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-Project Gutenberg's L'ultima primavera, by Ines Castellani Fantoni Benaglio
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
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-
-Title: L'ultima primavera
-
-Author: Ines Castellani Fantoni Benaglio
-
-Release Date: December 11, 2019 [EBook #60905]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ULTIMA PRIMAVERA ***
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- MEMINI
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- L'Ultima Primavera
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- ROMANZO
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- MILANO
- CASA EDITRICE BALDINI, CASTOLDI & C.º
- _Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80_
- —
- 1909
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- MILANO — TIP. PIROLA & CELLA DI P. CELLA
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-I.
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-
-Ritta, immobile dinanzi al grande specchio a tre comparti, Marina
-Negroni aveva testè compiuta la sua elegante acconciatura di passeggio.
-Ma la giovane si indugiava, pensosa, dinanzi alla propria immagine.
-
-Sul volto suo, nessuna traccia di vanità, nè di compiacenza intima,
-non il sorriso trionfante della bellezza che si ravvisa. Pure, ell'era
-bellissima, Marina Negroni.
-
-Alta, di forme decise, tendenti alla maestà del tipo giunonico. Bionda,
-d'un biondo acceso, quasi fulvo. Fattezze armoniche, regolarissime, un
-bello palese, non mutevole, invariabilmente sereno. Se Marina avesse
-avuto dei nemici, questi, parlando di lei, avrebbero potuto insistere
-su quell'eccessiva immutabilità della sua bellezza. Avrebbero potuto
-dire altresì, che ella dimostrava tutti quanti i suoi venticinque anni.
-Ma non altro appunto avrebbero potuto movere all'aspetto di quella
-fanciulla. Nè maggiore appiglio avrebbero offerto alla loro critica il
-carattere ed il contegno di lei. Somigliavano, per l'appunto, alla sua
-formosa bellezza. Erano, al pari di questa, invariabilmente calmi e
-sereni.
-
-Ella dunque non si ammirava, si studiava soltanto.
-
-Era, non era ciò che doveva essere quel giorno, per quella data
-circostanza?
-
-La circostanza era grave, e Marina lo sapeva. Si passò
-coscienziosamente in rivista. Qualche ritocco ancora, qua e là; una
-ciocchettina di capelli un po' ribelle da rimovere, più assestata sul
-fianco la falda della giacchettina, meglio stretta al collo la striscia
-di finissima trina che s'alzava oltre il goletto alto dell'abito.
-
-Dopo un momento e stando sempre davanti allo specchio, Marina cominciò
-la sua esercitazione di sorrisi.
-
-Ne eseguì parecchi, leggiadri tutti e discreti, una scala semitonata,
-progressiva di sorrisi per bene. Uno fra essi non riesciva a modo
-suo, lo ripetè pazientemente, sinchè riescì a fissarlo, determinato,
-sulla fisonomia. Doveva significare una serenità intima con un'ombra
-di meraviglia, quasi un accenno al destarsi di un vago interessamento.
-Poi susseguì il sorriso più palesemente animato e subito dopo, con
-una abile, rapida transazione di espressioni, il ritorno alla perfetta
-calma della fisonomia, quella calma grandiosa che dava all'aspetto di
-Marina Negroni qualcosa dell'immagine di una Dea che, assorta in divini
-pensieri, movesse a diporto sulle nubi di un Olimpo.
-
-Un momento, tutto ciò venne meno. Marina tralasciò di esercitarsi.
-Aggrottò le ciglia e sorrise, ma sinceramente, involontariamente, per
-conto suo. E quel sorriso non narrava una lieta storia.
-
-Un lampo di stanchezza, d'intimo disgusto passò nei grandi occhi
-azzurrini, tutta la persona ebbe una espressione accasciata e piena di
-sconforto.
-
-— Ancora... sempre!... — mormorò la fanciulla. — E sempre per nulla.
-Son certa... lo sento che anche stavolta...
-
-Ebbe un piccolo brivido. La lunga serie dei disappunti, dei tanti
-falliti tentativi, tornò, crudele, alla sua memoria.
-
-Ma subito crollò le spalle.
-
-— Sciocchezze, tutto ciò! E ad ogni modo bisogna tentare. Una volta o
-l'altra, oggi o domani, la cosa deve pur accadere!
-
-Gettò sullo specchio un ultimo sguardo, si vide qual'era, bella, forte,
-risoluta. Ebbe un moto energico di approvazione. Prese un fine ombrello
-inglese (minacciava di piovere), il manicotto ed escì.
-
-La cameretta di donna Marina Negroni era al terzo piano del palazzo
-d'Accorsi. Il duca d'Accorsi, uno straricco gentiluomo napoletano,
-aveva sposata la madre di donna Marina, vedova del conte Negroni, morto
-giovane e non ricco. Il secondo matrimonio della madre aveva fatto alla
-giovane Negroni, in casa d'Accorsi, una posizione speciale, non facile,
-ch'ella sosteneva con dignità, a dispetto di certe ardue complicazioni.
-Molti la invidiavano, ed ella non sconosceva i vantaggi materiali della
-sua posizione. Ma pensava risolutamente a farsene un'altra.
-
-Donna Marina scese, per l'altezza di due piani, una stretta scala
-di servizio e giunse sul pianerottolo di un grande scalone di marmo
-bianco. Aprì uno dei grandi usci di noce riccamente intagliati, e
-si trovò in un'ampia e fastosa anticamera. Un piccolo crocchio di
-domestici avvertì il passaggio della fanciulla. S'alzarono, salutando
-rispettosamente, ma senza sperpero di umile ossequio. Ella rispose con
-un piccolo cenno del capo e passò, sollevando da sola la greve portiera
-di velluto che metteva alla sala vicina. Ne attraversò parecchie,
-ricchissime tutte, addobbate ed ornate colla più raffinata eleganza
-artistica. Celebre infatti, a Firenze, l'appartamento di gala della
-Duchessa d'Accorsi, splendide le feste da ballo che ella soleva dare e
-delle quali erano avidamente ricercati gli inviti. E così scelte... per
-l'appunto!
-
-Donna Marina gettò, passando, uno sguardo su una pendolina in _Vieux
-Sèvres_, e affrettò il passo. Non percorse tutto l'appartamento, ma
-svoltando a destra, ed evitando la sala da ballo, riescì in una specie
-di salotto-serra, piena d'azalee in fiore e di piante esotiche. Giunta
-ad una porticina a vetri, quasi celata da uno splendido drappeggio
-di stoffa orientale, s'arrestò, e battè sul vetro, discretamente, due
-colpi.
-
-Una voce non fresca, quasi roca, rispose: — Avanti.
-
-Donna Marina entrò nel salotto ove stava sua madre.
-
-Una strana fantasia quel salotto, la prima impressione n'era quasi
-funebre. Molto raso nero con un profluvio di trine bianche. E quasi
-a correttivo di quelle tinte macabre, un'invasione audace, pressochè
-brutale, di mobili e di tendaggi di damasco rosso, chiaro, splendido,
-un colore di sangue appena spicciato.
-
-La Duchessa sedeva allo scrittoio, un mobile antico, di stile Luigi
-XIV. Lo spazio n'era quasi tutto ingombrato da gingilli e da ritratti.
-
-Alzò il capo e depose la penna, interrompendo la lettera che stava
-scrivendo.
-
-Una donna sui quarantacinque, forse più. Non bella, non simulante
-la bellezza, non mascheratrice della propria età. Grande, un busto
-stupendo, questo sì. Due occhi grigi saettanti, pieni di fuoco, forti
-della scienza della vita. La bocca grande, sensuale, potente, il naso
-lungo, arcuato, colle nari larghe, palpitanti dei cavalli di razza.
-Nulla di leggiadro, di dolce nella fisonomia, ma una strana forza
-d'espressione. Violenti, perversi, forse, ma certo irresistibili, i
-voleri di quella donna. E sulla fronte ampia, il riflesso di un diadema
-invisibile; il bacio della cieca fortuna!
-
-Donna Marina venne lentamente a mettersi di fianco allo scrittoio della
-Duchessa e sostenne senza parlare, senza batter palpebra, l'esame che
-la Duchessa fece tosto, con un acuto, lungo sguardo, subire all'aspetto
-di lei.
-
-— Non c'è male — disse finalmente la madre, con quella sua voce roca,
-che si faceva talvolta stridente, ma che possedeva una infinita varietà
-di eloquenze — non c'è male davvero, sei veramente _ad hoc_.
-
-La giovane ebbe un freddo sorriso.
-
-— Ti pare?
-
-— Oserei persino dire una cosa. Come al solito, sei troppo bella.
-
-Donna Marina alzò alquanto le spalle.
-
-— Non è colpa mia — disse con lieve accento ironico — ed è il mio
-genere.
-
-— Infatti. Ma pare che pel momento non sia quello degli altri.
-
-La giovane non rispose, una piccola piega, duretta, anzi che no, si
-disegnò all'angolo destro della sua bocca.
-
-— La tua sviscerata amica tarda alquanto a venire — osservò la madre
-dopo un istante.
-
-— Oh! verrà! — disse Marina tranquillamente, essa non manca mai ad una
-promessa.
-
-— E questa cosa le sta molto a cuore, nevvero?
-
-— Pare.
-
-— Veramente è curiosa... Non so affatto comprendere la cagione di
-queste sue manie matrimoniali.
-
-— No? — ribattè Marina con una singolare, pacata ironia. — E se fosse
-semplicemente perchè mi vuol bene? La cosa sarebbe strana, lo ammetto.
-Pure...
-
-— Un affetto _gratis_... vuoi dire? Ebbene, infatti, perchè no?
-È capace di tutto quella contessa Elisa. Ti accerto che le sono
-riconoscentissima. E lo sarò più ancora se riesce nel suo pietoso
-intento, trovandoti cioè un marito. Il che dovrebbe esser fatto da
-parecchio tempo. Hai venticinque anni, mia cara figliuola.
-
-— Lo so — disse Marina con quella pacatezza sforzata che torna
-talvolta, nei giovani, sì penosa a vedersi. — Comprendo di esser molto
-indiscreta. Dovrei essere maritata da parecchio tempo, come dici. Mi
-par equo però l'aggiungere che, se non lo sono, non è tutta colpa mia.
-
-Mentre Marina diceva questo, il suo sguardo aveva errato di volo
-pei recessi del salotto. Ma, ad un tratto, s'arrestò sul ritratto
-fotografico di un bellissimo giovane. Il ritratto, incorniciato in una
-piccola quadratura di rose d'Olanda, stava su un tavolino di peluscio
-color fuoco, collocato assai presso allo scrittoio della Duchessa.
-
-Sul volto di questa passò rapidissima, appena visibile, una contrazione
-nervosa. Ci fu nel colloquio un momento di sosta, grave, penoso, pieno
-di minaccie d'uragano.
-
-Ma l'uragano non venne.
-
-La Duchessa appoggiò il capo alla spalliera della sua poltroncina ed
-osservò a lungo, con una specie di curiosità umoristica, la giovane che
-teneva chinati gli sguardi.
-
-— Marina, sta attenta — disse poscia Ginevra — tu diventi mordace,
-e questo è per l'appunto un difetto da zitellona. Non va, credimi.
-Ritorna al tuo sistema di amenità, ti sarà più giovevole.... per
-intenderci.
-
-Madre e figlia scambiarono uno sguardo, pieno di amara ironìa.
-
-— Hai ragione — disse Marina lentamente.
-
-Socchiuse gli occhi per un secondo. Quando li riaperse, era calma,
-padrona di sè stessa.
-
-— Dicevi, mamma?...
-
-— Dicevo, mia cara Marina, che non è il caso di perder tempo. Eccoci
-dinnanzi ad una nuova occasione. Speriamo che tutto andrà bene, che il
-giovane ti piacerà...
-
-— Mi piacerà — interruppe freddamente Marina.
-
-— Davvero?... Allora tanto meglio. Voglio sperare ch'egli non sarà meno
-determinato di te. Il partito è eccellente. Sono però, te ne avverto,
-gente dell'altro mondo. Vivono in provincia e hanno delle idee... Ti
-senti di adottarle?
-
-— O di farle mutare, — rispose Marina, dopo un istante di riflessione.
-
-La Duchessa guardò sua figlia con un sorriso enigmatico. — Tanto meglio
-— disse poscia — sarà un bene per loro. Ora, solo resta ad augurarsi
-che la cosa si faccia. Ti confesso però che vorrei vederla in altre
-mani. La contessa Elisa è un angiolo di donnina. Non sa come ammazzare
-il tempo, sa che non sei felice e...
-
-Un rossore passò sul volto di Marina.
-
-La Duchessa rideva.
-
-— Ma sì, cara, cosa importa? Tanto meglio se hai rappresentata bene
-la tua parte, muta s'intende, di vittima interessante. D'altronde, hai
-sempre avuta la manìa della brava gente. Te la contrasto forse? Anzi,
-può essere che abbi tutte le ragioni. A proposito, spero che avrai data
-un'occhiata alla Guida e che non ti lascerai prendere alla sprovvista
-in fatto di nozioni artistiche. Ed è inteso che ignori tutto, nevvero?
-che il vostro incontro è dovuto alla più fortuita delle coincidenze?
-
-Marina assentì con un cenno del capo.
-
-— Benissimo! Sta attenta, non perder mai di vista il tuo scopo. Non
-tradirti. Credo che potrai agevolmente condur lei, ma bada a quel suo
-amico milanese, mi pare di tutt'altra pasta. E comincia subito, se ti
-piace; ecco la tua utilissima protettrice.
-
-Un lieve strepito di passi veniva infatti dalle sale vicine. Poco dopo,
-un domestico annunziò la contessa di Serramonte.
-
-La Duchessa mosse ad incontrare e salutò la sopraggiunta, colla massima
-cordialità.
-
-Elisa Nardi, vedova Serramonte, era più bella e più giovane di donna
-Ginevra. Non toccava per anco la quarantina. Una figuretta fine,
-delicata, poco appariscente, distintissima d'aspetto e di modi. Il suo
-contegno era grave, riserbatissimo, privo di quella scioltezza un po'
-sprezzante che alle signore di oggidì sembra rappresentare l'ideale
-dell'effetto.
-
-Ella era timida, di una timidità singolare, di sensitiva, che cercava
-nascondere, senza punto riuscirvi e che molti battezzavano per
-orgoglio. Ma non era orgoglio. Viveva molto per conto proprio, in tutto
-fedele a' suoi principii ed ai proprii istinti, e non aveva ancora
-potuto riescire a non soffrire quando li sentiva urtati o quando si
-sentiva costretta a sopprimere, esternamente, l'effetto di quell'urto.
-Quando, per esempio, ella doveva dare una stretta di mano a Ginevra
-d'Accorsi, provava una curiosa sensazione di sforzo intimo!
-
-Pure, come non dargliela quella solita, superficiale stretta di mano?
-Il mondo diceva della Duchessa tutto ciò che si può dire di poco
-lusinghiero sul conto di una donna, ma perciò forse il mondo ristava
-dall'accoglierla, dal festeggiarla, dal correre alle sue feste?... Non
-era ella bene spesso chiamata a dare il suo verdetto (e un verdetto
-senza appello) sull'_expedit_, o meno, di ricevere una nuova arrivata,
-aspirante a penetrare nella migliore società fiorentina? Si scambiavano
-qualche visita, quelle due care signore, e ora la contessa Elisa di
-Serramonte non veniva forse a prendere la figlia di Ginevra d'Accorsi
-per condurla a passeggio?
-
-La Duchessa aveva talvolta avvertita la piccola nube rosea che passava
-sul volto della Serramonte, quando le loro destre s'incontravano.
-
-Ciò la divertiva... diceva ridendo a sè stessa. Ma in realtà... no.
-Quel piccolo rossore le dava noia.
-
-Aveva adottato, per vendicarsene, un curioso sistema. Quella donna che,
-senza volerlo, la condannava, ella la affascinava. Ginevra aveva per
-lei una cortesia speciale, piena di delicati sottintesi, di deferenza,
-non scevra d'una tinta di malinconia. La Contessa resisteva, non sempre
-però, e col segreto malessere di chi si sente strascinato. C'era bensì,
-fra quelle due donne, qualcosa d'indefinito e di latente, il germe
-forse di un'aspra lotta futura.
-
-La Duchessa era proprio desolata di non poter andare anche lei a
-visitare quella bella cappelletta. Marina si riprometteva un sì
-squisito godimento artistico!
-
-La contessa Elisa fu lì lì per arrossire come una colpevole, pensando
-al tranello che aveva preparato per quella povera Marina.
-
-La madre lanciò all'amica di sua figlia una rapida occhiata d'intesa
-e le strinse di soppiatto la mano. La faccia di Marina ignorava tutto,
-serenamente.
-
-La conversazione durava, tenuta viva dalla Duchessa. Quella donna
-sapeva parlar d'arte, quando voleva. E lo voleva ora, e riesciva
-a tener Elisa sotto il giogo della sua parola viva, smagliante,
-originale... Subito, entrò nel campo personale:
-
-Certo, ella invidiava profondamente la Contessa, che aveva il coraggio,
-l'indipendenza dei propri gusti. Che nobile esistenza aveva saputo
-creare a se stessa non immolandosi alla vita mondana che esige tanto e
-rende sì poco!
-
-Elisa guardava attonita la Duchessa. Ell'era già quasi impressionata da
-quelle parole inattese, che parevano quasi involontariamente sfuggire
-dalle labbra di quella donna.
-
-La Duchessa ebbe un lieve sospiro.
-
-— Ah!... perchè non tutte possono fare come lei! A volte, creda, siamo
-trascinate nostro malgrado nel vortice di questa esistenza. Si ha
-bisogno di stordirci... di scordare... Si sente il vuoto, la stanchezza
-di tutto ciò. E poi, col passar degli anni...
-
-Un bello spirito fiorentino aveva detto un giorno, della Duchessa
-Ginevra d'Accorsi, ch'ella aveva tutto canzonato nella vita,
-cominciando dal tempo. Ma con tutto ciò, Elisa sentiva levarsi in
-cuore un'insidiosa pietà di lei, del possibile stato d'animo che le
-strappava, in quel momento, quei lembi di confessione. Poichè, dopo
-tutto, il suo ingegno doveva pur qualche volta palesarle il vero,
-qualche buon sentimento doveva pur destarsi ogni tanto nell'animo di
-quella donna! E forse, coltivato, sorretto da un'amicizia sincera...
-
-— Duchessa, — disse timidamente, commossa, con una dubbiosità che
-faceva un po' tremula la sua voce, — la comprendo. So che non è sempre
-in poter nostro...
-
-Non finì la frase suggestiva e pietosa.
-
-Un uscio laterale, quello che metteva all'appartamento privato della
-Duchessa, s'aperse a un tratto con impeto e un bellissimo giovane entrò
-senza preamboli, seguito da un _mops_ corpulento.
-
-S'arrestò sulla soglia, perplesso, evidentemente confuso. Non si
-aspettava di trovar visite, a quell'ora, nel salotto della Duchessa.
-Quel giovane somigliava molto al ritratto sul quale lo sguardo di
-Marina Negroni si era posato sì efficacemente, nel colloquio di
-poc'anzi, colla madre sua. E davvero egli poteva somigliare a quel
-ritratto, n'era semplicemente l'originale.
-
-La contessa Elisa tacque ed arrossì. Sapeva... La sua testina ebbe un
-involontario moto di alterigia, ed ella s'alzò di scatto. Marina si
-abbottonava i guanti. La Duchessa aveva per un secondo fulminato il
-giovane collo sguardo. Ma già ella rideva, il più normale, schietto
-riso del mondo.
-
-— Ma bravo, Dino, che bella maniera di capitare così, come una bomba,
-con quel vostro orribile Brusco! Venite dalla scuderia, scommetto. Come
-sta Rudygore?
-
-— Rudygore?... Ah!... sicuro. Meglio, oh bene... bene — rispose il
-giovane, cercando di rimettersi in carreggiata, ed avanzandosi per
-salutare la Contessa, che pareva restringersi nella persona, con un
-moto involontario.
-
-— Ah! — sclamò la Duchessa con un sospiro di sollievo. — S'immagini —
-continuò vivacemente, rivolgendosi ad Elisa — uno dei nuovi cavalli da
-corsa, testè giunti da Londra, e che si era ammalato, ma sul serio,
-sa? Siamo stati tanto in pena! Pippo non si muove dalla scuderia, e
-ogni tanto mi manda le notizie. Bene dunque, Dino, proprio bene? Il
-veterinario è contento?
-
-Il giovane afferrò la pertica e si tenne a galla con bastante
-disinvoltura. Incominciò, infiorandola di termini tecnici, una
-confortante relazione sul verdetto del veterinario.
-
-Ma alla prima pausa, Elisa, che non si era rimessa a sedere, si rivolse
-quietamente a Marina.
-
-— Si fa tardi, cara, vogliamo andare?
-
-La giovane assentì, colla sua calma imperturbabile e le due signore si
-congedarono dalla Duchessa.
-
-— Ebbene... mie care, divertitevi, — disse questa maternamente — spero
-che il tempo non vi farà dei brutti scherzi. No, Dino, non vi lasciate
-venir la tentazione. Si tratta di arte, non ci capireste nulla, mio
-caro. Marina invece e la Contessa se la godranno un mezzo mondo.
-
-Le due signore si strinsero la mano, naturalmente. Ma forse più delle
-altre volte, quella di Elisa rimase fredda ed inerte nel momentaneo
-contatto. E la Duchessa se ne avvide.
-
-Fe' cenno a Dino che accompagnasse le due signore sino all'anticamera.
-Poi queste scesero sole, in silenzio, il grande scalone di marmo.
-
-Marina era alquanto pallida.
-
-L'elegante vittoria della Contessa attendeva dinanzi al portone. Presso
-i cavalli e tutto immerso nella sapiente contemplazione di essi, stava
-un uomo piccolo, d'aspetto triviale, vestito d'un _tout-de-même_ a
-larghi scacchi bianchi e neri e col volto ornato di due classiche
-fedine da cocchiere. Quell'uomo non era un cocchiere, era il duca Pippo
-d'Accorsi, il marito di Ginevra.
-
-Si scosse al sopraggiungere delle due signore, e le aiutò ad entrare in
-carrozza, con qualche frase di circostanza. Aveva, con un forte accento
-napoletano, l'abitudine dell'imitazione secca, concisa dell'accento
-inglese.
-
-— Dembo cattivo... ehm... pista rovinata... Omaggi, Condessa.
-
-La Contessa rispose in fretta con un cenno di capo. Marina si
-acconciava con garbo nel suo cantuccio.
-
-Dino, frattanto, tornava lentamente, trascinando il passo, verso il
-salotto della Duchessa, e il suo volto recava palese l'espressione
-di un intimo turbamento. — Ah! la Duchessa! Ora, bisognava sentirla!
-Capiva d'aver commesso un grosso marrone capitando così, poc'anzi,
-nel salotto. Temeva, più del fuoco, la collera imperiosa di quella
-donna ch'egli amava, poveretto. A modo suo s'intende, ma sinceramente,
-l'amava.
-
-Entrò adagino, procurando di non far strepito.
-
-Ella non parve avvertirlo. Continuò a scrivere senza degnare il giovane
-d'uno sguardo. Si udiva, sulla superficie della carta inglese, lo
-stridere della penna che correva, mossa da una mano irritata. Sulla
-fronte di quella donna stava una nube di scontento.
-
-Dino era più che mai sgomentato. Quel silenzio non prometteva nulla di
-buono ed egli avrebbe preferito di sentirla addirittura. Ma non osava
-parlare pel primo.
-
-Mutò più volte sedile, tentò la lettura d'un giornale. Finalmente si
-recò presso al caminetto e prese a considerare, come se li vedesse per
-la prima volta, gl'innumeri gingilli che ne ornavano il davanzale.
-Tolse in mano un aereo calice del Salviati, e nel riporlo a posto,
-l'urtò alquanto contro una bomboniera di Vieux-Vienne.
-
-La Duchessa alzò il capo, per muovere un acerbo rimbrotto a quel
-malaccorto. Ma Dino la guardava sì impensierito, la sua bella e stupida
-faccia recava un'espressione sì comica di timore, che la Duchessa si
-sentì quasi disarmata.
-
-— Ebbene, — disse bruscamente, — cosa fate costì?...
-
-— Non s'è sciupato niente... — s'affrettò a rispondere Dino, — tutto
-incolume... guardi.
-
-— Meno male. Mi pare che ne abbiate fatti abbastanza, oggi, dei guai!
-
-La Duchessa non era più adirata, internamente, con Dino, ma pensava che
-una lezione non sarebbe inutile.
-
-— Sì, davvero! Avete dimostrato un tatto... una delicatezza! Capitare
-a quel modo e da quella parte, con quel fare da ragazzaccio, col vostro
-cane alle calcagna. E cavarsela così bene, poi, con tanta destrezza!...
-
-Sferzato da quell'ironia, il giovane tentò un briciolo di difesa.
-
-— Non sapevo che aveste gente, così di buon'ora. So che siete sempre
-sola prima del mezzodì, o non vedete che le vostre amiche intime,
-quelle solite.
-
-— Non importa, bisognava sapere. È curioso, non ne azzeccate mai una,
-neppure per isbaglio.
-
-Egli chinò il capo, sospirando, e cercò un conforto nell'estremo
-splendore della vernice de' suoi stivaletti. La Duchessa si divertiva.
-
-— Le mie amiche, — continuò con quel suo accento stridente. — E che
-sapete voi delle mie amiche? E se per l'appunto volessi farmi un'amica
-intima di Elisa Serramonte?
-
-Colto all'improvviso, Dino non pensò a dissimulare la sua meraviglia
-e questa fu sì palese, sì schietta, che la Duchessa cessò affatto di
-divertirsi ed aggrottò le ciglia.
-
-— Ebbene, — disse duramente, con un'intima collera — perchè fate
-quell'aria grulla? Vi par forse impossibile la cosa?
-
-— Io? Oh no, no... anzi! — s'affrettò a rispondere Dino. — È solo
-perchè so ch'ella conduce una vita tanto... ritirata, e si vede
-pochissimo e mi pareva d'avervi sentito dire ch'ella è terribilmente
-noiosa. Solo per questo... e poi... già; insomma, non capisco.
-
-La Duchessa si mise a ridere, poichè la sua collera era già svaporata.
-
-— Oh! mio caro Dino, ora siamo d'accordo. È il vostro forte, il
-non capire. Suvvia, non fate quel viso intontito. Un'altra volta,
-accertatevi se ho gente prima d'entrare.
-
-— Ah! — diss'egli con trasporto — non siete più in collera?
-
-Di nuovo ella rise, con uno sguardo enigmatico.
-
-— No, non sono più in collera.
-
-Egli si mosse, coll'evidente intenzione di andarla a ringraziare più
-da vicino; ma ella aveva ripigliata la penna, ed il piccolo cric cric
-metallico ricominciava sul foglio che stava davanti alla Duchessa. Dino
-non osò disturbarla.
-
-Solo dopo una buona diecina di minuti, essa gli rivolse la parola.
-
-— Ordinate il mio _landeau_, per le quattro. E oggi venite a cavallo
-alle Cascine. L'americana, con Fitz Maurice. Badate meglio all'attacco.
-Ieri, sul Piazzone, Poniatowski ha osservato qualcosa. Almeno in
-questo, siate irreprensibile.
-
-— Farò quanto potrò. Stasera, alla Pergola, nevvero?
-
-— Non so se ci andrò. Passate in prima sera. Oggi ho la visita
-all'asilo, alle tre.
-
-— Devo venirvi a prendere?
-
-— Venite... se volete. Aspetterete; perchè non so quando riescirò a
-sbrigarmi dalle suore. Ora andate, mio caro, ho un monte di faccende.
-
-Egli obbedì... A malincuore, ma obbedì. Se ne andò chiotto,
-chiotto, senza ch'ella lo accompagnasse col saluto dello sguardo.
-Non lo reclamò, non voleva irritarla. Trovava d'essersela cavata a
-buon mercato, a paragone delle altre volte. Avrebbe dovuto invece
-impensierirsi di quella nuova indulgenza.
-
-Quando fu escito, la Duchessa depose la penna e rimase un istante
-inoperosa ed accigliata. Poi crollò irosamente le spalle.
-
-Ah! cominciava ad annoiarla colui... Dino di Follemare!
-
-
-
-
-II.
-
-
-— Vedi, cara. È lassù.
-
-La contessa Elisa accennava coll'ombrello ad una vecchia e semi
-diroccata chiesuola, eretta sulla vetta di un colle, dal quale poco
-distava ormai la carrozza. Il piccolo edificio era facilmente visibile,
-in mezzo alla boscaglia denudata dai recenti venti autunnali, ma,
-nell'estate, doveva a mala pena indicarsi nella ricchezza del frascato,
-nicchiandosi con un gentile aspetto di chiesetta idillica. Ma in
-quel giorno, sotto quel cielo triste, era triste anch'essa, la povera
-cappella abbandonata.
-
-La carrozza si fermò sul sagrato mentre dalla porticina ogivale esciva
-ad incontrare le due signore un gentiluomo di nobilissimo aspetto, di
-volto ancor fresco e di belle fattezze, a cui davano strano rilievo una
-bella capigliatura affatto bianca, e due baffi grigiastri lunghi ed a
-punte. Alto di statura, aveva nell'assieme dell'esser suo un'imponenza
-geniale, simile a quella che fa dire a Calibano, quando s'imbatte con
-Prospero, nell'isola dove questi è approdato, dopo la tempesta: — Avete
-qualcosa, signore, ch'io chiamerei volentieri padrone.
-
-Aiutò le signore a scendere di carrozza, complimentandole del loro
-coraggio a sfidar le minaccie della piova. Poi scambiò colla contessa
-Elisa un rapido sguardo d'intesa. Erano vecchi, eccellenti amici, quei
-due!
-
-Si fermarono un momento sul piccolo atrio a guardare la vista
-fantastica, sotto il suo disuguale velame di nebbia, mentre Marina
-girava assiduamente le rotelline del suo cannocchiale. Don Marcello
-Plana alla Contessa:
-
-— Mi sono presa una libertà. Ho condotto qui un mio amico. Mi
-permettete di presentarvelo?
-
-— Perchè no, Don Marcello? È un vostro concittadino?
-
-— No, è bresciano. Il marchese Maurizio Fedimari. — Conoscete la
-famiglia?
-
-— Oh benissimo... _Bonne souche_, certamente... E che fa? si trattiene
-a Firenze?
-
-L'abilità di quella donna, per recitar la commedia, era qualcosa di
-sublime; le tremava persin la voce.
-
-Ma Don Marcello l'ascoltava serio serio, e Donna Marina, che avea
-finalmente trovata la giusta misura del cannocchiale, guardava... oh
-lontano, lontano assai nel paesaggio.
-
-— Secondo, — rispose sagacemente Don Marcello. — È un tipo curioso
-quel mio amico. Forma la mia disperazione col volermi sempre obbligare
-a inventargli qualche nuova scoperta in fatto di arte. Si è divorato
-Firenze in un mese, colui! Ora, per dargli ancora un piccolo osso
-artistico da rodere, l'ho condotto qui. E, sentendomi al tutto
-esautorato, in fatto di musei e di gallerie, ho pensato egoisticamente
-di raccomandarlo a voi.
-
-— Ma è un tradimento — disse la Contessa ridendo. — Come potrò?...
-
-— Oh! con voi non c'è da sgomentarsi, in fatto d'arte. — Quando non ce
-n'è più, ce n'è ancora. Fatemi questa carità, lasciate che vi presenti
-il mio amico. E ora, entreremo in chiesa, se vi piace.
-
-Entrarono in chiesa; una bizzarra vetusta cappelletta, le cui pareti
-serbavano ancora qualche vestigio di due distinti stili di antica
-dipintura.
-
-Erano state evidentemente trattate a due riprese, e sotto la grossolana
-maniera di un mediocrissimo pittore del secolo scorso, emergeva
-l'austerità ideale ed ingenua di un pennello cinquecentista. Un
-tratto di processione sacra, coi suoi gruppi serrati, senza spazio,
-di profili bianchi, di testine rossiccie accatastate una a ridosso
-dell'altra, di bizzarre foggie medioevali d'abbigliamenti, era troncato
-bruscamente dai gonfi drappeggi del manto di una Giuditta, opera
-del pittore più recente, mentre la faccia apopletica di questa si
-perdeva alla sua volta in una nuvolaglia di salnitro del più nebuloso
-effetto. Ogni tanto il mistico stile antico tornava a far capolino,
-due delicatissimi nudi si rivelavano, nella loro squisita snellezza
-di forme, al disopra di una ondulatura verdognola che, nell'intenzione
-dell'autore, rappresentava le acque del Giordano, raffigurando così un
-battesimo di Cristo abbastanza riconoscibile. In una cappella laterale
-era alzata su un piedestallo una Madonna moderna, colla faccia di legno
-di grossa bambola fatticciona, vestita di broccato, con sei vezzi
-di granate al collo e con un paio di buccole a pendente, ma dietro
-all'altar maggiore, nel vecchio trittico dall'oro spento, azzurreggiava
-idealmente, cinta d'angioli esultanti, una Madonna di frate Angelico.
-
-In un angolo della chiesetta, presso all'uscio della piccolissima
-sacristia, il sacrestano aveva accatastato la sua scarsa raccolta di
-patate, ma a sommo dell'uscio stesso, nella sua cornice intrecciata
-di fiori e frutti, si sporgeva dal fondo cilestrino, in terra cotta
-verniciata di bianco, uno di quei dolcissimi gruppi di madre e bimbo
-ai quali si collega tuttora il pensiero di un caro nome, quello di Luca
-della Robbia.
-
-Tremolava lievemente, davanti all'altare, in un orribile lucernario
-d'ottone, la fiammella devota, ma il lucernario, era appeso ad
-una catena di leggerissimo fantastico lavoro in ferro battuto, una
-meraviglia di squisito disegno e di quasi aerea esecuzione.
-
-Il marchese Fedimari contemplava per l'appunto la catena del lucernario
-quando la piccola comitiva fece irruzione nella chiesetta. Si voltò
-naturalmente, e chiamato con un cenno da Marcello Plana, venne
-presentato alle signore. Prima alla contessa Nardi, poi a Donna Marina
-Negroni.
-
-Questa e lui si guardarono, rapidissimamente. Entrambi sapevano. Egli
-pensò: No. Ella pensò: Sì.
-
-La contessa Elisa gli parlò tosto di Brescia, di un'amica sua bresciana
-che... combinazione strana, era per l'appunto cugina di casa Fedimari.
-Poi mossero tutti assieme a visitare la chiesetta.
-
-Maurizio Fedimari era un giovane di aspetto fine e molto serio.
-Intelligente, studioso e di tempra eminentemente sensibile, aveva
-cercato, nell'assorbente influenza degli studi artistici, una
-distrazione benefica e quasi un rifugio contro l'eccessiva suscettività
-nervosa del suo temperamento ed il malessere continuo che formentavano
-in lui la coscienza di una quasi insana timidità. Appunto per reagire
-contro questa, si costringeva talvolta a prendere delle grandi
-risoluzioni. Così era venuto nel divisamento di prender moglie e aveva
-detto a Marcello Plana: — Trovamela tu — in una specie di accesso
-di coraggio disperato. Si riservava, naturalmente, la conferma della
-scelta dell'amico. Per tutte le circostanze secondarie, gli aveva data
-carta bianca.
-
-Povera Marina... Ella faceva serenamente, correttamente, il dover suo.
-Ammirava con perfetta misura quanto c'era da ammirare nella cappella,
-ascoltava con doverosa simpatia le elaborate spiegazioni del giovane.
-La timidità naturale di Fedimari era sopraffatta colà dall'assoluto
-bisogno di un contegno sciolto e il terrore del ridicolo gli faceva
-trovare delle forze ignorate. Non parve nè impacciato, nè inferiore a
-sè stesso, benchè soffrisse alquanto nell'intimo suo.
-
-Mentre egli parlava, Marina si ricordò della sua lezione di sorrisi.
-Uno dopo l'altro, con perfetta armonia di evoluzione, vennero sul suo
-volto e passarono. Ella ebbe un'attenzione sostenuta, una dignitosa
-personalità di apprezzamento. Non esagerò l'entusiasmo, ebbe solo
-alcune parole di fino commento. Quando credette giunto il momento
-opportuno, si rimosse alquanto dal gruppo e andò ad inginocchiarsi su
-un banco per farvi una breve preghiera. Ciò fece senza ostentazione
-di sorta, con una semplicità e una distinzione di mosse veramente
-mirabili. La figura spiccava, magnifica, sul banco isolato. La mossa,
-la posa, quella bella testina abbandonata per un istante fra le mani
-finemente inguantate, tutto fu artistico, nobile, riescito. E veramente
-in lui fu colpito l'artista. Ma Maurizio Fedimari restò freddo, ed egli
-ebbe degli strani pensieri d'indole curiosa e alquanto negativa, mentre
-la povera Marina diceva silenziosamente la sua piccola preghiera, appiè
-della Madonna bofficiona.
-
-Ognuno, del resto, faceva doverosamente la sua piccola parte in quella
-piccola commedia crudele. Anche la Contessa fu all'altezza della
-situazione. Si era imposta una disinvoltura grande e bisognava sentire
-come parlava del più e del meno, di Luca della Robbia e di Mino da
-Fiesole... Citò Winckelmann tanto a proposito, quella cara donnina,
-che Maurizio Fedimari ne rimase incantato. Ma con tutto ciò il core
-le batteva forte e un momento, mentre Fedimari si trovava alquanto
-in disparte, con Marina, intento a farle osservare il delicato lavoro
-della catena, ella chiese in fretta, a bassa voce, a Marcello Plana:
-
-— Ebbene, che vi pare?
-
-Marcello si strinse alquanto nelle spalle.
-
-— Eh! bisognerà sentire.
-
-— Quando? Verrete stasera, nevvero? Mi direte... No, caro Plana,
-scusate, ma non sono del vostro parere. Della scuola, forse, di Luca.
-Ma sua, non credo.
-
-Fedimari e Marina erano tornati lentamente indietro, giusto in tempo
-per udire l'opinione della Contessa su Luca della Robbia. Non avevano
-l'aria molto animata.
-
-La visita continuò e si compì secondo il programma. I due signori
-accompagnarono alla carrozza la Contessa e la signorina. E lì, proprio
-all'ultimo, la contessa Elisa si fe' un coraggio da leone e annunziò
-al marchese Fedimari che riceveva il sabato, dopo le cinque. Se ne
-rammentasse, se rimaneva a Firenze.
-
-Il giovane accolse l'invito colla più doverosa riconoscenza. Ma parlò
-vagamente di certi progetti per Napoli. Era indeciso. Certamente, se
-non partiva, approfitterebbe col massimo piacere.
-
-Marina si nicchiava nel suo cantuccio del legno, disponendo con
-grazia infinita sulle sue ginocchia l'elegante copertina foderata di
-pelliccia. La persona era ben riparata, ma un subito freddolino si fece
-strada sino al suo cuore. Il più squisito dei sorrisi, il sorriso della
-fine, non lasciò le sue labbra. Scomparve a tempo debito, quando non
-occorreva più, ma si cacciò dietro una effulgenza di serenità mirabile,
-mentre la giovane parlava, con sentita compiacenza, delle bellissime
-cose che aveva testè vedute.
-
-La Contessa invece non era niente affatto entusiasta. Sempre così, quel
-Plana. Credeva sempre di scovare dei tesori inediti... e poi... Quella
-Madonna?... Della scuola di Luca... se pure! E il Trittico! Ritoccato
-atrocemente, rovinato addirittura.
-
-Marina scoteva il capo placidamente. — Ma no... non mi pare. Mi sono
-piaciuti tanto quegli affreschi. E il luogo era così originale!
-
-— Originale davvero! — ribattè la Contessa con quanto malumore poteva
-tradire la sua dolce fisonomia.
-
-Sospirò, poi tacque, e Marina rispettò il suo silenzio. Ella pure
-aveva voglia di tacere. Pensava che anche _quella_ era andata male. Lo
-sentiva... n'era sicura. Quante?... Non le contava più!
-
-Sulla discesa i cavalli trottavano, Marina abbandonava la bella persona
-alle lievi scosse della carrozza, e pensava che la china degli anni si
-scende così, ch'ell'era stanca, inesprimibilmente stanca di... tante
-cose. E ogni tanto si presentava una probabilità, qualche cosa che
-pareva la fine... ma, sul punto di concretarsi, spariva. E il tempo
-passava...
-
-S'era levato un venticello malinconico che se la pigliava colle ultime
-foglie, scordate sugli alberi dal suo predecessore. Ella guardava,
-pensando ancora: Così! Ma aveva ripreso a chiacchierare quietamente
-colla Contessa.
-
-Andarono alle Cascine, ma il tempo inclemente aveva trattenuti in
-città molti dei soliti frequentatori. Poche carrozze al Piazzone. Le
-due signore non si fermarono molto alla passeggiata. La Contessa aveva
-premura di essere a casa e di chiedere a Plana come fossero realmente
-andate le cose. Poichè ella era sinceramente affezionata a Marina,
-e avrebbe voluto vederla maritata e fuori di quella benedetta casa
-d'Accorsi!...
-
-Ve la ricondusse, cionullameno, e la giovane, congedatasi
-affettuosamente dall'amica, scomparve nel vano del portone. Elisa le
-tenne dietro, sin che potè, collo sguardo.
-
-— Povera ragazza! — sospirò.
-
-— A casa! — disse poscia rapidamente al domestico che attendeva gli
-ordini.
-
-
-
-
-III.
-
-
-La casa della contessa Elisa non era un palazzone. Un bel fabbricato
-signorile di stile moderno, nicchiato, con una leggiadra modestia
-di villa, in mezzo ad un giardino tutto cintato, il che lo isolava
-piacevolmente dalla via e dalle case adiacenti. C'erano molti
-sempreverdi, molti fiori e le mura erano quasi tutte ammantate di
-edere, pareva d'essere in campagna. Ciò piaceva tanto alla contessa
-Elisa, e i suoi fedeli salivano volentieri quella piccola scalinata
-dell'atrio, coi grandi vasi bleu di maiolica di Ginori, cogli arum sì
-belli e sì alti e le macchie di begonie e le belle lampadine pensili
-coll'edere sì verdi, e il capilvenere sì minuto, per poi penetrare in
-quella piccola fuga di sale arredate semplicemente, ma con molto gusto,
-e andar finalmente a parare in quell'amore di salottino in broccatello
-antico; tutto mezze tinte e cose gentili, e tocchi femminilmente
-artistici di addobbo e d'adornamento.
-
-Appena scesa di carrozza, Elisa chiese al cameriere: — È venuto don
-Marcello?... — E udito che sì, mosse frettolosa a incontrarlo dove
-sapeva che l'avrebbe trovato.
-
-Egli era infatti nel salottino ultimo. Appena udì quel passetto
-frettoloso, depose il volume che stava leggendo e si alzò, appena in
-tempo per ricevere, in piedi, la buona stretta di mano dell'amica.
-
-— Ebbene? — le chiese questa impetuosamente.
-
-— Eh! che furia! — Toglietevi almeno il mantello. Vi sta così bene che
-è un peccato. Ma...
-
-— Via, per carità! — rispose Elisa sbottonandosi nervosamente.
-
-Egli la guardava, ridendo, ma subito fece una faccia lunga e contrita.
-
-— Bastonate il vostro servitore, Contessa. Egli è reduce da un fiasco.
-
-Ella rimase non sorpresa, ma accorata.
-
-— Me l'immaginavo — sospirò. — Che disdetta! Un così buon partito... Ma
-cosa le trova poi... colui? Non gli par bella forse?
-
-— Bellissima. Egli rende piena giustizia ai pregi fisici della vostra
-amica. Una sola cosa gli parve insufficiente in lei.
-
-— E cosa?
-
-— L'anima, cara Contessa.
-
-Elisa buttò dispettosamente il guanto, testè toltosi, sul tavolino
-prossimo.
-
-— E dàlli.... anche lui, con quest'anima! È una scusa così comoda,
-ora. Che anima volete che abbia una povera ragazza al giorno d'oggi,
-coll'educazione che le si dà, colle leggi assurde che ha fatto la
-società! Vi accerto che Marina è una giovane piena di cuore, e ha dei
-bellissimi sentimenti, e il vostro amico non capisce...
-
-Don Marcello incrociò le braccia sul petto in atto sì comicamente umile
-che la contessa dovette far bocca da ridere.
-
-— No, no, vi assicuro..., sono contrariatissima. È un giovane
-simpatico, intelligente.
-
-— Avete detto testè che non capisce niente.
-
-— Un eccellente partito!... Mi rincresce all'anima. Fortuna che Marina
-non ne sapeva nulla.
-
-— Uhm!...
-
-— Ma no, vi accerto. Non le abbiamo fatto il più lieve cenno...!
-
-— Tant'è.
-
-— Dio, che ostinato!... Se vi dico che non ne sapeva nulla. E dopo
-tutto egli poteva non piacere a lei. Non è mica un Adone, il vostro
-amico. Scommetto ch'ella non lo avrebbe voluto.
-
-— Perdereste la scommessa. — Ella sarebbe stata meno esigente di lui.
-
-— Oh bella questa! Perchè?
-
-— Perchè di sì... E se ci pensate un momento, converrete meco...
-
-La Contessa pensò un momento, e in cuor suo convenne ch'egli non aveva
-torto. Ma scosse ancora il capo, dubbiosamente.
-
-— Siete ingiusto per lei. Non l'avete mai potuta soffrire.
-
-— Perdonatemi; non è esatto. Ho di lei molta stima, non avrei, se
-fosse altrimenti, pensato a proporla in moglie ad un mio amico. La
-benevolenza di cui l'onorate è la sua più valida commendatizia. Nelle
-sue speciali circostanze ella ha sempre dimostrato un tatto ed un senno
-commendevoli. Ma se fossi stato al posto di Fedimari...
-
-— Avreste fatto come lui?
-
-— Precisamente, Contessa.
-
-Una pausa tenne dietro a questa schietta dichiarazione.
-
-— Ebbene — disse la Contessa dopo un momento, tutto ciò è molto triste.
-Io, vedete... detesto tutte queste cose, questa forma di progetti di
-combinazioni. Mi pare che sia quasi una profanazione.
-
-La sua bella fisonomia assunse inconsciamente un'espressione
-malinconica piena di sincerità e di sentimento. E continuò:
-
-— Mi direte: ma a queste combinazioni, tu pure presti mano, mentre
-le critichi. Che volete!... Se ne vedono tutti i giorni, e a volte
-finiscono bene... meglio degli altri matrimoni. Ma è così triste, tutto
-ciò... sì dissimile dall'amore!
-
-Modulò dolcemente, con dolcezza involontaria, l'arcana parola.
-
-— Ma è la vita, Contessa. Due cose molto distinte, come vedete.
-
-— Infatti. Si può vivere senza l'amore.
-
-— Certo. Ad un patto però. Di non aver cominciato a provarlo.
-
-— Non si comincia, ecco tutto; — rispose Elisa, sorridendo.
-
-Egli ebbe un impercettibile moto delle sopracciglia. Ella sorrise
-ancora e soggiunse:
-
-— E sopratutto non si comincia fuor di tempo.
-
-Marcello Plana prese il libro che aveva testè deposto: _Mad.
-Chrysanthème_ di Pierre Loti, e lo sfogliò un momento. Poi lo rimise
-sul tavolino.
-
-— Insomma, questa volta abbiamo proprio fatto un buco nell'acqua! Me ne
-dispiace, credete.
-
-— E a me pure, immensamente. Povera Marina!
-
-— E contate rimettervi in campagna?
-
-— Certo. In queste cose non bisogna mai fermarsi a contare i morti.
-Quella povera figliuola...
-
-— Non la compiangete tanto. Anzitutto, ha un'amica come voi. Poi ha
-un'altra amica, pure tenerissima, di lei... lei stessa, cioè, colla
-tenacità del suo proposito. Vi assicuro che riescirà; col vostro
-concorso o senza.
-
-— Dio lo voglia! Don Marcello. Vorrei vedere...
-
-— Tutte le pecore sul monte? Che valida sostenitrice del matrimonio.
-Peccato che non vi ricordiate che, in certi casi, _Cicero pro domo sua_
-sarebbe il migliore degli argomenti.
-
-Ella arrossì alquanto e scosse gravemente il capo.
-
-— Oh! non si tratta di questo. Marina...
-
-— Sì, lo so. Marina è abbastanza convinta, per conto suo, non siate in
-pena per ciò. Ma siete voi che...
-
-Si arrestò; ella aveva lievemente aggrottate le ciglia e una
-espressione di tristezza passava sul suo volto.
-
-— Voi... siete incorreggibile — completò Don Marcello. — Ed io
-pure, nel tormentarvi. Ma consolatevi, parto presto per Milano. Mi
-scriverete, nevvero, mi terrete a giorno dei vostri nuovi tentativi?
-
-— Certamente. Benchè, a dir vero, in questo momento, non saprei proprio
-a che santo raccomandarmi per trovare...
-
-— La _rara avis_? Il marito di Marina? Suvvia. Non v'inquietate. Verrà
-da sè... E ora rasserenate il vostro caro volto di missionario, e date
-un pensiero anche agli altri miseri mortali. Guardate la vostra posta
-che vi attende, chi sa da quanto.
-
-— Infatti. Permettete?
-
-Egli chinò il capo e tornò a recarsi fra le mani _Mad. Chrysanthème_,
-colle sue figurette birichine, mentre la Contessa andava rimestando in
-una piccola farraggine di carte, di giornali, di lettere che, giunte
-nella sua assenza, attendevano al posto solito, là dove il domestico
-aveva ordine di deporle, in una larga coppa di antico Giappone.
-
-Una viva esclamazione, sfuggita alla Contessa, fece alzare il capo a
-Don Marcello. Essa leggeva frettolosamente, con evidente sorpresa e
-crescente soddisfazione una lettera abbastanza voluminosa. Quando ebbe
-finito, si lasciò andare sulla poltroncina e cominciò a ridere, ma di
-gusto... quel suo bel riso sonoro, che pareva tornarla sì giovane.
-
-Egli la guardava, curioso, aspettando.
-
-— Oh! — diss'ella finalmente, non appena le venne fatto, e sollevando
-trionfalmente la lettera — quando si dice il destino!
-
-Guardate qui! Lo sapete voi cosa c'è in questa lettera?... Ebbene!
-Immaginate... C'è dentro nientemeno che... il marito di Marina!
-
-— _Amen!_... — disse gravemente Don Marcello Plana.
-
- *
- * *
-
-Era sola, oramai, e pensava!
-
-Addietro, addietro negli anni, nei remoti recessi della memoria,
-ella trovava i ricordi dell'amica che le aveva scritto ora sì
-confidenzialmente e sì a lungo, dopo tanti anni di silenzio. Rivedeva
-i due giardini confinanti delle ville paterne, teatro dei loro
-giuochi, il pianoforte sul quale solevano assieme eseguire, con
-tanto impegno le sonatine, applaudite dagli amici indulgenti. Tecla
-d'Oppado era maggiore di lei, di parecchi anni, e le faceva da mammina
-all'occasione, con grande disinvoltura.
-
-Ma la contessa Elisa rammentava senza rammarico alcuno, quella specie
-di amorosa supremazia esercitata su di lei; non solo per l'autorità
-di qualche anno di maggiore età ma anche per una speciale precocità
-del carattere di Tecla, precocità sì marcata, che pareva avere
-affrettato per lei il corso naturale del tempo e tutto arrecatole in
-anticipazione.
-
-Tutto: l'amore, il matrimonio, la maternità.
-
-A sedici anni, alla sua prima festa da ballo, Tecla d'Oppado era
-colpita in pieno cuore da una passione romantica ma sincera, per un
-brillante ufficiale, molto bello, molto nobile e molto rovinato. Pieno
-di spirito e di brio, disinvolto ed elegante come un moschettiere di
-Dumas, con un taglio d'occhi azzurri che metteva nelle loro orbite
-la profondità d'un mare, egli si accorse subito dell'impressione da
-lui esercitata su quel cuoricino. Tecla non era brutta ed egli la
-sapeva ricca, forse l'amò pure alquanto, a modo suo. Certo è che seppe
-convincerla ch'ella non poteva essere felice altrimenti che con lui
-e manovrò sì bene l'azzurro degli occhi suoi che la indusse a dire
-gravemente ai vecchi nonni, i quali sostituivano per Tecla i perduti
-genitori: O quello, o nessuno!
-
-I buoni vecchietti provarono bensì a ridere di quell'ultimatum; ma
-dopo cinque o sei mesi d'indugio, davanti a quella faccetta pallida
-e risoluta, su cui parevano andar segnandosi certe stimmate, della
-famiglia di quelle ch'erano un tempo impresse sul volto della madre di
-Tecla, morta a ventott'anni di mal sottile, i nonni mutaron parere,
-e un bel giorno la fanciulla entrando in salotto, vi trovò il conte
-Aynardo Rescuati Melli. Otto giorni dopo, i giovani erano fidanzati.
-
-Ella fu felice, inenarrabilmente felice. Subito si riebbe. Ci sono di
-quelle donnine così fatte, per le quali l'amore è simile alla selvaggia
-canzone dello zingaro fattucchiero che attira specialmente i bambini.
-Li chiama dai palagi, dalle case, dagli abituri, li toglie ai giuochi,
-alle gonne delle madri, irresistibilmente! Ed essi vengono giulivi,
-danzando, battendo le mani in cadenza colla canzone che li guida,
-dove sa lei, nei labirinti ciechi, nelle solitudini misteriose di una
-foresta senza fine, nelle strade perse, senza sbocco, della vita.
-
-Ella ubbidì a quell'appello e danzò, giuliva, correndo sulle traccie
-del fattucchiero!
-
-Dapprima, sul sentiero misterioso fu un incomparabile fioritura di
-gioie, ed ella tanto ritrovò della sua vita da poterne dare ad un altro
-essere, dieci mesi soltanto dopo essersi sposata. E le parve allora di
-poter gettare al destino un osanna di completa, assoluta gratitudine.
-
-Le parve.
-
-Poichè non è nostra la felicità che ci dona esclusivamente l'amore.
-Noi, col nostro facciamo assai, ma a tutto non si arriva e l'amore è
-zingaro e frequenta le strade disagevoli che rasentano gli abissi. Il
-conte Aynardo Rescuati Melli cominciò a sbadigliare un poco, passata
-quella prima festa di felicità coniugale e paterna. E un giorno, ahimè!
-s'avvide d'esser molto giovane per un marito ed un papà!
-
-Già... un po' lunghetta la storia! Le sue doti brillanti, l'acciaio
-terso del suo spirito si arrugginivano in quella cittaduzza di
-provincia, fra quelle due graziose foggie di bimbi che aveva in casa,
-la moglie cioè ed il figlio. Per non pensare a quelle malinconie
-cercava di distrarsi; poveretto! E per distrarsi, consumava molto della
-dote che gli aveva recato Tecla e sbocconcellava pure un poco di quella
-fede ch'egli aveva recato a Tecla. Il cambio non era generoso, Tecla
-se ne avvide e si destò ad un tratto, nel fitto della notte e della
-foresta. Sola, lo zingaro era scomparso! La canzone non aveva più che
-un ritornello; quello di Tecla.
-
-Ella era molto giovane, molto inesperta, attorniata da persone vecchie
-che avevano scordata la scienza della vita. Fu bene, mal consigliata
-da esse o dal suo cuore? Fu saggia nel suo risentimento? Aggravò la
-scissura, coll'impetuosità appassionata del suo dolore? Certo; aveva
-ragione la poveretta. Ma quando mai, in amore, aver ragione fu una
-ragione valida?
-
-Il conte rientrò al servizio militare ed ebbe la nomina di addetto
-ad un'ambasciata estera. Ella rimase nel suo vecchio palazzo, coi
-vecchi nonni e col bimbo. Non erano separati. Egli veniva ogni tanto
-in famiglia, e purchè non troppo prolungate, quelle visite erano
-piacevolissime per lui. Faceva un mondo di feste alla moglie e al
-bimbo, recava loro doni ricchissimi, di un gusto squisito, narrava
-dei piacevolissimi aneddoti ed alludeva volentieri al tempo in cui,
-stanco del servizio militare, verrebbe a casa a piantare i cavoli e far
-studiare quel birichino.
-
-Ma invece, un brutto giorno, a Vienna, se ne morì, stupidamente, in
-duello per una donna, che non valeva un'ora sola della vita più inutile
-di questo mondo. A Tecla, dissero ch'era morto di bronchite fulminante!
-
-Quando egli fu morto, ella seppe una cosa: che l'aveva sempre amato,
-anche offesa, anche lontana da lui. Ma di lui, ora non restava che
-Roberto. Ed ella amò Roberto per due, per lui e per il padre suo.
-
-Ci sono due maniere di amare le persone: A modo loro e a modo nostro.
-Coll'idea del come vorremmo essere amati noi, o del come esse amano
-d'essere amate. Il primo metodo, Tecla lo aveva applicato al matrimonio
-e non era stato coronato da un brillante successo. Perciò volle,
-col figliuolo, fare un nuovo esperimento, amarlo cioè a modo suo,
-contentandolo in tutto. A dir vero, ella corteggiava un fiasco, più
-colossale del primo, ma il destino, per questa volta almeno, chiuse
-un occhio sulla sua imprudenza. Nè ella, nè i nonni furono capaci di
-rovinare Robertino.
-
-Il ragazzo era nato col bernoccolo della resistenza ai metodi
-sperimentali. Profittava naturalmente di quella tempesta di amore,
-ma a dispetto di quella trinità d'idolatrie, cosa incredibile... non
-diventava un ragazzaccio!
-
-Era un ragazzo come gli altri, un po' più birichino forse, con una
-passione speciale per fare il chiasso ma comodamente, a casa sua. Non
-diceva bugìe, forse perchè non aveva mai avuto bisogno di dirne, voleva
-quel che voleva; spiattellato, senza rigiri. Tiranneggiava la mamma,
-questo va da sè, trattava i nonni con una disinvoltura notevole e
-dimostrava a loro riguardo una estrema libertà di spirito, ma era loro
-affezionato e stava volontieri in casa.
-
-Non era un'aquila d'ingegno e studiare gli parve sempre una cosa
-perfettamente inutile, ma egli strinse le più cordiali relazioni cogli
-innumeri maestri che la mamma, pur di non mandarlo a pervertirsi nelle
-scuole pubbliche, gli faceva pullulare in casa. Tutte queste brave
-e colte persone, egli finiva invariabilmente collo scoraggiarle come
-istruttori, ma se ne faceva degli eccellenti compagni di escursioni
-e di cavalcate, nonchè dei caldi amici personali. Andava a caccia col
-fattore, il quale lo adorava e lo derubava doverosamente e gli diceva
-sempre, accennando dei larghi tratti di paese: Vede, tutto questo è
-suo. Le piante, il grano, l'erba, i sassi, le bestie, tutto suo. E
-anche la roba dei vecchi, quelle belle tenute laggiù, sue anche quelle.
-Cosa vuol stare a rompersi il capo sui libri?... Lo lasci fare a noi,
-poveri disperati. E lei, stia allegro e se la goda.
-
-E lui... sfido io, non dava torto al fattore, quel diavolo di ragazzo.
-
-Elisa rammentava benissimo quel monello di Bertino. Doveva essere sugli
-otto anni quando ella e Tecla si separavano, ah! con quanto dolore di
-entrambe! Tecla, per andare a stabilirsi in un'orrenda cittaduzza delle
-Marche, ove uno zio canonico aveva testè lasciato una bella eredità
-a Bertino; Elisa per seguire il padre suo, in un giro scientifico in
-Sicilia.
-
-Veramente fu un dolore, quella separazione. Erano amiche nel senso
-reale, sì raro della parola, malgrado la non lieve differenza
-d'età, malgrado la non pari posizione. Due anime proprio fatte per
-simpatizzare, quella vedovina malinconica, non ancora scevra di
-tutte le sue ubbie di fanciulla, e quella fanciulla grave, posata
-come una piccola matrona. Per tanti anni non s'erano più vedute, la
-corrispondenza erasi mantenuta per un tempo non breve, ma poi era
-venuta meno. Tecla era assorbita dalle sue cure per Berto, ed Elisa
-aveva ormai delle mansioni speciali presso il padre suo.
-
-Afflitto da un inesorabile e progressivo indebolimento della vista,
-il barone Nardi, soffriva crudelmente di non potersi più dedicare ai
-severi studi storici, cui doveva la sua alta fama di scienziato. Ma
-questo dolore, la figlia alleviava quanto era in poter suo, prestando
-al padre i suoi begli occhi di Antigone, la sua armoniosa voce di
-lettrice e la chiara calligrafia, della quale la sua mano elegante
-rivestiva il dettato di lui sui fascicoli della sua grande opera: _Le
-rivoluzioni dei Comuni Italiani_. E una cosa soleva dire, serenamente,
-Elisa Nardi, (che le attirò un buon rabbuffo della zia Balbina,
-la testa forte della parentela): ch'ella, cioè, sposerebbe tanto
-volentieri un uomo che somigliasse al padre suo! E il bello è, che
-n'era proprio convinta, e aveva chiesto seria seria: perchè? quando la
-zia Balbina le aveva detto alzando le spalle:
-
-— Per amor di Dio, figliuola mia, non farti sentire a dire di queste
-corbellerie. Già! l'ho sempre detto, che tu vivi sempre nel mondo della
-luna.
-
-La zia Balbina, dal suo punto di vista non aveva tutti i torti;
-ma convien dire che nel mondo della luna non ci si stia poi tanto
-male, perchè Elisa, coi suoi bizzarri ideali e colle sue funzioni
-d'amanuense, pareva, ed era proprio felice, e in fatto di matrimonio
-non se la pigliava con quel fervore più o meno ben celato di molte
-fra le nostre belle signorine. In casa, la Signora era lei, suo padre
-l'adorava, attorno a loro s'era fatto un circolo, un po' esclusivo a
-dir vero, di vecchi amici di casa, quasi tutti assai colti.
-
-Fedele all'antica amicizia con Tecla, Elisa non ne aveva contratte
-altre, con giovani signore o signorine. Coi giovani era alquanto a
-disagio.
-
-Essa passava per una signorina eccezionalmente colta, ed alcuni
-giovinotti, che se ne sarebbero facilmente invaghiti, conoscendola
-sotto un altro nome, trovavano spiritoso di simulare un piccolo brivido
-di paura, o una smorfia di riverente sgomento, quando si parlava di
-lei.
-
-Fanciulletta ancora, aveva perduta la madre. Priva dei suoi consigli,
-entrata giovanissima nel gran mondo, non aveva saputo evitare qualcuno
-dei tanti scogli di quel mare infido. Non aveva toccato che delle
-piccole ferite, subito rimarginate dalla reazione del buon senso e
-dall'innata equità; ma di quelle che in certe anime ultra delicate,
-lasciano una traccia e anticipano di anni ed anni il segreto disgusto
-del mondo. Così: alle grandi riunioni, alle feste, Elisa preferiva di
-gran lunga la compagnia del padre e quella che gli chiamava d'attorno
-la sua larga ospitalità di scienziato gran signore. Intelligenza
-veramente eccezionale, coadiuvata da profonde cognizioni, il barone
-Nardi amava coltivare le serie doti mentali di sua figlia, addestrando
-lo spirito di questa al pregio tanto femminile della ricettività
-intellettuale.
-
-In quell'ambiente ove nulla penetrava di frivolo, in mezzo a studii
-prediletti e a persone simpatiche ed omogenee, padre e figlia erano
-felici ed Elisa non si rammentava che alla sua età, a 24 anni, ella
-avrebbe potuto essere da tempo maritata. Non ci pensava, ecco tutto.
-
-Ma qualcuno ci pensava per lei. La zia Balbina procurò un giorno di
-trovarsi sola col fratello e gli chiese, coll'intrepidità di chi sa di
-compiere un'opera meritoria, se contava di sacrificare definitivamente
-l'avvenire di sua figlia al piacere di averla a segretario dei suoi
-lavori storici.
-
-L'autore delle _Rivoluzioni dei Comuni Italiani_ cascò dalle nuvole.
-
-Lui! sacrificare sua figlia!
-
-Rimase senza parola, subitamente addolorato ed impensierito davanti
-alla categorica domanda di quella energica sorella. Il suo egoismo
-(se davvero n'era stato colpevole) era d'indole affatto inconscia,
-poichè gli era sempre parso che la figliuola fosse felice con lui,
-nè desiderasse di mutar vita. Così era infatti, per un assieme di
-circostanze affatto speciali; ma lo zelo della zia Balbina tanto seppe
-evocare l'immagine dell'avvenire e rammentare al barone quella tal
-legge di natura che sbarazza l'umanità della sua parte eccedente ed
-inutile (dei padri vecchi, per esempio) ch'egli cominciò a ricordarsi
-che infatti, da qualche tempo in qua, si sentiva alquanto deperire in
-salute. Già, veramente... era stato un grande egoista.
-
-Osservò umilmente alla sorella ch'egli, però, non aveva mai contrariata
-la figliuola. Elisa era perfettamente libera di scegliere chi più le
-piacesse per compagno della vita.
-
-Oh! come rise di cuore la zia Balbina quando udì queste parole! Come
-rivelavano lo scienziato, l'uomo che non aveva mai avuto, scusasse...
-un po' di senso pratico della vita. L'Elisa aveva avuta in retaggio da
-lui, la stessa assenza di sano positivismo; era una piccola marmotta
-che non sarebbe mai stata capace di pescarsi un marito, con tutte le
-sue doti trascendentali. Oltre a ciò, era una ragazza eccezionale,
-che uno dei soliti giovanotti mondani avrebbe resa infelicissima. Per
-Elisa ci voleva un uomo serio, coltissimo, di uno spirito superiore.
-Penserebbe lei, insomma, a trovarlo.
-
-A ciò non si oppose il barone. La zia Balbina lo aveva destato come da
-un sogno; e ora egli si chiedeva come avesse potuto farlo sì quieto,
-sì prolungato!... E giacchè c'era questa terribile necessità che le
-figlie dovessero prender marito e i padri rimaner soli, dopo averle
-tanto amate, dopo essersele tenute a fianco, sì care, per tanto tempo,
-compagne del cuore e della mente, luce e vita della casa... ebbene...
-facesse pure, la zia Balbina!...
-
-È d'uopo convenire che la zia Balbina, ispirata dal suo zelo, non
-operò per nulla colla testa nel sacco, e compì la sua missione
-coscienziosamente e secondo la sua più stretta idea del dovere e di ciò
-ch'ella giudicava più atto alle speciali esigenze di sua nipote. Non
-ebbe pace sicchè non ebbe trovato un uomo, che, a farlo apposta colle
-mani, non poteva esser più adatto a quella cara Elisa. Uno scienziato
-anche lui... come quel benedetto papà, meno che la sua malattia era
-la numismatica. Ricco, nobile, istruito, un pozzo di scienza! Sui
-quarant'anni, ma un bell'uomo ancora. E un carattere così solido...
-così calmo, una perla d'uomo.
-
-Insomma quello doveva essere proprio l'ideale di Elisa, quello che
-meglio rispondeva a tutte le sue idee, le sue abitudini, le sue
-tendenze! Zia Balbina sfidava chicchessia a trovare per Elisa un marito
-più _ad hoc_ del conte Emilio Serramonti!
-
-Tutto ciò era molto vero in sostanza e il cuore di Elisa era come una
-bella casettina nuova che non ha ancora avuto inquilini. Ella accettò
-fiduciosamente quello sposo, le cui qualità erano indiscutibili, e
-che aveva comuni con lei e col padre suo tante idee e tante simpatie.
-E quando, pochi anni dopo il matrimonio della figlia, il barone Nardi
-si sentì presso la sua fine (immatura dopo tutto, poichè non toccava
-i 50 anni) benedì in cuor suo il gran dolore che gli aveva imposto la
-zia Balbina. Oh! sì! poteva chiuder gli occhi in pace, contento del
-suo sacrificio. Lasciava la sua Elisa nel pieno possesso di una calma,
-di una ragionevole felicità. Di una cosa soltanto si rammaricava:
-che ella non avesse figli. Da qualche tempo, più specialmente, questa
-circostanza lo impensieriva.
-
-Ma zia Balbina, venuta in quei giorni dolorosi, a recare il conforto e
-l'aiuto della sua testa pratica, combattè colla più consolante energia
-quel rammarico del fratello.
-
-Ma che! Ubbie! Una donna intellettuale, come Elisa, dotata di sì grandi
-risorse di spirito, con un marito, quale glielo aveva procurato lei
-stessa, poteva benissimo far senza della distrazione dei marmocchi.
-Suo marito amava ricevere, essa lo coadiuvava mirabilmente, avevano un
-salone letterario frequentato dalle più alte intelligenze. Che poteva
-desiderare di più, coi suoi gusti, quella povera cara Elisa!
-
- *
- * *
-
-Veramente, quando, in capo a poche settimane, quella povera cara Elisa
-perdette il padre suo, una cosa soltanto desiderò con intenso desiderio
-e fu che la lasciassero sola col suo dolore. Provò una violenta
-gratitudine pel marito, il quale la sottrasse alle consolazioni e
-ai ragionamenti pratici di zia Balbina, conducendola seco a fare un
-lungo viaggio durante il quale egli si occupò assai colle sue medaglie
-e lasciò ch'ella si occupasse colle sue lagrime e col suo immenso
-rimpianto.
-
-Non mai, come in seguito a questo pietoso salvataggio, ella fu tentata
-di credersi ciò che tanto si applicava ad essere: una moglie felice. E
-quando suo marito ammalò alla sua volta d'una lunga e gravosa malattia
-che li trascinò per anni ed anni, in caldi e lontani paesi, unica
-infermiera del conte Emilio fu la moglie sua. Veramente affettuosa ed
-intima e dolcemente fraterna fu l'esistenza di quei due!
-
-Quando egli morì, dopo solo sei anni di matrimonio, di una dolce morte,
-confortata da sincere lagrime, ella si sentì veramente sventurata. Le
-parve che colla nuova si riaprisse in lei l'antica ferita. Nella sua
-completa solitudine morale, quelle due care memorie ella confuse in un
-culto di indole quasi pari, e le parve di sentir compiuta e chiusa la
-vita del suo cuore, nella duplice tristezza del suo lutto di figlia e
-di sposa...
-
- . . . . . . .
-
-A Costantinopoli ella aveva perduto suo marito, ed ella stessa ne
-ricondusse la salma in Europa.
