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-The Project Gutenberg EBook of Della peste e della pubblica
-amministrazione sanitaria, by Angelo Antonio Frari
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria
-
-Author: Angelo Antonio Frari
-
-Release Date: November 22, 2020 [EBook #63848]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA PESTE E DELLA PUBBLICA ***
-
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-
-Produced by Barbara Magni and the Online Distributed
-Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was
-produced from images made available by The Internet Archive)
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- DELLA PESTE
- E
- DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
- SANITARIA
-
-
- [Illustrazione: A. A. FRARI]
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- DELLA PESTE
-
- E DELLA
- PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SANITARIA
-
- Opera
- DI A. A. FRARI
-
- DOTTORE IN MEDICINA, I. R. EFFETTIVO CONSIGLIERE DI GOVERNO,
- PRESIDENTE DEL MAGISTRATO DI SANITÀ MARITTIMA DI VENEZIA,
- SOCIO DI VARIE ACCADEMIE ITALIANE E STRANIERE, DECORATO
- DA S. M. I. R. DELLA MEDAGLIA D'ORO DI ONORE DEL MERITO CIVILE
- PER SERVIGI PRESTATI IN CIRCOSTANZE DI PESTE.
-
- Avertere a populo pestem.
- _Seneca_.
-
- VOL. I.
-
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-
- VENEZIA
- Tipografia di Francesco Andreola
- MDCCCXL.
-
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-
-
- _Quest'Opera stampata a tutte spese dell'Autore è posta sotto
- la garanzia delle vigenti Leggi._
-
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-
- A Sua Eccellenza
- _il Signor_
- Francesco Antonio
- _Conte di_
- Kolowrat-Liebsteinsky
-
-
-_Signore di Reichenau, Czernikowicz, Wamberg, Maierhöfen, Pfraumberg
-e Koschadek, di Borohradek, Horaticz e Scheisselicz in Boemia,
-Cavaliere del Toson d'oro, Gran Croce dell'Ordine Imperiale Austriaco
-di Leopoldo, Croce d'oro dell'onor civile, Balio onorario e Gran
-Croce dell'Ordine Sovrano di S. Giovanni di Gerusalemme, Gran Croce
-dell'Ordine Reale Sassone della Corona di ruta, Cavaliere di I.ma
-Classe, degli Ordini II. Russi di S. Andrea, di S. Alessandro Newsky,
-dell'Aquila bianca, di S. Vladimiro, e di S. Anna, Protettore della
-Società Filarmonica e dell'Istituto Boemo per le vedove e i sordo-muti,
-Presidente della Reale Società Boema per le scienze, Membro della
-Società Agronomica di Vienna, Membro onorario dell'Accademia di Belle
-Arti di Vienna e di Milano, della Società Agraria della Carniola e di
-Baviera, e di quella Mineralogica di Jena, Membro attuale della Società
-del Museo Nazionale di Boemia, Membro onorario della Società Irlandese
-per la letteratura nazionale, e Membro ordinario della Reale Società
-di Copenaghen per l'archeologia nordica; di S. M. I. R. A. Consigliere
-Intimo attuale, Ciambellano, Ministro di Stato e di Conferenze._
-
-
-
-
- =Eccellenza=!
-
-__A Voi, Eccellentissimo Signore_, cui meta d'ogni desiderio è il
-pubblico bene, piacemi d'intitolare quest'Opera che ha per principale
-scopo la preservazione della salute degli uomini._
-
-_Io _Vi_ offro in essa il frutto sudato de' miei lunghi studii e
-di una pericolosa sperienza qual pubblico omaggio all'altissimo
-_Vostro_ merito, e quale espressione sincera de' miei sentimenti di
-profondissima stima e di rispettosa ammirazione per le rare _Vostre_
-virtù._
-
-_Io doveva umiliarla a _Voi, Eccellentissimo Signore_, che con tanto
-lustro presiedete al Gran Consiglio di Stato dell'Austriaca Monarchia,
-e che siete il proteggitore benefico delle scienze, delle arti, e
-di ogni utile imprendimento. A _Voi_, che dotato di sommi talenti
-e di lumi, accoppiar sapete alle gravi cure governative la coltura
-delle ottime discipline, e l'amore di tutto ciò che può esser utile e
-contribuire al bene della società._
-
-_Aggradendone l'umile offerta _Voi_ avete non solo accordato il più
-bel premio ed il più gradito al mio lavoro, ma avete mostrato altresì
-quanto _Vi_ stia a cuore il bene dell'umanità ed i suoi veri interessi,
-e come oggetto principale di tutte le _Vostre_ sollecitudini sia
-tutto ciò che in qualunque modo può contribuire al ben essere ed alla
-prosperità di questa grande famiglia, di cui_ SUA MAESTÀ L'AUGUSTO
-NOSTRO SOVRANO _nell'alta Sua saggezza _Vi_ ha affidato il sacro
-deposito dell'Amministrazione._
-
-_In questa mia Opera _Voi_ troverete, Eccellenza, dipinte le più
-grandi sciagure dell'umanità. Sono certo che esse desteranno nel
-_Vostro_ cuore benefico un fremito di compassione, e _Vi_ animeranno
-a proteggere sempre più le scienze utili, segnatamente quelle che
-hanno per iscopo di preservare la società dal più temuto dei mali, dal
-flagello più grande e più distruggitore dell'umana specie. Gli uomini
-veri benemeriti dell'umanità non sono tanto quelli che pubblicano Opere
-utili, e che coi loro scritti, coi loro lavori diffondono nel pubblico
-conoscenze importanti e proficue, quanto quelli che le proteggono,
-e che colla loro autorità e con generoso impulso li incoraggiano a
-tentar nuovi sforzi per meglio contribuire ai progressi della scienza e
-all'utile della società._
-
-_Accordatemi, _Eccellentissimo Signore,_ l'onore di protestarmi con
-profondo rispetto e riverenza._
-
-_Venezia, il 4 Marzo 1840_
-
- _Di Vostra Eccellenza_
-
- _Umiliss. Devotiss. Obbligatiss. Servitore_
-
- _Angelo Antonio Frari_
-
-
-
-
- VOL. I. PARTE I.
-
- BIBLIOGRAFIA
-
- OSSIA
-
- CATALOGO ALFABETICO DELLE OPERE CONOSCIUTE SULLA
- PESTE E SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
- SANITARIA.
-
-
- PARTE II.
-
- STORIA GENERALE DELLA PESTE
-
- CONTENENTE
-
- CENNI STORICI DELLE PESTILENZE PIÙ MEMORABILI,
- COMINCIANDO DAI PIÙ REMOTI TEMPI E DISCENDENDO
- IN SERIE CRONOLOGICA FINO AL PRESENTE.
-
- AGGIUNTAVI UN'ISTRUZIONE SUI VARI METODI DI DISINFEZIONE,
- ED ALCUNI CENNI SULLA DIAGNOSI, PROFILASSI, E CURA
- DELLA PESTE.
-
-
-
-
- _Etiam si omnia a veteribus inventa sunt, hoc
- semper novum erit, usus, et inventorum ab aliis
- scientia et dispositio_.
- SENECA.
-
-
-
-
-PREFAZIONE
-
-
-Quest'Opera è destinata ad avvisare ai mezzi onde tener lontana dalla
-Società la peste (_a_), malattia la più spaventosa e distruggitrice
-che si conosca, flagello il più grande e più desolatore dell'umana
-specie; il quale suole far strazio della vita degli uomini, e cangiare
-in orridi deserti le più floride e popolose città, seminar dovunque
-lo squallore, la desolazione, la morte, e preparar sciagure e miserie
-anche per le generazioni avvenire.
-
-Chi non ha veduto la peste allorchè imperversa in una città o paese,
-è difficile che si formi di tanta umana sciagura una giusta idea,
-e pervenga a dipingere con colori abbastanza vivi e conformi alla
-verità le luttuose scene, la desolazione, le stragi per essa prodotte.
-Il perchè, quelli che si sono trovati in mezzo agli orrori e alle
-devastazioni della peste, ed hanno avuto occasione di osservar da
-vicino la paura, il cordoglio, l'angoscia, il desolamento della
-comune strage e rovina per essa prodotti, potranno soli concepire la
-gravità e l'estesa di tale flagello e ben valutare di questo argomento
-l'importanza (_b_).
-
-Qualunque sia l'aspetto sotto cui piaccia di risguardarlo, è
-certo, ch'esso abbraccia i più grandi e più preziosi interessi
-dell'umanità, la salute e la prosperità delle popolazioni in generale
-e di ciascun individuo in particolare. Per la qual cosa non potrà
-esso non richiamare l'attenzione dei varii Governi, scopo delle cui
-sollecitudini esser deve in ogni tempo la felicità e la salute delle
-popolazioni sulle quali sono destinati ad esercitare la loro influenza.
-
-L'economia politica è rispetto allo Stato ciò che l'economia
-particolare è rispetto ad una famiglia. Come l'oggetto di una
-saggia economia di famiglia è di provvedere ai bisogni, alla salute,
-all'impiego e al ben essere dei varii individui che la compongono;
-nello stesso modo, l'Autorità pubblica, e quelli cui la Provvidenza ha
-destinati a reggere la sorte de' popoli, debbono cercare con tutti i
-mezzi che sono in loro potere, di conservare fra la Società il tesoro
-prezioso della salute, allontanare da essa ogni causa di calamità e
-di sciagura, e tener d'occhio specialmente quelle funeste malattie
-popolari di contagio specifico, che sogliono mietere le vite degli
-uomini a migliaja, e cangiare in istato di avvilimento e di comune
-desolatrice miseria la pubblica prosperità. A raffermarli in tale
-proponimento valga la riflessione, che la grandezza politica delle
-nazioni dipende in gran parte dai provvedimenti che risguardano la
-salute.
-
-La vigilanza pubblica può agevolmente prevenire moltissimi mali della
-Società, e segnatamente quelli che dipendono dalla diffusione delle
-malattie popolari di contagio specifico, andando incontro ad esse con
-mezzi pronti, attivi ed efficaci. Per sì nobile scopo la scienza della
-legislazione è considerata la più sublime teoria della beneficenza,
-l'incombenza più bella che l'uomo possa proporsi sulla terra. È dessa
-quella che prende cura degli uomini come nazione e come individui,
-li protegge, li difende, e fa sentire a tutti quelli che non sono in
-istato di difendersi da sè i frutti delle sue benefiche cure, delle
-sue amorose sollecitudini, dei saggi suoi provvedimenti. Molto possono
-le misure sanitarie opportunamente prese e con energia sostenute,
-molto i mezzi profilatici debitamente usati; e migliaja d'individui,
-intere popolazioni, a mercè di quelle e di questi, scamparono da
-gravi ed imminenti rovine. All'incontro, sommi danni e sventure sono
-da attendersi allorchè i Magistrati, cui è affidato il gran pensiero
-della pubblica sicurezza, per negligenza, per insano indifferentismo,
-per basse passioni, o particolari riguardi trascurino gli opportuni
-presidii di difesa, o ad essi faccian ricorso troppo tardi, quando
-il male ha fatto progressi, e, non capendo più fra i cenci sozzi del
-povero, è già trascorso fin nei palagi dei ricchi e potenti. Allora,
-per ordinario, molte misure sanitarie vengono prese. Si fanno succedere
-le une alle altre tumultuariamente in mezzo al generale disordine; e
-quantunque non s'abbia fiducia di domare per esse il male, pure vi si
-mette molta fretta nel porle in pratica, per ischivare il rimprovero
-e la taccia d'inoperosità. Ma ridotte le cose a tal punto, ogni mezzo
-di difesa, per quanto valido sia, non ha che debolissima efficacia. Il
-male s'è già dilatato ed ha fatto progressi. Non si può più arrestarlo.
-Si conosce lo sbaglio, ma è troppo tardi per rimediarvi. I malati,
-i morti, i moribondi, i superstiti, che avviliti dal timore sono
-già malati prima che la malattia li colpisca, ve lo rimproverano ad
-ogni istante. Tutto e tutti, ogni cosa, ogni fatto, ogni circostanza
-ve lo ricordano. Si vorrebbe pur riparare, ma non è più tempo. Il
-tempo in cui si poteva tutto salvare è sfuggito. Lo si è miseramente
-perduto in quistioni, in incertezze, in ambage, in misure ridicole
-e vane. Non restan più che i rimorsi ed un tardo pentimento. Tali
-sono le conseguenze della cieca incuria, dell'improvvida condotta dei
-Magistrati in circostanze di contagio, tratti essi stessi non di rado
-in inganno dai falsi giudizii, dalle discrepanti opinioni dei Medici,
-in nessun'altra circostanza così scandalose e fatali quanto in tempi
-di peste, dalle temerarie voci del popolo, che spesso vuol farla da
-giudice anche in ciò che non conosce nè intende, e da altre ragioni.
-La storia generale delle pesti abbonda di esempii funestissimi di
-pestilenze devastatrici derivate da simili sbagli; mentre con una
-maggior vigilanza, con misure sanitarie adattate, pronte ed efficaci,
-ed una direzione più cauta e saggia per parte delle pubbliche Autorità,
-si avrebbe potuto facilmente por argine alla diffusione del contagio
-ed evitare tante sciagure alla misera umanità, i cui più preziosi
-interessi sono stati irreparabilmente traditi da quelli stessi cui
-incombeva l'obbligo di tutelarli.
-
-A nostro conforto però dobbiamo con compiacenza osservare, siccome i
-Governi di Europa vegliano con attenta cura alla nostra conservazione,
-e si prestano solleciti a tener lontano dalle suddite popolazioni
-le pestilenze e gli altri contagi. Già il provvidissimo sistema
-d'isolamento dei Lazzeretti, che costituisce il più valido baluardo di
-difesa contro l'importazione della peste, della cui prima istituzione
-è dovuto il merito alla saggezza dei Veneti (_c_), e caute leggi
-sanitarie, esistono in piena attività presso i diversi Stati di
-Europa. Già Lazzeretti, contumacie, espurghi ed altri sanitarii
-provvedimenti si incontrano oggidì anche nei paesi d'Oriente, però
-in istato ancora assai imperfetto, e tali da non ispirare fiducia,
-specialmente a quelli che conoscono l'intolleranza de' Turchi per ogni
-sorta di disciplina o vincolo sanitario, ed il loro cieco fatalismo
-(_d_). La pubblica Amministrazione Sanitaria posta essa pure nella
-via del progresso, e seguendo il movimento generale del secolo, si
-studia di riformare i suoi regolamenti, le sue dottrine, migliorare
-e semplificar le sue pratiche, e nella maggior estesa delle relazioni
-commerciali coi paesi d'Oriente, conciliare, per quanto è possibile,
-gli eminenti riguardi della pubblica sicurezza coi grandi interessi
-commerciali delle popolazioni di Europa; e finalmente, guidata da
-saggio consiglio, cerca di meglio conoscere per mezzo di una più
-illuminata sperienza il potente nemico che deve combattere, ajutata
-in sì importante e difficile impresa dai mobili sforzi d'intrepidi
-ed abili Medici, che con un coraggio ed una negazione di sè medesimi
-degni dei maggiori elogi si dedicarono a studiare la peste negli stessi
-paesi d'Oriente, ed a raccogliere utili ed importanti osservazioni
-sul campo stesso di battaglia, negli stessi spedali dei pestiferati,
-colà dove eran maggiori le stragi, cercando la peste, per così dire,
-con altrettanta sollecitudine ed interesse, quanto altri ne avrebbero
-potuto porre nell'isfuggirla. Pure, a malgrado sì nobili e coraggiosi
-sforzi; a malgrado la maggiore esperienza acquistata in tale materia,
-ed i progressi fatti dalle scienze fisiche; nullostante le provvide
-disposizioni dei Principi, lo zelo e le cure dei Magistrati, la
-scienza sanitaria, e segnatamente quella parte che risguarda la
-sanità marittima, carica tuttora del pesante fardello delle vecchie
-sue istituzioni, non potè fare di molti progressi, nè tener dietro
-ai passi arditi dello spirito umano nelle altre parti dello scibile.
-Arrestandosi col pensiero ad indagare le cause di siffatto ritardo
-di avanzamento di una scienza sì utile, non si può non meravigliarsi
-che tale arrenamento abbia potuto accadere a malgrado l'influenza
-di un secolo sì fecondo di lumi e di scoperte; e dove la smania
-di addottrinare i proprii simili e diventar celebri nella via del
-progresso sembra abbia promosso una gara d'innovazioni, e segnata una
-nuova Era nel cammin della vita. Ciò molto più dee sorprendere, quanto
-che nella maggiore e sempre crescente estesa de' commerciali rapporti
-coi paesi d'Oriente; nel maggiore avvicinamento dei varii popoli e
-nazioni lontane; e mentre questo avvicinamento con ogni sorta di mezzi
-e nuovi e potenti si promuove da ogni parte e si accelera, doveva
-esser sentito possentemente il bisogno di alleggerire i pesanti vincoli
-delle sanitarie riserve, per quanto ciò far si potesse senza pericolo,
-e conciliare la tutela della salute pubblica in modo da meglio
-corrispondere ai bisogni ed agli altri grandi interessi sociali.
-
-Nel senso forse di queste idee e con tale divisamento; nel più sentito
-bisogno di un più libero movimento delle relazioni commerciali,
-nei maggiori sussidii di cognizioni scientifiche, e meglio sorretti
-dall'esperienza, alcuni Governi di Europa introdussero in questi ultimi
-anni modificazioni e riforme nei loro sanitarii sistemi contumaciali,
-e promossero quistioni, dalle quali chiaramente si scorge la felice
-loro tendenza a liberarsi da alcune vecchie pratiche sanitarie
-pesanti e superflue, e stabilire d'accordo un sistema contumaciale più
-ragionevole, e più vantaggioso ai progressi della navigazione e del
-commercio, ed agli altri grandi interessi della Società.
-
-Probabilmente con tale scopo legislativo il Governo Francese nell'anno
-scorso facendo un officioso appello alla scienza medica (_e_),
-manifestò il desiderio d'intervenire nelle grandi quistioni relative
-alla peste. Questa lodevole iniziativa richiamò al pensiero la felice
-idea di un Congresso sanitario Europeo, annunciata prima nel 1832 dal
-professore Magendie, nel 1833 dal Dott. Cervin, il celebre agitatore
-anticontagionista, riprodotta poi e sostenuta con molto calore nel
-1838 dal Dott. Bulard de Méru, che dimorava allora a Costantinopoli,
-osservatore distinto e zelantissimo, uno dei più intrepidi ed abili
-Medici fra quelli che incaricati dal Governo Francese di osservare e
-studiare la peste nei paesi d'Oriente, vi si dedicarono con mirabile
-intrepidezza e perseveranza, e con reale utilità della scienza. Secondo
-le annunciate idee e le opinioni che ci siamo potuti formare intorno
-al detto Congresso, pare ch'esso dovesse esser composto di Medici e
-di uomini di Stato, da nominarsi dalle varie potenze marittime di
-Europa, nella vista del miglior servizio sanitario e del maggior
-utile pubblico; che detto Congresso dovesse versare sui mezzi di
-migliorare le pratiche e discipline sanitarie attualmente impiegate in
-Europa per preservarsi dalla peste e dalle altre malattie di contagio
-specifico; estendere le sue dotte investigazioni sopra tutto ciò che
-aver poteva relazione con questo grande argomento; per quindi, partendo
-da dati più positivi, e sulla base di una più estesa ed illuminata
-esperienza, adottare d'accordo un Piano di Regolamento contumaciale e
-di espurgo più uniforme e più ragionevole, cauto, saggio, e adattato
-a guarentire pienamente la pubblica sicurezza; ma nello stesso tempo
-più conciliatore, più corrispondente ai bisogni della navigazione e
-del commercio, ed agli altri grandi interessi della Società: che a tale
-effetto dovesse detto Congresso occuparsi di una giudiziosa riforma di
-tutte le pratiche sanitarie inutili e irragionevoli, di un soverchio
-mal inteso rigore, che introdotte dalla pusillanimità e dalla paura
-in secoli d'ignoranza, in tempi di spavento e di terrore, allorchè era
-frequente in Europa l'imperversar della peste, vennero poi mantenute in
-vigore per cieca venerazione alle antiche leggi e pratiche sanitarie,
-o per materiale abitudine, per incuria, e più probabilmente per difetto
-di cognizioni e di coraggio necessarii per modificarle.
-
-Giustamente osserva il Dott. Bulard nel suo foglio _La peste_, che
-il vero ed unico mezzo per conseguire lo scopo cui ebbe in mira il
-Governo Francese nella indicata sua iniziativa era appunto quello
-della riunione del detto Congresso; «giacchè le opinioni staccate dei
-Medici e delle persone più illuminate del Levante non condurranno
-mai ad alcun utile risultamento, e per esse ne andrà fallito lo
-scopo.» E nemmeno è sperabile che giunger si possa a conseguire tal
-fine col mezzo dell'officiosa corrispondenza fra i varii Governi;
-mentre, oltre che ciò esigerebbe un tempo assai lungo per consumarne
-le pratiche, riuscirebbe assai difficile, se non impossibile, metter
-d'accordo le varie opinioni col mezzo di Note e di scritti, e pervenire
-felicemente ad un'utile conclusione. Un argomento bene sviluppato a
-voce e discusso, nel quale si vada mano a mano incontrando le diverse
-quistioni, e sciogliendo le obbiezioni dell'opinione contraria, può
-esser consumato e concluso con reciproca persuasione e convincimento in
-una o due sedute, mentre lo stesso argomento trattato per note o per
-rapporti scritti richiede sovente un'inutile scritturazione di anni,
-senza che riesca di persuadersi a vicenda, e senza nulla concludere.
-L'esperienza acquistata in un lungo servizio sanitario di trentasei
-anni mi ha convinto di questa verità, e della poca utilità che si può
-sperare di cogliere dal molto scrivacchiare nei sanitarii argomenti;
-e quanto facilmente abortiscano i migliori progetti per siffatto
-sistema, atto solo a popolare di carte inutili i polverosi archivj.
-Oltre di che; allorquando la discussione di simili grandi progetti
-di economia speciale viene assoggettata alla tarda rutina d'ufficio,
-ed al consueto lento metodo delle moltiplicate scritture, è assai più
-facile che le forme viziose de' privati interessi riescano ad eludere
-le buone intenzioni dei veri amici del bene, e rimanga sfigurato o
-tradito l'interesse universale della società; giacchè, trattandosi
-di una materia di non comune nè facile intelligenza, il linguaggio
-della privata ambizione, della bassa gelosia, dell'invidia, giunge più
-facilmente a mascherarsi sotto le mentite sembianze del zelo della cosa
-pubblica, dell'amore del bene, del giusto; e non solo l'ipocrisia, ma
-la temerità e la boriosa ignoranza elevate a maestre pervengono con
-maggiore facilità ad imporre agli altri col loro facile sentenziare,
-coi loro sofismi; mentre all'incontro in un Congresso di dotti,
-in una conferenza di Medici intelligenti e sperimentati, di uomini
-di Stato saggi ed illuminati, istrutti dell'argomento su cui sono
-chiamati a discutere, non è facile che la temerità possa tener luogo
-di scienza; ed ove per mala ventura l'ipocrisia o l'ignoranza giungano
-ad insinuarsi, non sono al caso di spacciare la loro falsa moneta, ma
-vengono invece costrette a starsene silenziose e ritirate nel proprio
-guscio per ischivare la vergogna e il ridicolo della lor posizione,
-della lor nudità.
-
-La proposizione relativa al sopraccennato Congresso, fatta pubblica
-a cura dello stesso Dott. Bulard, non mancò, per quanto si potè
-raccogliere dai pubblici fogli, di essere bene accolta e trovare
-appoggio presso le grandi Potenze di Europa, siccome quella che
-appariva avere in sè un carattere di saggezza e di verità, e si
-avvisava ad un mezzo più di qualunque altro valevole ad ottenere felici
-risultamenti pel bene dell'umanità e pei grandi interessi del Commercio
-e della Navigazione degli Stati di Europa.
-
-Se non che, agendo con la necessaria cautela, prima di devenire ad una
-determinazione definitiva sopra questo grande argomento, ed alcuna cosa
-concludere, pare, siasi cercato di bene conoscere quali effettivamente
-fossero le idee ed il piano di questo nuovo riformatore de' sanitarii
-sistemi, che chiamato a far parte del detto Congresso, avrebbe
-certamente esercitato su di esso e sulle di lui conclusioni una grande
-influenza, sì pel vantaggio che sopra gli altri membri gli avrebbe
-accordato una più estesa, più lunga e più fortunata esperienza, e
-quella certa rinomanza che in tale materia aveva saputo procacciarsi in
-Europa, sì perchè gli uomini coraggiosi e di grandi volontà esercitano
-ordinariamente una possente influenza sopra le opinioni degli altri,
-e sopra le deliberazioni dei corpi cui appartengono, specialmente
-allorchè sono eloquenti. Nè fu malagevole di ciò conoscere, giacchè
-lo stesso Dott. Bulard non esitò a fare di pubblico diritto le sue
-idee ed i suoi pensamenti intorno al detto Congresso; che anzi le
-comunicò egli stesso in data di Berlino al redatore del _Journal des
-Débats_, il quale le riportò nel suo foglio del 10 Novembre 1838. E
-nel giorno 16 dello stesso mese il Dott. Bulard medesimo lesse in una
-sessione pubblica della I. R. Società medica di Vienna una sua Memoria,
-nella quale francamente espose i detti suoi pensamenti e proposizioni
-relative al Congresso. Non saprei dire quali sieno stati i risultamenti
-di tale precoce apertura, nè quale impressione abbiano fatto le idee
-del Dott. Bulard sull'animo e nell'opinione dei dotti e riputatissimi
-Medici che assistettero a quella sessione, alcuni de' quali sono autori
-di opere di molto merito, sulla peste, ed hanno avuto occasione di
-osservare da vicino e studiare quella malattia in mezzo alle stesse sue
-stragi. E nemmeno mi trovo in istato di poter asserire con fondamento
-bastante, se in quella Memoria, in cui l'Autore palesa molta dottrina,
-e comunica bellissime e veramente pratiche osservazioni sulla peste,
-non siasi forse creduto di ravvisare nel proposito della progettata
-riforma, alcune idee strane, proposizioni azzardate e veramente
-inammissibili, per cui siasi alquanto menomato il fervore della
-pubblica opinione a di lui riguardo. Quello unicamente che mi venne
-fatto di conoscere e che posso asserire come positivo si è, che il
-chiarissimo Dott. Knolz, Consigliere effettivo di Governo e Protomedico
-presso la Reggenza dell'Austria Inferiore, in una delle successive
-sessioni della stessa grande Società dei Medici di Vienna, tenutasi il
-giorno 2 Febbrajo a. c., che fu onorata dalla presenza delle LL. AA.
-II. gli Arciduchi Francesco Carlo, Luigi, e Massimiliano, non che di S.
-A. il Cancelliere di Casa, Corte e Stato, Principe di Metternich, di
-S. E. Ministro di Stato e di Conferenze Co. di Kolowrat, di parecchi
-Magistrati Superiori, e Membri del Corpo Diplomatico, il Dott. Knolz,
-dicesi, valendosi anche dei materiali raccolti nelle precedenti
-sedute, tenne un interessante discorso sulla peste orientale, nel
-quale vennero presi in particolar esame varj punti toccati dal Dott.
-Bulard nella preaccennata sua Memoria, e parlò delle sperienze degli
-antichi e moderni osservatori di tale materia, delle lunghe benemerenze
-che l'Austria s'è acquistata colle sue quarantene in riguardo a tutta
-l'Europa, sulle ragioni più gravi che non permettono di risguardare
-le viste e proposizioni del Dottor Bulard come una base sicura delle
-riforme; e conchiuse finalmente esponendo l'opinione, che il mezzo
-più certo di sciogliere i quesiti più importanti sulla peste sarebbe
-quello di spedire nei paesi del Levante alcuni Medici, incaricati
-d'istituire diligenti ricerche. Questo Discorso del riputatissimo
-Dottor Knolz venne accolto con applauso. Non mi è noto che cosa sia
-avvenuto in seguito del surriferito Progetto avanzato dal Dott. Bulard,
-non avendone più fatta menzione i Giornali. Soltanto mi fu dato di
-rilevare dalla Gazzetta Medica di Parigi del 17 Agosto scorso N.º 33,
-che lo stesso Dottor Bulard aveva presentato nel dì 5 Agosto a. c. a S.
-E. il Ministro del Commercio e dell'Agricoltura del Governo Francese un
-Progetto di riforma Sanitaria, il qual Progetto è stato poi pubblicato
-colle stampe[1]. Forse più gravi ed importanti quistioni politiche
-hanno impedito ai Ministri delle grandi Potenze di occuparsene. Forse
-le ragioni addotte dall'opposizione indussero i Governi in un'opinione
-contraria. Forse si ritornerà ad esso in altro più opportuno momento;
-giacchè se il Progetto del surriferito Congresso Sanitario Europeo è
-buono in massima, utile, e tale da ripromettersi di ottenere per esso
-grandi vantaggi a favore della società, e segnatamente atto a togliere,
-per quanto fia possibile, tutta sorte d'inciampi inutili e dannosi
-alle relazioni commerciali sempre più crescenti col Levante, non è
-a credere che le Potenze abbiano intenzione di abbandonarlo perchè
-sono state forse esternate immaturamente delle proposizioni assurde
-ed inammissibili sul modo di attivarlo, e di mandare ad effetto le
-contemplate riforme. Ove s'abbia convenuto sulla massima, deve esser
-facile intendersi e concretarsi intorno ai modi ed al piano migliore di
-mandarlo ad esecuzione, sui mezzi e misure di dettaglio onde cogliere
-con maggior sicurezza l'utile scopo cui s'ebbe in mira nell'idearlo.
-
-Tutto ciò è pura storia. Valga questa breve digressione a richiamare
-la pubblica attenzione sopra un subbietto ch'io ravviso della massima
-importanza e meritevole delle alte considerazioni dei Governi di
-Europa, specialmente nei tempi presenti, nello stato e andamento
-attual delle cose, e nel sussistente reale bisogno di meglio regolare
-le nostre relazioni commerciali coi paesi del Levante, oggidì molto
-estese. Ritornerò in altro luogo sopra questo importante argomento,
-ed entrando nel midollo della quistione procurerò di svilupparla
-nel miglior modo che per me si potrà. Ora riprenderò il filo del mio
-discorso sulla materia trattata in questi volumi.
-
-Il soggetto che ho intrapreso a discutere è assai vasto. Esso
-abbraccia le più importanti quistioni d'igiene pubblica, di economia
-sanitaria, e di medicina. L'analizzarlo in tutta la sua estensione,
-e sotto tutte le viste scientifiche, economiche, e politiche, era
-impresa assai ardua e difficile, superiore alle mie forze, ai miei
-mezzi. Mi sono quindi limitato a scrivere il mio libro così come
-mi dettava la mente, e secondo lo richiedeva il bisogno de' tempi e
-delle circostanze, avendo in vista principalmente l'utile pubblico. Ho
-esposto le mie idee con franchezza e verità, e procurai di presentare
-quelle degli altri sotto l'aspetto più favorevole allo scopo che
-mi sono proposto, nel miglior ordine, e colla maggior chiarezza
-che per me si potesse. Negli avvertimenti e norme che ho creduto
-di dover dare a guida degli inesperti, ho seguito principalmente le
-regole pratiche dell'esperienza, ed ho procurato di esporre le cose
-in modo che sia facile leggere l'avvenire nel passato, e da ciò che
-ha detto la storia, si possa giudicare di quello che non ha detto
-punto. Ebbi in mira particolarmente di richiamare sopra questo grande
-argomento l'attenzione di quelli che governano, delle Magistrature di
-Sanità, e delle persone dell'arte; nè lasciai di entrare in dettagli
-qualunque volta mi parve potesse occorrere per tracciare una guida
-alla moltitudine, e delle norme alle differenti classi di persone
-costituite nel caso di averne bisogno. Senza sortir dalla folla, e
-camminando col movimento degli altri, ho cercato di tener dietro, per
-quanto ho saputo, ai progressi delle scienze fisiche e sanitarie, e
-di approfondare le mie osservazioni sopra alcune importanti quistioni
-relative alla grave materia, assoggettando le mie idee al rigoroso
-esame della ragione e dell'esperienza, e marciando con franchezza
-pel sentiero della verità senza lasciarmi intimidire dalle acutissime
-spine che s'incontrano su quella via. Il primo bisogno di quelli che
-governano i popoli è di conoscere il vero, giacchè in politica il
-vero non è che il buono e l'utile. Il primo dovere dell'uomo onesto e
-dabbene è di facilitare ai Governi questa conoscenza.
-
-In quest'Opera, frutto sudato di molti anni di fatiche e di cure, e
-di una pericolosa sperienza, colta sul campo stesso della peste ed
-in mezzo ai suoi orrori, alle sue stragi, procurai di dare un'idea
-la più chiara che fosse possibile di questo morbo fatale, dell'indole
-sua insidiosissima, del suo carattere proteiforme e versatile, delle
-sue sembianze ingannevoli e menzognere, del suo corso rapidissimo e
-difficile ad essere arrestato, del suo aspetto spaventoso e terribile,
-de' suoi effetti luttuosissimi, micidiali e di generale desolazione,
-delle funestissime sue reliquie. Mostrai come difficile più che non
-si crede sia il ravvisarlo e conoscerlo al suo primo apparire, e come
-la medicina manchi d'ordinario di esperienza e di traccie sicure per
-tale pronto e sicuro riconoscimento, il quale costituisce la parte
-più importante e decisiva, non che la più difficile che la scienza
-medica sia chiamata a rappresentare nella pubblica amministrazione
-sanitaria, e nella quale parecchi grand'uomini e medici riputatissimi
-sono incorsi in gravissimi sbagli, fecondi di tristissime conseguenze
-(_f_). Per questa ragione appunto procurai di trattare con chiarezza,
-e nel miglior modo che per me si potesse, quella parte che risguarda
-l'etiologia della peste ed in ispecieltà i sintomi di essa, tanto
-particolari o patognomonici, che comuni ad altre malattie; acciocchè
-più agevole riesca in ogni caso il distinguerla dagli altri morbi
-coi quali suole confondersi, e più facile e più pronto ne venga il
-riparo. Parlai del contagio, de' suoi misteri, e delle sue differenti
-quistioni; dell'attività che esercita il principio pestilenziale sui
-varj sistemi dell'economia animale; delle vie per cui si propaga; della
-sua riproduzione; degli effetti o sostanze che si considerano esserne
-i depositarj; dei modi e mezzi di distruggerlo prontamente ovunque
-si annida; dell'influenza delle cagioni esterne sopra l'attività
-individuale; e di ciò che può promuoverla, menomarla, o distruggerla;
-della qualità delle lesioni fatte palesi col mezzo dell'autopsia
-cadaverica; dei mezzi curativi, e del poco che l'umanità può attendersi
-da essi nella malattia della peste. Mi trattenni più lungamente intorno
-al metodo igienico, ch'è il più utile, all'efficacia dell'isolamento e
-degli altri mezzi profilatici o preservativi; come pure intorno alla
-disinfezione ed ai varj suoi mezzi, differenti metodi, e pratiche
-usati per ottenerla. Nell'isvolgere questo importante argomento,
-appoggiato ad una più illuminata esperienza, ed alle verità e
-dimostrazioni della scienza, procurai di analizzare i varj presidj
-che, a tenore delle circostanze si richieggono all'uopo, non solo
-nei casi di minacciata salute, ma per quelli eziandio ben diversi di
-ricevuta infezione, a mercè de' quali si può sperare di pervenire a
-frenare la propagazione del male, ed estinguerlo prontamente e con
-minori danni allorchè è penetrato; e d'avvisare in somma alle varie
-specie di provvedimenti e d'ajuti, che in que' pericolosi e tristi
-frangenti l'umanità deve attendersi dalla provvidenza delle leggi, dai
-benefici ministri dell'arte salutare, e della religione, non che da
-quelle persone generose e benefiche, decoro e ornamento della specie
-umana, che spesse volte s'incontrano in siffatte grandi calamità
-pubbliche, le quali si fanno distinguere per magnanima carità, per
-eroico coraggio nell'affrontare qualunque pericolo allorchè si tratta
-di recar soccorsi, ajuto o conforto ai suoi simili: finalmente indicai
-modi e consigli, pei quali nelle calamitose e difficili circostanze di
-minacciata salute pubblica e di diffusa infezione, ciascuno conoscer
-possa come aver a regolare sè stesso, e provvedere alla propria
-salvezza ed a quella della propria famiglia.
-
-Nell'ideare il piano di quest'Opera, avendo considerato, che chiunque
-si propone di coltivare una scienza ama di conoscere tutto ciò che
-in qualsivoglia modo alla prediletta scienza appartiene, e desidera
-aver notizia degli Scrittori e delle Opere che su quella scienza
-han versato, onde poter trarre da esse sussidj d'istruzione, e
-corredo di erudizione e di norme; stimai opportuno di raccogliere e
-compilare un Catalogo di Opere e Trattati sulla Peste e sulla pubblica
-amministrazione sanitaria, e lo disposi per ordine alfabetico, diviso
-nelle differenti lingue, secondo che sono state scritte, notandone il
-nome dell'autore, il titolo, l'anno ed il luogo della pubblicazione
-di ciascuna, non che il formato del libro, e le edizioni varie;
-aggiuntevi in fine alcune brevi osservazioni ed avvertenze sul merito
-ed importanza delle dette Opere e Trattati, e sulla parte che i diversi
-Autori han preso a trattare nell'argomento, secondo le loro differenti
-classi e professioni, per es. filosofi, storici, cronologisti,
-medici, teorici, pratici, contagionisti, anticontagionisti, ecc.,
-indicandone alcuni, e facendo notare, siccome ne' casi dubbj, e nelle
-calamitose e difficili circostanze di peste o scoppiata o vicina,
-giovi attenersi a quegli autori pratici che ebbero a trovarsi in
-occasioni di peste, e che pubblicarono i loro scritti dopo aver fatte
-le loro osservazioni in mezzo alle stragi del morbo; le quali opere
-hanno quel solenne carattere di verità pratica e d'interesse, che le
-fa distinguere di leggieri, da chi non è ignaro della materia, dalle
-altre moltissime che appartengono ad autori che non hanno mai veduto
-la peste, e che per conseguenza non furono al caso di formarsi idee
-giuste e chiare sopra questo luttuoso argomento, ma compilarono le loro
-Opere trascrivendo qua e là le osservazioni degli altri fra gli ozii
-tranquilli dei loro gabinetti letterarj, e quindi non possono essere
-altrettanto proficue, nè servire di guida sicura per ben dirigersi
-nelle difficili circostanze di contagio. Nè qui intendo parlare di
-quelle altre appartenenti a certi cotali, i quali dominati dalla
-sciaurata smania di rendersi celebri nella via del progresso, non
-esitano a piantar cattedra su tutto ed in faccia a tutti; ed egualmente
-facili giudicatori anche nell'argomento assai dilicato e difficile
-della peste e della pubblica amministrazione sanitaria, spacciano con
-molta impudenza falsi principj e grossolani errori, i quali ripetuti e
-copiati dagli altri, si moltiplicano e si diffondono con danno reale
-della scienza e degl'interessi della società, senza che il pubblico
-tragga per essi altro compenso fuorchè una gran dose di presunzione
-e di temerità. Quantunque le dette bibliografiche notizie da me
-compilate formino un catalogo più ampio d'ogni altro finora pubblicato,
-e disposto con un certo ordine, per cui con minor fatica e minor
-dispendio di tempo si possa in tanta serie di autori trovar quelli
-a cui convenga di far ricorso; pure esso è ben lontano dall'esser
-completo. Molte opere, specialmente delle più recenti, non vi son
-registrate, perchè non mi venne fatto di conoscerle nè di trovarle
-descritte se non dopo eseguita la stampa dei fogli sui quali dovevasi
-riportarle. A questa mancanza riparerò con un Catalogo di supplemento
-che mi propongo di pubblicare in cima al volume che terrà dietro a
-questo, conservando lo stesso ordine, la stessa distribuzione, onde
-agevolare ed estendere ognor più anche con questo mezzo l'occorrente
-istruzione nell'importante argomento, ed additar nuove guide
-agl'inesperti.
-
-Mi resta a far qualche cenno intorno alla storia universale delle
-pesti, che dai più remoti tempi fino al presente hanno afflitto
-l'umanità, la quale pure trovasi compresa in questi Volumi. Questo
-lungo lavoro, quantunque limitato alle pesti più memorabili, mi ha
-costato un'immensa fatica. Ed in vero; l'esame d'un gran numero
-di Opere e Trattati, i confronti necessarii e la scelta fra le
-descrizioni diverse delle medesime pestilenze, il dover separare
-il vero dal falso e dall'esagerato, fra le avviluppate fila delle
-differenti opinioni e sistemi, fra gli opposti interessi degli Autori
-diversi; l'esporre i fatti e le circostanze sotto l'aspetto migliore
-e più corrispondente alle viste dall'utile pubblico, nel modo più
-acconcio, acciocchè nell'esperienza del passato, nei varii luttuosi
-quadri posti sott'occhio trovar possano i Magistrati, i Governi,
-le persone dell'arte ed ogni classe di gente di che istruirsi per
-far cessare il bisogno e i pericoli dell'avvenire, per provvedere
-alla propria e all'universale salvezza; sceverare i fatti da tante
-circostanze di nessuna importanza, da tanti racconti, commenti,
-digressioni inutili e stucchevoli, prendendo di essi unicamente la
-parte utile ed interessante a sapersi, esiger doveva necessariamente
-molto studio e molta pazienza. Delle dette pestilenze alcune sono
-descritte più o meno diffusamente e dettagliatamente, altre non sono
-che accennate, aggiuntevi per lo più le cose più meritevoli di nota,
-p. es. l'indicazione di alcuni particolari fenomeni, o straordinarii
-avvenimenti, da' quali furono precedute od accompagnate. Dette storie
-sono esposte in serie cronologica, anno per anno, secolo per secolo. A
-piedi di ciascuna di esse ho indicato fedelmente gli Autori e le Opere
-che hanno versato su quella pestilenza e da cui quella descrizione
-avea tratta. Ed affinchè non restasse molto a desiderare a quelli cui
-cader poteva fra mani questa mia Opera, ho stimato di riportar per
-intiero tratte dall'originale tutte le belle e classiche descrizioni
-che abbiamo sulla peste, tanto in latino, che in italiano, o tradotte
-dal greco, p. es. quelle di Ovidio, Seneca, Tucidide, Lucrezio, Lucano,
-Silio Italico, Boccaccio, Machiavelli, Giannone ecc. Non ho compreso
-in questo primo Volume tutta la parte storica, come mi era proposto,
-perchè il libro sarebbe riuscito di soverchia grandezza e di forma
-tozza; sicchè ne trasportai una parte nel secondo, e precisamente
-quella che va dal 1770 al 1839.
-
-Scrissi anche la Storia di quelle pesti delle quali fui testimonio
-oculare. Della Storia della peste mi sono particolarmente occupato,
-dappoichè sono convinto, che se vi ha libro utile a studiare per la
-conoscenza, preservazione e cura della peste, è appunto la storia
-delle pesti. La storia in generale è quella che schiude i suoi tesori
-all'occhio del saggio, e gli fa apprendere per l'esperienza del passato
-delle grandi verità utili di cui giovarsi pel presente, e pei bisogni,
-combinazioni e vicende dell'avvenire; e che, come dall'alto di una
-posizione superiore lo invita a delle grandi meditazioni per discernere
-il vero dal falso, in mezzo ai capricci delle ondeggianti opinioni,
-fra le controversie e i discordanti pareri delle persone dell'arte,
-e nell'oscurità ed incertezza delle opposte dottrine; è quella guida
-fedele e sicura che ci addita la vera via da seguire fra gli scogli
-delle varie passioni degl'inesperti e dei dotti, fra il conflitto
-degl'interessi diversi, fra le ridicole trasfigurazioni e le impudenti
-cicalate dell'insolente e stupido orgoglio; è la sola strada che può
-condurci con minor pericolo e più sollecitamente al sospirato porto di
-sicurezza. Non potrei quindi convenire nell'opinione del Dott. Bulard,
-esternata nella sopraccennata Memoria, che l'eseguimento di alcune
-misure di riforma farebbe _della storia della peste un libro morto_.
-Se la vera scienza è fondata sul vero; dove mai àvvi maggior vero che
-nella Storia, la quale è di esso conservatrice eterna? Una tardiva
-esperienza si paga sovente assai cara; l'anticiparla spetta solo alla
-Storia; e per ordinario non si conosce il prezzo di questa anticipata
-sperienza se non allorquando non v'è più tempo di profittarne.
-
-Questo è quanto ho potuto fare di meglio lavorando molti anni sopra
-tale materia con particolare impegno e con una specie di predilezione,
-giacchè tutto ciò che allo studio della peste può avere rapporto
-m'interessa moltissimo; e sotto tale riguardo non posso che esser
-contento della mia posizione atta a favorire siffatta tendenza (_g_).
-
-A malgrado i lunghi e perseveranti miei sforzi, sono ben lontano dal
-credere di aver fatto un lavoro completo; nè come tale pretendo di
-presentarlo al pubblico. Sarei molto contento ove sperar potessi di
-aver fatto un lavoro utile. Qualunque egli sia, i miei sforzi servir
-potranno se non altro d'impulso a quelli che scriveranno dopo di me per
-far meglio. Essi potranno di leggieri correggere ed ampliare l'Opera
-mia. Le mie osservazioni, le mie riflessioni potranno facilitare
-quelle degli altri; ed io applaudirò senza invidia agli allori che
-non avrò potuto cogliere. Per tal modo non sarà tutto perduto per
-l'interesse dell'umanità. Se le cose contenute in quest'Opera non sono
-nuove, nuovo sarà almeno il piano, l'ordine e la distribuzione delle
-materie. Alcuni principii, alcune massime sono tanto antiche che il
-mondo, ed un gran numero di precetti igienici e di verità pratiche sono
-altrettanto vecchie quanto il sentimento della propria conservazione,
-ripetute da tutti gli scrittori di tutti i tempi e di tutte le nazioni.
-Ad un Autore moderno sovente non resta che il merito della scelta,
-dell'ordine, dello stile e dell'applicazione alle circostanze. Il
-mio scopo non fu quello di aspirare alla gloria del genio, ma al
-merito di esser utile. Che se nel tracciare queste mie istruzioni ed
-avvertenze, nell'insieme di questa mia Opera, io non ho fatto conoscere
-il desiderio di contribuire per essa al bene ed alla felicità de' miei
-simili coll'allontanare da essi la più grande e la più desolatrice di
-tutte le calamità fisiche, io non avrò espresso il sentimento che più
-di tutti gli altri dominava il mio cuore nel compilarla.
-
-
-NOTE
-
-(_a_)In Italiano — _Peste, peste bubonica, peste orientale, pestilenza,
-contagio, morìa_. — In Latino — _Pestis, pestilentia, febris
-pestilentialis, contagium pestilentiale, morbus pestiferum, lues
-pestifera_. — In Francese — _Peste, peste du Levant, peste d'Orient,
-pestilence, la maladie, fièvre pestilentielle, fièvre adéno-nerveuse_;
-(Pinel.) — Inglese — _Pest, pestilence, plague_. — Tedesco — _Pest,
-pestilenz, Beulen-pest, Menschen-pest_. — Belgio — _Pest, pest-koorts_.
-— Danese — _Pest, pestilents_. — Svedese — _Pest, pestilents_. —
-Spagnuolo — _Pest, pestilencia_. — Portoghese — _Peste, Pestilencia_.
-— Russo — ПовѢшріе, моровое повѢшріе, чума, пагуба. — Polacco —
-_Powietrze, powietrze morowe_. — Illirico — _Kugga, Bubba, Csumma o
-Ciumana, Moria, Morje, Mor_.
-
-(_b_) Pestis siquidem uno nomine Europa omnis de repente intremiscit:
-teterrimos illius effectus intuentibus horror ingruit atque terror et
-quantam miseriæ, quantamque illa afferat vastationem ii solummodo sibi
-possunt effingere qui tantæ cladis oculati testes fuere. Evolvantur
-cujusque temporis monumenta, perlegantur, si fieri potest, absque ullo
-animi motu innumeræ Pestis cædes, profunda illius vulnera, et miserrimæ
-diuturnæque in urbibus regionibusque vastatis reliquiæ. Quævis
-descriptio, accurata licet, longissime semper a veritate distabit
-(_l'A. in alt.º l.º_).
-
-(_c_) Nei primi secoli dopo il mille le navi de' Veneziani solevano
-trasportare i crociati in Asia, e mantenevano un commercio molto attivo
-coi paesi del Levante, e più particolarmente coll'Egitto e colla Siria;
-commercio di cui i Veneti erano già in possesso molto tempo anche
-prima di detta epoca. Dette navi al loro ritorno, cariche di mercanzie,
-frutto degli ottenuti trionfi e del commercio, assieme colle ricchezze
-dell'Oriente portavano non di rado in patria anche la peste. Secondo il
-Gallicciolli ed alcune Cronache, pare, che dal 1000 a tutto il 1400,
-Venezia fosse stata travagliata dalla peste più di quaranta volte, e
-secondo altri autori più di sedici volte nel solo secolo XIII. Dissi
-pare, giacchè le notizie che abbiamo intorno alle pesti di Venezia
-sino al secolo XIV sono così confuse, che non si saprebbe precisamente
-dire se le regnate epidemie fossero state tutte di vera peste,
-ovveramente di altre malattie. Mi astenni perciò dal farne menzione,
-limitandomi ad accennarne alcune soltanto delle più memorabili (_V._
-facc. 282, 284, 297, 318, 323, 419, ec.). Le più chiare ed esatte
-notizie che ci offra la Storia intorno alle pesti di Venezia di que'
-primi secoli si riferiscono a quella terribile del 1347-48, da cui
-l'Italia e l'Europa tutta fu crudelmente afflitta (_V._ facc. 419,
-297), ed alle successive del 1361, 1377, 1381-82, 1391, e 1397. Che
-che ne sia; a malgrado la poca esattezza e precisione della Storia
-delle pesti di que' primi secoli, chiaramente apparisce, che prima
-dell'istituzione dei Lazzeretti, la maggior frequenza dell'importazione
-della peste in Italia seguisse sempre il maggiore o minor movimento
-delle relazioni commerciali coll'Oriente. La Repubblica Veneta, che,
-come si è detto, manteneva un esteso e quasi esclusivo commercio col
-Levante, nel quale non aveva altri concorrenti che i Genovesi e i
-Pisani, e dirigeva le sue speculazioni commerciali principalmente in
-Siria e nell'Egitto, mentre i Genovesi le indirizzavano in vece verso
-il Bosforo ed il Mar nero e facevano i loro affari in Costantinopoli,
-a que' tempi esente dal contagio; la Repubblica Veneta, dicesi, per le
-reiterate invasioni del contagio fatta accorta del pericolo in cui di
-continuo versava per tali frequenti e libere comunicazioni, dovette
-sentire prima d'ogni altra nazione di Europa il bisogno di stabilire
-un mezzo di provvedimento sanitario capace di preservare la Capitale
-ed i Veneti Stati dall'invasione di un morbo crudele, che l'avea
-tante volte contaminata e deserta, senza per ciò esser costretta di
-abbandonare il suo commercio col Levante, al quale essa doveva la sua
-ricchezza e prosperità. Nè tardo dovea venire alla mente de' Veneti
-il pensiero, che questo mezzo altro esser non poteva che l'isolamento
-delle persone e delle robe infette o sospette che provenivano per la
-via di mare dal Levante e che tutte dovevano fare scala a Venezia,
-onde toglierle così all'immediata comunicazione coi sani. E siccome
-Venezia è circondata da ogni parte da molte belle Isolette, le quali
-quasi tante ancelle forman corona a questa regina del mare; così,
-adottata l'idea dell'isolamento, è naturale che la Repubblica pensar
-dovesse a convertire una delle dette Isolette a ricetto delle persone
-e delle merci infette o sospette di pestilenza. Scoppiata essendo
-nuovamente la peste a Venezia nel 1403 (_V._ facc. 421), questa servì
-di potente impulso per determinare definitivamente la Signoria Veneta
-a mandare tosto ad esecuzione il divisato progetto. A questo fine
-la detta Serenissima Signoria in quel medesimo anno 1403 tolse agli
-Eremitani della regola di s. Agostino l'Isola che abitavano, e su cui
-fin dal 1249 avevano eretto un convento ed una chiesa col titolo di
-_Santa Maria di Nazareth_ (forse perchè accoglievano ed assistevano
-i pellegrini infermi che ritornando da Terra Santa concorrevano a
-Venezia), la dichiarò di jus patronato della Repubblica, e istituì
-su di essa un Ospitale, _dove ammetter si dovevano i poveri d'ambo
-i sessi afflitti dalla peste_: al qual Ospitale assegnò la Chiesa,
-gli edifici, gli orti e le possessioni del soppresso convento. Sono
-stati destinati alcuni serventi, un Cappellano, ed un Priore con
-salario da pagarsi dal pubblico; e fu prescritto che l'Officio del
-Sale pagar dovesse tutte le spese di vitto e medicine. Ai Monaci
-Agostiniani venne assegnata, in cambio di quella che loro si aveva
-tolta, l'altra piccola Isoletta di Santo Spirito, dove Fra Gabriele de
-Garofolis Spoletano, ch'era il priore del soppresso convento di Santa
-Maria di Nazareth, uomo pio e di santa vita, fondò l'Istituto de'
-Canonici regolari. In seguito, oltre alle persone infette o sospette
-di peste, si mandarono in detta Isola all'espurgo anche le mercanzie
-che provenivano dal Levante. Per tal modo la Signoria Veneta fu la
-prima che con sano consiglio abbia pensato ad isolare le persone e le
-merci provenienti dall'Oriente, ed a sottoporle a contumacia; e colla
-istituzione de' suoi Lazzeretti diede bell'esempio all'Europa, e le
-insegnò il modo di preservarsi dal più micidiale e più temuto dei
-mali. E siccome con tre successivi Decreti del Senato, uno del 1448
-e due del 1456, l'Isola ove mandavansi gli appestati e i sospetti,
-venne appellata _Nazaretum_, dall'antico nome forse della sua Chiesa,
-_Santa Maria di Nazareth_; così quel nome si conservò, corrotto
-in seguito dal volgo, che ripete materialmente le voci secondo il
-suono di esse senza conoscerne il significato e l'origine, cangiata
-la _n_ in _l_, e _Lazzaretto_ fu sempre in seguito chiamato quel
-_luogo dove si isolavano le persone e le robbe sospette di peste per
-far quarantena_. Di mano in mano che gli altri popoli d'Italia ed i
-stranieri ad imitazione de' Veneti andarono adottando nei loro Stati
-li medesimi presidj di difesa contro la peste, coll'imitazione delle
-stesse leggi e regolamenti di sanità adottarono pure lo stesso vocabolo
-dei Veneti per distinguere i loro Stabilimenti di Contumacia. Questa
-etimologia del nome _Lazzaretto_ mi sembra abbastanza chiara e fondata
-sulla Storia, senza farla derivare dal mendico della parabola pieno
-di ulceri, nè da Lazzaro fratello di Marta e di Maria risuscitato
-dal Redentore N. S. G. C. come suppone il Muratori, e come lo trovo
-ripetuto da quasi tutti i nostri Dizionarj, forse perchè nella
-Palestina ed altrove si ponevano sotto la proiezione di S. Lazzaro gli
-Ospedali dei lebbrosi; e nemmeno da _El hazar_, Ospedale presso la
-Moschea del Cairo, come pretende Volnay; e molto meno poi da Jacopo
-_Lanzerotti_, che fu il primo Priore nel detto Ospitale di Santa
-Maria di Nazareth, come s'era pensato da alcuni altri. Perchè poi in
-tutti i migliori Dizionarj Italiani i detti luoghi per contumacie ed
-espurghi si chiamino _Lazzeretti_ in vece di _Lazzaretti_, non saprei
-dirlo. Forse vi fu qualche Autore accreditato per conoscenza di lingua
-che per più eleganza così li nominasse, e gli altri poi si copiarono
-l'un l'altro senza ulteriori esami. Quell'antichissimo Lazzeretto, il
-primo che sia stato istituito in Europa nell'indicata Isola di Santa
-Maria di Nazareth, ampliato e ristaurato più volte, sussiste ancora,
-ed è il nostro Lazzeretto Vecchio, di cui la Sanità Veneta si serve
-ancora utilmente; che anzi, ristaurato in questi ultimi anni con molta
-cura e dispendii, e uno dei più belli e comodi Lazzeretti di Europa.
-Offre decentissimi appartamenti bene ammobigliati, ed è capace a dar
-comodo ricetto a più che cento contumacianti di diversa provenienza, e
-ad ammettere contemporaneamente all'espurgo nelle ampie sue tettoje,
-sbarrate da cancelli di legno, divise e distinte secondo le varie
-contumacie, in sette separati recinti, parecchie migliaja di Colli
-di mercanzie. Nè al solo Lazzeretto piantato nell'indicato convento
-degli Eremitani si limitò la previdenza dei Veneti; ma, ritenuto forse
-che non bastasse quel luogo per soddisfare a tutti i bisogni della
-Sanità, il Senato Veneto decretò l'erezione di un altro Lazzeretto
-nell'Isola di s. Erasmo, il quale attivato poco prima del 1500, venne
-chiamato _Lazzeretto Nuovo_, e tale chiamasi ancora, quantunque quasi
-interamente distrutto, e da molti anni una parte di esso non serva
-più che per deposito dell'artiglieria di terra. Il primo Lazzeretto
-istituito nel 1403 nell'Isola di Santa Maria di Nazareth incominciò
-a distinguersi col nome di vecchio subito dopo fabbricato il nuovo,
-e Lazzeretto vecchio chiamasi anche oggidì, appellata collo stesso
-nome, l'Isola che lo contiene e che tutta agli usi di Lazzeretto, o
-ad abitazione e comodo de' suoi impiegati venne destinata. Nel 1769
-essendo stato riconosciuto che il sopraccennato Lazzeretto nuovo
-non poteva più servire all'oggetto della sua istituzione per l'aria
-malsana che vi si respirava, per le sue fabbriche diroccate e quasi
-inservibili, per la sua lontananza e perchè interrati erano i canali,
-il Senato ordinò al Magistrato Veneto di versare sul cambiamento di
-situazione più salubre e più comoda al commercio ove piantare un altro
-Lazzeretto che chiamar dovevasi _Novissimo_. Dopo molte difficoltà
-ed incertezze il Magistrato Veneto di Sanità nel 1782 riconobbe, che
-_per la salvezza della materia e pel risparmio l'Isola di Poveglia
-era preferibile ad ogni altra_; e soltanto nel 1793, dominando ancora
-la Veneta Repubblica, fu per la prima volta destinata Poveglia ad uso
-di Lazzeretto provvisorio, ed ivi accolti alcuni appestati, spurgate
-le robe e il naviglio che le aveva portate; e quantunque da tutti
-i Governi che hanno succeduto alla Veneta Repubblica fosse stata
-riconosciuta l'Isola di Poveglia opportunissima per lo stabilimento
-di un Lazzeretto per le provenienze infette o più gravemente sospette,
-solo nel 1814, ristabilitosi in queste Provincie il Governo Austriaco,
-venne quell'isola destinata a tal uso (Vedi _Cenni Storici sull'Isola
-di Poveglia e sulla sua importanza sotto l'aspetto sanitario_, che ho
-pubblicato in Venezia nel 1837), ed ora il Lazzeretto di Poveglia è
-il Lazzeretto Centrale per la peste di tutto il litorale Adriatico,
-il più valido baluardo di difesa della salute degl'II. RR. Stati
-Austriaci contro la peste; nè vi ha alcun altro Lazzeretto in Europa,
-ch'io conosca, che per quanto risguarda l'opportunità della situazione,
-per un favorevole concorso di circostanze affatto speciali di quella
-isolata località sia al caso di meglio corrispondere all'oggetto
-della sua istituzione, e di offrire agli Stati di Europa una maggior
-guarentigia per la pubblica sicurezza.
-
-Fin dal Marzo 1348, come si è detto (facc. 421), furono eletti dal
-Maggior Consiglio della Veneta Repubblica tre Nobili col titolo di
-Savj all'apparir della peste, o _Provveditori di Sanità_, e nel 1485,
-aggiunti ai primi altri tre Nobili col titolo di _Sopraprovveditori_,
-fu creata una Magistratura perpetua con grandissimi poteri, alla quale
-era interamente ed esclusivamente affidato, oltre alla sopravveglianza
-e direzione generale dei Lazzeretti, la disposizione ed attivazione
-eziandio di tutte le misure e provvedimenti che in qualsivoglia modo
-alla tutela e conservazione della pubblica salute si riferivano. Fu per
-tal modo costituito quel tanto celebre Magistrato Veneto di Sanità, cui
-il Senato aveva a quel tempo accordato amplissimi poteri, e conferito
-ben anche il titolo di _Supremo_, la cui rinomanza ed alta riputazione
-di saggezza non è per anco estinta in Europa; tanto durano le prime
-impressioni allorchè sono bene stabilite! Ora dell'antico Magistrato
-Veneto di Sanità tuttora conservasi il nome, ridotti però assai
-limitati di tale Magistratura i mezzi e le facoltà.
-
-(_d_) Fino dall'anno 1827 sono state introdotte in Egitto, d'ordine
-dello stesso Vice-Re Mehmed-Alì, pratiche sanitarie, e stabilite
-contumacie pei bastimenti, non che istituiti Consigli di Sanità
-per garantire possibilmente il paese dalla peste. Nel 1828 vennero
-convertiti ad uso di Lazzeretto provvisorio alcuni grandi Magazzini
-o _Sciune_, che esistevano ad Isbe, piccola penisola presso Damiata,
-circondata in parte dalla foce del ramo del Nilo di Damiata (l'antico
-ramo Fatmetico), ed in parte dal mare, e fu pubblicato in Arabo il
-relativo Regolamento, col quale sono stati anche nominati i varj
-Impiegati del nuovo Stabilimento. Nel 1831 per lo sviluppo del Colèra
-nel paese di Suez venne nominata al Cairo una Commissione composta per
-la maggior parte di Europei, con facoltà di agire indipendentemente da
-ogni altra Autorità pel bene della pubblica salute nell'Egitto. Nel
-Gennajo 1832 è stata istituita ad Alessandria un'altra Commissione,
-detta Consolare di Sanità pubblica, composta dei Consoli d'Austria,
-d'Inghilterra, di Francia, di Russia e di Svezia, che in turno mensile
-dovevano presiederla; la qual Commissione, indipendentemente dal
-Governo, doveva regolare le cose della Sanità, segnatamente per ciò
-ch'era riferibile alle contumacie dei bastimenti che approdano ad
-Alessandria e per le cose della peste. In Aprile dello stesso anno 1832
-fu posta dall'I. R. Console Generale Austriaco in Alessandria la prima
-pietra per l'erezione di un grande Lazzeretto ad una certa distanza
-dalla Città, al così detto porto nuovo; il qual Lazzeretto fino al
-1835 altro non era che uno spazio chiuso da quattro muri con alcuni
-interni provvisorii ripari. Ora però è ben ridotto, comodo e decente,
-capace di dar sfogo a venti differenti contumacie contemporaneamente.
-Gl'Impiegati e Guardiani addetti a quello Stabilimento sono tutti
-Europei.
-
-Tutti i Consoli residenti in Alessandria avevano convenuto di riunirsi
-in Consiglio ogni anno per rieleggere o confermare la sopraccennata
-Commissione Consolare di Sanità, la quale doveva esser formata sempre
-da cinque Membri tratti dal Corpo Consolare. Detta Commissione assunse
-in seguito il nome di _Comitato Consolare di Sanità_, e sussiste
-ancora.
-
-In una delle sopraindicate sedute pubbliche dell'intero Corpo Consolare
-tenutasi in Alessandria nel giorno 22 Agosto 1835, subito dopo la
-terribile peste dell'Egitto degli anni 1834-35, nella quale sono morte
-più di 150,000 persone, venne adottata con saggio consiglio una misura,
-la quale, ove fosse stata sinceramente sostenuta e mandata ad effetto,
-avrebbe forse portato grandi vantaggi all'umanità ed al commercio.
-Nella detta sessione generale de' Consoli era stato adottato «di
-affidare la direzione generale di tutti gli Stabilimenti di Sanità,
-e di tutti i lavori dello stesso Comitato Consolare di quel Regno,
-ad un Commissario Superiore di Sanità, che rimpiazzando il Presidente
-mensile avesse a presiedere permanentemente il Comitato dei Consoli,
-e dal quale, come da un centro regolatore, partir dovessero tutti
-gli ordini tendenti ad assicurare la conservazione della pubblica
-salute in Egitto, e provvedere a tutti i bisogni sì ordinarii che
-straordinarii del servizio sanitario, modellando le istituzioni e le
-discipline sanitarie del Regno, sopra quelle degli Stati ben regolati
-di Europa; e in modo tale da ispirare fiducia all'estero, e procurare
-alla navigazione ed al commercio dell'Egitto le maggiori agevolezze
-compatibili coi riguardi della salute pubblica; e nel medesimo tempo
-provvedere alla miglior salute e prosperità dell'interno».
-
-Questa determinazione del Corpo Consolare venne accolta con entusiasmo
-dal Vice-Re, che l'approvò subito; e per mandarla ad effetto in modo
-corrispondente alle grandi viste dell'utile pubblico, cui pare s'abbia
-avuto in mira nell'adottarla, si rivolse all'I. R. Console Generale
-Austriaco Consigliere de Laurin pregandolo «d'interessare il Governo
-Austriaco a scegliere e lasciare in Egitto, almeno per tre anni, un
-individuo valente, che avesse già servito con buon successo ed in
-una categoria superiore nella Sanità, il quale avesse da assumersi
-l'incarico di organizzare e dirigere i pubblici Istituti e le cose
-della Sanità di quel Regno secondo i sistemi vigenti in Europa». Il
-Consolato Generale Austriaco se ne incaricò. Scrisse al suo Governo.
-Ed il Governo Austriaco, sempre premuroso e zelante allorchè si tratta
-del bene dell'umanità e dell'utile pubblico, instituì delle pratiche,
-e con sincero e leale interesse emanò degli ordini ai Presidenti
-dei suoi varii Governi onde rinvenire possibilmente l'individuo
-fornito delle qualità necessarie per ben corrispondere all'invito del
-Governo dell'Egitto, e che fosse disposto di accettare il difficile e
-dilicatissimo incarico che si voleva affidargli.
-
-Ciò però non doveva esser facile, giacchè molte ragioni potevano
-dissuadere un Impiegato Superiore di Sanità, che godesse favorevole
-opinione in Europa, dall'assumersi un incarico di tanta importanza, in
-un paese lontano, in un clima cocente, qual è quel dell'Egitto, fra
-popolazioni non per anche disposte e mature per una generale riforma
-sanitaria; e con molta probabilità d'incontrare ostacoli e contrarietà
-gravissime nella nuova posizione in cui andava a collocarsi, che per
-la qualità delle circostanze doveva essere assai dilicata e difficile.
-Pure a malgrado tutto ciò, il Governo Austriaco era riescito a
-rinvenire e prescegliere l'individuo che possedeva le qualità richieste
-dal Governo Egizio, capace di condurre a termine la malagevole impresa,
-ed a cui il Supremo Dicastero Aulico dello stesso Governo Austriaco
-non aveva esitato di dichiarare, che _dietro le pratiche precorse era
-venuto in cognizione ch'Ei possedeva perfettamente tutte le qualità
-occorrenti per la direzione degli affari della Sanità dell'Egitto_.
-L'individuo prescelto aveva anche manifestata definitivamente a quel
-Governo, col mezzo dell'I. R. Console Generale Austriaco residente
-in Alessandria, _la sua determinazione di partire anche subito per
-l'Egitto onde disimpegnare l'onorevole incarico nel miglior modo
-che per lui si potesse_; e lo stesso Regio Console riscontrava tale
-avviso, e già sembrava ogni cosa definita e conclusa, allorchè insorte
-in Alessandria cose che non si conoscono, la missione non ebbe più
-luogo, ed il ben concepito progetto si dileguò. Scriveva poco dopo
-l'I. R. Console Generale Austriaco, cioè il 15 Dicembre 1837, _che
-il Comitato Sanitario Egizio stanco di aspettare più oltre l'arrivo
-di un Commissario permanente dall'estero aveva deliberato nella
-seduta del 29 Decembre, che fosse urgente di provvedere alla nomina
-di soggetto presente; e che quindi in quella stessa seduta del 29
-Novembre (1837) era stato deciso, che il detto posto di Commissario
-permanente debba esser dato al Medico primario di Sanità Dott. Grassi,
-oriundo di Pistoja in Toscana_, che da circa venti anni esercitava
-la medicina in Alessandria. Questa nomina però non venne da S. A. il
-Vice-Re approvata, _perchè_ (Ei disse) _troppo le dispiaceva perdere
-un medico che faceva parte del corpo dei Medici della Marina_; e non
-fu più nominato alcun altro. Così abortì uno dei migliori progetti
-sanitarii, la cui felice esecuzione avrebbe segnata epoca nella storia
-dell'umano incivilimento, dato probabilmente un valido impulso a più
-importanti migliorie e cambiamenti nell'andamento delle cose sanitarie
-d'Oriente, e promossi forse sommi vantaggi al commercio in generale
-ed a quello dell'Egitto in particolare per effetto specialmente delle
-maggiori agevolezze e di un trattamento contumaciale più mite nei porti
-di Europa, a cui le derivazioni dall'Egitto avrebbero potuto aspirare,
-dipendentemente dalla maggiore fiducia dei Governi Europei verso
-quella Magistratura Sanitaria, allorchè fosse stata modellata sui loro
-stessi sistemi, e diretta da Impiegati Sanitarii Europei conosciuti ed
-accreditati in Europa.
-
-Anche nell'Isola di Candia (l'antica Creta), e precisamente nella Città
-di Candia, capitale dell'Isola e residenza del Bascià, esistono da
-parecchi anni provvedimenti sanitarii, un Lazzeretto, o luogo per le
-contumacie, diretto da Impiegati Europei, ed un Consiglio o Comitato di
-Sanità. Sarebbe desiderabile, che le istituzioni sanitarie stabilite
-in Egitto per le provenienze dalla via del mare fossero in armonia e
-corrispondenza con quelle dell'interno; mentre se rimangono libere ed
-indipendenti da ogni vincolo sanitario le derivazioni per la via di
-terra dall'alto Egitto, dalla Siria, dalla Palestina ecc., diventano
-illusorie e vuote di effetto le restrizioni sanitarie ed i rigori
-contumaciali per le sole provenienze dal mare.
-
-Quantunque l'Egitto fra i paesi Ottomani d'Oriente sia stato il primo
-ad adottare pratiche ed istituzioni sanitarie, e s'abbia per esse
-principalmente giovato dell'opera degli Europei; quantunque quel
-Governo siasi spinto più d'ogni altro del Levante Ottomano nella via
-del progresso ed avanzato si trovi nell'incivilimento Europeo, pure
-le istituzioni sanitarie di quel Regno, come del resto della Turchia,
-sono ancora imperfette, e tali da non inspirare molta fiducia. Verrà
-forse tempo in cui i Turchi, abiurati i loro antichi pregiudizii,
-le loro teorie stazionarie, la loro marcia apatica e rutinaria,
-convinti dall'eloquenza dei fatti, scorgeranno i sommi beneficii che
-loro possono derivare da un cauto e ben regolato sistema sanitario,
-universale, proporzionato alle località, circostanze e bisogni del
-paese, ed adotteranno di buon grado in tutte le loro provincie la
-legislazione sanitaria come principio; mettendo Costantinopoli
-a livello delle altre grandi città commerciali dell'Occidente,
-preservando quelle popolazioni dal flagello più grande e più
-distruggitore, il quale del continuo le va orribilmente decimando,
-ed offrendo agli economisti ed ai medici novella prova dell'utilità
-dell'isolamento. Ma oggidì esse non possono considerarsi altrimenti se
-non come un'iniziativa ad un sistema sanitario che si andrà in seguito
-perfezionando, allorchè le popolazioni della Turchia meglio preparate
-dall'influenza Europea, saranno più mature per questa grande riforma; e
-materialmente convinte in forza de' risultamenti, dei sommi beneficii
-delle istituzioni sanitarie, verranno esse stesse a ricercarle ed
-invocarle dai loro vicini Europei con altrettanta sollecitudine ed
-interesse con quanta diffidenza ed antipatia ora sembrano respingerle.
-
-Le istituzioni di sanità incontrarono a Costantinopoli maggiore
-opposizione che in Egitto; ed appena nel 1837 si è cominciato ad
-attivare in quella capitale alcune imperfette misure sanitarie, a
-merito particolarmente dello spirito d'innovazione del Sultano Mahmud
-II e della sua fermezza, non che delle insistenti sollecitazioni
-degli Europei, tra' quali in ispecieltà del Dott. Bulard, che in
-quell'anno era passato dalle Smirne a Costantinopoli, e che colla
-solita sua intrepidezza s'era dedicato allo studio della peste e
-all'assistenza de' pestiferati. Halil-Bascià fu uno dei primi e più
-benemeriti proteggitori delle nuove istituzioni sanitarie che si
-progettarono a Costantinopoli, delle quali la prima misura, per quanto
-è a mia cognizione, fu quella di ordinare, che col 1.º di Novembre
-di quell'anno (1837) tutti quelli fra le truppe acquartierate lungo
-le rive del Bosforo, che venivano attaccati dalla peste, dovessero,
-senza alcuna eccezione, esser inviati alla _Torre del Leandro_, locale
-destinato ad uso di Ospital Militare pei pestiferati, e dove il Dott.
-Bulard s'è chiuso poi per assisterli il giorno 17 dello stesso mese di
-Novembre, ed il Dott. Lago di Casale in Piemonte, di lui compagno, il
-giorno seguente 18 detto.
-
-Parecchi progetti di organizzazione sanitaria sono stati presentati
-successivamente al Governo Ottomano, e pareva fosse stato da prima
-prescelto quello di Reschid-Bascià, che riferivasi ad una realizzazione
-di misure sanitarie parziali nella Turchia Europea, dalle frontiere
-della Bulgaria, della Servia, e dell'Albania fino a Costantinopoli
-esclusivamente. Ma l'attivazione delle progettate misure sanitarie
-incontrava a Costantinopoli molta opposizione nello spirito del
-popolo attaccato alle sue vecchie abitudini e pregiudizii, e nelle
-di lui superstizioni religiose, fomentate dalle maligne istigazioni
-di alcuni scaltri malintenzionati e invidiosi. La ferma volontà del
-Sultano Mahmud però non si lasciò intimidire dalle contrarietà nè dal
-popolare mal talento; ma fece sì, che gli Ulema, dopo una dozzina di
-secoli, trovassero nel Corano l'ordine formale di prendere precauzioni
-contro la peste; quindi si cercò di persuadere il popolo, che le
-misure e precauzioni di sanità, non solo non erano in opposizione ai
-principii religiosi ed alle leggi del Corano, ma invece vi concordavano
-perfettamente. Quindi, in dipendenza di un ordine del Gran Signore, il
-Divano si è adunato ed ha adottato le seguenti misure.
-
-1.º «Il principio della legislazione sanitaria Europea, considerato
-come base di una nuova istituzione, è adottato dall'Imp. Ottomano».
-
-2.º «I lavori preparatorii di organizzazione saranno immediatamente
-messi in esecuzione».
-
-3.º «Il Sig. Dott. Bulard sarà incaricato dalla Sublime Porta a far
-parte dell'_Intendenza Sanitaria_ che deve istituire, ed a presiedere
-ai dettagli di organizzazione e di applicazione».
-
-4.º «Dodici milioni di piastre sono destinati al servizio delle
-quarantene».
-
-In seguito al quale firmano è stata nominata una Commissione Sanitaria
-provvisoria, incaricata di stabilire le basi del nuovo sistema
-sanitario ottomano da seguirsi, la quale venne composta di
-
- Abdul-hak-Molla-effendi, ex Medico
- in capo di S. A. il Sultano, _Pres._
-
- _Membri_
-
- Hassan-bey, del Dipartimento
- della Marina,
- Essaad-effendi, ex Direttore
- della Stamperia Imperiale,
- Selim Bascià, Direttore della
- Scuola politecnica,
- Musurus Segretario Interprete
- d'Ambasciata — e del
- Dott. Bulard.
-
-Questa Commissione, costituita nel dì 1.º Marzo 1838, si dedicò tosto
-con molto zelo a discutere intorno alle disposizioni del nuovo Piano di
-Regolamento generale sanitario, e sulla sua applicazione, non che sopra
-le misure _temporarie_ da prendersi per combattere la malattia ovunque
-si manifestasse. Detta Commissione, che prese in seguito il nome di
-_Consiglio Superiore di Sanità_, pubblicò nella Gazzetta di Stato Turca
-del 14 Saffer 1255 (19 Aprile 1839) una specie d'introduzione al nuovo
-sistema sanitario che volevasi attivare, fece stampare e distribuire
-parecchie Istruzioni ai diversi capi delle Provincie, Città, Borgate e
-Villaggi, indirizzò Avvisi agli abitanti ne' quali venivano indicate le
-norme da osservarsi e i mezzi di far ricorso tanto all'apparir della
-peste, che allorquando fosse giunta alla sua più grande attività, sì
-per le case infette che per le sane, emanò disposizioni penali per le
-contravvenzioni alle leggi di sanità, disegnò commissarii speciali
-e medici incaricati di trasferirsi tosto sopra luogo dovunque fosse
-per svilupparsi la peste; compilò altre istruzioni speciali e norme
-relative alle condizioni affatto particolari di Costantinopoli,
-dipendenti dalla sua posizione, dall'eterogeneità de' suoi abitanti,
-dalla moltiplicità dei rapporti individuali, natura delle risorse,
-bisogni ecc., e finalmente preparò materiali per il suo rapporto
-generale sul Piano d'organizzazione e di applicazione.
-
-Ordinava frattanto il Governo, che fosse prontamente eretto un
-Lazzeretto centrale, e stabilito un Cordone Sanitario. Quattro milioni
-di piastre vennero depositate nella Cassa del Ministero della Guerra
-per le prime spese dell'organizzazione sanitaria; ed il Capudan Bascià
-(Akmet) fu incaricato di scandagliare le differenti Baje del Bosforo, e
-determinare quella che poteva ricevere un maggior numero di bastimenti
-ed essere con maggior convenienza appropriata al Lazzeretto Centrale
-che si doveva erigere. Fu destinato un Ispettore alle costruzioni
-Sanitarie. Finalmente il Gran Signore (Mahmud II) ha decretato, che _le
-spese per l'irruzione della peste debbano star a carico del tesoro_.
-Tutto ciò accadeva nei mesi di Aprile e Maggio del 1838.
-
-Insistette nuovamente il Governo per l'immediata esecuzione di due
-grandi progetti, cioè 1.º del ridetto Lazzeretto centrale per la
-peste, 2.º di un Ospedale pei pestiferati. Il Capudan Akmet-Bascià,
-accompagnato dai Membri del Consiglio Sanitario; visitò le posizioni
-di Stenia, d'Unkiar-Skelessi e di Fener-Baktchè, e dopo uno scrupoloso
-esame decise, che la penisola di Fener-Baktchè sarebbe la situazione
-più opportuna per piantarvi il Lazzeretto Centrale di cui si trattava,
-siccome quella ch'era più vicina a Costantinopoli, ed essendo nel
-canale stesso del Bosforo, offriva ai bastimenti provenienti dal
-Mediterraneo maggiore facilità di approdo ed oltracciò presentava le
-più favorevoli condizioni di facile isolamento e di salubrità.
-
-Riguardo all'Ospedale pei pestiferati, un Piano era stato già
-presentato dal Dott. Bulard, che sembrava avesse ad esser adottato
-con alcune modificazioni. Secondo detto Piano, lo Stabilimento
-doveva esser diviso in tre distinti corpi di fabbrica; cioè 1.º
-l'Ospedale propriamente detto pei malati di peste; 2.º l'Ospedale
-pei convalescenti; 3.º il Lazzeretto, dove i guariti, finita la
-convalescenza, scontar dovevano la lor contumacia prima di porsi in
-libera comunicazione colla Città.
-
-Scoppiati alcuni accidenti di peste a Cipro, in Alessandria d'Egitto ed
-a Giaffa in Soria, in seguito al passaggio de' pellegrini, che in folla
-si recavano da più parti a Gerusalemme, il Dottor Bulard insistette
-perchè fosse stabilita una contumacia di osservazione ai Dardanelli
-contro tutte le provenienze da Cipro, dall'Egitto, dalla Siria e dagli
-altri porti del bacino del Mediterraneo, e vi riuscì. Una contumacia di
-osservazione venne quindi determinata per la prima volta dalla Sublime
-Porta ai Dardanelli contro le indicate provenienze. È rimarcabile che
-le ragioni allora indicate a giustificazione di detta misura furono,
-1.º l'attività della peste scoppiata in Siria, in Egitto ed in alcune
-Isole del Mediterraneo, che esponeva la Capitale a divenir da un
-momento all'altro teatro di stragi; 2.º la mancanza di Lazzeretti e di
-un sistema sanitario regolare in Egitto e negli altri indicati luoghi.
-Contemporaneamente all'adottata contumacia fu pubblicato il relativo
-Regolamento.
-
-Ma cotale misura non fu di lunga durata, come si rileva dal seguente
-brano di lettera scritta da Costantinopoli in data 30 Maggio 1838,
-e riportata nel _Lloyd Austriaco_. «Reso avvertito il nostro Governo
-che da Jaffa dovevano giungere alcune navi con passeggieri sospetti
-di malattia contagiosa, credette poter tosto dar mano alle meditate
-riserve di contumacie, e Lunedì infatti i due battelli a vapore il
-_Principe di Metternich_ e lo _Stambul_ venuti dalle Smirne furono i
-primi assoggettati a quarantena. Esso non tardò per altro ad avvedersi
-della impossibilità di poter per ora mandarsi ad effetto sì importanti
-disposizioni, difettando di Lazzeretti, d'impiegati, d'ogni mezzo in
-somma indispensabile a mantenere una compiuta segregazione, e perciò
-dopo il mezzodì dello stesso giorno i due piroscafi vennero ammessi a
-libera pratica».
-
-Infrattanto il Governo Turco aveva incaricato il Medico Austriaco
-Herzschläger di visitare l'Asia Minore per fissare i siti in cui
-piantare i Lazzeretti. Lettere di Smirne del giorno 12 Maggio 1838
-annunziavano l'arrivo del detto Medico in quella città, ed i timori
-che si avevano a Smirne per la peste che si era dichiarata a Calimnos,
-sulla costa vicina all'Isola di Stanchio, e nei dintorni della città
-stessa, non che i provvedimenti sanitarii ch'erano stati colà ordinati
-onde impedire che il morbo penetrasse nella Città. Quel Governatore
-si adoprava con zelo e premura acciò le ordinate disposizioni
-preservatrici venissero ovunque fedelmente osservate, interdetta ogni
-comunicazione co' luoghi infetti.
-
-Il Consiglio Sanitario a Costantinopoli continuava ad unirsi due volte
-per settimana, onde discutere coi Commissarii delle legazioni a tal
-uopo nominati i numerosi articoli del nuovo Regolamento Sanitario, e si
-occupava del progetto d'istituire un Lazzeretto formale nell'Isola di
-Rodi, e di altri simili Stabilimenti lungo i confini della Siria.
-
-La bassa invidia però, questa detestabile passione, vergogna
-dell'umanità, e fatalmente tanto comune, aveva operato intanto i suoi
-segreti maneggi a danno del Dott. Bulard, ed occasionato gravi disgusti
-fra esso ed il rimanente della Commissione Sanitaria. Per queste
-ragioni, ed altre forse che ignoro, il Dott. Bulard ebbe a lasciare
-Costantinopoli, la Commissione e tutti i suoi lavori, e si è trasferito
-in Germania. Il Governo Turco in questo frattempo aveva interessato la
-Corte Imperiale d'Austria a mandargli degli abili Impiegati di Sanità,
-i quali avessero specialmente cognizioni ed esperienza nelle cose dei
-Lazzeretti. Per le amichevoli relazioni esistenti fra le due Corti,
-venne tosto consentito a tale ricerca, e da Semlino, o da altri luoghi
-confinanti, sono stati spediti gl'Impiegati che si ricercarono, i quali
-essendo anche Medici, furono tanto più ben accetti a Costantinopoli,
-dove giunsero ai primi di Agosto (1838).
-
-Arrivati detti Signori a Costantinopoli, S. A. il Sultano si è
-compiaciuta di sollevare S. E. Abdul-hak-Molla dalla Presidenza
-del Consiglio Sanitario, sotto pretesto che essendo egli Cadiaskar
-d'Anatolia, non poteva attendere ai lavori della Commissione; ordinando
-contemporaneamente che la parte religiosa e la direzione generale
-delle contumacie dovessero dipendere dai Signori Essaad-effendi,
-e Namik-Bascià; la parte Medica all'incontro, fosse affidata
-esclusivamente ai nuovi Signori Impiegati mandati dall'Austria, Dott.
-Minas, Dott. Neuner, ed un terzo di cui non conosco il nome.
-
-Sia che la situazione prescelta dal Capudan-Bascià per l'erezione del
-nuovo Lazzeretto centrale, di cui s'è parlato di sopra, non fosse stata
-giudicata soddisfacente; sia che non si avesse voluto molto aspettare
-detto Stabilimento (mentre un certo tempo sarebbe stato assolutamente
-necessario per condurre a termine la fabbrica che dovevasi innalzare
-dalle fondamenta); sia che l'Erario fosse esausto per le spese della
-guerra, a cui si andava con grande operosità preparandosi, S. A.
-destinò in vece la bella e vasta Caserma di Cavalleria di Scutari,
-a _Kouléli_ presso _Gschingoelgoei_ per farvi un Lazzeretto. Questo
-immenso edificio situato in una delle più amene situazioni del
-Bosforo, sul pendio di un colle, presso la deliziosa Villa Imperiale
-di _Kiosk_, sulla costa d'Asia alla vista di Costantinopoli, da cui è
-cinque miglia circa distante, poco lungi da Hissar d'Anatolia, celebre
-per il gran ponte su cui Dario fece passare il suo numeroso esercito
-a danno de' Greci, unisce condizioni desiderabili per la sua nuova
-destinazione. Egli è tutto circondato da sorgenti d'acqua, da annosi
-alberi, da siepi di gelsomini e di rose, da una bella natura ricca di
-vegetazione. La sua fronte adorna di colonnami, presenta una lunghezza
-di 164 piedi sopra 169 di larghezza. Due portoni uno a mezzogiorno
-l'altro a settentrione conducono ad un vasto cortile lungo 314 passi,
-largo 226, dove mette capo un gran numero di locali terreni; e da dove
-si ascende al primo e secondo piano, nei quali sono state fatte molte
-separazioni a comodo e sicurezza de' passeggieri e pegli equipaggi
-dei grandi navigli contumacianti. Quindici vasti magazzini terreni
-accolgono le mercanzie. Un grande atrio è destinato per sballarle,
-ed una stanza contigua pel riscaldamento, nella quale si eseguisce
-il disinfettamento col mezzo del calorico a 40 gradi T.o R.r secondo
-il metodo del Dott. Pariset. Nel piano terreno, oltre al parlatorio,
-una stanza pel ricevimento de' contumacianti, una per l'espurgo delle
-lettere, e varie altre pel custode delle rimesse, pel portinajo, pegli
-_Hamals_ o facchini, pei serventi di contumacia destinati allespurgo
-delle mercanzie, ecc.; vi sono pure due infermerie, capaci di 20
-letti ciascuna, una farmacia, un luogo da bagni, molti stanzini per
-gl'infermieri, ed un locale ad uso di depositorio per i cadaveri. Ivi
-pure trovasi un Ristoratore. Addetti al servizio dello Stabilimento vi
-sono alcuni pochi impiegati amministrativi, un Medico, un Chirurgo, un
-Farmacista, ed una Mammana. Al di fuori, in un lungo fabbricato, stanno
-la Cancelleria dello Stabilimento ed un Corpo di Guardia per 50 uomini.
-A qualche distanza due Cimiteri, uno pei Turchi, l'altro pei Franchi.
-Questo è il primo Lazzeretto che sia stato istituito a Costantinopoli.
-Esso venne inaugurato nel giorno 28 Dicembre 1838, alla presenza di S.
-A. il Sultano Mahmud II.
-
-Qualche mese prima che questo Lazzeretto fosse stato attivato, in
-conseguenza dei varii casi di peste accaduti a bordo del battello a
-vapore _Principe di Metternich_ Cap. Fard, proveniente da Trebisonda,
-la vecchia Dogana è stata destinata alla purificazione delle mercanzie
-e dei passeggieri sospetti del detto naviglio.
-
-Il Gran Signore continuava a prendere sempre più viva premura ai lavori
-del Consiglio Sanitario, e nulla ommetteva per affrettare il momento in
-cui poter mettere in vigore le disposizioni preservatrici ch'Egli aveva
-decretate e con tanta fermezza sostenute.
-
-Il Consiglio Sanitario infrattanto aveva terminato il Regolamento
-nella parte che riferivasi alle contumacie, ed aspettavasi l'avviso
-officiale che facesse conoscere l'epoca in cui doveva esser posto in
-esecuzione. Nel dì 9 Dicembre 1838 il Consiglio stesso ebbe l'onore di
-esser presentato a S. A. il Sultano, che l'accolse con molta bontà, e
-lo ringraziò della spiegata operosità.
-
-Successero in questo mentre, per ragioni che ignoro, dei cambiamenti
-nel personale componente il detto Consiglio Sanitario, ed alla
-Presidenza di esso venne destinato S. E. Hifzy-Mustafà-Bascià, ed a
-Membri del medesimo, oltre ai Signori spediti da Vienna Dott. Minas,
-Dott. Neuner, ed il terzo che non conosco, tre altri Europei, tra
-i quali due Medici. Presso il detto Consiglio di Sanità assistevano
-i Signori Commissarj Delegati dalle Potenze straniere in numero di
-cinque. Fra essi eranvi il Sig. Dott. Pezzoni Consigliere di Stato
-attaccato alla Legazione Imperiale di Russia a Costantinopoli, uomo
-distinto per talenti e per cognizioni, che da oltre 20 anni soggiorna
-in quella Capitale, ed il Sig. Cadalvène, noto nel mondo letterario per
-alcune opere importanti sull'Oriente.
-
-I seguenti Signori componevano
-
-Da una parte
-
-IL CONSIGLIO DI SANITÀ
-
- Hifzy-Mustafà-Bascià, _Presidente_.
-
- _Membri_
-
- Dott. Minas.
- Dott. Mac Carthy.
- Dott. Neuner.
- Dott. Bernard.
- Dott. Marchand.
- G. Franceschi.
-
-Dall'altra
-
-I DELEGATI DELLE POTENZE STRANIERE
-
- A. Pezzoni.
- Ed. De Cadalvène.
- Ant. de Raab.
- F. Bosgiovich.
- J. Bosgiovich.
-
-Essi dopo aver deliberato sulla scelta delle misure di contumacia
-più adattate a quella Capitale contro le provenienze marittime,
-hanno compilato di comune accordo il relativo Regolamento Organico
-di Sanità, il quale, ottenuta che ebbe la Superiore sanzione, venne
-pubblicato colle stampe in data 27 di Rèbiul-Ewel 1255 (10 Giugno
-1839), ed attivato. Il Governo Turco lo ha tosto comunicato alle
-Legazioni Straniere con preghiera d'informarne il commercio delle
-rispettive nazioni. Venne quindi diramato e conosciuto da tutta Europa.
-Detto Regolamento non è in sostanza che una succinta compilazione o
-imitazione dei Regolamenti Europei adattata alla navigazione marittima
-dell'Oriente, ed ai bisogni e circostanze speciali di Costantinopoli,
-in cui si è procurato di conciliare, per quanto fu possibile, le
-garanzie sanitarie coi bisogni del commercio marittimo.
-
-Questo Regolamento prevede il caso, che i navigli di contumacia carichi
-di mercanzie con patente sospetta o brutta sieno alcune volte impediti
-dal tempo di ridursi fino all'ancoraggio del Lazzeretto di _Kouléli_;
-e dappoichè l'Intendenza Sanitaria non aveva ancora disponibili i
-rimorchi per condurveli immediatamente, restò stabilito, che verrebbero
-costruiti nel più breve termine dei Magazzini in pietra alla punta di
-_Fener-Baktché_ per ricevere i carichi dei navigli che si trovassero
-nel preveduto caso. I Signori Delegati delle Potenze Straniere
-accordarono tre mesi di tempo per la costruzione dei detti Magazzini.
-Non si sa però che sieno stati per anche eretti.
-
-A tenore del Regolamento Sanitario, ogni naviglio che approda a
-Costantinopoli deve esser munito di una patente di Sanità, obbligato
-a rimetterla al preposto dell'Ufficio dell'Intendenza Sanitaria
-incaricato di reclamarla.
-
-Le patenti di Sanità sono distinte in tre categorie — _netta_,
-_sospetta_ e _brutta_.
-
-Sono considerate
-
-_Nette_ le patenti rilasciate _trenta giorni_ dopo l'ultimo accidente
-di peste;
-
-_Sospette_, se _quindici giorni_ dopo l'ultimo caso di peste;
-
-_Brutte_, se nell'intervallo dei _primi quindici giorni_ dopo l'ultimo
-accidente.
-
-I navigli portatori di patente netta non sono soggetti ad alcuna
-contumacia o riserva, siano essi carichi o vuoti.
-
-Ogni naviglio soggetto a contumacia e diretto per Costantinopoli,
-è tenuto a spiegare sull'albero di mezzana la relativa bandiera
-corrispondente alla patente da cui è accompagnato: cioè
-
-_bianca_, se la patente è netta,
-
-_bianca e nera_, se è sospetta,
-
-_nera_, se è brutta.
-
-Per lo stesso Regolamento, i navigli tanto di patente sospetta che
-brutta arrivati vuoti, possono dar fondo all'entrata del porto, o nel
-canale di Costantinopoli, a qualche distanza da terra, ed ivi scontare
-la loro contumacia sotto la semplice sorveglianza dei Guardiani del
-bordo. La stessa facilitazione è accordata anche ai bastimenti arrivati
-carichi, qualunque sia la loro patente, però soltanto dopo aver
-scaricato a _Kouléli_ o a _Fener-Baktché_ le loro mercanzie.
-
-Ogni naviglio di patente sospetta o brutta, carico o vuoto, se
-proveniente dal _Mar bianco_, deve prendere a bordo ai Dardanelli o
-a Gallipoli un Guardiano di Sanità; se dal _Mar nero_, all'Officio
-sanitario di _Kavuk_, o a quello di _Silvi-Bournou_.
-
-Qualunque sia la patente, viene permesso al Medico delle contumacie
-di recarsi a bordo nel caso speciale che vi avesse qualche malato, per
-assicurarsi del carattere della malattia.
-
-Tutti i passeggieri sono obbligati di scontar contumacia al Lazzeretto
-di _Kouléli_. Il periodo contumaciale è fissato a 15 giorni per le
-patenti brutte, 10 per le sospette.
-
-Il _maximum_ della contumacia delle mercanzie è stabilito di 20 giorni.
-
-Per l'Art.º 17 del detto Regolamento, i diritti di contumacia dovevano
-esser percetti soltanto due mesi dopo la data della conclusione e
-segnatura definitiva del Regolamento; vale a dire soltanto dal 10
-Agosto 1839 in poi.
-
-L'Art.º 19 del Regolamento medesimo avverte, ch'esso non conteneva che
-le misure di precauzione dirette contro le provenienze dalla via del
-mare, e che il Consiglio di Sanità si riservava a discutere, sopra
-le proposizioni dei Signori Delegati delle Potenze straniere, e ad
-esaminare con essi la questione relativa ai cordoni sanitarii, non che
-quella delle misure locali di disinfezione.
-
-Non mi consta che altri provvedimenti Sanitarii risguardanti le
-provenienze dalla via di terra, oltre quelli già ordinati e attivati
-dal Consiglio Sanitario del 1.º Marzo, di cui s'è fatto cenno di
-sopra, sieno stati adottati. Forse, la morte del Sultano Mahmud
-seguita poco dopo (cioè il dì 28 Giugno, pubblicata il 1.º Luglio); i
-gravi pensieri dai quali era occupato il Divano per l'innalzamento al
-trono del nuovo Signore Abdul-Meschid; le conseguenze della battaglia
-di Nisib; lo stato d'incertezza e di agitazione in cui trovossi in
-seguito la Capitale dell'Impero per le differenze insorte con Mehmed
-Alì; e finalmente lo smembramento della Commissione Sanitaria per la
-partenza da Costantinopoli dei Signori Medici spediti dall'Austria
-che ne formavano parte[2], paralizzarono i progressi delle nascenti
-istituzioni sanitarie, e minacciarono di porre questa parte della
-pubblica Amministrazione sopra un piede retrogrado. Su di ciò si legge
-nella Gazzetta Universale in data di Costantinopoli 3 Luglio 1839
-quanto appresso:
-
-«Il fatto seguente merita di essere narrato siccome quello ch'è assai
-caratteristico........ Per rendere anche il nuovo Sultano bene accetto
-al Popolo il Divano stanziò — «di solennizzare l'innalzamento del
-nuovo Sultano dimettendo dalle contumacie gli appestati e i sospetti di
-esserlo.» — Fortunatamente la risoluzione giunse prestamente a notizia
-dei rappresentanti delle grandi Potenze, e riuscì ai loro sforzi
-combinati d'impedirne l'esecuzione. La cosa per altro aveva traspirato
-e prodotta grandissima soddisfazione fra gli abitanti, il che conferma
-la loro avversione per siffatte disposizioni. Che la plebe vi sia
-contraria, nulla di più naturale, ma nessuno sarebbesi immaginato che
-potesse trovar favore nel Divano; e questo non è buon pronostico per la
-loro durata».
-
-Che alla morte del Sultano Mahmud, e all'innalzamento al trono del
-nuovo Signore, la plebaglia di Costantinopoli abbia manifestato il
-desiderio che venissero tolte tutte le misure di sanità, aperti i
-Lazzeretti, e sciolti da ogni vincolata separazione i viaggiatori
-sospetti di pestilenza, è cosa su cui non si dubita. Ma non si può
-però credere egualmente, che tale insana popolare tendenza, figlia
-di una crassa ignoranza e dei più strani pregiudizii, abbia potuto
-trovar appoggio nelle disposizioni del Divano. Comunque sia la cosa, è
-certo, che le misure sanitarie sono state conservate, lo Statuto del 10
-Giugno mantenuto e sussiste tuttora in vigore, anzi si dice che sieno
-state assegnate nuove e considerevoli somme per la manutenzione dei
-Stabilimenti Sanitarii.
-
-Valga a conferma di questa asserzione la deliberazione presa
-dal Comitato Sanitario Consolare in Alessandria nella seduta del
-27 Settembre 1839, colla quale fu stabilito «che in vista della
-continuazione in attività delle misure sanitarie a Costantinopoli, i
-legni procedenti dal Levante con patente netta, sieno ammessi nei porti
-Egizii a libera pratica».
-
-Fu già accennato di sopra, siccome fin dall'Aprile 1838 dalla
-Commissione o Consiglio Superiore di Sanità, di cui allora formava
-parte il Dott. Bulard, erano state ordinate ai Capi o Governatori delle
-diverse provincie turche, città, borgate, ecc., delle norme sanitarie,
-tanto pei casi di minacciata salute pubblica, quanto per quelli di
-peste già scoppiata ed attiva.
-
-Dette disposizioni non mancarono di produrre lor frutti in alcune
-provincie della Turchia. Già nella terza città dell'Impero, a
-Salonicchio o Salonicchi (l'antica Tessalonica nella Romelia, popolata
-da oltre 70 mila abitanti) sono stati tosto introdotti, e con buon
-effetto attivati e mantenuti, varii provvedimenti sanitarii. I seguenti
-brani di lettere scritte da Salonicchi e da altri paesi della Turchia
-da Europei distinti, degni di pienissima fede, offrir potranno un'idea
-di quello che si è fatto nell'argomento delle nuove istituzioni
-sanitarie nelle varie provincie dell'Impero Ottomano.
-
- «Salonicco li 20 Giugno 1838».
-
-«Il Governo Ottomano fra le altre misure civilizzatrici che ha adottato
-da più anni, ha compreso finalmente che quelle tendenti ad estirpare
-dal suo territorio la peste erano le più salutari, poichè questo
-flagello esponendo queste contrade a divenire il teatro di continue
-stragi, impediva i progressi delle sue altre moltìplici innovazioni
-e poneva barriera insuperabile alla prosperità dei suoi popoli. Ha
-cercato quindi ad imitazione dei Governi Europei, di adottare delle
-misure sanitarie ed istituire dei Lazzaretti su tutti i punti del suo
-Impero. Tali misure abbenchè nascenti e per conseguenza imperfette,
-sono suscettibili di miglioramento...... Mi limiterò a far cenno di
-quelle prese in questa Città per parte delle Autorità locali».
-
-«Havvi un mese circa che questo Governatore convocò a generale
-udienza i primati della Città, i capi delle differenti religioni, ed i
-Dragomani dei Consolati Europei, ed annunziò loro che da quel giorno in
-poi qualunque bastimento proveniente da Giaffa, Alessandria, Smirne,
-Scio, o da qualsiasi porto infetto dal contagio, sarebbe soggetto ad
-una provvisoria quarantena. Che a tale effetto aveva preso sulla riva
-del mare quattro spaziosi magazzeni destinati a ricevere le merci e
-passeggieri dei suddetti bastimenti in guisa di Lazzaretti, quali merci
-e passaggieri vi passerebbero un dato numero di giorni da stabilirsi
-fra il rispettivo Console ed il Governatore. Che in fine una barca con
-due Impiegati sanitarj è destinata di recarsi a bordo del bastimento
-approdante qualunque, per esaminare la sua fede di Sanità e riconoscere
-se gli sono applicabili le suddette disposizioni».
-
-«Effettivamente alcuni giorni dopo un bastimento Ellenico arrivando
-da Giaffa con passeggieri e carico (composto però di merci non
-suscettibili) le disposizioni sanitarie annunziate furono messe in
-vigore per la prima volta, vale a dire fu isolato il bastimento, si
-sbarcarono i passeggieri nei magazzeni sopradescritti ed, affinchè
-l'equipaggio del bastimento non possa infrangere queste misure, si
-collocò ad una certa distanza una barca di osservazione montata da
-due individui. Si praticò la medesima cosa a riguardo di un altro
-bastimento arrivato da Alessandria e tutti e due subirono una
-quarantena di sette giorni».
-
-«Nella medesima adunanza annunziò pure il Governatore l'instituzione
-di un Lazzaretto dalla parte di terra onde impedire l'introduzione
-della malattia per mezzo di relazioni coll'interno, in un'epoca che in
-qualche villaggio della Provincia di Nevrocoppo e della Città di Serres
-aveva scoppiato il contagio».
-
-«Questo Lazzaretto consiste in un vasto fabbricato di legno, composto
-di molte stanze, distante dalla Città un miglio circa. Gli inservienti
-di questo Lazzaretto sono in numero di tre; un corpo di guardia è
-destinato ad invigilare e mantenere il buon ordine. Le provenienze da
-paesi infetti debbono fare una quarantena pel momento di sette giorni,
-salvo a prolungare questo periodo a seconda delle circostanze. Finora
-però i piedoni ed i Tartari subiscono semplicemente un profumo».
-
-..... «Da tutto quel che precede, dobbiamo augurarci a noi un felice
-risultato tostocchè queste Autorità si troveranno guidate dai lumi che
-loro potranno fornire le incivilite nazioni non meno che l'esperienza,
-ma insino ad ora le disposizioni suddette sono non solo insufficienti,
-ma non offrono per anco veruna garanzia. Non possiamo perciò
-alcunamente considerarci esenti dalla malefica influenza del contagio».
-
- «Salonicco 22 Agosto 1838».
-
-«In Salonicco le misure Sanitarie abbenchè, come anteriormente lo
-esposi, siano tuttora insufficienti, hanno nondimeno avuto qualche
-perfezionamento e qualche salutare innovazione vi fu introdotta,
-giacchè il Lazzaretto destinato a ricevere i numerosi passeggieri che
-settimanalmente qui giungono dal Piroscafo Austriaco Maria Dorotea
-consistente fin oggi in un gran Caffè Turco, fu commutato in una Casa
-isolata, comoda e situata ad una conveniente distanza dalla Città.
-Da qualche tempo però le provenienze di Costantinopoli e Smirne non
-offrendo verun soggetto di timore, i passeggieri che arrivano con detto
-piroscafo sono assoggettati ad un semplice profumo. Ma le provenienze
-di Egitto e di Soria continuano a subire una quarantena di 21 giorni».
-
-..... «_Ad instar_ di Salonicco, in Serres pure furono messe in
-pratica delle misure sanitarie dietro il relativo Gransignorile
-Firmano. Un locale ad una certa distanza dalla Città è destinato
-a servire di Lazzaretto. Ivi, i passeggieri provenienti da paese
-infetto subiscono una quarantena di 7 giorni e le merci di 21. Delle
-venti porte della Città, quattro sole sono aperte per prevenire con
-più facilità l'introduzione furtiva del male; e guardiani sonovi
-installati ad oggetto di esaminare i passaporti dei forestieri. Ai
-capi dei villaggi circonvicini è ingiunto di annunziare ai villani
-che senza Ceskerè, ossia Passaporto, non saranno ammessi in Città. I
-Curati sono incaricati d'invigilare sulla natura della malattia de'
-loro parrocchiani ed ai Medici vietato d'intraprenderne la cura se
-preventivamente non abbiano esaminato i caratteri della malattia. Gli
-uni e gli altri devono immediatamente avvertire la polizia locale in
-caso di sospetto. Verificandosi il male, la Casa infetta debb'essere
-isolata ed i suoi abitanti recarsi in un luogo apposito fuori della
-Città. Finalmente il Tartaro, portatore dei pacchetti della posta
-Austriaca che attraversi un paese infetto, come lo era ultimamente
-Nissa, non è introdotto in Serres, ma ricevuto fuori delle porte».
-
-«Egualmente soddisfacenti notizie porge lo stato sanitario di Cavalla
-ove non si è punto introdotta la peste quest'anno. E sebbene nei
-villaggi di Cepelgè e Koslukioi la malattia vi fosse scoppiata tempo
-fa, non però di meno.... da un mese a questa parte non si è sentito
-alcun caso e le relazioni commerciali egualmente che le comunicazioni
-sono libere come per lo passato. Anche in Cavalla è stato reso
-pubblico il predetto Firmano del Gran Signore e quel Musselim ha
-incaricato il Doganiere delle merci di fissare d'accordo coll'Agente
-Consolare Austriaco il numero de' giorni di contumacia per le
-provenienze sospette. Una goletta Ellenica proveniente d'Alessandria
-con passeggieri, dopo un viaggio di 29 giorni, fu assoggettata ad una
-quarantena di 7 giorni».
-
-«Nella Città di Nevrocoppo e nel villaggio detto _Demerlì_ Provincia di
-Pravista ha avuto luogo qualche accidente. Misure rigorose d'isolamento
-si sono praticate per parte de' paesi vicini ed àvvi motivo di sperare
-che queste, in unione al benefizio della presente stagione, perverranno
-a far cessare compiutamente il male».
-
- «Salonicco 14 Novembre 1838».
-
-..... «La salute pubblica ha continuato ad essere soddisfacente, ed
-entrati essendo nella stagione invernale puossi pronosticare, affidati
-all'esperienza, che non verrà nel corso dell'inverno alterata».
-
-«Si osserva con soddisfazione la ferma e salutare intenzione della
-Porta di proseguire nella intrapresa d'instituire dei regolari
-Lazzaretti in tutti i porti del suo dominio, giacchè da più di un
-mese ha spedito a questa parte un impiegato Turco, incaricato della
-direzione delle misure sanitarie e della organizzazione dei Lazzaretti
-di terra e di mare tanto in Salonicco come in Serres. Un piccolo
-Ufficio di Sanità è stato di già fabbricato sulla riva del mare e
-contiguo alle porte della Città ove si profumano le lettere provenienti
-da paesi infetti e si ricevono i Costituti de' Capitani arrivanti. Il
-Lazzaretto, di cui feci cenno nella precedente, continua però ad essere
-quel medesimo di prima, ma il direttore suddetto sembra avere l'ordine
-di fabbricare degli appositi Lazzaretti ed introdurvi un sistema più
-regolare. Anche un medico di Sanità è stato da due settimane spedito da
-Costantinopoli coll'incombenza, all'approdo dei navigli sospetti, di
-visitare i passeggieri e l'equipaggio, nonchè di recarsi due volte al
-giorno nel Lazzaretto ad ispezionare lo stato sanitario delle persone
-che vi si trovano».
-
- «Antivari ... Maggio 1838».
-
-«S. E. il Rumeli Valessi Ahmed Pascià, già noto per le sue virtù e per
-l'energia della sua indole, la cui mercè fu efficacemente compressa la
-insurrezione ed i passati disordini di Scutari, intento a promuovere
-ogni miglior ordinamento per la coltura delle popolazioni da lui
-governate, aveva già fin dal Novembre p. p. introdotto a Bitoglia,
-Megarivo e Koriga certe disposizioni per arrestare il corso della
-peste, che allora faceva strage in quei luoghi; riducevansi queste
-all'incendio della casa, ove succedeva il caso pestilenziale, a farne
-uscire nuda la famiglia in campo apposito ben custodito, e finalmente
-ai profumi delle abitazioni».
-
-«Il nuovo Regolamento osservato ora con tutto rigore è fondato invece
-sui seguenti principii».
-
-«Appena succede un caso di morte, deve darsene dal capo della contrada,
-sotto pena di carcere, immediato rapporto allo Starnadar-Agassi
-(Direttore generale degli ospedali), il quale spedisce all'istante sul
-luogo il medico del reggimento Silvestro Stanidi, in cose di peste
-espertissimo, con un numero ragguardevole di _Chavassi_ all'oggetto
-di verificare la vera causa della morte; la diagnosi vien desunta
-dalla brevità del decubito, dai sintomi essenziali della malattia
-(insigne debolezza già dal principio della malattia senza causa
-visibile, immensa cefalea con delirio e vomito bilioso, carbonchi) e
-dall'autopsia cadaverica. Ove si tratti di peste, viene il cadavere dai
-membri della famiglia sepolto in una fossa profonda, e n'è mediante la
-calcina agevolata la decomposizione. La famiglia poi viene sotto buona
-scorta, presi prima vestiti netti, segregata in un campo apposito,
-distante pochi minuti dalla città e dimora sotto tende apposite,
-gelosamente custodita».
-
-«La filantropia di S. E. provvede giornalmente a tutti i bisogni
-indispensabili alle famiglie esposte. La comunicazione dei sospetti
-cogli abitanti della città ed altri è affatto tolta, e le guardie
-medesime, benchè non abbiano alcuna comunicazione immediata coi
-sospetti, non possono pure, sotto pena di morte, abbandonare il posto
-loro assegnato. Ogni giorno il sopra accennato Dott. Silvestro fa
-la sua visita. Ov'egli scopra il più leggiero sintomo morboso, viene
-l'individuo dagli altri separato e fatto passare sotto altre tende.
-La segregazione dura quaranta giorni, computando dal dì dell'ultimo
-accidente morboso avvenuto in famiglia. Le case vengono nel frattempo
-ventilate, e poscia regolarmente disinfettate coll'acqua e profumi,
-e di bel nuovo imbianchite. Le abitazioni poi non vengono date alle
-fiamme, se non in quei casi ove in una abitazione già contaminata e
-poscia purgata segua di nuovo qualche morte coi caratteri sospetti
-e con breve decubito. — Ogni caso di contravvenzione sanitaria viene
-immancabilmente punito di morte».
-
-Scrivono da Samos (Isola dell'Arcipelago Greco appartenente all'Impero
-Turco, a 3 leghe dalla costa dell'Anatolia) in data degli ultimi di
-Maggio 1838.
-
-«Mentre le diverse parti dell'Impero Ottomano cominciano a sentire
-l'impulso della mente cultrice del Sultano, e le principali Isole
-dell'Arcipelago turco, incoraggiate dalla metropoli, spontaneamente
-s'adoperano per conformarsi alle intenzioni del capo dello stato,
-l'Isola di Samos fu la prima ad entrare nel nuovo sistema. Dopo averla
-dotata d'istituzioni, che sono il vero Palladio degl'interessi de'
-Samj, il principe Vogorides, che n'è il Governatore, volle anche
-aggiungervi l'ordinamento sanitario, qual necessario compimento
-dell'amministrazione da lui creata. Perciò, non appena la guerra
-e la pirateria, che ne inceppavano l'esecuzione, cessarono, tosto,
-sotto l'amministrazione del giovane Costantino Musurus suo delegato,
-venne istituito su regolari basi un sistema sanitario, analogo
-alla topografia dell'Isola, a' suoi siti, ai suoi abitanti, alle
-sue rendite. Si cominciò con l'ottimo Lazzaretto di Stefanopoli,
-sull'Isolotto d'Aprocostò, all'imboccatura del porto di Vatchy,
-ch'è l'unico per l'Isola. Poscia si aggiunsero uffizii di sanità a
-Vourlioti, Carloras, Marato-Campo, Coumecca, Spatiareys e Kora, i
-quali si concatenano tutti fra loro in modo da circoscrivere l'Isola
-interamente e rendere impossibile ogni violazione alla legge. Per tal
-maniera si riuscì a tener la peste lontana sempre dall'unica Isola di
-Samos, ad onta delle sue frequenti relazioni con le Isole circonvicine,
-soggette e colpite sì spesso dal contagio, con Scala nova, con
-Sokiah, ed altre città dell'Asia del pari flagellate. Così l'esempio
-di Samos diverrà di un'immensa utilità per convincere le popolazioni
-dell'Arcipelago dell'utilità delle leggi sanitarie. Ogni anno 3000
-Samii si partono e vanno a giovare della lor opera di mietitori le
-pianure di Mileto, appunto nel tempo in cui colà la peste infierisce.
-Sovente taluno d'essi ne fu percosso, e si comprende quale pericolo
-traggano seco, al loro ritorno, dopo uno o due mesi di dimora in
-quei luoghi per lo meno sospetti. Ma l'amministrazione previde anche
-questo caso, prendendo una disposizione particolare che assegna loro
-uno special sito per iscontare in paese straniero la contumacia; la
-fortezza di Licurgo o di Logoleti, è quella che dopo l'espulsione
-di questo capo, serve di asilo temporaneo a quella falange agricola.
-Alcune barche sospette, che talvolta tentarono approdare altrove che
-nei siti provvisti d'ufficii sanitarii, vennero abbruciate o colate a
-fondo».
-
-Però non convien credere che collo stesso zelo, colla medesima abilità
-e diligenza venissero poste in pratica ed osservate le nuove discipline
-e prescrizioni di Sanità in tutte le altre provincie dell'Impero
-Ottomano. Il seguente stralcio di lettera da Adrianopoli in data 25
-Marzo 1839 farà conoscere, che in alcuni luoghi in vece si abusava
-di esse. Nè ciò dee sorprendere: mentre, se siffatti inconvenienti
-s'ebbero alcune volte a deplorare nei paesi più colti, qual meraviglia
-che succedano anche in Turchia?
-
- «Romelia — Adrianopoli 25
- Marzo 1839».
-
-«Lo stato sanitario è perfetto in tutta la Romelia. Per altro non è
-raro che i viaggiatori si sottraggano ai rigori sanitarii mediante
-sportule ai preposti delle quarantine. È questo un abuso che merita di
-venire additato».
-
-Citerò ancora due lettere recenti scritte da ragguardevoli soggetti
-costituiti in autorità, onde provare che le pratiche ed istituzioni
-di Sanità continuano in Turchia, non solo nella Capitale, ma eziandio
-nelle principali città e territorii dell'Impero Ottomano, sebbene
-imperfette e parziali, come ho già soprattocco; e come, null'ostante
-la loro imperfezione, non mancassero di produrre i lor buoni effetti
-per la pubblica salute; mentre dall'epoca della loro attivazione la
-peste non deserta più come faceva le popolazioni ottomane, e molte per
-esse ne sono già rimaste interamente illese. Dal confronto fra lo stato
-della pubblica salute degli stessi paesi anteriore all'attivazione
-delle misure sanitarie sopraccennate, e quello che le ha accompagnate
-o susseguitate, risulta una sensibile differenza a vantaggio delle
-nuove istituzioni, dalla quale emerge novella e convincentissima prova
-dell'utilità dell'isolamento e delle segregazioni nelle circostanze di
-peste.
-
-Seguono le lettere.
-
- «Salonicco li 14 Ottobre 1839».
-
-«Le provenienze marittime di Smirne, che durante il corso della passata
-estate erano assoggettate in questa rada ad una quarantena di 7 fino
-21 giorni a seconda delle indicazioni più o meno gravi sulle fedi di
-Sanità, sono ammesse dal principio dello scorso Settembre a libera
-pratica. Quelle però dell'Egitto e Soria fanno una quarantena di 11
-giorni se il bastimento porta carico e passeggieri, e di sette giorni
-se vuoto o semplicemente carico di sale».
-
-«Nella città di Salonicco e nei dintorni, non si è sentito quest'anno,
-nè in oggi si sente, verun accidente di peste, dimodocchè i porti di
-Volo, Salonicco, Stavrò, Ciajari, Orfano, Cavalla, Chieramotì e Lagos
-sono del tutto esenti di questo morbo».
-
- «Smirne li 22 Ottobre 1839».
-
-«Questa città di Smirne e suoi contorni, come pure l'interiore
-della Natolia e le Isole adiacenti, continuano gioire d'una perfetta
-salute, senza sospetto di peste ed altri mali contagiosi. Continuano
-ciononostante alcune misure sanitarie, sebbene imperfette e parziali,
-da parte del Governo Ottomano, ed è da sperare, che vista la stagione
-avanzata si terrà, almeno per qualche tempo, lontano il morbo da queste
-contrade».
-
-
-Che se dopo tanti secoli di osservazioni e di esperienze si credesse
-di aver bisogno ancora di nuove prove per dimostrare la contagiosità
-della peste, e quindi l'utilità delle segregazioni e dell'isolamento
-all'avvicinarsi di essa, le osservazioni fatte in questi ultimi
-anni negli stessi paesi d'Oriente, ed i risultamenti ottenuti dalle
-nuove istituzioni sanitarie colà introdotte, quantunque imperfette e
-parziali, servir potrebbero di prova novella per dimostrarlo, e per
-convincere i più increduli, non che a far palese quanto sia vana l'idea
-di riprodurre oggidì in campo siffatte quistioni. Pare impossibile,
-che a' nostri giorni, e dopo tanti secoli di funeste esperienze vi
-sia ancora chi neghi l'esistenza del contagio pestilenziale, e chi di
-buon senno creda esser tuttora un problema il carattere contagioso
-della peste, e che per provare ciò in che tutti i popoli e tutte le
-colte nazioni da tanti secoli sono già perfettamente d'accordo, si
-addimandino ancora novelle prove, nuovi esperimenti.
-
-Ho letto ultimamente in un Giornale Italiano Medico-Chirurgico (Il
-Severino. Fascic. di Agosto e Settembre 1839) le risposte date dal
-professore Clot-Bey Ispettore di Sanità al servizio del Bascià
-d'Egitto[3] ai quesiti che gli vennero indirizzati dal Ministro
-degli affari esteri d'Inghilterra sopra tale argomento, e non posso
-dissimulare quanto restassi meravigliato dal tenore di quelle risposte;
-da che, essendo il sullodato professore un Medico rinomato, da quindici
-anni stabilito in Egitto e in un posto sanitario eminente, dove ebbe
-occasione di fare molte esperienze sulla peste, si doveva credere
-ch'ei fosse nel caso di parlare di quella materia con piena cognizione
-di causa. Dalla soluzione che il detto professore ha data ai quesiti
-propostigli dal Ministro di S. M. Britannica rilevasi, attraverso
-una certa confusione con cui palesa le proprie idee, siccome egli
-appartenga alla setta degli anticontagionisti, da che si legge che
-abbia opinione:
-
-1.º «che l'atmosfera sia il principale e forse l'unico agente per il
-quale la malattia si formi, si sviluppi e si diffonda».
-
-2.º «che il contatto con persona infetta di peste sia per sè stesso di
-un'inocuità assoluta».
-
-Questa è in concreto l'opinione del privilegiato professore della
-Sanità nell'Egitto, destinato a formare i nuovi Esculapii in quel
-Regno; opinione che non concorda nè con quella dello stesso Governo
-Egizio, nè con quella del Comitato Sanitario de' Consoli stabilito in
-Alessandria, di cui ho parlato di sopra, nè con quella del Dott. Bulard
-sullo stesso argomento, anzi è a quest'ultima direttamente opposta,
-ciò che non può non recar meraviglia ove si consideri essere il Dott.
-Bulard uno dei più coraggiosi, più sperimentati ed abili Medici di
-quanti mai hanno studiato la peste in Levante, certamente non inferiore
-a Clot-Bey in esperienza e dottrina sulla peste, e che ha raccolto
-appunto in Egitto le sue belle e numerose sperienze sopra siffatta
-materia.
-
-L'indicata opinione del professore Clot-Bey, che gode di molta
-riputazione e di molto favore in Egitto, spiega in qualche modo il
-motivo dell'azzardata ed assurda proposizione fatta dal Dottor Bulard
-_di servirsi di delinquenti per instituire dei nuovi esperimenti
-onde provare la contagiosità della peste_, quantunque egli ritenga
-fermamente la sussistenza della contagiosità, ed abbia chiaramente
-e positivamente dichiarato tale essere la sua opinione, il suo
-convincimento fuori di ogni limite di quistione e di dubbiezza.
-
-Allorchè saranno più generalmente conosciute in Europa le opinioni del
-nuovo professore dell'Egitto intorno la peste e la sua comunicabilità,
-è supponibile che esse offriranno soggetto a molte osservazioni e
-disquisizioni dei dotti Medici di Europa, le quali valeranno, io spero,
-a spargere più chiara luce sopra questo argomento, ed a frenare in
-tale proposito quella certa fatale tendenza, quella sciaurata passione
-dei giovani Medici per tutto quello che odora di novità di sistema
-o di singolarità d'opinione, ed impedire che non abbraccino in così
-grave ed importante argomento false dottrine, erronee opinioni, onde
-affascinati da esse non avventurino di divenire in circostanze di
-peste strumenti fatali di distruzione per la società, anzi che ministri
-benefici di salute e di pace; e serviranno a disingannarli, affinchè
-preoccupati dalla falsa idea _dell'assoluta innocuità del contatto con
-persone infette di peste_ non si espongano pazzamente a restar vittime
-dell'erronea dottrina, come avvenne nell'ultima peste dell'Egitto del
-1834-35 di parecchi giovani Medici stranieri ottimamente istituiti
-e delle più belle speranze, e di altre persone utili, che perirono
-miseramente dalla peste in Alessandria, vittime delle nuove dottrine
-anticontagioniste.
-
-(_e_) Il Governo Francese nell'anno scorso (1838) ha indirizzato
-a tutti i suoi Agenti Consolari residenti nel Levante il seguente
-quesito:
-
-«_Quelle est l'opinion des médecins du pays et des personnes éclairés
-sur la durée de l'incubation de la peste, sur son importation par
-telles ou telles marchandises, par des hardes et objets quelconques?
-Sur quels faits cette opinion est-elle fondée?_»
-
-Questa domanda, non v'ha dubbio, ha uno scopo legislativo. Essa tende
-a conoscere, se sopra la base di una più lunga e più illuminata
-esperienza, acquistata nei luoghi stessi del Levante, nei quali
-la peste è più familiare e più conosciuta, e sopra fatti meglio
-constatati, si potrebbe adottare senza pericolo una riforma negli
-attuali sistemi di contumacia, che fosse adattata alla maggior estesa
-dei nostri rapporti commerciali col Levante e più corrispondente
-agl'interessi delle popolazioni di Europa. Io non saprei dire quali
-sieno state le opinioni che il Governo Francese abbia ottenuto in
-riscontro dai suoi Agenti Consolari del Levante, nè se sieno state
-esse fra loro concordi, del che ne dubito. Qualunque però si fossero,
-convengo coll'opinione del Dottor Bulard, che non condurranno mai ad
-alcun utile risultamento, e ne andrà per esse fallito lo scopo.
-
-Nell'anno scorso avendo avuto la fortunata occasione e l'onore di
-trattenermi in discorso sopra questo grande argomento con personaggio
-ragguardevolissimo, uno dei più grand'uomini di Stato viventi, ebbe
-Egli ad esternare bellissime idee, parto di sublime e limpidissima
-mente solita a penetrare d'un tratto nel midollo delle quistioni
-e scorgerle sotto il vero punto di vista. Si degnò Egli di farmi
-avvertito, che sarebbe forse stato meglio dividere la questione
-promossa dal Governo Francese in due parti e trattarle separatamente.
-Cercar di conoscere cioè;
-
-1.º Per quanto tempo il germe pestilenziale, o l'elemento contagioso,
-il principio riproduttore della peste può restare latente ed inoperoso
-nel corpo umano vivente senza alterare l'armonia delle funzioni e senza
-dar segni sensibili dell'esistenza sua.
-
-2.º Per quanto tempo lo stesso germe pestilenziale può restar attaccato
-e nascosto entro ai corpi inanimati (mercanzie, bagagli, vestiti
-ecc.) senza perdere la sua attività o forza riproduttiva, senza venir
-alterato e scomposto, mantenendosi in istato tale, che posto a contatto
-col corpo dell'uomo vivo, sotto date circostanze favorevoli, possa
-sviluppare la stessa terribile malattia.
-
-Divisa per tal modo la quistione, riuscirebbe, non v'ha dubbio, più
-agevole svilupparla, ed i risultamenti o conclusioni della scienza
-sanitaria e dell'esperienza verrebbero di conseguenza molto più utili
-ai grandi interessi sociali.
-
-Ed in vero, per quanto risguarda la prima parte della quistione, ove
-dietro le dette investigazioni e disquisizioni di valenti Medici, e
-persone dell'arte abili e sperimentate; colla scorta dei principii
-della scienza, e sull'appoggio di un'estesa ed illuminata esperienza,
-si arrivasse a dimostrare e provare che, ammesso anche come fatto
-positivo lo stadio d'incubazione della peste, questo non possa
-essere in verun caso di lunga durata, e che l'elemento morbifico o
-germe riproduttore della peste, qualunque sia la sua natura, non
-possa restare lungamente latente, innocuo ed inoperoso nel corpo
-dell'uomo vivo senza dar segni sensibili dell'esistenza sua, ed
-offrir qualche traccia della sua presenza ed attività, si avrebbe
-allora di conseguenza dimostrato e provato l'inutilità delle lunghe
-quarantene per gli uomini, e la necessità di riformare questa parte
-importante della pubblica amministrazione sanitaria, sollevando così
-la navigazione ed il commercio da inutili pesi, promovendo vieppiù le
-nostre relazioni coi paesi d'Oriente, ed i movimenti commerciali in
-ogni miglior modo facilitando.
-
-Il Dott. Bulard negli ultimi numeri del suo Giornale _La Peste_
-parlando intorno alla sopraccennata quistione promossa dal Governo
-Francese, giustamente avverte;
-
-a) «siccome la scienza nello studio della peste sia impotente a
-riconoscere gli agenti esterni, che indipendentemente da noi e senza
-che ce ne avvediamo, esercitano la loro influenza sopra i nostri
-organi; sia che si consideri la malattia come effetto accidentale di
-una causa atmosferica, sia che se ne rapporti la propagazione ad una
-ragion di contatto»;
-
-b) «che qualunque sia l'origine e la natura dell'elemento morbifico
-della peste, la manifestazione nell'economia animale di un'influenza
-specifica non è negata da alcuno; e non è se non sulla causa di questa
-manifestazione che esiste la divergenza delle opinioni di quelli che
-hanno scritto sopra tale materia».
-
-Dalle quali considerazioni ed avvertenze si viene indirettamente a
-concludere che, sia che si ammetta il contagio, sia che se 'l neghi
-e si riconosca solamente una propagazione per infezione; sia che
-si ritenga che l'uno e l'altra possano sussistere simultaneamente e
-costituire così una duplice via patogenica per la più estesa diffusione
-del morbo; sia che si voglia ammettere la necessità dei miasmi (che
-sarebbero secondo alcuni il risultato della decomposizione delle
-materie animali e vegetabili, e secondo altri il prodotto di una
-causa sconosciuta, materiale, suscettibile di perpetuarsi sotto certe
-condizioni locali favorevoli, e di moltiplicarsi per il solo fatto di
-un'attitudine individuale posta sotto l'influenza climaterica di certi
-mezzi favorevoli al morboso sviluppo), ovveramente tale necessità non
-piaccia adottare; qualunque sieno queste diverse opinioni e la causa
-che ammetter si voglia produttrice della malattia, non si potrà mai
-negare l'esistenza di un agente esterno, di un principio morboso sui
-generis, qualunque esser possa la di lui natura, di un ente sconosciuto
-e invisibile, che sfugge ai nostri sensi, e che come il fluido
-elettrico non è percettibile che pei suoi effetti.
-
-A fin che meglio si giunga a conoscere l'opinione del Dottor Bulard
-sopra questo argomento, ed eziandio com'egli la pensi intorno alla
-comunicabilità della peste, riporterò un altro breve estratto dello
-stesso Foglio.
-
-«L'apprezzamento di siffatte teorie ed il convincimento che ci
-somministrano i fatti da noi religiosamente osservati, ci hanno
-condotto _a considerare la peste come una malattia di cui la causa
-specifica primordiale, estranea alla sua origine (qualunque sia la
-parte da cui essa venga)_, riveste ben tosto per un puro fenomeno
-di elaborazione un nuovo carattere di specificità esclusivamente
-individuale, come lo dimostrano la sua contagiosità e l'innocuità sua
-col mezzo dell'isolamento, nella stessa maniera che la pustola maligna,
-la rabbia, ed il vajuolo che nascono primieramente dalle influenze
-esterne, si trasformano in seguito di tal maniera, ch'esse non sono
-più suscettibili di propagarsi se non in ragione di una causa specifica
-puramente individuale».
-
-«Considerando la peste come contagiosa, non vogliamo già dire ch'essa
-lo sia in una maniera assoluta; al contrario crediamo che questa
-proprietà sia sempre limitata nella sua attività da diverse circostanze
-che ne modificano la durata, l'intensità ed i risultati».
-
-Ammesse le quali idee, e posto come principio inopponibile, che a
-produrre la malattia della peste sia necessaria l'azione di una causa
-esterna o agente estraindividuale, di un elemento morbifico, che
-introdotto nel corpo dell'uomo vivo subisca un'elaborazione, cadono in
-acconcio le seguenti riflessioni:
-
-L'agente esterno o principio morbifico della peste, qualunque esser
-si voglia la di lui origine e natura, sia che venga assorbito per
-mezzo dell'organo cutaneo, sia che s'insinui per la via de' vasi
-polmonari, o per qualsivoglia altra via s'introduca nel corpo dell'uomo
-vivo, allorchè trova nell'individuo la necessaria attitudine o
-suscettività e le condizioni climateriche favorevoli al suo sviluppo,
-deve necessariamente esercitare un'azione, un'influenza sull'economia
-animale dell'uomo, sullo stato e condizione del suo organismo, come
-qualunque altro ente materiale estraneo atto a produrre un effetto, che
-venga introdotto nel corpo dell'uomo vivo. Detta azione o influenza
-non si può concepire senza ritenere nel tempo medesimo una mutazione
-nella maniera di esistere, un deviamento o alterazione nello stato
-e andamento ordinario delle funzioni. Il fenomeno di elaborazione,
-considerato necessario per sviluppare la malattia, di cui la causa
-primordiale estranea ha bisogno a fine di acquistare quel carattere
-di specificità individuale che la rende comunicabile, non si può
-egualmente concepire senza ammettere una manifestazione proporzionata
-all'attività del principio che la occasiona e la mantiene. Dal che,
-viene ad essere in qualche modo dimostrato e provato, che l'elemento
-morbifico della peste, così infesto all'uomo, l'ente sconosciuto,
-invisibile, la cui azione è necessaria a produrre la malattia, non
-può restare per molti e molti giorni di seguito latente, inoperoso
-nel corpo dell'uomo vivo, senza alterar l'armonia delle di lui
-funzioni, senza offrir traccia e dar segni dell'esistenza sua, della
-sua influenza ed attività; quindi risulta dimostrato e provato che il
-periodo d'incubazione della peste non può essere in verun caso di lunga
-durata, e di conseguenza che la pratica attuale delle lunghe quarantene
-per gli uomini è da ritenersi esagerata, irragionevole e suscettibile
-di modificazione; senza che da tale riforma s'abbia a temere alcun
-pericolo o pregiudizio per la pubblica incolumità.
-
-Giova considerare in oltre essere inconcepibile l'idea, che il
-principio morboso della peste, il germe o ente organico impercettibile,
-qualunque sia la sua natura, possa rimanere immutabile per molti
-e molti giorni di seguito entro al corpo dell'uomo vivo, senza
-venir alterato e scomposto ne' suoi elementi costitutivi, malgrado
-l'influenza o l'azione dell'aria, dell'acqua, del calorico, della luce
-e degli altri agenti esterni; a malgrado il giornaliero e continuo
-movimento o circolazion degli umori, l'ordinario processo delle varie
-funzioni vitali e naturali, l'azione dei cibi e delle bevande, la loro
-elaborazione, il trasporto e movimento per la via dei linfatici, la
-loro azione d'inalamento, di esalamento, le secrezioni ed escrezioni,
-ecc.; è inconcepibile, dicesi, come detto principio morboso estraneo,
-detto germe o ente sconosciuto invisibile sia il solo che in mezzo
-a tanti movimenti, mutazioni, elaborazioni, all'azione di tanti
-agenti esterni abbia a mantenersi illeso, indecomposto, immutabile,
-conservare tutta la sua attività per molti e molti giorni di seguito,
-e conservarla così integralmente da essere in istato di sviluppare
-dopo venti o trenta giorni, sotto date favorevoli circostanze, la
-stessa funesta malattia della peste con tutto il terribile apparato
-de' suoi sintomi. Questa idea non è concepibile. Tale supposizione non
-regge all'analisi, alla critica della ragione, al severo esame della
-scienza. Vediamo ora come regger possa al confronto dell'osservazione e
-dell'esperienza.
-
-Percorrendo la storia delle varie pestilenze che afflissero l'umanità,
-non mi è riuscito di rinvenire alcun fatto da cui si possa dedurre
-con qualche fondamento, esser possibile che il germe pestilenziale o
-l'elemento morbifico della peste sia rimasto latente ed inoperoso nel
-corpo dell'uomo vivo, prima di produrre la relativa manifestazione,
-oltre il periodo di dodici giorni; e quantunque sia impossibile di
-precisare in una maniera assoluta la durata del così detto stadio
-d'incubazione del prefato germe o elemento riproduttore della
-malattia, pure non mi sono note osservazioni capaci di provare in
-modo attendibile, e nemmeno a far supporre ch'esso abbia durato oltre
-l'indicato periodo. Che se qualche rarissimo caso trovasi indicato
-dagli autori che taluno sia caduto malato e morto dopo 15 o 20 giorni
-dall'ultima comunicazione avuta con persone o robbe infette, queste
-osservazioni vaghe ed affatto incomplete non provano punto che a tanto
-possa esser protratto il periodo d'incubazione del germe pestifero;
-dappoichè detti rarissimi casi sono stati raccolti in tempi di peste,
-nelle famiglie dove poco prima erano morti degli altri pestiferati, in
-mezzo al centro di attività della malattia, sotto l'influenza delle
-cause generali morbose, e speciali di circostanza, alle quali poteva
-egualmente essere attribuito lo sviluppo della malattia stessa senza
-riportarsi all'ultimo contatto più lontano. — Per esempio — M.r Bulard
-volendo attenersi alla lettera della quistione; ammessa l'introduzione
-di un principio patogenico nell'individuo, e tentando di fissare
-il tempo che passa tra l'azione primitiva del detto principio sopra
-l'economia animale e l'invasione della malattia a cui ha dato luogo,
-riporta alcune sue osservazioni raccolte al Cairo ed a Smirne, fra le
-quali è notabile la seconda così concepita
-
- 2.e Observation
-
- (17 jours d'incubation)
-
- Caire, 1.er Janvier 1835.
-
- «M. Giglio, sujet anglais, meurt de peste le 3 janvier après trois
- jours de maladie; le 17 un de ses frères habitant la même maison
- est attaqué et succombe le 20».
-
-Primieramente, i due fratelli Giglio che abitavano la stessa casa
-sotto l'influenza delle medesime cause generali morbose, potevano
-aver contratto la malattia l'uno dall'altro per contatto immediato o
-mediato. Poteva essersi trovato il secondo entro la sfera di attività
-del contagio preparata dal primo, ed averlo preso, successivamente
-al Cairo nella stessa casa ove decombeva malato il fratello, nè àvvi
-alcuna ragione per dover stabilire che tutti e due abbiano presa la
-malattia in Alessandria nel medesimo tempo, e che giunti al Cairo,
-in uno siasi sviluppata subito, nell'altro diciassette giorni più
-tardi. Poteva nel secondo fratello mancare in sulle prime l'attitudine
-individuale necessaria a contrarre la malattia ed averla acquistata
-successivamente, cioè alcuni giorni dopo. Poteva il seminio contagioso
-essere rimasto attaccato e indecomposto per un tempo più o meno lungo
-alli stessi vestiti o ad altri oggetti d'uso di quell'individuo, e
-quindi germogliare dopo alcuni giorni per l'effetto di un più immediato
-e ripetuto contatto, per un cambiamento nelle condizioni atmosferiche
-favorevole al morboso sviluppo, per una maggior predisposizione
-individuale acquistata; per essersi esposto soltanto dopo la morte del
-fratello nell'ambiente da lui abitato ad una potente influenza entro il
-raggio di un'atmosfera contagiosa, e cose simili. Quindi il fatto non
-è che un'osservazione vaga e incompleta che nulla prova in contrario
-al mio assunto, e che non può neppur servire di appoggio ad una
-supposizione che a tanto possa protrarsi il periodo d'incubazione del
-principio pestilenziale. Tanto meno l'accennato fatto può servire di
-prova, quanto che fra le tante osservazioni riportate dal Dottor Bulard
-questa è l'unica in cui egli accenni avere lo stadio d'incubazione
-oltrepassato i dodici giorni. Che anzi asserisce (Fog. N.º 19, 22
-Giugno 1838), che nella peste di Smirne del 1837, dal 12 Maggio al 1.º
-Luglio, il periodo scorso fra il primo e l'ultimo attacco di peste
-da cui vennero colti individui della stessa famiglia, o abitanti
-la medesima casa, vale a dire la supponibile durata del periodo
-d'incubazione, sopra 180 individui è stato il seguente:
-
- 9 volte di 1 giorno
- 10 volte di 2 giorni
- 15 volte di 3 giorni
- 54 volte di 4 giorni
- 38 volte di 5 giorni
- 42 volte di 6 giorni
- 8 volte di 8 giorni
- 4 volte di 12 giorni.
-
-Questi dati, sebbene incompleti ed insufficienti a provare in una
-maniera assoluta la precisa durata del periodo d'incubazione della
-peste, pure possono sparger qualche lume sopra questo argomento. Essi
-però valgono a confermare l'opinione che il detto stadio d'incubazione
-della peste non arriva mai ad oltrepassare l'indicato periodo di
-dodici giorni, e che quasi sempre l'elemento morboso riproduttore del
-contagio introdotto nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trovi attitudine
-individuale ed un concorso di circostanze atmosferiche telluriche
-favorevole al suo sviluppo, suole manifestare in un termine più breve i
-micidiali di lui effetti.
-
-Sicchè, non pei principii della scienza, non pei dettami della ragione,
-nè sull'appoggio dell'esperienza dovendosi ritenere possibile che il
-detto principio pestilenziale o germe contagioso resti per lungo tempo
-latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza manifestare la sua
-azione e dar segni sensibili dell'esistenza sua; resterà di conseguenza
-dimostrata e provata l'inutilità delle attuali lunghe quarantene per
-gli uomini, e la necessità di regolare questa parte della pubblica
-amministrazione.
-
-Che se in seguito alle surriferite dimostrazioni, e sull'appoggio della
-ragione e di un'illuminata esperienza si perverrà a stabilire d'accordo
-un sistema comune meno esagerato e cauto egualmente, e delle massime
-di ragionevoli facilitazioni nel trattamento sanitario contumaciale,
-sarà certamente uno dei più grandi servigi che la politica e la scienza
-sanitaria riunite al medesimo scopo abbiano mai recato all'umanità e
-all'interesse delle nazioni. Se si determinerà di abbreviare soltanto
-di pochi giorni gli attuali periodi di quarantena per gli uomini,
-riconosciuto inutile ed esagerato il rigore attuale, la navigazione e
-il commercio dei varii Stati di Europa ne risentiranno sommi vantaggi;
-si risparmieranno gravose spese, danni, ed un tempo prezioso per tutti,
-ma specialmente per le classi de' commercianti e naviganti, e saranno
-menomati altresì i pericoli a cui è esposta la salute de' contumacianti
-per una lunga reclusione in istato d'inerzia entro ad un Lazzeretto o
-sopra un bastimento, e tolte delle pratiche esagerate, irragionevoli,
-che contrastano mostruosamente coi progressi della scienza, collo
-spirito del secolo, colle provvide cure e col zelo da cui sono
-animati i Governi pel bene e la prosperità delle suddite popolazioni,
-e coi grandi miglioramenti che si operano tuttodì negli altri rami
-dell'economia pubblica.
