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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78397 ***
+
+LA FIGLIA D’UN GHIBELLINO
+
+VOLUME II
+
+
+ [Illustrazione: _Ah! non partite. Uno spaventoso sogno mi fa
+ tremare per la vostra vita._ _Vol. 2 Cap. XXII_]
+
+
+ LA FIGLIA
+ D’UN
+ GHIBELLINO
+
+
+ ROMANZO STORICO
+
+ RISGUARDANTE MILANO
+ AL COMINCIARE DEL SECOLO XV
+
+
+ DI
+ GIOVANNI CAMPIGLIO
+
+
+ VOLUME II
+
+
+
+ Milano
+ PER GASPARE TRUFFI
+ Cont.ª del Cappuccio N.º 5433
+ M.DCCC.XXX
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+LA PROMESSA
+
+
+La sera antecedente ritirandosi dal Castello del Pusterla, ove
+era penetrato protetto dal suo travestimento, Arrigo Bianchi ebbe
+pienamente ad accorgersi quanto rigorose su lui fossero per ricadere
+le conseguenze funeste della sua vendetta. — Maledetto, — sclamò egli,
+— il momento in cui io pensai col sangue vendicare il sangue: ecco
+il frutto predetto, ecco verificato l’oracolo di quel buon nunzio di
+verità che a me mandato avea il cielo, ed a cui l’inferno mi ha fatto
+chiudere gli orecchi.
+
+Nè fu quindi con suo stupore che a lui presentossi il Falconiere di
+Giovanni Pusterla, dalle cui mani ricevette il cartello di sfida,
+che lo invitava a ritrovarsi presso la nota Cappella del Marliano per
+render ragione del fatto insulto. Che far doveva? Se egli rifiutava
+sarebbe stato tenuto in conto di vile, e come tale chiusa gli era
+ogni via di riconciliazione col fiero suo nemico. Dubbio essere non
+può nella sua scelta: il caso l’avea preveduto, ed avea ferma la
+risoluzione: — O io perirò per sua mano, — egli avea detto a sè stesso,
+— e poco male per me sarà perdere questa vita che già mi si fa odiosa,
+o colla mia generosità, vincendo, placherò il Pusterla, e sarà forse
+un passo fatto verso di _lei_ senza cui la vita per me non ha più
+allettamenti. — Egli accettò la sfida, e passò la notte nella più tetra
+tempesta di pensieri, e verificò ciò che tante volte accade, che il
+sonno è più volte nemico anch’esso dell’infelice.
+
+Finalmente il lucente disco del sole mostrossi sull’orizzonte. —
+Insensibile ai desiderii ed ai timori dell’uomo, con moto misurato, tu
+sole odioso percorri la tua carriera. Io, al tuo cadere più non sarò
+che un immobile cadavere, o se vivo, sarò forse il più infelice che
+l’aure respiri da te riscaldate. Se la mia mano versasse il sangue
+del mio rivale, la mia infelicità non sarebbe paragonabile nemmeno a
+quella di colui che commise il primo fratricidio sulla terra. Ma io non
+tenterò che di disarmare il forte mio antagonista. Egli bene mirerà
+dritto al mio cuore; e se mi toglie la vita andrà vantandosi del suo
+trionfo. Anche questo mi strazia. Ma io non farò altrimenti; non farò
+altrimenti; io il giuro a te, vaga luce dietro cui sospira il cuor mio.
+Oh se il destino prima a me ti avesse mostrato!... Ma la mia sorte è di
+ferro, me non aspettano che orribili sciagure. Io sono il più infelice
+dei mortali!
+
+«Le bellezze della natura, le dolcezze dell’amicizia, la vigoria
+de’ miei pensieri, speranze più rimesse, più varie, abbellirono
+modestamente prima che io ti conoscessi la mia esistenza. Ma poichè
+tu o sole abbagliante ti alzasti, tutti sparirono i primi e modesti
+ornamenti del viver mio; senza di te la mia vita io or la aborro. Tu
+sola empi tutto il mio cuore; ogni altro desiderio ne cacciasti; e
+se tu il lasci, egli vuoto rimane in preda alla più tetra solitudine.
+Funesto amore, tu mi incateni e sei il mio tiranno. Io non credeva che
+tanto duro fosse il tuo giogo!
+
+«Ma pure io ho un amico, e lui non debbo frodar di una confidenza. Non
+ignori Azzo l’impegno mio; egli abbia cura delle mie spoglie, se questo
+giorno vede la cessazione di mia esistenza. — Egli chiamò un famiglio e
+il mandò in traccia di Azzo; e questi entrò poco dopo nella stanza.
+
+— Azzo, la catena de’ fieri casi che ebbe principio colla morte del
+Capitano non è che cominciata. I suoi funesti anelli si succedono con
+una frequenza fatale. Oggi io mi batterò con Giovanni Pusterla.
+
+— Ebbene! Io v’invidio la vostra fortuna. Non potrei battermi io stesso
+con un secondo?
+
+— E non è di già troppo fatale per me questo combattimento! Voi pur
+sapete quali speranze esso distrugge.
+
+— Eh! via, ora capisco che volete dire, il vostro amore vi martella! Ma
+se volete che al braccio del Pusterla opponga io la mia spada, voi non
+avete, Arrigo, che a dire una parola.
+
+— No; il mio secreto a te l’ho rivelato perchè tu possa pensare ai
+resti di un amico; qualora, presso la cappella del Marliani, io dovessi
+nel combattimento lasciar la vita.
+
+— Tolgalo il cielo! — sclamò Azzo, e succedette a queste parole per un
+istante il silenzio più profondo.
+
+— Ma quale maniera è questa di riparare i torti! — sclamò Arrigo. — Un
+giudizio che porta seco una pena sì rigorosa, un giudizio sì incerto in
+cui la forza e la prontezza del braccio dà luogo al reo di vantarsi di
+innocenza; e colui che dovea chiarirsi tale spira sul campo sanguinoso,
+vedendo con disperazione il trionfo del suo rivale! Ah quale
+demonio introdusse nel mondo tale peste de’ singolari combattimenti!
+L’ignoranza sola potrà adottarli e proclamarli giudizi di Dio; e solo
+il nemico del genere umano potrà unirvi una larva di onore, e così
+radicarli per tutta la terra.
+
+Azzo non era forse d’egual sentimento; ma Anselmo in questa comparve
+nella camera, e disse che un messaggio di Franchino Rusca portava una
+lettera per Arrigo Bianchi.
+
+— Che sarà mai? — disse costui; — fatelo entrare.
+
+Subito entrò il messaggio, tutto grondante di sudore ed ansante, e
+consegnò una lettera ad Arrigo, per la quale avea ordine di attendere
+la risposta.
+
+— E che? — disse Arrigo dopo avere scorsa frettolosamente le lettera. —
+Facino Cane si apparecchia ad assalire il castello di Erba per torlo ai
+Rusconi? Or bene, Azzo, o io lascierò oggi questa vita odiosa, o chiuso
+nel castello di Erba la venderò a caro prezzo in favore di un antico
+amico e mio alleato, e per una causa di onore; chè già a noia mi torna
+la vita. Torna al Castello, — vôlto al messaggio poi soggiunse, — torna
+al tuo signore e digli che Arrigo non lo abbandonerà nel suo bisogno; e
+che volentieri acconsente di unirsi seco per respingere i suoi nemici.
+Torna, e reca tosto al Rusconi la mia risposta. — Il messo subito si
+ritirò.
+
+— Se io cedessi in questo singolar combattimento di cui l’ora omai è
+vicina, tu Azzo ti porterai nel Castello in luogo mio, ed al Rusconi
+darai la notizia della mia morte. Mezzodì omai non è lontano. Verrai tu
+meco fino al principio del bosco fatale?
+
+— E potrei, io, anche se lo volessi, non seguirvi da lungi, Arrigo? Or
+via, eccomi al vostro fianco; di imperturbabilità rivestite il vostro
+petto; pensate che la freddezza è necessaria nel combattimento; e
+ponete tregua ai mille pensieri che si affollano nella vostra mente.
+— Così il feroce Azzo tentava ridestar l’antica fermezza d’animo
+nell’amico, che nulla gli rispose.
+
+Entrambi un istante dopo si posero in cammino. Silenziosi a lungo
+passo procedevano, e la mesta foresta nella quale già poneano piede
+era bene scena consentanea all’espressione cupa delle fisonomie dei due
+personaggi che in essa si addentravano.
+
+Come Arrigo ebbe mossi alquanti passi fra di essa, arrestossi e così ad
+Azzo disse:
+
+— Qui, Azzo, m’attendi; e se fra un’ora io non compaio, allora ti
+inoltra nel bosco, e pensa alle spoglie dell’amico che avrai a far
+riporre nel sepolcro. In questo caso, tue sono le mie ricchezze;
+in questa carta te ne fo il dono. E quest’altra, — egli soggiunse
+porgendogli un altro foglio, — questa fa che l’abbia la figlia del
+Pusterla. Io le domando il tributo di una lagrima sola nella sua stanza
+solitaria. Amico, addio.
+
+— In nome di tutti i santi, non perdete il vostro coraggio, Arrigo!
+— sclamò Azzo. — Ma egli non mi ascolta! Ah il mio cuore è lacerato
+dai presentimenti più crudeli. Ma io non godrò giammai della trista
+conseguenza di una sua disgrazia. Foglio sciagurato, va all’inferno. —
+Ed Azzo, il cui cuore era nobile non meno che feroce, stracciò la carta
+di donazione, e battendosi la fronte colla destra si assise su un sasso
+che era a due passi lontano da lui.
+
+Frattanto Arrigo a passo frettoloso al luogo fatale ove combattere
+doveva si avvicinava. Ma quale fu il suo stupore, di lontano vedendo
+su quella piazzetta, non già il Pusterla, siccome ei si attendeva che
+impaziente lo aspettasse, di già trascorsa essendo l’ora di mezzodì, ma
+un gruppo di tre persone confuso, delle quali una sembrava avere forme
+femminili ed una bianca roba ricoprirla. Quel luogo, il turbamento
+dell’animo suo, le idee superstiziose a que’ tempi impresse anco negli
+animi più elevati lo fecero un istante esitare.
+
+— Fosse egli vero adunque che presso quella cappella, su quella angusta
+piazza, ritornassero le ombre infelici di vittime della sventura!
+Aprirebbero adunque veramente i sepolcri la loro bocca e ridonerebbero
+le loro prede, e le anime di giù giudicate ritornerebbero a sospirare
+nei luoghi che loro furono funesti! — Quale presagio era quello! Ahi
+quella triste comitiva forse lui aspettava nel suo numero: — Infatti
+non sono i miei casi in gran parte ai loro conformi? Ma che vaneggio
+io! — poi soggiunse, — forse quelle fantasime sono create dal mio
+spirito; la mia immaginazione dà loro corpo, ed il mio animo, scosso e
+debole, nel suo secreto le paventa. Se meco fosse Azzo, ei non vedrebbe
+quelle forme. — Impugnava quindi la spada, e con passo più lento sì ma
+eguale e solenne si avanzava.
+
+— Ma vedi, — egli fra sè diceva, — uno si è scostato! Oh Vergine, se
+sono illusioni, sgombrale da’ miei occhi! Abbastanza non ho io pensieri
+funesti che mi avvelenano l’anima? Vedi, spiriti o carne sieno, mi
+hanno scorto. Quale apparizione funesta! Quai forme la mia mente in
+essi mi figura! _Lei, lei_ che cagione è sola delle mie angoscie; ed
+egli, egli quel santo vecchio che pur troppo profeta fu di questi mali.
+— Arrigo si arrestò un istante, dubbioso se il suo cammino proseguire;
+di poi fermata una risoluzione, e tanti affetti affollandosi nel
+suo petto, sicchè nessuno distinto prevaleva, avanzossi siccome il
+sonnambulo cammina, e siccome un egro uscito di sentire, od automa che
+muovesi solo per l’impulso di una molla segreta.
+
+Egli avanzossi; giunse dinanzi alla donzella, ch’egli non sapea a sè
+stesso spiegare se carne fosse o fantasima vaporosa, chinò un ginocchio
+a lei innanzi, e in quello stato immobile rimase senza profferire una
+parola.
+
+— Signor Arrigo, — disse allora Beatrice, — e perchè queste
+dimostrazioni cavalleresche di rispetto verso di me, cui nell’istante
+stesso voi venite per torre il padre? Io so a che fare qui venite.
+Colui che già oltraggiaste, ora spegnere voi volete... Ma no, —
+s’interruppe la fanciulla; — no, io sono ingiusta; io so che tale
+essere non deve la vostra intenzione!
+
+— Ahi, — disse Arrigo con voce commossa. — Il mio destino...
+
+— O piuttosto la mano del Signore, — disse frate Paolo, alzando gli
+occhi al cielo; — la mano del Signore...
+
+— No, no, padre, io sono l’offesa, ed io debbo fare le mie rimostranze,
+— l’interruppe Beatrice. — Ebbene, convenite che, poco generoso, le
+vostre intenzioni dai fatti assai discordano. A elle state a’ miei
+piedi? Un fortunato caso impedì al padre mio di qui trovarsi, ed io,
+sovrana de’ vostri pensieri, in questa forse estrema volta che noi ci
+troviamo sì dappresso, io vi comando che giammai non snudiate la spada
+contro il mio genitore. Voi dovete al dolore della figlia sacrificare
+una vendetta che tende a privarla del padre. Promettetelo, in nome
+delle più dolci vostre lusinghe. Non rispondete? Ahi se vedeste quanto
+lacerato sia questo cuore, quale angoscia ora lo strazii, la pietà, se
+non la cortesia, vi muoverebbe a tutto promettere. Ah! i miei orribili
+terrori dunque si verificheranno! Vedrommi io un giorno per cagione dì
+queste orrende inimicizie l’insanguinato corpo del caro mio genitore a’
+miei piedi...!
+
+— Ah no, tacete; io ve lo giuro pel cielo che ci ascolta, per la terra
+che gli è sottoposta, per quanto v’è di più sacro e terribile in questo
+e nell’altro mondo; no, il mio ferro giammai contro quello del padre
+vostro si scontrerà, senza cadere al suolo nel suo primo urto.
+
+— Il cielo vi benedica! il cielo vi protegga! egli vi assecondi ne’
+vostri più cari desiderii! Che se forza hanno le preghiere degli
+afflitti presso il trono dell’Onnipossente, incessabili saranno le mie,
+perchè abbiano una volta fine queste discordie fatali. Deh, alzatevi,
+generoso mio liberatore! La più indelebile gratitudine per voi si
+scolpisce nel mio petto; ed eccovi in segno di pace la mia destra. Ma
+ora nulla più mi trattiene; nè più qui debbo rimanere. Addio, addio. —
+Ciò detto, colla leggerezza appunto di una fantasima, di là si tolse.
+
+Arrigo alzatosi sembrava una statua, non osando muovere un passo per
+trattenerla, e solo cogli occhi pieni di una inesplicabile loquacità
+accompagnando la bella apparizione che a lui si sottraeva. Frate Paolo
+alzò al cielo uno sguardo; e forse fece una breve orazione, che Arrigo
+non intese, quindi dicendo: — Sia benedetto il nostro Dio che ci ha
+consolati, — si diede a raggiungere la sua compagna. Questa, leggera
+siccome un capriolo, rugiadose le belle luci di lagrime espresse
+dall’amore, dalla riconoscenza, dalla pietà e dalla consolazione, a
+grandi passi dal centro si scostava della foresta.
+
+Poichè Arrigo la ebbe perduta di vista, sclamò: — Fu dunque vero corpo
+od una invidiabile apparizione! Ma io la vidi, io strinsi la sua destra
+di pace, e il cielo mi tratti con tutto il suo rigore se io manco
+alle fattele promesse: quale sarà per me compenso il pensare, in ogni
+evento, che io glielo promisi! — Egli volse ancora lo sguardo dalla
+parte per la quale era scomparsa, e non vedendo che l’invido velo della
+foresta, sclamò: — O Cielo, io troppo oggi ti oltraggiai, detestando la
+mia esistenza; posso io essere più fortunato, se quell’anima generosa
+stessa ti prega pel mio bene, se io ho tocca in pegno di pace la sua
+destra!
+
+Egli quindi si pose in viaggio per tornare. I suoi pensieri prendevano
+un corso ben diverso da quello che prima aveano seguìto. Una incerta
+speranza di felice avvenire rischiarava le tenebre che aveano prima
+contristato il suo cuore. I suoi pensieri, melanconicamente dolci,
+succedendosi gli istanti a lui passavano con una rapidità da qualche
+tempo da lui non conosciuta. L’uomo pur troppo tende a crearsi
+agevolmente la dolce idea di una fortuna che sovente giammai non trova.
+Egli trascorse la foresta senza quasi avvedersi; e parvegli un istante
+il momento che lasciò il luogo ove tanto miglior piega avea preso il
+suo destino, e quello in cui rivide l’amico suo, che, simile ad un
+forte collocato in un posto avanzato e pieno di perigli, stava tosto
+combattuto dal sospetto ad aspettare il suo ritorno.
+
+— Il cielo sia lodato! Dunque è caduto a’ tuoi piedi l’altero
+Ghibellino? — sclamò Azzo con un sorriso di orgoglio.
+
+— Dio nol voglia! — rispose Arrigo. — No, il combattimento non ebbe
+luogo. Tutto saprai: per ora sappi che il Pusterla mi ha fatto sapere
+che non poteva trovarsi al luogo del convegno.
+
+— Conviene dire che Facino lo abbia visitato nel suo castello.
+
+— Ciò può essere. Ed appunto la mia parola mi obbliga a portarmi nel
+Castello di Erba in soccorso del Rusconi. Ma tu, tu sarà bene che resti
+per ogni avventura in custodia del mio. Facino odia i Guelfi e potrebbe
+chiudere un occhio se alcuno tentasse saccheggiarlo. Sceglierà il
+Carcano, a suo piacere, o di seguir me, o di restar teco, come crederà
+più conveniente.
+
+Fatta questa risoluzione, avendo il Carcano preferito di chiudersi
+nel forte castello di Erba, che ben munito essendo di vettovaglie era
+stimato poter resistere assai lungo tempo, in compagnia di Arrigo andò
+ad Erba, e senza che nulla loro accadesse, entrarono in quel Castello.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+LO STRATAGEMMA
+
+
+Siedeva il Castello di Erba su di uno dei piccoli colli vicini
+all’erta su cui è posto il borgo di quel nome. Ancora pochi anni sono
+si vedevano gli antichi avanzi delle sue fortificazioni: ora più non
+ne rimane vestigio, fuorchè i vasti ammassi di pietra, che, a certa
+profondità nel suolo incontrandosi, ancora attestano la solidità delle
+sue torri e delle antiche sue mura.
+
+Verso settentrione e verso ponente due non vasti colli gli stavano
+vicini. Da quella parte appunto più fortificato dall’arte era quel
+ragguardevole forte che più volte avea resistito agli assalti del
+nemico, e che più volte però avea cangiato di padrone in quegli ultimi
+tempi. Ivi si era gittato nel 1404 Pandolfo Malatesta, respinto dalle
+armi di Facino e de’ Rusconi, allora alleati del Duca; più tardi, per
+corruzione di quel castellano, era passato in possesso di Franchino
+Rusca, che signoreggiava Como del quale si era eretto tiranno. Ora
+finalmente venìa Facino per rivendicare il diritto che su di esso
+tuttora serbava la Casa Viscontea.
+
+Era il castello d’Erba adunque, siccome abbiam detto, una fortezza
+assai ragguardevole. Un forte recinto poligono munito di sei torri e
+varie bertesche opponeva da ogni banda i suoi lati bene fortificati
+agli aggressori. Che se a questi riusciva di aprire una breccia in
+quelle mura poste a poco più che metà della collina, tuttavia non eran
+privi di difesa gli assediati, che riparavano nel corpo del Castello,
+munito di una fossa, ed avente forti mura merlate, torricelle, ed
+inoltre un gran torracchione assai più antico da una parte, che formava
+come il nucleo della fortezza, e che veniva perciò appunto chiamato il
+maschio.
+
+In altri tempi una tale fortezza sarebbe stata pressochè imprendibile.
+Però ora già cominciavasi ad introdurre negli assedii le bombarde,
+che con terrore degli assediati crollavano mura prima credute
+inespugnabili; ma oltrechè quelle artiglierie erano ancora scarse,
+erano inoltre sì pesanti e difficili a maneggiare, che l’effetto era
+tuttavia ben lontano dal pareggiare in minima parte l’impeto infernale
+di quelle di oggidì.
+
+Il giorno stesso del suo arrivo, Facino Cane mandò varj drappelli di
+cavalli leggeri a sorvegliare il Castello perchè nessuno vi facesse
+entrare vittovaglie; e il giorno seguente cominciò a lavorare un campo
+sui due colli che, come abbiamo detto, stavano a poca distanza dalle
+mura della fortezza.
+
+Egli fece anche occupare il borgo di Erba da alcune squadre; e per tal
+modo egli apparecchiavasi all’assalto del primo recinto di mura. Egli
+avea da principio sperato che, atterriti i Rusconi, sarebbero venuti
+tosto a patti; ma si ingannò; alla intimazione che loro fece fare, per
+mezzo di un trombetta, gli venne risposto: «Che quel diritto stesso che
+il Duca pretendeva avere su di Erba lo avea Franchino Rusca signor di
+Como, che l’avea conquistata. Ma che il Rusconi credea che non il Duca
+fosse l’autore di quella guerra, il Duca col quale già da più anni era
+in buona armonia, sibbene l’ambizioso Facino, che il Duca avea messo
+in ceppi, e che aspirava a spogliarlo d’ogni dominio. Insaziabile
+essere la sua ambizione: già Alessandria, Tortona, Novara e più terre
+del Milanese egli avea usurpate; ora aspirava ai possessi altrui, e
+molestava i Rusconi che in nulla lo aveano offeso. Ma essi confidavano
+nella giustizia della loro causa: coll’aiuto del glorioso sant’Abbondio
+difenderebbero Como e le sue dipendenze. Non temevano Facino.» —
+Deposta adunque ogni speranza di accordo, Facino facea gli apparecchi
+per avere il suo intento colla forza.
+
+Frattanto nell’interno del Castello gli assediati si disponevano ad
+opporre una vigorosa resistenza. Per verità i soldati del Ruscone erano
+un poco disgustati dalla severità di Franchino, che passava per assai
+rigido e anche crudele, ma d’altra parte una buona paga e le molte
+promesse li spronavano gagliardamente a mostrare in quella congiuntura
+il loro valore; chè non aveano motivo a credere di essere nelle loro
+speranze delusi. Pertanto ciascuno si proponeva fare il meglio che
+poteva perchè il nemico non trionfasse, e con gran diligenza erano
+sorvegliate le mura e le torri, e si stava in un continuo allarme per
+non lasciarsi sorprendere in nessun modo.
+
+Facino, il quale aspirando a maggiori imprese, volea risparmiare
+i suoi, mollemente attendeva a bombardare le mura; nè pensava a un
+generale assalto. Egli meditava invece uno stratagemma; e fingendo
+di ritirarsi con una metà delle sue truppe diede ordine all’altra
+comandata da Estore di rimanere inattiva e dar segni di timore. Egli
+venne intanto a Parravicino, e sperava che presa gli assediati fiducia,
+sarebbero usciti per combattere; ed allora, cadendo loro addosso
+senz’altro avuto avrebbero la peggio, e quindi per terrore il castello
+si sarebbe arreso.
+
+Diffatti il Franchino Rusca, lasciatosi ingannare da quelle apparenze,
+concertò col Bianchi e con un suo nipote che avea seco, giovine
+generoso e che avea nome Lodovico Rusca, di sortire una notte
+ad assaltare d’improvviso da due differenti parti il campo degli
+assedianti. Solo due cento cinquanta uomini essere scelti dovevano per
+quell’impresa; il restante della guarnigione, di forse altri cento
+cinquanta uomini, sarebbe rimasto in guardia del Castello sotto il
+comando di capitani di minor conto; e con essi restava il Carcano, che
+sebbene narrasse di sè mille prodezze, pure non sapeva mai risolversi
+a lasciare il suo posto nel mastio, che certamente era il luogo più
+sicuro.
+
+Concertata pertanto ogni cosa, una notte in cui maravigliosamente
+protetti si credettero dalla oscurità del cielo, perchè dense nubi
+coprivano la luna, allora nel suo primo quarto, vedendo scarsi fuochi
+nel campo, uscirono dal Castello in tre drappelli, due de’ quali erano
+destinati ad assalire il campo, il terzo dovea stare in guardia perchè
+non venissero côlti da altre truppe alle spalle. Lodovico Rusca assalir
+dovea la parte del campo posta sul colle che guarda settentrione;
+il Bianchi l’altra, cioè quella posta sul colle a mezzodì; Franchino
+Rusca dovea assicurar loro le spalle. L’impresa era ardita; e potea
+avere buon riuscimento, sorprendendo un campo in cui il nemico sembrava
+immerso nel sonno e male in guardia. Ma non sapeano che Facino tutto
+facea spiare attentamente.
+
+Ma sebbene Facino prevedesse il caso e subito da alcune sentinelle
+a quest’effetto collocate gliene venisse dato avviso, il campo era
+veramente negligentemente guardato ed i soldati immersi nel sonno.
+Pertanto le due schiere che attaccar lo dovevano, non solo senza
+opposizione superarono i ripari poco forti dell’accampamento, ma in
+esso spargendo il terrore, Lodovico Rusca fu il primo a farvi assai
+grande macello: ma i Ducali però non tardarono a riunirsi, accesi
+molti fuochi, ed opporgli una vigorosa resistenza. Poco dopo attaccò il
+campo dal lato opposto Arrigo Bianchi, e nuovamente allora le armi de’
+Rusconi parvero prevalere, sebbene assai inferiori in numero, protette
+dalle tenebre che non bene lasciavano distinguere dagli amici i nemici,
+ed avendo incontro soldati mezzo spogli ed oppressi dal sonno, fra i
+quali gli ordini dei capi erano male intesi e male eseguiti.
+
+Ma ben presto cangiarono d’aspetto le cose. Non appena ebbe l’avviso
+Facino della mossa del nemico, che subito fatte armare le sue genti
+posesi egli alla testa dei cavalli; e dei fanti una metà diede a
+comandare a Giovanni Pusterla, l’altra metà a Francesco Bussone,
+detto il Carmagnola, perchè nativo di quel luogo, il quale militava
+con un piccolo comando nel suo esercito, ma cui egli assai bene
+conosceva siccome uomo dotato delle più preziose doti per riuscire
+sommo capitano, istancabilità, avvedutezza, valore, freddezza d’animo,
+e prontezza nell’afferrare i partiti. E in fatti questo Bussone a
+tanta rinomanza poi salì sotto il titolo di Conte di Carmagnola, che
+pochi capitani lo hanno nell’Italia superato. Ma Facino temea la sua
+ambizione; nè mai gli avea voluto dare maggior comando, stimando che,
+conosciuto il suo valore, diverrebbe una buona spada in mano de’ suoi
+nemici.
+
+Distribuita così la sua truppa, senza perdere tempo egli si pose
+il primo in viaggio, e rapidamente si mosse verso il campo. Egli
+si incontrò nella piccola schiera di Franchino Rusca, l’assalì, la
+disperse; ma poichè sospettò, come era, che la comandasse Franchino in
+persona, perdette assai tempo nel procurare di far tutti prigionieri,
+inseguendo ogni uomo di quel drappello, per così finire la guerra:
+ma il Ruscone, mediante la devozione di alcuni suoi prodi compagni ed
+aiutanti di campo, riuscì, favorito dalla notte, e dalle selve vicine
+in cui i cavalli non lo poteano inseguire, a salvarsi. Egli non fece
+però nessun tentativo per ritornare nel Castello, ben conoscendo che
+si sarebbe esposto con ciò al grave rischio di incontrarsi in altri
+nemici; e quindi per deviati sentieri prese il cammino verso Como, da
+cui sperava mandare in breve nuove forze a rinfrescare la guarnigione
+del castello di Erba.
+
+Ma Lodovico Rusca, sebbene gli giungesse alle spalle un nemico non
+meno possente, quale era il Bussone, resisteva con grande coraggio
+e deliberazione. Il Bussone però ciò vedendo, con quell’avvedutezza
+che gli era particolare, sempre desideroso di acquistarsi fama,
+fece sull’istante un assai ragionato disegno; e facendo ritirare
+i suoi, mostrando timore, permetteva a Ludovico di ritirarsi. Era
+sua intenzione, tenendogli dietro, incalzarlo nel momento che fosse
+per entrare nel Castello, e, misto alle truppe di lui, in quello
+intromettersi ed impadronirsene. A tanto benefizio non sarebbe
+stato finalmente insensibile Facino, e gli avrebbe accordato al fine
+quel grado che egli ben sapeva di meritarsi. Non mai fu concepito
+più prontamente un disegno, nè più felicemente di questo condotto
+a termine. Lodovico Rusca avendo potuto ordinarsi per ritirarsi,
+vedendosi poco combattuto, procurava salvare sè stesso e la sua piccola
+schiera. Il Carmagnola lo seguiva, molestandolo leggermente; ma quando
+fu più vicino al Castello, e che la porta ne fu aperta, con gagliardia
+ed impeto grande gli fu addosso, e meno attendendo a ferire che ad
+entrare, in breve fu colla sua schiera nel Castello, la cui guarnigione
+appena ebbe il tempo di rifuggire nel secondo recinto e alzar i ponti,
+non senza lasciar di fuori alquanti prigionieri. Trionfò il cuore del
+Carmagnola, poichè il primo recinto fu in suo potere, e poichè vide
+coronata di ottimo successo un’impresa di cui egli solo tutto aveva
+l’onore.
+
+Ma nel mentre un fatto sì importante qui avea luogo per opera del
+Carmagnola, altri avvenimenti non meno notevoli accadevano nel terzo
+punto ove avea luogo il triplice combattimento. Giovanni Pusterla, a
+capo della sua schiera, nella quale pur sotto le armi militava una
+antica nostra conoscenza, il bravo Giorgio Tanaglia Falconiere nel
+castello, — Avanti, — gridava ai suoi seguaci: — avanti; ma uniti in
+ordine per non confonderci col nemico. Guarda che confusione hanno
+posto que’ cani di Comaschi nel campo! ma ora mi sapran dire come si
+può stare fra l’incudine ed il martello; e saran veramente i pifferi di
+montagna che vanno per sonare e sono invece sonati. Alto, Tanaglia, tu
+sta indietro ad assaltar coloro che si sbandano; io vado innanzi col
+grosso a martellarli alle spalle. — E così dicendo, con gran coraggio
+si avanzava, seguito da un buon numero di gente bene armata, ed entrato
+nel campo, andò porgendo soccorso e richiamando l’ordine ove più era
+bisogno; sicchè i nemici, scoraggiati, non cercavano più che salvarsi
+in mezzo alla confusione. Avea di tal modo il Pusterla già cangiato
+forse cinque volte il punto su cui combatteva, nè ancora l’ordine era
+del tutto nel campo richiamato, quando giunto in un nuovo punto ove
+era feroce mischia, si avvide, al chiarore di un fuoco vicino, che chi
+sosteneva l’impeto dalla parte nemica era il giovine Arrigo Bianchi,
+che con un drappello de’ suoi ben armato, andava cercando di farsi
+strada per ritirarsi. — Largo, largo, — sclamò allora il Pusterla; —
+largo, che con colui voglio provarmi io stesso; — e quindi soggiungeva:
+— Arrigo Bianchi, contro di me vi volgete. — Così gridando si
+avanzava verso il giovine; ma questi volgendo al suolo la punta della
+spada disse: — Giovanni Pusterla, io ben vedo che inutile è omai la
+resistenza: eccovi la mia spada; io sono vostro prigioniero.
+
+— Ah! questo non vi pare dunque il momento per saldar i nostri conti?
+Ebbene, io raccolgo la vostra spada. Sia costui custodito.
+
+Passò oltre il Pusterla; e poichè veramente non vi era altro mezzo di
+salute, anche i pochi compagni di Arrigo amarono piuttosto arrendersi
+che, senza quasi speranza alcuna, tentare la sorte troppo ineguale
+delle armi, ora che non un nemico mezzo spoglio aveano a fronte, ma
+buone schiere fresche ed armate di tutto punto.
+
+Dopo una mischia sì vantaggiosa per le armi di Facino, e come costui
+ebbe udita la notizia che il primo recinto del Castello di Erba era
+in sue mani, il Capitano del Duca Facino si dispose ad accompagnare il
+Pusterla al suo castello di Parravicino per ivi prendere egli stesso il
+necessario riposo.
+
+
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+LA GELOSIA
+
+
+Ma Facino Cane in mezzo a così lieto successo aveva un pensiero che gli
+dava noia, e questo risguardava lo stesso successo del Carmagnola.
+
+— Colui, — dicea fra sè, — diverrà senza dubbio un abilissimo capitano.
+Ha l’ardire del più valoroso dei soldati; l’imperturbabilità stessa
+che a me tanto giovò nelle mie prime imprese, allorchè la gioventù mi
+sorrideva; e in prontezza mi supera e ne’ stratagemmi. Grande danno a
+me sarebbe se il merito di costui venisse a farsi al mondo palese; guai
+se il Duca lo riconosce! A capo di un’armata, egli potrebbe essere il
+maggiore degli ostacoli al progresso di mie vittorie; e ancora rapirmi
+forse ciò che con tanti sudori mi sono acquistato. Conviene in qualche
+modo torgli i mezzi di rendersi celebre: ovunque a lui l’occasione
+si presenti, egli manifesta la sua bravura. Più si distingue costui
+comandando dieci uomini, che non gli altri capitani che hanno maggiore
+autorità fra le mie schiere! Ma come l’allontanerò io dalle imprese
+guerresche, senza dargli sospetto di mia malevolenza? Un’idea mi si
+presenta! Veramente ciò non concorda col mio disegno di amicarmi i
+Guelfi; ma questo Bussone, questo Bussone vuolsi pur rimovere da ogni
+occasione di illustrarsi. Egli è ambizioso, io lo conosco; ed egli è
+anche fortunato. Afferra con prontezza le occasioni; sa giovarsene
+con sagacità; un’aura a lui propizia ognor spira. D’altra parte io
+renderò anche vani i suoi sforzi. Sì, il manderò con pochi soldati,
+lo incaricherò solo di sorvegliarlo. Intanto, senza lui assalterò il
+Castello di Erba. Quindi, o libererò il Castello del Monte, o presolo
+lo potrò ridonare per amicarmi i Guelfi al suo possessore.
+
+Il giorno appresso adunque Facino tornò al suo campo, col Pusterla,
+deliberato di tentare l’assalto del Castello. Ma prima, fatto a sè
+venire il Carmagnola, e ricolmatolo di lodi e di carezze per il
+successo ottenuto, gli disse, che a lui affidava novello carico.
+— Importa, — egli soggiunse, — mostrare ai Guelfi, che tuttavia
+si mostrano nemici miei non meno che dello Stato, che male loro
+starà prestando mano ai ribelli del Duca. Arrigo Bianchi, che ora è
+prigioniero del Pusterla, si era unito al nostro nemico; ora contro
+di lui voglio dare un esempio di rigore. Io voglio togliergli il
+suo castello, e darlo al sacco o diroccarlo. Però, con cinquanta
+de’ nostri, tu andrai a bloccarlo, e, se agevole trovi l’impresa, lo
+assalterai. Che se a te non verrà fatto impadronirti di quella vecchia
+rôcca, preso il Castello di Erba in un attimo con maggiori forze cader
+farolla nelle mie mani.
+
+Il Bussone parve subito indovinasse l’idea di Facino, e si morse le
+labbra di dispetto e seriamente rispose: — Che a lui non restava altra
+alternativa che di ubbidire; — e disdegnosamente voltò le spalle, e si
+preparò a lasciare il campo.
+
+Un’ora dopo il Bussone era di già partito, e Facino avea disposto ogni
+cosa, e dati gli opportuni ordini per tentare un assalto generale al
+castello, e grande era la sua speranza di riuscire in quell’impresa: in
+suo potere era il primo recinto, e dalle mura di quello, e dalle torri,
+facile assai gli era il bersagliare i difensori, intanto che altri
+tentassero di scalare le mura ove più basse apparivano, od aprirvi una
+breccia ove sembravano meno forti o già state altre volte danneggiate
+e per trascuranza non abbastanza bene riparate. Scarsa ancora doveva
+essere la guarnigione che le difendeva, e scoraggiata dal cattivo esito
+dell’impresa tenuta la sera antecedente; ardenti all’incontro erano le
+sue schiere, ed animate dalla vittoria recente. Per accrescere il loro
+ardore, Facino fu ancora largo di promesse a chi più valore mostrasse
+in quella fazione.
+
+Ma d’altra parte, fra gli assediati eravi un prode di gran valore
+dotato ed inflessibile coraggio, l’indomabile Lodovico Rusca; ed un
+buon capo assai può in tale circostanza. La sua guarnigione era scarsa
+sì, ma potea bastare a resistere per molti giorni; e poichè Franchino
+Rusca era riuscito a far pervenire avviso agli assediati che, in capo
+a dieci giorni avrebbe loro mandato soccorso, non dubitava Lodovico
+di potere per sì breve tempo difendersi. Egli adunque incessantemente
+vegliava perchè le guardie fossero attente nel custodire i loro
+posti, e sostituì ai capitani caduti o morti o prigionieri nell’ultima
+sortita, altri da lui creduti capaci di farne le veci, ed in ciò solo
+fallò che diede un comando anche al Carcano che perfettamente non
+conosceva.
+
+Con gran vigore Facino Cane fece dar principio all’assalto. Enormi
+sassi venivano lanciati verso il castello dai mangani e dalle petriere;
+traevano furiosamente le bombarde; l’incessante bersagliar delle
+balestre facea sì che a mala pena potessero nelle più favorevoli
+posizioni sostenersi sulle mura gli assediati protetti dai loro merli.
+Frattanto anche il gatto si accostava alle mura per tentare di aprirvi
+una breccia, colmata con fascine la fossa colà ove la macchina accostar
+dovevasi. Ma anche gli assediati dal loro canto rispondevano agli
+assalitori coi mangani, colle spingarde, colle balestre, e di più con
+sassi e cenere che giù versavan dalle mura su coloro che tentavano di
+scalarle; e soprattutto grande era il grandinare delle pietre che da
+ogni parte faceano piovere coloro che stavano sulla cima della gran
+torre o sia il mastio del Castello.
+
+Travagliandosi così dall’una e dall’altra parte gli assalitori e gli
+assediati, eransi di già nella penosa impresa consumate parecchie ore,
+quando Facino fece sospendere il furor delle artiglierie e delle sue
+macchine, facendo mostra di voler differire ad altro giorno l’assalto,
+forse per ricominciarlo più furiosamente quando gli assediati dati si
+fossero a un poco di riposo. E tale diffatti era il disegno di Facino,
+il quale freddamente esaminando i guasti di già fatti nelle antiche
+mure che preso aveva ad espugnare, stava appunto meditando da qual
+parte raddoppierebbe l’impeto dell’assalto per ottenere, prima che il
+dì cadesse, la vittoria. Ogni indugio gli sembrava noioso. Oltrecchè il
+Franchino Rusca si sapeva che era fuggito, e non dubitavasi che fra non
+molti dì sarebbe con soccorsi ricomparso; egli credea essere dell’onor
+suo l’ottenere con un vigoroso assalto quel Castello; altrimenti assai
+più si sarebbe parlato del successo del Carmagnola, e non poco, nel
+confronto, perderebbe del suo splendore la sua fama.
+
+Egli trovavasi adunque in una sospensione di animo assai noiosa, ed
+apparecchiavasi a porre in opera ogni sua forza in un’impresa che pure
+ardua assai gli rendea la bravura degli assediati; e ancora dubitava
+di potervi riuscire; quando la fortuna, che ha sempre gran parte nelle
+cose guerresche, non volle nemmeno questa volta abbandonare questo
+suo creato, e nel momento stesso che egli stava immerso nelle più
+serie meditazioni, ed avvolto in dubbii timori, a lui favorevole di
+repente mostrò un lampo del suo sorriso, e gli mise nelle mani la tanto
+desiderata vittoria. Diffatti, nel mentre che, dopo aver ben esaminato
+lo stato delle mura del castello, tutto pensieroso e meditabondo
+passeggiava in una stanza posta in una delle torri del preso recinto,
+ove si era ritirato, ecco entrare il Pusterla a recargli l’avviso che
+dal castello erano usciti alcuni parlamentarii a cercare di capitolare.
+
+— Si conducano tosto alla mia presenza, — disse Facino; e poichè il
+Pusterla fu partito per eseguire il suo ordine, Facino facea a sè
+quest’interrogazione: — Or come dopo sì vigorosa e felice difesa si
+perdettero costoro così di coraggio? — Il nostro lettore anch’esso
+forse una tale interrogazione fa a sè stesso; e noi non possiamo qui
+lasciare di dargliene gli opportuni schiarimenti.
+
+Noi abbiamo già veduto che con imprudente e troppo incauto consiglio,
+il valoroso Lodovico Rusca avea confidato un comando al Carcano, il
+quale colle sue menzognere iattanze tanto empiva le orecchie di coloro
+che stavano ad udirlo, che pure il credean capace, sebben vano, di
+alcuna lodevole impresa. Ma la scelta non poteva essere peggiore,
+come il lettore lo sa; e forse anche senza quella, egli sarebbe stato
+un uomo fatale a colui che lo teneva al proprio fianco. Pusillanime,
+codardo, versatile, e pronto ad immaginar ripieghi per salvare sè
+traendo profitto da tutte le congiunture, in lui era quanto bastava
+per formare un traditore. Durante l’azione vigorosa colla quale Facino
+avea sperato prendere d’assalto il Castello, egli era stato piuttosto
+ozioso spettatore che cooperatore coraggioso. Il Ruscone ne lo avea
+rimproverato; e quel rimprovero finì per dar la piega alle idee già
+mal rette del codardo, il quale meditò, qualora il destro gli si
+presentasse, ribellare contro del Rusca la guarnigione, e con patti a
+sè vantaggiosi dare a Facino la fortezza. La sospensione dell’assalto
+gli somministrò occasione di meditare bene e condur a termine questa
+suo disegno.
+
+— E quando mai, — egli pensò fra sè, — quando mai occasione più bella
+di questa mi si presentò di acquistarmi il favore di Facino? Certamente
+egli pagherà prodigalmente il servigio che io gli renderò, mettendo
+in sue mani la fortezza. Questi cani di Comaschi, che mi promettono,
+perchè io debba arrischiare la mia pelle per restar con loro? Mi
+rampognano, mi danno del codardo. Ma in mal punto il dicesti, testa
+piena di vento. Ecco che io al tempo stesso mi vendico di un’ingiuria,
+e fabbrico la mia fortuna. Che dirassi di me in Milano? Io dirò che
+venni oltraggiato, che mi vendicai; il fatto è notorio; mi loderanno.
+E sarà questa la prima vendetta che io gusterò: potrò anch’io una
+volta porgere il labbro ad un nappo sì periglioso. Ma e se io non
+venissi secondato? Questo Rusconi sarebbe capace di farmi precipitar
+dalla torre, come Manlio dalla rupe Tarpea. Qui sta il punto. Ci vuol
+prudenza, ci vuole precauzione. Ma in mio favore sta la presunzione: la
+guarnigione è molto scoraggiata; varii sono i feriti; se non vi fosse
+quel demonio di Rusca, nessuno ardirebbe più caricare una balestra!
+Convien saperla maneggiare; ma non vuolsi lasciar intentata un’impresa
+che può formare la mia fortuna.
+
+Formato così il suo disegno, il ribaldo, radunati intorno a sè i
+soldati dei quali aveva il comando, loro disse: — Figliuoli, oggi,
+se l’ostinato Lodovico Rusca non rende la fortezza, noi saremo tutti
+passati a fil di spada; ma....
+
+— Buono! passati a fil di spada, — disse uno de’ soldati, — dite
+davvero capitano?
+
+— E che speranza si può aver mai di miglior sorte? Non hanno già dato
+più di un crollo qua e là le mura? non siamo noi uno contro dieci?
+non hanno gli assalitori mostrato un valore incredibile? Certamente
+Facino passerà a fil di spada una guarnigione sì ostinata, per incutere
+terrore a chi osasse così resistergli: oggi, se il Rusca si ostina a
+volersi sostenere, tutti lasceremo certamente su queste mura la vita.
+Ma, d’altra parte, questo è bene per un soldato, il miglior letto...
+
+— Per me, capitano, — disse lo stesso che interrotto lo avea la prima
+volta, — avrei più gusto morir sul mio letto in borgo Vico, vicino alla
+mia Teresa.
+
+— Io non vi celerò, — riprese il Carcano, — che forse meglio egli
+tornerebbe a Franchino Rusca; se pure è vero che viva, e se la lettera
+non è un’invenzione del signor Lodovico; sarebbe meglio non perdere sì
+valorosa gente, e serbarla per difendere Como; ma giacchè non si parla
+di capitolare...
+
+— Parlatene voi al sig. Lodovico, — disse un altro di coloro che gli
+stavano intorno.
+
+— Io? il cielo me ne guardi! Non mi oltraggiò di già poc’anzi in vostra
+presenza? Egli non mi caricherebbe che di nuovi insulti, il superbo.
+
+— Eh! quando le cose sono disperate... — disse un soldato.
+
+— Per me non ho proprio gusto dar la vita per un pazzo, — disse un
+altro; — se s’ha da morire, almeno si parli chiaro e dicasi la sua
+ragione.
+
+— I Rusconi saranno la rovina di tutti. Anche in Como già li mandano al
+diavolo di cuore, — disse un altro ancora; — tutti bramano i Vitani.
+
+— Amici, — riprese il Carcano, — voi avete ragione; ma badate che siam
+pochi, che potreste essere intesi... Per me vi compatisco...
+
+— Se costoro mi lascian dire senza tradirmi, dirò io una cosa, — disse
+un soldato, che fin allora era stato silenzioso.
+
+— Dite su, Gervaso, — dissero gli altri: — temete di noi?
+
+— Non si potrebbe aprir una porta al signor Facino?
+
+— Questa sarebbe un’indegna azione, — disse il Carcano; — ma se gli
+altri fossero del vostro parere, si potrebbe anche capitolare...
+
+— Io potrò indurre Abbondio, Antonio, il Sacchi, lo Svizzero, e forse
+Andrea, — disse un soldato.
+
+— Ed io Lodovico, Antonio Resta, Giorgio Perlasca, e il Velzi.
+
+— Io Carlo Battaglia, Gian Battista Del Pero, e forse qualche altro.
+
+Altri soldati nominarono altri colleghi.
+
+— Ebbene, — disse il Carcano, — se la guarnigione pensa rendersi a
+patti, lasciate a me, lasciate a me la cura di trattar vantaggiosamente
+con Facino. — E il briccone si rallegrò della buona piega che prendeva
+la sua impresa. — Ma, — soggiunse, — state pronti ad una porta segreta
+per salvarci nel caso che venissimo da quel furibondo di Lodovico
+minacciati.
+
+L’incendio della ribellione una volta acceso, agevolmente si
+propagò, in circostanze sì favorevoli come erano queste, fra tutta
+la guarnigione. La vista di prudenza sotto cui mostravasi quella
+risoluzione, determinava i più affezionati alla casa Rusconi; e quelli
+ancora che erano più teneri del loro onore, così fra sè ragionarono:
+«Alfine noi potremo assai più giovare al sig. Franchino ottenendo di
+raggiungerlo, che restando qua a farci seppellire fra le rovine di
+questo castello.» Propagata di tal modo la ribellione più non potè
+celarsi. Lodovico Rusca ne ebbe l’avviso, battè un piè a terra, e
+diede nelle più fiere minacce, orribilmente bestemmiando; ma come si
+avvide che era indarno, morse fino a trarne sangue le labbra, e feroce
+come era, e di un indomabile coraggio dotato, fermò la risoluzione di
+difendersi, con forse quindici compagni rimastigli fedeli, nel mastio,
+e difendersi finchè gli bastava la vita.
+
+Il Carcano, poichè ebbe visto che gli affari suoi prendevano tanto
+buona piega, a sè intorno raccolti i sollevati che lo risguardavano
+siccome loro liberatore e l’abile negoziatore di onesti patti presso
+Facino, loro disse: — Sia ringraziato prima di tutto sant’Abbondio
+che ci mostra una strada di salvezza, la quale seguendo potremo
+tuttavia essere utili alla casa Rusca, sebbene noi non riconosciamo più
+l’autorità di quel forsennato di Lodovico; io mi porterò, io stesso,
+seguìto da due di voi a trattare con Facino. Non dubito saranno salve
+le nostre vite non pure, ma che ognuno potrà ritirarsi colle armi ove
+gli parerà. Parvi egli che bastino questi patti?
+
+— Noi ne siamo contenti, — risposero ad una voce gli ammutinati. —
+Ebbene; si sventoli la bianca bandiera, — riprese egli, e sull’istante
+fu obbedito. Rispostogli con egual segno dagli assedianti, calò
+immediatamente un ponte levatoio, uscì il Carcano con due compagni, ben
+determinato di ottenere per sè migliori patti che non se ne appagasse
+la guarnigione.
+
+Stava Facino, quando il Carcano entrò, nella stanza ove lo abbiamo
+lasciato, presso una sedia, ritto in piedi, ed appoggiato con ambe le
+mani sovra una gigantesca sua spada. Le sue fattezze, dure e severe,
+erano animate da due occhi brillanti ed espressivi, che egli fissò
+in volto al Carcano che già gli era pervenuto innanzi e lo inchinava.
+Dietro di lui vedevasi Estore Visconti, che discorreva sommessamente
+con Giovanni Pusterla, ed altri de’ primarii capitani dell’esercito. —
+Ebbene, signor parlamentario, — disse Facino, — che ci recate voi?
+
+— Nobile Facino; se la vostra fortuna sempre pari esser dovesse
+al valore della vostra mano, alla sagacità del vostro consiglio,
+all’ardore de’ vostri soldati, certamente che la stella che con luce
+non avversa finora splendette...
+
+— Lasciate i preamboli, signor inviato; veniamo alla conclusione. Che
+veniste e domandare?
+
+— La resa; ma a patti, — disse il Carcano speditamente, e con voce
+tremula che tradiva il suo terrore.
+
+— Così mi piace; quando volete, siete dunque laconico. Sentiamo i patti.
+
+— I principali sono: salva la vita alla guarnigione....
+
+— Giusto, — l’interruppe Facino, che non era crudele.
+
+— Libertà di andare ove le piace.
+
+— Questo poi... Mi passi. C’è altro? — L’ultima domanda parve fatta in
+tuon duro e con impazienza.
+
+— Senza cedere le armi...
+
+— Via colle armi.
+
+— E poi altri piccoli favori, di nessun conto, per vero dire; ma dei
+quali, illustrissimo signore...
+
+— Signor messo, voi sembrate tornare ad andar per le lunghe.
+
+— Illustrissimo signor Facino: abbi un momento di sofferenza; alcune
+cose non si possono dire tutto in un fiato.
+
+— Però in quanto tempo le direte?
+
+— In un quarto d’ora ho finito.
+
+— Ebbene parlate. In un quarto d’ora era presa la fortezza.
+
+Il Carcano fece un inchino per ringraziare, e così prese a dire: —
+Illustrissimo signore, sappiate che non tutta intera la guarnigione
+venne nella risoluzione di arrendersi. Il castello poteva ancora almeno
+un mese esser difeso; e noi avevamo motivo d’aspettare forti soccorsi.
+Ma io, che Milanese sono, e che a caso mi trovava in esso racchiuso, io
+che non sono stretto da giuramento alcuno a favore della casa Rusca, ed
+anzi ammiratore sempre fui delle vostre illustri gesta...
+
+— Voi tradiste i Rusconi, e pretendete da me un premio?
+
+— Se voi lo dite così subito, avrò ben presto terminato di parlare.
+Signore, io non voglio che offerire i miei servigi...
+
+— Questi sono troppo utili alla casa Rusconi, perchè convengano a
+Facino. In somma che pretendete?
+
+— Via, voi mi darete quel premio che crederete; ma d’un altro favore
+io pregovi. Forse fra i prigionieri caduti in poter vostro la notte
+scorsa trovasi un mio amico, Arrigo Bianchi; egli pure sia compreso nel
+benefizio che alla guarnigione accordate, e sia posto in libertà.
+
+Facino si volse al Pusterla che era nella stessa camera: — Che ne dite
+compare? — gli disse.
+
+Il Pusterla allora disse: — Ah, colui lo conosco, è lo specchio del
+coraggio. Ne ebbi la prova uno di questi dì. Credo si chiami Carcano.
+Ehi vi ricordate dell’affare accaduto sul monte? Era difatti allora in
+compagnia del Bianchi. Ma se non gli si concede l’amico, scommetto che
+egli capitolerà egualmente.
+
+Facino, che allora tendea ad amicarsi, siccome abbiamo detto, ambo i
+partiti coll’indulgenza, fece in sè una risoluzione, e volto al messo,
+gli disse:
+
+— Che rispondete?
+
+— Signore, non mi negate questo favore: di molto, io sono debitore al
+Bianchi; sebbene sia una testa calda, contro la quale ha forse ragione
+di essere sdegnato il signor Pusterla.
+
+— Ebbene, Giovanni, — disse al Pusterla Facino, — donate a me il vostro
+prigioniero?
+
+— Ma veramente... Ma questo poi... Via che importa a voi se gliel
+negate?... Pure se a voi piace, Facino, non posso dirvi di no.
+
+— Ebbene, Carcano, se tale è il vostro nome, non già al vostro
+tradimento, ma alla vostra memoria per l’amico vi dono questo Bianchi.
+Quanto al compenso però, io non compenso un traditore; ma non lascerò
+di aiutare chi giovò a Facino.