-
-Per un anno intero abitò in una sua bellissima villa sulla Riviera. Più
-tardi comperò una casa a Firenze e fu per lei una gradita occupazione
-quella di metterla in ordine e di addobbarla, seguendo le ispirazioni
-del suo raro gusto artistico. In quella circostanza ella osò per la
-prima volta contrastare il parere di zia Balbina. La buona signora
-aveva avuto l'idea eminentemente pratica di invitare la giovane vedova
-a venir ad abitare in provincia presso di lei, allo scopo, diceva ella,
-di sconcertare le cattive lingue.
-
-Ma la contessa Elisa non si sentì il coraggio di pagare a sì caro
-prezzo lo sconcerto delle cattive lingue. E seppe tanto bene e con sì
-amabile dignità viver sola a Firenze, nella sua bella casa, ricevendo
-come aveva sempre fatto, occupandosi d'arte, di letteratura, di
-beneficenza, che le cattive lingue, dopo aver provato a pungere, a
-portar via un po' di pelle a quella purissima riputazione, dovettero
-smettere. A nessuno venne mai la più lontana idea di poter far la
-corte a quella signora così gentile e così austera. Alcuni ebbero
-bensì, nei primi tempi, un'idea assai migliore, quella cioè di
-chiederla in moglie, ma ella ricusò sì pertinacemente che gli aspiranti
-desistettero. Uno di essi, più stizzito degli altri per la toccata
-ripulsa, avendo detto che la contessa Elisa era una donna fredda,
-egoista e per di più, di una pedanteria insopportabile, molte persone
-trovarono comodo di adottare sul conto di quella signora un'opinione
-già fatta, invece di darsi la briga di formarsene una propria e così
-fu assodato che la Serramonti, con tutte le sue qualità, non era per
-nulla ciò che si chiama una persona attraente. E zia Balbina scrisse,
-ad alcune sue amiche di Firenze che le avevano chiesto ragguagli sulla
-nipote:
-
-«Un angelo, mie care, una donna sublime, ma ostinata all'estremo, e
-di una deplorevole riluttanza a seguire le buone e pratiche influenze
-delle persone esperimentate. L'ho sempre detto a quella cara Elisa,
-ch'essa abita un pochino nel mondo della luna. Fortunatamente per lei,
-ha circa quarantamila franchi di reddito _suoi_, per cui in complesso
-può vivere come le pare e piace, e questo è senza dubbio un gran
-conforto, nella sua difficile e delicata posizione.»
-
-Oh! un gran conforto, senza dubbio. E di quel conforto ella si giovava
-certamente, sopratutto facendo molto bene attorno a sè e soddisfacendo
-i suoi gusti raffinati di artista. Viveva molto quieta, sentendo
-i vantaggi della propria posizione, colla calma serena che le dava
-il convincimento, o giusto od erroneo, di essere entrata nella fase
-definitiva della propria esistenza.
-
-Vestiva molto seriamente, con severa eleganza, e non si tingeva i
-capelli, benchè fossero qua e là irregolarmente striati in bianco;
-il che, chi nol sapesse, è la più odiosa maniera d'incanutire che
-possa capitare ad una signora... Ma la forma della testina era tanto
-graziosa, e in quel momento per l'appunto, mentre stava leggendo la
-lettera di Tecla, la contessa Elisa, col volto dipinto dall'emozione
-intima di quella lettura, colla persona inconsciamente atteggiata ad
-una espressione veramente artistica di pensieroso abbandono, nella luce
-e nell'ambiente tanto omogeneo di quell'ora, formava un quadro gentile,
-pieno di una poesia fresca e squisita e davanti al quale nessuno certo
-avrebbe pensato di chiedere: Ma quella donna, quanti anni ha?
-
-Oh, quella lettera di Tecla! E da tanto ella non scriveva più!
-L'assidua corrispondenza dei primi anni della loro separazione era
-venuta meno, naturalmente, col volgere degli eventi. A rari intervalli
-avevano nuove una dall'altra. Ma in questa lettera tutta l'antica
-confidenza tornava in campo, tutta la tenerezza un po' sgomentata
-di Tecla, le sue angosciose apprensioni materne si rivelavano nella
-fiducia di un appello caldo e malinconico. Elisa si sentiva il cuore
-riboccante di memorie e di simpatia e dovette recarsi il fazzoletto
-agli occhi per poter proseguire nella lettura del seguente brano:
-
-«Il verdetto del dottore non mi ha sorpresa; da tempo avvertivo i
-prodromi del male che, affrettando ora il suo corso, farà in breve di
-me una povera inferma, inchiodata, Dio sa per quanto, su un seggiolone.
-Pure, non desidero di morire... Solo per _lui_, s'intende.
-
-«Tu sai, cara, ciò che Roberto fu sempre per me. Non fosti madre, ma
-il tuo cuore è degno di essere un cuore di madre, e perciò sento di
-poterti dir tutto e chiederti tanto pel mio figliuolo.
-
-«Premetto che, di tutto, la colpa è mia. Mia l'ostinazione di
-non volerlo allontanare da me. Cercai d'isolarlo da ogni fonte di
-contaminazione, sognando, follemente delusa anche dalla pieghevolezza
-del suo carattere, di poterlo tener sempre così, al riparo di
-tutto. Non seguì i corsi pubblici, fu educato privatamente. Credevo
-che avrebbe facilmente spiegata qualche attitudine ad una scienza
-qualsiasi, che si sarebbe volentieri occupato della gerenza del suo
-patrimonio. Se avesse spiegata qualche passione pei viaggi, l'avrei
-assecondata, accompagnandolo. Che vuoi? non seppi sviluppare in lui
-delle tendenze attive, e mi coglie a volte un acuto rimorso, poichè
-i risultati del metodo da me tenuto non sono certo soddisfacenti.
-Questa esistenza stagnante di piccola città di provincia, l'adulazione
-degli inferiori, l'esempio del più dei suoi pari, tutto insomma ha
-contribuito, non già a renderlo cattivo, nè corrotto... oh no!...
-questo sarebbe impossibile, col fondo aureo del suo carattere e col
-bene immenso che vuole a me; ma... egli è nulla... non fa nulla...
-e... ahimè, ha già soggiaciuto a qualcuna fra le più volgari seduzioni
-dell'ozio. Ora _ciò_ è finito, la Dio mercè, ma temo per un altro lato,
-e il ricordo di altre, di antiche sofferenze di quel genere mi tiene in
-uno stato di incredibile agitazione.
-
-«In una piazzetta remota della nostra piccola città abbiamo un sucido
-cafferuccio, nel cui retrobottega, in mezzo ad un crocchio di giocatori
-di professione, i giovani delle migliori famiglie sogliono passare
-lunghe ore del giorno e della notte. Puoi immaginare le angoscie
-mie da quando so che Roberto frequenta quel ritrovo, e quando gli
-leggo in volto, nel pallore delle scomposte fattezze, la traccia di
-_quelle_ emozioni, quelle che hanno trascinato, perso il padre suo...
-Ultimamente, ha subito perdite assai gravi. Ne ringrazio Iddio, e
-approfitto di un momento di disgusto da parte di Roberto per tentare
-un rimedio eroico. Cosa mi costa... ah! nessuno potrebbe dirlo! Ma non
-importa, se fu mia la colpa, la penitenza è giusta e deve esser mia!
-
-«Allontano mio figlio da casa sua, da me; lo mando solo, perchè non
-posso seguirlo, in un centro più vasto, più attivo, ove egli abbia
-_bisogno_ d'essere _qualcosa_ per essere _qualcuno_. Voglio che vada
-in società, bramo che prenda moglie. Avrei potuto dargliela qui, ma
-preferisco che i legami abbiano altrove un centro di richiamo. Poi, le
-signorine nostre ricevono anche oggidì un'educazione troppo ristretta e
-subordinata alle influenze religiose e politiche. La sposa di Roberto
-deve avere delle vedute proprie, un carattere deciso, ingenuo e una
-certa cognizione della vita. Non ho esigenza alcuna personale, o fuori
-di quelle che naturalmente importano la nostra posizione sociale. Mi
-basta che gli piaccia, che sia d'illibata condotta, di buona famiglia.
-Della dote non m'importa, è ricco abbastanza.
-
-«Mia cara Elisa, mi hai compresa, nevvero? Accetti la missione che ti
-do?... Vuoi far le mie veci presso mio figlio, assumere il pensiero del
-suo avvenire e della sua felicità?
-
-«Ho pensato a lungo; nessuno ho trovato più adatto di te. Il tuo
-senno, la tua posizione, l'alta stima di cui godi in società, le tue
-relazioni, tutto mi rassicura, tutto mi affida. È il mio solo conforto,
-nel dolore della separazione, il pensare che mio figlio è affidato
-a una donna come te. Fa per lui ciò che puoi, fa ch'egli trovi in te
-un'amica che gli tenga le veci di sua madre. E questa t'abbraccia con
-tutta l'anima, ti ringrazia e ti benedice.»
-
-Elisa non leggeva più da qualche minuto. Ma ancora, sul suo dolce
-occhio castano, si stendeva un lieve umidore. Quanto doveva aver
-sofferto Tecla per giungere a quella risoluzione! E quanto era _lei_
-in quella confessione, come appartenevano al suo carattere quell'impeto
-d'abnegazione materna, quella rinunzia, quella cieca fede nell'amicizia
-di una donna!... Oh no, Tecla non s'ingannava, Tecla aveva fatto
-bene a rivolgersi a lei con quella missione, con quell'appello al suo
-sentimento materno... E veramente ella la intendeva benchè non fosse
-mai stata madre!...
-
-Fece un piccolo esame di coscienza, rapido, sincero. — Sì... — pensò
-poscia umilmente — posso tentare. Farò quello che potrò...
-
- *
- * *
-
-Il martedì, pranzo di amici dalla contessa Elisa Serramonti. Cinque
-invitati, uomini ed attempati. Marcello Plana, quand'era a Firenze.
-Il professore Starni, il famoso naturalista. Il commendatore Gerra,
-l'autore del famoso quadro: «La battaglia di Hastings e il rinvenimento
-del cadavere del re Aroldo.» Poi il principe di Cannera, lo straricco
-siciliano, sì modesto, sì benefico, e la cui colossale filantropia è
-più che sufficiente a fargli perdonare i suoi versi, mentre la sua
-prosa storica si difende da sola più che onorevolmente. Il conte
-Guaralli, quel bel vecchio poeta dalle ispirazioni sì caste. E quel
-tipo sì strano, sì nordico ed orientalista, Maurizio Parri.
-
-Questi erano gli ospiti preferiti della Contessa, pei suoi delicati
-pranzetti del martedì. Ma ne aveva un altro piccolo crocchio, una
-specie di drappello di riserva, tutto dello stesso calibro, gente
-che pizzicava di lettere o notevole per qualche altro merito proprio.
-Dell'umanità, ella amava le api, non le vespe, e stava a disagio fra le
-persone frivole.
-
-Dopo il pranzo, nell'appartamento di gala, tutto illuminato, cominciava
-verso le dieci a capitare una brigatella composta d'una ventina a
-una trentina di amici e di amiche. Si faceva musica e molto buona,
-di genere sempre serio, e non di raro classica. L'ambiente stesso di
-quella conversazione, non mai prolungata oltre il tocco, era piuttosto
-grave. Non si faceva che il _minimum_ possibile della maldicenza,
-spesso vi si incontrava qualche autentica celebrità forestiera d'arte,
-di lettere. Erano assai ricercati gli inviti, che la contessa Elisa
-distribuiva molto parcamente.
-
-Quando non esciva la sera, il che le accadeva di frequente, gli amici
-più stretti erano benvenuti nel suo salottino intimo, quello dove
-soleva stare anche quando era sola. Un amore di nicchietta quel luogo,
-tutto piante esotiche, palme, fiori, ninnoli, ricordi di viaggi. In
-alto, sulle due pareti opposte, sul damasco pallido a mazzettini di
-fiori dalle tinte sbiadite, campeggiavano due splendidi ritratti: la
-testa profonda, geniale del padre di Elisa, e la fisonomia patita, un
-po' insignificante di suo marito.
-
-Colà venne a dirle addio, una sera, Don Marcello Plana. Partiva il
-domani per Milano.
-
-Qualcuno era testè escito dal salotto. La Contessa e Don Marcello,
-soli ormai, parlavano di quel «qualcuno». Don Marcello le chiedeva,
-sorridendo, che impressione le avesse fatto Roberto Rescuati: quel suo
-figliuolo.
-
-Accentuava, con una intonazione alquanto ironica, questa parola,
-godendo visibilmente del lieve imbarazzo che si dipingeva sul volto di
-lei e ch'ella tentò celare, spostando la domanda: — Piuttosto, che ne
-pare a voi?...
-
-Ma egli insistè:
-
-— Chiedo scusa, è la vostra opinione che occorre anzitutto. Suvvia,
-compromettetevi.
-
-Ella esitò un istante.
-
-— Non saprei — disse poscia. — Mi pare un giovane... come tutti gli
-altri.
-
-— Saggia risposta, degna di una sibilla indulgente. Ora vi darò la mia.
-Quel giovane è bello, più bello degli altri!
-
-— Trovate?... — chiese Elisa con sincera meraviglia.
-
-— Trovo. Ha bellissimo fattezze, un corpo da Antinoo. Appartiene ad una
-razza forte, non degenere fisicamente.
-
-Ella pensò un momento; poi disse: — Sì, è vero. Le fattezze sono
-regolari. Ma non mi sembra che la fisonomia esprima molto. Non è certo
-quello che si chiama una figura interessante.
-
-— No, per ora e nel vostro senso. Voi siete soprattutto, troppo forse,
-abituata ad apprezzare, nella fisonomia d'un uomo, solo ciò che vi è
-di intellettuale. Vi siete fatta una strana idea della bellezza. Siete
-troppo esclusiva in favore di un dato sistema delle sue manifestazioni.
-Permettete ch'io vi ripeta che il vostro figliuolo è bello, e che voi
-non lo sapete e, ciò ch'è più grave, che per ora non lo sa neppur lui.
-
-— Ebbene tanto meglio! non sarà uno dei soliti Narcisi, ed io potrò più
-facilmente adempiere la mia missione.
-
-Sulla nobile fisonomia di Don Marcello passò un'espressione rapida e
-bizzarra; un baleno, quasi tenero, di pietà.
-
-— Sì — disse lentamente — vi credo.
-
-Ella si mise a ridere: — Come siete grave!...
-
-Subito si fece grave ella stessa. — Povera Tecla! — disse con un
-sospiro.
-
-Egli ebbe una smorfia curiosa. — Uhm. L'amate molto, nevvero?
-
-— Oh tanto! È così cara, così infelice! E voi pure, se la conosceste,
-ne sareste entusiasta!
-
-— Perdonate, non ho l'entusiasmo facile. Mi pare che quella donna deva
-essere un po'... come dire?... avventata nelle sue imprese. Se foste
-a tempo, vi darei un consiglio. Anzi ve lo do, per ogni buon caso. Non
-accettate la missione che la vostra amica crede bene di affidarvi.
-
-Elisa lo guardò bene in viso per vedere se scherzava. Poi disse
-semplicemente, con schietta meraviglia:
-
-— Perchè?
-
-Don Marcello sorrise. Un sorriso tutto suo, che impartiva un piccolo
-moto sarcastico ai lunghi mustacchi bianchi onde aveva sì forte rilievo
-la sua fine ed ancor giovane fisonomia di gentiluomo. Elisa lo guardava
-attentamente, nell'attesa di una spiegazione, che non venne.
-
-— Perchè? — disse ancora serenamente. — Cosa sarebbe l'amicizia se non
-desse dei diritti e dei doveri? Tecla non mi dà forse la più alta prova
-di fiducia e d'affetto, credendomi degna di giovare a suo figlio?
-
-Egli sorrise ancora, a modo suo.
-
-— Oh... non abbiate paura. Ne siete degna e gli gioverete. Spero che
-avrete sufficiente influenza sull'animo suo per indurlo a mutar sarto,
-per esempio...
-
-— Oh, si veste orribilmente, è vero. Ero sulle spine, martedì sera.
-Avete veduto come sogghignavano quei giovani? Che volete! È triste a
-dirsi, ma scommetto che è il portiere del suo palazzo che lo ha vestito
-sino ad oggi.
-
-— Suvvia, coraggio. Non vi sgomentate così. Imparerà. Vi pare
-abbastanza intelligente per ciò e per il resto?
-
-— Oh Dio! A dir vero, non so... Pare che per lo studio non abbia mai
-avuto trasporto. Martedì, a pranzo, l'avevo messo tra il comm. Gerra
-e il principe di Cannera. Ho una gran paura che si sia annoiato. Certo
-non aveva l'aria di divertirsi. E quei due avevano fatto l'impossibile,
-glielo avevo tanto raccomandato! E alla sera, mentre si eseguiva il
-terzetto di Grieg... sapete, quella sublime cosa, in _fa minore_.
-Ebbene, lo credereste? lui, quel mio figliuolo, l'ho visto sbadigliare
-più volte dietro il _gibus_, e finalmente lemme lemme, nel più bel
-punto della suonata, si è rifugiato nel _fumoir_.
-
-— Orribile, infatti. Dunque per voi è stata una delusione?
-
-— Non potrei dire, coscienziosamente. Ero prevenuta. Ma lo speravo...
-che so io?... più fine, meno terra terra; speravo che somigliasse un
-pochino di più a sua madre.
-
-Egli fece un comico gesto di rammarico.
-
-— Anch'io vorrei che somigliasse assai più a sua madre... anche
-fisicamente... guardate.
-
-— Ah!... Ma se lo trovavate tanto bello poco fa?
-
-— Perdonate, lo trovo bello tuttora. Lasciate che si liberi dai suoi
-fracs esotici e che pigli un po' d'aria fiorentina. Sarà bello anche
-troppo, e se ne accorgeranno abbastanza e avrete del filo da torcere
-finchè vorrete, mia cara amica.
-
-Ella sorrise, colla sua dolcezza tanto pura e geniale.
-
-— Me lo immagino. Ma non si è mica mamme per nulla, nevvero?
-
-— No — rispose don Marcello — voi non sarete mamma per nulla, nè a
-mezzo. Questo è ciò che più mi irrita. Vedo il vostro programma, è
-bello, sublime, ma...
-
-— Avanti — diss'ella ridendo, vedendo che l'amico s'interrompeva.
-
-Egli scosse il capo e aggrottò alquanto le ciglia.
-
-— No, non ve lo dico, cos'è. Non potreste credermi e non sapreste
-mutarlo. Tutto sta, d'altronde, nel risultato finale. Può darsi che la
-vostra imperdonabile audacia faccia capo ad un esito fortunato, per
-qualcuno almeno e per qualche tempo. Non parlo che per un'induzione
-tutta mia, e non ho neppure il diritto di spiegarvi più esplicitamente
-il mio pensiero o la mia ubbia, come credete. Un avvertimento preciso
-potrebbe parere una nota falsa e lasciar poscia un'eco stuonata. Ora
-bisogna che vada. Mi scriverete di tutto ciò?
-
-— Ben inteso. Vi dirò dei nostri progressi, dei miei progetti...
-Sapete... il marito di Marina! Il coronamento dell'edificio!
-
-— Ah! — diss'egli vivacemente: — Ma certo; avete da farvi perdonare il
-fiasco di quindici giorni or sono. Do la mia speciale approvazione a
-questo progetto. Fate, per amor del cielo, ch'egli sposi al più presto
-la vostra bellissima, ammirabile amica.
-
-— Oh! — disse Elisa ridendo — vi ci ho colto. L'ammirate ora, vi siete
-convertito, eh? vi ha conquistato?
-
-Don Marcello Plana ebbe un energico moto di protesta, ma subito chinò
-il capo come assentendo.
-
-— Certo — disse — da qualche tempo, o, per essere più esatto, da
-qualche mezz'ora, è successa in me una reazione. Ma la mia conquista
-assoluta donna Marina Negroni la farà solo il giorno in cui vi libererà
-dalle vostre materne incombenze. E spero che sarà il più presto
-possibile.
-
-— Oh! — diss'ella — come correte! il matrimonio immediato non entra nel
-mio programma. Vorrei aver prima il tempo di fare un po' di bene a quel
-giovane.
-
-— Veramente? E quale?
-
-— Vorrei destare in lui un senso della responsabilità che gli danno
-il suo nome e la sua fortuna. Non avrà grande ingegno, ma un pochino,
-del suo ozio, ci hanno colpa l'affetto troppo esclusivo della madre
-ed altre circostanze. Mi pare impossibile che un po' di aiuto,
-d'indirizzo, di buona influenza non abbiano a convincerlo, ch'egli
-non avverta un momento o l'altro l'assoluta necessità di affermare
-in qualche modo la sua personalità, che egli non provi il bisogno di
-rendersi utile al suo paese e a sè stesso, più degno di considerazione
-e di stima.
-
-S'era animata, così parlando. La sincerità e il convincimento delle sue
-parole agivano su lei stessa, creandole in cuore un'emozione.
-
-— Vi pare, credete che ci riescirò? — soggiunse, vedendo che l'amico la
-fissava arricciando nervosamente i lunghi baffi. — E non vi sembra che,
-ad ogni modo, valga la pena di tentare, per la mia povera Tecla, se non
-altro?
-
-— Dio la benedica, la povera Tecla, — rispose un po' bruscamente don
-Marcello. — Credo che riuscirete, se ho a dirvelo, e forse al di là di
-quanto sperate.
-
-— Dunque tutto è per il meglio, nevvero?
-
-— Già, tutto per il meglio. Ora, se permettete, mi congederò da voi. Mi
-spiace quasi di partire domani, sapete? Avrei assistito volentieri allo
-svolgimento di quest'azione, diremo così, educativa.
-
-— Allora, quando è così, restate. Mi darete dei buoni consigli.
-
-— Perdonate. Non li prodigo, quando non sono accetti. Ve ne ho dato uno
-più volte... No, no, non fate la faccia seria, non insisto. Quello di
-oggi non l'avete ascoltato, forse non l'avete neppur guardato in faccia
-abbastanza per ravvisarlo. Ma ora è tardi, e voi dovete andare dalla
-signora Peruzzi, che vi deve presentare Gregorovius, non è vero?
-
-Essa lo lasciava dire, dubbiosa. Cercava di afferrare, attraverso
-la velatura del sorriso ironico, il pensiero ch'egli si ostinava a
-celarle.
-
-Sentì di esser meno forte di lui e rinunziò a penetrare quel segreto.
-
-Finalmente, egli si alzò per partire. Ma prima le ripetè una
-raccomandazione, quella di scrivergli. Ancora ella promise.
-
-— Tutto? — chiese quell'incredulo ostinato.
-
-— Tutto.
-
-— Anche le disillusioni possibili?
-
-— Anche quelle.
-
-— Sta bene. E mandatemi al più presto la notizia del matrimonio di
-donna Marina col vostro figliuolo.
-
-— Lo spero... con tutto il cuore.
-
-Dopo di che, don Marcello Plana le baciò la mano, come soleva, e se ne
-andò.
-
-
-
-
-IV.
-
-
-È giunta anche da noi ora questa moda di prolungare la dimora in
-villa sino ai primordi dell'inverno, e i primi freddi si soffrono
-coraggiosamente in campagna, nei casoni dai vasti ambienti, con sì
-provvida cura destinati dagli avi nostri a riparo e sollazzo pei tempi
-estivi. Ma di ciò ne conforta il pensiero di essere delle persone
-molto chic e di condurre vita inglese e per questo, forse, degli
-agi cittadini si lascia generosamente il monopolio ai forestieri
-e specialmente agli inglesi. Ma, in qualunque epoca avvenga, è
-sempre gaia la rientrata della società fiorentina nei suoi quartieri
-d'inverno. Subito, senza attendere la pedantesca epoca fissa del
-prossimo carnevale, s'inaugura l'êra di alcune piccole riunioni
-intime, ove ogni beltà regnante fa il novero dei suoi fedeli, e dove
-si dispongono le avvisaglie delle fazioni campali della stagione. Ma il
-luogo ove ferve più palese la nuova manifestazione della vita elegante
-fiorentina è indubbiamente: le Cascine.
-
-Quivi si tengono le prime riunioni, si fissano i giorni pei tiri a
-quattro, coi _drags_ o coi _mails_, quelli del tiro a quattro alla
-_Daumont_, quelli delle mezze gale o delle gran gale. Si rivedono
-zelantemente le buccie ai nuovi attacchi, e, ahimè, anche al contenuto
-dei nuovi attacchi! Si constata se la campagna ha data una ruga di più
-alla signora tale o dei colori troppo vivi alla signora tal'altra.
-Si segnala la comparsa di una nuova stella, l'americana o l'inglese
-dall'enorme assegno dotale, ovvero della piccina d'un'illustre famiglia
-paesana, che, a somiglianza d'una farfalluccia testè liberata dalla sua
-crisalide, ha lasciato in villa le gonnelline corte della ragazzetta e
-aspetta, con un gran batticuore, il primo gran ballo della stagione.
-
-Si è generalmente lieti di ritrovarsi in quell'epoca e tutti hanno
-fretta di farsi vivi. Nel viale a destra, quello che costeggia l'Arno,
-e dove si accaparra sì a lungo il tepore e la gaiezza del sole, aumenta
-ogni giorno il concorso dei legni e della folla. Oggi, per esempio,
-in questo giorno ch'è dei primi di dicembre e che non ha nè nubi, nè
-vento, nè freddo, sono quasi le Cascine delle grandi epoche, le più
-belle dell'anno. Sembra una rassegna della grande armata mondana, tanto
-il viale brulica di equipaggi. A destra le vecchie foglie morte ed
-accartocciate prolungano negli alberi il lutto del morto estate, mentre
-la tunica di Nesso dell'edere poderose dà loro la scalata, coll'ingordo
-verde che le riveste e le consuma. Lontano, sotto le arcate
-sforacchiate dei viali negletti, erra qualche coppia sentimentale cui
-la folla non attira; passa qualche chiuso brougham di convalescente,
-qualche carrozza signorile, il cui percorso è prestabilito da un marito
-vecchio e geloso, qualche equipaggio colle assise nere e un carico di
-bimbi e di governanti in lutto grave. E ogni tanto il trotto di qualche
-cavaliere solitario, che vuol gustare davvero, non distratto, il
-piacere di cavalcare, echeggia sonoro sul terreno.
-
-La banda militare suonava, sul piazzale c'era ingombro di carrozze.
-Quella della duchessa d'Accorsi stava ad uno dei posti migliori. Non
-l'equipaggio di gala, bensì la giardiniera colle stoffe e le vernici
-verde olivo. Poco lungi, dietro la giardiniera, era fermo parimenti
-un leggiadro _tandem_ da giovanotto, ma il _groom_ soltanto stava a
-custodia del magnifico _trotteur_; il padrone, Dino di Follemare, era
-sceso, appena aveva visto arrestarsi la giardiniera e stava ora alla
-portiera di questa.
-
-La duchessa Ginevra era sola nel legno. Donna Marina passeggiava
-nel viale dei pedoni, con una sua amica inglese. Sua madre l'avrebbe
-chiamata più tardi, all'ultimo giro.
-
-Il posto della giovane era attualmente occupato da un cane accovacciato
-in dormiveglia sur uno scialle persiano. Fido compagno della Duchessa,
-quell'orribile Tom era un piccolo _bull terrier_ bassotto, arcigno, dal
-muso nero, grottescamente feroce.
-
-Sul sedile dirimpetto giaceva un vaghissimo mazzo di _perus japonica_.
-Una primizia anche a Firenze, in dicembre, quei boccioli di un cupo
-scarlatto, che parevano mettere una chiazzatura sanguigna sul verde dei
-cuscini.
-
-La Duchessa era vestita di velluto grigio, con una guarnizione di
-_grèbe_, non di ultima moda, ma che pareva fatta apposta per lei,
-coi suoi riflessi splendidamente argentei. Il suo fitto velo di garza
-chiara, rialzato, le faceva quasi un diadema sul pallore giallastro
-della sua fronte.
-
-Presso alla sua portiera non stava solo Dino Follemare. Parecchi fra i
-più noti frequentatori del Club, alcune fra le più notevoli personalità
-dell'aristocrazia fiorentina le avevano già fatto d'attorno un po' di
-corteo. Anche là ella teneva circolo, dominando ed avvivando sempre
-la conversazione col mordace suo spirito, coll'impunità da tanto
-tempo acquisita anche ai suoi detti. La conversazione era libera,
-viva, non pietosa a chi n'era oggetto. E veramente, di fianco a quella
-formidabile giardiniera, gli altri equipaggi non facevano lunghe soste.
-Le signore paventavano per istinto e per esperienza i commenti spietati
-di quel crocchio, la libertà del linguaggio su tutto e per tutto, quei
-decreti senza appello sull'eleganza o sulla bellezza. Provavano lo
-sgomento istintivo dello sguardo, spesso sì beffardamente sagace di
-lei. E lo sentivano tanto da scordare il diritto che avrebbero avuto
-di giudicare lei. Ma che! Tutte s'erano abituate ormai a quell'eterno
-spettacolo del _tandem_ di Dino Follemare fermo, in attesa, dietro la
-carrozza della Duchessa. Al più, qualche mamma sospirava pensando che
-Dino sarebbe stato un sì bel partito, un tempo, prima che si fosse
-sì nobilmente rovinato per tener dietro al lusso di cavalli di casa
-d'Accorsi. E certamente, se n'erano fatti e se ne facevano sempre dei
-bei matrimoni alle splendide feste della Duchessa! E ci si divertiva
-tanto: erano, curioso a dirsi, tanto scelte! Perciò, quasi tutte le
-signore, passando, salutavano con grande spesa di sorrisi gentili.
-
-Varie carrozze s'erano già successe nello spazio prossimo alla
-giardiniera, quando giunse e si fermò un elegante _calèche_ inglese,
-dalle morbidissime oscillazioni, molto apprezzate dagli intelligenti.
-All'interno stava una signora vestita di bruno. L'occhialino della
-Duchessa fu tosto in moto, e nel crocchio fu uno scappellare rispettoso
-e generale.
-
-— La contessa Serramonti, che novità! — disse la Duchessa, dopo aver
-mandato ad Elena un saluto ed un sorriso, scelti nella gamma dei suoi
-migliori.
-
-— È vero, viene di rado, — osservò Gino Casabello.
-
-— Oh! — ribattè Gincora ridendo, — non è già una sfaccendata della
-nostra specie; ha meglio a fare, sapete.
-
-— Ma no, — disse Sacha Dzworkoff, un russo malato di petto che veniva
-ogni anno a svernare a Firenze ed era diventato più fiorentino del
-vero, — no, non ha nulla di meglio a fare, pur troppo.
-
-— Oh per quello! — osservò Guido d'Aspano, che non capiva perchè gli
-altri ridessero del patetico «pur troppo» di Dzworkoff — è una donna
-assai occupata, è una delle più assidue frequentatrici...
-
-— Del _monde où l'on s'ennuie_ — interruppe il piccolo russo con tanta
-foga, che la fine della sua frase gli morì in un lieve accesso di
-tosse.
-
-— Vi prego di osservare, — disse la Duchessa ridendo, — che viene
-sempre anche da me. Suvvia, Sacha, non calunniate una donna tanto
-esemplare. Fareste infinitamente meglio a tentare di farvi sposare da
-lei. Sarebbe una buona occasione per voi di far giudizio o di pagare i
-vostri debiti.
-
-— Oh, Duchessa! Sapete quanto il freddo mi è proibito per la mia
-salute, e mi suggerite il Polo Nord in moglie. Volete proprio la mia
-morte, allora?
-
-Là Duchessa rise di cuore a quell'uscita di quel capo scarico,
-dicendogli che era un monello incorreggibile, e ch'egli e tutti loro
-non sapevano nulla di nulla. Invece di dir tante freddure sul conto di
-quella cara Elisa, dovrebbero andare pietosamente a consolare la sua
-solitudine.
-
-— Uhm, — ribattè Dzworkoff, — saremmo un po' in ritardo, per l'appunto.
-Guardate. Un cavaliere si accosta alla sua portiera.
-
-— È vero, — sclamò Ginevra. — E un bel giovane anche! Curiosa!
-
-Per un momento nel crocchio fu silenzio. Tutti osservavano, attenti,
-il giovane che, montato su un morello di elegantissime forme, veniva
-a presentare i suoi omaggi alla Contessa. La salutò con una certa
-grazia innata e naturalmente distinta, trattenendo con molto garbo ed
-abitudine della sella, il cavallo irrequieto.
-
-Roberto Rescuati era ciò che si chiama un bel cavaliere, forte ed
-elegante ad un tempo. S'indovinava in lui una consuetudine antica e la
-passione di quell'esercizio.
-
-Elisa era venuta appositamente alle Cascine per vedere il suo protetto,
-a cavallo.
-
-Gli fece i suoi cordiali mirallegro, provando vero piacere a vederlo sì
-bello e sì disinvolto.
-
-— Lo scriverò alla mamma, — soggiunse con un sorriso di approvazione
-indulgente. — Siete sotto lo sguardo di giudici competenti, e vedo che
-vi approvano.
-
-Senza muovere il capo, colla coda dell'occhio accennò il gruppo di
-_sportsmen_ che stavano osservando Roberto.
-
-La fresca e rosea epidermide del volto del giovane si colorì vivamente,
-sotto l'impressione genuina dell'amor proprio soddisfatto.
-
-— Com'è fanciullo! — pensò Elisa con una specie di commossa indulgenza.
-
-La Duchessa frattanto aveva lasciato cadere il suo occhialino.
-
-— Una bella creatura, quel cavallo! — sentenziò.
-
-— Stupendo! — disse Guido d'Aspano. — Non sono venti giorni che è
-arrivato dall'Inghilterra. L'ho visto da Huber. Neri Speroni ne andava
-pazzo. Huber ne chiedeva cinquemila franchi. Ma Speroni l'avrebbe
-rovinato subito, mentre invece mi pare che il suo acquisitore sia un
-discreto cavaliere.
-
-— So chi è, — disse Dino di Follemare. — È alloggiato alla Pace e
-desina al Doney. Di provincia... delle Marche, che so io. Ressuati...
-Rescuati, o qualcosa di simile.
-
-— Rescuati Melli, forse? — chiese la Duchessa.
-
-— Precisamente.
-
-— Oh, conosco! Ho incontrato un Rescuati all'estero, in Germania!
-Simpaticissimo. Suo padre, mi figuro. Eccellente famiglia. Si
-trattiene?
-
-— Credo di sì. Ha preso una scuderia nella mia casa di via della
-Scala, — rispose Brandino Berardi. — Pare un giovane per bene, benchè
-discretamente provinciale.
-
-La Duchessa ebbe un sorriso silenzioso e passeggero. Ancora una volta,
-dietro il suo occhialino, il suo sguardo si trattenne, sagace, sul
-giovane.
-
-— Decisamente è una bella creatura quel morello. Neri è stato uno
-scimunito a non prenderlo. Coprite Tom, Dino, e dite al cocchiere
-che si muova. Fa freddo qui. A stasera, nevvero? — soggiunse con uno
-sguardo di saluto generale, mentre la carrozza si metteva in moto.
-
-Passando davanti al cocchio di Elisa, le mandò ancora uno dei suoi
-saluti speciali, che la Contessa ricevette senza nulla aggiungere alla
-correttezza un po' sostenuta di quello da lei reso. Poi Elisa disse
-dolcemente a Roberto:
-
-— E così, quando si fa questa presentazione alla duchessa d'Accorsi?
-
-— Come! — diss'egli altamente meravigliato — è _quella_ la duchessa
-d'Accorsi?
-
-— Sì, — disse Elisa, — ma perchè?
-
-Egli si mise a ridere.
-
-— Perchè, ecco. Avevo sentito certe storie! Scusi sa, ma proprio
-non capisco! Se è vecchia quanto il brodo, e brutta come.... Oh, lo
-direbbero così bene laggiù, da noi. Ma scusi, — soggiunse con un subito
-timore d'essere stato imprudente e scortese, — quella signora è forse
-una sua amica intima?
-
-Ella ebbe un rapido, altero cenno di diniego.
-
-— Oh no... no...
-
-S'avvide, dall'aria attonita di lui, di essere stata troppo vibrata nel
-suo: no.
-
-— Ci vediamo, — soggiunse con maggior pacatezza, — ci incontriamo di
-spesso, ma non siamo in relazione molto stretta. Ha una figlia alla
-quale sono molto affezionata, una cara giovane. La Duchessa riceve
-molto, ed ha molto spirito; vi sarà certamente utile per tutto ciò che
-riguarda la società. Per ciò avevo pensato di presentarvi.
-
-— Oh! quando crede — mormorò il giovane, ma con accento sì poco
-entusiasta che Elisa ne rimase un po' scoraggiata. Era a Firenze da un
-mese, Roberto, ed ella non aveva ancora potuto scrivere a Tecla ch'egli
-fosse il beniamino delle signore. Sino a quel tempo aveva frequentato
-più che altro le scuderie, e, certo in quei pressi, aveva acquistate le
-sue nozioni elementari sul conto della società fiorentina.
-
-— Ebbene, allora diciamo la settimana ventura, eh? Vi pare?
-
-Gli parlava dolcemente, dandogli del voi, mentre egli le dava del lei,
-come era convenuto tra loro.
-
-Egli s'inchinò pensando: Ouff! e non sapendolo ben nascondere. Proprio,
-non ne aveva voglia di quella presentazione. E quella cara Contessa ne
-aveva sempre una. O non l'aveva fatto trottare per tre ore, non più
-tardi di ieri, dagli Uffizi a Pitti per veder dei chilometri di tele
-dipinte! E l'altro giorno, quella lettura al Circolo... Misericordia!
-
-Ella s'accorse di qualcosa. Uno sgomento l'invase. Ma Dio mio! come
-fare con quel benedetto ragazzo, che non s'interessava a nulla!
-
-Sbagliava. Ma Roberto era abituato a far da sè, e quella specie di
-tutela, per quanto gentile, gli pesava alquanto. Glielo aveva detto la
-mamma, un po' troppo detto forse, che la contessa Elisa avrebbe fatto,
-detto, pensato per lui. Gli pareva finito, dopo tutto, il tempo dei
-precettori. E di _quello_ non se ne poteva fare certo un compagno.
-
-Contuttociò, la presentazione alla Duchessa ebbe luogo nella quindicina
-e Ginevra fu gentilissima per Roberto, che invitò subito ai suoi famosi
-lunedì sera. Il giovane ci andò una volta e non si divertì punto. Ci
-tornò, ma dopo parecchie settimane, una sera che si ballava e che c'era
-anche Elisa. Questa ebbe un momento di contentezza intima quando lo
-vide schierarsi al posto per i _lancieri_ vicino a Marina Negroni. —
-che bella coppia, pensò in cuor suo. — E se fosse il cominciamento?
-
-Una bella coppia veramente: alti entrambi di statura, robusti, freschi.
-Un'analogia, quasi, una somiglianza nella calma delle loro parole, dei
-loro gesti, delle mosse. A più d'uno colpì lo sguardo quella strana
-armonia d'aspetto e una vecchia amica della Duchessa si credette in
-dovere di fargliela rilevare.
-
-— Guarda un po', Ginevra, come stanno bene assieme tua figlia e quel
-nuovo. Chi è?
-
-— Chi? Ah! il protetto di Elisa Serramonti. Sì, non c'è male.
-
-— Pure, non ha l'aria di uno dei soliti suoi fidi. È ricco? Di buona
-famiglia?
-
-— Conte Rescuati. Cinquantamila franchi di rendita.
-
-— Ah! un partito, allora. Ma andrebbe benissimo per Marina.
-
-— Oh! sai che di ciò non m'impaccio. Marina sa il fatto suo... Ma non
-credo che sia il caso...
-
-Si arrestò, ridendo.
-
-L'altra rise pure, ma un po' incerta.
-
-— Come? — disse poscia con un sogghigno pieno di malizia interrogatrice.
-
-— È qui da qualche tempo? — soggiunse.
-
-— Oh, non so... un mese, due, tre... L'abbiamo trovato qui. Pare
-ch'ella faccia la sua educazione.
-
-— Oh! — disse l'altra.
-
-E di nuovo sulla sua bocca sdentata (era vecchietta assai quella cara
-contessa Flora Bandi Corvini) un lampo passò, maligno, fugace, ove
-pareva ricapitolarsi tutta la sua esperienza di tanti anni mondani.
-
-— Quella cara Marina! — disse, dopo un momento. — Ma sarebbe
-un'occasione eccellente, anzi un'opera buona!...
-
-— Mia cara Flora — rispose la Duchessa ridendo — Flora le opere buone
-le fa per conto suo e non di seconda mano. Del resto, come sai, la
-contessa Elisa è al disopra di ogni maligna interpretazione dei suoi
-atti. Ella santifica tutto ciò cui mette mano. Che direste di un'altra
-tazza di thè, mia cara Flora?
-
-La cara Flora prese il thè, che le recò per ordine superiore e colla
-sua solita grazia rassegnata, Dino di Follemare.
-
-Rimase ancora un'oretta, poi se ne andò. In anticamera vide la contessa
-Elisa, alla quale Roberto Rescuati offriva il braccio per scendere le
-scale.
-
-Tenne dietro da presso a quei due. Udì che Elisa rimproverava
-dolcemente Roberto.
-
-— Perchè venite via sì presto? Tornate.... Alla Duchessa dorrà di
-vedervi partire. V'accerto che posso benissimo rientrar sola. È la mia
-abitudine.
-
-— Ma mi annoio, sa? Tanta gente che non conosco! E quel dover
-ballare... Poi... ho un impegno.
-
-— Coi vostri nuovi amici?
-
-— Già... coi miei nuovi amici. Neri Speroni e... gli altri.
-
-Elisa ebbe un piccolo senso di contrarietà. Quel Neri Speroni... E gli
-altri... gli amici di Neri Speroni!...
-
-— Oggi mi ha scritto la mamma — disse a Roberto, con una dolcezza
-accentuata d'intonazione.
-
-— Davvero! — rispose il giovane. — Sta bene?
-
-— Sì, e mi domanda tanto di voi.
-
-— Ah! povera mamma! È un secolo che le devo scrivere. Anch'io, domani o
-doman l'altro senza fallo... Se le scrive, glielo dica.
-
-Ma Elisa sapeva che Tecla non avrebbe sì presto lettera di suo figlio.
-Roberto non era assiduo corrispondente. Come aveva detto, aveva spesso
-degli impegni.
-
-Ma dell'indole precisa di questi impegni non aveva creduto dover
-informare la sua protettrice. E questa pensava in cuor suo: Non è
-ancora il cominciamento, in ogni caso.
-
-E dietro loro, soletta (ah! non soleva esser così un tempo) la contessa
-Flora Bandi Corvini, col suo riso silenzioso, pensava: Contuttociò....
-voleva dir qualcosa Ginevra!
-
-
-
-
-V.
-
-
-La contessa Elisa Serramonti aveva, lo sappiamo, molti amici. Il
-migliore fra questi era indubbiamente Marcello Plana.
-
-Meglio di ogni altro, egli conosceva ed apprezzava quella donna. La
-sua ammirazione era più sagace di quella degli altri. Sapeva di lei
-qualcosa che essi e lei stessa ignoravano. La trovava troppo perfetta,
-troppo satura di saggezza e di ragione. Una volta le aveva detto
-ch'ella soleva esser giusta per tutti, meno che per una persona, la
-quale un giorno o l'altro avrebbe potuto vendicarsi. Elisa non era mai
-riescita a fargli dire chi fosse questa persona.
-
-Marcello Plana ed Elisa Serramonti non erano sempre d'accordo. Forse
-era provvidenziale per la prospera sorte dell'amicizia loro che non
-abitassero nello stesso luogo.
-
-Avrebbero finito col fraintendersi.
-
-Egli era talvolta pungente nei suoi apprezzamenti, mordace nei suoi
-giudizi; la singolare sua penetrazione rendeva formidabilmente indovino
-il suo spirito. Aveva per quella donna, che tanti invidiavano e che
-conduceva un'esistenza sì consona ai propri gusti, una specie di
-bizzarra pietà, ch'ella avvertiva bene spesso, provandone una vaga
-irritazione intima. Non amava d'essere compatita.
-
-Su un punto, più specialmente, s'accentuava il loro disaccordo. Egli
-la consigliava a rimaritarsi. Ma ciò per l'appunto, ella non voleva.
-Adduceva a sua difesa cento e una ragioni, tutte stimabilissime e molto
-logiche. La litania cominciava e finiva invariabilmente con una nota
-antifona: «Ho trentasette anni. È troppo tardi per ricominciare la
-vita».
-
-Ma anche in altri argomenti erano spesso di opinione opposta. Ed Elisa,
-seduta al suo scrittoio, una bella mattina, sulla fine del dicembre,
-mordeva lievemente la punta del suo artistico portapenne di tartaruga,
-pensando che ora doveva pure mantenere la sua promessa e parlargli di
-Roberto.
-
-L'argomento era ingrato. Ella non sapeva come dirgli, nè come celargli
-che il giovane, da qualche tempo in qua, non aveva fatti grandi
-progressi nella perfezione, anzi.... Aveva lasciato apposta poco spazio
-nel foglio per non poter dilungarsi sul soggetto.
-
-Depose la penna e sospirò.
-
-Che peccato!... Non era un cattivo giovane. Non si poteva chiamarlo
-corrotto, nè perverso. Buono, dopo tutto, senza boria, franco, con una
-certa disinvoltura e molta semplicità. Si vestiva meglio assai, ora,
-aveva perso subito, comprendendone tosto il ridicolo, alcune abitudini
-di vita di piccolo centro. Dimostrava un certo tatto, non aveva fatto
-passi falsi. Nella cricca esclusiva, diffidente, della gioventù dorata,
-aveva incontrate amicizie ed il minor novero possibile delle prove
-inevitabili ad un novellino. Era presto diventato uno dei loro. Pietro
-Galigay gli dava del _tu_, Cosimo Acciajoli lo aveva raccomandato
-al suo sarto di Londra e Dino Follemare faceva spesso colazione con
-lui da Giacosa, dietro quella grande invetriata che dà sulla via
-Tornabuoni, di faccia a palazzo Strozzi, il che significava a tutta
-Firenze come Roberto Rescuati fosse stato giudicato favorevolmente
-dal più schizzinoso e serenamente medioevale di tutti i gentiluomini
-fiorentini. Di Rescuati si parlava con simpatia, senza derisione.
-Uomini e donne avevano poi espresso con mirabile accordo l'opinione
-che Elisa aveva sì coscienziosamente combattuta quando l'aveva udita
-esternare da Marcello Plana.
-
-Tutti e tutte opinavano che Roberto era un bellissimo giovane.
-
-Questa bellezza, sulla quale alcune signore trovavano argomento di
-profonde osservazioni estetiche, non colpiva guari la Contessa. Non
-negava nè l'armonia delle fattezze, nè quella delle forme; pensava
-talvolta, vedendolo, ch'egli avrebbe potuto servir di modello per
-qualche statua di Antinoo, per qualche ritratto di Narciso al fonte.
-Cioè, no... Narciso era vano e Roberto no... Questo no! decisamente no!
-Bisognava rendergli giustizia.
-
-Riprese la penna e scrisse a Marcello Plana, come aveva promesso
-di fare, cioè sinceramente, sul conto di Rescuati. Gli disse che lo
-vedeva meno da qualche tempo, ch'egli frequentava molto la società dei
-giovani, poco quella delle signore, che, quanto al noto progetto, per
-ora non si potevano far pronostici.
-
-Chiuse così il paragrafo riguardante Roberto. Avrebbe potuto
-prolungarlo, riferire una vaga diceria sul conto del giovane, e di una
-stella d'operette... diceria che qualcuno si era preso il divertimento
-di riferire a lei. Ma ella non l'aveva creduta e perciò non si credeva
-in obbligo di citarla. Oh Dio! una delle rondinelle dell'_Augellin Bel
-Verde!_... al Politeama. Impossibile!
-
-Non accennò dunque all'_Augellin Bel Verde_, nella sua lettera a Plana,
-e credette di cader dalle nubi, quando nella pronta risposta dell'amico
-trovò una lontana sì, ma non dubbia allusione alle _distrazioni_
-musicali e drammatiche che il giovane provinciale aveva subito saputo
-trovare a Firenze. Ah! era vero, dunque!...
-
-Ebbe un sorriso triste. Oh, ella non si era ingannata giudicandolo
-tanto fanciullo, tanto: come gli altri!
-
-Pensò a Tecla, e sospirò. Povera donna... povera madre! L'_Augellin
-Bel Verde!_ E Marina Negroni? e tutti i suoi progetti, i suoi sogni?
-Invece, l'_Augellin Bel Verde!_... Non già che si meravigliasse
-tanto... Un po' di vita la conosceva, e la dimora in Firenze è
-piuttosto atta a capacitare anche le anime più ingenue di quanto esse
-potrebbero forse ignorare altrove. Ma così, per l'appunto...
-
-Un giorno, da Vieusseux, s'imbattè colla duchessa d'Accorsi, che
-cercava una pubblicazione d'arte industriale del 700, per certi suoi
-mobili d'un nuovo salotto. Le due signore non si vedevano da qualche
-tempo e la Duchessa ne espresse cortesemente il rammarico ad Elisa.
-
-— Sempre occupata, mia cara? E neppure quel caro Rescuati non si fa
-vivo! Gli ho fatto le più commoventi _avances_ per onorare la sua
-raccomandazione, ma mi ha dimostrata una nera ingratitudine. Peccato!
-un carissimo giovane. Ma una vera Pelle Rossa, per la sociabilità.
-Dovrebbe sgridarlo un tantino lei, Contessa... che ha tanta influenza
-sull'animo suo.
-
-La Duchessa non era di buon umore quel giorno. Quei terribili nervi
-agivano sì direttamente, talvolta, sulla sua lingua.
-
-Ma Elisa invece era molto calma e sorrise serenamente.
-
-— Infatti, Duchessa, il conte Rescuati è colpevole di molte negligenze.
-È ancora un po' selvaggio forse e stenta ad orientarsi. Bisogna
-perdonarlo.
-
-— Oh! — interruppe la Duchessa, — è imperdonabile, con una stella
-polare come quella che il destino ha messo a capo della sua vita!...
-
-Il complimento era detto con molto garbo; pure Elisa ebbe il senso di
-una puntura.
-
-Guardò in volto, fissa, la Duchessa.
-
-— È molto giovane — rispose con dolcezza — e in questi giorni sta
-organizzando la sua nuova dimora. Io stessa lo vedo assai poco.
-
-— Male, — disse la Duchessa ridendo. — Mi hanno detto ch'ella ha molto
-a cuore l'avvenire di quel giovane.
-
-— È vero — rispose Elisa. — È il figlio della mia migliore amica.
-
-— Oh! naturalissimo che abbia dell'interessamento per lui. Ebbene,
-giacchè è così, mi permetta un consiglio. Lo esorti a frequentare
-la buona società. Ciò lo salverà forse dai pericoli della cattiva.
-Pare, che sia già un pochino sulla via di questa. Noi, naturalmente,
-ignoriamo tutto ciò, e parlarne a lei è una vera profanazione; ma ho
-sentito da questi scioperati... Carina, sa... oh! ha buon gusto il suo
-protetto, una colonna della Compagnia Scalvini! Una cosa da nulla,
-s'intende! Questione di un po' di tempo e di quattrini sciupati. Il
-suo protetto se la caverà benissimo come gli altri e tornerà, da buon
-figliuol prodigo... all'ovile. Ma bisogna proprio che scappi, ho fatto
-tardi. Come son contenta d'averla veduta! Un amore quel suo mantello.
-Laferrière, nevvero? Si capisce lontano un miglio. Marina l'aspetta pel
-concerto martedì. Cara Contessa...
-
-Le strinse la mano calorosamente, e se ne andò contenta. Stava meglio,
-ora, dei suoi nervi.
-
- *
- * *
-
-Ah! quell'orribile _Augellin Bel Verde_! Non solo dovette udirne
-parlare quella povera Contessa, ma un giorno fu proprio costretta a
-vederlo.
-
-A tutt'altre sorti era stato predestinato quel giorno. Elisa lo aveva
-scelto, fra tanti, per la sua famosa gita a Vincigliata.
-
-Conosceva personalmente il proprietario dell'antica dimora medioevale,
-da lui ritornata, con sì profonda e splendida intelligenza della
-storia e dell'arte italiana, all'antico essere. Non aveva d'uopo, per
-penetrare in quella splendida residenza, del permesso, limitato pel
-volgo dei curiosi ad un solo giorno della settimana. Il proprietario
-di Vincigliata si reputava fortunato, quando poteva farne personalmente
-gli onori, alla contessa Serramonti ed a quanti amici suoi ella volesse
-far partecipi del privilegio. E di questi amici ella aveva fatto
-stavolta un'accuratissima scelta.
-
-Tre signore e quattro uomini. Lei, Marina Negroni e mad.e Cholet,
-la sapientissima moglie di un arcisapiente professore belga, venuto
-a Firenze per certe ricerche sui fasti Medicei e raccomandato alla
-Contessa da un vecchio collega del padre suo. Il comm. Gerra, il duca
-di Sant'Eremo e Roberto Rescuati.
-
-A questo ella aveva già fatta la proposta della gita il giorno prima.
-Roberto, preso così all'improvviso, accettò l'invito, senza però
-dimostrare un soverchio entusiasmo. Breve, non osò ricusare, benchè
-ne avesse una voglia terribile, che la Contessa o non ravvisò o
-coraggiosamente neglesse.
-
-Il convegno era per le otto in casa Serramonti. Si giungeva a
-Vincigliata alle nove e mezzo. Visita, _lunch_, due ore. Il ritorno
-poteva esser effettuato per il mezzodì.
-
-Ell'era molto fiera di aver combinato tutto ciò. Era riescita
-finalmente a riunire, per quella geniale trottata, Marina e il suo
-protetto. Possibile ch'egli potesse sottrarsi completamente al fascino
-della bellezza di lei? Già parecchie volte i due giovani s'erano
-incontrati in casa sua o nel suo palco alla Pergola e non parevano
-trovarsi male quand'erano insieme. Marina sapeva qualcosa dell'arte
-ippica, non era mai noiosa, non sfoggiava cognizioni inquietanti.
-Era seria, con una semplicità di modi e di frasi che parevano far
-fede d'una mente solida, scevra da preoccupazioni personali. Ella non
-pareva mai in causa. In realtà aveva un'unica, suprema preoccupazione:
-sè stessa e il suo avvenire; non si perdeva di vista, neppur per la
-frazione di un secondo. Aveva immediatamente subodorati i progetti
-della Contessa sul suo conto e sul conto di Roberto. Ma serbava
-accuratamente per sè quella cognizione. Istruita da una amara sequela
-di esperienze, non si faceva illusioni, ma stava in agguato degli
-eventi. Non aveva la fede, quella che salva, ma faceva lo stesso,
-coraggiosamente, il suo dovere.
-
-Il che è ammirabile, come sapete.
-
-La Contessa s'era alzata alle sette, ed era già pronta quando le
-recarono una letterina, testè consegnata ai suoi dal domestico di
-Roberto. Il conte Rescuati, dolentissimo, si scusava. Un violento
-raffreddore lo obbligava a letto. Mille scuse. Oh, un profluvio di
-scuse!
-
-Dolente, ma soprattutto inquieta, la Contessa volle interrogare il
-domestico latore del biglietto. Un fiorentino puro sangue, raccomandato
-a Roberto da Neri Speroni. Corretto, inappuntabile, con un par
-d'occhi scintillanti, che dovevano averne viste di vario colore.
-Aveva profittato dell'occasione per condurre a spasso Arnetto, il cane
-lupetto, tutto bianco, del suo padrone.
-
-Rassicurò rispettosamente la signora che lo interrogava.
-
-— Il signorino era venuto a casa per tempo la sera prima, e s'era
-coricato con un forte dolor di capo. Gli aveva detto di svegliarlo per
-tempo la mattina; poi quando si doveva alzare... insomma... non aveva
-potuto, per il grande raffreddore. Ma cosa da nulla. Un po' di letto e
-tutto passerebbe.
-
-Elisa congedò il domestico colla sua solita affabilità e rimase
-impensierita e mortificata. Che contrattempo per tutte le sue
-combinazioni!... E purchè davvero non fosse nulla quel raffreddore! A
-volte cominciavano così alcune malattie.
-
-Volontieri avrebbe rimessa la gita ad un altro giorno. Ma era tutto
-combinato e non si poteva. Chiamò Pietro, il suo vecchio domestico, e
-gli raccomandò che andasse verso le undici e mezzo a prender notizie
-del conte Rescuati. Le avrebbe così, recentissime, al suo ritorno.
-
-Gli altri invitati, non essendo stati colti dal menomo raffreddore,
-giunsero tutti all'ora indicata e udirono imperterriti l'annunzio dato
-loro dalla Contessa del mancato intervento del giovane Rescuati. La
-coppia esotica non lo conosceva. Gerra e Sant'Eremo non avevano per lui
-una simpatia molto pronunziata e Marina non parve affatto turbata da
-quell'annunzio. Sperò colla Contessa che fosse cosa da nulla.
-
-La comitiva si mise in moto, con tutta la buona voglia immaginabile
-di godersi la gita. La mattinata era freddina ma bella e nei due
-_landeaux_ la conversazione non languiva. Nulla avrebbe potuto far
-sospettare le materne apprensioni della Contessa e l'acerbo, il cocente
-disappunto di Marina Negroni.
-
-L'arrivo, la visita al Castello, il _lunch_, tutto ebbe luogo
-felicemente e nel modo più indicato. La coppia forestiera fu al colmo
-dell'ammirazione e dell'entusiasmo e tutti lasciarono quella strana e
-splendida dimora colla solita dose di trasporto per la bellezza delle
-cose vedute e per l'intensità dell'impressione generale. Al ritorno, la
-Contessa ebbe un'idea, anzi, ne ebbe due. Volle percorrere la strada
-dei Colli, per farne ammirare le bellezze ai suoi ospiti forestieri.
-La mattinata era sì bella che tutti ebbero voglia di una passeggiata.
-Scesero dalle carrozze e camminarono sino al Belvedere, ove fecero
-sosta per ammirare quella infinita vaghezza di prospettiva, quello
-spettacolo del quale sembra non potersi mai saziare l'occhio e l'animo
-di chi lo contempla.
-
-Ma, mentre s'indugiavano lassù, alla Contessa parve vedere un po' di
-pallore sul volto di Marina. L'interrogò con premura... Si sentiva
-male?... — Ma no... tutt'altro!... Era un po' di appetito.
-
-Si constatò il fatto, ridendo. Si constatò pure che, per una strana
-coincidenza, esso si riproduceva in varie proporzioni su parecchi fra i
-componenti la brigata. Il _lunch_ era stato copioso, ma un'ora e mezzo
-di trottata, quel po' di moto fatto a piedi, l'arietta frizzante...
-
-— Se si facesse colazione qui? — suggerì a un tratto la Contessa.
-
-La proposta fu accolta ad unanimità di voti. Solo si trattava di
-trovare un luogo atto a realizzare il progetto sì bene accolto.
-
-Il viale dei Colli è poco frequentato durante l'inverno.
-
-Bello, ideale qual'è, oggetto d'ammirazione e d'invidia pei forestieri
-che lo visitano, non gode, quanto meriterebbe di goderle, le simpatie
-dei Fiorentini. Per questi l'attrazione delle Cascine è tuttora senza
-rivali, poi non amano stancare, sulla lunga salita dei Colli, le loro
-celebri pariglie di cavalli. Neppur durante l'estate quest'incantevole
-passeggiata riesce ad accaparrare gran concorso di gente. I non molti
-caffè, _restaurants_, birrarie che si trovano sul suo percorso, fanno
-affari discreti, ma nell'inverno sono chiusi quasi tutti. Sant'Eremo
-rovistò alquanto nei suoi ricordi del luogo, poi si offerse quale
-esploratore. Si assentò per un quarto d'ora e tornò trionfante,
-gridando da lungi: _Eureka!_ Aveva trovato. Un piccolo _restaurant_
-civettuolo, a foggia di _châlet_, nicchiato in una specie di giardino.
-Un'abbondanza d'edere, di ligustri, di lauri, alternati a fitte e
-spesse macchie di bambù, davano a quel luogo una falsa, ma invitante
-apparenza di episodio estivo, in mezzo alla nudità jemale della
-campagna circostante. Perennemente aperto, quel piccolo stabilimento,
-filiale della casa Doney e nipoti, gode di una certa riputazione
-gastronomica, ed è spesso fatto scopo delle gite di gaie comitive
-fiorentine.
-
-Quella della Contessa fu premurosamente accolta dal personale
-disoccupato, nella vasta sala pressochè deserta, dove alcuni tavolini
-soltanto erano occupati da qualche esotica figura di touriste inglese
-o tedesco. Il duca di Sant'Eremo assunse la direzione degli eventi,
-e fece preparare un tavolo in disparte, in una specie di recesso,
-davanti ad una larga porta a vetri, che permetteva la vista del
-giardino e della vaghissima prospettiva sottostante. La colazione
-fu tosto imbandita, e già le chiacchiere s'incrociavano, quando un
-piccolo avvenimento venne a distrarre per un istante l'attenzione della
-comitiva. Un allegro schioccar di frusta echeggiò sul vialetto che
-faceva capo al _restaurant_ e subito si vide avanzarsi con trionfale
-rapidità un drag a quattro cavalli con un carico di giovanotti, Neri
-Speroni e consorti, fra i quali spiccavano due _toilettes_ femminili.
-Una di queste _toilettes_ sfoggiava tutti i suoi pregi di vistosità
-sgargiante sull'alto seggio del legno, a fianco dell'auriga. E l'auriga
-era Roberto Rescuati Melli.
-
-La contessa ravvisò tosto il suo «figliolo.» Indovinò (forse non era
-difficile il farlo, neppur per lei, tanto n'erano caratteristiche la
-bellezza e l'acconciatura) chi fosse quella specie di signorine ch'egli
-conduceva lassù, in sì gaia comitiva. Non era nè abbastanza giovane,
-nè inesperta del mondo per dare soverchia importanza a un fatto che
-l'amabile disinvoltura della gioventù fiorentina le aveva messo qualche
-altra volta sott'occhio! Pure, provò un senso impetuoso e indicibile di
-pena.
-
-Pensò a Tecla. Oh s'ella vedesse suo figlio così. E quella menzogna,
-così inutile, così bassa, del biglietto inviatole! Un violento
-rossore le salì alle gote, volse il capo con un atto involontario,
-affatto istintivo. Marina represse l'ombra di un sorriso e non battè
-palpebra. Gli uomini scambiarono un rapido sguardo d'intesa che si
-ripetè parecchie volte, quando Neri Speroni, recatosi a terra d'un
-salto, invitò con molta galanteria la bella compagna di Roberto a
-volersi gettare nelle sue braccia, se aveva la menoma idea di scendere
-e di far colazione. La signorina faceva delle difficoltà e mandava
-degli strillini da pavoncella spaventata, ma poi si decise e calò con
-mirabile arditezza, al conseguimento della quale non doveva essere
-estranea una certa abitudine dei ponti sospesi e d'altri praticabili
-della scena. Capitò dall'alto, come una vera rondinella ch'ell'era,
-mentre l'altra signora, evidentemente un olocausto al decoro della
-famiglia, fu laboriosamente calata a braccio da un domestico, in mezzo
-agli evviva incoraggianti di quei signori.
-
-La lieta brigata fe' irruzione nella sala del _restaurant_, dirigendosi
-verso un tavolo poco lontano da quello ove la Contessa presiedeva
-tranquillamente al suo _déjeuner_; ma, giunto presso a questa, Roberto
-ed i suoi compagni si arrestarono... e un momento di visibile imbarazzo
-si produsse nel gruppo. Una vampa di fuoco salì alle gote di Rescuati.
-Esitò, incerto, se dovesse salutare; poi salutò, ma, subito, mutando
-bruscamente direzione, condusse il suo drappello quanto più lungi potè,
-all'altra estremità della sala, dove l'Augellin Bel Verde cominciò
-tosto a discutere, a voce molto alta, il _menu_.
-
-La Contessa aveva già ripreso la sua conversazione con Madame Cholet
-sulle impressioni di Vincigliata. Donna Marina intratteneva gli
-uomini colla sua solita grazia riposata e la colazione procedeva
-tranquilla, nella serena ignoranza della più effusiva allegria,
-che si andava suscitando all'altra estremità della sala. Laggiù le
-risate echeggiavano, il _diapason_ delle voci si alzava alquanto;
-ad ogni minuto si andava producendo lo strepito caratteristico dello
-stappare d'una nuova bottiglia, benchè Neri Speroni dichiarasse, senza
-complimenti, di non aver mai visto così ingrullito quel caro Bertino.
-
-Finita la colazione, Sant'Eremo ebbe una idea felice. Chiamò uno dei
-camerieri, e fece aprire l'invetriata che metteva nel giardino. E
-di là, senza traversare la sala, abbreviando piacevolmente la via,
-escirono all'aperto la Contessa e i suoi amici.
-
-Il ritorno si effettuò felicemente e la brigata si divise col solito
-scambio di congratulazione per la riescitissima gita.
-
-La Contessa era appena rientrata nella sua camera, quando Pietro,
-fedele alle istruzioni ricevute, venne rispettosamente a darle conto
-della sua missione. Era stato, alle undici e mezzo precise, a prender
-notizie del signor conte Rescuati. Aveva parlato col suo cameriere,
-quello stesso ch'era venuto alla mattina. Il signor Conte era tuttora
-coricato, ma stava meglio e si alzerebbe per il pranzo. Faceva mille
-ringraziamenti.
-
-— Sta bene — interruppe tranquillamente la signora e congedò Pietro.
-
-Quando fu sola, si sentì, a un tratto, côlta da una grande malinconia.
-La volgarità brutale di quell'episodio le aveva fatto male. Oh lo
-sapeva bene che accadeva così... quasi per tutti: ch'era l'aria,
-l'atmosfera, l'immensa contagione della vita. Quelle piccole farfalle
-variopinte dall'esistenza effimera, quello sciametto di gaie tarme
-sotto il cui lievissimo morso, ripetuto all'infinito, finiva collo
-sbriciolarsi non ferito, no, solamente intignato, il cuore della
-gioventù!... Una passione, un'illusione, sincera per quanto errata,
-pazienza! Ma così!... E intanto, dall'altro lato, la schiera tacita,
-malinconica dei cuori condannati alla vana attesa, i poveri cuori
-assetati d'amore delle fanciulle, di quelle che vivono scordate,
-trascurate... a cagione delle altre! Ah! povera Marina! E sarebbe stata
-così adatta per lui!... Stavano così bene assieme!... Facevano una sì
-bella coppia! Bellissimi entrambi.
-
-Qui, un pensiero nuovo, inatteso, s'imbrancò fra quelli che irritavano
-la sua mente, e la fece sorridere. Si ricordò di ciò che le aveva detto
-Marcello Plana: lo troveranno bello e vi darà del filo da torcere.
-
-A proposito, doveva mantenere la sua promessa. Scrivergli di lui. Lo
-aveva fatto già, qualche volta... due, tre. Ma sempre con un lieve
-senso di contrarietà. Poichè, in coscienza, non poteva dargli splendide
-nuove del successo della sua missione. Ed egli rispondeva in un certo
-modo, così curioso! Stavolta però ella provò un subito desiderio di
-scrivere a Marcello Plana, di parlargli a lungo di quel suo indocile,
-ricalcitrante pupillo. Pensò a scrivergli dell'episodio del mattino. Si
-accinse a farlo, ma s'accorse, non senza una specie di sorpresa, che,
-mentre cercava il modo spiccio, geniale, svolazzante della relazione,
-questo modo per l'appunto pareva sfuggire di sotto alla sua penna.
-Provò, cancellò, tornò a provare... niente. Diventava una storiella da
-_Vie Parisienne_. Per scriver bene quelle storielle, bisogna ridere di
-cuore, scrivendole, ed ella non poteva.
-
-Tra lei e il suo solito buon umore c'era il pensiero di Tecla e quello
-di Marina... il senso, la pietà degli affetti condannati all'inerzia,
-il disgusto delle piccole cause, delle piccole volgari tentazioni,
-della strettissima gora d'acqua stagnante, in cui affondano talvolta,
-incoscienti, noncuranti le non forti anime.
-
-— Non posso — disse. — Scriverò un'altra volta. — E lacerò il foglio.
-Prese la _Revue des Deux Mondes_, si adagiò nella sua favorita
-poltroncina di velluto di Genova, e cominciò a tagliare i fogli di uno
-di quegli strani, dolci articoli di Renan sulle tradizioni bibliche
-e sulla vita degli Apostoli, quelle pagine ove l'autore sembra avere
-intinta la penna nella tavolozza sì umana e sì mistica a un tempo, del
-nostro Morelli.
-
-Ma due o tre volte, dallo sfondo luminoso del grande paesaggio
-orientale, balzò fuori insistente, importuna, come un moscherino
-che penetri nell'occhio, l'immagine di una personcina snella, di
-una faccetta pallida di _veloutine_ e di bianco mal tolto, con un
-cappellone impossibile e due immensi _accroche-cœurs_ che tracciavano
-sulle tempie come due gran punti d'interrogazione. E l'Augellin Bel
-Verde calava, ridendo e strillando, dall'alto del drag, dove se ne
-stava Roberto colle quattro redini in mano e col gaio sguardo chinato
-su di lei.
-
-
-
-
-VI.
-
-
-Di ritorno dalla famosa gita, donna Marina Negroni salì direttamente in
-camera sua.
-
-La cameriera venne a prestarle i suoi servigi. Ella lasciò fare, in
-silenzio, con una inerzia di tutto l'essere, che non le era solita.
-Quand'ebbe indossata la lunga vestaglia di flanella bianca, che metteva
-quando voleva rimanere sola nella quiete del suo appartamento, si
-diresse verso la sua lunga poltrona chinese. Ma, prima di adagiarvisi,
-si rivolse alquanto duramente alla cameriera, che rimaneva al suo posto
-in atteggiamento di attesa:
-
-— Ebbene, che c'è ancora?
-
-La Clelia aspettava gli ordini. A che ora doveva venire a pettinarla?
-Che abito comandava pel pranzo?