-
-
-Relativamente poi alla seconda parte della quistione — _per quanto
-tempo_, cioè, _il principio pestilenziale o germe del contagio
-può restar latente ed inoperoso ne' corpi inanimati, per esempio,
-nelle mercanzie, nei vestiti, bagagli ecc., senza perdere la sua
-facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che favorevoli se ne
-presentino le circostanze_; lo stesso ragguardevolissimo personaggio
-nella sopraccennata conferenza graziosamente accordatami il dì 14
-Ottobre 1838, mi fece osservare, siccome la quistione così concepita
-diventava inutile affatto, e che il versare su di essa non avrebbe
-mai condotto ad alcun utile risultamento per lo scopo legislativo. In
-fatti, il problema così concepito sarà sempre di un'assai difficile
-ed incerta soluzione, ed anzi non si perverrà mai a scioglierlo;
-mentre non si giungerà mai a riconoscere e stabilire con fondamento
-bastante, per quanto tempo i germi del contagio, sottratti all'azione
-dell'aria libera e della luce, possano restare annidati entro ai
-corpi inanimati suscettibili di ritenerli, conservando integra la
-loro facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che si presentino
-favorevoli circostanze. Mercanzie suscettibili di ogni sorte stivate
-in balle o riposte in casse, vestiti di ogni genere e specialmente le
-pellicce ed altri oggetti suscettibili conservati in bauli od altri
-recipienti chiusi, ove manchi l'azione dell'ossigeno atmosferico,
-possono tener in sè occulto e custodito il contagio per un tempo assai
-lungo, riportarlo a grandi distanze, comunicarlo a quelli che primi
-li maneggiano o li toccano, anche dopo alcuni anni più o meno secondo
-le circostanze; ma questo tempo sarà sempre per noi un mistero, nè i
-tentativi per determinarlo arriveranno mai ad ottenere risultamenti che
-soddisfacciano, a malgrado i più costanti e coraggiosi sforzi.
-
-Da parecchi scrittori, tanto antichi che moderni, sono riportati casi
-di robbe infette che dopo molti mesi ed anche dopo molti anni, tirate
-in luce e toccate, infettarono le persone. Tra i moderni, racconta il
-Dott. Bulard, che in una peste che distrusse quasi tutta la popolazione
-di Smirne, un giovane, dopo aver sepolto tutti gl'individui della sua
-famiglia ed esser rimasto solo possessore della sostanza di essi,
-depose nella cavità di un grosso albero parecchi effetti de' quali
-non amava disfarsi; indi, ricoperta ogni cosa con diligenza, passò in
-Europa per vivervi più tranquillo. Dopo circa trent'anni fu preso dalla
-smania di rivedere il suo paese natio. Ritornò a Smirne, e pensando al
-suo deposito, la curiosità e l'interesse lo spinsero a farne ricerca.
-Lo trovò. Ma ebbe a pagar cara la sua imprudenza. Quegli effetti
-avevano conservato il germe della peste. Ne fu attaccato e morì. Per
-tal modo la peste soleva rinnovarsi spesso a Costantinopoli.
-
-Non sono molti anni dacchè la peste essendo penetrata nel convento de'
-Missionarii Lazzaristi di S. Giovanni d'Acri, furono messi in casse
-gli archivii del convento, e riposti in un magazzino che si tenne
-rigorosamente chiuso. Quattro anni dopo, il Superiore del convento
-volle trar fuori dai cassoni i registri e riporli al loro sito. Per far
-ciò si servì da prima delle pinzette, ma stancato dalla lentezza con
-cui procedeva l'operazione, le lasciò, e prese i registri colle mani.
-Lo stesso giorno fu attaccato dalla peste e morì. Altri frati e persone
-del convento vennero attaccati poco appresso e morirono egualmente.
-Abdala-Bascià fece segregare tosto il convento e lo assoggettò a
-rigorosa quarantena. La città venne preservata dal flagello. E per
-parlar degli esempii riportati dagli autori antichi, basterà forse
-ricordare quello riferito da Senerlo (_de feb. lib. 3, cap. 4_)
-di un lenzuolo che conservò in sè annidato il germe dell'infezione
-per quattordici anni; mentre dopo questo periodo di tempo il detto
-lenzuolo essendo stato spiegato e maneggiato servì a spargere a
-Breslavia nella Slesia il reo seme pestilenziale nel 1542; e per cui
-nello spazio di ventidue settimane morirono di peste in quella città
-quattromila novecento persone, e si diffuse poi in parecchie altre
-della Germania (_V._ pag. 358); come pure l'altro accaduto egualmente
-in Costantinopoli e riportato dal P. Maurizio da Tolone e da altri
-Autori da' quali il buon Padre lo tolse, delle funi cioè, che in una
-circostanza di gravissima pestilenza servirono a portare gli infermi
-ai destinati ricoveri ed i morti ai sepolcri, e le quali, allorchè di
-esse non s'ebbe più bisogno per tali ufficii, vennero gittate dietro
-una cassa ed ivi dimenticate stettero senza esser mosse più di 20 anni;
-ma ripigliate dopo detta epoca da un servo, costui s'infermò poco dopo
-di peste e morì, e da lui in altri il rio seme essendosi propagato,
-perirono in quella Capitale in conseguenza di detta causa, oltre dieci
-mila persone.
-
-Parecchi altri esempii di questo genere sono riportati dal Fracastoro,
-da Giorgio Garnero, dall'Hunzer, da Alessandro Benedetto, da Erasmo
-Heden e da altri scrittori, che provano siccome effetti suscettibili,
-o nascosti o per altra ragione posti fuori della possibilità di esser
-penetrati e purgati dall'azione dell'aria e della luce, conservarono
-in sè annidato per molti anni di seguito il rio germe pestilenziale,
-il quale si è poi comunicato altrui per contatto, e valse a produrre
-e propagare sotto l'influenza dell'opportunità individuale e del
-favorevole concorso di circostanze atmosferiche telluriche, la stessa
-terribile malattia.
-
-Sicchè, essendo difficilissimo, anzi impossibile, conoscere e
-determinare il tempo durante il quale i germi del contagio possono
-restar latenti nei corpi inanimati, negli effetti suscettibili
-(mercanzie, vestiti, masserizie, robbe ecc.), senza perdere la
-loro facoltà e forza riproduttiva appena si presentino circostanze
-favorevoli al loro sviluppo; dappoichè la soluzione di questo problema
-che dipende da un'infinità di circostanze diverse, le quali non
-possono essere nè conosciute nè determinate, non potrà mai ottenersi
-in modo attendibile per la scienza, nè utile e soddisfacente per lo
-scopo legislativo, sarà di conseguenza molto meglio ammettere come
-principio, come fatto positivo e generale, che tutte le robbe ed
-effetti suscettibili (mercanzie, bagagli, vestiti ecc.) provenienti
-dai luoghi infetti o sospetti, sia dal Levante o dalle altre parti
-dove regna o suol regnare la peste, debbano essere considerate come se
-effettivamente fossero già infette di contagio: e, posto ciò, cercar
-di conoscere e determinare _quali siano i mezzi, quale il metodo più
-sicuro, più sollecito e più conveniente per espurgarli, avendo in vista
-principalmente di conciliare, per quanto è possibile, gli eminenti
-riguardi della sicurezza pubblica con la convenienza de' privati, e
-cogl'interessi della navigazione e del commercio_.
-
-Instituite che si avranno siffatte investigazioni, bene analizzati
-i sistemi attuali di disinfettazione e di espurgo, e dietro li più
-accurati e diligenti esami praticati colla scorta delle più estese
-cognizioni e scoperte della chimica moderna e di una più illuminata
-esperienza, riconosciuti e determinati i metodi migliori, quelli cioè
-che mentre soddisfanno a tutte le viste della sicurezza pubblica,
-sono atti a darci li richiesti risultamenti per la Sanità col minor
-dispendio di tempo e col minor danno della navigazione e del commercio,
-e a conciliare meglio che oggidì non si fa tutti i grandi interessi
-sanitarii politico-commerciali, allora sì che si potrà dire di aver
-fatto nella pubblica Amministrazione Sanitaria felicemente alcun passo,
-e colti que' vantaggi per la sicurezza e prosperità nazionale cui ebbe
-in mira ne' suoi atti ufficiali l'illuminata politica degli Stati di
-Europa nell'intromettersi in questo grande argomento.
-
-Se non m'inganno, è assai probabile che dalla soluzione di questo
-secondo quesito si colgano vantaggi ancora maggiori e più considerevoli
-che dalla soluzione del primo; pervenendo a riconoscere l'inutilità,
-l'inconvenienza e perfino il ridicolo di alcune pratiche di espurgo
-usate attualmente nei Lazzeretti di Europa, la necessità di riformare
-questa parte importantissima di economia sanitario-commerciale, e
-stabilire d'accordo metodi di disinfezione più semplici, più regolari,
-più ragionevoli, più spicciativi; ma nello stesso tempo egualmente
-cauti e sicuri, concretandosi sui mezzi di un'applicazione utile ed
-immediata; e sopprimendo tanti irragionevoli, indebiti ed esagerati
-rigori, vincoli, ritardi e dispendii che gravitano senza ragion
-sufficiente sul commercio e paralizzano parte considerevole dell'utile
-che da questo rapido distributore delle ricchezze conviene attendersi
-per l'incremento della prosperità nazionale.
-
-Se nelle congiunture di peste scoppiata o appena cessata in una città
-o paese ecc., vengono spurgati in pochi giorni quantità di effetti che
-hanno servito ad uso dei pestiferati, lordi ancora di sanie, di sangue,
-di escrementi, e maneggiati successivamente e indossati da persone
-sane, senza che per ciò ne segua alcuna nuova infezione[4]; se si
-espurgano tuttogiorno in pochi minuti le lettere, i dispacci, le carte
-che vengono da luoghi infetti o sospetti, ponendole immediatamente in
-libera circolazione; se una quantità infinita di esperimenti ci hanno
-già da tanti anni dimostrato, che oggetti infetti immersi nell'acqua, o
-esposti all'azione dell'aria libera, della luce o del calorico portato
-ad un grado forte, vennero dai detti agenti perfettamente spurgati in
-un breve tempo; come pure da altri dati mezzi disinfettanti sono stati
-egualmente distrutti o scomposti in breve tempo e con sicurezza i germi
-pestilenziali che ragionevolmente ritener si dovevano in quegli oggetti
-annidati; perchè sarà tuttora necessario tener le merci chiuse in un
-Lazzeretto quaranta giorni e continuar ad esporre a pericolo la vita
-di tanti uomini, obbligarli a mettersi con quelle merci a contatto
-due volte al giorno (il così detto espurgo di prova) per chiarirsi se
-vi sia o no la peste, e continuare in varie altre antiche pratiche
-irragionevoli con un completo indifferentismo e senza alcun altro
-esame?
-
-Nelle pratiche di espurgo delle varie merci sospette di peste, nei
-mezzi usati e nella durata dei periodi contumaciali o d'aspettazione
-che sono in vigore nei varii Lazzeretti di Europa, sussistono delle
-anomalie e differenze considerevoli in guisa, che sembra che dette
-misure disciplinari preservative non abbiano per base principii
-solidi, massime generali dettate dalla ragione, dalla scienza e
-dall'esperienza, ma unicamente il capriccio od un cieco empirismo.
-Le stesse merci e persone della medesima provenienza sono soggette
-in un Lazzeretto a 10 giorni di contumacia, in un altro a 14, in
-un terzo ora a 21 ora a 28, in un quarto a 40. In alcuni Lazzeretti
-si espurga col cloro e coll'aria, in altri coll'aria sola, in altri
-col calorico, in altri finalmente si usa l'espurgo di prova, e via
-discorrendo. Per esempio, al Lazzeretto di _Orsova_, limitrofo alla
-Turchia, al punto dove si riuniscono le frontiere dell'Austria,
-della Valacchia e della Servia, la contumacia è di soli dieci giorni
-senza alcuna disinfettazione; a Odessa, che non è che tre giorni
-distante da Costantinopoli, si fanno quattordici giorni di contumacia,
-fumigazioni di cloro e spoglio; in Valacchia quattordici giorni ed
-una fumigazione di zolfo; in Egitto sette giorni; in Grecia quindici
-giorni; a Malta e negli altri porti Europei del Mediterraneo,
-dell'Oceano e dell'Adriatico, distanti da Costantinopoli da cinque
-giorni a due mesi, si esige una contumacia di vent'uno, vent'otto e
-fino quaranta giorni, senza che si conosca su qual base, sopra quali
-osservazioni ed esperienze sieno fondate nè l'esagerata severità degli
-uni, nè la maggiore facilitazione degli altri. Così in alcuni Stati
-di Europa li Colli di mercanzie che provengono da un paese sano e
-sono diretti ad altro paese egualmente sano, ancorchè nell'effettuare
-il tragitto sieno stati obbligati a passare per paese sospetto o
-infetto, arrivati alla loro destinazione, non sono sottoposti ad alcuna
-contumacia o riserva, e con grande utilità del commercio vengono messi
-immediatamente in libera circolazione, perchè le Autorità Sanitarie
-del luogo della partenza hanno il dovere di sigillare detti Colli di
-merci col sigillo della Sanità e con quello del rispettivo Console,
-scortarli con relativo Processo Verbale, in cui dev'essere constatata
-la qualità dei suggelli e la loro integrità, e munito ciascun Collo di
-un forte involucro a doppio strato, che si chiama _coperta di sanità_,
-farli proseguire così senza più alla loro destinazione, accompagnati
-dalla relativa _Fede_ o _certificato Sanitario_. Giunti che sieno al
-luogo al quale sono destinati, dopo un tragitto più o meno lungo pel
-paese infetto, vengono depositati al Lazzeretto, dove non si fa che
-spogliarli degl'involucri esterni o coperte di Sanità; indi, verificata
-l'integrità dei suggelli, e colla scorta del relativo Processo Verbale
-riconosciuto esser integro il Collo ed essere stata rispettata la sua
-inviolabilità, sono posti immediatamente a libera pratica, trattenute
-soltanto al Lazzeretto le coperte che vengono con ogni diligenza
-spurgate, indi consegnate a chi di diritto per gli usi e bisogni
-ulteriori, senza altri aggravii e formalità; mentre invece in altri
-paesi le stesse merci, per la sola ragion del passaggio attraverso
-il paese sospetto o infetto, sono trattate nello stesso modo come se
-direttamente procedessero da luogo infetto, ed assoggettate alla stessa
-rigorosa quarantena.
-
-Biasima il Dott. Bulard, e a ragione, siffatta disarmonia, tanta
-varietà di pratiche sanitarie o di mezzi impiegati per respingere ed
-annientare la peste. A ragione egli dice essere ormai tempo che questa
-grande quistione economico-politica fissi l'attenzione dei varii
-Governi di Europa, e che si cerchi di mettersi d'accordo intorno ai
-varii sistemi sanitarii di aspettazione, manipolazione, od espurgo;
-procurando di conciliare per quanto è possibile con una saggia
-legislazione la sicurezza pubblica coi bisogni del commercio e di una
-navigazione ognor più crescente ed estesa in Oriente dove suol regnare
-la peste, senza che pratiche sanitarie esagerate ed inconvenienti
-pongano indebiti ostacoli ai progressi dei nostri rapporti commerciali
-e giungano a falcidiare una parte dell'utile e dei beneficii, che le
-popolazioni di Europa hanno ragione di attendersi da queste ampie
-sorgenti di ricchezza e di prosperità nazionale. E non sarà questo
-un bell'argomento di utile pubblico da prendersi in disamina dal
-Congresso sanitario Europeo, senza bisogno ch'egli si occupi prima di
-tutto, come propone il Dott. Bulard, ad instituire nuovi esperimenti
-a fine di provare la contagiosità della peste, servendosi a tal uopo
-dei delinquenti che la legge ha condannati alla pena capitale; poi,
-qualora ciò non corrispondesse alle vedute del legislatore, appellarsi
-al coraggio e alla filantropia dei Medici membri del Congresso,
-invitandoli a subire detti terribili sperimenti, e ad incontrare una
-gloriosa morte? Come mai sperare che tale idea strana potesse venire
-bene accolta in Europa? È bensì vero e giusto il principio che il
-Dottor Bulard allega ad appoggio della sua proposizione; quello cioè
-«che una disposizione legislativa non può essere basata che sopra
-la perfetta conoscenza del fatto al quale essa si adatta»; ma non è
-giusta la sua applicazione, nè la conclusione che da tale principio
-generale egli intende tirarne. A' nostri giorni, e dopo che una funesta
-esperienza di molti secoli ha posto fuori di ogni quistione e di dubbio
-la contagiosità della peste, non v'ha più bisogno di nuovi sperimenti
-per provare questa verità di universale accettazione, e su cui oltre
-l'esperienza di secoli, esistono moltissime cognizioni tradizionali ed
-infinite e sempre costanti osservazioni antiche e moderne di tutti i
-tempi, di tutti i paesi, in modo tale che non vi ha più chi ne dubiti,
-e non si può dire di non avere di questo fatto piena conoscenza.
-
-Tutti li nuovi esperimenti, tutte le nuove osservazioni che, servendo
-all'opinione del Dottor Bulard, si potrebbero fare dai signori Medici
-componenti il Congresso, menerebbero alla conclusione _che la peste è
-contagiosa_. Ma questo già lo sappiamo. Questo quesito interessante,
-che il Dott. Bulard propone doversi sciogliere dal Congresso prima di
-passare alla decisione del problema amministrativo, è già sciolto da
-secoli. Il carattere contagioso della peste non è più per l'Europa
-un problema. È un fatto già riconosciuto, che non ha più bisogno di
-prova e sul quale tutti i dotti e sperimentati Medici, non escluso lo
-stesso Dott. Bulard, tutti i Magistrati Sanitarii, tutti i Governi e
-le persone più illuminate e imparziali di tutti i tempi, di tutti i
-paesi sono già perfettamente d'accordo. Giova sperimentare qualunque
-volta v'abbia penuria di fatti, quando si abbiano buone ragioni per
-dubitare, e la quistione penda incerta, irresoluta; ma allorquando i
-fatti abbondano, allorchè sono tutti concordi nè sussistono fondate
-ragioni per dubitare, e la quistione è stata già risolta da molto
-tempo in guisa che la soluzione del problema è divenuta un fatto
-certo, invariabile, ammesso dal generale consentimento, a che pro
-scandalezzare il genere umano col produrre ora in campo siffatta
-quistione?
-
-Intorno poi alla qualità degl'individui sui quali si propone di fare
-detti sperimenti, lasciando da parte gl'immensi imbarazzi, difficoltà
-e pericoli cui sarebbero esposti i Signori del Congresso per ottenere
-e mantenere sempre pronte al sacrificio le indicate vittime infelici;
-convien riflettere, che essendo il pubblico esempio il principale
-scopo cui mira la legge nel punire il delitto, ed il terribile castigo
-inflitto al delinquente innanzi agli occhi di tutti, essendo diretto
-non a vendicare la società, ma a servir di freno ai malvagi mal
-intenzionati, onde impedire la rinnovazione della colpa; commutando la
-pena capitale in un esperimento di peste, verrebbe a mancare lo scopo
-salutar della legge, e si tradirebbero con ciò i più grandi interessi
-della società. Relativamente ad alcuni Stati converrebbe poi ricercare,
-chi si crederà in diritto di fare tali commutazioni, come rispetto ad
-altri, chi sarà quello che le farà? E qualora anche queste commutazioni
-venissero fatte, i Signori Medici componenti il Congresso si crederanno
-poi in diritto di attentare alla vita dei loro simili? Saranno poi
-essi disposti a fare, sebbene in altro modo e con altro mezzo, quello
-che senza la commutazione sopraccennata avrebbe spettato all'esecutor
-di giustizia? E se mancheranno i delinquenti per le preaccennate
-esperienze, come supporre che i Signori Medici chiamati a formar parte
-del ridetto Congresso vengano presi dalla vocazione di morire di peste,
-e si offrano spontanei, in luogo dei delinquenti condannati alla pena
-capitale, a subire sì terribili e funesti sperimenti per provare
-la contagiosità della peste, la di lei essenza patologica, ed il
-trattamento curativo che le conviene, ecc.?
-
-Allorchè il Dott. Bulard concepì quest'idea, e scrisse e sostenne
-con tanta fermezza che per poter basare _un'irrevocabile_ (!!)
-legislazione sanitaria, prima di tutto, e prima d'introdurre alcuna
-modificazione o riforma negli attuali sistemi sanitarii, e fare
-alcun cangiamento nell'attuale legislazione di contumacie, Lazzeretti
-ecc., fosse necessario decidere la quistione scientifica col mezzo
-di esperimenti, onde _eruire la verità del contagio pestilenziale_
-(!!) convien dire che venisse sedotto dalla fervida sua fantasia,
-dalla nobile sua passione di raccogliere più estese cognizioni ed
-esperienze in un argomento in cui diede tante prove di sublime carità
-e di coraggio, mentre non s'avvide, che i nuovi esperimenti in tale
-proposito istituiti, e così com'egli li propone, renderebbero sì
-lunghe, imbrogliate e difficili le operazioni del Congresso, che
-bisognerebbe aspettare mezzo secolo almeno prima di poter sperare la
-desiderata riforma degli attuali sistemi di contumacia, e che alcun
-utile cangiamento avesse luogo. Sicchè i felici risultamenti e le
-conclusioni di questo Congresso Sanitario Europeo non sarebbero più
-per noi, ma per le generazioni future, che sole sperar potrebbero di
-godere il frutto di tanta scienza sanitaria riunita, fusa al crogiuolo
-della propria sperienza; ed i Signori Medici ed altre persone dotte e
-sperimentate chiamate a comporlo, prima di partire per l'isola che si
-pensa assegnar loro a quartiere e porsi all'opera, pensar dovrebbero
-seriamente a mettere in buon assetto tutte le cose loro, perchè non si
-tratterebbe niente meno che di una definitiva traslocazione; giacchè
-«_il preziosissimo albero che recar deve gli attesi benefici frutti
-per tutto il mondo_» non può crescere sì presto, nè dare speranza di
-frutto che dopo cinquanta o sessanta anni. Sedotto dall'ardente suo
-zelo l'onorevole collega non fece riflesso che ove, per un'illimitata
-deferenza alle di lui opinioni e proposizioni, i Governi di Europa
-avessero la bontà di ordinare ai loro commissarii Medici, che prima
-di tutto occupar si dovessero della contagiosità della peste, ciò
-che non è probabile, mettendo in dubbio le osservazioni costanti
-ed i fatti di tanti secoli, si arrischierebbe per ciò appunto di
-trovarsi nel bujo più fitto che mai sopra questa materia; mentre
-intraprendendo le proposte sperienze sopra i delinquenti o sopra i
-Medici del Congresso, chi ci assicura che sarebbe per combinarsi in
-essi la suscettività o attitudine individuale necessaria a contrarre la
-malattia, quella che il Dott. Bulard chiama _organisme impressionable
-par les circonstances prédisposantes_, e non piuttosto trovare in essi
-quella certa impassibilità o inattitudine individuale al contagio,
-sia idiosincrasica, sia artificiale; quello stato o condizione
-dell'organismo _per cui le vie d'assorbimento divengono refrattarie
-all'influenza morbifica di certe cause patogeniche_; quella immunità
-che si osserva spessissimo in circostanze di peste e che tutti i
-Medici pratici, compreso lo stesso Dott. Bulard, hanno riconosciuta
-ed accennata; ovveramente, che per mancanza dell'influenza o concorso
-delle circostanze atmosferico-telluriche opportune al morboso sviluppo
-non avesse luogo la malattia, a malgrado l'attitudine individuale
-e l'introduzione dei principii di secrezione morbifica sia per
-inoculazione, sia per assorbimento, sia per ingestione o applicazione
-endermica; giacchè, per quanto attivo sia il seme, per quanto fertile
-e adattato il terreno che lo riceve e ricco di principii favorevoli al
-sollecito suo sviluppo, ove manchi l'aria, l'acqua, l'opportuno grado
-di calorico, la luce, quelle condizioni in somma atmosferico-telluriche
-che sono indispensabili alla sua elaborazione e sviluppo, il germe non
-si svolgerà, non pullulerà, non darà alcun prodotto, ma indecomposto
-ed inerte resterà a marcire entro quel corpo medesimo che doveva
-prestargli vita e alimento. Allora sì che i signori Medici oppugnatori
-della contagiosità della peste, i grandi agitatori e fabbricatori di
-nuovi sistemi comparirebbero schierati in battaglia con armi e bagaglio
-a cantar vittoria, ed in vece che sciogliere la quistione la si avrebbe
-avviluppata, resa difficile e incerta. Sicchè coi nostri pericolosi
-sperimenti avremmo reso un cattivo servigio all'umanità.
-
-Senza immergerci in nuove quistioni scientifiche, delle quali già ne
-abbiamo abbastanza, che terminerebbero come tante altre senza nulla
-concludere e lascierebbero _in statu quo_ le già radicate opinioni
-intorno alla peste; in vece di prender la cosa dalla creazione del
-mondo, non sarebbe forse meglio e più utile ammettere la comunicabilità
-della peste come un fatto certo e positivo di generale accettazione,
-una verità già dimostrata e provata, cercar di profittare del passato
-e delle esperienze ed osservazioni che già possediamo copiosissime su
-questa materia, nonchè dei progressi fatti dalle scienze fisiche pei
-nostri bisogni presenti e futuri, ed a fine di cogliere il contemplato
-scopo della sicurezza e prosperità pubblica con una saggia legislazione
-meglio corrispondente ai nostri bisogni ed ai nostri interessi? Ciò
-sarebbe, a mio credere, molto più saggio e più conveniente, senza
-dover protrarre di molti anni una riforma già riconosciuta utile
-e sommamente importante agl'interessi della società, per la sola
-ragione di occuparsi a combattere le capricciose opinioni contrarie di
-qualche scienziato invaso dalla smania di singolarizzarsi e rendersi
-celebre nella via del progresso, o di tal altro saputello del facile
-sentenziare, schierato materialmente sotto le bandiere di qualche
-ardito innovatore e propagator di sistemi, senza obbligar il Congresso
-ad entrare nel caos di siffatte quistioni, dalle quali, come si è detto
-di sopra, non si possono sperare risultamenti decisivi, e soltanto v'ha
-la grande probabilità di suscitare nuove quistioni e render più tarda,
-più difficile la riforma cui mira l'illuminata politica dei Governi di
-Europa.
-
-Lo stesso Dott. Bulard non avendo ora più bisogno di convincere
-sopra questo argomento alcuni Medici dell'Egitto coi quali ebbe delle
-discrepanze, e di provare per la via esperimentale l'assurdità delle
-loro opinioni anticontagioniste; e d'altronde conoscendo ora un po'
-meglio come la pensino su tale argomento i Medici ed i Governi di
-Europa, è probabile che fosse per convenire spontaneo sulla superfluità
-di promuovere siffatta quistione e sull'inopportunità dei proposti
-sperimenti. Ciò tanto più facilmente è credibile, quanto che essendo
-egli già pienamente convinto e persuaso del carattere contagioso della
-peste, non si sa concepire come possa cotanto insistere per provare
-un fatto di cui egli stesso ha l'intimo convincimento. Ch'egli così la
-pensi intorno alla contagiosità della peste, li seguenti brani tratti
-dalli stessi suoi scritti serviranno sempre più a dimostrarlo.
-
- ECONOMIE SANITAIRE
-
- _Etiologie._
-
- «Quoique cette cause soit complétement inconnue (la cause prochaine
- et essentielle de la peste) on sait qu'elle est essentiellement
- contagieuse, c'est-à-dire qu'elle ne peut se propager que par
- une voie individuelle, soit qu'on se mette en rapport direct
- avec les pestiférés, ou avec des individus soupçonnés de l'être,
- soit qu'on touche des effets à leur usage ou considérés comme
- dépositaires du principe pestilentiel, soit seulement qu'on se
- trouve dans la sphère d'activité d'un pestiféré. Dans tous les
- cas, il y a eu _rapport_ et la maladie _peut_ se communiquer, mais
- non pas _nécessairement_; au contraire, ses effets sont toujours
- circonscrits et toujours subordonnés à certaines circonstances qui
- paraissaient provoquer les causes prédisposantes.»
-
- A. B.
-
- (_Supplément au N.º 305 du Journal de Smyrne N.º 2_)
-
- «Dans les circonstances remarquables qui font l'objet de ce rapport
- et des quelles nous avons été témoin, la transmission du principe
- de la maladie ne peut nécessairement s'expliquer que par une cause
- tout individuelle, toute déduite d'une raison de contact ou de la
- sphère d'activité des malades, qui n'est elle-même qu'une forme de
- contact; elle ne saurait être rapportée ni à une cause locale ni
- à une influence accidentelle d'atmosphère, car pas un seul cas de
- peste n'existait en Egypte depuis 1824».
-
- «Tel était l'état sanitaire d'Alexandrie et de toute l'Egypte à
- cette époque. Il n'y avait de pestiférés que dans le Lazaret où
- les accidents finissent toujours par s'éteindre sans que jamais
- d'autres cas de peste surgissent simultanément au dehors et
- puissent faire croire à une influence pathogénique endémique.»
-
-
- «Rendons-nous donc à l'évidence des chiffres, au matérialisme
- des faits, et convenons que la raison d'effets si différents
- gît, toute, dans des causes individuelles si différentes aussi;
- que la différence des résultats est nécessairement déduite de la
- différence d'action, en un mot, qu'ici l'isolement sauve, et que là
- la libre pratique tue.»
-
- (_A. Bulard, De la Peste Orientale, Paris 1839, pag. 18 e 40_).
-
-Osserverò in oltre, siccome il Dott. Bulard, mentre richiede un
-Congresso Sanitario Europeo perchè occupar si debba _ad istabilire
-un sistema sanitario uniforme in tutti i paesi_, atto a guarentire la
-sicurezza pubblica, provvedere convenientemente agli interessi della
-navigazione e del commercio delle nazioni, ed a riconoscere in qual
-modo distruggere con sicurezza e nel più breve tempo possibile i germi
-del contagio pestilenziale che possono trovarsi annidati negli oggetti
-e nelle merci che vengono d'Oriente; mentre egli stesso avverte, che
-questo Congresso composto di Medici dotti ed esperimentati e di uomini
-di Stato, dovrebbe occuparsi dei grandi problemi di economia politica
-e commerciale per una radicale riforma sanitaria, non riserva poi
-alle deliberazioni e conclusioni del Congresso dette grandi quistioni
-politico-amministrative riferibili alla radicale riforma sopraccennata,
-da che le decide egli stesso anticipatamente; e quello che pare lo
-interessi maggiormente si è, che i detti signori Medici ed uomini di
-Stato componenti il Congresso faccian la parte di testimonii competenti
-onde convalidare gli esperimenti e servire alla conferma ed al sostegno
-delle di lui opinioni; ed abbiano a prestarsi in particolare alla
-ripetuta applicazione del rimedio la cui scoperta il Dott. Bulard
-riserva per sè. (_V. Omodei. Annali Univ. di Medicina Fascic. Febbrajo
-e Marzo 1839 fac. 455. Dott. Beer Gesundheits-Zeitung 3 Dicembre 1838
-N.º 97_).
-
-Ed in vero; prima ancora che sia stato dai Governi deliberato sulla
-massima se il detto Congresso debba aver luogo o no, egli ha già deciso
-ed annunciato;
-
-«Che detto Congresso di dotti dovrà radunarsi sopra un'Isola del
-Mediterraneo e precisamente a Malta (_Op. cit. pag. 451_);
-
-Che il primo atto del Congresso dovrà essere la redazione delle proprie
-ricerche, sperienze e discussioni (_ivi_);
-
-Che dopo finito questo lavoro preparatorio dovrà passare immediatamente
-ai fatti della medicina sperimentale (_ivi_);
-
-Che i sperimenti da farsi dal Congresso dovranno precisare se la peste
-si propaghi per contatto immediato o mediato; se in distanza, cioè per
-la sfera d'influenza dei malati, ovvero per innesto (_pag. 452_).
-
-Ed acciocchè questi sperimenti possano condurre a risultati pratici
-vantaggiosi alle legislazioni, 1.º che debbano istituirsi fuori delle
-località di peste, indi nel loro centro, durante l'influenza del morbo
-e dopo cessato lo stesso, come pure ne' suoi diversi rapporti di tempo
-e di luogo; 2.º che le esperienze debbano eseguirsi sopra stranieri
-ed indigeni, sani e malati, vaccinati e non vaccinati; avanti e dopo
-il vajuolo naturale, con e senza fonticoli ed altri esterni rivelenti,
-avanti e dopo superata la peste, ed in persone che non ebbero relazione
-alcuna con effetti infetti e che non si trovarono mai nel mezzo della
-sfera dell'influenza del male ecc. ecc. (_ivi_).
-
-(Ci vuol altro che mezzo secolo per poter combinare tutte queste
-circostanze onde mandar ad effetto tutte le indicate specie di
-esperimenti. Occorreranno ben altro che soli delinquenti, vaccinati e
-non vaccinati, per eseguirli, per mettere in pratica tutte le indicate
-diverse specie di esperienze, ed i signori Membri componenti il
-Congresso dovranno fare parecchie passeggiate in corpo fuori dell'Isola
-per eseguire le loro esperienze nelle località ove abbia fatto centro
-la peste, poi dove essa avesse appena cessato, e ne' suoi diversi
-rapporti di tempo e di luogo).
-
-Non riserva, dissi, la soluzione delle sopraccennate grandi quistioni
-al Congresso, giacchè anticipatamente ha deciso ed annunciato:
-
-Che tutti i Lazzeretti Europei contro la peste possono essere
-rimpiazzati da un solo Lazzeretto centrale, e che questo debba essere a
-Malta (_pag. 455_);
-
-Che 24 ore per le merci, e 7-8 giorni per le persone sarebbero
-l'estremo termine che in qualunque caso e sotto ogni rapporto
-potrebbero offrire la più sicura guarentigia di Lazzeretto (_pag.
-455_);
-
-Che tutti i profumi di espurgo sono empirici e riescono affatto
-superflui (_ivi_); e cose simili.
-
-Ma ancora più rimarcabile si è, che il ridetto signor Dottor Bulard
-pubblica le sue opinioni, pianta le sue proposizioni con tuono assoluto
-e franco senza darsi poi la pena di provarle, sicchè pare che esiga una
-cieca deferenza per esse. Il perchè, quelle opinioni e proposizioni
-non potrebbero esser poste a calcolo nella scelta delle misure
-per il nostro ben essere. Non basta accennare una verità, bisogna
-provarla. Chi vuol essere creduto e seguito, se anche non può sperar
-di convincere, deve cercar almeno di persuadere. Non basta invocare
-la scienza, convien dimostrare ed appoggiare alla scienza ciò che si
-propone e si dice. Convien ragionare, ed ai fatti contrapporre dei
-fatti e non parole e vaghe asserzioni; _res non verba_.
-
-E tanto meno disposti saranno forse i Medici ed i Governi di Europa
-a deferire ciecamente alle di lui proposizioni, quanto che in esse
-s'incontrano non di rado delle contraddizioni; per esempio: —
-
-Il Dott. Bulard ha ripetutamente e vivamente rappresentato tanto nelle
-sue Memorie lette alle Società Mediche della Germania, quanto nella sua
-Opera ultimamente pubblicata a Parigi, la necessità che il Congresso,
-prima di tutto e prima d'intraprendere alcuna riforma degli attuali
-sistemi sanitarii, debba occuparsi a provare col mezzo di esperimenti
-la contagiosità della peste come ho accennato di sopra, _giacchè_, dice
-egli, _una disposizione legislativa non può essere basata che sopra la
-perfetta conoscenza del fatto al quale essa si applica_.
-
-È però osservabile, siccome alcuni mesi prima, cioè in Marzo 1838,
-aveva detto e pubblicato a Costantinopoli quanto segue:
-
- «La contagion de la peste est aujourd'hui un fait qui, dans
- l'esprit du legislateur, n'a plus besoin du demonstration;
- l'observation médicale, d'une part, et l'immunité des mesures
- sanitaires de l'autre, sont trop affirmatives de cette vérité
- pour qu'il puisse subsister le moindre doute à cet egard. En
- effet, avant l'erection des Lazarets, l'Europe, toute entière
- fut plusieurs fois envahie par les pestes les plus meurtrières;
- l'Angleterre, la France, l'Italie, l'Allemagne, la Russie, furent
- successivement le théâtre des plus affreux ravages. Mais depuis
- que de mesures répulsives ont étè appliquées aux frontiéres de
- ces differens états, ils en ont été constamment préservés, et
- si quelquefois des rares accidens y ont eclaté après l'arrivée
- des navires infectes, ils ont été aussitôt combattus, anéantis,
- et n'ont ainsi servi qu'à mieux prouver encore que la peste est
- réellement importée et que les mesures sanitaires en empêchent
- toujours l'extension.»
-
- A. B.
-
- (Vedi _Supplément au N.º 310 du Journal de Smyrne N.º 7, 31 Mars
- 1838_)
-
-Così pure nello stesso discorso tenuto sulla peste del Levante addì 16
-Novembre 1838 all'I. R. Società Medica di Vienna, in quello stesso col
-quale accennò siccome egli intendeva _preparare le generazioni avvenire
-pel completo scioglimento del quesito sulla peste, dare a detto
-quesito la maggiore pubblicità, e richiamare la mente del legislatore
-e degl'intelligenti sulla importanza della loro cooperazione per
-l'eseguimento di misure che renderebbonsi atte a fare della storia
-della peste un libro morto (!!)_, nello stesso discorso, dicesi,
-in cui espose che il Congresso dovrà _eruire la verità del contagio
-pestilenziale_ col mezzo degli esperimenti, e indicò le svariate forme
-e specie di essi, da farsi dal Congresso, per provare la contagiosità
-della peste, soggiunge poco dopo quanto segue: —
-
-1.º «La contagiosità della peste è una cosa di fatto, dimostrata
-dall'osservazione Medica e dall'immunità che ne risulta
-dall'isolamento.»
-
-2.º «I vantaggi di rigorose quarantene sono immensi per le popolazioni,
-amministrazione industria, commercio, agricoltura, politica, interessi
-pubblici e privati.»
-
-E se i vantaggi di una rigorosa quarantena sono immensi, non si
-saprebbe poi come sole 24 ore di contumacia e di espurgo per qualunque
-merce, in qualunque caso e sotto qualunque rapporto, possano bastare
-per la più sicura guarentigia della salute pubblica.
-
-Egli ha detto (_pag. 455, Op. cit._) che «tutti i Lazzeretti Europei
-ponno essere rimpiazzati da un solo Lazzeretto Centrale;» e poco
-appresso «propose Malta come luogo pel solo Lazzaretto Centrale»
-giacchè «la sola Malta (dic'egli) riunisce quasi tutti i vantaggi de'
-Lazzeretti Europei.» Indi accortosi che così facendo sarebbe rendere
-un cattivo servigio a quelle provenienze d'Oriente che sono dirette pei
-porti dell'Adriatico, soggiunge che si potrà riparare all'inconveniente
-«facendo sopra qualche isola dell'Adriatico un secondo Lazzeretto
-destinato al commercio di questo mare.» Ma nella pagina precedente
-(454) aveva già annunciato, siccome «riteneva per sommamente necessaria
-una nuova visita dello stato attuale degli Stabilimenti sanitarii
-in Europa, tanto riguardo alla loro costruzione ed alle pratiche nel
-medesimo osservate, quanto al tempo delle contumacie ecc.»
-
-Ora, se tutti i Lazzeretti di Europa devono andar soppressi, e venir
-rimpiazzati da un solo a Malta, o tutto al più da due, a che perdere
-inutilmente il tempo e l'opera nell'analizzarli ed esaminare la loro
-costruzione?
-
-Finalmente sopra questo argomento riporterò alcune giuste e saggie
-osservazioni del Dott. Cervelleri, che si leggono nelle _Effemeridi di
-Medicina e Chirurgia ecc._ di Napoli.
-
-«Riuniscasi il Congresso in Malta, sia qui eretto un Lazzeretto
-generale per gli oggetti provenienti d'Oriente, s'attenda massimamente
-alle misure più salutari per conseguire il grande oggetto di tale
-riunione, ma si travagli attivamente a tanta opera, senza intrattenersi
-in episodii teorici, senza occuparsi in esperimenti difficili, e
-di dubbia risultanza. Si può profittare dei molti fatti, e delle
-esperienze da altri raccolte: i materiali che esistono congiuntamente
-ad altri fatti che in breve periodo il congresso sanitario sarebbe in
-grado di raccogliere, potrebbero fornir bastevoli elementi alla parte
-del lavoro risguardante il più sicuro ed uniforme accordo di leggi
-sanitarie. Ogni altro minuto esame potrebbe esser tacciato di troppa
-sottigliezza teorica, e sarebbe da riserbarsi a miglior tempo.»
-
-«La quistione della estinzione della peste dovrebbe poi risolversi in
-Egitto, mentre essendo ivi l'antica sua sede ed origine, ivi dovrebbe
-il Congresso esaminar tutte le condizioni, le influenze che promuovono
-lo sviluppamento del contagio, e proporre i mezzi come distruggerlo;
-opera questa difficoltosa oltre ogni dire, alla quale non si potrà
-pervenire che dopo lunghissimi studii. Da ciò si vede, che se questo
-quesito dovesse occupare in prima l'attenzione del Congresso, l'affare
-diverrebbe sempre più complicato, e lo scioglimento più difficoltoso e
-lontano.»
-
-«Dopo avere il Dott. Bulard richiesto un Congresso Sanitario Europeo,
-ed indicato ne' modi i più generali e spesso esagerati gli argomenti
-de' quali tal Congresso dovrà occuparsi, dice esistere nelle sue mani
-i materiali scientifici, ed amministrativi necessarii alla facile
-soluzione de' proposti quesiti. Qui sembraci incorso in evidente
-contraddizione il dotto nostro collega. Se i materiali necessarii alla
-soluzione de' proposti quesiti esistono in sue mani, perchè proporre
-al Congresso tanti problemi, come se la peste fosse malattia nuova,
-e bisognasse ora studiarla per la prima volta? Perchè non pubblicar
-con franchezza e lealtà quei materiali scientifici? Qual ragione
-potè indurre il valente autore a serbarli ignorati sino all'epoca
-della riunione del Congresso, o rivelarli a richiesta de' Governi?
-Fa dunque mestieri che gli si faccia una petizione diplomatica perchè
-egli renda di pubblica ragione le sue scoperte? Mentre che si propone
-ai Governi un Congresso Sanitario Europeo, mentre si propongono le
-molte difficili quistioni, delle quali dovrà tal Congresso occuparsi,
-nonchè i moltiplici sperimenti creduti necessarii allo scioglimento
-degl'ideali quesiti, si annuncia esser pronti i materiali scientifici
-per la soluzione _facile_ dei proposti quesiti, e, ciocchè fa più
-meraviglia, s'indicano di già le conseguenze pratiche alle quali
-menano! Qui il dilemma è chiarissimo: o i materiali scientifici ed
-amministrativi esistono, o debbono ancora raccorsi; o il Congresso
-Sanitario è chiamato ad esaminare e sanzionare i materiali scientifici
-raccolti dal Dott. Bulard, o dovrà procedere, come se quest'argomento
-della peste sia oscuro ed affatto ignorato; o il problema è risoluto,
-o è da risolvere. Nel primo caso, perchè proporre inumani e perigliosi
-esperimenti, perchè domandar la riunione di un Congresso scientifico?
-Perchè esporre come dubbio o problema in teoria ciocchè si è esposto
-come fatto nelle applicazioni? Vi sarebbero forse conseguenze senza
-premesse, effetti senza cagioni? Per un uomo, come il Dott. Bulard, che
-a proprio rischio ha studiato la peste sul teatro delle sue stragi,
-e che si è fatto ammirare pel suo filantropico zelo, è grave torto
-il farsi richiedere per manifestare i risultamenti della propria
-esperienza, ovvero attendere un'epoca indeterminata per produrli.»
-
-«La stessa e più forte censura è da apporglisi pel segreto che vuol
-serbare circa il rimedio per la cura della peste, ch'Ei dice aver
-ritrovato. Adunque tutti gli uomini che morranno di peste sino alla
-riunione dell'ancor problematico Congresso saran vittime del misterioso
-silenzio del Dott. Bulard. Noi non vogliam tacciarlo di ciarlatanismo,
-ma certo ha egli contratto col mondo intiero un obbligo, del quale è
-giuoco forza isdebitarsi. Ogni uomo ha il diritto di domandargli la
-rivelazion del ritrovato rimedio. E se il Congresso non si convocherà;
-e se veruna formale petizione verrà fatta al Dott. Bulard, indugierà
-egli a pubblicare i suoi materiali scientifici col pericolo di violare
-i diritti più sacri dell'umanità? Egli ha eccitato per tutta Europa un
-desiderio vivissimo, e non dovrebbe tardare a soddisfarlo. Non sarebbe
-poi gran male, che pubblicasse i suoi materiali scientifici prima della
-riunion del proposto Congresso sanitario. Potrebbero anzi per tal modo
-i dotti valutarli innanzi tempo e farvi quelle aggiunzioni, delle quali
-naturalmente abbisognano progetti siffatti. I componenti il Congresso
-trarrebbero così profitto dalle cognizioni del Dott. Bulard, e dalle
-proprie non solo, ma eziandio da quelle de' molti dotti, i quali
-certamente prenderebbero a disamina il proprio argomento.»
-
-«Dobbiamo in fine notare, che, sceverato dalle speculazioni
-metafisiche, che costituiscono una utopia e non già un piano
-facilmente, rapidamente e generalmente adottabile, il progetto del
-Dott. Bulard sembraci utilissimo e di universale interesse.»
-
-Ciò intorno ai pensamenti e proposizioni del Dott. Bulard nel detto
-Congresso, il quale, come egli dice «_deve confluire possentemente
-sopra il morale delle popolazioni d'Oriente e sulla legislazione di
-Europa_.»
-
-
-«Con una riforma sanitaria radicale e razionale saranno effettivamente
-armonizzati gl'interessi delle contrade elettive della peste, e di
-quelle che ne sono garantite. Con questo mezzo l'Oriente e l'Occidente
-saranno definitivamente chiamati ad una comunione franca ed intera.
-Ma a fin che si realizzino prontamente e sicuramente i beneficii
-dipendenti da questa innovazione, conviene che l'Europa intera vi
-concorra in un Congresso Sanitario di dotti, di cui l'alta missione sia
-esaminare e riconoscere tutto ciò che vi ha di reale e di utile, o di
-esagerato in questo progetto.»
-
-Che se per amore di verità, per interesse del pubblico bene ho
-creduto dover avvisare a quel poco di strano o d'irragionevole che
-mi parve poter notare nei pensamenti e proposizioni del Dott. Bulard
-relativamente al Congresso, dalla cui troppo franca esposizione
-ove si fosse egli prudentemente astenuto è probabile che avrebbe
-più facilmente raggiunto il suo scopo, debbo però per giustizia
-dichiarare, esser egli meritevole di grandissima lode pel coraggio,
-per l'ammirabile intrepidezza e perseveranza con cui intraprese lo
-studio della peste e si espose per tanti anni di seguito a privazioni,
-a disagi, all'immediato pericolo di un'infezione pestilenziale, e di
-perder per essa la vita, mosso dal più sublime sentimento di carità
-e dall'amor della scienza. Meritevoli certamente di memoria e di
-encomio sono le belle e dotte sue osservazioni sulla peste, nelle quali
-s'incontrano quelle grandi verità pratiche che invano si cercherebbero
-in un gran numero di opere voluminose sullo stesso argomento. Molti
-articoli del suo Giornale _La Peste_, e della sua Opera sopra il
-medesimo subietto, specialmente nella parte pratica, meriterebbero di
-esser attentamente studiati e conosciuti da tutti quelli che amano
-di acquistare chiare e precise conoscenze sopra la peste, e di non
-trovarsi nell'imbarazzo all'occasione di qualche insorgenza di contagio
-e nel pericolo di render palese la loro vergognosa nudità. Il Dott.
-Bulard ha poi il grandissimo merito di essere stato quello che ha dato
-il più valido impulso all'introduzione delle istituzioni sanitarie a
-Costantinopoli ed in varie provincie dell'Impero Ottomano.
-
-Essendo questo un argomento di grande utilità pubblica, l'argomento del
-giorno, che ha meritato di destar l'attenzione dei Governi di Europa,
-e di cui hanno parlato e parlano molti Giornali delle varie nazioni,
-ho creduto non dover defraudare di tali notizie i benevoli leggitori
-di questa mia Opera. E sebbene il soggetto fosse tale da non doversi
-trattare in una Nota, e la Nota risultar dovesse necessariamente
-troppo lunga, pure, non potendosi combinare altrimenti, pensai che
-fosse meglio fare così che far niente. E giacchè sono sul parlar
-delle quistioni promosse dai Governi di Europa ai Medici dell'Oriente
-sopra questo medesimo grande argomento, spero non sarà discaro a' miei
-lettori di conoscere il tenore dello quistioni indirizzate dal Governo
-Inglese ai Medici dell'Oriente sulla natura contagiosa della peste.
-Alle quali quistioni il professore Clot-Bey, Ispettore della Sanità
-dell'Egitto, avendo risposto e comunicate le date risposte, al Dott.
-Raffaele Zarlenga, si trovano e gli uni e le altre diligentemente
-riportati nei due Fascicoli Agosto e Settembre-Ottobre e Novembre 1839
-del Giornale Italiano Medico-Chirurgico _Il Severino_, nell'ultimo de'
-quali viene dato pure il ritratto del Sig. Dott. Clot-Bey, già elevato
-dal Vice-Re dell'Egitto nel 1835 al grado di Bey di primo ordine,
-ultimamente promosso dal Governo Francese ad ufficiale della legion
-d'onore, da Sua Santità a Cavaliere di S. Gregorio Magno, da S. M. il
-Re di Napoli a Commendatore del real ordine di Francesco I. e da S.
-M. l'Imperatore di tutte le Russie decorato eziandio dell'ordine di
-s. Alessandro Newsky per le sue benemerenze verso il Governo Egizio,
-dove si è dedicato alla direzione del grande Stabilimento d'istruzion
-pubblica pochi anni sono trasportato a Kassel-En, nella qual direzione
-come nella parte dell'istruzione venne ora rimpiazzato da altri. Dice
-il Dott. Zarlenga, che il ridetto Professore (Clot-Bey) si propone
-«di pubblicare quanto prima il risultato delle sue osservazioni sulla
-peste.»
-
-
-_Quistioni proposte dal Governo Inglese ai Medici dell'Oriente col
-mezzo de' suoi Agenti Consolari nel Levante Ottomano._
-
-1.º La peste si comunica per contagio?
-
-2.º La peste si comunica per contagio o per qualche altro mezzo, ed in
-questo caso per quale?
-
-3.º Il contatto con una persona infetta è necessario per produrre
-la peste, o pure basta solo il semplice avvicinamento di una persona
-infetta?
-
-4.º I corpi stati in contatto con una persona infetta possono
-comunicare la peste, e, potendolo, quali sono queste sostanze?
-
-5.º Quanto tempo può l'infezione della peste restar nascosta in un
-individuo infetto prima di appalesarsi per segni evidenti?
-
-6.º Per quanto tempo la materia contagiosa della peste nascosta nei
-corpi inerti può conservare il suo potere contagioso?
-
-7.º Quali sono i mezzi per i quali i corpi contenenti la materia
-contagiosa della peste potrebbero essere purificati?
-
-Queste sono le quistioni indirizzate dal Nobile Lord Ministro degli
-affari esteri di S. M. la Regina d'Inghilterra ai Medici dell'Oriente
-sulla natura contagiosa della peste, e che il Dott. Zarlenga ha
-pubblicate nei fascicoli 92, 93, 94, 95 del Giornale sopraccitato,
-indicando essergliele state offerte ed inviate dallo stesso professore
-Clot-Bey.
-
-Intorno alle risposte date dal ridetto professore Clot-Bey alle
-sopraenunciate quistioni ho già detto nella Nota precedente (lettera
-_d_) quanto forse poteva occorrere che fosse conosciuto. Ivi ho
-anche esposto francamente il mio sentimento sopra quelle risposte.
-Credo superfluo intrattenere ulteriormente su di esse i miei lettori.
-Quelli che amassero di conoscerle per esteso potranno leggerle nello
-stesso Giornale _Il Severino_ nei fascicoli sopraccitati, dove vi son
-riportate. Lo stesso Dott. Zarlenga redattor dell'articolo accenna il
-suo divisamento di pubblicare in peculiar memoria l'originale francese
-dell'autore contenente le soluzioni dei detti quesiti con le sue
-osservazioni.
-
-Prima di chiudere quest'articolo mi permetterò di presentare al
-pubblico una mia idea, perchè presa in esame, vi dia quel peso che può
-meritare.
-
-Giacchè sembra che il progetto del Dott. Bulard sul Congresso Sanitario
-Europeo sia stato aggiornato a tempo indeterminato; giacchè con saggio
-divisamento e per puro amore di scienza si tiene ogni anno, ora in una
-ora nell'altra delle principali città di Europa un Congresso di dotti
-a cui intervengono per ordinario uomini distintissimi per talenti per
-esperienza e per dottrina, sì nazionali che stranieri, e la sezione
-de' Medici si osserva per solito essere la più numerosa; giacchè i
-progressi della scienza, l'utile pubblico, e specialmente la salute
-del popolo costituiscono il principalissimo scopo di tali riunioni
-scientifiche, le quali dall'illuminata politica de' Sovrani di Europa
-vengono con ogni specie di modi e favori incoraggiate e protette;
-giacchè in esse, pei profondi studii di tanti uomini celebri, per la
-vicendevole comunicazione dei lumi e della particolare sperienza, le
-più difficili quistioni scientifiche vengono trattate e maestrevolmente
-svolte; dappoichè la società ha ragion di sperare sempre maggiore
-profitto dagli sforzi riuniti di tanti uomini sommi nell'arte, sì
-favoriti e protetti da possenti mezzi e dalle Sovrane provvidissime
-disposizioni sorretti; perchè non potrebbonsi in queste annue adunanze
-di savii e maestri di scienze salutari le sopraccennate grandi
-quistioni politico-sanitarie di generale interesse utilmente agitare?
-Qual'altra quistione scientifica potrebbesi mai presentare ad una
-dotta adunanza che avesse un più grande interesse per l'umanità e che
-fosse di un maggior utile pubblico, più generale e più riconosciuto?
-I riconoscimenti e le conclusioni di una società così colta e
-rispettabile, di soggetti distinti per talenti, per esperienza e per
-dottrina, non potrebbero mancare di esercitare una possente influenza
-sulle opinioni dei Magistrati e dei Governi delle varie nazioni
-d'Europa, e di cooperare per tal mezzo a quell'utile riforma dei
-Sanitarii sistemi, che si riconosce necessaria e che incessantemente
-viene reclamata dai più grandi interessi di tutte le nazioni. In tal
-guisa que' dotti sperar potrebbero di esser nel caso di retribuire in
-qualche modo alla generosa ospitalità ed al favore de' Principi che con
-tanta magnanimità e cortesia li accolgono, e lasciar onorevoli traccie
-dei loro nobili sforzi ed una grata memoria impressa nella riconoscenza
-de' popoli.
-
-L'imparziale giudizio di un Consesso di dotti delle varie nazioni
-sopra alcune grandi verità pratiche di utile pubblico, apprezzando i
-fatti al suo giusto valore, e concedendo al merito il dovuto onore,
-ovviare forse potrebbe eziandio, almeno in parte, alle fatalissime
-conseguenze che dipendono da quelle picciole gelosie di mestiere,
-da quella sciaurata meschina rivalità mascherata con finissima arte
-sotto ogni specie d'ipocrisia, per cui tanti uomini abili e delle più
-felici disposizioni, anzichè venire incoraggiati e protetti, giacciono
-nell'avvilimento e nell'impotenza di alcuna cosa operare a vantaggio
-della società, vittima di odiosi secreti maneggi.
-
-In vece che limitare a soli 15 giorni la durata delle sopraccennate
-dotte adunanze, ove nulla ostasse alla massima, si potrebbe protrarla
-a 20, dedicando esclusivamente gli ultimi cinque giorni al trattamento
-e discussione di que' subbietti che risguardano le malattie popolari a
-contagio specifico, e principalmente la peste orientale.
-
-E dappoichè sento che nei due anni successivi 1840, 1841 la riunione di
-dotti avrà luogo, il primo anno in Torino, il secondo forse a Firenze,
-sarà soddisfacente il veder partire d'Italia questo generoso appello
-alla scienza per un'utile riforma de' sanitarii sistemi, reclamata
-dagl'interessi di tutte le nazioni, che corrisponda egualmente ai
-progressi delle scienze, alle voci dell'umanità, e alla natura delle
-attuali relazioni fra l'Oriente e l'Occidente; partire da quel paese
-medesimo che vanta la gloria delle prime istituzioni sanitarie, e di
-saggie e provvidissime leggi a difesa della pubblica salute, e che fu
-il primo benemerito della diffusione fra gli altri popoli di conoscenze
-utili sopra questa materia, per l'attivazione di misure repulsive e
-preservatrici contro il flagello più grande e più devastatore della
-specie umana.
-
-Ed ove per una più chiara dimostrazione dei fatti, per ragionamenti
-convincentissimi venisse dato alle sopraccennate dotte adunanze di
-ridestare sopra questo grande argomento l'attenzione de' Principi e dei
-Governi che tengono in mano il freno regolatore della prosperità de'
-popoli, e riescir potesse determinarli definitivamente ad abbracciare
-d'accordo il grande progetto di sanitaria riforma e mandarlo ad
-effetto, l'illustre Consesso avrebbe colto felicemente il suo scopo,
-aggiunto nuovo splendore alla gloria d'Italia, e recato un grande
-beneficio agl'interessi di tutte le nazioni commerciali marittime che
-mantengono più o meno estese relazioni coi paesi d'Oriente.
-
-(_f_) Fra le malattie contagiose a tipo epidemico, la peste è una
-delle più difficili a conoscersi al suo primo apparire. Nessun'altra
-presenta tanta diversità, quantità e gravità di sintomi in un tempo più
-breve e con maggiore rapidità; e siccome per ordinario suol comparire
-sotto mentite sembianze ed inattesamente, così facilmente s'insinua
-sconosciuta e confusa con altre malattie, delle quali, ingannando,
-usa assumere l'aspetto. La peste è quella malattia che in tutti i
-tempi ha dato luogo ad un maggior numero di dispareri e discussioni
-fra i medici, di controversie, di bizzarre teorie e contraddizioni
-fra gli autori. Fra le malattie antiche che affliggono ancora la
-specie umana è quella in cui la scienza ha fatto i minori progressi,
-in cui la parte diagnostica è tuttora la più difficile, l'etiologica
-la più sconosciuta, la terapeutica la meno efficace, ed in cui tutte
-le investigazioni ed i tentativi finora intrapresi hanno avuto i
-minori risultamenti. S'inganna d'assai chi crede che la peste sia una
-malattia facilmente riconoscibile, che i segni di essa abbiano una tale
-uniformità da poter facilmente essere contraddistinti. Per convincersi
-di questa verità basterà consultare la storia, e si vedrà per essa,
-siccome in un gran numero di casi, medici riputatissimi chiamati a
-dar giudizio non la riconobbero, e sono incorsi in gravissimi sbagli
-fecondi delle più funeste conseguenze.
-
-Senza parlar delle pestilenze dei remoti tempi, di una delle quali (la
-celebre peste di Atene) narrando Tucidide, così si esprime «I medici
-non sapevano trovarvi rimedio, e nel principio non s'accorsono che
-malattia che la si fusse; ma essi tanto più erano i primi a morire,
-quanto eglino più che gli altri s'approssimavano» (_Tucid. lib. II.
-cap.48, traduzione dello Strozzi_), farò alcuni cenni intorno a quelle
-che si riferiscono a questi ultimi secoli.
-
-Nella peste di Venezia del 1555-56 Nicolò Massa, medico a que' tempi
-riputatissimo, incorse in grave errore, da che chiamato a dare giudizio
-sulla natura del male non ebbe a riconoscerla, ed attribuì a vizio
-dell'aria quelle infermità.
-
-Più grave ancora fu lo sbaglio commesso dai medici nella celebre
-successiva peste della stessa città di Venezia degli anni 1575-76,
-e specialmente dei due rinomati professori di Padova Mercuriale
-e Capodivacca, chiamati espressamente a Venezia dalla Repubblica
-per riconoscere la vera natura del morbo, il quale per peste non
-riconobbero, per cui i Magistrati essendosi abbandonati con soverchia
-fiducia a quelle opinioni, furono trascurate le necessarie precauzioni
-di sanità, e Venezia ebbe a soffrire per quella pestilenza la perdita
-di circa sessantamila persone (V. _facc. 365_).
-
-Il medesimo errore venne commesso dal celebre Ingrassia (Filippo),
-Protomedico della Sicilia, nella peste di Palermo degli stessi anni
-1576-76.
-
-Le acerrime quistioni insorte fra i medici sull'indole della malattia
-nella peste di Montpellier del 1629 furono pur cagione di gravissime
-sventure; da che, mentre i medici nelle loro dispute s'incalzavano l'un
-l'altro con sillogismi, mentre i Magistrati attendevano la decision
-della lite, la peste estendeva tacitamente le sue conquiste, in guisa
-che non fu più possibile di arrestarla, e Montpellier perdette da
-quella pestilenza circa la metà de' suoi abitanti, di quelli cioè
-ch'eran rimasti in città (_pag. 384-86_).
-
-Nella peste che afflisse l'Italia agli anni 1629-30-31, la parte
-settentrionale del Milanese ebbe pur molto a soffrire dipendentemente
-da questa causa, cioè per non essere stata la malattia riconosciuta
-se non quando avea già fatto di molti progressi, nè v'era più tempo di
-arrestarla (V. _facc. 393_).
-
-Nella stessa Milano a quel medesimo tempo alcuni medici e chirurghi
-essendosi ostinati a sostenere che quel male non fosse peste, contro
-l'autorità di molti altri, dotti e sperimentati che l'affermavano,
-furono eziandio cagione che il contagio ampliasse le sue conquiste; e
-finalmente la morte abbattendo a visiera alzata gran numero di vittime,
-disingannò gl'increduli e diede fine alla lite (_facc. 394_).
-
-Nella peste di Verona del 1630, a malgrado le ferme dichiarazioni di
-alcuni dotti e sperimentati medici, a malgrado la gravissima mortalità
-e la più chiara evidenza dei fatti, non mancarono medici e chirurghi
-che mettessero in dubbio l'esistenza della peste; quelle subite
-moltiplicate morti chi a vermini attribuendo, chi a maligne febbri ma
-non pestilenti, negando fermamente che in Verona peste vi fosse (_facc.
-404_).
-
-Ancor di peggio avvenne nel- l'ultima memorabile peste di Venezia
-degli anni 1630-31, giacchè ad onta di tre conformi giudizii medici,
-da' quali venne concordemente dichiarato che que' morbi che incutevano
-tanto timore pur troppo vera peste si fossero, avendo il Senato con
-poco sano consiglio ordinato _che si convocassero trentasei medici per
-sapere col fondamento delle loro opinioni la qualità di essi mali e
-i rimedii proprii a medicarli_, codesti trentasei medici, com'era da
-prevedersi, si divisero in due contrarie opinioni, gli uni sostenendo
-che fosse peste e che in conseguenza si dovessero prendere le più
-severe precauzioni, e gli altri negandolo. A favore di ciascuna
-essendosi dichiarato un forte partito, gravi quistioni si suscitarono.
-Ed in tanto, mentre i medici acremente disputavano fra loro, mentre i
-Magistrati in sì grave incertezza se ne stavano inoperosi attendendo
-la decisione della medica controversia, la peste estendeva le sue
-conquiste, e non essendo stato più possibile di arrestare il corso al
-contagio, orrendo strazio fece di quegli abitanti, a tale che in 11
-mesi uccise circa 94000 persone (V. _pag. 416-418_).
-
-La medesima cosa a un di presso avvenne a Firenze nello stesso anno
-1630, quando il micidiale contagio recatovi da Bologna serpeggiò
-occulto per qualche tempo (_Rondinelli, Relazione del contagio stato in
-Firenze l'anno 1630 e 1633_. V. _facc. 430_).
-
-Nella terribile peste di Napoli del 1656 avvenne all'incirca lo
-stesso. I medici in sulle prime non la riconobbero. Di essa nei
-principii i perniciosi effetti ascrivevano «chi a febbri maligne, chi
-ad apoplessie, chi ad altri mali. Non mancò ad ogni modo chi, per più
-accurata osservazione fattane, riputasse il morbo pestilenziale; ma
-pervenuto all'orecchie del Vicerè, che costui andava pubblicando il
-male essere contagioso, fu il medico posto in oscuro carcere, dove
-ammalatosi ottenne per sommo favore d'andar a morire in sua casa;
-donde gli altri medici fatti accorti, proseguirono ad occultare la
-qualità del male (_Giannone, Storia Civile del Regno di Napoli_. V. _p.
-467-68_).»
-
-A quegli stessi anni 1656 lo stesso accadde anche a Genova. Ivi in
-sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune; e si
-continuò a regolarsi alla cieca, secondo che comportava l'opportunità
-ed a tenore degli argomenti che all'improvviso accadevano. Ma nello
-spazio di pochi giorni accresciutasi a dismisura la mortalità fra
-quella popolazione, ogni dubbio si cambiò in certezza, e si cercò, ma
-invano, di por riparo con ogni diligenza alla piena dello struggitore
-contagio. In poco più di sei mesi ne sono perite pressochè settantamila
-persone.
-
-A Malta egualmente nella funestissima peste del 1676, i gravi dispareri
-insorti tra i medici sulla vera natura del morbo, lasciarono al
-contagio aperto il campo ad una fatale irreparabile propagazione, e
-quell'Isola da detta pestilenza venne pressochè interamente deserta
-(_facc. 497-98_).
-
-A Vienna parimenti nel 1712 nei primi malati la peste non fu
-conosciuta. Il contagio serpeggiò occulto per qualche tempo fra le
-puerpere del civico spedale, senza che si sospettasse della natura
-del morbo; ed anche quando vennero trasportate tutte le puerpere e le
-gravide dal civico spedale in un apposito Lazzeretto fuori della città,
-insorse grave discrepanza d'opinione fra i medici sulla natura del
-male, e le discipline e provvedimenti da opporsi ai di lui progressi
-vennero per sì fatti contrasti ritardati per qualche tempo (V. _facc.
-513-15_).
-
-Troppo note sono le scandalose quistioni, i gravi dispareri insorti fra
-i medici al tempo della peste di Marsiglia del 1720-21, i quali diedero
-occasione alle immense sciagure e rovine a cui fu soggetta quella
-città, ed al profluvio di opere e di scritture che abbiamo sopra quella
-pestilenza, non essendo, ch'io sappia, sopra alcun'altra stato scritto
-altrettanto.
-
-Questa fu la circostanza in cui i due professori di Montpellier
-Chicoaneau e Verny, invitati dalla Corte Sovrana a dare un definitivo
-giudizio sulla natura dei mali che recavano a Marsiglia tante stragi e
-rovine, presero un grossolano errore, e non li riconobbero per peste,
-a malgrado ch'essa si mostrasse co' suoi più manifesti segnali e fosse
-giunta a tale da escludere qualunque dubbio anche fra le persone che
-non eran dell'arte. Ciò ch'ebbe a recare ancora più meraviglia si
-fu, che M.r Chirac, medico del Reggente, che godeva allora di molta
-riputazione, appoggiò con una Memoria le false opinioni dei detti due
-professori (_facc. 522, 547-48_).
-
-Anche nella città di Messina la peste nel 1743 s'introdusse incognita e
-mal appresa. Il Capitano del bastimento proveniente da Missolongi, con
-carico di lana ed altri effetti, che portò il contagio in quella città,
-infermato e morto al Lazzeretto, fu giudicato dai medici esser morto
-da _resipola retrocessa_. Le febbri accompagnate da bubboni e da altri
-sintomi pestilenziali, che dopo circa due mesi si erano manifestate
-in un quartiere della città, vennero dichiarate bensì _malattie
-epidemiali, ma in conto alcuno nè contagiose nè pestifere_. Per le
-quali dichiarazioni essendosi i Magistrati abbandonati ad una cieca
-fiducia, vennero trascurate le più opportune precauzioni.
-
-Egualmente in questo corso di pestilenza, come in altri casi, vi fu
-pur uno fra i medici che vide chiaro e che sostenne esser que' morbi
-peste effettivamente. Ma detta opinione così isolata e vivamente
-combattuta dagli altri, non prevalse. Moltiplicatosi però poco appresso
-in modo spaventevole il numero de' malati e dei morti, i medici ed i
-Magistrati si accorsero del loro errore, ma troppo tardi. Si ordinarono
-delle misure di difesa, ma pur troppo queste non corrisposero perchè
-applicate fuori di tempo, e Messina per l'ignoranza de' medici, per
-l'improvvida credulità de' Magistrati, fu ridotta a tali e sì crudeli
-estremità di sventure da non aversi parole sufficienti a descrivere.
-Di circa quarantamila abitanti essa ne perdette più che ventottomila
-(_facc. 623 e seg._).
-
-A Kiovia città della piccola Russia, allorchè nel 1770 dalla Podolia
-s'è introdotto il contagio, successe all'incirca la medesima cosa,
-si mossero le stesse incertezze, le medesime quistioni. La peste da
-principio fu messa in dubbio, e non se n'è ravvisato il pericolo se non
-allorquando, la mortalità divenuta assai grande, alla cieca fidanza
-successero il terrore, la confusione ed un fatale abbandono (_facc.
-787_).
-
-A Jassy e a Cozim a detta epoca avvenne a un di presso lo stesso.
-
-Anche nella memorabil peste di Mosca degli anni 1770-71-72 si è
-osservato avverarsi siffatto destino, che viene affermato dalla storia
-aver luogo in quasi tutte le pesti, cioè l'errore di alcuni medici
-nella diagnosi della malattia, la loro ostinazione nel continuare a
-negarla, a malgrado la più chiara evidenza dei fatti, e l'opinione
-di altri dotti e sperimentati che costantemente l'affermano. Avvenne
-in fatti in quella terribile pestilenza, che, scoppiata la malattia
-in Novembre 1770 nel grande Ospedale militare di Mosca ed in alcune
-separate casuccie ad esso vicine, ove abitavano i custodi colle loro
-famiglie, e morte circa venti persone con manifesti indizj di peste,
-tanto il primario medico di quell'Ospedale, Dott. Schafonshy, che altri
-undici medici chiamati a consiglio, non esitarono a dichiarare che quei
-morbi erano vera peste pur troppo. A questa opinione però si è opposto
-il primo fisico della città, Dott. Rinder, il quale ad appoggio della
-sua incredulità non dubitò di accampare il solito falso argomento — che
-se peste fossero stati que' morbi, ne sarebbero senz'altro già andate
-infette molte altre persone, e segnatamente i medici che assistettero i
-malati, i serventi e i circostanti coi quali vissero in comunicazione,
-quando invece essi tutti si mantenevano sani. — La qual'opinione,
-sebbene in sulle prime non abbia prevalso, e l'Ospedale fosse stato
-tosto circondato da guardie ed accuratamente segregato dalla città;
-pure per fatalissima combinazione essendosi minorato il numero degli
-ammalati sospetti nell'Ospedale, e scorse sei settimane senza che
-si sentisse parlare di peste nella città, al primo spavento successe
-fatalmente una piena sicurezza; e l'opinione del fisico della città,
-sostenuta non solo dal volgo, solito a giudicare le cose dagli effetti
-che lo colpiscono, ma eziandio da un gran numero di notabili di quella
-capitale, prevalse così, che vennero trascurate tutte le cautele di
-sanità e lasciato libero il campo all'insidioso contagio, il quale,
-manifestatosi in Marzo 1771 nell'amplissima casa ad uso di fabbrica
-di panni situata nel centro della città ed abitata da circa tremila
-operai, non tardò molto a divampare in incendio, in guisa che non fu
-più possibile di arrestarlo, e Mosca perdette per quella pestilenza
-circa centotredicimila persone (Vedi _Mertens De peste, Oreus,
-Semoilowitz_, ecc.).
-
-Nella peste di Spalatro del 1784 si à verificato eziandio il medesimo
-scandalo. Morto essendo in uno dei sobborghi della città un individuo,
-che aveva servito nel Lazzeretto al maneggio di alcune merci sospette
-provenienti dalla vicina Turchia, e ch'era uscito poco prima dal detto
-Stabilimento e morti in appresso parecchi altri individui, egualmente
-che il primo dopo breve decubito e con manifesti segnali di peste,
-alcuni medici, e tra questi fatalmente uno per l'ufficio suo molto
-influente, non la riconobbero, e continuarono ostinatamente a negarla,
-a malgrado la contraria opinione di altri abili e sperimentati (tra'
-quali il riputatissimo Dott. Bajamonti) che per tale fermamente la
-dichiararono. Sicchè, trascurati que' provvedimenti, che opportunamente
-attivati avrebbero impedita la dilatazione del contagio e salvate
-quelle popolazioni, venne in vece, per soverchia credulità de'
-Magistrati a quelle false opinioni, lasciato aperto il campo ad una
-fatale irreparabile propagazione, che ridusse la città di Spalatro
-alle più grandi estremità di sventure; di poco o nessun giovamento
-essendo riuscite le misure sanitarie prese con molta fretta allorchè
-moltiplicate le morti ebbero queste a dissipare i dubbii sulla natura
-del male; e la città di Spalatro perdette per quella pestilenza più di
-un terzo de' suoi abitanti, e molti pure ne perdettero i luoghi vicini
-(Vedi _Bajamonti Storia della peste di Spalatro degli anni 1783-84. P.
-Fedele da Zara Cappuccino. Della peste di Spalatro Op. ined._).
-
-Anche nell'ultima peste di Malta del 1813 le opinioni de' medici furono
-discordi sopra la qualità della malattia, che si ritenne generalmente
-essere stata introdotta in quell'Isola da un bastimento inglese
-proveniente da Alessandria d'Egitto con carico di merci suscettibili,
-sul quale erano morti di peste per via parecchi uomini dell'equipaggio.
-I medici inglesi affermavano che fosse peste: i maltesi negavanlo
-ostinatamente (tranne alcuni pochi), sostenendo che fosse in vece
-una malattia maligna propria di quelle località. Il perchè, il
-popolo di Malta lusingato da quelle false opinioni, non volle credere
-all'esistenza del contagio se non allorquando s'era già molto avanzato.
-Continuava ad ammassarsi nelle Chiese, far processioni, i parenti
-e gli amici continuavano a visitare i malati senza scrupolo e senza
-precauzioni, si nascondevano per quanto potevasi alla vigilanza della
-polizia le vittime del contagio che si andava ogni dì più estendendo,
-non solo nella città capitale detta La-Vallette; ma eziandio nella
-maggior parte dei villaggi vicini, prima che una possente autorità
-protettrice avesse potuto opporsi ai di lui progressi.
-
-Quel Comitato di Sanità, di concerto col Lord Alto Commissario
-Governatore civile dell'Isola, conoscendo quanto fosse fatale quello
-stato d'incertezza e d'indecisione, pubblicò un Avviso, col quale venne
-dichiarato essere stato positivamente riconosciuto dal Collegio medico
-nella sua sessione del giorno 12 Maggio di quell'anno, che le malattie
-correnti erano _vera peste_, e che sarebbe stato severamente punito
-chiunque avesse tentato di far credere diversamente, cioè quelle non
-esser peste; e veniva promesso un generoso premio in denaro a quelli
-che avessero indicati gli autori di tali voci contrarie al fatto. Nel
-medesimo senso il Governatore emanò un'altra Notificazione in data 24
-Maggio, nella quale era riportato il voto medico sulla natura di que'
-mali, sottoscritto dal protomedico del luogo, Dott. Luigi Caruana, e
-da altri dodici medici maltesi e tre inglesi; e nessuna controversia
-ebbe luogo dappoi. Frattanto però il contagio aveva avuto il tempo
-di dilatarsi e moltiplicare le sue conquiste in modo che non fu più
-possibile di circoscriverlo a malgrado le più saggie e provvide cure di
-quelle autorità. Si estese fino a Gozzo, e l'Isola di Malta venne per
-più mesi desolata da questo flagello, che le fece soffrire la perdita
-di circa ottomila de' suoi abitanti, avendo attaccato segnatamente
-gl'indigeni. I turchi, i greci che abitavano nella capitale,
-vennero risparmiati, e più particolarmente ancora ne andarono esenti
-gl'inglesi, ciò che era per gli abitanti un incomprensibile mistero
-(_Skiner Joseph. On the Late Plague_ ecc. _Rapporto del Prefetto del
-Mediterraneo al Ministro dell'Interno 11 Giugno 1813_).
-
-I medesimi errori, la stessa imperizia medica nel conoscere la malattia
-ebbero luogo anche nella peste di Bukarest agli stessi anni 1813-14.
-Introdotta, per quanto sembra, da Costantinopoli nella Valacchia col
-mezzo dei greci ch'erano del numeroso seguito del principe Caradscha,
-il quale proveniente da Costantinopoli giunse a Bukarest in Febbrajo
-1813, ed essendo morti per via alcuni di essi ne' Casali posti
-sulla strada che conduce a Bukarest, la peste vi serpeggiò occulta
-e sconosciuta per qualche tempo. Di tratto in tratto al giungere di
-avvisi allarmanti di malattie sospette che regnavano nei dintorni della
-capitale, venivano spediti dei medici nei villaggi vicini ad oggetto di
-riconoscere la natura di essi mali, che sotto il nome di febbri maligne
-traevano al sepolcro molte persone. Detti medici però al loro ritorno
-riferivano, che si trattava di una febbre maligna, ovveramente di una
-malattia particolare a cui non sapevano qual nome potersi attribuire.
-In Giugno di quell'anno scoppiò la peste nella stessa città di
-Bukarest. Ivi pure non fu conosciuta e si ebbe a commettere dai medici
-lo stesso errore, il medesimo sbaglio nella diagnosi. Uno di essi
-(Dott. Mesitsch) che vide il vero, e che per più accurata osservazione
-fatta ebbe a dichiarare que' morbi essere _vera peste_, non fu creduto,
-e nessun peso si diede alle di lui opinioni. Non fu riconosciuto
-esservi la peste nella città se non allorquando il micidiale contagio
-aveva già attaccato quasi contemporaneamente un gran numero di
-famiglie, s'era mostrato in tutto il suo formidabile aspetto, ed aveva
-ucciso moltissime persone. Di ottantamila abitanti che componevano la
-popolazione di Bukarest, ne sono morti per quella pestilenza in undici
-mesi, cioè da Giugno 1813 a Maggio 1814, da venticinque a trentamila,
-senza contare quelli che sono periti nei villaggi vicini (V. _Grohmann
-Beobachtungen ueber die im Jahr 1813 Herschende Pest zu Bucharest_).
-
-Lo stesso finalmente avvenne nella peste di Noja (città del Regno
-di Napoli a quattro leghe da Bari) nel 1815. Ai primi di Dicembre
-di quell'anno (1815) morti a Noja quasi contemporaneamente alcuni
-individui con petecchie e piccioli tumoretti all'inguinaja, quelle
-autorità si sono messe tosto in allarme. Ond'è, che convocati i medici
-del luogo e fatti venire da Bari alcuni altri dei più accreditati,
-si tenne consiglio per conoscere col fondamento delle loro opinioni
-la natura di quelle malattie. Fu assicurato da quel consiglio non
-trattarsi che di un tifo o febbre putrida esantematica che non diveniva
-mortale se non per la miseria delle persone affette, e che non vi aveva
-alcun fondamento per temere di peste. Queste assicurazioni però non
-tranquillizzarono interamente le autorità; molto più che d'altra parte
-pervenivano ad esse avvisi, che _a Noja si era sviluppato un contagio
-con buboni_. Si convocarono quindi di nuovo i medici, coll'intervento
-anche di un chirurgo, e fatti venire da Bari li stessi due professori
-che primi avevano dato giudizio sulla natura di que' mali divenuti
-ancor più sospetti, vennero invitati a meglio esaminarli e dare su
-di essi un definitivo giudizio. Ma fatalmente dopo molti dialoghi
-ed inutili digressioni sui sintomi e sull'andamento della malattia,
-proposero, _fosse pubblicato in Noja che la malattia altro non era che
-una febbre maligna contagiosa prodotta dalla miseria e dai cattivi
-alimenti_. Questa relazione vaga ed incompleta, mentre da un lato
-servì ad inspirare al popolo una fatale fidanza, per cui credette
-poter impunemente trascurare le necessarie precauzioni e cautele di
-sanità, accrebbe dall'altro i dubbii concepiti dalle autorità; le
-quali avendo fatto riflesso, che «i primi rapporti in fatto di peste
-sono sempre dubbii o equivoci, per effetto dell'astuzia del morbo,
-o dell'imperizia dei medici nel ravvisarlo, non già per mancanza di
-abilità o per mal talento, ma per non aver avuto l'opportunità di
-vederla altra volta, e della lusinga che concepisce il paese infetto
-nel crederla piuttosto di altra natura»; che quella medica relazione,
-mentre lasciava tuttavia incerte le autorità sulla vera natura
-del male, ondeggianti in una fatale incertezza, impediva loro di
-prendere quegli energici provvedimenti, che per tutelare la pubblica
-salute ed ovviare ai maggiori mali avrebbero potuto esser creduti
-necessarii nel caso di vera pestilenza; che siffatto ordine di cose
-poteva compromettere la loro responsabilità e nuocere sommamente
-agl'interessi di quella popolazione ed alla salute del Regno, decisero
-d'invitare i medici _a rispondere brevemente ed immediatamente se la
-malattia da essi osservata in Noja fosse o no peste_, prevenendoli,
-che qualunque risposta estranea a questo _dilemma militare_, sarebbe
-stata inutile, ed avrebbe impegnata la personale loro responsabilità.
-— Dopo seria discussione, fu dai medici conchiuso _trattarsi di febbre
-pestilenziale_, e se ne espose il parere in iscritto, scusandosi di
-non averla chiamata tale nel principio per non confermare l'allarme
-prima di assicurarsene all'evidenza. Dietro ciò sono state prese
-indilatamente e con molta fretta tutte quelle altre più rigorose
-misure e precauzioni di sanità che potevano essere suggerite dalla
-circostanza, sì per impedire la dilatazione del contagio negli altri
-paesi del Regno, e sì per arrestarlo nel comune di Noja ed a sollievo
-degl'infelici Nojani. Ma fatalmente era omai troppo tardi perchè
-sperar si potesse di ottenere da que' provvedimenti vantaggi decisivi,
-i quali si sarebbero probabilmente conseguiti ove misure pronte ed
-efficaci fossero state attivate. Ma nessun freno essendo stato posto in
-sulle prime al contagio, egli aveva già avuto fatalmente il tempo di
-propagarsi in un gran numero di famiglie, ed allorchè fu riconosciuto
-e dichiarato dai medici, non era più possibile di circoscriverlo ed
-estinguerlo con pochi danni. Di 5300 abitanti che costituivano la
-popolazione di Noja, nello spazio di sei mesi la peste ne colpì 938,
-dei quali sono morti 716 e 212 sono guariti (V. _Morèa Vitangelo Storia
-della peste di Noja. Napoli 1817_).
-
-Questi fatti storici, nella maggior parte già descritti a suo
-luogo, allorchè ebbi a far menzione delle varie pestilenze a cui si
-riferiscono, ho creduto di dover qui riportare uniti e presentarli
-alla vista e alle meditazioni del saggio, raccolti come in un
-quadro, onde i Magistrati e i Governi cui incombe il dovere della
-tutela della pubblica salute, possano averli presenti nelle gravi e
-difficili circostanze di peste e di altre malattie popolari a contagio
-specifico, a dovuto lume e regola delle lor direzioni, perchè non
-abbiano a lasciarsi illudere per soverchia deferenza alle opinioni
-di que' medici che ne' casi dubbii di peste si sollevano a paladini
-oppugnatori del contagio, e non trascurino di prendere quelle caute
-precauzioni che valgano a guarentire la pubblica sicurezza restando
-inoperosi per attendere la decisione delle mediche controversie, le
-quali, come ho già soprattocco, per un fatale destino s'incontrano
-quasi sempre nei casi di peste, specialmente nelle città, e furon pur
-troppo tante volte cagione d'inenarrabili sciagure, d'irreparabili
-danni e perdite dolorosissime alla misera umanità. Sicchè fatti
-accorti dall'esperienza; sieno al caso di evitare cautamente quegli
-errori fatali di soverchia credulità, d'inoperosa incertezza, i quali
-impressero indelebili macchie alle più belle pagine della storia di
-Magistrati d'altronde riputatissimi e delle migliori intenzioni, di
-uomini illustri e per ogni altro riguardo stimabilissimi.
-
-Mi si chiederà forse; — donde deriva questo singolare fenomeno, quasi
-costante nelle congiunture di peste; questo sì frequente ingannarsi
-de' medici nel riconoscere quella malattia; tante ostinate quistioni,
-tanta insistenza nel negarla a malgrado la più chiara evidenza dei
-fatti, tante acerrime liti e contese allorchè si tratta di dar un
-concreto giudizio sulla vera natura di morbi resi sospetti di peste,
-e determinare ai primi attacchi l'indole loro, il loro carattere:
-in somma, qual è la vera causa di questo fatalissimo destino che non
-si osserva in alcun'altra malattia ed in vece ha luogo quasi sempre
-allorchè si tratta della peste? Come mai può ciò avverarsi, mentre sono
-già i primi medici di ciascun paese, i più accreditati, quelli che per
-tali riconoscimenti vengono chiamati a consiglio?
-
-Se della massima importanza e sommamente decisivo è il pronto
-riconoscere e l'esatto determinare l'esistenza di questo fierissimo
-morbo, della peste cioè, ed il leale e franco dichiararlo alle autorità
-allorchè viene riconosciuto, onde non siano ritardati gli opportuni
-provvedimenti e quelle robuste e saggie misure sanitarie che sole
-possono salvare il paese, altrettanto difficile (è forza confessarlo)
-riesce tale riconoscimento specialmente nei primi attacchi, sì perchè
-la peste è una malattia insidiosissima e suol presentarsi per lo più
-sotto ingannevole aspetto, procede con rapido corso, nè dà tempo di
-bene esaminarla, sì perchè, subdola e proteiforme di sua natura, mente
-d'ordinario nel principio un'altra malattia, e più comunemente suol
-comparire sotto le sembianze di tifo o febbre maligna, nervosa, ovvero
-con sintomi che molto alla febbre nervosa o tifoidea si assomigliano,
-ed in qualche raro caso eziandio sotto le apparenze di una febbre
-intermittente perniciosa subcontinua; e comunque dotto ed istrutto sia
-il medico, è assai facile che resti ingannato e prenda abbaglio nella
-diagnosi della peste, specialmente se non l'ha mai veduta coi proprii
-occhi e non fu mai al caso d'instituire confronti, fare su di essa
-osservazioni od esperienze, e deve parlare, scrivere e dar giudizio su
-ciò che non ha mai veduto se non cogli occhi degli altri, se non dietro
-conoscenze imprestate dagli altri, imbrattate forse dalla pece di
-sistema, dettate dall'entusiasmo o dalla prevenzione.
-
-Ed il più delle volte nemmen questo sta in soccorso del medico, mentre
-fra tanti diligenti e studiosi giovani che frequentarono assidui e
-frequentano le Università, non saprei dire se vi sia alcuno che abbia
-inteso un corso regolare di lezioni sulla peste, ed abbia potuto
-formarsi per esse un'idea giusta di questa terribile malattia. Ed è pur
-doloroso il dover osservare, che in generale anche dai più studiosi e
-dotti medici pratici si coltiva assai poco questa partita, quasi fosse
-uno studio a parte nè occorresse occuparsene, come di cosa lontana
-che non può gran fatto interessarli, giacchè ravvisano assai remoto il
-pericolo e quasi ipotetico.
-
-Ma ciò ch'è ancor più doloroso a pensare e può riescire una volta
-o l'altra grandemente fatale, si è, che nemmen tutti quelli cui
-per l'officio loro incombe di essere bene istrutti di questa
-materia e coltivarne assiduamente e premurosamente lo studio, se ne
-occupano abbastanza, e all'occasione sono costretti mostrarsi così
-vergognosamente ignari e nudi da destare pietà; fatale imperizia,
-atta a compromettere più di qualunque altra la sicurezza delle suddite
-popolazioni, ed alla quale per mala sorte non vi si dà gran pensiero!
-
-Sotto questo punto di vista non posso che sommamente applaudire
-all'opinione del chiarissimo collega Sig. Consigliere Protomedico Knolz
-esternata nella sessione della grande società medica di Vienna del
-2 Febbrajo 1838, di cui ho parlato disopra, quella cioè _di spedire
-alcuni medici nei paesi del Levante a studiare la peste ed istituire su
-di essa le più diligenti ricerche_, non già come il mezzo più certo,
-_per isciogliere i quesiti più importanti sulla peste e dimostrare
-siccome le proposizioni del Dott. Bulard non possono servir di base
-per una riforma_, ma, secondo il mio modo di vedere, col solo oggetto
-di studiare la peste, istruirsi in quella malattia, farne la pratica,
-vederla cogli occhi proprii, vedere e trattare i pestiferati, fare
-esperienze, e ritornare in Europa con un buon capitale di cognizioni
-utili sopra della materia, delle quali i Magistrati e i Governi poter
-giovarsene all'evenienza de' casi con minor pericolo di compromettere
-i più preziosi interessi dell'umanità, ed a fin che il giudizio medico
-da cui le autorità sogliono prender norma e consiglio per basare
-le loro determinazioni e stabilire i provvedimenti necessarii, aver
-possa, oltre i suffragi della scienza quelli eziandio di un'illuminata
-esperienza.
-
-È osservabile che mentre si esigono lunghi studii ed una pratica
-assidua ed accurata in appositi Stabilimenti scientifici per bene
-istituire ì giovani medici nella conoscenza e trattamento delle diverse
-altre malattie, nelle quali, ancorchè pericolose e contagiose, gli
-errori diagnostici non potrebbero decidere che della vita di pochi, si
-trascurino poi interamente qualunque pratica, qualunque istituzione
-ed esperienza riguardo alla malattia che fra tutte le altre è la
-più difficile a conoscersi, la più pericolosa, ed in cui gli errori
-diagnostici (ciò che non è di verun'altra) possono riescir fatali ad
-intere popolazioni, l'incolumità, la prosperità compromettere delle più
-floride città e d'intere provincie.
-
-Che se per imperizia, per inesperienza o per quelle difficoltà ed
-incertezze che sono proprie dell'arte, accade che alcuni medici abbiano
-la mala sorte di commettere simili sbagli e pronunciare un falso
-giudizio in fatto di peste, non è a sorprendersi se insistono e cercano
-con tutti i sforzi di sostenere la già esternata opinione a malgrado
-l'evidenza dei fatti, e quantunque siensi in seguito avveduti del loro
-errore, in guisa che volontieri tornerebbero indietro se potessero
-farlo senza vergogna. La nostra superbia c'impedisce di mostrare di
-esserci ingannati, ed anzichè confessare generosamente di aver torto,
-cerchiamo sovente di occultare l'errore fino a noi medesimi. Per ciò
-appunto alcune volte si grida alto per far tacere fino il sentimento
-della propria coscienza e trarre gli altri in inganno sul conto nostro.
-Per saper tornar indietro e non lasciarsi intimidire dai riguardi
-occorrono una certa forza e superiorità di carattere, un intimo amore
-di verità e di giustizia; ciò che non è che di pochi.
-
-Vi sono poi anche degli ostinati e duri, che non sono capaci nè di
-conoscere i proprii errori, nè di pentirsi, nè di tornar indietro.
-
-Ma non sempre l'imperizia, l'inesperienza, o le difficoltà dell'arte
-sono le cagioni dei falsi giudizii che vengono pronunciati dai medici
-in siffatte gravi congiunture. Talvolta l'adulazione, la soggezione,
-i riguardi, il timor di affrontare un'opinione autorevole, un partito
-possente; d'incorrere nello sfavore e nel risentimento dei grandi e
-di aver a provarne in seguito le terribili conseguenze; l'amor della
-propria pace, un naturale inchinevole facile a piegarsi all'altrui
-volontà ed a cedere per timidezza alle prepotenti opinioni contrarie
-a malgrado il proprio interno convincimento, e cose simili, hanno
-non di rado una parte considerevole in siffatti decisivi giudizii.
-I grandi, i ricchi, i potenti, sogliono odiare le cose tristi e
-lugubri, evitarne per fino la vista, e male accolgono solitamente
-le melanconiche voci, i mesti annunzii di calamità e di sciagure, e
-molti sono quelli che hanno gran premura di non dispiacere ai grandi
-e potenti e di non incorrere nel loro sfavore. Il popolo ama darsi
-bel tempo e vivere spensieratamente. Egli attacca, per ordinario,
-una certa odiosità a coloro che gli annunziano disgrazie e per cui
-teme veder troncato il corso a' suoi piccioli guadagni, li morde, li
-maledice, e con grande facilità si fa strumento delle secrete manovre
-dei tristi e dei scaltri; la numerosa e possente classe dei negozianti
-e tutti quelli che dipendono da essa e vivono del commercio, temono
-lo sviamento, l'arrenamento, la sospensione dei loro affari, ed hanno
-tutto l'interesse di smentire e far cessare le allarmanti voci di peste
-e la susseguente necessità delle restrizioni sanitarie. Le autorità
-temono lo scompiglio, il tumulto del popolo, le conseguenze di un
-allarme sparso fra la popolazione: temono di compromettere la propria
-responsabilità e d'incorrere nella Superiore disapprovazione. Scorgono
-tutta l'estesa e la grande entità de' bisogni cui dovrebbero provvedere
-immediatamente, le robuste e rigorose misure che sarebbero tenuti
-di porre in pratica qualora i dubbii fossero convertiti in certezza.
-L'infortunio le ha colte all'impensata; mancano spesso di mezzi e di
-facoltà; sicchè sarebbero assai contente poter ischivare tante spese
-tanti imbarazzi. Il perchè, sebbene penetrate dalle più pure intenzioni
-e della miglior volontà, non possono che parteggiare per l'opinione di
-chi nega l'esistenza del contagio, siccome quella che ha l'apparenza
-di favorire tutti gl'interessi, desiderar che prevalga; e quasi per
-naturale istinto, per amore del bene, sono disposte, a far bella ciera
-e buona accoglienza piuttosto agli oppugnatori che ai sostenitori della
-peste.
-
-Ecco come tutto concorre a traviare l'opinione e il giudizio dei medici
-allorchè si tratta di decidere ai primi attacchi di un morbo sospetto
-se esso sia o no vera e real pestilenza. Ecco come, oltre alle naturali
-difficoltà dell'arte ed al solito insidioso andamento del morbo, al
-suo tacito insinuarsi sotto mentite forme, al suo lento e ingannevole
-avanzarsi nel principio, alla tregua apparente, alla temporaria
-sospensione de' suoi attacchi con cui usa talvolta deludere la pubblica
-vigilanza ed imbaldanzire il partito degli oppositori inesperti,
-un concorso fatale di circostanze si combina a traviare la pubblica
-opinione in circostanze di peste, ad impedire di veder chiaro: in somma
-a far sì che vengano trascurate o neglette quelle robuste misure di
-salvezza che sole possono aver buon effetto e preservare il paese dal
-minacciante pericolo; giacchè soltanto allora si può sperar d'arrestare
-il corso al contagio ed annientarlo con pochi danni, quando viene
-sollecitamente conosciuto e combattuto, e le autorità s'adoprano senza
-perdita di tempo robustamente al riparo con misure energiche, pronte,
-e adattate alla circostanza, senza lasciarsi intimidire dai riguardi,
-arrestare da meschine viste di economia o da altri motivi di secondo
-ordine, ma coraggiose e sollecite marciano con piede franco e sicuro
-innanzi al nemico a null'altro mirando che alla salute del popolo e a
-rendersi benemerite dell'umanità, della salvezza di tante vittime, che,
-trascurato il riparo, perirebbero sotto il flagello.
-
-Dal che chiaro apparisce essere la parte che risguarda la diagnosi
-della peste incontrastabilmente la più necessaria a studiarsi, la
-più utile a sapersi, la più importante per l'umanità, e quella la
-cui ignoranza suol riescire la più fatale. Il perchè, tutti i giovani
-medici che calcano la via degl'impieghi, sia nella Sanità propriamente
-detta, o nei Dicasteri politico-amministrativi, ovveramente aspirano
-a diventar Condotti dai comuni popolosi delle Regie città, dovrebbero
-esser tenuti a conoscerla almeno in teoria, rendendosi familiari le
-osservazioni ed avvertenze pratiche di quegli autori più accreditati
-che scrissero le loro Opere dopo essere stati testimonii oculari di
-qualche epidemia di peste, e fecero le loro osservazioni sul campo
-stesso della malattia o nei spedali dei pestiferati nei paesi del
-Levante; mentre le Opere di que' scrittorelli dilettanti di peste
-ch'ebbero il ticchio di far stampare sopra questa malattia senza
-mai averla veduta, raccogliendo, rivestendo, spesso sfigurando
-le osservazioni degli altri, ed impastando, come più loro cade in
-acconcio, le proprie colle altrui idee, non sono, secondo me, Opere
-utili, specialmente per giovani medici che hanno bisogno di bene
-istituirsi nella parte pratica della peste, ed acquistar idee chiare
-ed esatte sopra la medesima, onde esser in istato di prontamente
-distinguerla da ogni altra, nei gravi frangenti di malattie popolari
-o di casi sospetti, poter fondare un giudizio, e non tradire per
-imperizia i più grandi interessi delle popolazioni e la pubblica
-fiducia di cui vengono onorati.
-
-Sarei contentissimo poter produrre fin d'oggi un corpo di osservazioni
-ed avvertenze pratiche sopra questo suggetto ch'io ravviso di
-un'importanza superiore a qualunque altro; ma non essendo questo il
-luogo, nè avendo il tempo necessario per farlo, molto più che mi
-conviene una volta finirla con queste note divenute ormai troppo
-lunghe, mi limiterò ad alcune brevi indicazioni ed avvertenze per
-distinguere la peste dalla febbre nervosa-maligna o tifoidea colla
-quale suole più frequentemente confondersi, in riserva di trattare
-diffusamente questo argomento in altro luogo, giusta il Piano dato
-dell'Opera. Infrattanto, per tutto il resto che risguarda la diagnosi
-mi riporto alla nota N.º 58 pag. 695 del presente Volume, ed alle altre
-osservazioni ed avvertenze pratiche che si trovano sparse nel corso
-delle varie storie che vi sono riferite.
-
-
- _AVVERTENZE PRATICHE
- per distinguere la peste dalla
- febbre maligna o nervosa._
-
-1.º La febbre maligna o nervosa non suole propagarsi così rapidamente
-nè con tanta facilità come la peste, nè spargersi tanto ne' luoghi
-vicini che nei lontani e remoti così celeremente come la peste,
-allorchè abbiano avuto luogo comunicazioni immediate o mediate.
-
-2.º La febbre maligna non assale così improvvisamente e subitaneamente
-senza segni prodromi o precursori come usa fare la peste.
-
-3.º Il corso della febbre maligna non è così rapido come quello della
-peste, nè così grande la mortalità. Nella febbre maligna il numero
-dei guariti supera d'ordinario quello dei morti; nella peste succede
-precisamente il contrario.
-
-4.º Nella febbre maligna le petecchie sono ordinariamente più picciole,
-in quantità più discreta e compariscono più tardi; nella peste sono più
-copiose, più larghe, più schiacciate, qua e là confluenti, formano alle
-volte delle echimosi più o meno grandi, ed in ogni caso compariscono
-più presto che nella febbre maligna.
-
-5.º Allorchè si osservi che la sollecita comparsa delle petecchie viene
-susseguita ordinariamente dalla morte, non è più a dubitare esservi la
-peste, ancorchè i buboni e i carboni non si siano per anco manifestati.
-
-6.º Le petecchie che diventano mortali il terzo o quarto giorno, ed
-i dolori o gonfiamenti nelle parti glandulari, sono i primi segni che
-devono accertare dell'esistenza della peste in un paese, specialmente
-se il morbo esiste nelle vicinanze, e se si può sospettare che
-l'ammalato abbia avuto pericolose comunicazioni.
-
-7.º Le eruzioni o macchie che si manifestano al basso ventre, allorchè
-ad esse ne segua poco appresso la morte, saranno da ritenersi come
-indizio sicuro di peste.
-
-8.º È vero che alcune volte anche nelle febbri maligne come nella
-peste si osservano gonfiamenti glandulari specialmente alle parotidi
-e alle glandule sottomascellari, macchie livide, larghe e di forma
-singolare, carbonchi e cose simili; ma dappoichè detti fenomeni nelle
-febbri maligne sono rari e le altre circostanze molto diverse da quelle
-che congiuntamente ad essi si osservano nella peste; dappoichè nelle
-febbri maligne detti fenomeni non compariscono d'ordinario se non nello
-stadio di declinazione o verso la fine della malattia, sotto un aspetto
-critico o metastatico, e sono di buon indizio; quando invece nella
-peste compariscono fin dal principio del morbo ed in qualunque stadio
-di esso, irrompono indistintamente in qualunque glandula, specialmente
-nelle inguinali e sotto ascellari, nè promettono crisi o remissione del
-morbo, ma piuttosto esasperazione di sintomi ed esito fatale; così sarà
-più conforme alla scienza ed all'esperienza risguardare que' segni come
-patognomonici della peste anzichè proprii delle febbri maligne.
-
-9.º Nelle febbri maligne non si osservano metastasi, ingorgamenti
-o gonfiezze delle glandule sotto ascellari ed inguinali, mentre
-all'incontro i tumori o buboni inguinali e subascellari sono
-comunissimi nella peste.
-
-10.º La febbre costituisce un carattere essenziale e indivisibile
-della febbre maligna. Non è lo stesso riguardo alla peste; mentre
-parecchi infetti di peste non hanno febbre, e moltissimi sono morti di
-peste senza aver mai presentato alcun indizio o segno di febbre; ciò
-che non è mai avvenuto nelle febbri maligne. Sicchè la febbre non può
-risguardarsi compagna indivisibile della peste, come lo è delle febbri
-maligne.
-
-11.º In moltissimi casi di peste si osserva il singolare fenomeno,
-che i malati alcune ore prima di morire presentano alla vista dei
-circostanti le apparenze di un sensibile miglioramento e sembrano
-quasi convalescenti. La febbre è più mite, il polso più regolare,
-i sintomi più pacati e rimessi. Quelli che deliravano, rientrano
-in senno, rispondono adeguatamente alle ricerche che vengono loro
-fatte, accennano di star meglio, sono di buon umore, anzi talvolta
-di un'ilarità straordinaria, rendono grazie a Dio per essere stati
-liberati da tanto pericolo, si pongono a sedere sul letto (NB. sempre
-però col capo basso e quasi penzolante), chiedono da mangiare, e
-secondo ogni apparenza pare che stieno meglio effettivamente; quando
-due, tre, o più ore dopo, nello stesso giorno, nella susseguente notte
-inopinatamente se 'n muojono. Lo che non si osserva avvenire nel corso
-ordinario delle febbri maligne.
-
-12.º L'aspetto della faccia dell'appestato è per lo più alquanto
-diverso da quello del malato da febbre nervosa o maligna. In
-quella del primo vi si scorge un non so che di particolare (_facies
-pestilentialis_), che non si rimarca in quella dell'altro. Ancorchè
-s'incontrino nella faccia e nella fisonomia dell'ammalato da febbre
-maligna alcuni di que' fenomeni che sono proprii del pestiferato (V.
-_nota 58 facc. 695-96_), pure nel primo non sono così marcati come nel
-secondo.
-
-13.º Il carattere della peste in generale essendo quello di affettare
-principalmente il sistema nervoso, ed essendo l'occhio quella parte
-che più delle altre è ricca di nervi; gioverà osservare attentamente
-lo stato dell'occhio dell'ammalato, che nella peste, specialmente nel
-principio, suol essere torbido, spesso intollerante alla luce, ed aver
-perduto del suo naturale splendore; lo sguardo ottuso, melanconico,
-abbattuto, altre volte più vivo dell'ordinario, ma spaventato e torvo
-come nell'idrofobia. La fisonomia turbata, i lineamenti del volto
-alterati.
-
-14.º In generale convien porre particolare attenzione ai segni
-patognomonici della peste che sono stati indicati alla facc. 697
-nella nota 58, ed averli presenti alla memoria. Però importa non
-obbliare l'avvertenza già fatta di sopra, quella cioè, che alcune
-volte può esistere la peste senza che vi sia alcuno dei detti segni
-caratteristici, o non sussistere tutto al più che qualche indizio
-isolato di taluno di essi. Per tali casi appunto gioverà che il medico
-si risovvenga, che le orripilazioni, i brividi, il freddo, il dolor
-di testa, le vertigini ed il conseguente traballamento della persona
-(la marcia caratteristica dell'ubriachezza), la nausea, qualche volta
-accompagnata dal vomito, un particolar senso di stanchezza, l'apatia, o
-quella condizione dello spirito e della mente per cui l'ammalato mostra
-indifferenza sul proprio stato e sulle cose che lo circondano, sono
-indicati da alcuni autori pratici, che videro e trattarono la peste,
-come sintomi costanti e quasi patognomonici di questa malattia. È vero
-che detti sintomi sono comuni anche alle febbri nervose o maligne; ma,
-allorchè alle apparenze di una febbre nervosa primitiva si aggiungano
-gl'indicati sintomi in modo marcato e che ciò avvenga nel principio
-del male, converrà sempre sospettare la peste, specialmente se essa
-serpeggi nelle vicinanze o si possa dubitare che sia stata importata
-dal di fuori.
-
-15.º Relativamente alla nausea, alle vertigini, ed a quel certo senso
-di debolezza, abbattimento o stanchezza della persona di cui si è
-parlato in altro luogo, conviene che il medico nell'istituire i suoi
-esami usi di molta attenzione, ed avverta siccome talvolta avviene che
-l'ammalato di peste non si lagni gran fatto di star male. Il medico lo
-trova steso supino sul letto accusando soltanto un po' di stanchezza
-per non aver potuto dormire la notte. Interrogato se abbia nausea,
-vomito, senso di angustia di oppressione o dolore ai precordii, dolor
-di testa, vertigini, ecc., risponde negativamente, ed accusa tutto
-al più di non aver appetito e di sentirsi qualche brivido per cui fu
-obbligato a meglio coprirsi. Il suo polso è in istato normale, il
-calor delle carni naturale, la lingua morbida, ecc. — Non conviene
-lasciarsi illudere. In tal caso gioverà far sortire l'ammalato dal
-letto, obbligarlo a fare alcuni passi, ed attentamente esaminarlo
-nella nuova sua posizione, per più chiaramente accertarsi del vero suo
-stato e convincersi se manchino effettivamente o no i sopraccennati
-sintomi, o se in vece il non provarne di essi molestia fosse stato per
-effetto della posizione orizzontale. Manifestandosi la nausea converrà
-osservare se dessa sia o no accompagnata da altri segni di gastricismo;
-giacchè ove la si rimarchi isolata, e null'altro segno indichi
-l'esistenza di saburre nelle prime vie, si avrà una ragione di più per
-sospettare la peste.
-
-16.º Così pure relativamente ai buboni, considerati generalmente uno
-dei segni positivi e patognomonici della peste, converrà che il medico
-stia bene in guardia per non restare ingannato, e non commettere
-il gravissimo sbaglio di prendere un bubone pestilenziale per un
-venereo; ciò che può facilmente avvenire, specialmente ai medici
-incaricati delle visite ordinarie ai contumacianti ed ai facchini
-destinati all'espurgo delle merci nei Lazzeretti. Può accadere ciò che
-è accaduto altre volte, cioè la comparsa di un bubone all'inguine e
-credersi un bubone venereo, senza che ne sia avvertita la differenza
-della sede di esso, e senza che sia accompagnato da sintomi che
-indichino l'interessamento del sistema generale o da altri fenomeni
-capaci di dar sospetto, per cui l'ammalato non si lagni che di un
-leggiero mal essere. Quindi può facilmente venir preso come conseguenza
-dell'affezione locale, e così scorrere il primo stadio della malattia
-pestilenziale, che quantunque benigna può per altro esser fomite di
-altri più gravi e funestissimi attacchi. Alcune volte accade ben anche,
-che nel principio non si manifesti se non un semplice ingorgamento
-glandulare, una picciola gonfiezza, una tendenza al bubone, e che detta
-tendenza rimanga stazionaria o si dissipi poco appresso, e non venendo
-accompagnata da fenomeni che indichino un'affezione di tutto il sistema
-generale, essere ritenuta come dipendente da una cagione innocente, per
-effetto consensuale prodotta da irritazione in qualche altra parte,
-e cose simili. La peste che si presenta con forme così benigne e con
-sintomi di così poca importanza, è assai facile che tragga il medico
-in errore e che non dia sospetto nemmeno dell'indole sua, della sua
-vera natura. Da una semplice tendenza al bubone, dalla presenza d'un
-solo leggiero bubone isolato, insensibile, come dubitare di peste e
-dichiarare ch'essa esiste già nel paese o nello stabilimento? — In tali
-casi deve usare il medico di una prudente riserva, non precipitare
-il suo giudizio, ma cauto e vigile premunirsi contro l'errore colle
-osservazioni degli altri medici del luogo e seguire accuratamente
-il successivo andamento del male, che già ove si tratti di peste non
-tarderanno a comparir sulla scena in uno od altro malato degli altri
-sintomi che dissiperanno ogni dubbio. Appunto per questi ed altri
-consimili casi importa ch'ei sappia che i buboni venerei non irrompono
-nello stesso sito dei pestilenziali; che i venerei si manifestano
-sempre negli inguini stessi, e i pestilenziali all'incontro rarissime
-volte ivi compariscono, e più comunemente piantano la lor sede nella
-regione anteriore e superiore della coscia, due o tre dita trasverse
-sotto la commissura inguinale.
-
-D'altra parte importa non lasciarsi soggezionare dai volgari sofismi
-soliti a porsi in campo dai medici che negano l'esistenza del contagio
-per giustificare la loro opinione, cioè — che se vera peste ella fosse
-i primi attaccati sarebbero quelli che si prestarono in servigio dei
-malati, i medici e sacerdoti che li hanno assistiti, che sarebbero
-state già più famiglie attaccate, che si sarebbero veduti buboni
-e carbonchi, che non si dee temere di peste e sparger senza forte
-ragione l'allarme — ed altre cose simili. Solite fole degli inesperti
-e di quelli che non vedono più lungo di una spanna, per confutare le
-quali basterà citare la storia ed i numerosi fatti da essa registrati
-alcuni de' quali ho riportato qui sopra. La dimostrata immunità dei
-custodi e serventi, dei famigliari e dei medici, e di quelle persone
-che hanno assistito e visitato i malati od altrimenti avuto seco
-loro delle comunicazioni, che viene allegata dai medici impugnatori
-dell'esistenza del contagio in una città o paese, suol d'ordinario
-trovar favore nella popolare credulità ed esser tenuta altresì in conto
-di molto valore dalle stesse autorità locali, per cui più facilmente si
-determinano a credere falsa l'opinione dei sostenitori della peste, e
-ad abbandonare le necessarie precauzioni e riserve di sanità; nè è raro
-il caso che ravvisando quelle subite dichiarazioni di peste sommamente
-pregiudicievoli agl'interessi delle popolazioni, siccome quelle che
-spargendo l'allarme fra il popolo possono esser cagione di torbidi e di
-tumulti, devengano eziandio a rigorose misure di punizione contro quei
-tali dell'arte che per una più accurata osservazione fatta, o perchè
-sorretti da una maggior esperienza, furono i primi a conoscere la
-peste e a denunziarla. Così è avvenuto di quel povero medico che nella
-peste di Napoli del 1656 fu condannato in carcere dal Governatore, dove
-ammalatosi, per somma grazia gli fu permesso di andar a morire a casa
-sua (V. _pag._ 467); così toccò in sorte all'egregio Dott. Santilli
-(Eusebio) medico dell'Ospedale nell'ultima peste di Tunisi degli anni
-1818-19-20, il quale venne da S. E. il Bey rampognato fortemente e
-minacciato anche di morte, perchè contro l'opinione di molti altri
-medici del luogo avea dichiarato essere vera peste le malattie
-dominanti, e fu solo per l'intercessione e persuasive di onesta persona
-della stessa corte del Bey, che la pena di morte pronunciata contro
-di esso qual perturbatore della pubblica quiete, venne commutata in
-carcerazione e bastonate (V. _Passeri Dott. Giuseppe, sulla Peste,
-col ragguaglio della peste di Tunisi avvenuta negli anni 1818-19-20, e
-Lettera sullo stato della medicina in quel Regno, Siena 1820_).
-
-Che se a convincere que' cotali della futilità del loro argomento
-non bastasse nè l'autorità della storia, nè l'evidenza dei fatti,
-ove tali fossero da intendere ragione allorchè se ne parla ad essi il
-linguaggio, si potrebbe far loro osservare;
-
-che la causa della peste non è già nell'atmosfera;
-
-che la peste non si propaga se non per via individuale, sia che si
-si metta in rapporto diretto coi pestiferati o cogli effetti che
-avendo servito ad uso dei medesimi, sono i depositarii del principio
-pestilenziale; sia che si si trovi entro la sfera di attività del
-pestiferato;
-
-che diverse cause contribuiscono ad aumentare o diminuire i
-risultamenti della propagazione;
-
-che l'attività o influenza del principio pestilenziale è sempre
-subordinata a certe condizioni atmosferiche provocatrici, ed a quelle
-modificazioni dell'organismo per cui l'uomo acquista la suscettività di
-venire impressionato da esso;
-
-che ove manchi alcuna delle dette tre condizioni; cioè, la presenza
-dell'elemento lomogenico o principio contagioso della peste, la
-predisposizione individuale, ed il concorso favorevole di circostanze
-atmosferiche, la malattia non ha luogo, nè segue alcun morboso
-sviluppo;
-
-che tanto le dette condizioni atmosferiche provocatrici, quanto le
-cause determinanti la predisposizione individuale, non sono nei primi
-momenti nè così attive, nè tanto generali, nè così pronunciate, da
-doversi sorprendere delle numerose eccezioni e della limitazione degli
-attacchi;
-
-che sia in vece più ragionevole il pensare, che la somma dell'influenza
-degli agenti esterni per lo sviluppo o diffusione rapida delle malattie
-a tipo epidemico e contagiose, minore nei primi momenti, possa poi
-aumentarsi in seguito in ragione dell'aumento delle cause influenti
-e propizie a determinarla, ma che intanto sia da ammettersi esistere
-nel principio una minor massa di elemento morboso, minor azione, minor
-attitudine a risentirne il malefico influsso, minor concorso favorevole
-di circostanze necessarie per isvilupparlo.
-
-Quindi tutte le persone che si espongono al contatto sono ben lungi dal
-venirne _infallibilmente_ attaccate, molto più che (secondo l'opinione
-del Dott. Bulard) _l'innocuità del contatto è la regola, la nocuità
-l'eccezione_.
-
-Quindi avviene anche nella peste ciò che si osserva nella sifilide,
-nella scabbia, nel vajuolo, ecc., e particolarmente nel colèra, cioè
-che moltissime persone esposte all'azione dell'elemento morbifico, non
-restano impressionate.
-
-Quindi detta immunità dovrà esser maggiore nella prima invasione
-del morbo che negli altri suoi stadii, sia che ciò avvenga perchè
-gl'individui esposti sono meno atti a contrarre la malattia, o perchè
-al momento non si sono trovati sotto l'influenza della totalità
-delle condizioni richieste per produrre questo risultamento; molto
-più che la peste, come si è detto altrove, è subordinata a diverse
-circostanze che ne modificano gli effetti e l'intensità. — Se la cosa
-fosse diversamente, sarebbe ben picciolo il numero delle persone che
-in circostanze di epidemie pestilenziali scappano a questo flagello,
-specialmente nei paesi d'Oriente, ed in vece in quasi tutte le epidemie
-di peste (tranne pochissime eccezioni) la cifra dell'attività del
-male è minore della cifra d'inerzia: il numero degli attaccati molto
-minore dei risparmiati. — Altre considerazioni ancora si potrebbero
-addurre. Ma le già dette bastano forse a provare, che il sopraccennato
-argomento isolato non può essere ritenuto di verun peso per basare un
-giudizio medico sulla non esistenza della peste, siccome quello che
-non è fondato sulla scienza, nè sulla ragione, nè sull'esperienza, e
-contraddetto dai fatti e dall'autorità della storia.
-
-Avendo offerto alcune traccie per conoscere la peste e per distinguerla
-dalle altre malattie colle quali suole più frequentemente confondersi,
-istituendo esami e confronti e studiandola sull'uomo vivo, farò ora
-alcuni cenni, per quanto giunger possono le scarse mie cognizioni,
-intorno all'esame dei cadaveri e alle interne lesioni che ci vengono
-fatte palesi col mezzo dell'autopsia cadaverica.
-
-
- ESAME ESTERNO DEL CADAVERE.
-
-L'ispezione del cadavere dell'uomo morto di peste e l'esame delle sue
-interne lesioni meritano, non v'ha dubbio, di fissare l'attenzione
-del medico che ama di acquistare idee pratiche, per quanto è possibile
-chiare ed esatte, onde poterlo distinguere dai cadaveri ordinarii di
-morti da altre malattie, e porsi in istato di conoscere la vera natura
-dei mali divenuti sospetti. Ciò è tanto più necessario, quanto che
-accade sovente che i medici d'ufficio ed altri più accreditati del
-paese siano chiamati a dare giudizio per morti sospette avvenute nei
-Lazzeretti o sopra bastimenti di contumacia od altrove, e non abbiano
-su che fondare il parere e le dichiarazioni loro se non sopra l'esame
-del cadavere.
-
-Io non tacerò essere questa parte quanto importante altrettanto
-difficile ed incerta, mentre nei cadaveri s'incontrano moltissime
-varietà secondo i diversi stadii del morbo e le diverse epidemie
-pestilenziali, che già una peste non assomiglia mai intieramente ad
-un'altra. — Ora i cadaveri sono orribili a vedersi, neri, lividi,
-o gialli: ora appena cangiati d'aspetto e di forme eguali a quelle
-degli altri morti da malattie ordinarie — ora passano rapidamente in
-putrefazione e mandano un puzzo insopportabile: ora restano alcuni
-giorni senza dar segni di corruzione così come gli altri — ora sono
-tutti coperti di macchie livide, di suggellazioni, di echimosi, quasi
-altrettante larghe ammaccature che le contusioni le più violenti non
-arriverebbero a produrre in istato di salute, e queste crescono dopo la
-morte; ora non se ne vede appena traccia, nè sono punto dissimili dagli
-altri cadaveri ordinarii.
-
-Secondo l'opinione comune e generalmente diffusa, la flessibilità del
-cadavere viene risguardata come segno sicuro di peste. La prima cosa
-che fanno i medici e chirurghi chiamati ad ispezionare i cadaveri
-morti da malattie sospette di peste è quella di assicurarsi se il
-cadavere è flessibile, se le membra si possano muovere a talento, se
-vi ha mollezza nelle articolazioni, ovveramente rigidità. Samoilowitz,
-Pugnet, e molti altri autori che scrissero di peste, appoggiano
-validamente questa opinione, ed è innegabile ch'essa sia fondata ai
-fatti ed all'osservazione.
-
-Pugnet fra gli altri parlando dei cadaveri da lui esaminati nella peste
-del Cairo dell'anno 9.º (1801), così si esprime.
-
-«Nous devons observer, en finissant ce memoire, que les cadavres de
-ceux qui ont succombé, ont été la plupart d'une mollesse et d'une
-flacidité remarquables. Plusieurs étaient marqués des larges taches
-bleues ou des longues flétrissures: plusieurs encore tombaient
-aussitôt dans un état de putréfaction tel, qu'ils étaient absolument
-inabordables.»
-
-Anche il Dott. Bulard, parlando delle lesioni esterne che si osservano
-nei cadaveri della peste, indica come segni di peste — «la rigidità
-cadaverica più debole: la forza di coesione muscolare minorata: tutto
-il tessuto muscolare più molle: poco umido e leggiermente scolorato».
-Secondo me, la flessibilità del cadavere non è costante, nè può
-risguardarsi come segno sicuro di peste, quantunque a contagio avanzato
-si osservi nella maggior parte. Ecco quanto trovo notato su di ciò fra
-le osservazioni che ho avuto occasione di fare agli anni 1815-16-17 nel
-campo stesso della peste — nei primi individui colpiti nelle diverse
-indicate località mancava la flessibilità del cadavere, però in tutti i
-casi erano coperti da petecchie. — All'incontro il bravo e coraggioso
-medico italiano Eusebio Valli nella sua bella Memoria sulla peste di
-Smirne del 1784 parlando dell'opinione di Samoilowitz sulla mollezza
-delle articolazioni nei cadaveri come indizio di peste dice: «ragione
-miserabile per determinarsi a un sistema. Sappia egli che in Smirne i
-corpi di tutti gli estinti erano sommamente tesi ed irrigiditi. Questa
-particolarità non vedo che fin qui sia stata molto avvertita. Ella
-però non è men certa. Il Padre Luigi, Gioab, Marsanà, che vivono in
-mezzo ai pestiferati, che li curano, che presiedono agli spedali, sono
-i testimonii ai quali mi appello. Per quanto fossi persuaso nel fondo
-dell'animo mio che persone cui distingue il carattere e i talenti non
-mi avrebbero ingannato, pure condottomi un giorno allo spedale dei
-greci volli io stesso interrogare separatamente i becchini, e n'ebbi
-la conferma che ricercava...... Gli ebrei che per un pregiudizio
-mosaico non seppelliscono morti nè il Venerdì sera, nè il Sabbato,
-hanno potuto osservare che la rigidità è di durata. Nel tempo che mi
-trovava al Zante obbligato al letto per una febbre autunnale, diede
-fondo a quella rada un bastimento proveniente dalla Barbaria. Morì
-uno dell'equipaggio. Fu fatta la visita al cadavere dai medici della
-Sanità, e trovatolo contratto e duro quasi fosse una pietra, convennero
-non esservi dubbio di peste. S'accorsero dello sbaglio alla morte di
-un altro marinaro, comechè aveva due buboni.» (Valli, _Della peste di
-Smirne, pag. 55-56_).
-
-Continuando nell'esame esterno del cadavere indicherò alcune altre
-osservazioni, che sebbene sieno soggette ad eccezioni e variazioni,
-sono però da risguardarsi come fenomeni che s'incontrano nel maggior
-numero de' casi.
-
-La fisonomia del morto da peste si osserva per ordinario
-considerabilmente cangiata, il viso di un aspetto piuttosto lurido,
-però non gonfio, non contratto, non livido: le palpebre non sempre,
-ma per lo più sono interamente chiuse: il rossore degli occhi è
-d'ordinario più carico che non lo era nel corso della malattia: le
-narici e la bocca sovente imbrattate da una materia nerastra. — Le mani
-hanno lo stesso aspetto del viso. — Delle macchie più o meno larghe,
-più o meno livide, in ispecieltà sopra la regione anteriore del collo e
-superiore del torace si osservano spessissimo nei cadaveri della peste,
-segnatamente a contagio avanzato; le quali macchie, suggellazioni o
-echimosi s'incontrano per ordinario anche allo scroto ed alle grandi
-labbra. Alcune volte, ma più circoscritte, compariscono pure sul
-ventre, talvolta ancora sopra tutta la superficie del tronco, rarissime
-volte su tutto il corpo. Niente di meno, non è raro il caso vedere
-la cute delle gambe di un rosso livido fosco, come suol diventare dal
-freddo; e toccata colle dita staccarsi la cuticola. Sovente i vasi del
-collo sono gonfii, e come disegnati e rilevati sopra gl'integumenti che
-li coprono. — La parte anteriore del petto non di rado enfisematica.
-— Il ventre è alcune volte teso meteorizzato. Prescindendo dalle
-sopraccennate macchie, i corpi dei morti da peste sono in generale più
-pallidi degli altri, e come se fossero esangui; però, come si è detto,
-spesso molli e floscii. La pressione con un dito basta talvolta a far
-nascere un'echimosi. Qualche volta dopo la morte sorte sangue sciolto
-dalle narici, dalle orecchie, dalla bocca, di maniera che il sangue non
-solamente si spande in tutto il tessuto cellulare, ma eziandio al di
-fuori. — In molti casi nulla si osserva di tutto ciò, ed i cadaveri non
-appariscono differenti dagli altri.
-
-Al contrario di quello che ha osservato Pugnet nella peste del
-Cairo; Orreo, Samoilowitz ed alcuni altri notarono che i cadaveri dei
-pestiferati dopo cinque o sei giorni non esalano alcun odore. Avendo
-io avuto occasione di vederne moltissimi, non mi sono mai accorto
-che passino in putrefazione più presto degli altri. Talvolta soltanto
-dopo morte comparivano indizii di bubone o carbone, e se esistevano
-buboni nel corso della malattia, seguita che n'era la morte, non
-iscomparivano, ma appassivano ed inclinavano al livido.
-
-Gorgh descrive l'aspetto del cadavere di una donna morta di peste a
-Vienna nel 1713 nel seguente modo:
-
-«Es war eine Weibsperson eines blühenden Alters, mit zerütteten Haaren,
-offenen Augen, mit etwas grausen drohenden Lefzen des Mundes, mit wenig
-schwarz herausgesteckter Zunge, die übrige Gestalt nicht unfreundlich!»
-— Ciò che in italiano suona come segue:
-
-Era una donna di età fiorente, con capelli scompigliati, con occhi
-aperti, colle labbra aventi nell'atteggiamento alcun che di truce e
-minaccievole, colla lingua nera sporgente un poco in fuori, nel resto
-l'aspetto non era punto sgradevole.
-
-
- SEZIONE DEI CADAVERI.
-
-Fino al principio di questo secolo si conosceva assai poco sulle
-lesioni interne di quelli che morivano di peste, e l'anatomia
-patologica della peste aveva fatto pochi progressi. L'eccessivo
-timore del contagio nei paesi dell'Occidente; i pregiudizii
-religiosi, la popolare ignoranza e l'insufficienza scientifica in
-quelli dell'Oriente, opponevano ostacoli insormontabili a siffatte
-investigazioni.
-
-Negli antichi scrittori sulla peste si trovano appena alcune poche
-traccie di riconoscimenti di lesioni interne nei corpi dei pestiferati.
-Pare che il Magistrato di Sanità di Genova nella peste del 1656 fosse
-stato il primo a ordinare che si facessero sezioni di cadaveri,
-onde scoprire possibilmente per tal mezzo quali fossero le cause
-di tante subite ed irreparabili morti (V. _facc. 487_). In appresso
-vennero fatte sezioni dei cadaveri di persone morte dalla peste nel
-1636 a Nimega, nel 1721 a Marsiglia, nel 1738 nell'Ukrania, ed in
-varii altri luoghi (V. _pag. 598-618_), ma con pochi risultamenti
-utili per la scienza e per l'umanità. Fra i moderni Pugnet, medico
-dell'armata francese dell'Egitto, abile e diligente osservatore della
-peste nei paesi del Levante, fu uno dei più benemeriti della storia
-anatomico-patologica della peste, e se non il primo fu certamente
-uno dei primi che siasi avanzato coraggiosamente in questo stadio
-fino allora percorso da pochi, e che abbia fatto esatte ed importanti
-osservazioni sulle interne lesioni che presentano i cadaveri dei
-pestiferati, le quali osservazioni unitamente a tante altre bellissime
-fece egli di pubblico diritto colle stampe nella sua Opera (_Mémoires
-sur les fièvres pestilentielles et insidieuses du Levant. Paris 1802._)
-
-Per amore di verità e di giustizia dobbiamo però confessare che le più
-esatte, le più importanti ed utili osservazioni in tale argomento, la
-più estesa conoscenza della storia anatomico-patologica della malattia
-della peste, le dobbiamo ai valenti ed intrepidi medici, specialmente
-francesi, che in questi ultimi anni si dedicarono a studiare la peste
-nei paesi del Levante, e che con un coraggio ed una negazione di sè
-medesimi degni di ammirazione e di altissima lode, affrontarono tutti i
-pericoli, trionfarono di tutti gli ostacoli, e spinti dall'amor della
-scienza, dal puro interesse dell'umanità, avendo intrapreso colla
-maggior diligenza ed esattezza e col necessario corredo di cognizioni
-scientifiche un gran numero di sezioni di cadaveri, riempirono
-utilmente questa lacuna, e contribuirono mirabilmente ai progressi
-della scienza medica sulla malattia della peste e sulle interne lesioni
-che s'incontrano nei corpi d'individui morti sotto questo flagello.
-
-Fra i detti medici quanto abili e bene istituiti, altrettanto intrepidi
-e coraggiosi che si distinsero per tali dotte investigazioni e che
-meritano la nostra riconoscenza, è appunto il Dott. Bulard, le cui
-belle osservazioni nel proposito sono tali da meritare di essere più
-generalmente conosciute e studiate. Anche il sig. Professore Clot-Bey
-si è applicato con particolar zelo allo studio della peste sui
-cadaveri. È desiderabile ch'egli abbia a pubblicare sollecitamente le
-sue osservazioni, come ha fatto il Dott. Bulard, onde sparger per esse
-nuova luce sopra sì grave ed interessante argomento.
-
-
- QUADRO DELLE LESIONI.
-
-Aperto il cranio. I seni della dura madre e tutti i vasi delle membrane
-del cervello, sono eccessivamente ingorgati di sangue nero. — Le
-tonache delle dette membrane sono sane. — Molte volte si resta sorpresi
-dallo stato di _colapsus_ del cervello e del cervelletto, e dalla
-mollezza in cui si trova tutta la massa cerebrale. — In alcuni casi
-detta mollezza delle due sostanze è tale che si avvicina alla fluidità,
-per cui non è praticabile alcuna ricerca nell'interno. Generalmente
-però le due sostanze del cervello hanno bensì una minor consistenza, ma
-non è così osservabile. La sostanza grigia è di un colore più pallido.
-Tagliate attraverso, lasciano scolare una gran quantità di gocciolette
-di sangue. — I ventricoli del cervello ed i plessi coroidei nulla
-presentano d'innormale; poca o nulla è la sierosità che vi s'incontra.
-— I differenti plessi nervosi, ed in ispecieltà i plessi celiaci,
-appariscono senza alterazione. In generale il sistema nervoso sembra
-essere in condizione normale.
-
-Aperto il petto. I polmoni e la pleura si trovano assai di rado
-alterati. Essi sono generalmente sani. — Sano egualmente è il
-mediastino. — I bronchi sono crepitanti, ma respettivamente molto meno
-ingorgati di sangue che il fegato e la milza. — La mucosa dei bronchi
-egualmente in istato normale. In qualche raro caso la si è trovata
-leggiermente infiammata. Lo stesso dicasi della pleura.
-
-Il cuore è quasi sempre considerabilmente dilatato un terzo circa oltre
-il suo volume naturale. — Il ventricolo destro, e l'orecchietta destra
-in ispecieltà, molto più della sinistra. Ora sono distesi da molto
-sangue nero quagliato, ora contengono una sierosità sanguigna entro
-cui nuotano grumi di sangue nero ed altri rappigliamenti bianchi del
-colore del grasso, che sembrano linfa coagulata o aggregazioni di parte
-fibrinosa. Il tessuto del cuore è qualche volta assai lasco, pallido e
-sensibilmente molle. In altri casi all'incontro la sua tessitura non è
-punto alterata.
-
-Il pericardio contiene spesso una sierosità sanguinolenta assai
-tenue. In questi tali casi si osservano nelle sue membrane spandimenti
-sanguigni circoscritti e come petecchiali.
-
-Il sistema vascolare venoso è la sede di una congestione generale.
-Egli è sempre ingorgato di sangue nero rappigliato. Le vene cave, le
-subclavie, la vena pulmonare, sono spesso dilatate, e non di rado si
-trovano in esse, come anche nelle cavità dei ventricoli del cuore,
-quelle picciole aggregazioni di parte fibrinosa di cui s'è parlato
-di sopra. Le membrane dei detti vasi venosi sono considerabilmente
-impregnate di macchie livide o di una specie di echimosi in quelle
-parti che sono in diretto rapporto collo spandimento emorragiaco.
-
-Le arterie il più delle volte sono sane, e quasi vuote di sangue.
-Soltanto in qualche caso si osservano lividure, sulla superficie
-esterna di alcuni de' principali rami e tronchi arteriosi.
-
-Sezionato il basso ventre; lo sguardo dell'osservatore si dirige tosto
-allo stomaco. Questo viscere è il più delle volte considerabilmente
-disteso; contiene un liquido ch'è spesso nerastro, e glutinoso, la cui
-quantità varia. Rovesciandolo, si trova in quasi tutti i casi la sua
-membrana interna sparsa di punti gangrenosi o di petecchie coperte da
-un intonacamento mucoso giallastro. Dette petecchie, varie di estesa
-e di colore, sono talvolta così confluenti fra loro, che formano una
-superficie rosso-livida di aspetto uniforme, ma caratteristico, e che
-non si può confondere coll'aspetto della gastro-enterite acuta. Qualche
-volta detta membrana interna offre delle esulcerazioni, specialmente
-nelle pieghe o sinuosità della mucosa; ciò che forse ha fatto dire
-a Pugnet, parlando dello stomaco «en le renversant, nous découvrions
-toujours sa membrane interne, ou complétement sphacelée, ou surchargée
-de petits points gangreneux».
-
-Esternamente quest'organo è in istato sano, come è sana del pari la
-superficie del tubo intestinale lungo tutta la di lui estesa, se se
-ne eccettui la tonaca profonda del duodeno, che si risente talvolta
-dei disordini dello stomaco sopraindicati. — Le membrane non sono
-neppure più molli dell'ordinario. — In alcuni casi però la superficie
-esterna degl'intestini tenui al pari di quella dello stomaco è di
-color pallido-giallastro, e come injettata a ramificazioni; la mucosa
-interna qua e là segnata da macchie larghe: talora presenta petecchie,
-o semplici punticchiamenti che continuano in tutta la sua lunghezza;
-ma in generale meno estesi e meno confluenti che nello stomaco.
-— La valvula del cieco è qualche rara volta distesa, infiammata,
-livida; più comunemente sana. — Gl'intestini crassi sono alle volte
-considerabilmente distesi: contengono gas, o materie verdastre
-semi-liquide, e non presentano alcuna alterazione sensibile.
-
-Rarissime volte v'ha negli intestini quel liquido nerastro che si trova
-nello stomaco. Più sovente contengono un liquido bilioso.
-
-Il fegato non presenta per ordinario alcun che di notabile riguardo
-al colore ed alla consistenza; bensì in moltissimi casi si trova
-aumentato di volume ed ingorgato di sangue. — La vescichetta del fiele,
-considerabilmente distesa, contiene maggior quantità di bile che nello
-stato ordinario. Queste differenze però non sono sempre notabili, che
-anzi la bile è generalmente poco copiosa e non molto densa. Quello
-che si osserva più costantemente si è che la bile è di un giallo o
-verde-giallastro più carico. — Tagliato il fegato attraverso, scola
-molto sangue nero, denso. In qualche raro caso sul margine esterno del
-lobo sinistro di questo viscere il Dott. Bulard ha trovato un picciolo
-carbone; e la pelle dell'addome corrispondente a questa alterazione
-era fortemente macchiata in nero livido. Qualche volta eziandio la
-superficie di quest'organo è seminata da punticchiamenti, o petecchie,
-e la vescica felea egualmente apparisce coperta dalle stesse petecchie
-di color bleu.
-
-La milza è quasi sempre accresciuta di volume, in guisa che in parecchi
-casi supera due o tre volte il suo volume ordinario. L'aumento di
-volume della milza è uno dei fenomeni più costanti. La sua tonaca
-esterna è più molle del consueto, con punticchiamenti. Il suo
-parenchima è quasi sempre ingorgato di sangue nero del colore della
-feccia del vino, e talvolta trasformato in una sostanza quasi pultacea.
-Solo in alcuni rarissimi casi la milza è stata trovata presso che sana.
-
-Il pancreas quasi sempre sano.
-
-I reni si trovano per lo più aumentati di volume; un terzo, il doppio,
-il triplo alcune volte più grandi che nello stato ordinario. Presentano
-non di rado delle echimosi nella loro superficie. Aperti che siano,
-le sostanze corticale e tubulosa appariscono injettate di un sangue
-nero. I piccioli bacini renali si rinvengono così pieni di sangue da
-presentare l'aspetto di un'emorragia.
-
-La membrana esterna delle vertebre è sovente macchiata da echimosi, la
-mucosa sempre sana.
-
-La vescica per ordinario si trova sana. Contiene qualche volta un'urina
-sanguinolenta. — In alcuni rarissimi casi la sua tonaca mucosa presenta
-il fenomeno di uno spandimento sanguigno di color bleu e d'aspetto
-petecchiale.
-
-Finalmente, convenendo, come feci, nelle osservazioni del Dott. Bulard
-per ciò che si riferisce alla maggior parte delle lesioni dei varii
-sistemi sopraindicati, sono pure con lui anche intorno alle lesioni del
-sistema linfatico.
-
-Gioverà avvertire pertanto;
-
-Che nella peste le lesioni del sistema linfatico sono le sole affezioni
-assolutamente costanti;
-
-Che l'esame del cadavere mostra sempre di tutto il sistema linfatico,
-solo i gangli essere più o meno costantemente alterati, senza però
-che l'alterazione di cui sono la sede possa essere fisiologicamente
-rapportata ad una precedente alterazione del sangue, o come affezione
-consecutiva dell'alterazione di un altro sistema.
-
-Che dessa è la sola alterazione che si mostri isolata da ogni altra
-affezione coesistente, e indipendente, come si disse, da qualunque
-altra;
-
-Che sebbene i vasi linfatici non sembrino seguire la fase morbosa dei
-gangli; niente di meno si riconosce perfettamente, che i tronchi dei
-vasi bianchi che vanno fino alle glandule, sono più distesi; ed il
-loro sviluppo eguaglia alcune volte quello del sistema venoso formatosi
-evidentemente, come si è detto, a spese dell'arterioso;
-
-Che l'alterazione patologica essenziale è nella sostanza loro propria
-e non nel tessuto cellulare ambiente, che è sano, e che non è se non
-secondariamente infiltrato;
-
-Che l'alterazione della detta sostanza si manifesta ora nell'aumento
-del loro volume, ora nell'intensità del loro coloramento, ora nei
-differenti stati di degenerazione organica, cominciando dalla più
-leggiera modificazione infiammatoria fino alla putrescenza.
-
-Detta alterazione, considerata in generale, varia moltissimo. Le
-differenze che si rinvengono nelle diverse autopsie cadaveriche,
-specialmente riguardo al volume, al colore ed alla consistenza, sono
-notabilissime. — Rispetto al volume, dalla grandezza di una picciola
-mandorla di pistacchio fino a quella di un ovo d'oca e più; — riguardo
-al colore, da quello della sostanza grigia del cervello fino al livido
-il più intenso; — e per consistenza finalmente, dalla cotennosa e quasi
-scirrosa alla molle e fino allo squagliamento della putrefazione. —
-In generale la sostanza delle glandule è più sovente cotennosa e di un
-grigio chiaro screziato di rosso bruno.
-
-Diseccando i buboni e mettendoli a nudo, i più grandi si trovano
-ordinariamente composti di due gangli, l'uno più alterato dell'altro;
-p. e. l'uno di un color grigio cinereo con alcune traccie d'injezione,
-l'altro di color rossastro tendente al bleu injettato a ramificazioni:
-però l'inviluppo ganglionare notabilmente ingorgato.
-
-Secondo lo sviluppo morboso dei gangli, si rinvengono dei disordini
-nelle parti vicine e sottoposte corrispondenti; p. e. allorchè la
-malattia si centralizza, per così dire, nei gangli ascellari o del
-petto, si osservano dei disordini corrispondenti nelle vene, nelle
-arterie, nei nervi; ed alcune volte anche delle echimosi o spandimenti
-sanguigni nella regione ascellare e sotto la pleura, seguendo il
-cammino degli organi linfatici fino al canale toracico od al gran
-simpatico destro, secondo la parte che n'è affetta.
-
-Lo stesso avviene nel basso ventre allorchè la malattia in vece di
-concentrarsi nei gangli linfatici del tronco superiore, s'interna in
-quelli dei membri inferiori e nell'addome. Ed in quest'ultimo caso,
-penetrando nell'addome, e sollevando la massa intestinale, si scorge
-attraverso alla tonaca del peritoneo una emorragia, che tapezza la
-parte posteriore della cavità destra o sinistra (secondo la parte del
-bubone) dell'addome stesso.
-
-In tutti i casi però il sistema ganglionare non è mai alterato tutto
-in una volta ed in tutte le sue parti, di maniera che un malato non
-presenta mai nel medesimo tempo buboni alle due ascelle, buboni alle
-due inguinaglie, alle regioni cervicali, alle poplitee. — I gangli
-respettivi dei due tronchi non sono mai simultaneamente attaccati.
-
-Importa avvertire che di frequente accade che i fasci ganglionari non
-presentano così marcate le alterazioni che abbiamo descritte di sopra,
-nè di tanta entità ed intensità. — In tali casi non si nota se non che
-un ingorgamento più o meno considerevole dei gangli, una più o meno
-sensibile colorazione della loro sostanza, ed una qualche differenza
-nel grado della loro consistenza normale. Del resto, il sistema
-vascolare ed i nervi compresi nella reticella linfatica non offrono
-alcuna alterazione sensibile e l'aspetto generale non ha niente di
-particolare, nè presenta quel lividore dipendente da una congestione o
-stasi sanguigna.
-
-Dietro le quali osservazioni sopra l'affezione primitiva e costante del
-sistema linfatico e le malattie de' gangli, apparisce in qualche modo
-il perchè lo stato che nella peste precede ordinariamente ogni altro
-fenomeno morboso, il sintomo che si osserva senza concomitanza di alcun
-altro, primitivamente ed insolitamente percettibile, sono i _dolori
-ganglionari_, da principio leggieri e come pulsativi, intermittenti,
-poi continui, profondi, e finalmente seguiti da intumescenza (buboni).
-
-Le membrane del peritoneo in generale presentano un certo grado di
-ammollimento. Maneggiate o compresse, si lacerano con facilità.
-
-Finalmente il tessuto cellulare non sembra appartenere ad alcuna delle
-parti di cui egli costituisce il mezzo d'unione. Più slegato di una
-tela di ragno, un soffio solo basta a rompere tutti i suoi punti di
-aderenza.
