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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: L'ultima primavera - -Author: Ines Castellani Fantoni Benaglio - -Release Date: December 11, 2019 [EBook #60905] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ULTIMA PRIMAVERA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - MEMINI - - - L'Ultima Primavera - - - ROMANZO - - - - MILANO - CASA EDITRICE BALDINI, CASTOLDI & C.º - _Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80_ - — - 1909 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - MILANO — TIP. PIROLA & CELLA DI P. CELLA - - - - -I. - - -Ritta, immobile dinanzi al grande specchio a tre comparti, Marina -Negroni aveva testè compiuta la sua elegante acconciatura di passeggio. -Ma la giovane si indugiava, pensosa, dinanzi alla propria immagine. - -Sul volto suo, nessuna traccia di vanità, nè di compiacenza intima, -non il sorriso trionfante della bellezza che si ravvisa. Pure, ell'era -bellissima, Marina Negroni. - -Alta, di forme decise, tendenti alla maestà del tipo giunonico. Bionda, -d'un biondo acceso, quasi fulvo. Fattezze armoniche, regolarissime, un -bello palese, non mutevole, invariabilmente sereno. Se Marina avesse -avuto dei nemici, questi, parlando di lei, avrebbero potuto insistere -su quell'eccessiva immutabilità della sua bellezza. Avrebbero potuto -dire altresì, che ella dimostrava tutti quanti i suoi venticinque anni. -Ma non altro appunto avrebbero potuto movere all'aspetto di quella -fanciulla. Nè maggiore appiglio avrebbero offerto alla loro critica il -carattere ed il contegno di lei. Somigliavano, per l'appunto, alla sua -formosa bellezza. Erano, al pari di questa, invariabilmente calmi e -sereni. - -Ella dunque non si ammirava, si studiava soltanto. - -Era, non era ciò che doveva essere quel giorno, per quella data -circostanza? - -La circostanza era grave, e Marina lo sapeva. Si passò -coscienziosamente in rivista. Qualche ritocco ancora, qua e là; una -ciocchettina di capelli un po' ribelle da rimovere, più assestata sul -fianco la falda della giacchettina, meglio stretta al collo la striscia -di finissima trina che s'alzava oltre il goletto alto dell'abito. - -Dopo un momento e stando sempre davanti allo specchio, Marina cominciò -la sua esercitazione di sorrisi. - -Ne eseguì parecchi, leggiadri tutti e discreti, una scala semitonata, -progressiva di sorrisi per bene. Uno fra essi non riesciva a modo -suo, lo ripetè pazientemente, sinchè riescì a fissarlo, determinato, -sulla fisonomia. Doveva significare una serenità intima con un'ombra -di meraviglia, quasi un accenno al destarsi di un vago interessamento. -Poi susseguì il sorriso più palesemente animato e subito dopo, con -una abile, rapida transazione di espressioni, il ritorno alla perfetta -calma della fisonomia, quella calma grandiosa che dava all'aspetto di -Marina Negroni qualcosa dell'immagine di una Dea che, assorta in divini -pensieri, movesse a diporto sulle nubi di un Olimpo. - -Un momento, tutto ciò venne meno. Marina tralasciò di esercitarsi. -Aggrottò le ciglia e sorrise, ma sinceramente, involontariamente, per -conto suo. E quel sorriso non narrava una lieta storia. - -Un lampo di stanchezza, d'intimo disgusto passò nei grandi occhi -azzurrini, tutta la persona ebbe una espressione accasciata e piena di -sconforto. - -— Ancora... sempre!... — mormorò la fanciulla. — E sempre per nulla. -Son certa... lo sento che anche stavolta... - -Ebbe un piccolo brivido. La lunga serie dei disappunti, dei tanti -falliti tentativi, tornò, crudele, alla sua memoria. - -Ma subito crollò le spalle. - -— Sciocchezze, tutto ciò! E ad ogni modo bisogna tentare. Una volta o -l'altra, oggi o domani, la cosa deve pur accadere! - -Gettò sullo specchio un ultimo sguardo, si vide qual'era, bella, forte, -risoluta. Ebbe un moto energico di approvazione. Prese un fine ombrello -inglese (minacciava di piovere), il manicotto ed escì. - -La cameretta di donna Marina Negroni era al terzo piano del palazzo -d'Accorsi. Il duca d'Accorsi, uno straricco gentiluomo napoletano, -aveva sposata la madre di donna Marina, vedova del conte Negroni, morto -giovane e non ricco. Il secondo matrimonio della madre aveva fatto alla -giovane Negroni, in casa d'Accorsi, una posizione speciale, non facile, -ch'ella sosteneva con dignità, a dispetto di certe ardue complicazioni. -Molti la invidiavano, ed ella non sconosceva i vantaggi materiali della -sua posizione. Ma pensava risolutamente a farsene un'altra. - -Donna Marina scese, per l'altezza di due piani, una stretta scala -di servizio e giunse sul pianerottolo di un grande scalone di marmo -bianco. Aprì uno dei grandi usci di noce riccamente intagliati, e -si trovò in un'ampia e fastosa anticamera. Un piccolo crocchio di -domestici avvertì il passaggio della fanciulla. S'alzarono, salutando -rispettosamente, ma senza sperpero di umile ossequio. Ella rispose con -un piccolo cenno del capo e passò, sollevando da sola la greve portiera -di velluto che metteva alla sala vicina. Ne attraversò parecchie, -ricchissime tutte, addobbate ed ornate colla più raffinata eleganza -artistica. Celebre infatti, a Firenze, l'appartamento di gala della -Duchessa d'Accorsi, splendide le feste da ballo che ella soleva dare e -delle quali erano avidamente ricercati gli inviti. E così scelte... per -l'appunto! - -Donna Marina gettò, passando, uno sguardo su una pendolina in _Vieux -Sèvres_, e affrettò il passo. Non percorse tutto l'appartamento, ma -svoltando a destra, ed evitando la sala da ballo, riescì in una specie -di salotto-serra, piena d'azalee in fiore e di piante esotiche. Giunta -ad una porticina a vetri, quasi celata da uno splendido drappeggio -di stoffa orientale, s'arrestò, e battè sul vetro, discretamente, due -colpi. - -Una voce non fresca, quasi roca, rispose: — Avanti. - -Donna Marina entrò nel salotto ove stava sua madre. - -Una strana fantasia quel salotto, la prima impressione n'era quasi -funebre. Molto raso nero con un profluvio di trine bianche. E quasi -a correttivo di quelle tinte macabre, un'invasione audace, pressochè -brutale, di mobili e di tendaggi di damasco rosso, chiaro, splendido, -un colore di sangue appena spicciato. - -La Duchessa sedeva allo scrittoio, un mobile antico, di stile Luigi -XIV. Lo spazio n'era quasi tutto ingombrato da gingilli e da ritratti. - -Alzò il capo e depose la penna, interrompendo la lettera che stava -scrivendo. - -Una donna sui quarantacinque, forse più. Non bella, non simulante -la bellezza, non mascheratrice della propria età. Grande, un busto -stupendo, questo sì. Due occhi grigi saettanti, pieni di fuoco, forti -della scienza della vita. La bocca grande, sensuale, potente, il naso -lungo, arcuato, colle nari larghe, palpitanti dei cavalli di razza. -Nulla di leggiadro, di dolce nella fisonomia, ma una strana forza -d'espressione. Violenti, perversi, forse, ma certo irresistibili, i -voleri di quella donna. E sulla fronte ampia, il riflesso di un diadema -invisibile; il bacio della cieca fortuna! - -Donna Marina venne lentamente a mettersi di fianco allo scrittoio della -Duchessa e sostenne senza parlare, senza batter palpebra, l'esame che -la Duchessa fece tosto, con un acuto, lungo sguardo, subire all'aspetto -di lei. - -— Non c'è male — disse finalmente la madre, con quella sua voce roca, -che si faceva talvolta stridente, ma che possedeva una infinita varietà -di eloquenze — non c'è male davvero, sei veramente _ad hoc_. - -La giovane ebbe un freddo sorriso. - -— Ti pare? - -— Oserei persino dire una cosa. Come al solito, sei troppo bella. - -Donna Marina alzò alquanto le spalle. - -— Non è colpa mia — disse con lieve accento ironico — ed è il mio -genere. - -— Infatti. Ma pare che pel momento non sia quello degli altri. - -La giovane non rispose, una piccola piega, duretta, anzi che no, si -disegnò all'angolo destro della sua bocca. - -— La tua sviscerata amica tarda alquanto a venire — osservò la madre -dopo un istante. - -— Oh! verrà! — disse Marina tranquillamente, essa non manca mai ad una -promessa. - -— E questa cosa le sta molto a cuore, nevvero? - -— Pare. - -— Veramente è curiosa... Non so affatto comprendere la cagione di -queste sue manie matrimoniali. - -— No? — ribattè Marina con una singolare, pacata ironia. — E se fosse -semplicemente perchè mi vuol bene? La cosa sarebbe strana, lo ammetto. -Pure... - -— Un affetto _gratis_... vuoi dire? Ebbene, infatti, perchè no? -È capace di tutto quella contessa Elisa. Ti accerto che le sono -riconoscentissima. E lo sarò più ancora se riesce nel suo pietoso -intento, trovandoti cioè un marito. Il che dovrebbe esser fatto da -parecchio tempo. Hai venticinque anni, mia cara figliuola. - -— Lo so — disse Marina con quella pacatezza sforzata che torna -talvolta, nei giovani, sì penosa a vedersi. — Comprendo di esser molto -indiscreta. Dovrei essere maritata da parecchio tempo, come dici. Mi -par equo però l'aggiungere che, se non lo sono, non è tutta colpa mia. - -Mentre Marina diceva questo, il suo sguardo aveva errato di volo -pei recessi del salotto. Ma, ad un tratto, s'arrestò sul ritratto -fotografico di un bellissimo giovane. Il ritratto, incorniciato in una -piccola quadratura di rose d'Olanda, stava su un tavolino di peluscio -color fuoco, collocato assai presso allo scrittoio della Duchessa. - -Sul volto di questa passò rapidissima, appena visibile, una contrazione -nervosa. Ci fu nel colloquio un momento di sosta, grave, penoso, pieno -di minaccie d'uragano. - -Ma l'uragano non venne. - -La Duchessa appoggiò il capo alla spalliera della sua poltroncina ed -osservò a lungo, con una specie di curiosità umoristica, la giovane che -teneva chinati gli sguardi. - -— Marina, sta attenta — disse poscia Ginevra — tu diventi mordace, -e questo è per l'appunto un difetto da zitellona. Non va, credimi. -Ritorna al tuo sistema di amenità, ti sarà più giovevole.... per -intenderci. - -Madre e figlia scambiarono uno sguardo, pieno di amara ironìa. - -— Hai ragione — disse Marina lentamente. - -Socchiuse gli occhi per un secondo. Quando li riaperse, era calma, -padrona di sè stessa. - -— Dicevi, mamma?... - -— Dicevo, mia cara Marina, che non è il caso di perder tempo. Eccoci -dinnanzi ad una nuova occasione. Speriamo che tutto andrà bene, che il -giovane ti piacerà... - -— Mi piacerà — interruppe freddamente Marina. - -— Davvero?... Allora tanto meglio. Voglio sperare ch'egli non sarà meno -determinato di te. Il partito è eccellente. Sono però, te ne avverto, -gente dell'altro mondo. Vivono in provincia e hanno delle idee... Ti -senti di adottarle? - -— O di farle mutare, — rispose Marina, dopo un istante di riflessione. - -La Duchessa guardò sua figlia con un sorriso enigmatico. — Tanto meglio -— disse poscia — sarà un bene per loro. Ora, solo resta ad augurarsi -che la cosa si faccia. Ti confesso però che vorrei vederla in altre -mani. La contessa Elisa è un angiolo di donnina. Non sa come ammazzare -il tempo, sa che non sei felice e... - -Un rossore passò sul volto di Marina. - -La Duchessa rideva. - -— Ma sì, cara, cosa importa? Tanto meglio se hai rappresentata bene -la tua parte, muta s'intende, di vittima interessante. D'altronde, hai -sempre avuta la manìa della brava gente. Te la contrasto forse? Anzi, -può essere che abbi tutte le ragioni. A proposito, spero che avrai data -un'occhiata alla Guida e che non ti lascerai prendere alla sprovvista -in fatto di nozioni artistiche. Ed è inteso che ignori tutto, nevvero? -che il vostro incontro è dovuto alla più fortuita delle coincidenze? - -Marina assentì con un cenno del capo. - -— Benissimo! Sta attenta, non perder mai di vista il tuo scopo. Non -tradirti. Credo che potrai agevolmente condur lei, ma bada a quel suo -amico milanese, mi pare di tutt'altra pasta. E comincia subito, se ti -piace; ecco la tua utilissima protettrice. - -Un lieve strepito di passi veniva infatti dalle sale vicine. Poco dopo, -un domestico annunziò la contessa di Serramonte. - -La Duchessa mosse ad incontrare e salutò la sopraggiunta, colla massima -cordialità. - -Elisa Nardi, vedova Serramonte, era più bella e più giovane di donna -Ginevra. Non toccava per anco la quarantina. Una figuretta fine, -delicata, poco appariscente, distintissima d'aspetto e di modi. Il suo -contegno era grave, riserbatissimo, privo di quella scioltezza un po' -sprezzante che alle signore di oggidì sembra rappresentare l'ideale -dell'effetto. - -Ella era timida, di una timidità singolare, di sensitiva, che cercava -nascondere, senza punto riuscirvi e che molti battezzavano per -orgoglio. Ma non era orgoglio. Viveva molto per conto proprio, in tutto -fedele a' suoi principii ed ai proprii istinti, e non aveva ancora -potuto riescire a non soffrire quando li sentiva urtati o quando si -sentiva costretta a sopprimere, esternamente, l'effetto di quell'urto. -Quando, per esempio, ella doveva dare una stretta di mano a Ginevra -d'Accorsi, provava una curiosa sensazione di sforzo intimo! - -Pure, come non dargliela quella solita, superficiale stretta di mano? -Il mondo diceva della Duchessa tutto ciò che si può dire di poco -lusinghiero sul conto di una donna, ma perciò forse il mondo ristava -dall'accoglierla, dal festeggiarla, dal correre alle sue feste?... Non -era ella bene spesso chiamata a dare il suo verdetto (e un verdetto -senza appello) sull'_expedit_, o meno, di ricevere una nuova arrivata, -aspirante a penetrare nella migliore società fiorentina? Si scambiavano -qualche visita, quelle due care signore, e ora la contessa Elisa di -Serramonte non veniva forse a prendere la figlia di Ginevra d'Accorsi -per condurla a passeggio? - -La Duchessa aveva talvolta avvertita la piccola nube rosea che passava -sul volto della Serramonte, quando le loro destre s'incontravano. - -Ciò la divertiva... diceva ridendo a sè stessa. Ma in realtà... no. -Quel piccolo rossore le dava noia. - -Aveva adottato, per vendicarsene, un curioso sistema. Quella donna che, -senza volerlo, la condannava, ella la affascinava. Ginevra aveva per -lei una cortesia speciale, piena di delicati sottintesi, di deferenza, -non scevra d'una tinta di malinconia. La Contessa resisteva, non sempre -però, e col segreto malessere di chi si sente strascinato. C'era bensì, -fra quelle due donne, qualcosa d'indefinito e di latente, il germe -forse di un'aspra lotta futura. - -La Duchessa era proprio desolata di non poter andare anche lei a -visitare quella bella cappelletta. Marina si riprometteva un sì -squisito godimento artistico! - -La contessa Elisa fu lì lì per arrossire come una colpevole, pensando -al tranello che aveva preparato per quella povera Marina. - -La madre lanciò all'amica di sua figlia una rapida occhiata d'intesa -e le strinse di soppiatto la mano. La faccia di Marina ignorava tutto, -serenamente. - -La conversazione durava, tenuta viva dalla Duchessa. Quella donna -sapeva parlar d'arte, quando voleva. E lo voleva ora, e riesciva -a tener Elisa sotto il giogo della sua parola viva, smagliante, -originale... Subito, entrò nel campo personale: - -Certo, ella invidiava profondamente la Contessa, che aveva il coraggio, -l'indipendenza dei propri gusti. Che nobile esistenza aveva saputo -creare a se stessa non immolandosi alla vita mondana che esige tanto e -rende sì poco! - -Elisa guardava attonita la Duchessa. Ell'era già quasi impressionata da -quelle parole inattese, che parevano quasi involontariamente sfuggire -dalle labbra di quella donna. - -La Duchessa ebbe un lieve sospiro. - -— Ah!... perchè non tutte possono fare come lei! A volte, creda, siamo -trascinate nostro malgrado nel vortice di questa esistenza. Si ha -bisogno di stordirci... di scordare... Si sente il vuoto, la stanchezza -di tutto ciò. E poi, col passar degli anni... - -Un bello spirito fiorentino aveva detto un giorno, della Duchessa -Ginevra d'Accorsi, ch'ella aveva tutto canzonato nella vita, -cominciando dal tempo. Ma con tutto ciò, Elisa sentiva levarsi in -cuore un'insidiosa pietà di lei, del possibile stato d'animo che le -strappava, in quel momento, quei lembi di confessione. Poichè, dopo -tutto, il suo ingegno doveva pur qualche volta palesarle il vero, -qualche buon sentimento doveva pur destarsi ogni tanto nell'animo di -quella donna! E forse, coltivato, sorretto da un'amicizia sincera... - -— Duchessa, — disse timidamente, commossa, con una dubbiosità che -faceva un po' tremula la sua voce, — la comprendo. So che non è sempre -in poter nostro... - -Non finì la frase suggestiva e pietosa. - -Un uscio laterale, quello che metteva all'appartamento privato della -Duchessa, s'aperse a un tratto con impeto e un bellissimo giovane entrò -senza preamboli, seguito da un _mops_ corpulento. - -S'arrestò sulla soglia, perplesso, evidentemente confuso. Non si -aspettava di trovar visite, a quell'ora, nel salotto della Duchessa. -Quel giovane somigliava molto al ritratto sul quale lo sguardo di -Marina Negroni si era posato sì efficacemente, nel colloquio di -poc'anzi, colla madre sua. E davvero egli poteva somigliare a quel -ritratto, n'era semplicemente l'originale. - -La contessa Elisa tacque ed arrossì. Sapeva... La sua testina ebbe un -involontario moto di alterigia, ed ella s'alzò di scatto. Marina si -abbottonava i guanti. La Duchessa aveva per un secondo fulminato il -giovane collo sguardo. Ma già ella rideva, il più normale, schietto -riso del mondo. - -— Ma bravo, Dino, che bella maniera di capitare così, come una bomba, -con quel vostro orribile Brusco! Venite dalla scuderia, scommetto. Come -sta Rudygore? - -— Rudygore?... Ah!... sicuro. Meglio, oh bene... bene — rispose il -giovane, cercando di rimettersi in carreggiata, ed avanzandosi per -salutare la Contessa, che pareva restringersi nella persona, con un -moto involontario. - -— Ah! — sclamò la Duchessa con un sospiro di sollievo. — S'immagini — -continuò vivacemente, rivolgendosi ad Elisa — uno dei nuovi cavalli da -corsa, testè giunti da Londra, e che si era ammalato, ma sul serio, -sa? Siamo stati tanto in pena! Pippo non si muove dalla scuderia, e -ogni tanto mi manda le notizie. Bene dunque, Dino, proprio bene? Il -veterinario è contento? - -Il giovane afferrò la pertica e si tenne a galla con bastante -disinvoltura. Incominciò, infiorandola di termini tecnici, una -confortante relazione sul verdetto del veterinario. - -Ma alla prima pausa, Elisa, che non si era rimessa a sedere, si rivolse -quietamente a Marina. - -— Si fa tardi, cara, vogliamo andare? - -La giovane assentì, colla sua calma imperturbabile e le due signore si -congedarono dalla Duchessa. - -— Ebbene... mie care, divertitevi, — disse questa maternamente — spero -che il tempo non vi farà dei brutti scherzi. No, Dino, non vi lasciate -venir la tentazione. Si tratta di arte, non ci capireste nulla, mio -caro. Marina invece e la Contessa se la godranno un mezzo mondo. - -Le due signore si strinsero la mano, naturalmente. Ma forse più delle -altre volte, quella di Elisa rimase fredda ed inerte nel momentaneo -contatto. E la Duchessa se ne avvide. - -Fe' cenno a Dino che accompagnasse le due signore sino all'anticamera. -Poi queste scesero sole, in silenzio, il grande scalone di marmo. - -Marina era alquanto pallida. - -L'elegante vittoria della Contessa attendeva dinanzi al portone. Presso -i cavalli e tutto immerso nella sapiente contemplazione di essi, stava -un uomo piccolo, d'aspetto triviale, vestito d'un _tout-de-même_ a -larghi scacchi bianchi e neri e col volto ornato di due classiche -fedine da cocchiere. Quell'uomo non era un cocchiere, era il duca Pippo -d'Accorsi, il marito di Ginevra. - -Si scosse al sopraggiungere delle due signore, e le aiutò ad entrare in -carrozza, con qualche frase di circostanza. Aveva, con un forte accento -napoletano, l'abitudine dell'imitazione secca, concisa dell'accento -inglese. - -— Dembo cattivo... ehm... pista rovinata... Omaggi, Condessa. - -La Contessa rispose in fretta con un cenno di capo. Marina si -acconciava con garbo nel suo cantuccio. - -Dino, frattanto, tornava lentamente, trascinando il passo, verso il -salotto della Duchessa, e il suo volto recava palese l'espressione -di un intimo turbamento. — Ah! la Duchessa! Ora, bisognava sentirla! -Capiva d'aver commesso un grosso marrone capitando così, poc'anzi, -nel salotto. Temeva, più del fuoco, la collera imperiosa di quella -donna ch'egli amava, poveretto. A modo suo s'intende, ma sinceramente, -l'amava. - -Entrò adagino, procurando di non far strepito. - -Ella non parve avvertirlo. Continuò a scrivere senza degnare il giovane -d'uno sguardo. Si udiva, sulla superficie della carta inglese, lo -stridere della penna che correva, mossa da una mano irritata. Sulla -fronte di quella donna stava una nube di scontento. - -Dino era più che mai sgomentato. Quel silenzio non prometteva nulla di -buono ed egli avrebbe preferito di sentirla addirittura. Ma non osava -parlare pel primo. - -Mutò più volte sedile, tentò la lettura d'un giornale. Finalmente si -recò presso al caminetto e prese a considerare, come se li vedesse per -la prima volta, gl'innumeri gingilli che ne ornavano il davanzale. -Tolse in mano un aereo calice del Salviati, e nel riporlo a posto, -l'urtò alquanto contro una bomboniera di Vieux-Vienne. - -La Duchessa alzò il capo, per muovere un acerbo rimbrotto a quel -malaccorto. Ma Dino la guardava sì impensierito, la sua bella e stupida -faccia recava un'espressione sì comica di timore, che la Duchessa si -sentì quasi disarmata. - -— Ebbene, — disse bruscamente, — cosa fate costì?... - -— Non s'è sciupato niente... — s'affrettò a rispondere Dino, — tutto -incolume... guardi. - -— Meno male. Mi pare che ne abbiate fatti abbastanza, oggi, dei guai! - -La Duchessa non era più adirata, internamente, con Dino, ma pensava che -una lezione non sarebbe inutile. - -— Sì, davvero! Avete dimostrato un tatto... una delicatezza! Capitare -a quel modo e da quella parte, con quel fare da ragazzaccio, col vostro -cane alle calcagna. E cavarsela così bene, poi, con tanta destrezza!... - -Sferzato da quell'ironia, il giovane tentò un briciolo di difesa. - -— Non sapevo che aveste gente, così di buon'ora. So che siete sempre -sola prima del mezzodì, o non vedete che le vostre amiche intime, -quelle solite. - -— Non importa, bisognava sapere. È curioso, non ne azzeccate mai una, -neppure per isbaglio. - -Egli chinò il capo, sospirando, e cercò un conforto nell'estremo -splendore della vernice de' suoi stivaletti. La Duchessa si divertiva. - -— Le mie amiche, — continuò con quel suo accento stridente. — E che -sapete voi delle mie amiche? E se per l'appunto volessi farmi un'amica -intima di Elisa Serramonte? - -Colto all'improvviso, Dino non pensò a dissimulare la sua meraviglia -e questa fu sì palese, sì schietta, che la Duchessa cessò affatto di -divertirsi ed aggrottò le ciglia. - -— Ebbene, — disse duramente, con un'intima collera — perchè fate -quell'aria grulla? Vi par forse impossibile la cosa? - -— Io? Oh no, no... anzi! — s'affrettò a rispondere Dino. — È solo -perchè so ch'ella conduce una vita tanto... ritirata, e si vede -pochissimo e mi pareva d'avervi sentito dire ch'ella è terribilmente -noiosa. Solo per questo... e poi... già; insomma, non capisco. - -La Duchessa si mise a ridere, poichè la sua collera era già svaporata. - -— Oh! mio caro Dino, ora siamo d'accordo. È il vostro forte, il -non capire. Suvvia, non fate quel viso intontito. Un'altra volta, -accertatevi se ho gente prima d'entrare. - -— Ah! — diss'egli con trasporto — non siete più in collera? - -Di nuovo ella rise, con uno sguardo enigmatico. - -— No, non sono più in collera. - -Egli si mosse, coll'evidente intenzione di andarla a ringraziare più -da vicino; ma ella aveva ripigliata la penna, ed il piccolo cric cric -metallico ricominciava sul foglio che stava davanti alla Duchessa. Dino -non osò disturbarla. - -Solo dopo una buona diecina di minuti, essa gli rivolse la parola. - -— Ordinate il mio _landeau_, per le quattro. E oggi venite a cavallo -alle Cascine. L'americana, con Fitz Maurice. Badate meglio all'attacco. -Ieri, sul Piazzone, Poniatowski ha osservato qualcosa. Almeno in -questo, siate irreprensibile. - -— Farò quanto potrò. Stasera, alla Pergola, nevvero? - -— Non so se ci andrò. Passate in prima sera. Oggi ho la visita -all'asilo, alle tre. - -— Devo venirvi a prendere? - -— Venite... se volete. Aspetterete; perchè non so quando riescirò a -sbrigarmi dalle suore. Ora andate, mio caro, ho un monte di faccende. - -Egli obbedì... A malincuore, ma obbedì. Se ne andò chiotto, -chiotto, senza ch'ella lo accompagnasse col saluto dello sguardo. -Non lo reclamò, non voleva irritarla. Trovava d'essersela cavata a -buon mercato, a paragone delle altre volte. Avrebbe dovuto invece -impensierirsi di quella nuova indulgenza. - -Quando fu escito, la Duchessa depose la penna e rimase un istante -inoperosa ed accigliata. Poi crollò irosamente le spalle. - -Ah! cominciava ad annoiarla colui... Dino di Follemare! - - - - -II. - - -— Vedi, cara. È lassù. - -La contessa Elisa accennava coll'ombrello ad una vecchia e semi -diroccata chiesuola, eretta sulla vetta di un colle, dal quale poco -distava ormai la carrozza. Il piccolo edificio era facilmente visibile, -in mezzo alla boscaglia denudata dai recenti venti autunnali, ma, -nell'estate, doveva a mala pena indicarsi nella ricchezza del frascato, -nicchiandosi con un gentile aspetto di chiesetta idillica. Ma in -quel giorno, sotto quel cielo triste, era triste anch'essa, la povera -cappella abbandonata. - -La carrozza si fermò sul sagrato mentre dalla porticina ogivale esciva -ad incontrare le due signore un gentiluomo di nobilissimo aspetto, di -volto ancor fresco e di belle fattezze, a cui davano strano rilievo una -bella capigliatura affatto bianca, e due baffi grigiastri lunghi ed a -punte. Alto di statura, aveva nell'assieme dell'esser suo un'imponenza -geniale, simile a quella che fa dire a Calibano, quando s'imbatte con -Prospero, nell'isola dove questi è approdato, dopo la tempesta: — Avete -qualcosa, signore, ch'io chiamerei volentieri padrone. - -Aiutò le signore a scendere di carrozza, complimentandole del loro -coraggio a sfidar le minaccie della piova. Poi scambiò colla contessa -Elisa un rapido sguardo d'intesa. Erano vecchi, eccellenti amici, quei -due! - -Si fermarono un momento sul piccolo atrio a guardare la vista -fantastica, sotto il suo disuguale velame di nebbia, mentre Marina -girava assiduamente le rotelline del suo cannocchiale. Don Marcello -Plana alla Contessa: - -— Mi sono presa una libertà. Ho condotto qui un mio amico. Mi -permettete di presentarvelo? - -— Perchè no, Don Marcello? È un vostro concittadino? - -— No, è bresciano. Il marchese Maurizio Fedimari. — Conoscete la -famiglia? - -— Oh benissimo... _Bonne souche_, certamente... E che fa? si trattiene -a Firenze? - -L'abilità di quella donna, per recitar la commedia, era qualcosa di -sublime; le tremava persin la voce. - -Ma Don Marcello l'ascoltava serio serio, e Donna Marina, che avea -finalmente trovata la giusta misura del cannocchiale, guardava... oh -lontano, lontano assai nel paesaggio. - -— Secondo, — rispose sagacemente Don Marcello. — È un tipo curioso -quel mio amico. Forma la mia disperazione col volermi sempre obbligare -a inventargli qualche nuova scoperta in fatto di arte. Si è divorato -Firenze in un mese, colui! Ora, per dargli ancora un piccolo osso -artistico da rodere, l'ho condotto qui. E, sentendomi al tutto -esautorato, in fatto di musei e di gallerie, ho pensato egoisticamente -di raccomandarlo a voi. - -— Ma è un tradimento — disse la Contessa ridendo. — Come potrò?... - -— Oh! con voi non c'è da sgomentarsi, in fatto d'arte. — Quando non ce -n'è più, ce n'è ancora. Fatemi questa carità, lasciate che vi presenti -il mio amico. E ora, entreremo in chiesa, se vi piace. - -Entrarono in chiesa; una bizzarra vetusta cappelletta, le cui pareti -serbavano ancora qualche vestigio di due distinti stili di antica -dipintura. - -Erano state evidentemente trattate a due riprese, e sotto la grossolana -maniera di un mediocrissimo pittore del secolo scorso, emergeva -l'austerità ideale ed ingenua di un pennello cinquecentista. Un -tratto di processione sacra, coi suoi gruppi serrati, senza spazio, -di profili bianchi, di testine rossiccie accatastate una a ridosso -dell'altra, di bizzarre foggie medioevali d'abbigliamenti, era troncato -bruscamente dai gonfi drappeggi del manto di una Giuditta, opera -del pittore più recente, mentre la faccia apopletica di questa si -perdeva alla sua volta in una nuvolaglia di salnitro del più nebuloso -effetto. Ogni tanto il mistico stile antico tornava a far capolino, -due delicatissimi nudi si rivelavano, nella loro squisita snellezza -di forme, al disopra di una ondulatura verdognola che, nell'intenzione -dell'autore, rappresentava le acque del Giordano, raffigurando così un -battesimo di Cristo abbastanza riconoscibile. In una cappella laterale -era alzata su un piedestallo una Madonna moderna, colla faccia di legno -di grossa bambola fatticciona, vestita di broccato, con sei vezzi -di granate al collo e con un paio di buccole a pendente, ma dietro -all'altar maggiore, nel vecchio trittico dall'oro spento, azzurreggiava -idealmente, cinta d'angioli esultanti, una Madonna di frate Angelico. - -In un angolo della chiesetta, presso all'uscio della piccolissima -sacristia, il sacrestano aveva accatastato la sua scarsa raccolta di -patate, ma a sommo dell'uscio stesso, nella sua cornice intrecciata -di fiori e frutti, si sporgeva dal fondo cilestrino, in terra cotta -verniciata di bianco, uno di quei dolcissimi gruppi di madre e bimbo -ai quali si collega tuttora il pensiero di un caro nome, quello di Luca -della Robbia. - -Tremolava lievemente, davanti all'altare, in un orribile lucernario -d'ottone, la fiammella devota, ma il lucernario, era appeso ad -una catena di leggerissimo fantastico lavoro in ferro battuto, una -meraviglia di squisito disegno e di quasi aerea esecuzione. - -Il marchese Fedimari contemplava per l'appunto la catena del lucernario -quando la piccola comitiva fece irruzione nella chiesetta. Si voltò -naturalmente, e chiamato con un cenno da Marcello Plana, venne -presentato alle signore. Prima alla contessa Nardi, poi a Donna Marina -Negroni. - -Questa e lui si guardarono, rapidissimamente. Entrambi sapevano. Egli -pensò: No. Ella pensò: Sì. - -La contessa Elisa gli parlò tosto di Brescia, di un'amica sua bresciana -che... combinazione strana, era per l'appunto cugina di casa Fedimari. -Poi mossero tutti assieme a visitare la chiesetta. - -Maurizio Fedimari era un giovane di aspetto fine e molto serio. -Intelligente, studioso e di tempra eminentemente sensibile, aveva -cercato, nell'assorbente influenza degli studi artistici, una -distrazione benefica e quasi un rifugio contro l'eccessiva suscettività -nervosa del suo temperamento ed il malessere continuo che formentavano -in lui la coscienza di una quasi insana timidità. Appunto per reagire -contro questa, si costringeva talvolta a prendere delle grandi -risoluzioni. Così era venuto nel divisamento di prender moglie e aveva -detto a Marcello Plana: — Trovamela tu — in una specie di accesso -di coraggio disperato. Si riservava, naturalmente, la conferma della -scelta dell'amico. Per tutte le circostanze secondarie, gli aveva data -carta bianca. - -Povera Marina... Ella faceva serenamente, correttamente, il dover suo. -Ammirava con perfetta misura quanto c'era da ammirare nella cappella, -ascoltava con doverosa simpatia le elaborate spiegazioni del giovane. -La timidità naturale di Fedimari era sopraffatta colà dall'assoluto -bisogno di un contegno sciolto e il terrore del ridicolo gli faceva -trovare delle forze ignorate. Non parve nè impacciato, nè inferiore a -sè stesso, benchè soffrisse alquanto nell'intimo suo. - -Mentre egli parlava, Marina si ricordò della sua lezione di sorrisi. -Uno dopo l'altro, con perfetta armonia di evoluzione, vennero sul suo -volto e passarono. Ella ebbe un'attenzione sostenuta, una dignitosa -personalità di apprezzamento. Non esagerò l'entusiasmo, ebbe solo -alcune parole di fino commento. Quando credette giunto il momento -opportuno, si rimosse alquanto dal gruppo e andò ad inginocchiarsi su -un banco per farvi una breve preghiera. Ciò fece senza ostentazione -di sorta, con una semplicità e una distinzione di mosse veramente -mirabili. La figura spiccava, magnifica, sul banco isolato. La mossa, -la posa, quella bella testina abbandonata per un istante fra le mani -finemente inguantate, tutto fu artistico, nobile, riescito. E veramente -in lui fu colpito l'artista. Ma Maurizio Fedimari restò freddo, ed egli -ebbe degli strani pensieri d'indole curiosa e alquanto negativa, mentre -la povera Marina diceva silenziosamente la sua piccola preghiera, appiè -della Madonna bofficiona. - -Ognuno, del resto, faceva doverosamente la sua piccola parte in quella -piccola commedia crudele. Anche la Contessa fu all'altezza della -situazione. Si era imposta una disinvoltura grande e bisognava sentire -come parlava del più e del meno, di Luca della Robbia e di Mino da -Fiesole... Citò Winckelmann tanto a proposito, quella cara donnina, -che Maurizio Fedimari ne rimase incantato. Ma con tutto ciò il core -le batteva forte e un momento, mentre Fedimari si trovava alquanto -in disparte, con Marina, intento a farle osservare il delicato lavoro -della catena, ella chiese in fretta, a bassa voce, a Marcello Plana: - -— Ebbene, che vi pare? - -Marcello si strinse alquanto nelle spalle. - -— Eh! bisognerà sentire. - -— Quando? Verrete stasera, nevvero? Mi direte... No, caro Plana, -scusate, ma non sono del vostro parere. Della scuola, forse, di Luca. -Ma sua, non credo. - -Fedimari e Marina erano tornati lentamente indietro, giusto in tempo -per udire l'opinione della Contessa su Luca della Robbia. Non avevano -l'aria molto animata. - -La visita continuò e si compì secondo il programma. I due signori -accompagnarono alla carrozza la Contessa e la signorina. E lì, proprio -all'ultimo, la contessa Elisa si fe' un coraggio da leone e annunziò -al marchese Fedimari che riceveva il sabato, dopo le cinque. Se ne -rammentasse, se rimaneva a Firenze. - -Il giovane accolse l'invito colla più doverosa riconoscenza. Ma parlò -vagamente di certi progetti per Napoli. Era indeciso. Certamente, se -non partiva, approfitterebbe col massimo piacere. - -Marina si nicchiava nel suo cantuccio del legno, disponendo con -grazia infinita sulle sue ginocchia l'elegante copertina foderata di -pelliccia. La persona era ben riparata, ma un subito freddolino si fece -strada sino al suo cuore. Il più squisito dei sorrisi, il sorriso della -fine, non lasciò le sue labbra. Scomparve a tempo debito, quando non -occorreva più, ma si cacciò dietro una effulgenza di serenità mirabile, -mentre la giovane parlava, con sentita compiacenza, delle bellissime -cose che aveva testè vedute. - -La Contessa invece non era niente affatto entusiasta. Sempre così, quel -Plana. Credeva sempre di scovare dei tesori inediti... e poi... Quella -Madonna?... Della scuola di Luca... se pure! E il Trittico! Ritoccato -atrocemente, rovinato addirittura. - -Marina scoteva il capo placidamente. — Ma no... non mi pare. Mi sono -piaciuti tanto quegli affreschi. E il luogo era così originale! - -— Originale davvero! — ribattè la Contessa con quanto malumore poteva -tradire la sua dolce fisonomia. - -Sospirò, poi tacque, e Marina rispettò il suo silenzio. Ella pure -aveva voglia di tacere. Pensava che anche _quella_ era andata male. Lo -sentiva... n'era sicura. Quante?... Non le contava più! - -Sulla discesa i cavalli trottavano, Marina abbandonava la bella persona -alle lievi scosse della carrozza, e pensava che la china degli anni si -scende così, ch'ell'era stanca, inesprimibilmente stanca di... tante -cose. E ogni tanto si presentava una probabilità, qualche cosa che -pareva la fine... ma, sul punto di concretarsi, spariva. E il tempo -passava... - -S'era levato un venticello malinconico che se la pigliava colle ultime -foglie, scordate sugli alberi dal suo predecessore. Ella guardava, -pensando ancora: Così! Ma aveva ripreso a chiacchierare quietamente -colla Contessa. - -Andarono alle Cascine, ma il tempo inclemente aveva trattenuti in -città molti dei soliti frequentatori. Poche carrozze al Piazzone. Le -due signore non si fermarono molto alla passeggiata. La Contessa aveva -premura di essere a casa e di chiedere a Plana come fossero realmente -andate le cose. Poichè ella era sinceramente affezionata a Marina, -e avrebbe voluto vederla maritata e fuori di quella benedetta casa -d'Accorsi!... - -Ve la ricondusse, cionullameno, e la giovane, congedatasi -affettuosamente dall'amica, scomparve nel vano del portone. Elisa le -tenne dietro, sin che potè, collo sguardo. - -— Povera ragazza! — sospirò. - -— A casa! — disse poscia rapidamente al domestico che attendeva gli -ordini. - - - - -III. - - -La casa della contessa Elisa non era un palazzone. Un bel fabbricato -signorile di stile moderno, nicchiato, con una leggiadra modestia -di villa, in mezzo ad un giardino tutto cintato, il che lo isolava -piacevolmente dalla via e dalle case adiacenti. C'erano molti -sempreverdi, molti fiori e le mura erano quasi tutte ammantate di -edere, pareva d'essere in campagna. Ciò piaceva tanto alla contessa -Elisa, e i suoi fedeli salivano volentieri quella piccola scalinata -dell'atrio, coi grandi vasi bleu di maiolica di Ginori, cogli arum sì -belli e sì alti e le macchie di begonie e le belle lampadine pensili -coll'edere sì verdi, e il capilvenere sì minuto, per poi penetrare in -quella piccola fuga di sale arredate semplicemente, ma con molto gusto, -e andar finalmente a parare in quell'amore di salottino in broccatello -antico; tutto mezze tinte e cose gentili, e tocchi femminilmente -artistici di addobbo e d'adornamento. - -Appena scesa di carrozza, Elisa chiese al cameriere: — È venuto don -Marcello?... — E udito che sì, mosse frettolosa a incontrarlo dove -sapeva che l'avrebbe trovato. - -Egli era infatti nel salottino ultimo. Appena udì quel passetto -frettoloso, depose il volume che stava leggendo e si alzò, appena in -tempo per ricevere, in piedi, la buona stretta di mano dell'amica. - -— Ebbene? — le chiese questa impetuosamente. - -— Eh! che furia! — Toglietevi almeno il mantello. Vi sta così bene che -è un peccato. Ma... - -— Via, per carità! — rispose Elisa sbottonandosi nervosamente. - -Egli la guardava, ridendo, ma subito fece una faccia lunga e contrita. - -— Bastonate il vostro servitore, Contessa. Egli è reduce da un fiasco. - -Ella rimase non sorpresa, ma accorata. - -— Me l'immaginavo — sospirò. — Che disdetta! Un così buon partito... Ma -cosa le trova poi... colui? Non gli par bella forse? - -— Bellissima. Egli rende piena giustizia ai pregi fisici della vostra -amica. Una sola cosa gli parve insufficiente in lei. - -— E cosa? - -— L'anima, cara Contessa. - -Elisa buttò dispettosamente il guanto, testè toltosi, sul tavolino -prossimo. - -— E dàlli.... anche lui, con quest'anima! È una scusa così comoda, -ora. Che anima volete che abbia una povera ragazza al giorno d'oggi, -coll'educazione che le si dà, colle leggi assurde che ha fatto la -società! Vi accerto che Marina è una giovane piena di cuore, e ha dei -bellissimi sentimenti, e il vostro amico non capisce... - -Don Marcello incrociò le braccia sul petto in atto sì comicamente umile -che la contessa dovette far bocca da ridere. - -— No, no, vi assicuro..., sono contrariatissima. È un giovane -simpatico, intelligente. - -— Avete detto testè che non capisce niente. - -— Un eccellente partito!... Mi rincresce all'anima. Fortuna che Marina -non ne sapeva nulla. - -— Uhm!... - -— Ma no, vi accerto. Non le abbiamo fatto il più lieve cenno...! - -— Tant'è. - -— Dio, che ostinato!... Se vi dico che non ne sapeva nulla. E dopo -tutto egli poteva non piacere a lei. Non è mica un Adone, il vostro -amico. Scommetto ch'ella non lo avrebbe voluto. - -— Perdereste la scommessa. — Ella sarebbe stata meno esigente di lui. - -— Oh bella questa! Perchè? - -— Perchè di sì... E se ci pensate un momento, converrete meco... - -La Contessa pensò un momento, e in cuor suo convenne ch'egli non aveva -torto. Ma scosse ancora il capo, dubbiosamente. - -— Siete ingiusto per lei. Non l'avete mai potuta soffrire. - -— Perdonatemi; non è esatto. Ho di lei molta stima, non avrei, se -fosse altrimenti, pensato a proporla in moglie ad un mio amico. La -benevolenza di cui l'onorate è la sua più valida commendatizia. Nelle -sue speciali circostanze ella ha sempre dimostrato un tatto ed un senno -commendevoli. Ma se fossi stato al posto di Fedimari... - -— Avreste fatto come lui? - -— Precisamente, Contessa. - -Una pausa tenne dietro a questa schietta dichiarazione. - -— Ebbene — disse la Contessa dopo un momento, tutto ciò è molto triste. -Io, vedete... detesto tutte queste cose, questa forma di progetti di -combinazioni. Mi pare che sia quasi una profanazione. - -La sua bella fisonomia assunse inconsciamente un'espressione -malinconica piena di sincerità e di sentimento. E continuò: - -— Mi direte: ma a queste combinazioni, tu pure presti mano, mentre -le critichi. Che volete!... Se ne vedono tutti i giorni, e a volte -finiscono bene... meglio degli altri matrimoni. Ma è così triste, tutto -ciò... sì dissimile dall'amore! - -Modulò dolcemente, con dolcezza involontaria, l'arcana parola. - -— Ma è la vita, Contessa. Due cose molto distinte, come vedete. - -— Infatti. Si può vivere senza l'amore. - -— Certo. Ad un patto però. Di non aver cominciato a provarlo. - -— Non si comincia, ecco tutto; — rispose Elisa, sorridendo. - -Egli ebbe un impercettibile moto delle sopracciglia. Ella sorrise -ancora e soggiunse: - -— E sopratutto non si comincia fuor di tempo. - -Marcello Plana prese il libro che aveva testè deposto: _Mad. -Chrysanthème_ di Pierre Loti, e lo sfogliò un momento. Poi lo rimise -sul tavolino. - -— Insomma, questa volta abbiamo proprio fatto un buco nell'acqua! Me ne -dispiace, credete. - -— E a me pure, immensamente. Povera Marina! - -— E contate rimettervi in campagna? - -— Certo. In queste cose non bisogna mai fermarsi a contare i morti. -Quella povera figliuola... - -— Non la compiangete tanto. Anzitutto, ha un'amica come voi. Poi ha -un'altra amica, pure tenerissima, di lei... lei stessa, cioè, colla -tenacità del suo proposito. Vi assicuro che riescirà; col vostro -concorso o senza. - -— Dio lo voglia! Don Marcello. Vorrei vedere... - -— Tutte le pecore sul monte? Che valida sostenitrice del matrimonio. -Peccato che non vi ricordiate che, in certi casi, _Cicero pro domo sua_ -sarebbe il migliore degli argomenti. - -Ella arrossì alquanto e scosse gravemente il capo. - -— Oh! non si tratta di questo. Marina... - -— Sì, lo so. Marina è abbastanza convinta, per conto suo, non siate in -pena per ciò. Ma siete voi che... - -Si arrestò; ella aveva lievemente aggrottate le ciglia e una -espressione di tristezza passava sul suo volto. - -— Voi... siete incorreggibile — completò Don Marcello. — Ed io -pure, nel tormentarvi. Ma consolatevi, parto presto per Milano. Mi -scriverete, nevvero, mi terrete a giorno dei vostri nuovi tentativi? - -— Certamente. Benchè, a dir vero, in questo momento, non saprei proprio -a che santo raccomandarmi per trovare... - -— La _rara avis_? Il marito di Marina? Suvvia. Non v'inquietate. Verrà -da sè... E ora rasserenate il vostro caro volto di missionario, e date -un pensiero anche agli altri miseri mortali. Guardate la vostra posta -che vi attende, chi sa da quanto. - -— Infatti. Permettete? - -Egli chinò il capo e tornò a recarsi fra le mani _Mad. Chrysanthème_, -colle sue figurette birichine, mentre la Contessa andava rimestando in -una piccola farraggine di carte, di giornali, di lettere che, giunte -nella sua assenza, attendevano al posto solito, là dove il domestico -aveva ordine di deporle, in una larga coppa di antico Giappone. - -Una viva esclamazione, sfuggita alla Contessa, fece alzare il capo a -Don Marcello. Essa leggeva frettolosamente, con evidente sorpresa e -crescente soddisfazione una lettera abbastanza voluminosa. Quando ebbe -finito, si lasciò andare sulla poltroncina e cominciò a ridere, ma di -gusto... quel suo bel riso sonoro, che pareva tornarla sì giovane. - -Egli la guardava, curioso, aspettando. - -— Oh! — diss'ella finalmente, non appena le venne fatto, e sollevando -trionfalmente la lettera — quando si dice il destino! - -Guardate qui! Lo sapete voi cosa c'è in questa lettera?... Ebbene! -Immaginate... C'è dentro nientemeno che... il marito di Marina! - -— _Amen!_... — disse gravemente Don Marcello Plana. - - * - * * - -Era sola, oramai, e pensava! - -Addietro, addietro negli anni, nei remoti recessi della memoria, -ella trovava i ricordi dell'amica che le aveva scritto ora sì -confidenzialmente e sì a lungo, dopo tanti anni di silenzio. Rivedeva -i due giardini confinanti delle ville paterne, teatro dei loro -giuochi, il pianoforte sul quale solevano assieme eseguire, con -tanto impegno le sonatine, applaudite dagli amici indulgenti. Tecla -d'Oppado era maggiore di lei, di parecchi anni, e le faceva da mammina -all'occasione, con grande disinvoltura. - -Ma la contessa Elisa rammentava senza rammarico alcuno, quella specie -di amorosa supremazia esercitata su di lei; non solo per l'autorità -di qualche anno di maggiore età ma anche per una speciale precocità -del carattere di Tecla, precocità sì marcata, che pareva avere -affrettato per lei il corso naturale del tempo e tutto arrecatole in -anticipazione. - -Tutto: l'amore, il matrimonio, la maternità. - -A sedici anni, alla sua prima festa da ballo, Tecla d'Oppado era -colpita in pieno cuore da una passione romantica ma sincera, per un -brillante ufficiale, molto bello, molto nobile e molto rovinato. Pieno -di spirito e di brio, disinvolto ed elegante come un moschettiere di -Dumas, con un taglio d'occhi azzurri che metteva nelle loro orbite -la profondità d'un mare, egli si accorse subito dell'impressione da -lui esercitata su quel cuoricino. Tecla non era brutta ed egli la -sapeva ricca, forse l'amò pure alquanto, a modo suo. Certo è che seppe -convincerla ch'ella non poteva essere felice altrimenti che con lui -e manovrò sì bene l'azzurro degli occhi suoi che la indusse a dire -gravemente ai vecchi nonni, i quali sostituivano per Tecla i perduti -genitori: O quello, o nessuno! - -I buoni vecchietti provarono bensì a ridere di quell'ultimatum; ma -dopo cinque o sei mesi d'indugio, davanti a quella faccetta pallida -e risoluta, su cui parevano andar segnandosi certe stimmate, della -famiglia di quelle ch'erano un tempo impresse sul volto della madre di -Tecla, morta a ventott'anni di mal sottile, i nonni mutaron parere, -e un bel giorno la fanciulla entrando in salotto, vi trovò il conte -Aynardo Rescuati Melli. Otto giorni dopo, i giovani erano fidanzati. - -Ella fu felice, inenarrabilmente felice. Subito si riebbe. Ci sono di -quelle donnine così fatte, per le quali l'amore è simile alla selvaggia -canzone dello zingaro fattucchiero che attira specialmente i bambini. -Li chiama dai palagi, dalle case, dagli abituri, li toglie ai giuochi, -alle gonne delle madri, irresistibilmente! Ed essi vengono giulivi, -danzando, battendo le mani in cadenza colla canzone che li guida, -dove sa lei, nei labirinti ciechi, nelle solitudini misteriose di una -foresta senza fine, nelle strade perse, senza sbocco, della vita. - -Ella ubbidì a quell'appello e danzò, giuliva, correndo sulle traccie -del fattucchiero! - -Dapprima, sul sentiero misterioso fu un incomparabile fioritura di -gioie, ed ella tanto ritrovò della sua vita da poterne dare ad un altro -essere, dieci mesi soltanto dopo essersi sposata. E le parve allora di -poter gettare al destino un osanna di completa, assoluta gratitudine. - -Le parve. - -Poichè non è nostra la felicità che ci dona esclusivamente l'amore. -Noi, col nostro facciamo assai, ma a tutto non si arriva e l'amore è -zingaro e frequenta le strade disagevoli che rasentano gli abissi. Il -conte Aynardo Rescuati Melli cominciò a sbadigliare un poco, passata -quella prima festa di felicità coniugale e paterna. E un giorno, ahimè! -s'avvide d'esser molto giovane per un marito ed un papà! - -Già... un po' lunghetta la storia! Le sue doti brillanti, l'acciaio -terso del suo spirito si arrugginivano in quella cittaduzza di -provincia, fra quelle due graziose foggie di bimbi che aveva in casa, -la moglie cioè ed il figlio. Per non pensare a quelle malinconie -cercava di distrarsi; poveretto! E per distrarsi, consumava molto della -dote che gli aveva recato Tecla e sbocconcellava pure un poco di quella -fede ch'egli aveva recato a Tecla. Il cambio non era generoso, Tecla -se ne avvide e si destò ad un tratto, nel fitto della notte e della -foresta. Sola, lo zingaro era scomparso! La canzone non aveva più che -un ritornello; quello di Tecla. - -Ella era molto giovane, molto inesperta, attorniata da persone vecchie -che avevano scordata la scienza della vita. Fu bene, mal consigliata -da esse o dal suo cuore? Fu saggia nel suo risentimento? Aggravò la -scissura, coll'impetuosità appassionata del suo dolore? Certo; aveva -ragione la poveretta. Ma quando mai, in amore, aver ragione fu una -ragione valida? - -Il conte rientrò al servizio militare ed ebbe la nomina di addetto -ad un'ambasciata estera. Ella rimase nel suo vecchio palazzo, coi -vecchi nonni e col bimbo. Non erano separati. Egli veniva ogni tanto -in famiglia, e purchè non troppo prolungate, quelle visite erano -piacevolissime per lui. Faceva un mondo di feste alla moglie e al -bimbo, recava loro doni ricchissimi, di un gusto squisito, narrava -dei piacevolissimi aneddoti ed alludeva volentieri al tempo in cui, -stanco del servizio militare, verrebbe a casa a piantare i cavoli e far -studiare quel birichino. - -Ma invece, un brutto giorno, a Vienna, se ne morì, stupidamente, in -duello per una donna, che non valeva un'ora sola della vita più inutile -di questo mondo. A Tecla, dissero ch'era morto di bronchite fulminante! - -Quando egli fu morto, ella seppe una cosa: che l'aveva sempre amato, -anche offesa, anche lontana da lui. Ma di lui, ora non restava che -Roberto. Ed ella amò Roberto per due, per lui e per il padre suo. - -Ci sono due maniere di amare le persone: A modo loro e a modo nostro. -Coll'idea del come vorremmo essere amati noi, o del come esse amano -d'essere amate. Il primo metodo, Tecla lo aveva applicato al matrimonio -e non era stato coronato da un brillante successo. Perciò volle, -col figliuolo, fare un nuovo esperimento, amarlo cioè a modo suo, -contentandolo in tutto. A dir vero, ella corteggiava un fiasco, più -colossale del primo, ma il destino, per questa volta almeno, chiuse -un occhio sulla sua imprudenza. Nè ella, nè i nonni furono capaci di -rovinare Robertino. - -Il ragazzo era nato col bernoccolo della resistenza ai metodi -sperimentali. Profittava naturalmente di quella tempesta di amore, -ma a dispetto di quella trinità d'idolatrie, cosa incredibile... non -diventava un ragazzaccio! - -Era un ragazzo come gli altri, un po' più birichino forse, con una -passione speciale per fare il chiasso ma comodamente, a casa sua. Non -diceva bugìe, forse perchè non aveva mai avuto bisogno di dirne, voleva -quel che voleva; spiattellato, senza rigiri. Tiranneggiava la mamma, -questo va da sè, trattava i nonni con una disinvoltura notevole e -dimostrava a loro riguardo una estrema libertà di spirito, ma era loro -affezionato e stava volontieri in casa. - -Non era un'aquila d'ingegno e studiare gli parve sempre una cosa -perfettamente inutile, ma egli strinse le più cordiali relazioni cogli -innumeri maestri che la mamma, pur di non mandarlo a pervertirsi nelle -scuole pubbliche, gli faceva pullulare in casa. Tutte queste brave -e colte persone, egli finiva invariabilmente collo scoraggiarle come -istruttori, ma se ne faceva degli eccellenti compagni di escursioni -e di cavalcate, nonchè dei caldi amici personali. Andava a caccia col -fattore, il quale lo adorava e lo derubava doverosamente e gli diceva -sempre, accennando dei larghi tratti di paese: Vede, tutto questo è -suo. Le piante, il grano, l'erba, i sassi, le bestie, tutto suo. E -anche la roba dei vecchi, quelle belle tenute laggiù, sue anche quelle. -Cosa vuol stare a rompersi il capo sui libri?... Lo lasci fare a noi, -poveri disperati. E lei, stia allegro e se la goda. - -E lui... sfido io, non dava torto al fattore, quel diavolo di ragazzo. - -Elisa rammentava benissimo quel monello di Bertino. Doveva essere sugli -otto anni quando ella e Tecla si separavano, ah! con quanto dolore di -entrambe! Tecla, per andare a stabilirsi in un'orrenda cittaduzza delle -Marche, ove uno zio canonico aveva testè lasciato una bella eredità -a Bertino; Elisa per seguire il padre suo, in un giro scientifico in -Sicilia. - -Veramente fu un dolore, quella separazione. Erano amiche nel senso -reale, sì raro della parola, malgrado la non lieve differenza -d'età, malgrado la non pari posizione. Due anime proprio fatte per -simpatizzare, quella vedovina malinconica, non ancora scevra di -tutte le sue ubbie di fanciulla, e quella fanciulla grave, posata -come una piccola matrona. Per tanti anni non s'erano più vedute, la -corrispondenza erasi mantenuta per un tempo non breve, ma poi era -venuta meno. Tecla era assorbita dalle sue cure per Berto, ed Elisa -aveva ormai delle mansioni speciali presso il padre suo. - -Afflitto da un inesorabile e progressivo indebolimento della vista, -il barone Nardi, soffriva crudelmente di non potersi più dedicare ai -severi studi storici, cui doveva la sua alta fama di scienziato. Ma -questo dolore, la figlia alleviava quanto era in poter suo, prestando -al padre i suoi begli occhi di Antigone, la sua armoniosa voce di -lettrice e la chiara calligrafia, della quale la sua mano elegante -rivestiva il dettato di lui sui fascicoli della sua grande opera: _Le -rivoluzioni dei Comuni Italiani_. E una cosa soleva dire, serenamente, -Elisa Nardi, (che le attirò un buon rabbuffo della zia Balbina, -la testa forte della parentela): ch'ella, cioè, sposerebbe tanto -volentieri un uomo che somigliasse al padre suo! E il bello è, che -n'era proprio convinta, e aveva chiesto seria seria: perchè? quando la -zia Balbina le aveva detto alzando le spalle: - -— Per amor di Dio, figliuola mia, non farti sentire a dire di queste -corbellerie. Già! l'ho sempre detto, che tu vivi sempre nel mondo della -luna. - -La zia Balbina, dal suo punto di vista non aveva tutti i torti; -ma convien dire che nel mondo della luna non ci si stia poi tanto -male, perchè Elisa, coi suoi bizzarri ideali e colle sue funzioni -d'amanuense, pareva, ed era proprio felice, e in fatto di matrimonio -non se la pigliava con quel fervore più o meno ben celato di molte -fra le nostre belle signorine. In casa, la Signora era lei, suo padre -l'adorava, attorno a loro s'era fatto un circolo, un po' esclusivo a -dir vero, di vecchi amici di casa, quasi tutti assai colti. - -Fedele all'antica amicizia con Tecla, Elisa non ne aveva contratte -altre, con giovani signore o signorine. Coi giovani era alquanto a -disagio. - -Essa passava per una signorina eccezionalmente colta, ed alcuni -giovinotti, che se ne sarebbero facilmente invaghiti, conoscendola -sotto un altro nome, trovavano spiritoso di simulare un piccolo brivido -di paura, o una smorfia di riverente sgomento, quando si parlava di -lei. - -Fanciulletta ancora, aveva perduta la madre. Priva dei suoi consigli, -entrata giovanissima nel gran mondo, non aveva saputo evitare qualcuno -dei tanti scogli di quel mare infido. Non aveva toccato che delle -piccole ferite, subito rimarginate dalla reazione del buon senso e -dall'innata equità; ma di quelle che in certe anime ultra delicate, -lasciano una traccia e anticipano di anni ed anni il segreto disgusto -del mondo. Così: alle grandi riunioni, alle feste, Elisa preferiva di -gran lunga la compagnia del padre e quella che gli chiamava d'attorno -la sua larga ospitalità di scienziato gran signore. Intelligenza -veramente eccezionale, coadiuvata da profonde cognizioni, il barone -Nardi amava coltivare le serie doti mentali di sua figlia, addestrando -lo spirito di questa al pregio tanto femminile della ricettività -intellettuale. - -In quell'ambiente ove nulla penetrava di frivolo, in mezzo a studii -prediletti e a persone simpatiche ed omogenee, padre e figlia erano -felici ed Elisa non si rammentava che alla sua età, a 24 anni, ella -avrebbe potuto essere da tempo maritata. Non ci pensava, ecco tutto. - -Ma qualcuno ci pensava per lei. La zia Balbina procurò un giorno di -trovarsi sola col fratello e gli chiese, coll'intrepidità di chi sa di -compiere un'opera meritoria, se contava di sacrificare definitivamente -l'avvenire di sua figlia al piacere di averla a segretario dei suoi -lavori storici. - -L'autore delle _Rivoluzioni dei Comuni Italiani_ cascò dalle nuvole. - -Lui! sacrificare sua figlia! - -Rimase senza parola, subitamente addolorato ed impensierito davanti -alla categorica domanda di quella energica sorella. Il suo egoismo -(se davvero n'era stato colpevole) era d'indole affatto inconscia, -poichè gli era sempre parso che la figliuola fosse felice con lui, -nè desiderasse di mutar vita. Così era infatti, per un assieme di -circostanze affatto speciali; ma lo zelo della zia Balbina tanto seppe -evocare l'immagine dell'avvenire e rammentare al barone quella tal -legge di natura che sbarazza l'umanità della sua parte eccedente ed -inutile (dei padri vecchi, per esempio) ch'egli cominciò a ricordarsi -che infatti, da qualche tempo in qua, si sentiva alquanto deperire in -salute. Già, veramente... era stato un grande egoista. - -Osservò umilmente alla sorella ch'egli, però, non aveva mai contrariata -la figliuola. Elisa era perfettamente libera di scegliere chi più le -piacesse per compagno della vita. - -Oh! come rise di cuore la zia Balbina quando udì queste parole! Come -rivelavano lo scienziato, l'uomo che non aveva mai avuto, scusasse... -un po' di senso pratico della vita. L'Elisa aveva avuta in retaggio da -lui, la stessa assenza di sano positivismo; era una piccola marmotta -che non sarebbe mai stata capace di pescarsi un marito, con tutte le -sue doti trascendentali. Oltre a ciò, era una ragazza eccezionale, -che uno dei soliti giovanotti mondani avrebbe resa infelicissima. Per -Elisa ci voleva un uomo serio, coltissimo, di uno spirito superiore. -Penserebbe lei, insomma, a trovarlo. - -A ciò non si oppose il barone. La zia Balbina lo aveva destato come da -un sogno; e ora egli si chiedeva come avesse potuto farlo sì quieto, -sì prolungato!... E giacchè c'era questa terribile necessità che le -figlie dovessero prender marito e i padri rimaner soli, dopo averle -tanto amate, dopo essersele tenute a fianco, sì care, per tanto tempo, -compagne del cuore e della mente, luce e vita della casa... ebbene... -facesse pure, la zia Balbina!... - -È d'uopo convenire che la zia Balbina, ispirata dal suo zelo, non -operò per nulla colla testa nel sacco, e compì la sua missione -coscienziosamente e secondo la sua più stretta idea del dovere e di ciò -ch'ella giudicava più atto alle speciali esigenze di sua nipote. Non -ebbe pace sicchè non ebbe trovato un uomo, che, a farlo apposta colle -mani, non poteva esser più adatto a quella cara Elisa. Uno scienziato -anche lui... come quel benedetto papà, meno che la sua malattia era -la numismatica. Ricco, nobile, istruito, un pozzo di scienza! Sui -quarant'anni, ma un bell'uomo ancora. E un carattere così solido... -così calmo, una perla d'uomo. - -Insomma quello doveva essere proprio l'ideale di Elisa, quello che -meglio rispondeva a tutte le sue idee, le sue abitudini, le sue -tendenze! Zia Balbina sfidava chicchessia a trovare per Elisa un marito -più _ad hoc_ del conte Emilio Serramonti! - -Tutto ciò era molto vero in sostanza e il cuore di Elisa era come una -bella casettina nuova che non ha ancora avuto inquilini. Ella accettò -fiduciosamente quello sposo, le cui qualità erano indiscutibili, e -che aveva comuni con lei e col padre suo tante idee e tante simpatie. -E quando, pochi anni dopo il matrimonio della figlia, il barone Nardi -si sentì presso la sua fine (immatura dopo tutto, poichè non toccava -i 50 anni) benedì in cuor suo il gran dolore che gli aveva imposto la -zia Balbina. Oh! sì! poteva chiuder gli occhi in pace, contento del -suo sacrificio. Lasciava la sua Elisa nel pieno possesso di una calma, -di una ragionevole felicità. Di una cosa soltanto si rammaricava: -che ella non avesse figli. Da qualche tempo, più specialmente, questa -circostanza lo impensieriva. - -Ma zia Balbina, venuta in quei giorni dolorosi, a recare il conforto e -l'aiuto della sua testa pratica, combattè colla più consolante energia -quel rammarico del fratello. - -Ma che! Ubbie! Una donna intellettuale, come Elisa, dotata di sì grandi -risorse di spirito, con un marito, quale glielo aveva procurato lei -stessa, poteva benissimo far senza della distrazione dei marmocchi. -Suo marito amava ricevere, essa lo coadiuvava mirabilmente, avevano un -salone letterario frequentato dalle più alte intelligenze. Che poteva -desiderare di più, coi suoi gusti, quella povera cara Elisa! - - * - * * - -Veramente, quando, in capo a poche settimane, quella povera cara Elisa -perdette il padre suo, una cosa soltanto desiderò con intenso desiderio -e fu che la lasciassero sola col suo dolore. Provò una violenta -gratitudine pel marito, il quale la sottrasse alle consolazioni e -ai ragionamenti pratici di zia Balbina, conducendola seco a fare un -lungo viaggio durante il quale egli si occupò assai colle sue medaglie -e lasciò ch'ella si occupasse colle sue lagrime e col suo immenso -rimpianto. - -Non mai, come in seguito a questo pietoso salvataggio, ella fu tentata -di credersi ciò che tanto si applicava ad essere: una moglie felice. E -quando suo marito ammalò alla sua volta d'una lunga e gravosa malattia -che li trascinò per anni ed anni, in caldi e lontani paesi, unica -infermiera del conte Emilio fu la moglie sua. Veramente affettuosa ed -intima e dolcemente fraterna fu l'esistenza di quei due! - -Quando egli morì, dopo solo sei anni di matrimonio, di una dolce morte, -confortata da sincere lagrime, ella si sentì veramente sventurata. Le -parve che colla nuova si riaprisse in lei l'antica ferita. Nella sua -completa solitudine morale, quelle due care memorie ella confuse in un -culto di indole quasi pari, e le parve di sentir compiuta e chiusa la -vita del suo cuore, nella duplice tristezza del suo lutto di figlia e -di