunse, — torna al +tuo signore e digli che Arrigo non lo abbandonerà +nel suo bisogno; e che volentieri +acconsente di unirsi seco per respingere i +suoi nemici. Torna, e reca tosto al Rusconi +la mia risposta. — Il messo subito si +ritirò. +</p> + +<p> +— Se io cedessi in questo singolar combattimento +di cui l’ora omai è vicina, tu +Azzo ti porterai nel Castello in luogo mio, +ed al Rusconi darai la notizia della mia +morte. Mezzodì omai non è lontano. Verrai +tu meco fino al principio del +bosco fatale? +</p> + +<p> +— E potrei, io, anche se lo volessi, non +seguirvi da lungi, Arrigo? Or via, eccomi al +vostro fianco; di imperturbabilità rivestite +il vostro petto; pensate che la freddezza è +necessaria nel combattimento; e ponete +tregua ai mille pensieri che si affollano +nella vostra mente. — Così il feroce Azzo +tentava ridestar l’antica fermezza d’animo +nell’amico, che nulla gli rispose. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +</p> + +<p> +Entrambi un istante dopo si posero in cammino. +Silenziosi a lungo passo procedevano, +e la mesta foresta nella quale già poneano +piede era bene scena consentanea all’espressione +cupa delle fisonomie dei due personaggi +che in essa si addentravano. +</p> + +<p> +Come Arrigo ebbe mossi alquanti passi +fra di essa, arrestossi e così ad Azzo disse: +</p> + +<p> +— Qui, Azzo, m’attendi; e se fra un’ora +io non compaio, allora ti inoltra nel bosco, +e pensa alle spoglie dell’amico che avrai +a far riporre nel sepolcro. In questo +caso, tue sono le mie ricchezze; in questa +carta te ne fo il dono. E quest’altra, — egli +soggiunse porgendogli un altro foglio, — questa +fa che l’abbia la figlia del Pusterla. Io +le domando il tributo di una lagrima sola +nella sua stanza solitaria. Amico, addio. +</p> + +<p> +— In nome di tutti i santi, non perdete +il vostro coraggio, Arrigo! — sclamò Azzo. — Ma +egli non mi ascolta! Ah il mio cuore +è lacerato dai presentimenti più crudeli. Ma +io non godrò giammai della trista +conseguenza di una sua disgrazia. Foglio +sciagurato, va all’inferno. — Ed Azzo, +il cui cuore era nobile non meno che feroce, +stracciò la carta di donazione, e battendosi +la fronte colla destra si assise su +un sasso che era a due passi lontano da lui. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +</p> + +<p> +Frattanto Arrigo a passo frettoloso al +luogo fatale ove combattere doveva si avvicinava. +Ma quale fu il suo stupore, di lontano +vedendo su quella piazzetta, non già +il Pusterla, siccome ei si attendeva che impaziente +lo aspettasse, di già trascorsa essendo +l’ora di mezzodì, ma un gruppo +di tre persone confuso, delle quali una +sembrava avere forme femminili ed una +bianca roba ricoprirla. Quel luogo, il turbamento +dell’animo suo, le idee superstiziose +a que’ tempi impresse anco negli +animi più elevati lo fecero un istante esitare. +</p> + +<p> +— Fosse egli vero adunque che presso +quella cappella, su quella angusta piazza, +ritornassero le ombre infelici di vittime +della sventura! Aprirebbero adunque veramente +i sepolcri la loro bocca e ridonerebbero +le loro prede, e le anime di giù +giudicate ritornerebbero a sospirare nei luoghi +che loro furono funesti! — Quale presagio +era quello! Ahi quella triste comitiva +forse lui aspettava nel suo numero: — Infatti +non sono i miei casi in gran parte +ai loro conformi? Ma che vaneggio +io! — poi soggiunse, — forse quelle fantasime +sono create dal mio spirito; la +mia immaginazione dà loro corpo, ed il +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +mio animo, scosso e debole, nel suo secreto +le paventa. Se meco fosse Azzo, ei non vedrebbe +quelle forme. — Impugnava quindi +la spada, e con passo più lento sì ma eguale +e solenne si avanzava. +</p> + +<p> +— Ma vedi, — egli fra sè diceva, — uno si è +scostato! Oh Vergine, se sono illusioni, +sgombrale da’ miei occhi! Abbastanza non +ho io pensieri funesti che mi avvelenano +l’anima? Vedi, spiriti o carne sieno, +mi hanno scorto. Quale apparizione funesta! Quai +forme la mia mente in essi +mi figura! <i>Lei, lei</i> che cagione è sola +delle mie angoscie; ed egli, egli quel santo +vecchio che pur troppo profeta fu di questi +mali. — Arrigo si arrestò un istante, +dubbioso se il suo cammino proseguire; di +poi fermata una risoluzione, e tanti affetti +affollandosi nel suo petto, sicchè nessuno +distinto prevaleva, avanzossi siccome il +sonnambulo cammina, e siccome un egro +uscito di sentire, od automa che muovesi +solo per l’impulso di una molla segreta. +</p> + +<p> +Egli avanzossi; giunse dinanzi alla donzella, +ch’egli non sapea a sè stesso spiegare +se carne fosse o fantasima vaporosa, chinò +un ginocchio a lei innanzi, e in quello stato +immobile rimase senza profferire una parola. +</p> + +<p> +— Signor Arrigo, — disse allora Beatrice, — e +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +perchè queste dimostrazioni cavalleresche +di rispetto verso di me, cui nell’istante +stesso voi venite per torre il padre? Io +so a che fare qui venite. Colui che già +oltraggiaste, ora spegnere voi volete... Ma +no, — s’interruppe la fanciulla; — no, io +sono ingiusta; io so che tale essere non +deve la vostra intenzione! +</p> + +<p> +— Ahi, — disse Arrigo con voce commossa. — Il +mio destino... +</p> + +<p> +— O piuttosto la mano del Signore, — disse +frate Paolo, alzando gli occhi al cielo; — la +mano del Signore... +</p> + +<p> +— No, no, padre, io sono l’offesa, ed io +debbo fare le mie rimostranze, — l’interruppe +Beatrice. — Ebbene, convenite che, poco generoso, +le vostre intenzioni dai fatti assai discordano. +A elle state a’ miei piedi? Un +fortunato caso impedì al padre mio di qui +trovarsi, ed io, sovrana de’ vostri pensieri, +in questa forse estrema volta che noi ci +troviamo sì dappresso, io vi comando che +giammai non snudiate la spada contro il +mio genitore. Voi dovete al dolore della +figlia sacrificare una vendetta che tende a +privarla del padre. Promettetelo, in nome +delle più dolci vostre lusinghe. Non +rispondete? Ahi se vedeste quanto lacerato +sia questo cuore, quale angoscia ora lo +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +strazii, la pietà, se non la cortesia, vi muoverebbe +a tutto promettere. Ah! i miei +orribili terrori dunque si verificheranno! +Vedrommi io un giorno per cagione dì +queste orrende inimicizie l’insanguinato +corpo del caro mio genitore a’ miei piedi...! +</p> + +<p> +— Ah no, tacete; io ve lo giuro pel +cielo che ci ascolta, per la terra che gli è +sottoposta, per quanto v’è di più sacro e +terribile in questo e nell’altro mondo; +no, il mio ferro giammai contro quello del +padre vostro si scontrerà, senza cadere al +suolo nel suo primo urto. +</p> + +<p> +— Il cielo vi benedica! il cielo vi protegga! +egli vi assecondi ne’ vostri più cari +desiderii! Che se forza hanno le preghiere +degli afflitti presso il trono dell’Onnipossente, +incessabili saranno le mie, perchè abbiano +una volta fine queste discordie fatali. Deh, +alzatevi, generoso mio liberatore! La +più indelebile gratitudine per voi si scolpisce +nel mio petto; ed eccovi in segno di +pace la mia destra. Ma ora nulla più +mi trattiene; nè più qui debbo rimanere. Addio, +addio. — Ciò detto, colla leggerezza +appunto di una fantasima, di là si tolse. +</p> + +<p> +Arrigo alzatosi sembrava una statua, +non osando muovere un passo per trattenerla, +e solo cogli occhi pieni di una inesplicabile +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +loquacità accompagnando la bella +apparizione che a lui si sottraeva. Frate +Paolo alzò al cielo uno sguardo; e forse +fece una breve orazione, che Arrigo non +intese, quindi dicendo: — Sia benedetto il +nostro Dio che ci ha consolati, — si diede a +raggiungere la sua compagna. Questa, leggera +siccome un capriolo, rugiadose le belle +luci di lagrime espresse dall’amore, dalla +riconoscenza, dalla pietà e dalla consolazione, +a grandi passi dal centro si scostava +della foresta. +</p> + +<p> +Poichè Arrigo la ebbe perduta di vista, +sclamò: — Fu dunque vero corpo od una invidiabile +apparizione! Ma io la vidi, io +strinsi la sua destra di pace, e il cielo mi +tratti con tutto il suo rigore se io manco +alle fattele promesse: quale sarà per me +compenso il pensare, in ogni evento, che io +glielo promisi! — Egli volse ancora lo sguardo +dalla parte per la quale era scomparsa, e +non vedendo che l’invido velo della foresta, +sclamò: — O Cielo, io troppo oggi ti +oltraggiai, detestando la mia esistenza; posso +io essere più fortunato, se quell’anima +generosa stessa ti prega pel mio bene, se +io ho tocca in pegno di pace la sua destra! +</p> + +<p> +Egli quindi si pose in viaggio per tornare. +I suoi pensieri prendevano un corso +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +ben diverso da quello che prima aveano +seguìto. Una incerta speranza di felice avvenire +rischiarava le tenebre che aveano +prima contristato il suo cuore. I suoi pensieri, +melanconicamente dolci, succedendosi +gli istanti a lui passavano con una rapidità +da qualche tempo da lui non conosciuta. L’uomo +pur troppo tende a crearsi +agevolmente la dolce idea di una fortuna +che sovente giammai non trova. Egli trascorse +la foresta senza quasi avvedersi; e +parvegli un istante il momento che lasciò +il luogo ove tanto miglior piega avea +preso il suo destino, e quello in cui rivide +l’amico suo, che, simile ad un forte collocato +in un posto avanzato e pieno di perigli, +stava tosto combattuto dal sospetto ad +aspettare il suo ritorno. +</p> + +<p> +— Il cielo sia lodato! Dunque è caduto +a’ tuoi piedi l’altero Ghibellino? — sclamò +Azzo con un sorriso di orgoglio. +</p> + +<p> +— Dio nol voglia! — rispose Arrigo. — No, il +combattimento non ebbe luogo. Tutto saprai: +per ora sappi che il Pusterla mi ha +fatto sapere che non poteva trovarsi al luogo +del convegno. +</p> + +<p> +— Conviene dire che Facino lo abbia +visitato nel suo castello. +</p> + +<p> +— Ciò può essere. Ed appunto la mia +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +parola mi obbliga a portarmi nel Castello +di Erba in soccorso del Rusconi. Ma tu, +tu sarà bene che resti per ogni avventura +in custodia del mio. Facino odia +i Guelfi e potrebbe chiudere un occhio se +alcuno tentasse saccheggiarlo. Sceglierà +il Carcano, a suo piacere, o di seguir me, o +di restar teco, come crederà più conveniente. +</p> + +<p> +Fatta questa risoluzione, avendo il Carcano +preferito di chiudersi nel forte castello +di Erba, che ben munito essendo di +vettovaglie era stimato poter resistere assai +lungo tempo, in compagnia di Arrigo andò +ad Erba, e senza che nulla loro accadesse, +entrarono in quel Castello. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span></p> + +<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV. +<span class="smaller">LO STRATAGEMMA</span></h2> +</div> + +<p> +Siedeva il Castello di Erba su di uno dei +piccoli colli vicini all’erta su cui è posto +il borgo di quel nome. Ancora pochi anni +sono si vedevano gli antichi avanzi delle +sue fortificazioni: ora più non ne rimane +vestigio, fuorchè i vasti ammassi di pietra, +che, a certa profondità nel suolo incontrandosi, +ancora attestano la solidità delle sue +torri e delle antiche sue mura. +</p> + +<p> +Verso settentrione e verso ponente due +non vasti colli gli stavano vicini. Da quella +parte appunto più fortificato dall’arte era +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +quel ragguardevole forte che più volte avea +resistito agli assalti del nemico, e che più +volte però avea cangiato di padrone in quegli +ultimi tempi. Ivi si era gittato nel 1404 +Pandolfo Malatesta, respinto dalle armi di +Facino e de’ Rusconi, allora alleati del Duca; +più tardi, per corruzione di quel castellano, +era passato in possesso di Franchino Rusca, +che signoreggiava Como del quale si era +eretto tiranno. Ora finalmente venìa Facino +per rivendicare il diritto che su di esso tuttora +serbava la Casa Viscontea. +</p> + +<p> +Era il castello d’Erba adunque, siccome +abbiam detto, una fortezza assai ragguardevole. +Un forte recinto poligono munito di +sei torri e varie bertesche opponeva da ogni +banda i suoi lati bene fortificati agli aggressori. +Che se a questi riusciva di aprire +una breccia in quelle mura poste a poco più +che metà della collina, tuttavia non eran +privi di difesa gli assediati, che riparavano +nel corpo del Castello, munito di una fossa, +ed avente forti mura merlate, torricelle, ed +inoltre un gran torracchione assai più +antico da una parte, che formava come +il nucleo della fortezza, e che veniva perciò +appunto chiamato il maschio. +</p> + +<p> +In altri tempi una tale fortezza sarebbe +stata pressochè imprendibile. Però ora già +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +cominciavasi ad introdurre negli assedii le +bombarde, che con terrore degli assediati +crollavano mura prima credute inespugnabili; +ma oltrechè quelle artiglierie +erano ancora scarse, erano inoltre sì pesanti +e difficili a maneggiare, che l’effetto +era tuttavia ben lontano dal pareggiare in +minima parte l’impeto infernale di quelle +di oggidì. +</p> + +<p> +Il giorno stesso del suo arrivo, Facino +Cane mandò varj drappelli di cavalli leggeri +a sorvegliare il Castello perchè nessuno +vi facesse entrare vittovaglie; e il +giorno seguente cominciò a lavorare un +campo sui due colli che, come abbiamo +detto, stavano a poca distanza dalle mura +della fortezza. +</p> + +<p> +Egli fece anche occupare il borgo di Erba +da alcune squadre; e per tal modo egli apparecchiavasi +all’assalto del primo recinto di +mura. Egli avea da principio sperato che, +atterriti i Rusconi, sarebbero venuti tosto +a patti; ma si ingannò; alla intimazione +che loro fece fare, per mezzo di un +trombetta, gli venne risposto: «Che quel +diritto stesso che il Duca pretendeva avere +su di Erba lo avea Franchino Rusca signor +di Como, che l’avea conquistata. Ma +che il Rusconi credea che non il Duca +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +fosse l’autore di quella guerra, il Duca +col quale già da più anni era in buona +armonia, sibbene l’ambizioso Facino, che +il Duca avea messo in ceppi, e che aspirava +a spogliarlo d’ogni dominio. Insaziabile +essere la sua ambizione: già Alessandria, +Tortona, Novara e più terre del +Milanese egli avea usurpate; ora aspirava +ai possessi altrui, e molestava i Rusconi +che in nulla lo aveano offeso. Ma essi confidavano +nella giustizia della loro causa: +coll’aiuto del glorioso sant’Abbondio difenderebbero +Como e le sue dipendenze. Non +temevano Facino.» — Deposta adunque +ogni speranza di accordo, Facino facea +gli apparecchi per avere il suo intento +colla forza. +</p> + +<p> +Frattanto nell’interno del Castello gli assediati +si disponevano ad opporre una vigorosa +resistenza. Per verità i soldati del +Ruscone erano un poco disgustati dalla severità +di Franchino, che passava per assai +rigido e anche crudele, ma d’altra parte +una buona paga e le molte promesse li +spronavano gagliardamente a mostrare in +quella congiuntura il loro valore; chè non +aveano motivo a credere di essere nelle +loro speranze delusi. Pertanto ciascuno si +proponeva fare il meglio che poteva perchè +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +il nemico non trionfasse, e con gran diligenza +erano sorvegliate le mura e le torri, +e si stava in un continuo allarme per non +lasciarsi sorprendere in nessun modo. +</p> + +<p> +Facino, il quale aspirando a maggiori imprese, +volea risparmiare i suoi, mollemente +attendeva a bombardare le mura; nè pensava +a un generale assalto. Egli meditava invece +uno stratagemma; e fingendo di ritirarsi con +una metà delle sue truppe diede ordine all’altra +comandata da Estore di rimanere +inattiva e dar segni di timore. Egli venne +intanto a Parravicino, e sperava che +presa gli assediati fiducia, sarebbero usciti +per combattere; ed allora, cadendo loro addosso +senz’altro avuto avrebbero la peggio, +e quindi per terrore il castello si sarebbe +arreso. +</p> + +<p> +Diffatti il Franchino Rusca, lasciatosi ingannare +da quelle apparenze, concertò col Bianchi +e con un suo nipote che avea seco, giovine +generoso e che avea nome Lodovico Rusca, +di sortire una notte ad assaltare d’improvviso +da due differenti parti il campo degli +assedianti. Solo due cento cinquanta uomini +essere scelti dovevano per quell’impresa; il +restante della guarnigione, di forse altri cento +cinquanta uomini, sarebbe rimasto in guardia +del Castello sotto il comando di capitani +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +di minor conto; e con essi restava il +Carcano, che sebbene narrasse di sè mille +prodezze, pure non sapeva mai risolversi a +lasciare il suo posto nel mastio, che certamente +era il luogo più sicuro. +</p> + +<p> +Concertata pertanto ogni cosa, una notte +in cui maravigliosamente protetti si credettero +dalla oscurità del cielo, perchè dense +nubi coprivano la luna, allora nel suo primo +quarto, vedendo scarsi fuochi nel campo, +uscirono dal Castello in tre drappelli, due +de’ quali erano destinati ad assalire il campo, +il terzo dovea stare in guardia perchè +non venissero côlti da altre truppe alle +spalle. Lodovico Rusca assalir dovea la parte +del campo posta sul colle che guarda settentrione; +il Bianchi l’altra, cioè quella +posta sul colle a mezzodì; Franchino Rusca +dovea assicurar loro le spalle. L’impresa +era ardita; e potea avere buon riuscimento, +sorprendendo un campo in cui il +nemico sembrava immerso nel sonno e male +in guardia. Ma non sapeano che Facino +tutto facea spiare attentamente. +</p> + +<p> +Ma sebbene Facino prevedesse il caso +e subito da alcune sentinelle a quest’effetto +collocate gliene venisse dato avviso, +il campo era veramente negligentemente +guardato ed i soldati immersi nel sonno. +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +Pertanto le due schiere che attaccar lo +dovevano, non solo senza opposizione superarono +i ripari poco forti dell’accampamento, +ma in esso spargendo il terrore, +Lodovico Rusca fu il primo a farvi +assai grande macello: ma i Ducali però +non tardarono a riunirsi, accesi molti fuochi, +ed opporgli una vigorosa resistenza. +Poco dopo attaccò il campo dal lato opposto +Arrigo Bianchi, e nuovamente allora +le armi de’ Rusconi parvero prevalere, sebbene +assai inferiori in numero, protette +dalle tenebre che non bene lasciavano distinguere +dagli amici i nemici, ed avendo +incontro soldati mezzo spogli ed oppressi +dal sonno, fra i quali gli ordini dei capi erano +male intesi e male eseguiti. +</p> + +<p> +Ma ben presto cangiarono d’aspetto le +cose. Non appena ebbe l’avviso Facino +della mossa del nemico, che subito fatte +armare le sue genti posesi egli alla testa dei +cavalli; e dei fanti una metà diede a comandare +a Giovanni Pusterla, l’altra metà +a Francesco Bussone, detto il Carmagnola, +perchè nativo di quel luogo, il quale militava +con un piccolo comando nel suo +esercito, ma cui egli assai bene conosceva +siccome uomo dotato delle più preziose doti +per riuscire sommo capitano, istancabilità, +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +avvedutezza, valore, freddezza d’animo, e +prontezza nell’afferrare i partiti. E in fatti +questo Bussone a tanta rinomanza poi salì +sotto il titolo di Conte di Carmagnola, +che pochi capitani lo hanno nell’Italia +superato. Ma Facino temea la sua ambizione; +nè mai gli avea voluto dare maggior +comando, stimando che, conosciuto il +suo valore, diverrebbe una buona spada in +mano de’ suoi nemici. +</p> + +<p> +Distribuita così la sua truppa, senza perdere +tempo egli si pose il primo in viaggio, +e rapidamente si mosse verso il campo. +Egli si incontrò nella piccola schiera di +Franchino Rusca, l’assalì, la disperse; ma +poichè sospettò, come era, che la comandasse +Franchino in persona, perdette assai +tempo nel procurare di far tutti prigionieri, +inseguendo ogni uomo di quel +drappello, per così finire la guerra: ma il +Ruscone, mediante la devozione di alcuni +suoi prodi compagni ed aiutanti di campo, +riuscì, favorito dalla notte, e dalle selve vicine +in cui i cavalli non lo poteano inseguire, +a salvarsi. Egli non fece però nessun +tentativo per ritornare nel Castello, ben +conoscendo che si sarebbe esposto con +ciò al grave rischio di incontrarsi in altri +nemici; e quindi per deviati sentieri +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +prese il cammino verso Como, da cui sperava +mandare in breve nuove forze a rinfrescare +la guarnigione del castello di Erba. +</p> + +<p> +Ma Lodovico Rusca, sebbene gli giungesse +alle spalle un nemico non meno possente, +quale era il Bussone, resisteva con +grande coraggio e deliberazione. Il Bussone +però ciò vedendo, con quell’avvedutezza +che gli era particolare, sempre desideroso +di acquistarsi fama, fece sull’istante un +assai ragionato disegno; e facendo ritirare +i suoi, mostrando timore, permetteva a Ludovico +di ritirarsi. Era sua intenzione, tenendogli +dietro, incalzarlo nel momento che +fosse per entrare nel Castello, e, misto alle +truppe di lui, in quello intromettersi ed +impadronirsene. A tanto benefizio non sarebbe +stato finalmente insensibile Facino, +e gli avrebbe accordato al fine quel grado +che egli ben sapeva di meritarsi. Non mai +fu concepito più prontamente un disegno, +nè più felicemente di questo condotto a +termine. Lodovico Rusca avendo potuto ordinarsi +per ritirarsi, vedendosi poco combattuto, +procurava salvare sè stesso e la +sua piccola schiera. Il Carmagnola lo seguiva, +molestandolo leggermente; ma quando +fu più vicino al Castello, e che la porta +ne fu aperta, con gagliardia ed impeto +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +grande gli fu addosso, e meno attendendo +a ferire che ad entrare, in breve fu colla +sua schiera nel Castello, la cui guarnigione +appena ebbe il tempo di rifuggire nel secondo +recinto e alzar i ponti, non senza +lasciar di fuori alquanti prigionieri. Trionfò +il cuore del Carmagnola, poichè il +primo recinto fu in suo potere, e poichè +vide coronata di ottimo successo un’impresa +di cui egli solo tutto aveva l’onore. +</p> + +<p> +Ma nel mentre un fatto sì importante +qui avea luogo per opera del Carmagnola, +altri avvenimenti non meno notevoli +accadevano nel terzo punto ove avea +luogo il triplice combattimento. Giovanni +Pusterla, a capo della sua schiera, nella +quale pur sotto le armi militava una antica +nostra conoscenza, il bravo Giorgio Tanaglia +Falconiere nel castello, — Avanti, — gridava +ai suoi seguaci: — avanti; ma +uniti in ordine per non confonderci col +nemico. Guarda che confusione +hanno posto que’ cani di Comaschi nel +campo! ma ora mi sapran dire come si +può stare fra l’incudine ed il martello; e +saran veramente i pifferi di montagna che +vanno per sonare e sono invece sonati. +Alto, Tanaglia, tu sta indietro ad assaltar +coloro che si sbandano; io vado innanzi col +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +grosso a martellarli alle spalle. — E così +dicendo, con gran coraggio si avanzava, seguito +da un buon numero di gente bene +armata, ed entrato nel campo, andò porgendo +soccorso e richiamando l’ordine ove +più era bisogno; sicchè i nemici, scoraggiati, +non cercavano più che salvarsi in mezzo +alla confusione. Avea di tal modo il Pusterla +già cangiato forse cinque volte il +punto su cui combatteva, nè ancora l’ordine +era del tutto nel campo richiamato, +quando giunto in un nuovo punto ove era +feroce mischia, si avvide, al chiarore di un +fuoco vicino, che chi sosteneva l’impeto +dalla parte nemica era il giovine Arrigo +Bianchi, che con un drappello de’ suoi ben +armato, andava cercando di farsi strada per +ritirarsi. — Largo, largo, — sclamò allora il +Pusterla; — largo, che con colui voglio provarmi +io stesso; — e quindi soggiungeva: — Arrigo +Bianchi, contro di me vi volgete. — Così +gridando si avanzava verso il giovine; +ma questi volgendo al suolo la punta della +spada disse: — Giovanni Pusterla, io ben +vedo che inutile è omai la resistenza: eccovi +la mia spada; io sono vostro prigioniero. +</p> + +<p> +— Ah! questo non vi pare dunque il momento +per saldar i nostri conti? Ebbene, +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +io raccolgo la vostra spada. Sia costui +custodito. +</p> + +<p> +Passò oltre il Pusterla; e poichè veramente +non vi era altro mezzo di salute, +anche i pochi compagni di Arrigo amarono +piuttosto arrendersi che, senza quasi +speranza alcuna, tentare la sorte troppo +ineguale delle armi, ora che non un nemico +mezzo spoglio aveano a fronte, ma buone +schiere fresche ed armate di tutto punto. +</p> + +<p> +Dopo una mischia sì vantaggiosa per le +armi di Facino, e come costui ebbe udita +la notizia che il primo recinto del Castello +di Erba era in sue mani, il Capitano del +Duca Facino si dispose ad accompagnare il +Pusterla al suo castello di Parravicino per +ivi prendere egli stesso il necessario riposo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span></p> + +<h2 id="cap15">CAPITOLO XV. +<span class="smaller">LA GELOSIA</span></h2> +</div> + +<p> +Ma Facino Cane in mezzo a così lieto +successo aveva un pensiero che gli dava +noia, e questo risguardava lo stesso successo +del Carmagnola. +</p> + +<p> +— Colui, — dicea fra sè, — diverrà senza +dubbio un abilissimo capitano. Ha l’ardire +del più valoroso dei soldati; l’imperturbabilità +stessa che a me tanto giovò nelle mie +prime imprese, allorchè la gioventù mi +sorrideva; e in prontezza mi supera e ne’ +stratagemmi. Grande danno a me sarebbe +se il merito di costui venisse a farsi +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +al mondo palese; guai se il Duca lo riconosce! +A capo di un’armata, egli potrebbe +essere il maggiore degli ostacoli al progresso +di mie vittorie; e ancora rapirmi forse ciò +che con tanti sudori mi sono acquistato. +Conviene in qualche modo torgli i mezzi +di rendersi celebre: ovunque a lui l’occasione +si presenti, egli manifesta la sua bravura. +Più si distingue costui comandando +dieci uomini, che non gli altri capitani che +hanno maggiore autorità fra le mie schiere! Ma +come l’allontanerò io dalle imprese +guerresche, senza dargli sospetto di +mia malevolenza? Un’idea mi si presenta! +Veramente ciò non concorda col mio disegno +di amicarmi i Guelfi; ma questo Bussone, +questo Bussone vuolsi pur rimovere da ogni +occasione di illustrarsi. Egli è ambizioso, +io lo conosco; ed egli è anche fortunato. +Afferra con prontezza le occasioni; sa +giovarsene con sagacità; un’aura a lui propizia +ognor spira. D’altra parte io renderò +anche vani i suoi sforzi. Sì, il manderò +con pochi soldati, lo incaricherò solo +di sorvegliarlo. Intanto, senza lui assalterò +il Castello di Erba. Quindi, o libererò il +Castello del Monte, o presolo lo potrò ridonare +per amicarmi i Guelfi al suo possessore. +</p> + +<p> +Il giorno appresso adunque Facino tornò +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +al suo campo, col Pusterla, deliberato +di tentare l’assalto del Castello. Ma prima, +fatto a sè venire il Carmagnola, e ricolmatolo +di lodi e di carezze per il successo +ottenuto, gli disse, che a lui affidava novello +carico. — Importa, — egli soggiunse, — mostrare +ai Guelfi, che tuttavia si mostrano +nemici miei non meno che dello Stato, che +male loro starà prestando mano ai ribelli +del Duca. Arrigo Bianchi, che ora è +prigioniero del Pusterla, si era unito al +nostro nemico; ora contro di lui voglio +dare un esempio di rigore. Io voglio togliergli +il suo castello, e darlo al sacco o +diroccarlo. Però, con cinquanta de’ nostri, +tu andrai a bloccarlo, e, se agevole trovi +l’impresa, lo assalterai. Che se a te non +verrà fatto impadronirti di quella vecchia +rôcca, preso il Castello di Erba in un attimo +con maggiori forze cader farolla nelle mie +mani. +</p> + +<p> +Il Bussone parve subito indovinasse l’idea +di Facino, e si morse le labbra di dispetto +e seriamente rispose: — Che a lui non restava +altra alternativa che di ubbidire; — e +disdegnosamente voltò le spalle, e si preparò +a lasciare il campo. +</p> + +<p> +Un’ora dopo il Bussone era di già partito, +e Facino avea disposto ogni cosa, e +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +dati gli opportuni ordini per tentare un +assalto generale al castello, e grande era +la sua speranza di riuscire in quell’impresa: +in suo potere era il primo recinto, +e dalle mura di quello, e dalle torri, +facile assai gli era il bersagliare i difensori, +intanto che altri tentassero di scalare le +mura ove più basse apparivano, od aprirvi +una breccia ove sembravano meno forti o +già state altre volte danneggiate e per trascuranza +non abbastanza bene riparate. +Scarsa ancora doveva essere la guarnigione +che le difendeva, e scoraggiata dal cattivo +esito dell’impresa tenuta la sera antecedente; +ardenti all’incontro erano le sue +schiere, ed animate dalla vittoria recente. +Per accrescere il loro ardore, Facino fu ancora +largo di promesse a chi più valore +mostrasse in quella fazione. +</p> + +<p> +Ma d’altra parte, fra gli assediati eravi +un prode di gran valore dotato ed inflessibile +coraggio, l’indomabile Lodovico Rusca; +ed un buon capo assai può in tale circostanza. +La sua guarnigione era scarsa sì, +ma potea bastare a resistere per molti +giorni; e poichè Franchino Rusca era riuscito +a far pervenire avviso agli assediati +che, in capo a dieci giorni avrebbe +loro mandato soccorso, non dubitava Lodovico +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +di potere per sì breve tempo difendersi. +Egli adunque incessantemente vegliava +perchè le guardie fossero attente nel +custodire i loro posti, e sostituì ai capitani +caduti o morti o prigionieri nell’ultima +sortita, altri da lui creduti capaci di +farne le veci, ed in ciò solo fallò che diede +un comando anche al Carcano che perfettamente +non conosceva. +</p> + +<p> +Con gran vigore Facino Cane fece dar +principio all’assalto. Enormi sassi venivano +lanciati verso il castello dai mangani e dalle +petriere; traevano furiosamente le bombarde; +l’incessante bersagliar delle balestre +facea sì che a mala pena potessero nelle più +favorevoli posizioni sostenersi sulle mura gli +assediati protetti dai loro merli. Frattanto +anche il gatto si accostava alle mura per +tentare di aprirvi una breccia, colmata con +fascine la fossa colà ove la macchina accostar +dovevasi. Ma anche gli assediati dal loro +canto rispondevano agli assalitori coi mangani, +colle spingarde, colle balestre, e di +più con sassi e cenere che giù versavan +dalle mura su coloro che tentavano di +scalarle; e soprattutto grande era il grandinare +delle pietre che da ogni parte faceano +piovere coloro che stavano sulla cima +della gran torre o sia il mastio del Castello. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +</p> + +<p> +Travagliandosi così dall’una e dall’altra +parte gli assalitori e gli assediati, eransi di +già nella penosa impresa consumate parecchie +ore, quando Facino fece sospendere +il furor delle artiglierie e delle sue +macchine, facendo mostra di voler differire +ad altro giorno l’assalto, forse per +ricominciarlo più furiosamente quando gli +assediati dati si fossero a un poco di riposo. +E tale diffatti era il disegno di Facino, +il quale freddamente esaminando i +guasti di già fatti nelle antiche mure che +preso aveva ad espugnare, stava appunto +meditando da qual parte raddoppierebbe +l’impeto dell’assalto per ottenere, prima +che il dì cadesse, la vittoria. Ogni indugio +gli sembrava noioso. Oltrecchè il Franchino +Rusca si sapeva che era fuggito, e +non dubitavasi che fra non molti dì sarebbe +con soccorsi ricomparso; egli credea +essere dell’onor suo l’ottenere con un vigoroso +assalto quel Castello; altrimenti assai +più si sarebbe parlato del successo del +Carmagnola, e non poco, nel confronto, perderebbe +del suo splendore la sua fama. +</p> + +<p> +Egli trovavasi adunque in una sospensione +di animo assai noiosa, ed apparecchiavasi +a porre in opera ogni sua forza in +un’impresa che pure ardua assai gli rendea +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +la bravura degli assediati; e ancora +dubitava di potervi riuscire; quando la fortuna, +che ha sempre gran parte nelle cose +guerresche, non volle nemmeno questa +volta abbandonare questo suo creato, e +nel momento stesso che egli stava immerso +nelle più serie meditazioni, ed avvolto in +dubbii timori, a lui favorevole di repente +mostrò un lampo del suo sorriso, e gli mise +nelle mani la tanto desiderata vittoria. +Diffatti, nel mentre che, dopo aver ben +esaminato lo stato delle mura del castello, +tutto pensieroso e meditabondo passeggiava +in una stanza posta in una delle +torri del preso recinto, ove si era ritirato, +ecco entrare il Pusterla a recargli l’avviso +che dal castello erano usciti alcuni parlamentarii +a cercare di capitolare. +</p> + +<p> +— Si conducano tosto alla mia presenza, — disse +Facino; e poichè il Pusterla fu partito +per eseguire il suo ordine, Facino facea +a sè quest’interrogazione: — Or come +dopo sì vigorosa e felice difesa si perdettero +costoro così di coraggio? — Il nostro +lettore anch’esso forse una tale interrogazione +fa a sè stesso; e noi non possiamo +qui lasciare di dargliene gli opportuni +schiarimenti. +</p> + +<p> +Noi abbiamo già veduto che con imprudente +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +e troppo incauto consiglio, il valoroso +Lodovico Rusca avea confidato un comando +al Carcano, il quale colle sue menzognere +iattanze tanto empiva le orecchie +di coloro che stavano ad udirlo, che pure +il credean capace, sebben vano, di alcuna +lodevole impresa. Ma la scelta non poteva +essere peggiore, come il lettore lo sa; e +forse anche senza quella, egli sarebbe stato +un uomo fatale a colui che lo teneva al +proprio fianco. Pusillanime, codardo, versatile, +e pronto ad immaginar ripieghi per +salvare sè traendo profitto da tutte le congiunture, +in lui era quanto bastava per +formare un traditore. Durante l’azione vigorosa +colla quale Facino avea sperato +prendere d’assalto il Castello, egli era stato +piuttosto ozioso spettatore che cooperatore +coraggioso. Il Ruscone ne lo avea rimproverato; +e quel rimprovero finì per dar la +piega alle idee già mal rette del codardo, +il quale meditò, qualora il destro gli si presentasse, +ribellare contro del Rusca la guarnigione, +e con patti a sè vantaggiosi dare +a Facino la fortezza. La sospensione dell’assalto +gli somministrò occasione di meditare +bene e condur a termine questa +suo disegno. +</p> + +<p> +— E quando mai, — egli pensò fra sè, — quando +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +mai occasione più bella di questa mi +si presentò di acquistarmi il favore di Facino? +Certamente egli pagherà prodigalmente +il servigio che io gli renderò, mettendo in +sue mani la fortezza. Questi cani di Comaschi, +che mi promettono, perchè io debba +arrischiare la mia pelle per restar con loro? +Mi rampognano, mi danno del codardo. Ma +in mal punto il dicesti, testa piena +di vento. Ecco che io al tempo stesso mi +vendico di un’ingiuria, e fabbrico la mia +fortuna. Che dirassi di me in Milano? +Io dirò che venni oltraggiato, che mi vendicai; +il fatto è notorio; mi loderanno. E +sarà questa la prima vendetta che io +gusterò: potrò anch’io una volta porgere +il labbro ad un nappo sì periglioso. Ma +e se io non venissi secondato? Questo +Rusconi sarebbe capace di farmi precipitar +dalla torre, come Manlio dalla rupe Tarpea. +Qui sta il punto. Ci vuol prudenza, ci +vuole precauzione. Ma in mio favore sta la +presunzione: la guarnigione è molto scoraggiata; +varii sono i feriti; se non vi fosse +quel demonio di Rusca, nessuno ardirebbe +più caricare una balestra! Convien saperla +maneggiare; ma non vuolsi lasciar +intentata un’impresa che può formare la +mia fortuna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +</p> + +<p> +Formato così il suo disegno, il ribaldo, radunati +intorno a sè i soldati dei quali aveva +il comando, loro disse: — Figliuoli, oggi, se +l’ostinato Lodovico Rusca non rende la fortezza, +noi saremo tutti passati a fil di spada; +ma.... +</p> + +<p> +— Buono! passati a fil di spada, — disse +uno de’ soldati, — dite davvero capitano? +</p> + +<p> +— E che speranza si può aver mai +di miglior sorte? Non hanno già dato più +di un crollo qua e là le mura? non siamo +noi uno contro dieci? non hanno gli assalitori +mostrato un valore incredibile? Certamente +Facino passerà a fil di spada una +guarnigione sì ostinata, per incutere terrore +a chi osasse così resistergli: oggi, se il Rusca +si ostina a volersi sostenere, tutti lasceremo +certamente su queste mura la vita. Ma, +d’altra parte, questo è bene per un soldato, +il miglior letto... +</p> + +<p> +— Per me, capitano, — disse lo stesso che +interrotto lo avea la prima volta, — avrei più +gusto morir sul mio letto in borgo Vico, +vicino alla mia Teresa. +</p> + +<p> +— Io non vi celerò, — riprese il Carcano, — che +forse meglio egli tornerebbe a Franchino +Rusca; se pure è vero che viva, e se +la lettera non è un’invenzione del signor +Lodovico; sarebbe meglio non perdere sì +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +valorosa gente, e serbarla per difendere +Como; ma giacchè non si parla di capitolare... +</p> + +<p> +— Parlatene voi al sig. Lodovico, — disse +un altro di coloro che gli stavano intorno. +</p> + +<p> +— Io? il cielo me ne guardi! Non mi oltraggiò +di già poc’anzi in vostra presenza? +Egli non mi caricherebbe che di nuovi insulti, +il superbo. +</p> + +<p> +— Eh! quando le cose sono disperate... — disse +un soldato. +</p> + +<p> +— Per me non ho proprio gusto dar la +vita per un pazzo, — disse un altro; — se s’ha +da morire, almeno si parli chiaro e dicasi +la sua ragione. +</p> + +<p> +— I Rusconi saranno la rovina di tutti. +Anche in Como già li mandano al diavolo +di cuore, — disse un altro ancora; — tutti bramano +i Vitani. +</p> + +<p> +— Amici, — riprese il Carcano, — voi avete +ragione; ma badate che siam pochi, che +potreste essere intesi... Per me vi compatisco... +</p> + +<p> +— Se costoro mi lascian dire senza +tradirmi, dirò io una cosa, — disse un soldato, +che fin allora era stato silenzioso. +</p> + +<p> +— Dite su, Gervaso, — dissero gli altri: — temete +di noi? +</p> + +<p> +— Non si potrebbe aprir una porta al +signor Facino? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +</p> + +<p> +— Questa sarebbe un’indegna azione, — disse +il Carcano; — ma se gli altri fossero +del vostro parere, si potrebbe anche capitolare... +</p> + +<p> +— Io potrò indurre Abbondio, Antonio, +il Sacchi, lo Svizzero, e forse Andrea, — disse +un soldato. +</p> + +<p> +— Ed io Lodovico, Antonio Resta, Giorgio +Perlasca, e il Velzi. +</p> + +<p> +— Io Carlo Battaglia, Gian Battista Del +Pero, e forse qualche altro. +</p> + +<p> +Altri soldati nominarono altri colleghi. +</p> + +<p> +— Ebbene, — disse il Carcano, — se la guarnigione +pensa rendersi a patti, lasciate a me, +lasciate a me la cura di trattar vantaggiosamente +con Facino. — E il briccone si +rallegrò della buona piega che prendeva +la sua impresa. — Ma, — soggiunse, — state +pronti ad una porta segreta per salvarci nel +caso che venissimo da quel furibondo di +Lodovico minacciati. +</p> + +<p> +L’incendio della ribellione una volta +acceso, agevolmente si propagò, in circostanze +sì favorevoli come erano queste, fra +tutta la guarnigione. La vista di prudenza +sotto cui mostravasi quella risoluzione, determinava +i più affezionati alla casa Rusconi; +e quelli ancora che erano più teneri del +loro onore, così fra sè ragionarono: «Alfine +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +noi potremo assai più giovare al sig. Franchino +ottenendo di raggiungerlo, che restando +qua a farci seppellire fra le rovine di +questo castello.» Propagata di tal modo la ribellione +più non potè celarsi. Lodovico Rusca +ne ebbe l’avviso, battè un piè a terra, e diede +nelle più fiere minacce, orribilmente bestemmiando; +ma come si avvide che era indarno, +morse fino a trarne sangue le labbra, e feroce +come era, e di un indomabile coraggio +dotato, fermò la risoluzione di difendersi, +con forse quindici compagni rimastigli +fedeli, nel mastio, e difendersi finchè gli +bastava la vita. +</p> + +<p> +Il Carcano, poichè ebbe visto che gli affari +suoi prendevano tanto buona piega, a sè intorno +raccolti i sollevati che lo risguardavano +siccome loro liberatore e l’abile negoziatore +di onesti patti presso Facino, loro +disse: — Sia ringraziato prima di tutto sant’Abbondio +che ci mostra una strada di +salvezza, la quale seguendo potremo tuttavia +essere utili alla casa Rusca, sebbene +noi non riconosciamo più l’autorità di quel +forsennato di Lodovico; io mi porterò, io +stesso, seguìto da due di voi a trattare con +Facino. Non dubito saranno salve le nostre +vite non pure, ma che ognuno potrà +ritirarsi colle armi ove gli parerà. Parvi +egli che bastino questi patti? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +</p> + +<p> +— Noi ne siamo contenti, — risposero ad +una voce gli ammutinati. — Ebbene; si sventoli +la bianca bandiera, — riprese egli, e sull’istante +fu obbedito. Rispostogli con egual +segno dagli assedianti, calò immediatamente +un ponte levatoio, uscì il Carcano con due +compagni, ben determinato di ottenere per +sè migliori patti che non se ne appagasse +la guarnigione. +</p> + +<p> +Stava Facino, quando il Carcano entrò, +nella stanza ove lo abbiamo lasciato, presso +una sedia, ritto in piedi, ed appoggiato con +ambe le mani sovra una gigantesca sua +spada. Le sue fattezze, dure e severe, erano +animate da due occhi brillanti ed espressivi, +che egli fissò in volto al Carcano che +già gli era pervenuto innanzi e lo inchinava. +Dietro di lui vedevasi Estore Visconti, +che discorreva sommessamente con Giovanni +Pusterla, ed altri de’ primarii capitani +dell’esercito. — Ebbene, signor parlamentario, — disse +Facino, — che ci recate voi? +</p> + +<p> +— Nobile Facino; se la vostra fortuna +sempre pari esser dovesse al valore della +vostra mano, alla sagacità del vostro consiglio, +all’ardore de’ vostri soldati, certamente +che la stella che con luce non avversa +finora splendette... +</p> + +<p> +— Lasciate i preamboli, signor inviato; +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +veniamo alla conclusione. Che veniste e +domandare? +</p> + +<p> +— La resa; ma a patti, — disse il Carcano +speditamente, e con voce tremula che tradiva +il suo terrore. +</p> + +<p> +— Così mi piace; quando volete, siete +dunque laconico. Sentiamo i patti. +</p> + +<p> +— I principali sono: salva la vita alla +guarnigione.... +</p> + +<p> +— Giusto, — l’interruppe Facino, che +non era crudele. +</p> + +<p> +— Libertà di andare ove le piace. +</p> + +<p> +— Questo poi... Mi passi. C’è altro? — L’ultima +domanda parve fatta in tuon +duro e con impazienza. +</p> + +<p> +— Senza cedere le armi... +</p> + +<p> +— Via colle armi. +</p> + +<p> +— E poi altri piccoli favori, di nessun +conto, per vero dire; ma dei quali, illustrissimo +signore... +</p> + +<p> +— Signor messo, voi sembrate tornare +ad andar per le lunghe. +</p> + +<p> +— Illustrissimo signor Facino: abbi un +momento di sofferenza; alcune cose non +si possono dire tutto in un fiato. +</p> + +<p> +— Però in quanto tempo le direte? +</p> + +<p> +— In un quarto d’ora ho finito. +</p> + +<p> +— Ebbene parlate. In un quarto d’ora +era presa la fortezza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +</p> + +<p> +Il Carcano fece un inchino per ringraziare, +e così prese a dire: — Illustrissimo +signore, sappiate che non tutta intera la +guarnigione venne nella risoluzione di arrendersi. +Il castello poteva ancora almeno +un mese esser difeso; e noi avevamo motivo +d’aspettare forti soccorsi. Ma io, che +Milanese sono, e che a caso mi trovava in +esso racchiuso, io che non sono stretto da +giuramento alcuno a favore della casa Rusca, +ed anzi ammiratore sempre fui delle +vostre illustri gesta... +</p> + +<p> +— Voi tradiste i Rusconi, e pretendete +da me un premio? +</p> + +<p> +— Se voi lo dite così subito, avrò ben +presto terminato di parlare. Signore, io +non voglio che offerire i miei servigi... +</p> + +<p> +— Questi sono troppo utili alla casa Rusconi, +perchè convengano a Facino. In +somma che pretendete? +</p> + +<p> +— Via, voi mi darete quel premio che +crederete; ma d’un altro favore io pregovi. +Forse fra i prigionieri caduti in +poter vostro la notte scorsa trovasi un mio +amico, Arrigo Bianchi; egli pure sia compreso +nel benefizio che alla guarnigione +accordate, e sia posto in libertà. +</p> + +<p> +Facino si volse al Pusterla che era nella +stessa camera: — Che ne dite compare? — gli +disse. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<p> +Il Pusterla allora disse: — Ah, colui lo +conosco, è lo specchio del coraggio. Ne +ebbi la prova uno di questi dì. Credo si +chiami Carcano. Ehi vi ricordate dell’affare +accaduto sul monte? Era difatti +allora in compagnia del Bianchi. Ma se non +gli si concede l’amico, scommetto che egli +capitolerà egualmente. +</p> + +<p> +Facino, che allora tendea ad amicarsi, +siccome abbiamo detto, ambo i partiti coll’indulgenza, +fece in sè una risoluzione, e +volto al messo, gli disse: +</p> + +<p> +— Che rispondete? +</p> + +<p> +— Signore, non mi negate questo favore: +di molto, io sono debitore al Bianchi; sebbene +sia una testa calda, contro la quale +ha forse ragione di essere sdegnato il signor +Pusterla. +</p> + +<p> +— Ebbene, Giovanni, — disse al Pusterla +Facino, — donate a me il vostro prigioniero? +</p> + +<p> +— Ma veramente... Ma questo poi... +Via che importa a voi se gliel negate?... +Pure se a voi piace, Facino, non posso dirvi +di no. +</p> + +<p> +— Ebbene, Carcano, se tale è il vostro +nome, non già al vostro tradimento, ma +alla vostra memoria per l’amico vi dono +questo Bianchi. Quanto al compenso però, +io non compenso un traditore; ma non +lascerò di aiutare chi giovò a Facino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<p> +— Tutto è concluso in questo caso; +ma io, al presente, mi trovo fra stranieri; +avrei bisogno di giungere sicuro all’amico +mio Arrigo Bianchi. +</p> + +<p> +— Voi verrete a raggiungerlo con me, — disse +Facino. — Tornate dai vostri, e dite +loro che tosto escano dal Castello. +</p> + +<p> +Ciò avvenne in meno di dieci minuti. +Fu lasciata facoltà alla piccola guarnigione +di ritirarsi; e la maggior parte prese la +strada di Como: ma alcuni si fermarono in +Erba, col disegno forse di arruolarsi fra le +schiere di Facino. +</p> + +<p> +Rimaneva però sempre, per essere in pieno +possesso del castello, di far snidare dalla +grossa torre l’inferocito Lodovico Rusca; +ed egli, siccome un leone da vicino incalzato +dai cacciatori, preparavasi a perire opponendo +la più disperata resistenza. Avrebbe +potuto Facino, stando ozioso, aspettare +che s’ammansasse col tempo quel suo furore; +ma egli associava la propria gloria +al conquisto totale del Castello; poichè +il primo recinto non era venuto in +suo potere che per la bravura di un suo +stipendiato, e il restante per tradimento. +Egli dunque ordinò che ogni mezzo si mettesse +in opera per impadronirsi della +torre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +</p> + +<p> +Sebbene unita questa al restante del Castello, +pure con esso non aveva comunicazione +di sorta, tranne che per una parte, +ove era praticata una piccola porta che +metteva a un ballatoio, mediante un ponte +levatoio che in quella circostanza era +stato alzato: sulla torre poi erano mangani +e petriere per lanciar sassi; e non era difficile +che gli assediati ivi resistessero alquanti +giorni. Il fabbricato che stava intorno +alla torre, era un edifizio irregolare, +che chiudea nel mezzo una poco spaziosa +corte. Ora in questa piccola corte e di fuori +accingevasi Facino ad aprire una breccia, +se era possibile, per penetrare nella torre, +quando, mentre ferveva quell’orribile travaglio +di guerra, e gli assediati gittando dall’alto +sassi e dardi si difendevano, Giorgio +Tanaglia, volto al suo signore che gli era +vicino, gli disse: +</p> + +<p> +— In nome del cielo non fia che il taccia, +signor Giovanni; mi si aggira per la testa +una ricordanza assai bella. Io mi ricordo +di essere stato in questo castello quando i +Ducali lo tolsero sette anni sono al Malatesta, +ed or sovvienmi che per un sotterraneo +andito si può penetrare nel mastio. +Dovremo noi cercarlo ed acquistarci l’onore +di averlo messo in mano al signor Facino? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +</p> + +<p> +— Sì certamente, Giorgio, e subito; andiamo +difilato ove credi sia la porta, e vogliamo +essere i primi a penetrarvi: raguna +i soldati che sono sotto il mio comando. +</p> + +<p> +Furono questi tosto adunati, ed il Falconiere, +precedendoli, di fianco al suo signore, +a questo così diceva: — A dir il vero è già +qualche tempo che io voleva dirlo;... ma, +per dire la verità,... veramente... +</p> + +<p> +— Con tutta la tua verità non mi dirai +niente, Giorgio, se prosegui di questo passo. +</p> + +<p> +— Dico che veramente.... Or bene +sappiate che la povera Lucia questa mattina +mi ha quasi fatto piangere colle sue +lagrime; chè mi diceva che mi avea veduto +in sogno morire; e che era un mal’augurio... +</p> + +<p> +— Eh! poltrone, crederesti tu a queste +pazzie?... +</p> + +<p> +— Dirò, io no; ma veramente, per +dire il vero; in verità che... +</p> + +<p> +— Ti venga un canchero, colla tua verità! +</p> + +<p> +— Io mi sento come un cattivo presentimento. +</p> + +<p> +— Eh! via: lascia i presentimenti ai codardi... +e sii uomo. +</p> + +<p> +— Io credo di essermi sempre mostrato +tale: ma tutti abbiamo la nostra ora; e fra +me stesso io diceva: chi sa che veramente +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +questa sia la mia?... Ma ad ogni modo eccoci +al luogo della porta secreta; non sarà +la paura che mi farà dare indietro. +</p> + +<p> +Nel mentre così diceva, erano giunti in +una sotterranea stanza tutta rivestita di +tavole di quercia: il Falconiere ne tentò +una, di poi un’altra; alfine una di queste +si smosse; e videsi un picciol uscio secreto: +fu sforzato, e furono in un andito, che li +mise ben tosto nell’interno della torre. +Salendo per una angusta scala, da un piano +all’altro giungendo, aveano a sostenere +una breve zuffa con alcuni dei fedeli compagni +del Rusca, che stavano scagliando +dardi dalle balestriere. Altri cedetter le armi, +altri resisterono fino che o la morte o +qualche grave ferita non glielo vietò. Finalmente +furono sulla piattaforma, ove trovavasi +il nerbo de’ difensori, i quali però +non erano che sei. +</p> + +<p> +Sorpresi, storditi, spaventati, siccome +persone a cui una straordinaria visione terribile +si fosse appresentata, i compagni di +Lodovico Rusca rimasero immobili senza +poter vibrare un sol colpo. Ma Lodovico, +colla fierezza della tigre assaltata nel suo +covile, si slanciò contro uno degli assalitori, +e d’un colpo lo stese morto al suolo. Era +il povero nostro Falconiere, che pure poc’anzi +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +era stato profeta del proprio danno. +Egli per altro ebbe un feroce vendicatore; +poichè Giovanni Pusterla menò al Rusconi +un tal colpo che, passatogli l’elmetto e la +cuffia di ferro, gli spaccò la testa fino al +naso. Gli altri compagni del Rusconi cedettero +le armi; e così terminò il conquisto +del Castello di Erba, conquisto che un +nuovo lauro aggiunse a quelli di Facino +Cane. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span></p> + +<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI. +<span class="smaller">IL RITORNO NELLA CITTÀ</span></h2> +</div> + +<p> +Erano poche ore dopo mezzodì allorchè +la memoria, per lui fatale, del povero Falconiere +valse a dare nelle mani di Facino +l’ultima parte dell’espugnata rocca di +Erba; e fu solo sull’imbrunir della sera +che il Generale delle armi ducali, con Estore +e col Pusterla tornossene al castello di Parravicino, +seguìto da poche guardie, essendo +restato il rimanente dell’esercito nell’espugnata +fortezza. +</p> + +<p> +Il nostro Antonio Carcano a rispettosa +distanza, seguiva egli pure i vincitori. Egli +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +veniva verso il Castello del Pusterla per +quivi accompagnarsi all’amico prigioniero, +cui egli applaudissi di aver liberato; e +nel suo interno si rallegrava assai e congratulava +del buon esito della sua impresa. +</p> + +<p> +— Ecco, — diceva egli, — Arrigo ha con me un +obbligo incancellabile per tutta la vita. Il +manco che potrà fare a mio favore sarà di +tenermi seco come un fratello. Egli era caduto +in mano del Pusterla! potea capitar +peggio, dopo tutto quello che è accaduto!... +La sua vita era forse più sicura cadendo +in mano degli assassini. Che se si +fosse trattato di riscatto, chi sa quante migliaja +di fiorini egli dovea sborsare? E fu +una gran ventura che Facino si accontentasse! +Basta, andò bene; e io le cose già +le so fare; nessuno avrebbe saputo fare altrettanto. E +Facino che farà in mio favore? +nol disse, ma chi sa!... poco no +certo: bisogna che cerchi di insinuarmi +nella sua grazia: egli può farmi del bene +assai. Il suo naturale mi piace; poche parole; +<i>sì, no</i>. Lascia fare a me. Anche a +questi laconici le lodi non suonano mai +troppo lunghe agli orecchi. La lode è un +soporifero potente: e grande utile ne ricava +chi sa adulare con destrezza. Io +spero assai; gli sono ora al fianco; se posso +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +amicarmelo, io non ho più nulla a desiderare. Addio +anche ad Arrigo, se riesco +a navigare con sì buon vento. +</p> + +<p> +D’altra parte, intanto che il Carcano +così fra sè ragionava, Facino Cane, vôlto al +Pusterla, gli diceva: — Ora conviene che io +marci contro Como; la stagione però è molto +avanzata: ottobre va inoltrandosi, le pioggie +verran ben presto. Io però, spero di +spaventare il Ruscone e indurlo a cedermi +la città con buoni patti. I Comaschi non +sono troppo contenti del suo governo, e +mormorano sommessamente. Io adescherò +il partito dei Vitani: eppoi lo spavento +di sì pronto successo contro il Castello +di Erba deve non poco aver commosso +gli animi delle truppe de’ Rusconi. La +fortuna mi si mostra propizia: +essa mi continui il suo favore! Oh potessi +io così veder compiti i miei disegni, come +con tutto l’ardore io intendo di proseguirli! +</p> + +<p> +— E del Duca, signor Facino, del Duca +potete voi ora pienamente fidarvi che non +si dia ad altri? +</p> + +<p> +— Io già vel dissi, egli non può più far +nulla. Inoltre io passerò il verno a Milano, +ove sono Governatore, e finirò di +consolidare i suoi ceppi. Credetemi, Pusterla, +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +egli più non ardisce muover un dito contro +le persone che io proteggo. Il mio +nome è piena salvaguardia per gli amici +miei. Sicchè, compare, tornate a Milano, +sulla mia parola, voi pure; tornate, che +conferiremo insieme molte cose: voi più +nulla avete a temere per parte di Giovanni +Maria. +</p> + +<p> +— Egli per altro mise a morte un mio +cugino; egli un figliuoletto di lui barbaramente +fe’ trafiggere; egli odia la mia +casa atrocemente. +</p> + +<p> +— Ora sono cangiati i tempi! E forse +presto uno ne vedremo in cui tutti coloro +che presero parte a quelle sanguinose scene, +ci pagheranno il fio de’ lor misfatti. +Viva pure il Duca, viva, chè io la sua +caduta non bramo, e gli ho giurata la mia +fede. Ma gli empi suoi ministri, l’atroce +Squarcia.... chi sa che non espiino un +giorno su di un patibolo le nefande loro +scelleratezze! +</p> + +<p> +A queste parole succedette un silenzio; e +poco dopo Facino si volse ad Estore Visconti, +e con lui in varii discorsi si intrattenne +finchè giunsero al Castello del +Pusterla. +</p> + +<p> +Quivi li avea preceduti la novella della +presa del castello di Erba e della morte +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +del povero Falconiere. Oh come teneri +furono gli abbracciamenti che Beatrice fece +al vecchio padre suo, ora del tutto fuori +de’ pericoli della guerra! — Oh come oggi +ansioso e trepido, — sclamò ella mentre il +padre la stringeva fra le sue braccia, — batteva +il cuor mio, quando da una di queste +torri gli occhi miei volgeva verso la parte +ove voi in tanti pericoli ponevate la vostra +vita! +</p> + +<p> +— Bella Beatrice, — disse Estore, — voi siete +nata da un padre troppo bravo per potere +andare esente da questi terrori, di cui +impossibile è che non venga scossa, sebbene +di non ordinaria fortezza dotata, quale +siasi persona del vostro sesso. Il Pusterla +torrebbe piuttosto a sostenere la tortora, +che vedersi da vicino una zuffa e non +prendervi parte. +</p> + +<p> +— Ahi pur troppo voi dite il vero! — con +un tuono doloroso e con un tronco sospiro +sclamò Beatrice. +</p> + +<p> +— Via, figlia mia, ora abbiano fine questi +tuoi sospiri! È morto un nostro bravo +servitore, dirò anche un mio amico, ma +tutti dobbiamo alla fine trapassare una +volta, ed egli è morto da bravo. Povero +Giorgio, egli avea un funesto presentimento +in cuore, e pur troppo si avverò! +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +Ma di lui più non si parli; io doterò Lucia +sua nipote, e faremo presto le sue +nozze. Voi, Agnese, ditele che asciughi le +lagrime! Ancora troveremo un altro Falconiere; +e tutto si rimetterà sull’antico +piede di prima. Ma, mi scordava la mia +promessa. Martino, Andrea, pigliate nella +mia stanza le chiavi della prigione, andate +e conducete qua il nostro prigioniero. Bene +mi pesò, il farlo, ma in altro incontro +gli abbasserò io la cresta! Ma voi, Beatrice, +andate a tener compagnia nella sala +ad Estore e a Facino. +</p> + +<p> +Nel mentre che egli così diceva, tutto +ansante e precipitoso ecco gli torna innanzi +il giardiniere, a con un’espressione +goffa di maraviglia, piantandosigli innanzi +senza profferire una sillaba, si dà a dimenare +siccome una macchina la testa. +</p> + +<p> +— Che è; sei tu diventato pazzo; o sei +del tutto fatto bestia, come dicono di Nabucodonosor? +</p> + +<p> +— Signore, mandi un altro se a me non +crede. +</p> + +<p> +— E che cosa debbo credere, o scimunito +babbione? Parla, che hai a dire? +</p> + +<p> +— Che era aperto! +</p> + +<p> +— Che cosa aperto? +</p> + +<p> +— La prigione. E il diavolo forse..., +uno Spirito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +</p> + +<p> +— Che diavolo, che Spirito? Sia maledetta +la tua bestialità! +</p> + +<p> +— Fatto sta che non c’è più. +</p> + +<p> +— Il Bianchi? +</p> + +<p> +— I banchi ci sono, sì; ma io intendo +parlare del prigioniero. +</p> + +<p> +Giunse in questa anche Martino e confermò +la novella. +</p> + +<p> +— Che è ciò, — gridò il Pusterla. — Vi sarebbe +nel mio Castello un traditore! Possibile +che il Falconiere.... Ma egli è morto; +come si vedrà l’acqua chiara! +</p> + +<p> +— Alcuno non è uscito dal Castello? — domandò +poscia il vecchio, il cui volto si +era acceso di sdegno; e volgea tale domanda +a tutti coloro che gli stavano d’attorno. +</p> + +<p> +— Signore, — disse Agnese, — nessuno vide +uscir persona dal Castello; però fu trovato +con istupore calato il ponte levatoio. Se il +Falconiere si è lasciato corrompere, il prigioniero +può essere da sè fuggito. Ma a +dir il vero, il povero Giorgio questa mattina +avea sì poca testa, che io giurerei che +per errore ha lasciata aperta la porta della +prigione. +</p> + +<p> +— Sieno maledetti i sogni ed i presentimenti, +che rendono i bravi peggio che le +bestie! — sclamò il Pusterla. — Signor Carcano, — poi +disse al giovine che stava a certa +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +distanza; — udite? Il signor Arrigo ha già +spiegato il volo, e buon per lui. Per altro +voi, se vi aggrada, potete fermarvi nel mio +castello. +</p> + +<p> +Non era questo il tempo in cui, come diceva +un Grande di Spagna a Carlo V, un +uomo d’onore avrebbe dato il fuoco alla +propria casa, dopo che in essa avesse dovuto +accogliere un traditore. I tradimenti +erano troppo frequenti in questi tempi, +e gli uomini al loro brutto aspetto si erano +abituati. +</p> + +<p> +Il Carcano si fermò volentieri nel castello +del Pusterla, per non allontanarsi da Facino +da cui sperava assai; e la volubilità +de’ suoi discorsi, la sua inclinazione alla galanteria +cavalleresca, all’adulazione; le sue +millanterie, e la sua nota viltà, lo resero piacevole +e gli cattivarono anche la benevolenza di +Facino nei tre giorni che ivi fermossi volendo +dar riposo alle sue schiere. Ma i modi +troppo lusinghieri con che quel bellimbusto +avea fatto disegno di porger conforto alla +povera Lucia, nipote dell’estinto Falconiere, +la bellezza della quale di già in altra occasione +avea ammirata, gli fruttarono una +carica di bastonate dal bravo Carlotto, che +per pagargli quel debito lo attese poco discosto +dal castello. Un tal incontro, sebbene +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +non mai confessato dal nostro bravo +paladino, insieme ad altre considerazioni, lo +persuase a seguire a preferenza Facino, +sebbene il Pusterla gli offrisse di rimanere +nel suo Castello; posciacchè il Carcano avea +già abbiurato il partito Guelfo: massima +essendo de’ pari suoi non essere mai nè +Guelfi nè Ghibellini; ma, come il camaleonte, +assumere i colori degli oggetti ai quali +passano vicino. +</p> + +<p> +Facino portossi a Como; ma non essendo +riuscito ad ottenere quella città col solo +mostrarsele, stimò meglio ricondurre a Milano +le sue truppe ne’ quartieri d’inverno. +Sei giorni dopo essere partito da Parravicino, +egli adunque vi ricomparve, per rivedere +l’amico Pusterla, e per dare alcuni +ordini al Bussone, che proseguiva invano, +per le circostanze che diremo, l’assedio del +Castello del Monte. Siccome Facino blandir +volea i Guelfi, nè amava la gloria del Carmagnola, +gli impose che qualora fra quattro +dì non si arrendesse il castello bloccato, egli +tornasse colla sua piccola schiera a Milano. +Partendo poscia da Parravicino il +giorno seguente, con lui recavasi a Milano +anche il Pusterla, che si era lasciato persuadere +dalle assicurazioni di Facino a +tornare a stabilirsi in quella città. Ma +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +noi abbandonandoli nel lor viaggio, che fu +senza avvenimenti, veniamo a quelli che +impedirono al Carmagnola la presa del +Castello del Monte. +</p> + +<p> +La prima difficoltà era questa, che quel +castello era posto in forte posizione sovra +un’eminenza piuttosto erta, sicchè da una +sola parte eravi un facile accesso, e da +quella parte appunto era maravigliosamente +fortificato. Inoltre lo scarso numero +di genti che si erano date al bravo Carmagnola, +era per lui un grave ostacolo ad +ottenere di assalto la rôcca, cui bravamente +Azzo difendeva con un sufficiente numero +di gente armata; sicchè per quante volte +lo tentasse, il Bussone mai non potè impadronirsene +colla forza. Fu invano che il Carmagnola +cercò nuovi ajuti a Facino; costui, +anzi, non andò molto che il comando gli +diede, siccome abbiamo veduto, di ritirarsi. +</p> + +<p> +Per altro il Bussone volle tentare nuovamente +un assalto la notte del giorno +stesso che Facino partì alla volta di Milano. +Egli esortò i suoi soldati a quell’impresa, +e sperò, dando nell’armi dall’opposta banda, +sorprendere per una parte che stimava più +debole la fortezza, e averla in suo potere. +Ma anche questa volta gli falli il colpo. Per +vero dire, la notte fu oscurissima +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +e nuvolosa, come egli la sperava +per crescere terrore a quell’assalto, ma +non sì tosto egli si fu mosso per giugnere +alla parte che scalare intendeva, ed +ecco dai boschi vicini egli viene bersagliato +da una furia di frecce, e nel tempo stesso +si accorge che il suo disegno è anche conosciuto +dagli assediati. Egli dovette quindi, +privo di ogni speranza, ritirarsi nel suo +piccol campo. +</p> + +<p> +Ma il giorno seguente un avvenimento +ancora più funesto intervenne al Carmagnola. +Nel mentre pensieroso egli stava +nella sua tenda, e, maledicendo la sua mala +sorte e l’ingratitudine di Facino, gli nasceva +il pensiero di abbandonarlo, per vendere +ad un miglior padrone i suoi servigi, e +ad afferrar tal partito esitava, ecco che +d’improvviso egli ode al di fuori un rumore +d’armi e gridi di battaglia. Esce allora +tosto, afferrando la spada e coprendosi +del suo elmo, e vede che il suo picciol campo +è invaso da varj armati, che dal numero sopraffatti +però venivano respinti. In breve +uno solo ivi ne restava; ma costui sembrava +anzichè uomo, un demonio. I suoi colpi +erano colpi di martello de’ Ciclopi favolosi: +tutti paventavano il suo scontro; +ed invano gli faceano intorno piazza. Il +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +Carmagnola contro di lui si avanzò. Incoraggiati +i suoi soldati, fanno lo stesso: così +i cacciatori si avvicinano ad una belva furibonda +per renderla con prepotente forza +la vittima de’ loro colpi riuniti. Ma il feroce +per questo non si perdea di animo, nè +parea paventare quel pericolo. Menò un +fendente al Carmagnola che non lo colse in +pieno e fu nullo di effetto per la bontà dell’armatura; +quattro o sei altri colpi menò +su di coloro che si opponevano al suo passo, +ed in breve andò a raggiungere i suoi compagni. +Dalla descrizione che ne fecero i +soldati spaventati, si seppe poi che colui +era il Guerrier Nero, abitatore della Caverna +del Piombo. +</p> + +<p> +Il Carmagnola il giorno seguente partì +per Milano; nè mai più poscia Facino pensò +al castello del Bianchi. +</p> + +<p> +Il bravo Azzo, rimanendo spettatore di +quello che di fuori accadeva, non sapeva a +che attribuirne la cagione, e credette fosse +opera di Arrigo, il quale trovato avesse +modo di uscire dal Castello di Erba, che +ancora dal suono festivo delle campane e +dal cessare del trar delle bombarde avea +arguito essere stato preso; nè egli s’ingannò +che in parte. Poco dopo che il Carmagnola +si fu ritirato, egli ebbe in fatti la +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +compiacenza di veder Arrigo, accompagnato +da due armati, rientrare nel proprio Castello; +ed in uno de’ due suoi compagni ravvisò lo +stesso Guerrier Nero. Costui non si +fermò nel castello che un istante. — Addio, +Arrigo, se la sorte sorriderammi, le vicende +passate in questi giorni possano +meritarmi la vostra amicizia. — Ciò detto +egli partì. +</p> + +<p> +Arrigo spiegò allora ad Azzo, come essendosi +sottratto di prigione dal castello +Pusterla, nel volgere il passo verso il proprio +castello avea incontrato quel personaggio +da tutti temuto, e che a lui si era +unito per procurare di impedire al Bussone +la presa del suo castello. Avea quindi passati +alcuni giorni nella caverna di quel +monte. +</p> + +<p> +Arrigo, per altro, avea riportata una non +lieve ferita il giorno innanzi assaltando il +campo del Carmagnola, assalto veramente +dettato più dall’ira che dalla ragione. +Arrigo narrò ancora in parte il modo con +che potè sottrarsi dal castello del vecchio +Pusterla; ma, poichè il mio lettore avrà +altrove occasione di essere informato su +questo punto importante, ne tralascio per +ora per maggior brevità la narrazione. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span></p> + +<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII. +<span class="smaller">LA CRUDELTÀ</span></h2> +</div> + +<p> +Entrando noi con Giovanni Pusterla nella +città di Milano, è tempo omai che un +istante ci tratteniamo nel parlare di essa, +del suo governo, e dello stato della sua popolazione, +di cui per incidenza già più e +più volte ci è accaduto di dover toccare +alcuna cosa. +</p> + +<p> +Se uno sguardo tu allora avessi vôlto su +questa grande metropoli della Lombardia, +per antichi fatti famosa e per la fertilità del +suo territorio, a cui aggiugner potevasi, col +Petrarca, la salubrità dell’aere, lode ora alquanto +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +venuta meno, per colpa de’ cittadini +stessi che la abitano, i quali permettono +che d’ogni intorno prati irragatorj la +impregnino di umidità; avresti veduto, +chiusa fra mure di dimensione minor +delle presenti‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, una popolazione ancor +maggiore dell’attuale, popolazione presso +cui il lusso già avea fatti grandi progressi, +e cui la ricchezza rendea famosa non meno +che l’industria. Le abitazioni per altro +erano ancora assai anguste, e teneano +d’un gusto particolare dominante a’ quei +tempi, il quale si scostava dal gottico, e cominciava +ad avvicinarsi alla buona architettura. +Gottici però erano gli edifizj di alcuni palazzi +principali, e come un gigante fra una +popolazione pigmea si alzava di già la vasta +mole del Duomo, opera che dovea la sua +fondazione al padre del duca attuale, quel Giovanni +Galeazzo che tanto per ogni rispetto fu +ambizioso di rendersi l’ammirazione della posterità, +siccome realmente fu il flagello dei +suoi sudditi fin che visse, per le contribuzioni +enormi che loro impose. +</p> + +<p> +Il secondo edifizio che meritasse più attenzione, +era il Castello Giovio; quel freno +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +della città fabbricato sotto gli occhi dei +cittadini da Galeazzo Visconti, e che maravigliosamente +serviva a tenerla sottomessa. +Diffatti parea necessaria la forza contro una +popolazione che di recente avea perduto gli +avanzi della sua prima libertà: mentre recente +era quel grado sommo di autorità a +cui pervenuti erano i Visconti, fin dal dì +che Giovanni Galeazzo venne investito del +titolo di duca dall’imperator Venceslao. +Suo figlio, il regnante Giovan Maria, era il +secondo che fruisse di tanta autorità, tanto +ora però sfrondata a cagione del suo spregevole +carattere e della sua debolezza. +</p> + +<p> +L’altro edifizio, su cui noi dobbiamo fermar +la nostra attenzione, era quello che +dicevasi allora il Broletto Vecchio, ove +un sontuoso palazzo si ergeva ornato in +mille modi da Azzone Visconti, al quale +andava aggiunto altresì un gran cortile che il +buon Azzone pur ornato avea di fontane e +statue e mille ornamenti. Ma la barbarie +de’ suoi successori, e il capriccio di Galeazzo +segnatamente, aveano fatto sì che quasi tutto +quel palazzo era stato abbattuto, per erigerne +un altro ancora più vasto; e solo dell’antico +vedevasi al tempo di cui parliamo la gran sala +della Gloria, ed Azzone pur rammentava la +piccola ma ben ornata chiesa di S. Gotardo +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +unita a quel palazzo, e che tuttavia vedesi a +nostri dì, la cui torre, prezioso monumento +per le arti, all’occhio del filantropo rammenta +con tenerezza l’ottimo principe, degno di +eterna fama per aver protetto le arti belle +e governati con paterno governo i cittadini. +Innanzi al palazzo di cui parlammo un po’ a +lungo stendevasi la così detta piazza dell’Arengo; +e questa confinava colla già +nominata cattedrale, ossia il Duomo, di cui +il palazzo rimanea a sinistra. +</p> + +<p> +Ma il palazzo al tempo di cui parliamo, +lungi dall’essere abitato da un Azzone Visconti, +non era ricetto che di un mostro +forsennato e crudele. Giovanni Maria, successo +al padre, come il lettore sa, in età giovanissima, +era stato testimonio degli intrighi +e de’ colpevoli amori della vedova sua madre; +e per le continue insurrezioni de’ suoi +sudditi, per le prepotenze de’ Ghibellini, da +lui risguardati siccome suoi nemici, agitato +fra il timore, avea di buon grado lasciato +alla madre tutto il pensiero di reggere lo +Stato; nel mentre che egli, il quale negli +ultimi anni del padre avea dato a divedere +di essere dotato di qualche spirito, ed +aver un gusto ben determinato per la poesia, +passando i suoi giorni fra l’ozio, si ingolfava +nel pericoloso mare de’ piaceri, per +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +tutti tosto con immature forze esaurirli, ed +uscirne poi sazio, e nè capace di più seguirli +con impeto, nè di abbandonarli con +ferma risoluzione, per abbracciare più +regolar vita e più utile al popolo a cui +sovrastava. +</p> + +<p> +Egli si era cinto di giovani di famiglie +distinte, Guelfi, siccome quello che era il +partito a cui si considerava come ascritto, +sebbene in realtà ben poco si mescesse nelle +lotte che agitavano mortalmente lo Stato e +la città; e nel mentre il suo potere da ogni +parte crollava, egli ridendo e sollazzandosi, +ogni dì facea un passo più in là nel rotto +costume. La duchessa, occupata già troppo +degli amori suoi, guardava con occhio +indifferente i disordini del figlio, da cui +intanto ogni persona che punto ancora stimasse +l’onor proprio si allontanava. +</p> + +<p> +Fra coloro che compagni erano stati +del Duca in sua gioventù, durante la vita +dì Giovanni Galeazzo, e che poscia abbandonarono +la Corte, prima che la abbandonasse +il saggio Carlo Malatesta, fuvvi il nostro Arrigo, +siccome abbiamo veduto. Egli, compagno +a Giovanni Maria finchè non trattossi +che di sollazzarsi col canto o in altri nobili +e giovanili esercizj, abbandonò il principe, +allorchè tanti altri giovani rotti ad +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +ogni eccesso di mal costume si furono posti +sotto i suoi vessilli. +</p> + +<p> +Ed avendo poi quel giovine principe, istigato +da’ suoi malvagi consiglieri, a sè attirate +le redini del governo, questa fu +una nuova disgrazia per la città; poichè, +sebbene malissimo governata fosse dalla reggente, +era però palese agli uomini di senno +che a ridoppio peggiore sarebbe stato il +figliuolo. Egli pertanto, per spodestar la madre +si accostò al partito de’ Ghibellini, nemici +di lei e già potentissimi, e nel mentre che +i Guelfi gridavano <i>Viva la Duchessa</i>, il +partito opposto andava gridando <i>Viva il +Duca</i>, e infine tanto prevalse, che la duchessa +dovette pensare a ricoverarsi a Monza, +il cui castello era in mano di un Giovanni +Pusterla, che essa credea suo parziale. +</p> + +<p> +Ma il Duca non era uomo di fermarsi +a metà nel suo trionfo sul contrario partito. +Siccome in Monza si erano allora ritirati +i principali de’ Guelfi, i Ghibellini +inferociti, per coronare il loro trionfo, col +consenso secreto del Duca, vennero a Monza, +e non avendo loro Giovanni Pusterla fatta +resistenza alcuna, siccome quegli che