-
-Da tutto ciò si può quindi concludere:
-
-Che di tutte le affezioni concomitanti la peste, la sola costante è
-quella del _sistema linfatico_ — ed in questo i soli gangli sono più o
-meno costantemente alterati. Essa sembra primitiva;
-
-Che la congestione di tutto il sistema vascolare venoso è pure un
-fenomeno che si osserva in quasi tutti i cadaveri;
-
-Che fra le affezioni, che accompagnano la peste, quella della milza è
-senza dubbio la più frequente. — Nelle sezioni dei cadaveri rarissimi
-sono i casi in cui si trovi quest'organo sano. Essa sembra secondaria;
-
-Che dopo la milza il tubo digestivo, ed in ispecieltà lo stomaco, è
-quello che più frequentemente offre delle lesioni. È impossibile però
-determinare la necessità dell'esistenza di dette lesioni dello stomaco
-colla peste, molto più che non sono costanti.
-
-Le affezioni degli altri organi sono più rare, come fu con qualche
-dettaglio accennato di sopra.
-
-Dopo tutto ciò, ed a malgrado le lesioni che abbiamo indicato aver
-luogo più o meno frequentemente nella peste, a scanso di sbagli e di
-mala intelligenza, credo dover nuovamente notare ciò che altrove ho
-detto, sebbene con altre parole, cioè — che molte autopsie sono state
-fatte di cadaveri della peste senza che siano cadute sotto i sensi
-lesioni tali da poter essere riconosciute e giudicate come causa della
-seguita morte. —
-
-Richiamandomi però alle cose precedentemente esposte, e gittando uno
-sguardo sul quadro delle lesioni che ho offerto, facendo attenzione
-alla qualità e gravità dei disordini che più o meno frequentemente
-s'incontrano nella peste, mi farò lecito di osservare, non dovere più
-recar meraviglia che questa malattia sia così eminentemente esiziale,
-e che la medicina possa così poco nella cura o sanazione di essa.
-Qualora anche l'esperienza di tutti i tempi non parlasse sì chiaro, il
-solo quadro offerto nella presente nota basterebbe a convincere, che
-non v'ha che un mezzo di trattare e di vincere la peste, quello cioè
-di attaccarla e distruggerla ne' suoi elementi, di render vani e privi
-di effetto i suoi colpi, ove non s'abbia potuto riescire di tenerla
-lontana ed impedir che s'inoltri.
-
-(_g_) Nell'anno 1823 per Sovrana graziosissima Risoluzione fui promosso
-a Referente Sanitario presso il Governo delle Provincie Venete; nel
-1825 a Consigliere effettivo di Governo e Protomedico presso lo stesso
-I. R. Governo; nel 1829 destinato Presidente del Magistrato di Sanità
-Marittima di Venezia, impiego onorevolissimo che mi offre l'opportunità
-di profittare d'un preziosissimo archivio ricco di tante belle Memorie,
-Regolamenti, Terminazioni, avvertenze, ecc., risguardanti sanitarii
-argomenti, ed appartenenti all'antico riputatissimo Magistrato Veneto
-di Sanità; al quale parecchi Governi di Europa usavano far ricorso
-chiedendo norme e consigli allorchè trattavasi di sistemare nei loro
-Stati quella parte della pubblica Amministrazione che alla Sanità
-Marittima si riferiva. Ed anche oggidì, per effetto forse della stessa
-alta riputazione di saggezza di cui godeva un tempo quella celebre
-Magistratura, varii de' principali Magistrati di Sanità Italiani e
-qualcun de' Stranieri non lasciano d'interpellare il parere del Veneto
-Magistrato nei casi dubbii di maggiore importanza, che interessano
-l'oggetto del comune istituto. Quanto onorevole e soddisfacente è pel
-Veneto Magistrato tale generosa fiducia, di cui va superbo, altrettanto
-lieto sarebbe di potervi corrispondere; ma se per causa di successione
-è divenuto l'erede usufruttuario di una parte della riputazione
-dell'antico Veneto Magistrato, gli duole di non poterlo essere
-egualmente delle sue facoltà.
-
-
-SUPPLEMENTO ALLA NOTA (_d_) _sulle nuove istituzioni sanitarie
-nell'Oriente_.
-
-S. A. il Vicerè d'Egitto Mehmed-Alì con disposizione 31 Dicembre 1839
-sciolse il Comitato Sanitario de' Consoli, o Commissione Sanitaria
-Consolare, instituita in Alessandria fino dal 1831 (_V. pag. XLVII_), e
-ve ne sostituì un altra composta di sette Intendenti tratti dal corpo
-de' Negozianti e di un Presidente. Il Presidente è lo stesso primo
-Ministro del Vicerè Boghos Jossouff. È stato compilato il relativo
-nuovo Regolamento Sanitario in lingua Italiana e venne comunicato in
-copia ai Signori Consoli prima ancora che fosse pubblicato.
-
-I Signori Consoli Europei hanno protestato in data 4 Gennajo 1840
-contro detta misura. Ciò nulla ostante venne pubblicata ed attivata.
-
-Scrivono da Alessandria, che la nuova Intendenza offre tutte le
-possibili garanzie. — Il nuovo Regolamento non introduce notabili
-cambiamenti nelle disposizioni che già esistevano a difesa della salute
-pubblica; gli ufficii sanitarii continuano sul medesimo piede; e le
-relazioni sanitarie dell'Egitto cogli altri paesi rimangono com'erano
-prima.
-
-Intorno allo stato della salute dell'Egitto, ecco alcuni particolari
-che ci pervennero da fonte sicura e che riportiamo in continuazione
-delle notizie già altrove riferite.
-
-Nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio del 1839 imperversava la peste nella
-Palestina e nella Samaria e faceva orribili stragi particolarmente a
-Sumatra. Alcune reclute levate dai villaggi della Palestina arrivarono
-in Egitto senza essere state sottoposte ad alcuna contumacia o
-riserva ed entrarono in libera comunicazione. A tale derivazione venne
-attribuita la peste bubonica che dopo sei mesi di tregua scoppiò in
-Alessandria nel giorno 12 Maggio 1839. Altri casi si succedettero
-nei giorni 13-15-17-18-20- 23-24-27-28-30; in tutto 27 persone furono
-attaccate nel mese di Maggio, delle quali più di una metà sono morte,
-22 sono state colpite nel successivo mese di Giugno, ed il numero dei
-guariti superò quello dei morti. In Luglio non si ebbe che qualche raro
-caso. In Agosto ogni scintilla di contagio era spenta. Tale andamento
-mite ed una diffusione sì limitata di un morbo solitamente assai fiero,
-sono dovuti forse in parte alle sollecite cure dell'amministrazione,
-più probabilmente però alla possente influenza della stagione e
-all'alto grado del calore dei mesi di Giugno e Luglio; giacchè come
-abbiamo osservato alla pag. 735 ed altrove, il principio contagioso
-della peste non resiste all'azione di un calore assai forte; e secondo
-l'esperienza degli Orientali abitatori dei paesi molto caldi, circa il
-solstizio d'estate il germe pestifero suol perdere della sua attività,
-e se anche non si spegne affatto, resta per solito così illanguidito
-o assopito da non lasciar più per quell'anno gravi timori di ulteriori
-funeste conseguenze.
-
-Spenta che fu la peste, insorsero delle altre malattie, e in data
-1.º Dicembre dello stesso anno si ebbero da Alessandria le seguenti
-notizie.
-
-«È sommamente doloroso di dover qui riferire che lo stato di salute
-della città di Alessandria sia ben lontano dall'essere soddisfacente.
-La cumulazione di due squadre, l'affluenza di povera gente del
-vicinato, la putrefazione delle acque stagnanti che il Canale del
-Mahmudie versa nell'antico Lago Marcotide, hanno sviluppato delle
-malattie epidemiche e di maligna natura»;
-
-«Queste sono scorbuti, dissenterie, febbri gastro-enteriti e tifoide,
-che dal mese di Agosto in poi hanno imperversato in modo tale, che
-sopra una popolazione di circa 65000 anime, si è avuto dal 1.º Agosto
-p. p. a tutto jeri, il numero di 2287 morti. In questo numero non sono
-compresi i decessi degli Ospedali sia di terra sia di mare. Il numero
-dei morti di questi stabilimenti ammontava da 15 a 20 il giorno, e la
-squadra del Gran Signore sola, ebbe a soffrire la perdita di 2376 dei
-suoi».
-
-«Da qualche giorno in qua però la mortalità ha diminuito, ma le
-reconvalescenze sono lunghe, e lasciano il paziente in uno stato di
-marasmo che pur troppo dà luogo a temere delle ricadute più funeste che
-la malattia stessa».
-
-Posteriori notizie dalla medesima fonte sicura ci avvisano che nei
-giorni 13 e 14 Gennajo di quest'anno (1840) si sono manifestati
-due nuovi accidenti di peste in Alessandria. Ad essi tenne dietro
-qualche altro nel giorno 16, ed altri ancora nei giorni successivi. Il
-piroschafo _Barone Eichoff_ giunto a Trieste nel giorno 22 Febbrajo a.
-c. reca più recenti notizie in data 6 dello stesso mese da Alessandria,
-sulla peste e sulle disposizioni sanitarie che si stavano attivando per
-arrestarla. Dette notizie sono del seguente tenore:
-
-«Ogni giorno si annunciano uno o due casi di peste, di carattere
-piuttosto cattivo, poichè quasi tutti gli attaccati muojono in poche
-ore. Si spera però che colle energiche misure prese dal Magistrato
-sanitario il male non prenderà piede. S. A. il Vicerè ha ordinato che
-esso Magistrato venga di nuovo costituito da 7 intendenti, uno nominato
-dal Governo, e sei fra i negozianti ottomani, ellenici, francesi,
-inglesi, tedeschi e toscani, e sia presieduto da Boghos Bey. Il nuovo
-magistrato agisce con grande rigore ed attività, onde prevenire il
-progresso del contagio. Le due flotte, turca ed egiziana sono messe
-in quarantena e fu ordinato un espurgo generale, e lo stesso deve
-essere osservato nelle case e baracche delle famiglie de' marinari
-ed operai dell'arsenale. Le strade della città e dei contorni vengono
-ogni giorno nettate e scopate. Se un caso di peste succederà a bordo
-d'un bastimento, l'equipaggio deve essere sbarcato per fare la sua
-quarantena sotto le tende, e se ciò avviene nelle baracche, deggiono
-essere demolite, e distrutto col fuoco ogni oggetto suscettibile di
-contagio. Le provenienze dal Mar nero, da Costantinopoli e da tutto
-l'Impero ottomano sono considerate brutte, anche se fossero munite
-di patente netta, e perciò assoggettate a 21 giorni di quarantena. Si
-continuano i preparativi di difesa.» (Vedi _Lloyd Austriaco 25 Febbrajo
-1840 N.º 24_).
-
-D'altra parte, lo stato di salute di Costantinopoli continua ad essere
-soddisfacente. Nell'Albania, dopo l'estinzione della peste in Leskovaz
-e Nissa, e del toglimento delle contumacie a cui erano state sottoposte
-le dette due città, la salute pubblica continua ad essere perfetta.
-Soddisfacente del pari è quella della Romelia e di quasi tutte le
-Provincie Ottomane; tranne però alcuni paesi al di qua del Balkan e
-lungo la riva destra del Danubio.
-
-A Silistria e nelle vicinanze s'era manifestata fino dall'anno scorso
-la peste, la quale era anche cessata senza che si avesse potuto
-conoscere il vero numero delle vittime che aveva uccise.
-
-Riguardo alla nuova comparsa della peste da quella parte, ecco quanto
-viene accennato da una lettera di Galatz in data 2 Dicembre 1839:
-
-...... «S'ebbero dei casi di peste recentissimi a Simila, villaggio
-di 150 case situato fra Rudsciuk e Turtukani, così pure a Babuk ed a
-Sfetkoi sulla strada fra Silistria e Costantinopoli sulla destra del
-Danubio di qua dal Balkan, però senza che siasi potuto sapere il vero
-numero dei malati. A Turtukani la casa, di un tale Cathrini Supunersi,
-fu infetta da un parente venutovi da Sfetkoi, onde vi morirono prima
-un fanciullo, poi una giovinetta, ed appresso il capo della famiglia
-ed un servitore. In un'altra casa soggiacquero nove individui, dei
-quali cinque Turchi, compresa la figlia dell'Hassan Bairaclar. È da
-deplorarsi l'indolenza delle Autorità turche, che nulla fanno per
-impedire che il flagello si propaghi. Fortunatamente gli abitanti
-di Sfetkoi abbandonarono spontaneamente le loro case e formarono un
-Lazzeretto in mezzo ai campi. All'incontro il Governo Valacco accrebbe
-la contumacia di Braila a 21 giorni per le persone, e a 40 per le
-mercanzie, mentre quello di Moldavia lasciò i termini com'erano prima.
-I porti di Galatz e Braila formicolano di bastimenti mercantili; e la
-salute vi è ottima anche nel vicino contado».
-
-Un'altra lettera da Costantinopoli in data 8 Gennaro 1840 porta quanto
-segue:
-
-........ «La peste al di qua del Balkan si propaga anzi che no.
-Vero è che fino al giorno 7 di Dicembre avea diminuito a Simila, ma
-a Turtukani continuava, e già dal 2 al 9 Dicembre n'erano morte 12
-persone; a Silistria dal 21 Novembre al 13 Dicembre 137; nel Distretto
-di Turtukani e Rosgrod 69; ed in quello di Tsarakul, che fu isolato
-120. Generali sono le doglianze sull'inerzia delle Autorità. In
-Moldavia ed in Valacchia non se n'ebbe finora alcun indizio nè nelle
-quarantene, nè sui bastimenti».
-
-Servano questi pochi cenni a continuazione delle notizie
-sull'introduzione, andamento, ed effetti delle nuove istituzioni
-sanitarie nei paesi d'Oriente che trovansi raccolte alla Nota
-(_d_). Possano essi riescir bene accetti a' miei leggitori, tanto
-come fatti storici che contribuiscono a meglio conoscere ne' suoi
-rapporti politici e sanitarii le popolazioni d'Oriente, quanto per le
-conclusioni utili alla scienza, che da essi si possono trarre.
-
-D'altronde, tali notizie sullo stato sanitario dell'Oriente, così
-unite e disposte, non essendo facile rinvenire altrove, contribuiranno,
-io spero, a provare il mio buon volere, ed a richiamare l'attenzione
-dell'Europa sull'argomento della peste pei sommi vantaggi che dallo
-studio accurato e perseverante di esso si potrebbero ritrarre per
-gl'interessi delle popolazioni tanto dell'Occidente che dell'Oriente,
-per il maggiore ravvicinamento di questi due popoli, la maggior
-estesa delle loro relazioni commerciali, la più libera, franca,
-sollecita comunicazione con vicendevole profitto; distruggendo o
-almeno abbattendo in parte quell'alta barriera che divide detti due
-popoli, e che innalzata dal bisogno, ingrandita dalla paura, conservata
-dall'ignoranza e dal pregiudizio, sussiste tuttora intatta da secoli,
-con grave danno di tutti e due, ergendosi quasi a testimonio della
-nostra timidità, del nostro difetto di conoscenze utili, in mezzo a
-tanto splendore e ridondanza di lumi che ci abbagliano ed acciecano, e
-della nostra apatia o indifferentismo per tutto ciò che direttamente e
-personalmente non ci risguarda.
-
-_P. S._ Scrivono da Costantinopoli in data 12 Febbrajo:
-
-Occorsero a Trebisonda alcuni casi di peste, per cui gli arrivi da quel
-porto vengono assoggettati a severa contumacia. L'ultimo piroscafo vi
-si è pure dovuto sottomettere. A Costantinopoli dunque oggidì si usano
-quelle rigorose misure precauzionali contro la peste che si trascurano
-alcune volte, non per ragione od in conseguenza di bene ponderato
-sistema, ma per imperizia o per particolari riguardi in qualche porto
-commerciale dell'Occidente.
-
-
-
-
-INDICE
-
-DELLE MATERIE TRATTATE NELLE NOTE ANNESSE ALLA PREFAZIONE.
-
-
- (a) _Come soglia chiamarsi la peste dalle varie
- nazioni nei respettivi loro linguaggi._ pag. XLI
-
- (b) _Squarcio latino tolto da un altro dettato
- dell'autore sopra lo stesso argomento_ » ivi
-
- (c) _Cagioni per le quali Venezia nei primi secoli
- dopo il mille fosse frequentemente travagliata
- dalla peste_ » ivi e seg.
- _Come la frequenza della peste prima
- dell'istituzione dei Lazzeretti in Europa seguisse
- sempre il maggiore o minor movimento delle
- relazioni commerciali coll'Oriente_ » XLII
- _I Veneti essendo stati i primi a sentire il
- bisogno di preservarsi dalla peste, furono eziandio
- i primi cui venisse il pensiero dell'isolamento,
- e dell'istituzione dei relativi
- provvedimenti sanitarii_ » ivi
- _Primo Lazzeretto in Europa instituito dai
- Veneziani nel 1403 nell'Isola di S. Maria
- di Nazareth, due miglia circa da Venezia
- nell'antico convento degli Eremitani_ » XLIII
- _Etimologia del nome _Lazzaretto_, col quale
- da tutti i popoli vennero in seguito distinti
- que' luoghi dove s'isolavano le persone e
- le robbe sospette di peste per far quarantena_ » XLIV
- _Altri Lazzeretti successivamente instituiti in
- Venezia_ » XLV
- _Prima Magistratura di Sanità creata in Venezia
- nel 1348 col titolo di Savj all'apparir
- della Peste, o Provveditori di Sanità_ » XLVI
- _Magistrato Supremo di Sanità creato in Venezia
- nel 1485_ » ivi
- _Suoi amplissimi poteri e rinomanza_ » ivi
-
- (d) _Descrizione delle nuove istituzioni sanitarie
- stabilite in Oriente_.
- _Prime pratiche ed istituzioni di sanità in Egitto
- nel 1827 sotto il governo di Mehmed Alì — Consigli
- di Sanità — Regolamenti — Lazzeretti — Contumacie
- ecc._ » XLVI e seg.
- _Ricerca fatta all'Austria dal Governo Egizio
- di un Impiegato Superiore di Sanità cui affidare
- la direzione generale di tutti gli affari
- di Sanità di quel Regno — Cure generose
- dell'Austria per soddisfarla — Scelta
- da essa fatta dell'individuo richiesto — Disposizioni
- di partenza del medesimo — Ragione
- addotta dal Comitato de' Consoli
- in Alessandria per giustificare il seguito
- cangiamento della loro opinione; dietro di
- che quel progetto è abortito_ » XLVI e seg.
- _Prime istituzioni sanitarie introdotte a
- Costantinopoli nel 1837 a merito dell'influenza
- Europea e della fermezza del Sultano
- Mahmud II — Loro andamento — Opposizione
- incontrata — Mezzi adoperati per
- vincerla — Benemerenza del Dott. Bulard
- in quella circostanza_ » LII e seg.
- _Firmano del Gran Signore — Ordini relativi
- del Divano — Istituzione di un Consiglio
- Superiore di Sanità ed erezione di un grande
- Lazzeretto centrale a Costantinopoli — Piano
- d'organizzazione sanitaria ivi adottato — Ordini
- del Consiglio di Sanità e del Governo Turco
- in oggetti Sanitarii_ » LV e LVI
- _Ricerca del Governo Turco all'Austria di abili
- impiegati di Sanità — Loro invio_ » LVI
- _Descrizione del nuovo grande Lazzeretto a
- Kouléli presso Costantinopoli nella bella e
- vasta caserma di cavalleria di Scutari — Sua
- inaugurazione_ » LVI e LVII
- _Continuazione delle misure di Sanità — Cambiamenti
- nel personale — Destinazione di un nuovo
- Consiglio Sanitario e di Delegati di Sanità da
- parte delle grandi Potenze straniere_ » LVIII e seg.
- _Nuovo Regolamento Sanitario stabilito a
- Costantinopoli per provvedere alle garanzie
- sanitarie ed ai bisogni del Commercio — Suo
- tenore_ » LIX e seg.
- _Morte del Sultano Mahmud ed innalzamento del
- nuovo Signore — Temporario arrenamento dei
- progressi delle nascenti istituzioni
- di Sanità_ » LXI
- _Frutti delle ordinate istituzioni sanitarie nelle
- varie Provincie dell'Impero Ottomano_ » LXII e seg.
- _A Salonicchi ed altri paesi della Romelia_ » LXII a LXVI
- _Ad Antivari ed in altri paesi dell'Albania
- Turca_ » LXVI a LXVIII
- _A Samos ed altre isole dell'Arcipelago appartenenti
- al Governo Turco_ » LXVIII e seg.
- _A Smirne_ » LXX
- _Le discipline di Sanità non sono dappertutto
- osservate_ » LXIX
- _Come i risultamenti delle nuove istituzioni
- sanitarie in Turchia provino incontrastabilmente
- l'utilità delle segregazioni e dell'isolamento,
- e quindi la contagiosità della peste_ » LXX
- _Risposte date dal Professore Clot-Bey fu
- Ispettore di Sanità al servigio del Bascià
- d'Egitto ad alcuni quesiti sulla peste che gli
- sono stati indirizzati dal Ministro di S. M.
- Britannica_ » LXXI
- _Considerazioni intorno le opinioni del detto
- Professore sulla peste_ » LXXII
-
- (e) _Il Governo Francese interpella col mezzo
- de' suoi Agenti Consolari nel Levante l'opinione
- dei medici e delle persone più illuminate
- del paese sulla durata dell'incubazione
- della peste e sui mezzi della sua importazione_ » LXXIII
- _Osservazioni sul tenore della detta
- domanda — Distinzione a farsi per lo scopo
- legislativo, ed a fine di vie meglio
- svilupparla_ » LXXIII e LXXIV
- _Ragionamenti e considerazioni sopra lo stesso
- argomento_ » LXXIV e seg.
- _Quale sia l'opinione del Dott. Bulard sulla
- causa produttrice della malattia e sulla
- sua comunicabilità_ » LXXV e LXXVI
- _Si prova che l'elemento morboso della peste non
- può restare per molto tempo latente nel corpo
- dell'uomo vivo senza dar segni sensibili della
- sua esistenza ed attività — Conclusioni da tale
- principio_ » LXXVI e seg.
- _Osservazioni sopra un caso di peste accaduto
- al Cairo, il cui sviluppo si credette nato
- dopo 17 giorni dalla primitiva azione del
- germe pestifero sull'organismo dell'uomo
- vivo — Confutazione di detta opinione_ » ivi e seg.
- _Altri numerosi fatti raccolti dal Dott. Bulard
- nella peste di Smirne del 1838, li quali
- tutti confermano l'opinione sopra enunciata_ » LXXX
- _Corollarii delle predette
- dimostrazioni — l'inutilità delle lunghe quarantene
- per gli uomini, e la necessità di regolare questa
- parte importante della pubblica amministrazione
- sanitaria_ » LXXX e seg.
- _Sul tempo che può restar latente nei corpi passivi
- (mercanzie, vestiti ecc.) il germe pestilenziale
- senza perdere la sua attività o forza
- riproduttiva — Inutilità di tale investigazione_ » LXXXI
- _Fatti storici i quali provano che il principio
- pestilenziale o germe del contagio annidato
- nei corpi passivi può conservare per
- molti mesi ed anni la sua attività o forza
- riproduttiva, sottratto che sia all'azione
- dell'aria e della luce_ » LXXXII e seg.
- _Le merci provenienti da luoghi infetti o sospetti
- debbono essere risguardate tutte come se fossero
- infette, per ciò che concerne il loro trattamento
- contumaciale. Opportunità di conoscere e
- determinare i mezzi ed i metodi più sicuri, più
- solleciti e più convenienti per espurgarle_ » LXXXIII
- _Inutilità ed incongruenza di alcune pratiche
- di espurgo usate tuttora in alcuni Lazzeretti
- di Europa, e necessità di una riforma_ » ivi
- _Fatti che lo provano — Altre considerazioni
- sopra questo importante argomento_ » LXXXIV e LXXXV
- _Differenze ed anomalie che si osservano nel
- trattamento e nei periodi contumaciali delle
- stesse merci e persone della medesima
- provenienza, secondo i diversi Stati e le
- pratiche dei differenti Lazzeretti_ » LXXXVI
- _Siccome meriti biasimo siffatta disarmonia e
- varietà di pratiche e quanto sia necessario
- per la sicurezza pubblica e pei bisogni
- della navigazione e del commercio, che i
- varii Governi di Europa si mettano d'accordo
- nei loro sistemi ed istituzioni di Sanità_ » LXXXVII
- _Pratiche sanitarie usate in alcuni Stati di
- Europa per agevolare il movimento commerciale
- di quelle merci le quali provenienti da paese
- sano, nel loro tragitto essendo obbligate a
- passare per paesi infetti o sospetti, vengono
- per ciò sottoposte a contumacia_ » LXXXVI e
- LXXXVII
- _Come il cercar di conoscere e togliere le pratiche
- sanitarie esagerate ed inconvenienti, tuttora
- sussistenti in Europa, che pongono indebiti
- ostacoli ai progressi dei nostri rapporti
- commerciali coll'Oriente, ed a mezzo di una saggia
- legislazione conciliare, per quanto è possibile,
- la sicurezza pubblica coi bisogni del commercio
- e della navigazione, sarebbe argomento utilissimo
- e meritevole da prendersi in disamina da un
- Congresso Sanitario Europeo, senza bisogno
- che detto Congresso si occupasse prima
- di tutto, come propone il Dott. Bulard,
- a provare la contagiosità della peste_ » LXXXVII e
- LXXXVIII
- _Erroneità di tale proposizione — Osservazioni
- critiche intorno alle idee e pensamenti
- del Dott. Bulard sullo stesso argomento_ » LXXXVIII-IX,
- XC e seg.
- _Brani tratti dalle Opere e scritti del Dott.
- Bulard, i quali dimostrano come egli sia
- intimamente convinto e persuaso della
- contagiosità della peste, e come dalla stessa sua
- opinione venga sempre più dimostrata l'inutilità
- dei nuovi esperimenti sui quali egli
- insiste: nè vi sia bisogno di provare ciò ch'è
- già provato, e su cui tutti i medici più illuminati
- e sperimentati, lui compreso, e tutti i Magistrati
- e i Governi sono d'accordo_ » XCII a XCIV
- _Contraddizioni che appariscono nelle idee e
- proposizioni del Dott. Bulard relativamente
- al detto Congresso Sanitario Europeo e alle
- grandi quistioni politico-amministrative
- da riservarsi alle discussioni di esso_ » XCIV a XCVIII
- _Il detto Sig. Dott. Bulard pianta le sue
- proposizioni senza darsi cura di provarle: altro
- motivo per cui non possono servir di base
- alla riforma sanitaria che propone_ » XCVI
- _Osservazioni critiche del Dott. Cervelleri intorno
- ai pensamenti e proposizioni del Dottor
- Bulard sul Congresso Sanitario Europeo_ » XCVIII a CI
- _Nuove considerazioni sulla grande utilità di
- una riforma sanitaria radicale e razionale,
- e sui grandi beneficii dipendenti da tale
- innovazione, a cui conviene che l'Europa
- intera concorra con un Congresso di dotti_ » CI
- _Sul merito, cognizioni ed esperienza del
- Dott. Bulard nell'argomento della peste,
- e sulle sue benemerenze dei progressi della
- scienza ed introduzione delle nuove
- istituzioni sanitarie nell'Oriente_ » CI e CII
- _Quistioni indirizzate dal Governo Inglese ai
- medici dell'Oriente sulla natura della peste — Loro
- tenore_ » CIII
- _Risposte date dal Professore Clot-Bey a quelle
- quistioni_ » ivi
- (V. pag. LXXI,
- LXXII)
- _L'Autore assoggetta una sua idea nel proposito
- alle considerazioni dei Governi e dei
- dotti; ch'è la seguente_ —
- — _Dappoichè il progetto del Dott. Bulard di
- un Congresso Sanitario Europeo sembra essere
- stato aggiornato a tempo indeterminato; e giacchè
- ogni anno in una od altra delle principali città
- di Europa si tiene un Congresso di dotti, a cui
- intervengono medici riputatissimi ed altri
- scienziati distinti per talenti, per dottrina
- ed esperienza, tanto nazionali che esteri,
- sarebbe a vedersi, se forse non si potessero in
- dette dotte adunanze quelle stesse grandi
- quistioni politico-sanitarie di generale interesse
- agitare, che si proponeva dovessero venire
- riservate agli esami e alle discussioni del
- Congresso Sanitario Europeo; nella ragionevole
- lusinga, che i riconoscimenti e le conclusioni di
- società sì dotte e così rispettabili fossero per
- esercitare una possente influenza sulle opinioni
- dei Magistrati e dei Governi di Europa, e di
- pervenire per tal mezzo ad ottenersi quell'utile
- riforma de' sanitarii sistemi di cui v'ha bisogno,
- e per cui principalmente è nata l'idea del
- Congresso Sanitario Europeo_ — » CIV e seg.
- _Altri vantaggi attendibili dal giudizio
- imparziale pronunciato in tali dotte adunanze
- sopra alcune grandi verità pratiche di utile
- pubblico_ » CV
- _Voti e motivi per isperar di ridestare sopra
- questo grande argomento l'attenzione dei
- Governi e dei Principi_ » CV e CVI
-
- (f) _Come la peste possa facilmente insinuarsi
- sconosciuta e confusa con altre malattie,
- delle quali suole assumere l'aspetto, e quanto
- sia difficile riconoscerla e distinguerla
- al suo primo apparire_ » CVI
- _Numerosi fatti desunti dalla Storia che provano
- questa asserzione, e fanno vedere siccome in
- tutti i tempi vi furono medici riputatissimi
- che, chiamati a dar giudizio, non seppero
- riconoscerla, ed incorsero in gravissimi sbagli
- fecondi di funestissime conseguenze_ » CVI a CXVII
- _Descrizione come ciò sia avvenuto
- nella peste di Atene, 451 anni avanti la nascita
- di G. C._ » CVI e CVII
- —— _di Venezia del 1555_ » CVII
- —— _idem del 1575-76_ » ivi
- —— _di Palermo degli stessi anni_ » ivi
- —— _di Montpellier del 1629_ » ivi
- —— _d'Italia, ed in ispecieltà della parte
- settentrionale del Milanese agli anni
- 1629-30-31_ » ivi
- —— _della stessa Milano a que' medesimi
- anni_ » CVII e CVIII
- —— _di Verona del 1630_ » ivi
- —— _di Venezia degli anni 1630-31_ » ivi
- —— _di Firenze agli stessi anni_ » ivi
- —— _di Napoli nel 1656_ » CVIII e CIX
- —— _di Genova della stessa epoca_ » ivi
- —— _di Malta nel 1676_ » ivi
- —— _di Vienna nel 1712-13_ » ivi
- —— _di Marsiglia del 1720-21_ » CIX e CX
- —— _di Messina del 1743_ » CIX e CX
- —— _di Kiovia al 1770_ » CXI
- —— _di Jassy e Cozim alla stessa epoca_ » ivi
- —— _di Mosca degli anni 1770-71-72_ » CXI e CXII
- —— _di Spalatro del 1784_ » ivi
- —— _di Malta del 1812_ » CXIII e CIV
- —— _di Bukarest del 1813-14_ » ivi
- —— _di Noja del 1815_ » CXV e CXVI
- —— _di Tunisi del 1818-19-20_ » CXXIX
- _Quanto importi che detti fatti storici sieno
- presenti alla memoria dei medici e dei
- Magistrati nelle gravi circostanze di malattie
- popolari a contagio specifico onde starsene
- in guardia per evitare possibilmente simili
- errori fatali_ » CXVII
- _Quali sieno le vere cagioni del così frequente
- ingannarsi dei medici nel riconoscere e dichiarare
- la peste, delle loro liti e contese, ecc., e come
- ciò avvenga in quasi tutte le pesti, specialmente
- delle città e comuni popolose dove più medici
- sono chiamati a consiglio_ » CXVIII a CXXI
- _Punto di vista sotto cui si deve risguardare
- saggia e degna di elogio la proposizione del Sig.
- Protomedico Knolz «di spedire alcuni medici nel
- Levante a studiare la peste»_ » CXIX
- _Altre considerazioni sui motivi che concorrono
- a traviare la pubblica opinione ed il giudizio
- medico allorchè si tratta di determinare la
- natura di morbi popolari resi sospetti di
- peste_ » CXXI e CXXII
- _Come per preservare il paese dalla peste ed
- arrestare il corso al contagio sia necessario
- sollecitamente conoscerlo, e con misure
- energiche, pronte e adattate apporsi al riparo,
- senza lasciarsi intimidire dai riguardi
- od arrestare da viste d'interesse o da
- altre di secondo ordine_ » CXXII
- _Siccome sia utile egualmente che necessario che
- i giovani medici che calcano la via degl'impieghi
- od aspirano a venir Condotti dai Comuni sieno
- bene istituiti nella parte pratica della peste
- ed abbiano idee chiare ed esatte sopra della
- malattia_ » CXXII e CXXIII
- _Sulla diagnosi della peste_ » ivi
-
- AVVERTENZE PRATICHE
-
- _per distinguere la peste dal tifo petecchiale,
- o febbre maligna, nervosa_ » CXXVII a
- CXXVII
- — _per riconoscere i buboni venerei dai
- pestilenziali, e per non restare ingannati dalla
- mitezza dei fenomeni nei casi di peste
- benigna — Modo di contenersi_ » CXXVII e
- CXXVIII
- _Sofismi soliti a porsi in campo da quelli che
- negano l'esistenza della peste per giustificare
- le loro false opinioni — come debbano
- confutarsi — ragioni che dimostrano l'erroneità
- di quelle opinioni_ » CXXVIII a
- CXXXI
-
- ISPEZIONE DEL CADAVERE.
-
- _Esame esterno del corpo morto dell'appestato_ » CXXXI a CXXXV
- _Quanto sia difficile distinguere il cadavere
- dell'uomo morto da peste da quelli ordinarii
- appartenenti ad altre malattie — varietà
- che s'incontrano nei cadaveri dei pestiferati,
- secondo l'indole della epidemia, lo stadio
- del morbo, l'influenza delle cause esterne
- ed altre circostanze_ » CXXVII
- _Se la flessibilità del cadavere sia segno sicuro
- di peste_ » ivi e seg.
-
- SEZIONE DEI CADAVERI.
-
- _Quali fossero le conoscenze degli antichi sulle
- interne lesioni dei corpi dei pestiferati_ » CXXXV
- _Il Magistrato di Sanità di Genova nella peste
- del 1556 fu il primo ad ordinare che si
- facessero sezioni di cadaveri_ » ivi
- _Più diligenti osservazioni ed un maggior numero
- di sezioni intraprese nel principio di questo
- secolo dai medici che seguirono l'armata
- Francese in Egitto, e specialmente dal
- Dott. Pugnet_ » CXXXV
- _Come le più importanti osservazioni ed estese
- conoscenze sulla storia anatomico-patologica
- della peste le dobbiamo ai coraggiosi ed abili
- medici, specialmente francesi, che in questi
- ultimi anni si dedicarono a studiare la peste
- in Egitto e negli altri paesi del Levante_ » CXXXVI
-
- QUADRO DELLE LESIONI.
-
- _Aperto il cranio; quali lesioni si trovino in
- quella cavità_ » CXXXVII
- _Quali nella cavità del petto_ » ivi
- _Stato del sistema vascolare_ » CXXXVIII
- _Sezionato il basso ventre, quale sia lo stato
- dei visceri in esso contenuti_ » ivi e seg.
- _Cosa di notabile presenti il fegato_ » CXXXIX
- _Cosa la milza_ » ivi
- _Si nota siccome le affezioni assolutamente
- costanti nella peste sono quelle del sistema
- linfatico, e di questo essere sempre i
- gangli più o meno alterati_ » CXL e seg.
- _Osservazioni sopra la detta alterazione del
- sistema ganglionare e sulle sue differenze
- e varietà_ » CXLI e CXLII
- _Riepilogo delle dette lesioni_ » CXLII e CXLIII
- _Conclusione che si può trarre dal sopraccennato
- quadro delle interne lesioni_ » CXLIII
-
- (g) _Rinomanza dell'antico Veneto Magistrato
- di Sanità, e come per effetto forse dell'alta
- di lui riputazione di saggezza si cerchino
- tuttora dagli esteri i consigli dell'attuale
- Magistrato di Sanità Marittima i cui poteri
- e facoltà sono pero oggidì molto limitati_ » CXLIII e CXLIV
-
- SUPPLEMENTO ALLA NOTA (_d_).
-
- Sulle nuove istituzioni sanitarie dell'Oriente.
-
- _Il Vice-Re d'Egitto scioglie la Commissione
- Sanitaria dei Consoli e ne sostituisce un'altra
- composta di Negozianti, presieduta dal suo
- primo Ministro Boghos Jossouff — Relativo
- Regolamento_ » CXLV
- _I Signori Consoli protestano contro tale
- misura_ » ivi
- _La nuova istituzione offre tutte le possibili
- garanzie — Gli Ufficii sanitarii e le relazioni
- sanitarie coi paesi esteri rimangono
- sullo stesso piede di prima_ » ivi
- _Stato di salute dell'Egitto — Peste nella Palestina
- e nella Samaria; — fa stragi a Sumatra_ » ivi
- _Col mezzo di alcune reclute giunte di là viene
- trasportata in Alessandria — Alcuni casi di peste
- si manifestano in quella città in Maggio di
- quell'anno (1839); altri ne susseguono in Giugno.
- In Luglio è cessata_ » ivi
- _Cause a cui sono da attribuirsi un andamento
- sì mite, ed esito così favorevole_ » CXLV e CXLVI
- _Il tifo ed altre malattie hanno incominciato
- ad imperversare in Alessandria poco dopo
- la cessazione della peste — Grande mortalità
- per esse prodotta_ » CXLVI
- _Nuovi casi di peste si manifestano in Alessandria
- nei giorni 13-14 e 16 Gennajo 1840 e nei
- successivi_ » CXLVI e CXLVII
- _Stato di salute a Costantinopoli e nelle varie
- Provincie dell'Impero Ottomano_ » CXLVII
- _Peste nei paesi al di qua del Balkan tra Silistria
- e Costantinopoli sulla riva destra del Danubio_ » CXLVIII
- _Numero degli attaccati in alcune di quelle
- località_ » ivi
- _Indolenza delle Autorità Turche_ » ivi
- _Osservazioni_ » CXLIX
-
-
-
-
- Pervenit ad miseros damno graviore colonos
- Pestis, et in magnae dominatur moenibus urbis.
- Viscera torrentur primo, flammaeque latentis
- Indicium rubor est, et ductus anhelitus aegre.
- Aspera lingua tumet, tepidisque arentia ventis
- Ora patent, auraeque graves captantur hiatu.
- Non stratum, non ulla pati velamina possunt;
- Dura sed in terra ponunt praecordia: nec fit
- Corpus humo gelidum, sed humus de corpore fervet.
- Nec moderator adest, inque ipsos saeva medentes
- Erumpit clades obsuntque auctoribus artes.
- Quo propior quisque est, servitque fidelius aegro;
- In partem leti citius venit, atque salutis
- Spes abiit, finemque vident in funere morbi.
-
- _Ovidius Metamorph. L. VII._
-
-
-
-
-OPERE SULLA PESTE
-
-
-IN LATINO
-
-
-A
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-ADAMI (Paulus), Bibliotheca loimica. Vindobonae, 1784; in-8.vo.
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-ADER (Guilielmus), de pestis cognitione, praevisione, et remediis.
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-ÆGINETA (Paulus), lib. II. cap. XXXVI.
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-AB AETSEMA (Julius), Frisius, Tractatus de Peste. Hanoviae, 1611;
-in-8.vo.
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-AGRICOLA (Georgius), de peste. Lib. III. Basileae, 1556; in-8.vo: it.
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-AGRIPPA (Cornelius), Contra pestem antidota securissima. Lugd. 1538;
-in-8.vo: it. cum Petri Poterii Centur. Curationum et singularium
-Observationum. Coloniae Agrippinae, 1625; in-12.º.
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-AISCHARD (Joannes), Medicina universalis adversus pestem et corporis et
-animae. Halae, 1611; in-12.º.
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-AJELLI (Sebastianus), Brevis discursus de imminente in Regno
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-ALBICUS, Praxis medendi; Regimen Sanitatis; Regimen Pestilentiae.
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-ALBRECT, Pestis Coronensis Anni 1717 et 1718. M. S.
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-ALEXANDER (Franciscus), de Peste. Augustae Taurinorum, 1586.
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-DE ALPHANO (Franciscus), de pestilentia, febre pestilentiali, et febre
-maligna etc. Neapoli, 1577; in-8.vo: it. Hamburgi, 1618; in-4.to
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-DE ALPHERIO (Hiacynthus), de peste et febre maligna etc. Neapoli, 1628;
-in-4.to
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-ALPINUS (Prosper.), de Medicina Ægyptiorum. Venetiis, 1591; in-4.to:
-Parisiis, 1645; in-4.to: it. Lugduni Batavor, 1745; in-4.to Lib. II. C.
-16.
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-ALPRUNI (Jo. Bapt.), Experimentum de Contagione Viennensi, cum ejusdem
-auctoris praeservatione. Pragae, 1680; in-4.to V. Haller. Bibl. Med.
-Pr. III. p. 472.
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-ALTOMARI (Donatus Antonius), Tractatus de Febre pestilenti. V. ejusdem
-Opp. Omnia. Lugduni, 1565: in-fol.: item Venetiis, 1574. ut et 1600.
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-D'AMBOISE, Ergo pestis a coelo. Parisiis, 1606.
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-AMMANN (Paulus), Pr. sistens universale et naturale pestis
-praeservativum Dobrizenskii, salivam puta rarius deglutitam frequentius
-autem excreta. Lipsiae, 1680.
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-AMMIANUS (Marcellinus), Lib. IX. XIX. XXIII.
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-AMPLIUS, Dissertatio de lue pestifera. Basileae, 1697.
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-D'ANDASSILA (Valentinus), de peste. Pampelonae.
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-ANGELINI (Nicolaus), de morbis malignis et pestilentibus, de causis,
-praesagiis, medendi methodo etc. Matriti, 1618; in-4.to.
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-APPIANUS (Alexandrinus), de bello Parthico, it. de bello Illyrico, de
-bello Punico, de bello Mitridat.
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-AB AQUA PENDENTE (Hieronymus Fabricius), Dissertatio de lue pestifera.
-Basileae, 1585.
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-—— —— Dissertatio de peste. Rostochii, 1632. V. Haller. Bibl. Med. Pr.
-II. p. 320.
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-ARETINUS (Leonardus), Historia Gothorum, Lib. I.
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-ARNISSAEUS Henningius, Dissertatio de praeservatione a peste.
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-ASTARIUS (Blasius), Liber de curandis Febribus. Collect. Varior.
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-S. Augustinus, de Civitate Dei. Lib. III. Cap. 31.
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-AVICENNA, Canon. Lib. IV. Fen. I. Tractat. 4. Cap. i. et 4. 9.
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-AURELIANUS (Celius), de Morbis Acutis lib. i. cap. 14.
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-AYALA (Gabriel), de lue pestilenti, Append. ad popularia epigrammata
-medica. Antuerpiae, 1562; in-4.to.
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-AYRER (Christianus Henric.), Regimen pestis et dysenteriae populariter
-grassantium praeservandae. Argentorati, 1607; in-4.to.
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-AZEVEDO (Petrus), Pestis Dacicae ann. 1709. scrutinium et cura.
-Cibiniae, 1709; in-12.º.
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-—— —— Monita antiloimica occasione pestis ann. 1709. recrudescentis.
-Claudiopoli, 1709; in-12.º.
-
-
-B
-
-BACMEISTER, Dissertatio de peste. Rostochii, 1603.
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-BALDINUS (Hieronymus), Medicamenta ad pestem. V. Haller. Bibl. Med. Pr.
-I. p. 476.
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-BALDUUS (Baldus), Praelectio de contagione pestifera. Romae, 1631;
-in-4.to.
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-BALLONIUS (Guil.), Opera Omnia. Genevae, 1762. Epidemior. Lib. II.
-Consil. I. N. 19.
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-BANELLI (Petrus Jacob.), de pestilentiae statu Liber. V. Pasc. Gall.
-Bibl. Med. p. 256.
-
-BANZER, Dissertatio de peste. Vitembergae, 1650.
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-BARBETTE (Paulus), Opera omnia. Genevae, 1613; in-4.to. V. Tractat,
-de Peste. T. I. p. 207. cum notis Francisci Dekeri. Lugd. Batav. 1667.
-ibid. 1678; in-12.º.
-
-BARRALIS, Ergo sola pestis manifesta. Parisiis, 1628; in-4.to.
-
-BARTHOLINUS (Thomas), Historiarum anatomicarum rariorum Cent. VI.
-Hafniae, 1654. Cent. III. Hist. 60.
-
-—— —— Cista medica Hafniensis. ibid. 1662; in-8.vo pag. 21. 175. 204.
-
-—— —— Epistolarum medicinalium Cent. IV. ibid. 1663. in-8.vo Epist. II.
-
-———— (Casp.) senioris, Consilium de Aere pestilenti corrigendo.
-Hafniae; in-4.to et 8.vo.
-
-BASTELLUS (Andreas), Speculum medicinae. Madriti, 1699; in-4.to V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 335.
-
-BATAVOLUS (Christophorus), de peste. Monte Regali, 1565; in-8.vo.
-
-BAUMER, Dissertatio de peste etc. Erfordiae, 1771
-
-—— —— Dissertatio, an pestis inoculatio sub certis conditionibus
-rationi sit consentanea? Erfordiae, 1781.
-
-BOURGAUD, Ergo pestis phlebotomia? Parisiis, 1652.
-
-BAUSNER, Tractatus de lue pestifera. Cibinii, 1550.
-
-BAUTZMANN, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum. 1673.
-
-BAVERIUS DE BAVERIIS, Consilia medica, impressa filiorum sumptibus.
-Bononiae, 1489; in-4.to it. Argentorati, 1543; in-4.to Cons. N.
-17.36.74.
-
-DE BAYRO (Petrus), Novum ac perutile Opusculum de pestilentia, ejusque
-praeservatione et curationum regimine. Taurini, 1507; in-4.to: item
-Parisiis, 1513; in-8.vo; nec non cum ejusd. Tract. de Medendis Corporis
-humani malis enchyridion etc. Lugduni, 1561. it. Basileae 1578;
-in-8.vo.
-
-BAZIN, Non ergo pestilentiae et putridarum febrium eadem curatio?
-Parisiis. 1610.
-
-BECKHER (Daniel), Dissertatio de peste. Argentorati, 1652.
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-BEHM, Dissertatio de peste. Jenae, 1792. V. Salzb. med. chir. Zeitung.
-1793. IV. p. 355.
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-BEJER, Dissertatio de peste. Jenae, 1674.
-
-VAN DER BELEN, Dissertatio de peste. V. Collectio Dissertat. Lovaniae.
-
-BELLINI (Laurentius), de urinis et pulsibus. Bononiae, 1683; in-4.to p.
-264. et seq.
-
-BENEDETTI (Alexander), Liber de Pestilentiae causis, praeservatione
-et auxiliorum materia; in Ejusd. Opere de re medica Lib. I. Venetiis,
-1535; in-fol.: item Basileae, 1549; in-fol. et ex emendatione Marci
-Hopperi, ibid., 1572; in-fol. V. Haller. Bibl. med. Pu. I. p. 474.
-
-BENEDETTI (Joannes), Libellus novus de causis et curatione
-pestilentiae. Cracoviae, 1521; in-4.to.
-
-—— —— Regimen de novo et prius Germaniae inaudito morbo, quem passim
-Anglicum Sudorem, alii Gurgeationem appellant. Cracoviae, 1530;
-in-8.vo.
-
-BENZA (Franciscus Xaverius), Relatio historica Pestis Austriam
-vastantis an. 1712. 1713. 1714. Viennae, 1717; in-8.vo.
-
-BERAULT, Ergo pesti praecavendae vomitio. Parisiis, 1625.
-
-BERGAT (Bernardus), Commentarius de crudeli lue et contagioso morbo
-circa Panormum et alias Siciliae urbes grassante. Messaniae, 1626.
-
-BERGENSIS (Gerardus), Liber de pestis praeservatione. Antverpiae, 1586;
-in-8.vo.
-
-DE BERGER, Dissertatio de pestilentia vera. Vitembergae, 1710.
-
-BERINGER (Bartholomeus Adam), de peste in genere, et lue epidemico modo
-grassante in specie. Herbipolis, 1714.
-
-BEROALDO (Philippus), de terrae motu et pestilentia, cum annotamentis
-Galeni. Bononiae, 1505.: it. Parisiis, 1505. ut et Argentorati, 1510;
-in-4.to
-
-BERRICOV, Dissertatio de peste. Lugduni Batav. 1672.
-
-BERTAPAGLIA, Chirurgia. Venetiis, 1546. De Aposthematibus. C. X.
-
-BETÉRA (Felicianus), Noctes Brixianae, sive de igne pestilenti.
-Brixiae, 1610; in-fol.: it. de cunctis humani corporis affectibus, de
-Febribus malignis et pestilentibus etc. ibid. 1629; in-fol.
-
-DE BEZA (Theodorus), de peste Quaestiones duae: una, sit ne contagiosa?
-altera an, et quatenus sit christianis per secessionem vitanda? Lugduni
-Batav., 1636; in-12.º.
-
-BIDLOO (Godofredus), Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1666;
-in-4.to.
-
-BIEL (Gabriel), contra Pestem sermo medicinalis, et de fuga pestis.
-Hagenoae, 1515; in-8.vo: item Antverpiae, 1562; in-4.to inter ejusd.
-Sermones de Tempore et Sanctis.
-
-BIERLING (Caspar Theophilus), Medicus Theorectico-practicus. Jenae,
-1697; in-4.to p. 1001.
-
-—— —— Problemata, an in Magdeburgensi peste medicamenta evacuantia
-tuto, salvaque conscientia praeservationis curationisque gratia
-adhibita fuerint, nec ne? Helmstadii, 1684, in-4.to.
-
-BIES (Nicolaus), Hippocrat. Med. Lib. VI.
-
-BIMIUS (Leo), Pestis ad vivum delineata et curata. Leodii, 1671;
-in-8.vo V. Haller. Bibl. med. Pr. III. p. 296.
-
-BINDI (Joannes Baptista), Loimographia, seu historia pestis
-contagiosae, quae ann. 1656. in Eclesiasticam ditionem fuit illata.
-Lib. V. Romae, 1658; in-4.to.
-
-BLANKARD (Stephanus), Collectanea Medico-Physica; Cent. VII.
-Amstelodami, 1680. Cent. VI.
-
-BLOSSIUS, Dissertatio de peste Heidelbergae, 1596.
-
-———— (Sebastianus), Prodromus Refutationis quorundam exercitationum
-David. Verbezii super Disp. quadam de Peste. Tubingae, 1610; in-4.to.
-
-BOCCALINI (Joannes Franciscus), de causis pestilentiae Venetae anni
-1556. Venetiis, 1556; in-4.to.
-
-BOCCANGELINI (Nicolaus), de febribus, morbisque malignis, et
-pestilentia. Matriti, 1600, et 1604; in-4.to.
-
-BOCKEL (Joannes), de Peste, quae Hamburgum 1565 gravissime afflixit.
-Henricopolis, 1577; in-8.vo.
-
-BODECHER (Jeannes), Orationes duae de contagione et morte contemnenda.
-Leiden, 1635; in-12.º.
-
-BOETTICHER (Jo. Gottl.), Morborum malignorum inprimis pestis explicatio
-genuina. Hamburgi, 1713; in-8.vo.
-
-—— —— Tractatus de peste Hafniensi (Hafniae in Dania), recensetur in
-Actis Eruditorum Lipsiens. Mensus Januar; 1715.
-
-BOHN, Dissertatio de profilaxi pestis dubia. Lipsiae, 1711.
-
-BONAGENTI (Victorius), Problemata X de peste. Venetiis, 1556; in-8.vo.
-
-BONFIGLIUS (Onophrius), Dissertatio de Plica Polonica et de Peste.
-Cracoviae, 1726.
-
-BONTIUS, Medicina Indorum. Observ. 157.
-
-BORELLUS (Petrus), Observationum Medico-Physicarum Cent. IV. Parisiis,
-1656. Obs. 5.
-
-BOSCIUS (Jo. Lonaeus), de peste. Ingolstadii, 1562; in-4.to
-
-BOUJONNIER (Jacobus), Alexiterium. Roven, 1666; in-8.vo.
-
-DE BORGDIEU (Carolus Valesius), de peste et exantematibus. Ad
-Alexandrum VII. Romae, 1656; in-4.to.
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-BOUVART, an acida pestis antidotum? Parisiis, 1749.
-
-BOYLE, Experimenta et considerata de coloribus.
-
-A BRA (Henricus), Catalogus medicamentorum facile parabilium
-pestilentiae veneno adversantium. Arnhemii, 1605; in-8.vo.
-
-BRADLEY (Richardus), Consideratio pestis Massiliensis. Londini, 1721.
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-BRENDEL, Dissertatio de contagio et contagio pestilenti. Jenae, 1633.
-
-BRIETIUS (Philippus), Pestis in Austria, Styria, et Bohemia. V.
-Annales mundi sive Chronicon Universale usque ad ann. 1714. Continuat.
-Vindobonae, 1727; in-fol. V. de Peste Malitensi an. 1677. p. 937.
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-BROWNE (Joseph.), Tractatus practicus de peste. Londini, 1720.
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-BRUNN (J. Jac.), Consilia pro peste Veneta.
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-BRUNNER (Balthas.), Ratio praecavendi Pestem. Lipsiae, 1581. V. Pasc.
-Gall. p. 328.
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-BUCHOLZ, Oratio de Venenosa contagione quam pestem vocamus. Jenae,
-1638; in-4.to.
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-BUDAI (Adreas), Dissertatio de Peste Sirmiensi. V. Schraud Historia
-Pestis Sirmiensis T. III. p. 219.
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-BUSCH (Sebaldus), Regimen pro pestilentia scriptum. Erfordiae, 1540;
-in-4.to.
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-DE BUSTOS (Ferdinandus), Liber de Peste. Granatae.
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-BUTZOW, Dissertatio de iis, quae homines contagio pestilenti magis
-obnoxios faciunt. Lugduni Batavorum, 1777; in-4.to.
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-
-C
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-DE CABRERA (Franciscus), Remedia contra pestem. 1649; in-fol.
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-CAGNATI (Marsilius), Epidemia Romana; exstat in ejusdem Opusculis
-variis. Romae, 1603; in-4.to.
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-CALDERA DE HEREDCAS, Tractatus de peste Hispalensi: exstat in ejusd.
-Tribunali Medico p. 176. Lugduni, 1658; in-fol.
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-DE CALWENFELD (Andreas), de peste ex quintuplici arte et fundamento
-hermetico superata. Hagae Comitum, 1635, in-8.vo.
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-CALZAVELIA (Vincentius), de theriacae abusu in febribus pestilentibus.
-Brixiae, 1570.: it. 1586; in-4.to.
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-CAMERARIUS (Joachimus, filius), Synopsis quorundam commentariorum
-de peste. Lipsiae, 1597; in-4.to: it. Norimbergae, 1683; in-8.vo V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 250.
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-———— (Elias), Dissertatio de certo avertenda peste hypothesis
-Leibnitiana. Tubingae, 1721; in-4.to.
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-———— (Jo. Rud.), Memorabilium Medicorum Centuriae XX. ibid. 1683;
-in-8.vo; Centuria VII. N. 36. 46. C. VIII. N. 67. 68. C. IX. N. 77. et
-seq. C. XX. N. 27. et seq.
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-CAMERARIUS (Alexander), Dissertatio de peste. Tubingae, 1735.
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-CANESTRINI (Antonius), pestis diagnosis, maxime ex ejus contagio
-haurienda. Salisburgi, 1795; in-8.vo. V. Salzb. Med. Chirurg. Zeitung,
-1795. II.
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-CAPELLUTO (Rolandus), de Curatione pestis Tractatus. Editio nova
-emendatior cura H. Coringii. Brunsvigae, 1649; in-4.to.
-
-—— —— de Curatione pestiferorum apostematum. Francofurti, 1640;
-in-8.vo.
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-CAPELLANI (Joannes), Consilium de peste in Joan. Fernelii Libro
-Consiliorum Medicinalium. Parisiis, 1585; in-8.vo: item Francofurti,
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-CAPITANEUS (Petrus), Prophylacticum Consilium antipestilentiale
-Hafniensibus datum anno 1553: exstat in Thomae Bartholini Cista Medica
-Hafniensi.
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-CAPIVACIA (Hieronymus), in Med. Pract. lib. VI. cap. XXIX. XXX. XXXI.
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-CARCANUS (Joannes Baptista), de peste opusculum. Mediolani, 1577,
-in-4.to.
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-CARDANUS (Hieronymus), de Venenorum differentiis, viribus, et
-praesertim de Pestis generibus. Patavii, 1653; in-8.vo.
-
-CARILLO (Alphonsus), de peste. Matriti, 1598; in-8.vo.
-
-DE CARMONA (Joannes), de peste et febre cum punticulis. Salmanticae;
-in-8.vo.
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-—— —— Praxis ad curandam cognoscendamque pestem. Adnexa Ejusd. Tractat.
-An Astrologia sit medicis necessaria? Hispali, 1590; in-8.vo.
-
-CARTAGENA (Antonius), de fascinatione et febre pestilenti. Complusii,
-1530; in-fol.
-
-CASTELLI (Joannes), Tractatus de Peste, ejusque causis, signis,
-curatione etc. Augustae Vindelicorum, 1608; in-8.vo.
-
-A CASTRO (RODERICUS), DE PESTE QUAE AN. 1596 HAMBURGUM et viciniam
-afflixit. Hamburgi, 1596; in-4.to.
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-———— (Petrus), Pestis Neapolitana, Romana, Genuensis annorum 1656 et
-1657 fideli narratione delineata et commentariis illustrata. Veronae,
-1657; in-12.º.
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-———— (Thomas), Remedia contra pestem, seu antidotum universum damni
-publici. Antiquariae, 1648.
-
-CAVALLINI, Roma peste liberata. Romae, 1690; in-8.vo.
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-CAVRIOLUS (Elias), Chronicon Brixiense-a 1428. 1477.
-
-CELSUS, Lib. I. cap. 10.
-
-CERMISONE (Antonius), Consil. contra omnes fere aegritudines a capite
-usque ad pedes. Venetiis, 1514. extat cum Op. Barth. Martignanae.
-
-CERVA (P. Seraphinus Maria), Historiae Ecclesiasticae Rhacusinae
-Compendium, p. 183. 186. 197. 205. 212. 231. 246. 270. et passim.
-
-DE CHAULIEU (Guidone), Chirurgia magna cum notis Laurentii Joubertii
-etc. Lugduni, 1505.
-
-CHENOT (Adam), Tractatus de peste. Vindobonae, 1766; in-8.vo, tradotto
-in Tedesco. Dresd. 1776; in-8.vo.
-
-—— —— Historia Pestis Transilvanicae annorum 1770. 1771. Budae,
-1799; in-8.vo.
-
-CHEVALIER, an pestis curatio ex Symptomatibus? Parisiis, 1724.
-
-CHICOYNEAU (Franciscus), Oratio de contagio pestilenti. 1722; in-4.to.
-
-CHRISTIANI (Henricus), an pestis sit morbus contagiosus? Basileae, 1583.
-
-CHRISTIERNI (Joannes), Qua ratione vita instituenda tempore pestis.
-Slesvici, 1578; in-12.º
-
-CHRISTINI A JUVELLIN (Bernardinus), Tractatus de Febre pestilenti;
-exstat cum Centur. V. Observat. Venetiis, 1676; in-8.vo.
-
-CHYTREUS (Nathanael), Epistola Satyrica adversus pestem. Rostochii,
-1624; in-4.to.
-
-CLAVARONI (Hyacinthus), Clavis in pestem. Neapoli, 1659; in-8.vo.
-
-CLODIUS (Bald.), Tractatus de Peste. Oppenhemii, 1620; in-4.to
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-CLEMENTINI (Clementis) Amerini, Lucubrationes. Basileae, 1535; in-4.to:
-De Signis pestis. pag. 90.
-
-CLODIUS CERVIANUS (Cajus), Commentarius de Peste. V. Pasch. Gallo Bibl.
-Med. p. 53.
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-CNOBLOCH, Dissertatio de pestis essentia et natura. Francofurti, 1593.
-
-COCUS, Dissertatio de Peste. Vitembergae, 1607.
-
-CODICIUS, Dissertatio de Pestis natura et praeservatione. Basileae,
-1594.
-
-COLICH (Andreas), Officina salutis adversus pestem etc. Magdeburgi,
-1578; in-8.vo.
-
-COLLE (Job.), Cosmetor medicus triplex. Venetiis, 1621; in-fol. V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. II.
-
-COLLET (Joannes), Dissertatio medica inauguralis de peste. Lugduni
-Batavorum, 1731; in-4.to.
-
-COLUMBA (Gerardus), Lib. II. de febris pestilentis cognitione et
-curatione. Messaniae, 1596; in-4.to: it. Francofurti, 1601, ut et 1608;
-in-8.vo.
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-COMMERCIUM LITERARIUM. Nor. 1745. p. 282.
-
-CONRING (Hermannus), Dissertatio inauguralis de peste. Aelmstadii,
-1659: in-4.to: it. 1678; in-4.to.
-
-CONSILIUM SANITATIS VIENNENSIS, edidit anno 1788. Methodum Pestem
-cognoscendi et curandi. Germanice inscriptum, vide KURZE _einleitung_
-etc.
-
-CONSTITUTIO EDICTALIS FERDINANDI III Imperatoris de Peste, promulgata
-et in Styria an. 1645. 1652.
-
-—— —— FERDINANDI II Imperatoris de Peste; itidem pro Styria
-publicata est an. 1626.
-
-—— —— FERDINANDI I Imperatoris circa Pestem.
-
-—— —— CAROLI ARCIDUCIS circa Pestem, pro Ducatu Styriae,
-promulgata an. 1577.
-
-CORIUS (Bernardinus), Historia Mediolan. an. 1450.
-
-CORNARUS (Janus) Zuicavens., de peste lib. II. Basileae, 1551; in-8.vo.
-
-CORNELIUS (J.), de contagione. Worms, 1563 in-8.vo.
-
-CORNICIUS (Jacobus), adversus pestiferae luis contagia in dialogi
-formam redactum Prophylacterion juxta et Alexiterion. Vitembergae,
-1551; in-8.vo: it. Vormatiae, 1563; in-8.vo.
-
-COSCHWITZ (Georgius Daniel), Dissertatio de timoris et terroris in
-peste noxâ. Halae, 1722; in-4.to.
-
-CRAFFT (Joannes Jacobus), Observatio de Peste aliisque morbis acutis,
-deque extinctis non protinus humandis. V. Fabritii Hildani Observat.
-Chirurgie. Cent. II. Genevae, 1611; in-8.vo.
-
-CRAMER, Dissertatio de Peste nova. Lipsiae, 1626.
-
-—— —— Dissertatio de Peste. Lugduni Batavorum, 1668.
-
-CRATO A CRAFTHEIM (Joannes), De vera praecavendi et curandi
-febrem pestilentem ratione. Vid. Consilia et Epistol. Medicinales.
-Francofurti, 1595; in-8.vo: it. ib., 1598. in fol. Cons. I. p. 137. V.
-p. 185. VII. p. 680.
-
-CRAUSIUS, Dissertatio, excerpta quaedam ex observatis in nupera peste
-Hamburgensi. Jenae, 1714.
-
-CRIVELLATI (Caesar), de Peste. Viterb. 1631; in-8.vo.
-
-DU CROT (Gabriel), de Peste. Castris, 1649; in-4.to.
-
-A CRUCE (Vincentius Alphonsus), Consilium prophylacticum a Lue
-pestifera. Romae, 1631.
-
-CUSSUMANUS (Petrus), Regimen Pestilentiae. Vid. Pasch. Gall. Bibl. Med.
-sive Catalog. illorum, qui ex professo Artem medicam illustrarunt p.
-255.
-
-ST. (Cyprianus), Sermo de mortalitate. V. Opp. Venetiis, 1758.
-
-
-D
-
-DALECHAMP (Jacobus), Libri tres de peste. Lugduni, 1533.; it. ib.,
-1559; in-12.º.
-
-DAVER, Relatio de Peste Alepensi, in Transact. Philosoph. Vol. 53. pag.
-39.
-
-DECEMBRIUS (Angelus), de cognitione ac curatione pestis, cum Joan.
-Baverii Consiliis de morborum curationibus. Papiae, 1521; in-fol.: item
-Argentorati, 1542, et 1593; in-4.to.
-
-DEMOCRITUS apud Gellium. l. IV. c. 13.
-
-DESSENIUS a Cronenburg (Bernardus), de Peste commentarius vere aureus:
-item praeservatio et curatio. Coloniae, 1564; in-4.to.
-
-DETHARDING, Dissertatio, an expediat peste mori? Rostochii, 1709;
-in-4.to.
-
-DEUSING (Antonius), Disquisitio de peste: prior, an contagiosa pestis
-sit? Altera, an vitanda et quomodo illaesa charitate? Groningae, 1658;
-in-16.º.
-
-—— —— Tractatus de Peste, in quo de pestis natura, causis,
-signis, praeservatione, et curatione agitur. Groningae, 1658; in-12.º.
-
-DIEDERICH (And. Christ.), Historia pestis etc. Hamburgi, 1708; in-8.vo.
-
-DIEMERBROECK (Isebrandus), de Peste Neomagensi. Arenaci, 1644; in-4.to:
-Amstelodami, 1665; in-4.to: Genevae, 1721; in-4.to: nec non inter
-Auctoris Opera omnia Anatomica et Medica. Ultrajecti, 1685; in fol.
-
-DIODORUS SICULUS, Hist. Univers. Lib. IV. XIII. c. 7. Lib. XIV.
-
-DIONYSIUS HALLICARNASSEUS, Histor. Lib 1. 2. 4. 10.
-
-DODONAEUS (Rembertus), Observationes Medicae. Coloniae, 1681; in-8.vo:
-it. Herderovici, 1621.
-
-DOERING (Michael), Fasciculus, quorundam tractatuum de Peste. Brig.
-1641; in-4.to.
-
-DOLST, Dissertatio seu Observationes de Peste. Jenae, 1784; in-4.to.
-
-DONZELLINI (Hieronymus), ficto nomine Eudoxi Philalethis, Apologia pro
-Libello de Febre pestilenti. Venetiis, 1574; in-4.to.
-
-DORGARUCCI (Prosper), Tractatus de Peste. Venetiis, 1565; in-8.vo.
-
-DRELINCOURT (Carolus), Tractatus de Peste Neomagensi.
-
-DROËT (Petrus), Consilium novum de pestilentia. Parisiis, 1573;
-in-8.vo: Argentorati, 1576.
-
-DUVAL (Balthasar), de pestis curatione. Parisiis, 1583; in-8.vo.
-
-
-E
-
-EGGERDES (Alardus Mauritius), Aphorismi, Pestis essentiam, ejusque
-causam, nec non infallibilem, tam avertendi, quam extinguendi methodum
-continentes. 1707.
-
-EHRNSTEIN, Dissertatio inauguralis de Peste. Vindobonae, 1771.
-
-EICHMANN (Jo.), Opusculum de omni pestilentia, seu ab aere corrupto,
-seu ab aquis putridis, aut a cadaveribus. Coloniae, 1537; in-8.vo.
-
-EICHSTED, Dissertatio de peste. Gedani, 1657.
-
-EISLINGER (Balthasar), Liber de peste curanda; in-4.to
-
-EHLWART (Christianus), Metrica descriptio pestis, quae anno 1667. mense
-Julio primum affligere coepit etc. Colbergae, 1658; in-4.to.
-
-ENTZENDOERFFER, Dissertatio. Tentamen Loimologiae. Viennae, 1787;
-in-4.to.
-
-Ephemerides Naturae Curiosorum. Decad. II. Ann. I. Ann. VII. Obs. 192.
-Decad. III. Ann. IV. Cent. I. et II. Obs. 143. Cent. III. et IV. Cent.
-VI. Obs. 30. Cent. VII. Obs. 63. p. 130. Cent. VIII.
-
-EPIPHANIUS (Ferdinandus), Aureus de Peste libellus. Neapoli, 1631;
-in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 422.
-
-ERASTUS (Thomas), Epistola de quibusdam Quaestionibus ad curationem
-Pestilentiae pertinentibus; inter varia ejusd. Opuscula. Francofurti,
-1590; in-fol.
-
-ERNDTL (Christ. Henr.), Varsavia illustrata. Dresdae, 1730; in-4.to p.
-169.
-
-ETMULLER, Progr. ad Döring Dissertatio de Fonticulis. Lipsiae, 1722;
-in-fol.
-
-EUSEBIUS, Historiae sacrae lib. IX. c. 6, Chronic.
-
-EUSTACHIUS, Allegoria in Homerum de causis pestiferae contagionis.
-Heidelbergae; in-4.to.
-
-EVAGRUS, Historia Ecclesiastica. Lib. IV. c. 29.
-
-EWIG (Joannes), de officio fidelis et prudentis Magistratus tempore
-pestilentiae. Bremae, 1656; in-8.vo.
-
-EYSDEN, Dissertatio de peste. Lugduni Batav. 1676.
-
-
-F
-
-FABRI (Claudius), Tractatus de Peste curanda. Parisiis, 1568; in-8.vo.
-
-FABRONI (Franciscus), de origine et causis pestilentis morbi ann. 1630.
-Italiam infestantis. Bononiae, 1631; in-4.to.
-
-FABRICIUS (Martin), Paradoxa loimodes. 1630; in-4.to.
-
-FABRICIUS (Vincentius), Poema de stupendo casu, qui in Hollandia
-tempore pestis contigit. Hamburgi, 1636.
-
-FALLOPPIUS (Gabriel), de bubone pestilenti. V. Opera omnia.
-Francofurti, 1600. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II.
-
-FARLATO (Daniel), Illyrium sacrum. T. III. p. 324. 489. 554. T. IV. p.
-498. T. VI. p. 16. 130.
-
-FASCH, Dissertatio de peste. Jenae, 1685.
-
-—— —— Spicilegium pestis. Jenae, 1687.
-
-FEDRICI, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1623.
-
-FERDINANDUS (Jacobus), de regimine a peste praeservativo Libellus.
-Cracoviae, 1543; in-8.vo.
-
-FERNELIUS (Joannes), Opera Medica. Venetiis, 1619. Consil. LXVII. de
-abditis rerum causis Lib. II. Cap. X. XI. XII.
-
-FERRARA (Gabriel), Sylva Chirurgiae. Francofurti, 1625; in-fol.
-
-FERRIOLI (Balth. Andreas), Armamentarium physico-antipestilentiale.
-Francofurti, 1666; in-8.vo.
-
-LE FEVRE (Jo. Fr.), Opera. Verunt. 1737; in-4.to.
-
-FINCELLIUS (Joannes), Tractatus de peste. Vitembergae, 1597: in-8.vo V.
-Martini Lipenii Biblioth. Regal-Medic. Rubric. Pestis.
-
-FINCELLIUS VINARIENS. Institutio de praecavenda Peste, additis aliquot
-secretis Medicinae. Lipsiae, 1582; in-8.vo.
-
-FINCK (Thomas), Dissertatio de Peste. Hafniae, 1603; in-8.vo.
-
-FINCKENAU, Dissertatio de fonticulorum usu tempore pestis.
-Regiomontani, 1710.
-
-FISCHER (Daniel), Dissertatio de scrutinio pestis synoptico. Erfordiae,
-1724; in-4.to.
-
-—— —— Programma de usu novellarum medico in nuperrimae pestis
-Massiliensis exemplo, ejusdemque mali prestantissimo alexiterio.
-Erfordiae, 1720; in-4.to.
-
-—— —— De remedio rusticano variolas per balneum curandi.
-Erfordiae.
-
-FLAVIUS (Josephus), Antiquitat. Judaicar. Lib. VII. Cap. 10. Lib. VIII.
-Cap. 17. Lib. X.
-
-FLORENTII (Henricus), Additamenta ad Paaw Tract. de Peste. Lugduni
-Batavorum, 1636; in-12.º.
-
-FOLLINI (Herm.), Amuletum Antonianum, seu luis pestiferae fuga.
-Antuerpiae, 1618; in-8.vo.
-
-A FONSECA (Rodericus), Consultatio pro febre pestilentiali, quae anno
-1621 Romae grassata est. Consult. I. N.º 49.
-
-—— —— Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1712.
-
-DE LA FONT (Carolus), de veneno pestilenti et pestilentiae curatione.
-Dissertationes duae. Avenione, 1670: it. Amstelodami, 1671; in-12.º:
-it. Jenae, 1685; in-8.vo.
-
-FORESTUS (Thomas), Regimen pauperum contra pestilentiam. Rothomagi,
-1590; in-4.to.
-
-———— (Petrus), Observationum et Curationum Medicinalium Lib. XXVIII.
-Francofurti, 1602: item, 1634; in-fol. V. Lib. VI. in quo agit de
-Febribus pestilentibus contagiosis, publice grassantibus et malignis,
-ac de morbis epidemicis.
-
-FORNENISIUS (Antonius), Dissertatio de Peste curanda. Basileae, 1581.
-
-FORNES (Joseph), Tractatus de Peste. Barcinone, 1725; in-fol. Operi
-huic Opuscula praemittuntur et Epistolae Variorum de Peste, nec non
-Relatio de Peste Massiliensi.
-
-FOROLIVIENSIS (Jacobus), Singularis expositio et quaestiones in primum
-canonem Avicennae etc. Venetiis, 1547.
-
-FRACASTORUS (Hieronymus), Lib. III. de Contagionibus et contagiosis
-morbis. V. Opp. Omnia. Venetiis, 1555: it. 1584; in-4.to, nec non
-Monspessuli, 1622; in-8.vo., ut et Genevae, 1628; it. 1637; in-8.vo.
-
-FRAMBOESARIUS (Nicolaus Abraham), de pestis curatione et praecautione.
-Francofurti, 1629; in-fol.
-
-DE FRANCKENAU (Francus), Dissertatio de morbis malignis, in primis de
-pestilentia. Hafniae, 1705.
-
-FRANK (Ludovicus), de Peste, Dysenteria et Ophtalmia Aegiptiaca.
-Viennae, 1820; in-8.vo.
-
-———— (Joseph), Praxeos Medicae Universae Praecepta. P. I. Vol. I. §.
-XXXVI. p. 94.
-
-FRAUENDINER, Dissertatio de modis arcendi pestilentiam. Altd. 1722.
-
-DE FREITAS (Alphonsus), Tractatus de curatione et praeservatione
-pestis. Ciennii, 1606; in-4.to.
-
-FRICK, Dissertatio de peste. Ulmae, 1684; in-12.º.
-
-FRISI (Joannes), Sudoris Anglici exitialis, pestiferique morbi ratio,
-praeservatio, curatio. Argentinae, 1529; in-4.to.
-
-FUCHS, an cura pestis phlebotomia an antidoto auspicanda est? V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 526.
-
-FUKER, de salubritate et morbis Hungar. p. 43.
-
-FULGINI sive FULGINETTO (Gentilis), Consilium contra pestilentiam.
-Expositionum in Avicennam cum textu lib. V. Venetiis, 1484; in-fol. V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 445.
-
-FUMANELLI (Antonius), Liber de Pestis curatione. Venetiis, 1548; exstat
-quoque inter ejusd. Opera ad tuendam sanitatem et ad profligandos
-morbos plurimum conducentia. Tiguri, 1557; in-fol: item Magdeburgi,
-1592; in-fol.
-
-FURSTENAU (J. H.), Dissertatio de contagio et morbis contagiosis.
-V. Kurze Einleitung zur Erkentnis und Vertilgung der gegenvörtigen
-Pestübels. Wien, 1738: it. in Florae Francicae praefatione.
-
-
-G
-
-GABELCHOFER (Wolf), Curationum et Observationum Medicarum Centuriae
-V. Tubingae, 1627; in-8.vo: it. Francofurti prioribus IV. Centuriis
-editis, ann. 1611.
-
-GABRIELLI (Andreas), de Peste. Bononiae, 1577; in-4.to.
-
-GACKENHOLZ, Dissertatio de pestilentiae averunco. Ultraj., 1712.
-
-GALENUS. Lib. III. Epid.; Lib. I de Diff. Febr. Cap. VI. et VII.; Lib.
-IX. de Simpl. Med. Virt. Cap. I.; Lib. V. de Med. cap. X. XII. et XIV.;
-Lib. de Comp. Med. sec. loc. III. cap. II.
-
-GALERIUS (Bartholomaeus), Epistola super morbo hoc tempore grassante.
-Bononiae, 1530; in-4.to.
-
-GALLARATI (Augustus), de peragendis in peste et pestiferis affectibus.
-Ticini, 1658; in-4.to.
-
-GALLI (Andreas), Fasciculus de peste et peripneumonia cum sputo
-sanguineo, febre pestilentiali. Brixiae, 1565; in-fol.
-
-—— —— Tractatus de Peste. Francofurti, 1606; in-8.vo.
-
-GARDINI (Ludovicus), Alexiloemus. Duaci, 1617; in-8.vo.
-
-—— —— Epitome Medica de Pestis natura, causis, signis. Duaci,
-1631; in-12.º.
-
-GARNERI (Georgius), de Peste, quae grassata est Venetiis a. 1576.
-etc. ex quo opere majori desumta est ejusd. Epitome, sive Brachylogia
-Loimodes. Bruntruti, 1610, in-8.vo.
-
-GASTALDI (Hieronymus) Cardinalis, Tractatus politico-legalis de
-avertenda et profliganda peste — Urbem invadente annis 1656 et 57.
-Bononiae, 1684; in-fol.
-
-GASTON (Flaminius), Fragmenta de peste. Göerliz, 1660, in-12.º.
-
-GEMMA (Cornelius), de Naturae divinis characterismis. Antuerpiae, 1575;
-in-8.vo, in quo libro continetur ejusd. Tract de raro genere Epidemicae
-febris ac pestilentis: item libellus de ulteriori Transmutatione Febris
-pestilentis in Pestilentiam veram etc.
-
-———— (Joannes Baptista), Methodus rationalis novissima atque
-dilucidissima curandi Bubones atque Carbunculos pestilentes. Grecis
-Styriae 1584: item Dantisci, 1599; in-4.to: ut et Francofurti, 1603;
-in-8.vo.
-
-GENGER (Jacobus), Consilium de pestis regimine, praeservatione, et
-cura. Augustae Vindelicorum, 1534; in-8.vo.
-
-GENSELIUS (Jo. Adr.), Historia Pestis Hungaricae et Viennensis, anni
-1711. Vid. Miscellanea Naturae Curiosorum Cent. VI. et VII. apud
-Sydenham Opp. T. II. Constitutio Epidemica Inferioris Hungariae anni
-1711.
-
-GENTILE, Introductor. Practici de febribus. V. Collect. Varior.
-Venetiis, 1575.
-
-GEOFFROY (Steph. Franc.), Dissertatio, qua disquiritur, an aqua sit
-insigne remedium praeservans tempore pestis. Parisiis, 1721.
-
-GEOPRETIUS (Robertus), Fragmenta de peste. Appendix ad regimen
-Sanitatis. Parisiis, 1540, in-12.º.
-
-GERARDUS BERGENSIS, de Pestis praeservatione. Antuerpiae, 1564.
-
-GERBEZ (Marcus), Constitutio Epidemica Labacensis, in Carniola, anni
-1713. ap. Sydenham. Opp. T. II.
-
-GEROLDSCHOFFER (F.), Medium praeservans et curans contagium.
-Claudiopoli, 1746; in-4.to.
-
-GERSTMANN, Tumulus pestis. 1704; in-4.to.
-
-GESLER (Joannes), Praestantiora ac dudum experta contra pestem remedia,
-ex antiquis Medicis excerpta. Ingolstadii, 1544.
-
-GIBELLI (Franciscus), de Inquisitione Pestis in genere. Utini, 1642;
-in-4.to.
-
-GIBERT, Observata in Peste Alesiensi. Vid. Souvages T. I.
-
-GISELER (Laurentius), Observationes Medicae de peste Brunsvicensi ann.
-1657; Brunsvici. 1663; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 136.
-
-GLACANI (Nelarius), Tractatus de peste. Tolosae, 1629; in-12.º.
-
-GOCKEL (Everardus), Enchiridion Medico-practicum de peste et venenis.
-Augustae Vindelicorum, 1669; in-8.vo.
-
-GOCLENIUS (Rudolphus), de pestis, febrisque pestilentialis causis,
-differentiis, et signis. Marburgi, 1607; in-8.vo.
-
-—— —— Loimographia, in qua graves quaedam arduaeque
-Quaestiones circa curam pestis resolvuntur. Francofurti, 1613; in-8.vo.
-V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 304.
-
-GOELD (Henricus), Regimen pestilentiae etc. 1570.
-
-GOMEZ (Emanuel), de pestilentiae curatione methodica etc. Antuerpiae,
-1603; in-4.to.
-
-———— (Martinus) Tractatus de praeservatione a peste. Pampelonae,
-1598; in-8.vo.
-
-—— —— Consilium contra pestem. ibid., in-8.vo.
-
-GOTTWALD (Jo. Crist.), Memoriale Loimicum de peste Dantiscana anni
-1709. Dantisci, 1710.
-
-Idem. V. in Transactionibus philosophicis N. 337.
-
-GOUPYLI (Jacobus), Versio Graeca Libri Rhazae, sive Rhasis de
-Pestilentia cum Castigationibus; prodiit cum ejusd. Annotationibus in
-Alex. Tralliani Lib. XII. Medicinales. Lutetiae Paris. 1548; in-fol.
-
-LE GRAND, Ergo, ut caeterae febres, ita et pestilentes methodo
-curantur. Parisiis, 1548.
-
-GRASSIUS, Historia Pestis anni 1708 in Confiniis Silesiae grassantis.
-V. Ephemerid. Natur. Curios. Cent. I. et II. in Append.: it. Cent. III.
-et IV.
-
-GRATAROLUS (Guilielmus) Opuscula de peste, p. 871. 900.
-
-—— —— Pestis descriptio etc. Parisiis, 1561; in-12.º: it.
-Venetiis, 1576.
-
-—— —— Theses de peste. Basileae, 1564; in-fol.
-
-GRAUSIUS (Rudolphus-Guilielmus), Excerpta quaedam ex observatis in
-nupera peste Hamburgensi. Jenae, 1714.
-
-GRAVIUS (Ludovicus), de pestis praeservatione et curatione etc.
-Heidelbergae, 1581; in-8.vo.
-
-—— —— Theses de peste. Heidelbergae, 1583; in-4.to.
-
-GRILLOT (Joannes), Lugdunum lue affectum et refectum annis 1628. 29.
-Lugduni 1629. in-8.vo.
-
-GROSSI (Thomas), Quaestio, an Morbi, qui in Italia, et praesertim in
-Gallia Cisalpina hoc anno vagantur, sub nomine pestis veniant, an vero
-inter febres pestilentiales numerari debeant. Venetiis, 1631; in-4.to.
-
-GRÜLING (Philippus), Observationum et Curationum Medicarum Cent. VII.
-Lipsiae, 1668; in-4.to. Cent IV. Obs. I. 35.
-
-GRUNER, Programmata. Jenae. 1792.
-
-GUAINERI (Antonius), Tractatus de peste. Papiae, 1488; in-4.to.
-
-GUARGANTE (Horatius), Responsa ad varias aegritudines etc. Venetiis,
-1613; in-4.to. V. Haller, Bibl. Med. Pr. II. p. 316.
-
-GUILBERT (A. L.), Dissertatio Medica de nova infectionis, fortasse
-contagionis, destruendae methodo. Parisiis, 1791.
-
-GUILIELMI (Clemens), de Peste bipartiti Operis L. I. Tolosae, 1629;
-in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 576.
-
-———— Brixiensis, Tractatus de peste V. ejusdem Practica. Venetiis,
-1508; in-fol.
-
-GUINTHERIUS (Joannes), de victus et medendi ratione tum alio, tum
-pestilentiae maxime tempore observanda. Argentorati, 1542; in-8.vo.
-
-—— —— de Pestilentia Commentarius in IV dialogos distinctus,
-Argentinae, 1565; in-4.to.
-
-GUMMERT, Dissertatio de peste. Argentorati, 1681.
-
-GUNTHER, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1614.
-
-
-H
-
-HAAN (Laurentius), Consultatio de peste. Francofurti, 1610; in-8.vo.
-
-HAASLEBEN (J. Albertus), Armamentarium Antipestinum. Coloniae, 1671;
-in-4.to.
-
-HABERNFELD (Andreas), de peste ex quintuplici ente. Hagae Comitum,
-1635; in-8.vo.
-
-HABRA (Laurentius), Consultatio pestis. Francofurti, 1610; in-8.vo.
-
-DE HAEN (Antonius), Ratio medendi. Venetiis, 1785. Vol. IV. Cap. IX.
-Sect. I. pag. 220.
-
-HAHN (J. G.), Carbo pestilens a Carbunculis sive Variolis veterum
-distinctus. Accedunt _Trilleri_ binae de eodem argumento Epistolae.
-Uratislaviae, 1736; in-4.to.
-
-HALES (Stephanus), Tractatus de optima methodo lustrandi res, naves,
-homines Smyrna cum peste in Europam venientes. V. de Haen Praelectiones
-etc. cum Animadvers. Franc. de Vasserberg T. V. pag. 42. Vindobonae.
-
-HARMES, Dissertatio de peste. Bremae, 1668.
-
-HARRIS (Gualtherus), Dissertatio de peste. Londini, 1721. V. Haller.
-Bibl. Med. Pr. III.
-
-HARTMANN, Dissertatio de causis pestis in aere. Regiomontani, 1687
-
-HASSELQUIST (Federicus), Iter Palestinum. Stokh., 1757. p. 544.
-
-HATTINGA, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1724.
-
-HÉCKIUS (Joannes), de peste, et quae praecipue grassatur tot abhinc
-annis in Belgio. Daventerae, 1605; in-4.to.
-
-HECQUET (Philippus), Novus Medicinae conspectus, cui operi juncta
-exstat Appendix de peste. Parisiis, 1722: it. Neapoli 1737; in-4.to.
-
-HEDEN (Erasmus), Admonitio de Contagione et infectione pestifera.
-Lipsiae, 1598; in-4.to.
-
-HEGENDORFF (Christoph.), Antidotus contra pestilentiam. Lipsiae, 1540;
-in-4.to.
-
-HEINSIUS, Dissertatio de pestilentiae natura et curatione. Lipsiae,
-1636.
-
-HEISTER, Dissertatio de Peste. Halmstadii, 1744.
-
-HELBLING (J. Casp.), Dissertatio de peste, procreata ex triplici ente,
-scilicet divino, astrali, naturali. Friburgi, 1615.
-
-HELDII, Observationes de peste Turcarum. V. Miscellanea curiosa
-medico-physica Academiae Caesar. Leopoldinae. Cent. VII. et VIII.
-
-VAN HELMONT (Jo. Bapt), Tumulus pestis cum ejusd. tract, de Lithiasi,
-Febribus etc. Coloniae, 1644; in-8.vo: it. Opp. Omnia. Venetiis, 1657.
-P. 649.
-
-HELWETTER, Dissertatio de peste. 1563.
-
-HELWIG, Dissertatio de peste. Greisswaldae, 1682.
-
-HEMMINUS (Nicolaus), Antidotus adversus pestilentiam. Servestae, 1590;
-in-8.vo.
-
-HENER (Joannes), de tristissimo pestilentiae morbo. Parisiis, 1551;
-in-12.º.
-
-HENISIUS, Dissertatio de peste. Basileae, 1611.
-
-HENZA (Nicolaus), Oratio hospitalis, in qua quaeritur: utrum Pestis
-tempore mortem oppetere, vel vita diuturniore frui utilius fuisset?
-Bernae, 1612; in-8.vo.
-
-HERING (Honorius), de pestilentia Tractatus singularis etc. Bremae,
-1638; in-12.º.
-
-HERODOTUS, Lib. I. et VIII.
-
-HEURNIUS (Joannes), Liber de peste. Lugduni Batavorum, 1680; in-4.to:
-ib. 1600; in-4.to: nec non ejusd. Operum Tom. II. Lugduni Gallor. 1658;
-in-fol.
-
-VAN DER HEYDEN (Hermannus), Discursus I, in quo Seri lactis-aceti vini
-in praeservatione a peste et ejus curatione facultates explicantur.
-Gandavi, 1649; in-4.to.
-
-HEYNII, Opuscula eadem. Vol. III. n. 8. Goettingae, 1788.
-
-HILSCHER, Dissertatio de peste. Jenae, 1740.
-
-HILDANUS (Fabricius), Opera omnia. Francofurti, 1682; in-fol, sparsim
-in centuriis. Cent. II. IV. VI.
-
-HIRTEBRODT, Dissertatio de peste. 1667.
-
-HISTORIA MORBORUM, qui Vratislaviae grassati sunt, a colleg. Academ.
-Leopold. in luce edita. Ann. 1711.
-
-HODGES (Nathanael), Loimologia, sive pestis nuperae apud populum
-Londinensem grassantis narratio historica. Londini, 1672;in-8.vo.
-
-HOECHSTETTER (Philippus), Observationum Medicarum Decad. Francofurti,
-1674; in-8.vo; Decad. VII.
-
-HOEFER (Wolfg.), Hercules Medicus. Norimbergae, 1675; in-4.to; Lib. II.
-c. i.
-
-HOFFMANN (Fridericus), Dissertatio de origine et natura pestis. Halae,
-1708; in-4.to.
-
-—— —— de natura optima febrium pestilentium medicatrice.
-Halae, 1713. V. ejusd. Dissertationes physico-med. Lugduni, 1713.
-
-HORMUTH, an fuga pestis tempore sit licita? Vitembergae, 1681.
-
-HOLLERIUS (Jacobus), de peste, post Libros de morbis internis.
-Parisiis, 1565; in-8.vo.
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-HONDERLAG (Georgius), Opusculum de medicina contra pestem, et de aliis
-preservativis pharmacis. Vid. Galli Bibl. Med. p. 110.
-
-HORNUNG (Joannes), Cista Medica. Norimbergae, 1625; in-4.to; p. 47.
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-HORSTIUS (Georgius), Opera omnia, Ibid. 1660; in foi. II. p. 339.
-
-DE HOUSSEMAINE (Nicolaus), Modus curandi pestem. Vid. Gall. p. 236.
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-HOVEL (Nicolaus), de pestis causis, signis, et cura. Parisiis, 1573;
-in-8.vo.
-
-HUTZENS (Enoch.), Libellus de peste etc. Gedani, 1621; in-4.to
-
-HUXHAM (Joannes), Opera Medica, I. p. 134. 244.
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-HYPPOCRATES, Lib. III. Epidemiorum Sect. III, et alibi in Historia
-Chritonis etc.
-
-
-J
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-JACOBI (Joannes), Dissertatio de peste. Erfurti, 1712.
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-JACOBUS FOROLIVIENSIS (Med. Prof. Patavii), singularis expositio et
-quaestiones in primum Canonem Avicennae. Venetiis, 1647.
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-JESSEN A JESSEN (Joannes), Consilium adversus pestem. Gisae, 1614;
-in-12.º.
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-—— —— Dissertatio de curanda tollendaque peste. Pragae, 1606.
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-IMPERIALIS (Joannes), Pestis anni 1630 descriptio historico-medica.
-Vicentiae, 1631; in-4.to
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-IMSENUS (Philippus), Tractatus de peste in usum tenuioris fortunae
-hominum conscriptus. Argentinae, 1583; in-8.vo.
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-JOHRENIUS, Dissertatio. _Appolo_..... in peste. Jenae, 1713.
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-JOURDAN (Thomas), Pestis phaenomena, seu de iis, quae circa febrem
-pestilentialem apparent, exercitatio. Francofurti, 1576: ib. 1686;
-in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 204.
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-JOUBERT (Laurentius), de peste. Lugd., 1567; in-8.vo: item in ejusd.
-operum Vol. I. Francofurti, 1599, ut et 1645; in-fol.
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-JOVIUS (Paulus), Historiar. Part. I. Lib. 4.
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-ITRENSIS (Joannes), de peste ex epidemia, deque praeservatione et
-curatione Tractatus; in-8.vo.
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-JULIUS CAPITOLINUS in Vita Lucii Veri Antonini Caesaris.
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-C. JULIUS CAESAR, de Bello Civili; Lib. II.
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-JUSTI (Philippus), Inquisitio de peste. Venetiis, 1638; in-4.to.
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-JUVELLINO (Bernardus), Historia Pestis Romae a. 1656.
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-JUVENIS (Joannes), Epistola-Medicamenta bezoardica, quorum usus a peste
-praeservat. Antuerpiae, 1585; in-16.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p.
-261.
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-
-K
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-KANOLD, Tractatus de peste Massiliensi. V. Acta Eruditorum Lipsiensium,
-anni 1721. p. 404.
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-KANUTI, Regimen contra pestilentiam seu epidemiam. Lugd., 1498; in-4.to.
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-KEPSER (Sixtus), Consultatio de causis et re inediis pestilentis morbi
-Bambergensium civitatem infestantis. Bambergae, 1544; in-4.to.
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-KEUL, Dissertatio de peste. Giess, 1666, in-4.to.
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-KIRCHER (Athanasius), Scrutinium Physicomedicum contagiosae luis, quae
-dicitur pestis; adnexa Chronologia pestium famosiorum a Moysis aetate
-usque ad annum 1656. Romae, 1658; in-4.to. Lipsiae, 1671.
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-KIRCKHEIM (F. G.), de Peste. Halae, 1681; in-12.º.
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-KIRSTENIUS, Dissertatio de peste. Basileae, 1601.
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-KLEIN (Ludovicus Godof.), Tentamen Physico-medicum de Aere, Aquis, et
-Locis Agri Erbacensis, atque Breubergensis etc. Lipsiae, 1754; in-8.vo;
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-KNEUFFEL (Andreas), Methodus medendi febribus pestilentialibus et
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-KNOBLOCH, Dissertatio de peste. Rostochii, 1613.
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-KÖLESER DE KERES-ÉR (Samuel), Scrutinium pestis Dacicae Transilvanicae.
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-DE KOZAMER (J. W.), Dissertatio de peste. Wratislaviae, 1715; in-8.vo.
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-KRUGK (Georgius), de Peste. Sorae, 1654; in-12.º.
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-KUEFFNER (Joannes), Libellus de pestis remediis ex antiquissimis
-medicis excerptus. Ingolstadii, 1544; in-8.vo.
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-—— —— Adversus pestilentiam, locis compluribus exitialiter
-grassantem, tabella curativa. Ibid., 1543; in-8.vo.
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-KUNDMANN (Joannes Christophorus), Rariora naturae et artis. Basileae,
-1737; in-fol.; p. 1084.
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-KUNZ, Dissertatio de peste. Gless. 1683.
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-KUTL, Dissertatio de peste. V. Schraud., Histor. Pestis Sirmiensis T.
-III. p. 317.
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-L
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-LABAT (P.), Pestis in Anglia et Hispania.
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-A LACUNA (Andreas), Compendium curationis praecautionisque morbi passim
-populariter grassantis, id est, febris pestilentialis. Argentinae,
-1542; in-8.vo.
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-LADEY (M.), Tropheum Medicum de peste in comitatu Blankenburgensi
-creatum. Halberstadii, 1684; in-8.vo.
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-LAGUS, Dissertatio de pestilentia. Basileae, 1619.
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-LAMBACH, Dissertatio de peste. Basileae, 1597.
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-LAMELIN (Engelb.), de vita longa Lib. II.: item Tractatus de Peste a
-patre compositus. Insulis, 1625; in-12.º.
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-LANCELLOTTI (Antonius), Liber de Peste. Venetiis, 1635; in-fol.
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-LANCISII (Jo. Mar.), Opera. Genevae, 1718; in-4.to: de noxiis palud.
-effluviis, p. 11. 57.
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-LANDI (Bassianus), de origine et causa pestis Patavinae ann. 1555.
-Venetiis, 1555; in-8.vo.
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-LANGE (Martin.), Rudimenta Doctrinae de Peste. Viennae, 1784. Additae
-sunt observationes pestis Transilvanicae anni 1786. Offenbachii, 1792;
-in-8.vo.
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-LANGIUS (Chr. Joannes), Epistolar. Medicinal. Lib. X. Epist. I. N. 18.
-et 23.
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-LASSON, Ergo pestis bolus Armena remedium. Parisiis, 1575.
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-DE LAUNAY, Ergo aeri pestilenti convenit exsiccatio. Parisiis, 1545.
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-LAURENTIUS (Nicolaus), Alexipharmacum adversus pestem. Francofurti ad
-Moenum, 1611; in-8.vo.
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-LAURENTII (Rhod.), Catastrophe vitae humanae et Pestilentia. Pisauri,
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-LAURIN (Joannes Bapt.), Dissertatio inauguralis medica de peste in
-genere. Vindobonae, 1818; in-8.vo.
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-LEBSELTER (Jacobus), de ratione praeservandi a peste. Lipsiae, 1598;
-in-8.vo.
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-LECHEL (J. Frid.), Adumbratio pestis. Braunswich, 1681; in-4.to.
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-LEDERER, Dissertatio de peste. Basileae, 1654.
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-LEICHNER, Dissertatio: Manus Dei in funestissima lue pestifera.
-Erfurti, 1682.
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-LEMERY, an ubi pestis, ibi sani et aegri solis vegetabilibus alendi?
-Paris, 1722.
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-LEMICH, Oratio de peste carmine heroico scripta. Rostochii, 1624.
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-LENGE, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1703.
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-LENTILIUS (Rosin.), Miscellanea Medico-Practica. Ulmae, 1698. I. p. 216.
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-—— —— Eteodromus Med. Pr. p. 966. 1267.
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-—— —— Jatromematra M. P. p. 7.
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-LERNET, Ad propositiones de peste, a Reg. Soc. Scientiarum Varsaviensi
-prolatas, responsoria Dissertatio. Cremeneci, 1814.
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-LESCHIUS, Dissertatio de pestis natura et cura. Marp., 1613.
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-LETUS, Dissertatio, Ergo pestis a coelo. Paris., 1621.
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-LIBAVIUS (Andreas), de Peste etc. Jenae, 1590; in-4.to.
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-LICHTENHAN (David), de Religione gentilium in peste. Schneob. 1681;
-in-4.to.
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-LIDDEL (Duncanus), de Peste. Neomagi, 1624.
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-LIEBZELLER, Dissertatio de ratione praeservandi a peste. Lipsiae, 1598.
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-LIEUTAUD (Joseph), Synopsis Universae Praxeos medic. Amstelodami, 1765.
-p. 28. de Peste.
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-LINDESTOLPE de Venenis etc.
-
-LINNAEUS, Dissertatio: Exantemata viva. Upsalii, 1751. V. Amaenitat.
-Acad. V. N. 82.
-
-LIVIUS TITUS, Decad. I. Lib. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. Decad. III.
-Lib. 5. 7. Decad. IV. Lib. 10. Decad. V. Lib. 1.
-
-LOCHER (Maximilianus), Observationes Practicae etc. Viennae, 1762. p.
-42.
-
-LOEW DE ERSFELD, Theses de truculentissima, furibunda, et insatiabili,
-populosissimas urbes et regiones in solitudines transmutante, bellua,
-peste seu pestilentia. Pragae, 1710.
-
-LOMENI (Augustinus), de peragendis in peste. Ticini, 1658; in-8.vo.
-
-LOMMIUS (Jodocus), Opera omnia. Venetiis, 1748; in-4.to; Cap. III. et X.
-
-LOPEZ (Alphonsus), de morbo pestilenti liber unus. Valentiae, 1581;
-in-4.to.
-
-LOSSIUS, Dissertatio de lue epidemica seu peste. Vitembergae, 1682.
-
-LOTTICHIUS (Jo. Petrus), Consil. et Observation. medic. Lib. IV. Ulmae,
-1644. et Observation. Lib. I. p. 128. seq.
-
-LUCANUS (M. Annaeus), Pharsalia Lib. VI. X. XVI.
-
-A LUCERIE (Ludovicus); de tuenda praesertim a peste integra valetudine,
-deque hujus morbi remediis. Tolosae, 1523; in-4.to.
-
-LUCRETIUS CARUS, de Natura rerum Lib. VI. in quo exstat descript.
-Pestis Peloponnesiaco bello Atticam depopulatae.
-
-LUDOVICI (Jacobus Franciscus), Opera omnia. Lipsiae, 1712; in-8.vo; p.
-890.
-
-LUTHER (Martinus), Regimen antipestilentiale. Erfordiae, 1626.: quod
-opus Germanico idiomate publicavit Johan. Weber, Erfordiae 1626.
-
-LYMBISANI (Horatius), de Febribus Lib. IV; de terrae motu, prout causa
-pestis est. Neapoli, 1629; in-4.to.
-
-LYONNET (Robertus), Loimographia, seu reconditarum pestis et contagii
-causarum curiosa disquisitio, ejusdemque methodica curatio. Lugduni,
-1639, in-8.vo.
-
-
-M
-
-MAGISTRATIUS (Gulielmus), Isagoge therapeutica de pestis saevitia,
-ejusque curatione, et praeservatione. Venetiis, 1572; in-8.vo.
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-MAHU, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1641.
-
-MAKENSIE, Transactiones Philosophic. ann. 1764.
-
-MANARDI (Johannes), Epistol. Medicar. Lib. V. Epist. 3.
-
-MANFREDI (Hieronymus), de Peste. Bononiae, 1479; in-4.to.
-
-MANGOLD, Dissertatio de peste. Basileae, 1628.
-
-MARCELLUS (Donatus), de historia medica mirabili. 1613. Lib. IV. c. 3.
-Lib. VI. c. 5.
-
-MARCHINI (Philibertus), Problemata de peste. Florentiae, 1633; in-4.to.
-
-MARINELLI (Jacobus), de Peste, ac de pestilenti Contagio. Venetiis,
-1577; in-4.to.
-
-MARCQUIS (Guilielmus), Decas pestifuga, seu X. Quaestiones
-problematicae de peste. Antuerpiae, 1622: it. 1627; in-4.to.
-
-MARTIGNANA (Bartholomaeus), Consiliorum Aggregat. de aegritudinibus
-tam communibus quam particularibus a capite usque ad pedes, et de
-conservanda Sanitate. Venetiis, 1524. Cons. 287.
-
-MARTINEZ DE LEIVA (Mich.), Remedia et praeservationes contra Pestem.
-Matriti, 1598.
-
-MARTINI (Valerius), Tractatus de pestilentia et veneno pestilenti,
-et affectionum valde malignarum pestem producentium natura. Venetiis,
-1634; in-4.to.
-
-MASSA (Nicolaus), de Febre pestilentiali, petechiis, et morbillis.
-Venetiis, 1540: item, 1556; in-4.to.
-
-MASSARIA (Alexander), de Peste Lib. II. Venetiis, 1579.: ib. 1618;
-in-4.to.
-
-MASSILIENSIS PESTIS RELATIO, a Medicis, qui illi interfuere, edita.
-Massiliae 1720, et cum Animadversionibus Lud. Ant. Muratorii, etc.
-1743.
-
-MATTHAEI (Johan.), Tractatus de peste, sive Discursus de febre
-pestilentiali, quae superioribus annis Germaniam pervagata est.
-Francofurti, 1603; in-8.vo.
-
-—— —— Dissertatio de natura pestis, febriumque
-pestilentialium, et malignarum. Groning. 1636.
-
-MATTHIOLI (Petrus Andreas), Commentar. in Libros VI. Dioscoridis de
-Mater. Medic. Venetiis, 1585 et 1598; in-fol.
-
-MEAD (Richardus), Dissertatio de pestiferae contagionis natura, et
-remediis eidem praevertendae idoneis. Hagae Comitum, 1721; in-4.to:
-it. Dissert. de peste ad editionem nonam correctam et auctam anni 1744
-ex anglico in latinum conversa, inter ejusdem Opera Medica. Göttingae,
-1748; in-8.vo.
-
-MENDER (Georgius Christ.), de Contagiis, 1725, in-8.vo.
-
-MERCATUS (Ludovicus), Methodus medendi. Francof., 1608. Tom. II. Lib.
-VII. c. 1.
-
-MERCURIALIS (Hieronymus), de pestilentia in universum et praesertim de
-Veneta et Patavina. Venetiis, 1577, 1601; in-4.to: it. Patavii 1580:
-Leyden, 1623, et in ejusd. Opusculis selectioribus. Venetiis, 1644;
-in-fol.
-
-DE MERTENS (Carolus), Observationes medicae de febribus putridis, de
-peste, nonnullisque aliis morbis. Vindobonae, 1778: it. 1784: Ticini,
-1791; in-8.vo: tradotto in tedesco. Götting., 1779. in-8.vo.
-
-MEURER, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1616.
-
-MEYSSONNIERIUS (Lazarus), de abditis epidemion causis etc. ad
-praecavendam et feliciter curandam luem pestiferam. Lugduni, 1641;
-in-4.to.
-
-MICHAELIS, Dissertatio Philologica de peste. Lipsiae, 1638.
-
-MINDERER (Raymundus), de pestilentia. Augustae Vindelicorum, 1619;
-in-8.vo.
-
-MINDERER (Joannes Martinus), Dissertatio de peste, eique medendi
-methodo in ratione et experientia fundata. Jenae, 1789; in-4.to. Rigae,
-cod. an.
-
-MOEGLING, Dissertatio de causis, differentiis, et curatione febrium
-etc. Tubingae, 1591.
-
-MOEGLING (Daniel.), de tristissimo pestilentiae morbo. P. I. et II.
-Tubingae, 1597. 98.
-
-MOELLENBROECK, Dissertatio de peste. Erfordiae, 1654.
-
-MOENCH, Dissertatio de peste. Ultraj. 1681.
-
-MOYSES, Exod. L. X. XII. C. VII. Vili. IX. X. XI.
-
-DE MOLINA (Rodericus), Modus praeservativus et curativus a peste.
-Granatae, 1554; in-4.to.
-
-MOLLER (Jacobus), de peste Tractatus. Islebii, 1585; in-4.to.
-
-MOLLERI (Carolus Ottho), Consilium Medicum de peste cum praeservatione.
-Castri Ferrei, 1710, in-4.to: hinc annis 1738 et 1763: nec non
-Vindobonae, 1739; et, ex versione Germanica, Posonii 1740 publicatum.
-Hungarice quoque anno eodem Budae typis excusum; cui editioni
-accesserunt Animadversiones Danielis Perlici Physici Comitatus
-Neogradensis.
-
-MONTANUS (Joannes Bapt.), Tractatus de Febribus pestilentibus; in
-ejusdem opusculis. Venetiis, 1554; in-8.vo: et Basileae, 1565; in-8.vo.
-
-—— —— Explanatio in Hyppocratis Epidemiorum Lib. I. Sect. 3.
-Venetiis, 1554; in-4.to.
-
-———— (Thomas), de Peste Brugensi. Brugis, 1669.
-
-MONTAGNANA, Consil. N. 286.
-
-DE MONTES D'OCCA (Joannes), de Febris pestilentis essentia. Hispali,
-1630.
-
-A MONTE SANCTO (Eugenius Horatius), Epistolae et Consultationes
-medicinales. Francofurti, 1597; in-fol. T. I. Lib. VI. Ep. 1. T. II.
-Ep. 24.
-
-MONTUUS (Hieronymus), Practica medica. Venetiis, 1626; in-4.to.
-
-MORELLI (J.), de Febre purpurata epidemica et pestilente, quae ab
-aliquot annis per Burgundiam, et omnes fere Galliae provincias misere
-debachatur etc. Lugd., 1641. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 672.
-
-MORSIANI (Christ. T.), de Pestilentiae causis et praeservatione.
-Hafniae, 1546.
-
-MORTON (Richardus), V. Append. ad Tractatum de Febribus continuis.
-
-MUNDELLA (Aloysius), de peste et pestiferorum adfectuum omnium causis,
-signis, praecautione, et curatione Lib. IV. Venetiis, 1570; in-4.to. V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 40.
-
-MUSTELLI (Vincentius), Admonitio de vitanda morbi pestilentis
-contagione. Parisiis, 1545. in-8.vo.
-
-VAN DER MYE (Federicus), de morbis, et symptomatibus popularibus,
-Bredae tempore obsidionis observatis. Antuerpiae, 1627; in-4.to.
-
-
-N
-
-NAEVIUS (Jo.), Medicamenta contra pestem. V. Sennert de Febribus.
-
-DE NAZARIO (Fr.), de Peste Lib. III. Lugd., 1522; in-4.to.
-
-NESTER (J. Matthias), de Peste et Dysenteria. Bayereuth, 1666; in-4.to.
-
-NICEPHORUS CALLISTUS, Histor. Ecclesiast. Lib. XVII. Cap. 18.
-
-NEUHUSIUS, Dissertatio, Scrutinium pestis. Marburgi, 1683.
-
-NORTHEIMER (J. Jacobus), de curanda peste ex Paracelso. Argentorati,
-1588.
-
-NUDOW (Henricus), Animadversiones de Contagio. Lipsiae, 1776.
-
-NUENARE, de Sudore Britannico. V. Petr. de Abano de Venenis, eorumque
-remediis.
-
-NUNNEZ (Ambrosius), Liber de peste. Conimbriae, 1601; in-4.to.
-
-
-O
-
-OCCHI (Hieronymus), Libri IV. de pestilentibus et venenosis morbis, cum
-Tractatione de Febribus malignis vulgaribus. Brixiae, 1655, in-4.to.
-
-OCCONIS (Adolphus), Conclusiones XXX de peste, ad Quaestionem:
-Num lues, quae Pestis dicitur, necessario habeat adjunctam Febrem
-pestilentem, vel putridam, vel hecticam, ita ut vel contenta cordis,
-vel ipsius substantia putreat necessario: ejusdemque, et aliorum
-Augustanae Reip. Medicor. Jurator. Consilium contra pestem. Augustae
-Vindelicorum, 1573; in-4.to.
-
-OCYORUS (Tarquinius), de XXV radicibus pesti resistentibus.
-Argentorati, 1589; in-8.vo.
-
-DE ODDIS (Marcus Oddo) Patavinus, de peste et pestiferorum affectuum,
-causis, signis, praecautione, et curatione Lib. IV. Patavii, 1564: it.
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-Theatr. Chem. Vol. III. Argentorati, 1613; in-8.vo.
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-Vindelicorum T. I. p. 78. 79. 294. 442. 485. 558.
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-latitante disquisitio physico-medica. Dantisci, 1626; in-4.to: it.
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-OLAI (Petrus), Oratio de febribus pestilentibus, earumque causis et
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-ORIBASIUS, Opp. Tom. I. Synopseos Lib. V. Cap. 24.
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-ORRAEUS (Gustavus), Descriptio Pestis, quae anno 1770 in Jassia et 1771
-in Moscua grassata est. Petropoli, 1784; in-4.to.
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-OVIDIUS, Metamorphoseon, Lib. VII.
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-
-P
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-PAAW (Petrus), de Peste. Lugduni Batavorum, 1636; in-16.º. V. Haller.
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-PALMARIUS (Julius), de Morbis contagiosis Lib. VII. Lutetiae, 1577. 78:
-it. Francofurti, 1601; in-8.vo: ut et Hagae Comitum, 1664.
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-PANSA (Martinus), Consilium antipestiferum etc. Lipsiae, 1614; in-4.to.
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-PARACELSUS (Theophrastus), Opp. T. III. Francofurti, 1603, in-4.to: it.
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-PARAEUS (Ambrosius), Opera omnia. Paris, 1582; in-fol. Lib. XXI.
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-PARENT (Guilielmus), Dialogus inter Hyppocratem, Paracelsum, et
-Themisonem, quo demonstrantur causae pestis et effectus etc. Leodii,
-1671; in-12.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 259.
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-—— —— Methodus sanandi peste adfectos, principiis certis
-stabilita. Leodii, 1669; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p.
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-PASCHASIUS (Henricus), Enchiridion de pestilentia. Hafniae, 1629;
-in-8.vo.
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-PASINUS (Ludovicus), de pestilentia Patavina anni 1555. Patavii, 1556;
-in-8.vo.
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-PATINUS (Carol.), de Peste. Patavii, 1683; in-8.vo.
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-———— (Guido), Adnotationes ad Natan. Ellein de Peste. V. Haller. Bibl.
-Med. Pr. II. p. 560.
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-PAULINI (C. Fabius), Praelectiones Marciae sive Commentaria in
-Thucydidis Historiam de Peste Atheniensium. Venetiis, 1603, in-4.to.
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-DE PAULMIER (J.), de praeservatione et curatione Pestis. Caënii, 1580.
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-PECHLIN (Jo. Nic.), Observationes Physico-Medicae. Hamb. 1691. Lib. II.
-Obs. 18.
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-PEIMA (L.) B. de Beintema, Loimologia, sive Historia constitutionis
-pestilentis annis 1708. 9. 10. 11. et 13. per Thraciam, Sarmatiam,
-Poloniam, Silesiam, Daciam, Hungariam, Livoniam, Daniam, Sveciam,
-Saxoniam, Austriam, variaque loca S. R. I. grassatae. Viennae, 1714.
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-PELETARIUS (Jacobus), de Peste compendium. Basileae, 1557; in-8.vo.
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-PEREZ DE HERRERA (Christophorus), Animadversiones de Carbunculis.
-Pinciae, 1604; in-4.to.
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-PERLINI (Hieronymus), Declamatio adversus morborum contagionem, hujusq.
-auctores et fautores. Hanoviae, 1613.
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-—— —— de pestilentia Tractatus. Tub. 1501; in-4.to.
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-DE PESTE GORITIANA. Salodii, 1682; in-4.to.
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-DE PESTE ALGERINA an. 1753 et 1762; in-8.vo.
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-PETERMANN, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1683.
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-PETRARCHA (Franc.), Epistol. Familiar. Epist. 7. Rer. Civ. Lib. III.
-Cap. 1.
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-PEUCER, Oratio, qua continetur commonefactio de peste, quae late per
-Europam vagatur. Wittembergae, 1560; in-8.vo.
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-PEYER DE CUBITO (Venceslaus), Consilium de peste. Append. ad Tractatum
-de thermis Caroli IV. Lipsiae, 1522; in-4.to: it. 1614; in-8.vo.
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-PHEDRONUS DE GELEINEN (Georgius), Halopyrgice, sive Jatrochemica Pestis
-epidemicae curatio. Basileae, 1562; inserta quoque ejusd. opusculis
-Jatrochymicis quatuor. Francofurti, 1611; in-8.vo.
-
-PICTORIUS (Georgius), de Peste et papulis puerorum Lib. II. Basileae,
-1555; in-8.vo.
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-PIDOXI (J.), Pestis cura et polychresti descriptio, 1605; in-8.vo.
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-PIENSE (Franciscus), de Febribus. Genevae, 1689; in-4.to; p. 413. seq.
-ejusd. Chronologia Pestium.
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-PINTOR (Petrus), Aggregator Sententiarum Doctorum omnium de
-praeservatione et curatione Pestilentiae. Romae, 1499; in-fol.
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-PISTOR (Joannes), de vera curandae Pestis ratione. Lib. I. Francofurti,
-1568; in-8.vo.
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-PLATERUS (Felix), Praxeos Medicae. Basileae, 1656; in-4.to; T. II.
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-PLATINA (Bartholomaeus), de vitis Pontificum: in vita Benedicti VIII;
-it. in vita Joannis XIV, in vita Nicolai I, in vita Agathonis Pont., in
-vita Bonifacii IV, in vita Pelagii II, in vita s. Gregorii Maximi, in
-vita Diodati I. Vid. Legendarium SS.um.
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-PLEMPIUS (Vopiscus Fortunatus), de Fundamentis medicinae Lib. VI.
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-—— —— Loimographia, sive Tractatus de peste. Amstelodami,
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-REYSINGH (Joannes Hennem.), Idea Loimodes, in qua salubres ac
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-rationes suggeruntur. Francofurti, 1615; in-4.to.
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-RHAZES, sive RHASIS, Abulk. Libellus de pestilentia, ex interpretatione
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-ratione. Basileae, 1529; in-8.vo: item e Graeco Latinis redditus a
-Nicolao Marcello. Venetiis, 1555; in-4.to.
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-RHENANI (Joannes), Antidotarium pestilentiae etc. Francofurti, 1641;
-in-8.vo: prodiit cum aliis ejusd. Epistolis chymicis.
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-RHODIGINUS (Ludovic. Carolus), Antiquarum Lection. Commentar. Lib.
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-RHODIUS (Joannes), Admiratio de peste. Erfordiae, 1583; in-8.vo.
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-RHUMEL (Joannes Conradus), Loimographia. Bambergae, 1606; in-8.vo.
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-RIGHI (Alexander), Historia morbi contagiosi, qui Florentiam
-depopulatus est anno 1630. Florentiae, 1633; in-4.to.
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-RIFFUS (Hermenius), de Victus ratione et curatione tempore Pestis.
-Francofurti, 1540; in-fol.
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-RIGAULT, Ergo in Pestilentia aliquid divinum. Parisiis, 1574.
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-RINCI (Caesar), Disputatio de peste Mediolanensi, quae anno 1577 urbem
-afflixit; inserta Joach. Camerarii Synopsi. V. Camerarius.
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-DE RIPA (Franciscus de s. Nazario), de Peste Lib. III. Lugd., 1522;
-in-4.to: it. Lipsiae, 1598; in-4.to.
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-RIPAMONTI (Joseph), Libri V. de Peste, quae fuit anno 1630 in urbe
-Mediolanensi. Mediolani, 1641; in-4.to.
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-RISCIA (Vincentius), Oratio de pestilente febre Panormitanam urbem
-obsidente. Messaniae, 1647; in-4.to.
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-RIVERIUS (Lazarus), Observationes medic. et Curationes insignes.
-Parisiis, 1646; in-4.to: it. Londini eodem anno; in-8.vo: ut et
-Lugduni, 1649; in-8.vo: nec non in ejusd. Oper. medicis: Francofurti,
-1669 et 1674; in-fol.: Venetiis, 1723; in-fol. p. 555. 560. et passim.
-
-RIVINUS (Andreas), de Peste Lipsiensi an. 1637. Lipsiae, 1638: it.
-1680; in-8.vo.
-
-ROET, Aphorismi de peste. Pestis adumbrata. Amstelodami, 1667; in-12.º.
-
-ROLFING, Dissertatio de pestilentiae natura et curatione. Jenae, 1641.
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-—— —— de febre pestilentiali et maligna in genere. Jenae, 1640.
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-—— —— Anatom. Lib. II. Cap. 22.
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-ROMANUS, Dissertatio de febre putrida et febre pestilenti. 1597.
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-ROMATET (Carolus), Tractatus de Peste, una cum Crisiologia. Parisiis,
-1635; in-8.vo.
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-RONSSEUS, Epist. Medic. N. XXXVII.
-
-ROSCIUS (Georgius Sabinus), de Peste. Romae, 1656; in-8.vo.
-
-ROSENSTEIN (R.), Sermo ad praecavendam pestem. 1722.
-
-ROTA (Michael Angelus), de Peste Veneta anni 1630. Venetiis, 1634;
-in-4.to.
-
-RUDIUS (Eustachius), de morbis occultis, et de venenis lib. V.
-Venetiis, 1610.
-
-RULAND (Martinus), de perniciosae luis Hungaricae signis et curatione.
-Lipsiae, 1610; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 316.
-
-—— —— Curationum Empyricarum Cent. X. Lugduni Batavorum, 1628; in-8.vo;
-Cent. IV. c. 81. 94. Cent. V. c. 4. Cent. VII. c. 2. Cent. VIII. c. 31.
-32.
-
-RUND, Dissertatio de lue multas civitates atque regiones depopulante,
-videlicet peste. Erfordiae, 1681.
-
-RUSTICUS (Petrus Antonius), Tabulae de peste, febre pestilenti, igne
-Persico etc. Papiae, 1521; in-fol.
-
-RUTZKY (H.), Dissertatio inauguralis de peste. Argentorati, 1782.
-
-RZAZYNSKI (Gabriel), Historia naturalis curiosa Regni Poloniae.
-Ludomiriae, 1721; in-4.to.
-
-
-S
-
-SAALMANN (Ferdinandus), Descriptio febrium malignarum etc. Munster,
-1791.
-
-SABELLICUS, Decad. III. lib. 3. Decad. V. lib. 9.
-
-SAGUENS R. P. (Joannes), Systema Pestis Physicum. Coloniae Agrippinae,
-1721; in-8.vo.
-
-SALICETI (Joannes), Liber de Pestilentia et ejus fuga. Tubingae, 1501;
-in-8.vo.
-
-SALIUS (Joannes), de praeservatione a pestilentia et ipsius cura
-Opusculum non minus utile, quam necessarium etc. Viennae Austr. 1510.
-
-SALIUS DIVERSUS (Petrus), Tractatus de febre pestilenti, et curationes
-quorumdam particularium morborum, quorum Tractatio ab ordinariis
-Practicis non habetur. Bononiae, 1585: item Francofurti, 1586; in-8.vo:
-item Harderovici, 1656; in-8.vo.
-
-SALMUTH (Philippus), Observationum Medicarum Cent. III. Brunsvici,
-1648; in-8.vo: Cent. I. Obs. 64. 97. Cent. III. Obs. 57.
-
-SALZMANN, Dissertatio de claudendis aedibus peste infectorum. Altor.
-1681.
-
-DE SANCTORIIS (Sanctorius), de Statica Medica Aph. Sect. I. Venetiis
-1743, in-12.º.
-
-SARACENUS (Jo. Antonius), de Peste commentarius. Genevae, 1571;
-in-8.vo: it. Lugduni, 1589. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 183.
-
-SAUBERT, Dissertatio de peste. Argentorati, 1643.
-
-SAUVAGES, Nosolog. Method. T. I. p. 451.
-
-SAVIROLI (Guilielmus), Brevis et accurata disputatio de Peste.
-Bononiae, et Parisiis, 1571; in-8.vo.
-
-SAXONIA (Hercules), Disputatio de phoenigmorum usu in febre pestilenti.
-Patavii, 1591.
-
-SCAMBALUS (Joannes Andreas), Opusculum de pestilenti faucium affectu
-Neapoli saeviente. Neapoli, 1610; in-4.to.
-
-SCHAFFER, Dissertatio de peste. Goettingae, 1803.
-
-SCHALLER, Dissertatio de peste. Vitembergae, 1618.
-
-SCHELHAMMER, Dissertatio de peste. Helmstadii, 1682.
-
-SCHELL (Joachimus), Liber de peste. Hafniae, 1636, in-4.to.
-
-SCHELLING (Conr.), Consilium ad pestem. Heidelbergae; in-4.to.
-
-Schenck (Joannes Theod.), Dissertatio de peste. Jenae, 1668; in-4.to.
-
-—— —— Observation. Medic. rar. et nov. T. 1. et 2. Francofurti,
-1600. Lib. VI. Obs. 174. 183. et seq.
-
-SCHEUNEMANN (Henningius), Paracelsica de morbo mercuriali contagioso,
-quem Pestem vulgus vocat, ex quintuplici ente. Bambergae, 1608,
-in-4.to.
-
-SCHILLER (Joachimus), de Peste Britannica Commentariolus. Basileae,
-1581; in-8.vo. V. Petr. de Abano; cum Alex. Benedicti Libro de peste.
-
-SCHITLER (J.), Regimen praeservativum et curativum febris
-pestilentialis et morbi Anglici sudorifici, 1572.
-
-SCHMID (Ludovicus), Epistola de urinis pestiferorum. Exstat in Horstii
-Observat. Medicar. Libris IV. posterioribus. Ulmae, 1628; in-4.to.
-
-SCHNEEBERGER (Antonius), Medicamentorum simplicium, sive Euporiston
-Pestilentiae, veneno adversantium catalogus, et quomodo iis sit
-utendum, brevis institutio. Tiguri, 1562; in-8.vo: it. ex editione
-Henrici a Bra. Leovardii, 1616; in-8.vo.
-
-SCHNEIDER, Dissertatio de peste, morborum principe. Vitembergae, 1680.
-
-SCHOENBORN (Bartholomaeus), Dialogus de peste. Vitembergae, 1613;
-in-8.vo.
-
-SCHONER, Dissertatio de natura et cura pestilentiae. Gryphiswald., 1633.
-
-SCHORER (Christophorus), Medicina Peregrinantium. Ulmae, 1663; in-8.vo,
-p. 101.
-
-SCHOTANUS (Petrus), Speculum, in quo luis pestiferae causae, signa,
-accidentia, curatio proponuntur. Holmiae, 1621; in-8.vo.
-
-SCHRAUD (Franciscus), Historia Pestis Sirmiensis an. 1795-96. Budae,
-1802; in-4.to.
-
-SCHREIBER (Joannes Fridericus), Observationes et cogitata de
-pestilentia, quae anni 1738 et 39 in Ucraina grassata est. Petropolis,
-1740: it. 1750, in-4.to.
-
-SCHRODAEI, Dissertatio de peste, febriumque pestilentium malignarum
-cura. 1638.
-
-SCHROETER, Themata de peste. Jenae, 1562.
-
-—— —— Praeservatio et cura pestis. Lipsiae, 1566; in-8.vo.
-
-—— —— Brevis et necessaria contagiosae pestis adumbratio
-positionibus scripta. Jenae, 1584; in-4.to.
-
-SCHULZE, Dissertatio de remediis ad pestilentiam, tum a recentioribus
-tum a veteribus quaesitis. Francofurti, 1711.
-
-—— —— Dissertatio de sanguinis missione in pestilentia. Altd.,
-1725.
-
-SCOTUS (Lidelius), de Peste. Neomagi, 1624.
-
-SCHURF (Augustus), Disputatio de peste etc. V. Haller. Bibl. Med. Pr.
-I. p. 574.
-
-SCRETA DE ZAVORZIZ, de peste et febre pestilentiali. Schaff., 1716;
-in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 279.
-
-SENECA in Oedipo 37. 70. et 124. 201.
-
-SENNERT (Daniel), de peste, pestilentialibusque ac malignis febribus.
-Opera Omnia. T. V. lib. IV. Francofurti, 1653, in-4.to.
-
-SEREDI, Dissertatio de peste. Vindobonae, 1763; in-8.vo.
-
-SETTALA (Ludovicus), de peste et pestiferis affectionibus Lib. V.
-Mediolani, 1622: item 1630; in-4.to.
-
-SIBYLLENUS (Petrus), de peste liber absolutissimus. Pragae, 1564;
-in-4.to. V. Haller. Bibi. Med. Pr. II. p. 149.
-
-SILIUS ITALICUS, Bell. Pun. Lib. XIV. v. 580. 617.
-
-SIMONIUS (Simeon), artificiosa curandae pestis methodus, Lib. II.
-Lipsiae, 1576; in-4.to.
-
-SITONUS (Joannes Bapt.), Jatrosophiae Miscellan., 1649; in-4.to; Tract.
-I.
-
-SOLDI (Jacobus), de Peste. Bononiae, 1478. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I.
-p. 467.
-
-SOMMENTII (Thomas), de morbis, qui per finitimos populos adhuc
-grassantur, et num ad pestilentes referendi sint etc. Cremonae, 1576;
-in-4.to.
-
-SORBAIT (Paulus), Consilium medicum ad pestem Viennensem. Op.
-Theoretico-Practic. Viennae, 1679: ib. 1713; in-4.to: it. Norimbergae,
-1673.
-
-SÖSS (Franciscus), Positiones de peste.
-
-SPINDLER (Paulus), Observationum Medicarum Centuria. Francofurti, 1691;
-in-4.to; Observ. 59.
-
-STABILIS (Franciscus), Defensio contra asserentes pudendorum
-inflammationem non esse pestis signum. Venetiis, 1576; in-4.to.
-
-STANGIUS (Daniel), Antidotum Pestis. Vitembergae, 1608; in-8.vo.
-
-STEEGH (Godofr.), Tractatus de peste. Würzb. 1597.
-
-STEINBEISS (Martinus), Antidotale praeservationis cum additionibus in
-Epidemicum Morbum. Viennae, 1520; in-4.to.
-
-STEINHEYLL (Henricus), Liber de curatione pestilentiae. Vid. Gallum p.
-126.
-
-STEINMETZ, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1567.
-
-STELLING (M.), Virtutis invidia comes etc. Bremae, 1624; in-4.to.
-
-STENGEL (Carolus), Historia Pestis. Augustae Vindelicorum, 1614;
-in-4.to: Dilingae eod. an. in-8.vo.
-
-———— (Lucas), Quaestiones: I. an Stibium sive Antimonium aegrotantibus
-citra noxam exhiberi possit, etc.: III. an Pestem necessario
-subsequatur febris? Augustae Vindelicorum, 1566; in-4.to.
-
-—— —— Theses de natura, causis, et curatione morbi epidemici.
-Augustae Vindelicorum, 1580; in-4.to.
-
-STEPHANI (Joannes), summa praecautionis ratio, pestiferae contagionis,
-ac primum de contagiosa aeris natura. Venetiis, 1624; in-12.º: et in
-ejusd. Operibus universis. Venetiis, 1653; in-fol.
-
-STHAAR (Joannes Bernardus), Epistola de febre pestilentiali. Cracoviae,
-1707. in Actis Erudit. Lipsiens. anni 1710.
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-STHAL (J.), Dissertatio de peste. Erfodiae, 1732.
-
-STOCKHAMMER, Consilium Medicum de peste.
-
-STOERCK, Annus Medicus. I. p. 3. 15.
-
-STOCKMANN (Ernestus), Hodegeticum pestilentiale; sive Quaestiones
-quinquaginta de peste. Lipsiae, 1667; in-4.to.
-
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-in-12.º.
-
-STOLL, Ratio medendi T. II. p. 59. 67. T. IV. p. 348.
-
-STRAUSS (Laurentius), Dissertatio de jure arcendi ob metum pestis.
-Francofurti, 1665; in-fol.: it. Vitembergae, 1683.
-
-STROBELBERGER (Joannes Steph.), Succinctae disputationes de peste.
-Norimbergae, 1625; in-8.vo.
-
-STROTHER (Eduardus), de Variolis et Peste. V. Acta Eruditorum Lipsiens.
-anni 1722.
-
-STRUPPE A GELHAUSEN (Joachimus), Sitipotiamatechnia Antidotarii
-antitrimastigi; i. e. Medela trium extremorum Dei flagellor, etc.
-Francofurti, 1574; in-4.to.
-
-STUBING (J.), de Pestilentia. Viennae, 1561; in-8.vo.
-
-SVETONIUS TRANQUILLUS CAJUS, in Neronis, in Titi Caesaris vita Cap. 8.
-
-VAN SWIETEN (Gerardi), Commentar. in Hermanni Boerhav. Aphorismos T.
-V. Lugd. Batav. 1772. — de morbis epidemicis pag. 153-200, ubi etiam de
-peste agit.
-
-SYDENHAM, Oper. Medic. tota sectione secunda.
-
-DE SYLVA OLIVERA (Franciscus), de curatione carbunculi contagiosi.
-Granatae, 1603; in-4.to.
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-SYLVIUS (Jacobus), Liber de peste et febre pestilenti etc. V. Oper.
-Medic. P. IV. Coloniae Allobrogum, 1630; in-fol.
-
-SYLVIUS DE LA BOE (Franciscus), de Peste — (ex auditorum notatis
-confectum).
-
-
-T
-
-TABERNAMONTANO (Jacobus Theodorus), Consilium pro pestilentibus
-febribus. Heidelbergae, 1573: it. Francofurti, 1587. Germanica lingua
-scriptum (Regiment und Rathschlag etc.). Heidelb. 1568; in-4.to: it.
-1572.
-
-TACK, Dissertatio de peste. Giess. 1680.
-
-DE TARANTA (Valescus), Tractatus de peste et epidemia. Patavii, 1487,
-in-4.to: it. Lugduni Batavorum, 1490. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p.
-455, et ejusdem Philonium pharmaceuticum et chirurgicum, de medendis
-omnibus tum internis, tum externis humani corporis affectibus etc.
-Francofurti et Lipsiae, 1680.
-
-TARCAGNOTTA (Joannes), Histor. Mundi Part. II Lib. 9. 16. 17. 19. Vol.
-I. Lib. 8. 14.
-
-TARVISINO (Faust. Gibellius), de Recta inquisitione legitimae Pestis in
-genere liber unus. Utini, 1641.
-
-DE TAUSSIGNANO (Petrus), Consilium pro Peste evitanda. Venetiis, 1513:
-it. 1522. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 472.
-
-THEODOSIUS, Epist. II. p. 35.
-
-THIBAULT, Ergo ut corporum diathesis, ita pestis invadit. Parisiis,
-1502.
-
-THOMASIUS (Franciscus), de Peste. Romae, 1587; in-8.vo.
-
-THONER (Augustinus), Observationes de peste; insertae ejusdem
-Observationum Medicarum haud trivialium Libris IV. Ulmae, 1649;
-in-4.to: it. 1651. App. p. 63.
-
-THUCYDIDES, de bello Peloponensi Historia. Lib. II. de quo Lib. VIII.
-hujus auctoris cum Adnotat. Henrici Stephani, et Joannis Hudsoni.
-Amstelodami; 1781; in fol.
-
-TIMAEUS A GULDEKLEE (Balthasar), Consilium de peste. Lipsiae, 1663:
-ut et in ejusd. Epistolis Medicinalibus et Consiliis. Lipsiae, 1665 et
-1667; in-4.to.
-
-—— —— Casus Medicinales, ibid. 1691. p. 389. 392.
-
-A TOPELSTEIN (Henricus), de Curatione Pestilentiae. V. Gallum p. 126.
-
-TORELLA (Andreas), de Peste Italica, Lib. II. Bononiae, 1630; in-4.to.
-
-———— (Gaspar), de Aegritudine pestifera et contagiosa nuper
-cognita Consilium: in Joannis Baverii Libro Consiliorum de Morborum
-curationibus.
-
-DE TORRES (Diego), de Pestilentia. Bisunt. 1487. in-4.to.
-
-TORSCHILLUS (Christianus), de causis pestilentiae et cura, cum praefat.
-Joan. Pauli Resenii. Hafniae, 1546: it. 1552 et 1619; nec non in Thom.
-Bartholini Cista Medica Hafniensi, ibid. 1662; in-8.vo.
-
-TREBEL (H.), Hecatostichon elegiacum de peste Isenackensi. Isenaci,
-1506; in-4.to.
-
-TREVISANI (Andreas), Tractatus de causis, natura, moribus et curatione
-pestilentium febrium. Mediolani, 1595; in-4.to.
-
-TRINCAVELLI (Victor), Tractatus de febre pestilentiali, cum ejusd.
-explanationibus in Galeni Libr. de differentiis Febrium. Venetiis,
-1575; in-fol.
-
-TUDECIUS (de Monte galea) Amussis antiloimica. Norimbergae, 1696:
-in-12.º.
-
-
-U
-
-UHL, Dissertatio de peste. Altdorf. 1645.
-
-ULIN (Oswaldus), Libr. de pestis cura et praeservatione. V. Gall. p.
-340.
-
-ULSTADIUS (Philippus), Tractatus de epidemia. Basileae, 1526; in-4.to.
-
-UNZER (Matthaeus), Catoptron Loimodes, h. est de Lue pestifera Lib.
-III. Halae Saxoniae, 1615: it. 1621; in-4.to.
-
-URANIUS (M. Michael), de morbo pestilente Commentar. Schmal., 1502;
-in-8.vo.
-
-URSINUS (Joannes), Elegiae de peste etc. Alexandriae, 1549: in-4.to.
-
-
-V
-
-VACHER, Ergo Pestis a putredine. Parisiis, 1629.
-
-VADIANI (Joachimus), Consilium contra pestem. Basileae, 1546; in-8.vo.
-
-VAEZ (Petrus), de Epidemia Pestilenti. Valentiae, 1601; in-8.vo.
-
-VALDANE (Joseph), de theriacae usu in febribus pestilentibus Lib I.
-Brixiae, 1570. Lib. II. 1571; in-4.to.
-
-VALDIVIA (Andreas), Tractatus de peste. Hispali, 1601. V. Haller. Bibl.
-Med. Pr. II. p. 346.
-
-VALERIUS MAXIMUS, Lib. I. cap. 6.
-
-VALLERIOLA (Franciscus), Observationum et Curationum Medicinalium
-Libri VI. Lugduni, 1554, et 1573; in-fol.: it. 1589, et 1605; in-8.vo.
-Venetiis, 1555; in-8.vo.
-
-VARIGNANA (Guilielmus), Secreta sublimia ad varios curandos morbos
-verissimis auctoritatibus illustrata, etc. Lugduni, 1539; in-4.to;
-Tract. 2. et 3. Serm. 2. et 3.
-
-VASENIUS (Joannes), Commentar, in Libr. I. III. et VI. Epidemiorum
-Hyppocratis. Parisiis, 1546; in-fol.
-
-DE VEGA (Petrus), Pestis praecavendae et curandae Methodus. Genevae,
-1638; in-12.º.
-
-VENETUS (Michael), Commentar. de morbo pestilenti. Smalcaldiae, 1582;
-in-8.vo.
-
-VERREZIUS (David), Exercitationum Medicarum super Disp. quadam de peste
-liber unus. Campoduni, 1618; in-4.to.
-
-VERZASCHA (Bernardus), Observationum Medicarum Centuria. Basileae, 1677.
-
-VESALIUS (Andreas), in Chirurgia magna. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II.
-p. 32.
-
-DE VIANA (Joannes), Tractatus de peste Malagensi. Malagae, 1657;
-in-4.to.
-
-VICTORIUS (Petrus), Consultationes Med. N. 69. 89.
-
-DE VILLANOVA (Arnoldus), Breviarium practicae medicinae a capite usque
-ad plantas pedum etc. Mediolani, 1483, Lib. IV.
-
-DE VINARIO (Raimundus), Consil. de peste. Lib. III. Lugd. 1553; in-12.º.
-
-VISCONTI (Matthaeus), Regimen contra pestem. Venetiis, 1538; in-8.vo.
-
-VITUS (J. Balthasar), de remediis Pestis profilacticis, 1564.
-
-VIVIANI, Apologia de peste. Venetiis, 1633; in-4.to.
-
-VOCHS (Joannes), Opusculum de omni pestilentia, et de diuturna peste
-morbi Gallici. Magdeburgi, 1508; in-4.to: iterum a Joanne Dryandro
-editum. Coloniae Agrippinae, 1537; in-8.vo.
-
-—— —— de pestilentia anni praesentis, ejusque cura.
-Magdeburgi, 1507; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 492.
-
-VOETIUS (Gisbertus), Disputatio de peste, prodiit cum ejusd.
-Dissertatione epistolica de vitae termino. Ultrajecti, 1641; in-8.vo.
-
-VOGLER (Valentinus Henricus), Opusc. de vi immaginationis in peste
-producenda; cum ejusd. Commentario Diaeteticorum. Helmestadii, 1667;
-in-4.to.
-
-VOIT (Nathan.), de contagionis essentia, speciatim de peste etc.
-Basileae, 1654; in-4.to.
-
-DE VRIES, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1682.
-
-
-W
-
-WAGNER (Christsphorus), Descriptio Pannoniae; Pars II. p. 70.
-
-WALD (Georgius), Tractatus de terra sigillata, quomodo ea pesti,
-venenis, et variis morbis adversetur. S. Galli, 1582; in-4.to.
-
-WALDSCHMIDT (Guilielmus Huldericus), Dissertatio de singularibus
-quibusdam pestis Halsaticae. Kiloniae, 1721; in-4.to. V. Haller.
-Collect. Dissertationum Practic. Vol. V. p. 177.
-
-WALDSCHMITT (Joannes Jacobus), Scrutinium pestis; insertum quoque
-ejusd. Operibus medico practicis. Marpurgi, 1679: it. Francofurti ad
-Moen. 1707. Vol. II. Epist. XIII.
-
-WARWICH (Joannes), de Pestilentia. Hafniae, 1577.
-
-WAWRUCH, Tentamen sistens antiquitatis tiphi contagiosi. Viennae, 1812.
-V. Salzb. Medic. Chirurg. Zeitung, 1812. III. p. 369.
-
-WEDEL (Georgius Wolfang.), Orationes de causis diritatis pestilentiae.
-Jenae, 1681; in-4.to. V. Ephemer. Natur. Curiosor. Decad. II. Ann. I.
-App.
-
-WEDEL (Georgius Wolfang.), de Pestilentia in sacris. Jenae, 1714;
-in-4.to.
-
-—— —— Dissertatio de peste. Jenae, 1712; in-4.to.
-
-WEISS (Gottfr.), Dissertatio de malo pestifero. Lipsiae, 1668.
-
-WEIZ, Meditatio de peste. V. Ephemerid. Naturae Curiosor. Decad. II.
-Ann. I. Append.
-
-WERLOSCHING, Disser. de peste. Lincii, 1713; in-8.vo.
-
-WERLOSCHING E PERENBERG (Joannes Bapt.),et LOIGK (Antonius),
-Loiniologia, seu Historia Pestis, quae ab anno 1708 ad 1713 inclusive
-Transylvaniam, Hungariam, Austriam, Pragam, et Ratisbonam, aliasque
-conterminas provincias et urbes progrediendo depopulabatur, per
-epistolas ex autopsia et experientia propria medice exarata. Styriae,
-1716.
-
-WESZPREMI (Stephanus), Tentamen de inoculanda peste. Londini, 1755. V.
-Vegel neue med. Bibl. B. 2. St. 5. §. 430. folg.
-
-WICHMANN (Augustus), Apotecha spiritualium pharmacorum contra luem
-contagiosam, aliosque morbos. Antuerpiae, 1626, in-4.to.
-
-WIDMANN (Salicetus), de Pestilentia. Tubingae, 1501; in-4.to.
-
-WAN DER WIERS (Joannes), Observationes Rariores. Tom. I. et II.
-Amstelodami, 1657; in-12.º: it Leiden, 1727; in-8.vo. Cent I. Obs. 99.
-
-WIESSNER, Dissertatio de malo pestifero. Lipsia, 1668.
-
-WILLIS (Thomas), Opera omnia. Venetiis, 1720. Tom. I. Cap. XIII. de
-Febribus; Methodus sanos tuendi a peste; de Sudore Anglico.
-
-WINTHER (Joannes Germ.), Dissertatio de contagio pestilenti. Marpurgi,
-1677: it. 1693; in-4.to.
-
-WITTICHIUS (Joannes), Processus curation. et consil. in curandis morbis
-particularibus. Lipsiae, 1707. Consil. n. 75.
-
-WOLFIUS, Lect. Memorab. Tom. II. p. 291.