+
+— Tutto è concluso in questo caso; ma io, al presente, mi trovo fra
+stranieri; avrei bisogno di giungere sicuro all’amico mio Arrigo
+Bianchi.
+
+— Voi verrete a raggiungerlo con me, — disse Facino. — Tornate dai
+vostri, e dite loro che tosto escano dal Castello.
+
+Ciò avvenne in meno di dieci minuti. Fu lasciata facoltà alla piccola
+guarnigione di ritirarsi; e la maggior parte prese la strada di Como:
+ma alcuni si fermarono in Erba, col disegno forse di arruolarsi fra le
+schiere di Facino.
+
+Rimaneva però sempre, per essere in pieno possesso del castello, di
+far snidare dalla grossa torre l’inferocito Lodovico Rusca; ed egli,
+siccome un leone da vicino incalzato dai cacciatori, preparavasi a
+perire opponendo la più disperata resistenza. Avrebbe potuto Facino,
+stando ozioso, aspettare che s’ammansasse col tempo quel suo furore;
+ma egli associava la propria gloria al conquisto totale del Castello;
+poichè il primo recinto non era venuto in suo potere che per la bravura
+di un suo stipendiato, e il restante per tradimento. Egli dunque ordinò
+che ogni mezzo si mettesse in opera per impadronirsi della torre.
+
+Sebbene unita questa al restante del Castello, pure con esso non aveva
+comunicazione di sorta, tranne che per una parte, ove era praticata
+una piccola porta che metteva a un ballatoio, mediante un ponte
+levatoio che in quella circostanza era stato alzato: sulla torre poi
+erano mangani e petriere per lanciar sassi; e non era difficile che
+gli assediati ivi resistessero alquanti giorni. Il fabbricato che
+stava intorno alla torre, era un edifizio irregolare, che chiudea
+nel mezzo una poco spaziosa corte. Ora in questa piccola corte e di
+fuori accingevasi Facino ad aprire una breccia, se era possibile, per
+penetrare nella torre, quando, mentre ferveva quell’orribile travaglio
+di guerra, e gli assediati gittando dall’alto sassi e dardi si
+difendevano, Giorgio Tanaglia, volto al suo signore che gli era vicino,
+gli disse:
+
+— In nome del cielo non fia che il taccia, signor Giovanni; mi si
+aggira per la testa una ricordanza assai bella. Io mi ricordo di essere
+stato in questo castello quando i Ducali lo tolsero sette anni sono
+al Malatesta, ed or sovvienmi che per un sotterraneo andito si può
+penetrare nel mastio. Dovremo noi cercarlo ed acquistarci l’onore di
+averlo messo in mano al signor Facino?
+
+— Sì certamente, Giorgio, e subito; andiamo difilato ove credi sia la
+porta, e vogliamo essere i primi a penetrarvi: raguna i soldati che
+sono sotto il mio comando.
+
+Furono questi tosto adunati, ed il Falconiere, precedendoli, di fianco
+al suo signore, a questo così diceva: — A dir il vero è già qualche
+tempo che io voleva dirlo;... ma, per dire la verità,... veramente...
+
+— Con tutta la tua verità non mi dirai niente, Giorgio, se prosegui di
+questo passo.
+
+— Dico che veramente.... Or bene sappiate che la povera Lucia questa
+mattina mi ha quasi fatto piangere colle sue lagrime; chè mi diceva che
+mi avea veduto in sogno morire; e che era un mal’augurio...
+
+— Eh! poltrone, crederesti tu a queste pazzie?...
+
+— Dirò, io no; ma veramente, per dire il vero; in verità che...
+
+— Ti venga un canchero, colla tua verità!
+
+— Io mi sento come un cattivo presentimento.
+
+— Eh! via: lascia i presentimenti ai codardi... e sii uomo.
+
+— Io credo di essermi sempre mostrato tale: ma tutti abbiamo la nostra
+ora; e fra me stesso io diceva: chi sa che veramente questa sia la
+mia?... Ma ad ogni modo eccoci al luogo della porta secreta; non sarà
+la paura che mi farà dare indietro.
+
+Nel mentre così diceva, erano giunti in una sotterranea stanza tutta
+rivestita di tavole di quercia: il Falconiere ne tentò una, di poi
+un’altra; alfine una di queste si smosse; e videsi un picciol uscio
+secreto: fu sforzato, e furono in un andito, che li mise ben tosto
+nell’interno della torre. Salendo per una angusta scala, da un piano
+all’altro giungendo, aveano a sostenere una breve zuffa con alcuni
+dei fedeli compagni del Rusca, che stavano scagliando dardi dalle
+balestriere. Altri cedetter le armi, altri resisterono fino che o la
+morte o qualche grave ferita non glielo vietò. Finalmente furono sulla
+piattaforma, ove trovavasi il nerbo de’ difensori, i quali però non
+erano che sei.
+
+Sorpresi, storditi, spaventati, siccome persone a cui una straordinaria
+visione terribile si fosse appresentata, i compagni di Lodovico Rusca
+rimasero immobili senza poter vibrare un sol colpo. Ma Lodovico, colla
+fierezza della tigre assaltata nel suo covile, si slanciò contro uno
+degli assalitori, e d’un colpo lo stese morto al suolo. Era il povero
+nostro Falconiere, che pure poc’anzi era stato profeta del proprio
+danno. Egli per altro ebbe un feroce vendicatore; poichè Giovanni
+Pusterla menò al Rusconi un tal colpo che, passatogli l’elmetto e la
+cuffia di ferro, gli spaccò la testa fino al naso. Gli altri compagni
+del Rusconi cedettero le armi; e così terminò il conquisto del Castello
+di Erba, conquisto che un nuovo lauro aggiunse a quelli di Facino Cane.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVI.
+
+IL RITORNO NELLA CITTÀ
+
+
+Erano poche ore dopo mezzodì allorchè la memoria, per lui fatale, del
+povero Falconiere valse a dare nelle mani di Facino l’ultima parte
+dell’espugnata rocca di Erba; e fu solo sull’imbrunir della sera che
+il Generale delle armi ducali, con Estore e col Pusterla tornossene al
+castello di Parravicino, seguìto da poche guardie, essendo restato il
+rimanente dell’esercito nell’espugnata fortezza.
+
+Il nostro Antonio Carcano a rispettosa distanza, seguiva egli pure
+i vincitori. Egli veniva verso il Castello del Pusterla per quivi
+accompagnarsi all’amico prigioniero, cui egli applaudissi di aver
+liberato; e nel suo interno si rallegrava assai e congratulava del buon
+esito della sua impresa.
+
+— Ecco, — diceva egli, — Arrigo ha con me un obbligo incancellabile per
+tutta la vita. Il manco che potrà fare a mio favore sarà di tenermi
+seco come un fratello. Egli era caduto in mano del Pusterla! potea
+capitar peggio, dopo tutto quello che è accaduto!... La sua vita era
+forse più sicura cadendo in mano degli assassini. Che se si fosse
+trattato di riscatto, chi sa quante migliaja di fiorini egli dovea
+sborsare? E fu una gran ventura che Facino si accontentasse! Basta,
+andò bene; e io le cose già le so fare; nessuno avrebbe saputo fare
+altrettanto. E Facino che farà in mio favore? nol disse, ma chi sa!...
+poco no certo: bisogna che cerchi di insinuarmi nella sua grazia: egli
+può farmi del bene assai. Il suo naturale mi piace; poche parole; _sì,
+no_. Lascia fare a me. Anche a questi laconici le lodi non suonano mai
+troppo lunghe agli orecchi. La lode è un soporifero potente: e grande
+utile ne ricava chi sa adulare con destrezza. Io spero assai; gli sono
+ora al fianco; se posso amicarmelo, io non ho più nulla a desiderare.
+Addio anche ad Arrigo, se riesco a navigare con sì buon vento.
+
+D’altra parte, intanto che il Carcano così fra sè ragionava, Facino
+Cane, vôlto al Pusterla, gli diceva: — Ora conviene che io marci contro
+Como; la stagione però è molto avanzata: ottobre va inoltrandosi, le
+pioggie verran ben presto. Io però, spero di spaventare il Ruscone e
+indurlo a cedermi la città con buoni patti. I Comaschi non sono troppo
+contenti del suo governo, e mormorano sommessamente. Io adescherò il
+partito dei Vitani: eppoi lo spavento di sì pronto successo contro il
+Castello di Erba deve non poco aver commosso gli animi delle truppe
+de’ Rusconi. La fortuna mi si mostra propizia: essa mi continui il suo
+favore! Oh potessi io così veder compiti i miei disegni, come con tutto
+l’ardore io intendo di proseguirli!
+
+— E del Duca, signor Facino, del Duca potete voi ora pienamente fidarvi
+che non si dia ad altri?
+
+— Io già vel dissi, egli non può più far nulla. Inoltre io passerò il
+verno a Milano, ove sono Governatore, e finirò di consolidare i suoi
+ceppi. Credetemi, Pusterla, egli più non ardisce muover un dito contro
+le persone che io proteggo. Il mio nome è piena salvaguardia per gli
+amici miei. Sicchè, compare, tornate a Milano, sulla mia parola, voi
+pure; tornate, che conferiremo insieme molte cose: voi più nulla avete
+a temere per parte di Giovanni Maria.
+
+— Egli per altro mise a morte un mio cugino; egli un figliuoletto di
+lui barbaramente fe’ trafiggere; egli odia la mia casa atrocemente.
+
+— Ora sono cangiati i tempi! E forse presto uno ne vedremo in cui tutti
+coloro che presero parte a quelle sanguinose scene, ci pagheranno il
+fio de’ lor misfatti. Viva pure il Duca, viva, chè io la sua caduta
+non bramo, e gli ho giurata la mia fede. Ma gli empi suoi ministri,
+l’atroce Squarcia.... chi sa che non espiino un giorno su di un
+patibolo le nefande loro scelleratezze!
+
+A queste parole succedette un silenzio; e poco dopo Facino si volse
+ad Estore Visconti, e con lui in varii discorsi si intrattenne finchè
+giunsero al Castello del Pusterla.
+
+Quivi li avea preceduti la novella della presa del castello di
+Erba e della morte del povero Falconiere. Oh come teneri furono gli
+abbracciamenti che Beatrice fece al vecchio padre suo, ora del tutto
+fuori de’ pericoli della guerra! — Oh come oggi ansioso e trepido, —
+sclamò ella mentre il padre la stringeva fra le sue braccia, — batteva
+il cuor mio, quando da una di queste torri gli occhi miei volgeva verso
+la parte ove voi in tanti pericoli ponevate la vostra vita!
+
+— Bella Beatrice, — disse Estore, — voi siete nata da un padre troppo
+bravo per potere andare esente da questi terrori, di cui impossibile
+è che non venga scossa, sebbene di non ordinaria fortezza dotata,
+quale siasi persona del vostro sesso. Il Pusterla torrebbe piuttosto a
+sostenere la tortora, che vedersi da vicino una zuffa e non prendervi
+parte.
+
+— Ahi pur troppo voi dite il vero! — con un tuono doloroso e con un
+tronco sospiro sclamò Beatrice.
+
+— Via, figlia mia, ora abbiano fine questi tuoi sospiri! È morto un
+nostro bravo servitore, dirò anche un mio amico, ma tutti dobbiamo alla
+fine trapassare una volta, ed egli è morto da bravo. Povero Giorgio,
+egli avea un funesto presentimento in cuore, e pur troppo si avverò! Ma
+di lui più non si parli; io doterò Lucia sua nipote, e faremo presto
+le sue nozze. Voi, Agnese, ditele che asciughi le lagrime! Ancora
+troveremo un altro Falconiere; e tutto si rimetterà sull’antico piede
+di prima. Ma, mi scordava la mia promessa. Martino, Andrea, pigliate
+nella mia stanza le chiavi della prigione, andate e conducete qua il
+nostro prigioniero. Bene mi pesò, il farlo, ma in altro incontro gli
+abbasserò io la cresta! Ma voi, Beatrice, andate a tener compagnia
+nella sala ad Estore e a Facino.
+
+Nel mentre che egli così diceva, tutto ansante e precipitoso ecco gli
+torna innanzi il giardiniere, a con un’espressione goffa di maraviglia,
+piantandosigli innanzi senza profferire una sillaba, si dà a dimenare
+siccome una macchina la testa.
+
+— Che è; sei tu diventato pazzo; o sei del tutto fatto bestia, come
+dicono di Nabucodonosor?
+
+— Signore, mandi un altro se a me non crede.
+
+— E che cosa debbo credere, o scimunito babbione? Parla, che hai a dire?
+
+— Che era aperto!
+
+— Che cosa aperto?
+
+— La prigione. E il diavolo forse..., uno Spirito.
+
+— Che diavolo, che Spirito? Sia maledetta la tua bestialità!
+
+— Fatto sta che non c’è più.
+
+— Il Bianchi?
+
+— I banchi ci sono, sì; ma io intendo parlare del prigioniero.
+
+Giunse in questa anche Martino e confermò la novella.
+
+— Che è ciò, — gridò il Pusterla. — Vi sarebbe nel mio Castello un
+traditore! Possibile che il Falconiere.... Ma egli è morto; come si
+vedrà l’acqua chiara!
+
+— Alcuno non è uscito dal Castello? — domandò poscia il vecchio, il cui
+volto si era acceso di sdegno; e volgea tale domanda a tutti coloro che
+gli stavano d’attorno.
+
+— Signore, — disse Agnese, — nessuno vide uscir persona dal Castello;
+però fu trovato con istupore calato il ponte levatoio. Se il Falconiere
+si è lasciato corrompere, il prigioniero può essere da sè fuggito. Ma
+a dir il vero, il povero Giorgio questa mattina avea sì poca testa, che
+io giurerei che per errore ha lasciata aperta la porta della prigione.
+
+— Sieno maledetti i sogni ed i presentimenti, che rendono i bravi
+peggio che le bestie! — sclamò il Pusterla. — Signor Carcano, — poi
+disse al giovine che stava a certa distanza; — udite? Il signor Arrigo
+ha già spiegato il volo, e buon per lui. Per altro voi, se vi aggrada,
+potete fermarvi nel mio castello.
+
+Non era questo il tempo in cui, come diceva un Grande di Spagna a Carlo
+V, un uomo d’onore avrebbe dato il fuoco alla propria casa, dopo che in
+essa avesse dovuto accogliere un traditore. I tradimenti erano troppo
+frequenti in questi tempi, e gli uomini al loro brutto aspetto si erano
+abituati.
+
+Il Carcano si fermò volentieri nel castello del Pusterla, per non
+allontanarsi da Facino da cui sperava assai; e la volubilità de’
+suoi discorsi, la sua inclinazione alla galanteria cavalleresca,
+all’adulazione; le sue millanterie, e la sua nota viltà, lo resero
+piacevole e gli cattivarono anche la benevolenza di Facino nei tre
+giorni che ivi fermossi volendo dar riposo alle sue schiere. Ma i
+modi troppo lusinghieri con che quel bellimbusto avea fatto disegno
+di porger conforto alla povera Lucia, nipote dell’estinto Falconiere,
+la bellezza della quale di già in altra occasione avea ammirata, gli
+fruttarono una carica di bastonate dal bravo Carlotto, che per pagargli
+quel debito lo attese poco discosto dal castello. Un tal incontro,
+sebbene non mai confessato dal nostro bravo paladino, insieme ad altre
+considerazioni, lo persuase a seguire a preferenza Facino, sebbene
+il Pusterla gli offrisse di rimanere nel suo Castello; posciacchè il
+Carcano avea già abbiurato il partito Guelfo: massima essendo de’ pari
+suoi non essere mai nè Guelfi nè Ghibellini; ma, come il camaleonte,
+assumere i colori degli oggetti ai quali passano vicino.
+
+Facino portossi a Como; ma non essendo riuscito ad ottenere quella
+città col solo mostrarsele, stimò meglio ricondurre a Milano le sue
+truppe ne’ quartieri d’inverno. Sei giorni dopo essere partito da
+Parravicino, egli adunque vi ricomparve, per rivedere l’amico Pusterla,
+e per dare alcuni ordini al Bussone, che proseguiva invano, per le
+circostanze che diremo, l’assedio del Castello del Monte. Siccome
+Facino blandir volea i Guelfi, nè amava la gloria del Carmagnola,
+gli impose che qualora fra quattro dì non si arrendesse il castello
+bloccato, egli tornasse colla sua piccola schiera a Milano. Partendo
+poscia da Parravicino il giorno seguente, con lui recavasi a Milano
+anche il Pusterla, che si era lasciato persuadere dalle assicurazioni
+di Facino a tornare a stabilirsi in quella città. Ma noi abbandonandoli
+nel lor viaggio, che fu senza avvenimenti, veniamo a quelli che
+impedirono al Carmagnola la presa del Castello del Monte.
+
+La prima difficoltà era questa, che quel castello era posto in
+forte posizione sovra un’eminenza piuttosto erta, sicchè da una
+sola parte eravi un facile accesso, e da quella parte appunto era
+maravigliosamente fortificato. Inoltre lo scarso numero di genti
+che si erano date al bravo Carmagnola, era per lui un grave ostacolo
+ad ottenere di assalto la rôcca, cui bravamente Azzo difendeva con
+un sufficiente numero di gente armata; sicchè per quante volte lo
+tentasse, il Bussone mai non potè impadronirsene colla forza. Fu invano
+che il Carmagnola cercò nuovi ajuti a Facino; costui, anzi, non andò
+molto che il comando gli diede, siccome abbiamo veduto, di ritirarsi.
+
+Per altro il Bussone volle tentare nuovamente un assalto la notte del
+giorno stesso che Facino partì alla volta di Milano. Egli esortò i suoi
+soldati a quell’impresa, e sperò, dando nell’armi dall’opposta banda,
+sorprendere per una parte che stimava più debole la fortezza, e averla
+in suo potere. Ma anche questa volta gli falli il colpo. Per vero dire,
+la notte fu oscurissima e nuvolosa, come egli la sperava per crescere
+terrore a quell’assalto, ma non sì tosto egli si fu mosso per giugnere
+alla parte che scalare intendeva, ed ecco dai boschi vicini egli viene
+bersagliato da una furia di frecce, e nel tempo stesso si accorge che
+il suo disegno è anche conosciuto dagli assediati. Egli dovette quindi,
+privo di ogni speranza, ritirarsi nel suo piccol campo.
+
+Ma il giorno seguente un avvenimento ancora più funesto intervenne
+al Carmagnola. Nel mentre pensieroso egli stava nella sua tenda, e,
+maledicendo la sua mala sorte e l’ingratitudine di Facino, gli nasceva
+il pensiero di abbandonarlo, per vendere ad un miglior padrone i suoi
+servigi, e ad afferrar tal partito esitava, ecco che d’improvviso egli
+ode al di fuori un rumore d’armi e gridi di battaglia. Esce allora
+tosto, afferrando la spada e coprendosi del suo elmo, e vede che il
+suo picciol campo è invaso da varj armati, che dal numero sopraffatti
+però venivano respinti. In breve uno solo ivi ne restava; ma costui
+sembrava anzichè uomo, un demonio. I suoi colpi erano colpi di martello
+de’ Ciclopi favolosi: tutti paventavano il suo scontro; ed invano
+gli faceano intorno piazza. Il Carmagnola contro di lui si avanzò.
+Incoraggiati i suoi soldati, fanno lo stesso: così i cacciatori si
+avvicinano ad una belva furibonda per renderla con prepotente forza
+la vittima de’ loro colpi riuniti. Ma il feroce per questo non si
+perdea di animo, nè parea paventare quel pericolo. Menò un fendente
+al Carmagnola che non lo colse in pieno e fu nullo di effetto per la
+bontà dell’armatura; quattro o sei altri colpi menò su di coloro che
+si opponevano al suo passo, ed in breve andò a raggiungere i suoi
+compagni. Dalla descrizione che ne fecero i soldati spaventati, si
+seppe poi che colui era il Guerrier Nero, abitatore della Caverna del
+Piombo.
+
+Il Carmagnola il giorno seguente partì per Milano; nè mai più poscia
+Facino pensò al castello del Bianchi.
+
+Il bravo Azzo, rimanendo spettatore di quello che di fuori accadeva,
+non sapeva a che attribuirne la cagione, e credette fosse opera di
+Arrigo, il quale trovato avesse modo di uscire dal Castello di Erba,
+che ancora dal suono festivo delle campane e dal cessare del trar delle
+bombarde avea arguito essere stato preso; nè egli s’ingannò che in
+parte. Poco dopo che il Carmagnola si fu ritirato, egli ebbe in fatti
+la compiacenza di veder Arrigo, accompagnato da due armati, rientrare
+nel proprio Castello; ed in uno de’ due suoi compagni ravvisò lo stesso
+Guerrier Nero. Costui non si fermò nel castello che un istante. —
+Addio, Arrigo, se la sorte sorriderammi, le vicende passate in questi
+giorni possano meritarmi la vostra amicizia. — Ciò detto egli partì.
+
+Arrigo spiegò allora ad Azzo, come essendosi sottratto di prigione dal
+castello Pusterla, nel volgere il passo verso il proprio castello avea
+incontrato quel personaggio da tutti temuto, e che a lui si era unito
+per procurare di impedire al Bussone la presa del suo castello. Avea
+quindi passati alcuni giorni nella caverna di quel monte.
+
+Arrigo, per altro, avea riportata una non lieve ferita il giorno
+innanzi assaltando il campo del Carmagnola, assalto veramente dettato
+più dall’ira che dalla ragione. Arrigo narrò ancora in parte il modo
+con che potè sottrarsi dal castello del vecchio Pusterla; ma, poichè il
+mio lettore avrà altrove occasione di essere informato su questo punto
+importante, ne tralascio per ora per maggior brevità la narrazione.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVII.
+
+LA CRUDELTÀ
+
+
+Entrando noi con Giovanni Pusterla nella città di Milano, è tempo omai
+che un istante ci tratteniamo nel parlare di essa, del suo governo, e
+dello stato della sua popolazione, di cui per incidenza già più e più
+volte ci è accaduto di dover toccare alcuna cosa.
+
+Se uno sguardo tu allora avessi vôlto su questa grande metropoli
+della Lombardia, per antichi fatti famosa e per la fertilità del suo
+territorio, a cui aggiugner potevasi, col Petrarca, la salubrità
+dell’aere, lode ora alquanto venuta meno, per colpa de’ cittadini
+stessi che la abitano, i quali permettono che d’ogni intorno prati
+irragatorj la impregnino di umidità; avresti veduto, chiusa fra mure
+di dimensione minor delle presenti[1], una popolazione ancor maggiore
+dell’attuale, popolazione presso cui il lusso già avea fatti grandi
+progressi, e cui la ricchezza rendea famosa non meno che l’industria.
+Le abitazioni per altro erano ancora assai anguste, e teneano d’un
+gusto particolare dominante a’ quei tempi, il quale si scostava dal
+gottico, e cominciava ad avvicinarsi alla buona architettura. Gottici
+però erano gli edifizj di alcuni palazzi principali, e come un gigante
+fra una popolazione pigmea si alzava di già la vasta mole del Duomo,
+opera che dovea la sua fondazione al padre del duca attuale, quel
+Giovanni Galeazzo che tanto per ogni rispetto fu ambizioso di rendersi
+l’ammirazione della posterità, siccome realmente fu il flagello dei
+suoi sudditi fin che visse, per le contribuzioni enormi che loro
+impose.
+
+Il secondo edifizio che meritasse più attenzione, era il Castello
+Giovio; quel freno della città fabbricato sotto gli occhi dei cittadini
+da Galeazzo Visconti, e che maravigliosamente serviva a tenerla
+sottomessa. Diffatti parea necessaria la forza contro una popolazione
+che di recente avea perduto gli avanzi della sua prima libertà: mentre
+recente era quel grado sommo di autorità a cui pervenuti erano i
+Visconti, fin dal dì che Giovanni Galeazzo venne investito del titolo
+di duca dall’imperator Venceslao. Suo figlio, il regnante Giovan Maria,
+era il secondo che fruisse di tanta autorità, tanto ora però sfrondata
+a cagione del suo spregevole carattere e della sua debolezza.
+
+L’altro edifizio, su cui noi dobbiamo fermar la nostra attenzione, era
+quello che dicevasi allora il Broletto Vecchio, ove un sontuoso palazzo
+si ergeva ornato in mille modi da Azzone Visconti, al quale andava
+aggiunto altresì un gran cortile che il buon Azzone pur ornato avea di
+fontane e statue e mille ornamenti. Ma la barbarie de’ suoi successori,
+e il capriccio di Galeazzo segnatamente, aveano fatto sì che quasi
+tutto quel palazzo era stato abbattuto, per erigerne un altro ancora
+più vasto; e solo dell’antico vedevasi al tempo di cui parliamo la gran
+sala della Gloria, ed Azzone pur rammentava la piccola ma ben ornata
+chiesa di S. Gotardo unita a quel palazzo, e che tuttavia vedesi a
+nostri dì, la cui torre, prezioso monumento per le arti, all’occhio del
+filantropo rammenta con tenerezza l’ottimo principe, degno di eterna
+fama per aver protetto le arti belle e governati con paterno governo i
+cittadini. Innanzi al palazzo di cui parlammo un po’ a lungo stendevasi
+la così detta piazza dell’Arengo; e questa confinava colla già nominata
+cattedrale, ossia il Duomo, di cui il palazzo rimanea a sinistra.
+
+Ma il palazzo al tempo di cui parliamo, lungi dall’essere abitato
+da un Azzone Visconti, non era ricetto che di un mostro forsennato
+e crudele. Giovanni Maria, successo al padre, come il lettore sa, in
+età giovanissima, era stato testimonio degli intrighi e de’ colpevoli
+amori della vedova sua madre; e per le continue insurrezioni de’ suoi
+sudditi, per le prepotenze de’ Ghibellini, da lui risguardati siccome
+suoi nemici, agitato fra il timore, avea di buon grado lasciato alla
+madre tutto il pensiero di reggere lo Stato; nel mentre che egli, il
+quale negli ultimi anni del padre avea dato a divedere di essere dotato
+di qualche spirito, ed aver un gusto ben determinato per la poesia,
+passando i suoi giorni fra l’ozio, si ingolfava nel pericoloso mare
+de’ piaceri, per tutti tosto con immature forze esaurirli, ed uscirne
+poi sazio, e nè capace di più seguirli con impeto, nè di abbandonarli
+con ferma risoluzione, per abbracciare più regolar vita e più utile al
+popolo a cui sovrastava.
+
+Egli si era cinto di giovani di famiglie distinte, Guelfi, siccome
+quello che era il partito a cui si considerava come ascritto, sebbene
+in realtà ben poco si mescesse nelle lotte che agitavano mortalmente lo
+Stato e la città; e nel mentre il suo potere da ogni parte crollava,
+egli ridendo e sollazzandosi, ogni dì facea un passo più in là nel
+rotto costume. La duchessa, occupata già troppo degli amori suoi,
+guardava con occhio indifferente i disordini del figlio, da cui intanto
+ogni persona che punto ancora stimasse l’onor proprio si allontanava.
+
+Fra coloro che compagni erano stati del Duca in sua gioventù, durante
+la vita dì Giovanni Galeazzo, e che poscia abbandonarono la Corte,
+prima che la abbandonasse il saggio Carlo Malatesta, fuvvi il nostro
+Arrigo, siccome abbiamo veduto. Egli, compagno a Giovanni Maria
+finchè non trattossi che di sollazzarsi col canto o in altri nobili e
+giovanili esercizj, abbandonò il principe, allorchè tanti altri giovani
+rotti ad ogni eccesso di mal costume si furono posti sotto i suoi
+vessilli.
+
+Ed avendo poi quel giovine principe, istigato da’ suoi malvagi
+consiglieri, a sè attirate le redini del governo, questa fu una nuova
+disgrazia per la città; poichè, sebbene malissimo governata fosse dalla
+reggente, era però palese agli uomini di senno che a ridoppio peggiore
+sarebbe stato il figliuolo. Egli pertanto, per spodestar la madre si
+accostò al partito de’ Ghibellini, nemici di lei e già potentissimi,
+e nel mentre che i Guelfi gridavano _Viva la Duchessa_, il partito
+opposto andava gridando _Viva il Duca_, e infine tanto prevalse, che la
+duchessa dovette pensare a ricoverarsi a Monza, il cui castello era in
+mano di un Giovanni Pusterla, che essa credea suo parziale.
+
+Ma il Duca non era uomo di fermarsi a metà nel suo trionfo sul
+contrario partito. Siccome in Monza si erano allora ritirati i
+principali de’ Guelfi, i Ghibellini inferociti, per coronare il loro
+trionfo, col consenso secreto del Duca, vennero a Monza, e non avendo
+loro Giovanni Pusterla fatta resistenza alcuna, siccome quegli che pure
+era Ghibellino, sebbene avesse addormentata la Duchessa fino a farle
+credere che le fosse favorevole, que’ forsennati posero tutte a sacco
+le case de’ loro avversari, ed anche il palazzo della vecchia madre
+del Duca. Molti anche sono che pensano aver in quest’occasione Giovanni
+Maria dato ordine che alla madre sua s’avesse ad apprestare il veleno.
+Noi questo passo altrove vedemmo rischiarato nel nostro racconto. Fatto
+sta che la Duchessa morì poco dopo, e tutta l’Italia credette il Duca
+parricida.
+
+Ma il Duca era di tal tempra da non morir di dolore per questa accusa;
+pure, poichè parve a lui di essere sul soglio consolidato, togliendosi
+la maschera lasciò trasparire l’odio suo segreto contro i Ghibellini,
+e poichè costoro aveano la peggio per la prevalenza di Carlo Malatesta
+su Facino Cane, capo della loro fazione, il Duca, che già nelle lotte
+civili avea perduto ogni avanzo di umanità, pose mano a vendette che
+solo piacevolmente il ferreo animo suo commoveano.
+
+Egli, avendo amata per l’addietro la caccia, si era cinto di cani di
+ogni specie; e poichè gli avveniva talora di cogliere de’ villani
+trafiggere lepri o daini in luoghi di caccia a lui riservati, non
+volendo essere imitatore di altri in crudeltà, nella quale l’animo suo
+si sentiva ben di già forte e immaginoso, da’ mastini, con cui cacciava
+i cignali, facea que’ miseri afferrare e sbranare. Squarcia Giramo, suo
+canattiere, il più scellerato degli uomini dopo il suo signore, si era
+poi fatto a consigliare al Duca di nutricare alcuni cani solo di carni
+umane, perchè fossero più pronti a gittarsi sulle loro prede. Al Duca
+piacque il pensiero, perchè qualunque supplizio, perduta ogni umanità,
+di già era diventato per lui uno spettacolo favorito. Egli dava loro a
+sbranare i condannati; e talora cercava anche delle vittime fra i meno
+rei! una leggera violazione delle leggi era fatale quando mancava cibo
+a que’ mastini. Il perfido Squarcia avea fra gli altri con particolare
+cura educata una rabbiosa cagna, detta la _Sibillina_, la quale però,
+sebbene non satollata che di umane carni, mostrò in una circostanza di
+essere più pietosa del suo signore.
+
+E già da tutte le azioni sue chiaro appariva che il Duca era piuttosto
+diventato un pazzo frenetico che un tiranno meditativo e crudele. Pure
+la rimembranza del suo parricidio lo tormentava: avea scoperto che
+da qualcuno era stato penetrato il suo misfatto; volle purgarsene;
+e per farlo, mise mano ad altre colpe, sottoponendo a crudel morte
+coloro che egli sospettava consci del suo delitto. Primo però a subir
+il supplizio di essere divorato dai mastini di Squarcia fu Giovanni
+Pusterla, il Castellano di Monza, cugino di quel Pusterla di egual
+nome che il lettore già conosce assai bene; quindi ad uno ad uno
+tutti gli individui della famiglia di lui toccarono la sorte stessa; e
+Beroldino del Maino ancora, ed altri più che passavano per aver avuta
+parte nella fazione contro sua madre, siccome traditori furono dati
+in preda ai mastini. Quel supplizio divenne il suo favorito; ed in
+breve, trascurando ancora le apparenze, il Duca non si curò più di far
+eseguire processi contro coloro che avea destinati per vittime della
+sua crudeltà.
+
+Allora fu che sovvenendosi che ancora rimaneva della famiglia del
+Castellano Pusterla un fanciulletto, fino allora risparmiato perchè
+in età in cui l’ombra nemmeno poteva allignare del delitto, toccando
+appena il dodicesimo anno, fattolo prendere, un giorno che altro pasto
+non avea saputo fornire a’ suoi mastini, pensò quello dar loro; ed egli
+stesso, come usava per diletto, portossi ad assistere a quel supplizio.
+Condotto il giovinetto alla presenza dell’efferato principe, quegli
+a’ suoi piedi si gittò con un fiume di lagrime chiedendogli pietà.
+Meschinello, ei non sapeva a qual tigre la domandasse! — Via, — disse
+il Duca, — ora parlerai col guercio; alto, Squarcia, fa venire il
+guercio che non ha mangiato!
+
+Venne il guercio, grosso mastino mostruoso a cui era stato guasto un
+occhio da uno dei miseri che avea aiutato a sbranare; egli portossi
+verso il fanciullo dimenando la coda, e con passo affrettato e
+ringhiando, ma come gli fu vicino, fiutollo qua e là, parve non avesse
+coraggio di offenderlo, e si ritirò. — Che vuol dir questo, Squarcia;
+sta male il guercio? Che poltrone s’è fatto egli! Via, me lo leva
+dinanzi, che un di questi giorni lo fo ammazzare. La Sibillina, la
+Sibillina; ha mangiato, ma ebbe pasto leggero; finirà l’affare. — Ma
+proseguirò io nell’orribile racconto? Ah sì, per dimostrare che la
+fierezza delle belve di molto talora è a quella dell’uomo inferiore.
+Venne la Sibillina; al fanciullo s’accostò; ma fosse, che egli non
+l’inasprisse colla resistenza, fosse vera pietà, la crudel cagna
+rifiutò di toccarlo. Il Duca sdegnossi collo Squarcia, e comandò di
+scannare il fanciullo. Il ferro di Squarcia non ricusò di compiacerlo.
+Eppure era a questo Duca che Carlo Malatesta partendo avea lasciati i
+più saggi avvertimenti.
+
+Il fatto da noi narrato, accadde nell’anno 1409. Ne’ due anni seguenti
+Giovanni Maria, nessuna cura prendendo delle cose dello Stato, che
+di giorno in giorno peggioravano (ristretto omai alla sola città,
+che vide prima trionfarvi Facino, poi Bucicaldo, e poi nuovamente
+Facino), andava oscuramente soddisfacendo alla propria crudeltà; la
+sola passione che l’anima sua disputata dilettasse. La giovine sua
+sposa Antonietta, figlia di Malatesti Malatesta, versava indarno amare
+lagrime sui suoi orribili traviamenti. Egli l’odiava, e da sè la tenea
+costantemente lontana, per darsi in braccio a svergognate cortigiane.
+
+È facile immaginare quale potesse essere lo stato della desolata città
+sotto un signore sì orribile. I Guelfi, caduti nell’oppressione,
+in gran parte l’avevano abbandonata; o vi vivevano in mezzo agli
+insulti de’ lor rivali, avviliti ed attendendo un’aura favorevole per
+vendicarsi, giacchè sapevano che in cuor suo il Duca ad essi inclinava.
+La soldatesca insolente di Facino, malgrado che costui cercasse tenerla
+in freno, vi commetteva mille violenze; e l’esempio del Duca vi avea
+propagata la più sfrenata licenza, la quale veramente non era che una
+pecca troppo dominante di quel tempo. L’ignoranza non rendeva pregevole
+all’occhio della popolazione se non se la forza; ed una grossolana
+superstizione aveva, ne’ più, preso il luogo della vera pietà.
+
+
+
+
+CAPITOLO XVIII.
+
+L’AGGUATO
+
+
+Era una notte sulla fine di Aprile. Il tranquillo e verecondo disco
+della luna, vaghissimo e lucente più dell’ordinario, il simpatico suo
+raggio spandea, che tanti nobili e gentili pensieri risveglia negli
+animi gentili. La stagione mitissima già avea di nuova pompa d’erbe e
+di fiori adornata la terra, e l’abitatore della città già invidiava,
+a chi fra i campi si delizia, il gradevole ed impareggiabile aspetto
+della primavera. E questa è appunto quella stagione in cui la terra
+a nobile sposa rassomiglia, che, adorna di tutti i vezzi dell’età,
+mostra nel viso con quanto ridenti immagini a lei si apra il teatro
+della vita. Dolci illusioni, assai lontane dalla nuda realtà! Ben poco
+durano i fiori; segue senza pompa la tranquilla stagione de’ frutti;
+ma ben presto lo squallore del verno copre la terra, e seppellisce ogni
+allegrezza, nè più un avanzo rimane della viva natura.
+
+Il raggio candido del notturno sole batteva le case rosseggianti
+della città, ed illuminava anche la scena ove ora condotto io bramo
+il mio lettore; io voglio dire la non estesa piazza di San Giorgio.
+È questa piazza poco lontana dal luogo infausto già da noi in questa
+istoria più volte nominato del Malcantone, e situata nel quartiere
+ove abitavano i principali signori Ghibellini, il quartiere, cioè,
+della Porta Ticinese. Ergesi da una parte, su quella angusta piazza,
+l’antica chiesa dedicata al Santo guerriero domatore del mostro; da
+un’altra banda estollesi, con seria e grave maestà, un vasto palazzo
+appartenente ad un individuo della casa de’ Visconti, ed edificato da
+Luchino, famoso per la sua tortuosa politica, e per la misteriosa sua
+morte. Lo stemma visconteo, in marmo scolpito, vedesi sulla porta; e
+due eccelse torri si innalzano ad ambo i lati a rendere ancora più
+maestoso il severo e pesante corpo di quell’edifizio. Vari altri
+palazzi, ma più modesti, veggonsi da questa e da quella parte: un
+profondo silenzio domina d’ogni intorno, e le rotanti stelle dinotano
+che solo di qualche ora è lontana mezza notte.
+
+Su questa scena, non del tutto priva di una grave bellezza, un gruppo
+di quattro armati tu vedi come posti in agguato. Se ne stanno essi
+silenziosi ed attenti a capo della strada che conduce alla Porta
+Ticinese. Vario è di questi l’abito, e varia ne sembra la condizione.
+Due, sono due robusti soldati di età matura, ed i loro lineamenti,
+pieni di durezza, non sono animati da quella espressione in cui
+s’atteggia il viso di chi qualche disegno cova nel petto. Sembrano
+essi passivi strumenti delle altrui voglie, e la loro immobilità
+piuttosto a simulacri li pareggia che ad uomini viventi. Ma non così
+è il personaggio che innanzi ad essi sta non più che due passi, e che
+nel volto mostra giovanile età, non priva di bellezza. Vaghe chiome
+inanellate scendono profuse disotto il suo berretto, decorato di una
+gemma; il suo abito, per vero dire, non ha nulla di notabile; non è
+che un giustacuore rosso, e un mantello bruno che tiene avvolto alla
+persona in modo da celare ancora una parte del viso; ma sotto panni il
+giovine veste una maglia che tutto il ricopre, e questa è di finissimo
+lavoro; e tale che sola lo disegna una persona di alto affare. Le
+ciglia cruciose, lo sguardo animato, la bocca che atteggiasi ad un
+sardonico sorriso, lo danno a divedere occupato assai di un’idea che
+gli fa battere con più frequente moto nel petto il cuore: egli ha
+la destra sull’impugnatura della spada; e per giunta uno stile di
+ricchissima impugnatura gli sta raccomandato alla cintura.
+
+Nè meno merita attenzione il quarto personaggio di questo gruppo
+straordinario. È costui uomo di mezzana statura; ma assai nerboruto
+e muscoloso: il suo sguardo ha non so che di sinistro, oltrecchè due
+occhi neri gli stanno incassati profondamente sotto due eminenti
+e folti sopraccigli, i quali a nulla meglio paragonar potrebbersi
+che a spinosi cespugli, che irti e mesti cadono sull’apertura di un
+antro; lo sguardo di questo personaggio di mal augurio è guercio ed ha
+un’espressione terribile. Angusta ne è la fronte, e duri e crespi i
+crini gli scappano di sotto ad un verde berretto. Il suo giustacuore
+è pur verde, verdi ne sono i calzoni e un cinto di cuoio sostiene un
+rozzo stile ed una daga; e questo personaggio ancora è chiaro che sotto
+l’abito porta una maglia. Egli poi tiene in lassa due mastini, il cui
+sguardo sanguigno ne dimostra la ferocia, e che di quando in quando
+ringhiano sordamente, e mostrano impazienza.
+
+In questo mentre la campana dell’orologio di S. Giorgio batte con
+misurato suono fra l’imperturbato silenzio della notte le dieci ore
+e mezzo. Uno dei mastini, inquieto, a quel suono alza più forte il
+ringhio; ed il giovine capo di quel drappello, vôlto al personaggio più
+sinistro di esso, così gli dice.
+
+— Non saprai tu dunque far tacere l’ingordo? così tu m’hai educati
+alla mia caccia i miei mastini? Non vedi che qualcuno si appressa?
+Tu omai mi diventi un imbecille non più buono a nulla: ma zitto ecco
+il nostr’uomo. No, non è quella gran massa ambulante: è della stessa
+statura ma le forme non sono le sue, colui è un giovine. Vedi, ha un
+liuto: ebbene sarà un innamorato che consuma le notti sospirando sotto
+un balcone di una bella. Vedi, si ferma sotto la sua casa! Non vorrei
+che costui disturbasse il mio disegno e mettiamogli un po’ di paura...
+Ma no, odi che già tocca il suo istrumento e fa un preludio. Ebbene,
+suona a meraviglia. Se non sarà questa sera pel nostro toro ghibellino,
+sarà un’altra che gli daremo la caccia. Ora non voglio perdere questa
+musica: ritiratevi più in qua, che nessuno ci vegga: così a maraviglia:
+zitto che canta; o corpo di Satanasso, la voce non mi è nuova! Udiamo
+la sua canzone.
+
+Così diceva il crudelissimo Giovanni Maria, posto agli agguati a capo
+della via per sorprendere qualcuna di quelle vittime che egli così
+di sovente destinava a sbramare la crudel fame de’ sanguinarii suoi
+mastini. L’infame Squarcia e due antichi e rozzi soldati lo seguivano,
+testimonii ed esecutori degli ordini suoi dispietati. L’aria che in
+suono misurato e tenero si udì risuonare è la seguente:
+
+ S’apre la terra e genera
+ Tenere erbette e fiori,
+ Ma anco a me non sorridono
+ I dispietati onori.
+
+ Natura intera il vivido
+ Color di speme or veste:
+ Ahi! me pur sempre ingombrano
+ Idee dolenti e meste!
+
+ A dolci accenti or aprono
+ I pinti augelli il canto:
+ Gli accenti miei dettarono
+ Sol la mestizia e il pianto.
+
+ E tu che splendi, o candida
+ Luna dal puro raggio,
+ E il maggior globo illumini
+ Nel cheto tuo viaggio;
+
+ Lodi ognuno il vergineo
+ Tuo rugiadoso aspetto,
+ Che de’ pensier più teneri
+ In noi sveglia il diletto: —
+
+ Ma agli occhi miei sol tenebre
+ È il tuo vago splendore:
+ Ed altri lumi ispirano
+ A questo cor l’amore. —
+
+Nel mentre che quest’aria veniva cantata con voce dolcissima ed
+un’espressione che ben dinotava spiegar essa appunto i sensi più
+candidi e veri dell’innamorato garzone che la spacciava, un’imposta
+si aperse di poche dita, e se non mostrò nemmeno nell’ombra colei che
+sembrava risguardassero quelle parole, almeno diede un lieve indizio
+che non ingrata giungeva, alle orecchie della bella, del cantore la
+melanconica canzone. Frattanto il suono variato del liuto continuava a
+ferire il silenzio di quel luogo, e faceva sentire i più dolci accordi.
+Il Duca, in questo mezzo, poichè ebbe in silenzio udita la canzone,
+vôlto allo Squarcia così gli diceva.
+
+— Questi versi di certo sono dettati all’improvviso; e sono assai
+belli, ma tu non hai gusto in ciò. Però il solo Arrigo Bianchi nella
+mia Corte avrebbe saputo improvvisarne di simili. Colui era un allegro
+compagno; ma mi ha lasciato. Il tristo non seppe accostumarsi alla
+nostra caccia; e ci ha abbandonati, per andare a farsi stringere nel
+suo castello da Facino. Sarebbe pur stato meglio per lui rimaner in
+Corte, e quivi passar il tempo vivendo delle altrui donne e dell’altrui
+sangue, che cader in mano di un furbo come Facino. Ma tornerà forse,
+tornerà; e la Corte presenterà tutt’altro aspetto, Squarcia. Io so di
+certa scienza che il nostro tutore, voglio dire il vittorioso Facino,
+è assalito dalle gotte e da’ dolori pericolosi. La Sibillina mi ha
+parlato, come l’asino di Balaam; e sebbene dicasi per proverbio, che
+cane non mangia cane, pure questa volta, quella rabbiosa vecchia mi ha
+detto che desidererebbe un boccone di cane.
+
+— Devo io, illustrissimo signore, preparargli una mezza dozzina di cani
+da mangiare? Non perderebbe ella il gusto del sangue più nobile?
+
+— No, bestia, no: tu mi diventi ogni giorno più stupido: io vedo che
+dovrò scegliere in breve un altro canattiere. Io volea dir solo che
+Facino, che ora sta stringendo Bergamo d’assedio e già ne ha presi
+i borghi, e che tante idee gigantesche ha nella mente di spogliare
+de’ loro dominj i Malatesta, il Vignate ed i Rusconi; egli di certo
+guarda con occhio ambizioso anche la nostra Corte dell’Arrengo, e
+pensa forse che non starebbe male sulle secche sue spalle il nostro
+manto ducale. Ma noi lo preverremo. Se ci scappò una volta, non
+salverassi la seconda. Ho anch’io i miei lacci per prendere di questi
+lupi; e buon per lui che non è in Milano, colpito dal male che ora lo
+affligge. Forse, a questa ora si sarebbe veduto il bravo Signore di
+Novara, Tortona ed Alessandria far una piccola guerra difensiva contro
+l’Ingordo il Guercio e la Sibillina.
+
+— Ha detto, Illustrissimo, che ha l’illustrissimo signor Facino nelle
+sue prigioni del palazzo, per darlo al Guercio, all’Ingordo ed alla
+Sibillina?
+
+— No, no. Oh così fosse! egli avrebbe una bella compagnia di
+Ghibellini per fargli corona all’inferno; ma ora non è il tempo.
+Però questo superbo e voluminoso bue di Porta Ticinese ad ogni
+costo voglio immolarlo. Egli ha, cred’io, in sè un secreto che non
+può permettere che viva un istante solo, quando a me si mostri il
+destro di sagrificarlo. L’avrei fatto prima; ma Facino, il terribile
+Facino mi tenne in rispetto. Ora egli ha bisogno di pensare a’ casi
+suoi; e costui che ha un nome per sè fatale, ora tocca la sua ora
+di perdizione. Ma zitti e pronti, parmi che venga! Il giovine cessa
+di suonare, e si ritira: tanto meglio: oggi l’assaliamo. Via, è lui,
+sciogli, Squarcia, i mastini. — _Piglia, piglia._ — Mano al ferro, e
+pronti ai cenni.
+
+Così diceva il feroce Duca, e le ultime parole volgevale ai due immani
+cani ed agli armati del suo seguito. La persona di cui parlava era
+frattanto giunta a passo misurato fin quasi vicino a un bel palazzo
+sotto il quale il giovine innamorato cantato avea la sua amorosa
+canzone; ma pare che di qualche cosa gli fosse nato sospetto, perchè
+avea tratta fuori la spada: i sospetti erano sempre pronti a nascere in
+que’ tempi di disordine e quasi di anarchia. Ora egli non sì tosto si
+avvide di aver a fronte de’ nemici, che gittò un fischio particolare,
+e postosi colle spalle verso la porta della casa già accennata, di piè
+fermo si preparò a difendersi dagli aggressori. Il primo che contra di
+lui si avventasse fu uno dei due mastini, ed egli d’un colpo lo stese
+al suolo spirante; l’altro più timoroso non osava avvicinarsegli ed, a
+qualche distanza, ringhiava fieramente.
+
+— _Avanti_, — gridò allora il Duca, e posto egli stesso mano al ferro
+si avanzò, seguito da’ tre compagni, per opprimerlo col numero e farlo
+prigioniero; ma un ausilario venne in soccorso dello sconosciuto. Posto
+mano al ferro, il giovine stesso che poco prima avea con tanta maestria
+toccato il liuto, con un coraggio ed una prontezza poco ordinaria
+venne innanzi, e ferito d’un colpo il Guercio, che era il superstite
+dei mastini, si diede a combattere collo Squarcia e coi due uomini
+d’arme che mollemente e forse a mala voglia lo secondavano. Frattanto
+aprissi lo sportello del palazzo; lo sconosciuto vi entrò illeso; e, o
+che credesse quell’assalto non a lui diretto, bensì all’altro che ora
+stava combattendo, o qualsiasi altra meno generosa idea il guidasse,
+lasciando il bravo suo ausiliario solo nel periglio, in salvo nella
+casa si pose.
+
+Parve che di essere così abbandonato solo a far fronte a tre l’altro
+non si aspettasse, perchè non sì tosto disparve colui in aiuto del
+quale aveva il ferro impugnato, che cedendo, portossi sulla piccola
+piazza ove ponea capo un angusto viottolo, pel quale forse disegnava
+meglio poter salvarsi. Ma il Duca fino allora rimasto nell’inazione
+si avanzò anch’egli, e gridò: — Cani di poltroni, non mi prenderete
+in tre un ribaldo che osa farci fuggire una preda? giuro al cielo, lo
+voglio vivo, o vi farò tutti e tre sulla medesima forca appiccare.
+— E all’incoraggiamento aggiungendo l’aiuto, si diede egli stesso a
+combattere contro il giovine valoroso, a cui finalmente Squarcia riuscì
+di afferrare il braccio per disarmarlo. Però, se dar luogo io posso
+ad un mio sospetto, non fu tanto il numero de’ nemici che disarmò il
+bravo combattente, quanto un flebile grido che partì, sul principio del
+combattimento, da quella finestra stessa alla quale egli avea rivolto i
+suoi sospiri.
+
+Caduto in mano dello Squarcia, il giovine venne subito cinto di catene.
+Ma egli non parve perdere l’alterezza del suo carattere, la fierezza
+del suo contegno.
+
+— Sai tu chi hai davanti, Giovanni Maria? — disse egli in tuono amaro
+al Duca che stava osservando la sua vittima nel mentre caricavasi di
+ferri, e forse ne meditava nel suo interno il ferale supplizio.
+
+La luna che batteva sulla piazza illuminava quell’infanda scena.
+Squarcia per un capo di una catena stringeva il suo prigioniero, e i
+due soldati gli si erano posti dall’uno e dall’altro canto, aspettando
+il comando del loro signore. All’interrogazione del captivo, costui si
+scosse; quella voce lo colpì di stupore; alzò la fronte accigliata e in
+cui spirava il suo mal talento contro di colui che la domanda gli avea
+vôlto, ma con stordimento parve ravvisarne le fattezze.
+
+— Sei tu, Biondo! — sclamò con voce che ben denotava lui essere
+attonito di quell’impensata apparizione. — Or qual demonio ti portò,
+per contrariarmi, alla mia presenza?
+
+— Dite piuttosto che io ci venni per risparmiarvi un delitto! — disse
+l’altro con alterezza.
+
+— Tu sempre parli in un tuono alto: ma bada bene che già mi hai di
+troppo ora offeso. Sai tu chi era colui che scopo io far volea delle
+mie vendette? Non sai che è il più malevolo Ghibellino del mondo? E
+tu che andavi trattenendoti sotto quelle finestre? Ma non è questo
+il luogo. Prometti che mi seguirai spontaneo al palazzo; e io ti faro
+levare i tuoi ferri.
+
+— No, giammai spontaneo io moverò un passo per tornare a quel palazzo,
+di cui io già da più anni giurai non avrei più calcata la soglia. Non
+sarà che colla forza, e carico di ferri, che quivi voi trar farete un
+compagno che vi amò, quando Giovanni Maria non si era dato in preda
+alle sue colpevoli inclinazioni!
+
+— Frena la lingua, se non vuoi ch’io te ne faccia pentire prima del
+nuovo giorno! Bada che chi offende Giovanni Maria, fosse suo padre, ne
+porterebbe immancabilmente la pena!
+
+Nell’ultima frase del duca alcuna cosa vi fu che lo fece ammutolire.
+Egli fece un cenno a Squarcia, e a passo lungo e spesso si volse verso
+la sua Corte dell’Arrengo; e dietro lui seguivano i suoi satelliti che
+seco traevano il giovine prigioniero.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIX.
+
+LA RICONCILIAZIONE
+
+
+Se il mio lettore, siccome io lo suppongo, di già non lo avesse
+indovinato, io sono ben afflitto di dovergli dichiarare che la
+scena terribile da noi riferita aveva luogo tutta fra persone di sua
+conoscenza, e per le quali forse l’animo suo è di già segretamente ben
+disposto.
+
+Giovanni Pusterla, oggetto di fieri sospetti pel Duca, il quale la
+vita di lui incompatibile stimava colla propria riputazione e che
+ne avea giurata la morte, il Pusterla fino a quel punto era rimasto
+sicurissimo in Milano sotto l’egida del nome terribile per Giovanni
+Maria del suo Generale Facino. Ma ora che quel Duca scellerato udita
+avea la pericolosa malattia del condottiere temuto delle sue armi, ora
+egli crederà poter por mano alle proprie vendette, ed immolare quella
+vittima che da tanto tempo invano avea cercata. E forse anche il suo
+odio e i suoi ostili disegni non si limitavano solo contro il Pusterla;
+egli aspirava forse ancora a far pagare la pena de’ suoi trionfi
+all’intero partito de’ Ghibellini; e la morte di Giovanni Pusterla non
+era che il segnale di una maggior carnificina, che cominciata sarebbe
+subito che la sorte liberato lo avesse di Facino.