sposa... - - . . . . . . . - -A Costantinopoli ella aveva perduto suo marito, ed ella stessa ne -ricondusse la salma in Europa. - -Per un anno intero abitò in una sua bellissima villa sulla Riviera. Più -tardi comperò una casa a Firenze e fu per lei una gradita occupazione -quella di metterla in ordine e di addobbarla, seguendo le ispirazioni -del suo raro gusto artistico. In quella circostanza ella osò per la -prima volta contrastare il parere di zia Balbina. La buona signora -aveva avuto l'idea eminentemente pratica di invitare la giovane vedova -a venir ad abitare in provincia presso di lei, allo scopo, diceva ella, -di sconcertare le cattive lingue. - -Ma la contessa Elisa non si sentì il coraggio di pagare a sì caro -prezzo lo sconcerto delle cattive lingue. E seppe tanto bene e con sì -amabile dignità viver sola a Firenze, nella sua bella casa, ricevendo -come aveva sempre fatto, occupandosi d'arte, di letteratura, di -beneficenza, che le cattive lingue, dopo aver provato a pungere, a -portar via un po' di pelle a quella purissima riputazione, dovettero -smettere. A nessuno venne mai la più lontana idea di poter far la -corte a quella signora così gentile e così austera. Alcuni ebbero -bensì, nei primi tempi, un'idea assai migliore, quella cioè di -chiederla in moglie, ma ella ricusò sì pertinacemente che gli aspiranti -desistettero. Uno di essi, più stizzito degli altri per la toccata -ripulsa, avendo detto che la contessa Elisa era una donna fredda, -egoista e per di più, di una pedanteria insopportabile, molte persone -trovarono comodo di adottare sul conto di quella signora un'opinione -già fatta, invece di darsi la briga di formarsene una propria e così -fu assodato che la Serramonti, con tutte le sue qualità, non era per -nulla ciò che si chiama una persona attraente. E zia Balbina scrisse, -ad alcune sue amiche di Firenze che le avevano chiesto ragguagli sulla -nipote: - -«Un angelo, mie care, una donna sublime, ma ostinata all'estremo, e -di una deplorevole riluttanza a seguire le buone e pratiche influenze -delle persone esperimentate. L'ho sempre detto a quella cara Elisa, -ch'essa abita un pochino nel mondo della luna. Fortunatamente per lei, -ha circa quarantamila franchi di reddito _suoi_, per cui in complesso -può vivere come le pare e piace, e questo è senza dubbio un gran -conforto, nella sua difficile e delicata posizione.» - -Oh! un gran conforto, senza dubbio. E di quel conforto ella si giovava -certamente, sopratutto facendo molto bene attorno a sè e soddisfacendo -i suoi gusti raffinati di artista. Viveva molto quieta, sentendo -i vantaggi della propria posizione, colla calma serena che le dava -il convincimento, o giusto od erroneo, di essere entrata nella fase -definitiva della propria esistenza. - -Vestiva molto seriamente, con severa eleganza, e non si tingeva i -capelli, benchè fossero qua e là irregolarmente striati in bianco; -il che, chi nol sapesse, è la più odiosa maniera d'incanutire che -possa capitare ad una signora... Ma la forma della testina era tanto -graziosa, e in quel momento per l'appunto, mentre stava leggendo la -lettera di Tecla, la contessa Elisa, col volto dipinto dall'emozione -intima di quella lettura, colla persona inconsciamente atteggiata ad -una espressione veramente artistica di pensieroso abbandono, nella luce -e nell'ambiente tanto omogeneo di quell'ora, formava un quadro gentile, -pieno di una poesia fresca e squisita e davanti al quale nessuno certo -avrebbe pensato di chiedere: Ma quella donna, quanti anni ha? - -Oh, quella lettera di Tecla! E da tanto ella non scriveva più! -L'assidua corrispondenza dei primi anni della loro separazione era -venuta meno, naturalmente, col volgere degli eventi. A rari intervalli -avevano nuove una dall'altra. Ma in questa lettera tutta l'antica -confidenza tornava in campo, tutta la tenerezza un po' sgomentata -di Tecla, le sue angosciose apprensioni materne si rivelavano nella -fiducia di un appello caldo e malinconico. Elisa si sentiva il cuore -riboccante di memorie e di simpatia e dovette recarsi il fazzoletto -agli occhi per poter proseguire nella lettura del seguente brano: - -«Il verdetto del dottore non mi ha sorpresa; da tempo avvertivo i -prodromi del male che, affrettando ora il suo corso, farà in breve di -me una povera inferma, inchiodata, Dio sa per quanto, su un seggiolone. -Pure, non desidero di morire... Solo per _lui_, s'intende. - -«Tu sai, cara, ciò che Roberto fu sempre per me. Non fosti madre, ma -il tuo cuore è degno di essere un cuore di madre, e perciò sento di -poterti dir tutto e chiederti tanto pel mio figliuolo. - -«Premetto che, di tutto, la colpa è mia. Mia l'ostinazione di -non volerlo allontanare da me. Cercai d'isolarlo da ogni fonte di -contaminazione, sognando, follemente delusa anche dalla pieghevolezza -del suo carattere, di poterlo tener sempre così, al riparo di -tutto. Non seguì i corsi pubblici, fu educato privatamente. Credevo -che avrebbe facilmente spiegata qualche attitudine ad una scienza -qualsiasi, che si sarebbe volentieri occupato della gerenza del suo -patrimonio. Se avesse spiegata qualche passione pei viaggi, l'avrei -assecondata, accompagnandolo. Che vuoi? non seppi sviluppare in lui -delle tendenze attive, e mi coglie a volte un acuto rimorso, poichè -i risultati del metodo da me tenuto non sono certo soddisfacenti. -Questa esistenza stagnante di piccola città di provincia, l'adulazione -degli inferiori, l'esempio del più dei suoi pari, tutto insomma ha -contribuito, non già a renderlo cattivo, nè corrotto... oh no!... -questo sarebbe impossibile, col fondo aureo del suo carattere e col -bene immenso che vuole a me; ma... egli è nulla... non fa nulla... -e... ahimè, ha già soggiaciuto a qualcuna fra le più volgari seduzioni -dell'ozio. Ora _ciò_ è finito, la Dio mercè, ma temo per un altro lato, -e il ricordo di altre, di antiche sofferenze di quel genere mi tiene in -uno stato di incredibile agitazione. - -«In una piazzetta remota della nostra piccola città abbiamo un sucido -cafferuccio, nel cui retrobottega, in mezzo ad un crocchio di giocatori -di professione, i giovani delle migliori famiglie sogliono passare -lunghe ore del giorno e della notte. Puoi immaginare le angoscie -mie da quando so che Roberto frequenta quel ritrovo, e quando gli -leggo in volto, nel pallore delle scomposte fattezze, la traccia di -_quelle_ emozioni, quelle che hanno trascinato, perso il padre suo... -Ultimamente, ha subito perdite assai gravi. Ne ringrazio Iddio, e -approfitto di un momento di disgusto da parte di Roberto per tentare -un rimedio eroico. Cosa mi costa... ah! nessuno potrebbe dirlo! Ma non -importa, se fu mia la colpa, la penitenza è giusta e deve esser mia! - -«Allontano mio figlio da casa sua, da me; lo mando solo, perchè non -posso seguirlo, in un centro più vasto, più attivo, ove egli abbia -_bisogno_ d'essere _qualcosa_ per essere _qualcuno_. Voglio che vada -in società, bramo che prenda moglie. Avrei potuto dargliela qui, ma -preferisco che i legami abbiano altrove un centro di richiamo. Poi, le -signorine nostre ricevono anche oggidì un'educazione troppo ristretta e -subordinata alle influenze religiose e politiche. La sposa di Roberto -deve avere delle vedute proprie, un carattere deciso, ingenuo e una -certa cognizione della vita. Non ho esigenza alcuna personale, o fuori -di quelle che naturalmente importano la nostra posizione sociale. Mi -basta che gli piaccia, che sia d'illibata condotta, di buona famiglia. -Della dote non m'importa, è ricco abbastanza. - -«Mia cara Elisa, mi hai compresa, nevvero? Accetti la missione che ti -do?... Vuoi far le mie veci presso mio figlio, assumere il pensiero del -suo avvenire e della sua felicità? - -«Ho pensato a lungo; nessuno ho trovato più adatto di te. Il tuo -senno, la tua posizione, l'alta stima di cui godi in società, le tue -relazioni, tutto mi rassicura, tutto mi affida. È il mio solo conforto, -nel dolore della separazione, il pensare che mio figlio è affidato -a una donna come te. Fa per lui ciò che puoi, fa ch'egli trovi in te -un'amica che gli tenga le veci di sua madre. E questa t'abbraccia con -tutta l'anima, ti ringrazia e ti benedice.» - -Elisa non leggeva più da qualche minuto. Ma ancora, sul suo dolce -occhio castano, si stendeva un lieve umidore. Quanto doveva aver -sofferto Tecla per giungere a quella risoluzione! E quanto era _lei_ -in quella confessione, come appartenevano al suo carattere quell'impeto -d'abnegazione materna, quella rinunzia, quella cieca fede nell'amicizia -di una donna!... Oh no, Tecla non s'ingannava, Tecla aveva fatto -bene a rivolgersi a lei con quella missione, con quell'appello al suo -sentimento materno... E veramente ella la intendeva benchè non fosse -mai stata madre!... - -Fece un piccolo esame di coscienza, rapido, sincero. — Sì... — pensò -poscia umilmente — posso tentare. Farò quello che potrò... - - * - * * - -Il martedì, pranzo di amici dalla contessa Elisa Serramonti. Cinque -invitati, uomini ed attempati. Marcello Plana, quand'era a Firenze. -Il professore Starni, il famoso naturalista. Il commendatore Gerra, -l'autore del famoso quadro: «La battaglia di Hastings e il rinvenimento -del cadavere del re Aroldo.» Poi il principe di Cannera, lo straricco -siciliano, sì modesto, sì benefico, e la cui colossale filantropia è -più che sufficiente a fargli perdonare i suoi versi, mentre la sua -prosa storica si difende da sola più che onorevolmente. Il conte -Guaralli, quel bel vecchio poeta dalle ispirazioni sì caste. E quel -tipo sì strano, sì nordico ed orientalista, Maurizio Parri. - -Questi erano gli ospiti preferiti della Contessa, pei suoi delicati -pranzetti del martedì. Ma ne aveva un altro piccolo crocchio, una -specie di drappello di riserva, tutto dello stesso calibro, gente -che pizzicava di lettere o notevole per qualche altro merito proprio. -Dell'umanità, ella amava le api, non le vespe, e stava a disagio fra le -persone frivole. - -Dopo il pranzo, nell'appartamento di gala, tutto illuminato, cominciava -verso le dieci a capitare una brigatella composta d'una ventina a -una trentina di amici e di amiche. Si faceva musica e molto buona, -di genere sempre serio, e non di raro classica. L'ambiente stesso di -quella conversazione, non mai prolungata oltre il tocco, era piuttosto -grave. Non si faceva che il _minimum_ possibile della maldicenza, -spesso vi si incontrava qualche autentica celebrità forestiera d'arte, -di lettere. Erano assai ricercati gli inviti, che la contessa Elisa -distribuiva molto parcamente. - -Quando non esciva la sera, il che le accadeva di frequente, gli amici -più stretti erano benvenuti nel suo salottino intimo, quello dove -soleva stare anche quando era sola. Un amore di nicchietta quel luogo, -tutto piante esotiche, palme, fiori, ninnoli, ricordi di viaggi. In -alto, sulle due pareti opposte, sul damasco pallido a mazzettini di -fiori dalle tinte sbiadite, campeggiavano due splendidi ritratti: la -testa profonda, geniale del padre di Elisa, e la fisonomia patita, un -po' insignificante di suo marito. - -Colà venne a dirle addio, una sera, Don Marcello Plana. Partiva il -domani per Milano. - -Qualcuno era testè escito dal salotto. La Contessa e Don Marcello, -soli ormai, parlavano di quel «qualcuno». Don Marcello le chiedeva, -sorridendo, che impressione le avesse fatto Roberto Rescuati: quel suo -figliuolo. - -Accentuava, con una intonazione alquanto ironica, questa parola, -godendo visibilmente del lieve imbarazzo che si dipingeva sul volto di -lei e ch'ella tentò celare, spostando la domanda: — Piuttosto, che ne -pare a voi?... - -Ma egli insistè: - -— Chiedo scusa, è la vostra opinione che occorre anzitutto. Suvvia, -compromettetevi. - -Ella esitò un istante. - -— Non saprei — disse poscia. — Mi pare un giovane... come tutti gli -altri. - -— Saggia risposta, degna di una sibilla indulgente. Ora vi darò la mia. -Quel giovane è bello, più bello degli altri! - -— Trovate?... — chiese Elisa con sincera meraviglia. - -— Trovo. Ha bellissimo fattezze, un corpo da Antinoo. Appartiene ad una -razza forte, non degenere fisicamente. - -Ella pensò un momento; poi disse: — Sì, è vero. Le fattezze sono -regolari. Ma non mi sembra che la fisonomia esprima molto. Non è certo -quello che si chiama una figura interessante. - -— No, per ora e nel vostro senso. Voi siete soprattutto, troppo forse, -abituata ad apprezzare, nella fisonomia d'un uomo, solo ciò che vi è -di intellettuale. Vi siete fatta una strana idea della bellezza. Siete -troppo esclusiva in favore di un dato sistema delle sue manifestazioni. -Permettete ch'io vi ripeta che il vostro figliuolo è bello, e che voi -non lo sapete e, ciò ch'è più grave, che per ora non lo sa neppur lui. - -— Ebbene tanto meglio! non sarà uno dei soliti Narcisi, ed io potrò più -facilmente adempiere la mia missione. - -Sulla nobile fisonomia di Don Marcello passò un'espressione rapida e -bizzarra; un baleno, quasi tenero, di pietà. - -— Sì — disse lentamente — vi credo. - -Ella si mise a ridere: — Come siete grave!... - -Subito si fece grave ella stessa. — Povera Tecla! — disse con un -sospiro. - -Egli ebbe una smorfia curiosa. — Uhm. L'amate molto, nevvero? - -— Oh tanto! È così cara, così infelice! E voi pure, se la conosceste, -ne sareste entusiasta! - -— Perdonate, non ho l'entusiasmo facile. Mi pare che quella donna deva -essere un po'... come dire?... avventata nelle sue imprese. Se foste -a tempo, vi darei un consiglio. Anzi ve lo do, per ogni buon caso. Non -accettate la missione che la vostra amica crede bene di affidarvi. - -Elisa lo guardò bene in viso per vedere se scherzava. Poi disse -semplicemente, con schietta meraviglia: - -— Perchè? - -Don Marcello sorrise. Un sorriso tutto suo, che impartiva un piccolo -moto sarcastico ai lunghi mustacchi bianchi onde aveva sì forte rilievo -la sua fine ed ancor giovane fisonomia di gentiluomo. Elisa lo guardava -attentamente, nell'attesa di una spiegazione, che non venne. - -— Perchè? — disse ancora serenamente. — Cosa sarebbe l'amicizia se non -desse dei diritti e dei doveri? Tecla non mi dà forse la più alta prova -di fiducia e d'affetto, credendomi degna di giovare a suo figlio? - -Egli sorrise ancora, a modo suo. - -— Oh... non abbiate paura. Ne siete degna e gli gioverete. Spero che -avrete sufficiente influenza sull'animo suo per indurlo a mutar sarto, -per esempio... - -— Oh, si veste orribilmente, è vero. Ero sulle spine, martedì sera. -Avete veduto come sogghignavano quei giovani? Che volete! È triste a -dirsi, ma scommetto che è il portiere del suo palazzo che lo ha vestito -sino ad oggi. - -— Suvvia, coraggio. Non vi sgomentate così. Imparerà. Vi pare -abbastanza intelligente per ciò e per il resto? - -— Oh Dio! A dir vero, non so... Pare che per lo studio non abbia mai -avuto trasporto. Martedì, a pranzo, l'avevo messo tra il comm. Gerra -e il principe di Cannera. Ho una gran paura che si sia annoiato. Certo -non aveva l'aria di divertirsi. E quei due avevano fatto l'impossibile, -glielo avevo tanto raccomandato! E alla sera, mentre si eseguiva il -terzetto di Grieg... sapete, quella sublime cosa, in _fa minore_. -Ebbene, lo credereste? lui, quel mio figliuolo, l'ho visto sbadigliare -più volte dietro il _gibus_, e finalmente lemme lemme, nel più bel -punto della suonata, si è rifugiato nel _fumoir_. - -— Orribile, infatti. Dunque per voi è stata una delusione? - -— Non potrei dire, coscienziosamente. Ero prevenuta. Ma lo speravo... -che so io?... più fine, meno terra terra; speravo che somigliasse un -pochino di più a sua madre. - -Egli fece un comico gesto di rammarico. - -— Anch'io vorrei che somigliasse assai più a sua madre... anche -fisicamente... guardate. - -— Ah!... Ma se lo trovavate tanto bello poco fa? - -— Perdonate, lo trovo bello tuttora. Lasciate che si liberi dai suoi -fracs esotici e che pigli un po' d'aria fiorentina. Sarà bello anche -troppo, e se ne accorgeranno abbastanza e avrete del filo da torcere -finchè vorrete, mia cara amica. - -Ella sorrise, colla sua dolcezza tanto pura e geniale. - -— Me lo immagino. Ma non si è mica mamme per nulla, nevvero? - -— No — rispose don Marcello — voi non sarete mamma per nulla, nè a -mezzo. Questo è ciò che più mi irrita. Vedo il vostro programma, è -bello, sublime, ma... - -— Avanti — diss'ella ridendo, vedendo che l'amico s'interrompeva. - -Egli scosse il capo e aggrottò alquanto le ciglia. - -— No, non ve lo dico, cos'è. Non potreste credermi e non sapreste -mutarlo. Tutto sta, d'altronde, nel risultato finale. Può darsi che la -vostra imperdonabile audacia faccia capo ad un esito fortunato, per -qualcuno almeno e per qualche tempo. Non parlo che per un'induzione -tutta mia, e non ho neppure il diritto di spiegarvi più esplicitamente -il mio pensiero o la mia ubbia, come credete. Un avvertimento preciso -potrebbe parere una nota falsa e lasciar poscia un'eco stuonata. Ora -bisogna che vada. Mi scriverete di tutto ciò? - -— Ben inteso. Vi dirò dei nostri progressi, dei miei progetti... -Sapete... il marito di Marina! Il coronamento dell'edificio! - -— Ah! — diss'egli vivacemente: — Ma certo; avete da farvi perdonare il -fiasco di quindici giorni or sono. Do la mia speciale approvazione a -questo progetto. Fate, per amor del cielo, ch'egli sposi al più presto -la vostra bellissima, ammirabile amica. - -— Oh! — disse Elisa ridendo — vi ci ho colto. L'ammirate ora, vi siete -convertito, eh? vi ha conquistato? - -Don Marcello Plana ebbe un energico moto di protesta, ma subito chinò -il capo come assentendo. - -— Certo — disse — da qualche tempo, o, per essere più esatto, da -qualche mezz'ora, è successa in me una reazione. Ma la mia conquista -assoluta donna Marina Negroni la farà solo il giorno in cui vi libererà -dalle vostre materne incombenze. E spero che sarà il più presto -possibile. - -— Oh! — diss'ella — come correte! il matrimonio immediato non entra nel -mio programma. Vorrei aver prima il tempo di fare un po' di bene a quel -giovane. - -— Veramente? E quale? - -— Vorrei destare in lui un senso della responsabilità che gli danno -il suo nome e la sua fortuna. Non avrà grande ingegno, ma un pochino, -del suo ozio, ci hanno colpa l'affetto troppo esclusivo della madre -ed altre circostanze. Mi pare impossibile che un po' di aiuto, -d'indirizzo, di buona influenza non abbiano a convincerlo, ch'egli -non avverta un momento o l'altro l'assoluta necessità di affermare -in qualche modo la sua personalità, che egli non provi il bisogno di -rendersi utile al suo paese e a sè stesso, più degno di considerazione -e di stima. - -S'era animata, così parlando. La sincerità e il convincimento delle sue -parole agivano su lei stessa, creandole in cuore un'emozione. - -— Vi pare, credete che ci riescirò? — soggiunse, vedendo che l'amico la -fissava arricciando nervosamente i lunghi baffi. — E non vi sembra che, -ad ogni modo, valga la pena di tentare, per la mia povera Tecla, se non -altro? - -— Dio la benedica, la povera Tecla, — rispose un po' bruscamente don -Marcello. — Credo che riuscirete, se ho a dirvelo, e forse al di là di -quanto sperate. - -— Dunque tutto è per il meglio, nevvero? - -— Già, tutto per il meglio. Ora, se permettete, mi congederò da voi. Mi -spiace quasi di partire domani, sapete? Avrei assistito volentieri allo -svolgimento di quest'azione, diremo così, educativa. - -— Allora, quando è così, restate. Mi darete dei buoni consigli. - -— Perdonate. Non li prodigo, quando non sono accetti. Ve ne ho dato uno -più volte... No, no, non fate la faccia seria, non insisto. Quello di -oggi non l'avete ascoltato, forse non l'avete neppur guardato in faccia -abbastanza per ravvisarlo. Ma ora è tardi, e voi dovete andare dalla -signora Peruzzi, che vi deve presentare Gregorovius, non è vero? - -Essa lo lasciava dire, dubbiosa. Cercava di afferrare, attraverso -la velatura del sorriso ironico, il pensiero ch'egli si ostinava a -celarle. - -Sentì di esser meno forte di lui e rinunziò a penetrare quel segreto. - -Finalmente, egli si alzò per partire. Ma prima le ripetè una -raccomandazione, quella di scrivergli. Ancora ella promise. - -— Tutto? — chiese quell'incredulo ostinato. - -— Tutto. - -— Anche le disillusioni possibili? - -— Anche quelle. - -— Sta bene. E mandatemi al più presto la notizia del matrimonio di -donna Marina col vostro figliuolo. - -— Lo spero... con tutto il cuore. - -Dopo di che, don Marcello Plana le baciò la mano, come soleva, e se ne -andò. - - - - -IV. - - -È giunta anche da noi ora questa moda di prolungare la dimora in -villa sino ai primordi dell'inverno, e i primi freddi si soffrono -coraggiosamente in campagna, nei casoni dai vasti ambienti, con sì -provvida cura destinati dagli avi nostri a riparo e sollazzo pei tempi -estivi. Ma di ciò ne conforta il pensiero di essere delle persone -molto chic e di condurre vita inglese e per questo, forse, degli -agi cittadini si lascia generosamente il monopolio ai forestieri -e specialmente agli inglesi. Ma, in qualunque epoca avvenga, è -sempre gaia la rientrata della società fiorentina nei suoi quartieri -d'inverno. Subito, senza attendere la pedantesca epoca fissa del -prossimo carnevale, s'inaugura l'êra di alcune piccole riunioni -intime, ove ogni beltà regnante fa il novero dei suoi fedeli, e dove -si dispongono le avvisaglie delle fazioni campali della stagione. Ma il -luogo ove ferve più palese la nuova manifestazione della vita elegante -fiorentina è indubbiamente: le Cascine. - -Quivi si tengono le prime riunioni, si fissano i giorni pei tiri a -quattro, coi _drags_ o coi _mails_, quelli del tiro a quattro alla -_Daumont_, quelli delle mezze gale o delle gran gale. Si rivedono -zelantemente le buccie ai nuovi attacchi, e, ahimè, anche al contenuto -dei nuovi attacchi! Si constata se la campagna ha data una ruga di più -alla signora tale o dei colori troppo vivi alla signora tal'altra. -Si segnala la comparsa di una nuova stella, l'americana o l'inglese -dall'enorme assegno dotale, ovvero della piccina d'un'illustre famiglia -paesana, che, a somiglianza d'una farfalluccia testè liberata dalla sua -crisalide, ha lasciato in villa le gonnelline corte della ragazzetta e -aspetta, con un gran batticuore, il primo gran ballo della stagione. - -Si è generalmente lieti di ritrovarsi in quell'epoca e tutti hanno -fretta di farsi vivi. Nel viale a destra, quello che costeggia l'Arno, -e dove si accaparra sì a lungo il tepore e la gaiezza del sole, aumenta -ogni giorno il concorso dei legni e della folla. Oggi, per esempio, -in questo giorno ch'è dei primi di dicembre e che non ha nè nubi, nè -vento, nè freddo, sono quasi le Cascine delle grandi epoche, le più -belle dell'anno. Sembra una rassegna della grande armata mondana, tanto -il viale brulica di equipaggi. A destra le vecchie foglie morte ed -accartocciate prolungano negli alberi il lutto del morto estate, mentre -la tunica di Nesso dell'edere poderose dà loro la scalata, coll'ingordo -verde che le riveste e le consuma. Lontano, sotto le arcate -sforacchiate dei viali negletti, erra qualche coppia sentimentale cui -la folla non attira; passa qualche chiuso brougham di convalescente, -qualche carrozza signorile, il cui percorso è prestabilito da un marito -vecchio e geloso, qualche equipaggio colle assise nere e un carico di -bimbi e di governanti in lutto grave. E ogni tanto il trotto di qualche -cavaliere solitario, che vuol gustare davvero, non distratto, il -piacere di cavalcare, echeggia sonoro sul terreno. - -La banda militare suonava, sul piazzale c'era ingombro di carrozze. -Quella della duchessa d'Accorsi stava ad uno dei posti migliori. Non -l'equipaggio di gala, bensì la giardiniera colle stoffe e le vernici -verde olivo. Poco lungi, dietro la giardiniera, era fermo parimenti -un leggiadro _tandem_ da giovanotto, ma il _groom_ soltanto stava a -custodia del magnifico _trotteur_; il padrone, Dino di Follemare, era -sceso, appena aveva visto arrestarsi la giardiniera e stava ora alla -portiera di questa. - -La duchessa Ginevra era sola nel legno. Donna Marina passeggiava -nel viale dei pedoni, con una sua amica inglese. Sua madre l'avrebbe -chiamata più tardi, all'ultimo giro. - -Il posto della giovane era attualmente occupato da un cane accovacciato -in dormiveglia sur uno scialle persiano. Fido compagno della Duchessa, -quell'orribile Tom era un piccolo _bull terrier_ bassotto, arcigno, dal -muso nero, grottescamente feroce. - -Sul sedile dirimpetto giaceva un vaghissimo mazzo di _perus japonica_. -Una primizia anche a Firenze, in dicembre, quei boccioli di un cupo -scarlatto, che parevano mettere una chiazzatura sanguigna sul verde dei -cuscini. - -La Duchessa era vestita di velluto grigio, con una guarnizione di -_grèbe_, non di ultima moda, ma che pareva fatta apposta per lei, -coi suoi riflessi splendidamente argentei. Il suo fitto velo di garza -chiara, rialzato, le faceva quasi un diadema sul pallore giallastro -della sua fronte. - -Presso alla sua portiera non stava solo Dino Follemare. Parecchi fra i -più noti frequentatori del Club, alcune fra le più notevoli personalità -dell'aristocrazia fiorentina le avevano già fatto d'attorno un po' di -corteo. Anche là ella teneva circolo, dominando ed avvivando sempre -la conversazione col mordace suo spirito, coll'impunità da tanto -tempo acquisita anche ai suoi detti. La conversazione era libera, -viva, non pietosa a chi n'era oggetto. E veramente, di fianco a quella -formidabile giardiniera, gli altri equipaggi non facevano lunghe soste. -Le signore paventavano per istinto e per esperienza i commenti spietati -di quel crocchio, la libertà del linguaggio su tutto e per tutto, quei -decreti senza appello sull'eleganza o sulla bellezza. Provavano lo -sgomento istintivo dello sguardo, spesso sì beffardamente sagace di -lei. E lo sentivano tanto da scordare il diritto che avrebbero avuto -di giudicare lei. Ma che! Tutte s'erano abituate ormai a quell'eterno -spettacolo del _tandem_ di Dino Follemare fermo, in attesa, dietro la -carrozza della Duchessa. Al più, qualche mamma sospirava pensando che -Dino sarebbe stato un sì bel partito, un tempo, prima che si fosse -sì nobilmente rovinato per tener dietro al lusso di cavalli di casa -d'Accorsi. E certamente, se n'erano fatti e se ne facevano sempre dei -bei matrimoni alle splendide feste della Duchessa! E ci si divertiva -tanto: erano, curioso a dirsi, tanto scelte! Perciò, quasi tutte le -signore, passando, salutavano con grande spesa di sorrisi gentili. - -Varie carrozze s'erano già successe nello spazio prossimo alla -giardiniera, quando giunse e si fermò un elegante _calèche_ inglese, -dalle morbidissime oscillazioni, molto apprezzate dagli intelligenti. -All'interno stava una signora vestita di bruno. L'occhialino della -Duchessa fu tosto in moto, e nel crocchio fu uno scappellare rispettoso -e generale. - -— La contessa Serramonti, che novità! — disse la Duchessa, dopo aver -mandato ad Elena un saluto ed un sorriso, scelti nella gamma dei suoi -migliori. - -— È vero, viene di rado, — osservò Gino Casabello. - -— Oh! — ribattè Gincora ridendo, — non è già una sfaccendata della -nostra specie; ha meglio a fare, sapete. - -— Ma no, — disse Sacha Dzworkoff, un russo malato di petto che veniva -ogni anno a svernare a Firenze ed era diventato più fiorentino del -vero, — no, non ha nulla di meglio a fare, pur troppo. - -— Oh per quello! — osservò Guido d'Aspano, che non capiva perchè gli -altri ridessero del patetico «pur troppo» di Dzworkoff — è una donna -assai occupata, è una delle più assidue frequentatrici... - -— Del _monde où l'on s'ennuie_ — interruppe il piccolo russo con tanta -foga, che la fine della sua frase gli morì in un lieve accesso di -tosse. - -— Vi prego di osservare, — disse la Duchessa ridendo, — che viene -sempre anche da me. Suvvia, Sacha, non calunniate una donna tanto -esemplare. Fareste infinitamente meglio a tentare di farvi sposare da -lei. Sarebbe una buona occasione per voi di far giudizio o di pagare i -vostri debiti. - -— Oh, Duchessa! Sapete quanto il freddo mi è proibito per la mia -salute, e mi suggerite il Polo Nord in moglie. Volete proprio la mia -morte, allora? - -Là Duchessa rise di cuore a quell'uscita di quel capo scarico, -dicendogli che era un monello incorreggibile, e ch'egli e tutti loro -non sapevano nulla di nulla. Invece di dir tante freddure sul conto di -quella cara Elisa, dovrebbero andare pietosamente a consolare la sua -solitudine. - -— Uhm, — ribattè Dzworkoff, — saremmo un po' in ritardo, per l'appunto. -Guardate. Un cavaliere si accosta alla sua portiera. - -— È vero, — sclamò Ginevra. — E un bel giovane anche! Curiosa! - -Per un momento nel crocchio fu silenzio. Tutti osservavano, attenti, -il giovane che, montato su un morello di elegantissime forme, veniva -a presentare i suoi omaggi alla Contessa. La salutò con una certa -grazia innata e naturalmente distinta, trattenendo con molto garbo ed -abitudine della sella, il cavallo irrequieto. - -Roberto Rescuati era ciò che si chiama un bel cavaliere, forte ed -elegante ad un tempo. S'indovinava in lui una consuetudine antica e la -passione di quell'esercizio. - -Elisa era venuta appositamente alle Cascine per vedere il suo protetto, -a cavallo. - -Gli fece i suoi cordiali mirallegro, provando vero piacere a vederlo sì -bello e sì disinvolto. - -— Lo scriverò alla mamma, — soggiunse con un sorriso di approvazione -indulgente. — Siete sotto lo sguardo di giudici competenti, e vedo che -vi approvano. - -Senza muovere il capo, colla coda dell'occhio accennò il gruppo di -_sportsmen_ che stavano osservando Roberto. - -La fresca e rosea epidermide del volto del giovane si colorì vivamente, -sotto l'impressione genuina dell'amor proprio soddisfatto. - -— Com'è fanciullo! — pensò Elisa con una specie di commossa indulgenza. - -La Duchessa frattanto aveva lasciato cadere il suo occhialino. - -— Una bella creatura, quel cavallo! — sentenziò. - -— Stupendo! — disse Guido d'Aspano. — Non sono venti giorni che è -arrivato dall'Inghilterra. L'ho visto da Huber. Neri Speroni ne andava -pazzo. Huber ne chiedeva cinquemila franchi. Ma Speroni l'avrebbe -rovinato subito, mentre invece mi pare che il suo acquisitore sia un -discreto cavaliere. - -— So chi è, — disse Dino di Follemare. — È alloggiato alla Pace e -desina al Doney. Di provincia... delle Marche, che so io. Ressuati... -Rescuati, o qualcosa di simile. - -— Rescuati Melli, forse? — chiese la Duchessa. - -— Precisamente. - -— Oh, conosco! Ho incontrato un Rescuati all'estero, in Germania! -Simpaticissimo. Suo padre, mi figuro. Eccellente famiglia. Si -trattiene? - -— Credo di sì. Ha preso una scuderia nella mia casa di via della -Scala, — rispose Brandino Berardi. — Pare un giovane per bene, benchè -discretamente provinciale. - -La Duchessa ebbe un sorriso silenzioso e passeggero. Ancora una volta, -dietro il suo occhialino, il suo sguardo si trattenne, sagace, sul -giovane. - -— Decisamente è una bella creatura quel morello. Neri è stato uno -scimunito a non prenderlo. Coprite Tom, Dino, e dite al cocchiere -che si muova. Fa freddo qui. A stasera, nevvero? — soggiunse con uno -sguardo di saluto generale, mentre la carrozza si metteva in moto. - -Passando davanti al cocchio di Elisa, le mandò ancora uno dei suoi -saluti speciali, che la Contessa ricevette senza nulla aggiungere alla -correttezza un po' sostenuta di quello da lei reso. Poi Elisa disse -dolcemente a Roberto: - -— E così, quando si fa questa presentazione alla duchessa d'Accorsi? - -— Come! — diss'egli altamente meravigliato — è _quella_ la duchessa -d'Accorsi? - -— Sì, — disse Elisa, — ma perchè? - -Egli si mise a ridere. - -— Perchè, ecco. Avevo sentito certe storie! Scusi sa, ma proprio -non capisco! Se è vecchia quanto il brodo, e brutta come.... Oh, lo -direbbero così bene laggiù, da noi. Ma scusi, — soggiunse con un subito -timore d'essere stato imprudente e scortese, — quella signora è forse -una sua amica intima? - -Ella ebbe un rapido, altero cenno di diniego. - -— Oh no... no... - -S'avvide, dall'aria attonita di lui, di essere stata troppo vibrata nel -suo: no. - -— Ci vediamo, — soggiunse con maggior pacatezza, — ci incontriamo di -spesso, ma non siamo in relazione molto stretta. Ha una figlia alla -quale sono molto affezionata, una cara giovane. La Duchessa riceve -molto, ed ha molto spirito; vi sarà certamente utile per tutto ciò che -riguarda la società. Per ciò avevo pensato di presentarvi. - -— Oh! quando crede — mormorò il giovane, ma con accento sì poco -entusiasta che Elisa ne rimase un po' scoraggiata. Era a Firenze da un -mese, Roberto, ed ella non aveva ancora potuto scrivere a Tecla ch'egli -fosse il beniamino delle signore. Sino a quel tempo aveva frequentato -più che altro le scuderie, e, certo in quei pressi, aveva acquistate le -sue nozioni elementari sul conto della società fiorentina. - -— Ebbene, allora diciamo la settimana ventura, eh? Vi pare? - -Gli parlava dolcemente, dandogli del voi, mentre egli le dava del lei, -come era convenuto tra loro. - -Egli s'inchinò pensando: Ouff! e non sapendolo ben nascondere. Proprio, -non ne aveva voglia di quella presentazione. E quella cara Contessa ne -aveva sempre una. O non l'aveva fatto trottare per tre ore, non più -tardi di ieri, dagli Uffizi a Pitti per veder dei chilometri di tele -dipinte! E l'altro giorno, quella lettura al Circolo... Misericordia! - -Ella s'accorse di qualcosa. Uno sgomento l'invase. Ma Dio mio! come -fare con quel benedetto ragazzo, che non s'interessava a nulla! - -Sbagliava. Ma Roberto era abituato a far da sè, e quella specie di -tutela, per quanto gentile, gli pesava alquanto. Glielo aveva detto la -mamma, un po' troppo detto forse, che la contessa Elisa avrebbe fatto, -detto, pensato per lui. Gli pareva finito, dopo tutto, il tempo dei -precettori. E di _quello_ non se ne poteva fare certo un compagno. - -Contuttociò, la presentazione alla Duchessa ebbe luogo nella quindicina -e Ginevra fu gentilissima per Roberto, che invitò subito ai suoi famosi -lunedì sera. Il giovane ci andò una volta e non si divertì punto. Ci -tornò, ma dopo parecchie settimane, una sera che si ballava e che c'era -anche Elisa. Questa ebbe un momento di contentezza intima quando lo -vide schierarsi al posto per i _lancieri_ vicino a Marina Negroni. — -che bella coppia, pensò in cuor suo. — E se fosse il cominciamento? - -Una bella coppia veramente: alti entrambi di statura, robusti, freschi. -Un'analogia, quasi, una somiglianza nella calma delle loro parole, dei -loro gesti, delle mosse. A più d'uno colpì lo sguardo quella strana -armonia d'aspetto e una vecchia amica della Duchessa si credette in -dovere di fargliela rilevare. - -— Guarda un po', Ginevra, come stanno bene assieme tua figlia e quel -nuovo. Chi è? - -— Chi? Ah! il protetto di Elisa Serramonti. Sì, non c'è male. - -— Pure, non ha l'aria di uno dei soliti suoi fidi. È ricco? Di buona -famiglia? - -— Conte Rescuati. Cinquantamila franchi di rendita. - -— Ah! un partito, allora. Ma andrebbe benissimo per Marina. - -— Oh! sai che di ciò non m'impaccio. Marina sa il fatto suo... Ma non -credo che sia il caso... - -Si arrestò, ridendo. - -L'altra rise pure, ma un po' incerta. - -— Come? — disse poscia con un sogghigno pieno di malizia interrogatrice. - -— È qui da qualche tempo? — soggiunse. - -— Oh, non so... un mese, due, tre... L'abbiamo trovato qui. Pare -ch'ella faccia la sua educazione. - -— Oh! — disse l'altra. - -E di nuovo sulla sua bocca sdentata (era vecchietta assai quella cara -contessa Flora Bandi Corvini) un lampo passò, maligno, fugace, ove -pareva ricapitolarsi tutta la sua esperienza di tanti anni mondani. - -— Quella cara Marina! — disse, dopo un momento. — Ma sarebbe -un'occasione eccellente, anzi un'opera buona!... - -— Mia cara Flora — rispose la Duchessa ridendo — Flora le opere buone -le fa per conto suo e non di seconda mano. Del resto, come sai, la -contessa Elisa è al disopra di ogni maligna interpretazione dei suoi -atti. Ella santifica tutto ciò cui mette mano. Che direste di un'altra -tazza di thè, mia cara Flora? - -La cara Flora prese il thè, che le recò per ordine superiore e colla -sua solita grazia rassegnata, Dino di Follemare. - -Rimase ancora un'oretta, poi se ne andò. In anticamera vide la contessa -Elisa, alla quale Roberto Rescuati offriva il braccio per scendere le -scale. - -Tenne dietro da presso a quei due. Udì che Elisa rimproverava -dolcemente Roberto. - -— Perchè venite via sì presto? Tornate.... Alla Duchessa dorrà di -vedervi partire. V'accerto che posso benissimo rientrar sola. È la mia -abitudine. - -— Ma mi annoio, sa? Tanta gente che non conosco! E quel dover -ballare... Poi... ho un impegno. - -— Coi vostri nuovi amici? - -— Già... coi miei nuovi amici. Neri Speroni e... gli altri. - -Elisa ebbe un piccolo senso di contrarietà. Quel Neri Speroni... E gli -altri... gli amici di Neri Speroni!... - -— Oggi mi ha scritto la mamma — disse a Roberto, con una dolcezza -accentuata d'intonazione. - -— Davvero! — rispose il giovane. — Sta bene? - -— Sì, e mi domanda tanto di voi. - -— Ah! povera mamma! È un secolo che le devo scrivere. Anch'io, domani o -doman l'altro senza fallo... Se le scrive, glielo dica. - -Ma Elisa sapeva che Tecla non avrebbe sì presto lettera di suo figlio. -Roberto non era assiduo corrispondente. Come aveva detto, aveva spesso -degli impegni. - -Ma dell'indole precisa di questi impegni non aveva creduto dover -informare la sua protettrice. E questa pensava in cuor suo: Non è -ancora il cominciamento, in ogni caso. - -E dietro loro, soletta (ah! non soleva esser così un tempo) la contessa -Flora Bandi Corvini, col suo riso silenzioso, pensava: Contuttociò.... -voleva dir qualcosa Ginevra! - - - - -V. - - -La contessa Elisa Serramonti aveva, lo sappiamo, molti amici. Il -migliore fra questi era indubbiamente Marcello Plana. - -Meglio di ogni altro, egli conosceva ed apprezzava quella donna. La -sua ammirazione era più sagace di quella degli altri. Sapeva di lei -qualcosa che essi e lei stessa ignoravano. La trovava troppo perfetta, -troppo satura di saggezza e di ragione. Una volta le aveva detto -ch'ella soleva esser giusta per tutti, meno che per una persona, la -quale un giorno o l'altro avrebbe potuto vendicarsi. Elisa non era mai -riescita a fargli dire chi fosse questa persona. - -Marcello Plana ed Elisa Serramonti non erano sempre d'accordo. Forse -era provvidenziale per la prospera sorte dell'amicizia loro che non -abitassero nello stesso luogo. - -Avrebbero finito col fraintendersi. - -Egli era talvolta pungente nei suoi apprezzamenti, mordace nei suoi -giudizi; la singolare sua penetrazione rendeva formidabilmente indovino -il suo spirito. Aveva per quella donna, che tanti invidiavano e che -conduceva un'esistenza sì consona ai propri gusti, una specie di -bizzarra pietà, ch'ella avvertiva bene spesso, provandone una vaga -irritazione intima. Non amava d'essere compatita. - -Su un punto, più specialmente, s'accentuava il loro disaccordo. Egli -la consigliava a rimaritarsi. Ma ciò per l'appunto, ella non voleva. -Adduceva a sua difesa cento e una ragioni, tutte stimabilissime e molto -logiche. La litania cominciava e finiva invariabilmente con una nota -antifona: «Ho trentasette anni. È troppo tardi per ricominciare la -vita». - -Ma anche in altri argomenti erano spesso di opinione opposta. Ed Elisa, -seduta al suo scrittoio, una bella mattina, sulla fine del dicembre, -mordeva lievemente la punta del suo artistico portapenne di tartaruga, -pensando che ora doveva pure mantenere la sua promessa e parlargli di -Roberto. - -L'argomento era ingrato. Ella non sapeva come dirgli, nè come celargli -che il giovane, da qualche tempo in qua, non aveva fatti grandi -progressi nella perfezione, anzi.... Aveva lasciato apposta poco spazio -nel foglio per non poter dilungarsi sul soggetto. - -Depose la penna e sospirò. - -Che peccato!... Non era un cattivo giovane. Non si poteva chiamarlo -corrotto, nè perverso. Buono, dopo tutto, senza boria, franco, con una -certa disinvoltura e molta semplicità. Si vestiva meglio assai, ora, -aveva perso subito, comprendendone tosto il ridicolo, alcune abitudini -di vita di piccolo centro. Dimostrava un certo tatto, non aveva fatto -passi falsi. Nella cricca esclusiva, diffidente, della gioventù dorata, -aveva incontrate amicizie ed il minor novero possibile delle prove -inevitabili ad un novellino. Era presto diventato uno dei loro. Pietro -Galigay gli dava del _tu_, Cosimo Acciajoli lo aveva raccomandato -al suo sarto di Londra e Dino Follemare faceva spesso colazione con -lui da Giacosa, dietro quella grande invetriata che dà sulla via -Tornabuoni, di faccia a palazzo Strozzi, il che significava a tutta -Firenze come Roberto Rescuati fosse stato giudicato favorevolmente -dal più schizzinoso e serenamente medioevale di tutti i gentiluomini -fiorentini. Di Rescuati si parlava con simpatia, senza derisione. -Uomini e donne avevano poi espresso con mirabile accordo l'opinione -che Elisa aveva sì coscienziosamente combattuta quando l'aveva udita -esternare da Marcello Plana. - -Tutti e tutte opinavano che Roberto era un bellissimo giovane. - -Questa bellezza, sulla quale alcune signore trovavano argomento di -profonde osservazioni estetiche, non colpiva guari la Contessa. Non -negava nè l'armonia delle fattezze, nè quella delle forme; pensava -talvolta, vedendolo, ch'egli avrebbe potuto servir di modello per -qualche statua di Antinoo, per qualche ritratto di Narciso al fonte. -Cioè, no... Narciso era vano e Roberto no... Questo no! decisamente no! -Bisognava rendergli giustizia. - -Riprese la penna e scrisse a Marcello Plana, come aveva promesso -di fare, cioè sinceramente, sul conto di Rescuati. Gli disse che lo -vedeva meno da qualche tempo, ch'egli frequentava molto la società dei -giovani, poco quella delle signore, che, quanto al noto progetto, per -ora non si potevano far pronostici. - -Chiuse così il paragrafo riguardante Roberto. Avrebbe potuto -prolungarlo, riferire una vaga diceria sul conto del giovane, e di una -stella d'operette... diceria che qualcuno si era preso il divertimento -di riferire a lei. Ma ella non l'aveva creduta e perciò non si credeva -in obbligo di citarla. Oh Dio! una delle rondinelle dell'_Augellin Bel -Verde!_... al Politeama. Impossibile! - -Non accennò dunque all'_Augellin Bel Verde_, nella sua lettera a Plana, -e credette di cader dalle nubi, quando nella pronta risposta dell'amico -trovò una lontana sì, ma non dubbia allusione alle _distrazioni_ -musicali e drammatiche che il giovane provinciale aveva subito saputo -trovare a Firenze. Ah! era vero, dunque!... - -Ebbe un sorriso triste. Oh, ella non si era ingannata giudicandolo -tanto fanciullo, tanto: come gli altri! - -Pensò a Tecla, e sospirò. Povera donna... povera madre! L'_Augellin -Bel Verde!_ E Marina Negroni? e tutti i suoi progetti, i suoi sogni? -Invece, l'_Augellin Bel Verde!_... Non già che si meravigliasse -tanto... Un po' di vita la conosceva, e la dimora in Firenze è -piuttosto atta a capacitare anche le anime più ingenue di quanto esse -potrebbero forse ignorare altrove. Ma così, per l'appunto... - -Un giorno, da Vieusseux, s'imbattè colla duchessa d'Accorsi, che -cercava una pubblicazione d'arte industriale del 700, per certi suoi -mobili d'un nuovo salotto. Le due signore non si vedevano da qualche -tempo e la Duchessa ne espresse cortesemente il rammarico ad Elisa. - -— Sempre occupata, mia cara? E neppure quel caro Rescuati non si fa -vivo! Gli ho fatto le più commoventi _avances_ per onorare la sua -raccomandazione, ma mi ha dimostrata una nera ingratitudine. Peccato! -un carissimo giovane. Ma una vera Pelle Rossa, per la sociabilità. -Dovrebbe sgridarlo un tantino lei, Contessa... che ha tanta influenza -sull'animo suo. - -La Duchessa non era di buon umore quel giorno. Quei terribili nervi -agivano sì direttamente, talvolta, sulla sua lingua. - -Ma Elisa invece era molto calma e sorrise serenamente. - -— Infatti, Duchessa, il conte Rescuati è colpevole di molte negligenze. -È ancora un po' selvaggio forse e stenta ad orientarsi. Bisogna -perdonarlo. - -— Oh! — interruppe la Duchessa, — è imperdonabile, con una stella -polare come quella che il destino ha messo a capo della sua vita!... - -Il complimento era detto con molto garbo; pure Elisa ebbe il senso di -una puntura. - -Guardò in volto, fissa, la Duchessa. - -— È molto giovane — rispose con dolcezza — e in questi giorni sta -organizzando la sua nuova dimora. Io stessa lo vedo assai poco. - -— Male, — disse la Duchessa ridendo. — Mi hanno detto ch'ella ha molto -a cuore l'avvenire di quel giovane. - -— È vero — rispose Elisa. — È il figlio della mia migliore amica. - -— Oh! naturalissimo che abbia dell'interessamento per lui. Ebbene, -giacchè è così, mi permetta un consiglio. Lo esorti a frequentare -la buona società. Ciò lo salverà forse dai pericoli della cattiva. -Pare, che sia già un pochino sulla via di questa. Noi, naturalmente, -ignoriamo tutto ciò, e parlarne a lei è una vera profanazione; ma ho -sentito da questi scioperati... Carina, sa... oh! ha buon gusto il suo -protetto, una colonna della Compagnia Scalvini! Una cosa da nulla, -s'intende! Questione di un po' di tempo e di quattrini sciupati. Il -suo protetto se la caverà benissimo come gli altri e tornerà, da buon -figliuol prodigo... all'ovile. Ma bisogna proprio che scappi, ho fatto -tardi. Come son contenta d'averla veduta! Un amore quel suo mantello. -Laferrière, nevvero? Si capisce lontano un miglio. Marina l'aspetta pel -concerto martedì. Cara Contessa... - -Le strinse la mano calorosamente, e se ne andò contenta. Stava meglio, -ora, dei suoi nervi. - - * - * * - -Ah! quell'orribile _Augellin Bel Verde_! Non solo dovette udirne -parlare quella povera Contessa, ma un giorno fu proprio costretta a -vederlo. - -A tutt'altre sorti era stato predestinato quel giorno. Elisa lo aveva -scelto, fra tanti, per la sua famosa gita a Vincigliata. - -Conosceva personalmente il proprietario dell'antica dimora medioevale, -da lui ritornata, con sì profonda e splendida intelligenza della -storia e dell'arte italiana, all'antico essere. Non aveva d'uopo, per -penetrare in quella splendida residenza, del permesso, limitato pel -volgo dei curiosi ad un solo giorno della settimana. Il proprietario -di Vincigliata si reputava fortunato, quando poteva farne personalmente -gli onori, alla contessa Serramonti ed a quanti amici suoi ella volesse -far partecipi del privilegio. E di questi amici ella aveva fatto -stavolta un'accuratissima scelta. - -Tre signore e quattro uomini. Lei, Marina Negroni e mad.e Cholet, -la sapientissima moglie di un arcisapiente professore belga, venuto -a Firenze per certe ricerche sui fasti Medicei e raccomandato alla -Contessa da un vecchio collega del padre suo. Il comm. Gerra, il duca -di Sant'Eremo e Roberto Rescuati. - -A questo ella aveva già fatta la proposta della gita il giorno prima. -Roberto, preso così all'improvviso, accettò l'invito, senza però -dimostrare un soverchio entusiasmo. Breve, non osò ricusare, benchè -ne avesse una voglia terribile, che la Contessa o non ravvisò o -coraggiosamente neglesse. - -Il convegno era per le otto in casa Serramonti. Si giungeva a -Vincigliata alle nove e mezzo. Visita, _lunch_, due ore. Il ritorno -poteva esser effettuato per il mezzodì. - -Ell'era molto fiera di aver combinato tutto ciò. Era riescita -finalmente a riunire, per quella geniale trottata, Marina e il suo -protetto. Possibile ch'egli potesse sottrarsi completamente al fascino -della bellezza di lei? Già parecchie volte i due giovani s'erano -incontrati in casa sua o nel suo palco alla Pergola e non parevano -trovarsi male quand'erano insieme. Marina sapeva qualcosa dell'arte -ippica, non era mai noiosa, non sfoggiava cognizioni inquietanti. -Era seria, con una semplicità di modi e di frasi che parevano far -fede d'una mente solida, scevra da preoccupazioni personali. Ella non -pareva mai in causa. In realtà aveva un'unica, suprema preoccupazione: -sè stessa e il suo avvenire; non si perdeva di vista, neppur per la -frazione di un secondo. Aveva immediatamente subodorati i progetti -della Contessa sul suo conto e sul conto di Roberto. Ma serbava -accuratamente per sè quella cognizione. Istruita da una amara sequela -di esperienze, non si faceva illusioni, ma stava in agguato degli -eventi. Non aveva la fede, quella che salva, ma faceva lo stesso, -coraggiosamente, il suo dovere. - -Il che è ammirabile, come sapete. - -La Contessa s'era alzata alle sette, ed era già pronta quando le -recarono una letterina, testè consegnata ai suoi dal domestico di -Roberto. Il conte Rescuati, dolentissimo, si scusava. Un violento -raffreddore lo obbligava a letto. Mille scuse. Oh, un profluvio di -scuse! - -Dolente, ma soprattutto inquieta, la Contessa volle interrogare il -domestico latore del biglietto. Un fiorentino puro sangue, raccomandato -a Roberto da Neri Speroni. Corretto, inappuntabile, con un par -d'occhi scintillanti, che dovevano averne viste di vario colore. -Aveva profittato dell'occasione per condurre a spasso Arnetto, il cane -lupetto, tutto bianco, del suo padrone. - -Rassicurò rispettosamente la signora che lo interrogava. - -— Il signorino era venuto a casa per tempo la sera prima, e s'era -coricato con un forte dolor di capo. Gli aveva detto di svegliarlo per -tempo la mattina; poi quando si doveva alzare... insomma... non aveva -potuto, per il grande raffreddore. Ma cosa da nulla. Un po' di letto e -tutto passerebbe. - -Elisa congedò il domestico colla sua solita affabilità e rimase -impensierita e mortificata. Che contrattempo per tutte le sue -combinazioni!... E purchè davvero non fosse nulla quel raffreddore! A -volte cominciavano così alcune malattie. - -Volontieri avrebbe rimessa la gita ad un altro giorno. Ma era tutto -combinato e non si poteva. Chiamò Pietro, il suo vecchio domestico, e -gli raccomandò che andasse verso le undici e mezzo a prender notizie -del conte Rescuati. Le avrebbe così, recentissime, al suo ritorno. - -Gli altri invitati, non essendo stati colti dal menomo raffreddore, -giunsero tutti all'ora indicata e udirono imperterriti l'annunzio dato -loro dalla Contessa del mancato intervento del giovane Rescuati. La -coppia esotica non lo conosceva. Gerra e Sant'Eremo non avevano per lui -una simpatia molto pronunziata e Marina non parve affatto turbata da -quell'annunzio. Sperò colla Contessa che fosse cosa da nulla. - -La comitiva si mise in moto, con tutta la buona voglia immaginabile -di godersi la gita. La mattinata era freddina ma bella e nei due -_landeaux_ la conversazione non languiva. Nulla avrebbe potuto far -sospettare le materne apprensioni della Contessa e l'acerbo, il cocente -disappunto di Marina Negroni. - -L'arrivo, la visita al Castello, il _lunch_, tutto ebbe luogo -felicemente e nel modo più indicato. La coppia forestiera fu al colmo -dell'ammirazione e dell'entusiasmo e tutti lasciarono quella strana e -splendida dimora colla solita dose di trasporto per la bellezza delle -cose vedute e per l'intensità dell'impressione generale. Al ritorno, la -Contessa ebbe un'idea, anzi, ne ebbe due. Volle percorrere la strada -dei Colli, per farne ammirare le bellezze ai suoi ospiti forestieri. -La mattinata era sì bella che tutti ebbero voglia di una passeggiata. -Scesero dalle carrozze e camminarono sino al Belvedere, ove fecero -sosta per ammirare quella infinita vaghezza di prospettiva, quello -spettacolo del quale sembra non potersi mai saziare l'occhio e l'animo -di chi lo contempla. - -Ma, mentre s'indugiavano lassù, alla Contessa parve vedere un po' di -pallore sul volto di Marina. L'interrogò con premura... Si sentiva -male?... — Ma no... tutt'altro!... Era un po' di appetito. - -Si constatò il fatto, ridendo. Si constatò pure che, per una strana -coincidenza, esso si riproduceva in varie proporzioni su parecchi fra i -componenti la brigata. Il _lunch_ era stato copioso, ma un'ora e mezzo -di trottata, quel po' di moto fatto a piedi, l'arietta frizzante... - -— Se si facesse colazione qui? — suggerì a un tratto la Contessa. - -La proposta fu accolta ad unanimità di voti. Solo si trattava di -trovare un luogo atto a realizzare il progetto sì bene accolto. - -Il viale dei Colli è poco frequentato durante l'inverno. - -Bello, ideale qual'è, oggetto d'ammirazione e d'invidia pei forestieri -che lo visitano, non gode, quanto meriterebbe di goderle, le simpatie -dei Fiorentini. Per questi l'attrazione delle Cascine è tuttora senza -rivali, poi non amano stancare, sulla lunga salita dei Colli, le loro -celebri pariglie di cavalli. Neppur durante l'estate quest'incantevole -passeggiata riesce ad accaparrare gran concorso di gente. I non molti -caffè, _restaurants_, birrarie che si trovano sul suo percorso, fanno -affari discreti, ma nell'inverno sono chiusi quasi tutti. Sant'Eremo -rovistò alquanto nei suoi ricordi del luogo, poi si offerse quale -esploratore. Si assentò per un quarto d'ora e tornò trionfante, -gridando da lungi: _Eureka!_ Aveva trovato. Un piccolo _restaurant_ -civettuolo, a foggia di _châlet_, nicchiato in una specie di giardino. -Un'abbondanza d'edere, di ligustri, di lauri, alternati a fitte e -spesse macchie di bambù, davano a quel luogo una falsa, ma invitante -apparenza di episodio estivo, in mezzo alla nudità jemale della -campagna circostante. Perennemente aperto, quel piccolo stabilimento, -filiale della casa Doney e nipoti, gode di una certa riputazione -gastronomica, ed è spesso fatto scopo delle gite di gaie comitive -fiorentine. - -Quella della Contessa fu premurosamente accolta dal personale -disoccupato, nella vasta sala pressochè deserta, dove alcuni tavolini -soltanto erano occupati da qualche esotica figura di touriste inglese -o tedesco. Il duca di Sant'Eremo assunse la direzione degli eventi, -e fece preparare un tavolo in disparte, in una specie di recesso, -davanti ad una larga porta a vetri, che permetteva la vista del -giardino e della vaghissima prospettiva sottostante. La colazione -fu tosto imbandita, e già le chiacchiere s'incrociavano, quando un -piccolo avvenimento venne a distrarre per un istante l'attenzione della -comitiva. Un allegro schioccar di frusta echeggiò sul vialetto che -faceva capo al _restaurant_ e subito si vide avanzarsi con trionfale -rapidità un drag a quattro cavalli con un carico di giovanotti, Neri -Speroni e consorti, fra i quali spiccavano due _toilettes_ femminili. -Una di queste _toilettes_ sfoggiava tutti i suoi pregi di vistosità -sgargiante sull'alto seggio del legno, a fianco dell'auriga. E l'auriga -era Roberto Rescuati Melli. - -La contessa ravvisò tosto il suo «figliolo.» Indovinò (forse non era -difficile il farlo, neppur per lei, tanto n'erano caratteristiche la -bellezza e l'acconciatura) chi fosse quella specie di signorine ch'egli -conduceva lassù, in sì gaia comitiva. Non era nè abbastanza giovane, -nè inesperta del mondo per dare soverchia importanza a un fatto che -l'amabile disinvoltura della gioventù fiorentina le aveva messo qualche -altra volta sott'occhio! Pure, provò un senso impetuoso e indicibile di -pena. - -Pensò a Tecla. Oh s'ella vedesse suo figlio così. E quella menzogna, -così inutile, così bassa, del biglietto inviatole! Un violento -rossore le salì alle gote, volse il capo con un atto involontario, -affatto istintivo. Marina represse l'ombra di un sorriso e non battè -palpebra. Gli uomini scambiarono un rapido sguardo d'intesa che si -ripetè parecchie volte, quando Neri Speroni, recatosi a terra d'un -salto, invitò con molta galanteria la bella compagna di Roberto a -volersi gettare nelle sue braccia, se aveva la menoma idea di scendere -e di far colazione. La signorina faceva delle difficoltà e mandava -degli strillini da pavoncella spaventata, ma poi si decise e calò con -mirabile arditezza, al conseguimento della quale non doveva essere -estranea una certa abitudine dei ponti sospesi e d'altri praticabili -della scena. Capitò dall'alto, come una vera rondinella ch'ell'era, -mentre l'altra signora, evidentemente un olocausto al decoro della -famiglia, fu laboriosamente calata a braccio da un domestico, in mezzo -agli evviva incoraggianti di quei signori. - -La lieta brigata fe' irruzione nella sala del _restaurant_, dirigendosi -verso un tavolo poco lontano da quello ove la Contessa presiedeva -tranquillamente al suo _déjeuner_; ma, giunto presso a questa, Roberto -ed i suoi compagni si arrestarono... e un momento di visibile imbarazzo -si produsse nel gruppo. Una vampa di fuoco salì alle gote di Rescuati. -Esitò, incerto, se dovesse salutare; poi salutò, ma, subito, mutando -bruscamente direzione, condusse il suo drappello quanto più lungi potè, -all'altra estremità della sala, dove l'Augellin Bel Verde cominciò -tosto a discutere, a voce molto alta, il _menu_. - -La Contessa aveva già ripreso la sua conversazione con Madame Cholet -sulle impressioni di Vincigliata. Donna Marina intratteneva gli -uomini colla sua solita grazia riposata e la colazione procedeva -tranquilla, nella serena ignoranza della più effusiva allegria, -che si andava suscitando all'altra estremità della sala. Laggiù le -risate echeggiavano, il _diapason_ delle voci si alzava alquanto; -ad ogni minuto si andava producendo lo strepito caratteristico dello -stappare d'una nuova bottiglia, benchè Neri Speroni dichiarasse, senza -complimenti, di non aver mai visto così ingrullito quel caro Bertino. - -Finita la colazione, Sant'Eremo ebbe una idea felice. Chiamò uno dei -camerieri, e fece aprire l'invetriata che metteva nel giardino. E -di là, senza traversare la sala, abbreviando piacevolmente la via, -escirono all'aperto la Contessa e i suoi amici. - -Il ritorno si effettuò felicemente e la brigata si divise col solito -scambio di congratulazione per la riescitissima gita. - -La Contessa era appena rientrata nella sua camera, quando Pietro, -fedele alle istruzioni ricevute, venne rispettosamente a darle conto -della sua missione. Era stato, alle undici e mezzo precise, a prender -notizie del signor conte Rescuati. Aveva parlato col suo cameriere, -quello stesso ch'era venuto alla mattina. Il signor Conte era tuttora -coricato, ma stava meglio e si alzerebbe per il pranzo. Faceva mille -ringraziamenti. - -— Sta bene — interruppe tranquillamente la signora e congedò Pietro. - -Quando fu sola, si sentì, a un tratto, côlta da una grande malinconia. -La volgarità brutale di quell'episodio le aveva fatto male. Oh lo -sapeva bene che accadeva così... quasi per tutti: ch'era l'aria, -l'atmosfera, l'immensa contagione della vita. Quelle piccole farfalle -variopinte dall'esistenza effimera, quello sciametto di gaie tarme -sotto il cui lievissimo morso, ripetuto all'infinito, finiva collo -sbriciolarsi non ferito, no, solamente intignato, il cuore della -gioventù!... Una passione, un'illusione, sincera per quanto errata, -pazienza! Ma così!... E intanto, dall'altro lato, la schiera tacita, -malinconica dei cuori condannati alla vana attesa, i poveri cuori -assetati d'amore delle fanciulle, di quelle che vivono scordate, -trascurate... a cagione delle altre! Ah! povera Marina! E sarebbe stata -così adatta per lui!... Stavano così bene assieme!... Facevano una sì -bella coppia! Bellissimi entrambi. - -Qui, un pensiero nuovo, inatteso, s'imbrancò fra quelli che irritavano -la sua mente, e la fece sorridere. Si ricordò di ciò che le aveva detto -Marcello Plana: lo troveranno bello e vi darà del filo da torcere. - -A proposito, doveva mantenere la sua promessa. Scrivergli di lui. Lo -aveva fatto già, qualche volta... due, tre. Ma sempre con un lieve -senso di contrarietà. Poichè, in coscienza, non poteva dargli splendide -nuove del successo della sua missione. Ed egli rispondeva in un certo -modo, così curioso! Stavolta però ella provò un subito desiderio di -scrivere a Marcello Plana, di parlargli a lungo di quel suo indocile, -ricalcitrante pupillo. Pensò a scrivergli dell'episodio del mattino. Si -accinse a farlo, ma s'accorse, non senza una specie di sorpresa, che, -mentre cercava il modo spiccio, geniale, svolazzante della relazione, -questo modo per l'appunto pareva sfuggire di sotto alla sua penna. -Provò, cancellò, tornò a provare... niente. Diventava una storiella da -_Vie Parisienne_. Per scriver bene quelle storielle, bisogna ridere di -cuore, scrivendole, ed ella non poteva. - -Tra lei e il suo solito buon umore c'era il pensiero di Tecla e quello -di Marina... il senso, la pietà degli affetti condannati all'inerzia, -il disgusto delle piccole cause, delle piccole volgari tentazioni, -della strettissima gora d'acqua stagnante, in cui affondano talvolta, -incoscienti, noncuranti le non forti anime. - -— Non posso — disse. — Scriverò un'altra volta. — E lacerò il foglio. -Prese la _Revue des Deux Mondes_, si adagiò nella sua favorita -poltroncina di velluto di Genova, e cominciò a tagliare i fogli di uno -di quegli strani, dolci articoli di Renan sulle tradizioni bibliche -e sulla vita degli Apostoli, quelle pagine ove l'autore sembra avere -intinta la penna nella tavolozza sì umana e sì mistica a un tempo, del -nostro Morelli. - -Ma due o tre volte, dallo sfondo luminoso del grande paesaggio -orientale, balzò fuori insistente, importuna, come un moscherino -che penetri nell'occhio, l'immagine di una personcina snella, di -una faccetta pallida di _veloutine_ e di bianco mal tolto, con un -cappellone impossibile e due immensi _accroche-cœurs_ che tracciavano -sulle tempie come due gran punti d'interrogazione. E l'Augellin Bel -Verde calava, ridendo e strillando, dall'alto del drag, dove se ne -stava Roberto colle quattro redini in mano e col gaio sguardo chinato -su di lei. - - - - -VI. - - -Di ritorno dalla famosa gita, donna Marina Negroni salì direttamente in -camera sua. - -La cameriera venne a prestarle i suoi servigi. Ella lasciò fare, in -silenzio, con una inerzia di tutto l'essere, che non le era solita. -Quand'ebbe indossata la lunga vestaglia di flanella bianca, che metteva -quando voleva rimanere sola nella quiete del suo appartamento, si -diresse verso la sua lunga poltrona chinese. Ma, prima di adagiarvisi, -si rivolse alquanto duramente alla cameriera, che rimaneva al suo posto -in atteggiamento di attesa: - -— Ebbene, che c'è ancora? - -La Clelia aspettava gli ordini. A che ora doveva venire a pettinarla? -Che abito comandava pel pranzo? - -Allora soltanto Marina si rammentò. Infatti, gran pranzo di gala quel -giorno in casa d'Accorsi: ci sarebbero i d'Urbino, un ex-ministro -inglese di passaggio a Firenze, gli sposi d'Argovano e Sua Altezza il -principe Luitpoldo Hetzengenfeld. - -Un principe regnante, se vi piace. A dir vero, il suo