-
-WURSTISIUS, Chronicon Basileense.
-
-
-X
-
-XIMENES-SAVARIEGO (Joannes), Tractatus de peste. Antiquariae, 1602;
-in-4.to.
-
-
-Z
-
-ZACCHIAS (Paulus), Quaestiones Medico-Legales. Romae, 1621. Lib. IX.
-Tit. V.
-
-ZACUTUS LUSITANUS, de Praxi admiranda. Amstelodami, 1641. Lib. III.
-Obs. 37. 45. Lib. IV. 46. passim in Lib. V. et VI. de Medicorum
-principum Historia.
-
-ZEIDLERUS, Dissertatio de pestilentia. Lipsiae, 1633.
-
-ZEISIUS (Matthaeus), Orationes de causis et periodis pestilentium
-morborum. Francofurti, 1597; in-4.to.
-
-ZIPPLERUS (Flam. Gaston), Tractatus de peste. 1660; in-12.º.
-
-ZOVELLI (Petrus Jacobus), de pestilente statu. Venetiis, 1557; in-8.vo.
-
-ZWINGER, Theatrum vitae humanae, p. 370. 524. 541.
-
-
-DE CONCORREZZO (Joannes), Practica nota medicinae, Lucidarium et Flos
-Florum Medicinae nuncupata. Cum Summula de Curis Febrium secundum
-hodiernum modum et usum compilata. Venetiis, 1501. — Summul. etc. Cap.
-de Febribus pestil.
-
-GORDON (Bernardus), Lilium Medicinae etc. Lugduni, 1491. P. I. c. 10.
-
-DE PIEMONTE (Franciscus), Supplementum in Secundum Librum Compendii
-Secretorum medicinae Joannis Mesue etc. Partic., 1. Sect. 2.
-
-
-IN ITALIANO.
-
-
-A
-
-ALBERIZZI (Pier Giuseppe), Crotologia medica, in cui si stabiliscono,
-esclusi i vermicciuoli, altre cagioni della peste, ec. Milano, 1721.
-
-ALESSANDRI (Francesco), Trattato della peste, e delle febbri
-pestilenti. Torino, 1586; in-4.to.
-
-DEGLI ALESSJ (Alessio), Preservazione e Storia della peste di Este.
-Padova, 1660; in-4.to.
-
-ALIMO (Marc'Antonio), Discorso intorno alla preservazione del morbo
-contagioso e mortale, che regna in Palermo e in altre città e terre
-della Sicilia. Palermo, 1625; in-4.to.
-
-—— —— Consigli Medico-Politici del Senato Palermitano per l'occorrente
-necessità della peste. Palermo, 1652; in-4.to.
-
-AMBROSINI (Bartolommeo), Modo facile di preservar e curar di peste ec.
-Bologna, 1631; in-4.to.
-
-AMITA, Istoria del contagio della provincia di Bari negli anni 1590.
-91. e 92. Napoli, 1649; in-4.to.
-
-ANSELMI (Gio. Battista), Opera nella quale si dichiara l'essenza della
-peste, nome, ec. Genova, 1638; in-4.to.
-
-P.RE ANTERO MARIA (di s. Bonaventura, Agostiniano Scalzo), Lazzeretti
-della città e riviera di Genova del 1657. Genova, 1658.
-
-DE ANTONI (Alberto Michiele), Discorso per ben governarsi dalla peste.
-Padova, 1635; in-4.to.
-
-ARCASIO, Discorso sopra la preservazione e cura della contagione.
-Savona, 1630; in-8.vo.
-
-ARDIZZONI (Fabricio), Ricordi intorno al preservarsi e curarsi dalla
-peste. Genova, 1656.
-
-ARELLAN (Pietro Francesco), Trattato della peste. Asti, 1598; in-4.to.
-
-ARIMONI (Annibale), Risposta fatta per il Sommario delle cause
-pestilenti ec. 1576; in-8.vo.
-
-ARLUNO (Gio. Pietro), Descrizione della peste che ha regnato in Milano
-nel 1514.
-
-ARRIETA (Filippo), Ragguaglio Storico del contagio di Bari, 1690.
-
-—— —— Avvertimenti contro la peste raccolti dalli Secreti
-dell'Ingrassia. Genova, 1686; in-12.º.
-
-ASSALINI (Paolo), Riflessioni sopra la peste di Egitto con i mezzi di
-preservazione. Torino, Anno IX. (1801); in-12.º.
-
-AZUNI (Domenico Alberto), della Pubblica Amministrazione Sanitaria in
-tempo di peste. Cagliari, 1800; in-8.vo.
-
-
-B
-
-BAJAMONTI (Giulio), Storia della peste, che regnò in Dalmazia negli
-anni 1783. 84. Venezia, 1786; in-8.vo.
-
-BALDO (Sebastiano), Trattato della peste. Genova, 1656; in-4.to.
-
-BALIANO (Gio. Batt.), Trattato della pestilenza.
-
-BARBATO (Bartolommeo), il Contagio di Padova dell'anno 1630 al 1631.
-Rovigo, 1640; in-4.to.
-
-BAVERIO o BAVIERA, detto altrimenti BONETTI BAVERIO, Reggimento degno
-et utilissimo come il huomo si debbe gubernare et conservare nel tempo
-della peste. Bologna, 1478; in-4.to.
-
-BOCCACCIO (Giovanni), Descrizione della peste del 1348 in Firenze. V.
-Introduzione alla prima giornata del Decamerone.
-
-BOESIO (Luchino), Trattato delli buboni e carboni pestilenziali, delle
-loro cause, segni, e curazione. Genova, 1630; in-8.vo.
-
-BONALDI (Pier'Antonio), Discorso Razionale contro la presente epidemia
-pestilente. Treviso, 1630.
-
-BORGARUCCI (Prospero), Trattato della peste. Venezia, 1565.
-
-BOVIO (Tom. Zefiriele), Fulmine contro i Medici Putatitii Rationali.
-Verona, 1602. in-4.to.
-
-BRIGENTI (Annibale), Avvisi ed avvertimenti intorno al governo di
-preservarsi dalla pestilenza. Napoli, 1577; in-4.to.
-
-BUCCI (Agostino), Modo di conoscere e distinguere gl'influssi
-pestilenti, e difendere da quelli con buoni ordini politici le persone,
-le città, e i luoghi, ec. Turino, 1585, in-8.vo.
-
-
-C
-
-CALAFATTI (Giorgio), Trattato sopra la peste. Venezia, 1682, in-8.vo.
-
-CANOBBIO (Alessandro), il Successo della peste occorsa in Padova l'anno
-MDLXXVI. Venetia, MDLXXVII; in-8.vo.
-
-CAPPELLO (Gio. Francesco), Epilogo di Osservazioni di antidoti contro
-la peste. Genova, 1656, in-12.º.
-
-CASTAGNO (Pietro), Reggimento contro la peste per conservare li sani,
-e curare gl'infermi, con il modo di usare l'olio contro la peste.
-Ferrara, (senza anno); in-4.to.
-
-CAUSE E RIMEDJ della peste raccolte per ordine di M.r Gonzaga. Firenze,
-1577; in-8.vo.
-
-CAVAGNINO, Compilatione delli veri et fedeli rimedii da preservarsi e
-curarsi dalla peste. Milano, 1630.
-
-CELANO (Carlo), degli Avanzi della peste. Napoli, 1681, in-8.vo.
-
-COLANTONIO (Giuseppe), Ragguaglio della peste scoperta nella città di
-Rieti nell'anno 1656. Roma, 1658; in-4.to.
-
-COMPENDIO (breve) del Contagio della città di Napoli. Napoli, 1656.
-
-CONDIO (Lorenzo), Medicina filosofica contro la peste. Lion, 1561;
-in-16.º.
-
-CONSULTI medici per preservarsi dai mali correnti nella città di
-Napoli. Roma, 1656.
-
-DALLA CORTE (Bartolommeo), Lettera intorno all'aria o vermicelli, se
-cagioni della peste, ec. Milano, 1720.
-
-—— —— Lettera apologetica intorno agli effluvj, se organici o
-inorganici, cagione della peste, ec. Milano, 1721.
-
-———— (Girolamo), Historia di Verona, Parte seconda, lib. 14. pag. 321.
-lib. 16. pag. 428.
-
-CULLEN (Guglielmo), Elementi di medicina pratica. Venezia, 1796. Trad.
-dall'Ingl. con note. T. II. Lib. III. c. V.
-
-
-D
-
-DACIANO (Gios.), Trattato della peste e delle petecchie, nel quale
-s'insegna il vero modo, che si dee tenere per preservarsi, e curare
-ciascuno oppresso da tali infermità. Venezia, 1576; in-4.to.
-
-DIALOGO, nel qual si discorre del mal della peste. Pisa, 1631.
-
-DONATI (J.), Relazione sul metodo di curare le glandule pestilenziali
-coi rimedj esterni, 1625.
-
-DE DONDIS (Giacomo), Consiglio contro la pestilenza. Firenze, 1523;
-in-8.vo.
-
-DONDUZZI (Girolamo Mario), Ragionamento intorno le precauzioni e regole
-da usarsi dai Chirurghi in mezzo alla peste pel governo di se stessi e
-degl'infermi. Bologna, 1721, in-4.to.
-
-DONZELLINI (Girolamo), Lettera intorno la natura, le cause, e la cura
-della peste. Venezia, 1570; in-4.to. Tradotto in latino da Joachino
-Camerario. Norimberga, 1583.
-
-
-F
-
-FACCIO (Silvio), Paradossi della pestilenza. Genova, 1584.
-
-I FATTI di Milano al contrasto della peste dal primo di Agosto 1576
-fino all'ultimo dell'anno 1577. Milano, 1578, in-8.vo.
-
-P.re FEDELE DA ZARA Cappuccino, Memorie sulla peste di Spalato del
-1784. Spalato, 1784. M. S.
-
-FERRERO, Historia dell'augusta città di Torino. Torino, 1712. Parte
-seconda, Lib. III. p. 364.
-
-FERRO (Saladino), da Ascoli; Trattato della peste tradotto dal latino
-in italiano da Salustio Visconti. Venezia, 1576, in-4.to.
-
-FICINO (Marsilio), Consiglio contro la pestilenza. Venezia, 1546,
-in-8.vo. Insieme con Tommaso del Garbo, Mengo da Faenza, ed altri
-autori, e ricette sopra la medesima materia, ec. Fiorenza, 1576;
-in-8.vo. Tradotto in latino da Girolamo Riccio. Genova, 1595; in-12.º.
-
-FIERA (Gio. Battista), Questioni intorno la Pestilenza. Mantova, 1562.
-
-FIOCCHETTO (Gio. Francesco), Trattato della peste e del pestifero
-contagio di Torino dell'anno 1630. Torino 1631, e 1720; in-4.to.
-
-FIORAVANTI (Leonardo), Regime contro la peste. Venezia, 1565; in-8.vo.
-
-FRIGIMELEGA (Francesco), Consiglio sopra la pestilenza qui in Padova
-dell'anno 1555. Padova, 1555.
-
-
-G
-
-GAGLIARDI, del vitto nelle febbri pestifere. Milano, 1645.
-
-GHILINI (Girolamo), Annali d'Alessandria. Milano, 1666. p. 108. 110.
-111. 119. 121.
-
-GHIRARDINI, Storia di varii successi d'Italia particolarmente della
-città di Bologna dal 1321 al 1415. Bologna, 1669. P. II.
-
-GIANNONE, Storia delle guerre civili del Regno di Napoli. Napoli,
-Milano, Firenze, varie altre edizioni: ultimamente a Milano, 1822;
-in-8.vo. Vol. IX. L. VII. pag. 181.
-
-GILLI, Saggio di Storia Americana. Tom. II.
-
-GLISSENTE (Antonio), Sommario delle cause, che dispongono i corpi degli
-uomini a patire la peste. Venezia, 1576; in-4.to.
-
-—— —— Trattato del metodo di vivere e delle precauzioni da
-osservarsi necessarie alla preservazione nel tempo di peste. Venezia,
-1576.
-
-—— —— Risposta per il primo trattato delle cause della peste
-all'Apologia di Annibale Raimondi, Veronese. iv. 1576.
-
-GOVERNO GENERALE DI SANITÀ del Regno di Sicilia. Palermo, 1749.
-
-GRÄBERG, VON HEMSOE (Jakon), Lettera al dottor Grossi sulla peste
-di Tangeri nel 1818-19. Genova, 1820. V. Omodei Annali Universali di
-Medicina N. XLII. p. 312.
-
-—— —— Lettera al Collegio di Sanità di Stocolm. V. Med. Chirurg.
-Zeitung. 1819. N. 83. 94. Omodei Annali Universali di Medicina N.
-XXXVIII. p. 263.
-
-GRATIOLO (Andrea) di Salò, Discorso di peste, nel quale si contengono
-utilissime speculationi intorno alla natura, cagioni, e curazione
-della peste, con un Catalogo di tutte le pesti più notabili de' tempi
-passati. Venezia, 1576, in-4.to.
-
-GUERRA (Niccolò), Raccolta della peste di Napoli dell'anno 1656.
-Napoli, 1668.
-
-GUICCIARDINI, Storia d'Italia. Lib. X. XI. XII. XV. e XIX.
-
-
-I
-
-JAMES, Dizionario Farmaceutico Chimico. Appendice al Tom. II. Del
-Contagio ovvero della peste; tradotto dall'inglese, edizione seconda
-Veneta. Venezia, 1794, in-8.vo.
-
-INGRASSIA (J. Filippo), Informazione del pestifero e contagioso morbo,
-il quale affligge ed ha afflitto questa città di Palermo negli anni
-1575 e 76; col regime preservativo e curativo. Palermo, 1576. Fu
-tradotto in latino col titolo: Brevis Methodus curandi Contagium, quod
-ann. 1575 et 76. Panormum et loca vicina invasit. Panormi, 1576. V.
-Joach. Camerarii Synops. etc.
-
-
-L
-
-LANCETTA (Troilo), della Pestilenza comune ai bruti, e del contagio
-mortale dell'uomo ec. Venezia, 1632; in-8.vo.
-
-LOCATELLI (Lodovico), Trattato della peste. Venezia, 1629.
-
-LORENZINI (Gio. Andrea), Breve compendio del contagio di Roma
-dell'anno, 1656.
-
-
-M
-
-MACHIAVELLI (Niccolò), Descrizione della peste di Firenze dell'anno
-1527. V. Proemio.
-
-MAFFEI (Vitangelo), Racconto della peste nella città di Modugno; sua
-origine, governo, medicina, e purificazione. 1656. V. Morrea, peste di
-Noja.
-
-MARITI (Giovanni), Descrizione di un viaggio fatto nell'isola di Cipro,
-Siria, e Palestina nell'anno 1760 e fino al 1768. Tradotto in tedesco
-da Hase (Christ. H.). Altemburgo, 1777.
-
-MARTINI (Valerio), Discorsi della cura della peste, dei carboni, ec.
-Venezia, 1628; in-4.to.
-
-MARTORELLI (Luigi), Memorie Historiche dell'antichissima e nobile città
-di Osimo. Venezia, 1705. Lib. V. Cap. 1. p. 348.
-
-MASIERO (Filippo), il più temuto dei mali la Peste, quanto fa d'uopo
-per preservarsi e per ischivarlo. Venezia, 1722; in-8.vo.
-
-MASUCCI (Marino), Trattato sopra la pestilenza. Macerata, 1577.
-
-P.re MAURIZIO DA TOLONE (Cappuccino), Trattato politico da praticarsi
-ne' tempi di peste. Genova, 1661; in-12.º.
-
-MAZZI (cav.), sulla Costruzione di un Lazzeretto, Napoli, 1819; in-8.vo.
-
-MAZZUCHELLI (Carlo), Memorie dei Provvedimenti ordinati dal Supremo
-Magistrato di Sanità di Milano per difesa della pubblica salvezza,
-durante il contagio nella Provenza, Linguadocca, e ne' vicini paesi
-negli anni 1720 e 21. Milano, 1722; in-4.to.
-
-MELANI (Enea Gaetano), la peste di Messina accaduta nell'anno 1743.
-Venezia, 1747; in-8.vo.
-
-MERCATI (Michiele), Istruzione sopra la peste, nella quale si
-contengono i rimedj, ec. Roma, 1576; in-4.to.
-
-MOCCA, Discorsi preservativi e curativi della peste, ec. Milano, 1630.
-
-DA MONTE SANTO (Eugenio Orazio), Intorno al modo di preservarsi dalla
-peste libri quattro. Fermo, 1577. Tradotto in latino a Lipsia, 1598,
-in-8.vo.
-
-MORREA (Vitangelo), Storia della peste di Noja. Napoli, 1817; in-8.vo.
-
-MORISIANO (Carlo), Torchio delle osservazioni sulla peste di Napoli
-nell'anno 1656. Napoli, 1659; in-4.to.
-
-MUGINO (Giuseppe), Trattato sopra la preservazione e cura della peste.
-Milano, 1577; in-8.vo.
-
-MURATORI (Lodovico Antonio), del Governo della Peste e delle maniere di
-guardarsene, trattato politico, medico, ed ecclesiastico. Modena, 1714;
-in-8.vo: ivi, 1722. 1748. Milano, 1721; in-8.vo: Brescia, 1722: Pesaro,
-1743; in-8.vo: Roma, 1743: Venezia, ec.
-
-—— —— Relazione della peste di Marsiglia. Venezia, 1790; in-8.vo.
-Questo dettaglio della peste di Marsiglia si trova unito ai tre Governi
-della peste, in varie edizioni dell'opera del Muratori.
-
-—— —— Annali d'Italia. Vol. XIII. XV.
-
-
-N
-
-NALDI, Regole per la cura del contagio. Roma, 1656; in-4.to.
-
-NANI, Storia della Repubblica Veneta. Venezia, 1686. Lib. VIII. p. 389.
-
-NUTRIZIO (Pietro), Lettera sopra il morbo pestilenziale del 1783.
-Venezia, 1789; in-12.º.
-
-
-O
-
-OMODEI (Annibale), sull'insufficienza de' Vapori di Acido Nitrico e
-Muriatico per distruggere i contagi. V. del medesimo Annali Universali
-di Medicina anno 1817. Vol. II. p. 51.
-
-—— —— Della natura del contagio petecchiale e delle leggi che ne
-governano la propagazione. V. dell'Autore Annali Universali di Medicina
-Anno 1822. Maggio N. 63. p. 161. Luglio N. 67. p. 84. Settembre N. 69.
-p. 321. Novembre N. 71. p. 224.
-
-ORDINI E REGOLE da osservarsi in tempi sospetti e in quelli di
-contagio. Ferrara, 1680.
-
-DEGLI ORTENSI (Ascanio), Libri V della peste di Milano dell'anno 1576.
-77. Venezia, 1589; in-4.to.
-
-OSSERVAZIONI circa un nuovo specifico contro la peste, ritrovato e
-fatto sperimentare da Giorgio Balduin. Firenze, 1800.
-
-—— —— sopra alcuni preservativi contro la peste rapidamente tratte da
-varj autori da un Amico de' suoi simili. Spalato, 1815; in-8.vo.
-
-
-P
-
-PALLIANI (Gio. Battista), Trattato della pestilenza in Genova ec.
-Genova, 1653; in-4.to.
-
-PARISI (Pietro), Avvertimenti sopra la peste e la febbre pestilente con
-il sommario delle loro principali cagioni. Palermo, 1593; in-4.to.
-
-PAVONI (G.), modo di preservarsi e curarsi dalla peste. Genova, 1630;
-in-8.vo.
-
-PELLICINI (Antonio), Discorso sopra li morbi contagiosi pestilenziali.
-Firenze, 1630; in-8.vo.
-
-DELLA PESTE di Costantinopoli del 1778; osservazioni sulla medesima e
-riflessioni dell'Autore. Yverdun, 1779; in-8.vo.
-
-PINELLI (Paolo), Ragionamento medico sopra il principio della peste
-della città di Spalato scoppiata li 28 Marzo 1784. Venezia, 1785;
-in-4.to.
-
-PISANELLI (Baldasarre), Discorso sopra la peste. Roma, 1572, in-4.to.
-
-PONA (Francesco), il gran contagio di Verona nel mille seicento e
-trenta. Verona, 1727; in-4.to.
-
-PONTICELLI (Domenico), Trattato compendioso sopra il male della peste,
-o contagio, sua preservazione e cura. Bassano, 1631, in-8.vo.
-
-PRESERVAZIONE DALLA PESTE di un medico Padovano. Padova, 1630, in-4.to.
-
-PROGETTO sull'origine, natura e carattere della peste ec. Lucca, 1804.
-
-
-Q
-
-QUATRAMME (Evangelista), Trattato della preservazione e della cura
-della peste. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 325. Tradotto in latino
-da Andrea Hildebrand. Lipsia, l'anno 1818; in-8.vo.
-
-
-R
-
-RACCOLTA DI AVVERTIMENTI E RICORDI per conoscer la peste per guarirsi e
-preservarsi; mandata alle stampe per ordine del Magistrato di Sanità di
-Venezia. Venezia, 1630; in-4.to.
-
-RAGGUAGLIO dell'origine e giornalieri successi della gran peste seguita
-in Milano nell'anno 1629 al 1632. Milano, 1648.
-
-RAZZI (Silvano), modo di conservarsi sano per regole di vita, non solo
-quando è la peste, ma in tutti gli altri tempi. Firenze, 1577.
-
-REGOLAMENTI DI SANITÀ espressi in due informazioni pubblicate per
-ordine Sovrano. Venezia, 1805; in-8.vo.
-
-RELAZIONE DELLA PESTE DI SPALATRO dell'anno 1784 esposta in lettera
-dall'Uffic. N. N. Venezia, 1784; in-8.vo.
-
-RELAZIONE DELLA PESTE DI ALGERI degli anni di Cristo 1752, 1753.
-Napoli, 1757.
-
-RINCI (Cesare), Cinque libri degli avvertimenti, ordini, guida, et
-editti fatti in Milano ne' tempi sospetti della peste negli anni 1576,
-1577. Venezia, 1579; in-4.to.
-
-RIVETTI (Giorgio), Trattato della peste, degli esantemi, e degli
-antraci. Bologna, 1597; in-8.vo. Tradotto in latino da Tommaso Aubel.
-Colonia, lo stesso anno.
-
-ROGER, Osservazioni sulle malattie epidemiche di Minorica.
-
-ROMANI (F.), Ricordi sulla peste. Napoli, 1816; in-8.vo.
-
-RONDINELLI (Francesco), Relazione sul contagio stato in Firenze l'anno
-1630 e 1633. Firenze, 1634; in-4.to.
-
-ROSSI (Giac. Tommaso), Trattato della pestilenza di Savona, 1647;
-in-4.to.
-
-
-S
-
-SALA (Angelo), Trattato della peste. Venezia, 1640. Tradotto in latino
-da Gregorio Horstio, 1641; in-4.to: ed inserito nella di lui Opera
-Medica T. III. edizione di Amsterdam, 1661; in-4.to.
-
-SANNUTI (Marino), le vite dei duchi di Venegia nel Muratori _Scrittori
-delle cose d'Italia, ec._ Tom. XVIII. XXII.
-
-SARACINI (Giulio), Notizie Historiche della città d'Ancona ec. Roma,
-1676. P. II. L. 10. p. 296.
-
-SARCONE, Storia ragionata dei mali osservati in Napoli nel 1764.
-Venezia, 1802. V. Prefazione.
-
-SAVARESI (A. M. T.), Memorie ed Opuscoli Fisici e Medici sull'Egitto.
-Napoli, 1808; in-4.to. Tradotto dal francese.
-
-SCKINNER, sulle frizioni d'olio come preservativo della peste. V.
-Journal Universel des Sciences Medicales. Paris N. 1. Janvier, 1816.
-Omodei Annali Universali di Medicina anno 1817. Vol. III.
-
-SESTINI (Domenico), della peste di Costantinopoli dell'anno 1778.
-Yverdun, 1779.
-
-SETTALA (Lodovico), della Preservazione della peste. Milano, 1630;
-in-8.vo.
-
-SIMONETTA, Historia di Milano. Lib. XXII.
-
-SMITH (Luigi), della peste, Trattato completo. Napoli, 1817; in-8.vo.
-
-SOLDI (Giacomo), Antidotario per il tempo di peste. Firenze, 1630.
-
-SQUARCIALUPI (Marco), Difesa contro la peste. Milano, 1565; in-4.to.
-
-SUSIO (Gio. Battista), Libro del conoscere la pestilenza, dove si
-mostra, che in Mantova non è stato male di simil sorte l'anno 1575, nè
-s'è ragionevolmente potuto predire, che vi debbe essere la seguente
-primavera. Mantova, 1576; in-4.to: in latino SUSIUS (Jo. Bapt.) de
-Peste. Mantuae eod. an. in-8.vo.
-
-
-T
-
-TADINO (Gio.), Ragguaglio dell'origine e giornali successi della gran
-peste di Milano del 1629-32, ec. Milano, 1643.
-
-TIRELLI (Maurizio), della peste della Badia del Polesine. Rovigo, 1631;
-in-4.to.
-
-TRONCONI (Giacomo), Libri IV sulla peste e sul morbo pestilenziale.
-Firenze, 1577; in-4.to.
-
-TURRIANO (Orazio), Memoria istorica del contagio della città di Messina
-dell'anno 1743. Napoli, 1745, in-12.º.
-
-
-V
-
-VALENZA (Davide), Ligulejo aforistico, ovvero promptuario metodico di
-preservazione et curazione ec. Venezia, 1656; in-4.to.
-
-VALLISNIERI, dei Vermi pestilenziali in generale. Op. T. 2.
-
-VALLI (Eusebio), sulla peste di Costantinopoli. Mantova, 1805; in-8.vo.
-
-—— —— Memoria della peste di Smirne del 1784, con l'esame e
-il confronto di molte altre accadute in diverse epoche; ove si vede
-il metodo, con cui la trattarono finora i più gran medici, ed ove è
-indicato uno specifico, onde preservarsi da una malattia sì crudele.
-Losanna, 1788; in-8.vo.
-
-VARANO (D. Alfonso), Dodici Visioni Sacre e Morali. Piacenza, 1807;
-in-8.vo. Visione V. pag. 74.
-
-VENTIGNANO (Duca di), Ragguaglio istorico della peste di Noja nel 1815,
-Napoli, 1816; in-8.vo.
-
-VIGNATI (Giovanni Antonio), Antidotario contro la peste. Bologna, 1640.
-
-VILLANI (Matteo), Storia, che continua la Storia di Giovanni Villani
-suo fratello e che comincia dall'anno 1348. Venezia, 1562; in-4.to. V.
-lib. I. Proemio Secondo; lib. I. c. I. e IV.
-
-VORDONI (Leonardo), Saggio di un metodo per formare dei buoni medici.
-Padova, 1808. §. XIV e seguenti.
-
-
-Z
-
-ZULATTI (Angelo), Saggio sopra alcuni fenomeni della peste. Venezia,
-1797 e 1803; in-12.º.
-
-
-IN FRANCESE.
-
-
-A
-
-ALVARE, Sommaire des remedes, tant préservatifs, que curatifs de la
-peste. Toulouse, 1628; in-12.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 565.
-
-ANDRÉ (Pierre), de la peste et de la cure d'icelle. Lion, 1581; in-12.º.
-
-D'ANTRECHAUX, Relation de la peste de la ville de Toulon. Toulon, 1721;
-Paris, 1756; in-12.º.
-
-ASSONVILLE (Guil.), Traité de la fievre pestilentielle. Paris, 1546;
-in-8.vo.
-
-ASTRUC (Jean), sur l'Origine des maladies épidémiques, principalement
-sur l'Origine de la peste. Montpellier, 1721; in-8.vo. V. Haller. Bibl.
-Med. Pr. T. IV. p. 329.
-
-—— —— Sur la peste de Provence. Montpellier, 1722; in-8.vo.
-
-AUGENVILLE (César), Traité contre la maladie contagieuse de la peste.
-Paris, 1587; in-16.º.
-
-D'AVERAULT, Remede préservatif contre la peste. Londre, 1619; in-8.vo.
-
-AVIS des Docteurs médecins sur les occurrences du temps présent de la
-peste. Genève, 1629; in-12.º.
-
-AVIS salutaire contre la maladie épidémique et pestilentielle de la
-ville de Lion etc. Lion, 1628; in-12.º.
-
-AVIS pour se préserver et guérir de la peste. Rennes, 1668; in-8.vo.
-
-
-B
-
-BALLEBY (Claude Nicolas), Traité sur la maladie pestilentielle
-dépeuplante la Franche-Conté en 1707. Bésançon; in-12.º.
-
-BARRALIS, Paradoxes de la peste. Paris, 1620.
-
-DE BEAUFORT (Louis), Traité de la peste. Leyde, 1655; in-12.º.
-
-BERTRAND (Jean Baptiste), Relation historique de la peste de Marseille
-en 1720. Amsterdam, 1779; in-8.vo.
-
-———— (Jac. Charl.), Essai sur la peste, thèse soutenue à l'école de
-médecine de Montpelier le 11 Messidor an. X. Montpelier, 1802.
-
-BIENASSIS (Pierre), Briève méthode pour se conserver en temps de peste.
-Toulouse, 1629; in-16.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 565.
-
-BINET (Etienne), Remedes souverains contre la peste et la mort
-soudaine. Vienne, 1628; in-12.º.
-
-BOECLER, Recueil des observations, qui ont été faites sur la Maladie de
-Marseille. Strasbourg, 1721, in-8.vo.
-
-BOMPART (Marcellin Hercule), Nouveau Chasse-Peste. Paris, 1630; in-8.vo.
-
-BONNISSANT, Dissertation de la maniere, dont la peste se communique aux
-animaux et à l'homme etc. Paris, 1812; in-4.to.
-
-BOUSSENARD (François), Essai sur la peste. Paris an. XI. (1803);
-in-8.vo. V. Journal général de médecine T. XV. p. 358.
-
-BRETON (Seraphin), Dissertation sur la peste. Paris, 1814; in-4.to.
-
-BRESSY (Joseph), Théorie de la contagion et son application à la petite
-vérole etc. Paris, 1802; in-12.º.
-
-DE LA BREVILLE (J. Louis), Traité de la contagion et des remedes.
-Paris, 1641; in-8.vo.
-
-DE LA BROSSE (Guy.), Traité de la peste. Paris, 1623; in-8.vo.
-
-BROWNE, Nouveau Voyage en Egypte, en Syrie etc. Tradotto dall'inglese.
-
-BRUANT, Histoire medicale de l'Armée d'Orient.
-
-
-C
-
-CANADELLE, Traité de la peste. Genève, 1636; in-12.º.
-
-CARLIER, Traité des bêtes à laine. T. II. p. 747.
-
-DE CARRO, Lettre aux Editeurs de la Biblioteque Britannique contenant
-des observations sur la peste et sur la vaccine. Lettre du Prince
-Ypsilanti. V. Biblioteque Britannique Litterature, Sciences, et Arts.
-An. 1805. Vol. XXVIII. p. 202.
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-CHALIN DE VINERIO (Raismond), Traité de la peste. Paris, 1552. Traduit
-en latin par Jac. Dalechamp.
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-CHATEAUBRIAND, Itinéraire de Paris à Jérusalem. T. II. p. 25.
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-CHAVASSIEU D'AUDEBERT, dans le Journal de Médecine par Sedillot, 1812.
-Avril p. 438.
-
-CHICOYNEAU (François), Observations et réflexions touchant la nature,
-les événemens, et le traitement de la peste de Marseille. Lyon et
-Paris, 1721; in-12.º.
-
-—— —— Lettre pour prouver ce qu' il a avancè dans les
-observations. Lion, 1721; in-12.º.
-
-—— —— Traité des causes, des accidens, et de la cure de la
-peste, avec un recueil d'observations et un détail circostancié des
-précautions, qu' on a prises pour subvenir aux besoins des peuples
-affligés de cette maladie, ou pour la prévenir dans les lieux, qui en
-sont menacés. Paris, 1744; in-4.to.
-
-CHOMEL, Traité des fièvres pestilentielles. Paris, 1821; in-8.vo.
-
-CHORIER (Nicolas), Histoire generale du Dauphiné depuis l'ann. M.
-jusqu' à nos jours. Lion, 1671. Liv. 14. p. 480. Liv. 15. p. 490. Liv.
-16. p. 580.
-
-CITOIS (François), connu sous le nom de Citesius, Avis sur la peste et
-sur les moyens de s'en préserver et guérir. Paris, 1623; in-8.vo.
-
-CLEMENT (Gabriel), le Trépas de la peste. Paris, 1626; in-8.vo.
-
-COLIN, Ordre et régime pour la cure des fievres, avec les causes et les
-remedes des fievres pestilentielles. Poitiers, 1558; in-8.vo.
-
-COMBAT ET VICTOIRE CONTRE LA PESTE. Paris, 1631; in-8.vo.
-
-CONSEIL présenté au Roi contre la peste. Paris, 1623. in-8.vo.
-
-COURCELLI (François), Traité de la peste. Paris, 1596, in-8.vo.
-
-COURRIER de l'Egypte, imprimé au Caire. An. VIII. (1800).
-
-COUSIER, Dissertation sur la contagion de la peste à Toulouse, 1724. V.
-Philos. Transact. N. 372.
-
-
-D
-
-DASSONVILLE (Guil.), Traité contre les fievres pestilentielles etc.
-Paris, 1546; in-12.º.
-
-DAVID, Traité de la peste du Limoges, 1595. Limoges, 1596; in-16.º.
-
-DAVIN (Antoine), Traité de la préservation, et de la vraie curation de
-la peste. Genève, 1629; in-8.vo.
-
-DEIDIER (Antoine), Expériences sur la bile et les cadavres des
-pestiférés. Zurig, 1712; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. IV. p. 257.
-
-—— —— Traité de la peste de Marseille. Paris, 1744.
-
-—— —— Traité de causes, des accidens, et de la cure de la peste.
-Paris, 1744; in-12.º.
-
-DESGENETTES (René), Histoire médicale de l'Armée d'Orient. Paris An. X.
-(1802); in-8.vo.
-
-DICTIONNAIRE DES SCIENCES MEDICALES. Sect. Médecine et Hygiène
-publique. Art. Peste. T. XLI. p. 72. et suiv.
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-DREISSIG, Diagnostic Médical, Article Sixieme de la peste, traduit de
-l'Allemand par Léon Jos. Renauldin. Paris, An. XII. (1804).
-
-DURET, Avis sur la maladie. Paris, 1623; in-8.vo.
-
-
-E
-
-ECHARD (Laurent.), Histoire Romaine. T. VII. p. 197. e suiv.
-
-ECUYER (Jean), Remedes contre la peste et l'air contagieux. Dijon,
-1628, in-12.º.
-
-ELLEIN (Nicolas), Avis sur la peste. Paris, 1606; in-8.vo. V. Haller.
-Bibl. Med. Pr. II. p. 389.
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-ENCYCLOPÉDIE MÉTHODIQUE S. MÉDECINE. Art. Peste.
-
-
-F
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-FABRE, Paradoxe de la cure de la peste. Paris, 1568; in-8.vo. V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 95.
-
-FODERÉ (F. E.), Traité de médecine légale et d'Hygiène publique. T. V.
-§. 1009. p. 205. §. 1135.
-
-FOURNIER (Denis), Traité méthodique de la guérison de la peste. Paris,
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-—— —— l'Art, qui chasse la peste etc. Paris, 1671, in-4.to. V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 249.
-
-FOURNIER, Observations sur la nature, et le traitement de la fievre
-pestilentielle, ou la peste. Dijon, 1777; in-8.vo.
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-DU FRANCOIS, Traité de la peste, de ses remedes et préservatifs. Paris,
-1631; in-12.º.
-
-FRANK (Louis), Collection d'opuscules de médecine pratique N. 6.
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-G
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-GABRIEL (P.), Prosélyte charitable, ou petit discours de la peste.
-Toulon, 1666; in-4.to.
-
-GARDANE, Gazette de Santé p. 48-
-
-GAUDERAU, Relation des differentes especes de peste, que reconnoissent
-les Orientaux.
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-GAVET (Jacques), Traité sur la peste etc. Lion, 1722; in-12.º.
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-GAZETTE SALUTAIRE, 1770. N. 46.
-
-GENDRY (Réné), Traité de la peste. Angers, 1631; in-8.vo.
-
-GENTILE (François), Description succinte de la cure de quelques
-pestiferés. Nizza, senza anno. V. Salzburger Med. Chirurg. Zeitung, an.
-1801. T. I. p. 369.
-
-GEOFFROY (Etien. François), Traité de la peste. Paris, 1722. Nella
-traduzione tedesca. Abhandlung von der Materia Medica Christiani
-Gottlib. Ludwig. P. I. p. 184-232. si trova sotto il titolo
-Streitschrift ob das Vasser bey wütender pest ein fortrefiches mittel
-sey?
-
-GONNIN (Adrien), Dissertation de la peste. Argentorat., 1610; in-12.º.
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-GONTARD, Oeuvres Médecinales. N. 1.
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-GUYS, Voyages littéraires de la Grece. T. II. p. 131. 134.
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-H
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-HABICOT (Nicolas), Problèmes sur la nature, préservation et cure de la
-maladie pestilentielle. Paris. 1607.
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-DE HAUSSEMAINE (Nicolas), Régime etc. Traité singulier contre la peste.
-Stp. à Goeurot Conservation de Santè. Paris, 1549; in-16.º
-
-HECQUET (Philippe), Traité de la peste avec un problème sur cette
-maladie. Paris. 1728; in-12.º.
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-VAN DER HEYDE (Herrn.), Discours et Avis sur le flux douloureux etc.
-Gend, 1643; in-4.to.
-
-HISTOIRE DE LA PESTE D'ALLEMAGNE, son progrès, les ravages qu' elle
-cause etc. 1680.
-
-DE HUVAL, Discours de la peste. Paris, 1583: in-8.vo.
-
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-INSTITUTION pour servir et guérir la peste. Paris, 1545; in-12.º
-
-JOURNAL GÉNÉRAL DE MÉDECINE T. XXIV. p. 124. T. XXIX. p. 454. T. LXI.
-p. 225. 337. 1811. May p. 102.
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-JOUYSSE (David), Examen du Livre du Lamberiere sur le sujet de la
-peste. Rouen, 1662; in-8.vo.
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-LABADIE (Emanuel), Traité de la peste, remedes, observations notables.
-Toulouse, 1620; in-12.º.
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-DE LAMBERIÈRE (Jean), Traité de la peste de ses causes et da sa cure.
-Rouen, 1620; in-8.vo.
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-LARREY (Dominique Jean), Mémoires de Chirurgie Militaire et Campagnes.
-Paris, 1812; in-8.vo. T. I. p. 182. T. II. Campagnes d'Egypte et de
-Syrie.
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-DE LERRISSE (Guil.), Méthode pour guérir la peste et se préserver
-d'icelle. Vienne, 1628; in-8.vo.
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-LE LIEVRE, Epidemiomachie, ou combat contre la peste. Paris, 1581;
-in-8.vo.
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-DE LA LOUBERE, Description du Royaume de Siam.
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-M
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-MANGET (Thom.), Traité de la peste etc. Genève, 1621; in-12.º.
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-—— —— Nouvelles Réflexions sur l'origine, la cause, les
-préservatifs, et la cure de la peste. Genève, 1722; in-12.º.
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-MEMOIRES sur le Bureau de la Santé de Marseille etc. Marseille, 1753;
-in-4.to.
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-MIZALDO (Antoine), Divers remedes et préservatifs contre la peste.
-Paris, 1623; in-12.º.
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-MOINS ET BAILLY, Lettres, ou Traité de la peste. Paris, 1721.
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-MONCONYS, Journal de Voyages III.
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-MONTAIGNE, Essais T. III. Cap. 12. Paris 1725. Edition par Pierre Coste.
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-DE MONTAUSIER (Durand), Manifeste sur ce qui s'est passé en la peste de
-Villefranche en Rovergne. Toulouse, 1629; in-12.º.
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-DE MONTGINOT (François), Secrets polydédales contre la peste. Paris,
-1606; in-8.vo.
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-MOREAU (Jacques), Traité chymique de la véritable connoissance des
-fievres continues pourprées et pestilentielles. Dijon, 1683; in-12.º.
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-MORET, Voyage du Levant etc. V. Acta Eruditor. Lipsiens. an. 1695. p.
-285.
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-MORVEAU (L. B. Guyton), Traité des Moyens de desinfecter l'air et
-prévenir la contagion. Paris, 1802; in-8.vo.
-
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-DE NANCREL, Discours sur la peste. Paris, 1581; in-8.vo.
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-OLIVIER (P. A.), Voyage dans l'empire Ottoman, l'Egypte, et la Perse
-etc. Paris an. IX. (1801). T. I. p. 137. et suiv.
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-OZANAM (J. A. F.), Histoire médicale gènéral et particulière des
-maladies épidémiques contagieuses et épizootiques, qui ont regné en
-Europe, depuis les temps les plus reculés, et notamment, depuis le XIV
-siècle, jusqu' à nos jours. Paris 1817; in-8.vo.
-
-ORDRE publique pour la ville de Lyon pendant la maladie contagieuse.
-Lyon, 1670; in-4.to.
-
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-P
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-PAPON, de la peste, ou les époques mémorables de ce fléau, et les
-moyens de s'en préserver. Paris, an. VIII. (1800).
-
-PARIS, Mémoire sur la peste, couronné par la Faculté de Paris. Avignon.
-1778; in-8.vo.
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-PEISSONEL, Dissertation sur les opinions anciennes et modernes
-touchants la peste.
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-LA PELLERYE (Claüde Nicolas), Traité sur la maladie pestilentielle
-dépendant de la Franche-Comté en 1717, Besançon, 1707; in-12.º.
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-PESTALOZZI (Jean), Réflexion sur les nouvelles Réflexions de M. Mangel
-sur la cause, la propagation, et la cure de la peste. Paris, 1705;
-in-4.to.
-
-—— —— Avis de précaution contre la maladie contagieuse de
-Marseille, qui contient une idée complette de la peste et de ses
-accidens etc. Lyon, 1721; in-12.º.
-
-—— —— Opuscule sur la maladie contagieuse de Marseille du 1720
-etc. Lyon, 1723; in-12.º.
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-—— —— Suite et confirmation du système de la contagion par les
-levains. Lyon, 1728; in-12.º.
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-SUR LA PESTE DE MARSEILLE en 1720. Paris, 1786; in-8.vo.
-
-DE LA PESTE, de ses préservatifs et remedes. Paris, 1023; in-8.vo.
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-PICHARI (Avocat de la Communauté), Iournal abregé de ce qui s'est
-passé en la ville de Marseille pendant la peste, tiré du Mémorial de la
-Chambre du Conseil de l'Hôtel de la Ville 1721. Tradotto in tedesco T.
-I. Lipsia, 1783. T. II. ib. 1790
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-PICHLER (Jean Francois), Mémoires sur les maladies contagieuses.
-Strasb., 1686; in-8.vo, p. 72.
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-PINEL (Ph.), Nosographie Philosophique. Paris, 1813, T. I. p. 266.
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-POTEL (Guillaume), Discours des maladies épidémiques ou contagieuses
-advenues à Paris en 1596-97. 1606-1607. 1619. Paris, 1623, in-12.º.
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-POUPART (Olivier), Conseil divin touchant la maladie de la peste en la
-ville de la Rochelle. Rochelle, 1583; in-12.º.
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-LE PROSÉLITE CHARITABLE. Tub. 1666.
-
-PUGNET, Mémoires sur les fievres pestilentielles et insidieuses du
-Levant. Lyon et Paris an. X. (1802), in-8.vo.
-
-
-Q
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-QUATROUX (J-Isaac.), Traité de la peste, de la différence de la
-pourpre, la petite vérole et la peste etc. Paris, 1671; in-8.vo.
-
-
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-
-RAINCHINI (François), de la Peste. Liege, 1721; in-12.º.
-
-RAPPORT sur plusieurs Questions proposées à la Société Royale de
-Médecine de Paris par l'Ambassadeur de la Religion etc. à Malte, 1781.
-
-RAPPORT du bureau de Santé à Londre sur la peste et autres maladies
-contagieuses etc. V. Journal général de médecine 1811. Juillet p. 325.
-Août. p. 441.
-
-RECUEIL des Remedes pour se préserver et guérir en tems de peste.
-Toulouse, 1618; in-12.º.
-
-REMEDE tres-utile contre la fievre pernicieuse etc. Paris, 1501;
-in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 489.
-
-RENAULDIN (Leop. Jos.), Traité du Diagnostic Médical. Art. VI. Paris
-an. XII. (1804); in-8.vo.
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-RETZ, Traité des principales maladies aigues. Goett. 1791. p. 495.
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-DE LA RIVIERE (Roi le Baillif), Traité du remede de la peste. Paris,
-1580; in-8.vo.
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-ROBIN (Vincent), Avis sur la peste, reconnue en quelques endroits de
-Bourgogne avec le choix des remèdes. Dijon, 1628; in-12.º.
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-ROLAND (Jacques), Antiloimie contre la peste. Rovon, 1630; in-8.vo.
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-ROYET (Antoine), de la Peste. 1583; in-12.º.
-
-
-S
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-DE SAINT HILLIER (Joseph), Loimologia contenant les causes et les
-remedes contre la peste. Pont à Mousson, 1623; in-12.º.
-
-SAMOILOWITZ, Lettre sur les espériences des frictions glaciales pour
-la guérison de la peste, et autres maladies putrides. Strasbourg, 1782;
-in-8.vo.
-
-—— —— Mémoire sur l'inoculation de la peste etc. Strasbourg, 1782;
-in-8.vo.
-
-—— —— Lettre à l'Accadèmie de Dijon avec Réponse à ce qui a paru
-douteux dans la Mémoire sur l'inoculation de la peste. Paris, 1783.
-
-—— —— Mémoire sur la peste qui en 1771 ravagea l'empire de Russie,
-sur tout Moscou. Paris, 1783; in-8.vo. Tradotto in tedesco; Lipsia,
-1785; in-8.vo.
-
-SENAC, Traité des causes, des accidens, et de la cure de la peste, fait
-par ordre du Roi. Paris, 1744; in-4.to.
-
-SORDES (Pierre), Traité de la peste. Lyon, 1626; in-12.º. V. Haller.
-Bibl. Méd. Pr. II. p. 547.
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-SOTIRA (Cajetan), Mémoire sur la peste observée en Egypte. V. Acta
-Instituti Aegyptiaci.
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-SPON (Jacques), Voyage d'Italie, de Dalmatie etc. Lyon, 1678; in-12.º
-
-SUAU (Jean.), Traité de la doctrine de la peste et de la coqueluche.
-Paris, 1586; in-8.vo.
-
-
-T
-
-TEXTOR (Bened.), de la maniere de préserver de la pestilence et d'en
-guérir selon les bons auteurs. Lyon, 1551; in-8.vo.
-
-THEVENOT (Melchisedek), Rélation des divers voyages curieux. Paris,
-1663. suiv. V. Haller. Bibl. Méd. Pr. III. p. 139.
-
-THEVET (Etienne), Avis sur la préservation et curation de la peste.
-Poitiers, 1713; in-12.º.
-
-THIBAULT (Jean), Trésor des remedes préservatifs et curatifs de la
-peste, etc. Paris, 1544
-
-THOURET EN FOURCROY, Médecine éclairée. T. IV.
-
-TOTT, Mémoires sur les Turcs etc. Lipsie, 1777.
-
-TOURNIER, Observations sur la nature et le traitement de la fievre
-pestilentielle, ou de la peste. Dijon, 1777.
-
-TRAITÉ NOUVEAU et singulier de la préservation et curation de la peste.
-Lausanne, 1668; in-12.º.
-
-TRAITÉ de la peste par les chirurgiens de Paris. Paris, 1606; in-12.º.
-Réimprimé en 1623; in-8.vo.
-
-—— —— de la peste selon la doctrine des médecins spargiriques.
-Toulouse, 1629: in-8.vo.
-
-—— —— de la peste, à Paris, 1712; in-8.vo. item a Lyon, 1721.
-
-—— —— des causes, des accidens et de la cure de la
-peste, avec un recueil d'observations et un détail circostancié des
-prècautions, qu'on a prises pour subvenir aux besoins des peuples
-affligés de cette maladie, ou pour la prévenir dans les lieux, qui en
-sont menacés. Paris, 1744; in-8.vo.
-
-TRUYE (Jean), Traité de la peste. Douai, 1597; in-12.º.
-
-
-V
-
-DE VALLÉES, Traité contenant le moyen de se préserver de la contagion.
-Tours, 1631;in-8.vo.
-
-VALLERIOLLE (François), Traité de la peste. Lyon, 1566; in-12.º.
-
-VIC LE CADET, indoctriné des meilleures preceptes pour s'opposer à la
-peste.
-
-VICIER (J.), des médicamens et de la peste. Lyon, 1614; in-12.º.
-
-VOLNEY, Voyage en Syrie et en Egypte pendant les années 1783-84-85.
-Paris, 1807.
-
-
-W
-
-WIION, Traité touchant la préservation des villes, qui sont dans
-l'apprehension de la Peste. Dovai, 1647; in-12.º.
-
-VON WOENSEB (P.), Mémoire sur la peste. Petersbourg, 1788. V. Journal
-de Médecine. T. LXXXIII. p. 444.
-
-
-Y
-
-YDELEY (Etienne), Secrets et remedes contre la peste. Lyon, 1628;
-in-8.vo.
-
-
-Z
-
-ZORINI (Etien.), Remede et maniere de vivre contre les fievres
-pestilentielles. Paris, 1561; in-8.vo.
-
-
-IN TEDESCO.
-
-
-A
-
-ALKOFER, von der Pest zu Regensburg, 1714; in-8.vo.
-
-AMMANN (J.) gründlicher Bericht von der Pest. Schaffhausen, 1677. V.
-Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 182.
-
-ANTHORA, Giftheil oder Beschreibung der Pest. 1677; in 12.º.
-
-APHORISMI, oder kurze Regel, wie die Wärter im Haus bey den Kranken
-thun sollen etc. Nürnberg. 1628.
-
-ARZNEYBÜCHLEIN von dem Aqua vitae und Wachholderoel wider die jetzige
-Plage der Pestilenz zu gebrauchen. 1588; in-4.to.
-
-ASCH, Beschreibung der Heilart der Pest zur Zeit der ersten Ansteckung
-in Jassy im Jahr 1770. V. Baldinger Magazin VI. Band.
-
-AUGSBURGISCHE STAATS, und gelehrte Zeitung vom 22 September 1781 N. 187.
-
-AURIFABRI (Philippe), Nützliches und tröstliches Regiment wider die
-anfallende Gifte, so diese Zeit regierent. Regiom., 1549; in-4.to.
-
-AYRER (Christoph. Hienr.), Regiment, wie man sich in der Pestilenz
-verwahren möge. Nürnberg, 1602; in-4.to.
-
-
-B
-
-BADISCHE PESTORDNUNG. 1666; in-4.to.
-
-BALDINGER, neues Magazin für Aerzte XII. B. S. 328. 334. etc.
-
-BALDINUS (Hieron.), Instructio, oder Unterweisung wider die Pestilenz.
-Memmingen, 1494; in-4.to.
-
-BALDWINS (Georg.), Bemerkungen über die specifische Wirkung der
-Einreibungen des Olivenöhls gegen die Pest, mit Rüksicht auf die
-Anwendung dieses Mittels zur Heilung contagiöser Krankheiten aller Art
-und zur Linderung des Podagra. Aus dem Italienischen übersetzt und
-mit Anmerkungen und Zusätzen begleitet vom Paul Scheel. Kopenhagen,
-1801; in-8.vo. V. Gött. Anzeig, 1801. p. 1971. 1802. p. 904. Salzburger
-medicinisch-chirurgische Zeitung, 1802. I. p. 177. N. A. D. Bibliot.
-B. LXX. p. 316. Journal der Erfindungen St. XXXIV. p. 139. Allgemeine
-Litteratur Zeitung, 1802. N. 251.
-
-BAUERSCHMIDT (Thomas), Verzeichnis der Arzneyen, so man in der Pest zu
-gebrauchen pflegt. Halle, 1612; in-4.to.
-
-BAUHIN (Johan.), Bericht, wie man sich in Pestzeiten zu verwahren habe.
-Marburg, 1607; in-8.vo.
-
-BAULER (Ezechiel), Kurzer Rath, wie sich der gemeine Mann in
-Sterbefällen verhalten solle. Ingolstad, 1680; in-8.vo.
-
-BAUTSCHNER (Ezechiel), Rath, wie man sich in Sterbensläufen verhalten
-solle. Nürnberg, 1653; in-8.vo.
-
-BAYER (Wenceslaus von Ellbogen.), Bericht, wie man sich in der Zeit der
-Pestilenz hüten, und was man für Arzneyen nehmen solle. Nürnberg, 1547;
-in-4.to.
-
-BECKER (Herman), einfältiger Bericht und Extract wegen der jetzt
-grassirenden Pestilenz. Halberstadt, 1626; in-4.to.
-
-———— (Daniel), fünfzehn Fragen von der zehnjährigen Pest im
-Preussischen Königsberg, 1630; in-4.to.
-
-BEDENKEN (Kurzes), wegen der hin und wider einreissenden Seuche, wie
-man derselben begegnen möge etc. Giessen, 1666; in-4.to.
-
-BEDENKEN (Nürnberg-Regensburg-und Ulmisches), von der Pest. Frankfurt,
-1680; in-8.vo.
-
-BEDENKEN, Vie man sich bey der Pest zu Tübingen zu verhalten. Tübingen,
-1628; in-8.vo.
-
-—— —— (medicinisches), wie man bey Infectionszeiten sich zu
-verhalten habe. Dresden, 1680; in-8.vo.
-
-BEHRENS (Conrad. Barthold.), Bericht von der Pest. Braunschweig, 1714.
-
-BEMERKUNGEN auf eine Reise nach der Levante p. 227.
-
-BERCHTOLD (Graf von), Nachricht vom dem in Smirne mit dem allerbesten
-Befolg gebrauchten einfachen Mittel, die Pest zu heilen, und sich vor
-selbiger zu bewahren. Wien, 1797. Francfurt und Leipzig, 1798; in-12.º.
-V. Hufeland journal der pract. Arzneyk unde VI. B. p. 436. Salzburger
-med. chir. Zeitung, 1798. IV. p. 120. med. Nazionalzeitung, 1798. p.
-664. Sammbeng auserlesenet Abhandlungen für praktische Aerzte Vol.
-XVII. p. 226 pubblicato in italiano ed in Glegolitico a Cataro, 1799;
-in-8.vo.
-
-BERGER (Simon), Pestordnung. Gota, 1607; in-4.to.
-
-BERGNER (Georg), Tractat von der Pest. 1628; in-4.to.
-
-BERICHT, von der Pestilenz. Francfurt, 1563; in-8.vo
-
-BERICHT von den Ursachen, Zeichen und Kur der Pestilenz. Strasburg,
-1583; in-8.vo.
-
-—— —— (kurzer), wie man sich in der jezigen geschwinden
-eingefallenen Pest präserviren solle. Braunschweig, 1597; in-4.to.
-
-—— —— wie man sich bey vorstehender erschreklichen Pestilenz-zeit
-verwahren möge. Jenna, 1607; in-4.to.
-
-—— —— wie die Arzneyen in vorstehender Sterbensgefahr zu
-gebrauchen seyen. 1607; in-4.to.
-
-—— —— von dem Verhalten in der Pest. Kölln, 1608; in-8.vo.
-
-—— —— der Wüttembergischen Hofmedici, wie man sich zur Zeit der
-Pestilenz halten solle. Tübingen; 1608; in-8.vo.
-
-—— —— wie man sich in Sterbensläufen mit der Praeservation und Kur
-zu verhalten habe. Frankfurt, 1611; in-4.to.
-
-—— —— (kurzer und nöthiger), wie man sich in den itzt schweren
-Sterbensläufen mit der Arzney verhalten solle, Halberstadt, 1611;
-in-4.to.
-
-—— —— wie die angeordneten Praeservativmittel wider die jetzt
-anhaltende Pestilenz zu gebrauchen seyen. Braunschweig, 1624; in-4.to.
-
-—— —— (kurzer), wie man der itzt einschleichenden Pest begegnen
-möge. Lüneburg; 1625; in-4.to.
-
-BERICHT (medicinischer), wie man sich in Sterbensläufen bewahren solle.
-Augsburg, 1628; in-12.º.
-
-—— —— wie man sicht im Tractat von gleichem Inhalte. Ingolstadt,
-1628; in-12.º.
-
-—— —— (kurzer), wie man sich zur Zeit der Sterbensläufe der
-schweren Seuche der Pestilenz zu verhalten habe etc. Nürnberg, 1634;
-in-4.to.
-
-—— —— wie man sich bey jetziger Zeit verhalten, und die Mittel
-gegen die schleunige infallende Pest gebrauchen solle. Lüneburg; 1639;
-in-8.vo.
-
-—— —— (kurzer), wie bey jetziger Pestgefahr sich ein jeder
-verwahren kann. Breslau; 1653; in-4.to.
-
-—— —— (kurzer), wie die Pest zu kuriren sey. Hannover, 1657;
-in-4.to.
-
-—— —— wie man sich im Bisthum der ansteckenden, Seuchen zu
-verhalten habe. 1666; in-8.vo.
-
-—— —— (kurzer), wie man sich bey itzt grassirender Seuche
-männiglich verhalten solle. Stuttgard, 1666; in-8.vo.
-
-—— —— von der Seuche der Pestilenz. Stuttgard, 1666.
-
-—— —— wie man sich bey der Seuche zu verhalten habe, für die
-untere Marggrafschaft Baden. Durlach, 1666; in-8.vo.
-
-BERICHT (kurzer), wie bey jetziger geschwind einreissenden Pest sich
-ein jeder präserviren auch theils curiren könne. Nebst einem Anhange
-von allgemeiner rothen und weissen Ruhr. Duderstadt, 1666; in-4.to.
-
-—— —— (nützlicher), wie man sich von der Pestilenz hüten, und so
-man mit derselben behaftet, wieder curiren möge. Basel., 1667; in-4.to.
-
-—— —— wie, man sich, so die jetzt hin und wider grassirende Seuche
-der Pestilenz auch in dem Herzogthum Würtemberg einreissen würde,
-männiglich zu verhalten, und ohne medicum curando zu verhalten habe.
-Tübingen, 1680.
-
-—— —— (wiederholter), wie sich sowohl gesunde Leute in diesen
-gefährlichen Pestzeiten, als die damit heimgesucht sind, verhalten
-sollen. Rinteln.
-
-—— —— (gründlicher), von der Natur, Eigenschaft und
-wahremllrsprunge der Pest, auch wie dieselbe präcavirt und curirt
-werde. Braunschweig, 1714; in-4.to.
-
-—— —— wie sich jedermann von der Pest bewahren und versehen solle,
-davon die Medicos ordinarios der Stadt Regensburg und Nürnberg, 1680.
-
-BERICHT (Kurzer), von der Pestseuche. App. ad Wunz Wundarzney p. 730.
-
-———— ORDNUNG, und Regiment, wie sich der gemeine Mann etc. bey jetzt
-regierender pestilenzischen Seuche zu verhalten habe etc. Strasburg,
-1626; in-8.vo.
-
-BERLINER SAMMLUNG III. p. 279. VI. p. 283. VII. p. 118.
-
-BERLINER Staats und gelehrte. Nachricht, 1778.
-
-BIÖRNHSTHÄL, Briefe auf seinen Reisen. B.4. St. 205.
-
-VON BODENSTEIN (Adam), heimliche philosophische Rathschläge die Pest zu
-kuriren. Basel, 1577. in-8.vo.
-
-BOCKEL (J.), Pestordnung in der Stadt Hamburg, 1597; in-8.vo.
-
-BOEKEL (Wilhelm), Bericht, wie man sich in diesen Jetzigen gefährlichen
-Zeiten der jetzt einreissenden Pest verhalten solle. 1607; in-4.to.
-
-BRAÜNER (Jos. Jacob), Pestbüchlein, Frankfurt, 1714; in-8.vo.
-
-BRAMBILLA (Jo. Alexander), Reglement für die k. k. Feldchirurgen etc.
-Wien., 1789.
-
-BRENTII (A.), Anordnung zur Zeit der Pestilenz. Amberg, 1606; in-8.vo.
-
-BRESLAVER Sammlung. 1721. p. 198. 1718. 1767.
-
-BROWNE's, Reisen in Africa, Aegypten, und Syrien.
-
-BRUNSWICH (Hieronimus), Buch der Vergiftung der Pestilenz, das genannt
-ist der Gemeinsterbend der Drüsenblattern. Strasburg, 1500; in-fol.
-
-BUCHAW (Casper), Bericht, wie man sich vor der Pestilenz verwahren
-solle. Madgeburg, 1598; in-8.vo.
-
-BUDEUS (Wilhelm), gründlicher Bericht, und rathsames Bedenken von der
-Pest. Leipzig, 1607; in-4.to.
-
-———— (Godofrid), Consilium Medicum, wie man wegen der Pestilenz,
-Flekfiebern etc. sich verhalten solle. Bud., 1710.
-
-BURGHARDT, Nachricht über die Behandlungsweise der Pestkranken in den
-Pestspitälern zu Konstantinopel, 1816. V. medicinischen Jahrbüchern des
-k. k. oester: Staates an. 1817. IV. B. I. Stück.
-
-BÜSCHING (Ant. Friedrich), neue Erdbeschreibung; I.ter Theil 2.ter
-Band, Königreich Preussen §. 10. id. ibidem p. 1167.
-
-
-C
-
-CARDILUCCIUS (J. Hiskias), Tractat von der Pest. Nürnberg, 1681;
-in-12.º.
-
-CARL (Samuel), vom Pestengel. Büdingen, 1733. V. Haller. Bibl. Med. Pr.
-IV. p. 356.
-
-CHAMBERLAYNE von der Pestilenz im Hav. im Jahre, 1711. V. Leske Auserl.
-Abhandlung. I. B. p. 331.
-
-CHELNERI (Clemens), Bericht von der Krankheit der Pest. Gratz, 1577;
-in-4.to.
-
-CHENOT (Adam.), hinterlassene Schriften über die ärztlichen und
-politischen Anstalten bey der Pestseuche. Wien, 1798; in-8.vo.
-
-CIRENBERG (J.), wider die pestilenzialischen Fieber für die Stadt Dorn
-in Preussen. Leipzig, 1564, in-4.to.
-
-A S. CLARA (Abraham), Merk's Wien, oder Beschreibung des wütenden Todes
-im Jahre, 1679. Wien, 1680; in-8.vo.
-
-CONRADINI (Balthasar), Unterricht, wie man sich in der Pestilenz halten
-solle. Innsbruck, 1562; in-4.to.
-
-CONTUMAZ und Reinigungs Ordnung in Wien, 1731; in-fol.
-
-CORNICIUS (Jacob), Bericht von Aderlassen in der Zeit der Pestilenz,
-und von der Kur der Pestilenz Drüsen. Frankfurt, 1616; in-4.to.
-
-CRATO, Ordnung oder Präservation, wie man sich zur Zeit der Pest
-verwahren, wie die rechte Pest erkennt, und kurirt werden solle.
-Breslau, 1555; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 107.
-
-CRAVELIUS (J.), Pestordnung. Goslar, 1684.
-
-CRÜGER (J.), Pestordnung Unterricht, wie man sich in Sterbensläufen von
-der Pestilenz präserviren solle. 1607; in-4.to.
-
-CUSTODIA INFECTORUM des Oberamts zu Breslau, 1712; in-fol.
-
-CYCNAEI (Flaccius), Erinnerung, was die Obrigkeit zur Zeit der
-Pestilenz zu bestellen habe für die Marck-Brandemburg. Wittemberg,
-1566; in-4.to.
-
-
-D
-
-DAWFS in Philos. Transact. V. Leske. Auserlesene Abhandlung. V. B. p.
-245.
-
-DETHARDING (G.), Vorsorge der Obrigkeit in der Pest. Gustrow, 1680;
-in-8.vo.
-
-DIEDERICH (A. C.), Nachricht, in welcher Ordnung zwey ohnkostbare
-Medicinen zu gebrawchen sind. Hamburg, 1711; in-8.vo.
-
-DIETERICH (Ger. Nicolaus), genaue Untersuchung der Seuche, welche zu
-Regensburg 1713 grassirte. Regensburg, 1714; in-8.vo.
-
-—— —— Nachricht von der anderweil eingerissenen Seuche der Pest.
-Erlangen, 1713.
-
-DOBRZENSKY, Präservatio wider anstekende Seuchen. Nürnberg, 1780;
-in-8.vo.
-
-DÖRNER (Augustin Michael), Bericht von der ansteckenden Seuche.
-Northausen, 1680; in-12.º.
-
-DORNKRELL (Tobias), Bericht von der Pestilenz dieses 96.ten Jahrgangs.
-Hamb., 1596, in-4.to.
-
-DRYANDER (Johan.), über die Pest. Marburg, 1553.
-
-
-E
-
-EBELING (Tobias), Idea loimodes: Bericht, wie man sich in den jetzt
-schwebenden Pestzeiten verhalten solle. Hamburg, 1628; in-4.to.
-
-EDICT, wegen der zu nehmenden Präcautionen gegen die in einigen
-polnischen Gegenden sich geäusserten Pest. Berlin, 1770.
-
-EGGERDES (Alard. Mauriz), der grausamen Pestseuche wahrhafte Abbildung.
-Breslau, und Liegniz, 1720; in-4.to.
-
-EINLEITUNG (kurze), und Vertilgung des gegenwärtig besorglichen
-Pestübels, auf hohen Befehl der Röm. K. K. Katol. Majestät in
-Sanitätssachen verordneten Hofkommission den Pestsorgern an die Hand
-gegeben. Wien, 1738: di nuovo ristampata a Vienna e a Praga nell'anno
-1756; in-8.vo.
-
-EISENRING (J.), Präservations- und Curations-Mittel, wie man sich von
-der Pest verhalten solle. Dilling, 1627; in-12.º.
-
-ELLINGER (Andreas), wie man zu Zeiten der Pest sich vorsehen, und
-erhalten möge. Wien, 1569; in-4.to.
-
-EMERICH (Franz.), Rathschlag zu Verhütung pestilenzischer Ansteckung.
-Wien, 1554; in-4.to. Questo Opuscolo in lingua latina si trova anco
-unito all'Opera del medesimo Autore, che ha per titolo: Medicorum
-auxilior, dexter usus, ad veram Hyppocratis et Galeni mentem.
-Noribergae, 1537, in-4.to.
-
-ENGEL (J.), Tractat von der Pestilenz etc. Augsburg, 1518; in-4.to.
-
-ERASTUS (Thomas), Kurzer Bericht für den gemeinen Mann, wie er sich
-in sterbenden Läufen verwahren und halten solle. Heidelberg, 1563;
-in-4.to.
-
-EWIG (J.), die Pestilenz, ob sie eine anfällige Seuche sey, und wie
-fern ein Christenmensch weichen möge. Basil., 1582; in-8.vo.
-
-
-F
-
-FABRICIUS (Martin), Paradoxa loimodes, d. i. Meinung, dass die Essenz
-der Pest keinem Menschen, sondern Gott allein bekannt sey; und daher
-keine gewisse Remedia oder specifica erfunden sind. Rostock; 1633;
-in-4.to.
-
-———— (Tobias), Kurzer Bericht aus der Landschaft, woher die giftige
-Seuche, Pestilenz komme. Neustadt, 1597; in-8.vo.
-
-FEIGE (Melchior), Pestregiment, oder Bericht von dem Wesen und Curation
-der erschreklichen Seuche der Pestilenz. Dresden, 1630; in-4.to.
-
-FELGENHAUER (P.), Anthora, oder kurze Beschreibung, was in der Zeit der
-grassirenden Pestilenz zu gebrauchen sey etc. Berlin, 1680; in-12.º.
-
-FERRO (Paskal Joseph), von Ansteckung der epidemischen Krankheiten, und
-besonders der Pest. Leipzig, 1782; in-8.vo.
-
-—— —— Nähere Untersuchungen der Pestansteckung nebst zwei
-Aufsätzen von der Glaubwürdigkeit der meisten Berichte der Moldau und
-Wallakey, und der Schädlichkeit der bisherigen contumazen von D.r Lange
-und Fronius. Wien, 1787; in-8.vo.
-
-FETTICH (Theobald), wie man sich von der Krankheit der Pestilenz zu
-enthalten habe etc. Nürnberg, 1531; in-4.to. Aggiunto l'Opuscolo wahrer
-Bericht von den Ursachen des englischen Schweisses. München, 1573;
-in-4.to.
-
-FISCHER (Christian August.), über die Quarantaine Anstalten zu
-Marseille. Leipzig; 1803; in-8.vo.
-
-—— —— Briefe eines Südländers p. 40. seq.
-
-FISCHER (VON) (Johan Ber.), lieständisches Landwirthschaftsbuch etc.,
-worinnen auch die Kur verschiedener Bauerkrankheiten, und sonderlich
-der Pest vorgetragen werde. Hall, 1753; in-8.vo.
-
-FORMEY, medicin. ephemeriden von Berlin. I. B. 2. Heft. p. 28. 36. 41.
-(anno 1798).
-
-FORSTER (Martin), Antidotus loimopolemica: wahre Natur und Beschreibung
-des Ursbrungs der sehr schädlichen Pest. Zerbst, 1611; in-4.to.
-
-FRANCK, Erläuterung der Erregungstheorie p. 167. in Salzburger
-medicinisch-chirurgische Zeitung, 1803. T. II. p. 236. im Nordischen
-Archiv. IV. B. 1. St. p. 37.
-
-FREYTAG (Henricus), gründlicher Bericht von der Pest, und Hungarischen
-Krankheit. Halberstatt, 1636; in-8.vo.
-
-FROMMANN (J. Christ.), Pestordnung. Nürnberg, 1681; in-4.to.
-
-
-G
-
-GABRIEL (P.), Anmerkungen von der Pest etc. Stuttgard, 1680; in-12.º.
-
-GALLER (Hieronymus), Consilium und Regiment, wie man sich männiglich in
-pestilenzischen Läufen zu verhalten habe. Oppenb., 1620; in-4.to.
-
-GALLI (Emerich), Beweis, wie man sich jeziger Zeit, weil das Sterben
-in Böhmen überhandnimmt, verwahren, und halten solle. Görliz, 1583;
-in-4.to.
-
-GASSERUS (Achilles), Unterricht wider die Pestilenz. 1564; in-4.to.
-
-GEDANKEN über quarantaine-Anstalten überhaupt, und insbesondere über
-die Hamburgischen. Hamburg, 1794; in-8.vo.
-
-GERNTI (Jeremias), Pestregiment etc. Leipzig, 1656.
-
-GISELER (Lorenz), Kurze Anweisung, wie sich ein jeder bey der um sich
-greifenden Pestseuche fürsehen, und curiren solle. Braunschweig, 1680;
-in-4.to.
-
-GLAUBITZ (von) (Michael), zwo Haustafeln für Reiche und Arme wider die
-fürchtende Pestilenz. Maynz, 1584; in-8.vo.
-
-GOEZ (Zach. Nicolaus), Consilium medicum, was massen bey jezt
-umschweifenden Fiebern man seine Gesundheit vermehren, und wieder
-zurecht bringen könne. Zwikau, 1666; in-4.to.
-
-—— —— Unterricht, wie man bey jetzt grassirender
-Pestilenzial-Seuche, und Ruhr sich präserviren und kuriren könne. 1667;
-in-4.to.
-
-—— —— Unterricht, wie bey gefährlichen Sterbensläufen praservando
-et curando sich jeder zu verhalten habe. Zwikau, 1680.
-
-GOHL (Dan.), Nachricht von der Natur, und Kur der Pest etc. Berlin,
-1709; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. IV. p. 246.
-
-GORLIZER (J. Sig.), Kurzer Unterricht und Regiment, wie man sich
-zur Zeit der Pestilenz bewahren und halten solle. Wittemberg, 1543;
-in-4.to.
-
-GRABA (J. Andreas), Beschreibung der unaufhörlichen giftbösen
-anfälligen Landfiebern. Erfurt, 1660; in-8.vo.
-
-—— —— medicinische Erinnerung, wie man sich bei jeziger
-gefährlichen bösen Seuche von der Pest verhalten möge. Erfurt, 1666;
-in-8.vo.
-
-GRAEV (Ludwig), Regiment, wie man sich in Sterbensläufen zur
-Preservation und curation der Pestkrankheit zu verhalten habe.
-Heidelberg, 1581; in-8.vo.
-
-GRAVICHEN (Georg), Pestordnung. Leipzig, 1607.
-
-GROHMANN (Reinhold), Beobachtungen über die im Jahr 1813 herrschende
-Pest zu Bukarest. Wien, 1816.
-
-GRÜLING (Philip), sonderbarer Tractat von der Pest. Northausen, 1659;
-in-4.to.
-
-GUARINONIUS (Hippolitus), Greuel der Verwüstung des menschlichen
-Geschlechts. Ingolstadt, 1610; in-fol.
-
-—— —— Pestilenz. Ingolstadt, 1612; in-8.vo.
-
-GUTTORFS (J. G.), gründliche Anweisung der Pest. Dresden, 1569.
-
-
-H
-
-HABERSACK (J. Carl), Relation, wie die wienerische Neustadt mit der
-Pest angesteckt worden. Wien, 1681; in-8.vo.
-
-HAHNEN (J. Christoph), Gotteshand und Geisel, oder wahrhafte
-Beschreibung der meisten denkwürdigen Pestseuchen und giftigen
-Krankheiten. Leipzig, 1651; in-12.º.
-
-VON HARTENFELS (Petrus), Pestis tela praevisa: Anleitung, wie Reiche
-und Arme vor der Seuche der Pestilenz sich bewahren und retten können.
-Erfurt, 1680; in-12.º. V. Hall. Bibl. Med. Pr. III. p. 265.
-
-HAUSARZNEY (Einfältige), wider die krankheit der Pestilenz. Nürnberg,
-1562; in-4.to.
-
-HEBENSTREIT (J.), Regiment pestilenzischer Fieber, so jezt in Düringen
-und andern Oertern die Menschen überfallen etc. Erfurt, 1562; in-8.vo.
-
-HEISTER (Laurentius), medicinische, chirurgische, und anatomische
-Wahrnehmungen. Rostock, 1753; in-4.to. I. N. 244.
-
-HEINSE (T.), Kurzer Unterricht, wie bey ansteckender Seuche und
-Pest-fiebern man sich männiglich so viel möglich präserviren und
-kuriren könne. Berlin; in-12.º.
-
-HELAND (Laurentius), Unterricht, wie man sich in der Seuche der
-Pestilenz kuriren solle. Frankfurt an der Oder, 1598; in-8.vo.
-
-HELCHER, von der Pest; in-8.vo.
-
-HELWIG (Johan), von der Pest. Stetting; 1683; in-4.to.
-
-HENISIUS (J.), Bericht von der Pestilenz. Augsburg; 1621; in-8.vo.
-
-HERLITZ (David), Pestilenz-Ordnung für die Stadt Stuttgard. Stettin,
-1599; in-4.to.
-
-HERLITZ (David), Consilium Politico-physicum, was eine Stadt in welcher
-vergangenen Herbst die Pest angefangen, künftigen Frühling auf den
-Strassen und in den Häusern fürnehmen solle. Frankfurt, 1621; in-4.to.
-
-HERR (Martin), kurzer Bericht, wie der lieben Armuth zu gute ein jeder
-in der Pest sich mit Hausarzneyen rathen solle. Göerliz, 1680; in-4.to.
-
-—— —— Consilium zur Präservation und Curation der Pest. Ib. 1680.
-
-HESSEN-CASSELISCHE Verordnung von 1513. V. Baidinger neues Magazin XX.
-B. p. 273.
-
-HEUNE (J.), kurzer Unterricht von der Pest und pestilenzischen Fiebern.
-Greisswalde, 1654.
-
-—— —— Consilium zur Präservation und Curation der Pest. Ib. 1680.
-
-HIEBLIN (Christoph.), von der fürtreflichen Arzney wider die Pest,
-welche der Stein Bezoar ist. Constanz, 1589; in-8.vo.
-
-HILDENBRAND (Johann-Valentin), über die Pest; ein Handbuch für Aerzte
-und Wundaerzte. Wien, 1798; in-8.vo.
-
-HILTPRAND (Johann), Ordnung bey der oesterreichischen Pestilenz.
-Passau, 1607; in-8.vo.
-
-HIRSCHEL (Leon Elias), Abhandlung von den Vorbaungs und
-Vorbereitungs-mitteln beyden Pocken und bey der Pest. Berlin, 1770;
-in-8.vo, p. 5.
-
-HOERNIGK (Matthias), Bericht für die Einwohner der Stadt Eger, wie ein
-jeder wider die regierende Pest sich verwahren solle. Nürnberg, 1625.
-
-HOFER, Untersuchung der ansteckenden pestilenzialischen Seuche, welche
-etliche Jahre in Europa grassiret. Gotha, 1714.
-
-HOFMANN (Fr.), Unterricht, wie bey jezt grassirenden gefährlichen
-Seuchen ein jeglicher sein eigener Medicus seyn, und vor der selben
-sich verwahren könne. Erlangen, 1708.
-
-———— (Maur.), Bericht von Pestfiebern. Nürnberg, 1680.
-
-HOLSTEIN (G.), Bedenken von der Pest etc. 1682; in-4.to.
-
-HORKY (Martin), Wegweiser, wie man sich vor der Pestilenz bewahren
-solle. Rostock, 1624.
-
-HORNUNG (J.), Rath und Hülfe in Pestilenzzeiten. Herborn, 1625; in-8.vo.
-
-HORST (Jacob), von den wunderbaren Geheimnissen der Natur etc. Leipzig,
-1588; in-4.to.
-
-HUNDT (Mag.), kurzer Regiment wider die erschrökliche Krankheit der
-Pestilenz etc. Leipzig, 1519; in-8.vo.
-
-HUSWEDEL (J. A.), Bericht, wie bey einfallender Krankheit ein jeder
-sich verhalten solle. Hamburg, 1663; in-4.to.
-
-
-I
-
-JANTKE (J. J.), Unterricht, wie sich jedermann bey dieser an vielen
-Orten einreissenden pestilenzialischen Seuche verwahren, und davon
-befreyen möge. Salzburg, 1713; in-8.vo.
-
-JAHRBÜCHER (Medicinische) des kaiserl. königl. österreichischen
-Staates, herausgegeben von den Directoren und Professoren des
-Studiums der Heilkunde an der Universität zu Wien. B. II. St. III,
-p. 21. B. II. St. IV. p. 12. B. III. St. I. p. 13. B. IV. St. IV.
-p. 23. von Rosenfelds unglücklicher Versuch mit seinem angeblichen
-Pest-Praeservativ. B. IV. St. II. p. 190.
-
-INFECTIONS-ORDNUNG. Wien; 1558; in-fol.
-
-INFECTIONS-ORDNUNG FERDINANDS III. Wien, 1654.
-
-—— —— (neue) der Fürsten und Stände im Herzogthum Ober- und
-Niederschlesien. Breslau, 1680; in-fol.
-
-—— —— in der Wiener Contagion von 1713. Wien, 1727; in-fol.
-
-JUNGEN (Ambrosius), Unterrichtung, wie man sich in Läufen der Pestilenz
-halten solle. Augsburg, 1521; in-4.to.
-
-IVES, Reisen nach Indien und Persien.
-
-
-K
-
-KANNSTETTER (Jo.), Regiment für den Lauf der Pestilenz. Wien, 1521;
-in-4.to.
-
-KANOLD (Johann), Einiger Medicorum Sendschreiben von dem anno 1708 in
-Preussen, und 1709 in Danzig grassirten Pestilenz etc. Breslau, 1711;
-in-4.to.
-
-—— —— Einiger Marsilianischen Medicorum in französischer sprache
-ausgefertigte und ins Deutsche übersetzte Sendschreiben von der Pest in
-Marsilien. Leipzig, 1721; in-4.to.
-
-—— —— Jahrhistorie der grossen Menschenpest von 1701 bis 1716.
-Vid. Annal. Vratisl. Mensis Novembris, 1718.
-
-—— —— von den Beulen und Blasen in der dieses Jahr in Wien
-grassirenden Seuche. Breslau, 1713; in-4.to.
-
-—— —— von der wahren Beschaffenheit des Brechens und des
-Schweisses, auch der Pestgeschwüre, sonderlich der Beulen, und vom
-rechten Gebrauche der _Vomitoriorum_, und sudoriferorum; nebst einem
-Anhange von der an. 1708 zu Rosenberg in Schlesien, und 1709 zu
-Fraustadt (in Pohlen) erlittenen Pestilenz. Breslau, 1711; in-4.to.
-
-KEGLER (Caspar), Regiment wider die Pestilenz und Schweissucht.
-Leipzig, 1566; in-4.to.
-
-KEIL (Andreas), Beschreibung der Pest samt allen bösen ansteckenden
-Seuchen. Gell. 1687; in-8.vo.
-
-KELLNER (David), Anweisung sich vor der Pest zu präserviren. Mämmingen,
-1681; in-8.vo.
-
-KENTMANN (Johann), wie man sich vor der giftigen Seuche der Pestilenz
-hüten, und so jemand damit angegriffen würde, was Mittel man davor
-brauchen solle. Wittemberg, 1568; in-4.to.
-
-KEPLER (Caspar), vom nützlichen Regiment wider die Pestilenz und
-giftige Pestilenz-Fieber. Leipzig, 1529; in-8.vo.
-
-KERNER (Arnold), Loimologia, d. i. Discurs von der giftspeyenden Seuche
-der Pestilenz. Leipzig, 1626; in-4.to.
-
-KIRCHBERGER (J. Heinrich), Aphorismi, seu canones medicinales; kurze
-Erinnerungen und Puncten von der Pest, wie man es mit einem und andern
-im Pesthause oder auf dem Lande zur Pestzeit halten solle. Nürnberg,
-1625; in-4.to.
-
-KIRCHOF, von der ansteckenden Seuche, welche anno 1713 in das
-Erzherzogthum Niederösterreich eingeschlichen. V. Ephem. Nat. Cur.
-Cent. VII. p. 171.
-
-KLINT, im Baldinger neues Magazin II. p. 193.
-
-KOLBENSCHLAG (Sixtus), Regiment wider die Pestilenz etc. Nürnberg,
-1519; in-4.to.
-
-KÖNIG, Consilium Medicum über die leidige Pest. Bern, 1628.
-
-KUNDMANN (Sylvius), Instruction, wie man sich zur Zeit der Pestilenz
-präserviren solle. Dresden, 1625; in-8.vo.
-
-
-L
-
-LANG, über die Lebensordnung zur Zeit epidemisch grassirender
-Faulfieber, und besonders der Pest. Hermanstadt, 1786.
-
-LANGIUS (Jo.), Generalordnung, wie man des pestilenzialischen Fiebers
-remedia, Präsentation, und Curation gebrauchen solle. Heidelberg;
-in-4.to.
-
-LANGNER (Andreas), Promptuari, wie sich die Pesthaftigen zur Zeit der
-Pestilenz verhalten, und kuriren sollen etc. Leipzig, 1576; in-4.to.
-
-VON LANKISCH (Gott.), Bericht, wie man sich bey jeziger Pestilenz zu
-verhalten habe. Zittau, 1670.
-
-LAUBENDER, Darstellung aller ansteckenden Krankheiten etc.
-
-LEBENSWALDT (Adam.), Land-Stadt- und Haus- und Arzney-buch, in welchem
-angezeiget und erwiesen wird, wie man diejenigen Krankheiten welche
-ein ganzes Land oder mehr Oerter anstecken, sodann durch Contagion,
-und Anklebung anderweitig fortgepflanzet und ausgebreitet werden: als
-da seyn: Die Pest, Pestilenzial- und petechialische Fieber etc. sammt
-einer Chronik aller denkwürdigen Pesten etc. Nürnberg, 1695; in-fol.
-
-LEHMANN, Schauplatz, Obererzgebürg. Merkwürdigkeiten p. 956. e seg.
-
-LEIPZIGER Pestschade und Gottes Gnade. Altenburg, 1681; in-4.to.
-
-LIBAVIUS (Sebastian), Büchlein für die Kranken. Görliz, 1531; in-8.vo.
-
-LIPSTORP (Christ.), Bedenken von der Pestilenz, mit angefügtem
-Berichte, wie man sich vor derselben verwahren, und sich kuriren könne.
-Stade, 1664; in-4.to.
-
-LOEFLER (Adolph. Fr.), Bayträge zur Wundarzneykunst. Altona, 1788;
-in-8.vo. II. B.
-
-LONICER (Adam.), Ordnung für die Pestilenz. Frankfurt am Mayn, 1572;
-in-8.vo.
-
-LOSSIUS (Laurent), Pest-barbier. 1683; in-8.vo.
-
-LOTHUS (Ge.), Bedenken bey itzt gefährlichen Peszeiten. Königsberg,
-1624; in-4.to.
-
-LOTZER (J.), Regimen und Uiberweisung, welchermassen den Menschen mit
-dem Gift der Pestilenz beladen mit Hülfe einer Arzney zu helfen sey.
-Hagenau, 1519; in-4.to.
-
-
-M
-
-MAGIRUS (Georg.), von der Pest. Amsterdam, 1682; in-8.vo. V. Haller.
-Bibl. Med. Pr. II. p. 495.
-
-MAKENZIE, in Philos. Transact. V. Leske auserlesene Abhandl. IV. B. p.
-117. V. B. p. 284.
-
-MANDAT des Raths in Regensburg gegen der in Ungarn, auch Ober- und
-Niederoesterreich grassirenden Pest. Regensburg, 1679; in-4.to.
-
-MANZER (Paul.), von dem giftigen fieber und der Pest. Leipzig; 1621;
-in-8.vo.
-
-MARCUS (Philip.), Göttlicher Krieg 7.ter Th. im letzten Kap. etc.
-
-MAROLDUS (Justus Ortholph.). Loimographia oder Pest discurs.
-Schleusingen, 1680; in-4.to.
-
-MARSTALLER (Gervasius), kurzer Bericht, wie man sich vor der grausamen
-Pestilenz bewahren möge. Ulsen, 1577; in-8.vo.
-
-MARTINI (Matth.), Bedenken zur Präservation und Curation der
-pestilenzialischen Seuche. Eisleben, 1611; in-4.to.
-
-MATTENBURG (J.), Neu geordnetes Regiment wider den tödlichen Gepressten
-der Pestilenz. Lemgo, 1583; in-8.vo.
-
-MAYER, von der grassirenden Seuche. Neuburg, 1713.
-
-———— (Johann Anton.), Ankündigung einiger zuverlässiger Mittel wider
-die Pest. Braunschweig, 1801; in-8.vo. V. Salzb. med. chir. Zeitung,
-1801. II. B. p. 222. (arcanum).
-
-MELTZER (Friderich-Ludwig), Beschreibung der Pest 1772 in Moskau.
-Moskau, 1776; in-8.vo.
-
-MEURER (Christoph.), Hausregiment für die Seuche der Pestilenz.
-Leipzig, 1598; con altro titolo 1607. 1617.
-
-MINDERER (Jo. Martin), Abermal ein Beytrag zur Kenntniss und Heilung
-der Pest. Riga, 1790; in-8.vo.
-
-MITHOB (Burchard), wie man sich vor der Seuche der Pestilenz bewahren
-solle, und mit was für einer Arzney dieselbe zu kuriren sey. Erfurt,
-1552; in-4.to.
-
-MITTEL (unterschiedliche heilsame), so zu der Zeit der Infection
-gebraucht werden mögen. Wien, 1679; in-12.º.
-
-MITTHOB (Conrad), Bericht von der Pestilenz. Marburg; 1574; in-8.vo.
-
-MOELLER (Joh. Wilhelm), Reise von Warschau nach der Ukraine in den
-Jahren 1780 und 1781. Herzberg, 1804.
-
-MUHLIUS (B.), Beweis, dass von Hungersnoth alle ansteckende Fieber, und
-sogar die Pest entstehen können. Lemgo, 1740; in-4.to.
-
-MURALT (J.), kurze Beschreibung der ansteckenden Seuche der Pest.
-Zürich, 1721; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 239.
-
-
-N
-
-NACHRICHT (kurze), wie in Pestzeiten, und wenn die rothe Ruhr grassirt,
-die Landleute sich präserviren können. Braunschw., 1680; in-4.to.
-
-NEFE (J.), Bericht, wie man mit der Präservation und Curation der
-Pestilenz sich verhalten solle. Dresden, 1566; in-4.to.
-
-NEESSEN (Johan.), von der Preservation und Curation der Pestilenz, und
-1578. V. Pasc. Gall. p. 336.
-
-NESTER (Johann Matth.), getreuer Rathschlag, wie sich ein jeder bey der
-grassirenden Soldatenkrankheit, und der einschleichenden Pest verwahren
-könne. Bayreuth, 1677; in-12.º.
-
-NEUSTAEDTER (Michael), die Pest im Kronstaedter Districte in
-Siebenbürgen. Wien, 1788; in-8.vo.
-
-—— —— Die Pest in Burzenland 1786, nebst einigen
-vorausgeschickten Bemerkungen. Hermanstadt, 1793; in-8.vo. V. Salzburg,
-medicinisch-Chirurg. Zeitung, 1793. III. p. 302.
-
-NIEMAN, Taschenbuch für Thieraerzte etc. l. c. (per vaccinationem).
-
-NIGRI (Stephan.), Regiment zur Zeit der Pestilenz etc. Augspurg, 1521;
-in-4.to.
-
-NOBLOT (Theobald), kurzer Bericht, wie man sich vor der Pestilenz
-bewahren solle, und, so einer damit behaftet, ihm geholfen werden möge.
-Mompel., 1607; in-8.vo.
-
-
-O
-
-ODER (Hieronimus), Rath und Arzney zur Verhütung und Rettung wider die
-Pestilenz. Wittemberg, 1550; in-8.vo.
-
-ORDNUNG UND RATH (kurze), auch Verzeichniss der Arzney en wider die
-Pest in den Apotheken. Helmstadt, 1609; in-4.to.
-
-—— —— wessen sich die Bürger zu Trier bey sterbender Luft zu
-verhalten haben. Trier, 1612; in-8.vo.
-
-—— —— und Regiment, wie sich der gemeine Mann in der Pest zu
-verhalten habe. Strasburg; 1626; in-8.vo.
-
-ORDNUNG, wornach man sich der ansteckenden Seuche halber bey jezigen
-gefährlichen Läufen in der Pfalzgrafschaft bey Rhein zu richten habe.
-1668. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 250.
-
-—— —— wie es bey den eingerissenen ansteckenden Krankheiten zu
-halten sey etc. Frankfurt, 1679; in-4.to.
-
-—— —— (Christian Ernst. Markgrafschaft zu Brandenburg) wie es in
-seinen Landen bey der Pestilenz gehalten werden solle. Beyreut, 1680;
-in-4.to.
-
-—— —— der Stadt Leipzig, wie es bey ansteckender Seuche zu halten
-sey. Leipzig, 1680.
-
-—— —— des Raths zu Dresden, wie man bey ereignenden gefährlichen
-Seuchen sich zu verhalten habe etc. Dresden, 1680; in-4.to.
-
-OSWALDT (Christian), nützlicher Bericht, einem jeden in der Pestilenz
-zu wissen. 1564.
-
-
-P
-
-PARACELSUS (Fr.), von der Pest an die Stadt Stoerzingen geschrieben.
-Frankfurt, 1622; in-4.to.
-
-PESTBEDENKEN (Halber-städtisches) beydes zur Präservation und Curation
-von den Medicis daselbst. 1620; in-12.º.
-
-PESTBESCHREIBUNG und Infections Ordnung, welche vormals in besondern
-Tractaten herausgegeben, nunmehro aber in ein Werk zusammen gezogen,
-sammt der anno 1713 zu Wien fürgewesten Contagion, erster und zweyter
-Theil. Wien, 1763.
-
-PESTCONSILIUM von den Breslavischen Physicis. Breslau, 1680; in-fol.
-
-DIE PESTILENZ, ob sie eine anfällige Seuche sey? und wie fern ihr ein
-Christenmensch weichen möge? zwo Fragen. Basel, 1582.
-
-PESTORDNUNG, Ambergische. Amberg, 1597; in-4.to.
-
-—— —— der Churphalz, Heidelberg, 1666; in-4.to.
-
-—— —— Darmstädtische. Darmstadt, 1632; in-8.vo.
-
-—— —— der Grafschaft Hanau. Hanau, 1666; in-4.to.
-
-—— —— Facultatis medicae Helmstadiensis; in-4.to.
-
-—— —— Hollstein-Schaumburgische. Rinteln, 1676.
-
-—— —— Magdeburgische, 1606; in-4.to.
-
-—— —— Maynzische. Maynz, 1607; in-4.to.
-
-—— —— Nürnberger, 1562; in-4.to.
-
-—— —— Pfälzische. Lavingen, 1686.
-
-—— —— des Raths zu Leipzig, 1607; in-8.vo.
-
-—— —— des Raths zu Rostock. Rostock, 1624; in-4.to.
-
-—— —— in der Stadt Hamburg. Hamburg, 1578; in-4.to.
-
-—— —— der Stadt Rotenburg an der Tauber. Rotenburg, 1625; in-fol.
-
-PESTORDNUNG, Wittembergische. Wittemberg, 1631; in-4.to.
-
-—— —— Wormsische, Frankfurt am Mayn, 1625; in-4.to.
-
-—— —— Zellische. Zell, 1680.
-
-—— —— Hollstein-Schaumburgische. Rinteln, 1676.
-
-PETSCHER (Sebastian), Ordnung wider die Krankheit der Pestilenz etc.
-Regensburg; 1533; in-4.to.
-
-PEYSLINGER (Balthasar), Regiment wider die schnelle Krankheit der
-Pestilenz, 1527; in-4.to.
-
-PINCIER (Johann), Bericht, wie man sich in Pestzeiten zu halten habe.
-Siegen, 1597.
-
-PISTOR (Simon), Regiment wider die schwere, und erschreckliche
-Krankheit der Pestilenz. Leipzig, 1501; in-4.to.
-
-PITHOPOEI (Wilhelm), Vincetoxicum, wie man sich wider die heftige
-Krankheit der Pestilenz oder Infection, auch wider alles Gift und
-Vergeben präserviren und kuriren möge. Kempten, 1611; in-8.vo.
-
-POMARII, Pestilenzbüchlein. Magdeburg, 1582; in-8.vo.
-
-PONTANUS (Johann), Bericht, was man in den schweren Pestilenzbäulen zur
-Präservation und Curation gebrauchen solle. Leipzig, 1585; in-8.vo.
-
-POTTER, in Philosophical Transact. V. Leske auserl. Abhandl. IV. B. p.
-237.
-
-PRÄSERVATION, und Chirurgia für die Pestilenz. Steinfurt, 1598; in-12.º.
-
-PURMANN (Matthias Godefrid.) aufrichtiger und erfahrner Pestbarbierer
-etc. Halberstadt, 1683; Frankfurt, 1705. 1715. 1721: Leipzig, 1721;
-in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 473.
-
-—— —— Anweisung pestilenzialische Beule zu kennen und zu kuriren.
-Halberstadt, 1686; in-8.vo.
-
-PYSSLINGER (Balthasar), Regiment wider die schnelle krankheit der
-Pestilenz, 1527.
-
-
-Q
-
-QUERNTENI (Joachin.), wie man sich vor der schädlichen jezt regierenden
-Pestilenz bewahren solle. Erfurt; 1578; in-4.to.
-
-
-R
-
-RAMELOW (Matth.), wie der gemeine Mann sich mit schlechten Mitteln
-wider die Pest bewahren und heilen könne. Braunschweig, 1652; in-4.to.
-
-RATHSCHLÄGE die Pest zu kuriren. Basel, 1577; in-8.vo.
-
-RATSCHLAG für die Pestilenz. Basel, 1582.
-
-REGENSPURGISCHE Staats Relation vom 17 October, 1770.
-
-—— —— vom Jahr, 1781. N. 8.
-
-REGIMENT (ein neu geordnet.) wider den tödlichen Gepressten der
-Pestilenz in Reimen zusammengesetzt. Oppenheim, 1519; in-4.to.
-
-REGIMENT, wie man sich in Zeit regierender Pestilenz halten solle.
-Nürnberg, 1574; in-4.to.
-
-—— —— (ein) zur zeit der Pestilenz, an welchem ende dafür man
-aderlassen solle. Augsp., 1521; in-4.to.
-
-REHFELD (Johann), miedicinischer Anschlag auf das der Stadt Erfurt
-zugehörige Landvolk gerichtet etc. 1626; in-4.to.
-
-REHMANN (J. Christ.), Unterricht, wie man sich in den gefährlichen
-Läufen präserviren solle. Anspach, 1679; in-12.º.
-
-REINESII (Thomas), Rath und Bericht, wie bey jezt grassirender
-Pestseuche man sich derselben männiglich zu bewahren hat. Gera, 1625;
-in-4.to.
-
-———— (J. Maur.), Consilium Medicum, wie sich die Stadt Magdeburg
-gegen Gefahr der Pestilenz in Verfassung setzen könne. Magdeb., 1680;
-in-4.to.
-
-REUCHLIN, Unterricht wider die Pestilenz. Lubek, 1577; in-4.to.
-
-RICHTER (Christ. Fridrich), Unterricht, wie man sich bey der Pest und
-andern Seuchen präserviren und kuriren könne. Halle, 1710; in-8.vo.
-
-RINGEBROIG (Jo. Christoph.), von der Pest etc. Leipzig, 1683. A. D. B.
-LIX. B. p. 409.
-
-ROCH (Johann), Geschichte der im Monate November 1815 zu Racsa im
-K. K. Peterwardeiner Gränz-Regiments-Bezirke ausgebrochenen Pest.
-V. Beobachtungen und Abhandlungen aus dem Gebiete der gesammten
-praktischen Heilkunde etc. Erster B. Wien, 1819.
-
-ROMMEL (Peter), von der Pest. Frankfurt, 1680; in-8.vo.
-
-ROSA (Andreas), Bericht bey der Pest, wie man sich zu verhalten habe.
-Nürnberg, 1569, in-8.vo.
-
-ROTTENDORF (Bernhard), Gutachten von der epidemischen Hauptkrankheit,
-rothen Ruhr, und Pest. Osnabrück, 1679; in-8.vo.
-
-RUBIGER (Joseph), Ordnung zur Präservation jeziger Zeit hin und wieder
-schwebender Sterbensläufen für gemeine Stadt und Land des Kreises.
-Eger. Hof. 1598, in-4.to.
-
-RUMPELT (Valentin), Bericht von der Seuche der Pestilenz. Coburg, 1611;
-in-4.to.
-
-RUSCH, im Schreiben an Miller. V. Huffeland Journal der practischen
-Heilkunde XXII. B. 3. St. p. 149. seg.
-
-
-S
-
-SALZBURGER Medicinische Chirurgische Zeitung 1798. II. p. 272. 1801. I.
-p. 369. IV. p. 82. 1802. I. p. 447. 1803. II. p. 236. 1804. II. 3. p.
-350. 1805. II. p. 398. (ordinationes austriacae) III. B. p. 367. 1806.
-IV. B. p. 97. 350. 1809. II. p. 122. 1812. III. p. 369. 1814. IV. p.
-274. 1819. N. 83. 94. et passim.
-
-SALZMANN (Johann), Regiment wider den Lauf der Pestilenz. Wien, 1521.
-
-SAMBACH (J. Georg.), gute Gedanken bey Erinnerung der anno 1680.
-allhier gewesenen Pest. Leipzig, 1683; in-4.to.
-
-SAFNONSKY, Beschreibung der vom Jahre 1770 bis 1772 in Moskau
-herrschenden Seuche, nebst Anzeige aller zur Abwendung derselben
-genommenen Maasregeln. Moskau, 1776; in-4.to.
-
-SARTORII (J. Ge.), Rath in der Pestzeit. Nürnberg; 1680; in-8.vo.
-
-SCALIZ (J.), Bericht, wie man sich dey den schweren Zeiten der Pest
-sowohl präservative als curative zu verhalten habe. Freyburg in
-Breisgau, 1630; in-12.º.
-
-SCHALLER (Daniel), Trostschrift bey geschwinden Sterbensläufen etc.
-Magdeburg, 1598; in-12.º.
-
-SCHAMSKI (Alezander), Freund in der Noth, oder kurzer und gründlicher
-Unterricht, wie jeder bey jezt grassirender Seuche sein eigener Medicus
-seyn solle. Prag., 1713; in-12.º.
-
-SCHARF (Benjamin), Erinnerung zur Erkenn-, Bewahr- und Heilung der
-Pest. Jenna, 1681; in-12.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 424.
-
-SCHEIDER (Barth.), Bericht, wie bey jezund regierenden schwerlichen
-Seuchen der Pestilenz sowohl die Kranken als die Gesunden sich zu
-verhalten haben. Breslau, 1568.
-
-SCHEUCHZER (J. Jacob), Loimographia Massiliensis, die in Marseille und
-Provence eingerissene Pestseuche betreffend. Zürich, 1721; in-4.to.
-
-—— —— von der massilianischen Pestseuche-. Zugabe. Zürich, 1721;
-in-4.to.
-
-SCHILLER (Heinrich), Tractat von der Pestilenz. Hanau, 1686; in-8.vo.
-
-SCHILLING (Adam), Regiment, wie man sich in der grausamen, und
-erschrecklichen Plage der Pestilenz verwahren solle. Nürnberg, 1575;
-in-4.to.
-
-SCHIRAG (Michael), Vier Rathschläge von dem pestilenzischen Fieber.
-Nürnberg, 1606; in-8.vo.
-
-SCHLEHER (J.), nützliches Regiment, wie zu diesen gefährlichen
-Sterbensläufen von der Pestilenz Gesunde zu bewahren, und Kranke zu
-kuriren seyen. Constanz, 1611; in-4.to.
-
-SCHLEUPNER (Johann), Beschreibung von dem giftigen pestilenzischen
-Fieber der ungarischen krankheit. Linz, 1623; in-8.vo.
-
-SCHMIDT (Joseph), Bericht von drey abscheulichen und ansteckenden
-Krankheiten der Pest, Franzosen und Scharbock. Augspurg, 1692; in-12.º.
-
-SCHNELLENBERG (Tarquinius), Zwanzig Pestilenzwurzel und bewährte
-Experiment. Frankfurt, 1563; in-8.vo.
-
-SCHOBER (Jacob), Bericht von der Krankheit der Pestis und Infection.
-Grätz, 1577; in-4.to.
-
-SCHOEN (Michael), Bericht, wie man sich in den jezigen Sterbensläufen
-der Pest, und pestilenzischen Fieber mit Verwahrung derselben verhalten
-solle. Coburg, 1611; in-4.to.
-
-SCHOENBERG (J. A.), über die Pest, welche im Jahre 1815-1816 zu Noja
-herrschte, mit Anmerkungen von G. H. Harles. Nürnberg, 1818; in-8.vo.
-
-SCHOENEICH (Peter), gründlicher Bericht, und Rathschläge, wie man in
-diesen schweren Läufen der Pestilenz sich halten, und bewahren solle.
-Frankfurt an der Oder, 1605; in-4.to.
-
-SCHOENFELD (Victorian.), Consilium wider die Ruhr, und Pestilenz. 1584.
-
-SCHOENHEID (Victor.), Regiment, wie ein jeder sich in Zeit der
-Pestilenz halten und bewahren solle. Görliz, 1586; in-8.vo.
-
-SCHOENHOLZER (J. F. Balthasar), Tractat von der giftigen Seuche der
-Pest. Bern, 1611; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 425.
-
-SCHOPF (Philip.), der Pest-Unterricht, wie man sich von solcher
-erblichenen Sucht wieder helfen solle. Heidelberg, 1583; in-8.vo.
-
-SCHORER (Christoph.), kurzer Unterricht von der Pest-Krankheit.
-Frankfurt, 1680; in-12.º.
-
-SCHRAUD (von) (Franz), Geschichte der Pest in Sirmien in den Jahren
-1795 und 1796 nebst einem Anhange, welcher der Geschichte der Pest in
-Ostgalizien, Vorschriften in Pestpolizey, und Ideen über die Ausrottung
-einiger ansteckenden Krankheiten enthält. Pesth, 1802; in-8.vo.
-
-—— —— Polizey-Ordnung über die Pest, und gelbes Fieber. Wien,
-1805; in-4.to.
-
-SCHRAUD (von), Ueber die Kur der Pest krankheit durch Oehleinreibungen.
-V. Hufeland (C. W.) journal der piactischen Arzneykunde und
-Wundarzneykunst. 14. Settembre an. 1802.
-
-SCHROECK (Dionysius), Beschreibung von dem Ursprung, Art, und
-Eigenschaft der Pestilenz. Grätz, 1609; in-4.to.
-
-SCHWALB (B.), Unterricht von dem Verhalten in Sterbensläufen. Neyss,
-1586; in-4.to.
-
-—— —— Ordnung der Präservation und Curation der Pestilenz. Prag,
-1598; in-4.to.
-
-SCHYLLANDER (Cornelius), wie sich in Sterbensläufen zu verhalten habe.
-Frankfurt, 1575; in-8.vo.
-
-SEBITZ (Matthias), Bericht, Rath und Hülfe wider die pestilenzische
-Krankheit. Augsburg, 1586; in-8.vo.
-
-SEITZ (Alexander), vom saturnischen Geschoss der Pestilenz, 1521;
-in-4.to.
-
-SELLE (Wilhelm.), kurzer Abriss der Pestseuche. V. Schraud Hist. Pest.
-Sirm. T. III. p. 268.
-
-SICK (George Friderich), Critische Beleuchtung und Würdigung der
-europeischen Pestkrankheiten. Leipzig, 1822; in-8.vo.
-
-SIGISMUND (Johann), Görlizer Regiment in der Pestzeit. Wittenberg, 1580.
-
-SIMLER (Paul), Bericht, wie man sich in diesen beschwerlichen laufenden
-pestilenzischen Seuchen präserviren solle. Coburg, 1597; in-4.to.
-
-SIRBERHAAR (Martin), Bericht, wie man sich itzt in vorstehenden
-pestilenzischen Sterbensläufen verhalten solle. 1601; in-4.to.
-
-SMETIUS (Heinrich), Unterricht, wie der gemeine Mann sich vor der
-Pestilenz hüten und heilen solle etc. Lemgo, 1583; in-8.vo.
-
-SOMMER (J. Georg.), medicinische Verordnung, was bey der in
-benachbarten Landen einreissenden Pest zu thun und zu lassen sey.
-Coburg, 1683.
-
-SORBAIT (P.), Gespräch von der Contagion zu Wien, 1679; in-8.vo.
-
-—— —— Gespräch über den betrübten Zustand der Stadt Wien etc.
-1680; in-4.to.
-
-—— —— Wiener Pestbeschreibung und Infections Ordnung. Wien, 1727;
-in-fol.
-
-SPANGENBERG (Cyr.), Historia von der flüchtenden Krankheit der
-Pestilenz, worin allen pestilenzischen Sterben derer seit Anfang der
-Welt gedacht wird. 1552; in-4.to.
-
-SPENHOLZ (Andreas), Bericht von der grausamen Seuche der Pestilenz.
-Linz, 1639; in-12.º.
-
-SPREMBERGER (Johann), gründlicher Bericht, Rath und Hülfe wider die
-pestilenzische Krankheit. Breslau, 1568; in-4.to.
-
-SPRENGEL, Geschichte der Arzneykunde. II. p. 193. 484. III. P. 118.
-
-SPRUCH (ein fast köstlicher), von der Pestilenz und von dem Zeichen,
-die eine künftige Pestilenz bedeuten; in-4.to.
-
-STADMION (Christoph.), Bericht, wie man sich in Sterbensläufen halten
-solle. Coburg, 1551; in-4.to.
-
-STARKENS (Andreas), Bericht von der Pestilenz, wie man sich davor
-bewahren solle. Erfurt, 1597; in-4.to.
-
-—— —— Krankenspiegel, wie sich ein Kranker, dann ein treuer Arzt
-sich beyde verhalten mögen etc. Mühlhausen, 1598; in-4.to.
-
-STEINBEISS (Martin), Arzney wider die Pestilenz. Wien, 1545; in-4.to.
-
-STEINHOWEL (Heinrich), Regimen in schweren Läufen dieser Krankheit der
-Pestilenz der Stadt Ulm gesammelt. Ulm, 1474; in-4.to.
-
-STEINMETZ (Jo.), kurze Instruction, wie sich Reiche und Arme vor der
-Pestilenz bewahren sollen. Leipzig, 1599; in-4.to.
-
-STEMLER (Levinus), von der Pestilenz aus Paracelsi Buch. Strasburg,
-1553; in-8.vo.
-
-STICKER (Lorenz), Deduction der Beschaffenheit der in den Jahren 1709
-und 1710 grassirenden pestilenzischen Seuche. Wien, 1711.
-
-STOCKER (J.), Regiment für den gepressten der Pestilenz. Nürnberg,
-1520; in-4.to.
-
-STOECKEL (M.), Anmerkungen bey der Pest, die anno 1709 in Danzig
-grassirte. Hamburg, 1710.
-
-STRÖMER (Heinrich), Regimen, wie sich wider die Pestilenz zu verwahren,
-auch denen, die damit begriffen, Hilfe zu reichen. Leipzig, 1516;
-in-4.to.
-
-STROBELBERGER (J. St.), kurze Beschreibung der gewissesten
-Arzneymittel, zur Präservirung und Kur in diesen Sterbensläufen.
-Nürnberg, 1625; in-8.vo.
-
-STRUBIUS (C.), Bericht, wie der gemeine Mann in den gefährlichen
-Sterbensläufen sich verhalten und kuriren solle. Wittemberg, 1597.
-
-STURZ (J.), tröstliches und nützliches Regiment vor der Pest. 1542;
-in-4.to.
-
-SUMMER (Balthasar), Untericht, wie in dieser gefährlichen Pestilenzzeit
-jedermann sich halten und verwahren solle. Wittemberg, 1597; in-4.to.
-
-———— (Udal.), Regiment und Ordnung, wie man sich in den gefährlichen
-Zeiten der Pestilenz halten solle. 1544; in-4.to.
-
-
-T
-
-TACK (J. Engelhard), Erinnerung, wie man sich bey Sterbensläufen
-bewahren, und von der angefallenen Seuche kuriren möge. Darmstadt;
-1666; in-4.to.
-
-TENZEL (Andreas), von Natur und Kur der Pest. Erfurt, 1627; in-4.to.
-
-THALII (Wendelin.), wie man vor der Pest sich präserviren solle.
-Mühlhausen, 1597; in-4.to.
-
-THELOTTEN (Israel.), Bericht, wie man sich in Sterbensläufen verhalten
-solle. 1628; in-12.º.
-
-THIERMAYER (Fr. Ignaz), kurzer Unterricht in besorglichen und
-gefährlichen Seuchen, sowohl für die kranken Inficirten, als andere
-Personen, sammt vorhergehenden Präservativ-mitteln, und hernach
-folgender Instruction, wie bey begegnendem Falle alle inficirte Sachen
-wieder zu reinigen seyen. München, 1679; in-8.vo; und ib. neu aufgelegt
-1713.
-
-TRACTÄTLEIN (höchstnützliches) des Officii zu Bamberg von der
-abscheulichen Pestilenz. Bamberg, 1680; in-8.vo.
-
-TRACTÄTLEIN (zwey kurze) von der Pestilenz etc. Zürich, 1629; in-8.vo.
-
-TRACTÄTLEIN (drey auserlesene), von der Pest etc. Frankfurt, 1640;
-in-4.to.
-
-TRIPHYLODACNUS, Giftjäger. Frankfurt, 1567; in-8.vo.
-
-
-U
-
-UNTERRICHT für das Volk gegen die Pest.
-
-—— —— von allerhand Mitteln und Arzneyen bey regierender Infection
-und Seuche der Pestilenz. Nürnberg, 1608; in-4.to.
-
-—— —— (gründlicher), wie man sich vor der Pestilenz bewahren
-solle. Berlin, 1625; in-4.to.
-
-—— —— wie der giftigen anklebenden Seuche der Pestilenz zu
-begegnen sey. Hannover, 1658; in-4.to.
-
-—— —— wie man sich von der Pest zu präserviren habe, zum Gebrauch
-des Fürstenthums Braunschweig. Berlin, 1608.
-
-—— —— für Volk gegen die Pest. Danzig, 1771; in-8.vo.
-
-—— —— wie sich die Bürgerschaft in Seuchen zu erhalten habe.
-Strasburg, 1626; in-8.vo.
-
-—— —— von der jezt herumgehenden Seuche und Pestilenz etc. Berlin,
-1680; in-12.º.
-
-UNTERWEISUNG, wie sich der Mensch wider die Pestilenz bewahren und
-Hülfe reichen mag. aus dem Regimen. H. Strömers. Leipzig, 1542;
-in-4.to.
-
-UNTZER (Matthias), Bericht von der Pestilenz. Hall, 1610; in-4.to.
-
-
-V
-
-VADIANI (Joachin), kurzer und tröstlicher Unterricht wider die
-sorgliche Krankheit der Pestilenz. Basel, 1519.
-
-VERZEICHNISS der nothwendigsten Arzneyen, so man zur Zeit der Pestilenz
-zu gebrauchen pflegt. Hafn, 1612; in-12.º.
-
-VICTORII (Peter) Leibs- und Seelenarzney für die Pest. Magdeburg, 1586;
-in-8.vo.
-
-VIETHEIMER (J. J.) Bericht von der Pestilenz aus den Büchern des
-Theophrastus. 1600; in-4.to.
-
-VINCEL (Johann), Bericht von der Hauptkrankheit und Pestilenz. Jena,
-1564; in-8.vo.
-
-—— —— Ordnung und Bericht von der jezt schwebenden und regierenden
-Krankheit. Magdeburg, 1580; in-4.to.
-
-VISCHER (Chr.), Regiment in Sterbensläufen. App. ad Maroldi Unterricht
-etc.
-
-VOLGNAD (Jacob), Unterricht bey der Pestilenz für die Stadt Kittzing.
-Nürnberg, 1598; in-4.to.
-
-
-W
-
-W. (C.) Einfältiger Discurs über den jezigen höchstgefährlichen Zustand
-der schädlichen Contagion 1680; in-4.to.
-
-WARWICKS (J.), Bericht wider die pestilenzialische Krankheit.
-Copenhagen, 1624; in-8.vo.
-
-WELPER (Eberhard), Bericht von der pestilenzischen Seuche. Strasburg,
-1666; in-8.vo.
-
-WERNER (Abraham), Bericht für die Einfältige, womit sie sich in der
-Pest verwahren und kuriren sollen. Wittemberg, 1575; in-4.to: Leipzig,
-1590.
-
-WIE man sich zur Zeit der Pest fürsehen und erhalten solle. Wien, 1553;
-in-4.to.
-
-WIELS (Christ. Balthasar), von der Thornischen Pest. Thorn, 1708.
-
-WILDBECK (Eusebius), Bericht, wie man sich vor der Pestilenz bewahren
-und sich kuriren solle. Leipzig, 1566; in-4.to.
-
-WILLICH (Jodic.), nützliches Regiment von der Pest. Fr. ad Moen., 1554;
-in-4.to.
-
-WINDISCH (von) (Karl Gottlieb), Geographie des Königreichs Ungarn.
-1.ter Theil S. 121. Presburg, 1780; in-8.vo.
-
-WITTICH (Johann), kurzer Begriff de peste. Eisleben, 1578; in-fol.
-
-WITTICH (Johann), Neuer Rathschlag von der Hauptkrankheit. Eisleben,
-1579.
-
-—— —— Präservatif und curatif Regiment, wie man sich in der Seuche
-der Pestilenz hüten solle. Eisleben, 1564.
-
-WOHNSTORP (H.), kurzes Tractätlein von der Pest, und ihren vornehmsten
-Zufällen. Hersford, 1625; in-12.º.
-
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-GADDESDEN (Joannes), Rosa anglica, seu Practica medicinae. Papiae,
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-LEMAITRE (P.), Les très-approuvés remedes et préservatifs contre la
-Peste et l'Epidémie. Paris, 1623.
-
-
-_OSSERVAZIONI ed AVVERTENZE generali intorno alle premesse
-bibliografiche Notizie._
-
-Quantunque io abbia usato ogni maggior diligenza e studio nel
-raccogliere e compilare queste bibliografiche Notizie, le quali vengono
-a formare un catalogo molto più ampio di ogni altro finor pubblicato
-su questo suggetto; pure sono ben lontano dal credere che il lavoro mi
-sia riuscito completo. Molte Opere sull'argomento della Peste, e sulla
-pubblica Amministrazione Sanitaria non vi saran registrate, poichè
-non mi venne fatto di conoscerle, nè di trovarle descritte. Feci però,
-quanto meglio ho potuto; nè in questo fatto mi valse il desiderio di
-fare di più; dirò per altro al caso mio con uno scrittore autorevole:
-_Vita brevis, libri multi, nummi parci, tempus arctum_. Quelli che
-verranno dopo di me, lavorando sopra questa materia, potranno più di
-leggieri correggere ed ampliare l'opera mia. Io mi sono giovato delle
-Opere di Plouquet, dell'Adami, dell'Hallero, e di altri parecchi. Il
-lavoro lungo e nojoso per sè stesso ha richiesto molto tempo e molta
-pazienza. Aggiugni poi le particolari ed avverse mie circostanze, e le
-non poche altre difficoltà, che ben conosce per esperienza chi versa su
-questo obbietto di letterarj esercizi.
-
-Ma di quale utilità, dirà taluno, sono queste tue Notizie
-bibliografiche? che altro presentano esse fuori di una semplice
-indicazione di Autori, d'Opere, di Edizioni? Un così fatto Catalogo
-non contribuisce punto ai progressi della scienza o dell'arte. Esso
-non è che un soggetto di pura curiosità; uno studio vano di più vana
-ed arida letteratura. Sia pur ciò vero; nè altro sia il quadro degli
-Autori e dell'Opere che presento, che la serie di una sterile ed arida
-sposizione di nomi. Ma questa, che pur potrebbesi dire letteratura
-_nominale_, istruisce, e conduce non di rado alla letteratura reale.
-L'intendimento umano va passo passo dilatando la sua possanza, e le sue
-forze sull'infinità degli obbietti, anche coll'ajuto di apparentemente
-piccole cose.
-
-E di vero, quando in una materia si conoscano gli autori, i luoghi,
-i tempi, i titoli e le ragioni delle Opere, quando se ne distinguano
-le qualità, quantità e occasioni delle edizioni diverse; quando tra
-l'opere di più argomenti sien note e distinte quelle in ispezie, che
-all'uopo di ogni scrittore, maestro, od artefice trattino l'argomento,
-ch'egli abbia per mano, o di che in sul fatto gli occorra istruirsi, e
-su chi e quali con più sicurtà possa egli fondare i consigli e le prove
-del suo esercizio; allor si può dire che nell'arte o nella scienza
-siesi pur fatto felicemente alcun passo.
-
-Oltre di ciò; è già manifesto che chiunque una scienza si propone
-di coltivare, cerca di aver notizia degli scrittori e delle opere,
-e di tutto ciò che alla prediletta scienza in qualsivoglia modo
-appartiene; quindi, versando sui respettivi obbietti, la mente ci porta
-a considerare e a conoscere le varie fonti donde attinger possiamo
-i principj, i mezzi, il corredo per l'esercizio e la pratica della
-facoltà che ci siam dati a seguire. L'amor proprio, l'amor della
-gloria, il desiderio o il bisogno di novità e d'interesse succedonsi,
-e tutti insieme pur anche mettono in foga le potenze tutte dell'anima,
-di maniera che ansiose cercano di conseguire il proposto lor fine;
-quindi trovano, e non di rado, in questi sussidj di erudizione norma,
-direzione, e suffragio. Ma senza più oltre parlare della forza che
-tiene sul cuore umano un tema propostosi di grande argomento, come non
-dovranno esser gradite, ed accette, per non dir necessarie, tutte sorti
-d'idee e di notizie, che c'introducano a mano a mano nel grande stadio,
-corso gloriosamente dagli altri? Dalle quali idee io non posso non
-confortarmi nella mia intrapresa colla dolce speranza, che si conosca
-e si approvi la fatica e il divisamento di far precedere sì doviziosa
-suppellettile al generale e particolar Trattato, che sulla Peste mi
-dieder mezzo di compilare la sperienza, lo studio, l'osservazione,
-e l'analisi in mezzo ai varj crudeli suoi sintomi, ed ai terribili
-suoi effetti. E col pensiero tornando sul Catalogo da me compilato,
-pur mi conforta il vedere, come tanti chiari ingegni in ogni età e
-in differenti provincie con tanto merito ed onore travagliarono su
-questo argomento, non risparmiando nè fatica nè spesa, onde fornire
-all'uman genere provvedimento e salute. Finalmente la Repubblica
-letteraria mostrò sempre di aver buon grado a coloro, che hanno posto
-ogni cura, perchè si conservi la memoria di tanti benemeriti ed onorati
-Autori, i quali adoperarono il lor sapere e gli studi loro a vantaggio
-dell'umanità, facendo conoscere i progressi, e gli effetti delle loro
-osservazioni ed esperienze, ed illuminando il corpo sociale sopra
-oggetti di salute pubblica col mostrare i pericoli, che ne minacciano,
-e il modo di preservarsi dal flagello più terribile e più devastatore
-dell'umana generazione.
-
-Ora scendendo al particolare, d'ordinario si osserva, che ne' casi
-dubbj di peste, o già scoppiata, o vicina, da ministri della pubblica
-autorità si fa ricorso a chi se ne crede più istrutto e perito. Nè è
-raro, che in così fatte emergenze a dare un giudizio, da cui spesso
-dipende la sorte delle popolazioni, o a sostener pubblici ufizj
-sanitarj, pur troppo per l'importanza loro gravissimi, sieno chiamate
-alcune persone, le quali, sebben fornite d'un titolo legale in alcuna
-parte dell'arte salutare, non di meno manchino delle necessarie
-cognizioni politico-sanitarie: o veramente altre tali, che, quantunque
-addette a tutt'altro mestiere, pure o in riguardo de' vecchi sistemi,
-o per qualche combinazione sono collocate ad agire nella carriera
-Sanitaria, mancanti però affatto de' lumi, e delle respettive
-cognizioni. Or sì gli uni, che gli altri possono a queste fonti
-giovarsi, perchè l'opera loro in sì duri frangenti torni a profitto
-della patria e della nazione. Essi impertanto vi troveranno una guida
-facile per rinvenire que' lumi, de' quali abbisognano, e con minore
-fatica e minor dispendio di tempo, ch'è prezioso in ogni circostanza
-della vita, ma specialmente nelle calamitose congiunture di peste.
-Per sì facile mezzo ecco ripari opportuni al male, e all'onore ed al
-nome del magistrato, del medico, o di chi altro sia eletto ministro e
-provveditore.
-
-L'uomo di lettere, il saggio, ed il perito non avrà forse bisogno
-d'indici e di cataloghi; ma non per questo inutile o grave tornerà a
-lui il vedersi registrato ordinatamente sì copiosa serie di autori.
-Nè a persuadernelo credo necessarie le già dette, nè altre ragioni da
-dirsi a prova della utilità di questo lavoro. In fatti il letterato
-o per troppe brighe o per moltiplicità di notizie e d'idee è talora
-sì inviluppato ed oppresso, che gli può tornar di sollievo e di
-scorta il trascorrere un elenco, e 'l trascegliere, quale autore
-più e meglio per la reminiscenza conosca aver trattato la materia,
-ch'ei si trova fra mani. Di questo ajuto è più verisimile ch'egli
-abbisogni nelle calamitose e difficili congiunture di peste, nelle
-quali la mente agitata da continue angustie e timori, e sopraffatta
-da passioni diverse trovasi spesso in tumulto; perchè stando più
-confuse le idee, e le urgenze vie più premendo, più difficile anche
-ne suol venire il ritrovamento e la scoperta dei più saggi scrittori.
-Di questo mezzo allora ei si giova non solo per riandare su idee
-utili, ma specialmente per risparmiare un tempo prezioso, il quale
-nel cercare tra proprj libri un oggetto d'altra parte fors'anche
-noto, assai di frequente si perde. In breve, sia vaghezza o bisogno
-che s'abbia d'istruirsi nell'argomento della Peste, ed in oggetti di
-pubblica amministrazion sanitaria, saran queste bibliografiche Notizie
-un mezzo, che conduce a buon fine. Nè val l'opporre: come è possibile
-in una selva di tanti libri, indicati soltanto, conoscere i buoni,
-gli utili, e sceglier quelli, che facciano meglio al caso proprio, ed
-ai bisogni instantanei corrispondano in tutto? Un solo catalogo di
-autori e di titoli non basta per far conoscere altrui ove all'uopo
-trovar si possa medicina e riparo alla ferocia ed urgenza del male.
-Non val l'opporre, io dissi, giacchè non è un Catalogo, donde riparo
-e medicina cercar si voglia, ma bensì da un Catalogo destar nozioni e
-principj, de' quali potersi all'uopo fornire, e provvedersi l'autore,
-che si conosca, o per la propria o per l'altrui sperienza, far meglio
-al proposito. Conciossiachè ogni libro d'una materia per naturale
-principio si sa contenere almeno su quel soggetto alcune generali
-avvertenze, le più conosciute sperienze e nozioni; in una parola, la
-disciplina, il metodo, la dottrina seguita in quelle date occasioni,
-per le quali s'è scritto. Di più; e chi non sa quasi tutti aver poi
-coteste generali nozioni e regole vicendevolmente seguite? Ma de'
-più recenti parlando, è ben chiaro, come che la filosofia, la storia
-generale, la fisica scienza, e la chimica, a' nostri tempi salite
-in alto grado di cognizioni e di forza, anche da queste fonti sonosi
-ampliate; così pure la facoltà di combattere questo truce e maligno
-nemico dell'umana specie. Quindi giova avvertire che i più recenti fra
-gli autori, al confronto degli altri, hanno in se raccolto un maggiore
-corredo di cognizioni atte a fiaccarne la tremenda possanza. Il perchè
-un catalogo, che sponga, come degli antichi, così de' più recenti
-scrittori il nome ed il titolo, e che delle varie opere loro distingua
-i tempi e le classi, dovrà risguardarsi come un'ottima guida, un utile
-scorta, ancorchè materiale, capace di condurci allo scopo desiderato.
-
-Ma per entrar al fine nel midollo del mio suggetto, e per agevolar
-altrui il pro, ch'io me ne sono proposto, alla conoscenza, alla
-scelta, e all'uso de' libri da me registrati gioveran forse le seguenti
-generali avvertenze.
-
-Ancorchè i filosofi ed i storici antichi Greci e Latini molto prima
-de' medici abbiano conosciuto la contagione della peste; e fra gli
-altri Tucidide, Aristotele, Dionisi d'Alicarnasso, Diodoro di Sicilia,
-Appiano d'Alessandria, Anna Comneno, Evagrio, Procopio, Eusebio
-Panfilo, Tito Livio, Ammiano Marcellino, Boccaccio, e tanti altri,
-della qualità sua attaccaticcia più o meno chiaramente ne abbiano
-scritto; quantunque tra gli autori che fiorirono prima del secolo
-XV s'abbiano pur ottimi precetti intorno la peste e le malattie
-contagiose; e li provvedimenti politico-sanitarj de' Veneti del
-secolo XIV, quelli del Governo di Milano, e d'altre principali città
-d'Italia ottimi suggerimenti preservativi contengano; pur si vuol
-tenere, che le più chiare idee della peste e dei mezzi da ripararla
-debbonsi agli autori del secolo XV, e particolarmente a quelli del
-secolo XVI. _Raimondo da Vinario_, _Guido da Cauliaco_, autori del
-secolo XIV, ricordarono appena, che fosse pericoloso il trattar coi
-malati di peste, e con quelli, che venissero da siti appestati, ma
-non conoscevano nè i mezzi nè i modi del purificare le robe infette,
-nè quelli del ripararsi dall'infezione, come dottamente prova l'Autor
-degli Annali Universali di Medicina. _Marsilio Ficino Fiorentino_,
-_Alessandro Benedetti_, Veronese, scrittori del secolo XV hanno tra
-i primi divulgata la nozione del contagio; ma le vere cognizioni
-intorno il contagio, e le più chiare idee della peste e dei mezzi di
-preservazione si debbono specialmente agli autori del secolo XVI. Gli
-antichi medici non avevano per così dire idee dei contagi, o quali
-ne avevano, erano poche ed imperfette. La maggior parte da vizio
-nell'aria, da corruzione dell'aria, da un'aria velenosa la contagion
-ripetevano. Il perchè, quasi tutti raccomandarono i vieti bezoardici,
-l'accensione de' fuochi, la purificazione dell'aria con sostanze
-odorose, per difendersi dall'infezione e per estinguer la peste. Altri
-le cagioni di essa da influsso degli astri e delle stelle derivarono,
-altri dagli influssi terrestri; e v'ebbero pur anco autori e diversi
-del secolo XVII, che non seppero svincolarsi da tali ridicole opinioni.
-In fatti pubblicò il _Leto_ proceder la peste dalla sostanza del
-cielo (Parigi, 1621), l'_Helbling_ essere ingenerata la peste da un
-triplice ente, cioè divino, degli astri, naturale (Friburg, 1615),
-l'_Artmanno_, nell'aria consistere le cagioni della Peste (Regiom,
-1687), il _Bartolino_, Consiglio per correggere l'aria pestilenziale
-(Hafn., 1654), _Giovanni Giovane_ de' Medicamenti _Bezoardici_, il
-cui uso preserva dalla Peste (Antwerp. 1585), il _Lasson_ essere il
-bolo armeno rimedio della Peste (Parigi, 1575), il _Limbisano_ dal
-terremoto, come cagion della Peste (Napoli, 1629), ed altre si fatte
-opinioni. Per molto tempo i mali contagiosi sono stati insieme confusi
-coi mali epidemici, e ad onta degli insegnamenti di valenti scrittori,
-per lungo tempo la peste è stata dai medici confusa con altri morbi.
-Dal Fracastoro incominciarono i medici occuparsi di proposito di
-questa materia gravissima. A lui dobbiamo di essa le vere e più
-esatte nozioni; non che al Sennert, al Lancisi, a Prospero Alpino, al
-Sydenham, al Mead, allo Schmid, ec.
-
-L'altro ricordo, che gioverà aver presente intorno la scelta dei
-libri, si è di guardarsi cautamente da quegli autori, che, sedotti da
-soverchio amore per la propria opinione, o vaghi di singolarizzarsi,
-dichiararonsi oppugnatori della _comunicabilità_ della peste; e ad onta
-delle immense stragi, che ha menate cotesto flagello desolatore, non
-ostante le osservazioni in tutti i tempi, su tutti i luoghi, l'opinione
-di quasi tutti gli scrittori, ed il generale consentimento, sostennero
-la non contagione della peste. Questa opinione è stata una delle
-più funeste all'umanità, come quella, che trasse sovente le troppo
-credule Magistrature nel gravissimo errore di abbandonare le necessarie
-cautele di Sanità; quella, che mantenne la dissensioni e contraddizioni
-fra i medici, e quella certa dubbiezza fra le popolazioni, da cui
-derivarono incalcolabili danni. D'altra parte, fra gli oppugnatori
-della contagione della Peste si noverano scrittori per autorità e
-rinomanza riputati ed illustri; p. e. lo _Stoll_ nel 1774 (_Ratio
-medendi V. II. p. 59._) nega alla peste la qualità attaccaticcia.
-Questa stessa opinione è sostenuta dal Protomedico _Ferro_ nel 1782
-_von der Ansteckung der epidemischen Krankheiten und besonders der
-Pest. Leipzig_, 1782. _Allgemeine deutsche Bibl. LIII. p. 387. Tüb.
-Anz. 1785. p. 205_, da esso poi emendata nel 1787. _Nähere Untersuchung
-der pestansteckung, nebst zwei Aufsaetzen von der Glaubwürdigkeit der
-meisten Berichten der Moldau und Walachey, und der Schaedlichkeit der
-bisherigen contumazen von D. Lange und Fronius_. L'_Assalini_ nel 1801
-riproduce la medesima opinione della non comunicabilità della peste
-(_Riflessioni sopra la Peste di Egitto. Anno IX. 1801._). Il _Webster_
-scrisse nel 1800 un'opera in due volumi, nella quale si sforzò di
-provare che la peste, la scarlattina, la petecchiale, la febbre
-gialla non sono contagiose (_A brief History of pestilential Diseases
-ecc. London_, 1800.). L'_Adams_ nel 1809 ha sostenuta l'opinione
-del _Webster_ (_An Inquiry in to the Laws of epidemie etc. London_,
-1809.); e il _Maclean_ nel 1817 e 1818, oppugnatore appassionato
-della _comunicabilità_ della peste, giunse per fino ad esporre se
-stesso al pericolo di restar vittima del contagio per dar prova della
-sua opinione. L'_Hancock_ nel 1821 è dell'opinione del _Webster_ e
-del _Maclean_ (_Hancock, Researches in to the Laws and Phenomena of
-Pestilence etc. London_, 1821, _Maclean, Results of an Investigation
-respecting epidemic and pestilential Diseases ecc. London_, 1817.
-1818.). Diversi altri autori molto prima di questi hanno negato
-alla peste la qualità contagiosa; tra' quali il _Bouillet_ (_Suite
-des Elemens de la Medecine pratique_), il _Dessenius a Cronenbourg_
-(_de Peste Commentarius vere aureus ecc. Coloniae_, 1564.), il
-_Jourdan_ (_Pestis Phaenomena ecc. Francofurti_, 1576.), il _Faccio_
-(_Paradossi della Pestilenza. Genova_, 1584.), il _Magirus_ (_von der
-Pest. Amsterdam_, 1632.), il _Lange_ (_Rudimenta Doctrinae de Peste.
-Viennae_, 1784.), il _Dale Ingram_ (_an Historical Account on the
-several Plagues that have appeared in the World since the year 1346:
-with an Inquiry into the present prevaling opinion, that the Plague is
-a contagions Distemper, ecc. London_, 1755.). Giova assai conoscere
-i sostenitori di sì pericolosa opinione per non lasciarsi sedurre in
-così grave argomento dalle loro dottrine, le quali, a guisa di quelle
-funeste meteore, che spargono una falsa luce sull'orizzonte, sono meno
-atte ad illuminare, che più non sieno acconce a danneggiare la terra.
-
-Ma proseguendo a ragionare sulla scelta de' libri, secondochè occorra,
-sarà buon avviso di attenersi a quegli autori pratici, ch'ebbero a
-trovarsi in occasione di peste, avendo essi fatte le loro osservazioni
-in mezzo alle stragi del morbo, e quasi come sul campo di battaglia.
-Questa è la cattedra dell'istruzion più sicura; non quella di coloro,
-che lontani dal pericolo, senza aver mai veduto nè peste nè appestati,
-fra gli ozj tranquilli de' loro gabinetti letterarj si accinsero a
-scriverne, trascrivendo di qua e di là le altrui osservazioni, o al più
-i voli seguendo di troppo fervida immaginazione. Chi non si trovò nel
-caso di peste, difficilmente si potè formare un'adeguata idea di questo
-morbo esiziale; quindi è pur inverisimile, ch'ei possa dirette nozioni
-altrui sporre. Gli scritti di un autore, a cui toccò di osservare da
-presso una o più pestilenze, hanno un certo carattere solenne di verità
-e d'interesse, che li dee far distinguere di leggieri, per chi non è
-ignaro della materia, da tutti gli altri appartenenti ad autori, che
-non siensi trovati a trattare sì luttuoso argomento. Dovendo scegliere,
-specialmente in parità di circostanze, sarà sempre meglio preferire gli
-originali alle copie.
-
-In oltre giova avvertire, che una fatale ripetuta sperienza ci ha
-finor dimostrato, che nel morbo della peste sono pericolosissimi in
-pratica gli autori teoretici, i fautori di sistemi, e d'ipotesi, li
-quali talvolta assai più della peste medesima riescon fatali. Una
-prova di questa verità ci offrono le funeste, e terribili conseguenze,
-che nella desolatrice peste di Marsiglia del 1720 ebbero le false
-opinioni teoretiche di _Chicoyneau_, _Saulier_, _Verney_, sull'indole
-di questo morbo; i quali, educati alla scuola, e nelle false dottrine
-di _Chirac_ professore a Montpellier, uomo per altro celeberrimo a que'
-tempi, ma che non avea mai veduto la peste, non seppero rinunziare
-all'abbracciato sistema, e alle dottrine ricevute dal loro maestro,
-malgrado l'evidenza dei fatti ed i furori di un contagio sterminatore,
-ostinatisi a considerare la malattia, come una febbre perniciosa bensì,
-ma non contagiosa. Ciò sciauratamente avvenne in varj altri casi
-di pestilenza per la suddetta cagione di false opinioni teoretiche,
-e di una fatale insistenza nell'attenersi alle abbracciate ipotesi
-sistematiche. Nell'argomento specialmente della _peste_, ed in ogni
-altro di malattie epidemiche e contagiose i fatti, quanto più nudamente
-e fedelmente esposti si trovano, tanto meglio di essi ne comparisce
-l'importanza, tanto più utile ed istruttiva ne riesce la storia.
-
-Or io non m'intratterrò a dar un giudizio sul merito di ciascheduna
-Opera in particolare. Ad eseguir ciò, come converrebbe, troppi mezzi,
-più tempo e dottrina, ch'io non ho, ci vorrebbero.
-
-Premesse tutte queste nozioni, a guida dei più inesperti, a' quali
-potessero tornar giovevoli le sopraccennate bibliografiche notizie,
-additerò alcuni autori, che della Peste han trattato, secondo me, in
-modo più singolare e opportuno, per quanto m'è riuscito di raccogliere.
-
-Questi sono l'_Ingrassia_, il _Massaria_, il _Diemerbroek_, il
-_Peima da Beinthema_, l'_Hodges_, il _Sorbait_, il _Sydenham_, il
-_Werlosching_, il _Schamschy_, il _Benza_, il _Mead_, il _Fornes_, il
-_Deidier_, lo _Schreiber_, il _Paris_, il _Minderero_, il _Bertrand_
-(_Gio. Battista_), il _Mertens_, il _Semolovitz_, l'_Orreo_, il
-_Russel_, il _Chenot_, lo _Schraud_, il _Valli_, il _Foulkner_, il
-_Mac-Gregor_, il _Foderé_, il _Romani_, il _Grohmann_. Non altrimenti è
-da tenere degli altri tutti, che fecero parte della Spedizione Francese
-in Egitto, che furono il _Desgenettes_, il _Lerroy_, il _Pugnet_, il
-_Savaresi_, il _Frank_, il _Sotira_, l'Autore _du Courrier de l'Egypte_
-ecc., così pure le dottrine di alcuni celebri uomini, che senza esser
-medici hanno dato al pubblico trattati, e descrizioni sulla Peste,
-di un merito, che vince d'assai quelle di molti medici: e sono il
-_Card. Gastaldi_, il _Padre Maurizio da Tolone Cappuccino_, il _Padre
-Antéro Maria da s. Bonaventura_, il _Turriano_, il _Mazzucchelli_,
-il _Muratori_, il _Cav. Azuni_; il _Papon_, lo _Scudéri_, il
-_Boccaccio_, _Marsilio Ficino_, il _Rondinelli_, il _Ripamonti_; la
-più parte de' quali raccolsero le loro osservazioni di mezzo alle
-terribili devastazioni della peste. Così pur è da dire di tanti altri
-rispettabili pratici, che trovaronsi in occasioni di Peste, e che
-sodamente di essa ragionarono, come sono il _Fracastoro_, il _Cardano_,
-il _Bairo_, il _Massa_, _Valesio da Bourgdieu_, _Prospero Alpino_, il
-_Capivaccio_, _Roderico_ e _Pietro da Castro_, il _Susio_, il _Moller_,
-il _Landi_, il _Rinci_, _Gio. Battista Gemma_, il _Barbette_, il
-_Daciano_, l'_Alfano_, il _Pona_, il _Managetta_, il _Lebselter_, il
-_Dornkrell_, lo _Schoenborn_, il _Bokel_, il _Garnerio_, il _Settala_,
-il _Sestini_, l'_Imperiale_, il _Pasini_, il _Righi_, il _Redlich_, il
-_Ghisellero_, il _Giberti_, il _Fabroni_, il _Rivino_, il _Kanold_,
-il _Gottwald_, lo _Sthaar_, il _Pichari_, il _Daver_, l'_Astruc_, il
-_Loob_, ed altri molti, ch'io non conosco, o de' quali non ho ancora
-chiara l'idea. Che se si abbia vaghezza o bisogno d'istruirsi di
-cose relative alla storia generale, ovvero alle varie epoche delle
-Pesti, converrà ricercarle principalmente fra i Cronologisti; e
-sono l'_Adami_, il _Graziolo_, il _Gastaldi_, il _Padre Kirchero_,
-il _Lebenswaldt_, il _Cavriolo_, l'_Agricola_, il _Tarcagnotta_, il
-_Platina_, il _Musanzio_, e tanti altri ancora a me ignoti.
-
-Intorno poi a que' Regolamenti Politico-Sanitarj, che le varie città
-e provincie, e i differenti Governi stabilirono a loro difesa, e che
-costituiscono altrettanti codici di leggi e di editti sanitarj, non
-mi fo lecito di darne giudizio. Questi Regolamenti parziali hanno
-immediato rispetto alle circostanze particolari de' luoghi, de'
-costumi, usi, ordini, vizj, bisogni, ecc. dei differenti paesi. Ciò
-ch'è buono in un luogo, può non convenire ad un altro. Fra i molti
-che ho indicati nel Catalogo bibliografico, potendosi scegliere,
-gioverà forse preferire quello o quelli che appartengono a città o a
-provincie costituite in parità di circostanze; e che alla situazione,
-usi, bisogni, ecc. della provincia, minacciata o colpita, più van da
-presso. Si avverta in oltre che i paesi e le provincie più soggette
-alla peste, quelle cioè che sono state istrutte da una maggiore e
-più trista sperienza, posseggono d'ordinario i migliori Regolamenti;
-mentre le provincie e le città più lontane dal pericolo della peste,
-e meno soggette a questo flagello, o non hanno Regolamenti, o gli
-hanno viziosi e imperfetti. I Regolamenti Sanitarj de' Veneziani
-contenevano, relativamente ai tempi, in cui sono stati scritti, ben
-ottimi provvedimenti preservativi, specialmente per quanto riguarda
-le sospette comunicazioni dalla parte di mare; nè si può contendere
-ai Veneti la gloria di essere stati in questa specie di scienza i
-primi maestri delle altre nazioni. Ottimi provvedimenti preservativi
-pur anco contengono i Regolamenti Sanitarj di varie città e provincie
-della Germania ma questi si riferiscono specialmente alle sospette
-comunicazioni dalla parte di terra. Molti porti e lazzeretti di Europa
-hanno ora dei Regolamenti eccellenti; ma questi Regolamenti non sono di
-pubblico diritto, e si custodiscono per lo più con una certa gelosia,
-che non favorisce il progresso delle idee, e delle scienze. Intorno
-ai principali lazzeretti di Europa si potrà consultare l'opera di
-_Howard_, che ne ha scritto _ex-professo_.