-
-Allora soltanto Marina si rammentò. Infatti, gran pranzo di gala quel
-giorno in casa d'Accorsi: ci sarebbero i d'Urbino, un ex-ministro
-inglese di passaggio a Firenze, gli sposi d'Argovano e Sua Altezza il
-principe Luitpoldo Hetzengenfeld.
-
-Un principe regnante, se vi piace. A dir vero, il suo Principato non
-era di una vastità ragguardevole; comprendeva un territorio le cui
-proporzioni erano una via di mezzo fra la Repubblica di S. Marino
-e quella di Val d'Andorra. Ma tant'è, anche in quel ritaglio di
-Principato ci capiva uno scampolo di Corte, un minuzzolo d'esercito e
-un campioncino di Sovrano... Incorreggibile, quella Germania!
-
-Donna Marina rimase un istante sopra pensieri.
-
-La cameriera attese ancora, attonita, tanto erano poco abituali nella
-sua padroncina l'indugio e la procrastinazione. Soleva discutere a
-lungo, diligentemente, ogni particolare della sua acconciatura, in
-siffatte occasioni. Ma stavolta disse soltanto: — Suonerò — con un
-gesto di commiato che non ammetteva repliche.
-
-La cameriera non osò insistere. Si eclissò in silenzio.
-
-Allora, quando fu sola, donna Marina fece qualcosa d'insolito.
-Venne meno alla perfetta moderazione della propria immagine. E
-inconsciamente, proprio senza pensarci, assunse una delle più belle
-e sincere attitudini che una mente d'artista abbia mai attribuito ad
-un'immagine di donna. Stette, come sta la Saffo di Pradier, seduta,
-col busto ripiegato su sè stesso, colle mani nervosamente intrecciate
-attorno al ginocchio destro rialzato. Il capo chino, il collo teso,
-le labbra compresse, le nari allargate. Nell'incavo marcato delle
-occhiaie, lo sguardo lungo, calmo e disperato; lo sguardo saturo del
-convincimento dell'indifferenza di Faone!
-
-Pure, donna Marina non aveva nulla di comune con Saffo. Era bella
-anzitutto e nessuno ignora che la storia ha ostinatamente negato
-questo privilegio all'infelice poetessa di Lesbo. Ma in quel momento,
-c'era un'identità. Anche lo sguardo di donna Marina vedeva qualcosa,
-qualcuno perdersi vagamente nelle brume dell'orizzonte. Non Faone per
-l'appunto... benchè... Oh! ma a ciò non bisognava badare... E quella
-che scompariva così, sempre così, era soltanto la solita larva!
-
-Aveva venticinque anni ormai, quasi ventisei...
-
-Oh! era terribile!... sentirsi bella, sapersi dotata di rare qualità
-di carattere e d'intelletto e colpita, ciò non ostante, dalla fatalità
-cieca di una condanna! Non poter essere amata, non saper destare una
-passione sincera, schietta, un desiderio acuto, irresistibile nel
-cuore di un uomo! Ma un uomo eleggibile, qualcuno ch'ella potesse
-sposare, che potesse darle una posizione normale, e toglierla a quella
-di ospite, di beneficata del Duca d'Accorsi. Ella che tutto sapeva,
-che tanto vedeva! Oh! sì, in quell'ambiente sì eletto, sì ricco,
-ove erano in apparenza sì largamente appagate tutte le vanità della
-donna, che continua flagellazione de' suoi più intimi e più sacri
-orgogli! E che brutale, che suprema necessità di non aver cuore, di
-difendersi sorridendo, senza allontanare, senza disgustare alcuno,
-sentendosi di fronte all'incredulità più o meno celata della vera
-rigidità dei suoi principii, all'ingenua meraviglia ch'ella non fosse
-abbastanza... figlia di sua madre! Marina aveva, tanto per suo conforto
-quanto per suo tormento, un'implacabile serenità di raziocinio, la
-visione precisa, netta, infallibile delle ferree necessità della
-vita. S'era prefissa uno scopo unico e nulla doveva distrarla da
-questa preoccupazione. Fare un buon matrimonio, che le procurasse
-una posizione larga, comoda, circondandola della stima, della
-considerazione generale: poichè di ciò sopratutto ell'era assetata. Lo
-sapeva bene ciò che il mondo vuole, per accordarvi il sorriso del suo
-_placeat_, il privilegio delle sue indulgenze! E in questa sua guerra
-di conquista, colla coscienza della mancanza del più valido dei mezzi,
-il dono di piacere, Marina aveva accuratamente, _a priori_, esclusa
-la possibilità di un altro intervento, quello dei proprii sentimenti,
-del suo cuore. A che le avrebbe servito, col suo sistema, colla sua
-volontà di riescire, in ogni modo, con una già preparata, sempre pronta
-immolazione dei propri sentimenti personali?
-
-Cominciava, però, a esser stanca. La lunga, interminabile attesa la
-snervava. Ogni tentativo fallito pareva lasciare una delusione sempre
-più dolorosa nell'intimo suo. Le pareva che ella e il tempo non
-lottassero più a condizioni uguali. Credeva sempre al suo sistema, lo
-riteneva il solo attuabile, nell'anormalità crudele delle circostanze.
-Ma i sorrisi sereni, la calma imperturbabile, la grazia perfetta,
-l'uguaglianza tanto amena del suo carattere, oh lei sola sapeva cosa le
-costavano ormai! E quel doversi prestare, con apparente incoscienza,
-senza convincimento della riescita, ma solo per debito di coscienza,
-alle benevoli imprese degli amici... Quest'ultima, per esempio, il
-tentativo di Elisa, la sua ingegnosa trovata perchè ella potesse
-trovarsi col giovane Rescuati!
-
-Non aveva mai creduto.... oh no.... neppure un momento. Non rammaricava
-che l'occasione perduta, s'intende.
-
-Pure, stavolta, le pareva più dura, più crudele delle altre delusioni!
-Forse perchè veniva appunto dopo tante altre!...
-
-Non volle chiedere altro al suo pensiero. S'indignava già seco stessa
-d'aver tanto sofferto per una cosa che non doveva tornarle nuova. Ma
-era stanca, stanca di tutto ciò; non ne poteva più!
-
-Scompose la sua inconscia posa di Saffo, e celò il volto fra le mani,
-mordendosi forte le labbra.
-
-Balzò in piedi ad un tratto! Qualcuno, senza aver avvertito nè
-chiamato, stava per aprir l'uscio della sua camera.
-
-— Non si può, — disse Marina con accento irritato e supponendo fosse la
-cameriera.
-
-Ma un tranquillo — Son io, — la colpì di meraviglia. L'uscio s'aperse
-senz'altro. Non era la cameriera, era qualcuno che non soleva fare
-frequenti visite al terzo piano del palazzo, la duchessa Ginevra
-d'Accorsi.
-
-— L'accoglienza non è troppo incoraggiante, per una persona che fa sei
-capi di scale per venirti a vedere. Bisognerà far mettere un ascensore
-anche da questa parte, a proposito!
-
-La figlia accostò premurosamente una seggiola alla madre, che vi si
-lasciò cadere, guardando Marina con quell'espressione di freddo esame,
-che aveva per effetto immediato di rendere Marina più che mai cauta e
-padrona di sè stessa.
-
-La giovane rimase in piedi silenziosa. La sua attitudine ora era
-pronta, vigile, difensiva.
-
-A modo loro, quelle due donne si amavano. Nei tempi passati — quei
-tempi di estreme, di valorosamente dissimulate strettezze, il cui
-ricordo non pareva neppur possibile in casa d'Accorsi — la vedova
-Negroni aveva fatto molto, sofferto pure qualcosa, per tener seco
-la figlia, reclamata dalla famiglia del marito. Condizione _sine qua
-non_ del suo matrimonio col duca d'Accorsi, che Marina fosse tenuta ed
-allevata in casa. E Marina non si era mostrata ingrata.
-
-La Duchessa aveva ogni tanto delle malattie nervose, che non rendevano
-facili le mansioni dell'infermiera, e questa era invariabilmente ed
-esclusivamente sua figlia. Ma non avevano l'una per l'altra nè simpatie
-di vedute, nè omogeneità di carattere e di principî. Coll'andar del
-tempo, la vita in comune veniva offrendo ad entrambe delle gravi,
-odiose difficoltà!
-
-— Ebbene, — disse la Duchessa, allungandosi comodamente nel seggiolone,
-— come è andata questa gita?
-
-— Benissimo, — rispose Marina.
-
-— Ah! ti sei divertita?
-
-— Assai.
-
-— I cavalieri della brigata sono stati amabili?
-
-— Amabilissimi.
-
-— Specialmente il conte Rescuati, nevvero?
-
-Marina si morse le labbra. Il suo primo impulso era stato quello di
-lasciar credere alla madre che il giovane avesse preso parte alla
-gita, ma il sorriso ironico della Duchessa ammonì la giovane che il suo
-giuoco sarebbe stato facilmente smentito.
-
-— Ah! — disse con indifferenza — sai?...
-
-— Ma certo! — rispose la Duchessa, ridendo. — Mi fu narrata tutta la
-storia or ora da Dino, il quale l'aveva udita mezz'ora fa, al Club, da
-Neri Speroni. Il raffreddore, le notizie. Ah... ah! Un vero bozzetto di
-Gyp... E l'incontro al Restaurant, mentre egli vi credeva lassù, da sir
-Temple! Neri dice che era qualcosa d'impagabile la faccia di Rescuati.
-Ah! avrei voluto esserci! Dev'essere stata assai comica... Pare ch'egli
-ne sia innamorato davvero. Pel quarto d'ora.
-
-Marina non rispose. Alzò quasi impercettibilmente, con una mossa piena
-di moderazione e di filosofia, le bellissime spalle.
-
-— Bisogna convenire, — prosegui la madre, — che quella tua cara
-protettrice ed amica ha tutte le qualità di questo mondo, eccetto
-quella di riescire nell'esecuzione dei suoi benevoli intenti. Anche
-stavolta non ha avuto buona mano, come suol dirsi volgarmente. Me ne
-rincresce per te, benchè, a dir vero, non fosse un partito eccezionale.
-Ma per lei, ebbene, sì, ci ho un gusto matto!
-
-Rise ancora, mettendo in mostra una dentatura larga un po' ingiallita,
-ma forte e sana. Di quei denti che, se si mettessero a mordere nel
-vivo, porterebbero via agevolmente il loro pezzetto di carne.
-
-— Perchè? — chiese tranquillamente Marina. — Cosa ti ha fatto? Pensa
-che servigio ha tentato di renderti! Dovresti esserle grata, almeno
-della buona intenzione.
-
-— E chi ti dice che non lo sia, — ribattè la Duchessa, mettendo, nel
-sarcasmo della sua risposta, lo stesso accento di moderazione del quale
-s'era valsa la figliuola. — A me non ha fatto nulla. Ma una lezione la
-meritava, colla sua manìa di protezione, colle ridicole arie materne
-che si dà con quel giovane, il quale mi sembra, dopo tutto, un grande
-imbecille. Almeno suppongo. Potrebbe darsi invece che non lo fosse per
-nulla.
-
-Ebbe un sorriso enigmatico e bizzarro.
-
-Ma tosto mutò voce e maniera e assunse quel suo fare incisivo e
-determinato che non ammetteva tergiversazioni.
-
-— Marina, — disse alla figlia, — sono salita appositamente per parlare
-con te di qualcosa che preme. Ma la verità, nevvero? una volta tanto...
-
-Marina chinò il capo con un cenno di calmo assenso; ma era ben decisa
-a non dire, in fatto di verità, più di quel tanto che le parrebbe
-conveniente.
-
-— Non ti ho fatta una raccomandazione superflua, — insistè la Duchessa.
-— Ci sono dei casi in cui la semplice verità costituisce la migliore
-delle astuzie. Ma veniamo al fatto. Il conte Rescuati, per una ragione
-o per l'altra, non pensa a prender moglie e non pensa a te. Così è,
-nevvero?
-
-— Così è, infatti. E poi?
-
-— Allora tu, naturalmente, rinunzi...
-
-— Scusa. Il termine non è esatto. Non sono io che rinunzio, è lui che
-non ci ha mai pensato; io non sono in causa.
-
-— Sta bene. Ma (la domanda non ti sembri strana, non lo è) ti spiace
-questo fatto, più di quanto comporti lo svantaggio materiale della
-circostanza? Non hai provato per quel giovane.... No, non affrettare la
-risposta, pensa un momento, prima di rispondere.
-
-Marina attese, infatti, docilmente un momento. Ma solo per adottare,
-immutabile, una linea di condotta.
-
-— No, — disse poscia con tutta la voluta posatezza, — non ho provato
-nulla.
-
-Mentiva ora, alteramente, per un senso d'intimo orgoglio, perchè, anche
-se non era, _doveva_ esser così. Mentiva e a sè stessa ed alla madre
-sua. Roberto aveva avuto uno strano privilegio, senza saperlo e senza
-cercarlo. Aveva destata una segreta emozione, forse la prima, nel cuore
-di donna Marina Negroni.
-
-— No, dunque? — insistè la madre...
-
-— No, — rispose tranquillamente la figlia.
-
-— Ebbene, meglio per te, mia cara Marina. Allora, nè in questa, nè in
-altre occasioni, hai mai provato...
-
-— L'amore, vuoi dire?
-
-— Sì, l'amore, se credi. Oh Dio, ha tanti nomi, tante personificazioni!
-Sentimento, capriccio, distrazione, che so io....
-
-— Oh! Ha tanti nomi, infatti. Ma vedi; qualunque idea rappresentino
-questi nomi, essa non è fatta per me. Non ho, pare, il dono d'ispirare
-quest'amore, ma neppure, grazie a Dio, la capacità di sentirlo. È un
-divertimento che lascio ad altri.
-
-Quest'ultima frase le era escita, calma, dall'anima in tempesta.
-L'esasperazione gliela aveva strappata, quasi inconscia, dal labbro.
-
-Ma la Duchessa non parve avvertirne tutta l'acerba portata. Guardò
-sua figlia con una specie di benevolenza indulgente, che Marina non
-riusciva a spiegare a sè stessa.
-
-— Ah! così... proprio? Oh! non ti do torto per nulla; anzi. Ma
-ora che abbiamo assodato che il conte Rescuati ti è perfettamente
-indifferente... perchè è così nevvero? ti è perfettamente indifferente?
-
-— Paganini non ripete, — rispose la giovane. — È assodato tutto ciò che
-vuoi. Scusa... dicevi?
-
-— Dicevo, mia cara, soltanto questo. Cosa conti di fare stasera per
-la tua _toilette_? Abbiamo il principe di Hetzengenfeld... un uomo
-simpaticissimo, come sai.
-
-L'accento sottolineava la frase. Marina comprese.
-
-Una rapida, nuova specie di sofferenza le sfiorò rapidissima il cuore.
-
-— Un'altra impresa? — chiese alla Duchessa, con un sorriso che le costò
-un grande sforzo.
-
-— Un'altra impresa — rispose la Duchessa. — Ma la mia, questa volta.
-
-
-
-
-VII.
-
-
-Una cosa che a Firenze capita di raro, la neve. Era cominciata nella
-notte, ed ora, lì dalle quattro, s'era formato uno strato alto due
-buoni palmi e che dava un bizzarro aspetto travestito alla lieta città
-dei fiori. Un'uggia tetra e pallida incombeva sulle vie deserte, sui
-palazzoni severi e sui villini eleganti. I Lung'Arni erano vedovi della
-solita ressa di equipaggi e di pedoni; nelle vie interne, orribilmente
-infangate, passava frettolosa, sotto lo schermo dell'ombrello, qualche
-figura di forestiere o di affaccendato. Nella quieta, filosofica
-poveraglia fiorentina era lo stupore melanconico di quella novità, e il
-senso inquietante d'un freddo estraneo alle sue abitudini, un freddo
-cui non bastavano a riparare i soliti cenci, la sommaria e pittoresca
-divisa di chi sa di avere tutti i giorni un po' di sole in casa. Al
-Club i signorini sbadigliavano sonoramente. Che si farebbe oggi senza
-le Cascine? La sola persona che mostrasse un po' di buon umore era quel
-bel tomo di Neri Speroni. Aveva vinto la sera prima sei mila franchi,
-giocando con Berto Rescuati. Ordinariamente soleva sempre dir male
-delle persone colle quali vinceva al gioco, era un suo vezzo speciale.
-Ma stavolta fece una eccezione, si degnò persino di giurare che gli
-dispiaceva... parola d'onore. Era proprio un buon figliuolo, colui, e
-l'avrebbe sempre sostenuto a spada tratta, in ogni emergenza.
-
-Decisamente, il «provincialuzzo» era presto diventato uno dei loro. Il
-che non è tanto facile quanto potrebbe parerlo. La società fiorentina
-che prodiga veri tesori d'indulgenza e di ospitalità pel forestiero
-propriamente detto, non è di sì facile accontentatura sul conto
-degli ospiti piovuti da altre regioni italiane. Ha anch'ella i suoi
-capricci, le sue ubbie d'antipatia; certi noviziati li fa fare lunghi
-ed aspretti. Ma così non era avvenuto per Roberto. Era piaciuta a
-tutti la sua estrema semplicità, la franchezza bonaria ed accorta del
-suo carattere. Certo, non potevano trovargli nè grande ingegno, nè uno
-spirito al di sopra del comune. Ma a ciò ed a quant'altro gli mancava,
-suppliva con un'eguaglianza di umore piacevolissima e con una facoltà
-tutta istintiva di condursi prudentemente e di non mai ferire le
-suscettibilità d'alcuno, pur difendendo, in modo acconcio, le proprie.
-Per indole allegro, generoso, gentiluomo sempre, egoista forse, ma
-di un egoismo ragionevole, senza esitazioni e colla piena coscienza
-del potere simpatico che esercitava senza fatica, era stato subito
-battezzato per un buon ragazzo. Era nota la sua famiglia, conosciuta
-la prosperità del suo patrimonio. La sua bellezza gaia, tutta vita,
-gioventù e salute, rallegrava gli occhi e il cuore. E le signore!...
-
-Nell'Olimpo c'era già stato qualche tentativo d'accaparramento,
-non scoraggiato neppure dal poco misterioso riferto della storia
-dell'_Augellin Bel Verde_. Ma egli non sapeva ancora ravvisare il
-valore di certe mosse strategiche, eseguite a suo pro nelle alte
-sfere. Non era un'aquila quel caro Roberto e non aveva per anco
-acquistata la conoscenza completa di ciò che si potrebbe chiamare
-la sintomologia del futuro condizionale dell'amore. Ma forse questa
-ammirabile quanto involontaria ignoranza assumeva presso certi occhi
-interessati l'aspetto di una indifferenza o di una volontà che non ha
-fretta. Poichè suole talvolta la fortuna così maternamente e con tanta
-disinvoltura adoperare in pari tempo, in pro dei suoi favoriti, e le
-loro qualità e i loro difetti, ciò che possiedono e ciò che lor manca!
-
-Quel giorno dunque a Roberto Rescuati mancava... il sole... appunto
-perchè, come sappiamo, nevicava. E gli mancava tanto quel matto sole
-fiorentino, ispiratore e complice di tanta gaiezza di vita! Come
-spenderle quelle due ore solitamente date alle Cascine? Che fare sino
-all'ora del pranzo, con quella neve che cadeva così, senza smettere!...
-
-To'! E se andasse dalla contessa Elisa?...
-
-Non c'era più tornato dopo quello sciagurato incontro lassù ai Colli!
-Una bella figura aveva fatto! Infatti, quando s'erano incontrati
-poche sere dopo, in casa Corsini, essa l'aveva accolto, gentilmente
-sì, ma non più coll'affettuosità speciale dei primi giorni. È vero
-che, per compenso, non gli aveva più parlato di Gallerie, di Musei,
-nè di serate al Circolo Filologico. E sua madre, che lo tempestava
-di raccomandazioni! Va dalla contessa Elisa... Spero bene che non
-trascurerai di recarti dalla contessa Elisa... Ah!... quelle signore
-trascendentali, che tutte avevano al loro attivo qualche specialità
-intellettuale e che parevano sempre in attesa d'una sua manifestazione
-di qualche genere. Ed egli, al suo attivo, aveva per l'appunto la
-storia della gita di Vincigliata!
-
-Pure, sentì che, se non coglieva quella giornata favorevole, se
-indugiava ancora, non avrebbe più avuto il coraggio di presentarsi
-dalla sua protettrice ed avrebbe fatto, in _ultima ratio_, una figura
-da monellaccio. Perciò, si recò al palazzo di via S. Gallo, in carrozza
-e coltivando per tutto il tempo del tragitto un'intima e devota
-speranza che la Contessa fosse escita o non ricevesse.
-
-Ma no, a farla apposta! Era in casa e riceveva.
-
-Fu introdotto nell'ultimo salotto, quello dove ella soleva vivere la
-sua quieta vita intima. Elisa non aveva visite e stava leggendo. Le
-finestre erano chiuse e la camera illuminata da due lampade a becco
-solare, come se fosse di notte. Ma la luce era raddolcita e fatta
-rosea da due grandi paralumi di tulle bianco, su trasparenti d'un
-rosso chiarissimo. Un'invisibile bocca di calorifero dava all'ambiente
-un tiepore di primavera e nel piccolo caminetto d'angolo, dietro lo
-schermo d'un cristallo sul quale era inciso lo stemma della Contessa,
-scambiettava, viva e lieta allo sguardo, la vampa di una bella
-fiammata. Non oppressivo ma delicatissimo e sentito solo ad intervalli,
-l'olezzo misto di viole di Parma, di _calicanthus precox_ e di gaggie,
-distribuite qua e là in certe fine conchette di cristallo Baccarat,
-s'univa all'aroma lievissimo dei biscottini di vaniglia posati su un
-tavolino in disparte, accanto al piccolo Somovar che andava levando
-il bollore. La Contessa era in veste da camera, cioè in una di quelle
-sfoggiate vestaglie che hanno un'eleganza tutta intima e speciale e che
-a lei stavano tanto bene.
-
-Provò un senso di grata meraviglia, udendo annunziare Roberto, poichè
-cominciava ad essere inquieta sul conto del suo protetto e a discutere
-seco stessa se doveva o no scrivergli un biglietto. Volle compensarlo
-d'averla prevenuta e d'aver vinto l'imbarazzo del piccolo evento dei
-Colli. Lo accolse affettuosamente, con un sorriso dolce, che non si
-ricordava.
-
-Egli provò, entrando, l'impressione bizzarra dell'illuminazione a
-quell'ora e questa valse a distrarlo dall'apprensione intima del primo
-incontro. Chiese subito cosa fosse quella notte anticipata.
-
-Ella se ne scusò quasi. Ma era una vecchia, cattiva abitudine.
-
-La sua vista, non molto forte, soffriva del riflesso crudo della
-luce nivea e tutto quel bianco le metteva un po' di malinconia.
-Perciò lo escludeva... Era ridicolo, naturalmente, sperava di non
-scandalizzarlo...
-
-Oh!... scandalizzarlo... lui!...
-
-Si mise a ridere di gran cuore. Non era facile a scandalizzarsi. Perchè
-non si dovrebbe far sempre ciò che accomoda? Gli piaceva anzi, quella
-notte in pieno giorno. E com'era elegante, la Contessa, con quella
-bella _toilette_!...
-
-— Oh!... — diss'ella — è una satira questa?... Non è niente affatto
-regolare, la vesta da camera, a quest'ora. Ma mi sono alzata tardi e
-supponevo che, con questo tempo, nessuno avrebbe pensato a venirmi a
-visitare.
-
-— Non mi aspettava dunque? — chiese il giovane.
-
-Ella scosse il capo dolcemente.
-
-— Non vi aspettavo più — disse con un accento in cui suonava
-un'affettuosa nota di rimprovero.
-
-Egli arrossì e chinò la sua bella testina, dai finissimi ondulati
-capelli neri.
-
-— Ha ragione — disse — e io ho tutti i torti. Ma ora mi perdona?
-
-Aveva, così dicendo, una grazia insinuante, di bimbo abituato
-all'indulgenza, ma sincero nel pentimento.
-
-Ella crollò il capo, ma con un sorriso così buono, che Roberto proseguì
-con marcata intenzione:
-
-— Mi perdona... di tutto?
-
-Ella comprese: la scena dei Colli tornò presente al suo pensiero. Ebbe
-un piccolo cenno, grave, di assenso. E quando, subito dopo, ella chiese
-a Roberto se aveva notizie di sua madre, c'era nella sua voce una calma
-assoluta, una dignità delicata di voluto oblìo di _quell_'argomento.
-
-È sempre difficile, per una vera signora, il toccare certi
-tasti! Peggio per quelle che non hanno mai avvertito il valore di
-questa difficoltà. Molte hanno eletto di superarla e di ammettere
-_quell_'argomento. Non già che manchi plausibilità di motivi a
-questo sistema di concessione; sono tanto formidabili, ormai, _quelle
-altre_!... Si lasciano così poco ignorare! Ci può essere una specie
-di coraggio abile nella signora che si avventura su quel campo
-sdruccevole. Si può sfiorarlo, a rigore, senza insudiciare più in là
-che la suola delle scarpette e cavarsela con uno sfoggio guizzante di
-spirito e disinvoltura. Ma, per alcune signore, l'assoluta ignoranza,
-il _noli me tangere_ dell'argomento è qualcosa che s'addice loro
-specialmente e torna più armonico all'estetica morale del loro essere.
-Evitano per istinto, per una indefinita paura, per non farsi male alle
-labbra, consentendo loro quelle allusioni.
-
-Roberto si sentì tolto un gran peso dal cuore. Comprese, una volta
-per tutte, che ella non l'avrebbe mai annoiato, come temeva, su quel
-proposito. Ah! che brava donnina, quella lì!
-
-Si mise a chiacchierare, allegro, narrandole della sua vita, delle cose
-sue in quella maniera piana, semplice, senza pretesa alcuna, che gli
-era propria e colla quale, per una singolare dote di compensazione,
-egli suppliva alla mancanza di più brillanti facoltà discorsive.
-Non urtava mai le suscettività, anche appena accennate, d'altrui, ed
-evitava, come avvertito da un'intima cautela, tutto ciò che potesse
-tornar sgradito. Aveva molto tatto, assai più di quanto non paresse
-comportare la complessiva levatura del suo ingegno. Una maligna signora
-aveva detto di lui ch'egli era uno di quegli sciocchi che lasciano dire
-le sciocchezze alle persone di spirito.
-
-La signora maligna diceva solo parte del vero; Roberto non era uno
-sciocco!
-
-Quel giorno, forse per la contentezza di essersela cavata a buon
-mercato, forse per l'influenza combinata di quel tiepore pieno di
-quiete e di profumi discreti, il giovane si sentiva, colla Contessa,
-assai più ad agio di quanto nol fosse stato tempo addietro. Era
-alla mano, buona, semplice; gli chiedeva dei fatti suoi con un
-interessamento che, dopo tutto, egli non meritava guari!
-
-Ella sapeva tante cose di lui, dei suoi primi anni. Gli rammentò un
-episodio di quel tempo, quand'egli, piccino, ostinato, aveva fatto
-una bizza tremenda per un certo dolce che la nonna non gli aveva
-permesso di mangiare a tavola. Risero, ricordando assieme il cuffione
-della nonna e un certo vecchio domestico di casa Rescuati, un vecchio
-originale, che rispondeva in versi ai comandi dei padroni. Oh, Dio, sì,
-così buffo... nevvero? Era morto, ora, da un pezzo.
-
-Rovistarono a lungo, amichevolmente, nei ricordi del passato. A Roberto
-la cosa tornava naturale e non sgradita. E del paro gli tornava
-piacevole il parlare ad Elisa delle persone nuovamente conosciute,
-del soggiorno sì bene iniziato a Firenze. Di tutto ciò, il giovane era
-(come doveva essere) assai soddisfatto ed espresse la sua soddisfazione
-con quella semplicità di termini e quell'assenza di facoltà critica
-che gli erano speciali. Il giovane non era molto entusiasta, nè
-profondo nei suoi apprezzamenti; ma in essi era sincero, scevro al
-tutto di quella specie di timidità irritata che dà la coscienza della
-sproporzione fra la propria capacità di sentire e definire qualcosa e
-la necessità di presentare questa definizione, secondo l'aspettativa
-critica di chi ascolta.
-
-La contessa Elisa faceva in petto le sue riserve su quella
-incondizionata ammirazione della vita fiorentina. Un momento, provò la
-tentazione di discuterla con Roberto, di lasciarsi andare sulla china
-ed esporre i suoi fini e delicati perchè. Ma un istinto indulgente,
-squisitamente buono, la trattenne. Perchè annoiare quel ragazzo,
-togliergli delle illusioni, se ne aveva? Era così raro di trovare una
-persona contenta dei fatti propri, erano così stucchevoli i giovani
-che si davano delle arie annoiate, disilluse, a ventitrè anni! Così
-non discusse, assentì e la conversazione non languì per questo. Non
-vivacissima, ma quieta, cordiale, si potrasse oltre il solito limite
-di una visita e Roberto si era appena alzato per congedarsi, quando un
-domestico venne ad avvertire la Contessa che il pranzo era pronto.
-
-— Volete farmi compagnia? — disse questa a Roberto.
-
-Egli si scusò, aveva realmente un impegno. Ma con una fiducia nuova,
-venutagli lì per lì, soggiunse:
-
-— Se mi permette... un'altra volta.
-
-Si mise a ridere, colpito dalla meraviglia del suo ardire.
-
-— M'invito da me... eh!... questa è curiosa?
-
-— No; lo sapete che mi fate tanto piacere — rispose vivamente Elisa. —
-Venite martedì. Ho qualcuno, qualche amico.
-
-Sul franchissimo volto di lui passò una smorfia involontaria e questa
-smentiva così palesemente il suo cerimonioso chinar del capo, quale
-atto di assenso, che la Contessa diè in una bella risata.
-
-— No, no, dite pure, per me è precisamente lo stesso, un altro giorno o
-quello.
-
-— Ah! — diss'egli, incoraggiato — proprio... davvero? Un giorno, per
-esempio, ch'ella non avesse nessuno... per l'appunto.
-
-Ella lo guardò meravigliata.
-
-— Ma, vi annoierete — disse sincerissimamente.
-
-— No, — disse Roberto. — Delle persone forastiere ne vedo tutti i
-giorni al restaurant e la sua è tutta gente...
-
-— Nuova... per voi... — suggerì pietosamente Elisa, vedendo che
-il giovane s'arrestava, temendo di esser trascinato dalla propria
-sincerità. Ma certo. Ebbene, facciamo così. Venite quando volete. Se
-passate di qui a quest'ora, ricordatevi di me. Addio, Roberto.
-
-Egli baciò, con un certo suo atto gentile di omaggio, la mano che
-cordialmente ella gli porgeva. Quei baciamani che insegnano ancora
-le vecchie nonne, in provincia. Poi il giovane se ne andò, assai più
-contento di quando era venuto.
-
-Quando fu nella via, vide che non c'erano carrozze. Era venuta la
-sera e la neve calava tuttora, scaraventata da una brezza acuta e
-pungente, che investì il giovane sgradevolissimamente. Provò una
-subita tentazione, quella di tornare indietro, di rifugiarsi ancora
-presso quella signora così buona, con quel bell'abito da camera,
-in quel salottino così caldo e così ben rischiarato. Ma non cedette
-alla tentazione. Abbottonò con cura il soprabito, aperse l'ombrello e
-mosse in cerca di una carrozza, allontanandosi per la via, chiara di
-quell'albore speciale che dava tanta malinconia alla contessa Elisa.
-
- *
- * *
-
-Il fatto era vero e i commenti correvano, infiniti. Era accaduto un
-grosso guaio tra la duchessa Ginevra e il marchese Dino di Follemare.
-Egli non la seguiva più a cavallo, nè in legno alle Cascine. Lo
-si vedeva ancora la sera nel salottino bianco da gioco nel palazzo
-d'Accorsi o a Doney col Duca, ma con tutto ciò un freddo evidente
-esisteva nei rapporti del giovane colla famiglia. Egli era, a modo suo,
-assai malinconico, e sulla scipitezza fondamentale del suo bel volto si
-andava fissando una specie di perplessità dolorosa. Gli amici avevano
-bensì tentato di farlo parlare, ma Dino Follemare aveva sempre avuta
-una qualità, rara oggidì anche in chi dovrebbe avere il privilegio di
-essa: la discrezione nei fatti intimi e delicati del cuore.
-
-Finalmente gli amici credettero d'aver trovato. Dino si era allontanato
-a cagione di ciò che tutta Firenze cominciava a vedere; l'assiduità
-sempre crescente del principe di Hetzengenfeld presso la duchessa
-Ginevra d'Accorsi.
-
-Dapprima egli aveva solo annunziata una tappa a Firenze. In realtà,
-aveva avuta l'intenzione di svernare a Roma. Ma Firenze, la sirena,
-lo tratteneva e il dolore per la morte della virtuosa Principessa
-che aveva fornito dieci eredi al trono di Hetzengenfeld, cominciava a
-prendere un'attitudine più riposata. Non si può credere quale conforto
-andassero recando allo spirito abbattuto del Principe la discreta
-simpatia e le infinite risorse intellettuali della duchessa Ginevra
-d'Accorsi! Il sovrano viaggiava appunto allo scopo di distrarsi
-dal suo dolore. Agli occhi di una società che la Duchessa d'Accorsi
-aveva sì vittoriosamente addestrata ad esser testimone compiacente
-di tanti cambiamenti «a vista», il fatto della caduta del povero Dino
-non poteva suscitare estrema meraviglia. Se di qualcosa s'eran fatte
-le meraviglie, era piuttosto che la cosa fosse durata sì a lungo e
-malgrado tante piccole varianti (passeggiere, a onor del vero) dal lato
-della Duchessa. E certamente quest'ultima era una delle più brillanti
-fra le imprese di quella eccelsa signora. Una testa coronata, si ha un
-bel dire, è sempre una testa coronata, quand'anche, come quella del
-Principe regnante di Hetzengenfeld, rappresenti, nella sua caparbia
-esagerazione del tipo militare germanico, una lontana rassomiglianza
-con quella di un vecchio leone sdentato. Non era bello il Principe
-vedovo e i suoi cinquantasette anni suonati si accusavano, grevi nei
-forti solchi del volto e nella pinguedine floscia del corpo.
-
-Con tutto ciò, non era d'aspetto spiacevole. I modi avevano una gravità
-altera, l'occhio tra grigio ed azzurro tradiva allo sguardo molto acuto
-una specie di dolcezza intima, un misticismo recondito ed austero. Egli
-era abbastanza istruito, un po' pedante. Si diceva che avesse condotta,
-in massima, una vita molto casta. Ciò faceva sorridere alcuni. Oh! la
-virtù tedesca, l'amore ufficiale, per decreto! Il retroscena delle
-Corti esemplari in Germania! Intanto però e in ogni caso, un po' di
-rivincita si iniziava a Firenze. E Firenze sogghignava, chiedendosi
-se un giorno o l'altro la Duchessa d'Accorsi, non avrebbe preso il
-volo, per andare a porre le basi di una pseudo sovranità sul modello di
-quella di Mad.e de Maintenon, meno il matrimonio, s'intende... almeno
-sino a nuovo ordine. Ma la duchessa Ginevra aveva ideato qualcosa
-d'altro pel futuro bene del Principato di Hetzengenfeld.
-
-Dino Follemare aveva ricevuto un giorno un bigliettino di una ben nota
-calligrafia, che lo chiamava in una non meno nota località. Quivi il
-suo raziocinio era stato sottoposto ad una prova di fiducia, duretta
-anzichenò. Gli era stato proposto di non credere nè ai propri occhi,
-nè alle proprie orecchie e di trattare la _vox populi_ come un vano
-strepito. Erano venuti in campo dei gran personaggi, la generosità,
-l'abnegazione, ecc. A capo di quel nobile drappello stava l'amor
-materno, armato di tutto punto. Ciò che richiedeva assolutamente
-l'avvenire di quella povera Marina, ciò che imponeva a lei Ginevra...
-il più duro, il più crudele dei sacrifizi... temporanei.
-
-Il marchese Dino aveva durato una certa fatica per raggiungere l'alta
-regione di dovere e di sentimento in cui spaziava con sì ampio volo
-l'eloquenza materna della Duchessa. Era un elemento nuovo e del quale
-egli non aveva grande pratica.
-
-Stava immobile, taciturno, ascoltando.
-
-— Ed ora — gli disse la Duchessa, terminando la perorazione con un
-sorriso, il suo sorriso di domatrice d'uomini — ora che sei pienamente
-al fatto della cosa, tu parti, nevvero?
-
-Attese un istante, poi corrugò la fronte. Che!... esiterebbe forse...
-colui?
-
-Pur troppo, egli esitava. Nel suo sguardo, per quanto affascinato,
-perdurava una inquietudine. E, per una volta, il docile, supino spirito
-trovò il coraggio di una resistenza.
-
-— E se rimanessi, invece?
-
-Essa lo guardò, con serenità veramente olimpica. Rispose, adottando
-senza transazione il freddo voi ufficiale:
-
-— Padronissimo, mio caro. In fondo, ciò nulla muterebbe. Ma, come vi ho
-detto, ho d'uopo del campo libero. Vi sentite di non intralciare i miei
-progetti?
-
-La domanda era categorica. Dino alzò su Ginevra uno sguardo pieno
-d'angoscia.
-
-— Farò di tutto — mormorò.
-
-— Non basta far di tutto — ribattè recisamente la Duchessa — bisogna
-che così sia. Ciò che vi dissi è la verità. Peggio per voi se non la
-credete. Io non mi curo di mentire... per così poco.
-
-— Vi è facile chiamarlo così — rispose Dino. È poco infatti, per voi.
-Ma per me...
-
-Ella alzò lievemente le spalle.
-
-— Per voi, se aveste un po' di buon senso e un po' di pietà pel
-sacrificio di altri, sarebbe la cosa più adatta alla circostanza. Del
-resto, fate voi. Sapete che io non recedo da una presa risoluzione.
-Se vi piace di rimanere e di affrontare i benevoli giudizi dei comuni
-amici... padronissimo. Sarà un pochino più spiacevole per voi, ecco
-tutto.
-
-Egli aveva curvato la testa e stringeva fra le mani la fronte
-affaticata dal dubbio. Lo sguardo di lei cadeva imperioso e sprezzante
-su quella testa bruna e chinata. Dino aveva bellissimi capelli, fini
-come seta e ricciuti. Ginevra passò sbadatamente una mano fra quelle
-ciocche. Egli trasalì.
-
-Senza muoversi, come un fanciullo scorato, sussurrò: — Ginevra... non
-posso!
-
-Un lampo d'ira passò nello sguardo di quella donna, la collera crudele
-di chi non ama più e non riesce a liberarsi colla sollecitudine bramata
-dell'amore di chi ama ancora... sempre... malgrado tutto!
-
-Ma di nuovo, colle dita ella sfiorò i capelli del giovane: Bisogna
-potere, Dino. Io lo posso... eppure.
-
-Di repente egli alzò il capo, per guardarla. Ginevra sostenne,
-sorridendo, il suo sguardo. E colla poderosa, evocatrice malia del
-proprio, ella circuiva, afferrava la memoria, i pensieri, la volontà di
-lui, tutto lui, nella sincerità e nell'irremediabilità della passione
-ch'essa aveva saputo ispirargli.
-
-— Sia come volete — diss'egli finalmente. — Partirò... Ma non oggi, non
-subito, nevvero?
-
-Ella ebbe un gesto d'impazienza.
-
-— Oh Dio... che ragazzo. No.. quando vorrete. Suvvia... pensate che
-io pure, soffro tanto... Tornerete, ben inteso, subito dopo il grande
-evento. E allora... Si arrestò...
-
-Egli tentò di sorridere, ma il suo volto tradiva ancora una riluttanza
-dolorosa.
-
-— D'altronde... — disse allora quietamente Ginevra d'Accorsi — o questo
-o niente, figliuolo caro.
-
- *
- * *
-
-Dino Follemare non partì subito.
-
-Non gli reggeva il cuore di abbandonare quel luogo, ove pure soffriva
-tanto. Da dieci anni ormai viveva buona parte della sua vita in quella
-casa e le abitudini, l'atmosfera di essa erano diventate le sue. Erano
-innumeri i legami che lo stringevano a quell'ambiente. Nel lusso largo,
-diffusivo della famiglia, nella preponderanza sociale della quale essa
-godeva, nell'impianto della splendida ospitalità famigliare, Ginevra
-d'Accorsi aveva messo il violento riflesso della sua energia e della
-sua formidabile personalità. A tutto dava impulso ed irradiazione;
-qualcosa del suo fascino insolente si era comunicato alle mura stesse
-del palazzo. Vivere fra quelle mura, nel calore di quella irradiazione,
-era, per un uomo della tempra del marchese Follemare, la sola cosa
-possibile. Senza di lei, lungi da quelle mura, la vita non aveva pregio
-alcuno, tutto era un approssimativo, una larva di esistenza.
-
-Essa l'aveva preso così, tutto quanto, sin da otto anni addietro,
-nell'impetuosa sincerità di un violento capriccio dei sensi. Lo aveva
-tolto alla vita attiva, alla carriera militare, al matrimonio, alla
-famiglia.
-
-Non solo coll'amore e colla colpa, ma con mille altri mezzi di
-possesso, ella aveva incatenato a sè quel bellissimo giovane,
-dall'animo mite, dall'intelligenza limitata, fedele per temperamento
-e gentiluomo sino all'esagerazione. Egli si era rovinato per lei,
-solo per non allontanarsi da lei, per non far macchia nello sfoggio
-opulento della sua sfera. Ridotti ora ad una diecina di mila franchi i
-già cospicui redditi di casa Follemare, Dino sapeva, per una di quelle
-misteriose facoltà che chiamerei volentieri segreti di razza, vivere
-ancora da gentiluomo, senza mancare ai doveri e alle esigenze delle sue
-speciali circostanze di fronte alla Duchessa. Era buono, ben voluto da
-tutti; alcuni avevano di lui una pietà ch'egli ignorava. Non si credeva
-infelice. Era completamente d'accordo col proprio destino. Non pensava
-all'avvenire, nè si rammaricava del passato. Avrebbe voluto vivere e
-morire così.
-
-Quando si sparse la notizia della rottura (nessuno seppe mai come fosse
-avvenuta e chi ne avesse pel primo sparsa la nuova), ci fu nel pubblico
-la vaga attesa di qualche conseguenza. Ma nulla si produsse, non il
-più lieve scandalo. Allora fu un coro d'ammirazione per la Duchessa...
-s'intende! Che prudenza... che tatto, che profonda abilità di condotta!
-Certamente, il torto marcio doveva averlo lui. E, in ogni modo, che
-babbuino... lasciarsi «ringraziare» così... dopo tanti anni!
-
-Una bella mattina, Neri Speroni andò a fare una visitina a Dino
-Follemare, nel Lung'Arno Acciaioli. Un appartamento di poche camere,
-ma squisitamente mobiliato ed adorno. Alcuni vecchi capi d'arte di
-famiglia, la raffinatezza dei gusti di Dino e gli eccellenti consigli
-della Duchessa, tutto aveva contribuito a fare di quel quartierino, pur
-lasciando intatto il suo carattere di dimora mascolina e di scapolo, un
-nido di rara eleganza. Gli amici trovavano sempre colà un'ospitalità
-cheta e cordiale e il ricordo dei gusti speciali ad ognuno di loro in
-fatto di liquori, bevande, sigari e sigarette.
-
-Speroni, per esempio, amava il cognac e i _panatelas_. Davanti a lui,
-stava un vassoio con un bicchierino e una bottiglia del suo liquore
-preferito e il tepido salotto verde era già invaso dal fumo di un
-secondo di quei preziosi sigari, ma il giovane non aveva ancora trovato
-il destro di esaurire il mandato impostogli dalla curiosità universale.
-
-Finalmente gli parve d'aver trovato. Sulla scrivania dell'amico Dino
-stava, riccamente inquadrata, una fotografia della Duchessa.
-
-Neri l'afferrò con una gran risata e sclamò energicamente:
-
-— Come, ancor qui l'infida?
-
-Dino gli tolse tranquillamente di mano la cornice e la rimise al suo
-posto. Non aveva schiuso labbro, ma s'era fatto pallido e sulla sua
-fronte si venivano addensando certe linee che avrebbero facilmente
-ammonita una persona di buon senso o un vero amico.
-
-Ma Neri Speroni non voleva venir meno alla sua riputazione di stordito
-incorreggibile. Ci teneva caramente.
-
-— Lo sai — continuò con un ghignetto confidenziale — che oggi la
-Duchessa va a fargli vedere la villa Palmieri? Ceneranno, pare, lassù!
-Come mai hanno scordato d'invitarti?
-
-Si fe' più intenso il pallore sulla faccia di Dino. Ma egli si frenò.
-
-— La Duchessa — disse quietamente — è padrona d'invitare chi le pare e
-piace.
-
-Speroni depose il _panatelas_ e fece un grande inchino.
-
-— Corbezzoli! Vedo con piacere che sei molto filosofo. Del resto, tutto
-sommato, hai tutte le ragioni. Non sarebbe certo il caso di prendersela
-a cuore per una...
-
-Si scansò rapidissimamente, troncando di botto la frase, afferrando por
-aria, a pochi centimetri dal suo volto, la mano di Dino, che stava per
-piombargli addosso, con tutte le caratteristiche d'uno schiaffo.
-
-— Ohe!... ohe! — sclamò concitato...
-
-Ma subito si decise a prendere la cosa in scherzo, da buon amico.
-
-— Ohe, ripetè, sei matto... ti pare? Dicevo così per chiasso! Ma...
-ma... ma... abbiamo da vederne ancora... di queste!
-
-La memoria gli aveva suscitato proprio in quel momento il ricordo di un
-duello di Dino col conte d'Estonaz, un savoiardo che si batteva molto
-bene, ma che se n'era tornato in Savoia con tre quarti di naso, invece
-di quello che aveva portato, aquilino ed intero, sul terreno del parco
-Stibber a Montughi.
-
-Ci fu un momento di silenzio; poi Neri disse un: «andiamo... via!» così
-chiaramente propiziativo che Dino, alzate lievemente le spalle, tornò a
-sedere, pallidissimo sempre, ma calmo.
-
-Prese la bottiglia e versò un secondo bicchierino di cognac all'amico
-Speroni.
-
-— Una volta per tutte — disse con calma. — Non amo questi discorsi.
-
-— Oh infatti... — s'affrettò a protestare Neri Speroni, figurati se
-volevo!... Dicevo, così per dire... del resto... Sei un bel tipo...
-tu. Questo cognac è divino, parola d'onore. Sai che abbiamo presto la
-compagnia Ciniselli al Politeama? Non mi pare che ci deva essere gran
-che in fatto di cavalli... Ma una ginnasta, mio caro... una ginnasta!
-
- *
- * *
-
-In capo a due settimane, Dino Follemare si recò a casa d'Accorsi per
-fare la sua visita di congedo. Andava in Inghilterra, alla ricerca di
-un cavallo e di un fantino per le corse del venturo maggio.
-
-Trovò la Duchessa sola, nel salotto nero e rosso.
-
-Essa fece le meraviglie.
-
-— Come! partite davvero?
-
-Convien dire ch'ella avesse già scordato il consiglio datogli. Ad ogni
-modo, nei suoi occhi, dietro un velo di mestizia, ardeva un piccolo
-fuoco di gioia.
-
-— Ho provato a rimanere — disse Dino — ma non mi è possibile.
-
-Un tremore era nella voce di lui, una simulazione di tremore oscillò
-nelle parole della Duchessa.
-
-— Oh Dino... che dolore!
-
-La minima espressione di sentimento assumeva, in quella donna, un
-valore estremo, irresistibile.
-
-Più che mai, in quell'istante Dino credette al sacrificio della madre.
-Non aveva a sua disposizione le frasi che avrebbe potuto suggerirgli
-quel convincimento. Pure, nelle sue poche, interrotte parole, Ginevra
-avrebbe potuto trovare quell'ospite sì raro nelle umane espressioni,
-un sentimento vero ed assoluto. Ma Ginevra sapeva da tanto tempo ormai
-che quel giovane la amava. Ed ella non lo amava più e mentre metteva
-nell'addio la seduzione che sapeva infallibile, mentre nel cuore
-di lui si assodava il convincimento che l'amore di quella donna lo
-avrebbe accompagnato dovunque, che lo avrebbe accolto, festante, al suo
-ritorno, nel cuore di quella donna tumultuava sola e spietata la gioia
-di un pensiero:
-
-— Finalmente! Ah! finalmente!
-
-Mentre scendeva lo scalone a capo basso e con una leggera nebbiolina
-sugli occhi, Dino si accorse ad un tratto che doveva ritirarsi per
-cedere il passo a due persone che salivano e ch'egli conosceva. Si
-ritrasse dunque e salutò profondamente. Erano due suore di Carità.
-Appartenevano ad un conventino del vicinato, poverissimo di mezzi
-propri e in gran parte sostenuto dalle pie liberalità d'un Comitato di
-signore, del quale Ginevra d'Accorsi era presidentessa. Più volte egli
-era andato a prenderla al Conventino.
-
-Quando le due suore l'ebbero oltrepassato, egli si voltò per vederle
-ancora. Salivano con passo pari e misurato. Sul tappeto cremisi, che
-copriva i gradini, strisciavano i lembi delle stinte gonne azzurre.
-A seconda dei moti delle teste, tremolavano le falde penzolanti degli
-immensi cuffioni bianchi; i rosari battevano in cadenza, audibilmente,
-sui grembiali azzurri.
-
-All'ultima mano di scale, Dino fece un altro incontro. Lentamente,
-sbuffando alquanto, il principe di Hetzengenfeld solo, senza il minimo
-aiutante di campo, si dirigeva al piano superiore. Veniva a far visita
-alla Duchessa.
-
-Come aveva salutato le suore, così il marchese Dino di Follemare,
-traendosi in disparte, salutò colla voluta espressione di etichetta
-l'alto personaggio. Il Principe rispose con un saluto affabile e
-dignitoso. Una folla di pensieri passò turbinando nella testa del
-giovane, un misto di collera, d'odio, d'intimo trionfo. Attese
-ancora un istante, incosciente, immobile, sotto il peso dell'emozione
-indefinita che lo signoreggiava.
-
-Poi scese.
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Elisa scriveva a Don Marcello Plana.
-
-Non cercava le espressioni stavolta e mentre la penna correva veloce
-riempiendo un foglio dopo l'altro, un sorriso buono e lieto errava a
-sua insaputa sulle labbra di lei.
-
-«Lo vedo più di frequente; credo ch'egli cominci a provare ormai la
-reazione della febbre di divertimento che l'aveva colpito nei primi
-mesi del suo soggiorno a Firenze. Del resto, era tanto naturale, alla
-sua età, nevvero? E poi, immaginate che cosa curiosa! Mi ha detto che i
-primi tempi gli mettevo tanta soggezione... Ho fatto finta di credere,
-ma credo che fosse semplicemente perchè si trovasse meglio altrove che
-in casa mia. Se vogliamo esser sinceri, un po' di colpa l'ho avuta io.
-Avevo delle idee troppo ambiziose, volevo avviarlo a modo mio. Ora
-mi limito a procurare che non si annoi, quando è con me; mi studio
-di parlargli di cose che possano interessarlo. Sulle prime duravo
-una certa fatica e dovevo fare dei grandi sforzi d'immaginazione, ma
-a poco a poco mi sono abituata e adesso ridereste sentendomi parlare
-animatamente di cavalli, di mode, anche di pettegolezzi. Roberto non
-ha una conversazione brillante nè profonda, ma un buon senso, raro
-alla sua età, non gli permette mai di dire nè una sciocchezza, nè una
-cosa urtante. Forse perciò è ben voluto da tutti e ha tanti amici.
-Infatti è sempre di buon umore. Credo che un po' si lasci vivere. A
-volte m'impazienta e a volte mi riposa stranamente lo spirito quella
-specie di spensieratezza gaia, irresistibile. Penso che dopo tutto è la
-gioventù, la sacra, la sincera gioventù!...
-
-«Penso alla mia ch'è passata da tanto tempo e che è sì lontana,
-ormai, che non mi par quasi neppure d'averla vissuta!... E (vedete
-che sciocchezza) mi par quasi, quando sono con Roberto, ch'essa ancor
-si ricordi di me e mi saluti da lungi.... Direte che faccio delle
-digressioni, nevvero?... Infatti; è assurdo. Forse m'indugio apposta,
-per parlarvi il più tardi possibile di ciò che mi avete chiesto
-nell'ultima vostra, del mio famoso progetto per Marina. Ecco qua: un
-altro fiasco.
-
-«Non mi canzonate, non sarebbe generoso. Ne soffro già abbastanza. Fra
-quei due giovani non esiste simpatia di sorta. Invano ho tentato, con
-tutta la sincerità del mio buon volere...
-
-Si arrestò, mordicchiando l'estremità del portapenna. Ma subito
-proseguì:
-
-«Roberto non potrebbe in questo momento offrire a Marina un cuore
-degno di lei. Speriamo che si tratti di un capriccio passeggero, che
-più tardi, forse... Ma intanto io amo troppo Marina per non rinunziare
-provvisoriamente al mio sogno. Se foste qui, mi dareste ragione, ne son
-certa. Perchè non sarebbe decoroso, non sarebbe onesto! Nevvero ch'è
-impossibile, affatto impossibile?...
-
-«Firenze comincia a farsi animatissima. Ci sono molti forestieri.
-I ricevimenti sono cominciati dovunque. Non vi faccio l'elenco, lo
-conoscete e sapete che dovunque si vorrebbe vedere la vostra altiera
-figura di conte di Saint Bris. Io non esco molto alla sera. Ho sempre
-i miei soliti e in prima sera qualche volta Roberto mi sacrifica una
-mezz'ora. Si è un pochino abituato ai miei fedeli, ma è molto più
-carino quando è solo...»
-
-Si arrestò, udendo nelle sale vicine accostarsi un passo spedito,
-ch'ella conosceva ormai... tanto bene!
-
-Depose la penna e sollevò lo sguardo sul grande specchio inclinato
-che poggiava sulla caminiera di fronte all'uscio d'entrata. Colà
-vide riflettersi lo scompiglio della portiera, sollevata da una mano
-impaziente, poi sbucar fuori la testa giovanile, sorridente di un uomo
-che recava fra le mani qualche cosa di roseo e di bianco. E un olezzo
-delizioso si fe' strada nella sala, assieme a Roberto.
-
-Il giovane presentò alla Contessa un grosso mazzo di giacinti rosa e
-bianchi.
-
-— Per me?... — disse la Contessa attonita, ma con un'aria sì lieta
-ch'egli si mise a ridere.
-
-— Sì, signora, per lei. Li ho visti or ora, uscendo dal Club e mi
-son rammentato che un giorno mi disse che le piacevano. Non si sono
-sciupati... no? Tanto meglio. E adesso: un momentino e poi scappo.
-
-— Come, senza neppur lasciarmi il tempo di ringraziarvi, senza sedere?
-
-Egli sedette, ma senza lasciare il cappello.
-
-— No, no! ho premura! — Contuttociò, le lasciò il tempo di dir grazie e
-in modo ch'egli fu convinto d'averle fatto un immenso piacere. Sollevò
-verso di lei quel suo bellissimo volto, ove brillava la contentezza del
-suo successo e in pari tempo il convincimento della penetrante bontà
-di lei, quella bontà che aveva avuta, che serbava tanta pazienza, tanta
-tolleranza.
-
-Ed essa gli sorrise colla lieve emozione della sua sorpresa pel
-delicato pensiero. I giacinti avevano un olezzo acuto, di una
-freschezza inesprimibile!
-
-Egli non accennava ad andar via colla fretta preannunciata. Rovistava
-qua e là fra i gingilli, le mille bazzecole del tavolino, sfogliava i
-giornali, specialmente se illustrati.
-
-— Oh! — disse a un tratto, con evidente piacere, — l'ultimo _Fliegende
-Blätter_.
-
-Erano la sua passione le caricature del _Fliegende Blätter_, e la
-Contessa s'era abbonata a quel giornale e lo teneva sul tavolino
-per lui, per obbligarlo, senza parere, a fare un po' d'esercizio di
-tedesco. Quando la leggenda era troppo difficile, gliela spiegava lei e
-insieme ridevano di quelle scene sì umoristiche, sì finemente trattate
-e che hanno talvolta un senso squisitamente sagace della vita. Ella
-coglieva a volo la segreta filosofia di quei frizzi; egli non cercava
-tanto e si contentava dell'impressione piacevole, del senso comico,
-quale balzava di scatto allo sguardo e al pensiero di lui, ma entrambi
-si divertivano colla stessa freschezza d'impressione, benchè Roberto,
-per farla arrabbiare, dicesse di preferire di gran lunga la _Vie
-Parisienne_ a quelle pappolate tedesche.
-
-Stavano chinati entrambi ridendo, su una delle centomilionesime
-satire a matita contro la troppo calunniata istituzione delle suocere,
-quando l'annunzio repentino di una visita li fece trasalire come due
-colpevoli. Nientemeno che: Monsieur Cholet.
-
-Berto aveva avuto un'espressione di sgomento così palese, quando la
-Contessa s'era lasciato sfuggire: «Oh Dio! viene a leggermi dei brani
-del suo lavoro sui Fasti Medicei!» ch'ella dovette assolutamente dare
-in uno scoppio di risa! E l'entrata del Professore col suo scartafaccio
-fra le mani, con quel suo fare impacciato e un po' pedantesco e quella
-sua faccia da scienziato rischiarata dal sorriso amabile di chi
-si ripromette una delle più delicate soddisfazioni di amor proprio
-che possa capitare ad un autore, faceva un tal contrasto colle loro
-chiacchiere, coll'ambiente del momento prima, che pareva impossibile
-non dovesse palesarsi agli occhi stessi del sopraggiunto. Il quale
-dal canto suo trovò assolutamente intempestiva, pei suoi progetti, la
-presenza di quel _gamin_. E quando il _gamin_ si affrettò, pretestando
-un urgente impegno, a declinare l'invito di trattenersi, perfidamente
-fattogli dalla Contessa con un crudele e birichino ammiccare degli
-occhi, M. Cholet si sentì sollevato da un gran cruccio!
-
-Erano soli ormai, ella e l'illustre scienziato belga. Il Professore era
-troppo grande e grosso per sedere ad agio nella poltroncina che aveva
-avuta l'inavvertenza di scegliere quando la Contessa gli aveva fatto
-cenno di sedere, una galanteria di _peluche_ e di raso, ricamata a
-punto e fiamma, a tinte deliziosamente smorzate. E a farlo apposta, la
-poltroncina favorita di Roberto!
-
-Nel silenzio tepido e profumato del salottino suonava monotona ed
-istancabile la voce di lui, narrando dei Fasti Medicei. S'era agli
-inizi del pontificato di Leone X e la Contessa, che aveva dato pochi
-giorni prima una ripassatina al suo Roscoe, si attendeva a sentirsi
-straordinariamente attirata. Amava ella quel tipo e quei tempi sì
-splendidamente lumeggiati dallo splendore d'un torrente di luce
-artistica. Pure, cosa strana, quel giorno doveva fare uno sforzo intimo
-per applicarsi interamente all'audizione.
-
-Il Professore leggeva senza interrompersi, senza essere interrotto;
-i grandi eventi e i grandi nomi sfilavano altisonanti nel suono
-monotono delle sue parole. Ma un grande mazzo di fiori, di un bianco
-tenero, di un rosso languido, fresco come una epidermide di fanciullo,
-giaceva sciolto sul tavolino. Elisa era distratta dall'aspetto di
-quei fiori. Erano troppo vicini, troppo belli, così accatastati uno
-sull'altro, chiamavano irresistibilmente il suo desiderio e la sua
-mano! Avevano un'attrazione ineffabile di bellezza, erano così squisiti
-nell'arricciatura delicata delle pendule testine digradanti sino ad
-un voluttuoso morire del colore sui tessuti carnosi dei petali!... E
-dalle bocche misteriose celate nel cuore d'ogni fiore esalava un alito
-inebbriante, d'una violenza spietatamente suggestiva di sensazioni,
-che colla storia fiorentina non avevano assolutamente nulla a fare!
-Era un non so che d'aperti cieli, di calda primavera, di giardini
-ridenti. Era una carezza allo sguardo, una blandizia all'odorato, un
-senso indicibile di dolcezze vaghe ed indeterminate, così acute, così
-assorbenti, che la Contessa chiuse vagamente gli occhi in una specie
-di piccola estasi nervosa, senza avvertire che proprio in quel punto
-_Monsieur_ Cholet, giunto alla fine del capitolo iniziatorio, si
-arrestava per riposarsi (ne aveva il diritto, poveretto!) e un poco
-anche nell'attesa di quelle fine parole di commento e di elogio che
-avevano bene spesso nelle pause delle precedenti letture sì dolcemente
-solleticato il suo amor proprio di autore.
-
-A farla apposta, il capitolo era veramente interessante, uno dei
-migliori dell'opera. Ma che volete?... era così acuto l'odore dei
-giacinti, era così grata la Contessa al pensiero delicato del suo
-figliuolo!
-
-Gli elogi ed i commenti, vennero, oh se vennero! E furono intelligenti,
-come il solito; anzi più del solito. _Monsieur_ Cholet se ne andò;
-beato dei fatti suoi e veramente entusiasta di quella _étonnante
-Comtesse_!... Alla quale, però, per essere perfetta nell'estimazione
-dell'illustre autore dei «Fasti Medicei» (opera coronata dall'Accademia
-di Bruxelles), mancò da quel giorno in poi una cosa soltanto... ch'ella
-non patisse di distrazione. Oh, delle lievissime distrazioni... nulla
-più.
-
- *
- * *
-
-Nella corrente generale di simpatia che l'alta società fiorentina aveva
-sì prontamente manifestata a Roberto Rescuati, si andava da qualche
-tempo accentuando un'eccezione. Sacha Dzworoff non poteva soffrire il
-nostro eroe.
-
-Il giovane russo era anch'egli, e da più antica data, ben visto e
-careggiato nei circoli eleganti. Ma la cosa era affatto diversa.
-Da Sacha si tollerava moltissimo, cose da far strabiliare; frizzi
-sanguinosi, capricci ed esigenze, che avrebbero bastato all'espulsione
-di qualunque altro frequentatore di quegli stessi salotti. Una
-intelligenza vivace ed originale, uno spirito pungentissimo e una
-straordinaria attitudine a braccare il ridicolo, dovunque stesse
-rintanato, rendevano talvolta pericoloso l'accordo di tacita indulgenza
-onde tutti erano prodighi per Sacha, indulgenza le cui fonti risalivano
-però ad una pietosa considerazione. Egli era malato di petto,
-condannato dai medici a corta scadenza e conscio della sua condanna.
-
-Egli, che scherzava su tutti e di tutto, non risparmiava sè stesso nè
-il proprio destino. N'era un parlante programma il solo suo aspetto, la
-persona ridotta ai minimi termini, il pallor cereo della sua faccetta,
-la perpetua tosse che dilaniava l'esilissimo torace, la febbriciattola
-che lo assaliva ogni sera e che egli portava invariabilmente in piedi,
-colla reazione di un'altra febbre, quella d'un volere indomabile,
-ribelle ai consigli ed agli ammonimenti, sprezzante delle cupe
-minaccie di un peggioramento delle sue grame condizioni. Della sua
-prossima fine egli parlava con una disinvoltura canzonatrice, che
-aveva talvolta un valore di stoicismo filosofico e talvolta una grazia
-quasi cinica. Viveva frattanto intensamente, con una furia di attività,
-che palesava una lotta intima e disperata. Tornava dunque impossibile
-giudicare quel gaio infelice alla stregua universale. Era ricchissimo
-e le favolose ricchezze profondeva in ogni specie di modi, buoni e
-cattivi, in bagordi ed elemosine, ora con profonda intelligenza, ora
-con una carità inconsulta, senza fermarsi a discernere i parassiti
-dagli amici veri. Era così riboccante di vita il suo essere morale che
-la morte gli pareva nella sua minaccia un assurdo inammissibile e le
-immense ricchezze, un controsenso di più nella farsa tragica del suo
-destino. E così egli, motteggiandola di continuo, ne sfruttava la tetra
-anormalità. E nessuno osava punirlo, ed egli era a volte esasperato da
-quella pietà che invano cercava stancare ed in cui andava leggendo la
-conferma della sua condanna.
-
-Roberto non gli era mai andato a versi.
-
-Sacha aveva avuto, sulla visibile benevolenza che il giovane Rescuati
-ispirava alle signore, dei giudizi di un'acerbità squisita. Il
-Club tutto quanto aveva echeggiato a lungo delle risa ch'egli aveva
-suscitato, parlando dell'infelice foggia di vestire che Rescuati aveva
-poscia saputo abbandonare. Nessuna delle piccole inavvertenze commesse
-da Roberto per la mancanza di pratica in una società della quale egli
-cominciava a diventar famigliare, era sfuggita all'osservazione e ai
-mordaci commenti del Sacha.
-
-Più volte aveva apertamente preso di mira Roberto coll'insidia di
-equivoche osservazioni, tentando di trascinarlo verso un terreno di
-motteggio, sul quale Rescuati avrebbe probabilmente toccata la peggio.
-Ma questi si difendeva a furia di semplicità e di cautela astensiva,
-attenendosi con fortuna a quel sistema di indifferenza dei fatti altrui
-che gli consigliavano del pari la bonarietà e l'egoismo dell'indole
-sua.
-
-Sin dai primi tempi della sua dimora in Firenze e di fronte allo
-spettacolo di incredibile impertinenza che perennemente offriva Sacha
-Dzworoff, Berto Rescuati aveva candidamente espressa a Neri Speroni
-la sua meraviglia che nessuno avesse ancora trovato il tempo di dare
-un salato memento a quel piccolo calabrone nordico. Udito il perchè
-dell'indulgenza generale, non insistè sull'argomento e uniformandosi
-al prevalente andazzo, lasciò dire il piccolo russo, evitando di
-entrare con lui in polemiche o discussioni e non mostrando di avvertire
-la bizzarra antipatia che l'altro pareva invece farsi premura di
-addimostrargli in ogni plausibile e decente occasione.
-
-Forse quell'antipatia aveva le sue fonti segrete appunto nel contrasto
-fondamentale di quelle due nature, nell'intima ribellione che
-eccita talvolta nell'animo del malato e del debole, l'aspetto di un
-vigoroso rigoglio di forza fisica. La manifestazione di questa forza
-era spiccata, marcatissima nella persona del giovane Rescuati. Egli
-era, a ventitrè anni, nel fiore di una splendida gioventù virile. In
-mezzo ai tipi effemminati, troppo raffinati dei suoi nuovi compagni,
-prodotti di una razza esautorata dalla mancanza d'incrociamenti
-e dall'inerzia dalla molle vita fiorentina, il nostro marchigiano
-spiccava assai favorevolmente, esemplare raro e non dubbio di una razza
-più resistente. In lui la visibile gentilezza del sangue non andava
-disgiunta dall'integrità di un vigoroso temperamento.
-
-Si pensava involontariamente, vedendolo, ad uno di quei giovani Pari
-che cavalcavano al seguito di Carlomagno, sui campi da conquistarsi,
-e destinati ad esser guiderdone della forza di quei giovani prodi,
-ricompensa delle vittorie vinte in una lotta corpo a corpo, a colpi
-di spadoni giganteschi e di mazze ferrate, sotto il peso di quelle
-montagne di ferro che si chiamavano armature! E quando Sacha Dzworoff,
-quel gingillo di omiciattolo, sempre al tu per tu colla minaccia della
-bara, quel giovane che rideva, che mordeva per non pensare, si trovava
-accanto a quell'uomo sì bello, sì pieno di vita e di affidamento alla
-vita, a quell'uomo, la cui vecchiezza giungerebbe sì tarda e durerebbe
-sì lunga, mentre egli, suo coetaneo, sarebbe da tanti anni scancellato
-dal novero dei viventi, egli sentiva quasi di odiarlo, soffriva di un
-doloroso bisogno di tormentarlo. Provava un continuo sospetto della
-calma e dell'ostinato buon umore col quale Rescuati evitava ogni urto
-di parole, ogni occasione di discussione. Fosse pietà?... la terribile
-pietà ch'egli trovava sempre, così tenace, così insultante attorno
-a sè! Vedendolo, provava delle orripilazioni nervose, che Roberto
-ignorava serenamente.
-
-Quella moderazione non era stata fraintesa dagli amici di Roberto e
-tutti l'approvano in lui, benchè alcuni maligni pretendessero, sotto
-voce, che molti dei frizzi di Sacha, Roberto li tollerasse anche
-perchè non gli apprezzava sufficientemente. Era, per gli sfaccendati,
-un vero divertimento il vieppiù stuzzicare i sentimenti di Sacha su
-quel proposito! La duchessa d'Accorsi poi, pareva essersene fatta una
-missione speciale. Al sarcasmo esacerbato di Sacha univa talvolta il
-suo, più moderato e più ambiguo. Per Sacha era un immenso conforto ogni
-visita in casa d'Accorsi. Di raro vi incontrava Roberto e sempre poteva
-sparlare di lui.
-
-Una sera capitò, giubilante.
-
-Gliel'aveva fatta a colui! Portata via, soffiata, proprio sotto
-il naso, una stupenda cagna Newfoundland... oh una bestia enorme,
-gigantesca, adorabile!
-
-Per un caso provvidenziale aveva saputo che colui, l'Adone,
-si struggeva di comperarla. Figurarsi! Come se una bestia così
-intelligente dovesse aver l'umiliazione di appartenere ad un padrone
-così sciocco! Fortuna che quel tirchio era stato a tirar di prezzo
-e aveva indugiato un giorno. E lui... s'era preso il gusto di fargli
-trovare, l'indomani, un bel pugno di mosche!
-
-A dir vero, oltre il gusto d'averla fatta all'Adone, Sacha s'ebbe
-quello d'esser bellamente giuntato dal canattiere che aveva odorato
-il puntiglio e vendutagli la cagna pel valore circa di un discreto
-cavallo. Nè questo fu il solo profitto di Sacha, il quale, volendo far
-stizzire «colui», annunziò che avrebbe trionfalmente fatta alle Cascine
-la presentazione ufficiale della cagna, da lui battezzata Vittoria.