Principato non -era di una vastità ragguardevole; comprendeva un territorio le cui -proporzioni erano una via di mezzo fra la Repubblica di S. Marino -e quella di Val d'Andorra. Ma tant'è, anche in quel ritaglio di -Principato ci capiva uno scampolo di Corte, un minuzzolo d'esercito e -un campioncino di Sovrano... Incorreggibile, quella Germania! - -Donna Marina rimase un istante sopra pensieri. - -La cameriera attese ancora, attonita, tanto erano poco abituali nella -sua padroncina l'indugio e la procrastinazione. Soleva discutere a -lungo, diligentemente, ogni particolare della sua acconciatura, in -siffatte occasioni. Ma stavolta disse soltanto: — Suonerò — con un -gesto di commiato che non ammetteva repliche. - -La cameriera non osò insistere. Si eclissò in silenzio. - -Allora, quando fu sola, donna Marina fece qualcosa d'insolito. -Venne meno alla perfetta moderazione della propria immagine. E -inconsciamente, proprio senza pensarci, assunse una delle più belle -e sincere attitudini che una mente d'artista abbia mai attribuito ad -un'immagine di donna. Stette, come sta la Saffo di Pradier, seduta, -col busto ripiegato su sè stesso, colle mani nervosamente intrecciate -attorno al ginocchio destro rialzato. Il capo chino, il collo teso, -le labbra compresse, le nari allargate. Nell'incavo marcato delle -occhiaie, lo sguardo lungo, calmo e disperato; lo sguardo saturo del -convincimento dell'indifferenza di Faone! - -Pure, donna Marina non aveva nulla di comune con Saffo. Era bella -anzitutto e nessuno ignora che la storia ha ostinatamente negato -questo privilegio all'infelice poetessa di Lesbo. Ma in quel momento, -c'era un'identità. Anche lo sguardo di donna Marina vedeva qualcosa, -qualcuno perdersi vagamente nelle brume dell'orizzonte. Non Faone per -l'appunto... benchè... Oh! ma a ciò non bisognava badare... E quella -che scompariva così, sempre così, era soltanto la solita larva! - -Aveva venticinque anni ormai, quasi ventisei... - -Oh! era terribile!... sentirsi bella, sapersi dotata di rare qualità -di carattere e d'intelletto e colpita, ciò non ostante, dalla fatalità -cieca di una condanna! Non poter essere amata, non saper destare una -passione sincera, schietta, un desiderio acuto, irresistibile nel -cuore di un uomo! Ma un uomo eleggibile, qualcuno ch'ella potesse -sposare, che potesse darle una posizione normale, e toglierla a quella -di ospite, di beneficata del Duca d'Accorsi. Ella che tutto sapeva, -che tanto vedeva! Oh! sì, in quell'ambiente sì eletto, sì ricco, -ove erano in apparenza sì largamente appagate tutte le vanità della -donna, che continua flagellazione de' suoi più intimi e più sacri -orgogli! E che brutale, che suprema necessità di non aver cuore, di -difendersi sorridendo, senza allontanare, senza disgustare alcuno, -sentendosi di fronte all'incredulità più o meno celata della vera -rigidità dei suoi principii, all'ingenua meraviglia ch'ella non fosse -abbastanza... figlia di sua madre! Marina aveva, tanto per suo conforto -quanto per suo tormento, un'implacabile serenità di raziocinio, la -visione precisa, netta, infallibile delle ferree necessità della -vita. S'era prefissa uno scopo unico e nulla doveva distrarla da -questa preoccupazione. Fare un buon matrimonio, che le procurasse -una posizione larga, comoda, circondandola della stima, della -considerazione generale: poichè di ciò sopratutto ell'era assetata. Lo -sapeva bene ciò che il mondo vuole, per accordarvi il sorriso del suo -_placeat_, il privilegio delle sue indulgenze! E in questa sua guerra -di conquista, colla coscienza della mancanza del più valido dei mezzi, -il dono di piacere, Marina aveva accuratamente, _a priori_, esclusa -la possibilità di un altro intervento, quello dei proprii sentimenti, -del suo cuore. A che le avrebbe servito, col suo sistema, colla sua -volontà di riescire, in ogni modo, con una già preparata, sempre pronta -immolazione dei propri sentimenti personali? - -Cominciava, però, a esser stanca. La lunga, interminabile attesa la -snervava. Ogni tentativo fallito pareva lasciare una delusione sempre -più dolorosa nell'intimo suo. Le pareva che ella e il tempo non -lottassero più a condizioni uguali. Credeva sempre al suo sistema, lo -riteneva il solo attuabile, nell'anormalità crudele delle circostanze. -Ma i sorrisi sereni, la calma imperturbabile, la grazia perfetta, -l'uguaglianza tanto amena del suo carattere, oh lei sola sapeva cosa le -costavano ormai! E quel doversi prestare, con apparente incoscienza, -senza convincimento della riescita, ma solo per debito di coscienza, -alle benevoli imprese degli amici... Quest'ultima, per esempio, il -tentativo di Elisa, la sua ingegnosa trovata perchè ella potesse -trovarsi col giovane Rescuati! - -Non aveva mai creduto.... oh no.... neppure un momento. Non rammaricava -che l'occasione perduta, s'intende. - -Pure, stavolta, le pareva più dura, più crudele delle altre delusioni! -Forse perchè veniva appunto dopo tante altre!... - -Non volle chiedere altro al suo pensiero. S'indignava già seco stessa -d'aver tanto sofferto per una cosa che non doveva tornarle nuova. Ma -era stanca, stanca di tutto ciò; non ne poteva più! - -Scompose la sua inconscia posa di Saffo, e celò il volto fra le mani, -mordendosi forte le labbra. - -Balzò in piedi ad un tratto! Qualcuno, senza aver avvertito nè -chiamato, stava per aprir l'uscio della sua camera. - -— Non si può, — disse Marina con accento irritato e supponendo fosse la -cameriera. - -Ma un tranquillo — Son io, — la colpì di meraviglia. L'uscio s'aperse -senz'altro. Non era la cameriera, era qualcuno che non soleva fare -frequenti visite al terzo piano del palazzo, la duchessa Ginevra -d'Accorsi. - -— L'accoglienza non è troppo incoraggiante, per una persona che fa sei -capi di scale per venirti a vedere. Bisognerà far mettere un ascensore -anche da questa parte, a proposito! - -La figlia accostò premurosamente una seggiola alla madre, che vi si -lasciò cadere, guardando Marina con quell'espressione di freddo esame, -che aveva per effetto immediato di rendere Marina più che mai cauta e -padrona di sè stessa. - -La giovane rimase in piedi silenziosa. La sua attitudine ora era -pronta, vigile, difensiva. - -A modo loro, quelle due donne si amavano. Nei tempi passati — quei -tempi di estreme, di valorosamente dissimulate strettezze, il cui -ricordo non pareva neppur possibile in casa d'Accorsi — la vedova -Negroni aveva fatto molto, sofferto pure qualcosa, per tener seco -la figlia, reclamata dalla famiglia del marito. Condizione _sine qua -non_ del suo matrimonio col duca d'Accorsi, che Marina fosse tenuta ed -allevata in casa. E Marina non si era mostrata ingrata. - -La Duchessa aveva ogni tanto delle malattie nervose, che non rendevano -facili le mansioni dell'infermiera, e questa era invariabilmente ed -esclusivamente sua figlia. Ma non avevano l'una per l'altra nè simpatie -di vedute, nè omogeneità di carattere e di principî. Coll'andar del -tempo, la vita in comune veniva offrendo ad entrambe delle gravi, -odiose difficoltà! - -— Ebbene, — disse la Duchessa, allungandosi comodamente nel seggiolone, -— come è andata questa gita? - -— Benissimo, — rispose Marina. - -— Ah! ti sei divertita? - -— Assai. - -— I cavalieri della brigata sono stati amabili? - -— Amabilissimi. - -— Specialmente il conte Rescuati, nevvero? - -Marina si morse le labbra. Il suo primo impulso era stato quello di -lasciar credere alla madre che il giovane avesse preso parte alla -gita, ma il sorriso ironico della Duchessa ammonì la giovane che il suo -giuoco sarebbe stato facilmente smentito. - -— Ah! — disse con indifferenza — sai?... - -— Ma certo! — rispose la Duchessa, ridendo. — Mi fu narrata tutta la -storia or ora da Dino, il quale l'aveva udita mezz'ora fa, al Club, da -Neri Speroni. Il raffreddore, le notizie. Ah... ah! Un vero bozzetto di -Gyp... E l'incontro al Restaurant, mentre egli vi credeva lassù, da sir -Temple! Neri dice che era qualcosa d'impagabile la faccia di Rescuati. -Ah! avrei voluto esserci! Dev'essere stata assai comica... Pare ch'egli -ne sia innamorato davvero. Pel quarto d'ora. - -Marina non rispose. Alzò quasi impercettibilmente, con una mossa piena -di moderazione e di filosofia, le bellissime spalle. - -— Bisogna convenire, — prosegui la madre, — che quella tua cara -protettrice ed amica ha tutte le qualità di questo mondo, eccetto -quella di riescire nell'esecuzione dei suoi benevoli intenti. Anche -stavolta non ha avuto buona mano, come suol dirsi volgarmente. Me ne -rincresce per te, benchè, a dir vero, non fosse un partito eccezionale. -Ma per lei, ebbene, sì, ci ho un gusto matto! - -Rise ancora, mettendo in mostra una dentatura larga un po' ingiallita, -ma forte e sana. Di quei denti che, se si mettessero a mordere nel -vivo, porterebbero via agevolmente il loro pezzetto di carne. - -— Perchè? — chiese tranquillamente Marina. — Cosa ti ha fatto? Pensa -che servigio ha tentato di renderti! Dovresti esserle grata, almeno -della buona intenzione. - -— E chi ti dice che non lo sia, — ribattè la Duchessa, mettendo, nel -sarcasmo della sua risposta, lo stesso accento di moderazione del quale -s'era valsa la figliuola. — A me non ha fatto nulla. Ma una lezione la -meritava, colla sua manìa di protezione, colle ridicole arie materne -che si dà con quel giovane, il quale mi sembra, dopo tutto, un grande -imbecille. Almeno suppongo. Potrebbe darsi invece che non lo fosse per -nulla. - -Ebbe un sorriso enigmatico e bizzarro. - -Ma tosto mutò voce e maniera e assunse quel suo fare incisivo e -determinato che non ammetteva tergiversazioni. - -— Marina, — disse alla figlia, — sono salita appositamente per parlare -con te di qualcosa che preme. Ma la verità, nevvero? una volta tanto... - -Marina chinò il capo con un cenno di calmo assenso; ma era ben decisa -a non dire, in fatto di verità, più di quel tanto che le parrebbe -conveniente. - -— Non ti ho fatta una raccomandazione superflua, — insistè la Duchessa. -— Ci sono dei casi in cui la semplice verità costituisce la migliore -delle astuzie. Ma veniamo al fatto. Il conte Rescuati, per una ragione -o per l'altra, non pensa a prender moglie e non pensa a te. Così è, -nevvero? - -— Così è, infatti. E poi? - -— Allora tu, naturalmente, rinunzi... - -— Scusa. Il termine non è esatto. Non sono io che rinunzio, è lui che -non ci ha mai pensato; io non sono in causa. - -— Sta bene. Ma (la domanda non ti sembri strana, non lo è) ti spiace -questo fatto, più di quanto comporti lo svantaggio materiale della -circostanza? Non hai provato per quel giovane.... No, non affrettare la -risposta, pensa un momento, prima di rispondere. - -Marina attese, infatti, docilmente un momento. Ma solo per adottare, -immutabile, una linea di condotta. - -— No, — disse poscia con tutta la voluta posatezza, — non ho provato -nulla. - -Mentiva ora, alteramente, per un senso d'intimo orgoglio, perchè, anche -se non era, _doveva_ esser così. Mentiva e a sè stessa ed alla madre -sua. Roberto aveva avuto uno strano privilegio, senza saperlo e senza -cercarlo. Aveva destata una segreta emozione, forse la prima, nel cuore -di donna Marina Negroni. - -— No, dunque? — insistè la madre... - -— No, — rispose tranquillamente la figlia. - -— Ebbene, meglio per te, mia cara Marina. Allora, nè in questa, nè in -altre occasioni, hai mai provato... - -— L'amore, vuoi dire? - -— Sì, l'amore, se credi. Oh Dio, ha tanti nomi, tante personificazioni! -Sentimento, capriccio, distrazione, che so io.... - -— Oh! Ha tanti nomi, infatti. Ma vedi; qualunque idea rappresentino -questi nomi, essa non è fatta per me. Non ho, pare, il dono d'ispirare -quest'amore, ma neppure, grazie a Dio, la capacità di sentirlo. È un -divertimento che lascio ad altri. - -Quest'ultima frase le era escita, calma, dall'anima in tempesta. -L'esasperazione gliela aveva strappata, quasi inconscia, dal labbro. - -Ma la Duchessa non parve avvertirne tutta l'acerba portata. Guardò -sua figlia con una specie di benevolenza indulgente, che Marina non -riusciva a spiegare a sè stessa. - -— Ah! così... proprio? Oh! non ti do torto per nulla; anzi. Ma -ora che abbiamo assodato che il conte Rescuati ti è perfettamente -indifferente... perchè è così nevvero? ti è perfettamente indifferente? - -— Paganini non ripete, — rispose la giovane. — È assodato tutto ciò che -vuoi. Scusa... dicevi? - -— Dicevo, mia cara, soltanto questo. Cosa conti di fare stasera per -la tua _toilette_? Abbiamo il principe di Hetzengenfeld... un uomo -simpaticissimo, come sai. - -L'accento sottolineava la frase. Marina comprese. - -Una rapida, nuova specie di sofferenza le sfiorò rapidissima il cuore. - -— Un'altra impresa? — chiese alla Duchessa, con un sorriso che le costò -un grande sforzo. - -— Un'altra impresa — rispose la Duchessa. — Ma la mia, questa volta. - - - - -VII. - - -Una cosa che a Firenze capita di raro, la neve. Era cominciata nella -notte, ed ora, lì dalle quattro, s'era formato uno strato alto due -buoni palmi e che dava un bizzarro aspetto travestito alla lieta città -dei fiori. Un'uggia tetra e pallida incombeva sulle vie deserte, sui -palazzoni severi e sui villini eleganti. I Lung'Arni erano vedovi della -solita ressa di equipaggi e di pedoni; nelle vie interne, orribilmente -infangate, passava frettolosa, sotto lo schermo dell'ombrello, qualche -figura di forestiere o di affaccendato. Nella quieta, filosofica -poveraglia fiorentina era lo stupore melanconico di quella novità, e il -senso inquietante d'un freddo estraneo alle sue abitudini, un freddo -cui non bastavano a riparare i soliti cenci, la sommaria e pittoresca -divisa di chi sa di avere tutti i giorni un po' di sole in casa. Al -Club i signorini sbadigliavano sonoramente. Che si farebbe oggi senza -le Cascine? La sola persona che mostrasse un po' di buon umore era quel -bel tomo di Neri Speroni. Aveva vinto la sera prima sei mila franchi, -giocando con Berto Rescuati. Ordinariamente soleva sempre dir male -delle persone colle quali vinceva al gioco, era un suo vezzo speciale. -Ma stavolta fece una eccezione, si degnò persino di giurare che gli -dispiaceva... parola d'onore. Era proprio un buon figliuolo, colui, e -l'avrebbe sempre sostenuto a spada tratta, in ogni emergenza. - -Decisamente, il «provincialuzzo» era presto diventato uno dei loro. Il -che non è tanto facile quanto potrebbe parerlo. La società fiorentina -che prodiga veri tesori d'indulgenza e di ospitalità pel forestiero -propriamente detto, non è di sì facile accontentatura sul conto -degli ospiti piovuti da altre regioni italiane. Ha anch'ella i suoi -capricci, le sue ubbie d'antipatia; certi noviziati li fa fare lunghi -ed aspretti. Ma così non era avvenuto per Roberto. Era piaciuta a -tutti la sua estrema semplicità, la franchezza bonaria ed accorta del -suo carattere. Certo, non potevano trovargli nè grande ingegno, nè uno -spirito al di sopra del comune. Ma a ciò ed a quant'altro gli mancava, -suppliva con un'eguaglianza di umore piacevolissima e con una facoltà -tutta istintiva di condursi prudentemente e di non mai ferire le -suscettibilità d'alcuno, pur difendendo, in modo acconcio, le proprie. -Per indole allegro, generoso, gentiluomo sempre, egoista forse, ma -di un egoismo ragionevole, senza esitazioni e colla piena coscienza -del potere simpatico che esercitava senza fatica, era stato subito -battezzato per un buon ragazzo. Era nota la sua famiglia, conosciuta -la prosperità del suo patrimonio. La sua bellezza gaia, tutta vita, -gioventù e salute, rallegrava gli occhi e il cuore. E le signore!... - -Nell'Olimpo c'era già stato qualche tentativo d'accaparramento, -non scoraggiato neppure dal poco misterioso riferto della storia -dell'_Augellin Bel Verde_. Ma egli non sapeva ancora ravvisare il -valore di certe mosse strategiche, eseguite a suo pro nelle alte -sfere. Non era un'aquila quel caro Roberto e non aveva per anco -acquistata la conoscenza completa di ciò che si potrebbe chiamare -la sintomologia del futuro condizionale dell'amore. Ma forse questa -ammirabile quanto involontaria ignoranza assumeva presso certi occhi -interessati l'aspetto di una indifferenza o di una volontà che non ha -fretta. Poichè suole talvolta la fortuna così maternamente e con tanta -disinvoltura adoperare in pari tempo, in pro dei suoi favoriti, e le -loro qualità e i loro difetti, ciò che possiedono e ciò che lor manca! - -Quel giorno dunque a Roberto Rescuati mancava... il sole... appunto -perchè, come sappiamo, nevicava. E gli mancava tanto quel matto sole -fiorentino, ispiratore e complice di tanta gaiezza di vita! Come -spenderle quelle due ore solitamente date alle Cascine? Che fare sino -all'ora del pranzo, con quella neve che cadeva così, senza smettere!... - -To'! E se andasse dalla contessa Elisa?... - -Non c'era più tornato dopo quello sciagurato incontro lassù ai Colli! -Una bella figura aveva fatto! Infatti, quando s'erano incontrati -poche sere dopo, in casa Corsini, essa l'aveva accolto, gentilmente -sì, ma non più coll'affettuosità speciale dei primi giorni. È vero -che, per compenso, non gli aveva più parlato di Gallerie, di Musei, -nè di serate al Circolo Filologico. E sua madre, che lo tempestava -di raccomandazioni! Va dalla contessa Elisa... Spero bene che non -trascurerai di recarti dalla contessa Elisa... Ah!... quelle signore -trascendentali, che tutte avevano al loro attivo qualche specialità -intellettuale e che parevano sempre in attesa d'una sua manifestazione -di qualche genere. Ed egli, al suo attivo, aveva per l'appunto la -storia della gita di Vincigliata! - -Pure, sentì che, se non coglieva quella giornata favorevole, se -indugiava ancora, non avrebbe più avuto il coraggio di presentarsi -dalla sua protettrice ed avrebbe fatto, in _ultima ratio_, una figura -da monellaccio. Perciò, si recò al palazzo di via S. Gallo, in carrozza -e coltivando per tutto il tempo del tragitto un'intima e devota -speranza che la Contessa fosse escita o non ricevesse. - -Ma no, a farla apposta! Era in casa e riceveva. - -Fu introdotto nell'ultimo salotto, quello dove ella soleva vivere la -sua quieta vita intima. Elisa non aveva visite e stava leggendo. Le -finestre erano chiuse e la camera illuminata da due lampade a becco -solare, come se fosse di notte. Ma la luce era raddolcita e fatta -rosea da due grandi paralumi di tulle bianco, su trasparenti d'un -rosso chiarissimo. Un'invisibile bocca di calorifero dava all'ambiente -un tiepore di primavera e nel piccolo caminetto d'angolo, dietro lo -schermo d'un cristallo sul quale era inciso lo stemma della Contessa, -scambiettava, viva e lieta allo sguardo, la vampa di una bella -fiammata. Non oppressivo ma delicatissimo e sentito solo ad intervalli, -l'olezzo misto di viole di Parma, di _calicanthus precox_ e di gaggie, -distribuite qua e là in certe fine conchette di cristallo Baccarat, -s'univa all'aroma lievissimo dei biscottini di vaniglia posati su un -tavolino in disparte, accanto al piccolo Somovar che andava levando -il bollore. La Contessa era in veste da camera, cioè in una di quelle -sfoggiate vestaglie che hanno un'eleganza tutta intima e speciale e che -a lei stavano tanto bene. - -Provò un senso di grata meraviglia, udendo annunziare Roberto, poichè -cominciava ad essere inquieta sul conto del suo protetto e a discutere -seco stessa se doveva o no scrivergli un biglietto. Volle compensarlo -d'averla prevenuta e d'aver vinto l'imbarazzo del piccolo evento dei -Colli. Lo accolse affettuosamente, con un sorriso dolce, che non si -ricordava. - -Egli provò, entrando, l'impressione bizzarra dell'illuminazione a -quell'ora e questa valse a distrarlo dall'apprensione intima del primo -incontro. Chiese subito cosa fosse quella notte anticipata. - -Ella se ne scusò quasi. Ma era una vecchia, cattiva abitudine. - -La sua vista, non molto forte, soffriva del riflesso crudo della -luce nivea e tutto quel bianco le metteva un po' di malinconia. -Perciò lo escludeva... Era ridicolo, naturalmente, sperava di non -scandalizzarlo... - -Oh!... scandalizzarlo... lui!... - -Si mise a ridere di gran cuore. Non era facile a scandalizzarsi. Perchè -non si dovrebbe far sempre ciò che accomoda? Gli piaceva anzi, quella -notte in pieno giorno. E com'era elegante, la Contessa, con quella -bella _toilette_!... - -— Oh!... — diss'ella — è una satira questa?... Non è niente affatto -regolare, la vesta da camera, a quest'ora. Ma mi sono alzata tardi e -supponevo che, con questo tempo, nessuno avrebbe pensato a venirmi a -visitare. - -— Non mi aspettava dunque? — chiese il giovane. - -Ella scosse il capo dolcemente. - -— Non vi aspettavo più — disse con un accento in cui suonava -un'affettuosa nota di rimprovero. - -Egli arrossì e chinò la sua bella testina, dai finissimi ondulati -capelli neri. - -— Ha ragione — disse — e io ho tutti i torti. Ma ora mi perdona? - -Aveva, così dicendo, una grazia insinuante, di bimbo abituato -all'indulgenza, ma sincero nel pentimento. - -Ella crollò il capo, ma con un sorriso così buono, che Roberto proseguì -con marcata intenzione: - -— Mi perdona... di tutto? - -Ella comprese: la scena dei Colli tornò presente al suo pensiero. Ebbe -un piccolo cenno, grave, di assenso. E quando, subito dopo, ella chiese -a Roberto se aveva notizie di sua madre, c'era nella sua voce una calma -assoluta, una dignità delicata di voluto oblìo di _quell_'argomento. - -È sempre difficile, per una vera signora, il toccare certi -tasti! Peggio per quelle che non hanno mai avvertito il valore di -questa difficoltà. Molte hanno eletto di superarla e di ammettere -_quell_'argomento. Non già che manchi plausibilità di motivi a -questo sistema di concessione; sono tanto formidabili, ormai, _quelle -altre_!... Si lasciano così poco ignorare! Ci può essere una specie -di coraggio abile nella signora che si avventura su quel campo -sdruccevole. Si può sfiorarlo, a rigore, senza insudiciare più in là -che la suola delle scarpette e cavarsela con uno sfoggio guizzante di -spirito e disinvoltura. Ma, per alcune signore, l'assoluta ignoranza, -il _noli me tangere_ dell'argomento è qualcosa che s'addice loro -specialmente e torna più armonico all'estetica morale del loro essere. -Evitano per istinto, per una indefinita paura, per non farsi male alle -labbra, consentendo loro quelle allusioni. - -Roberto si sentì tolto un gran peso dal cuore. Comprese, una volta -per tutte, che ella non l'avrebbe mai annoiato, come temeva, su quel -proposito. Ah! che brava donnina, quella lì! - -Si mise a chiacchierare, allegro, narrandole della sua vita, delle cose -sue in quella maniera piana, semplice, senza pretesa alcuna, che gli -era propria e colla quale, per una singolare dote di compensazione, -egli suppliva alla mancanza di più brillanti facoltà discorsive. -Non urtava mai le suscettività, anche appena accennate, d'altrui, ed -evitava, come avvertito da un'intima cautela, tutto ciò che potesse -tornar sgradito. Aveva molto tatto, assai più di quanto non paresse -comportare la complessiva levatura del suo ingegno. Una maligna signora -aveva detto di lui ch'egli era uno di quegli sciocchi che lasciano dire -le sciocchezze alle persone di spirito. - -La signora maligna diceva solo parte del vero; Roberto non era uno -sciocco! - -Quel giorno, forse per la contentezza di essersela cavata a buon -mercato, forse per l'influenza combinata di quel tiepore pieno di -quiete e di profumi discreti, il giovane si sentiva, colla Contessa, -assai più ad agio di quanto nol fosse stato tempo addietro. Era -alla mano, buona, semplice; gli chiedeva dei fatti suoi con un -interessamento che, dopo tutto, egli non meritava guari! - -Ella sapeva tante cose di lui, dei suoi primi anni. Gli rammentò un -episodio di quel tempo, quand'egli, piccino, ostinato, aveva fatto -una bizza tremenda per un certo dolce che la nonna non gli aveva -permesso di mangiare a tavola. Risero, ricordando assieme il cuffione -della nonna e un certo vecchio domestico di casa Rescuati, un vecchio -originale, che rispondeva in versi ai comandi dei padroni. Oh, Dio, sì, -così buffo... nevvero? Era morto, ora, da un pezzo. - -Rovistarono a lungo, amichevolmente, nei ricordi del passato. A Roberto -la cosa tornava naturale e non sgradita. E del paro gli tornava -piacevole il parlare ad Elisa delle persone nuovamente conosciute, -del soggiorno sì bene iniziato a Firenze. Di tutto ciò, il giovane era -(come doveva essere) assai soddisfatto ed espresse la sua soddisfazione -con quella semplicità di termini e quell'assenza di facoltà critica -che gli erano speciali. Il giovane non era molto entusiasta, nè -profondo nei suoi apprezzamenti; ma in essi era sincero, scevro al -tutto di quella specie di timidità irritata che dà la coscienza della -sproporzione fra la propria capacità di sentire e definire qualcosa e -la necessità di presentare questa definizione, secondo l'aspettativa -critica di chi ascolta. - -La contessa Elisa faceva in petto le sue riserve su quella -incondizionata ammirazione della vita fiorentina. Un momento, provò la -tentazione di discuterla con Roberto, di lasciarsi andare sulla china -ed esporre i suoi fini e delicati perchè. Ma un istinto indulgente, -squisitamente buono, la trattenne. Perchè annoiare quel ragazzo, -togliergli delle illusioni, se ne aveva? Era così raro di trovare una -persona contenta dei fatti propri, erano così stucchevoli i giovani -che si davano delle arie annoiate, disilluse, a ventitrè anni! Così -non discusse, assentì e la conversazione non languì per questo. Non -vivacissima, ma quieta, cordiale, si potrasse oltre il solito limite -di una visita e Roberto si era appena alzato per congedarsi, quando un -domestico venne ad avvertire la Contessa che il pranzo era pronto. - -— Volete farmi compagnia? — disse questa a Roberto. - -Egli si scusò, aveva realmente un impegno. Ma con una fiducia nuova, -venutagli lì per lì, soggiunse: - -— Se mi permette... un'altra volta. - -Si mise a ridere, colpito dalla meraviglia del suo ardire. - -— M'invito da me... eh!... questa è curiosa? - -— No; lo sapete che mi fate tanto piacere — rispose vivamente Elisa. — -Venite martedì. Ho qualcuno, qualche amico. - -Sul franchissimo volto di lui passò una smorfia involontaria e questa -smentiva così palesemente il suo cerimonioso chinar del capo, quale -atto di assenso, che la Contessa diè in una bella risata. - -— No, no, dite pure, per me è precisamente lo stesso, un altro giorno o -quello. - -— Ah! — diss'egli, incoraggiato — proprio... davvero? Un giorno, per -esempio, ch'ella non avesse nessuno... per l'appunto. - -Ella lo guardò meravigliata. - -— Ma, vi annoierete — disse sincerissimamente. - -— No, — disse Roberto. — Delle persone forastiere ne vedo tutti i -giorni al restaurant e la sua è tutta gente... - -— Nuova... per voi... — suggerì pietosamente Elisa, vedendo che -il giovane s'arrestava, temendo di esser trascinato dalla propria -sincerità. Ma certo. Ebbene, facciamo così. Venite quando volete. Se -passate di qui a quest'ora, ricordatevi di me. Addio, Roberto. - -Egli baciò, con un certo suo atto gentile di omaggio, la mano che -cordialmente ella gli porgeva. Quei baciamani che insegnano ancora -le vecchie nonne, in provincia. Poi il giovane se ne andò, assai più -contento di quando era venuto. - -Quando fu nella via, vide che non c'erano carrozze. Era venuta la -sera e la neve calava tuttora, scaraventata da una brezza acuta e -pungente, che investì il giovane sgradevolissimamente. Provò una -subita tentazione, quella di tornare indietro, di rifugiarsi ancora -presso quella signora così buona, con quel bell'abito da camera, -in quel salottino così caldo e così ben rischiarato. Ma non cedette -alla tentazione. Abbottonò con cura il soprabito, aperse l'ombrello e -mosse in cerca di una carrozza, allontanandosi per la via, chiara di -quell'albore speciale che dava tanta malinconia alla contessa Elisa. - - * - * * - -Il fatto era vero e i commenti correvano, infiniti. Era accaduto un -grosso guaio tra la duchessa Ginevra e il marchese Dino di Follemare. -Egli non la seguiva più a cavallo, nè in legno alle Cascine. Lo -si vedeva ancora la sera nel salottino bianco da gioco nel palazzo -d'Accorsi o a Doney col Duca, ma con tutto ciò un freddo evidente -esisteva nei rapporti del giovane colla famiglia. Egli era, a modo suo, -assai malinconico, e sulla scipitezza fondamentale del suo bel volto si -andava fissando una specie di perplessità dolorosa. Gli amici avevano -bensì tentato di farlo parlare, ma Dino Follemare aveva sempre avuta -una qualità, rara oggidì anche in chi dovrebbe avere il privilegio di -essa: la discrezione nei fatti intimi e delicati del cuore. - -Finalmente gli amici credettero d'aver trovato. Dino si era allontanato -a cagione di ciò che tutta Firenze cominciava a vedere; l'assiduità -sempre crescente del principe di Hetzengenfeld presso la duchessa -Ginevra d'Accorsi. - -Dapprima egli aveva solo annunziata una tappa a Firenze. In realtà, -aveva avuta l'intenzione di svernare a Roma. Ma Firenze, la sirena, -lo tratteneva e il dolore per la morte della virtuosa Principessa -che aveva fornito dieci eredi al trono di Hetzengenfeld, cominciava a -prendere un'attitudine più riposata. Non si può credere quale conforto -andassero recando allo spirito abbattuto del Principe la discreta -simpatia e le infinite risorse intellettuali della duchessa Ginevra -d'Accorsi! Il sovrano viaggiava appunto allo scopo di distrarsi -dal suo dolore. Agli occhi di una società che la Duchessa d'Accorsi -aveva sì vittoriosamente addestrata ad esser testimone compiacente -di tanti cambiamenti «a vista», il fatto della caduta del povero Dino -non poteva suscitare estrema meraviglia. Se di qualcosa s'eran fatte -le meraviglie, era piuttosto che la cosa fosse durata sì a lungo e -malgrado tante piccole varianti (passeggiere, a onor del vero) dal lato -della Duchessa. E certamente quest'ultima era una delle più brillanti -fra le imprese di quella eccelsa signora. Una testa coronata, si ha un -bel dire, è sempre una testa coronata, quand'anche, come quella del -Principe regnante di Hetzengenfeld, rappresenti, nella sua caparbia -esagerazione del tipo militare germanico, una lontana rassomiglianza -con quella di un vecchio leone sdentato. Non era bello il Principe -vedovo e i suoi cinquantasette anni suonati si accusavano, grevi nei -forti solchi del volto e nella pinguedine floscia del corpo. - -Con tutto ciò, non era d'aspetto spiacevole. I modi avevano una gravità -altera, l'occhio tra grigio ed azzurro tradiva allo sguardo molto acuto -una specie di dolcezza intima, un misticismo recondito ed austero. Egli -era abbastanza istruito, un po' pedante. Si diceva che avesse condotta, -in massima, una vita molto casta. Ciò faceva sorridere alcuni. Oh! la -virtù tedesca, l'amore ufficiale, per decreto! Il retroscena delle -Corti esemplari in Germania! Intanto però e in ogni caso, un po' di -rivincita si iniziava a Firenze. E Firenze sogghignava, chiedendosi -se un giorno o l'altro la Duchessa d'Accorsi, non avrebbe preso il -volo, per andare a porre le basi di una pseudo sovranità sul modello di -quella di Mad.e de Maintenon, meno il matrimonio, s'intende... almeno -sino a nuovo ordine. Ma la duchessa Ginevra aveva ideato qualcosa -d'altro pel futuro bene del Principato di Hetzengenfeld. - -Dino Follemare aveva ricevuto un giorno un bigliettino di una ben nota -calligrafia, che lo chiamava in una non meno nota località. Quivi il -suo raziocinio era stato sottoposto ad una prova di fiducia, duretta -anzichenò. Gli era stato proposto di non credere nè ai propri occhi, -nè alle proprie orecchie e di trattare la _vox populi_ come un vano -strepito. Erano venuti in campo dei gran personaggi, la generosità, -l'abnegazione, ecc. A capo di quel nobile drappello stava l'amor -materno, armato di tutto punto. Ciò che richiedeva assolutamente -l'avvenire di quella povera Marina, ciò che imponeva a lei Ginevra... -il più duro, il più crudele dei sacrifizi... temporanei. - -Il marchese Dino aveva durato una certa fatica per raggiungere l'alta -regione di dovere e di sentimento in cui spaziava con sì ampio volo -l'eloquenza materna della Duchessa. Era un elemento nuovo e del quale -egli non aveva grande pratica. - -Stava immobile, taciturno, ascoltando. - -— Ed ora — gli disse la Duchessa, terminando la perorazione con un -sorriso, il suo sorriso di domatrice d'uomini — ora che sei pienamente -al fatto della cosa, tu parti, nevvero? - -Attese un istante, poi corrugò la fronte. Che!... esiterebbe forse... -colui? - -Pur troppo, egli esitava. Nel suo sguardo, per quanto affascinato, -perdurava una inquietudine. E, per una volta, il docile, supino spirito -trovò il coraggio di una resistenza. - -— E se rimanessi, invece? - -Essa lo guardò, con serenità veramente olimpica. Rispose, adottando -senza transazione il freddo voi ufficiale: - -— Padronissimo, mio caro. In fondo, ciò nulla muterebbe. Ma, come vi ho -detto, ho d'uopo del campo libero. Vi sentite di non intralciare i miei -progetti? - -La domanda era categorica. Dino alzò su Ginevra uno sguardo pieno -d'angoscia. - -— Farò di tutto — mormorò. - -— Non basta far di tutto — ribattè recisamente la Duchessa — bisogna -che così sia. Ciò che vi dissi è la verità. Peggio per voi se non la -credete. Io non mi curo di mentire... per così poco. - -— Vi è facile chiamarlo così — rispose Dino. È poco infatti, per voi. -Ma per me... - -Ella alzò lievemente le spalle. - -— Per voi, se aveste un po' di buon senso e un po' di pietà pel -sacrificio di altri, sarebbe la cosa più adatta alla circostanza. Del -resto, fate voi. Sapete che io non recedo da una presa risoluzione. -Se vi piace di rimanere e di affrontare i benevoli giudizi dei comuni -amici... padronissimo. Sarà un pochino più spiacevole per voi, ecco -tutto. - -Egli aveva curvato la testa e stringeva fra le mani la fronte -affaticata dal dubbio. Lo sguardo di lei cadeva imperioso e sprezzante -su quella testa bruna e chinata. Dino aveva bellissimi capelli, fini -come seta e ricciuti. Ginevra passò sbadatamente una mano fra quelle -ciocche. Egli trasalì. - -Senza muoversi, come un fanciullo scorato, sussurrò: — Ginevra... non -posso! - -Un lampo d'ira passò nello sguardo di quella donna, la collera crudele -di chi non ama più e non riesce a liberarsi colla sollecitudine bramata -dell'amore di chi ama ancora... sempre... malgrado tutto! - -Ma di nuovo, colle dita ella sfiorò i capelli del giovane: Bisogna -potere, Dino. Io lo posso... eppure. - -Di repente egli alzò il capo, per guardarla. Ginevra sostenne, -sorridendo, il suo sguardo. E colla poderosa, evocatrice malia del -proprio, ella circuiva, afferrava la memoria, i pensieri, la volontà di -lui, tutto lui, nella sincerità e nell'irremediabilità della passione -ch'essa aveva saputo ispirargli. - -— Sia come volete — diss'egli finalmente. — Partirò... Ma non oggi, non -subito, nevvero? - -Ella ebbe un gesto d'impazienza. - -— Oh Dio... che ragazzo. No.. quando vorrete. Suvvia... pensate che -io pure, soffro tanto... Tornerete, ben inteso, subito dopo il grande -evento. E allora... Si arrestò... - -Egli tentò di sorridere, ma il suo volto tradiva ancora una riluttanza -dolorosa. - -— D'altronde... — disse allora quietamente Ginevra d'Accorsi — o questo -o niente, figliuolo caro. - - * - * * - -Dino Follemare non partì subito. - -Non gli reggeva il cuore di abbandonare quel luogo, ove pure soffriva -tanto. Da dieci anni ormai viveva buona parte della sua vita in quella -casa e le abitudini, l'atmosfera di essa erano diventate le sue. Erano -innumeri i legami che lo stringevano a quell'ambiente. Nel lusso largo, -diffusivo della famiglia, nella preponderanza sociale della quale essa -godeva, nell'impianto della splendida ospitalità famigliare, Ginevra -d'Accorsi aveva messo il violento riflesso della sua energia e della -sua formidabile personalità. A tutto dava impulso ed irradiazione; -qualcosa del suo fascino insolente si era comunicato alle mura stesse -del palazzo. Vivere fra quelle mura, nel calore di quella irradiazione, -era, per un uomo della tempra del marchese Follemare, la sola cosa -possibile. Senza di lei, lungi da quelle mura, la vita non aveva pregio -alcuno, tutto era un approssimativo, una larva di esistenza. - -Essa l'aveva preso così, tutto quanto, sin da otto anni addietro, -nell'impetuosa sincerità di un violento capriccio dei sensi. Lo aveva -tolto alla vita attiva, alla carriera militare, al matrimonio, alla -famiglia. - -Non solo coll'amore e colla colpa, ma con mille altri mezzi di -possesso, ella aveva incatenato a sè quel bellissimo giovane, -dall'animo mite, dall'intelligenza limitata, fedele per temperamento -e gentiluomo sino all'esagerazione. Egli si era rovinato per lei, -solo per non allontanarsi da lei, per non far macchia nello sfoggio -opulento della sua sfera. Ridotti ora ad una diecina di mila franchi i -già cospicui redditi di casa Follemare, Dino sapeva, per una di quelle -misteriose facoltà che chiamerei volentieri segreti di razza, vivere -ancora da gentiluomo, senza mancare ai doveri e alle esigenze delle sue -speciali circostanze di fronte alla Duchessa. Era buono, ben voluto da -tutti; alcuni avevano di lui una pietà ch'egli ignorava. Non si credeva -infelice. Era completamente d'accordo col proprio destino. Non pensava -all'avvenire, nè si rammaricava del passato. Avrebbe voluto vivere e -morire così. - -Quando si sparse la notizia della rottura (nessuno seppe mai come fosse -avvenuta e chi ne avesse pel primo sparsa la nuova), ci fu nel pubblico -la vaga attesa di qualche conseguenza. Ma nulla si produsse, non il -più lieve scandalo. Allora fu un coro d'ammirazione per la Duchessa... -s'intende! Che prudenza... che tatto, che profonda abilità di condotta! -Certamente, il torto marcio doveva averlo lui. E, in ogni modo, che -babbuino... lasciarsi «ringraziare» così... dopo tanti anni! - -Una bella mattina, Neri Speroni andò a fare una visitina a Dino -Follemare, nel Lung'Arno Acciaioli. Un appartamento di poche camere, -ma squisitamente mobiliato ed adorno. Alcuni vecchi capi d'arte di -famiglia, la raffinatezza dei gusti di Dino e gli eccellenti consigli -della Duchessa, tutto aveva contribuito a fare di quel quartierino, pur -lasciando intatto il suo carattere di dimora mascolina e di scapolo, un -nido di rara eleganza. Gli amici trovavano sempre colà un'ospitalità -cheta e cordiale e il ricordo dei gusti speciali ad ognuno di loro in -fatto di liquori, bevande, sigari e sigarette. - -Speroni, per esempio, amava il cognac e i _panatelas_. Davanti a lui, -stava un vassoio con un bicchierino e una bottiglia del suo liquore -preferito e il tepido salotto verde era già invaso dal fumo di un -secondo di quei preziosi sigari, ma il giovane non aveva ancora trovato -il destro di esaurire il mandato impostogli dalla curiosità universale. - -Finalmente gli parve d'aver trovato. Sulla scrivania dell'amico Dino -stava, riccamente inquadrata, una fotografia della Duchessa. - -Neri l'afferrò con una gran risata e sclamò energicamente: - -— Come, ancor qui l'infida? - -Dino gli tolse tranquillamente di mano la cornice e la rimise al suo -posto. Non aveva schiuso labbro, ma s'era fatto pallido e sulla sua -fronte si venivano addensando certe linee che avrebbero facilmente -ammonita una persona di buon senso o un vero amico. - -Ma Neri Speroni non voleva venir meno alla sua riputazione di stordito -incorreggibile. Ci teneva caramente. - -— Lo sai — continuò con un ghignetto confidenziale — che oggi la -Duchessa va a fargli vedere la villa Palmieri? Ceneranno, pare, lassù! -Come mai hanno scordato d'invitarti? - -Si fe' più intenso il pallore sulla faccia di Dino. Ma egli si frenò. - -— La Duchessa — disse quietamente — è padrona d'invitare chi le pare e -piace. - -Speroni depose il _panatelas_ e fece un grande inchino. - -— Corbezzoli! Vedo con piacere che sei molto filosofo. Del resto, tutto -sommato, hai tutte le ragioni. Non sarebbe certo il caso di prendersela -a cuore per una... - -Si scansò rapidissimamente, troncando di botto la frase, afferrando por -aria, a pochi centimetri dal suo volto, la mano di Dino, che stava per -piombargli addosso, con tutte le caratteristiche d'uno schiaffo. - -— Ohe!... ohe! — sclamò concitato... - -Ma subito si decise a prendere la cosa in scherzo, da buon amico. - -— Ohe, ripetè, sei matto... ti pare? Dicevo così per chiasso! Ma... -ma... ma... abbiamo da vederne ancora... di queste! - -La memoria gli aveva suscitato proprio in quel momento il ricordo di un -duello di Dino col conte d'Estonaz, un savoiardo che si batteva molto -bene, ma che se n'era tornato in Savoia con tre quarti di naso, invece -di quello che aveva portato, aquilino ed intero, sul terreno del parco -Stibber a Montughi. - -Ci fu un momento di silenzio; poi Neri disse un: «andiamo... via!» così -chiaramente propiziativo che Dino, alzate lievemente le spalle, tornò a -sedere, pallidissimo sempre, ma calmo. - -Prese la bottiglia e versò un secondo bicchierino di cognac all'amico -Speroni. - -— Una volta per tutte — disse con calma. — Non amo questi discorsi. - -— Oh infatti... — s'affrettò a protestare Neri Speroni, figurati se -volevo!... Dicevo, così per dire... del resto... Sei un bel tipo... -tu. Questo cognac è divino, parola d'onore. Sai che abbiamo presto la -compagnia Ciniselli al Politeama? Non mi pare che ci deva essere gran -che in fatto di cavalli... Ma una ginnasta, mio caro... una ginnasta! - - * - * * - -In capo a due settimane, Dino Follemare si recò a casa d'Accorsi per -fare la sua visita di congedo. Andava in Inghilterra, alla ricerca di -un cavallo e di un fantino per le corse del venturo maggio. - -Trovò la Duchessa sola, nel salotto nero e rosso. - -Essa fece le meraviglie. - -— Come! partite davvero? - -Convien dire ch'ella avesse già scordato il consiglio datogli. Ad ogni -modo, nei suoi occhi, dietro un velo di mestizia, ardeva un piccolo -fuoco di gioia. - -— Ho provato a rimanere — disse Dino — ma non mi è possibile. - -Un tremore era nella voce di lui, una simulazione di tremore oscillò -nelle parole della Duchessa. - -— Oh Dino... che dolore! - -La minima espressione di sentimento assumeva, in quella donna, un -valore estremo, irresistibile. - -Più che mai, in quell'istante Dino credette al sacrificio della madre. -Non aveva a sua disposizione le frasi che avrebbe potuto suggerirgli -quel convincimento. Pure, nelle sue poche, interrotte parole, Ginevra -avrebbe potuto trovare quell'ospite sì raro nelle umane espressioni, -un sentimento vero ed assoluto. Ma Ginevra sapeva da tanto tempo ormai -che quel giovane la amava. Ed ella non lo amava più e mentre metteva -nell'addio la seduzione che sapeva infallibile, mentre nel cuore -di lui si assodava il convincimento che l'amore di quella donna lo -avrebbe accompagnato dovunque, che lo avrebbe accolto, festante, al suo -ritorno, nel cuore di quella donna tumultuava sola e spietata la gioia -di un pensiero: - -— Finalmente! Ah! finalmente! - -Mentre scendeva lo scalone a capo basso e con una leggera nebbiolina -sugli occhi, Dino si accorse ad un tratto che doveva ritirarsi per -cedere il passo a due persone che salivano e ch'egli conosceva. Si -ritrasse dunque e salutò profondamente. Erano due suore di Carità. -Appartenevano ad un conventino del vicinato, poverissimo di mezzi -propri e in gran parte sostenuto dalle pie liberalità d'un Comitato di -signore, del quale Ginevra d'Accorsi era presidentessa. Più volte egli -era andato a prenderla al Conventino. - -Quando le due suore l'ebbero oltrepassato, egli si voltò per vederle -ancora. Salivano con passo pari e misurato. Sul tappeto cremisi, che -copriva i gradini, strisciavano i lembi delle stinte gonne azzurre. -A seconda dei moti delle teste, tremolavano le falde penzolanti degli -immensi cuffioni bianchi; i rosari battevano in cadenza, audibilmente, -sui grembiali azzurri. - -All'ultima mano di scale, Dino fece un altro incontro. Lentamente, -sbuffando alquanto, il principe di Hetzengenfeld solo, senza il minimo -aiutante di campo, si dirigeva al piano superiore. Veniva a far visita -alla Duchessa. - -Come aveva salutato le suore, così il marchese Dino di Follemare, -traendosi in disparte, salutò colla voluta espressione di etichetta -l'alto personaggio. Il Principe rispose con un saluto affabile e -dignitoso. Una folla di pensieri passò turbinando nella testa del -giovane, un misto di collera, d'odio, d'intimo trionfo. Attese -ancora un istante, incosciente, immobile, sotto il peso dell'emozione -indefinita che lo signoreggiava. - -Poi scese. - - - - -VIII. - - -Elisa scriveva a Don Marcello Plana. - -Non cercava le espressioni stavolta e mentre la penna correva veloce -riempiendo un foglio dopo l'altro, un sorriso buono e lieto errava a -sua insaputa sulle labbra di lei. - -«Lo vedo più di frequente; credo ch'egli cominci a provare ormai la -reazione della febbre di divertimento che l'aveva colpito nei primi -mesi del suo soggiorno a Firenze. Del resto, era tanto naturale, alla -sua età, nevvero? E poi, immaginate che cosa curiosa! Mi ha detto che i -primi tempi gli mettevo tanta soggezione... Ho fatto finta di credere, -ma credo che fosse semplicemente perchè si trovasse meglio altrove che -in casa mia. Se vogliamo esser sinceri, un po' di colpa l'ho avuta io. -Avevo delle idee troppo ambiziose, volevo avviarlo a modo mio. Ora -mi limito a procurare che non si annoi, quando è con me; mi studio -di parlargli di cose che possano interessarlo. Sulle prime duravo -una certa fatica e dovevo fare dei grandi sforzi d'immaginazione, ma -a poco a poco mi sono abituata e adesso ridereste sentendomi parlare -animatamente di cavalli, di mode, anche di pettegolezzi. Roberto non -ha una conversazione brillante nè profonda, ma un buon senso, raro -alla sua età, non gli permette mai di dire nè una sciocchezza, nè una -cosa urtante. Forse perciò è ben voluto da tutti e ha tanti amici. -Infatti è sempre di buon umore. Credo che un po' si lasci vivere. A -volte m'impazienta e a volte mi riposa stranamente lo spirito quella -specie di spensieratezza gaia, irresistibile. Penso che dopo tutto è la -gioventù, la sacra, la sincera gioventù!... - -«Penso alla mia ch'è passata da tanto tempo e che è sì lontana, -ormai, che non mi par quasi neppure d'averla vissuta!... E (vedete -che sciocchezza) mi par quasi, quando sono con Roberto, ch'essa ancor -si ricordi di me e mi saluti da lungi.... Direte che faccio delle -digressioni, nevvero?... Infatti; è assurdo. Forse m'indugio apposta, -per parlarvi il più tardi possibile di ciò che mi avete chiesto -nell'ultima vostra, del mio famoso progetto per Marina. Ecco qua: un -altro fiasco. - -«Non mi canzonate, non sarebbe generoso. Ne soffro già abbastanza. Fra -quei due giovani non esiste simpatia di sorta. Invano ho tentato, con -tutta la sincerità del mio buon volere... - -Si arrestò, mordicchiando l'estremità del portapenna. Ma subito -proseguì: - -«Roberto non potrebbe in questo momento offrire a Marina un cuore -degno di lei. Speriamo che si tratti di un capriccio passeggero, che -più tardi, forse... Ma intanto io amo troppo Marina per non rinunziare -provvisoriamente al mio sogno. Se foste qui, mi dareste ragione, ne son -certa. Perchè non sarebbe decoroso, non sarebbe onesto! Nevvero ch'è -impossibile, affatto impossibile?... - -«Firenze comincia a farsi animatissima. Ci sono molti forestieri. -I ricevimenti sono cominciati dovunque. Non vi faccio l'elenco, lo -conoscete e sapete che dovunque si vorrebbe vedere la vostra altiera -figura di conte di Saint Bris. Io non esco molto alla sera. Ho sempre -i miei soliti e in prima sera qualche volta Roberto mi sacrifica una -mezz'ora. Si è un pochino abituato ai miei fedeli, ma è molto più -carino quando è solo...» - -Si arrestò, udendo nelle sale vicine accostarsi un passo spedito, -ch'ella conosceva ormai... tanto bene! - -Depose la penna e sollevò lo sguardo sul grande specchio inclinato -che poggiava sulla caminiera di fronte all'uscio d'entrata. Colà -vide riflettersi lo scompiglio della portiera, sollevata da una mano -impaziente, poi sbucar fuori la testa giovanile, sorridente di un uomo -che recava fra le mani qualche cosa di roseo e di bianco. E un olezzo -delizioso si fe' strada nella sala, assieme a Roberto. - -Il giovane presentò alla Contessa un grosso mazzo di giacinti rosa e -bianchi. - -— Per me?... — disse la Contessa attonita, ma con un'aria sì lieta -ch'egli si mise a ridere. - -— Sì, signora, per lei. Li ho visti or ora, uscendo dal Club e mi -son rammentato che un giorno mi disse che le piacevano. Non si sono -sciupati... no? Tanto meglio. E adesso: un momentino e poi scappo. - -— Come, senza neppur lasciarmi il tempo di ringraziarvi, senza sedere? - -Egli sedette, ma senza lasciare il cappello. - -— No, no! ho premura! — Contuttociò, le lasciò il tempo di dir grazie e -in modo ch'egli fu convinto d'averle fatto un immenso piacere. Sollevò -verso di lei quel suo bellissimo volto, ove brillava la contentezza del -suo successo e in pari tempo il convincimento della penetrante bontà -di lei, quella bontà che aveva avuta, che serbava tanta pazienza, tanta -tolleranza. - -Ed essa gli sorrise colla lieve emozione della sua sorpresa pel -delicato pensiero. I giacinti avevano un olezzo acuto, di una -freschezza inesprimibile! - -Egli non accennava ad andar via colla fretta preannunciata. Rovistava -qua e là fra i gingilli, le mille bazzecole del tavolino, sfogliava i -giornali, specialmente se illustrati. - -— Oh! — disse a un tratto, con evidente piacere, — l'ultimo _Fliegende -Blätter_. - -Erano la sua passione le caricature del _Fliegende Blätter_, e la -Contessa s'era abbonata a quel giornale e lo teneva sul tavolino -per lui, per obbligarlo, senza parere, a fare un po' d'esercizio di -tedesco. Quando la leggenda era troppo difficile, gliela spiegava lei e -insieme ridevano di quelle scene sì umoristiche, sì finemente trattate -e che hanno talvolta un senso squisitamente sagace della vita. Ella -coglieva a volo la segreta filosofia di quei frizzi; egli non cercava -tanto e si contentava dell'impressione piacevole, del senso comico, -quale balzava di scatto allo sguardo e al pensiero di lui, ma entrambi -si divertivano colla stessa freschezza d'impressione, benchè Roberto, -per farla arrabbiare, dicesse di preferire di gran lunga la _Vie -Parisienne_ a quelle pappolate tedesche. - -Stavano chinati entrambi ridendo, su una delle centomilionesime -satire a matita contro la troppo calunniata istituzione delle suocere, -quando l'annunzio repentino di una visita li fece trasalire come due -colpevoli. Nientemeno che: Monsieur Cholet. - -Berto aveva avuto un'espressione di sgomento così palese, quando la -Contessa s'era lasciato sfuggire: «Oh Dio! viene a leggermi dei brani -del suo lavoro sui Fasti Medicei!» ch'ella dovette assolutamente dare -in uno scoppio di risa! E l'entrata del Professore col suo scartafaccio -fra le mani, con quel suo fare impacciato e un po' pedantesco e quella -sua faccia da scienziato rischiarata dal sorriso amabile di chi -si ripromette una delle più delicate soddisfazioni di amor proprio -che possa capitare ad un autore, faceva un tal contrasto colle loro -chiacchiere, coll'ambiente del momento prima, che pareva impossibile -non dovesse palesarsi agli occhi stessi del sopraggiunto. Il quale -dal canto suo trovò assolutamente intempestiva, pei suoi progetti, la -presenza di quel _gamin_. E quando il _gamin_ si affrettò, pretestando -un urgente impegno, a declinare l'invito di trattenersi, perfidamente -fattogli dalla Contessa con un crudele e birichino ammiccare degli -occhi, M. Cholet si sentì sollevato da un gran cruccio! - -Erano soli ormai, ella e l'illustre scienziato belga. Il Professore era -troppo grande e grosso per sedere ad agio nella poltroncina che aveva -avuta l'inavvertenza di scegliere quando la Contessa gli aveva fatto -cenno di sedere, una galanteria di _peluche_ e di raso, ricamata a -punto e fiamma, a tinte deliziosamente smorzate. E a farlo apposta, la -poltroncina favorita di Roberto! - -Nel silenzio tepido e profumato del salottino suonava monotona ed -istancabile la voce di lui, narrando dei Fasti Medicei. S'era agli -inizi del pontificato di Leone X e la Contessa, che aveva dato pochi -giorni prima una ripassatina al suo Roscoe, si attendeva a sentirsi -straordinariamente attirata. Amava ella quel tipo e quei tempi sì -splendidamente lumeggiati dallo splendore d'un torrente di luce -artistica. Pure, cosa strana, quel giorno doveva fare uno sforzo intimo -per applicarsi interamente all'audizione. - -Il Professore leggeva senza interrompersi, senza essere interrotto; -i grandi eventi e i grandi nomi sfilavano altisonanti nel suono -monotono delle sue parole. Ma un grande mazzo di fiori, di un bianco -tenero, di un rosso languido, fresco come una epidermide di fanciullo, -giaceva sciolto sul tavolino. Elisa era distratta dall'aspetto di -quei fiori. Erano troppo vicini, troppo belli, così accatastati uno -sull'altro, chiamavano irresistibilmente il suo desiderio e la sua -mano! Avevano un'attrazione ineffabile di bellezza, erano così squisiti -nell'arricciatura delicata delle pendule testine digradanti sino ad -un voluttuoso morire del colore sui tessuti carnosi dei petali!... E -dalle bocche misteriose celate nel cuore d'ogni fiore esalava un alito -inebbriante, d'una violenza spietatamente suggestiva di sensazioni, -che colla storia fiorentina non avevano assolutamente nulla a fare! -Era un non so che d'aperti cieli, di calda primavera, di giardini -ridenti. Era una carezza allo sguardo, una blandizia all'odorato, un -senso indicibile di dolcezze vaghe ed indeterminate, così acute, così -assorbenti, che la Contessa chiuse vagamente gli occhi in una specie -di piccola estasi nervosa, senza avvertire che proprio in quel punto -_Monsieur_ Cholet, giunto alla fine del capitolo iniziatorio, si -arrestava per riposarsi (ne aveva il diritto, poveretto!) e un poco -anche nell'attesa di quelle fine parole di commento e di elogio che -avevano bene spesso nelle pause delle precedenti letture sì dolcemente -solleticato il suo amor proprio di autore. - -A farla apposta, il capitolo era veramente interessante, uno dei -migliori dell'opera. Ma che volete?... era così acuto l'odore dei -giacinti, era così grata la Contessa al pensiero delicato del suo -figliuolo! - -Gli elogi ed i commenti, vennero, oh se vennero! E furono intelligenti, -come il solito; anzi più del solito. _Monsieur_ Cholet se ne andò; -beato dei fatti suoi e veramente entusiasta di quella _étonnante -Comtesse_!... Alla quale, però, per essere perfetta nell'estimazione -dell'illustre autore dei «Fasti Medicei» (opera coronata dall'Accademia -di Bruxelles), mancò da quel giorno in poi una cosa soltanto... ch'ella -non patisse di distrazione. Oh, delle lievissime distrazioni... nulla -più. - - * - * * - -Nella corrente generale di simpatia che l'alta società fiorentina aveva -sì prontamente manifestata a Roberto Rescuati, si andava da qualche -tempo accentuando un'eccezione. Sacha Dzworoff non poteva soffrire il -nostro eroe. - -Il giovane russo era anch'egli, e da più antica data, ben visto e -careggiato nei circoli eleganti. Ma la cosa era affatto diversa. -Da Sacha si tollerava moltissimo, cose da far strabiliare; frizzi -sanguinosi, capricci ed esigenze, che avrebbero bastato all'espulsione -di qualunque altro frequentatore di quegli stessi salotti. Una -intelligenza vivace ed originale, uno spirito pungentissimo e una -straordinaria attitudine a braccare il ridicolo, dovunque stesse -rintanato, rendevano talvolta pericoloso l'accordo di tacita indulgenza -onde tutti erano prodighi per Sacha, indulgenza le cui fonti risalivano -però ad una pietosa considerazione. Egli era malato di petto, -condannato dai medici a corta scadenza e conscio della sua condanna. - -Egli, che scherzava su tutti e di tutto, non risparmiava sè stesso nè -il proprio destino. N'era un parlante programma il solo suo aspetto, la -persona ridotta ai minimi termini, il pallor cereo della sua faccetta, -la perpetua tosse che dilaniava l'esilissimo torace, la febbriciattola -che lo assaliva ogni sera e che egli portava invariabilmente in piedi, -colla reazione di un'altra febbre, quella d'un volere indomabile, -ribelle ai consigli ed agli ammonimenti, sprezzante delle cupe -minaccie di un peggioramento delle sue grame condizioni. Della sua -prossima fine egli parlava con una disinvoltura canzonatrice, che -aveva talvolta un valore di stoicismo filosofico e talvolta una grazia -quasi cinica. Viveva frattanto intensamente, con una furia di attività, -che palesava una lotta intima e disperata. Tornava dunque impossibile -giudicare quel gaio infelice alla stregua universale. Era ricchissimo -e le favolose ricchezze profondeva in ogni specie di modi, buoni e -cattivi, in bagordi ed elemosine, ora con profonda intelligenza, ora -con una carità inconsulta, senza fermarsi a discernere i parassiti -dagli amici veri. Era così riboccante di vita il suo essere morale che -la morte gli pareva nella sua minaccia un assurdo inammissibile e le -immense ricchezze, un controsenso di più nella farsa tragica del suo -destino. E così egli, motteggiandola di continuo, ne sfruttava la tetra -anormalità. E nessuno osava punirlo, ed egli era a volte esasperato da -quella pietà che invano cercava stancare ed in cui andava leggendo la -conferma della sua condanna. - -Roberto non gli era mai andato a versi. - -Sacha aveva avuto, sulla visibile benevolenza che il giovane Rescuati -ispirava alle signore, dei giudizi di un'acerbità squisita. Il -Club tutto quanto aveva echeggiato a lungo delle risa ch'egli aveva -suscitato, parlando dell'infelice foggia di vestire che Rescuati aveva -poscia saputo abbandonare. Nessuna delle piccole inavvertenze commesse -da Roberto per la mancanza di pratica in una società della quale egli -cominciava a diventar famigliare, era sfuggita all'osservazione e ai -mordaci commenti del Sacha. - -Più volte aveva apertamente preso di mira Roberto coll'insidia di -equivoche osservazioni, tentando di trascinarlo verso un terreno di -motteggio, sul quale Rescuati avrebbe probabilmente toccata la peggio. -Ma questi si difendeva a furia di semplicità e di cautela astensiva, -attenendosi con fortuna a quel sistema di indifferenza dei fatti altrui -che gli consigliavano del pari la bonarietà e l'egoismo dell'indole -sua. - -Sin dai primi tempi della sua dimora in Firenze e di fronte allo -spettacolo di incredibile impertinenza che perennemente offriva Sacha -Dzworoff, Berto Rescuati aveva candidamente espressa a Neri Speroni -la sua meraviglia che nessuno avesse ancora trovato il tempo di dare -un salato memento a quel piccolo calabrone nordico. Udito il perchè -dell'indulgenza generale, non insistè sull'argomento e uniformandosi -al prevalente andazzo, lasciò dire il piccolo russo, evitando di -entrare con lui in polemiche o discussioni e non mostrando di avvertire -la bizzarra antipatia che l'altro pareva invece farsi premura di -addimostrargli in ogni plausibile e decente occasione. - -Forse quell'antipatia aveva le sue fonti segrete appunto nel contrasto -fondamentale di quelle due nature, nell'intima ribellione che -eccita talvolta nell'animo del malato e del debole, l'aspetto di un -vigoroso rigoglio di forza fisica. La manifestazione di questa forza -era spiccata, marcatissima nella persona del giovane Rescuati. Egli -era, a ventitrè anni, nel fiore di una splendida gioventù virile. In -mezzo ai tipi effemminati, troppo raffinati dei suoi nuovi compagni, -prodotti di una razza esautorata dalla mancanza d'incrociamenti -e dall'inerzia dalla molle vita fiorentina, il nostro marchigiano -spiccava assai favorevolmente, esemplare raro e non dubbio di una razza -più resistente. In lui la visibile gentilezza del sangue non andava -disgiunta dall'integrità di un vigoroso temperamento. - -Si pensava involontariamente, vedendolo, ad uno di quei giovani Pari -che cavalcavano al seguito di Carlomagno, sui campi da conquistarsi, -e destinati ad esser guiderdone della forza di quei giovani prodi, -ricompensa delle vittorie vinte in una lotta corpo a corpo, a colpi -di spadoni giganteschi e di mazze ferrate, sotto il peso di quelle -montagne di ferro che si chiamavano armature! E quando Sacha Dzworoff, -quel gingillo di omiciattolo, sempre al tu per tu colla minaccia della -bara, quel giovane che rideva, che mordeva per non pensare, si trovava -accanto a quell'uomo sì bello, sì pieno di vita e di affidamento alla -vita, a quell'uomo, la cui vecchiezza giungerebbe sì tarda e durerebbe -sì lunga, mentre egli, suo coetaneo, sarebbe da tanti anni scancellato -dal novero dei viventi, egli sentiva quasi di odiarlo, soffriva di un -doloroso bisogno di tormentarlo. Provava un continuo sospetto della -calma e dell'ostinato buon umore col quale Rescuati evitava ogni urto -di parole, ogni occasione di discussione. Fosse pietà?... la terribile -pietà ch'egli trovava sempre, così tenace, così insultante attorno -a sè! Vedendolo, provava delle orripilazioni nervose, che Roberto -ignorava serenamente. - -Quella moderazione non era stata fraintesa dagli amici di Roberto e -tutti l'approvano in lui, benchè alcuni maligni pretendessero, sotto -voce, che molti dei frizzi di Sacha, Roberto li tollerasse anche -perchè non gli apprezzava sufficientemente. Era, per gli sfaccendati, -un vero divertimento il vieppiù stuzzicare i sentimenti di Sacha su -quel proposito! La duchessa d'Accorsi poi, pareva essersene fatta una -missione speciale. Al sarcasmo esacerbato di Sacha univa talvolta il -suo, più moderato e più ambiguo. Per Sacha era un immenso conforto ogni -visita in casa d'Accorsi. Di raro vi incontrava Roberto e sempre poteva -sparlare di lui. - -Una sera capitò, giubilante. - -Gliel'aveva fatta a colui! Portata via, soffiata, proprio sotto -il naso, una stupenda cagna Newfoundland... oh una bestia enorme, -gigantesca, adorabile! - -Per un caso provvidenziale aveva saputo che colui, l'Adone, -si struggeva di comperarla. Figurarsi! Come se una bestia così -intelligente dovesse aver l'umiliazione di appartenere ad un padrone -così sciocco! Fortuna che quel tirchio era stato a tirar di prezzo -e aveva indugiato un giorno. E lui... s'era preso il gusto di fargli -trovare, l'indomani, un bel pugno di mosche! - -A dir vero, oltre il gusto d'averla fatta all'Adone, Sacha s'ebbe -quello d'esser bellamente giuntato dal canattiere che aveva odorato -il puntiglio e vendutagli la cagna pel valore circa di un discreto -cavallo. Nè questo fu il solo profitto di Sacha, il quale, volendo far -stizzire «colui», annunziò che avrebbe trionfalmente fatta alle Cascine -la presentazione ufficiale della cagna, da lui battezzata Vittoria. -Ma giunto il giorno prefisso, il tempo era pessimo, pioveva e una -tramontana orribile scuoteva le cime delle alte piante con dei lugubri -_ouh!... ouh!