+
+Giovanni Pusterla, dal suo canto, stimandosi sicurissimo in Milano pel
+terrore sparso nell’animo del Duca da Facino Cane, terrore di che avea
+avuto più di un’occasione di assicurarsi per propria osservazione,
+il Pusterla era ben lontano del sospettare che tanto contro di lui
+ardir potesse il giovin principe. Egli non pertanto, non appena si
+fu avveduto che alcuno stava in agguato vicino al proprio palazzo,
+che ponendo mano alla spada si era posto sulle difese. In que’ tempi
+di turbolenze ed anarchia gli animi vivevano in continuato sospetto:
+egli però era lontanissimo dal pensare di dover essere assalito dal
+tiranno della città, sebbene ciò altre volte ad altre persone fosse
+accaduto; chè molto godeva il disumanato Giovanni Maria a quel modo
+afferrar le sue vittime. Come adunque si fu avveduto di essere dal
+fiero Duca assalito, egli a tutta prima dubitò esserlo in fallo; tanto
+più che sebbene egli sapesse che mortal odio contro di lui serbava
+quel crudele, nondimeno non era, come il principe supponeva, veramente
+depositario di quel segreto fatale che avea formato la rovina del cugin
+suo e di tutta la di lui famiglia.
+
+Credette adunque Giovanni Pusterla che il Duca ad altra preda avesse
+vôlto la mira che non a lui medesimo, troppo sicuro pel favor di
+Facino; e per ciò appunto non sì tosto videsi al fianco uno straniero,
+che più non dubitò questo essere la vittima cercata, e quindi, aperto
+che a lui fu lo sportello della sua casa, in essa rifuggendo salvossi,
+maledicendo il perverso animo di Giovan Maria che a quel modo andava
+a caccia di uomini per straziarli come le fiere. Come però ebbe posto
+il piede sul primo gradino della scala, esitò, e fra sè disse: — Ma
+in ogni modo io da quello straniero fui salvato: non lo soccorrerò
+io? lo lascierò cadere nelle branche di quel frenetico spietato perchè
+preda lo dia a suoi mastini? — E, vôlto al servo che gli avea aperto lo
+sportello, e quindi l’avea chiuso,
+
+— No; — disse, — Giacomo, no; impugna la spada e seguimi: torniam di
+fuori, cacciamo quella canaglia!
+
+Ma non appena avea proferito queste parole, che un altro de’ suoi
+famigliari venendogli incontro gli gridò: — Accorra, signor Giovanni,
+accorra, che muore sua figlia!
+
+L’amor paterno impose silenzio all’altra sua generosa risoluzione;
+nè le diede più tempo di far sentire i suoi pungoli pure acuti. Il
+Pusterla, tutto scosso da indegnazione per le idee che destavagli la
+scena di cui di recente stato era spettatore, e da quella sospensione
+di animo prevalente che la recente novella subito in lui fe’ nascere,
+accorrendo, con qualche precipitazione entrò nella sala del piano
+superiore, per essere testimonio delle angosce che agitavano la
+figliuola.
+
+Questa difatti, dopo di essere dalla finestra stata spettatrice di
+parte di quella scena, gli spiriti mancandole nel momento in cui potè
+distinguere al raggio della luna le persone fra le quali accadeva,
+venne meno, e messo fuori un flebil grido lamentoso, era caduta come
+morta fra le braccia della sua fedele ancella, la giovinetta Agnese,
+che essa pure non poco sembrava turbata per quegli accidenti di che era
+stata testimonio.
+
+— Oh cielo, la povera Beatrice muore! — sclamò questa non appena veduto
+ebbe comparire nella sala Giovanni Pusterla.
+
+— Nol voglia Dio! non sarà che uno svenimento passeggero. Via, presto
+portate acqua fredda, aromatiche essenze: scioglietele le vesti. Figlia
+mia, mia cara Beatrice: non temete per me: eccomi io sono salvo: io
+sono sicuro. Aprite gli occhi e guardate vostro padre.
+
+Nel profferire queste parole, il fiero Ghibellino, commosso, spargea
+grosse lagrime, lagrime che la tenerezza paterna traea dal suo cuore
+indurito ad ogni altra sensazione, lagrime che ben palesavano quanto
+amore egli portasse a quella tenera e più cara parte di sè stesso. Ma
+Beatrice ancora in sè non riveniva. Ogni argomento per richiamare i
+suoi spiriti venne allora posto in opera dal padre, non meno che da
+Agnese e da alcuno altro de’ famigli; il Pusterla ancora proseguiva
+colle parole a rincorarla: — Via, aprite gli occhi, Beatrice. Figlia
+mia, fatevi coraggio. Nulla è accaduto di sinistro. Ohimè! non udirai
+tu le mie parole? Beatrice, Beatrice, non conosci la mia voce!....
+
+Qui stette sospeso un istante: un’altra idea gli balenò nell’animo. —
+Ebbene, io sono disperato! — poi gridò vedendo che la figlia in sè non
+tornava da quel mortale letargo. — Io mi vendicherò almeno di quello
+scellerato! Giacomo, Martino, Eugenio, impugnate le spade e seguitemi.
+Una fiera tragedia si compia in questa notte fatale!
+
+Egli così dicendo si animava in viso della più feroce espressione
+dell’ira: le vene della sua fronte gonfiavansi terribilmente: i suoi
+occhi gittavano scintille. — Ma lascerò io così quest’angelo a morire?
+Beatrice, Beatrice...
+
+Beatrice finalmente parve riscuotersi. Allora tutta l’ira del padre
+suo parve cadere, siccome appunto a un tratto sparisce incendio che
+per opera di magia allo sguardo si è parato. E forse fu questo passivo
+moto della misera la cagione fatale della rovina della persona il cui
+pericolo appunto in quel mortale abbattimento la avea gittata.
+
+In fatti se nel bollor della sua collera il valoroso e determinato
+Pusterla dato si fosse ad inseguire ed investire con tre o quattro
+de’ suoi il barbaro Duca, era bene probabile che non pur tolta
+ad esso avrebbe la sua preda, ma la pena portar gli avrebbe anche
+fatto di tutti i suoi misfatti, e forse ancora qui aveano fine le
+angosce di Beatrice. Al riconoscere nel suo liberatore la persona del
+Bianchi, l’antico risentimento cedendo, per effetto della naturale
+sua generosità, avrebbe forse dato luogo ad una riconciliazione
+sincera; e le spiegazioni che indi seguite sarebbero, avrebbero forse
+fatta conseguire la comune felicità, unendo due cuori che per amarsi
+scambievolmente la natura avea creati, e cui sì duramente i pregiudizi
+e gli sdegni di parte, con tanta tortura di entrambi, separavano.
+Ma riscuotendosi la giovinetta alle ultime parole del padre, tutti i
+fili di sì bella tela mise in disordine; e Giovanni Pusterla, più non
+pensando ad uscire per sue vendette, alla cara sua figliuola tornando,
+di nuovo si diede a confortarla.
+
+— Ah sì vivi! apri gli occhi; eccomi, figlia mia, eccomi a te illeso.
+Fatevi coraggio, mia diletta Beatrice; per l’amor del padre vostro,
+fatevi coraggio. Ma voi volete alzarvi! Che veder vorreste da quella
+finestra a cui volgete gli sguardi? Non mi conoscete? Non sono qui io,
+vostro padre?
+
+— Ah, padre mio, dunque egli..., egli...
+
+— Di chi parlate, figlia mia, di chi parlate? Non sono qui? Sì, è vero,
+corsi del pericolo, e forse fui preso in fallo, forse fui tolto di mira
+da quel malvagio di Duca, che può essersi arrischiato a tentare una
+impresa anche contro di me, ma di cui avrassi a pentire. Ma se di altri
+parlate, e chi è quegli? che dir volete?
+
+— Arrigo, Arrigo!.... Arrigo Bianchi, non fu ucciso o disarmato?...
+Oimè che l’hanno assassinato! — con voce languida e lamentosa, sclamò
+l’infelice.
+
+— Oh cielo, ella vaneggia! Ora che le passa mai per la fantasia colui!
+Io non so di chi parliate, cara figlia; ed è fin da quando ci sfuggì a
+Parravicino che io non vidi quel Guelfo ribaldo!
+
+— Ah no, essa non vaneggia, signor Pusterla, — disse Agnese; — e non
+parlate di tal tenore, se non volete ucciderla.
+
+— In nome del cielo adunque, spiegatevi, io nulla comprendo! — disse
+Giovanni Pusterla.
+
+Agnese, a cui questa domanda veniva indiritta, disse che Beatrice
+creduto avea veder suo padre seguito da varii armati combattere contro
+Arrigo Bianchi!
+
+— Io non so scoprire questo mistero! Io fui assalito certamente dal
+Duca e dall’infame Squarcia. Ben è vero che io fui soccorso da un
+giovine... Ma che costui fosse il Bianchi, come possa entrare in questa
+avventura, io non so spiegarlo. Ma io di certo non mi sono battuto con
+lui; e se egli, ciò che io non credo, si è battuto col Duca, lo ha
+fatto con un antico suo amico, e se io non gli posso desiderar male
+avendomi, fosse anche inscientemente, salvata la vita, di certo bene
+egli non potrà passarla con uno scellerato come è Giovanni Maria. Ma
+che però?...
+
+— Oimè! in mano del crudelissimo Giovanni Maria! — sclamò Beatrice con
+voce languida e che venìa meno.
+
+— Sì, e probabilmente, malgrado la sua antica amicizia, sarà fatto a
+pezzi da’ suoi mastini, cosa che veramente....
+
+— Oh cielo, io più non reggo! — sclamò Beatrice; e quest’ultima parola
+non ebbe profferita che cadde in una nuova sincope e più profonda.
+
+— Voi l’avete uccisa colle vostre parole! — sclamò Agnese con uno
+sdegno angoscioso. — Arrigo Bianchi era suo amante.
+
+— Amante!... Quale inestricabile laberinto è questo mai!
+
+— Sì, suo amante. Che serve il tacere, se ella per lui ora muore!
+Io era a parte del suo segreto. Già da più e più notti il giovine
+passava sotto di queste finestre, canzoni amorose cantando; e con quale
+soavità! E poi, non fu essa che lo liberò quando prigioniere si trovava
+nel castello di Parravicino? Per amor di lei, egli si era lasciato
+far vostro prigioniero; e per ricompensarlo di quest’amore, dalle sue
+mani stesse egli vide aprirsi la sua prigione. Poveretti! si amavano
+teneramente, sebbene speranza non avessero di possedersi! Ma deh,
+cerchiamo richiamarla a vita; e voi guardatevi bene dall’ucciderla con
+incaute parole!
+
+Il Pusterla rimase un istante come di pietra: una vampa di sdegno
+poi già salivagli al capo ad accecargli la mente; quella notizia le
+passioni sue feroci tutte concitava: ma cadendo gli occhi suoi sulla
+figliuola, alla vista di quelle fattezze agitate dalle angosce di
+una convulsione penosa, e di quelle guancie coperte di una mortale
+pallidezza, tutto si sentì commosso da un affetto del tutto opposto; e
+vinto finalmente dall’amor paterno, così sclamò:
+
+— Ah no, figlia mia, vivi; vivi, che io tutto farò ciò che tu brami!
+Deh, apri gli occhi, Beatrice, ascolta le mie parole!
+
+— Sia benedetto il cielo; consolatela una volta, se c’è modo! — sclamò
+la buona Agnese.
+
+— Sì, — proseguì il vecchio, commosso fin nel fondo dell’anima. — Sì,
+io metterò tutto in pratica per salvare Arrigo. Egli mostrò sempre
+coraggio e bravura: e giacchè quest’angelo lo ama, io dimenticherò che
+egli sia mio nemico. E d’altra parte ogni partita nostra era di già
+in suo favore saldata questa notte, se mi ha salvato da quel ribaldo
+esecrato. Sì, figlia mia, mia Beatrice, fa cuore, che io ti prometto
+che ogni strada tenterò per salvarlo. Tu apri gli occhi? con maraviglia
+mi ascolti? Sì, io a te sacrifico i miei rancori; l’inflessibile
+odio di parte sì di buon grado io spoglio, e all’amor tuo lo concedo.
+Tu l’ami, ed io, fin da questo punto, siccome figlio mio proprio lo
+riguardo. Ma fa cuore, in nome del cielo; fa cuore perchè non venga
+meno nel padre tuo la forza di mandare ad effetto le sue promesse!
+
+— Ah sì, voi salvarlo dovete, o padre, — sclamò angosciosamente la
+misera; — voi il dovete. Voi diceste ora che per voi oggi pose in
+pericolo la sua vita? Ah non è, credetemi, non è la prima volta che lo
+ha fatto! Egli è generoso, e voi dovete salvarlo! Ma, oimè, come sarà
+strappato dalle mani del crudo Duca?
+
+— Io spero assai, Beatrice, io spero assai, — disse il Pusterla, dopo
+essere per breve istante stato sopra pensiero. — Se noi frammetteremo
+gli uffizi onnipossenti di Facino Cane, egli di certo lo salverà.
+E d’altra parte il Duca era un tempo assai amico del Bianchi, e
+ripugnargli deve assassinarlo. Ora mi avveggo che solo contra me il
+perfido Giovanni Maria tendea gli agguati. Ebbene, domani lasceremo
+Milano, per noi mal sicuro; andremo a Parravicino; e di là io mi
+porterò tosto a Bergamo per conferire con Facino.
+
+— Ma troppo tempo per ciò è necessario... Non si potrebbe intanto,
+per altra via, prevenire le conseguenze dell’ira del Duca... Beatrice
+Tenda...?
+
+— Sì, angelo mio; tu ben pensi; domani mattina noi ci recheremo da
+Beatrice Tenda, e di tutto la istruiremo. La nobil donna certo non ci
+negherà la sua mediazione. E di poi partiremo. Non dubitare; io sono
+assai tranquillo sulla sorte di Arrigo. E quanto a quel perfido di
+Duca,... un giorno.... verrà forse un giorno.... Ma basta, ora deh,
+Beatrice, vogliate porre in calma i vostri spiriti... date alcun riposo
+al vostro corpo.
+
+— Ahi, quale riposo, quale tranquillità può mai gustare una meschina
+che si trovi nella mia situazione!
+
+
+
+
+CAPITOLO XX.
+
+I RIMORSI
+
+
+Ma se questa notte fra angosce terribili passava per la famiglia del
+Pusterla, e secondo tutte le apparenze per lo stesso Bianchi, non meno
+tremenda per altro pe’ suoi terrori a lento passo trascorreva sul capo
+dell’esecrabile Giovanni Maria.
+
+Giunto nel suo palazzo, silenzioso sdegnò ogni uffizio de’ suoi
+camerieri e paggi, e solo ritirossi nella sua stanza. Quivi su d’una
+tavola ardeva una lucerna di nobilissimo lavoro, e spandea intorno un
+fioco lume. Egli si diede a passeggiar per la camera, in preda a’ suoi
+pensieri turbolenti, che irritavano il suo sdegno e risvegliavangli le
+più funeste rimembranze.
+
+— Egli ardire rimproverar le mie azioni! egli frapporsi con tanta
+audacia fra me e il mio nemico! Oh! fosse stato cento volte più mio
+amico, egli se ne pentirà! Ecco che senza di lui quel Ghibellino ora
+più non esisteva; e l’ultimo che in sè serbi il fatale secreto sarebbe
+spento! Ma l’ultimo, dico io? Forse che ancor non vive il Pagano;
+forse che questo vecchio Ghibellino non lo avrà svelalo a mille altri
+della sua setta! Ah Giovanni Maria, Giovanni Maria; troppo indugiasti
+tu l’esecuzione del tuo disegno! Ma questa fiera idea,... questa
+ricordanza della madre,... perchè sempre mi turba?... non mi odiava
+essa? Non dovea io vendicarmi?... Oh ricordanza che il cuor mi morde
+come far lo potrebbe il dente d’una serpe rabbiosa! oh quanto già tu
+mi costi, o vendetta di sangue! Chi presagito mi avrebbe che tanto
+scuotere poscia doveva il cuor mio? Ma io sono un imbecille! Forse che
+non fu crudele Ella stessa nelle sue vendette; non me ne diede essa
+l’esempio, facendo troncare le teste de’ suoi nemici? me non avea posto
+come in ceppi? non mi allontanava, la scaltra, dagli affari, par darne
+ella le redini ai suoi drudi? ora perchè i lineamenti suoi pallidi
+e contraffatti mi stanno sempre dinanzi gli occhi? perchè sempre una
+voce terribile mi minaccia di sua vendetta? Ah sì: se io tosto spegnea
+coloro che esser credeva a parte di questo segreto, io tranquillo ora
+sarei, o meno soggetti di terrore avrebbe la mia mente; nè andrebbe
+creandosene la mia fantasia! Pure chi mai può darmi fondata accusa?
+non ha Squarcia subito ucciso l’autore della morte di _lei_, appena
+che esso fu di ritorno nel mio palazzo? colui era uomo sicuro; ed avea
+giurato sull’evangelo che bocca non avrebbe aperto. Ma pure... e il
+Pagano e il Pusterla han traspirato l’arcano! oh perchè tutti non ho
+potuto raggiungerli all’istante colla spada di mia vendetta! Ma non
+provocherò io gli uomini e il cielo con queste scene di sangue? ah no,
+il terrore è necessario: tutti mi aborrono, tutti mi gridano parricida!
+L’aure hanno manifestato il mio delitto. Ma che perciò? non potrò io
+per questo riaver la pace? non potrò io anche confessare quello che ho
+fatto; mancheranno a me giudici corrotti per difendere la causa mia? ne
+sono mancati al padre mio, quando rapì lo Stato a Bernabò? Ah sì egli,
+egli di me ebbe più forte petto! Tremò egli le notti poichè ebbe dato
+il veleno allo zio? Ma chi poteva mai leggere in seno a quell’anima
+dissimulatrice! Ah sì, forse egli nel silenzio notturno, e nella tetra
+solitudine, provò nel petto anch’egli queste mie furie. Oh dunque tanto
+debole è l’umana natura! L’inferno a me dinanzi si spalanca! ecco mille
+demonii preparano i miei tormenti! ahi quivi io non avrò più scettro;
+non più corona! qual freddo mi assale a tale idea! Ebbene, io espierò
+questo sangue! arricchirò conventi! saranno da me fatte celebrare
+milioni di messe! assisterò ogni giorno al santo sacrifizio; pregherò
+il papa che mi mandi una reliquia onnipossente! Ma cesseranno poi con
+questo i miei terrori?
+
+«E il sangue, il sangue che io verso tutto dì, è egli un sangue che
+non grida contro di me vendetta? Ma non sono miei nemici; non sono
+Ghibellini, e quindi nemici della Chiesa? ed alfine, non sono io forse
+l’assoluto padrone delle loro vite? Oh i miei nemici tutti devono
+perire; essi troppo mal sicuro rendono questo trono che il ciel mi
+diede! E poi non è fors’anche questo un vano terrore che mi spaventa?
+— Chi di là venne, e mi assicura che, dove vita cessi, siavi un’altra
+esistenza? non ponno essere queste fole per spaventare gli imbecilli? E
+inoltre perchè non potrò io, come Bernabò, giunto all’estremo de’ miei
+giorni, piangere le mie colpe? Non sono ora nel vigore dell’età mia,
+nel fiore degli anni giovanili? e tremerò della morte? Ma pure questa
+idea feroce, la morte, a me ognora si appresenta. E tu, tu, _Donna di
+ferro_, cento volte ne’ sogni miei turbati mi gridasti che sarebbe
+la tua vendetta. Ma io saprò scansarla; e quanti sospetterò esser a
+parte del segreto fatale, tanti ne manderò a sbramar le canne de’ miei
+mastini sitibondi.
+
+I pensieri del Duca, ciò detto, presero un corso, sebben cupo, meno
+tormentoso e distinto. Egli passeggiò ancora per qualche tempo per la
+camera, di poi si gittò senza spogliarsi sul suo letto, ed un breve
+sonno torbido ed inquieto scese ad assopire i suoi sensi. Mille feroci
+larve, durante la notte, lo molestarono, e si destò il dì seguente che
+il sole era già alto sull’orizzonte. Egli portossi subito, come era
+suo uso da qualche tempo, ad udire la messa nella vicina chiesa di San
+Gotardo, annessa al ducale palazzo; quindi comandò si introducesse in
+sua presenza Arrigo Bianchi.
+
+Allorchè diede questo comando, stava Giovanni Maria nella sala maggiore
+del suo palazzo, la quale prendeva nome dal Trono che sontuoso e
+coperto di porpora e d’oro quivi su varii gradini si ergeva. Egli avea
+indosso un giustacuore di drappo d’oro, ed una ricchissima collana di
+gemme preziose scendevagli sul petto sostenendo una croce. In testa
+avea il ducale berretto, e pur il manto ducale scendevagli dalle
+spalle. In più parti dell’abito ricamata vedevasi l’arma de’ Visconti,
+e la Biscia tremenda apriva la bocca da cui usciva l’ignudo fanciullo.
+I panni di gamba erano di seta, a que’ tempi assai preziosa, e di due
+colori siccome l’uso; una metà di un colore di porpora vivace, l’altra
+metà di un lucente bianco che superava lo splendore della neve. I
+lineamenti di lui avrebbero ingannato il più penetrante osservatore
+sul carattere dell’uomo a cui erano stati concessi dalla natura. Belli
+e pieni di nobiltà, ora che composti si vedevano, e che la simulazione
+restar facevali nella quiete, altro non mostravano di equivoco se non
+se due sopracciglia che si avvicinavano inquiete, e davano un qualche
+indizio che lo spirito di colui che sì belle forme vestiva era in
+qualche disordine. Gli occhi ancora colla loro instabilità tradivano la
+compostezza maestosa di tutti gli altri suoi atti e lineamenti.
+
+Nè l’addobbo della sala era meno corrispondente alla magnificenza degli
+abiti del sovrano che in sè chiudeva. Sulle pareti dipinte vedevansi
+antiche gesta, di vario soggetto; le guerre de’ Troiani; le fatiche
+di Ercole; la fabbricazione di Roma; Attila cui il pontefice piega
+a lasciar l’Italia. La vôlta rappresentava l’incoronazione di Carlo
+Magno; chè tali avvenimenti aveasi fatto dipingere il buon Azzone
+Visconti, che non avea dimenticato il proprio ritratto. Quella sala
+era stata in origine da Azzone chiamata il _Tempio della Gloria_; ma
+di poi un tal nome passò in disuso; ancora varii cambiamenti vi erano
+stati fatti; e Giovanni Galeazzo, per esempio, vi avea nel fregio fatte
+dipingere le proprie gesta. Varii cortigiani stavano ritti in piedi a
+rispettosa distanza dal loro Signore, e primo fra questi appariva il
+primo cameriere del Duca, Bertone Mantegazza.
+
+Come Arrigo Bianchi, ancora cinto di ferri, fu intromesso nella sala,
+il Duca gridò: — Non già, non già; non sia vero che cinto di ferri a me
+compaia innanzi un mio antico compagno. Levategli quelle catene.
+
+Arrigo, nel mentre che gli uffiziali ducali si affrettavano a
+scioglierlo de’ suoi legami, girò uno sguardo intorno; ed incontrati
+i proprj occhi con quelli di Bertone Mantegazza, gli sorrise in volto
+melanconicamente. Era questi un antico suo collega. Il Mantegazza
+abbassò lo sguardo, e parve agitato da una penosa meditazione.
+
+Il Duca riprese la parola; e disse: — Ognuno si ritiri da questa sala;
+ma stiano le guardie di fuori pronte a comparire al menomo mio cenno. —
+E come ognuno si fu ritirato, vôlto al Bianchi così gli disse:
+
+— E così? sei tu diventato più saggio? la notte ha posta la calma ne’
+tuoi pensieri? Sei tu pronto a soddisfare all’ingiuria che festi ieri a
+Giovanni Maria?
+
+— Signore, io sono sempre lo stesso: nè so quale io vi debba
+soddisfazione. Ma, benchè la colpa che voi mi apponete meritar possa
+anzi un premio, io so bene che nulla vi potrà trattenere dallo sfogare
+anche su chi chiamate vostro antico compagno il vostro furore!
+
+— Vuoi cangiar tuono? vuoi cangiar tuono? Non sai tu, come io so punire
+chi mi oltraggia?
+
+— Si, lo so, ed io già mi aspetto la quaresima di Galeazzo.
+
+— No, Arrigo, no, nè la quaresima di Galeazzo, nè la caccia di Giovanni
+Maria non sono per uno che passò sollazzandosi con me i più bei giorni
+della mia vita. Sì, noi fummo compagni, noi fummo amici. Io da te esigo
+ora per la tua audacia un risarcimento; ma questo costare a te non
+debbe nemmeno un capello.
+
+— Io non intendo che dir vogliate; ma tremo di sentirne la spiegazione.
+
+— Il diavolo ti porti, impudente riprensore! Ma ascoltami; e se il
+partito non è giusto, io acconsento che tu mi parli come ora fai, e
+in modo che guai ad un altro che si fosse arrischiato di dirne la
+centesima parte! Ma tu sai che sempre ti ho prediletto. Odimi. Tu
+ieri a me sottraesti una testa ghibellina carica di scelleratezze,
+e piena di vento e superba albagia; una persona che a una famiglia
+appartiene che, per essere stata autrice della fatale disgrazia che mi
+rapì una madre che io amava, caddemi in odio mortale, ed ho sacrato
+in espiazione per placare lo spirito di una sovrana tradita che la
+reclama. Sì, tu sai che questi Pusterla, dando mano ai traditori
+Ghibellini che assaltarono Monza, furono ancora gli autori della morte
+della Duchessa mia madre. Ora nessuno di essi, ove in me sia il potere,
+dee respirare un solo istante la vita che io posso rapirgli. Una vita
+che io sacrai pertanto alla più giusta di mie vendette, una colpevole
+vita, tu ieri mi togliesti, forse perchè affascinato dall’amore per
+la figliuola di quell’uomo da me aborrito. Io udii gli accenti che,
+secondo ogni apparenza, a lei volgevi. Ma ancora questo non è che
+supposto, e se non fosse, ebbene è per lo meglio! se è, non sarà
+Giovanni Maria che opporrassi ad una tua pazzia. Io sono indulgente, lo
+sai, in queste cose: nè si fa mai la guerra al sesso femminile, fra il
+quale non regnano le distinzioni di Guelfi e di Ghibellini.
+
+E qui il Duca fece una breve pausa, come per dar campo ad Arrigo di
+dargli una risposta. Ma questi non aprì bocca, e Giovanni Maria dopo un
+istante proseguì.
+
+— Ebbene, tu mi togliesti la vita di un uomo che io già con inchiostro
+di sangue avea segnato sul mio libro nero di proscrizione, e che non
+può più esistere. Anche la figlia di lui era compresa nel ruolo fatale
+che condanna chi vi entra a lasciare la vita; ma, comechè perito sia
+sotto il pugnale di Squarcia un fanciullo di lei più innocente, pure
+la giovinetta, se l’ami, io a te la dono. Però ad espiare la tua colpa,
+ed ancora per la gratitudine del favore che io ti profferisco, tu a me
+devi la promessa di un servigio.
+
+Il Duca fece nuova pausa; ma Arrigo neppure questa volta non aprì
+labbro.
+
+— Sì, — proseguì allora il Duca dopo qualche tempo; — quella vita che
+tu sottraesti ieri al colpo fatale che troncar ne dovea il filo, quella
+vita a me è dovuta. Il Pusterla oggi, senza dubbio, lascerà la città;
+nè io, per la prevalenza ed il furor de’ Ghibellini, potrei colla viva
+forza trarlo nelle mie reti: troppo è forte il partito che lo sostiene,
+troppo ancora egli è amico di Facino; e Facino, sebbene infermo, pur
+vive. Ma tu devi espiare il tuo fallo. Pochi hanno il tuo coraggio;
+pochi hanno la tua forza colà ove quel vecchio se ne sta siccome
+uccello di rapina, rintanato nel suo castello. Tu devi recarmi la testa
+del Pusterla. Non temere che altri vendichi la sua morte. Rispondi.
+Dopo, se a te aggrada, potrai far tua la di lui figlia.
+
+Una vampa di fuoco a quella cruda proposizione salì al volto del
+giovane Arrigo, che fino allora a stento avea contenuto lo sdegno che
+la simulazione e gli empi raggiri del Duca in lui movevano.
+
+— Ed è a me, che lasciai la Corte tua per non essere a parte degli
+assassinj che ivi si commettono; ed è a me dunque che voi osate
+proporre così il più scellerato degli assassinii? Voi vendicar volete
+la morte di vostra madre? Or bene, a che tardate; non sarà mai troppo
+da voi lontano che ne troverete l’uccisore.
+
+— Che dir pretendi! — con voce orribile, e montando nelle furie più
+tremende, sclamò il Duca, il cui viso divenne fuoco, di cui gli occhi
+spalancati, rotandosi, parvero voler uscire dalle loro orbite; che
+strinse d’ambe le mani i pugni, e i denti gli battevano siccome uomo
+preso dalle più spaventevoli convulsioni.
+
+— Io di già l’ho detto; e tu di già troppo m’hai compreso!
+
+— Sì, troppo, — replicò il Duca: — in un’accusa tanto oltraggiosa tu
+pronunciasti la tua capitale condanna! Olà! sia caricato di catene
+costui, e gettato nel carcere più profondo del palazzo. E se egli
+apre labbro sia ucciso. — Queste parole erano rivolte alle guardie,
+che appena chiamate comparvero nella sala, e che via seco condussero
+il giovine altero, che con un sorriso amaro di disprezzo accompagnò
+coll’occhio il Duca finchè lo perdette di vista.
+
+Un istante dopo che Arrigo si fu ritirato, Bertone Mantegazza annunziò
+al Duca che Beatrice Tenda chiedeva di essere ammessa alla sua
+presenza.
+
+— Beatrice Tenda! — sclamò il Duca. — Ora che vuol da noi questa degna
+sposa di Facino? Ma ancora non è il tempo di rimandarla. Venga, questa
+Amazzone imperiosa. Ancora dovremo sorbirci le stucchevoli sue ciancie;
+ma sarà per poco, io spero. Veramente ora non bramerei la presenza di
+alcuno; ma a costoro ancora non conviene chiuder la porta. Potrebbero
+essere esagerate le notizie del pericolo in cui è la vita di Facino.
+
+Beatrice Tenda, donna illustre nell’istoria della nostra patria
+per il virile suo animo, per la sua ambizione, e soprattutto per la
+sanguinosa catastrofe che pose termine a’ suoi giorni, trovavasi allora
+in quell’età in cui la donna tramonta verso la vecchiezza. Ma la sua
+alta e ben proporzionata statura, le sue virili forme, l’espressione
+imperiosa del suo sguardo, la ricchezza dell’abito suo, ancora davano
+ad essa un’aria di beltà, la quale, unita al vasto dominio del marito,
+determinò poi il successore di Giovanni Maria a farla sua consorte.
+Nozze infelici, da cui non partorissi che odio e rancore e dissensioni,
+dalle quali provenne poi la morte della nobil donna, non senza
+indelebile taccia di ingratitudine per parte del Conte di Pavia suo
+marito, che ebbe la crudeltà, su d’una falsa accusa, di farle troncar
+la testa nel Castello di Binasco.
+
+Beatrice Tenda comparve nella sala, e la sua aria maestosa incutè un
+istante rispetto nel giovine Duca, che a lei si volse, e malignamente
+le chiese quale fortunato accidente fosse cagione che a lui si
+presentasse la nobile Beatrice Tenda.
+
+— Non parlate di fortunati accidenti, illustre Duca; non parlate di
+fortunati accidenti ad una donna, il di cui cuore è contristato più
+che mai dall’afflizione. Il nobile Facino, colpito da una malattia poco
+nota e crudele, sta per essere trasportato a Pavia, per quivi ricevere
+i soccorsi dell’arte che a lui recar può la scienza del famoso Marsilio
+di Santa Sofia; ed in breve io partirò per quella città, perchè dalla
+presenza mia, dalle mie cure, egli riceva quel conforto che altri non
+mai con egual amore a lui porger potrebbe. Ma prima un dovere di pietà
+ed amicizia mi porta un istante ai vostri piedi.
+
+— Dunque Facino è così a mal partito? Questo è bene, come voi dite, una
+novella di gran momento! Io mi rallegro che voi siate stata sollecita a
+recarmela.
+
+— Ah, ben lo veggo, ancora voi pel mio consorte non nutrite che
+sospetti ingiuriosi! Egli vi servì fedelmente; egli solo sostenne il
+crollante vostro soglio; egli tuttavia le armi impugna per dilatare il
+vostro dominio: ma voi i di lui meriti gli ponete a colpa; ingiuriate
+le intenzioni sue rette; e con piacere voi sentite il pericolo che
+minaccia i suoi giorni preziosi.
+
+— Preziosi voi dite! Sì davvero! non dipendono da lui Tortona, Voghera
+ed Alessandria, oltre gli altri feudi molti che concesso gli abbiamo
+sul Milanese?
+
+— Ma quando egli sia perito, di voi poi che sarà? Il Conte di Pavia
+asconde più senno ed ambizione che voi non ne sappiate misurare: io lo
+conosco. Egli e i Malatesta invidieranno il vostro dominio. Non furono
+visti altre volte rapirsi i fratelli fra di loro lo Stato? ricordatevi
+come morisse Matteo. Ora, finchè il nobile Facino vivrà, chi contro di
+voi oserebbe porre in opera o la violenza o il tradimento? Ma s’egli
+muore, ove sono gli eserciti che vi difendano, ove i capitani che
+sappiano sventar le arti di un fraudolento nemico, sostenere il vostro
+trono? La città non spira che inimicizie di parti: nel mentre che fra
+di loro si scanneranno Guelfi e Ghibellini, voi non avrete un solo che
+penserà a difendere i vostri diritti alla corona.
+
+— Beatrice Tenda, che pretendete voi? Non sarà già dal senno vostro
+che attingerà Giovanni Maria i suoi consigli. Non ho io braccio
+capace di trattare la spada contro chi pretendesse assalirmi? Ma la
+mia tolleranza è quella che mise ardire in costoro, che di già troppo
+hanno goduto dei frutti di mia bontà. Or via, finiamola. Io rispetto la
+virtù di Facino; ma, conveniamone, fu una virtù assai interessata. Io
+rispetto in voi la sua nobile consorte; ma non vi arrogate di trattarmi
+con quell’orgoglio con che forse la debolezza del mio generale permette
+che voi lui trattiate sotto il tetto della sua casa. Su via, a me qual
+cagione vi conduce?
+
+— Signore, perdonatemi se la stima che io ho per il bravo mio sposo,
+con troppo calore mi rese difenditrice della sua fama. Voi però sapete
+quale umile devozione ciascuno di noi professi alla Maestà Vostra!
+
+— Io già vi ho perdonato; parlate.
+
+— Io venni da voi per impetrare una grazia.
+
+— Una grazia! Molte già ne ho a voi concesse; di buon grado e un
+po’ per forza, molte, voi il sapete, ne ho concesso al nobile vostro
+consorte. Or che volete?
+
+— Un giovine, un tempo vostro amico, udii essere caduto in vostra
+disgrazia. Io vi chieggo la vita di Arrigo Bianchi.
+
+— Bella fraternità, quanto grata tu giungi al cuore del padre di questa
+città, prima fatalmente tutta in dissidj! Ecco finalmente riconciliate
+le parti, ecco chiedere grazia pel Guelfo il Ghibellino! Che non darei
+io a tanta virtù! Ma voi sognaste, nobile Beatrice; Arrigo Bianchi
+non è in mio potere. O nobile Beatrice, parmi che, con tutta la
+virtù vostra, i vostri sogni vi richiamino alla fantasia giovani ben
+vigorosi!
+
+— Deh, non tormentate una donna di già rammaricata fin nel profondo
+dell’anima. Deh, se cosa alcuna ancora ottener ponno i miei preghi,
+io vi supplico, quel giovine a me donate. Io so di certo lui essere in
+vostre mani.
+
+— Signora, voi mi chiedete cose impossibili. Io non posso che ripetervi
+che questi sono sogni; nè potrei compiacerlo se questa domanda mi
+facesse lo stesso Facino.
+
+— Ah voi non gliela neghereste, se egli fosse capace di qui mostrarsi
+cinto delle sue armi, — disse Beatrice con un nobile risentimento.
+
+— Beatrice Tenda! — gridò il Duca con voce tremante, — voi mi
+ingiuriate; e voi meritereste che io vi facessi provare che non
+soffre da alcuno tali oltraggi Giovanni Maria! Ma voi siete una donna
+privilegiata. Ritiratevi però, ritiratevi prima che io mi muti di
+consiglio. Ma no: io dimenticava che vuolsi agli amici concedere la
+facoltà di consigliare gli amici; e noi dobbiamo essere grati alla
+nobile moglie del vittorioso Facino. Bella Beatrice, voi siete libera
+di ritirarvi. Tolga il cielo che noi puniamo chi anzi merita tutta la
+nostra gratitudine.
+
+Quest’ultima parte della sua risposta fu profferita dal Duca coll’aria
+del più amaro sarcasmo; e, volgendole le spalle, si ritirò.
+
+— Anima vile e paurosa, quanto perfida e superba! — sclamò Beatrice a
+mezza voce, poichè egli fu uscito dalla sala: — Affretti il cielo la
+punizione di tutti i tuoi misfatti. — E piena di dignità si mosse per
+partire.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXI.
+
+IL DELITTO VENUTO IN CHIARO
+
+
+Non appena si fu diffusa per Milano la notizia che Facino Cane,
+travagliato da pericolosa malattia, lasciava Bergamo per recarsi
+a Pavia, per ricevere i soccorsi di quegli illustri medici che
+insegnavano nell’Università, cioè a dire Marsili di Santa Sofia,
+Pietro Ruscegnano e Giovanni Visdomo, che subito un sentimento di
+inquietudine e timore era sorto fra i Ghibellini. Ma quale fu lo
+sdegno e il malcontento di tutti allorchè, la mattina seguente al
+giorno che sì fatale novella era pervenuta nella città, si ebbe udito
+come il Pusterla era stato dal Duca assalito, ed avea corso pericolo
+di perdere la vita; che egli quindi avea stimato bene di partir da
+Milano e lasciare una città nella quale credea non potere più vivere in
+sicurezza.
+
+Ben tosto i principali di quel partito cominciarono a scorgere nella
+morte di Facino, che alcuno pronosticava, la caduta della propria
+potenza. Il Duca era favorevole ai Guelfi, ed avea dato pur troppo
+recente esempio del suo mal animo contro i principali di coloro che
+portassero il nome Ghibellino: la notizia che Facino realmente erasi
+recato a Pavia, e la partenza di Beatrice Tenda per quella città, fece
+risolvere i principali del partito di cui Facino era capo a lasciar la
+città, fatta per essi asilo pericoloso; ed i più si portarono a Monza
+ove gli stimolava di radunarsi Giovanni Pusterla.
+
+Difatti il vecchio Pusterla, agendo, secondo gli impulsi di recente
+ricevuti, con tutto quell’ardore di che era dotato l’animo suo, si
+dava a cercare mezzi per salvare il Bianchi; e poichè una lettera di
+Beatrice Tenda l’ebbe istruito che nulla eravi a sperare dalla sua
+mediazione, e nulla valere in questa circostanza l’autorità di Facino,
+egli avea di già risoluto nell’animo suo di tentare una congiura contro
+il Duca, e vendicando sè e i suoi parenti, salvare Arrigo, e con esso
+ancora il proprio partito che minacciava rovina.
+
+Una consimile idea, sebbene risvegliata da sentimenti ancora più
+generosi, nacque in un altro dei personaggi che sono a conoscenza del
+nostro lettore, io voglio dire il bravo Azzo. Egli pensava, con rischio
+ancora della propria vita, a salvare quella dell’amico al quale lo
+stringeva il più nobile de’ legami; ed a tal uopo con grande audacia
+si diede a sollecitare un personaggio assai possente in Corte perchè
+con lui volesse cooperare all’assassinio del mostro che ivi occupava il
+trono.
+
+Ma la tela del vecchio Pusterla tessevasi con maggiore rapidità: i
+Ghibellini radunati in Monza, come coloro a cui le misure più violente
+erano sempre le più gradite, con ardore abbracciavano il partito da
+lui proposto; e di giorno in giorno cresceva il numero de’ congiurati.
+Quando parve al Pusterla avanzata la trama, egli giudicò conveniente
+proporre ad Estore Visconti di secondar le loro mire, occupando colle
+sue truppe Milano tosto che fosse il Duca per opera loro stato spento.
+
+Ma l’animo di Estore era troppo alieno da tutto ciò che macchiar poteva
+la propria fama per gustare un simile partito, dopo di aver stretta di
+recente una lega col Duca. — No, — diss’egli, — io ho fermata la pace
+con Giovanni Maria, nè ho pretesto alcuno per infrangerla; meno poi per
+porgere mano ad un tradimento che ha per oggetto di rapirgli la vita.
+Vendichino, se loro piace, i Ghibellini le loro ingiurie; non sarà mai
+che per favorirli Estore contamini il suo nome colla perfidia. Ma pure
+assai mi pesa vedere l’empio governo di mio cugino; e se un pretesto
+lodevole io avessi, di buon grado io vorrei rompere que’ legami che a
+lui mi uniscono!
+
+Però l’ambizione è il più forte demonio della tentazione; e tanto
+martellava che un istante facea vacillare la volontà di Estore. Egli
+richiamò a sè quella sera stessa in che il Pusterla confidato gli aveva
+il segreto, chiamò a sè, dico, frate Alessio di Seregno, che era stato
+nominato vescovo di Piacenza da Giovanni XXIII, ma che pel disordine
+in che teneva la Chiesa il grande scisma che allora tuttavia durava,
+mai non aveva potuto entrare in possesso della sua carica. A lui
+egli, sotto sigillo di confessione, rivelò la congiura de’ Milanesi,
+domandandogli il suo consiglio.
+
+Frate Alessio, uomo fanatico, sebbene rette fossero le sue
+intenzioni, si era assuefatto a risguardare il Duca di Milano come
+un Adonizzebecco, come un Acabbo; e posciachè era stata a que’ tempi
+pubblicamente anche nel Collegio della Sorbona di Parigi difesa la
+empia dottrina del tirannicidio, egli pure la credea santa; sicchè
+udita la macchina, sclamò: — «_Exurge, Domine, adjuva nos, et redime
+nos propter nomen tuum._» Sì, grazie rendasi al Dio degli eserciti:
+egli alfine destossi, ed armò il suo possente braccio del dardo della
+vendetta. Non sia in vano, non sia in vano! Egli è ben tempo che colui
+che uccise di spada di spada sia ucciso: egli è tempo che egli sconti
+la pena de’ suoi delitti! Cada questo feroce Acabbo che non temette
+il Dio d’Israele, e come avvenne a Jezabele, pasto sia il vil suo
+cadavere dei cani. E voi, nobil Estore, dubitate sia colpa lo spegnere
+un tiranno? Fu dunque colpa in Mosè il far cadere l’orgoglioso Faraone
+nell’onde? fu colpa a Jaele ficcare il chiodo nelle tempia di Sisara,
+ed a Giuditta troncare il capo del tremendo Oloferne? Il merito che
+ebbe Finees nel vendicare l’oltraggio fatto a Dio in cospetto a tutto
+Israello, l’egual merito voi avrete impugnando il brando contro di
+questo mostro che desola un popolo generoso!
+
+Ma Estore accigliossi, e disse: — Eppure diversamente tuttavia mi
+consiglia il mio onore! E nondimeno ciò che voi detto mi avete mi
+può determinare a giovare indirettamente ai congiurati; io domani
+radunerolli segretamente in mia presenza.
+
+Ma noi dobbiamo qui affrettarci di dichiarare che le massime di frate
+Alessio erano empie; e che furono infatti qualche anno dopo condannate
+nel Concilio generale di Costanza.
+
+
+Il giorno appresso furono i congiurati radunati nella maggior sala del
+Castello di Monza, ove Estore risiedeva. Erano da dodici a tredici;
+e fra questi distinguevansi, oltre il Pusterla, Ottone Visconti,
+Ambrogio Gabriele e Riccardo Trivulzio, Parisio da Concorezzo, e Jacopo
+Aliprando che, da guelfo che era, da alcuni anni era passato fra la
+fazione dei ghibellini. I ragionamenti furono varii e vivi, nè qui
+molto importa riferirli. Tutti convenivano nel veder pericolare il
+loro partito durante la malattia di Facino, o accadendo la sua morte.
+Quello che però dava timore ai congiurati erano le recenti notizie che
+il famoso Marsilio di Santa Sofia avea assicurato Facino che egli gli
+avrebbe restituita la sanità. Troppo leale era Facino per non trarre
+dell’assassinio del Duca la più acerba vendetta. Erano nel calore del
+dibattimento, quando entrò nella sala uno de’ congiurati che stava
+fuori di guardia, ed annunziò che uno straniero cercava istantemente
+di essere ammesso per recar al nobile Estore novelle recenti della
+salute dell’amico suo Facino. I congiurati pregarono Estore che volesse
+udirlo in loro presenza, ed il bastardo di Bernabò diede ordine che il
+portatore della novella venisse introdotto nella sala.
+
+Un gioioso sorriso, forse effetto di antiche ricordanze, spuntò in viso
+di Estore nel ricevere il portatore delle novelle risguardanti Facino;
+poichè costui era persona di sua conoscenza, come ancora lo è del
+nostro lettore. Era il bravo, o per meglio dire quel ribaldo galante e
+vanaglorioso di Antonio Carcano.
+
+— Che ci annunziate, o Carcano?, — disse Estore. — Ma per dio non
+inventateci qualch’una delle vostre frottole, che per ora almeno non
+abbiam tempo da porgervi orecchio.
+
+— Illustre signor Estore, — disse il Carcano, — io vi giuro per la
+corona ferrea di Monza che non aggiungerò una sola sillaba alla verità.
+
+— Ebbene, come va la salute del bravo Facino?
+
+— La salute! non nominate più questa parola per il più bravo dei
+condottieri delle armi ducali.
+
+— Che volete voi dire! Non aveva il professore Marsilio di Santa Sofia
+assicurato che egli in breve sarebbe risanato?
+
+— Sì, questo è ben vero che il professore Marsilio lo avea assicurato;
+ma che perciò? È egli a stupire che più di una volta col medico non si
+accordi la malattia? Erano quattro i professori che stavano intorno
+al letto di Facino subito che giunse a Pavia. Tutti riportavano le
+autorità di Ippocrate, di Celso, di Galeno, di Avicenna, della Scuola
+Salernitana; ma nessuno troppo si accordava coll’altro; tutti per
+altro dicevano la malattia assai pericolosa. Ma come avviene, ecco
+che il sig. Marsilio, in tuono di chi profferisce un oracolo, dice:
+«No, no, il signor Facino risanerà seguendo il metodo di cura che io
+proporrò.» Era il povero Facino allora veramente in istato che faceva
+pietà. Dolori acutissimi lo trafiggevano ne’ fianchi, nè erano cessati
+dopo alcune cavate di sangue che di concorde parere gli aveano i medici
+ordinato; ora il Marsilio nuovamente gli ordina che si faccia aprire la
+vena e gli altri medici aveano abbandonata la cura. Il giorno appresso
+sangue ancora; il terzo dì ancora sangue.
+
+— Il Marsilio si ostinava nel dire che il suo ammalato stava meglio;
+e Facino andava in vece sempre più sentendo il peso del suo malore.
+Egli finalmente forma una risoluzione; bandisce il Marsilio, e dice:
+«No, il sangue di Facino non deve più spargersi che sul campo.» Ma
+tornati gli altri medici al suo letto, trovano Facino troppo di già
+estenuato, e dichiarano che la vita del generale non potea più durare
+che alcuni giorni; non esservi più a sperare soccorso dalla natura;
+ed anzi esortano a recargliene la novella fatale. Ma Beatrice Tenda,
+tutta dolente, si rifiutava di assumersi quell’uffizio doloroso;
+l’arcivescovo di Milano, Bartolommeo Capra, che era di recente giunto
+a Pavia per visitare l’amico infermo, egli pure negava di essere il
+portatore infausto del tristo avviso. Si fa a me calda istanza perchè
+io glielo rechi; ed io che non manco mai del coraggio necessario quando
+si tratta di servire un amico....
+
+— Come appunto avete servito in Erba il Rusconi, — non potè a meno di
+interromperlo Estore.
+
+— Come appunto avete servito, nel bosco presso il Castello del Monte,
+Arrigo Bianchi, — soggiunse il Pusterla.
+
+— Ah, siete qui voi, signor Pusterla; ebbene, ebbene, lasciamo le
+baie, chè il caso fu assai più serio che non pensate. Io adunque mi
+incaricai di portare a Facino la novella della inevitabile sua morte.
+Dicea fra me: «Alla fine non gli faccio che un servizio; e sarà anche
+un’occasione di più perchè egli si ricordi del suo Antonio, che tanto
+si avea caro negli ultimi giorni della sua vita. Ma, poveretto, ha
+terminato ora di ridere alle spalle del Carcano!»
+
+— Con tutta quella gravità adunque che potei assumere maggiore, io
+entro nella sua stanza.
+
+— «Carcano sto male assai!» mi disse con voce fioca il povero Facino.
+Se parea quegli che tanta paura mi avea fatto sotto Erba! Ma avvistosi
+della confessione che suo malgrado gli era scappata dal labbro, si
+affrettò a soggiugnere: «Voglio dire non già a me, ma al presidio del
+Castello.»
+
+— Lo so, io gli risposi; ma vengo a darvi una notizia che forse non vi
+spiacerà.
+
+— Che hai a recarmi? Sii breve: la mia povera testa mal regge ai tuoi
+cicaleggi; via, parla.
+
+— Signor Facino, i vostri patimenti non ponno durare: tutti i medici ne
+sono d’accordo.
+
+— Persistono adunque a dire che io guarirò?
+
+— Ah no, caro mio Signore, la morte da voi non è anzi lontana!
+
+— Allora Facino, vôlto verso di me il capo e guardandomi con un occhio
+truce e veramente spaventoso, mi dice: «Ebbene, tu pure t’apparecchia a
+precedermi, cane scortese che sì bella notizia mi recasti. Una notizia
+non meno bella io ti annunzio, che fra due ore tu sarai sul patibolo.»
+Potete bene immaginare quale effetto producessero in me queste parole.
+Lo confesserò: io tremava come una foglia percossa dal vento; il mio
+coraggio mi aveva abbandonato: Facino io sapeva bene esser uomo da
+mantenere la sua parola.
+
+— E come vi siete salvato? — chiese Estore.
+
+— Salvato! e chi mi avrebbe potuto salvare, se il sig. Facino
+avesse voluta la mia morte? Ma fortunatamente Facino non volle che
+fare un’ultima celia: chi l’avrebbe detto! Poichè mi ebbe veduto
+impallidire, e, voglio pur dirlo, prorompere in un dirotto pianto,
+supplicandolo ad avere pietà di un uomo che tanto lo avea amato, egli
+mi disse: «No, Carcano, io nol dissi che per farti comprendere qual
+sentimento dovrà in me destare la notizia che tu in termini tanto
+improprj venivi ad annunziarmi. Va, ti saranno pagati cento fiorini
+d’oro per indennizzarti dello spavento avuto; e ricordati di Facino,
+il quale non amò mai la crudeltà. Sì contro i Francesi che erano in
+Alessandria io esercitai un giorno severa vendetta; ma troppo grave era
+l’oltraggio che io dovea punire!» Queste sono le ultime notizie che dar
+vi posso, perchè non son rimasto due soli minuti di più nel Castello di
+Pavia.
+
+— Questo potevi anche tacere, — disse Estore; — ciascuno di noi che ti
+conosce, bene lo immaginava. Ora via, Carcano, va che avrai bisogno di
+ristoro dopo la fatica del viaggio; e troverai ancora nelle cantine del
+Castello tal vino che ti farà, in parte almeno, passare il freddo della
+paura.
+
+— Paura! Io non l’ho mai conosciuta la paura, — soggiunse l’impudente
+millantatore: — ma farò a modo vostro, sig. Estore; poichè veramente
+sono venuto quasi senza posarmi da Pavia sino a Monza.
+
+Ritirato che si fu il Carcano, i Congiurati con maggior calore
+si diedero ad instare presso di Estore perchè si dichiarasse loro
+sostenitore. — Noi, — gli diceva il Pusterla, — noi sosterremo tutto
+il rischio dell’impresa. Voi non ne avrete che il vantaggio. Morto
+il Duca, noi proclameremo voi Signore della città, in compagnia di
+Giovan Carlo Visconti; e voi non avrete che entrarvi colle vostre
+schiere a prenderne pacifico possesso. In mezzo alla confusione,
+nessuno oserà opporvisi; nè il conte di Pavia ha bastanti forze per
+contendervi la sovranità della città. Scarse sono le schiere del
+Duca e si dichiareranno in vostro favore; poichè che cosa hanno mai
+a guadagnare opponendosi? Il Castello, se non subito, vi sarà reso
+quando vedrassi che il Conte di Pavia non muovasi contro di voi. Che se
+avesse l’imprudenza di farlo, ciò che vera imprudenza sarebbe, mentre
+è già di troppo egli stesso mal sicuro in Pavia, il partito intero dei
+Ghibellini vi sostiene; e quanto sia forte voi lo dovete sapere, e ben
+lo mostrò più e più volte dopo la giornata del _Malcantone_.