-Ma giunto il giorno prefisso, il tempo era pessimo, pioveva e una
-tramontana orribile scuoteva le cime delle alte piante con dei lugubri
-_ouh!... ouh!_... Certo, il medico non permetterebbe a Sacha, di uscire
-quel giorno, al più verrebbe nel suo _brougham_. Ma che! All'ora fissa
-apparve la solita vittoria di Sacha coi cavallini bai. All'interno, al
-posto della signora, stava, tutta avvolta in un gualdrappone di piuma,
-la cagna, enorme davvero e bellissima, e al suo fianco il padrone
-infagottato in non so quante pelliccie di volpe azzurra, frammezzo alle
-quali sbucava fuori la faccetta pallida e maliziosa illuminata dalla
-gioia della celia.
-
-Giunto al Piazzone, con quel po' po' di vento e di fresco, egli fece
-fermare la carrozza, presentò Vittoria agli amici, poi condusse tutti
-da Doney per un _lunch_ d'onore alla cagna. Al trionfo non mancò che la
-presenza dell'umiliato avversario, Berto, il quale avendo dei polmoni
-modello, non s'era curato quel giorno di andarli a compromettere
-alle Cascine e si era invece tranquillamente recato a far visita alla
-contessa Elisa.
-
-Sacha si divertì immensamente in quell'occasione, ma tornò a casa colla
-febbre e stette a letto quindici giorni. E Vittoria, ch'egli frustava a
-sangue per insegnarle delle grazie bojarde, gli scappò un bel mattino e
-il cocchiere, che sapeva dov'era, le serbò il segreto e la vendette poi
-ad un americano di passaggio a Firenze.
-
-Ma il cattivo esito della prova non scoraggiò l'animosità di Sacha.
-Quand'anche avesse voluto mitigarla nell'animo suo, c'era sempre la
-Duchessa a rinfrescargli la memoria con mille punzecchiature.
-
-— E così, Sacha... la vostra simpatia? Decisamente vi credevo più
-immaginoso! È vero che siete diventati Damone e Pizia, o i due fratelli
-siamesi?
-
-E ciò indifferentemente, a quattr'occhi, o davanti alla gente, tanto
-che Sacha si arrovellava sempre più e avrebbe dato dei tesori per
-poter dar sfogo alla stizza che lo rodeva e che tutti si divertivano a
-fomentare.
-
-Un giorno la duchessa si trovò sola con Sacha.
-
-Egli era in uno di quei momenti d'estrema irritabilità nervosa che in
-lui solevano avvicendarsi a lunghi periodi di prostrazione. Stava muto,
-accigliato... soffriva.
-
-— Ebbene, — diss'ella sbadatamente. — Cosa ne fate del vostro caro
-amico Rescuati?
-
-Sacha scattò sulla seggiolina.
-
-— Non me ne parlate. È un essere impossibile. Non c'è modo d'irritarlo.
-Quasi, quasi...
-
-— Rinunziate? — interruppe Ginevra con una intonazione sì sottilmente
-beffarda che egli trasalì, come se avesse toccato un colpo di
-scudiscio.
-
-— Non credo — disse poscia, con accento di assunta indifferenza. —
-Aspetto soltanto.
-
-— Oh! aspettate! E cosa di grazia?
-
-— Un'occasione. Ma non vorrei che arrivasse in ritardo per me. Ciò
-farebbe il giuoco di quell'imbecille.
-
-La Duchessa alzò le spalle.
-
-— Non dite corbellerie, Sacha. Volete invece un consiglio? Il consiglio
-di una buona amica?
-
-Egli ebbe un moto del capo sì espressivo, uno sguardo sì vivace,
-sì pieno di comica malizia interrogativa, che la Duchessa non potè
-reprimere uno scoppio di risa.
-
-— Grazie! — esclamò. — Ma ho voglia di consigliarvi e se il consiglio
-non vi pare da vera amica, non lo seguirete, ecco tutto. Ci tenete
-realmente a dar sui nervi a Roberto Rescuati?
-
-Un eloquente scintillar dello sguardo di Sacha fu la sua risposta.
-
-— Ebbene, udite. Avete portato via a quel giovine una bestia ch'egli
-voleva comprare, poi, mi fu detto, un appartamento che desiderava
-prendere a pigione. Non c'è male. Ma non avete pensato a un'altra
-cosa... qualcosa di molto più elementare.
-
-Egli non comprendeva ancora.
-
-— Sarebbe?... — chiese ansiosamente.
-
-Ella rise in modo bizzarro. — Andiamo, via. Che proprio, colla vita che
-avete fatta, non abbiate a supporre ciò che può premere ad un giovane,
-oltre i cani e la casa...
-
-Non essa, ma un lampo del suo occhio grigio completò la frase.
-
-— Ah, triplice imbecille che son io! — sclamò Sacha balzando in piedi.
-— Non averci pensato prima! Ma certo! l'Augellin Bel Verde!
-
-Ella assunse un'aria scandalizzata. — Oh... oh... Sacha! — Ma rovesciò
-il capo sul cuscino della poltrona, ridendo sonoramente.
-
- *
- * *
-
-— Ebbene? — gli chiese quindici sere dopo, quando furono soli per un
-momento nel palco di lei, al Niccolini.
-
-Egli era trionfante.
-
-— Colpo riescito! — rispose più drammaticamente dell'attore che agiva
-sulla scena in quell'istante. — Ma ce n'è voluta dell'eloquenza!
-Figuratevi; sosteneva d'esserne innamorata! E poi, vedete, credo che
-trovasse la mia proposta non troppo vantaggiosa, viste le probabilità
-di pronta recessione nell'avvenire. Ed io ho sì bene compresi i
-suoi sentimenti che le ho fatta una modesta rendita per clausola
-testamentaria. Ciò l'ha decisa e ora siamo eccellenti amici.
-
-— Sacha! — disse la Duchessa quasi severamente.
-
-Egli inarcò le ciglia, con una maligna aria ingenua.
-
-— Oh Duchessa! Siate giusta, mettetevi nei panni di quella povera
-ragazza!...
-
-E s'interruppe, come colpito dal suono di una enormità.
-
-— Ah! — s'affrettò poi a scongiurare — per pietà, Duchessa, non
-rilevate quest'atroce bestialità che mi è sfuggita. Perdonatemi e non
-avvelenate la gioia che provo pensando alla faccia che farà colui
-domani quando troverà vuota la gabbia e volato via l'Augellin Bel
-Verde. E se sapeste, Duchessa, che lettera commovente gli _abbiamo_
-scritta!
-
-Ella non avvelenò la gioia di Sacha. Lo guardò bensì con una bizzarra,
-indefinibile espressione. Ma non ebbe tempo di dirgli nulla. Il
-Principe di Hetzengenfeld sollevava la portiera del palco e veniva a
-far visita alla duchessa d'Accorsi.
-
- *
- * *
-
-Gli amici comuni erano naturalmente informati della nuova trovata di
-Sacha, il quale però non credette necessario, parlandone, di palesare
-che gli fosse stata suggerita da altri. C'era un'attesa, più o meno
-dissimulata, delle conseguenze di questo fatto. E Neri Speroni, punto
-scoraggiato dall'insuccesso della sua missione presso Dino Follemare
-in una circostanza non priva di analogia col caso di Berto Rescuati,
-non credette doversi privare del piacere di far qualche indagine presso
-l'amico marchigiano.
-
-Con garbo però, con una certa cautela. Lo aveva visto a un'accademia
-di scherma e doveva avere un polso... colui! Trattandosi poi di una
-personcina quale era Madamigella Augellin Bel Verde, l'argomento era
-meno difficile a intavolare e Neri non ebbe a pentirsi d'aver toccato
-quel tasto con Roberto. A dir vero questi non s'era dilungato in grandi
-spiegazioni e si vedeva che aveva presa la cosa in modo splendido, con
-filosofia non solo, ma con spirito.
-
-Qualcuno sostenne che quest'ultima espressione fosse un pochino
-arrischiata trattandosi di Roberto, ma Neri Speroni mantenne
-l'integrità del significato con spirito. Berto aveva mirabilmente
-celato il suo sdegno, dicendo con una frase felicissima, che il fatto
-accaduto era stato per lui un vero sollievo, visto il carattere e i
-capricci della bella infedele. Insomma, aveva perfettamente dissimulato
-il suo dispetto. Sacha aveva fatto un bel buco nell'acqua, malgrado la
-celebre clausola testamentaria e Berto era decisamente, assolutamente
-un ragazzo di spirito!
-
-No, Berto non era un ragazzo di spirito. Ma aveva avuta una grande
-accortezza, l'accortezza che più giova a burlare gli scettici e gli
-indiscreti, quella cioè di dire semplicemente la verità.
-
-
-
-
-IX.
-
-
-Una domenica mattina, la contessa Elisa era a messa a Santa Maria
-Novella. Stava inginocchiata divotamente nella Cappella dei Rucellai,
-appiè della gentile Madonna, ch'è un dei pochi dipinti autentici del
-Cimabue. La messa era sul finire, quando parve alla Contessa di udire,
-dietro a lei, raccostarsi di un passo che le era noto.
-
-Roberto! pensò meravigliata.
-
-All'_Ite Missa est_, mentre s'alzavano pochi divoti riuniti nella
-cappella, quel passo si accostò maggiormente ed Elisa non ebbe d'uopo
-che di una leggera flessione del capo per avvedersi che non s'era
-ingannata.
-
-Era Roberto infatti. Scambiarono un saluto ed un sorriso.
-
-Ella abbreviò alquanto il suo ringraziamento, si alzò e disse:
-
-— Che novità — con voce sommessa, lieta come era lieto in quel punto
-l'animo suo.
-
-Egli si scusò, quasi.
-
-— L'ho vista entrare... e non c'ero ancora stato in questa chiesa.
-
-— Oh! — diss'ella scandalizzata — volete vederla ora? volete che vi
-faccia un po' da cicerone? Oh, un poco solamente, le cose principali.
-
-Egli annuì con aria di comica rassegnazione.
-
-E non ebbe a pentirsene. Il cicerone non fu nè pedante, nè indiscreto.
-Non era noioso il procedere con lei per l'ampia navata, sotto
-quell'austera e meravigliosa intralciatura d'archi, che, scemando
-di dimensioni a misura che s'appressano all'altar maggiore, offrono
-all'occhio una prospettiva assai più prolungata del vero. Nello sfondo
-delusivamente lontano allo sguardo, dell'altar maggiore scintillavano
-tremule le facelle dei ceri e la melopea d'un canto corale, seguito
-in sordina da un velato accompagnamento d'organo, si diffondeva,
-austeramente armoniosa, pel lungo e divoto spazio. Ogni tanto si vedeva
-una virile figura claustrale, intonacata e incappucciata di bianco,
-passare rapida oltre le cappelle, andare o venire dalla sacristia,
-l'artistica e suggestiva figura del Domenicano...
-
-La Contessa accennò a Roberto solo le cose principali. Trattenuta da
-un benevolo desiderio di non annoiarlo, non si dilungava in quelle
-spiegazioni raffinate che le avrebbe permesso il suo vasto corredo
-di cognizioni storiche, ma i pochissimi particolari che diede al suo
-compagno erano improntati dell'intimo sentimento del soggetto e sul
-suo volto intelligente era il raggio del senso d'arte, in lei sì fine e
-comunicativo. Egli pensava ch'era bella... la Contessa e punto noiosa.
-
-Fecero insieme il giro della chiesa.
-
-All'altar maggiore, si fermarono ad osservare gli affreschi del
-Ghirlandajo, ed ella ebbe cura di accennare al suo compagno le figure
-in cui il pittore volle tramandate ai posteri le fattezze di due grandi
-suoi contemporanei, Marsilio Ficino ed Agnolo Poliziano; ma Berto trovò
-irriverentemente che avevano l'aria un po' rimminchionita tutti e due.
-Ma alla cappella dei Gondi, di fronte al Crocefisso del Brunellesco,
-quel pezzo d'anatomia, nero e incartapecorito come un vecchio cadavere
-e che sembra riassumere in sè tutto lo spirito del verismo ascetico
-del suo tempo, Roberto frugò nella memoria e vi rinvenne un brano delle
-Antologie che avevano infestata la pace della sua adolescenza.
-
-— Ah! — disse — quello della scommessa con Donatello!
-
-Elisa ebbe un piccolo trasporto di gioconda meraviglia.
-
-— Ah! sapete?
-
-— Questo sì... Ma nient'altro, sa; nient'altro!...
-
-Senz'avvedersene, avevano alquanto alzata la voce e una vecchia
-pinzochera, che labreggiava rosari lì accanto sui gradini dell'altare,
-si voltò a guardarli severamente.
-
-Era sì brutta quella vecchia, sì arcigna, c'era nella occhiataccia
-data a quei due una sì stizzosa acredine di riprensione ch'essi si
-guardarono come due fanciulli colti in fallo e subito si trovarono a
-vicenda sì comici nel loro momentaneo sgomento che, per non cedere alla
-voglia simultanea d'un violento scoppio di risa, dovettero fare un vero
-sforzo. E si allontanarono.
-
-L'incidente li aveva messi di buon umore.
-
-Uscirono dal piccolo chiostro che dà in via degli Avelli.
-
-Per un momento sostarono presso il lungo muro di cinta, incrostato
-di lapidi e di lastre di marmi bianchi e neri. Un gaio spettacolo si
-offriva ai loro sguardi.
-
-La giornata era bellissima, serena, punto fredda e il cielo d'un vago
-azzurro chiazzato da nuvole bianche che non parevano annunciare nessuna
-cattiva intenzione. La piazza, che si chiamò a lungo bizzarramente
-di S. Maria Novella Vecchia e che è attualmente quella dell'Unità
-italiana, era inondata dal mite sole jemale. Dalle arterie delle
-vie Valfonda, Banchi, Panzani, Sant'Antonino e del Giglio, affluiva
-una corrente non interrotta di persone. L'elemento elegante non
-primeggiava in quella folla pedestre, composta visibilmente di popolino
-e di minuta borghesia. Ma la parte femminile di queste classi ama i
-colori lieti e le pennellate di tinte tenere o vivaci, e chiazzava
-luminosamente il suo percorso, riassumendosi in una sgargiante sinfonia
-di festoso colore. Costeggiando la folla, tentandola cogli allegri
-richiami delle fruste, batteva strepitoso il selciato un via vai di
-carrozzelle eleganti e pulite, spesso arrestate, colmate d'avventori e
-che ripartivano tosto con un ohe! trionfale dei cocchieri. Venditori
-ambulanti di torroni e di aranci aprivano tra la folla dei varchi
-segnalati da una nota ancora più spiccata di colori fiammeggianti e
-qua e là si alzavano nell'aria, trattenuti dalle cordicelle, riunite
-nella mano del venditore ambulante, i palloni di vescica rossi, verdi,
-azzurrini, che danzavano in alto, urtandosi lievemente, in una molle
-ridda di evoluzioni.
-
-C'era in quello spettacolo qualche cosa che rallegrava gli occhi e il
-cuore della contessa Elisa. Ella si rivolse al suo compagno:
-
-— Quanta gente e che bella giornata, nevvero?
-
-— Sì, — rispose Roberto, senza entusiasmo alcuno. — Ella è avviata a
-casa? Mi permette di accompagnarla?
-
-— Oh! figuratevi... Ma non voglio trattenervi; avete certamente
-qualcosa da fare. E... non vorrei rientrare subito. È così splendido
-questo sole e tutto ciò è così lieto!
-
-La letizia di tutto ciò pareva riflessa sul suo volto, fresco, in quel
-momento, e sorridente come quello di una giovinetta.
-
-— Ah! — osservò Roberto, — le piace questo popolo festante? Io
-preferisco gli altri giorni. Ma, non importa. Ha dei progetti?
-
-— No... cioè sì... Ma veramente non voglio privarvi...
-
-— Non mi privo di nulla, cara Contessa. Vengo perchè mi fa piacere di
-venire. Se mi vuole, ben inteso. Dunque?...
-
-— Dunque, figuratevi che da tanto tempo ho voglia di andare a Boboli...
-Ci sarete stato, certamente.
-
-— Io? no, neanche per idea. È una buona pista per i cavalli?
-
-— Ma che, è un giardino delizioso.
-
-— Ah... sta bene. Boboli, dunque... È lontano?
-
-— Non tanto. Si va a palazzo Pitti.
-
-— Grazie. Non pensa certo di andare a piedi!
-
-Essa, a dir vero, avrebbe preferito di fare una passeggiata; ma non
-volle contraddire Roberto, il quale, senza aspettare la risposta,
-tanto era certo del tenore di questa, aveva fatto al conduttore di
-una carrozzella che passava uno di quei cenni quasi impercettibili
-che bastano a Firenze per attirarvi dattorno un nugolo di autodemonti,
-pronti a condurvi in capo al mondo, anche per mezzo prezzo, se avete il
-genio del contratto preventivo.
-
-Ella si nicchiò in carrozza ridendo, col senso di commettere una
-stramberia gustosa. Roberto salì al suo fianco. Era di buon umore
-anch'egli. Come le aveva detto, veniva appunto perchè gli faceva
-piacere di venire. Era il suo metodo, del resto; faceva sempre quanto
-gli accomodava di fare.
-
- *
- * *
-
-Boboli non gli dispiacque. Non c'era troppa gente, benchè fosse di
-festa. E la Contessa era di un umore così lieto, era così simpatica
-quel giorno!... S'arrampicarono su, proprio sino in cima al viale
-coperto, là dove si trova la statua dell'Abbondanza. Solo quando furono
-in cima, egli s'accorse ch'ella ansimava un poco per la fatica della
-salita che avevano fatta un po' troppo rapidamente per lei.
-
-Espresse il suo dispiacere. Era stato un gran balordo. Era andato così
-di corsa, senza pensare. Ma ella lo interruppe subito. Aveva in realtà
-provato in quella rapida corsa, fatta al fianco di quel giovane dal
-passo sì vibrato, sì elastico, una strana sensazione di incitamento
-al moto. Il senso di un'accelerazione del sangue, di una energia nuova
-deliziosa, correva in tutto l'esser suo. Le pareva di avere ritrovata
-l'integrità di una forza muscolare del corpo che ella ricordava
-ora come una delle sensazioni tutte proprie della sua gioventù: le
-lunghe passeggiate ch'ella soleva fare in campagna, leggera, svelta,
-instancabile, col bisogno di una reazione dopo le lunghe immobili
-dimore nella biblioteca di suo padre. Con un rapido gesto si tolse la
-veletta. La bianchezza dell'epidermide pareva essersi fatta più unita,
-più fusa sulle gentili fattezze, ed un roseo splendido e delicato si
-diffondeva sulle gote, dando agli occhi castani una lucentezza ed un
-risalto che li faceva sembrar neri.
-
-Egli sedette ai suoi piedi per terra, in modo da poter veder lei e ad
-un tempo il panorama vaghissimo della città. Su questo fecero mille
-osservazioni, niente affatto sublimi, puerili anzi, meravigliandosi
-di quella distesa, del formicolìo di quella folla, che raffigurava
-tanti sciami di insettucci neri. Il sereno del cielo era scorrazzato da
-larghe nubi, che gettavano or qua or là sulla festante città, inondata
-dal sole, delle larghe chiazze d'ombra. Più giù, sotto i piedi di quei
-due, costeggiato a destra e a sinistra dal lungo viale di sempreverdi,
-nel suo isolotto colmo di piante, stava, gigantesco e bonario, l'Oceano
-del Gian Bologna.
-
-Rimasero a lungo colà... senza avvertire che il tempo passava. Egli
-s'era un pochino allungato sul fianco, adagiandosi comodamente. Aveva
-gettato il cappello a terra e pareva completamente soddisfatto dei
-fatti suoi...
-
-Non era nè stanco, nè vibrante come la Contessa.
-
-Il suo volto aveva la mirabile freschezza rosea della gioventù. La
-Contessa ebbe ancora, guardandolo, l'impressione bizzarra di quel
-grosso mazzo di giacinti ch'egli stesso le aveva recati, il giorno in
-cui le era parsa così lunga la visita di monsieur Cholet.
-
-Boboli non era affollato. Pochi salivano sino all'Abbondanza e quei
-pochi non davano noia a loro due. Passavano gettando su quel gruppo
-uno sguardo curioso ma scevro da pettegolezzo. Elisa e Roberto
-s'indugiavano nel piacere della quiete, d'una vaga contemplazione e
-di qualche chiacchiera indifferente per sè stessa, ma dalla quale
-traspariva la confidenza e l'intesa che s'era venuta rapidamente
-stabilendo fra loro, un'affettuosa e geniale intimità, a cui
-contribuivano del pari l'indulgente benevolenza della signora e la
-franca accettazione di quella benevolenza da parte di Roberto.
-
-A un tratto, dopo una pausa di silenzio, la contessa Elisa ebbe,
-involontaria, incosciente, una piccola scossa del capo, che rispondeva
-ad un subito pensiero.
-
-— Che ora sarà? — chiese a Roberto. — Non ho qui l'orologio.
-
-Egli trasse il suo e lo guardò, ma non disse l'ora.
-
-— Cosa le importa? disse. — Non si sta bene qui?
-
-— Oh sì — rispose Elisa ridendo. — Ma deve esser tardi.
-
-— Ebbene, scusi, che obbligo ha di rientrare a ora fissa? Ovvero sta
-male qui?
-
-— Oh Berto!... Ma è tardi, me ne accorgo. E poi, guardate, mi pare che
-si guasti il tempo.
-
-Accennò col suo ombrellino una massa di nubi che andava formandosi
-compatta e che velava sui loro capi l'azzurro del cielo.
-
-Ma egli non se ne inquietò affatto. Non aveva sufficiente esperienza
-della rapidità colla quale si scapriccia il tempo fiorentino.
-
-— Passeranno! — disse con grande filosofia.
-
-Ella insistè, cionullameno. Le pareva che l'aria mossa, frizzante le
-dicesse all'orecchio: Andatevene, voi due.
-
-— Davvero, credo che sia un po' tardi. E poi, anche per voi... per le
-vostre occupazioni.
-
-S'alzò, con una mossa impercettibilmente nervosa.
-
-A un tratto, la colse vivido il pensiero di una persona che poteva
-attendere Roberto, meravigliarsi della sua lunga assenza... E, come
-per istinto, provò il desiderio acuto, sprezzante, di non esser causa
-dell'indugio. Ma in pari tempo una violenta ondata di sangue le affluì
-al volto, inondandolo di una splendida porpora.
-
-Roberto non si alzò, neppur vedendola in piedi.
-
-La guardava di sotto in su e nell'occhio di lui si destava
-un'attenzione bizzarra.
-
-— Le mie occupazioni? — disse dopo un momento.
-
-E subito si decise a farle una confidenza.
-
-— Le mie occupazioni, dice?... Ma non sa che da un mese non ne ho più e
-che son libero come l'aria?
-
-Ordinariamente, non si fanno a una signora di queste confidenze,
-specialmente se non sono sollecitate. Ma a una signora d'esperienza,
-che conosce il mondo e la vita, che ha parecchi anni più di voi e che
-vi tratta come un figliuolo... è un altro conto!
-
-Ella non finse di non capire! Aveva capito tanto bene! Così bene che la
-trasfigurazione di una gioia sublime era già sul suo volto!
-
-Sedette ancora e, forse senza accorgersene, porse una mano al giovane.
-
-— Oh Roberto! Roberto!
-
-Roberto prese quella mano ed ebbe il supremo buon senso di non entrare
-in particolari. Già; non avevano mai parlato di ciò. A che farlo ora?
-Poi a lui seccavano le spiegazioni. Non disse che fosse o no merito
-suo, questa libertà riacquistata. Così rimase solo ed incolume agli
-occhi di lei il fatto ch'egli era libero... come l'aria!
-
-Forse la sensazione di quell'aria di libertà le impedì di accorgersi
-che un'altra aria, quella del cielo, si divertiva dispettosamente a
-chiamar le nubi da tutte le parti per riunirla su Boboli. Ce l'aveva
-con Boboli il cielo, quel giorno. Laggiù, sui Lungarni, pieni di gente,
-sfolgorava il sole...
-
-Roberto non lasciò andare quella mano. Disse sommessamente, come un
-ragazzo che sa di essere stato buono e con quella musica curiosa che
-Dio aveva messo nella sua voce di monello ben educato:
-
-— È contenta?
-
-Ella, colla semplicità estrema che pareva a volte imparare da lui,
-rispose tranquillamente:
-
-— Sì!
-
-Oh! se lo era! Ah! quell'anima tanto raccomandata a lei, quella vita
-ch'ella aveva assunto di proteggere, quell'esistenza sulla quale ella
-imparava ch'era dolce il vegliare come è dolce il vegliare i sonni
-di un figliuolo, s'erano sciolti, liberati da un giogo indegno e
-triviale...
-
-— Sì — disse ancora, mentre l'interna emozione dava al suo accento
-un'intensità tremula:
-
-— Roberto, ciò non era degno di voi!
-
-Roberto, nella sua eletta sincerità, fece un piccolo esame di coscienza
-e pensò umilmente che... l'_Augellin_ dal volo infido non era poi
-neanche tanto da disprezzarsi, dopo tutto. In fondo non si considerava
-nè tanto colpevole, nè tanto privo di buon gusto!... Ma egli non
-contraddiceva mai le signore e la Contessa, in quel momento, era
-splendida di un misterioso splendore, che lo colpiva e gli faceva un
-effetto speciale.
-
-Un'emozione colse anche lui, un'emozione ch'egli ebbe il talento
-di non definire nè a sè stesso, nè a lei. Lasciò ch'essa ardesse
-tranquillamente nei suoi occhi, quei bellissimi occhi bruni un po'
-infossati nell'arco... cinti di una sfumatura d'ombra, qualcosa come
-un vago azzurro entro cui lo sguardo pareva incupire e tingersi di una
-squisita espressione d'indefinito.
-
-— Segga dunque, diss'egli tranquillamente.
-
-Ella aveva al collo un lungo boa di piume _bleu marin_. Egli tirò
-dolcemente a sè un'estremità di quel boa e si carezzò con esso le
-guance, con un piacere infantile di quel contatto tepido e leggero.
-
-Elisa sedette ancora, ma per rialzarsi vivacemente, dopo un minuto.
-
-Le nuvole, lassù, s'erano ad un tratto decise a una capricciosa crisi
-di piova. Sul terreno battevano con un picchiettìo secco, gaiamente
-sonoro, dei goccioloni radi.
-
-Egli s'alzò lentamente, come a malincuore, e guardò in aria con una
-smorfia.
-
-— È una nuvola che passa. Non vai la pena di muoversi.
-
-Ma Elisa si assestò il boa attorno al collo ed aprì l'ombrellino.
-
-— Sì... sì... vedrete fra poco. Bisogna far presto, se vogliamo trovar
-giù una carrozza libera.
-
-Egli si guardò d'attorno: — Allora, scendiamo pel viale; faremo più
-presto.
-
-Si misero a destra pel viale ormai solitario. Il subito velarsi
-dell'atmosfera metteva una penombra fresca nel lungo corritoio verde in
-discesa, costeggiato da due pareti di foglie, sotto una volta di uguale
-contesto. Ai goccioloni d'avanguardia era successa una pioggerella
-regolare, minuta, di una tonalità quasi musicale, nella moderazione
-sussurrata del suo accento.
-
-La discesa era piuttosto ripida. La Contessa rialzava con una mano
-la gonna che, un po' lunga, strisciava sul terreno. L'altra mano
-era impacciata dal manicotto, l'interno del quale era occupato dal
-fazzoletto e da un piccolo libro da messa, che minacciava sempre di
-scivolar via. Poi, c'era l'ombrellino, da reggere.
-
-Roberto si fermò un istante.
-
-— Permette?
-
-Le tolse il libro da messa che mise in tasca, le tolse l'ombrellino,
-poi le porse il braccio, ch'ella prese senza esitare.
-
-— Così... da brava, si appoggi.
-
-Elisa passò il suo in quel braccio sì giovane e sì forte. Egli le
-teneva aperto sul capo il piccolo _en tout cas_ e reggeva il suo passo
-nella discesa... La subita piova faceva sdrucciolevole il terreno;
-due o tre volte, la leggerissima calzatura di lei, urtando contro
-un sassolino, la fe' lievemente inciampare. Ma sempre il braccio di
-Roberto la sostenne, ed ella allora sollevava su di lui lo sguardo
-sorridente e grato. Ed egli ripeteva pure sorridendo: — Ma si appoggi
-dunque...
-
-Erano vicini vicini, sotto il piccolo ombrello, che a mala pena
-riparava le loro teste. Egli avvertiva il leggero, appena percettibile
-profumo di violetta giapponese che usciva dall'interno del manicotto.
-E da quell'interno sbucava pure sino all'avambraccio una mano lunga,
-elegante, coperta di pelle di Svezia, che poggiava, leggera leggera,
-sul braccio di Roberto.
-
-Un momento, senza saper come nè perchè, rallentarono il passo... Poi
-si fermarono... Roberto chiese alla Contessa s'ella fosse stanca...
-Ma ella scosse il capo senza parlare. Ascoltava il tac tac, lieve,
-misterioso delle goccioline che cadevano sulle foglie con una cadenza
-più affettata. Poi le sue finissime nari ebbero una lunga, quasi
-nervosa aspirazione, mentre i suoi occhi si socchiudevano alquanto.
-
-— Sentite, Roberto, l'odore della terra bagnata? È la mia passione.
-
-C'erano veramente nell'aria i vaghi sentori di quel profumo di buccaro,
-che il Medio Evo, nel bizzarro lusso della sua sensualità, ha saputo
-utilizzare. C'erano ancora delle esalazioni indefinite, qualcosa come
-un vago accenno di lontana primavera.
-
-Di nuovo si misero in via, ma senza affrettare il passo. Il volto di
-Elisa era tutto un sorriso dolce e affettuoso... Provava un senso
-affatto nuovo per lei... quasi il senso d'una protezione ricevuta,
-non data, l'impressione di sentirsi condotta e guidata da quel giovane
-sì forte, sì bello. Ed egli aveva saputo liberarsi da quella indegna
-schiavitù, ella poteva ora occuparsi di lui, influire sui suoi buoni
-istinti... adoperarsi per quell'anima che doveva aver tanto di buono,
-di suscettibile al bene. Libero ora... era libero!
-
-Lo guardò con una subita inconsulta espressione di tenerezza e
-d'orgoglio; il suo sguardo fu in quell'istante sì luminoso e sì dolce
-ch'egli provò una repentina, indefinibile sensazione... Strinse un
-pochino il braccio che posava sul suo e le sussurrò: — Cosa pensa...
-adesso?...
-
-Elisa provò una piccola scossa. Che domanda curiosa! Ma dopo tutto,
-perchè non dire il vero?...
-
-— Penso a voi — rispose dolcemente.
-
-Egli si fece ancora più presso.
-
-— E poi? — sussurrò con un'aria di monelleria, ove entrava una latente,
-esitante tenerezza.
-
-— E poi — continuò Elisa sorridendo — penso quanto sarebbe contenta...
-vostra madre.
-
-Aveva detto il vero, cioè quello che era, passato, colla parvenza
-del vero, nella purissima anima sua. Le aveva morso il cuore in
-quell'istante l'idea di quanto dovesse esser debole Tecla nel suo
-affetto materno, scusabile nella sua cieca adorazione del figlio. Così
-ella aveva velato a se stessa il suo pensiero!...
-
-Roberto non rispose. Si morse vivamente il labbro inferiore. Un rossore
-impetuoso salì alla sua fronte e una durezza si accese nel suo sguardo.
-
-— Ah! — disse brevemente — grazie tante!
-
-L'accento era scevro d'ogni suono di gratitudine; suonava anzi così
-acre ch'ella si voltò meravigliata a guardarlo.
-
-Lo vide sì rannuvolato in volto che gli chiese con sollecitudine:
-
-— Non vi sentite bene?... Che viso scontento!... Potrei quasi
-rivolgervi la domanda che mi avete fatto un momento fa: A cosa pensate?
-
-Roberto ebbe un piccolo riso nervoso. — Penso ora per l'appunto, cara
-Contessa, una cosa che avevo scordato un momento fa. Un appuntamento
-con Neri Speroni, alle tre.
-
-L'osservazione, fatta così, non aveva un'apparenza cortese e la
-Contessa n'ebbe un senso sgradito... il senso d'una puntura di spillo.
-Ma subito la sua bontà e la sua indulgenza ebbero il sopravvento:
-
-— Mi spiace di questa dimenticanza — disse affrettando il passo... — è
-colpa mia. Ma non sapevo; avreste dovuto dirmelo.
-
-— Oh! non importa. Infatti, avrei dovuto pensare... Scommetto ch'ella
-mi considera ora come un ragazzo male educato.
-
-— No... — diss'ella sorridendo. — Ma che andate pensando, Roberto?
-
-— La verità, Contessa. Ovvero — no... scommetto invece ch'ella ha per
-me dei tesori d'indulgenza, ispirata dal suo cuore... materno.
-
-L'accento aveva un'acrimonia bizzarra, una ironia alla quale la
-Contessa non era preparata. Avevano passate assieme così piacevolmente
-tutte quelle belle ore con tanta confidenza, così lieti! E adesso...
-
-Scosse il capo dolcemente e scherzando: — Niente affatto — disse:
-— sono in collera. — Ma andiamo un pochino più in fretta. Piove sul
-serio, sapete?
-
-Infatti la piccola piova prendeva l'aire d'un acquazzone, ed essi erano
-ancora lungi dall'uscita. Presero a camminare frettolosi e in silenzio,
-scambiando poche parole. E quando giunsero allo sbocco sotto il portone
-di Palazzo Pitti, Elisa era un pochino trafelata, perchè davvero aveva
-fatta una bella corsa. Pioveva ora che Dio la mandava.
-
-Nel momento in cui erano giunti a riparo, ella aveva spiccato il suo
-braccio da quello di lui. Con sua grande sorpresa aveva sentito un
-lievissimo moto di resistenza. Ma poi, subito, l'aveva lasciata libera.
-
-Roberto offrì d'andarle a cercare una carrozza e la lasciò sola per
-un momento. Tornò poco dopo colla carrozzella, che aveva agevolmente
-trovata. Nell'entrare in carrozza e vedendo ch'egli stava per
-accomiatarsi, Elisa gli chiese se volesse venire con lei. Lo lascerebbe
-al Club o a casa sua, come credeva.
-
-Egli ricusò; preferiva andare a piedi.
-
-— Con quest'acqua? Roberto, non vi farà male?... E poi, il vostro
-appuntamento?
-
-— Oh non importa. E non soffro dell'acqua.
-
-S'indugiava, come suo malgrado, presso la carrozzella. Elisa gli porse
-una mano.
-
-— Allora, addio Roberto... e grazie della cara compagnia. È stata una
-giornata piacevolissima, e... se sapeste come mi ha fatto piacere! Mi
-avete fatta rivivere una specie di gioventù... Non venite proprio?...
-Dunque, a rivederci presto, nevvero?...
-
-Egli s'inchinò, mormorando qualche parola cortese, poi si ritrasse con
-un cerimonioso saluto. La carrozza mosse celere verso via Toscanella.
-La Contessa frenò un impulso, quello di sporgere il capo fuor dal
-mantice calato per vedere ancora una volta quella bellissima faccia di
-Roberto Rescuati. Non lo fece; si spinse indietro, rannicchiandosi nel
-suo cantuccio.
-
-— Come è capriccioso; — pensò, — come si è stancato così ad un tratto!
-Ma... è libero, ora, è libero...
-
-Come strepitava lieta la piova sul lastricato, come trottava allegro
-il ronzino del fiaccheraio! Come echeggiavano sonore nell'aere le
-sue scudisciate! Perchè si era stizzito, all'ultimo, Roberto? Glielo
-chiederebbe subito la prima volta che verrebbe da lei: domani, forse...
-
-Ma nè l'indomani, nè dopo, Roberto venne da lei. Invano ella non uscì
-per attenderlo, invano, ad ogni oscillazione della portiera riflessa
-nello specchio, ella alzò il capo, quasi commossa, nell'attesa del noto
-e simpatico aspetto. Il suo capriccioso figliuolo pareva avere scordata
-la strada della palazzetta in via S. Gallo.
-
-Lo attese, stette in casa parecchi giorni, per non perdere la sua
-visita. Strano che le mancasse così... Perchè non veniva più? Se lo
-chiedeva ogni tanto con una specie di bizzarra angoscia. — Pure, ora...
-era libero. — Come occupava il suo tempo?
-
-La domanda la crucciava, iterandosi di frequente nel suo pensiero...
-Ora la riferiva a Tecla... ora al suo progetto per Marina. Sicuro;
-per Marina. — Perchè anche stavolta le cose non si mettevano bene.
-— E forse un pochino per colpa sua... perchè non s'era adoperata
-abbastanza. — E ora correva una voce strana, di uno strano
-matrimonio in vista per la giovane Negroni. E se fosse colpa sua quel
-matrimonio... colpa di una vendetta del destino sul suo poco zelo,
-sulla sua negligenza a procacciare il bene di Marina, la felicità di
-Roberto?
-
-Un timore la coglieva quando pensava a ciò.
-
-
-
-
-X.
-
-
-La duchessa d'Accorsi aveva dato il suo primo gran ballo della stagione
-subito dopo Natale e così splendidamente inaugurato il carnevale. Dino
-Follemare era tuttora in Inghilterra e il principe di Hetzengenfeld
-non accennava a partire. Era uno degli ospiti più assidui di casa
-d'Accorsi. Un fascino lo tratteneva evidentemente e nessuno discuteva
-questo fascino. Si era abituati ai miracoli della duchessa Ginevra.
-
-Sui primi dell'anno ci fu, per occupare le buone lingue, un altro
-piccolo avvenimento, il matrimonio di Luciano Carisi. Delle nozze era
-stata consigliatrice ed auspice la duchessa d'Accorsi. Oh! ella aveva
-sempre protetto Luciano Carisi.
-
-Da nove anni egli abitava a Firenze, in occasione d'un impieguccio
-conseguito. Era siciliano, piombato anzi dalla più lontana provincia
-del Mezzogiorno d'Italia.
-
-Quando venne aveva vent'anni, era povero e poeta. Ma poeta davvero. La
-sua lira aveva delle corde vergini, vibrate, stridenti di un'armonia
-genuina e selvaggia. Egli stesso somigliava alla sua lira, colla sua
-strana originalità d'aspetto e di modi, con un nonsochè di attonito,
-di eccitato nella bruna, nervosa faccetta dal tipo Arabo. Quando
-la Duchessa lo conobbe, per mero caso, indovinò in lui un avvenire
-e le piacque avviarlo e farlo conoscere in un mondo ove egli non
-avrebbe certo mai creduto di poter penetrare. Stentava la vita col
-prodotto dell'impiego e col suo lavoro letterario. Scriveva versi
-ardenti, saturi ancora dell'ispirazione locale del suo paese, delle
-calde passioni popolari. Una specie di brutalità grandiosa e sonora
-scaturiva, come una bolla irruente, dalla maschia originalità di uno
-stile primitivo, ma robusto. Scriveva anche in prosa articoli di polso,
-pieni di poesia, illustrando storicamente la sua Provincia. Ma poco ne
-ricavava. Era altiero e male avveduto.
-
-Le sue sorti mutarono quando la Duchessa si assunse caritatevolmente
-l'incarico di dare un più pratico indirizzo all'ingegno di quello
-ch'ella chiamava ridendo «il Figlio delle Selve.» Dire che l'opera
-buona non suscitasse qualche maligno commento sarebbe troppo asserire!
-Audace del pari tornerebbe l'asseverare che i maligni avessero tutti
-i torti... Certo è che una influenza pesò, benefica in un senso,
-deleteria nell'altro, sul carattere e sull'avvenire di quel giovane.
-Egli acquistò rapidamente disinvoltura, garbo, uso di società; imparò
-ciò che piace ai più, seppe ciò che lo spirito deve lasciarsi dietro
-come un bagaglio inutile, per correre più spedito sulla via del
-successo. La penna selvaggia, dagli acri vigori, si fe' gradatamente
-più gentile, più discreta, accettò l'innesto dell'articolo corrente
-in fatto d'arte e di modernità. La fiera, squillante lira del
-montanaro mise una sordina alle sue corde più vibranti. Queste si
-fecero sottili, argentine, il loro suono acquistò il timbro equivoco
-di un elegante cinismo stuzzicante. Il poeta e la sua musa divennero
-mondani, attillati, si tinsero d'un'ibrida tinta tra _heiniana_ e
-_d'annunziana_ che entusiasmò specialmente le signore. Il Figlio delle
-Selve divenne inappuntabile nei modi, si fe' quasi un gentiluomo.
-Era l'ospite obbligato di tutte le feste, di tutte le partite, i
-suoi volumi erano dedicati a parecchie fra le signore dell'Olimpo
-fiorentino. Ebbe delle avventure, dei duelli. Viveva da signore, dacchè
-gli editori lo pagavano bene. Imparò a distinguere gli amici utili da
-quelli che non lo erano, ad evitare i colleghi a cui il successo non
-sorrideva, a comporre commedie gentili, incipriate, che si recitavano
-nei salotti con immenso plauso e ch'egli metteva stupendamente in
-scena. Dirigeva i _cotillons_ artistici della Duchessa, dava alle
-signore dei preziosissimi lumi quando l'annunzio di un ballo in costume
-metteva sottosopra tutte le teste e le vanità femminili, insomma la
-Duchessa poteva esser fiera dell'opera sua. Aveva trovato un ingegno
-reale ma ineducato, lasciava un ingegno ammansato, civilizzato, assai
-più utilizzabile. Aveva realmente diritto alla gratitudine «del Figlio
-delle Selve.»
-
-Ma volle compiere l'opera sua.
-
-Il giovane non lavorava più come prima. Il lavoro suo era attualmente
-meglio retribuito, ma egli non si contentava più della semplicità
-parca del tempo in cui egli era rozzo e non conosceva la duchessa
-d'Accorsi. La vita del giovanotto elegante è cara, carucci anzichenò i
-successi _sicuri_ di un'operetta artistica, carissime poi le avventure,
-specialmente quando si tratta di persone per le quali deve essere
-naturalmente bandita ogni ignobile preoccupazione finanziaria. Egli
-s'era abituato ad un'esistenza signorile. Pur di continuarla seguì
-dolcemente, con mirabile abnegazione e libertà di spirito, i consigli
-della sua nobile protettrice. Chiese ed ottenne la mano di una giovane
-forestiera, sulla cui origine correvano voci poco favorevoli. Era
-bruttissima, ma assai ricca. E la Musa del poeta aveva d'uopo ormai
-ch'egli invocasse gli agi e le blandizie di una larga esistenza
-mondana.
-
-La festa era stupenda quella sera in casa d'Accorsi e Luciano vi aveva
-condotta la sua fidanzata: una tedesca d'una bruttezza odiosa. Lo sposo
-era pallido, ma disinvolto. Molto del suo ingegno era diventato spirito
-ed egli ne faceva in quella sera un consumo straordinario.
-
-Le sale erano stipate, ma tutto procedeva col mirabile ordine che aveva
-resi celebri i ricevimenti di casa d'Accorsi.
-
-Il fiore della società fiorentina e forestiera sfilava per lunga fuga
-di sale illuminate con un eccesso di luce ch'era per sè sola una festa.
-Si ballava nell'immenso salone bianco e oro, la _queue_ si formava
-all'uscio di destra, percorreva due sale processionalmente per giungere
-all'uscio parallelo a quello dond'era uscita e quivi sciogliersi nei
-meandri della danza, al suono dell'orchestrina celata nella galleria
-superiore in una nicchia di verdura. C'erano, quella sera, delle
-_toilettes_ splendide, uno sfarzo insolito di gioielli; le signore,
-come le acconciature, erano fresche, non stancate ancora dai faticosi
-piaceri del carnevale. Una immensa prodigalità di fiori colmava gli
-angoli, i vani, quanto nello spazio era disponibile, senza ingombrare.
-E dovunque, nelle sale, nei salotti, nei gabinetti erano combinati
-recessi, nicchiette suggestive d'isolamenti, propri alle chiacchiere
-intime. Colà e in quei pressi, mentre la gioventù danzava sotto gli
-sguardi delle mamme e dei curiosi, si aggiravano coppie dall'andatura
-lenta, dai piccoli scoppi di risa represse, dai colloqui sommessi
-e sussurrati. Roberto, il quale errava senza ballare e coll'aria
-discretamente annoiata, sostò improvvisamente in uno di quei salotti.
-
-Seduta su una delle tre poltrone circolarmente disposte di un _pâtè_,
-stava la contessa Elisa. Parve a Roberto che dallo schienale della
-poltrona appoggiata a quella di lei emergesse qualcosa di nero,
-forse un braccio mascolino; ma di ciò egli non fece caso. Si accostò
-premurosamente, meravigliando di trovarla sola.
-
-— E voi, come non ballate? — rispose ella — ciò è imperdonabile.
-
-— Per carità, non mi tradisca. Sono sfuggito alla Duchessa, che voleva
-utilizzarmi presso una signorina forestiera. Sono sfuggito al supplizio
-cedendola ad un inglese di sua conoscenza. Mi lasci star qui un poco in
-santa pace.
-
-Senza attender risposta, attirò a sè un morbido _pouff_, e sedette
-proprio dirimpetto alla Contessa.
-
-— Ma davvero non ballate, Roberto?
-
-— No, mi secca. E lei?
-
-— Oh io... Ma la festa è magnifica, nevvero?
-
-— Sì, splendida. Bisogna dire il vero. Tutto perfetto, riuscitissimo.
-È vero che la Duchessa fa le prove generali dei suoi balli, illumina le
-sale, dispone i domestici, i mobili, tutto insomma come dev'essere, due
-o tre sere prima?
-
-— Dicono. Così è sicura del fatto suo, in ogni modo.
-
-— Già... Per le feste e per tutto... nevvero?
-
-L'intonazione dell'accento era alquanto monella.
-
-Ma la contessa Elisa non incoraggiava le monellerie. Finse di non aver
-capito e fece ancora l'elogio del buon gusto e della speciale arte
-di ricevere nella quale decisamente la duchessa d'Accorsi non aveva
-rivali. Poi gli chiese dolcemente:
-
-— Avete visto come è splendida stasera Marina Negroni?
-
-— Ah! — rispose egli con indifferenza. — Infatti, un magnifico
-granatiere.
-
-— Avrete ballato con lei... spero?...
-
-— Naturalmente, come padroncina di casa. Ma non so mai cosa dirle. Ora
-balla una conversazione col Principe tedesco. A proposito, è vero quel
-che si dice, che la Duchessa voglia far di sua figlia una Principessa
-regnante? Sarebbe proprio il colmo, nevvero? Dopo...
-
-— Roberto! — interruppe vivamente Elisa con accento di rimprovero.
-
-Egli rise. — Ecco com'è lei... Non si può dir niente. Bene; sia per non
-detto. Una bellissima festa. Com'è carino qui!
-
-Era veramente carino: in quel gabinetto, tutto in raso azzurro pallido
-a riflessi perlacei nella luce discreta delle lampade dai globi velati
-di garze e di trine. Ci doveva essere negli angoli, nelle giardiniere,
-un'immensa quantità di mammole. Non si vedevano, ma un odore penetrante
-impregnava tutta l'atmosfera. A sommo del _pâtè_, sul quale sedeva
-la Contessa, un alto _camerus_ diffondeva la pompa verdeggiante dei
-suoi flabelli. Una di quelle foglie lambiva quasi la delicata testina
-col suo piccolo chou di piume bianche, in mezzo a cui scintillava
-tremolante, sulla montatura a spirale, un limpidissimo brillante.
-
-Ella era in bianco. Dietro, un lungo strascico di raso, davanti uno
-spumeggiare leggero di trine ricchissime, qua e là trattenute da
-grossi mazzi di piume bianche. Le trine salivano sino alla scollatura
-modesta, appena tracciata sulla bianchezza immacolata dell'epidermide.
-Il collo, d'una meravigliosa rotondità e di una freschezza quasi
-verginale, era cinto da una riviera di brillanti, non molto grossi, ma
-di una purissima acqua. Fra le mani ella teneva un piccolo mazzolino
-di giacinti rosa e un enorme ventaglio di madreperla coperto di piume
-bianche di struzzo. Forse non lo sapeva di essere così squisitamente
-attraente in quel momento, in quel luogo, colla dolcezza tenera del suo
-sguardo, al tutto accaparrata dall'attenzione ch'ella prestava a ciò
-che le andava dicendo quel suo figliuolo, che protestava d'annoiarsi.
-
-Veramente, in quell'istante, non aveva per l'appunto l'aria di un uomo
-annoiato. La guardava, sorridendo con una bizzarra espressione, che le
-ricordò Boboli... quella loro famosa gita!
-
-A un tratto le chiese: — Permettete?... — E s'impossessò della sua
-mano; voleva veder da vicino un braccialetto di minutissimo lavoro
-orientale, che cingeva il fine polso di lei. S'indugiò, come se
-studiasse quell'aurea manifattura.
-
-La sua testa era chinata e prossima al busto di lei. Da lontano, dalla
-sala da ballo, giungevano gli accordi giocondi, spensierati di un
-valzer di Marco Sala.
-
-Roberto ebbe un'idea curiosa. Senza lasciar quella mano, chiese alla
-Contessa: — Dica la verità, non è un pochino in collera con me?
-
-Ella sorrise, poi disse: — Sì. Perchè non siete più venuto a trovarmi?
-
-— Perchè? perchè temevo di seccarla. Perchè io so che è tanto buona
-e che ella mi trova un... — Si arrestò un momento, poi proseguì: —
-Ebbene, ha torto! L'accerto che ha torto.
-
-Ella non capiva bene il senso di quella inattesa sortita, non capiva
-neppure perchè un violento rossore imporporasse la fronte di lui,
-perchè nei suoi sguardi si accendesse una specie di collera e assieme a
-questa un'arcana specie di luccicore.
-
-— Come mai potete dir ciò, Roberto. Vi accerto...
-
-— No, lo so, non ha voluto farmi dispiacere. Ma non sono uno sciocco,
-sa... nè un fanciullo. E solo perchè... No, la lasci stare dov'è, la
-sua mano.
-
-Ella scosse il capo. — Ma, Roberto...
-
-— No, no, — proseguì concitato il giovane, — non quell'eterna
-indulgenza! Scommetto che, a momenti, uscirà a parlarmi della mamma e a
-dirmi che le ha scritto per darle nuove dei miei buoni diporti.
-
-Elisa aveva una gran voglia di ridere, ma una irritazione, qualunque
-ne fosse la causa, era visibile in lui e un istinto tutto femminile le
-fece intuire ch'era meglio non contraddire quel fanciullo.
-
-— Verrete domani a pranzo da me? — gli chiese dolcemente.
-
-— Ha gente? — ribattè Roberto, raddolcendo a un tratto la voce e lo
-sguardo.
-
-— No. Cioè.... potrei.
-
-— Mi fa questo santo piacere di non invitar nessuno? Allora... sì. Ma
-badi, non voglio tradimenti.
-
-— No — diss'ella, tentando ancora di ritirare la sua mano.
-
-Roberto la tratteneva, ridendo, ed ella picchiava la mano di lui colla
-punta del grande ventaglio bianco, ridendo anch'ella d'un piccolo riso
-tra spensierato e nervoso.
-
-A un tratto, alzando gli occhi, si accorsero che avevano vicina la
-padrona di casa.
-
-Ginevra era vestita semplicemente quella sera, colla semplicità
-richiesta dalla sua qualità di padrona di casa.
-
-Un velluto verde cupo cingeva, con audacissima scarsità di taglio, la
-forte persona, le ànche fortemente disegnate, il busto opulento, dalle
-arditissime curve. Ella pareva ondulare, sirena, nella spoglia di un
-serpente.
-
-— Ah! siete qui? — sclamò colla sua voce stridente. — Bravi! è questo
-il modo di far sciopero? A momenti finisce il valzer. Contessa, si
-ricordi che il Principe desidera di conoscerla. A proposito, avete
-visto Luciano Carisi?
-
-Un lievissimo movimento si produsse nella poltrona dietro quella in
-cui sedeva la contessa Elisa, ma nessuno venne fuori da quel recesso
-avvolto in una penombra olezzante.
-
-— No? — disse la Duchessa, vedendo che quei due movevano il capo ad
-un cenno di diniego. — Oh Dio... Dove si sarà cacciato? la signorina
-Helman lo va cercando. È molto _chic_ nevvero quella signorina?
-Basta, bisogna che io scappi... Il _buffet_ a momenti, cara Elisa...
-È un amore, stasera, splendida: badate, Rescuati, è una donna
-pericolosissima la Contessa; può far a meno di ogni _coquetterie_...
-Vi raccomando, in _visceribus_, se trovate Carisi, mandatemelo... Mi
-scusate, nevvero, se non mi trattengo?
-
-Lanciò come una freccia l'ironia mordente di quella scusa e s'allontanò
-rapida, trascinandosi dietro il lungo strascico flessuoso.
-
-Attraversò alcune sale e si fermò sulla soglia d'un salotto da giuoco,
-popolato soltanto di uomini. Socchiuse le palpebre per meglio acuire il
-formidabile sguardo e fece una rapida rivista.
-
-— Dzworoff! — chiamò poscia con accento vibrato.
-
-Il giovane buttò le carte sul tappetto verde e corse presso la signora.
-
-— Volete rendervi utile? — gli chiese questa colla sua enigmatica
-precisione d'accento. Ma non attese risposta: — Andate nel salottino
-azzurro — proseguì; — c'è della gente che si diverte... Disturbateli;
-ciò vi divertirà.
-
-Se ne andò senza voltarsi. Sapeva che Sacha avrebbe ubbidito.
-
-Infatti, dopo un secondo d'esitazione, Sacha si diresse verso il
-salottino azzurro. Ma non potè giungervi subito. Il valzer era giunto
-alla fine in quel momento e le coppie accaldate si sparpagliavano per
-l'appartamento ingombrando gli sbocchi.
-
-La contessa Elisa e Roberto erano rimasti immobili, dopo la rapida
-apparizione della Duchessa. Pareva ch'ella si fosse lasciato dietro
-un vago indefinibile sgomento, che Elisa tentò dissimulare dietro
-l'apparenza di una finta contrizione.
-
-— Avete sentito, Roberto? turbiamo l'ordine della festa. Lasciatemi
-tornare in sala e voi rendetevi utile, mettetevi alla ricerca di
-Luciano Carisi.
-
-— Grazie tante dell'incombenza. Come se ci tenessi a trovarlo, quel bel
-poeta colle sue arie tragiche. È un individuo che mi fa ribrezzo...
-
-— Oh Roberto... che parolone!
-
-— Ma sì, sì... — insistè il giovane, alzando la voce e dando sfogo
-ad un malumore che aveva forse tutt'altra causa. — Ha vista quella
-sua orribile sposa?... Un uomo che fa un matrimonio simile, nelle sue
-condizioni, è un uomo che si vende.
-
-Non proseguì.
-
-Un urto violento aveva scosso il _pâtè_; qualcuno era comparso, ad un
-tratto, fra quei due, gettandosi contro Roberto.
-
-Roberto si dibattè un istante sotto la cieca stretta di Luciano Carisi.
-Elisa esterrefatta emise un grido. Quasi nello stesso momento apparve
-all'uscio la pallida figura di Sacha Dzworoff in cerca del maligno
-piacere promessogli dalla Duchessa. Senza rendersi conto di ciò che
-succedeva, ebbe l'accortezza di far rapidamente ricadere dietro di sè
-l'ampia portiera di velluto, poi corse fra quei due.
-
-— Signori, — gridò — siete in casa d'Accorsi!
-
-Quei due si separarono. Con un colpo difensivo, bene assestato, Roberto
-aveva respinto l'aggressore. Si guardavano ora frementi, pallidi,
-consci della gravità dell'accaduto.
-
-— In nome di Dio, — sclamò Sacha frettolosamente... — non è questo il
-luogo. Una signora... la Duchessa...
-
-Luciano Carisi era livido.
-
-— Chiunque, al mio posto, avrebbe fatto così... Sono stato insultato...
-atrocemente.
-
-— E io sono stato aggredito da un...
-
-— Per carità... — interruppe Sacha — non uno scandalo... vien gente.
-
-Infatti, l'onda dei reduci dal valzer si faceva sentire sempre più
-vicina, stava per invadere il salotto.
-
-Quei due compresero. Compresero lo spavento col quale si dibatteva la
-contessa Elisa.
-
-— Allora, a domani! — disse Carisi con subita calma e rivolgendosi a
-Roberto.
-
-— A domani! — rispose questi con fredda alterigia.
-
-Sacha Dzworoff non esitò un secondo. Infilò il suo nel braccio di
-Carisi e lo trascinò via.
-
-Nell'uscire, sollevò la portiera e s'incontrò con una coppia che si
-dirigeva in cerca di riposo verso il salottino azzurro. La signora, che
-conosceva Dzworoff, lo salutò, ed egli la trattenne un istante, proprio
-sulla soglia, con un piccolo fuoco di fila dei suoi frizzi più gustosi,
-per impedire il passo quanto più si poteva e lasciar tempo a quegli
-altri due di riaversi.
-
-Ma l'espediente non poteva prolungarsi troppo, ed egli dovè lasciar
-libero il varco.
-
-Condusse Carisi in un corridoio, dove in quel momento non c'era nessuno.
-
-— E ora, cosa contate di fare? — gli chiese perentoriamente.
-
-— Di battermi — rispose l'altro — e all'ultimo sangue. — Volete esser
-mio padrino?
-
-— Perchè no? — disse Sacha ridendo. — Non ho mai potuto soffrire
-colui... Ma voi, perchè siete così accanito con lui?
-
-— Perchè ha detto la verità — rispose gravemente il montanaro.
-
- *
- * *
-
-La contessa Elisa non aveva frattanto seguito l'abitudine del più delle
-signore in siffatte emergenze; non era svenuta, nè si era lasciata
-sopraffare da una crisi nervosa. Il suo mento soltanto aveva un leggero
-fremito, ch'ella dominava, mordendosi il labbro inferiore.
-
-Guardava Roberto intensamente, ed egli tentava di esser disinvolto. Ma
-era invece turbatissimo.
-
-Una coppia era penetrata nel salotto, ma i due che la componevano erano
-molto occupati di loro stessi. Non così la susseguente. Guido d'Aspano
-e la sua ballerina andarono incontro alla contessa Elisa e bisognò
-ch'ella scambiasse con loro qualche frase. In quel mentre capitò Neri
-Speroni.
-
-— È aperto il _buffet_ — disse gaiamente. E scomparve.
-
-L'annunzio aveva prodotto un movimento generale verso l'altra parte
-dell'appartamento. Elisa e Roberto si trovarono soli.
-
-Per un momento, una suprema angoscia sconvolse le fattezze di Elisa.
-
-— Roberto... — sussurrò — Roberto...
-
-Egli strinse contro il suo il braccio di lei. — Mi rincresce per lei...
-Ma chi avrebbe pensato che fosse là dietro quell'imbecille. E ormai, è
-fatta.
-
-Tre giovanotti, al seguito di una brillantissima signora, passarono
-ridendo e motteggiando con lei. Uno dei giovani guardò Roberto e la
-Contessa, poi si chinò all'orecchio della signora:
-
-— È curioso; che aria tragica hanno quei due!
-
-Passarono. Elisa si chinò verso Roberto.
-
-— Consigliatevi con Geri Serristano... Non mettete di mezzo Neri
-Speroni. Siate calmo, ve ne scongiuro... Per... per vostra madre!
-
-— Non dubiti, Contessa. Voglio farle vedere che non sono ciò ch'ella
-mi ha creduto ier l'altro... poc'anzi; che non sono un ragazzo. E
-allora... forse...
-
-Tacque. Erano nella sala del _buffet_, splendidamente fornito e davanti
-al quale facevano sosta innumeri gruppi di convitati, fra i quali
-serpeggiava la Duchessa, col suo occhio di lince, accorta di tutti e di
-tutto. Uno spazio della sala era ingombro di tavolini, attorno ai quali
-sedevano le signore in attesa dei cavalieri che avrebbero conquistato
-per esse e per loro stessi il materiale della cena da farsi in comune,
-in un crocchio omogeneo. Il duca d'Accorsi si fe' presso ad Elisa.
-
-— Contessa, desidera?... _Consumé_... _Bordeaux_?...
-
-Ella stava per ricusare, quando le parve a un tratto di sentire che
-le venivano meno le forze sotto l'urto dell'interna emozione. Rispose
-affermativamente e mentre il padrone di casa si accostava al banco,
-ella disse a Roberto: — Lasciatemi ora. Laggiù c'è Serristano; andate a
-parlargli.
-
-Il Duca tornava col _consumé_, ch'ella accettò e sorbì col sentimento
-di dover essere forte ad ogni costo. E mentre tentava di rispondere
-alle laconiche osservazioni del Duca, seguiva collo sguardo quasi
-ipnotizzato Roberto, il quale aveva raggiunto Geri Serristano e
-attendeva per parlargli che avesse finito di servire la sua dama.
-
-Quasi simultaneamente vide Sacha farsi presso alla Duchessa e
-bisbigliarle qualcosa all'orecchio. La Duchessa aveva fortemente
-aggrottate le ciglia.
-
-Alla Contessa pareva ora di vivere come in uno stato d'allucinazione.
-La grande luce della sala, l'acciottolìo dei piatti, il tramestìo dei
-domestici, il brusìo delle voci, le risate, gli appelli alla cena, il
-gorgoglìo dei vini zampillanti nei bicchieri, tutto quel caleidoscopio
-di _toilettes_ femminili, a cui s'alternava il nero o il rosso delle
-giubbe mascoline, parevano determinare in lei la sensazione di una
-vertigine.
-
-S'allontanò, lasciando libero il suo tavolino, subito invaso da un
-crocchio giovanile... Alcuni dei suoi fedeli vennero ad incontrarla,
-ed ella si vide costretta a farsi presente a sè stessa, mentre una
-intollerabile angoscia pareva volerle spezzare il cuore.
-
-La Duchessa passò rapida, senza vederla, seguita da Sacha, che le
-parlava vivamente. Ella udì solo una parola di lei, concitata: — Non
-voglio... non voglio!
-
-Roberto raggiunse un istante la Contessa.
-
-— Ebbene! — disse questa, sforzandosi a sorridere.
-
-— Ho parlato con Geri. Accetta. Propone Guido San Firmino.
-
-— Ah! E giudica... crede?
-
-— Che domani Carisi manderà i secondi. Passerò da lei domani.
-
-— Sì. Intanto siate calmo, nevvero?
-
-— Altro che! — diss'egli ridendo. — Ma lei non si inquieti. Non è
-nulla. Anzi, è una cosa da prendere in ischerzo.
-
-— Sicuro! — diss'ella e tentò di ridere. Ma lo sforzo fu così visibile
-ch'ella dovette sedere su una poltroncina vicina per riaversi alquanto.
-
-L'orchestra ricominciava a suonare. Una nuova coppia passò
-rasentandoli. Il Principe di Hetzengenfeld dava il braccio a Marina
-Negroni e le parlava sommessamente. Ella era in bianco, pallida,
-correttamente splendida. Ascoltava ad occhi bassi le parole del suo
-compagno. Alzò gli sguardi freddi e luminosi solo quando fu davanti
-a quei due. Li fissò un momento, ma non tradì nè con una parola, nè
-con un batter di palpebra l'impressione ricevuta dall'aspetto dei
-loro volti. Rispose, in tedesco, con perfetta calma d'accento, ad una
-domanda testè fattale dal Principe.
-
-Il ballo procedeva allegrissimo, sempre più animato e brillante. La
-Duchessa, come sempre, pareva infondere nei suoi convitati una febbre
-di vivacità e di brio. Solo verso le tre, qualcuno disse vagamente
-ch'era accaduto qualcosa tra Carisi e Rescuati.
-
-Il segreto trapelava. Una indiscrezione, forse, qualche parola detta a
-voce non abbastanza sommessa.
-
-Non si sapeva. Cosa? Perchè?... Non bisognava dire... Le signore non
-dovevano sapere.
-
-— C'era di mezzo una signora... Chi? La contessa Serramonti.
-
-— No... Impossibile! Lei! Come?... A cagione di cosa?... Ma per lei...
-proprio per lei?
-
-Il sussurro si diffondeva e la curiosità s'era fatta cocente.
-
-Ma la gioventù danzava e la _flirtation_ alata non ristava. Roberto
-si era eclissato e Luciano Carisi stava facendo le sue scuse alla
-sua fidanzata per un malessere che lo obbligava a ritirarsi in
-casa. Sacha, a cui il medico proibiva di ballare e di fumare, si era
-fatto centro di un circolo di mamme ancor giovani, coll'incarico di
-impedir loro di richiamar le figliuole che danzavano e la celia era
-inesauribile in quel crocchio. La contessa Elisa attese sino all'ora
-in cui aveva ordinata la sua carrozza. Allora soltanto prese congedo,
-resistendo alle pressanti istanze della Duchessa. Quando questa si
-fu convinta che l'ospite voleva assolutamente partire, l'accompagnò
-sino alla anticamera assieme al Principe di Cannera, il quale doveva
-scortare Elisa sino alla carrozza. Mentre il vecchio gentiluomo si era
-allontanato per mettere il soprabito, Ginevra chinò rapidamente la sua
-bocca di serpente a livello dell'orecchio di Elisa.
-
-— Coraggio! — le fischiò sommessamente. — Non tema di nulla.
-
-Si ritrasse subito, con un sorriso amabile ed assestò meglio la
-pelliccia bianca al collo di Elisa. — Non pigli freddo, cara
-Contessa... Sono contenta che si divertano. Ora comincia il
-_cotillon_... A rivederci presto, nevvero?
-
-S'involò mentre l'orchestra preludiava il _cotillon_, la danza che
-riesciva sempre così splendidamente in casa d'Accorsi. E affranta,
-pallida, colpita da un turbamento che ella non definiva e che
-pareva sconvolgere tutto quanto l'esser suo, Elisa scendeva le scale
-lentamente al braccio del Principe di Cannera, ascoltando gli elogi
-che il vecchio gentiluomo prodigava ai padroni di casa... Ma quella
-Duchessa poi... quella Duchessa... nevvero?
-
-— Sì — disse quietamente Elisa.
-
-Quando fu in carrozza, svenne. Ma solo per cinque minuti. Scese con
-passo fermo, dinanzi alla _marquise_ della sua palazzetta.
-
-
-
-
-XI.
-
-
-I balli finivano sempre tardissimo in casa d'Accorsi. Battevano le
-dieci a Santa Trinità quando l'ultimo gruppo di convitati, gli intimi,
-rimasti per la colazione finale, si congedarono dalla Duchessa, dal
-Duca e da donna Marina.
-
-Il Duca s'avviò verso le scuderie e Ginevra rimase nell'appartamento
-ove una squadra di domestici spegneva i lumi e spalancava le finestre.
-
-Il passo della padrona di casa, il suo portamento non tradivano
-stanchezza alcuna, mentre ella passava per le sale in disordine,
-coi mobili fuori di luogo, coi tappeti sparsi di mille traccie della
-recente invasione di ospiti. Nella sala da ballo era un vero campo di
-battaglia: un polverìo roteante turbinava, dorato dai raggi del sole
-che entrava dalle finestre. Il pavimento era ingombro di lembi d'abiti,
-di fiori pesti, di coccarde, di reliquie del _cotillon_. Sotto il
-divano, una bella ciocchetta di capelli biondi rotolava leggermente,
-mossa dal vento fresco che alitava da un vicino balcone.
-
-Ginevra diede ancora qualche ordine colla sua voce imperiosa e temuta.
-Poi si avviò verso il suo appartamento privato. Ma prima di giungervi,
-alzando una portiera, si trovò faccia a faccia con sua figlia. Malgrado
-i suoi venticinque anni, la giovane non aveva impunemente perduta la
-notte. Il suo volto recava nella cruda luce mattutina le traccie di una
-grande stanchezza.
-
-— Che fai qui? — chiese attonita la Duchessa. — Perchè non sei
-coricata? Sai pure che alle tre abbiamo il concerto in casa Roscas. Hai
-bisogno di riposarti.
-
-— Mi riposerò. Volevo parlarti...
-
-— Allora ti prego di spicciarti. Non son di ferro neppur io, per tua
-regola. A meno che non fosse per darmi una buona notizia. A proposito,
-mi pare che la cosa abbia progredito stanotte. Il Principe viene al
-concerto, nevvero?
-
-— Verrà. Ma non si tratta di lui.
-
-— Ah! Allora si tratta...
-
-L'accento era perentorio. Marina ebbe un leggerissimo moto d'esitanza.
-
-— Si tratta — disse poscia — di qualcosa che è accaduto stanotte e che
-riguarda Luciano Carisi e Roberto Rescuati.
-
-La Duchessa ebbe un piccolo scoppio di risa.
-
-— Ah! quei due ragazzi. I miei complimenti, Marina, per esser così
-presto al fatto della cosa. Ti credevo meglio occupata. Infatti, c'è
-stato un pettegolezzo.
-
-— Che avrà conseguenze? — chiese Marina fissando sua madre.
-
-In quel salotto stesso, poche ore prima, la Duchessa aveva avuto con
-Sacha Dzworoff un breve, concitato colloquio appunto sulle conseguenze
-del pettegolezzo. Il giovane russo aveva ricevuto delle precise
-istruzioni, che lo avevano alquanto meravigliato.
-
-Ma la Duchessa alzò le spalle, sbadigliando lievemente.
-
-— Chi può saperlo, mia cara Marina? Speriamo di no. E d'altronde,
-queste cose non si raccontano alle signorine. Ed ora ti consiglio
-ancora, fortemente, un po' di riposo. Stanotte eri splendida, ma
-stamane non sei a prova di luce. E poichè hai finalmente un buon gioco
-fra le mani, vedi di non gettarlo via come gli altri.
-
-Si mosse per andare, ma la giovane la trattenne.
-
-— Allora... — disse lentamente — non vuoi darmi altri ragguagli?
-
-— Mia cara, sei decisamente curiosa. Non te ne do per la buona ragione
-che non ne ho io stessa. Oggi si saprà qualcosa. La tua amica intima,
-la contessa Serramonti, potrà forse essere più informata di me. Ma
-suppongo che non vorrai rivolgerti a lei. Davvero casco dal sonno. Buon
-giorno, mia cara.
-
-Passò oltre e la sua lunga coda di velluto sparve ondulando per la fuga
-delle sale.