_... Certo, il medico non permetterebbe a Sacha, di uscire -quel giorno, al più verrebbe nel suo _brougham_. Ma che! All'ora fissa -apparve la solita vittoria di Sacha coi cavallini bai. All'interno, al -posto della signora, stava, tutta avvolta in un gualdrappone di piuma, -la cagna, enorme davvero e bellissima, e al suo fianco il padrone -infagottato in non so quante pelliccie di volpe azzurra, frammezzo alle -quali sbucava fuori la faccetta pallida e maliziosa illuminata dalla -gioia della celia. - -Giunto al Piazzone, con quel po' po' di vento e di fresco, egli fece -fermare la carrozza, presentò Vittoria agli amici, poi condusse tutti -da Doney per un _lunch_ d'onore alla cagna. Al trionfo non mancò che la -presenza dell'umiliato avversario, Berto, il quale avendo dei polmoni -modello, non s'era curato quel giorno di andarli a compromettere -alle Cascine e si era invece tranquillamente recato a far visita alla -contessa Elisa. - -Sacha si divertì immensamente in quell'occasione, ma tornò a casa colla -febbre e stette a letto quindici giorni. E Vittoria, ch'egli frustava a -sangue per insegnarle delle grazie bojarde, gli scappò un bel mattino e -il cocchiere, che sapeva dov'era, le serbò il segreto e la vendette poi -ad un americano di passaggio a Firenze. - -Ma il cattivo esito della prova non scoraggiò l'animosità di Sacha. -Quand'anche avesse voluto mitigarla nell'animo suo, c'era sempre la -Duchessa a rinfrescargli la memoria con mille punzecchiature. - -— E così, Sacha... la vostra simpatia? Decisamente vi credevo più -immaginoso! È vero che siete diventati Damone e Pizia, o i due fratelli -siamesi? - -E ciò indifferentemente, a quattr'occhi, o davanti alla gente, tanto -che Sacha si arrovellava sempre più e avrebbe dato dei tesori per -poter dar sfogo alla stizza che lo rodeva e che tutti si divertivano a -fomentare. - -Un giorno la duchessa si trovò sola con Sacha. - -Egli era in uno di quei momenti d'estrema irritabilità nervosa che in -lui solevano avvicendarsi a lunghi periodi di prostrazione. Stava muto, -accigliato... soffriva. - -— Ebbene, — diss'ella sbadatamente. — Cosa ne fate del vostro caro -amico Rescuati? - -Sacha scattò sulla seggiolina. - -— Non me ne parlate. È un essere impossibile. Non c'è modo d'irritarlo. -Quasi, quasi... - -— Rinunziate? — interruppe Ginevra con una intonazione sì sottilmente -beffarda che egli trasalì, come se avesse toccato un colpo di -scudiscio. - -— Non credo — disse poscia, con accento di assunta indifferenza. — -Aspetto soltanto. - -— Oh! aspettate! E cosa di grazia? - -— Un'occasione. Ma non vorrei che arrivasse in ritardo per me. Ciò -farebbe il giuoco di quell'imbecille. - -La Duchessa alzò le spalle. - -— Non dite corbellerie, Sacha. Volete invece un consiglio? Il consiglio -di una buona amica? - -Egli ebbe un moto del capo sì espressivo, uno sguardo sì vivace, -sì pieno di comica malizia interrogativa, che la Duchessa non potè -reprimere uno scoppio di risa. - -— Grazie! — esclamò. — Ma ho voglia di consigliarvi e se il consiglio -non vi pare da vera amica, non lo seguirete, ecco tutto. Ci tenete -realmente a dar sui nervi a Roberto Rescuati? - -Un eloquente scintillar dello sguardo di Sacha fu la sua risposta. - -— Ebbene, udite. Avete portato via a quel giovine una bestia ch'egli -voleva comprare, poi, mi fu detto, un appartamento che desiderava -prendere a pigione. Non c'è male. Ma non avete pensato a un'altra -cosa... qualcosa di molto più elementare. - -Egli non comprendeva ancora. - -— Sarebbe?... — chiese ansiosamente. - -Ella rise in modo bizzarro. — Andiamo, via. Che proprio, colla vita che -avete fatta, non abbiate a supporre ciò che può premere ad un giovane, -oltre i cani e la casa... - -Non essa, ma un lampo del suo occhio grigio completò la frase. - -— Ah, triplice imbecille che son io! — sclamò Sacha balzando in piedi. -— Non averci pensato prima! Ma certo! l'Augellin Bel Verde! - -Ella assunse un'aria scandalizzata. — Oh... oh... Sacha! — Ma rovesciò -il capo sul cuscino della poltrona, ridendo sonoramente. - - * - * * - -— Ebbene? — gli chiese quindici sere dopo, quando furono soli per un -momento nel palco di lei, al Niccolini. - -Egli era trionfante. - -— Colpo riescito! — rispose più drammaticamente dell'attore che agiva -sulla scena in quell'istante. — Ma ce n'è voluta dell'eloquenza! -Figuratevi; sosteneva d'esserne innamorata! E poi, vedete, credo che -trovasse la mia proposta non troppo vantaggiosa, viste le probabilità -di pronta recessione nell'avvenire. Ed io ho sì bene compresi i -suoi sentimenti che le ho fatta una modesta rendita per clausola -testamentaria. Ciò l'ha decisa e ora siamo eccellenti amici. - -— Sacha! — disse la Duchessa quasi severamente. - -Egli inarcò le ciglia, con una maligna aria ingenua. - -— Oh Duchessa! Siate giusta, mettetevi nei panni di quella povera -ragazza!... - -E s'interruppe, come colpito dal suono di una enormità. - -— Ah! — s'affrettò poi a scongiurare — per pietà, Duchessa, non -rilevate quest'atroce bestialità che mi è sfuggita. Perdonatemi e non -avvelenate la gioia che provo pensando alla faccia che farà colui -domani quando troverà vuota la gabbia e volato via l'Augellin Bel -Verde. E se sapeste, Duchessa, che lettera commovente gli _abbiamo_ -scritta! - -Ella non avvelenò la gioia di Sacha. Lo guardò bensì con una bizzarra, -indefinibile espressione. Ma non ebbe tempo di dirgli nulla. Il -Principe di Hetzengenfeld sollevava la portiera del palco e veniva a -far visita alla duchessa d'Accorsi. - - * - * * - -Gli amici comuni erano naturalmente informati della nuova trovata di -Sacha, il quale però non credette necessario, parlandone, di palesare -che gli fosse stata suggerita da altri. C'era un'attesa, più o meno -dissimulata, delle conseguenze di questo fatto. E Neri Speroni, punto -scoraggiato dall'insuccesso della sua missione presso Dino Follemare -in una circostanza non priva di analogia col caso di Berto Rescuati, -non credette doversi privare del piacere di far qualche indagine presso -l'amico marchigiano. - -Con garbo però, con una certa cautela. Lo aveva visto a un'accademia -di scherma e doveva avere un polso... colui! Trattandosi poi di una -personcina quale era Madamigella Augellin Bel Verde, l'argomento era -meno difficile a intavolare e Neri non ebbe a pentirsi d'aver toccato -quel tasto con Roberto. A dir vero questi non s'era dilungato in grandi -spiegazioni e si vedeva che aveva presa la cosa in modo splendido, con -filosofia non solo, ma con spirito. - -Qualcuno sostenne che quest'ultima espressione fosse un pochino -arrischiata trattandosi di Roberto, ma Neri Speroni mantenne -l'integrità del significato con spirito. Berto aveva mirabilmente -celato il suo sdegno, dicendo con una frase felicissima, che il fatto -accaduto era stato per lui un vero sollievo, visto il carattere e i -capricci della bella infedele. Insomma, aveva perfettamente dissimulato -il suo dispetto. Sacha aveva fatto un bel buco nell'acqua, malgrado la -celebre clausola testamentaria e Berto era decisamente, assolutamente -un ragazzo di spirito! - -No, Berto non era un ragazzo di spirito. Ma aveva avuta una grande -accortezza, l'accortezza che più giova a burlare gli scettici e gli -indiscreti, quella cioè di dire semplicemente la verità. - - - - -IX. - - -Una domenica mattina, la contessa Elisa era a messa a Santa Maria -Novella. Stava inginocchiata divotamente nella Cappella dei Rucellai, -appiè della gentile Madonna, ch'è un dei pochi dipinti autentici del -Cimabue. La messa era sul finire, quando parve alla Contessa di udire, -dietro a lei, raccostarsi di un passo che le era noto. - -Roberto! pensò meravigliata. - -All'_Ite Missa est_, mentre s'alzavano pochi divoti riuniti nella -cappella, quel passo si accostò maggiormente ed Elisa non ebbe d'uopo -che di una leggera flessione del capo per avvedersi che non s'era -ingannata. - -Era Roberto infatti. Scambiarono un saluto ed un sorriso. - -Ella abbreviò alquanto il suo ringraziamento, si alzò e disse: - -— Che novità — con voce sommessa, lieta come era lieto in quel punto -l'animo suo. - -Egli si scusò, quasi. - -— L'ho vista entrare... e non c'ero ancora stato in questa chiesa. - -— Oh! — diss'ella scandalizzata — volete vederla ora? volete che vi -faccia un po' da cicerone? Oh, un poco solamente, le cose principali. - -Egli annuì con aria di comica rassegnazione. - -E non ebbe a pentirsene. Il cicerone non fu nè pedante, nè indiscreto. -Non era noioso il procedere con lei per l'ampia navata, sotto -quell'austera e meravigliosa intralciatura d'archi, che, scemando -di dimensioni a misura che s'appressano all'altar maggiore, offrono -all'occhio una prospettiva assai più prolungata del vero. Nello sfondo -delusivamente lontano allo sguardo, dell'altar maggiore scintillavano -tremule le facelle dei ceri e la melopea d'un canto corale, seguito -in sordina da un velato accompagnamento d'organo, si diffondeva, -austeramente armoniosa, pel lungo e divoto spazio. Ogni tanto si vedeva -una virile figura claustrale, intonacata e incappucciata di bianco, -passare rapida oltre le cappelle, andare o venire dalla sacristia, -l'artistica e suggestiva figura del Domenicano... - -La Contessa accennò a Roberto solo le cose principali. Trattenuta da -un benevolo desiderio di non annoiarlo, non si dilungava in quelle -spiegazioni raffinate che le avrebbe permesso il suo vasto corredo -di cognizioni storiche, ma i pochissimi particolari che diede al suo -compagno erano improntati dell'intimo sentimento del soggetto e sul -suo volto intelligente era il raggio del senso d'arte, in lei sì fine e -comunicativo. Egli pensava ch'era bella... la Contessa e punto noiosa. - -Fecero insieme il giro della chiesa. - -All'altar maggiore, si fermarono ad osservare gli affreschi del -Ghirlandajo, ed ella ebbe cura di accennare al suo compagno le figure -in cui il pittore volle tramandate ai posteri le fattezze di due grandi -suoi contemporanei, Marsilio Ficino ed Agnolo Poliziano; ma Berto trovò -irriverentemente che avevano l'aria un po' rimminchionita tutti e due. -Ma alla cappella dei Gondi, di fronte al Crocefisso del Brunellesco, -quel pezzo d'anatomia, nero e incartapecorito come un vecchio cadavere -e che sembra riassumere in sè tutto lo spirito del verismo ascetico -del suo tempo, Roberto frugò nella memoria e vi rinvenne un brano delle -Antologie che avevano infestata la pace della sua adolescenza. - -— Ah! — disse — quello della scommessa con Donatello! - -Elisa ebbe un piccolo trasporto di gioconda meraviglia. - -— Ah! sapete? - -— Questo sì... Ma nient'altro, sa; nient'altro!... - -Senz'avvedersene, avevano alquanto alzata la voce e una vecchia -pinzochera, che labreggiava rosari lì accanto sui gradini dell'altare, -si voltò a guardarli severamente. - -Era sì brutta quella vecchia, sì arcigna, c'era nella occhiataccia -data a quei due una sì stizzosa acredine di riprensione ch'essi si -guardarono come due fanciulli colti in fallo e subito si trovarono a -vicenda sì comici nel loro momentaneo sgomento che, per non cedere alla -voglia simultanea d'un violento scoppio di risa, dovettero fare un vero -sforzo. E si allontanarono. - -L'incidente li aveva messi di buon umore. - -Uscirono dal piccolo chiostro che dà in via degli Avelli. - -Per un momento sostarono presso il lungo muro di cinta, incrostato -di lapidi e di lastre di marmi bianchi e neri. Un gaio spettacolo si -offriva ai loro sguardi. - -La giornata era bellissima, serena, punto fredda e il cielo d'un vago -azzurro chiazzato da nuvole bianche che non parevano annunciare nessuna -cattiva intenzione. La piazza, che si chiamò a lungo bizzarramente -di S. Maria Novella Vecchia e che è attualmente quella dell'Unità -italiana, era inondata dal mite sole jemale. Dalle arterie delle -vie Valfonda, Banchi, Panzani, Sant'Antonino e del Giglio, affluiva -una corrente non interrotta di persone. L'elemento elegante non -primeggiava in quella folla pedestre, composta visibilmente di popolino -e di minuta borghesia. Ma la parte femminile di queste classi ama i -colori lieti e le pennellate di tinte tenere o vivaci, e chiazzava -luminosamente il suo percorso, riassumendosi in una sgargiante sinfonia -di festoso colore. Costeggiando la folla, tentandola cogli allegri -richiami delle fruste, batteva strepitoso il selciato un via vai di -carrozzelle eleganti e pulite, spesso arrestate, colmate d'avventori e -che ripartivano tosto con un ohe! trionfale dei cocchieri. Venditori -ambulanti di torroni e di aranci aprivano tra la folla dei varchi -segnalati da una nota ancora più spiccata di colori fiammeggianti e -qua e là si alzavano nell'aria, trattenuti dalle cordicelle, riunite -nella mano del venditore ambulante, i palloni di vescica rossi, verdi, -azzurrini, che danzavano in alto, urtandosi lievemente, in una molle -ridda di evoluzioni. - -C'era in quello spettacolo qualche cosa che rallegrava gli occhi e il -cuore della contessa Elisa. Ella si rivolse al suo compagno: - -— Quanta gente e che bella giornata, nevvero? - -— Sì, — rispose Roberto, senza entusiasmo alcuno. — Ella è avviata a -casa? Mi permette di accompagnarla? - -— Oh! figuratevi... Ma non voglio trattenervi; avete certamente -qualcosa da fare. E... non vorrei rientrare subito. È così splendido -questo sole e tutto ciò è così lieto! - -La letizia di tutto ciò pareva riflessa sul suo volto, fresco, in quel -momento, e sorridente come quello di una giovinetta. - -— Ah! — osservò Roberto, — le piace questo popolo festante? Io -preferisco gli altri giorni. Ma, non importa. Ha dei progetti? - -— No... cioè sì... Ma veramente non voglio privarvi... - -— Non mi privo di nulla, cara Contessa. Vengo perchè mi fa piacere di -venire. Se mi vuole, ben inteso. Dunque?... - -— Dunque, figuratevi che da tanto tempo ho voglia di andare a Boboli... -Ci sarete stato, certamente. - -— Io? no, neanche per idea. È una buona pista per i cavalli? - -— Ma che, è un giardino delizioso. - -— Ah... sta bene. Boboli, dunque... È lontano? - -— Non tanto. Si va a palazzo Pitti. - -— Grazie. Non pensa certo di andare a piedi! - -Essa, a dir vero, avrebbe preferito di fare una passeggiata; ma non -volle contraddire Roberto, il quale, senza aspettare la risposta, -tanto era certo del tenore di questa, aveva fatto al conduttore di -una carrozzella che passava uno di quei cenni quasi impercettibili -che bastano a Firenze per attirarvi dattorno un nugolo di autodemonti, -pronti a condurvi in capo al mondo, anche per mezzo prezzo, se avete il -genio del contratto preventivo. - -Ella si nicchiò in carrozza ridendo, col senso di commettere una -stramberia gustosa. Roberto salì al suo fianco. Era di buon umore -anch'egli. Come le aveva detto, veniva appunto perchè gli faceva -piacere di venire. Era il suo metodo, del resto; faceva sempre quanto -gli accomodava di fare. - - * - * * - -Boboli non gli dispiacque. Non c'era troppa gente, benchè fosse di -festa. E la Contessa era di un umore così lieto, era così simpatica -quel giorno!... S'arrampicarono su, proprio sino in cima al viale -coperto, là dove si trova la statua dell'Abbondanza. Solo quando furono -in cima, egli s'accorse ch'ella ansimava un poco per la fatica della -salita che avevano fatta un po' troppo rapidamente per lei. - -Espresse il suo dispiacere. Era stato un gran balordo. Era andato così -di corsa, senza pensare. Ma ella lo interruppe subito. Aveva in realtà -provato in quella rapida corsa, fatta al fianco di quel giovane dal -passo sì vibrato, sì elastico, una strana sensazione di incitamento -al moto. Il senso di un'accelerazione del sangue, di una energia nuova -deliziosa, correva in tutto l'esser suo. Le pareva di avere ritrovata -l'integrità di una forza muscolare del corpo che ella ricordava -ora come una delle sensazioni tutte proprie della sua gioventù: le -lunghe passeggiate ch'ella soleva fare in campagna, leggera, svelta, -instancabile, col bisogno di una reazione dopo le lunghe immobili -dimore nella biblioteca di suo padre. Con un rapido gesto si tolse la -veletta. La bianchezza dell'epidermide pareva essersi fatta più unita, -più fusa sulle gentili fattezze, ed un roseo splendido e delicato si -diffondeva sulle gote, dando agli occhi castani una lucentezza ed un -risalto che li faceva sembrar neri. - -Egli sedette ai suoi piedi per terra, in modo da poter veder lei e ad -un tempo il panorama vaghissimo della città. Su questo fecero mille -osservazioni, niente affatto sublimi, puerili anzi, meravigliandosi -di quella distesa, del formicolìo di quella folla, che raffigurava -tanti sciami di insettucci neri. Il sereno del cielo era scorrazzato da -larghe nubi, che gettavano or qua or là sulla festante città, inondata -dal sole, delle larghe chiazze d'ombra. Più giù, sotto i piedi di quei -due, costeggiato a destra e a sinistra dal lungo viale di sempreverdi, -nel suo isolotto colmo di piante, stava, gigantesco e bonario, l'Oceano -del Gian Bologna. - -Rimasero a lungo colà... senza avvertire che il tempo passava. Egli -s'era un pochino allungato sul fianco, adagiandosi comodamente. Aveva -gettato il cappello a terra e pareva completamente soddisfatto dei -fatti suoi... - -Non era nè stanco, nè vibrante come la Contessa. - -Il suo volto aveva la mirabile freschezza rosea della gioventù. La -Contessa ebbe ancora, guardandolo, l'impressione bizzarra di quel -grosso mazzo di giacinti ch'egli stesso le aveva recati, il giorno in -cui le era parsa così lunga la visita di monsieur Cholet. - -Boboli non era affollato. Pochi salivano sino all'Abbondanza e quei -pochi non davano noia a loro due. Passavano gettando su quel gruppo -uno sguardo curioso ma scevro da pettegolezzo. Elisa e Roberto -s'indugiavano nel piacere della quiete, d'una vaga contemplazione e -di qualche chiacchiera indifferente per sè stessa, ma dalla quale -traspariva la confidenza e l'intesa che s'era venuta rapidamente -stabilendo fra loro, un'affettuosa e geniale intimità, a cui -contribuivano del pari l'indulgente benevolenza della signora e la -franca accettazione di quella benevolenza da parte di Roberto. - -A un tratto, dopo una pausa di silenzio, la contessa Elisa ebbe, -involontaria, incosciente, una piccola scossa del capo, che rispondeva -ad un subito pensiero. - -— Che ora sarà? — chiese a Roberto. — Non ho qui l'orologio. - -Egli trasse il suo e lo guardò, ma non disse l'ora. - -— Cosa le importa? disse. — Non si sta bene qui? - -— Oh sì — rispose Elisa ridendo. — Ma deve esser tardi. - -— Ebbene, scusi, che obbligo ha di rientrare a ora fissa? Ovvero sta -male qui? - -— Oh Berto!... Ma è tardi, me ne accorgo. E poi, guardate, mi pare che -si guasti il tempo. - -Accennò col suo ombrellino una massa di nubi che andava formandosi -compatta e che velava sui loro capi l'azzurro del cielo. - -Ma egli non se ne inquietò affatto. Non aveva sufficiente esperienza -della rapidità colla quale si scapriccia il tempo fiorentino. - -— Passeranno! — disse con grande filosofia. - -Ella insistè, cionullameno. Le pareva che l'aria mossa, frizzante le -dicesse all'orecchio: Andatevene, voi due. - -— Davvero, credo che sia un po' tardi. E poi, anche per voi... per le -vostre occupazioni. - -S'alzò, con una mossa impercettibilmente nervosa. - -A un tratto, la colse vivido il pensiero di una persona che poteva -attendere Roberto, meravigliarsi della sua lunga assenza... E, come -per istinto, provò il desiderio acuto, sprezzante, di non esser causa -dell'indugio. Ma in pari tempo una violenta ondata di sangue le affluì -al volto, inondandolo di una splendida porpora. - -Roberto non si alzò, neppur vedendola in piedi. - -La guardava di sotto in su e nell'occhio di lui si destava -un'attenzione bizzarra. - -— Le mie occupazioni? — disse dopo un momento. - -E subito si decise a farle una confidenza. - -— Le mie occupazioni, dice?... Ma non sa che da un mese non ne ho più e -che son libero come l'aria? - -Ordinariamente, non si fanno a una signora di queste confidenze, -specialmente se non sono sollecitate. Ma a una signora d'esperienza, -che conosce il mondo e la vita, che ha parecchi anni più di voi e che -vi tratta come un figliuolo... è un altro conto! - -Ella non finse di non capire! Aveva capito tanto bene! Così bene che la -trasfigurazione di una gioia sublime era già sul suo volto! - -Sedette ancora e, forse senza accorgersene, porse una mano al giovane. - -— Oh Roberto! Roberto! - -Roberto prese quella mano ed ebbe il supremo buon senso di non entrare -in particolari. Già; non avevano mai parlato di ciò. A che farlo ora? -Poi a lui seccavano le spiegazioni. Non disse che fosse o no merito -suo, questa libertà riacquistata. Così rimase solo ed incolume agli -occhi di lei il fatto ch'egli era libero... come l'aria! - -Forse la sensazione di quell'aria di libertà le impedì di accorgersi -che un'altra aria, quella del cielo, si divertiva dispettosamente a -chiamar le nubi da tutte le parti per riunirla su Boboli. Ce l'aveva -con Boboli il cielo, quel giorno. Laggiù, sui Lungarni, pieni di gente, -sfolgorava il sole... - -Roberto non lasciò andare quella mano. Disse sommessamente, come un -ragazzo che sa di essere stato buono e con quella musica curiosa che -Dio aveva messo nella sua voce di monello ben educato: - -— È contenta? - -Ella, colla semplicità estrema che pareva a volte imparare da lui, -rispose tranquillamente: - -— Sì! - -Oh! se lo era! Ah! quell'anima tanto raccomandata a lei, quella vita -ch'ella aveva assunto di proteggere, quell'esistenza sulla quale ella -imparava ch'era dolce il vegliare come è dolce il vegliare i sonni -di un figliuolo, s'erano sciolti, liberati da un giogo indegno e -triviale... - -— Sì — disse ancora, mentre l'interna emozione dava al suo accento -un'intensità tremula: - -— Roberto, ciò non era degno di voi! - -Roberto, nella sua eletta sincerità, fece un piccolo esame di coscienza -e pensò umilmente che... l'_Augellin_ dal volo infido non era poi -neanche tanto da disprezzarsi, dopo tutto. In fondo non si considerava -nè tanto colpevole, nè tanto privo di buon gusto!... Ma egli non -contraddiceva mai le signore e la Contessa, in quel momento, era -splendida di un misterioso splendore, che lo colpiva e gli faceva un -effetto speciale. - -Un'emozione colse anche lui, un'emozione ch'egli ebbe il talento -di non definire nè a sè stesso, nè a lei. Lasciò ch'essa ardesse -tranquillamente nei suoi occhi, quei bellissimi occhi bruni un po' -infossati nell'arco... cinti di una sfumatura d'ombra, qualcosa come -un vago azzurro entro cui lo sguardo pareva incupire e tingersi di una -squisita espressione d'indefinito. - -— Segga dunque, diss'egli tranquillamente. - -Ella aveva al collo un lungo boa di piume _bleu marin_. Egli tirò -dolcemente a sè un'estremità di quel boa e si carezzò con esso le -guance, con un piacere infantile di quel contatto tepido e leggero. - -Elisa sedette ancora, ma per rialzarsi vivacemente, dopo un minuto. - -Le nuvole, lassù, s'erano ad un tratto decise a una capricciosa crisi -di piova. Sul terreno battevano con un picchiettìo secco, gaiamente -sonoro, dei goccioloni radi. - -Egli s'alzò lentamente, come a malincuore, e guardò in aria con una -smorfia. - -— È una nuvola che passa. Non vai la pena di muoversi. - -Ma Elisa si assestò il boa attorno al collo ed aprì l'ombrellino. - -— Sì... sì... vedrete fra poco. Bisogna far presto, se vogliamo trovar -giù una carrozza libera. - -Egli si guardò d'attorno: — Allora, scendiamo pel viale; faremo più -presto. - -Si misero a destra pel viale ormai solitario. Il subito velarsi -dell'atmosfera metteva una penombra fresca nel lungo corritoio verde in -discesa, costeggiato da due pareti di foglie, sotto una volta di uguale -contesto. Ai goccioloni d'avanguardia era successa una pioggerella -regolare, minuta, di una tonalità quasi musicale, nella moderazione -sussurrata del suo accento. - -La discesa era piuttosto ripida. La Contessa rialzava con una mano -la gonna che, un po' lunga, strisciava sul terreno. L'altra mano -era impacciata dal manicotto, l'interno del quale era occupato dal -fazzoletto e da un piccolo libro da messa, che minacciava sempre di -scivolar via. Poi, c'era l'ombrellino, da reggere. - -Roberto si fermò un istante. - -— Permette? - -Le tolse il libro da messa che mise in tasca, le tolse l'ombrellino, -poi le porse il braccio, ch'ella prese senza esitare. - -— Così... da brava, si appoggi. - -Elisa passò il suo in quel braccio sì giovane e sì forte. Egli le -teneva aperto sul capo il piccolo _en tout cas_ e reggeva il suo passo -nella discesa... La subita piova faceva sdrucciolevole il terreno; -due o tre volte, la leggerissima calzatura di lei, urtando contro -un sassolino, la fe' lievemente inciampare. Ma sempre il braccio di -Roberto la sostenne, ed ella allora sollevava su di lui lo sguardo -sorridente e grato. Ed egli ripeteva pure sorridendo: — Ma si appoggi -dunque... - -Erano vicini vicini, sotto il piccolo ombrello, che a mala pena -riparava le loro teste. Egli avvertiva il leggero, appena percettibile -profumo di violetta giapponese che usciva dall'interno del manicotto. -E da quell'interno sbucava pure sino all'avambraccio una mano lunga, -elegante, coperta di pelle di Svezia, che poggiava, leggera leggera, -sul braccio di Roberto. - -Un momento, senza saper come nè perchè, rallentarono il passo... Poi -si fermarono... Roberto chiese alla Contessa s'ella fosse stanca... -Ma ella scosse il capo senza parlare. Ascoltava il tac tac, lieve, -misterioso delle goccioline che cadevano sulle foglie con una cadenza -più affettata. Poi le sue finissime nari ebbero una lunga, quasi -nervosa aspirazione, mentre i suoi occhi si socchiudevano alquanto. - -— Sentite, Roberto, l'odore della terra bagnata? È la mia passione. - -C'erano veramente nell'aria i vaghi sentori di quel profumo di buccaro, -che il Medio Evo, nel bizzarro lusso della sua sensualità, ha saputo -utilizzare. C'erano ancora delle esalazioni indefinite, qualcosa come -un vago accenno di lontana primavera. - -Di nuovo si misero in via, ma senza affrettare il passo. Il volto di -Elisa era tutto un sorriso dolce e affettuoso... Provava un senso -affatto nuovo per lei... quasi il senso d'una protezione ricevuta, -non data, l'impressione di sentirsi condotta e guidata da quel giovane -sì forte, sì bello. Ed egli aveva saputo liberarsi da quella indegna -schiavitù, ella poteva ora occuparsi di lui, influire sui suoi buoni -istinti... adoperarsi per quell'anima che doveva aver tanto di buono, -di suscettibile al bene. Libero ora... era libero! - -Lo guardò con una subita inconsulta espressione di tenerezza e -d'orgoglio; il suo sguardo fu in quell'istante sì luminoso e sì dolce -ch'egli provò una repentina, indefinibile sensazione... Strinse un -pochino il braccio che posava sul suo e le sussurrò: — Cosa pensa... -adesso?... - -Elisa provò una piccola scossa. Che domanda curiosa! Ma dopo tutto, -perchè non dire il vero?... - -— Penso a voi — rispose dolcemente. - -Egli si fece ancora più presso. - -— E poi? — sussurrò con un'aria di monelleria, ove entrava una latente, -esitante tenerezza. - -— E poi — continuò Elisa sorridendo — penso quanto sarebbe contenta... -vostra madre. - -Aveva detto il vero, cioè quello che era, passato, colla parvenza -del vero, nella purissima anima sua. Le aveva morso il cuore in -quell'istante l'idea di quanto dovesse esser debole Tecla nel suo -affetto materno, scusabile nella sua cieca adorazione del figlio. Così -ella aveva velato a se stessa il suo pensiero!... - -Roberto non rispose. Si morse vivamente il labbro inferiore. Un rossore -impetuoso salì alla sua fronte e una durezza si accese nel suo sguardo. - -— Ah! — disse brevemente — grazie tante! - -L'accento era scevro d'ogni suono di gratitudine; suonava anzi così -acre ch'ella si voltò meravigliata a guardarlo. - -Lo vide sì rannuvolato in volto che gli chiese con sollecitudine: - -— Non vi sentite bene?... Che viso scontento!... Potrei quasi -rivolgervi la domanda che mi avete fatto un momento fa: A cosa pensate? - -Roberto ebbe un piccolo riso nervoso. — Penso ora per l'appunto, cara -Contessa, una cosa che avevo scordato un momento fa. Un appuntamento -con Neri Speroni, alle tre. - -L'osservazione, fatta così, non aveva un'apparenza cortese e la -Contessa n'ebbe un senso sgradito... il senso d'una puntura di spillo. -Ma subito la sua bontà e la sua indulgenza ebbero il sopravvento: - -— Mi spiace di questa dimenticanza — disse affrettando il passo... — è -colpa mia. Ma non sapevo; avreste dovuto dirmelo. - -— Oh! non importa. Infatti, avrei dovuto pensare... Scommetto ch'ella -mi considera ora come un ragazzo male educato. - -— No... — diss'ella sorridendo. — Ma che andate pensando, Roberto? - -— La verità, Contessa. Ovvero — no... scommetto invece ch'ella ha per -me dei tesori d'indulgenza, ispirata dal suo cuore... materno. - -L'accento aveva un'acrimonia bizzarra, una ironia alla quale la -Contessa non era preparata. Avevano passate assieme così piacevolmente -tutte quelle belle ore con tanta confidenza, così lieti! E adesso... - -Scosse il capo dolcemente e scherzando: — Niente affatto — disse: -— sono in collera. — Ma andiamo un pochino più in fretta. Piove sul -serio, sapete? - -Infatti la piccola piova prendeva l'aire d'un acquazzone, ed essi erano -ancora lungi dall'uscita. Presero a camminare frettolosi e in silenzio, -scambiando poche parole. E quando giunsero allo sbocco sotto il portone -di Palazzo Pitti, Elisa era un pochino trafelata, perchè davvero aveva -fatta una bella corsa. Pioveva ora che Dio la mandava. - -Nel momento in cui erano giunti a riparo, ella aveva spiccato il suo -braccio da quello di lui. Con sua grande sorpresa aveva sentito un -lievissimo moto di resistenza. Ma poi, subito, l'aveva lasciata libera. - -Roberto offrì d'andarle a cercare una carrozza e la lasciò sola per -un momento. Tornò poco dopo colla carrozzella, che aveva agevolmente -trovata. Nell'entrare in carrozza e vedendo ch'egli stava per -accomiatarsi, Elisa gli chiese se volesse venire con lei. Lo lascerebbe -al Club o a casa sua, come credeva. - -Egli ricusò; preferiva andare a piedi. - -— Con quest'acqua? Roberto, non vi farà male?... E poi, il vostro -appuntamento? - -— Oh non importa. E non soffro dell'acqua. - -S'indugiava, come suo malgrado, presso la carrozzella. Elisa gli porse -una mano. - -— Allora, addio Roberto... e grazie della cara compagnia. È stata una -giornata piacevolissima, e... se sapeste come mi ha fatto piacere! Mi -avete fatta rivivere una specie di gioventù... Non venite proprio?... -Dunque, a rivederci presto, nevvero?... - -Egli s'inchinò, mormorando qualche parola cortese, poi si ritrasse con -un cerimonioso saluto. La carrozza mosse celere verso via Toscanella. -La Contessa frenò un impulso, quello di sporgere il capo fuor dal -mantice calato per vedere ancora una volta quella bellissima faccia di -Roberto Rescuati. Non lo fece; si spinse indietro, rannicchiandosi nel -suo cantuccio. - -— Come è capriccioso; — pensò, — come si è stancato così ad un tratto! -Ma... è libero, ora, è libero... - -Come strepitava lieta la piova sul lastricato, come trottava allegro -il ronzino del fiaccheraio! Come echeggiavano sonore nell'aere le -sue scudisciate! Perchè si era stizzito, all'ultimo, Roberto? Glielo -chiederebbe subito la prima volta che verrebbe da lei: domani, forse... - -Ma nè l'indomani, nè dopo, Roberto venne da lei. Invano ella non uscì -per attenderlo, invano, ad ogni oscillazione della portiera riflessa -nello specchio, ella alzò il capo, quasi commossa, nell'attesa del noto -e simpatico aspetto. Il suo capriccioso figliuolo pareva avere scordata -la strada della palazzetta in via S. Gallo. - -Lo attese, stette in casa parecchi giorni, per non perdere la sua -visita. Strano che le mancasse così... Perchè non veniva più? Se lo -chiedeva ogni tanto con una specie di bizzarra angoscia. — Pure, ora... -era libero. — Come occupava il suo tempo? - -La domanda la crucciava, iterandosi di frequente nel suo pensiero... -Ora la riferiva a Tecla... ora al suo progetto per Marina. Sicuro; -per Marina. — Perchè anche stavolta le cose non si mettevano bene. -— E forse un pochino per colpa sua... perchè non s'era adoperata -abbastanza. — E ora correva una voce strana, di uno strano -matrimonio in vista per la giovane Negroni. E se fosse colpa sua quel -matrimonio... colpa di una vendetta del destino sul suo poco zelo, -sulla sua negligenza a procacciare il bene di Marina, la felicità di -Roberto? - -Un timore la coglieva quando pensava a ciò. - - - - -X. - - -La duchessa d'Accorsi aveva dato il suo primo gran ballo della stagione -subito dopo Natale e così splendidamente inaugurato il carnevale. Dino -Follemare era tuttora in Inghilterra e il principe di Hetzengenfeld -non accennava a partire. Era uno degli ospiti più assidui di casa -d'Accorsi. Un fascino lo tratteneva evidentemente e nessuno discuteva -questo fascino. Si era abituati ai miracoli della duchessa Ginevra. - -Sui primi dell'anno ci fu, per occupare le buone lingue, un altro -piccolo avvenimento, il matrimonio di Luciano Carisi. Delle nozze era -stata consigliatrice ed auspice la duchessa d'Accorsi. Oh! ella aveva -sempre protetto Luciano Carisi. - -Da nove anni egli abitava a Firenze, in occasione d'un impieguccio -conseguito. Era siciliano, piombato anzi dalla più lontana provincia -del Mezzogiorno d'Italia. - -Quando venne aveva vent'anni, era povero e poeta. Ma poeta davvero. La -sua lira aveva delle corde vergini, vibrate, stridenti di un'armonia -genuina e selvaggia. Egli stesso somigliava alla sua lira, colla sua -strana originalità d'aspetto e di modi, con un nonsochè di attonito, -di eccitato nella bruna, nervosa faccetta dal tipo Arabo. Quando -la Duchessa lo conobbe, per mero caso, indovinò in lui un avvenire -e le piacque avviarlo e farlo conoscere in un mondo ove egli non -avrebbe certo mai creduto di poter penetrare. Stentava la vita col -prodotto dell'impiego e col suo lavoro letterario. Scriveva versi -ardenti, saturi ancora dell'ispirazione locale del suo paese, delle -calde passioni popolari. Una specie di brutalità grandiosa e sonora -scaturiva, come una bolla irruente, dalla maschia originalità di uno -stile primitivo, ma robusto. Scriveva anche in prosa articoli di polso, -pieni di poesia, illustrando storicamente la sua Provincia. Ma poco ne -ricavava. Era altiero e male avveduto. - -Le sue sorti mutarono quando la Duchessa si assunse caritatevolmente -l'incarico di dare un più pratico indirizzo all'ingegno di quello -ch'ella chiamava ridendo «il Figlio delle Selve.» Dire che l'opera -buona non suscitasse qualche maligno commento sarebbe troppo asserire! -Audace del pari tornerebbe l'asseverare che i maligni avessero tutti -i torti... Certo è che una influenza pesò, benefica in un senso, -deleteria nell'altro, sul carattere e sull'avvenire di quel giovane. -Egli acquistò rapidamente disinvoltura, garbo, uso di società; imparò -ciò che piace ai più, seppe ciò che lo spirito deve lasciarsi dietro -come un bagaglio inutile, per correre più spedito sulla via del -successo. La penna selvaggia, dagli acri vigori, si fe' gradatamente -più gentile, più discreta, accettò l'innesto dell'articolo corrente -in fatto d'arte e di modernità. La fiera, squillante lira del -montanaro mise una sordina alle sue corde più vibranti. Queste si -fecero sottili, argentine, il loro suono acquistò il timbro equivoco -di un elegante cinismo stuzzicante. Il poeta e la sua musa divennero -mondani, attillati, si tinsero d'un'ibrida tinta tra _heiniana_ e -_d'annunziana_ che entusiasmò specialmente le signore. Il Figlio delle -Selve divenne inappuntabile nei modi, si fe' quasi un gentiluomo. -Era l'ospite obbligato di tutte le feste, di tutte le partite, i -suoi volumi erano dedicati a parecchie fra le signore dell'Olimpo -fiorentino. Ebbe delle avventure, dei duelli. Viveva da signore, dacchè -gli editori lo pagavano bene. Imparò a distinguere gli amici utili da -quelli che non lo erano, ad evitare i colleghi a cui il successo non -sorrideva, a comporre commedie gentili, incipriate, che si recitavano -nei salotti con immenso plauso e ch'egli metteva stupendamente in -scena. Dirigeva i _cotillons_ artistici della Duchessa, dava alle -signore dei preziosissimi lumi quando l'annunzio di un ballo in costume -metteva sottosopra tutte le teste e le vanità femminili, insomma la -Duchessa poteva esser fiera dell'opera sua. Aveva trovato un ingegno -reale ma ineducato, lasciava un ingegno ammansato, civilizzato, assai -più utilizzabile. Aveva realmente diritto alla gratitudine «del Figlio -delle Selve.» - -Ma volle compiere l'opera sua. - -Il giovane non lavorava più come prima. Il lavoro suo era attualmente -meglio retribuito, ma egli non si contentava più della semplicità -parca del tempo in cui egli era rozzo e non conosceva la duchessa -d'Accorsi. La vita del giovanotto elegante è cara, carucci anzichenò i -successi _sicuri_ di un'operetta artistica, carissime poi le avventure, -specialmente quando si tratta di persone per le quali deve essere -naturalmente bandita ogni ignobile preoccupazione finanziaria. Egli -s'era abituato ad un'esistenza signorile. Pur di continuarla seguì -dolcemente, con mirabile abnegazione e libertà di spirito, i consigli -della sua nobile protettrice. Chiese ed ottenne la mano di una giovane -forestiera, sulla cui origine correvano voci poco favorevoli. Era -bruttissima, ma assai ricca. E la Musa del poeta aveva d'uopo ormai -ch'egli invocasse gli agi e le blandizie di una larga esistenza -mondana. - -La festa era stupenda quella sera in casa d'Accorsi e Luciano vi aveva -condotta la sua fidanzata: una tedesca d'una bruttezza odiosa. Lo sposo -era pallido, ma disinvolto. Molto del suo ingegno era diventato spirito -ed egli ne faceva in quella sera un consumo straordinario. - -Le sale erano stipate, ma tutto procedeva col mirabile ordine che aveva -resi celebri i ricevimenti di casa d'Accorsi. - -Il fiore della società fiorentina e forestiera sfilava per lunga fuga -di sale illuminate con un eccesso di luce ch'era per sè sola una festa. -Si ballava nell'immenso salone bianco e oro, la _queue_ si formava -all'uscio di destra, percorreva due sale processionalmente per giungere -all'uscio parallelo a quello dond'era uscita e quivi sciogliersi nei -meandri della danza, al suono dell'orchestrina celata nella galleria -superiore in una nicchia di verdura. C'erano, quella sera, delle -_toilettes_ splendide, uno sfarzo insolito di gioielli; le signore, -come le acconciature, erano fresche, non stancate ancora dai faticosi -piaceri del carnevale. Una immensa prodigalità di fiori colmava gli -angoli, i vani, quanto nello spazio era disponibile, senza ingombrare. -E dovunque, nelle sale, nei salotti, nei gabinetti erano combinati -recessi, nicchiette suggestive d'isolamenti, propri alle chiacchiere -intime. Colà e in quei pressi, mentre la gioventù danzava sotto gli -sguardi delle mamme e dei curiosi, si aggiravano coppie dall'andatura -lenta, dai piccoli scoppi di risa represse, dai colloqui sommessi -e sussurrati. Roberto, il quale errava senza ballare e coll'aria -discretamente annoiata, sostò improvvisamente in uno di quei salotti. - -Seduta su una delle tre poltrone circolarmente disposte di un _pâtè_, -stava la contessa Elisa. Parve a Roberto che dallo schienale della -poltrona appoggiata a quella di lei emergesse qualcosa di nero, -forse un braccio mascolino; ma di ciò egli non fece caso. Si accostò -premurosamente, meravigliando di trovarla sola. - -— E voi, come non ballate? — rispose ella — ciò è imperdonabile. - -— Per carità, non mi tradisca. Sono sfuggito alla Duchessa, che voleva -utilizzarmi presso una signorina forestiera. Sono sfuggito al supplizio -cedendola ad un inglese di sua conoscenza. Mi lasci star qui un poco in -santa pace. - -Senza attender risposta, attirò a sè un morbido _pouff_, e sedette -proprio dirimpetto alla Contessa. - -— Ma davvero non ballate, Roberto? - -— No, mi secca. E lei? - -— Oh io... Ma la festa è magnifica, nevvero? - -— Sì, splendida. Bisogna dire il vero. Tutto perfetto, riuscitissimo. -È vero che la Duchessa fa le prove generali dei suoi balli, illumina le -sale, dispone i domestici, i mobili, tutto insomma come dev'essere, due -o tre sere prima? - -— Dicono. Così è sicura del fatto suo, in ogni modo. - -— Già... Per le feste e per tutto... nevvero? - -L'intonazione dell'accento era alquanto monella. - -Ma la contessa Elisa non incoraggiava le monellerie. Finse di non aver -capito e fece ancora l'elogio del buon gusto e della speciale arte -di ricevere nella quale decisamente la duchessa d'Accorsi non aveva -rivali. Poi gli chiese dolcemente: - -— Avete visto come è splendida stasera Marina Negroni? - -— Ah! — rispose egli con indifferenza. — Infatti, un magnifico -granatiere. - -— Avrete ballato con lei... spero?... - -— Naturalmente, come padroncina di casa. Ma non so mai cosa dirle. Ora -balla una conversazione col Principe tedesco. A proposito, è vero quel -che si dice, che la Duchessa voglia far di sua figlia una Principessa -regnante? Sarebbe proprio il colmo, nevvero? Dopo... - -— Roberto! — interruppe vivamente Elisa con accento di rimprovero. - -Egli rise. — Ecco com'è lei... Non si può dir niente. Bene; sia per non -detto. Una bellissima festa. Com'è carino qui! - -Era veramente carino: in quel gabinetto, tutto in raso azzurro pallido -a riflessi perlacei nella luce discreta delle lampade dai globi velati -di garze e di trine. Ci doveva essere negli angoli, nelle giardiniere, -un'immensa quantità di mammole. Non si vedevano, ma un odore penetrante -impregnava tutta l'atmosfera. A sommo del _pâtè_, sul quale sedeva -la Contessa, un alto _camerus_ diffondeva la pompa verdeggiante dei -suoi flabelli. Una di quelle foglie lambiva quasi la delicata testina -col suo piccolo chou di piume bianche, in mezzo a cui scintillava -tremolante, sulla montatura a spirale, un limpidissimo brillante. - -Ella era in bianco. Dietro, un lungo strascico di raso, davanti uno -spumeggiare leggero di trine ricchissime, qua e là trattenute da -grossi mazzi di piume bianche. Le trine salivano sino alla scollatura -modesta, appena tracciata sulla bianchezza immacolata dell'epidermide. -Il collo, d'una meravigliosa rotondità e di una freschezza quasi -verginale, era cinto da una riviera di brillanti, non molto grossi, ma -di una purissima acqua. Fra le mani ella teneva un piccolo mazzolino -di giacinti rosa e un enorme ventaglio di madreperla coperto di piume -bianche di struzzo. Forse non lo sapeva di essere così squisitamente -attraente in quel momento, in quel luogo, colla dolcezza tenera del suo -sguardo, al tutto accaparrata dall'attenzione ch'ella prestava a ciò -che le andava dicendo quel suo figliuolo, che protestava d'annoiarsi. - -Veramente, in quell'istante, non aveva per l'appunto l'aria di un uomo -annoiato. La guardava, sorridendo con una bizzarra espressione, che le -ricordò Boboli... quella loro famosa gita! - -A un tratto le chiese: — Permettete?... — E s'impossessò della sua -mano; voleva veder da vicino un braccialetto di minutissimo lavoro -orientale, che cingeva il fine polso di lei. S'indugiò, come se -studiasse quell'aurea manifattura. - -La sua testa era chinata e prossima al busto di lei. Da lontano, dalla -sala da ballo, giungevano gli accordi giocondi, spensierati di un -valzer di Marco Sala. - -Roberto ebbe un'idea curiosa. Senza lasciar quella mano, chiese alla -Contessa: — Dica la verità, non è un pochino in collera con me? - -Ella sorrise, poi disse: — Sì. Perchè non siete più venuto a trovarmi? - -— Perchè? perchè temevo di seccarla. Perchè io so che è tanto buona -e che ella mi trova un... — Si arrestò un momento, poi proseguì: — -Ebbene, ha torto! L'accerto che ha torto. - -Ella non capiva bene il senso di quella inattesa sortita, non capiva -neppure perchè un violento rossore imporporasse la fronte di lui, -perchè nei suoi sguardi si accendesse una specie di collera e assieme a -questa un'arcana specie di luccicore. - -— Come mai potete dir ciò, Roberto. Vi accerto... - -— No, lo so, non ha voluto farmi dispiacere. Ma non sono uno sciocco, -sa... nè un fanciullo. E solo perchè... No, la lasci stare dov'è, la -sua mano. - -Ella scosse il capo. — Ma, Roberto... - -— No, no, — proseguì concitato il giovane, — non quell'eterna -indulgenza! Scommetto che, a momenti, uscirà a parlarmi della mamma e a -dirmi che le ha scritto per darle nuove dei miei buoni diporti. - -Elisa aveva una gran voglia di ridere, ma una irritazione, qualunque -ne fosse la causa, era visibile in lui e un istinto tutto femminile le -fece intuire ch'era meglio non contraddire quel fanciullo. - -— Verrete domani a pranzo da me? — gli chiese dolcemente. - -— Ha gente? — ribattè Roberto, raddolcendo a un tratto la voce e lo -sguardo. - -— No. Cioè.... potrei. - -— Mi fa questo santo piacere di non invitar nessuno? Allora... sì. Ma -badi, non voglio tradimenti. - -— No — diss'ella, tentando ancora di ritirare la sua mano. - -Roberto la tratteneva, ridendo, ed ella picchiava la mano di lui colla -punta del grande ventaglio bianco, ridendo anch'ella d'un piccolo riso -tra spensierato e nervoso. - -A un tratto, alzando gli occhi, si accorsero che avevano vicina la -padrona di casa. - -Ginevra era vestita semplicemente quella sera, colla semplicità -richiesta dalla sua qualità di padrona di casa. - -Un velluto verde cupo cingeva, con audacissima scarsità di taglio, la -forte persona, le ànche fortemente disegnate, il busto opulento, dalle -arditissime curve. Ella pareva ondulare, sirena, nella spoglia di un -serpente. - -— Ah! siete qui? — sclamò colla sua voce stridente. — Bravi! è questo -il modo di far sciopero? A momenti finisce il valzer. Contessa, si -ricordi che il Principe desidera di conoscerla. A proposito, avete -visto Luciano Carisi? - -Un lievissimo movimento si produsse nella poltrona dietro quella in -cui sedeva la contessa Elisa, ma nessuno venne fuori da quel recesso -avvolto in una penombra olezzante. - -— No? — disse la Duchessa, vedendo che quei due movevano il capo ad -un cenno di diniego. — Oh Dio... Dove si sarà cacciato? la signorina -Helman lo va cercando. È molto _chic_ nevvero quella signorina? -Basta, bisogna che io scappi... Il _buffet_ a momenti, cara Elisa... -È un amore, stasera, splendida: badate, Rescuati, è una donna -pericolosissima la Contessa; può far a meno di ogni _coquetterie_... -Vi raccomando, in _visceribus_, se trovate Carisi, mandatemelo... Mi -scusate, nevvero, se non mi trattengo? - -Lanciò come una freccia l'ironia mordente di quella scusa e s'allontanò -rapida, trascinandosi dietro il lungo strascico flessuoso. - -Attraversò alcune sale e si fermò sulla soglia d'un salotto da giuoco, -popolato soltanto di uomini. Socchiuse le palpebre per meglio acuire il -formidabile sguardo e fece una rapida rivista. - -— Dzworoff! — chiamò poscia con accento vibrato. - -Il giovane buttò le carte sul tappetto verde e corse presso la signora. - -— Volete rendervi utile? — gli chiese questa colla sua enigmatica -precisione d'accento. Ma non attese risposta: — Andate nel salottino -azzurro — proseguì; — c'è della gente che si diverte... Disturbateli; -ciò vi divertirà. - -Se ne andò senza voltarsi. Sapeva che Sacha avrebbe ubbidito. - -Infatti, dopo un secondo d'esitazione, Sacha si diresse verso il -salottino azzurro. Ma non potè giungervi subito. Il valzer era giunto -alla fine in quel momento e le coppie accaldate si sparpagliavano per -l'appartamento ingombrando gli sbocchi. - -La contessa Elisa e Roberto erano rimasti immobili, dopo la rapida -apparizione della Duchessa. Pareva ch'ella si fosse lasciato dietro -un vago indefinibile sgomento, che Elisa tentò dissimulare dietro -l'apparenza di una finta contrizione. - -— Avete sentito, Roberto? turbiamo l'ordine della festa. Lasciatemi -tornare in sala e voi rendetevi utile, mettetevi alla ricerca di -Luciano Carisi. - -— Grazie tante dell'incombenza. Come se ci tenessi a trovarlo, quel bel -poeta colle sue arie tragiche. È un individuo che mi fa ribrezzo... - -— Oh Roberto... che parolone! - -— Ma sì, sì... — insistè il giovane, alzando la voce e dando sfogo -ad un malumore che aveva forse tutt'altra causa. — Ha vista quella -sua orribile sposa?... Un uomo che fa un matrimonio simile, nelle sue -condizioni, è un uomo che si vende. - -Non proseguì. - -Un urto violento aveva scosso il _pâtè_; qualcuno era comparso, ad un -tratto, fra quei due, gettandosi contro Roberto. - -Roberto si dibattè un istante sotto la cieca stretta di Luciano Carisi. -Elisa esterrefatta emise un grido. Quasi nello stesso momento apparve -all'uscio la pallida figura di Sacha Dzworoff in cerca del maligno -piacere promessogli dalla Duchessa. Senza rendersi conto di ciò che -succedeva, ebbe l'accortezza di far rapidamente ricadere dietro di sè -l'ampia portiera di velluto, poi corse fra quei due. - -— Signori, — gridò — siete in casa d'Accorsi! - -Quei due si separarono. Con un colpo difensivo, bene assestato, Roberto -aveva respinto l'aggressore. Si guardavano ora frementi, pallidi, -consci della gravità dell'accaduto. - -— In nome di Dio, — sclamò Sacha frettolosamente... — non è questo il -luogo. Una signora... la Duchessa... - -Luciano Carisi era livido. - -— Chiunque, al mio posto, avrebbe fatto così... Sono stato insultato... -atrocemente. - -— E io sono stato aggredito da un... - -— Per carità... — interruppe Sacha — non uno scandalo... vien gente. - -Infatti, l'onda dei reduci dal valzer si faceva sentire sempre più -vicina, stava per invadere il salotto. - -Quei due compresero. Compresero lo spavento col quale si dibatteva la -contessa Elisa. - -— Allora, a domani! — disse Carisi con subita calma e rivolgendosi a -Roberto. - -— A domani! — rispose questi con fredda alterigia. - -Sacha Dzworoff non esitò un secondo. Infilò il suo nel braccio di -Carisi e lo trascinò via. - -Nell'uscire, sollevò la portiera e s'incontrò con una coppia che si -dirigeva in cerca di riposo verso il salottino azzurro. La signora, che -conosceva Dzworoff, lo salutò, ed egli la trattenne un istante, proprio -sulla soglia, con un piccolo fuoco di fila dei suoi frizzi più gustosi, -per impedire il passo quanto più si poteva e lasciar tempo a quegli -altri due di riaversi. - -Ma l'espediente non poteva prolungarsi troppo, ed egli dovè lasciar -libero il varco. - -Condusse Carisi in un corridoio, dove in quel momento non c'era nessuno. - -— E ora, cosa contate di fare? — gli chiese perentoriamente. - -— Di battermi — rispose l'altro — e all'ultimo sangue. — Volete esser -mio padrino? - -— Perchè no? — disse Sacha ridendo. — Non ho mai potuto soffrire -colui... Ma voi, perchè siete così accanito con lui? - -— Perchè ha detto la verità — rispose gravemente il montanaro. - - * - * * - -La contessa Elisa non aveva frattanto seguito l'abitudine del più delle -signore in siffatte emergenze; non era svenuta, nè si era lasciata -sopraffare da una crisi nervosa. Il suo mento soltanto aveva un leggero -fremito, ch'ella dominava, mordendosi il labbro inferiore. - -Guardava Roberto intensamente, ed egli tentava di esser disinvolto. Ma -era invece turbatissimo. - -Una coppia era penetrata nel salotto, ma i due che la componevano erano -molto occupati di loro stessi. Non così la susseguente. Guido d'Aspano -e la sua ballerina andarono incontro alla contessa Elisa e bisognò -ch'ella scambiasse con loro qualche frase. In quel mentre capitò Neri -Speroni. - -— È aperto il _buffet_ — disse gaiamente. E scomparve. - -L'annunzio aveva prodotto un movimento generale verso l'altra parte -dell'appartamento. Elisa e Roberto si trovarono soli. - -Per un momento, una suprema angoscia sconvolse le fattezze di Elisa. - -— Roberto... — sussurrò — Roberto... - -Egli strinse contro il suo il braccio di lei. — Mi rincresce per lei... -Ma chi avrebbe pensato che fosse là dietro quell'imbecille. E ormai, è -fatta. - -Tre giovanotti, al seguito di una brillantissima signora, passarono -ridendo e motteggiando con lei. Uno dei giovani guardò Roberto e la -Contessa, poi si chinò all'orecchio della signora: - -— È curioso; che aria tragica hanno quei due! - -Passarono. Elisa si chinò verso Roberto. - -— Consigliatevi con Geri Serristano... Non mettete di mezzo Neri -Speroni. Siate calmo, ve ne scongiuro... Per... per vostra madre! - -— Non dubiti, Contessa. Voglio farle vedere che non sono ciò ch'ella -mi ha creduto ier l'altro... poc'anzi; che non sono un ragazzo. E -allora... forse... - -Tacque. Erano nella sala del _buffet_, splendidamente fornito e davanti -al quale facevano sosta innumeri gruppi di convitati, fra i quali -serpeggiava la Duchessa, col suo occhio di lince, accorta di tutti e di -tutto. Uno spazio della sala era ingombro di tavolini, attorno ai quali -sedevano le signore in attesa dei cavalieri che avrebbero conquistato -per esse e per loro stessi il materiale della cena da farsi in comune, -in un crocchio omogeneo. Il duca d'Accorsi si fe' presso ad Elisa. - -— Contessa, desidera?... _Consumé_... _Bordeaux_?... - -Ella stava per ricusare, quando le parve a un tratto di sentire che -le venivano meno le forze sotto l'urto dell'interna emozione. Rispose -affermativamente e mentre il padrone di casa si accostava al banco, -ella disse a Roberto: — Lasciatemi ora. Laggiù c'è Serristano; andate a -parlargli. - -Il Duca tornava col _consumé_, ch'ella accettò e sorbì col sentimento -di dover essere forte ad ogni costo. E mentre tentava di rispondere -alle laconiche osservazioni del Duca, seguiva collo sguardo quasi -ipnotizzato Roberto, il quale aveva raggiunto Geri Serristano e -attendeva per parlargli che avesse finito di servire la sua dama. - -Quasi simultaneamente vide Sacha farsi presso alla Duchessa e -bisbigliarle qualcosa all'orecchio. La Duchessa aveva fortemente -aggrottate le ciglia. - -Alla Contessa pareva ora di vivere come in uno stato d'allucinazione. -La grande luce della sala, l'acciottolìo dei piatti, il tramestìo dei -domestici, il brusìo delle voci, le risate, gli appelli alla cena, il -gorgoglìo dei vini zampillanti nei bicchieri, tutto quel caleidoscopio -di _toilettes_ femminili, a cui s'alternava il nero o il rosso delle -giubbe mascoline, parevano determinare in lei la sensazione di una -vertigine. - -S'allontanò, lasciando libero il suo tavolino, subito invaso da un -crocchio giovanile... Alcuni dei suoi fedeli vennero ad incontrarla, -ed ella si vide costretta a farsi presente a sè stessa, mentre una -intollerabile angoscia pareva volerle spezzare il cuore. - -La Duchessa passò rapida, senza vederla, seguita da Sacha, che le -parlava vivamente. Ella udì solo una parola di lei, concitata: — Non -voglio... non voglio! - -Roberto raggiunse un istante la Contessa. - -— Ebbene! — disse questa, sforzandosi a sorridere. - -— Ho parlato con Geri. Accetta. Propone Guido San Firmino. - -— Ah! E giudica... crede? - -— Che domani Carisi manderà i secondi. Passerò da lei domani. - -— Sì. Intanto siate calmo, nevvero? - -— Altro che! — diss'egli ridendo. — Ma lei non si inquieti. Non è -nulla. Anzi, è una cosa da prendere in ischerzo. - -— Sicuro! — diss'ella e tentò di ridere. Ma lo sforzo fu così visibile -ch'ella dovette sedere su una poltroncina vicina per riaversi alquanto. - -L'orchestra ricominciava a suonare. Una nuova coppia passò -rasentandoli. Il Principe di Hetzengenfeld dava il braccio a Marina -Negroni e le parlava sommessamente. Ella era in bianco, pallida, -correttamente splendida. Ascoltava ad occhi bassi le parole del suo -compagno. Alzò gli sguardi freddi e luminosi solo quando fu davanti -a quei due. Li fissò un momento, ma non tradì nè con una parola, nè -con un batter di palpebra l'impressione ricevuta dall'aspetto dei -loro volti. Rispose, in tedesco, con perfetta calma d'accento, ad una -domanda testè fattale dal Principe. - -Il ballo procedeva allegrissimo, sempre più animato e brillante. La -Duchessa, come sempre, pareva infondere nei suoi convitati una febbre -di vivacità e di brio. Solo verso le tre, qualcuno disse vagamente -ch'era accaduto qualcosa tra Carisi e Rescuati. - -Il segreto trapelava. Una indiscrezione, forse, qualche parola detta a -voce non abbastanza sommessa. - -Non si sapeva. Cosa? Perchè?... Non bisognava dire... Le signore non -dovevano sapere. - -— C'era di mezzo una signora... Chi? La contessa Serramonti. - -— No... Impossibile! Lei! Come?... A cagione di cosa?... Ma per lei... -proprio per lei? - -Il sussurro si diffondeva e la curiosità s'era fatta cocente. - -Ma la gioventù danzava e la _flirtation_ alata non ristava. Roberto -si era eclissato e Luciano Carisi stava facendo le sue scuse alla -sua fidanzata per un malessere che lo obbligava a ritirarsi in -casa. Sacha, a cui il medico proibiva di ballare e di fumare, si era -fatto centro di un circolo di mamme ancor giovani, coll'incarico di -impedir loro di richiamar le figliuole che danzavano e la celia era -inesauribile in quel crocchio. La contessa Elisa attese sino all'ora -in cui aveva ordinata la sua carrozza. Allora soltanto prese congedo, -resistendo alle pressanti istanze della Duchessa. Quando questa si -fu convinta che l'ospite voleva assolutamente partire, l'accompagnò -sino alla anticamera assieme al Principe di Cannera, il quale doveva -scortare Elisa sino alla carrozza. Mentre il vecchio gentiluomo si era -allontanato per mettere il soprabito, Ginevra chinò rapidamente la sua -bocca di serpente a livello dell'orecchio di Elisa. - -— Coraggio! — le fischiò sommessamente. — Non tema di nulla. - -Si ritrasse subito, con un sorriso amabile ed assestò meglio la -pelliccia bianca al collo di Elisa. — Non pigli freddo, cara -Contessa... Sono contenta che si divertano. Ora comincia il -_cotillon_... A rivederci presto, nevvero? - -S'involò mentre l'orchestra preludiava il _cotillon_, la danza che -riesciva sempre così splendidamente in casa d'Accorsi. E affranta, -pallida, colpita da un turbamento che ella non definiva e che -pareva sconvolgere tutto quanto l'esser suo, Elisa scendeva le scale -lentamente al braccio del Principe di Cannera, ascoltando gli elogi -che il vecchio gentiluomo prodigava ai padroni di casa... Ma quella -Duchessa poi... quella Duchessa... nevvero? - -— Sì — disse quietamente Elisa. - -Quando fu in carrozza, svenne. Ma solo per cinque minuti. Scese con -passo fermo, dinanzi alla _marquise_ della sua palazzetta. - - - - -XI. - - -I balli finivano sempre tardissimo in casa d'Accorsi. Battevano le -dieci a Santa Trinità quando l'ultimo gruppo di convitati, gli intimi, -rimasti per la colazione finale, si congedarono dalla Duchessa, dal -Duca e da donna Marina. - -Il Duca s'avviò verso le scuderie e Ginevra rimase nell'appartamento -ove una squadra di domestici spegneva i lumi e spalancava le finestre. - -Il passo della padrona di casa, il suo portamento non tradivano -stanchezza alcuna, mentre ella passava per le sale in disordine, -coi mobili fuori di luogo, coi tappeti sparsi di mille traccie della -recente invasione di ospiti. Nella sala da ballo era un vero campo di -battaglia: un polverìo roteante turbinava, dorato dai raggi del sole -che entrava dalle finestre. Il pavimento era ingombro di lembi d'abiti, -di fiori pesti, di coccarde, di reliquie del _cotillon_. Sotto il -divano, una bella ciocchetta di capelli biondi rotolava leggermente, -mossa dal vento fresco che alitava da un vicino balcone. - -Ginevra diede ancora qualche ordine colla sua voce imperiosa e temuta. -Poi si avviò verso il suo appartamento privato. Ma prima di giungervi, -alzando una portiera, si trovò faccia a faccia con sua figlia. Malgrado -i suoi venticinque anni, la giovane non aveva impunemente perduta la -notte. Il suo volto recava nella cruda luce mattutina le traccie di una -grande stanchezza. - -— Che fai qui? — chiese attonita la Duchessa. — Perchè non sei -coricata? Sai pure che alle tre abbiamo il concerto in casa Roscas. Hai -bisogno di riposarti. - -— Mi riposerò. Volevo parlarti... - -— Allora ti prego di spicciarti. Non son di ferro neppur io, per tua -regola. A meno che non fosse per darmi una buona notizia. A proposito, -mi pare che la cosa abbia progredito stanotte. Il Principe viene al -concerto, nevvero? - -— Verrà. Ma non si tratta di lui. - -— Ah! Allora si tratta... - -L'accento era perentorio. Marina ebbe un leggerissimo moto d'esitanza. - -— Si tratta — disse poscia — di qualcosa che è accaduto stanotte e che -riguarda Luciano Carisi e Roberto Rescuati. - -La Duchessa ebbe un piccolo scoppio di risa. - -— Ah! quei due ragazzi. I miei complimenti, Marina, per esser così -presto al fatto della cosa. Ti credevo meglio occupata. Infatti, c'è -stato un pettegolezzo. - -— Che avrà conseguenze? — chiese Marina fissando sua madre. - -In quel salotto stesso, poche ore prima, la Duchessa aveva avuto con -Sacha Dzworoff un breve, concitato colloquio appunto sulle conseguenze -del pettegolezzo. Il giovane russo aveva ricevuto delle precise -istruzioni, che lo avevano alquanto meravigliato. - -Ma la Duchessa alzò le spalle, sbadigliando lievemente. - -— Chi può saperlo, mia cara Marina? Speriamo di no. E d'altronde, -queste cose non si raccontano alle signorine. Ed ora ti consiglio -ancora, fortemente, un po' di riposo. Stanotte eri splendida, ma -stamane non sei a prova di luce. E poichè hai finalmente un buon gioco -fra le mani, vedi di non gettarlo via come gli altri. - -Si mosse per andare, ma la giovane la trattenne. - -— Allora... — disse lentamente — non vuoi darmi altri ragguagli? - -— Mia cara, sei decisamente curiosa. Non te ne do per la buona ragione -che non ne ho io stessa. Oggi si saprà qualcosa. La tua amica intima, -la contessa Serramonti, potrà forse essere più informata di me. Ma -suppongo che non vorrai rivolgerti a lei. Davvero casco dal sonno. Buon -giorno, mia cara. - -Passò oltre e la sua lunga coda di velluto sparve ondulando per la fuga -delle sale. - -Marina rimase immobile per un istante, colle ciglia aggrottate, -crudelmente perplessa. Strana, enigmatica, quella splendida figura di -donna, così immobile, in abito da ballo, nella sala deserta e fredda, -bianca d'invernale luce mattutina. - -Si scosse con un piccolo brivido ed ebbe un energico cenno affermativo -del capo, riassunto visibile di un rapido soliloquio. - -Risalì nella sua stanza al terzo piano. Non chiamò la cameriera, si -spogliò sola e si tuffò il volto ed il busto a più riprese in una -vasca d'acqua fredda. Indossò