+
+Ma Estore disse: — No; se l’interesse solo fosse quello che muovere mi
+dovesse, io non esiterei un solo istante ad abbracciare il partito che
+mi proponete; ma poichè un trattato mi stringe col Duca, non fia mai
+vero che io lo tradisca, per usurparmi il suo Stato. Eppure, oh, avessi
+io un giusto pretesto, come desidero, per rompere con quel crudele la
+guerra!
+
+Qui nuovamente la porta della sala si aperse, e colui che stava di
+guardia entrò ad annunziare che un messo di un personaggio di grande
+affare chiedeva di essere introdotto.
+
+— Nessun pericolo è in udir sua imbasciata, — disse Estore; — e chi sa
+ch’egli non rechi qualche importante notizia? — Il messo fu adunque
+intromesso, e trasse fuori una lettera che era diretta all’Illustre
+Estore Visconti. Poichè il Visconti l’ebbe ricevuta, la scorse cogli
+occhi, e quindi detto a colui che era di guardia che tornasse ad
+invigilare alla porta, disse: — Signori, questa lettera è del _Pagano_;
+uditene il tenore:
+
+ «Illustre Estore,»
+
+ «Da un amico io fui istruito che qui si trama una congiura contro
+ Giovanni Maria, e venni istigato ad entrarvi. Stimoli non erano
+ necessarii per un uomo che vive solo del desiderio di vendicarsi
+ di un tiranno che lo condusse a menare una vita disperata,
+ spogliandolo de’ suoi possessi e rivoltando contro lui le armi
+ di tutti i vili che di buon grado troncata avrebbero la sua testa
+ per ritrarne il prezzo dell’assassinio. Ancora io sentii che voi
+ incerto ve ne state se dobbiate dar mano ai congiurati, mancando di
+ plausibile motivo per dichiarare la guerra allo snaturato Giovanni
+ Maria. Però, se a me un vostro salvocondotto voi concedete, io
+ questo motivo ho a somministrarvi, ed unirò la mia spada, sebben
+ Guelfo, a quella de’ Ghibellini. Confidate pure nel portatore della
+ presente, che è persona sicura.»
+
+ «_Pagano_.»
+
+— Udiste, signori! Ebbene, se si verificheranno le promesse di
+Pagano, che io conobbi alla Corte del Duca, e che ora nessuno sa
+ove siasi ritirato, io non esiterò ad abbracciare la causa vostra. —
+Scrisse quindi due linee; porse il foglio che le conteneva al messo,
+e gli disse: — Questo è un salvocondotto, recatelo al gran Pagano, e
+soggiungetegli che qui è atteso con impazienza.
+
+Il messo, al quale queste parole Estore rivolgeva, era uomo di
+robusta corporatura: tutto coperto di ferro, avea calata la visiera
+dell’elmo, sul quale, per cimiero, era un dragone in atto di agitare
+le terribili ale membranose, aperta la bocca sanguigna, spalancati gli
+occhi fiammeggianti. Egli teneva inoltre in un gran mantello avvolta
+la persona; e stette col capo chino fintanto che Estore gli ebbe
+consegnato il salvocondotto.
+
+Ma come l’ebbe, e intese le parole amichevoli del signore di Monza,
+aprì il mantello che lo copriva, ed alzando la visiera lasciò vedere
+lineamenti, che molti riconobbero fra gli astanti, i quali sclamarono:
+— Pagano il grande!
+
+— Sì, Pagano il grande, — disse il guerriero che il nostro lettore
+già ravvisò per l’incognito abitatore del Buco del Piombo; — Pagano
+sta alla vostra presenza; e vel condusse la più viva impazienza di
+vendetta. — Quindi ponendo la mano sulla spada, proseguì: — Già da
+molti anni quest’acciaro è stato coi riti più tremendi consacrato
+ad imbeversi nel sangue del tiranno che di tutto mi privò perchè io
+sono testimonio della sua scelleratezza! Ora finalmente splende il
+giorno della vendetta; la mano del Cielo raggiunse lo scellerato.
+Voi, nobil Estore, altro non cercate che un motivo per porvi nella
+schiera di chi punirà quel tiranno? Ebbene, sappiate adunque, ed io
+sono pronto ad attestarlo col più tremendo dei giuramenti, che l’empio
+Giovanni Maria, oltre molti altri misfatti, è colpevole del delitto
+spaventoso che rende l’uomo odioso alla natura; io voglio dire del più
+orribile parricidio. In seno io serbai finora questo secreto: troppo
+esperimentato avendo in me stesso quanto fatale riuscisse ad ognuno
+che lo conserva! Ma ora sappiasi dal mondo intero, e sia la rovina del
+tiranno che esso riguarda. Su via, nobil Estore, se il crudele Giovanni
+Maria assassinò la propria madre, non vendicherete voi la figlia di
+Bernabò, il sangue di una vostra sorella?
+
+Un fremito sordo della più profonda indegnazione si udì per tutta la
+sala. — Ah sì, muora il tiranno, — sclamò il Pusterla.
+
+— _Muora il tiranno_ — ripeterono tutti i congiurati ad una voce;
+e porgevansi a vicenda la mano, e stringendola profferivano i più
+tremendi giuramenti.
+
+— Nè io esiterò più a secondarvi, — rispose Estore: — ogni vincolo di
+amicizia o di sangue, ogni patto fra noi per sempre è spezzato; sì, ve
+lo giuro che con ogni mia forza io procaccierò vendicare l’oltraggiata
+natura; e senza indugio io farò intimare al tiranno, siccome l’onor mio
+lo richiede, la guerra.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXII.
+
+L’INCERTEZZA TERRIBILE
+
+
+Frattanto, combattuto da un’interna ripugnanza, e come da un rimorso,
+il feroce Duca aveva di giorno in giorno procrastinata l’esecuzione
+della crudele sentenza che egli contro il Bianchi di già aveva
+pronunziata, e che pure nel suo animo era fermo di non volere in
+alcun modo revocare. In mezzo a queste titubanze, era giunto il giorno
+decimosesto di Maggio, giorno per sempre memorabile per gli avvenimenti
+che in esso accaddero; e questo egli avea stabilito siccome ultimo
+termine della vita di quello sventurato.
+
+Altro motivo per serbarlo in vita era anche stato fino allora la
+novella che Facino avrebbe ricuperata la salute, e l’avergli lo stesso
+Facino per mezzo del milanese Arcivescovo chiesta in dono la vita del
+Bianchi. Sebbene risoluto a non concederla, il Duca, le cui idee, come
+noi dicemmo, erano spesso in disordine, non avea ancora saputo fermare
+la risoluzione di sacrificarlo, temendo non Facino gliene avesse a
+chiedere conto rigoroso.
+
+Entrato adunque quella mattina, pieno della feroce risoluzione di non
+più ritardare il supplizio di Arrigo, entrato Giovanni Maria nella sala
+del Trono, ove rispettosamente lo attendevano i suoi cortigiani, gli
+venne annunziato che un messo, allora allor giunto, di Estore Visconti
+insisteva per essere tosto ammesso in sua presenza.
+
+— Introducetelo, — disse il Duca; — non conviene a noi fare aspettare
+un messo di Estore, nostro cugino ed amico. — Venne pertanto tosto
+il messo introdotto nella sala; e questi era appunto il Vescovo di
+Piacenza.
+
+Frate Alessio di già toccava i primi limiti della vecchiaia. Grande
+della persona e scarno, i suoi folti capegli grigi, spessi e in
+disordine, ingombravano una fronte non troppo maestosa. Due occhi
+piccoli, grigi e vivaci, mostravano il loro fuoco sotto due folti
+sopraccigli biancheggianti che li adombravano; il suo colore era
+piuttosto pallido; tutti i suoi lineamenti mostravano un carattere
+irritabile e severo. Egli si volse al Duca, e così gli disse.
+
+— Duca di Milano; non io vengo ora a parlarvi, siccome banditore della
+volontà del cielo: del tutto profano è l’uffizio di cui mi incarica il
+mio protettore, Estore Visconti. Egli mi ingiunge che di sua parte io
+vi intimi, che giammai da questo punto in poi non può più fra voi e lui
+esser pace di sorte alcuna; ed il motivo egli a me non lo confida; e
+solo mi disse, che sappiate aver egli parlato col Pagano!
+
+Tramutossi in viso il Duca all’udire questo nome, quasi fosse uno
+scongiuro: — Estore dunque, — egli rispose, — apre le porte della sua
+Corte a de’ banditi, i più invidiosi nemici della nostra tranquillità,
+e porge orecchio a coloro che più nefandamente con ingiuriose calunnie
+contaminano la nostra fama! Ora son questi i meriti che Estore rende
+al cugin suo pei tanti benefizii che gli ho accordati? Ma via, che
+pretende egli? che io, signore della possente Milano, tremi perchè le
+armi contro di me muovere intende Estore, soldato di ventura?
+
+— No, non di Estore, o Duca, tremate, — riprese arditamente il Vescovo
+di Piacenza, — non di Estore, ma di Colui innanzi al quale polvere e
+loto sono Estore, il Duca di Milano e tutti i Principi della terra.
+Giovanni Maria, uno sguardo una volta volgete alle vostre iniquità;
+piangete, lacerate i vestimenti regali che vi ricoprono, preparatevi
+a far penitenza, se ancora per voi è tempo: grande è la divina
+misericordia, chi sa che non vi sieno rimesse le vostre colpe? Ma
+indurito è il cuore di Faraone, voi perseverate nell’iniquità! Voi
+adunque tremate. Siccome Baldassare, voi fra scelleratezze, bagordi
+e concubine, passata avete la vostra vita; tremate chè, come a
+quell’empio Re, una mano tremenda sta scrivendo in questo punto la
+vostra condanna.
+
+Il Duca si morse ferocemente le labbra, e sclamò: — Frate Alessio,
+il tempo è passato che un uccello delle tue penne tanto alto garrir
+ardisca contro un principe che a nessuno dar conto deve delle sue
+azioni! Enrici IV più non sono al mondo! Ma ringrazia, ringrazia il
+cielo che oggi i miei cani abbiano già altro pasto. Ritirati; e le
+vecchie tue gambe sieno ben pronte a portarti lungi di qua, prima che
+si penta Giovanni Maria di aver mostrata, a riguardo di un frenetico
+par tuo, tanta indulgenza.
+
+Il Vescovo si ritirò, il Duca parve agitato dalla più violenta e
+rabbiosa lotta di passioni. Egli pensava alle parole del messo,
+ed all’arcano che sì fatalmente era stato svelato ad Estore
+dell’assassinio da lui commesso della propria madre, e parevagli che
+veramente la vendetta di lei già cominciasse. Ma finalmente, a tutti i
+furiosi rimorsi che entro di lui si alzavano, parve che egli ponesse
+un freno. — Ringrazi, ringrazi il Vescovo di Piacenza la sua dignità
+sacerdotale, che sola l’ha salvato. Senza il timore di commettere un
+sacrilegio, egli sarebbe stato già da me fatto gittar in fondo di una
+torre per non più uscirne. Or via, a lui più non si pensi; andiamo ad
+udire la messa nella nostra Chiesa di San Gotardo.
+
+Appena comparso il messaggero di Estore, l’impetuoso Vescovo di
+Piacenza, era entrata nella sala una giovine donna, la quale in una
+faccia profondamente scolpita dall’afflizione mostrava non poche
+impronte di una rara bellezza. Una candida veste la ricopriva, ancora
+in disordine erano le sue chiome, e null’altro ornamento avea intorno
+alla persona tranne che una collana d’oro da cui pendeva l’effigie del
+Duca.
+
+Non era costei la sventurata Antonietta Malatesta, sposa del Duca,
+ma da lui odiata, ora che tutta la sua famiglia era caduta in sua
+disgrazia, e però dalla sua persona interamente allontanata. Era una
+delle molte cortigiane di Giovanni Maria; ma di età assai tenera, e
+quella che dal Duca era più favorita, e ricambiata, se pure era ciò
+possibile in simil mostro, ricambiata di vero affetto.
+
+La misera, udite le ultime parole del suo signore, fecesi innanzi; a
+lui presentossi, e prosternandosi a’ suoi piedi: — Ah no, — gli disse,
+— fermatevi. Non movete passo fuori del Palazzo: un sogno funesto, un
+funesto sogno...
+
+— Eh via, Caterina, — disse il Duca con qualche dolcezza. — Abbiamo noi
+a perdere il nostro tempo nell’udire i tuoi sogni?
+
+— Deh! non partite, uno spaventoso sogno mi fa tremare per la vostra
+vita... Io sognai che voi eravate oggi trafitto dai colpi di molti
+congiurati. Venni per isvelarvi il mio terribile sospetto; ed oimè,
+oimè che le parole di quel tremendo sacerdote hanno raddoppiato mille
+volte i miei terrori! Non vi minacciò egli in oscuri modi quello
+appunto che il ferale mio sogno mi presagisce?
+
+Il Duca, alzando la supplicante, le disse: — Alzatevi, Caterina,
+alzatevi; non temete... Io ho delle guardie intorno la mia persona;
+in Corte non temo di tradimenti. Pure, anco in altro modo io vi
+tranquillerò. Correte, se ancora siete in tempo, arrestate frate
+Alessio; ma s’egli è fuori del palazzo non converrà fargli violenza.
+Pochi tratti di corda gli strapperanno di bocca i segreti che egli
+forse coll’aria del mistero mi voleva annunziare.
+
+Un profondo silenzio successe a questi ordini. Alcuni de’ circostanti,
+che pel loro uffizio si credettero astretti dal comando del Duca,
+uscirono dalla sala; ma poco dopo rientrarono, riferendo che il Vescovo
+più non era in Corte. In questo mentre l’orologio di S. Gotardo battè
+le undici ore, e il Duca disse: — È tempo che si vada alla messa;
+penseremo dopo seriamente a quest’affare.
+
+Ma la Caterina, con un torrente di lagrime, inginocchiandosi dinanzi
+al Duca, di nuovo e più istantemente ancora lo pregava di non uscire
+da quella sala per quel giorno, e di voler più tosto penetrare a fondo
+quel mistero. Il pericolo poteva essere imminente, il tempo scarso al
+riparo...
+
+— Voi che ne dite, Bertone Mantegazza? — disse allora il Duca
+volgendosi al suo primo cameriere, che immobile e un poco attonito, e
+con qualche impazienza stava spettatore di quella scena.
+
+— Per me, io dico, che un uomo di senno non deve badare troppo a sì
+fatte ciance. Guai se le azioni dei principi avessero ad essere guidate
+a seconda delle superstizioni e dei terrori delle loro belle: costoro
+avrebbero un’arme nelle mani da servirsene senza limiti a loro talento.
+Ed inoltre non avete voi mille volte condannato voi stesso la condotta
+del Conte di Pavia, che, ad ogni piè sospeso, consulta gli astri ed i
+pronostici che gli suggerisce il suo superstizioso terrore?
+
+— Ebbene, — disse il Duca, — voi parlate da uomo, nè io giammai sono
+stato superstizioso. Vadano tutti dal Conte di Pavia mio fratello gli
+astrologi e gli indovini. Caterina, è il vostro amore per me solo che
+vi fa sognare di tali spaventi; io voglio perciò darvi un bel premio;
+ma non pretendete incatenare il mio piede: non sarà mai da una donna
+che dipenderà Giovanni Maria. — Ciò detto, egli mosse tre passi per
+uscir dalla sala.
+
+Ma tutt’a un tratto soffermandosi, disse: — Venga al mio cospetto
+Squarcia. — Venne l’esecrabile carnefice; ed il Duca gli disse: —
+Squarcia, prepara i mastini, che dopo la messa avranno travaglio.
+Tu mi capisci. Il nostro prigioniere.... — Squarcia fece un segno
+d’intelligenza, e fatto un goffo inchino partì.
+
+— Ma no, — sclamò il Duca turbandosi; — io non assisterò alla di
+lui morte; sento che tanto non posso. Bertone Mantegazza, andate, e
+ingiungete a Squarcia che tosto eseguisca la sua incombenza, e che
+sia finito il supplizio prima che sia compiuta la messa. — Bertone
+Mantegazza partì, ed in breve fu di ritorno nella sala.
+
+— Signori, — disse allora il Duca; — noi sprezziamo i sospetti, cinti
+da voi che conosciamo a noi fedeli; ma statemi però oggi stretti
+intorno. Io spero che nulla accaderà. Ma pur troppo la spada di Damocle
+sta sempre sospesa sulle teste dei principi!
+
+Ciò detto, mosse per uscire. Bertone Mantegazza si pose al suo fianco,
+snudando la spada; perocchè egli comandava alle guardie destinate
+a custodire la persona del principe. Giovanni Maria procedeva con
+passo sicuro e con fronte tranquilla; ma poichè egli fu giunto alla
+porta che metteva alla piccola piazza che stava innanzi alla Chiesa
+di San Gotardo, attigua al Ducale palazzo, ma accessibile pure a’
+cittadini, che poteano intervenire alle funzioni che aveano luogo in
+essa, parve all’occhio, forse pel sospetto prevenuto, del Duca che
+più dell’ordinario gruppi di persone si trovassero su quella piazza.
+Il vile si sentì stringere il cuore da un moto assai violento, e
+impallidì. Soffermossi, e vôlto al Mantegazza gli disse: — Bertone sono
+io sicuro?
+
+— Sì, — rispose costui: — Ecco le guardie che sono sotto il comando
+mio e di mio fratello Andrea. — Difatti, non appena ebbe il Duca messo
+piede nella piccola piazza, che le solite guardie ducali, sotto la
+condotta di Andrea Mantegazza, sfilarono a spalleggiarlo, ed il Duca
+mosse verso la chiesa, ove doveva celebrarsi l’augusto sacrifizio, di
+assistere al quale egli era così indegno.
+
+Frattanto l’atroce Squarcia, a cui Bertone, forse per non aver avuto il
+coraggio, e forse per altri motivi, non avea che confermato l’ordine
+del Duca di guardarsi bene di torcere un capello ad Arrigo, Squarcia
+erasi portato nell’edifizio ove albergavano i cani di tutte le specie
+che servivano alla caccia, e quelli che il Duca ad usi ancora più
+crudeli riserbava: egli fermandosi presso un grosso mastino, cadente
+per vecchiezza: — Sei vecchio, eh guercio! — sclamò, — sei vecchio:
+eppure, tu hai fatto un bel servizio al mondo: io non mi ricordo
+che ti fossi mai rifiutato di gittarti su di una vittima, tranne
+quell’indemoniato di figliuolo del Pusterla, che non volle nemmeno
+addentare la Sibillina. Ma egli non fu indemoniato e fatato tanto da
+resistere al mio pugnale (e lo cavava fuori). Anche questo arnese già
+(e toccava il pugnale) ha fatto la sua parte! Sì, guercio, ed oggi
+avrai una nuova compagna. Squarcia non ti dimentica. Se non t’ha dato a
+mangiare questa mattina, è perchè avrai un piatto di carne quest’oggi.
+— Egli passò oltre, ed andò a porger le sue cure ad altri mastini
+che ringhiavano di rabbia e di fame stretti alle loro catene, che
+squassavano alla vista dell’infame canattiere.
+
+Squarcia, aprendo un armadio, ne trasse fuori un gran paniere di pani e
+ne porse uno a ciascun di loro; ma ne lasciò privi sei dei più immani,
+ed il guercio. E poichè ebbe terminata l’operazione, egli, riposto il
+paniere, tornò ai sette mastini digiuni e staccò le loro catene dagli
+anelli a cui erano raccomandate; e così a que’ grossi animali spiranti
+furore, de’ quali di festa altri gittavano salti abbaiando, altri più
+mesti e cadenti solo dimenavano la coda, — Sì, per voi altra colazione,
+— egli diceva. — Andiamo sul campo della battaglia. Il Duca non vuol
+mai aspettare: è pur impaziente colui, e passa subito alle minacce.
+— Così parlando questo mostro conduceva i cani fuori del canile in
+un cortile attiguo, quando vide verso lui venire un vecchio frate,
+ed affrettandosi di legare i mastini a una colonna, mosse verso il
+religioso, e gli disse: — Ah, voi venite per il nostro uomo: seguitemi,
+chè è in questa prigione qui. — Il frate nel suo interno gemeva, e lo
+seguiva.
+
+Aperto l’uscio della prigione, ove stretto in catene giaceva Arrigo,
+lo Squarcia disse: — Ecco qua una persona che vi manda il Duca,
+signor Arrigo. Voi volevate sforacchiarmi la giubba venti giorni fa;
+ma il Duca ora vi vuol rendere il centuplo della vostra carità, come
+lo diceva il predicatore di questa quaresima. Però io non sono uomo
+cattivo, vedete, — proseguiva lo Squarcia; — e se volete un fiasco
+di aquavite per confortarvi a passare meglio il grande esperimento,
+questo, Squarcia non lo sa ricusare a’ suoi prigionieri. È anche più
+bello vederli lottare contro la morte, quando sono animati da quello
+spirito di vita.
+
+— Taci bruto, — gli disse Arrigo con alterezza; — credi tu che io temi
+di te, del tuo atroce Signore?
+
+— È quello che vedremo in breve, — replicò lo Squarcia con un sorriso
+di espressione infernale.
+
+— Uomo indurito ai misfatti, tacete, — disse il frate, — non toglieteci
+il tempo, che troppo è prezioso, colle vostre empie parole. Io so che
+vostro dovere ora è di ritirarvi. — Lo Squarcia brontolò fra i denti
+alcune parole, certamente una bestemmia od una minaccia, e si ritirò.
+
+Allora il buon Religioso espose ad Arrigo che di recente avea avuto
+il funesto incarico di venire a prepararlo a morire: — Gran conto
+renderà al trono di Dio il Duca dell’abuso orribile del suo potere,
+per togliere in modo sì nefando la vita a coloro che egli, o rei o
+innocenti, vuol far perire. — Soggiunse, che se avesse potuto dare i
+suoi giorni per salvarlo, fatto lo avrebbe; ma che possibile mai non
+era sottrarre una vittima all’atroce Giovanni Maria. Si rassegnasse
+adunque agli eterni decreti terribili, si disponesse a lasciare la
+vita; e che offerti a Dio i suoi estremi patimenti, ne avrebbe ricevuto
+quel premio che ben valeva quella oscura nebbia che sereno veniva
+chiamata in questa valle di pianto.
+
+Arrigo lo assicurò che egli di già a perdere la vita era disposto. Ma
+non appena ebbe profferite queste parole, che Squarcia precipitoso
+entrò nella prigione, e pallido come la cenere, al Religioso che
+lo interrogò perchè sì li sturbasse, sclamò: — Si sentono de’ gridi
+clamorosi: mi chiamavano per nome; vi aggiungono minacce di morte.
+
+— Tu cento volte l’hai meritata, — disse il Religioso; e tacque assai
+stupendo. Le grida infatti si cominciavano a far sentire; e andavano
+diventando a mano a mano più distinte.
+
+— Squarcia, l’infame Squarcia, — si udiva gridare da molte voci di
+popolo; — si trafigga, si uccida! Di qua, di qua! — diceva una voce:
+e sembrava che il romore si allontanasse. — Vanno al canile, — disse
+Squarcia; — deh, Padre salvatemi!
+
+— E può essere in mio potere salvarti? — rispose con sommessa voce il
+buon frate. — Ma se anch’io ti sottraessi al furore del popolo, che
+pare alzato a sollevazione, non dovrei io accusarti il primo innanzi ai
+tribunali della terra de’ tuoi misfatti? — Lo Squarcia allora tacque, e
+parve prepararsi ad opporre per sua salvezza una valida difesa.
+
+Diffatti il romore continuava a farsi sentire, e cresceva ognora più di
+sua forza. Chi gridava, «sarà di qua», chi, «di là». Disse finalmente
+una voce: «Apriamo dunque tutte le carceri; sarà in esse: egli non
+è uscito dal palazzo!» Ciò detto, sentivasi un puntar alle porte,
+un martellare orribile, un cader di imposte, che sembrava fracasso
+d’inferno. Poco stette che la folla parve accostarsi all’uscio della
+carcere ove era diffatti l’infame assassino che la popolare furia
+cercava, e furiosamente battendola, in breve fu spinta a terra.
+Il primo a entrare fu Giovanni Pusterla; e data una stoccata allo
+Squarcia, che come colpito da un incanto era rimasto immobile al cader
+delle imposte, — Sia lodato il Cielo, — sclamò, — Arrigo, vivo io ti
+trovo!
+
+Nel seguente capitolo, il lettore avrà alcuni rischiarimenti dei fatti
+ora accennati.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIII.
+
+I VOTI COMPIUTI
+
+
+Non appena Giovanni Maria ebbe mossi venti passi sulla poco estesa
+piazza che stendevasi innanzi al bello e piccolo tempio di S. Gotardo,
+la cui architettura i tempi ci ricorda di Azzone che, come è detto, lo
+fece edificare, che i diversi gruppi che egli veduto aveva su quella
+piazza cangiarono di posizione. Molte persone, che la sua paura gli
+figurava come aventi un aspetto sinistro, si portavano quali a destra
+quali a sinistra; molti erano avvolti in ampio mantello, sebbene la
+stagione non fosse tale da renderne necessario l’uso; ad altri il
+berretto stava calcato sul ciglio, e le folte piume che ne scendevano
+coprivan la fronte e il volto, di modo che sembrava su loro spargere il
+sospetto ed il mistero. Alcuni ancora si portarono dietro le spalle del
+Duca, che in mezzo alla sua piccola schiera procedeva, guardando non
+senza apprensione quelle nuove figure, quegli insoliti attruppamenti.
+
+Egli da principio avea voluto superare il suo terrore e i suoi
+sospetti. Le sue solite guardie sotto il comando di Bertone Mantegazza
+e di suo fratello Paolo, già gli si erano schierate dall’uno e
+dall’altro lato; egli era seguìto da sei ad otto de’ suoi cortigiani,
+gente a lui affezionata. Ma alla fine il suo sospettoso e crudele
+umore la vinse. Egli vide che ingrossavasi il gruppo di persone poste
+dietro le sue spalle; che quelli che gli stavano all’uno e all’altro
+lato a lui si approssimavano; vide che a lui dinanzi, e sulla porta del
+tempio, altra gente se ne stava che sembrava di lui attentamente spiare
+le mosse; pose la mano sulla spada che aveva al fianco, e gridò: — Che
+vuol questa canaglia, che ci preme? Via Bertone fanne un altro giorno
+di S. Stefano!
+
+Per comprendere queste parole del Duca è necessario che il lettore
+sappia, che assediando Facino Cane nel 1409 la nostra città, il popolo
+a tanta miseria era stato ridotto, che morendo d’inedia, un giorno
+che il Duca passava sulla piazza di S. Stefano gli si affollò intorno
+gridando, _pace pace!_ Ma il duca irritato, che di pace non volea
+intendere, fece caricare dai feroci suoi satelliti e da alcune schiere
+quella moltitudine; e tale fu il furore degli esecutori de’ suoi ordini
+crudeli, che oltre a dugento persone rimasero uccise. Dopo di che, il
+Duca fece anche proibire di profferir, sotto pena di morte, la parola
+_pace_ persino nella messa.
+
+Ma questa volta l’ordine tirannico di Giovanni Maria non fu ascoltato.
+Parvero sordi i soldati, ed invece di scagliarsi sulla moltitudine,
+le due ale di essi si apersero, lasciando più che mai indifesa la
+persona del Duca. — Che è ciò? — disse impallidendo Giovanni Maria
+al Mantegazza, che gli stava al fianco, e che come per difendere il
+suo signore tenea impugnata la spada. — Vedilo, — rispose con voce
+terribile il Mantegazza, e nel tempo stesso colpì il Duca nella testa.
+A quella vista, gli altri cortigiani si diedero tosto alla fuga più
+precipitosa. — Traditore, — gridò il Duca, e fece per trar fuori la
+spada; ma la mortale sua ferita non gliene lasciò il tempo, ed egli
+cadde: ma non era per anco a terra, che di già Giovanni Pusterla
+gli avea menato un altro violento colpo nella gamba bianca, cioè la
+destra. — _Egli è morto!_ — gridò poscia. — Ottone Visconti, Giacomo
+Aliprandi, e voi Trivulzii, andate a portare per la città la novella.
+E voi, Pagano, andate incontro ad Estore e Gian Carlo, chè qui bastano
+i Mantegazza! Io e costui ci incaricheremo della morte dell’atroce
+Squarcia. Voglia il cielo che siamo in tempo di salvare il nostro
+prigioniero!
+
+Qui è bene che il nostro lettore sappia, come Azzo, avendo pregato
+il Mantegazza ad aiutarlo somministrandogli i mezzi di liberare il
+comune amico Arrigo, anche a rischio della vita propria uccidendo il
+crudele Duca, egli trovò costui in parte ben disposto a secondarlo;
+siccome quegli che troppo amava il Bianchi, e cui di già troppo aveano
+offeso le crudeltà ognora crescenti del tiranno Visconti. Per altro
+egli non si era subito determinato sul partito da abbracciare; e solo
+avea fatto intendere ad Azzo che qualora ei trovasse altri compagni
+adatti per quell’impresa, egli lontano non sarebbe dal prendervi parte.
+Azzo si era perciò portato ad Erba, ed avea comunicato il suo disegno
+al capo de’ fuorusciti che abitavano il Buco del Piombo, del quale
+conosceva l’animo sitibondo di vendicarsi del Duca. Ma poichè il grande
+Pagano ebbe anche da altra parte, cioè per mezzo di Giacomo Aliprandi,
+l’annunzio che altra congiura tramavasi segretissimamente a Monza, alla
+quale lo invitava a prender parte, ivi recatosi, e determinato Estore a
+secondare gli sforzi de’ Ghibellini, a questi unì gli altri due guelfi,
+Azzo e Mantegazza, pure desiderosi della morte dell’abborrito tiranno.
+Bertone Mantegazza poi avea guadagnato al suo partito il suo fratello
+Paolo, e quindi erano state corrotte le guardie che custodivano la
+persona del Duca.
+
+Il Pusterla, capo della congiura, ed Azzo (che questi era appunto il
+compagno che egli scelto avea a seguirlo) non ebbe appena l’assassinato
+Duca esalato l’ultimo sospiro che mossero, seguìti da altri meno
+distinti congiurati e da una turba di gente che già dalla chiesa
+vicina si era intorno ad essi adunata e li secondava, l’odio contro
+lo Squarcia essendo generale; mossero, dico, per far cadere su questo
+infame capo il peso della pubblica vendetta. Lo cercarono pertanto in
+tutti i tenebrosi asili ove egli e l’empio suo signore tante vittime
+aveano fatto gemere e spirare, e trovatolo, lo colpirono della più
+giusta delle punizioni.
+
+Ucciso lo Squarcia, di ciò non appagossi la moltitudine; il suo corpo
+venne trascinato fuori del carcere, ove rifugiato si era; fu fatto in
+pezzi; confitto su delle aste; in trionfo portato per la città, fra
+urla ed imprecazioni orribili che egli aveva meritato. In questo mezzo
+il Pusterla, spezzati i ceppi di Arrigo coll’aiuto di Azzo, a quello
+rivolto così gli disse: — Ora noi siamo amici. Tutto vi dirà Azzo; ma
+voi non avete a rimanere nella città: voi sapete che nel mio Castello
+vi aspetta una persona a cui doveste prima la libertà, ed ora la
+vita. Ma io pure a voi sono di molto debitore. Prendete questa spada e
+seguitemi.
+
+Così dicendo il Pusterla presentava ad Arrigo una spada; e brandendo
+la propria, tinta del scellerato sangue del Duca e dell’infame suo
+canattiere, precedendo Azzo e l’amico di lui, che del pari teneano
+in pugno il ferro; nè parlavano, fatti muti dalla solennità degli
+avvenimenti, attraversando il nefando cortile la cui terra tante volte
+era stata bagnata di umano sangue con cui spegneasi la sete de’ mastini
+feroci allevati dal tiranno, e passato un lungo[2] andito giunse alla
+prima corte del palazzo ducale del Broletto Vecchio.
+
+Quivi era stato fatto portare dal Mantegazza il cadavere di Giovanni
+Maria, che egli sottrar volea agli inutili insulti della moltitudine;
+posciachè il Mantegazza, prima di partire a capo delle guardie ducali
+per la città a fine di mantenervi un certo ordine finchè non giungesse
+Estore Visconti, avea disposto varie sentinelle in custodia del Palazzo
+dell’Arrengo. Giaceva l’esanime corpo del giovine Duca sotto di un
+portico, da tutti abbandonato, giacchè la moltitudine forsennata non
+tanto odiava lui quanto lo Squarcia, di cui siccome un branco di lupi
+famelici andava seguendo gli straziati avanzi per farne sua preda.
+Due o tre guardie ancora aveano avuto ordine di vegliare su di esso.
+Giaceva io dico quell’esanimato cadavere sul suolo che tutto lordo
+intorno si mostrava del suo sangue, le sue vesti sontuose erano di
+fango bruttate e di negro sangue, le sue bionde chiome inanellate
+sparse vedevansi e pure di sangue agrappate. Ma il volto, il volto di
+quell’infelice che il premio avea toccato delle sue iniquità, questo
+pietosamente era stato sottratto agli sguardi di chi compiangere non
+lo potea. La tua pietosa mano, o Caterina, tu che tanto amavi quel
+tiranno, sebbene l’autore della tua degradazione, la tua mano pietosa
+avea reso all’indegno l’ultimo uffizio pio, che la virtù stessa doveva
+rispettare; e tu con mortale angoscia su quelle fattezze sformate dalle
+convulsioni dell’agonia avevi sparso, giovine sventurata, un canestro
+di rose, prima di correre a ritirarti nella tua solinga stanza a
+versare colpevoli lagrime sul destino di quello scellerato.
+
+Un istante contemplò Giovanni Pusterla il cadavere del Duca; e non
+senza orrore vide quella gelida spoglia Arrigo, che in lui mirava il
+compagno della sua gioventù; e correvagli alla mente qual deplorabil
+fine egli si procacciasse con tanti delitti. Ma il Pusterla passò ben
+tosto oltre, e precedendo il Bianchi ed Azzo, li condusse alle stalle
+del Palazzo ove stavano pronti due palafreni.
+
+— Andate, — diss’egli, — andate tosto a Parravicino, e recate a mia
+figlia la novella dell’esito di questa nostra impresa; ella tutto
+ignora; e non è bene gliene pervenga il grido prima che io di tutto
+non l’abbia pel giusto informata. Io debbo fermarmi ancora nella città
+finchè le cose non vi sieno ordinate. L’opera vostra qui più non è
+necessaria. — Stese la mano ai due amichevolmente, e partì.
+
+Azzo ed Arrigo si prepararono ad uscire dalla città. Trascorrendo le
+contrade essi ebbero campo ad accorgersi come il popolo fosse ben
+lontano dall’essere commosso per la morte del Duca, il quale omai
+era divenuto per esso cagione di mali inesprimibili. Avviatisi per
+uscire per la Porta Comasina (poichè la Porta Nuova abitata dai Guelfi
+esser poteva quella ove si impugnassero le armi contro i congiurati
+Ghibellini), videro che la porta era stata occupata già da molte
+genti che portavano la divisa di Estore Visconti ovvero di Gian Carlo.
+Proseguendo di poi il loro cammino fuori della città, si incontrarono
+con altre schiere condotte da Estore, che in compagnia di Giovanni
+Carlo Visconti veniva alla volta di Milano, ove doveano succedere al
+principe estinto. Avea Arrigo fatto forse cinquanta passi dopo che
+tutta la schiera di Estore era passata, quando un cavallo di gran
+galoppo portò ad essi un cavaliere che veniva a raggiungerli. Rivoltisi
+a vedere chi fosse, entrambi subito riconobbero Antonio Carcano.
+
+— Antonio Carcano! — sclamò Arrigo
+
+— Sì, e ben con piacere io vi riveggo, laddove sì forte ragione avea a
+temere che voi foste morto nelle branche del Duca. Ma ora dove andate?
+Senz’altro al vostro Castello: ebbene io vi voglio colà accompagnare.
+
+— Voi siete il padrone di farlo, — disse Arrigo; ed io anche vi darò
+un premio per la amicizia dimostratami in occasione della resa del
+Castello di Erba. Ma saldata questa partita noi più non ci rivedremo.
+
+— Mò che dite? perchè ciò? — disse un po’ confuso Antonio Carcano,
+senza però molto tramutarsi in viso. — Voi parlate da burla.
+
+— No, Carcano. Lo dico perchè vi ho conosciuto. Voi avete dello
+spirito, voi siete un allegro compagno, voi divertite chi con voi
+si trattiene; ma siete nel tempo stesso un vile, di guasto cuore,
+adulatore. Ora di queste persone, conosciute che io le abbia, non sarà
+mai ingombra la mia casa.
+
+— Quand’è così potete seguire solo con Azzo il vostro viaggio. Io
+non ho bisogno della vostra protezione. Il signor Estore mi promise
+mantenermi allegramente alla sua Corte.
+
+— Va, che quivi servirai di buffone; e come l’aspide insensibilmente
+avvelenerai l’animo di colui che disgraziatamente ti ha preso a
+riscaldare nel suo seno!
+
+Ma queste parole furono a pura perdita di fiato, perocchè il Carcano di
+già avea raggiunto la schiera del bastardo di Bernabò.
+
+Passando innanzi, Arrigo trattennesi con Azzo, che gli spiegò,
+parte per parte, la gran tela degli avvenimenti di cui il fine avea
+avuto luogo sotto gli occhi suoi, ed il modo con che il Pusterla
+era pervenuto a diventare l’amico suo; e poichè fu terminata quella
+narrazione i due amici camminarono buona pezza in silenzio. In silenzio
+però non istava il cuore di Arrigo.
+
+Egli pensava come contro di ogni sua aspettazione, egli stava per
+rivedere colei per cui sola cara gli sarebbe stata la vita, e dalla
+quale sola omai la riconosceva! Pensava egli quindi all’ultima volta
+che davvicino le era stato, quando cioè da essa era stato liberato
+dalla sua prigione! — Quante volte mi tornò presente allo spirito, —
+egli dicea, — quel momento in cui recandosi ella stessa nel carcere
+mio me lo schiudeva! Eppure a me era allora più dolce il carcere che la
+libertà; ed il mio cuore lagnavasi di depor quelle catene che io sapeva
+portare a lei dappresso! Ma ora bene altrimenti a lei io tornerò! ora
+bandito è ogni dubbio penoso, ella mi ama e l’amor suo a me diede prove
+che maggiori amante sperare non poteva! Sì, il tenero suo cuore per me
+palpita; i suoi pensieri a me si volgono; ed anche allora che sulla
+porta del suo Castello tu mi ingiungevi, nell’accomiatarmi, che a te
+io più non pensassi ed io ti stringeva la destra, tu non pensavi tener
+quel patto che io pure giurava di non concederti! Felice infrazione
+che se addusse avvenimenti in cui pericolò la mia vita, alla fine al
+possesso mi pose della tua mano!
+
+Tra questi pensieri giunsero al villaggio di Parravicino che il sole
+già volgeva al tramonto. Ma Arrigo non volle recare egli stesso
+alla amante la novella delle cose che aveano accompagnata la sua
+liberazione. Egli temette, or che sapeva quale angoscia la avesse
+per amor suo tormentata, che troppo viva riuscir le dovesse della sua
+inaspettata apparizione la sensazione, mentre una debole speranza solo
+nutrir poteva di vederlo salvo. Egli disse fra sè: — Oh quanto mi pesa
+protrarre il momento di stringere di nuovo la tua destra! Ma poichè è
+necessario pel tuo meglio, si affronti anche la noia di una dilazione
+di alcune ore, che lunghissimi anni mi sembreranno! — Azzo pertanto si
+incaricò dell’imbasciata, ed Arrigo, per non allontanarsi di più dalla
+sua ben amata, andò a passare la notte nell’osteria di Parravicino, ove
+ebbe un poco di distrazione in mirare la buona armonia, e le grossolane
+carezze che rendeano beata la recente coppia di Carlotto colla nipote
+del bravo Giorgio Tanaglia. L’oste, che gli fece le più rispettose
+accoglienze, interrogato da lui, gli diede anche particolari notizie
+su la profonda mestizia in cui viveva la figlia del Pusterla; la quale,
+se viveva, soggiunse egli, era solo ad attribuirsi ai conforti del buon
+frate Paolo, che era come un Dio di consolazione in que’ paesi.
+
+Ricorse allora alla mente di Arrigo quanti mali avrebbe evitati
+seguendo i consigli di lui: vedendo però il lieto fine a cui erano
+riuscite le sue moltiplici sventure, benedisse la Providenza, che sa
+a tempo cangiare in giubilo le sciagure, e spargere il soave balsamo
+della consolazione.
+
+Ma quella notte stessa, a spron battuto, arrivò al Castello ove
+dimorava la bella Beatrice il vecchio di lei padre, che impaziente di
+riabbracciarla avea lasciato Milano non appena Estore ne ebbe sicuro il
+possesso e prese quelle redini che in breve dovea lasciarsi strappare.
+Egli si era posto a cavallo che era di qualche ora inoltrata la notte,
+e viaggiando incessantemente, cangiata a Monza cavalcatura, era giunto
+così al suo castello due ore prima che spuntasse il giorno novello.
+
+Ivi recò ad Azzo l’annunzio che Facino Cane era spirato al cadere del
+giorno stesso in cui era morto il Duca; che per mezzo di fuochi se
+ne avea avuto l’avviso; e che nulla era quindi a temersi in Milano.
+Domandò di Arrigo; lodò la di lui prudenza, e spese un pajo d’ore
+nel ristorarsi con cibo, che avea trascurato tutto il dì; uscì dipoi
+per rintracciare il futuro suo genero e condurlo alla figliuola; ma
+il primo in cui si avvenne fu frate Paolo che andava ad assistere un
+moribondo.
+
+— Il Duca è morto, — gli disse egli con aria di trionfo; — due colpi lo
+han finito, ed il mio fu il secondo!
+
+— Ahi, voi commetteste un’azione ben rea! — sclamò il buon Francescano.
+— Bruttatevi di polvere, vestite un cilicio, fate penitenza di tanta
+colpa!
+
+— Ma il Vescovo di Piacenza non parlò così; ed egli disse che era anzi
+un’azione meritoria.
+
+— Oimè! pur troppo ogni dì più la corruzione si distende. _Exurge,
+quare obdormis Domine!_ Ma un gran conto ne renderanno questi rapaci
+lupi al supremo giudice!
+
+— Via, manderò doni al Convento. Ora vi darò un’altra notizia. Arrigo
+Bianchi è salvo, e sarà mio genero.
+
+— Ed ecco esaudite le preghiere del tuo servo, Signore! ma con quali
+mezzi! Quanto imperscrutabili sono i tuoi decreti!
+
+Il Pusterla non si fermò un solo istante dopo aver data la seconda
+notizia al Francescano e passò oltre; sicchè non sentì l’esclamazione
+che fatto gli avea profferire. Avea mossi forse duecento passi ancora
+verso il Castello del Monte, ove trovar credeva il giovine di cui
+andava in traccia, quando se lo vide innanzi, seduto a poca distanza
+su un grosso sasso poco discosto dalla strada, che avea gli occhi vôlti
+verso il Castello di Parravicino.
+
+— Ora tu solo manchi, — egli sclamò, — ed ecco che ti trovo! Vieni
+meco; — e lo condusse fra lieti discorsi al suo Castello... Ma quello
+che seguì non io mi accingerò a narrare: la breve scena del primo
+incontro fra Arrigo e Beatrice non è possibile dipingersi, e appena
+i più sensitivi de’ miei lettori potranno immaginarla. Dopo di che
+soggiungerò solo che Arrigo e Beatrice, le cui destre furono da frate
+Paolo congiunte, godettero per lunghi anni delle dolcezze coniugali. E
+fu tenuto per prodigioso effetto d’amore per que’ tempi, che per esso
+si collegassero due case nemicissime di un Guelfo e di un Ghibellino.
+
+
+ FINE
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ XIII. La promessa Pag. 3
+ XIV. Lo stratagemma 17
+ XV. La gelosia 29
+ XVI. Il ritorno nella città 51
+ XVII. La crudeltà 64
+ XVIII. L’agguato 76
+ XIX. La riconciliazione 90
+ XX. I rimorsi 103
+ XXI. Il delitto venuto in chiaro 121
+ XXII. L’incertezza terribile 138
+ XXIII. I voti compiuti 153
+
+
+
+
+ ERRORI CORREZIONI
+ _Volume primo_
+
+ Pag. 27. lin. 25. valeva velava
+ » 30. » 16. d’occhi occhi
+ » 71. » 4. Arrigo Antonio
+ » 73. » 30. È A
+ » 84. » 18. mostraste mostrate
+ » 156. » 4. serà sarà
+ » 182. » 21. la dovea lo dovea
+
+ _Volume secondo_
+
+ » 66. » 17. Broletto Nuovo Broletto Vecchio
+ » 107. » 5. Barnabò Bernabò
+
+E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare al lettore.
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Le mura si estendevano sino ai così detti terraggi.
+
+[2] Da un palazzo situato presso S. Giovanni in Conca, ove era la così
+detta _Casa de’ Cani_, passavasi alla Corte dell’Arrengo per un grande
+andito. _Vedi il romanzo_ Uberto Visconti _dell’autore del presente_.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura
+un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine
+volume sono state riportate nel testo.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78397 ***
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+ <title>La figlia d'un ghibellino, vol. II | Project Gutenberg</title>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78397 ***</div>
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+LA FIGLIA D’UN
+GHIBELLINO
+<span class="smaller">VOLUME II</span>
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="break-before">
+<figure><a id="fill-0-001"></a>
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+<figcaption><i>Ah! non partite. Uno spaventoso sogno
+mi fa tremare per la vostra vita.</i> — <i>Vol. 2 Cap. XXII</i></figcaption>
+</figure>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="small">LA FIGLIA</span><br>
+<span class="x-small">D’UN</span><br>
+GHIBELLINO
+</p>
+
+<p class="pad2">
+ROMANZO STORICO
+</p>
+
+<p class="pad1 small">
+RISGUARDANTE MILANO<br>
+AL COMINCIARE DEL SECOLO XV
+</p>
+
+<p class="pad1 x-small">
+DI
+</p>
+
+<p class="x-large">
+GIOVANNI CAMPIGLIO
+</p>
+
+<p class="pad1 large">
+VOLUME II
+</p>
+
+<p class="pad4">
+Milano<br>
+<span class="g">PER GASPARE TRUFFI</span><br>
+Cont.ª del Cappuccio N.º 5433<br>
+<span class="small">M.DCCC.XXX</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p>
+
+<h2 id="cap13">CAPITOLO XIII.
+<span class="smaller">LA PROMESSA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La sera antecedente ritirandosi dal Castello
+del Pusterla, ove era penetrato protetto
+dal suo travestimento, Arrigo Bianchi
+ebbe pienamente ad accorgersi quanto rigorose
+su lui fossero per ricadere le conseguenze
+funeste della sua vendetta. — Maledetto, — sclamò
+egli, — il momento in cui io pensai
+col sangue vendicare il sangue: ecco il
+frutto predetto, ecco verificato l’oracolo di
+quel buon nunzio di verità che a me mandato
+avea il cielo, ed a cui l’inferno mi
+ha fatto chiudere gli orecchi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nè fu quindi con suo stupore che a lui
+presentossi il Falconiere di Giovanni Pusterla,
+dalle cui mani ricevette il cartello
+di sfida, che lo invitava a ritrovarsi presso
+la nota Cappella del Marliano per render
+ragione del fatto insulto. Che far doveva?
+Se egli rifiutava sarebbe stato tenuto
+in conto di vile, e come tale chiusa
+gli era ogni via di riconciliazione col fiero
+suo nemico. Dubbio essere non può nella
+sua scelta: il caso l’avea preveduto, ed avea
+ferma la risoluzione: — O io perirò per
+sua mano, — egli avea detto a sè stesso, — e poco
+male per me sarà perdere questa vita che
+già mi si fa odiosa, o colla mia generosità,
+vincendo, placherò il Pusterla, e sarà forse
+un passo fatto verso di <i>lei</i> senza cui la
+vita per me non ha più allettamenti. — Egli
+accettò la sfida, e passò la notte nella più
+tetra tempesta di pensieri, e verificò ciò
+che tante volte accade, che il sonno è più
+volte nemico anch’esso dell’infelice.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente il lucente disco del sole mostrossi
+sull’orizzonte. — Insensibile ai desiderii
+ed ai timori dell’uomo, con moto misurato,
+tu sole odioso percorri la tua carriera. Io,
+al tuo cadere più non sarò che un immobile
+cadavere, o se vivo, sarò forse il più infelice
+che l’aure respiri da te riscaldate.
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+Se la mia mano versasse il sangue del mio rivale,
+la mia infelicità non sarebbe paragonabile
+nemmeno a quella di colui che commise
+il primo fratricidio sulla terra. Ma io
+non tenterò che di disarmare il forte mio
+antagonista. Egli bene mirerà dritto al mio
+cuore; e se mi toglie la vita andrà vantandosi
+del suo trionfo. Anche questo mi
+strazia. Ma io non farò altrimenti; non farò
+altrimenti; io il giuro a te, vaga luce dietro
+cui sospira il cuor mio. Oh se il destino
+prima a me ti avesse mostrato!... Ma la
+mia sorte è di ferro, me non aspettano che
+orribili sciagure. Io sono il più infelice dei
+mortali!
+</p>
+
+<p>
+«Le bellezze della natura, le dolcezze dell’amicizia,
+la vigoria de’ miei pensieri, speranze
+più rimesse, più varie, abbellirono
+modestamente prima che io ti conoscessi la
+mia esistenza. Ma poichè tu o sole abbagliante
+ti alzasti, tutti sparirono i primi e
+modesti ornamenti del viver mio; senza di
+te la mia vita io or la aborro. Tu sola empi
+tutto il mio cuore; ogni altro desiderio ne
+cacciasti; e se tu il lasci, egli vuoto rimane
+in preda alla più tetra solitudine. Funesto
+amore, tu mi incateni e sei il mio tiranno.
+Io non credeva che tanto duro fosse il tuo
+giogo!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Ma pure io ho un amico, e lui non
+debbo frodar di una confidenza. Non
+ignori Azzo l’impegno mio; egli abbia
+cura delle mie spoglie, se questo giorno
+vede la cessazione di mia esistenza. — Egli
+chiamò un famiglio e il mandò in traccia di
+Azzo; e questi entrò poco dopo nella
+stanza.
+</p>
+
+<p>
+— Azzo, la catena de’ fieri casi che ebbe
+principio colla morte del Capitano non è
+che cominciata. I suoi funesti anelli si succedono
+con una frequenza fatale. Oggi io
+mi batterò con Giovanni Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene! Io v’invidio la vostra fortuna.
+Non potrei battermi io stesso con un
+secondo?
+</p>
+
+<p>
+— E non è di già troppo fatale per me
+questo combattimento! Voi pur sapete quali
+speranze esso distrugge.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! via, ora capisco che volete dire,
+il vostro amore vi martella! Ma se volete
+che al braccio del Pusterla opponga io la
+mia spada, voi non avete, Arrigo, che a dire
+una parola.
+</p>
+
+<p>
+— No; il mio secreto a te l’ho rivelato
+perchè tu possa pensare ai resti di un amico;
+qualora, presso la cappella del Marliani, io
+dovessi nel combattimento lasciar la vita.
+</p>
+
+<p>
+— Tolgalo il cielo! — sclamò Azzo, e succedette
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+a queste parole per un istante il silenzio
+più profondo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma quale maniera è questa di riparare
+i torti! — sclamò Arrigo. — Un giudizio che
+porta seco una pena sì rigorosa, un giudizio sì
+incerto in cui la forza e la prontezza del
+braccio dà luogo al reo di vantarsi di
+innocenza; e colui che dovea chiarirsi tale
+spira sul campo sanguinoso, vedendo con
+disperazione il trionfo del suo rivale! Ah
+quale demonio introdusse nel mondo
+tale peste de’ singolari combattimenti!
+L’ignoranza sola potrà adottarli e proclamarli
+giudizi di Dio; e solo il nemico del
+genere umano potrà unirvi una larva di
+onore, e così radicarli per tutta la terra.
+</p>
+
+<p>
+Azzo non era forse d’egual sentimento;
+ma Anselmo in questa comparve nella camera,
+e disse che un messaggio di Franchino
+Rusca portava una lettera per Arrigo
+Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Che sarà mai? — disse costui; — fatelo
+entrare.
+</p>
+
+<p>
+Subito entrò il messaggio, tutto grondante
+di sudore ed ansante, e consegnò una lettera
+ad Arrigo, per la quale avea ordine di attendere
+la risposta.
+</p>
+
+<p>
+— E che? — disse Arrigo dopo avere scorsa
+frettolosamente le lettera. — Facino Cane
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+si apparecchia ad assalire il castello di
+Erba per torlo ai Rusconi? Or bene, Azzo,
+o io lascierò oggi questa vita odiosa, o chiuso
+nel castello di Erba la venderò a caro
+prezzo in favore di un antico amico e mio
+alleato, e per una causa di onore; chè già
+a noia mi torna la vita. Torna al Castello, — vôlto
+al messaggio poi soggiunse, — torna al
+tuo signore e digli che Arrigo non lo abbandonerà
+nel suo bisogno; e che volentieri
+acconsente di unirsi seco per respingere i
+suoi nemici. Torna, e reca tosto al Rusconi
+la mia risposta. — Il messo subito si
+ritirò.
+</p>
+
+<p>
+— Se io cedessi in questo singolar combattimento
+di cui l’ora omai è vicina, tu
+Azzo ti porterai nel Castello in luogo mio,
+ed al Rusconi darai la notizia della mia
+morte. Mezzodì omai non è lontano. Verrai
+tu meco fino al principio del
+bosco fatale?