-
-Marina rimase immobile per un istante, colle ciglia aggrottate,
-crudelmente perplessa. Strana, enigmatica, quella splendida figura di
-donna, così immobile, in abito da ballo, nella sala deserta e fredda,
-bianca d'invernale luce mattutina.
-
-Si scosse con un piccolo brivido ed ebbe un energico cenno affermativo
-del capo, riassunto visibile di un rapido soliloquio.
-
-Risalì nella sua stanza al terzo piano. Non chiamò la cameriera, si
-spogliò sola e si tuffò il volto ed il busto a più riprese in una
-vasca d'acqua fredda. Indossò poscia una corretta e scura _toilette_
-da mattino, una piccola giacchetta di panno grigio e si coprì il capo
-d'un cappellino nero, a cui sovrappose un velo. Poi scese una scaletta
-privata che metteva nella corte delle scuderie. Passò in una loggetta,
-ove sapeva che avrebbe trovata la figlia del portinaio. Benchè avesse
-vegliato tutta la notte, aggregata anch'essa al gruppo di cameriere che
-attendevano, in un salotto riservato, a riparare ai guasti avvertiti
-dalle signore nelle loro acconciature, la Gegia era tuttora alzata e
-narrava alla nonna gli splendori della notte trascorsa. Le accadeva
-qualche volta di accompagnare la signorina quando usciva la mattina per
-tempo. Non l'aspettava quel giorno e si meravigliò che non fosse andata
-a riposare; ma, senza muovere osservazioni, si approntò e fu ai comandi
-di donna Marina.
-
-Uscirono assieme. Ma la Gegia arguì che la padroncina fosse più stanca
-di quanto pareva, perchè, svoltato il canto di piazza Curtatone a S.
-Lucia, ella fe' cenno a una vettura da piazza chiusa. Udì che, prima di
-salire, dava al fiaccheraio l'indirizzo di casa Serramonti.
-
-Durante la corsa, Marina non aprì bocca. Giunte, ella scese sola e
-disse alla Gegia di aspettarla in carrozza. Al cameriere, che rispose
-alla sua energica scampanellata e che aveva l'aria alquanto incerta
-vedendola capitare sì per tempo, chiese se la Contesta era visibile.
-Vedendo ch'egli esitava, soggiunse:
-
-— Ditele che sono io e per cose di premura.
-
-Attese un istante immobile, pallida, sotto l'atrio di entrata. Aveva
-nelle ossa quel freddo speciale che si lascia dietro una nottata persa.
-Quando il cameriere tornò dicendole ossequiosamente che passasse pure,
-un'ondata di porpora salì sulla sua fronte e per un momento ella parve
-non aver capita bene la risposta. Ma subito tenne dietro al cameriere,
-che la precedeva.
-
-La contessa Elisa le venne incontro. Era in veste da camera, una
-_douilette_ di cachemire celeste. Doveva aver dormito poco. Aveva le
-labbra bianche, e un lividore sotto gli occhi li faceva parere quasi
-pesti e affaticati. Sulle guance non c'era vestigio di colore.
-
-La Contessa dimostrava tutta la sua età, quella mattina, forse anche
-qualche anno di più.
-
-Fece sedere la sua giovane amica, senza commentare la insolita venuta.
-Ma il suo sguardo aveva un'interrogazione angosciosa, che parve
-stranamente facilitare, per Marina, l'adempimento del suo proposito.
-
-— Stanotte — disse con voce calma e con accento preciso — è successo in
-casa nostra un avvenimento... un diverbio.
-
-— Ah! — interruppe Elisa — anche tu sai. E sai?...
-
-Si arrestò. Ansimava alquanto.
-
-— Non so. Vorrei sapere e per ciò sono venuta.
-
-Un profondo disappunto si rivelò sull'alterata fisonomia della Contessa.
-
-— Ah non sai?... E la Duchessa?
-
-— La mamma non sa... o non vuol dire. Ma mi è parso... avevano detto...
-ch'ella fosse presente.
-
-— Sì, infatti. Oh Marina che angoscia! Io parlavo con lui, e...
-
-Si arrestò ancora, accorgendosi che stava per rivelare un secreto non
-suo.
-
-— E...? — continuò Marina, curvandosi avidamente.
-
-— E...? Carisi, che stava dietro a me, scattò fuori, e... accadde...
-non so bene. Per fortuna capitò Dzworoff e impedì una colluttazione al
-momento, ma...
-
-— È inevitabile uno scontro — interruppe Marina.
-
-Elisa chinò il capo, stringendo con un lieve moto convulso la mano
-della fanciulla.
-
-Tacquero un istante, pallide, sotto l'oppressione di un pensiero che
-non dicevano.
-
-— È il suo primo scontro? — chiese poscia Marina.
-
-— Il primo.
-
-— Chi sono i suoi secondi?
-
-— Gli ho suggerito Serristano.
-
-— Ha fatto bene. È un uomo di cuore e d'esperienza. E delle condizioni
-non si sa nulla?
-
-— Ancora nulla. Aspetto. Ha promesso di scrivermi.
-
-Diede un'occhiata piena d'angoscia alla piccola pendola in _rocaille_
-del caminetto. Segnava le undici.
-
-— Ha ancora i suoi genitori? — chiese Marina.
-
-— La madre! — rispose Elisa.
-
-Di nuovo tacquero quelle due donne, assorte nella muta angoscia
-dell'attesa, senza che nè l'una, nè l'altra avvertissero quanto fosse
-strano, anormale il loro colloquio.
-
-A un tratto la contessa Elisa balzò in piedi.
-
-— È venuto qualcuno... ho sentito...
-
-Infatti veniva il domestico. Recava un biglietto, del quale Elisa
-strappò vivamente la busta.
-
-Lesse a voce alta e tremante:
-
- «_Cara Contessa_,
-
- «Pare che tutto sia disposto per domani. Per me, Serristano e San
- Firmino. Se posso, verrò un momento a dirle le condizioni. Sto
- benissimo, e le bacio le mani.
-
- «ROBERTO.»
-
-— Ecco — disse Elisa — è deciso.
-
-Era calma. Non l'aveva neppur detto a sè stessa che aveva sperato,
-follemente, una soluzione diversa.
-
-Ancora le due donne tacquero. Poi si guardarono, tentando di sorridere
-l'una all'altra, senza saper perchè.
-
-— Speriamo — disse poscia Marina, alzandosi con un subito ritorno al
-suo fare indifferente — che tutto vada bene.
-
-— Speriamo — ripetè Elisa. — Vai di già...?
-
-— Sì, devo andare. Abbiamo un concerto alle tre.
-
-— Ah! sicuro... Sarà bellissimo. Ti divertirai.
-
-Si avviarono lentamente verso l'uscio, scambiando, come per una subita,
-muta intesa, parole affatto estranee all'argomento di poc'anzi. Giunte
-all'uscio, si fermarono per un istante, con un nuovo indefinibile
-senso d'incertezza..., come se allora soltanto le colpisse l'ardua e
-pur già superata difficoltà di quel colloquio od un vago pentimento
-dell'emozione tradita.
-
-Pure, all'ultimo momento, scambiarono un bacio, breve, caldo... quasi
-appassionato.
-
- *
- * *
-
-Nel rientrare, sullo scalone, ancora ingombro della splendida
-decorazione della notte, Marina s'imbattè con Sacha Dzworoff.
-
-Il giovane scendeva sì frettolosamente, a capo chino, che Marina
-dovette scansarsi in fretta per non essere urtata.
-
-— Oh! oh! mille scuse — sciamò Sacha — sono un vero stordito. Ma la
-credevo a letto e nel primo sonno. Invece è già in giro... fresca come
-una rosa.
-
-In cuor suo pensava: Com'è smorta e sbattuta anche lei! Si scusò,
-adducendo gran premura.
-
-Marina ebbe per un secondo l'idea di trattenerlo. Ma nol fece ed egli
-scese in fretta e furia l'ultima mano di scale.
-
-Verso le due e mezzo, Marina era pronta per il concerto, e se l'avesse
-veduta Sacha in quel momento, non avrebbe formulata in cuor suo
-l'opinione di poc'anzi.
-
-Si recò calmissima, al tutto padrona di sè, nel gabinetto di sua madre.
-
-Anche la Duchessa era pronta e calzava i guanti.
-
-Fece come al solito la rivista dell'acconciatura di sua figlia.
-
-— Stavolta, cara Marina, sei all'altezza della situazione. Suggerisci
-assolutamente delle idee regali.
-
-Una lievissima contrazione passò sul volto di Marina, ma ella non
-rispose.
-
-— A proposito — disse la Duchessa improvvisamente, — com'è andata la
-tua visita alla contessa Serramonti? Ci hai trovato Roberto Rescuati?
-
-— No, — disse Marina, con superba calma.
-
-— No? Curiosa!... Ma hai avuti da lei i ragguagli che bramavi?
-
-— Sì, alcuni.
-
-— Davvero? Ma è impagabile quell'Elisa! E ti ha detto anche la causa
-del duello?
-
-Era sì ironico l'accento della Duchessa che Marina pensò, con un lampo
-di terrore, all'esitazione di Elisa.
-
-— No — disse poscia.
-
-— Ah! — rispose la Duchessa.
-
-Il suo sguardo scintillava una luce sì beffarda che di scatto,
-involontariamente, Marina chiese: — Perchè?
-
-— Perchè — rispose la Duchessa — perchè non poteva dirtela la vera
-causa del duello. E tu, mi spiace il dirtelo, ma hai fatta una
-singolare figura, per una signorina per bene. Nella tua curiosità
-di avere dei ragguagli sul duello di Roberto Rescuati, non ti sei
-contentata dei miei, ma sei andata giustamente a chiederli a...
-
-Esitò un secondo, il secondo indispensabile al più abile tiratore per
-colpire il punto centrale del bersaglio.
-
-— Alla sua amante — finì poscia tranquillamente. — Vuoi che andiamo,
-Marina? Si fa tardetto.
-
- *
- * *
-
-Sì... stavolta aveva oscillato davvero la portiera e l'immagine attesa
-s'era disegnata nello specchio. Lui!
-
-Elisa non si mosse. L'attesa di quelle ore aveva esaurite le sue forze.
-
-— Ebbene? — chiese.
-
-Egli sedette. Era un po' scolorito in volto, ma ilare, animato.
-
-— Tutto accomodato — rispose. — Domattina alle sette, in un certo
-parco, sulla strada di Fiesole... da un amico di Serristano... Un bravo
-giovane, quel Serristano.
-
-— Sì... diss'ella a voce bassa. — E le...
-
-— Le condizioni, vuol dire?... Oh discrete. Cioè, adesso... Ma stamane
-al primo abboccamento dei secondi, grazie! La pistola e venti passi di
-distanza. Frenetico quel Carlisi! E quell'altro, il suo padrino, più
-arrabbiato di lui. Ma ora l'hanno capita. Anzi, Serristano e Firmino
-non si rendevano ragione di quella subita arrendevolezza di Dzworoff.
-Adesso è ragionevole; si è scelta la sciabola. Almeno, non sarà una
-cosa illegale, se ci resto.
-
-Un brivido scosse tutto il corpo di Elisa.
-
-— Roberto! — disse con accento sì profondo e sì angosciato ch'egli ne
-rimase colpito.
-
-— Dicevo per scherzo... sa? Sono di quelle solite cose, che finiscono
-con un buon _déjeuner_, da Donney. Per conto mio, non ho nessuna voglia
-di far strage. D'altronde, un duello non sta mica male nella vita di un
-giovanotto. Bisognava pure che ci capitassi un giorno o l'altro. Certo,
-se avessi saputo ch'era vicino colui non me la sarei presa così calda
-per quel suo matrimonio. Non è mica antipatico quel giovane. Come mai è
-andato a finire così? È vero ch'è stata la Duchessa?
-
-— Sì, — disse Elisa, — queste sono le opere sue; così esercita il suo
-potere.
-
-Una condanna quasi sacra vibrava nelle sue parole.
-
-Ma subito tornò a Roberto colla calma apparente che ella si era imposta
-quale supremo dovere della contingenza.
-
-— Allora... Serristano consiglia?
-
-— Nulla pel momento. Ho fatto due ore di scherma e stasera tornerà il
-maestro a casa mia. Ah sì... dice di riposarmi.
-
-— Benissimo consigliato. Siete stato a casa? avete dormito?
-
-— No. Volevo, ma non mi è riuscito. Invece, ho...
-
-Stava per dire: — Ho fatto testamento. — Ma sostituì: Ho assestato
-alcune cose. Ho scritto alla mamma.
-
-— Ah! — esclamò Elisa, che si era fatta color di fiamma.
-
-— Per un caso soltanto. Perchè altrimenti, è meglio che non sappia
-niente. Sa, colle sue idee... Vuol dire... che, alla peggio... la
-commissione toccherà a lei, cara Contessa.
-
-Tolse di tasca una lettera sigillata e la porse ad Elisa.
-
-— Vuole?...
-
-Un sudore pungente si levava alla radice dei capelli di Elisa. Ma, con
-un sorriso, ella prese la lettera e la depose nel cassettino.
-
-— Per accendere il fuoco domattina.
-
-— Ben inteso. Ma se invece... dovesse... allora gliela porterebbe lei,
-nevvero?
-
-Ella non rispose; chinò solo il capo.
-
-Egli tacque un istante. Un'espressione grave, qualcosa d'indicibilmente
-triste ed affettuoso si dipinse nei suoi sguardi.
-
-— Povera mamma! disse Roberto a voce bassa e come smarrita. — Se avessi
-saputo! In fondo, non sono stato quello che avrei dovuto essere per
-lei... Intendo ciò ch'ella avrebbe voluto ch'io fossi, colle sue idee.
-No, non è mica solo per... per la circostanza che dico così. L'ho
-pensato delle altre volte, specialmente da che conosco lei. Voglio
-dire... È difficile a spiegarsi, ma lei capisce, nevvero?
-
-— Capisco... Credo di conoscervi meglio forse di quanto conosciate
-voi stesso. So di quanto sareste capace, solo volendolo. E di questi
-pensieri, di questo volere, bisogna ricordarsi poi, non è vero?
-
-La sua voce aveva un accento di infinita tenerezza.
-
-Egli l'ascoltava, sorridendo.
-
-— Com'è buona, — le disse poscia colla sommissione d'un fanciullo
-affettuoso. — Sa che le voglio tanto bene?
-
-— Anch'io, Roberto, vi voglio tanto bene.
-
-La voce moriva, incolore, sulle sue labbra.
-
-— Sì — diss'egli, balzando in piedi e con un atto quasi iroso, — mi
-vuol bene... lo so, come a un figlio!
-
-Senza attendere, nè avere risposta, prese a passeggiare in su e in giù
-pel salotto. Parlava ora concitatamente del suo duello, di quanto aveva
-combinato con Serristano; questo, quest'altro colpo. Aveva frequentato
-la scuola di scherma; parlava colla sicurezza di un buono scolaro, col
-sangue freddo di chi è sicuro del fatto suo.
-
-Ella ascoltava, pallida e in silenzio.
-
-A un tratto, Roberto, cessò di parlare. Girellò ancora più volte pel
-salotto, toccando distrattamente libri e gingilli.
-
-Poi con un piccolo brivido nervoso si fermò e disse come a malincuore:
-— Sono stanco!
-
-— Lo credo. Non avrete dormito molto stanotte?
-
-— Affatto. E l'altra notte e la notte avanti, avevo fatto tardi al Club.
-
-Prese il suo cappello, per congedarsi. Ma invece s'indugiò irrequieto;
-poi sedette sur una _chaise longue_, che gli era vicina.
-
-— Come si sta bene qui. Quasi, quasi...
-
-Era realmente stanchissimo, in quell'istante, sotto l'influenza di
-un'improvvisa reazione di nervi. Lo aveva colto un subito, imperioso
-bisogno di riposo e di sonno.
-
-Essa gli andò accanto.
-
-— Volete riposare qui? — gli chiese.
-
-Senz'attender risposta, abbassò alquanto un cuscino che giaceva sullo
-schienale; poi, con atto dolcemente autorevole, posò una mano sulla
-spalla di Roberto e gli disse:
-
-— Riposate.
-
-— Che, che! — replicò il giovane, tentando di reagire contro la
-tentazione dell'invito e la involontaria flessione delle membra. — Ma
-le pare?
-
-Ma poi, come vinto, ubbidì e si allungò alquanto su quel letto
-improvvisato.
-
-Elisa osservò che la guancia di Roberto era a un contatto disagevole
-col ricamo rilevato del cuscino. Con una rapida mossa, come avrebbe
-potuto fare una madre, passò il braccio dietro il capo di lui, lo
-sollevò alquanto, e stese rapidamente sul ricamo il suo fazzoletto di
-battizza.
-
-Poi adagiò sul cuscino la testa di Roberto e gli chiese sommessamente:
-
-— Va bene così?
-
-Egli era già mezzo assopito. Riaperse le palpebre un istante per
-mandare alla Contessa uno sguardo affermativo, pieno di languido
-benessere, mentre la bocca aveva un sorriso vago, quasi infantile. Poi
-si addormentò.
-
-Elisa stette immobile, ritta, accanto a lui, guardandolo.
-
-Un grande silenzio regnava nel salotto. Si udiva da lungi l'eco
-affievolito dei pochi strepiti di via S. Gallo e il sordo ronzìo di
-un moscone, smarrito nei labirinti di seta e di trina, fra le doppie
-cortine applicate alla finestra.
-
-Il respiro del dormente era sì lieve che la Contessa si chinò, per
-udirlo meglio, mentre un pensiero imperlava di sudore la sua fronte.
-Lentamente, inconsciamente, s'inginocchiò al suo fianco.
-
-Così sentiva il suo respiro. Vedeva, tranquilla nel sonno, la poderosa
-forma dai nobili e fini contorni. Il volto era idealmente bello... le
-parve più bello del solito, con quel lieve pallore di stanchezza, colle
-labbra socchiuse sul lucido smalto dei denti, e appena ombreggiate
-all'alto da un disegno più che da una forma di bruni mustacchi. Attorno
-alle lunghe palpebre calate si allargava più diffusa l'ombreggiatura
-delicata, così suggestiva di confusi sensi di passione e di
-sentimento...
-
-— Dio! — mormorò Elisa — com'è bello!...
-
-Non l'aveva mai veduto così bello, non aveva mai compreso come
-in quell'istante la poesia ed il fascino di una giovane e maschia
-bellezza!
-
-Pensò ciò che sarebbe quel volto improntato di un carattere tragico, in
-un sonno più greve, nel sonno che...
-
-Balzò in piedi, con un senso folle di raccapriccio e per un istante il
-suo seno non ebbe respiro.
-
-Scosse il capo, ridendo. Scacciò quell'impressione; poi, di nuovo,
-s'immerse nella contemplazione del dormente.
-
-Sì, era bello... Una festa per gli occhi quel suo aspetto, un calore
-pel cuore la sua compagnia, la sua gioventù, la giovanile allegria del
-suo carattere, delle sue parole. Ah! Dio, era stato crudele per lei!...
-Non le aveva dato nessuno ch'ella potesse amare così, come Tecla amava
-suo figlio. Pure, anche per lei Roberto era un oggetto di inesprimibile
-affetto, ormai! Certo, ella soffriva ora come se egli fosse stato un
-figlio suo, in pericolo di morte.
-
-Poichè era veramente in pericolo di morte, dopo tutto. Un momento,
-un colpo mal parato, una mossa abile di Carisi... Ah maledizione! Ma
-perchè, perchè?... E quegli sciagurati, Serristano e gli altri, che
-non avevano saputo impedire, che discutevano il modo di far ammazzare
-quel ragazzo... E tutto ciò... per una parola, un'inavvertenza! Ah non
-poteva... non doveva essere!
-
-Ebbe un impulso frenetico di far qualcosa, qualunque cosa, per stornare
-il pericolo. Mille confuse suggestioni si urtarono nel cervello di
-quella donna. Scrivere a Serristano, avvertir la Questura, telegrafare
-a Tecla. Ma tosto, per una inevitabile reazione di buon senso, sentì
-quanto tutto ciò fosse impossibile.
-
-Erano ancora i fantasmi della terribile notte insonne da lei passata,
-le insane idee che un istante arrecava e l'altro metteva in fuga.
-Sorrise con una beffarda ironia di sè stessa.
-
-No, la legge mondana voleva così; il pregiudizio, la voce pubblica.
-Se non si batteva, Roberto sarebbe stato un vigliacco. E non lo era...
-no... non lo era! Andrebbe sul terreno e in modo degno di lui, del suo
-nome, dell'amore di... sua madre.
-
-Con uno strano impulso di orgoglio, si chinò ancora su di lui, frenando
-un subito desiderio di accarezzare quella giovane fronte.
-
-Certo, l'avrebbe protetto il sangue freddo che ella aveva sempre
-rilevato nel suo contegno, quella padronanza di sè stesso che gli era
-propria e che pareva tutto propiziargli, tutto semplificare attorno a
-lui. Quella calma gaja dell'esistenza ch'egli pareva quasi comunicare
-anche a lei, mettendo come un riposo, un ambiente più aerato nella
-gravità complicata dei suoi pensieri e delle sue abitudini. Ah com'era
-mutata, in realtà, la sua vita, dacchè Roberto aveva cominciato a
-frequentar casa sua! Che raggio di sole, di gioventù aveva portato con
-sè! Qualcosa di così nuovo, di sì fresco... si dolce...
-
-S'arrestò ad un tratto, nella mente di quella donna, l'irruenza di quei
-pensieri. Le parve notare che Roberto non dormisse più quietamente,
-come poc'anzi.
-
-Così era. Il giovane si moveva di frequente: come se stesse a disagio.
-Lievi contrazioni agitavano i suoi muscoli e non andò guari che le sue
-fattezze assunsero un'espressione angosciata. Evidentemente, lottava
-con un incubo.
-
-Forse per l'inconscio sforzo d'una reazione, si destò ad un tratto.
-Balzò a sedere, aprendo due occhi sgomentati. Lo sguardo errò torbido,
-incerto per la sala, per fissarsi poscia, coll'espressione di chi trova
-uno scampo, sulla contessa Elisa.
-
-Colle mani calde, tremanti, afferrò quelle di lei.
-
-— Oh! son qui... È lei... Domani, nevvero?... domani?
-
-Ella non parve avvertire la confusa angoscia di quella frase. Gli disse
-solo dolcemente:
-
-— Siete qui, Roberto, da me, con me...
-
-Egli era al tutto desto ormai, e aveva raccapezzate le sue idee. Diede
-in un piccolo scoppio di riso.
-
-— Oh, curiosa! Niente, sa? Un sogno, una sciocchezza...
-
-Elisa aveva in quel frattempo liberata una delle sue mani dalle strette
-di Roberto, e tolto dal cuscino il fazzoletto, lo andava passando
-dolcemente sulla fronte del giovane, bagnata di qualche stilla di
-sudore. E l'amorosa voce, tremante, sussurrava quiete, ilari parole
-di conforto e di rimprovero. Certamente, aveva sognato. Bella cosa,
-turbarsi così per un nonnulla!...
-
-Egli ebbe ancora un piccolo brivido, subito vinto. Era stato terribile
-quel nonnulla. Ma era passato. Egli era lì, ora... con lei.
-
-Senza lasciare la destra d'Elisa, afferrò l'altra mano di lei, quella
-che teneva il fazzoletto, e di nuovo le strinse entrambe nelle sue.
-Poi sollevò il volto ed i loro sguardi s'incontrarono da presso.
-Ella, pallidissima, solo intenta a velare l'intima angoscia di quegli
-istanti, lasciava che l'animo suo parlasse dentro i suoi occhi,
-pieni di immensa tenerezza. Ed in quelli di lui era una ineffabile
-espressione di gratitudine e di fiducia, insieme ad una indecisa,
-patetica forma di appello...
-
-Lentamente, come sopraffatto dall'intensità delle lotte segrete
-ch'egli aveva sino a quell'istante saputo dissimulare, Roberto chiuse
-gli occhi, e, a guisa di uno stanco fanciullo, posò il capo sul petto
-della Contessa. Lo sguardo di quella donna ebbe lo smarrimento vago di
-un'estasi. Ella non si risentì nè si ritrasse. Tacque. Ma, sotto il
-morbido rialzo del seno, i violenti battiti del suo cuore giungevano
-all'orecchio di Roberto.
-
-— Ah!... — mormorò questi, quasi inconsciamente, — morire... non
-sarebbe niente. Ma così... nevvero?...
-
-— Così... — sussurrò Elisa, come un'eco lievissima, involontaria.
-
-Ci fu una lunga pausa, di quella pace, di quel silenzio. Niente altro.
-
-Lentamente, come lo aveva chinato, Roberto rialzò il capo. La stretta
-delle mani si sciolse. Egli si alzò e si allontanò. Elisa non lo
-trattenne.
-
-Roberto si recò alla finestra, e, sollevate le cortine, guardò a lungo
-nel giardino. Dal caminetto, dalla pendolina rococò, che tante gaie
-ore di colloquii aveva noverate colla sua voce argentina, venne ora
-l'accento dell'ora tarda, quasi serale, che doveva separare quei due.
-
-Egli tornò indietro e prese il cappello.
-
-— Le cinque, nevvero? Come sono venute presto! Serristano mi aspetterà
-a casa.
-
-— Certo, — disse lei — e vi sgriderà, perchè non avete seguito il suo
-consiglio.
-
-S'arrestò... Sentiva di non potersi più fidare del suono della propria
-voce. Ed era sì pallida ormai, durava a reggersi in piedi una fatica
-così evidente che Roberto ebbe la subita intuizione di ciò che quella
-donna soffriva per lui. Un lampo di fiero, beato orgoglio passò nei
-suoi occhi, ma nel suo cuore destossi in pari tempo una nobile e
-generosa pietà.
-
-— Ha ragione — disse dolcemente. — E Serristano pure. Vado a casa a
-riposarmi davvero. Ma, anche lei, deve promettermi d'esser buona. Non
-voglio che si senta male... sa?
-
-Una bizzarra metamorfosi della situazione pareva aver subitamente
-invertite le circostanze. Era il giovane ora che, colle parole e cogli
-sguardi, infondeva in lei il coraggio e la calma, ella che subiva
-l'impero del sangue freddo di lui.
-
-— Dunque — insistè Roberto — sarà buona?
-
-Elisa chinò il capo, docilmente.
-
-— A rivederci — diss'egli in tuono lieto.
-
-— A rivederci.
-
-Simultaneamente, diedero un rapido sguardo circolare attorno a loro,
-sulle pareti, alle cose del salotto.
-
-Egli proseguì: — Saprà subito, naturalmente, domani. Vedrà che tutto
-avrà un lieto fine. Verrò subito a vederla.
-
-— Certo... l'aspetto.
-
-Egli prese la mano di lei e curvandosi la baciò. Era l'atto solito
-e cortese in cui egli sapeva mettere tanta grazia di omaggio.
-Senonchè stavolta in esso parve riassumersi l'appassionata riverenza,
-tutto l'ardore di gratitudine e di adorazione che irrompevano in
-quell'istante nel cuore del giovane. Ella comprese il significato di
-quel bacio. E quella mano, così baciata, scese poscia lenta con un
-gesto di sublime benedizione, sulla testa chinata di Roberto.
-
-— Andate, Roberto — disse Elisa quietamente.
-
-Egli non rispose. Alzò il capo, la guardò, le sorrise, ed uscì.
-
- . . . . . . .
-
-Ghita, la cameriera della contessa Elisa, entrando la mattina
-susseguente alle otto nella camera della sua signora la trovò già
-alzata. Lo era da parecchie ore. Stava allo scrittoio, ma non scriveva,
-nè si occupava altrimenti. Aspettava, soltanto.
-
-Roberto le aveva detto: «alle sette.» Dunque, qualcosa doveva già
-essere accaduto.
-
-Ma solo verso le otto e tre quarti le fu recato un biglietto
-scarabocchiato a lapis e pressochè illeggibile. Pure, ella lesse:
-
- «Benissimo tutto, scalfittura per ridere. Verrò più tardi.
-
- «ROBERTO.»
-
-Al primo momento Elisa non avvertì di provar nulla; nè gioia, nè
-altro. Una ridda di confuse sensazioni sbalestrò lo spirito di quella
-donna nelle regioni di un cieco indefinito... Poi, d'improvviso, e
-sotto l'impressione di qualcosa che somigliava ad uno spasimo nervoso,
-strinse forte le mani sul petto anelante. E allora soltanto, quasi
-costretta da quell'atto inconsulto, si sprigionò l'esplosione di una
-gioia folle, ebbra! Un senso di trasporto inenarrabile si tradusse con
-un sol grido, con una sola parola:
-
-— Roberto!
-
-D'un balzo, Elisa fu allo scrittoio, ne strappò la lettera destinata a
-Tecla.
-
-Con un breve, rauco scoppio di risa la gettò nel caminetto, sulla
-brace incandescente. La lettera si contorse dapprima senza ardere, con
-degli scatti di vipera ferita a morte. Poi si avvolse d'un denso fumo
-bianchiccio, poi, con un subito lampeggiar di fiamma, si accese. Oh! lo
-splendore di quella vampa, di quelle lingue di fuoco che mordevano la
-carta, che cancellavano quelle parole...
-
-E allora bruscamente, improvvisamente del pari, qualcosa, un'altra
-luce, un'altra fiamma, divampò nel pensiero di Elisa. Qualcosa ch'era
-nella sua gioia, oltre la sua gioia, che rivelava al suo pensiero tutto
-un fatale mistero di sè stessa, che spiegava tutte le complicazioni
-dell'agonia ch'ella aveva vissuta nelle ore scorse. Nella mente,
-nell'animo si fecero strada una certezza, un istinto irrecusabili. Ella
-si dibattè un istante contro lo sgomento supremo di quella rivelazione,
-si rifiutò al terrore di quel vero, spietato, incalzante! Ma solo un
-istante. Comprese a un tratto, brutalmente, che ella amava Roberto, e
-_come_ lo amava.
-
-— Ah! — gridò — misera me!...
-
- *
- * *
-
-Verso le cinque di quello stesso giorno, invece di Roberto si fece
-annunziare dalla contessa Elisa il marchese Geri di Serristano. Elisa
-ebbe un secondo di terrore. Che c'era di nuovo? Perchè lui, anzichè
-Rescuati?
-
-Serristano la rassicurò. Roberto era in realtà lievemente ferito ad un
-braccio. Pel sorvenire di un piccolo accenno di infiammazione e solo
-per misura precauzionale, il dottore aveva ordinato qualche giorno di
-letto.
-
-Strano a dirsi; la Contessa provò quasi un senso di sollievo, udendo
-che non avrebbe avuta occasione di veder subito Roberto. Il cuore ha
-talvolta di questi bizzarri controsensi; li ha più spesso che non si
-creda.
-
-Elisa ascoltò con attenzione il particolareggiato racconto del
-duello. La vertenza era stata esaurita secondo le regole della più
-stretta cavalleria. Erano state bene interpretate le consuetudini e
-rigorosamente osservate; i due giovani s'erano condotti benissimo. Non
-era stato un duello facile; l'irritazione visibile di Carisi e la sua
-valentia di schermidore napoletano (era allievo di Parise) lo rendevano
-formidabile per l'inesperienza del giovane Rescuati. Ma questi aveva
-a suo pro un mirabile sangue freddo, e si era felicemente giovato
-delle sue cognizioni tecniche, rendendo all'avversario, pel colpo
-d'avambraccio ricevuto, un buon colpo di bandoliera.
-
-— Ma non grave... speriamo — disse vivacemente la Contessa.
-
-— Oh no! per fortuna. Un mesetto di cura e basta. E non è per cagion
-sua se non si è buscato di peggio. Si sarebbe detto che ci teneva a
-farsi accoppare... Forse ci teneva, per l'appunto.
-
-— Povero giovane! — mormorò Elisa.
-
-— Le prime trattative — continuò Serristano — dimostravano in lui
-l'intenzione che il duello avesse luogo in condizioni assai più
-gravi. E se le cose avevano potuto assumere un'indole più mite, non
-era difficile attribuirle all'intervento di una volontà benefica e...
-femminile.
-
-— Ah! — sclamò Elisa — la duchessa d'Accorsi!
-
-Subito si morse le labbra e una confusione penosa si fece palese sul
-suo volto.
-
-— Cioè, — mormorò — non voglio dire... è una mia supposizione...
-
-— No, — disse Serristano, sorridendo — è per molti, come per lei,
-un convincimento, che non manca di una base plausibile... Si può
-sbarazzarsi con spirito di un passato che non ha più ragione d'essere,
-e in pari tempo adoperarsi perchè di questo passato non rimanga il
-corollario di una tragedia. Ora, la curiosità pubblica sarà eccitata
-dalla probabilità della rottura delle nozze di Carisi.
-
-— Ah! ella crede?...
-
-— Lo desidero per Carisi. Il conte Rescuati ha espresso, nella frase
-sfuggitagli, l'opinione che sta in fondo a tutte le coscienze oneste. E
-la duchessa d'Accorsi assume facilmente delle gravi responsabilità.
-
-Elisa tacque un istante. Poi disse, come se parlasse a sè stessa,
-anzichè a Serristano:
-
-— L'amore è sempre una responsabilità.
-
-L'accento di Elisa era sì grave, ella pareva sì profondamente assorta
-nel senso di quelle parole che Serristano la guardò meravigliato. Ella,
-che non soleva mai parlare di queste cose.
-
-— Certo... — ripetè Elisa come un'eco, — se ama davvero.
-
-Ancora, nella sua voce sommessa, vibrava la peculiare, inesplicabile
-coloritura dell'accento.
-
-Serristano pensò un istante: — Cosa c'è in quella voce? Una curiosità o
-un segreto?
-
-Dopo un momento, s'alzò per congedarsi.
-
-— La contessa Rescuati — gli disse Elisa — non è ancora stata informata
-dell'accaduto. Il suo delicato stato di salute e la cognizione
-di alcune sue opinioni personali sul duello ci hanno dissuasi dal
-recarle sì grave scossa. Ma io credo di poter esprimere in suo nome
-il sentimento d'altissima gratitudine che ella, edotta del fatto,
-proverebbe per chi, come lei, ha, in così grave circostanza, sì
-amorevolmente assistito suo figlio.
-
-Serristano si chinò commosso: — Non ho fatto che il mio dovere. So di
-dovere a lei, Contessa, l'onore di essere stato scelto a padrino del
-conte Rescuati, e di cuore ne la ringrazio, poichè il suo consiglio
-mi ha procurato la compiacenza d'essere utile ad un giovane tanto
-simpatico e che ha saputo condursi tanto bene in questa prima e
-difficile prova.
-
-Essa chinò il capo, assentendo. E sul suo volto si diffuse una subita
-misteriosa bellezza, un non so che di ideale, che parve trasfigurarla.
-Non pensava a sè in quel momento, pensava solamente a Roberto.
-
-Ancora Serristano chiese a sè stesso: — Ma cos'ha quella donna?
-
-Questo aveva soltanto: l'amore!
-
- *
- * *
-
-Fu per tutta Firenze un grande avvenimento questo del duello fra
-Rescuati e Carisi, e ne accrebbe non poco la simpatia di cui già godeva
-il primo. Da qualche tempo in qua, il poeta montanaro aveva spiegato
-un carattere nuovo e sgradito, un fare beffardo, diverso dall'antica
-spigliatezza, che gli aveva conciliata dapprima tanta benevolenza.
-Lo spirito suo s'era mutato in critico e mordace, e bisognava stare
-attenti, quando si parlava con lui, per non farsi canzonare. E il
-suo progettato matrimonio, benchè non unico esempio di transazioni
-poco consentanee ad un vero sentimento di dignità e d'indipendenza
-personale, benchè alcuni trovassero, in qualche basso fondo delle
-proprie segrete aspirazioni, un sospiro d'invidia pei vantaggi
-materiali di esso, non era certo tale da conciliare a Carisi l'aperto
-plauso dei più. Che fosse opera della Duchessa, ciò non meravigliava
-guari. Anzi... era consono al suo carattere. Anche dopo aver spezzati
-i vecchi trastulli, ella si divertiva talvolta a serbare una certa
-tal quale giurisdizione sui rottami e a disporne a suo grado. Era anzi
-una delle sue speciali prerogative, e convien dire ch'ella avesse una
-straordinaria e prestigiosa abilità per coonestare la sistemazione
-di oggi coll'accaduto di ieri, poichè le cose finivano sempre
-coll'accomodarsi in un modo ovvio, ragionevole, vantaggioso insomma;
-quasi onorevole. Ed era tanto tempo che le cose camminavano così per
-quella privilegiata fra tutte le donne!
-
-Il torto marcio l'aveva avuto lui, Carisi, con quella sua
-improntitudine di saltar fuori, così a sproposito, dal suo
-nascondiglio!... C'era; poteva starci quieto sino alla fine, invece di
-disturbare la gente a quel modo. Lo doveva pur sapere cosa pensavano
-di lui e del suo matrimonio! Ed era imperdonabile di esser rimasto
-senza appalesarsi, celato in quel terzo di _pâtè_ traditore, testimonio
-indiscreto di un colloquio, (oh... la Duchessa aveva detto delle cose
-tanto carine, a questo proposito!) un colloquio che pareva assai bene
-avviato... E quella scenata in casa della Duchessa e quell'accanimento
-così sragionevole!... Mentre invece Rescuati era stato addirittura
-splendido. I padrini suoi e di Carisi n'erano rimasti incantati:
-Carisi stesso aveva resa giustizia all'inappuntabile contegno del suo
-avversario. Insomma, era un coro di lodi e un trasporto generale di
-simpatia e Roberto aveva toccati tutti gli onori della giornata.
-
-Speroni era, s'intende, a capo degli entusiasti. Già, l'aveva
-consigliato lui, benchè in forma non ufficiale. In realtà l'aveva
-seccato a morte coi suoi frivoli consigli, ma, ora che le cose erano
-andate bene, s'intende che il merito era suo. Infatti fu lui a proporre
-una piccola unione e sottoscrizione di amici per festeggiare il
-battesimo d'armi di quel caro Bertino, con un punch d'onore da Giacosa.
-
-La peregrina idea fu accolta con plauso, e riescì una cosa
-piacevolissima... per gli amici. Ma non da Giacosa ebbe luogo la
-geniale e chiassosa riunione, bensì nel piccolo appartamento occupato
-da Roberto in via dei Serragli. L'eroe della festa non poteva uscir
-di casa. La sua ferita, benchè già chiusa, s'era fatta rossa assai,
-e un gonfiore s'andava levando attorno alla cicatrice. Il braccio
-era dolente e doveva esser recato ad armacollo. Il medico volle che
-Roberto rimanesse a letto, poichè s'era dichiarata un po' di febbre.
-Nel salotto attiguo alla camera da letto, e accanto all'immenso
-_bol_ fiammeggiante, Speroni si investiva della sua duplice parte di
-iniziatore della festa e di rappresentante del festeggiato. Era un
-chiasso indiavolato, e Roberto avrebbe volentieri mandati al diavolo
-quegli allegri compagni, immemori del mal di capo che gli martellava le
-tempie. Non gli parve vero quando se ne andarono, rinnovando strette di
-mano, proteste d'ammirazione d'amicizia. E il male è che promettevano
-di tornare, alla spicciolata, per tener compagnia a quel simpaticone
-di Roberto. Ma il buon volere della gaia brigata si urtò l'indomani
-nel veto assoluto del medico, che esigeva pel malato la calma e la
-solitudine. S'era dichiarato un flemmone al braccio ferito.
-
-La sera stessa del giorno in cui aveva avuta da Serristano la relazione
-del duello di Roberto, la contessa Elisa aveva mandato il suo vecchio
-Andrea a prender notizie del conte Rescuati. E così di seguito sera e
-mattina, per parecchi giorni, sino a che le giunse il referto di questo
-flemmone... Quel nome le fece un senso bizzarro di terrore. Si ricordò
-di un domestico di suo padre, che, in seguito appunto ad un flemmone,
-era stato gravemente malato. E una grave lotta cominciò nel suo cuore,
-già tanto travagliato.
-
-La luce improvvisa che s'era fatta nell'animo suo l'aveva profondamente
-sconvolta. Ella si dibatteva in un mare di terrori e d'angoscie,
-dalle quali la sollevava solo a volte ed artificialmente l'illusione
-di essersi ingannata, o la determinazione presa con una specie di
-energia disperata di annientare coll'opera, col fatto, colla propria
-azione sull'animo suo l'effetto di quella funesta rivelazione... No...
-non sarebbe... perchè non doveva, non poteva essere! Ella vincerebbe
-prontamente quella inesplicabile, quella fatale debolezza, che l'aveva
-colta a tradimento! A volte un rossore profondo saliva alle sue gote,
-un'indignazione contro sè stessa le mordeva il cuore nel rimorso della
-sua imprudenza, nella coscienza della sua fiacchezza, nella derisione
-di ciò ch'ella aveva creduta la sua invulnerabilità! Sì, ella aveva
-passata una quasi intera esistenza scevra di passioni, di pericoli,
-nella calma austera d'un ambiente esclusivamente intellettuale, nello
-sprezzo tacito ed intimo di tutto ciò che si attiene al disordine,
-all'eccesso dei sentimenti, alla sregolatezza delle passioni, per
-giungere poi ora, in ritardo, tanto fuor di luogo, fuor di tempo... a
-soffrire così... in quel modo sì inatteso, sì terribile e, dopo tutto,
-sì inutile!
-
-Poichè a lei il sacrificio soltanto parve l'ultima parola di quella
-sciagurata scoperta. Non pensò ad altro...
-
-Iddio fa un dono immenso ad una donna quando le dà, per angioli
-custodi, il criterio ed il buon senso. Ma, quando la fatalità,
-l'imprudenza, ovvero la purezza stessa di questa donna, l'hanno esposta
-ad un pericolo ch'ella non ha saputo prevedere e ch'è più forte di
-lei, allora... oh, allora gli angioli custodi diventano due carnefici
-e i più spietati, che vendetta divina possa aver mai messi a fianco
-d'una umana esistenza. Con questi carnefici ella era dunque alle prese,
-quando una lettera di Tecla venne a vieppiù turbare l'animo suo.
-
- *
- * *
-
-La contessa Rescuati aveva avuto da suo figlio una lettera, in cui egli
-le diceva succintamente dell'accaduto e del suo malessere attuale.
-
-Malgrado le assicurazioni fattele da Roberto, ella era in grave
-pensiero per lui. Sarebbe venuta immediatamente a Firenze, ma
-l'infermità di cui soffriva ella stessa s'era siffattamente inacerbita
-in quel tempo che i medici non le permettevano di lasciare il letto.
-Supplicava Elisa di recarsi presso suo figlio, e di renderle esatto
-conto dello stato di Roberto. Se no... ella riterrebbe il silenzio
-di lei quale una tacita conferma dei suoi terrori, e partirebbe... a
-qualunque costo.
-
-La contessa Elisa aveva contezza precisa della malattia nervosa, che
-complicata da gravi affezioni reumatiche, aveva fatto della contessa
-Rescuati una povera invalida. Ravvisò nella lettera un'agitazione che
-Roberto non aveva certamente creduto di eccitare a tal grado, e pensò
-che, oltre ai rischi del viaggio per Tecla stessa, la visita di una
-donna sì evidentemente turbata d'animo non avrebbe certo giovato alla
-calma richiesta dallo stato di Roberto. Si ricordò che aveva promesso a
-Tecla di far le sue veci presso il figliuolo. Imprudente... ah, quanto
-imprudente... ma pur sacra, quella promessa!
-
-Passò un'ora, sola, in camera sua, in intima communione con sè stessa,
-di fronte all'esatta idea di ciò che doveva essere la sua linea di
-condotta. Alle più virili facoltà dell'animo suo chiese consiglio.
-L'ora susseguente la trovò calma e risoluta nella sua determinazione.
-
-Si vestì, e fece attaccare il suo _coupé_. Passò all'Ufficio
-telegrafico e vi lasciò un telegramma per Tecla, così concepito:
-
- «Rassicurati. Nessun pericolo. Mi reco presso Roberto; scriverò
- ogni giorno. In tutto e per tutto, abbi calma a fiducia.
-
- «ELISA.»
-
-Un quarto d'ora dopo, il suo _coupé_ si fermava al portone della casa
-ove dimorava Roberto. Ella diede ordine al cocchiere che ripassasse fra
-tre ore.
-
-Salì la scala angusta che metteva al piccolo appartamento di Roberto,
-indicatogli dalla portinaia. Non ebbe d'uopo di suonare il campanello.
-Il cameriere era uscito, lasciando l'uscio socchiuso. Ella penetrò
-in una piccola anticamera, e di là in un salottino; tipo, a lei nuovo
-affatto, dei salotti di appartamenti ammobigliati. Non era certo dei
-peggiori, poichè Roberto pagava una elevata pigione, ma allo squisito
-gusto della Contessa, alla sua assoluta abitudine di ricercate eleganze
-intime, tornò alquanto ingrata la vista di quella stanza senz'alcun
-carattere proprio, coi mobili di velluto stinto, col volgare addobbo,
-privo di stile, colla convenzionalità plateale degli accessori. Un
-odore stantìo di fumo di sigarette riempiva l'ambiente, oscurato dal
-giallore polveroso delle cortine. Nel caminetto era spento il fuoco;
-sui tavolini, sulle odiose _consolles_ dorate s'era adagiato un alto
-strato di polvere.
-
-Elisa si arrestò esitante, colpita da uno nuovo e bizzarro sgomento
-dinanzi ad una porta che suppose dovesse condurre alla camera da letto
-di Roberto. Il cuore le batteva forte, mentre ella batteva dolcemente a
-quell'uscio...
-
-Uno stizzoso abbaiare di piccolo cane le rispose dall'interno.
-Ella attese invano, ripetendo colla nocca delle dita guantate la
-domanda d'ammissione. Per un istante un desiderio la colse, quasi
-irresistibile, di non insistere, di tornare indietro. L'abbaiamento si
-ripetè più irritato che mai, ma ad esso si unì un fioco _avanti_, che
-troncò l'esitazione di Elisa.
-
-Aperse e s'inoltrò nella stanza.
-
-Roberto s'era rizzato a sedere sul letto. Era acceso in volto e si
-sosteneva penosamente sul braccio sano.
-
-Ella si fermò un secondo ancora sull'uscio... Ma egli aveva avuto,
-vedendola, un'esclamazione di gioia sì viva, sì irrompente che ogni
-dubbio cessò in lei. Si avanzò dolcemente sino al suo capezzale.
-
-— Sono qui — disse con grande semplicità. — La mamma è inquieta ed io
-le ho promesso di far le sue veci.
-
-Il cane, che Roberto aveva fatto tacere con una energica scopola, s'era
-rifugiato sul copripiede del padrone, e di là, raggomitolato nella
-sua bellissima pelliccia bianca di lupetto, guardava sagacemente,
-studiandola, quella nuova visita capitata al padrone. Ma dopo un
-istante, soddisfatto del suo esame, cessò di brontolare. Depose il muso
-appuntato fra le zampette e chiuse gli occhiuzzi sagaci, pensando che
-poteva dormire tranquillo. E non aveva torto quel monello di Arnetto.
-Il suo istinto non lo ingannava. Molti potrebbero trovare ch'egli fosse
-un cane stranamente illuso, giudicando dalle circostanze... Ma no, per
-l'appunto.
-
- *
- * *
-
-Il flemmone si dichiarò davvero e quel povero braccio di Roberto
-divenne enorme. Il giovane era vinto ormai, sbattuto da quella febbre
-che lo teneva desto talvolta per notti intere, lasciandolo poi in uno
-stato di abbattimento e di semi-torpore che contrastava stranamente
-coll'irrequietezza d'altri momenti. Non era un malato cattivo, nè
-intollerante del male, ma si seccava molto della forzata dimora a
-letto, delle ore solitarie che gli parevano sì lunghe, mentre le idee
-sfilavano rotte, confuse, come una processione scompigliata da un
-uragano, in quella sua bella testa febbricitante. Si trovava male, a
-disagio, in quell'appartamento ristretto, privo delle comodità, delle
-eleganze a cui era abituato a casa sua.
-
-In tempi normali egli passava ben poche ore della giornata in quelle
-stanze un po' scure, un po' malinconiche, ma ora soltanto, dacchè
-non poteva lasciarle, avvertiva quanto gli fossero antipatiche. Il
-suo domestico fiorentino lo serviva bene e con una certa specie di
-zelo, ma era giovanotto anche lui e colla testa un po' all'aria, e
-volentieri, quando lo supponeva addormentato, scendeva chiotto chiotto
-per andare a far quattro chiacchiere dal tabaccaio del canto o coi
-cocchieri di una vicina rimessa di vetture. Un altro domestico, fissato
-per la circostanza, era un fior d'imbecille. L'infermiere, mandato da
-Serristano, aveva una faccia color di gambero e dei capelli rossi. Ora,
-Roberto nutriva un odio speciale pei capelli rossi! Non voleva dirlo
-a Serristano e si faceva continuamente delle ammonizioni; ma tant'è,
-la notte, alla luce incerta della _veilleuse_, quella zazzera rossa
-chinata per lo più, perchè l'uomo scordava talvolta di star desto, gli
-faceva l'effetto di un incubo.
-
-Non aveva punto deplorato il veto opposto alla buona volontà di
-Speroni e C.i di tenerlo allegro durante la sua malattia. Le poche
-visite di quella lieta brigata gli avevano lasciata una testa tanto
-fatta. Ma paventava ancor più le visite che ogni tanto si credeva in
-dovere di fargli la sua padrona di casa, una vecchia pinzocchera, che
-voleva guarirlo a modo suo, facendogli fare una novena a S. Bobi, e
-consigliandogli perennemente i rimedi del dottor Pagliano.
-
-Serristano veniva ogni tanto a vederlo e le sue visite liete e
-confortanti erano care a Roberto. Anche il medico curante era un
-simpatico giovane, che sapeva il fatto suo e aveva presa grande
-simpatia per lui; ma aveva una clientela estesissima, non poteva
-fermarsi da lui che il tempo strettamente necessario e a Roberto le
-giornate, come le notti, parevano eterne. Non era stato mai malato
-fuori di casa, e, ricordando in quali condizioni si era altre volte
-presentato un tal caso, quante e quali cure gli avessero prodigate in
-famiglia la madre, i nonni, i dipendenti; un confronto si presentava,
-triste, alla sua immaginazione, e una grande malinconia s'impossessava
-di lui, mentre cercava dissimularla agli altri e a sè stesso quanto
-poteva. Pensava con infinito desiderio alle sue allegre passeggiate,
-ai lieti ritrovi fiorentini, ma più ancora al salotto della Contessa.
-Nella sua solitudine e nell'eccitamento della febbre, pensava molto
-anche a lei. Non avrebbe certo osato chiederle di venire, ma quando
-vide accostarsi al suo letto quella persona sì elegante e sì gentile,
-quando vide chinato maternamente sul suo quel volto un po' sbattuto
-dalle passate angosce, ma pur così dolce a vedersi, nella sollecitudine
-e nella tenera pietà dello sguardo, quando sentì posarsi sulla fronte
-greve ed accaldata quella mano morbida e fresca, dalla delicata
-epidermide, egli non la sgridò d'esser venuta. La ringraziò soltanto,
-baciandole la mano e si abbandonò come un figlio, col senso di una
-sicurezza, di un benessere al tutto nuovi in lui, alle cure di quella
-donna. Non pensò ad altro. Poi, lo sappiamo, pensare non era il suo
-forte.
-
- *
- * *
-
-La cosa fu presto organizzata e in questo modo:
-
-La mattina per tempo Elisa gli mandava Andrea, il quale, ammesso
-nella camera di Roberto, stava a sua disposizione per due ore circa,
-assistendo alla prima visita del medico, tanto da poter fare il suo
-rapporto alla Contessa. Verso le tre, capitava ella stessa e alle
-quattro veniva il dottore per la seconda visita, ed ella conferiva con
-lui.
-
-Poi il medico se ne andava ed ella prolungava la sua dimora per qualche
-po'.
-
-Roberto amava specialmente quei momenti, in cui egli sentiva tanto
-benefica, tanto placatrice l'influenza di quella donna. Ella parlava
-poco, si muoveva pochissimo, non aveva nessuno di quei zeli incomodi,
-di quelle insistenze crucciose che esasperano talvolta i malati, ma
-senza ch'ella facesse gran che, tutto pareva farsi più facilmente
-e meglio da che c'era lei. La camera stessa, quell'uggiosa camera
-volgare, pareva avere acquistato un nuovo carattere. Ella aveva fatta
-qualche alterazione nell'ordine dei mobili e degli accessori, recato
-qualche ninnolo, distribuita meglio la luce, disposto nei vasi qualche
-fiore senza profumo. Le sue visite erano inesprimibilmente care a
-Roberto, avrebbe voluto che non cessassero mai. Ma ella se ne andava
-invariabilmente quando nella camera calavano le prime ombre della
-sera. Ed egli, col rammarico di vederla partire, pensava dolcemente al
-domani. I suoi pensieri di malato non erano più inquieti, erano pieni
-d'abbandono e di una vaga spensieratezza beata.
-
-La sera veniva Serristano, ma neppur egli faceva tardi, e, uscendo
-dall'abitazione di Roberto, soleva per un istante recarsi da Elisa
-a darle un piccolo resoconto finale. Ovvero, lo faceva incontrandola
-in società dove la Contessa doveva pure qualche volta fare un po' di
-comparsa e dove udiva chiedere sempre con molto interessamento della
-salute di Roberto Rescuati.
-
-Prima di coricarsi, scriveva a Tecla. Era molto stanca quando si
-coricava. E dopo aver fatto uno stretto esame di coscienza, prima di
-addormentarsi e pur già come in sogno, pensava anch'ella dolcemente:
-domani....
-
- *
- * *
-
-— Oh! Oh! — esclamò Speroni un giorno in cui, uscendo dalla portineria
-ove era stato a chieder notizie di quel caro Roberto, si imbattè, sulla
-soglia, colla contessa Elisa; la quale era tranquillamente avviata, non
-alla portineria, ma verso le scale.
-
-La Contessa non faceva mistero alcuno delle sue visite. Non osservò
-neppure l'aria stolidamente attonita di Speroni, nè la mossa incerta
-ed imbarazzata colla quale egli la salutò. Aveva fretta di salire quel
-giorno; il riferto d'Andrea non l'aveva al tutto soddisfatta, e sapeva
-che il medico deciderebbe dell'opportunità di operare il flemmone.
-Salutò con evidente distrazione, e salì.
-
-Speroni la lasciò salire. Attese un istante per vedere se, avute
-informazioni più immediate dal domestico di Roberto, sarebbe ridiscesa.
-Attese a lungo anzi, con una gran paura che la Contessa ritornasse
-subito.
-
-Ma no... Trascorse quasi un quarto d'ora, ed egli cominciò a gongolare.
-Una soddisfazione sincera ed ignobile si dipinse sul suo volto... Ora,
-era certo del fatto suo. Ma che _toupet_ aveva quella donna!
-
-Speroni amava far visite. Era ciò che gli inglesi chiamano a _lady's
-man_, un uomo da signore. L'espressione è bizzarra e da noi assumerebbe
-troppa varietà d'aspetti per essere facilmente adottata. Nel caso
-di Speroni, per esempio, avrebbe definito un uomo che della società
-delle signore avesse esclusivamente assorbite e fatte sue tutte le
-piccole viltà, le piccole cattiverie, i piccoli ignobili accanimenti
-che potessero mai, per avventura, lievemente adombrare lo splendore
-complessivo del carattere femminile, considerato da tutti i lati del
-poliedro.
-
-Perciò Speroni provò subito un bisogno immenso di trovarsi fra delle
-signore e di farle divertire un pochino. Se si scandalizzavano, erano
-delle sciocche; se arrossivano, delle ingenue; se ridevano, delle donne
-di spirito. Se qualche volta toccava un'aspra o ben azzeccata risposta,
-rideva anche lui, ch'era un uomo di spirito alla sua volta. E, ad ogni
-modo, la novità era in corso e per merito suo.
-
-Quel giorno cominciò a far visite ad ore impossibili e siccome ad
-ognuna non dedicava che poco tempo, quello necessario per narrare la
-sua «novità» e raccogliere il primo fiore dei commenti che suscitava,
-è facile credere ch'egli fornì in quel giorno una discreta carriera di
-visite. Erano solo le cinque e mezzo quando giunse da Mrss Glengham e
-in tempo pel suo _five o clock tea_.
-
-Mrss Glengham era un'americana ultramilionaria alla quale non conferiva
-troppo l'aria circolante per tutta quanta l'atmosfera del Nuovo Mondo.
-Era un'aria troppo vibrata per i suoi polmoni, malati, poverini! La
-duchessa d'Accorsi le aveva accordata la sua protezione, e l'aveva
-sovvenuta dei suoi consigli sul modo da seguire perchè la società
-fiorentina aiutasse la buona signora a sbarazzarsi d'una incomoda
-pletora di quattrini, i quali non avrebbero forse, sul luogo della
-propria origine, osato mostrarsi sì bellamente alla luce del sole.
-
-Aveva già dato parecchi gran balli, dei pranzi di gala e delle
-_soirées_ intime, alle quali gli invitati si divertivano immensamente;
-anche un pochino per le _toilettes_ della padrona di casa e per
-gli spropositi che le facevano piacevolmente dire in italiano. Si
-divertivano assai delle malinconiche passeggiate, alla ricerca di
-un cantuccio quieto, del padrone di casa. Mr Glengham non capiva una
-parola di italiano, e aveva il «porter» malinconico e amico dell'ombra.
-Lo si trovava ordinariamente a cose finite, addormentato su un
-divano, o anche sotto qualche tavolo, d'onde poi era difficilissimo il
-persuaderlo ad uscire.
-
-I _five o clock teas_ di Mrss Glengham erano sempre molto frequentati.
-Quel giorno, c'era folla. C'era la duchessa d'Accorsi colla figlia,
-della quale si diceva ormai con molta insistenza che fosse davvero
-invaghito il Principe regnante di Hetzengenfeld; invaghito al punto
-di pensare sul serio a sposarla! Ah se faceva questo la Duchessa, se
-ci arrivava... chi avrebbe potuto negarle l'omaggio di una sconfinata
-ammirazione?
-
-Il salotto era affollato e ad ogni istante capitavano nuove visite,
-che rendevano necessari spostamenti di gruppi e allargamenti di
-circoli. In mezzo alle ricchissime, ma semplici e scure acconciature
-da passeggio delle visitatrici, spiccava la stravagante e fantastica
-_toilette d'intèrieur_ che Mrss Glengham si credeva in diritto di
-sfoggiare ai suoi ricevimenti di giorno. Era qualcosa di splendido e di
-grottesco ad un tempo e lo squisito taglio Vatteau di quella creazione
-di Worth faceva assolutamente a pugni colla tozza, enorme corpulenza
-della donna che l'indossava e che aveva creduto di completarne
-l'intonazione capricciosa colla innovazione d'un _foulard_ alla creola,
-negligentemente stretto attorno alla propria zazzera ribelle, che si
-ostinava a proclamarsi nera, sotto una generosa tintura d'aurocrome. Ma
-tutti stavano serii davanti a quella stonatura stridente, e il coraggio
-civile di fargliene i complimenti non mancò a qualcuno. Ed ella era
-felicissima, contenta di sè e degli altri, gongolante per il novero
-straordinario delle tazze di thè che avevano in quel giorno irrorati i
-petti di tanti rappresentanti dell'_high-life_ fiorentina.
-
-A questa gradita sì, ma accaparrante occupazione, ella doveva pure
-ogni tanto frapporre qualche pausa di riposo; ed allora la sostituiva
-al tavolo da thè, qualche visitatrice di buona volontà e fra le
-signorine specialmente si spiegava un gaio zelo di aiuto. Così fu
-che Marina Negroni, vedendo a un dato momento un po' intralciato il
-servizio, si offrì a far circolare le tazze e cominciò col recarne
-di qua e di là, secondo l'occorrenza: cosa non molto facile con tutta
-quell'agglomerazione di gente e di mobili. Ma ella seppe destreggiarsi
-benissimo, e aveva quasi sbrigato il suo incarico, quando giunse presso
-un gruppo di signore e di giovanotti, in mezzo ai quali Neri Speroni
-narrava, come già l'aveva narrata tante volte in quel giorno, la sua
-famosa avventura del mattino.
-
-Così n'ebbe piena contezza anche Marina Negroni, mentre aspettava,
-sorridendo, con una tazza di thè in una mano, con un adorabile
-bricchettino di Boemia, per la panna, nell'altra. E udì pure al centro
-del gruppo alzarsi la voce stridente di sua madre. Ella difendeva Elisa
-e canzonava Speroni.
-
-— Mio caro, siete uno sciocco. Da quando in qua si dicono di queste
-cose? Può essere una cosa naturalissima. Rescuati è stato raccomandato
-a quella cara Elisa, e lei, che gli ha fatto sin qui da istitutrice,
-ora gli fa da infermiera. È nell'ordine.
-
-— Ma come, come? — ribatteva energicamente Speroni, che per nulla al
-mondo avrebbe rinunziato a ciò che egli riteneva il valore intrinseco
-della sua novità — come interpretare altrimenti... E poi già, si sa,
-egli ci andava tutti i giorni sin da prima. Del duello, non si è mai
-potuto appurare la causa reale. E noi, che per tanto tempo abbiamo
-creduto... poveri gonzi!...
-
-— Parlate per voi, — interruppe Ginevra, con una sì insolente e fina
-espressione di canzonatura che tutti si misero a ridere — e lasciate
-stare Elisa Serramonti, se vi piace. Sapete che non vi può vedere
-dipinto. Ovvero, provate a battervi e rovinarvi un braccio per vedere
-se Elisa viene a farvi da suora di carità. Ha tanto buon cuore, sapete!
-
-La sortita della Duchessa ebbe un effetto di plauso e di risa che finì
-di annichilire il povero Speroni. Ma un altro effetto ebbe ancora. Che,
-pur difendendo generosamente la sua amica Elisa Serramonti, la duchessa
-d'Accorsi riuscì ad imprimere nell'animo de' suoi uditori l'impressione
-assoluta della realtà di ciò che egli, Speroni, aveva solo voluto
-insinuare.
-
-Una delle signore componenti il gruppo si voltò, avvertendo qualcuno
-dietro di sè.
-
-Era Marina colla sua tazza di thè, un po' oscillante, fra le mani, ma
-con un gentile sorriso d'invito.
-
-— Con panna, nevvero, cara Sofia?
-
- *
- * *
-
-— Adesso — disse Elisa lietamente — siete proprio guarito.
-
-— Le pare? — rispose Roberto dal seggiolone ove stava affondato,
-avvolto in una vesta da camera orientale, che gli dava un aspetto
-singolare, niente affatto disdicevole al suo tipo bruno e delicato.
-
-— Mi pare ed è — replicò la Contessa. — Lo ha proclamato il dottore. Un
-po' di pazienza ancora e il braccio al collo per un po' di tempo e poi
-starete benone e non vi sarà più traccia delle vostre campagne.
-
-Scherzava, ma aveva in cuore un'angoscia segreta, il pensiero che per
-l'ultima volta ella era venuta a trovare Roberto in casa sua.
-
-Roberto taceva. Sapeva anch'egli che, dopo quel giorno, non sarebbe più
-tornata.
-
-— Vorrei essere ancora malato!... — disse con un sospiro.
-
-— Bravo... Mi rallegro. Bell'onore fate alla vostra infermiera! al
-dottore, a tutti quanti. E non vi bastano trenta giorni di dolori,
-febbre, tagli, chinino e compagnia bella?
-
-— Sì... — diss'egli. — Ma c'era lei...
-
-Elisa scosse il capo ridendo.
-
-— Ma io ci sono sempre, Roberto; non scappo mica. Fra qualche giorno
-verrete a trovarmi, e riprenderete la vostra vita solita. A proposito,
-sapete che siete l'eroe del giorno? Vi preparano delle ovazioni. Sarete
-perseguitato dall'entusiasmo generale, non vi lasceranno in pace.
-
-— Mi pare ch'ella canzoni alquanto, cara Contessa, — disse placidamente
-Roberto.
-
-— Ma che, — protestò Elisa, — non canzono affatto. Ve ne accorgerete. E
-bisogna che vi spicciate di tornare all'onor del mondo. Il carnevale è
-agli sgoccioli.
-
-— Come... è già finito il carnevale?
-
-— Quasi; era breve quest'anno. Ma è stato brillantissimo. Lo pensavo
-sempre quando mi trovavo alla sera ad una festa: se ci fosse Roberto...
-
-— Ah! pensava... Allora dunque pensava a me anche quando era nel mondo,
-quando non era qui?
-
-Sul volto di lui era un sorriso tenero e beato, e la guardava con una
-espressione, involontaria forse, ma che a lei faceva sempre l'effetto
-di un brusco richiamo all'idea di un grande pericolo e di un grande
-dovere.
-
-Ella sentì un moto più rapido dei battiti del cuore. Ma si attenne al
-sistema adottato. Ignorare...
-
-— Certo, rispose semplicemente — Perchè no?
-
-E prese a narrargli, col suo fare sciolto e quieto, i particolari delle
-ultime feste, quanto aveva in esse attirata l'attenzione dei curiosi.
-Il pettegolezzo non era il suo forte, ma ella sapeva, narrandolo, dare
-all'episodio di società un colore originale e divertente.
-
-Egli l'ascoltò, interessandosi a quanto ella diceva. Senonchè, a
-volte l'attenzione dello sguardo pareva assorbita più dalla narratrice
-stessa, che dalla narrazione.
-
- *
- * *
-
-Egli stava bene ora, decisamente. Aveva superato, mercè la sua robusta
-costituzione, in un periodo relativamente breve, tutte le fasi di un
-male non lieve. Ma i dolori prolungati, le lunghe febbri prodotte dal
-processo d'infiammazione, la dieta prolungata l'avevano indebolito
-alquanto. La convalescenza era normale. E, cosa strana, egli non la
-affrettava, nè colla volontà, nè col desiderio, quei due sì validi
-efficienti al pronto ricupero delle forze giovanili. E in quel momento,
-per esempio, così mollemente adagiato nel suo seggiolone, colla
-bellissima testa appoggiata al grande guanciale di piuma, collo sguardo
-accarezzato da un non so quale riflesso di benessere intimo, egli
-pareva assorto in una bizzarra e languida contentezza infantile.
-
-Quando ella si alzò per andar via, egli non la trattenne. Lasciò
-che, per risparmiargli un moto incomodo al braccio tuttora fasciato
-e raccomandato ad un fazzoletto sospeso al collo, gli rialzasse il
-guanciale che s'era alquanto rimosso. Per fare ciò più speditamente,
-ella depose il suo manicotto sulle ginocchia di Roberto. Egli passò
-nell'interno di quel leggero batuffolo di trine e piume la mano che
-aveva libera, mentre, attorno alle cartilagini del suo naso affinato
-dalla malattia, si produceva una vibrazione, l'aspirazione d'un olezzo,
-sentito coll'acuità di sensazione speciale ai nervi delle persone
-convalescenti.
-
-Frugò alquanto, sinchè trovò e ne trasse qualcosa con un'esclamazione
-di gaio trionfo.
-
-— To'... cos'ha qui? dei misteri!
-
-I misteri erano due foglie di violetta che cingevano cinque viole, in
-numero. Ma viole comuni, la volgare mammoletta del prato.
-
-Si voltò verso Elisa:
-
-— Come, già le viole? È dunque passato l'inverno?
-
-— Oh non ancora. Siamo ai primi di marzo. Ma non è più l'inverno. L'ho
-avuto stamane, questo mazzolino, dal fattore delle Celle. Me le mandano
-sempre. È il mio messaggio di primavera.
-
-— Quando mi sono coricato nevicava, e adesso è primavera... — disse
-Roberto, con accento bizzarramente pensoso.
-
-— Quasi...
-
-Il giovane tacque, odorando il profumo delle viole. Poi chiese:
-
-— Fuori fa freddo?
-
-— No, affatto.
-
-Erano accanto alla finestra. Egli s'alzò e l'aprì. Era la prima volta,
-dopo tanti giorni.
-
-La Contessa aveva detto il vero; non faceva freddo affatto. L'aria
-aveva un tepore straordinario, come accade talvolta a Firenze prima
-ancora che vi giunga la buona stagione.
-
-Roberto aspirò quell'aria fortemente, con avidità. Era un'arietta
-vibrata, ma sciroccale. Veniva dai paesi caldi, era una di quelle arie
-inquiete, capricciose, che sembrano sature dei vaghi misteri della
-terra e del cielo.
-
-La finestra guardava su una corte cinta da tre lati dal fabbricato
-della casa, e al quarto lato dall'alto muraglione d'un giardino
-limitrofo. Dalla parte del giardino s'alzava, sovrastando d'alquanto
-al sommo del muraglione, un mandorlo, i cui rami, privi affatto di
-foglie, si andavano qua e là costellando di botoline bianche. E nello
-sfondo cupo di un'anticamera, nella casa dirimpetto, da una gabbia
-posata accanto a una finestra aperta, giungeva un acuto, giocondissimo
-gorgheggiare di canerini.
-
-In tutto l'essere di Roberto si operò quasi una trasformazione. Un
-subito colore roseo subentrò al suo pallore di convalescente. Si
-eresse sulla persona e le sue nari aspiravano a lungo voluttuosamente
-quell'aria, mentre un leggero tremore scorreva la sua persona.
-
-A un tratto, quasi inconsciamente, afferrò la mano di Elisa, ed ella
-se la sentì stretta come in una morsa, si sentì avvolta da uno sguardo
-di fuoco. Sentì da quella mano sprigionarsi un calore umido di febbre,
-vide sul volto di lui una rapida contrazione, il succedersi di violente
-indefinibili espressioni; ebbe il presentimento e il terrore di una
-esplosione.
-
-Ma egli s'era già dominato; aveva lasciata la mano di lei e chiudeva
-tranquillamente la finestra.
-
-— È la primavera, — disse, tornato al tutto padrone di sè. — Ecco il
-suo manicotto, Contessa. Le viole me le lascia, nevvero?
-
-— Se vi fanno piacere... Roberto.
-
-— Sì, tanto...
-
-Ella si dispose a partire e non permise che egli l'accompagnasse sino
-all'uscio. Volle vederlo seduto tranquillamente nel suo seggiolone. E
-gli mise accanto un giornale.
-
-— Sarete buono, — gli chiese — non farete imprudenze?
-
-— Sì — rispose il giovane asciugandosi la fronte ancora imperlata di un
-lieve sudore — io sarò buono... Ma ella non venga più, nevvero... non
-venga più!