poscia una corretta e scura _toilette_ -da mattino, una piccola giacchetta di panno grigio e si coprì il capo -d'un cappellino nero, a cui sovrappose un velo. Poi scese una scaletta -privata che metteva nella corte delle scuderie. Passò in una loggetta, -ove sapeva che avrebbe trovata la figlia del portinaio. Benchè avesse -vegliato tutta la notte, aggregata anch'essa al gruppo di cameriere che -attendevano, in un salotto riservato, a riparare ai guasti avvertiti -dalle signore nelle loro acconciature, la Gegia era tuttora alzata e -narrava alla nonna gli splendori della notte trascorsa. Le accadeva -qualche volta di accompagnare la signorina quando usciva la mattina per -tempo. Non l'aspettava quel giorno e si meravigliò che non fosse andata -a riposare; ma, senza muovere osservazioni, si approntò e fu ai comandi -di donna Marina. - -Uscirono assieme. Ma la Gegia arguì che la padroncina fosse più stanca -di quanto pareva, perchè, svoltato il canto di piazza Curtatone a S. -Lucia, ella fe' cenno a una vettura da piazza chiusa. Udì che, prima di -salire, dava al fiaccheraio l'indirizzo di casa Serramonti. - -Durante la corsa, Marina non aprì bocca. Giunte, ella scese sola e -disse alla Gegia di aspettarla in carrozza. Al cameriere, che rispose -alla sua energica scampanellata e che aveva l'aria alquanto incerta -vedendola capitare sì per tempo, chiese se la Contesta era visibile. -Vedendo ch'egli esitava, soggiunse: - -— Ditele che sono io e per cose di premura. - -Attese un istante immobile, pallida, sotto l'atrio di entrata. Aveva -nelle ossa quel freddo speciale che si lascia dietro una nottata persa. -Quando il cameriere tornò dicendole ossequiosamente che passasse pure, -un'ondata di porpora salì sulla sua fronte e per un momento ella parve -non aver capita bene la risposta. Ma subito tenne dietro al cameriere, -che la precedeva. - -La contessa Elisa le venne incontro. Era in veste da camera, una -_douilette_ di cachemire celeste. Doveva aver dormito poco. Aveva le -labbra bianche, e un lividore sotto gli occhi li faceva parere quasi -pesti e affaticati. Sulle guance non c'era vestigio di colore. - -La Contessa dimostrava tutta la sua età, quella mattina, forse anche -qualche anno di più. - -Fece sedere la sua giovane amica, senza commentare la insolita venuta. -Ma il suo sguardo aveva un'interrogazione angosciosa, che parve -stranamente facilitare, per Marina, l'adempimento del suo proposito. - -— Stanotte — disse con voce calma e con accento preciso — è successo in -casa nostra un avvenimento... un diverbio. - -— Ah! — interruppe Elisa — anche tu sai. E sai?... - -Si arrestò. Ansimava alquanto. - -— Non so. Vorrei sapere e per ciò sono venuta. - -Un profondo disappunto si rivelò sull'alterata fisonomia della Contessa. - -— Ah non sai?... E la Duchessa? - -— La mamma non sa... o non vuol dire. Ma mi è parso... avevano detto... -ch'ella fosse presente. - -— Sì, infatti. Oh Marina che angoscia! Io parlavo con lui, e... - -Si arrestò ancora, accorgendosi che stava per rivelare un secreto non -suo. - -— E...? — continuò Marina, curvandosi avidamente. - -— E...? Carisi, che stava dietro a me, scattò fuori, e... accadde... -non so bene. Per fortuna capitò Dzworoff e impedì una colluttazione al -momento, ma... - -— È inevitabile uno scontro — interruppe Marina. - -Elisa chinò il capo, stringendo con un lieve moto convulso la mano -della fanciulla. - -Tacquero un istante, pallide, sotto l'oppressione di un pensiero che -non dicevano. - -— È il suo primo scontro? — chiese poscia Marina. - -— Il primo. - -— Chi sono i suoi secondi? - -— Gli ho suggerito Serristano. - -— Ha fatto bene. È un uomo di cuore e d'esperienza. E delle condizioni -non si sa nulla? - -— Ancora nulla. Aspetto. Ha promesso di scrivermi. - -Diede un'occhiata piena d'angoscia alla piccola pendola in _rocaille_ -del caminetto. Segnava le undici. - -— Ha ancora i suoi genitori? — chiese Marina. - -— La madre! — rispose Elisa. - -Di nuovo tacquero quelle due donne, assorte nella muta angoscia -dell'attesa, senza che nè l'una, nè l'altra avvertissero quanto fosse -strano, anormale il loro colloquio. - -A un tratto la contessa Elisa balzò in piedi. - -— È venuto qualcuno... ho sentito... - -Infatti veniva il domestico. Recava un biglietto, del quale Elisa -strappò vivamente la busta. - -Lesse a voce alta e tremante: - - «_Cara Contessa_, - - «Pare che tutto sia disposto per domani. Per me, Serristano e San - Firmino. Se posso, verrò un momento a dirle le condizioni. Sto - benissimo, e le bacio le mani. - - «ROBERTO.» - -— Ecco — disse Elisa — è deciso. - -Era calma. Non l'aveva neppur detto a sè stessa che aveva sperato, -follemente, una soluzione diversa. - -Ancora le due donne tacquero. Poi si guardarono, tentando di sorridere -l'una all'altra, senza saper perchè. - -— Speriamo — disse poscia Marina, alzandosi con un subito ritorno al -suo fare indifferente — che tutto vada bene. - -— Speriamo — ripetè Elisa. — Vai di già...? - -— Sì, devo andare. Abbiamo un concerto alle tre. - -— Ah! sicuro... Sarà bellissimo. Ti divertirai. - -Si avviarono lentamente verso l'uscio, scambiando, come per una subita, -muta intesa, parole affatto estranee all'argomento di poc'anzi. Giunte -all'uscio, si fermarono per un istante, con un nuovo indefinibile -senso d'incertezza..., come se allora soltanto le colpisse l'ardua e -pur già superata difficoltà di quel colloquio od un vago pentimento -dell'emozione tradita. - -Pure, all'ultimo momento, scambiarono un bacio, breve, caldo... quasi -appassionato. - - * - * * - -Nel rientrare, sullo scalone, ancora ingombro della splendida -decorazione della notte, Marina s'imbattè con Sacha Dzworoff. - -Il giovane scendeva sì frettolosamente, a capo chino, che Marina -dovette scansarsi in fretta per non essere urtata. - -— Oh! oh! mille scuse — sciamò Sacha — sono un vero stordito. Ma la -credevo a letto e nel primo sonno. Invece è già in giro... fresca come -una rosa. - -In cuor suo pensava: Com'è smorta e sbattuta anche lei! Si scusò, -adducendo gran premura. - -Marina ebbe per un secondo l'idea di trattenerlo. Ma nol fece ed egli -scese in fretta e furia l'ultima mano di scale. - -Verso le due e mezzo, Marina era pronta per il concerto, e se l'avesse -veduta Sacha in quel momento, non avrebbe formulata in cuor suo -l'opinione di poc'anzi. - -Si recò calmissima, al tutto padrona di sè, nel gabinetto di sua madre. - -Anche la Duchessa era pronta e calzava i guanti. - -Fece come al solito la rivista dell'acconciatura di sua figlia. - -— Stavolta, cara Marina, sei all'altezza della situazione. Suggerisci -assolutamente delle idee regali. - -Una lievissima contrazione passò sul volto di Marina, ma ella non -rispose. - -— A proposito — disse la Duchessa improvvisamente, — com'è andata la -tua visita alla contessa Serramonti? Ci hai trovato Roberto Rescuati? - -— No, — disse Marina, con superba calma. - -— No? Curiosa!... Ma hai avuti da lei i ragguagli che bramavi? - -— Sì, alcuni. - -— Davvero? Ma è impagabile quell'Elisa! E ti ha detto anche la causa -del duello? - -Era sì ironico l'accento della Duchessa che Marina pensò, con un lampo -di terrore, all'esitazione di Elisa. - -— No — disse poscia. - -— Ah! — rispose la Duchessa. - -Il suo sguardo scintillava una luce sì beffarda che di scatto, -involontariamente, Marina chiese: — Perchè? - -— Perchè — rispose la Duchessa — perchè non poteva dirtela la vera -causa del duello. E tu, mi spiace il dirtelo, ma hai fatta una -singolare figura, per una signorina per bene. Nella tua curiosità -di avere dei ragguagli sul duello di Roberto Rescuati, non ti sei -contentata dei miei, ma sei andata giustamente a chiederli a... - -Esitò un secondo, il secondo indispensabile al più abile tiratore per -colpire il punto centrale del bersaglio. - -— Alla sua amante — finì poscia tranquillamente. — Vuoi che andiamo, -Marina? Si fa tardetto. - - * - * * - -Sì... stavolta aveva oscillato davvero la portiera e l'immagine attesa -s'era disegnata nello specchio. Lui! - -Elisa non si mosse. L'attesa di quelle ore aveva esaurite le sue forze. - -— Ebbene? — chiese. - -Egli sedette. Era un po' scolorito in volto, ma ilare, animato. - -— Tutto accomodato — rispose. — Domattina alle sette, in un certo -parco, sulla strada di Fiesole... da un amico di Serristano... Un bravo -giovane, quel Serristano. - -— Sì... diss'ella a voce bassa. — E le... - -— Le condizioni, vuol dire?... Oh discrete. Cioè, adesso... Ma stamane -al primo abboccamento dei secondi, grazie! La pistola e venti passi di -distanza. Frenetico quel Carlisi! E quell'altro, il suo padrino, più -arrabbiato di lui. Ma ora l'hanno capita. Anzi, Serristano e Firmino -non si rendevano ragione di quella subita arrendevolezza di Dzworoff. -Adesso è ragionevole; si è scelta la sciabola. Almeno, non sarà una -cosa illegale, se ci resto. - -Un brivido scosse tutto il corpo di Elisa. - -— Roberto! — disse con accento sì profondo e sì angosciato ch'egli ne -rimase colpito. - -— Dicevo per scherzo... sa? Sono di quelle solite cose, che finiscono -con un buon _déjeuner_, da Donney. Per conto mio, non ho nessuna voglia -di far strage. D'altronde, un duello non sta mica male nella vita di un -giovanotto. Bisognava pure che ci capitassi un giorno o l'altro. Certo, -se avessi saputo ch'era vicino colui non me la sarei presa così calda -per quel suo matrimonio. Non è mica antipatico quel giovane. Come mai è -andato a finire così? È vero ch'è stata la Duchessa? - -— Sì, — disse Elisa, — queste sono le opere sue; così esercita il suo -potere. - -Una condanna quasi sacra vibrava nelle sue parole. - -Ma subito tornò a Roberto colla calma apparente che ella si era imposta -quale supremo dovere della contingenza. - -— Allora... Serristano consiglia? - -— Nulla pel momento. Ho fatto due ore di scherma e stasera tornerà il -maestro a casa mia. Ah sì... dice di riposarmi. - -— Benissimo consigliato. Siete stato a casa? avete dormito? - -— No. Volevo, ma non mi è riuscito. Invece, ho... - -Stava per dire: — Ho fatto testamento. — Ma sostituì: Ho assestato -alcune cose. Ho scritto alla mamma. - -— Ah! — esclamò Elisa, che si era fatta color di fiamma. - -— Per un caso soltanto. Perchè altrimenti, è meglio che non sappia -niente. Sa, colle sue idee... Vuol dire... che, alla peggio... la -commissione toccherà a lei, cara Contessa. - -Tolse di tasca una lettera sigillata e la porse ad Elisa. - -— Vuole?... - -Un sudore pungente si levava alla radice dei capelli di Elisa. Ma, con -un sorriso, ella prese la lettera e la depose nel cassettino. - -— Per accendere il fuoco domattina. - -— Ben inteso. Ma se invece... dovesse... allora gliela porterebbe lei, -nevvero? - -Ella non rispose; chinò solo il capo. - -Egli tacque un istante. Un'espressione grave, qualcosa d'indicibilmente -triste ed affettuoso si dipinse nei suoi sguardi. - -— Povera mamma! disse Roberto a voce bassa e come smarrita. — Se avessi -saputo! In fondo, non sono stato quello che avrei dovuto essere per -lei... Intendo ciò ch'ella avrebbe voluto ch'io fossi, colle sue idee. -No, non è mica solo per... per la circostanza che dico così. L'ho -pensato delle altre volte, specialmente da che conosco lei. Voglio -dire... È difficile a spiegarsi, ma lei capisce, nevvero? - -— Capisco... Credo di conoscervi meglio forse di quanto conosciate -voi stesso. So di quanto sareste capace, solo volendolo. E di questi -pensieri, di questo volere, bisogna ricordarsi poi, non è vero? - -La sua voce aveva un accento di infinita tenerezza. - -Egli l'ascoltava, sorridendo. - -— Com'è buona, — le disse poscia colla sommissione d'un fanciullo -affettuoso. — Sa che le voglio tanto bene? - -— Anch'io, Roberto, vi voglio tanto bene. - -La voce moriva, incolore, sulle sue labbra. - -— Sì — diss'egli, balzando in piedi e con un atto quasi iroso, — mi -vuol bene... lo so, come a un figlio! - -Senza attendere, nè avere risposta, prese a passeggiare in su e in giù -pel salotto. Parlava ora concitatamente del suo duello, di quanto aveva -combinato con Serristano; questo, quest'altro colpo. Aveva frequentato -la scuola di scherma; parlava colla sicurezza di un buono scolaro, col -sangue freddo di chi è sicuro del fatto suo. - -Ella ascoltava, pallida e in silenzio. - -A un tratto, Roberto, cessò di parlare. Girellò ancora più volte pel -salotto, toccando distrattamente libri e gingilli. - -Poi con un piccolo brivido nervoso si fermò e disse come a malincuore: -— Sono stanco! - -— Lo credo. Non avrete dormito molto stanotte? - -— Affatto. E l'altra notte e la notte avanti, avevo fatto tardi al Club. - -Prese il suo cappello, per congedarsi. Ma invece s'indugiò irrequieto; -poi sedette sur una _chaise longue_, che gli era vicina. - -— Come si sta bene qui. Quasi, quasi... - -Era realmente stanchissimo, in quell'istante, sotto l'influenza di -un'improvvisa reazione di nervi. Lo aveva colto un subito, imperioso -bisogno di riposo e di sonno. - -Essa gli andò accanto. - -— Volete riposare qui? — gli chiese. - -Senz'attender risposta, abbassò alquanto un cuscino che giaceva sullo -schienale; poi, con atto dolcemente autorevole, posò una mano sulla -spalla di Roberto e gli disse: - -— Riposate. - -— Che, che! — replicò il giovane, tentando di reagire contro la -tentazione dell'invito e la involontaria flessione delle membra. — Ma -le pare? - -Ma poi, come vinto, ubbidì e si allungò alquanto su quel letto -improvvisato. - -Elisa osservò che la guancia di Roberto era a un contatto disagevole -col ricamo rilevato del cuscino. Con una rapida mossa, come avrebbe -potuto fare una madre, passò il braccio dietro il capo di lui, lo -sollevò alquanto, e stese rapidamente sul ricamo il suo fazzoletto di -battizza. - -Poi adagiò sul cuscino la testa di Roberto e gli chiese sommessamente: - -— Va bene così? - -Egli era già mezzo assopito. Riaperse le palpebre un istante per -mandare alla Contessa uno sguardo affermativo, pieno di languido -benessere, mentre la bocca aveva un sorriso vago, quasi infantile. Poi -si addormentò. - -Elisa stette immobile, ritta, accanto a lui, guardandolo. - -Un grande silenzio regnava nel salotto. Si udiva da lungi l'eco -affievolito dei pochi strepiti di via S. Gallo e il sordo ronzìo di -un moscone, smarrito nei labirinti di seta e di trina, fra le doppie -cortine applicate alla finestra. - -Il respiro del dormente era sì lieve che la Contessa si chinò, per -udirlo meglio, mentre un pensiero imperlava di sudore la sua fronte. -Lentamente, inconsciamente, s'inginocchiò al suo fianco. - -Così sentiva il suo respiro. Vedeva, tranquilla nel sonno, la poderosa -forma dai nobili e fini contorni. Il volto era idealmente bello... le -parve più bello del solito, con quel lieve pallore di stanchezza, colle -labbra socchiuse sul lucido smalto dei denti, e appena ombreggiate -all'alto da un disegno più che da una forma di bruni mustacchi. Attorno -alle lunghe palpebre calate si allargava più diffusa l'ombreggiatura -delicata, così suggestiva di confusi sensi di passione e di -sentimento... - -— Dio! — mormorò Elisa — com'è bello!... - -Non l'aveva mai veduto così bello, non aveva mai compreso come -in quell'istante la poesia ed il fascino di una giovane e maschia -bellezza! - -Pensò ciò che sarebbe quel volto improntato di un carattere tragico, in -un sonno più greve, nel sonno che... - -Balzò in piedi, con un senso folle di raccapriccio e per un istante il -suo seno non ebbe respiro. - -Scosse il capo, ridendo. Scacciò quell'impressione; poi, di nuovo, -s'immerse nella contemplazione del dormente. - -Sì, era bello... Una festa per gli occhi quel suo aspetto, un calore -pel cuore la sua compagnia, la sua gioventù, la giovanile allegria del -suo carattere, delle sue parole. Ah! Dio, era stato crudele per lei!... -Non le aveva dato nessuno ch'ella potesse amare così, come Tecla amava -suo figlio. Pure, anche per lei Roberto era un oggetto di inesprimibile -affetto, ormai! Certo, ella soffriva ora come se egli fosse stato un -figlio suo, in pericolo di morte. - -Poichè era veramente in pericolo di morte, dopo tutto. Un momento, -un colpo mal parato, una mossa abile di Carisi... Ah maledizione! Ma -perchè, perchè?... E quegli sciagurati, Serristano e gli altri, che -non avevano saputo impedire, che discutevano il modo di far ammazzare -quel ragazzo... E tutto ciò... per una parola, un'inavvertenza! Ah non -poteva... non doveva essere! - -Ebbe un impulso frenetico di far qualcosa, qualunque cosa, per stornare -il pericolo. Mille confuse suggestioni si urtarono nel cervello di -quella donna. Scrivere a Serristano, avvertir la Questura, telegrafare -a Tecla. Ma tosto, per una inevitabile reazione di buon senso, sentì -quanto tutto ciò fosse impossibile. - -Erano ancora i fantasmi della terribile notte insonne da lei passata, -le insane idee che un istante arrecava e l'altro metteva in fuga. -Sorrise con una beffarda ironia di sè stessa. - -No, la legge mondana voleva così; il pregiudizio, la voce pubblica. -Se non si batteva, Roberto sarebbe stato un vigliacco. E non lo era... -no... non lo era! Andrebbe sul terreno e in modo degno di lui, del suo -nome, dell'amore di... sua madre. - -Con uno strano impulso di orgoglio, si chinò ancora su di lui, frenando -un subito desiderio di accarezzare quella giovane fronte. - -Certo, l'avrebbe protetto il sangue freddo che ella aveva sempre -rilevato nel suo contegno, quella padronanza di sè stesso che gli era -propria e che pareva tutto propiziargli, tutto semplificare attorno a -lui. Quella calma gaja dell'esistenza ch'egli pareva quasi comunicare -anche a lei, mettendo come un riposo, un ambiente più aerato nella -gravità complicata dei suoi pensieri e delle sue abitudini. Ah com'era -mutata, in realtà, la sua vita, dacchè Roberto aveva cominciato a -frequentar casa sua! Che raggio di sole, di gioventù aveva portato con -sè! Qualcosa di così nuovo, di sì fresco... si dolce... - -S'arrestò ad un tratto, nella mente di quella donna, l'irruenza di quei -pensieri. Le parve notare che Roberto non dormisse più quietamente, -come poc'anzi. - -Così era. Il giovane si moveva di frequente: come se stesse a disagio. -Lievi contrazioni agitavano i suoi muscoli e non andò guari che le sue -fattezze assunsero un'espressione angosciata. Evidentemente, lottava -con un incubo. - -Forse per l'inconscio sforzo d'una reazione, si destò ad un tratto. -Balzò a sedere, aprendo due occhi sgomentati. Lo sguardo errò torbido, -incerto per la sala, per fissarsi poscia, coll'espressione di chi trova -uno scampo, sulla contessa Elisa. - -Colle mani calde, tremanti, afferrò quelle di lei. - -— Oh! son qui... È lei... Domani, nevvero?... domani? - -Ella non parve avvertire la confusa angoscia di quella frase. Gli disse -solo dolcemente: - -— Siete qui, Roberto, da me, con me... - -Egli era al tutto desto ormai, e aveva raccapezzate le sue idee. Diede -in un piccolo scoppio di riso. - -— Oh, curiosa! Niente, sa? Un sogno, una sciocchezza... - -Elisa aveva in quel frattempo liberata una delle sue mani dalle strette -di Roberto, e tolto dal cuscino il fazzoletto, lo andava passando -dolcemente sulla fronte del giovane, bagnata di qualche stilla di -sudore. E l'amorosa voce, tremante, sussurrava quiete, ilari parole -di conforto e di rimprovero. Certamente, aveva sognato. Bella cosa, -turbarsi così per un nonnulla!... - -Egli ebbe ancora un piccolo brivido, subito vinto. Era stato terribile -quel nonnulla. Ma era passato. Egli era lì, ora... con lei. - -Senza lasciare la destra d'Elisa, afferrò l'altra mano di lei, quella -che teneva il fazzoletto, e di nuovo le strinse entrambe nelle sue. -Poi sollevò il volto ed i loro sguardi s'incontrarono da presso. -Ella, pallidissima, solo intenta a velare l'intima angoscia di quegli -istanti, lasciava che l'animo suo parlasse dentro i suoi occhi, -pieni di immensa tenerezza. Ed in quelli di lui era una ineffabile -espressione di gratitudine e di fiducia, insieme ad una indecisa, -patetica forma di appello... - -Lentamente, come sopraffatto dall'intensità delle lotte segrete -ch'egli aveva sino a quell'istante saputo dissimulare, Roberto chiuse -gli occhi, e, a guisa di uno stanco fanciullo, posò il capo sul petto -della Contessa. Lo sguardo di quella donna ebbe lo smarrimento vago di -un'estasi. Ella non si risentì nè si ritrasse. Tacque. Ma, sotto il -morbido rialzo del seno, i violenti battiti del suo cuore giungevano -all'orecchio di Roberto. - -— Ah!... — mormorò questi, quasi inconsciamente, — morire... non -sarebbe niente. Ma così... nevvero?... - -— Così... — sussurrò Elisa, come un'eco lievissima, involontaria. - -Ci fu una lunga pausa, di quella pace, di quel silenzio. Niente altro. - -Lentamente, come lo aveva chinato, Roberto rialzò il capo. La stretta -delle mani si sciolse. Egli si alzò e si allontanò. Elisa non lo -trattenne. - -Roberto si recò alla finestra, e, sollevate le cortine, guardò a lungo -nel giardino. Dal caminetto, dalla pendolina rococò, che tante gaie -ore di colloquii aveva noverate colla sua voce argentina, venne ora -l'accento dell'ora tarda, quasi serale, che doveva separare quei due. - -Egli tornò indietro e prese il cappello. - -— Le cinque, nevvero? Come sono venute presto! Serristano mi aspetterà -a casa. - -— Certo, — disse lei — e vi sgriderà, perchè non avete seguito il suo -consiglio. - -S'arrestò... Sentiva di non potersi più fidare del suono della propria -voce. Ed era sì pallida ormai, durava a reggersi in piedi una fatica -così evidente che Roberto ebbe la subita intuizione di ciò che quella -donna soffriva per lui. Un lampo di fiero, beato orgoglio passò nei -suoi occhi, ma nel suo cuore destossi in pari tempo una nobile e -generosa pietà. - -— Ha ragione — disse dolcemente. — E Serristano pure. Vado a casa a -riposarmi davvero. Ma, anche lei, deve promettermi d'esser buona. Non -voglio che si senta male... sa? - -Una bizzarra metamorfosi della situazione pareva aver subitamente -invertite le circostanze. Era il giovane ora che, colle parole e cogli -sguardi, infondeva in lei il coraggio e la calma, ella che subiva -l'impero del sangue freddo di lui. - -— Dunque — insistè Roberto — sarà buona? - -Elisa chinò il capo, docilmente. - -— A rivederci — diss'egli in tuono lieto. - -— A rivederci. - -Simultaneamente, diedero un rapido sguardo circolare attorno a loro, -sulle pareti, alle cose del salotto. - -Egli proseguì: — Saprà subito, naturalmente, domani. Vedrà che tutto -avrà un lieto fine. Verrò subito a vederla. - -— Certo... l'aspetto. - -Egli prese la mano di lei e curvandosi la baciò. Era l'atto solito -e cortese in cui egli sapeva mettere tanta grazia di omaggio. -Senonchè stavolta in esso parve riassumersi l'appassionata riverenza, -tutto l'ardore di gratitudine e di adorazione che irrompevano in -quell'istante nel cuore del giovane. Ella comprese il significato di -quel bacio. E quella mano, così baciata, scese poscia lenta con un -gesto di sublime benedizione, sulla testa chinata di Roberto. - -— Andate, Roberto — disse Elisa quietamente. - -Egli non rispose. Alzò il capo, la guardò, le sorrise, ed uscì. - - . . . . . . . - -Ghita, la cameriera della contessa Elisa, entrando la mattina -susseguente alle otto nella camera della sua signora la trovò già -alzata. Lo era da parecchie ore. Stava allo scrittoio, ma non scriveva, -nè si occupava altrimenti. Aspettava, soltanto. - -Roberto le aveva detto: «alle sette.» Dunque, qualcosa doveva già -essere accaduto. - -Ma solo verso le otto e tre quarti le fu recato un biglietto -scarabocchiato a lapis e pressochè illeggibile. Pure, ella lesse: - - «Benissimo tutto, scalfittura per ridere. Verrò più tardi. - - «ROBERTO.» - -Al primo momento Elisa non avvertì di provar nulla; nè gioia, nè -altro. Una ridda di confuse sensazioni sbalestrò lo spirito di quella -donna nelle regioni di un cieco indefinito... Poi, d'improvviso, e -sotto l'impressione di qualcosa che somigliava ad uno spasimo nervoso, -strinse forte le mani sul petto anelante. E allora soltanto, quasi -costretta da quell'atto inconsulto, si sprigionò l'esplosione di una -gioia folle, ebbra! Un senso di trasporto inenarrabile si tradusse con -un sol grido, con una sola parola: - -— Roberto! - -D'un balzo, Elisa fu allo scrittoio, ne strappò la lettera destinata a -Tecla. - -Con un breve, rauco scoppio di risa la gettò nel caminetto, sulla -brace incandescente. La lettera si contorse dapprima senza ardere, con -degli scatti di vipera ferita a morte. Poi si avvolse d'un denso fumo -bianchiccio, poi, con un subito lampeggiar di fiamma, si accese. Oh! lo -splendore di quella vampa, di quelle lingue di fuoco che mordevano la -carta, che cancellavano quelle parole... - -E allora bruscamente, improvvisamente del pari, qualcosa, un'altra -luce, un'altra fiamma, divampò nel pensiero di Elisa. Qualcosa ch'era -nella sua gioia, oltre la sua gioia, che rivelava al suo pensiero tutto -un fatale mistero di sè stessa, che spiegava tutte le complicazioni -dell'agonia ch'ella aveva vissuta nelle ore scorse. Nella mente, -nell'animo si fecero strada una certezza, un istinto irrecusabili. Ella -si dibattè un istante contro lo sgomento supremo di quella rivelazione, -si rifiutò al terrore di quel vero, spietato, incalzante! Ma solo un -istante. Comprese a un tratto, brutalmente, che ella amava Roberto, e -_come_ lo amava. - -— Ah! — gridò — misera me!... - - * - * * - -Verso le cinque di quello stesso giorno, invece di Roberto si fece -annunziare dalla contessa Elisa il marchese Geri di Serristano. Elisa -ebbe un secondo di terrore. Che c'era di nuovo? Perchè lui, anzichè -Rescuati? - -Serristano la rassicurò. Roberto era in realtà lievemente ferito ad un -braccio. Pel sorvenire di un piccolo accenno di infiammazione e solo -per misura precauzionale, il dottore aveva ordinato qualche giorno di -letto. - -Strano a dirsi; la Contessa provò quasi un senso di sollievo, udendo -che non avrebbe avuta occasione di veder subito Roberto. Il cuore ha -talvolta di questi bizzarri controsensi; li ha più spesso che non si -creda. - -Elisa ascoltò con attenzione il particolareggiato racconto del -duello. La vertenza era stata esaurita secondo le regole della più -stretta cavalleria. Erano state bene interpretate le consuetudini e -rigorosamente osservate; i due giovani s'erano condotti benissimo. Non -era stato un duello facile; l'irritazione visibile di Carisi e la sua -valentia di schermidore napoletano (era allievo di Parise) lo rendevano -formidabile per l'inesperienza del giovane Rescuati. Ma questi aveva -a suo pro un mirabile sangue freddo, e si era felicemente giovato -delle sue cognizioni tecniche, rendendo all'avversario, pel colpo -d'avambraccio ricevuto, un buon colpo di bandoliera. - -— Ma non grave... speriamo — disse vivacemente la Contessa. - -— Oh no! per fortuna. Un mesetto di cura e basta. E non è per cagion -sua se non si è buscato di peggio. Si sarebbe detto che ci teneva a -farsi accoppare... Forse ci teneva, per l'appunto. - -— Povero giovane! — mormorò Elisa. - -— Le prime trattative — continuò Serristano — dimostravano in lui -l'intenzione che il duello avesse luogo in condizioni assai più -gravi. E se le cose avevano potuto assumere un'indole più mite, non -era difficile attribuirle all'intervento di una volontà benefica e... -femminile. - -— Ah! — sclamò Elisa — la duchessa d'Accorsi! - -Subito si morse le labbra e una confusione penosa si fece palese sul -suo volto. - -— Cioè, — mormorò — non voglio dire... è una mia supposizione... - -— No, — disse Serristano, sorridendo — è per molti, come per lei, -un convincimento, che non manca di una base plausibile... Si può -sbarazzarsi con spirito di un passato che non ha più ragione d'essere, -e in pari tempo adoperarsi perchè di questo passato non rimanga il -corollario di una tragedia. Ora, la curiosità pubblica sarà eccitata -dalla probabilità della rottura delle nozze di Carisi. - -— Ah! ella crede?... - -— Lo desidero per Carisi. Il conte Rescuati ha espresso, nella frase -sfuggitagli, l'opinione che sta in fondo a tutte le coscienze oneste. E -la duchessa d'Accorsi assume facilmente delle gravi responsabilità. - -Elisa tacque un istante. Poi disse, come se parlasse a sè stessa, -anzichè a Serristano: - -— L'amore è sempre una responsabilità. - -L'accento di Elisa era sì grave, ella pareva sì profondamente assorta -nel senso di quelle parole che Serristano la guardò meravigliato. Ella, -che non soleva mai parlare di queste cose. - -— Certo... — ripetè Elisa come un'eco, — se ama davvero. - -Ancora, nella sua voce sommessa, vibrava la peculiare, inesplicabile -coloritura dell'accento. - -Serristano pensò un istante: — Cosa c'è in quella voce? Una curiosità o -un segreto? - -Dopo un momento, s'alzò per congedarsi. - -— La contessa Rescuati — gli disse Elisa — non è ancora stata informata -dell'accaduto. Il suo delicato stato di salute e la cognizione -di alcune sue opinioni personali sul duello ci hanno dissuasi dal -recarle sì grave scossa. Ma io credo di poter esprimere in suo nome -il sentimento d'altissima gratitudine che ella, edotta del fatto, -proverebbe per chi, come lei, ha, in così grave circostanza, sì -amorevolmente assistito suo figlio. - -Serristano si chinò commosso: — Non ho fatto che il mio dovere. So di -dovere a lei, Contessa, l'onore di essere stato scelto a padrino del -conte Rescuati, e di cuore ne la ringrazio, poichè il suo consiglio -mi ha procurato la compiacenza d'essere utile ad un giovane tanto -simpatico e che ha saputo condursi tanto bene in questa prima e -difficile prova. - -Essa chinò il capo, assentendo. E sul suo volto si diffuse una subita -misteriosa bellezza, un non so che di ideale, che parve trasfigurarla. -Non pensava a sè in quel momento, pensava solamente a Roberto. - -Ancora Serristano chiese a sè stesso: — Ma cos'ha quella donna? - -Questo aveva soltanto: l'amore! - - * - * * - -Fu per tutta Firenze un grande avvenimento questo del duello fra -Rescuati e Carisi, e ne accrebbe non poco la simpatia di cui già godeva -il primo. Da qualche tempo in qua, il poeta montanaro aveva spiegato -un carattere nuovo e sgradito, un fare beffardo, diverso dall'antica -spigliatezza, che gli aveva conciliata dapprima tanta benevolenza. -Lo spirito suo s'era mutato in critico e mordace, e bisognava stare -attenti, quando si parlava con lui, per non farsi canzonare. E il -suo progettato matrimonio, benchè non unico esempio di transazioni -poco consentanee ad un vero sentimento di dignità e d'indipendenza -personale, benchè alcuni trovassero, in qualche basso fondo delle -proprie segrete aspirazioni, un sospiro d'invidia pei vantaggi -materiali di esso, non era certo tale da conciliare a Carisi l'aperto -plauso dei più. Che fosse opera della Duchessa, ciò non meravigliava -guari. Anzi... era consono al suo carattere. Anche dopo aver spezzati -i vecchi trastulli, ella si divertiva talvolta a serbare una certa -tal quale giurisdizione sui rottami e a disporne a suo grado. Era anzi -una delle sue speciali prerogative, e convien dire ch'ella avesse una -straordinaria e prestigiosa abilità per coonestare la sistemazione -di oggi coll'accaduto di ieri, poichè le cose finivano sempre -coll'accomodarsi in un modo ovvio, ragionevole, vantaggioso insomma; -quasi onorevole. Ed era tanto tempo che le cose camminavano così per -quella privilegiata fra tutte le donne! - -Il torto marcio l'aveva avuto lui, Carisi, con quella sua -improntitudine di saltar fuori, così a sproposito, dal suo -nascondiglio!... C'era; poteva starci quieto sino alla fine, invece di -disturbare la gente a quel modo. Lo doveva pur sapere cosa pensavano -di lui e del suo matrimonio! Ed era imperdonabile di esser rimasto -senza appalesarsi, celato in quel terzo di _pâtè_ traditore, testimonio -indiscreto di un colloquio, (oh... la Duchessa aveva detto delle cose -tanto carine, a questo proposito!) un colloquio che pareva assai bene -avviato... E quella scenata in casa della Duchessa e quell'accanimento -così sragionevole!... Mentre invece Rescuati era stato addirittura -splendido. I padrini suoi e di Carisi n'erano rimasti incantati: -Carisi stesso aveva resa giustizia all'inappuntabile contegno del suo -avversario. Insomma, era un coro di lodi e un trasporto generale di -simpatia e Roberto aveva toccati tutti gli onori della giornata. - -Speroni era, s'intende, a capo degli entusiasti. Già, l'aveva -consigliato lui, benchè in forma non ufficiale. In realtà l'aveva -seccato a morte coi suoi frivoli consigli, ma, ora che le cose erano -andate bene, s'intende che il merito era suo. Infatti fu lui a proporre -una piccola unione e sottoscrizione di amici per festeggiare il -battesimo d'armi di quel caro Bertino, con un punch d'onore da Giacosa. - -La peregrina idea fu accolta con plauso, e riescì una cosa -piacevolissima... per gli amici. Ma non da Giacosa ebbe luogo la -geniale e chiassosa riunione, bensì nel piccolo appartamento occupato -da Roberto in via dei Serragli. L'eroe della festa non poteva uscir -di casa. La sua ferita, benchè già chiusa, s'era fatta rossa assai, -e un gonfiore s'andava levando attorno alla cicatrice. Il braccio -era dolente e doveva esser recato ad armacollo. Il medico volle che -Roberto rimanesse a letto, poichè s'era dichiarata un po' di febbre. -Nel salotto attiguo alla camera da letto, e accanto all'immenso -_bol_ fiammeggiante, Speroni si investiva della sua duplice parte di -iniziatore della festa e di rappresentante del festeggiato. Era un -chiasso indiavolato, e Roberto avrebbe volentieri mandati al diavolo -quegli allegri compagni, immemori del mal di capo che gli martellava le -tempie. Non gli parve vero quando se ne andarono, rinnovando strette di -mano, proteste d'ammirazione d'amicizia. E il male è che promettevano -di tornare, alla spicciolata, per tener compagnia a quel simpaticone -di Roberto. Ma il buon volere della gaia brigata si urtò l'indomani -nel veto assoluto del medico, che esigeva pel malato la calma e la -solitudine. S'era dichiarato un flemmone al braccio ferito. - -La sera stessa del giorno in cui aveva avuta da Serristano la relazione -del duello di Roberto, la contessa Elisa aveva mandato il suo vecchio -Andrea a prender notizie del conte Rescuati. E così di seguito sera e -mattina, per parecchi giorni, sino a che le giunse il referto di questo -flemmone... Quel nome le fece un senso bizzarro di terrore. Si ricordò -di un domestico di suo padre, che, in seguito appunto ad un flemmone, -era stato gravemente malato. E una grave lotta cominciò nel suo cuore, -già tanto travagliato. - -La luce improvvisa che s'era fatta nell'animo suo l'aveva profondamente -sconvolta. Ella si dibatteva in un mare di terrori e d'angoscie, -dalle quali la sollevava solo a volte ed artificialmente l'illusione -di essersi ingannata, o la determinazione presa con una specie di -energia disperata di annientare coll'opera, col fatto, colla propria -azione sull'animo suo l'effetto di quella funesta rivelazione... No... -non sarebbe... perchè non doveva, non poteva essere! Ella vincerebbe -prontamente quella inesplicabile, quella fatale debolezza, che l'aveva -colta a tradimento! A volte un rossore profondo saliva alle sue gote, -un'indignazione contro sè stessa le mordeva il cuore nel rimorso della -sua imprudenza, nella coscienza della sua fiacchezza, nella derisione -di ciò ch'ella aveva creduta la sua invulnerabilità! Sì, ella aveva -passata una quasi intera esistenza scevra di passioni, di pericoli, -nella calma austera d'un ambiente esclusivamente intellettuale, nello -sprezzo tacito ed intimo di tutto ciò che si attiene al disordine, -all'eccesso dei sentimenti, alla sregolatezza delle passioni, per -giungere poi ora, in ritardo, tanto fuor di luogo, fuor di tempo... a -soffrire così... in quel modo sì inatteso, sì terribile e, dopo tutto, -sì inutile! - -Poichè a lei il sacrificio soltanto parve l'ultima parola di quella -sciagurata scoperta. Non pensò ad altro... - -Iddio fa un dono immenso ad una donna quando le dà, per angioli -custodi, il criterio ed il buon senso. Ma, quando la fatalità, -l'imprudenza, ovvero la purezza stessa di questa donna, l'hanno esposta -ad un pericolo ch'ella non ha saputo prevedere e ch'è più forte di -lei, allora... oh, allora gli angioli custodi diventano due carnefici -e i più spietati, che vendetta divina possa aver mai messi a fianco -d'una umana esistenza. Con questi carnefici ella era dunque alle prese, -quando una lettera di Tecla venne a vieppiù turbare l'animo suo. - - * - * * - -La contessa Rescuati aveva avuto da suo figlio una lettera, in cui egli -le diceva succintamente dell'accaduto e del suo malessere attuale. - -Malgrado le assicurazioni fattele da Roberto, ella era in grave -pensiero per lui. Sarebbe venuta immediatamente a Firenze, ma -l'infermità di cui soffriva ella stessa s'era siffattamente inacerbita -in quel tempo che i medici non le permettevano di lasciare il letto. -Supplicava Elisa di recarsi presso suo figlio, e di renderle esatto -conto dello stato di Roberto. Se no... ella riterrebbe il silenzio -di lei quale una tacita conferma dei suoi terrori, e partirebbe... a -qualunque costo. - -La contessa Elisa aveva contezza precisa della malattia nervosa, che -complicata da gravi affezioni reumatiche, aveva fatto della contessa -Rescuati una povera invalida. Ravvisò nella lettera un'agitazione che -Roberto non aveva certamente creduto di eccitare a tal grado, e pensò -che, oltre ai rischi del viaggio per Tecla stessa, la visita di una -donna sì evidentemente turbata d'animo non avrebbe certo giovato alla -calma richiesta dallo stato di Roberto. Si ricordò che aveva promesso a -Tecla di far le sue veci presso il figliuolo. Imprudente... ah, quanto -imprudente... ma pur sacra, quella promessa! - -Passò un'ora, sola, in camera sua, in intima communione con sè stessa, -di fronte all'esatta idea di ciò che doveva essere la sua linea di -condotta. Alle più virili facoltà dell'animo suo chiese consiglio. -L'ora susseguente la trovò calma e risoluta nella sua determinazione. - -Si vestì, e fece attaccare il suo _coupé_. Passò all'Ufficio -telegrafico e vi lasciò un telegramma per Tecla, così concepito: - - «Rassicurati. Nessun pericolo. Mi reco presso Roberto; scriverò - ogni giorno. In tutto e per tutto, abbi calma a fiducia. - - «ELISA.» - -Un quarto d'ora dopo, il suo _coupé_ si fermava al portone della casa -ove dimorava Roberto. Ella diede ordine al cocchiere che ripassasse fra -tre ore. - -Salì la scala angusta che metteva al piccolo appartamento di Roberto, -indicatogli dalla portinaia. Non ebbe d'uopo di suonare il campanello. -Il cameriere era uscito, lasciando l'uscio socchiuso. Ella penetrò -in una piccola anticamera, e di là in un salottino; tipo, a lei nuovo -affatto, dei salotti di appartamenti ammobigliati. Non era certo dei -peggiori, poichè Roberto pagava una elevata pigione, ma allo squisito -gusto della Contessa, alla sua assoluta abitudine di ricercate eleganze -intime, tornò alquanto ingrata la vista di quella stanza senz'alcun -carattere proprio, coi mobili di velluto stinto, col volgare addobbo, -privo di stile, colla convenzionalità plateale degli accessori. Un -odore stantìo di fumo di sigarette riempiva l'ambiente, oscurato dal -giallore polveroso delle cortine. Nel caminetto era spento il fuoco; -sui tavolini, sulle odiose _consolles_ dorate s'era adagiato un alto -strato di polvere. - -Elisa si arrestò esitante, colpita da uno nuovo e bizzarro sgomento -dinanzi ad una porta che suppose dovesse condurre alla camera da letto -di Roberto. Il cuore le batteva forte, mentre ella batteva dolcemente a -quell'uscio... - -Uno stizzoso abbaiare di piccolo cane le rispose dall'interno. -Ella attese invano, ripetendo colla nocca delle dita guantate la -domanda d'ammissione. Per un istante un desiderio la colse, quasi -irresistibile, di non insistere, di tornare indietro. L'abbaiamento si -ripetè più irritato che mai, ma ad esso si unì un fioco _avanti_, che -troncò l'esitazione di Elisa. - -Aperse e s'inoltrò nella stanza. - -Roberto s'era rizzato a sedere sul letto. Era acceso in volto e si -sosteneva penosamente sul braccio sano. - -Ella si fermò un secondo ancora sull'uscio... Ma egli aveva avuto, -vedendola, un'esclamazione di gioia sì viva, sì irrompente che ogni -dubbio cessò in lei. Si avanzò dolcemente sino al suo capezzale. - -— Sono qui — disse con grande semplicità. — La mamma è inquieta ed io -le ho promesso di far le sue veci. - -Il cane, che Roberto aveva fatto tacere con una energica scopola, s'era -rifugiato sul copripiede del padrone, e di là, raggomitolato nella -sua bellissima pelliccia bianca di lupetto, guardava sagacemente, -studiandola, quella nuova visita capitata al padrone. Ma dopo un -istante, soddisfatto del suo esame, cessò di brontolare. Depose il muso -appuntato fra le zampette e chiuse gli occhiuzzi sagaci, pensando che -poteva dormire tranquillo. E non aveva torto quel monello di Arnetto. -Il suo istinto non lo ingannava. Molti potrebbero trovare ch'egli fosse -un cane stranamente illuso, giudicando dalle circostanze... Ma no, per -l'appunto. - - * - * * - -Il flemmone si dichiarò davvero e quel povero braccio di Roberto -divenne enorme. Il giovane era vinto ormai, sbattuto da quella febbre -che lo teneva desto talvolta per notti intere, lasciandolo poi in uno -stato di abbattimento e di semi-torpore che contrastava stranamente -coll'irrequietezza d'altri momenti. Non era un malato cattivo, nè -intollerante del male, ma si seccava molto della forzata dimora a -letto, delle ore solitarie che gli parevano sì lunghe, mentre le idee -sfilavano rotte, confuse, come una processione scompigliata da un -uragano, in quella sua bella testa febbricitante. Si trovava male, a -disagio, in quell'appartamento ristretto, privo delle comodità, delle -eleganze a cui era abituato a casa sua. - -In tempi normali egli passava ben poche ore della giornata in quelle -stanze un po' scure, un po' malinconiche, ma ora soltanto, dacchè -non poteva lasciarle, avvertiva quanto gli fossero antipatiche. Il -suo domestico fiorentino lo serviva bene e con una certa specie di -zelo, ma era giovanotto anche lui e colla testa un po' all'aria, e -volentieri, quando lo supponeva addormentato, scendeva chiotto chiotto -per andare a far quattro chiacchiere dal tabaccaio del canto o coi -cocchieri di una vicina rimessa di vetture. Un altro domestico, fissato -per la circostanza, era un fior d'imbecille. L'infermiere, mandato da -Serristano, aveva una faccia color di gambero e dei capelli rossi. Ora, -Roberto nutriva un odio speciale pei capelli rossi! Non voleva dirlo -a Serristano e si faceva continuamente delle ammonizioni; ma tant'è, -la notte, alla luce incerta della _veilleuse_, quella zazzera rossa -chinata per lo più, perchè l'uomo scordava talvolta di star desto, gli -faceva l'effetto di un incubo. - -Non aveva punto deplorato il veto opposto alla buona volontà di -Speroni e C.i di tenerlo allegro durante la sua malattia. Le poche -visite di quella lieta brigata gli avevano lasciata una testa tanto -fatta. Ma paventava ancor più le visite che ogni tanto si credeva in -dovere di fargli la sua padrona di casa, una vecchia pinzocchera, che -voleva guarirlo a modo suo, facendogli fare una novena a S. Bobi, e -consigliandogli perennemente i rimedi del dottor Pagliano. - -Serristano veniva ogni tanto a vederlo e le sue visite liete e -confortanti erano care a Roberto. Anche il medico curante era un -simpatico giovane, che sapeva il fatto suo e aveva presa grande -simpatia per lui; ma aveva una clientela estesissima, non poteva -fermarsi da lui che il tempo strettamente necessario e a Roberto le -giornate, come le notti, parevano eterne. Non era stato mai malato -fuori di casa, e, ricordando in quali condizioni si era altre volte -presentato un tal caso, quante e quali cure gli avessero prodigate in -famiglia la madre, i nonni, i dipendenti; un confronto si presentava, -triste, alla sua immaginazione, e una grande malinconia s'impossessava -di lui, mentre cercava dissimularla agli altri e a sè stesso quanto -poteva. Pensava con infinito desiderio alle sue allegre passeggiate, -ai lieti ritrovi fiorentini, ma più ancora al salotto della Contessa. -Nella sua solitudine e nell'eccitamento della febbre, pensava molto -anche a lei. Non avrebbe certo osato chiederle di venire, ma quando -vide accostarsi al suo letto quella persona sì elegante e sì gentile, -quando vide chinato maternamente sul suo quel volto un po' sbattuto -dalle passate angosce, ma pur così dolce a vedersi, nella sollecitudine -e nella tenera pietà dello sguardo, quando sentì posarsi sulla fronte -greve ed accaldata quella mano morbida e fresca, dalla delicata -epidermide, egli non la sgridò d'esser venuta. La ringraziò soltanto, -baciandole la mano e si abbandonò come un figlio, col senso di una -sicurezza, di un benessere al tutto nuovi in lui, alle cure di quella -donna. Non pensò ad altro. Poi, lo sappiamo, pensare non era il suo -forte. - - * - * * - -La cosa fu presto organizzata e in questo modo: - -La mattina per tempo Elisa gli mandava Andrea, il quale, ammesso -nella camera di Roberto, stava a sua disposizione per due ore circa, -assistendo alla prima visita del medico, tanto da poter fare il suo -rapporto alla Contessa. Verso le tre, capitava ella stessa e alle -quattro veniva il dottore per la seconda visita, ed ella conferiva con -lui. - -Poi il medico se ne andava ed ella prolungava la sua dimora per qualche -po'. - -Roberto amava specialmente quei momenti, in cui egli sentiva tanto -benefica, tanto placatrice l'influenza di quella donna. Ella parlava -poco, si muoveva pochissimo, non aveva nessuno di quei zeli incomodi, -di quelle insistenze crucciose che esasperano talvolta i malati, ma -senza ch'ella facesse gran che, tutto pareva farsi più facilmente -e meglio da che c'era lei. La camera stessa, quell'uggiosa camera -volgare, pareva avere acquistato un nuovo carattere. Ella aveva fatta -qualche alterazione nell'ordine dei mobili e degli accessori, recato -qualche ninnolo, distribuita meglio la luce, disposto nei vasi qualche -fiore senza profumo. Le sue visite erano inesprimibilmente care a -Roberto, avrebbe voluto che non cessassero mai. Ma ella se ne andava -invariabilmente quando nella camera calavano le prime ombre della -sera. Ed egli, col rammarico di vederla partire, pensava dolcemente al -domani. I suoi pensieri di malato non erano più inquieti, erano pieni -d'abbandono e di una vaga spensieratezza beata. - -La sera veniva Serristano, ma neppur egli faceva tardi, e, uscendo -dall'abitazione di Roberto, soleva per un istante recarsi da Elisa -a darle un piccolo resoconto finale. Ovvero, lo faceva incontrandola -in società dove la Contessa doveva pure qualche volta fare un po' di -comparsa e dove udiva chiedere sempre con molto interessamento della -salute di Roberto Rescuati. - -Prima di coricarsi, scriveva a Tecla. Era molto stanca quando si -coricava. E dopo aver fatto uno stretto esame di coscienza, prima di -addormentarsi e pur già come in sogno, pensava anch'ella dolcemente: -domani.... - - * - * * - -— Oh! Oh! — esclamò Speroni un giorno in cui, uscendo dalla portineria -ove era stato a chieder notizie di quel caro Roberto, si imbattè, sulla -soglia, colla contessa Elisa; la quale era tranquillamente avviata, non -alla portineria, ma verso le scale. - -La Contessa non faceva mistero alcuno delle sue visite. Non osservò -neppure l'aria stolidamente attonita di Speroni, nè la mossa incerta -ed imbarazzata colla quale egli la salutò. Aveva fretta di salire quel -giorno; il riferto d'Andrea non l'aveva al tutto soddisfatta, e sapeva -che il medico deciderebbe dell'opportunità di operare il flemmone. -Salutò con evidente distrazione, e salì. - -Speroni la lasciò salire. Attese un istante per vedere se, avute -informazioni più immediate dal domestico di Roberto, sarebbe ridiscesa. -Attese a lungo anzi, con una gran paura che la Contessa ritornasse -subito. - -Ma no... Trascorse quasi un quarto d'ora, ed egli cominciò a gongolare. -Una soddisfazione sincera ed ignobile si dipinse sul suo volto... Ora, -era certo del fatto suo. Ma che _toupet_ aveva quella donna! - -Speroni amava far visite. Era ciò che gli inglesi chiamano a _lady's -man_, un uomo da signore. L'espressione è bizzarra e da noi assumerebbe -troppa varietà d'aspetti per essere facilmente adottata. Nel caso -di Speroni, per esempio, avrebbe definito un uomo che della società -delle signore avesse esclusivamente assorbite e fatte sue tutte le -piccole viltà, le piccole cattiverie, i piccoli ignobili accanimenti -che potessero mai, per avventura, lievemente adombrare lo splendore -complessivo del carattere femminile, considerato da tutti i lati del -poliedro. - -Perciò Speroni provò subito un bisogno immenso di trovarsi fra delle -signore e di farle divertire un pochino. Se si scandalizzavano, erano -delle sciocche; se arrossivano, delle ingenue; se ridevano, delle donne -di spirito. Se qualche volta toccava un'aspra o ben azzeccata risposta, -rideva anche lui, ch'era un uomo di spirito alla sua volta. E, ad ogni -modo, la novità era in corso e per merito suo. - -Quel giorno cominciò a far visite ad ore impossibili e siccome ad -ognuna non dedicava che poco tempo, quello necessario per narrare la -sua «novità» e raccogliere il primo fiore dei commenti che suscitava, -è facile credere ch'egli fornì in quel giorno una discreta carriera di -visite. Erano solo le cinque e mezzo quando giunse da Mrss Glengham e -in tempo pel suo _five o clock tea_. - -Mrss Glengham era un'americana ultramilionaria alla quale non conferiva -troppo l'aria circolante per tutta quanta l'atmosfera del Nuovo Mondo. -Era un'aria troppo vibrata per i suoi polmoni, malati, poverini! La -duchessa d'Accorsi le aveva accordata la sua protezione, e l'aveva -sovvenuta dei suoi consigli sul modo da seguire perchè la società -fiorentina aiutasse la buona signora a sbarazzarsi d'una incomoda -pletora di quattrini, i quali non avrebbero forse, sul luogo della -propria origine, osato mostrarsi sì bellamente alla luce del sole. - -Aveva già dato parecchi gran balli, dei pranzi di gala e delle -_soirées_ intime, alle quali gli invitati si divertivano immensamente; -anche un pochino per le _toilettes_ della padrona di casa e per -gli spropositi che le facevano piacevolmente dire in italiano. Si -divertivano assai delle malinconiche passeggiate, alla ricerca di -un cantuccio quieto, del padrone di casa. Mr Glengham non capiva una -parola di italiano, e aveva il «porter» malinconico e amico dell'ombra. -Lo si trovava ordinariamente a cose finite, addormentato su un -divano, o anche sotto qualche tavolo, d'onde poi era difficilissimo il -persuaderlo ad uscire. - -I _five o clock teas_ di Mrss Glengham erano sempre molto frequentati. -Quel giorno, c'era folla. C'era la duchessa d'Accorsi colla figlia, -della quale si diceva ormai con molta insistenza che fosse davvero -invaghito il Principe regnante di Hetzengenfeld; invaghito al punto -di pensare sul serio a sposarla! Ah se faceva questo la Duchessa, se -ci arrivava... chi avrebbe potuto negarle l'omaggio di una sconfinata -ammirazione? - -Il salotto era affollato e ad ogni istante capitavano nuove visite, -che rendevano necessari spostamenti di gruppi e allargamenti di -circoli. In mezzo alle ricchissime, ma semplici e scure acconciature -da passeggio delle visitatrici, spiccava la stravagante e fantastica -_toilette d'intèrieur_ che Mrss Glengham si credeva in diritto di -sfoggiare ai suoi ricevimenti di giorno. Era qualcosa di splendido e di -grottesco ad un tempo e lo squisito taglio Vatteau di quella creazione -di Worth faceva assolutamente a pugni colla tozza, enorme corpulenza -della donna che l'indossava e che aveva creduto di completarne -l'intonazione capricciosa colla innovazione d'un _foulard_ alla creola, -negligentemente stretto attorno alla propria zazzera ribelle, che si -ostinava a proclamarsi nera, sotto una generosa tintura d'aurocrome. Ma -tutti stavano serii davanti a quella stonatura stridente, e il coraggio -civile di fargliene i complimenti non mancò a qualcuno. Ed ella era -felicissima, contenta di sè e degli altri, gongolante per il novero -straordinario delle tazze di thè che avevano in quel giorno irrorati i -petti di tanti rappresentanti dell'_high-life_ fiorentina. - -A questa gradita sì, ma accaparrante occupazione, ella doveva pure -ogni tanto frapporre qualche pausa di riposo; ed allora la sostituiva -al tavolo da thè, qualche visitatrice di buona volontà e fra le -signorine specialmente si spiegava un gaio zelo di aiuto. Così fu -che Marina Negroni, vedendo a un dato momento un po' intralciato il -servizio, si offrì a far circolare le tazze e cominciò col recarne -di qua e di là, secondo l'occorrenza: cosa non molto facile con tutta -quell'agglomerazione di gente e di mobili. Ma ella seppe destreggiarsi -benissimo, e aveva quasi sbrigato il suo incarico, quando giunse presso -un gruppo di signore e di giovanotti, in mezzo ai quali Neri Speroni -narrava, come già l'aveva narrata tante volte in quel giorno, la sua -famosa avventura del mattino. - -Così n'ebbe piena contezza anche Marina Negroni, mentre aspettava, -sorridendo, con una tazza di thè in una mano, con un adorabile -bricchettino di Boemia, per la panna, nell'altra. E udì pure al centro -del gruppo alzarsi la voce stridente di sua madre. Ella difendeva Elisa -e canzonava Speroni. - -— Mio caro, siete uno sciocco. Da quando in qua si dicono di queste -cose? Può essere una cosa naturalissima. Rescuati è stato raccomandato -a quella cara Elisa, e lei, che gli ha fatto sin qui da istitutrice, -ora gli fa da infermiera. È nell'ordine. - -— Ma come, come? — ribatteva energicamente Speroni, che per nulla al -mondo avrebbe rinunziato a ciò che egli riteneva il valore intrinseco -della sua novità — come interpretare altrimenti... E poi già, si sa, -egli ci andava tutti i giorni sin da prima. Del duello, non si è mai -potuto appurare la causa reale. E noi, che per tanto tempo abbiamo -creduto... poveri gonzi!... - -— Parlate per voi, — interruppe Ginevra, con una sì insolente e fina -espressione di canzonatura che tutti si misero a ridere — e lasciate -stare Elisa Serramonti, se vi piace. Sapete che non vi può vedere -dipinto. Ovvero, provate a battervi e rovinarvi un braccio per vedere -se Elisa viene a farvi da suora di carità. Ha tanto buon cuore, sapete! - -La sortita della Duchessa ebbe un effetto di plauso e di risa che finì -di annichilire il povero Speroni. Ma un altro effetto ebbe ancora. Che, -pur difendendo generosamente la sua amica Elisa Serramonti, la duchessa -d'Accorsi riuscì ad imprimere nell'animo de' suoi uditori l'impressione -assoluta della realtà di ciò che egli, Speroni, aveva solo voluto -insinuare. - -Una delle signore componenti il gruppo si voltò, avvertendo qualcuno -dietro di sè. - -Era Marina colla sua tazza di thè, un po' oscillante, fra le mani, ma -con un gentile sorriso d'invito. - -— Con panna, nevvero, cara Sofia? - - * - * * - -— Adesso — disse Elisa lietamente — siete proprio guarito. - -— Le pare? — rispose Roberto dal seggiolone ove stava affondato, -avvolto in una vesta da camera orientale, che gli dava un aspetto -singolare, niente affatto disdicevole al suo tipo bruno e delicato. - -— Mi pare ed è — replicò la Contessa. — Lo ha proclamato il dottore. Un -po' di pazienza ancora e il braccio al collo per un po' di tempo e poi -starete benone e non vi sarà più traccia delle vostre campagne. - -Scherzava, ma aveva in cuore un'angoscia segreta, il pensiero che per -l'ultima volta ella era venuta a trovare Roberto in casa sua. - -Roberto taceva. Sapeva anch'egli che, dopo quel giorno, non sarebbe più -tornata. - -— Vorrei essere ancora malato!... — disse con un sospiro. - -— Bravo... Mi rallegro. Bell'onore fate alla vostra infermiera! al -dottore, a tutti quanti. E non vi bastano trenta giorni di dolori, -febbre, tagli, chinino e compagnia bella? - -— Sì... — diss'egli. — Ma c'era lei... - -Elisa scosse il capo ridendo. - -— Ma io ci sono sempre, Roberto; non scappo mica. Fra qualche giorno -verrete a trovarmi, e riprenderete la vostra vita solita. A proposito, -sapete che siete l'eroe del giorno? Vi preparano delle ovazioni. Sarete -perseguitato dall'entusiasmo generale, non vi lasceranno in pace. - -— Mi pare ch'ella canzoni alquanto, cara Contessa, — disse placidamente -Roberto. - -— Ma che, — protestò Elisa, — non canzono affatto. Ve ne accorgerete. E -bisogna che vi spicciate di tornare all'onor del mondo. Il carnevale è -agli sgoccioli. - -— Come... è già finito il carnevale? - -— Quasi; era breve quest'anno. Ma è stato brillantissimo. Lo pensavo -sempre quando mi trovavo alla sera ad una festa: se ci fosse Roberto... - -— Ah! pensava... Allora dunque pensava a me anche quando era nel mondo, -quando non era qui? - -Sul volto di lui era un sorriso tenero e beato, e la guardava con una -espressione, involontaria forse, ma che a lei faceva sempre l'effetto -di un brusco richiamo all'idea di un grande pericolo e di un grande -dovere. - -Ella sentì un moto più rapido dei battiti del cuore. Ma si attenne al -sistema adottato. Ignorare... - -— Certo, rispose semplicemente — Perchè no? - -E prese a narrargli, col suo fare sciolto e quieto, i particolari delle -ultime feste, quanto aveva in esse attirata l'attenzione dei curiosi. -Il pettegolezzo non era il suo forte, ma ella sapeva, narrandolo, dare -all'episodio di società un colore originale e divertente. - -Egli l'ascoltò, interessandosi a quanto ella diceva. Senonchè, a -volte l'attenzione dello sguardo pareva assorbita più dalla narratrice -stessa, che dalla narrazione. - - * - * * - -Egli stava bene ora, decisamente. Aveva superato, mercè la sua robusta -costituzione, in un periodo relativamente breve, tutte le fasi di un -male non lieve. Ma i dolori prolungati, le lunghe febbri prodotte dal -processo d'infiammazione, la dieta prolungata l'avevano indebolito -alquanto. La convalescenza era normale. E, cosa strana, egli non la -affrettava, nè colla volontà, nè col desiderio, quei due sì validi -efficienti al pronto ricupero delle forze giovanili. E in quel momento, -per esempio, così mollemente adagiato nel suo seggiolone, colla -bellissima testa appoggiata al grande guanciale di piuma, collo sguardo -accarezzato da un non so quale riflesso di benessere intimo, egli -pareva assorto in una bizzarra e languida contentezza infantile. - -Quando ella si alzò per andar via, egli non la trattenne. Lasciò -che, per risparmiargli un moto incomodo al braccio tuttora fasciato -e raccomandato ad un fazzoletto sospeso al collo, gli rialzasse il -guanciale che s'era alquanto rimosso. Per fare ciò più speditamente, -ella depose il suo manicotto sulle ginocchia di Roberto. Egli passò -nell'interno di quel leggero batuffolo di trine e piume la mano che -aveva libera, mentre, attorno alle cartilagini del suo naso affinato -dalla malattia, si produceva una vibrazione, l'aspirazione d'un olezzo, -sentito coll'acuità di sensazione speciale ai nervi delle persone -convalescenti. - -Frugò alquanto, sinchè trovò e ne trasse qualcosa con un'esclamazione -di gaio trionfo. - -— To'... cos'ha qui? dei misteri! - -I misteri erano due foglie di violetta che cingevano cinque viole, in -numero. Ma viole comuni, la volgare mammoletta del prato. - -Si voltò verso Elisa: - -— Come, già le viole? È dunque passato l'inverno? - -— Oh non ancora. Siamo ai primi di marzo. Ma non è più l'inverno. L'ho -avuto stamane, questo mazzolino, dal fattore delle Celle. Me le mandano -sempre. È il mio messaggio di primavera. - -— Quando mi sono coricato nevicava, e adesso è primavera... — disse -Roberto, con accento bizzarramente pensoso. - -— Quasi... - -Il giovane tacque, odorando il profumo delle viole. Poi chiese: - -— Fuori fa freddo? - -— No, affatto. - -Erano accanto alla finestra. Egli s'alzò e l'aprì. Era la prima volta, -dopo tanti giorni. - -La Contessa aveva detto il vero; non faceva freddo affatto. L'aria -aveva un tepore straordinario, come accade talvolta a Firenze prima -ancora che vi giunga la buona stagione. - -Roberto aspirò quell'aria fortemente, con avidità. Era un'arietta -vibrata, ma sciroccale. Veniva dai paesi caldi, era una di quelle arie -inquiete, capricciose, che sembrano sature dei vaghi misteri della -terra e del cielo. - -La finestra guardava su una corte cinta da tre lati dal fabbricato -della casa, e al quarto lato dall'alto muraglione d'un giardino -limitrofo. Dalla parte del giardino s'alzava, sovrastando d'alquanto -al sommo del muraglione, un mandorlo, i cui rami, privi affatto di -foglie, si andavano qua e là costellando di botoline bianche. E nello -sfondo cupo di un'anticamera, nella casa dirimpetto, da una gabbia -posata accanto a una finestra aperta, giungeva un acuto, giocondissimo -gorgheggiare di canerini. - -In tutto l'essere di Roberto si operò quasi una trasformazione. Un -subito colore roseo subentrò al suo pallore di convalescente. Si -eresse sulla persona e le sue nari aspiravano a lungo voluttuosamente -quell'aria, mentre un leggero tremore scorreva la sua persona. - -A un tratto, quasi inconsciamente, afferrò la mano di Elisa, ed ella -se la sentì stretta come in una morsa, si sentì avvolta da uno sguardo -di fuoco. Sentì da quella mano sprigionarsi un calore umido di febbre, -vide sul volto di lui una rapida contrazione, il succedersi di violente -indefinibili espressioni; ebbe il presentimento e il terrore di una -esplosione. - -Ma egli s'era già dominato; aveva lasciata la mano di lei e chiudeva -tranquillamente la finestra. - -— È la primavera, — disse, tornato al tutto padrone di sè. — Ecco il -suo manicotto, Contessa. Le viole me le lascia, nevvero? - -— Se vi fanno piacere... Roberto. - -— Sì, tanto... - -Ella si dispose a partire e non permise che egli l'accompagnasse sino -all'uscio. Volle vederlo seduto tranquillamente nel suo seggiolone. E -gli mise accanto un giornale. - -— Sarete buono, — gli chiese — non farete imprudenze? - -— Sì — rispose il giovane asciugandosi la fronte ancora imperlata di un -lieve sudore — io sarò buono... Ma ella non venga più, nevvero... non -venga più! - - * - * * - -Egli era affatto guarito: andava, veniva per conto suo, raccoglieva -la sua messe a lungo differita di applausi, di mirallegro e di -ammirazione. In tutti i salotti era accolto con grandi feste, poco -meno che come un eroe. La duchessa d'Accorsi aveva saputo trovare e -dirgli qualcosa di molto lusinghiero pel suo amor proprio, qualcosa -di così francamente ed abilmente espresso ch'egli ne rimase incantato -e dovette pur convenire seco stesso che, dopo tutto, la Duchessa era -una persona di molto spirito e