pure +era Ghibellino, sebbene avesse addormentata +la Duchessa fino a farle credere che +le fosse favorevole, que’ forsennati posero +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +tutte a sacco le case de’ loro avversari, ed +anche il palazzo della vecchia madre del +Duca. Molti anche sono che pensano +aver in quest’occasione Giovanni Maria +dato ordine che alla madre sua s’avesse ad +apprestare il veleno. Noi questo passo altrove +vedemmo rischiarato nel nostro racconto. +Fatto sta che la Duchessa morì poco +dopo, e tutta l’Italia credette il Duca +parricida. +</p> + +<p> +Ma il Duca era di tal tempra da non +morir di dolore per questa accusa; pure, +poichè parve a lui di essere sul soglio +consolidato, togliendosi la maschera lasciò +trasparire l’odio suo segreto contro i Ghibellini, +e poichè costoro aveano la peggio per +la prevalenza di Carlo Malatesta su Facino +Cane, capo della loro fazione, il Duca, che +già nelle lotte civili avea perduto ogni +avanzo di umanità, pose mano a vendette +che solo piacevolmente il ferreo animo suo +commoveano. +</p> + +<p> +Egli, avendo amata per l’addietro la caccia, +si era cinto di cani di ogni specie; e +poichè gli avveniva talora di cogliere de’ +villani trafiggere lepri o daini in luoghi +di caccia a lui riservati, non volendo essere +imitatore di altri in crudeltà, nella +quale l’animo suo si sentiva ben di già +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +forte e immaginoso, da’ mastini, con cui cacciava +i cignali, facea que’ miseri afferrare e +sbranare. Squarcia Giramo, suo canattiere, +il più scellerato degli uomini dopo il suo signore, +si era poi fatto a consigliare al Duca +di nutricare alcuni cani solo di carni umane, +perchè fossero più pronti a gittarsi sulle loro +prede. Al Duca piacque il pensiero, perchè +qualunque supplizio, perduta ogni umanità, +di già era diventato per lui uno spettacolo favorito. +Egli dava loro a sbranare i condannati; +e talora cercava anche delle vittime fra +i meno rei! una leggera violazione delle leggi +era fatale quando mancava cibo a que’ mastini. +Il perfido Squarcia avea fra gli altri +con particolare cura educata una rabbiosa +cagna, detta la <i>Sibillina</i>, la quale però, sebbene +non satollata che di umane carni, mostrò +in una circostanza di essere più pietosa +del suo signore. +</p> + +<p> +E già da tutte le azioni sue chiaro appariva +che il Duca era piuttosto diventato un pazzo +frenetico che un tiranno meditativo e crudele. +Pure la rimembranza del suo parricidio +lo tormentava: avea scoperto che da +qualcuno era stato penetrato il suo misfatto; +volle purgarsene; e per farlo, mise +mano ad altre colpe, sottoponendo a crudel +morte coloro che egli sospettava consci +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +del suo delitto. Primo però a subir il supplizio +di essere divorato dai mastini di +Squarcia fu Giovanni Pusterla, il Castellano +di Monza, cugino di quel Pusterla di egual +nome che il lettore già conosce assai bene; +quindi ad uno ad uno tutti gli individui +della famiglia di lui toccarono la sorte +stessa; e Beroldino del Maino ancora, ed altri +più che passavano per aver avuta parte +nella fazione contro sua madre, siccome +traditori furono dati in preda ai mastini. Quel +supplizio divenne il suo favorito; +ed in breve, trascurando ancora le +apparenze, il Duca non si curò più di far +eseguire processi contro coloro che avea +destinati per vittime della sua crudeltà. +</p> + +<p> +Allora fu che sovvenendosi che ancora +rimaneva della famiglia del Castellano Pusterla +un fanciulletto, fino allora risparmiato +perchè in età in cui l’ombra nemmeno +poteva allignare del delitto, toccando +appena il dodicesimo anno, fattolo prendere, +un giorno che altro pasto non avea saputo +fornire a’ suoi mastini, pensò quello dar loro; +ed egli stesso, come usava per diletto, portossi +ad assistere a quel supplizio. Condotto +il giovinetto alla presenza dell’efferato +principe, quegli a’ suoi piedi si gittò con un +fiume di lagrime chiedendogli pietà. Meschinello, +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +ei non sapeva a qual tigre la +domandasse! — Via, — disse il Duca, — ora +parlerai col guercio; alto, Squarcia, fa +venire il guercio che non ha mangiato! +</p> + +<p> +Venne il guercio, grosso mastino mostruoso +a cui era stato guasto un occhio da uno +dei miseri che avea aiutato a sbranare; +egli portossi verso il fanciullo dimenando +la coda, e con passo affrettato e ringhiando, +ma come gli fu vicino, fiutollo qua e là, parve +non avesse coraggio di offenderlo, e si ritirò. — Che +vuol dir questo, Squarcia; sta +male il guercio? Che poltrone s’è fatto +egli! Via, me lo leva dinanzi, che un di +questi giorni lo fo ammazzare. La Sibillina, +la Sibillina; ha mangiato, ma ebbe +pasto leggero; finirà l’affare. — Ma proseguirò +io nell’orribile racconto? Ah sì, per +dimostrare che la fierezza delle belve di +molto talora è a quella dell’uomo inferiore. +Venne la Sibillina; al fanciullo s’accostò; +ma fosse, che egli non l’inasprisse colla resistenza, +fosse vera pietà, la crudel cagna +rifiutò di toccarlo. Il Duca sdegnossi +collo Squarcia, e comandò di scannare il +fanciullo. Il ferro di Squarcia non ricusò +di compiacerlo. Eppure era a questo +Duca che Carlo Malatesta partendo avea +lasciati i più saggi avvertimenti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +</p> + +<p> +Il fatto da noi narrato, accadde nell’anno +1409. Ne’ due anni seguenti Giovanni +Maria, nessuna cura prendendo delle cose +dello Stato, che di giorno in giorno peggioravano +(ristretto omai alla sola città, che +vide prima trionfarvi Facino, poi Bucicaldo, +e poi nuovamente Facino), andava oscuramente +soddisfacendo alla propria crudeltà; +la sola passione che l’anima sua disputata +dilettasse. La giovine sua sposa +Antonietta, figlia di Malatesti Malatesta, +versava indarno amare lagrime sui +suoi orribili traviamenti. Egli l’odiava, e +da sè la tenea costantemente lontana, per +darsi in braccio a svergognate cortigiane. +</p> + +<p> +È facile immaginare quale potesse essere +lo stato della desolata città sotto un signore +sì orribile. I Guelfi, caduti nell’oppressione, +in gran parte l’avevano abbandonata; +o vi vivevano in mezzo agli insulti +de’ lor rivali, avviliti ed attendendo un’aura +favorevole per vendicarsi, giacchè sapevano +che in cuor suo il Duca ad essi inclinava. +La soldatesca insolente di Facino, +malgrado che costui cercasse tenerla in +freno, vi commetteva mille violenze; e +l’esempio del Duca vi avea propagata la +più sfrenata licenza, la quale veramente +non era che una pecca troppo dominante +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +di quel tempo. L’ignoranza non rendeva +pregevole all’occhio della popolazione se +non se la forza; ed una grossolana superstizione +aveva, ne’ più, preso il luogo della +vera pietà. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p> + +<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII. +<span class="smaller">L’AGGUATO</span></h2> +</div> + +<p> +Era una notte sulla fine di Aprile. Il tranquillo +e verecondo disco della luna, vaghissimo +e lucente più dell’ordinario, il simpatico +suo raggio spandea, che tanti nobili +e gentili pensieri risveglia negli animi gentili. +La stagione mitissima già avea di nuova +pompa d’erbe e di fiori adornata la terra, +e l’abitatore della città già invidiava, a +chi fra i campi si delizia, il gradevole ed +impareggiabile aspetto della primavera. E +questa è appunto quella stagione in cui la +terra a nobile sposa rassomiglia, che, adorna +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +di tutti i vezzi dell’età, mostra nel viso +con quanto ridenti immagini a lei si apra +il teatro della vita. Dolci illusioni, assai +lontane dalla nuda realtà! Ben poco durano +i fiori; segue senza pompa la tranquilla +stagione de’ frutti; ma ben presto +lo squallore del verno copre la terra, e seppellisce +ogni allegrezza, nè più un avanzo +rimane della viva natura. +</p> + +<p> +Il raggio candido del notturno sole batteva +le case rosseggianti della città, ed +illuminava anche la scena ove ora condotto +io bramo il mio lettore; io voglio dire la +non estesa piazza di San Giorgio. È questa +piazza poco lontana dal luogo infausto già +da noi in questa istoria più volte nominato +del Malcantone, e situata nel quartiere +ove abitavano i principali signori Ghibellini, +il quartiere, cioè, della Porta Ticinese. +Ergesi da una parte, su quella angusta +piazza, l’antica chiesa dedicata al +Santo guerriero domatore del mostro; da +un’altra banda estollesi, con seria e grave +maestà, un vasto palazzo appartenente ad +un individuo della casa de’ Visconti, ed +edificato da Luchino, famoso per la sua +tortuosa politica, e per la misteriosa sua +morte. Lo stemma visconteo, in marmo scolpito, +vedesi sulla porta; e due eccelse torri +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +si innalzano ad ambo i lati a rendere ancora +più maestoso il severo e pesante corpo di +quell’edifizio. Vari altri palazzi, ma più modesti, +veggonsi da questa e da quella parte: +un profondo silenzio domina d’ogni intorno, +e le rotanti stelle dinotano che solo +di qualche ora è lontana mezza notte. +</p> + +<p> +Su questa scena, non del tutto priva di +una grave bellezza, un gruppo di quattro +armati tu vedi come posti in agguato. Se +ne stanno essi silenziosi ed attenti a capo +della strada che conduce alla Porta Ticinese. +Vario è di questi l’abito, e varia +ne sembra la condizione. Due, sono due +robusti soldati di età matura, ed i loro lineamenti, +pieni di durezza, non sono animati +da quella espressione in cui s’atteggia il +viso di chi qualche disegno cova nel petto. +Sembrano essi passivi strumenti delle altrui +voglie, e la loro immobilità piuttosto a +simulacri li pareggia che ad uomini viventi. +Ma non così è il personaggio che innanzi +ad essi sta non più che due passi, e che nel +volto mostra giovanile età, non priva di +bellezza. Vaghe chiome inanellate scendono +profuse disotto il suo berretto, decorato di +una gemma; il suo abito, per vero dire, +non ha nulla di notabile; non è che un +giustacuore rosso, e un mantello bruno che +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +tiene avvolto alla persona in modo da celare +ancora una parte del viso; ma sotto +panni il giovine veste una maglia che tutto +il ricopre, e questa è di finissimo lavoro; +e tale che sola lo disegna una persona di +alto affare. Le ciglia cruciose, lo sguardo +animato, la bocca che atteggiasi ad un +sardonico sorriso, lo danno a divedere +occupato assai di un’idea che gli fa battere +con più frequente moto nel petto il +cuore: egli ha la destra sull’impugnatura +della spada; e per giunta uno stile di ricchissima +impugnatura gli sta raccomandato +alla cintura. +</p> + +<p> +Nè meno merita attenzione il quarto +personaggio di questo gruppo straordinario. +È costui uomo di mezzana statura; ma assai +nerboruto e muscoloso: il suo sguardo +ha non so che di sinistro, oltrecchè due occhi +neri gli stanno incassati profondamente +sotto due eminenti e folti sopraccigli, i quali +a nulla meglio paragonar potrebbersi che +a spinosi cespugli, che irti e mesti cadono +sull’apertura di un antro; lo sguardo di +questo personaggio di mal augurio è guercio +ed ha un’espressione terribile. Angusta ne +è la fronte, e duri e crespi i crini gli scappano +di sotto ad un verde berretto. Il suo +giustacuore è pur verde, verdi ne sono i +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +calzoni e un cinto di cuoio sostiene un rozzo +stile ed una daga; e questo personaggio +ancora è chiaro che sotto l’abito porta una +maglia. Egli poi tiene in lassa due mastini, +il cui sguardo sanguigno ne dimostra la ferocia, +e che di quando in quando ringhiano +sordamente, e mostrano impazienza. +</p> + +<p> +In questo mentre la campana dell’orologio +di S. Giorgio batte con misurato suono +fra l’imperturbato silenzio della notte le +dieci ore e mezzo. Uno dei mastini, inquieto, +a quel suono alza più forte il ringhio; ed +il giovine capo di quel drappello, vôlto al +personaggio più sinistro di esso, così gli +dice. +</p> + +<p> +— Non saprai tu dunque far tacere l’ingordo? +così tu m’hai educati alla mia +caccia i miei mastini? Non vedi che qualcuno +si appressa? Tu omai mi diventi +un imbecille non più buono a nulla: ma zitto +ecco il nostr’uomo. No, non è quella gran +massa ambulante: è della stessa statura ma +le forme non sono le sue, colui è un giovine. +Vedi, ha un liuto: ebbene sarà un innamorato +che consuma le notti sospirando sotto +un balcone di una bella. Vedi, si ferma +sotto la sua casa! Non vorrei che costui +disturbasse il mio disegno e mettiamogli un +po’ di paura... Ma no, odi che già tocca il +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +suo istrumento e fa un preludio. Ebbene, +suona a meraviglia. Se non sarà questa +sera pel nostro toro ghibellino, sarà +un’altra che gli daremo la caccia. Ora non +voglio perdere questa musica: ritiratevi più +in qua, che nessuno ci vegga: così a maraviglia: zitto +che canta; o corpo di +Satanasso, la voce non mi è nuova! Udiamo +la sua canzone. +</p> + +<p> +Così diceva il crudelissimo Giovanni Maria, +posto agli agguati a capo della via per +sorprendere qualcuna di quelle vittime che +egli così di sovente destinava a sbramare +la crudel fame de’ sanguinarii suoi mastini. +L’infame Squarcia e due antichi e rozzi +soldati lo seguivano, testimonii ed esecutori +degli ordini suoi dispietati. L’aria che in +suono misurato e tenero si udì risuonare +è la seguente: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">S’apre la terra e genera</p> +<p class="i02"> Tenere erbette e fiori,</p> +<p class="i02"> Ma anco a me non sorridono</p> +<p class="i02"> I dispietati onori.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Natura intera il vivido</p> +<p class="i02"> Color di speme or veste:</p> +<p class="i02"> Ahi! me pur sempre ingombrano</p> +<p class="i02"> Idee dolenti e meste!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">A dolci accenti or aprono</p> +<p class="i02"> I pinti augelli il canto:</p> +<p class="i02"> Gli accenti miei dettarono</p> +<p class="i02"> Sol la mestizia e il pianto.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E tu che splendi, o candida</p> +<p class="i02"> Luna dal puro raggio,</p> +<p class="i02"> E il maggior globo illumini</p> +<p class="i02"> Nel cheto tuo viaggio;</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Lodi ognuno il vergineo</p> +<p class="i02"> Tuo rugiadoso aspetto,</p> +<p class="i02"> Che de’ pensier più teneri</p> +<p class="i02"> In noi sveglia il diletto: —</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ma agli occhi miei sol tenebre</p> +<p class="i02"> È il tuo vago splendore:</p> +<p class="i02"> Ed altri lumi ispirano</p> +<p class="i02"> A questo cor l’amore. —</p> +</div></div> + +<p> +Nel mentre che quest’aria veniva cantata +con voce dolcissima ed un’espressione +che ben dinotava spiegar essa appunto i +sensi più candidi e veri dell’innamorato +garzone che la spacciava, un’imposta si +aperse di poche dita, e se non mostrò nemmeno +nell’ombra colei che sembrava risguardassero +quelle parole, almeno diede +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +un lieve indizio che non ingrata giungeva, +alle orecchie della bella, del cantore la +melanconica canzone. Frattanto il suono variato +del liuto continuava a ferire il silenzio +di quel luogo, e faceva sentire i più +dolci accordi. Il Duca, in questo mezzo, poichè +ebbe in silenzio udita la canzone, vôlto +allo Squarcia così gli diceva. +</p> + +<p> +— Questi versi di certo sono dettati all’improvviso; +e sono assai belli, ma tu non +hai gusto in ciò. Però il solo Arrigo Bianchi +nella mia Corte avrebbe saputo improvvisarne +di simili. Colui era un allegro compagno; +ma mi ha lasciato. Il tristo non +seppe accostumarsi alla nostra caccia; e ci +ha abbandonati, per andare a farsi stringere +nel suo castello da Facino. Sarebbe +pur stato meglio per lui rimaner in Corte, +e quivi passar il tempo vivendo delle altrui +donne e dell’altrui sangue, che cader +in mano di un furbo come Facino. Ma +tornerà forse, tornerà; e la Corte presenterà +tutt’altro aspetto, Squarcia. Io so di +certa scienza che il nostro tutore, voglio +dire il vittorioso Facino, è assalito dalle +gotte e da’ dolori pericolosi. La Sibillina mi +ha parlato, come l’asino di Balaam; e sebbene +dicasi per proverbio, che cane non +mangia cane, pure questa volta, quella rabbiosa +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +vecchia mi ha detto che desidererebbe +un boccone di cane. +</p> + +<p> +— Devo io, illustrissimo signore, preparargli +una mezza dozzina di cani da mangiare? +Non perderebbe ella il gusto del sangue +più nobile? +</p> + +<p> +— No, bestia, no: tu mi diventi ogni +giorno più stupido: io vedo che dovrò scegliere +in breve un altro canattiere. Io +volea dir solo che Facino, che ora sta stringendo +Bergamo d’assedio e già ne ha presi +i borghi, e che tante idee gigantesche ha +nella mente di spogliare de’ loro dominj i +Malatesta, il Vignate ed i Rusconi; egli di +certo guarda con occhio ambizioso anche +la nostra Corte dell’Arrengo, e pensa forse +che non starebbe male sulle secche sue +spalle il nostro manto ducale. Ma noi lo +preverremo. Se ci scappò una volta, non +salverassi la seconda. Ho anch’io i miei +lacci per prendere di questi lupi; e +buon per lui che non è in Milano, colpito +dal male che ora lo affligge. Forse, a questa +ora si sarebbe veduto il bravo Signore di +Novara, Tortona ed Alessandria far una +piccola guerra difensiva contro l’Ingordo +il Guercio e la Sibillina. +</p> + +<p> +— Ha detto, Illustrissimo, che ha l’illustrissimo +signor Facino nelle sue prigioni +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +del palazzo, per darlo al Guercio, all’Ingordo +ed alla Sibillina? +</p> + +<p> +— No, no. Oh così fosse! egli avrebbe +una bella compagnia di Ghibellini per fargli +corona all’inferno; ma ora non è il tempo. Però +questo superbo e voluminoso +bue di Porta Ticinese ad ogni costo voglio +immolarlo. Egli ha, cred’io, in sè un secreto +che non può permettere che viva un istante +solo, quando a me si mostri il destro di +sagrificarlo. L’avrei fatto prima; ma Facino, +il terribile Facino mi tenne in rispetto. +Ora egli ha bisogno di pensare a’ casi +suoi; e costui che ha un nome per sè fatale, +ora tocca la sua ora di perdizione. Ma +zitti e pronti, parmi che venga! Il +giovine cessa di suonare, e si ritira: tanto +meglio: oggi l’assaliamo. Via, è lui, sciogli, +Squarcia, i mastini. — <i>Piglia, piglia.</i> — Mano +al ferro, e pronti ai cenni. +</p> + +<p> +Così diceva il feroce Duca, e le ultime +parole volgevale ai due immani cani ed agli +armati del suo seguito. La persona di cui +parlava era frattanto giunta a passo misurato +fin quasi vicino a un bel palazzo sotto +il quale il giovine innamorato cantato avea +la sua amorosa canzone; ma pare che di +qualche cosa gli fosse nato sospetto, perchè +avea tratta fuori la spada: i sospetti erano +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +sempre pronti a nascere in que’ tempi di +disordine e quasi di anarchia. Ora egli non +sì tosto si avvide di aver a fronte de’ nemici, +che gittò un fischio particolare, e postosi +colle spalle verso la porta della casa +già accennata, di piè fermo si preparò a difendersi +dagli aggressori. Il primo che contra +di lui si avventasse fu uno dei due +mastini, ed egli d’un colpo lo stese al suolo +spirante; l’altro più timoroso non osava +avvicinarsegli ed, a qualche distanza, ringhiava +fieramente. +</p> + +<p> +— <i>Avanti</i>, — gridò allora il Duca, e posto +egli stesso mano al ferro si avanzò, seguito +da’ tre compagni, per opprimerlo col numero +e farlo prigioniero; ma un ausilario +venne in soccorso dello sconosciuto. Posto +mano al ferro, il giovine stesso che poco +prima avea con tanta maestria toccato il +liuto, con un coraggio ed una prontezza +poco ordinaria venne innanzi, e ferito d’un +colpo il Guercio, che era il superstite dei +mastini, si diede a combattere collo Squarcia +e coi due uomini d’arme che mollemente +e forse a mala voglia lo secondavano. +Frattanto aprissi lo sportello del palazzo; +lo sconosciuto vi entrò illeso; e, o che credesse +quell’assalto non a lui diretto, +bensì all’altro che ora stava combattendo, +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +o qualsiasi altra meno generosa idea il +guidasse, lasciando il bravo suo ausiliario +solo nel periglio, in salvo nella casa si pose. +</p> + +<p> +Parve che di essere così abbandonato +solo a far fronte a tre l’altro non si aspettasse, +perchè non sì tosto disparve colui +in aiuto del quale aveva il ferro impugnato, +che cedendo, portossi sulla piccola piazza +ove ponea capo un angusto viottolo, pel +quale forse disegnava meglio poter salvarsi. +Ma il Duca fino allora rimasto nell’inazione +si avanzò anch’egli, e gridò: — Cani di +poltroni, non mi prenderete in tre un ribaldo +che osa farci fuggire una preda? +giuro al cielo, lo voglio vivo, o vi farò +tutti e tre sulla medesima forca appiccare. — E +all’incoraggiamento aggiungendo +l’aiuto, si diede egli stesso a combattere +contro il giovine valoroso, a cui finalmente +Squarcia riuscì di afferrare il braccio per +disarmarlo. Però, se dar luogo io posso +ad un mio sospetto, non fu tanto il numero +de’ nemici che disarmò il bravo combattente, +quanto un flebile grido che partì, +sul principio del combattimento, da quella +finestra stessa alla quale egli avea rivolto +i suoi sospiri. +</p> + +<p> +Caduto in mano dello Squarcia, il giovine +venne subito cinto di catene. Ma egli +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +non parve perdere l’alterezza del suo carattere, +la fierezza del suo contegno. +</p> + +<p> +— Sai tu chi hai davanti, Giovanni Maria? — disse +egli in tuono amaro al Duca che +stava osservando la sua vittima nel mentre +caricavasi di ferri, e forse ne meditava nel +suo interno il ferale supplizio. +</p> + +<p> +La luna che batteva sulla piazza illuminava +quell’infanda scena. Squarcia per +un capo di una catena stringeva il suo prigioniero, +e i due soldati gli si erano posti +dall’uno e dall’altro canto, aspettando il +comando del loro signore. All’interrogazione +del captivo, costui si scosse; quella voce +lo colpì di stupore; alzò la fronte accigliata +e in cui spirava il suo mal talento +contro di colui che la domanda gli avea +vôlto, ma con stordimento parve ravvisarne +le fattezze. +</p> + +<p> +— Sei tu, Biondo! — sclamò con voce che ben +denotava lui essere attonito di quell’impensata +apparizione. — Or qual demonio ti portò, +per contrariarmi, alla mia presenza? +</p> + +<p> +— Dite piuttosto che io ci venni per risparmiarvi +un delitto! — disse l’altro con alterezza. +</p> + +<p> +— Tu sempre parli in un tuono alto: +ma bada bene che già mi hai di troppo +ora offeso. Sai tu chi era colui che scopo +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +io far volea delle mie vendette? Non sai +che è il più malevolo Ghibellino del mondo? E +tu che andavi trattenendoti sotto +quelle finestre? Ma non è questo il luogo. +Prometti che mi seguirai spontaneo al +palazzo; e io ti faro levare i tuoi ferri. +</p> + +<p> +— No, giammai spontaneo io moverò un +passo per tornare a quel palazzo, di cui io +già da più anni giurai non avrei più calcata +la soglia. Non sarà che colla forza, e +carico di ferri, che quivi voi trar farete un +compagno che vi amò, quando Giovanni +Maria non si era dato in preda alle sue colpevoli +inclinazioni! +</p> + +<p> +— Frena la lingua, se non vuoi ch’io +te ne faccia pentire prima del nuovo giorno! +Bada che chi offende Giovanni Maria, fosse +suo padre, ne porterebbe immancabilmente +la pena! +</p> + +<p> +Nell’ultima frase del duca alcuna cosa vi +fu che lo fece ammutolire. Egli fece un cenno +a Squarcia, e a passo lungo e spesso si volse +verso la sua Corte dell’Arrengo; e dietro lui +seguivano i suoi satelliti che seco traevano +il giovine prigioniero. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span></p> + +<h2 id="cap19">CAPITOLO XIX. +<span class="smaller">LA RICONCILIAZIONE</span></h2> +</div> + +<p> +Se il mio lettore, siccome io lo suppongo, +di già non lo avesse indovinato, io sono ben +afflitto di dovergli dichiarare che la scena +terribile da noi riferita aveva luogo tutta +fra persone di sua conoscenza, e per le quali +forse l’animo suo è di già segretamente ben +disposto. +</p> + +<p> +Giovanni Pusterla, oggetto di fieri sospetti +pel Duca, il quale la vita di lui incompatibile +stimava colla propria riputazione +e che ne avea giurata la morte, il Pusterla +fino a quel punto era rimasto sicurissimo +in Milano sotto l’egida del nome +terribile per Giovanni Maria del suo Generale Facino. +Ma ora che quel Duca scellerato +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +udita avea la pericolosa malattia del +condottiere temuto delle sue armi, ora egli +crederà poter por mano alle proprie vendette, +ed immolare quella vittima che da +tanto tempo invano avea cercata. E forse anche +il suo odio e i suoi ostili disegni non +si limitavano solo contro il Pusterla; egli +aspirava forse ancora a far pagare la pena +de’ suoi trionfi all’intero partito de’ Ghibellini; +e la morte di Giovanni Pusterla +non era che il segnale di una maggior carnificina, +che cominciata sarebbe subito che +la sorte liberato lo avesse di Facino. +</p> + +<p> +Giovanni Pusterla, dal suo canto, stimandosi +sicurissimo in Milano pel terrore +sparso nell’animo del Duca da Facino Cane, +terrore di che avea avuto più di un’occasione +di assicurarsi per propria osservazione, +il Pusterla era ben lontano del sospettare +che tanto contro di lui ardir potesse +il giovin principe. Egli non pertanto, non +appena si fu avveduto che alcuno stava in +agguato vicino al proprio palazzo, che ponendo +mano alla spada si era posto sulle +difese. In que’ tempi di turbolenze ed anarchia +gli animi vivevano in continuato sospetto: +egli però era lontanissimo dal pensare +di dover essere assalito dal tiranno +della città, sebbene ciò altre volte ad altre +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +persone fosse accaduto; chè molto godeva +il disumanato Giovanni Maria a quel modo +afferrar le sue vittime. Come adunque si +fu avveduto di essere dal fiero Duca assalito, +egli a tutta prima dubitò esserlo in +fallo; tanto più che sebbene egli sapesse +che mortal odio contro di lui serbava quel +crudele, nondimeno non era, come il principe +supponeva, veramente depositario di +quel segreto fatale che avea formato la +rovina del cugin suo e di tutta la di lui +famiglia. +</p> + +<p> +Credette adunque Giovanni Pusterla che +il Duca ad altra preda avesse vôlto la mira +che non a lui medesimo, troppo sicuro pel +favor di Facino; e per ciò appunto non sì +tosto videsi al fianco uno straniero, che più +non dubitò questo essere la vittima cercata, +e quindi, aperto che a lui fu lo sportello della +sua casa, in essa rifuggendo salvossi, maledicendo +il perverso animo di Giovan Maria che +a quel modo andava a caccia di uomini +per straziarli come le fiere. Come però +ebbe posto il piede sul primo gradino della +scala, esitò, e fra sè disse: — Ma in ogni +modo io da quello straniero fui salvato: +non lo soccorrerò io? lo lascierò cadere +nelle branche di quel frenetico spietato perchè +preda lo dia a suoi mastini? — E, vôlto +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +al servo che gli avea aperto lo sportello, e +quindi l’avea chiuso, +</p> + +<p> +— No; — disse, — Giacomo, no; impugna la +spada e seguimi: torniam di fuori, cacciamo +quella canaglia! +</p> + +<p> +Ma non appena avea proferito queste parole, +che un altro de’ suoi famigliari venendogli +incontro gli gridò: — Accorra, signor +Giovanni, accorra, che muore sua figlia! +</p> + +<p> +L’amor paterno impose silenzio all’altra +sua generosa risoluzione; nè le diede più +tempo di far sentire i suoi pungoli pure +acuti. Il Pusterla, tutto scosso da indegnazione +per le idee che destavagli la scena +di cui di recente stato era spettatore, e +da quella sospensione di animo prevalente +che la recente novella subito in lui fe’ nascere, +accorrendo, con qualche precipitazione +entrò nella sala del piano superiore, +per essere testimonio delle angosce che +agitavano la figliuola. +</p> + +<p> +Questa difatti, dopo di essere dalla finestra +stata spettatrice di parte di quella +scena, gli spiriti mancandole nel momento +in cui potè distinguere al raggio della +luna le persone fra le quali accadeva, venne +meno, e messo fuori un flebil grido lamentoso, +era caduta come morta fra le braccia +della sua fedele ancella, la giovinetta Agnese, +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +che essa pure non poco sembrava turbata per +quegli accidenti di che era stata testimonio. +</p> + +<p> +— Oh cielo, la povera Beatrice muore! — sclamò +questa non appena veduto ebbe comparire +nella sala Giovanni Pusterla. +</p> + +<p> +— Nol voglia Dio! non sarà che uno svenimento +passeggero. Via, presto portate +acqua fredda, aromatiche essenze: scioglietele +le vesti. Figlia mia, mia cara Beatrice: +non temete per me: eccomi io sono +salvo: io sono sicuro. Aprite gli occhi e +guardate vostro padre. +</p> + +<p> +Nel profferire queste parole, il fiero Ghibellino, +commosso, spargea grosse lagrime, +lagrime che la tenerezza paterna traea dal +suo cuore indurito ad ogni altra sensazione, +lagrime che ben palesavano quanto amore +egli portasse a quella tenera e più cara parte +di sè stesso. Ma Beatrice ancora in sè +non riveniva. Ogni argomento per richiamare +i suoi spiriti venne allora posto in +opera dal padre, non meno che da Agnese +e da alcuno altro de’ famigli; il Pusterla +ancora proseguiva colle parole a rincorarla: — Via, +aprite gli occhi, Beatrice. Figlia +mia, fatevi coraggio. Nulla è accaduto di +sinistro. Ohimè! non udirai tu le mie +parole? Beatrice, Beatrice, non conosci +la mia voce!.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +</p> + +<p> +Qui stette sospeso un istante: un’altra +idea gli balenò nell’animo. — Ebbene, io +sono disperato! — poi gridò vedendo che la +figlia in sè non tornava da quel mortale +letargo. — Io mi vendicherò almeno di +quello scellerato! Giacomo, Martino, Eugenio, +impugnate le spade e seguitemi. Una +fiera tragedia si compia in questa notte +fatale! +</p> + +<p> +Egli così dicendo si animava in viso della +più feroce espressione dell’ira: le vene +della sua fronte gonfiavansi terribilmente: +i suoi occhi gittavano scintille. — Ma lascerò +io così quest’angelo a morire? Beatrice, +Beatrice... +</p> + +<p> +Beatrice finalmente parve riscuotersi. Allora +tutta l’ira del padre suo parve cadere, +siccome appunto a un tratto sparisce incendio +che per opera di magia allo sguardo +si è parato. E forse fu questo passivo moto +della misera la cagione fatale della rovina +della persona il cui pericolo appunto in +quel mortale abbattimento la avea gittata. +</p> + +<p> +In fatti se nel bollor della sua collera +il valoroso e determinato Pusterla dato si +fosse ad inseguire ed investire con tre o +quattro de’ suoi il barbaro Duca, era bene +probabile che non pur tolta ad esso avrebbe +la sua preda, ma la pena portar gli avrebbe +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +anche fatto di tutti i suoi misfatti, e +forse ancora qui aveano fine le angosce di +Beatrice. Al riconoscere nel suo liberatore +la persona del Bianchi, l’antico risentimento +cedendo, per effetto della naturale +sua generosità, avrebbe forse dato luogo ad +una riconciliazione sincera; e le spiegazioni +che indi seguite sarebbero, avrebbero +forse fatta conseguire la comune felicità, +unendo due cuori che per amarsi scambievolmente +la natura avea creati, e cui sì +duramente i pregiudizi e gli sdegni di parte, +con tanta tortura di entrambi, separavano. +Ma riscuotendosi la giovinetta alle ultime +parole del padre, tutti i fili di sì bella tela +mise in disordine; e Giovanni Pusterla, più +non pensando ad uscire per sue vendette, +alla cara sua figliuola tornando, di nuovo +si diede a confortarla. +</p> + +<p> +— Ah sì vivi! apri gli occhi; eccomi, +figlia mia, eccomi a te illeso. Fatevi coraggio, +mia diletta Beatrice; per l’amor del +padre vostro, fatevi coraggio. Ma voi +volete alzarvi! Che veder vorreste da +quella finestra a cui volgete gli sguardi? Non +mi conoscete? Non sono qui io, vostro +padre? +</p> + +<p> +— Ah, padre mio, dunque egli..., egli... +</p> + +<p> +— Di chi parlate, figlia mia, di chi parlate? +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +Non sono qui? Sì, è vero, corsi del +pericolo, e forse fui preso in fallo, forse +fui tolto di mira da quel malvagio di Duca, +che può essersi arrischiato a tentare una +impresa anche contro di me, ma di cui +avrassi a pentire. Ma se di altri parlate, +e chi è quegli? che dir volete? +</p> + +<p> +— Arrigo, Arrigo!.... Arrigo Bianchi, +non fu ucciso o disarmato?... Oimè che +l’hanno assassinato! — con voce languida e +lamentosa, sclamò l’infelice. +</p> + +<p> +— Oh cielo, ella vaneggia! Ora che le +passa mai per la fantasia colui! Io non so +di chi parliate, cara figlia; ed è fin da +quando ci sfuggì a Parravicino che io non +vidi quel Guelfo ribaldo! +</p> + +<p> +— Ah no, essa non vaneggia, signor Pusterla, — disse +Agnese; — e non parlate di tal +tenore, se non volete ucciderla. +</p> + +<p> +— In nome del cielo adunque, spiegatevi, +io nulla comprendo! — disse Giovanni Pusterla. +</p> + +<p> +Agnese, a cui questa domanda veniva indiritta, +disse che Beatrice creduto avea +veder suo padre seguito da varii armati +combattere contro Arrigo Bianchi! +</p> + +<p> +— Io non so scoprire questo mistero! Io +fui assalito certamente dal Duca e dall’infame +Squarcia. Ben è vero che io fui soccorso +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +da un giovine... Ma che costui fosse +il Bianchi, come possa entrare in questa +avventura, io non so spiegarlo. Ma io di +certo non mi sono battuto con lui; e se +egli, ciò che io non credo, si è battuto col +Duca, lo ha fatto con un antico suo amico, +e se io non gli posso desiderar male avendomi, +fosse anche inscientemente, salvata +la vita, di certo bene egli non potrà passarla +con uno scellerato come è Giovanni +Maria. Ma che però?... +</p> + +<p> +— Oimè! in mano del crudelissimo Giovanni +Maria! — sclamò Beatrice con voce +languida e che venìa meno. +</p> + +<p> +— Sì, e probabilmente, malgrado la sua +antica amicizia, sarà fatto a pezzi da’ suoi +mastini, cosa che veramente.... +</p> + +<p> +— Oh cielo, io più non reggo! — sclamò +Beatrice; e quest’ultima parola non +ebbe profferita che cadde in una nuova +sincope e più profonda. +</p> + +<p> +— Voi l’avete uccisa colle vostre parole! — sclamò +Agnese con uno sdegno angoscioso. — Arrigo +Bianchi era suo amante. +</p> + +<p> +— Amante!... Quale inestricabile laberinto +è questo mai! +</p> + +<p> +— Sì, suo amante. Che serve il tacere, +se ella per lui ora muore! Io era a parte +del suo segreto. Già da più e più notti il +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +giovine passava sotto di queste finestre, +canzoni amorose cantando; e con quale +soavità! E poi, non fu essa che lo liberò +quando prigioniere si trovava nel castello di +Parravicino? Per amor di lei, egli si era +lasciato far vostro prigioniero; e per ricompensarlo +di quest’amore, dalle sue mani +stesse egli vide aprirsi la sua prigione. Poveretti! +si amavano teneramente, sebbene +speranza non avessero di possedersi! Ma +deh, cerchiamo richiamarla a vita; e voi +guardatevi bene dall’ucciderla con incaute +parole! +</p> + +<p> +Il Pusterla rimase un istante come di +pietra: una vampa di sdegno poi già salivagli +al capo ad accecargli la mente; quella notizia +le passioni sue feroci tutte concitava: +ma cadendo gli occhi suoi sulla figliuola, +alla vista di quelle fattezze agitate dalle +angosce di una convulsione penosa, e di +quelle guancie coperte di una mortale pallidezza, +tutto si sentì commosso da un affetto +del tutto opposto; e vinto finalmente +dall’amor paterno, così sclamò: +</p> + +<p> +— Ah no, figlia mia, vivi; vivi, che +io tutto farò ciò che tu brami! Deh, +apri gli occhi, Beatrice, ascolta le mie +parole! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +</p> + +<p> +— Sia benedetto il cielo; consolatela +una volta, se c’è modo! — sclamò la buona +Agnese. +</p> + +<p> +— Sì, — proseguì il vecchio, commosso fin +nel fondo dell’anima. — Sì, io metterò tutto +in pratica per salvare Arrigo. Egli mostrò +sempre coraggio e bravura: e giacchè quest’angelo +lo ama, io dimenticherò che egli +sia mio nemico. E d’altra parte ogni partita +nostra era di già in suo favore saldata +questa notte, se mi ha salvato da quel ribaldo +esecrato. Sì, figlia mia, mia Beatrice, +fa cuore, che io ti prometto che +ogni strada tenterò per salvarlo. Tu +apri gli occhi? con maraviglia mi ascolti? Sì, +io a te sacrifico i miei rancori; l’inflessibile +odio di parte sì di buon grado +io spoglio, e all’amor tuo lo concedo. Tu +l’ami, ed io, fin da questo punto, siccome +figlio mio proprio lo riguardo. Ma fa +cuore, in nome del cielo; fa cuore perchè +non venga meno nel padre tuo la +forza di mandare ad effetto le sue promesse! +</p> + +<p> +— Ah sì, voi salvarlo dovete, o padre, — sclamò +angosciosamente la misera; — voi il +dovete. Voi diceste ora che per voi oggi +pose in pericolo la sua vita? Ah non è, +credetemi, non è la prima volta che lo ha +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +fatto! Egli è generoso, e voi dovete salvarlo! Ma, +oimè, come sarà strappato +dalle mani del crudo Duca? +</p> + +<p> +— Io spero assai, Beatrice, io spero assai, — disse +il Pusterla, dopo essere per breve +istante stato sopra pensiero. — Se noi frammetteremo +gli uffizi onnipossenti di Facino +Cane, egli di certo lo salverà. E d’altra parte +il Duca era un tempo assai amico del Bianchi, +e ripugnargli deve assassinarlo. Ora mi +avveggo che solo contra me il perfido Giovanni +Maria tendea gli agguati. Ebbene, domani +lasceremo Milano, per noi mal sicuro; +andremo a Parravicino; e di là io +mi porterò tosto a Bergamo per conferire +con Facino. +</p> + +<p> +— Ma troppo tempo per ciò è necessario... +Non si potrebbe intanto, per altra +via, prevenire le conseguenze dell’ira del +Duca... Beatrice Tenda...? +</p> + +<p> +— Sì, angelo mio; tu ben pensi; domani +mattina noi ci recheremo da Beatrice Tenda, +e di tutto la istruiremo. La nobil donna +certo non ci negherà la sua mediazione. +E di poi partiremo. Non dubitare; io +sono assai tranquillo sulla sorte di Arrigo. +E quanto a quel perfido di Duca,... un +giorno.... verrà forse un giorno.... Ma +basta, ora deh, Beatrice, vogliate porre in +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +calma i vostri spiriti... date alcun riposo +al vostro corpo. +</p> + +<p> +— Ahi, quale riposo, quale tranquillità +può mai gustare una meschina che si trovi +nella mia situazione! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span></p> + +<h2 id="cap20">CAPITOLO XX. +<span class="smaller">I RIMORSI</span></h2> +</div> + +<p> +Ma se questa notte fra angosce terribili +passava per la famiglia del Pusterla, e secondo +tutte le apparenze per lo stesso +Bianchi, non meno tremenda per altro pe’ +suoi terrori a lento passo trascorreva sul +capo dell’esecrabile Giovanni Maria. +</p> + +<p> +Giunto nel suo palazzo, silenzioso sdegnò +ogni uffizio de’ suoi camerieri e paggi, +e solo ritirossi nella sua stanza. Quivi +su d’una tavola ardeva una lucerna di +nobilissimo lavoro, e spandea intorno un +fioco lume. Egli si diede a passeggiar per +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +la camera, in preda a’ suoi pensieri turbolenti, +che irritavano il suo sdegno e risvegliavangli +le più funeste rimembranze. +</p> + +<p> +— Egli ardire rimproverar le mie azioni! +egli frapporsi con tanta audacia fra me e +il mio nemico! Oh! fosse stato cento volte +più mio amico, egli se ne pentirà! Ecco +che senza di lui quel Ghibellino ora più +non esisteva; e l’ultimo che in sè serbi il +fatale secreto sarebbe spento! Ma l’ultimo, +dico io? Forse che ancor non vive il +Pagano; forse che questo vecchio Ghibellino +non lo avrà svelalo a mille altri della +sua setta! Ah Giovanni Maria, Giovanni +Maria; troppo indugiasti tu l’esecuzione del +tuo disegno! Ma questa fiera idea,... +questa ricordanza della madre,... perchè +sempre mi turba?... non mi odiava essa? Non +dovea io vendicarmi?... Oh ricordanza +che il cuor mi morde come far lo +potrebbe il dente d’una serpe rabbiosa! oh +quanto già tu mi costi, o vendetta di +sangue! Chi presagito mi avrebbe che +tanto scuotere poscia doveva il cuor mio? Ma +io sono un imbecille! Forse che non +fu crudele Ella stessa nelle sue vendette; +non me ne diede essa l’esempio, facendo +troncare le teste de’ suoi nemici? me non avea +posto come in ceppi? non mi allontanava, +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +la scaltra, dagli affari, par darne ella le redini +ai suoi drudi? ora perchè i lineamenti +suoi pallidi e contraffatti mi stanno +sempre dinanzi gli occhi? perchè sempre +una voce terribile mi minaccia di sua +vendetta? Ah sì: se io tosto spegnea coloro +che esser credeva a parte di questo +segreto, io tranquillo ora sarei, o meno soggetti +di terrore avrebbe la mia mente; nè +andrebbe creandosene la mia fantasia! Pure +chi mai può darmi fondata accusa? +non ha Squarcia subito ucciso l’autore +della morte di <i>lei</i>, appena che esso fu di +ritorno nel mio palazzo? colui era uomo +sicuro; ed avea giurato sull’evangelo che +bocca non avrebbe aperto. Ma pure... e +il Pagano e il Pusterla han traspirato l’arcano! oh +perchè tutti non ho potuto +raggiungerli all’istante colla spada di mia +vendetta! Ma non provocherò io gli uomini +e il cielo con queste scene di sangue? ah +no, il terrore è necessario: tutti mi +aborrono, tutti mi gridano parricida! L’aure +hanno manifestato il mio delitto. Ma +che perciò? non potrò io per questo +riaver la pace? non potrò io anche confessare +quello che ho fatto; mancheranno +a me giudici corrotti per difendere la +causa mia? ne sono mancati al padre mio, +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +quando rapì lo Stato a Bernabò? Ah sì +egli, egli di me ebbe più forte petto! Tremò +egli le notti poichè ebbe dato il veleno +allo zio? Ma chi poteva mai leggere in +seno a quell’anima dissimulatrice! Ah sì, forse +egli nel silenzio notturno, e nella tetra solitudine, +provò nel petto anch’egli queste +mie furie. Oh dunque tanto debole è +l’umana natura! L’inferno a me dinanzi +si spalanca! ecco mille demonii preparano +i miei tormenti! ahi quivi io +non avrò più scettro; non più corona! qual +freddo mi assale a tale idea! Ebbene, +io espierò questo sangue! arricchirò conventi! +saranno da me fatte celebrare milioni +di messe! assisterò ogni giorno al +santo sacrifizio; pregherò il papa che mi +mandi una reliquia onnipossente! Ma cesseranno +poi con questo i miei terrori? +</p> + +<p> +«E il sangue, il sangue che io verso +tutto dì, è egli un sangue che non grida +contro di me vendetta? Ma non sono miei +nemici; non sono Ghibellini, e quindi nemici +della Chiesa? ed alfine, non sono io forse +l’assoluto padrone delle loro vite? Oh i miei +nemici tutti devono perire; essi troppo +mal sicuro rendono questo trono che il +ciel mi diede! E poi non è fors’anche questo +un vano terrore che mi spaventa? — Chi +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +di là venne, e mi assicura che, dove +vita cessi, siavi un’altra esistenza? non +ponno essere queste fole per spaventare gli +imbecilli? E inoltre perchè non potrò io, +come Bernabò, giunto all’estremo de’ miei +giorni, piangere le mie colpe? Non sono ora +nel vigore dell’età mia, nel fiore degli anni +giovanili? e tremerò della morte? Ma +pure questa idea feroce, la morte, a me +ognora si appresenta. E tu, tu, <i>Donna di +ferro</i>, cento volte ne’ sogni miei turbati mi +gridasti che sarebbe la tua vendetta. Ma +io saprò scansarla; e quanti sospetterò esser +a parte del segreto fatale, tanti ne manderò +a sbramar le canne de’ miei mastini +sitibondi. +</p> + +<p> +I pensieri del Duca, ciò detto, presero un +corso, sebben cupo, meno tormentoso e distinto. +Egli passeggiò ancora per qualche +tempo per la camera, di poi si gittò senza +spogliarsi sul suo letto, ed un breve sonno +torbido ed inquieto scese ad assopire i suoi +sensi. Mille feroci larve, durante la notte, lo +molestarono, e si destò il dì seguente che +il sole era già alto sull’orizzonte. Egli portossi +subito, come era suo uso da qualche +tempo, ad udire la messa nella vicina chiesa +di San Gotardo, annessa al ducale palazzo; +quindi comandò si introducesse in sua presenza +Arrigo Bianchi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +</p> + +<p> +Allorchè diede questo comando, stava +Giovanni Maria nella sala maggiore del suo +palazzo, la quale prendeva nome dal Trono +che sontuoso e coperto di porpora e d’oro +quivi su varii gradini si ergeva. Egli avea +indosso un giustacuore di drappo d’oro, +ed una ricchissima collana di gemme preziose +scendevagli sul petto sostenendo una +croce. In testa avea il ducale berretto, e +pur il manto ducale scendevagli dalle spalle. +In più parti dell’abito ricamata vedevasi +l’arma de’ Visconti, e la Biscia tremenda +apriva la bocca da cui usciva l’ignudo fanciullo. +I panni di gamba erano di seta, a +que’ tempi assai preziosa, e di due colori +siccome l’uso; una metà di un colore di +porpora vivace, l’altra metà di un lucente +bianco che superava lo splendore +della neve. I lineamenti di lui avrebbero +ingannato il più penetrante osservatore sul +carattere dell’uomo a cui erano stati concessi +dalla natura. Belli e pieni di nobiltà, +ora che composti si vedevano, e che la simulazione +restar facevali nella quiete, altro +non mostravano di equivoco se non se due +sopracciglia che si avvicinavano inquiete, e +davano un qualche indizio che lo spirito di +colui che sì belle forme vestiva era in qualche +disordine. Gli occhi ancora colla loro +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +instabilità tradivano la compostezza maestosa +di tutti gli altri suoi atti e lineamenti. +</p> + +<p> +Nè l’addobbo della sala era meno corrispondente +alla magnificenza degli abiti del +sovrano che in sè chiudeva. Sulle pareti dipinte +vedevansi antiche gesta, di vario soggetto; +le guerre de’ Troiani; le fatiche di +Ercole; la fabbricazione di Roma; Attila +cui il pontefice piega a lasciar l’Italia. La +vôlta rappresentava l’incoronazione di Carlo +Magno; chè tali avvenimenti aveasi fatto +dipingere il buon Azzone Visconti, che non +avea dimenticato il proprio ritratto. Quella +sala era stata in origine da Azzone chiamata +il <i>Tempio della Gloria</i>; ma di poi un +tal nome passò in disuso; ancora varii cambiamenti +vi erano stati fatti; e Giovanni Galeazzo, +per esempio, vi avea nel fregio fatte +dipingere le proprie gesta. Varii cortigiani stavano +ritti in piedi a rispettosa distanza dal +loro Signore, e primo fra questi appariva +il primo cameriere del Duca, Bertone Mantegazza. +</p> + +<p> +Come Arrigo Bianchi, ancora cinto di +ferri, fu intromesso nella sala, il Duca gridò: — Non +già, non già; non sia vero che +cinto di ferri a me compaia innanzi un +mio antico compagno. Levategli quelle +catene. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +</p> + +<p> +Arrigo, nel mentre che gli uffiziali ducali +si affrettavano a scioglierlo de’ suoi +legami, girò uno sguardo intorno; ed incontrati +i proprj occhi con quelli di Bertone +Mantegazza, gli sorrise in volto melanconicamente. +Era questi un antico suo collega. +Il Mantegazza abbassò lo sguardo, e parve +agitato da una penosa meditazione. +</p> + +<p> +Il Duca riprese la parola; e disse: — Ognuno +si ritiri da questa sala; ma stiano +le guardie di fuori pronte a comparire al +menomo mio cenno. — E come ognuno si fu +ritirato, vôlto al Bianchi così gli disse: +</p> + +<p> +— E così? sei tu diventato più saggio? +la notte ha posta la calma ne’ tuoi pensieri? +Sei tu pronto a soddisfare all’ingiuria che +festi ieri a Giovanni Maria? +</p> + +<p> +— Signore, io sono sempre lo stesso: nè +so quale io vi debba soddisfazione. Ma, benchè +la colpa che voi mi apponete meritar +possa anzi un premio, io so bene che nulla +vi potrà trattenere dallo sfogare anche su chi +chiamate vostro antico compagno il vostro +furore! +</p> + +<p> +— Vuoi cangiar tuono? vuoi cangiar +tuono? Non sai tu, come io so punire chi +mi oltraggia? +</p> + +<p> +— Si, lo so, ed io già mi aspetto la quaresima +di Galeazzo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +</p> + +<p> +— No, Arrigo, no, nè la quaresima di +Galeazzo, nè la caccia di Giovanni Maria +non sono per uno che passò sollazzandosi +con me i più bei giorni della mia vita. Sì, +noi fummo compagni, noi fummo amici. Io +da te esigo ora per la tua audacia un risarcimento; +ma questo costare a te non +debbe nemmeno un capello. +</p> + +<p> +— Io non intendo che dir vogliate; ma +tremo di sentirne la spiegazione. +</p> + +<p> +— Il diavolo ti porti, impudente riprensore! +Ma ascoltami; e se il partito non è +giusto, io acconsento che tu mi parli come +ora fai, e in modo che guai ad un altro che +si fosse arrischiato di dirne la centesima +parte! Ma tu sai che sempre ti ho prediletto. Odimi. Tu +ieri a me sottraesti +una testa ghibellina carica di scelleratezze, +e piena di vento e superba albagia; una +persona che a una famiglia appartiene +che, per essere stata autrice della fatale disgrazia +che mi rapì una madre che io amava, +caddemi in odio mortale, ed ho sacrato in +espiazione per placare lo spirito di una sovrana +tradita che la reclama. Sì, tu sai +che questi Pusterla, dando mano ai traditori +Ghibellini che assaltarono Monza, furono +ancora gli autori della morte della Duchessa +mia madre. Ora nessuno di essi, ove +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +in me sia il potere, dee respirare un solo istante +la vita che io posso rapirgli. Una vita che +io sacrai pertanto alla più giusta di mie +vendette, una colpevole vita, tu ieri mi togliesti, +forse perchè affascinato dall’amore +per la figliuola di quell’uomo da me +aborrito. Io udii gli accenti che, secondo +ogni apparenza, a lei volgevi. Ma ancora +questo non è che supposto, e se non fosse, +ebbene è per lo meglio! se è, non sarà +Giovanni Maria che opporrassi ad una tua +pazzia. Io sono indulgente, lo sai, in queste +cose: nè si fa mai la guerra al sesso femminile, +fra il quale non regnano le distinzioni +di Guelfi e di Ghibellini. +</p> + +<p> +E qui il Duca fece una breve pausa, come +per dar campo ad Arrigo di dargli una risposta. +Ma questi non aprì bocca, e Giovanni +Maria dopo un istante proseguì. +</p> + +<p> +— Ebbene, tu mi togliesti la vita di un +uomo che io già con inchiostro di sangue +avea segnato sul mio libro nero di proscrizione, +e che non può più esistere. Anche +la figlia di lui era compresa nel ruolo fatale +che condanna chi vi entra a lasciare +la vita; ma, comechè perito sia sotto il pugnale +di Squarcia un fanciullo di lei più innocente, +pure la giovinetta, se l’ami, io a +te la dono. Però ad espiare la tua colpa, ed +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +ancora per la gratitudine del favore che io +ti profferisco, tu a me devi la promessa +di un servigio. +</p> + +<p> +Il Duca fece nuova pausa; ma Arrigo +neppure questa volta non aprì labbro. +</p> + +<p> +— Sì, — proseguì allora il Duca dopo qualche +tempo; — quella vita che tu sottraesti ieri +al colpo fatale che troncar ne dovea il filo, +quella vita a me è dovuta. Il Pusterla oggi, +senza dubbio, lascerà la città; nè io, per la +prevalenza ed il furor de’ Ghibellini, potrei +colla viva forza trarlo nelle mie reti: troppo +è forte il partito che lo sostiene, troppo +ancora egli è amico di Facino; e Facino, +sebbene infermo, pur vive. Ma tu devi espiare +il tuo fallo. Pochi hanno il tuo coraggio; pochi +hanno la tua forza colà ove quel vecchio +se ne sta siccome uccello di rapina, rintanato +nel suo castello. Tu devi recarmi la testa del +Pusterla. Non temere che altri vendichi +la sua morte. Rispondi. Dopo, se a +te aggrada, potrai far tua la di lui figlia. +</p> + +<p> +Una vampa di fuoco a quella cruda proposizione +salì al volto del giovane Arrigo, +che fino allora a stento avea contenuto lo +sdegno che la simulazione e gli empi raggiri +del Duca in lui movevano. +</p> + +<p> +— Ed è a me, che lasciai la Corte tua +per non essere a parte degli assassinj che +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +ivi si commettono; ed è a me dunque che voi +osate proporre così il più scellerato degli +assassinii? Voi vendicar volete la morte di +vostra madre? Or bene, a che tardate; +non sarà mai troppo da voi lontano che ne +troverete l’uccisore. +</p> + +<p> +— Che dir pretendi! — con voce orribile, e +montando nelle furie più tremende, sclamò +il Duca, il cui viso divenne fuoco, di cui +gli occhi spalancati, rotandosi, parvero voler +uscire dalle loro orbite; che strinse +d’ambe le mani i pugni, e i denti gli battevano +siccome uomo preso dalle più spaventevoli +convulsioni. +</p> + +<p> +— Io di già l’ho detto; e tu di già troppo +m’hai compreso! +</p> + +<p> +— Sì, troppo, — replicò il Duca: — in un’accusa +tanto oltraggiosa tu pronunciasti la tua +capitale condanna! Olà! sia caricato di +catene costui, e gettato nel carcere più profondo +del palazzo. E se egli apre labbro +sia ucciso. — Queste parole erano rivolte +alle guardie, che appena chiamate comparvero +nella sala, e che via seco condussero +il giovine altero, che con un sorriso +amaro di disprezzo accompagnò coll’occhio +il Duca finchè lo perdette di vista. +</p> + +<p> +Un istante dopo che Arrigo si fu ritirato, +Bertone Mantegazza annunziò al Duca che +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +Beatrice Tenda chiedeva di essere ammessa +alla sua presenza. +</p> + +<p> +— Beatrice Tenda! — sclamò il Duca. — Ora +che vuol da noi questa degna sposa di Facino? Ma +ancora non è il tempo di rimandarla. Venga, +questa Amazzone imperiosa. +Ancora dovremo sorbirci le stucchevoli +sue ciancie; ma sarà per poco, io +spero. Veramente ora non bramerei la +presenza di alcuno; ma a costoro ancora +non conviene chiuder la porta. Potrebbero +essere esagerate le notizie del pericolo in +cui è la vita di Facino. +</p> + +<p> +Beatrice Tenda, donna illustre nell’istoria +della nostra patria per il virile suo animo, +per la sua ambizione, e soprattutto per la +sanguinosa catastrofe che pose termine a’ +suoi giorni, trovavasi allora in quell’età in +cui la donna tramonta verso la vecchiezza. +Ma la sua alta e ben proporzionata statura, +le sue virili forme, l’espressione imperiosa +del suo sguardo, la ricchezza dell’abito suo, +ancora davano ad essa un’aria di beltà, la +quale, unita al vasto dominio del marito, +determinò poi il successore di Giovanni +Maria a farla sua consorte. Nozze infelici, +da cui non partorissi che odio e rancore +e dissensioni, dalle quali provenne poi la +morte della nobil donna, non senza indelebile +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +taccia di ingratitudine per parte del +Conte di Pavia suo marito, che ebbe la crudeltà, +su d’una falsa accusa, di farle troncar +la testa nel Castello di Binasco. +</p> + +<p> +Beatrice Tenda comparve nella sala, e la +sua aria maestosa incutè un istante rispetto +nel giovine Duca, che a lei si volse, e malignamente +le chiese quale fortunato accidente +fosse cagione che a lui si presentasse +la nobile Beatrice Tenda. +</p> + +<p> +— Non parlate di fortunati accidenti, illustre +Duca; non parlate di fortunati accidenti +ad una donna, il di cui cuore è contristato +più che mai dall’afflizione. Il nobile Facino, +colpito da una malattia poco nota e +crudele, sta per essere trasportato a Pavia, +per quivi ricevere i soccorsi dell’arte che a +lui recar può la scienza del famoso Marsilio +di Santa Sofia; ed in breve io partirò +per quella città, perchè dalla presenza mia, +dalle mie cure, egli riceva quel conforto +che altri non mai con egual amore a lui +porger potrebbe. Ma prima un dovere di +pietà ed amicizia mi porta un istante ai vostri +piedi. +</p> + +<p> +— Dunque Facino è così a mal partito? +Questo è bene, come voi dite, una novella +di gran momento! Io mi rallegro che voi +siate stata sollecita a recarmela. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +</p> + +<p> +— Ah, ben lo veggo, ancora voi pel mio +consorte non nutrite che sospetti ingiuriosi! +Egli vi servì fedelmente; egli solo sostenne +il crollante vostro soglio; egli tuttavia le armi +impugna per dilatare il vostro dominio: +ma voi i di lui meriti gli ponete a colpa; +ingiuriate le intenzioni sue rette; e con +piacere voi sentite il pericolo che minaccia +i suoi giorni preziosi. +</p> + +<p> +— Preziosi voi dite! Sì davvero! non dipendono +da lui Tortona, Voghera ed Alessandria, +oltre gli altri feudi molti che concesso +gli abbiamo sul Milanese? +</p> + +<p> +— Ma quando egli sia perito, di voi poi +che sarà? Il Conte di Pavia asconde più +senno ed ambizione che voi non ne sappiate +misurare: io lo conosco. Egli e i Malatesta +invidieranno il vostro dominio. Non +furono visti altre volte rapirsi i fratelli fra +di loro lo Stato? ricordatevi come morisse +Matteo. Ora, finchè il nobile Facino +vivrà, chi contro di voi oserebbe porre in +opera o la violenza o il tradimento? Ma s’egli +muore, ove sono gli eserciti che vi difendano, +ove i capitani che sappiano sventar +le arti di un fraudolento nemico, sostenere +il vostro trono? La città non spira +che inimicizie di parti: nel mentre che fra +di loro si scanneranno Guelfi e Ghibellini, +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +voi non avrete un solo che penserà a difendere +i vostri diritti alla corona. +</p> + +<p> +— Beatrice Tenda, che pretendete voi? +Non sarà già dal senno vostro che attingerà +Giovanni Maria i suoi consigli. Non ho io +braccio capace di trattare la spada contro +chi pretendesse assalirmi? Ma la mia tolleranza +è quella che mise ardire in costoro, +che di già troppo hanno goduto dei frutti +di mia bontà. Or via, finiamola. Io rispetto +la virtù di Facino; ma, conveniamone, +fu una virtù assai interessata. Io rispetto +in voi la sua nobile consorte; ma non vi +arrogate di trattarmi con quell’orgoglio +con che forse la debolezza del mio generale +permette che voi lui trattiate sotto il +tetto della sua casa. Su via, a me qual +cagione vi conduce? +</p> + +<p> +— Signore, perdonatemi se la stima che +io ho per il bravo mio sposo, con troppo calore +mi rese difenditrice della sua fama. +Voi però sapete quale umile devozione ciascuno +di noi professi alla Maestà Vostra! +</p> + +<p> +— Io già vi ho perdonato; parlate. +</p> + +<p> +— Io venni da voi per impetrare una +grazia. +</p> + +<p> +— Una grazia! Molte già ne ho a voi concesse; +di buon grado e un po’ per forza, +molte, voi il sapete, ne ho concesso al nobile +vostro consorte. Or che volete? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +</p> + +<p> +— Un giovine, un tempo vostro amico, +udii essere caduto in vostra disgrazia. Io vi +chieggo la vita di Arrigo Bianchi. +</p> + +<p> +— Bella fraternità, quanto grata tu giungi +al cuore del padre di questa città, prima fatalmente +tutta in dissidj! Ecco finalmente +riconciliate le parti, ecco chiedere grazia +pel Guelfo il Ghibellino! Che non darei io +a tanta virtù! Ma voi sognaste, nobile Beatrice; +Arrigo Bianchi non è in mio potere. O +nobile Beatrice, parmi che, con tutta la virtù +vostra, i vostri sogni vi richiamino alla fantasia +giovani ben vigorosi! +</p> + +<p> +— Deh, non tormentate una donna di già +rammaricata fin nel profondo dell’anima. +Deh, se cosa alcuna ancora ottener ponno i +miei preghi, io vi supplico, quel giovine a +me donate. Io so di certo lui essere in vostre +mani. +</p> + +<p> +— Signora, voi mi chiedete cose impossibili. +Io non posso che ripetervi che questi +sono sogni; nè potrei compiacerlo se +questa domanda mi facesse lo stesso Facino. +</p> + +<p> +— Ah voi non gliela neghereste, se egli +fosse capace di qui mostrarsi cinto delle sue +armi, — disse Beatrice con un nobile risentimento. +</p> + +<p> +— Beatrice Tenda! — gridò il Duca con +voce tremante, — voi mi ingiuriate; e voi meritereste +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +che io vi facessi provare che non soffre +da alcuno tali oltraggi Giovanni Maria! Ma +voi siete una donna privilegiata. Ritiratevi +però, ritiratevi prima che io mi +muti di consiglio. Ma no: io dimenticava +che vuolsi agli amici concedere la facoltà di +consigliare gli amici; e noi dobbiamo essere +grati alla nobile moglie del vittorioso Facino. Bella +Beatrice, voi siete libera di +ritirarvi. Tolga il cielo che noi puniamo chi +anzi merita tutta la nostra gratitudine. +</p> + +<p> +Quest’ultima parte della sua risposta +fu profferita dal Duca coll’aria del più amaro +sarcasmo; e, volgendole le spalle, si ritirò. +</p> + +<p> +— Anima vile e paurosa, quanto perfida +e superba! — sclamò Beatrice a mezza voce, +poichè egli fu uscito dalla sala: — Affretti il +cielo la punizione di tutti i tuoi misfatti. — E +piena di dignità si mosse per partire. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span></p> + +<h2 id="cap21">CAPITOLO XXI. +<span class="smaller">IL DELITTO VENUTO IN CHIARO</span></h2> +</div> + +<p> +Non appena si fu diffusa per Milano la +notizia che Facino Cane, travagliato da pericolosa +malattia, lasciava Bergamo per recarsi +a Pavia, per ricevere i soccorsi di quegli illustri +medici che insegnavano nell’Università, +cioè a dire Marsili di Santa Sofia, Pietro +Ruscegnano e Giovanni Visdomo, che subito +un sentimento di inquietudine e timore era +sorto fra i Ghibellini. Ma quale fu lo sdegno +e il malcontento di tutti allorchè, la +mattina seguente al giorno che sì fatale novella +era pervenuta nella città, si ebbe +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +udito come il Pusterla era stato dal Duca +assalito, ed avea corso pericolo di perdere +la vita; che egli quindi avea stimato bene di +partir da Milano e lasciare una città nella +quale credea non potere più vivere in sicurezza. +</p> + +<p> +Ben tosto i principali di quel partito cominciarono +a scorgere nella morte di Facino, +che alcuno pronosticava, la caduta della +propria potenza. Il Duca era favorevole ai +Guelfi, ed avea dato pur troppo recente +esempio del suo mal animo contro i principali +di coloro che portassero il nome Ghibellino: +la notizia che Facino realmente +erasi recato a Pavia, e la partenza di Beatrice +Tenda per quella città, fece risolvere +i principali del partito di cui Facino era +capo a lasciar la città, fatta per essi asilo +pericoloso; ed i più si portarono a Monza +ove gli stimolava di radunarsi Giovanni Pusterla. +</p> + +<p> +Difatti il vecchio Pusterla, agendo, secondo +gli impulsi di recente ricevuti, con tutto +quell’ardore di che era dotato l’animo suo, +si dava a cercare mezzi per salvare il Bianchi; +e poichè una lettera di Beatrice Tenda +l’ebbe istruito che nulla eravi a sperare +dalla sua mediazione, e nulla valere in +questa circostanza l’autorità di Facino, egli +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +avea di già risoluto nell’animo suo di tentare +una congiura contro il Duca, e vendicando +sè e i suoi parenti, salvare Arrigo, e +con esso ancora il proprio partito che minacciava +rovina. +</p> + +<p> +Una consimile idea, sebbene risvegliata da +sentimenti ancora più generosi, nacque in un +altro dei personaggi che sono a conoscenza +del nostro lettore, io voglio dire il bravo Azzo. +Egli pensava, con rischio ancora della propria +vita, a salvare quella dell’amico al quale lo +stringeva il più nobile de’ legami; ed a tal +uopo con grande audacia si diede a sollecitare +un personaggio assai possente in Corte +perchè con lui volesse cooperare all’assassinio +del mostro che ivi occupava il trono. +</p> + +<p> +Ma la tela del vecchio Pusterla tessevasi +con maggiore rapidità: i Ghibellini radunati +in Monza, come coloro a cui le misure +più violente erano sempre le più gradite, +con ardore abbracciavano il partito +da lui proposto; e di giorno in giorno cresceva +il numero de’ congiurati. Quando parve +al Pusterla avanzata la trama, egli giudicò +conveniente proporre ad Estore Visconti +di secondar le loro mire, occupando colle +sue truppe Milano tosto che fosse il Duca +per opera loro stato spento. +</p> + +<p> +Ma l’animo di Estore era troppo alieno +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +da tutto ciò che macchiar poteva la propria +fama per gustare un simile partito, dopo di +aver stretta di recente una lega col Duca. — No, — diss’egli, — io +ho fermata la pace +con Giovanni Maria, nè ho pretesto alcuno +per infrangerla; meno poi per porgere mano +ad un tradimento che ha per oggetto di rapirgli +la vita. Vendichino, se loro piace, i Ghibellini +le loro ingiurie; non sarà mai che +per favorirli Estore contamini il suo nome +colla perfidia. Ma pure assai mi pesa vedere +l’empio governo di mio cugino; e se un pretesto +lodevole io avessi, di buon grado io +vorrei rompere que’ legami che a lui mi +uniscono! +</p> + +<p> +Però l’ambizione è il più forte demonio +della tentazione; e tanto martellava che un +istante facea vacillare la volontà di Estore. +Egli richiamò a sè quella sera stessa in che +il Pusterla confidato gli aveva il segreto, +chiamò a sè, dico, frate Alessio di Seregno, +che era stato nominato vescovo di Piacenza +da Giovanni XXIII, ma che pel disordine +in che teneva la Chiesa il grande scisma che +allora tuttavia durava, mai non aveva potuto +entrare in possesso della sua carica. +A lui egli, sotto sigillo di confessione, rivelò +la congiura de’ Milanesi, domandandogli il +suo consiglio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +</p> + +<p> +Frate Alessio, uomo fanatico, sebbene +rette fossero le sue intenzioni, si era assuefatto +a risguardare il Duca di Milano come +un Adonizzebecco, come un Acabbo; e posciachè +era stata a que’ tempi pubblicamente +anche nel Collegio della Sorbona di Parigi +difesa la empia dottrina del tirannicidio, egli +pure la credea santa; sicchè udita la macchina, +sclamò: — «<i>Exurge, Domine, adjuva +nos, et redime nos propter nomen tuum.</i>» +Sì, grazie rendasi al Dio degli eserciti: +egli alfine destossi, ed armò il suo possente +braccio del dardo della vendetta. Non sia +in vano, non sia in vano! Egli è ben tempo +che colui che uccise di spada di spada +sia ucciso: egli è tempo che egli sconti la +pena de’ suoi delitti! Cada questo feroce +Acabbo che non temette il Dio d’Israele, e +come avvenne a Jezabele, pasto sia il vil suo +cadavere dei cani. E voi, nobil Estore, dubitate +sia colpa lo spegnere un tiranno? Fu +dunque colpa in Mosè il far cadere l’orgoglioso +Faraone nell’onde? fu colpa a Jaele +ficcare il chiodo nelle tempia di Sisara, +ed a Giuditta troncare il capo del tremendo +Oloferne? Il merito che ebbe Finees +nel vendicare l’oltraggio fatto a Dio +in cospetto a tutto Israello, l’egual merito +voi avrete impugnando il brando contro di +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +questo mostro che desola un popolo generoso! +</p> + +<p> +Ma Estore accigliossi, e disse: — Eppure diversamente +tuttavia mi consiglia il mio +onore! E nondimeno ciò che voi detto +mi avete mi può determinare a giovare indirettamente +ai congiurati; io domani radunerolli +segretamente in mia presenza. +</p> + +<p> +Ma noi dobbiamo qui affrettarci di dichiarare +che le massime di frate Alessio +erano empie; e che furono infatti qualche +anno dopo condannate nel Concilio generale +di Costanza. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Il giorno appresso furono i congiurati +radunati nella maggior sala del Castello di +Monza, ove Estore risiedeva. Erano da dodici +a tredici; e fra questi distinguevansi, oltre +il Pusterla, Ottone Visconti, Ambrogio +Gabriele e Riccardo Trivulzio, Parisio da Concorezzo, +e Jacopo Aliprando che, da guelfo che +era, da alcuni anni era passato fra la fazione +dei ghibellini. I ragionamenti furono varii +e vivi, nè qui molto importa riferirli. Tutti +convenivano nel veder pericolare il loro +partito durante la malattia di Facino, o accadendo +la sua morte. Quello che però dava +timore ai congiurati erano le recenti notizie +che il famoso Marsilio di Santa Sofia +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +avea assicurato Facino che egli gli avrebbe +restituita la sanità. Troppo leale era Facino +per non trarre dell’assassinio del Duca la +più acerba vendetta. Erano nel calore +del dibattimento, quando entrò nella sala +uno de’ congiurati che stava fuori di guardia, +ed annunziò che uno straniero cercava +istantemente di essere ammesso per recar +al nobile Estore novelle recenti della salute +dell’amico suo Facino. I congiurati pregarono +Estore che volesse udirlo in loro +presenza, ed il bastardo di Bernabò diede +ordine che il portatore della novella venisse +introdotto nella sala. +</p> + +<p> +Un gioioso sorriso, forse effetto di antiche +ricordanze, spuntò in viso di Estore nel +ricevere il portatore delle novelle risguardanti +Facino; poichè costui era persona di sua +conoscenza, come ancora lo è del nostro lettore. +Era il bravo, o per meglio dire quel +ribaldo galante e vanaglorioso di Antonio +Carcano. +</p> + +<p> +— Che ci annunziate, o Carcano?, — disse +Estore. — Ma per dio non inventateci qualch’una +delle vostre frottole, che per ora +almeno non abbiam tempo da porgervi +orecchio. +</p> + +<p> +— Illustre signor Estore, — disse il Carcano, — io +vi giuro per la corona ferrea di Monza +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +che non aggiungerò una sola sillaba alla +verità. +</p> + +<p> +— Ebbene, come va la salute del bravo +Facino? +</p> + +<p> +— La salute! non nominate più questa +parola per il più bravo dei condottieri delle +armi ducali. +</p> + +<p> +— Che volete voi dire! Non aveva il +professore Marsilio di Santa Sofia assicurato +che egli in breve sarebbe risanato? +</p> + +<p> +— Sì, questo è ben vero che il professore +Marsilio lo avea assicurato; ma che perciò? +È egli a stupire che più di una volta col +medico non si accordi la malattia? Erano +quattro i professori che stavano intorno al +letto di Facino subito che giunse a Pavia. +Tutti riportavano le autorità di Ippocrate, +di Celso, di Galeno, di Avicenna, della +Scuola Salernitana; ma nessuno troppo si accordava +coll’altro; tutti per altro dicevano +la malattia assai pericolosa. Ma come avviene, +ecco che il sig. Marsilio, in tuono di chi +profferisce un oracolo, dice: «No, no, il +signor Facino risanerà seguendo il metodo +di cura che io proporrò.» Era il povero +Facino allora veramente in istato che +faceva pietà. Dolori acutissimi lo trafiggevano +ne’ fianchi, nè erano cessati dopo alcune +cavate di sangue che di concorde parere +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +gli aveano i medici ordinato; ora il +Marsilio nuovamente gli ordina che si +faccia aprire la vena e gli altri medici aveano +abbandonata la cura. Il giorno appresso +sangue ancora; il terzo dì ancora sangue. +</p> + +<p> +— Il Marsilio si ostinava nel dire che il +suo ammalato stava meglio; e Facino andava +in vece sempre più sentendo il peso +del suo malore. Egli finalmente forma una +risoluzione; bandisce il Marsilio, e dice: +«No, il sangue di Facino non deve più spargersi +che sul campo.» Ma tornati gli altri medici +al suo letto, trovano Facino troppo di +già estenuato, e dichiarano che la vita del +generale non potea più durare che alcuni +giorni; non esservi più a sperare soccorso dalla +natura; ed anzi esortano a recargliene la novella +fatale. Ma Beatrice Tenda, tutta dolente, si +rifiutava di assumersi quell’uffizio doloroso; +l’arcivescovo di Milano, Bartolommeo Capra, +che era di recente giunto a Pavia per visitare +l’amico infermo, egli pure negava di essere +il portatore infausto del tristo avviso. +Si fa a me calda istanza perchè io glielo +rechi; ed io che non manco mai del coraggio +necessario quando si tratta di servire +un amico.... +</p> + +<p> +— Come appunto avete servito in Erba +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +il Rusconi, — non potè a meno di interromperlo +Estore. +</p> + +<p> +— Come appunto avete servito, nel bosco +presso il Castello del Monte, Arrigo Bianchi, — soggiunse +il Pusterla. +</p> + +<p> +— Ah, siete qui voi, signor Pusterla; ebbene, +ebbene, lasciamo le baie, chè il caso +fu assai più serio che non pensate. Io +adunque mi incaricai di portare a Facino +la novella della inevitabile sua morte. Dicea +fra me: «Alla fine non gli faccio che un +servizio; e sarà anche un’occasione di più +perchè egli si ricordi del suo Antonio, che +tanto si avea caro negli ultimi giorni della +sua vita. Ma, poveretto, ha terminato ora di +ridere alle spalle del Carcano!» +</p> + +<p> +— Con tutta quella gravità adunque che potei +assumere maggiore, io entro nella sua +stanza. +</p> + +<p> +— «Carcano sto male assai!» mi disse con +voce fioca il povero Facino. Se parea quegli +che tanta paura mi avea fatto sotto +Erba! Ma avvistosi della confessione che +suo malgrado gli era scappata dal labbro, si +affrettò a soggiugnere: «Voglio dire non già +a me, ma al presidio del Castello.» +</p> + +<p> +— Lo so, io gli risposi; ma vengo a darvi +una notizia che forse non vi spiacerà. +</p> + +<p> +— Che hai a recarmi? Sii breve: la mia +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +povera testa mal regge ai tuoi cicaleggi; via, +parla. +</p> + +<p> +— Signor Facino, i vostri patimenti non +ponno durare: tutti i medici ne sono d’accordo. +</p> + +<p> +— Persistono adunque a dire che io +guarirò? +</p> + +<p> +— Ah no, caro mio Signore, la morte da +voi non è anzi lontana! +</p> + +<p> +— Allora Facino, vôlto verso di me il capo +e guardandomi con un occhio truce e veramente +spaventoso, mi dice: «Ebbene, +tu pure t’apparecchia a precedermi, cane +scortese che sì bella notizia mi recasti. Una +notizia non meno bella io ti annunzio, che fra +due ore tu sarai sul patibolo.» Potete bene +immaginare quale effetto producessero in me +queste parole. Lo confesserò: io tremava +come una foglia percossa dal vento; il mio +coraggio mi aveva abbandonato: Facino io +sapeva