-
- *
- * *
-
-Egli era affatto guarito: andava, veniva per conto suo, raccoglieva
-la sua messe a lungo differita di applausi, di mirallegro e di
-ammirazione. In tutti i salotti era accolto con grandi feste, poco
-meno che come un eroe. La duchessa d'Accorsi aveva saputo trovare e
-dirgli qualcosa di molto lusinghiero pel suo amor proprio, qualcosa
-di così francamente ed abilmente espresso ch'egli ne rimase incantato
-e dovette pur convenire seco stesso che, dopo tutto, la Duchessa era
-una persona di molto spirito e di una conversazione assai gradevole.
-Poi aveva saputo che aveva presa a cuore la cosa. Naturalmente, ciò si
-doveva attribuire all'interessamento per Carisi. Ma ella sorrise con
-sì fine ironia quando Roberto gli parlò di Carisi e del suo prossimo
-matrimonio... Ed il suo occhio grigio ebbe un'acuità finissima,
-improvvisa, che avrebbe potuto servir d'uncino ad una più lunga
-conversazione. Ma Rescuati non era, come sappiamo, molto avveduto, nè
-pronto a cogliere la palla al balzo. E la Duchessa, per così dire,
-rintascò il suo sguardo, con un sorriso paziente, che Roberto non
-avvertì.
-
-La contessa Elisa aveva riprese le sue abitudini. Riceveva i suoi
-amici, dava i suoi soliti pranzi, faceva le sue solite visite.
-S'era riavuta dal terribile sgomento della sua scoperta. Aveva detto
-alteramente a sè stessa che non era vero, ch'era stato il delirio,
-l'immaginazione di un istante, l'opera di una surrecitazione momentanea
-del pensiero. Una violenta ira beffarda le gonfiava il cuore, ora,
-quando pensava a ciò che l'era parso per un istante. La malattia di
-Roberto era venuta in buon punto per tranquillizzarla, per calmare la
-sua coscienza a torto allarmata. Ella amava Roberto... sì... ma come si
-amava un figlio, nulla più.
-
-A furia di dirsela, di ripetersela, quella soluzione ingegnosa delle
-sue terribili dubbiosità morali, Elisa se ne fece una specie di
-convincimento. Visto che non poteva assolutamente essere altrimenti,
-la cosa doveva esser _così_ per l'appunto. E così... poteva andare.
-Così infatti era andata per tutto il tempo della malattia di Roberto,
-così andava ancora... sinchè potrebbe andare. Il lato più pericoloso di
-tutto ciò era questo per l'appunto. La parte _vera_ di quella ch'era
-in complesso nulla più d'una povera menzogna. Poichè, realmente, nel
-cuore di una donna che non ha avuto figli e che ama, se ama un uomo
-più giovane di lei, il sentimento materno non può rimanere escluso,
-anzi ha una forma misteriosa, travestita finchè si vuole, ma pure
-irrecusabile, di partecipazione alla passione stessa, e reca all'amore
-un contingente speciale, che, pur fondendosi nella corrente di questo,
-gli imprime a volte l'esteriorità dei caratteri propri. Da questa
-non ravvisata fusione, dalla lotta dei due sentimenti, che, pur
-coadiuvandosi a vicenda, a vicenda pure si soverchiano e costituiscono
-la realtà relativa della situazione, fra l'urto ugualmente impetuoso
-di due tenerezze appassionate e che facilmente si scambiano i propri
-attributi, deve essere, ed è invero crudele il martirio di un cuore,
-non solo, ma di un nobile spirito femminile. È terribile essersi
-a lungo orgogliosamente ignorata donna e trovarsi a un tratto, per
-sorpresa, di fronte all'ignoto della propria femminilità, bruscamente
-destatasi... E, come per salvarsi da quella terribile visione di
-un paventato cielo... di un paradiso pieno di fiamme d'inferno...
-ecco l'illusione serena, calmante, rivestita di vero, di una
-pseudomaternità; ecco il primo, il supremo degli istinti... eccolo
-con tutta la sua purezza infinita, colla sua normalità di cure, di
-abnegazioni, di appassionato esclusivismo; ecco l'attrattiva ardente
-del sacrifizio... l'oblio assoluto di sè stessa, la tenerezza pura,
-paga di sè sola, senza esigenze, ignara dei suoi diritti. Ecco il
-vecchio eterno istinto della protezione dell'amore, che vigila,
-che tutela... a qualunque costo! Ed ecco ciò che forse talvolta più
-di tutto, nel cuore straziato di Elisa affascinava il suo volere,
-dicendole: Vinci... a qualunque costo... Domalo, a furia di sprezzo,
-quel tuo indegno rivale, soffocalo, calpestalo, regna tu in sua vece,
-senza ch'egli sappia e se ne avveda! Ci giungerai, purchè non discuta
-il prezzo dei tuoi sforzi. Elisa non discuteva infatti. Il suo volere
-era gagliardo e la sosteneva. E Roberto aveva potuto dire a sè stesso:
-Ella è stata per me veramente una madre... Ed alla sua gratitudine si
-univa un senso di bizzarra e quasi amara umiliazione, ch'egli sentiva
-senza cercare di definirla. Egli non soleva studiare, nè discutere
-i propri sentimenti, come faceva Elisa. Perciò questa era tanto più
-infelice di lui.
-
- *
- * *
-
-Le cose si erano rimesse sul piede di prima. Il carnevale, ormai agli
-sgoccioli, toccava uno zenit quasi tempestoso di divertimenti e la
-società fiorentina pareva mossa da un turbine irresistibile. S'erano
-dichiarati parecchi matrimoni, ma non nella misura quantitativa sognata
-dalle mamme, le quali trovavano che i risultati finali minacciavano di
-presentare una rubrica molto più abbondante dal lato deplorevolissimo
-delle _liaisons_ in cui il matrimonio non entra che per uscirne assai
-maltrattato. Due o tre scandaletti ben condizionati avevano data una
-speciale dose di piccante alla stagione. Altre novità di quel genere
-erano alle viste, difendendosi ancora, benchè sempre più debolmente,
-contro le denegazioni degli increduli.
-
-Oh! gli increduli di queste cose. Fortuna che sono pochi. Poichè, in
-realtà, chi più guastafeste di loro?
-
-Una mattina la contessa Elisa, che conservava l'abitudine di uscir per
-tempo a passeggiare, passava in via Cavour e si trovava dirimpetto al
-palazzo Riccardi. Camminava con lena, recando in mano dei fiori che
-aveva testè ella stessa comprati da un fioraio in piazza S. Maria.
-Fiori di campo, a dir vero, niente di raro, ma di colori vivaci,
-crochi, anemoni di campo. Voleva metterli in mezzo al tavolo, in sala
-da pranzo. Chi sa che Roberto non capitasse quel giorno a colazione?
-
-Sorrise. Ella amava quelle visite così improvvise, in cui egli,
-capitando, le diceva: — Ho fame, sa?...
-
-Mentre sorrideva così, ai suoi pensieri, vide avanzarsi dall'altra
-parte della via una signora di sua conoscenza, accompagnata dalle
-figlie, due leggiadre signorine, per le quali ella aveva una
-speciale simpatia e che la madre loro, la marchesa di San Terenzio,
-aveva educate rigidamente nell'atmosfera di una speciale austerità
-d'ambiente.
-
-Elisa, vedendole, ebbe un senso di rimorso... Soleva scambiare con
-esse, un tempo, frequenti visite. Ora, da qualche tempo le aveva
-trascurate. È vero che anche le San Terenzio da qualche tempo non
-s'erano fatte vive, ma certo, la colpa era sua. Le venne il desiderio,
-lì per lì, di andare a salutarle e a far loro le sue scuse. Fece un
-piccolo cenno da lungi coi suoi fiori e si disponeva ad attraversare
-la via, quando si fermò... a un tratto. Le tre signore non avevano
-avvertita la sua presenza e con un moto pronto, simultaneo, come
-obbedendo ad una parola d'ordine, invece di procedere per la via retta
-avevano improvvisamente svoltato l'angolo del palazzo Riccardi, filando
-strette, sollecite, per piazza S. Lorenzo.
-
-L'incontro era dunque mancato.
-
-Elisa restò alquanto perplessa. Non le era parso dapprima che le tre
-signore dovessero per l'appunto voltare da quella parte.
-
-E proprio non l'avevano veduta? Era stata così subitanea quella loro
-mossa... così brusca!
-
-Esitò un istante, stretto il cuore da un vago sgomento. Poi disse:
-— Non m'avranno veduta... La Marchesa è tanto miope infatti. Ma le
-figlie?...
-
-Procedeva lenta, a capo chino, cercando di persuadersi che
-decisamente esse non l'avevano veduta, e meravigliandosi in cuor
-suo dell'inquietudine di quel dubbio. E così non si avvide che
-qualcuno camminava rapidamente dietro a lei, per raggiungerla... Se
-ne avvide solo quando udì alle sue spalle una voce giovane, nota,
-inesprimibilmente cara al suo udito.
-
-— Contessa!
-
-— Ah! Roberto!
-
-Si fermò. Una subita, folle emozione l'aveva colta; un repentino oblìo
-di tutto ciò che non fosse quella voce.
-
-— Si può sapere dove va a quest'ora? — le chiese Roberto, mettendosele
-semplicemente a fianco.
-
-— Oh! vado a casa. E voi, Roberto?
-
-— Io?... vengo da lei, se me lo permette.
-
-— Certo... faremo colazione assieme.
-
-Egli s'inchinò. — Magari — disse. — Ho un appetito tremendo.
-
-Ella sorrise, contenta.
-
-Camminavano assieme, scendendo per Via Cavour, scambiando qualche
-parola, ma senza nessuno sforzo reciproco per mantenere la
-conversazione. Egli non aveva l'abitudine di spendere molte parole e
-non amava prendersi la briga d'intrattenere le persone colle quali si
-trovava. Una delle ragioni che gli rendeva sì cara la compagnia della
-Contessa era questa, che ella, nel suo squisito intuito di bontà,
-lo lasciava sempre a sè stesso, indovinando tutte le più riposte
-varietà della sua disposizione del momento, assecondandolo sempre,
-con una suprema delicatezza di indulgenza e di simpatia, ch'egli era
-troppo giovane e troppo inesperto per apprezzare al tasso reale del
-suo valore, ma di cui sinceramente approfittava, senza studiarla,
-contento che così fosse e ch'ella, stando con lui, non lo molestasse
-obbligandolo a parlare di scienze e arti e di quelle altre storie delle
-quali ella faceva il suo pane quotidiano.
-
-No... ella non parlava mai di ciò, con quel giovane, non lo seccava
-mai. Lo aveva accettato, lo amava qual'era, senza neppur studiarlo,
-imperfetto, mondano, fanciullo, lontano le mille e mille miglia dal
-suo ideale dell'uomo. Lo amava incondizionatamente, ciecamente, con
-una dedizione bizzarra e a lei stessa incomprensibile, di tutti i suoi
-vecchi sogni, di tutte le esigenze della sua immaginazione, della
-superfetazione della sua fantasia, tanto raffinata dal complicato,
-incessante lavoro della coltura. Forse tutto ciò non era che un'intima,
-crudele rivincita di quel destino di donna, lungamente offeso,
-disprezzato, rinnegato da lei.
-
-Perciò ella gli camminava allato, queta, senza obbligarlo a discorrere,
-misurando il proprio sul passo di lui, celere e spedito. Pensava solo
-ch'era con lui, che per qualche ora starebbe con lui. Ciò le bastava.
-Un vago sorriso errava sulle sue labbra, una dolcezza vaga, diffusa per
-tutte quante le facoltà dell'esser suo le teneva luogo di tutto, per
-quell'istante, come per tutti quelli ch'ella passava con lui.
-
-Sapristi! che appetito aveva quel Roberto!... Sparivano quei piattini
-leggeri, delicati di colazione da signora che formavano il solito
-_menu_ della Contessa; sparivano ch'era un piacere!
-
-Andrea, quel buon vecchio domestico il quale conosceva ormai così bene
-i gusti dell'ospite della sua signora, aveva servito un supplemento
-improvvisato, qualcosa di solido e di meglio adatto al robusto appetito
-d'un giovane. E l'idea e l'esecuzione di essa erano state ben accolte
-e il vecchio domestico, il quale subiva come tutti il fascino della
-bellezza, del fare sciolto e bonario di Roberto, lo serviva con un
-piacere quasi visibile attraverso la correttezza austera del contegno.
-
-Oh l'allegra colazione! e che gaiezza intima, squisita metteva la
-presenza di Roberto in quella sala, ove Elisa soleva talvolta trovare
-interminabili i pasti elaborati ch'ella consumava, sola, di fronte a
-quel lusso, nell'apparato austero, quasi oppressivo nel suo cerimoniale
-immutabile e silenzioso. C'erano i suoi pranzi di amici, è vero, i
-pranzi delicati, elegantissimi, tanto ricercati, in cui ella presiedeva
-un'accolta di persone intelligenti, celebri, che andavano a gara
-per farle provare tutte le compiacenze di un elettissimo ambiente,
-per darle tutte le soddisfazioni d'amor proprio che un ospite possa
-desiderare. Pure, cosa le parevano ora, di fronte alla bizzarra gioia
-che le procuravano quelle colazioni o quei pranzi con Roberto solo,
-lieto, affamato, che mangiava con tutto lo spensierato appetito della
-sua età, che rideva di tutto, dicendo tutto ciò che gli passava per la
-testa, come se fosse in casa sua!
-
-Non si accendeva più il fuoco in sala da pranzo. Era primavera
-ormai e dalle finestre aperte entrava un'arietta mite, in seno alla
-quale danzava sussurrando il traforo verde delle piccole fogliuzze
-nuove sugli alberi del giardino. Erano capitate di recente le prime
-rondinelle. C'erano dappertutto per la casa tante mammolette ed egli ne
-aveva sempre all'occhiello un mazzolino.
-
-Era guarito bene ora, stava benissimo. Non portava più il braccio
-al collo. Della sua malattia non gli rimaneva ora che un leggero
-dimagramento della persona e questo, affinando ancor più le sue
-fattezze, pareva averle rese più cesellate e più belle. E attorno alle
-palpebre, nell'incavo profondo come quello di certe statue greche,
-l'ombra diffusa, indefinibile pareva essersi più intensa tra il
-naso profilato e la forma alquanto smagrita dell'ovale. La fisonomia
-diveniva così più espressiva, assumendo quasi una nuova dolcezza di
-sentimento.
-
-Mentre egli sorseggiava tuttora il suo cognac, Elisa si alzò,
-pregandolo di rimanere per fumare la solita sigaretta. Ella darebbe
-frattanto un'occhiata alla posta del mattino, che aspettava da
-parecchie ore.
-
-Elisa passò nel suo salotto e trovò infatti giacenti al solito posto
-i giornali e parecchie lettere. Fra queste una da Milano, di Marcello
-Plana.
-
-— Ah! — pensò con uno schietto senso di rimorso, mentre apriva la busta
-con mano tra esitante e impaziente — e io che non gli scrivo più da
-tanto tempo!
-
-Infatti, era assai trascurata la sua corrispondenza da qualche tempo in
-qua.
-
-Marcello Plana scriveva breve, senza lagnarsi del suo silenzio. Non
-era una delle sue solite lettere briose; parve anzi ad Elisa che
-l'intonazione fosse un po' fredda. Rileggendola, si avvide di un
-poscritto:
-
-«E il marito di Marina: come sta?»
-
-La lettera le cadde sulle ginocchia, ed un senso di malessere la invase
-subitamente, mentre un rossore impetuoso le saliva alle guance.
-
-Un ricordo si fe' ad un tratto vivo, imperioso dinanzi a lei. Il
-ricordo del colloquio che avevano avuto cinque mesi prima, lei e
-Marcello, in quel salotto... Pensò al sorriso ironico di lui, alle
-velate parole in cui ella non aveva saputo ravvisare l'ammonimento...
-
-Per un secondo ebbe un vivo rancore verso l'amico, che non le aveva
-parlato più esplicitamente.
-
-Ma subito un senso di giustizia e di profonda umiliazione corresse
-in lei quel vago grido di rimprovero... Oh! come avrebbe egli
-potuto supporre ch'ella potesse dimenticare così la sua età, le
-convenienze, le circostanze per lasciarsi vincere da una sì insana, sì
-ingiustificabile, sì sciagurata debolezza?
-
-Visse un istante d'acuta angoscia intima, ripensando a ciò ch'era
-accaduto in quei cinque mesi, alla progressiva infatuazione del suo
-cuore, alla cecità colpevole, imperdonabile che l'aveva colpita. Per un
-minuto fu schiacciata dal senso della responsabilità che pareva essersi
-a un tratto aggravata su di lei. Poi, coll'intimo orgoglio di una
-reazione, quasi di una sfida:
-
-— Ebbene, — mormorò. — Soffrirò... ecco tutto... Ma nessuno saprà...
-nessuno!
-
-Squassò il capo, alteramente, gettando sul tavolino la lettera di
-Marcello Plana.
-
-Prese le altre non ancora aperte. Su una delle buste ravvisò la
-calligrafia di zia Balbina. Provò un senso disaggradevole di sorpresa.
-Zia Balbina scriveva assai di rado. Ma sempre, dalla sua lettera
-rimaneva qualcosa di spiacevole, un'impressione o dolorosa o umiliante.
-Stavolta, lì per lì, Elisa non ravvisò subito il carattere solito delle
-epistole di zia Balbina. Ella scriveva soltanto per invitare Elisa a
-recarsi per qualche tempo presso di lei.
-
-L'invito sorprese Elisa. Sapeva che zia Balbina le serbava tuttora
-un certo rancore pel suo rifiuto di andar ad abitare con lei, e le
-pareva strano che, dopo parecchi anni, dopo un lunghissimo periodo di
-silenzio, così ad un tratto, ella reiterasse l'invito in quella forma
-secca, quasi imperiosa:
-
- «Credo che il tuo buon senso non darà luogo ad esitazioni od
- indugi da parte tua. Ti aspetto dunque infallantemente. Il resto a
- voce; intanto spero ti sarai convinta che _non sempre_ va errato
- nei suoi giudizi e nelle sue previsioni il criterio della tua
- affezionatissima zia
-
- «BALBINA.»
-
-Per un momento ci fu un po' di caos nella mente di Elisa... Ma, poi, un
-raggio di fosca luce le penetrò nel cuore, col freddo di una lama. Si
-ricordò l'aspra profezia di zia Balbina: «Credi di cavartela così sola,
-senza un appoggio, un consiglio. Ma verrà un giorno che ti morderai le
-unghie e gli altri rideranno.»
-
-Balzò in piedi spaventata. Ridere... gli altri! Di chi? di lei! del suo
-soffrire!
-
-Strinse le tempia fra le mani... Le parve che una mano brutale, con un
-colpo subitaneo, la denudasse tutta da capo a piedi, in mezzo ad una
-piazza ingombra di una moltitudine.
-
-Pensò disperatamente:
-
-— Ma come? come?
-
-Si ricordò ad un tratto di una circostanza. La San Terenzio era
-intrinseca di zia Balbina. Le due signore mantenevano un nutrito
-carteggio a proposito di buone opere, di predicatori e simili. Sì,
-ora si ricordava senza equivoci, senza incertezze. Da qualche tempo in
-qua, le San Terenzio la trattavano con molta freddezza. Quella mattina
-stessa avevano, (non c'era dubbio ormai) evitato il suo incontro.
-
-Zia Balbina era stata informata da loro. Certo ella alludeva a Roberto!
-Ma interpretando sinistramente la familiarità, l'amicizia...
-
-Si arrestò, nella foga stessa dei suoi pensieri. Una voce si levò nella
-sua coscienza e ripetè come un'eco beffarda:
-
-— Amicizia?
-
-Ma dunque... si parlava di ciò, dunque quello ch'ella credeva il suo
-segreto era invece il segreto delle signore San Terenzio, di tanti, di
-tutti... Dunque credevano ch'ella fosse...
-
-Mille piccole futili circostanze a cui non aveva posto mente, che aveva
-disprezzate, nell'assorbimento della sua nuova esistenza, le tornarono
-ad un tratto, inesorabilmente, vive al pensiero. Le visite diradate
-degli amici, una indefinibile e pur sentita alterazione nel modo in
-cui le parlavano gli uomini, certi sguardi curiosi in cui la riverenza
-solita era come attenuata da una curiosità ironica, nuova, certi
-sguardi di signore... Non ne rammentò uno, speciale, velenoso, pieno di
-ironia, che le aveva rivolto pochi giorni prima la Duchessa d'Accorsi.
-
-Per un momento fu intollerabile l'angoscia di quella misera. E
-veramente terribile per una donna che, pur avendo scordato per un
-istante il mondo ed i suoi giudizii, li conosce e sa cosa possano. È
-terribile il sentirsi ad un tratto, a torto od a ragione, in balìa del
-mondo e dei suoi giudizii!
-
-— Contessa, — disse all'uscio la voce fresca e sonora di Roberto.
-
-Ma Elisa in quell'istante non l'udì; stava seduta accanto al tavolino,
-con la testa sprofondata tra le mani, rannicchiata su sè stessa,
-come inconsciamente ella volesse ridursi al minor spazio possibile,
-sopprimersi, annientarsi.
-
-La involontaria posa era rivelatrice di una così intima angoscia che
-Roberto si spaventò.
-
-Le venne presso rapidamente, si inginocchiò ai suoi piedi, e ripetè
-dolcemente, con un inquieto e tenero appello:
-
-— Contessa! cara Contessa!
-
-Colle mani, le sue belle mani morbide e nervose, cercava di rimuovere
-quelle di Elisa dalla fronte che esse celavano.
-
-Il volto di lei apparve; apparve anche una contrazione dolorosa, che
-voleva essere un sorriso, uno sguardo che voleva essere calmo, ma che
-si tradiva saturo di un dolore ineffabile.
-
-Egli era sempre inginocchiato ai suoi piedi. Una pietà turbata,
-crucciosa, gli gonfiava il cuore.
-
-— Mi dica cos'ha. Contessa, cos'è accaduto. Suvvia, mi dica... Oh non
-si crucci così. Sono state quelle letteracce, nevvero, che le hanno
-fatto pena, che le hanno recata qualche brutta notizia.
-
-Oh la pietà crudele di quella voce dolcemente imperiosa, pressante, che
-voleva sapere!...
-
-Ella scosse il capo.
-
-— No... no... Nulla, vi accerto.
-
-Ma egli era convinto... Prese la lettera di zia Balbina. Era caduta
-a terra; la gettò sul tavolino accanto alle altre, cacciandole tutte
-quante in un fascio.
-
-— Così... — disse. — E nuovamente si rimise come prima, trattenendo
-le mani che cercavano debolmente di ritirarsi, cercando colla pietà,
-coll'amore dei suoi sguardi, gli sguardi smarriti che volevano e non
-potevano fuggire.
-
-— Perchè è così triste? Era così contenta un momento fa... E ora...
-cosa è accaduto? chi le ha dato pena? perchè non vuol dirmelo?
-
-La voce aveva un tremore sempre più accentuato, una tristezza sempre
-più dolce, più incalzante.
-
-— Oh, parli, dica, posso far qualcosa? Perchè non mi vuol dire? perchè
-mi nega la sua confidenza? E lo sa pure, lo sa che io le sono tanto
-grato, che io le voglio tanto bene!
-
-Oh ella lo sapeva... Ella aveva ravvisata tardi, ma finalmente
-l'indole della simpatia, della gratitudine che Roberto aveva per lei.
-Si sentiva amata da lui, da quegli che ella adorava. E per un secondo
-una gioia intima, acuta le innondò il cuore. Ma tenne il capo chino,
-stette immobile, padrona di sè, sotto la carezza inebbriante di quella
-voce, di quelle parole, obbedendo al crudele ammonimento d'un supremo
-istinto: «Se alzi il capo ora, se rispondi in questo minuto, sei
-perduta.»
-
-Non si perdette... la calunnia non divenne una verità.
-
-Roberto l'amava; ma era inesperto della passione. Non comprese... non
-seppe...
-
-Quando rialzò il capo, ell'era già la più forte.
-
-— Si, — disse dolcemente, — queste lettere mi hanno fatto pena; hanno...
-
-Un dubbio colse Roberto. Egli stette perplesso un istante, guardandola
-non più teneramente, ma con un'aspra perentoria espressione, ch'era
-anche essa una conferma.
-
-Un nuovo, un immenso senso di gioia colmò l'animo di Elisa.
-
-— È geloso! — pensò.
-
-Gli sorrise con una dolcezza infinita, arrossendo come una fanciulla.
-
-— Oh! no — disse quasi inconsciamente... — no!
-
-Ma subito, subito dopo, si fece seria, pacata, in tutto presente a sè
-stessa.
-
-— In fondo — disse, alzando lievemente le spalle e rivolgendosi con
-grande semplicità a Roberto... — sono io che sono una sciocca e che ho
-torto... Si tratta di pettegolezzi, cose da nulla.
-
-— Sì? — chiese Roberto solo a mezzo convinto. — Ma allora... perchè se
-n'è crucciata così?
-
-— Appunto, perchè sono una sciocca...
-
-Roberto tacque un istante, guardandola fiso nel bianco degli occhi,
-mentre ella cercava di trattenere sotto il fuoco di quello sguardo la
-voluta quiete della sua fisonomia.
-
-— Lei, cara Contessa, è un angiolo, nè più nè meno. Ma ha un benedetto
-vizio. Di prendersela troppo facilmente per ciò che le dicono, o dicono
-gli altri.
-
-— Ma Roberto....
-
-— Sì, signora... è proprio così... Crede forse che, quando abbia fatto
-tanti sacrifici e contentata una massa d'imbecilli, questi le saranno
-grati o la compenseranno in qualche modo? Mai più. E così, tutto il
-bello e il buono della vita se ne va... per niente.
-
-— Per niente! — echeggiò una voce di supremo desiderio nel cuore di
-quella donna!
-
-— Guardi — proseguì Roberto... — faccia come me... faccia ciò che
-vuole, ciò che le pare. Io, vede, di quello che possano dire o far gli
-altri non m'importa affatto. È il mio metodo, e me ne trovo bene.
-
-— Ma voi siete un uomo. Roberto.
-
-— E lei è una donna. Ma dev'esser sempre una vittima perchè è una
-donna? Sacrificarsi sempre, perchè? Si vive una volta sola. Chi ce le
-ripaga le gioie che non abbiamo saputo godere?
-
-Negli occhi di Roberto s'era accesa una strana intensa luce; le sue
-mani serravano, tremanti, quelle della Contessa.
-
-Ma ella sorrise, e disse rapidamente, ridendo:
-
-— Oh Roberto, ma questo è un ricordo classico di scuola. Siete un vero
-epicureo.
-
-E rimase anelante, quasi convulsa, colla contrazione di quel riso fissa
-sulle labbra.
-
-Roberto arrossì violentemente sotto la sferza di quel ricordo di
-scuola, gettatogli in pieno volto.
-
-Neppur questa volta ravvisò l'estremo terrore che aveva suggerito a
-lei come uno scampo, quell'allusione. Un avvilimento lo colse, un'ira
-contro di lei, contro sè stesso. Con un atto violento afferrò il
-cappello.
-
-— Buon giorno — disse bruscamente, avviandosi verso l'uscio.
-
-Ma una subita vergogna lo colse a mezza via. Si fermò; guardò quella
-donna pallida, che gli teneva dietro collo sguardo angosciato, ansioso.
-
-Tornò indietro lentamente. Pareva ora davvero un fanciullo confuso,
-incerto del perdono.
-
-Quando le fu vicino, stette immobile, aspettando. Essa gli porse la
-mano senza parlare, ma con una grande dolcezza di sorriso.
-
-— A rivederci — gli disse.
-
-— Mi manda via? — sussurrò egli.
-
-— Oh no! Roberto. Ma è tardi e... devo vestirmi per uscire.
-
-— Oggi, alle Cascine?
-
-— No, non credo, ho molte visite da fare.
-
-— Allora stasera, alla Pergola...?
-
-— Sì... cioè non son certa. Sono un po' stanca. Ecco; domani.
-
-— Sino a domani? È lunga, sa, sino a domani.
-
-Ma non osò insistere. Se ne andò lasciando, ignaro, dietro a sè
-un'anima affranta da mille lotte contradditorie, e pur già penetrata
-tutta quanta dal desiderio febbrile, inebbriante di quel domani, che le
-avrebbe ricondotto Roberto...
-
-
-
-
-XII.
-
-
-La voce prendeva molta consistenza; non si poteva fare una visita,
-nè frammettersi in un crocchio, senza udir parlare di quel benedetto
-matrimonio... Non era per anco dichiarato ufficialmente, ma si dava per
-certo. Marina Negroni era fidanzata al principe di Hetzengenfeld.
-
-La duchessa d'Accorsi era portata a cielo. Un coro frenetico di
-entusiastico plauso si elevava da mille bocche, fatte turiboli. Poichè,
-indubbiamente, il merito della felice manovra era tutto suo. Marina
-non avrebbe mai saputo da sola, col suo mediocre fascino, tentare
-una impresa sì incredibilmente audace, raggiungere una sì portentosa
-fortuna. Ovvero ella aveva ingannati tutti quanti colla sua finta
-freddezza, colla sua calma imperturbabile. Si era abilmente riserbata
-per la sorte sognata dalla tacita ambizione. E se l'aveva raggiunta,
-buon per lei. Il mondo è di chi lo sa prendere.
-
-Se qualche timida voce si alzava per trovare che, dopo tutto, l'immensa
-ventura di Marina sarebbe stata più completa se si fosse trattato di
-uno sposo meno avanzato in età e di aspetto più aggradevole, la piccola
-nota andava tosto schiacciata nella sonorità incalzante del plauso
-generale e incondizionato. Fanciulle giovani, boccioli di rose appena
-sbocciate, invidiavano sinceramente Marina.
-
-Non parlo dell'immensa invidia che le madri stesse di quelle fanciulle
-portavano alla duchessa d'Accorsi.
-
-Pure, avrebbero dovuto tacere. Poichè sanno... le madri! Ma più di loro
-la sa lunga il criterio del mondo, la sua equità di estimazione dei
-sentimenti e dei fatti.
-
-Contuttociò, la notizia trovò un'incredula, una donna che si ostinava
-a dire, pensando ai venticinque anni di Marina e ai sessanta del
-principe: — È impossibile.
-
-E questa bizzarra ostinata era la contessa Elisa Serramonti.
-
-Aveva una specie di terrore di quell'idea, una confusa apprensione di
-un male cagionato da lei, dalla fiacchezza del suo operato, dalla sua
-mancanza di coraggio e di perseveranza. Un picciol verme rodeva forse
-celato, in non so quale ripostiglio della sua coscienza?
-
-Una mattina, dopo una notte insonne, Elisa s'alzò con un'idea fissa.
-Venire a capo del vero, a qualunque costo.
-
-Marina Negroni aggrottò forte le ciglia quando udì dalla sua cameriera
-che la contessa Serramonti chiedeva di lei e saliva per l'appunto le
-scale che conducevano al suo piccolo appartamento di signorina. Poi
-disse a sè stessa: — Meglio così — e si preparò a ricevere l'inattesa
-visitatrice. E quando questa coll'accento affettuoso, colla libertà a
-cui le davano pieno diritto l'antica amicizia e le prove di reciproco
-interessamento, le chiese semplicemente se avesse fondamento la
-voce che correva, Marina rispose, senza imbarazzo, senza ambagi, un
-semplice: Sì.
-
-— Da ier l'altro soltanto — proseguì poscia Marina — girando
-sull'anulare un grosso rubino contornato di brillanti di uno splendore
-degno di una fidanzata regale. — Non è ancora ufficialmente annunciato,
-ma la mamma le avrebbe scritto certamente quest'oggi. Il matrimonio si
-farà presto; Enrico desidera di ritornare in Germania.
-
-Parlava disinvolta e senza il menomo imbarazzo, come se tutto ciò fosse
-la cosa più semplice, più ovvia di questo mondo. Nè la fisonomia,
-nè l'accento tradivano la menoma emozione: la sua bellezza glaciale
-pareva già educata all'impassibilità serena di una sovrana. Non era
-mai stata molto espansiva, neppur con Elisa; ma Elisa, guardandola
-ora e udendola, provava come uno stringimento al cuore. Quell'immensa
-calma non era nuova in Marina; ma in quella novità di circostanze,
-nell'entità dell'avvenimento, pareva ad Elisa ch'ella assumesse un
-significato strano e inammissibile. Nel cuore suo era una indefinita
-tormentosa lotta d'incertezze; ma non mai, neppur pel più lieve
-spiraglio, Marina, nel corso della conversazione, diede campo ad una
-spiegazione, ad una domanda. Solo quando fu in piedi per accomiatarsi,
-Elisa trovò ad un tratto, in un parossismo di angoscia che si tradiva
-nel tremito della voce, nell'alterazione della fisonomia, il coraggio
-di una domanda: — Sei felice? — Colta all'improvviso, Marina trasalì.
-Un lampo d'ira passò nei suoi occhi, qualcosa come un odio, una bieca
-meraviglia. Ma subito si spense. — Si, — disse ad alta voce.
-
-— Lo ami? — insistè Elisa — lo ami? — sempre con quel cieco istinto di
-_dover_ dire, premunire. Una immensa pietà di quella fanciulla s'era
-levata impetuosa, risoluta, nel suo cuore.
-
-— Certamente, lo amo — ribattè Marina con una quieta determinatezza. Ma
-la menzogna appariva visibile nel moto stesso delle labbra. Con un vago
-senso di terrore Elisa pensò al suo passato, al giorno in cui s'era
-fatta sposa al conte Serramonti, alla strana realtà che aveva ad un
-tratto squarciato il velo delle sue caste ignoranze, e che non aveva ad
-ausiliario, a scusa... a ragione nulla più del convincimento del dovere
-ed un ragionato senso di stima e di omogeneità intellettuali. E ora,
-ora soltanto intuiva, comprendeva che tutto ciò era stato un sacrilegio
-e stava per compierlo anche Marina, quell'inconscio sacrilegio.
-
-— Marina, — le disse, con intensità profonda di sentimento — sei
-risoluta, lo vedo... Ma pensaci, per pietà, pensaci ancora. A un'altra
-non direi così... Ma io ti voglio bene... ti ho sempre voluto bene, ho
-sempre desiderato la tua felicità.
-
-— Lo so, — interruppe tranquillamente Marina — più volte mi ha dato
-prove del suo interessamento. Si è adoperata anzi più volte per
-procacciarmi un collocamento. E allora... non le pareva necessario che
-io ci pensassi tanto per prendere una risoluzione, nevvero?...
-
-Sotto l'ironia crudele di quell'allusione, Elisa si sentì di fronte
-ad un nuovo, inatteso ostacolo. Marina le appariva sotto un nuovo
-aspetto... un aspetto che non aveva mai sospettato in lei.
-
-— Marina, — le disse, con la serietà dolorosa di un animo che si sente
-ferito a un tratto da un'ingiustizia e da un'ingratitudine — in tutti
-_quei_ casi... tu avresti potuto amare. E ora? interroga il tuo cuore,
-Marina, interroga tutta te stessa.
-
-Davanti al puro e chiaro sguardo di Elisa si abbassò quello audace e
-aggressivo della fanciulla. Ella non osò ripetere la sua menzogna.
-
-— Ora, — disse tranquillamente, — la cosa è decisa, io ne sono
-contentissima... Non sia in pena per me, Contessa; questo matrimonio
-colma tutti i miei voti, e quelli di mia madre. Tutto a questo mondo
-non si può avere. E l'amore. Oh! l'amore!...
-
-Ebbe un bel riso perlato in cui suonava un amarissimo scherno.
-
-— Ci crede, lei, all'amore? — soggiunse poi accostandosi ad Elisa, e
-piantandole in faccia uno sguardo quale Elisa non aveva mai conosciuto
-nell'occhio di quella fanciulla. Qualcosa, un impulso misterioso e
-irresistibile costrinse la Contessa a rispondere gravemente:
-
-— Sì!
-
-Di nuovo nella bocca di Marina stridette il piccolo riso cristallino.
-
-— Ah! Contessa, meglio tardi che mai! nevvero?
-
-Un grande pallore coperse il volto di Elisa, un pallore sì intenso che
-Marina stessa ne rimase un istante sgomentata.
-
-Ma la contessa rimase immobile e quieta. Poi come dal profondo del
-cuore, dal profondo di un abisso di dolori e di lacrime, la risposta
-venne involontaria, precisa:
-
-— No, Marina, meglio mai che tardi!....
-
- . . . . . . .
-
-Marina non replicò. Stettero mute un istante, raccolte ognuna
-nell'intensità delle proprie angoscie. Così erano state un'altra volta
-nel salotto della Contessa, quel giorno in cui Marina era venuta a
-chieder ragguagli sul duello di Roberto. Ma allora non sapevano! Ora
-sì, sapevano, e forse in quel momento ebbero pietà l'una dell'altra!...
-
-Quando ricominciarono a parlare, il colloquio parve avere ad un tratto
-ritrovate le antiche basi calme e cordiali. Elisa non reiterò i suoi
-consigli e nessuna allusione venne fatta agli intimi sentimenti di
-entrambe. Marina diede tranquillamente le notizie di quanto si atteneva
-alla circostanza, ai progetti di viaggio, ecc.
-
-Nulla in Marina rivelava l'ubbriachezza del trionfo. Nulla dell'interno
-suo stato d'animo trapelò più in lei. Ell'era, adesso, quale era sempre
-stata, fredda, indifferente, intangibile..., padrona del suo destino.
-Senonchè, ora, nella serena normalità delle sue parole, c'era come una
-nuova dignità, una forma di riservatezza, un _noli me tangere_, che
-aveva veramente qualcosa di regale, che si elevava sovrano, imperante
-sulle confuse rovine d'una passata debolezza, rinnegata ora e dominata,
-per sempre...
-
- *
- * *
-
-Elisa stava dinanzi allo specchio e lo interrogava. Lentamente passò
-la mano sui proprii capelli, sulle piccole striature bianche che li
-chiazzavano. Ma la capigliatura era abbondante, morbida, finissima. Le
-sue mani ebbero l'impressione di una carezza.
-
-Guardò ancora attentamente, come si guarda negli occhi di un giudice.
-Si vide grande e snella. Le linee del suo corpo serbavano tuttora
-un'integrità giovanile, quasi virginea. Il collo era fresco, rotondo.
-Inalterato il fine ovale del volto, cesellate le fattezze. Una tinta
-delicata pareva dar loro un rilievo indefinito e brillante. E gli
-occhi suoi le parvero grandi, vivi di una luce diffusa, irradiante.
-Attorno ad essi le piccole rughe parevano essersi celate, fatte quasi
-invisibili.
-
-Una suprema compiacenza le penetrò nell'animo, una gioia tenera di
-quella bellezza sua, rivelata a lei stessa, constatata in uno di quei
-momenti in cui l'anima a tutto s'avvinghia di ciò che può salvarla da
-un terrore segreto, senza nome.
-
-— Sono bella, — mormorò Elisa, — sono bella!
-
-Lo era in quel momento, squisitamente. Era bella del suo amore segreto,
-combattuto, messo alla porta da lei stessa cento volte al giorno, ma
-che cento volte al giorno, insidioso, prepotente tornava.
-
-Si guardò ancora, e sorrise. Un senso di immensa gratitudine le irruppe
-dal cuore:
-
-— Roberto, — mormorò sottovoce — Roberto, tu sei la mia gioventù!...
-
-Si lasciò cadere come spossata nella poltrona e gli occhi, lentamente,
-si socchiusero. Una mano si levò, tremante con un inconscio gesto
-d'appello...
-
-Roberto!... mormorò ancora una voce semispenta!
-
-Ma Roberto non l'intese. Era al _Club_ cogli amici.
-
- *
- * *
-
-La duchessa d'Accorsi diede una grande _soirée extra_ per annunziare
-ufficialmente le nozze di sua figlia. Passò in persona, un momento,
-dalla contessa Serramonti per invitarla verbalmente, e rimase molto, ma
-molto attonita udendo da Elisa stessa ch'ella non avrebbe forse potuto
-approfittare del gentile invito. Partiva.
-
-Partire! Ma che! non poteva crederlo. Partire ora, sul finire del
-carnevale e nel più bel momento della stagione. Impossibile! Sarebbe
-un dispiacere immenso per lei e per Marina se la loro cara Elisa non
-assistesse a quella festa. E ora ch'era sì bella, sì brillante! Ah! non
-l'avevano mai vista così bella, così fresca. Era l'opinione di tutti;
-un vero incanto.
-
-La Duchessa ripeteva infatti ciò che da qualche tempo era la _vox Dei_
-della società fiorentina. Ma il complimento non era giustificato in
-quell'istante. Elisa non era nè giovane, nè bella. Dimostrava tutti i
-suoi anni, forse più dei suoi anni.
-
-— Parto, — disse ancora. — Vado da una mia zia, malata, alla quale ho
-da lungo tempo promessa una visita.
-
-— Malata... molto?... — chiese la Duchessa col suo formidabile sorriso.
-
-Elisa non sapeva mentire. Arrossì.
-
-— Sì... piuttosto gravemente.
-
-— Ah! davvero! Me ne spiace.
-
-Un sorriso stranamente equivoco schiuse le labbra di Ginevra. Ella si
-appressò con una mossa confidenziale, di compagna, alla poltroncina di
-Elisa.
-
-— Quella cara Contessa! Misteriosa sempre! sempre avvolta di un velo
-di poesia. Ah!... la comprendo... sa!... più di quanto ella creda.
-Per quanto ciò le sembri strano, forse audace da parte mia, ho sempre
-avuta l'intuizione, che, un giorno o l'altro, fra noi dovesse esistere
-un'intesa più intima, meno superficiale di quanto lo concede la nostra
-esistenza così agitata, così frivola... A volte, non ho mai osato
-dirglielo; poichè ella vive in una sfera tanto superiore alla mia. Ma
-se sapesse quanto ho pensato all'isolamento della sua vita, del suo
-cuore....
-
-La Duchessa seguiva attentamente sul volto di Elisa le tracce delle
-sue velate insinuazioni. Non invano era sì subdola e sì crudele. Voleva
-sapere e sapere da lei.
-
-Poichè era in dubbio; un dubbio curioso. Ella aveva bensì, senza mai
-formulare un'accusa precisa, scatenata la calunnia sui passi di quella
-donna; ma in fondo, per conto suo, non era sicura. Sapeva, lei, ciò che
-il mondo bene spesso ignora, cioè che si può lottare vittoriosamente
-anche con una passione vera, che spesso le apparenze ingannano, anche
-nel senso del male, che ci sono delle anime schiave di un principio,
-di un ideale di altera purezza, e per le quali, come per l'ermellino,
-l'idea della macchia è più dura... più crudele della morte stessa.
-
-Elisa sentiva l'oppressione incalzante di quella volontà imperiosa. Un
-ipnotismo pareva costringerla a subire il fascino malvagio di quello
-sguardo.
-
-Ginevra le si era fatta presso ora, assai presso. Il suo sguardo
-dardeggiava vicino, intollerabile. La mano della Duchessa accarezzava
-con un gesto furtivo, pieno di simpatia felina, la povera mano di
-Elisa. E un sorriso dolce, quasi amoroso pareva dire alla misera: —
-Suvvia, dunque, tradisciti; non vedi che son qui, che so, che voglio,
-che devi dirmi il tuo segreto?
-
-— Ella ha sofferto!... sì, deve aver sofferto tanto! — continuò
-Ginevra. — Il mondo non le sa queste cose. Pure, è tanto naturale. Ci
-sono delle fatalità, oh... così dolci, nevvero? E la vita è così breve,
-così pochi i compensi delle sue amarezze. E certi spauracchi, che
-spaventano le anime timide, insufficienti, non bisogna curarsene... mia
-cara amica. La questione è tutta lì, dominare o essere dominata. E lei,
-dopo tutto, è libera, è uno spirito forte, superiore a tante meschine
-considerazioni. La società si contenta di così poco, in realtà...
-basta una piccola, oh... una così piccola dose di _savoir faire_, per
-assicurarsi la sua indulgenza, la sua simpatia, anche nelle questioni
-che riguardano noi... il nostro povero cuore.
-
-Fu intollerabile per Elisa l'umiliazione di quell'istante. Comprese ciò
-che quella donna voleva dire, ciò che implicava la benevolenza del suo
-consiglio, l'allusione tacita che creava fra loro un'analogia... che le
-metteva entrambe, per un momento, allo stesso livello!
-
-E tosto, un istinto, un orgoglio la sovvenne liberandola da quel
-fascino abbietto.
-
-Non si mosse, non ritrasse la mano fredda e rigida dalla mano
-di Ginevra. Rialzò il capo con un moto impercettibile, che non
-l'allontanava più di dieci centimetri dal volto della duchessa, ma che
-parve ad un tratto mettere fra loro una distanza infinita. E la calma
-del suo sguardo parve scendere da una smisurata altezza e ricercare
-la mota di una bassura, mentre ella rispondeva con grande chiarezza e
-pacatezza di voce:
-
-— Duchessa, che intende dire?
-
-Per un istante, forse l'unica volta in vita, Ginevra si sentì vinta, e
-rimase interdetta. Ella aveva provocato un atto inconscio di debolezza,
-un tradimento della volontà disarmata. Voleva la confessione di una
-disfatta. Ma non una discussione, non quel calmo, altero sprezzo di
-sfida!... E la sua crudele curiosità rimaneva insoddisfatta e delusa.
-
-— Nulla — disse ridendo. — Ella, cara Contessa, è, e sarà sempre, un
-angelo, e queste cose profane non la riguarderanno mai personalmente.
-Contuttociò, non me ne voglia se ho osato darle... oh, non oserei mai
-dire un consiglio; e se ne rammenti, all'occasione, come io non mi
-scorderò certo...
-
-S'arrestò bruscamente. Elisa non l'ascoltava più. Il suo volto,
-poc'anzi sì pallido, era soffuso di un rossore squisito che non si
-riferiva a lei, che la metteva in disparte, subitamente.
-
-Un rapido passo virile si accostava all'uscio; la portiera si mosse, e
-Roberto entrò, baldo, spigliato.
-
-La Duchessa lo apostrofò vivamente.
-
-— Oh, Rescuati, bravo, bene ispirato! Qua subito, alla riscossa, in
-mio aiuto. Mi aiuti a scongiurare un grande pericolo, a convertire
-un'ostinata, una cattiva, che vuole, proprio alla vigilia del mio
-ultimo ballo, fuggire, lasciar Firenze.
-
-Sul volto del giovine si dipinse una intensa meraviglia. Si volse verso
-la Contessa, e le chiese con un impeto che non pensava a celare:
-
-— È vero, Contessa, è vero?...
-
-— Può essere. Credo infatti di dover recarmi a Foligno presso mia zia.
-
-— Come? perchè? — interruppe Roberto. — Ma se non mi ha detto niente!
-
-La frase gli era sfuggita imprudente... e la Duchessa l'aveva colta a
-volo. Si volse verso Elisa, ridendo:
-
-— Ha udito, mia cara Contessa? Non bisogna fare così... non bisogna
-mancare di confidenza verso gli amici. Vede cosa succede quando si
-vogliono tener per sè i segreti! Capita una stordita come me, che li
-tradisce ingenuamente, senza pensarci. Perchè, sicuro... non dovevate
-saper niente, voi, Rescuati! E adesso che ci penso... chissà che
-malanno ho fatto... eh, tra voi due?
-
-— Nessun malanno — rispose tranquillamente Elisa. La Duchessa ha detto
-nulla più di quanto avrei tosto annunziato io al conte Rescuati, nonchè
-a quanti amici miei avessi veduti quest'oggi.
-
-— Ma è deciso, proprio deciso? — chiese ansiosamente Roberto,
-avvolgendo la Contessa d'uno sguardo di sì calda ansietà che la
-Duchessa strinse alquanto, dietro le labbra sorridenti, quei tali
-larghi denti sì atti al morso.
-
-— Oh non dica che è deciso — supplicò Ginevra. — Speriamo che la zia
-si rimetta in salute, che non si effettui questa fuga. Marina sarebbe
-impicciatissima se non avesse i suoi consigli pel corredo.
-
-E s'alzò con una specie di grazia brusca, con un sorriso sagace e
-malizioso, come di persona memore ad un tratto che la sua presenza può
-essere inopportuna.
-
-— No, cara, no! — rispose ad Elisa, che, pur alzandosi di scatto e
-simultaneamente a lei, mormorava qualche frase cortese. — Non posso
-trattenermi davvero: ho venti visite da sbrigare, s'immagini! E questo
-matrimonio mi dà un da fare! Marina è così felice che non pensa a
-nulla! E potete immaginare se lo sono io! Contuttociò, pensate che
-fra un anno posso essere nonna. Orribile, n'è vero? Beata lei, cara
-Contessa, che non corre di questi pericoli, che si conserva così
-bella, così fresca, di persona, di cuore, di sentimenti, di affetti, di
-sensazioni...
-
-Le parole piovevano alate, leggere, in un'onda di chiacchiere
-amichevoli, colla volubilità, la grazia di un'effusione quasi tenera.
-Ma così talvolta percuote la grandine, a chicchi piccini piccini, un
-povero fiore, e lacera i lembi delicati dei suoi petali.
-
-Si voltò verso Roberto.
-
-— E voi? — gli chiese a bruciapelo, — vi assentate pure?
-
-Colto all'impensata, lì per lì, il giovine fu per tradirsi, esclamando
-ciò ch'era nel suo cuore. E solo un suo vago istinto salvò la donna
-ch'egli stava per compromettere agli occhi della sua nemica.
-
-— No, — disse tranquillamente, — rimango.
-
-— Ah! — disse la duchessa, dandogli una stretta di mano, che gliela
-lasciò indolenzita, — ecco un bravo figliuolo che non diserta al
-momento del pericolo.
-
-L'ambiguità di quella frase fu subito corretta: — Parlo del mio ballo,
-naturalmente. E ora decisamente vi lascio. Fate le mie parti, Rescuati,
-presso questa bella ostinata. Ragionatele, ammonitela, e sopratutto
-persuadetela a rimanere. La persuasione, oh... sono certa ch'è il
-vostro forte!
-
-Baciò Elisa teneramente. Mentre la baciava, le sussurrò a mezza voce:
-Adorabile!
-
-Elisa accompagnò la Duchessa sino all'uscio, e sostenne le sue frasi
-d'addio, un ultimo sforzo di lei, concretato in una rapida eloquente
-occhiata gettata verso il salotto ov'era rimasto Roberto, in attesa del
-ritorno di Elisa.
-
-Elisa era affranta. Ma la Duchessa si mordeva le labbra scendendo le
-scale.
-
- *
- * *
-
-— Il diavolo se la porti! — esclamò calorosamente Roberto, mentre Elisa
-tornava indietro. — Cos'aveva in capo con tutte quelle storie? Io non
-ci ho capito. E lei?
-
-— Credo, suppongo... Oh, Roberto è terribile quella donna!
-
-— Uhm!... Certo... ha uno spirito, un brio! Ma... mi dica ora,
-Contessa, è vero, è vero?
-
-Ella impallidì. — Vero? Ma cosa?
-
-— Ch'ella parte!
-
-Elisa ebbe un piccolo senso di spasimo — Forse... — mormorò.
-
-Egli insistè — Ma perchè?
-
-— Perchè? — Il perchè vero saliva impetuoso e appassionato alle pallide
-labbra di lei. Ma si dischiusero solo per accampare i motivi plausibili
-della partenza, la malattia, l'appello della zia.
-
-Egli disse irriverentemente: Al diavolo anche la zia!
-
-Non era persuaso. Prese però a riflettere e si ricordò.
-
-— Ah! — disse con accento iroso. — È stato quel giorno, quella lettera.
-Ho ben visto io...
-
-Rimase pensoso, cogli occhi adombrati da una tristezza tenera.
-
-— Quella lettera — disse Elisa — ha certamente contribuito. Ma da tempo
-si andavano realmente accumulando alcuni motivi e delle cause che...
-
-Egli l'interruppe col fare nervoso che da qualche tempo pareva talvolta
-sostituirsi alla sua placida calma:
-
-— Perchè non mi ha detto niente?
-
-Ma non attese risposta e un amaro sorriso sfiorò le sue labbra. —
-Capisco... Non ho nessun diritto alla sua confidenza.
-
-— Siete ingiusto... Roberto. Sapete pure quanto vi sono affezionata e
-il conto che faccio di voi. Vi accerto che siete nel novero... dei miei
-più cari amici.
-
-— Certo! — diss'egli, con una specie di acredine — nel novero, assieme
-agli altri. Ma capisco. Sono così giovane, nevvero?
-
-S'interruppe bruscamente. — È vero dunque che parte? — le chiese un
-momento dopo.
-
-Ella chinò il capo, assentendo.
-
-Roberto tacque, mordendo il pomo della sua mazza.
-
-Poi, con un accento quasi smarrito, fioco, dolcissimo: — E io? — chiese.
-
-La Contessa strinse le mani rigidamente. Le strinse così... per
-trattenerle, perchè non cingessero, appassionate, in un folle
-trasporto, il collo di Roberto.
-
-Sorrise e gli disse:
-
-— Oh! non vado mica via per sempre. Per un poco, così... Tornerò, mi
-scriverete... Andrò forse anche in campagna o da vostra madre e ci
-vedremo ancora presto.
-
-La sua voce era tremante, ed ella cercava di farla risoluta e gaia,
-lottando anche contro un malessere fisico che l'invadeva.
-
-Ma Roberto non era persuaso.. E colla crudeltà cieca, che è
-talvolta indivisibile dall'amore, insisteva, con quello sguardo, con
-quell'accento sempre più dolci, più teneri.
-
-— Ma lo sa, lo sa pure ch'io non posso... che ho tanto bisogno di
-vederla!... che voglio vederla sempre; che non potrei vivere senza di
-lei!
-
-Elisa volle ridere. Il riso indulgente di chi oda una gustosa
-corbelleria. Ma nella sua gola, subitamente stretta da uno spasimo, il
-riso, chiaro dapprima, assunse un suono sibilante. Si fe' persistente,
-convulso, mentre il corpo era scosso da violenti contrazioni e la testa
-si riversava come quella d'una morta sulla spalliera della poltroncina,
-mentre gli occhi assumevano uno sguardo fisso e indeterminato.
-
-Roberto non aveva esperienza di ciò che era, in realtà, nulla più che
-un semplice attacco nervoso.
-
-Era realmente spaventato, non sapeva che fare. Gettatosi in ginocchio
-al fianco di Elisa, le stringeva le mani, la chiamava, scongiurandola a
-dirgli cos'avesse, cosa volesse. Ma ella rideva sempre, senza udirlo,
-senza vederlo, dibattendosi; solo un istante fra due scoppi di quel
-riso pauroso, fra il gorgoglio di frasi indistinte, egli udì, mormorato
-come un appello, come uno scongiuro, il suo nome...
-
-Balzò in piedi. La guardò. Erano soli, ella era incosciente. Qualcosa,
-un'onda di sangue parve salire alla fronte di lui, qualcosa di simile
-al terrore di sè stesso che l'aveva assalito durante l'ultima visita di
-lei in casa sua, come infermiera. Per un minuto, come allora, larghe
-goccie di sudore imperlarono la fronte di Roberto, una confusione,
-un'onda di sensazioni lo scossero profondamente, in un rimescolìo di
-tutti i suoi buoni e cattivi istinti. Ma non invano s'alzò suprema
-un'altra voce, un senso di rispetto, di gratitudine, d'onore! Non
-invano il sangue freddo di lui reagì alla sua volta. Egli si mosse di
-là, andò dov'era il campanello elettrico e premette risolutamente il
-bottone.
-
-Al domestico che giunse frettoloso: — La signora si sente poco bene.
-Chiamate la cameriera — disse il giovane.
-
-Quasi subito, Elisa ricuperò la coscienza di sè stessa, e con un
-brusco repentino atto di volontà si riebbe. Volle alzarsi, in un impeto
-inconsulto, ma Roberto la trattenne.
-
-— No, no, si riposi.. Si è sentita male, nevvero? Ma non è nulla.
-Ho suonato... verrà la cameriera. Non si agiti, la prego, per farmi
-piacere!
-
-Ella ubbidì come una bambina a quella voce sì cara. I suoi nervi
-s'acquietarono. Sorrise e chiuse gli occhi, senza pensare a nulla, nel
-fascino di quella sollecitudine, nell'incanto di quella preghiera, in
-quella specie di assoluta prostrazione di forze che la toglieva tuttora
-alla responsabilità di sè stessa.
-
-La cameriera entrò in fretta, sgomentata, recando dei sali. Ma Elisa
-s'era già riavuta, la piccola crisi era passata.
-
- *
- * *
-
-Due settimane passarono e la contessa Serramonti non era partita.
-
-Aveva assistito al grande ultimo ballo in casa d'Accorsi, aveva veduta
-Marina, a fianco del suo fidanzato, ricevere gli omaggi di tutta la
-società, con una calma e una dignità che avevano formata l'ammirazione
-universale. Era di una bellezza squisita, più marmorea, più olimpica
-che mai. Il Principe era evidentemente sotto l'impero di un fascino
-e la sua vecchia faccia di soldato ad oltranza aveva dei luminosi
-riflessi di orgoglio; il suo busto si ergeva, dando alla persona una
-marziale rigidità di posa, quando il suo sguardo s'incontrava in quello
-limpido, grave della sua fidanzata. Si sussurrava di doni favolosi, di
-feste splendidissime che si preparavano nella piccola capitale in cui
-egli avrebbe condotta la fanciulla che il suo capriccio imponeva quale
-sovrana all'arcigna aristocrazia del suo piccolo regno.
-
-Contuttociò, il contrasto degli aspetti era pure spiccato fra quei
-due, e avrebbe dolorosamente colpito chiunque avesse potuto in quella
-sera giudicare a mente fredda la realtà brutale o semplicemente
-illogica di quelle nozze. Ma chi ci pensava?... Un momento la contessa
-Serramonti (che tutti trovavano molto bella quella sera), si senti
-il cuore stretto da un senso di compassione. Ma a chi avrebbe potuto
-comunicarlo? E chi avrebbe compreso quel sentimento, se invano ella
-aveva tentato di comunicarlo a Marina stessa?
-
-E ora, da qualche tempo in qua, non osava più giudicare, nè condannare.
-Si sentiva ella giudicata, malgrado il vero, dalla malevolenza, dal
-cinico scetticismo mondano. Indovinava la insolente curiosità dei
-più. Sentiva la indagatrice, la insultante nuova forma di ammirazione,
-tributatale da alcuni; avvertiva che le loro premure erano in realtà
-sollecitate da quel vago olezzo di scandalo ch'ella stessa sentiva
-aleggiarsi d'attorno. Capiva che le apparenze, per quanto innocue in sè
-stesse, militavano contro di lei, che l'accettazione universale della
-calunnia, sì sottilmente sparsa, la precipitava non solo dall'antico
-piedestallo, ma all'ipotesi della disfatta aggiungeva una spruzzatura
-di ridicolo per le speciali circostanze del caso, per la differenza
-d'età, per l'indole della missione che tutti sapevano esser stata
-assunta da lei... E tutto ciò gratuitamente, perchè il mondo giudica
-così, e se ride ha, per ridere, la ragione migliore, quella del più
-forte. Ed ella si sentiva in preda a questo. E sentivasi altresì
-ch'ella giocava ormai un gioco pericoloso e crudele, che più volte già
-s'era trovata bruscamente di fronte a delle eventualità, ch'ella non
-avrebbe certo, tempo addietro, credute possibili.
-
-Tentava bensì per quanto era in poter suo di attenuare le conseguenze
-della sua passata imprudenza, dell'incoscienza assoluta colla quale
-ella aveva dapprima fatalmente trascurata la situazione.
-
-Pure, non doveva dar nell'occhio questo segreto intento; l'intimità
-ch'ella aveva sdegnato un tempo di temere e di nascondere poi, non
-doveva parere alterata, bisognava continuare come si era cominciato.
-
-Roberto aveva certo, anch'egli, sentore del sospetto appena mitigato
-di dubbio, che molti intrattenevano circa l'indole delle sue
-relazioni colla Contessa. Non faceva nulla per avvalorarlo e i suoi
-istinti di vero gentiluomo si sarebbero indubbiamente ribellati
-contro una palese allusione, che nessuno d'altronde avrebbe tentata,
-davanti alla correttezza del suo contegno e al suo fare risoluto ed
-indipendente. Noi sappiamo che, nel suo schietto amore per Elisa,
-c'era quell'elemento di rispetto per la donna amata che sembra quasi
-il correttivo ed il freno della passione a cui si accompagna. A questo
-sentimento, nonchè alla disperata risoluzione di Elisa d'ignorare
-l'amore di lui, egli, o meglio ella, doveva l'eccezionalità delle cose
-quali erano realmente. Ma con tutto ciò, Roberto era giovane, inesperto
-dell'incredibile attitudine umana a braccare lo scandalo, ignaro
-dell'arte consumata colla quale le vecchie esperienze mondane sanno
-decorosamente, in casi simili, dare, come suol dirsi, della polvere
-negli occhi.
-
-Indifferente un po' per spensieratezza, un po' per logica naturale di
-_enfant gâté_, all'opinione altrui, egli non aveva della posizione sua
-in società, di fronte ad Elisa, quell'intuito preciso che avrebbe forse
-potuto meglio aiutare entrambi a difendere la situazione.
-
-Nel suo carattere non entrava quel morboso terrore del ridicolo che
-ha talvolta sulla gioventù un'azione sì bizzarramente paralizzatrice.
-Prima di conoscere la contessa Serramonti, non avrebbe forse ammessa la
-possibilità ch'egli, a ventitrè anni, si innamorasse di una donna che
-aveva sedici anni più di lui; ma dal momento che la cosa era accaduta
-così per l'appunto, che c'entravano gli altri? La contessa Elisa a
-trentanove anni era una donna che qualunque uomo sarebbe stato fiero
-d'amare. E se egli deplorava la differenza d'età, era solo pel timore
-(giustificato apparentemente dall'intuitivo sistema di difesa della
-Contessa) ch'ella lo trovasse troppo giovane, troppo ragazzo. Del
-resto, egli non pensava più che tanto; amava, semplicemente.
-
-Gli pareva dunque la cosa più naturale del mondo di trovarsi con
-lei quanto più gli tornava possibile, di recarsi in tutti i luoghi
-ove sapeva che l'avrebbe incontrata, di rimanere, sinchè gli fosse
-concesso, nel raggio di quella dolce bellezza, nell'agio e nella
-gioia di quella simpatia, di quell'indulgenza amorosa, che non lo
-fraintendeva, nè lo tormentava mai.
-
-Provava un senso di malumore quando in società la vedeva accaparrata
-da altri e non lo celava abbastanza, come non celava abbastanza il
-buon umore che susseguiva quando, poco dopo il suo sopraggiungere
-nel crocchio della Contessa, questo si andava talvolta gradatamente
-assottigliando, sino a lasciare, dopo un certo tempo, il campo
-libero. Tutto ciò era un poco egoista e crudele, ma in fondo non più
-biasimevole di quanto lo sia la contentezza di un piccolo naturalista
-che ha acchiappata una magnifica farfalla e la stringe alquanto perchè
-non gli voli via, a rischio di ammaccarle un poco le ali. E non lo ha
-forse detto Lafontaine:
-
- _Cet âge est sans pitié!_
-
- *
- * *
-
-Elisa soffriva naturalmente di tutto ciò. Era uno dei più gravi capi
-d'accusa che moveva a sè stessa, quello d'essersi fatta oggetto di
-siffatte sofferenze. E, a volte, ciò le pareva incomportabile e la
-causa più assoluta, più urgente della soluzione offertale... dell'unico
-scampo, la fuga!
-
-Sola, non aiutata, cercava di attenuare gli effetti di quella
-falsissima posizione. Manovrava dunque perchè egli, in pubblico, le
-fosse vicino il meno possibile. A furia di ragionamenti, accampando
-mille pretesti, lo costringeva ad allontanarsi, ora per aiutare la
-padrona di casa, ora per far ballare questa o quell'altra signora o
-signorina... Ma quando egli, borbottando, se n'era andato, quando
-ella da lungi lo vedeva fatto segno alle più festose accoglienze,
-accaparrato alla sua volta dal più brillante elemento della festa,
-quando vedeva fissarsi su di lui qualche acuto sguardo di donna, una
-nuova forma di sofferenza si sovrapponeva a quell'altra e una specie
-di smarrimento si metteva nei suoi pensieri, un confuso terrore delle
-possibilità stesse, che a volte ella invocava, quasi imponendo al
-suo cuore la rude disciplina di accettarle preventivamente!... E il
-suo ritorno accanto a lei, il primo sguardo in cui ella ritrovava
-l'imprudente passione, la prima parola che glielo rendeva premuroso,
-suo, come prima, le parevano una visione, una musica celeste, gettavano
-nel suo cuore un'intensità sì acuta di gioia che diventava un oblìo di
-tutto il resto!
-
-Era riuscita quella sera, in casa d'Accorsi, a tenerlo quasi sempre
-lontano. Non aveva ballato che due contraddanze e un lanciere, e non
-con lui. Era andata al _buffet_ col Conte e con Serristano, s'era
-trattenuta a lungo con alcune vecchie signore, e ora prolungava un fine
-colloquio con Sacha Dzworoff più tisico e più maligno che mai, e sempre
-incorreggibile nella sua antipatia per Roberto. Appunto in omaggio alla
-tenacità di questo sentimento, egli si era deliberatamente schierato
-fra gli ammiratori della contessa Serramonti.
-
-Ciò aveva fatto rider molti. Egli che l'aveva sempre chiamata il Polo
-nord!... Ma se lo faceva, era, a detta sua, solo per far dispetto a
-quel ragazzaccio, del quale diceva con sottilissima ironia:
-
- _Aux innocents les mains pleines!_
-
-Strano davvero. Ora Sacha trovava dello spirito in quella donna,
-un fascino che non aveva mai avvertito e che accendeva in lui delle
-bizzarre fantasie.
-
-Godeva, come si è detto, di una specie d'impunità. Ed egli usava,
-abusava anzi, dei suoi privilegi di eterno monello moribondo. E ciò che
-disse quella sera, con quel suo equivoco sorriso, all'orecchio della
-contessa Elisa, mentre la riconduceva al suo posto dopo il secondo
-lanciere, fu abbastanza ardito perchè un senso d'indignazione intima
-facesse salire alla fronte di Elisa una subita vampa, perchè ella,
-senza esitare, con una breve, ma non dubbia frase, con un lampo fiero
-dei suoi splendidi occhi, rimettesse a segno la mala ispirata audacia
-del giovane. E fu così bella, così nobile, così signora nel suo sdegno
-che la faccia, già sì pallida, del Russo assunse una tinta livida, ed
-egli dovette attendere un momento perchè il suo spirito gli suggerisse
-qualcosa di simile alla solita imperturbabile disinvoltura. Ma non
-fu un tratto di spirito ciò che gli salì alle labbra, fu una sola,
-sincera, profondamente detta parola:
-
-— Perdonatemi.
-
-Elisa abbassò su di lui la subita pietà del suo sguardo. Lo vide, qual
-era, coi segni della morte sul volto, si rammentò essere ormai poco
-lungi il termine che la scienza presumeva fissato ai giorni di lui. Ed
-egli disse ancora:
-
-— Perdonatemi. Sapete che muoio e siete così belle, la vita e voi!
-
-La salutò e se ne andò bruscamente. Ed Elisa non la vedrà mai, mai
-più quella pallida faccia, sulla quale ella sola, Dio sa da quanto
-tempo, aveva letta poc'anzi la espressione di un sentimento vero, di un
-sincero rammarico, non camuffato di sarcasmo mendace.
-
-Poichè egli morì quindici giorni dopo, quasi inaspettatamente e con
-moltissimo spirito!
-
-Ella era rimasta sola per un momento al posto dove Sacha l'aveva
-lasciata. La sua fisonomia recava visibile la traccia della recente
-eccitazione. Ma le parve ad un tratto d'essere investita da una
-corrente d'aria fredda. Si voltò e vide che l'aveva raggiunta la
-padrona di casa.
-
-Ginevra pareva contemplarla ironicamente.
-
-— Ebbene — le disse — ha messo in fuga anche il mio povero Sacha?...
-
-Era una sofferenza quasi intollerabile, per Elisa, il suono di quella
-voce stridente. E il solo aspetto di quella donna pareva fugare,
-irridere quanto nel cuore era il senso esclusivamente suo della vita,
-del dolore, di tutto ciò che è umano.
-
-Stava per rispondere, ma Ginevra non gliene lasciò il tempo.
-
-— Ah! come è stata carina di non mancarmi stasera; non me ne sarei mai
-data pace. Ecco Berto Rescuati che viene in cerca di lei.
-
-Il giovane veniva infatti in cerca di Elisa, e la Duchessa, con un
-sorriso discreto, si mosse per andar via. Ma tornò indietro un momento
-solo per dire: — A proposito, cara Contessa, la zia è completamente
-ristabilita, nevvero? Quanto ne sono lieta!
-
-Poi se ne andò, ridendo.
-
- *
- * *
-
-Elisa rientrava dopo una delle sue lunghe passeggiate mattutine.
-
-Aveva scelte in quel giorno le Cascine, ove non andava più da parecchie
-settimane, per non incontrarsi con Roberto, il quale soleva recarvisi
-ogni giorno a cavallo. Nei tempi «inconsci» erano stati per lei uno
-dei migliori momenti della giornata quegli incontri non concertati
-nei grandi viali così diversi, nella loro solitudine mattiniera,
-dell'ingombro chiassoso della passeggiata propriamente detta. S'era
-attardata laggiù... piena il cuore dell'immagine di lui, memore
-dell'intuito che, sollecitando i battiti del suo cuore, l'avvertiva
-quale fra i vari passi di cavalli, ch'ella udiva echeggiare nei viali
-laterali, fosse per l'appunto il passo di _Thor_, il cavallo favorito
-di Roberto. Sentiva quel passo farsi più veloce, ad un tratto, quando
-Roberto l'aveva ravvisata. In un attimo le era accanto, ed era una
-piccola fermata di chiacchiere. Quando egli ripartiva, faceva impennare
-il cavallo, lo costringeva a degli scambietti, si compiaceva di tutto
-ciò che lo faceva figurar bene in sella, nella vanità dolce d'esser
-così visto da lei, ben sapendo ch'ella gli terrebbe dietro collo
-sguardo... ma non sapendo ancora quanto ella mettesse, in quello
-sguardo, della illusa anima sua! A volte, egli mandava ad aspettarlo
-colà il suo palafreniere, e, raggiunta la Contessa, scavalcava e,
-affidato il cavallo all'uomo, veniva compagno ad Elisa pel resto della
-passeggiata. Ed ella _allora_ non sapeva, non temeva, credeva di poter
-vivere così nella gioia cieca e pura di quelle ore sì belle, in cui il
-solo accento delle parole di lui bastava per dare al suo orecchio la
-percezione di una ignota scienza, di tutto quanto havvi di bello, di
-gentile, di sacro nella primavera dell'umana esistenza, la gioventù!