di una conversazione assai gradevole. -Poi aveva saputo che aveva presa a cuore la cosa. Naturalmente, ciò si -doveva attribuire all'interessamento per Carisi. Ma ella sorrise con -sì fine ironia quando Roberto gli parlò di Carisi e del suo prossimo -matrimonio... Ed il suo occhio grigio ebbe un'acuità finissima, -improvvisa, che avrebbe potuto servir d'uncino ad una più lunga -conversazione. Ma Rescuati non era, come sappiamo, molto avveduto, nè -pronto a cogliere la palla al balzo. E la Duchessa, per così dire, -rintascò il suo sguardo, con un sorriso paziente, che Roberto non -avvertì. - -La contessa Elisa aveva riprese le sue abitudini. Riceveva i suoi -amici, dava i suoi soliti pranzi, faceva le sue solite visite. -S'era riavuta dal terribile sgomento della sua scoperta. Aveva detto -alteramente a sè stessa che non era vero, ch'era stato il delirio, -l'immaginazione di un istante, l'opera di una surrecitazione momentanea -del pensiero. Una violenta ira beffarda le gonfiava il cuore, ora, -quando pensava a ciò che l'era parso per un istante. La malattia di -Roberto era venuta in buon punto per tranquillizzarla, per calmare la -sua coscienza a torto allarmata. Ella amava Roberto... sì... ma come si -amava un figlio, nulla più. - -A furia di dirsela, di ripetersela, quella soluzione ingegnosa delle -sue terribili dubbiosità morali, Elisa se ne fece una specie di -convincimento. Visto che non poteva assolutamente essere altrimenti, -la cosa doveva esser _così_ per l'appunto. E così... poteva andare. -Così infatti era andata per tutto il tempo della malattia di Roberto, -così andava ancora... sinchè potrebbe andare. Il lato più pericoloso di -tutto ciò era questo per l'appunto. La parte _vera_ di quella ch'era -in complesso nulla più d'una povera menzogna. Poichè, realmente, nel -cuore di una donna che non ha avuto figli e che ama, se ama un uomo -più giovane di lei, il sentimento materno non può rimanere escluso, -anzi ha una forma misteriosa, travestita finchè si vuole, ma pure -irrecusabile, di partecipazione alla passione stessa, e reca all'amore -un contingente speciale, che, pur fondendosi nella corrente di questo, -gli imprime a volte l'esteriorità dei caratteri propri. Da questa -non ravvisata fusione, dalla lotta dei due sentimenti, che, pur -coadiuvandosi a vicenda, a vicenda pure si soverchiano e costituiscono -la realtà relativa della situazione, fra l'urto ugualmente impetuoso -di due tenerezze appassionate e che facilmente si scambiano i propri -attributi, deve essere, ed è invero crudele il martirio di un cuore, -non solo, ma di un nobile spirito femminile. È terribile essersi -a lungo orgogliosamente ignorata donna e trovarsi a un tratto, per -sorpresa, di fronte all'ignoto della propria femminilità, bruscamente -destatasi... E, come per salvarsi da quella terribile visione di -un paventato cielo... di un paradiso pieno di fiamme d'inferno... -ecco l'illusione serena, calmante, rivestita di vero, di una -pseudomaternità; ecco il primo, il supremo degli istinti... eccolo -con tutta la sua purezza infinita, colla sua normalità di cure, di -abnegazioni, di appassionato esclusivismo; ecco l'attrattiva ardente -del sacrifizio... l'oblio assoluto di sè stessa, la tenerezza pura, -paga di sè sola, senza esigenze, ignara dei suoi diritti. Ecco il -vecchio eterno istinto della protezione dell'amore, che vigila, -che tutela... a qualunque costo! Ed ecco ciò che forse talvolta più -di tutto, nel cuore straziato di Elisa affascinava il suo volere, -dicendole: Vinci... a qualunque costo... Domalo, a furia di sprezzo, -quel tuo indegno rivale, soffocalo, calpestalo, regna tu in sua vece, -senza ch'egli sappia e se ne avveda! Ci giungerai, purchè non discuta -il prezzo dei tuoi sforzi. Elisa non discuteva infatti. Il suo volere -era gagliardo e la sosteneva. E Roberto aveva potuto dire a sè stesso: -Ella è stata per me veramente una madre... Ed alla sua gratitudine si -univa un senso di bizzarra e quasi amara umiliazione, ch'egli sentiva -senza cercare di definirla. Egli non soleva studiare, nè discutere -i propri sentimenti, come faceva Elisa. Perciò questa era tanto più -infelice di lui. - - * - * * - -Le cose si erano rimesse sul piede di prima. Il carnevale, ormai agli -sgoccioli, toccava uno zenit quasi tempestoso di divertimenti e la -società fiorentina pareva mossa da un turbine irresistibile. S'erano -dichiarati parecchi matrimoni, ma non nella misura quantitativa sognata -dalle mamme, le quali trovavano che i risultati finali minacciavano di -presentare una rubrica molto più abbondante dal lato deplorevolissimo -delle _liaisons_ in cui il matrimonio non entra che per uscirne assai -maltrattato. Due o tre scandaletti ben condizionati avevano data una -speciale dose di piccante alla stagione. Altre novità di quel genere -erano alle viste, difendendosi ancora, benchè sempre più debolmente, -contro le denegazioni degli increduli. - -Oh! gli increduli di queste cose. Fortuna che sono pochi. Poichè, in -realtà, chi più guastafeste di loro? - -Una mattina la contessa Elisa, che conservava l'abitudine di uscir per -tempo a passeggiare, passava in via Cavour e si trovava dirimpetto al -palazzo Riccardi. Camminava con lena, recando in mano dei fiori che -aveva testè ella stessa comprati da un fioraio in piazza S. Maria. -Fiori di campo, a dir vero, niente di raro, ma di colori vivaci, -crochi, anemoni di campo. Voleva metterli in mezzo al tavolo, in sala -da pranzo. Chi sa che Roberto non capitasse quel giorno a colazione? - -Sorrise. Ella amava quelle visite così improvvise, in cui egli, -capitando, le diceva: — Ho fame, sa?... - -Mentre sorrideva così, ai suoi pensieri, vide avanzarsi dall'altra -parte della via una signora di sua conoscenza, accompagnata dalle -figlie, due leggiadre signorine, per le quali ella aveva una -speciale simpatia e che la madre loro, la marchesa di San Terenzio, -aveva educate rigidamente nell'atmosfera di una speciale austerità -d'ambiente. - -Elisa, vedendole, ebbe un senso di rimorso... Soleva scambiare con -esse, un tempo, frequenti visite. Ora, da qualche tempo le aveva -trascurate. È vero che anche le San Terenzio da qualche tempo non -s'erano fatte vive, ma certo, la colpa era sua. Le venne il desiderio, -lì per lì, di andare a salutarle e a far loro le sue scuse. Fece un -piccolo cenno da lungi coi suoi fiori e si disponeva ad attraversare -la via, quando si fermò... a un tratto. Le tre signore non avevano -avvertita la sua presenza e con un moto pronto, simultaneo, come -obbedendo ad una parola d'ordine, invece di procedere per la via retta -avevano improvvisamente svoltato l'angolo del palazzo Riccardi, filando -strette, sollecite, per piazza S. Lorenzo. - -L'incontro era dunque mancato. - -Elisa restò alquanto perplessa. Non le era parso dapprima che le tre -signore dovessero per l'appunto voltare da quella parte. - -E proprio non l'avevano veduta? Era stata così subitanea quella loro -mossa... così brusca! - -Esitò un istante, stretto il cuore da un vago sgomento. Poi disse: -— Non m'avranno veduta... La Marchesa è tanto miope infatti. Ma le -figlie?... - -Procedeva lenta, a capo chino, cercando di persuadersi che -decisamente esse non l'avevano veduta, e meravigliandosi in cuor -suo dell'inquietudine di quel dubbio. E così non si avvide che -qualcuno camminava rapidamente dietro a lei, per raggiungerla... Se -ne avvide solo quando udì alle sue spalle una voce giovane, nota, -inesprimibilmente cara al suo udito. - -— Contessa! - -— Ah! Roberto! - -Si fermò. Una subita, folle emozione l'aveva colta; un repentino oblìo -di tutto ciò che non fosse quella voce. - -— Si può sapere dove va a quest'ora? — le chiese Roberto, mettendosele -semplicemente a fianco. - -— Oh! vado a casa. E voi, Roberto? - -— Io?... vengo da lei, se me lo permette. - -— Certo... faremo colazione assieme. - -Egli s'inchinò. — Magari — disse. — Ho un appetito tremendo. - -Ella sorrise, contenta. - -Camminavano assieme, scendendo per Via Cavour, scambiando qualche -parola, ma senza nessuno sforzo reciproco per mantenere la -conversazione. Egli non aveva l'abitudine di spendere molte parole e -non amava prendersi la briga d'intrattenere le persone colle quali si -trovava. Una delle ragioni che gli rendeva sì cara la compagnia della -Contessa era questa, che ella, nel suo squisito intuito di bontà, -lo lasciava sempre a sè stesso, indovinando tutte le più riposte -varietà della sua disposizione del momento, assecondandolo sempre, -con una suprema delicatezza di indulgenza e di simpatia, ch'egli era -troppo giovane e troppo inesperto per apprezzare al tasso reale del -suo valore, ma di cui sinceramente approfittava, senza studiarla, -contento che così fosse e ch'ella, stando con lui, non lo molestasse -obbligandolo a parlare di scienze e arti e di quelle altre storie delle -quali ella faceva il suo pane quotidiano. - -No... ella non parlava mai di ciò, con quel giovane, non lo seccava -mai. Lo aveva accettato, lo amava qual'era, senza neppur studiarlo, -imperfetto, mondano, fanciullo, lontano le mille e mille miglia dal -suo ideale dell'uomo. Lo amava incondizionatamente, ciecamente, con -una dedizione bizzarra e a lei stessa incomprensibile, di tutti i suoi -vecchi sogni, di tutte le esigenze della sua immaginazione, della -superfetazione della sua fantasia, tanto raffinata dal complicato, -incessante lavoro della coltura. Forse tutto ciò non era che un'intima, -crudele rivincita di quel destino di donna, lungamente offeso, -disprezzato, rinnegato da lei. - -Perciò ella gli camminava allato, queta, senza obbligarlo a discorrere, -misurando il proprio sul passo di lui, celere e spedito. Pensava solo -ch'era con lui, che per qualche ora starebbe con lui. Ciò le bastava. -Un vago sorriso errava sulle sue labbra, una dolcezza vaga, diffusa per -tutte quante le facoltà dell'esser suo le teneva luogo di tutto, per -quell'istante, come per tutti quelli ch'ella passava con lui. - -Sapristi! che appetito aveva quel Roberto!... Sparivano quei piattini -leggeri, delicati di colazione da signora che formavano il solito -_menu_ della Contessa; sparivano ch'era un piacere! - -Andrea, quel buon vecchio domestico il quale conosceva ormai così bene -i gusti dell'ospite della sua signora, aveva servito un supplemento -improvvisato, qualcosa di solido e di meglio adatto al robusto appetito -d'un giovane. E l'idea e l'esecuzione di essa erano state ben accolte -e il vecchio domestico, il quale subiva come tutti il fascino della -bellezza, del fare sciolto e bonario di Roberto, lo serviva con un -piacere quasi visibile attraverso la correttezza austera del contegno. - -Oh l'allegra colazione! e che gaiezza intima, squisita metteva la -presenza di Roberto in quella sala, ove Elisa soleva talvolta trovare -interminabili i pasti elaborati ch'ella consumava, sola, di fronte a -quel lusso, nell'apparato austero, quasi oppressivo nel suo cerimoniale -immutabile e silenzioso. C'erano i suoi pranzi di amici, è vero, i -pranzi delicati, elegantissimi, tanto ricercati, in cui ella presiedeva -un'accolta di persone intelligenti, celebri, che andavano a gara -per farle provare tutte le compiacenze di un elettissimo ambiente, -per darle tutte le soddisfazioni d'amor proprio che un ospite possa -desiderare. Pure, cosa le parevano ora, di fronte alla bizzarra gioia -che le procuravano quelle colazioni o quei pranzi con Roberto solo, -lieto, affamato, che mangiava con tutto lo spensierato appetito della -sua età, che rideva di tutto, dicendo tutto ciò che gli passava per la -testa, come se fosse in casa sua! - -Non si accendeva più il fuoco in sala da pranzo. Era primavera -ormai e dalle finestre aperte entrava un'arietta mite, in seno alla -quale danzava sussurrando il traforo verde delle piccole fogliuzze -nuove sugli alberi del giardino. Erano capitate di recente le prime -rondinelle. C'erano dappertutto per la casa tante mammolette ed egli ne -aveva sempre all'occhiello un mazzolino. - -Era guarito bene ora, stava benissimo. Non portava più il braccio -al collo. Della sua malattia non gli rimaneva ora che un leggero -dimagramento della persona e questo, affinando ancor più le sue -fattezze, pareva averle rese più cesellate e più belle. E attorno alle -palpebre, nell'incavo profondo come quello di certe statue greche, -l'ombra diffusa, indefinibile pareva essersi più intensa tra il -naso profilato e la forma alquanto smagrita dell'ovale. La fisonomia -diveniva così più espressiva, assumendo quasi una nuova dolcezza di -sentimento. - -Mentre egli sorseggiava tuttora il suo cognac, Elisa si alzò, -pregandolo di rimanere per fumare la solita sigaretta. Ella darebbe -frattanto un'occhiata alla posta del mattino, che aspettava da -parecchie ore. - -Elisa passò nel suo salotto e trovò infatti giacenti al solito posto -i giornali e parecchie lettere. Fra queste una da Milano, di Marcello -Plana. - -— Ah! — pensò con uno schietto senso di rimorso, mentre apriva la busta -con mano tra esitante e impaziente — e io che non gli scrivo più da -tanto tempo! - -Infatti, era assai trascurata la sua corrispondenza da qualche tempo in -qua. - -Marcello Plana scriveva breve, senza lagnarsi del suo silenzio. Non -era una delle sue solite lettere briose; parve anzi ad Elisa che -l'intonazione fosse un po' fredda. Rileggendola, si avvide di un -poscritto: - -«E il marito di Marina: come sta?» - -La lettera le cadde sulle ginocchia, ed un senso di malessere la invase -subitamente, mentre un rossore impetuoso le saliva alle guance. - -Un ricordo si fe' ad un tratto vivo, imperioso dinanzi a lei. Il -ricordo del colloquio che avevano avuto cinque mesi prima, lei e -Marcello, in quel salotto... Pensò al sorriso ironico di lui, alle -velate parole in cui ella non aveva saputo ravvisare l'ammonimento... - -Per un secondo ebbe un vivo rancore verso l'amico, che non le aveva -parlato più esplicitamente. - -Ma subito un senso di giustizia e di profonda umiliazione corresse -in lei quel vago grido di rimprovero... Oh! come avrebbe egli -potuto supporre ch'ella potesse dimenticare così la sua età, le -convenienze, le circostanze per lasciarsi vincere da una sì insana, sì -ingiustificabile, sì sciagurata debolezza? - -Visse un istante d'acuta angoscia intima, ripensando a ciò ch'era -accaduto in quei cinque mesi, alla progressiva infatuazione del suo -cuore, alla cecità colpevole, imperdonabile che l'aveva colpita. Per un -minuto fu schiacciata dal senso della responsabilità che pareva essersi -a un tratto aggravata su di lei. Poi, coll'intimo orgoglio di una -reazione, quasi di una sfida: - -— Ebbene, — mormorò. — Soffrirò... ecco tutto... Ma nessuno saprà... -nessuno! - -Squassò il capo, alteramente, gettando sul tavolino la lettera di -Marcello Plana. - -Prese le altre non ancora aperte. Su una delle buste ravvisò la -calligrafia di zia Balbina. Provò un senso disaggradevole di sorpresa. -Zia Balbina scriveva assai di rado. Ma sempre, dalla sua lettera -rimaneva qualcosa di spiacevole, un'impressione o dolorosa o umiliante. -Stavolta, lì per lì, Elisa non ravvisò subito il carattere solito delle -epistole di zia Balbina. Ella scriveva soltanto per invitare Elisa a -recarsi per qualche tempo presso di lei. - -L'invito sorprese Elisa. Sapeva che zia Balbina le serbava tuttora -un certo rancore pel suo rifiuto di andar ad abitare con lei, e le -pareva strano che, dopo parecchi anni, dopo un lunghissimo periodo di -silenzio, così ad un tratto, ella reiterasse l'invito in quella forma -secca, quasi imperiosa: - - «Credo che il tuo buon senso non darà luogo ad esitazioni od - indugi da parte tua. Ti aspetto dunque infallantemente. Il resto a - voce; intanto spero ti sarai convinta che _non sempre_ va errato - nei suoi giudizi e nelle sue previsioni il criterio della tua - affezionatissima zia - - «BALBINA.» - -Per un momento ci fu un po' di caos nella mente di Elisa... Ma, poi, un -raggio di fosca luce le penetrò nel cuore, col freddo di una lama. Si -ricordò l'aspra profezia di zia Balbina: «Credi di cavartela così sola, -senza un appoggio, un consiglio. Ma verrà un giorno che ti morderai le -unghie e gli altri rideranno.» - -Balzò in piedi spaventata. Ridere... gli altri! Di chi? di lei! del suo -soffrire! - -Strinse le tempia fra le mani... Le parve che una mano brutale, con un -colpo subitaneo, la denudasse tutta da capo a piedi, in mezzo ad una -piazza ingombra di una moltitudine. - -Pensò disperatamente: - -— Ma come? come? - -Si ricordò ad un tratto di una circostanza. La San Terenzio era -intrinseca di zia Balbina. Le due signore mantenevano un nutrito -carteggio a proposito di buone opere, di predicatori e simili. Sì, -ora si ricordava senza equivoci, senza incertezze. Da qualche tempo in -qua, le San Terenzio la trattavano con molta freddezza. Quella mattina -stessa avevano, (non c'era dubbio ormai) evitato il suo incontro. - -Zia Balbina era stata informata da loro. Certo ella alludeva a Roberto! -Ma interpretando sinistramente la familiarità, l'amicizia... - -Si arrestò, nella foga stessa dei suoi pensieri. Una voce si levò nella -sua coscienza e ripetè come un'eco beffarda: - -— Amicizia? - -Ma dunque... si parlava di ciò, dunque quello ch'ella credeva il suo -segreto era invece il segreto delle signore San Terenzio, di tanti, di -tutti... Dunque credevano ch'ella fosse... - -Mille piccole futili circostanze a cui non aveva posto mente, che aveva -disprezzate, nell'assorbimento della sua nuova esistenza, le tornarono -ad un tratto, inesorabilmente, vive al pensiero. Le visite diradate -degli amici, una indefinibile e pur sentita alterazione nel modo in -cui le parlavano gli uomini, certi sguardi curiosi in cui la riverenza -solita era come attenuata da una curiosità ironica, nuova, certi -sguardi di signore... Non ne rammentò uno, speciale, velenoso, pieno di -ironia, che le aveva rivolto pochi giorni prima la Duchessa d'Accorsi. - -Per un momento fu intollerabile l'angoscia di quella misera. E -veramente terribile per una donna che, pur avendo scordato per un -istante il mondo ed i suoi giudizii, li conosce e sa cosa possano. È -terribile il sentirsi ad un tratto, a torto od a ragione, in balìa del -mondo e dei suoi giudizii! - -— Contessa, — disse all'uscio la voce fresca e sonora di Roberto. - -Ma Elisa in quell'istante non l'udì; stava seduta accanto al tavolino, -con la testa sprofondata tra le mani, rannicchiata su sè stessa, -come inconsciamente ella volesse ridursi al minor spazio possibile, -sopprimersi, annientarsi. - -La involontaria posa era rivelatrice di una così intima angoscia che -Roberto si spaventò. - -Le venne presso rapidamente, si inginocchiò ai suoi piedi, e ripetè -dolcemente, con un inquieto e tenero appello: - -— Contessa! cara Contessa! - -Colle mani, le sue belle mani morbide e nervose, cercava di rimuovere -quelle di Elisa dalla fronte che esse celavano. - -Il volto di lei apparve; apparve anche una contrazione dolorosa, che -voleva essere un sorriso, uno sguardo che voleva essere calmo, ma che -si tradiva saturo di un dolore ineffabile. - -Egli era sempre inginocchiato ai suoi piedi. Una pietà turbata, -crucciosa, gli gonfiava il cuore. - -— Mi dica cos'ha. Contessa, cos'è accaduto. Suvvia, mi dica... Oh non -si crucci così. Sono state quelle letteracce, nevvero, che le hanno -fatto pena, che le hanno recata qualche brutta notizia. - -Oh la pietà crudele di quella voce dolcemente imperiosa, pressante, che -voleva sapere!... - -Ella scosse il capo. - -— No... no... Nulla, vi accerto. - -Ma egli era convinto... Prese la lettera di zia Balbina. Era caduta -a terra; la gettò sul tavolino accanto alle altre, cacciandole tutte -quante in un fascio. - -— Così... — disse. — E nuovamente si rimise come prima, trattenendo -le mani che cercavano debolmente di ritirarsi, cercando colla pietà, -coll'amore dei suoi sguardi, gli sguardi smarriti che volevano e non -potevano fuggire. - -— Perchè è così triste? Era così contenta un momento fa... E ora... -cosa è accaduto? chi le ha dato pena? perchè non vuol dirmelo? - -La voce aveva un tremore sempre più accentuato, una tristezza sempre -più dolce, più incalzante. - -— Oh, parli, dica, posso far qualcosa? Perchè non mi vuol dire? perchè -mi nega la sua confidenza? E lo sa pure, lo sa che io le sono tanto -grato, che io le voglio tanto bene! - -Oh ella lo sapeva... Ella aveva ravvisata tardi, ma finalmente -l'indole della simpatia, della gratitudine che Roberto aveva per lei. -Si sentiva amata da lui, da quegli che ella adorava. E per un secondo -una gioia intima, acuta le innondò il cuore. Ma tenne il capo chino, -stette immobile, padrona di sè, sotto la carezza inebbriante di quella -voce, di quelle parole, obbedendo al crudele ammonimento d'un supremo -istinto: «Se alzi il capo ora, se rispondi in questo minuto, sei -perduta.» - -Non si perdette... la calunnia non divenne una verità. - -Roberto l'amava; ma era inesperto della passione. Non comprese... non -seppe... - -Quando rialzò il capo, ell'era già la più forte. - -— Si, — disse dolcemente, — queste lettere mi hanno fatto pena; hanno... - -Un dubbio colse Roberto. Egli stette perplesso un istante, guardandola -non più teneramente, ma con un'aspra perentoria espressione, ch'era -anche essa una conferma. - -Un nuovo, un immenso senso di gioia colmò l'animo di Elisa. - -— È geloso! — pensò. - -Gli sorrise con una dolcezza infinita, arrossendo come una fanciulla. - -— Oh! no — disse quasi inconsciamente... — no! - -Ma subito, subito dopo, si fece seria, pacata, in tutto presente a sè -stessa. - -— In fondo — disse, alzando lievemente le spalle e rivolgendosi con -grande semplicità a Roberto... — sono io che sono una sciocca e che ho -torto... Si tratta di pettegolezzi, cose da nulla. - -— Sì? — chiese Roberto solo a mezzo convinto. — Ma allora... perchè se -n'è crucciata così? - -— Appunto, perchè sono una sciocca... - -Roberto tacque un istante, guardandola fiso nel bianco degli occhi, -mentre ella cercava di trattenere sotto il fuoco di quello sguardo la -voluta quiete della sua fisonomia. - -— Lei, cara Contessa, è un angiolo, nè più nè meno. Ma ha un benedetto -vizio. Di prendersela troppo facilmente per ciò che le dicono, o dicono -gli altri. - -— Ma Roberto.... - -— Sì, signora... è proprio così... Crede forse che, quando abbia fatto -tanti sacrifici e contentata una massa d'imbecilli, questi le saranno -grati o la compenseranno in qualche modo? Mai più. E così, tutto il -bello e il buono della vita se ne va... per niente. - -— Per niente! — echeggiò una voce di supremo desiderio nel cuore di -quella donna! - -— Guardi — proseguì Roberto... — faccia come me... faccia ciò che -vuole, ciò che le pare. Io, vede, di quello che possano dire o far gli -altri non m'importa affatto. È il mio metodo, e me ne trovo bene. - -— Ma voi siete un uomo. Roberto. - -— E lei è una donna. Ma dev'esser sempre una vittima perchè è una -donna? Sacrificarsi sempre, perchè? Si vive una volta sola. Chi ce le -ripaga le gioie che non abbiamo saputo godere? - -Negli occhi di Roberto s'era accesa una strana intensa luce; le sue -mani serravano, tremanti, quelle della Contessa. - -Ma ella sorrise, e disse rapidamente, ridendo: - -— Oh Roberto, ma questo è un ricordo classico di scuola. Siete un vero -epicureo. - -E rimase anelante, quasi convulsa, colla contrazione di quel riso fissa -sulle labbra. - -Roberto arrossì violentemente sotto la sferza di quel ricordo di -scuola, gettatogli in pieno volto. - -Neppur questa volta ravvisò l'estremo terrore che aveva suggerito a -lei come uno scampo, quell'allusione. Un avvilimento lo colse, un'ira -contro di lei, contro sè stesso. Con un atto violento afferrò il -cappello. - -— Buon giorno — disse bruscamente, avviandosi verso l'uscio. - -Ma una subita vergogna lo colse a mezza via. Si fermò; guardò quella -donna pallida, che gli teneva dietro collo sguardo angosciato, ansioso. - -Tornò indietro lentamente. Pareva ora davvero un fanciullo confuso, -incerto del perdono. - -Quando le fu vicino, stette immobile, aspettando. Essa gli porse la -mano senza parlare, ma con una grande dolcezza di sorriso. - -— A rivederci — gli disse. - -— Mi manda via? — sussurrò egli. - -— Oh no! Roberto. Ma è tardi e... devo vestirmi per uscire. - -— Oggi, alle Cascine? - -— No, non credo, ho molte visite da fare. - -— Allora stasera, alla Pergola...? - -— Sì... cioè non son certa. Sono un po' stanca. Ecco; domani. - -— Sino a domani? È lunga, sa, sino a domani. - -Ma non osò insistere. Se ne andò lasciando, ignaro, dietro a sè -un'anima affranta da mille lotte contradditorie, e pur già penetrata -tutta quanta dal desiderio febbrile, inebbriante di quel domani, che le -avrebbe ricondotto Roberto... - - - - -XII. - - -La voce prendeva molta consistenza; non si poteva fare una visita, -nè frammettersi in un crocchio, senza udir parlare di quel benedetto -matrimonio... Non era per anco dichiarato ufficialmente, ma si dava per -certo. Marina Negroni era fidanzata al principe di Hetzengenfeld. - -La duchessa d'Accorsi era portata a cielo. Un coro frenetico di -entusiastico plauso si elevava da mille bocche, fatte turiboli. Poichè, -indubbiamente, il merito della felice manovra era tutto suo. Marina -non avrebbe mai saputo da sola, col suo mediocre fascino, tentare -una impresa sì incredibilmente audace, raggiungere una sì portentosa -fortuna. Ovvero ella aveva ingannati tutti quanti colla sua finta -freddezza, colla sua calma imperturbabile. Si era abilmente riserbata -per la sorte sognata dalla tacita ambizione. E se l'aveva raggiunta, -buon per lei. Il mondo è di chi lo sa prendere. - -Se qualche timida voce si alzava per trovare che, dopo tutto, l'immensa -ventura di Marina sarebbe stata più completa se si fosse trattato di -uno sposo meno avanzato in età e di aspetto più aggradevole, la piccola -nota andava tosto schiacciata nella sonorità incalzante del plauso -generale e incondizionato. Fanciulle giovani, boccioli di rose appena -sbocciate, invidiavano sinceramente Marina. - -Non parlo dell'immensa invidia che le madri stesse di quelle fanciulle -portavano alla duchessa d'Accorsi. - -Pure, avrebbero dovuto tacere. Poichè sanno... le madri! Ma più di loro -la sa lunga il criterio del mondo, la sua equità di estimazione dei -sentimenti e dei fatti. - -Contuttociò, la notizia trovò un'incredula, una donna che si ostinava -a dire, pensando ai venticinque anni di Marina e ai sessanta del -principe: — È impossibile. - -E questa bizzarra ostinata era la contessa Elisa Serramonti. - -Aveva una specie di terrore di quell'idea, una confusa apprensione di -un male cagionato da lei, dalla fiacchezza del suo operato, dalla sua -mancanza di coraggio e di perseveranza. Un picciol verme rodeva forse -celato, in non so quale ripostiglio della sua coscienza? - -Una mattina, dopo una notte insonne, Elisa s'alzò con un'idea fissa. -Venire a capo del vero, a qualunque costo. - -Marina Negroni aggrottò forte le ciglia quando udì dalla sua cameriera -che la contessa Serramonti chiedeva di lei e saliva per l'appunto le -scale che conducevano al suo piccolo appartamento di signorina. Poi -disse a sè stessa: — Meglio così — e si preparò a ricevere l'inattesa -visitatrice. E quando questa coll'accento affettuoso, colla libertà a -cui le davano pieno diritto l'antica amicizia e le prove di reciproco -interessamento, le chiese semplicemente se avesse fondamento la -voce che correva, Marina rispose, senza imbarazzo, senza ambagi, un -semplice: Sì. - -— Da ier l'altro soltanto — proseguì poscia Marina — girando -sull'anulare un grosso rubino contornato di brillanti di uno splendore -degno di una fidanzata regale. — Non è ancora ufficialmente annunciato, -ma la mamma le avrebbe scritto certamente quest'oggi. Il matrimonio si -farà presto; Enrico desidera di ritornare in Germania. - -Parlava disinvolta e senza il menomo imbarazzo, come se tutto ciò fosse -la cosa più semplice, più ovvia di questo mondo. Nè la fisonomia, -nè l'accento tradivano la menoma emozione: la sua bellezza glaciale -pareva già educata all'impassibilità serena di una sovrana. Non era -mai stata molto espansiva, neppur con Elisa; ma Elisa, guardandola -ora e udendola, provava come uno stringimento al cuore. Quell'immensa -calma non era nuova in Marina; ma in quella novità di circostanze, -nell'entità dell'avvenimento, pareva ad Elisa ch'ella assumesse un -significato strano e inammissibile. Nel cuore suo era una indefinita -tormentosa lotta d'incertezze; ma non mai, neppur pel più lieve -spiraglio, Marina, nel corso della conversazione, diede campo ad una -spiegazione, ad una domanda. Solo quando fu in piedi per accomiatarsi, -Elisa trovò ad un tratto, in un parossismo di angoscia che si tradiva -nel tremito della voce, nell'alterazione della fisonomia, il coraggio -di una domanda: — Sei felice? — Colta all'improvviso, Marina trasalì. -Un lampo d'ira passò nei suoi occhi, qualcosa come un odio, una bieca -meraviglia. Ma subito si spense. — Si, — disse ad alta voce. - -— Lo ami? — insistè Elisa — lo ami? — sempre con quel cieco istinto di -_dover_ dire, premunire. Una immensa pietà di quella fanciulla s'era -levata impetuosa, risoluta, nel suo cuore. - -— Certamente, lo amo — ribattè Marina con una quieta determinatezza. Ma -la menzogna appariva visibile nel moto stesso delle labbra. Con un vago -senso di terrore Elisa pensò al suo passato, al giorno in cui s'era -fatta sposa al conte Serramonti, alla strana realtà che aveva ad un -tratto squarciato il velo delle sue caste ignoranze, e che non aveva ad -ausiliario, a scusa... a ragione nulla più del convincimento del dovere -ed un ragionato senso di stima e di omogeneità intellettuali. E ora, -ora soltanto intuiva, comprendeva che tutto ciò era stato un sacrilegio -e stava per compierlo anche Marina, quell'inconscio sacrilegio. - -— Marina, — le disse, con intensità profonda di sentimento — sei -risoluta, lo vedo... Ma pensaci, per pietà, pensaci ancora. A un'altra -non direi così... Ma io ti voglio bene... ti ho sempre voluto bene, ho -sempre desiderato la tua felicità. - -— Lo so, — interruppe tranquillamente Marina — più volte mi ha dato -prove del suo interessamento. Si è adoperata anzi più volte per -procacciarmi un collocamento. E allora... non le pareva necessario che -io ci pensassi tanto per prendere una risoluzione, nevvero?... - -Sotto l'ironia crudele di quell'allusione, Elisa si sentì di fronte -ad un nuovo, inatteso ostacolo. Marina le appariva sotto un nuovo -aspetto... un aspetto che non aveva mai sospettato in lei. - -— Marina, — le disse, con la serietà dolorosa di un animo che si sente -ferito a un tratto da un'ingiustizia e da un'ingratitudine — in tutti -_quei_ casi... tu avresti potuto amare. E ora? interroga il tuo cuore, -Marina, interroga tutta te stessa. - -Davanti al puro e chiaro sguardo di Elisa si abbassò quello audace e -aggressivo della fanciulla. Ella non osò ripetere la sua menzogna. - -— Ora, — disse tranquillamente, — la cosa è decisa, io ne sono -contentissima... Non sia in pena per me, Contessa; questo matrimonio -colma tutti i miei voti, e quelli di mia madre. Tutto a questo mondo -non si può avere. E l'amore. Oh! l'amore!... - -Ebbe un bel riso perlato in cui suonava un amarissimo scherno. - -— Ci crede, lei, all'amore? — soggiunse poi accostandosi ad Elisa, e -piantandole in faccia uno sguardo quale Elisa non aveva mai conosciuto -nell'occhio di quella fanciulla. Qualcosa, un impulso misterioso e -irresistibile costrinse la Contessa a rispondere gravemente: - -— Sì! - -Di nuovo nella bocca di Marina stridette il piccolo riso cristallino. - -— Ah! Contessa, meglio tardi che mai! nevvero? - -Un grande pallore coperse il volto di Elisa, un pallore sì intenso che -Marina stessa ne rimase un istante sgomentata. - -Ma la contessa rimase immobile e quieta. Poi come dal profondo del -cuore, dal profondo di un abisso di dolori e di lacrime, la risposta -venne involontaria, precisa: - -— No, Marina, meglio mai che tardi!.... - - . . . . . . . - -Marina non replicò. Stettero mute un istante, raccolte ognuna -nell'intensità delle proprie angoscie. Così erano state un'altra volta -nel salotto della Contessa, quel giorno in cui Marina era venuta a -chieder ragguagli sul duello di Roberto. Ma allora non sapevano! Ora -sì, sapevano, e forse in quel momento ebbero pietà l'una dell'altra!... - -Quando ricominciarono a parlare, il colloquio parve avere ad un tratto -ritrovate le antiche basi calme e cordiali. Elisa non reiterò i suoi -consigli e nessuna allusione venne fatta agli intimi sentimenti di -entrambe. Marina diede tranquillamente le notizie di quanto si atteneva -alla circostanza, ai progetti di viaggio, ecc. - -Nulla in Marina rivelava l'ubbriachezza del trionfo. Nulla dell'interno -suo stato d'animo trapelò più in lei. Ell'era, adesso, quale era sempre -stata, fredda, indifferente, intangibile..., padrona del suo destino. -Senonchè, ora, nella serena normalità delle sue parole, c'era come una -nuova dignità, una forma di riservatezza, un _noli me tangere_, che -aveva veramente qualcosa di regale, che si elevava sovrano, imperante -sulle confuse rovine d'una passata debolezza, rinnegata ora e dominata, -per sempre... - - * - * * - -Elisa stava dinanzi allo specchio e lo interrogava. Lentamente passò -la mano sui proprii capelli, sulle piccole striature bianche che li -chiazzavano. Ma la capigliatura era abbondante, morbida, finissima. Le -sue mani ebbero l'impressione di una carezza. - -Guardò ancora attentamente, come si guarda negli occhi di un giudice. -Si vide grande e snella. Le linee del suo corpo serbavano tuttora -un'integrità giovanile, quasi virginea. Il collo era fresco, rotondo. -Inalterato il fine ovale del volto, cesellate le fattezze. Una tinta -delicata pareva dar loro un rilievo indefinito e brillante. E gli -occhi suoi le parvero grandi, vivi di una luce diffusa, irradiante. -Attorno ad essi le piccole rughe parevano essersi celate, fatte quasi -invisibili. - -Una suprema compiacenza le penetrò nell'animo, una gioia tenera di -quella bellezza sua, rivelata a lei stessa, constatata in uno di quei -momenti in cui l'anima a tutto s'avvinghia di ciò che può salvarla da -un terrore segreto, senza nome. - -— Sono bella, — mormorò Elisa, — sono bella! - -Lo era in quel momento, squisitamente. Era bella del suo amore segreto, -combattuto, messo alla porta da lei stessa cento volte al giorno, ma -che cento volte al giorno, insidioso, prepotente tornava. - -Si guardò ancora, e sorrise. Un senso di immensa gratitudine le irruppe -dal cuore: - -— Roberto, — mormorò sottovoce — Roberto, tu sei la mia gioventù!... - -Si lasciò cadere come spossata nella poltrona e gli occhi, lentamente, -si socchiusero. Una mano si levò, tremante con un inconscio gesto -d'appello... - -Roberto!... mormorò ancora una voce semispenta! - -Ma Roberto non l'intese. Era al _Club_ cogli amici. - - * - * * - -La duchessa d'Accorsi diede una grande _soirée extra_ per annunziare -ufficialmente le nozze di sua figlia. Passò in persona, un momento, -dalla contessa Serramonti per invitarla verbalmente, e rimase molto, ma -molto attonita udendo da Elisa stessa ch'ella non avrebbe forse potuto -approfittare del gentile invito. Partiva. - -Partire! Ma che! non poteva crederlo. Partire ora, sul finire del -carnevale e nel più bel momento della stagione. Impossibile! Sarebbe -un dispiacere immenso per lei e per Marina se la loro cara Elisa non -assistesse a quella festa. E ora ch'era sì bella, sì brillante! Ah! non -l'avevano mai vista così bella, così fresca. Era l'opinione di tutti; -un vero incanto. - -La Duchessa ripeteva infatti ciò che da qualche tempo era la _vox Dei_ -della società fiorentina. Ma il complimento non era giustificato in -quell'istante. Elisa non era nè giovane, nè bella. Dimostrava tutti i -suoi anni, forse più dei suoi anni. - -— Parto, — disse ancora. — Vado da una mia zia, malata, alla quale ho -da lungo tempo promessa una visita. - -— Malata... molto?... — chiese la Duchessa col suo formidabile sorriso. - -Elisa non sapeva mentire. Arrossì. - -— Sì... piuttosto gravemente. - -— Ah! davvero! Me ne spiace. - -Un sorriso stranamente equivoco schiuse le labbra di Ginevra. Ella si -appressò con una mossa confidenziale, di compagna, alla poltroncina di -Elisa. - -— Quella cara Contessa! Misteriosa sempre! sempre avvolta di un velo -di poesia. Ah!... la comprendo... sa!... più di quanto ella creda. -Per quanto ciò le sembri strano, forse audace da parte mia, ho sempre -avuta l'intuizione, che, un giorno o l'altro, fra noi dovesse esistere -un'intesa più intima, meno superficiale di quanto lo concede la nostra -esistenza così agitata, così frivola... A volte, non ho mai osato -dirglielo; poichè ella vive in una sfera tanto superiore alla mia. Ma -se sapesse quanto ho pensato all'isolamento della sua vita, del suo -cuore.... - -La Duchessa seguiva attentamente sul volto di Elisa le tracce delle -sue velate insinuazioni. Non invano era sì subdola e sì crudele. Voleva -sapere e sapere da lei. - -Poichè era in dubbio; un dubbio curioso. Ella aveva bensì, senza mai -formulare un'accusa precisa, scatenata la calunnia sui passi di quella -donna; ma in fondo, per conto suo, non era sicura. Sapeva, lei, ciò che -il mondo bene spesso ignora, cioè che si può lottare vittoriosamente -anche con una passione vera, che spesso le apparenze ingannano, anche -nel senso del male, che ci sono delle anime schiave di un principio, -di un ideale di altera purezza, e per le quali, come per l'ermellino, -l'idea della macchia è più dura... più crudele della morte stessa. - -Elisa sentiva l'oppressione incalzante di quella volontà imperiosa. Un -ipnotismo pareva costringerla a subire il fascino malvagio di quello -sguardo. - -Ginevra le si era fatta presso ora, assai presso. Il suo sguardo -dardeggiava vicino, intollerabile. La mano della Duchessa accarezzava -con un gesto furtivo, pieno di simpatia felina, la povera mano di -Elisa. E un sorriso dolce, quasi amoroso pareva dire alla misera: — -Suvvia, dunque, tradisciti; non vedi che son qui, che so, che voglio, -che devi dirmi il tuo segreto? - -— Ella ha sofferto!... sì, deve aver sofferto tanto! — continuò -Ginevra. — Il mondo non le sa queste cose. Pure, è tanto naturale. Ci -sono delle fatalità, oh... così dolci, nevvero? E la vita è così breve, -così pochi i compensi delle sue amarezze. E certi spauracchi, che -spaventano le anime timide, insufficienti, non bisogna curarsene... mia -cara amica. La questione è tutta lì, dominare o essere dominata. E lei, -dopo tutto, è libera, è uno spirito forte, superiore a tante meschine -considerazioni. La società si contenta di così poco, in realtà... -basta una piccola, oh... una così piccola dose di _savoir faire_, per -assicurarsi la sua indulgenza, la sua simpatia, anche nelle questioni -che riguardano noi... il nostro povero cuore. - -Fu intollerabile per Elisa l'umiliazione di quell'istante. Comprese ciò -che quella donna voleva dire, ciò che implicava la benevolenza del suo -consiglio, l'allusione tacita che creava fra loro un'analogia... che le -metteva entrambe, per un momento, allo stesso livello! - -E tosto, un istinto, un orgoglio la sovvenne liberandola da quel -fascino abbietto. - -Non si mosse, non ritrasse la mano fredda e rigida dalla mano -di Ginevra. Rialzò il capo con un moto impercettibile, che non -l'allontanava più di dieci centimetri dal volto della duchessa, ma che -parve ad un tratto mettere fra loro una distanza infinita. E la calma -del suo sguardo parve scendere da una smisurata altezza e ricercare -la mota di una bassura, mentre ella rispondeva con grande chiarezza e -pacatezza di voce: - -— Duchessa, che intende dire? - -Per un istante, forse l'unica volta in vita, Ginevra si sentì vinta, e -rimase interdetta. Ella aveva provocato un atto inconscio di debolezza, -un tradimento della volontà disarmata. Voleva la confessione di una -disfatta. Ma non una discussione, non quel calmo, altero sprezzo di -sfida!... E la sua crudele curiosità rimaneva insoddisfatta e delusa. - -— Nulla — disse ridendo. — Ella, cara Contessa, è, e sarà sempre, un -angelo, e queste cose profane non la riguarderanno mai personalmente. -Contuttociò, non me ne voglia se ho osato darle... oh, non oserei mai -dire un consiglio; e se ne rammenti, all'occasione, come io non mi -scorderò certo... - -S'arrestò bruscamente. Elisa non l'ascoltava più. Il suo volto, -poc'anzi sì pallido, era soffuso di un rossore squisito che non si -riferiva a lei, che la metteva in disparte, subitamente. - -Un rapido passo virile si accostava all'uscio; la portiera si mosse, e -Roberto entrò, baldo, spigliato. - -La Duchessa lo apostrofò vivamente. - -— Oh, Rescuati, bravo, bene ispirato! Qua subito, alla riscossa, in -mio aiuto. Mi aiuti a scongiurare un grande pericolo, a convertire -un'ostinata, una cattiva, che vuole, proprio alla vigilia del mio -ultimo ballo, fuggire, lasciar Firenze. - -Sul volto del giovine si dipinse una intensa meraviglia. Si volse verso -la Contessa, e le chiese con un impeto che non pensava a celare: - -— È vero, Contessa, è vero?... - -— Può essere. Credo infatti di dover recarmi a Foligno presso mia zia. - -— Come? perchè? — interruppe Roberto. — Ma se non mi ha detto niente! - -La frase gli era sfuggita imprudente... e la Duchessa l'aveva colta a -volo. Si volse verso Elisa, ridendo: - -— Ha udito, mia cara Contessa? Non bisogna fare così... non bisogna -mancare di confidenza verso gli amici. Vede cosa succede quando si -vogliono tener per sè i segreti! Capita una stordita come me, che li -tradisce ingenuamente, senza pensarci. Perchè, sicuro... non dovevate -saper niente, voi, Rescuati! E adesso che ci penso... chissà che -malanno ho fatto... eh, tra voi due? - -— Nessun malanno — rispose tranquillamente Elisa. La Duchessa ha detto -nulla più di quanto avrei tosto annunziato io al conte Rescuati, nonchè -a quanti amici miei avessi veduti quest'oggi. - -— Ma è deciso, proprio deciso? — chiese ansiosamente Roberto, -avvolgendo la Contessa d'uno sguardo di sì calda ansietà che la -Duchessa strinse alquanto, dietro le labbra sorridenti, quei tali -larghi denti sì atti al morso. - -— Oh non dica che è deciso — supplicò Ginevra. — Speriamo che la zia -si rimetta in salute, che non si effettui questa fuga. Marina sarebbe -impicciatissima se non avesse i suoi consigli pel corredo. - -E s'alzò con una specie di grazia brusca, con un sorriso sagace e -malizioso, come di persona memore ad un tratto che la sua presenza può -essere inopportuna. - -— No, cara, no! — rispose ad Elisa, che, pur alzandosi di scatto e -simultaneamente a lei, mormorava qualche frase cortese. — Non posso -trattenermi davvero: ho venti visite da sbrigare, s'immagini! E questo -matrimonio mi dà un da fare! Marina è così felice che non pensa a -nulla! E potete immaginare se lo sono io! Contuttociò, pensate che -fra un anno posso essere nonna. Orribile, n'è vero? Beata lei, cara -Contessa, che non corre di questi pericoli, che si conserva così -bella, così fresca, di persona, di cuore, di sentimenti, di affetti, di -sensazioni... - -Le parole piovevano alate, leggere, in un'onda di chiacchiere -amichevoli, colla volubilità, la grazia di un'effusione quasi tenera. -Ma così talvolta percuote la grandine, a chicchi piccini piccini, un -povero fiore, e lacera i lembi delicati dei suoi petali. - -Si voltò verso Roberto. - -— E voi? — gli chiese a bruciapelo, — vi assentate pure? - -Colto all'impensata, lì per lì, il giovine fu per tradirsi, esclamando -ciò ch'era nel suo cuore. E solo un suo vago istinto salvò la donna -ch'egli stava per compromettere agli occhi della sua nemica. - -— No, — disse tranquillamente, — rimango. - -— Ah! — disse la duchessa, dandogli una stretta di mano, che gliela -lasciò indolenzita, — ecco un bravo figliuolo che non diserta al -momento del pericolo. - -L'ambiguità di quella frase fu subito corretta: — Parlo del mio ballo, -naturalmente. E ora decisamente vi lascio. Fate le mie parti, Rescuati, -presso questa bella ostinata. Ragionatele, ammonitela, e sopratutto -persuadetela a rimanere. La persuasione, oh... sono certa ch'è il -vostro forte! - -Baciò Elisa teneramente. Mentre la baciava, le sussurrò a mezza voce: -Adorabile! - -Elisa accompagnò la Duchessa sino all'uscio, e sostenne le sue frasi -d'addio, un ultimo sforzo di lei, concretato in una rapida eloquente -occhiata gettata verso il salotto ov'era rimasto Roberto, in attesa del -ritorno di Elisa. - -Elisa era affranta. Ma la Duchessa si mordeva le labbra scendendo le -scale. - - * - * * - -— Il diavolo se la porti! — esclamò calorosamente Roberto, mentre Elisa -tornava indietro. — Cos'aveva in capo con tutte quelle storie? Io non -ci ho capito. E lei? - -— Credo, suppongo... Oh, Roberto è terribile quella donna! - -— Uhm!... Certo... ha uno spirito, un brio! Ma... mi dica ora, -Contessa, è vero, è vero? - -Ella impallidì. — Vero? Ma cosa? - -— Ch'ella parte! - -Elisa ebbe un piccolo senso di spasimo — Forse... — mormorò. - -Egli insistè — Ma perchè? - -— Perchè? — Il perchè vero saliva impetuoso e appassionato alle pallide -labbra di lei. Ma si dischiusero solo per accampare i motivi plausibili -della partenza, la malattia, l'appello della zia. - -Egli disse irriverentemente: Al diavolo anche la zia! - -Non era persuaso. Prese però a riflettere e si ricordò. - -— Ah! — disse con accento iroso. — È stato quel giorno, quella lettera. -Ho ben visto io... - -Rimase pensoso, cogli occhi adombrati da una tristezza tenera. - -— Quella lettera — disse Elisa — ha certamente contribuito. Ma da tempo -si andavano realmente accumulando alcuni motivi e delle cause che... - -Egli l'interruppe col fare nervoso che da qualche tempo pareva talvolta -sostituirsi alla sua placida calma: - -— Perchè non mi ha detto niente? - -Ma non attese risposta e un amaro sorriso sfiorò le sue labbra. — -Capisco... Non ho nessun diritto alla sua confidenza. - -— Siete ingiusto... Roberto. Sapete pure quanto vi sono affezionata e -il conto che faccio di voi. Vi accerto che siete nel novero... dei miei -più cari amici. - -— Certo! — diss'egli, con una specie di acredine — nel novero, assieme -agli altri. Ma capisco. Sono così giovane, nevvero? - -S'interruppe bruscamente. — È vero dunque che parte? — le chiese un -momento dopo. - -Ella chinò il capo, assentendo. - -Roberto tacque, mordendo il pomo della sua mazza. - -Poi, con un accento quasi smarrito, fioco, dolcissimo: — E io? — chiese. - -La Contessa strinse le mani rigidamente. Le strinse così... per -trattenerle, perchè non cingessero, appassionate, in un folle -trasporto, il collo di Roberto. - -Sorrise e gli disse: - -— Oh! non vado mica via per sempre. Per un poco, così... Tornerò, mi -scriverete... Andrò forse anche in campagna o da vostra madre e ci -vedremo ancora presto. - -La sua voce era tremante, ed ella cercava di farla risoluta e gaia, -lottando anche contro un malessere fisico che l'invadeva. - -Ma Roberto non era persuaso.. E colla crudeltà cieca, che è -talvolta indivisibile dall'amore, insisteva, con quello sguardo, con -quell'accento sempre più dolci, più teneri. - -— Ma lo sa, lo sa pure ch'io non posso... che ho tanto bisogno di -vederla!... che voglio vederla sempre; che non potrei vivere senza di -lei! - -Elisa volle ridere. Il riso indulgente di chi oda una gustosa -corbelleria. Ma nella sua gola, subitamente stretta da uno spasimo, il -riso, chiaro dapprima, assunse un suono sibilante. Si fe' persistente, -convulso, mentre il corpo era scosso da violenti contrazioni e la testa -si riversava come quella d'una morta sulla spalliera della poltroncina, -mentre gli occhi assumevano uno sguardo fisso e indeterminato. - -Roberto non aveva esperienza di ciò che era, in realtà, nulla più che -un semplice attacco nervoso. - -Era realmente spaventato, non sapeva che fare. Gettatosi in ginocchio -al fianco di Elisa, le stringeva le mani, la chiamava, scongiurandola a -dirgli cos'avesse, cosa volesse. Ma ella rideva sempre, senza udirlo, -senza vederlo, dibattendosi; solo un istante fra due scoppi di quel -riso pauroso, fra il gorgoglio di frasi indistinte, egli udì, mormorato -come un appello, come uno scongiuro, il suo nome... - -Balzò in piedi. La guardò. Erano soli, ella era incosciente. Qualcosa, -un'onda di sangue parve salire alla fronte di lui, qualcosa di simile -al terrore di sè stesso che l'aveva assalito durante l'ultima visita di -lei in casa sua, come infermiera. Per un minuto, come allora, larghe -goccie di sudore imperlarono la fronte di Roberto, una confusione, -un'onda di sensazioni lo scossero profondamente, in un rimescolìo di -tutti i suoi buoni e cattivi istinti. Ma non invano s'alzò suprema -un'altra voce, un senso di rispetto, di gratitudine, d'onore! Non -invano il sangue freddo di lui reagì alla sua volta. Egli si mosse di -là, andò dov'era il campanello elettrico e premette risolutamente il -bottone. - -Al domestico che giunse frettoloso: — La signora si sente poco bene. -Chiamate la cameriera — disse il giovane. - -Quasi subito, Elisa ricuperò la coscienza di sè stessa, e con un -brusco repentino atto di volontà si riebbe. Volle alzarsi, in un impeto -inconsulto, ma Roberto la trattenne. - -— No, no, si riposi.. Si è sentita male, nevvero? Ma non è nulla. -Ho suonato... verrà la cameriera. Non si agiti, la prego, per farmi -piacere! - -Ella ubbidì come una bambina a quella voce sì cara. I suoi nervi -s'acquietarono. Sorrise e chiuse gli occhi, senza pensare a nulla, nel -fascino di quella sollecitudine, nell'incanto di quella preghiera, in -quella specie di assoluta prostrazione di forze che la toglieva tuttora -alla responsabilità di sè stessa. - -La cameriera entrò in fretta, sgomentata, recando dei sali. Ma Elisa -s'era già riavuta, la piccola crisi era passata. - - * - * * - -Due settimane passarono e la contessa Serramonti non era partita. - -Aveva assistito al grande ultimo ballo in casa d'Accorsi, aveva veduta -Marina, a fianco del suo fidanzato, ricevere gli omaggi di tutta la -società, con una calma e una dignità che avevano formata l'ammirazione -universale. Era di una bellezza squisita, più marmorea, più olimpica -che mai. Il Principe era evidentemente sotto l'impero di un fascino -e la sua vecchia faccia di soldato ad oltranza aveva dei luminosi -riflessi di orgoglio; il suo busto si ergeva, dando alla persona una -marziale rigidità di posa, quando il suo sguardo s'incontrava in quello -limpido, grave della sua fidanzata. Si sussurrava di doni favolosi, di -feste splendidissime che si preparavano nella piccola capitale in cui -egli avrebbe condotta la fanciulla che il suo capriccio imponeva quale -sovrana all'arcigna aristocrazia del suo piccolo regno. - -Contuttociò, il contrasto degli aspetti era pure spiccato fra quei -due, e avrebbe dolorosamente colpito chiunque avesse potuto in quella -sera giudicare a mente fredda la realtà brutale o semplicemente -illogica di quelle nozze. Ma chi ci pensava?... Un momento la contessa -Serramonti (che tutti trovavano molto bella quella sera), si senti -il cuore stretto da un senso di compassione. Ma a chi avrebbe potuto -comunicarlo? E chi avrebbe compreso quel sentimento, se invano ella -aveva tentato di comunicarlo a Marina stessa? - -E ora, da qualche tempo in qua, non osava più giudicare, nè condannare. -Si sentiva ella giudicata, malgrado il vero, dalla malevolenza, dal -cinico scetticismo mondano. Indovinava la insolente curiosità dei -più. Sentiva la indagatrice, la insultante nuova forma di ammirazione, -tributatale da alcuni; avvertiva che le loro premure erano in realtà -sollecitate da quel vago olezzo di scandalo ch'ella stessa sentiva -aleggiarsi d'attorno. Capiva che le apparenze, per quanto innocue in sè -stesse, militavano contro di lei, che l'accettazione universale della -calunnia, sì sottilmente sparsa, la precipitava non solo dall'antico -piedestallo, ma all'ipotesi della disfatta aggiungeva una spruzzatura -di ridicolo per le speciali circostanze del caso, per la differenza -d'età, per l'indole della missione che tutti sapevano esser stata -assunta da lei... E tutto ciò gratuitamente, perchè il mondo giudica -così, e se ride ha, per ridere, la ragione migliore, quella del più -forte. Ed ella si sentiva in preda a questo. E sentivasi altresì -ch'ella giocava ormai un gioco pericoloso e crudele, che più volte già -s'era trovata bruscamente di fronte a delle eventualità, ch'ella non -avrebbe certo, tempo addietro, credute possibili. - -Tentava bensì per quanto era in poter suo di attenuare le conseguenze -della sua passata imprudenza, dell'incoscienza assoluta colla quale -ella aveva dapprima fatalmente trascurata la situazione. - -Pure, non doveva dar nell'occhio questo segreto intento; l'intimità -ch'ella aveva sdegnato un tempo di temere e di nascondere poi, non -doveva parere alterata, bisognava continuare come si era cominciato. - -Roberto aveva certo, anch'egli, sentore del sospetto appena mitigato -di dubbio, che molti intrattenevano circa l'indole delle sue -relazioni colla Contessa. Non faceva nulla per avvalorarlo e i suoi -istinti di vero gentiluomo si sarebbero indubbiamente ribellati -contro una palese allusione, che nessuno d'altronde avrebbe tentata, -davanti alla correttezza del suo contegno e al suo fare risoluto ed -indipendente. Noi sappiamo che, nel suo schietto amore per Elisa, -c'era quell'elemento di rispetto per la donna amata che sembra quasi -il correttivo ed il freno della passione a cui si accompagna. A questo -sentimento, nonchè alla disperata risoluzione di Elisa d'ignorare -l'amore di lui, egli, o meglio ella, doveva l'eccezionalità delle cose -quali erano realmente. Ma con tutto ciò, Roberto era giovane, inesperto -dell'incredibile attitudine umana a braccare lo scandalo, ignaro -dell'arte consumata colla quale le vecchie esperienze mondane sanno -decorosamente, in casi simili, dare, come suol dirsi, della polvere -negli occhi. - -Indifferente un po' per spensieratezza, un po' per logica naturale di -_enfant gâté_, all'opinione altrui, egli non aveva della posizione sua -in società, di fronte ad Elisa, quell'intuito preciso che avrebbe forse -potuto meglio aiutare entrambi a difendere la situazione. - -Nel suo carattere non entrava quel morboso terrore del ridicolo che -ha talvolta sulla gioventù un'azione sì bizzarramente paralizzatrice. -Prima di conoscere la contessa Serramonti, non avrebbe forse ammessa la -possibilità ch'egli, a ventitrè anni, si innamorasse di una donna che -aveva sedici anni più di lui; ma dal momento che la cosa era accaduta -così per l'appunto, che c'entravano gli altri? La contessa Elisa a -trentanove anni era una donna che qualunque uomo sarebbe stato fiero -d'amare. E se egli deplorava la differenza d'età, era solo pel timore -(giustificato apparentemente dall'intuitivo sistema di difesa della -Contessa) ch'ella lo trovasse troppo giovane, troppo ragazzo. Del -resto, egli non pensava più che tanto; amava, semplicemente. - -Gli pareva dunque la cosa più naturale del mondo di trovarsi con -lei quanto più gli tornava possibile, di recarsi in tutti i luoghi -ove sapeva che l'avrebbe incontrata, di rimanere, sinchè gli fosse -concesso, nel raggio di quella dolce bellezza, nell'agio e nella -gioia di quella simpatia, di quell'indulgenza amorosa, che non lo -fraintendeva, nè lo tormentava mai. - -Provava un senso di malumore quando in società la vedeva accaparrata -da altri e non lo celava abbastanza, come non celava abbastanza il -buon umore che susseguiva quando, poco dopo il suo sopraggiungere -nel crocchio della Contessa, questo si andava talvolta gradatamente -assottigliando, sino a lasciare, dopo un certo tempo, il campo -libero. Tutto ciò era un poco egoista e crudele, ma in fondo non più -biasimevole di quanto lo sia la contentezza di un piccolo naturalista -che ha acchiappata una magnifica farfalla e la stringe alquanto perchè -non gli voli via, a rischio di ammaccarle un poco le ali. E non lo ha -forse detto Lafontaine: - - _Cet âge est sans pitié!_ - - * - * * - -Elisa soffriva naturalmente di tutto ciò. Era uno dei più gravi capi -d'accusa che moveva a sè stessa, quello d'essersi fatta oggetto di -siffatte sofferenze. E, a volte, ciò le pareva incomportabile e la -causa più assoluta, più urgente della soluzione offertale... dell'unico -scampo, la fuga! - -Sola, non aiutata, cercava di attenuare gli effetti di quella -falsissima posizione. Manovrava dunque perchè egli, in pubblico, le -fosse vicino il meno possibile. A furia di ragionamenti, accampando -mille pretesti, lo costringeva ad allontanarsi, ora per aiutare la -padrona di casa, ora per far ballare questa o quell'altra signora o -signorina... Ma quando egli, borbottando, se n'era andato, quando -ella da lungi lo vedeva fatto segno alle più festose accoglienze, -accaparrato alla sua volta dal più brillante elemento della festa, -quando vedeva fissarsi su di lui qualche acuto sguardo di donna, una -nuova forma di sofferenza si sovrapponeva a quell'altra e una specie -di smarrimento si metteva nei suoi pensieri, un confuso terrore delle -possibilità stesse, che a volte ella invocava, quasi imponendo al -suo cuore la rude disciplina di accettarle preventivamente!... E il -suo ritorno accanto a lei, il primo sguardo in cui ella ritrovava -l'imprudente passione, la prima parola che glielo rendeva premuroso, -suo, come prima, le parevano una visione, una musica celeste, gettavano -nel suo cuore un'intensità sì acuta di gioia che diventava un oblìo di -tutto il resto! - -Era riuscita quella sera, in casa d'Accorsi, a tenerlo quasi sempre -lontano. Non aveva ballato che due contraddanze e un lanciere, e non -con lui. Era andata al _buffet_ col Conte e con Serristano, s'era -trattenuta a lungo con alcune vecchie signore, e ora prolungava un fine -colloquio con Sacha Dzworoff più tisico e più maligno che mai, e sempre -incorreggibile nella sua antipatia per Roberto. Appunto in omaggio alla -tenacità di questo sentimento, egli si era deliberatamente schierato -fra gli ammiratori della contessa Serramonti. - -Ciò aveva fatto rider molti. Egli che l'aveva sempre chiamata il Polo -nord!... Ma se lo faceva, era, a detta sua, solo per far dispetto a -quel ragazzaccio, del quale diceva con sottilissima ironia: - - _Aux innocents les mains pleines!