+</p>
+
+<p>
+— E potrei, io, anche se lo volessi, non
+seguirvi da lungi, Arrigo? Or via, eccomi al
+vostro fianco; di imperturbabilità rivestite
+il vostro petto; pensate che la freddezza è
+necessaria nel combattimento; e ponete
+tregua ai mille pensieri che si affollano
+nella vostra mente. — Così il feroce Azzo
+tentava ridestar l’antica fermezza d’animo
+nell’amico, che nulla gli rispose.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+</p>
+
+<p>
+Entrambi un istante dopo si posero in cammino.
+Silenziosi a lungo passo procedevano,
+e la mesta foresta nella quale già poneano
+piede era bene scena consentanea all’espressione
+cupa delle fisonomie dei due personaggi
+che in essa si addentravano.
+</p>
+
+<p>
+Come Arrigo ebbe mossi alquanti passi
+fra di essa, arrestossi e così ad Azzo disse:
+</p>
+
+<p>
+— Qui, Azzo, m’attendi; e se fra un’ora
+io non compaio, allora ti inoltra nel bosco,
+e pensa alle spoglie dell’amico che avrai
+a far riporre nel sepolcro. In questo
+caso, tue sono le mie ricchezze; in questa
+carta te ne fo il dono. E quest’altra, — egli
+soggiunse porgendogli un altro foglio, — questa
+fa che l’abbia la figlia del Pusterla. Io
+le domando il tributo di una lagrima sola
+nella sua stanza solitaria. Amico, addio.
+</p>
+
+<p>
+— In nome di tutti i santi, non perdete
+il vostro coraggio, Arrigo! — sclamò Azzo. — Ma
+egli non mi ascolta! Ah il mio cuore
+è lacerato dai presentimenti più crudeli. Ma
+io non godrò giammai della trista
+conseguenza di una sua disgrazia. Foglio
+sciagurato, va all’inferno. — Ed Azzo,
+il cui cuore era nobile non meno che feroce,
+stracciò la carta di donazione, e battendosi
+la fronte colla destra si assise su
+un sasso che era a due passi lontano da lui.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Arrigo a passo frettoloso al
+luogo fatale ove combattere doveva si avvicinava.
+Ma quale fu il suo stupore, di lontano
+vedendo su quella piazzetta, non già
+il Pusterla, siccome ei si attendeva che impaziente
+lo aspettasse, di già trascorsa essendo
+l’ora di mezzodì, ma un gruppo
+di tre persone confuso, delle quali una
+sembrava avere forme femminili ed una
+bianca roba ricoprirla. Quel luogo, il turbamento
+dell’animo suo, le idee superstiziose
+a que’ tempi impresse anco negli
+animi più elevati lo fecero un istante esitare.
+</p>
+
+<p>
+— Fosse egli vero adunque che presso
+quella cappella, su quella angusta piazza,
+ritornassero le ombre infelici di vittime
+della sventura! Aprirebbero adunque veramente
+i sepolcri la loro bocca e ridonerebbero
+le loro prede, e le anime di giù
+giudicate ritornerebbero a sospirare nei luoghi
+che loro furono funesti! — Quale presagio
+era quello! Ahi quella triste comitiva
+forse lui aspettava nel suo numero: — Infatti
+non sono i miei casi in gran parte
+ai loro conformi? Ma che vaneggio
+io! — poi soggiunse, — forse quelle fantasime
+sono create dal mio spirito; la
+mia immaginazione dà loro corpo, ed il
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+mio animo, scosso e debole, nel suo secreto
+le paventa. Se meco fosse Azzo, ei non vedrebbe
+quelle forme. — Impugnava quindi
+la spada, e con passo più lento sì ma eguale
+e solenne si avanzava.
+</p>
+
+<p>
+— Ma vedi, — egli fra sè diceva, — uno si è
+scostato! Oh Vergine, se sono illusioni,
+sgombrale da’ miei occhi! Abbastanza non
+ho io pensieri funesti che mi avvelenano
+l’anima? Vedi, spiriti o carne sieno,
+mi hanno scorto. Quale apparizione funesta! Quai
+forme la mia mente in essi
+mi figura! <i>Lei, lei</i> che cagione è sola
+delle mie angoscie; ed egli, egli quel santo
+vecchio che pur troppo profeta fu di questi
+mali. — Arrigo si arrestò un istante,
+dubbioso se il suo cammino proseguire; di
+poi fermata una risoluzione, e tanti affetti
+affollandosi nel suo petto, sicchè nessuno
+distinto prevaleva, avanzossi siccome il
+sonnambulo cammina, e siccome un egro
+uscito di sentire, od automa che muovesi
+solo per l’impulso di una molla segreta.
+</p>
+
+<p>
+Egli avanzossi; giunse dinanzi alla donzella,
+ch’egli non sapea a sè stesso spiegare
+se carne fosse o fantasima vaporosa, chinò
+un ginocchio a lei innanzi, e in quello stato
+immobile rimase senza profferire una parola.
+</p>
+
+<p>
+— Signor Arrigo, — disse allora Beatrice, — e
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+perchè queste dimostrazioni cavalleresche
+di rispetto verso di me, cui nell’istante
+stesso voi venite per torre il padre? Io
+so a che fare qui venite. Colui che già
+oltraggiaste, ora spegnere voi volete... Ma
+no, — s’interruppe la fanciulla; — no, io
+sono ingiusta; io so che tale essere non
+deve la vostra intenzione!
+</p>
+
+<p>
+— Ahi, — disse Arrigo con voce commossa. — Il
+mio destino...
+</p>
+
+<p>
+— O piuttosto la mano del Signore, — disse
+frate Paolo, alzando gli occhi al cielo; — la
+mano del Signore...
+</p>
+
+<p>
+— No, no, padre, io sono l’offesa, ed io
+debbo fare le mie rimostranze, — l’interruppe
+Beatrice. — Ebbene, convenite che, poco generoso,
+le vostre intenzioni dai fatti assai discordano.
+A elle state a’ miei piedi? Un
+fortunato caso impedì al padre mio di qui
+trovarsi, ed io, sovrana de’ vostri pensieri,
+in questa forse estrema volta che noi ci
+troviamo sì dappresso, io vi comando che
+giammai non snudiate la spada contro il
+mio genitore. Voi dovete al dolore della
+figlia sacrificare una vendetta che tende a
+privarla del padre. Promettetelo, in nome
+delle più dolci vostre lusinghe. Non
+rispondete? Ahi se vedeste quanto lacerato
+sia questo cuore, quale angoscia ora lo
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+strazii, la pietà, se non la cortesia, vi muoverebbe
+a tutto promettere. Ah! i miei
+orribili terrori dunque si verificheranno!
+Vedrommi io un giorno per cagione dì
+queste orrende inimicizie l’insanguinato
+corpo del caro mio genitore a’ miei piedi...!
+</p>
+
+<p>
+— Ah no, tacete; io ve lo giuro pel
+cielo che ci ascolta, per la terra che gli è
+sottoposta, per quanto v’è di più sacro e
+terribile in questo e nell’altro mondo;
+no, il mio ferro giammai contro quello del
+padre vostro si scontrerà, senza cadere al
+suolo nel suo primo urto.
+</p>
+
+<p>
+— Il cielo vi benedica! il cielo vi protegga!
+egli vi assecondi ne’ vostri più cari
+desiderii! Che se forza hanno le preghiere
+degli afflitti presso il trono dell’Onnipossente,
+incessabili saranno le mie, perchè abbiano
+una volta fine queste discordie fatali. Deh,
+alzatevi, generoso mio liberatore! La
+più indelebile gratitudine per voi si scolpisce
+nel mio petto; ed eccovi in segno di
+pace la mia destra. Ma ora nulla più
+mi trattiene; nè più qui debbo rimanere. Addio,
+addio. — Ciò detto, colla leggerezza
+appunto di una fantasima, di là si tolse.
+</p>
+
+<p>
+Arrigo alzatosi sembrava una statua,
+non osando muovere un passo per trattenerla,
+e solo cogli occhi pieni di una inesplicabile
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+loquacità accompagnando la bella
+apparizione che a lui si sottraeva. Frate
+Paolo alzò al cielo uno sguardo; e forse
+fece una breve orazione, che Arrigo non
+intese, quindi dicendo: — Sia benedetto il
+nostro Dio che ci ha consolati, — si diede a
+raggiungere la sua compagna. Questa, leggera
+siccome un capriolo, rugiadose le belle
+luci di lagrime espresse dall’amore, dalla
+riconoscenza, dalla pietà e dalla consolazione,
+a grandi passi dal centro si scostava
+della foresta.
+</p>
+
+<p>
+Poichè Arrigo la ebbe perduta di vista,
+sclamò: — Fu dunque vero corpo od una invidiabile
+apparizione! Ma io la vidi, io
+strinsi la sua destra di pace, e il cielo mi
+tratti con tutto il suo rigore se io manco
+alle fattele promesse: quale sarà per me
+compenso il pensare, in ogni evento, che io
+glielo promisi! — Egli volse ancora lo sguardo
+dalla parte per la quale era scomparsa, e
+non vedendo che l’invido velo della foresta,
+sclamò: — O Cielo, io troppo oggi ti
+oltraggiai, detestando la mia esistenza; posso
+io essere più fortunato, se quell’anima
+generosa stessa ti prega pel mio bene, se
+io ho tocca in pegno di pace la sua destra!
+</p>
+
+<p>
+Egli quindi si pose in viaggio per tornare.
+I suoi pensieri prendevano un corso
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+ben diverso da quello che prima aveano
+seguìto. Una incerta speranza di felice avvenire
+rischiarava le tenebre che aveano
+prima contristato il suo cuore. I suoi pensieri,
+melanconicamente dolci, succedendosi
+gli istanti a lui passavano con una rapidità
+da qualche tempo da lui non conosciuta. L’uomo
+pur troppo tende a crearsi
+agevolmente la dolce idea di una fortuna
+che sovente giammai non trova. Egli trascorse
+la foresta senza quasi avvedersi; e
+parvegli un istante il momento che lasciò
+il luogo ove tanto miglior piega avea
+preso il suo destino, e quello in cui rivide
+l’amico suo, che, simile ad un forte collocato
+in un posto avanzato e pieno di perigli,
+stava tosto combattuto dal sospetto ad
+aspettare il suo ritorno.
+</p>
+
+<p>
+— Il cielo sia lodato! Dunque è caduto
+a’ tuoi piedi l’altero Ghibellino? — sclamò
+Azzo con un sorriso di orgoglio.
+</p>
+
+<p>
+— Dio nol voglia! — rispose Arrigo. — No, il
+combattimento non ebbe luogo. Tutto saprai:
+per ora sappi che il Pusterla mi ha
+fatto sapere che non poteva trovarsi al luogo
+del convegno.
+</p>
+
+<p>
+— Conviene dire che Facino lo abbia
+visitato nel suo castello.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò può essere. Ed appunto la mia
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+parola mi obbliga a portarmi nel Castello
+di Erba in soccorso del Rusconi. Ma tu,
+tu sarà bene che resti per ogni avventura
+in custodia del mio. Facino odia
+i Guelfi e potrebbe chiudere un occhio se
+alcuno tentasse saccheggiarlo. Sceglierà
+il Carcano, a suo piacere, o di seguir me, o
+di restar teco, come crederà più conveniente.
+</p>
+
+<p>
+Fatta questa risoluzione, avendo il Carcano
+preferito di chiudersi nel forte castello
+di Erba, che ben munito essendo di
+vettovaglie era stimato poter resistere assai
+lungo tempo, in compagnia di Arrigo andò
+ad Erba, e senza che nulla loro accadesse,
+entrarono in quel Castello.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span></p>
+
+<h2 id="cap14">CAPITOLO XIV.
+<span class="smaller">LO STRATAGEMMA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Siedeva il Castello di Erba su di uno dei
+piccoli colli vicini all’erta su cui è posto
+il borgo di quel nome. Ancora pochi anni
+sono si vedevano gli antichi avanzi delle
+sue fortificazioni: ora più non ne rimane
+vestigio, fuorchè i vasti ammassi di pietra,
+che, a certa profondità nel suolo incontrandosi,
+ancora attestano la solidità delle sue
+torri e delle antiche sue mura.
+</p>
+
+<p>
+Verso settentrione e verso ponente due
+non vasti colli gli stavano vicini. Da quella
+parte appunto più fortificato dall’arte era
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+quel ragguardevole forte che più volte avea
+resistito agli assalti del nemico, e che più
+volte però avea cangiato di padrone in quegli
+ultimi tempi. Ivi si era gittato nel 1404
+Pandolfo Malatesta, respinto dalle armi di
+Facino e de’ Rusconi, allora alleati del Duca;
+più tardi, per corruzione di quel castellano,
+era passato in possesso di Franchino Rusca,
+che signoreggiava Como del quale si era
+eretto tiranno. Ora finalmente venìa Facino
+per rivendicare il diritto che su di esso tuttora
+serbava la Casa Viscontea.
+</p>
+
+<p>
+Era il castello d’Erba adunque, siccome
+abbiam detto, una fortezza assai ragguardevole.
+Un forte recinto poligono munito di
+sei torri e varie bertesche opponeva da ogni
+banda i suoi lati bene fortificati agli aggressori.
+Che se a questi riusciva di aprire
+una breccia in quelle mura poste a poco più
+che metà della collina, tuttavia non eran
+privi di difesa gli assediati, che riparavano
+nel corpo del Castello, munito di una fossa,
+ed avente forti mura merlate, torricelle, ed
+inoltre un gran torracchione assai più
+antico da una parte, che formava come
+il nucleo della fortezza, e che veniva perciò
+appunto chiamato il maschio.
+</p>
+
+<p>
+In altri tempi una tale fortezza sarebbe
+stata pressochè imprendibile. Però ora già
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+cominciavasi ad introdurre negli assedii le
+bombarde, che con terrore degli assediati
+crollavano mura prima credute inespugnabili;
+ma oltrechè quelle artiglierie
+erano ancora scarse, erano inoltre sì pesanti
+e difficili a maneggiare, che l’effetto
+era tuttavia ben lontano dal pareggiare in
+minima parte l’impeto infernale di quelle
+di oggidì.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno stesso del suo arrivo, Facino
+Cane mandò varj drappelli di cavalli leggeri
+a sorvegliare il Castello perchè nessuno
+vi facesse entrare vittovaglie; e il
+giorno seguente cominciò a lavorare un
+campo sui due colli che, come abbiamo
+detto, stavano a poca distanza dalle mura
+della fortezza.
+</p>
+
+<p>
+Egli fece anche occupare il borgo di Erba
+da alcune squadre; e per tal modo egli apparecchiavasi
+all’assalto del primo recinto di
+mura. Egli avea da principio sperato che,
+atterriti i Rusconi, sarebbero venuti tosto
+a patti; ma si ingannò; alla intimazione
+che loro fece fare, per mezzo di un
+trombetta, gli venne risposto: «Che quel
+diritto stesso che il Duca pretendeva avere
+su di Erba lo avea Franchino Rusca signor
+di Como, che l’avea conquistata. Ma
+che il Rusconi credea che non il Duca
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+fosse l’autore di quella guerra, il Duca
+col quale già da più anni era in buona
+armonia, sibbene l’ambizioso Facino, che
+il Duca avea messo in ceppi, e che aspirava
+a spogliarlo d’ogni dominio. Insaziabile
+essere la sua ambizione: già Alessandria,
+Tortona, Novara e più terre del
+Milanese egli avea usurpate; ora aspirava
+ai possessi altrui, e molestava i Rusconi
+che in nulla lo aveano offeso. Ma essi confidavano
+nella giustizia della loro causa:
+coll’aiuto del glorioso sant’Abbondio difenderebbero
+Como e le sue dipendenze. Non
+temevano Facino.» — Deposta adunque
+ogni speranza di accordo, Facino facea
+gli apparecchi per avere il suo intento
+colla forza.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto nell’interno del Castello gli assediati
+si disponevano ad opporre una vigorosa
+resistenza. Per verità i soldati del
+Ruscone erano un poco disgustati dalla severità
+di Franchino, che passava per assai
+rigido e anche crudele, ma d’altra parte
+una buona paga e le molte promesse li
+spronavano gagliardamente a mostrare in
+quella congiuntura il loro valore; chè non
+aveano motivo a credere di essere nelle
+loro speranze delusi. Pertanto ciascuno si
+proponeva fare il meglio che poteva perchè
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+il nemico non trionfasse, e con gran diligenza
+erano sorvegliate le mura e le torri,
+e si stava in un continuo allarme per non
+lasciarsi sorprendere in nessun modo.
+</p>
+
+<p>
+Facino, il quale aspirando a maggiori imprese,
+volea risparmiare i suoi, mollemente
+attendeva a bombardare le mura; nè pensava
+a un generale assalto. Egli meditava invece
+uno stratagemma; e fingendo di ritirarsi con
+una metà delle sue truppe diede ordine all’altra
+comandata da Estore di rimanere
+inattiva e dar segni di timore. Egli venne
+intanto a Parravicino, e sperava che
+presa gli assediati fiducia, sarebbero usciti
+per combattere; ed allora, cadendo loro addosso
+senz’altro avuto avrebbero la peggio,
+e quindi per terrore il castello si sarebbe
+arreso.
+</p>
+
+<p>
+Diffatti il Franchino Rusca, lasciatosi ingannare
+da quelle apparenze, concertò col Bianchi
+e con un suo nipote che avea seco, giovine
+generoso e che avea nome Lodovico Rusca,
+di sortire una notte ad assaltare d’improvviso
+da due differenti parti il campo degli
+assedianti. Solo due cento cinquanta uomini
+essere scelti dovevano per quell’impresa; il
+restante della guarnigione, di forse altri cento
+cinquanta uomini, sarebbe rimasto in guardia
+del Castello sotto il comando di capitani
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+di minor conto; e con essi restava il
+Carcano, che sebbene narrasse di sè mille
+prodezze, pure non sapeva mai risolversi a
+lasciare il suo posto nel mastio, che certamente
+era il luogo più sicuro.
+</p>
+
+<p>
+Concertata pertanto ogni cosa, una notte
+in cui maravigliosamente protetti si credettero
+dalla oscurità del cielo, perchè dense
+nubi coprivano la luna, allora nel suo primo
+quarto, vedendo scarsi fuochi nel campo,
+uscirono dal Castello in tre drappelli, due
+de’ quali erano destinati ad assalire il campo,
+il terzo dovea stare in guardia perchè
+non venissero côlti da altre truppe alle
+spalle. Lodovico Rusca assalir dovea la parte
+del campo posta sul colle che guarda settentrione;
+il Bianchi l’altra, cioè quella
+posta sul colle a mezzodì; Franchino Rusca
+dovea assicurar loro le spalle. L’impresa
+era ardita; e potea avere buon riuscimento,
+sorprendendo un campo in cui il
+nemico sembrava immerso nel sonno e male
+in guardia. Ma non sapeano che Facino
+tutto facea spiare attentamente.
+</p>
+
+<p>
+Ma sebbene Facino prevedesse il caso
+e subito da alcune sentinelle a quest’effetto
+collocate gliene venisse dato avviso,
+il campo era veramente negligentemente
+guardato ed i soldati immersi nel sonno.
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+Pertanto le due schiere che attaccar lo
+dovevano, non solo senza opposizione superarono
+i ripari poco forti dell’accampamento,
+ma in esso spargendo il terrore,
+Lodovico Rusca fu il primo a farvi
+assai grande macello: ma i Ducali però
+non tardarono a riunirsi, accesi molti fuochi,
+ed opporgli una vigorosa resistenza.
+Poco dopo attaccò il campo dal lato opposto
+Arrigo Bianchi, e nuovamente allora
+le armi de’ Rusconi parvero prevalere, sebbene
+assai inferiori in numero, protette
+dalle tenebre che non bene lasciavano distinguere
+dagli amici i nemici, ed avendo
+incontro soldati mezzo spogli ed oppressi
+dal sonno, fra i quali gli ordini dei capi erano
+male intesi e male eseguiti.
+</p>
+
+<p>
+Ma ben presto cangiarono d’aspetto le
+cose. Non appena ebbe l’avviso Facino
+della mossa del nemico, che subito fatte
+armare le sue genti posesi egli alla testa dei
+cavalli; e dei fanti una metà diede a comandare
+a Giovanni Pusterla, l’altra metà
+a Francesco Bussone, detto il Carmagnola,
+perchè nativo di quel luogo, il quale militava
+con un piccolo comando nel suo
+esercito, ma cui egli assai bene conosceva
+siccome uomo dotato delle più preziose doti
+per riuscire sommo capitano, istancabilità,
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+avvedutezza, valore, freddezza d’animo, e
+prontezza nell’afferrare i partiti. E in fatti
+questo Bussone a tanta rinomanza poi salì
+sotto il titolo di Conte di Carmagnola,
+che pochi capitani lo hanno nell’Italia
+superato. Ma Facino temea la sua ambizione;
+nè mai gli avea voluto dare maggior
+comando, stimando che, conosciuto il
+suo valore, diverrebbe una buona spada in
+mano de’ suoi nemici.
+</p>
+
+<p>
+Distribuita così la sua truppa, senza perdere
+tempo egli si pose il primo in viaggio,
+e rapidamente si mosse verso il campo.
+Egli si incontrò nella piccola schiera di
+Franchino Rusca, l’assalì, la disperse; ma
+poichè sospettò, come era, che la comandasse
+Franchino in persona, perdette assai
+tempo nel procurare di far tutti prigionieri,
+inseguendo ogni uomo di quel
+drappello, per così finire la guerra: ma il
+Ruscone, mediante la devozione di alcuni
+suoi prodi compagni ed aiutanti di campo,
+riuscì, favorito dalla notte, e dalle selve vicine
+in cui i cavalli non lo poteano inseguire,
+a salvarsi. Egli non fece però nessun
+tentativo per ritornare nel Castello, ben
+conoscendo che si sarebbe esposto con
+ciò al grave rischio di incontrarsi in altri
+nemici; e quindi per deviati sentieri
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+prese il cammino verso Como, da cui sperava
+mandare in breve nuove forze a rinfrescare
+la guarnigione del castello di Erba.
+</p>
+
+<p>
+Ma Lodovico Rusca, sebbene gli giungesse
+alle spalle un nemico non meno possente,
+quale era il Bussone, resisteva con
+grande coraggio e deliberazione. Il Bussone
+però ciò vedendo, con quell’avvedutezza
+che gli era particolare, sempre desideroso
+di acquistarsi fama, fece sull’istante un
+assai ragionato disegno; e facendo ritirare
+i suoi, mostrando timore, permetteva a Ludovico
+di ritirarsi. Era sua intenzione, tenendogli
+dietro, incalzarlo nel momento che
+fosse per entrare nel Castello, e, misto alle
+truppe di lui, in quello intromettersi ed
+impadronirsene. A tanto benefizio non sarebbe
+stato finalmente insensibile Facino,
+e gli avrebbe accordato al fine quel grado
+che egli ben sapeva di meritarsi. Non mai
+fu concepito più prontamente un disegno,
+nè più felicemente di questo condotto a
+termine. Lodovico Rusca avendo potuto ordinarsi
+per ritirarsi, vedendosi poco combattuto,
+procurava salvare sè stesso e la
+sua piccola schiera. Il Carmagnola lo seguiva,
+molestandolo leggermente; ma quando
+fu più vicino al Castello, e che la porta
+ne fu aperta, con gagliardia ed impeto
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+grande gli fu addosso, e meno attendendo
+a ferire che ad entrare, in breve fu colla
+sua schiera nel Castello, la cui guarnigione
+appena ebbe il tempo di rifuggire nel secondo
+recinto e alzar i ponti, non senza
+lasciar di fuori alquanti prigionieri. Trionfò
+il cuore del Carmagnola, poichè il
+primo recinto fu in suo potere, e poichè
+vide coronata di ottimo successo un’impresa
+di cui egli solo tutto aveva l’onore.
+</p>
+
+<p>
+Ma nel mentre un fatto sì importante
+qui avea luogo per opera del Carmagnola,
+altri avvenimenti non meno notevoli
+accadevano nel terzo punto ove avea
+luogo il triplice combattimento. Giovanni
+Pusterla, a capo della sua schiera, nella
+quale pur sotto le armi militava una antica
+nostra conoscenza, il bravo Giorgio Tanaglia
+Falconiere nel castello, — Avanti, — gridava
+ai suoi seguaci: — avanti; ma
+uniti in ordine per non confonderci col
+nemico. Guarda che confusione
+hanno posto que’ cani di Comaschi nel
+campo! ma ora mi sapran dire come si
+può stare fra l’incudine ed il martello; e
+saran veramente i pifferi di montagna che
+vanno per sonare e sono invece sonati.
+Alto, Tanaglia, tu sta indietro ad assaltar
+coloro che si sbandano; io vado innanzi col
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+grosso a martellarli alle spalle. — E così
+dicendo, con gran coraggio si avanzava, seguito
+da un buon numero di gente bene
+armata, ed entrato nel campo, andò porgendo
+soccorso e richiamando l’ordine ove
+più era bisogno; sicchè i nemici, scoraggiati,
+non cercavano più che salvarsi in mezzo
+alla confusione. Avea di tal modo il Pusterla
+già cangiato forse cinque volte il
+punto su cui combatteva, nè ancora l’ordine
+era del tutto nel campo richiamato,
+quando giunto in un nuovo punto ove era
+feroce mischia, si avvide, al chiarore di un
+fuoco vicino, che chi sosteneva l’impeto
+dalla parte nemica era il giovine Arrigo
+Bianchi, che con un drappello de’ suoi ben
+armato, andava cercando di farsi strada per
+ritirarsi. — Largo, largo, — sclamò allora il
+Pusterla; — largo, che con colui voglio provarmi
+io stesso; — e quindi soggiungeva: — Arrigo
+Bianchi, contro di me vi volgete. — Così
+gridando si avanzava verso il giovine;
+ma questi volgendo al suolo la punta della
+spada disse: — Giovanni Pusterla, io ben
+vedo che inutile è omai la resistenza: eccovi
+la mia spada; io sono vostro prigioniero.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! questo non vi pare dunque il momento
+per saldar i nostri conti? Ebbene,
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+io raccolgo la vostra spada. Sia costui
+custodito.
+</p>
+
+<p>
+Passò oltre il Pusterla; e poichè veramente
+non vi era altro mezzo di salute,
+anche i pochi compagni di Arrigo amarono
+piuttosto arrendersi che, senza quasi
+speranza alcuna, tentare la sorte troppo
+ineguale delle armi, ora che non un nemico
+mezzo spoglio aveano a fronte, ma buone
+schiere fresche ed armate di tutto punto.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una mischia sì vantaggiosa per le
+armi di Facino, e come costui ebbe udita
+la notizia che il primo recinto del Castello
+di Erba era in sue mani, il Capitano del
+Duca Facino si dispose ad accompagnare il
+Pusterla al suo castello di Parravicino per
+ivi prendere egli stesso il necessario riposo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span></p>
+
+<h2 id="cap15">CAPITOLO XV.
+<span class="smaller">LA GELOSIA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Ma Facino Cane in mezzo a così lieto
+successo aveva un pensiero che gli dava
+noia, e questo risguardava lo stesso successo
+del Carmagnola.
+</p>
+
+<p>
+— Colui, — dicea fra sè, — diverrà senza
+dubbio un abilissimo capitano. Ha l’ardire
+del più valoroso dei soldati; l’imperturbabilità
+stessa che a me tanto giovò nelle mie
+prime imprese, allorchè la gioventù mi
+sorrideva; e in prontezza mi supera e ne’
+stratagemmi. Grande danno a me sarebbe
+se il merito di costui venisse a farsi
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+al mondo palese; guai se il Duca lo riconosce!
+A capo di un’armata, egli potrebbe
+essere il maggiore degli ostacoli al progresso
+di mie vittorie; e ancora rapirmi forse ciò
+che con tanti sudori mi sono acquistato.
+Conviene in qualche modo torgli i mezzi
+di rendersi celebre: ovunque a lui l’occasione
+si presenti, egli manifesta la sua bravura.
+Più si distingue costui comandando
+dieci uomini, che non gli altri capitani che
+hanno maggiore autorità fra le mie schiere! Ma
+come l’allontanerò io dalle imprese
+guerresche, senza dargli sospetto di
+mia malevolenza? Un’idea mi si presenta!
+Veramente ciò non concorda col mio disegno
+di amicarmi i Guelfi; ma questo Bussone,
+questo Bussone vuolsi pur rimovere da ogni
+occasione di illustrarsi. Egli è ambizioso,
+io lo conosco; ed egli è anche fortunato.
+Afferra con prontezza le occasioni; sa
+giovarsene con sagacità; un’aura a lui propizia
+ognor spira. D’altra parte io renderò
+anche vani i suoi sforzi. Sì, il manderò
+con pochi soldati, lo incaricherò solo
+di sorvegliarlo. Intanto, senza lui assalterò
+il Castello di Erba. Quindi, o libererò il
+Castello del Monte, o presolo lo potrò ridonare
+per amicarmi i Guelfi al suo possessore.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno appresso adunque Facino tornò
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+al suo campo, col Pusterla, deliberato
+di tentare l’assalto del Castello. Ma prima,
+fatto a sè venire il Carmagnola, e ricolmatolo
+di lodi e di carezze per il successo
+ottenuto, gli disse, che a lui affidava novello
+carico. — Importa, — egli soggiunse, — mostrare
+ai Guelfi, che tuttavia si mostrano
+nemici miei non meno che dello Stato, che
+male loro starà prestando mano ai ribelli
+del Duca. Arrigo Bianchi, che ora è
+prigioniero del Pusterla, si era unito al
+nostro nemico; ora contro di lui voglio
+dare un esempio di rigore. Io voglio togliergli
+il suo castello, e darlo al sacco o
+diroccarlo. Però, con cinquanta de’ nostri,
+tu andrai a bloccarlo, e, se agevole trovi
+l’impresa, lo assalterai. Che se a te non
+verrà fatto impadronirti di quella vecchia
+rôcca, preso il Castello di Erba in un attimo
+con maggiori forze cader farolla nelle mie
+mani.
+</p>
+
+<p>
+Il Bussone parve subito indovinasse l’idea
+di Facino, e si morse le labbra di dispetto
+e seriamente rispose: — Che a lui non restava
+altra alternativa che di ubbidire; — e
+disdegnosamente voltò le spalle, e si preparò
+a lasciare il campo.
+</p>
+
+<p>
+Un’ora dopo il Bussone era di già partito,
+e Facino avea disposto ogni cosa, e
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+dati gli opportuni ordini per tentare un
+assalto generale al castello, e grande era
+la sua speranza di riuscire in quell’impresa:
+in suo potere era il primo recinto,
+e dalle mura di quello, e dalle torri,
+facile assai gli era il bersagliare i difensori,
+intanto che altri tentassero di scalare le
+mura ove più basse apparivano, od aprirvi
+una breccia ove sembravano meno forti o
+già state altre volte danneggiate e per trascuranza
+non abbastanza bene riparate.
+Scarsa ancora doveva essere la guarnigione
+che le difendeva, e scoraggiata dal cattivo
+esito dell’impresa tenuta la sera antecedente;
+ardenti all’incontro erano le sue
+schiere, ed animate dalla vittoria recente.
+Per accrescere il loro ardore, Facino fu ancora
+largo di promesse a chi più valore
+mostrasse in quella fazione.
+</p>
+
+<p>
+Ma d’altra parte, fra gli assediati eravi
+un prode di gran valore dotato ed inflessibile
+coraggio, l’indomabile Lodovico Rusca;
+ed un buon capo assai può in tale circostanza.
+La sua guarnigione era scarsa sì,
+ma potea bastare a resistere per molti
+giorni; e poichè Franchino Rusca era riuscito
+a far pervenire avviso agli assediati
+che, in capo a dieci giorni avrebbe
+loro mandato soccorso, non dubitava Lodovico
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+di potere per sì breve tempo difendersi.
+Egli adunque incessantemente vegliava
+perchè le guardie fossero attente nel
+custodire i loro posti, e sostituì ai capitani
+caduti o morti o prigionieri nell’ultima
+sortita, altri da lui creduti capaci di
+farne le veci, ed in ciò solo fallò che diede
+un comando anche al Carcano che perfettamente
+non conosceva.
+</p>
+
+<p>
+Con gran vigore Facino Cane fece dar
+principio all’assalto. Enormi sassi venivano
+lanciati verso il castello dai mangani e dalle
+petriere; traevano furiosamente le bombarde;
+l’incessante bersagliar delle balestre
+facea sì che a mala pena potessero nelle più
+favorevoli posizioni sostenersi sulle mura gli
+assediati protetti dai loro merli. Frattanto
+anche il gatto si accostava alle mura per
+tentare di aprirvi una breccia, colmata con
+fascine la fossa colà ove la macchina accostar
+dovevasi. Ma anche gli assediati dal loro
+canto rispondevano agli assalitori coi mangani,
+colle spingarde, colle balestre, e di
+più con sassi e cenere che giù versavan
+dalle mura su coloro che tentavano di
+scalarle; e soprattutto grande era il grandinare
+delle pietre che da ogni parte faceano
+piovere coloro che stavano sulla cima
+della gran torre o sia il mastio del Castello.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+</p>
+
+<p>
+Travagliandosi così dall’una e dall’altra
+parte gli assalitori e gli assediati, eransi di
+già nella penosa impresa consumate parecchie
+ore, quando Facino fece sospendere
+il furor delle artiglierie e delle sue
+macchine, facendo mostra di voler differire
+ad altro giorno l’assalto, forse per
+ricominciarlo più furiosamente quando gli
+assediati dati si fossero a un poco di riposo.
+E tale diffatti era il disegno di Facino,
+il quale freddamente esaminando i
+guasti di già fatti nelle antiche mure che
+preso aveva ad espugnare, stava appunto
+meditando da qual parte raddoppierebbe
+l’impeto dell’assalto per ottenere, prima
+che il dì cadesse, la vittoria. Ogni indugio
+gli sembrava noioso. Oltrecchè il Franchino
+Rusca si sapeva che era fuggito, e
+non dubitavasi che fra non molti dì sarebbe
+con soccorsi ricomparso; egli credea
+essere dell’onor suo l’ottenere con un vigoroso
+assalto quel Castello; altrimenti assai
+più si sarebbe parlato del successo del
+Carmagnola, e non poco, nel confronto, perderebbe
+del suo splendore la sua fama.
+</p>
+
+<p>
+Egli trovavasi adunque in una sospensione
+di animo assai noiosa, ed apparecchiavasi
+a porre in opera ogni sua forza in
+un’impresa che pure ardua assai gli rendea
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+la bravura degli assediati; e ancora
+dubitava di potervi riuscire; quando la fortuna,
+che ha sempre gran parte nelle cose
+guerresche, non volle nemmeno questa
+volta abbandonare questo suo creato, e
+nel momento stesso che egli stava immerso
+nelle più serie meditazioni, ed avvolto in
+dubbii timori, a lui favorevole di repente
+mostrò un lampo del suo sorriso, e gli mise
+nelle mani la tanto desiderata vittoria.
+Diffatti, nel mentre che, dopo aver ben
+esaminato lo stato delle mura del castello,
+tutto pensieroso e meditabondo passeggiava
+in una stanza posta in una delle
+torri del preso recinto, ove si era ritirato,
+ecco entrare il Pusterla a recargli l’avviso
+che dal castello erano usciti alcuni parlamentarii
+a cercare di capitolare.
+</p>
+
+<p>
+— Si conducano tosto alla mia presenza, — disse
+Facino; e poichè il Pusterla fu partito
+per eseguire il suo ordine, Facino facea
+a sè quest’interrogazione: — Or come
+dopo sì vigorosa e felice difesa si perdettero
+costoro così di coraggio? — Il nostro
+lettore anch’esso forse una tale interrogazione
+fa a sè stesso; e noi non possiamo
+qui lasciare di dargliene gli opportuni
+schiarimenti.
+</p>
+
+<p>
+Noi abbiamo già veduto che con imprudente
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+e troppo incauto consiglio, il valoroso
+Lodovico Rusca avea confidato un comando
+al Carcano, il quale colle sue menzognere
+iattanze tanto empiva le orecchie
+di coloro che stavano ad udirlo, che pure
+il credean capace, sebben vano, di alcuna
+lodevole impresa. Ma la scelta non poteva
+essere peggiore, come il lettore lo sa; e
+forse anche senza quella, egli sarebbe stato
+un uomo fatale a colui che lo teneva al
+proprio fianco. Pusillanime, codardo, versatile,
+e pronto ad immaginar ripieghi per
+salvare sè traendo profitto da tutte le congiunture,
+in lui era quanto bastava per
+formare un traditore. Durante l’azione vigorosa
+colla quale Facino avea sperato
+prendere d’assalto il Castello, egli era stato
+piuttosto ozioso spettatore che cooperatore
+coraggioso. Il Ruscone ne lo avea rimproverato;
+e quel rimprovero finì per dar la
+piega alle idee già mal rette del codardo,
+il quale meditò, qualora il destro gli si presentasse,
+ribellare contro del Rusca la guarnigione,
+e con patti a sè vantaggiosi dare
+a Facino la fortezza. La sospensione dell’assalto
+gli somministrò occasione di meditare
+bene e condur a termine questa
+suo disegno.
+</p>
+
+<p>
+— E quando mai, — egli pensò fra sè, — quando
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+mai occasione più bella di questa mi
+si presentò di acquistarmi il favore di Facino?
+Certamente egli pagherà prodigalmente
+il servigio che io gli renderò, mettendo in
+sue mani la fortezza. Questi cani di Comaschi,
+che mi promettono, perchè io debba
+arrischiare la mia pelle per restar con loro?
+Mi rampognano, mi danno del codardo. Ma
+in mal punto il dicesti, testa piena
+di vento. Ecco che io al tempo stesso mi
+vendico di un’ingiuria, e fabbrico la mia
+fortuna. Che dirassi di me in Milano?
+Io dirò che venni oltraggiato, che mi vendicai;
+il fatto è notorio; mi loderanno. E
+sarà questa la prima vendetta che io
+gusterò: potrò anch’io una volta porgere
+il labbro ad un nappo sì periglioso. Ma
+e se io non venissi secondato? Questo
+Rusconi sarebbe capace di farmi precipitar
+dalla torre, come Manlio dalla rupe Tarpea.
+Qui sta il punto. Ci vuol prudenza, ci
+vuole precauzione. Ma in mio favore sta la
+presunzione: la guarnigione è molto scoraggiata;
+varii sono i feriti; se non vi fosse
+quel demonio di Rusca, nessuno ardirebbe
+più caricare una balestra! Convien saperla
+maneggiare; ma non vuolsi lasciar
+intentata un’impresa che può formare la
+mia fortuna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+</p>
+
+<p>
+Formato così il suo disegno, il ribaldo, radunati
+intorno a sè i soldati dei quali aveva
+il comando, loro disse: — Figliuoli, oggi, se
+l’ostinato Lodovico Rusca non rende la fortezza,
+noi saremo tutti passati a fil di spada;
+ma....
+</p>
+
+<p>
+— Buono! passati a fil di spada, — disse
+uno de’ soldati, — dite davvero capitano?
+</p>
+
+<p>
+— E che speranza si può aver mai
+di miglior sorte? Non hanno già dato più
+di un crollo qua e là le mura? non siamo
+noi uno contro dieci? non hanno gli assalitori
+mostrato un valore incredibile? Certamente
+Facino passerà a fil di spada una
+guarnigione sì ostinata, per incutere terrore
+a chi osasse così resistergli: oggi, se il Rusca
+si ostina a volersi sostenere, tutti lasceremo
+certamente su queste mura la vita. Ma,
+d’altra parte, questo è bene per un soldato,
+il miglior letto...
+</p>
+
+<p>
+— Per me, capitano, — disse lo stesso che
+interrotto lo avea la prima volta, — avrei più
+gusto morir sul mio letto in borgo Vico,
+vicino alla mia Teresa.
+</p>
+
+<p>
+— Io non vi celerò, — riprese il Carcano, — che
+forse meglio egli tornerebbe a Franchino
+Rusca; se pure è vero che viva, e se
+la lettera non è un’invenzione del signor
+Lodovico; sarebbe meglio non perdere sì
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+valorosa gente, e serbarla per difendere
+Como; ma giacchè non si parla di capitolare...
+</p>
+
+<p>
+— Parlatene voi al sig. Lodovico, — disse
+un altro di coloro che gli stavano intorno.
+</p>
+
+<p>
+— Io? il cielo me ne guardi! Non mi oltraggiò
+di già poc’anzi in vostra presenza?
+Egli non mi caricherebbe che di nuovi insulti,
+il superbo.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! quando le cose sono disperate... — disse
+un soldato.
+</p>
+
+<p>
+— Per me non ho proprio gusto dar la
+vita per un pazzo, — disse un altro; — se s’ha
+da morire, almeno si parli chiaro e dicasi
+la sua ragione.
+</p>
+
+<p>
+— I Rusconi saranno la rovina di tutti.
+Anche in Como già li mandano al diavolo
+di cuore, — disse un altro ancora; — tutti bramano
+i Vitani.
+</p>
+
+<p>
+— Amici, — riprese il Carcano, — voi avete
+ragione; ma badate che siam pochi, che
+potreste essere intesi... Per me vi compatisco...
+</p>
+
+<p>
+— Se costoro mi lascian dire senza
+tradirmi, dirò io una cosa, — disse un soldato,
+che fin allora era stato silenzioso.
+</p>
+
+<p>
+— Dite su, Gervaso, — dissero gli altri: — temete
+di noi?
+</p>
+
+<p>
+— Non si potrebbe aprir una porta al
+signor Facino?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Questa sarebbe un’indegna azione, — disse
+il Carcano; — ma se gli altri fossero
+del vostro parere, si potrebbe anche capitolare...
+</p>
+
+<p>
+— Io potrò indurre Abbondio, Antonio,
+il Sacchi, lo Svizzero, e forse Andrea, — disse
+un soldato.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io Lodovico, Antonio Resta, Giorgio
+Perlasca, e il Velzi.
+</p>
+
+<p>
+— Io Carlo Battaglia, Gian Battista Del
+Pero, e forse qualche altro.
+</p>
+
+<p>
+Altri soldati nominarono altri colleghi.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, — disse il Carcano, — se la guarnigione
+pensa rendersi a patti, lasciate a me,
+lasciate a me la cura di trattar vantaggiosamente
+con Facino. — E il briccone si
+rallegrò della buona piega che prendeva
+la sua impresa. — Ma, — soggiunse, — state
+pronti ad una porta segreta per salvarci nel
+caso che venissimo da quel furibondo di
+Lodovico minacciati.
+</p>
+
+<p>
+L’incendio della ribellione una volta
+acceso, agevolmente si propagò, in circostanze
+sì favorevoli come erano queste, fra
+tutta la guarnigione. La vista di prudenza
+sotto cui mostravasi quella risoluzione, determinava
+i più affezionati alla casa Rusconi;
+e quelli ancora che erano più teneri del
+loro onore, così fra sè ragionarono: «Alfine
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+noi potremo assai più giovare al sig. Franchino
+ottenendo di raggiungerlo, che restando
+qua a farci seppellire fra le rovine di
+questo castello.» Propagata di tal modo la ribellione
+più non potè celarsi. Lodovico Rusca
+ne ebbe l’avviso, battè un piè a terra, e diede
+nelle più fiere minacce, orribilmente bestemmiando;
+ma come si avvide che era indarno,
+morse fino a trarne sangue le labbra, e feroce
+come era, e di un indomabile coraggio
+dotato, fermò la risoluzione di difendersi,
+con forse quindici compagni rimastigli
+fedeli, nel mastio, e difendersi finchè gli
+bastava la vita.
+</p>
+
+<p>
+Il Carcano, poichè ebbe visto che gli affari
+suoi prendevano tanto buona piega, a sè intorno
+raccolti i sollevati che lo risguardavano
+siccome loro liberatore e l’abile negoziatore
+di onesti patti presso Facino, loro
+disse: — Sia ringraziato prima di tutto sant’Abbondio
+che ci mostra una strada di
+salvezza, la quale seguendo potremo tuttavia
+essere utili alla casa Rusca, sebbene
+noi non riconosciamo più l’autorità di quel
+forsennato di Lodovico; io mi porterò, io
+stesso, seguìto da due di voi a trattare con
+Facino. Non dubito saranno salve le nostre
+vite non pure, ma che ognuno potrà
+ritirarsi colle armi ove gli parerà. Parvi
+egli che bastino questi patti?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Noi ne siamo contenti, — risposero ad
+una voce gli ammutinati. — Ebbene; si sventoli
+la bianca bandiera, — riprese egli, e sull’istante
+fu obbedito. Rispostogli con egual
+segno dagli assedianti, calò immediatamente
+un ponte levatoio, uscì il Carcano con due
+compagni, ben determinato di ottenere per
+sè migliori patti che non se ne appagasse
+la guarnigione.
+</p>
+
+<p>
+Stava Facino, quando il Carcano entrò,
+nella stanza ove lo abbiamo lasciato, presso
+una sedia, ritto in piedi, ed appoggiato con
+ambe le mani sovra una gigantesca sua
+spada. Le sue fattezze, dure e severe, erano
+animate da due occhi brillanti ed espressivi,
+che egli fissò in volto al Carcano che
+già gli era pervenuto innanzi e lo inchinava.
+Dietro di lui vedevasi Estore Visconti,
+che discorreva sommessamente con Giovanni
+Pusterla, ed altri de’ primarii capitani
+dell’esercito. — Ebbene, signor parlamentario, — disse
+Facino, — che ci recate voi?
+</p>
+
+<p>
+— Nobile Facino; se la vostra fortuna
+sempre pari esser dovesse al valore della
+vostra mano, alla sagacità del vostro consiglio,
+all’ardore de’ vostri soldati, certamente
+che la stella che con luce non avversa
+finora splendette...
+</p>
+
+<p>
+— Lasciate i preamboli, signor inviato;
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+veniamo alla conclusione. Che veniste e
+domandare?
+</p>
+
+<p>
+— La resa; ma a patti, — disse il Carcano
+speditamente, e con voce tremula che tradiva
+il suo terrore.
+</p>
+
+<p>
+— Così mi piace; quando volete, siete
+dunque laconico. Sentiamo i patti.
+</p>
+
+<p>
+— I principali sono: salva la vita alla
+guarnigione....
+</p>
+
+<p>
+— Giusto, — l’interruppe Facino, che
+non era crudele.
+</p>
+
+<p>
+— Libertà di andare ove le piace.
+</p>
+
+<p>
+— Questo poi... Mi passi. C’è altro? — L’ultima
+domanda parve fatta in tuon
+duro e con impazienza.
+</p>
+
+<p>
+— Senza cedere le armi...
+</p>
+
+<p>
+— Via colle armi.
+</p>
+
+<p>
+— E poi altri piccoli favori, di nessun
+conto, per vero dire; ma dei quali, illustrissimo
+signore...
+</p>
+
+<p>
+— Signor messo, voi sembrate tornare
+ad andar per le lunghe.
+</p>
+
+<p>
+— Illustrissimo signor Facino: abbi un
+momento di sofferenza; alcune cose non
+si possono dire tutto in un fiato.
+</p>
+
+<p>
+— Però in quanto tempo le direte?
+</p>
+
+<p>
+— In un quarto d’ora ho finito.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene parlate. In un quarto d’ora
+era presa la fortezza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Carcano fece un inchino per ringraziare,
+e così prese a dire: — Illustrissimo
+signore, sappiate che non tutta intera la
+guarnigione venne nella risoluzione di arrendersi.
+Il castello poteva ancora almeno
+un mese esser difeso; e noi avevamo motivo
+d’aspettare forti soccorsi. Ma io, che
+Milanese sono, e che a caso mi trovava in
+esso racchiuso, io che non sono stretto da
+giuramento alcuno a favore della casa Rusca,
+ed anzi ammiratore sempre fui delle
+vostre illustri gesta...
+</p>
+
+<p>
+— Voi tradiste i Rusconi, e pretendete
+da me un premio?
+</p>
+
+<p>
+— Se voi lo dite così subito, avrò ben
+presto terminato di parlare. Signore, io
+non voglio che offerire i miei servigi...
+</p>
+
+<p>
+— Questi sono troppo utili alla casa Rusconi,
+perchè convengano a Facino. In
+somma che pretendete?
+</p>
+
+<p>
+— Via, voi mi darete quel premio che
+crederete; ma d’un altro favore io pregovi.
+Forse fra i prigionieri caduti in
+poter vostro la notte scorsa trovasi un mio
+amico, Arrigo Bianchi; egli pure sia compreso
+nel benefizio che alla guarnigione
+accordate, e sia posto in libertà.
+</p>
+
+<p>
+Facino si volse al Pusterla che era nella
+stessa camera: — Che ne dite compare? — gli
+disse.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Pusterla allora disse: — Ah, colui lo
+conosco, è lo specchio del coraggio. Ne
+ebbi la prova uno di questi dì. Credo si
+chiami Carcano. Ehi vi ricordate dell’affare
+accaduto sul monte? Era difatti
+allora in compagnia del Bianchi. Ma se non
+gli si concede l’amico, scommetto che egli
+capitolerà egualmente.
+</p>
+
+<p>
+Facino, che allora tendea ad amicarsi,
+siccome abbiamo detto, ambo i partiti coll’indulgenza,
+fece in sè una risoluzione, e
+volto al messo, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Che rispondete?
+</p>
+
+<p>
+— Signore, non mi negate questo favore:
+di molto, io sono debitore al Bianchi; sebbene
+sia una testa calda, contro la quale
+ha forse ragione di essere sdegnato il signor
+Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, Giovanni, — disse al Pusterla
+Facino, — donate a me il vostro prigioniero?
+</p>
+
+<p>
+— Ma veramente... Ma questo poi...
+Via che importa a voi se gliel negate?...
+Pure se a voi piace, Facino, non posso dirvi
+di no.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, Carcano, se tale è il vostro
+nome, non già al vostro tradimento, ma
+alla vostra memoria per l’amico vi dono
+questo Bianchi. Quanto al compenso però,
+io non compenso un traditore; ma non
+lascerò di aiutare chi giovò a Facino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tutto è concluso in questo caso;
+ma io, al presente, mi trovo fra stranieri;
+avrei bisogno di giungere sicuro all’amico
+mio Arrigo Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Voi verrete a raggiungerlo con me, — disse
+Facino. — Tornate dai vostri, e dite
+loro che tosto escano dal Castello.
+</p>
+
+<p>
+Ciò avvenne in meno di dieci minuti.
+Fu lasciata facoltà alla piccola guarnigione
+di ritirarsi; e la maggior parte prese la
+strada di Como: ma alcuni si fermarono in
+Erba, col disegno forse di arruolarsi fra le
+schiere di Facino.
+</p>
+
+<p>
+Rimaneva però sempre, per essere in pieno
+possesso del castello, di far snidare dalla
+grossa torre l’inferocito Lodovico Rusca;
+ed egli, siccome un leone da vicino incalzato
+dai cacciatori, preparavasi a perire opponendo
+la più disperata resistenza. Avrebbe
+potuto Facino, stando ozioso, aspettare
+che s’ammansasse col tempo quel suo furore;
+ma egli associava la propria gloria
+al conquisto totale del Castello; poichè
+il primo recinto non era venuto in
+suo potere che per la bravura di un suo
+stipendiato, e il restante per tradimento.
+Egli dunque ordinò che ogni mezzo si mettesse
+in opera per impadronirsi della
+torre.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sebbene unita questa al restante del Castello,
+pure con esso non aveva comunicazione
+di sorta, tranne che per una parte,
+ove era praticata una piccola porta che
+metteva a un ballatoio, mediante un ponte
+levatoio che in quella circostanza era
+stato alzato: sulla torre poi erano mangani
+e petriere per lanciar sassi; e non era difficile
+che gli assediati ivi resistessero alquanti
+giorni. Il fabbricato che stava intorno
+alla torre, era un edifizio irregolare,
+che chiudea nel mezzo una poco spaziosa
+corte. Ora in questa piccola corte e di fuori
+accingevasi Facino ad aprire una breccia,
+se era possibile, per penetrare nella torre,
+quando, mentre ferveva quell’orribile travaglio
+di guerra, e gli assediati gittando dall’alto
+sassi e dardi si difendevano, Giorgio
+Tanaglia, volto al suo signore che gli era
+vicino, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— In nome del cielo non fia che il taccia,
+signor Giovanni; mi si aggira per la testa
+una ricordanza assai bella. Io mi ricordo
+di essere stato in questo castello quando i
+Ducali lo tolsero sette anni sono al Malatesta,
+ed or sovvienmi che per un sotterraneo
+andito si può penetrare nel mastio.
+Dovremo noi cercarlo ed acquistarci l’onore
+di averlo messo in mano al signor Facino?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì certamente, Giorgio, e subito; andiamo
+difilato ove credi sia la porta, e vogliamo
+essere i primi a penetrarvi: raguna
+i soldati che sono sotto il mio comando.
+</p>
+
+<p>
+Furono questi tosto adunati, ed il Falconiere,
+precedendoli, di fianco al suo signore,
+a questo così diceva: — A dir il vero è già
+qualche tempo che io voleva dirlo;... ma,
+per dire la verità,... veramente...
+</p>
+
+<p>
+— Con tutta la tua verità non mi dirai
+niente, Giorgio, se prosegui di questo passo.
+</p>
+
+<p>
+— Dico che veramente.... Or bene
+sappiate che la povera Lucia questa mattina
+mi ha quasi fatto piangere colle sue
+lagrime; chè mi diceva che mi avea veduto
+in sogno morire; e che era un mal’augurio...
+</p>
+
+<p>
+— Eh! poltrone, crederesti tu a queste
+pazzie?...
+</p>
+
+<p>
+— Dirò, io no; ma veramente, per
+dire il vero; in verità che...
+</p>
+
+<p>
+— Ti venga un canchero, colla tua verità!
+</p>
+
+<p>
+— Io mi sento come un cattivo presentimento.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! via: lascia i presentimenti ai codardi...
+e sii uomo.