-
-Finalmente a mio credere le Opere sulla Peste troppo voluminose,
-troppo lunghe, quelle che contengono molti dottrinali e molte parole,
-e che non sono scritte con chiarezza e precisione, non giovano gran
-fatto, sono di poca o nessuna utilità in tempo di peste, per quelli
-specialmente che aspettano quell'occasione per istruirsi, accesosi
-in loro il desiderio d'imparar a schivare il pericolo, quando sta
-loro alle spalle, restando allora appena tempo di adoperare i mezzi
-necessarj al salvarsi. La chiarezza, l'ordine, la disposizione piana
-e regolare degli argomenti, una tessitura facile, e tale che ne
-porti l'effetto di ritrovar prontamente e per ogni caso l'occorrente
-istruzione, sono qualità pregevolissime in ogni opera di qualsivoglia
-materia; ma particolarmente si rendono qualità essenziali e utilissime
-nelle Opere, che trattano della Peste o della pubblica Amministrazion
-Sanitaria.
-
-
-
-
-SERIE
-
-DI TUTTE LE PESTILENZE PIÙ MEMORABILI
-
-DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE
-
-SECONDO LA CRONOLOGIA COMUNEMENTE SEGUITA
-
-AGGIUNTEVI RESPETTIVAMENTE
-
-LE COSE PIÙ CONSIDEREVOLI
-
-CHE LE ACCOMPAGNARONO.
-
-
- _Quemadmodum prosperarum rerum meminisse aliquid in se et
- voluptatis et utilitatis habet; ita pariter infaustos eventus
- subinde memoria revolvere est decorum: hos nempe omni studio
- evitare satagendo, illas consectando._
-
-
-
-
- SERIE CRONOLOGICA
-
- DI TUTTE LE PESTILENZE MEMORABILI
- DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE.
-
-
-È necessario che l'uomo s'istruisca colla sperienza del passato
-per cessare i pericoli ed i mali, a cui va incontro, percorrendo il
-cammino della vita. Alla scuola dell'avversità suol esso apprendere le
-grandi lezioni. Questo maestro eloquente ed imperioso giugne alcuna
-volta ad illuminarci, a spogliare del loro prestigio gli errori,
-che ci traviano, a farci ammirare la verità, che sfugge alle nostre
-ricerche, e a trarci dal precipizio, in cui eravam per cadere. Noi
-fortunati, se le disgrazie altrui potranno servire per noi di lezioni
-salutari; ed anzi che della nostra sapremo profittare dell'altrui
-sperienza! Io mi accingo a presentare un quadro spaventevole di
-calamità e di stragi prodotte dalla Peste in varie epoche, presso
-popoli diversi, fra differenti nazioni, in un gran numero di città, di
-paesi, e di provincie. Non vada perduto questo lavoro, rivolto al bene
-dell'umanità. La vista e la conoscenza di tante sciagure parlino al
-nostro cuore un linguaggio eloquente ed efficace, onde farci scorgere
-la verità nel suo vero sembiante, e sentire in così grave argomento
-i suggerimenti della prudenza e della ragione. Se i favori della
-sorte ci corrompono, se la gradevole prospettiva del piacere e della
-gloria ci seduce e ci inebria; l'aspetto di tanti mali, che desolarono
-la terra, francheggi la nostra virtù, animi la nostra attività, e
-la nostra costanza, onde porre in pratica tutto quello ch'è stato
-riconosciuto più atto ad iscansare il pericolo di simili calamità,
-ed a guarentirci da questo orrendo flagello, che, dovunque s'insinua,
-moltiplica intorno a se ad ogni passo la miseria e la morte. In Europa
-la severa osservanza di saggi Regolamenti Politico-Sanitarj, la buona
-scelta di persone deputate al Sanitario Ufizio, l'incoraggiamento ed
-il premio accordato ai buoni servigi ed al merito, sono i veri mezzi,
-ed i più sicuri di prevenire la peste, e di allontanarne il pericolo.
-Però la maggior parte degli uomini volgono altrove i loro sguardi da
-tutto ciò, che può rattristarli; non vogliono nè vedere i mali, nè
-pensarvi, nè sentirne parlare. Non cercano che il piacere, e non fanno
-che correr dietro ad esso senza mai raggiungerlo. Conosco pur troppo
-che l'orgoglio, la vanità, l'interesse, la gelosia, mettono spesso
-fra noi e la verità un'insuperabil barriera. Quindi si fugge ciò, che
-vorrebbe richiamarci al serio pensare; si disapprova tutto ciò, che
-ne rimprovera i nostri falli e la nostra indolenza. D'altra parte ciò,
-che lusinga le nostre inclinazioni, di leggier si crede e si adotta: ma
-taccia per poco la voce prepotente ed energica della passione; si gitti
-uno sguardo sull'aspetto miserando delle orribili sciagure accagionate
-dalla peste, e si cessi dall'indifferenza e dall'egoismo sopra un
-soggetto sì grande, che sì da vicino risguarda la prosperità pubblica e
-privata delle nazioni.
-
-La peste è l'inimico più grande degl'Imperi e degli Stati, dappoichè
-essa gli spopola, e colla distruzione de' suoi abitatori v'introduce
-lo squallore e la miseria. La peste minaccia tutti gli uomini
-indistintamente di ogni classe, di ogni condizione, d'ogni età. Tutti
-dunque siamo chiamati da un interesse comune a riunirci per combatterla
-e allontanarla.
-
-Un popolo, ricco di trofei, di monumenti, di gloriose geste, di nomi
-illustri, di eroi, non sarà mai così grande quanto quello, i cui
-cittadini impiegarono i loro talenti, le loro virtù, i loro mezzi
-per conservare fra la società il prezioso tesoro della salute, ed
-allontanar dalla patria e dalle famiglie le cause funeste di fisiche
-calamità, di miseria, di dolore, di pianto, di malattie, di morti
-disperate e immature. Nè sano consiglio è l'abbandonarsi ad una cieca
-indolenza per la sola ragione, che ci troviamo in luogo meno esposto al
-pericolo. La peste penetrerà più facilmente e farà più stragi, quanto
-più ci troverà alla scoperta. Chi non ha imparato a combattere questo
-crudele nemico, chi non istà in guardia contro i suoi assalti e le sue
-insidie, d'ordinario resta irreparabilmente la vittima degl'inattesi
-suoi colpi. È vero, che i progressi delle scienze e delle dottrine
-hanno minorato fra le nazioni più colte il pericolo; ma dovunque sia
-grande la cupidigia dell'oro, l'amore delle ricchezze, è sempre aperta
-la via a questo morbo crudele per introdursi sconosciuto sin là, dove
-meno si veglia per difendersi da suoi attacchi.
-
-Passo infrattanto ad indicare le varie epoche più celebri della peste,
-e le stragi più memorabili di questo mostro omicida. Alziamo la cortina
-del quadro con quel certo rispetto, ch'è dovuto alla sventura; e
-a' piedi di esso scriviamo a caratteri indelebili la sentenza di un
-illustre filosofo:
-
-«Bisogna profittare delle lezioni salutari del passato, gittar gli
-occhi sul presente senza debolezza, e sull'avvenire senza illusioni».
-
-Io non garantisco punto, che tutte le mortalità descritte dagli
-storici e dai cronologisti sieno state l'effetto della vera peste,
-o sì veramente di altre malattie epidemiche e d'indole somigliante,
-colle quali ne' primi tempi, e fino agli ultimi secoli, per soverchia
-riverenza ai dogmi degli antichi padri dell'arte, la peste soleva esser
-confusa. Quindi mi accingerò a dare i pochi cenni storici sopraindicati
-intorno le principali e le più celebri pestilenze, cominciando dalla
-più antica, che sia conosciuta, cioè da quella dell'anno del mondo
-2443 fino al giorno d'oggi, attenendomi fedelmente in questa parte
-all'opinione de' sovraccennati storici e cronologisti; dacchè non è del
-mio assunto prender ora in esame le differenti loro opinioni.
-
-
-ANNI DEL MONDO
-
-SECONDO L'ERA LA PIÙ COMUNE.
-
-Anno del Mondo 2443. La più antica pestilenza conosciuta, secondo
-le più diligenti ricerche, è quella dell'Egitto accaduta l'anno del
-Mondo 2443, sotto il regno di Remesse, padre di Amenofi ed avo di
-Sesostri[5]. In quest'anno quasi tutte le città dell'Egitto furono
-colpite dal morbo pestilenziale; il qual, propagandosi successivamente
-per le provincie confinanti, si arrestò alla fine nell'Etiopia, ed
-ivi scaricò tutto il suo furore, desolando quella vasta provincia
-dell'Affrica. (_Exod. cap. 7. 8. 9. 10. 11. Euseb. in Chronic. Franc.
-Piense in Chronolog. Pest. V. Gastaldi de avertenda et proflig. Peste.
-Cap. II. p. 9. et seq._).
-
-A. del M. 2500. Dall'Egitto e dall'Etiopia la peste non tardò molto
-a propagarsi nella Grecia, dove si manifestò nell'anno del mondo
-2500, sotto il regno di Eaco avo di Achille, e padre di Peleo. Per
-lungo tempo la Grecia ebbe a soffrire que' gravissimi e spaventevoli
-disastri, che accompagnano d'ordinario questo morbo devastatore,
-sotto i cui orribili colpi parecchie migliaja d'individui vi restarono
-vittima. Questa peste fu una delle più crudeli e terribili, ed Ovidio
-ne la descrisse con molta eleganza e virtù di eloquenza, come al
-leggerla si può riconoscere; piacendomi a questo fine di riportarla,
-come farò di altre simili descrizioni.
-
- DESCRIZIONE DELLA PESTE DI EGINA
-
- OVID. _Metamorph. VII. v. 523_.
-
- Dira lues ira populis Junonis iniquae
- Incidit, exosae dictas a pellice terras.
- Dum visum mortale malum, tantaeque latebat
- Causa nocens cladis; pugnatum est arte medendi.
- Exitium superabat opem; quae victa jacebat.
- Principio coelum spissa caligine terras
- Pressit; et ignavos inclusit nubibus aestus.
- Dumque quater junctis implevit cornibus orbem
- Luna; quater plenum tenuata retexuit orbem,
- Letiferis calidi spirarunt flatibus Austri.
- Constat et in fontes vitium venisse, lacusque;
- Milliaque incultos serpentum multa per agros
- Errasse; atque suis fluvios temerasse venenis.
- Strage canum prima, volucrumque, oviumque, boumque,
- Inque feris subiti deprensa potentia morbi.
- Concidere infelix validos miratur arator
- Inter opus tauros; medioque recumbere sulco.
- Lanigeris gregibus, balatus dantibus aegros,
- Sponte sua lanaeque cadunt, et corpora tabent.
- Acer equus quondam, magnaeque in pulvere famae,
- Degenerat palmae, veterumque oblitus honorum
- Ad praesepe gemit, leto moriturus inerti.
- Non aper irasci meminit; nec fidere cursu
- Cerva; nec armentis incurrere fortibus ursi:
- Omnia languor habet; silvisque, agrisque, viisque
- Corpora foeda jacent: vitiantur odoribus aurae.
- Mira loquor: non illa canes, avidaeque volucres,
- Non cani tetigere lupi: dilapsa liquescunt;
- Adflatuque nocent, et agunt contagia late.
- Pervenit ad miseros damno graviore colonos
- Pestis, et in magnae dominatur moenibus urbis.
- Viscera torrentur primo: flammaeque latentis
- Indicium rubor est, et ductus anhelitus aegre.
- Aspera lingua tumet; trepidisque arentia venis
- Ora patent: auraeque graves captantur hiatu.
- Non stratum, non ulla pati velamina possunt:
- Dura sed in terra ponunt praecordia: nec fit
- Corpus humo gelidum, sed humus de corpore fervet.
- Nec moderator adest: inque ipsos saeva medentes
- Erumpit clades; obsuntque auctoribus artes.
- Quo proprior quisque est, servitque fidelius aegro;
- In partem leti citius venit. Utque salutis
- Spes abiit, finemque vident in funere morbi;
- Indulgent animis; et nulla, quid utile, cura est;
- Utile enim nihil est: passim, positoque pudore,
- Fontibus, et fluviis, puteisque capacibus haerent:
- Nec sitis est exstincta prius, quam vita, bibendo.
- Inde graves multi nequeunt consurgere, et ipsis
- Immoriuntur aquis: alius tamen haurit et illas.
- Tantaque sunt miseris invisi taedia lecti;
- Prosiliunt: aut, si prohibent consistere vires,
- Corpora devolvunt in humum, fugiuntque penates
- Quisque suos: sua cuique domus funesta videtur.
- Et quia caussa latet, locus est in crimine. Notis
- Semanimes errare viis, dum stare valebant,
- Adspiceres; flentes alios, terraeque jacentes,
- Lassaque versantes supremo lumina motu.
- Membraque pendentis tendunt ad sidera caeli,
- Hic, ubi mors, animam deprenderat exhalantes.
-
-A. del M. 2543. Gli autori fanno menzione di un'altra gravissima peste,
-che afflisse in quest'anno l'Egitto, regnando Faraone. Siccome agli
-eccessi della crapula erasi abbandonato il popolo Ebreo, prima che
-scoppiasse il morbo, così il luogo stabilito per la tumulazione de'
-cadaveri di coloro, che sono periti nel corso di questa pestilenza,
-riportò il nome di sepolcri dei golosi, _sepulcra gulosorum_. È
-indicato esser stato questo il quinto castigo, con cui venne punita la
-durezza e l'empietà di Faraone. (_Exod. cap. 9. Numer. V. et Salian._).
-
-A. del M. 2583. In questo anno infuriò una terribile pestilenza
-nell'Arabia Petréa. Quivi giunto il popolo Ebreo in Sethim, dopo
-l'uscita dall'Egitto, si abbandonò agli eccessi di un impuro commercio
-colle donne de' Moabiti e de' Madianiti, che abitavano in quelle
-vicinanze. Dagli eccessi di voluttà passò questo popolo, ebbro di
-vizio, all'empietà ed all'apostasia. Iddio lo punì colla peste,
-la quale uccise ventiquattro mille di essi. (_Numer. C. XXV. ex
-Paraphraste Chaldaeo, et ex Jacobo Saliano_).
-
-Alcuni autori fanno menzione di un'altra terribile pestilenza circa
-quest'epoca insorta fra il popolo Ebreo, che non fu forse che la
-continuazione o la rigerminazione della medesima sopraddescritta,
-la quale invadeva improvvisamente sotto l'aspetto di una febbre
-inflammatoria. Essa uccise cento quarantasette mille persone. Allora
-se ne attribuì la causa al morso avvelenato di alcuni animali volanti
-per l'aria, che rutilanti apparivano a guisa di fuoco, e perciò furono
-chiamati _igniti_. (_Numer. Cap. XXV. V. Adami Bibl. Loimic. pag.
-209._).
-
-A. del M. 2730. Troja, regnando Laomedonte, padre di Priamo, ed avo
-di Ettore, fu colpita dalla peste, colla quale si è creduto, che i Dei
-punissero la perfidia del re allora regnante. (_Tarcagnotta Hist. Mund.
-Seneca, ed altri_).
-
- ECCO LA DESCRIZIONE CHE NE LASCIÒ SENECA
-
- _In Oedipo v. 37. 70. — 124. 201._
-
- Non aura gelido lenis adflatu fovet
- Anhela flammis corda: non Zephyri leves
- Spirant: sed ignes auget aestiferi Canis
- Titan, Leonis terga Nemaei premens.
- Deseruit amnes humor, atque herbas color;
- Aretque Dirce; tenuis Ismenos fluit,
- Et tingit inopi nuda vix undâ vada.
- Obscura caelo labitur Phoebi soror;
- Tristisque mundus nubilo pallet novo.
- Nullum serenis noctibus sidus micat:
- Sed gravis et ater incubat terris vapor,
- Obtexit arces caelitum ac summas domos
- Inferna facies; denegat fructum Ceres;
- Adulta et altis flava cum spicis cremat:
- Arente culmo, sterilis emoritur seges,
- Nec ulla pars immunis exitio vacat;
- Sed omnis aetas pariter et sexus ruit,
- Juvenesque senibus jungit, et gnatis patres
- Funesta pestis; una fax thalamos cremat:
- Fletuque acerbo funera et questu carent:
- Quin ipsa tanti pervicax clades mali
- Siccavit oculos; quodque in extremis solet,
- Periere lacrimae; portat hunc aeger parens
- Supremum ad ignem: mater hunc amens gerit,
- Properatque; ut alium regerat in eumdem rogum.
- Quin luctu in ipso luctus exoritur novus,
- Suaeque circa funus exsequiae cadunt:
- Tum propria flammis corpora alienis cremant.
- Diripitur ignis; nullus est miseris pudor.
- Non ossa tumuli sancta discreti tegunt.
- Arsisse satis est; pars quota in cineres abit?
- Deest terra tumulis: jam rogos silvae negant.
- Non vota, non ars ulla correptos levant.
- Cadunt medentes; morbus auxilium trahit.
- . . . . . . . . . . . . . . . .
- Labimur saevo repente fato.
- Ducitur semper nova pompa morti;
- Longus ad manes properatur ordo
- Agminis moesti, seriesque tristis
- Haeret, et turbae tumulos petenti
- Non satis septem patuere portae.
- Stat gravis strages, premiturque juncto
- Funere funus.
- Prima vis tardas tetigit bidentes,
- Laniger pingues male carpsit herbas.
- Colla tacturus steterat sacerdos,
- Dum manus certum parat alta vulnus,
- Aureo taurus, rutilante cornu,
- Labitur segnis; patuit sub ictu
- Ponderis vasti resoluta cervix.
- Nec cruor ferrum maculavit; atra
- Turpis e plaga sanies profusa est.
- Segnior cursu sonipes in ipso
- Concidit gyro, dominumque prono
- Prodidit armo.
- Incubant pratis pecudes relictae;
- Taurus, armento pereunte, marcet:
- Deficit pastor, grege deminuto,
- Tabidos inter moriens juvencos.
- Non lupos cervi metuunt rapaces;
- Cessat irati fremitus leonis;
- Nulla villosis feritas in ursis.
- Perhibit pestem latebrosa serpens.
- Aret; et sicco moritur veneno.
- Non sylva, sua decorata coma
- Fundit opacis montibus umbras,
- Non rura virent ubere glebae.
- Non plena suo vitis Iaccho
- Brachia curvat.
- Omnia nostrum sensere malum.
- Rupere Erebi claustra profundi
- Turba sororum face Tartarea:
- Phlegethonque sua motam ripa
- Miscuit undis Styga Sidoniis.
- Mors alta avidos oris hiatus
- Pandit, et omnes explicat alas:
- Quique capaci turbida cymba
- Flumina servat durus senior,
- Navita crudus, vix adsiduo
- Brachia conto lassata refert,
- Fessus turbam vectare novam.
- Quin Taenarii vincula ferri
- Rupisse canem fama, et nostris
- Errasse locis; mugisse solum;
- Vaga per lucos simulacra virum
- Majora viris: bis Cadmeum
- Nive discussa tremuisse nemus,
- Bis turbatam sanguine Dircen:
- Nocte silenti Amphionios
- Ululasse canes.
- O dira novi facies leti
- Gravior leto! piger ignavos
- Adligat artus languor; et aegro
- Rubor in vultu; maculaeque caput
- Sparsere leves: tum vapor ipsam
- Corporis arcem flammeus urit;
- Multoque genas sanguine tendit.
- Oculique rigent, et sacer ignis
- Pascitur artus, resonant aures,
- Stillatque niger naris aduncae
- Cruor, et venas rumpit hiantes.
- Intima creber viscera quassat
- Gemitus stridens; tunc amplexu
- Frigida presso saxa fatigant:
- Quos liberior domus elato
- Custode sinit; petit is fontes:
- Aliturque sitis latice ingesto;
- Prostrata jacet turba per aras,
- Oratque mori; solum hoc faciles
- Tribuere dei; delubra petunt
- Haud ut voto numina placent,
- Sed juvat ipsos satiare deos.
-
-A. del M. 2778. In quest'anno la prima volta il crudel malore della
-peste si fece sentire in Italia; o almeno l'Italica storia non ci
-somministra altra memoria di peste, che sia prima di questa. Gli
-Aborigini ed i Pelasgi, popoli Italici, ne vennero colpiti. Orrenda
-fu la strage, che ne seguì, e gravissimi i danni arrecati. (_Dionys.
-Halicarnass. Lib. I. Euseb. e il Lebenswaldt_).
-
-A. del M. 2866. La peste si sviluppò in quest'anno fra l'esercito de'
-Greci ragunati sotto le mura di Troja. Questo morbo ritardò non solo le
-operazioni da essi intraprese contro la città assediata, ma ancora fece
-perire un gran numero di persone, fra le quali varj soggetti illustri
-per nascita e per valore. (_Omero Iliad. lib. I._).
-
-A. del M. 2910. Poco dopo l'assedio di Troja, ed il ritorno in Grecia
-d'Idiomene e Merione, comparve la peste nella Grecia e nelle vicine
-provincie dell'Asia; spopolò Creta, e fece per tutto tristissimi
-guasti. (_Herod. in Vita Homer._).
-
-A. del M. 2940. In quest'anno la città di Azot ed altre quattro città
-principali della Palestina furono colpite da atrocissima peste. Essa
-flagellò i Filistei, poco dopo ch'essi ebbero sconfitti gl'Israeliti, e
-che si sono permessi la profanazione dell'Arca sacra al vero Dio. (_L.
-Regum Cap._ V. _v._ 1599. _et Salian_.).
-
-A. del M. 3017. Quest'è la celebre pestilenza che desolò la Giudea
-sotto il regno di Davide, e che uccise in tre giorni settanta mille
-persone. Se n'ha menzione in più luoghi delle sacre carte. Davide, re
-di Giuda, per isfogo d'orgoglio volle numerare i suoi sudditi. Dio fu
-offeso da questa sua vanità; e per punirla gli propose o sette anni di
-fame, o tre mesi di guerra, o tre giorni di pestilenza. Davide pentito,
-considerando che agevol cosa poteva essere ad un monarca il ripararsi
-dai due primi flagelli, si elesse il terzo; e la peste in tre dì fece
-morire settanta mille persone del suo popolo. (_Lib. II. Reg. Cap.
-XXIV. I. Paralipomenon XXI. Joseph. Flav. Antiquit. Judaicar. Lib. VII.
-Cap._ 10.).
-
-
-
-SECONDA EPOCA
-
-ANNI DALLA FONDAZIONE DI ROMA AVANTI LA NASCITA DI GESÙ CRISTO.
-
-Nell'anno del Mondo 3317, e dalla fondazione di Roma 16, avanti G. C.
-738. Insorta guerra per la seconda volta tra i Romani ed i Camerini
-sotto Romolo, primo re di Roma, fierissima peste ha desolato questa
-città. Questo morbo fu sì fiero, che senza alcun sintomo esterno, e
-senza segni precursori di malattia, uccideva improvvisamente quelli,
-che avevano la sventura di esserne colpiti. (_Plutarc. in vita Romul.
-Dionys. Halicarnass. Lib. II._).
-
-A. del M. 3347, e Roma 46, avanti G. C. 707. Nell'ottavo anno del regno
-di Numa Pompilio la peste si sparse rapidamente e con furore omicida
-qua e là per l'Italia; invase Roma, e lasciò in ogni luogo vestigia
-d'orrore, e di strage. (_Plutarc. in Vita Num. Pompil._).
-
-A. del M. 3379, e di Roma 78, avanti G. C. 676. Il Briezio fa menzione
-di una peste, che in quest'anno regnò fra i Carni. I Magistrati della
-Carnia instituirono giuochi in onore di Apollo, a fine di placare lo
-sdegno degli Dei. (_Briez. Annal. Mund. p._ 131.).
-
-A. del M. 3385, e di Roma 84, avanti G. C. 669. Verso la fine del regno
-di Tullo Ostilio, e nel tempo della guerra tra i Fidenati, e i Romani
-si è manifestata la peste fra gli abitatori dell'Agro Romano. Si credè
-prodotta dalle fetide esalazioni de' cadaveri insepolti. (_Tit. Liv.
-Decad. I. Lib. I._).
-
-A. del M. 3464, e di Roma 163, avanti G. C. 591. L'armata Greca,
-che assediava Cirra, durante la prima guerra sacra, fu in quest'anno
-assalita dalla peste. (V. _Papon. Cronolog. historig. des Pestes Lib._
-I. _p._ 251.).
-
-A. del M. 3471, e di Roma 170, avanti G. C. 584. La peste desolò
-crudelmente Gerusalemme negli ultimi anni del regno di Nabucodonosor;
-e più fieramente nell'anno 3471, cioè quando questo feroce re di
-Babilonia tenevala stretta d'assedio. (_Hierem. Cap. 52._).
-
-A. del M. 3492, di Roma 191, avanti G. C. 563. Terribile peste nella
-città di Delfo poco dopo la morte di Esopo. Si nota, che l'aria
-atmosferica trovavasi eccessivamente corrotta da putridi effluvj od
-esalazioni morbose. (_Tarcagnotta Histor. Mund. Vol._ 4. _lib_. 8.).
-
-Alcuni Autori riguardano la storia di questa peste come favolosa.
-
-A. del M. 3501, di Roma 200, avanti G. C. 554. Quest'anno v'ebbe atroce
-peste in Egitto sotto il regno di Amasi. (_Lodov. Anton. Rhodigin.
-Antiquar. lection. Comment. Lib. XXIV. Cap. 22._).
-
-A. del M. 3522, di Roma 221, avanti G. C. 533. Il popolo di Roma
-soffrì pur quest'anno tutte le miserie e le devastazioni della Peste.
-Uomini, donne, fanciulli, vecchi, di ogni condizion, di ogni età, ec.
-vedevansi spirar l'anima sulle pubbliche strade, senza alcun soccorso.
-Questa peste sterminò gran numero di persone, ed ebbe di particolare,
-che s'appiccava principalmente alle donne gravide, e le uccideva
-irremissibilmente. Questa avvenne sotto il regno di Tarquinio il
-superbo, ed in tal occasione sono stati inviati a consultare l'Oracolo
-di Delfo il figlio del re Tarquinio e Lucio Junio Bruto. (_Dionys.
-Halicarnass. lib. 4. Briez. Annal. Mund. p_. 153.).
-
-A. del M. 3564, di Roma 263, avanti G. C. 491. La Peste s'insinuò fra
-l'esercito Romano, ch'erasi mosso contro i Volsci, e recò grave danno
-alla truppa di quella spedizione. (_Tit. Liv. Decad. I. lib._ 2.).
-
-A. del M. 3576. Dopo l'uso di cibi insalubri e malsani, e dopo
-tristissima fame la peste si manifestò negli eserciti di Serse, mentre
-percossi e vinti fuggivano verso la Persia. (_Herodot. Lib. VIII.
-Justin. Histor. Lib. II._).
-
-A. del M. 3583, di Roma 282, avanti G. C. 472. Sotto il consolato di
-Pinario Macerino, e Publio Furio Fuso Roma venne afflitta da fiera
-pestilenza. Questo flagello si risguardò come un particolar castigo
-degli Dei, perchè alcune Vestali peccarono contro la Dea. Essendosi
-osservato nel corso di queste pestilenza andarne prese più degli altri
-le donne, si tenne per sicuro, che quel delitto delle Vestali fosse
-stata la cagione del morbo. (Euseb. Chronic. T. Liv. Decad. I. lib. 3.
-Dionys. Halicarnass. lib. IX.). Secondo il Saliano questa peste ebbe
-luogo l'anno secondo dell'Olimpiade 77. Ecco ciò che si legge intorno
-questa pestilenza nella versione di Dionigi d'Alicarnasso, scritta da
-Francesco Venturi Fiorentino.
-
-«Ne molto di poi venne una certa malattia nelle femine chiamata
-pestilentia, e morivvonne quante mai ne morissino, precipuemente era
-questa infirmità nelle gravide, e partorenti, e morenti insieme co'
-parti. Nè apportavono loro salute della malattia le preci fatte a
-luoghi sacri, ed agli altari degl'Iddij, ne i sacrificii purgatorii
-per la città, o fatti per le case private. Ed essendo in tale calamità
-la città si manifesta da un certo servo a pontefici, che certa
-sacerdotessa di Vesta chiamata Urbinia, persa la virginità faceva i
-sacrificii per la città non essendo essa pura. E quegli removendola
-da sacrificii, e punendola poi che manifestamente fu convinta, e
-batternola con le verghe, e portando quella per la città la sotterorno
-viva. E di quegli che avieno fatta tale corruttione impia l'uno
-ammazzò se stesso, l'altro pigliandolo i risguardatori delle cose sacre
-afflitto con le battiture nella piazza come servo ammazzorno, e così
-quella malattia di donne, e la gran corruttione di quelle subito finì
-dopo questa opera».
-
-A. del M. 3589-90, di Roma 288-89, avanti C. G. 466-65. Essendo consoli
-Lucio Ebuzio e Publio Servilio, Roma soffrì di nuovo la peste, la quale
-durò due anni cioè il 288 e 89. Essa fu così fiera, che la quarta parte
-dei Senatori e la maggior parte del Collegio dei Tribuni ne restarono
-vittime. Una cruda fame raddoppiava il flagello. (_T. Liv. Decad. I.
-Lib._ 3. _V. Adam. Bibl. Loim. p._ 203.).
-
-A. del M. 3590, di R. 289, avanti G. C. 465. Contemporaneamente nella
-città di Ceres nella Tessaglia sui confini della Macedonia v'ebbe
-peste devastatrice. Questa secondo le opinioni di que' tempi si tenne
-prodotta dall'infezione dell'aria corrotta da infesti vapori, che si
-erano sollevati in quelle vicinanze. (_Hippocrat. de Morbo Vulgari lib.
-II._).
-
-A. del M. 3602, di Roma 301, avanti G. C. 453. Anco in quest'anno vi
-fu peste a Roma, e terribili ne sono stati gli effetti. Quantunque
-i Romani viva tuttavia conservassero la memoria di ciò, che avevan
-sofferto per la peste dieci anni prima, non seppero guardarsene nè
-ripararsi da essa. Erano consoli allora Publio Curiazio, e Sesto
-Quintilio. (_T. Liv. Decad. I. lib._ 3.).
-
-A. del M. 3619, di Roma 318, avanti G. C. 436. Il consolato di M.
-Cornelio Maluginense e di Lucio Papirio Crasso fu contrassegnato da una
-delle più memorabili pestilenze, che abbiano afflitto la città di Roma.
-Quest'anno il furore di essa fece in detta città le più orrende stragi;
-e secondo l'opinione di alcuni storici durò anco nell'anno susseguente
-319. Uccise quasi tutti gli schiavi, e pressochè la metà de' cittadini.
-Fu preceduta da una grave epizoozia prodotta dall'aridità de' pascoli e
-dalla cattiva qualità delle acque. Il morbo epizootico infestò le terre
-di Roma nell'anno innanzi, e distrusse gran numero di animali. Indi,
-secondo che vi è scritto, si avventò agli uomini. (_T. Liv. Decad. I.
-lib._ 4. _Briez. Annal. Mund. p._ 174.)
-
-A. del M. 3622, di Roma 321, avanti G. C. 433. Essendo consoli Cajo
-Giulio Giunio per la seconda volta, e Lucio Virginio Tricoste, Roma
-venne travagliata da pestilenza, la quale durò un anno intero. Essa non
-fu forse che la medesima degli anni precedenti rigermogliata. (_T. Liv.
-Decad. I. lib._ 4. _Briez. Annal. Mund. p._ 175.).
-
-A. del M. 3624, di Roma 323, avanti G. C. 431. Quest'è la celebre
-peste di Atene, una delle più memorabili della storia, e la più famosa
-degli antichi tempi; quella di cui abbiamo maggiori e più esatti
-riscontri. Una bellissima descrizione ne lasciò Tucidide (_Lib. II.
-Cap._ 48. _Lib. III. Cap._ 80.). Tito Lucrezio Caro con somma eleganza
-e vivacità di colori ne ha tessuto parimenti la storia; così Plutarco
-in _Vita Periclis_; il Graziolo (_Catalog. Pest._), ed altri ancora.
-La descrizione di questa pestilenza si suol riguardare, come una delle
-migliori, offrendo ad un tempo le notizie utili, e le tracce più sicure
-per l'intima conoscenza del reo malore. Tucidide essendo stato ocular
-testimonio di tutto il corso di questa pestilenza terribile, ed avendo
-accuratamente fatte le sue osservazioni, dirò così, sul campo della
-peste, la sua descrizione ritien quel solenne carattere di verità, che
-interessa, e che è cotanto pregevole. La natura vi è fedelmente dipinta
-nelle sue vere sembianze. Volendo io del greco originale dare al mio
-lettor la versione italiana, mi sono giovato di quella che fece Soldo
-Strozzi fiorentino. Riporto parimenti la bella narrazione di questa
-peste, che ci ha lasciato Lucrezio, come scelti squarci di eloquenza.
-
- DESCRIZIONE DELLA PESTE DI ATENE
- AVANTI LA NASCITA DI G. C. 431.
-
- _Tucidid. Lib. II. Cap._ 48. _Lib. III. Cap._ 80.
- _de bello Pelop._
-
- «.... Tali furono l'esequie, che furono celebrate quello inverno,
- il quale passato, immediate cominciata la state, i popoli della
- Morea, e i loro confederati, da due lati, siccome prima entrarono
- nel paese che gli Ateniesi. Era loro condottiere Archidamo
- figliuolo di Xeuxidamo re dei Lacedemonj: e essendosi accampati,
- davano il guasto al paese. E stati così non molti giorni, cominciò
- la peste in Atene. La qual si dice, che prima fatto avea danno
- grande in molti luoghi: particolarmente in Lemno, e in alcuni
- altri paesi. Nondimeno non s'udì mai, che in altri luoghi fosse
- tanta peste, nè sì fatta mortalità d'uomini. I medici non sapevano
- trovarvi rimedio, e nel principio non s'accorsono che malatia che
- la si fusse; ma essi tanto più erano i primi a morire, quanto
- eglino più che gli altri si approssimavano. Nè giovava loro
- alcuna arte umana. Nè far voti ai tempj degl'Iddij, nè ricorrere
- agli oracoli, ma cotai cose tutte erano vane. Laonde vinti dalla
- crudeltà della pestilenza, lasciarono stare ogni cosa. Cominciò
- l'influenza di questo morbo (come si dice) primieramente in
- Etiopia, la qual è sopra l'Egitto, discese poi in Egitto, e nella
- Libia, e nella maggior parte del paese del Re. In Atene cominciò
- in un subito, e primieramente toccò gli uomini del Pireo, talmente
- che fu detto da essi che quei della Morea avevano avelenati i
- pozzi (perchè ancora non v'erano le fonti). E poco di poi pervenne
- nella parte di sopra, e cominciarono a morire in molta maggior
- quantità. Dica adunque di questa cotal pestilenza, acciocchè ne
- sente medico, o non medico donde egli sia credibile che nascesse
- cotal infermità, e racconti le cause le quali lui giudica essere
- sufficienti a produrre in un subito tanta e sì fatta mutazione.
- Io narrerò a punto la cosa come la sta e dichiarerolla di sorte,
- che chiunque verrà dopo me considerando il tutto, se mai più
- si ritroverà in casi simili, sarà avertito, nè del tutto sarà
- ignorante. Manifesterò le cose ampiamente, perchè io stesso ho
- avuto tal pestilenza, e ho veduto molti altri, che l'avevano. Fu
- quel anno sopra tutti (come confessava ciascuno) libero da tutti
- gli altri mali, e s'alcuno aveva per prima altro male, subito si
- convertiva in questo. Quei che sanissimi erano, si ritrovarono
- subito da tal pestilenza infetti, senza poter conoscere alcuna
- precedente cagione. Primieramente sentivano un caldo eccessivo
- alla testa, e gli occhi loro diventavano rossi e infiammati. Di
- dentro le fauci e la lingua diveniva sanguinolenta, il fiato
- tiravano difficile e puzzolente. Quindi nasceva il sternuto e
- la voce loro diventava rauca: e poco di poi discendeva il male
- nel petto, con una tosse grandissima, e quando si fermava nelle
- parti del cuore dava loro molestia incredibile; vomitando tutte
- le sorti di collera, che sono dai medici nominate, con afflizione
- grandissima. Alla maggior parte veniva un singhiozzo vano, cioè
- che nasceva da stomaco voto, il quale concitava loro un spasimo
- acerbissimo, e in alcuni presto si quietava, in alcuni altri più
- tardi. Il corpo loro di fuori non era al toccarlo molto caldo,
- nè pallido: ma era alquanto rosso, traendo al livido, e coperto
- d'alcune minute bollicine, e piccole posteme. Di dentro talmente
- erano abbrucciati, che non potevano sopra le carni sopportare
- alcuna sorte di vestimenti, quantunque sottilissimi, nè sindone, o
- altro, ma stavano nudi e molto volentieri si gittavano nell'acqua
- fredda (il che fu fatto da molti, i quali non avendo governo si
- gittaron nei pozzi) sforzati da sete che mai cessava, e tanto
- era loro il troppo, come il poco bere. Oltre a ciò non trovavano
- riposo alcuno nei membri loro, nè mai pigliavano sonno. Con
- tutto ciò il corpo, mentre che il mal cresceva, non si lasciava
- superare da esso, ma faceva resistenza oltre alla opinione degli
- uomini. Talmente che molti per l'ardore grande che abbracciava
- loro gl'interiori, il settimo, overo il nono giorno morivano: non
- avendo in tutto perdute le forze. E se pur passavano, discendendo
- il male nel ventre, e tormentandolo acerbamente, generava un puro
- flusso. E molti per debolezza finalmente perivano. Questo morbo
- discorreva tutte le parti del corpo, fermandosi prima nella testa.
- E se qualcuno scampava da quei grandissimi pericoli, si conosceva
- la malvagità del male, nell'occupare egli l'ultime parti del corpo.
- Imperochè discendeva alle segrete parti, alle estremità delle mani,
- e dei piedi, e molti avendo perdute le dette membra, guarivano, e
- molti furono che perdettero gli occhi. Ne furono ancora di quelli,
- i quali di subito guariti della malattia, si dimenticarono di
- tutte le cose e di loro stessi, e degli amici. Imperochè essendo
- questa sorte di morbo più terribile di ciò, che si potesse mai
- esprimere, assaliva ciascuno più aspramente di ciò che sopportare
- poteva la natura umana. E in questo specialmente dimostrò d'essere
- differente dalle consuete malatie, perciochè gli ucelli e gli
- animali salvatichi, assuefatti al pascersi di carne umana, essendo
- molti corpi restati non sepolti, overo non segli approssimavano,
- overo avendogli gustati, di subito morivano. E il manifesto segno
- della grande influenza era il mancare di detti uccelli, che non si
- vedevano nè a torno ai corpi, nè in verun altro luogo, e dei cani
- i quali sono con gli uomini assuefatti. Fu adunque la pestilenza
- universalmente di tale natura (per non racontare molte altre
- sorti di calamità, e miserie, che occorrevano più a uno che a un
- altro). E nessuna altra infermità delle consuete, in tutto quel
- tempo molestò alcuno, e se alcuna ne gli occorreva, forniva in
- peste. Morivano tanto quelli che erano ben governati, come quelli
- che non erano governati, nè si trovava medicina o rimedio alcuno,
- del quale si potessino assicurare, che usandolo giovasse loro.
- Perchè ciò ch'era utile ad uno, noceva all'altro, nè corpo alcuno,
- forte o debole ch'egli si fosse di complessione, pareva che fosse
- bastante, contra tal influenza: ma rovinava indifferentemente
- ogni cosa: avenga che con ogni industria fosse stata governata.
- Crudelissima cosa era in questa malatia, che ella conduceva a
- disperazione tutti coloro che si conoscevano infetti di quella.
- Perchè a un tratto fuggiva dall'animo loro la speranza di poter mai
- più risanarsi, e tanto più abbandonavano se stessi, ne facevano
- resistenza. Oltre a ciò l'infermità era di sorte contagiosa, che
- l'uno volendo governar l'altro si morivano. Il che fece grandissima
- mortalità. Perchè se per tema di non infettarsi, restavano di
- visitare l'un l'altro, abbandonati morivano, e molte famiglie
- mancarono per non avere chi governasse gl'infermi. E se alcuno
- andava a governarli moriva. E questo massimamente occorreva agli
- uomini amorevoli, i quali vergognandosi d'abbandonare i suoi,
- sprezzando se stessi, andavano dagli amici. E poi che ancora questi
- familiari furono stracchi, vinti dalla grandezza della pestilenza,
- li abbandonavano, piangendo e lamentandosi di chiunque moriva.
- Sopra tutto, coloro ch'erano scappati da tal pestilenza, avevano
- grandissima compassione dei morti e degli ammalati: per aver loro
- provatala, e essere ormai sicuri. Perchè la peste non veniva a uno
- più d'una volta di modo che lo ammazzasse. E erano trà gli altri
- chiamati beati, e per l'allegrezza della sanità avevano una certa
- debole speranza di non poter mai per altre malattie morire. Erano
- ancora oltre a questa tribulazione, gravissimamente molestati,
- per le cose ch'erano state portate dalle ville nella città, e la
- peste era più cruda assai in coloro ch'erano dalla villa venuti.
- Perchè, per la gran carestia delle case, abitavano in alcune
- caverne soffocate, e era confusamente grandissima mortalità. E
- li morti giacevano l'uno sopra l'altro, e molti mezzi morti, si
- voltolavano per le vie e intorno alle fonti, per il desiderio
- grande dell'acqua. I tempj similmente, dove essi avevan stesi i
- loro padiglioni, erano ripieni di corpi morti. Conciosia cosa che
- per la violenza della peste non sapevano gli uomini quel che si
- fare, e avevano perduta la riverenza delle cose sacre e sante.
- E la jurisdizione delle sepolture, le quali per prima usavano,
- era stata confusa, e disturbata, sepellendo ciascuno dove poteva.
- E molti per la moltitudine dei suoi di casa, morti innanzi, per
- carestia delle cose necessarie, li mettevano nell'altrui sepolture;
- perchè avendo alcuni apparecchiate le pire per i loro ammalati che
- tuttavia morivano, alcuni altri anticipando il tempo, mettevano il
- morto loro sopra esse, e vi mettevano il fuoco: altrimente che il
- corpo altrui tuttavia abbrucciava, gittato di sopra il morto che
- portavano, si dipartivano. Dal quale atto cominciò primieramente
- nella città un cattivo costume, il qual di poi si è steso in
- cose maggiori. Perchè più facilmente ardiva alcuno di fare quelle
- cose, delle quali prima si asteneva, per non far cosa veruna con
- dilettazione. E vedendo essi sì subita e sì gran mutazion della
- fortuna, e conoscendo che i ricchi di subito perivano, e che a un
- tratto quei che non avevano cosa alcuna, ereditavano le sostanze di
- quelli, volevano darsi al godere tutt'i solazzi, istimando che la
- vita, e i danari non dovessero molto tempo durare. Nè era alcuno,
- il quale per onestà che gli fosse proposta, volesse pigliare
- un minimo disagio, non essendo certo della vita, o della morte,
- innanzi che a tale onestà pervenisse. E tutto quello che da ogni
- parte dilettava l'animo suo, e era grato, quello giudicava essere
- onesto e utile. Non raffrenandosi per paura degl'Iddii, o per
- timore delle leggi umane: pensava che tanto valesse l'essere pio,
- come empio, vedendo che parimente tutti morivano. Nè temendo che
- s'avesse a venire a tanto, ch'egli vivesse per fino al tempo che
- fosse castigato dagli errori suoi. Ma vedendosi ormai soprastare
- una pena maggiore, già determinata, volevano tutti quanti innanzi
- che pervenissero a quella, godersi alquanto la presente vita. Da
- tal calamità adunque erano oppressi gli Ateniesi, morendo loro le
- genti dentro alle mura, e di fuori essendo rovinato il paese. Nella
- quale calamità (com'è credibile) fra l'altre cose si riducevano
- a memoria questo verso dicendo i più vecchi solersi anticamente
- cantare:
-
- Ηξει δωριακος πολεμος, και λοιμος ἁμ’ αυτω
-
- Per il qual verso vennero tra loro a parole, volendo alcuni di
- loro che nel soprascritto verso non fosse nominata questa dizione
- λοιμος che vuol dir peste, ma λιμος che significa fame. Nondimeno
- per allora ottennero quegli i quali dicevano ch'egli era scritto
- λοιμος cioè Peste. Perciochè gli uomini esponevano il pronostico
- per quella calamità che allora gli affliggeva. Ma come io mi aviso,
- s'egli verrà un'altra guerra Dorica, e ch'egli (sì com'è credibile)
- sia carestia, vorranno che il pronostico dica λιμος, cioè fame.
-
- Ricordavansi oltre a ciò coloro che sapevano, della risposta data
- da l'oracolo a i Lacedemonij. Quando essi domandando all'Iddio
- s'egli era bene di pigliare la guerra, rispose loro che la vittoria
- sarebbe di coloro i quali con tutte le forze combatterebbono, e
- ch'egli sarebbe in loro ajuto; e giudicavano le cose che accedevano
- convenirsi con l'oracolo. Per ch'ella cominciò subito dalla prima
- entrata che fecero i popoli della Morea nel territorio degli
- Ateniesi, e nella detta Morea non fu peste degna di considerazione
- alcuna. Ma grandissimamente consumò prima Atene e di poi gli altri
- luoghi più popolati. Queste furono le cose che accascarono quanto
- alla peste.
-
- Sopravenendo l'Inverno, la peste assaltò la seconda volta li
- Ateniesi. La qual peste non cessò mai totalmente, nondimeno vi fu
- qualche intervallo. E durò non meno d'un anno, e la prima peste
- era durata due. Di maniera che non fu cosa veruna, la qual più
- molestasse gli Ateniesi, e più debilitasse la potenza loro. Perciò
- che morirono non meno di quattro milla e quattrocento soldati
- ordinarj, e trecento uomini d'arme. E un numero infinito d'altra
- moltitudine. Furono ancora all'ora molti terremuoti, e in Atene,
- e in Euboea, e nei Beotii, e specialmente in Orcomene di Beotia.
- E gli Ateniesi ch'erano nella Sicilia, e i Reginii nel medesimo
- inverno assalirono l'isole chiamate l'isole d'Eolo, contra le quali
- non si poteva andare la state, per la carestia dell'acqua».
-
- ALTRA DESCRIZIONE DI QUESTA PESTE
-
- _Lucret. VI. v. 1123._
-
- Haec igitur subito clades nova, pestilitasque,
- Aut in aquas cadit, aut fruges persidit in ipsas,
- Aut alios hominum pastus, pecudumque cibatus:
- Aut etiam suspensa manet vis aëre in ipso:
- Et quom spiranteis mistas hinc ducimus auras,
- Illa quoque in corpus pariter sorbere necesse est.
- Consimili ratione venit Bubus quoque saepe
- Pestilitas, etiam pecubus balantibus aegror.
- Nec refert, utrum nos in loca deveniamus
- Nobis adversa, et coeli mutemus amictum;
- An coelum nobis ultro natura cruentum
- Deferat, aut aliquid, quo non consuevimus uti:
- Quod nos adventu possit tentare recenti.
- Haec ratio quondam morborum, et mortifer Aër
- Finibus Cecropiis funestos reddidit agros,
- Vastavitque vias, exhausit civibus urbem.
- Nam penitus veniens Aegypti e finibus ortus,
- Aëra permensus multum, camposque natanteis,
- Incubuit tandem populo Pandionis: omnes
- Inde catervatim morbo mortique dabantur.
- Principio caput incensum fervore gerebant:
- Et dupliceis oculos suffusa luce rubenteis:
- Sudabant etiam fauces intrinsecus atro
- Sanguine, et ulceribus vocis via septa coibat;
- Atque animi interpres manabat lingua cruore,
- Debilitata malis, motu gravis, aspera tactu:
- Inde ubi per fauceis pectus complerat, et ipsum
- Morbida vis in cor moestum confluxerat aegris;
- Omnia tum vero vitai claustra lababant.
- Spiritus ore foras tetrum volvebat odorem,
- Rancida quo perolent projecta cadavera ritu.
- Atque animi prorsum vires totius, et omne
- Languebat corpus, lethi jam limine in ipso.
- Intolerabilibusque malis erat anxius angor
- Adsidue comes, et gemitu commista querela,
- Singultusque frequens, noctem persaepe, diemque,
- Conripere adsidue nervos et membra coactans,
- Dissolvebat eos, defessos ante, fatigans.
- Nec nimio cuiquam posses ardore tueri
- Corporis in summo summam fervescere partem;
- Sed potius tepidum manibus proponere tactum,
- Et simul ulceribus quasi inustis omne rubere
- Corpus, ut est, per membra sacer dum diditur ignis.
- Intima pars homini vero flagrabat ad ossa;
- Flagrabat stomacho flamma, ut fornacibus, intus.
- Nil adeo posset cuiquam leve, tenueque membris
- Vertere in utilitatem; ad ventum et frigora semper
- In fluvios partim gelidos ardentia morbo
- Membra dabant, nudum jacentes corpus in undas.
- Multi praecipites lymphis putealibus alte
- Inciderunt ipso venientes ore patente.
- Insedabiliter sitis arida corpora mersans
- Aequabat multum parvis humoribus imbrem.
- Nec requies erat ulla mali, defessa jacebant
- Corpora, mussabat tacito medicina timore,
- Quippe patentia quom totas ardentia nocteis
- Lumina versarent oculorum expertia somno,
- Multaque praeterea mortis tum signa dabantur;
- Perturbata animi mens in moerore, metuque;
- Triste supercilium, furiosus voltus, et acer,
- Sollicitae porro plenaeque sonoribus aures,
- Creber spiritus, aut ingens, raroque coortus,
- Sudorisque madens per collum splendidus humos,
- Tenuia sputa, minuta, croci contincta colore.
- Salsaque, per fauceis raucas vix edita tussis:
- In manibus vero nervi trahier, tremere artus:
- A pedibusque minutatim succedere frigus
- Non dubitabat; item ad supremum denique tempus
- Compressae nares; nasi primoris acumen
- Tenue, cavati oculi, cava tempora, frigida pellis,
- Duraque; in ore patens rictum, frons tenta micabat;
- Nec nimio rigida post strati morte jacebant:
- Octavoque fere candenti lumine solis,
- Aut etiam nona reddebant lampade vitam.
- Quorum si quis, ut est, vitârat funera lethi
- Ulceribus tetris, et nigra proluvie alvi:
- Posterius tamen hunc tabes, lethumque manebat;
- Aut etiam multus capitis cum saepe dolore
- Conruptus sanguis plenis ex naribus ibat;
- Huc hominis totae vires corpusque fluebat.
- Profluvium porro qui tetri sanguinis acre
- Exierat, tamen in nervos huic morbus et artus,
- Ibat, et in parteis genitaleis corporis ipsas.
- Et graviter partim metuentes limina lethi
- Vivebant ferro privati parte virili:
- Et manibus sine nonnulli, pedibusque, manebant
- In vita tamen, et perdebant lumina partim:
- Usque adeo mortis metus his incusserat acer.
- Atque etiam quosdam cepêre oblivia rerum
- Cunctarum, neque se possent cognoscere ut ipsi.
- Multaque humi quom inhumata jacerent corpora supra
- Corporibus, tamen alituum genus atque ferarum
- Aut procul absiliebat, ut acrem exiret odorem:
- Aut, ubi gustârat, languebat morte propinqua.
- Nec tamen omnino temere illis solibus ulla
- Comparebat avis, nec noctibus saecla ferarum
- Exibant sylvis: languebant pleraque morbo,
- Et moriebantur: quom primis fida canum vis
- Strata viis animam ponebat in omnibus aegre;
- Extorquebat enim vitam vis morbida membris.
- Incomitata rapi certabant funera vasta.
- Nec ratio remedî communis certa dabatur:
- Nam quod alîs dederat vitaleis Aëris auras,
- Volvere in ore licere, et caeli templa tueri:
- Hoc aliis erat exitio, lethumque parabat.
- Illud in his rebus miserandum, et magnopere unum
- Aerumnabile erat, quod, ubi se quisque videbat
- Implicitum morbo, morti damnatus ut esset,
- Deficiens animo moesto cum corde jacebat
- Funera respectans, animam et mittebat ibidem.
- Quippe etenim nullo cessabant tempore apisci
- Ex aliis alios avidi contagio morbi:
- Idque vel in primis cumulabat funere funus.
- Nam quicumque suos fugitabant visere ad aegros,
- Vitaï nimium cupidi, mortisque timentes,
- Poenibat paullo post turpi morte malaque
- Desertos, opis experteis, incuria mactans
- Lanigeras tamquam pecudes, et bucera saecla.
- Qui fuerant autem praesto, contagibus ibant,
- Atque labore, pudor quem tunc cogebat obire,
- Blandaque lassorum vox mista voce querelae.
- Optimus hoc lethi genus ergo quisque subibat.
- Inque aliis alium populum sepelire suorum
- Certantes, lacrimis lassi luctuque redibant.
- Inde bonam partem in lectum moerore dabantur.
- Nec poterat quisquam reperiri, quem neque morbus,
- Nec mors, nec luctus tentaret tempore tali.
- Praeterea, jam pastor, et armentarius omnis,
- Et robustus item curvi moderator aratri,
- Languebant, penitusque casis contrusa jacebant
- Corpora, paupertate, et morbo dedita morti.
- Exanimis pueris super exanimata parentum
- Corpora nonnumquam posses, retroque videre
- Matribus et patribus natos super edere vitam.
- Nec minimam partem ex agris aegroris in urbem
- Confluxit, languens quem contulit Agricolarum
- Copia, conveniens ex omni morbida parti.
- Omnia complebant loca, tectaque, quo magis aestu
- Confectos ita acervatim mors adcumulabat.
- Multa siti prostrata viam per, proque voluta
- Corpora silanos ad aquarum strata jacebant,
- Interclusa anima nimia ab dulcedine aquaï.
- Multaque per populi passim loca promta, viasque
- Languida semianimo tum corpore, membra videres,
- Horrida paedore, et pannis coöperta perire
- Corporis inluvie: pellis super ossibus una,
- Ulceribus tetris prope jam, sordique sepulta.
- Omnia denique sancta deùm delubra replerat
- Corporibus mors exanimis, onerataque passim
- Cuncta cadaveribus caelestûm templa manebant.
- Hospitibus loca quae complerant aedituentes.
- Nec jam relligio divûm nec numina magni
- Pendebantur: enim praesens dolor exsuperabat:
- Nec mos ille sepulturae remanebat in urbe,
- Ut prius hic populus semper consuêrat humari.
- Perturbatus enim totus trepidabat, et unus
- Quisque suum pro re consortem moestus humabat.
- Multaque vis subita, et paupertas horrida suasït.
- Namque suos consanguineos aliena rogorum
- Insuper exstructa ingenti clamore locabant,
- Subdebantque faceis multo cum sanguine saepe
- Rixantes potius, quam corpora desererentur.
-
-A. del M. 3627, di Roma 326, avanti G. C. 428. Straordinaria siccità
-precedette alla peste, scoppiata in Roma, essendo consoli Aulo Cornelio
-Cosso, e Tito Quirizio Peno. Questa però, se pur fu vera peste, non
-vi fece grande strage, e lo spavento fu maggiore del danno. (_T. Liv.
-Decad. I. lib._ 4.).
-
-A. del M. 3643, di Roma 342, avanti G. C. 412. Erano consoli Quinto
-Fabio Ambusto e Cajo Furio Pacillo, quando la peste tornò ad infestare
-la città di Roma. La storia non ricorda in questo corso del morbo
-alcuna particolarità (_T. Liv. Decad. I. lib._ 4.).
-
-A. del M. 3656, di Roma 355, avanti G. C. 399. La state di quest'anno
-fu assai trista per li Romani. Essi videro perir di peste in gran
-numero gli animali; al che successe la mortalità, e ben fiera, degli
-uomini. Per liberarsene avendo essi in vano usate supplicazioni e
-sacrificj diretti a placare gli Dei, dietro interpretazione de' libri
-Sibillini, rinnovarono la cirimonia del lectisternium, o sia di por
-letti nel tempio intorno ad una tavola carica di vivande (_T. Liv.
-Decad. I. lib._ 5.).
-
-A. del M. 3663, di Roma 362, avanti G. C. 392. Essendo consoli Lucio
-Valerio Petito, e M. Manlio Capitolino presso grande siccità, e calore
-straordinario si rinnovò la peste nella campagna di Roma. Nulla di più
-si conosce sul conto di essa (_T. Liv. Decad. I. lib._ 5.).
-
-A. del M. 3666, di Roma 365, avanti G. C. 389. Fatta l'irruzione de'
-Galli in Italia e dopo la famosa battaglia, da essi vinta contro i
-Romani presso Caminate e Rio del Mosso, si sviluppò nel loro esercito
-la peste, la quale fece secondo suo costume non poche stragi fra le
-truppe vittoriose (_T. Liv. Decad. I. lib._ 5.).
-
-A. del M. 3671, di Roma 870, avanti G. C. 384. Roma fu nuovamente
-afflitta dalla peste. Durò poco, e li suoi mali effetti non furono
-gran fatto considerevoli. Ciò avvenne poco dopo la morte di M. Manlio
-Capitolino, che aveva salvato il Campidoglio, e che poi fu precipitato
-dalla Rupe Tarpea (T. Liv. Decad. I. lib. 6.).
-
-A. del M. 3689, di Roma 388, avanti G. C. 366. Sotto il consolato di
-Lucio Genuzio e Q. Servilio Ahala più atroce peste infestò Roma in
-quest'anno. Oltre un censore, uno degli edili, e tre tribuni, perirono
-in essa Marco Furio, e il gran Camillo, risguardato qual altro Romolo
-per aver cacciato da Roma i Galli (_T. Liv. Decad. I. lib._ 7.,
-_Plutarc. in Vita Camilli_).
-
-A. del M. 3691, di Roma 390, avanti G. C. 364. In quest'anno la peste
-vi ripullulò, ma con più veemenza. Tratti i Romani dalla superstizione
-ch'essa non cesserebbe, se non conficcatosi il chiodo dal Dittatore,
-avvenne che fosse eletto Manlio a quell'ufficio, e la superstiziosa
-cerimonia si eseguì nel tempio di Giove Capitolino. La peste, giunta
-naturalmente al suo fine, cessò. Ciò fu sotto il consolato di Cajo
-Gemizio e di Lucio Emilio Mamerco (_T. Liv. Decad. I. lib. 7. ec.
-Briezio Op. cit. P. Kircher. Op. cit._).
-
-A. del M. 3695, di Roma 394, avanti G. C. 360. Regnando Filippo padre
-di Alessandro v'ebbe peste fiera in Macedonia (_Aristotel. Meteor.
-Cardan. de Venenis_).
-
-A. del M. 3706, di Roma 405, avanti G. C. 349. Sotto il consolato di
-M. Aurelio Cervino, e M. Pompilio Lena la peste improvvisamente assalì
-Roma. Poco vi si estese, e pochi ne furono i danni (_T. Liv. Decad. I.
-lib. 7._).
-
-A. del M. 3720, di Roma 419, avanti G. C. 335. Peste in Roma. Erano
-consoli Tito Vetturio e Spur. Postumo Albino (_T. Liv. Decad. I. lib.
-8._). Verosimilmente vi si riprodusse nell'anno 3723.
-
-A. del M. 3723, di Roma 422, avanti G. C. 332. Attribuitasene
-volgarmente la cagione di questa pestilenza a veneficio, censettanta
-matrone Romane, come ree di questo delitto, furono condannate a morte.
-Sono periti nel corso del morbo i consoli, cioè M. Claudio Marcello, e
-Cajo Valerio Fiacco (_T. Liv. Decad. I. lib. 8._).
-
-A. del M. 3729, di Roma 428, avanti G. C. 336. Tornando vittorioso
-dall'Indie l'esercito di Alessandro Magno, passando per terra verso
-Babilonia, gli si apprese la peste, e gliene perì la metà delle truppe.
-Tanta mortalità fu cagionata, parte dalla peste, parte dalla carestia
-e cattiva qualità de' viveri, e parte dai disagi; circostanze tutte
-che avendo accresciuta la predisposizion degl'individui ad apprendere
-l'infezione, aumentarono la fierezza del morbo (_Plutarc. in Vita
-Alexandr. M. Q. Curt Ruf. de Rebus Alexand. Magni lib. IX._).
-
-A. del M. 3762, di Roma 461, avanti G. C. 493. S'appiccò in Roma la
-peste ferocissima, essendo consoli Q. Fabio Gurgite, e Decio Giunio
-Bruto. Consultati i libri Sibillini, si ordinò che dall'Epidauro si
-trasportasse in Roma Esculapio sotto la forma di serpente: il che fu
-fatto (_T. Liv. Decad. I. lib. 10. Valer. Maxim. lib. I. cap. 6._).
-
-A. del M. 3482, di Roma 541, avanti G. C. 213. Fierissima pestilenza
-desolò l'armata Cartaginese nella Sicilia avanti Siracusa, essendo
-comandata da Imilcone (_T. Liv. Decad. III. lib. 5._).
-
-Il Poeta Silio Italico, vissuto nel primo secolo dell'Era Cristiana,
-e morto sotto Trajano, nel Poema _de Bello Punico_, ci lasciò la
-descrizione di questa peste, sposta sulle tracce di quella d'Atene di
-Tucidide, o d'altra antica memoria[6].
-
- DESCRIZIONE
-
- _Sil. Ital. lib. XIV. v._ 580-617.
-
- Nec mora, quin trepidos hac clade irrumpere muros,
- Signaque ferre Deûm templis jam jamque fuisset,
- Ni subito importuna lues, inimicaque pestis,
- Invidia divûm pelagique labore, parata,
- Polluto, miseris rapuisset gaudia, coelo.
- Criniger aestiferis Titan fervoribus auras,
- Et patulam Cyanen lateque palustribus undis
- Stagnantem Stygio Cocyti opplevit odore,
- Temporaque autumni, laetis florentia donis,
- Foedavit, rapidoque accendit fulminis igni;
- Fumabat crassus nebulis caliginis aër:
- Squallebat tellus, vitiato fervida dorso;
- Nec victum dabat, aut ullas languentibus umbras:
- Atque ater picea vapor exspirabat in aethra.
- Vim primi sensere canes. Mox nubibus atris
- Fluxit deficiens penna labente volucris:
- Inde ferae silvis sterni; tum serpere labes
- Tartarea, atque haustis populari castra maniplis.
- Arebat lingua, et gelidus per viscera sudor
- Corpore manabat tremulo; descendere fauces
- Abnuerant siccae jussorum alimenta ciborum.
- Aspera pulmonem tussis quatit, et peranhela
- Igneus efflatur sitientum spiritus ora.
- Lumina, ferre gravem vix sufficientia lucem,
- Unca nare jacent, saniesque immixta cruore
- Exspuitur, membrisque cutis tegit ossa peresis.
- Heu dolor! insignis notis bellator in armis
- Ignavo rapitur letho. Jactantur in ignem
- Dona superba virûm, multo Mavorte parata.
- Succubuit medicina malis. Cumulantur acervo
- Labentum, et magno cineres sese aggere tollunt.
- Passim etiam deserta jacent inhumataque late
- Corpora pestiferos tetigisse timentibus artus.
- Serpit pascendo crescens Acherusia pestis,
- Nec leviore quatit Trinacria moenia luctu,
- Poenorumque parem castris fert atra laborem.
- Aequato par exito, et communis ubique
- Ira deûm, atque eadem leti versatur imago.
-
-A. del. M. 3845 di Roma 543, avanti G. C. 211. In quest'anno vi fu
-peste in Costantinopoli secondo il Freind. (_Storia della Medicina
-part. I pag. 143. e seg._).
-
-A. del M. 3849, di Roma 548, avanti G. C. 206. Trovandosi accampati
-nella Calabria gli eserciti de' Cartaginesi e de' Romani, che
-devastavano quella provincia, si spiegò fra le truppe la peste, per
-la quale ben assai ne perirono dall'una parte e dall'altra (_T. Liv.
-Decad. III. lib. 8._).
-
-A. del M. 3873, di Roma 572, avanti G. C. 182. Durante il consolato
-di P. Cornelio Lentulo e di M. Bebio Panfilo crudel peste devastatrice
-fece orribili stragi sulle piazze, sui mercati di Roma, e ne' villaggi
-circonvicini. Durò tre anni, e vi perì gran numero di persone. (_T.
-Liv. Decad. III. lib. 7. Decad. IV. lib. 10._).
-
-A. del M. 3880, di Roma 579, avanti G. C. 175. Vi ricomparve sette
-anni dopo la peste preceduta da epizoozia fra gli animali bovini,
-talchè dicevasi proceduta da buoi. Incrudelì successivamente contro gli
-uomini: uccise grande quantità di servi. La maggior parte de' malati
-perivano prima del settimo giorno; e durò due anni (T. Liv. Decad. V.
-lib. 1.).
-
-A. del M. 3887, di Roma 586, avanti G. C. 168. La peste desolò
-l'Illirio. Fu accompagnata da sì grande quantità di rannocchi, che
-gli Storici credettero farne memoria (_Appian. Alexandr. de bello
-Illyrico lib. I., e Bibl. Histor. cap. 4._). Riferisce egli pure che
-gli Autari coi Celti o Cimbri pigliarono la peste, maneggiando le cose
-degl'Illirici.
-
-A. del M. 3890, di Roma 589, avanti G. C. 165. Roma in quest'anno fu
-travagliata dalla peste e dalla fame. Questi due flagelli uniti fecero
-perire gran numero di persone (_Briet. Annal. Mund. p. 275._).
-
-A. del M. 3904, di Roma 603, avanti G. C. 151. Trovandosi i Cartaginesi
-occupati nella guerra contro di Massinissa re della Numidia, la peste
-invase quasi tutta l'Affrica, e la desolò. Immensi danni v'ha essa
-recati (_Appian. Alexandr. de bello Punico_).
-
-A. del M. 3929, di Roma 628, avanti G. C. 126. L'Affrica pur quest'anno
-provò tutti i danni della peste la più crudele e la più devastatrice.
-Nessun'altra finora fu ad essa eguale. Desolò la parte settentrionale,
-ossia al giorno d'oggi le Coste di Barbaria, e vi fece perir, secondo
-Orosio, ottocento mille uomini nella Numidia; duecento mille nelle
-provincie della costa marittima Cartaginese e Uticense. In Utica
-poi e negli altri luoghi dell'Affrica trentamille soldati Romani ne
-restarono preda. In un sol giorno fuori di una sola porta si trasportò
-al sepolcro da 500 giovani. A pari tempo un morbo epizootico fece
-strage degli animali quadrupedi e volatili. Immensa quantità di locuste
-distruggeva sui campi le biade; e putride esalazioni dalla corruzion
-loro e da altro vieppiù l'aria ammorbava, e rendeva più orribile e più
-desolatore un tanto flagello (_Oros. lib. V. c. 2. lib. VIII. Diodor.
-Sicul. S. August. de Civitate Dei lib. III. cap. 31. Sabellic. Decad.
-V. lib. 9._).
-
-A. del M. 3945, di Roma 644, avanti G. C. 110. La storia fa menzione
-di una peste a quest'epoca, che serpeggiò in Roma e in altri luoghi di
-Europa e d'Asia, e che durò circa tre anni (_Epitomat. lib. VII._).
-
-A. del M. 3981, di Roma 680, avanti G. C. 74. S'introdusse la peste
-nell'esercito di Mitridate in Asia. Una gran parte della sua armata ne
-fu distrutta. Si assicura poi che perirono più di cento e ventimille
-persone de' suoi Stati (_Appian. Alex. de bello Mithridatico. Lucan._).
-
-A. del M. 4001, di Roma 704, avanti G. C. 50. Sotto il consolato di
-Cornelio Lentulo e Cajo Claudio Marcello, Marsiglia in Francia venne
-travagliata dalla peste, che fu preceduta e accompagnata dalla fame. Si
-tenne allora cagionata dalla corruzione de' grani, de' quali il popolo
-fu costretto far uso (_Caes. de Bello civili lib. 2._).
-
-A. del M. 4006, di Roma 705, avanti G. C. 49. La Tessaglia provincia di
-Macedonia andò crudelmente desolata dalla peste, preceduta da terribile
-epizoozia, che uccise immenso numero di animali. Secondo che s'è allora
-creduto, ne furon cagione le esalazioni dipendenti dal molto numero
-di animali putrefatti, e lasciati insepolti, sì che ne infettarono
-l'atmosfera. (_Lucan. de Bello Pharsalico lib. VI. v. 80. ad 105._), di
-cui ne soggiungo la descrizione.
-
- DESCRIZIONE
-
- _Lucan. lib. VI. v. 80. ad 105._
-
- Major cura duces miscendis abstrahit armis.
- Pompejum exhaustae praebenda ad pabula terrae,
- Quae currens obtrivit eques, gradibusque citatis
- Ungula frondentem discussit cornea campum.
- Belliger attonsis sonipes defessus in arvis,
- Advectos cum plena ferant praesepia culmos,
- Ore nova poscens moribundus labitur herbas,
- Et tremulo medios abrumpit poplite gyros.
- Corpora dum solvit tabes, et digerit artus,
- Traxit iners coelum fluidae contagia pestis
- Obscuram in nubem. Tali spiramine Nesis
- Emittit Stygium nebulosis aëra saxis
- Antraque letiferi rabiem Tiphonis anhelant
- Inde labant populi, coeloque paratior unda
- Omne pati virus duravit viscera coeno.
- Iam riget atra cutis, distentaque lumina rumpit:
- Igneaque in vultus, et sacro fervida morbo
- Pestis abit, fessumque caput se ferre recusat.
- Iam magis atque magis praeceps agit omnia fatum:
- Nec medii dirimunt morbi vitamque necemque:
- Sed languor cum morte venit, turbaque cadentum
- Aucta lues, dum mixta jacent incondita vivis
- Corpora; nam miseros ultra tentoria civis
- Spargere funus erat. Tamen hos minuere labores
- A tergo pelagus, pulsusque Aquilonibus aër,
- Litoraque, et plenae peregrina messe carinae
-
-A. del M. 4019, di Roma 718, avanti G. C. 36. Pestilenza funesta
-insorse fra i soldati Romani, che formarono parte della spedizione
-contro i Parti. La causa se ne attribuì all'orrenda fame, donde furono
-afflitte le truppe costrette a nutrirsi di erbe velenose e nocive
-(_Appian. Alexand. de Bello Parth_.).
-
-A. del M. 4032, di Roma 731, avanti G. C. 23. Da fierissima pestilenza
-fu spopolata Roma sotto l'impero di Angusto, mentre che esso l'aveva
-abbellita di maestosi edificj, e di publici monumenti, e preparavale
-il frutto di una pace generale. A vizio che fosse nell'aria e
-all'inclemenza delle stagioni si attribuì questa infezione (_Dion.
-Cass. Hist. lib. 54._).
-
-Nel decimo terzo anno del regno di Erode la Palestina venne fieramente
-afflitta ad un tempo dalla peste e dalla fame (_Briet. Annal. Mund. p.
-333._).
-
-
-TERZA EPOCA
-
-ERA CRISTIANA
-
-SECOLO I.
-
-In questo primo secolo dell'Era Cristiana gli Storici fanno menzione
-di tre memorabili pestilenze, la prima sotto l'impero di Nerone; la
-seconda al tempo dell'assedio e distruzione di Gerusalemme, la terza
-regnando Tito.
-
-A. di Roma 819-20, dell'Era Cristiana 65-66. Alla crudeltà di Nerone
-s'aggiunse una pestilenza così fiera e mortale, che nell'autunno del
-detto anno 819 di Roma, 65 di Cristo dentro la sola città di Roma
-perirono da 30,000 persone. Continuò essa l'anno seguente 66, ma
-non così atroce e funesta. Contemporaneamente spaventevoli meteore
-e gragnuole devastatrici desolarono la Campania, ed aumentarono fra
-quelle popolazioni la miseria e gli orrori (_Sveton. in Vit. Neronis c.
-39. Eutrop. lib. VIII. Oros. lib. VII. cap. 9._).
-
-A. di Roma 826, dell'E. C. 72. La città di Gerusalemme assediata da
-Tito Vespasiano, oltre i mali e disastri che sogliono accompagnare la
-guerra, provò pur anco una crudelissima fame, ed una pestilenza del
-pari fierissima. Tutti e tre questi micidiali flagelli concorsero alla
-distruzione di sì grande e magnifica città. (_Joseph. Haebr. de Bello
-Judaico lib. VIII. cap. 17._).
-
-A. di Roma 834, dell'E. C. 80. Ricomparve la peste in Roma, la quale
-fu così micidiale e feroce, che pervenne ad uccidere fino a diecimila
-persone al giorno. In questi dolorosi frangenti la gloria di Tito
-s'accrebbe di novello splendore per la generosa condotta, che tenne
-questo principe a favore degl'infelici (_Sveton. in Vita Titi Caesaris;
-P. Kircher. op. cit._).
-
-
-SECOLO II.
-
-A. di Roma 872, dell'E. C. 118. Secondo il Fracastoro la peste
-in quest'anno percorse l'Affrica; e nel 138 dell'E. C., giusta la
-relazione di qualche storico, venne dalla peste afflitta l'Arabia
-(_Papon. Cronolog. des Pestes_).
-
-A. di Roma 895, dell'E. C. 141. V'ebbe gravissima peste in Roma sotto
-il regno di Antonino Pio, e vi operò orrende stragi: ha devastato varie
-provincie, già da qualche tempo afflitte dalla carestia e dalla fame.
-Questa union di sciagure, generale a quel tempo, importò tante rovine,
-che più paesi ne andarono affatto spopolati e deserti (_Galen. in lib.
-de cib. bon. et mal. succ. etc. Papon. Gastaldi op. cit._).
-
-A. di Roma dal 922 al 924, dell'E. C. 168 al 170. Questa fu pure una
-delle più feroci pestilenze che sieno mai state fra le molte memorabili
-della storia. Essa durò tre anni. Teneva Marco Aurelio l'impero di
-Roma, e colla saggezza di un ben amministrato Governo rendeva felici
-i suoi popoli; ma n'ebbe a veder con dolore desolata l'Italia e la sua
-Capitale singolarmente.
-
-Questa peste venne dalla Siria, o, secondo altri, da Babilonia col
-ritorno che fecero i soldati di Lucio Vero da quelle contrade. Le
-truppe infette la sparsero su tutti i luoghi del loro passaggio. La
-strage, che ne produsse, fu immensa in quasi tutta l'Italia. Per la
-storia sappiamo, che a cessare quel morbo, il quale aveva ricolmo di
-orrore e di spavento gli animi de' superstiti, e' si davano a seguir
-ciecamente ogni diceria, che fosse stata loro narrata da donnicciuole
-e da ciarlatani, purchè avesse del maraviglioso. Quindi sull'autorità
-di alcuni impostori si teneva dal popolo, che la fine del mondo fosse
-vicina, e che un fuoco mandato di cielo dovesse già consumarlo. E
-s'era benissimo ordito da una banda di ladri e di micidiali il dar
-fuoco a Roma, e saccheggiarla; come rilevò il Magistrato da uno di que'
-ciurmadori, che predicevano futuri danni. Avevano costoro immaginato
-tal predizione per coprire i futuri loro misfatti colle apparenze di
-un avvenimento soprannaturale. Frattanto il pestilenziale flagello
-traeva ogni giorno al sepolcro un numero esorbitante di persone, fra le
-quali se ne contaron parecchie d'illustri. Fra i poveri la mortalità
-era infinita. Mancavano e ufficiali e stromenti per seppellire i
-cadaveri, che ogni giorno moltiplicavano a dismisura. L'imperatore
-pagava col pubblico danaro le spese del trasporto, e nulla ostante
-le case, le strade, e le piazze pubbliche erano sempre ingombre di
-morti. Galeno trovavasi allora in Roma. Fu tanto grande lo spavento,
-ch'ei ne provò, che ben lontano dall'imitare Ippocrate, il quale
-aveva tutto sacrificato per volare in soccorso degli Ateniesi, se
-ne fuggì egli invece da Roma, e andò a ricoverarsi in Pergamo sua
-patria, sottraendosi di tal maniera ai pericoli del contagio. Alla
-pestilenza succedettero i terremoti, la carestia, le innondazioni,
-ed altre simili calamità, come è accaduto in Atene dopo la famosa
-peste sopraddescritta. I Sarmati, i Quadi, i Marcomanni, ed altri
-popoli Settentrionali eransi già accinti a profittare di sì terribile
-complicazion di disgrazie; ma questo grande imperatore trionfò di
-tutti i nemici sì fuori che dentro lo Stato (_Jul. Capitol. in Vita
-Lucii Veri. Flav. Eutrop. lib. X. Paul. Oros. lib. VII. cap. 15. Claud.
-Galen. lib. I. de different. febr. etc._).
-
-A. di Roma 942-43, dell'E. C. i 188-89. Sotto l'impero di Commodo la
-città di Roma fu nuovamente assalita dalla peste, ed anche in questa
-epoca venne proceduta e accompagnata dalla epizoozia. Questa peste
-si è manifestata con tale violenza, che si è creduto l'eguale non
-esservi stata mai. Per certo tempo morivano fino a due mille persone
-al giorno. In tal circostanza i medici consigliarono di usar degli
-odori, di tenere addosso sostanze pur odorose, e praticar profumi col
-falso oggetto di purificar l'aria. Ma questi mezzi a nulla giovarono,
-non intercette le comunicazioni. Cominciato il morbo nel 188 continuò
-le sue stragi nell'anno seguente. Commodo avendo sentito dire da'
-medici, che certi alberi, come il lauro, spargenti odore, erano atti
-a preservar dalla peste, se ne fuggì al luogo detto _Laurentum_
-(ora _Pratica_), rinomato per li bei boschetti di lauro, ond'era
-circondato, e ne ottenne l'intento; sebben sarebbe stato meglio che
-quello snaturato mostro non avesse avuto tal ventura per sè, mentre
-la sua salvezza fu per gli altri grave disavventura. Non l'odore de'
-lauri, quanto l'essersi sottratto ad un pericoloso commercio ne lo avrà
-salvato (_Dion. Cass. lib. 72. Herodot. lib. I. Dionys. Alicarnass._).
-
-
-SECOLO III.
-
-A. di Roma 970, dell'E. C. 216. Nuova peste in Italia in quest'anno.
-Brescia ne fu colpita principalmente. Il morbo si propagò fino nella
-Calabria. Fu preceduto pur questo da grande mortalità fra gli animali
-(_El. Cavriol. Chronic. Brixiens._).
-
-A. di Roma 1008-1009, dell'E. C. 254-255. Sotto l'impero di Gallo e
-Volusiano la peste penetrò in Italia, desolò Roma, e si diffuse in
-quasi tutte le provincie e paesi, all'Impero Romano soggetti. Venne
-trasportata dall'Affrica, e fu sì fiera e perniciosa, che in tutto il
-tenere dell'Impero Romano non v'ebbe quasi municipio rimasto illeso
-dalle sue rovine. Durò con eguale sevizie due anni; e secondo alcuni
-autori infierì or qua or là per un intero decennio, lasciando per tutto
-vestigia di desolazione e di orrore (_Paul. Oros. lib. VII. cap. 21.
-Eutrop. de Gallo et Volusiano_).
-
-A. di Roma 1017, dell'E. C. 263. Sotto l'impero di Gallieno la
-peste, la fame, ed i terremuoti desolarono parecchie provincie
-dell'Impero Romano. In quest'anno la città di Alessandria nell'Egitto
-fu afflitta fino agli estremi dagli orrori della peste e della fame,
-che disputavansi a gara il diritto d'inferocire contro quegl'infelici
-abitanti (_Trabell. Pollion. de Gallieno. Euseb. et Spondan._).
-
-A. di Roma 1049, dell'E. C. 295. Ricomparì la peste in Oriente sotto
-l'impero di Diocleziano l'anno 295. Era accompagnata da sintomi
-degni di osservazione, cioè vasti carbonchi di un'indole di singolare
-malignità. Il veleno pestilenziale si scaricava particolarmente sugli
-occhi, di maniera che quelli, che scampavano dalla malattia, restavano
-per lo più ciechi (_Papon. Chronolog. Historiq. des Pestes p. 258._).
-
-
-SECOLO IV.
-
-A. di Roma 1062, dell'E. C. 308. Sotto l'impero di Costantino, Amida,
-città della Mesopotamia, trovandosi assediata dai Persi venne colpita
-da fierissima pestilenza, la quale si propagò fra la truppa degli
-assedianti, e riuscì ad essa sommamente funesta. Anco in questo caso
-si credè esserne cagione l'aere corrotto dalle putride esalazioni dei
-cadaveri insepolti (_Ammian. Marcellin. lib. XIX._).
-
-I cronologisti Kirchero e Lebenswaldt fanno memoria di altre tre
-pestilenze accadute in questo secolo, una nel 312 dell'E. C., l'altra
-nel 334 congiunta alla fame, ed una terza nel 377: gli altri storici
-però non fanno di queste menzione alcuna; e la verità sembra essere in
-densa caligine avvolta.
-
-
-SECOLO V.
-
-A. di Roma 1162, dell'E. C. 408. Fame e peste a Roma in quest'anno
-(_Papon. op. cit._).
-
-A. di Roma 1200, dell'E. C. 446. V'ebbe fiera pestilenza a
-Costantinopoli (_Lebenswaldt. op. cit._).
-
-A. di Roma 1208-09, dell'E. C. 454-55. Dopo la carestia e la fame
-si sviluppò nell'Asia minore la peste, la quale era accompagnata da
-sintomi singolarissimi. All'invasione del miasma pestifero succedeva
-un'enfiagione generale del corpo. L'introdotto veleno attaccava in
-ispezieltà gli occhi; ed era di così fiero e pernicioso carattere, che
-in pochi istanti cagionava la cecità; sopraggiungeva quindi fierissima
-tosse, sotto i cui colpi l'ammalato d'ordinario spirava. I malati
-per la maggior parte perivano entro il periodo dei primi tre giorni.
-Questa peste dall'Asia minore si propagò nella Palestina, e secondo la
-testimonianza di Evagrio venne di là trasportata in Europa, ed attaccò
-la città di Vienna, la quale si riferisce esserne stata liberata
-per l'intercessione di s. Severino (_P. Kircher. Managetta, Sorbait
-Pestordnung cap. IV. Viener Pestbeschreibung l. Theil._).
-
-A. di Roma 1219, dell'E. C. 465. Peste fiera e devastatrice ha regnato
-in quest'anno a Brescia, ed in varie altre città e paesi d'Italia. Vi
-perirono gran numero di persone. Le devastazioni prodotte dal morbo
-furono così grandi, che alcune città, castella, e terre rimasero
-affatto deserte e spoglie di abitatori (_El. Cavriol. Chronic.
-Brixiens._).
-
-Nel 476 dell'E. C. finì l'Impero di Roma.
-
-A. dell'E. C. 484. In quest'anno e per alcuni altri successivi la peste
-con atroce furore ha devastato varj luoghi dell'Affrica (_P. Kircher.
-juxt. Gregor. Turonens._).
-
-
-SECOLO VI.
-
-A. dell'E. C. 503. In quest'anno la città di Marsiglia in Francia è
-stata desolata dalla peste (_Papon, op. cit. p. 259._).
-
-A. dell'E. C. 538. La peste invase l'armata de' Goti, che assediavano
-Roma, sotto il comando di Vitige, e vi arrecò grande mortalità
-(_Procop. de Bell. Gothic. Leonard. Aretin. Hist. Gothor. lib. I._).
-
-A. dell'E. C. 540. In quest'anno la peste desolò il paese dell'Arvergna
-in Francia (_Papon. op. cit._).
-
-
- DESCRIZIONE DELLA PESTE DI COSTANTINOPOLI
- L'ANNO 542 DELL'E. C.
-
- L'anno cinquecento quarantadue di G. C. è celebre per l'orribile
- carnificina, che fece la peste a Costantinopoli sotto l'impero di
- Giustiniano, ed in quasi tutto l'Oriente. Essa fu una delle più
- feroci e perniciose, che ricordi la storia.
-
- Incominciò da Pelusio, or Paraméa, nell'Egitto. Di là il torrente
- dello struggitore contagio, dividendosi quasi in due rami, si
- estese, da un lato verso l'Oriente, donde passò ad infettare la
- Palestina, dall'altro verso l'Occidente in Alessandria, donde si
- propagò sulla maggior parte della terra abitata. Si nota che nel
- suo corso tenne una certa regolarità. Non percosse leggiermente
- alcun paese, e non ne lasciò illeso nessuno. Nella durata della sua
- violenza mantenne per tutto certo periodo a un di presso eguale. Se
- una città veniva devastata dalla peste, e alcuni luoghi vicini ne
- andavano illesi, l'anno seguente vieppiù su d'essi rincalzava le
- sue violenze e malori; se in una città appestata alcuni quartieri
- restavano immuni dal contagio, quella sciagura non era che
- differita all'anno vegnente. Non diversità di luoghi, non qualità
- di stagioni, non differenza di condizione, di età, di temperamento,
- di mezzi erano atti a procurare salvezza. Narrasi in oltre essersi
- osservato, che mentre trovavasi travagliata dal morbo una città,
- quelli, che alla medesima appartenevano, venivan colti dal morbo,
- ancorchè s'attrovassero in paese sano e straniero; mentre gli
- stranieri in un paese, invaso dal contagio, n'erano spesso esenti,
- e gl'indigeni presi senza eccezione.
-
- Evagrio e Procopio, che trovavansi in quel tempo a Costantinopoli,
- ci hanno lasciato la descrizione delle stragi, che questa
- peste ha prodotte in quella magnifica capitale dell'impero. Le
- loro narrazioni però traboccano di circostanze inverissimili,
- e straordinarie; quindi è mestieri spogliarle del troppo
- maraviglioso, che secondo il gusto di que' tempi si risguardava
- forse come un abbellimento del dire. Si raccoglie dalle narrazioni
- di detti autori, che il contagio si appalesava comunemente
- per certe alterazioni nelle funzioni del cervello, cioè sogni
- spaventevoli, visioni di un'immaginazione malata, idee di terrore,
- irrefrenabile timor della morte, compassionevoli grida, agitazioni,
- smanie e furori. Succedeva la febbre, la quale talvolta appariva
- così leggiera da trarne in inganno anche gli esperti sulla qualità
- del pericolo. Per lo più all'accesso della febbre gli occhi erano
- accesi, scintillanti, la faccia gonfia, e la gola infiammata. Se
- l'infiammagione della gola non cagionava prestamente la morte, il
- dì appressò o qualche altro dopo si manifestavano le parotidi,
- i buboni alle ascelle, agl'inguini, alle cosce; comparivano de'
- carbonchi, ovvero, cosa ancor più funesta, coprivasi il corpo di
- macchie livide e nerastre; succedeva il delirio, la frenesia, o
- il letargo, i vomiti di sangue, od altre emorragie, la diarrea,
- la gangrena, ed in breve ora la morte. Quando i buboni venivano a
- suppurazione e aprivansi sollecitamente, i malati miglioravano e
- guarivano. Ciò però solea di raro avvenire. Quasi tutti i malati
- morivano, e la maggior parte nel terzo giorno, o prima. Il male
- deludeva ogni soccorso dell'arte. I medici non vi sapevan che fare.
- Ogni loro pronostico era fallace. Le donne gravide perivan tutte
- coi loro frutti, tranne qualche raro caso.
-
- Fra que' pochi, che avevano superata la malattia, alcuni
- soggiacevano a due e fino a tre recidive. Nessuno però superava la
- terza.
-
- Da principio il numero de' morti non era sì spaventevole, ma
- aumentò successivamente, secondo Procopio, fino a diecimila al
- giorno.
-
- Ne' primi mesi ciascuna famiglia era sollecita di dar sepoltura a'
- suoi. Non andò molto però che divenne impossibile poter soddisfare
- a questo pietoso ofizio; il perchè la maggior parte de' cadaveri si
- restava insepolta. L'indolenza dell'imperatore venne scossa da sì
- lagrimevole spettacolo. Quindi incaricò Teodoro, suo consigliere,
- di far dar sepoltura ai morti. Per questo fine gli assegnò alquante
- guardie del palazzo, e gli diede gran somma di danaro. Teodoro ve
- ne aggiunse molto del proprio. I più ricchi ne imitaron l'esempio;
- e pagarono, quanto oro occorreva, per far sotterrare i corpi de'
- loro parenti. Egli fe' seppellire quelli de' poveri, e di quanti
- imputridivano nelle case o in sulle strade. Quando furon riempiuti
- i sepolcri delle chiese, fece scavare delle ampie fosse fuori
- delle porte della città, entro alle quali tutto il resto venne
- gittato. Gli uffiziali però di questo pericoloso ministero caddero
- malati pur essi, e vi morirono. Per togliere, o scemar pericolo di
- malattia a quelli, che dovevano sottentrar negli ufizj, si avvisò
- di gittare i morti nelle torri, donde la città era fiancheggiata.
- Questa idea però fu altrettanto funesta, quanto si tien pericolosa
- l'osservanza di seppellir cadaveri nelle chiese. Altri becchini
- accatastavano i cadaveri dentro i battelli, abbandonati poscia
- in balia de' venti, ch'erano in seguito dai flutti respinti in
- sulle rive, dove i cadaveri terminavano la loro putrefazione.
- Un puzzo orribile, e insopportabili esalazioni contaminavano
- l'aria, ed aumentavano considerabilmente le infezioni e le morti,
- specialmente in que' giorni, in cui il vento portava alla città
- que' pestilenziali vapori. All'imperatore medesimo s'appiccò il
- contagio. Un carbonchio pestilenziale gli si manifestò, e fece
- molto temere della sua vita. Questo fatto pose il colmo al terrore
- degli abitanti. Osserva Procopio che nel tempo ch'era più grande
- il furor della peste, tacquero gli odj e' partiti; cessarono le
- dissolutezze, e diedersi gli uomini alle pratiche della religione;
- ma a misura che il male si rallentava pur riprendevano le usate
- abitudini, e divennero peggiori di prima. Nè anche la peste vale a
- render migliori i malvagi per rea indole, o per vecchia abitudine.
-
- La peste dopo tante stragi in Costantinopoli si diffuse, come
- s'è detto, in quasi tutto l'Oriente, nell'Italia, in Francia, in
- Germania, e in altri luoghi.
-
- Gli storici riferiscono aver essa durato 52 anni, devastando gran
- parte della terra. Sembra almeno che le varie pestilenze, delle
- quali fa menzione la storia dall'anno 542 sino alla fine del
- secolo, di cui parliamo, non sieno state pesti differenti, ma bensì
- nuove eruzioni dello stesso miasma pestilenziale; che al concorso
- di alcune circostanze riproducevasi, or con maggiore, or con minor
- violenza.
-
- Tutte queste pestilenze vengono segnate dagli storici, come
- _inguinali_, cioè con buboni agl'inguini; dal che si deduce non
- essere state malattie d'altro carattere d'epidemia (_Procop. de
- bello Persico lib. II. cap. 22. Evagr. Hist. Ecclesiast. lib. IV.
- Spond. Kircher. Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 543-44. La summenzionata peste, conservando la perniciosa
-sua indole, videsi inferocire ne' seguenti due anni per tutta
-l'Insubria, cioè per una parte dello Stato di Milano, nel Comasco, e in
-parte nel Cremonese. Quindi infierì pur anche in tutta la Liguria; che
-comprendeva la Riviera e lo Stato di Genova, il Monferrato, gran parte
-del Piemonte, ed una porzione dello Stato di Milano; inoltratasi pure
-al mezzodì della Francia; e v'ha ragion di credere ch'essa penetrasse
-più lungi (_Leonard. Aretin. lib. II. Papon. op. cit. V. II. p. 260._).
-
-A. dell'E. C. 546. Gli storici fanno menzione della peste, che in
-quest'anno si manifestò nella Germania, apparendo più comunemente
-con buboni agl'inguini, e perciò chiamatasi _inguinale_ (_Papon. op.
-cit_.).
-
-A. dell'E. C. 549. Le provincie del mezzodì della Francia furon di
-nuovo infestate dalla peste (_Papon. l. c._).
-
-A. dell'E. C. 557. Peste di nuovo in Italia, secondo il _Lebenswald_.
-
-A. dell'E. C. 565. In quest'anno si riprodusse il contagio
-nell'Insubria e nella Liguria, che ne rimasero per molti mesi il teatro
-di stragi le più crudeli. Di là il funesto seme pestilenziale si sparse
-per tutto il resto d'Italia, e per la Francia, penetrò nella Germania,
-e si propagò con furore per tutto il Settentrione, arrecando in ogni
-luogo gravissimi danni. Si nota essere stata questa pestilenza la
-funestissima sopra altre parecchie, e di aver particolarmente devastato
-la Lombardia (_Paul. Diacon. lib. II. cap. 4º Spond. eod. an. s.
-Gregor. Magn. et Gregor. Turon._).
-
-A. dell'E. C. 571. Peste terribile nell'Alvergna in Francia. Notasi
-che i buboni si manifestavano alle ascelle, e agl'inguini, e che ne
-morivano gli appestati nello spazio di due o tre giorni al più tardi
-(_Papon. op. cit. p. 261._).
-
-A. dell'E. C. 579. In quest'anno rigermogliò la peste in Francia, e fu
-preceduta da straordinarie inondazioni (_Pap. l. c._).
-
-A. dell'E. C. 502. La peste divenuta omai quasi indigena in Francia e
-in Italia, divampava ora in un paese ora in altro con maggior violenza.
-In quest'anno, secondo Gregorio di Tours, devastò la Lorena, e fu
-accompagnata da sintomi di grande ferocia, principalmente da quelli,
-che sogliono accompagnare la vera pestilenza (_Papon, e Kircher. op.
-cit._).
-
-A. dell'E. C. 586-87-88. In questi tre anni vi ebbe peste qua e là per
-la Francia; e singolarmente nel 586 sul Narbonese. I segni più certi
-n'erano i buboni agl'inguini, e le petecchie. Negli anni successivi
-587 e 88 desolò essa i paesi del mezzodì della Francia; e gli storici
-accennano che nell'anno 588 si fosse stesa a Lione, e penetrata ben
-nell'Italia (_Papon. op. cit._).
-
-Fra i paesi, che gli storici indicano essere stati afflitti in
-quest'anno da fiera pestilenza, _Casimiro Frescot_ monaco Benedettino
-novera la Dalmazia, ed i regni circonvicini, individuando in
-particolare la città di Zara travagliata più delle altre dal crudo
-morbo (_Thom. Archidiac. Spalaten. Hist. Eclesiast. Salonitan. in
-Addition. pag. 193._[7]).
-
-A. dell'E. C. 588-89-90. Teneva Maurizio l'Impero, allorchè nel 588
-incominciò a serpeggiare in Roma la peste. L'anno 589 di G. C. fu
-memorando per le devastazioni, che la peste produsse in tutta quasi
-l'Italia, in Roma particolarmente. Questa atrocissima pestilenza
-continuò ad infierire nell'anno 590. Fra le vittime d'essa si annovera
-il pontefice Pelagio II. Di più se ne conta cosa particolare ed è,
-che molti starnutendo e sbadigliando perdevano la vita, da cui si
-dice esser nato l'uso di pregar da Dio salute nell'atto che taluno
-starnutisce. Questa stessa pestilenza invase pure la Spagna e vi
-si propagò con estrema veemenza. Infestò la Francia, Marsiglia in
-particolare; nella qual città, giusta quanto asserisce Gregorio di
-Tours, venne portata da una nave mercantile nel 589, e vi fece tanti
-progressi, che gran numero di famiglie ne andaron distrutte, le case
-cambiate in sepolcri, e l'intera città ridotta in un vasto cimitero.
-La raccolta dell'anno andò interamente perduta per mancanza di
-coltivatori. In tal circostanza di atrocissima peste nella città di
-Roma, ed in molte altre d'Italia, di Francia e di Spagna, a Roma furono
-instituite le litanie maggiori, e l'uso di portare processionalmente le
-Sacre Immagini, rito poscia abbracciato da tutte le chiese in tempi di
-calamità pubbliche ed in particolare nei timori del morbo pestilenziale
-(_Platin. in Vita Pelagii II. Spond. eod. an. Gregor. III. Pont. M._
-_c. 19. vid. Legend. Sanct. in Vita s. Gregorii M. Gregor. Turon.
-Kircher. Thom. Archidiacon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 591. Nel successivo anno cinquecento e novantuno la
-peste, essendo pressochè affatto estinta in Italia, si riaccese con
-nuova fierezza in Francia. Gli storici ce la indicano collo stesso
-epiteto d'_inguinale_ nella Bretagna, nella Turena, nella Linguadocca,
-e nell'Aragonese (_Papon. Chron. ec. p. 263._).
-
-A. dell'E. C. 599. In quest'anno la peste rigermogliò a Marsiglia ed
-in tutta la Provenza, comparendo per tutto accompagnata dai medesimi
-sintomi, che negli anni precedenti erasi manifestata (_Papon, iv._).
-
-
-SECOLO VII.
-
-A. dell'E. C. 608. Dopo straordinarie inondazioni e dopo cruda fame,
-un morbo epidemico si è sviluppato nella città di Roma, e vi recò
-grave desolazione. Alcuni storici annunciano questo morbo, qual vera
-pestilenza (_Platin. Vit. Bonifac. IV. et Spond. eod. an._). Secondo
-altri forse desso non fu, che una malattia epidemica d'altra natura.
-
-A. dell'E. C. 615. Il Platina nella vita di Diodato I, e lo Spondano
-indicano esservi stata pur in quest'anno la peste a Roma, e in altri
-paesi d'Italia, la quale fu preceduta da orribili terremoti. Pure
-dietro l'esame di altre memorie sembra fosse questa in vece una lepra o
-l'elefantiasi contagiosa (_Adam. Bibl. Loim. p. 189._).
-
-A. dell'E. C. 618. Vera Peste e fierissima ha quest'anno afflitto la
-Germania (_Georg. Agricol. de Peste lib. III_.).
-
-A. dell'E. C. 640. Peste atrocissima e veemente fece in quest'anno
-infinite stragi a Costantinopoli (_Kirch. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 680. In tutta l'Italia e principalmente a Roma la
-Peste esercitò in quest'anno orribile carnificina. Questo flagello
-imperversò accompagnato da straordinarie meteore; piogge continue,
-venti impetuosi, tempeste spaventevoli concorsero ad accrescere la
-tristezza e lo spavento di quelle desolate popolazioni (_Platin, in
-Vit. Agathonis, et Spondan. eod. an. Paul. Diacon. Kircher opp. cit._).
-Il Lebenswaldt fa menzione di altre due pestilenze in questo secolo,
-una più atroce nel 684, che dice egli essere stata accompagnata da
-Epizoozia; l'altra nel 687; ma non trovandosi queste descritte da
-altri, e nelle sposizioni del Lebenswaldt trovandosi molta confusione
-ed incertezza, non si possono dare per vere.
-
-
-SECOLO VIII.
-
-A. dell'E. C. 709. Peste violenta e di straordinaria perniciosa indole
-desolò in quest'anno la città di Brescia e' suoi contorni. Essa fu per
-tal modo funesta, che non ci aveva più alcuno, che prestar si volesse
-all'ufficio di seppellire i cadaveri, a tale che i morti giacevano
-insepolti d'in sulle strade, e per le case; il perchè venne ogni
-famiglia incaricata di tumulare i suoi, ed, in mancanza di famigliari,
-gli abitanti della stessa contrada eran tenuti di dar mano a questo
-estremo ufficio (El. Cavriol. Chronic. Brixiens.).
-
-A. dell'E. C. 717. Ritrovandosi Costantinopoli assediata da' Saraceni,
-la peste e la fame hanno sì fieramente travagliato quella città, che vi
-perirono da trecento mila persone. Contemporaneamente alcune provincie
-dell'Oriente vennero desolate dallo stesso flagello (_Paul. Diacon.
-lib. 6. cap. 47. Spond. Gratiol. Briet. Lebenswaldt ec._).
-
-A. dell'E. C. 729. In quest'anno peste nella Siria e nella Grecia
-(_Lebenswaldt_).
-
-A. dell'E. C. 745-46-47. Terremoti spaventevoli precedettero quella
-memoranda pestilenza, che si spiegò sotto Leone Isaurico, e che durò
-più anni. Nella Calabria, nella Sicilia, nelle isole della Grecia,
-e a Costantinopoli specialmente imperversò il contagio con maggiore
-violenza, e vi fece di orribili stragi. Quasi non bastava la terra per
-accogliere i cadaveri: sì grande ne fu il numero. Nell'anno 746 la
-peste spiegò il massimo suo furore. Tale calamità continuò parecchi
-anni ad affliggere Costantinopoli ed alcune provincie d'Oriente.
-Dava qualche tregua il contagio, ma, dappoichè estinto non era,
-riaccendevasi di tratto in tratto con maggiore veemenza. Ciò fu nel
-751, e specialmente nel 760.
-
-A. dell'E. C. 760. Secondo il _Kirchero_ in quest'anno la peste invase
-quasi tutta la terra.
-
-A. dell'E. C. 774. Pavia, l'antica capitale del regno de' Longobardi,
-venne afflitta in quest'anno da crudelissima fame, a cui ben presto
-tenne dietro la peste. La cagione dell'una e dell'altra fu forse
-l'assedio strettissimo, in cui tennela Carlo Magno per otto mesi
-continui, cioè dall'Ottobre 773 al Maggio 774. Questa circostanza fece
-credere a qualche autore che il morbo non fosse vera pestilenza, ma
-bensì una malattia tifica prodotta dallo scarso e cattivo alimento.
-
-In questo stesso anno arrendutasi Pavia al vincitore, terminò il Regno
-de' Longobardi in Italia (_Spondan. hoc an. Tarchagnot. Hist. Mund.
-Part. II. lib. 9._).
-
-A. dell'E. C. 775. Rigermogliando di quando in quando il pestifero
-seme, specialmente in Costantinopoli, avvenne che quest'anno lo stesso
-imperatore Costantino Copronimo ne andasse infetto nel tempo della
-spedizione da esso intrapresa contro i Bulgari; che ne morì il giorno
-14 Settembre 775. (_Kircher. Briet. Lebenswaldt. Gratiol. Papon. opp.
-cit._)
-
-
-SECOLO IX.
-
-A. dell'E. C. 801. La peste desolò in quest'anno l'Italia, la Germania,
-e la Francia, e fu preceduta da spaventevoli terremoti (_Agricola de
-Peste op. cit. Tarcagnot. Part. II. lib. 9. Gastaldi op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 811-12. Il P. Kirchero ricorda una pestilenza pressochè
-universale negli anni 811 e 12. Nei primi mesi dell'anno 812 sotto il
-regno di Michele Curopalate essa fu così terribile in Costantinopoli,
-che i morti restavano insepolti per non trovarsi più chi si prestasse a
-sotterrarli.
-
-A. dell'E. C. 820. Negli annali di Fulda a quest'anno leggesi, che la
-peste fra gli uomini, ed un morbo pestilenziale fra gli animali, fecero
-stragi per quasi tutta la Francia.
-
-A. dell'E. C. 829. Peste in Grecia, nella Tracia, e nella
-Bulgaria; contemporaneamente fiera epizoozia fra gli animali lanuti
-(_Lebenswaldt_.).
-
-A. dell'E. C. 856. Dopo grandi inondazioni del Tevere si legge essersi
-sviluppata la peste a Roma, la quale, affettando specialmente la gola,
-veniva chiamata _anginosa_ (_Kircher. Adam. op. cit._). Ma forse dessa
-non fu, che un morbo epidemico.
-
-A. dell'E. C. 865. D'una peste in Inghilterra gli storici fan menzione
-preceduta da immensa quantità di locuste, che hanno distrutto le biade,
-e cagionata la fame (_Platina in Vita Nicolai I._). In questo stesso
-anno 865 secondo il Lebenswaldt la peste ha desolato varie provincie
-dell'Asia.
-
-A. dell'E. C. 889. L'Italia provò ad un medesimo tempo tutte le
-sventure della guerra e della peste (_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 898. Peste ancora in Costantinopoli (_Lebenswaldt_.).
-
-
-SECOLO X.
-
-A. dell'E. C. 910-11 e 12. Fiera peste pur a Costantinopoli, che durò
-tre anni (_Kircher_).
-
-A. dell'E. C. 920. Riaccesasi la peste a Costantinopoli in quest'anno,
-v'imperversò con tanto furore, che leggesi aver ucciso da trecento
-mille persone (_Lebenswaldt_.).
-
-A. dell'E. C. 937. In quest'anno la Germania e la Francia furon
-novellamente invase dalla peste (_Kircher_.).
-
-A. dell'E. C. 938. Appiccatasi la peste in Venezia vi operò in
-quest'anno di orrende stragi (_Gratiol_.).
-
-A. dell'E. C. 940. La peste rigermogliò in varie città e paesi della
-Germania (_Kircher_.).
-
-A. dell'E. C. 964. Milano venne in quest'anno travagliata da pestilenza
-così fiera e devastatrice, che fu ridotta a pochissimi abitatori, come
-che fosse e sia una delle più popolose città d'Italia (_Bernard. Corio
-Storia di Milano ec._).
-
-A. dell'E. C. 984-85-86. Straordinaria siccità e ardentissimi calori
-avendo distrutto le biade, e ogni ricolto in varie parti di Europa,
-nel 983 v'introdusse la carestia. Quindi la peste cominciò a menar
-nuove stragi in Italia nell'anno 984; e, secondo alcuni, già l'anno
-prima aveva usato della sua forza; estesasi poi in tutta quasi l'Italia
-nell'anno 985, nel quale giunse al colmo della sua malignità. Quindi
-continuò nel 986. Le calamità della peste, della guerra, e della fame
-si combinarono unite in questo tempo a spopolare quell'in ogni età
-ragguardevole paese; e tante furon le stragi che esse menarono, e tanta
-l'importata loro sevizie, che fu prodigio, se non andò affatto desolato
-e distrutto (_Gratiol. Platin. in Vita Joannis XIV Lebenswaldt._).
-
-Negli stessi anni 985-86 la stessa pestilenza non fu meno funesta
-in Germania, dove un estremo freddo la precedette. Vi si gelarono i
-laghi ed i fiumi con esso i pesci; e poichè l'acque ebbero loro scolo,
-e svaporamento, fermentate al calore del sole quelle putride masse,
-sollevaronsi in copia le esalazioni infette, che corruppero l'aria,
-e la rendettero dannosa e funesta a chi la respirava (_Lebenswaldt.
-Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 989. Venezia in quest'anno venne di nuovo travagliata
-dalla peste (_Kircher_.).
-
-A. dell'E. C. 990. In quest'anno v'ebbe peste a Cattaro nell'Albania,
-ove colla famiglia Leghletta perì Bastardo re di Servia. In Zara pur
-anco serpeggiò il contagio, ma ne rimase confinato nel solo borgo; nè
-ebbe a penetrare nella città (_Simon Gliubavaz in suis Memoriis_).
-
-Per la scarsezza degli scrittori di questi ultimi secoli non
-si sono potute raccogliere maggiori notizie, nè circostanze da
-contraddistinguere le pestilenze, che imperversarono sull'umana
-generazione.
-
-
-SECOLO XI.
-
-A dell'E. C. 1006. La città di Venezia fu in quest'anno fieramente
-percossa dalla peste, sommi danni arrecandole. Già l'ebbe preceduta un
-eccessivo freddo (_Gio. Nicolò Doglioni Istoria Veneta ec._).
-
-A. dell'E. C. 1007. Nell'anno seguente il contagio pestilenziale desolò
-parecchie altre città d'Italia, e in ispezieltà Bologna e Modena; e
-grande ne fu il numero de' morti (_Cherubino Ghirardazzi Istoria di
-Bologna lib. II_.).
-
-A. dell'E. C. 1012. La peste affliggeva Venezia. Mantenute libere le
-comunicazioni con quella capitale, il contagio fu introdotto in Zara.
-Nel castello di questa piazza seguì il primo sviluppo. Uccise parecchie
-persone del castello, ne furono abbruciati tutti i quartieri infetti; e
-neppur questa volta penetrò in città (_Sim. Gliubavaz op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1013. Nuova riproduzione della peste fu in quest'anno
-per varie città d'Italia. Quelli, che n'erano colpiti, morivano quasi
-improvvisamente. Un ardente fuoco interno divorava loro le viscere,
-ed una diarrea straordinaria li traeva in brevi istanti al sepolcro.
-(_Papon, op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1016-17. Nell'anno 1016 la pestilenza fu quasi generale
-in Europa; ma devastò principalmente l'Italia, in cui, volendosi dar
-fede al Platina, il numero degli estinti superò quello de' superstiti.
-Nota il Kirchero che alla peste era congiunta la fame, e che continuò
-ad infierire anco nell'anno 1017 (_Platin. in Vita Benedicti VIII._).
-
-A. dell'E. C. 1022. Da qualche tempo divenuta la peste quasi permanente
-in Italia, si riaccese quest'anno con istraordinario furore. Devastò
-contemporaneamente Costantinopoli, e diversi altri paesi d'Europa.
-L'indole sua era per sì fatto modo maligna, che colpiva le persone a
-guisa di fulmine, e le uccideva in poche ore (_Kircher. Papon. loc.
-cit._).
-
-A. dell'E. C. 1031. L'apparizione di comete, tempeste sterminatrici,
-inondazioni, e fame precedettero ed accompagnarono la pestilenza di
-quest'anno (_Lebenswaldt. Papon. opp. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1054. Nel mille cinquantaquattro v'ebbe peste in Germania
-(_Kircher._).
-
-A. dell'E. C. 1057. Peste in Macedonia, secondo lo stesso autore.
-
-A. dell'E. C. 1065. Avvenne pure in quest'anno una pestilenza pressochè
-generale in Europa, accompagnata da carestia e fame atrocissima
-(_Gratiol. Vincenzo Franzato ecc._).
-
-A. dell'E. C. 1085. In quest'anno v'ebbe peste in Ungheria e in
-Dalmazia, e la città di Zara ne fu presa; pur il contagio, che faceva
-molto danno in Ungheria, nella Dalmazia non si estese gran fatto. La
-sollecita cessazione di questa calamità in Dalmazia fu attribuita
-all'intercessione dei Santi Grisogono, e Giovanni Orsini, vescovo
-di Traù, che viveva a quel tempo (_Queste notizie sono tratte da un
-antico manoscritto originale esistente nell'archivio de' monaci di s.
-Grisogono di Zara. Capsula IV. N. XIII. Obsignata L. 6._).
-
-A. dell'E. C. 1093-94. Regnò la peste a questi anni in parecchi luoghi
-dell'Italia, della Francia, e della Germania; in mentrechè dura fame
-affliggeva la Germania e la Francia, strabocchevoli inondazioni
-l'Inghilterra, e sterminatrici epizoozie in Italia, e altrove,
-accrescevano le miserie, e la desolazione di quelle popolazioni
-(_Briet. Annal. Mund. ad h. a. Lebenswaldt._).
-
-A. dell'E. C. 1098. Nella Germania scaricò il morbo pestilenziale
-in quest'anno tutto il suo furore, facendovi orribili strazj. V'ebbe
-pur anche l'epizoozia. A vizio dell'aria, secondo le opinioni di que'
-tempi, si attribuì la grande mortalità dell'una e dell'altra spezie
-d'animali (_Georg. Agricol. lib. de Peste_).
-
-Nell'anno stesso 1098 l'esercito de' Cristiani delle Crociate,
-trovatosi stretto d'assedio in Antiochia, venne quasi consunto dalla
-fame e dalla peste (_Max. Tyr. de Bello sacro lib. III. C. II. Spond.
-etc._).
-
-
-SECOLO XII.
-
-A. dell'E. C. 1103. In quest'anno nell'Inghilterra un morbo
-pestilenziale fra gli animali ha preceduto la peste fra gli uomini
-(_Papon. Chron. d. P. T. II._).
-
-A. dell'E. C. 1119. La peste devastò anco in quest'anno l'Italia.
-Essa fu preceduta e conseguitata da freddo eccessivo, da calori
-intollerabili, e da spaventevoli terremoti, che concorsero ad
-accrescere le desolazioni e gli orrori di quelle tristissime giornate
-(_Vincent. Franzat. Gratiol._).
-
-A. dell'E. C. 1125-26 e 27. Giorgio Agricola nel suo libro della peste
-narra, che nell'anno 1125 la Germania, travagliata da straordinario
-acutissimo freddo, vide perire parecchie migliaia d'uomini dalla peste,
-sviluppatasi, come si legge, per la corruzione de' pesci, ch'eran
-periti nell'acqua stessa intirizziti dal freddo.
-
-A questa, che forse altro non fu che un'epidemia tifica, susseguitò la
-pestilenza propagatasi quasi generalmente in tutta Europa cagionando
-immensi strazj fra le differenti nazioni già afflitte da crudelissima
-fame, e da una guerra sanguinosissima, nella quale gran parte delle
-potenze di Europa trovavasi sciauratamente avvolta. La peste vi
-continuò per tutto l'anno 1127.
-
-A. dell'E. C. 1135. Nell'Insubria ossia in quella parte del Milanese,
-che conoscevasi sotto questo nome, si sviluppò la peste, dove in pria
-la siccità, e straordinarj calori della stagione, distrutte le messi,
-avevano introdotto la fame (_Gratiol. Catalog. Pest._). Secondo altri
-autori pur questa forse non fu, che un morbo epidemico.
-
-A. dell'E. C. 1167. Il morbo pestilenziale s'insinuò nell'esercito di
-Federico Barbarossa, allorchè portava le sue armi contro di Roma, e vi
-cagionò grave mortalità. Perirono in tal circostanza molti soggetti,
-illustri per nascita, dignità, e sapere, oltre le persone di minor
-condizione (_Spondan. eod. anno; Bernard. Corio, Storia di Milano_).
-
-A. dell'E. C. 1193. Mentre l'armata dell'imperatore Enrico VI.
-assediava la città di Napoli, la peste si spiegò fra la truppa, datovi
-assai guasto, e mortalità (_Tarcagn. Part. II. lib. 13._).
-
-
-SECOLO XIII.
-
-Anno dell'E. C. 1201. Peste quest'anno in Grecia (_Papon. l. c._).
-
-Anno dell'E. C. 1202. In Siria ben fiero s'appiccò il contagio
-all'esercito di Balduino (_Briet. Annal. Mund. Kircher. etc._).
-
-Fierissima peste desolò pur in quest'anno la città di Zara in
-Dalmazia[8].
-
-A. dell'E. C. 1217. Mentre le armate de' Galli nell'isola di Cipro
-allestivano la spedizione contro la Siria, insinuatasi fra la truppa la
-peste, andò a perire gran numero di soldati (_Kircher. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1218. L'esercito Cristiano delle Crociate fu colpito in
-quest'anno dalla peste sotto Damiata in Egitto, mentre teneva quella
-piazza stretta d'assedio. Questa peste si disse preceduta dalla fame, e
-favorita ne' suoi effetti dal fetore de' cadaveri insepolti (_Vitriac.
-Histor. Orient. lib. 3. Joan. Tarcagnot. part. II. lib. 14._).
-
-A. dell'E. C. 1225. Riprodottasi più volte la peste nella città di
-Bologna, spense la maggior parte degli abitanti di quella celebre ed
-illustre città (_Cherubino Ghirardazzi Istoria della città di Bologna
-lib. 5._).
-
-A. dell'E. C. 1227. Ricordano gli storici che sì Bologna e sì Roma
-furono in quest'anno devastate dalla peste. Egli sembra però che sia
-stata la medesima peste, che invalse nel 1225, la quale o continuò o si
-è riprodotta (_Ghirard. Storia di Bologna lib. 5. Gratiol._).
-
-A. dell'E. C. 1231. Insolito e spaventevole straripamento del Tevere
-avendo per grande spazio allagata la campagna, accrebbe le miserie e le
-devastazioni del contagio, che in questo stesso anno si riaccese nella
-città di Roma (_Tarcagnot. P. II. lib. 14. Spondan. Platina in Vita
-Gregorii IX._).
-
-A. dell'E. C. 1233. Continuava la peste le sue devastazioni in Roma,
-ove di dieci infetti uno appena si salvava dalla violenza del morbo,
-allorchè in quest'anno 1233 penetrò il contagio anco nella città di
-Zara, ed uccise parecchi di quegli abitanti. Terminò però in breve
-con pochi danni. In tal occasione i Zaratini si vestirono di sacco di
-penitenza, e venne instituita la scuola de' Verberanti (_Tanzlinger
-Archidiac. Jadrensis in suis Memoriis etc._).
-
-A. dell'E. C. 1234. Incrudelivan quest'anno freddi straordinarj ed
-eccessivi tanto in Italia che in Inghilterra. In Italia il Po restò
-gelato per qualche tempo. A ciò successe la carestia: e appresso
-si sviluppò la peste nella parte occidentale d'Italia, e nell'Isole
-Britanniche. _(Sigon. Regn. Ital. lib. 17. Spondan. eod. an. Bernardin.
-Corio, Storia di Milano_). Alcuni altri autori sono d'avviso non essere
-stato questo, che un morbo epidemico (_Adam. Bibl. Loim._).
-
-A. dell'E. C. 1242-43. In Grecia, in Italia, in Francia v'ebbe
-a quest'anno peste sì micidiale ed atroce, che volendosi prestar
-fede ad alcuni storici, appena la decima parte delle popolazioni ne
-sopravvisse. Essa invase pur l'esercito di s. Luigi, re di Francia,
-mentre inseguiva l'armata di Enrico III, re d'Inghilterra, suo cognato.
-Pur questa pestilenza venne preceduta da stagione ardentissima e da
-straordinaria siccità (_Lebenswaldt. Papon. opp. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1254. Nel Milanese si è riaccesa la peste, e secondo
-che ne vien riferito dagli storici, essa vi avea poste radici così
-profonde, che durò alcuni anni; nè arte umana valse a disradicarla più
-sollecitamente (_Gratiol. Catalog. Pest._). Qualche storico accenna
-che non fusse vera peste, ma bensì un morbo ad essa somigliante (_El.
-Cavriol. Chron. Brixien._).
-
-A. dell'E. C. 1270. All'armata dello stesso s. Luigi s'apprese
-nuovamente la peste nel tempo della spedizione da esso intrapresa
-contro l'Affrica, e non altrimenti avvenne alle falangi, donde
-assediava la città di Tunisi, facendovi molte stragi. Vi fu preso lo
-stesso re s. Luigi, che ne morì il dì 25. d'Agosto di quest'anno 1270.
-(_P. Kircher. Lebenswaldt Briet. Papon. Adami_).
-
-A. dell'E. C. 1285. Peste nel Belgio e in Italia (_Kircher. l. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1288. In quest'anno riprese la peste novelle forze,
-desolando, e distruggendo gran parte d'Italia sotto il pontificato di
-Nicolò IV. Questo pontefice si tenne chiuso nel suo palagio, durante
-il tempo della pestilenza, senza ommettere però le cure, ch'ei doveva
-al governo de' suoi popoli. Si nota che, servendo egli alle opinioni
-invalse a que' tempi, faceva accendere continuamente gran fuochi ne'
-cortili del suo palagio e negli appartamenti (_Kircher. Papon. opp.
-cit._).
-
-
-SECOLO XIV.
-
-La peste del 1301 è divenuta famosa stante il pietoso affetto e
-lo zelo, con cui s. Rocco servì i malati da peste nello spedale di
-Piacenza in Lombardia. Questo celebre pellegrino, nativo di Montpellier
-aveva abbandonato i suoi parenti, e rinunciato allo splendor della
-nascita, ed a' beni tutti della fortuna per dar se stesso a servigio
-de' poverelli, traendo oscura vita e meschina (_Papon. Chron. des pest.
-T. II. p. 275._).
-
-A. dell'E. C. 1307. Il Kirchero fa menzione di una crudelissima peste
-insorta quest'anno nell'Inghilterra.
-
-A. dell'E. C. 1311. La peste menò grande strage a Treviso, a Padova,
-a Venezia, e verisimilmente in diversi altri luoghi d'Italia. (_Papon.
-lib. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1316-17. Nel 1316 o non fu per anco del tutto estinto in
-Italia, o il pestifero seme vi rigermogliò. Imperversò nella Lombardia,
-e specialmente in Brescia, dove nello spazio di solo un mese uccise da
-sette mille persone secondo il Cavriolo. Nè solo in Italia quest'anno
-il contagio si limitò; chè le provincie Settentrionali dell'Europa,
-cioè a dire la Germania, l'Olanda, i Paesi Bassi, le Fiandre, il
-Belgio, una parte dell'antica Gallia, così pure la Polonia, ne andarono
-tutte, qual più, qual meno, travagliate e diserte. Continuò il reo
-malore pur nel 1317. Dirottissime piogge nella stagione di primavera,
-che non cessaron di rompere in tolta la state e l'autunno, avendo
-guastato le biade, ed altri prodotti del suolo, cagionaron la fame, che
-unendo a que' della peste i suoi terribili effetti, ne trasse quindi al
-sepolcro gran numero di persone. Riferisce il Bugati esser morti da un
-terzo degli abitanti di que' paesi, che furono infetti da questa moria
-(_EL Cavriol. Cronic. Brix. Kircher. Lebenswaldt. Spondan. An. 1315._).
-
-A. dell'E. C. 1335. L'anno 1335 di G. C. è celebre negli annali del
-mondo per la quantità incredibile di cavallette, che copriron la
-terra, e ne divorarono i seminati. S'attribuì ad esse la cagion della
-peste, donde quest'anno venne afflitta gran parte d'Europa. Ancorchè
-rigorosamente parlando ciò ammettere non si possa, è certo però che sì
-gran copia di quegli animali, accrescendo per tutto la putrefazione,
-sparse nell'aria strabocchevole quantità di principj eterogenei, e
-malsani. Aggiuntovi poi il disagio, e gli strazj della fame, v'ebbe
-pur assai di che predisporre gli uomini a nuovi malori e a nuove stragi
-(_Bernard. Corio Storia di Milano part. 3. Papon. T. ii. p. 274._).
-
-A. dell'E. C. 1340. Il Rondinelli e il Corio assicurano che la
-peste involò alla Toscana in quest'anno il sesto incirca della sua
-popolazione. In questo stesso anno vi fu la peste nella città di
-Sebenico in Dalmazia (_Memorie esistenti nell'Archivio di detta
-città_).
-
-A. dell'E. C. 1342. In quest'anno la peste regnò in Francia. Si
-accusaron gli Ebrei di aver avvelenati i pozzi; e ciò bastò, perchè il
-popolo si scagliasse contro di loro, e tutto sopra d'essi ne scaricasse
-il furore (_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1343. In quest'anno v'ebbe peste fierissima a Venezia,
-che durò sei mesi. Si propagò a Zara; ma quivi fece poco danno. (_Petr.
-Pacifico Hist. Venet. p. 74_).
-
-A. dell'E. C. 1348. Questa, che ora son per descrivere, fu la peste la
-più terribile, che sia mai ricordata, dico la celebre _Peste Nera_.
-Tale sciagura non fu mai nè più generale nè più atroce. Secondo
-l'opinione degli storici più accreditati, questa pestilenza ebbe
-origine dal nord della China nel 1346 (e forse qualche anno prima);
-si andò propagando per l'Indie Orientali fino nella Soria; percorse
-la Turchia Asiatica e l'Europea; si propagò all'Egitto, alla Grecia,
-nell'Illirio, e in una parte dell'Affrica. Alcune navi de' cristiani,
-provenienti dal Levante, la introdussero nel 1347 in Sicilia; donde
-venne portata per lo stesso mezzo a Genova; s'apprese a Pisa, ec. Nel
-1348 passò ad infettar tutta l'Italia, tranne Milano, il paese dei
-Grigioni, e di alcuni altri Cantoni a piè dell'Alpi, che dividono
-l'Italia dalla Germania, ne' quali fece poco danno. Nel medesimo
-tempo attraversò le montagne; si stese nella Savoja, nella Provenza,
-nel Delfinato, nella Borgogna, e in Linguadocca; penetrò in Ispagna,
-nella Catalogna, nei regni di Granata e di Castiglia, e percorse quasi
-tutte le provincie Spagnuole. Nel 1349 prese l'Inghilterra, la Scozia,
-l'Irlanda, e la Fiandra, eccetto il Brabante, dove recò poche offese.
-Nel 1350 s'inoltrò verso il nord, ed invase la Frisia, la Germania,
-la Polonia, l'Ungheria, la Danimarca, e la Svezia, e quasi tutto
-il settentrion dell'Europa. A questo tempo, e da questa calamità la
-repubblica d'Islanda ne andò distrutta. La mortalità vi fu sì grande
-in quell'isola agghiacciata, che gli abitanti, parte uccisi dal morbo,
-e parte dispersi per altri disagi, cessarono di formare un corpo di
-nazione. Quindi ritornò in Francia e in Italia, e devastò quella parte,
-che aveva lasciata illesa da prima. Nel 1361 là desolò, specialmente
-Avignone, e qui Parma, Milano e Venezia, dove fece orrendo strazio di
-quegli abitanti, privò di vita il doge Delfino, e più cardinali, come
-seguì in Avignone, nella qual città, sede a quel tempo de' pontefici,
-uccise tra gli altri sette cardinali e settanta vescovi. Passò di poi
-un'altra volta a Firenze nel 1363, dove ne morì lo storico Villani.
-In quell'anno stesso 1363 terminò, dopo tante stragi, e dopo aver
-distrutto, giusta il computo degli storici più accreditati, tre quinti
-di abitatori di tutta l'Europa.
-
-Percorsi di tal modo in differenti tempi tanti paesi, e provincie
-diverse, e nessun risparmiatovi, dove pascolo aver poteva la morte,
-durò questa pestilenza diciotto anni incirca, ma non fu mai in detto
-corso nè più terribile nè più generale, quanto nel sopraddetto 1348. In
-quest'anno, fra le molte città d'Italia, invase dal morbo, fieramente
-ne fu presa Fiorenza, e Giovanni Boccaccio con molto splendor di
-eloquenza ne la descrisse; la qual piacemi di soggiugnere dall'edizione
-Cominiana.
-
-
- DESCRIZIONE DELLA PESTE DI FIRENZE
- DELL'ANNO 1348.
-
- BOCCACCIO, _Decamerone Giornata I_.
-
- «Già erano gli anni della fruttifera Incarnazione del Figliuolo
- di Dio al numero pervenuti di mille trecento quarant'otto, quando
- nell'egregia città di Fiorenza, oltre ad ogni altra Italica
- bellissima, pervenne la mortifera pestilenza: la quale per
- operazion de' corpi superiori, o per le nostre inique opere, da
- giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali,
- alquanti anni davanti nelle parti Orientali incominciata,
- quelle d'innumerabile quantità di viventi avendo private, senza
- ristare, d'un luogo in un altro continuandosi, verso l'Occidente
- miserabilmente s'era ampliata; ed in quella non valendo alcun
- senno, nè umano provvedimento, per lo quale fu da molte immondizie
- purgata la città da ufficiali sopra ciò ordinati, e vietato
- l'entrarvi dentro a ciascuno infermo, e molti consigli dati a
- conservazion della sanità, nè ancora umili supplicazioni non una
- volta, ma molte, ed in processioni ordinate, ed in altre guise a
- Dio fatte dalle divote persone; quasi nel principio della primavera
- dell'anno predetto orribilmente cominciò i suoi dolorosi effetti,
- ed in miracolosa maniera a dimostrare. E non come in Oriente aveva
- fatto, dove a chiunque usciva il sangue del naso, era manifesto
- segno d'inevitabile morte; ma nascevano nel cominciamento d'essa
- a' maschi, ed alle femmine parimente, o nell'anguinaia, o sotto
- le ditella certe enfiature; delle quali alcune crescevano come
- una comunal mela, altre come un uovo, ed alcune più, ed alcune
- altre meno, le quali i volgari nominavan _gavoccioli_. E dalle
- due parti del corpo predette infra breve spazio cominciò il già
- detto gavocciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di
- quello a nascere, ed a venire: e da questo appresso s'incominciò
- la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere,
- o livide, le quali nelle braccia, e per le cosce, ed in ciascuna
- altra parte del corpo apparivano a molti, a cui grandi, e rade,
- ed a cui minute, e spesse. E, come il gavocciolo primieramente
- era stato, ed ancora era, certissimo indizio di futura morte,
- così erano queste a ciascuno, a cui venieno. A cura delle quali
- infermità nè consiglio di medico, nè virtù di medicina alcuna
- pareva che valesse, o facesse profitto: anzi, o che natura del
- malore nol patisse, o che la 'gnoranza de' medicanti (de' quali,
- oltre al numero degli scienziati, così di femmine, come d'uomini,
- senza avere alcuna dottrina di medicina avuta giammai, era il
- numero divenuto grandissimo) non conoscesse da che si movesse, e
- per conseguente, debito argomento non vi prendesse; non solamente
- pochi ne guarivano, anzi quasi tutti infra il terzo giorno dalla
- apparizione de' sopraddetti segni, chi piuttosto, e chi meno,
- e il più senza alcuna febbre, o altro accidente morivano. E fu
- questa pestilenza di maggior forza, perciocchè essa dagl'infermi
- di quella per lo comunicare insieme s'avventava a sani, non
- altrimenti che faccia il fuoco alle cose secche, o unte, quando
- molto gli sono avvicinate. E più avanti ancora ebbe di male, che
- non solamente il parlare, e l'usare congl'infermi dava a' sani
- infermità, o cagione di comune morte; ma ancora il toccare i panni,
- o qualunque altra cosa da quegl'infermi stata tocca, o adoperata,
- pareva seco quella cotale infermità nel toccator trasportare.
- Maravigliosa cosa è ad udire quello, che io debbo dire; il che se
- dagli occhi di molti, e da' miei non fosse stato veduto, appena
- che io ardissi di crederlo, non che di scriverlo, quantunque da
- fededegno udito l'avessi. Dico che di tanta efficacia fu la qualità
- della pestilenza narrata nello appiccarsi da uno ad altro, che non
- solamente l'uomo all'uomo, ma questo, che è molto più, assai volte
- visibilmente fece; cioè, che la cosa dell'uomo infermo stato, o
- morto di tale infermità, tocca da un altro animale fuori della
- specie dell'uomo, non solamente della 'nfermità il contaminasse,
- ma quello infra brevissimo spazio occidesse: di che gli occhi
- miei (siccome poco davanti è detto) presero, tra l'altre volte,
- un dì così fatta esperienza; che essendo gli stracci d'un povero
- uomo, da tale infermità morto, gittati nella via pubblica, ed
- avvenendosi ad essi due porci, e quegli, secondo il lor costume,
- prima, molto col grifo, e poi co' denti presigli, e scossiglisi
- alle guance, in piccola ora appresso, dopo alcuno avvolgimento,
- come se veleno avesser preso, amenduni sopra gli mal tirati stracci
- morti caddero in terra. Dalle quali cose, e da assai altre a queste
- somiglianti, o maggiori, nacquero diverse paure, ed immaginazioni
- in quegli, che rimanevano vivi, e tutti, quasi ad un fine tiravano
- assai crudele: ciò era di schifare, e di fuggire gl'infermi, e
- le lor cose: e così facendo si credeva ciascuno a se medesimo
- salute acquistare. Ed erano alcuni, i quali avvisavano, che il
- vivere moderatamente, ed il guardarsi da ogni superfluità avesse
- molto a così fatto accidente resistere: e, fatta lor brigata, da
- ogni altro separati viveano, ed in quelle case ricogliendosi,
- e rinchiudendosi, dove niuno infermo fosse, e da viver meglio,
- dilicatissimi cibi, ed ottimi vini temperatissimamente usando,
- ed ogni lussuria fuggendo, senza lasciarsi parlare ad alcuno,
- o volere di fuori di morte, o d'infermi alcuna novella sentire,
- con suoni, e con quelli piaceri che aver potevano, si dimoravano.
- Altri, in contraria opinion tratti, affermavano, il bere assai,
- ed il godere, e l'andar cantando attorno, e sollazzando, ed il
- soddisfare d'ogni cosa all'appetito che si potesse, e di ciò, che
- avveniva, ridersi, e beffarsi, essere medecina certissima a tanto
- male; e così, come il dicevano, il mettevano in opera a lor potere,
- il giorno, e la notte, ora a quella taverna, ora a quell'altra
- andando, bevendo senza modo, e senza misura: e molto più ciò per
- l'altrui case facendo, solamente che cose vi sentissero, che loro
- venissero a grado, o in piacere. E ciò potevan far di leggiere,
- perciocchè ciascun (quasi non più viver dovesse) aveva, siccome
- se, le sue cose messe in abbandono; di che le più delle case erano
- divenute comuni, e così l'usava lo straniere, pure che ad esse
- s'avvenisse, come l'avrebbe il propio signore usate: e con tutto
- questo proponimento bestiale, sempre gl'infermi fuggivano a lor
- potere. Ed in tanta afflizione, e miseria della nostra città, era
- la reverenda autorità delle leggi così divine, come umane quasi
- caduta, e dissoluta tutta per li ministri, ed esecutori di quelle,
- li quali, siccome gli altri uomini, erano tutti o morti, o infermi,
- o sì di famigli rimasi stremi, che uficio alcuno non potean fare:
- per la qual cosa era a ciascuno licito, quanto a grado gli era,
- d'adoperare.
-
- Molti altri servavano tra questi due di sopra detti una mezzana
- via, non istrignendosi nelle vivande quanto i primi, nè nel
- bere, e nell'altre dissoluzioni allargandosi quanto i secondi:
- ma a sofficienza secondo gli appetiti le cose usavano, e senza
- rinchiudersi andavano attorno, portando nelle mani chi fiori,
- chi erbe odorifere, e chi diverse maniere di spezierie, quelle al
- naso ponendosi spesso, estimando essere ottima cosa il cerebro con
- cotali odori confortare: conciofossecosa che l'aere tutto paresse
- dal puzzo de' morti corpi, e delle infermità, e delle medicine
- compreso, e puzzolente. Alcuni erano di più crudel sentimento,
- (comechè per avventura più fosse sicuro) dicendo, niun'altra
- medicina essere contro alle pestilenze migliore, nè così buona,
- come il fuggire loro davanti. E da questo argomento mossi, non
- curando d'alcuna cosa, se non di sè, assai ed uomini, e donne
- abbandonarono la propia città, le propie case, i lor luoghi, e
- i lor parenti, e le lor cose, e cercarono l'altrui, o almeno il
- lor contado: quasi l'ira di Dio a punire la iniquità degli uomini
- con quella pestilenza, non dove fossero, procedesse; ma solamente
- a coloro opprimere, li quali dentro alle mura della lor città si
- trovassero, commossa intendesse; o quasi avvisando, niuna persona
- in quella dover rimanere e la sua ultima ora esser venuta. E,
- come che questi così variamente opinanti non morissero tutti, non
- perciò tutti campavano; anzi infermandone di ciascuna molti, ed in
- ogni luogo, avendo essi stessi, quando sani erano, esemplo dato a
- coloro, che sani rimanevano, quasi abbandonati per tutto languieno.
- E lasciamo stare, che l'uno cittadino l'altro schifasse, e quasi
- niuno vicino avesse dell'altro cura, e i parenti insieme rade
- volte, o non mai si visitassero, e di lontano; era con sì fatto
- spavento questa tribulazione entrata ne' petti degli uomini, e
- delle donne, che l'un fratello l'altro abbandonava, ed il zio il
- nipote, e la sorella il fratello, e spesse volte la donna il suo
- marito; e, che maggior cosa è, e quasi non credibile, li padri,
- e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di
- servire schifavano. Per la qual cosa a coloro, de' quali era la
- moltitudine inestimabile, e maschi, e femmine, che infermavano,
- niuno altro sussidio rimase, che o la carità degli amici, (e di
- questi fur pochi) o l'avarizia de' serventi, li quali da grossi
- salarj, e sconvenevoli tratti servieno, quantunque per tutto
- ciò molti non fossero divenuti; e quelli cotanti erano uomini, e
- femmine di grosso ingegno, e i più di tali servigi non usati, li
- quali quasi di niuna altra cosa servieno, che di porgere alcune
- cose dagl'infermi addomandate, o di riguardare, quando morieno: e,
- servendo in tal servigio, sè molte volte col guadagno perdevano. E
- da questo essere abbandonati gl'infermi da' vicini, da' parenti,
- e dagli amici, ed avere scarsità di serventi, discorse un uso,
- quasi davanti mai non udito, che niuna, quantunque leggiadra, o
- bella, o gentil donna fosse, infermando, non curava d'aver a' suoi
- servigi uomo, qual che egli si fosse, o giovane, o altro, solo
- che la necessità della sua infermità il richiedesse: il che in
- quelle che ne guarirono, fu forse di minore onestà nel tempo, che
- succedette, cagione. Ed oltre a questo ne seguio la morte di molti,
- che peravventura, se stati fossero atati, campati sarieno. Di che,
- tra per lo difetto degli opportuni servigi, li quali gl'infermi
- aver non poteano, e per la forza della pestilenza, era tanta nella
- città la moltitudine di quelli che di dì, e di notte morieno, che
- uno stupore era ad udir dire, non che a riguardarlo. Perchè quasi
- di necessità cose contrarie a' primi costumi de' cittadini nacquero
- tra coloro, li quali rimanean vivi.
-
- Era usanza (siccome ancora oggi veggiamo usare) che le donne
- parenti, e vicine nella casa del morto si ragunavano, e quivi con
- quelle che più gli appartenevano, piangevano; e d'altra parte
- dinanzi alla casa del morto co' suoi prossimi si ragunavano i
- suoi vicini, ed altri cittadini assai, e secondo la qualità del
- morto vi veniva il chericato, ed egli sopra gli omeri de' suoi
- pari, con funeral pompa di cera, e di canti, alla chiesa da lui
- prima eletta anzi la morte n'era portato. Le quali cose, poichè
- a montar cominciò la ferocità della pistolenza, o in tutto, o
- in maggior parte, quasi cessarono, ed altre nuove in loro luogo
- ne sopravvennero. Perciocchè non solamente senz'aver molte donne
- dattorno morivan le genti, ma assai n'erano di quelli che di questa
- vita senza testimonio trapassavano; e pochissimi erano coloro,
- a' quali i pietosi pianti, e l'amare lagrime de' suoi congiunti
- fossero concedute: anzi, in luogo di quelle, s'usavano per li
- più risa, e motti, e festeggiar compagnevole: la quale usanza le
- donne in gran parte, posposta la donnesca pietà, per salute di
- loro avevano ottimamente appresa. Ed erano radi coloro, i corpi
- de' quali fosser più che da un dieci o dodici de' suoi vicini alla
- chiesa accompagnati: de' quali non gli orrevoli, e cari cittadini,
- ma una maniera di beccamorti sopravvenuti di minuta gente, che
- chiamar si facevan becchini, la quale questi servigi prezzolata
- faceva, sottentravano alla bara, e quella con frettolosi passi,
- non a quella chiesa, che esso aveva anzi la morte disposto, ma
- alla più vicina le più volte il portavano, dietro a quattro, o
- sei cherici, con poco lume, e tal fiata senza alcuno; li quali
- con l'ajuto de' detti becchini, senza faticarsi in troppo lungo
- ofizio, o solenne, in qualunque sepoltura disoccupata trovavano
- piuttosto, il mettevano. Della minuta gente, e forse in gran parte
- della mezzana, era il ragguardamento di molto maggior miseria
- pieno: perciocchè essi il più o da speranza, o da povertà ritenuti
- nelle lor case, nelle lor vicinanze standosi, a migliaja per giorno
- infermavano; e, non essendo nè serviti, nè atati d'alcuna cosa,
- quasi senz'alcuna redenzione tutti morivano; ed assai n'erano
- che nella strada pubblica o di dì, o di notte finivano; e molti,
- ancorachè nelle case finissero, prima col puzzo de' loro corpi
- corrotti, che altramenti, facevano a' vicini sentire, sè esser
- morti: e di questi, e degli altri che per tutto morivano, tutto
- pieno. Era il più da' vicini una medesima maniera servata, mossi
- non meno da tema che la corruzione de' morti non gli offendesse,
- che da carità, la quale avessero a' trapassati. Essi e per se
- medesimi, e coll'ajuto d'alcuni portatori, quando aver ne potevano,
- traevano delle lor case li corpi de' già passati, e quelli davanti
- agli loro usci ponevano, dove la mattina spezialmente n'avrebbe
- potuti vedere senza numero chi fosse attorno andato. E quindi fatto
- venir bare, e tali furono che, per difetto di quelle, sopra alcuna
- tavola ne ponieno. Nè fu una bara sola quella, che due, o tre ne
- portò insiememente: nè avvenne pure una volta, ma sene sarieno
- assai potute annoverare di quelle, che la moglie, e 'l marito, gli
- due o' tre fratelli, o il padre, o 'l figliuolo, o così fattamente
- ne contenieno. Ed infinite volte avvenne che andando due preti con
- una croce per alcuno, si misero tre, o quattro bare da' portatori
- portate di dietro a quella, e dove un morto credevano avere i
- preti a seppellire, n'aveano sei, o otto, e tal fiata più. Nè erano
- perciò questi da alcuna lagrima, o lume, o compagnia onorati; anzi
- era la cosa pervenuta a tanto, che non altramenti si curava degli
- uomini che morivano, che ora si curerebbe di capre. Perchè assai
- manifestamente apparve, che quello che il natural corso delle
- cose non aveva potuto con piccoli, e rari danni a' savj mostrare
- doversi con pazienza passare; la grandezza de' mali eziandio i
- semplici far di ciò scorti, e non curanti. Alla gran moltitudine
- de' corpi mostrata, che ad ogni chiesa ogni dì, e quasi ogni ora
- concorreva portata, non bastando la terra sacra alle sepolture, e
- massimamente volendo dare a ciascun luogo propio secondo l'antico
- costume; si facevano per gli cimiteri delle chiese, poichè ogni
- parte era piena, fosse grandissime, nelle quali a centinaja si
- mettevano i sopravvegnenti. Ed in quelle stivati, come si mettono
- le mercatanzie nelle navi, a suolo a suolo; con poca terra si
- ricoprieno, infino a tanto che della fossa al sommo si perveniva.