_ - -Strano davvero. Ora Sacha trovava dello spirito in quella donna, -un fascino che non aveva mai avvertito e che accendeva in lui delle -bizzarre fantasie. - -Godeva, come si è detto, di una specie d'impunità. Ed egli usava, -abusava anzi, dei suoi privilegi di eterno monello moribondo. E ciò che -disse quella sera, con quel suo equivoco sorriso, all'orecchio della -contessa Elisa, mentre la riconduceva al suo posto dopo il secondo -lanciere, fu abbastanza ardito perchè un senso d'indignazione intima -facesse salire alla fronte di Elisa una subita vampa, perchè ella, -senza esitare, con una breve, ma non dubbia frase, con un lampo fiero -dei suoi splendidi occhi, rimettesse a segno la mala ispirata audacia -del giovane. E fu così bella, così nobile, così signora nel suo sdegno -che la faccia, già sì pallida, del Russo assunse una tinta livida, ed -egli dovette attendere un momento perchè il suo spirito gli suggerisse -qualcosa di simile alla solita imperturbabile disinvoltura. Ma non -fu un tratto di spirito ciò che gli salì alle labbra, fu una sola, -sincera, profondamente detta parola: - -— Perdonatemi. - -Elisa abbassò su di lui la subita pietà del suo sguardo. Lo vide, qual -era, coi segni della morte sul volto, si rammentò essere ormai poco -lungi il termine che la scienza presumeva fissato ai giorni di lui. Ed -egli disse ancora: - -— Perdonatemi. Sapete che muoio e siete così belle, la vita e voi! - -La salutò e se ne andò bruscamente. Ed Elisa non la vedrà mai, mai -più quella pallida faccia, sulla quale ella sola, Dio sa da quanto -tempo, aveva letta poc'anzi la espressione di un sentimento vero, di un -sincero rammarico, non camuffato di sarcasmo mendace. - -Poichè egli morì quindici giorni dopo, quasi inaspettatamente e con -moltissimo spirito! - -Ella era rimasta sola per un momento al posto dove Sacha l'aveva -lasciata. La sua fisonomia recava visibile la traccia della recente -eccitazione. Ma le parve ad un tratto d'essere investita da una -corrente d'aria fredda. Si voltò e vide che l'aveva raggiunta la -padrona di casa. - -Ginevra pareva contemplarla ironicamente. - -— Ebbene — le disse — ha messo in fuga anche il mio povero Sacha?... - -Era una sofferenza quasi intollerabile, per Elisa, il suono di quella -voce stridente. E il solo aspetto di quella donna pareva fugare, -irridere quanto nel cuore era il senso esclusivamente suo della vita, -del dolore, di tutto ciò che è umano. - -Stava per rispondere, ma Ginevra non gliene lasciò il tempo. - -— Ah! come è stata carina di non mancarmi stasera; non me ne sarei mai -data pace. Ecco Berto Rescuati che viene in cerca di lei. - -Il giovane veniva infatti in cerca di Elisa, e la Duchessa, con un -sorriso discreto, si mosse per andar via. Ma tornò indietro un momento -solo per dire: — A proposito, cara Contessa, la zia è completamente -ristabilita, nevvero? Quanto ne sono lieta! - -Poi se ne andò, ridendo. - - * - * * - -Elisa rientrava dopo una delle sue lunghe passeggiate mattutine. - -Aveva scelte in quel giorno le Cascine, ove non andava più da parecchie -settimane, per non incontrarsi con Roberto, il quale soleva recarvisi -ogni giorno a cavallo. Nei tempi «inconsci» erano stati per lei uno -dei migliori momenti della giornata quegli incontri non concertati -nei grandi viali così diversi, nella loro solitudine mattiniera, -dell'ingombro chiassoso della passeggiata propriamente detta. S'era -attardata laggiù... piena il cuore dell'immagine di lui, memore -dell'intuito che, sollecitando i battiti del suo cuore, l'avvertiva -quale fra i vari passi di cavalli, ch'ella udiva echeggiare nei viali -laterali, fosse per l'appunto il passo di _Thor_, il cavallo favorito -di Roberto. Sentiva quel passo farsi più veloce, ad un tratto, quando -Roberto l'aveva ravvisata. In un attimo le era accanto, ed era una -piccola fermata di chiacchiere. Quando egli ripartiva, faceva impennare -il cavallo, lo costringeva a degli scambietti, si compiaceva di tutto -ciò che lo faceva figurar bene in sella, nella vanità dolce d'esser -così visto da lei, ben sapendo ch'ella gli terrebbe dietro collo -sguardo... ma non sapendo ancora quanto ella mettesse, in quello -sguardo, della illusa anima sua! A volte, egli mandava ad aspettarlo -colà il suo palafreniere, e, raggiunta la Contessa, scavalcava e, -affidato il cavallo all'uomo, veniva compagno ad Elisa pel resto della -passeggiata. Ed ella _allora_ non sapeva, non temeva, credeva di poter -vivere così nella gioia cieca e pura di quelle ore sì belle, in cui il -solo accento delle parole di lui bastava per dare al suo orecchio la -percezione di una ignota scienza, di tutto quanto havvi di bello, di -gentile, di sacro nella primavera dell'umana esistenza, la gioventù! - -Ora, la lunga passeggiata l'aveva compita sola. Egli non era accanto -a lei, si trovava con tutto il fiore della società mascolina di -Firenze ai funerali di Sacha Dzworoff. Elisa rincasava col senso -invano combattuto di un indefinibile vuoto, di una lassezza cagionata -non solo dal lungo tratto di via percorso, ma anche dall'impressione -deprimente della primavera che già si spiegava, mettendo nell'aria dei -vaghi effluvi di campagna, degli olezzi indefiniti, che davano al corpo -dei piccoli brividi nervosi, e alla mente una specie di assorbimento, -d'inerzia, di disarmo. Sceglieva pel suo percorso, anche a costo -di prolungarlo, le vie più isolate, per un istinto di solitudine, -coll'idea che forse così potrebbe facilmente concretare la forma della -decisione ch'essa _doveva_ prendere di fronte a sè stessa a qualunque -costo! - -Dalla piazza degli Zuavi, costeggiò il viale Principe Umberto, poi si -mise per via Luigi Alamanni. Senonchè, presso allo sbocco di questa -sul Piazzale della Stazione, s'arrestò ad un tratto, e si ritrasse. -Una musica funebre riempiva l'aria di note lamentose, una sfilata -di persone vestite a bruno passava, formando corteo ad un carrozzone -mortuario, sul quale, completamente affondata in mezzo ad una piramide -di mazzi e di ghirlande di fiori freschi, stava la bara di Sacha -Dzworoff. Davanti al carrozzone camminava il pope della sua chiesa, -seguita da due accoliti e dai simboli del culto greco. Quando passò il -feretro davanti allo sbocco della via Alamanni, un venticello fresco -spinse in quella direzione un'acuta folata dell'olezzo di quei fiori, -e quell'olezzo investì Elisa come se il povero Sacha volesse così, -trovandola sul suo ultimo passaggio, salutarla ancora, fare omaggio -di ammenda a quella donna che egli aveva offesa, ma di cui aveva sì -umilmente implorato il perdono, dicendole ch'egli moriva e che erano -così belle... lei e la vita. - -Gli occhi di quella donna si velarono di lacrime, ed ella ebbe un -pensiero d'infinita pietà per quel morto, che stava per cominciare -il suo lungo viaggio verso la Russia, verso il grande sepolcreto di -famiglia, ove lo voleva vicino, a portata del suo disperato dolore, la -donna che lo aveva partorito! Gelata dietro un crocchietto di popolane, -ammirate dello spettacolo, Elisa assistè a tutta quanta la sfilata. E -finalmente, quasi in coda al corteo, assieme ad altri giovani, ravvisò -Roberto. - -Egli non la vide dapprima. Camminava grave, decoroso, col corretto -contegno della circostanza. Ma di subito, per un impaccio di carrozze -avvenuto alla testa del corteo, questo si fermò... e Roberto svagato, -chiamato forse magneticamente dall'appello, dalla fissità rapita -dello sguardo di Elisa, mosse il proprio verso di lei, e nel suo quasi -nascondiglio... la ravvisò. - -Non si mosse, non la salutò. Parve intendere ch'ella non volesse essere -avvertita da altri. Scambiò solo con lei un sorriso furtivo d'intesa, -così luminoso, così pieno di gioconda sorpresa, di tenerezza, d'ardore -che Elisa si sentì penetrata di una dolcezza ineffabile, di un senso -folle di letizia cieca, assorbente, irresistibile. E nello sguardo col -quale rispose a quello di Roberto... ella... obbliando per un secondo -tutto ciò che era l'impressione del momento, mise tutta la sorpresa -anima sua... tutta l'inconscia dedizione di sè stessa in un trasporto -d'amore vittorioso, senza limiti... - -Roberto ebbe come un abbagliamento, le sue palpebre si socchiusero. - -Ma la sfilata ricominciava in quel punto, ed egli dovette rimettersi in -via senza voltarsi. Dietro quel feretro, camminava lento, grave, colla -gioia senza freno di ciò che gli era parsa una rivelazione suprema... -una confusa, una appassionata confessione!... E Sacha se ne andava -davanti a lui, verso il sepolcro che aveva tanto paventato, nel gelo -eterno che fiamma d'amore non discioglie!... E la contessa Elisa, -nel suo nascondiglio, palpitava smarrita... inebbriata, con un solo -pensiero, un solo istinto!... Roberto. - -Collo sguardo folle, inebbriato anch'esso, seguiva nella sfilata -il passo di Roberto. Di Sacha, morto, non si ricordava certo, in -quell'istante, ma ancora alle sue orecchie, come un inno sonoro di -gioventù, di felicità, vibravano quelle parole giustificatrici... -assolvitrici di tutto: Siete tanto belle voi e la vita! - - . . . . . . . - -Quando giunse a casa, erano le undici e mezzo. Appena entrata udì una -novità. Che, in assenza sua, un'ora prima, era giunta una signora che -il portinaio, nuovo di casa, non conosceva. - -La signora aveva detto di mandare alla stazione a ritirare due bauli. -Intanto aspettava in sala. - -Elisa, entrando, si trovò davanti a zia Balbina. - -— La montagna non veniva verso di me, ed io son venuta verso la -montagna, — le disse tranquillamente la degna signora. — Spero che -andremo subito a far colazione. Ho un appetito formidabile, mia cara -Elisa! - - - - -XIII. - - -Per alcuni giorni non vi furono spiegazioni. - -La zia Balbina non aveva accennato comechessia ai perchè della sua -venuta, non aveva neppure alluso alla sua lettera, rimasta senza -risposta. Era venuta per dar battaglia, ma si limitava per ora a -studiare il terreno. - -L'accoglienza di Elisa fu doverosa, nulla più. Ella aveva sempre avuta -un'immensa considerazione pel famoso senno pratico di zia Balbina -ed una sincera riconoscenza per le molte prove d'interessamento -che n'aveva ricevute, ma in questi sentimenti non era mai entrata -la simpatia. Ed un suo innato senso d'indipendenza si ribellava al -despotismo un po' sprezzante che era sempre stato caratteristico della -zia Balbina. - -E poi... sciocchezze, ubbie, ingratitudine forse; ma strano a dirsi, -era sempre lei, zia Balbina, quella che veniva a scuotere le persone -quando erano in preda al sonno d'un'illusione!... Era lei, sempre -lei ad avvertire, a mettere il dito esattamente là dove la piaga era -più dolorosa e più celata, lei ad insegnare il rimedio più amaro, -la forma di rassegnazione più razionale, più consona al suo ideale -di rassegnazione. Essa distribuiva benevolmente i tesori della sua -farmacopea spirituale, ma coll'obbligo assoluto di trangugiarli, a -tutte le persone che onorava della sua protezione. - -Elisa era sempre stata prima fra queste, specialmente all'epoca in cui -aveva la buona abitudine di lasciarsi assolutamente consigliare da lei. - -A dir vero, questa preferenza aveva subìto una certa alterazione -allorchè, rimasta vedova, la contessa Serramonti aveva opposto una -imprudente opposizione alla magnanima offerta d'andare a star presso -la zia. Ma la zia Balbina era tenace nel generoso proposito di voler -far del bene alle persone che amava, anche se queste non fossero state -completamente persuase della infallibile efficacia del suo intervento. -Ella era assai ricca, e certi altri nipoti che accettavano devotamente -i suoi consigli, anche correndo il rischio di una possibile delusione -per l'avvenire, avrebbero dato di gran cuore molto del proprio perchè -Elisa, con qualche amabile sproposito o in qualsiasi altra maniera, -riescisse ad alienarsi un po' di quel formidabile bene che la zia -Balbina non mancava di professarle, assieme ad un profluvio di elogi -per quella nipote ammaestrata da lei. E quasi quasi, in fondo a quel -cuore di benefica virago, c'era un lievito di pia soddisfazione che la -profezia emanata dal suo alto senno si fosse un pochino avverata. - -Intendiamoci: un pochino, giusto quel tanto che ci voleva per rendere -necessario il suo intervento, e persuadere Elisa che talvolta i -consigli pratici possono tornare, dopo tutto, non inutili. Perchè in -fondo sapeva benissimo, lei... ch'erano tutte ciarle. Figurarsi! Sua -nipote! Una donna di tanto senno; educata da lei! Per i ciarlieri -basterebbe la sua presenza... Per Elisa una sua parola!... - -Elisa la sentiva in aria quella parola sospesa sul suo capo... come la -spada di Damocle. Il giorno stesso del suo arrivo, a zia Balbina era -stato presentato Roberto Rescuati. Povero Roberto! che sorpresa per -lui, trovarsi di fronte inevitabilmente, quella degna signora, che lo -guardava attenta, paziente, servendosi qualche volta dell'occhialino, -come se si trattasse di un grazioso insetto d'una nuova specie! -Era stata piuttosto gentile per lui e s'era degnata di dire ch'era -abbastanza distinto, ma c'era nel tuono della sua voce, quando gli -parlava, qualcosa di così serenamente sprezzante nell'apparente -bonarietà, che Elisa, più ancora di Roberto, ne risentiva delle vere -trafitture. La zia Balbina aveva subito assunto con Rescuati un fare -leggermente ironico, lo aveva chiamato talvolta: giovanotto, e c'era -proprio voluto lo sguardo supplichevole di Elisa a lui rivolto, una -specie di sorriso di semi confidenza, perchè egli mandasse giù, in -santa pace, l'appellativo. - -Il giovane era, come può credersi, potentemente seccato; un'irritazione -violenta lo coglieva a volte davanti a quell'intervento inatteso, -ingrato, e in cui subodorava un'ostilità sistematica. Quando c'era -gente da Elisa, la zia Balbina si permetteva qualche assenza dal -salotto, ma non appena era libero il campo, ella, come avvertita da -un dispettoso spirito familiare, compariva tosto, sempre elegante -nella sua ricca austerità di vestiario, col suo occhialino, col suo -ricamo di tappezzeria, colle sue lane. Aveva un vezzo tutto suo di -non dare importanza alla presenza di Roberto, di costringere Elisa -ad occuparsi con lei di cose alle quali egli non poteva o non sapeva -interessarsi: ora le chiedeva il suo parere su un'opera scientifica, -ora la intratteneva di vecchie conoscenze, di vecchi episodi. Altre -volte, rivolgeva a Roberto una specie d'interrogatorio sugli studi -fatti, sulle sue idee a proposito delle questioni sociali, e ascoltava -le risposte con un mezzo sorriso distratto, come di un professore -che pensa: Quanti punti dargli a quell'allievo? In modo che Roberto, -esasperato, finiva per lo più coll'andarsene, recando in cuor suo -un vero impeto d'esecrazione per quella donna che nulla lasciava -d'intentato per farlo figurare come un ragazzo agli occhi di Elisa. -Tale era veramente il piano della zia Balbina. In sè, non sarebbe stato -un cattivo piano. Ma nell'attuarlo la donna superiore scordava due cose -soltanto: il senso della misura e la forza della reazione. - -Roberto si schermiva come poteva, e... tornava. - -Il fascino che lo attirava presso Elisa pareva anzi fortificarsi -nell'attrito dell'ostacolo. Gli pareva quasi una sfida l'insolenza -di quella vecchia, in cui egli aveva subito odorata una nemica, -e che, stuzzicandolo, destava in lui la fiera più o meno assopita -nell'antro di ogni cuore umano, l'amor proprio. Dal contatto con -quella arcigna aggressiva superiorità di virago, spiccava, per forza -inevitabile di contrasto, quella sì squisitamente femminile di Elisa... -quella superiorità pietosa, ignara di sè stessa, che pareva fondersi -soverchiata, come un elemento assimilato, in una rivelazione diffusa -dell'_amatività_ squisita di quella donna. Pochi, ben pochi l'avevano -compreso, il cuore di Elisa, meno di tutti la zia Balbina... Roberto ne -aveva un sentore. Ci credeva appunto perchè sentiva direttamente _egli_ -il riflesso di quel raggio e godeva del suo calore, senza chiedersi -bene donde diramasse, nè qual grado di intensità potesse raggiungere. -Ci credeva colla cieca sincerità del suo intuito e coll'audacia -della sua stessa inesperienza. E l'ostacolo sollecitava il suo -desiderio; Elisa gli pareva ora più bella, più attraente che mai, come -ringiovanita da quella incresciosa tutela di guardiana. - -Essa aveva, per lui, quasi un segreto compenso per la cortese pazienza -colla quale egli tollerava con apparente filosofia, il nuovo stato -di cose, una specie di più confidenziale e in uno di più seria -familiarità. Talvolta certi sorrisi, certi sguardi anche involontari -tradivano, come una tacita connivenza coi suoi sentimenti, una -birichina intesa della sua dissimulata tolleranza. E allora c'era come -una malizia tenera nei suoi sguardi, qualcosa che lo rapiva come una -intima gioia, e gli faceva battere il cuore di una vaga speranza. Nei -brevi momenti in cui erano soli, quei frammenti d'intimità assumevano -un'indole di strana intesa. Elisa e Roberto respiravano allora un'aria -di sollievo, che pareva quasi comunicarli nella coscienza d'una cara -complicità di ribellione, creare fra essi come un legame nuovo, che -diminuiva le distanze, parificava i sentimenti. - -Pure quei momenti, quelle concessioni pietose di Elisa sortivano -talvolta un effetto contrario. La reazione prendeva inaspettatamente -un'indole pericolosa. Roberto si esaltava facilmente: c'era un -pericolo, ravvisabile ora... nell'ardore con cui egli ne approfittava, -e nell'esigenza con cui li voleva rinnovati, prolungati il più spesso -possibile. Un non so che d'imperioso, di tormentato veniva sempre -a galla, ora, in quei colloqui quasi furtivi e in cui Elisa, nel -fanciullo tenero, amoroso, vedeva lampeggiare un altro essere, un -uomo che soffriva, che si frenava, ma tormentosamente, alle prese -con un segreto volere, con un'aspirazione impetuosa non determinata, -no, ma prepotente. Egli diventava allora irrequieto nei modi, con un -non so che di aspro e insieme di snervato, aveva delle mezze frasi -amare, sragionevoli, che Elisa rintuzzava dolcemente come se non le -prendesse sul serio, ma che lasciavano non solo nel suo cuore, ma in -tutto l'esser suo, un'impressione acuta, scottante, un senso vagamente -appassionato e pauroso. - -Intanto, zia Balbina non poteva trovare appiglio al contegno di -loro due; era incensurabile.... ma, tant'è, quell'intimità, quella -confidenza di lui, quella condiscendente bontà di lei... due o tre -misteriosi sorrisi scambiati fra loro e colti a volo, le davano un -certo pensiero. - -E anche nei suoi rapporti con lei, Elisa non era più la stessa. Sempre -deferente e rispettosa, piena di premure pel suo benessere, docile a -qualunque espresso o solo accennato desiderio, poteva dirsi tuttavia -una nipote esemplare. - -Ma la remissività antica, l'adesione assoluta alle viste della zia -erano scomparse. Elisa evitava con molta cura le discussioni che zia -Balbina cercava talvolta d'intavolare su argomenti delicati e che -avrebbero potuto condurla su un terreno scottante. Vigilante anch'ella, -odorava l'agguato, e si sottraeva, per istinto più che per altro, per -un vago, codardo terrore della brusca cessazione dei _suoi_ dubbi, per -la paura di veder concretati, in forma precisa, i doveri assoluti della -situazione. Il che non era eroico, certamente. - -Ma a retroguardia di questo, c'era un altro sentimento, una naturale -reazione di amor proprio di donna, una ribellione segreta contro -quell'intervento non chiesto, e quell'inquisizione, che l'offendeva -anche nel pudore delicato di quell'amore ch'ella aveva voluto -mascherare a tutti e persino a sè stessa, che era la sua gioia e la sua -tortura, feconda di emozioni, di angoscie intimissime, appartenenti ad -un genere pel quale il linguaggio non ha parole, nè analisi possibile -la scienza psicologica, tanto sono misteriose ed indefinibili le sue -vibrazioni. - -Pure, di queste emozioni, il mondo aveva avuto sentore prima ancora -di lei, le aveva, colla brutalità logica de' suoi giudizi, spiate nel -suo cuore. Snaturandole col solo alito suo, ne aveva fatto un balocco -per suo uso speciale, uno scandaletto piccante, a cui alcuni non -prestavano, altri fingevano di non prestar fede. - -Ma la storiella, coi suoi vari aspetti, correva pei salotti. Ed Elisa -lo sapeva, ed era per quella donna uno strazio senza fine. Reagiva -bensì colla coscienza della sua battaglia, ch'era ancora una vittoria. -Nella superiorità del suo spirito sì forte, poteva trovarsi, assieme -all'acuto dolore, anche il disprezzo della calunnia. Ella poteva, dopo -tutto, ignorarla! - -Ma la cosa era diversa, ora, di fronte a zia Balbina. - - * - * * - -Avevano recata la posta. - -Non c'era nulla per Elisa, e zia Balbina chiese il permesso di aprire -le due lettere venute per lei. Si ritrasse a leggerle presso la -finestra. - -Roberto approfittò di quella mossa per sedersi vicino alla contessa -Elisa, e scambiare qualche parola con lei a bassa voce, naturalmente, -per non disturbare la leggitrice. - -— Oh... guarda Elisa, — escì a dire improvvisamente la zia Balbina. -— Mi scrive l'avvocato per quell'affare che sai... la lite coi -Montestano. Bisogna che io parta uno di questi giorni. - -Chinò di nuovo sulla lettera il suo sguardo sagace. Ma questo aveva già -fatto bottino di quello involontario, raggiante che s'erano scambiato -in quell'attimo Elisa e Roberto. Già ella aveva veduta la subita -alterazione del volto di sua nipote. - -Finalmente! pensò, chiudendo con diligenza la lettera che non era -affatto del suo avvocato e che non la chiamava per nulla in luogo -alcuno. - -Miserabile, lo stratagemma. Ma era riuscito. Ora poteva parlare ad -Elisa. - - * - * * - -Calmissime, entrambe. - -La zia Balbina era in funzione. Già da dieci minuti il suo dito -s'addentrava sapientemente nella piaga. - -— Capirai che giudico per conto mio, senza preoccuparmi delle ciarle -altrui. Sei mia nipote e tanto basta. Ma non avrei mai creduto che -potesse nascere la necessità di tutelare il decoro di una donna della -tua età e del tuo senno, di fronte ad un... scusami, monello di quella -specie. - -La guardava dall'alto in basso, così dicendole, con una posa da grande -inquisitrice. - -Elisa ricamava con molta diligenza. - -— Il mio decoro? — ripetè, guardando bene in volto, anch'ella, la sua -interlocutrice. E nel suo accento c'era una vibrazione che zia Balbina -udiva per la prima volta in quella voce. - -— Sì — ripetè severamente — il tuo decoro! Credi che faccia -bell'effetto vederti quel _blanc bec_ sempre appiccicato alle tue -gonne? La tua condotta, mia cara, è per lo meno assai leggera. - -Una lieve tinta di porpora salì alle gote di Elisa. - -— Le piace giudicarlo tale, — rispose pacatamente. — Me ne duole assai, -ma mi permetterà di farle osservare, cara zia, che sinora... - -— Sinora, per l'appunto. Ma sinora non è tutto nella vita. Si è -sempre a tempo per far ridere la gente. E tutto ciò, sai, ha un po' di -ridicolo... non ti pare? - -Avanti, zia Balbina, coraggio. Un altro millimetro. A momenti ci siamo, -al punto voluto. Guarda com'è già pallida la donna a cui stai parlando. - -— La prego, zia, — disse Elisa brevemente, — vogliamo lasciare -quest'argomento? - -— No, — rispose zia Balbina, — bisogna esaurirlo anzi. Son venuta -apposta per sincerarmi. - -— Ah! — disse Elisa, con un lieve accento ironico. — E adesso, si è -sincerata? - -Voleva provarsi a giuocar d'audacia. Ma non era il suo forte. Un -tremore nervoso agitava il suo labbro. - -— Mi sono sincerata — continuò tranquillamente l'altra — che hai avuto -molto torto di non seguire i miei consigli, e che ti trovi adesso assai -imbarazzata. - -— Io? — ribattè Elisa con un tentativo di allegra protesta. - -— Sì... lo sei. L'hai sbagliata sin dal principio. Colle tue ubbie -di sviscerata amicizia per Tecla e coll'incaricarti di quel ragazzo -impertinente, che, fra parentesi, mi pare abbia tutte le prerogative -di un bellimbusto di provincia e sia indietro in parecchie, anzi in -moltissime cose, hai presa la tua parte sul serio. Il ragazzo... si -sa... si è montata la testa... ci vuol tanto, a quell'età! E tu invece -di canzonarlo bellamente... - -Elisa depose il suo ricamo con uno sguardo che produsse una leggera -alterazione nel piano del discorso di zia Balbina. L'egregia donna ebbe -un piccolo impeto di tosse, esaurito il quale, proseguì: - -— Senz'accorgerti, dico, hai lasciato ch'egli si montasse la testa. -Sfido io... la prima donna che si è occupata di lui. E poi, ben -inteso, la donna... non una donna, come accade alla sua età. Sei ancora -abbastanza conservata per piacere, e... insomma... è naturale sino ad -un certo punto che egli sia innamorato di te. Ma s'egli è un ragazzo, -tu non lo sei, mia cara. Hai per lo meno l'età della ragione! Hai -trentanove anni, mia cara. Non si direbbe, certe volte, ma li hai. Oh! -li porti benissimo ed è una eccellente età, relativamente. L'ho sempre -detto, anzi, che dovresti rimaritarti, e giacchè ho già una volta la -mano così buona... - -— Zia, — interruppe Elisa con un movimento così vibrato che fece quasi -trasalire la zia Balbina. Oh!... Oh! quella sua nipote, che vampe aveva -gettate dagli occhi! che vibrazioni aveva in tutta la persona. - -— Oh, — ribattè zia Balbina, cercando di dissimulare col sarcasmo lo -stizzoso stupore che l'invadeva, — non temere. Lo so che una fortuna -come quella che dovesti a me non capita due volte ad una donna, neppure -quando abbia il buon senso di apprezzarla. Ma ciò non entra nel mio -argomento. E non discuto neppure sul resto, sai? Volevo solamente -chiederti, e ti chiedo: cosa conti di fare? - -Finalmente aveva toccato il fondo, quel dito sagace. C'era e non si -moveva più. - -Elisa incrociò le braccia con un calmo gesto di stanchezza. - -— Nulla! — rispose laconicamente. - -Un momento di cupo silenzio regnò nel salotto, e una nuvola calò -visibilmente sulla fronte di zia Balbina. Le parve che pungesse un -pochino, là dove aveva messo il dito. Prese una grande risoluzione. - -— È la tua ultima parola? — chiese categoricamente ad Elisa. - -— L'ultima. - -La zia Balbina si sgomentò. Aveva tentato il categorico imperativo di -Kant, coll'assoluta certezza di vincere. Ma questa era una Elisa nuova, -ch'ella non conosceva, che si difendeva con delle armi ed un volere -inaspettato. Che fare ora? Battere in ritirata? - -Ebbe una subita ispirazione. - -— Quella che avresti risposto a tuo padre? - -Ora, aveva colpito giusto. Un estremo pallore sostituì sul volto di -Elisa la fiamma della ribellione. - -Alzò il capo, e lo sguardo pieno di angoscia incontrò sulla parete il -quadro entro cui campeggiava la bianca testa sì nobile, sì dolce. - -Un'onda di ricordi le si affollò al cuore, destandovi un subito -ravvivarsi di appassionato rammarico, il senso di un supremo bisogno -di simpatia, di consiglio, d'aiuto, quale lui, lui solo, avrebbe potuto -darle. - -— Papà, — mormorò. — Oh!... padre mio!... — Ed era piena di lagrime, -d'intimo ed umile sgomento, quell'unica frase. Ah! se fosse stata sola, -con quale impeto Elisa si sarebbe gettata ai piedi di quel ritratto, -quale ardente sfogo di pianto avrebbe sollevato il suo cuore, forse -rischiarata la notte di incertezze crudeli in cui si dibatteva quella -povera anima appassionata! - -Ma ciò non si poteva fare. C'era zia Balbina che detestava le scene. E -quella sarebbe stata per l'appunto una scena... - -Elisa vinse dunque quell'impeto, e rivolse a zia Balbina uno sguardo -calmo e quasi sottomesso. - -— Zia, la prego... lasciamo per ora questo argomento. - -— No, mia cara, — ribattè zia Balbina. — L'abbiamo intavolato, e voglio -che ne tocchiamo il fondo. Sei mia nipote e devi ascoltarmi. Per questa -volta... perchè poi sarò io che non te ne parlerò più. È necessario -che tu prenda una decisione. Sei in una posizione falsa e ridicola, -e ci sei per colpa tua, unicamente tua. Capirai che non discuterò con -te le cause di un'infatuazione assurda da tutti i lati e sotto tutti -i riguardi, e per la quale nelle tue circostanze non esiste una sola -scusa plausibile, nè ammissibile. Ora, ciò deve cessare. È duopo far -intendere a quel ragazzo che ormai le sue visite sono di troppo, e, se -non vuoi farlo tu, me ne incarico io. - -Elisa andò diritta verso la zia. Una formidabile ira splendeva nei suoi -occhi, qualcosa come un'irradiazione di magnifico orgoglio, sì fiero, -sì determinato che zia Balbina indietreggiò involontariamente d'un -passo, e s'accorse di aver commesso un errore. - -— Mia cara zia, — disse Elisa con somma calma, — lei non farà nulla, -assolutamente nulla di simile. Le sono grata della sollecitudine che -dimostra per ciò che mi riguarda, ma la prego di credere, al pari di -me, che io sola ho il diritto di giudicare delle cose mie. E questo, -zia Balbina, una volta per tutte. - -Zia Balbina non rispose. Sulla sua fronte rugosa, sulle magre gote era -salito quel rossore cupo d'ira repressa ch'è così penoso a vedersi sul -volto dei vecchi. Ella si sentiva vinta. - -— Sta bene — disse. — È quello che, si doveva, naturalmente, al -mio zelo per il tuo decoro. Ma ti considero quale sei, una povera -illusa. Come capirai, io non rimarrò qui a presenziare le assurde... -sconvenienze sulle quali tu non ammetti discussioni. Parto domattina. - -Oh, l'inesprimibile sollievo per Elisa! Ma in pari tempo che improvviso -senso di rimorso! Era sua zia, la sorella di suo padre, l'unica parente -che avesse dopo tutto. - -— Oh no — mormorò sotto l'impero d'un subito pentimento e con un -accento pieno di sincera emozione — non faccia questo... la prego! - -Zia Balbina dissimulò un sorriso di trionfo. - -— Lo farò infallibilmente, mia cara. Domattina colla prima corsa. - - * - * * - -Era per tempo assai, la prima corsa. Ma sin dalla sera avanti la zia -Balbina aveva fatto preparare il suo baule dalla cameriera. Il treno -partiva alle sette e quaranta, ed erano testè scoccate le sei e mezzo. - -La luce mattina era ancora troppo fioca per rischiarare sola gli -ultimi preparativi della partenza. Due candellieri accesi ardevano -sul tavolino, e china su una grossa sacca da viaggio di zigrino nero, -la grossa Viola, la cameriera di zia Balbina, insaccava colla massima -diligenza l'immenso materiale che la padrona giudicava necessario al -_comfort_ dei suoi viaggi. La delicata operazione era sorvegliata da -lei col solito corredo di raccomandazioni e rimbrotti pel ritardo. - -Un lieve colpo, picchiato all'uscio, fe' volgere il capo a zia Balbina. - -— Avanti! — disse. - -L'uscio s'aprì e diè adito alla contessa Elisa. - -Era completamente vestita da viaggio, col cappello in capo. Dietro la -veletta si vedeva una faccia pallida e sbattuta, la faccia di chi ha -passata una notte insonne. - -Essa andò diritta verso zia Balbina. - -Qualcosa nello sforzo, nell'espressione affranta del passo della -nipote, fece vibrare nell'animo della zia una corda che ben di rado -soleva vibrare in lei. Ed era del pari stanca, come sfinita, la voce -che disse tranquillamente: - -— Zia... parto con lei. - -La presenza di Viola rendeva impossibile una spiegazione. - -— Certo — disse soltanto zia Balbina — che bella sorpresa! - -E partirono assieme, veramente. - - * - * * - -Solo più tardi, alla stazione di Pisa, quando la cameriera scese -per andar a prendere qualcosa per le signore rimaste nel vagone, zia -Balbina si rivolse ad Elisa: - -— Vieni da me — ben inteso! - -— Sì, per qualche giorno. - -La zia trattenne una smorfietta; avrebbe preferito una misura più -radicale. Stava per dire. — E poi? — ma si trattenne con uno sforzo -così tradito e così meritorio che Elisa ebbe un pallido sorriso. - -— Andrò alle Celle per una settimana o due. Poi farò un giretto a -Milano, sui laghi, dai Plana forse, non so. - -Zia Balbina non fe' commenti. In fondo il suo scopo era ottenuto. E -l'istinto del suo vero buon senso le suggeriva di lasciar in pace sua -nipote e di non provocare spiegazioni. - -Il treno correva, celere, per l'ammirabile paesaggio alpestre della -linea Firenze-Bologna. - -Le due signore e la cameriera occupavano una carrozza riservata, e -non avevano a temere moleste intrusioni di viaggiatori. Nessuna di -esse parlava. Viola per un eccellente motivo, perchè dormiva. La -zia Balbina, comodamente rincantucciata in un angolo, soccombeva -gradatamente alla stessa tentazione, ma la sua posa era dignificata dal -giornale: _L'Univers_, che tuttora trattenuto fra il seno e le braccia -incrociate, le copriva buona parte del volto. - -Il rombo cadenzato del treno scorrente sulle rotaie metteva nell'udito -come l'impressione di una melopea, ripetuta all'infinito, il solfeggio -ritmico di un eterno ritornello musicale. - -Sulle ginocchia di Elisa stavano libri e giornali, ma ella non -leggeva. Voltata di fianco, nel suo angolo, teneva la fronte poggiata -al cristallo della finestrina, seguendo collo sguardo abbandonato la -vicenda incessante degli splendidi quadri del paesaggio, alternati -ai bruschi periodi di oscurità prodotti dal passaggio nelle gallerie. -Fuori, all'aperto, era la primavera montanina, ancora un po' in ritardo -e in tutta la delicata poesia dei suoi primordi. Sui declivi dei vecchi -sterri, sulle balze, dovunque, nell'intenso del primo verde, era una -matta sterminata fioritura di primole, d'anemoni, di viole. Poi, ad un -tratto, la notte soffocante, il cupo rimbombo delle gallerie, col loro -senso di isolamento, di tenebra, di caos. - -Elisa aveva tanto pensato la notte scorsa, tanto ragionato, tanto -predicato a sè stessa, che ora, nel suo cervello stanco, i pensieri -non si concretavano più in forma definitiva. Ella aveva solo una vaga -impressione di strazio sofferto, di suprema gioia rinunziata, le pareva -che, quando il treno correva all'aperto, quel tal ritornello nella sua -eterna canzone dicesse sommessamente: con lui, e quando entrava nel -buio: senza di lui. E una volta o due, quando un attrito delle ruote -sulle rotaie produsse nella carrozza una repentina scossa oscillatoria, -una grossa lagrima che Elisa non sapeva di avere tremolante sul ciglio, -se ne spiccò bruscamente, e andò a cadere sulle inerti mani di lei... - - - - -XIV. - - -La contessa Elisa Serramonti possedeva parecchie ville. - -La più importante, la vera tenuta della famiglia, era nella Liguria, -sulla Riviera, ed ella soleva passarvi l'estate. L'autunno lo spendeva -per lo più in qualche viaggetto all'estero, ma trovava sempre una -ventina o trentina di giorni da dedicare alle Celle. - -Come possessione, le Celle non avevano grande importanza. Era -un piccolo ed antico convento di suore, che il padre di Elisa -aveva comperato, quasi a caso, per una subita simpatia del luogo -pittoresco, lontano da cittadi e da villaggi, come la dimora del Sonno -nell'_Orlando Furioso_. L'acquisto era stato fatto negli ultimi anni -della sua vita e coll'idea di formarsene una specie di romitaggio, -destinato all'assoluta quiete ch'egli desiderava pei suoi studi -storici. Senonchè, un'altra quiete, la più assoluta, la più infallibile -fra tutte, aveva tosto sopraggiunta quella gentile anima di gentiluomo. - -Egli aveva detto un giorno ad Elisa che le Celle dovevano essere -lasciate così precisamente, col loro carattere di piccolo chiostro -antico, e l'amoroso culto di tutto ciò che era stato un pensiero -del padre era in questo caso l'avvaloramento di quanto le avrebbe -inevitabilmente suggerito il proprio senso estetico. - -Non aveva recato alle Celle nulla dell'elemento mondano e della -moderna eleganza di _comfort_, che soleva essere altrove come un -indispensabile quadro della sua finissima personalità. L'antico -chiostro colla sua cappella tuttora ufficiata da un cappellano, -titolare del beneficio mantenuto dalla contessa, se ne stava in cima -ad un'altura contornata da monti, che gli formavano al nord uno sfondo -di severi profili alpestri, lasciando illimitata al sud ed all'est la -vista di una immensa campagna, ove larghi spazi di piano si alternavano -a concatenazioni di vaghissimi colli. La terra era toscana, uno di -quei suoi lembi reconditi, ignoti, pieni d'intatti idillii, quali -Ouida, in certi romanzi suoi, ha saputo trovare ed additare a noi -italiani, sì freddi valutatori delle tante bellezze del paese nostro! -Boschi immensi, quasi foreste, costeggianti immensi tratti di terreni -coltivati con quell'immutabile amore estetico della terra ch'è come un -retaggio tradizionale del sangue rusticano di quelle popolazioni. - -Da un lato dell'altura, ove si alzavano le Celle, una di queste -boscaglie si arrampicava e veniva a finir quasi parallela al terrapieno -sul quale poggiava il porticato che dalla casa metteva capo alla -chiesina, quello che si chiamava ancora «la passeggiata delle suore.» -Sulle praterie dal lato non boscoso, un viale di cipressi metteva la -lunga striscia del suo verde cupo, e questa si arrestava all'orto, -tuttora cinto da un muricciuolo. - -La salita era impraticabile alle carrozze, perciò Elisa non portava -mai alle Celle il suo treno di scuderia, e solo una ristretta parte del -personale di servizio l'accompagnava lassù. - -A dir vero, le Celle non erano per essi un soggiorno favorito. Non -potevano capire come la signora potesse stare in quel luogo solitario, -dove non capitavano mai visite, dove ella dormiva in una stanzona -bianca, nuda, senza addobbi, senza specchi, con dei mobili vecchi, -orribili, dove non si sentiva uno strepito, e dove, quando pioveva, -non si poteva mettere il naso fuori di casa. Ci si andava d'autunno, e -l'autunno veniva presto lassù, colle sue piove, colle sue nebbie, coi -suoi venti che empivano l'orto di foglie morte, ed i vasti corridoi di -ululati lugubri, da far venir la pelle d'oca. E ancora il primo, il più -sentito rammarico, che non ci fosse «società.» - -No, di quella non ce n'era davvero. Si sarebbero dovute fare sei o -sette miglia almeno per trovare un'abitazione che arieggiasse di villa. -Solo quando il vento spirava forte, si poteva avere una leggerissima -percezione del rombo della strada ferrata lungo la linea maremmana. -Appiè del colle, c'era l'abitazione del cappellano e quella del -fattore; per la spesa giornaliera bisognava andare al villaggio più -vicino, circa tre chilometri di strada. E mai, mai una visita! - -Elisa amava quel soggiorno, e lo serbava tal quale. Le piaceva -l'erma posizione, l'aspetto poetico, quel non so che di casa -d'anime, il profumo religioso ed austero che s'era lasciato dietro in -quell'ambiente, il passaggio successivo di tutte quelle donne velate -e preganti. Anche nella stagione cattiva, colla pioggia e il vento, -gustava, per un certo spazio di tempo, quella reclusione, in cui le -pareva di ritrovare certi istinti contemplativi che la vita mondana -attutiva, senza al tutto spegnerli, nell'animo suo. Aveva scelta, -per sè, la cella dell'ultima badessa, aggiungendovi solo ciò che è -strettamente indispensabile alle più semplici abitudini di una signora. -Pranzava in refettorio, e quando pioveva, passeggiava a lungo pel largo -corridoio, costeggiando gli usci chiusi degli stanzini che avevano dato -il nome al luogo e ricetto a tante anime prigioniere, forse non sempre -volontarie, forse a volte inconsciamente ribelli, ma che pure avevano -vissuto colà obbedienti, rassegnate, ed erano morte in pace. - -Oh la pace... la pace! Elisa era venuta alle Celle solo in cerca -di pace, coll'istinto di un uccellino ferito che cerca il più fitto -dell'ombra per andarcisi a nascondere, perchè nessuno veda quanto egli -ha male, perchè nessuno parli di lui... Si ricordava della malinconia -dei giorni autunnali, di quel morir dell'anno, così grave lassù, -così suggestivo di forti pensieri di sprezzo delle umane gioie, di -alti e generosi oblii delle gioie terrene, in cui trovavano alimento -i suoi più austeri istinti, la serietà d'intenti, di studio, a cui -l'aveva abituata la sua costante unione d'anima col padre. Quando -aveva presa quella brusca risoluzione di fuga, le era parsa questa -l'unica soluzione possibile di uno stato di cose in cui sentiva quasi -sommergere il suo criterio e naufragare l'animo suo! Dopo quella notte -d'angosce indimenticabili — in cui ella aveva avvertito d'essersi -ribellata contro le parole di zia Balbina solo perchè quelle parole -erano il vero, e ripetevano come lampi brutali quelle confuse scintille -di luce che erravano confuse, ma pur visibili, nella tenebra del suo -cuore — Elisa aveva pensato alle Celle, come ad un rifugio. E v'era -accorsa, dopo una breve sosta in casa della zia, sosta piena della -intollerabile noia di quella dimora, centro di minuti pettegolezzi -aristocratici di piccola città. C'era stata a disagio, coll'ardente -cruccio di celare a qualunque costo quelle prime ribellioni, quei primi -morsi del rammarico, il folle, assurdo pentimento del suo coraggio! Ed -era riescita a dissimulare sì bene l'interno turbamento che zia Balbina -aveva infatti tentato un piccolo cenno di lode per lo spirito, il buon -senso di quella cara Elisa. A dir vero, questo era tutto un di più -per zia Balbina... Non aveva mai ammesso neppur per un secondo che sua -nipote potesse avere l'ombra di qualcosa di serio per quel bellimbusto. - -Diamine! queste cose non accadevano! non erano «nell'ordine!» L'unico -torto di Elisa era quello di aver lasciato che s'impiantasse quella -stupida familiarità che aveva fatto ciarlare i maligni. Ma del resto... -Sciocchezze... ubbie! Ora che il suo amor proprio era stato placato -dalla subita sommessione di sua nipote, ella considerava il rimanente -come cosa di accessoria importanza. Elisa ripiglierebbe l'esistenza -solita e buona notte. - -I primi giorni che Elisa passò alle Celle, padrona del suo tempo, dei -suoi pensieri, furono quasi una felicità. Essa s'immerse nella piena -reazione di quel contrasto. Poi, quando l'ebbe vissuta, esaurita (più -presto, a dir vero, di quanto credeva) andò in cerca della pace, del -santo regime d'anima che soleva offrirle ogni sua dimora alle Celle. - -Ma, strano a dirsi, stranissimo a constatare. Pareva che quella -solitudine destasse ora in lei delle vaghe sensazioni nuove, -indefinibilmente pericolose, anche quando parevano assopirla in una -specie di relativa calma. Anzi; era la calma del luogo, quella che più -le tornava formidabile! - -Ciò ch'ella obbliava lassù, ciò che le pareva ridursi ad una non -entità di importanza, era per l'appunto ciò che aveva più paventato -tempo addietro... l'opinione del suo mondo. Pareva che l'eco di quelle -voci crudeli tentasse invano il limitare di quella solitudine. Quivi -ella trovava più palesemente sè stessa e la verità delle cose. Invece -dell'avversa atmosfera mondana, era una vaga complicità della vita -esterna del luogo, del tempo, della stagione. Tutto pareva dirle -semplicemente: ama. È il tuo cuore quello che ha ragione. - -S'alzava presto, ad un'ora che avrebbe fatto scandalo a Firenze. Nella -freschezza dell'aria mattutina, ella provava una energia fisica della -persona, un'elasticità delle membra che le davano la sensazione del -possesso di un bene inestimabile! Aveva un orgoglio nuovo, quello della -sua salute... una compiacenza di sentire bello di forma, di linee, -di freschezza intatta, tutto il suo essere. Faceva lunghe, faticose -camminate, senza mai sentirsi stanca, spinta da una specie di ebbrezza -a cui tutto contribuiva, la gaiezza del sereno soleggiato, l'ombra -indecisa delle piante, dal fogliame tenero, trasparente, il verde nuovo -dell'erba, le tinte vive, determinate dei fiori. - -Ella non sapeva che la primavera fosse così bella, così formidabile! -Lo imparava... ora con un vago terrore di comprendere questa scienza -nuova, di avvertire quanto intimamente si collegasse, nell'intimo senso -di lei, alla rivelazione di un'altra primavera, quella che in ritardo, -a tradimento, le era spuntata, ineffabilmente dolce, nel cuore. - -Prima di partire, gli aveva scritto. - -Poche righe soltanto, per dirgli che una subita imprevedibile -circostanza l'obbligava ad accompagnare sua zia a Foligno. Tornerebbe -presto, scriverebbe. Scrivesse lui a Foligno, per dar sue nuove e -quelle della madre... - -Sottoscrisse: _Affezionatissima amica Elisa_. - -A Foligno era venuta una lettera di lui, breve, che non era forse un -campione di stile epistolare, e non somigliava, neppur da lontano, -alle lettere ch'ella soleva ricevere dagli altri amici suoi, ma quella -lettera l'aveva fatta passare per una rapida trafila di sensazioni. -Il giovane le diceva semplicemente, (oh! quanto semplicemente), -ch'era rimasto sì afflitto nel ricevere il suo biglietto... che era -tanto triste! La pregava di tornare subito, perchè egli proprio -desiderava di vederla e non poteva vedersi a Firenze... senza di -lei... Che desiderava tanto di venirla a trovare! Ed era il sempre suo -_Devotissimo amico Roberto_. - -Ora, erano passati dieci giorni, ed ella non aveva più scritto. - -Evitava di indugiarsi al tavolino. Sapeva quale tentazione l'assaliva -colà, quale moto nervoso involontario pareva cacciare sotto la sua mano -la penna, e costringerla a tracciare delle parole... Oh! sì poche, sì -poche... - -Due righe, un indirizzo, e basta... E domani forse... posdomani -Roberto sarebbe stato lì... con lei. Lì in quel luogo, lungi da -tutti, senza molestie! Insieme avrebbero udito i sommessi preludii -degli uccelli nelle macchie, assieme aspirato l'odor delle viole, gli -olezzi penetranti del bosco in fiore, le brezze che parevano mettere -ovunque, passando, un brivido di gioia nuova. Insieme avrebbero fatto -lunghe passeggiate, visitati i luoghi ch'ella vedeva soletta ora, -con quel tormentoso desiderio della sua compagnia. L'avrebbe seguito -dovunque gli fosse piaciuto di andare, lieta, agile come lui, ridendo, -scherzando, mettendosi al livello dei suoi pensieri, vivendo quella sua -vita piana, elementare, senza torture di sofismi. - -Oh! che rivoluzione aveva fatto nel suo animo quel ragazzo! Come poteva -ella aver percorsa tanta via senza accorgersene, per arrivare ad amarlo -così... a soffrir tanto della sua assenza!... Tanto! Oh! ben più di -quanto ella avrebbe creduto possibile... prendendo la risoluzione di -partire. - -Un giorno che rientrava ebbra di quel fermento sottile che era fuori, -nell'aria, nella terra, dovunque, gli scrisse. Ma non la mandò la -lettera. Ne fece mille pezzi. - -Sì! Averlo lì... Rivivere! - -Ma! E poi? - - * - * * - -Elisa era stata quasi tutto il giorno in casa per un vento impetuoso, -che era impossibile, lì su quell'altura, affrontare. Ma, verso le -quattro, il vento cadde bruscamente, e una gran pace si mise nella -campagna. Ella prese il suo ombrellino ed uscì. - -Ora, era una giornata splendida. Il vento sciroccale s'era lasciato -dietro nell'atmosfera un tepore estivo, insieme ad una tersità -singolare, in seno alla quale l'assieme ed i dettagli del paesaggio -parevano assumere un rilievo marcato. Ancora, di tanto in tanto, una -brezza si levava non più impetuosa, leggiera. S'alzava, metteva un -fruscio nell'aria, un tremore nelle foglie, una impressione come di -bacio caldo sulla fronte di Elisa, poi scompariva. - -Ella camminava lentamente pel viale. Non aveva scopo. Sentiva solo -bisogno di muoversi, di stancarsi. A mezzo il viale, le venne veduto -un sentiero, che, tagliando di sbieco la discesa, la faceva più -corta. Si mise per quel sentiero, dando le spalle al viale che aveva -testè abbandonato. E così non vide subito qualcuno che, camminando -frettolosamente pel viale, nella direzione contraria a quella da lei -lasciata, si fermò improvvisamente scorgendola, e prese a seguire collo -sguardo tutti i suoi movimenti - -Ella andava sempre, lentamente, per quel sentiero. Allora egli le tenne -dietro, cautamente, senza fare strepito, camminando sull'erba, che -dissimulava meglio i suoi passi giovanili, impazienti. - -Elisa sostò ad un tratto... Egli sostò pure, sorridendo... -aspettando... Uno di quei lievi soffi d'aria calda passò fra loro. -Elisa sentì un leggero brivido. - -Si voltò, e vide Roberto. - -Ebbe l'impressione d'un sogno, d'una visione. Mandò un piccolo grido, -e protese inconscia ambo le mani, mentre la sua faccia tradiva tutto... -tutto. - -Egli le aveva prese le mani in una stretta appassionata, mentre ella -tremava come una foglia, con un sorriso vago. Poi, rapidamente, le -loro labbra si erano unite... senza progetto... senza volere di alcuno -dei due. Così... perchè si amavano. E in quel secondo, incosciente e -supremo, Elisa ebbe il primo bacio d'amore della sua vita... il primo -fiore dell'ultima primavera. - -Stettero le sue sulle labbra di Roberto... Stette ella così, stretta al -cuore di quel fanciullo. Negli occhi di quella donna non c'era ira di -sorta. Non fu in entrambi, per un istante, che una dolcezza ineffabile, -la tenera, sacra gioia, di rivedersi, di ritrovarsi, d'essere ancora -assieme, la confessione, il compenso di ciò che avevano entrambi -sofferto, divisi... - -— Cara... — mormorò Roberto con profonda emozione — perchè sei andata -via così? perchè non sei tornata? Lo sai pure che non posso stare senza -di te... Lo sai pure che ti amo! - -Suonava la dolce, la suprema parola, la nuova, ardita formula -confidenziale, nel tepore dell'aria sì mite, sì trasparente... L'udiva -Elisa, rivolta a lei, l'udiva calda, vibrante, sincera... Vedeva quei -grandi occhi bruni, cinti di appassionata penombra, versare nei suoi, -a immensi fiotti, l'espressione di un sentimento, di una vita, di un -mondo... l'amore!... - -Egli seguitava, colla voce quasi smorzata dall'intima emozione: - -— Perchè mi hai trattato così?... È stata quella vecchia che ti ha -condotta via, nevvero?... Ma dopo, perchè non mi hai scritto che venivi -qui?... Ma io ho fatto tanto che l'ho saputo, e ora... sono qui con -te... con te... - -Se la strinse ancor più d'appresso al cuore, con un rapido, brusco -movimento, in cui, senza saperlo, mise la forza dell'intima accensione -che l'invadeva crescente. - -Un'abitudine, ch'era diventata un istinto, gridò all'animo di Elisa -l'antico grido d'allarme... - -E si scosse... spaventata. - -— Roberto! — gridò con angoscia imperiosa, irresistibile. - -— Non temere — diss'egli. — Ma io ti amo... sai. - -Elisa s'era alquanto discosta da lui. Ma le loro mani erano ancora -intrecciate. - -— Ti amo. Come sia avvenuto, non so. Ma tu devi saperlo... Mi hai -trattato come un figlio, ma io non ti amo, no, come un figlio... Non -te ne sei mai voluta accorgere, e mi hai fatto soffrire tanto. Poi sei -andata via... Ma lo so... che anche tu forse, un poco, hai sofferto. E -son venuto... - -Si arrestò, vinto anch'egli, lottando contro l'effervescenza della -passione, contro il senso di rispetto che assieme all'amore gli aveva -sempre ispirato Elisa, lottando contro la sua inesperienza dei supremi -momenti della vita. - -— Ti amo, — disse ancora sommessamente... umilmente. Poi, ad un tratto, -con un accento più alto, più imperioso: — Elisa... — gridò — vuoi esser -mia? - -— Oh!... — gridò Elisa, esterrefatta — io?... - -— Sì... tu... Ti amo, ti voglio... ho bisogno di te, della tua vita, -dei tuoi baci... Sei bella, ti amo. Come vuoi... tutto ciò che vuoi... -purchè tu sia mia! Di'... vuoi?... vuoi fidarti di me?... sono giovane, -ma non importa... Imparerò... saprò... Fammi, ciò che credi, tuo -amante, tuo marito! Ma purchè tu mi appartenga, purchè io possa vivere -con te... sempre... - -Un delirio lo invadeva, un'ardente esplosione, determinata dalle -sofferenze reali ch'egli aveva provato negli scorsi giorni, dal vuoto -incomportabile che l'assenza d'Elisa aveva messo nella sua vita. -L'emozione di lei, la subita certezza che ella lo amasse, avevano fatto -divampare l'incendio a lungo soffocato. - -Era sincero in quell'istante, sicuro di sè stesso, di tutto -l'ardore dei suoi giovani anni, di tutto l'orgoglio audace della sua -indipendenza, nell'impulso irresistibile del suo desiderio eccitato -sino alla follia dal semi abbandono di lei, dall'estasi vaga in cui -andava nuotando lo sguardo di quella donna. - -Di nuovo, bramosamente, con uno sguardo di febbre, con un brusco moto, -la serrò sul suo petto, ricercò colle sue le labbra di lei. E con una -specie di energia prepotente, quasi feroce: - -— Di' la verità... — gridò — dilla... mi ami? - -Essa lo guardò smarrita. Tentò un sorriso, un diniego, una parola -evasiva. Ma come suo malgrado, come per una forza ineluttabile, le sue -labbra mormorarono disperatamente: — Sì. - -Allora si sentì avvinghiata dalle braccia robuste di quel fanciullo, -sentì una pioggia di baci piombarle sul volto, senti un roco grido di -gioia, di trionfo. - -— Ah! dunque, sei mia! - -Ma, con un moto sì rapido ch'egli non ebbe il tempo di opporvisi, ella -si liberò da quella stretta. Si accampò ritta, severa, davanti a lui. - -— Roberto! impazzite! - -Roberto si arrestò... Rimase, anelante, pallido, di fronte a lei, che -lo guardava fissa, austera, colla suprema autorità di sguardo di un -domatore di belve, quando è solo, senz'armi, di fronte a un leone. - -Entrambi rimasero così un istante. Si udiva l'alito rotto, affannoso, -di Roberto... Si vedevano vibrare, come in un accesso di febbre, le -vene del collo di lei, tremare le sue mani avvinghiate una all'altra, -palpitare violentemente il suo seno... Ma ella non si mosse, ed egli -non osò muoversi. Dopo un istante, egli chinò il capo e sussurrò: - -— Perdonami. - -Tacque un istante, come sopraffatto dalla stanchezza subitanea della -violenza fatta a sè stesso... Terribili, a volte, queste vittorie della -volontà nell'uomo!... - -— Dunque? — proseguì un momento dopo, non più colla foga di un -fanciullo, ma con una specie di calma determinata, virile. - -— Roberto... ho trentanove anni! — rispose ella con profonda angoscia. - -Egli alzò le spalle sdegnosamente. - -— Roberto, ho i capelli bianchi!... - -Egli tese la mano, e una lunga, amorosa carezza passò su quei capelli -brizzolati. - -— Se sapessi come sei bella, — mormorò. - -— Roberto! il mondo, l'opinione pubblica... - -Roberto ebbe un bel riso sonoro, echeggiante. - -— Il mondo?... ma lo sai pure che del mondo non mi è mai importato -un bel niente. Quando siamo contenti noi, di lui cosa c'importa?... -Facciamo quello che ci pare. Se son contento io, tocca a me a pensarci. -Ti sembra?... Rideranno. Lasciamo ridere. Purchè siamo contenti, -noi!... E se è vero che mi ami... — S'arrestò improvvisamente; poi -continuò: - -— Ancora non posso crederlo che tu mi ami. È troppo... troppo! io non -sono che un ragazzo. Ma, se lo vuoi, farai di me qualcosa che somigli -di più alle tue idee. Non son mica cattivo, nè difficile da condurre... -Tu mi hai fatto capire tante cose. No, degno, proprio degno di te non -lo sarò mai; ma se tu vuoi, se tu vuoi... Oh Elisa, Elisa. Non vedi che -non ne posso più di questo martirio!... - -Non ne poteva più, infatti. La sua voce veniva meno nell'intenso ardore -di quella preghiera, nello sforzo di quel dominio sopra sè stesso, che -lo esauriva. - -Ella anelava... - -— Lasciami pensare, — supplicò. - -Roberto sorrise tristamente. - -— Se mi amassi veramente, non parleresti così. Fa ciò che credi. Ciò -che ti ho detto, lo ripeto: ti amo. - -Si appoggiò, pallido e spossato, contro un vicino tronco d'albero. - -— Ti scriverò, domani — sussurrò Elisa con un filo di voce. — Ora, -parti. - -— Partire?.. - -Un rossore quasi verginale si diffuse sul volto di lei. - -— Parti — ripetè. Ma nella sua voce c'era un tremore così giovanile, -così eloquente, un sì profondo ed angoscioso senso d'amore, che -un'ebbrezza di gioia invase il cuore di Roberto. - -— Elisa! — gridò Roberto con un appello appassionato, supremo. - -Ella non si fidò della sua voce. Fece un cenno di comando, d'addio... - -— Pensa, — gridò egli — pensa! - -Per un momento tutto nel suo essere ebbe ancora un impulso violento, -verso di lei. Ma ancora lo vinse. - -Con una vibratissima mossa egli si spiccò da quel luogo. Si voltò -un istante, ed ella vide la sua splendida faccia irradiata d'amore, -sublime della vittoria riportata. Vide un appassionato gesto di addio, -di preghiera, vide una visione di bellezza, di gioventù, d'amore che la -salutava, che se ne andava, ch'ella stessa aveva mandato via. Un grido -morì nella sua gola, stretta da una convulsione. Poi, non vide più -nulla. Era andato a Firenze a attender lei o la sua risposta. - - - - -XV. - - -Venne la risposta: - - «_Carissimo Roberto_, - - «È impossibile... Vi amo, sì, ma come una madre. Non posso - prendere la vostra vita. Avete diritto a un'altra, ad una più - razionale felicità. Questo, anche a vostra insaputa, sarebbe un - sacrificio. Non posso accettarlo. Rimango ciò che ero, la vostra - migliore amica. Dirvi ciò che provo in questo momento non mi - sarebbe possibile. Ma immaginatelo, se lo potete, per non serbarmi - rancore. Iddio vi benedica e vi ripaghi ciò che mi hanno dato il - vostro affetto, la vostra fiducia, la vostra offerta! Da questa - prova uscite forte, temprato ai dolori della vita. Più tardi, - quando un amore più normale parlerà al vostro cuore, e vi guiderà - verso una fanciulla degna di voi e che possa darvi la felicità - nel modo in cui non è concesso a me di farlo; parlate di me a - quella fanciulla, conducetemela, perchè io la baci in fronte e la - benedica. Allora, Roberto, sarete contento, e io pure. Ora soffrite - forse... e anch'io... sapete, soffro anch'io. Ma ho fatto così per - il meglio, e perchè è impossibile, nevvero, è impossibile che sia - altrimenti?... Andate da vostra madre, ditele che non ho fallito - alla mia missione, che più di questo nè Dio, nè lei potevano - chiedermi... E voi, Roberto, ancora, perdonatemi e siate felice. - - «ELISA.» - -Questo fu tutto ciò che quella donna, (ch'era pure una donna -d'ingegno), seppe trovare nella sua testa per scrivere a Roberto, -per dirgli che non voleva esser sua. Così riescì quella povera cosa, -urtata, fredda, contradditoria nella stessa sua intima disperazione. -Forse saputa leggere, intuiva. Ma saper leggere una lettera tutta -intera, colle parole scritte e colle altre, non è dato a tutti... -È un'arte che s'impara tardi, quando si è già pagato lo scotto di -parecchie altre ignoranze. E Roberto non aveva ancora aperta quella -partita odiosa col destino, e lesse quella lettera, com'era scritta, -soltanto. Provò due ferite: una, acuta di cuore; l'altra, acutissima, -di amor proprio. - -— Ah! — stridette fra i denti. — Sono sempre stato un ragazzo per lei! - - * - * * - -Ella non lasciò le Celle. Fu malata per una quindicina di giorni. Li -passò quasi sempre sola nella sua stanzetta claustrale. Dall'unica -finestra godeva di una grande latitudine di libero orizzonte. Attorno -alla finestra si diramava, salito all'alto dal terreno, un cespo di -gelsomini in fiore. Quando c'era il vento (e soffiava di frequente -lassù) era una danza sfrenata nei rami arcuati. Questa era la sua -distrazione. Ne aveva un'altra, la posta, che lassù capitava una -sola volta al giorno. Nei primi giorni specialmente, l'arrivo della -posta aveva il privilegio di scuoterla da quella specie di assoluta -noncuranza di tutto che pareva invaderla ed assopirla. Si alzava sul -letto, o dalla poltrona, e, fra le sue mani smagrite, i giornali e -le lettere scorrevano più volte, in fretta. Poi, rifattasi pallida e -quieta, lasciava per un momento intatto ed ammonticchiato quel gran -fascio di carte, che pure le recava ricordi di amici, di persone -simpatiche, notizie del suo mondo, del mondo dell'arte, della scienza, -di tutto ciò ch'era stato un tempo la sua vita. - -Solo qualche ora dopo, sotto l'impero di una suggestione precisa della -sua volontà, si dava tutta quanta alla lettura di quei fogli. Ma, in -capo a qualche tempo, l'opuscolo, il giornale scivolava dalle mani -inerti, ed Elisa stava immobile collo sguardo distratto, fisso su quei -rami esterni, che facevano alla finestra una cornice verde e danzavano -in molle cadenza sulla solfa del vento. - -Anche quando incominciò a star meglio, si limitò per qualche tempo -a far moto, sulla passeggiata delle suore. La prima volta che uscì -spingendosi sino all'estremità del viale, tornò a casa sì pallida, sì -spossata che la Ghita se ne impensierì e ne fece motto con Andrea. - -— Eh! — disse Andrea, — sicuro che non sta bene adesso, la Signora. È -questa vita che non le conferisce. C'è l'aria troppo fine per lei. - -Ammiccò leggermente... con un non so che di malizioso, che fece rimaner -perplessa la Ghita e le chiamò sulle labbra una interrogazione. - -— Volete dire... Andrea? Ovvero che abbia qualche dispiacere in cuor -suo, eh? - -— Ma! — disse Andrea, filosoficamente. - -E non ci fu verso di cavargli altro! - - * - * * - -Elisa cessò d'aspettare la posta. Cessò di fissare lo sguardo intento, -dalla finestra, nella direzione del viale. Roberto non rispose. Roberto -non venne a muoverle rimprovero, a lagnarsi di lei... Allora — ella -disse risolutamente — sono libera. - - * - * * - -Certo, era libera. Libera e contenta di sè! Si sentiva attorno alla -fronte un'aureola, quella d'una santa, fra le mani una palma, quella -del martirio. Diceva a sè stessa di aver fatto il suo dovere, di aver -agito bene, da signora, da donna onesta, da donna assennata. Aveva dato -ragione al mondo, al buon senso, a zia Balbina, agli amici ragionevoli; -aveva evitato due terribili cose, un intrigo ridicolo e un matrimonio -che lo sarebbe stato del pari. Non aveva tradita la fiducia di Tecla, -non aveva approfittato d'un momento di vertigine, di uno scaldamento di -fantasia di un fanciullo per fabbricare egoisticamente, su quelle basi -fittizie, un edificio di felicità... chimerica. - -Arrivata a questo _zenit_ di congratulazione con sè stessa, Elisa non -andava più in là. Il suo pensiero si fermava raccapricciando davanti -all'immagine di quella felicità. Una spasmodica confusione si metteva -nelle idee di quella donna, nel suo cuore, in tutta lei. Non era -precisamente il rammarico del suo operato, bensì un lontano equivoco -senso di disperazione incongrua, in contraddizione flagrante coi suoi -mirallegro, era forse ciò che può provare un suicida che non è morto -subito come credeva, ma sa che morrà tra breve, e ora non sa più se -ha fatto bene o male a voler morire! Più volte disse a sè stessa: — -Partirò. - -Ma dove andare? L'idea di veder gente le dava delle acute orripilazioni -di nervi. E in quella solitudine, ove pure soffriva tanto, c'era il -ricordo, era rimasto il luogo ove s'erano incontrati. - -Poteva vederlo ogni giorno quel luogo, se voleva. Era sempre là quello -spazio erboso, una piccola spianata, come una sosta sul sentiero in -discesa. Era là tuttora quel tronco d'albero a cui egli, pallido, -s'era appoggiato. Vi si appoggiava ora, ella, pallida alla sua volta, -cogli occhi socchiusi, colla bocca semi aperta. Là egli era apparso, -era venuto a cercarla, a offrirle l'amore, la vita, l'avvenire. Là le -sue braccia l'avevano stretta, là le loro labbra s'erano unite... Ah! -il ricordo di quel bacio, di quella tempesta di baci! Le pareva di -sentirli ancora, di dibattersi, di ricusarli... Ma essi non volevano -andar via, tornavano irruenti, scottanti come uno sciame di farfalle -di fuoco, ch'ella era impotente ad allontanare, che le gridavano: «Ma -non vedi che sei tu che ci chiami, che ci vuoi, malgrado tuo; non lo -comprendi che è la rivincita, che è ciò che doveva essere, ciò che non -sapevi, ciò che ancora vorresti, ma che non _puoi più_ ignorare?» E -nella sua mente, nel suo spavento, nel suo sangue, l'eco di quei baci -si ripercuoteva incessante sino a flagellarla nell'animo, nei sensi, -sino a trarla di senno, sino a strapparle dalle labbra un grido in cui -suonava, come un folle disperato richiamo, il nome di colui ch'ella -aveva ricusato e respinto... il nome di Roberto. E finiva col fuggire, -disperata ella stessa, da quel luogo. - -Ma per tornarci. - - * - * * - -A volte non era più _quella_ sensazione. Era l'antica larva della -tenerezza materna che tornava, il bisogno acuto di un essere da -amare, da educare, da avviare al bene, il rammarico dell'opera, della -missione incompiuta. Ora in una forma nuova, con una inattesa entità -di strazio, la colpiva una nuova immagine della sua vita, vuota, -arida, incompleta. Ella non era stata amante, non era stata madre. Era -bensì stata sposa... ma come?... Un tempo ella aveva avuto una specie -d'insano orgoglio di quella sua esistenza a parte, in cui l'elemento -intellettuale predominava, imponendo il proprio giogo alla femminilità -stessa di lei, costringendola a rinnegare sdegnosamente il resto e -a ignorarlo. Così, in quella specie d'intangibile Dea, molti avevano -scordato la donna. Ella stessa l'aveva scordata! - -Ed ecco ch'era venuto un uomo giovanissimo, senza esperienza, ignorante -di una infinità di cose, nè più cattivo, nè migliore degli altri..., -facile alle seduzioni, ma non corroso dallo scetticismo, indipendente -dalle opinioni altrui, fedele a sè stesso e al suo desiderio, qualunque -fosse. Era venuto fuor di tempo, fuor di proposito, ma senza cruccio -alcuno di tempo o di proposito. Era bello, forte, sano di cuore, -sventato..., irresistibilmente portato all'amore, creato per subire -il fascino ed il giogo della donna. Aveva subìto quello di Elisa, -quello che per l'appunto ella ignorava di avere... Coll'audacia e -la serena imprudenza della sua età e dell'indole sua, egli aveva -avuta un'accortezza, pur sì facile, ma che non avevano avuta gli -altri: invece di studiare o di ammirare quella donna, l'aveva amata -semplicemente, insegnandole così il vacuo errore di cui ella aveva -finito coll'esser vittima, a spese di sè stessa. - -A un tratto e pur così tardi, all'undicesima ora dell'amore della -donna, nella vita di Elisa aveva posto piede quel fanciullo, era andato -diritto, coll'audacia dell'ignoranza, là dove i tesori di quel cuore -giacevano inerti, inavvertiti. E nella Dea egli aveva semplicemente, -ridendo, risvegliata la donna! - -Per compiere il sacrifizio del rifiuto, ella aveva tutto chiamato a -raccolta; non solo il suo senno, ma anche il cuore. Era la gratitudine; -era l'amore stesso che le avevan detto: «Non accettare.» Era anche -una segreta viltà, il vago spavento di ciò che avrebbe potuto, dovuto -forse soffrire più tardi... S'era immolata, perchè Roberto potesse -esser felice con una sposa giovane, più bella, migliore di lei. Aveva -sacrificato il suo amore, perchè il mondo non lo deridesse! Questo -aveva fatto, in un parossismo di sgomento, coll'esaltazione, la cieca -sete di martirio che sta talvolta in fondo al cuore della donna e che -spesso e pur non sempre è la guida migliore del suo operato. - -L'aveva fatto... sta bene! Ma ora? - -Ora, soffriva. Sentiva _cosa_ aveva fatto, sacrificandosi. Sentiva -insultante, beffardo il dubbio della presa risoluzione, cominciava -a temere che fossero intollerabili per lei, forse per entrambi, le -conseguenze del sacrificio... - -Egli aveva letta integralmente la sua lettera, non le aveva risposto, -non era venuto... Naturale: l'aveva obbedita. Ora era sola, come aveva -voluto, senza di lui. Sola, di fronte ad un incomportabile senso della -solitudine... Erano le lunghe ore vuote della giornata, quelle