+</p>
+
+<p>
+— Io credo di essermi sempre mostrato
+tale: ma tutti abbiamo la nostra ora; e fra
+me stesso io diceva: chi sa che veramente
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+questa sia la mia?... Ma ad ogni modo eccoci
+al luogo della porta secreta; non sarà
+la paura che mi farà dare indietro.
+</p>
+
+<p>
+Nel mentre così diceva, erano giunti in
+una sotterranea stanza tutta rivestita di
+tavole di quercia: il Falconiere ne tentò
+una, di poi un’altra; alfine una di queste
+si smosse; e videsi un picciol uscio secreto:
+fu sforzato, e furono in un andito, che li
+mise ben tosto nell’interno della torre.
+Salendo per una angusta scala, da un piano
+all’altro giungendo, aveano a sostenere
+una breve zuffa con alcuni dei fedeli compagni
+del Rusca, che stavano scagliando
+dardi dalle balestriere. Altri cedetter le armi,
+altri resisterono fino che o la morte o
+qualche grave ferita non glielo vietò. Finalmente
+furono sulla piattaforma, ove trovavasi
+il nerbo de’ difensori, i quali però
+non erano che sei.
+</p>
+
+<p>
+Sorpresi, storditi, spaventati, siccome
+persone a cui una straordinaria visione terribile
+si fosse appresentata, i compagni di
+Lodovico Rusca rimasero immobili senza
+poter vibrare un sol colpo. Ma Lodovico,
+colla fierezza della tigre assaltata nel suo
+covile, si slanciò contro uno degli assalitori,
+e d’un colpo lo stese morto al suolo. Era
+il povero nostro Falconiere, che pure poc’anzi
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+era stato profeta del proprio danno.
+Egli per altro ebbe un feroce vendicatore;
+poichè Giovanni Pusterla menò al Rusconi
+un tal colpo che, passatogli l’elmetto e la
+cuffia di ferro, gli spaccò la testa fino al
+naso. Gli altri compagni del Rusconi cedettero
+le armi; e così terminò il conquisto
+del Castello di Erba, conquisto che un
+nuovo lauro aggiunse a quelli di Facino
+Cane.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span></p>
+
+<h2 id="cap16">CAPITOLO XVI.
+<span class="smaller">IL RITORNO NELLA CITTÀ</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Erano poche ore dopo mezzodì allorchè
+la memoria, per lui fatale, del povero Falconiere
+valse a dare nelle mani di Facino
+l’ultima parte dell’espugnata rocca di
+Erba; e fu solo sull’imbrunir della sera
+che il Generale delle armi ducali, con Estore
+e col Pusterla tornossene al castello di Parravicino,
+seguìto da poche guardie, essendo
+restato il rimanente dell’esercito nell’espugnata
+fortezza.
+</p>
+
+<p>
+Il nostro Antonio Carcano a rispettosa
+distanza, seguiva egli pure i vincitori. Egli
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+veniva verso il Castello del Pusterla per
+quivi accompagnarsi all’amico prigioniero,
+cui egli applaudissi di aver liberato; e
+nel suo interno si rallegrava assai e congratulava
+del buon esito della sua impresa.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco, — diceva egli, — Arrigo ha con me un
+obbligo incancellabile per tutta la vita. Il
+manco che potrà fare a mio favore sarà di
+tenermi seco come un fratello. Egli era caduto
+in mano del Pusterla! potea capitar
+peggio, dopo tutto quello che è accaduto!...
+La sua vita era forse più sicura cadendo
+in mano degli assassini. Che se si
+fosse trattato di riscatto, chi sa quante migliaja
+di fiorini egli dovea sborsare? E fu
+una gran ventura che Facino si accontentasse!
+Basta, andò bene; e io le cose già
+le so fare; nessuno avrebbe saputo fare altrettanto. E
+Facino che farà in mio favore?
+nol disse, ma chi sa!... poco no
+certo: bisogna che cerchi di insinuarmi
+nella sua grazia: egli può farmi del bene
+assai. Il suo naturale mi piace; poche parole;
+<i>sì, no</i>. Lascia fare a me. Anche a
+questi laconici le lodi non suonano mai
+troppo lunghe agli orecchi. La lode è un
+soporifero potente: e grande utile ne ricava
+chi sa adulare con destrezza. Io
+spero assai; gli sono ora al fianco; se posso
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+amicarmelo, io non ho più nulla a desiderare. Addio
+anche ad Arrigo, se riesco
+a navigare con sì buon vento.
+</p>
+
+<p>
+D’altra parte, intanto che il Carcano
+così fra sè ragionava, Facino Cane, vôlto al
+Pusterla, gli diceva: — Ora conviene che io
+marci contro Como; la stagione però è molto
+avanzata: ottobre va inoltrandosi, le pioggie
+verran ben presto. Io però, spero di
+spaventare il Ruscone e indurlo a cedermi
+la città con buoni patti. I Comaschi non
+sono troppo contenti del suo governo, e
+mormorano sommessamente. Io adescherò
+il partito dei Vitani: eppoi lo spavento
+di sì pronto successo contro il Castello
+di Erba deve non poco aver commosso
+gli animi delle truppe de’ Rusconi. La
+fortuna mi si mostra propizia:
+essa mi continui il suo favore! Oh potessi
+io così veder compiti i miei disegni, come
+con tutto l’ardore io intendo di proseguirli!
+</p>
+
+<p>
+— E del Duca, signor Facino, del Duca
+potete voi ora pienamente fidarvi che non
+si dia ad altri?
+</p>
+
+<p>
+— Io già vel dissi, egli non può più far
+nulla. Inoltre io passerò il verno a Milano,
+ove sono Governatore, e finirò di
+consolidare i suoi ceppi. Credetemi, Pusterla,
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+egli più non ardisce muover un dito contro
+le persone che io proteggo. Il mio
+nome è piena salvaguardia per gli amici
+miei. Sicchè, compare, tornate a Milano,
+sulla mia parola, voi pure; tornate, che
+conferiremo insieme molte cose: voi più
+nulla avete a temere per parte di Giovanni
+Maria.
+</p>
+
+<p>
+— Egli per altro mise a morte un mio
+cugino; egli un figliuoletto di lui barbaramente
+fe’ trafiggere; egli odia la mia
+casa atrocemente.
+</p>
+
+<p>
+— Ora sono cangiati i tempi! E forse
+presto uno ne vedremo in cui tutti coloro
+che presero parte a quelle sanguinose scene,
+ci pagheranno il fio de’ lor misfatti.
+Viva pure il Duca, viva, chè io la sua
+caduta non bramo, e gli ho giurata la mia
+fede. Ma gli empi suoi ministri, l’atroce
+Squarcia.... chi sa che non espiino un
+giorno su di un patibolo le nefande loro
+scelleratezze!
+</p>
+
+<p>
+A queste parole succedette un silenzio; e
+poco dopo Facino si volse ad Estore Visconti,
+e con lui in varii discorsi si intrattenne
+finchè giunsero al Castello del
+Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+Quivi li avea preceduti la novella della
+presa del castello di Erba e della morte
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+del povero Falconiere. Oh come teneri
+furono gli abbracciamenti che Beatrice fece
+al vecchio padre suo, ora del tutto fuori
+de’ pericoli della guerra! — Oh come oggi
+ansioso e trepido, — sclamò ella mentre il
+padre la stringeva fra le sue braccia, — batteva
+il cuor mio, quando da una di queste
+torri gli occhi miei volgeva verso la parte
+ove voi in tanti pericoli ponevate la vostra
+vita!
+</p>
+
+<p>
+— Bella Beatrice, — disse Estore, — voi siete
+nata da un padre troppo bravo per potere
+andare esente da questi terrori, di cui
+impossibile è che non venga scossa, sebbene
+di non ordinaria fortezza dotata, quale
+siasi persona del vostro sesso. Il Pusterla
+torrebbe piuttosto a sostenere la tortora,
+che vedersi da vicino una zuffa e non
+prendervi parte.
+</p>
+
+<p>
+— Ahi pur troppo voi dite il vero! — con
+un tuono doloroso e con un tronco sospiro
+sclamò Beatrice.
+</p>
+
+<p>
+— Via, figlia mia, ora abbiano fine questi
+tuoi sospiri! È morto un nostro bravo
+servitore, dirò anche un mio amico, ma
+tutti dobbiamo alla fine trapassare una
+volta, ed egli è morto da bravo. Povero
+Giorgio, egli avea un funesto presentimento
+in cuore, e pur troppo si avverò!
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+Ma di lui più non si parli; io doterò Lucia
+sua nipote, e faremo presto le sue
+nozze. Voi, Agnese, ditele che asciughi le
+lagrime! Ancora troveremo un altro Falconiere;
+e tutto si rimetterà sull’antico
+piede di prima. Ma, mi scordava la mia
+promessa. Martino, Andrea, pigliate nella
+mia stanza le chiavi della prigione, andate
+e conducete qua il nostro prigioniero. Bene
+mi pesò, il farlo, ma in altro incontro
+gli abbasserò io la cresta! Ma voi, Beatrice,
+andate a tener compagnia nella sala
+ad Estore e a Facino.
+</p>
+
+<p>
+Nel mentre che egli così diceva, tutto
+ansante e precipitoso ecco gli torna innanzi
+il giardiniere, a con un’espressione
+goffa di maraviglia, piantandosigli innanzi
+senza profferire una sillaba, si dà a dimenare
+siccome una macchina la testa.
+</p>
+
+<p>
+— Che è; sei tu diventato pazzo; o sei
+del tutto fatto bestia, come dicono di Nabucodonosor?
+</p>
+
+<p>
+— Signore, mandi un altro se a me non
+crede.
+</p>
+
+<p>
+— E che cosa debbo credere, o scimunito
+babbione? Parla, che hai a dire?
+</p>
+
+<p>
+— Che era aperto!
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa aperto?
+</p>
+
+<p>
+— La prigione. E il diavolo forse...,
+uno Spirito.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che diavolo, che Spirito? Sia maledetta
+la tua bestialità!
+</p>
+
+<p>
+— Fatto sta che non c’è più.
+</p>
+
+<p>
+— Il Bianchi?
+</p>
+
+<p>
+— I banchi ci sono, sì; ma io intendo
+parlare del prigioniero.
+</p>
+
+<p>
+Giunse in questa anche Martino e confermò
+la novella.
+</p>
+
+<p>
+— Che è ciò, — gridò il Pusterla. — Vi sarebbe
+nel mio Castello un traditore! Possibile
+che il Falconiere.... Ma egli è morto;
+come si vedrà l’acqua chiara!
+</p>
+
+<p>
+— Alcuno non è uscito dal Castello? — domandò
+poscia il vecchio, il cui volto si
+era acceso di sdegno; e volgea tale domanda
+a tutti coloro che gli stavano d’attorno.
+</p>
+
+<p>
+— Signore, — disse Agnese, — nessuno vide
+uscir persona dal Castello; però fu trovato
+con istupore calato il ponte levatoio. Se il
+Falconiere si è lasciato corrompere, il prigioniero
+può essere da sè fuggito. Ma a
+dir il vero, il povero Giorgio questa mattina
+avea sì poca testa, che io giurerei che
+per errore ha lasciata aperta la porta della
+prigione.
+</p>
+
+<p>
+— Sieno maledetti i sogni ed i presentimenti,
+che rendono i bravi peggio che le
+bestie! — sclamò il Pusterla. — Signor Carcano, — poi
+disse al giovine che stava a certa
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+distanza; — udite? Il signor Arrigo ha già
+spiegato il volo, e buon per lui. Per altro
+voi, se vi aggrada, potete fermarvi nel mio
+castello.
+</p>
+
+<p>
+Non era questo il tempo in cui, come diceva
+un Grande di Spagna a Carlo V, un
+uomo d’onore avrebbe dato il fuoco alla
+propria casa, dopo che in essa avesse dovuto
+accogliere un traditore. I tradimenti
+erano troppo frequenti in questi tempi,
+e gli uomini al loro brutto aspetto si erano
+abituati.
+</p>
+
+<p>
+Il Carcano si fermò volentieri nel castello
+del Pusterla, per non allontanarsi da Facino
+da cui sperava assai; e la volubilità
+de’ suoi discorsi, la sua inclinazione alla galanteria
+cavalleresca, all’adulazione; le sue
+millanterie, e la sua nota viltà, lo resero piacevole
+e gli cattivarono anche la benevolenza di
+Facino nei tre giorni che ivi fermossi volendo
+dar riposo alle sue schiere. Ma i modi
+troppo lusinghieri con che quel bellimbusto
+avea fatto disegno di porger conforto alla
+povera Lucia, nipote dell’estinto Falconiere,
+la bellezza della quale di già in altra occasione
+avea ammirata, gli fruttarono una
+carica di bastonate dal bravo Carlotto, che
+per pagargli quel debito lo attese poco discosto
+dal castello. Un tal incontro, sebbene
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+non mai confessato dal nostro bravo
+paladino, insieme ad altre considerazioni, lo
+persuase a seguire a preferenza Facino,
+sebbene il Pusterla gli offrisse di rimanere
+nel suo Castello; posciacchè il Carcano avea
+già abbiurato il partito Guelfo: massima
+essendo de’ pari suoi non essere mai nè
+Guelfi nè Ghibellini; ma, come il camaleonte,
+assumere i colori degli oggetti ai quali
+passano vicino.
+</p>
+
+<p>
+Facino portossi a Como; ma non essendo
+riuscito ad ottenere quella città col solo
+mostrarsele, stimò meglio ricondurre a Milano
+le sue truppe ne’ quartieri d’inverno.
+Sei giorni dopo essere partito da Parravicino,
+egli adunque vi ricomparve, per rivedere
+l’amico Pusterla, e per dare alcuni
+ordini al Bussone, che proseguiva invano,
+per le circostanze che diremo, l’assedio del
+Castello del Monte. Siccome Facino blandir
+volea i Guelfi, nè amava la gloria del Carmagnola,
+gli impose che qualora fra quattro
+dì non si arrendesse il castello bloccato, egli
+tornasse colla sua piccola schiera a Milano.
+Partendo poscia da Parravicino il
+giorno seguente, con lui recavasi a Milano
+anche il Pusterla, che si era lasciato persuadere
+dalle assicurazioni di Facino a
+tornare a stabilirsi in quella città. Ma
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+noi abbandonandoli nel lor viaggio, che fu
+senza avvenimenti, veniamo a quelli che
+impedirono al Carmagnola la presa del
+Castello del Monte.
+</p>
+
+<p>
+La prima difficoltà era questa, che quel
+castello era posto in forte posizione sovra
+un’eminenza piuttosto erta, sicchè da una
+sola parte eravi un facile accesso, e da
+quella parte appunto era maravigliosamente
+fortificato. Inoltre lo scarso numero
+di genti che si erano date al bravo Carmagnola,
+era per lui un grave ostacolo ad
+ottenere di assalto la rôcca, cui bravamente
+Azzo difendeva con un sufficiente numero
+di gente armata; sicchè per quante volte
+lo tentasse, il Bussone mai non potè impadronirsene
+colla forza. Fu invano che il Carmagnola
+cercò nuovi ajuti a Facino; costui,
+anzi, non andò molto che il comando gli
+diede, siccome abbiamo veduto, di ritirarsi.
+</p>
+
+<p>
+Per altro il Bussone volle tentare nuovamente
+un assalto la notte del giorno
+stesso che Facino partì alla volta di Milano.
+Egli esortò i suoi soldati a quell’impresa,
+e sperò, dando nell’armi dall’opposta banda,
+sorprendere per una parte che stimava più
+debole la fortezza, e averla in suo potere.
+Ma anche questa volta gli falli il colpo. Per
+vero dire, la notte fu oscurissima
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+e nuvolosa, come egli la sperava
+per crescere terrore a quell’assalto, ma
+non sì tosto egli si fu mosso per giugnere
+alla parte che scalare intendeva, ed
+ecco dai boschi vicini egli viene bersagliato
+da una furia di frecce, e nel tempo stesso
+si accorge che il suo disegno è anche conosciuto
+dagli assediati. Egli dovette quindi,
+privo di ogni speranza, ritirarsi nel suo
+piccol campo.
+</p>
+
+<p>
+Ma il giorno seguente un avvenimento
+ancora più funesto intervenne al Carmagnola.
+Nel mentre pensieroso egli stava
+nella sua tenda, e, maledicendo la sua mala
+sorte e l’ingratitudine di Facino, gli nasceva
+il pensiero di abbandonarlo, per vendere
+ad un miglior padrone i suoi servigi, e
+ad afferrar tal partito esitava, ecco che
+d’improvviso egli ode al di fuori un rumore
+d’armi e gridi di battaglia. Esce allora
+tosto, afferrando la spada e coprendosi
+del suo elmo, e vede che il suo picciol campo
+è invaso da varj armati, che dal numero sopraffatti
+però venivano respinti. In breve
+uno solo ivi ne restava; ma costui sembrava
+anzichè uomo, un demonio. I suoi colpi
+erano colpi di martello de’ Ciclopi favolosi:
+tutti paventavano il suo scontro;
+ed invano gli faceano intorno piazza. Il
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+Carmagnola contro di lui si avanzò. Incoraggiati
+i suoi soldati, fanno lo stesso: così
+i cacciatori si avvicinano ad una belva furibonda
+per renderla con prepotente forza
+la vittima de’ loro colpi riuniti. Ma il feroce
+per questo non si perdea di animo, nè
+parea paventare quel pericolo. Menò un
+fendente al Carmagnola che non lo colse in
+pieno e fu nullo di effetto per la bontà dell’armatura;
+quattro o sei altri colpi menò
+su di coloro che si opponevano al suo passo,
+ed in breve andò a raggiungere i suoi compagni.
+Dalla descrizione che ne fecero i
+soldati spaventati, si seppe poi che colui
+era il Guerrier Nero, abitatore della Caverna
+del Piombo.
+</p>
+
+<p>
+Il Carmagnola il giorno seguente partì
+per Milano; nè mai più poscia Facino pensò
+al castello del Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+Il bravo Azzo, rimanendo spettatore di
+quello che di fuori accadeva, non sapeva a
+che attribuirne la cagione, e credette fosse
+opera di Arrigo, il quale trovato avesse
+modo di uscire dal Castello di Erba, che
+ancora dal suono festivo delle campane e
+dal cessare del trar delle bombarde avea
+arguito essere stato preso; nè egli s’ingannò
+che in parte. Poco dopo che il Carmagnola
+si fu ritirato, egli ebbe in fatti la
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+compiacenza di veder Arrigo, accompagnato
+da due armati, rientrare nel proprio Castello;
+ed in uno de’ due suoi compagni ravvisò lo
+stesso Guerrier Nero. Costui non si
+fermò nel castello che un istante. — Addio,
+Arrigo, se la sorte sorriderammi, le vicende
+passate in questi giorni possano
+meritarmi la vostra amicizia. — Ciò detto
+egli partì.
+</p>
+
+<p>
+Arrigo spiegò allora ad Azzo, come essendosi
+sottratto di prigione dal castello
+Pusterla, nel volgere il passo verso il proprio
+castello avea incontrato quel personaggio
+da tutti temuto, e che a lui si era
+unito per procurare di impedire al Bussone
+la presa del suo castello. Avea quindi passati
+alcuni giorni nella caverna di quel
+monte.
+</p>
+
+<p>
+Arrigo, per altro, avea riportata una non
+lieve ferita il giorno innanzi assaltando il
+campo del Carmagnola, assalto veramente
+dettato più dall’ira che dalla ragione.
+Arrigo narrò ancora in parte il modo con
+che potè sottrarsi dal castello del vecchio
+Pusterla; ma, poichè il mio lettore avrà
+altrove occasione di essere informato su
+questo punto importante, ne tralascio per
+ora per maggior brevità la narrazione.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span></p>
+
+<h2 id="cap17">CAPITOLO XVII.
+<span class="smaller">LA CRUDELTÀ</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Entrando noi con Giovanni Pusterla nella
+città di Milano, è tempo omai che un
+istante ci tratteniamo nel parlare di essa,
+del suo governo, e dello stato della sua popolazione,
+di cui per incidenza già più e
+più volte ci è accaduto di dover toccare
+alcuna cosa.
+</p>
+
+<p>
+Se uno sguardo tu allora avessi vôlto su
+questa grande metropoli della Lombardia,
+per antichi fatti famosa e per la fertilità del
+suo territorio, a cui aggiugner potevasi, col
+Petrarca, la salubrità dell’aere, lode ora alquanto
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+venuta meno, per colpa de’ cittadini
+stessi che la abitano, i quali permettono
+che d’ogni intorno prati irragatorj la
+impregnino di umidità; avresti veduto,
+chiusa fra mure di dimensione minor
+delle presenti&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, una popolazione ancor
+maggiore dell’attuale, popolazione presso
+cui il lusso già avea fatti grandi progressi,
+e cui la ricchezza rendea famosa non meno
+che l’industria. Le abitazioni per altro
+erano ancora assai anguste, e teneano
+d’un gusto particolare dominante a’ quei
+tempi, il quale si scostava dal gottico, e cominciava
+ad avvicinarsi alla buona architettura.
+Gottici però erano gli edifizj di alcuni palazzi
+principali, e come un gigante fra una
+popolazione pigmea si alzava di già la vasta
+mole del Duomo, opera che dovea la sua
+fondazione al padre del duca attuale, quel Giovanni
+Galeazzo che tanto per ogni rispetto fu
+ambizioso di rendersi l’ammirazione della posterità,
+siccome realmente fu il flagello dei
+suoi sudditi fin che visse, per le contribuzioni
+enormi che loro impose.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo edifizio che meritasse più attenzione,
+era il Castello Giovio; quel freno
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+della città fabbricato sotto gli occhi dei
+cittadini da Galeazzo Visconti, e che maravigliosamente
+serviva a tenerla sottomessa.
+Diffatti parea necessaria la forza contro una
+popolazione che di recente avea perduto gli
+avanzi della sua prima libertà: mentre recente
+era quel grado sommo di autorità a
+cui pervenuti erano i Visconti, fin dal dì
+che Giovanni Galeazzo venne investito del
+titolo di duca dall’imperator Venceslao.
+Suo figlio, il regnante Giovan Maria, era il
+secondo che fruisse di tanta autorità, tanto
+ora però sfrondata a cagione del suo spregevole
+carattere e della sua debolezza.
+</p>
+
+<p>
+L’altro edifizio, su cui noi dobbiamo fermar
+la nostra attenzione, era quello che
+dicevasi allora il Broletto Vecchio, ove
+un sontuoso palazzo si ergeva ornato in
+mille modi da Azzone Visconti, al quale
+andava aggiunto altresì un gran cortile che il
+buon Azzone pur ornato avea di fontane e
+statue e mille ornamenti. Ma la barbarie
+de’ suoi successori, e il capriccio di Galeazzo
+segnatamente, aveano fatto sì che quasi tutto
+quel palazzo era stato abbattuto, per erigerne
+un altro ancora più vasto; e solo dell’antico
+vedevasi al tempo di cui parliamo la gran sala
+della Gloria, ed Azzone pur rammentava la
+piccola ma ben ornata chiesa di S. Gotardo
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+unita a quel palazzo, e che tuttavia vedesi a
+nostri dì, la cui torre, prezioso monumento
+per le arti, all’occhio del filantropo rammenta
+con tenerezza l’ottimo principe, degno di
+eterna fama per aver protetto le arti belle
+e governati con paterno governo i cittadini.
+Innanzi al palazzo di cui parlammo un po’ a
+lungo stendevasi la così detta piazza dell’Arengo;
+e questa confinava colla già
+nominata cattedrale, ossia il Duomo, di cui
+il palazzo rimanea a sinistra.
+</p>
+
+<p>
+Ma il palazzo al tempo di cui parliamo,
+lungi dall’essere abitato da un Azzone Visconti,
+non era ricetto che di un mostro
+forsennato e crudele. Giovanni Maria, successo
+al padre, come il lettore sa, in età giovanissima,
+era stato testimonio degli intrighi
+e de’ colpevoli amori della vedova sua madre;
+e per le continue insurrezioni de’ suoi
+sudditi, per le prepotenze de’ Ghibellini, da
+lui risguardati siccome suoi nemici, agitato
+fra il timore, avea di buon grado lasciato
+alla madre tutto il pensiero di reggere lo
+Stato; nel mentre che egli, il quale negli
+ultimi anni del padre avea dato a divedere
+di essere dotato di qualche spirito, ed
+aver un gusto ben determinato per la poesia,
+passando i suoi giorni fra l’ozio, si ingolfava
+nel pericoloso mare de’ piaceri, per
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+tutti tosto con immature forze esaurirli, ed
+uscirne poi sazio, e nè capace di più seguirli
+con impeto, nè di abbandonarli con
+ferma risoluzione, per abbracciare più
+regolar vita e più utile al popolo a cui
+sovrastava.
+</p>
+
+<p>
+Egli si era cinto di giovani di famiglie
+distinte, Guelfi, siccome quello che era il
+partito a cui si considerava come ascritto,
+sebbene in realtà ben poco si mescesse nelle
+lotte che agitavano mortalmente lo Stato e
+la città; e nel mentre il suo potere da ogni
+parte crollava, egli ridendo e sollazzandosi,
+ogni dì facea un passo più in là nel rotto
+costume. La duchessa, occupata già troppo
+degli amori suoi, guardava con occhio
+indifferente i disordini del figlio, da cui
+intanto ogni persona che punto ancora stimasse
+l’onor proprio si allontanava.
+</p>
+
+<p>
+Fra coloro che compagni erano stati
+del Duca in sua gioventù, durante la vita
+dì Giovanni Galeazzo, e che poscia abbandonarono
+la Corte, prima che la abbandonasse
+il saggio Carlo Malatesta, fuvvi il nostro Arrigo,
+siccome abbiamo veduto. Egli, compagno
+a Giovanni Maria finchè non trattossi
+che di sollazzarsi col canto o in altri nobili
+e giovanili esercizj, abbandonò il principe,
+allorchè tanti altri giovani rotti ad
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+ogni eccesso di mal costume si furono posti
+sotto i suoi vessilli.
+</p>
+
+<p>
+Ed avendo poi quel giovine principe, istigato
+da’ suoi malvagi consiglieri, a sè attirate
+le redini del governo, questa fu
+una nuova disgrazia per la città; poichè,
+sebbene malissimo governata fosse dalla reggente,
+era però palese agli uomini di senno
+che a ridoppio peggiore sarebbe stato il
+figliuolo. Egli pertanto, per spodestar la madre
+si accostò al partito de’ Ghibellini, nemici
+di lei e già potentissimi, e nel mentre che
+i Guelfi gridavano <i>Viva la Duchessa</i>, il
+partito opposto andava gridando <i>Viva il
+Duca</i>, e infine tanto prevalse, che la duchessa
+dovette pensare a ricoverarsi a Monza,
+il cui castello era in mano di un Giovanni
+Pusterla, che essa credea suo parziale.
+</p>
+
+<p>
+Ma il Duca non era uomo di fermarsi
+a metà nel suo trionfo sul contrario partito.
+Siccome in Monza si erano allora ritirati
+i principali de’ Guelfi, i Ghibellini
+inferociti, per coronare il loro trionfo, col
+consenso secreto del Duca, vennero a Monza,
+e non avendo loro Giovanni Pusterla fatta
+resistenza alcuna, siccome quegli che pure
+era Ghibellino, sebbene avesse addormentata
+la Duchessa fino a farle credere che
+le fosse favorevole, que’ forsennati posero
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+tutte a sacco le case de’ loro avversari, ed
+anche il palazzo della vecchia madre del
+Duca. Molti anche sono che pensano
+aver in quest’occasione Giovanni Maria
+dato ordine che alla madre sua s’avesse ad
+apprestare il veleno. Noi questo passo altrove
+vedemmo rischiarato nel nostro racconto.
+Fatto sta che la Duchessa morì poco
+dopo, e tutta l’Italia credette il Duca
+parricida.
+</p>
+
+<p>
+Ma il Duca era di tal tempra da non
+morir di dolore per questa accusa; pure,
+poichè parve a lui di essere sul soglio
+consolidato, togliendosi la maschera lasciò
+trasparire l’odio suo segreto contro i Ghibellini,
+e poichè costoro aveano la peggio per
+la prevalenza di Carlo Malatesta su Facino
+Cane, capo della loro fazione, il Duca, che
+già nelle lotte civili avea perduto ogni
+avanzo di umanità, pose mano a vendette
+che solo piacevolmente il ferreo animo suo
+commoveano.
+</p>
+
+<p>
+Egli, avendo amata per l’addietro la caccia,
+si era cinto di cani di ogni specie; e
+poichè gli avveniva talora di cogliere de’
+villani trafiggere lepri o daini in luoghi
+di caccia a lui riservati, non volendo essere
+imitatore di altri in crudeltà, nella
+quale l’animo suo si sentiva ben di già
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+forte e immaginoso, da’ mastini, con cui cacciava
+i cignali, facea que’ miseri afferrare e
+sbranare. Squarcia Giramo, suo canattiere,
+il più scellerato degli uomini dopo il suo signore,
+si era poi fatto a consigliare al Duca
+di nutricare alcuni cani solo di carni umane,
+perchè fossero più pronti a gittarsi sulle loro
+prede. Al Duca piacque il pensiero, perchè
+qualunque supplizio, perduta ogni umanità,
+di già era diventato per lui uno spettacolo favorito.
+Egli dava loro a sbranare i condannati;
+e talora cercava anche delle vittime fra
+i meno rei! una leggera violazione delle leggi
+era fatale quando mancava cibo a que’ mastini.
+Il perfido Squarcia avea fra gli altri
+con particolare cura educata una rabbiosa
+cagna, detta la <i>Sibillina</i>, la quale però, sebbene
+non satollata che di umane carni, mostrò
+in una circostanza di essere più pietosa
+del suo signore.
+</p>
+
+<p>
+E già da tutte le azioni sue chiaro appariva
+che il Duca era piuttosto diventato un pazzo
+frenetico che un tiranno meditativo e crudele.
+Pure la rimembranza del suo parricidio
+lo tormentava: avea scoperto che da
+qualcuno era stato penetrato il suo misfatto;
+volle purgarsene; e per farlo, mise
+mano ad altre colpe, sottoponendo a crudel
+morte coloro che egli sospettava consci
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+del suo delitto. Primo però a subir il supplizio
+di essere divorato dai mastini di
+Squarcia fu Giovanni Pusterla, il Castellano
+di Monza, cugino di quel Pusterla di egual
+nome che il lettore già conosce assai bene;
+quindi ad uno ad uno tutti gli individui
+della famiglia di lui toccarono la sorte
+stessa; e Beroldino del Maino ancora, ed altri
+più che passavano per aver avuta parte
+nella fazione contro sua madre, siccome
+traditori furono dati in preda ai mastini. Quel
+supplizio divenne il suo favorito;
+ed in breve, trascurando ancora le
+apparenze, il Duca non si curò più di far
+eseguire processi contro coloro che avea
+destinati per vittime della sua crudeltà.
+</p>
+
+<p>
+Allora fu che sovvenendosi che ancora
+rimaneva della famiglia del Castellano Pusterla
+un fanciulletto, fino allora risparmiato
+perchè in età in cui l’ombra nemmeno
+poteva allignare del delitto, toccando
+appena il dodicesimo anno, fattolo prendere,
+un giorno che altro pasto non avea saputo
+fornire a’ suoi mastini, pensò quello dar loro;
+ed egli stesso, come usava per diletto, portossi
+ad assistere a quel supplizio. Condotto
+il giovinetto alla presenza dell’efferato
+principe, quegli a’ suoi piedi si gittò con un
+fiume di lagrime chiedendogli pietà. Meschinello,
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+ei non sapeva a qual tigre la
+domandasse! — Via, — disse il Duca, — ora
+parlerai col guercio; alto, Squarcia, fa
+venire il guercio che non ha mangiato!
+</p>
+
+<p>
+Venne il guercio, grosso mastino mostruoso
+a cui era stato guasto un occhio da uno
+dei miseri che avea aiutato a sbranare;
+egli portossi verso il fanciullo dimenando
+la coda, e con passo affrettato e ringhiando,
+ma come gli fu vicino, fiutollo qua e là, parve
+non avesse coraggio di offenderlo, e si ritirò. — Che
+vuol dir questo, Squarcia; sta
+male il guercio? Che poltrone s’è fatto
+egli! Via, me lo leva dinanzi, che un di
+questi giorni lo fo ammazzare. La Sibillina,
+la Sibillina; ha mangiato, ma ebbe
+pasto leggero; finirà l’affare. — Ma proseguirò
+io nell’orribile racconto? Ah sì, per
+dimostrare che la fierezza delle belve di
+molto talora è a quella dell’uomo inferiore.
+Venne la Sibillina; al fanciullo s’accostò;
+ma fosse, che egli non l’inasprisse colla resistenza,
+fosse vera pietà, la crudel cagna
+rifiutò di toccarlo. Il Duca sdegnossi
+collo Squarcia, e comandò di scannare il
+fanciullo. Il ferro di Squarcia non ricusò
+di compiacerlo. Eppure era a questo
+Duca che Carlo Malatesta partendo avea
+lasciati i più saggi avvertimenti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il fatto da noi narrato, accadde nell’anno
+1409. Ne’ due anni seguenti Giovanni
+Maria, nessuna cura prendendo delle cose
+dello Stato, che di giorno in giorno peggioravano
+(ristretto omai alla sola città, che
+vide prima trionfarvi Facino, poi Bucicaldo,
+e poi nuovamente Facino), andava oscuramente
+soddisfacendo alla propria crudeltà;
+la sola passione che l’anima sua disputata
+dilettasse. La giovine sua sposa
+Antonietta, figlia di Malatesti Malatesta,
+versava indarno amare lagrime sui
+suoi orribili traviamenti. Egli l’odiava, e
+da sè la tenea costantemente lontana, per
+darsi in braccio a svergognate cortigiane.
+</p>
+
+<p>
+È facile immaginare quale potesse essere
+lo stato della desolata città sotto un signore
+sì orribile. I Guelfi, caduti nell’oppressione,
+in gran parte l’avevano abbandonata;
+o vi vivevano in mezzo agli insulti
+de’ lor rivali, avviliti ed attendendo un’aura
+favorevole per vendicarsi, giacchè sapevano
+che in cuor suo il Duca ad essi inclinava.
+La soldatesca insolente di Facino,
+malgrado che costui cercasse tenerla in
+freno, vi commetteva mille violenze; e
+l’esempio del Duca vi avea propagata la
+più sfrenata licenza, la quale veramente
+non era che una pecca troppo dominante
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+di quel tempo. L’ignoranza non rendeva
+pregevole all’occhio della popolazione se
+non se la forza; ed una grossolana superstizione
+aveva, ne’ più, preso il luogo della
+vera pietà.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p>
+
+<h2 id="cap18">CAPITOLO XVIII.
+<span class="smaller">L’AGGUATO</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Era una notte sulla fine di Aprile. Il tranquillo
+e verecondo disco della luna, vaghissimo
+e lucente più dell’ordinario, il simpatico
+suo raggio spandea, che tanti nobili
+e gentili pensieri risveglia negli animi gentili.
+La stagione mitissima già avea di nuova
+pompa d’erbe e di fiori adornata la terra,
+e l’abitatore della città già invidiava, a
+chi fra i campi si delizia, il gradevole ed
+impareggiabile aspetto della primavera. E
+questa è appunto quella stagione in cui la
+terra a nobile sposa rassomiglia, che, adorna
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+di tutti i vezzi dell’età, mostra nel viso
+con quanto ridenti immagini a lei si apra
+il teatro della vita. Dolci illusioni, assai
+lontane dalla nuda realtà! Ben poco durano
+i fiori; segue senza pompa la tranquilla
+stagione de’ frutti; ma ben presto
+lo squallore del verno copre la terra, e seppellisce
+ogni allegrezza, nè più un avanzo
+rimane della viva natura.
+</p>
+
+<p>
+Il raggio candido del notturno sole batteva
+le case rosseggianti della città, ed
+illuminava anche la scena ove ora condotto
+io bramo il mio lettore; io voglio dire la
+non estesa piazza di San Giorgio. È questa
+piazza poco lontana dal luogo infausto già
+da noi in questa istoria più volte nominato
+del Malcantone, e situata nel quartiere
+ove abitavano i principali signori Ghibellini,
+il quartiere, cioè, della Porta Ticinese.
+Ergesi da una parte, su quella angusta
+piazza, l’antica chiesa dedicata al
+Santo guerriero domatore del mostro; da
+un’altra banda estollesi, con seria e grave
+maestà, un vasto palazzo appartenente ad
+un individuo della casa de’ Visconti, ed
+edificato da Luchino, famoso per la sua
+tortuosa politica, e per la misteriosa sua
+morte. Lo stemma visconteo, in marmo scolpito,
+vedesi sulla porta; e due eccelse torri
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+si innalzano ad ambo i lati a rendere ancora
+più maestoso il severo e pesante corpo di
+quell’edifizio. Vari altri palazzi, ma più modesti,
+veggonsi da questa e da quella parte:
+un profondo silenzio domina d’ogni intorno,
+e le rotanti stelle dinotano che solo
+di qualche ora è lontana mezza notte.
+</p>
+
+<p>
+Su questa scena, non del tutto priva di
+una grave bellezza, un gruppo di quattro
+armati tu vedi come posti in agguato. Se
+ne stanno essi silenziosi ed attenti a capo
+della strada che conduce alla Porta Ticinese.
+Vario è di questi l’abito, e varia
+ne sembra la condizione. Due, sono due
+robusti soldati di età matura, ed i loro lineamenti,
+pieni di durezza, non sono animati
+da quella espressione in cui s’atteggia il
+viso di chi qualche disegno cova nel petto.
+Sembrano essi passivi strumenti delle altrui
+voglie, e la loro immobilità piuttosto a
+simulacri li pareggia che ad uomini viventi.
+Ma non così è il personaggio che innanzi
+ad essi sta non più che due passi, e che nel
+volto mostra giovanile età, non priva di
+bellezza. Vaghe chiome inanellate scendono
+profuse disotto il suo berretto, decorato di
+una gemma; il suo abito, per vero dire,
+non ha nulla di notabile; non è che un
+giustacuore rosso, e un mantello bruno che
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+tiene avvolto alla persona in modo da celare
+ancora una parte del viso; ma sotto
+panni il giovine veste una maglia che tutto
+il ricopre, e questa è di finissimo lavoro;
+e tale che sola lo disegna una persona di
+alto affare. Le ciglia cruciose, lo sguardo
+animato, la bocca che atteggiasi ad un
+sardonico sorriso, lo danno a divedere
+occupato assai di un’idea che gli fa battere
+con più frequente moto nel petto il
+cuore: egli ha la destra sull’impugnatura
+della spada; e per giunta uno stile di ricchissima
+impugnatura gli sta raccomandato
+alla cintura.
+</p>
+
+<p>
+Nè meno merita attenzione il quarto
+personaggio di questo gruppo straordinario.
+È costui uomo di mezzana statura; ma assai
+nerboruto e muscoloso: il suo sguardo
+ha non so che di sinistro, oltrecchè due occhi
+neri gli stanno incassati profondamente
+sotto due eminenti e folti sopraccigli, i quali
+a nulla meglio paragonar potrebbersi che
+a spinosi cespugli, che irti e mesti cadono
+sull’apertura di un antro; lo sguardo di
+questo personaggio di mal augurio è guercio
+ed ha un’espressione terribile. Angusta ne
+è la fronte, e duri e crespi i crini gli scappano
+di sotto ad un verde berretto. Il suo
+giustacuore è pur verde, verdi ne sono i
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+calzoni e un cinto di cuoio sostiene un rozzo
+stile ed una daga; e questo personaggio
+ancora è chiaro che sotto l’abito porta una
+maglia. Egli poi tiene in lassa due mastini,
+il cui sguardo sanguigno ne dimostra la ferocia,
+e che di quando in quando ringhiano
+sordamente, e mostrano impazienza.
+</p>
+
+<p>
+In questo mentre la campana dell’orologio
+di S. Giorgio batte con misurato suono
+fra l’imperturbato silenzio della notte le
+dieci ore e mezzo. Uno dei mastini, inquieto,
+a quel suono alza più forte il ringhio; ed
+il giovine capo di quel drappello, vôlto al
+personaggio più sinistro di esso, così gli
+dice.
+</p>
+
+<p>
+— Non saprai tu dunque far tacere l’ingordo?
+così tu m’hai educati alla mia
+caccia i miei mastini? Non vedi che qualcuno
+si appressa? Tu omai mi diventi
+un imbecille non più buono a nulla: ma zitto
+ecco il nostr’uomo. No, non è quella gran
+massa ambulante: è della stessa statura ma
+le forme non sono le sue, colui è un giovine.
+Vedi, ha un liuto: ebbene sarà un innamorato
+che consuma le notti sospirando sotto
+un balcone di una bella. Vedi, si ferma
+sotto la sua casa! Non vorrei che costui
+disturbasse il mio disegno e mettiamogli un
+po’ di paura... Ma no, odi che già tocca il
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+suo istrumento e fa un preludio. Ebbene,
+suona a meraviglia. Se non sarà questa
+sera pel nostro toro ghibellino, sarà
+un’altra che gli daremo la caccia. Ora non
+voglio perdere questa musica: ritiratevi più
+in qua, che nessuno ci vegga: così a maraviglia: zitto
+che canta; o corpo di
+Satanasso, la voce non mi è nuova! Udiamo
+la sua canzone.
+</p>
+
+<p>
+Così diceva il crudelissimo Giovanni Maria,
+posto agli agguati a capo della via per
+sorprendere qualcuna di quelle vittime che
+egli così di sovente destinava a sbramare
+la crudel fame de’ sanguinarii suoi mastini.
+L’infame Squarcia e due antichi e rozzi
+soldati lo seguivano, testimonii ed esecutori
+degli ordini suoi dispietati. L’aria che in
+suono misurato e tenero si udì risuonare
+è la seguente:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">S’apre la terra e genera</p>
+<p class="i02"> Tenere erbette e fiori,</p>
+<p class="i02"> Ma anco a me non sorridono</p>
+<p class="i02"> I dispietati onori.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Natura intera il vivido</p>
+<p class="i02"> Color di speme or veste:</p>
+<p class="i02"> Ahi! me pur sempre ingombrano</p>
+<p class="i02"> Idee dolenti e meste!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">A dolci accenti or aprono</p>
+<p class="i02"> I pinti augelli il canto:</p>
+<p class="i02"> Gli accenti miei dettarono</p>
+<p class="i02"> Sol la mestizia e il pianto.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E tu che splendi, o candida</p>
+<p class="i02"> Luna dal puro raggio,</p>
+<p class="i02"> E il maggior globo illumini</p>
+<p class="i02"> Nel cheto tuo viaggio;</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Lodi ognuno il vergineo</p>
+<p class="i02"> Tuo rugiadoso aspetto,</p>
+<p class="i02"> Che de’ pensier più teneri</p>
+<p class="i02"> In noi sveglia il diletto:&nbsp;—</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ma agli occhi miei sol tenebre</p>
+<p class="i02"> È il tuo vago splendore:</p>
+<p class="i02"> Ed altri lumi ispirano</p>
+<p class="i02"> A questo cor l’amore.&nbsp;—</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Nel mentre che quest’aria veniva cantata
+con voce dolcissima ed un’espressione
+che ben dinotava spiegar essa appunto i
+sensi più candidi e veri dell’innamorato
+garzone che la spacciava, un’imposta si
+aperse di poche dita, e se non mostrò nemmeno
+nell’ombra colei che sembrava risguardassero
+quelle parole, almeno diede
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+un lieve indizio che non ingrata giungeva,
+alle orecchie della bella, del cantore la
+melanconica canzone. Frattanto il suono variato
+del liuto continuava a ferire il silenzio
+di quel luogo, e faceva sentire i più
+dolci accordi. Il Duca, in questo mezzo, poichè
+ebbe in silenzio udita la canzone, vôlto
+allo Squarcia così gli diceva.
+</p>
+
+<p>
+— Questi versi di certo sono dettati all’improvviso;
+e sono assai belli, ma tu non
+hai gusto in ciò. Però il solo Arrigo Bianchi
+nella mia Corte avrebbe saputo improvvisarne
+di simili. Colui era un allegro compagno;
+ma mi ha lasciato. Il tristo non
+seppe accostumarsi alla nostra caccia; e ci
+ha abbandonati, per andare a farsi stringere
+nel suo castello da Facino. Sarebbe
+pur stato meglio per lui rimaner in Corte,
+e quivi passar il tempo vivendo delle altrui
+donne e dell’altrui sangue, che cader
+in mano di un furbo come Facino. Ma
+tornerà forse, tornerà; e la Corte presenterà
+tutt’altro aspetto, Squarcia. Io so di
+certa scienza che il nostro tutore, voglio
+dire il vittorioso Facino, è assalito dalle
+gotte e da’ dolori pericolosi. La Sibillina mi
+ha parlato, come l’asino di Balaam; e sebbene
+dicasi per proverbio, che cane non
+mangia cane, pure questa volta, quella rabbiosa
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+vecchia mi ha detto che desidererebbe
+un boccone di cane.
+</p>
+
+<p>
+— Devo io, illustrissimo signore, preparargli
+una mezza dozzina di cani da mangiare?
+Non perderebbe ella il gusto del sangue
+più nobile?
+</p>
+
+<p>
+— No, bestia, no: tu mi diventi ogni
+giorno più stupido: io vedo che dovrò scegliere
+in breve un altro canattiere. Io
+volea dir solo che Facino, che ora sta stringendo
+Bergamo d’assedio e già ne ha presi
+i borghi, e che tante idee gigantesche ha
+nella mente di spogliare de’ loro dominj i
+Malatesta, il Vignate ed i Rusconi; egli di
+certo guarda con occhio ambizioso anche
+la nostra Corte dell’Arrengo, e pensa forse
+che non starebbe male sulle secche sue
+spalle il nostro manto ducale. Ma noi lo
+preverremo. Se ci scappò una volta, non
+salverassi la seconda. Ho anch’io i miei
+lacci per prendere di questi lupi; e
+buon per lui che non è in Milano, colpito
+dal male che ora lo affligge. Forse, a questa
+ora si sarebbe veduto il bravo Signore di
+Novara, Tortona ed Alessandria far una
+piccola guerra difensiva contro l’Ingordo
+il Guercio e la Sibillina.
+</p>
+
+<p>
+— Ha detto, Illustrissimo, che ha l’illustrissimo
+signor Facino nelle sue prigioni
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+del palazzo, per darlo al Guercio, all’Ingordo
+ed alla Sibillina?
+</p>
+
+<p>
+— No, no. Oh così fosse! egli avrebbe
+una bella compagnia di Ghibellini per fargli
+corona all’inferno; ma ora non è il tempo. Però
+questo superbo e voluminoso
+bue di Porta Ticinese ad ogni costo voglio
+immolarlo. Egli ha, cred’io, in sè un secreto
+che non può permettere che viva un istante
+solo, quando a me si mostri il destro di
+sagrificarlo. L’avrei fatto prima; ma Facino,
+il terribile Facino mi tenne in rispetto.
+Ora egli ha bisogno di pensare a’ casi
+suoi; e costui che ha un nome per sè fatale,
+ora tocca la sua ora di perdizione. Ma
+zitti e pronti, parmi che venga! Il
+giovine cessa di suonare, e si ritira: tanto
+meglio: oggi l’assaliamo. Via, è lui, sciogli,
+Squarcia, i mastini. — <i>Piglia, piglia.</i> — Mano
+al ferro, e pronti ai cenni.
+</p>
+
+<p>
+Così diceva il feroce Duca, e le ultime
+parole volgevale ai due immani cani ed agli
+armati del suo seguito. La persona di cui
+parlava era frattanto giunta a passo misurato
+fin quasi vicino a un bel palazzo sotto
+il quale il giovine innamorato cantato avea
+la sua amorosa canzone; ma pare che di
+qualche cosa gli fosse nato sospetto, perchè
+avea tratta fuori la spada: i sospetti erano
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+sempre pronti a nascere in que’ tempi di
+disordine e quasi di anarchia. Ora egli non
+sì tosto si avvide di aver a fronte de’ nemici,
+che gittò un fischio particolare, e postosi
+colle spalle verso la porta della casa
+già accennata, di piè fermo si preparò a difendersi
+dagli aggressori. Il primo che contra
+di lui si avventasse fu uno dei due
+mastini, ed egli d’un colpo lo stese al suolo
+spirante; l’altro più timoroso non osava
+avvicinarsegli ed, a qualche distanza, ringhiava
+fieramente.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Avanti</i>, — gridò allora il Duca, e posto
+egli stesso mano al ferro si avanzò, seguito
+da’ tre compagni, per opprimerlo col numero
+e farlo prigioniero; ma un ausilario
+venne in soccorso dello sconosciuto. Posto
+mano al ferro, il giovine stesso che poco
+prima avea con tanta maestria toccato il
+liuto, con un coraggio ed una prontezza
+poco ordinaria venne innanzi, e ferito d’un
+colpo il Guercio, che era il superstite dei
+mastini, si diede a combattere collo Squarcia
+e coi due uomini d’arme che mollemente
+e forse a mala voglia lo secondavano.
+Frattanto aprissi lo sportello del palazzo;
+lo sconosciuto vi entrò illeso; e, o che credesse
+quell’assalto non a lui diretto,
+bensì all’altro che ora stava combattendo,
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+o qualsiasi altra meno generosa idea il
+guidasse, lasciando il bravo suo ausiliario
+solo nel periglio, in salvo nella casa si pose.
+</p>
+
+<p>
+Parve che di essere così abbandonato
+solo a far fronte a tre l’altro non si aspettasse,
+perchè non sì tosto disparve colui
+in aiuto del quale aveva il ferro impugnato,
+che cedendo, portossi sulla piccola piazza
+ove ponea capo un angusto viottolo, pel
+quale forse disegnava meglio poter salvarsi.
+Ma il Duca fino allora rimasto nell’inazione
+si avanzò anch’egli, e gridò: — Cani di
+poltroni, non mi prenderete in tre un ribaldo
+che osa farci fuggire una preda?
+giuro al cielo, lo voglio vivo, o vi farò
+tutti e tre sulla medesima forca appiccare. — E
+all’incoraggiamento aggiungendo
+l’aiuto, si diede egli stesso a combattere
+contro il giovine valoroso, a cui finalmente
+Squarcia riuscì di afferrare il braccio per
+disarmarlo. Però, se dar luogo io posso
+ad un mio sospetto, non fu tanto il numero
+de’ nemici che disarmò il bravo combattente,
+quanto un flebile grido che partì,
+sul principio del combattimento, da quella
+finestra stessa alla quale egli avea rivolto
+i suoi sospiri.
+</p>
+
+<p>
+Caduto in mano dello Squarcia, il giovine
+venne subito cinto di catene. Ma egli
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+non parve perdere l’alterezza del suo carattere,
+la fierezza del suo contegno.
+</p>
+
+<p>
+— Sai tu chi hai davanti, Giovanni Maria? — disse
+egli in tuono amaro al Duca che
+stava osservando la sua vittima nel mentre
+caricavasi di ferri, e forse ne meditava nel
+suo interno il ferale supplizio.
+</p>
+
+<p>
+La luna che batteva sulla piazza illuminava
+quell’infanda scena. Squarcia per
+un capo di una catena stringeva il suo prigioniero,
+e i due soldati gli si erano posti
+dall’uno e dall’altro canto, aspettando il
+comando del loro signore. All’interrogazione
+del captivo, costui si scosse; quella voce
+lo colpì di stupore; alzò la fronte accigliata
+e in cui spirava il suo mal talento
+contro di colui che la domanda gli avea
+vôlto, ma con stordimento parve ravvisarne
+le fattezze.
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu, Biondo! — sclamò con voce che ben
+denotava lui essere attonito di quell’impensata
+apparizione. — Or qual demonio ti portò,
+per contrariarmi, alla mia presenza?
+</p>
+
+<p>
+— Dite piuttosto che io ci venni per risparmiarvi
+un delitto! — disse l’altro con alterezza.
+</p>
+
+<p>
+— Tu sempre parli in un tuono alto:
+ma bada bene che già mi hai di troppo
+ora offeso. Sai tu chi era colui che scopo
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+io far volea delle mie vendette? Non sai
+che è il più malevolo Ghibellino del mondo? E
+tu che andavi trattenendoti sotto
+quelle finestre? Ma non è questo il luogo.
+Prometti che mi seguirai spontaneo al
+palazzo; e io ti faro levare i tuoi ferri.
+</p>
+
+<p>
+— No, giammai spontaneo io moverò un
+passo per tornare a quel palazzo, di cui io
+già da più anni giurai non avrei più calcata
+la soglia. Non sarà che colla forza, e
+carico di ferri, che quivi voi trar farete un
+compagno che vi amò, quando Giovanni
+Maria non si era dato in preda alle sue colpevoli
+inclinazioni!
+</p>
+
+<p>
+— Frena la lingua, se non vuoi ch’io
+te ne faccia pentire prima del nuovo giorno!
+Bada che chi offende Giovanni Maria, fosse
+suo padre, ne porterebbe immancabilmente
+la pena!
+</p>
+
+<p>
+Nell’ultima frase del duca alcuna cosa vi
+fu che lo fece ammutolire. Egli fece un cenno
+a Squarcia, e a passo lungo e spesso si volse
+verso la sua Corte dell’Arrengo; e dietro lui
+seguivano i suoi satelliti che seco traevano
+il giovine prigioniero.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span></p>
+
+<h2 id="cap19">CAPITOLO XIX.
+<span class="smaller">LA RICONCILIAZIONE</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Se il mio lettore, siccome io lo suppongo,
+di già non lo avesse indovinato, io sono ben
+afflitto di dovergli dichiarare che la scena
+terribile da noi riferita aveva luogo tutta
+fra persone di sua conoscenza, e per le quali
+forse l’animo suo è di già segretamente ben
+disposto.