-
-Ora, la lunga passeggiata l'aveva compita sola. Egli non era accanto
-a lei, si trovava con tutto il fiore della società mascolina di
-Firenze ai funerali di Sacha Dzworoff. Elisa rincasava col senso
-invano combattuto di un indefinibile vuoto, di una lassezza cagionata
-non solo dal lungo tratto di via percorso, ma anche dall'impressione
-deprimente della primavera che già si spiegava, mettendo nell'aria dei
-vaghi effluvi di campagna, degli olezzi indefiniti, che davano al corpo
-dei piccoli brividi nervosi, e alla mente una specie di assorbimento,
-d'inerzia, di disarmo. Sceglieva pel suo percorso, anche a costo
-di prolungarlo, le vie più isolate, per un istinto di solitudine,
-coll'idea che forse così potrebbe facilmente concretare la forma della
-decisione ch'essa _doveva_ prendere di fronte a sè stessa a qualunque
-costo!
-
-Dalla piazza degli Zuavi, costeggiò il viale Principe Umberto, poi si
-mise per via Luigi Alamanni. Senonchè, presso allo sbocco di questa
-sul Piazzale della Stazione, s'arrestò ad un tratto, e si ritrasse.
-Una musica funebre riempiva l'aria di note lamentose, una sfilata
-di persone vestite a bruno passava, formando corteo ad un carrozzone
-mortuario, sul quale, completamente affondata in mezzo ad una piramide
-di mazzi e di ghirlande di fiori freschi, stava la bara di Sacha
-Dzworoff. Davanti al carrozzone camminava il pope della sua chiesa,
-seguita da due accoliti e dai simboli del culto greco. Quando passò il
-feretro davanti allo sbocco della via Alamanni, un venticello fresco
-spinse in quella direzione un'acuta folata dell'olezzo di quei fiori,
-e quell'olezzo investì Elisa come se il povero Sacha volesse così,
-trovandola sul suo ultimo passaggio, salutarla ancora, fare omaggio
-di ammenda a quella donna che egli aveva offesa, ma di cui aveva sì
-umilmente implorato il perdono, dicendole ch'egli moriva e che erano
-così belle... lei e la vita.
-
-Gli occhi di quella donna si velarono di lacrime, ed ella ebbe un
-pensiero d'infinita pietà per quel morto, che stava per cominciare
-il suo lungo viaggio verso la Russia, verso il grande sepolcreto di
-famiglia, ove lo voleva vicino, a portata del suo disperato dolore, la
-donna che lo aveva partorito! Gelata dietro un crocchietto di popolane,
-ammirate dello spettacolo, Elisa assistè a tutta quanta la sfilata. E
-finalmente, quasi in coda al corteo, assieme ad altri giovani, ravvisò
-Roberto.
-
-Egli non la vide dapprima. Camminava grave, decoroso, col corretto
-contegno della circostanza. Ma di subito, per un impaccio di carrozze
-avvenuto alla testa del corteo, questo si fermò... e Roberto svagato,
-chiamato forse magneticamente dall'appello, dalla fissità rapita
-dello sguardo di Elisa, mosse il proprio verso di lei, e nel suo quasi
-nascondiglio... la ravvisò.
-
-Non si mosse, non la salutò. Parve intendere ch'ella non volesse essere
-avvertita da altri. Scambiò solo con lei un sorriso furtivo d'intesa,
-così luminoso, così pieno di gioconda sorpresa, di tenerezza, d'ardore
-che Elisa si sentì penetrata di una dolcezza ineffabile, di un senso
-folle di letizia cieca, assorbente, irresistibile. E nello sguardo col
-quale rispose a quello di Roberto... ella... obbliando per un secondo
-tutto ciò che era l'impressione del momento, mise tutta la sorpresa
-anima sua... tutta l'inconscia dedizione di sè stessa in un trasporto
-d'amore vittorioso, senza limiti...
-
-Roberto ebbe come un abbagliamento, le sue palpebre si socchiusero.
-
-Ma la sfilata ricominciava in quel punto, ed egli dovette rimettersi in
-via senza voltarsi. Dietro quel feretro, camminava lento, grave, colla
-gioia senza freno di ciò che gli era parsa una rivelazione suprema...
-una confusa, una appassionata confessione!... E Sacha se ne andava
-davanti a lui, verso il sepolcro che aveva tanto paventato, nel gelo
-eterno che fiamma d'amore non discioglie!... E la contessa Elisa,
-nel suo nascondiglio, palpitava smarrita... inebbriata, con un solo
-pensiero, un solo istinto!... Roberto.
-
-Collo sguardo folle, inebbriato anch'esso, seguiva nella sfilata
-il passo di Roberto. Di Sacha, morto, non si ricordava certo, in
-quell'istante, ma ancora alle sue orecchie, come un inno sonoro di
-gioventù, di felicità, vibravano quelle parole giustificatrici...
-assolvitrici di tutto: Siete tanto belle voi e la vita!
-
- . . . . . . .
-
-Quando giunse a casa, erano le undici e mezzo. Appena entrata udì una
-novità. Che, in assenza sua, un'ora prima, era giunta una signora che
-il portinaio, nuovo di casa, non conosceva.
-
-La signora aveva detto di mandare alla stazione a ritirare due bauli.
-Intanto aspettava in sala.
-
-Elisa, entrando, si trovò davanti a zia Balbina.
-
-— La montagna non veniva verso di me, ed io son venuta verso la
-montagna, — le disse tranquillamente la degna signora. — Spero che
-andremo subito a far colazione. Ho un appetito formidabile, mia cara
-Elisa!
-
-
-
-
-XIII.
-
-
-Per alcuni giorni non vi furono spiegazioni.
-
-La zia Balbina non aveva accennato comechessia ai perchè della sua
-venuta, non aveva neppure alluso alla sua lettera, rimasta senza
-risposta. Era venuta per dar battaglia, ma si limitava per ora a
-studiare il terreno.
-
-L'accoglienza di Elisa fu doverosa, nulla più. Ella aveva sempre avuta
-un'immensa considerazione pel famoso senno pratico di zia Balbina
-ed una sincera riconoscenza per le molte prove d'interessamento
-che n'aveva ricevute, ma in questi sentimenti non era mai entrata
-la simpatia. Ed un suo innato senso d'indipendenza si ribellava al
-despotismo un po' sprezzante che era sempre stato caratteristico della
-zia Balbina.
-
-E poi... sciocchezze, ubbie, ingratitudine forse; ma strano a dirsi,
-era sempre lei, zia Balbina, quella che veniva a scuotere le persone
-quando erano in preda al sonno d'un'illusione!... Era lei, sempre
-lei ad avvertire, a mettere il dito esattamente là dove la piaga era
-più dolorosa e più celata, lei ad insegnare il rimedio più amaro,
-la forma di rassegnazione più razionale, più consona al suo ideale
-di rassegnazione. Essa distribuiva benevolmente i tesori della sua
-farmacopea spirituale, ma coll'obbligo assoluto di trangugiarli, a
-tutte le persone che onorava della sua protezione.
-
-Elisa era sempre stata prima fra queste, specialmente all'epoca in cui
-aveva la buona abitudine di lasciarsi assolutamente consigliare da lei.
-
-A dir vero, questa preferenza aveva subìto una certa alterazione
-allorchè, rimasta vedova, la contessa Serramonti aveva opposto una
-imprudente opposizione alla magnanima offerta d'andare a star presso
-la zia. Ma la zia Balbina era tenace nel generoso proposito di voler
-far del bene alle persone che amava, anche se queste non fossero state
-completamente persuase della infallibile efficacia del suo intervento.
-Ella era assai ricca, e certi altri nipoti che accettavano devotamente
-i suoi consigli, anche correndo il rischio di una possibile delusione
-per l'avvenire, avrebbero dato di gran cuore molto del proprio perchè
-Elisa, con qualche amabile sproposito o in qualsiasi altra maniera,
-riescisse ad alienarsi un po' di quel formidabile bene che la zia
-Balbina non mancava di professarle, assieme ad un profluvio di elogi
-per quella nipote ammaestrata da lei. E quasi quasi, in fondo a quel
-cuore di benefica virago, c'era un lievito di pia soddisfazione che la
-profezia emanata dal suo alto senno si fosse un pochino avverata.
-
-Intendiamoci: un pochino, giusto quel tanto che ci voleva per rendere
-necessario il suo intervento, e persuadere Elisa che talvolta i
-consigli pratici possono tornare, dopo tutto, non inutili. Perchè in
-fondo sapeva benissimo, lei... ch'erano tutte ciarle. Figurarsi! Sua
-nipote! Una donna di tanto senno; educata da lei! Per i ciarlieri
-basterebbe la sua presenza... Per Elisa una sua parola!...
-
-Elisa la sentiva in aria quella parola sospesa sul suo capo... come la
-spada di Damocle. Il giorno stesso del suo arrivo, a zia Balbina era
-stato presentato Roberto Rescuati. Povero Roberto! che sorpresa per
-lui, trovarsi di fronte inevitabilmente, quella degna signora, che lo
-guardava attenta, paziente, servendosi qualche volta dell'occhialino,
-come se si trattasse di un grazioso insetto d'una nuova specie!
-Era stata piuttosto gentile per lui e s'era degnata di dire ch'era
-abbastanza distinto, ma c'era nel tuono della sua voce, quando gli
-parlava, qualcosa di così serenamente sprezzante nell'apparente
-bonarietà, che Elisa, più ancora di Roberto, ne risentiva delle vere
-trafitture. La zia Balbina aveva subito assunto con Rescuati un fare
-leggermente ironico, lo aveva chiamato talvolta: giovanotto, e c'era
-proprio voluto lo sguardo supplichevole di Elisa a lui rivolto, una
-specie di sorriso di semi confidenza, perchè egli mandasse giù, in
-santa pace, l'appellativo.
-
-Il giovane era, come può credersi, potentemente seccato; un'irritazione
-violenta lo coglieva a volte davanti a quell'intervento inatteso,
-ingrato, e in cui subodorava un'ostilità sistematica. Quando c'era
-gente da Elisa, la zia Balbina si permetteva qualche assenza dal
-salotto, ma non appena era libero il campo, ella, come avvertita da
-un dispettoso spirito familiare, compariva tosto, sempre elegante
-nella sua ricca austerità di vestiario, col suo occhialino, col suo
-ricamo di tappezzeria, colle sue lane. Aveva un vezzo tutto suo di
-non dare importanza alla presenza di Roberto, di costringere Elisa
-ad occuparsi con lei di cose alle quali egli non poteva o non sapeva
-interessarsi: ora le chiedeva il suo parere su un'opera scientifica,
-ora la intratteneva di vecchie conoscenze, di vecchi episodi. Altre
-volte, rivolgeva a Roberto una specie d'interrogatorio sugli studi
-fatti, sulle sue idee a proposito delle questioni sociali, e ascoltava
-le risposte con un mezzo sorriso distratto, come di un professore
-che pensa: Quanti punti dargli a quell'allievo? In modo che Roberto,
-esasperato, finiva per lo più coll'andarsene, recando in cuor suo
-un vero impeto d'esecrazione per quella donna che nulla lasciava
-d'intentato per farlo figurare come un ragazzo agli occhi di Elisa.
-Tale era veramente il piano della zia Balbina. In sè, non sarebbe stato
-un cattivo piano. Ma nell'attuarlo la donna superiore scordava due cose
-soltanto: il senso della misura e la forza della reazione.
-
-Roberto si schermiva come poteva, e... tornava.
-
-Il fascino che lo attirava presso Elisa pareva anzi fortificarsi
-nell'attrito dell'ostacolo. Gli pareva quasi una sfida l'insolenza
-di quella vecchia, in cui egli aveva subito odorata una nemica,
-e che, stuzzicandolo, destava in lui la fiera più o meno assopita
-nell'antro di ogni cuore umano, l'amor proprio. Dal contatto con
-quella arcigna aggressiva superiorità di virago, spiccava, per forza
-inevitabile di contrasto, quella sì squisitamente femminile di Elisa...
-quella superiorità pietosa, ignara di sè stessa, che pareva fondersi
-soverchiata, come un elemento assimilato, in una rivelazione diffusa
-dell'_amatività_ squisita di quella donna. Pochi, ben pochi l'avevano
-compreso, il cuore di Elisa, meno di tutti la zia Balbina... Roberto ne
-aveva un sentore. Ci credeva appunto perchè sentiva direttamente _egli_
-il riflesso di quel raggio e godeva del suo calore, senza chiedersi
-bene donde diramasse, nè qual grado di intensità potesse raggiungere.
-Ci credeva colla cieca sincerità del suo intuito e coll'audacia
-della sua stessa inesperienza. E l'ostacolo sollecitava il suo
-desiderio; Elisa gli pareva ora più bella, più attraente che mai, come
-ringiovanita da quella incresciosa tutela di guardiana.
-
-Essa aveva, per lui, quasi un segreto compenso per la cortese pazienza
-colla quale egli tollerava con apparente filosofia, il nuovo stato
-di cose, una specie di più confidenziale e in uno di più seria
-familiarità. Talvolta certi sorrisi, certi sguardi anche involontari
-tradivano, come una tacita connivenza coi suoi sentimenti, una
-birichina intesa della sua dissimulata tolleranza. E allora c'era come
-una malizia tenera nei suoi sguardi, qualcosa che lo rapiva come una
-intima gioia, e gli faceva battere il cuore di una vaga speranza. Nei
-brevi momenti in cui erano soli, quei frammenti d'intimità assumevano
-un'indole di strana intesa. Elisa e Roberto respiravano allora un'aria
-di sollievo, che pareva quasi comunicarli nella coscienza d'una cara
-complicità di ribellione, creare fra essi come un legame nuovo, che
-diminuiva le distanze, parificava i sentimenti.
-
-Pure quei momenti, quelle concessioni pietose di Elisa sortivano
-talvolta un effetto contrario. La reazione prendeva inaspettatamente
-un'indole pericolosa. Roberto si esaltava facilmente: c'era un
-pericolo, ravvisabile ora... nell'ardore con cui egli ne approfittava,
-e nell'esigenza con cui li voleva rinnovati, prolungati il più spesso
-possibile. Un non so che d'imperioso, di tormentato veniva sempre
-a galla, ora, in quei colloqui quasi furtivi e in cui Elisa, nel
-fanciullo tenero, amoroso, vedeva lampeggiare un altro essere, un
-uomo che soffriva, che si frenava, ma tormentosamente, alle prese
-con un segreto volere, con un'aspirazione impetuosa non determinata,
-no, ma prepotente. Egli diventava allora irrequieto nei modi, con un
-non so che di aspro e insieme di snervato, aveva delle mezze frasi
-amare, sragionevoli, che Elisa rintuzzava dolcemente come se non le
-prendesse sul serio, ma che lasciavano non solo nel suo cuore, ma in
-tutto l'esser suo, un'impressione acuta, scottante, un senso vagamente
-appassionato e pauroso.
-
-Intanto, zia Balbina non poteva trovare appiglio al contegno di
-loro due; era incensurabile.... ma, tant'è, quell'intimità, quella
-confidenza di lui, quella condiscendente bontà di lei... due o tre
-misteriosi sorrisi scambiati fra loro e colti a volo, le davano un
-certo pensiero.
-
-E anche nei suoi rapporti con lei, Elisa non era più la stessa. Sempre
-deferente e rispettosa, piena di premure pel suo benessere, docile a
-qualunque espresso o solo accennato desiderio, poteva dirsi tuttavia
-una nipote esemplare.
-
-Ma la remissività antica, l'adesione assoluta alle viste della zia
-erano scomparse. Elisa evitava con molta cura le discussioni che zia
-Balbina cercava talvolta d'intavolare su argomenti delicati e che
-avrebbero potuto condurla su un terreno scottante. Vigilante anch'ella,
-odorava l'agguato, e si sottraeva, per istinto più che per altro, per
-un vago, codardo terrore della brusca cessazione dei _suoi_ dubbi, per
-la paura di veder concretati, in forma precisa, i doveri assoluti della
-situazione. Il che non era eroico, certamente.
-
-Ma a retroguardia di questo, c'era un altro sentimento, una naturale
-reazione di amor proprio di donna, una ribellione segreta contro
-quell'intervento non chiesto, e quell'inquisizione, che l'offendeva
-anche nel pudore delicato di quell'amore ch'ella aveva voluto
-mascherare a tutti e persino a sè stessa, che era la sua gioia e la sua
-tortura, feconda di emozioni, di angoscie intimissime, appartenenti ad
-un genere pel quale il linguaggio non ha parole, nè analisi possibile
-la scienza psicologica, tanto sono misteriose ed indefinibili le sue
-vibrazioni.
-
-Pure, di queste emozioni, il mondo aveva avuto sentore prima ancora
-di lei, le aveva, colla brutalità logica de' suoi giudizi, spiate nel
-suo cuore. Snaturandole col solo alito suo, ne aveva fatto un balocco
-per suo uso speciale, uno scandaletto piccante, a cui alcuni non
-prestavano, altri fingevano di non prestar fede.
-
-Ma la storiella, coi suoi vari aspetti, correva pei salotti. Ed Elisa
-lo sapeva, ed era per quella donna uno strazio senza fine. Reagiva
-bensì colla coscienza della sua battaglia, ch'era ancora una vittoria.
-Nella superiorità del suo spirito sì forte, poteva trovarsi, assieme
-all'acuto dolore, anche il disprezzo della calunnia. Ella poteva, dopo
-tutto, ignorarla!
-
-Ma la cosa era diversa, ora, di fronte a zia Balbina.
-
- *
- * *
-
-Avevano recata la posta.
-
-Non c'era nulla per Elisa, e zia Balbina chiese il permesso di aprire
-le due lettere venute per lei. Si ritrasse a leggerle presso la
-finestra.
-
-Roberto approfittò di quella mossa per sedersi vicino alla contessa
-Elisa, e scambiare qualche parola con lei a bassa voce, naturalmente,
-per non disturbare la leggitrice.
-
-— Oh... guarda Elisa, — escì a dire improvvisamente la zia Balbina.
-— Mi scrive l'avvocato per quell'affare che sai... la lite coi
-Montestano. Bisogna che io parta uno di questi giorni.
-
-Chinò di nuovo sulla lettera il suo sguardo sagace. Ma questo aveva già
-fatto bottino di quello involontario, raggiante che s'erano scambiato
-in quell'attimo Elisa e Roberto. Già ella aveva veduta la subita
-alterazione del volto di sua nipote.
-
-Finalmente! pensò, chiudendo con diligenza la lettera che non era
-affatto del suo avvocato e che non la chiamava per nulla in luogo
-alcuno.
-
-Miserabile, lo stratagemma. Ma era riuscito. Ora poteva parlare ad
-Elisa.
-
- *
- * *
-
-Calmissime, entrambe.
-
-La zia Balbina era in funzione. Già da dieci minuti il suo dito
-s'addentrava sapientemente nella piaga.
-
-— Capirai che giudico per conto mio, senza preoccuparmi delle ciarle
-altrui. Sei mia nipote e tanto basta. Ma non avrei mai creduto che
-potesse nascere la necessità di tutelare il decoro di una donna della
-tua età e del tuo senno, di fronte ad un... scusami, monello di quella
-specie.
-
-La guardava dall'alto in basso, così dicendole, con una posa da grande
-inquisitrice.
-
-Elisa ricamava con molta diligenza.
-
-— Il mio decoro? — ripetè, guardando bene in volto, anch'ella, la sua
-interlocutrice. E nel suo accento c'era una vibrazione che zia Balbina
-udiva per la prima volta in quella voce.
-
-— Sì — ripetè severamente — il tuo decoro! Credi che faccia
-bell'effetto vederti quel _blanc bec_ sempre appiccicato alle tue
-gonne? La tua condotta, mia cara, è per lo meno assai leggera.
-
-Una lieve tinta di porpora salì alle gote di Elisa.
-
-— Le piace giudicarlo tale, — rispose pacatamente. — Me ne duole assai,
-ma mi permetterà di farle osservare, cara zia, che sinora...
-
-— Sinora, per l'appunto. Ma sinora non è tutto nella vita. Si è
-sempre a tempo per far ridere la gente. E tutto ciò, sai, ha un po' di
-ridicolo... non ti pare?
-
-Avanti, zia Balbina, coraggio. Un altro millimetro. A momenti ci siamo,
-al punto voluto. Guarda com'è già pallida la donna a cui stai parlando.
-
-— La prego, zia, — disse Elisa brevemente, — vogliamo lasciare
-quest'argomento?
-
-— No, — rispose zia Balbina, — bisogna esaurirlo anzi. Son venuta
-apposta per sincerarmi.
-
-— Ah! — disse Elisa, con un lieve accento ironico. — E adesso, si è
-sincerata?
-
-Voleva provarsi a giuocar d'audacia. Ma non era il suo forte. Un
-tremore nervoso agitava il suo labbro.
-
-— Mi sono sincerata — continuò tranquillamente l'altra — che hai avuto
-molto torto di non seguire i miei consigli, e che ti trovi adesso assai
-imbarazzata.
-
-— Io? — ribattè Elisa con un tentativo di allegra protesta.
-
-— Sì... lo sei. L'hai sbagliata sin dal principio. Colle tue ubbie
-di sviscerata amicizia per Tecla e coll'incaricarti di quel ragazzo
-impertinente, che, fra parentesi, mi pare abbia tutte le prerogative
-di un bellimbusto di provincia e sia indietro in parecchie, anzi in
-moltissime cose, hai presa la tua parte sul serio. Il ragazzo... si
-sa... si è montata la testa... ci vuol tanto, a quell'età! E tu invece
-di canzonarlo bellamente...
-
-Elisa depose il suo ricamo con uno sguardo che produsse una leggera
-alterazione nel piano del discorso di zia Balbina. L'egregia donna ebbe
-un piccolo impeto di tosse, esaurito il quale, proseguì:
-
-— Senz'accorgerti, dico, hai lasciato ch'egli si montasse la testa.
-Sfido io... la prima donna che si è occupata di lui. E poi, ben
-inteso, la donna... non una donna, come accade alla sua età. Sei ancora
-abbastanza conservata per piacere, e... insomma... è naturale sino ad
-un certo punto che egli sia innamorato di te. Ma s'egli è un ragazzo,
-tu non lo sei, mia cara. Hai per lo meno l'età della ragione! Hai
-trentanove anni, mia cara. Non si direbbe, certe volte, ma li hai. Oh!
-li porti benissimo ed è una eccellente età, relativamente. L'ho sempre
-detto, anzi, che dovresti rimaritarti, e giacchè ho già una volta la
-mano così buona...
-
-— Zia, — interruppe Elisa con un movimento così vibrato che fece quasi
-trasalire la zia Balbina. Oh!... Oh! quella sua nipote, che vampe aveva
-gettate dagli occhi! che vibrazioni aveva in tutta la persona.
-
-— Oh, — ribattè zia Balbina, cercando di dissimulare col sarcasmo lo
-stizzoso stupore che l'invadeva, — non temere. Lo so che una fortuna
-come quella che dovesti a me non capita due volte ad una donna, neppure
-quando abbia il buon senso di apprezzarla. Ma ciò non entra nel mio
-argomento. E non discuto neppure sul resto, sai? Volevo solamente
-chiederti, e ti chiedo: cosa conti di fare?
-
-Finalmente aveva toccato il fondo, quel dito sagace. C'era e non si
-moveva più.
-
-Elisa incrociò le braccia con un calmo gesto di stanchezza.
-
-— Nulla! — rispose laconicamente.
-
-Un momento di cupo silenzio regnò nel salotto, e una nuvola calò
-visibilmente sulla fronte di zia Balbina. Le parve che pungesse un
-pochino, là dove aveva messo il dito. Prese una grande risoluzione.
-
-— È la tua ultima parola? — chiese categoricamente ad Elisa.
-
-— L'ultima.
-
-La zia Balbina si sgomentò. Aveva tentato il categorico imperativo di
-Kant, coll'assoluta certezza di vincere. Ma questa era una Elisa nuova,
-ch'ella non conosceva, che si difendeva con delle armi ed un volere
-inaspettato. Che fare ora? Battere in ritirata?
-
-Ebbe una subita ispirazione.
-
-— Quella che avresti risposto a tuo padre?
-
-Ora, aveva colpito giusto. Un estremo pallore sostituì sul volto di
-Elisa la fiamma della ribellione.
-
-Alzò il capo, e lo sguardo pieno di angoscia incontrò sulla parete il
-quadro entro cui campeggiava la bianca testa sì nobile, sì dolce.
-
-Un'onda di ricordi le si affollò al cuore, destandovi un subito
-ravvivarsi di appassionato rammarico, il senso di un supremo bisogno
-di simpatia, di consiglio, d'aiuto, quale lui, lui solo, avrebbe potuto
-darle.
-
-— Papà, — mormorò. — Oh!... padre mio!... — Ed era piena di lagrime,
-d'intimo ed umile sgomento, quell'unica frase. Ah! se fosse stata sola,
-con quale impeto Elisa si sarebbe gettata ai piedi di quel ritratto,
-quale ardente sfogo di pianto avrebbe sollevato il suo cuore, forse
-rischiarata la notte di incertezze crudeli in cui si dibatteva quella
-povera anima appassionata!
-
-Ma ciò non si poteva fare. C'era zia Balbina che detestava le scene. E
-quella sarebbe stata per l'appunto una scena...
-
-Elisa vinse dunque quell'impeto, e rivolse a zia Balbina uno sguardo
-calmo e quasi sottomesso.
-
-— Zia, la prego... lasciamo per ora questo argomento.
-
-— No, mia cara, — ribattè zia Balbina. — L'abbiamo intavolato, e voglio
-che ne tocchiamo il fondo. Sei mia nipote e devi ascoltarmi. Per questa
-volta... perchè poi sarò io che non te ne parlerò più. È necessario
-che tu prenda una decisione. Sei in una posizione falsa e ridicola,
-e ci sei per colpa tua, unicamente tua. Capirai che non discuterò con
-te le cause di un'infatuazione assurda da tutti i lati e sotto tutti
-i riguardi, e per la quale nelle tue circostanze non esiste una sola
-scusa plausibile, nè ammissibile. Ora, ciò deve cessare. È duopo far
-intendere a quel ragazzo che ormai le sue visite sono di troppo, e, se
-non vuoi farlo tu, me ne incarico io.
-
-Elisa andò diritta verso la zia. Una formidabile ira splendeva nei suoi
-occhi, qualcosa come un'irradiazione di magnifico orgoglio, sì fiero,
-sì determinato che zia Balbina indietreggiò involontariamente d'un
-passo, e s'accorse di aver commesso un errore.
-
-— Mia cara zia, — disse Elisa con somma calma, — lei non farà nulla,
-assolutamente nulla di simile. Le sono grata della sollecitudine che
-dimostra per ciò che mi riguarda, ma la prego di credere, al pari di
-me, che io sola ho il diritto di giudicare delle cose mie. E questo,
-zia Balbina, una volta per tutte.
-
-Zia Balbina non rispose. Sulla sua fronte rugosa, sulle magre gote era
-salito quel rossore cupo d'ira repressa ch'è così penoso a vedersi sul
-volto dei vecchi. Ella si sentiva vinta.
-
-— Sta bene — disse. — È quello che, si doveva, naturalmente, al
-mio zelo per il tuo decoro. Ma ti considero quale sei, una povera
-illusa. Come capirai, io non rimarrò qui a presenziare le assurde...
-sconvenienze sulle quali tu non ammetti discussioni. Parto domattina.
-
-Oh, l'inesprimibile sollievo per Elisa! Ma in pari tempo che improvviso
-senso di rimorso! Era sua zia, la sorella di suo padre, l'unica parente
-che avesse dopo tutto.
-
-— Oh no — mormorò sotto l'impero d'un subito pentimento e con un
-accento pieno di sincera emozione — non faccia questo... la prego!
-
-Zia Balbina dissimulò un sorriso di trionfo.
-
-— Lo farò infallibilmente, mia cara. Domattina colla prima corsa.
-
- *
- * *
-
-Era per tempo assai, la prima corsa. Ma sin dalla sera avanti la zia
-Balbina aveva fatto preparare il suo baule dalla cameriera. Il treno
-partiva alle sette e quaranta, ed erano testè scoccate le sei e mezzo.
-
-La luce mattina era ancora troppo fioca per rischiarare sola gli
-ultimi preparativi della partenza. Due candellieri accesi ardevano
-sul tavolino, e china su una grossa sacca da viaggio di zigrino nero,
-la grossa Viola, la cameriera di zia Balbina, insaccava colla massima
-diligenza l'immenso materiale che la padrona giudicava necessario al
-_comfort_ dei suoi viaggi. La delicata operazione era sorvegliata da
-lei col solito corredo di raccomandazioni e rimbrotti pel ritardo.
-
-Un lieve colpo, picchiato all'uscio, fe' volgere il capo a zia Balbina.
-
-— Avanti! — disse.
-
-L'uscio s'aprì e diè adito alla contessa Elisa.
-
-Era completamente vestita da viaggio, col cappello in capo. Dietro la
-veletta si vedeva una faccia pallida e sbattuta, la faccia di chi ha
-passata una notte insonne.
-
-Essa andò diritta verso zia Balbina.
-
-Qualcosa nello sforzo, nell'espressione affranta del passo della
-nipote, fece vibrare nell'animo della zia una corda che ben di rado
-soleva vibrare in lei. Ed era del pari stanca, come sfinita, la voce
-che disse tranquillamente:
-
-— Zia... parto con lei.
-
-La presenza di Viola rendeva impossibile una spiegazione.
-
-— Certo — disse soltanto zia Balbina — che bella sorpresa!
-
-E partirono assieme, veramente.
-
- *
- * *
-
-Solo più tardi, alla stazione di Pisa, quando la cameriera scese
-per andar a prendere qualcosa per le signore rimaste nel vagone, zia
-Balbina si rivolse ad Elisa:
-
-— Vieni da me — ben inteso!
-
-— Sì, per qualche giorno.
-
-La zia trattenne una smorfietta; avrebbe preferito una misura più
-radicale. Stava per dire. — E poi? — ma si trattenne con uno sforzo
-così tradito e così meritorio che Elisa ebbe un pallido sorriso.
-
-— Andrò alle Celle per una settimana o due. Poi farò un giretto a
-Milano, sui laghi, dai Plana forse, non so.
-
-Zia Balbina non fe' commenti. In fondo il suo scopo era ottenuto. E
-l'istinto del suo vero buon senso le suggeriva di lasciar in pace sua
-nipote e di non provocare spiegazioni.
-
-Il treno correva, celere, per l'ammirabile paesaggio alpestre della
-linea Firenze-Bologna.
-
-Le due signore e la cameriera occupavano una carrozza riservata, e
-non avevano a temere moleste intrusioni di viaggiatori. Nessuna di
-esse parlava. Viola per un eccellente motivo, perchè dormiva. La
-zia Balbina, comodamente rincantucciata in un angolo, soccombeva
-gradatamente alla stessa tentazione, ma la sua posa era dignificata dal
-giornale: _L'Univers_, che tuttora trattenuto fra il seno e le braccia
-incrociate, le copriva buona parte del volto.
-
-Il rombo cadenzato del treno scorrente sulle rotaie metteva nell'udito
-come l'impressione di una melopea, ripetuta all'infinito, il solfeggio
-ritmico di un eterno ritornello musicale.
-
-Sulle ginocchia di Elisa stavano libri e giornali, ma ella non
-leggeva. Voltata di fianco, nel suo angolo, teneva la fronte poggiata
-al cristallo della finestrina, seguendo collo sguardo abbandonato la
-vicenda incessante degli splendidi quadri del paesaggio, alternati
-ai bruschi periodi di oscurità prodotti dal passaggio nelle gallerie.
-Fuori, all'aperto, era la primavera montanina, ancora un po' in ritardo
-e in tutta la delicata poesia dei suoi primordi. Sui declivi dei vecchi
-sterri, sulle balze, dovunque, nell'intenso del primo verde, era una
-matta sterminata fioritura di primole, d'anemoni, di viole. Poi, ad un
-tratto, la notte soffocante, il cupo rimbombo delle gallerie, col loro
-senso di isolamento, di tenebra, di caos.
-
-Elisa aveva tanto pensato la notte scorsa, tanto ragionato, tanto
-predicato a sè stessa, che ora, nel suo cervello stanco, i pensieri
-non si concretavano più in forma definitiva. Ella aveva solo una vaga
-impressione di strazio sofferto, di suprema gioia rinunziata, le pareva
-che, quando il treno correva all'aperto, quel tal ritornello nella sua
-eterna canzone dicesse sommessamente: con lui, e quando entrava nel
-buio: senza di lui. E una volta o due, quando un attrito delle ruote
-sulle rotaie produsse nella carrozza una repentina scossa oscillatoria,
-una grossa lagrima che Elisa non sapeva di avere tremolante sul ciglio,
-se ne spiccò bruscamente, e andò a cadere sulle inerti mani di lei...
-
-
-
-
-XIV.
-
-
-La contessa Elisa Serramonti possedeva parecchie ville.
-
-La più importante, la vera tenuta della famiglia, era nella Liguria,
-sulla Riviera, ed ella soleva passarvi l'estate. L'autunno lo spendeva
-per lo più in qualche viaggetto all'estero, ma trovava sempre una
-ventina o trentina di giorni da dedicare alle Celle.
-
-Come possessione, le Celle non avevano grande importanza. Era
-un piccolo ed antico convento di suore, che il padre di Elisa
-aveva comperato, quasi a caso, per una subita simpatia del luogo
-pittoresco, lontano da cittadi e da villaggi, come la dimora del Sonno
-nell'_Orlando Furioso_. L'acquisto era stato fatto negli ultimi anni
-della sua vita e coll'idea di formarsene una specie di romitaggio,
-destinato all'assoluta quiete ch'egli desiderava pei suoi studi
-storici. Senonchè, un'altra quiete, la più assoluta, la più infallibile
-fra tutte, aveva tosto sopraggiunta quella gentile anima di gentiluomo.
-
-Egli aveva detto un giorno ad Elisa che le Celle dovevano essere
-lasciate così precisamente, col loro carattere di piccolo chiostro
-antico, e l'amoroso culto di tutto ciò che era stato un pensiero
-del padre era in questo caso l'avvaloramento di quanto le avrebbe
-inevitabilmente suggerito il proprio senso estetico.
-
-Non aveva recato alle Celle nulla dell'elemento mondano e della
-moderna eleganza di _comfort_, che soleva essere altrove come un
-indispensabile quadro della sua finissima personalità. L'antico
-chiostro colla sua cappella tuttora ufficiata da un cappellano,
-titolare del beneficio mantenuto dalla contessa, se ne stava in cima
-ad un'altura contornata da monti, che gli formavano al nord uno sfondo
-di severi profili alpestri, lasciando illimitata al sud ed all'est la
-vista di una immensa campagna, ove larghi spazi di piano si alternavano
-a concatenazioni di vaghissimi colli. La terra era toscana, uno di
-quei suoi lembi reconditi, ignoti, pieni d'intatti idillii, quali
-Ouida, in certi romanzi suoi, ha saputo trovare ed additare a noi
-italiani, sì freddi valutatori delle tante bellezze del paese nostro!
-Boschi immensi, quasi foreste, costeggianti immensi tratti di terreni
-coltivati con quell'immutabile amore estetico della terra ch'è come un
-retaggio tradizionale del sangue rusticano di quelle popolazioni.
-
-Da un lato dell'altura, ove si alzavano le Celle, una di queste
-boscaglie si arrampicava e veniva a finir quasi parallela al terrapieno
-sul quale poggiava il porticato che dalla casa metteva capo alla
-chiesina, quello che si chiamava ancora «la passeggiata delle suore.»
-Sulle praterie dal lato non boscoso, un viale di cipressi metteva la
-lunga striscia del suo verde cupo, e questa si arrestava all'orto,
-tuttora cinto da un muricciuolo.
-
-La salita era impraticabile alle carrozze, perciò Elisa non portava
-mai alle Celle il suo treno di scuderia, e solo una ristretta parte del
-personale di servizio l'accompagnava lassù.
-
-A dir vero, le Celle non erano per essi un soggiorno favorito. Non
-potevano capire come la signora potesse stare in quel luogo solitario,
-dove non capitavano mai visite, dove ella dormiva in una stanzona
-bianca, nuda, senza addobbi, senza specchi, con dei mobili vecchi,
-orribili, dove non si sentiva uno strepito, e dove, quando pioveva,
-non si poteva mettere il naso fuori di casa. Ci si andava d'autunno, e
-l'autunno veniva presto lassù, colle sue piove, colle sue nebbie, coi
-suoi venti che empivano l'orto di foglie morte, ed i vasti corridoi di
-ululati lugubri, da far venir la pelle d'oca. E ancora il primo, il più
-sentito rammarico, che non ci fosse «società.»
-
-No, di quella non ce n'era davvero. Si sarebbero dovute fare sei o
-sette miglia almeno per trovare un'abitazione che arieggiasse di villa.
-Solo quando il vento spirava forte, si poteva avere una leggerissima
-percezione del rombo della strada ferrata lungo la linea maremmana.
-Appiè del colle, c'era l'abitazione del cappellano e quella del
-fattore; per la spesa giornaliera bisognava andare al villaggio più
-vicino, circa tre chilometri di strada. E mai, mai una visita!
-
-Elisa amava quel soggiorno, e lo serbava tal quale. Le piaceva
-l'erma posizione, l'aspetto poetico, quel non so che di casa
-d'anime, il profumo religioso ed austero che s'era lasciato dietro in
-quell'ambiente, il passaggio successivo di tutte quelle donne velate
-e preganti. Anche nella stagione cattiva, colla pioggia e il vento,
-gustava, per un certo spazio di tempo, quella reclusione, in cui le
-pareva di ritrovare certi istinti contemplativi che la vita mondana
-attutiva, senza al tutto spegnerli, nell'animo suo. Aveva scelta,
-per sè, la cella dell'ultima badessa, aggiungendovi solo ciò che è
-strettamente indispensabile alle più semplici abitudini di una signora.
-Pranzava in refettorio, e quando pioveva, passeggiava a lungo pel largo
-corridoio, costeggiando gli usci chiusi degli stanzini che avevano dato
-il nome al luogo e ricetto a tante anime prigioniere, forse non sempre
-volontarie, forse a volte inconsciamente ribelli, ma che pure avevano
-vissuto colà obbedienti, rassegnate, ed erano morte in pace.
-
-Oh la pace... la pace! Elisa era venuta alle Celle solo in cerca
-di pace, coll'istinto di un uccellino ferito che cerca il più fitto
-dell'ombra per andarcisi a nascondere, perchè nessuno veda quanto egli
-ha male, perchè nessuno parli di lui... Si ricordava della malinconia
-dei giorni autunnali, di quel morir dell'anno, così grave lassù,
-così suggestivo di forti pensieri di sprezzo delle umane gioie, di
-alti e generosi oblii delle gioie terrene, in cui trovavano alimento
-i suoi più austeri istinti, la serietà d'intenti, di studio, a cui
-l'aveva abituata la sua costante unione d'anima col padre. Quando
-aveva presa quella brusca risoluzione di fuga, le era parsa questa
-l'unica soluzione possibile di uno stato di cose in cui sentiva quasi
-sommergere il suo criterio e naufragare l'animo suo! Dopo quella notte
-d'angosce indimenticabili — in cui ella aveva avvertito d'essersi
-ribellata contro le parole di zia Balbina solo perchè quelle parole
-erano il vero, e ripetevano come lampi brutali quelle confuse scintille
-di luce che erravano confuse, ma pur visibili, nella tenebra del suo
-cuore — Elisa aveva pensato alle Celle, come ad un rifugio. E v'era
-accorsa, dopo una breve sosta in casa della zia, sosta piena della
-intollerabile noia di quella dimora, centro di minuti pettegolezzi
-aristocratici di piccola città. C'era stata a disagio, coll'ardente
-cruccio di celare a qualunque costo quelle prime ribellioni, quei primi
-morsi del rammarico, il folle, assurdo pentimento del suo coraggio! Ed
-era riescita a dissimulare sì bene l'interno turbamento che zia Balbina
-aveva infatti tentato un piccolo cenno di lode per lo spirito, il buon
-senso di quella cara Elisa. A dir vero, questo era tutto un di più
-per zia Balbina... Non aveva mai ammesso neppur per un secondo che sua
-nipote potesse avere l'ombra di qualcosa di serio per quel bellimbusto.
-
-Diamine! queste cose non accadevano! non erano «nell'ordine!» L'unico
-torto di Elisa era quello di aver lasciato che s'impiantasse quella
-stupida familiarità che aveva fatto ciarlare i maligni. Ma del resto...
-Sciocchezze... ubbie! Ora che il suo amor proprio era stato placato
-dalla subita sommessione di sua nipote, ella considerava il rimanente
-come cosa di accessoria importanza. Elisa ripiglierebbe l'esistenza
-solita e buona notte.
-
-I primi giorni che Elisa passò alle Celle, padrona del suo tempo, dei
-suoi pensieri, furono quasi una felicità. Essa s'immerse nella piena
-reazione di quel contrasto. Poi, quando l'ebbe vissuta, esaurita (più
-presto, a dir vero, di quanto credeva) andò in cerca della pace, del
-santo regime d'anima che soleva offrirle ogni sua dimora alle Celle.
-
-Ma, strano a dirsi, stranissimo a constatare. Pareva che quella
-solitudine destasse ora in lei delle vaghe sensazioni nuove,
-indefinibilmente pericolose, anche quando parevano assopirla in una
-specie di relativa calma. Anzi; era la calma del luogo, quella che più
-le tornava formidabile!
-
-Ciò ch'ella obbliava lassù, ciò che le pareva ridursi ad una non
-entità di importanza, era per l'appunto ciò che aveva più paventato
-tempo addietro... l'opinione del suo mondo. Pareva che l'eco di quelle
-voci crudeli tentasse invano il limitare di quella solitudine. Quivi
-ella trovava più palesemente sè stessa e la verità delle cose. Invece
-dell'avversa atmosfera mondana, era una vaga complicità della vita
-esterna del luogo, del tempo, della stagione. Tutto pareva dirle
-semplicemente: ama. È il tuo cuore quello che ha ragione.
-
-S'alzava presto, ad un'ora che avrebbe fatto scandalo a Firenze. Nella
-freschezza dell'aria mattutina, ella provava una energia fisica della
-persona, un'elasticità delle membra che le davano la sensazione del
-possesso di un bene inestimabile! Aveva un orgoglio nuovo, quello della
-sua salute... una compiacenza di sentire bello di forma, di linee,
-di freschezza intatta, tutto il suo essere. Faceva lunghe, faticose
-camminate, senza mai sentirsi stanca, spinta da una specie di ebbrezza
-a cui tutto contribuiva, la gaiezza del sereno soleggiato, l'ombra
-indecisa delle piante, dal fogliame tenero, trasparente, il verde nuovo
-dell'erba, le tinte vive, determinate dei fiori.
-
-Ella non sapeva che la primavera fosse così bella, così formidabile!
-Lo imparava... ora con un vago terrore di comprendere questa scienza
-nuova, di avvertire quanto intimamente si collegasse, nell'intimo senso
-di lei, alla rivelazione di un'altra primavera, quella che in ritardo,
-a tradimento, le era spuntata, ineffabilmente dolce, nel cuore.
-
-Prima di partire, gli aveva scritto.
-
-Poche righe soltanto, per dirgli che una subita imprevedibile
-circostanza l'obbligava ad accompagnare sua zia a Foligno. Tornerebbe
-presto, scriverebbe. Scrivesse lui a Foligno, per dar sue nuove e
-quelle della madre...
-
-Sottoscrisse: _Affezionatissima amica Elisa_.
-
-A Foligno era venuta una lettera di lui, breve, che non era forse un
-campione di stile epistolare, e non somigliava, neppur da lontano,
-alle lettere ch'ella soleva ricevere dagli altri amici suoi, ma quella
-lettera l'aveva fatta passare per una rapida trafila di sensazioni.
-Il giovane le diceva semplicemente, (oh! quanto semplicemente),
-ch'era rimasto sì afflitto nel ricevere il suo biglietto... che era
-tanto triste! La pregava di tornare subito, perchè egli proprio
-desiderava di vederla e non poteva vedersi a Firenze... senza di
-lei... Che desiderava tanto di venirla a trovare! Ed era il sempre suo
-_Devotissimo amico Roberto_.
-
-Ora, erano passati dieci giorni, ed ella non aveva più scritto.
-
-Evitava di indugiarsi al tavolino. Sapeva quale tentazione l'assaliva
-colà, quale moto nervoso involontario pareva cacciare sotto la sua mano
-la penna, e costringerla a tracciare delle parole... Oh! sì poche, sì
-poche...
-
-Due righe, un indirizzo, e basta... E domani forse... posdomani
-Roberto sarebbe stato lì... con lei. Lì in quel luogo, lungi da
-tutti, senza molestie! Insieme avrebbero udito i sommessi preludii
-degli uccelli nelle macchie, assieme aspirato l'odor delle viole, gli
-olezzi penetranti del bosco in fiore, le brezze che parevano mettere
-ovunque, passando, un brivido di gioia nuova. Insieme avrebbero fatto
-lunghe passeggiate, visitati i luoghi ch'ella vedeva soletta ora,
-con quel tormentoso desiderio della sua compagnia. L'avrebbe seguito
-dovunque gli fosse piaciuto di andare, lieta, agile come lui, ridendo,
-scherzando, mettendosi al livello dei suoi pensieri, vivendo quella sua
-vita piana, elementare, senza torture di sofismi.
-
-Oh! che rivoluzione aveva fatto nel suo animo quel ragazzo! Come poteva
-ella aver percorsa tanta via senza accorgersene, per arrivare ad amarlo
-così... a soffrir tanto della sua assenza!... Tanto! Oh! ben più di
-quanto ella avrebbe creduto possibile... prendendo la risoluzione di
-partire.
-
-Un giorno che rientrava ebbra di quel fermento sottile che era fuori,
-nell'aria, nella terra, dovunque, gli scrisse. Ma non la mandò la
-lettera. Ne fece mille pezzi.
-
-Sì! Averlo lì... Rivivere!
-
-Ma! E poi?
-
- *
- * *
-
-Elisa era stata quasi tutto il giorno in casa per un vento impetuoso,
-che era impossibile, lì su quell'altura, affrontare. Ma, verso le
-quattro, il vento cadde bruscamente, e una gran pace si mise nella
-campagna. Ella prese il suo ombrellino ed uscì.
-
-Ora, era una giornata splendida. Il vento sciroccale s'era lasciato
-dietro nell'atmosfera un tepore estivo, insieme ad una tersità
-singolare, in seno alla quale l'assieme ed i dettagli del paesaggio
-parevano assumere un rilievo marcato. Ancora, di tanto in tanto, una
-brezza si levava non più impetuosa, leggiera. S'alzava, metteva un
-fruscio nell'aria, un tremore nelle foglie, una impressione come di
-bacio caldo sulla fronte di Elisa, poi scompariva.
-
-Ella camminava lentamente pel viale. Non aveva scopo. Sentiva solo
-bisogno di muoversi, di stancarsi. A mezzo il viale, le venne veduto
-un sentiero, che, tagliando di sbieco la discesa, la faceva più
-corta. Si mise per quel sentiero, dando le spalle al viale che aveva
-testè abbandonato. E così non vide subito qualcuno che, camminando
-frettolosamente pel viale, nella direzione contraria a quella da lei
-lasciata, si fermò improvvisamente scorgendola, e prese a seguire collo
-sguardo tutti i suoi movimenti
-
-Ella andava sempre, lentamente, per quel sentiero. Allora egli le tenne
-dietro, cautamente, senza fare strepito, camminando sull'erba, che
-dissimulava meglio i suoi passi giovanili, impazienti.
-
-Elisa sostò ad un tratto... Egli sostò pure, sorridendo...
-aspettando... Uno di quei lievi soffi d'aria calda passò fra loro.
-Elisa sentì un leggero brivido.
-
-Si voltò, e vide Roberto.
-
-Ebbe l'impressione d'un sogno, d'una visione. Mandò un piccolo grido,
-e protese inconscia ambo le mani, mentre la sua faccia tradiva tutto...
-tutto.
-
-Egli le aveva prese le mani in una stretta appassionata, mentre ella
-tremava come una foglia, con un sorriso vago. Poi, rapidamente, le
-loro labbra si erano unite... senza progetto... senza volere di alcuno
-dei due. Così... perchè si amavano. E in quel secondo, incosciente e
-supremo, Elisa ebbe il primo bacio d'amore della sua vita... il primo
-fiore dell'ultima primavera.
-
-Stettero le sue sulle labbra di Roberto... Stette ella così, stretta al
-cuore di quel fanciullo. Negli occhi di quella donna non c'era ira di
-sorta. Non fu in entrambi, per un istante, che una dolcezza ineffabile,
-la tenera, sacra gioia, di rivedersi, di ritrovarsi, d'essere ancora
-assieme, la confessione, il compenso di ciò che avevano entrambi
-sofferto, divisi...
-
-— Cara... — mormorò Roberto con profonda emozione — perchè sei andata
-via così? perchè non sei tornata? Lo sai pure che non posso stare senza
-di te... Lo sai pure che ti amo!
-
-Suonava la dolce, la suprema parola, la nuova, ardita formula
-confidenziale, nel tepore dell'aria sì mite, sì trasparente... L'udiva
-Elisa, rivolta a lei, l'udiva calda, vibrante, sincera... Vedeva quei
-grandi occhi bruni, cinti di appassionata penombra, versare nei suoi,
-a immensi fiotti, l'espressione di un sentimento, di una vita, di un
-mondo... l'amore!...
-
-Egli seguitava, colla voce quasi smorzata dall'intima emozione:
-
-— Perchè mi hai trattato così?... È stata quella vecchia che ti ha
-condotta via, nevvero?... Ma dopo, perchè non mi hai scritto che venivi
-qui?... Ma io ho fatto tanto che l'ho saputo, e ora... sono qui con
-te... con te...
-
-Se la strinse ancor più d'appresso al cuore, con un rapido, brusco
-movimento, in cui, senza saperlo, mise la forza dell'intima accensione
-che l'invadeva crescente.
-
-Un'abitudine, ch'era diventata un istinto, gridò all'animo di Elisa
-l'antico grido d'allarme...
-
-E si scosse... spaventata.
-
-— Roberto! — gridò con angoscia imperiosa, irresistibile.
-
-— Non temere — diss'egli. — Ma io ti amo... sai.
-
-Elisa s'era alquanto discosta da lui. Ma le loro mani erano ancora
-intrecciate.
-
-— Ti amo. Come sia avvenuto, non so. Ma tu devi saperlo... Mi hai
-trattato come un figlio, ma io non ti amo, no, come un figlio... Non
-te ne sei mai voluta accorgere, e mi hai fatto soffrire tanto. Poi sei
-andata via... Ma lo so... che anche tu forse, un poco, hai sofferto. E
-son venuto...
-
-Si arrestò, vinto anch'egli, lottando contro l'effervescenza della
-passione, contro il senso di rispetto che assieme all'amore gli aveva
-sempre ispirato Elisa, lottando contro la sua inesperienza dei supremi
-momenti della vita.
-
-— Ti amo, — disse ancora sommessamente... umilmente. Poi, ad un tratto,
-con un accento più alto, più imperioso: — Elisa... — gridò — vuoi esser
-mia?
-
-— Oh!... — gridò Elisa, esterrefatta — io?...
-
-— Sì... tu... Ti amo, ti voglio... ho bisogno di te, della tua vita,
-dei tuoi baci... Sei bella, ti amo. Come vuoi... tutto ciò che vuoi...
-purchè tu sia mia! Di'... vuoi?... vuoi fidarti di me?... sono giovane,
-ma non importa... Imparerò... saprò... Fammi, ciò che credi, tuo
-amante, tuo marito! Ma purchè tu mi appartenga, purchè io possa vivere
-con te... sempre...
-
-Un delirio lo invadeva, un'ardente esplosione, determinata dalle
-sofferenze reali ch'egli aveva provato negli scorsi giorni, dal vuoto
-incomportabile che l'assenza d'Elisa aveva messo nella sua vita.
-L'emozione di lei, la subita certezza che ella lo amasse, avevano fatto
-divampare l'incendio a lungo soffocato.
-
-Era sincero in quell'istante, sicuro di sè stesso, di tutto
-l'ardore dei suoi giovani anni, di tutto l'orgoglio audace della sua
-indipendenza, nell'impulso irresistibile del suo desiderio eccitato
-sino alla follia dal semi abbandono di lei, dall'estasi vaga in cui
-andava nuotando lo sguardo di quella donna.
-
-Di nuovo, bramosamente, con uno sguardo di febbre, con un brusco moto,
-la serrò sul suo petto, ricercò colle sue le labbra di lei. E con una
-specie di energia prepotente, quasi feroce:
-
-— Di' la verità... — gridò — dilla... mi ami?
-
-Essa lo guardò smarrita. Tentò un sorriso, un diniego, una parola
-evasiva. Ma come suo malgrado, come per una forza ineluttabile, le sue
-labbra mormorarono disperatamente: — Sì.
-
-Allora si sentì avvinghiata dalle braccia robuste di quel fanciullo,
-sentì una pioggia di baci piombarle sul volto, senti un roco grido di
-gioia, di trionfo.
-
-— Ah! dunque, sei mia!
-
-Ma, con un moto sì rapido ch'egli non ebbe il tempo di opporvisi, ella
-si liberò da quella stretta. Si accampò ritta, severa, davanti a lui.
-
-— Roberto! impazzite!
-
-Roberto si arrestò... Rimase, anelante, pallido, di fronte a lei, che
-lo guardava fissa, austera, colla suprema autorità di sguardo di un
-domatore di belve, quando è solo, senz'armi, di fronte a un leone.
-
-Entrambi rimasero così un istante. Si udiva l'alito rotto, affannoso,
-di Roberto... Si vedevano vibrare, come in un accesso di febbre, le
-vene del collo di lei, tremare le sue mani avvinghiate una all'altra,
-palpitare violentemente il suo seno... Ma ella non si mosse, ed egli
-non osò muoversi. Dopo un istante, egli chinò il capo e sussurrò:
-
-— Perdonami.
-
-Tacque un istante, come sopraffatto dalla stanchezza subitanea della
-violenza fatta a sè stesso... Terribili, a volte, queste vittorie della
-volontà nell'uomo!...
-
-— Dunque? — proseguì un momento dopo, non più colla foga di un
-fanciullo, ma con una specie di calma determinata, virile.
-
-— Roberto... ho trentanove anni! — rispose ella con profonda angoscia.
-
-Egli alzò le spalle sdegnosamente.
-
-— Roberto, ho i capelli bianchi!...
-
-Egli tese la mano, e una lunga, amorosa carezza passò su quei capelli
-brizzolati.
-
-— Se sapessi come sei bella, — mormorò.
-
-— Roberto! il mondo, l'opinione pubblica...
-
-Roberto ebbe un bel riso sonoro, echeggiante.
-
-— Il mondo?... ma lo sai pure che del mondo non mi è mai importato
-un bel niente. Quando siamo contenti noi, di lui cosa c'importa?...
-Facciamo quello che ci pare. Se son contento io, tocca a me a pensarci.
-Ti sembra?... Rideranno. Lasciamo ridere. Purchè siamo contenti,
-noi!... E se è vero che mi ami... — S'arrestò improvvisamente; poi
-continuò:
-
-— Ancora non posso crederlo che tu mi ami. È troppo... troppo! io non
-sono che un ragazzo. Ma, se lo vuoi, farai di me qualcosa che somigli
-di più alle tue idee. Non son mica cattivo, nè difficile da condurre...
-Tu mi hai fatto capire tante cose. No, degno, proprio degno di te non
-lo sarò mai; ma se tu vuoi, se tu vuoi... Oh Elisa, Elisa. Non vedi che
-non ne posso più di questo martirio!...
-
-Non ne poteva più, infatti. La sua voce veniva meno nell'intenso ardore
-di quella preghiera, nello sforzo di quel dominio sopra sè stesso, che
-lo esauriva.
-
-Ella anelava...
-
-— Lasciami pensare, — supplicò.
-
-Roberto sorrise tristamente.
-
-— Se mi amassi veramente, non parleresti così. Fa ciò che credi. Ciò
-che ti ho detto, lo ripeto: ti amo.
-
-Si appoggiò, pallido e spossato, contro un vicino tronco d'albero.
-
-— Ti scriverò, domani — sussurrò Elisa con un filo di voce. — Ora,
-parti.
-
-— Partire?..
-
-Un rossore quasi verginale si diffuse sul volto di lei.
-
-— Parti — ripetè. Ma nella sua voce c'era un tremore così giovanile,
-così eloquente, un sì profondo ed angoscioso senso d'amore, che
-un'ebbrezza di gioia invase il cuore di Roberto.
-
-— Elisa! — gridò Roberto con un appello appassionato, supremo.
-
-Ella non si fidò della sua voce. Fece un cenno di comando, d'addio...
-
-— Pensa, — gridò egli — pensa!
-
-Per un momento tutto nel suo essere ebbe ancora un impulso violento,
-verso di lei. Ma ancora lo vinse.
-
-Con una vibratissima mossa egli si spiccò da quel luogo. Si voltò
-un istante, ed ella vide la sua splendida faccia irradiata d'amore,
-sublime della vittoria riportata. Vide un appassionato gesto di addio,
-di preghiera, vide una visione di bellezza, di gioventù, d'amore che la
-salutava, che se ne andava, ch'ella stessa aveva mandato via. Un grido
-morì nella sua gola, stretta da una convulsione. Poi, non vide più
-nulla. Era andato a Firenze a attender lei o la sua risposta.
-
-
-
-
-XV.
-
-
-Venne la risposta:
-
- «_Carissimo Roberto_,
-
- «È impossibile... Vi amo, sì, ma come una madre. Non posso
- prendere la vostra vita. Avete diritto a un'altra, ad una più
- razionale felicità. Questo, anche a vostra insaputa, sarebbe un
- sacrificio. Non posso accettarlo. Rimango ciò che ero, la vostra
- migliore amica. Dirvi ciò che provo in questo momento non mi
- sarebbe possibile. Ma immaginatelo, se lo potete, per non serbarmi
- rancore. Iddio vi benedica e vi ripaghi ciò che mi hanno dato il
- vostro affetto, la vostra fiducia, la vostra offerta! Da questa
- prova uscite forte, temprato ai dolori della vita. Più tardi,
- quando un amore più normale parlerà al vostro cuore, e vi guiderà
- verso una fanciulla degna di voi e che possa darvi la felicità
- nel modo in cui non è concesso a me di farlo; parlate di me a
- quella fanciulla, conducetemela, perchè io la baci in fronte e la
- benedica. Allora, Roberto, sarete contento, e io pure. Ora soffrite
- forse... e anch'io... sapete, soffro anch'io. Ma ho fatto così per
- il meglio, e perchè è impossibile, nevvero, è impossibile che sia
- altrimenti?... Andate da vostra madre, ditele che non ho fallito
- alla mia missione, che più di questo nè Dio, nè lei potevano
- chiedermi... E voi, Roberto, ancora, perdonatemi e siate felice.
-
- «ELISA.»
-
-Questo fu tutto ciò che quella donna, (ch'era pure una donna
-d'ingegno), seppe trovare nella sua testa per scrivere a Roberto,
-per dirgli che non voleva esser sua. Così riescì quella povera cosa,
-urtata, fredda, contradditoria nella stessa sua intima disperazione.
-Forse saputa leggere, intuiva. Ma saper leggere una lettera tutta
-intera, colle parole scritte e colle altre, non è dato a tutti...
-È un'arte che s'impara tardi, quando si è già pagato lo scotto di
-parecchie altre ignoranze. E Roberto non aveva ancora aperta quella
-partita odiosa col destino, e lesse quella lettera, com'era scritta,
-soltanto. Provò due ferite: una, acuta di cuore; l'altra, acutissima,
-di amor proprio.
-
-— Ah! — stridette fra i denti. — Sono sempre stato un ragazzo per lei!
-
- *
- * *
-
-Ella non lasciò le Celle. Fu malata per una quindicina di giorni. Li
-passò quasi sempre sola nella sua stanzetta claustrale. Dall'unica
-finestra godeva di una grande latitudine di libero orizzonte. Attorno
-alla finestra si diramava, salito all'alto dal terreno, un cespo di
-gelsomini in fiore. Quando c'era il vento (e soffiava di frequente
-lassù) era una danza sfrenata nei rami arcuati. Questa era la sua
-distrazione. Ne aveva un'altra, la posta, che lassù capitava una
-sola volta al giorno. Nei primi giorni specialmente, l'arrivo della
-posta aveva il privilegio di scuoterla da quella specie di assoluta
-noncuranza di tutto che pareva invaderla ed assopirla. Si alzava sul
-letto, o dalla poltrona, e, fra le sue mani smagrite, i giornali e
-le lettere scorrevano più volte, in fretta. Poi, rifattasi pallida e
-quieta, lasciava per un momento intatto ed ammonticchiato quel gran
-fascio di carte, che pure le recava ricordi di amici, di persone
-simpatiche, notizie del suo mondo, del mondo dell'arte, della scienza,
-di tutto ciò ch'era stato un tempo la sua vita.
-
-Solo qualche ora dopo, sotto l'impero di una suggestione precisa della
-sua volontà, si dava tutta quanta alla lettura di quei fogli. Ma, in
-capo a qualche tempo, l'opuscolo, il giornale scivolava dalle mani
-inerti, ed Elisa stava immobile collo sguardo distratto, fisso su quei
-rami esterni, che facevano alla finestra una cornice verde e danzavano
-in molle cadenza sulla solfa del vento.
-
-Anche quando incominciò a star meglio, si limitò per qualche tempo
-a far moto, sulla passeggiata delle suore. La prima volta che uscì
-spingendosi sino all'estremità del viale, tornò a casa sì pallida, sì
-spossata che la Ghita se ne impensierì e ne fece motto con Andrea.
-
-— Eh! — disse Andrea, — sicuro che non sta bene adesso, la Signora. È
-questa vita che non le conferisce. C'è l'aria troppo fine per lei.
-
-Ammiccò leggermente... con un non so che di malizioso, che fece rimaner
-perplessa la Ghita e le chiamò sulle labbra una interrogazione.
-
-— Volete dire... Andrea? Ovvero che abbia qualche dispiacere in cuor
-suo, eh?
-
-— Ma! — disse Andrea, filosoficamente.
-
-E non ci fu verso di cavargli altro!
-
- *
- * *
-
-Elisa cessò d'aspettare la posta. Cessò di fissare lo sguardo intento,
-dalla finestra, nella direzione del viale. Roberto non rispose. Roberto
-non venne a muoverle rimprovero, a lagnarsi di lei... Allora — ella
-disse risolutamente — sono libera.
-
- *
- * *
-
-Certo, era libera. Libera e contenta di sè! Si sentiva attorno alla
-fronte un'aureola, quella d'una santa, fra le mani una palma, quella
-del martirio. Diceva a sè stessa di aver fatto il suo dovere, di aver
-agito bene, da signora, da donna onesta, da donna assennata. Aveva dato
-ragione al mondo, al buon senso, a zia Balbina, agli amici ragionevoli;
-aveva evitato due terribili cose, un intrigo ridicolo e un matrimonio
-che lo sarebbe stato del pari. Non aveva tradita la fiducia di Tecla,
-non aveva approfittato d'un momento di vertigine, di uno scaldamento di
-fantasia di un fanciullo per fabbricare egoisticamente, su quelle basi
-fittizie, un edificio di felicità... chimerica.
-
-Arrivata a questo _zenit_ di congratulazione con sè stessa, Elisa non
-andava più in là. Il suo pensiero si fermava raccapricciando davanti
-all'immagine di quella felicità. Una spasmodica confusione si metteva
-nelle idee di quella donna, nel suo cuore, in tutta lei. Non era
-precisamente il rammarico del suo operato, bensì un lontano equivoco
-senso di disperazione incongrua, in contraddizione flagrante coi suoi
-mirallegro, era forse ciò che può provare un suicida che non è morto
-subito come credeva, ma sa che morrà tra breve, e ora non sa più se
-ha fatto bene o male a voler morire! Più volte disse a sè stessa: —
-Partirò.
-
-Ma dove andare? L'idea di veder gente le dava delle acute orripilazioni
-di nervi. E in quella solitudine, ove pure soffriva tanto, c'era il
-ricordo, era rimasto il luogo ove s'erano incontrati.
-
-Poteva vederlo ogni giorno quel luogo, se voleva. Era sempre là quello
-spazio erboso, una piccola spianata, come una sosta sul sentiero in
-discesa. Era là tuttora quel tronco d'albero a cui egli, pallido,
-s'era appoggiato. Vi si appoggiava ora, ella, pallida alla sua volta,
-cogli occhi socchiusi, colla bocca semi aperta. Là egli era apparso,
-era venuto a cercarla, a offrirle l'amore, la vita, l'avvenire. Là le
-sue braccia l'avevano stretta, là le loro labbra s'erano unite... Ah!
-il ricordo di quel bacio, di quella tempesta di baci! Le pareva di
-sentirli ancora, di dibattersi, di ricusarli... Ma essi non volevano
-andar via, tornavano irruenti, scottanti come uno sciame di farfalle
-di fuoco, ch'ella era impotente ad allontanare, che le gridavano: «Ma
-non vedi che sei tu che ci chiami, che ci vuoi, malgrado tuo; non lo
-comprendi che è la rivincita, che è ciò che doveva essere, ciò che non
-sapevi, ciò che ancora vorresti, ma che non _puoi più_ ignorare?» E
-nella sua mente, nel suo spavento, nel suo sangue, l'eco di quei baci
-si ripercuoteva incessante sino a flagellarla nell'animo, nei sensi,
-sino a trarla di senno, sino a strapparle dalle labbra un grido in cui
-suonava, come un folle disperato richiamo, il nome di colui ch'ella
-aveva ricusato e respinto... il nome di Roberto. E finiva col fuggire,
-disperata ella stessa, da quel luogo.
-
-Ma per tornarci.
-
- *
- * *
-
-A volte non era più _quella_ sensazione. Era l'antica larva della
-tenerezza materna che tornava, il bisogno acuto di un essere da
-amare, da educare, da avviare al bene, il rammarico dell'opera, della
-missione incompiuta. Ora in una forma nuova, con una inattesa entità
-di strazio, la colpiva una nuova immagine della sua vita, vuota,
-arida, incompleta. Ella non era stata amante, non era stata madre. Era
-bensì stata sposa... ma come?... Un tempo ella aveva avuto una specie
-d'insano orgoglio di quella sua esistenza a parte, in cui l'elemento
-intellettuale predominava, imponendo il proprio giogo alla femminilità
-stessa di lei, costringendola a rinnegare sdegnosamente il resto e
-a ignorarlo. Così, in quella specie d'intangibile Dea, molti avevano
-scordato la donna. Ella stessa l'aveva scordata!
-
-Ed ecco ch'era venuto un uomo giovanissimo, senza esperienza, ignorante
-di una infinità di cose, nè più cattivo, nè migliore degli altri...,
-facile alle seduzioni, ma non corroso dallo scetticismo, indipendente
-dalle opinioni altrui, fedele a sè stesso e al suo desiderio, qualunque
-fosse. Era venuto fuor di tempo, fuor di proposito, ma senza cruccio
-alcuno di tempo o di proposito. Era bello, forte, sano di cuore,
-sventato..., irresistibilmente portato all'amore, creato per subire
-il fascino ed il giogo della donna. Aveva subìto quello di Elisa,
-quello che per l'appunto ella ignorava di avere... Coll'audacia e
-la serena imprudenza della sua età e dell'indole sua, egli aveva
-avuta un'accortezza, pur sì facile, ma che non avevano avuta gli
-altri: invece di studiare o di ammirare quella donna, l'aveva amata
-semplicemente, insegnandole così il vacuo errore di cui ella aveva
-finito coll'esser vittima, a spese di sè stessa.
-
-A un tratto e pur così tardi, all'undicesima ora dell'amore della
-donna, nella vita di Elisa aveva posto piede quel fanciullo, era andato
-diritto, coll'audacia dell'ignoranza, là dove i tesori di quel cuore
-giacevano inerti, inavvertiti. E nella Dea egli aveva semplicemente,
-ridendo, risvegliata la donna!
-
-Per compiere il sacrifizio del rifiuto, ella aveva tutto chiamato a
-raccolta; non solo il suo senno, ma anche il cuore. Era la gratitudine;
-era l'amore stesso che le avevan detto: «Non accettare.» Era anche
-una segreta viltà, il vago spavento di ciò che avrebbe potuto, dovuto
-forse soffrire più tardi... S'era immolata, perchè Roberto potesse
-esser felice con una sposa giovane, più bella, migliore di lei. Aveva
-sacrificato il suo amore, perchè il mondo non lo deridesse! Questo
-aveva fatto, in un parossismo di sgomento, coll'esaltazione, la cieca
-sete di martirio che sta talvolta in fondo al cuore della donna e che
-spesso e pur non sempre è la guida migliore del suo operato.
-
-L'aveva fatto... sta bene! Ma ora?
-
-Ora, soffriva. Sentiva _cosa_ aveva fatto, sacrificandosi. Sentiva
-insultante, beffardo il dubbio della presa risoluzione, cominciava
-a temere che fossero intollerabili per lei, forse per entrambi, le
-conseguenze del sacrificio...