ancor -più formidabili della notte, in cui non osava spegnere il lume per -non guardare in volto l'indole indefinita dei suoi pensieri. Era la -quiete morta della Villa, l'austero rimprovero che pareva rivolgerle -l'ambiente, pieno un tempo di Dio, servo ora e come profanato dal culto -terreno di un cuore immerso nella follìa, nella sconfitta vergognosa di -un culto idolatra; e tanto... oh tanto umano! - -Fuori, l'aprile infuriava. Elisa non l'aveva mai vissuta così, la -primavera! Le pareva una legge vivente d'amore universale, sorda a -tutto ciò che non era sè stessa, una gran voce solenne che le dicesse -crudelmente: E tu... cosa fai? perchè ti sei scordata di me? - -Elisa si inebbriava di lunghe contemplazioni tenere della campagna, -aveva delle emozioni assurde, puerili, pei più piccoli particolari -dell'esistenza animale e vegetativa. A tutte le effervescenze -misteriose della natura ella prestava un'attenzione nuova, tutto -le pareva una rivelazione, uno stato nuovo di sè stessa, quasi il -repentino guarire d'una antica cecità, di una cecità di nascita. E in -quella nuova partecipazione ad una luce ignota si univa una sensazione -folle e pura, che tutto questo fosse semplicemente _lui_, e che ormai -ella non potesse più in nessun modo vivere senza questo e senza di -lui... - -La coglieva una perplessità piena di strane angoscie. Doveva pur -confessarlo a sè stessa, che non era forte, come aveva creduto di -poterlo essere. Aveva calcolato di più sull'orgoglio e sul buon senso. -Ora: quegli alleati infedeli, non la spalleggiavano più. Di fronte alla -logica stessa a cui aveva dovuto il coraggio della sua risoluzione, -s'alzava sottile, plausibile un'altra logica, che insidiosamente voleva -da lei un'adesione. - -E se, dopo tutto... si fosse ingannata? - -Se, invece d'essere eroica, fosse stata nulla più che fredda e codarda? -S'egli soffrisse _così_... al par di lei? - -E allora ella perdette l'unica cosa che la sostenesse, la _fede_ nel -suo operato. - -Passò un mese così, di fronte a questo dubbio... V'erano dei giorni -ch'ella passava aspettando Roberto, sentendo, che se fosse venuto ella -gli avrebbe detto d'avere ingannato lui e sè stessa. Ma egli non venne, -nè scrisse, ed ella ebbe dei momenti in cui chiese a sè stessa: - -— È così che s'impazzisce? - - * - * * - -Un giorno, respinta da Firenze, le pervenne una lettera di Tecla. - -La contessa Rescuati ignorava che Elisa fosse alle Celle. Le scriveva, -dicendole di sentirsi assai poco bene, e rimproverandola pel suo lungo -silenzio. - -Anche Roberto non le scriveva quasi mai. Tempo addietro, circa un mese -fa, aveva accennato alla possibilità di far ritorno a casa. Poi non -aveva più scritto che all'agente per chiedere una forte rimessa di -denaro. Nient'altro. - -Nella lettera di Tecla era evidente un'angoscia di madre che non osava -appalesarsi tutta. Nel cuore della Serramonti ebbe un'eco d'indefiniti -sgomenti, quasi di un rimorso... Roberto voleva forse partire?... - -— Partire... Viaggiare... Perchè... Forse?... - -Ella non reggeva più all'urto contradditorio dei suoi pensieri. - - * - * * - -A un tratto, in quella notte d'anima, guizzò come un lampo di luce la -possibilità d'un'ipotesi... - -Era la notte anche fuori, ma una notte divina, tra le ultime -dell'aprile, immersa nel candore di un plenilunio tepente. - -Elisa stava sulla passeggiata delle monache. - -Attorno agli archi del porticato il gelsomino in fiore spiegava i suoi -rami, i quali danzavano, cullandosi nella brezza. - -— Tanto, così non potrei vivere, — disse Elisa. Parlava ad alta voce, -alla notte, come un'insensata. Attorno a lei l'erbette, mosse dal vento -in un leggiero scompiglio, sussurravano urtandosi una contro l'altra: -«Guarda lassù, come soffre... colei!» Dal seno bianco dei gelsomini si -spiccò un olezzo. Le passò rasente, e le disse: «Va.» - -Dalla macchia vicina si levò, tremulo d'amore, un gorgheggio d'usignolo -e disse parimenti: «Va.» - -Solo da lungi, dietro un colle, nero di cipressi e di abeti, un lungo, -cupo strido d'assiolo echeggiò. Quello parve che dicesse: «Bada!» - -Ma Elisa non gli badò. Chinò il capo come se acconsentisse agli altri, -alla maggioranza. La brezza notturna si quietò di repente, e qualcosa -si quietò pure nello sfinito animo di lei. — Ha sofferto, — disse tra -sè, ha sofferto tanto anche lei. Ha pure amato... Mi comprenderà!... Ed -egli mi ama... E io... non posso più vivere così. - -Amen! disse la notte serena. - - - - -XVI. - - -La contessa Rescuati era sola in uno dei meno vasti fra i tanti saloni -del palazzo. - -Stava sdraiata su un lungo divano verde di foggia Impero. Nella -penombra di un angolo, dietro a lei, biancheggiava confusamente un -busto di marmo bianco, l'effigie del fu conte Rescuati. Di fronte, -sulla lucentezza fredda della parete rossiccia a scagliola, spiccava -in una greve cornice dorata un quadro, pregiato lavoro di Adeodato -Malatesta. Il ritratto di Roberto a dieci anni, uno splendore di -fanciullo baldanzoso, in sella, su un piccolo cavallino sardo. - -A destra della Contessa e a portata della sua mano, un tavolino -di certosina recava gli oggetti che potessero presumibilmente -abbisognarle: libri, l'occorrente per scrivere, lavori incominciati... -fialette di medicinali e d'essenze. E al centro, presso una -minuscola statuetta d'argento dell'Immacolata, rigirata fra grani -di madreperla d'un rosario, stava ancora un ritratto di Roberto, una -fotografia-gabinetto: la testa soltanto, idealmente bella sulle larghe -spalle che andavano smarrite nella sfumatura delicata del lavoro. - -In quella sala, fra quel busto e quei due ritratti, Tecla scendeva ogni -mattino, quando poteva alzarsi. Alle sei del pomeriggio, sorretta da -due domestici, passava nella vicina sala da pranzo, e quivi finiva la -sera nell'ossequiosa compagnia del cappellano, del suo uomo d'affari e -di qualche parente o amico di casa. Tardava quanto poteva a coricarsi, -soffrendo di crudeli insonnie, cagionate da un quasi perenne stato -nevralgico. Incomodi di lunga data l'avevano quasi al tutto privata -dell'uso delle gambe. Aveva la cappella in casa, e non usciva, che due -o tre volte all'anno. - -Una vecchia zitellona povera, lontana parente della casa, aveva assunte -presso di lei le funzioni di dama di compagnia. Ma la Contessa non era -molto loquace, e il garrulo cinguettìo, l'ampia messe di pettegolezzi -di Donna Marietta non erano fatti per distrarre i forzati ozi della sua -benefattrice e patrona. La buona zitellona aveva imparato a passare -molte ore con Tecla, pronta ai suoi cenni, ma in disparte, lavorando -silenziosamente per conto proprio, rispettando i tentativi di riposo -assoluto mercè i quali la Contessa tentava di conciliarsi almeno per -qualche minuto il sonno che, nella notte, visitava sì scarsamente il -suo capezzale. - -Nella piccola contrada fuori mano, ove s'ergeva, grandioso e tetro, nel -suo carattere medioevale, il palazzo Rescuati, nulla accadeva di atto -a turbare la quiete dei vasti appartamenti deserti. Da quel silenzio -malinconico, necessariamente uggioso ad un giovane, la Contessa aveva -voluto allontanare il suo figliuolo. - -L'aveva fatto, e non se ne pentiva. Ma ora egli da tempo non scriveva. -Ella pensava: — Se ci fosse qualcosa, me ne scriverebbe Elisa. - -Ma anche Elisa da un mese non scriveva. E a Tecla venivano dei pensieri -strani su sè stessa, sull'esito della sua malattia, mentre riposava in -silenzio, inerte, sul divano verde, facendosi sempre più pallida, più -stanca, nella sua gran casa, taciturna anch'essa, senza luce, senza -sole, senza gioventù, senza bambini, senza Roberto. - -Donna Marietta sollevò il capo dal suo lavoro, e diede un'occhiata alla -signora. Vide che la Contessa teneva chiusi gli occhi e stava immobile. - -Allora la zitellona, con un piccolo sospiro di sollievo, si alzò, -sgranchì la sua ossea personcina ritta e rigida come un paracqua, nella -sua fodera di vestimenti semi monacali e chiotta chiotta, in punta di -piedi, se la battè alla volta di recessi meno splendidi, ma dove almeno -si potevan barattar parole colle cameriere o colla moglie dell'agente. - -Appena si sentì sola, Tecla aprì gli occhi con un pallido sorriso. Ah! -gliel'aveva fatta a Donna Marietta! Ma tosto si distrasse dal pensiero -di Donna Marietta. Coll'acuta percezione auditiva che è tutta propria -degli ammalati, aveva udito, mentre era tuttora quasi impercettibile, -uno strepito di passi che s'accostavano per la lunga fuga delle -sale vicine. Riconobbe quello pesante e strascinato del suo vecchio -servitore, ma non l'altro, un passo femminile leggero, ignoto, e che -pure le andava suscitando una forte, crescente impressione. Il suo -povero cuore prese a batterle forte in seno, come presago dell'alta -angosciosa emozione che le strappò un grido, quando, apertosi l'uscio, -udì annunziare e farsi avanti la contessa Serramonti. - -Non poteva alzarsi. Elisa le corse incontro colle braccia tese per -abbracciarla. Ma nella mente di Tecla quell'arrivo improvviso parve -talmente connettersi alle sue preoccupazioni di poc'anzi ch'ella ebbe -un pensiero soltanto, un terrore, una domanda: - -— Roberto? - -— Sta bene, ti accerto — ripeteva Elisa, profondamente colpita da -quell'angoscia, nonchè dal terribile deperimento di Tecla. - -— No, no — ripeteva Tecla ansante, ostinata nel suo spavento — cosa -c'è?... cos'è accaduto? per pietà! dimmi. - -— Nulla, ti accerto, nulla — replicò Elisa. — Son io, soltanto io, che -vengo a dirti... - -Cadde in ginocchio dinanzi alla madre di Roberto. - -E sul seno palpitante di questa, in uno scoppio irrefrenabile di -amore e di pianto, celò il volto. — Perdonami... — sussurrò. Questo è -accaduto, ch'io l'amo! - - * - * * - -L'una di notte. - -Nel grande stanzone da letto, coi parati di damasco pallido, la luce -velata della _veilleuse_ diffonde una luce sbiadita, insufficiente -a rompere una penombra piena della confusa parvenza dei mobili e -delle cose. Sul tavolino da notte, accanto al letto in cui giace -Tecla Rescuati, la fiamma di una candela accesa in una piccola -bugia d'argento rischiara, in una breve zona di riflessi, due forme -femminili, vicine, quasi abbracciate, nell'intenso assorbimento di -colloquio. Tecla, col capo affondato fra i guanciali, coi grandi occhi -spalancati ascolta ciò che Elisa Serramonti, seduta su una poltroncina -bassa e col busto appoggiato alla sponda del letto, le viene narrando -sommessamente, per non destar la cameriera nella camera attigua. Un -lieve odor d'etere si esala nell'ambiente. Il palazzo dorme silenzioso, -nella grande pace notturna. - -Ed Elisa narra, coll'irresistibile effusione di uno sfogo troppo a -lungo represso, la strana storia del suo cuore. Cerca, nella tempesta -appassionata dei suoi ricordi, di riannodare le sparse fila dei -dettagli di quel sentimento ch'ella ha lasciato giungere, nella sua -ibrida forma, sino all'intero dominio di sè stessa. Ma, ogni inganno è -scomparso ora; è la donna che parla, la donna che ama, che spasima, che -sente vano ogni sforzo per tollerare ciò che ella stessa ha compiuto, -che rinnega il suo eroismo e si confessa vinta e trascinata dal suo -amore verso le vie, gli scopi, l'essenza di ogni vero amore! - -Tutto disse a Tecla di quanto era accaduto, di quanto le aveva -dimostrato e detto Roberto, di ciò ch'egli le aveva chiesto. La -confessione fu completa, senza ambagi, e mentre Elisa andava così -denunziando l'animo suo, sentiva ella stessa l'impressione di una -rivelazione... la sorpresa di ravvisare in sè, di toccar con mano la -propria attitudine a tutte le facoltà caratteristiche della passione. -Ella tremava, nell'angoscia di quella confessione che atterriva il -suo orgoglio; ma un'altra specie di orgoglio subentrava al primo, -l'orgoglio di sentirsi finalmente, completamente donna. - -Uno splendore d'intima fiamma irradiava il suo volto; l'occhio -era umido, sfavillante di luce e di passione. Tecla comprendeva, -vedendola così, il pericolo a cui, senza saperlo, aveva esposto suo -figlio. Ascoltava, pallida, attenta. E quando Elisa ebbe finita la -sua confessione, si lasciò scivolare in ginocchio, e con una completa -remissività, con un appello supremo alla giustizia ed al cuore della -madre, sussurrò, stringendo violentemente le mani di lei: - -— Ora ti ho detto tutto... Tu sei sua madre. Decidi. - -Tecla si raccolse un istante; pensò... Forse chiese a Dio, anch'ella, -una forza. Non era stato quello il suo sogno di madre... Forse ella -sentiva confusamente quanto è temerario ogni tentativo di felicità. -Ma Roberto amava quella donna. Tecla sapeva ciò che ella era stata, -ciò che saprebbe esser ancora per lui! Pensò che non glielo avrebbe -portato via, per quel poco tempo ch'ella aveva ancora da vivere! E -l'antico eroico spruzzo di tenero romanticismo, ch'era sempre stato nel -suo cuore, disse anch'esso la sua parola! Elisa attendeva, bella... -oh inesprimibilmente bella della sua passione e della sua fiducia -disperata... Tecla risolse. - -— Elisa — mormorò — non piangere... Io ti comprendo... in tutto... Sei -stata sublime; di più non potevi fare!... E ora, poichè lo ami ancora, -se egli t'ama sempre, prendilo il mio figliuolo... Io, sua madre, te lo -do! - - * - * * - -Dagli spiragli delle chiuse imposte trapelava ora uno scialbo -biancheggiare del mattino; la candela era pressochè consumata e sulla -faccia di Tecla stava il pallore delle notti più cattive. Ma ella in -quel momento non avvertiva di soffrire. La intensa concitazione di -Elisa era passata anche in lei. Tecla si eccitava febbrilmente nei -sogni di un avvenire che, dopo tutto, le rendeva suo figlio. - -Era una conversazione rotta, confusa tra quelle due donne, soggiogate -dallo stesso sentimento, ed entrambe così atte a subirne l'impero. -Tecla comprendeva ora l'appassionata infatuazione di Elisa, come Elisa -aveva alla sua volta compreso l'ardente, il cieco amore materno di -Tecla. Parlavano a scatti, con un'assoluta sincerità, certe che, ora, -non potrebbero fraintendersi in nulla. - -— Bada, soffrirai! — aveva detto Tecla ad Elisa. - -— Lo so, è inevitabile... Ma non importa. Era una viltà la mia... -quella di non voler soffrire! Naturalmente, sarà questione di pochi -anni... Ma avrò tanta cura, lo amerò tanto che, per qualche tempo, -tutto sarà compensato... E poi... quando verrà il momento... oh... -non lo tormenterò, sai... saprò soffrire, tacere quanto occorre. Alla -peggio, morirò... Ma intanto... intanto! - -Il delirio della sua gioia era in quel momento portato all'estremo. -Pareva il trionfo di una rivendicazione... pareva quasi un diritto. E -Tecla si accendeva anch'ella all'ardore di quel cuore amante che aveva, -finalmente, trovata la sua via. - -— Sì, sarete felici. Egli ti ama, tu sei degna del suo amore. -Vedendoti, comprenderanno... E non me lo porterai via, nevvero, il mio -figliuolo? Egli sarà felice qui con noi. Tu che sei forte, che hai -il suo amore, saprai indirizzarlo al bene, ispirargli il desiderio -di una vita attiva, giovevole, lo spingerai a delle belle, a delle -nobili occupazioni. Lo conosco, è il mio figliuolo... Son io che l'ho -avvezzato un po' male, che l'ho fatto un po' pigro, un po' imperioso. -Ma in fondo, per chi ama, egli è capace di sacrifici, di sforzi! -Ha bisogno di affetto, di un ambiente suo, casalingo... Verrete qui -nevvero... vivrete con me? Qui, vedi, le illusioni si possono serbare -più a lungo, sono meno osteggiate dal genere di vita, si rimane -indietro in tante cose; anche col tempo... E lo terremo qui con noi... -veglieremo noi!... E tu farai in modo ch'egli sia sempre... sempre -contento, nevvero? - -— Sì, sì... — ripeteva Elisa con trasporto... — Non temere, farò tutto -ciò che mi dirai... tutto ciò che sarà necessario perchè egli non -si penta, perchè non rimpianga ciò che ha rinunciato per me. E così -isolati, a furia d'amore, saremo felici a lungo... e Dio... forse mi -perdonerà la mia audacia. - -Tacque, vinta dall'emozione, sorridente, estatica fra le lacrime... -Poi quelle due donne, per un impulso simultaneo, irresistibile, si -strinsero in un abbraccio appassionato nel pensiero, nell'amore, -nell'avvenire di Roberto!... - - * - * * - -— Apri le imposte — disse Tecla ad Elisa. - -Elisa obbedì e la luce del giorno fatto rischiarò il volto alterato -di Tecla. Un periodo di reazione era già successo all'eccitamento di -poc'anzi, non impunemente subito da quel fragile organismo. - -— Vuoi che chiami la cameriera? non ti senti bene, mi pare — chiese -Elisa. - -— Oh no... non è nulla. È solo la mia solita crisi. Non suonare, -aspetta, fra un momento... Voglio dirti ancora una cosa.... Che conti -di fare?... Vuoi che gli scriva io?... - -Un lieve cenno di Elisa l'avvertì che quel mezzo non le pareva adatto. - -— Vuoi scrivergli tu? - -Elisa arrossì violentemente. - -— Oh no... no... - -— Allora?... - -— Vorrei — disse Elisa, turbata, con una sincerità di pudore che -pareva metterle sulla fronte l'aureola d'una vergine — vorrei... che la -cosa venisse da sè, naturalmente. Ecco... io tornerei ora a Firenze. -Giusto, ai primi di maggio ci son le corse, è un ritrovo generale. -C'incontriamo così come per caso e... allora... allora! - -Tecla non pareva al tutto persuasa di questo ritardo. Ma comprendeva -che Elisa volesse, per un sentimento delicatissimo d'orgoglio e d'amore -ad un tempo, scegliere un terreno neutro ed un'occasione fortuita per -ricondurre Roberto al punto delicatissimo della ripresa degli antichi -rapporti... Pure... tant'è! - -Ma non seppe, lì per lì, concretare precisamente le proprie obbiezioni. -E sentiva una confusione, cagionata dall'imminente crisi nervosa, -mettersi nei suoi pensieri e scompigliarli. - -— Fa come credi. Ma non perder tempo. Per tanti motivi. E ora, vuoi -chiamare la donna? Non ti sgomentare, sai... È solo... solo... - -Cadde inerte sul guanciale. Era solo la sua crisi. Ma, forse a cagione -delle emozioni testè subite, l'aveva colta con una violenza che poteva -realmente parer minacciosa ad Elisa, ignara di quanto può tollerare -talvolta un fisico di donna nervosa, apparentemente inetto ad ogni -sforzo di resistenza. Ci furono dei momenti di parossismo, in cui -Elisa, raccapricciata, potè credere che fosse per spezzarsi, da un -momento all'altro, il tenue filo di quell'esistenza. - -Ma il filo non si spezzò, e otto giorni dopo quella notte, piena per -entrambe di sì vive emozioni, Tecla ed Elisa si dicevano addio. Elisa -partiva per Firenze per ritrovarvi Roberto, per dirgli che s'era -ingannata, che lo amava e che sarebbe sua. - -Tecla rimaneva, aspettando. - -Il medico aveva raccomandato di evitare a Tecla ogni forte impressione. -L'addio fu dunque calmo. Solo all'ultimo momento, mentre Elisa si -chinava per baciare l'amica coricata sul divano, questa si sollevò -alquanto, e tracciò un piccolo segno di benedizione sulla fronte di -Elisa. Ed Elisa ebbe un rapido ricordo di quella benedizione che aveva -messa, lei, come una madre, sulla fronte di Roberto, quando egli doveva -battersi con Carisi. Un lampo di terrore, il senso indefinito di un -rischio, di un pericolo le attraversò l'anima, come un razzo che fende -l'aria gioconda d'una notte di festa. - -Ma subito sorrise, libera da quel semi pensiero. Ah!... ma non eran -passati due mesi!... - - - - -XVII. - - -Sulla piattaforma interna della stazione Elisa aspettava il diretto -che, proveniente da Milano, doveva portarla a Firenze. Le pareva che -non giungesse mai, benchè solo di tre minuti, quando giunse finalmente, -fosse in ritardo dell'orario. Seguita da un domestico di Tecla, che -l'aveva accompagnata alla stazione e recava il suo piccolo bagaglio, -ella stava in attesa della discesa dei passeggieri dai carrozzoni -di prima classe, sperando di scoprirne uno vuoto per compiervi sola, -possibilmente, il suo viaggio, quando, dall'interno per l'appunto di -uno dei carrozzoni, udì una esclamazione di grata sorpresa, e il suo -nome pronunciato da una nota voce. - -Quasi in pari tempo, un viaggiatore balzò a terra. Era Marcello Plana. - -— Oh Contessa! che sorpresa, che piacere! - -— Andate a Firenze? - -— Certo. E voi? - -— Io pure. Volete salir qui? - -Senza rispondere, Elisa fece un cenno al domestico che depose la -valigietta nel vagone. E dieci minuti dopo, Elisa e Don Marcello -stavano seduti di fronte in quella carrozza, mentre il treno -filava diritto verso Firenze. Erano soli, e Marcello guardava Elisa -sorridendo, con quel suo inesorabile scrutinio dello sguardo. - -Elisa rideva, conscia, con dei rossori, cercando invano di negarsi a -quella divinazione che la perseguitava. - -— Ebbene, cos'è avvenuto? Perchè siete così bella? Cosa c'è nell'animo -vostro per avervi fatti sì splendidi gli occhi? - -Questo dicevano i suoi, mentre la voce aveva accenti e parole quasi -indifferenti. Sotto l'insistenza di quell'intima indagine ella sentiva -ricercato l'animo suo; era un appello diretto, giustificato dall'antica -confidenza reciproca, ma Elisa provava in quel momento una strana -sensazione. Quella, cioè, che del suo amore fosse più facile il viverne -che il parlarne. - -Per qualche tempo, seguitarono così, con un battibecco di sorrisi, di -parole, in cui penetrava una sottile incertezza di frasi accuratamente -scevre d'ogni possibile appiglio alla non voluta interpretazione... - -Poi, a un tratto Elisa bruciò le sue navi. - -— Non mi chiedete da dove vengo? - -— Lo vedo. Da ***, una bella cittadina, n'è vero? - -— Sì, credo, non l'ho vista. Sono stata da... - -Si arrestò bruscamente. Marcello non sorrideva più. Sapeva. - -— Siete stata da Tecla Rescuati, nevvero? - -— Sì. - -Un filo di voce, sottilissimo per dir quel piccolo sì. - -— Elisa, mia cara amica... voi avete un segreto! - -Ella chinò il capo e gli occhi, come avrebbe potuto farlo da fanciulla, -a vent'anni. E non era un anacronismo, non una stonatura. E c'era pure -in quel moto una gravità nobile e dolce di donna matura alla vita. - -Non si contraddicevano quelle due sfumature sì eloquenti d'espressione. - -— Non me lo volete dire? - -Attese un istante; poi proseguì, sommessamente, come un confessore: - -— Volete che ve lo dica io? non volete proprio dirmelo, che io aveva -indovinato? - -— Indovinato?... Ebbene, sì, avete indovinato. - -Il treno entrava in una galleria. Nel buio di quel transito egli le -chiese: - -— L'amate? - -— L'amo! - -Tacquero. Al primo chiarore, Elisa alzò gli occhi su di lui. Era, non -era, una specie di immensa, di malinconica pietà? un'interrogazione -indistinta, forse gratuitamente attribuitagli, ma il cui solo pensiero -fe' salire alla fronte di lei una altera fiamma? - -— Lo sposo, — disse semplicemente, come una risposta. - -— Certo, — assentì Marcello. - -E di nuovo, entrarono nel buio e nel silenzio delle viscere -dell'Appennino. - - * - * * - -Nel corso del viaggio, ella gli disse tutto. Da prima come a forza, -per una violenza fattale dall'indole speciale e dal passato della -loro amicizia. Poichè a lei pareva che le _sue_ ragioni, le sue -incongruenze, le sue successive disfatte, dovessero parergli qualcosa -di grottescamente puerile, che dovevano tornare inconcepibili al suo -senno pratico. Ma, al suono della voce concitata, tremante di Elisa, -davanti a quel fiore d'anima amante che sbocciava trepido innanzi a -lui, si risvegliava l'attenzione tenera dell'uomo a cui sono noti, -e sa quanto sono rari a trovarsi, i genuini tesori del cuore. Ogni -traccia di sollazzevole celia era scomparsa dalla sua fisonomia, fatta -subitamente grave e dolce, come quella di un padre. Sotto l'impero di -quel mutamento s'acquietava l'indistinto timore di Tecla, la sua idea -che in lui si dovesse estrinsecare lo sprezzante giudizio dei tanti -che avrebbero condannata la sua felicità avvenire. Ed egli l'udì senza -interromperla, e quando ebbe finito, le disse solo quasi teneramente: - -— Comprendo. - -— L'avevate preveduto forse? — chiese Elisa, con un'inflessione di voce -che implorava l'assenso. - -— Presentito piuttosto. Sapete cosa mi ha fatto pensare al pericolo? -L'assoluta vostra cecità nel volerlo ravvisare. Ma ciò poteva anche -essere un elemento di salvezza per voi, perciò non volli precisare il -mio consiglio. Più tardi, a misura che le vostre lettere si riempivano -di lui, pensai che egli andava riempiendo il vostro cuore. Cessaste -poscia, nelle vostre lettere, di parlarmi di lui. Vieppiù immaginai ciò -che adesso mi è noto. - -— E — chiese Elisa con un piccolo riso nervoso — mi trovate una grande -imprudente, un essere assurdo, illogico? - -— No, trovo anzi che tutto ciò, in un certo senso, è affatto logico. -Non ve ne fo taccia alcuna. Avevate un immenso bisogno d'amore!... -Dovete aver molto lottato, molto sofferto! - -— Molto — rispose semplicemente Elisa. - -— Ebbene, Dio benedica la vostra risoluzione! A me non resta che -un'attesa soltanto; ch'egli sia degno di tutto ciò. - -— Oh! — disse Elisa, — il mio Roberto! - -E tutta la squisita passione del suo cuore, la cieca tenerezza di tutto -l'esser suo, vibrò come una nota di paradiso nell'intonazione molle, -sussurrata di quella parola. - -Marcello la guardava, attento. Poichè di rado nella vita è concessa -questa sublime cosa, di vedere in faccia l'amore, l'amore solo, unico -supremo signore di un animo! - - * - * * - -Davanti all'atrio della palazzina in via S. Gallo il _landau_ nuovo -della contessa Serramonti, coi due bellissimi _Mecklemburghesi_, stava -in attesa della signora. - -Con grande meraviglia di Giacomo, il cocchiere, la Contessa aveva -preso uno speciale interessamento ai dettagli ed all'assieme della -delicata funzione dell'attacco. Ce n'era voluto, perchè si chiamasse -soddisfatta. Del resto, avrebbe potuto benissimo risparmiarsi -l'incomodo. Un cocchiere fiorentino e il giorno delle Corse! Quasi -personale, la questione! - -Giacomo attendeva ora, e da un bel po', immobile nella maestà della -sua classica posa di attesa. Un palafreniere stava ritto dinanzi ai -cavalli, un po' snervati dall'indugio, e che protestavano a modo loro -ora scalpicciando leggermente sul terreno, ora allungando il collo e -stiracchiando i filetti. Pietro, il domestico, stava in piedi, pronto -presso la portiera. In disparte, dietro una vicina macchia di oleandri, -si dissimulavano le faccie curiose della moglie e della figlia del -portinaio, mentre da una finestra a terreno si vedeva far cautamente -capolino la berretta bianca e la faccia rubiconda del capo di cucina. - -Di solito, la Contessa, non fa aspettare la carrozza. Ma oggi! L'ha -ordinata per le quattro, e sono quasi le cinque. Giacomo si rode un -pochino in cuor suo. Ha paura di giunger tardi sul Prato, e che al suo -equipaggio non tocchi un buon posto. - -A un tratto, si scuote, si erige sulla persona, stringe più saldamente -le redini fra le mani. L'invetriata interna dell'atrio viene spalancata -da Andrea, il quale si ritrae tosto per lasciar passare la Contessa. -Elisa si trattiene un istante sulla soglia per dare qualche ordine al -suo vecchio cameriere. Nel piccolo gruppo di quelli che attendono non -si produce il minimo atto che si permetta una qualsiasi espressione. Ma -i loro sguardi tradiscono una specie di abbagliamento. Ella lo avverte, -lo constata, e un assurdo lampo di gioia attraversa il suo cuore di -donna. È il primo effetto ch'ella fa. Ma dunque è bella... anche per -loro! dunque ha raggiunto il suo scopo!... - -Lo ha raggiunto, perchè lo ha voluto, perchè, per raggiungerlo, ha -riunite tutte le forze, perchè tutto ha contribuito docilmente a -coadiuvarla. È bella in un modo nuovo, splendido, e pure indefinibile. -La sua _toilette_ è un'opera d'arte, creata col concetto del genere -speciale, compromesso — non sempre facile a toccare — tra la _toilette_ -di giorno e quella di sera, quale il cielo e le consuetudini fiorentine -permettono di sfoggiare alle Corse. Una raffinata poesia di tinte -neutre, una squisita indecisione fra il colore della perla e quello -del fior d'elitropio, su cui corre una trasparente sfumatura di trine. -La sapiente maestria del taglio ha secondata amorosamente la grazia -femminile ed eletta delle forme. - -In capo Elisa reca un piccolo diadema di tulle della stessa tinta -dell'abito, una specie di corona aerea che non cela la tinta un po' -varia della capigliatura, ma che neppure adombra la purezza raggiante -della fronte, la gloriosa luminosità di due occhi beati. Ogni più -minuto dettaglio di quell'acconciatura è un contributo sommesso, -intonato alla perfetta armonia dell'assieme: da tutta quella delicata -squisitezza di foggie, di tinte d'accessori si sprigiona una seduzione -vaga, irresistibile, penetrante come l'olezzo strano d'un preziosissimo -fiore di serra. Sul volto di Elisa sta una misteriosa poesia, una -tenerezza ineffabile di emozione velata. Poche volte nella vita -la donna ha titolo ad esercitare _quella_ specie d'incanto; è solo -quello dei grandi momenti, delle ore culminanti del suo destino. Per -Elisa è una di quelle volte, per l'appunto! Entra in carrozza, si -nicchia nel suo cantuccio in quella incosciente grazia di posa che -le è tutta speciale. Andrea depone sui cuscini, di fronte a lei, un -leggero _pardessus_, un piccolo panierino di paglia pieno di gallettine -inglesi, di _langues de chat_, poi un grosso mazzo di vaniglia e di -rose bianche. Il tempo non potrebbe essere più splendido, neppur esso, -nè più complice di così. Elisa apre l'ombrellino grandissimo con un -ampio _falbalà_ di trine spioventi, e la testina s'incornicia adorabile -sulla marcellina bianca dell'interno. Consegna al domestico il -biglietto speciale per l'entrata al recinto; quello lo ripone, chiude -la portiera, d'un balzo è a cassetta, accanto al cocchiere che attende -il cenno della partenza... Elisa indugia per un attimo, per un secondo. -Ma tosto si decide: - -— Avanti, — dice quietamente al cocchiere. - - * - * * - - . . . . . . . - -Testè compiuta la terza corsa. S'è appena estinto, nell'immensa folla, -il lungo mormorio di acclamazione al fantino vincitore. Un triplice -rango di equipaggi signorili ingombra il lungo tratto di via, appiè -dell'altissimo terrapieno che regge il viale maggiore delle Cascine. -A sinistra dello sbocco, l'altura è orlata d'una bassa siepe, dietro -la quale si pigia e si protende un'altra e fittissima siepe di -spettatori, giudici di lassù, al fresco ed all'ombra, delle vicende -e della vaghezza dello spettacolo sottostante. Un'altra ressa di -spettatori pedestri si è fatta strada abbasso tra il formicolio dei -legni fermi al loro posto, e fa ala lungo il lato destro di questi, -costeggiando il cordone che segna il percorso dei fantini. In fondo, -a capo di quell'interminabile assembramento di pedoni e di carrozze, -sventolano le bandiere e gli addobbi degli steccati eretti per la -circostanza, il palco reale, le tribune dei soci, delle signore, le -scuderie e il locale del Jury. Di là vengono dati i segnali, là si -pronunciano i verdetti, si registrano le scommesse e si concretano le -più genuine emozioni del vero _sportman_. Colà si riuniscono attorno ai -_drags_, ai _breacks_ o ai _dogcarts_, dai quali sono stati staccati i -cavalli, i membri più influenti della Società ippica. Quivi, all'alto -di quei legni, che fanno pel momento ufficio di palchi, spiccano -le più trionfanti bellezze del mondo fiorentino, le signore che più -hanno o possono ostentare la passione dello _Sport_. Quivi s'accoglie -il fior fiore della società mascolina, e, fra una corsa e l'altra, -allegri pasti di sandwicks inaffiati di marsala o di _champagne_ si -consumano a ristoro delle lunghe attese e delle varie emozioni della -giornata. Alla parte opposta, al centro del tracciato della pista, -nereggiano, fatte piccine all'occhio dalla distanza, le carrozze -escluse dal recinto privilegiato dei soci, ed un più scarso convenire -di spettatori che non hanno temuto, per trovarsi colà ad agio, -quietamente, di percorrere un lunghissimo tratto di via circolare. -Lontano lontano, nello sfondo dell'immensa prateria, si disegna, -vaporosa, la linea ondulata delle colline, e qualche grande fienile -mette isolata la sua nota di fabbricato rustico. Verso la stazione, -dei rombi, dei fischi, affievoliti dalla distanza, e qualche rapido -trasvolar di treni stridenti sulle rotaie, accennano, quasi importuni, -al fervere di un'altra vita. Poichè chi può pensare a lasciar Firenze -quel giorno, a spiccarsi da quel luogo ove tanta e sì varia gente -è felice di trovarsi, in un solo impulso di sfoggio di godimento -comune del paro ai grandi e ai piccini, all'aristocrazia regnante, -ai forestieri, alla folla minuta del popolino, ricco di un magnifico -senso estetico di ammirazione, pago della sua gaiezza filosofica di -apprezzamento spruzzato d'umorismo critico... la folla, che ancora -s'inorgoglisce dello sfoggio dei _suoi_ signori, che adora i cavalli, -che si elettrizza per ogni corsa, anche se ridotta a due soli corsieri, -appartenenti alla stessa scuderia?... E, sopra quello splendido -spettacolo, azzurreggia uno splendido cielo: Maggio ride nell'aria. Le -fioraie circolano costantemente sul luogo. Dall'interno delle carrozze, -dagli occhielli de' soprabiti, una superba e delicata magnificenza di -colori, un olezzo persistente ricordano il privilegio a cui deve il suo -nome la città. Le Cascine verdeggiano immense, piene d'ombra. Su negli -alberi, all'altezza dei nidi risuona, immemore del fruscio sottostante, -una confusa dolcezza di gorgheggi e di pigolii; talvolta persino, in -un momento d'attesa, quando la folla per meglio vedere sta immobile e -frena le sonorità del suo alito, un lungo perlato a-solo di usignolo -si fa audibile e si diffonde di lassù, chiaro, patetico, come nella -mistica calma di una solitudine! - -Dall'alto del suo seggio, il cocchiere della contessa Serramonti -scambiava, col domestico testè balzato a terra, degli sguardi di -stizzosa costernazione. Poichè erano giunti assai in ritardo, e i -posti migliori, quelli a fianco del cordone, erano occupati dalle -carrozze più sollecite a giungere, ed egli aveva dovuto fermarsi, -ignominiosamente, in terza fila. Ciò gli amareggiava la gioia del -trionfo. Era stato veramente un trionfo il suo procedere al piccolo -trotto dei _Mecklemburghesi_ corvettanti, mentre il sobbalzo leggero -delle molle imprimeva al _landau_ una mossa squisita di lieve altalena. -Aveva ben visto egli, sul suo passaggio, gli sguardi ammirativi -degli intelligenti, dei camerati, di quelli che possono criticare! Oh -potevano guardare per l'appunto... E anche la signora non guastava. - -No, Elisa non guastava. Nicchiata come la perla nell'astuccio, -nell'eleganza inappuntabile del legno, consentendo la persona, -con un'inconscia voluttà di abbandono, alla movenza morbidamente -sussultante del carro, raccoglieva anch'ella sul suo passaggio la messe -di un omaggio, che scendeva inesprimibilmente caro al nuovo orgoglio -del suo cuore. Fra le molte conoscenze che, sorprese di vederla, così -inattesa e così inattesamente bella, la salutavano ora, vivamente, -come premurosi di ricordarsi a lei, fra i componenti di quei circoli -che aveva sempre frequentati, ella passava quel giorno colla coscienza -di una fiera battaglia combattuta e vinta, nell'audacia serena della -sua ribellione. Rispondeva ai saluti colla grazia sorridente di una -sovrana. Un po' pallida ora, ma di un pallore rosato, che pareva -anch'esso una trasfigurazione. - -Ed ella si andava dicendo: — Ora, fra poco, da un momento all'altro. - -Quando aveva dato ordine al cocchiere di fermarsi, era perchè aveva -visto Don Marcello Plana. Appena i loro sguardi s'incontrarono, egli -venne a raggiungerla. Egli l'aspettava, da tempo e ansiosamente. Per -un secondo, rimase immobile, muto, sotto l'impero di quel fascino a cui -nessuno poteva sfuggire quel giorno. - -Elisa gli stese la mano; poi, colpita alla sua volta dall'espressione -turbata del volto di lui, gli chiese affettuosamente: - -— Cosa avete? - -— Nulla... vi assicuro. Siete splendida. Usciste ieri? avete veduto -gente? - -— No, sono stata in istretto incognito come una regina. - -— Ah! — fece Marcello, mordendosi le labbra. - -Parve prendere a un tratto una risoluzione, e si chinò per dir qualche -cosa all'orecchio di Elisa; ma Elisa si volgeva in quel momento verso -l'altra portiera, alla quale s'era testè accostato, raggiante della -contentezza di rivederla, il vecchio duca di Sant'Eremo. - -Nè, da quel momento in poi, tornò possibile a Marcello intrattenere -in disparte la contessa Serramonti. Attorno al _landau_ si assiepò, -rinnovandosi perennemente, una corte di amici e di conoscenti. -Nelle carrozze vicine si ammirava, si invidiava quella signora tanto -attorniata, a cui veniva offerto visibilmente l'omaggio che meritava -la sua bellezza, l'incanto della sua figura, della sua conversazione. -Poichè ella, conscia del suo potere, lo esercitava liberamente in quel -giorno con un segreto, amoroso desiderio che anche l'amor proprio di -Roberto fosse beato di ritrovarla così potente di attrattive e di -fascino, prima ch'egli si sentisse dire da lei: Prendimi ora, sono -tua!... E mentre rideva, scherzava, guardando, aspettando, il cuore -precipitava le sue pulsazioni, e un piccolo spasimo faceva sussultanti -le vene del suo collo nelle diramazioni dell'aorta. - - * - * * - -Anche Pippo Gerri, nel corteo della Contessa. - -Un buon figliuolo davvero quel bolognese spensierato, allegro, e che -invecchia invano; sempre giovane nei gusti e nelle manìe. Fanatico di -_Sport_, ha speso in cavalli il fiore del suo patrimonio e dei suoi -anni. Non gli rimane ora che una magrissima rendita, da cui ritrae a -stento quanto può consacrare a dei platonici pellegrinaggi sportivi -nelle città d'Italia dove hanno luogo le corse. Capita ogni anno a -Firenze all'epoca consacrata, per una diecina di giorni, durante i -quali rivive cogli amici fiorentini un po' della sua vecchia vita -elegante e scapatina, e fa incetta di tutti i fatti del giorno, per -recarli poi con sè, come un bottino, a conforto della sua morta vita di -nobile spiantato e di _sportman_ a piedi. - -Passando, ha trasecolato d'ammirazione davanti all'equipaggio della -Contessa. Poi vedendo che anche ella è molto ammirata, si ricorda per -l'appunto che da un anno all'altro ella è sempre stata gentile per lui -e si reca immediatamente a farle omaggio. Ma non s'è trattenuto cinque -minuti con lei che... drelin, drelin, ecco la campanella della quarta -corsa, l'handicap! - -Ah cieli! come farà ora Pippo Gerri per vedere, per giudicare? Nella -sua angoscia avverte che è vuoto il posto del domestico a cassetta. Con -uno sguardo chiede il permesso; l'ottiene, s'arrampica, lesto, e su, -brandisce la sua _patent lorgnette_, guarda, vede, è felice. - -Nell'eccitazione improvvisa del momento, il crocchio della Contessa si -è sciolto attorno alla portiera; tutti si sono accostati al cordone. -I fantini passano quasi paralleli nel corso frenato del primo giro, -le teste si voltano, i busti si protendono nella loro direzione, si -ode, nel gran silenzio generale, il passo dei cavalli sulla pista, -simultaneo, rimbombante come il batter d'una piccola grandine, come un -lungo fremito fischieggiante il fruscio dell'aria che gonfia le giubbe -dei fantini. Tutti i canocchiali sono appuntati sovr'essi, li segue un -lungo mormorìo della folla, le signore si alzano, stanno ritte in punta -di piedi sui cuscini delle carrozze. - -Ma Elisa non volge neppure il capo, non guarda alla corsa. Non è una -_sportwoman_ in quel momento. Non le par vero di poter riposare un -secondo. È sola. Plana è testè andato per suo incarico a salutare -un'amica comune. - -Ad un tratto, con un violento sobbalzo del cuore, ella si china a -destra sul passaggio di un giovane che cerca frettolosamente di farsi -strada fra un legno e l'altro per recarsi verso gli steccati. Ma egli -si ferma a un tratto. Elisa lo ha chiamato dolcemente per nome: - -— Roberto. - -Egli pare colpito, come se avesse toccata una scossa elettrica. È lei, -lei ch'egli credeva lontana, immemore di lui... Lei, quella che lo ha -respinto, trattato come un fanciullo e che ora lo chiama così, con un -cenno, con un sorriso. - -Si accosta alla portiera con un'esclamazione vaga, che gli muore in -gola. - -Sono isolati, in quel momento, dallo spettacolo che avvince -l'attenzione della folla. S'ode da lungi il galoppo precipitato dei -fantini al secondo giro. Elisa sente che precipita la corsa, ormai -sfrenata, del suo destino. - -Ancora si china, lo avvolge d'uno sguardo sublime, in cui ha messo -tutto ciò che ha sofferto, tutto ciò che ha deciso, il suo amore, tutti -i suoi amori per lui, la rinunzia, la piena offerta di sè stessa. - -— Venite stasera da me... Ho una cosa da dirvi. - -Roberto trasalisce, il suo volto s'imporpora, fa col capo un gesto -vago, che può essere un cenno di adesione; nei suoi occhi si riflette -un disperato smarrimento. - -È sempre bello come un Dio; ma quanto è smagrito! come son cerchiati, -più di prima, i suoi occhi! Ah! grida il folle cuore di Elisa, ha -sofferto dunque... anche lui!... - -Di nuovo i fantini passano nella foga delirante dell'ultimo sforzo. -Passano come lampi, con un violento mulinello delle braccia che -sferzano i cavalli, con un rauco gridìo di bestemmie, d'incitazioni -e subito dopo, da lungi, il campanello proclama l'arrivo fra le -acclamazioni della folla. Attorno al cordone cessa l'assiepamento, -il crocchio della contessa Elisa si ricompone attorno a lei, il suo -colloquio con Roberto è interrotto. - -Il giovane saluta i ritornati, cerca di prender parte ai commenti che -s'incrociano vivaci sulla prova testè compiuta. Ma nella sua voce, -nel suo sguardo c'è qualcosa che ispira ad Elisa un vago terrore, -forse quello ch'egli possa tradire la propria intensa emozione. Non lo -trattiene dunque quando egli in termini confusi, colla voce strozzata -in gola, si congeda da lei. - -— A rivederci — dice Elisa. E gli porge una mano. - -Roberto esita un istante, poi prende quella mano, la stringe come se -volesse spezzarla. Saluta profondamente e si allontana. - -S'è appena dilungato di pochi passi, quando Pippo Gerri, testè sceso -dal suo pinnacolo, interrompe uno squarcio di eloquenza ippica per -chiedere alla Contessa, col solito suo entusiasmo, chi sia quel bel -giovane che è testè andato via. - -— Il conte Rescuati. - -Pippo Gerri si volta, per guardarlo ancora, quel bel giovane. - -— Ah! — esclama — è quello? Per Bacco! L'eroe del giorno, dunque? Eh, -eh! non ha mica torto lei, quella signora. Pare impossibile! alla sua -età! Saprà certo anche lei, Contessa. - -Ma la Contessa lo guarda attenta, calma, non sa... - -L'altro ride maliziosamente, ammiccando. - -— Povero Dino Follemare. È rimasto in Inghilterra. Ah! _les absents -ont toujours tort_, nevvero? D'altronde doveva aspettarselo di essere -_remplacé_. Era evidente, che da tempo la seccava. E ora, vedremo se -questa sarà realmente l'ultima sorpresa della Duches... - -Si arresta a un tratto confuso, rammentando che la Serramonti è una -signora austera, d'idee arretrate, che non ama neppur l'odore degli -scandali e dei fatterelli di quel genere. Infatti ella non sorride, non -chiede nulla. - -Ride egli, come un monello colto in fallo e muta abilmente -conversazione mentre pensa in cuor suo: - -— Peccato, quella bella donnina, così elegante! Ma non all'altezza -dei tempi. Con lei è inutile aver dello spirito. _Che danee traa via!_ -direbbe Ferravilla. - - * - * * - -Quando Marcello Plana fu di ritorno dalla visita fatta gli bastò uno -sguardo per capire a un dipresso cosa fosse avvenuto. Il mutamento -di Elisa non era ancora percettibile agli occhi d'altri. Ma egli lo -avvertì. - -Alla prima occasione propizia, ella lo chiamò. - -— È vero? — gli chiese. - -— Corre voce. Forse calunnie, pettegolezzi. - -Ma Elisa lo fissò in volto. Poi disse sommessamente: — È la verità? - -Era la verità. — Ginevra aveva saputo cogliere il momento migliore, -quello in cui l'amor proprio dell'uomo che credeva di esser trattato -come un fanciullo aveva bisogno immediato di una vendetta, d'una -rivincita... pur che fosse. Essa lo aveva preso là dove Elisa l'aveva -lasciato. Ciò ch'era stato per la Serramonti un terrore, un ostacolo, -il perchè della reazione, era stato per Ginevra semplicemente il... -punto di partenza. Così l'aveva preso, così era diventato suo, così -s'era fatto, come un tempo Dino Follemare, l'amico intimo di casa -d'Accorsi. - -Della contessa Serramonti non si parlava più. Era stato un episodio -freddo, scipito, senza conclusione. - -Parecchi invidiavano Roberto, altri ne ridevano. Ma tutto ciò era -perfettamente accettato dalla società. - -Un'altra pausa, un'altra occasione, e Marcello chiese sommessamente ad -Elisa: - -— Volete partire? - -— No... rimango. - -Ed egli non insistè. Comprendeva cosa reggeva quella donna nell'ora più -crudele della sua vita. - - * - * * - -Più tardi, Elisa chiese a sè stessa cosa fosse accaduto nell'animo suo, -in quei momenti. Non seppe mai definirlo bene. Forse l'intensità stessa -del colpo toccato le intorpidì il pensiero, la sensazione. La sovvenne -forse un istinto cieco d'altera verecondia. - -No! nessuno doveva sapere. Perciò non svenne, non si tradì comechessia. -Così potè superare la vetta del suo calvario, il momento, cioè, in cui -la Duchessa, camminando a piedi, seguita da un corteo di giovani fra -i quali era Roberto, ravvisandola a un tratto, venne festosamente a -salutare quella cara contessa Serramonti. - -Stava ella ora alla portiera a cui s'era poc'anzi accostato Roberto, le -due signore scambiavano parole cortesi e indifferenti. Elisa era bianca -come il marmo di un mausoleo, ma in pieno e guardingo possesso di sè -stessa. - -La Duchessa aveva sdegnato in quel giorno di vestirsi come il più delle -signore. Portava il vero costume di corse, inglese, di una tinta oscura -quasi monacale. - -Ma era d'una sfrontata audacia, il suo modo di portarlo, l'aderenza -assoluta delle stoffe sulle forti anche, sul celebre busto marmoreo, -sulla cui violenta bellezza il tempo non aveva avuto presa. La -faccia sempre uguale, brutta, sciupata, formidabile a vedersi, e pure -attirante come quella di una sfinge. - -Stavano di fronte, chiacchierando come due eccellenti amiche. La -Duchessa sapeva tutto ciò che quella donna aveva sofferto. Ginevra -aveva saputo strappare dalle labbra di quel fanciullo le malcaute -parole di confidenza in cui ella aveva indovinato ciò che Roberto -stesso non aveva saputo indovinare, l'amore immenso nel sacrificio, -l'immolazione nella rinunzia di Elisa. Ma essa non aveva creduto di -illuminarlo su quel proposito; l'aveva solo... consolato. - -Così Elisa aveva tutto perduto, la battaglia e lo scopo di essa, il -frutto della prima lotta e il fiore della seconda. Ora non le restava -che di stare in piedi, ritta sul campo, acciocchè non si sapesse perchè -era tornata, _quali_ ferite avesse toccate. - -La Duchessa, udendo di lei, e vistala così bella, aveva provato un -vigliacco bisogno di stravincere. Per ciò solo era venuta a salutarla. -Ma non era contenta, non stravinceva abbastanza. Un'irrisione crudele -saettava dagli occhi di Ginevra, mentre ella andava accatastando lodi -delicate della bellezza di Elisa, notizie della sbalorditoia felicità -di Marina, relazioni di avvenimenti mondani, frizzi e commenti sulle -corse, sul concorso della giornata. Ma l'acuto sottinteso dei suoi -sguardi pareva spuntarsi davanti alla serenità invincibile di quelli -di Elisa, davanti all'orgoglio di quella calma, che pareva risponderle -soltanto: Ti comprendo, so chi sei. - -— Decisamente, — continuava Ginevra — ha avuto torto d'andar via, cara -Contessa; il cielo l'ha punita della sua fuga. - -— Davvero, Duchessa? E come? - -— Oh! in tanti modi. Abbiamo avuto una Quaresima splendida. Mentre -ella ci lasciava in abbandono, parlavamo sempre di lei, cogli amici -comuni, vecchi e nuovi. Dio sa, quante volte si è sentita fischiare -le orecchie! È stata in campagna, nevvero? Si vede, è fresca come -una rosa. E ora si trattiene? Suppongo di no. Noi, in Svizzera, come -il solito, coi nostri cavalli. Quest'anno abbiamo un rinforzo alla -brigata, Roberto Rescuati colla sua quadriglia. L'ha veduta? Splendida, -nevvero? Sarà piacevolissimo! A proposito, perchè non verrebbe anche -lei? - -Senz'attender risposta e voltandosi, con un fare negligente e pur -imperioso, chiamò forte: — Roberto. - -Il giovine ebbe un fremito, visibile. Ma lentamente, pallido, si -accostò. - -Elisa lasciò cadere su di lui uno sguardo di immensa pietà. - -— Ebbene, — continuò la Duchessa, — cosa fate lì, come una marmotta? -Venite ad ammirare la contessa Serramonti. Non è forse ammirabile? -E voi, che foste sempre il suo beniamino, il suo protetto, fate una -bella cosa, decidetela a venir con noi in Svizzera. Pensate che piacere -farebbe a voi e a tutti quanti! - -La sua voce strideva ora, gettando, in tuono scherzoso e disinvolto, -quest'ultimo sforzo d'ironico insulto. Elisa la lasciò dire. Poi -rispose a tuono, semplicemente, scusandosi, come se l'avesse ricevuto -sul serio, e in condizioni normali, di non poter accettare l'invito. - -E mentre così diceva, con una specie di calma quasi soprannaturale, -il suo sguardo aveva ritrovata l'antica sfumatura di sprezzo quieto, -triste, quasi involontario. E Ginevra fremeva, ritrovandolo in lei, -intatto, malgrado l'amore, lo strazio, la disfatta! Poichè quello -era il primato intangibile della donna pura e leale, il primato -ch'ella serba eterno, dinanzi a quella che non lo è, qualunque sia -la complicità, il favore, che la codardia dei tempi e la viltà degli -uomini possano a questa prodigare! - -Ginevra ebbe una magnifica trovata di ultima parola, mentre si -congedava dalla sua bellissima amica la contessa Serramonti. In realtà, -quello sguardo di Elisa le aveva alquanto guastato il divertimento -del trionfo. Ma a ciò non pensò Elisa. E quando la vide allontanarsi -ridente, gaia, seguita da Roberto, non sentì più, ella, d'aver -trionfato. Sentì solo che quella donna le aveva preso Roberto, che -glielo aveva portato via definitivamente, per sempre... - - . . . . . . . - -Rimase sino alla fine delle corse. - -Marcello Plana le stette sempre accanto, e quando, compiuta anche -la malinconica cerimonia della gara di consolazione, si produsse -nell'agglomeramento degli equipaggi l'ondulamento diffuso che precede -la partenza, Elisa invitò Plana con un cenno a salirle accanto. -Ora, non era più costretta a parlare, e non diede neppure ordini al -cocchiere. - -Ma Giacomo voleva rifarsi, voleva far vedere la sua pariglia in azione. -Tenne dietro all'immensa sfilata degli attacchi che si mettevano -pel viale delle Cascine. Poichè la folla si precipitava ancora colà, -insaziabile di vedere. Per una tacita convenzione, tutti i cocchieri -facevano assumere ai cavalli un moto più rapido, più brillante degli -altri giorni; era ancora una festa e una gara. Gli innumerevoli -legni passavano, s'incrociavano fragorosi per tutta la larghezza -del viale coi loro carichi di servidorame in gran gala, di signore -eleganti, briose, eccitate dalla coscienza dei propri trionfi. A quel -nugolo di carrozze signorili s'era venuta ora accomunando la squadra -leggera dei veicoli d'affitto, le carrozzelle intrepide, gli svelti -baroccini, mettendo una nota ippica più democratica, più chiassona -nell'assieme dell'accolta, e facendo anche, col contrasto, maggiormente -spiccare lo sfarzo degli attacchi signorili, il valore ed il pregio -dei cavalli fini. E in quel giorno, tra le famose pariglie sì care -all'amor proprio dei Fiorentini, le sfarzose daumont e i molti tiri -a quattro, condotti dai proprietari, primeggiava, segnalandosi tanto -per l'assoluta perfezione dell'attacco quanto pel supremo _chic_ di -quanti lo occupavano, il magnifico _drag_ di Roberto Rescuati. Lo -guidava egli, e al suo fianco stava la duchessa Ginevra. Dietro, quasi -subito dopo, veniva la splendida daumont di casa d'Accorsi, che aveva -condotto Ginevra sul prato, e che occupavano, soli, il duca d'Accorsi -e Neri Speroni. Roberto non parlava; stava accigliato, assorto, cogli -guardi fissi sulle redini. Ginevra gli torreggiava accanto, ridente -talvolta quando il _drag_ s'incrociava con altri legni siffatti -occupati da conoscenti ed amici, fingendo d'aver paura, di non fidarsi -dell'automedonte novellino, parodiando dei piccoli segni di croce -spaventati, che provocavano le più matte risate. E così ancora, più -volte, nelle vicende della corsa rapidissima, Elisa vide passare -dinanzi a sè il _drag_ di Roberto, si vide guardata da Ginevra, così; -dall'alto al basso. Ma non diede al cocchiere ordine di sorta. - -Finalmente, l'ombra si mise, umida, sotto la volta del densissimo -verde, e l'immensa sfilata, decidendosi al ritorno, sboccò pel -Lung'Arno, costringendosi nello spazio fra i due marciapiedi destinati -ai pedoni e ancor tutti neri di folla. Le finestre eran tuttora gremite -di gente; agli sbocchi delle vie, dietro le spallette dei ponti, -si pigiava una moltitudine borghese infronzolita e una minutaglia -clamorosa di popolino. Allo scalpitio ritmico dei cavalli pareva tener -bordone lo scroscio perenne della pescaja d'Arno, una sola immensa -forza di impulsione pareva trascinare come una valanga verso l'interno -della città quella massa enorme di cavalli, di carrozze, di gente. -Dietro di essa, in una nube di polviscoli dorati, che parevano a volte -velarla d'una nebbia fosforescente, il sole l'accompagnava, seguendola -con gli splendori di un lungo tramonto d'oro, accendendo da tergo, -nei cristalli delle finestre e dei lampioni, nella lucentezza delle -vernici, nei bottoni delle assise, negli ottoni e negli argenti delle -bardature un'orgia, una confusione di riflessi abbaglianti, degli -incendi di luci guizzanti, che davano agli occhi un senso di ebbrezza -e di vertigine. Ed era uno spettacolo unico, eccitante, che pareva -volere, glorificando così la sua fine, dare allo spettatore una matta -violenza d'impressioni tumultuanti d'arte, di cielo, di sfarzo moderno, -ippico, mondano, un'apoteosi insomma in pieno secolo decimonono, -ma quale sola, esclusivamente, possono consentirla l'ambiente, le -attitudini, i gusti, l'inesauribile incanto speciale della vita -fiorentina! - - * - * * - -Giunsero a casa. - -Marcello Plana offerse il braccio ad Elisa per salire la piccola -gradinata dell'atrio. Sentì ch'ella si appoggiava a lui per non cadere. -Aveva il passo fiacco, trascinato di una vecchia. - -— Posso venire a prendere vostre nuove, stasera? - -— Sì, certamente. - -E il timbro della voce era come spezzato. - -Egli le baciò la mano. Ma la sentì inerte, fredda sotto le sue labbra. -E sul volto di lei la serenità voluta, ottenuta a furia di pudore e -d'orgoglio, aveva dato luogo a un pallore, a un'alterazione che pareva -aver subitamente disfatta la splendida e delicata visione di poc'anzi. -E, mentre ella stava immobile sulla soglia, assorta nella subita -visione di ciò che aveva avuto in cuore, lasciando quella casa, di ciò -che aveva in cuore, tornandoci, egli ebbe l'impressione di qualcosa che -somigliava allo spettacolo di una morte. - -Non fece parola, se ne andò. - -Quando venne, come aveva promesso, erano le dieci. Trovò la Contessa -sola nel suo salottino. Non indossava più la _toilette_ delle -Corse, era vestita semplicemente d'un abito da casa. Sul tavolino di -peluche stava la lucernetta di argento a strisce ondulate col grande -paralume rosso, che, raccogliendo l'intensità dei raggi sugli oggetti -immediatamente sottostanti, lasciava le cose e gli aspetti più lontani -nella semi penombra rosata della sua trasparenza. Per un po', parlarono -distrattamente di cose indifferenti alternando le pallide frasi -svogliate a lunghi periodi di silenzio. Forse avrebbero continuato più -a lungo così, se a caso i loro sguardi non si fossero incontrati su un -piccolo mucchio di giornali e di lettere; il tributo, ancora intatto, -della posta serale che giaceva sul tavolino al solito angolo. E quella -piccola circostanza ebbe uno strano effetto. Tornò vivo, presente -ad entrambi, il ricordo di ciò ch'era stato il principio di tutta -quella strana, assurda storia, la sera in cui ella, tenendo in mano -trionfalmente la lettera di Tecla, aveva esclamato ridendo: Ah!... il -marito di Marina! - -Si guardarono, memori. E sotto l'urto di quel ricordo, dopo aver -invano tentato di sorridere, di non parlare, ella ebbe irresistibile -un'esplosione ch'egli, che pur non l'aveva sollecitata, non -contradisse. Trovava anzi ch'era tempo. Lasciò ch'ella dicesse, -confusamente dapprima, poi con incalzante intensità d'immagini, la -intollerabile angoscia del suo cuore. - -Poichè ella si sentiva in tutto colpita, oltraggiata, crudelmente -punita. Poichè, dinanzi a lei, stava inesorabile la condanna di tutto -ciò che aveva fatto, sentito, sofferto, la derisione irrecusabile di -tutte le incongruenze e gli anacronismi dell'animo suo. Punita nella -sua illusione di maternità, nella sua risurrezione all'amore, nel suo -martirio, nei suoi scrupoli, nella debolezza del cedere finalmente a -sè stessa, punita in tutte le contradditorie sincerità del suo cuore. -E mentre ella diceva tutto ciò, Marcello l'ascoltava in silenzio, senza -che un lampo di scetticismo passasse nel suo pensiero. Ah! egli sapeva -la vita, egli conosceva la donna, la vera donna, quella che si serba, -malgrado tutto, malgrado l'aria, il tempo, l'arte, il sangue di oggidì, -oltre il livello della femmina, in un mondo che il mondo deride, che -non comprende, la donna che il mondo soffoca talvolta, pur deridendola, -nelle spire del suo bugiardo convenzionalismo, ma che rimane pur -sempre, vinta o vincitrice, applaudita o fischiata, la donna del -vero, di tutto il vero, egualmente donna, egualmente grande nel sogno, -nell'errore, nella gioia, nel sacrifizio dell'amore. - -Elisa difendeva Roberto: - -— No — ripeteva angosciosamente, — non è colpa sua. Quando si è -giovani, si può ingannarsi. Perchè avrebbe dovuto indovinare? Io, -allora, quando gli scrissi, ero sicura, non sapevo di mentire a lui e a -me stessa. Veramente credevo... Perchè l'amavo, l'amavo!... - -— Egli non meritava quell'amore, — disse gravemente Marcello Plana. — -Pensate a ciò; provatevi. - -Ella si provò a pensare a questo, ad evocare il suo orgoglio, a -sentirlo straziato sotto il peso di quella tremenda mistificazione. - -Inabissò il volto fra le mani, e stette muta a lungo, con una piccola -contrazione nervosa delle spalle. - -Ma poi sollevò un volto grave, sicuro, e disse quietamente: - -— Non posso, Marcello. Egli più volte è stato forte e buono!... Più -volte ha avuto pietà di me! Mi ha amata, malgrado la mia età, come -comportava la sua; mi ha offerto il suo cuore, la sua vita, il suo -nome! La colpa è tutta mia. Io, dovevo sapere. - -Il suo dolore, s'era fatto grave, tenero, indulgente, parlando di lui. -Una dolcezza misteriosa di lagrime illuminava il suo sguardo. - -— No, lui! — esclamò... non posso... — E se anche in questo frattempo, -anche in sì breve tempo io avessi indovinata nel suo cuore una -passione, una simpatia per una donna giovane o una fanciulla, oh avrei -saputo comprendere, continuare in silenzio, felice del mio sacrificio, -del mio segreto non tradito, il mio primo sogno, quello della madre. Ma -lei!... Marcello, lei!!... - -Ebbe un piccolo grido acuto, di quelli che può strappare anche una -sensazione incomportabile di dolore fisico. E le sue lagrime si -asciugarono, come se, rapidamente, le fosse passato un tizzone acceso -dinanzi agli occhi. - -— Pensate, ah! pensate, cosa essa farà di lui, del mio Roberto! -come saprà spegnere in lui ogni nobile germe, ogni aspirazione anche -inconscia verso il bene, con qual cura sopprimerà nel suo cuore tutto -ciò che io avrei rispettato, onorato... fatto fiorire. Essa farà di -lui ciò che ha fatto di Follemare, di Carisi, degli altri, corroderà il -fiore della sua gioventù nei lacci di un adulterio vile, abile, sereno, -senza pericoli, come li accetta il mondo, come li approva la società. -E credete forse che l'ami? che, esaurito il suo capriccio brutale, egli -rimanga qualcosa per lei?... E pensate!... è vecchia, più di me! E io, -io... - -S'alzò, nel cieco parossismo del suo dolore, percuotendosi la fronte -coi pugni chiusi. - -Marcello afferrò quelle povere mani insensate, e accostando a sè quel -corpo, convulso, sbattente, le piantò in volto l'austera serenità di un -rimprovero. E poichè conosceva Elisa, poichè sapeva a quale altezza di -sensi era nata quell'anima, egli osò, in quel momento, rivolgerle una -strana domanda: - -— Ebbene, Contessa, vorreste esser voi ora, al suo posto? - -Sotto quello sguardo, che voleva una risposta, si calmò ad un tratto -quel folle impeto di rivale sconfitta. Due correnti si urtarono un -istante violentemente in lei; la carne e lo spirito. Ci fu un secondo, -un lampo di lotta. - -Poi, ergendo il capo, assurgendo lentamente, con tutto quanto l'esser -suo: - -— No... — disse tranquillamente. — Meglio così! - - * - * * - -Una cosa ancora accadde prima ch'ella si allontanasse di lì, e mentre -Marcello, per sorreggerla, teneva ancora strette nelle sue quelle mani -tremanti. Egli sentì ad un tratto che le unghie di quella donna si -configgevano penetranti nelle sue palme. Sentì (era aperta la finestra -che dava sul giardino) risuonare all'uscio del cancello una breve, -quasi timida scampanellata. - -Il corpo di Elisa ebbe un sussulto, un violento impeto verso quella -direzione. Ma, con un'altra, con una forza più forte, ella si trattenne -e rimase nella stretta delle mani di Marcello. Egli pure la tratteneva. -Stettero in silenzio, in attesa; ella colla bocca semi aperta, colle -pupille dilatate. - -Si udì il tardo passo del portiere che andava ad aprire; ci fu un -minuto di conferenza con un visitatore. Il portiere aveva ordini -precisi: la signora, indisposta, non riceveva. Il visitatore non -insistè. Si udì un passo giovanile che si allontanava, si udì il -cigolìo del cancello che si richiudeva, il passo tardo del portiere che -rincasava. - -Elisa non si era mossa. Solo, tre volte, con un crescendo sommesso, -stridente, echeggiò nella sala un nome, un appello, un addio, disperato -come quello di un'agonia: - -Roberto! Roberto! Roberto! - -Poi... più niente... — Finita, l'ultima primavera! - - - FINE. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of L'ultima primavera, by -Ines Castellani Fantoni Benaglio - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ULTIMA PRIMAVERA *** - -***** This file should be named 60905-0.txt or 60905-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/0/9/0/60905/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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