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Pusterla, oggetto di fieri sospetti
+pel Duca, il quale la vita di lui incompatibile
+stimava colla propria riputazione
+e che ne avea giurata la morte, il Pusterla
+fino a quel punto era rimasto sicurissimo
+in Milano sotto l’egida del nome
+terribile per Giovanni Maria del suo Generale Facino.
+Ma ora che quel Duca scellerato
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+udita avea la pericolosa malattia del
+condottiere temuto delle sue armi, ora egli
+crederà poter por mano alle proprie vendette,
+ed immolare quella vittima che da
+tanto tempo invano avea cercata. E forse anche
+il suo odio e i suoi ostili disegni non
+si limitavano solo contro il Pusterla; egli
+aspirava forse ancora a far pagare la pena
+de’ suoi trionfi all’intero partito de’ Ghibellini;
+e la morte di Giovanni Pusterla
+non era che il segnale di una maggior carnificina,
+che cominciata sarebbe subito che
+la sorte liberato lo avesse di Facino.
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Pusterla, dal suo canto, stimandosi
+sicurissimo in Milano pel terrore
+sparso nell’animo del Duca da Facino Cane,
+terrore di che avea avuto più di un’occasione
+di assicurarsi per propria osservazione,
+il Pusterla era ben lontano del sospettare
+che tanto contro di lui ardir potesse
+il giovin principe. Egli non pertanto, non
+appena si fu avveduto che alcuno stava in
+agguato vicino al proprio palazzo, che ponendo
+mano alla spada si era posto sulle
+difese. In que’ tempi di turbolenze ed anarchia
+gli animi vivevano in continuato sospetto:
+egli però era lontanissimo dal pensare
+di dover essere assalito dal tiranno
+della città, sebbene ciò altre volte ad altre
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+persone fosse accaduto; chè molto godeva
+il disumanato Giovanni Maria a quel modo
+afferrar le sue vittime. Come adunque si
+fu avveduto di essere dal fiero Duca assalito,
+egli a tutta prima dubitò esserlo in
+fallo; tanto più che sebbene egli sapesse
+che mortal odio contro di lui serbava quel
+crudele, nondimeno non era, come il principe
+supponeva, veramente depositario di
+quel segreto fatale che avea formato la
+rovina del cugin suo e di tutta la di lui
+famiglia.
+</p>
+
+<p>
+Credette adunque Giovanni Pusterla che
+il Duca ad altra preda avesse vôlto la mira
+che non a lui medesimo, troppo sicuro pel
+favor di Facino; e per ciò appunto non sì
+tosto videsi al fianco uno straniero, che più
+non dubitò questo essere la vittima cercata,
+e quindi, aperto che a lui fu lo sportello della
+sua casa, in essa rifuggendo salvossi, maledicendo
+il perverso animo di Giovan Maria che
+a quel modo andava a caccia di uomini
+per straziarli come le fiere. Come però
+ebbe posto il piede sul primo gradino della
+scala, esitò, e fra sè disse: — Ma in ogni
+modo io da quello straniero fui salvato:
+non lo soccorrerò io? lo lascierò cadere
+nelle branche di quel frenetico spietato perchè
+preda lo dia a suoi mastini? — E, vôlto
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+al servo che gli avea aperto lo sportello, e
+quindi l’avea chiuso,
+</p>
+
+<p>
+— No; — disse, — Giacomo, no; impugna la
+spada e seguimi: torniam di fuori, cacciamo
+quella canaglia!
+</p>
+
+<p>
+Ma non appena avea proferito queste parole,
+che un altro de’ suoi famigliari venendogli
+incontro gli gridò: — Accorra, signor
+Giovanni, accorra, che muore sua figlia!
+</p>
+
+<p>
+L’amor paterno impose silenzio all’altra
+sua generosa risoluzione; nè le diede più
+tempo di far sentire i suoi pungoli pure
+acuti. Il Pusterla, tutto scosso da indegnazione
+per le idee che destavagli la scena
+di cui di recente stato era spettatore, e
+da quella sospensione di animo prevalente
+che la recente novella subito in lui fe’ nascere,
+accorrendo, con qualche precipitazione
+entrò nella sala del piano superiore,
+per essere testimonio delle angosce che
+agitavano la figliuola.
+</p>
+
+<p>
+Questa difatti, dopo di essere dalla finestra
+stata spettatrice di parte di quella
+scena, gli spiriti mancandole nel momento
+in cui potè distinguere al raggio della
+luna le persone fra le quali accadeva, venne
+meno, e messo fuori un flebil grido lamentoso,
+era caduta come morta fra le braccia
+della sua fedele ancella, la giovinetta Agnese,
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+che essa pure non poco sembrava turbata per
+quegli accidenti di che era stata testimonio.
+</p>
+
+<p>
+— Oh cielo, la povera Beatrice muore! — sclamò
+questa non appena veduto ebbe comparire
+nella sala Giovanni Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— Nol voglia Dio! non sarà che uno svenimento
+passeggero. Via, presto portate
+acqua fredda, aromatiche essenze: scioglietele
+le vesti. Figlia mia, mia cara Beatrice:
+non temete per me: eccomi io sono
+salvo: io sono sicuro. Aprite gli occhi e
+guardate vostro padre.
+</p>
+
+<p>
+Nel profferire queste parole, il fiero Ghibellino,
+commosso, spargea grosse lagrime,
+lagrime che la tenerezza paterna traea dal
+suo cuore indurito ad ogni altra sensazione,
+lagrime che ben palesavano quanto amore
+egli portasse a quella tenera e più cara parte
+di sè stesso. Ma Beatrice ancora in sè
+non riveniva. Ogni argomento per richiamare
+i suoi spiriti venne allora posto in
+opera dal padre, non meno che da Agnese
+e da alcuno altro de’ famigli; il Pusterla
+ancora proseguiva colle parole a rincorarla: — Via,
+aprite gli occhi, Beatrice. Figlia
+mia, fatevi coraggio. Nulla è accaduto di
+sinistro. Ohimè! non udirai tu le mie
+parole? Beatrice, Beatrice, non conosci
+la mia voce!....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+</p>
+
+<p>
+Qui stette sospeso un istante: un’altra
+idea gli balenò nell’animo. — Ebbene, io
+sono disperato! — poi gridò vedendo che la
+figlia in sè non tornava da quel mortale
+letargo. — Io mi vendicherò almeno di
+quello scellerato! Giacomo, Martino, Eugenio,
+impugnate le spade e seguitemi. Una
+fiera tragedia si compia in questa notte
+fatale!
+</p>
+
+<p>
+Egli così dicendo si animava in viso della
+più feroce espressione dell’ira: le vene
+della sua fronte gonfiavansi terribilmente:
+i suoi occhi gittavano scintille. — Ma lascerò
+io così quest’angelo a morire? Beatrice,
+Beatrice...
+</p>
+
+<p>
+Beatrice finalmente parve riscuotersi. Allora
+tutta l’ira del padre suo parve cadere,
+siccome appunto a un tratto sparisce incendio
+che per opera di magia allo sguardo
+si è parato. E forse fu questo passivo moto
+della misera la cagione fatale della rovina
+della persona il cui pericolo appunto in
+quel mortale abbattimento la avea gittata.
+</p>
+
+<p>
+In fatti se nel bollor della sua collera
+il valoroso e determinato Pusterla dato si
+fosse ad inseguire ed investire con tre o
+quattro de’ suoi il barbaro Duca, era bene
+probabile che non pur tolta ad esso avrebbe
+la sua preda, ma la pena portar gli avrebbe
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+anche fatto di tutti i suoi misfatti, e
+forse ancora qui aveano fine le angosce di
+Beatrice. Al riconoscere nel suo liberatore
+la persona del Bianchi, l’antico risentimento
+cedendo, per effetto della naturale
+sua generosità, avrebbe forse dato luogo ad
+una riconciliazione sincera; e le spiegazioni
+che indi seguite sarebbero, avrebbero
+forse fatta conseguire la comune felicità,
+unendo due cuori che per amarsi scambievolmente
+la natura avea creati, e cui sì
+duramente i pregiudizi e gli sdegni di parte,
+con tanta tortura di entrambi, separavano.
+Ma riscuotendosi la giovinetta alle ultime
+parole del padre, tutti i fili di sì bella tela
+mise in disordine; e Giovanni Pusterla, più
+non pensando ad uscire per sue vendette,
+alla cara sua figliuola tornando, di nuovo
+si diede a confortarla.
+</p>
+
+<p>
+— Ah sì vivi! apri gli occhi; eccomi,
+figlia mia, eccomi a te illeso. Fatevi coraggio,
+mia diletta Beatrice; per l’amor del
+padre vostro, fatevi coraggio. Ma voi
+volete alzarvi! Che veder vorreste da
+quella finestra a cui volgete gli sguardi? Non
+mi conoscete? Non sono qui io, vostro
+padre?
+</p>
+
+<p>
+— Ah, padre mio, dunque egli..., egli...
+</p>
+
+<p>
+— Di chi parlate, figlia mia, di chi parlate?
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+Non sono qui? Sì, è vero, corsi del
+pericolo, e forse fui preso in fallo, forse
+fui tolto di mira da quel malvagio di Duca,
+che può essersi arrischiato a tentare una
+impresa anche contro di me, ma di cui
+avrassi a pentire. Ma se di altri parlate,
+e chi è quegli? che dir volete?
+</p>
+
+<p>
+— Arrigo, Arrigo!.... Arrigo Bianchi,
+non fu ucciso o disarmato?... Oimè che
+l’hanno assassinato! — con voce languida e
+lamentosa, sclamò l’infelice.
+</p>
+
+<p>
+— Oh cielo, ella vaneggia! Ora che le
+passa mai per la fantasia colui! Io non so
+di chi parliate, cara figlia; ed è fin da
+quando ci sfuggì a Parravicino che io non
+vidi quel Guelfo ribaldo!
+</p>
+
+<p>
+— Ah no, essa non vaneggia, signor Pusterla, — disse
+Agnese; — e non parlate di tal
+tenore, se non volete ucciderla.
+</p>
+
+<p>
+— In nome del cielo adunque, spiegatevi,
+io nulla comprendo! — disse Giovanni Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+Agnese, a cui questa domanda veniva indiritta,
+disse che Beatrice creduto avea
+veder suo padre seguito da varii armati
+combattere contro Arrigo Bianchi!
+</p>
+
+<p>
+— Io non so scoprire questo mistero! Io
+fui assalito certamente dal Duca e dall’infame
+Squarcia. Ben è vero che io fui soccorso
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+da un giovine... Ma che costui fosse
+il Bianchi, come possa entrare in questa
+avventura, io non so spiegarlo. Ma io di
+certo non mi sono battuto con lui; e se
+egli, ciò che io non credo, si è battuto col
+Duca, lo ha fatto con un antico suo amico,
+e se io non gli posso desiderar male avendomi,
+fosse anche inscientemente, salvata
+la vita, di certo bene egli non potrà passarla
+con uno scellerato come è Giovanni
+Maria. Ma che però?...
+</p>
+
+<p>
+— Oimè! in mano del crudelissimo Giovanni
+Maria! — sclamò Beatrice con voce
+languida e che venìa meno.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e probabilmente, malgrado la sua
+antica amicizia, sarà fatto a pezzi da’ suoi
+mastini, cosa che veramente....
+</p>
+
+<p>
+— Oh cielo, io più non reggo! — sclamò
+Beatrice; e quest’ultima parola non
+ebbe profferita che cadde in una nuova
+sincope e più profonda.
+</p>
+
+<p>
+— Voi l’avete uccisa colle vostre parole! — sclamò
+Agnese con uno sdegno angoscioso. — Arrigo
+Bianchi era suo amante.
+</p>
+
+<p>
+— Amante!... Quale inestricabile laberinto
+è questo mai!
+</p>
+
+<p>
+— Sì, suo amante. Che serve il tacere,
+se ella per lui ora muore! Io era a parte
+del suo segreto. Già da più e più notti il
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+giovine passava sotto di queste finestre,
+canzoni amorose cantando; e con quale
+soavità! E poi, non fu essa che lo liberò
+quando prigioniere si trovava nel castello di
+Parravicino? Per amor di lei, egli si era
+lasciato far vostro prigioniero; e per ricompensarlo
+di quest’amore, dalle sue mani
+stesse egli vide aprirsi la sua prigione. Poveretti!
+si amavano teneramente, sebbene
+speranza non avessero di possedersi! Ma
+deh, cerchiamo richiamarla a vita; e voi
+guardatevi bene dall’ucciderla con incaute
+parole!
+</p>
+
+<p>
+Il Pusterla rimase un istante come di
+pietra: una vampa di sdegno poi già salivagli
+al capo ad accecargli la mente; quella notizia
+le passioni sue feroci tutte concitava:
+ma cadendo gli occhi suoi sulla figliuola,
+alla vista di quelle fattezze agitate dalle
+angosce di una convulsione penosa, e di
+quelle guancie coperte di una mortale pallidezza,
+tutto si sentì commosso da un affetto
+del tutto opposto; e vinto finalmente
+dall’amor paterno, così sclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ah no, figlia mia, vivi; vivi, che
+io tutto farò ciò che tu brami! Deh,
+apri gli occhi, Beatrice, ascolta le mie
+parole!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sia benedetto il cielo; consolatela
+una volta, se c’è modo! — sclamò la buona
+Agnese.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — proseguì il vecchio, commosso fin
+nel fondo dell’anima. — Sì, io metterò tutto
+in pratica per salvare Arrigo. Egli mostrò
+sempre coraggio e bravura: e giacchè quest’angelo
+lo ama, io dimenticherò che egli
+sia mio nemico. E d’altra parte ogni partita
+nostra era di già in suo favore saldata
+questa notte, se mi ha salvato da quel ribaldo
+esecrato. Sì, figlia mia, mia Beatrice,
+fa cuore, che io ti prometto che
+ogni strada tenterò per salvarlo. Tu
+apri gli occhi? con maraviglia mi ascolti? Sì,
+io a te sacrifico i miei rancori; l’inflessibile
+odio di parte sì di buon grado
+io spoglio, e all’amor tuo lo concedo. Tu
+l’ami, ed io, fin da questo punto, siccome
+figlio mio proprio lo riguardo. Ma fa
+cuore, in nome del cielo; fa cuore perchè
+non venga meno nel padre tuo la
+forza di mandare ad effetto le sue promesse!
+</p>
+
+<p>
+— Ah sì, voi salvarlo dovete, o padre, — sclamò
+angosciosamente la misera; — voi il
+dovete. Voi diceste ora che per voi oggi
+pose in pericolo la sua vita? Ah non è,
+credetemi, non è la prima volta che lo ha
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+fatto! Egli è generoso, e voi dovete salvarlo! Ma,
+oimè, come sarà strappato
+dalle mani del crudo Duca?
+</p>
+
+<p>
+— Io spero assai, Beatrice, io spero assai, — disse
+il Pusterla, dopo essere per breve
+istante stato sopra pensiero. — Se noi frammetteremo
+gli uffizi onnipossenti di Facino
+Cane, egli di certo lo salverà. E d’altra parte
+il Duca era un tempo assai amico del Bianchi,
+e ripugnargli deve assassinarlo. Ora mi
+avveggo che solo contra me il perfido Giovanni
+Maria tendea gli agguati. Ebbene, domani
+lasceremo Milano, per noi mal sicuro;
+andremo a Parravicino; e di là io
+mi porterò tosto a Bergamo per conferire
+con Facino.
+</p>
+
+<p>
+— Ma troppo tempo per ciò è necessario...
+Non si potrebbe intanto, per altra
+via, prevenire le conseguenze dell’ira del
+Duca... Beatrice Tenda...?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, angelo mio; tu ben pensi; domani
+mattina noi ci recheremo da Beatrice Tenda,
+e di tutto la istruiremo. La nobil donna
+certo non ci negherà la sua mediazione.
+E di poi partiremo. Non dubitare; io
+sono assai tranquillo sulla sorte di Arrigo.
+E quanto a quel perfido di Duca,... un
+giorno.... verrà forse un giorno.... Ma
+basta, ora deh, Beatrice, vogliate porre in
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+calma i vostri spiriti... date alcun riposo
+al vostro corpo.
+</p>
+
+<p>
+— Ahi, quale riposo, quale tranquillità
+può mai gustare una meschina che si trovi
+nella mia situazione!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span></p>
+
+<h2 id="cap20">CAPITOLO XX.
+<span class="smaller">I RIMORSI</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Ma se questa notte fra angosce terribili
+passava per la famiglia del Pusterla, e secondo
+tutte le apparenze per lo stesso
+Bianchi, non meno tremenda per altro pe’
+suoi terrori a lento passo trascorreva sul
+capo dell’esecrabile Giovanni Maria.
+</p>
+
+<p>
+Giunto nel suo palazzo, silenzioso sdegnò
+ogni uffizio de’ suoi camerieri e paggi,
+e solo ritirossi nella sua stanza. Quivi
+su d’una tavola ardeva una lucerna di
+nobilissimo lavoro, e spandea intorno un
+fioco lume. Egli si diede a passeggiar per
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+la camera, in preda a’ suoi pensieri turbolenti,
+che irritavano il suo sdegno e risvegliavangli
+le più funeste rimembranze.
+</p>
+
+<p>
+— Egli ardire rimproverar le mie azioni!
+egli frapporsi con tanta audacia fra me e
+il mio nemico! Oh! fosse stato cento volte
+più mio amico, egli se ne pentirà! Ecco
+che senza di lui quel Ghibellino ora più
+non esisteva; e l’ultimo che in sè serbi il
+fatale secreto sarebbe spento! Ma l’ultimo,
+dico io? Forse che ancor non vive il
+Pagano; forse che questo vecchio Ghibellino
+non lo avrà svelalo a mille altri della
+sua setta! Ah Giovanni Maria, Giovanni
+Maria; troppo indugiasti tu l’esecuzione del
+tuo disegno! Ma questa fiera idea,...
+questa ricordanza della madre,... perchè
+sempre mi turba?... non mi odiava essa? Non
+dovea io vendicarmi?... Oh ricordanza
+che il cuor mi morde come far lo
+potrebbe il dente d’una serpe rabbiosa! oh
+quanto già tu mi costi, o vendetta di
+sangue! Chi presagito mi avrebbe che
+tanto scuotere poscia doveva il cuor mio? Ma
+io sono un imbecille! Forse che non
+fu crudele Ella stessa nelle sue vendette;
+non me ne diede essa l’esempio, facendo
+troncare le teste de’ suoi nemici? me non avea
+posto come in ceppi? non mi allontanava,
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+la scaltra, dagli affari, par darne ella le redini
+ai suoi drudi? ora perchè i lineamenti
+suoi pallidi e contraffatti mi stanno
+sempre dinanzi gli occhi? perchè sempre
+una voce terribile mi minaccia di sua
+vendetta? Ah sì: se io tosto spegnea coloro
+che esser credeva a parte di questo
+segreto, io tranquillo ora sarei, o meno soggetti
+di terrore avrebbe la mia mente; nè
+andrebbe creandosene la mia fantasia! Pure
+chi mai può darmi fondata accusa?
+non ha Squarcia subito ucciso l’autore
+della morte di <i>lei</i>, appena che esso fu di
+ritorno nel mio palazzo? colui era uomo
+sicuro; ed avea giurato sull’evangelo che
+bocca non avrebbe aperto. Ma pure... e
+il Pagano e il Pusterla han traspirato l’arcano! oh
+perchè tutti non ho potuto
+raggiungerli all’istante colla spada di mia
+vendetta! Ma non provocherò io gli uomini
+e il cielo con queste scene di sangue? ah
+no, il terrore è necessario: tutti mi
+aborrono, tutti mi gridano parricida! L’aure
+hanno manifestato il mio delitto. Ma
+che perciò? non potrò io per questo
+riaver la pace? non potrò io anche confessare
+quello che ho fatto; mancheranno
+a me giudici corrotti per difendere la
+causa mia? ne sono mancati al padre mio,
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+quando rapì lo Stato a Bernabò? Ah sì
+egli, egli di me ebbe più forte petto! Tremò
+egli le notti poichè ebbe dato il veleno
+allo zio? Ma chi poteva mai leggere in
+seno a quell’anima dissimulatrice! Ah sì, forse
+egli nel silenzio notturno, e nella tetra solitudine,
+provò nel petto anch’egli queste
+mie furie. Oh dunque tanto debole è
+l’umana natura! L’inferno a me dinanzi
+si spalanca! ecco mille demonii preparano
+i miei tormenti! ahi quivi io
+non avrò più scettro; non più corona! qual
+freddo mi assale a tale idea! Ebbene,
+io espierò questo sangue! arricchirò conventi!
+saranno da me fatte celebrare milioni
+di messe! assisterò ogni giorno al
+santo sacrifizio; pregherò il papa che mi
+mandi una reliquia onnipossente! Ma cesseranno
+poi con questo i miei terrori?
+</p>
+
+<p>
+«E il sangue, il sangue che io verso
+tutto dì, è egli un sangue che non grida
+contro di me vendetta? Ma non sono miei
+nemici; non sono Ghibellini, e quindi nemici
+della Chiesa? ed alfine, non sono io forse
+l’assoluto padrone delle loro vite? Oh i miei
+nemici tutti devono perire; essi troppo
+mal sicuro rendono questo trono che il
+ciel mi diede! E poi non è fors’anche questo
+un vano terrore che mi spaventa? — Chi
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+di là venne, e mi assicura che, dove
+vita cessi, siavi un’altra esistenza? non
+ponno essere queste fole per spaventare gli
+imbecilli? E inoltre perchè non potrò io,
+come Bernabò, giunto all’estremo de’ miei
+giorni, piangere le mie colpe? Non sono ora
+nel vigore dell’età mia, nel fiore degli anni
+giovanili? e tremerò della morte? Ma
+pure questa idea feroce, la morte, a me
+ognora si appresenta. E tu, tu, <i>Donna di
+ferro</i>, cento volte ne’ sogni miei turbati mi
+gridasti che sarebbe la tua vendetta. Ma
+io saprò scansarla; e quanti sospetterò esser
+a parte del segreto fatale, tanti ne manderò
+a sbramar le canne de’ miei mastini
+sitibondi.
+</p>
+
+<p>
+I pensieri del Duca, ciò detto, presero un
+corso, sebben cupo, meno tormentoso e distinto.
+Egli passeggiò ancora per qualche
+tempo per la camera, di poi si gittò senza
+spogliarsi sul suo letto, ed un breve sonno
+torbido ed inquieto scese ad assopire i suoi
+sensi. Mille feroci larve, durante la notte, lo
+molestarono, e si destò il dì seguente che
+il sole era già alto sull’orizzonte. Egli portossi
+subito, come era suo uso da qualche
+tempo, ad udire la messa nella vicina chiesa
+di San Gotardo, annessa al ducale palazzo;
+quindi comandò si introducesse in sua presenza
+Arrigo Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+</p>
+
+<p>
+Allorchè diede questo comando, stava
+Giovanni Maria nella sala maggiore del suo
+palazzo, la quale prendeva nome dal Trono
+che sontuoso e coperto di porpora e d’oro
+quivi su varii gradini si ergeva. Egli avea
+indosso un giustacuore di drappo d’oro,
+ed una ricchissima collana di gemme preziose
+scendevagli sul petto sostenendo una
+croce. In testa avea il ducale berretto, e
+pur il manto ducale scendevagli dalle spalle.
+In più parti dell’abito ricamata vedevasi
+l’arma de’ Visconti, e la Biscia tremenda
+apriva la bocca da cui usciva l’ignudo fanciullo.
+I panni di gamba erano di seta, a
+que’ tempi assai preziosa, e di due colori
+siccome l’uso; una metà di un colore di
+porpora vivace, l’altra metà di un lucente
+bianco che superava lo splendore
+della neve. I lineamenti di lui avrebbero
+ingannato il più penetrante osservatore sul
+carattere dell’uomo a cui erano stati concessi
+dalla natura. Belli e pieni di nobiltà,
+ora che composti si vedevano, e che la simulazione
+restar facevali nella quiete, altro
+non mostravano di equivoco se non se due
+sopracciglia che si avvicinavano inquiete, e
+davano un qualche indizio che lo spirito di
+colui che sì belle forme vestiva era in qualche
+disordine. Gli occhi ancora colla loro
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+instabilità tradivano la compostezza maestosa
+di tutti gli altri suoi atti e lineamenti.
+</p>
+
+<p>
+Nè l’addobbo della sala era meno corrispondente
+alla magnificenza degli abiti del
+sovrano che in sè chiudeva. Sulle pareti dipinte
+vedevansi antiche gesta, di vario soggetto;
+le guerre de’ Troiani; le fatiche di
+Ercole; la fabbricazione di Roma; Attila
+cui il pontefice piega a lasciar l’Italia. La
+vôlta rappresentava l’incoronazione di Carlo
+Magno; chè tali avvenimenti aveasi fatto
+dipingere il buon Azzone Visconti, che non
+avea dimenticato il proprio ritratto. Quella
+sala era stata in origine da Azzone chiamata
+il <i>Tempio della Gloria</i>; ma di poi un
+tal nome passò in disuso; ancora varii cambiamenti
+vi erano stati fatti; e Giovanni Galeazzo,
+per esempio, vi avea nel fregio fatte
+dipingere le proprie gesta. Varii cortigiani stavano
+ritti in piedi a rispettosa distanza dal
+loro Signore, e primo fra questi appariva
+il primo cameriere del Duca, Bertone Mantegazza.
+</p>
+
+<p>
+Come Arrigo Bianchi, ancora cinto di
+ferri, fu intromesso nella sala, il Duca gridò: — Non
+già, non già; non sia vero che
+cinto di ferri a me compaia innanzi un
+mio antico compagno. Levategli quelle
+catene.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+</p>
+
+<p>
+Arrigo, nel mentre che gli uffiziali ducali
+si affrettavano a scioglierlo de’ suoi
+legami, girò uno sguardo intorno; ed incontrati
+i proprj occhi con quelli di Bertone
+Mantegazza, gli sorrise in volto melanconicamente.
+Era questi un antico suo collega.
+Il Mantegazza abbassò lo sguardo, e parve
+agitato da una penosa meditazione.
+</p>
+
+<p>
+Il Duca riprese la parola; e disse: — Ognuno
+si ritiri da questa sala; ma stiano
+le guardie di fuori pronte a comparire al
+menomo mio cenno. — E come ognuno si fu
+ritirato, vôlto al Bianchi così gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— E così? sei tu diventato più saggio?
+la notte ha posta la calma ne’ tuoi pensieri?
+Sei tu pronto a soddisfare all’ingiuria che
+festi ieri a Giovanni Maria?
+</p>
+
+<p>
+— Signore, io sono sempre lo stesso: nè
+so quale io vi debba soddisfazione. Ma, benchè
+la colpa che voi mi apponete meritar
+possa anzi un premio, io so bene che nulla
+vi potrà trattenere dallo sfogare anche su chi
+chiamate vostro antico compagno il vostro
+furore!
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi cangiar tuono? vuoi cangiar
+tuono? Non sai tu, come io so punire chi
+mi oltraggia?
+</p>
+
+<p>
+— Si, lo so, ed io già mi aspetto la quaresima
+di Galeazzo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, Arrigo, no, nè la quaresima di
+Galeazzo, nè la caccia di Giovanni Maria
+non sono per uno che passò sollazzandosi
+con me i più bei giorni della mia vita. Sì,
+noi fummo compagni, noi fummo amici. Io
+da te esigo ora per la tua audacia un risarcimento;
+ma questo costare a te non
+debbe nemmeno un capello.
+</p>
+
+<p>
+— Io non intendo che dir vogliate; ma
+tremo di sentirne la spiegazione.
+</p>
+
+<p>
+— Il diavolo ti porti, impudente riprensore!
+Ma ascoltami; e se il partito non è
+giusto, io acconsento che tu mi parli come
+ora fai, e in modo che guai ad un altro che
+si fosse arrischiato di dirne la centesima
+parte! Ma tu sai che sempre ti ho prediletto. Odimi. Tu
+ieri a me sottraesti
+una testa ghibellina carica di scelleratezze,
+e piena di vento e superba albagia; una
+persona che a una famiglia appartiene
+che, per essere stata autrice della fatale disgrazia
+che mi rapì una madre che io amava,
+caddemi in odio mortale, ed ho sacrato in
+espiazione per placare lo spirito di una sovrana
+tradita che la reclama. Sì, tu sai
+che questi Pusterla, dando mano ai traditori
+Ghibellini che assaltarono Monza, furono
+ancora gli autori della morte della Duchessa
+mia madre. Ora nessuno di essi, ove
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+in me sia il potere, dee respirare un solo istante
+la vita che io posso rapirgli. Una vita che
+io sacrai pertanto alla più giusta di mie
+vendette, una colpevole vita, tu ieri mi togliesti,
+forse perchè affascinato dall’amore
+per la figliuola di quell’uomo da me
+aborrito. Io udii gli accenti che, secondo
+ogni apparenza, a lei volgevi. Ma ancora
+questo non è che supposto, e se non fosse,
+ebbene è per lo meglio! se è, non sarà
+Giovanni Maria che opporrassi ad una tua
+pazzia. Io sono indulgente, lo sai, in queste
+cose: nè si fa mai la guerra al sesso femminile,
+fra il quale non regnano le distinzioni
+di Guelfi e di Ghibellini.
+</p>
+
+<p>
+E qui il Duca fece una breve pausa, come
+per dar campo ad Arrigo di dargli una risposta.
+Ma questi non aprì bocca, e Giovanni
+Maria dopo un istante proseguì.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, tu mi togliesti la vita di un
+uomo che io già con inchiostro di sangue
+avea segnato sul mio libro nero di proscrizione,
+e che non può più esistere. Anche
+la figlia di lui era compresa nel ruolo fatale
+che condanna chi vi entra a lasciare
+la vita; ma, comechè perito sia sotto il pugnale
+di Squarcia un fanciullo di lei più innocente,
+pure la giovinetta, se l’ami, io a
+te la dono. Però ad espiare la tua colpa, ed
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+ancora per la gratitudine del favore che io
+ti profferisco, tu a me devi la promessa
+di un servigio.
+</p>
+
+<p>
+Il Duca fece nuova pausa; ma Arrigo
+neppure questa volta non aprì labbro.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — proseguì allora il Duca dopo qualche
+tempo; — quella vita che tu sottraesti ieri
+al colpo fatale che troncar ne dovea il filo,
+quella vita a me è dovuta. Il Pusterla oggi,
+senza dubbio, lascerà la città; nè io, per la
+prevalenza ed il furor de’ Ghibellini, potrei
+colla viva forza trarlo nelle mie reti: troppo
+è forte il partito che lo sostiene, troppo
+ancora egli è amico di Facino; e Facino,
+sebbene infermo, pur vive. Ma tu devi espiare
+il tuo fallo. Pochi hanno il tuo coraggio; pochi
+hanno la tua forza colà ove quel vecchio
+se ne sta siccome uccello di rapina, rintanato
+nel suo castello. Tu devi recarmi la testa del
+Pusterla. Non temere che altri vendichi
+la sua morte. Rispondi. Dopo, se a
+te aggrada, potrai far tua la di lui figlia.
+</p>
+
+<p>
+Una vampa di fuoco a quella cruda proposizione
+salì al volto del giovane Arrigo,
+che fino allora a stento avea contenuto lo
+sdegno che la simulazione e gli empi raggiri
+del Duca in lui movevano.
+</p>
+
+<p>
+— Ed è a me, che lasciai la Corte tua
+per non essere a parte degli assassinj che
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+ivi si commettono; ed è a me dunque che voi
+osate proporre così il più scellerato degli
+assassinii? Voi vendicar volete la morte di
+vostra madre? Or bene, a che tardate;
+non sarà mai troppo da voi lontano che ne
+troverete l’uccisore.
+</p>
+
+<p>
+— Che dir pretendi! — con voce orribile, e
+montando nelle furie più tremende, sclamò
+il Duca, il cui viso divenne fuoco, di cui
+gli occhi spalancati, rotandosi, parvero voler
+uscire dalle loro orbite; che strinse
+d’ambe le mani i pugni, e i denti gli battevano
+siccome uomo preso dalle più spaventevoli
+convulsioni.
+</p>
+
+<p>
+— Io di già l’ho detto; e tu di già troppo
+m’hai compreso!
+</p>
+
+<p>
+— Sì, troppo, — replicò il Duca: — in un’accusa
+tanto oltraggiosa tu pronunciasti la tua
+capitale condanna! Olà! sia caricato di
+catene costui, e gettato nel carcere più profondo
+del palazzo. E se egli apre labbro
+sia ucciso. — Queste parole erano rivolte
+alle guardie, che appena chiamate comparvero
+nella sala, e che via seco condussero
+il giovine altero, che con un sorriso
+amaro di disprezzo accompagnò coll’occhio
+il Duca finchè lo perdette di vista.
+</p>
+
+<p>
+Un istante dopo che Arrigo si fu ritirato,
+Bertone Mantegazza annunziò al Duca che
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+Beatrice Tenda chiedeva di essere ammessa
+alla sua presenza.
+</p>
+
+<p>
+— Beatrice Tenda! — sclamò il Duca. — Ora
+che vuol da noi questa degna sposa di Facino? Ma
+ancora non è il tempo di rimandarla. Venga,
+questa Amazzone imperiosa.
+Ancora dovremo sorbirci le stucchevoli
+sue ciancie; ma sarà per poco, io
+spero. Veramente ora non bramerei la
+presenza di alcuno; ma a costoro ancora
+non conviene chiuder la porta. Potrebbero
+essere esagerate le notizie del pericolo in
+cui è la vita di Facino.
+</p>
+
+<p>
+Beatrice Tenda, donna illustre nell’istoria
+della nostra patria per il virile suo animo,
+per la sua ambizione, e soprattutto per la
+sanguinosa catastrofe che pose termine a’
+suoi giorni, trovavasi allora in quell’età in
+cui la donna tramonta verso la vecchiezza.
+Ma la sua alta e ben proporzionata statura,
+le sue virili forme, l’espressione imperiosa
+del suo sguardo, la ricchezza dell’abito suo,
+ancora davano ad essa un’aria di beltà, la
+quale, unita al vasto dominio del marito,
+determinò poi il successore di Giovanni
+Maria a farla sua consorte. Nozze infelici,
+da cui non partorissi che odio e rancore
+e dissensioni, dalle quali provenne poi la
+morte della nobil donna, non senza indelebile
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+taccia di ingratitudine per parte del
+Conte di Pavia suo marito, che ebbe la crudeltà,
+su d’una falsa accusa, di farle troncar
+la testa nel Castello di Binasco.
+</p>
+
+<p>
+Beatrice Tenda comparve nella sala, e la
+sua aria maestosa incutè un istante rispetto
+nel giovine Duca, che a lei si volse, e malignamente
+le chiese quale fortunato accidente
+fosse cagione che a lui si presentasse
+la nobile Beatrice Tenda.
+</p>
+
+<p>
+— Non parlate di fortunati accidenti, illustre
+Duca; non parlate di fortunati accidenti
+ad una donna, il di cui cuore è contristato
+più che mai dall’afflizione. Il nobile Facino,
+colpito da una malattia poco nota e
+crudele, sta per essere trasportato a Pavia,
+per quivi ricevere i soccorsi dell’arte che a
+lui recar può la scienza del famoso Marsilio
+di Santa Sofia; ed in breve io partirò
+per quella città, perchè dalla presenza mia,
+dalle mie cure, egli riceva quel conforto
+che altri non mai con egual amore a lui
+porger potrebbe. Ma prima un dovere di
+pietà ed amicizia mi porta un istante ai vostri
+piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque Facino è così a mal partito?
+Questo è bene, come voi dite, una novella
+di gran momento! Io mi rallegro che voi
+siate stata sollecita a recarmela.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ah, ben lo veggo, ancora voi pel mio
+consorte non nutrite che sospetti ingiuriosi!
+Egli vi servì fedelmente; egli solo sostenne
+il crollante vostro soglio; egli tuttavia le armi
+impugna per dilatare il vostro dominio:
+ma voi i di lui meriti gli ponete a colpa;
+ingiuriate le intenzioni sue rette; e con
+piacere voi sentite il pericolo che minaccia
+i suoi giorni preziosi.
+</p>
+
+<p>
+— Preziosi voi dite! Sì davvero! non dipendono
+da lui Tortona, Voghera ed Alessandria,
+oltre gli altri feudi molti che concesso
+gli abbiamo sul Milanese?
+</p>
+
+<p>
+— Ma quando egli sia perito, di voi poi
+che sarà? Il Conte di Pavia asconde più
+senno ed ambizione che voi non ne sappiate
+misurare: io lo conosco. Egli e i Malatesta
+invidieranno il vostro dominio. Non
+furono visti altre volte rapirsi i fratelli fra
+di loro lo Stato? ricordatevi come morisse
+Matteo. Ora, finchè il nobile Facino
+vivrà, chi contro di voi oserebbe porre in
+opera o la violenza o il tradimento? Ma s’egli
+muore, ove sono gli eserciti che vi difendano,
+ove i capitani che sappiano sventar
+le arti di un fraudolento nemico, sostenere
+il vostro trono? La città non spira
+che inimicizie di parti: nel mentre che fra
+di loro si scanneranno Guelfi e Ghibellini,
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+voi non avrete un solo che penserà a difendere
+i vostri diritti alla corona.
+</p>
+
+<p>
+— Beatrice Tenda, che pretendete voi?
+Non sarà già dal senno vostro che attingerà
+Giovanni Maria i suoi consigli. Non ho io
+braccio capace di trattare la spada contro
+chi pretendesse assalirmi? Ma la mia tolleranza
+è quella che mise ardire in costoro,
+che di già troppo hanno goduto dei frutti
+di mia bontà. Or via, finiamola. Io rispetto
+la virtù di Facino; ma, conveniamone,
+fu una virtù assai interessata. Io rispetto
+in voi la sua nobile consorte; ma non vi
+arrogate di trattarmi con quell’orgoglio
+con che forse la debolezza del mio generale
+permette che voi lui trattiate sotto il
+tetto della sua casa. Su via, a me qual
+cagione vi conduce?
+</p>
+
+<p>
+— Signore, perdonatemi se la stima che
+io ho per il bravo mio sposo, con troppo calore
+mi rese difenditrice della sua fama.
+Voi però sapete quale umile devozione ciascuno
+di noi professi alla Maestà Vostra!
+</p>
+
+<p>
+— Io già vi ho perdonato; parlate.
+</p>
+
+<p>
+— Io venni da voi per impetrare una
+grazia.
+</p>
+
+<p>
+— Una grazia! Molte già ne ho a voi concesse;
+di buon grado e un po’ per forza,
+molte, voi il sapete, ne ho concesso al nobile
+vostro consorte. Or che volete?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Un giovine, un tempo vostro amico,
+udii essere caduto in vostra disgrazia. Io vi
+chieggo la vita di Arrigo Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Bella fraternità, quanto grata tu giungi
+al cuore del padre di questa città, prima fatalmente
+tutta in dissidj! Ecco finalmente
+riconciliate le parti, ecco chiedere grazia
+pel Guelfo il Ghibellino! Che non darei io
+a tanta virtù! Ma voi sognaste, nobile Beatrice;
+Arrigo Bianchi non è in mio potere. O
+nobile Beatrice, parmi che, con tutta la virtù
+vostra, i vostri sogni vi richiamino alla fantasia
+giovani ben vigorosi!
+</p>
+
+<p>
+— Deh, non tormentate una donna di già
+rammaricata fin nel profondo dell’anima.
+Deh, se cosa alcuna ancora ottener ponno i
+miei preghi, io vi supplico, quel giovine a
+me donate. Io so di certo lui essere in vostre
+mani.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, voi mi chiedete cose impossibili.
+Io non posso che ripetervi che questi
+sono sogni; nè potrei compiacerlo se
+questa domanda mi facesse lo stesso Facino.
+</p>
+
+<p>
+— Ah voi non gliela neghereste, se egli
+fosse capace di qui mostrarsi cinto delle sue
+armi, — disse Beatrice con un nobile risentimento.
+</p>
+
+<p>
+— Beatrice Tenda! — gridò il Duca con
+voce tremante, — voi mi ingiuriate; e voi meritereste
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+che io vi facessi provare che non soffre
+da alcuno tali oltraggi Giovanni Maria! Ma
+voi siete una donna privilegiata. Ritiratevi
+però, ritiratevi prima che io mi
+muti di consiglio. Ma no: io dimenticava
+che vuolsi agli amici concedere la facoltà di
+consigliare gli amici; e noi dobbiamo essere
+grati alla nobile moglie del vittorioso Facino. Bella
+Beatrice, voi siete libera di
+ritirarvi. Tolga il cielo che noi puniamo chi
+anzi merita tutta la nostra gratitudine.
+</p>
+
+<p>
+Quest’ultima parte della sua risposta
+fu profferita dal Duca coll’aria del più amaro
+sarcasmo; e, volgendole le spalle, si ritirò.
+</p>
+
+<p>
+— Anima vile e paurosa, quanto perfida
+e superba! — sclamò Beatrice a mezza voce,
+poichè egli fu uscito dalla sala: — Affretti il
+cielo la punizione di tutti i tuoi misfatti. — E
+piena di dignità si mosse per partire.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span></p>
+
+<h2 id="cap21">CAPITOLO XXI.
+<span class="smaller">IL DELITTO VENUTO IN CHIARO</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Non appena si fu diffusa per Milano la
+notizia che Facino Cane, travagliato da pericolosa
+malattia, lasciava Bergamo per recarsi
+a Pavia, per ricevere i soccorsi di quegli illustri
+medici che insegnavano nell’Università,
+cioè a dire Marsili di Santa Sofia, Pietro
+Ruscegnano e Giovanni Visdomo, che subito
+un sentimento di inquietudine e timore era
+sorto fra i Ghibellini. Ma quale fu lo sdegno
+e il malcontento di tutti allorchè, la
+mattina seguente al giorno che sì fatale novella
+era pervenuta nella città, si ebbe
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+udito come il Pusterla era stato dal Duca
+assalito, ed avea corso pericolo di perdere
+la vita; che egli quindi avea stimato bene di
+partir da Milano e lasciare una città nella
+quale credea non potere più vivere in sicurezza.
+</p>
+
+<p>
+Ben tosto i principali di quel partito cominciarono
+a scorgere nella morte di Facino,
+che alcuno pronosticava, la caduta della
+propria potenza. Il Duca era favorevole ai
+Guelfi, ed avea dato pur troppo recente
+esempio del suo mal animo contro i principali
+di coloro che portassero il nome Ghibellino:
+la notizia che Facino realmente
+erasi recato a Pavia, e la partenza di Beatrice
+Tenda per quella città, fece risolvere
+i principali del partito di cui Facino era
+capo a lasciar la città, fatta per essi asilo
+pericoloso; ed i più si portarono a Monza
+ove gli stimolava di radunarsi Giovanni Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+Difatti il vecchio Pusterla, agendo, secondo
+gli impulsi di recente ricevuti, con tutto
+quell’ardore di che era dotato l’animo suo,
+si dava a cercare mezzi per salvare il Bianchi;
+e poichè una lettera di Beatrice Tenda
+l’ebbe istruito che nulla eravi a sperare
+dalla sua mediazione, e nulla valere in
+questa circostanza l’autorità di Facino, egli
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+avea di già risoluto nell’animo suo di tentare
+una congiura contro il Duca, e vendicando
+sè e i suoi parenti, salvare Arrigo, e
+con esso ancora il proprio partito che minacciava
+rovina.
+</p>
+
+<p>
+Una consimile idea, sebbene risvegliata da
+sentimenti ancora più generosi, nacque in un
+altro dei personaggi che sono a conoscenza
+del nostro lettore, io voglio dire il bravo Azzo.
+Egli pensava, con rischio ancora della propria
+vita, a salvare quella dell’amico al quale lo
+stringeva il più nobile de’ legami; ed a tal
+uopo con grande audacia si diede a sollecitare
+un personaggio assai possente in Corte
+perchè con lui volesse cooperare all’assassinio
+del mostro che ivi occupava il trono.
+</p>
+
+<p>
+Ma la tela del vecchio Pusterla tessevasi
+con maggiore rapidità: i Ghibellini radunati
+in Monza, come coloro a cui le misure
+più violente erano sempre le più gradite,
+con ardore abbracciavano il partito
+da lui proposto; e di giorno in giorno cresceva
+il numero de’ congiurati. Quando parve
+al Pusterla avanzata la trama, egli giudicò
+conveniente proporre ad Estore Visconti
+di secondar le loro mire, occupando colle
+sue truppe Milano tosto che fosse il Duca
+per opera loro stato spento.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’animo di Estore era troppo alieno
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+da tutto ciò che macchiar poteva la propria
+fama per gustare un simile partito, dopo di
+aver stretta di recente una lega col Duca. — No, — diss’egli, — io
+ho fermata la pace
+con Giovanni Maria, nè ho pretesto alcuno
+per infrangerla; meno poi per porgere mano
+ad un tradimento che ha per oggetto di rapirgli
+la vita. Vendichino, se loro piace, i Ghibellini
+le loro ingiurie; non sarà mai che
+per favorirli Estore contamini il suo nome
+colla perfidia. Ma pure assai mi pesa vedere
+l’empio governo di mio cugino; e se un pretesto
+lodevole io avessi, di buon grado io
+vorrei rompere que’ legami che a lui mi
+uniscono!
+</p>
+
+<p>
+Però l’ambizione è il più forte demonio
+della tentazione; e tanto martellava che un
+istante facea vacillare la volontà di Estore.
+Egli richiamò a sè quella sera stessa in che
+il Pusterla confidato gli aveva il segreto,
+chiamò a sè, dico, frate Alessio di Seregno,
+che era stato nominato vescovo di Piacenza
+da Giovanni XXIII, ma che pel disordine
+in che teneva la Chiesa il grande scisma che
+allora tuttavia durava, mai non aveva potuto
+entrare in possesso della sua carica.
+A lui egli, sotto sigillo di confessione, rivelò
+la congiura de’ Milanesi, domandandogli il
+suo consiglio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frate Alessio, uomo fanatico, sebbene
+rette fossero le sue intenzioni, si era assuefatto
+a risguardare il Duca di Milano come
+un Adonizzebecco, come un Acabbo; e posciachè
+era stata a que’ tempi pubblicamente
+anche nel Collegio della Sorbona di Parigi
+difesa la empia dottrina del tirannicidio, egli
+pure la credea santa; sicchè udita la macchina,
+sclamò: — «<i>Exurge, Domine, adjuva
+nos, et redime nos propter nomen tuum.</i>»
+Sì, grazie rendasi al Dio degli eserciti:
+egli alfine destossi, ed armò il suo possente
+braccio del dardo della vendetta. Non sia
+in vano, non sia in vano! Egli è ben tempo
+che colui che uccise di spada di spada
+sia ucciso: egli è tempo che egli sconti la
+pena de’ suoi delitti! Cada questo feroce
+Acabbo che non temette il Dio d’Israele, e
+come avvenne a Jezabele, pasto sia il vil suo
+cadavere dei cani. E voi, nobil Estore, dubitate
+sia colpa lo spegnere un tiranno? Fu
+dunque colpa in Mosè il far cadere l’orgoglioso
+Faraone nell’onde? fu colpa a Jaele
+ficcare il chiodo nelle tempia di Sisara,
+ed a Giuditta troncare il capo del tremendo
+Oloferne? Il merito che ebbe Finees
+nel vendicare l’oltraggio fatto a Dio
+in cospetto a tutto Israello, l’egual merito
+voi avrete impugnando il brando contro di
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+questo mostro che desola un popolo generoso!
+</p>
+
+<p>
+Ma Estore accigliossi, e disse: — Eppure diversamente
+tuttavia mi consiglia il mio
+onore! E nondimeno ciò che voi detto
+mi avete mi può determinare a giovare indirettamente
+ai congiurati; io domani radunerolli
+segretamente in mia presenza.
+</p>
+
+<p>
+Ma noi dobbiamo qui affrettarci di dichiarare
+che le massime di frate Alessio
+erano empie; e che furono infatti qualche
+anno dopo condannate nel Concilio generale
+di Costanza.
+</p>
+
+<hr class="tbs">
+
+<p>
+Il giorno appresso furono i congiurati
+radunati nella maggior sala del Castello di
+Monza, ove Estore risiedeva. Erano da dodici
+a tredici; e fra questi distinguevansi, oltre
+il Pusterla, Ottone Visconti, Ambrogio
+Gabriele e Riccardo Trivulzio, Parisio da Concorezzo,
+e Jacopo Aliprando che, da guelfo che
+era, da alcuni anni era passato fra la fazione
+dei ghibellini. I ragionamenti furono varii
+e vivi, nè qui molto importa riferirli. Tutti
+convenivano nel veder pericolare il loro
+partito durante la malattia di Facino, o accadendo
+la sua morte. Quello che però dava
+timore ai congiurati erano le recenti notizie
+che il famoso Marsilio di Santa Sofia
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+avea assicurato Facino che egli gli avrebbe
+restituita la sanità. Troppo leale era Facino
+per non trarre dell’assassinio del Duca la
+più acerba vendetta. Erano nel calore
+del dibattimento, quando entrò nella sala
+uno de’ congiurati che stava fuori di guardia,
+ed annunziò che uno straniero cercava
+istantemente di essere ammesso per recar
+al nobile Estore novelle recenti della salute
+dell’amico suo Facino. I congiurati pregarono
+Estore che volesse udirlo in loro
+presenza, ed il bastardo di Bernabò diede
+ordine che il portatore della novella venisse
+introdotto nella sala.
+</p>
+
+<p>
+Un gioioso sorriso, forse effetto di antiche
+ricordanze, spuntò in viso di Estore nel
+ricevere il portatore delle novelle risguardanti
+Facino; poichè costui era persona di sua
+conoscenza, come ancora lo è del nostro lettore.
+Era il bravo, o per meglio dire quel
+ribaldo galante e vanaglorioso di Antonio
+Carcano.
+</p>
+
+<p>
+— Che ci annunziate, o Carcano?, — disse
+Estore. — Ma per dio non inventateci qualch’una
+delle vostre frottole, che per ora
+almeno non abbiam tempo da porgervi
+orecchio.
+</p>
+
+<p>
+— Illustre signor Estore, — disse il Carcano, — io
+vi giuro per la corona ferrea di Monza
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+che non aggiungerò una sola sillaba alla
+verità.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, come va la salute del bravo
+Facino?
+</p>
+
+<p>
+— La salute! non nominate più questa
+parola per il più bravo dei condottieri delle
+armi ducali.
+</p>
+
+<p>
+— Che volete voi dire! Non aveva il
+professore Marsilio di Santa Sofia assicurato
+che egli in breve sarebbe risanato?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, questo è ben vero che il professore
+Marsilio lo avea assicurato; ma che perciò?
+È egli a stupire che più di una volta col
+medico non si accordi la malattia? Erano
+quattro i professori che stavano intorno al
+letto di Facino subito che giunse a Pavia.
+Tutti riportavano le autorità di Ippocrate,
+di Celso, di Galeno, di Avicenna, della
+Scuola Salernitana; ma nessuno troppo si accordava
+coll’altro; tutti per altro dicevano
+la malattia assai pericolosa. Ma come avviene,
+ecco che il sig. Marsilio, in tuono di chi
+profferisce un oracolo, dice: «No, no, il
+signor Facino risanerà seguendo il metodo
+di cura che io proporrò.» Era il povero
+Facino allora veramente in istato che
+faceva pietà. Dolori acutissimi lo trafiggevano
+ne’ fianchi, nè erano cessati dopo alcune
+cavate di sangue che di concorde parere
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+gli aveano i medici ordinato; ora il
+Marsilio nuovamente gli ordina che si
+faccia aprire la vena e gli altri medici aveano
+abbandonata la cura. Il giorno appresso
+sangue ancora; il terzo dì ancora sangue.
+</p>
+
+<p>
+— Il Marsilio si ostinava nel dire che il
+suo ammalato stava meglio; e Facino andava
+in vece sempre più sentendo il peso
+del suo malore. Egli finalmente forma una
+risoluzione; bandisce il Marsilio, e dice:
+«No, il sangue di Facino non deve più spargersi
+che sul campo.» Ma tornati gli altri medici
+al suo letto, trovano Facino troppo di
+già estenuato, e dichiarano che la vita del
+generale non potea più durare che alcuni
+giorni; non esservi più a sperare soccorso dalla
+natura; ed anzi esortano a recargliene la novella
+fatale. Ma Beatrice Tenda, tutta dolente, si
+rifiutava di assumersi quell’uffizio doloroso;
+l’arcivescovo di Milano, Bartolommeo Capra,
+che era di recente giunto a Pavia per visitare
+l’amico infermo, egli pure negava di essere
+il portatore infausto del tristo avviso.
+Si fa a me calda istanza perchè io glielo
+rechi; ed io che non manco mai del coraggio
+necessario quando si tratta di servire
+un amico....
+</p>
+
+<p>
+— Come appunto avete servito in Erba
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+il Rusconi, — non potè a meno di interromperlo
+Estore.
+</p>
+
+<p>
+— Come appunto avete servito, nel bosco
+presso il Castello del Monte, Arrigo Bianchi, — soggiunse
+il Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, siete qui voi, signor Pusterla; ebbene,
+ebbene, lasciamo le baie, chè il caso
+fu assai più serio che non pensate. Io
+adunque mi incaricai di portare a Facino
+la novella della inevitabile sua morte. Dicea
+fra me: «Alla fine non gli faccio che un
+servizio; e sarà anche un’occasione di più
+perchè egli si ricordi del suo Antonio, che
+tanto si avea caro negli ultimi giorni della
+sua vita. Ma, poveretto, ha terminato ora di
+ridere alle spalle del Carcano!»
+</p>
+
+<p>
+— Con tutta quella gravità adunque che potei
+assumere maggiore, io entro nella sua
+stanza.