- Ed acciocchè dietro ad ogni particularità le nostre passate
- miserie, per la città avvenute, più ricercando non vada, dico, che
- così inimico tempo correndo per quella, non perciò meno d'alcuna
- cosa risparmiò il circustante contado, nel quale (lasciando star
- le castella, che simili erano nella loro piccolezza alla città)
- per le sparte ville, e per gli campi i lavoratori miseri, e
- poveri, e le loro famiglie, senz'alcuna fatica di medico, o ajuto
- di servidore, per le vie, e per li loro colti, e per le case, di
- dì e di notte indifferentemente, non come uomini, ma quasi come
- bestie morieno. Per la qual cosa, essi così nelli loro costumi,
- come i cittadini, divenuti lascivi, di niuna lor cosa, o faccenda
- curavano: anzi tutti, quasi quel giorno, nel quale si vedevano
- esser venuti, la morte aspettassero, non d'ajutare i futuri frutti
- delle bestie, e delle terre, e delle loro passate fatiche; ma di
- consumare quelli, che si trovavano presenti, si sforzavano con
- ogni ingegno. Perchè adivenne che i buoi, gli asini, le pecore,
- le capre, i porci, i polli, ed i cani medesimi, fedelissimi agli
- uomini, fuori delle proprie case cacciati, per li campi, dove
- ancora le biade abbandonate erano, senza essere non che raccolte,
- ma pur segate, come meglio piaceva loro, sen'andavano. E molli,
- quasi come razionali, poichè pasciuti erano bene il giorno, la
- notte alle lor case, senza alcuno correggimento di pastore, si
- tornavan satolli. Che più si può dire, lasciando stare il contado,
- ed alla città ritornando, se non che tanta, e tal fu la crudeltà
- del cielo, e forse in parte quella degli uomini, che infra 'l
- Marzo, ed il prossimo Luglio vegnente, tra per la forza della
- pestifera infermità, e per l'esser molti infermi mal serviti, o
- abbandonati ne' lor bisogni, per la paura che avevano i sani, oltre
- a centomila creature umane, si crede per certo dentro alle mura
- della città di Firenze essere stati di vita tolti; che forse anzi
- l'accidente mortifero non si saria estimato tanti avervene dentro
- avuti. O quanti gran palagi, quante belle case, quanti nobili
- abituri, per addietro di famiglie pieni, di signori, e di donne,
- infino al menomo fante rimasero voti! O quante memorabili schiatte,
- quante amplissime eredità, quante famose ricchezze si videro senza
- successor debito rimanere! Quanti valorosi uomini, quante belle
- donne, quanti leggiadri giovani, i quali non che altri, ma Galieno,
- Ippocrate, o Esculapio avrieno giudicati sanissimi, la mattina
- desinarono co' loro parenti, compagni, ed amici, che poi la sera
- vegnente appresso nell'altro mondo cenarono con li loro passati!. A
- me medesimo incresce andarmi tanto tra tante miserie ravvolgendo».
-
-Il morbo pestilenziale che a questa età funestissima ha tante Provincie
-e Città così crudelmente afflitte e deserte, si è manifestato pur
-anco nella città di Spalatro in Dalmazia nel giorno 25 Dicembre dello
-stesso anno 1348; e vi fece così rapidi e terribili progressi, che
-distrusse quasi tutti gli abitanti di quella città, compreso lo stesso
-zelantissimo arcivescovo Domenico Cucari. Là pure non si trovava chi
-si prestasse di dar sepoltura ai morti, i quali restavano insepolti e
-nelle case, e nelle piazze, e nei campi a libero pascolo de' corvi, de'
-lupi e d'altre fiere, che con somma maraviglia si vider quell'anno in
-gran numero scorrer le terre della Dalmazia; dove pur si osservarono
-straordinarj fenomeni, cioè l'eclissi solare, e lunare, due visibili
-comete, non che l'aria atmosferica ingombra di neri vapori, e di
-esalazioni morbifere.
-
-Nel tomo III dell'_Illyricum Sacrum_ di Michele Farlato si legge
-riportata la descrizione di questa peste, scritta a quel tempo da un
-individuo dell'antichissima famiglia _a Cutteis_ di Spalatro, la qual
-descrizione ritiene quelle forme solenni ed energiche di verità, che
-suol avere la storia, scritta da chi ha sott'occhio lo spaventevole
-quadro di così immense sciagure[9].
-
-Nell'anno successivo 1349 il contagio si propagò anco nella città
-di Zara, i cui abitanti erano già in preda all'estremo terrore, e
-ne andaron periti oltre a due mila di essi. Un'epizoozia ferocissima
-regnava contemporaneamente in quella città e suo territorio, la quale
-distrusse la maggior parte degli animali. (_Joan. Lucius lib. 2. a
-Cutteis de flagello pestis in homines et pecudes. Simeon Glinbavaz, in
-suis memoriis cap. 2. pag. 157._).
-
-La città di Ragusi, capitale a quel tempo dell'antichissima Repubblica
-di questo nome, non andò illesa dalla grave sciagura, a cui Europa
-tutta andò soggetta, ma nel ridetto anno 1348 circa li 13 di Dicembre
-penetrata fra suoi abitanti la terribile pestilenza, vi operò
-miserando strazio. Durò sei mesi: cento e settanta patrizj, trecento
-cittadini del secondo ordine; e circa settemille individui della plebe
-furono estinti a quel tempo dall'esiziale contagio. La narrazione di
-questa grave calamità trovasi registrata nel Libro de' Testamenti di
-quell'epoca, esistente nel Tesoro Ragusino; nel qual antico monumento
-viene indicata la rea indole del morbo, e le crudeli stragi per
-esso operate, da que' medesimi, che di tanto flagello furono ocular
-testimoni. (_Serafin. Razzi V. Farlati Illyric. Sacr. Tom. III. pag. m.
-130_).
-
-Nessun'altra pestilenza giammai non giunse a tanta mortalità. Marsiglia
-perdette nel 1347 due terzi de' suoi abitanti. Roma fu travagliata
-dal contagio per tre anni interi, cioè nel 1346. 47-48; e v'ebbe
-perdita incalcolabile. A Firenze ed in tutto il suo territorio delle
-cinque persone ne morirono tre; sette di dieci a Pisa nello stesso
-anno 1348. Conta lo storico Agnolo da Tura, che nei quattro mesi di
-Maggio, Giugno, Luglio, e Agosto la peste rapì a Siena ottanta mila
-persone, e ch'egli stesso seppellì colle proprie mani i suoi cinque
-figli in una medesima fossa. La città di Trapani in Sicilia restò
-compiutamente deserta. Genova perdette quaranta mila persone, Napoli
-sessanta mila, e la Sicilia unitamente alla Puglia cinquecento trenta
-mila; Venezia due terzi circa della sua popolazione; Avignone, compreso
-il suo territorio, da circa cencinquanta mila abitanti, e n'andò
-quasi distrutta. A Montpellier la peste incominciò nel 1345; cessò nel
-1348; si riprodusse nel 1361; ed ivi secondo il Ranchin, professore
-e cancelliere dell'Università, morivano più di 500 persone al giorno,
-talchè questa città restò quasi affatto spoglia di abitatori. Parigi
-pure nel 1348 soffrì infiniti disastri e danni. A Basilea morirono
-dalla peste da quattordici mila persone; a Lubecca novanta mila;
-in Ispagna negli anni 1347-48-49 la peste involò quasi due terzi
-di tutta la sua popolazione. E se può credersi giusto il calcolo,
-narrasi, che in tre anni l'Europa per questo contagio abbia perduti
-124,484 religiosi scalzi. Nella Certosa di Montrieux in Provenza di
-trentacinque religiosi, che componevano quella famiglia, non vi restò
-che il solo Gerardo fratello del Petrarca. Nè minori furono le stragi
-fatte da questo spaventevole flagello in Inghilterra e in Germania;
-dove forti e frequenti terremoti hanno preceduto le devastazioni della
-peste del 1360.
-
-Questo memorando contagio fu generalmente di una qualità atroce, ed in
-sommo grado penetrantissimo. Succedeva la propagazione, e diffondevasi
-fra le popolazioni quasi con la rapidità del fulmine. Pochi superavano
-la sua violenza. I sintomi però non erano gli stessi di tutti e da
-per tutto. Nell'Oriente il sintoma più costante col quale si enunciava
-la malattia era l'emorragia di sangue dal naso, e costituiva il segno
-quasi sicuro della morte. In Italia, in Francia, in Germania, e altrove
-incominciava per lo più da lassezza improvvisa ed insolita degli arti
-inferiori; e l'accompagnavano debolezza generale della persona, dolor
-di testa, turbamento nelle funzioni del cerebro, vomiti frequenti e
-crudeli, smania, ardori ai precordj, angoscia, languori straordinarj,
-polsi deboli, contratti, e mancanti quasi sotto le dita; altre volte
-pieni, duri, frequenti, intermittenti, irregolari; soventi volte il
-polso non mostrava indizio di febbre; diarree copiose, che traevano
-in breve ora a sfinimento e a morte i malati, e malgrado gli ostinati
-corsi del ventre, sussistente tensione degl'ippocondrj; difficoltà
-di respirare; talvolta tosse ostinata ed inane; emorragie, delirj,
-frenesia, torpore, letargo. La pelle si copriva di esantemi rossi,
-lividi o nerastri; agl'inguini, alle ascelle, al collo, e in altre
-parti comparivan buboni: al collo, al dorso, fra le scapole, sulle
-cosce, e in altre parti del corpo apparivan carbonchi. Qualche tempo
-dopo si osservò alcuna variazione nei sintomi. Il contagio enunciavasi
-il più di sovente con macchie livide o nere, che larghe e rare presso
-gli uni, picciole e spesse presso gli altri comparivano, da principio
-in sulle braccia e sulle cosce, poi sopra il resto della persona, e
-che ben presto si cangiavano in carbone, ed erano indicio quasi certo
-di una vicina morte. Il male deludeva d'ordinario tutti i soccorsi
-dell'arte medica; e i malati morivano per lo più entro i primi tre
-giorni, e talora improvvisamente quasi colpiti da fulmine. I giorni
-più funesti erano il primo, il terzo, il quinto, e finalmente il
-settimo. Fino da quest'irruzione pestilenziale gli autori osservarono,
-che quanto il facile uscire della materia morbosa, per mezzo di una
-buona suppurazione dava speranza di guarigione, altrettanto riusciva
-pericolosa cosa il sopprimerla.
-
-Narra il Villani che la suddetta peste di solito non durava più di
-cinque mesi in ciascuna terra, e secondo il Cortusio sei mesi. In
-alcuni luoghi oltre le calamità della peste v'ebbero quelle della
-guerra. A Napoli ardeva la peste, mentre vi facean la guerra Lodovico
-I re di Ungheria, ed Alfonso; in Francia sussisteva la guerra contro
-l'Inghilterra.
-
-Alcuni popoli attribuirono questa terribile pestilenza ad una causa
-soprannaturale. Eglino si contentaron di risguardarla semplicemente
-come un castigo fulminato su di loro dal giusto sdegno di Dio. Altri
-pretesero che la causa ne fosse stata un fuoco scoppiato in Oriente
-dalle viscere della terra, o caduto di cielo; il quale, spargendosi,
-distruggeva uomini ed animali. (_Cortus. hist. lib. 9. c. 14 Matt.
-Villani t. 1. et 2. Villarc. lib. 12. c. 83_). La maggior parte
-poi conveniva nell'opinione che sussistessero sparsi nell'aria
-dei vapori nocivi, i quali ritenesser fra loro raccolto il veleno
-pestilenziale[10].
-
-Parecchi storici hanno descritta questa pestilenza, e specialmente fra
-gl'italiani il Cortusio, il Petrarca, il Boccaccio, Giovanni e Matteo
-Villani. Quindi le notizie storiche ad essa relative le ho raccolte da
-questi scrittori, ed anche dai seguenti (_Guid. de Chaulieu Chirurg.
-magn. etc. Raymund. de Vinario lib. I. de Peste; El. Cavriol. Chronic.
-Brixiens.; Bernardin. Corio Storia di Milano; Papon. Chronolog. des
-Pestes V. I.; Sabellic. Decad. III. lib. 3. Joan. Tarcagnot. Hist.
-Mund. lib. XVI. Spangenberg Chronic. Contacuz. lib. 5. c. 8. Gratiol.
-Catalog. Pest. ad. a. 134-8. Lebenswaldt. p. 15. Adam. Bibl. Loim. de
-Sismondi Histoire des Republiques Italiennes du moyen âge. T. VI. p.
-16-23. Georg. Agricol. Lib. de Peste, Kircher. lib. X._).
-
-A. dell'E. C. 1374. La peste ricomparve quest'anno in Toscana, in
-Provenza, e in Linguadocca. Gravi danni vi ha essa nuovamente recati,
-quantunque minori de' sopraddescritti, (_Papon.; Raymund. de Vinario;
-P. Kircher. opp. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1375. Nel successivo anno mille trecento settantacinque
-si rinnovò la peste in quasi tutta la Germania (_Raymund. de Vinario;
-Kircher. opp. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1377. Nuova e terribile pestilenza spopolò in quest'anno
-le città di Venezia e di Genova (_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1381-82-83. Dominato tutto questo secolo da fierissima
-peste, ne andò presa ora una parte ed or l'altra del mondo abitato, per
-modo che appena estinguevasi in una provincia il fuoco del contagio
-divoratore, riaccendevasi in un'altra. Nuove scintille scoppiar si
-videro qua e là nel 1381. Verso la fine di detto anno invasane di nuovo
-la città di Venezia, vi continuò ad infierire per alcuni mesi del 1382,
-recando gravi danni e sciagure. Fra gli altri morì dal contagio il
-doge Michele Morosini nel quarto mese del suo dogato (_Petr. Pacifico
-Hist. Venet. p. 77._). Nel 1382 divampò con grave rovina nella città di
-Bologna, e ne' circostanti paesi. Nello stesso anno trecento ottantadue
-ne andò devastata la Boemia. Narra il Lebenswaldt, che a Praga si
-contarono da 1116 morti in un sol giorno. A questo stesso tempo alcune
-provincie dell'Asia rimasero pur dalla peste desolate e deserte. Nel
-1383 penetrò di nuovo il contagio a Firenze, e fu di tal modo micidiale
-e feroce, che uccideva fino a tre e a quattrocento persone al giorno.
-Altri luoghi di Europa ancora provarono di si terribile calamità i
-funestissimi effetti (_Cherubino Ghirardazzi Storia di Bologna lib.
-XXV. Raymund. de Vinario lib. de Peste; Julius Palmarius de morbis
-contagiosis p. 373. Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1390-91. Seguendo la storia trovasi ancora nel 1390
-la peste in Francia, nella Provenza, e a Bologna in Italia. Sia, che
-quivi fosse rigermogliata da qualche seme non bene estinto dell'ultimo
-terribile contagio, sia, come altri vogliono, che fossevi stata portata
-di nuovo da persona infetta, narrasi, che da di là si è diffusa nella
-Romagna; e dalla Romagna col mezzo de' bastimenti commerciali passata
-a Genova, e a Venezia; dalla quale ultima città venne poi introdotta
-nell'anno susseguente 1391 col mezzo di un individuo infetto a Verona
-ed a Brescia.
-
-Nel 1391 v'ebbe parimenti fiera peste nella Turingia, ed in varj altri
-luoghi della Germania. Nel 1391 comparve una cometa, la cui apparizione
-fu susseguitata da dirotte piogge, da tempeste, da inondazioni, come
-pure dalla fame e dalla peste: fenomeni ordinarj delle gravissime
-calamità fisiche, le quali togliendo agli uomini i necessarj mezzi di
-sussistenza, li lasciano esposti a tutte le ingiurie del bisogno, al
-cordoglio delle privazioni, e alla roditrice miseria. (_S. Giovanni
-di Capistrano nel suo Specchio della coscienza; Papon. T. II. p. 277.
-Lebenswaldt_).
-
-A. dell'E. C. 1399-1400. Nel mille trecento novantanove si sviluppò
-nuovamente la peste nella Lombardia. Nel mille quattrocento si ampliò,
-desolando parecchie delle principali città e paesi d'Italia; ma in
-nessun luogo fece tanta strage, quanto a Firenze, dove secondo la
-relazione degli storici più accreditati vi perirono da circa trenta
-mille persone. Riferisce il Karnero, che la città di Siena ne andò pur
-fieramente travagliata, e che Roma fece immensa perdita di persone, tra
-le quali moltissimi pellegrini ed altri forestieri, che in gran numero
-vi si erano trasferiti in quell'anno per la ricorrenza del Giubileo
-(_Boninsegn. lib. IV. El. Cavriol. lib. 8. Gratiol. Chronic. Pest.
-Karner. Lib. de Peste. Kircher. Chronolog. Pest. Papon. opp. cit._).
-
-Nel giorno 20 Febbraio dello stesso anno 1400 cominciò nella città di
-Ragusi la peste, la quale fu fierissima, e durò due anni. Vi perirono
-160 patrizj, appartenenti al maggior consiglio, 207 matrone, e da circa
-cinque mille delle altre classi del popolo. Nell'anno 1403 cessata la
-peste, venne confermato il decreto del Senato del 1400 risguardante la
-solennità della festa dei ss. quaranta Martiri, ed ampliata quella di
-s. Biagio, protettore di quella Republica. (_Seraphin. Cerva Compend.
-Historiae Ecclesiasticae Rhacusinae; Giovanni di Marino Gondola, Annali
-della città dì Ragusa pag. 97. Storia di Ragusi scritta da un Anonimo;
-Serafino Razzi Storia di Raugia pag. 124._).
-
-
-SECOLO XV.
-
-A. dell'E. C. 1415. _Francesco Valeriola_ nel settimo libro degli
-_Epidemj_ P. I. fa menzione di una pestilenza, che in quest'anno 1415
-afflisse la Spagna, e che secondo il detto autore desolò quel regno per
-più anni seguitamente. Non mi fu fatto di rinvenire memoria di questa
-pestilenza in altri autori, nè di raccogliere alcuna particolarità,
-donde la stessa sia stata contraddistinta.
-
-A. dell'E. C. 1416. Nell'anno mille quattrocento sedici incominciarono
-li Ragusei a pagare il tributo di 500 ducati annui alla Porta Ottomana
-sotto l'impero di Bajazet Begh Gran Signore de' Turchi. A questo stesso
-anno Paolo Gondola, reduce dall'Ungheria, e dalla Turchia, portò la
-peste in Ragusa, la quale si è sviluppata nel giorno 28 Aprile di detto
-anno, e durò fino il dì 29 Giugno, dopo aver tratto al sepolcro da
-circa 3800 di quegli abitanti (_Annali della città di Ragusa op. cit.
-pag. 98. Storia di Ragusi scritta dall'Anonimo ec. Compend. Historiae
-Ecclesiasticae Rhacusinae_).
-
-A. dell'E. C. 1420. Nell'anno mille quattrocento venti vi fu peste
-a Spalatro, portata, come si crede dalla vicina Turchia (_Bajamonti
-Storia della peste che regnò in Dalmazia ecc. p. 137_).
-
-A. dell'E. C. 1421. La peste travagliò in quest'anno la città di
-Napoli, secondo il Kirchero _ex Nauclero_.
-
-A. dell'E. C. 1422. La peste invase di nuovo Ragusi in quest'anno.
-Incominciò parimenti nel mese di Aprile, e terminò in Giugno dell'anno
-stesso. Giacomo Gondoaldo, medico Ferrarese, stanziato fin dal 1410
-qual medico in condotta a Ragusi, avendo suggerito il preservativo
-e la precauzione di separare gl'infetti dai sani, ne ottenne, che
-questa volta la peste v'ebbe di pochi danni recati (_Biblioth.
-Script. Rhagusinor. a P. Seraph. Cerva concinn.; Storia di Ragusi
-dell'Anonimo_).
-
-A. dell'E. C. 1423. Anche in quest'anno la città di Bologna soffrì
-innumerabili danni per cagion della peste, da cui fu crudelmente
-afflitta. Contemporaneamente il contagio operò orrendi strazj a
-Brescia, ove dal mese di Marzo sino alla fine di Ottobre uccise da
-circa ottomila persone (_Cherub. Ghirardazzi Storia di Bologna lib. 29.
-El. Cavriol. Chron. Brix._).
-
-A. dell'E. C. 1428. Ad un verno assai dolce conseguitò una state
-caldissima, a tale che l'aria atmosferica eccessivamente riscaldata
-respiravasi a pena. A questa inclemenza di stagione tenne dietro la
-peste, la quale si sviluppò a Roma l'anno stesso, ed estinse parecchie
-migliaja di abitatori (_Spondan. eodem an. Papon. l. c._).
-
-In questo stesso anno mille quattrocento ventotto v'ebbe una
-terribile e micidial pestilenza nella città di Curzola in Dalmazia
-(ora appartenente al Circolo di Ragusi), la quale distrusse quasi
-interamente quella popolazione; per modo che andò diserta questa
-città, che prima della peste racchiudeva oltre a sette mila abitanti,
-come segnano le memorie, e' vestigi dell'antica città; nè più mai si
-ripopolò, contando ora appena da 1000 persone. Tentando di sottrarsi
-dal comune eccidio, i rettori della città ed altri cittadini si
-ritirarono nella vicina villa Zernova, dove rimasero più mesi, ed ivi
-unirono le magistrature e ragunarono il loro consiglio (_Memorie di
-Curzola esistenti nell'Archivio di detta città. Vedi Ragguaglio di
-questa peste scritto da un contemporaneo; Statuto di Curzola a Stampa
-nelle Riformazioni cap. 190-91. p. 107._).
-
-A. dell'E. C. 1430. S'apprese di nuovo la peste a Ragusi in quest'anno
-1430 proveniente da Trebigne, borgata della confinante Turchia, dove vi
-fu il giorno 30 Maggio di quest'anno un combattimento tra li Ragusei, e
-Radosav Paulovich, signor di Trebigne. Per merito dei sempre più cauti
-provvedimenti di Polizia sanitaria, che i Magistrati della Repubblica
-di Ragusi adottarono dietro i saggi suggerimenti del sopraccennato
-medico dott. Gondoaldo, pochissime furono le vittime di questo contagio
-(_Bibliotheca Script. Ragusin. Istoria anonima di Ragusi_). Or piacemi
-di aggiugnere un picciolo squarcio dell'Opera _Bibliotheca Scriptor.
-Ragusin._[11]; perchè consti che fin da quel tempo si avevano a Ragusi
-chiare idee della qualità attaccaticcia della peste, e si conoscevano
-ottimi provvedimenti sanitarj per impedire la propagazione del
-contagio, e per distruggerne il micidiale suo germe.
-
-A. dell'E. C. 1434-35. Per l'irregolarità delle stagioni nata la
-sterilità delle terre, e scarseggiando ogni anno più i lor prodotti, si
-provarono in diversi luoghi d'Europa la carestia e la fame. A questa
-calamità successe in parecchie provincie della Germania la peste, o,
-come altri vogliono, un'epidemia d'indole alla peste somigliante, la
-quale fu micidiale di sì fatta maniera, che uccideva improvisamente i
-passeggieri sulle strade e ne' campi. Nella sola città di Norimberga
-estinse da circa dieci mille persone (_Georg. Agricola Gratiol. opp.
-cit. Adami Bibl. Loim._).
-
-A. dell'E. C. 1436. La Lusitania propriamente detta, ossia il
-Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia Castiglia (dacchè tutti e
-tre questi regni erano una volta compresi nella Lusitania), furon
-quest'anno miseramente devastati dalla pestilenza, la quale durò più
-anni continuamente. Il re Edoardo, che per cessarne il pericolo s'era
-ritirato nel monastero di Thomast, prese il contagio per una lettera da
-esso incautamente aperta, la quale dopo stata infetta, se gli era fatta
-pervenire coll'espresso divisamento di appiccargli la peste. Questo
-sventurato principe morì da quello, dirò così, assorbito malore il dì
-9 Settembre 1438 nell'età di 37 anni (_Spondan. hoc ipso anno, Marian.
-lib. 21. cap. 13._).
-
-A. dell'E. C. 1437. La città di Ragusi andò in quest'anno pur devastata
-dalla peste. Dessa fu d'indole così maligna e violenta, che nel corso
-di soli tre mesi, ne' quali infuriò, cioè dal primo Aprile a tutto
-Giugno, spogliò la città quasi interamente di abitatori. La maggior
-parte de' patrizj però si è preservata; dacchè al primo scoppiare
-del morbo si sono ritirati a Gravosa, ed altri ricoveratisi in altri
-luoghi. Considerevole numero di persone imitarono il loro esempio,
-sottraendosi colla fuga a tale calamità. Di undici patrizj rimasti
-in città alle redini del governo, dieci ne sono morti; il più vecchio
-sopravvisse, e morti sono del pari tutti quelli, che rimasti erano ad
-abitar la città. Si nota essere stata questa peste introdotta da certo
-nobile Resti (_Compend. Hist. Ecclesiast. Rhacusinae; Sal. de Diversis
-Descriptio Rhagusina pag. 146 et seq._[12]).
-
-A. dell'E. C. 1438. Nella città di Venezia la peste consunse quest'anno
-gran numero di abitanti, sotto il principato di Francesco Foscari
-(_Sabellic. Decad. 3. lib. 6. Gratiol. ad. h. a._). In questo stesso
-anno 1438 il contagio penetrò in parecchi altri paesi d'Italia, e si
-propagò in Francia, in Germania, e in Inghilterra.
-
-Dopo sette anni di tristissima carestia, e di notabil disagio d'ogni
-cosa necessaria alla sussistenza, quest'anno fu sommamente fertile,
-ma pur venne fieramente travagliato dalla peste, che continuò in varie
-parti delle sopraccennate regioni fino alla primavera del seguente anno
-1439, ed in altra fino il 1440, spopolando, e distruggendo parecchi
-paesi. Notano gli storici che nella città di Costanza si contavano
-fino 4000 morti al giorno, lo che però sembra esagerato e così in
-altri luoghi, fino al successivo anno 1440. Nel 1439, nel tempo in
-cui l'esercito di Milano teneva assediata Brescia, detta città provò
-prima gli orrori della fame, poi quelli della peste (_El. Cavriol. lib.
-10._). Il morbo aveva per sintomo particolare un profondo letargo; tal
-che i malati dopo un apparente sonno di due o tre giorni si destavano,
-ricadendo poi tra poco in agonia (_Lebenswaldt; Papon. Adami; opp.
-cit._).
-
-A. dell'E. C. 1440. La peste in quest'anno fece orrendo strazio a
-Basilea, dove a quel tempo tenevasi il famoso Concilio. Parecchi
-di que' prelati, ed altri padri insigni della chiesa ivi ragunati
-perirono vittime dello struggitore contagio. Enea Silvio Piccolomini,
-poi Pontefice Massimo sotto il nome di Pio II, fu pure da questa peste
-invaso, e ne guarì; e ne la descrisse in un singolare suo libro _de
-Peste_ (_Tarcagnot. opp. cit. lib. 19._).
-
-A. dell'E. C. 1448-49-50. Gran parte di Europa, quasi tutta l'Italia,
-e in particolar modo il Milanese, e l'Insubria intera andarono a
-questi anni soggette a pestilenza, la quale si mantenne fierissima per
-circa due anni, attaccando or l'uno or l'altro paese; e nè anche la
-Dalmazia andò esente nell'anno 1449 da tale calamità[13]. La Francia,
-la Germania, e la Spagna nel 1450 furono pur travagliate ferocemente
-dalla peste. Si pretende, che nel 1450 essa involasse alla sola città
-di Parigi quaranta mille persone in due mesi. Dice il Senac (_Traité de
-la peste p. 23._), «il Quercetano è il solo medico, che dell'indole di
-questa peste ci abbia data un'idea». Soggiunge, «essa era accompagnata
-da accidenti terribili. Lo spavento invadeva tosto gli animi i più
-coraggiosi e più fermi, di maniera che non permetteva loro di vedere
-altri oggetti, che una morte inevitabile. Abbandonati intieramente alla
-disperazione, s'avviluppavano essi medesimi in un lenzuolo. Altri non
-avevano neppur il tempo di occuparsi di questo apparato funebre, poichè
-morivano improvvisamente. Quegli, che avevano la sventura di percorrere
-il corso della malattia, venivano coperti da pustule carbonchiose,
-terribile conseguenza delle febbri pestilenziali». (_Ciacconio
-nella vita di Nicolò V. Platina nella vita dello stesso; Bernardin.
-Corio Storia di Milano; Joann. Tarcagnot. Hist. Mund. P. II. lib.
-19. Saladin. Ferro Tract. de Peste. Jul. Palmarius de Morb. Contag.
-Francisc. Rondelet opp._).
-
-A. dell'E. C. 1453. Michele Sachs nella vita di Federico III narra, che
-in quest'anno v'ebbe peste fierissima ad Erfurt capitale della Turingia
-nella Sassonia, vittime della quale restarono da ventotto mila persone.
-
-Qualche comentatore sostiene essere questo numero esagerato; pure se
-si consideri che Erfurt è città grande, in un terreno assai fertile,
-e se ora non è molto popolata, la sua vastità però mostra di esserne
-stata altra volta. Di più, considerato che nel principio del secolo
-decimoquinto era al sommo della sua floridezza, concorrendovi alla sua
-Università, fondata nel 1392, gran numero di studenti, non v'ha ragione
-per credere di troppo esagerato il numero sopraddetto.
-
-A. dell'E. C. 1456. Col mezzo di mercanzie infette venne introdotta
-in quest'anno la peste a Ragusi, la quale uccise circa un quaranta
-individui del corpo nobile, e 500 dell'altre classi del popolo. Anco in
-questa circostanza la maggior parte degl'individui del corpo nobile, e
-molte altre famiglie si erano ritirate a Gravosa, e in altri luoghi del
-territorio (_Farlati Histor. Eccles. Rhacusin. pag. 163._).
-
-Nello stesso anno 1456 vi fu peste a Spalatro, e nell'isola di Pago
-in Dalmazia. In una relazione del Conte di Pago al magistrato al Sal
-di Venezia si legge: che fino al giorno due Luglio di quell'anno 1456
-erano da 300 persone perite dalla peste in quella appena costrutta, e
-non ancora terminata città.
-
-A. dell'E. C. 1460. Gli storici narrano essersi sviluppata in
-quest'anno in più luoghi della Germania una pestilenza d'indole
-singolare, la quale uccideva irremissibilmente gli uomini robusti, meno
-però le donne, e più meno i fanciulli (_Spondan. eod. an. Kircher. opp.
-cit._). Si deve supporre questa non essere stata vera peste, ma bensì
-un altro genere di epidemia.
-
-In quest'anno 1460 fu pur fierissima peste in Zara, per la quale, fra
-l'altre memorie, avvi una ducale dell'Eccellentissimo Senato Veneto 17
-Agosto, in cui leggesi: «Che i Zaratini usciti dalla città per causa
-della peste possino ritornar in Zara a loro beneplacito». (lib. 11.
-Privilegior. Nob. Nonens. ad an. 1460).
-
-A. dell'E. C. 1464-65-66. La peste ha ricominciato quest'anno a Ragusi,
-e vi durò li sovraccennati tre anni. In questo spazio vi uccise grande
-quantità di persone; e sussistendovi ancora nel 1466, il Senato nel
-mese di Maggio di detto anno decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino
-alla città, quello, che tuttavia sussiste, e che è il solo in Dalmazia,
-che accolga le merci sospette provenienti per la via di terra dalla
-vicina Turchia (_Seraph. Cerva Hist. Ecclesiast. Rhacusina p. 288. e
-segg.; Storia Anonima di Ragusi_).
-
-A. dell'E. C. 1473. Calori straordinarj, ed eccessivi, lunga siccità,
-tempeste desolatrici, e immensa quantità d'insetti devastatori
-cagionarono la perdita de' ricolti, a cui è succeduta una terribile
-crudissima fame, la quale ha preceduto la peste, che in quest'anno
-desolò l'Italia. (_Gratiol. Catalog. Pest.; Lebenswaldt opp. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1475-76. O non bene estinta, o riprodotta, cominciò di
-nuovo ad infierire la peste in Italia verso la fine dell'anno 1475. Si
-propagò essa in più luoghi, ed accrebbe la sua sevizie nel successivo
-anno 1476, bersagliando più fieramente d'ogni altro paese la città
-di Roma. Contemporaneamente il morbo fece molte stragi a Marsiglia
-in Francia. Quest'anno fu considerevole per il continuo piovere
-dirottamente, per tempeste spaventevoli, ed inondazioni allagatrici;
-cose tutte, che fanno suppor di leggieri, che sussistessero
-nell'atmosfera quelle condizioni, e que' principj, che sono i più
-favorevoli allo sviluppo, ed alla propagazion del contagio.
-
-A. dell'E. C. 1477-78-79. Vedemmo riaccesa la peste in Italia nel 1475,
-e ampliata nel 1476 inferocire in varie città e paesi; ora seguendo
-la storia la troviamo di nuovo in Italia nel mese di Agosto del
-1478, sparsa in parecchi luoghi farvi di somme stragi. Quantunque gli
-storici non facciano menzione alcuna ch'essa sia sussistita nell'anno
-intermedio 1477, si dee però ritenere, che in detto anno non fosse, che
-minorata, od assopita, non già estinta del tutto; e che quella del 1478
-non sia stata, che la continuazione della precedente del 1475 e 76.
-
-Nel detto anno 1478 la maggior parte d'Italia fu crudelmente vessata
-da atroce pestilenza. A Firenze in ispezieltà fece orrendo strazio
-di quegli abitanti. Si contavano oltre cinquecento morti al giorno.
-Venezia pur ne fu presa, e nel corso di detta pestilenza perdette da
-circa trentamila abitanti; Brescia venti mille, e così altri luoghi.
-Gli storici fanno menzione di una immensa quantità di locuste, che a
-quel tempo distrussero i seminati, aumentarono la putrefazione, ed
-accrebbero le calamità e le miserie di quelle desolate popolazioni
-(_Marsil. Ficin. Libro della Peste capo 2. e 3. Georg. Agricol. Lib. de
-Peste. El. Cavriol. Chron. Brixiens._).
-
-A. dell'E. C. 1480-81-82. Nel mille quattrocentottanta la peste venne
-portata dalla Siria nella città di Ragusa col mezzo di alcune balle
-di cotone infetto, le quali appartenevano a certo Biagio de Ragnina.
-Si è sviluppata nel giorno 15 Ottobre, e vi durò tre anni. In detto
-corso sono periti 135 individui del corpo nobile, e 1948 persone delle
-altre classi (_Seraph. M. Cerva Histor. Ecclesiast. Rhacusin. p. 268.
-Serafin. Razzi Storia di Raugia p. 152. Anonimo Storia di Ragusi an.
-1481_). Contemporaneamente nell'anno 1481 vi fu peste nella città
-di Zara in Dalmazia, come si rileva da una pergamena testamentaria
-esistente nell'Archivio di quella città.
-
-Allo stesso anno 1482 e nel successivo 1483 v'ebbe peste in Francia;
-intorno la quale notano gli storici, che la frenesia e l'avidità
-dell'acqua erano sintomi più comuni del morbo per modo, che i
-malati si precipitavano dai tetti, e si gittavano nei fiumi, e nei
-pozzi per l'avidità del bere (_Briet. Annal. Mund. p. 78. Edit.
-Vindobonens._). Nel 1483 si riprodusse il contagio in Italia e in
-Germania, e Norimberga ne fu particolarmente afflitta (_V. Statutum
-Norimbergense_).
-
-A. dell'E. C. 1485-86. La guerra e la peste desolarono l'Italia nel
-1485 in modo oltre l'ordinario crudele; e le tolsero parte de' suoi
-pregi. Vi continuò ad infierire anche nell'anno successivo 1486, ed
-immenso numero di vittime ne restarono alla sua sevizie immolate. A
-Venezia cominciò nella state 1485, aumentò i suoi furori nell'autunno,
-continuò tutto l'inverno, e non cessò che nella seguente primavera
-(_Sabellic. Decad. IV. lib. 3._). Volendo credere al Corio, la peste
-involò alla città di Milano in quest'anni cento trenta sette mille
-persone (_Bernardin. Corio Storia di Milano_). Crede qualche altro
-autore essere questo numero esagerato.
-
-Nell'anno 1486 l'Inghilterra fu terribilmente afflitta da quella spezie
-di morbo epidemico, conosciuto sotto il nome di _Sudor Anglico_,
-dal quale fra cento malati uno appena superava la malattia. Attesa
-l'estrema malignità e sevizie di questo morbo, alcuni l'hanno spesso
-confuso colla peste Orientale. Il principio di questo singolar malore
-rimonta al 1483. Esso fece strazio orrendo in Inghilterra. Di là passò
-nel Belgio, nella Francia, nella Germania, dove invase principalmente
-le provincie del Reno. Dopo il 1551 non si è più osservato (_Jacob.
-Castrius; Joan. Frisius, ecc._).
-
-A. dell'E. C. 1495. In quest'anno v'ebbe la peste nell'Austria
-inferiore (_Chronic. Melicens._).
-
-Alcuni storici fanno menzione di una pestilenza introdotta in Napoli
-quest'anno stesso 1495 dalle truppe Francesi e Gallo-Elvetiche,
-conchiusa la pace cogli Aragonesi (_Paul. Giov. P. I. lib. IV._).
-Sembra però molto verisimile che questa non sia stata altro che una
-malattia epidemica.
-
-A. dell'E. C. 1500. In quest'anno è stata introdotta la peste nella
-città di Ragusi da certo Ricciati, e vi recò gravi danni, quantunque
-non abbia durato che due soli mesi. Si è pur manifestata a questo tempo
-in parecchie città e paesi d'Italia. Terribili straripamenti di fiumi,
-inondazioni sterminatrici accrebbero in Italia il peso di tale calamità
-(_Spondan. an. oct. Alexandr. VII._).
-
-Intorno all'origine di questa peste si raccolgono alcune precise
-notizie da un'opera di certo Giacomo Lucari, nobile Raguseo, nella
-quale si legge, che portatosi Bajazet, Gran Signore de' Turchi nel
-Levante all'espugnazione di Modone, Corone, Navarino, e Corinto, i
-Greci per salvarsi dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono la
-loro patria, e si sparsero per l'Italia e per la Sicilia, una porzione
-di essi ricoveratasi a Ragusi. Questi fuggitivi apportarono in detti
-luoghi la peste[14].
-
-Nel medesimo anno 1500. il morbo pestilenziale afflisse fieramente
-la città di Zara, e spopolò i borghi, e gran parte de' villaggi
-circonvicini. (_Queste notizie si rilevano da un libro di_ memor.
-miscellan. ann. 1500. _esistente nell'Archivio di s. Domenico di Zara,
-e da alcuni Testamenti, che si conservano nel medesimo Archivio_,
-Capsula Testamentor. Ann. 1501).
-
-Pur in quest'anno 1500. gli storici accennano essere stata la Germania
-e l'Inghilterra travagliate dalla peste; ed aver l'ultima perduto in
-questa occasione da circa 30,000 persone (_Lebenswaldt op. cit._).
-Forse anco in questo caso il sovraccennato terribile morbo _Sudor
-Anglico_ venne confuso colla peste Orientale.
-
-
-SECOLO XVI.
-
-A. dell'E. C. 1502. La città di Aix, ed altri luoghi della
-Provenza in Francia furono in quest'anno devastati dalla peste; e
-contemporaneamente ne fu desolata la Puglia (_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1503. La peste ha di nuovo regnato nell'anno 1503 sul
-territorio della Repubblica di Ragusi. F. Serafino Razzi nella sua
-storia di Ragusi narra quanto segue, intorno il contagio di detto anno.
-«Nell'anno 1503 fu portata la peste da Barletta nell'isola di Calamota,
-da Alessandria fu recata a Giuppana, e da Chioggia fu portata a Canali;
-ma per la Dio grazia e per le buone guardie non penetrò nella città».
-
-A. dell'E. C. 1504-505-506. Nel mille cinquecento quattro scoppiò
-la peste nella città di Marsiglia con estremo furore; si propagò nel
-territorio; durò tre anni, e vi spense gran numero di quegli abitanti
-(_Papon, op. cit._) Questa peste è succeduta ad ardentissimi calori
-nell'atmosfera, e ad un'estrema penuria delle biade.
-
-A. dell'E. C. 1506-507. Nelle provincie Turche Bossina, Erzegovina, ed
-Albania, confinanti col territorio di Ragusi e con quello di Cattaro
-appartenente alla Albania Veneta, vi ebbe a quest'anni peste fierissima
-e sterminatrice. Grandissima ne fu la mortalità fra quelle misere
-popolazioni suddite degli Ottomani. Continuava pur la peste a menar le
-sue stragi nella Puglia, e s'era ivi riprodotta. I Ragusei attorniati
-da ogni parte dallo spaventevole contagio, avendo cautamente provveduto
-alla loro difesa coll'impedire rigorosamente ogni comunicazione sì per
-la via di terra, che per quella di mare, co' paesi infetti, ottennero
-di preservarsi dal contagio. I magistrati, che presiedevano al governo
-di Cattaro, meno cauti, o meno fortunati dei Ragusei, videro il loro
-paese in preda alla peste, la quale s'era propagata dalla vicina
-Turchia. In ispezieltà nel mese di Giugno del 1507 v'ebbe nella
-città di Cattaro grande mortalità. In cinque giorni sono morti più
-di quattrocento persone; e in pochi istanti il contagio si sparse per
-tutte le contrade della città, ed invase i villaggi circonvicini. Nel
-tempo stesso la fame desolava quelle popolazioni, ed immolava nuove
-vittime, le quali forse sarebbero state risparmiate ai furori del morbo
-(_Marino Gondola Annali della nobilissima città di Ragusa an. 1507._).
-
-A. dell'E. C. 1509. In quest'anno vi fu peste terribile e devastatrice
-nella Carniola. Nel tempo della peste avvenne pure in quella provincia
-uno spaventevole terremoto (_Papon. l. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1510. La peste afflisse crudelmente in quest'anno la
-Francia, e particolarmente la città di Parigi. Il Lebenswaldt accenna
-essere stato questo contagio molto più esteso in Europa, ed avervi
-ucciso una immensa moltitudine di persone, togliendo di vita in
-brevissimo corso di malattia, o improvvisamente a guisa di fulmine.
-Egli di più indica, che i sintomi, che per l'ordinario accompagnavano
-il morbo, erano un veementissimo dolor di testa con vertigine, e vasti
-carbonchi sotto le orecchie. Riferisce il Palmario essersi osservato in
-detta pestilenza che le sottrazioni sanguigne ed i purganti riuscivano
-costantemente di manifesto nocumento; mentre all'incontro l'esperienza
-ha mostrato utilissimi i così detti cordiali, o sia medicamenti, o
-sia tratti dalla classe degli alimenti (_Julius Palmarius de morbis
-contagiosis p. 503. 507._).
-
-A. dell'E. C. 1511. Il Fracastoro fa menzione della peste, che circa
-quest'anno operò grandi stragi a Costantinopoli (_Fracastor. de
-contagiis lib. III. cap. 7._).
-
-A. dell'E. C. 1513. La città di Crema, stretta d'assedio dai Milanesi,
-fu in quest'anno travagliata dalla peste (_Francesco Guicciardini
-Storia d'Italia lib. XI._). Probabilmente questa non fu che una grave
-malattia tifica prodotta dalle calamità e dai disagi della guerra.
-
-A. dell'E. C. 1515. In quest'anno si è riacceso il contagio
-pestilenziale in Germania, e vi continuò due anni (_Papon. l. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1522-23-24. Ripullulata la peste in Italia nel 1522
-si propagò rapidamente in parecchie città, e luoghi di quel regno,
-imperversando or qua or là un intero triennio con molta ferocia, senza
-mai dar tregua e riposo. A Roma specialmente, sin che furon neglette
-le necessarie precauzioni e discipline necessarie ad arrestarla,
-o praticatevi troppo tardi, incrudelì nell'anno 1524 con fierezza
-maggiore dell'ordinario (_Gratiol. Catalog. Pest. Guicciardini Hist.
-lib. XI. XII. XV. Paul. Giov. lib. XXI._). Nell'anno stesso 1524 presa
-dai Milanesi Biagrassa, dov'era incominciata la peste, furono, per
-il commercio delle cose saccheggiate trasportate a Milano, sparsi in
-quella città i semi di tanta pestifera contagione, la quale pochi mesi
-dopo si ampliò tanto, che solamente in Milano tolse la vita a più di
-cinquanta mille persone (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XV._).
-
-Nell'anno 1523 secondo il Lebenswaldt si è spiegata di nuovo la peste
-nella Germania, ed in quell'anno, e nel susseguente 1524 travagliò in
-ispezial modo Vienna, Norimberga, ed Augusta.
-
-A. dell'E. C. 1525. I paesi dell'Insubria situati lungo la sponda
-del Ticino e del Po furono in ispecial modo e crudele afflitti dalla
-peste. Si narra che nell'attual corso di pestilenza sia perito un
-terzo di quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione alla quantità di
-cadaveri insepolti, che rigettati dalle acque sulle sponde degli stessi
-fiumi, ov'erano stati sommersi, ivi terminarono il loro corrompimento,
-sollevando nell'aria funeste nubi di putride esalazioni (_Georg.
-Agricola de Peste ec._).
-
-A. dell'E. C. 1526-27. Incrudeliva la peste fieramente in Italia,
-quando nel 1526 col mezzo di alcune mercanzie provenienti da Ancona
-furono portati in Ragusi i funesti semi del micidiale contagio.
-Questo in pochi giorni si propagò in tutta la città e nel territorio,
-e vi fece orribili stragi; per modo che nello spazio di circa venti
-mesi, che durò tal pestilenza, fra la città e il contado sono morte
-da circa ventimila persone, delle quali otto mille entro i recinti
-della città. Riporto uno squarcio della storia di F. Serafino Razzi
-relativo alla sopra indicata pestilenza, perchè può tornar utile ai
-nazionali, e perchè vi si trovano descritti alcuni fatti, i quali in
-seguito dell'opera servir possono a viemeglio provare alcune essenziali
-verità[15].
-
-Da un antico manoscritto si raccoglie che nello stesso anno 1526 vi
-fu pur la peste a Spalatro (_V. Bajamonti Storia della Peste della
-Dalmazia degli anni 1783-84. p. 137._).
-
-A. dell'E. C. 1527. V'ebbe in quest'anno mille cinquecento ventisette
-e nei precedenti peste terribile e struggitrice nella città di Firenze
-ed in tutta la Toscana. Di essa ci lasciò una succinta, ma elegante
-descrizione messer Niccolò Machiavelli, che ora mi giova di riportare.
-
-
- DESCRIZIONE DELLA PESTE DI FIRENZE
- DELL'ANNO 1527.
-
- _di NICCOLÒ MACHIAVELLI._
-
- «Non ardisco in sul foglio porre la timida mano per ordire sì
- nojoso principio; anzi quanto più le tante miserie fra la mente
- mi rivolgo, più l'orrenda descrizione mi spaventa. E sebbene il
- tutto ho visto, mi rinnova il raccontarlo doloroso pianto; nè
- so anche da che parte tale cominciamento fare mi deggia, e se
- lecito mi fusse, da tale proponimento indietro mi ritrarrei. Il
- soverchio disio nondimeno, quale ho di sapere, se ancora voi vivo
- sete, romperà ogni timore. Non altrimenti che si resti una città
- dagl'infedeli forzatamente presa, e poi abbandonata, si truova
- al presente la misera Fiorenza nostra. Parte degli abitatori,
- siccome voi, la pestifera mortalità fuggendo, per le sparte ville
- ridutti si sono, parte morti, parte in sul morire; inmodochè
- le cose presenti ci offendono, le future ci minacciano, e così
- nella morte si travaglia, nella vita si teme. O dannoso secolo,
- o lagrimabile stagione! Le pulite e belle contrade, che piene di
- ricchi, e nobili cittadini esser solevano, sono ora puzzolenti,
- e brutte, di poveri ripiene; per la improntitudine de' quali e
- paurose strida, difficilmente e con timore si va. Sono serrate
- le botteghe, gli esercizj fermi, i Fori tolti via, prostrate le
- leggi. Ora s'intende questo furto, ora quell'omicidio; le piazze,
- i mercati, dove adunarsi frequentemente i cittadini soleano,
- sepolcri son ora fatti, e di vili brigate ricettacoli. Gli uomini
- vanno soli, e in cambio di amica, gente di questo pestifero morbo
- infetta si riscontra. L'un parente seppure l'altro truova, o il
- fratello il fratello, o la moglie il marito, ciascuno va largo.
- E che più? Schifano i padri e le madri i propri loro figliuoli,
- e gli abbandonano. Chi fiori, chi odorifere erbe, chi spugne,
- chi ampolle, chi palle di diverse spezierie composte in mano
- porta, o per meglio dire al naso sempre tiene; e questi sono i
- provvedimenti. Sonci certe canove ancora, ove si distribuisce
- pane, anzi per ricorre gavoccioli si semina. I ragionamenti
- ch'esser solevano in piazza onorevoli, e in mercato utili, in
- cose miserabili e meste si convertono. Chi dice: il tale è morto,
- quell'altro è malato, chi fuggito, chi in casa confitto, chi allo
- spedale, chi in guardia, chi non si truova, e somiglianti nuove,
- atte colla sola immaginazione a fare Esculapio, non che altri
- ammorbare. Molti vanno ricercando la cagione del male, ed alcuni
- dicono: gli astrologi ci minacciano: alcuni: i profeti l'hanno
- predetto; chi si ricorda di qualche prodigio, chi la qualità del
- tempo e la disposizione dell'aria atta a peste ne incolpa, e che
- tal fu nel 1348 e 1478 ed altre di tal maniera cose; immodochè
- d'accordo tutti concludono, che non solo questa, ma infiniti
- altri mali ci hanno a rovinare addosso. Questi sono i piacevoli
- ragionamenti, che ad ogni ora si sentono; e benchè con una sola
- parola dinanzi agli occhi della mente questa nostra miserabile
- patria porre vi potessi, dicendovi che di vederla tutta dissimile
- e diversa da quella che veder solevi già, v'imaginassi (che
- niuna cosa meglio che tale comparazione in voi medesimo fatta
- dimostrarlavi potrebbe) voglio nondimeno che considerare più
- particolarmente la possiate; perchè la cosa immaginata alla verità
- di quello che s'immagina al tutto mai non aggiugne. Nè mi pare
- da potervela dipignere con migliore esemplo che col mio; perciò
- vi descriverò la vita mia, acciò da essa possiate tutta quella di
- qualunque altro misurare........».
-
-Questa peste afflisse la Toscana e specialmente Firenze dall'anno 1522
-a tutto il 1527. Di essa vi perirono più di 200 mila persone nel solo
-dominio della Repubblica Fiorentina. (_Ne fanno menzione il Varchi e
-varj altri Cronologisti_).
-
-Nell'anno mille cinquecento ventisette fierissima peste spopolò la
-Puglia, ed altri paesi circonvicini (_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1527-28-29. Nel medesimo anno mille cinquecento
-ventisette erano venute in Roma col marchese dal Guasto molte truppe
-tedesche e spagnuole, le quali restarono ivi esposte alla pestilenza,
-la quale già incominciata, vi fece un gravissimo danno, e che fu più
-fiera e più funesta nell'anno successivo. La pestilenza era anco
-penetrata in castel s. Angelo con pericolo grande della vita del
-pontefice Clemente VII, intorno al quale morirono alcuni di quelli che
-servivano la sua persona. (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XIX._).
-
-Nell'anno 1528 attivandosi la città di Napoli strettamente assediata
-dai Francesi comandati da Lutrech, soffrì gravissima pestilenza; la
-quale si appiccò anco all'esercito degli assedianti per contagione di
-gente uscita di Napoli. Lo stesso Lutrech ne fu preso, e guarì, mentre
-Valdemonte altro capitano, da questo morbo perì. L'esercito ne andò
-per la contagione molto scemato e pressocchè distrutto. (_Guicciardini
-l. c._). In detto anno 1528 incrudelì fieramente la peste sì a Napoli,
-che a Roma, che quelle due illustri città perdettero gran numero
-de' suoi abitatori. Continuò la contagione nel seguente anno 1529.
-Si tenne conto, che in due anni a Napoli andarono estinti da questa
-pestilenza più di sessanta mila persone (_Giannone Storia Civile del
-Regno di Napoli_). Assicura poi il Bugati che a Roma perirono da nove
-decimi di quella popolazione; il che pare esagerato con ogni evidenza.
-Checchè però ne sia, prova che gravissima ne sia stata la mortalità, e
-sommamente fiera e maligna l'indole del morbo.
-
-A questo tempo, cioè nel mille cinquecento ventisette, ventotto, e
-ventinove, quasi tutta l'Italia fu in preda a fierissima pestilenza.
-Alle stragi, che faceva la peste, vi s'aggiunsero quelle della
-guerra. Le devastazioni e le crudeltà commesse in Italia dalle armate
-del contestabile di Borbone procedetter del paro con quelle della
-pestilenza; e siccome della sfrenata licenza de' soldati si riconobbe
-esserne stato cagione il lor capitano, così dei disagi della guerra si
-tenne effetto la pestilenza; perciò tutte le calamità, che a quest'anni
-si riunirono a desolare l'Italia, al solo contestabile di Borbone
-furono imputate (_Paul. Jov. Hist. lib. XVI.; Guicciard. Storia d'Ital.
-lib. XIX.; Andr. Gratiol. Catalog. Pest.; Fracastor. lib. II. cap.
-7._).
-
-Nello stesso anno 1529 la peste recò innumerevoli danni nell'Ungheria
-e nella Germania. (_Mambrin. Roseo Lib. II.; Gratiol. Catalog. Pest.;
-Papon. Chronolog. ec._). Confrontando però le narrazioni degli autori,
-che dette pestilenze descrissero, sembra che in Ungheria vi fosse
-effettivamente in quest'anno la vera peste, portata dalle armate
-Turche, comandate dal feroce Solimano, le quali, oltre all'aver
-devastato il paese, vi sparsero i fatali semi della pestilenza; e
-sembra del pari che in Germania il morbo dominatore fosse la _Febbre
-sudatoria Epidemica_, ossia il così detto _Sudor Anglico_, compreso
-sotto il nome generale di peste; del quale abbiamo già fatto menzione.
-
-Nell'anno medesimo 1529 si manifestò la peste anco nella città di
-Lesina in Dalmazia, la quale riuscì tanto più pericolosa e funesta
-quanto è a dire che nel principio non fu conosciuta. Dopo aver
-serpeggiato occulta per qualche tempo si diffuse rapidamente in tutte
-le contrade della città fra tutte le classi degli abitanti. Quella
-Magistratura Sanitaria, fatto trar fuori della città gl'infetti, gli
-ha confinati sullo scoglio di Sdoilza un miglio distante dalla città.
-Questa pestilenza durò circa sei mesi (_Memoria tratta da un antico
-MS. di Alessandro Gazzari esistente presso un raccoglitore di cose
-patrie_).
-
-Dalle sovrasposte cose si raccoglie, che la pestilenza in questi ultimi
-tempi regnò in Italia otto anni di seguito; cioè dal 1522 al 1529.
-In tutto questo spazio che durò la malattia in Italia, assicura il
-Falloppio essersi costantemente osservato, che tutti i malati, i quali
-furono disanguati, morirono, mentre ne guarirono molti di quelli, coi
-quali non si usò del salasso.
-
-A. dell'E. C. 1531. Nel Portogallo regnando Giovanni III infierì
-terribile e micidial pestilenza, la quale devastò molte città e
-castella di quel regno, e soprattutto la città di Lisbona. (_Spondan.
-hoc. anno; et Pontan. de rebus memorabil. Georg. Agricola lib. de
-Peste; Gratiol. Catalog. Pest._).
-
-Dal 1528 fino il 1532 in una gran parte di Europa vi ebbe di eccessivi
-calori a tale, che sembrava la state essersi prolungata cinque anni
-continui. Nel 1629 nel giorno 31 Ottobre una parte dell'Olanda, della
-Zelanda, delle Fiandre restò sommersa dall'Oceano.
-
-A. dell'E. C. 1533-34. Nel giorno 27 Marzo dell'anno mille cinquecento
-trentatrè si manifestò nuovamente la peste in Ragusi, recatavi dalla
-Turchia per ragione di alcune merci. Durò la maggiore sua furia fino
-al 4 Luglio appresso. Indi cominciò a declinare. Non estinta però
-del tutto, riaccendevasi di tratto in tratto. Durò così per altri 16
-mesi incirca. Nel corso di questa pestilenza sono morti quarantasei
-individui del corpo de' nobili, e da circa due mila seicento delle
-altre classi. In mezzo a tale calamità, per ottenere da Dio salute
-fattosi voto dai Ragusei, si fabbricò una chiesa consacrata a Maria
-Santissima nel sito medesimo, ove giaceva la casa, in cui era scoppiata
-la prima scintilla del morbo. Riconosciutosi che la partenza del
-rettore e del senato dalla città cagionava maggiori danni, si decretò
-che nessun ne partisse. Il perchè usatasi maggior diligenza nelle
-guardie, nel provvedere ai bisogni, e nell'ajutare gl'infermi, la peste
-declinò più presto dalla sua naturale ferocia (_Serafino Razzi Storia
-di Ragusi p. 107._).
-
-A. dell'E. C. 1540. La peste in quest'anno devastò la Polonia (_Papon.
-op. cit._) e nello stesso anno recò molti danni nel ducato di Munster
-nella Slesia (_Adami Bibl. Loimic._).
-
-Pur nello stesso anno 1540 la città di Ragusi venne ancor desolata da
-un doppio flagello, cioè dalla carestia e dalla peste, che succedette
-poco dopo alla fame. La contagione pestilenziale si sviluppò nel Marzo
-1540, e continuò ad infierire per molti mesi fino al 1541. Moriron
-di essa da cinquanta individui del corpo nobile, oltre a quattromila
-e cinquecento persone delle altre differenti classi de' cittadini, e
-della plebe. In questo numero fur compresi pur quelli, che moriron di
-fame (_F. Serafino Razzi Storia di Ragusi an. 1540. p. 236._).
-
-A. dell'E. C. 1542. Secondo il P. Kirchero v'ebbe in quest'anno
-atrocissima peste a Costantinopoli; e da tale calamità andò
-contemporaneamente afflitta la Germania, peritavi dal contagio la
-maggior parte delle truppe imperiali nella spedizione Ungarica contro i
-Turchi. (_Kircher.; Lebenswaldt op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1543. A Stagno, picciola città appartenente una volta
-alla Repubblica, ora al Circolo di Ragusi, v'ebbe in quest'anno peste
-tanto atroce e funesta, che secondo lo storico Razzi vi perirono nove
-decimi de' suoi abitanti. Questa città, i cui vestigi mostrano essere
-stata una volta florida e ben popolata, ora è misera e pressochè
-spoglia di abitatori.
-
-A. dell'E. C. 1544. Il Papon nella sua cronologia delle pesti fa
-menzione di una terribile pestilenza, che in quest'anno travagliò
-l'Inghilterra, la Germania, e la Francia. È facile (come altrove si
-avvertì), che gli autori abbiano chiamato col nome generico di peste
-alcune gravi epidemie tifiche, od altri morbi d'indole contagiosa e
-maligna. Ora però è impossibile di ben chiarirsi di questi fatti.
-
-A. dell'E. C. 1546. Peste del pari fierissima in quest'anno nella
-Provenza, secondo lo stesso autore.
-
-Nello stesso anno 1546 penetrata la pestilenza nel territorio del
-Narenta in Dalmazia, si propagò in diversi luoghi confinanti col
-tener di Ragusi. Ma ben custodito il cordone di guardie apposte alla
-difesa del paese di Ragusi, la peste non penetrò nelle terre di quella
-Repubblica (_Seraf. Razzi Storia della Repubblica di Ragusi p. 265._).
-
-A. dell'E. C. 1547. La Peste fece nuovamente immense stragi nella città
-di Costantinopoli. Si narra che vi perisse ogni giorno un numero assai
-grande di persone (_V. Adami Bibl. Loim. p. 155._).
-
-A. dell'E. C. 1550. Nel mille cinquecento cinquanta s'incontra di
-nuovo la peste nella città di Milano. Il Morigia nella sua storia
-pretende che per essa fosse tolta quella città la metà circa della sua
-popolazione (_Papon. Chronolog. des Pest._).
-
-A. dell'E. C. 1551. In quest'anno la peste afflisse la città ed i
-borghi di Sebenico in Dalmazia (_Memoria tratta dall'Archivio Civico di
-quella città_).
-
-A. dell'E. C. 1552. In quest'anno v'ebbe peste crudelissima in
-Ungheria, nell'Austria, ed in varie parti della Germania. L'Italia non
-ne andò esente. Quindi penetrò essa nell'esercito di Carlo V, quando le
-sue armate invadevano i confini della Gallia, appunto nel tempo, che
-stavano all'assedio di Metz; e vi fece orrenda strage degli abitanti,
-e delle truppe. Si giudicò originata dai disagi della guerra, del
-freddo, e della fame (_Andr. Matthiol. Comentar. in lib. VI. Dioscorid.
-Mambrin. Roseo lib. 6.; Adami Bibl. Loimic. p. 152._).
-
-A. dell'E. C. 1553. Peste atroce e fierissima desolò in quest'anno
-la Gallia Narbonese. Tal contagione fu così veemente e micidiale,
-che, secondo che ne riferisce il Valeriola, gli uomini, caminando
-e discorrendo, perivano improvvisamente, quasi colpiti da fulmine
-(_Franciscus Valeriola in suis Observation, et Enarration.
-Medicinal._).
-
-A. dell'E. C. 1554. Fierissima peste regnò in quest'anno nell'Ungheria,
-e specialmente nella Transilvania, e ne' circonvicini paesi. Narra
-il Lebenswaldt che essa mostrava di sè un singolar fenomeno, qual era
-che i malati venivano straziati da dolori così crudeli e veementi, che
-per l'acerbità si laceravano co' denti le carni delle braccia e delle
-mani, e l'un l'altro furiosamente invadeva, comunicandosi a vicenda
-miseramente la contagione e la morte. (_Lebenswaldt ad Fincelium;
-Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1555. In quest'anno la peste ha fieramente travagliato
-la città di Padova. (_V. Bassian. Laudi de Origine et Causis Pestis
-Patavinae an. 1555._).
-
-Nello stesso anno 1555. V'ebbe peste nella Franconia (_V. Klein
-Ludovic. Godofrid. Tentamen Physico-Med. de aere, aquis, et locis agri
-Erbacensis_).
-
-A. dell'E. C. 1556. La peste ha gravemente straziato in quest'anno la
-città di Venezia (_V. Jo. Francisci Boccalini de Causis Pestilentiae
-Venetae ann. 1556._).
-
-Nel medesimo anno 1556 la peste si estese anco a Zara, ma vi fece poco
-danno. Danno maggiore le arrecò la carestia, che a quel tempo afflisse
-quella popolazione (_Tazlinger in suis Memoriis_).
-
-Narra il Lebenswaldt aver negli anni 1554-55-56-57 inferocito in
-Germania e in parecchi altri luoghi la peste, per modo che non rimaneva
-più chi servir potesse a dar sepoltura ai morti. Dalla descrizione però
-ch'egli ne dà, sembra piuttosto essere stato quel morbo una particolare
-spezie di catarro contagioso epidemico, d'indole sommamente maligna e
-pestilenziale[16].
-
-A. dell'E. C. 1560. Per tutto quest'anno la peste afflisse crudelmente
-or l'una, or l'altra parte di Europa. Riferisce il Palmario esserne
-stata soprattutto da tale calamità fieramente travagliata Parigi,
-dove accenna averne egli stesso superato la malattia presa in quella
-occasione.
-
-A. dell'E. C. 1564. Nell'anno mille cinquecento sessantaquattro,
-secondo il Muratori, la peste infierì sì rabbiosamente sul Lionese,
-nella Savoja, stendendosi ai confini degli Svizzeri, e nel territorio
-de' Grigioni, che uccise in quelle bande poco meno dei quattro quinti
-degli abitatori (_Muratori Lib. I. Cap. I._).
-
-Vi ebbero in quest'anno quattro aurore boreali, una in Febbrajo; in
-Settembre, in Ottobre, in Decembre le altre (_Papon. l. cit._).
-
-In questo stesso anno 1564 la peste regnò anche nella città di Londra
-(_Adami. Bibl. Loimic._).
-
-A. dell'E. C. 1565. Nel mille cinquecento sessantacinque la città di
-Amburgo andò gravemente afflitta dalla peste (_V. Jon. Bokelius de
-Peste, quae Amburgensem Civitatem an. 1565. gravissime afflixit._).
-
-A. dell'E. C. 1566. Vi fu peste in quest'anno nella città di Weimar
-nella Turingia (_V. Arnold Karner, Pestbüchel._).
-
-A. dell'E. C. 1566-67-68. Il Palmario riferisce che nel 1566 ripullulò
-la peste in Parigi, la quale, secondo lo stesso autore, si propagò in
-varj luoghi della Francia ne' due anni susseguenti 1567 e 68.
-
-A. dell'E. C. 1570. Peste in quest'anno nella Stiria (_V. Constitut.
-Edictal. ratione pestis eod. anno publicat._).
-
-In un ricinto, che serviva ad uso di cimitero vicino alla basilica
-di Ragusa, si rinvenne a piedi di un altare di s. Rocco la seguente
-iscrizione: _Ex voto civitatis ob memoriam salutis receptae anno domini
-1571_, lo che prova che circa quest'anni vi fosse stata nuovamente la
-peste a Ragusi. Niente di più mi venne fatto di raccogliere intorno a
-questo contagio.
-
-Peste fierissima vi fu nel 1570 nella città di Curzola, che terminò di
-distruggere quella popolazione. Finì nel 1571. (_Memoria tratta da un
-antico manoscritto della città_).
-
-A. dell'E. C. 1571-72. Vi fu in quest'anno peste violentissima a
-Cremnitz, ed in altri paesi dell'Ungheria, la quale continuò anco
-nell'anno seguente 1572.
-
-Nell'anno 1572 v'ebbe pur peste a Spalatro. (_V. Bajamonti op. cit. p.
-137._).
-
-A. dell'E. C. 1572. La peste nell'anno mille cinquecento settantadue
-penetrò in Germania, ed incominciò le sue offese contro la città di
-Augusta, ove fece nel detto anno e nel susseguente miserando strazio di
-quegli abitanti. (_Georg. Agricol. lib. de Peste_).
-
-Nello stesso tempo si propagò il contagio nella Polonia, ed
-invase tutto quel regno, recando in ogni luogo gravissimi danni
-(_Lebenswaldt; Managetta; Sorbait. Pestordnung p. 8. et 9. der Wiener
-Pestbeschreibung_).
-
-A. dell'E. C. 1575-76-77. Quest'anni infieriva, come si è detto nel
-1571-72, la peste nell'Ungheria. Essa v'era del pari ne' paesi della
-Turchia confinanti coll'Ungheria, dove fin da quel tempo soleva essere
-famigliare. In sul finir di detta pestilenza certi mercatanti alemanni
-levaron di là alcune lor mercanzie, facendole per il Danubio passare
-in Germania. Quindi parte trasferitane a Trento, e parte, comecchè
-picciola, nella Svizzera. A Trento vi cominciò le solite sue rovine nel
-1575. Calate che furon per l'Adige a Verona le mercanzie infette, qui
-pure si diffuse la contagione con danno gravissimo di questi abitanti.
-Da Verona il morbo passò a Mantova, dove spiegò egualmente la sua
-ferocia. Circa il mese di Luglio del 1575, quando infieriva più che mai
-il contagio a Trento e a Verona, un Trentino rifugiatosi a Venezia,
-vi recò in quella metropoli la peste. Per errore dei medici, che non
-la riconobbero, e per la soverchia fiducia de' magistrati nelle loro
-opinioni, trascurate in sul principio le necessarie precauzioni di
-Sanità, la peste vi cagionò in quella città di spaventevoli stragi.
-Nel Dicembre del 1575 sembrava estinta, ma nel Marzo 1576 rincrudelì
-con vie maggior ferocia di prima. Vi continuò tutto l'anno 1576; e nel
-corso di diciassette mesi, che vi durò, perirono da circa sessanta mila
-persone. I due professori Girolamo Mercuriale, e Girolamo Capodivacca
-da Padova chiamati a Venezia dalla Repubblica per riconoscer la vera
-natura del morbo, che già cominciava a divenire sospetto, andarono
-errati nel lor giudizio con danno gravissimo de' Veneziani. Il primo
-descrisse tal pestilenza nelle sue pubbliche lezioni dell'anno 1576.
-La città di Padova nello stesso anno veniva pur desolata dalla stessa
-pestilenza, introdottavi per ragione di mercanzie infette. Quivi
-però finì alcuni mesi prima che a Venezia; nè vi menò tante stragi.
-Nella Svizzera fece ancor minor male, quantunque si fusse appreso il
-contagio in Zurigo, Bolzano, e in qualche altro luogo. A questo stesso
-tempo (del 1575, 76, e 77) la peste, secondo il Graziolo, sortita
-dalla Russia, e spezialmente dalla Livonia, invase la Sarmazia, e la
-Pomerania. Giusta il concorde sentimento de' cronologi furono infette a
-pari tempo l'Austria, la Transilvania, la Turingia, la Misnia con altre
-Provincie Sassone, Renane, Illiriche, ed altri luoghi del Belgio; e in
-Italia, la Sicilia, dove arrecò innumerabili danni, la Calabria, e le
-città di Forlì, e di Milano.
-
-I Milanesi all'udir le prime voci di peste, che vicino infieriva per
-tante parti, affrettaronsi di usar buone misure di difesa, mettendo
-guardie ai loro confini, per impedire, quanto era in loro, di sì
-crudel nemico l'accesso; pur malgrado di ciò s'inoltrò esso nella loro
-provincia, recatovi da alcuni fuggitivi di Mantova. La pestilenza si
-manifestò da prima a Oleggio, indi a Nogara, Belignano, Monza; passò
-quindi nella città. Quivi cominciò in Agosto del 1576, e durò sino al
-finire del 1577, e vi perirono da 18,300 persone nella sola città.
-Questo fu il tempo, in cui s. Carlo Borromeo, il grande arcivescovo
-di Milano, con invitto animo e coraggio affrontò ogni pericolo,
-dando prove assai chiare delle sublimi virtù, proprie soltanto
-della religione di Cristo. I poveri ne furono largamente soccorsi
-e provveduti; la carità e la pietà recaron per tutto consolazione
-e conforto all'acerbità di tante sciagure. Si adottò l'uso della
-quarantena generale, ed altre sagge precauzioni e discipline, che
-prescrisse l'ufizio della Sanità, secondo che dava quel tempo. Ma
-siccome pur troppo alcune altre pratiche distruggevan le prime; così
-non se ne aveva un compiuto effetto; e la peste vi durò più di quel
-che doveva. I nobili, i ricchi, i potenti collo stesso Governatore
-si ritirarono nelle castella, e ne' poderi più discosti, ancorchè
-fosse stato ciò proibito: «scusandosi ciascuno con la pelle» come
-dice il Bugati. Anco a questo tempo grande quantità di lupi vidersi
-con istupore discesi nelle terre del Milanese, che ferivano e
-divoravan fanciulli, e gente d'ogni maniera. Altra singolarità, che
-contraddistinse tal pestilenza, fu quella, che aborrendo, specialmente
-le donne, di esser condotte e spogliate al lazzeretto o ad altri
-luoghi degl'infetti, o sì veramente prese alla superstizione uscendo
-del senno, si uccidevan da sè; tal che ben assai di loro, e giovani ed
-oneste, trovaronsi nelle lor case appiccate; e molte ogni giorno se
-ne trovavano; nè valeva por guardie per impedire sì fatta frenesia,
-dond'erano incolte. Il perchè a curarle, come si potesse il meglio,
-da così fatto malore, con prudentissimo consiglio si prese partito
-di sporre sulle pubbliche piazze alla comun vista i corpi ignudi di
-quelle, che si uccidevano di propria mano. Tanto bastò per sanarle.
-Fin da quel tempo gli storici hanno posto attenzione al fenomeno,
-ch'è quasi costante in ogni pestilenza, cioè in ambo i sessi lo
-straordinario stimolo del naturale appetito; il che in que' tristissimi
-giorni, e specialmente subito menomato il pericolo pestilenziale, si
-osservò per modo, che secondo lo storico «sì dentro che fuori della
-città quasi tutte le donne restarono gravide, e se bene n'erano morti
-tanti, ne sariano nati più assai fra un anno; conciossiacosafosseche
-fin le sterili eran di parto, e che l'altre forse avrieno partoriti i
-figliuoli gemelli; oltre che erano riusciti molti amorevoli matrimonj
-ec.». Quest'è la pestilenza, in cui si trovò a Milano Lodovico Settala,
-il quale ci lasciò scritto il suo libro _de Peste et pestiferis
-affectibus_; a Palermo Gio. Filippo Ingrassia, protomedico del Regno di
-Sicilia, il quale si giovò dell'occasione per corredare la sua Opera
-(_del Pestifero e Contagioso Morbo ec._) di molte utili osservazioni,
-fatte, per così dire, su d'esso il campo di morte. Di questa stessa
-contagione, che travagliava il Belgio, nel 1575 morì Cornelio Gemma,
-celebre medico di Lovanio. (_Mercurial. Lection. de Pestilentia, in
-quibus de Peste Veneta et Patavina; Georg. Garnerus Liber de Peste,
-quae grassata est Venetiis 1576; Ingrassia l. c.; Glissente, Trattato
-del metodo di vivere e precauzioni da osservarsi nel tempo di peste,
-Venezia 1777; P. Bugat., i Fatti di Milano al Contrasto della Peste
-del 1576-77; Cesare Rinci i cinque libri di avvertimenti, editti, ec.
-fatti in Milano nel tempo della Peste degli anni 1576-77; de Hortensiis
-Ascan. Lib. V. in quibus exponuntur observat. atque alia plurima,
-quae contigerunt in Mediolanensi peste an 1576-77; Karner. de Peste
-Friburgensi; Wolf de Peste Norimbergensi etc.; it. Adami; Lebenswaldt;
-Gratiol.; Mauroc. lib. 6.; Sorbait; Papon; Spondan. opp. citt. etc._).
-
-A. dell'E. C. 1580-81. La peste desolò la Provenza nel 1580. Essa
-venne chiamata _la gran peste_, sì riguardo l'estension del paese,
-che invase, e sì per la lunga durata di tredici mesi in Aix; e in fine
-perchè ne perirono quasi tutti quelli, a' quali s'apprese. Questa si
-riaccese in Marsiglia nel Marzo del 1581, sì che ne distrusse quella
-popolazione, non lasciandovi superstiti più che tre mila abitanti
-(_Papon op. cit._). Prospero Alpino nella sua opera _de Medicina
-Egyptiorum_ riferisce che circa a' quest'anni 1580-81 nell'Egitto sono
-periti dalla peste da circa cinquecento mila abitanti.
-
-A. dell'E. C. 1586. La peste, forse non bene estinta, rigerminò in
-Francia nel 1586; e fece miserando strazio a Parigi. Il Palmario,
-medico dello Spedale degli appestati, ce ne lasciò una regolare e dotta
-descrizione. Vi narra egli che il più di quelli, che ne venivano presi,
-cadevano in frenesia, la quale si menomava, o accrescevasi secondo la
-varia scorrevolezza del ventre; talchè pareva che da quello dipendesse
-il suo variare. Durò a Parigi fino al 1587. Presa ne fu pur Marsiglia;
-ma spaventati, al primo suo comparire, quegli abitanti se ne fuggirono
-quasi tutti; il perchè non trovò materia da appiccarvi il mal seme, e
-in pochi dì vi si spense del tutto (_Papon. op. cit._).
-
-In questo anno stesso 1586 la peste travagliò l'Austria e l'Ungheria;
-mentre la fame, ed un fiero morbo epidemico affliggevano l'Italia ed il
-Belgio (_Lebenswaldt op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1591. Fu la peste in Trento, e in Roma. In questa città
-vi rapì da 60,000 persone. Avvisano però alcuni storici, non vera
-peste, ma altro morbo epidemico e dura fame essere stati di tanta
-mortalità la potissima cagione, sì nell'un luogo, che nell'altro.
-(_Spondan. Kircher. Lebenswaldt; Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1593. Il Lebenswaldt ricorda esservi stato quest'anno
-peste in Inghilterra.
-
-A. dell'E. C. 1596. Quest'anno peste in Amburgo (_Roderic. a Castro
-de Natura et causis Pestis, quae an. 1596. Hamburgum afflixit_). Ciò
-non per tanto alcuni pongono in dubbio, se questo morbo fosse vera
-pestilenza, o no.
-
-A. dell'E. C. 1598. Rigermogliata la peste in Francia, involò alla
-città di Marsiglia in quest'anno quattro mila persone (_Papon. l. c._).
-Stando al Lebenswaldt, la città di Lisbona incominciò in detto anno
-1598 a provare i primi colpi della peste, che v'infierì qualche anno
-dopo.
-
-A. dell'E. C. 1599. Perchè la peste non era per anco al tutto spenta
-in Francia, vi ripullulò in quest'anno, e a Bordeaux, e ne perì gran
-numero di persone (_Papon. op. cit._).
-
-
-SECOLO XVII.
-
-A. dell'E. C. 1601-2. Fu a Lisbona in quest'anni fiera e micidial
-pestilenza. Tutti i mezzi adoperati per estinguerla riuscendo vani,
-si credette necessario il dar fuoco al grande Ospital Regio, la cui
-fabbrica importò grandi somme, avvisatosi per quel modo di spegner
-con esso ogni germe del contagio (_Lebenswaldt; Zacut. Lusitan. Medic.
-Princip. histor_.).
-
-A. dell'E. C. 1603. In quest'anno vi fu peste funestissima nella
-Livonia, succeduta a carestia desolatrice, anzi ad una fame delle
-più crudeli ed orribili, che ricordi la storia. Per la fame vi si
-divoravano i cani, i gatti, i topi, e, cosa che fa inorridire, sin
-anche i cadaveri si disotterravano per isbramar con essi la fame
-(_Lebenswaldt ad ann. 1602. V. Wiener Pestbeschreibung; Tobias
-Dornerell von der Pestilenz im Jahr 1603._).
-
-Nello stesso anno 1603 v'ebbe funestissima peste nell'Inghilterra.
-Scrivesi che nella sola città di Londra perivano da circa due mille
-persone ogni settimana (_Wienerische Pestbeschreib. und Infektions'
-ordnung T. I. Cap. 7. Lebenswaldt ad h. an._).
-
-A. dell'E. C. 1606. Peste fiera regnò quest'anno in più luoghi della
-Germania, secondo il Lebenswaldt; nel Palatinato del Reno, a Magonza e
-nel suo Territorio, nel Maddeburghese, e in altri luoghi.
-
-A. dell'E. C. 1607. La peste travagliò nel mille seicento sette la
-città di Augusta (_V. Joan. Castelli de Peste ejusque causis, signis
-etc. Augustae Vindelicor. 1608._).
-
-A. dell'E. C. 1607-8. Sotto l'arcivescovado del dotto, ma troppo
-riscaldato filosofo e politico Marc'Antonio de Dominis si appiccò la
-peste in quest'anno alla città di Spalatro, la quale fu così fiera e
-mortale, che vi estinse la maggior parte di quegli abitanti. Molti al
-primo annunzio di peste sono fuggiti; ma di quelli, che rimasero nella
-città, da circa quattro mila perirono. Sembra che abbia continuato
-il flagello fino al 1608. Ad illustrazione di questo fatto piacemi
-di riportare uno squarcio tratto dall'_Illyricum Sacrum_ di Michele
-Farlato T. III. pag. 489; non che una Memoria cavata da un MS.
-autografo dello stesso arcivescovo de Dominis del 1612.[17].
-
-A. dell'E. C. 1609. Il Lebenswaldt stesso narra che nella città
-di Londra, o introdotto di nuovo, oppur rigermogliato, scoppiò il
-contagio, estinte per esso in quell'anno da 11,587 persone. Per altri
-si dubita, se questo morbo sia stato veramente la peste, od altra
-spezie di malattia epidemica, prodotta dall'inclemenza della stagione,
-che fu oltre modo mutabile e varia per tutto il corso dell'anno.
-
-A. dell'E. C. 1610. Insinuatasi quest'anno la peste nella città
-di Basilea, vi uccise da circa quattro mila persone (_Uret., sive
-Wursteisen Chronic. Basileens._).
-
-A questo tempo medesimo v'ebbe peste a Colmar, a Schelestadt, ed in
-tutta l'Alsazia. Mentre la contagione pestilenziale infieriva sopra
-gli uomini, una maligna epizoozia distruggeva gli animali. Anzi
-narrasi che gli stessi volatili silvestri n'erano presi, tal che assai
-sovente vedevansi dall'aria cader a terra colti da improvviso malore
-(_Lebenswaldt op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1611. Nell'anno mille seicento undici vi fu peste in varj
-paesi della Svevia. (_Lebenswaldt op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1613. In quest'anno si manifestò la peste nell'esercito
-del re di Danimarca; e, secondo il Ricciolo (_Chronic. Magn._) vi fece
-orrenda strage. Si osserva però, che, siccome tal malore fu limitato ai
-soli soldati e non appresasi ad alcuna classe della civica popolazione;
-così vuolsi creder piuttosto che quella fosse un'altra epidemia.
-
-A. dell'E. C. 1614. La peste, forse non bene estinta nel circolo della
-Svevia, ripullulò quest'anno nella città di Dillingen, residenza
-del principe vescovo di Ausburgo (_Carol. Stengel. Historia Pestis
-Dillingae a. 1614._).
-
-A. dell'E. C. 1619. La peste rinnovossi in quest'anno nella città
-di Augusta, e vi recò molti danni (_V. Raymund. Minderer Lib. de
-Pestilent. Augustae Vindelic._).
-
-Nel detto anno mille seicento diciannove morirono dalla peste in Zara
-il maggior numero di quegli abitanti; talchè terminato il male, che
-durò nove mesi, si contarono viventi sole 2073 persone. Il contagio
-passò poi in altre città della provincia (_Joan. Tanzlinger in Dam.
-Chronologic. Jadrens. n. 97. Simeon Glinbavaz in suis memoriis_[18]).
-
-A. dell'E. C. 1623-24-25. In questo triennio fu una peste così
-terribile e micidiale a Petau o Petaw, piccola città dell'Austria nella
-Stiria inferiore, che, durando troppo lungo e miserando lo strazio di
-quella popolazione, ne andò essa quasi interamente distrutta. Tale era
-il terrore, messo negli animi, dalla violenza del male, che, tutto il
-tempo che vi durò, non eravi quasi più alcuno, che osasse avvicinarsi
-a quella sventurata città, convertita pressochè tutta in uno squallido
-e tristissimo cimitero (_Lebenswaldt P. I. p. 26. Adam. Bibl. Loim. p.
-98._).
-
-A. dell'E. C. 1625. In quest'anno v'ebbe di nuovo la peste a Londra, e
-nella città di Metz nella Lorena (_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1626. Fiera peste vi fu quest'anno a Tolosa nella
-Linguadocca; la quale, non bene estinta, poco dopo si riprodusse
-(_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1627-28. Riferisce il Lebenswaldt aver regnato a'
-quest'armi fierissima peste in Costantinopoli. Narra egli ancora che
-per sottrarsi quegli abitanti alla furia del morbo struggitore, che
-ardeva in ogni parte, ed ampliavasi rapidamente, furon costretti in
-gran parte d'abbandonare le lor case e tutte le loro sostanze, fuggendo
-alla campagna. Lo che non è da credere sì di leggieri rispetto ai
-Turchi, stante il fatalismo, che regna infra loro. Lo stesso autor
-riferisce che a questo tempo (cioè negli anni 1627-28), la città
-d'Augusta, percossa nuovamente dalla peste perdette da circa trenta
-mille persone.
-
-Ma or mi s'apre nuova luttuosissima scena di orrori e di stragi. La
-pestilenza, che son per descrivere degli anni 28 e 29 in Francia, 29,
-30, e 31 in Italia, è una delle più spaventevoli, e più micidiali,
-ch'abbiano mai inferocito sulla umana generazione.
-
-A. dell'E. C. 1627-28-29. Abbiam già veduto fin dal 1625, che la
-peste aveva incominciato ad affliggere alcuni paesi della Lorena, e
-che nel 1626 erasi ampliata in altri luoghi della Francia. Quivi, a
-questo tempo le false dottrine di Lutero e di Calvino, assalendo i
-principj dell'antica religion dominante, avevano seminato il fuoco
-della discordia, sollevati partiti, e gittate specialmente le Provincie
-Meridionali in preda alla guerra civile. Quindi ne' continui movimenti
-di truppe, e fra i disordini della guerra il contagio pestilenziale
-aveva grande opportunità e mezzi parecchi di vieppiù propagarsi, e di
-preparare le sue rovine.
-
-Alla fine di Settembre del 1628 fu portata la peste nella città di
-Lione. Assicura il Papon che ciò sia seguito col mezzo di alcuni
-soldati venuti d'Italia; ma non sì tosto si dichiarò quella esser la
-peste, che gli abitanti, da grande spavento presi, d'altro non si
-occuparono, che de' mezzi di porsi in salvo, fuggendo dalla città.
-Quindi, imballate le masserizie lor più preziose, e dato ordine
-alle lor cose più care, affrettarono il momento di abbandonar il
-natio paese. Quelli, che avevano case proprie alla campagna, vi si
-ritirarono, ma chi non le aveva, dalle città e da' villaggi vicini
-vennero colla forza respinti, per modo che si rimasero erranti senza
-tetto, e senza ricovero. A taluni affannati e mal conci riusciva
-di poter alla città ritornare. I sintomi, che accompagnavano la
-malattia, erano violentissimi. Per lo più manifestavasi in alcuni
-la frenesia, che non cessava che colla morte; in altri il delirio
-giugneva a dovernegli far incatenare. Cadevano altri in profondo
-sopore, donde cosa nessuna valeva a riscuoterli. Sofferivano altri
-ostinatissima veglia, vomiti continui, diarree che gli sfinivano, e
-spessi svenimenti, con dolori atrocissimi, urente ardore alla region
-de' precordj, violentissimi dolori di testa, delle reni, e degli arti,
-ec. Passavano alcuni sei o sette giorni senza cibo di sorta, quando
-altri divorati venivano da canina fame e continua. Serie infinita
-di contrarj sintomi comparivano; v'erano esantemi lividi, carbonchj,
-buboni, tumori al collo, ec., e si terminava in breve la sofferenza,
-e la vita. Alcuni cadevano morti in sulle strade improvvisamente;
-ed altri, presi da mortali angosce, nell'atto di coricarsi a letto
-spiravan l'anima. Il morire secondo ordine era fra due, tre, quattro,
-o sette giorni dall'accesso del male. Il morbo non sì alle donne,
-come agli uomini si apprese; nè questi, come quelle, sì di leggieri il
-vincevano, appreso che lor si fosse. I medici non sapendo propriamente
-che farsi d'una malattia, di cui ingenuamente confessavano la loro
-ignoranza, stavansi neghittosi senza far nulla. In loro luogo si fecero
-avanti di molti empirici; come suol avvenire in tempi di spavento, e
-ne' luoghi di confusione e disordine. Si osservò che l'uso del vino fu
-utile, e funesto l'abuso. A parecchi tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo,
-ripresa cinque o sei volte al giorno, e nessun'altra cosa nè alimento,
-nè medicina. Un religioso s'occupava in far cauterj, e applicare
-vescicatorj; preservativo che fu riconosciuto eccellente. A due
-fratelli fornaj appresasi ad uno stesso tempo la peste, uno ai primi
-sintomi si cacciò nel forno ancora caldo; sudò molto, e guarì; l'altro,
-che sì non fece, credesi che sia morto.
-
-Non v'ha cosa, che uguagliar possa lo spettacolo d'orrore e di pianto,
-che offeriva di se a' risguardanti la città di Lion ne' mesi di
-Settembre, Ottobre e Novembre. Da tre a quattrocento persone all'ora
-venivano colte, parte dall'infezione, parte da morte. Stavano sei
-o sette malati nella medesima camera, tre o quattro nel medesimo
-letto; l'uno moriva, l'altro era agonizzante; e quale tormentato
-da acerbissimi dolori metteva angosciose grida, mentrechè l'altro
-fatto delirante, e divenuto maniaco per effetto del male, commetteva
-stranissimi eccessi. In questo mezzo i meno gravati dal male desolati
-e tristi usavano delle fiocche lor forze a soccorrere chi più ne
-aveva bisogno. Chi per lo spavento impazziva, chi diveniva muto, chi
-sentendo i sacri bronzi invitare alla preghiera per la cessazione
-del male, colto da brividio d'improvviso terrore cadeva malato, e in
-poche ore si moriva. Le strade erano tutte, parte diserte, e parte
-ingombre di cadaveri. La fame, la immondezza, l'abbandono concorrevano
-ad abbreviare gl'istanti dei miseri infermi, cacciati negli spedali;
-alcuni di loro, mentre combattevano ancor colla morte, venivano da'
-ladri spogliati d'ogni lor masserizia e danaro. Se le più autorevoli
-storie nol ci confermassero, appena uom crederebbe la natura e
-moltiplicità de' misfatti, che in sì trista calamità si commettevano.
-Un testimonio oculare sia suggello al mio dire. Egli assicura che
-gli eccessi giunsero a tanto che v'ebbero da trovarsi a Lione e a
-Milano, e in altri luoghi cotanto perversi uomini, che coll'opera
-loro procuravano di propagare essi stessi la peste, infettandone le
-case e le persone sane. A tanto giugne l'umana malvagità pur sotto il
-flagello! Alcuni gittati semivivi nelle fosse coi morti se ne traevano
-il giorno appresso ancor vivi[19]. Altri sentendo vicina l'ultima
-ora avvolgevansi in un lenzuolo per menomarsi l'orrore d'esser nudi
-sepolti; altri scavatasi la propria fossa, vi si coricavano presso di
-maniera, che speravano potervi dentro cadere senza lasciarne sì tristo
-ufizio a' suoi col pericolo di andarne pur essi infetti. È degno di
-considerazione, come i più di leggieri venivano dimenticati, e come
-in tante sciagure si passava poi dalla tristezza alla consolazione;
-come si si abbandonava alle passioni, a' piaceri, manifestando somma
-indifferenza sugli altrui mali. Risonavano le taverne notte e dì di
-grida, e di suoni, di bestemmie, e di smodati cantari. Si vide pur
-anche chi accompagnava i funebri carri, ir cantando e saltando; e
-parecchi maritarsi fino a tre volte. Una donna fra l'altre si sposò
-successivamente a sei mariti in poco di tempo, e li seppellì tutti e
-sei, senza averne preso la peste. È pur considerevole, che in questo
-corso di pestilenza gli sterquilinj, e le case d'immondezza ripiene
-fossero luoghi di maggior sicurezza, che non erano le case ventilate
-e pulite. La peste cominciò a diminuirsi nel mese di marzo 1729; e fu
-pressochè estinta ne' mesi di Giugno e di Luglio. Se ne riaccesero le
-scintille in Agosto; ma in Settembre terminò affatto. La peste lasciò
-quasi in tutti quelli, che ne sono guariti, assai triste conseguenze e
-reliquie, rimasti tutti più o meno infermicci. Chi ne andò cieco, chi
-sordo, e chi muto; ed i più mal fermi delle gambe. Non è conforme tra
-gli storici il numero de' morti. Danno i più, che di tal peste sieno
-periti da circa 70 mila persone; il che è pur verisimile, atteso il
-sommo disordine nella cura e nel corso di tal malattia. Di gravissimi
-falli si accusano i Magistrati municipali di Lione. Dal soprattocco
-abbandono grandi sconvenevolezze ne derivarono, anche per riguardo alla
-legittima successione delle famiglie, perchè insorsero di lunghissime
-liti, e rovinose (_Theoph. Reyn. de Mart, pro pest. p._ 451. _Papon. T.
-I. pag._ 165.).
-
-A. dell'E. C. 1629. Nel mese di Luglio del mille seicento ventinove
-un Cappuccino, infetto di quattro carbonchj e di due buboni, giunse
-a Montpellier da Tolosa. I medici, secondo lor uso, disputavan fra
-loro sull'indole di quella malattia. Alcuni tenevano che fosse peste,
-altri il negavano. Il Cappuccino intanto morì fra brevissimo spazio di
-tempo; ma non perciò la quistion terminò. Due dì appresso morì altra
-persona co' medesimi sintomi; ed anzichè conchiuderne la cagione, si
-riaccese la disputa sempre più viva; per modo che i medici disputavano
-co' sillogismi, e la peste la finiva col fatto, assalendo qua e là le
-persone indifferentemente. Si occultarono colla maggior gelosia questi
-nuovi accidenti; il che impedì agli officiali del Municipio, sotto
-la presidenza del celebre medico Ranchin, di prendere le necessarie
-precauzioni per arrestare i progressi del male. E di vero, per alcuni
-giorni non si sentì più parlare d'infortunj, nè di morte. In questo
-mezzo arrivò a Montpellier il cardinal Richelieu; vi giunse il Re
-poco appresso con numerosa corte, e porzion dell'armata, che faceva
-la guerra ai Calvinisti. Non appena e' vi giunse, che il male, che
-covava occulto, apertamente scoppiò ad un tratto in più contrade della
-città, e vi sparse il terrore. Il Re fugge, l'armata se ne ritira, gli
-abitanti smarriti fanno loro fardelli e bagagli; chi fugge da una parte
-e chi dall'altra. Le strade ne van piene di fuggitivi, non sicuri nè
-anche di trovare asilo. I consoli o provveditori della città, riavutisi
-dal loro sbigottimento, s'occuparono seriamente della salute de'
-cittadini; ma in vano, perchè troppo tardi. Tra i diversi provvedimenti
-creano un Consiglio di Sanità; ma della paura ne fuggirono gli eletti.
-Questa peste aveva a un incirca i medesimi segni delle altre. Spiegò
-essa la maggior sua violenza nell'autunno del 1629; andò quindi
-declinando per gradi fino all'Aprile del 1630, in cui fu estinta; ma
-di essa in questo spazio perirono nella città di Montpellier da circa
-cinque mille persone, cioè a dire la metà di quanti eran rimasti in
-città. Fra' morti si contò gran numero di religiosi e di chirurghi
-impiegati all'assistenza degl'infermi. Terminò in Aprile, e gli
-abitanti fuggiti vi ritornarono senza pericolo La municipalità, durante
-il contagio, mantenne certo ordine d'amministrazione, e tra le misure
-migliori quella si fu di far trasportare i malati fuori della città.
-I latrocinj nel tempo di questa peste non furon meno frequenti, che
-negli altri luoghi. A Montpellier si ebbe singolare altra specie di
-furfanteria; questa è, che i serventi degli ammalati nelle case e negli
-spedali s'accordavan fra loro, inducendo gl'infermi a far testamento
-reciprocamente a loro favore. Nè anche il terribil cospetto della morte
-tiene in freno la sozza e cieca passione dell'avarizia, e della frode.
-
-La città di Digne nella Provenza fu pur in quest'anno 1629 travagliata
-fino agli estremi dalla peste. Essa presentò questa volta dei singolari
-fenomeni. Gl'individui, che ne furon presi, vennero tormentati da sete
-ardentissima, da veglia, da gravezza di capo, stanchezza e sfinimento
-di forze, debolezza e mancamento della voce, nausee, vomiti, ardori
-d'urina, sputi misti di sangue, copiosi sudori, brividi, convulsioni,
-delirio, frenesie. Oltre di ciò buboni, or uno, or più, della
-grossezza di un'amandorla o di un uovo con dolori violenti, e senza
-infiammagione. Non di rado si risolvevano, ma per lo più suppuravano e
-s'aprivano, ed allora i dolori diventavano insofferibili; spessissimo
-carbonchi, de' quali se ne osservavano tal volta fino a dodici, in
-un solo individuo, ora lividi, ora purpurei, accompagnati da ardori
-vivissimi, e da pustole, che rodevano le carni. La maggior parte de'
-malati divenivano gonfi; e molti ne morivano improvvisamente senza
-aver dato alcun segno di malattia. I cadaveri erano orribili a vedere;
-avevano il viso storto, sghembo, le membra rigide, e ordinariamente
-contratte.
-
-In questa pestilenza, secondo il Papon e il Gassendi, che la
-descrissero, intervennero particolari fenomeni. Tra gli altri si vide
-un malato uscir repentinamente dal letto, arrampicarsi per le mura
-della casa, salire in sul tetto, e gittarne le tegole in sulla strada.
-Altri, salito sopra un tetto col mezzo di una scala, danzarvi qualche
-tempo; disceso quindi darsi a correre per la città, finchè presentatosi
-a un corpo di guardia ne venne ucciso con un colpo di fucile. Tale
-dallo spedal si fuggì, corse alla sua moglie, ch'ebbe la debolezza di
-accondiscendergli, e nell'atto stesso ambedue si morirono. Un altro
-malato, immaginandosi nel suo delirio di poter volare, prese il volo da
-un sito elevato; ma caduto, si fracassò; ed altro, credendo di essere
-in una nave agitata dalla tempesta, gittò le sue masserizie in sulla
-strada, avvisando di menomare il peso delle mercanzie, onde salvare il
-naviglio dal naufragio. Uno sventurato padre, in istato di delirio,
-gittò dalla finestra il suo figlio ancora in fasce. Una giovane di
-vent'anni riebbesi del suo letargo nell'atto, che fu gittata sopra
-un mucchio di morti. Un'altra di 25 anni, caduta per quella malattia
-in una fossa, vi restò tre giorni senza segni di vita, il quarto,
-destatasi dal dolore cagionatole dallo scoppio di un bubone, risanò.
-Una vedova malata, priva d'ogni soccorso, restò sei dì nella sua
-stanza, senza mangiare nè bere, e dopo tanta inedia si guarì. Un uomo,
-preso dalla peste, e rimasto senza dar alcun segno di vita, sua moglie,
-che lo credeva morto, gli scavò la fossa, ma non avendo forza bastante
-di portarvelo, nè strascinarvelo, lo lasciò nel suo letto altri quattro
-giorni, al termine de' quali si svegliò, alzossi, e uscito di casa
-diedesi a scorrere per la campagna, profetizzando ed annunziando il
-giudizio finale, coll'esortar gli uomini alla penitenza, maledicendo
-quelli, che non si genuflettevano dinanzi da lui; ed altre sì fatte
-stravaganze; così fece fin che durò il delirio, il quale poco dopo
-terminò, e terminò pure felicemente la malattia.
-
-Lo spettacolo, che offeriva la peste alla campagna, era altresì il
-più lagrimevole e spaventoso. Gli abitanti colpiti dalla peste si
-coricavano in sulla terra, e quivi ben presto esalavano l'anima, privi
-d'ogni soccorso. Trovaronsi dei fanciulli, che succhiavano il seno
-della madre già morta; altri che le capre avean preso cura di nutrire.
-D'ordinario in famiglia i vivi prestavano ai morti gli ultimi uffizj
-della sepoltura. Il padre seppelliva suo figlio, il figlio scavava
-la fossa al padre, il marito sotterrava la propria moglie, la moglie
-rendeva questo ultimo doloroso ufficio al marito; e le fosse erano così
-poco profonde, che il più leggier vento discopriva le membra livide dei
-cada veri.
-
-L'arte medica e chirurgica fecero assai poco a pro' di quegli infelici.
-Appena 500 persone furon soccorse confusamente dall'arte; e di queste
-la maggior parte morì.
-
-L'immagine della morte era da per tutto a tutti presente. Ciascuno non
-si occupava più, che di se, e del proprio pericolo, nè pensava a quello
-degli altri. L'uno l'altro fuggiva. Non si dava più alcuno scambievole
-soccorso. La desolazione era generale ed estrema.
-
-Il flagello della peste cominciò a Digne il primo giorno di Giugno
-1629, e vi durò quattro mesi. Per tutto questo tempo il cielo fu
-coperto di dense nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante, e vi
-ebbero frequentissimi temporali. Nessun uccello si sentì in tutto quel
-tempo nè in città nè in campagna. Nessun'altra malattia regnò oltre
-la peste. Nella prima settimana di Giugno morivano 3 o 4 persone al
-giorno; verso la metà fino a 15;fino a 40 circa al principio di Luglio;
-e fino a 100 verso la metà; da 160 alla fine dello stesso mese ed ai
-primi di Agosto. Alli 15 di Agosto la malattia cominciò declinare.
-Nel mese di Settembre non vi avevano, che 5, o 6 morti al giorno; in
-Ottobre terminò intieramente. Fra la città e la campagna non restaron
-superstiti, che solo mille e cinquecento persone di 10,000, a che
-montava quella popolazione; sicchè 8,500 perirono, che è a dire,
-quasi sei settimi di tutti gli abitanti nello spazio di cinque mesi;
-più uomini che donne, più giovani che vecchi. Fra i 1,500 individui,
-che sono rimasti, non ve n'erano, che cinque o sei soltanto, i quali
-non fossero stati presi dalla malattia. La peste ricominciò sei mesi
-appresso; ma quegli abitanti, che fresca avevano la memoria delle
-passate disgrazie, se ne fuggirono quasi tutti, e non vi perirono,
-che cento persone, tutte straniere. Nessuno nuovamente fu preso di
-quelli, che avevano superata la malattia. Si attribuì cotanta strage
-all'inesperienza de' medici, allo spavento de' magistrati, alla
-mancanza di buona polizia Sanitaria, e degli opportuni provvedimenti;
-alla confusione, e al disordine, che quivi regnò. Un decreto del
-Parlamento proibì sotto pena di morte agli abitanti di Digne l'uscire
-della città. Il commissario incaricato dell'esecuzione, quando aveva
-qualche ordine da notificare agli abitanti, si metteva sul ponte della
-Bleona, faceva suonar la tromba, e quegli sventurati accorrevano in
-folla, comunicandosi il contagio l'un l'altro. I paesani de' contorni,
-che armavano il cordone attorno la città, e custodivano i passaggi,
-confiscavano e s'appropriavano le poche provisioni, che onorate e
-liberali persone inviavano a Digne ai loro parenti ed amici. Alcuni
-barbari monopolisti vendevano a troppo grave prezzo le derrate, che
-non si potevano aver che da essi. Mille ruberie, incendj, atrocità
-accrebbero la desolazione e gli strazj di quella sventurata popolazione
-(_Gassendi Notit. Eccles. Diniens. Papon. T. I. p._ 194.). Questo
-medesimo flagello desolava allora Aix, Marsiglia, quasi tutta la
-Linguadocca, e la Provenza. Ciò riguardo alla Francia.
-
-A. dell'E. C. 1629-30-31. Nell'anno 1628 vi fu gran carestia in
-Italia, e specialmente nello Stato di Milano, e in alcune terre della
-Lombardia, accresciuta poi dalla guerra, che sopraggiunse di maniera
-che in detto anno 1628, e nel seguente 1629 morì di fame e di stento
-non poca gente[20].
-
-La guerra che successe a quest'anni tra la Francia e l'Austria per la
-successione al ducato di Mantova, diede occasione alla peste, che si
-sviluppò nella Lombardia, e quindi in quasi tutta l'Italia. Secondo
-l'opinione degli storici essa vi fu portata dalle truppe Alemanne,
-e specialmente da quelle venutevi dalle Fiandre, ov'essa a quel
-tempo crudelmente infieriva. La peste si spiegò da prima nella parte
-settentrionale del Milanese; nè vi fu conosciuta, se non quando aveva
-già fatto di molti progressi, nè tempo era più di arrestarla. Alle
-prime notizie, che se n'ebbero a Milano, il magistrato di sanità inviò
-commissarj sopra luogo, tra' quali il medico Tadino del magistrato
-medesimo, che poi ci lasciò la storia di questa pestilenza.
-
-Que' commissarj trovarono gli abitanti delle città in preda allo
-spavento, i quali fuggivano alla campagna, e riconobber col fatto che
-la malattia, da cui erano afflitti, era la vera peste, e donde fosse
-proceduta. Prescrittivi alcuni rimedj, provvedettero pur il paese di
-viveri, ma non preser alcuna precauzione per arrestarne i progressi. Vi
-lasciarono aperte e libere le comunicazioni, come per l'innanzi: e la
-peste vi si dilatò e diffuse con una rapidità incredibile. Penetrò essa
-a Milano in sul finir dell'Ottobre del 1629 per ragion di alcune robe,
-che taluni del popolo avean rubate, o comperate dai soldati Alemanni.
-
-La città di Milano astretta così dall'imminente pericolo, in cui si
-trovava, cominciò a formare un governo conforme alle circostanze,
-e lo affidò per ogni parte amministrativa e politica al magistrato
-della Sanità, composto di nobili, di cittadini, e di medici. Questo
-magistrato divise la città in quartieri; vi stabilì de' lazzeretti;
-distribuì le mansioni; ordinò non poche e buone discipline, e saggi
-provvedimenti di polizia; ma non porse molto di considerazione alle
-forme e al divisamento dell'esecuzione; perchè moltiplicandosi in
-alcuni casi la ragion dell'usare degli abitanti fra loro, giusta i
-bisogni comuni di sussistenza, sovente s'abbattevano in folla ad alcuni
-luoghi della città, e così ne veniva cresciuto l'alimento al contagio.
-D'altra parte l'incredulità de' cittadini, l'ignoranza prosuntuosa di
-alcuni medici e chirurghi, che si ostinarono a sostenere che quel male
-non fosse peste, contro l'autorità di molti altri dotti e sperimentati
-che l'affermavano, ne originarono una specie di scisma nella città, e
-ciascun partito vi aveva i suoi partigiani. Mentre costoro disputavano,
-la peste ampliava le sue conquiste, e finalmente la morte a visiera
-alzata abbattendo da tutte parti gran numero di vittime, disingannò
-gl'increduli. Crescendo i malati e i sospetti, si aumentò il numero
-dei lazzeretti fino a quattro, ma, neppur questi bastando, fu preso il
-partito di lasciar nelle loro case que' malati, e sospetti, che avevano
-comodi alloggiamenti per esserne sequestrati. Si adottò in oltre la
-misura di cacciare dalla città tutti i forestieri, i vagabondi, le
-persone senza mestiere; e su di ciò qualche storico osserva, che
-questa disposizione, la quale sarebbe stata utile ed opportuna in
-principio, doveva esser riguardata, come barbara e improvvida a quel
-momento. Cacciar fuori tante persone da una città, ove la peste era
-nel forte, oltre che era cosa inumana, non poteva aver che tristissime
-conseguenze per tutto il resto d'Italia. Quest'infelici non potevano,
-nè dovevano esser ricevuti in alcun luogo; stretti dall'imperiosa
-necessità di procurarsi di che vivere, dovevan tutto tentare.
-L'estremo bisogno e la disperazione inducono l'uomo a vincere le più
-gravi difficoltà, e a commettere di gravissimi eccessi. Giunto il
-carnevale, si volle osservare il rito Ambrosiano, ad onta dell'opinion
-de' più saggi magistrati, e dar luogo ai soliti divertimenti, e a'
-baccanali, per lo innanzi già usati. Finalmente non preveduti gli
-accidenti succedendosi l'uno all'altro rapidamente, e aumentandosi
-ogni giorno più la malattia, non bastando mezzo nessuno a combatterla,
-si cominciò a vedere in essa qualche cosa di soprannaturale; quindi
-si prese a chiamarla _male divino_. Il perchè si ebbe ricorso alle
-preghiere pubbliche, alle processioni, e alle penitenze. Ma Dio
-non fa miracoli ad ogni nostra inchiesta; sicchè queste pratiche
-(ragionevolmente parlando) concorsero anzi a vieppiù accender la peste.
-L'affluenza di molte persone in un medesimo luogo, la mescolanza di
-più individui e diversi, sani e malati, o che sieno pur mo' guariti,
-o che nascondano il male, senza un miracolo far altro non possono,
-se non influire all'aumento, e alla propagazione del male. Quindi è
-che a quel tempo il numero dei morti giunse fino ai 3555 al giorno;
-e questa grande mortalità durò qualche tempo. Vedendosi continuare
-una strage sì orribile, si andò pensando a straordinarie cagioni.
-Dappoichè i giovani dell'uno e dell'altro sesso andavano di que' dì a
-pie' nudi per ispirito di penitenza, si pensò che alcuni scellerati,
-con divisamento di nuocere, avessero abbrucciato robe da appestare, e
-sparsene poi le ceneri in sulle strade, per le quali dovevan passare
-le processioni; e così spacciavano sì fatte fole. Si credette pure
-che in quella terribile circostanza vi fosser uomini tanto perversi,
-che, per uccidere chi lor piacesse, formato avessero unguenti misti
-di materia purulenta pestilenziale, o d'altre sostanze venefiche e
-micidiali. Il fatto fu pur anche giuridicamente chiarito. S'arrestarono
-i pretesi colpevoli, e dicesi, che confessassero il loro misfatto, e
-sieno stati puniti. La casa, ove si è creduta eseguita la manipolazione
-di questi veleni, fu spianata, e vi si innalzò una colonna d'infamia
-il dì 30 Agosto del 1630 con epigrafe, che ciò manifestasse all'età
-avvenire. Il Muratori dice di averla veduta. Lo stesso però osserva,
-che le persone spaventate veggono mostri e fantasime, ove non sono; che
-in tempi di terrore e di miseria è facil cosa, che l'immaginativa si
-riscaldi; che si offuschi la ragione, e che a forza di tormenti si cavi
-di bocca alle persone la confession di delitti, che non hanno giammai
-commessi. Ciò non per tanto cotali misfatti in caso di pestilenza si
-narran da tanto accreditati autori, e da molti, che pur si può credere
-che sieno stati le più volte commessi. Io poi posso e debbo crederlo
-più d'ogni altro, dappoichè alcuno d'essi avvenne quasi sotto a' miei
-occhi, come a suo luogo per l'appunto riferirò. Finalmente la peste
-era già in sul finire; e si ordinò la quarantena generale, che produsse
-ottimo effetto, tanto più ch'era già il mese di Dicembre del 1630, ed
-il freddo agisce contro il mal influsso pestilenziale. Si conta che
-Milano abbia perduto per questo contagio da circa 160 mila abitanti, e
-che in proporzione maggiore sia stata la perdita, che seguì nel Ducato.
-Comunque ne sia, la mortalità dee essere stata grandissima, se pur
-non fosse in tutto, quale ci vien narrata (_Tadino Origine e progressi
-della gran peste di Milano lib. I. cap._ 4._; Joseph Ripamonti de Peste
-Mediolanensi; Muratori Governo Politico ec._).
-
-La primavera dell'anno 1629 fu calda con piogge continue; secca la
-state con eccessivi calori. Nel 1628 comparve una gran cometa, da cui
-gli astrologi, che ben avevano allora grande influenza sullo spirito
-popolare, presero argomento di far pronostichi funesti all'Italia:
-«_Fames in Italia, morsque vigebat ubique_». È più probabile però
-che que' ciarlatani per conservarsi in credito abbiano fatto questa
-predizione dopo gli avvenimenti.
-
-Nell'anno 1629 insinuossi pur in Dalmazia la peste, e vi attaccò
-Spalatro, recandovi nuove rovine. Quivi scopertasi, gli Zaratini
-usarono di ogni diligenza, perchè non penetrasse nella città loro.
-Aprirono il lazzeretto per li sospetti, e si giovarono d'altre
-precauzioni per difendersi da questo formidabile nemico. Ad onta di
-tutto ciò per introdottevi merci penetrò anco in Zara l'anno 1630, e
-vi sterminò in poco di tempo più di mille persone, oltre a tre mille
-e più del suo allora popolato contado: tra queste cento quarantadue
-ecclesiastici. Il morbo fu violentissimo, ma di breve durata,
-interamente cessatovi lo stesso anno, e riconosciutane apertamente la
-grazia dalla intercessione del santo vecchio Simeone. In quel tempo
-di pubblica calamità gli Zarattini fecer solenne voto di affrettare la
-traslazione del corpo di detto santo; lo che eseguirono con magnifica
-pompa l'anno 1632 (_Joan. Tazlinger op. cit.; Laurentius Fondra
-Historia Simeonis_).
-
-A. dell'E. C. 1630. Cotesta fierissima pestilenza, che mi fo a
-descrivere, prese in quest'anno a vieppiù desolare molte parti
-d'Italia. Dessa fu preceduta da crudelissima fame, come si è detto; la
-quale per le devastazioni della guerra divenuta più atroce, alterando
-e debilitando la complessione de' corpi, accresceva al contagio la
-potenza di nuocere e di propagarsi. L'un dopo l'altro cadevan morti
-gli armenti, colpiti da maligno epizootico morbo; il quale, congiunto
-cogli altri mali, compieva in Italia lo spettacolo più doloroso e
-funesto. Il Milanese, come ho già soprattocco, era già in preda a tutte
-le desolazioni del più fiero contagio. Brescia col suo territorio già
-ne provava i tristissimi effetti. Mantova assediata dagl'Imperiali
-al di fuori, dalla peste straziata al di dentro; così in varie altre
-città e paesi divampava la peste. Verona, che si trovava in mezzo a
-tutto questo fuoco pestilenziale, si mantenne sana ed illesa fino al
-Marzo del 1630, non però senza gravissimi timori, specialmente per il
-passaggio e commercio, che aveva colle truppe, alle quali non poteva in
-alcun modo impedire il passo. Ma circa la metà del Marzo di quell'anno
-infelice pur qua giunse infermo un soldato da Asola Bresciana, o, come
-altri vogliono, da Pontevico. Prese alloggio in casa di certa Lucrezia
-detta Isolana a s. Salvator Corte Regia, e vi morì in cinque giorni.
-Visitato da Adriano Grandi veronese del Collegio de' Medici, e' giudicò
-non esser lui altramente morto di pestilenza; maneggiati però i suoi
-vestiti dalla albergatrice e dalle sue figlie e fantesca, tutte queste
-infelici in poche ore infermarono e si morirono. Altre donne della
-contrada avendole visitate ed assistite, caddero inferme pur esse, e
-poi morte di quel morbo medesimo, contrattone il maligno seme tutti di
-loro casa. Sedici furon essi, che da febbre assaliti immediatamente,
-fra diversi gradi e accidenti, e solo cinque ne sopravvissero, morti
-gli altri, parte in casa, e parte al lazzeretto. Tante morti, quasi
-repentine in poche famiglie d'una contrada, misero in guardia i
-magistrati, sparso già lo spavento fra la popolazione. Dai provveditori
-di Sanità venne ordinata l'ispezion dei cadaveri; fatta scelta di
-medici e di chirurghi, si esaminò, si consultò, e si ragionò; ma,
-come il solito, diverse ne furono le opinioni: chi affermava che fosse
-peste, chi lo negava, e chi ne dubitava. Il medico Francesco Graziolo e
-Camillo Giordani chirurgo con ferma opinione conchiusero esser quelle
-morti procedute da pestilenza, principalmente perchè nell'anguinaja
-destra della fanciulla Isolana appariva un livido tumoretto. Il popolo,
-che spesso vuol farla da giudice, anco pur in ciò che non conosce, nè
-intende, giudicò falsa e temeraria l'opinione dei due sopraccennati
-professori. Quindi, come è proprio della vulgare temerità, e vie peggio
-se venga aizzata da malvagi e da scaltri, ne furono que' due, che pur
-videro il vero, morsi e punti da satiriche voci e scritture, e poco
-fu, che non ne fossero le persone loro straziate, e conquise. Ma le
-morti successive di molti altri abitanti della stessa contrada e delle
-case contigue alle prime infette dissiparono i dubbj, e convertirono
-molti duri e ostinati. Il perchè ragunatosi il magistrato della Sanità
-coll'intervento dei Rettori della provincia, dieronsi posatamente a
-deliberare su ciò, che si dovesse fare in sì difficile e calamitoso
-frangente. Ci aveva appena qualche vestigio di ricordanza negli atti
-della cancelleria sul contagio dell'anno 1575. Quindi non restando
-memoria sicura di quanto allora si fosse operato, non si potè giovarsi
-della sperienza. Il perchè fu luogo di regolarsi giusta i dettami
-della sola prudenza. Impertanto si ordinò tosto che ne' luoghi sospetti
-fossero chiuse le case infette, sequestrate le persone, e abbruciate le
-masserizie. «Ma, dice il Pona, questa in apparenza rigorosa esecuzione
-fu diversamente sentita per la città, perchè il volgo, facile a parlar
-licenziosamente, cavillava questa severità, come che soverchio timore
-imprimer potesse negli animi, pur troppo da altri motivi feriti, e
-contaminati». Passando il male evidentemente da persona in persona, in
-breve, ad onta della pubblica vigilanza, furono appestate assaissime
-case; e per molti riguardi cercando ognuna di celar il male, per
-quanto fosse possibile, temendo d'esser diviso da' suoi famigliari,
-venne a farsi in pochi dì universale, attaccando pur anche le più
-rimote contrade. La morte moltiplicava ad ogni istante i suoi colpi.
-Nelle famiglie non restava appena chi raccontasse l'altrui morte.
-Non si trovava sì ardito cuore, dice lo storico, che volesse porger
-all'infermo medicina o alimento. Cessata ogni cirimonia ecclesiastica,
-tacevano i sacri bronzi; li sacerdoti ricusavano di accompagnare i
-feretri; negletto ogni riguardo dovuto alla dignità del soggetto,
-tacitamente i corrotti corpi si portavano alla sepoltura comune. Taceva
-l'umana pietà; gli animi, percossi dalla paura, non erano più mossi
-dall'amor degli amici, nè da quello de' congiunti. Arrivate a Venezia
-le relazioni di sì grave calamità, che desolava Verona, la Repubblica
-Veneta, onde provvedere allo straordinario bisogno de' suoi sudditi,
-elesse Alvise Valaresso in qualità di Provveditore straordinario al
-di qua dal Mincio, cavaliere chiaro per nascita, e per talenti, per
-coraggio e per altre qualità distintissimo. Il Valaresso determinò di
-fissare il suo soggiorno in Verona, sprezzando il pericolo, quantunque
-avrebbe potuto eleggerselo in luogo sano.
-
-Azzuffatesi poi tra loro a Villabona le Venete e le Imperiali truppe,
-colla sconfitta e dispersion delle prime, Verona fu costretta di dar
-ricovero a molta soldatesca sbandata e ferita; il che accrebbe la
-calamità, e somministrò nuovo pascolo alla contagion struggitrice.
-
-De' primi ordini del Valaresso uno si fu che le genti del contado,
-le quali per timor delle truppe Alemanne si erano rifugiate nella
-città, tornar dovessero alle case loro, onde tal moltitudine non
-accrescesse il fomite pestilente, essendo per ciò a quel tempo montata
-la popolazion in città ad ottanta e più mila persone. Comandò poi che
-si convocassero i medici e' chirurghi tutti della città, onde versare
-sui mezzi di sollevare la città dalla peste. Chi il crederebbe!
-Ragunatisi i medici sotto la presidenza dello stesso Provveditor
-Valaresso, ad onta della gravissima mortalità, e malgrado la più
-chiara evidenza dei fatti, v'ebbe tuttavia chi ne mettesse in dubbio
-la verità; chi la cagione delle subite moltiplicate morti a vermini
-attribuisse, e chi a maligne febbri, ma non pestilenti, negando pur
-tuttavia che in Verona peste vi fosse. Il perchè Alessandro da Lisca,
-dottor di Medicina, e prior del Collegio de' Medici, gentiluomo
-giudizioso, grave ed autorevole, rigettate assolutamente le altrui
-opinioni dubbie ed erronee, affermò per assoluto quel malore, che
-cotanto affliggeva la città, essere pur troppo micidial pestilenza. Nè
-dopo questo suo giudizio vi furon per quel tempo altre quistioni tra
-i medici. Venne quindi proposto di deputare un convenevole numero di
-medici per li pubblici bisogni della città e del lazzeretto; ognuno
-però cercò di sottrarsi, adducendo scuse e ragioni. Ma fuori della
-comune espettazione Francesco Graziolo, Adriano Grandi, e Orazio
-Graziani si offerirono spontanei per la città. Per il lazzeretto si
-elessero Ottavio Franchini medico, e Camillo Giordani chirurgo, con
-adeguato stipendio. Miseramente moltiplicavansi ogni giorno le stragi.
-E dappoichè gentiluomini ed altre benestanti persone erano morte
-nelle lor case senza soccorso il più menomo, nè anche di un sorso
-d'acqua, ciascuno senza riguardo di condizione o di nascita cercava di
-esser condotto al lazzeretto, dove si teneva che nè medicine nè altri
-soccorsi mancassero. La maniera di trasferire al lazzeretto gl'infermi
-era con barche a ciò deputate. Quivi accorrevano da tutte parti della
-città persone infette d'ogni condizion, d'ogni età, e vi concorrevano
-i congiunti ad accompagnarvele. Alcuni morivano in passando dalla casa
-alla barca; altri in esso la barca, come v'erano entrati; giugnevan
-altri semivivi al luogo pubblico; ed in questo mezzo, tra gli ultimi
-congedi de' parenti, nella folla, che a certe ore prefisse ragunavasi
-al luogo, donde partir doveva il trasporto, moltiplicavano le ragion
-del contagio e diffondevasi l'infezione e la morte. Non andò guari che
-il lazzeretto, vieppiù crescendo ogni dì il numero de' malati e de'
-moribondi, offerse a vedere uno spettacolo di angosce e di miserie
-da non poterle ridire. Nella città morivano i medici, i chirurghi,
-gli assistenti, i becchini. La fame, lo spavento, il cordoglio, e'
-disagi accrescevano il numero, e gli orrori de' morti, e le sinistre
-lor conseguenze; cercavano i magistrati, quanto era in loro, di
-provvedere, ma non valeva provvedimento di sorta, e così succedevano
-sempre cose nuove e funeste. In questo tempo perirono dalla peste
-tutti i fornaj; e la città versava in un manifesto pericolo di morirsi
-di fame, ridotta già agli ultimi patimenti e disagi. Si pregarono le
-monache, presso le quali il morbo non aveva ancora adoperato la sua
-ferocia, di fare pane da vendere nelle piazze, somministrata loro dal
-pubblico la farina; partito, che riuscì utilissimo. Intanto cresceva
-la strage. Dai dieci fino ai sedici di Giugno dello stesso anno montò
-il numero de' morti dai dugentosei fino ai trecento e più al giorno.
-Diedersi altri ordini pubblicamente, e nuove deliberazioni si presero;
-ma tutto in vano. L'infezione aveva già invaso tutto il territorio. Si
-tentò di porvi riparo; ma difficile, se non impossibile, si riconobbe
-l'impresa in que' tristi frangenti. Il Graziolo, il Grandi, il
-Graziani, medici per la città, in poche ore tutti e tre si morirono,
-e così fu d'altri medici parecchi. Pur vi perì il maggior numero de'
-chirurghi, malgrado le poma d'ambra, ed altre sostanze odorose, di
-cui a preservarsi dal morbo si faceva uso[21]. Altri medici si tennero
-chiusi in casa. Leonardo Tedeschi, medico e canonico, diede ben raro
-esempio di singolare coraggio, di esimia pietà, e di carità generosa.
-Ma l'atrocissima calamità continuava. Si fe' ricorso alle pubbliche
-preci, al digiuno, alla penitenza, moltiplicandosi tuttavia le morti;
-e mancando modi, luoghi, e ministri per seppellirne i cadaveri, si
-consultò, se meglio fosse dargli alle fiamme, ovvero gittarli nel
-fiume. La mancanza di legno e di operaj nella città fece sì, che si
-eleggesse il secondo partito. Il perchè ammassati i cadaveri lungo
-le rive dell'Adige per lo imbarco, venivano gittati nella corrente
-dell'acque. Giravan mortuarie carrette per tutte le contrade della
-città, raccogliendo cadaveri, di cui erano ingombre le pubbliche
-strade, e le case. Questi spaventosi carrocci ricolmi di cadaveri,
-orribilmente scomposti, tra le confuse teste e le crollanti membra
-trasportavansi al luogo del lor deposito, e quindi i corpi sommersi.
-Mancando però gli operaj, o già partite le barche piene di morti non
-di rado si restavano i cadaveri ammonticchiati e insepolti su quelle
-rive li tre e' quattro giorni seguitamente, mettendo orribile puzzo.
-Ahi miserando spettacolo! In questo mezzo s'infettò pur Ala di Trento,
-mentrechè già il contagio nel territorio Veronese s'andava sempre
-più dilatando; e molti della corte del Valaresso infermarono, e vi
-morirono. Moriron pur molti de' principali signori e de' cavalieri;
-appiccossi il contagio ai monasteri dell'uno e dell'altro sesso,
-rimasti fino allor preservati. Lo spavento si accrebbe, si accrebbe
-la confusione, e il disordine. Di quel tempo si invitò con grosso
-stipendio Giovanni Hennisio, medico di Augusta, perchè supplisse al
-difetto de' medici ne' gravissimi bisogni della città. Giunse egli ai
-primi di Luglio con un suo chirurgo, e si diede alla cura degl'infermi,
-come già da più tempo vi si era dato un dottor Ferrari di Udine,
-stipendiato dalla Repubblica. Facevasi ogni dì la mortalità maggiore
-nella milizia. Da Venezia spedironsi alcuni chirurghi e beccamorti,
-che vennero distribuiti per li quartieri. Nel Luglio il numero de'
-morti giunse a 350 incirca al giorno. Il coraggio ne' pochi superstiti
-veniva meno ogni dì, secondo che più crescevan le morti. Vieppiù
-mancando cooperatori e ministri, ajuti e conforti, tutto ogni cosa già
-disperavasi, presentendosi l'universale sterminio della città. Il dì
-3 di Luglio successe l'incendio del Monte di Pietà. Questo infausto
-avvenimento fece crescer d'assai la forza della pestilenza, per lo
-concorso delle persone, accorse ad estinguerlo, e per la nuova angustia
-e spavento sofferti novellamente. Infrattanto per le raddoppiate cure
-del Valaresso, del magistrato di Sanità, e degli altri ufficiali erasi
-cominciato a porr'ordine al sotterramento de' cadaveri col minor danno,
-ed orrore, che si fosse potuto. Ordinaronsi per tutto profumi di zolfo,
-purificati con ogni diligenza i quartieri della milizia, ed altri
-saggi provvedimenti furono usati. Monsignor Alberto Valerio, vescovo
-di Verona, spaventato da tanti orrori, partì li 22 Luglio per Legnago,
-seco portando il micidial seme, che doveva ucciderlo. Volendo passare a
-Venezia ammalò in Lusia, luogo del Padovano, e morì. Ma sia che sazia
-fosse la peste di stragi, ovver domata dalle buone misure, cominciò a
-declinare nel di 28 di Luglio, pur tuttavia infierendo nella provincia.
-Nel giorno 6 d'Agosto si pubblicò l'ordine della segregazione del
-territorio dalla città. Dopo il 7 Agosto si è ridotta la mortalità a
-sessanta persone al giorno; i malati di peste per lo più guarivano, e
-si manifestavano malattie di altro genere, tra le quali varie terzane.
-Verso li 15 di Agosto andando le cose di bene in meglio, nella città
-il numero de' morti si ridusse a quaranta al giorno; ma i luoghi del
-territorio erano sempre più afflitti dal devastatore contagio. A 16 di
-Agosto morirono solo ventinove persone, ai 19 soli ventidue, e così a
-un incirca fino alla fine di Agosto. Si andava in questo mezzo la città
-ristorando, e li cittadini qua e là sparsi si raccoglievano.
-
-Quindi s'incominciò il così detto sborro delle robe e lo spurgo della
-città. I malati del lazzeretto erano ridotti dai cinque mille ai mille
-cinquecento. Agli 8 di Settembre circa ridotto era il numero de' morti
-a soli venti al giorno; fra' quali sola una metà dal contagio; e di
-que' dì la pestilenza si fece di più facile guarigion, che non fosse
-una semplice febbre.
-
-Indi si ridusse a due o tre soli morti al giorno, numero minore del
-solito; e dai primi di Ottobre passarono più giorni, senza che alcun
-morisse di pestilenza. Ognuno riprendeva lena e coraggio. Finalmente
-si tenne cessata la peste; ne furono sciolti i voti, e fatti solenni
-ringraziamenti all'Altissimo dalla città per esser al fine stata
-liberata da sì crudel pestilenza.
-
-Di cinquantatremila cinquecento e trentatrè persone, che formavano
-la popolazione di Verona prima della peste, ne perirono 32,903.
-Procedutosi allo spurgo generale della città nessuno morì di quelli,
-che dicevansi _Nettesini_ deputati al maneggio delle robe rimaste degli
-appestati. Di quando in quando riaccendevasi qualche scintilla; e nel
-Maggio del seguente anno 1631 destaron esse qualche nuova minaccia, e
-trambusto; ma ben presto ritornò la calma a rasserenare queste infelici
-contrade.
-
-A. dell'E. C. 1630-31. Un'Epidemia di febbri, così dette maligne,
-o petecchiali afflisse la città di Venezia nell'anno 1629. Essa
-precedette la peste, la quale poi devastò con grande ferocia quella
-città nei due susseguenti anni 1630-31. Ardeva a pari tempo il
-micidiale contagio a Milano, Cremona, Pavia, Bergamo, Brescia, in
-tutta la Lombardia, ed in altri paesi molti d'Italia. A Mantova
-in ispezieltà, stretta d'assedio dagl'Imperiali, menava di orrende
-stragi, a tale che andando ivi estinto ogni giorno gran numero di
-soldati e di cittadini, e venendo per tal modo scemata la difesa di
-quella piazza, i Mantovani, veduto presso il pericolo di cadere sotto
-il ferro e la licenza dell'inimico, cose che temevano più assai, che
-non fossero le ingiurie del morbo, inviarono a Venezia il marchese
-Alessandro Strigi, loro concittadino, a chieder soccorsi dall'alleata
-Repubblica. Il marchese partì da Mantova co' suoi servi, ed altre
-persone. Alcuni di essi ammalaron per via, e si morirono, che questo
-micidial seme portaron seco da Mantova. Passati per Sanguinetto,
-castello del veronese, sino allora intatto ed illeso dal morbo, ve
-ne sparsero le scintille, che poi crebbero in vasto incendio. Giunto
-lo Strigi a Venezia nel dì 8 del Luglio, dal Supremo Magistrato di
-Sanità non gli fu permesso di entrarvi, ordinatogli di stanziare
-nell'isola di s. Clemente, lontana un miglio circa dalla città, per
-passar quivi il periodo della contumacia. Stando in quell'isoletta
-con undici persone del suo seguito, dopo pochi giorni preso lo Strigi
-da insolita lassezza della persona ammalò. Chiamatosi tosto Giuseppe
-degli Aromatarj, celebre medico, al primo veder l'infermo, pallido la
-faccia, rosso negli occhi con febbre, e sentitolo lagnarsi d'angustia
-del respiro, di debolezza degli arti, e di un leggier dolore al fondo
-dell'addome presso all'inguine, non dubitò punto di denunziare al
-Magistrato, che lo Strigi fosse tocco di peste, soggiunto a pari tempo
-il timor ch'egli aveva, che gran pericolo ne sovrastasse alla città.
-Altri medici, chiamati a consigliare sul caso, significaron d'accordo
-esser quella vera peste pur troppo. Il di 14 Luglio morì lo Strigi,
-dopo vomitato alquanto di sangue, cresciutogli considerabilmente il
-tumore dell'inguine, e comparsi cinque carbonchi sulla superficie
-della persona. Tre dì appresso morì un del suo seguito cogli stessi
-sintomi. Di tre servi, mandati dal Magistrato per assistere gl'infermi
-in contumacia, due infermarono, ed uno morì. Ammalatisi pur altri di
-quella famiglia, alcun ne perì, tale altro è guarito, e qualcheduno ne
-andò illeso del tutto.
-
-In tutti que' giorni, che fu malato il marchese co' suoi, trattennersi
-in quell'isola due falegnami di s. Agnese in Venezia, padre e
-figliuolo, a costruirvi d'ordine del Magistrato alcune barriere di
-tavole ed altre opere di precauzione per la contumacia. Terminato,
-ch'ebbero il lavoro, e passata qualche settimana delle prescritte
-riserve, ripatriati senza indizio di malattia, con alcuni drappi,
-che dierono da lavare a una donna, le appiccarono l'infezione; perchè
-pochi dì appresso la donna infermò, e in otto dì si morì, trovatole
-un tumore all'anguinaia, e nere petecchie alla cute. Poco dopo ammalò
-pure un suo figliuolo con bubone alla stessa parte, e morì pur egli
-in sei giorni. Non datogli sepoltura, stante ordine del Magistrato
-per esser morto nello spazio minore dei sette dì, dal medico della
-Sanità fattone sparare il cadavere, corse voce per la città, che già
-si fosse appiccata la peste. Nè guari andò che tutta la famiglia del
-falegname cadde malata coi medesimi segnali di peste, e in pochi dì ne
-morirono alcuni individui, ed altri ne son guariti. In brevissimo corso
-di tempo, tra' vicini della stessa parrocchia il contagioso morbo di
-sì fatta guisa vi si diffuse, che i deputati alla salute pubblica ne
-concepirono forti timori. E di vero, stando bene l'altro della città,
-nella sola parrocchia di s. Agnese s'andavano multiplicando i malati
-e le morti. Ne' cadaveri si vedevan buboni agli inguini, carbonchi,
-macchie nere, e vibici, sparsi d'atro colore.
-
-Il perchè quel Magistrato, messo in orgasmo, ordinò al suo protomedico
-Gio. Batista Follio di visitarne malati e cadaveri di quella
-parrocchia. Non isbigottito punto quel medico nè da timor di calunnie,
-nè da altri riguardi, manifestò apertamente l'opinion sua, che fosse
-in fatto già scoppiata la peste. E siccome di giorno in giorno sempre
-più dilatavasi il morbo, deputò il Senato altri quattro medici della
-città, perchè col medico del Magistrato dessero di quel male definitivo
-giudizio. Essi furono Ortensio Zaghi, Emilio Parisiano, Alberto de'
-Circolari, e Baldassar Vacca, i quali col N. H. Angelo Trevisano, uno
-del Magistrato supremo di Sanità, visti malati e morti, concordemente
-definiron col Follio, che quel malore fosse realmente peste. Allora, ma
-troppo tardi, ordinò il Magistrato più severe precauzioni, dirette ad
-impedire i progressi del male. Stabilì un lazzeretto nell'isola di s.
-Lazzaro, ed altre discipline prescritte, perchè fosse tolto o impedito
-il frammischiarsi dei malati coi sani.
-
-Erano ridotte a tale stato le cose, quando il Senato con sua
-Terminazione dei 25 Agosto ordinò che si convocassero trentasei medici,
-«affinchè fosse fra loro discusso e trattato intorno l'infermità di
-quelle persone che si trovavano nel Lazzeretto vecchio, cavate dalla
-contrada di s. Agnese nelle settimane passate, per saper col fondamento
-delle loro opinioni le qualità di essi mali, li rimedj proprj di
-medicarli, e le provvisioni opportune come per il Lazzeretto medesimo,
-come per la contrada di s. Agnese per estirpare ogni radice che fosse
-restata del male, e perchè non si communichi con altre parti della
-città».
-
-Convocati cotesti trentasei Medici avvenne ciò, che era ben verisimile,
-e fu, ch'essi divisersi in due contrarie opinioni, gli uni sostenendo
-che fosse peste, e che in conseguenza si dovesser prendere più
-severe precauzioni, altri negandolo. Quindi ne insorser tra loro
-contese acerrime. Ciò bastò, perchè a favor di ciascuna delle parti
-si dichiarasse forte partito. Il desiderio della pubblica salute, la
-facilità di credere ciò, che si desidera, l'avversion naturale, e lo
-spavento d'un morbo crudelissimo, la passion per la propria opinione,
-l'orgoglio di non cedere all'altrui, ed altre simili traversie pur
-troppo fecero, che il vero si restasse ancora nascosto per qualche
-tempo. Viviano Viviani fu de' più acerrimi ed inflessibili oppugnator
-del contagio. Ma mentre i medici disputavano acremente fra loro sulla
-vera natura del male, e sui mezzi di arrestarne il progresso, mentre i
-magistrati si stavano inoperosi in tanto grave incertezza, attendendo
-la decisione della medica controversia, la peste multiplicava le sue
-conquiste, e preparava quelle immense sciagure, a cui poscia soggiacque
-Venezia, non essendo stato più possibile al principato di arrestare il
-corso al contagio, e di opporsi all'orrendo strazio, ch'esso nel più
-spaventevole modo già fece di quegli abitanti.
-
-Nè giova qui ritoccare le tinte dell'orribile quadro, la cui veduta,
-benchè lontana per tempo e per luogo, ti scuote l'anima di raccapriccio
-e dolore, e dagli occhi ti spreme involontario il pianto per lo
-commovimento vivissimo della mente e del cuore. Oltredichè tanto più
-torna inutile il riandar queste cose tristissime, quanto più altre e
-varie sì fatte storie si rinvengono nella presente Cronologica serie.
-Basti però l'accennare che la peste, vieppiù rapidamente accrescendo
-le sue rapine, fece strage per tutto il resto del 1630, e più, che
-negli altri, infierì ne' mesi di Ottobre, Novembre, e Dicembre del
-detto anno. Continuò gran parte pur del 1631, a tale che nel corso di
-11 mesi moriron di peste nella città di Venezia 94,236 persone; cioè
-11,456 donne, parte gravide e parte puerpere; 29,356 altre donne;
-5,034 giovani dai 14 anni ai 21; 21,751 fanciulli e impuberi; 1,142
-sacerdoti, cherici, e frati; 25,280 cittadini, mercadanti, artefici, ed
-altri; 217 tra nobili e patrizj.
-
-Verso la fine dell'anno 1631 con grande solennità si pubblicò la città
-esser libera dal mal contagioso; ma le cicatrici di sì profonde ferite
-per lunghi anni appresso restarono aperte. Per questa circostanza di
-peste si fece voto di alzare un magnifico tempio ad onore di nostra
-Signora della Salute; il quale fu poi eretto nel 1632. Questa è la
-magnifica chiesa detta della Salute, consacrata a Maria santissima, che
-tuttavia si ammira in Venezia.
-
-In questa medesima circostanza del voto mandaron pure i Veneziani ricca
-lampada d'oro alla Madonna di Loreto, e deliberarono di pregare il
-pontefice ad affrettar la canonizzazione del Beato Lorenzo Giustiniani,
-patrizio e patriarca di Venezia, ed in memoria dell'ottenuto
-ristabilimento della salute vennero coniate alcune medaglie con
-epigrafi e simboli a quel fatto allusivi. Di sì terribile pestilenza si
-conserva ancor viva e tristissima la memoria in Venezia.
-
-Quivi da quel tempo non penetrò più mai la peste, quantunque vi sieno
-stati mantenuti sempre aperti i suoi porti ai bastimenti o sospetti od
-infetti di peste[22]. (_Christoph. Wagner Descript. Pannon. Part. II.
-f 70; Rota de Peste Venet. an. 1630; Murat, op. cit. e gli Stor. delle
-Cose Venez., che scrissero per pubb. Decret. T. VIII. f. 472. ediz.
-1720._).
-
-In questi anni 1630-31 il pestifero morbo di sì fatta guisa si dilatò
-per tutta l'Italia, che assai poche città e paesi n'andarono illesi
-dall'infezione. Questo terribile flagello fu particolarmente funesto
-nella Lombardia a Milano, come si è detto, ed a Mantova; e quasi
-interamente ne restò spopolata Cremona. Parma e Piacenza ne furono
-anch'esse miserando spettacolo al duca Farnese; perchè s'avvisò di
-richiamare dalla vicina campagna i suoi abitanti a ripopolarle. Così
-pur Lucca, Lodi, Bergamo, e Brescia furono da questa funestissima labe
-fieramente vessate. Crema quasi prodigiosamente si conservò qualche
-tempo, ma finalmente essa pure non andò esente dalla strage comune.
-In Modena penetrò la peste nel Luglio 1630, e terminò in Novembre
-1631 dopo avervi ucciso da 12,000 persone. In Torino si manifestò nel
-mese di Gennajo 1630, e terminò in Agosto 1631, stante che fin dai
-primi sentori del morbo tutti i più agiati cittadini fuggirono dalla
-città, non restatovi in essa che da 11,000 persone, di cui solo tre
-mila ne lasciò il contagio superstiti tra la città e' Lazzeretti. Si
-annovera Bologna fra le città dal pestilenziale flagello più fieramente
-percosse, e in proporzion di popolazione niente meno di Milano e di
-Venezia. Il medico Cavozza nella peste di Bologna ordinava il salasso
-fino allo svenimento; ma non apparisce però che questa pratica sia
-stata riconosciuta utile. La città di Faenza, essendosi mantenuta sana,
-rattenne i progressi del morbo, che da Bologna si sarebbe inoltrato
-nella Romagna; e ciò fu perchè poste dai Faentini le guardie al fiume
-Lamona, che scorre poco lungi dalla città, il degno Prelato, ch'era
-allora al governo di essa, indefesso vegliava alla sua custodia di
-giorno, e di notte, e quando meno alcun sel pensava, compariva a
-cavallo a rivedere le guardie, e là specialmente, dove il fiume era più
-facile a traghettare, non risparmiando ai disobbedienti nè minacce,
-nè castighi. Così la città di Reggio, ancorchè posta tra Modena, e
-Parma, ambedue città infette, sana lungamente mantennesi, e forse ne
-saria andata esente, se il male non vi fosse stato disavvedutamente
-portato da chi presiedeva alle leggi. In pari guisa la peste da Verona
-nel 1630 erasi dilatata fino ad Ostiglia, donde un veronese appestato,
-passato a Ferrara nell'alloggio di un suo compadre, ammalò, e vi
-appiccò il morbo, mortovi tra due giorni. Il cadavere vi fu tantosto
-abbruciato nella calce viva, e i famigliari, presso cui l'infermo
-erasi ricoverato, condotti al Lazzeretto fuori della città, se ne
-chiuse la casa, e vi si rinnovarono le opportune precauzioni. Per tal
-modo non restò presa dalla peste quella città, benchè il male si fosse
-inoltrato fino a Mellara e Brigantino, e, passato il Po, fossesi recato
-al Ponte di Lagoscuro, e in altre ville, da Ferrara poco discoste.