-
-Egli aveva letta integralmente la sua lettera, non le aveva risposto,
-non era venuto... Naturale: l'aveva obbedita. Ora era sola, come aveva
-voluto, senza di lui. Sola, di fronte ad un incomportabile senso della
-solitudine... Erano le lunghe ore vuote della giornata, quelle ancor
-più formidabili della notte, in cui non osava spegnere il lume per
-non guardare in volto l'indole indefinita dei suoi pensieri. Era la
-quiete morta della Villa, l'austero rimprovero che pareva rivolgerle
-l'ambiente, pieno un tempo di Dio, servo ora e come profanato dal culto
-terreno di un cuore immerso nella follìa, nella sconfitta vergognosa di
-un culto idolatra; e tanto... oh tanto umano!
-
-Fuori, l'aprile infuriava. Elisa non l'aveva mai vissuta così, la
-primavera! Le pareva una legge vivente d'amore universale, sorda a
-tutto ciò che non era sè stessa, una gran voce solenne che le dicesse
-crudelmente: E tu... cosa fai? perchè ti sei scordata di me?
-
-Elisa si inebbriava di lunghe contemplazioni tenere della campagna,
-aveva delle emozioni assurde, puerili, pei più piccoli particolari
-dell'esistenza animale e vegetativa. A tutte le effervescenze
-misteriose della natura ella prestava un'attenzione nuova, tutto
-le pareva una rivelazione, uno stato nuovo di sè stessa, quasi il
-repentino guarire d'una antica cecità, di una cecità di nascita. E in
-quella nuova partecipazione ad una luce ignota si univa una sensazione
-folle e pura, che tutto questo fosse semplicemente _lui_, e che ormai
-ella non potesse più in nessun modo vivere senza questo e senza di
-lui...
-
-La coglieva una perplessità piena di strane angoscie. Doveva pur
-confessarlo a sè stessa, che non era forte, come aveva creduto di
-poterlo essere. Aveva calcolato di più sull'orgoglio e sul buon senso.
-Ora: quegli alleati infedeli, non la spalleggiavano più. Di fronte alla
-logica stessa a cui aveva dovuto il coraggio della sua risoluzione,
-s'alzava sottile, plausibile un'altra logica, che insidiosamente voleva
-da lei un'adesione.
-
-E se, dopo tutto... si fosse ingannata?
-
-Se, invece d'essere eroica, fosse stata nulla più che fredda e codarda?
-S'egli soffrisse _così_... al par di lei?
-
-E allora ella perdette l'unica cosa che la sostenesse, la _fede_ nel
-suo operato.
-
-Passò un mese così, di fronte a questo dubbio... V'erano dei giorni
-ch'ella passava aspettando Roberto, sentendo, che se fosse venuto ella
-gli avrebbe detto d'avere ingannato lui e sè stessa. Ma egli non venne,
-nè scrisse, ed ella ebbe dei momenti in cui chiese a sè stessa:
-
-— È così che s'impazzisce?
-
- *
- * *
-
-Un giorno, respinta da Firenze, le pervenne una lettera di Tecla.
-
-La contessa Rescuati ignorava che Elisa fosse alle Celle. Le scriveva,
-dicendole di sentirsi assai poco bene, e rimproverandola pel suo lungo
-silenzio.
-
-Anche Roberto non le scriveva quasi mai. Tempo addietro, circa un mese
-fa, aveva accennato alla possibilità di far ritorno a casa. Poi non
-aveva più scritto che all'agente per chiedere una forte rimessa di
-denaro. Nient'altro.
-
-Nella lettera di Tecla era evidente un'angoscia di madre che non osava
-appalesarsi tutta. Nel cuore della Serramonti ebbe un'eco d'indefiniti
-sgomenti, quasi di un rimorso... Roberto voleva forse partire?...
-
-— Partire... Viaggiare... Perchè... Forse?...
-
-Ella non reggeva più all'urto contradditorio dei suoi pensieri.
-
- *
- * *
-
-A un tratto, in quella notte d'anima, guizzò come un lampo di luce la
-possibilità d'un'ipotesi...
-
-Era la notte anche fuori, ma una notte divina, tra le ultime
-dell'aprile, immersa nel candore di un plenilunio tepente.
-
-Elisa stava sulla passeggiata delle monache.
-
-Attorno agli archi del porticato il gelsomino in fiore spiegava i suoi
-rami, i quali danzavano, cullandosi nella brezza.
-
-— Tanto, così non potrei vivere, — disse Elisa. Parlava ad alta voce,
-alla notte, come un'insensata. Attorno a lei l'erbette, mosse dal vento
-in un leggiero scompiglio, sussurravano urtandosi una contro l'altra:
-«Guarda lassù, come soffre... colei!» Dal seno bianco dei gelsomini si
-spiccò un olezzo. Le passò rasente, e le disse: «Va.»
-
-Dalla macchia vicina si levò, tremulo d'amore, un gorgheggio d'usignolo
-e disse parimenti: «Va.»
-
-Solo da lungi, dietro un colle, nero di cipressi e di abeti, un lungo,
-cupo strido d'assiolo echeggiò. Quello parve che dicesse: «Bada!»
-
-Ma Elisa non gli badò. Chinò il capo come se acconsentisse agli altri,
-alla maggioranza. La brezza notturna si quietò di repente, e qualcosa
-si quietò pure nello sfinito animo di lei. — Ha sofferto, — disse tra
-sè, ha sofferto tanto anche lei. Ha pure amato... Mi comprenderà!... Ed
-egli mi ama... E io... non posso più vivere così.
-
-Amen! disse la notte serena.
-
-
-
-
-XVI.
-
-
-La contessa Rescuati era sola in uno dei meno vasti fra i tanti saloni
-del palazzo.
-
-Stava sdraiata su un lungo divano verde di foggia Impero. Nella
-penombra di un angolo, dietro a lei, biancheggiava confusamente un
-busto di marmo bianco, l'effigie del fu conte Rescuati. Di fronte,
-sulla lucentezza fredda della parete rossiccia a scagliola, spiccava
-in una greve cornice dorata un quadro, pregiato lavoro di Adeodato
-Malatesta. Il ritratto di Roberto a dieci anni, uno splendore di
-fanciullo baldanzoso, in sella, su un piccolo cavallino sardo.
-
-A destra della Contessa e a portata della sua mano, un tavolino
-di certosina recava gli oggetti che potessero presumibilmente
-abbisognarle: libri, l'occorrente per scrivere, lavori incominciati...
-fialette di medicinali e d'essenze. E al centro, presso una
-minuscola statuetta d'argento dell'Immacolata, rigirata fra grani
-di madreperla d'un rosario, stava ancora un ritratto di Roberto, una
-fotografia-gabinetto: la testa soltanto, idealmente bella sulle larghe
-spalle che andavano smarrite nella sfumatura delicata del lavoro.
-
-In quella sala, fra quel busto e quei due ritratti, Tecla scendeva ogni
-mattino, quando poteva alzarsi. Alle sei del pomeriggio, sorretta da
-due domestici, passava nella vicina sala da pranzo, e quivi finiva la
-sera nell'ossequiosa compagnia del cappellano, del suo uomo d'affari e
-di qualche parente o amico di casa. Tardava quanto poteva a coricarsi,
-soffrendo di crudeli insonnie, cagionate da un quasi perenne stato
-nevralgico. Incomodi di lunga data l'avevano quasi al tutto privata
-dell'uso delle gambe. Aveva la cappella in casa, e non usciva, che due
-o tre volte all'anno.
-
-Una vecchia zitellona povera, lontana parente della casa, aveva assunte
-presso di lei le funzioni di dama di compagnia. Ma la Contessa non era
-molto loquace, e il garrulo cinguettìo, l'ampia messe di pettegolezzi
-di Donna Marietta non erano fatti per distrarre i forzati ozi della sua
-benefattrice e patrona. La buona zitellona aveva imparato a passare
-molte ore con Tecla, pronta ai suoi cenni, ma in disparte, lavorando
-silenziosamente per conto proprio, rispettando i tentativi di riposo
-assoluto mercè i quali la Contessa tentava di conciliarsi almeno per
-qualche minuto il sonno che, nella notte, visitava sì scarsamente il
-suo capezzale.
-
-Nella piccola contrada fuori mano, ove s'ergeva, grandioso e tetro, nel
-suo carattere medioevale, il palazzo Rescuati, nulla accadeva di atto
-a turbare la quiete dei vasti appartamenti deserti. Da quel silenzio
-malinconico, necessariamente uggioso ad un giovane, la Contessa aveva
-voluto allontanare il suo figliuolo.
-
-L'aveva fatto, e non se ne pentiva. Ma ora egli da tempo non scriveva.
-Ella pensava: — Se ci fosse qualcosa, me ne scriverebbe Elisa.
-
-Ma anche Elisa da un mese non scriveva. E a Tecla venivano dei pensieri
-strani su sè stessa, sull'esito della sua malattia, mentre riposava in
-silenzio, inerte, sul divano verde, facendosi sempre più pallida, più
-stanca, nella sua gran casa, taciturna anch'essa, senza luce, senza
-sole, senza gioventù, senza bambini, senza Roberto.
-
-Donna Marietta sollevò il capo dal suo lavoro, e diede un'occhiata alla
-signora. Vide che la Contessa teneva chiusi gli occhi e stava immobile.
-
-Allora la zitellona, con un piccolo sospiro di sollievo, si alzò,
-sgranchì la sua ossea personcina ritta e rigida come un paracqua, nella
-sua fodera di vestimenti semi monacali e chiotta chiotta, in punta di
-piedi, se la battè alla volta di recessi meno splendidi, ma dove almeno
-si potevan barattar parole colle cameriere o colla moglie dell'agente.
-
-Appena si sentì sola, Tecla aprì gli occhi con un pallido sorriso. Ah!
-gliel'aveva fatta a Donna Marietta! Ma tosto si distrasse dal pensiero
-di Donna Marietta. Coll'acuta percezione auditiva che è tutta propria
-degli ammalati, aveva udito, mentre era tuttora quasi impercettibile,
-uno strepito di passi che s'accostavano per la lunga fuga delle
-sale vicine. Riconobbe quello pesante e strascinato del suo vecchio
-servitore, ma non l'altro, un passo femminile leggero, ignoto, e che
-pure le andava suscitando una forte, crescente impressione. Il suo
-povero cuore prese a batterle forte in seno, come presago dell'alta
-angosciosa emozione che le strappò un grido, quando, apertosi l'uscio,
-udì annunziare e farsi avanti la contessa Serramonti.
-
-Non poteva alzarsi. Elisa le corse incontro colle braccia tese per
-abbracciarla. Ma nella mente di Tecla quell'arrivo improvviso parve
-talmente connettersi alle sue preoccupazioni di poc'anzi ch'ella ebbe
-un pensiero soltanto, un terrore, una domanda:
-
-— Roberto?
-
-— Sta bene, ti accerto — ripeteva Elisa, profondamente colpita da
-quell'angoscia, nonchè dal terribile deperimento di Tecla.
-
-— No, no — ripeteva Tecla ansante, ostinata nel suo spavento — cosa
-c'è?... cos'è accaduto? per pietà! dimmi.
-
-— Nulla, ti accerto, nulla — replicò Elisa. — Son io, soltanto io, che
-vengo a dirti...
-
-Cadde in ginocchio dinanzi alla madre di Roberto.
-
-E sul seno palpitante di questa, in uno scoppio irrefrenabile di
-amore e di pianto, celò il volto. — Perdonami... — sussurrò. Questo è
-accaduto, ch'io l'amo!
-
- *
- * *
-
-L'una di notte.
-
-Nel grande stanzone da letto, coi parati di damasco pallido, la luce
-velata della _veilleuse_ diffonde una luce sbiadita, insufficiente
-a rompere una penombra piena della confusa parvenza dei mobili e
-delle cose. Sul tavolino da notte, accanto al letto in cui giace
-Tecla Rescuati, la fiamma di una candela accesa in una piccola
-bugia d'argento rischiara, in una breve zona di riflessi, due forme
-femminili, vicine, quasi abbracciate, nell'intenso assorbimento di
-colloquio. Tecla, col capo affondato fra i guanciali, coi grandi occhi
-spalancati ascolta ciò che Elisa Serramonti, seduta su una poltroncina
-bassa e col busto appoggiato alla sponda del letto, le viene narrando
-sommessamente, per non destar la cameriera nella camera attigua. Un
-lieve odor d'etere si esala nell'ambiente. Il palazzo dorme silenzioso,
-nella grande pace notturna.
-
-Ed Elisa narra, coll'irresistibile effusione di uno sfogo troppo a
-lungo represso, la strana storia del suo cuore. Cerca, nella tempesta
-appassionata dei suoi ricordi, di riannodare le sparse fila dei
-dettagli di quel sentimento ch'ella ha lasciato giungere, nella sua
-ibrida forma, sino all'intero dominio di sè stessa. Ma, ogni inganno è
-scomparso ora; è la donna che parla, la donna che ama, che spasima, che
-sente vano ogni sforzo per tollerare ciò che ella stessa ha compiuto,
-che rinnega il suo eroismo e si confessa vinta e trascinata dal suo
-amore verso le vie, gli scopi, l'essenza di ogni vero amore!
-
-Tutto disse a Tecla di quanto era accaduto, di quanto le aveva
-dimostrato e detto Roberto, di ciò ch'egli le aveva chiesto. La
-confessione fu completa, senza ambagi, e mentre Elisa andava così
-denunziando l'animo suo, sentiva ella stessa l'impressione di una
-rivelazione... la sorpresa di ravvisare in sè, di toccar con mano la
-propria attitudine a tutte le facoltà caratteristiche della passione.
-Ella tremava, nell'angoscia di quella confessione che atterriva il
-suo orgoglio; ma un'altra specie di orgoglio subentrava al primo,
-l'orgoglio di sentirsi finalmente, completamente donna.
-
-Uno splendore d'intima fiamma irradiava il suo volto; l'occhio
-era umido, sfavillante di luce e di passione. Tecla comprendeva,
-vedendola così, il pericolo a cui, senza saperlo, aveva esposto suo
-figlio. Ascoltava, pallida, attenta. E quando Elisa ebbe finita la
-sua confessione, si lasciò scivolare in ginocchio, e con una completa
-remissività, con un appello supremo alla giustizia ed al cuore della
-madre, sussurrò, stringendo violentemente le mani di lei:
-
-— Ora ti ho detto tutto... Tu sei sua madre. Decidi.
-
-Tecla si raccolse un istante; pensò... Forse chiese a Dio, anch'ella,
-una forza. Non era stato quello il suo sogno di madre... Forse ella
-sentiva confusamente quanto è temerario ogni tentativo di felicità.
-Ma Roberto amava quella donna. Tecla sapeva ciò che ella era stata,
-ciò che saprebbe esser ancora per lui! Pensò che non glielo avrebbe
-portato via, per quel poco tempo ch'ella aveva ancora da vivere! E
-l'antico eroico spruzzo di tenero romanticismo, ch'era sempre stato nel
-suo cuore, disse anch'esso la sua parola! Elisa attendeva, bella...
-oh inesprimibilmente bella della sua passione e della sua fiducia
-disperata... Tecla risolse.
-
-— Elisa — mormorò — non piangere... Io ti comprendo... in tutto... Sei
-stata sublime; di più non potevi fare!... E ora, poichè lo ami ancora,
-se egli t'ama sempre, prendilo il mio figliuolo... Io, sua madre, te lo
-do!
-
- *
- * *
-
-Dagli spiragli delle chiuse imposte trapelava ora uno scialbo
-biancheggiare del mattino; la candela era pressochè consumata e sulla
-faccia di Tecla stava il pallore delle notti più cattive. Ma ella in
-quel momento non avvertiva di soffrire. La intensa concitazione di
-Elisa era passata anche in lei. Tecla si eccitava febbrilmente nei
-sogni di un avvenire che, dopo tutto, le rendeva suo figlio.
-
-Era una conversazione rotta, confusa tra quelle due donne, soggiogate
-dallo stesso sentimento, ed entrambe così atte a subirne l'impero.
-Tecla comprendeva ora l'appassionata infatuazione di Elisa, come Elisa
-aveva alla sua volta compreso l'ardente, il cieco amore materno di
-Tecla. Parlavano a scatti, con un'assoluta sincerità, certe che, ora,
-non potrebbero fraintendersi in nulla.
-
-— Bada, soffrirai! — aveva detto Tecla ad Elisa.
-
-— Lo so, è inevitabile... Ma non importa. Era una viltà la mia...
-quella di non voler soffrire! Naturalmente, sarà questione di pochi
-anni... Ma avrò tanta cura, lo amerò tanto che, per qualche tempo,
-tutto sarà compensato... E poi... quando verrà il momento... oh...
-non lo tormenterò, sai... saprò soffrire, tacere quanto occorre. Alla
-peggio, morirò... Ma intanto... intanto!
-
-Il delirio della sua gioia era in quel momento portato all'estremo.
-Pareva il trionfo di una rivendicazione... pareva quasi un diritto. E
-Tecla si accendeva anch'ella all'ardore di quel cuore amante che aveva,
-finalmente, trovata la sua via.
-
-— Sì, sarete felici. Egli ti ama, tu sei degna del suo amore.
-Vedendoti, comprenderanno... E non me lo porterai via, nevvero, il mio
-figliuolo? Egli sarà felice qui con noi. Tu che sei forte, che hai
-il suo amore, saprai indirizzarlo al bene, ispirargli il desiderio
-di una vita attiva, giovevole, lo spingerai a delle belle, a delle
-nobili occupazioni. Lo conosco, è il mio figliuolo... Son io che l'ho
-avvezzato un po' male, che l'ho fatto un po' pigro, un po' imperioso.
-Ma in fondo, per chi ama, egli è capace di sacrifici, di sforzi!
-Ha bisogno di affetto, di un ambiente suo, casalingo... Verrete qui
-nevvero... vivrete con me? Qui, vedi, le illusioni si possono serbare
-più a lungo, sono meno osteggiate dal genere di vita, si rimane
-indietro in tante cose; anche col tempo... E lo terremo qui con noi...
-veglieremo noi!... E tu farai in modo ch'egli sia sempre... sempre
-contento, nevvero?
-
-— Sì, sì... — ripeteva Elisa con trasporto... — Non temere, farò tutto
-ciò che mi dirai... tutto ciò che sarà necessario perchè egli non
-si penta, perchè non rimpianga ciò che ha rinunciato per me. E così
-isolati, a furia d'amore, saremo felici a lungo... e Dio... forse mi
-perdonerà la mia audacia.
-
-Tacque, vinta dall'emozione, sorridente, estatica fra le lacrime...
-Poi quelle due donne, per un impulso simultaneo, irresistibile, si
-strinsero in un abbraccio appassionato nel pensiero, nell'amore,
-nell'avvenire di Roberto!...
-
- *
- * *
-
-— Apri le imposte — disse Tecla ad Elisa.
-
-Elisa obbedì e la luce del giorno fatto rischiarò il volto alterato
-di Tecla. Un periodo di reazione era già successo all'eccitamento di
-poc'anzi, non impunemente subito da quel fragile organismo.
-
-— Vuoi che chiami la cameriera? non ti senti bene, mi pare — chiese
-Elisa.
-
-— Oh no... non è nulla. È solo la mia solita crisi. Non suonare,
-aspetta, fra un momento... Voglio dirti ancora una cosa.... Che conti
-di fare?... Vuoi che gli scriva io?...
-
-Un lieve cenno di Elisa l'avvertì che quel mezzo non le pareva adatto.
-
-— Vuoi scrivergli tu?
-
-Elisa arrossì violentemente.
-
-— Oh no... no...
-
-— Allora?...
-
-— Vorrei — disse Elisa, turbata, con una sincerità di pudore che
-pareva metterle sulla fronte l'aureola d'una vergine — vorrei... che la
-cosa venisse da sè, naturalmente. Ecco... io tornerei ora a Firenze.
-Giusto, ai primi di maggio ci son le corse, è un ritrovo generale.
-C'incontriamo così come per caso e... allora... allora!
-
-Tecla non pareva al tutto persuasa di questo ritardo. Ma comprendeva
-che Elisa volesse, per un sentimento delicatissimo d'orgoglio e d'amore
-ad un tempo, scegliere un terreno neutro ed un'occasione fortuita per
-ricondurre Roberto al punto delicatissimo della ripresa degli antichi
-rapporti... Pure... tant'è!
-
-Ma non seppe, lì per lì, concretare precisamente le proprie obbiezioni.
-E sentiva una confusione, cagionata dall'imminente crisi nervosa,
-mettersi nei suoi pensieri e scompigliarli.
-
-— Fa come credi. Ma non perder tempo. Per tanti motivi. E ora, vuoi
-chiamare la donna? Non ti sgomentare, sai... È solo... solo...
-
-Cadde inerte sul guanciale. Era solo la sua crisi. Ma, forse a cagione
-delle emozioni testè subite, l'aveva colta con una violenza che poteva
-realmente parer minacciosa ad Elisa, ignara di quanto può tollerare
-talvolta un fisico di donna nervosa, apparentemente inetto ad ogni
-sforzo di resistenza. Ci furono dei momenti di parossismo, in cui
-Elisa, raccapricciata, potè credere che fosse per spezzarsi, da un
-momento all'altro, il tenue filo di quell'esistenza.
-
-Ma il filo non si spezzò, e otto giorni dopo quella notte, piena per
-entrambe di sì vive emozioni, Tecla ed Elisa si dicevano addio. Elisa
-partiva per Firenze per ritrovarvi Roberto, per dirgli che s'era
-ingannata, che lo amava e che sarebbe sua.
-
-Tecla rimaneva, aspettando.
-
-Il medico aveva raccomandato di evitare a Tecla ogni forte impressione.
-L'addio fu dunque calmo. Solo all'ultimo momento, mentre Elisa si
-chinava per baciare l'amica coricata sul divano, questa si sollevò
-alquanto, e tracciò un piccolo segno di benedizione sulla fronte di
-Elisa. Ed Elisa ebbe un rapido ricordo di quella benedizione che aveva
-messa, lei, come una madre, sulla fronte di Roberto, quando egli doveva
-battersi con Carisi. Un lampo di terrore, il senso indefinito di un
-rischio, di un pericolo le attraversò l'anima, come un razzo che fende
-l'aria gioconda d'una notte di festa.
-
-Ma subito sorrise, libera da quel semi pensiero. Ah!... ma non eran
-passati due mesi!...
-
-
-
-
-XVII.
-
-
-Sulla piattaforma interna della stazione Elisa aspettava il diretto
-che, proveniente da Milano, doveva portarla a Firenze. Le pareva che
-non giungesse mai, benchè solo di tre minuti, quando giunse finalmente,
-fosse in ritardo dell'orario. Seguita da un domestico di Tecla, che
-l'aveva accompagnata alla stazione e recava il suo piccolo bagaglio,
-ella stava in attesa della discesa dei passeggieri dai carrozzoni
-di prima classe, sperando di scoprirne uno vuoto per compiervi sola,
-possibilmente, il suo viaggio, quando, dall'interno per l'appunto di
-uno dei carrozzoni, udì una esclamazione di grata sorpresa, e il suo
-nome pronunciato da una nota voce.
-
-Quasi in pari tempo, un viaggiatore balzò a terra. Era Marcello Plana.
-
-— Oh Contessa! che sorpresa, che piacere!
-
-— Andate a Firenze?
-
-— Certo. E voi?
-
-— Io pure. Volete salir qui?
-
-Senza rispondere, Elisa fece un cenno al domestico che depose la
-valigietta nel vagone. E dieci minuti dopo, Elisa e Don Marcello
-stavano seduti di fronte in quella carrozza, mentre il treno
-filava diritto verso Firenze. Erano soli, e Marcello guardava Elisa
-sorridendo, con quel suo inesorabile scrutinio dello sguardo.
-
-Elisa rideva, conscia, con dei rossori, cercando invano di negarsi a
-quella divinazione che la perseguitava.
-
-— Ebbene, cos'è avvenuto? Perchè siete così bella? Cosa c'è nell'animo
-vostro per avervi fatti sì splendidi gli occhi?
-
-Questo dicevano i suoi, mentre la voce aveva accenti e parole quasi
-indifferenti. Sotto l'insistenza di quell'intima indagine ella sentiva
-ricercato l'animo suo; era un appello diretto, giustificato dall'antica
-confidenza reciproca, ma Elisa provava in quel momento una strana
-sensazione. Quella, cioè, che del suo amore fosse più facile il viverne
-che il parlarne.
-
-Per qualche tempo, seguitarono così, con un battibecco di sorrisi, di
-parole, in cui penetrava una sottile incertezza di frasi accuratamente
-scevre d'ogni possibile appiglio alla non voluta interpretazione...
-
-Poi, a un tratto Elisa bruciò le sue navi.
-
-— Non mi chiedete da dove vengo?
-
-— Lo vedo. Da ***, una bella cittadina, n'è vero?
-
-— Sì, credo, non l'ho vista. Sono stata da...
-
-Si arrestò bruscamente. Marcello non sorrideva più. Sapeva.
-
-— Siete stata da Tecla Rescuati, nevvero?
-
-— Sì.
-
-Un filo di voce, sottilissimo per dir quel piccolo sì.
-
-— Elisa, mia cara amica... voi avete un segreto!
-
-Ella chinò il capo e gli occhi, come avrebbe potuto farlo da fanciulla,
-a vent'anni. E non era un anacronismo, non una stonatura. E c'era pure
-in quel moto una gravità nobile e dolce di donna matura alla vita.
-
-Non si contraddicevano quelle due sfumature sì eloquenti d'espressione.
-
-— Non me lo volete dire?
-
-Attese un istante; poi proseguì, sommessamente, come un confessore:
-
-— Volete che ve lo dica io? non volete proprio dirmelo, che io aveva
-indovinato?
-
-— Indovinato?... Ebbene, sì, avete indovinato.
-
-Il treno entrava in una galleria. Nel buio di quel transito egli le
-chiese:
-
-— L'amate?
-
-— L'amo!
-
-Tacquero. Al primo chiarore, Elisa alzò gli occhi su di lui. Era, non
-era, una specie di immensa, di malinconica pietà? un'interrogazione
-indistinta, forse gratuitamente attribuitagli, ma il cui solo pensiero
-fe' salire alla fronte di lei una altera fiamma?
-
-— Lo sposo, — disse semplicemente, come una risposta.
-
-— Certo, — assentì Marcello.
-
-E di nuovo, entrarono nel buio e nel silenzio delle viscere
-dell'Appennino.
-
- *
- * *
-
-Nel corso del viaggio, ella gli disse tutto. Da prima come a forza,
-per una violenza fattale dall'indole speciale e dal passato della
-loro amicizia. Poichè a lei pareva che le _sue_ ragioni, le sue
-incongruenze, le sue successive disfatte, dovessero parergli qualcosa
-di grottescamente puerile, che dovevano tornare inconcepibili al suo
-senno pratico. Ma, al suono della voce concitata, tremante di Elisa,
-davanti a quel fiore d'anima amante che sbocciava trepido innanzi a
-lui, si risvegliava l'attenzione tenera dell'uomo a cui sono noti,
-e sa quanto sono rari a trovarsi, i genuini tesori del cuore. Ogni
-traccia di sollazzevole celia era scomparsa dalla sua fisonomia, fatta
-subitamente grave e dolce, come quella di un padre. Sotto l'impero di
-quel mutamento s'acquietava l'indistinto timore di Tecla, la sua idea
-che in lui si dovesse estrinsecare lo sprezzante giudizio dei tanti
-che avrebbero condannata la sua felicità avvenire. Ed egli l'udì senza
-interromperla, e quando ebbe finito, le disse solo quasi teneramente:
-
-— Comprendo.
-
-— L'avevate preveduto forse? — chiese Elisa, con un'inflessione di voce
-che implorava l'assenso.
-
-— Presentito piuttosto. Sapete cosa mi ha fatto pensare al pericolo?
-L'assoluta vostra cecità nel volerlo ravvisare. Ma ciò poteva anche
-essere un elemento di salvezza per voi, perciò non volli precisare il
-mio consiglio. Più tardi, a misura che le vostre lettere si riempivano
-di lui, pensai che egli andava riempiendo il vostro cuore. Cessaste
-poscia, nelle vostre lettere, di parlarmi di lui. Vieppiù immaginai ciò
-che adesso mi è noto.
-
-— E — chiese Elisa con un piccolo riso nervoso — mi trovate una grande
-imprudente, un essere assurdo, illogico?
-
-— No, trovo anzi che tutto ciò, in un certo senso, è affatto logico.
-Non ve ne fo taccia alcuna. Avevate un immenso bisogno d'amore!...
-Dovete aver molto lottato, molto sofferto!
-
-— Molto — rispose semplicemente Elisa.
-
-— Ebbene, Dio benedica la vostra risoluzione! A me non resta che
-un'attesa soltanto; ch'egli sia degno di tutto ciò.
-
-— Oh! — disse Elisa, — il mio Roberto!
-
-E tutta la squisita passione del suo cuore, la cieca tenerezza di tutto
-l'esser suo, vibrò come una nota di paradiso nell'intonazione molle,
-sussurrata di quella parola.
-
-Marcello la guardava, attento. Poichè di rado nella vita è concessa
-questa sublime cosa, di vedere in faccia l'amore, l'amore solo, unico
-supremo signore di un animo!
-
- *
- * *
-
-Davanti all'atrio della palazzina in via S. Gallo il _landau_ nuovo
-della contessa Serramonti, coi due bellissimi _Mecklemburghesi_, stava
-in attesa della signora.
-
-Con grande meraviglia di Giacomo, il cocchiere, la Contessa aveva
-preso uno speciale interessamento ai dettagli ed all'assieme della
-delicata funzione dell'attacco. Ce n'era voluto, perchè si chiamasse
-soddisfatta. Del resto, avrebbe potuto benissimo risparmiarsi
-l'incomodo. Un cocchiere fiorentino e il giorno delle Corse! Quasi
-personale, la questione!
-
-Giacomo attendeva ora, e da un bel po', immobile nella maestà della
-sua classica posa di attesa. Un palafreniere stava ritto dinanzi ai
-cavalli, un po' snervati dall'indugio, e che protestavano a modo loro
-ora scalpicciando leggermente sul terreno, ora allungando il collo e
-stiracchiando i filetti. Pietro, il domestico, stava in piedi, pronto
-presso la portiera. In disparte, dietro una vicina macchia di oleandri,
-si dissimulavano le faccie curiose della moglie e della figlia del
-portinaio, mentre da una finestra a terreno si vedeva far cautamente
-capolino la berretta bianca e la faccia rubiconda del capo di cucina.
-
-Di solito, la Contessa, non fa aspettare la carrozza. Ma oggi! L'ha
-ordinata per le quattro, e sono quasi le cinque. Giacomo si rode un
-pochino in cuor suo. Ha paura di giunger tardi sul Prato, e che al suo
-equipaggio non tocchi un buon posto.
-
-A un tratto, si scuote, si erige sulla persona, stringe più saldamente
-le redini fra le mani. L'invetriata interna dell'atrio viene spalancata
-da Andrea, il quale si ritrae tosto per lasciar passare la Contessa.
-Elisa si trattiene un istante sulla soglia per dare qualche ordine al
-suo vecchio cameriere. Nel piccolo gruppo di quelli che attendono non
-si produce il minimo atto che si permetta una qualsiasi espressione. Ma
-i loro sguardi tradiscono una specie di abbagliamento. Ella lo avverte,
-lo constata, e un assurdo lampo di gioia attraversa il suo cuore di
-donna. È il primo effetto ch'ella fa. Ma dunque è bella... anche per
-loro! dunque ha raggiunto il suo scopo!...
-
-Lo ha raggiunto, perchè lo ha voluto, perchè, per raggiungerlo, ha
-riunite tutte le forze, perchè tutto ha contribuito docilmente a
-coadiuvarla. È bella in un modo nuovo, splendido, e pure indefinibile.
-La sua _toilette_ è un'opera d'arte, creata col concetto del genere
-speciale, compromesso — non sempre facile a toccare — tra la _toilette_
-di giorno e quella di sera, quale il cielo e le consuetudini fiorentine
-permettono di sfoggiare alle Corse. Una raffinata poesia di tinte
-neutre, una squisita indecisione fra il colore della perla e quello
-del fior d'elitropio, su cui corre una trasparente sfumatura di trine.
-La sapiente maestria del taglio ha secondata amorosamente la grazia
-femminile ed eletta delle forme.
-
-In capo Elisa reca un piccolo diadema di tulle della stessa tinta
-dell'abito, una specie di corona aerea che non cela la tinta un po'
-varia della capigliatura, ma che neppure adombra la purezza raggiante
-della fronte, la gloriosa luminosità di due occhi beati. Ogni più
-minuto dettaglio di quell'acconciatura è un contributo sommesso,
-intonato alla perfetta armonia dell'assieme: da tutta quella delicata
-squisitezza di foggie, di tinte d'accessori si sprigiona una seduzione
-vaga, irresistibile, penetrante come l'olezzo strano d'un preziosissimo
-fiore di serra. Sul volto di Elisa sta una misteriosa poesia, una
-tenerezza ineffabile di emozione velata. Poche volte nella vita
-la donna ha titolo ad esercitare _quella_ specie d'incanto; è solo
-quello dei grandi momenti, delle ore culminanti del suo destino. Per
-Elisa è una di quelle volte, per l'appunto! Entra in carrozza, si
-nicchia nel suo cantuccio in quella incosciente grazia di posa che
-le è tutta speciale. Andrea depone sui cuscini, di fronte a lei, un
-leggero _pardessus_, un piccolo panierino di paglia pieno di gallettine
-inglesi, di _langues de chat_, poi un grosso mazzo di vaniglia e di
-rose bianche. Il tempo non potrebbe essere più splendido, neppur esso,
-nè più complice di così. Elisa apre l'ombrellino grandissimo con un
-ampio _falbalà_ di trine spioventi, e la testina s'incornicia adorabile
-sulla marcellina bianca dell'interno. Consegna al domestico il
-biglietto speciale per l'entrata al recinto; quello lo ripone, chiude
-la portiera, d'un balzo è a cassetta, accanto al cocchiere che attende
-il cenno della partenza... Elisa indugia per un attimo, per un secondo.
-Ma tosto si decide:
-
-— Avanti, — dice quietamente al cocchiere.
-
- *
- * *
-
- . . . . . . .
-
-Testè compiuta la terza corsa. S'è appena estinto, nell'immensa folla,
-il lungo mormorio di acclamazione al fantino vincitore. Un triplice
-rango di equipaggi signorili ingombra il lungo tratto di via, appiè
-dell'altissimo terrapieno che regge il viale maggiore delle Cascine.
-A sinistra dello sbocco, l'altura è orlata d'una bassa siepe, dietro
-la quale si pigia e si protende un'altra e fittissima siepe di
-spettatori, giudici di lassù, al fresco ed all'ombra, delle vicende
-e della vaghezza dello spettacolo sottostante. Un'altra ressa di
-spettatori pedestri si è fatta strada abbasso tra il formicolio dei
-legni fermi al loro posto, e fa ala lungo il lato destro di questi,
-costeggiando il cordone che segna il percorso dei fantini. In fondo,
-a capo di quell'interminabile assembramento di pedoni e di carrozze,
-sventolano le bandiere e gli addobbi degli steccati eretti per la
-circostanza, il palco reale, le tribune dei soci, delle signore, le
-scuderie e il locale del Jury. Di là vengono dati i segnali, là si
-pronunciano i verdetti, si registrano le scommesse e si concretano le
-più genuine emozioni del vero _sportman_. Colà si riuniscono attorno ai
-_drags_, ai _breacks_ o ai _dogcarts_, dai quali sono stati staccati i
-cavalli, i membri più influenti della Società ippica. Quivi, all'alto
-di quei legni, che fanno pel momento ufficio di palchi, spiccano
-le più trionfanti bellezze del mondo fiorentino, le signore che più
-hanno o possono ostentare la passione dello _Sport_. Quivi s'accoglie
-il fior fiore della società mascolina, e, fra una corsa e l'altra,
-allegri pasti di sandwicks inaffiati di marsala o di _champagne_ si
-consumano a ristoro delle lunghe attese e delle varie emozioni della
-giornata. Alla parte opposta, al centro del tracciato della pista,
-nereggiano, fatte piccine all'occhio dalla distanza, le carrozze
-escluse dal recinto privilegiato dei soci, ed un più scarso convenire
-di spettatori che non hanno temuto, per trovarsi colà ad agio,
-quietamente, di percorrere un lunghissimo tratto di via circolare.
-Lontano lontano, nello sfondo dell'immensa prateria, si disegna,
-vaporosa, la linea ondulata delle colline, e qualche grande fienile
-mette isolata la sua nota di fabbricato rustico. Verso la stazione,
-dei rombi, dei fischi, affievoliti dalla distanza, e qualche rapido
-trasvolar di treni stridenti sulle rotaie, accennano, quasi importuni,
-al fervere di un'altra vita. Poichè chi può pensare a lasciar Firenze
-quel giorno, a spiccarsi da quel luogo ove tanta e sì varia gente
-è felice di trovarsi, in un solo impulso di sfoggio di godimento
-comune del paro ai grandi e ai piccini, all'aristocrazia regnante,
-ai forestieri, alla folla minuta del popolino, ricco di un magnifico
-senso estetico di ammirazione, pago della sua gaiezza filosofica di
-apprezzamento spruzzato d'umorismo critico... la folla, che ancora
-s'inorgoglisce dello sfoggio dei _suoi_ signori, che adora i cavalli,
-che si elettrizza per ogni corsa, anche se ridotta a due soli corsieri,
-appartenenti alla stessa scuderia?... E, sopra quello splendido
-spettacolo, azzurreggia uno splendido cielo: Maggio ride nell'aria. Le
-fioraie circolano costantemente sul luogo. Dall'interno delle carrozze,
-dagli occhielli de' soprabiti, una superba e delicata magnificenza di
-colori, un olezzo persistente ricordano il privilegio a cui deve il suo
-nome la città. Le Cascine verdeggiano immense, piene d'ombra. Su negli
-alberi, all'altezza dei nidi risuona, immemore del fruscio sottostante,
-una confusa dolcezza di gorgheggi e di pigolii; talvolta persino, in
-un momento d'attesa, quando la folla per meglio vedere sta immobile e
-frena le sonorità del suo alito, un lungo perlato a-solo di usignolo
-si fa audibile e si diffonde di lassù, chiaro, patetico, come nella
-mistica calma di una solitudine!
-
-Dall'alto del suo seggio, il cocchiere della contessa Serramonti
-scambiava, col domestico testè balzato a terra, degli sguardi di
-stizzosa costernazione. Poichè erano giunti assai in ritardo, e i
-posti migliori, quelli a fianco del cordone, erano occupati dalle
-carrozze più sollecite a giungere, ed egli aveva dovuto fermarsi,
-ignominiosamente, in terza fila. Ciò gli amareggiava la gioia del
-trionfo. Era stato veramente un trionfo il suo procedere al piccolo
-trotto dei _Mecklemburghesi_ corvettanti, mentre il sobbalzo leggero
-delle molle imprimeva al _landau_ una mossa squisita di lieve altalena.
-Aveva ben visto egli, sul suo passaggio, gli sguardi ammirativi
-degli intelligenti, dei camerati, di quelli che possono criticare! Oh
-potevano guardare per l'appunto... E anche la signora non guastava.
-
-No, Elisa non guastava. Nicchiata come la perla nell'astuccio,
-nell'eleganza inappuntabile del legno, consentendo la persona,
-con un'inconscia voluttà di abbandono, alla movenza morbidamente
-sussultante del carro, raccoglieva anch'ella sul suo passaggio la messe
-di un omaggio, che scendeva inesprimibilmente caro al nuovo orgoglio
-del suo cuore. Fra le molte conoscenze che, sorprese di vederla, così
-inattesa e così inattesamente bella, la salutavano ora, vivamente,
-come premurosi di ricordarsi a lei, fra i componenti di quei circoli
-che aveva sempre frequentati, ella passava quel giorno colla coscienza
-di una fiera battaglia combattuta e vinta, nell'audacia serena della
-sua ribellione. Rispondeva ai saluti colla grazia sorridente di una
-sovrana. Un po' pallida ora, ma di un pallore rosato, che pareva
-anch'esso una trasfigurazione.
-
-Ed ella si andava dicendo: — Ora, fra poco, da un momento all'altro.
-
-Quando aveva dato ordine al cocchiere di fermarsi, era perchè aveva
-visto Don Marcello Plana. Appena i loro sguardi s'incontrarono, egli
-venne a raggiungerla. Egli l'aspettava, da tempo e ansiosamente. Per
-un secondo, rimase immobile, muto, sotto l'impero di quel fascino a cui
-nessuno poteva sfuggire quel giorno.
-
-Elisa gli stese la mano; poi, colpita alla sua volta dall'espressione
-turbata del volto di lui, gli chiese affettuosamente:
-
-— Cosa avete?
-
-— Nulla... vi assicuro. Siete splendida. Usciste ieri? avete veduto
-gente?
-
-— No, sono stata in istretto incognito come una regina.
-
-— Ah! — fece Marcello, mordendosi le labbra.
-
-Parve prendere a un tratto una risoluzione, e si chinò per dir qualche
-cosa all'orecchio di Elisa; ma Elisa si volgeva in quel momento verso
-l'altra portiera, alla quale s'era testè accostato, raggiante della
-contentezza di rivederla, il vecchio duca di Sant'Eremo.
-
-Nè, da quel momento in poi, tornò possibile a Marcello intrattenere
-in disparte la contessa Serramonti. Attorno al _landau_ si assiepò,
-rinnovandosi perennemente, una corte di amici e di conoscenti.
-Nelle carrozze vicine si ammirava, si invidiava quella signora tanto
-attorniata, a cui veniva offerto visibilmente l'omaggio che meritava
-la sua bellezza, l'incanto della sua figura, della sua conversazione.
-Poichè ella, conscia del suo potere, lo esercitava liberamente in quel
-giorno con un segreto, amoroso desiderio che anche l'amor proprio di
-Roberto fosse beato di ritrovarla così potente di attrattive e di
-fascino, prima ch'egli si sentisse dire da lei: Prendimi ora, sono
-tua!... E mentre rideva, scherzava, guardando, aspettando, il cuore
-precipitava le sue pulsazioni, e un piccolo spasimo faceva sussultanti
-le vene del suo collo nelle diramazioni dell'aorta.
-
- *
- * *
-
-Anche Pippo Gerri, nel corteo della Contessa.
-
-Un buon figliuolo davvero quel bolognese spensierato, allegro, e che
-invecchia invano; sempre giovane nei gusti e nelle manìe. Fanatico di
-_Sport_, ha speso in cavalli il fiore del suo patrimonio e dei suoi
-anni. Non gli rimane ora che una magrissima rendita, da cui ritrae a
-stento quanto può consacrare a dei platonici pellegrinaggi sportivi
-nelle città d'Italia dove hanno luogo le corse. Capita ogni anno a
-Firenze all'epoca consacrata, per una diecina di giorni, durante i
-quali rivive cogli amici fiorentini un po' della sua vecchia vita
-elegante e scapatina, e fa incetta di tutti i fatti del giorno, per
-recarli poi con sè, come un bottino, a conforto della sua morta vita di
-nobile spiantato e di _sportman_ a piedi.
-
-Passando, ha trasecolato d'ammirazione davanti all'equipaggio della
-Contessa. Poi vedendo che anche ella è molto ammirata, si ricorda per
-l'appunto che da un anno all'altro ella è sempre stata gentile per lui
-e si reca immediatamente a farle omaggio. Ma non s'è trattenuto cinque
-minuti con lei che... drelin, drelin, ecco la campanella della quarta
-corsa, l'handicap!
-
-Ah cieli! come farà ora Pippo Gerri per vedere, per giudicare? Nella
-sua angoscia avverte che è vuoto il posto del domestico a cassetta. Con
-uno sguardo chiede il permesso; l'ottiene, s'arrampica, lesto, e su,
-brandisce la sua _patent lorgnette_, guarda, vede, è felice.
-
-Nell'eccitazione improvvisa del momento, il crocchio della Contessa si
-è sciolto attorno alla portiera; tutti si sono accostati al cordone.
-I fantini passano quasi paralleli nel corso frenato del primo giro,
-le teste si voltano, i busti si protendono nella loro direzione, si
-ode, nel gran silenzio generale, il passo dei cavalli sulla pista,
-simultaneo, rimbombante come il batter d'una piccola grandine, come un
-lungo fremito fischieggiante il fruscio dell'aria che gonfia le giubbe
-dei fantini. Tutti i canocchiali sono appuntati sovr'essi, li segue un
-lungo mormorìo della folla, le signore si alzano, stanno ritte in punta
-di piedi sui cuscini delle carrozze.
-
-Ma Elisa non volge neppure il capo, non guarda alla corsa. Non è una
-_sportwoman_ in quel momento. Non le par vero di poter riposare un
-secondo. È sola. Plana è testè andato per suo incarico a salutare
-un'amica comune.
-
-Ad un tratto, con un violento sobbalzo del cuore, ella si china a
-destra sul passaggio di un giovane che cerca frettolosamente di farsi
-strada fra un legno e l'altro per recarsi verso gli steccati. Ma egli
-si ferma a un tratto. Elisa lo ha chiamato dolcemente per nome:
-
-— Roberto.
-
-Egli pare colpito, come se avesse toccata una scossa elettrica. È lei,
-lei ch'egli credeva lontana, immemore di lui... Lei, quella che lo ha
-respinto, trattato come un fanciullo e che ora lo chiama così, con un
-cenno, con un sorriso.
-
-Si accosta alla portiera con un'esclamazione vaga, che gli muore in
-gola.
-
-Sono isolati, in quel momento, dallo spettacolo che avvince
-l'attenzione della folla. S'ode da lungi il galoppo precipitato dei
-fantini al secondo giro. Elisa sente che precipita la corsa, ormai
-sfrenata, del suo destino.
-
-Ancora si china, lo avvolge d'uno sguardo sublime, in cui ha messo
-tutto ciò che ha sofferto, tutto ciò che ha deciso, il suo amore, tutti
-i suoi amori per lui, la rinunzia, la piena offerta di sè stessa.
-
-— Venite stasera da me... Ho una cosa da dirvi.
-
-Roberto trasalisce, il suo volto s'imporpora, fa col capo un gesto
-vago, che può essere un cenno di adesione; nei suoi occhi si riflette
-un disperato smarrimento.
-
-È sempre bello come un Dio; ma quanto è smagrito! come son cerchiati,
-più di prima, i suoi occhi! Ah! grida il folle cuore di Elisa, ha
-sofferto dunque... anche lui!...
-
-Di nuovo i fantini passano nella foga delirante dell'ultimo sforzo.
-Passano come lampi, con un violento mulinello delle braccia che
-sferzano i cavalli, con un rauco gridìo di bestemmie, d'incitazioni
-e subito dopo, da lungi, il campanello proclama l'arrivo fra le
-acclamazioni della folla. Attorno al cordone cessa l'assiepamento,
-il crocchio della contessa Elisa si ricompone attorno a lei, il suo
-colloquio con Roberto è interrotto.
-
-Il giovane saluta i ritornati, cerca di prender parte ai commenti che
-s'incrociano vivaci sulla prova testè compiuta. Ma nella sua voce,
-nel suo sguardo c'è qualcosa che ispira ad Elisa un vago terrore,
-forse quello ch'egli possa tradire la propria intensa emozione. Non lo
-trattiene dunque quando egli in termini confusi, colla voce strozzata
-in gola, si congeda da lei.
-
-— A rivederci — dice Elisa. E gli porge una mano.
-
-Roberto esita un istante, poi prende quella mano, la stringe come se
-volesse spezzarla. Saluta profondamente e si allontana.
-
-S'è appena dilungato di pochi passi, quando Pippo Gerri, testè sceso
-dal suo pinnacolo, interrompe uno squarcio di eloquenza ippica per
-chiedere alla Contessa, col solito suo entusiasmo, chi sia quel bel
-giovane che è testè andato via.
-
-— Il conte Rescuati.
-
-Pippo Gerri si volta, per guardarlo ancora, quel bel giovane.
-
-— Ah! — esclama — è quello? Per Bacco! L'eroe del giorno, dunque? Eh,
-eh! non ha mica torto lei, quella signora. Pare impossibile! alla sua
-età! Saprà certo anche lei, Contessa.
-
-Ma la Contessa lo guarda attenta, calma, non sa...
-
-L'altro ride maliziosamente, ammiccando.
-
-— Povero Dino Follemare. È rimasto in Inghilterra. Ah! _les absents
-ont toujours tort_, nevvero? D'altronde doveva aspettarselo di essere
-_remplacé_. Era evidente, che da tempo la seccava. E ora, vedremo se
-questa sarà realmente l'ultima sorpresa della Duches...
-
-Si arresta a un tratto confuso, rammentando che la Serramonti è una
-signora austera, d'idee arretrate, che non ama neppur l'odore degli
-scandali e dei fatterelli di quel genere. Infatti ella non sorride, non
-chiede nulla.
-
-Ride egli, come un monello colto in fallo e muta abilmente
-conversazione mentre pensa in cuor suo:
-
-— Peccato, quella bella donnina, così elegante! Ma non all'altezza
-dei tempi. Con lei è inutile aver dello spirito. _Che danee traa via!_
-direbbe Ferravilla.
-
- *
- * *
-
-Quando Marcello Plana fu di ritorno dalla visita fatta gli bastò uno
-sguardo per capire a un dipresso cosa fosse avvenuto. Il mutamento
-di Elisa non era ancora percettibile agli occhi d'altri. Ma egli lo
-avvertì.
-
-Alla prima occasione propizia, ella lo chiamò.
-
-— È vero? — gli chiese.
-
-— Corre voce. Forse calunnie, pettegolezzi.
-
-Ma Elisa lo fissò in volto. Poi disse sommessamente: — È la verità?
-
-Era la verità. — Ginevra aveva saputo cogliere il momento migliore,
-quello in cui l'amor proprio dell'uomo che credeva di esser trattato
-come un fanciullo aveva bisogno immediato di una vendetta, d'una
-rivincita... pur che fosse. Essa lo aveva preso là dove Elisa l'aveva
-lasciato. Ciò ch'era stato per la Serramonti un terrore, un ostacolo,
-il perchè della reazione, era stato per Ginevra semplicemente il...
-punto di partenza. Così l'aveva preso, così era diventato suo, così
-s'era fatto, come un tempo Dino Follemare, l'amico intimo di casa
-d'Accorsi.
-
-Della contessa Serramonti non si parlava più. Era stato un episodio
-freddo, scipito, senza conclusione.
-
-Parecchi invidiavano Roberto, altri ne ridevano. Ma tutto ciò era
-perfettamente accettato dalla società.
-
-Un'altra pausa, un'altra occasione, e Marcello chiese sommessamente ad
-Elisa:
-
-— Volete partire?
-
-— No... rimango.
-
-Ed egli non insistè. Comprendeva cosa reggeva quella donna nell'ora più
-crudele della sua vita.
-
- *
- * *
-
-Più tardi, Elisa chiese a sè stessa cosa fosse accaduto nell'animo suo,
-in quei momenti. Non seppe mai definirlo bene. Forse l'intensità stessa
-del colpo toccato le intorpidì il pensiero, la sensazione. La sovvenne
-forse un istinto cieco d'altera verecondia.
-
-No! nessuno doveva sapere. Perciò non svenne, non si tradì comechessia.
-Così potè superare la vetta del suo calvario, il momento, cioè, in cui
-la Duchessa, camminando a piedi, seguita da un corteo di giovani fra
-i quali era Roberto, ravvisandola a un tratto, venne festosamente a
-salutare quella cara contessa Serramonti.
-
-Stava ella ora alla portiera a cui s'era poc'anzi accostato Roberto, le
-due signore scambiavano parole cortesi e indifferenti. Elisa era bianca
-come il marmo di un mausoleo, ma in pieno e guardingo possesso di sè
-stessa.
-
-La Duchessa aveva sdegnato in quel giorno di vestirsi come il più delle
-signore. Portava il vero costume di corse, inglese, di una tinta oscura
-quasi monacale.
-
-Ma era d'una sfrontata audacia, il suo modo di portarlo, l'aderenza
-assoluta delle stoffe sulle forti anche, sul celebre busto marmoreo,
-sulla cui violenta bellezza il tempo non aveva avuto presa. La
-faccia sempre uguale, brutta, sciupata, formidabile a vedersi, e pure
-attirante come quella di una sfinge.
-
-Stavano di fronte, chiacchierando come due eccellenti amiche. La
-Duchessa sapeva tutto ciò che quella donna aveva sofferto. Ginevra
-aveva saputo strappare dalle labbra di quel fanciullo le malcaute
-parole di confidenza in cui ella aveva indovinato ciò che Roberto
-stesso non aveva saputo indovinare, l'amore immenso nel sacrificio,
-l'immolazione nella rinunzia di Elisa. Ma essa non aveva creduto di
-illuminarlo su quel proposito; l'aveva solo... consolato.
-
-Così Elisa aveva tutto perduto, la battaglia e lo scopo di essa, il
-frutto della prima lotta e il fiore della seconda. Ora non le restava
-che di stare in piedi, ritta sul campo, acciocchè non si sapesse perchè
-era tornata, _quali_ ferite avesse toccate.
-
-La Duchessa, udendo di lei, e vistala così bella, aveva provato un
-vigliacco bisogno di stravincere. Per ciò solo era venuta a salutarla.
-Ma non era contenta, non stravinceva abbastanza. Un'irrisione crudele
-saettava dagli occhi di Ginevra, mentre ella andava accatastando lodi
-delicate della bellezza di Elisa, notizie della sbalorditoia felicità
-di Marina, relazioni di avvenimenti mondani, frizzi e commenti sulle
-corse, sul concorso della giornata. Ma l'acuto sottinteso dei suoi
-sguardi pareva spuntarsi davanti alla serenità invincibile di quelli
-di Elisa, davanti all'orgoglio di quella calma, che pareva risponderle
-soltanto: Ti comprendo, so chi sei.
-
-— Decisamente, — continuava Ginevra — ha avuto torto d'andar via, cara
-Contessa; il cielo l'ha punita della sua fuga.
-
-— Davvero, Duchessa? E come?
-
-— Oh! in tanti modi. Abbiamo avuto una Quaresima splendida. Mentre
-ella ci lasciava in abbandono, parlavamo sempre di lei, cogli amici
-comuni, vecchi e nuovi. Dio sa, quante volte si è sentita fischiare
-le orecchie! È stata in campagna, nevvero? Si vede, è fresca come
-una rosa. E ora si trattiene? Suppongo di no. Noi, in Svizzera, come
-il solito, coi nostri cavalli. Quest'anno abbiamo un rinforzo alla
-brigata, Roberto Rescuati colla sua quadriglia. L'ha veduta? Splendida,
-nevvero? Sarà piacevolissimo! A proposito, perchè non verrebbe anche
-lei?
-
-Senz'attender risposta e voltandosi, con un fare negligente e pur
-imperioso, chiamò forte: — Roberto.
-
-Il giovine ebbe un fremito, visibile. Ma lentamente, pallido, si
-accostò.
-
-Elisa lasciò cadere su di lui uno sguardo di immensa pietà.
-
-— Ebbene, — continuò la Duchessa, — cosa fate lì, come una marmotta?
-Venite ad ammirare la contessa Serramonti. Non è forse ammirabile?
-E voi, che foste sempre il suo beniamino, il suo protetto, fate una
-bella cosa, decidetela a venir con noi in Svizzera. Pensate che piacere
-farebbe a voi e a tutti quanti!
-
-La sua voce strideva ora, gettando, in tuono scherzoso e disinvolto,
-quest'ultimo sforzo d'ironico insulto. Elisa la lasciò dire. Poi
-rispose a tuono, semplicemente, scusandosi, come se l'avesse ricevuto
-sul serio, e in condizioni normali, di non poter accettare l'invito.
-
-E mentre così diceva, con una specie di calma quasi soprannaturale,
-il suo sguardo aveva ritrovata l'antica sfumatura di sprezzo quieto,
-triste, quasi involontario. E Ginevra fremeva, ritrovandolo in lei,
-intatto, malgrado l'amore, lo strazio, la disfatta! Poichè quello
-era il primato intangibile della donna pura e leale, il primato
-ch'ella serba eterno, dinanzi a quella che non lo è, qualunque sia
-la complicità, il favore, che la codardia dei tempi e la viltà degli
-uomini possano a questa prodigare!
-
-Ginevra ebbe una magnifica trovata di ultima parola, mentre si
-congedava dalla sua bellissima amica la contessa Serramonti. In realtà,
-quello sguardo di Elisa le aveva alquanto guastato il divertimento
-del trionfo. Ma a ciò non pensò Elisa. E quando la vide allontanarsi
-ridente, gaia, seguita da Roberto, non sentì più, ella, d'aver
-trionfato. Sentì solo che quella donna le aveva preso Roberto, che
-glielo aveva portato via definitivamente, per sempre...
-
- . . . . . . .
-
-Rimase sino alla fine delle corse.
-
-Marcello Plana le stette sempre accanto, e quando, compiuta anche
-la malinconica cerimonia della gara di consolazione, si produsse
-nell'agglomeramento degli equipaggi l'ondulamento diffuso che precede
-la partenza, Elisa invitò Plana con un cenno a salirle accanto.
-Ora, non era più costretta a parlare, e non diede neppure ordini al
-cocchiere.
-
-Ma Giacomo voleva rifarsi, voleva far vedere la sua pariglia in azione.
-Tenne dietro all'immensa sfilata degli attacchi che si mettevano
-pel viale delle Cascine. Poichè la folla si precipitava ancora colà,
-insaziabile di vedere. Per una tacita convenzione, tutti i cocchieri
-facevano assumere ai cavalli un moto più rapido, più brillante degli
-altri giorni; era ancora una festa e una gara. Gli innumerevoli
-legni passavano, s'incrociavano fragorosi per tutta la larghezza
-del viale coi loro carichi di servidorame in gran gala, di signore
-eleganti, briose, eccitate dalla coscienza dei propri trionfi. A quel
-nugolo di carrozze signorili s'era venuta ora accomunando la squadra
-leggera dei veicoli d'affitto, le carrozzelle intrepide, gli svelti
-baroccini, mettendo una nota ippica più democratica, più chiassona
-nell'assieme dell'accolta, e facendo anche, col contrasto, maggiormente
-spiccare lo sfarzo degli attacchi signorili, il valore ed il pregio
-dei cavalli fini. E in quel giorno, tra le famose pariglie sì care
-all'amor proprio dei Fiorentini, le sfarzose daumont e i molti tiri
-a quattro, condotti dai proprietari, primeggiava, segnalandosi tanto
-per l'assoluta perfezione dell'attacco quanto pel supremo _chic_ di
-quanti lo occupavano, il magnifico _drag_ di Roberto Rescuati. Lo
-guidava egli, e al suo fianco stava la duchessa Ginevra. Dietro, quasi
-subito dopo, veniva la splendida daumont di casa d'Accorsi, che aveva
-condotto Ginevra sul prato, e che occupavano, soli, il duca d'Accorsi
-e Neri Speroni. Roberto non parlava; stava accigliato, assorto, cogli
-guardi fissi sulle redini. Ginevra gli torreggiava accanto, ridente
-talvolta quando il _drag_ s'incrociava con altri legni siffatti
-occupati da conoscenti ed amici, fingendo d'aver paura, di non fidarsi
-dell'automedonte novellino, parodiando dei piccoli segni di croce
-spaventati, che provocavano le più matte risate. E così ancora, più
-volte, nelle vicende della corsa rapidissima, Elisa vide passare
-dinanzi a sè il _drag_ di Roberto, si vide guardata da Ginevra, così;
-dall'alto al basso. Ma non diede al cocchiere ordine di sorta.
-
-Finalmente, l'ombra si mise, umida, sotto la volta del densissimo
-verde, e l'immensa sfilata, decidendosi al ritorno, sboccò pel
-Lung'Arno, costringendosi nello spazio fra i due marciapiedi destinati
-ai pedoni e ancor tutti neri di folla. Le finestre eran tuttora gremite
-di gente; agli sbocchi delle vie, dietro le spallette dei ponti,
-si pigiava una moltitudine borghese infronzolita e una minutaglia
-clamorosa di popolino. Allo scalpitio ritmico dei cavalli pareva tener
-bordone lo scroscio perenne della pescaja d'Arno, una sola immensa
-forza di impulsione pareva trascinare come una valanga verso l'interno
-della città quella massa enorme di cavalli, di carrozze, di gente.
-Dietro di essa, in una nube di polviscoli dorati, che parevano a volte
-velarla d'una nebbia fosforescente, il sole l'accompagnava, seguendola
-con gli splendori di un lungo tramonto d'oro, accendendo da tergo,
-nei cristalli delle finestre e dei lampioni, nella lucentezza delle
-vernici, nei bottoni delle assise, negli ottoni e negli argenti delle
-bardature un'orgia, una confusione di riflessi abbaglianti, degli
-incendi di luci guizzanti, che davano agli occhi un senso di ebbrezza
-e di vertigine. Ed era uno spettacolo unico, eccitante, che pareva
-volere, glorificando così la sua fine, dare allo spettatore una matta
-violenza d'impressioni tumultuanti d'arte, di cielo, di sfarzo moderno,
-ippico, mondano, un'apoteosi insomma in pieno secolo decimonono,
-ma quale sola, esclusivamente, possono consentirla l'ambiente, le
-attitudini, i gusti, l'inesauribile incanto speciale della vita
-fiorentina!
-
- *
- * *
-
-Giunsero a casa.
-
-Marcello Plana offerse il braccio ad Elisa per salire la piccola
-gradinata dell'atrio. Sentì ch'ella si appoggiava a lui per non cadere.
-Aveva il passo fiacco, trascinato di una vecchia.
-
-— Posso venire a prendere vostre nuove, stasera?
-
-— Sì, certamente.
-
-E il timbro della voce era come spezzato.
-
-Egli le baciò la mano. Ma la sentì inerte, fredda sotto le sue labbra.
-E sul volto di lei la serenità voluta, ottenuta a furia di pudore e
-d'orgoglio, aveva dato luogo a un pallore, a un'alterazione che pareva
-aver subitamente disfatta la splendida e delicata visione di poc'anzi.
-E, mentre ella stava immobile sulla soglia, assorta nella subita
-visione di ciò che aveva avuto in cuore, lasciando quella casa, di ciò
-che aveva in cuore, tornandoci, egli ebbe l'impressione di qualcosa che
-somigliava allo spettacolo di una morte.
-
-Non fece parola, se ne andò.
-
-Quando venne, come aveva promesso, erano le dieci. Trovò la Contessa
-sola nel suo salottino. Non indossava più la _toilette_ delle
-Corse, era vestita semplicemente d'un abito da casa. Sul tavolino di
-peluche stava la lucernetta di argento a strisce ondulate col grande
-paralume rosso, che, raccogliendo l'intensità dei raggi sugli oggetti
-immediatamente sottostanti, lasciava le cose e gli aspetti più lontani
-nella semi penombra rosata della sua trasparenza. Per un po', parlarono
-distrattamente di cose indifferenti alternando le pallide frasi
-svogliate a lunghi periodi di silenzio. Forse avrebbero continuato più
-a lungo così, se a caso i loro sguardi non si fossero incontrati su un
-piccolo mucchio di giornali e di lettere; il tributo, ancora intatto,
-della posta serale che giaceva sul tavolino al solito angolo. E quella
-piccola circostanza ebbe uno strano effetto. Tornò vivo, presente
-ad entrambi, il ricordo di ciò ch'era stato il principio di tutta
-quella strana, assurda storia, la sera in cui ella, tenendo in mano
-trionfalmente la lettera di Tecla, aveva esclamato ridendo: Ah!... il
-marito di Marina!
-
-Si guardarono, memori. E sotto l'urto di quel ricordo, dopo aver
-invano tentato di sorridere, di non parlare, ella ebbe irresistibile
-un'esplosione ch'egli, che pur non l'aveva sollecitata, non
-contradisse. Trovava anzi ch'era tempo. Lasciò ch'ella dicesse,
-confusamente dapprima, poi con incalzante intensità d'immagini, la
-intollerabile angoscia del suo cuore.
-
-Poichè ella si sentiva in tutto colpita, oltraggiata, crudelmente
-punita. Poichè, dinanzi a lei, stava inesorabile la condanna di tutto
-ciò che aveva fatto, sentito, sofferto, la derisione irrecusabile di
-tutte le incongruenze e gli anacronismi dell'animo suo. Punita nella
-sua illusione di maternità, nella sua risurrezione all'amore, nel suo
-martirio, nei suoi scrupoli, nella debolezza del cedere finalmente a
-sè stessa, punita in tutte le contradditorie sincerità del suo cuore.
-E mentre ella diceva tutto ciò, Marcello l'ascoltava in silenzio, senza
-che un lampo di scetticismo passasse nel suo pensiero. Ah! egli sapeva
-la vita, egli conosceva la donna, la vera donna, quella che si serba,
-malgrado tutto, malgrado l'aria, il tempo, l'arte, il sangue di oggidì,
-oltre il livello della femmina, in un mondo che il mondo deride, che
-non comprende, la donna che il mondo soffoca talvolta, pur deridendola,
-nelle spire del suo bugiardo convenzionalismo, ma che rimane pur
-sempre, vinta o vincitrice, applaudita o fischiata, la donna del
-vero, di tutto il vero, egualmente donna, egualmente grande nel sogno,
-nell'errore, nella gioia, nel sacrifizio dell'amore.
-
-Elisa difendeva Roberto:
-
-— No — ripeteva angosciosamente, — non è colpa sua. Quando si è
-giovani, si può ingannarsi. Perchè avrebbe dovuto indovinare? Io,
-allora, quando gli scrissi, ero sicura, non sapevo di mentire a lui e a
-me stessa. Veramente credevo... Perchè l'amavo, l'amavo!...
-
-— Egli non meritava quell'amore, — disse gravemente Marcello Plana. —
-Pensate a ciò; provatevi.
-
-Ella si provò a pensare a questo, ad evocare il suo orgoglio, a
-sentirlo straziato sotto il peso di quella tremenda mistificazione.
-
-Inabissò il volto fra le mani, e stette muta a lungo, con una piccola
-contrazione nervosa delle spalle.
-
-Ma poi sollevò un volto grave, sicuro, e disse quietamente:
-
-— Non posso, Marcello. Egli più volte è stato forte e buono!... Più
-volte ha avuto pietà di me! Mi ha amata, malgrado la mia età, come
-comportava la sua; mi ha offerto il suo cuore, la sua vita, il suo
-nome! La colpa è tutta mia. Io, dovevo sapere.
-
-Il suo dolore, s'era fatto grave, tenero, indulgente, parlando di lui.
-Una dolcezza misteriosa di lagrime illuminava il suo sguardo.
-
-— No, lui! — esclamò... non posso... — E se anche in questo frattempo,
-anche in sì breve tempo io avessi indovinata nel suo cuore una
-passione, una simpatia per una donna giovane o una fanciulla, oh avrei
-saputo comprendere, continuare in silenzio, felice del mio sacrificio,
-del mio segreto non tradito, il mio primo sogno, quello della madre. Ma
-lei!... Marcello, lei!!...
-
-Ebbe un piccolo grido acuto, di quelli che può strappare anche una
-sensazione incomportabile di dolore fisico. E le sue lagrime si
-asciugarono, come se, rapidamente, le fosse passato un tizzone acceso
-dinanzi agli occhi.
-
-— Pensate, ah! pensate, cosa essa farà di lui, del mio Roberto!
-come saprà spegnere in lui ogni nobile germe, ogni aspirazione anche
-inconscia verso il bene, con qual cura sopprimerà nel suo cuore tutto
-ciò che io avrei rispettato, onorato... fatto fiorire. Essa farà di
-lui ciò che ha fatto di Follemare, di Carisi, degli altri, corroderà il
-fiore della sua gioventù nei lacci di un adulterio vile, abile, sereno,
-senza pericoli, come li accetta il mondo, come li approva la società.
-E credete forse che l'ami? che, esaurito il suo capriccio brutale, egli
-rimanga qualcosa per lei?... E pensate!... è vecchia, più di me! E io,
-io...
-
-S'alzò, nel cieco parossismo del suo dolore, percuotendosi la fronte
-coi pugni chiusi.
-
-Marcello afferrò quelle povere mani insensate, e accostando a sè quel
-corpo, convulso, sbattente, le piantò in volto l'austera serenità di un
-rimprovero. E poichè conosceva Elisa, poichè sapeva a quale altezza di
-sensi era nata quell'anima, egli osò, in quel momento, rivolgerle una
-strana domanda:
-
-— Ebbene, Contessa, vorreste esser voi ora, al suo posto?
-
-Sotto quello sguardo, che voleva una risposta, si calmò ad un tratto
-quel folle impeto di rivale sconfitta. Due correnti si urtarono un
-istante violentemente in lei; la carne e lo spirito. Ci fu un secondo,
-un lampo di lotta.
-
-Poi, ergendo il capo, assurgendo lentamente, con tutto quanto l'esser
-suo:
-
-— No... — disse tranquillamente. — Meglio così!
-
- *
- * *
-
-Una cosa ancora accadde prima ch'ella si allontanasse di lì, e mentre
-Marcello, per sorreggerla, teneva ancora strette nelle sue quelle mani
-tremanti. Egli sentì ad un tratto che le unghie di quella donna si
-configgevano penetranti nelle sue palme. Sentì (era aperta la finestra
-che dava sul giardino) risuonare all'uscio del cancello una breve,
-quasi timida scampanellata.
-
-Il corpo di Elisa ebbe un sussulto, un violento impeto verso quella
-direzione. Ma, con un'altra, con una forza più forte, ella si trattenne
-e rimase nella stretta delle mani di Marcello. Egli pure la tratteneva.
-Stettero in silenzio, in attesa; ella colla bocca semi aperta, colle
-pupille dilatate.
-
-Si udì il tardo passo del portiere che andava ad aprire; ci fu un
-minuto di conferenza con un visitatore. Il portiere aveva ordini
-precisi: la signora, indisposta, non riceveva. Il visitatore non
-insistè. Si udì un passo giovanile che si allontanava, si udì il
-cigolìo del cancello che si richiudeva, il passo tardo del portiere che
-rincasava.
-
-Elisa non si era mossa. Solo, tre volte, con un crescendo sommesso,
-stridente, echeggiò nella sala un nome, un appello, un addio, disperato
-come quello di un'agonia:
-
-Roberto! Roberto! Roberto!
-
-Poi... più niente... — Finita, l'ultima primavera!
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of L'ultima primavera, by
-Ines Castellani Fantoni Benaglio
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ULTIMA PRIMAVERA ***
-
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