+</p>
+
+<p>
+— «Carcano sto male assai!» mi disse con
+voce fioca il povero Facino. Se parea quegli
+che tanta paura mi avea fatto sotto
+Erba! Ma avvistosi della confessione che
+suo malgrado gli era scappata dal labbro, si
+affrettò a soggiugnere: «Voglio dire non già
+a me, ma al presidio del Castello.»
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, io gli risposi; ma vengo a darvi
+una notizia che forse non vi spiacerà.
+</p>
+
+<p>
+— Che hai a recarmi? Sii breve: la mia
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+povera testa mal regge ai tuoi cicaleggi; via,
+parla.
+</p>
+
+<p>
+— Signor Facino, i vostri patimenti non
+ponno durare: tutti i medici ne sono d’accordo.
+</p>
+
+<p>
+— Persistono adunque a dire che io
+guarirò?
+</p>
+
+<p>
+— Ah no, caro mio Signore, la morte da
+voi non è anzi lontana!
+</p>
+
+<p>
+— Allora Facino, vôlto verso di me il capo
+e guardandomi con un occhio truce e veramente
+spaventoso, mi dice: «Ebbene,
+tu pure t’apparecchia a precedermi, cane
+scortese che sì bella notizia mi recasti. Una
+notizia non meno bella io ti annunzio, che fra
+due ore tu sarai sul patibolo.» Potete bene
+immaginare quale effetto producessero in me
+queste parole. Lo confesserò: io tremava
+come una foglia percossa dal vento; il mio
+coraggio mi aveva abbandonato: Facino io
+sapeva bene esser uomo da mantenere la
+sua parola.
+</p>
+
+<p>
+— E come vi siete salvato? — chiese Estore.
+</p>
+
+<p>
+— Salvato! e chi mi avrebbe potuto salvare,
+se il sig. Facino avesse voluta la mia
+morte? Ma fortunatamente Facino non volle
+che fare un’ultima celia: chi l’avrebbe detto! Poichè
+mi ebbe veduto impallidire, e,
+voglio pur dirlo, prorompere in un dirotto
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+pianto, supplicandolo ad avere pietà di un
+uomo che tanto lo avea amato, egli mi
+disse: «No, Carcano, io nol dissi che
+per farti comprendere qual sentimento dovrà
+in me destare la notizia che tu in termini
+tanto improprj venivi ad annunziarmi. Va,
+ti saranno pagati cento fiorini d’oro
+per indennizzarti dello spavento avuto; e ricordati
+di Facino, il quale non amò mai la
+crudeltà. Sì contro i Francesi che erano in
+Alessandria io esercitai un giorno severa vendetta;
+ma troppo grave era l’oltraggio che
+io dovea punire!» Queste sono le ultime
+notizie che dar vi posso, perchè non son rimasto
+due soli minuti di più nel Castello di
+Pavia.
+</p>
+
+<p>
+— Questo potevi anche tacere, — disse Estore; — ciascuno
+di noi che ti conosce, bene lo
+immaginava. Ora via, Carcano, va che avrai
+bisogno di ristoro dopo la fatica del viaggio;
+e troverai ancora nelle cantine del Castello
+tal vino che ti farà, in parte almeno,
+passare il freddo della paura.
+</p>
+
+<p>
+— Paura! Io non l’ho mai conosciuta la
+paura, — soggiunse l’impudente millantatore: — ma
+farò a modo vostro, sig. Estore; poichè
+veramente sono venuto quasi senza posarmi
+da Pavia sino a Monza.
+</p>
+
+<p>
+Ritirato che si fu il Carcano, i Congiurati
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+con maggior calore si diedero ad instare
+presso di Estore perchè si dichiarasse loro
+sostenitore. — Noi, — gli diceva il Pusterla, — noi
+sosterremo tutto il rischio dell’impresa.
+Voi non ne avrete che il vantaggio. Morto
+il Duca, noi proclameremo voi Signore della
+città, in compagnia di Giovan Carlo Visconti;
+e voi non avrete che entrarvi colle
+vostre schiere a prenderne pacifico possesso.
+In mezzo alla confusione, nessuno oserà opporvisi;
+nè il conte di Pavia ha bastanti
+forze per contendervi la sovranità della città.
+Scarse sono le schiere del Duca e si dichiareranno
+in vostro favore; poichè che cosa
+hanno mai a guadagnare opponendosi? Il
+Castello, se non subito, vi sarà reso quando
+vedrassi che il Conte di Pavia non muovasi
+contro di voi. Che se avesse l’imprudenza di
+farlo, ciò che vera imprudenza sarebbe, mentre
+è già di troppo egli stesso mal sicuro
+in Pavia, il partito intero dei Ghibellini vi
+sostiene; e quanto sia forte voi lo dovete
+sapere, e ben lo mostrò più e più volte dopo
+la giornata del <i>Malcantone</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ma Estore disse: — No; se l’interesse solo
+fosse quello che muovere mi dovesse, io non
+esiterei un solo istante ad abbracciare il
+partito che mi proponete; ma poichè un
+trattato mi stringe col Duca, non fia mai
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+vero che io lo tradisca, per usurparmi il suo
+Stato. Eppure, oh, avessi io un giusto pretesto,
+come desidero, per rompere con quel
+crudele la guerra!
+</p>
+
+<p>
+Qui nuovamente la porta della sala si
+aperse, e colui che stava di guardia entrò ad
+annunziare che un messo di un personaggio
+di grande affare chiedeva di essere introdotto.
+</p>
+
+<p>
+— Nessun pericolo è in udir sua imbasciata, — disse
+Estore; — e chi sa ch’egli non rechi qualche
+importante notizia? — Il messo fu adunque intromesso,
+e trasse fuori una lettera che era
+diretta all’Illustre Estore Visconti. Poichè
+il Visconti l’ebbe ricevuta, la scorse cogli
+occhi, e quindi detto a colui che era di
+guardia che tornasse ad invigilare alla porta,
+disse: — Signori, questa lettera è del <i>Pagano</i>;
+uditene il tenore:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+«Illustre Estore,»
+</p>
+
+<p>
+«Da un amico io fui istruito che qui si
+trama una congiura contro Giovanni Maria,
+e venni istigato ad entrarvi. Stimoli non
+erano necessarii per un uomo che vive solo
+del desiderio di vendicarsi di un tiranno
+che lo condusse a menare una vita disperata,
+spogliandolo de’ suoi possessi e rivoltando
+contro lui le armi di tutti i vili che di
+buon grado troncata avrebbero la sua testa
+per ritrarne il prezzo dell’assassinio. Ancora
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+io sentii che voi incerto ve ne state se dobbiate
+dar mano ai congiurati, mancando di
+plausibile motivo per dichiarare la guerra
+allo snaturato Giovanni Maria. Però, se a
+me un vostro salvocondotto voi concedete,
+io questo motivo ho a somministrarvi, ed
+unirò la mia spada, sebben Guelfo, a quella
+de’ Ghibellini. Confidate pure nel portatore
+della presente, che è persona sicura.»
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<i>Pagano</i>.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+— Udiste, signori! Ebbene, se si verificheranno
+le promesse di Pagano, che io conobbi alla
+Corte del Duca, e che ora nessuno sa ove
+siasi ritirato, io non esiterò ad abbracciare
+la causa vostra. — Scrisse quindi due linee;
+porse il foglio che le conteneva al messo,
+e gli disse: — Questo è un salvocondotto,
+recatelo al gran Pagano, e soggiungetegli che
+qui è atteso con impazienza.
+</p>
+
+<p>
+Il messo, al quale queste parole Estore rivolgeva,
+era uomo di robusta corporatura:
+tutto coperto di ferro, avea calata la visiera
+dell’elmo, sul quale, per cimiero, era un
+dragone in atto di agitare le terribili ale
+membranose, aperta la bocca sanguigna,
+spalancati gli occhi fiammeggianti. Egli teneva
+inoltre in un gran mantello avvolta la
+persona; e stette col capo chino fintanto che
+Estore gli ebbe consegnato il salvocondotto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma come l’ebbe, e intese le parole amichevoli
+del signore di Monza, aprì il mantello
+che lo copriva, ed alzando la visiera lasciò
+vedere lineamenti, che molti riconobbero
+fra gli astanti, i quali sclamarono: — Pagano
+il grande!
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Pagano il grande, — disse il guerriero
+che il nostro lettore già ravvisò per l’incognito
+abitatore del Buco del Piombo; — Pagano
+sta alla vostra presenza; e vel condusse la più
+viva impazienza di vendetta. — Quindi ponendo
+la mano sulla spada, proseguì: — Già da molti
+anni quest’acciaro è stato coi riti più tremendi
+consacrato ad imbeversi nel sangue del tiranno
+che di tutto mi privò perchè io sono
+testimonio della sua scelleratezza! Ora finalmente
+splende il giorno della vendetta;
+la mano del Cielo raggiunse lo scellerato. Voi,
+nobil Estore, altro non cercate che un
+motivo per porvi nella schiera di chi punirà
+quel tiranno? Ebbene, sappiate adunque, ed
+io sono pronto ad attestarlo col più tremendo
+dei giuramenti, che l’empio Giovanni Maria,
+oltre molti altri misfatti, è colpevole del delitto
+spaventoso che rende l’uomo odioso alla
+natura; io voglio dire del più orribile parricidio.
+In seno io serbai finora questo secreto:
+troppo esperimentato avendo in me
+stesso quanto fatale riuscisse ad ognuno che
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+lo conserva! Ma ora sappiasi dal mondo
+intero, e sia la rovina del tiranno che esso
+riguarda. Su via, nobil Estore, se il crudele
+Giovanni Maria assassinò la propria
+madre, non vendicherete voi la figlia di
+Bernabò, il sangue di una vostra sorella?
+</p>
+
+<p>
+Un fremito sordo della più profonda indegnazione
+si udì per tutta la sala. — Ah sì,
+muora il tiranno, — sclamò il Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Muora il tiranno</i> — ripeterono tutti i congiurati
+ad una voce; e porgevansi a vicenda
+la mano, e stringendola profferivano i più
+tremendi giuramenti.
+</p>
+
+<p>
+— Nè io esiterò più a secondarvi, — rispose
+Estore: — ogni vincolo di amicizia o di sangue,
+ogni patto fra noi per sempre è spezzato;
+sì, ve lo giuro che con ogni mia forza io
+procaccierò vendicare l’oltraggiata natura;
+e senza indugio io farò intimare al tiranno,
+siccome l’onor mio lo richiede, la guerra.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span></p>
+
+<h2 id="cap22">CAPITOLO XXII.
+<span class="smaller">L’INCERTEZZA TERRIBILE</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Frattanto, combattuto da un’interna
+ripugnanza, e come da un rimorso, il feroce
+Duca aveva di giorno in giorno procrastinata
+l’esecuzione della crudele sentenza
+che egli contro il Bianchi di già aveva pronunziata,
+e che pure nel suo animo era
+fermo di non volere in alcun modo revocare.
+In mezzo a queste titubanze, era giunto
+il giorno decimosesto di Maggio, giorno
+per sempre memorabile per gli avvenimenti
+che in esso accaddero; e questo egli
+avea stabilito siccome ultimo termine della
+vita di quello sventurato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+</p>
+
+<p>
+Altro motivo per serbarlo in vita era
+anche stato fino allora la novella che Facino
+avrebbe ricuperata la salute, e l’avergli
+lo stesso Facino per mezzo del milanese
+Arcivescovo chiesta in dono la vita del Bianchi.
+Sebbene risoluto a non concederla, il
+Duca, le cui idee, come noi dicemmo, erano
+spesso in disordine, non avea ancora saputo
+fermare la risoluzione di sacrificarlo,
+temendo non Facino gliene avesse a chiedere
+conto rigoroso.
+</p>
+
+<p>
+Entrato adunque quella mattina, pieno
+della feroce risoluzione di non più ritardare
+il supplizio di Arrigo, entrato Giovanni
+Maria nella sala del Trono, ove rispettosamente
+lo attendevano i suoi cortigiani,
+gli venne annunziato che un messo, allora
+allor giunto, di Estore Visconti insisteva per
+essere tosto ammesso in sua presenza.
+</p>
+
+<p>
+— Introducetelo, — disse il Duca; — non conviene
+a noi fare aspettare un messo di Estore,
+nostro cugino ed amico. — Venne pertanto
+tosto il messo introdotto nella sala;
+e questi era appunto il Vescovo di Piacenza.
+</p>
+
+<p>
+Frate Alessio di già toccava i primi limiti
+della vecchiaia. Grande della persona e
+scarno, i suoi folti capegli grigi, spessi e
+in disordine, ingombravano una fronte non
+troppo maestosa. Due occhi piccoli, grigi e
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+vivaci, mostravano il loro fuoco sotto due
+folti sopraccigli biancheggianti che li adombravano;
+il suo colore era piuttosto pallido;
+tutti i suoi lineamenti mostravano un carattere
+irritabile e severo. Egli si volse al
+Duca, e così gli disse.
+</p>
+
+<p>
+— Duca di Milano; non io vengo ora a
+parlarvi, siccome banditore della volontà
+del cielo: del tutto profano è l’uffizio di
+cui mi incarica il mio protettore, Estore
+Visconti. Egli mi ingiunge che di sua parte
+io vi intimi, che giammai da questo punto
+in poi non può più fra voi e lui esser pace
+di sorte alcuna; ed il motivo egli a me non
+lo confida; e solo mi disse, che sappiate
+aver egli parlato col Pagano!
+</p>
+
+<p>
+Tramutossi in viso il Duca all’udire
+questo nome, quasi fosse uno scongiuro: — Estore
+dunque, — egli rispose, — apre le porte
+della sua Corte a de’ banditi, i più invidiosi
+nemici della nostra tranquillità, e porge orecchio
+a coloro che più nefandamente con
+ingiuriose calunnie contaminano la nostra
+fama! Ora son questi i meriti che Estore
+rende al cugin suo pei tanti benefizii che gli
+ho accordati? Ma via, che pretende egli? che
+io, signore della possente Milano, tremi perchè
+le armi contro di me muovere intende
+Estore, soldato di ventura?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, non di Estore, o Duca, tremate, — riprese
+arditamente il Vescovo di Piacenza, — non
+di Estore, ma di Colui innanzi al quale
+polvere e loto sono Estore, il Duca di
+Milano e tutti i Principi della terra. Giovanni
+Maria, uno sguardo una volta volgete
+alle vostre iniquità; piangete, lacerate i vestimenti
+regali che vi ricoprono, preparatevi
+a far penitenza, se ancora per voi è
+tempo: grande è la divina misericordia,
+chi sa che non vi sieno rimesse le vostre
+colpe? Ma indurito è il cuore di Faraone,
+voi perseverate nell’iniquità! Voi
+adunque tremate. Siccome Baldassare, voi
+fra scelleratezze, bagordi e concubine, passata
+avete la vostra vita; tremate chè, come
+a quell’empio Re, una mano tremenda sta
+scrivendo in questo punto la vostra condanna.
+</p>
+
+<p>
+Il Duca si morse ferocemente le labbra,
+e sclamò: — Frate Alessio, il tempo è
+passato che un uccello delle tue penne tanto
+alto garrir ardisca contro un principe che
+a nessuno dar conto deve delle sue azioni!
+Enrici IV più non sono al mondo! Ma ringrazia,
+ringrazia il cielo che oggi i miei
+cani abbiano già altro pasto. Ritirati; e le
+vecchie tue gambe sieno ben pronte a portarti
+lungi di qua, prima che si penta
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+Giovanni Maria di aver mostrata, a riguardo
+di un frenetico par tuo, tanta indulgenza.
+</p>
+
+<p>
+Il Vescovo si ritirò, il Duca parve agitato
+dalla più violenta e rabbiosa lotta di passioni.
+Egli pensava alle parole del messo,
+ed all’arcano che sì fatalmente era stato
+svelato ad Estore dell’assassinio da lui commesso
+della propria madre, e parevagli che
+veramente la vendetta di lei già cominciasse.
+Ma finalmente, a tutti i furiosi rimorsi
+che entro di lui si alzavano, parve
+che egli ponesse un freno. — Ringrazi,
+ringrazi il Vescovo di Piacenza la sua dignità
+sacerdotale, che sola l’ha salvato.
+Senza il timore di commettere un sacrilegio,
+egli sarebbe stato già da me fatto gittar
+in fondo di una torre per non più uscirne. Or
+via, a lui più non si pensi; andiamo
+ad udire la messa nella nostra Chiesa
+di San Gotardo.
+</p>
+
+<p>
+Appena comparso il messaggero di Estore,
+l’impetuoso Vescovo di Piacenza, era entrata
+nella sala una giovine donna, la quale
+in una faccia profondamente scolpita dall’afflizione
+mostrava non poche impronte
+di una rara bellezza. Una candida veste la
+ricopriva, ancora in disordine erano le sue
+chiome, e null’altro ornamento avea intorno
+alla persona tranne che una collana d’oro
+da cui pendeva l’effigie del Duca.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non era costei la sventurata Antonietta
+Malatesta, sposa del Duca, ma da lui odiata,
+ora che tutta la sua famiglia era caduta in
+sua disgrazia, e però dalla sua persona interamente
+allontanata. Era una delle molte
+cortigiane di Giovanni Maria; ma di età
+assai tenera, e quella che dal Duca era più
+favorita, e ricambiata, se pure era ciò possibile
+in simil mostro, ricambiata di vero affetto.
+</p>
+
+<p>
+La misera, udite le ultime parole del
+suo signore, fecesi innanzi; a lui presentossi,
+e prosternandosi a’ suoi piedi: — Ah no, — gli
+disse, — fermatevi. Non movete passo fuori
+del Palazzo: un sogno funesto, un funesto
+sogno...
+</p>
+
+<p>
+— Eh via, Caterina, — disse il Duca con
+qualche dolcezza. — Abbiamo noi a perdere il
+nostro tempo nell’udire i tuoi sogni?
+</p>
+
+<p>
+— Deh! non partite, uno spaventoso
+sogno mi fa tremare per la vostra vita... Io
+sognai che voi eravate oggi trafitto dai colpi
+di molti congiurati. Venni per isvelarvi
+il mio terribile sospetto; ed oimè, oimè
+che le parole di quel tremendo sacerdote
+hanno raddoppiato mille volte i miei terrori!
+Non vi minacciò egli in oscuri modi
+quello appunto che il ferale mio sogno mi
+presagisce?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Duca, alzando la supplicante, le disse: — Alzatevi,
+Caterina, alzatevi; non temete...
+Io ho delle guardie intorno la mia
+persona; in Corte non temo di tradimenti. Pure,
+anco in altro modo io vi tranquillerò. Correte,
+se ancora siete in
+tempo, arrestate frate Alessio; ma s’egli è
+fuori del palazzo non converrà fargli violenza. Pochi
+tratti di corda gli strapperanno
+di bocca i segreti che egli forse coll’aria
+del mistero mi voleva annunziare.
+</p>
+
+<p>
+Un profondo silenzio successe a questi
+ordini. Alcuni de’ circostanti, che pel loro
+uffizio si credettero astretti dal comando
+del Duca, uscirono dalla sala; ma poco
+dopo rientrarono, riferendo che il Vescovo
+più non era in Corte. In questo mentre
+l’orologio di S. Gotardo battè le undici
+ore, e il Duca disse: — È tempo che si
+vada alla messa; penseremo dopo seriamente
+a quest’affare.
+</p>
+
+<p>
+Ma la Caterina, con un torrente di lagrime,
+inginocchiandosi dinanzi al Duca, di
+nuovo e più istantemente ancora lo pregava
+di non uscire da quella sala per quel giorno,
+e di voler più tosto penetrare a fondo quel
+mistero. Il pericolo poteva essere imminente,
+il tempo scarso al riparo...
+</p>
+
+<p>
+— Voi che ne dite, Bertone Mantegazza? — disse
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+allora il Duca volgendosi al suo primo
+cameriere, che immobile e un poco attonito,
+e con qualche impazienza stava spettatore
+di quella scena.
+</p>
+
+<p>
+— Per me, io dico, che un uomo di
+senno non deve badare troppo a sì fatte
+ciance. Guai se le azioni dei principi avessero
+ad essere guidate a seconda delle superstizioni
+e dei terrori delle loro belle:
+costoro avrebbero un’arme nelle mani da
+servirsene senza limiti a loro talento. Ed
+inoltre non avete voi mille volte condannato
+voi stesso la condotta del Conte di
+Pavia, che, ad ogni piè sospeso, consulta gli
+astri ed i pronostici che gli suggerisce il
+suo superstizioso terrore?
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, — disse il Duca, — voi parlate da
+uomo, nè io giammai sono stato superstizioso.
+Vadano tutti dal Conte di Pavia mio fratello
+gli astrologi e gli indovini. Caterina,
+è il vostro amore per me solo che vi fa
+sognare di tali spaventi; io voglio perciò
+darvi un bel premio; ma non pretendete
+incatenare il mio piede: non sarà mai da
+una donna che dipenderà Giovanni Maria. — Ciò
+detto, egli mosse tre passi per uscir
+dalla sala.
+</p>
+
+<p>
+Ma tutt’a un tratto soffermandosi, disse: — Venga
+al mio cospetto Squarcia. — Venne
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+l’esecrabile carnefice; ed il Duca gli disse: — Squarcia,
+prepara i mastini, che dopo la
+messa avranno travaglio. Tu mi capisci. Il
+nostro prigioniere.... — Squarcia fece un
+segno d’intelligenza, e fatto un goffo inchino
+partì.
+</p>
+
+<p>
+— Ma no, — sclamò il Duca turbandosi; — io
+non assisterò alla di lui morte; sento che
+tanto non posso. Bertone Mantegazza, andate,
+e ingiungete a Squarcia che tosto eseguisca la
+sua incombenza, e che sia finito il supplizio
+prima che sia compiuta la messa. — Bertone
+Mantegazza partì, ed in breve fu di
+ritorno nella sala.
+</p>
+
+<p>
+— Signori, — disse allora il Duca; — noi sprezziamo
+i sospetti, cinti da voi che conosciamo
+a noi fedeli; ma statemi però oggi
+stretti intorno. Io spero che nulla accaderà. Ma
+pur troppo la spada di Damocle
+sta sempre sospesa sulle teste dei principi!
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, mosse per uscire. Bertone Mantegazza
+si pose al suo fianco, snudando la
+spada; perocchè egli comandava alle guardie
+destinate a custodire la persona del principe.
+Giovanni Maria procedeva con passo sicuro
+e con fronte tranquilla; ma poichè egli fu
+giunto alla porta che metteva alla piccola
+piazza che stava innanzi alla Chiesa di
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+San Gotardo, attigua al Ducale palazzo,
+ma accessibile pure a’ cittadini, che poteano
+intervenire alle funzioni che aveano luogo
+in essa, parve all’occhio, forse pel
+sospetto prevenuto, del Duca che più dell’ordinario
+gruppi di persone si trovassero
+su quella piazza. Il vile si sentì stringere il
+cuore da un moto assai violento, e impallidì.
+Soffermossi, e vôlto al Mantegazza
+gli disse: — Bertone sono io sicuro?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose costui: — Ecco le guardie che
+sono sotto il comando mio e di mio fratello
+Andrea. — Difatti, non appena ebbe il Duca
+messo piede nella piccola piazza, che le solite
+guardie ducali, sotto la condotta di Andrea
+Mantegazza, sfilarono a spalleggiarlo, ed il
+Duca mosse verso la chiesa, ove doveva celebrarsi
+l’augusto sacrifizio, di assistere al
+quale egli era così indegno.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto l’atroce Squarcia, a cui Bertone,
+forse per non aver avuto il coraggio,
+e forse per altri motivi, non avea che confermato
+l’ordine del Duca di guardarsi
+bene di torcere un capello ad Arrigo,
+Squarcia erasi portato nell’edifizio ove albergavano
+i cani di tutte le specie che servivano
+alla caccia, e quelli che il Duca ad usi
+ancora più crudeli riserbava: egli fermandosi
+presso un grosso mastino, cadente per vecchiezza: — Sei
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+vecchio, eh guercio! — sclamò, — sei
+vecchio: eppure, tu hai fatto un
+bel servizio al mondo: io non mi ricordo
+che ti fossi mai rifiutato di gittarti su di
+una vittima, tranne quell’indemoniato di
+figliuolo del Pusterla, che non volle nemmeno
+addentare la Sibillina. Ma egli non fu
+indemoniato e fatato tanto da resistere al
+mio pugnale (e lo cavava fuori). Anche
+questo arnese già (e toccava il pugnale)
+ha fatto la sua parte! Sì, guercio, ed oggi
+avrai una nuova compagna. Squarcia non
+ti dimentica. Se non t’ha dato a mangiare
+questa mattina, è perchè avrai un piatto di
+carne quest’oggi. — Egli passò oltre, ed andò
+a porger le sue cure ad altri mastini che
+ringhiavano di rabbia e di fame stretti alle
+loro catene, che squassavano alla vista dell’infame
+canattiere.
+</p>
+
+<p>
+Squarcia, aprendo un armadio, ne trasse
+fuori un gran paniere di pani e ne porse
+uno a ciascun di loro; ma ne lasciò privi sei
+dei più immani, ed il guercio. E poichè ebbe
+terminata l’operazione, egli, riposto il paniere,
+tornò ai sette mastini digiuni e staccò
+le loro catene dagli anelli a cui erano
+raccomandate; e così a que’ grossi animali
+spiranti furore, de’ quali di festa altri gittavano
+salti abbaiando, altri più mesti e
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+cadenti solo dimenavano la coda, — Sì, per
+voi altra colazione, — egli diceva. — Andiamo
+sul campo della battaglia. Il Duca non vuol
+mai aspettare: è pur impaziente colui, e
+passa subito alle minacce. — Così parlando
+questo mostro conduceva i cani fuori del
+canile in un cortile attiguo, quando vide
+verso lui venire un vecchio frate, ed
+affrettandosi di legare i mastini a una colonna,
+mosse verso il religioso, e gli disse: — Ah,
+voi venite per il nostro uomo: seguitemi,
+chè è in questa prigione qui. — Il
+frate nel suo interno gemeva, e lo seguiva.
+</p>
+
+<p>
+Aperto l’uscio della prigione, ove stretto
+in catene giaceva Arrigo, lo Squarcia disse: — Ecco
+qua una persona che vi manda il
+Duca, signor Arrigo. Voi volevate sforacchiarmi
+la giubba venti giorni fa; ma il
+Duca ora vi vuol rendere il centuplo della
+vostra carità, come lo diceva il predicatore
+di questa quaresima. Però io non sono
+uomo cattivo, vedete, — proseguiva lo Squarcia; — e
+se volete un fiasco di aquavite per
+confortarvi a passare meglio il grande esperimento,
+questo, Squarcia non lo sa ricusare
+a’ suoi prigionieri. È anche più bello vederli
+lottare contro la morte, quando sono
+animati da quello spirito di vita.
+</p>
+
+<p>
+— Taci bruto, — gli disse Arrigo con alterezza; — credi
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+tu che io temi di te, del tuo
+atroce Signore?
+</p>
+
+<p>
+— È quello che vedremo in breve, — replicò
+lo Squarcia con un sorriso di espressione
+infernale.
+</p>
+
+<p>
+— Uomo indurito ai misfatti, tacete, — disse
+il frate, — non toglieteci il tempo, che troppo
+è prezioso, colle vostre empie parole. Io
+so che vostro dovere ora è di ritirarvi. — Lo
+Squarcia brontolò fra i denti alcune
+parole, certamente una bestemmia od una
+minaccia, e si ritirò.
+</p>
+
+<p>
+Allora il buon Religioso espose ad Arrigo
+che di recente avea avuto il funesto incarico
+di venire a prepararlo a morire: — Gran
+conto renderà al trono di Dio il Duca dell’abuso
+orribile del suo potere, per togliere
+in modo sì nefando la vita a coloro che
+egli, o rei o innocenti, vuol far perire. — Soggiunse,
+che se avesse potuto dare i suoi giorni
+per salvarlo, fatto lo avrebbe; ma che
+possibile mai non era sottrarre una vittima
+all’atroce Giovanni Maria. Si rassegnasse
+adunque agli eterni decreti terribili, si disponesse
+a lasciare la vita; e che offerti a Dio
+i suoi estremi patimenti, ne avrebbe ricevuto
+quel premio che ben valeva quella
+oscura nebbia che sereno veniva chiamata in
+questa valle di pianto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+</p>
+
+<p>
+Arrigo lo assicurò che egli di già a perdere
+la vita era disposto. Ma non appena ebbe
+profferite queste parole, che Squarcia precipitoso
+entrò nella prigione, e pallido come
+la cenere, al Religioso che lo interrogò perchè
+sì li sturbasse, sclamò: — Si sentono
+de’ gridi clamorosi: mi chiamavano per
+nome; vi aggiungono minacce di morte.
+</p>
+
+<p>
+— Tu cento volte l’hai meritata, — disse
+il Religioso; e tacque assai stupendo. Le
+grida infatti si cominciavano a far sentire;
+e andavano diventando a mano a mano più
+distinte.
+</p>
+
+<p>
+— Squarcia, l’infame Squarcia, — si udiva
+gridare da molte voci di popolo; — si trafigga,
+si uccida! Di qua, di qua! — diceva una
+voce: e sembrava che il romore si allontanasse. — Vanno
+al canile, — disse Squarcia; — deh,
+Padre salvatemi!
+</p>
+
+<p>
+— E può essere in mio potere salvarti? — rispose
+con sommessa voce il buon frate. — Ma
+se anch’io ti sottraessi al furore del
+popolo, che pare alzato a sollevazione, non
+dovrei io accusarti il primo innanzi ai tribunali
+della terra de’ tuoi misfatti? — Lo
+Squarcia allora tacque, e parve prepararsi ad
+opporre per sua salvezza una valida difesa.
+</p>
+
+<p>
+Diffatti il romore continuava a farsi sentire,
+e cresceva ognora più di sua forza.
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+Chi gridava, «sarà di qua», chi, «di là». Disse
+finalmente una voce: «Apriamo dunque tutte
+le carceri; sarà in esse: egli non è uscito dal
+palazzo!» Ciò detto, sentivasi un puntar alle
+porte, un martellare orribile, un cader di
+imposte, che sembrava fracasso d’inferno.
+Poco stette che la folla parve accostarsi
+all’uscio della carcere ove era diffatti l’infame
+assassino che la popolare furia cercava,
+e furiosamente battendola, in breve fu
+spinta a terra. Il primo a entrare fu Giovanni
+Pusterla; e data una stoccata allo
+Squarcia, che come colpito da un incanto
+era rimasto immobile al cader delle imposte, — Sia
+lodato il Cielo, — sclamò, — Arrigo,
+vivo io ti trovo!
+</p>
+
+<p>
+Nel seguente capitolo, il lettore avrà alcuni
+rischiarimenti dei fatti ora accennati.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span></p>
+
+<h2 id="cap23">CAPITOLO XXIII.
+<span class="smaller">I VOTI COMPIUTI</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Non appena Giovanni Maria ebbe mossi
+venti passi sulla poco estesa piazza che
+stendevasi innanzi al bello e piccolo tempio
+di S. Gotardo, la cui architettura i tempi
+ci ricorda di Azzone che, come è detto, lo
+fece edificare, che i diversi gruppi che egli
+veduto aveva su quella piazza cangiarono di
+posizione. Molte persone, che la sua paura gli
+figurava come aventi un aspetto sinistro,
+si portavano quali a destra quali a sinistra;
+molti erano avvolti in ampio mantello, sebbene
+la stagione non fosse tale da renderne
+necessario l’uso; ad altri il berretto stava
+calcato sul ciglio, e le folte piume che ne
+scendevano coprivan la fronte e il volto, di
+modo che sembrava su loro spargere il sospetto
+ed il mistero. Alcuni ancora si portarono
+dietro le spalle del Duca, che in mezzo
+alla sua piccola schiera procedeva, guardando
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+non senza apprensione quelle nuove
+figure, quegli insoliti attruppamenti.
+</p>
+
+<p>
+Egli da principio avea voluto superare
+il suo terrore e i suoi sospetti. Le sue solite
+guardie sotto il comando di Bertone
+Mantegazza e di suo fratello Paolo, già gli
+si erano schierate dall’uno e dall’altro lato;
+egli era seguìto da sei ad otto de’ suoi cortigiani,
+gente a lui affezionata. Ma alla fine
+il suo sospettoso e crudele umore la vinse.
+Egli vide che ingrossavasi il gruppo di persone
+poste dietro le sue spalle; che quelli
+che gli stavano all’uno e all’altro lato a
+lui si approssimavano; vide che a lui dinanzi,
+e sulla porta del tempio, altra gente
+se ne stava che sembrava di lui attentamente
+spiare le mosse; pose la mano sulla spada
+che aveva al fianco, e gridò: — Che vuol
+questa canaglia, che ci preme? Via Bertone
+fanne un altro giorno di S. Stefano!
+</p>
+
+<p>
+Per comprendere queste parole del Duca
+è necessario che il lettore sappia, che assediando
+Facino Cane nel 1409 la nostra città,
+il popolo a tanta miseria era stato ridotto,
+che morendo d’inedia, un giorno che il Duca
+passava sulla piazza di S. Stefano gli si affollò
+intorno gridando, <i>pace pace!</i> Ma il
+duca irritato, che di pace non volea intendere,
+fece caricare dai feroci suoi satelliti
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+e da alcune schiere quella moltitudine; e
+tale fu il furore degli esecutori de’ suoi ordini
+crudeli, che oltre a dugento persone
+rimasero uccise. Dopo di che, il Duca fece
+anche proibire di profferir, sotto pena di
+morte, la parola <i>pace</i> persino nella messa.
+</p>
+
+<p>
+Ma questa volta l’ordine tirannico di Giovanni
+Maria non fu ascoltato. Parvero sordi
+i soldati, ed invece di scagliarsi sulla moltitudine,
+le due ale di essi si apersero, lasciando
+più che mai indifesa la persona
+del Duca. — Che è ciò? — disse impallidendo
+Giovanni Maria al Mantegazza, che gli stava
+al fianco, e che come per difendere il suo
+signore tenea impugnata la spada. — Vedilo, — rispose
+con voce terribile il Mantegazza,
+e nel tempo stesso colpì il Duca nella
+testa. A quella vista, gli altri cortigiani si
+diedero tosto alla fuga più precipitosa. — Traditore, — gridò
+il Duca, e fece per trar fuori
+la spada; ma la mortale sua ferita non
+gliene lasciò il tempo, ed egli cadde: ma
+non era per anco a terra, che di già Giovanni
+Pusterla gli avea menato un altro
+violento colpo nella gamba bianca, cioè la
+destra. — <i>Egli è morto!</i> — gridò poscia. — Ottone
+Visconti, Giacomo Aliprandi, e voi Trivulzii,
+andate a portare per la città la novella. E
+voi, Pagano, andate incontro ad Estore e
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+Gian Carlo, chè qui bastano i Mantegazza! Io
+e costui ci incaricheremo della morte
+dell’atroce Squarcia. Voglia il cielo che siamo
+in tempo di salvare il nostro prigioniero!
+</p>
+
+<p>
+Qui è bene che il nostro lettore sappia,
+come Azzo, avendo pregato il Mantegazza
+ad aiutarlo somministrandogli i mezzi di
+liberare il comune amico Arrigo, anche a
+rischio della vita propria uccidendo il crudele
+Duca, egli trovò costui in parte ben
+disposto a secondarlo; siccome quegli che
+troppo amava il Bianchi, e cui di già troppo
+aveano offeso le crudeltà ognora crescenti
+del tiranno Visconti. Per altro egli non
+si era subito determinato sul partito da
+abbracciare; e solo avea fatto intendere ad
+Azzo che qualora ei trovasse altri compagni
+adatti per quell’impresa, egli lontano non
+sarebbe dal prendervi parte. Azzo si era perciò
+portato ad Erba, ed avea comunicato il
+suo disegno al capo de’ fuorusciti che abitavano
+il Buco del Piombo, del quale conosceva
+l’animo sitibondo di vendicarsi del
+Duca. Ma poichè il grande Pagano ebbe
+anche da altra parte, cioè per mezzo di
+Giacomo Aliprandi, l’annunzio che altra
+congiura tramavasi segretissimamente a Monza,
+alla quale lo invitava a prender parte,
+ivi recatosi, e determinato Estore a secondare
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+gli sforzi de’ Ghibellini, a questi unì
+gli altri due guelfi, Azzo e Mantegazza,
+pure desiderosi della morte dell’abborrito
+tiranno. Bertone Mantegazza poi avea guadagnato
+al suo partito il suo fratello Paolo,
+e quindi erano state corrotte le guardie
+che custodivano la persona del Duca.
+</p>
+
+<p>
+Il Pusterla, capo della congiura, ed Azzo
+(che questi era appunto il compagno che
+egli scelto avea a seguirlo) non ebbe appena
+l’assassinato Duca esalato l’ultimo sospiro
+che mossero, seguìti da altri meno distinti
+congiurati e da una turba di gente che già
+dalla chiesa vicina si era intorno ad essi
+adunata e li secondava, l’odio contro lo Squarcia
+essendo generale; mossero, dico, per
+far cadere su questo infame capo il peso
+della pubblica vendetta. Lo cercarono pertanto
+in tutti i tenebrosi asili ove egli e
+l’empio suo signore tante vittime aveano
+fatto gemere e spirare, e trovatolo, lo colpirono
+della più giusta delle punizioni.
+</p>
+
+<p>
+Ucciso lo Squarcia, di ciò non appagossi
+la moltitudine; il suo corpo venne trascinato
+fuori del carcere, ove rifugiato si
+era; fu fatto in pezzi; confitto su delle aste;
+in trionfo portato per la città, fra urla ed
+imprecazioni orribili che egli aveva meritato.
+In questo mezzo il Pusterla, spezzati i ceppi
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+di Arrigo coll’aiuto di Azzo, a quello rivolto
+così gli disse: — Ora noi siamo amici.
+Tutto vi dirà Azzo; ma voi non avete a
+rimanere nella città: voi sapete che nel mio
+Castello vi aspetta una persona a cui doveste
+prima la libertà, ed ora la vita. Ma io pure
+a voi sono di molto debitore. Prendete
+questa spada e seguitemi.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo il Pusterla presentava ad Arrigo
+una spada; e brandendo la propria, tinta
+del scellerato sangue del Duca e dell’infame
+suo canattiere, precedendo Azzo e l’amico
+di lui, che del pari teneano in pugno il
+ferro; nè parlavano, fatti muti dalla solennità
+degli avvenimenti, attraversando il nefando
+cortile la cui terra tante volte era
+stata bagnata di umano sangue con cui
+spegneasi la sete de’ mastini feroci allevati
+dal tiranno, e passato un lungo&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> andito
+giunse alla prima corte del palazzo ducale
+del Broletto Vecchio.
+</p>
+
+<p>
+Quivi era stato fatto portare dal Mantegazza
+il cadavere di Giovanni Maria, che
+egli sottrar volea agli inutili insulti della
+moltitudine; posciachè il Mantegazza, prima
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+di partire a capo delle guardie ducali
+per la città a fine di mantenervi un certo
+ordine finchè non giungesse Estore Visconti,
+avea disposto varie sentinelle in custodia
+del Palazzo dell’Arrengo. Giaceva l’esanime
+corpo del giovine Duca sotto di
+un portico, da tutti abbandonato, giacchè
+la moltitudine forsennata non tanto odiava
+lui quanto lo Squarcia, di cui siccome un
+branco di lupi famelici andava seguendo
+gli straziati avanzi per farne sua preda. Due
+o tre guardie ancora aveano avuto ordine
+di vegliare su di esso. Giaceva io dico quell’esanimato
+cadavere sul suolo che tutto
+lordo intorno si mostrava del suo sangue,
+le sue vesti sontuose erano di fango bruttate
+e di negro sangue, le sue bionde chiome
+inanellate sparse vedevansi e pure di sangue
+agrappate. Ma il volto, il volto di quell’infelice
+che il premio avea toccato delle
+sue iniquità, questo pietosamente era stato
+sottratto agli sguardi di chi compiangere
+non lo potea. La tua pietosa mano, o Caterina,
+tu che tanto amavi quel tiranno, sebbene
+l’autore della tua degradazione, la tua
+mano pietosa avea reso all’indegno l’ultimo
+uffizio pio, che la virtù stessa doveva rispettare;
+e tu con mortale angoscia su quelle
+fattezze sformate dalle convulsioni dell’agonia
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+avevi sparso, giovine sventurata, un canestro
+di rose, prima di correre a ritirarti
+nella tua solinga stanza a versare colpevoli
+lagrime sul destino di quello scellerato.
+</p>
+
+<p>
+Un istante contemplò Giovanni Pusterla
+il cadavere del Duca; e non senza orrore
+vide quella gelida spoglia Arrigo, che in lui
+mirava il compagno della sua gioventù; e
+correvagli alla mente qual deplorabil fine
+egli si procacciasse con tanti delitti. Ma il
+Pusterla passò ben tosto oltre, e precedendo
+il Bianchi ed Azzo, li condusse alle stalle
+del Palazzo ove stavano pronti due palafreni.
+</p>
+
+<p>
+— Andate, — diss’egli, — andate tosto a Parravicino,
+e recate a mia figlia la novella
+dell’esito di questa nostra impresa; ella tutto
+ignora; e non è bene gliene pervenga il
+grido prima che io di tutto non l’abbia pel
+giusto informata. Io debbo fermarmi ancora
+nella città finchè le cose non vi sieno ordinate.
+L’opera vostra qui più non è necessaria. — Stese
+la mano ai due amichevolmente,
+e partì.
+</p>
+
+<p>
+Azzo ed Arrigo si prepararono ad uscire
+dalla città. Trascorrendo le contrade essi
+ebbero campo ad accorgersi come il popolo
+fosse ben lontano dall’essere commosso per la
+morte del Duca, il quale omai era divenuto
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+per esso cagione di mali inesprimibili. Avviatisi
+per uscire per la Porta Comasina (poichè
+la Porta Nuova abitata dai Guelfi esser
+poteva quella ove si impugnassero le armi
+contro i congiurati Ghibellini), videro che
+la porta era stata occupata già da molte
+genti che portavano la divisa di Estore
+Visconti ovvero di Gian Carlo. Proseguendo
+di poi il loro cammino fuori della città,
+si incontrarono con altre schiere condotte
+da Estore, che in compagnia di Giovanni
+Carlo Visconti veniva alla volta di
+Milano, ove doveano succedere al principe
+estinto. Avea Arrigo fatto forse cinquanta
+passi dopo che tutta la schiera di Estore
+era passata, quando un cavallo di gran galoppo
+portò ad essi un cavaliere che veniva
+a raggiungerli. Rivoltisi a vedere chi
+fosse, entrambi subito riconobbero Antonio
+Carcano.
+</p>
+
+<p>
+— Antonio Carcano! — sclamò Arrigo
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e ben con piacere io vi riveggo,
+laddove sì forte ragione avea a temere che
+voi foste morto nelle branche del Duca.
+Ma ora dove andate? Senz’altro al vostro
+Castello: ebbene io vi voglio colà accompagnare.
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete il padrone di farlo, — disse
+Arrigo; ed io anche vi darò un premio per
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+la amicizia dimostratami in occasione della
+resa del Castello di Erba. Ma saldata questa
+partita noi più non ci rivedremo.
+</p>
+
+<p>
+— Mò che dite? perchè ciò? — disse un
+po’ confuso Antonio Carcano, senza però
+molto tramutarsi in viso. — Voi parlate da
+burla.
+</p>
+
+<p>
+— No, Carcano. Lo dico perchè vi ho conosciuto.
+Voi avete dello spirito, voi siete
+un allegro compagno, voi divertite chi con
+voi si trattiene; ma siete nel tempo stesso
+un vile, di guasto cuore, adulatore. Ora
+di queste persone, conosciute che io le
+abbia, non sarà mai ingombra la mia casa.
+</p>
+
+<p>
+— Quand’è così potete seguire solo
+con Azzo il vostro viaggio. Io non ho bisogno
+della vostra protezione. Il signor
+Estore mi promise mantenermi allegramente
+alla sua Corte.
+</p>
+
+<p>
+— Va, che quivi servirai di buffone;
+e come l’aspide insensibilmente avvelenerai
+l’animo di colui che disgraziatamente
+ti ha preso a riscaldare nel suo seno!
+</p>
+
+<p>
+Ma queste parole furono a pura perdita di
+fiato, perocchè il Carcano di già avea raggiunto
+la schiera del bastardo di Bernabò.
+</p>
+
+<p>
+Passando innanzi, Arrigo trattennesi con
+Azzo, che gli spiegò, parte per parte, la
+gran tela degli avvenimenti di cui il fine
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+avea avuto luogo sotto gli occhi suoi, ed il
+modo con che il Pusterla era pervenuto
+a diventare l’amico suo; e poichè fu terminata
+quella narrazione i due amici
+camminarono buona pezza in silenzio. In
+silenzio però non istava il cuore di Arrigo.
+</p>
+
+<p>
+Egli pensava come contro di ogni sua
+aspettazione, egli stava per rivedere colei
+per cui sola cara gli sarebbe stata la vita, e
+dalla quale sola omai la riconosceva! Pensava
+egli quindi all’ultima volta che davvicino le
+era stato, quando cioè da essa era stato
+liberato dalla sua prigione! — Quante volte
+mi tornò presente allo spirito, — egli dicea, — quel
+momento in cui recandosi ella stessa
+nel carcere mio me lo schiudeva! Eppure
+a me era allora più dolce il carcere che
+la libertà; ed il mio cuore lagnavasi di
+depor quelle catene che io sapeva portare
+a lei dappresso! Ma ora bene altrimenti
+a lei io tornerò! ora bandito è ogni dubbio
+penoso, ella mi ama e l’amor suo a me diede
+prove che maggiori amante sperare non
+poteva! Sì, il tenero suo cuore per me palpita;
+i suoi pensieri a me si volgono; ed
+anche allora che sulla porta del suo Castello
+tu mi ingiungevi, nell’accomiatarmi, che a
+te io più non pensassi ed io ti stringeva la
+destra, tu non pensavi tener quel patto che
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+io pure giurava di non concederti! Felice
+infrazione che se addusse avvenimenti in
+cui pericolò la mia vita, alla fine al possesso
+mi pose della tua mano!
+</p>
+
+<p>
+Tra questi pensieri giunsero al villaggio di
+Parravicino che il sole già volgeva al tramonto.
+Ma Arrigo non volle recare egli stesso alla
+amante la novella delle cose che aveano accompagnata
+la sua liberazione. Egli temette,
+or che sapeva quale angoscia la avesse per
+amor suo tormentata, che troppo viva riuscir
+le dovesse della sua inaspettata apparizione
+la sensazione, mentre una debole speranza
+solo nutrir poteva di vederlo salvo.
+Egli disse fra sè: — Oh quanto mi pesa protrarre
+il momento di stringere di nuovo la
+tua destra! Ma poichè è necessario pel tuo
+meglio, si affronti anche la noia di una dilazione
+di alcune ore, che lunghissimi
+anni mi sembreranno! — Azzo pertanto si incaricò
+dell’imbasciata, ed Arrigo, per non
+allontanarsi di più dalla sua ben amata,
+andò a passare la notte nell’osteria di Parravicino,
+ove ebbe un poco di distrazione
+in mirare la buona armonia, e le grossolane
+carezze che rendeano beata la recente coppia
+di Carlotto colla nipote del bravo Giorgio
+Tanaglia. L’oste, che gli fece le più
+rispettose accoglienze, interrogato da lui, gli
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+diede anche particolari notizie su la profonda
+mestizia in cui viveva la figlia del Pusterla;
+la quale, se viveva, soggiunse egli, era
+solo ad attribuirsi ai conforti del buon
+frate Paolo, che era come un Dio di consolazione
+in que’ paesi.
+</p>
+
+<p>
+Ricorse allora alla mente di Arrigo quanti
+mali avrebbe evitati seguendo i consigli di
+lui: vedendo però il lieto fine a cui erano
+riuscite le sue moltiplici sventure, benedisse
+la Providenza, che sa a tempo cangiare
+in giubilo le sciagure, e spargere il
+soave balsamo della consolazione.
+</p>
+
+<p>
+Ma quella notte stessa, a spron battuto,
+arrivò al Castello ove dimorava la bella
+Beatrice il vecchio di lei padre, che impaziente
+di riabbracciarla avea lasciato Milano
+non appena Estore ne ebbe sicuro il
+possesso e prese quelle redini che in breve
+dovea lasciarsi strappare. Egli si era posto
+a cavallo che era di qualche ora inoltrata
+la notte, e viaggiando incessantemente,
+cangiata a Monza cavalcatura, era giunto
+così al suo castello due ore prima che
+spuntasse il giorno novello.
+</p>
+
+<p>
+Ivi recò ad Azzo l’annunzio che Facino
+Cane era spirato al cadere del giorno stesso
+in cui era morto il Duca; che per mezzo
+di fuochi se ne avea avuto l’avviso; e che
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+nulla era quindi a temersi in Milano. Domandò
+di Arrigo; lodò la di lui prudenza,
+e spese un pajo d’ore nel ristorarsi con
+cibo, che avea trascurato tutto il dì; uscì
+dipoi per rintracciare il futuro suo genero e
+condurlo alla figliuola; ma il primo in cui
+si avvenne fu frate Paolo che andava ad assistere
+un moribondo.
+</p>
+
+<p>
+— Il Duca è morto, — gli disse egli con
+aria di trionfo; — due colpi lo han finito,
+ed il mio fu il secondo!
+</p>
+
+<p>
+— Ahi, voi commetteste un’azione ben
+rea! — sclamò il buon Francescano. — Bruttatevi
+di polvere, vestite un cilicio, fate penitenza
+di tanta colpa!
+</p>
+
+<p>
+— Ma il Vescovo di Piacenza non parlò
+così; ed egli disse che era anzi un’azione
+meritoria.
+</p>
+
+<p>
+— Oimè! pur troppo ogni dì più la corruzione
+si distende. <i>Exurge, quare obdormis
+Domine!</i> Ma un gran conto ne renderanno
+questi rapaci lupi al supremo giudice!
+</p>
+
+<p>
+— Via, manderò doni al Convento. Ora
+vi darò un’altra notizia. Arrigo Bianchi è
+salvo, e sarà mio genero.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ecco esaudite le preghiere del tuo
+servo, Signore! ma con quali mezzi! Quanto
+imperscrutabili sono i tuoi decreti!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Pusterla non si fermò un solo istante
+dopo aver data la seconda notizia al Francescano
+e passò oltre; sicchè non sentì
+l’esclamazione che fatto gli avea profferire.
+Avea mossi forse duecento passi ancora verso
+il Castello del Monte, ove trovar credeva
+il giovine di cui andava in traccia, quando
+se lo vide innanzi, seduto a poca distanza
+su un grosso sasso poco discosto dalla strada,
+che avea gli occhi vôlti verso il Castello
+di Parravicino.
+</p>
+
+<p>
+— Ora tu solo manchi, — egli sclamò, — ed ecco
+che ti trovo! Vieni meco; — e lo condusse
+fra lieti discorsi al suo Castello... Ma quello
+che seguì non io mi accingerò a narrare:
+la breve scena del primo incontro fra
+Arrigo e Beatrice non è possibile dipingersi,
+e appena i più sensitivi de’ miei lettori potranno
+immaginarla. Dopo di che soggiungerò
+solo che Arrigo e Beatrice, le cui destre
+furono da frate Paolo congiunte, godettero
+per lunghi anni delle dolcezze coniugali. E
+fu tenuto per prodigioso effetto d’amore
+per que’ tempi, che per esso si collegassero
+due case nemicissime di un Guelfo e di un
+Ghibellino.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td>XIII. La promessa</td> <td class="pag"><a href="#cap13">Pag. 3</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XIV. Lo stratagemma</td> <td class="pag"><a href="#cap14">17</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XV. La gelosia</td> <td class="pag"><a href="#cap15">29</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XVI. Il ritorno nella città</td> <td class="pag"><a href="#cap16">51</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XVII. La crudeltà</td> <td class="pag"><a href="#cap17">64</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XVIII. L’agguato</td> <td class="pag"><a href="#cap18">76</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XIX. La riconciliazione</td> <td class="pag"><a href="#cap19">90</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XX. I rimorsi</td> <td class="pag"><a href="#cap20">103</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXI. Il delitto venuto in chiaro</td> <td class="pag"><a href="#cap21">121</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXII. L’incertezza terribile</td> <td class="pag"><a href="#cap22">138</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXIII. I voti compiuti</td> <td class="pag"><a href="#cap23">153</a></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<hr>
+</div>
+
+<div class="errata">
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>ERRORI</td> <td>CORREZIONI</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6" class="center"><i>Volume primo</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">Pag.</td> <td class="num">27.</td> <td class="center">lin.</td> <td class="num">25.</td> <td>valeva</td> <td>velava</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">16.</td> <td>d’occhi</td> <td>occhi</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">71.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>Arrigo</td> <td>Antonio</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">73.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td>È</td> <td>A</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">84.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">18.</td> <td>mostraste</td> <td>mostrate</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">156.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>serà</td> <td>sarà</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">182.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">21.</td> <td>la dovea</td> <td>lo dovea</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6" class="center"><i>Volume secondo</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">66.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">17.</td> <td>Broletto Nuovo</td> <td>Broletto Vecchio</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">107.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">5.</td> <td>Barnabò</td> <td>Bernabò</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="pad1 center">
+E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare
+al lettore.
+</p>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Le mura si estendevano sino ai così detti terraggi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Da un palazzo situato presso S. Giovanni in Conca,
+ove era la così detta <i>Casa de’ Cani</i>, passavasi alla Corte
+dell’Arrengo per un grande andito. <i>Vedi il romanzo</i> Uberto
+Visconti <i>dell’autore del presente</i>.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici. Per comodità di lettura un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine volume sono state riportate nel testo.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78397 ***</div>
+</body>
+</html>
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