-Gran parte del merito di tale preservazione si attribuì ad un proclama
-pubblicato in Ferrara, che costrigneva ognuno a denunziare tutto,
-che sapesse poter alla salute pregiudicare. Pur la città di Treviso,
-ancorchè tutta assediata, dal male, per merito di saggia provvidenza,
-e di buona ed assidua vigilanza, illesa si preservò; mentre Vicenza,
-Padova, il Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli altri paesi d'Italia
-al Veneto dominio soggetti, erano in preda agli orrori della peste.
-A Vicenza penetrò il contagio nel Luglio del 1630, portatovi da
-Verona col mezzo di alcuni soldati fuggiti di là, e ricoveratisi nel
-territorio Vicentino. Quivi durò circa sei mesi, ed in questo spazio
-di tempo perirono entro la città di Vicenza da circa 11,000 persone,
-e oltre a 30,000 nel suo territorio. S'inoltrò poco dopo da più parti
-lo stesso male in Padova: «perchè furono poste le guardie a' confini
-del Vicentino infetto; ma queste erano malamente tenute con far anche
-supplire i ragazzi, e trovarsi talvolta gente a i passi, a cui bastava
-mostrare qualche buletta per passar oltre. Persone potenti da un'altra
-parte entravano per forza nel distretto Padovano, essendo in qualche
-paese le leggi come le tele di ragno, che fermano le mosche, ma cedono
-tosto a chi ha l'ali più vigorose. L'interruzion del commercio avea
-ridotta la città in secco di molte merci solite a condursi da Venezia,
-e in particolare di cordovani da scarpe, il che era di gran molestia.
-Fece un mercatante venire alquante balle d'essi cordovani da Venezia
-già infetta, e parte ne introdusse nel luogo della contumacia per farne
-lo spurgo, e parte fece furtivamente tirarli di notte su per le mura.
-Questi ultimi infettarono prima i facchini, e poscia ogni sorta di
-persone» (_Murat. Gov. Pest._).
-
-Padova restò illesa dal contagio fino al Settembre del 1630. Nel dì 15
-ne comparve il primo segno; e 'l morbo vi si propagò lentamente fino
-al sommo grado ne' susseguenti mesi del Giugno e del Luglio dell'anno
-1631, a tale che nel Luglio vi perirono da 3,529 persone. Tra esse vi
-si contarono parecchi professori e considerevol numero d'altri illustri
-soggetti, distinti per nascita, per merito, e per rinomanza. Non si
-può leggere senza orrore la descrizione dei fatti, che accompagnarono
-questa pestilenza.
-
-Giunto il malore al sommo di sua ferocia, la Repubblica Veneta
-inviò a Padova il N. U. Alvise Valaresso in qualità di Provveditore
-Straordinario, quel medesimo, che s'era distinto cotanto nella peste
-di Verona; e vi giunse il dì 20 Luglio. Questo valentissimo uomo prese
-tosto con molto zelo e coraggio ad usarvi ogni pratica, ed ebbe il
-conforto di vedervi per le sue cure venir meno la violenza del male,
-di maniera che nell'Agosto non ne perirono, che 962 persone, e nel
-Settembre 226. Poco appresso il male vi cessò interamente, dopo avervi
-cagionate d'immense rovine.
-
-Nel corso di questa malattia il delirio, non istrano nella peste,
-fu accompagnato da singolari effetti[23]. Diciassettemila persone vi
-restaron preda di morte.
-
-Narra lo storico Nani che in tutto il sopraddescritto corso di
-pestilenza sono perite da oltre cinquecento mila persone ne' paesi
-d'Italia soggetti al Dominio della Repubblica Veneta.
-
-A questo stesso tempo del 1630 si fecer sentire di grandi terremuoti in
-Napoli, e in altri luoghi del regno. Questi misero negli animi grande
-timore e spavento; maggior però ne aveva messo la peste, la quale,
-mentre menava strage crudele nella Lombardia, più volte manifestossi
-ai confini di quel regno (_Giannone, Guerre Civili del Regno di Napoli
-T. IV. f. 264; Turella de Peste Italica lib. II; Fabroni de origine
-et causis pestilentis morbi Italiam infestantis; Muratori, Gov. Pest;
-Marian. de Peste Bononiens.; Fiocchetto della Peste di Torino dell'anno
-1630; Tirelli della Peste di Badia del Polesine del 1631; Ragguaglio
-della peste di Milano del 1629 al 1632; Barba il Contagio di Padova
-del 1630-31; Imperialis Joannis Pestis Vicentiae anni 1630; Betera,
-Cavagnino, Gardini, Baldo, ec. ec._).
-
-Così fu nella Toscana, poichè erano già corsi 103 anni, da che Firenze
-non era stata tocca da peste, cioè a dire dal 1527; nel qual anno
-aveva essa infierito viemaggiormente, giunto il numero de' morti fino
-a 500 al giorno. Nel 1630 poi, quando ardeva in tutta Italia, come s'è
-detto, il micidiale contagio, in Firenze si sviluppò nel Giugno dello
-stesso anno. Esso vi fu recato di Bologna, e vi serpeggiò occulto
-qualche tempo. Si dilatò poi più apertamente in parecchie famiglie.
-Atterrita di ciò la città per le frequenti e rapide morti, «spesso
-avanti il Magistrato si teneva gran parlamento dai medici, e facevansi
-lunghe consulte, se era peste, o no: alcuni di certo affermavano
-essere, altri negavano, nè per vaghezza di contraddire, ma perchè così
-credevano, e in questo modo la città tutta si divise in due opinioni.
-Un inconveniente ne nacque, che sentendo intanto la plebe, e 'l minuto
-popolo che medici solenni, ed uomini savj affermavano esser mali
-consueti, non prendevano guardia di loro medesimi visitando gl'infermi,
-e addimesticandosi con chi gli maneggiava, e così spesso davano nella
-rete» (_Rondinelli Relaz. del Contag. 1630 ec._).
-
-I progressi dello sterminatore contagio non lasciarono più dubbiosa la
-lite. Nel Settembre di detto anno fu al sommo suo grado di fierezza e
-di forza, e durò questo strazio a tutto il Novembre. Nel Gennajo 1631
-fu istituita la quarantena generale e di essa ottimi effetti se ne
-ottennero. Minorò tosto la violenza del male, e nell'Aprile era ridotto
-alla sua declinazione, sicchè in Agosto era quasi libera la città, e
-nel Settembre si considerò cessato.
-
-Nel 1633 vi ripullulò, ma con poco triste conseguenze. Il Rondinelli,
-quantunque non fosse medico, ci lasciò la sovrallegata _Relazione_ di
-quella pestilenza (_Fiorenza per Gio. Battist. Landini 1631, in-4.to_),
-nella quale fece la sposizione dei sintomi, e dell'andamento del male
-con tale impronta di verità e di chiarezza, che reputo possa tornar
-utile di qui riportarne uno squarcio, perchè serva a far concepire
-sempre più chiara l'idea di questa terribile malattia. Egli dunque
-così dice (_l. c. f. 30 e segg._) »Che che sia di questo, sono già
-molti anni che la Toscana mediante la grande sterilità della terra ha
-patito questo flagello della carestia, che è stata occasione, al parer
-di alcuni medici, della peste, alla quale ha disposto i corpi a poco
-a poco col cattivo nutrimento, e con i patimenti tanto nel mangiare,
-quanto nel bere, et in altre cose necessarie per il sostenimento
-della vita, onde essendosi radunato in molti una gran massa di
-mali umori, dai quali restata soprafatta la natura, nè li potendo
-vincere, è venuta a generarsi in essi una straordinaria putredine,
-che da lontano e per ogni piccola occasione ha presa la peste, la
-quale cominciava con febbri putride, acutissime, e continue, senza
-manifesta accessione, e di pessima natura, accompagnate da maligni
-accidenti, come buboni, e carbonchi, i quali, o tutti e due insieme,
-o l'uno, o l'altro separatamente, in ciascuno apparivano i buboni per
-lo più fra la coscia, e 'l corpo, pochi sotto l'ascelle, pochissimi
-dietro all'orecchie; i carbonchi in diverse parti; ad alcuni dopo la
-febbre sopraggiugneva il delirio; molti avevano sete ardente, con la
-lingua asciuttissima; il dolor di testa era quasi comune a tutti, ed
-al principio dell'infermità, col sentirsi fra le ciglia acutissimo,
-accompagnato a molti da vomito, il polso ineguale, inordinato, e
-debolissimo. La cagione interna del male era la putredine degli umori,
-che si ritrovavano dentro le vene grandi, vicine al cuore, ed era così
-eccedente, che acquistata la natura del veleno, dissipava, e consumava
-gli spiriti, strumenti delle facoltà principali; onde venivano
-cagionati i supraddetti accidenti, ed alla maggior parte una morte
-precipitosa, che seguiva per l'ordinario dentro al settimo giorno, ed a
-qualcheduno dentro al quarto. S'è osservato, che coloro, i quali presto
-ricorrevano a' rimedi, per lo più guarivano; pochissimi di quelli,
-che hanno passato il settimo giorno, sono morti; quasi niuno, aperto
-il bubone, e cominciata la sequestrazione del carbonchio, è perito;
-e molti ancora sono risanati, a i quali i buboni si sono risoluti, e
-svaniti. Quanto ai rimedi, si è veduto per esperienza che nel principio
-del male, mentre l'ammalato aveva buone forze, quelli a chi si cavava
-sangue, la maggior parte guarivano, se bene già era apparito o il
-bubone, o il carbonchio, con questa eccezione però di farlo parcamente,
-e molto meno di quello, che per l'ordinario si farebbe, con aver
-riguardo non solo alle forze presenti, ma alle future, così sfuggendosi
-il danno, che dalla debolezza potrebbe avvenire».
-
-In tal circostanza il Gran Duca di Toscana Ferdinando II, con chiaro
-esempio di coraggio e di paterno affetto, si mostrò particolarmente
-sollecito della salute e del bene de' suoi sudditi travagliati cotanto
-dal pestilenziale flagello. Scorreva egli, ora a piedi ed ora a
-cavallo, con magnanimo ardimento le contrade e le vie della città,
-pur quando la peste era nel suo forte, informandosi dei bisogni delle
-famiglie, e della maniera, con cui erano eseguiti i suoi ordini, e
-mantenute le discipline e precauzioni della Sanità. Tanto sollecita
-vigilanza tornò sommamente utile a quella popolazione. Pagò egli del
-suo le spese della quarantena generale, che importò da circa 160 mila
-scudi. Ad oltre 35 mila montava il numero di quelli, che si pascevano
-alle pubbliche spese, e, quello ch'è sorprendente, la mattina in sole
-due ore si distribuiva il vitto per tutta la città. In questa peste
-si usarono molto le unzioni coll'olio, coll'olio di mandorle, di
-gigli, di carabe, ec. come rimedio, e come preservativo; e, per quanto
-si può raccogliere, appare ciò essersi usato utilmente. I monasteri
-delle monache entro la città tutti si sono conservati sani, eccetto
-santa Maria sul Prato; non così fu dei conventi de' frati, de' quali
-niuno rimase intatto. I luoghi, dove il male assai incrudelì, furono
-le estremità della città, siccome quelle che sono abitate da povere
-genti. Quindi la strage maggiore del male fu nel popolo minuto, ne'
-poveri, e nelle donne. Dei nobili sono morti pochissimi; poichè a
-soli venticinque toccò l'estremo infortunio nel corso di diciotto
-mesi; quantità minore di quella, che in pari tempo suol morire di male
-ordinario.
-
-Notarono i medici, e gli storici di questa pestilenza, certe varietà
-nel corso e negli effetti della malattia in tutto il suo stadio;
-e così i miglioramenti e' peggioramenti. Questi all'influsso della
-luna piacque ad essi di attribuire; la quale virtù dei moti lunari
-sulla peste è stata da molti autori, anco de' più accreditati,
-apertamente accordata in altri casi di peste. Osserva il Rondinelli,
-che nel principio del male sotto il plenilunio peggioravano i malati,
-e succedeva un maggior numero di nuove infezioni; e nella luna
-decrescente all'incontro miglioravano, e ne succedeva assolutamente il
-contrario verso la fine del male.
-
-Intorno all'influsso, attribuito alla luna in tempo di peste, sono
-state scritti appositi trattati in varie opere. Vedi _de Influxu Lunae
-tempore pestis_.
-
-Tra i preservativi più accreditati in questa pestilenza, «usavasi
-pigliare della triaca, delle pillole di rufo due o tre volte la
-settimana; chi si ungeva il cuore, e i polsi avanti si vestisse con
-l'olio contra veleno, e fu usitato assai l'olio di carabe, ungendosi
-le narici, portandosene in un vasetto per odorare; quasi ognuno teneva
-in mano una palla di ginepro bucata, ove si metteva della canfora,
-ovvero una spugnetta con aceto, o olio contra veleno, carabe, o cose
-simili; altri tenevano in bocca del zolfo sodo, o mirra, e molti la
-pietra giacinto, oppure legata in qualche anello, in modo che toccasse
-la carne, per esserci opinione, che questa pietra abbia un'occulta
-proprietà contro la peste; la maggior parte adoperava quella usitata
-ricetta di pigliar ruta, fico secco, noce, e sale, segreto, sebbene
-comune, antico, e che fu trovato da Lucullo fra le scritture di
-Mitridate». (_Rondinelli Relaz. del Contag. stato in Firenze l'anno
-1630 e 1633; Righi Alexand. Histor. morbi contagiosi, qui Florentiam
-depopulatus est anno 1630_). Così pure la città di Livorno fu allo
-stesso tempo fieramente travagliata da pestilenza, ed altre molte città
-d'Italia, oltre le già menzionate; sulle quali troppo lungo sarebbe
-entrare in ulteriori particolarità[24].
-
-A. dell'E. C. 1632. In quest'anno 1632, secondo il Lebenswaldt, si
-manifestò la peste in molti luoghi della Germania[25]; poi nel 1633
-incrudelì fieramente nella Slesia, e n'andò pur afflitta la città di
-Vienna, dove il numero de' morti giunse a circa 600 alla settimana;
-e fino a mille in Norimberga. Pressochè altrettanti ne morivano in
-Augusta, soggetta nello stesso tempo al doppio flagello della peste
-e della fame. Ma nel 1634 la stessa pestilenza travagliò la Sassonia
-(_Lebenswaldt, Adami, op. cit._). Così nel 1635 la peste infierì a
-Francfort sul Meno. Di questa peste scrisse partitamente Lodovico
-Honing Würg-Engel, e qualche saggio ne dà la Collezione, intitolata
-_Wiennerische Pestbeschreibung und Infectionsordnung, p. 16_.
-
-A. dell'E. C. 1635-36-37. A questi anni la peste si sparse per tutto il
-Belgio, e nella maggior parte della Germania Superiore; ma più di ogni
-altra Provincia travagliò la Gheldria, e particolarmente Nimega nel
-1636. Questa peste è quella celebre, che descrisse il Diemerbroek nel
-suo copiosissimo trattato _de Peste_, nel quale oltre a molte sue utili
-osservazioni ci ha lasciato descritte cento storie di peste.
-
-Ecco il sunto della storia di quella peste summenzionata. La primavera
-dell'anno 1635 fu tiepida e moderatamente umida. Vi susseguitò una
-state caldissima e secca, dominata quasi costantemente da un'aria
-sciroccale e spesso soffocante, senza che mai alcun altro vento
-spirasse. Vi si osservarono nell'atmosfera frequenti fenomeni celesti
-straordinarj; spessi fulmini sotto un cielo, sparso appena di nubi,
-anzi quasi del tutto sereno. L'inverno fu tepido e umido. Vi ebbe
-massima e quasi incredibile copia d'insetti, quale non fu veduta
-giammai; zanzare, farfalle, scarafaggi, calabroni, e soprattutto
-un'immensa quantità di mosche e di moscherini di varia spezie, a
-tale che l'interno delle pareti era tutto coperto di loro, ed in
-alcuni siti l'aria era infoscata da i nuvolosi corpi d'insetti[26].
-La quantità degli uccelli, soliti ad abitar la campagna, si fece
-molto minore, e, ciò che più sorprende, gli uccelli, avvezzi alle
-gabbie domestiche, morivano due o tre giorni, prima che si appiccasse
-la peste agl'individui delle respettive famiglie. Gli aborti erano
-frequentissimi; e qualche tempo, prima che si manifestasse la peste,
-vi dominavano morbi di maligna indole, come il vajuolo, i morbilli,
-le dissenterie maligne, le febbri puerperali, le putride nervose, o
-tifiche, e simili, e ciò con grave mortalità: le quali cose presagivan
-già presso maggiori disgrazie. La peste si manifestò da prima a Leyden,
-e vi uccise più di venti mille persone; si propagò nella Gheldria; e
-nel Novembre del 1635 si accese a Nimega. Quivi s'accrebbe d'assai nei
-mesi di Gennajo, Febbrajo, e Marzo; e nell'Aprile pervenne al suo più
-alto grado di ferocia. Proseguì poi collo stesso furore sino al finir
-dell'Ottobre. In quello spazio di tempo imperversò di sì fatta guisa,
-che in tutta la città non vi ebbe casa, che fosse restata immune dal
-contagioso eccidio. Innumerevole quantità di persone cadeva per tutto
-sotto la falce di morte; e le più luttuose scene ed orrende ad ogni
-istante in parecchie parti si rinnovavano, non cedendo la ferocia del
-male a nessun rimedio o preservativo. Vi cominciò poi a diminuirsi
-l'intensità del morbo nel Novembre del 1636. Acutissimo improvviso
-freddo, avvenuto circa la metà del Febbrajo 1627, ne la spense del
-tutto; sì che nel Marzo ne fu intieramente libera la città, non però
-la campagna, ed altri circonvicini paesi, specialmente la diocesi di
-Utrecht e di Monforte, continuando ad inferocirvi tutto l'anno 1637.
-Il numero degli abitanti, morti di questa pestilenza, non saprei dire
-precisamente qual fu, poichè nol rinvenni indicato; e mentre uomini,
-donne, e fanciulli di ogni età e condizione venivano o in poche ore
-o improvvisamente tratti a morte dalla violenza del male, i vecchi
-ed i cachettici n'andavano per lo più immuni. Il Diemerbroeck, medico
-celebre e dotto filosofo, che si trovava a quel tempo con molta pratica
-in Nimega, continuandovi generosamente l'esercizio dell'arte sua a
-gran numero di appestati, e poveri e ricchi, quanto vi durò il male, si
-giovò di quella trista occasione per farne le più esatte osservazioni;
-delle quali poi arricchì l'opera summenzionata. Eccone il sunto, dico
-di quelle sue osservazioni pratiche.
-
-Due o tre giorni avanti il novilunio ed il plenilunio la malattia
-si esacerbava costantemente; e se ne accresceva il numero degli
-appestati. In tal ricorrenza di tempo l'invasione del morbo era fiera
-e violenta, e la morte ne succedeva nello spazio di poche ore. La
-malattia alcune volte incominciava e finiva senza febbre; in alcuni
-poi, e non pochi, incominciava benissimo senza febbre, ma poco appresso
-gli soppravveniva, e in molti si sviluppava con leggieri brividi, ai
-quali teneva dietro la febbre, talora ardente; ma per ordinario la
-febbre n'era moderata. Le donne incinte, prese dalla peste, abortivano
-e perivano quasi tutte. Le non appestate, che partorivano felicemente,
-e al loro termine, se contraevano il contagio, coi loro infanti
-perivano pur esse. Agli uomini, adulti, o sposi, poco abituati nella
-voluttà, e che vi si abbandonavano, s'appiccava il morbo subitamente,
-e ne morivano fra due o tre giorni. Alla peste s'univano sempre
-l'altre malattie, che si dicono _intercorrenti_; per modo che in tutto
-quell'anno non si videro mali di altra natura, o non accoppiati colla
-peste. La morte ordinariamente ne succedeva avanti il settimo giorno
-dallo sviluppo. Molti rapidamente morivan nel primo giorno, altri
-nel terzo o nel quarto, la massima parte nel quinto o nel sesto. Ne'
-malati, che oltrepassavano il settimo, restava speranza di guarigione.
-Per altro alcuni si vider morire nel dì ventidue; ed altri nel
-ventottesimo giorno.
-
-_Sintomi._
-
-Febbre, perturbamento, smania, agitazione della persona, ansietà
-considerevole, calore interno per lo più grande, cefalalgia (ossia
-dolor di testa) gravativa, rare volte acuta, terrore, delirio, e
-spesse volte delirio frenetico, sussulto di tendini, e quasi leggiere
-contrazioni muscolari, veglia continua in alcuni, sopore profondo in
-altri, offuscamento della vista, amaurosi, sufolar degli orecchi, e
-talor sordità, secchezza di lingua, che diventava, rare volte, nera,
-alito e sudori fetidi, graveolenti, frequenza di sincopi, polsi ora
-forti e pressochè naturali, ora deboli, frequenti e ineguali, emottisi
-(ossia sputo di sangue), piccola tosse secca, sete, inappetenza,
-dolor violento all'epigastrio, o allo scrobicolo del cuore, nausee,
-vomiti, diarree di materie crude, e fetenti, di odor cadaverico,
-talvolta miste con vermi, singulto, orine ora naturali, ora crude,
-ora sedimentose, or cariche e torbide, in alcuni anche sanguigne,
-qualche volta varie nel corso della medesima giornata; prostrazione,
-abbattimento estremo di forze, ed impotenza al moto fin dal principio
-del male, in altri robustezza, esaltamento di forze fino alla morte;
-calore esterno ardente, acre, in alcuni naturale; il colore del viso
-in alcuni pallido, in altri quasi erisipelatoso, nella maggior parte
-però poco dissimile dal naturale; petecchie, e macchie per lo più
-paonazze, livide o nere, rare volte rosse, ora picciole, ora larghe,
-quasi sempre perfettamente rotonde, ora in una sola parte del corpo,
-ora sparse su tutta la persona, sopravvenienza di carbonchi, buboni,
-o tumori agl'inguini, alle ascelle, alle parotidi, e ad altre glandule
-escretorie.
-
-_Segni di buon pronostico._
-
-Erano segni di buon pronostico la costipazione del ventre nel principio
-e nell'aumento del male, e fino alla sua declinazione, la comparsa dei
-buboni alle glandule secretorie accompagnati da dolor moderato, ed il
-facile passaggio dei buboni stessi a suppurazione; ma il più presto
-comparir de' buboni era il più fausto indizio di guarigione. Era pure
-di buon presagio, se i buboni, o tumori glandulari, dal lor principio
-eran duri, e, a guisa di tendine rigidi e bislunghi, andavano a poco
-a poco crescendo con dolor tollerabile, e specialmente, se crescendo,
-conservavano la loro durezza. Pur segni di buon pronostico tenevansi
-gli antraci, che comparivano sul principio del male, e nelle parti
-carnose; e finalmente la lingua umida, e vaporosa la pelle.
-
-_Segni gravi._
-
-Gravi segni, e minaccianti funesto fine, erano le urine torbide;
-ma parecchi pur con essi si sono salvati, mentre altri molti
-mettendo urine affatto naturali contro ogni aspettazione morivano
-improvvisamente, e non di rado senza l'apparenza di gravi sintomi.
-Il vomito era pur grave segno, e per lo più molestissimo. Molti
-infermi erano travagliati dal vomito fino alla morte. Ad altri molti,
-prendendo per tempo convenevol rimedio, riusciva felicemente di
-arrestarlo. La comparsa della diarréa minacciava gravissimo pericolo,
-ed uno infra cento ne campava appena di quelli, ne' quali insisteva
-la diarréa. Le menstruazioni, che sopraggiungevano dopo lo sviluppo
-della peste ancorchè scoppiassero nei giorni critici, erano sempre
-molto pericolose, e nella maggior parte mortali. Se poi accadevano
-fuori delle giornate critiche, uccidevano certamente. Le donne gravide,
-le puerpere, e quelle, che avevano abortito, s'eran prese dalla
-peste, che spesso accadeva, versavano in gravissimo pericolo, anzi
-d'ordinario morivano. Se dattorno ai buboni, o tumori glandulari duri,
-si formava un cerchio di diversi colori a guisa d'iride; se comparivano
-i carbonchi sopra le parti glandulari; se manifestavansi antraci alle
-dita dei piedi o delle mani, e specialmente sopra la spina del dorso,
-era cosa di pessimo indizio. I carbonchi, tardi allo spiegarsi, i
-ricorrenti, ossia quelli che ora scomparivano, ora si riproducevano,
-così pure i carbonchi, che apparivano in copia, eran per lo più di
-funesto presagio. Le petecchie e le macchie, se erano di color rosso,
-costituivano bensì un sintoma grave, ma pur qualcheduno pur con esso
-se ne salvava; non così s'erano paonazze, livide, o nere, colle quali
-perivano tutti.
-
-Quelli, che erano presi nel periodo di luna nova, o nel plenilunio
-correvano molto maggior pericolo; così pure allor quando la peste
-invadeva l'individuo dopo un forte accesso di collera, dopo gli
-eccessi venerei (come s'è detto), o dopo aver sofferto grave terrore,
-in confronto di quelli, che venivano affetti dal contagio senza tali
-precedenze. Il sopore nel principio del male era sempre indizio
-di grave pericolo. Il polso naturale era un segno molto fallace e
-pericoloso. Così il delirio, l'emorragia dal naso, avvenuta nei giorni,
-che diconsi _decretorj_; la lingua nera e secca, tutti cotesti segni
-minacciavano l'estremo caso.
-
-_Segni mortali._
-
-I segni poi, che presagivano sicura la morte, erano l'alito fetido,
-l'odor cadaverico, la pleurisía epigenomena o precedesse o seguisse
-subito dopo l'invasion della peste, la tosse secca, la difficoltà di
-respiro, lo sputo di sangue, il dolore puntorio al petto, al fegato,
-alla milza, alle reni, all'utero, alla vescica, il singulto, a cui
-costantemente succedeva poco dopo la morte; lo sternutire, le degezioni
-alvine miste di sangue, le urine oleose, nerastre, sanguigne, o scure
-con un sedimento livido, o nerastro, l'uscir del sangue per le vie
-urinarie, comunque ciò avvenisse, era sintoma di certa e vicina morte.
-Se i fonticoli e cauterj, che molti qual mezzo di preservazione s'erano
-fatto aprir nelle braccia o nelle gambe, diseccavansi nel principio
-del male, era pur segno di certa e vicina morte. Segni mortali erano
-parimenti i tumori alla gola e alle parotidi; che nello spazio delle
-prime dodici o ventiquattro ore crescevano grandemente, ed erano
-molli a guisa di un tumore pieno d'aria con infiammagione, o senza; i
-buboni, che si dileguavano improvvisamente, le petecchie nere, paonazze
-o livide, o verdognole in qualunque periodo del male comparissero.
-Le mutazioni critiche, che accadevano nel sesto giorno; grande
-prostrazione di forze nel principio del male; frequenti lipotimíe,
-e violente palpitazioni di cuore, i polsi intermittenti, il tremor
-delle mani e della lingua, il sussulto dei tendini, le convulsioni, i
-dolori della gola senza tumori, nè afte, nè secchezza della bocca, nè
-altra manifesta causa; e finalmente l'afonia o perdita della voce, e
-l'amaurosi.
-
-I medici, ch'ebbero occasione di versar nella peste, e di esercitarvi
-l'arte loro, potranno di leggieri conoscere l'importanza e l'utilità
-delle sopraccennate osservazioni.
-
-_Governo dietetico e curativo._
-
-Dieta sana, e di facile digestione, vino generoso, coraggio, ed
-ilarità, dar bando al timore ed alla tristezza, i vescicatorj, i
-sudoriferi, le bibite acidule, la teriaca, la canfora, gli assorbenti,
-l'acqua teriacale, gli elisiri alessifarmaci, i sacchetti di sabbia
-calda applicati a' piedi, alle ascelle, all'anguinaia, finalmente il
-purificare e 'l disinfettare gli appartamenti formavano il governo, e
-la regola dietetica e curativa di questa malattia.
-
-Le cavate di sangue erano assolutamente mortali, i purganti pericolosi,
-ed i vomitatorj cagionavano uno sconcerto, ed una mortale perturbazione
-in tutto il sistema vitale (_Diemerbroeck de Peste Neomagensi etc._).
-
-Desidereranno molti di sapere, dice il Diemerbroeck, come io mi sia
-regolato, durante questa pestilenza, e come abbia potuto preservarmi
-dalla malignità di sì fiero contagio, mentre che io usava in tutte
-le case infette, e visitava indistintamente qualunque malato,
-trattenutomi in somma per tanto tempo in mezzo di tanto grande
-corruzione pestilenziale. Passa egli quindi a descrivere divisatamente
-il metodo di vita da esso tenuto con felice successo, e di quali mezzi
-preservativi siasi pur esso giovato. Nè sarà forse discaro a' lettori
-saper cosa, che potrebbe anco tornare loro, una volta o l'altra, assai
-utile; ed è, come soggiungo. Cessava egli attentamente ogni violenta
-commozione dell'animo; viveva intrepido, non però dispregiando i
-pericoli nè la morte; con eguale franchezza, e coraggio entrava nelle
-case infette, e nelle non infette, e visitava egualmente volentieri
-i poveri che i ricchi senza eccitamento di lucro, nè avidità di
-guadagno. Come cercava di fuggire attentamente la paura, così schivava
-la collera, e la tristezza. Che se accorgevasi di essere conturbato
-(il che era facile ad avvenire in que' tristissimi tempi) procurava
-di esilarare lo spirito, e di confortare il cuore, usando di poco e
-di generoso vino; perchè tosto ne dissipava da se ogni tristo umor
-melanconico. E quantunque avesse egli proibito agli altri il sonno
-meridiano, pure, essendo egli stanco del continuo moto e delle molte
-sue fatiche, dopo il pranzo dormiva un sonno di un'ora. Riguardo al
-vitto usava di buoni cibi leggieri, di facile digestione, esattamente
-astenendosi da quelli, che aveva in altri riconosciuti nocivi,
-quali erano le carni del porco, e quelle del pesce acciuga. La birra
-ordinaria, il vino bianco, tenue, o mediocre, erano la sua bevanda, e
-ne usava talor sino al sentire in se ilarità, non mai ubbriacchezza;
-si guardava da ogni pienezza di ventre, non però scorrevole, sì che
-gli bastava andare non più di una, o due volte il dì. Nell'intervallo
-della settimana, prima di coricarsi prendeva una delle pillole, che
-dicevansi antipestilenziali, composte di aloe (part. iij.) di mirra
-(part. ij.) di croco (part. j.) impastate col vino aromatico. Anche
-giovavasi d'altre pillole, le quali, oltre degli accennati ingredienti,
-d'altrettali, e assaissimi eran composte. Di buon'ora visitava i
-malati non potendo per debolezza dello stomaco prender cibo, nè
-bevanda; ed usava solo di masticare alcun poco di cannella. Due ore
-dopo, cioè circa alle 6 del mattino, prendeva in picciola dose triaca,
-o diascordio, o un po' di corteccia d'arancio condita, e per lo più
-mangiava alcuni pezzi di radice pur condita d'elenio. Alle otto incirca
-faceva colezione di burro fresco, formaggio, e pane, soprabbevendovi
-della birra. Verso le nove beevasi un bicchiere di buon vino, nè ciò
-ogni dì; e alle dieci incirca usava d'una dose del fumo di tabacco,
-di due o di tre subito dopo il pranzo, e a un dipresso così faceva
-dopo la cena, e altre volte ancora secondo occasione. E ciò era egli
-solito di fare per assoluto, tosto che entrato ad un infermo di peste,
-o in qualsiasi stanza, ne sentiva alterazion di fetore: dappoichè egli
-teneva il buon tabacco, sì come uno de' più principali preservativi
-contra il contagio, per modo ch'egli, al tutto fidando nell'efficacia
-del tabacco, non usò mai d'altri preservativi. Cessato il bisogno, ne
-abbandonò l'uso[27],
-
-Negli stessi anni 1636-37 v'ebbe pur fiera peste nel Brandemburghese,
-e in varie terre e paesi del regno, dove, per la copiosa quantità de'
-morti restando insepolti d'assai cadaveri, narra lo storico esserne
-andati consunti dalle fiere (_Lebenswaldt; Adami, op. cit._).
-
-Oltracciò a que' tempi crudissima fame desolava Francfort e le
-Provincie Renane; a tale che è incerto, se più dalla fame o dalla peste
-sieno periti quegl'infelici abitanti (_Eman. Gomez de Pestilent. Plemp.
-Vopisc. Fortunat. de Fundament. Medicinae etc._).
-
-Nel 1636-37. In Londra v'ebbe pur fiera e desolatrice pestilenza,
-secondo il Papon, ed il Lebenswaldt (_Op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1638. In quest'anno fu peste nella Livonia; ma pur ancora
-è incerto, s'ella sia stata vera peste, o sì veramente una malattia
-epidemica, a cui avesse dato cagione l'estrema fame, donde allora andò
-afflitta quella provincia, originata da un'immensa copia di vermi di
-specie particolare, che distrusser le biade. (_Lebenswaldt, ec.; Adami,
-op. cit.; Hering, Honor. de Peste_).
-
-A. dell'E. C. 1640. Peste in quest'anno a Marsiglia, ed in altri luoghi
-della Provenza (_Murat. Gov. ec; P. Maurizio da Tolone, Tratt. Polit.
-da praticarsi in tempo di peste, ec._).
-
-A. dell'E. C. 1644. In quest'anno la peste maltrattò fieramente
-la città di Vienna; perchè vi si videro rinnovate quelle terribili
-sciagure di danno, e di orrore, che sono le solite conseguenze di
-questo flagello (_Managetta, e de Sorbait Pestbeschreibung, und
-Infecktions Ordnung p. 18. Ed. an. 1763._).
-
-Nel successivo anno 1645 si propagò la peste in più luoghi confinanti
-coll'Austria; fra' quali alcuni della Stiria, dove fece di orrendi
-guasti. In tale occasione si pubblicò il rinomato Regolamento intorno
-la peste: _Constitutio Edictalis Ferdinandi III_.
-
-A. dell'E. C. 1647-48. Nel mille seicento quarantasette un bastimento
-carico di cuoj, e di altre pelli, proveniente da Algeri, portò la peste
-in Valenza, città della Spagna, celebre a quel tempo pel suo commercio.
-Da principio il contagio non si manifestò che fra i calzolaj, indi
-fra quegl'individui, i quali con essi avevano traffico, finalmente
-si diffuse in tutta la città, e nella provincia; a tal che Valenza fu
-ridotta ad uno stato di compassionevole disertamento. Vive ancora tra'
-Casigliani la memoria di tanto grande sciagura.
-
-Il feroce desolator contagio dopo aver tutto devastato il territorio
-di Valenza, durante il 1647, s'insinuò l'anno vegnente 1648 verso
-l'Occidente, ed invase da prima nello stesso regno di Valenza la città
-di Elche, la quale s'era fin allor preservata. Quindi si propagò ad
-Orihuela, in Alicante, a Mesquinenzia, a Cartagena, a Siviglia, e a
-Cadice. Da Cadice passò colla flotta Spagnuola all'Indie Occidentali.
-Dalla parte d'Oriente si propagò a Tortosa, a Barcellona, a Girona,
-ed in tutta quasi la gran provincia di Catalogna, dove unita alla
-guerra fece particolarmente grandissima strage. Si conserva ancora
-vivissima tra quelle popolazioni la dolorosa memoria di così fiera
-calamità, la quale importò alla Spagna la perdita di più di 200,000
-persone, parte vittima del pestilenziale flagello, che, dove più, e
-dove meno, imperversò per tutto quel regno, parte dalla carestia, che
-le susseguitò (_Gastaldi de avertenda et profliganda peste; de Burgos
-Alonzo de la peste, Corduba 1631; Villalba, épidémiologie d'Espagne;
-Romani, Ricordi sulla Peste, ec._).
-
-A. dell'E. C. 1649. In quest'anno vi fu crudelissima peste in Aix, in
-Arles, in Marsiglia, e in quasi tutta la Provenza. Essa vi fece di
-molte stragi, specialmente a Marsiglia, dove qualche mese appresso
-rigermogliò[28]. Anche in questa circostanza di peste si segnalò
-l'eroica pietà de' PP. Cappuccini, i quali con generoso ardimento
-si diedero in buon numero all'assistenza spirituale degli appestati,
-rimasti essi poi quasi tutti vittima della cristiana lor carità[29]
-(_Murat.; P. Mauriz. da Tolone, op. cit._).
-
-In quest'anno stesso la Dalmazia, e specialmente le città di Sebenico,
-e di Zara furono crudelmente travagliate da una pestilenza delle più
-desolatrici.
-
-A Zara il micidiale contagio si manifestò il giorno 6 Giugno del 1649.
-Vi uccise gran quantità di persone del basso popolo, quasi tutti gli
-artisti, da circa ottanta nobili e cittadini; e moltissimi borghigiani.
-Nell'Ottobre di quell'anno si diè fuoco a tutto il borgo Zaratino al
-confine di s. Grisogono. Il libero passaggio vi si è aperto, solo il dì
-2 Febbrajo del 1650; e in rendimento di grazie per la cessazione della
-peste vi si fece solenne processione colla statua di s. Rocco. Quelle
-case, che non furono arse e distrutte, durante il contagio, sono state
-rovinate dalle milizie nel tempo degli espurghi, che, come dicono gli
-storici, vi furono fatti con assai di sevizie. Al borgo in sul confine
-di s. Giovanni si apprese il fuoco nel tempo dei detti espurghi, e vi
-s'incendiarono 128 case, oltre molte altre, le quali si decretò dal
-Magistrato di Sanità, che fossero abbruciate (_Johann. Tazlinger in
-suis memoriis; Documenti in Pergamena, esistenti nell'Archivio di s.
-Domenico; Capsula Testamentorum obsignata T.; Sjmeon Braicevich in
-suis Actibus Notarialibus; et Liberculus de Peste Jadrensi an. 1650_,
-esistente nell'Archivio di Giovanni Bonaricordi).
-
-Ancor più fiera fu la peste, che nello stesso anno 1649 desolò la città
-di Sebenico. Essa si manifestò il dì 8 Giugno di quell'anno. Carlo
-di Casimiro Venanzio, testimonio oculare dell'orrendo flagello, ci
-lasciò manoscritta una memoria di questo contagio, che fu certamente
-uno dei più feroci, che abbia afflitto la Dalmazia. Registrò egli in
-essa il nome di tutti gli estinti; e vi ricorda che a più di 6,000
-persone toccò di morire in Città, non compresi i soldati, de' quali vi
-perirono più di 800; e soggiugne che de' Morlacchi, morti in quella
-peste, non si può sapere precisamente il numero, non essendone stati
-tenuti i registri, dacchè morirono la più parte in campagna e nei lor
-casolari. Sembra però che sul numero degli estinti il tutto s'accordi,
-con quanto ne riferisce il Farlato[30]. Il contagio durò sette mesi, e
-terminò nel Gennajo 1650 dopo aver portato lo sterminio della città.
-In fatti a poco più di mila si ridussero quegli abitanti, e da quel
-tempo Sebenico non s'è mai più ripopolato, com'era. In sul finir di
-quel secolo ne giunse il numero a quattro mila, e questo numero non
-vi s'è giammai oltrepassato. Si scorgono ancora in quella infelice mia
-patria gran quantità di case, ed intere contrade affatto disabitate e
-deserte, ridotti ornai gli edifizj e le fabbriche in istato rovinoso,
-e le più a semplici vecchi muracci. Furono fatti in quella circostanza
-di atroci spogliamenti, non solo nelle case delle famiglie più agiate,
-ma fin anche del Santo Monte di Pietà, e del pubblico Fondaco; sì che
-a circa due milioni di ducati si calcolò il valore degli effetti in
-tal occasione rubati dalla milizia, che si trovava colà di presidio,
-avendo chiuso gli occhi su tali eccessi, o secondatisi forse pur anco
-da coloro, in cui potere, per autorità ed uficio, stava il raffrenarli,
-e impedirli, cosa non rara a farsi in simili avvenimenti di comune
-disastro. (_Carlo Venanzio, Memoria sul Contagio di Sebenico dell'an.
-1649; Daniel. Farlat., Illyric. Sacr. Tom. IV. pag. 458._).
-
-A. dell'E. C. 1650. Dalla Spagna citeriore venne trasportata la peste
-nella Sardegna l'anno 1650. Ivi si propagò rapidamente, e fece crudele
-scempio di tutto quel regno per lo spazio di cinque interi anni.
-Quell'isola ne fu così malconcia, che non si ristorò giammai delle sue
-rovine. Vi sussistono anche a' nostri dì monumenti tristissimi di sì
-calamitoso infortunio. (_Gastaldi; Papon., op. cit.; Ozanam, Maladies
-Epidémiques ec. Vol. V._).
-
-A. dell'E. C. 1651. Secondo il Lebenswaldt atroce peste incrudelì in
-quest'anno nell'Alsazia, nella Svezia, e nella Polonia; e nel 1653,
-secondo lo stesso autore, v'ebbe peste nel Territorio di Prussia.
-
-A. dell'E. C. 1654. Il Boyer, medico della marina a Tolone, in alcune
-lettere sopra la peste, scritte nel 1700, assicura, che nel 1654 il
-contagio fece di molte stragi in Arras o Arrazzo, grande città de'
-Paesi Bassi nella Contea d'Artois.
-
-A. dell'E. C. 1654-55. Peste in Russia ed in Danimarca nell'anno
-1654. Si legge nella terza centuria del Bartolino (_Thom., Histor.
-Anatom. rarior, cent. VI_) che al principio della primavera 1654 la
-peste si manifestò a Copenhagen, e vi uccise nove mille persone. Ve
-la portarono certi vascelli Olandesi, che vi ritornavano da Riga, col
-carico di biade, canape, e lino, rifugiatisi nel porto di Copenhagen
-per isfuggire la flotta Inglese. Alcuni marinai, attaccati dalla peste,
-si allogarono nello spedale di quella città, e vi morirono. Esposte al
-sole le loro vesti, ad alcuni fanciulli, che le toccarono, s'appiccò
-tosto il contagio, il quale si propagò poi nella città e ne' suoi
-dintorni. Questa pestilenza fu più funesta ai giovani, che ai vecchi.
-Essa si annunciava con un violento parossismo febbrile, conseguitato
-poscia da un dolore eccessivo alle parti dorsali ed alla testa,
-accompagnato da pur acuto dolore, che talora estendevasi anche alla
-gamba sinistra. In seguito vi comparivano gli esantemi, sopravvenendovi
-le idatidi sotto la pianta dei piedi; ed i malati si morivano il terzo
-giorno. Quando i buboni passavano alla suppurazione, davano speranza
-di guarigione. Alcuni malati presi da furioso delirio correvano
-a precipitarsi nel mare; altri si davano la morte, in altro modo
-uccidendosi, o col ferro, o col laccio. I così detti alessifarmaci, e
-soprattutto l'elisire antipestilenziale di Ticon Brahe, furono i soli
-rimedj, donde ne sia venuto qualche buono effetto. Nella Russia poi,
-se si vuol prestar fede allo storico Lebenswaldt, più di cento mila
-persone son morte di questa pestilenza. (_Lebenswaldt Pestchronik ad h.
-an.; Barberet abhandlung über die epidemischen Krankheiten des Viehs §.
-19. Ozanam, histoire Médical des Maladies Epidémiques et Contagieuses,
-etc. T. V._).
-
-In quest'anno vi fu pur peste a Vienna. (_Sorbait Paul. in Oper. ejusd.
-Med. cap. 9._)
-
-A. dell'E. C. 1656. Dalla Sardegna la peste passò a Napoli, e, di là
-serpeggiando, attaccò la spiaggia dello stato del Papa, penetrò a Roma
-ed a Genova, ed in altre parti d'Italia, e vi fece d'immense stragi.
-
-Della peste di Napoli, che fu una delle più terribili, che abbia mai
-afflitto l'Italia, piacemi di soggiugnerne la descrizione, che ce ne ha
-data l'illustre storico Giannone, risguardandola come uno squarcio dei
-più istruttivi, che s'abbia sulla storia nell'argomento della peste.
-
-
- DESCRIZIONE DELLA PESTE DI NAPOLI
- DELL'ANNO 1656.
-
- _GIANNON. Stor. Civil. del Regn. di Napoli._
-
- «Dopo tanti e così lagrimevoli avvenimenti, dopo tante miserie
- e sciagure, perchè nulla mancasse, si vide in quest'anno 1656 il
- regno miseramente afflitto da una crudele e mortifera pestilenza.
- Non eran bastati i tanti sconvolgimenti e sedizioni, le tante
- afflizioni cagionate da fiere guerre, o da' timori di quelle
- ch'eran peggiori, le scorrerie de' Banditi, le invasioni de'
- Turchi, le carestie ed i tremuoti: che per ultimo eccidio, fu
- duopo soffrir anche quest'altro pestifero flagello, così spietato,
- che non si legge aver altrove portato, in così breve tempo, tanta
- strage e ruina. Quella che si soffrì in tempo della guerra di
- _Lautrech_ durò quasi due anni, e si tenne conto che non avea
- ammazzato più di sessantamila persone: questa, in men di sei mesi,
- disolò le province del regno, e ridusse la Metropoli in cimitero,
- con morte intorno a quattrocentomila de' suoi cittadini. Da molto
- tempo, che l'Isola di Sardegna era travagliata di pestilenza, e
- per ciò non meno dal conte di Castrillo, che dagli altri Vicerè
- suoi predecessori s'eran pubblicati severi bandi, proibendo ogni
- commerzio; ma capitato nel nostro Porto un Vascello procedente
- da quell'Isola carico di soldatesche, o sia per trascuraggine de'
- Guardiani del Porto, o perchè, in vece delle patenti di Sardegna,
- si fossero esibite quelle di Genova, ovvero, che per non trattener
- le soldatesche fosse così stato eseguito con particolar ordine
- del Vicerè, gli si diede pratica. Non tardò guari, che ammalatosi
- uno de' sbarcati, condotto nello Spedale dell'Annunziata in tre
- giorni se ne morì, apparendo nel suo corpo minute macchie livide;
- poco da poi un che serviva lo Spedale, assalito da un capogiro
- in ventiquattro ore spirò; e poco appresso spirò anche la madre.
- Attaccatosi il malore nelle vicine case, si vide in brevissimo
- tempo sparsa la contagione ne' quartieri inferiori della città,
- e particolarmente nel Lavinaro, Mercato, Porta della Calce ed
- Armieri».
-
- «I Medici in questi principj ascrivevano ad altre cagioni tali
- perniziosi effetti, chi a febbri maligne, chi ad apoplesie, e
- chi ad altri mali; non mancò ad ogni modo, chi per più accurata
- osservazione fattane, riputasse il morbo pestilenziale; ma
- pervenuto all'orecchie del Vicerè, che costui andava pubblicando
- il male esser contagioso, fu il Medico posto in oscuro carcere,
- dove ammalatosi ottenne per sommo favore d'andare a morire in
- sua casa: donde gli altri medici fatti accorti, proseguirono ad
- occultare la qualità del male. Ma questo tuttavia crescendo, e
- spandendosi in altre contrade vicine alle già dette, parve al
- Cardinal Filomarino Arcivescovo di dover avvertirne il Vicerè, che
- non bisognava in cosa cotanto importante starsene così ozioso e
- lento. Dispiaceva sommamente al Conte di Castrillo, che insorgesse
- fama, esservi in Napoli pestilenza; poichè dovendo egli spedire
- soccorsi di soldatesche per la guerra dello Stato di Milano,
- travagliato tuttavia dall'armi del Re di Francia, questi rumori
- glie l'avrebbon impediti; onde come poteva il meglio, proccurava,
- che non si venisse a tal dichiarazione; con tutto ciò non potendo
- più resistere alle continue mormorazioni, e tuttavia il malore
- crescendo, fu costretto a far unire i più rinomati Medici de' suoi
- tempi, perchè ne dessero parere. Costoro, o per ignoranza, o per
- timore, ovvero per secondare le brame del Vicerè, non ardirono
- di dichiarare il morbo per pestilenziale; ma sol consigliando,
- che s'accendessero fuochi per tutte le contrade della città, e
- che si vietasse la vendita de' pesci salati, uscirono da ogni
- briga. Ma altro che frasche vi volevano, per far argine ad un
- così impetuoso torrente: il male incrudeliva maggiormente; nè
- consiglio di Medico, nè virtù di medicina pareva che valesse: ne
- morivano il giorno a centinaia, nè si scorgeva altro per le strade
- che condurre Sagramenti agl'infermi, e cadaveri alle sepulture.
- Spaventati gli animi de' cittadini, chi con umili supplicazioni,
- chi in processioni confuse e numerose d'uomini e di donne, con
- donzelle scapigliate, chi dietro alle immagini più venerate e chi
- in altre guise cercava a Dio ed a' Santi pietà e ristoro a tante
- miserie e desolazioni. Ma essi non accorgevansi, che affollati più
- strettamente insieme tra la calca, e la pressura d'infinito numero
- di popolo concorsovi, il malore prendeva più forza, e la morte
- recideva in uno i colli di più migliaja di persone».
-
- «S'accrebbe poi, e dilatossi più furiosamente il mortifero
- veleno, quando presa tal opportunità, insorse voce, che _Suor
- Orsola Benincasa_ donna che aveasi a que' tempi acquistata fama
- di santissima vita, non trovando per anche comoda abitazione per
- le Suore, avea innanzi di morir profetizzato, che in tempo del
- maggior travaglio della Città dovea farsi la fabbrica del suo
- Romitorio nella falda del Monte di S. Martino; e credendosi, che
- con la costruzion d'un tal edificio sarebbe cessato il travaglio,
- il Vicerè fu il primo, che fattosi il disegno e tirate le linee,
- andò a portarvi con le proprie mani dodici cesti di terra:
- all'esempio del Capo, movendosi gli altri, gli Eletti della città,
- e tutti i Cittadini a folla vi concorsero, non solo somministrando
- denaro, ma l'opera eziandio delle loro proprie mani. Era cosa di
- maraviglia il vedere uomini e donne, giovani e vecchi, nobili,
- cittadini e plebei, spogliarsi de' migliori averi, ed offerirgli
- in limosina per la costruzione di quell'Edificio, che dovea essere
- il liberatore della loro Patria. Si erano nelle pubbliche strade
- poste, non già cassette, ma botti, le quali, poc'anzi vote, si
- vedevano in un tratto piene di monete di rame, d'argento ed anche
- d'oro: le donne istesse spogliatesi della lor natural vanità,
- si toglievano dalle dita gli anelli, dagli orecchi i pendenti, e
- dal collo e dalle braccia i monili, e quasi baccanti l'offerivano
- al sorgente Edificio, e ciò che recava maggior stupore era, che
- persone di qualità mescolavansi a gara ne' più vili esercizj,
- chi portando un cesto di chiodi, chi con un fascio di funi, chi
- con un barile di calce, chi con pietre, chi servendo per manuale
- a' fabbri, e chi in fine sopra le spalle caricarsi di travi, con
- pericolo di mancare sotto il grave e pesante incarico. Ma pari
- effetti seguirono da pari cagioni; mentre l'opra ferve, assai
- più s'accende e si dilata il malore: l'unione di tanta gente,
- che a gara tutt'ansante si sollecita, si travaglia, ed affolla
- concorrendo da tutti li quartieri, fa sì, che il morbo, che prima
- era ristretto in poche contrade, si spanda per tutto. Così mentre
- l'Edificio è quasi in fine, la città rimane poco men che desolata».
-
- «A stato di cose cotanto lagrimevole s'aggiunsero nuove confusioni
- e disordini. Non mancavano de' malcontenti, misero avanzo de'
- passati tumulti, li quali per risvegliar nuove sedizioni, andavan
- disseminando nel Popolo, venir questo flagello non già da giusta
- ira di Dio mandato a correzione de' miseri mortali, ma procedere
- dalle vendicatrici mani degli Spagnuoli, per esterminar la plebe,
- e prender vendetta delle passate rivoluzioni: vedersi chiaro
- da' preceduti andamenti del Vicerè, il quale avea tosto fatta
- dar pratica alle soldatesche venute dall'appestata Sardegna, con
- essersi poi ingegnato di far occultare il male, perchè ne' principj
- non si provvedesse d'opportuni rimedj: lo confermavano con far
- riflettere, che per ciò non si vedevano infettare le Fortezze
- guarnite di lor presidio, nè i quartieri più alti della città,
- abitati dagli Spagnuoli, ma solo i Rioni del Lavinaro, Conciaria,
- Mercato ed altri luoghi più bassi, quasi tutti abitati da gente
- minuta; e dopo aver tratti molti nel lor sentimento, si avanzarono
- eziandio a far credere, che per la città andavano girando persone
- con polveri velenose, e che bisognava andar di loro in traccia
- per isterminarli. Così in varie truppe uniti andavan cercando
- questi sognati avvelenatori, ed avendo incontrati due soldati del
- Torione del Carmine (affin d'attaccare brighe, che poi finissero
- in tumulti) avventaronsi sopra di essi, imputandoli d'aver loro
- trovata addosso la sognata polvere. Al romore essendo accorsa
- molta gente, per buona sorte vi capitò ancora un uomo da bene,
- il quale con soavi parole e moderati consigli gli persuadè, che
- dessero nelle mani della giustizia uomini cotanto scellerati,
- affine, oltre del supplicio, che di lor se ne sarebbe preso, si
- potesse da essi sapere l'antidoto al veleno, e con tal industria
- gli riuscì di salvarli; ma appena saputosi che que' due soldati
- uno era di nazione Franzese e l'altro Portoghese, ed uscita anche
- voce, che 50 persone con abiti mentiti andavan spargendo le polveri
- velenose, si videro maggiori disordini: poichè tutti coloro, che
- andavan vestiti con abiti forastieri e con scarpe, o cappello,
- o altra cosa differente dal comun uso de' Cittadini, correvan
- rischio della vita. Per acchetar dunque la plebe bisognò far morire
- sopra la ruota Vittorio Angelucci, reo per altro d'altri delitti,
- tenuto costantemente dal volgo per disseminator di polvere. Ma
- nell'istesso tempo fu presa rigorosa vendetta degl'inventori di
- questa favola: molti di essi essendosene stati in oscure carceri
- condotti, cinque di loro in mezzo al mercato su le forche perderono
- ignominiosamente la vita; ed in cotal guisa furono i romori
- quietati».
-
- «Intanto gli Eletti della città vedendo, che non solo il male
- spopolava la Metropoli, ma che si spandeva ancora nelle province,
- fecer premurose istanze al Vicerè, perchè dovessero porsi in uso
- i più forti e risoluti rimedj; e dopo essersi più volte sopra
- ciò ragunato il Consiglio Collaterale, venne il Conte nella
- risoluzione di comandare alle Piazze, che creassero una Deputazione
- particolare, alla quale egli dava per ciò tutta l'autorità
- necessaria, assegnandole ancora per Capo D. Emanuele d'Aghilar
- Reggente della Vicaria. La Deputazione diede la cura a' Medici
- più rinomati di que' tempi, che osservassero non men gl'infermi,
- che i cadaveri, facendone esatta notomia; onde ragunatisi insieme,
- presidendo a questi il famoso _M. Aurelio Severino_ cotanto celebre
- al mondo per le sue opere di Filosofia e medicina, che ci lasciò
- (morto da poi ancor egli di tal mortifero veleno) fu conchiuso, che
- il male fosse pestilenziale, e che si dovesse porre ogni cura agli
- ammalati, dal cui contatto erano inevitabili le morti».
-
- «Il Vicerè e la Deputazione s'affaticaron perciò a darvi quel
- miglior riparo che si poteva: fu comandato, che si facessero le
- guardie in tutte le città e terre del Regno, e che non s'ammettesse
- persona, senza le necessarie testimonianze di sanità: che in
- ciascun Rione di Napoli dovesse eleggersi un Deputato Nobile
- o Cittadino, al quale dovessero rivelarsi tutti gli infermi
- di ciascun Quartiere: che gli ammalati tocchi di pestilenza
- dovessero condursi nel Lazzaretto di S. Gennaro fuori le mura:
- che coloro i quali avessero comodità di curarsi nelle lor case, si
- chiudessero in esse: che niun Medico, Chirurgo, o Barbiere partisse
- dalla città, ma attendessero alla cura degl'infermi, secondo la
- distribuzione, che sarebbe stata fatta dalla Deputazione: che si
- fossero tolti i cani e gli altri animali immondi che andavano per
- la città, e si diedero altri salutari provvedimenti per far argine
- ad un tanto inondamento. Ma riusciron vani ed infelici tutti questi
- rimedj; il male vie più incrudelendo riempiè in un tratto tutti
- gli Spedali; se ne costrussero dei nuovi, ma questi nè tampoco
- bastando, la gente periva nelle porte delle case, nelle scale, e
- nelle pubbliche strade. Mancarono eziandio le tombe ed i cimiterj;
- poichè il malore attaccatosi non pure in tutti i quartieri, ma
- in tutte le case della città faceva orribile e spaventosa strage:
- onde fu fama, che ne perissero otto o diecemila persone il giorno:
- morivano non meno i Medici, i Chirurgi e tutti coloro, che erano
- destinati alla cura del corpo, che i Sacerdoti, ed altri Religiosi
- destinati a quella dell'anima. Non vi era chi seppellisse gli
- estinti; onde i cadaveri giacevano nelle vie, su le scale e nelle
- porte: le Confessioni si facevano pubbliche e l'Eucaristia si
- portava agl'infermi senz'alcuno accompagnamento, e si porgeva loro
- in una punta di canna: quelle case, che poc'anzi erano aperte,
- poco da poi si vedevano chiuse e desolate: da capogiri assaliti
- taluni, che camminavano per la città, vedevansi improvviso cader
- morti in mezzo alle piazze. I morti per la maggior parte rimanevano
- insepolti dentro le case, o su le scale delle Chiese; ma era molto
- più grande il numero di coloro, che restavano insepolti su le
- pubbliche strade, e coloro che con molto favore e grandissima spesa
- erano seppelliti dentro le Chiese, non avevano nè meno un Prete,
- che gli accompagnasse, e l'esequie più solenni erano una semplice
- tavola, o al più una bara».
-
- «In tanta confusione non rimaneva luogo a provvedimento alcuno, se
- non che per lo puzzor grande dei cadaveri estinti, e perchè l'aria
- non maggiormente si infettasse, si pensò unicamente a seppellire
- i morti: se ne preser cura i Deputati e l'Eletto del Popolo, il
- quale da' casali contorni fece venire intorno a centocinquanta
- carri; ed il Vicerè v'impiegò a questi ufficj estremi da cento
- schiavi Turchi delle Galee. Era cosa assai spaventosa ed orribile
- vedere strascinarsi per le strade i cadaveri aggrappati con uncini,
- ed innalzarsi su i carri; e sovente coi morti andar congiunti
- i semivivi creduti estinti. S'empirono le grotte del Monte di
- Lautrech, dove poscia fu edificata una Chiesa sotto il nome di _S.
- Maria del Pianto_: i cimiterj di S. Gennaro fuori le mura; molte
- cave di monti, dond'erano state tagliate pietre per fabbricare:
- il piano delle Pigne fuori la Porta di S. Gennaro; l'altro davanti
- la Chiesa di S. Domenico Soriano fuori Porta Reale; e ciò nemmeno
- bastando, sempre più le stragi avanzando, precisamente nel mese di
- luglio, nel quale vi furono giorni, che il numero de' morti arrivò
- sino a quindicimila, fu duopo consumar i cadaveri col fuoco, ed
- altri finalmente buttarli in mare».
-
- «Non meno nella Metropoli che nell'altre province del Regno
- accadevano sì funeste e crudeli stragi. Toltone le province di
- Otranto e di Calabria ulteriore, tutte le altre rimasero disolate.
- Delle città e terre, narrasi, che solamente Gaeta, Sorrento, Paola,
- Belvedere e qualche altro luogo rimaser preservate».
-
- «Ma ridotte le cose in questo infelicissimo stato, verso la metà
- d'Agosto, una impetuosa ed abbondante pioggia, temperò alquanto
- la furia del malore: cominciò il mortifero veleno a cessare;
- niuno più s'ammalò di tal morbo, e coloro, che n'eran tocchi,
- guarivano; in guisa che alla fine del seguente mese di settembre,
- non si numerarono più infermi in Napoli, che soli cinquecento. Si
- ripigliarono per tanto dalla Deputazione i provvedimenti e furono
- da quella dati vari ordini per purgar le robe di quelle case, dove
- era stata la contagione, ed altre istruzioni e metodi, affinchè
- non ripullulasse il male. Passarono due altri mesi, e non s'intese
- altro sinistro accidente, onde ragunatisi alquanti medici, ch'eran
- scampati dal comune eccidio, fu a' 8 decembre su la testimonianza
- de' medesimi, solennemente dichiarata Napoli libera da ogni
- sospetto».
-
- «Nelle province s'andava ancora tuttavia scemando il malore,
- ma perchè doveva esser opera di più mesi convenne mantener li
- rastelli alle Porte della città e le guardie per evitar l'entrata
- a quelli, che venivano da parte sospetta. Il Vicerè a questo
- fine sottoscrisse un rigoroso Editto, col quale comandò sotto
- gravissime pene, che niun forestiero fosse ammesso nella città
- senz'espressa sua licenza, da darsi precedente visita, e parere
- dalla Deputazione. La corte Arcivescovile di Napoli, a richiesta
- del Vicerè, sottopose alle censure Ecclesiastiche tutti coloro, che
- avessero occultate robe infette o sospette di pestilenza, se non
- l'avessero fra certo tempo rivelate e fatte purgare. Ma non mancò
- l'Arcivescovo, profittandosi di queste confusioni, di avanzar un
- passo, e mescolarsi anch'egli in queste providenze, poichè si fece
- lecito di pubblicare un altro Editto consimile a quello del Vicerè,
- come se questo non bastasse per obbligar anche gli Ecclesiastici
- all'osservanza, col quale comandava, che niuno Ecclesiastico osasse
- entrare in Napoli senza sua licenza in iscritto. Il Vicerè, per
- reprimere un così pernizioso attentato, immantenente diede fuori
- un rigoroso comandamento, col quale ordinò, che non s'ammettessero
- altre licenze, che quelle de' Ministri del Re. Per la qual cosa,
- essendosi frapposto il Nunzio, si sedarono presto le brighe, con
- stabilirsi, che tutti gli ecclesiastici, ch'entravano nella città,
- avessero ubbidito agli ordini del Vicerè, e si fossero sottoposti
- alle diligenze della Deputazione, e poscia, se volevano, fossero
- andati a presentarsi ne' loro Tribunali. In cotal maniera si
- continuò a praticare fino al mese di novembre del seguente anno
- 1658, nel qual tempo essendosi pubblicate libere dalla contagione
- le città di Roma e di Genova, fu aperto generalmente il commerzio,
- e tolti i rastelli e le guardie».
-
- «Si proseguì dal Vicerè a por sesto alle cose turbate della città
- e del Regno: a provveder l'Annona ed a reprimere l'ingordigia
- degli artisti ed agricoltori rimasi, li quali per esser pochi, ed
- arricchiti col patrimonio de' morti, o con difficoltà si riducevano
- a ripigliar il lor mestiere, ovvero angariavan la gente ne'
- lavori, restituendo i prezzi e le mercedi, siccom'eran prima della
- contagione. Si applicò poscia il Conte a sollevare le Comunità
- del Regno, ordinando, che quelle, ch'erano state tocche dalla
- pestilenza, non fossero molestate per li pagamenti fiscali, ne'
- quali rimanevan debitrici per tutto aprile 1657, e che dal primo di
- maggio del medesimo anno avessero contribuita la quarta parte meno
- di quello, che stavano tassate nell'antica numerazione del Regno.
- Si resero da poi pubbliche e solenni grazie a Dio ed a' Santi: su
- le Porte della città furon dipinte dal famoso pennello del Cavalier
- Calabrese le immagini de' Santi Tutelari, ed al B. Gaetano Tiene
- innalzate statue; ed allora nella piazza di S. Lorenzo s'erse
- a questo Santo quella piramide, con sua statua di metallo ed
- iscrizione, che ora si vede».
-
-Da Napoli la peste si fece a invadere lo Stato Ecclesiastico, non
-ostante le severe precauzioni di Sanità, al primo avviso della peste
-in Napoli adottate dalla Sacra Congregazione, e dai prelati, che in
-qualità di Commissarj di quell'ufizio furono ordinati con ample facoltà
-sui diversi luoghi di confine. Il contagio si manifestò da prima a
-Rieti nel ducato di Spoleto; poi si propagò a Nettuno, picciola città
-della Campagna Romana; finalmente a Civitavecchia, e 'l dì 8 Giugno
-1656 si è sviluppato nella stessa Roma.
-
-La malattia si mostrava con certo calore ai precordj sì violento,
-che i malati mandavano spaventevoli grida, come se ad essi venissero
-strappate le viscere; indi succedeva il vomito, ardente febbre e
-continua, delirio furioso, a cui seguiva grande prostrazione di
-forze, convulsioni, sete inestinguibile, lingua biancocinericcia, e
-poi nera, orine torbide e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro
-le quali cose i carbonchi ed i buboni non tardavano a comparire, come
-pur le petecchie nere, segnali di vicina morte. Alcuni cadevano morti
-improvvisamente, e senza alcun segno manifesto di contagio.
-
-Questa peste ebbe di particolare, che fu molto più funesta agli uomini,
-che alle donne e ai fanciulli; a differenza di varie altre, in cui
-s'è osservato il contrario. I vecchi morivano tutti; e le donne, i
-fanciulli, ed i giovani di temperamento sanguigno e bilioso ne furono
-men maltrattati.
-
-Si usava bruciare e scarificare i carbonchi, che si medicavano poi
-coll'unguento di mercurio precipitato rosso, od egiziaco. Sopra i
-buboni applicavansi gli emollienti, le ventose, ed anco i vescicatorj,
-non però sovr'essi il cauterio attuale, ch'era stato riconosciuto
-pericoloso. Ma riguardo ai cauterj, o fontanelle, il P. Kirchero, il
-quale, durante questo contagio, trovavasi a Roma, assicura che niuno
-segnato da essi cauterj fu invaso dalla peste tranne alcuni di vita
-epicurea.
-
-L'emissione del sangue era assolutamente seguita dalla morte, e al più
-s'impiegavano le ventose scarificate. Si usavano i clisteri purganti
-o alessifarmaci; e siccome la prostrazion delle forze era estrema,
-così giovavansi gli ammalati con brodi, renduti più eccitanti dalla
-pimpinella, dalla scabbiosa, dallo scordio, acetosella, semi di cedro,
-e simili, con alcune gocce di acido solforico. Si somministravano
-parimenti l'acqua teriacale, i sudoriferi, ed il vino. Tornavan nocivi
-i medicamenti troppo riscaldanti. La decozione d'orzo, acidulata
-coll'aceto, era la bibita ordinaria.
-
-In tal disordine di cose si stabilirono in Roma non pochi spedali e
-lazzeretti; e si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune macchine.
-Quindi la città si divise in quartieri, e ad ogni quartiere fu
-assegnato il respettivo Commissario, i suoi medici, chirurghi, e
-confessori. Molte provvide discipline venner del pari ordinate,
-specialmente sopra obbietti annonarj, ed altri di eguale necessità,
-senza guardare a spesa, e senza altri particolari riguardi.
-
-Il pontefice Alessandro VII, e molti cardinali non partirono mai
-da Roma, durante il contagio. Il celebre cardinal Gastaldi, eletto
-Commissario generale di Sanità, si distinse per la saviezza, vigilanza,
-e 'l mantenimento delle discipline, adottate a precauzione contro
-la propagazione del morbo. A queste, e ad un saggio rigore usato
-indistintamente verso ogni classe di persone dee la città di Roma
-principalmente la salvezza di un gran numero de' suoi cittadini[31].
-Infatti per merito di un buon governo non sono perite a Roma in quella
-circostanza che 14,500 persone; mentre Napoli ne perdette 280,000
-(che che dica il Giannone esserne andate estinte 400,000), e Genova
-presso a 70,000. Parecchie città e paesi dello Stato Romano sono stati
-preservati, come pure alcune contrade stesse di Roma. Anco in questa
-pestilenza la maggior parte de' conventi di monache ne restò illesa.
-
-Il sullodato Cardinal Gastaldi ci lasciò la storia di questa
-pestilenza, ed una copia fedele di tutti gli editti, bandi,
-notificazioni, istruzioni, ec. pubblicati in Roma in tal congiuntura
-nella voluminosa sua opera _de avertenda et profliganda peste, etc._
-
-Il contagio si diminuì a poco a poco, e cessò intieramente a Rieti nel
-Gennaro 1657, a Roma nel Marzo dello stesso anno. Succeduti poi in Roma
-nuovi casi, si rinovarono le diligenze, e il male cessò affatto in sui
-primi di Agosto del detto anno 1657. Solo però nel principio del 1658
-si rendettero interamente libere tutte le comunicazioni.
-
-Nello stesso tempo, che infuriava la peste, un'epizoozia crudele faceva
-perire la maggior parte de' buoi e delle pecore (_V. Gastaldi op.
-cit._).
-
-A Genova, quasi altrettale che a Napoli, avuto riguardo al numero
-minore della popolazione, fece strazio orrendo questo stesso contagio.
-Offeriva quella città miserando spettacolo di miseria e di stragi,
-che per la confusione e lo spavento, che regnavano a que' tempi colà,
-diventava ogni giorno più tristo, e più desolante. Anche a Genova in
-sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune; e si
-continuò a regolarsi alla cieca, secondo che comportava l'opportunità e
-gli argomenti, che all'improvviso accadevano. Ma nello spazio di pochi
-giorni accresciutasi a dismisura la mortalità fra quella popolazione,
-ogni dubbio si cambiò in certezza, e si cercò, ma invano, di por riparo
-con ogni diligenza alla piena dello struggitore contagio. In poco
-più di sei mesi ne sono perite pressochè settanta mille persone. Non
-bastando più i vivi a dar sepoltura ai morti, vennero eretti in quasi
-tutte le strade, e sulle piazze dei roghi, ove immensa quantità di
-cadaveri fu abbruciata. Sì a Napoli che a Genova la malattia presentava
-a un incirca li medesimi sintomi. Dichiaravasi per ordinario il
-male con un acutissimo dolor di testa, viso rosso, occhi infiammati,
-sete inestinguibile, lingua secca, calore bruciante a la region de'
-precordj, buboni agli inguini, e alle ascelle, carbonchi e antraci sul
-petto, e agl'ippocondrj. Nelle persone cachettiche la febbre era meno
-intensa; vomiti di una bile pallida, mista di pituita; cardialgía,
-ossia dolor di stomaco, pallore orribile della faccia, occhi profondati
-nell'orbita, sudor freddo alla fronte seguìto da buboni, antraci, o
-dalla morte. Presso altri la comparsa dei buboni e degli antraci era
-preceduta da una febbre insensibile, accompagnata però da turbamento, e
-alterazione delle facoltà vitali e animali. In alcuni altri la febbre
-era moderata e lenta senza buboni, salvo che ne appariva un picciolo
-carbonchio; e nel quarto giorno si manifestavano inaspettatamente quasi
-ad un medesimo istante i sintomi più terribili. I buboni, non molti,
-e gli antraci in copia comparivano accompagnati da dolori atroci, e ne
-succedeva la morte in poche ore fra gravi assalti di convulsione.
-
-Apertisi alcuni cadaveri, vi si trovaron le viscere sfracellate; il
-cuore, il polmone, ed il fegato coperti di macchie nere gangrenose; la
-vescichetta del fiele piena di una bile nera, viscosa, e sì densa, che
-duravasi fatica a staccarla, i vasi sanguigni ingorgati di sangue nero
-e grumoso. Vi si usarono le bevande cordiali, la teriaca, i sudoriferi,
-l'olio di scorpione internamente, esternamente l'olio del Mattioli;
-ma tutti i rimedj riuscivano inutili. La malattia non cessò, che a
-poco a poco da se, e come se fosse stata stanca di stragi. Quando la
-peste era nel suo forte, tutte le altre malattie, sia febbrili o no,
-casualmente accadute, acquistavano la natura e' segni di vera peste,
-ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quegli, che
-tenevansi chiusi nelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e,
-per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non
-accadeva nel primo, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul
-fine, come suol avvenire in ogni caso di peste, si svilupparono di
-alcune malattie comuni, d'altra indole. Questo è il segno più sicuro,
-che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine. Moltissime
-ruberie, spogli di case, orrendi assassinj sono accaduti in quella
-città nel tempo, che durò il contagio. Per lo che, il trasportarsi
-d'una famiglia all'altra in un cogli effetti rubati l'infezione fu
-cagion essenziale della rapida ed estesa sua dilatazione. Morti essendo
-la maggior parte de' sacerdoti, che avevano la cura spirituale degli
-ammalati, ed in mezzo alla terribile mortalità non trovandosi più chi
-assumer volesse sì pericolosi ufici, la Repubblica di Genova chiamò
-dalla Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso degl'infermi. Quattro
-d'essi giunsero, allorchè più ardente era il contagio, i quali vi
-prestarono l'opera loro con eroica carità. Fra loro v'ebbe il celebre
-P. Maurizio da Tolone, sacerdote molto coraggioso e pio, già trovatosi
-in più pestilenze, dalle quali tutte n'era uscito illeso felicemente.
-Usavasi a quel tempo in Genova gittar dalle finestre tutti i mobili ed
-effetti, che trovavansi nelle stanze de' morti di peste, fossero essi
-di poco o di molto valore; e tutti abbruciavansi indistintamente, non
-conoscendosi allora altro mezzo di spurgar la città, che il fuoco. Il
-detto P. Maurizio da Tolone in tal circostanza introdusse in Genova,
-con grande utilità e risparmio di molti arredi e masserizie preziose,
-il suo metodo de' profumi per ispurgarne le robe e le case infette,
-e, giusta quanto egli ne assicurò, la più costante sperienza gli ha
-fatto conoscere di tai profumi mirabile effetto, vale a dire la sicura
-qualità del disinfettare, come copiosamente si fa egli a provare nel
-suo _Trattato politico; ec._ Con questi profumi, ch'egli spaccia di
-sua invenzione, spurgò in Genova, oltre un'immensa quantità di robe e
-di case, 430 tombe, piene a ribocco de' cadaveri degli appestati, con
-un ingegnoso apparato di legno da lui fatto costruire appositamente.
-Questi profumi sono di tre sorte; la prima per ispurgar le case ed
-altre suppellettili grosse; la seconda più violenta per purgare i
-lazzeretti, le sepolture, ed altre robe, che hanno bisogno di un più
-efficace purgamento; la terza è un profumo più soave, detto _della
-Sanità_, per liberar le camere dal puzzo[32]. La base di tutti
-questi profumi è lo zolfo, la cui celebre dote del disinfettare è
-antichissima, quasi quanto è l'uso de' profumi in tempo di peste, come
-vedremo a suo luogo; adoperato, dico il zolfo, più o meno confusamente
-in un gran numero di pestilenze; e, a dir vero, in alcuni casi
-con evidente utilità. (_Gastaldi Hieronymus Card. de avertenda et
-profliganda peste; a Castro Petrus, Veronensis, Pestis Neapolitana,
-Romana, Genevensis annorum 1656-1658; Juvellin. Bernard. Hist. Pestis,
-Romae 1656; P. Maurizio da Tolone, Trattato politico; ec. P. Kirchero
-Scrutin. Pestis; Papon; Lebenswaldt; Muratori op. cit._)
-
-A. dell'E. C. 1657. In quest'anno vi ebbe peste nel ducato di Brema
-nella Bassa Sassonia, ed a Brunswich residenza del principe di questo
-nome. Lorenzo Gislero, medico di Osteroode, rapporta duecento e tre
-storie particolari della peste, che si spiegò a Brunswich nel 1657.
-Vi durò essa sei mesi. Questa peste era particolarizzata dai sintomi
-seguenti; ansietà ai precordj, calore ardente interno, veglia,
-cefalalgía intensa, stitichezza di ventre, polso pressochè naturale,
-delirio, esantema petecchiale, buboni, carbonchi, somma prostrazione
-di forze, ec. Il contagio sviluppossi da prima a Brema, e da di là fu
-portato a Brunswich da alcuni Brunswicesi, che ne fuggirono, venuti a
-rifugiarsi in patria, dove morirono in casa di una vecchia femmina lor
-parente, che ve gli accolse, contrattone pur essa il malore (_Laurent.
-Gisler Observat. Medicae de Peste Brunswicensi an. 1657._).
-
-A. dell'E. C. 1659. Peste in quest'anno nella Svezia, e principalmente
-nella città e fortezza di Hollen sulla costa meridionale dell'isola di
-Aland (_Lebenswaldt; Adami op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1660. Alcuni autori accennano esservi stata peste nel
-mille seicento sessanta in parecchi luoghi della Germania, la quale
-attaccava più particolarmente gli uomini, soprattutto i robusti, fatto
-poco danno alle donne, e meno ancora ai fanciulli; ben diversa in ciò
-da quella, che afflisse Roma sotto il regno di Tarquinio il Superbo,
-la quale, secondo Dionigi d'Alicarnasso, colpì a preferenza le giovani
-fanciulle e le vedove (_Papon, Ozanam. op. cit._).
-
-Nell'anno 1662, secondo il Lebenswaldt, il contagio turbò la Polonia.
-Di questa peste però non trovai negli storici da me veduti alcuna
-particolar descrizione.
-
-Giusta lo stesso autore nel medesimo anno 1662 la peste fece strage a
-Costantinopoli.
-
-A. dell'E. C. 1664. In quest'anno fierissima pestilenza desolò l'isola
-di Candia al sud dell'Arcipelago, regno una volta, come ognun sa, della
-Repubblica Veneta (_Lebenswaldt; Adami, op. cit._).
-
-In questo stesso anno 1664 ricordasi esservi stata la peste a Tolone,
-ed a Cuers, picciola città di Francia nella bassa Provenza. Gli storici
-però non indicano, quanti, e quali ne sieno stati i suoi mali effetti
-(_Papon. op. cit._).
-
-A. dell'E. C. 1665-66. In Londra a quest'anni si è sparsa fierissima la
-peste, una delle più celebri della Storia, già descritta dall'Hodges e
-dal Sydenham, rinomatissimi medici, che vi si trovavano a quel tempo,
-e che perciò ne furono testimoni oculari. Per essa in meno d'un anno
-morirono in Londra 90,306 persone. L'inverno del 1664 fu freddissimo
-in Inghilterra, ed un gielo secco vi durò fino alla primavera.
-All'improvviso disciogliersi di quel gielo, ed al principiare del
-nuovo anno 1665, secondo il computo inglese, si manifestarono di assai
-peripneumoníe, pleuritidi, angine, ed altre malattie inflammatorie,
-che recarono gravissima mortalità. A queste venne dietro una febbre
-continua epidemica, ben differente da quella, che regnava sotto la
-precedente costituzione. Questa febbre era accompagnata da cefalalgía
-la più intensa, da vomiti, e da diarréa, che la sola emissione di
-sangue poteva calmare, provocando il sudore; mentre la pelle era secca
-ed ardente. Inoltrandosi l'anno, la peste si manifestò a Londra,
-accompagnata da tutti i suoi segnali patognomonici, cioè buboni,
-carbonchi, ec., e sì rapidamente si propagò, che circa l'equinozio di
-autunno in una sola settimana ebbe ucciso più di otto mila persone;
-ancorchè da due terzi almeno degli abitanti per timor del contagio
-si fossero rifugiati alle ville. Continuò il male con minore ferocia
-tutto l'inverno vegnente, nè cessò che all'aprirsi della primavera,
-dando luogo all'epidemia, che l'avea preceduta. S'annunciava il reo
-morbo con brividi di freddo, come avvien negli accessi d'una febbre
-intermittente. Gli sopravvenivano in seguito vomiti crudeli, e un dolor
-compressivo violento lacerava agl'infermi la region precordiale; e la
-febbre era ardente e continua fin alla morte, o sino al comparir dei
-buboni agl'inguini, alle ascelle, o alle parotidi, i quali, quando
-venivano alla suppurazione, indicavano i malati già fuori d'ogni
-pericolo. Le macchie purpuracee o livide eran foriere di vicina e
-sicura morte. Un delirio spaventevole d'ordinario non solo accompagnava
-la malattia, ma sovente la precedeva, senza alcun segno da far creder
-vicina la comparsa di questo orribile sintoma. Molti venivano presi
-da questo fiero delirio all'improvviso, e in sulle strade, usciti
-di casa senza nessuno incomodo, perdevano immediate la vista e la
-ragione. Parecchi di questi infelici andavano errando, e barcolando per
-le strade senza sapere nè dove andassero, nè che cosa si facessero,
-e quindi cadevano a terra, come uom che cade ubbriaco, nè più se ne
-riavevano. Se taluno avvicinavasi ad essi per soccorrerli, non ne aveva
-da loro che qualche parola male articolata, e fuor di senno. Venivano
-altri presi da un sudore espressivo, copiosissimo, che esauriva le
-forze della natura senza sollevarla punto di quel suo male.
-
-La cura, usata dal Sydenham in questa pestilenza, fu la cavata di
-sangue ripetuta, ma sempre moderatamente. Egli aveva osservato che il
-sangue estratto era coperto da una crosta pleuritica, e che ad alcuni
-cadaveri, seguitane appena la morte, usciva in copia del naso. Cavato
-sangue, soleva egli prescrivere i diaforetici, poi l'emetico, indi la
-triaca, l'acqua di cardo santo, le infusioni di scordio, e di salvia,
-quella di macis nella birra per promuovere il sudore. Dopo ventiquattro
-ore, durante il qual periodo faceva continuare le stesse bevande, dava
-un catartico. Guardavasi però egli dal far aprir la vena, comparsi i
-buboni.
-
-Il Sydenham fonda il suo metodo del cavar sangue nella peste
-sull'opinione di un considerevole numero di autori, che sulla peste
-versarono, e particolarmente di Lodovico Mercato, di Niccolò Massa, del
-Settala, del Trincavelli, del Foresto, del Mercuriale, dell'Altomari,
-del Pascasio, del Pereza, dell'Herrera, di Zacuto Lusitano, del
-Fonseca, di Leonardo Botalo, e d'altri ancora. Ma sopra questo
-argomento tratterò nelle altre parti di quest'opera (_Sydenham op.
-med. Sect. II. cap. I et II. Hodges Nathanael Loimologia, sive Pestis
-nuperae apud Populum Londinensem grassantis hist. narratio; The History
-of the great Plague in London, in the year 1665._).
-
-Negli stessi anni 1665 e 66, e a pari tempo che a Londra, la peste
-faceva strazio orrendo in Olanda. Nella sola città d'Amsterdam di
-questa pestilenza morirono 24,148 persone. Secondo alcuni autori il
-morbo continuò in Olanda con alcuni intervalli anco ne' successivi
-anni, a tale che nel 1669 spopolò la città di Leiden (_Lebenswaldt;
-Adami, op. cit.; Barbette Paul. Tract. de Peste cum notis Francisci
-Deckeri Lugd. Batav. 1667; Roet, Pestis Adumbr. Guid. Fanois, Dis. de
-morb. epid. hactenus inaudito, an. 1669. Leidae grassante; Sylv. de la
-Boe, Orat. de Affect. Epid. ann. 1669 Leyd. depopulantis_).
-
-A. dell'E. C. 1670. Lo Scheffer nella sua Opera, intitolata
-_Laponia_, riferisce che nel 1670 la peste si manifestò nella Laponia,
-trasportatavi da Riga per alcune balle di canape. Soggiunge egli pure
-che non s'appiccò il contagio, se non che a quelle donne, le quali
-erano impiegate alla filatura del detto canape infetto. Ma il freddo di
-quel paese estinse prontamente la malattia.
-
-A. dell'E. C. 1676. In quest'anno fierissima peste travagliò di sì
-fatta maniera l'isola di Malta, che ne rimase quasi affatto deserta,
-non essendovi restate superstiti, che dieci mila persone. Anche in
-questo caso di pestilenza i gravi dispareri insorti fra i medici sulla
-vera natura del male lasciarono al contagio aperto il campo ad una
-fatale irreparabile propagazione. (_Briet. An. Mund. Contin. p._ 937.
-_Ad. Bibl. Loim._)
-
-A. dell'E. C. 1678-79. In sul principiar del mille seicento settantotto
-il contagio ritoccò nelle terre della Dalmazia, trasportatovi dalla
-vicina Turchia per alcuni arnesi rubati dai Morlachi della villa Culla
-posta sopra Scardona; la quale fu poscia d'ordine del Provveditor
-generale incendiata. Di là si propagò a Brevilacqua, ed in altri
-villaggi del territorio di Zara, poscia introdotto anche in Zara per
-lo stesso modo di robe infette, portatevi clandestinamente, vi fece
-di gravissimi danni. In quella circostanza il convento di s. Paolo,
-primo Eremita, nello scoglietto, denominato Galovaz, fu convertito
-in Lazzaretto, obbligati que' Religiosi a ritirarsi in città.
-Nell'archivio di detto convento sussiste un manoscritto, contenente
-la memoria di questa pestilenza, ed alcune particolarità, da cui fu
-contraddistinta. Terminò essa nel Febbrajo del 1679 (_MS. succit.;
-Tazlinger in suis Memoriis, etc._).
-
-A. dell'E. C. 1679. In quest'anno, imperando sul trono d'Austria
-Leopoldo I, la città di Vienna fu travagliata da atrocissima peste, che
-vi fece orrende stragi, sì fra la popolazione della città propriamente
-detta, e sì ne' sobborghi adiacenti, specialmente nel Leopoldstadt e
-nel Mariahülf. Nello spazio di sei mesi sono perite da oltre 70,000
-persone; e nel corso intero di questa pestilenza si calcola esserne
-andate estinte più di 76,000. Pur gravi danni fece il morbo in
-parecchi luoghi, vicini a quella capitale, e specialmente a s. Ulrick,
-Neustift, Neubau e Neustadt. In virtù de' saggi provvedimenti, e delle
-caute discipline, che d'ordine dell'Imperatore vi sono state usate
-in quella circostanza, si è potuto porre argine alla ferocia di quel
-contagio sterminatore; e molti paesi vicini se ne sono preservati.
-(_Der römisch, Kaiserlichen auch zu Hungarn und Böheim, etc. Königl.
-Maj. Leopoldi I. Erzherzog zu Oesterreich etc. etc. neue Infections
-Ordnung wie es insgemein in allerhöchster Haupt-und Residenz Stadt
-Wien, Leopoldstadt, und allen andern umliegenden Vorstädten etc. in
-den Infections-Sachen zu halten, vom 9 Januar 1679, e_ ripubblicato
-nel 1680. Esiste nella Collezione pubblicata in Vienna nel 1763.
-_Pestbeschreibung und Infections Ordnung; Sorbait, Paul. Consilium
-Medicum, oder freundliches Gesparch von der Wiener Pest des Jahres_
-1679. _Abraham a S. Clara, Merks Wien, oder Beschreibung der wüthenden
-Pest im. j._ 1679. _Habensack, Relation von der NeüstädterPest_ 1680.).
-
-Nello stesso anno 1679, secondo alcuni storici, la peste afflisse pur
-anco la Sassonia, e travagliò fieramente l'alta e bassa Slesia (Papon.
-op. cit. Neue Infections ordnung der hoch und löb. Herren Fürsten und
-Stände im Herzogthum Ober-und-Nieder Schlesien. Breslau, den 14 _Feb._
-1680; _Kircher, Atanas. natürliche und medicinalische Durchgründung der
-leidigen ansteckenden Sucht, und sogenanten Pestilenz etc._).
-
-Da Vienna dilatossi il contagio nella Stiria, e vi si manifestò a Gratz
-nel Dicembre del 1679 in una casa d'un sobborgo. Nel Gennajo seguente
-1680 si sparse in altre famiglie del sobborgo stesso, e nell'interno
-della città; e ne' mesi successivi s'apprese a più di 400 famiglie,
-imperversando per tutto l'anno 1680. Terminò poi circa le calende di
-Marzo del 1681. Nel corso di tal pestilenza fra' sobborghi e la città
-ne sono state colpite 3156 persone, delle quali son morte 2340; 68
-ne guarirono di quelle, ch'erano rimaste presso le rispettive loro
-famiglie; 592 ne uscirono risanate dal Lazzeretto vecchio, e 156 del
-nuovo.
-
-Fu di Gratz trasportato il contagio in altri luoghi della Stiria
-inferiore, e nella Carintia, e si spiegò con maggior violenza in un
-castello, ed in sette villaggi circonvicini.
-
-Dall'altra parte il contagio si estese dall'Austria nell'Ungheria
-lo stesso anno 1679, e vi fece non poche rovine. La città di Posen
-ne andò particolarmente travagliata (_Lebenswaldt; Briet. Annal.
-Mund., Kircher. op. cit. von Windisch, Carl Gottlieb., Geographie des
-Königreichs Ungarn._ I. _Theil. p. 121._).
-
-A. dell'E. C. 1680. A questo stesso tempo la peste, insinuatasi nella
-Boemia, ne la desolò facendovi orrendo strazio, a tale che nel solo
-trimestre di Maggio, Giugno, e Luglio del 1680, ne andarono estinte
-nella città di Praga 31,040 persone (_Redlich Paul. Historia Pestis
-Pragae_ 1680. _ibid._ 1681. _Rivinus, de Peste, Lipsiae_ 1680.)
-
-A. dell'E. C. 1682. Nell'anno mille seicento ottantadue Gorizia,
-città considerevole del Friuli Austriaco, fu travagliata da
-fierissima pestilenza. Il seme di questo contagio, secondo alcuni,
-vi fu trasportato da Vienna, e, secondo l'opinione di altri, vi s'è
-introdotto dalla vicina Turchia, manifestatosi il giorno 18 Agosto 1682
-V'infierì poi il morbo con tanta violenza, che molti ne trapassarono
-nello spazio di sole 24 ore di malattia, altri in tre giorni, e taluni
-nel settimo. Giuseppe Candido, allora medico della città di Gorizia,
-ce ne lasciò in pochi tratti d'una sua lettera un'esatta descrizione.
-I sintomi ne furono il dolor di testa, il vomitar di materia porracea,
-eruginosa, e talvolta sanguigna; la diarrea, spesso con vermi, la
-frenitide, il letargo, le petecchie nere, larghe lividure, i buboni, i
-carbonchi, le urine torbide, talor sanguigne, ed in alcuni la paralisi
-della lingua. Nella maggior parte de' malati gl'indicati sintomi erano
-accompagnati da febbre; altri morivano senza febbre, almeno che si
-manifestasse. Parlando poi del metodo di cura usatone, lo stesso dottor
-Candido soggiunge: «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo,
-così si tralasciò»; e poco appresso: «li vescicanti sono stati di gran
-sollievo, applicati dopo qualche evacuazione per via di clisteri» (_De
-Peste Goritiana anni_ 1682, _Sermo Potestatis Benacensis, etc._).
-
-Nell'anno 1683 rigermogliò il contagio a Gratz, ed in più altri luoghi
-della Stiria; ma, oppostivi subito per impedirne la dilatazione ottimi
-provvedimenti politico-sanitarj, n'andò in breve e con pochi danni
-estinto.
-
-A. dell'E. C. 1685-86. Fierissima peste desolatrice imperversò a
-quest'anni nella città di Costantinopoli. Immenso ne fu il numero delle
-vittime rimaste sotto i colpi di così grande flagello. Quantunque fra
-le esagerazioni degli autori non si possa precisamente conoscere, qual
-ne sia stato il numero de' morti in quella popolatissima città, pur si
-rileva essere stato desso assai grande. (_Adami; Lebenswaldt; Pandect.
-Turc._).
-
-A. dell'E. C. 1690. Nel mille seicento novanta vi fu di nuovo la peste
-in Dalmazia. Si è palesata da prima nella villa Geversche presso
-Ostrovizza nel contado di Zara, introdotta colà per l'arrivo di
-una famiglia proveniente dalla Bosnia inferiore. Un certo Vodizich,
-borghigiano di Zara, la introdusse in quella città col mezzo di una
-mandra di pecore, come vien riferito. Il giorno dopo il suo arrivo
-costui fu trovato morto; e morta pur anco la moglie sua e due sue
-figlie con manifesti segni di pestilenziale contagio. Scopertosi
-il morbo, e per la vigilanza dei Rettori eseguite tosto con molta
-diligenza le opportune segregazioni, fu esso in breve estinto. Siccome
-poi al primo annuncio della peste il popolo era ricorso alla protezione
-di s. Simeone; così all'intercessione di questo santo venne la
-cessazion del contagio attribuita.
-
-Così non fu della città di Sebenico, ove introdottasi la peste vi fece
-non pochi danni (_Tazlinger in Dama chronologica_).
-
-A. dell'E. C. 1691. Nell'anno 1691 alli 9 Gennajo fu scoperta la peste
-anco nella città di Ragusa nella Casa degli Esposti detta l'Ospitale
-de' Bastardi. Venne da Plocce, portatavi dal figlio della Badessa del
-detto Ospitale. Quindi si diffuse nella città, e vi recò gran rovina;
-nè cessò interamente che circa la metà di Giugno dello stesso anno
-(_Storia anonima di Ragusi a. q. an._)
-
-In questo medesimo anno 1691 la peste devastò la Puglia (_Briet. Annal.
-Mund. sive Chronic. Univers._)
-
-A. dell'E. C. 1692. Nell'anno mille seicento novantadue si legge
-esservi stata la peste nella Sciampagna in Francia, ma non se ne
-trovano particolarità degne di speziale considerazione (_Charlier,
-Traité des Bêtes à Laine T. II. p._ 747).
-
-
-SECOLO XVIII.
-
-Niente meno del precedente fu questo secolo funestato da pestilenze
-orribili e desolatrici, che lasciaron parecchie memorande impronte di
-questo flagello.
-
-A. dell'E. C. 1704. In quest'anno, secondo ciò, che lasciò scritto
-Gabriele Rzazynsschy nella sua Storia Naturale del Regno di Polonia
-(_Sendomiriae_ 1721), incominciò nella Polonia quella terribile peste,
-che durò dieci anni continui, cioè fino al 1714, e che fece miserando
-strazio di tutto quel regno. Secondo il Gottwald in _Transactionibus
-Philosophicis n._ 337, e qualche altro autore, questa peste dee essere
-cominciata in Polonia nel 1702.
-
-Gravissimi morbi epidemici d'indole maliziosa avendo preso a dominare
-fin dal 1700 e 1701 in varie parti della Germania e specialmente a
-Berlino, nell'Holstein, a Tubinga nella Svevia, a Rosenberg, ed in
-altri luoghi della Slesia, a Ratisbona nella Sassonia, a Basilea, ed
-in altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi
-paesi dell'Ungheria, egli è verisimile, che anco nella Polonia, come
-accadde ne' sopraccennati luoghi, sì fatta epidemia abbia di qualche
-anno preceduto la peste, e che da alcuni Storici sia stata colla stessa
-peste confusa. (_Harder, Constitut. Epid. Basilien. utriusque hujus
-an. 1700. 1701; Camerarii Rud. Constit. Epidem. Barolinensis an. 1704;
-Haller, Albert.; Schelhamer; Günther; Schroeck. etc._)
-
-Dalle notizie, sparse qua e là in alcune delle sovraccennate Opere,
-sembra che a questi stessi anni nel paese ottomano, conterminante colla
-Polonia, coll'Ungheria, e colla Transilvania, siasi diffusa la peste.
-Però di queste pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori, che
-parlino exprofesso. Ciò, che più assolutamente viene asserito dagli
-Storici, si è che nel 1705, dopo un lungo predominio di venti del
-mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa il contagio a Costantinopoli,
-che in un sol giorno si annoverano trasportati fuori da una sola porta
-1800 cadaveri, innumerevole essendo poi stata la quantità de' rimasti
-morti nella strage per le diverse contrade di quella popolosa città.
-(_Papon; Roman. op. cit.; Heldio de Peste Turch_.).
-
-Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e in Ispagna
-giusta la Relazione del P. Labat, che dal contagio fu egli stesso
-attaccato due volte.
-
-A. dell'E. C. 1707. Negli atti degli Eruditi di Lipsia (an. 1710 vol.
-IV) si legge la seguente descrizione intorno la peste della Polonia,
-desunta dall'Opera di Gio. Bernardo Sthaar (_de febre pestilenti
-Cracoviae an. 1707_).
-
-Nel 1707 al tempo della Canicola la peste si spiegò in Cracovia, ed in
-diverse altre parti della Polonia. Essa vi fu recata da alcuni mercanti
-ebrei, provenienti da Lemberg, dove questa malattia regnava da oltre
-due anni. Si enunciava essa con alcuni fenomeni insidiosi; cioè ora
-con una febbre continua, accompagnata da gran calore universale, e
-da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta
-febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza,
-abbattimento, vomito di materie gialle o verdi, e viscose, spontanea
-lassezza, e sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero
-dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua.
-Le donne fuggivan nude di casa, e nude correvano per le strade e le
-piazze; i piedi e le gambe eran tremanti, ed affetti da contorcimenti
-convulsivi; succedevano crudeli coliche; l'urina si faceva sanguigna,
-il polso picciolo, languido, ineguale; nulla la sete o inestinguibile;
-comparivano i buboni agl'inguini, alle ascelle; il corpo si copriva di
-petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Questo sintoma però
-non era generale. Succedeva la morte il terzo, il quinto, o il nono
-giorno al più tardi, dopo un delirio furioso. Altri malati cadevano in
-uno stato di sopore, e trovavansi morti in sulle strade colle membra
-sfracellate. Avendo i magistrati, le persone ricche ed agiate, ed anche
-i medici abbandonato la città, vi s'introdusse ben presto il più gran
-disordine, e col disordine il terrore, lo spavento, la disperazione, e
-questi mali mettevano il colmo a tutti gli orrori di sì grave flagello.
-
-L'emetico, somministrato nel principio della malattia fu trovato il
-miglior rimedio per le sperienze del dott. Schomberg, medico del
-Governo, il quale, quantunque obbligato a restarsene a letto per
-la molta sua età, e per la gotta, nullostante guarì più di trecento
-appestati con questo rimedio, e col suo elisire antipestilenziale,
-composto della tintura di bezoar, di genziana, e d'essenza canforata
-a parti eguali; del qual elisire esso medesimo somministrava dalle
-quaranta alle sessanta gocce infuse in calda birra. La bevanda
-ordinaria era limonata. Quindi provocava all'infermo il sudore, e
-cercava di ravvivare la circolazione con le unzioni d'olio aromatico
-e di spirito di vino canforato su lo scrobicolo del cuore, facendo
-prendere fino ad otto gocce di questo stesso liquore in un giallo
-d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali
-provocavano l'estinzion delle forze, ed una diarrea mortale in poche
-ore.
-
-Questa peste durò nel suo forte a Cracovia cinque mesi; nel qual
-periodo tolse di vita da circa 18,000 persone. Cominciò a diminuirsi
-nel mese di Novembre, non morendo per contagio più che sette od otto
-persone al giorno. Nel Gennajo i malati, che arrivavano al nono o al
-più all'undecimo giorno, guarivano quasi tutti. La peste non aveva più
-che l'apparenza di una febbre maligna. Nel Febbrajo non era più che una
-febbre quotidiana; e pochissimi ne perivano. La notte del dì 21 Maggio
-1708 v'ebbe una brina copiosissima, dopo la quale morirono alcuni
-individui con sintomi pestilenziali. Quindi la malattia scomparve
-interamente, e gran numero di cittadini, che nel timor della peste
-avevano abbandonato la città, ritornarono alle loro case.
-
-Nel medesimo anno 1707, a Rosenberg nella Slesia si spiegò lo stesso
-pestilenziale contagio, il quale vi fu portato da alcuni mercanti
-Armeni, che lo comunicarono a qualche ebreo col mezzo di una partita
-di lana infetta, da loro acquistata a Thorn nel Palatinato di Culm
-nella Prussia occidentale, infestata allora dalla peste. La malattia
-non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventosi.
-Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore,
-ed in seguito il terzo, quarto, quinto, o al più il sesto giorno.
-I cadaveri ne diventavano subitamente lividi. In questo corso di
-pestilenza non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario
-sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia,
-all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano prestamente in
-isfacello. Il polso variava, secondo il grado del caldo o del freddo;
-e nel maggior numero de' mali era pur esso naturale, come naturali
-apparivan le urine. Se queste diventavan nere, già n'era prossima la
-morte.
-
-Il timore, l'immaginazione, colpita dal terrore, l'avarizia, che faceva
-acquistare le robe e le masserizie de' morti appestati, produssero
-gravissimi mali, ed ampliarono grandemente le conquiste, e le
-devastazioni della peste.
-
-Quelli, che alla prima invasione della malattia usavano i convenienti
-rimedj, e che osservavano una dieta rigorosa dopo gli abbondanti
-sudori, d'ordinario si salvavano, come pur quelli, ai quali i buboni
-venivano presto a suppurazione, e s'aprivan da se, ovvero i cui
-carbonchi si circoscrivevano sollecitamente.
-
-I rimedj, che meglio corrisposero alla cura, furono i diaforetici, i
-balsamici, la teriaca i cordiali, e i così detti annaleptici. Quando
-comparivano i buboni, veniva raccomandato ai malati di guardarsi ben
-dal sudare, e tostochè eran maturi, s'aprivano. Si usavan pure ai
-carbonchi le incisioni, che si medicavano poi coll'unguento magnetico.
-I vescicanti furono riconosciuti nocivi.
-
-Il coraggio, la tranquillità dell'animo, la regolarità del metodo
-di vivere, il vino, la birra, le tinture balsamiche, la teriaca,
-e soprattutto lo schivare qualunque contatto coi malati, e con
-qualsivoglia cosa, che ad essi fosse appartenuta, era il miglior
-metodo, nell'arte detto profilatico; e questo giovava per garantirsi
-dall'infezione. (_Hetwick Christian, von der Pest; Grassi Samuel,
-Historia Pestis in Confiniis Silesiae grassantis; Ephemerid. Curiosor.
-Naturae Cent. I. II. Obs. 143_).
-
-Nel 1707 regnava a Thorn la peste, come si è detto. Vi durò tre
-anni, cioè fino al 1710: e per essa quella popolazione ne andò quasi
-intieramente distrutta. (_Büsching, Ant. Frid. Neue Erdbeschreib. 1.
-Th. 2. B. Königr. Preuss. p. 1167_).
-
-A Danzica il contagio si sviluppò nel 1709, si diffuse con rapidità, e
-vi durò sei mesi. In questo corso di tempo uccise da oltre ventiquattro
-mille persone. Il medico Gottwald, che vi fu presente, ne la descrisse
-nel suo _Memoriale Loimicum de Peste Dandiscana anni 1709_; così pure
-il _Kanold Joh._ nella sua Opera _Einiger Medicorum Sendschreiben von
-der an. 1708 in Preussen, und 1709 in Danzig grassirten Pestilenz.
-Breslaw 1711_.
-
-Circa quest'anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella
-Misnia, travagliò fieramente Berlino, ed altri luoghi della Prussia. La
-Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Secondo il Büsching
-nell'anno 1709 quella provincia perdette 59,196 persone pel furor
-del contagio; il quale del pari fece strazio crudele in Amburgo, e
-in Augusta, come pure in varie altre città e paesi della Germania.
-(_Erndl, Christ. Henr. in Ephemerid. Natur. Curios. Cent. V. VIII.
-pag. 227.; Miscellan. Acad. Caes. Natur. Curios. Cent. VII. et VIII;
-Diederich, And. Christ. Hist. Pest. Hamburgi 1710; Richter Christ.
-Frid. Relatio Pestis Regiomontani, et alibi in Borussia, Büsching
-Erdbeschreib. s. c._).
-
-A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla
-stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la
-parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia, e la Prussia, la
-peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico,
-la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica
-Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la
-Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen
-perdette la metà circa de' suoi abitanti; così quella di Sapron, e la
-contrada di Sagedie nella contea di Czongrad nella bassa Ungheria, e
-varj altri luoghi di quel regno.
-
-Nel 1712 dall'Ungheria s'innoltrò il contagio nell'Austria, e quindi
-in Praga nella Boemia. Dall'Austria si dilatò nella Stiria, e nella
-Carniola. Lubiana ne fu molto travagliata.
-
-Or mi farò a sporre alcune circostanze, che accompagnarono il contagio
-nell'invadere la capitale dell'Impero Austriaco. Fin dall'anno 1709
-la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 s'era già appresa anco
-alla città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria
-furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò poco appresso
-dall'Ungheria penetrò il contagio nella picciola città di Bruck
-sul Leytha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Certa giovane
-Cristina, Sveva di origine, proveniente dall'Ungheria, introdusse in
-Vienna il primo seme del pestilenziale malore. Detta giovane fu da
-prima ricoverata in un giardino fuori del Rossau, posto sul sinistro
-ramo del Danubio. Ritrovandosi essa in istato di gravidanza ben
-inoltrata, fu accolta nel civico spedale. Ivi rapidamente morì, non
-appena cominciatosi a sospettare sulla natura del suo male. Parecchie
-altre giovani puerpere dello stesso spedale, che si trovaron con essa,
-infermaron del pari, e si morirono dopo brevissimo corso di malattia,
-allora non ancor conosciuta. Un cappellano dell'ospitale diede avviso
-alla Commissione di Sanità di queste morti repentine e sospette.
-La Commissione ordinò tosto la separazion del locale e di tutto il
-circondario fuori del Rossau, ove la detta prima infetta era stata
-ricoverata. Fu quindi prescritto che venissero trasportate tutte le
-puerpere e le gravide del civico spedale in un apposito Lazzeretto, e
-ordinati diversi altri provvedimenti e discipline per la preservazione
-e salvezza della Capitale. Ma insorse grave discrepanza d'opinione
-sulla natura del male fra i due medici dott. Ruck, e dott. Schultz,
-deputati all'assistenza de' malati di questo nuovo Lazzeretto, il primo
-affermando che fosse vera peste, il secondo negandolo. Questa falsa
-opinione pur troppo costò al secondo la vita, essendosi infermato pur
-egli di quel contagio. Le discipline e' provvedimenti da opporsi allo
-sviluppo del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo
-arrestati. Pure si stabilirono alcune sale quasi come _di prova_ per
-li malati sospetti, e si pensò ad accertarsi meglio della vera natura
-del male, anzi che con robusti e pronti mezzi opporvisi risolutamente.
-Quindi il morbo fece per qualche tempo una tregua assai lusinghiera, di
-modo che fu creduto che al tutto si fosse spento. I magistrati stessi
-da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore. Nel Gennajo 1713
-di 52 malati sospetti ne morirono 28; nel Febbrajo si contarono appena
-28 malati, dei quali 16 morti. Nel Marzo si accrebbe considerevolmente
-il numero dei nuovi malati e delle morti, li primi essendo saliti a
-169, le seconde a 126. Trapassata appena la meta dell'Aprile, mentre
-vivevasi ancora senza grande trepidazione, la peste, superata ogni
-linea di opposizione, penetrò in tutti i sobborghi, e nella stessa
-città. Quivi operò essa in breve apertamente, fattasi generale.
-Nell'Aprile 365 persone furono colte dal contagio, e per esso 317 vi
-perirono. Nel Maggio si contarono 694 nuovi infetti, ma non più che
-84 morti; in Giugno 891 nuovi infetti, e 701 morti, nel Luglio 1656
-infetti, 1201 morti; ne' mesi di Agosto, e di Settembre il contagio
-montò al suo più alto grado di forza e di propagazione, per modo che
-più di 4000 persone se ne infermarono, ed a circa 4200 arrivò il numero
-de' morti[33]. In Ottobre cominciò a scemare il male; dai 2032 malati,
-che si ebbero in Settembre, il numero scemò fino ai 970. In Novembre
-poi il contagio era in piena declinazione, 391 soltanto furono i nuovi
-infermati, 418 i morti. Nel Dicembre non s'ebbero più che 121 malati,
-dei quali 105 felicemente guarirono. Nel mese di Gennajo 1714 soli
-72 infetti, e 54 morti: e nel susseguente Febbraio soli 17 infetti,
-e nessun morto. In sul finir del Febbrajo il morbo era interamente
-cessato. La somma totale fu di 9565 appestati fra la città e'
-sobborghi, dei quali 8644 morirono, e 921 sono guariti; sicchè appena
-un decimo andò salvo dalla violenza del male. La cessazione della
-malattia venne attribuita dai più all'effetto del freddo nel verno del
-1714. Può esser per altro che ciò sia avvenuto anche per merito de'
-saggi provvedimenti Politico-Sanitarj, adottati in quella congiuntura
-dalle ordinarie Magistrature. Una special Commissione Aulica è stata
-dallo stesso Imperator Carlo VI instituita per provvedere ai bisogni
-dello Stato nella gravissima circostanza del contagio, e per procurar
-la salvezza delle suddite popolazioni. In tal circostanza venne
-pubblicato un Regolamento di Sanità. In ordinata serie stanno raccolte
-in esso tutte le ordinanze, le istruzioni, le norme, che si emanarono
-in Vienna per sì luttuosa congiuntura di peste dalla sopraccennata
-Commissione Aulica. (_Pestbeschreibung und Infections Ordnung. Part. II
-pag. 176 e segg._).
-
-In molti villaggi de' dintorni di Vienna s'è pur dilatato la peste; e
-si estese con molta rapidità, non però sì feroce. Il primo sviluppo
-seguì nel Marzo 1713 a Zellerndorf. In Aprile si diffuse a Wahring,
-Otterkling, Neulerchenfeld, e Hollabrun, e ne' mesi successivi a più di
-40 altri luoghi tra villaggi, e picciole frazioni comunali. Serpeggiò
-in tutto il Dicembre dello stesso anno, e prima del terminar del
-susseguente Gennaro era estinta per tutto. Il numero delle famiglie
-colpite dal contagio fu di 762. Di esse 4923 persone rimaste infette,
-3776 ne son morte, e 1147 guarirono, le più senza soccorsi dell'arte.
-In questo tempo di peste l'Imperatore a nome suo e del fedele suo
-popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo,
-qual protettore contro la peste. Questo voto fu adempiuto, essendo
-stata eretta la magnifica chiesa intitolata a quel Santo, la quale
-ammirasi in Vienna al Kärnthner Thor. La prima pietra di questo superbo
-edificio fu posta il giorno 5 Febbrajo 1716.[34].
-
-Nelle stragi fatte da questa peste in Germania nella Transilvania,
-Ungheria, Austria, ec. fu osservato che gl'individui più robusti
-erano più facilmente attaccati, e ne morivano quasi tutti, mentre che
-i più deboli o n'andavano esenti, o venendone presi guarivano con
-maggiore facilità. (_Benza F. X. Relatio historica Pestis Austriam
-vastantis, Viennae 1717; Kanold Joh. von den Beulen und Blasen der
-in diesem fahr in Wien grassirenden Seuche 1713; Jahrhistorie der
-grossen Menschen-pest von 1701 bis 1716 Vid. Annal. Uratislaviens.
-Mens. Novemb. 1718; Peima J. B. de Beintema, Loimologia, sive
-Historia Constitutionis pestilentis annis 1708. 9. 10. 11. 12 et
-13 per Thraciam, Sarmatiam, Poloniam, Silesiam, Daciam, Hungariam,
-Livoniam, Daniam, Sveciam, Saxoniamj, Austriam, variaque loca S. R.
-I. grassatae, Viennae 1714; Werlosching a Parenberg Joh. Bapt. et
-Loigk Ant, Loimologia, seu Historia Pestis, quae ab anno 1708 ad 1713
-inclusive Transylvaniam, Hungariam, Austriam, Pragam, et Ratisbonam,
-aliasque conterminas Provincias et Urbes progrediendo depopulabatur,
-per epistolas ex autopsia et experientia propria medice exarata,
-Styriae 1716; Brietius Phil. Annales Mundi s. Chronic. Universal.
-usq. ad an. 1714; Gerbez Marc, Constitutio Epidemic. Labacensis in
-Carniola an. 1713; Syden. Op. T. II.; Fuker, de Salubrit. et Morbis
-Hungaricis p. 43; Gensel, Historia Pestis Hungaricae et Viennensis V.
-Miscell. N. C. Cent. VI. et VII.; Hojer, Untersuchung der anstekenden
-pestilenzialischen Seuche welche etliche jahre in Europa grassiret,
-Gotha 1714.; Windisch, Schroeck, Moller Carol. Otton. Orvou Oktatás
-miképpen kellessék e mostani Pestisses és egyebb mérges nyavalyáknak
-bero hanássokban Isten segitsége àltal örizésképpen az emberneck
-magârcil gondot viselni ec., Budae 1740: Boetticher Schamski, et
-alii_).
-
-Anco in Dalmazia vi fu a quest'anni la peste. Nel 1710 serpeggiò essa
-nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini. Alle altre città,
-avendone a tempo interrotta ogni comunicazione, e adottate le opportune
-misure di precauzione, venne fatto di preservarsi. (_Ex Actibus Offic.
-Salut. Jadrens._)
-
-In Italia sentendosi ardere su tante parti lo struggitore contagio,
-e già serpeggiando ad essa vicino, si avevano conceputi i più forti
-timori; e perciò ogni paese tenevasi attentamente in guardia per
-impedir il passo a questo formidabil nemico, del quale aveasi provato
-tante volte la tremenda possanza, e che dal 1630 non era più comparso
-nella Lombardia, e da circa mezzo secolo lasciava tranquilla ed immune
-ogni altra contrada d'Italia. A questi timori aggiungeva maggiore
-ansietà la tristissima circostanza, che ne' due anni, dal 1711 al
-1713, l'Italia era afflitta da fierissima epizoozia, che distruggeva il
-bestiame, e da copia insolita di vermi, che rodevano i grani in erba,
-portandovi la carestia. Ma fortunatamente in mezzo a tanta minaccia
-l'Italia ne andò illesa; ed il freddo acutissimo del 1714 estinse
-intieramente la peste, sì nella Germania, e sì nelle altre provincie e
-paesi già soprattocchi. (_Muratori, op. cit._)
-
-A. dell'E. C. 1716-17. In questi anni fierissima peste spopolò la città
-di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia sull'Arcipelago.
-Specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo vi furono crudelmente
-travagliate. Il furor del contagio fece altresì a questo tempo orrendo
-strazio in Costantinopoli. (_Ephemerid. Acad. Natur. Curios. Cent. VII
-p. 130_).
-
-A. dell'E. C. 1718-19 Aleppo, gran città della Soría, soggetta ad esser
-visitata quasi periodicamente dalla peste, a quest'anni provò sì feroce
-il contagio, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre
-ottanta mille de' suoi abitanti. (_Russel Alexand. the Natur. Hystory
-of Aleppo p. 250. 262 Mertens I. p. 115_).
-
-A. dell'E. C. 1720-21. Gli anni mille settecento venti e ventuno
-sono celebri nella storia delle pesti per le stragi, che questa
-tristissima calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, ed in quasi
-tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca, e nella
-Guascogna.
-
-Abbiamo gran copia d'Opere scritte sopra questa peste; nè ch'io sappia
-sopra alcun'altra fu mai scritto altrettanto. Le scandalose quistioni,
-e' gravi dispareri insorti fra' medici a quel tempo, verisimilmente
-furono la principal cagione di tante scritture.
-
-Ma prima giova osservare, che nel 1719 fu scarsissimo il prodotto dei
-grani, del vino, e dell'olio nella Provenza, a tale che mancarono le
-sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva
-già predisposto alle malattie la minuta classe del popolo. A ciò
-s'aggiunga, che i calori della state furono eccessivi, e piogge
-continue erano succedute ai calori; e per vario tempo que' paesi
-andaron soggetti al predominio di furiosi venti dall'Occidente.
-
-Il dì 25 Maggio arrivò a Marsiglia il capitano Chateaud colla sua nave
-riccamente carica per conto di alcuni negozianti di quella città.
-Questa nave era partita da Seide (l'antica Sidone), il 31 Gennajo
-con patente _netta_, cioè a dire con officiale dichiarazione di
-Sanità, che a quel tempo non vi aveva in quella città alcun sospetto
-di mal contagioso; quantunque, come si seppe dappoi, la peste allora
-serpeggiasse a Seide, ed in varj altri paesi della Soria. Questo
-capitano prese porto a Tripoli, dove fu obbligato fermarsi qualche
-tempo per riparare il suo bastimento da alcune avarie sofferte nel
-viaggio. Tripoli non è da Seide molto distante, e libere e frequenti
-sono le comunicazioni fra queste due città anco in tempo di peste.
-A Tripoli fece egli nuovo carico di alcune mercanzie, e fu costretto
-di prendere a bordo alcuni Turchi, che sbarcar dovea in Cipro. Anco
-da Tripoli gli venne rilasciata patente _netta_. Uno di que' Turchi
-caricati a Tripoli si ammalò per via, e morì in pochi giorni. Due
-marinaj incaricati di gittar in mare il cadavere, quantunque appena
-tocco l'avessero, perchè ne fu poi commesso quel pietoso ufficio agli
-altri Turchi compagni, pur ammalarono poco dopo, e in pochi dì si
-morirono. Alcuni giorni appresso infermarono altri due marinaj, che
-sono morti egualmente, e morì pur anco il chirurgo del bastimento, che
-a tutti questi malati aveva assistito.
-
-Tante morti quasi improvvise forte inquietarono il Capitano; il perchè
-separatosi dagli altri, si ritirò sotto poppa, donde per tutto il
-resto del viaggio continuò a dare i suoi ordini. Tre altri marinaj
-caddero malati nel corso del viaggio, e mancando il legno di chirurgo
-che gli assistesse, avvisò il Capitano di prender porto a Livorno,
-dove poco dopo l'arrivo i tre malati morirono nel modo stesso, che gli
-altri sovraccennati compagni. Il medico ed il chirurgo del Lazzeretto
-di Livorno dichiararono in un _Certificato_, rilasciato allo stesso
-capitano Chateaud, che i detti malati erano morti da una febbre
-maligna pestilenziale. Il capitano, arrivato a Marsiglia, rimise il
-_Certificato_ agl'Intendenti della Sanità, e depose che alcuni altri
-uomini del suo equipaggio erano morti per via. Ciò avrebbe dovuto
-bastare a impedirgli lo sbarco; pure gliel si permise, depositando
-le mercanzie nel Lazzeretto, contro l'uso osservato altre volte
-d'inviare unitamente al carico, a Jarra, isola deserta a qualche
-distanza da Marsiglia, li bastimenti sospetti di peste, o che lungo
-il viaggio avevano per malattia perduto alcuno dell'equipaggio. Mentre
-al Lazzeretto si eseguiva lo scarico delle mercanzie, il dì 27 Maggio
-ne morì un altro individuo, il cui cadavere fu portato allo stesso
-Lazzeretto per essere visitato. M. Gueirard, che n'era il chirurgo
-ordinario, dichiarò che non vi avea trovato nessun segnale di peste.
-Questo chirurgo, uomo di sperienza, e di autorità, non sapeva però
-conoscer la peste, che ai segni esterni. Il giorno 31 Maggio entraron
-nel porto di Marsiglia tre altri bastimenti dagli stessi luoghi
-sospetti; ed un altro bastimento approdò il dì 12 Giugno. Tutti questi
-furono portatori di patente _brutta_, vale a dire, indicante che
-nel luogo della loro partenza vi aveva sospetto di peste. Ciò non di
-meno le loro mercanzie, egualmente che quelle del capitano Chateaud,
-furono tutte rimesse al Lazzeretto pel loro discarico. Infrattanto la
-malattia continuava nella nave di quel capitano. Nel dì 12 Giugno morì
-il Guardiano di Sanità, che se n'era posto alla sopravveglianza. Il dì
-23 detto infermò uno dei mozzi del naviglio, e contemporaneamente due
-così detti bastazzi del Lazzeretto deputati allo sborro e al maneggio
-delle mercanzie di quella contumacia, non che un facchino da espurgo,
-messo alla contumacia del capitano Aillaud, arrivato il dì 31 Maggio,
-ma che aveva preso parte nel maneggio delle mercatanzie della prima
-contumacia. Essi tutti morirono rapidamente fra due o tre giorni.
-Il chirurgo del Lazzeretto continuò a dichiarare che quelle erano
-malattie ordinarie. Il capitano Chateaud non tardò molto ad essere la
-vittima con tutta la sua famiglia della terribile malattia, che aveva
-egli stesso sgraziatamente seco portata. Gl'Intendenti della Sanità,
-scossi da tante morti precipitose, si determinarono finalmente di
-spedire all'Isola di Jarra li quattro bastimenti per ricominciarvi la
-lor contumacia, contentandosi di far chiudere li bastazzi, deputati
-all'espurgo nei recinti del Lazzeretto con esso le mercanzie, e
-d'interdire fra loro ogni comunicazione. Queste precauzioni non
-impedirono punto che due dei detti bastazzi, posti sopra le mercanzie
-del capitano Chateaud, non ammalassero il dì 5 Luglio colla comparsa di
-buboni sotto le ascelle. Quantunque la malattia si mostrasse co' suoi
-più manifesti segnali, il chirurgo del Lazzeretto era sciaguratamente
-ostinato nel non volerla riconoscere per tale; e furioso dichiarò
-che non era che un'ordinaria malattia. Infermò un altro bastazzo il
-giorno appresso con un bubone all'inguine. In vista di un contagio
-così evidente e palese, gl'Intendenti della Sanità incominciarono a
-diffidare, ma purtroppo tardi, del sapere del loro chirurgo; e, per
-assicurarsi della verità della cosa, si determinarono di fare un
-consulto. Due maestri chirurghi della città furono chiamati a dar
-parere sulla malattia, M. Croiset, chirurgo maggiore dell'ospital
-delle galere, e M. Bouzon, che aveva fatto alcuni viaggi in Levante.
-Visitarono essi i malati al Lazzeretto in compagnia del chirurgo
-ordinario di quel luogo M. Gueirard, ed avendo trovato tutti i detti
-malati con buboni, li dichiararono assolutamente attaccati da peste.
-La morte di questi tre malati, seguita il giorno dopo, confermò il
-giudizio e la relazione dei due chirurghi sovracchiamati.
-
-Non vi voleva meno che una dichiarazione forte e deliberata dei
-due sopraccennati maestri di chirurgia, e verificata col fatto, per
-determinare a più severe misure gl'Intendenti della Sanità. Fecer essi
-trasportar fuori del Lazzeretto le mercanzie infette, e le mandarono
-all'Isola di Jarra, dove in seguito per ordine della Corte sono state
-bruciate unitamente al corpo del bastimento, che le aveva contenute.
-M. Gueirard, chirurgo ordinario del Lazzeretto, di cui s'è fatto
-menzione, non tardò molto a pagare il fio della sua ignoranza, mentre
-dopo pochi giorni cadde malato e morì. Il sacerdote del Lazzeretto,
-che aveva somministrato i sacramenti ai malati, contrasse la malattia
-pur egli, e perì di quella morte medesima. E qui è da notare, che sopra
-gli altri quattro bastimenti sospetti, giunti a Marsiglia dalle stesse
-contrade infette poco dopo l'arrivo del capitano Chateaud, non vi sono
-stati nè malati nè morti durante il viaggio, nè per tutto il corso
-della quarantena. Un altro enorme fallo, commesso in tal circostanza
-dagl'Intendenti di Sanità, fu quello di mettere a libera pratica, dopo
-soli diciannove giorni di contumacia, tutti li passeggieri di queste
-contumacie sospette, e quegli stessi arrivati colla nave del capitano
-Chateaud, che entrarono in libera comunicazion nella città il dì 14
-Giugno, senza che fossero state prese per essi altre precauzioni, che
-quella di farli passare, prima della uscita del Lazzeretto, sotto una
-fumigazione un po' più forte dell'ordinaria unitamente ai loro bagagli;
-giacchè era uso de' passeggieri, uscendo del Lazzeretto, che portassero
-seco i loro equipaggi, e sovente anco le lor _paccottiglie_[35]. Il
-perchè conviene conchiudere che si avesse una gran fede a cotesti
-profumi.
-
-Tutto ciò si passava nell'interno del Lazzeretto sotto il più grande
-secreto; e nella città ignoravasi al tutto che vi fosse la peste, e
-che la vi fermentasse con tanta forza. Mentre vivevasi in uno stato di
-sì infausta sicurezza, la peste già penetrata nella città serpeggiava
-furtivamente di casa in casa, e preparava il tristissimo fomite di
-tanta sciagura, e della distruzion di quella popolazione.
-
-Il dì 20 Giugno nella strada detta Belle Table Margherita Dauptane
-cadde malata di un carbonchio al labbro. Il chirurgo della Carità, che
-ne fu alla cura, fece avvertito di ciò il Magistrato; ma il chirurgo
-della Sanità, inviato sopra luogo, dichiarò ch'era un carbonchio
-ordinario; e la cosa finì così. Il dì 28 del mese stesso un sarto,
-nominato Creps, che abitava sulla piazza del Palazzo, morì con tutta
-la sua famiglia in pochi dì; e la malattia fu giudicata una febbre
-maligna.
-
-Il primo di Luglio morì nella contrada, detta l'Escale, un certo
-Eigaziére con un carbonchio sul naso, e poco appresso nella stessa
-contrada certa Tanouse con buboni, e dopo di essa parecchi altri
-individui delle case vicine, e molti altri della stessa contrada
-si morirono alla medesima guisa dopo rapido corso di malattia. I
-signori medici Peyssonel, padre e figlio, il dì 9 Luglio denunziarono,
-che un certo Issalene, giovanetto di circa 14 anni, si ritrovava
-effettivamente attaccato da peste in una casa della piazza di Linche,
-non guari distante dalle dette contrade, dove s'ebbero i primi malati.
-Il giorno appresso questo giovanetto morì, e vi cadde malata sua
-sorella, sarta di professione. Durante la notte, si trasportò l'uno,
-e l'altra al Lazzeretto insieme con tutta quella famiglia, e tutti vi
-perirono di peste in pochi dì; e se n'è fatto chiuder la casa.
-
-Il giorno dopo la morte del giovanetto sopraindicato, cioè il dì 11
-Luglio, cadde malato certo Boyal, uno dei passeggieri venuti di Levante
-colla nave Chateaud, stato messo a pratica nella città il giorno
-14 Giugno, come s'è detto. Il chirurgo, che lo curava, gli trovò un
-bubone sotto un'ascella, e denunciò il fatto alla Sanità. Vennero tosto
-apposte guardie alla porta; e il Boyal, morto lo stesso giorno, fu la
-sera trasportato e seppellito al Lazzeretto dai bastazzi, che vi erano
-tenuti chiusi. Si trasportarono pure al Lazzeretto tutti gli abitatori
-di quella casa, che fu poi fatta chiudere; e quindi a tutti quelli, che
-avevano visitato il Boyal, si ordinò di star riservati nelle proprie
-abitazioni, e di usar dei profumi.
-
-Dopo queste prime costernazioni del morbo si passarono alcuni giorni
-in un'ingannevole calma. Già la gente incominciava a riaversi dei
-concepiti timori di peste, ed applaudiva alle ordinate precauzioni; ed
-il popolo, facile a volgersi e ad essere illuso, attribuiva le seguite
-morti a tutt'altra specie di morbi. Ma il male pullulava segretamente
-di mezzo a così cieca credenza, ed alle improvvide direzioni de'
-Magistrati. Non tardarono molto a manifestarsi nuove insorgenze nella
-medesima contrada della Scala, in quella dell'Oratorio, alla Piazza
-de' Predicatori, ed in parecchi altri quartieri della città, andandone
-estinte intere famiglie. Le dette famiglie prime attaccate, furono
-quelle dei sarti, de' rigattieri, e d'alcuni famosi contrabbandieri.
-
-M. Peyssonel, il padre, che serviva nell'ufficio di Medico della
-Carità, e di gran pratica nell'esercizio dell'arte sua; dall'aver
-osservato parecchi malati, infermati con buboni e carbonchi, che
-morirono in poche ore, convinto che quel morbo realmente fosse peste,
-ne avvisò il dì 18 Luglio i Magistrati. Essi invece di uniformarsi
-al giudizio di quell'uomo dotto, ed esperto, nominarono per visitare
-i malati altro chirurgo, il quale per ignoranza o per gelosia
-dichiarò che la malattia era una febbre verminosa semplice e senza
-contagio. Dopo questo fatto gli altri medici si tacquero, per non
-esporsi alla stessa mortificazione ricevuta dal loro collega. Così
-il contagio fece progressi spaventevoli. Qui M. Bertrand, quantunque
-lontano dall'adottare le false prevenzioni del popolo, risguardanti
-l'apparizione de' segni celesti, che precedono le grandi calamità,
-fa menzione del seguente fenomeno. Il dì 21 Luglio essendo il cielo
-coperto di nubi, minaccianti pioggia, si fece nella notte un temporale
-così terribile con lampi e tuoni tanto spaventevoli, che non v'era
-memoria di alcun altro simile giammai accaduto. Tutta la città ne fu in
-somma angustia e spavento. Molti fulmini cadettero sopra diverse case
-senza offender nessuno. Questi tuoni spaventevoli si risguardaron dal
-popolo, quai segnali di terribile mortalità. A quel tempo il contagio,
-superato ogni argine, si sparse rapidamente in tutti i quartieri
-della città. Il giorno 23 Luglio morte quattordici persone nella sola
-contrada della Scala, e cadute inferme molte altre, che morirono il
-dì seguente, lo stesso parroco della contrada si recò al Magistrato
-della Sanità per denunziar questi fatti. La costernazione fu somma in
-tutta la città. M. Peyssonel, col chirurgo deputato dal Magistrato,
-continuarono a visitare i malati, e sulle loro dichiarazioni si
-continuò a farli trasportare al Lazzeretto, sempre di notte per non
-ispaventare il popolo. M. Peyssonel, carico d'anni e d'acciacchi,
-rimise al proprio figlio, pur esso medico, l'incarico di cotali visite.
-Questo giovane non prevedendone le conseguenze, sparse il terrore in
-tutta la città pubblicando che la peste era già in tutti i quartieri
-di Marsiglia. Scrisse lo stesso ne' paesi confinanti; lo che diè motivo
-che i vicini si mettessero in gravissima combustione, per cui restarono
-intercette tutte le comunicazioni colla città. Di già il Parlamento di
-Aix aveva pubblicato, in data 2 Luglio, un decreto, in forza del quale
-era proibito sotto pena della vita ogni comunicazione con Marsiglia.
-Appresso cominciò la carestia a farsi sentir nella città crudelmente.
-Cominciava già il popolo ad ammutinarsi. Si cercò riparo, stabilendo
-tre mercati, uno a due leghe da Marsiglia sulla strada d'Aubagne,
-l'altro su quella d'Aix, ed il terzo a l'Estagne per le provenienze di
-mare. Là i venditori, separati dai compratori col mezzo di barricate,
-provvedevano alla sussistenza degli abitanti della città; ma questo
-provvedimento non poteva, che in parte, supplire ai bisogni.
-
-Il pubblico infrattanto mormorava, del non esser stati ordinati medici
-di riputazione alla visita dei malati sospetti; ed ognuno instava con
-parole ed ufici, perchè si passasse formalmente a darne un giudizio
-deliberato sulla vera natura del male. Dietro queste pubbliche voci
-e lagnanze sono stati nominati dal Magistrato quattro medici dei
-più accreditati, cioè i signori Bertrand, Raymond, Audon, e Robert,
-ciascuno col suo chirurgo ed un giovane pratico. Essi tra loro si
-divisero la cura di tutti i malati della città. Appena visitati
-alcuni malati, dichiararono al Magistrato della Sanità, non esser
-più luogo a dubitare che la malattia non fosse vera peste, ed anche
-la più terribile che fosse comparsa da molto tempo[36]. Importunati
-dalle istanze, e dalla curiosità de' cittadini non tardarono essi a
-soddisfarla, manifestando ciò, che avevano di fatto riconosciuto.
-La dichiarazione di questi medici non trovò maggior credenza
-nell'opinione dei Magistrati, e nel pubblico, che quella, fatta
-qualche giorno prima dai dottori Peyssonel e Sicard. Il Magistrato
-di Sanità, lungi dal prestar fede a relazioni sì autentiche, fece
-affiggere un avviso, col quale annunciava, che quelli, che sono stati
-nominati alla visita de' malati, hanno finalmente riconosciuto che la
-malattia, la quale dominava, non era che una febbre maligna ordinaria,
-cagionata dai cattivi alimenti e dalla mendicità. Il che pur mostrava
-qualche apparenza di verità; dappoichè fino allora la malattia non
-aveva attaccato, che famiglie povere, e particolarmente i ragazzi;
-oltredichè, nella maggior parte de' casi, il morbo era accompagnato da
-gran quantità di vermi, che i malati evacuavano sì per bocca, che per
-secesso. M. Michel d'altra parte, medico del Lazzeretto, scriveva che
-i malati che gli s'inviavano a quel luogo, non avevano altro male che
-la noja di esser chiusi, e la lue venerea. Chi volesse giustificar il
-Magistrato, potrebbe dire ancora, ch'esso fece pubblicar questo avviso
-col solo oggetto di tranquillare lo spirito del popolo, e per impedire
-ch'esso non si abbandonasse alla costernazione ed allo spavento.
-
-Infrattanto, sia che non si risguardasse più il male come contagioso,
-sia che tutte le infermerie del Lazzeretto fossero già occupate,
-non s'avviarono più i malati a questo luogo come per l'innanzi. Il
-perchè, crescendo ogni giorno più il numero de' malati e dei morti, si
-aumentarono in proporzione le ragion del contagio. Coll'accrescersi
-i bisogni pubblici, e l'urgenza di provvedere a tanti malati, ed al
-seppellimento di sì gran numero di morti, s'accrebbero in proporzione
-l'imbarazzo, e la confusione de' Magistrati, i disordini e lo spavento
-fra la popolazione.
-
-La truppa, chiusa nella cittadella, mancandole sussistenza e sussidj,
-minacciava la città, chiedendone provvedimento. Ciò accresceva le
-angustie nella carestia di tutte le cose, delle quali si abbisognava.
-Il corpo delle galere stazionando allora a Marsiglia, nuovo grave
-imbarazzo per quelli, ch'erano al governo della città, sarebbe stato
-il provvedere anche ai bisogni di questo numeroso corpo, contando
-allora più di diecimila persone; ma gli officiali comandanti si
-condussero con mirabil saggezza, a tale, che formava sorprendente
-contrasto con l'imprudenza degli officiali municipali. Ai primi
-sentori di peste nella città fecer quelli tirar al largo le galere,
-spedirono uno dei loro medici, ed un chirurgo a visitar malati nella
-città, onde assicurarsi della vera natura del morbo regnante, e così
-liberarsi da ogni e qualunque incertezza. A M. Perrin, medico, ed a
-M. Croizet, chirurgo, fu imposto di eseguire sì fatta commissione.
-La eseguirono essi il dì primo Agosto, e nella lor relazione,
-indirizzata al Comandante delle galere, dichiararono: che _la malattia
-era pestilenziale, contagiosissima; e ch'era necessario usare le più
-grandi precauzioni per prevenirne le conseguenze_. Assicurati della
-verità del fatto, gli officiali delle galere presero tosto le opportune
-precauzioni, fecero ritirare i loro bastimenti al largo dalla parte
-dell'arsenale, e con una palizzata li separarono dal resto del porto;
-rendettero isolati nell'arsenale tutti gli equipaggi, mettendo barriere
-a tutte le uscite, come se fosse una città assediata; deputarono
-alcune tartane a trasportar giornalmente da Tolone, e dal porto di Bouc
-legne, carbone, farina, carne, vino, e tutte le cose necessarie alla
-vita, che alcuni provveditori, nominati dai comandanti, avevano cura
-di opportunamente allestire. Di tal modo trovavansi sopra le galere,
-e nell'arsenale, ed a modico prezzo tutti i generi di vittuaria, de'
-quali aveasi bisogno, mentre che, ad onta d'una spesa immensa, riusciva
-difficile, od impossibile alla città il fornirsi delle cose occorrenti.
-
-Ciò non pertanto, le comunicazioni fra la città e le galere erano state
-libere fino allora, ed era ben difficile che qualcuno dell'equipaggio
-non avesse già contratta l'infezione, o qualche morboso seme non vi
-fosse stato trasportato per entro ai navigli con altro mezzo. E di
-fatti, la peste si manifestò nella galera _la Gloria_. Due forzati
-caddero malati, uno il 31 Luglio, l'altro il dì primo Agosto. Quindi il
-male si sparse insensibilmente fra le ciurme, attaccò gli equipaggi, e
-finalmente si diffuse anche tra le famiglie rinchiuse nell'arsenale.
-I periodi della maggior mortalità della malattia nelle galere e
-nell'arsenale seguirono dappresso quelli della città, non così però
-riguardo alla loro rapidità, e violenza; ed è ben lungi che abbia fatte
-le medesime stragi, nè durato tanto. Nel Settembre la malattia a bordo
-delle galere e nell'arsenale fu nel suo forte, e ne' mesi seguenti
-andò sempre più declinando. Il maggior numero dei malati fu dai 25 ai
-30 al giorno, ed alla metà dì settembre il numero dei morti giunse al
-più a 17 in un giorno. In Agosto morirono 170 persone, in Settembre
-286, in Ottobre 189, in Novembre 89, in Dicembre 37: in tutto 771. Ne'
-mesi di Gennajo, e Febbrajo non vi ebbero che 7 od 8 morti. In Marzo la
-malattia cessò intieramente sulle galere. Per merito delle precauzioni
-usate, e delle sagge misure opportunamente prese, e forse anco in forza
-della situazione, e delle diverse circostanze de' luoghi la malattia
-non fece grandi progressi sopra la detta flottiglia, e nell'arsenale.
-Di 10,000 persone non ne caddero malate che da 1300; e di queste, 782
-soltanto ne sono morte, come ho già detto di sopra.
-
-Nella città tutto era disordine, e confusione. Erasi trascurato
-di regolar per tempo le cose, e porsi opportunamente in difesa.
-Gl'inconvenienti, e gli errori si tenevan dietro l'un l'altro, e
-crescevano in proporzion della gravità del pericolo, dell'urgenza
-de' bisogni, e dello spavento. Di molti consigli venivano sposti ai
-Magistrati, ma essi non sapevano più a qual partito appigliarsi.
-L'ultima opinione era d'ordinario quella, che prevaleva sopra
-i suggerimenti più saggi. In fine venne accolta avidamente la
-proposizione di certo medico, che fu M. Sicard; il quale, avendo
-letto, che Ippocrate, quando la peste desolava l'Attica, aveva fatto
-accender de' fuochi per le strade di Atene a purificarne l'aria, aveva
-pur consigliato di accendere i fuochi a cinque ore della sera per tre
-giorni seguitamente dinanzi ad ogni casa, e sulle piazze pubbliche,
-e di bruciare dello zolfo negli appartamenti per spurgarne le
-suppelletili, e vestimenti. Ciò si eseguì, e l'atmosfera per tre giorni
-continui fu coperta da un fumo nero ed ardente, che avendo aumentato il
-calor naturale della stagione, e del clima, parve conferir al contagio
-nuovo alimento, e vigore. In fatti allora il veleno pestilenziale si
-spiegò con tal violenza, che giunse a spaventare anco i più intrepidi;
-e vide il pubblico con suo rammarico consumata inutilmente una sì
-grande quantità di legne, donde teneva doverne averne gran disagio in
-appresso. Gli abitanti disertarono le loro case, e i più timorosi già
-s'eran giovati della libertà delle comunicazioni, andatisi a rifugiare
-in altre città, e in altre provincie. Quelli poi, che guidati da una
-cieca prevenzione, fin allora erano stati increduli, quando furono
-deliberati di partire, ne trovaron chiuse tutte le uscite, e guardate
-tutte le strade; sicchè furon costretti, o di ritirarsi alla campagna,
-o di rinchiudersi nelle proprie case. Ciascuno era divenuto sollecito
-di approvvigionarsi di viveri, e di trasportar fuori della città le
-proprie masserizie. I mezzi di trasporto, quantunque in gran numero,
-non bastavano a soddisfare la smaniosa sollecitudine di quelli, che
-colti da timore fuggir volevano dalla città. Le genti del popolo, che
-non avevano case di campagna, andarono a ricoverarsi sotto tende nella
-pianura di s. Michele, altri sulle rive del Veaune, e lungo i ruscelli,
-che bagnano il territorio, altri su i bastioni, altri salirono sulle
-vicine colline, altri finalmente cercarono asilo fra le rupi, e nelle
-caverne. Le genti di mare s'imbarcarono colle loro famiglie sulle
-navi, sopra barche, ed anche entro a piccioli battelli, tenendosi
-al largo dalla riva, presentando così lo spettacolo di una città
-galleggiante. Le religioni uscirono de' lor monasteri, e seguirono
-nella fuga i lor parenti, od amici. Gli ufficiali della giustizia,
-quelli dei municipj, i direttori degli spedali, in somma quasi tutti
-gli impiegati cercaron fuori della città un rifugio contro la peste;
-ma sventuratamente questi infelici fuggiaschi portavan già seco nella
-lor fuga il fatal seme del rio morbo, che poscia doveva ucciderli.
-I membri, come diconsi, del Magistrato Sanitario stettero fermi al
-loro posto, e fra gli ecclesiastici restarono nella città i parochi,
-ed i vicarj. Questi uomini rispettabili, animati dall'esempio del lor
-capo, e venerando vescovo monsignor Belzunce, usarono al pari di esso
-d'un coraggio veramente eroico, e una carità maggior di ogni elogio. È
-difficile portare queste virtù a cotanto alto grado, come le portò in
-quella terribile congiuntura il sullodato monsignore Belzunce. Appena
-si dichiarò che sussisteva la peste nella contrada della Scala, come
-s'è soprattocco, egli chiamò a se i parrochi ed i superiori delle
-comunità. Animato da quell'ardente zelo che le circostanze rendevano sì
-necessario e sì grave, non durò gran fatica ad ispirarlo nel cuore dei
-suoi cooperatori. Prescrisse loro la maniera di condursi in quei tempi
-di calamità; e qual novello s. Carlo per tutto quel tempo, che durò il
-contagio, si vide per tutto, dove la salute del popolo richiedeva la
-sua presenza.