bene esser uomo da mantenere la +sua parola. +</p> + +<p> +— E come vi siete salvato? — chiese Estore. +</p> + +<p> +— Salvato! e chi mi avrebbe potuto salvare, +se il sig. Facino avesse voluta la mia +morte? Ma fortunatamente Facino non volle +che fare un’ultima celia: chi l’avrebbe detto! Poichè +mi ebbe veduto impallidire, e, +voglio pur dirlo, prorompere in un dirotto +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +pianto, supplicandolo ad avere pietà di un +uomo che tanto lo avea amato, egli mi +disse: «No, Carcano, io nol dissi che +per farti comprendere qual sentimento dovrà +in me destare la notizia che tu in termini +tanto improprj venivi ad annunziarmi. Va, +ti saranno pagati cento fiorini d’oro +per indennizzarti dello spavento avuto; e ricordati +di Facino, il quale non amò mai la +crudeltà. Sì contro i Francesi che erano in +Alessandria io esercitai un giorno severa vendetta; +ma troppo grave era l’oltraggio che +io dovea punire!» Queste sono le ultime +notizie che dar vi posso, perchè non son rimasto +due soli minuti di più nel Castello di +Pavia. +</p> + +<p> +— Questo potevi anche tacere, — disse Estore; — ciascuno +di noi che ti conosce, bene lo +immaginava. Ora via, Carcano, va che avrai +bisogno di ristoro dopo la fatica del viaggio; +e troverai ancora nelle cantine del Castello +tal vino che ti farà, in parte almeno, +passare il freddo della paura. +</p> + +<p> +— Paura! Io non l’ho mai conosciuta la +paura, — soggiunse l’impudente millantatore: — ma +farò a modo vostro, sig. Estore; poichè +veramente sono venuto quasi senza posarmi +da Pavia sino a Monza. +</p> + +<p> +Ritirato che si fu il Carcano, i Congiurati +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +con maggior calore si diedero ad instare +presso di Estore perchè si dichiarasse loro +sostenitore. — Noi, — gli diceva il Pusterla, — noi +sosterremo tutto il rischio dell’impresa. +Voi non ne avrete che il vantaggio. Morto +il Duca, noi proclameremo voi Signore della +città, in compagnia di Giovan Carlo Visconti; +e voi non avrete che entrarvi colle +vostre schiere a prenderne pacifico possesso. +In mezzo alla confusione, nessuno oserà opporvisi; +nè il conte di Pavia ha bastanti +forze per contendervi la sovranità della città. +Scarse sono le schiere del Duca e si dichiareranno +in vostro favore; poichè che cosa +hanno mai a guadagnare opponendosi? Il +Castello, se non subito, vi sarà reso quando +vedrassi che il Conte di Pavia non muovasi +contro di voi. Che se avesse l’imprudenza di +farlo, ciò che vera imprudenza sarebbe, mentre +è già di troppo egli stesso mal sicuro +in Pavia, il partito intero dei Ghibellini vi +sostiene; e quanto sia forte voi lo dovete +sapere, e ben lo mostrò più e più volte dopo +la giornata del <i>Malcantone</i>. +</p> + +<p> +Ma Estore disse: — No; se l’interesse solo +fosse quello che muovere mi dovesse, io non +esiterei un solo istante ad abbracciare il +partito che mi proponete; ma poichè un +trattato mi stringe col Duca, non fia mai +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +vero che io lo tradisca, per usurparmi il suo +Stato. Eppure, oh, avessi io un giusto pretesto, +come desidero, per rompere con quel +crudele la guerra! +</p> + +<p> +Qui nuovamente la porta della sala si +aperse, e colui che stava di guardia entrò ad +annunziare che un messo di un personaggio +di grande affare chiedeva di essere introdotto. +</p> + +<p> +— Nessun pericolo è in udir sua imbasciata, — disse +Estore; — e chi sa ch’egli non rechi qualche +importante notizia? — Il messo fu adunque intromesso, +e trasse fuori una lettera che era +diretta all’Illustre Estore Visconti. Poichè +il Visconti l’ebbe ricevuta, la scorse cogli +occhi, e quindi detto a colui che era di +guardia che tornasse ad invigilare alla porta, +disse: — Signori, questa lettera è del <i>Pagano</i>; +uditene il tenore: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Illustre Estore,» +</p> + +<p> +«Da un amico io fui istruito che qui si +trama una congiura contro Giovanni Maria, +e venni istigato ad entrarvi. Stimoli non +erano necessarii per un uomo che vive solo +del desiderio di vendicarsi di un tiranno +che lo condusse a menare una vita disperata, +spogliandolo de’ suoi possessi e rivoltando +contro lui le armi di tutti i vili che di +buon grado troncata avrebbero la sua testa +per ritrarne il prezzo dell’assassinio. Ancora +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +io sentii che voi incerto ve ne state se dobbiate +dar mano ai congiurati, mancando di +plausibile motivo per dichiarare la guerra +allo snaturato Giovanni Maria. Però, se a +me un vostro salvocondotto voi concedete, +io questo motivo ho a somministrarvi, ed +unirò la mia spada, sebben Guelfo, a quella +de’ Ghibellini. Confidate pure nel portatore +della presente, che è persona sicura.» +</p> + +<p class="indr"> +«<i>Pagano</i>.» +</p> +</div> + +<p> +— Udiste, signori! Ebbene, se si verificheranno +le promesse di Pagano, che io conobbi alla +Corte del Duca, e che ora nessuno sa ove +siasi ritirato, io non esiterò ad abbracciare +la causa vostra. — Scrisse quindi due linee; +porse il foglio che le conteneva al messo, +e gli disse: — Questo è un salvocondotto, +recatelo al gran Pagano, e soggiungetegli che +qui è atteso con impazienza. +</p> + +<p> +Il messo, al quale queste parole Estore rivolgeva, +era uomo di robusta corporatura: +tutto coperto di ferro, avea calata la visiera +dell’elmo, sul quale, per cimiero, era un +dragone in atto di agitare le terribili ale +membranose, aperta la bocca sanguigna, +spalancati gli occhi fiammeggianti. Egli teneva +inoltre in un gran mantello avvolta la +persona; e stette col capo chino fintanto che +Estore gli ebbe consegnato il salvocondotto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +</p> + +<p> +Ma come l’ebbe, e intese le parole amichevoli +del signore di Monza, aprì il mantello +che lo copriva, ed alzando la visiera lasciò +vedere lineamenti, che molti riconobbero +fra gli astanti, i quali sclamarono: — Pagano +il grande! +</p> + +<p> +— Sì, Pagano il grande, — disse il guerriero +che il nostro lettore già ravvisò per l’incognito +abitatore del Buco del Piombo; — Pagano +sta alla vostra presenza; e vel condusse la più +viva impazienza di vendetta. — Quindi ponendo +la mano sulla spada, proseguì: — Già da molti +anni quest’acciaro è stato coi riti più tremendi +consacrato ad imbeversi nel sangue del tiranno +che di tutto mi privò perchè io sono +testimonio della sua scelleratezza! Ora finalmente +splende il giorno della vendetta; +la mano del Cielo raggiunse lo scellerato. Voi, +nobil Estore, altro non cercate che un +motivo per porvi nella schiera di chi punirà +quel tiranno? Ebbene, sappiate adunque, ed +io sono pronto ad attestarlo col più tremendo +dei giuramenti, che l’empio Giovanni Maria, +oltre molti altri misfatti, è colpevole del delitto +spaventoso che rende l’uomo odioso alla +natura; io voglio dire del più orribile parricidio. +In seno io serbai finora questo secreto: +troppo esperimentato avendo in me +stesso quanto fatale riuscisse ad ognuno che +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +lo conserva! Ma ora sappiasi dal mondo +intero, e sia la rovina del tiranno che esso +riguarda. Su via, nobil Estore, se il crudele +Giovanni Maria assassinò la propria +madre, non vendicherete voi la figlia di +Bernabò, il sangue di una vostra sorella? +</p> + +<p> +Un fremito sordo della più profonda indegnazione +si udì per tutta la sala. — Ah sì, +muora il tiranno, — sclamò il Pusterla. +</p> + +<p> +— <i>Muora il tiranno</i> — ripeterono tutti i congiurati +ad una voce; e porgevansi a vicenda +la mano, e stringendola profferivano i più +tremendi giuramenti. +</p> + +<p> +— Nè io esiterò più a secondarvi, — rispose +Estore: — ogni vincolo di amicizia o di sangue, +ogni patto fra noi per sempre è spezzato; +sì, ve lo giuro che con ogni mia forza io +procaccierò vendicare l’oltraggiata natura; +e senza indugio io farò intimare al tiranno, +siccome l’onor mio lo richiede, la guerra. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span></p> + +<h2 id="cap22">CAPITOLO XXII. +<span class="smaller">L’INCERTEZZA TERRIBILE</span></h2> +</div> + +<p> +Frattanto, combattuto da un’interna +ripugnanza, e come da un rimorso, il feroce +Duca aveva di giorno in giorno procrastinata +l’esecuzione della crudele sentenza +che egli contro il Bianchi di già aveva pronunziata, +e che pure nel suo animo era +fermo di non volere in alcun modo revocare. +In mezzo a queste titubanze, era giunto +il giorno decimosesto di Maggio, giorno +per sempre memorabile per gli avvenimenti +che in esso accaddero; e questo egli +avea stabilito siccome ultimo termine della +vita di quello sventurato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +</p> + +<p> +Altro motivo per serbarlo in vita era +anche stato fino allora la novella che Facino +avrebbe ricuperata la salute, e l’avergli +lo stesso Facino per mezzo del milanese +Arcivescovo chiesta in dono la vita del Bianchi. +Sebbene risoluto a non concederla, il +Duca, le cui idee, come noi dicemmo, erano +spesso in disordine, non avea ancora saputo +fermare la risoluzione di sacrificarlo, +temendo non Facino gliene avesse a chiedere +conto rigoroso. +</p> + +<p> +Entrato adunque quella mattina, pieno +della feroce risoluzione di non più ritardare +il supplizio di Arrigo, entrato Giovanni +Maria nella sala del Trono, ove rispettosamente +lo attendevano i suoi cortigiani, +gli venne annunziato che un messo, allora +allor giunto, di Estore Visconti insisteva per +essere tosto ammesso in sua presenza. +</p> + +<p> +— Introducetelo, — disse il Duca; — non conviene +a noi fare aspettare un messo di Estore, +nostro cugino ed amico. — Venne pertanto +tosto il messo introdotto nella sala; +e questi era appunto il Vescovo di Piacenza. +</p> + +<p> +Frate Alessio di già toccava i primi limiti +della vecchiaia. Grande della persona e +scarno, i suoi folti capegli grigi, spessi e +in disordine, ingombravano una fronte non +troppo maestosa. Due occhi piccoli, grigi e +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +vivaci, mostravano il loro fuoco sotto due +folti sopraccigli biancheggianti che li adombravano; +il suo colore era piuttosto pallido; +tutti i suoi lineamenti mostravano un carattere +irritabile e severo. Egli si volse al +Duca, e così gli disse. +</p> + +<p> +— Duca di Milano; non io vengo ora a +parlarvi, siccome banditore della volontà +del cielo: del tutto profano è l’uffizio di +cui mi incarica il mio protettore, Estore +Visconti. Egli mi ingiunge che di sua parte +io vi intimi, che giammai da questo punto +in poi non può più fra voi e lui esser pace +di sorte alcuna; ed il motivo egli a me non +lo confida; e solo mi disse, che sappiate +aver egli parlato col Pagano! +</p> + +<p> +Tramutossi in viso il Duca all’udire +questo nome, quasi fosse uno scongiuro: — Estore +dunque, — egli rispose, — apre le porte +della sua Corte a de’ banditi, i più invidiosi +nemici della nostra tranquillità, e porge orecchio +a coloro che più nefandamente con +ingiuriose calunnie contaminano la nostra +fama! Ora son questi i meriti che Estore +rende al cugin suo pei tanti benefizii che gli +ho accordati? Ma via, che pretende egli? che +io, signore della possente Milano, tremi perchè +le armi contro di me muovere intende +Estore, soldato di ventura? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +</p> + +<p> +— No, non di Estore, o Duca, tremate, — riprese +arditamente il Vescovo di Piacenza, — non +di Estore, ma di Colui innanzi al quale +polvere e loto sono Estore, il Duca di +Milano e tutti i Principi della terra. Giovanni +Maria, uno sguardo una volta volgete +alle vostre iniquità; piangete, lacerate i vestimenti +regali che vi ricoprono, preparatevi +a far penitenza, se ancora per voi è +tempo: grande è la divina misericordia, +chi sa che non vi sieno rimesse le vostre +colpe? Ma indurito è il cuore di Faraone, +voi perseverate nell’iniquità! Voi +adunque tremate. Siccome Baldassare, voi +fra scelleratezze, bagordi e concubine, passata +avete la vostra vita; tremate chè, come +a quell’empio Re, una mano tremenda sta +scrivendo in questo punto la vostra condanna. +</p> + +<p> +Il Duca si morse ferocemente le labbra, +e sclamò: — Frate Alessio, il tempo è +passato che un uccello delle tue penne tanto +alto garrir ardisca contro un principe che +a nessuno dar conto deve delle sue azioni! +Enrici IV più non sono al mondo! Ma ringrazia, +ringrazia il cielo che oggi i miei +cani abbiano già altro pasto. Ritirati; e le +vecchie tue gambe sieno ben pronte a portarti +lungi di qua, prima che si penta +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +Giovanni Maria di aver mostrata, a riguardo +di un frenetico par tuo, tanta indulgenza. +</p> + +<p> +Il Vescovo si ritirò, il Duca parve agitato +dalla più violenta e rabbiosa lotta di passioni. +Egli pensava alle parole del messo, +ed all’arcano che sì fatalmente era stato +svelato ad Estore dell’assassinio da lui commesso +della propria madre, e parevagli che +veramente la vendetta di lei già cominciasse. +Ma finalmente, a tutti i furiosi rimorsi +che entro di lui si alzavano, parve +che egli ponesse un freno. — Ringrazi, +ringrazi il Vescovo di Piacenza la sua dignità +sacerdotale, che sola l’ha salvato. +Senza il timore di commettere un sacrilegio, +egli sarebbe stato già da me fatto gittar +in fondo di una torre per non più uscirne. Or +via, a lui più non si pensi; andiamo +ad udire la messa nella nostra Chiesa +di San Gotardo. +</p> + +<p> +Appena comparso il messaggero di Estore, +l’impetuoso Vescovo di Piacenza, era entrata +nella sala una giovine donna, la quale +in una faccia profondamente scolpita dall’afflizione +mostrava non poche impronte +di una rara bellezza. Una candida veste la +ricopriva, ancora in disordine erano le sue +chiome, e null’altro ornamento avea intorno +alla persona tranne che una collana d’oro +da cui pendeva l’effigie del Duca. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +Non era costei la sventurata Antonietta +Malatesta, sposa del Duca, ma da lui odiata, +ora che tutta la sua famiglia era caduta in +sua disgrazia, e però dalla sua persona interamente +allontanata. Era una delle molte +cortigiane di Giovanni Maria; ma di età +assai tenera, e quella che dal Duca era più +favorita, e ricambiata, se pure era ciò possibile +in simil mostro, ricambiata di vero affetto. +</p> + +<p> +La misera, udite le ultime parole del +suo signore, fecesi innanzi; a lui presentossi, +e prosternandosi a’ suoi piedi: — Ah no, — gli +disse, — fermatevi. Non movete passo fuori +del Palazzo: un sogno funesto, un funesto +sogno... +</p> + +<p> +— Eh via, Caterina, — disse il Duca con +qualche dolcezza. — Abbiamo noi a perdere il +nostro tempo nell’udire i tuoi sogni? +</p> + +<p> +— Deh! non partite, uno spaventoso +sogno mi fa tremare per la vostra vita... Io +sognai che voi eravate oggi trafitto dai colpi +di molti congiurati. Venni per isvelarvi +il mio terribile sospetto; ed oimè, oimè +che le parole di quel tremendo sacerdote +hanno raddoppiato mille volte i miei terrori! +Non vi minacciò egli in oscuri modi +quello appunto che il ferale mio sogno mi +presagisce? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +</p> + +<p> +Il Duca, alzando la supplicante, le disse: — Alzatevi, +Caterina, alzatevi; non temete... +Io ho delle guardie intorno la mia +persona; in Corte non temo di tradimenti. Pure, +anco in altro modo io vi tranquillerò. Correte, +se ancora siete in +tempo, arrestate frate Alessio; ma s’egli è +fuori del palazzo non converrà fargli violenza. Pochi +tratti di corda gli strapperanno +di bocca i segreti che egli forse coll’aria +del mistero mi voleva annunziare. +</p> + +<p> +Un profondo silenzio successe a questi +ordini. Alcuni de’ circostanti, che pel loro +uffizio si credettero astretti dal comando +del Duca, uscirono dalla sala; ma poco +dopo rientrarono, riferendo che il Vescovo +più non era in Corte. In questo mentre +l’orologio di S. Gotardo battè le undici +ore, e il Duca disse: — È tempo che si +vada alla messa; penseremo dopo seriamente +a quest’affare. +</p> + +<p> +Ma la Caterina, con un torrente di lagrime, +inginocchiandosi dinanzi al Duca, di +nuovo e più istantemente ancora lo pregava +di non uscire da quella sala per quel giorno, +e di voler più tosto penetrare a fondo quel +mistero. Il pericolo poteva essere imminente, +il tempo scarso al riparo... +</p> + +<p> +— Voi che ne dite, Bertone Mantegazza? — disse +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +allora il Duca volgendosi al suo primo +cameriere, che immobile e un poco attonito, +e con qualche impazienza stava spettatore +di quella scena. +</p> + +<p> +— Per me, io dico, che un uomo di +senno non deve badare troppo a sì fatte +ciance. Guai se le azioni dei principi avessero +ad essere guidate a seconda delle superstizioni +e dei terrori delle loro belle: +costoro avrebbero un’arme nelle mani da +servirsene senza limiti a loro talento. Ed +inoltre non avete voi mille volte condannato +voi stesso la condotta del Conte di +Pavia, che, ad ogni piè sospeso, consulta gli +astri ed i pronostici che gli suggerisce il +suo superstizioso terrore? +</p> + +<p> +— Ebbene, — disse il Duca, — voi parlate da +uomo, nè io giammai sono stato superstizioso. +Vadano tutti dal Conte di Pavia mio fratello +gli astrologi e gli indovini. Caterina, +è il vostro amore per me solo che vi fa +sognare di tali spaventi; io voglio perciò +darvi un bel premio; ma non pretendete +incatenare il mio piede: non sarà mai da +una donna che dipenderà Giovanni Maria. — Ciò +detto, egli mosse tre passi per uscir +dalla sala. +</p> + +<p> +Ma tutt’a un tratto soffermandosi, disse: — Venga +al mio cospetto Squarcia. — Venne +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +l’esecrabile carnefice; ed il Duca gli disse: — Squarcia, +prepara i mastini, che dopo la +messa avranno travaglio. Tu mi capisci. Il +nostro prigioniere.... — Squarcia fece un +segno d’intelligenza, e fatto un goffo inchino +partì. +</p> + +<p> +— Ma no, — sclamò il Duca turbandosi; — io +non assisterò alla di lui morte; sento che +tanto non posso. Bertone Mantegazza, andate, +e ingiungete a Squarcia che tosto eseguisca la +sua incombenza, e che sia finito il supplizio +prima che sia compiuta la messa. — Bertone +Mantegazza partì, ed in breve fu di +ritorno nella sala. +</p> + +<p> +— Signori, — disse allora il Duca; — noi sprezziamo +i sospetti, cinti da voi che conosciamo +a noi fedeli; ma statemi però oggi +stretti intorno. Io spero che nulla accaderà. Ma +pur troppo la spada di Damocle +sta sempre sospesa sulle teste dei principi! +</p> + +<p> +Ciò detto, mosse per uscire. Bertone Mantegazza +si pose al suo fianco, snudando la +spada; perocchè egli comandava alle guardie +destinate a custodire la persona del principe. +Giovanni Maria procedeva con passo sicuro +e con fronte tranquilla; ma poichè egli fu +giunto alla porta che metteva alla piccola +piazza che stava innanzi alla Chiesa di +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +San Gotardo, attigua al Ducale palazzo, +ma accessibile pure a’ cittadini, che poteano +intervenire alle funzioni che aveano luogo +in essa, parve all’occhio, forse pel +sospetto prevenuto, del Duca che più dell’ordinario +gruppi di persone si trovassero +su quella piazza. Il vile si sentì stringere il +cuore da un moto assai violento, e impallidì. +Soffermossi, e vôlto al Mantegazza +gli disse: — Bertone sono io sicuro? +</p> + +<p> +— Sì, — rispose costui: — Ecco le guardie che +sono sotto il comando mio e di mio fratello +Andrea. — Difatti, non appena ebbe il Duca +messo piede nella piccola piazza, che le solite +guardie ducali, sotto la condotta di Andrea +Mantegazza, sfilarono a spalleggiarlo, ed il +Duca mosse verso la chiesa, ove doveva celebrarsi +l’augusto sacrifizio, di assistere al +quale egli era così indegno. +</p> + +<p> +Frattanto l’atroce Squarcia, a cui Bertone, +forse per non aver avuto il coraggio, +e forse per altri motivi, non avea che confermato +l’ordine del Duca di guardarsi +bene di torcere un capello ad Arrigo, +Squarcia erasi portato nell’edifizio ove albergavano +i cani di tutte le specie che servivano +alla caccia, e quelli che il Duca ad usi +ancora più crudeli riserbava: egli fermandosi +presso un grosso mastino, cadente per vecchiezza: — Sei +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +vecchio, eh guercio! — sclamò, — sei +vecchio: eppure, tu hai fatto un +bel servizio al mondo: io non mi ricordo +che ti fossi mai rifiutato di gittarti su di +una vittima, tranne quell’indemoniato di +figliuolo del Pusterla, che non volle nemmeno +addentare la Sibillina. Ma egli non fu +indemoniato e fatato tanto da resistere al +mio pugnale (e lo cavava fuori). Anche +questo arnese già (e toccava il pugnale) +ha fatto la sua parte! Sì, guercio, ed oggi +avrai una nuova compagna. Squarcia non +ti dimentica. Se non t’ha dato a mangiare +questa mattina, è perchè avrai un piatto di +carne quest’oggi. — Egli passò oltre, ed andò +a porger le sue cure ad altri mastini che +ringhiavano di rabbia e di fame stretti alle +loro catene, che squassavano alla vista dell’infame +canattiere. +</p> + +<p> +Squarcia, aprendo un armadio, ne trasse +fuori un gran paniere di pani e ne porse +uno a ciascun di loro; ma ne lasciò privi sei +dei più immani, ed il guercio. E poichè ebbe +terminata l’operazione, egli, riposto il paniere, +tornò ai sette mastini digiuni e staccò +le loro catene dagli anelli a cui erano +raccomandate; e così a que’ grossi animali +spiranti furore, de’ quali di festa altri gittavano +salti abbaiando, altri più mesti e +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +cadenti solo dimenavano la coda, — Sì, per +voi altra colazione, — egli diceva. — Andiamo +sul campo della battaglia. Il Duca non vuol +mai aspettare: è pur impaziente colui, e +passa subito alle minacce. — Così parlando +questo mostro conduceva i cani fuori del +canile in un cortile attiguo, quando vide +verso lui venire un vecchio frate, ed +affrettandosi di legare i mastini a una colonna, +mosse verso il religioso, e gli disse: — Ah, +voi venite per il nostro uomo: seguitemi, +chè è in questa prigione qui. — Il +frate nel suo interno gemeva, e lo seguiva. +</p> + +<p> +Aperto l’uscio della prigione, ove stretto +in catene giaceva Arrigo, lo Squarcia disse: — Ecco +qua una persona che vi manda il +Duca, signor Arrigo. Voi volevate sforacchiarmi +la giubba venti giorni fa; ma il +Duca ora vi vuol rendere il centuplo della +vostra carità, come lo diceva il predicatore +di questa quaresima. Però io non sono +uomo cattivo, vedete, — proseguiva lo Squarcia; — e +se volete un fiasco di aquavite per +confortarvi a passare meglio il grande esperimento, +questo, Squarcia non lo sa ricusare +a’ suoi prigionieri. È anche più bello vederli +lottare contro la morte, quando sono +animati da quello spirito di vita. +</p> + +<p> +— Taci bruto, — gli disse Arrigo con alterezza; — credi +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +tu che io temi di te, del tuo +atroce Signore? +</p> + +<p> +— È quello che vedremo in breve, — replicò +lo Squarcia con un sorriso di espressione +infernale. +</p> + +<p> +— Uomo indurito ai misfatti, tacete, — disse +il frate, — non toglieteci il tempo, che troppo +è prezioso, colle vostre empie parole. Io +so che vostro dovere ora è di ritirarvi. — Lo +Squarcia brontolò fra i denti alcune +parole, certamente una bestemmia od una +minaccia, e si ritirò. +</p> + +<p> +Allora il buon Religioso espose ad Arrigo +che di recente avea avuto il funesto incarico +di venire a prepararlo a morire: — Gran +conto renderà al trono di Dio il Duca dell’abuso +orribile del suo potere, per togliere +in modo sì nefando la vita a coloro che +egli, o rei o innocenti, vuol far perire. — Soggiunse, +che se avesse potuto dare i suoi giorni +per salvarlo, fatto lo avrebbe; ma che +possibile mai non era sottrarre una vittima +all’atroce Giovanni Maria. Si rassegnasse +adunque agli eterni decreti terribili, si disponesse +a lasciare la vita; e che offerti a Dio +i suoi estremi patimenti, ne avrebbe ricevuto +quel premio che ben valeva quella +oscura nebbia che sereno veniva chiamata in +questa valle di pianto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +Arrigo lo assicurò che egli di già a perdere +la vita era disposto. Ma non appena ebbe +profferite queste parole, che Squarcia precipitoso +entrò nella prigione, e pallido come +la cenere, al Religioso che lo interrogò perchè +sì li sturbasse, sclamò: — Si sentono +de’ gridi clamorosi: mi chiamavano per +nome; vi aggiungono minacce di morte. +</p> + +<p> +— Tu cento volte l’hai meritata, — disse +il Religioso; e tacque assai stupendo. Le +grida infatti si cominciavano a far sentire; +e andavano diventando a mano a mano più +distinte. +</p> + +<p> +— Squarcia, l’infame Squarcia, — si udiva +gridare da molte voci di popolo; — si trafigga, +si uccida! Di qua, di qua! — diceva una +voce: e sembrava che il romore si allontanasse. — Vanno +al canile, — disse Squarcia; — deh, +Padre salvatemi! +</p> + +<p> +— E può essere in mio potere salvarti? — rispose +con sommessa voce il buon frate. — Ma +se anch’io ti sottraessi al furore del +popolo, che pare alzato a sollevazione, non +dovrei io accusarti il primo innanzi ai tribunali +della terra de’ tuoi misfatti? — Lo +Squarcia allora tacque, e parve prepararsi ad +opporre per sua salvezza una valida difesa. +</p> + +<p> +Diffatti il romore continuava a farsi sentire, +e cresceva ognora più di sua forza. +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +Chi gridava, «sarà di qua», chi, «di là». Disse +finalmente una voce: «Apriamo dunque tutte +le carceri; sarà in esse: egli non è uscito dal +palazzo!» Ciò detto, sentivasi un puntar alle +porte, un martellare orribile, un cader di +imposte, che sembrava fracasso d’inferno. +Poco stette che la folla parve accostarsi +all’uscio della carcere ove era diffatti l’infame +assassino che la popolare furia cercava, +e furiosamente battendola, in breve fu +spinta a terra. Il primo a entrare fu Giovanni +Pusterla; e data una stoccata allo +Squarcia, che come colpito da un incanto +era rimasto immobile al cader delle imposte, — Sia +lodato il Cielo, — sclamò, — Arrigo, +vivo io ti trovo! +</p> + +<p> +Nel seguente capitolo, il lettore avrà alcuni +rischiarimenti dei fatti ora accennati. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span></p> + +<h2 id="cap23">CAPITOLO XXIII. +<span class="smaller">I VOTI COMPIUTI</span></h2> +</div> + +<p> +Non appena Giovanni Maria ebbe mossi +venti passi sulla poco estesa piazza che +stendevasi innanzi al bello e piccolo tempio +di S. Gotardo, la cui architettura i tempi +ci ricorda di Azzone che, come è detto, lo +fece edificare, che i diversi gruppi che egli +veduto aveva su quella piazza cangiarono di +posizione. Molte persone, che la sua paura gli +figurava come aventi un aspetto sinistro, +si portavano quali a destra quali a sinistra; +molti erano avvolti in ampio mantello, sebbene +la stagione non fosse tale da renderne +necessario l’uso; ad altri il berretto stava +calcato sul ciglio, e le folte piume che ne +scendevano coprivan la fronte e il volto, di +modo che sembrava su loro spargere il sospetto +ed il mistero. Alcuni ancora si portarono +dietro le spalle del Duca, che in mezzo +alla sua piccola schiera procedeva, guardando +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +non senza apprensione quelle nuove +figure, quegli insoliti attruppamenti. +</p> + +<p> +Egli da principio avea voluto superare +il suo terrore e i suoi sospetti. Le sue solite +guardie sotto il comando di Bertone +Mantegazza e di suo fratello Paolo, già gli +si erano schierate dall’uno e dall’altro lato; +egli era seguìto da sei ad otto de’ suoi cortigiani, +gente a lui affezionata. Ma alla fine +il suo sospettoso e crudele umore la vinse. +Egli vide che ingrossavasi il gruppo di persone +poste dietro le sue spalle; che quelli +che gli stavano all’uno e all’altro lato a +lui si approssimavano; vide che a lui dinanzi, +e sulla porta del tempio, altra gente +se ne stava che sembrava di lui attentamente +spiare le mosse; pose la mano sulla spada +che aveva al fianco, e gridò: — Che vuol +questa canaglia, che ci preme? Via Bertone +fanne un altro giorno di S. Stefano! +</p> + +<p> +Per comprendere queste parole del Duca +è necessario che il lettore sappia, che assediando +Facino Cane nel 1409 la nostra città, +il popolo a tanta miseria era stato ridotto, +che morendo d’inedia, un giorno che il Duca +passava sulla piazza di S. Stefano gli si affollò +intorno gridando, <i>pace pace!</i> Ma il +duca irritato, che di pace non volea intendere, +fece caricare dai feroci suoi satelliti +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +e da alcune schiere quella moltitudine; e +tale fu il furore degli esecutori de’ suoi ordini +crudeli, che oltre a dugento persone +rimasero uccise. Dopo di che, il Duca fece +anche proibire di profferir, sotto pena di +morte, la parola <i>pace</i> persino nella messa. +</p> + +<p> +Ma questa volta l’ordine tirannico di Giovanni +Maria non fu ascoltato. Parvero sordi +i soldati, ed invece di scagliarsi sulla moltitudine, +le due ale di essi si apersero, lasciando +più che mai indifesa la persona +del Duca. — Che è ciò? — disse impallidendo +Giovanni Maria al Mantegazza, che gli stava +al fianco, e che come per difendere il suo +signore tenea impugnata la spada. — Vedilo, — rispose +con voce terribile il Mantegazza, +e nel tempo stesso colpì il Duca nella +testa. A quella vista, gli altri cortigiani si +diedero tosto alla fuga più precipitosa. — Traditore, — gridò +il Duca, e fece per trar fuori +la spada; ma la mortale sua ferita non +gliene lasciò il tempo, ed egli cadde: ma +non era per anco a terra, che di già Giovanni +Pusterla gli avea menato un altro +violento colpo nella gamba bianca, cioè la +destra. — <i>Egli è morto!</i> — gridò poscia. — Ottone +Visconti, Giacomo Aliprandi, e voi Trivulzii, +andate a portare per la città la novella. E +voi, Pagano, andate incontro ad Estore e +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +Gian Carlo, chè qui bastano i Mantegazza! Io +e costui ci incaricheremo della morte +dell’atroce Squarcia. Voglia il cielo che siamo +in tempo di salvare il nostro prigioniero! +</p> + +<p> +Qui è bene che il nostro lettore sappia, +come Azzo, avendo pregato il Mantegazza +ad aiutarlo somministrandogli i mezzi di +liberare il comune amico Arrigo, anche a +rischio della vita propria uccidendo il crudele +Duca, egli trovò costui in parte ben +disposto a secondarlo; siccome quegli che +troppo amava il Bianchi, e cui di già troppo +aveano offeso le crudeltà ognora crescenti +del tiranno Visconti. Per altro egli non +si era subito determinato sul partito da +abbracciare; e solo avea fatto intendere ad +Azzo che qualora ei trovasse altri compagni +adatti per quell’impresa, egli lontano non +sarebbe dal prendervi parte. Azzo si era perciò +portato ad Erba, ed avea comunicato il +suo disegno al capo de’ fuorusciti che abitavano +il Buco del Piombo, del quale conosceva +l’animo sitibondo di vendicarsi del +Duca. Ma poichè il grande Pagano ebbe +anche da altra parte, cioè per mezzo di +Giacomo Aliprandi, l’annunzio che altra +congiura tramavasi segretissimamente a Monza, +alla quale lo invitava a prender parte, +ivi recatosi, e determinato Estore a secondare +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +gli sforzi de’ Ghibellini, a questi unì +gli altri due guelfi, Azzo e Mantegazza, +pure desiderosi della morte dell’abborrito +tiranno. Bertone Mantegazza poi avea guadagnato +al suo partito il suo fratello Paolo, +e quindi erano state corrotte le guardie +che custodivano la persona del Duca. +</p> + +<p> +Il Pusterla, capo della congiura, ed Azzo +(che questi era appunto il compagno che +egli scelto avea a seguirlo) non ebbe appena +l’assassinato Duca esalato l’ultimo sospiro +che mossero, seguìti da altri meno distinti +congiurati e da una turba di gente che già +dalla chiesa vicina si era intorno ad essi +adunata e li secondava, l’odio contro lo Squarcia +essendo generale; mossero, dico, per +far cadere su questo infame capo il peso +della pubblica vendetta. Lo cercarono pertanto +in tutti i tenebrosi asili ove egli e +l’empio suo signore tante vittime aveano +fatto gemere e spirare, e trovatolo, lo colpirono +della più giusta delle punizioni. +</p> + +<p> +Ucciso lo Squarcia, di ciò non appagossi +la moltitudine; il suo corpo venne trascinato +fuori del carcere, ove rifugiato si +era; fu fatto in pezzi; confitto su delle aste; +in trionfo portato per la città, fra urla ed +imprecazioni orribili che egli aveva meritato. +In questo mezzo il Pusterla, spezzati i ceppi +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +di Arrigo coll’aiuto di Azzo, a quello rivolto +così gli disse: — Ora noi siamo amici. +Tutto vi dirà Azzo; ma voi non avete a +rimanere nella città: voi sapete che nel mio +Castello vi aspetta una persona a cui doveste +prima la libertà, ed ora la vita. Ma io pure +a voi sono di molto debitore. Prendete +questa spada e seguitemi. +</p> + +<p> +Così dicendo il Pusterla presentava ad Arrigo +una spada; e brandendo la propria, tinta +del scellerato sangue del Duca e dell’infame +suo canattiere, precedendo Azzo e l’amico +di lui, che del pari teneano in pugno il +ferro; nè parlavano, fatti muti dalla solennità +degli avvenimenti, attraversando il nefando +cortile la cui terra tante volte era +stata bagnata di umano sangue con cui +spegneasi la sete de’ mastini feroci allevati +dal tiranno, e passato un lungo‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> andito +giunse alla prima corte del palazzo ducale +del Broletto Vecchio. +</p> + +<p> +Quivi era stato fatto portare dal Mantegazza +il cadavere di Giovanni Maria, che +egli sottrar volea agli inutili insulti della +moltitudine; posciachè il Mantegazza, prima +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +di partire a capo delle guardie ducali +per la città a fine di mantenervi un certo +ordine finchè non giungesse Estore Visconti, +avea disposto varie sentinelle in custodia +del Palazzo dell’Arrengo. Giaceva l’esanime +corpo del giovine Duca sotto di +un portico, da tutti abbandonato, giacchè +la moltitudine forsennata non tanto odiava +lui quanto lo Squarcia, di cui siccome un +branco di lupi famelici andava seguendo +gli straziati avanzi per farne sua preda. Due +o tre guardie ancora aveano avuto ordine +di vegliare su di esso. Giaceva io dico quell’esanimato +cadavere sul suolo che tutto +lordo intorno si mostrava del suo sangue, +le sue vesti sontuose erano di fango bruttate +e di negro sangue, le sue bionde chiome +inanellate sparse vedevansi e pure di sangue +agrappate. Ma il volto, il volto di quell’infelice +che il premio avea toccato delle +sue iniquità, questo pietosamente era stato +sottratto agli sguardi di chi compiangere +non lo potea. La tua pietosa mano, o Caterina, +tu che tanto amavi quel tiranno, sebbene +l’autore della tua degradazione, la tua +mano pietosa avea reso all’indegno l’ultimo +uffizio pio, che la virtù stessa doveva rispettare; +e tu con mortale angoscia su quelle +fattezze sformate dalle convulsioni dell’agonia +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +avevi sparso, giovine sventurata, un canestro +di rose, prima di correre a ritirarti +nella tua solinga stanza a versare colpevoli +lagrime sul destino di quello scellerato. +</p> + +<p> +Un istante contemplò Giovanni Pusterla +il cadavere del Duca; e non senza orrore +vide quella gelida spoglia Arrigo, che in lui +mirava il compagno della sua gioventù; e +correvagli alla mente qual deplorabil fine +egli si procacciasse con tanti delitti. Ma il +Pusterla passò ben tosto oltre, e precedendo +il Bianchi ed Azzo, li condusse alle stalle +del Palazzo ove stavano pronti due palafreni. +</p> + +<p> +— Andate, — diss’egli, — andate tosto a Parravicino, +e recate a mia figlia la novella +dell’esito di questa nostra impresa; ella tutto +ignora; e non è bene gliene pervenga il +grido prima che io di tutto non l’abbia pel +giusto informata. Io debbo fermarmi ancora +nella città finchè le cose non vi sieno ordinate. +L’opera vostra qui più non è necessaria. — Stese +la mano ai due amichevolmente, +e partì. +</p> + +<p> +Azzo ed Arrigo si prepararono ad uscire +dalla città. Trascorrendo le contrade essi +ebbero campo ad accorgersi come il popolo +fosse ben lontano dall’essere commosso per la +morte del Duca, il quale omai era divenuto +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +per esso cagione di mali inesprimibili. Avviatisi +per uscire per la Porta Comasina (poichè +la Porta Nuova abitata dai Guelfi esser +poteva quella ove si impugnassero le armi +contro i congiurati Ghibellini), videro che +la porta era stata occupata già da molte +genti che portavano la divisa di Estore +Visconti ovvero di Gian Carlo. Proseguendo +di poi il loro cammino fuori della città, +si incontrarono con altre schiere condotte +da Estore, che in compagnia di Giovanni +Carlo Visconti veniva alla volta di +Milano, ove doveano succedere al principe +estinto. Avea Arrigo fatto forse cinquanta +passi dopo che tutta la schiera di Estore +era passata, quando un cavallo di gran galoppo +portò ad essi un cavaliere che veniva +a raggiungerli. Rivoltisi a vedere chi +fosse, entrambi subito riconobbero Antonio +Carcano. +</p> + +<p> +— Antonio Carcano! — sclamò Arrigo +</p> + +<p> +— Sì, e ben con piacere io vi riveggo, +laddove sì forte ragione avea a temere che +voi foste morto nelle branche del Duca. +Ma ora dove andate? Senz’altro al vostro +Castello: ebbene io vi voglio colà accompagnare. +</p> + +<p> +— Voi siete il padrone di farlo, — disse +Arrigo; ed io anche vi darò un premio per +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +la amicizia dimostratami in occasione della +resa del Castello di Erba. Ma saldata questa +partita noi più non ci rivedremo. +</p> + +<p> +— Mò che dite? perchè ciò? — disse un +po’ confuso Antonio Carcano, senza però +molto tramutarsi in viso. — Voi parlate da +burla. +</p> + +<p> +— No, Carcano. Lo dico perchè vi ho conosciuto. +Voi avete dello spirito, voi siete +un allegro compagno, voi divertite chi con +voi si trattiene; ma siete nel tempo stesso +un vile, di guasto cuore, adulatore. Ora +di queste persone, conosciute che io le +abbia, non sarà mai ingombra la mia casa. +</p> + +<p> +— Quand’è così potete seguire solo +con Azzo il vostro viaggio. Io non ho bisogno +della vostra protezione. Il signor +Estore mi promise mantenermi allegramente +alla sua Corte. +</p> + +<p> +— Va, che quivi servirai di buffone; +e come l’aspide insensibilmente avvelenerai +l’animo di colui che disgraziatamente +ti ha preso a riscaldare nel suo seno! +</p> + +<p> +Ma queste parole furono a pura perdita di +fiato, perocchè il Carcano di già avea raggiunto +la schiera del bastardo di Bernabò. +</p> + +<p> +Passando innanzi, Arrigo trattennesi con +Azzo, che gli spiegò, parte per parte, la +gran tela degli avvenimenti di cui il fine +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +avea avuto luogo sotto gli occhi suoi, ed il +modo con che il Pusterla era pervenuto +a diventare l’amico suo; e poichè fu terminata +quella narrazione i due amici +camminarono buona pezza in silenzio. In +silenzio però non istava il cuore di Arrigo. +</p> + +<p> +Egli pensava come contro di ogni sua +aspettazione, egli stava per rivedere colei +per cui sola cara gli sarebbe stata la vita, e +dalla quale sola omai la riconosceva! Pensava +egli quindi all’ultima volta che davvicino le +era stato, quando cioè da essa era stato +liberato dalla sua prigione! — Quante volte +mi tornò presente allo spirito, — egli dicea, — quel +momento in cui recandosi ella stessa +nel carcere mio me lo schiudeva! Eppure +a me era allora più dolce il carcere che +la libertà; ed il mio cuore lagnavasi di +depor quelle catene che io sapeva portare +a lei dappresso! Ma ora bene altrimenti +a lei io tornerò! ora bandito è ogni dubbio +penoso, ella mi ama e l’amor suo a me diede +prove che maggiori amante sperare non +poteva! Sì, il tenero suo cuore per me palpita; +i suoi pensieri a me si volgono; ed +anche allora che sulla porta del suo Castello +tu mi ingiungevi, nell’accomiatarmi, che a +te io più non pensassi ed io ti stringeva la +destra, tu non pensavi tener quel patto che +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +io pure giurava di non concederti! Felice +infrazione che se addusse avvenimenti in +cui pericolò la mia vita, alla fine al possesso +mi pose della tua mano! +</p> + +<p> +Tra questi pensieri giunsero al villaggio di +Parravicino che il sole già volgeva al tramonto. +Ma Arrigo non volle recare egli stesso alla +amante la novella delle cose che aveano accompagnata +la sua liberazione. Egli temette, +or che sapeva quale angoscia la avesse per +amor suo tormentata, che troppo viva riuscir +le dovesse della sua inaspettata apparizione +la sensazione, mentre una debole speranza +solo nutrir poteva di vederlo salvo. +Egli disse fra sè: — Oh quanto mi pesa protrarre +il momento di stringere di nuovo la +tua destra! Ma poichè è necessario pel tuo +meglio, si affronti anche la noia di una dilazione +di alcune ore, che lunghissimi +anni mi sembreranno! — Azzo pertanto si incaricò +dell’imbasciata, ed Arrigo, per non +allontanarsi di più dalla sua ben amata, +andò a passare la notte nell’osteria di Parravicino, +ove ebbe un poco di distrazione +in mirare la buona armonia, e le grossolane +carezze che rendeano beata la recente coppia +di Carlotto colla nipote del bravo Giorgio +Tanaglia. L’oste, che gli fece le più +rispettose accoglienze, interrogato da lui, gli +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +diede anche particolari notizie su la profonda +mestizia in cui viveva la figlia del Pusterla; +la quale, se viveva, soggiunse egli, era +solo ad attribuirsi ai conforti del buon +frate Paolo, che era come un Dio di consolazione +in que’ paesi. +</p> + +<p> +Ricorse allora alla mente di Arrigo quanti +mali avrebbe evitati seguendo i consigli di +lui: vedendo però il lieto fine a cui erano +riuscite le sue moltiplici sventure, benedisse +la Providenza, che sa a tempo cangiare +in giubilo le sciagure, e spargere il +soave balsamo della consolazione. +</p> + +<p> +Ma quella notte stessa, a spron battuto, +arrivò al Castello ove dimorava la bella +Beatrice il vecchio di lei padre, che impaziente +di riabbracciarla avea lasciato Milano +non appena Estore ne ebbe sicuro il +possesso e prese quelle redini che in breve +dovea lasciarsi strappare. Egli si era posto +a cavallo che era di qualche ora inoltrata +la notte, e viaggiando incessantemente, +cangiata a Monza cavalcatura, era giunto +così al suo castello due ore prima che +spuntasse il giorno novello. +</p> + +<p> +Ivi recò ad Azzo l’annunzio che Facino +Cane era spirato al cadere del giorno stesso +in cui era morto il Duca; che per mezzo +di fuochi se ne avea avuto l’avviso; e che +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +nulla era quindi a temersi in Milano. Domandò +di Arrigo; lodò la di lui prudenza, +e spese un pajo d’ore nel ristorarsi con +cibo, che avea trascurato tutto il dì; uscì +dipoi per rintracciare il futuro suo genero e +condurlo alla figliuola; ma il primo in cui +si avvenne fu frate Paolo che andava ad assistere +un moribondo. +</p> + +<p> +— Il Duca è morto, — gli disse egli con +aria di trionfo; — due colpi lo han finito, +ed il mio fu il secondo! +</p> + +<p> +— Ahi, voi commetteste un’azione ben +rea! — sclamò il buon Francescano. — Bruttatevi +di polvere, vestite un cilicio, fate penitenza +di tanta colpa! +</p> + +<p> +— Ma il Vescovo di Piacenza non parlò +così; ed egli disse che era anzi un’azione +meritoria. +</p> + +<p> +— Oimè! pur troppo ogni dì più la corruzione +si distende. <i>Exurge, quare obdormis +Domine!</i> Ma un gran conto ne renderanno +questi rapaci lupi al supremo giudice! +</p> + +<p> +— Via, manderò doni al Convento. Ora +vi darò un’altra notizia. Arrigo Bianchi è +salvo, e sarà mio genero. +</p> + +<p> +— Ed ecco esaudite le preghiere del tuo +servo, Signore! ma con quali mezzi! Quanto +imperscrutabili sono i tuoi decreti! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +</p> + +<p> +Il Pusterla non si fermò un solo istante +dopo aver data la seconda notizia al Francescano +e passò oltre; sicchè non sentì +l’esclamazione che fatto gli avea profferire. +Avea mossi forse duecento passi ancora verso +il Castello del Monte, ove trovar credeva +il giovine di cui andava in traccia, quando +se lo vide innanzi, seduto a poca distanza +su un grosso sasso poco discosto dalla strada, +che avea gli occhi vôlti verso il Castello +di Parravicino. +</p> + +<p> +— Ora tu solo manchi, — egli sclamò, — ed ecco +che ti trovo! Vieni meco; — e lo condusse +fra lieti discorsi al suo Castello... Ma quello +che seguì non io mi accingerò a narrare: +la breve scena del primo incontro fra +Arrigo e Beatrice non è possibile dipingersi, +e appena i più sensitivi de’ miei lettori potranno +immaginarla. Dopo di che soggiungerò +solo che Arrigo e Beatrice, le cui destre +furono da frate Paolo congiunte, godettero +per lunghi anni delle dolcezze coniugali. E +fu tenuto per prodigioso effetto d’amore +per que’ tempi, che per esso si collegassero +due case nemicissime di un Guelfo e di un +Ghibellino. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td>XIII. La promessa</td> <td class="pag"><a href="#cap13">Pag. 3</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XIV. Lo stratagemma</td> <td class="pag"><a href="#cap14">17</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XV. La gelosia</td> <td class="pag"><a href="#cap15">29</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XVI. Il ritorno nella città</td> <td class="pag"><a href="#cap16">51</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XVII. La crudeltà</td> <td class="pag"><a href="#cap17">64</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XVIII. L’agguato</td> <td class="pag"><a href="#cap18">76</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XIX. La riconciliazione</td> <td class="pag"><a href="#cap19">90</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XX. I rimorsi</td> <td class="pag"><a href="#cap20">103</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXI. Il delitto venuto in chiaro</td> <td class="pag"><a href="#cap21">121</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXII. L’incertezza terribile</td> <td class="pag"><a href="#cap22">138</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXIII. I voti compiuti</td> <td class="pag"><a href="#cap23">153</a></td> + </tr> +</table> + +<hr> +</div> + +<div class="errata"> + +<table class="gener"> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td>ERRORI</td> <td>CORREZIONI</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6" class="center"><i>Volume primo</i></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="center">Pag.</td> <td class="num">27.</td> <td class="center">lin.</td> <td class="num">25.</td> <td>valeva</td> <td>velava</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">16.</td> <td>d’occhi</td> <td>occhi</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">71.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>Arrigo</td> <td>Antonio</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">73.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td>È</td> <td>A</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">84.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">18.</td> <td>mostraste</td> <td>mostrate</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">156.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>serà</td> <td>sarà</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">182.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">21.</td> <td>la dovea</td> <td>lo dovea</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6" class="center"><i>Volume secondo</i></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">66.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">17.</td> <td>Broletto Nuovo</td> <td>Broletto Vecchio</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">107.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">5.</td> <td>Barnabò</td> <td>Bernabò</td> + </tr> +</table> + +<p class="pad1 center"> +E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare +al lettore. +</p> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Le mura si estendevano sino ai così detti terraggi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Da un palazzo situato presso S. Giovanni in Conca, +ove era la così detta <i>Casa de’ Cani</i>, passavasi alla Corte +dell’Arrengo per un grande andito. <i>Vedi il romanzo</i> Uberto +Visconti <i>dell’autore del presente</i>.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. Per comodità di lettura un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine volume sono state riportate nel testo. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78397 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78397-h/images/cover.jpg b/78397-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..3eaa4df --- /dev/null +++ b/78397-h/images/cover.jpg diff --git a/78397-h/images/ill-0-001.jpg b/78397-h/images/ill-0-001.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..870849c --- /dev/null +++ b/78397-h/images/ill-0-001.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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