-
-L'ospital civile, che conteneva gl'infermi di altre malattie ordinarie,
-venne chiuso per lo timore, che, accogliendo nuovi malati, non vi
-s'introducesse la peste.
-
-Il Governatore comprese ben tosto la necessità di stabilire degli
-altri spedali. Si elesse a quest'uopo l'edificio della Carità, luogo
-il più adatto per la sua situazione, e disposizione interna, e per la
-sua vastità. Il Governatore n'aveva anche per assoluto ordinato lo
-sgombramento, e l'istituzione di questo nuovo spedale; ma bisognava
-darne incomodo ai religiosi, che lo occupavano, perciò la cosa trovò
-qualche obbietto, e il piano non si eseguì. Passarono ancora otto
-giorni prima di deliberar per trovare altro luogo; ed intanto i malati
-s'accumularono da per tutto, e ben tosto si appalesò quella confusione,
-e quel disordine, la cui sola ricordanza ancora fa inorridire. Si
-deliberò finalmente di formar uno spedale nel luogo dei Convalescenti,
-appartenente all'Hôtel-Dieu; ma ben presto si riconobbe che pur esso
-era troppo angusto; mentre ne fu riempiuto in men di due giorni. E
-siccome i malati vi accorrevano in folla, così fu forza collocargli,
-misti coi buoi e cavalli, in una grande stalla, vicina al succennato
-spedale.
-
-Due medici offrirono spontanei l'opera loro per li bisogni del detto
-spedale. Accettata l'offerta, essi vi restarono chiusi. In quella
-cura vi adoperarono reiterate cacciate di sangue, ed i purgativi; ma
-questo metodo riuscì manifestamente dannoso: perchè la mortalità vi fu
-estrema. Dopo alcuni giorni tutti due questi medici furono attaccati
-dal contagio, ed in poche ore ne morirono pur essi.
-
-Il Magistrato di Sanità non lasciò di pubblicare parecchie ordinazioni,
-dalle quali si prometteva trar buon partito per la salute pubblica.
-Una d'esse fu quella di far uscire della città tutti i vagabondi, e'
-mendicanti forestieri. La storia però non riferisce che a quest'ordine
-siasi dato esecuzione. In fatti dove mandargli? Quale asilo poteva
-trovare cotesta classe d'individui, che già pericolosi per la lor
-professione, lo diventavano ancora più, essendo cacciati fuori da una
-città appestata? Altre ordinazioni risguardarono gli oggetti annonarj,
-e la polizia delle strade. D'ordine dello stesso Magistrato si levarono
-quattro compagnie di soldati, che divisi in parecchi corpi, furono
-disposti fra i quattro quartieri, dove era più urgente il bisogno,
-sotto gli ordini di un commissario di Sanità. Questo commissario era
-incaricato di distribuire pane ai poveri del quartiere, di sporre lo
-stato de' malati nelle respettive famiglie del proprio quartiere, e di
-sorvegliare, perchè fosser curati, ed assistiti col minor pericolo, che
-si potesse, delle persone rimaste sane. Ma queste sagge disposizioni
-non furono eseguite, dappoichè esigevan esse quella certa calma e
-quella tale regolar vigilanza, che difficilmente si può conservare in
-mezzo agli orrori di sì terribili giornate, in cui ognuno vedeva la
-falce di morte già vibrare il colpo sul proprio capo. In pochi dì si
-diffuse l'infezione per tutte le contrade di Marsiglia. Le notti erano
-troppo brevi da poter trasportare tutti i cadaveri; quindi fu forza
-farne il trasporto anche di giorno, appalesando così al pubblico le
-immense perdite che andava facendo: il che fin allora con somma cura
-s'era cercato di occultare. I vagabondi e' girovaghi, che per avventura
-non aveano obbedito all'ordine, che li cacciava della città, furono
-obbligati a servir da becchini, e a levar i cadaveri, che giacevano
-ammucchiati nelle case. D'ordinario costoro gli strascinavano per li
-piedi giù dalle scale; o li gittavano dalle finestre, rotolandoli
-poi per le strade. Lo strepito delle carrette mortuarie, misto al
-fremito, che cagionava il rotolamento dei cadaveri, metteva un orribile
-spavento negli animi; ed ai sani, non che ai malati, faceva gelar
-il cuore di raccapriccio. Tutte le botteghe erano chiuse; chiuse le
-chiese, i tribunali di giustizia, e tutti i luoghi pubblici; era
-interdetto il commercio, sospeso ogni lavoro, e le aziende degli
-uffizj ecclesiastici, e civili. Un funebre lutto copriva la città;
-un cupo melanconico silenzio da per tutto regnava, e su tutti. Ogni
-legame di amicizia e di parentela era sciolto. I parenti schivavano di
-vedersi l'un l'altro; si fuggivan gli amici tra loro, e si temevano i
-vicini. Ognuno sembrava formare una società a parte, ed avrebbe voluto
-ciascuno, se fosse stato possibile, riservare a se solo l'aria, che
-respirava. Mancavan le cose più necessarie alla vita, e gli alimenti
-non si prendevano, che con ispavento, e colla più grande circospezione.
-L'ospitale traboccava di morti, e di moribondi, le strade seminate
-di malati, e di agonizzanti, i bastioni delle mura coperti di tende,
-ricoverandovi i più presso a mancare. Nella faccia d'ognuno leggevansi
-lo spavento, e il terrore; e quella angosciosa sollecitudine di
-garantirsi con ogni più possibile mezzo da sì tremendo malore, che
-tien l'animo in un continuo tremito di desolazione e d'ambascia, e
-che ben predispone alla malattia. Ogni giorno sentivasi la perdita di
-più amici e parenti, nè più si osava di chieder conto delle persone
-più care. I movimenti della natura, e le voci dell'amicizia erano
-repressi alla vista spaventevole e continua di una vicina morte. I
-padri, e le madri si defraudavano della dolce consolazione di vedere
-i loro figli, i figli abbandonavano i languenti lor genitori, il
-fratello la moribonda sorella, e stupido e muto restava in loro ogni
-sentimento della natura. L'opulenza la più doviziosa non bastava a
-procurare i soccorsi anche de' più comuni. Il ricco in mezzo al suo
-oro mancava, al pari del povero, di tutto, e l'un e l'altro languiva
-nell'abbandono e nella miseria. Queste catastrofi di orrore e di
-desolazione incominciarono nell'Agosto, e si fecero in seguito sempre
-più spaventevoli e orrende; che appunto circa il primo di Agosto
-arrivarono a Marsiglia due medici da Montpellier, il Chicoaneau e il
-Verny, inviativi dalla Corte Sovrana per recarne un definitivo giudizio
-sulla natura della malattia, e suggerire i necessarj soccorsi. Chi 'l
-crederebbe! Questi due professori medici, che per la loro riputazione
-s'erano meritati un sì onorevol favore della sovrana confidenza, preser
-pur essi un grossolano errore sulla natura del male, quantunque fosse
-omai arrivato ad un punto da escludere ogni dubbio ed ogni incertezza
-anco fra le persone, che non fosser dell'arte. Essi nol ravvisarono per
-peste; ma dichiararono che «quel morbo, il quale metteva pure cotante
-stragi e scompigli, non era che una febbre maligna, cagionata dalla
-corruzione e dai cattivi alimenti». Ignoranza tanto funesta, quanto più
-si aveva del lor sapere la maggior confidenza! Ciò non pertanto cotesti
-signori medici stimarono prudente consiglio di non trattenersi molto in
-Marsiglia; perchè dopo dieci giorni se ne partirono dalla città carichi
-di onori e di regali, ritirandosi ad Aix.
-
-Il giorno dopo la loro partenza sulla relazione da essi indirizzata
-al Governatore della città, ed al Magistrato di Salute, si è creduto
-dover pubblicare un avviso, col quale si avvertiva il popolo che «la
-malattia, che regnava nella città, non era pestilenziale, ma solamente
-una febbre maligna contagiosa, della quale si sperava di poter in
-breve arrestare i progressi». Questo avviso riassicurò il popolo,
-il quale da quel momento incominciò a rallentare le precauzioni, e a
-comunicare più liberamente[37]. Monsignor lo vescovo ed i magistrati
-furon costretti di cedere alle istanze e alle sollecitudini del popolo,
-permettendo che si facesse la solita processione di s. Rocco, la cui
-protezione in quella calamità si rendeva tanto più necessaria. Intanto
-la peste, a guisa di rapido torrente, che superato ogni argine, che lo
-intrattiene, tutto invade e distrugge, circa la fine di Agosto di sì
-fatta guisa s'era accresciuta e diffusa, che uccise in pochi dì immenso
-numero di persone, giovani e vecchi, deboli e forti, poveri e ricchi
-indistintamente, riempiendo tutta la città di disperazione e di pianto.
-
-Nel mese di Settembre la mortalità colse fino a mille persone al
-giorno. E qui come descriver gli orrori di quelle tristissime e
-terribili giornate! Quale spettacolo presentava Marsiglia! Quella
-città sì ricca, sì fiorente, sì popolata pochi mesi prima, era
-divenuta squallida e deserta, e rimasta in preda alla desolazione,
-al pianto, all'indigenza, alla morte. Nelle case le più delle porte e
-delle finestre erano chiuse, il lastrico delle strade da una parte e
-dall'altra tutto coperto di malati e di moribondi, parte distesi in
-sul nudo terreno, parte sopra materassi ma tutti senza soccorso di
-sorta. In mezzo alle strade e sulle piazze pubbliche non si vedevano
-che cadaveri mezzo putrefatti, logori cenci, e masserizie miste col
-fango, e carrette cariche di morti, parte strascinate dai forzati, e
-parte abbandonate, perchè non vi aveva chi le conducesse. La strada
-Delfina in ispezieltà offeriva uno spettacolo spaventevole e orrendo.
-Dessa era quella, che conduceva all'ospitale. Tra gli appestati,
-rimasti soli nelle lor case, e per conseguente privi di ogni sussidio e
-d'ogni assistenza, i poveri, i quali mancavano di tutto, tentavano ogni
-mezzo, e, dirò così, facevano gli ultimi sforzi per giugnere fino a
-quell'asilo, dove speravano trovar ajuto e ricovero; ma sovente venivan
-meno ad essi le forze prima di giungervi, o, come v'erano giunti, non
-vi trovavano luogo, perchè tutti i posti v'erano già occupati; quindi
-dovendo essi tornar indietro, e isforzandosi di ricoverarsi ancora,
-donde eran partiti, mancando loro ogni lena, cadevano sfiniti a terra,
-e tra poco pur colà si morivano. Altri, corrucciati da ardentissima
-sete, appressavansi ai ruscelli, scorrenti di mezzo alla strada, per
-bagnarsi la lingua e le labbra, fatte aride per l'ardore del male, e,
-coricatisi appena, esalavano così in mezzo all'acque l'ultimo fiato.
-Ma perchè non mancasse alla desolazion di Marsiglia nessuno di quegli
-orrori, onde fu percossa Gerusalemme, pur là donne si videro spirare
-coi lor bambini, attaccati ancora alla mammella. Quella strada, che
-ivi corre cento ottanta tese di lunghezza sopra cinque di larghezza,
-era tutta così affollata di malati, e ingombra di morti, che non vi
-si poteva muover passo, che non ne fossero calpestati. Chi varrebbe
-mai a ricordare e descrivere appieno tutti i patimenti e languori di
-tanti malati? Alcuni furono, ai quali, morti tutti i loro congiunti,
-ed amici, rimasti soli in casa senz'alcun ajuto e soccorso, la vita
-medesima era restata a più grave stento, e sciagura. Nè potendo più
-reggere, nè intrattenersi in que' luoghi, dove tutto ad essi le funeste
-perdite ricordava; quindi abbandonavan la propria casa per riporsi di
-mezzo alle strade: parecchi arrestavansi in sulla porta, ritenutivi
-dalla debolezza, o dalla vergogna di mostrarsi in pubblico, ridotti a
-cotanto estrema miseria. Quivi i più finivano angosciosamente la vita.
-Altra specie di malati, la cui condizione era misera ben più d'assai,
-vedevasi pur sulle strade. Era questa formata di que' fanciulli, i
-quali dagl'inumani lor genitori, in cui lo spavento del male aveva
-soffocato ogni sentimento della natura, erano messi fuor dalla porta
-delle loro case, con postogli indosso uno sdruscito panno, ed una
-scodella in mano: cosa inverisimile, ma vera, venendone confermata
-dal celebre storico M. Bertrand, che fu di tutta questa pestilenza
-testimonio oculare. Que' fanciulli infelici con sì tristo corredo
-si trascinavano essi medesimi, quanto più potevan, lontano. Alcuni,
-dopo fatto qualche passo, cadendo, morivano, ai primi sforzi; altri
-si fermavano al sentirsi venir meno le forze, rialzandosi poscia, e
-così a più riprese giungevano al luogo ad essi proposto. La più parte
-credevasi felice, quando dato l'era di potersi allogare in sui gradini
-di qualche porta, sopra una panca o di legno, o di pietra, sopra la
-balconata di una bottega, o dietro qualunque riparo, che lor si fosse
-offerto, formandone quivi suo letto. In questo mezzo, ahi crudeltà,
-si contrastava loro anche sì fatto asilo. Ognuno naturalmente temeva
-dell'avvicinamento di un appestato e ognuno cercava di allontanarlo
-dalla propria casa. A questo fine di tratto in tratto si gittava
-dell'acqua sulla strada, e su i limitari delle porte; altri ne lordavan
-le soglie, e' gradini con feccia di vino, perchè i malati non vi si
-adagiassero. Per tal modo cotesti infelici, cacciati da tutti, e da
-ogni luogo rispinti, trascinavano, a grave stento, il resto di una
-moribonda esistenza in sulle piazze pubbliche le più vicine, dove
-speravano di poter più liberamente morire.
-
-Sopra queste pubbliche piazze appunto era orribile cosa il vedere da
-dugento a trecento di questi miseri, abbandonati a tutto il rigore di
-una violentissima malattia, il patir de' quali diventava più atroce per
-la mancanza de' comodi necessarj, e per la privazione di ogni ajuto, e
-d'ogni assistenza. Ad un solo sguardo vedevasi la morte, su cento volti
-e cento, differentemente dipinta, a tristi e diversi colori e segnali.
-Uno aveva il viso pallido e cadaverico, l'altro rosso ed infiammato;
-a chi erasi fatto livido, e pavonazzo; a tale altro di color quasi
-violetto; e cento altre specie di tinta, che tutti gli sfigurava.
-Alcuni avevano gli occhi mezzo spenti, altri ben troppo vivi ed accesi;
-quindi languidi gli sguardi di quelli e tristi, di questi erano forti,
-e truci eziandio irregolarmente: tutti però si mostravano all'aspetto
-pieni di turbamento, e di spavento, a tale da rendere sconosciute e
-ignote le lor fattezze. Chi giacea coricato; chi se ne stava mutolo,
-e quasi come stupido; chi preso da delirio non cessava di parlare; chi
-rimaneasi immobile, e chi si dimenava smanioso e irrequieto, per modo,
-che la piazza non aveva abbastanza di spazio per dare sfogo all'acerba
-loro inquietudine. E siccome la peste assume i sintomi di tutte le
-altre malattie; così sentivasi ogni sorta di lamenti per le differenti
-specie di dolori e di mali: que' della testa erano acutissimi, e così
-di tutte altre parti del corpo; vomiti fieri e soffocanti, stiramenti
-di ventre corrodenti, carbonchi, che abbruciavano; in somma tutto era
-un cumulo, raggruppato d'ogni spezie di morbi, che diventavano più
-violenti, e crudeli per cagione del freddo, che gl'infermi prendevano
-nel corso della notte, riconosciutosi che la traspirazione dava più
-riposo e più sollievo ai malati, che tutti gli altri rimedi.
-
-Entrando poi nell'Ospitale, quale tristo spettacolo, e spaventoso!
-quale scena di turbamento e di affanno schiudevasi al guardo renduto
-immobile per raccapriccio! Vedeansi per ogni dove affollati gl'infermi
-e i moribondi, parte distesi sul nudo terreno, parte in sulle panche
-di pietra, frammischiati e confusi senza distinzione di sorta.
-Ogni angolo, ed ogni sito n'era occupato. Quelli, che giacevano men
-disagiati, non altro s'avevano che un pagliariccio, senza lenzuola,
-e senza coperte, tranne que' pochi, che occupavan le sale; gli
-altri tutti eran privi di comodi, e d'ogni assistenza, abbandonati
-a' sergenti, e a' famigli duri e crudeli, che non s'eran preso quel
-carico, pur periglioso, se non per poter più liberamente ladroneggiare,
-e rapire. La maggior parte di que' malati avevano portato seco tutto
-il denaro e le cose preziose, che possedevano, quasi come in luogo
-di sicurezza; e mentre sentivansi avvicinar l'ultima ora, accresceva
-ad essi l'acerba doglia il prevedere, che sarebbero stati ben presto
-spogliati di tutto, e tolta con essi ogni speranza de' loro eredi; il
-che pur troppo conoscevasi fare agli altri, che lor morivan daccanto.
-Oltre di che, in quello spedale aveavi sempre gran numero di cadaveri
-ammonticchiati; e questo era non meno orribile a vedere, che pericoloso
-a sentire per lo fetor, che esalavano.
-
-Fra tante miserie poi non v'era cosa, che movesse più a compassione,
-quanto quegli sventurati fanciulli, che, rimasti orfani e soli, o
-si restavano abbandonati entro alle case, o erranti andavano per le
-strade, e faceano risonar l'aria delle lor grida, e dei loro lamenti.
-Nè v'era alcuno che avesse cuore di dar loro asilo, sì per lo timore
-di contrarre l'infezione, e sì per la necessità di dover poi con essi
-dividere le poche sussistenze, che lor restavano per il suo proprio
-sostentamento. Allora di pubblico ordine si fecero trasportare questi
-miseri orfanelli all'ospitale di s. Giacomo di Galizia. Il loro numero
-era di 1200 verso la fine di Agosto, ed in seguito oltrepassò i due
-mille. Quale calamità! qual orrore! Per formarsene in qualche modo
-un'idea basta il dire, che di due a tremila fanciulli ivi ricoverati
-non ne sfuggirono alla morte, che soli cento; e che l'economo dello
-spedale, incaricato di averne cura, poi convinto di enormi delitti,
-venne appiccato pochi mesi appresso. Fra questi fanciulli ve n'ebbe
-parecchi, a' quali per la morte de' loro parenti apparteneva il diritto
-di grandi fortune, ma, rimasti confusi in mezzo a tanto disordine, non
-si potè più effettuare la cosa.
-
-Fra gli spettacoli lagrimevoli di questa atroce calamità era ben
-compassionevole quello di una intera famiglia, colpita dal contagio
-ad un medesimo tempo! Tra' suoi individui, uno abbruciato dagli ardori
-della febbre, dimandava acqua od altra bevanda, che 'l refrigerasse, e
-non v'era alcuno, che potesse dargliela; un altro agitato da mortali
-inquietudini, mandava profondi sospiri e lamenti; e chi n'era tra
-lor meno inquieto, dimandava inutilmente i soccorsi della chiesa,
-vedendosi spirar dallato i figli, i fratelli, le sorelle, la moglie,
-senza che l'uno potesse l'altro soccorrere. Là un giovanetto, vicino
-a morire, confortava alla pazienza il dolente genitore; qui il padre
-riteneva a forza le lagrime per non estinguere affatto il coraggio
-nel languente figliuolo. D'altra parte era agonizzante la madre,
-che non aveva altro conforto, che grida e pianto dei figli, e delle
-persone ad essa più care, e che con la morte sulle labbra esortava
-ciascuno di non avvicinarsele. Uno che dopo aversi veduto morire tre,
-quattro, o cinque individui della propria famiglia l'un dopo l'altro,
-oppresso dall'afflizione, estenuato dalle veglie, e dagli stenti,
-agitato dallo spavento, prevedendo inevitabile ed imminente una egual
-sorte, cadeva in istato di avvilimento, e di abbandono, e periva
-d'inedia, e di debolezza. Finalmente vi aveva chi diveniva stupido,
-e demente per l'estrema afflizione; chi, mancando di confidenza in
-Dio, si abbandonava alla disperazione, e davasi la morte; e chi ad
-un'ora oppresso dal proprio male, dalla tristezza per quello degli
-altri, dall'acerbo cordoglio per la privazione di ogni soccorso, e per
-l'impossibilità di sovvenire quelli, che amava, vedendoseli cadere a
-canto, preda di morte, mettevasi in così disperato e crudele affanno,
-della morte peggiore d'assai. Il colmo dell'orrore era quello di
-vedere parecchi cadaveri in una stanza, ove era ancora taluno di questi
-infelici malati, in preda a tutta l'acerbità di un'immenso dolore.
-
-Assai più d'afflizione e tristezza era per li superstiti di queste
-sventurate famiglie la necessità di sgomberarle dei cadaveri, e
-trasportargli in sulle strade, di quello che non fossero state le pene
-provate nel corso della malattia. Comunque cara ci sia una persona,
-da che ella è morta, non se ne può reggere più alla sua vista. Non ci
-avviciniamo che con orrore ad un cadavere, e ancora più a quello di
-un appestato. Era inutile lo aspettare che alcuno per carità o per
-interesse volesse incaricarsi di così fatto trasporto. Quando s'era
-tenuto in casa un cadavere uno o due giorni, e' conveniva alla fine
-farsi una crudele violenza, e a proprio malgrado forzar la natura a
-rendergli ancora questo ultimo uficio. Quindi v'era forzato prestarlo
-il padre al figliuolo, il figliuolo al padre, la madre alle figliuole,
-ed esse reciprocamente alla madre. Alcuni li portavano, altri li
-trascinavano; e quelli, che non potevano fare ne l'un, nè l'altro, li
-gittavano dalle finestre. Crudele estremo, che rinnovava il dolore, e
-tutta l'acerba angoscia di una perdita, che non s'era ancora cessato
-di piangere! Che se finalmente si trovava un qualcheduno, che avesse
-voluto assumersi l'incarico di levare un morto e trasportarlo o sulla
-strada, o su d'alcuna pubblica piazza, costui esigeva una somma sì
-straordinaria, che assai poche famiglie erano in istato di poterla
-pagare. Chi 'l crederebbe! In mezzo a tanti orrori, così proprj ad
-ammorzar le passioni, di que' tristi e terribili giorni pur si vider
-passare al più alto lor grado la dissolutezza, e l'avarizia. La prima
-risvegliata dalle frequenti occasioni, ed esaltata dall'effervescenza
-del contagio venne a tali eccessi da far vergogna all'umanità; l'altra,
-non mai sazia, videsi inventar mille spezie di delitti per isbramar sua
-ingorda inestinguibile sete.
-
-Che se trista e desolante era la vista de' malati, e de' moribondi,
-più spaventevole ed orrenda era quella de' cadaveri insepolti, de'
-quali le strade, e le piazze eran tutte coperte in guisa che appena
-trovar potevasi, dove por piede senza passarvi di sopra; che anzi per
-transitare in alcuni siti conveniva camminar su i cadaveri. Stavano
-essi ammonticchiati in sulle pubbliche piazze, e presso le porte delle
-chiese; e più di mille corpi insepolti v'erano sempre nella spianata,
-detta la Torretta, ch'è fra la cattedrale, ed il forte di s. Giovanni,
-contrada abitata dalle genti di mare, e dal minuto popolo. La piazza
-stessa della Corte n'era ripiena; sicchè quel luogo di delizie,
-ove le persone solevano andarvi a diporto, era divenuto un luogo di
-orrore, assai proprio a far riconoscere dalle mondane vanità la vera
-virtù. Tutte le fosse, dove seppellivansi i cadaveri, eran già piene,
-nè vi aveva più chi ne scavasse di nuove. Mancavano i beccamorti,
-e que' pochi, che vi restavano, esercitavano un infame mercimonio,
-trasportando que' soli morti, i cui parenti erano in istato di pagarli
-generosamente. Altri cadaveri, passati già alla corruzione, non era
-più nè agevole nè opportuno il trasportarli. L'aspetto loro era di vero
-il più terribile e spaventoso a que' miseri infermi, che vi languivan
-daccanto. Altri eran nudi affatto, altri ravviluppati in un lenzuolo, o
-tra' cenci; altri vestiti ancora de' proprj vestimenti, e questi eran
-quelli, che furon colti da morte improvvisa, o sommamente affrettata.
-Altri v'erano quasi come imballati ne' lor materassi; altri legati
-su quella tavola, che servì a trasportargli; ed altri, pochissimi,
-chiusi dentro alle barre. Soprattutto v'era quantità di piccioli
-fanciulli di ogni età, e d'ogni sesso; che d'essi ne sopravvisser ben
-pochi. Osservarono i medici, che la lor malattia era stata sempre la
-più violenta. Alcuni dei morti vedevansi o seduti, o appoggiati in
-sul gomito, ed in tutte altre attitudini, e questi eran quelli, che
-si morivano sulle vie, e che restavano in quell'atteggiamento, nel
-quale la morte gli aveva colti. Fra cotanti, sparsi d'in su le strade,
-ve n'eran molti sì orribili a vedere, e così diformati, che in lor
-non mostravasi più lineamento, non che fattezze di umana creatura.
-Così fatta, e cotanto funesta malattia fa di cotali impressioni e sì
-forti, che l'effetto loro sussiste anche dopo la morte, come se essa
-continuasse la sua violenza anco su i cadaveri. I morti di quella
-corromponsi più presto d'ogni altro, e dopo dieci o dodici ore esalano
-un fetore insofferibile. Quale dunque non doveva esser quello di
-tanti corpi, de' quali parecchi si giacevano insepolti da dieci o
-dodici giorni, così fracidi, e corrotti, che a pezzi colavan loro le
-carni, ed il sangue spandevasi per le strade, misto a tutte le altre
-immondezze? Qui narra lo storico di aver veduto in una pubblica piazza
-confuso cogli altri il cadavere della più bella donna, che fosse in
-Marsiglia. Ma i corpi a veder più orribili fur que' di coloro, che
-nell'accesso di frenesia gittati s'erano dalle finestre. Chi aveva la
-testa fracassata, chi squarciato il ventre, chi il corpo schiacciato;
-e somiglianti orridezze. Un numero infinito di cani affamati, vaganti
-per l'abbandono, o per la morte de' loro padroni, s'avventavano sopra
-i cadaveri, e se gli divoravano. Le fetide e micidiali esalazioni,
-che si sollevavano da tanti corpi infraciditi, ammorbavano l'aria,
-e diffondevano da per tutto la mortal contagione. E di vero penetrò
-essa a quel tempo ne' luoghi, che fin allora rimasti n'erano illesi;
-dappoichè i monasteri di più severa clausura ne furon tocchi, e si
-apprese eziandio alle case le meglio custodite e chiuse; talchè si
-credette, che non avesse più alcuno a restar sano, e che tutta la città
-diventar dovesse un cimitero.
-
-Infrattanto alla voce, che i cani potevano soggiacere all'infezione, e
-comunicarla essi pure, fu tosto lor mossa guerra crudele, cacciandoli
-da tutte parti, e ben presto se ne uccise un sì gran numero, che in
-pochi dì le strade ne furon piene, gittatane in mare non picciola
-quantità. Respinta essa ben presto dal reflusso dell'onde, se ne rimase
-a imputridir sulle rive. Quindi mentre la corruzione di tanti corpi,
-esaltata, dirò così, dagli ardori del sole, e la quantità de' cenci, e
-delle immondezze di ogni sorte, che gittate dalle finestre ingombravan
-le strade, venivano a sollevare nell'aria vieppiù insofferibili, e
-funeste esalazioni; niente meno dannosi e molesti renduti s'erano i
-neri vapori, che s'innalzavano dal continovo bruciare, in sulle strade,
-dei letti, vestiti, equipaggi, e d'ogni altra sorta di masserizie,
-usatesi dagli appestati; dappoichè dallo spavento tenevasi per fermo
-non potersi nessuna cosa purgare interamente, se non col fuoco: quindi
-n'andò distrutta un'immensa quantità di stoviglie, e di mobili, ricchi
-e preziosi.
-
-Ecco lo stato a cui fu ridotta Marsiglia, quando la peste vi
-s'attrovava nel forte. Cotale stato durò sino alla fine incirca del
-Settembre. Che se taluno fosse tentato di credere esagerata questa
-mia storia, potrà convincersi che stia la cosa altramente, ed anche
-minor del vero il mio dire, facendosi a leggere la viva, ed elegante
-narrazione, che d'essa ne scrisse il sullodato vescovo monsignor
-Belsunce nel suo _Mandament_, pubblicato il dì 22 Ottobre 1720[38].
-Lo zelo magnanimo di questo illustre prelato non venne mai meno,
-per quanto in sua fierezza e nelle stragi si fosse accresciuto quel
-morbo, e per quanto più grave ne fosse divenuto il pericolo. Egli
-percorreva le strade tutte e le piazze continuamente, marciando tra
-i vivi e tra' morti[39], lasciando per tutto manifesti segni della
-sua carità, per modo che dalla Francia anche all'Inghilterra passò
-la fama di sua virtù, a tale da meritarsi, che il Pope medesimo,
-quell'insigne filosofo, e poeta, nel suo _Saggio sull'Uomo_ facesse
-l'elogio di lui[40]. Tutti gli ecclesiastici, che lo accompagnarono,
-l'un dopo l'altro periron anch'essi, mortigli ancora tutti i suoi
-famigliari. Tra' ministri della religione, datisi in quella terribile
-circostanza all'assistenza degli ammalati, vi furon parecchi, i
-quali si distinsero in modo particolare. Alcuni di loro, trovatisi
-fuor di città, allo scoppiar della peste vi rientrarono, mossivi
-da quella pietà, che pericoli non conosce, nè danni; confortando,
-confessando, ed assistendo in tutte altre guise i malati, fino a che
-gloriosa morte avesse posto fine alle lor fatiche. Il che fu di molti
-sacerdoti delle parrocchie e della cattedrale. Non altramente fecero
-i più de' sacerdoti regolari. Tra questi parmi di dover notare che
-quantunque i Padri dell'Oratorio non fossero allora nell'esercizio
-di confessare, si sono essi però segnalati con altri pietosi ufici,
-andando nelle case infette a consolare i malati, a rianimar in loro
-il coraggio, e ad inspirargli sempre nuovi ed efficaci sentimenti
-di religione, distribuendo limosine, ed usando ministeri anche i più
-vili, e pericolosi. In ispezieltà il P. Gaultier, lor superiore, a gran
-missionario, si segnalò in quelle calamitosissime circostanze. Le quali
-cose io soggiungo risguardanti la virtù della religione, e la pietà
-de' suoi sacerdoti, come quelle, che nelle avversità, e principalmente
-nella terribilissima della pestilenza, non sono gli ultimi, ma sì bene
-i principali obbietti, a cui debbon mirare, e miraron mai sempre i
-ben regolati Governi. Il perchè alla storia non si dee togliere una
-parte, che tanto intimamente la risguarda, rendendosi per essa agli
-uomini trapassati un pubblico testimonio del retto loro operare, e ai
-lettori presenti, e futuri un esempio onorato di rinnovarne le prove.
-A questo fine mirando io in questa parte, soffra il lettore, che
-nuove tracce gli segni di sì fatte virtù. Il perchè sappiasi, che fra
-l'altre Comunità religiose si distinsero in que' frangenti quelle de'
-Cappuccini, de' Canonici Regolari Lateranesi, e de' Gesuiti. E di esse
-tutte, e di tutte lor opere di carità e di zelo basta dir che non pochi
-non le finirono che col lasciarvi la vita; il che fu di 26 Canonici
-Regolari; di 43 Cappuccini; e di diciotto Gesuiti. Di parecchi loro
-individui potrei fare spezial memoria; basti però, oltre il sullodato
-P. Gaultier, ricordare i due Gesuiti, Millet, direttore di due loro
-Congregazioni, e rinomato oratore, e il Lever, uomo di grande autorità,
-e dottrina.
-
-E continuando al mio dire, piacemi di soggiugnere che nel mentre
-mancava agl'infermi l'assistenza de' confessori, mancò pur quella dei
-medici, parte morti dal contagio, e parte fuggiti dalla città. Soli
-due ne restarono in istato di agire, il Robert e l'Audon. Mantennesi
-il primo sano per tutto il tempo, che durò il contagio, malgrado che
-perduto avesse tutta la sua famiglia. Non così fu dell'altro, che
-morì in sul finir dell'Ottobre. Al Bertrand, testimonio oculare, come
-dicemmo, di tutta questa pestilenza, e scrittore il miglior ch'abbiasi
-d'essa, e da me in gran parte seguito, s'appiccò il contagio tre volte
-con tutta la sua famiglia, ma ne guarì. Maggior ne fu la mortalità de'
-chirurghi. Venticinque ne perirono, fuggitine alcuni. Pur morirono
-quasi tutti i garzoni farmacisti con cinque de' lor principali, o
-padroni, in sul principio del male; gli altri si salvaron fuggendone
-a tempo. E come addivenir suole ne' trambusti delle città, alcuni
-giovandosi di quelle angustie, vendettero farmaci e droghe a più
-caro prezzo, cogliendo frutto e capitali dell'altrui disgrazie e
-desolazioni.
-
-Sparso così e diffuso quell'incendio pestilenziale per tutta la città,
-non tardò molto ad inoltrarsi più lungi. Conciossiachè si diffuse
-nella contrada di Riva Nuova, che sta fuor di Marsiglia, separata a
-settentrione dal porto. ed a levante da una porzione dell'arsenale,
-che or più non sussiste. Questa terra dominata dai freschi venti delle
-alpi, s'era conservata immune dal contagio sino al fine di Agosto per
-la vigilanza, e buona polizia sanitaria, sotto le ordinazioni del
-Commissario generale il cavalier Rose; ma essendo assai difficile
-lo impedire ogni comunicazione colla città, la peste quivi pure si
-apprese, operò colla medesima rapidità e violenza, che a Marsiglia;
-e vi fece pure di non poche stragi, ma non sì grandi come in quella,
-nè v'ebber luogo gli stessi disordini. Il detto cavalier Rose, uomo
-di molta energia e prudenza, e di gran perizia per le varie sue
-spedizioni, aveva già a tempo disposto ciò tutto, che occorrer potesse
-per gli opportuni provvedimenti degli ammalati, e per lo seppellimento
-de' morti. Quindi la contrada dalla città la più lontana, la quale
-sembrava dover esser pur anco la più abbandonata, per la virtù di
-lui solo fu la meglio regolata, e più pronta, ed abbondantemente
-soccorsa. L'abbazia di s. Vettore, pur distante dalla città, dove
-trovansi le reliquie di più santi, e le ceneri di venerandi solitarj,
-ne fu preservata del tutto; e quivi solo fu la chiesa, in cui, senza
-interruzione, si continuò a celebrare i divini ufizi. L'abate M.
-Matignon, uomo di molta pietà, vi profuse la sua liberalità, senza mai
-uscire dell'abazia, verso i poveri, e gli ammalati. Il che pur fatto
-aveva s. Teodoro, vescovo di Marsiglia, trovatosi nella medesima badìa,
-durante la peste di quella città nel 588 (_l. c. f._ 273).
-
-Quelli, i quali, credendo trovar sicuro asilo contro il contagio,
-s'erano rifugiati colle loro famiglie entro barche, come s'è detto,
-formando quasi come una città galeggiante sul mare, ne andaron ben
-presto disingannati. Costretti essi a discendere in terra per fornirsi
-di vittuaglia, s'infettarono, e perirono ancor più miseramente degli
-altri, senza soccorsi, senza poter o fuggire, o trovare al proprio
-male nessun refrigerio. Per delirio altri gittavansi in mare, ed altri
-galeggiandovi, senza scampo, si brigavano poi di salvarsi. Deforme
-cosa era a vedere i brani di que' cadaveri, smozzicati dai pesci che
-venivano di tratto in tratto gittati dall'onde sulla spiaggia. Sopra le
-già dette barche v'erano gli stessi orrori, la medesima desolazione,
-che nell'interno della città, perchè la cosa era venuta a tale, che
-non v'aveva sito, che sicuro fosse contro ai colpi di sì terribil
-flagello. Nè anche coloro fur salvi, i quali eransi accampati sotto
-le tende in aperta campagna. Sia che il bisogno di sussistenze gli
-avesse obbligati a comunicare in luoghi, o con persone infette; sia che
-avessero già seco portato dalla città il tristo seme del morbo; certo
-è, che molti di loro, attaccati dalla contagione, perirono. Oltre di
-ciò la solitudine, in cui si ritrovavano, e la privazion di ogni cosa
-pur necessaria, rendevano lo stato loro ancora più deplorabile. Ma
-come descrivere la desolazione delle famiglie sparse nella campagna,
-allorchè il male obbligavale di rientrare in città? L'uno recavasi in
-collo un moribondo fanciullo; traevasi l'altro semivivo per le strade
-diserte; e chi in una, e chi in altra foggia, ma tutte miserabili
-e strane, mostrava agli atti ed al viso la paura, il cordoglio,
-l'angoscia, il desolamento della comune strage e rovina. Chi più
-dicesse eziandio, forse direbbe meno; dacchè le grandi sciagure più
-presto fanno ammutire, e istupidire pur anche, di quello che dire, o
-colorire.
-
-Nel fatto poi del commercio di derrate e di commestibili tra il contado
-e la città, i villani, non così in folla, come erano usati di fare,
-da quello venivano ad essa; ma liberamente entrando ed uscendo per le
-porte, rimaste senza custodia, quei pochi, a' quali dava il cuor di
-ciò fare. Così i ricchi, e' signori, ritiratisi alla campagna, avevano
-giornalmente, chi lor provvedesse dalla città le cose necessarie
-alla vita. Ed anche per queste ragioni il contagio fu portato nel
-territorio, e a poco a poco si sparse per li casali, per le borgate,
-ed in tutte quasi le ville. Ad onta delle precauzioni medesime,
-suggerite dallo stesso terror del contagio, e malgrado la distanza
-delle abitazioni, la malattia ebbe a un'incirca nel contado lo stesso
-sviluppo e progresso, che nella città avuto aveva. D'essa morirono
-da principio tutti i giardinieri de' contorni, e d'una in altra si
-diffuse ben anco nelle più rimote contrade. Colà specialmente i malati
-provarono gli effetti crudeli del più assoluto abbandono, e del più
-barbaro e inuman trattamento. Venivano essi, dico i malati, rilegati
-nel luogo più rimoto non solo della casa, ma di esso il territorio,
-dove non altri testimoni avevano de' lor patimenti, che, s'è lecito
-dire, gli uccelli dell'aria; i quali, cessando i consueti lor canti,
-sembravan mostrare di sentire pur essi pietà di tante sventure.
-Gl'infermi, che avevano ond'essere più d'altri amati, potevano eziandio
-sperare d'essere anche meno male trattati degli altri, collocandosi
-dentro di apposite capanne, vestite de' rami delle piante; le quali
-stettero pur troppo, coperte de' loro frutti sin anche al principio del
-verno, per non esservi chi li cogliesse, e nè meno chi ardisse ad esse
-appressarsi.
-
-Ma chi potrebbe, e a qual fine, annoverar più oltre le diverse
-condizioni, le attitudini, i modi, e le varie vicissitudini dolorose e
-mortali di tanti infelici? Tutto è detto, quando si dica, a por termine
-a questa mia descrizione, che la malattia e la morte in ispaventevole
-guisa da per tutto mietea le vite de' ricchi, e de' poveri,
-degl'idioti, e de' sapienti, de' fanciulli, e de' vecchi miseramente.
-Più fatti, di circostanze e di forme diversi, ch'io soggiugnessi, a
-nulla più monterebbero, che a confermare, quanto io già mi proposi di
-far manifesto, ciò è che sia stata la peste di Marsiglia una delle più
-micidiali, e delle più miserande.
-
-Ridotte le cose a tanta desolazione e rovina, gl'Intendenti della
-Sanità in quel fiero trambusto, a ripararne ulteriori maligni effetti,
-rivolsero le loro istanze ai Comandanti ed Uffiziali delle galere,
-pregandoli di volergli assistere coll'opera loro, e coi lor consigli,
-dacchè il buon ordine, ch'essi prescritto avevano, ed osservato
-nell'arsenale, e nelle galere medesime; e la felicità, onde per le loro
-cure venne a buon termine il contagio, inspirava una giusta fidanza,
-che fu ben presto comprovata dai fatti. I cavalieri de Langeron, de la
-Roche, e de Levi, uffiziali superiori, accondiscesero alle istanze di
-que' magistrati, ed intervennero alle loro sessioni. La prima cosa si
-ordinò di riparare le fosse, dove s'eran sepolti i cadaveri, le cui
-esalazioni mantenevano un insopportabil fetore, e pericoloso. Vi sì
-gittò sopra di nuova quantità di calce viva, coprendoli bene di terra.
-Dopo questa importante operazione si nominarono alcuni commissari
-per que' quartieri, che non ne avevano, e in difetto di secolari,
-atti all'ufizio, si nominarono alcuni religiosi, come s'era fatto
-altra volta. Il celebrarsi de' divini officj nelle chiese manteneva
-viva una pericolosa comunicazione fra gli abitanti, e fomentava
-la diffusion del contagio. Quindi si fece istanza a mons. vescovo,
-perchè se ne sospendesse interamente quel sacro esercizio; ed egli
-ordinò la chiusura di tutte le chiese. Altri regolamenti necessari ed
-utili si promulgarono; ma al loro adempimento convenne obbligarne il
-popolaccio, sempre inchinato ad abbandonarsi alla licenza, isbigottendo
-i malfattori, che dall'impunità, quasi inseparabile da ogni strana
-perturbazione, erano incoraggiati al delitto. Si soddisfece a questi
-due obbietti, piantate le forche sulle pubbliche piazze. Quindi
-avvisarono doversi principalmente sgomberare le strade dei cadaveri,
-procurandone convenevole sepoltura. Come s'è detto, mancavano a
-quell'uficio i becchini, morti quasi tutti pur essi, nè al sostituirne
-valeva altezza di prezzo, giunto sino a 15, 20, e più franchi al giorno
-per ogni singulo. In tali e tante angustie si tornò ai Comandanti
-delle galere pregandoli di accordare per tal ufizio alcuni forzati,
-che furono in tutti venzei, promessagli la libertà, finita la peste. Ma
-a tutti questi nuovi beccamorti si apprese il contagio; il che pur fu
-d'altri, che ad essi furono sustituiti; e in otto dì si concedettero
-allo stesso fine 133 condannati delle galere, mortine ottanta pur in
-quegli otto dì. Cotesti, non accostumati alla spezie di quel lavoro,
-levavano i cadaveri senza alcuna precauzione; nè sapendo guidar
-cavalli, e vetture, ne le rompevano co' respettivi attrecci, restandone
-i morti in sulle strade. Quindi per le vie disposersi soldati a piedi,
-e a cavallo per vigilare sulla condotta di quei becchini, accrescendo
-il numero de' funebri carri col soccorso reciproco de' più agiati
-cittadini. Votata appena una piazza, e una strada, il dì appresso
-erano ancora piene di morti; e non di rado avveniva che si rovesciasser
-que' carri, aventi più uomini semivivi. La lontananza delle fosse, ove
-dovevano esser riposti tutti que' cadavari, era nuovo ostacolo per un
-sollecito sgombramento. Se n'erano aperte molte, ed ampie, ma, essendo
-fuori della città, molto tempo ne importava il trasporto. In tale
-imbarazzo varie ne furono le opinioni. Chi teneva doversi abbruciar i
-cadaveri nelle piazze; chi aprir fosse in tutte le strade; chi gittar
-viva calce sopra i morti, lasciandoli consumare, dove giacevano:
-chi in fine propose di giovarsi del più grande vascello del porto,
-disalberandolo e votandolo al tutto, quindi, riempiuto di cadaveri,
-e chiuso, lasciarlo colare a fondo lungi dalla città. Tutte queste
-proposte si rigettarono, adottatosi, non senza molta opposizione,
-di far aprire le chiese dei quartier più lontani dalle fosse, e di
-gittarvi nelle cave dei sepolcri tutti i rimasti insepolti d'in sulle
-strade, sovrapponendovi calce in copia. Si fece di più; si aprirono
-pur anche due gran fosse dalla parte della cattedrale. La celerità,
-colla quale si eseguirono queste pratiche, dava speranza di felice
-e di presto successo; ma la cosa andò altramente. Accresciutasi la
-mortalità, se n'accrebbe l'orrore; e nuovi mezzi se ne tentarono. I
-Soprastanti al comando delle galere accordarono degli altri forzati.
-M. Moustier uno degli Intendenti della Sanità si pose alla testa de'
-beccamorti egli medesimo, ordinandoli, incoraggiandoli, e persino
-accompagnandoli di luogo in luogo, donde più pronto si richiedea
-quell'uficio. Di questa sua lodevole pratica se ne avrebbe avuto quasi
-immediato il buon effetto; ma di 200 forzati, che si accordarono, soli
-dodici camparon la vita; il perchè con nuove istanze del Magistrato
-di Sanità e de' più autorevoli cittadini, accorsi personalmente
-agl'Intendenti delle galere, se ne ottennero altri cento col di più
-di 40 soldati co' loro bassi uffiziali. A questi, dico uffiziali e
-soldati, che fossero rimasti in vita, si convenne col pubblico, che
-si assegnassero giuste ricompense in danari e pensioni. Tutto quel
-numero si distribuì in quattro squadre, tre sotto uno degl'Intendenti,
-e la quarta sotto il cav. Rose. Per molta, che fosse l'efficacia, e lo
-zelo d'ognuno, non bastava esso alle molte pratiche, che occorreva di
-fare per provveder sussistenze agl'infermieri e agl'infermi, e tutte
-le altre cose occorrenti per tutta la città, in quella principalissima
-azienda. Il Presidente della Provincia M. Bret vi si adoperò a questo
-fine e provvidamente. Fornì quell'afflitta città di paglia, granaglie,
-carni, calce, tele, legne, cavalli, danaro, e d'ogn'altra spezie di
-masserizie, viveri, ed artigiani. D'altra parte il Magistrato della
-Sanità, fece solenne voto, ordinando del pubblico erario l'applicazione
-di due mila franchi a sostegno delle orfanelle povere, raccolte nella
-Casa della Carità, fondata sotto il titolo di Nostra Donna del buon
-Soccorso.
-
-Manifestatosi al Re il miserando stato di Marsiglia, nominò egli per
-Comandante supremo della città e del territorio il maresciallo di
-campo cav. di Langeron, capo squadra delle galere, uomo di tal merito,
-e di tale virtù, quale si conveniva in quelle circostanze. Il perchè
-sotto di lui nè pretesto, nè intrigo, nè accettazion di persone non
-v'ebber luogo. Tale condotta e tenore fecero ben presto cambiar aspetto
-alle cose; poichè ben egli conobbe la salute pubblica della città
-dipendere principalmente da tre cose, le quali erano il ristabilir il
-buon ordine, il dare un pronto e convenevol ricovero agli ammalati,
-e 'l terminare lo sgombramento dei cadaveri. Per questo obbietto egli
-procurò il soccorso d'altro grosso numero di forzati per la nettezza
-delle strade, e delle piazze. Quindi obbligò alcuni uomini del contado
-ad iscavare in città quattro fosse, già piene l'altre a ribocco. Il
-che, fattosi esatta e sollecitamente, diè a divedere, quanto importi
-al ben pubblico in sì gravi emergenti il pronto ordinare, e il pronto
-eseguire. Così si condusse in questa e in altre sue prescrizioni quel
-personaggio, che fu valoroso in guerra, e nella peste provvidentissimo.
-Sul finir del Settembre il contagio cominciò a declinare nella città; e
-quasi tutte le vie furon di cadaveri sgombre, tranne qualcuno gittatovi
-la notte. Così fu fatto de' cenci, e d'altre immondezze, non levate
-per la mancanza de' villani dalla città. Era questa divenuta quasi una
-pozzanghera per lo pantano restatovi dal tempo innanzi.
-
-Ciò tutto, ed altre cose assai ordinò quell'avveduto ministro della
-provvidenza; le quali si possono leggere minutamente descritte nelle
-allegate storie; e perciò credo soverchio di più riferirle, ricordando
-solo che seppe egli riparare ad un tempo alle miserie della carestia
-e della peste, a quella provvedendo colla copia delle biade, e di
-questa compiendo, qual che si fosse, lo spedale detto _du jeu de Mail_,
-e l'altro erigendo detto della Carità. Alle sue cure si aggiunse la
-liberalità, e la saggezza del Duca d'Orleans, allora Reggente, perchè
-il meglio che si potesse, ritornasse Marsiglia al buon ordine naturale
-e civile.
-
-Si ordinò da lui il pagamento di considerevole somma per provvedere il
-carname agl'indigenti, prescritto più altri soccorsi alle provincie del
-regno per lo sollievo de' miseri Marsigliesi. Si fornì pur la città
-de' medici, M. Pons di Pezenas, e M. Bouthillier di Montpellier coi
-chirurghi Moutet, e Rabaton. Ad ognun d'essi accordato fu lo stipendio,
-da esso loro richiesto; al primo di sei mille franchi il mese, e
-una pension di tre mila, durante la vita di lui, della moglie, e de'
-suoi figliuoli; al secondo di mille soltanto, che di più non ne aveva
-chiesta, ed una pensione a vita di se, di sua moglie, e' figliuoli;
-a' chirurghi di tre mila al mese, oltre le spese del viaggio, e del
-mantenimento loro in Marsiglia. In Aix se ne firmarono le condizioni.
-Da queste si può ben riconoscere di qual prezzo siano i servigi dei
-medici in tempo di peste, e qual considerazione meritano quelli, che
-mirando generosamente alla salute pubblica, si dedicano in sì gravi
-calamità senza viste venali all'assistenza dei loro simili.
-
-Giunti que' medici a Marsiglia nel Settembre, e datisi all'esercizio
-de' respettivi loro uficj, fur sopraggiunti dai due Professori
-di medicina Chycoineau, e Vorny, e dal chirurgo Soulier, stati in
-contumacia ad Aix, e che d'ordine della Corte dovettero ritornar
-a Marsiglia. Da Montpellier furonvi pure spediti il professore di
-medicina Deidier, e il chirurgo Fiobesse, con altri medici e chirurghi
-giovani, inviativi a pari tempo da Parigi, e dalle circostanti
-provincie.
-
-Sol nell'Ottobre di quell'anno fu al tutto ordinata, e regolarmente
-condotta quell'azienda; e a sostenerla versarono i facoltosi di grandi
-somme in mano de' parrochi, e d'altri sacerdoti, che sapevano con
-carità e con giustizia distribuirle ai più bisognosi. Singolare fu la
-condotta di monsignore il vescovo, il quale nè per lunghezza di tempo,
-nè per gravità di mali, nè per diversità di bisogni non cessò mai
-di largamente soccorrere, consolare, ammonire, e confortare infermi,
-moribondi, desolati, e mendici. Secondarono pure la liberalità e carità
-di lui, dico di M. Belzunce, parecchi prelati del regno; tra' quali
-M. Law si distinse, inviandogli da dispensare 100 mila franchi. Il
-Sommo Gerarca della terra, il dignissimo Vicario di Cristo, Clemente
-XI accompagnò una sua Bolla d'Indulgenze, a chi cooperava alla salute
-temporale e spirituale degli appestati, colla giunta di tremila
-some di Biade. Queste pie largizioni, fatte dai ministri evangelici,
-furono accompagnate da quelle de' regj uficiali. I Ricevitori generali
-offrirono al consiglio del Re gratuita, e anticipatamente un prestito
-di tre millioni di franchi da pagarsi in dieci mesi, 300 mila lire
-per mese. Questa somma doveva impiegarsi nel provveder granaglie. Allo
-stesso modo e fino 100 mila lire offerse M. de Senozan, e 200 mila il
-cav. Bernard. Soggiungo a pubblica norma le istruzioni, date per la
-distribuzione e l'uso di queste somme[41].
-
-Ora è a toccar leggiermente alcuna cosa sullo spavento, in che pose le
-genti de' Paesi vicini il contagio. Ogni Prefetto delle circostanti
-provincie levò tutte le comunicazioni con Marsiglia e col suo
-territorio. Il perchè ogni città veniva a formare una popolazione da
-se. Le genti vegliavan dì e notte sull'armi, guardando gelosamente i
-respettivi loro confini, Quindi la Francia tutta presentava l'aspetto
-spaventevole di una guerra civile: tanta era la desolazione, il
-sospetto, la diffidenza. Il Reggente, vedendo ragione di far cessare
-uno stato sì desolante che rovinava il commercio l'agricoltura e
-l'industria, e di porre argine a tanti mali, prescrisse e ordinò tali
-forme da osservarsi ai popoli, le quali a pari tempo mantenesser tra
-loro il reciproco esercizio de' ministeri e dell'arti, dell'agricoltura
-e del commercio, e la sicurezza, e la guarentia delle persone da nuova
-infezione e rovina. Ammansatasi sul finir del settembre la fierezza del
-male, qualcheduno, della poca gente, rimasta nelle case, come suole
-avvenire in sì luttuose catastrofi, da necessità spinto, e forse non
-ancor ben risanato, si fe' ad uscire sulle desolate e solitarie vie di
-Marsiglia. Nè qui è a ridire, come a poco a poco o l'uno o l'altro di
-quelli, che avventuratamente campato aveano la vita, si facesser tra
-loro scambievolmente a parlar cose da se o da' suoi, già trapassati,
-sofferte miseramente. Natura poi di questo male si fosse, o più presto
-opinione avventuratamente seguita, che in chi campato ne fosse, più
-non si riproducesse suo tristo germe; ne venne, che, rassicurati, si
-dessero briga i già risanati di provvedere alle bisogne degl'infermi
-pur anco. Il che eseguivano co' più manifesti segni di carità, eziandio
-mossi dall'amor della patria e de' lor congiunti; perchè abbandonati
-gl'infermi non vi continuasse infierire quel micidial morbo.
-Seguitamente all'entrar dell'Ottobre sì per lo menomar degli ardori, e
-sì per lo miglior ordinare delle cose riguardo all'andamento politico,
-e al purgamento delle strade, come ancora per il provvedimento de'
-cibi più salutari e copiosi, il contagio si minorò d'assai, e per tal
-modo che il comunicar delle persone intra loro non era più cotanto
-pericoloso, e vi aveva ragion di sperare essere alla fine pervenuti
-a estirpare da quella terra, stata cotanto travagliata, e infelice
-ogni reo seme pestilenziale. E se ripullulava in alcuno, la natura sua
-era affatto leggiera e benigna, a tal che gli attaccati per ordinario
-non erano impediti nemmeno dal continuare ad attendere alle ordinarie
-loro facende. Non segni esterni apparivano, o risolvevansi in pochi
-giorni felicemente. Il perchè ogni specie di medicine, e di medicanti
-divenne in poco di tempo al tutto soverchia, bastando al guarire il
-saluberrimo farmaco della natura. Della peste quasi non s'aveva più
-orrore; se non che molta cautela, figlia della prudenza, e in parte
-ancor del timore, tuttavia osservavano i cittadini in usando tra loro.
-Quindi s'introdusse il costume di portare certi lunghi bastoni, che
-dicevansi _Batons de Saint Roch_, per tenersi lontani l'uno dall'altro,
-e principalmente a cacciarne i cani, credutosi ch'essi ritenesser la
-peste. Dal contado poscia ripararono alla città quelli, che se n'erano
-allontanati, non senza orrore mirandovi l'eccidio restatovi del passato
-malore. E in questo mezzo la peste verso la fine d'Ottobre parve fosse
-terminata al tutto, essendo passati alcuni giorni senza che alcun
-s'infermasse. Dissi, parve; perchè il dì primo Novembre caddero nuovi
-malati nella contrada di s. Ferreol. Questa era abitata da ricche
-persone, le ultime, che n'erano andate infette; ma pur ciò in breve
-scomparve. Nell'Ottobre s'erano accolti agli ospitali della _Carità_,
-e del _Jeu de Mail_ 867 malati; e ne morirono 465; nel Novembre 455,
-mortine 287, e 94 ne uscirono risanati; nessun nell'Ottobre. Nella
-città scemando così la malignità del morbo, andavasi ripullulando qua
-e là nel contado. Crescendovi il numero degli appestati e de' morti,
-per l'avidità degli eredi, ch'erano impazienti d'usar delle cose state
-tocche o usate dagli appestati, il contagio ne riceveva più funesto
-alimento. E questo pur toccò ai ladri della città, che ve ne aveva più
-assai, che non si sarebbe giammai creduto. I servitori, i famigli, ed
-anche i forzati, de' quali 691 erano stati conceduti dal 20 Agosto al 3
-Novembre, vieppeggio concorsero a questa nuova spezie di desolazione.
-Imperciocchè questa razza di gente rapinatrice non guardava a ragioni
-di sangue, di sesso, di età, di uficio, di condizione; ma dove giugneva
-tra' morti e semivivi, talora anco al tutto uccidendogli, essi e le
-case loro ne spogliavano barbaramente. Così il popolo abbandonavasi
-a pari tempo ad ogni eccesso di licenza, e di dissolutezza. La
-prudenza e la fortezza del Comandante ne seppe ogni avvelenato colpo
-ribattere felicemente. Prigioni aperte, e pene incusse ai malfattori
-repressero la malnata licenza. Il patibolo ne fu la più efficace
-medicina di tanto male. Poscia a ristabilir l'ordine civile s'istituì
-un Commissario, che registrasse effetti e mobili, e un Tesoriere da
-custodire e mantenere i danari, trovati presso i morti senza eredi.
-Assai matrimonj poi ne succedettero, ma cagion pur furono essi che la
-peste ne dovesse ripullulare. Nel che è da notare l'eccesso, o abuso
-che fosse per questa parte, che apertesi le chiese, principalmente per
-questo obbietto, in 24 ore si trattavano e conchiudevansi comunemente.
-La qual cosa ho soggiunto, come notabile circostanza od effetto di
-quella e di altre pestilenze; per modo che, stante sì grande affluenza
-di matrimonj, sarebbesi in poco tempo ripopolata Marsiglia, quale
-era in prima, se il periodo di gravidanza avesse potuto abbreviarsi.
-Quindi si riparò al disordine del troppo concorso de' villici alla
-città, non permettendosene l'ingresso, che a quelli, ch'eran muniti
-da cartello della Sanità, il quale accertasse, da oltre a 40 dì
-non esser più segno di peste in quel luogo, dond'essi eran partiti.
-All'affare de' matrimonj si provvide pur anco, mediante attestato, a
-chi voleva maritarsi, di non esser punto infermo, ma di trovarsi pur
-sano compiutamente. Il che importò a' medici più briga, che non fosse
-quella di visitar gli ammalati. Finì la peste col finir del Novembre,
-restatone qualche segnale in contado. Quivi, diviso questo in quattro
-parti, rivolsero i medici le loro cure, andandone ogni dì a quelle
-contrade, che gli fossero toccate a sorte. Nel Dicembre non s'avevano
-in città, che cinque o sei malati per settimana, qualcheduno di più
-alla campagna, dove al solstizio d'inverno si menomò per modo, che nel
-Febbrajo soli 45 se ne portaron di là al civico spedale, de' quali ne
-guarì la metà incirca.
-
-A rimettere in Marsiglia il commercio di prima, e con esso pur
-il ritorno de' negozianti, e de' forestieri pubblicò il Superior
-Comandante, che la città ne sarebbe al tutto purgata da ogni reliquia
-d'infezione, e restituita alla prima salubrità. Detto fatto. Sì
-segnaron di croce rossa le case state infette; si deputò ad ogni
-quartiere un Commissario, dettosi _dell'espurgo_; dipendendo ognun
-d'essi da un general Commissario, ed avente sotto di se famigli e
-sergenti, a' quali ordinare gli ufici tutti e le parti di lor mestiere;
-ma guardati pur essi da un deputato Ispettore. Entravan essi nelle
-case de' morti appestati; ne gittavan fuori le masserizie, utili a
-conservarsi, perchè si consegnassero al pubblico lavatojo; tutto ciò
-che non meritava di riserbarsi, abbruciavano immantinente. Quindi
-si passò ai suffumigi nelle stanze, diversi per materia e per modo;
-conciossiachè altri facevansi d'erbe aromatiche; altri di polvere da
-cannone, ed altri d'arsenico, e di droghe parecchie, com'era costume
-antico di far in quel Lazzeretto. L'arsenico poi fu proibito da M.
-Chirac. Ciò eseguito, davasi alle muraglie due o tre strati di calce, e
-così ai pavimenti, sì in città, e sì nelle case del contado. Al purgare
-i bastimenti del porto si durò più difficoltà, dovutosi trasportare
-le mercanzie del lor carico nell'isole più vicine, e quivi darle alla
-ventilazione, come si fece delle rimaste ne' fondachi e nelle case.
-Ma nelle chiese, obbietto il più gravissimo, si deliberò suggellarne
-con ferri ogni sepolcro, stato riempiuto di cadaveri degli appestati,
-stuccatane prima ben bene ogni fessura con cemento della più dura
-tempra. Si passò al fine a cercare con ogni diligenza stanze, cantine,
-e tutti i ripostigli più segreti per trovarne le rubate masserizie, e
-suppelletili, che vi fossero state nascoste.
-
-Mentre queste cose operavansi salutarmente, si riaccesero alcune
-scintille contagiose; perchè ne cadder malate in città 128 persone, e
-67 in campagna. Otto soltanto ne moriron di quelle, e di queste sole
-dieci ne camparono; e ciò tutto nel civico spedale. A prevenirne ogni
-ulteriore accidente si prescrisse il notificare chiunque si trovasse
-ancora offeso da qualche rimasuglio del morbo, offerendo ai poveri
-d'essere mantenuti allo spedale dalle ragioni del pubblico, e a'
-ricchi di potersi intrattenere a curarsi nelle respettive lor case. Il
-perchè ognun di buon grado secondò quelle misure, che ne produssero
-poi buon effetto. Ciò non pertanto nell'Aprile dell'anno susseguente
-di diciannove appestati novellamente ne morirono tredici allo spedale;
-e soli otto di sessantacinque del territorio ne son guariti. Questo
-andamento riconfortò il popolo, e tanto, che il dì di Pasqua, non
-si ritenne dal gittar a terra le porte delle chiese per celebrarvi i
-divini ufizi; e ciò fu in città. Prova sicura poi fu, che il malore era
-giunto al suo fine, il veder ricomparire e tornare in volta le malattie
-comuni, e ordinarie, ch'erano sparite, durante il contagio. Colla
-primavera tornò il sereno e la calma; riavutasi la natura dal rigore
-della stagione e dagli orrori della peste. Le arti, le discipline, i
-costumi, e le usanze religiose e civili ripresero allora felicemente il
-lor corso.
-
-Dopo le quali cose non mi pare inutile il notare, che, trovatesi a
-Marsiglia mercanzie del valore d'oltre quindici milioni, compresi
-quattro mila quintali di lana, ancorchè non sì esattamente ventilate,
-prima che la peste cessato avesse dei tutto; pure, passate per luoghi e
-per mani parecchie, non ne recarono nessun danno. Di 90 mila persone,
-ond'era popolata Marsiglia, ne perì da 40 mila; e dieci mila in
-contado.
-
-Ora per quello, che risguarda la medicina, il dott. Bertrand ne
-distinse quel contagio in _benigno_, e in _maligno_. Que' del contagio
-benigno comunemente guarivan da se, e senza soccorsi dell'arte, fra
-quattro o cinque giorni, sciogliendosi la malattia con mite diarréa, o
-con sudore, cagionato da leggiero emetico, o con pronta e convenevole
-suppurazion dei buboni, o parimente con facile risoluzione, e senza
-molestia, od altra sensibile alterazione nell'armonia delle funzioni.
-Pochi per altro furono i guariti di questa foggia. Ma il contagio
-_maligno_, che fu il più comune, sotto parecchie e diverse forme
-si appalesava. Talora uccideva improvviso, senza sintoma, che gli
-precorresse, e talor con violenti sintomi dopo le sei, le otto, le
-dieci, o al più le ventiquattro ore; ma dei più tra 'l secondo o il
-terzo giorno. In questi o non comparivan buboni, nè carbonchi, nè
-pustole, o queste eruzioni non erano mai complete. E così in essi,
-come in quelli, che morivano in sulle prime ventiquattro ore, coprivasi
-tutto il corpo di petecchie, eruzione infruttuosa sopra d'ogni altra, e
-la più sicura di vicina morte.
-
-Qualche speranza di guarigione era ne' malati, che oltrepassavano
-il terzo dì, principalmente se circa quel tempo spiegavansi in essi
-i buboni, i carbonchi, o qualche altra favorevole eruzione; e se
-questa sussisteva nel quinto, o nel sesto giorno, sicura se n'avea la
-salute dei più. Così morte sicura susseguitava in quelli, ne' quali
-i buboni, o i carbonchi, s'appassivano, o risolvevansi, gli esentemi
-scomparivano, sussistendo la violenza de' sintomi.
-
-Alcuni morivano dopo una calma troppo lusinghiera e fallace, senza
-dolori, senza agitazione, con polsi naturali, e non lagnandosi d'altro
-che di abbattimento, e spossamento straordinario di forze. In questi
-si notò, che in mezzo a tale ingannatrice tranquillità avevano gli
-occhi quasi come scintillanti, truce lo sguardo e smarrito, e non
-altramente che quello degl'idrofobi. Questa disposizione, o, dirò così,
-attitudine degli occhi, ben conosciuta a chi si trovò in mezzo alla
-peste, scoprivasi manifesta sino alla distanza di trenta passi; ed era
-sempre tristissimo indizio. Così d'altri malati avveniva, dopo ch'erano
-in loro al tutto cessati i più violenti sintomi, e dopo che accusavano
-di sentirsi meglio, bene, e perfettamente, morivano la stessa notte, o
-il dì seguente, senza che si potesse intendere la cagione di sì strano
-effetto.
-
-Quando la malattia terminava felicemente, per l'ordinario cessava
-del tutto la febbre all'ottavo, al nono, o al più tardi all'undecimo
-giorno. Se si protraeva oltre questo termine, ciò era dipendente dalla
-sussistenza di qualche sintoma, che richiedeva una cura particolare.
-Freschezza di età, fior di forze, vigore di temperamento rendevano più
-violenta la peste, e più agevol la morte; e l'età minore, ed il sesso
-femminile, e la tempera gracile e debole ne agevolavano l'appiccarsi
-del male. Quindi i fanciulli e le donne furon sempre i primi nelle
-famiglie, ad esser presi da questa rea pestilenza; e le donne incinte
-principalmente; morte quasi tutte. Essa però non risparmiò alcuno:
-ai bambini, ai giovani, ai vecchi indistintamente s'è appresa. La
-decrepitezza sola fra l'altre età ne andò illesa.
-
-La malattia era il più delle volte preceduta da inappetenza,
-nausea, vertigini, debolezza e dolori delle gambe. Talvolta assaliva
-improvviso, e senza molestia precedente.
-
-Spiegavasi essa poi quasi costantemente con leggieri brividi, con mal
-di cuore, o molesta pressura alla regione epigastrica, con nausea,
-vomito, dolor di capo, vertigini, sbalordimento, e simili. Ai brividi
-ne succedeva il più delle volte assai viva la febbre con calore acre
-ed urente. Picciola febbre talora spiegavasi che poi s'aumentava. La
-violenza del male rispondea quasi sempre a quella de' sintomi, co'
-quali s'annunziava; e perciò assai grave soleva essere la malattia,
-allorchè gravi erano i sintomi, che si manifestavano nel suo principio.
-All'incontro se discreti erano i sintomi, coi quali cominciava, ciò era
-sempre di buon augurio per il malato.
-
-I sintomi della malattia eran generalmente quelli delle febbri maligne
-nervose o tifiche; ma le più volte portati al più alto grado di
-violenza e d'intensità; e tali non di rado fin dal principio del male:
-cioè, abbattimento, disperazione della salute, agitazione estrema,
-nausea, vomiti, dolori, senso di molestia alla regione epigastrica,
-oppressione, sincopi, diarrea, emorragie, sopore, letargo, o delirio
-furioso; e questi ultimi fenomeni erano i più comuni, e non terminavano
-per ordinario che con la morte. Convulsioni rare volte comparivano.
-Soltanto vidersi in quelli, ne' quali nessuna eruzione erasi ancora
-manifestata; o queste eruzioni erano in essi assai deboli e languide.
-Talora il male assumeva l'aspetto di febbre intermittente. Appalesavasi
-con freddo alle estremità, che durava quattro o cinque ore, e ritornava
-ogni giorno alla medesima ora. Al freddo seguitava un forte calore
-con sintomi perniciosi; sì che in sul secondo accesso o in sul terzo
-l'ammalato moriva. Vermini in copia si scaricavano dagl'infermi nel
-primo stadio del morbo, e nel principiar del secondo, e ciò sì per
-vomito e sì per secesso, più d'ogn'altro fanciulli e donne: fenomeno,
-che, come s'è detto, trasse i Magistrati nella falsa credenza che la
-malattia altro non fosse che una febbre cagionata dalla miseria e dai
-cattivi alimenti. La lingua in quasi tutti i malati mostravasi coperta
-d una pania biancastra, solo in alcuni rarissimi casi nericcia. Questo
-segnale considerevole si osservava anco in quelli, la cui febbre
-era mite e leggiera. Nessun particolare offerivano gli escrementi,
-e nè anche troppo acuto era il fetore, anzi minor che non soglia
-aversi nelle ordinarie febbri. Naturali le orine, salvochè nella lor
-superficie formavan sovente una pellicella oleosa, qual'è appunto
-in quelle degli offesi da tabe. Rossigne erano pur talora nel primo
-giorno, e poi facevansi anche più cariche, e alcuna volta sanguigne.
-L'odore, che usciva dagli ammalati, non era da prima ributtante.
-Appresso qualche giorno la traspirazione degl'infermi spargeva un certo
-odore particolare dolcigno, nauseoso, senza esser nè fetido, nè troppo
-forte. E tale il rendevano pur le cose, usate da loro o state nelle
-loro stanze; nè 'l perdevano, se non dopo qualche tempo, e lavate in
-acqua bollente, od esposte a lunga ventilazione. La diarrea, tra le
-altre spezie di evacuazione, in questo morbo fu sempre la più funesta,
-dove non fosse moderata e spontanea. All'andar d'essa, due o tre
-volte al dì, ne conseguitò in alcuno la guarigione; non così allorchè
-era più frequente, o eccitata dai purganti. L'emorragie sono state
-egualmente funeste; meno qualche rarissimo caso. Il sudor naturale,
-nei primi giorni del morbo, o dopo un leggiero emetico, e in istato
-di calma fu assai salutare: altramente era di quello, procurato dai
-rimedj, sovente fallace e sempre aumentatore d'irritazione e di febbre.
-In una parola da quello il mal s'arrestava, e vincevasi non di rado;
-viceversa da questo. I buboni comparivano alle inguinaglie e sotto
-le ascelle. Quelli degl'inguini attaccavano le glandule della parte
-superior della coscia, al disopra degl'inguini. Quando sopravvenivano
-queste eruzioni nello scoppiar del male erano inutili al tutto;
-viceversa se comparivan nel secondo o nel terzo giorno, propizj solean
-riguardarsi, anzi critiche erano esse talvolta, calmando la febbre a
-misura dell'ingrandir dei buboni; e di più felice pronostico, quanto
-le dette eruzioni, fossero state, per dir così, più animate e più
-vive. Terminata la febbre, assai di rado apparivan buboni o tumori.
-Sopravvenivano altresì tumori al collo e parotidi; ma i tumori del
-collo e le parotidi, massime le doppie, mortali furon quasi sempre;
-e 'l morire de' più era per soffocamento senz'altro. I buboni non si
-potevano condurre quasi mai a suppurazione nel primo o nel secondo
-periodo del morbo; il che succedea di leggieri nel suo declinare,
-anche usatosi lo stesso metodo e i rimedj di prima. Risolti e spariti
-i buboni, nelle urine di alcuni osservavasi del pus frammischiato, per
-più giorni seguitamente.
-
-L'eruzion di pustole e di carbonchi, e specialmente più d'uno, giovava
-in ogni stadio del male. Manifestavansi, dico, i carbonchi, simili
-agli antraci, e in ogni parte del corpo, o in principio, o in progresso
-della malattia, sovente sopra i buboni; e per lo più con sollievo degli
-ammalati; ma quei del collo, assai spesso con loro danno e mortali.
-
-Le pustole si facevano, quasi come altrettanti piccioli furuncoli o
-bottoni, della forma d'un pan di zucchero, rosse alla base, acuminate
-e con un punto bianco alla cima. Quel biancume o punta bianca
-disseccavasi, in poche ore facendosi nero; il tumore estendevasi,
-si facea meno il rossore, e si formava una durezza all'intorno del
-tumore. Assai dolore importavano quelle pustole, e un'escara, quale
-i carbonchi; e comparivano in principio e in progresso del male. Ma
-nel suo declinare prevenivan esse l'accesso febbrile ed ogni sentor di
-dolore. Di tristissimo fine era segno l'uscir loro sulle parotidi e in
-su' buboni.
-
-Dalla sezion de' cadaveri non si riconobbe particolarità, che natura
-e cagion del male ne appalesasse. Tutto in istato naturale in alcuni
-appariva; e in alcuni qualche leggier segno d'infiammagione alle
-viscere del basso ventre; il che forse era effetto dell'ultime violenze
-del male.
-
-Il pronostico poi di questa malattia, come si fa all'incirca negli
-altri mali, fondavasi sopra i sintomi, che l'accompagnavano, sopra
-lo stato de' polsi, e degli esantemi. Sintomi violenti importavano
-morte quasi sicura; come altresì era quasi impossibile che un malato
-si salvasse senza qualche critica eruzione. Quelli dal polso buono,
-espanso, forte, eguale, regolare, costante, potevano nudrire speranza
-di salute, soccorsi opportunamente. Per contrario quelli dal polso
-picciolo, debole, irregolare, frequente, ne avevano forte a temere, ad
-onta che leggiero all'aspetto apparisce il male, e favorevoli eruzioni
-comparissero.
-
-Di mezzo a tante varie forme e bizzarre, e alla diversa qualità e forza
-de' sintomi, che accompagnavano la malattia, non si potè adottare un
-trattamento curativo uniforme. Si usarono le sanguigne, i leggieri
-purgativi, gli emetici, i blandi narcotici, ed i più blandi sudoriferi.
-Il trattamento curativo esterno fu pur semplice e mite.
-
-La sanguigna in generale non doveva essere nè abbondante, nè ripetuta;
-così il purgante conveniva che fosse sempre blando e leggiero. Nè
-l'una, nè l'altro erano indicati, quando le eruzioni erano vigorose
-ed inoltrate. Il tempo, in cui queste evacuazioni meglio convenivano,
-era il primo giorno della malattia. Quando il polso era pieno, forte,
-elevato, violento il dolor di testa, cominciavasi la cura dal cavar
-sei once di sangue, più o meno, giusta la forza del polso, l'età, ed
-il temperamento dell'ammalato; e di rado aveavi uopo a ripetere il
-salasso. Ma se all'infermo dopo il primo salasso succedeano nausea
-od altre sì fatte cose, faceasi uso di un emetico. In corpo robusto
-e pieno preferivasi il tartaro stibiato; in un debole macilente
-o delicato l'ipecacuana; ma sì l'un che l'altro rimedio in dose
-moderatissima. Se dall'emetico non altro aveasi, che l'eccitarsi
-del vomito senza promuovere soccorrenza del ventre, finita l'azione,
-prescriveasi tosto leggiero purgante, o per lo meno un clistere. Quando
-il polso non era nè pieno, nè elevato, giovava l'astenersi dal salasso,
-e cominciavasi dall'emetico, per poco che fosse indicato; sempre però
-in picciola dose. Se poi il corpo da curare era pieno, e conoscevasi
-avervi alle prime vie molto di sabura, se gli usava un purgante, mite
-però e leggiero, e a riprese, onde poternelo sospendere, caso che
-l'evacuare fosse bastato al bisogno. Ciò era dopo tre scarichi al più,
-già riconosciutosi che nè febbre, nè sintomi si scemavano per violenti
-purganti, nè per copiose evacuazioni, che anzi ne affrettavan essi la
-morte. Il rabarbaro, i tamarindi, la cassia, la manna, il sciloppo
-rosato e simili erano i purganti, che si usavano. Della sena non se
-n'ebbe mai buon effetto. In corso di malattia rarissime volte avvenne
-ragion di purgare. Se le prime evacuazioni importavan nell'ammalato
-abbattimento di forze, debolezza, e depressione de' polsi, se ne
-procurava il ristoro e 'l rinforzamento con leggieri eccitanti, unitovi
-spesso un po' di diascordio a fine di calmare l'effetto del purgante.
-
-Avveniva talora che dopo l'operazion dell'emetico o del purgante il
-polso si facesse più rianimato, più elevato e forte, e più gagliarda la
-febbre; ed in tal caso, essendovi delirio, o sopore, o accrescimento
-del dolore di testa, si usava di un secondo salasso, d'ordinario dal
-piede; facendo prendere contemporaneamente all'ammalato delle semplici
-emulsioni, od altri così detti temperanti ed ammollienti; e ciò con
-assai precauzione, per tema di troppo rilassamento, dovendosi guardar
-sempre l'infermo contro la diarrea. Che se non mostravasi l'indicazione
-nè del purgante nè dell'emetico, conveniva star attentamente osservando
-l'andamento della natura, sullo stato del polso, sul grado della
-febbre, ec., per minorarne l'eccitamento, se fosse stato troppo
-forte, e tale da impedirne la separazione del pestifero veleno. Ciò
-procuravasi con bevande diluenti e temperanti, con tisane, cogli acidi
-dilungati con l'acqua panata, ch'era la bevanda ordinaria de' malati, e
-quella, che veniva da essi meglio sofferta delle altre. Per l'opposito
-se il polso indicava debolezza e lentore, conveniva ristorare le
-vitalità e sostenere le forze col mezzo de' blandi eccitanti, dei
-così detti alessiteri, fino a che comparivano alla cute le propizie
-eruzioni. Quindi importava pur anche il non trascurar tutto ciò
-d'onde una lodevole suppurazione dei buboni e delle altre eruzioni
-summenzionate ottenere potevasi.
-
-I forti narcotici avevano le stesse funeste conseguenze, che i
-violenti purganti. Sì gli uni che gli altri precipitavano l'ammalato
-in uno stato di debolezza tale da non potersi riavere più mai; ovvero
-producevano un mortale assopimento. Usati principalmente nel principio
-del male, intrattenevano la sortita delle eruzioni, ed affrettavano i
-sintomi mortali. Ne' soli casi di violente agitazioni fu di qualche
-giovamento l'uso di leggieri narcotici, e in picciola dose. Il
-diascordio mescolato cogli assorbenti die' buon effetto nelle diarree.
-Dannoso si riconobbe l'usar degli oppiati nei vomiti violenti; e ciò
-per l'abbattimento e la debolezza, che ne conseguitavano. Il perchè si
-usava in vece la pozione antiemetica, sì come dicesi, ossia il sugo
-di limone con alcuni grani di sale d'assenzio, e qualche diluente
-eziandio.
-
-Giovava non affrettarsi troppo nell'arrestare il vomito; giacchè
-osservavasi che, arrestato il vomito con troppa fretta, spesse volte
-sopravvenivano dolori acerbi e laceranti, ed un ardore, che abbruciava
-le viscere de' poveri malati e li tormentava fino agli ultimi istanti
-della vita.
-
-I così detti cardiaci non facevano che aumentare l'irritamento, ed in
-conseguenza rendere più violento e pericoloso lo stato del malato.
-
-I sudoriferi blandi furon riconosciuti li rimedj più convenienti. A
-tal fine usavasi l'acqua di cardo santo, la polvere viperina, quella di
-giglio ed altre sì fatte spezie di rimedj. Nè da cardiaci forti, nè da
-alessifarmaci di troppa virtù se n'ebbe mai buon effetto. Anzi danno
-se n'ebbe da simili rimedj, e da altri specifici, ordinati da' medici
-d'alta riputazione, e in gran numero spediti a Marsiglia da Parigi e da
-varie altre città della Francia.
-
-L'oppressione, che accompagnava la malattia, succedeva ordinariamente
-o da soppresso sudore, o da scomparse eruzioni. Il perchè conosciutosi
-niente essere più giovevole del sudore, nè più pernicioso del freddo,
-si soleva, secondo la stagione, ben coprire gl'infermi; e per questi
-riguardi salvaronsi quanti ebbero a poter mantenere, durante la
-malattia, la blanda traspirazione, che in lor si produsse.
-
-Il governo del vivere fu vario secondo l'indole, il grado e l'andamento
-della malattia, e secondo le differenti circostanze. In generale
-s'è riconosciuto meglio convenire quello, che nelle malattie acute è
-indicato.
-
-Semplice e blanda ne fu come l'interna, così l'esterna cura. Ai
-buboni in istato d'infiammazione applicavasi cataplasmi ammollienti
-di pane e latte, o di erbe ammollienti. A que', che in tale stato
-non erano, bastava il semplice empiastro Diachilon, od altro simile.
-A que', ch'eran maturi, davasi luogo alla suppurazione, aprendoli
-colla lancetta, ed apponendovi talora il caustico anche nel corso
-d'essa. L'applicazione del caustico usavasi specialmente co' buboni
-duri e senza rossore. Dopo aperto il tumore od applicato il caustico,
-procuravasi una pronta suppurazione col mezzo o del digestivo semplice,
-o cogli unguenti basilicon, diapalma, di altea, col balsamo di arceo, e
-simili. Questi rimedj bastavano fino alla cicatrizzazione della piaga.
-Lo schiantare od estirpare le glandule fu metodo, che, oltre la sua
-asprezza, riescì piuttosto dannoso, che utile.
-
-Nei carbonchi, a fine d'impedire la gonfiezza e infiammazione, che
-ordinariamente cagionavano alla parte, vi si applicava il cataplasma
-anodino di mollica di pane col latte, e si usavano le incisioni in
-alcuni a croce, e in altri a cerchio, e in taluni scarificando tutto
-all'intorno dell'escara; e questo era il metodo il men doloroso e
-'l più mite. Staccata l'escara, vi si applicavano i summenzionati
-supporanti.
-
-Quasi lo stesso metodo si osservava colle pustole carbonchiose,
-bastando per esse, che non fossero molto considerevoli, gli unguenti
-sovrallegati a staccarne l'escara, e a promuoverne la suppurazione
-fino al compiuto loro guarimento. Ma allorchè la superficie della
-pustola era larga e dura, e l'escara grande, se l'incideva a croce,
-frapponendo all'incisione un picciol caustico, se straordinaria n'era
-la durezza; continuando poscia la cura col metodo ordinario. Si osservò
-non convenire alle dette pustole nè lavacro, nè bagnatura. I liquori
-spiritosi le irritavano; le decozioni lenienti le rilassavano di troppo
-e facevan crescere delle carni bavose; i rimedj così detti vulnerarj e
-balsamici producevano alcune volte l'uno e l'altro di questi effetti;
-a meno che però le ulceri non si fossero degenerate, dovendo in allora
-trattarsi col metodo ordinario. Pur il vino disseccava la piaga, e
-sopprimeva la suppurazione, la quale conveniva mantenere aperta al
-più che si poteva, o almeno da trenta o quaranta dì, onde impedirne le
-ricadute, ed ogni altra dannosa conseguenza.
-
-A mantenere lunga la detta suppurazione facevansi larghe fenditure o
-col ferro o col caustico. Se a queste piaghe sopraggiungeva qualche
-particolar accidente, vale a dire seni, depositi, infiammazioni,
-gangrene, carni bavose, etc., tutto ciò trattavasi cogli ordinarj
-metodi, e co' rimedj i più semplici, e senzachè vi fosse bisogno di
-usar rimedj particolari; provatosi che coteste particolarità servono
-il più delle volte non ad alleviarne gl'infermi, ma ad arricchirne i
-ciarlatani dispensatori.
-
-Ciò non pertanto in tal'occasione salì in molto credito come
-preservativo di peste quell'aceto aromatico, che dicesi _dei quattro
-ladri_[42].
-
-Nulla v'era di sicuro e di determinato sul tempo, ch'era mestieri allo
-sviluppo del veleno contagioso, appiccatosi alla persona; conciossiachè
-in alcune più presto, e in alcune si sviluppava più tardi, secondo
-la diversa disposizione della fisica costituzion loro, e secondo il
-diverso concorso delle cagioni esterne. In alcune quasi all'istante; in
-altre nel giorno stesso o nel seguente (il che più spesso accadeva);
-in altre si sviluppava dopo tre, quattro, o sei giorni; in altre più
-tardi, e in taluno eziandio in sui trentacinque giorni, termine il più
-lungo che siasi osservato.
-
-Queste sono le osservazioni pratiche che il Dott. Bertrand fece in
-mezzo alle stragi della peste di Marsiglia. Dalla sua storia però e
-dalle relazioni d'altri scrittori si ricava che molti più ammalati
-non ebbero nessuna cura, e parecchi eziandio furon trattati coi metodi
-empirici solamente, e senza profitto. (_Bertrand, Rélation historique
-de la Peste de Marseille; Picary, Journal abrégé de ce qui s'est passé
-en la ville de Marseille, pendant le Peste, tiré du Mémorial de la
-Chambre du Conseil de l'Hôtel de la Ville; Papon, de la Peste T. I.;
-Discours sur ce qui s'est passé de plus considerable a Marseille,
-pendant la contagion, ec._)
-
-In Marsiglia la peste si propagò in parecchie Città vicine e
-specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martigues, ed in altre
-ancora, nelle quali tutte essa vi fece gravissime stragi. In Aix, dove
-si spiegò nell'Aprile 1720, una donna del sobborgo vi morì con sospetto
-di peste il dì 13; ed il chirurgo, che ne fece l'ispezion del cadavere,
-credette non avervi trovato che tracce di violenta colica. Ma altre
-morti, poco appresso rapidamente avvenute, comprovarono l'enorme suo
-abbaglio; il perchè adottaronsi tosto severe precauzioni. Il morbo
-dispiegò la maggiore sua forza soltanto al principiar di Ottobre;
-e chi volesse soggiungerne le stragi e gli orrori, specialmente nel
-maggior freddo e nel caldo maggiore, verrebbe a ridipingere le cose
-già narrate della sgraziata Marsiglia. È poi da osservare che in
-tal occasione si adottò in Francia per la prima volta la così detta
-Quarantena generale; ma dopo l'ennunziate immense rovine. Tal pratica
-in Aix fu evidentemente utile e benefica. Imperciocchè non sì tosto
-s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò
-a scemarsi, dimodochè al finir d'essa, finirono insieme le malattie.
-Si riprodusse però la peste nell'Aprile del 1721, trascuratosi il
-disinfettar delle robe, e delle persone; ma al rimettersi della
-quarantena generale, cessò il rigore del morbo, a tale che disparve
-del tutto nel dì 12 Luglio, prima che finisse la medesima quarantena.
-Di 24,000 abitanti di Aix, 8,000 infermatisi di peste, ne morirono
-7534. Sì grande mortalità prova l'impotenza della medicina (almeno
-della medicina di quell'età) sulle ragioni di questo male; e a pari
-tempo dimostra quanto più giovi a migliorarne gli effetti una saggia e
-provvida polizia Sanitaria.
-
-Gli abitanti di Bandol, picciol porto di mare presso Tolone, avendo
-rubato una balla di seta, che apparteneva al carico del capitano
-Chateaud, vi portaron la peste; donde poi certo Camelin, abusatosi
-di un certificato di Sanità, li 5 Ottobre 1720 l'introdusse a Tolone,
-mortovi poco dopo per essa con tutta la sua famiglia. Dal Magistrato
-usatasi immediatamente ogni forte misura di difesa, e passati più
-dì senza nuovi sviluppi, mal si credette che il morbo vi fosse
-spento; perchè sul cominciar del Novembre morirono alcuni di peste;
-attribuendosi però queste morti ad altre cagioni. In Gennajo essendosi
-introdotte in Città per contrabbando alcune mercanzie da Aix, dove la
-peste era nel forte, questo nuovo ed ampio fomite molto rapidamente
-sparse la malattia in diversi quartieri della Città. Nell'Aprile
-morivano dalle 200 alle 300 persone al dì. Quindi ne fu ordinato la
-general quarantena, ma poco buon effetto se n'ebbe, forse dal modo
-tenutovi nell'usarla. Nè altramente fu d'altre politiche discipline
-dal Magistrato Sanitario ordinate. Poco appresso però essendo stato
-ordinato sotto pena di morte che tutti i malati si ritirassero negli
-spedali, proibito ai Medici, Chirurghi e Speciali di distribuir
-rimedj nella Città, impedito ai Convalescenti di sortire di casa;
-e finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto
-malati o morti in famiglia a portare un segnale sopra la manica del lor
-vestito, affinchè ciascuno potesse evitarli, la peste cedette al tutto
-nell'Agosto del 1721 dopo uccisi 13,280 abitanti d'ogni condizion,
-d'ogni età, e d'ogni sesso, al riferir di qualche scrittore. Secondo
-altri, e fra questi il Sig. d'Antrechaux, 15,783 in una popolazione
-di 26,260 che contava Tolone prima della peste. In Arles poi ne
-estinse 8,100 di 12,000, in Tarascona 7,210 di 10,000; ed in tutta
-la Provenza ne perirono 84,719. Ma di tanta mortalità ne fu in parte
-cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi
-speculatori. Persin al sepolcro persegue questo ingordo e infame vizio
-gl'infelici che abbisognan di loro, mettendo a crudele guadagno le
-loro sciagure. Avevan costoro già ammassati ne' nascosti lor magazzini
-grande quantità d'ogni spezie di biade; ma vieppiù strignevasi
-il durissimo lor cuore, quanto più la miseria spaziava per quelle
-diserte contrade. Così è della corrotta e guasta natura de' sordidi
-avari, pei quali in van grida la voce della natura, e l'esempio del
-morire. Guai a quegli uficiali della pubblica economia che in sì duri
-frangenti chiudono gli occhi su questi abusi, infingendo di non vedere
-ciò che pur vedono, allettati da più vergognosi guadagni. In mezzo a
-cotante angustie il Re fece spedire pel Rodano grani da provederne la
-provincia; ma i procuratori d'Aix fecero per l'Arcivescovo scrivere
-alla Corte, che arrivando quelle granaglie, il prezzo dell'altre
-raccolte da Cittadini si diminuirebbe di modo, che non si avrebbe per
-essi più il modo di pagare le gabelle reali. Che ne avvenisse perciò
-non è soggiunto, ch'io sappia; nè occorre ch'io ne rinfreschi la
-memoria a vieppiù esacerbar l'animo de' miei lettori. (_d'Antrechaux,
-Rélation de la Peste de la ville de Toulon; Papon, de la Peste Vol. I.
-fac. 343 e seg.; Boecler, Recueil des Observations; Senac, Traité de la
-Peste; Traité des Causes, des accidens, et de la cure de la peste avec
-un Recueil d'observations etc. Paris 1744._)
-
-A. dell'E. C. 1731-32. A questi anni serpeggiò la peste nella Dalmazia,
-e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bossina, ove infieriva
-con maggior forza. Essa rapì nel distretto di Spalatro da circa
-trecento persone, e poco più di mille in tutte e due le provincie. Per
-le diligenti precauzioni della Sanità praticate in tal circostanza, la
-Città e 'l Territorio di Zara ne andarono illesi, quantunque in quel
-tempo vi regnasse una spezie di carbonchio epidemico, che alcuni medici
-dichiararono pestilenziale. Era allora provveditore straordinario della
-Sanità in Dalmazia il N. U. Simon Contarini, che tirò una linea di
-Soldatesche al confine contro la Turchia, e ve la mantenne tre anni.
-(_ex Actibus Offic. Salut. Jadrens.; Danieli, Ragionamento Medico sul
-Carbone pestilenziale, Padova 1732; Bajamonti della Peste di Spalato,
-fac. 138._)
-
-A. dell'E. C. 1737. Nell'anno mille settecento trentasette l'Egitto fu
-particolarmente travagliato da pestilenza fierissima, e desolatrice
-oltremodo, contandosi nella sola città del Cairo la mortalità sino
-a diecimila persone in un giorno. Gli Europei si chiusero nei lor
-quartieri il dì 9 Febbrajo, e non ne uscirono, se non li 24 Giugno.
-Questa Peste fu l'unica, giusta l'opinione degli abitanti del Cairo,
-che nel secolo XVIII sia derivata dall'alto Egitto. (_Russel Patrik,
-Treatise of the plague, pag. 3._)
-
-A. dell'E. C. 1738-39. Regnava la peste fra i Turchi nella Bessarabia
-nel 1737, e specialmente menava guasti a Oczakow, capitale di quella
-provincia. La detta città essendo stata in quell'anno assediata e presa
-dai Russi, il contagio non istette molto a svilupparsi fra la truppa,
-che venne posta al presidio della medesima. Nell'anno seguente 1738 i
-Russi l'abbandonarono dopo aver demolite le fortificazioni. Ritiratasi
-la guarnigione russa ai proprj aquartieramenti, la peste per loro mezzo
-fu introdotta nell'Ukrania, ove imperversò dal Giugno a tutto il resto
-del 1738, e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il
-contagio. Il dott. Schreiber di Könnigsberg, Professore di medicina a
-Pietroburgo, potè farne di ben utili osservazioni, già pubblicate per
-la stampa nel 1740. Piacemi di allegarne alcune, che forse potrebbero
-tornare di qualche vantaggio al Pubblico.
-
-I. La malattia si manifestata in molti con parossismo febbrile; con
-assai grave ansietà ai precordj, dolori laterali, intenso calore
-internamente, volto acceso, e furioso delirio. Gli ammalati di questo
-modo morivano il secondo o il terzo giorno. In altri la malattia si
-manifestava con orripilazioni e con freddo. Tardo e debole da principio
-era il polso; al subentrar del calore diventava duro e celere con
-violenta palpitazione di cuore, con delirio in alcuni, e con sopore in
-altri; stanchezza, abbattimento di tutte le membra, oppressione, ardore
-allo scrobicolo del cuore, nausea, vomito bilioso, nero, verdastro, e
-fetente. Chi non vomitava, aveva dejezioni alvine della stessa natura.
-Lo sternuto era sintomo mortale.
-
-II. I buboni, ed i carbonchi accompagnavano, per ordinario, la
-malattia; ma i carbonchi incominciavano prima con un punto rosso,
-che in seguito ne diventava il centro, circondato da un'areola livida
-sotto l'epidermide, la quale a poco a poco si dilatava, gonfiavasi, e
-diventava nera; e così gradatamente si formava il carbonchio, di figura
-per lo più elittica; il quale qualche volta era sì vasto e grande, che
-agguagliava la palma di una mano, ed il peso di circa una libbra[43].
-Qualche volta si alzavano in vece alcune pustole con un punto bianco
-alla cima, simili affatto alle pustole vajuolose, le quali poi si
-dilatavano, annerivansi, e terminavano in vero carbonchio. La comparsa
-di queste pustole era sempre di favorevole indizio.
-
-III. Allorchè sopravvenivano le parotidi, sopra di esse nascevano
-spesso i carbonchi, ovvero diventavano esse cancerose. L'amputazione
-era il solo rimedio, donde concepir poteasi qualche speranza di salute.
-
-IV. I carbonchi erano tutti fra i muscoli ed il tessuto cellulare della
-pelle; ma più di frequente si manifestavano alle clavicole, sulla spina
-del dorso, in sulle rotule, alla parte superiore e posteriore della
-tibia, e sull'addome, sopra l'annulo verso la linea bianca.
-
-V. I carbonchi, che non si formavano compiutamente, restandosi pustole
-carbonchiose, o soltanto macchie rosso-brune, cangiavansi in petecchie
-livide o nere; ed i malati ne morivano il secondo o il terzo giorno.
-
-VI. Gli ammalati, che sopravvivevano al quinto giorno, ne' quali i
-buboni o carbonchi per l'innanzi duri, in que' giorni incirca passavano
-alla suppurazione, trovavan sollievo degli altri sintomi, e d'ordinario
-guarivan tutti. La suppurazione però durava talvolta fino a cinque o a
-sei settimane.
-
-VII. In assai pochi casi i buboni passarono alla risoluzione. Quando
-i buboni non tendevano alla suppurazione prima del quinto giorno, e
-continuavano ad affliggere i malati con una pressura agl'inguini, a
-guisa di tesa corda, che gli forzava a zoppicare, ovver si gonfiavano
-profondamente senza tendenza a suppurazione, era cosa di cattivo
-presagio. D'ordinario sopravvenivano le petecchie livido-nere, le
-quali erano sempre un sintomo precursore di morte. Talvolta restando
-i buboni stazionari senza la sopravvegnenza di sintomi più gravi, e
-senza passare a suppurazione fino al nono giorno, l'ammalato ne provava
-d'insofferibili ardori per tutta la persona, spezialmente ai lombi ed
-alle braccia, a tale che gliene veniva impedito il moto. In tali casi
-poche ore appresso comparivan pustole con una punta bianca, le quali
-serpeggiando degeneravano in carbonchio, ed erano di buon preludio.
-Diversamente gli ammalati si morivan nel nono giorno, o, al più tardi,
-in sul tredicesimo.
-
-VIII. Alcuni malati morirono improvvisamente per effetto del terrore
-d'inevitabile morte. Alcuni, dopo un leggiero dolor di capo, nel terzo
-dì sentendosi avvicinar l'ora estrema (e questo è fatto) si prendevano
-spontaneamente da se quella cotal veste, colla quale dovevano esser
-sepolti, e morivano placidamente senza alcun segno esterno, conservando
-fino all'ultimo momento una piena serenità della mente.
-
-In alcuni si manifestavano delle pustole nericce della forma di quelle
-del vajuolo, ovvero dei _flicteni_ alla regione dello scrobicolo del
-cuore.
-
-IX. Altri poi (e ciò specialmente verso il terminar del contagio)
-avevano una peste così benigna, che si trovavano star bene, come
-se fossero stati sani. Comparivano in essi istantaneamente buboni o
-carbonchi; e gli uni e gli altri però senza sintomo febbrile.
-
-X. I fanciulli, sotto degli otto anni, andavano quasi tutti immuni dal
-contagio. Per opposito le donne, e le fanciulle da marito sono state le
-più maltrattate.
-
-XI. Le donne incinte sotto del terzo mese, ancorchè attaccate dal
-contagio, andavano d'ordinario esenti dall'aborto, e dalla morte,
-mentre all'incontro le gravide dal quinto al settimo mese abortivano
-tutte, e morivano irreparabilmente.
-
-XII. Quelli, che avevano o piaghe od ulcere croniche, furono
-interamente salvi dal contrarre la malattia. Neppur solo un tisico fu
-attaccato dalla peste.
-
-XIII. Quelli, che pativano di dissenteria o avevano diarree croniche,
-attaccati che fossero dalla peste, morivan tutti.
-
-XIV. L'uso della voluttà, e l'ubbriachezza rendeva la malattia
-tostamente mortale.
-
-XV. Molti vecchi sono altresì periti di questa pestilenza, ma senza la
-comparsa di buboni, nè di carbonchi.
-
-XVI. Apertisi alcuni cadaveri di tali appestati, non altro vi si trovò
-che ai polmoni alcuni punti neri cangrenati, e la vescichetta del fiele
-ridondante di bile fluida e gialla. Erano pur alquanto giallognole le
-parti adiacenti alla suddetta cisti felea.
-
-XVII. Intorno ai preservativi si notò qualche attività nella canfora;
-e specialmente nei preparati di gomme fetide, miste alla canfora. Così
-pur tenevasi per salutare il fumar tabacco, siccome anco il masticarlo.
-Dalla cacciata di sangue per prevenire la malattia nessuna utilità
-se n'è osservata. Ma di tutti i preservativi l'ottimo custode, e 'l
-migliore si riconobbe essere la separazione degli infetti dai sani.
-
-XVIII. In riguardo poi alla cura, l'ipecacuana, data subito nel
-principio, ovvero alla prima ingruenza del male, riuscì un eccellente
-rimedio per troncare ogni azion del contagio. Ciò fu pure del vitriuolo
-bianco, somministrato come nauseante o vomitivo. Il tartaro emetico
-eccitava spasmi troppo violenti allo stomaco, e riusciva piuttosto
-dannoso, che utile.
-
-XIX. Se il vomito, che destavasi sotto l'uso dell'emetico, era troppo
-forte e continuo, soleasi raffrenarlo coll'applicazion d'un empiastro
-di teriaca alla region dello stomaco, e colla stessa teriaca presa
-internamente.
-
-XX. Allorquando l'ipecacuana o il vitriuol bianco venivano
-somministrati nel primo giorno, seguita l'azion del rimedio, il polso
-facevasi più spiegato, la febbre acquistava un andamento più regolare,
-e nel quarto o quinto giorno comparivano i buboni o i carbonchi.
-
-XXI. Che se non si dava l'emetico subito nel primo giorno, ma
-in vece somministravasi nel secondo o nel terzo, i malati non ne
-risentivano beneficio di sorta: anzi dopo l'emetico, preso tardi,
-si vide accrescersi tutti i sintomi d'irritazione al ventricolo, in
-guisa che i malati che, esempligrazia, nel terzo giorno prendevan
-l'emetico, morivano poi d'ordinario nel quinto o nel sesto, agitati da
-convulsioni, e con petecchie nere alla superficie del corpo.
-
-XXII. I purganti eccitavano ben di leggieri la diarrea, la quale dovea
-sempre riguardarsi pericolosa. Si tentava di riparare alla diarrea
-coi clisteri ammollienti, o semplici o uniti col rosso d'uovo e colla
-trementina.
-
-XXIII. In seguito, già cresciuto il morbo, si prescriveva il roob di
-sambuco cogli occhi di cancro p. p., la mistura canforata, il liquor
-volatile di corno di cervo, la teriaca coll'aceto, l'aceto bezoardico,
-e il nitro misto con quattro grani di canfora. Altri ordinavano le
-terre assorbenti. Le bevande diluenti, calde, acidette riuscirono di
-molto giovamento.
-
-XXIV. La dieta prescritta era tenue, quale conviensi ne' morbi acuti;
-e quando i buboni erano già comparsi, convenivano i brodi di carne
-coll'acetosa, od altre simili sostanze vegetabili, e acidette.
-
-XXV. Altri biasimavano il salasso, ed altri il lodavano, anche
-ripetuto, specialmente se sussistevano alla cute macchie rosse, e non
-erano per anche apparsi buboni, nè carbonchi.
-
-XXVI. Nel trattamento esterno, all'oggetto della salute dell'ammalato
-mal si mirava da que' chirurghi, che procuravano la risoluzione dei
-buboni.
-
-XXVII. Si applicavano i vescicanti su i nascenti buboni, e ciò
-con buon successo. Quindi, tostoch'erano ammolliti, medicavansi
-coi cataplasmi. In alcuni luoghi venne utilmente usato l'empiastro
-magnetico arsenicale. Fra tutti fu riconosciuto doversi dar preferenza
-al cataplasma comune di farina di frumento, miele, e croco; ovvero a
-quello di cipolle arrostite.
-
-XXVIII. Le scarificazioni sulle parti vive presso ai carbonchi
-riuscirono sempre utili. Si scarificavano circolarmente i carbonchi,
-o si circoscrivevono colla pietra infernale. All'uno e all'altro
-metodo ne conseguitava facile suppurazione; la quale trattavasi poi
-coll'unguento digestivo, e coi cataplasmi ammollienti.
-
-XXIX. Sonosi finalmente osservate molte nutrici infette, continuare
-alcuni giorni ad allattare i lor bambini, senza ch'essi contraessero
-la malattia, e senza alcun lor detrimento[44]. (_Schreiber, Jo. Frid.
-Observationes et Cogitata de Peste; Mertens Observ. Med. V. I. P. II._)
-
-A questi stessi anni 1738-39. la peste che travagliava la Bessarabia,
-la Romelia, la Servia, e la Valachia, e che infuriava in que' Paesi
-Ottomani, che confinano colle Signorie della Casa d'Austria, penetrò
-con molto impeto ne' Comitati limitrofi dell'Ungheria e della
-Transilvania, e vi fece molte rovine. A questi anni, ed appunto per tal
-circostanza, la Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine
-Sovrano pubblicò un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e
-curare la peste. (_Kurze Einleitung zur Erkenntnis und Vertilgung des
-gegenwärtig besorglichen Pestübels auf allerhochsten Befehl Seiner K.
-K. A. Majest. etc. Wien 1738. e ripubblicata a Vienna e a Praga nel
-1758._)
-
-A. dell'E. C. 1742-43-44. Nel mille settecento quarantadue si
-riprodusse la peste in Aleppo, e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò
-la sua maggiore fierezza, cagionandovi immense mortalità. Nel 1744
-comparativamente agli anni precedenti fu assai mite, e discreto fu
-il numero delle sue vittime. (_Russels, Alexand. Natural. Hystory of
-Aleppo._)
-
-A. dell'E. C. 1743. La città di Messina contava 168 anni dall'ultima
-pestilenza. Essa n'era stata afflitta nel 1575, allorchè gran parte
-d'Italia, e della Germania, ed altri paesi molti di Europa, come s'è
-detto, (_fac. 366 e seg._) provarono di questo flagello i funestissimi
-effetti. In quest'anno 1743 la peste s'introdusse di nuovo in Messina
-incognita e mal appresa, come è avvenuto di molti altri paesi di
-Europa, e vi operò immense rovine. Essa vi fu recata col mezzo di
-una tartana Genovese, proveniente da Missolongi, picciolo paese della
-Grecia, situato alla bocca del golfo di Lepanto. Questo bastimento,
-carico di lana, frumento, e finissime telerie, manifatture di Levante,
-era partito da Missolongi il dì 20. Febbrajo, ed approdò a Messina
-il giorno 20. Marzo, dopo trenta giorni di viaggio. La patente di
-Sanità, di cui fu portatore, era _netta_, e senza postilla di sorte.
-Assunti i costituti tanto del capitano del bastimento che dello
-scrivano, giurarono di non aver avuto comunicazione per via nè con
-altri bastimenti, nè in altro paese, da che si partirono da Missolongi.
-Fatto l'incontro però delle persone dell'equipaggio, che dovevano
-esser dodici, compreso il capitano, di nome Aniello Bava, si riscontrò
-che mancava un individuo. Chiestone conto ai restanti compagni,
-deposero, che il marinajo che mancava era morto nel corso del viaggio
-da malattia ordinaria, cagionata dai gravissimi patimenti sofferti nel
-lungo tragitto, in cui a burrascosi venti e procelle eran stati spesso
-soggetti. Ragunatisi i signori della Sanità; e considerando, che non
-potea non esser naturale la morte di un marinajo nel corso di un tanto
-disastroso viaggio, qual dal capitano riferivasi; che la Patente della
-Sanità era _netta_ affatto; che i costituti giurati provavano non
-avervi avuto comunicazione per via, determinarono doversi ammettere
-quella provenienza a quarantena, conformità delle Istruzioni e delle
-Leggi del Lazzeretto di Messina. Vi si permise quindi il discarico
-delle merci. Due giorni appena erano scorsi, che il capitano del
-bastimento infermò con resipola nella faccia, secondo la relazione
-del medico del Lazzeretto, e morì in tre giorni. Giudicarono i medici
-essere stata cagione di sì breve morte la retrocessione della resipola.
-Ciò non pertanto il Magistrato di Sanità ne fece seppellire il cadavere
-colle più rigorose precauzioni sanitarie.
-
-Passati altri due giorni appena, un altro individuo del bastimento
-si ammalò, e i medici accorsivi per visitarlo, il trovaron già morto
-sulla nave medesima. Ordinaron essi, che fosse il cadavere messo
-alla pubblica vista, ma nessuno volle toccarlo, asserendo le restanti
-persone dell'equipaggio esser lui morto con tumore sotto l'ascella,
-e con petecchie per tutto il corpo, in guisa che lo giudicarono
-tocco da peste. Rapportata l'infausta notizia al Magistrato, se ne
-fece un congresso di varj personaggi i più distinti, e de' medici i
-più riputati della città. Discusse le varie opinioni sulla maniera
-di sbrigarsi di tale imbarco e mercatante, si determinò finalmente,
-all'esempio di un simil caso poco prima accaduto in Livorno, di doversi
-bruciar la tartana con tutto ciò, che dentro vi era, alla distanza
-di otto miglia dalla città, salvate le genti. Il dì 30 Marzo fu il
-tutto puntualmente eseguito. Insorta però furiosa tempesta, mentre il
-bastimento era in fiamme, per la violenza delle onde da gagliardissimo
-vento agitate essendo stato dibattuto fieramente, fu spinto ad arenare
-al lido stesso di S. Paolo, e porzione della lana e del frumento ne fu
-disperso per quella riviera. I signori della Sanità, che accompagnavano
-la tartana, diedero gli ordini più opportuni per ovviare ogni pericolo
-dipendente da tale ingrato avvenimento. Si abbruciarono il dì appresso
-le mercanzie state scaricate al Lazzeretto, e si confinò l'equipaggio
-entro un barracone di tavole, eretto espressamente a tal uopo sulla
-punta detta la Spina, luogo isolato e lontano. Da doppia linea di
-guardie venne questo provvisorio Lazzeretto circondato, restatovi colà
-uno dei senatori ed un nobile, dì e notte sopravveglianti.
-
-Terminata la quarantena senza verun tristo accidente, anzi senzachè
-alcuno si sentisse neppur indisposto, la mattina del 15 Maggio se ne
-rendettero pubbliche grazie al Signore, e si cantò solenne _Te Deum_
-nella Cattedrale, con universale consolazione. Di effimera durata
-fu tale allegrezza, mentre poche ore appresso si rilevò, che nel
-quartiere, detto dei _Pizzilari_, si erano manifestate febbri di mal
-costume accompagnate da buboni e da altri pestiferi sintomi. Inviatisi
-tosto colà i medici della Deputazione per osservare gl'infermi, e
-riconoscere la natura del male, ne riferirono «che avendo visitato
-gli ammalati, e considerato con ogni attenzione l'essenza e qualità
-delle malattie, non trovavano in conto alcuno esser esse contagiose
-e pestifere; che credeano sì essere le stesse malattie epidemiali,
-che s'erano fatte vedere nel Febbrajo ultimo scorso[45].» La stessa
-relazion diedero i medici, ch'erano alla cura dei malati, e dello
-stesso parere si dichiararono quelli stessi, a' quali veniva attribuito
-di aver divulgato esservi la peste nella detta contrada.
-
-Tale dichiarazione medica sollevò gli animi, e fece sì che i Magistrati
-si abbandonassero ad una cieca fiducia, trascuratene le più opportune
-precauzioni.
-
-Somministraronsi però a' poverelli per la città sussidj di pane,
-carne e vino, perchè con tali alimenti potessero meglio resistere
-alle impressioni dell'aria. Si fecero seppellire cadaveri in calce
-viva, per la corruzione e fetore straordinario, che spandevano.
-Si fece bruciare per la città delle ossa, ed altre cose tenute per
-alessifarmache, e obbligaronsi i medici a presentare ogni dì una lista
-al Magistrato di Sanità delle malattie, che avevano in cura, e simili
-altre cose. Moltiplicavasi infrattanto di giorno in giorno il numero
-degli ammalati e quello de' morti; il morbo si spargeva rapidamente
-negli altri quartieri della Città, ed in mezzo a tutto questo le
-relazioni de' Medici continuavano ad assicurare «che _non era mal
-contagioso, ma epidemia maligna_». Fondavan essi le ragioni di cotal
-loro giudizio, sul non osservarsi comunicazion del male a coloro, che
-assistevan gl'infermi, quando, se peste fosse stata, dicevan essi,
-doveva mostrarsi il morbo sommamente contagioso, giacchè i buboni, gli
-antraci, le petecchie erano sintomi equivoci, e comuni con altri mali;
-perchè neppur al sommo mortiferi eran que' morbi. Uno de' Medici però,
-il cui nome non ci fu tramandato, non persuaso delle suddette ragioni,
-e temendo dell'ingannevole progresso d'un terribilissimo male, che
-insidiosamente comincia e insinuasi occulto e leggiero fra le genti del
-popolo, e poi ingigantisce nella sua forza, attaccando ogni sorte di
-persone, dubitava che fosse peste effettivamente, adducendone esempj
-simili, in cui s'ingannarono uomini insigni, e di profondo sapere,
-come in Palermo l'Ingrassia l'anno 1575; in Venezia il Mercuriale,
-ed il Capodivacca nel 1576, ed altra volta nella stessa Repubblica
-il dottissimo Massa; e così in Napoli molti altri valentuomini nel
-1556; in Vienna l'anno 1713; ed in Marsiglia nel 1721 ecc.: che perciò
-consigliava praticar cautele, come se fosse stata vera Peste, senza
-però dar per sicuro che tale si fosse.
-
-Questa opinione così isolata, e dagli altri medici vivamente confutata,
-non prevalse, perchè ne seguisse in detti giorni il sequestro generale
-della Città, il quale far si doveva, nè bastò a far adottare altre
-valide misure di riparazione. La moltitudine de' malati però riempiva
-di timore l'animo de' cittadini.
-
-Giunto il primo di Giugno, ed oltrepassando il centinajo il numero
-degli estinti, col vedersi attaccati gli assistenti e coabitanti in
-una stessa casa, ed essere il periodo dell'infermità assai corto,
-cominciarono i medici ad accorgersi dell'errore, ed a conoscere pur
-troppo evidente il carattere del male, che di giorno in giorno si
-faceva più esteso e spaventevole. Quindi si ordinarono alcune cautele.
-Ma pur troppo non corrisposero, perchè tardi s'era ad esse fatto
-ricorso. Nei due seguenti giorni, 2 e 3 Giugno, morirono 279 persone,
-e più d'altrettante cadettero inferme. Moltissimi furon coloro, che
-fuggirono dalla città, ritirandosi alla campagna. Nei giorni 4, 5 e 6
-Giugno 432 persone cessarono di vivere, oltre un numero assai maggiore
-d'infermi.
-
-La mortalità cresceva ogni dì. Cominciò a sconcertarsi ogni
-regolamento; s'introdusse la confusione, il disordine, che giunsero
-a tale da costernare qualunque animo forte. Riempite le fosse, non
-sapeasi più ove porre i cadaveri. Mancarono i beccamorti; sparirono
-i carri e le carrette; non trovavasi più chi si prestasse per i bassi
-servigj. Ognuno si nascose, e rintanò, procurando salvarsi. I villaggi
-fecero unione respettivamente di guardarsi, e non lasciavano più
-accostar gente, che dalla città procedesse, impedendo eziandio fino il
-macinarsi grano per li bisogni della città. In ogni passo scorgevansi
-disordini; in ogni provvidenza incontravansi ostacoli, ed intoppi; da
-per tutto non v'era che angustia, costernazione, e morte.
-
-Acciocchè possano i lettori formarsi più adeguata idea delle crudeli
-estremità, a cui fu ridotta Messina sotto i colpi di questo tremendo
-flagello, mi farò a riportare alcuni brani della descrizione, che ce ne
-lasciò lo storico Turiano.
-
-
- STORIA DEL CONTAGIO DI MESSINA
-
- Cap. X. fac. 29.
-
- «Crescendo ne' successivi giorni a dismisura la strage, e la fatal
- forza della pestilenza, giunsero allo stato di non essere più in
- modo alcuno riparabili i disordini, la confusione, e la universale
- miseria: si ridusse la Città tutta, ed i borghi ad una piscina
- d'ammorbati. Gli estinti restavano nelle strade, e nelle case senza
- esservi chi li trasportasse. Ogni giorno contar potevasi a migliaja
- quei, che cessavano di vivere. I deputati, depositarj, guardiani,
- subalterni, oggi vivi, dimani o morti, o moribondi osservavansi.
- Non restarono più fornari, fabbricatori del pane; mancarono affatto
- i legni per cuocerlo, eziandio per le case, ove taluno adattavasi
- per farselo; mancarono i Parrochi, i Preti, e gli Ecclesiastici che
- somministravano i Sagramenti; ed in somma li Senatori, e i Deputati
- di salute si videro nel più funesto stato di abbandono, e di
- costernazione, senza ajuto di subalterni, e colle strade seminate
- di cadaveri, che per la forza del velen pestilente gonfiavano,
- annegrivano, e divenivano orrido spettacolo d'abbominazione e di
- spavento. Nondimeno non abbattendosi continuarono personalmente con
- la forza del danaro a procurare l'assistenza di qualcheduno che
- aver poteano a sommo stento, per soccorrere di viveri le persone
- chiuse nelle case, che dalle finestre chiamavano ajuto, e soccorso,
- per non perire di fame e di sete.
-
- Non poterono però a lungo mantenersi nell'opera suddetta,
- poichè, attaccati dal morbo, cominciarono a perire; tantochè un
- solo de' Senatori, ed un altro solo pur de' Deputati di salute
- sopravvissero.
-
- Sotto li 17 del detto mese di Giugno si scrisse dal Senato al Gran
- Maestro della Sagra Religione Gerosolimitana, pregandolo di mandare
- qualche numero di schiavi, ed almeno due medici pratici di Peste,
- per ajuto di questa città, che periva. Ma la lettera non giunse
- forse, perchè neppur risposta s'ottenne.
-
- Correndo il dì 20 Giugno, e moltiplicato essendo nella città il
- numero de' cadaveri insepolti, in guisa che ne' piani ed innanzi le
- porte delle chiese a catasta marcire vedeansi, mosso a compassione
- l'Eccellentissimo Signor Generale Governatore, il quale in tutta
- la lagrimosa serie degli accidenti sovranarrati non lasciò mai di
- contribuire l'opera sua autorevole a bene della città, fin dove
- gli fu richiesta dal Magistrato di Salute, a di cui carico era
- l'operare in tali circostanze, mosso, come dissi, a compassione
- dello stato infelicissimo della città, aderì alle istanze fattegli
- di destinare numero 200 di soldati, con vesti impeciate, uncini,
- pale, ed altri ordigni, per levar i cadaveri, ed in fosse profonde
- sotterrarli fuori della città. Ma non essendo stato possibile aver
- carrette per lo trasporto, e molto più che moltissimi cadaveri
- erano già aperti e corrosi, si pensò far li fossi in città ne' siti
- più larghi e piani, ove canali d'acqua non s'incontrassero. Ma poco
- potè in pratica eseguirsi simil provvidenza, poichè non bastanti
- spazj trovandosi per detti fossi, nè riuscendo questi a proposito
- per non restar l'aere, e la città contaminata dagli aliti, e dal
- fetore, oltre il numero successivo, che avanzava de' defonti, si
- risolse alla fine di bruciargli negli stessi luoghi dove erano,
- accompagnandoli con pece, zolfo, bitumi, ed altri generi, che
- facilitassero l'incendio, ed atti fossero a purgar l'aere dalla
- infezione. Così dal Capitan D. Gennaro Coppola, e dall'Alfiere
- D. Vito Melorio, ch'ebbero in sorte di sopravvivere a tale
- incombenza, con amore, e zelo giammai abbastanza lodato, si praticò
- esattamente, consumandosi quantità incredibile di detti generi,
- quali neppur bastevoli riusciti essendo, fu necessità di continuar
- l'incendio con l'ajuto di legna, frasche, tavole, ed altre simili
- cose eziandio servibili.
-
- Io, che, a servire la Patria, mi trovai presente in tutta la
- strana disovranarrata tragedia, prima che oltrepassassi, non
- posso tralasciare di dire, che in quei giorni infelici, quando
- si bruciavano i cadaveri, era la vita più tormentosa della morte
- medesima, poichè parea che giunto fosse il dì estremo per Messina,
- lungi d'ogni riparo. Gli elementi pareano a suo danno congiurati,
- poichè l'aria da' letali miasmi avvelenata, il fuoco da per tutto
- acceso, oltre il calor della stagione, togliea quasi il respiro;
- l'acqua era calda, e di maligni atomi impregnata, più tosto
- accendeva, che smorzava la sete; la terra tutta piena di schifose
- corruttele. Rendeasi in somma detestabile il vivere. I sensi tutti
- pativano. La vista da quegli oggetti lagrimevoli offuscata, e dal
- fumo intorbidata, pativa tormento, che non è dicibile. L'udito da
- gemiti, e da sospiri, da moribondi, da voci di miseri deliranti,
- che per le strade correndo lasciavano di vivere, era funestato.
- L'odorato dalla puzza de' cadaveri, dal fetore de' bitumi, e
- dall'aria gonfia di corruzione pativa pena incredibile. La lingua
- era secca ed arida, col gusto depravato, oltre la fame, e sete,
- e mancanza de' soliti ristori, che l'affliggevano. Le mani ed il
- tatto per tutto il corpo era totalmente perduto, temendo ciascuno
- di toccare per non infettarsi, abbominando eziandio le proprie
- vesti, i letti, e le proprie case, divenute occasioni prossime di
- pericolo, e di morte. La memoria era conturbata per la circostanza
- de' perduti congiunti ed amici, e per quei che stavano agonizzanti.
- L'intelletto oppresso dalla confusione, non sapendo pensar riparo
- a male sì grande, senza luogo, ove fuggir si potesse, senza forza
- come resistere, senza consiglio, e senza sovvenimento da lontani,
- e da prossimi. La volontà confusa, mancando alle risoluzioni
- l'effetto, a' mezzi l'esecuzione, a' pentimenti il profitto, a'
- rimedj la possibilità. Vedeasi morir le madri con figli lattanti
- alle poppe; i bambini per le strade pianger morendo in seno
- alle madri già estinte; il padre, le donzelle ignude esponersi a
- catasta de' cadaveri, il marito abbandonare la moglie, il fratello
- la sorella, senza restar chi dasse soccorso; tirarsi per morti
- persone ancor moribonde, starsi i viventi coricati co' morti per
- più giorni, senza aver in casa chi li separasse, furono spettacolo
- terribilissimo in quel tempo d'incomprensibile angustia. Io che per
- le incombenze di mia carica dovetti essere spettatore infelice di
- sì orrenda tragedia, non altro, che lagrime, dì e notte spargeva
- dagli occhi, mirando l'eccidio dell'afflitta patria, resa oggetto
- il più lagrimevole di desolazione. Piangevo i figli perduti, i
- fratelli estinti, gli amici spiranti, i cittadini dispersi, le
- belle arti, che in Messina rifiorivano gloriose, già poste in
- rovina. Ah, dissi, sfortunata Messina, che in questo tempo appunto
- nell'anno precedente fosti la maraviglia delle nazioni, e l'amore
- de' popoli, celebrando con pompa inarrivabile la secolar memoria
- della Gran Madre di Dio, nel mentre fra mortali dimorava, qual ti
- veggo ora miserabile deformata!..»
-
- I casali vicini alla Città provarono tutti l'orribile scempio,
- tranne due soli, Molino, ed Artelia. Delle ville del Distretto
- parecchie restarono illese, altre più terribile soffriron la
- strage, specialmente Monforte, Venetico, e Fiumedinisi. Questo
- flagello cominciò a diminuire ai primi di Luglio; fu in piena
- declinazione in Agosto, ed in Settembre si considerò interamente
- cessato. Dai 6 Settembre ai 14 non morì che una donna da
- decrepitezza. Il numero dei morti nella Città e nei sobborghi fra
- una popolazione di 40321, fu, nello spazio di tre mesi circa, di
- 23841. Ne' casali de' contorni sono morte 14561 persone.
-
- Fra le cose più considerevoli, che accompagnarono questa
- pestilenza, sono state rimarcate le seguenti.
-
- 1.º Per tutto il corso del mese di Maggio, quantunque la peste
- fosse nel suo maggior vigore, non si videro mai comparire
- carbonchi, e solo nel Giugno incominciarono a manifestarsi.
-
- 2.º In mezzo a sì estesa dilatazione del morbo, e ad una strage
- pressochè universale, i conventi delle Monache soggetti a clausura
- si sono preservati illesi quasi tutti, sebbene fossero 14,
- contenenti in complesso più di 600 persone. Non così quelli dei
- Frati, e d'altri Sacerdoti claustrali.
-
- 3.º I guariti dal contagio non furono più attaccati da esso,
- quantunque servissero ed assistessero continuamente gli ammorbati,
- e maneggiassero eziandio senza riserva le robe loro, tranne però
- due casi di persone, che servivano gl'infetti nello spedale, e che
- riattaccarono la peste, forse perchè non erano bene guariti.
-
- Avendo il Re mandato in Messina in tempo del contagio quattro
- schiavi barbareschi, che patito avevano la peste in Levante,
- impiegativi ne' più pericolosi servigj in tempo, che il morbo
- durava più vigoroso, niuno di loro ne fu attaccato, e vissero sani.
- Lo stesso avvenne di una donna, che superato aveva la peste in
- Marsiglia nell'anno 1721.
-
- Il Senato, volendo togliersi dal pericolo della sussistenza di
- ogni fomite contagioso, fece istanza, perchè fosse data mano
- all'espurgo. Ma il Re disposto avendo che venissero da Venezia
- persone capaci e pratiche per eseguirlo, d'uopo fu aspettarne
- l'arrivo, che poi successe nel Dicembre 1743. Da Venezia furono
- spediti all'effetto il D.r Pietro Polacco, un Coadiutore, tre
- Guardiani, e due Bastazzi.
-
- Si cominciò spurgare in primo luogo l'antico Lazzeretto nel braccio
- di S. Raineri. Indi si pubblicò bando penale con le disposizioni
- preliminari dell'espurgo generale. Consistevano queste «in dover
- ciascuno nettar di stracci e di robe inutili le proprie case,
- facendoli metter in istrada, ove i condannati ogni giorno con
- carrette a tal uso assegnate li trasportavano ne' piani per
- brugiarsi; che si uccidessero gli animali domestici con pelo,
- che potrebbero da una casa all'altra trasportar il malore, in
- caso di esistenza nelle case infette, che rimaste erano chiuse ed
- abbandonate dopo la morte degli abitatori; e che in ogni quartiere
- i più assennati cittadini fossero per deputati, accinti ad eseguir
- le provvidenze e regole, che dal D.r Polacco doveansi designare.»
-
- In questo frattempo il contagio attaccò nella terra della Scaletta,
- che fin allora erasi mantenuta illesa, e nell'altra di Calveroso.
- Ma mercè le cure de' Vicarj Generali di quelle vicinanze, il male
- non si dilatò; ed in quelle poche case e famiglie, ove si sviluppò,
- rimase anche estinto.
-
- Il dì 11. Gennajo cominciossi la disinfettazione della città. Vi
- assistevano personalmente il Sig. General Governatore, l'Ispettore,
- il D.r Polacco, ed altri ragguardevoli soggetti.
-
- I Guardiani e i Bastazzi, con sufficiente numero d'inservienti
- divisi in squadriglie, visitavano le case, togliendone fuori le
- robe suscettibili, che trasportavansi nel Lazzeretto, le inutili si
- bruciavano, e le non suscettibili si lasciavano alla ventilazione
- entro alle case stesse, le quali si facevano bene scopare e
- pulire, barricando poscia le porte, che si segnavan di rosso, onde
- riconoscere per visitate e spurgate.
-
- Prima di entrar in esse vi si facevan profumi violenti di pece,
- antimonio, zolfo, orpimento, nitro, e canfora. Ad ogni squadriglia
- di spurgatori assistevano due Ecclesiastici incaricati di formar
- gl'inventarj di tutte le robe, che si passavano al Lazzeretto. Nel
- tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio diciassette
- persone in alcuni casali, contigui alla città, delle quali nove
- morirono. Prese all'istante le opportune precauzioni, il male
- non si dilatò. Continuossi con buon ordine la disinfettazione in
- città, e nello spazio di 26 giorni vi si condusse a termine. Quindi
- si proseguì nel territorio; ma verso la metà del Marzo si seppe
- esservi in Pezzólo la peste, colà introdotta col mezzo di robe
- infette portate clandestinamente. Undici persone appartenenti a tre
- famiglie ne furon colte. Interdetta ogni comunicazione, e stabilito
- rigoroso sequestro delle case infette, con doppia linea di guardie,
- se ne continuaron gli espurghi, nè altri tristi accidenti sono
- accaduti in Pezzólo. Condotti felicemente a termine in ogni luogo
- gli espurghi, li 29. Maggio 1744. Messina fu dichiarata libera
- e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni
- sua parte il commercio colle altre città del Regno e coll'estere
- Nazioni. (_Turriano, Memoria istorica del Contagio della città di
- Messina._)
-
-A. dell'E. C. 1745. In una villa del contado di Zara (_Dobropoglie_)
-presso Ostravizza s'introdusse in quest'anno la peste, che distrusse
-la maggior parte di quegli abitanti. Un Morlacco, fuggito da Travnick,
-città della Bossina, ve la recò. Nei primi giorni del morbo tre
-individui del succennato villaggio infetto si trasferirono a Zara,
-e fra numeroso popolo affollato entrarono in chiesa per baciar
-l'arca di s. Simeone, secondo il costume di quel paese. Terminati
-i loro affari in città se ne ritornavano alle case loro, quando
-poco lontano da Zara cadettero morti con buboni ed altri segnali di
-peste, che si riscontrarono al momento dell'ispezione fatta sui loro
-cadaveri. Nessuno sviluppo di contagio è accaduto in Zara, e senza
-altre conseguenze vi si estinse pur anco nel summenzionato villaggio,
-essendosi dato il fuoco alle case infette d'ordine del colonnello del
-contado co. Possedaria (_In Actib. Offit. Salut. Iadrens._)
-
-A. dell'E. C. 1752-53. Nel mille settecento cinquantadue la peste fu
-portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel regno, dove
-infieriva da varj mesi, col mezzo di alcune persone infette, che,
-secondo il costume di que' paesi, vi sono state liberamente introdotte.
-Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo sotto colore di
-altre malattie comuni, finchè al soffiare di venti meridionali umidi
-e soffocanti per varj giorni seguitamente, si appalesò in Giugno
-con generale incendio della città. I Consoli delle varie Nazioni,
-ed i mercanti Europei si chiusero tosto nelle lor case, muniti di
-tutto ciò, che è opportuno in simili circostanze per preservarsi
-contro gli attacchi del male non solo, ma contro la fame eziandio, ed
-altri disordini, che sogliono essere della peste compagni. Infatti
-alcuni giorni appresso, intimoriti i _Kabaili_ (ossia Montanari),
-ed i _Piskari_, (confinanti col deserto, per convenzione destinati a
-servire sotto un suo capo ai bisogni pubblici della città di Algeri)
-fuggirono tutti; quindi mancarono le necessarie provvigioni per la
-città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece
-intimare la forca ai fuggiaschi, e con pari minaccia obbligò le genti
-di campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate.
-Questo provvedimento portò l'effetto desiderato; ma sparse di siffatta
-guisa la pestilenza, tanto ne' vicini, che ne' rimoti villaggi, che la
-desolazione è divenuta poco meno che universale.
-
-La maggior parte de' Mori, cittadini di Algeri, si è rifugiata nelle
-proprie ville, che sono ne' contorni della città abbondantissime; ma
-con poco effetto; mentre, comunicando eglino nel tempo stesso con la
-città, ne son morti alla campagna in numero forse maggiore, che dentro
-alle case di Algeri, ove perirono in quell'anno da oltre cinque mille
-persone.
-
-Il caldo della stagione mostrò di contribuire all'aumento del male,
-essendosi osservato che, secondo che crescevano i gradi del calore,
-la forza pur del male aumentavasi, misurata dal numero degl'infetti.
-Però la temperatura in Algeri non si vide mai montare oltre il 28.º
-grado del termometro del Farenheit; ed a questa circostanza alcuni
-attribuirono la mediocrità della strage, la quale invece nelle interne
-mediterranee pianure, ove il calore è molto più forte, fu molto più
-formidabile. Si è pur notato, che nelle case all'aperto il numero dei
-morti e stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove nel R.
-Spedale Spagnuolo, che si trova chiuso fra altri fabbricati, malgrado
-tutte le possibili assistenze, appena un terzo degli schiavi attaccati
-salvossi. Un altro fenomeno s'è pur notato, che dal volgo venne
-attribuito a un prodigio, e fu quello, che il Palazzo Reale, abitato
-da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorta di persone, e
-stato immune dal contagio, sì che non vi si attaccarono che due soli
-schiavi che assistevano alla cucina reale. Lo stesso fenomeno pure
-osservossi nell'ultima peste triennale di Algeri, nella quale andò
-distrutto un terzo degli abitanti della città[46]. Qui è da osservarsi
-che il detto R. Palazzo è l'abitazione più vasta, che siavi in Algeri,
-la più ventilata, quella che gode del privilegio delle finestre
-esteriori, e la più fresca ancora per l'abbondanza delle Fontane
-perenni, che la bagnano, le quali formano la più gentile e la più
-stimabile fra le Turche delizie.
-
-Fu notabile altresì, che questa peste ha attaccato per lo più i
-fanciulli e gli adolescenti, e fra questi, come dicesi, i novelli
-sposi; e che le giovanette infette sono state in maggior numero dei
-maschi.
-
-I Negri, per effetto del clima natio quasi tutti di ardente
-temperamento, ed astretti per la loro schiavitù agli ufficj più
-penosi delle famiglie, sono stati i primi, ed i più maltrattati dal
-morbo; come appunto suol avvenire in Costantinopoli, nel Gran Cairo, e
-generalmente in tutto il Levante.
-
-Gli Ebrei, non che gli schiavi Cristiani, sono stati pur assai
-maltrattati dal contagio. Sì gli uni, e sì gli altri di questi infelici
-si nutriscono di cibi poco salubri, e vivono affollati in luoghi
-angusti e poco ventilati.
-
-La peste, che aveva fatto strage, durante la state del 1752, venne
-mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta, come pur
-si sperava. Essa mantennesi qua e là vagante ed incerta tutto quel
-verno, finchè nell'Aprile del seguente anno 1753. ripullulò con grande
-spavento di quegli abitanti. Acquistando essa ogni dì nuovo vigore,
-distrusse nello spazio di tre mesi non meno di oltre a cinque mila
-persone nella sola città di Algeri. Verso la fine di Agosto del detto
-anno 1753 il contagio si dissipò e cessò interamente su tutti i punti.
-
-Varj al solito ed irregolari sono stati i sintomi, che accompagnarono
-questa malattia, e la maniera de' suoi attacchi. L'uno credeva d'essere
-stato attaccato per contatto immediato d'infetta materia, l'altro per
-il respiro di fetido alito pestilenziale; non sapevan altri a qual
-principio attribuire l'incontrata malattia. Chi sentiasi subitamente
-sorpreso dal morbo, e chi gradatamente ne distingueva il suo ingresso.
-A taluno si appalesava per mezzo di dolore di capo insofferibile,
-a tal altro con fastidiosa nausea. Chi di vomito violento, chi di
-languida vertigine, chi d'involontario tremore allo scoppiar del morbo
-lagnavasi: e chi finalmente da acutissima improvvisa puntura facevasi
-accorto dell'imminente comparsa del bubone pestilenziale; sintomi,
-che bene spesso si sono trovati tutti congiunti in uno stesso corpo
-appestato.
-
-I buboni, i carbonchi, le petecchie, e le verghe rosse, pallide,
-o nere, accompagnavano la malattia. Il bubone era sintonia il più
-frequente, e, come dicesi, caratteristico. La febbre, che accompagnava
-il bubone, soleva essere veementissima, e il più delle volte congiunta
-al delirio. Essa per ordinario aveva un periodo di due giorni. Quando
-la malattia prendeva una buona piega, passati i due primi giorni,
-cominciava a declinare, ed in proporzione diminuiva la smania,
-calmavasi il delirio e la veglia, andavasi a poco a poco ristabilendo
-la perduta appetenza, e con essa le forze. Frattanto il tumore si
-maturava, e rotto, purgavasi, e l'infermo ricuperava la sanità. Il
-bubone al suo comparir dava segni quasi sicuri del grado di malignità
-a cui dovea montare la malattia. Infatti, secondo l'esperienza, se
-esso era mobile, vigoroso, turgido, acceso, e grosso (per esempio come
-una grossa cipolla), era probabilissimo che men grave ne doveva essere
-la malattia, e che l'infermo n'andava salvo; all'incontro, laddove
-fisso, debole, arido, oscuro, e picciolo era il bubone, ben presto ne
-susseguitava la morte.
-
-Le verghe rosse, pallide, o nere, che comparivan sul collo, o al petto,
-erano indizio quasi sicuro di morte vicina. I disordini nella dieta,
-e le commozioni violente delle passioni, e specialmente della collera,
-esacerbavano la malattia, ed affrettavan la morte.
-
-Il metodo di cura, usato da' Mori in questa pestilenza, fu sopra ogni
-altro semplicissimo. Nessun rimedio veniva somministrato ai malati,
-tranne un empiastro fermentativo, ammolliente, che applicavasi sopra
-il tumore, il quale ridotto a maturità aprivasi colla lancetta, e
-poi libero lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Con questo mezzo
-molti infermi si sono salvati; non però così avvenne nel R. spedale
-Spagnuolo degli schiavi, dove senza risparmio di spesa sono stati
-tentati molti rimedj, e quasi tutti senza l'effetto desiderato. Secondo
-le relazioni del medico e del farmacista del detto spedale il sugo
-di limone s'è trovato utilissimo nella peste. Fra i rimedj poi tratti
-dalla farmacia meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e
-gli elettuarj alessifarmaci, come la Teriaca, e simili, accompagnati
-da copiose bibite acide, p. es. di limonata; mentre i tumori maligni
-col mezzo di fomentazioni venivano stimolati e condotti a maturità.
-Fra le altre cose l'applicazion de' ranocchj vivi sopra i buboni è
-stata riconosciuta molto opportuna. Si osservava che detti animali
-s'impregnavano di un umor nero livido, il quale veniva risguardato come
-parte del fermento maligno, attratto simpaticamente dall'animale, e dal
-tumor trasudato[47].
-
-«Gioverà solo replicare (così in sulla fine soggiunge lo Storico)
-per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele
-in simili calamitose circostanze, che niuno accidente pestifero in
-due anni di contagio è succeduto nelle nostre case ben custodite,
-eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante
-le leggi della contumacia, o per dir meglio della non comunicazione
-cogli infetti.» (_Relazione della Peste di Algeri dell'Autor del Saggio
-Astronomico_).
-
-A. dell'E. C. 1755, 56, 57. Dall'Ottobre 1755 al Gennaro 1757 il
-contagio travagliò crudelmente la Transilvania e la Valacchia. Il
-celebre D.r Chenot, che fu in questa pestilenza testimonio oculare,
-e che da essa fu egli medesimo fieramente colpito, ce ne lasciò la
-descrizione, nella sua Opera _de Peste_, la quale contiene molte
-belle pratiche osservazioni. Narra il Chenot essere stata introdotta
-la peste nella Transilvania col mezzo di certo mercadante da ferro
-(Gregorio Martin Armeno), che dalle foci del Mar Nero erasi diretto
-verso Vienna, ove attrovavasi la sua famiglia. Entrato egli il dì
-30 Settembre 1755 nel Lazzeretto di Temeswar per ivi scontare la
-stabilita contumacia, fu sorpreso nel dì 6 Ottobre da brividi, con
-grande prostrazione di forze, con febbre, dolor di testa e delle reni,
-diarrea, e ansietà ai precordj. Il dì appresso gli si levò sangue, così
-avendo egli desiderato, mentre diceva di essere abituato al salasso.
-Subito dopo la sortita del sangue, v'ebbe esacerbazione di tutti i
-sintomi, ardore intollerabile alla region de' precordj, e delirio. Il
-terzo giorno spirò con tumore alla parotide destra. Detto individuo
-aveva già sparso dei semi di contagio nei luoghi del suo passaggio
-prima di arrivare al Lazzeretto, e specialmente a Kimpina, villaggio
-due giornate distante da Temeswar, ove morì l'oste e le sue figlie,
-che lavarono la biancheria, di cui era stato servito. Tre mercanti
-attrovavansi nella stessa contumacia a Temeswar. Di due d'essi nulla
-altro si sa, se non che ritornarono sani alle case loro in Valacchia,
-l'uno il dì 20, l'altro il 23 Ottobre. Il terzo di nome Andrea Radul,
-spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare
-il Lazzeretto e ritornarsene in Valacchia, quantunque si sentisse
-molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno,
-che cercava di moderare bevendo copiosamente dell'acqua fredda. Montato
-a cavallo, s'avviò per ritornare in Valacchia; ed avendo seco molto
-danaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il
-quale doveva accompagnarlo fino al Monastero del monte Sinai; ma a
-sei leghe distante dal confine l'Armeno morì. Il guardiano ritornò a
-casa sua seco portando alcuni effetti del morto, e fra essi la peste.
-Ed infatti, il giorno appresso al suo arrivo un suo figliuolo venne
-colpito dal contagio, e morì: tre altri suoi figli caddero malati con
-buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese
-dalla peste, la quale percorse la Valacchia e la Moldavia, malgrado
-tutte le precauzioni sanitarie, che si sono usate per arrestarla.[48]
-Nel distretto di Temeswar di 6677. infetti, ne sono morti 4303, e
-guariti 2374.
-
-Nel trattamento curativo s'impiegarono i così detti analeptici, le
-bevande, e' brodi acidulati, gli acidi minerali, le infusioni di
-tè specialmente nel principio della malattia, il nitro, l'antimonio
-diaforetico, la limonata infusa sopra i fiori di zolfo, o sopra la
-mirra, la birra, molto usata dai Valacchi, o sola, o col macis, o colla
-cannella, il vino, il siero vinoso, l'aceto, la teriaca, il muschio, or
-solo, ora unito alla canfora. La canfora unita allo zucchero, sciolta
-in una picciola quantità di spirito di vino, ovvero unita all'aceto
-distillato, od a qualche sciropo di scordio, cannella, contrajerva,
-serpentaria, e simili, ovveramente alla gomma arabica, ha spesse
-volte corrisposto; così gli alkali volatili p. e. lo spirito di sal
-ammoniaco, succinato, anisato. Finalmente il Chenot raccomanda l'uso
-della corteccia peruviana nella peste, asserendo che la sua utilità fu
-confermata da replicate sperienze, somministrata sì per infusione, che
-per decotto, specialmente allorquando le forze sono in uno stato medio,
-cioè, nè eccessivamente esaltate, nè molto esaurite. Ove esiste una
-diatesi stenica, o una condizione d'irritamento, come pur dove siavi
-molte saburre nelle prime vie, la corteccia peruviana non conviene,
-e gioverà astenersene. All'incontro ove la malattia ha un andamento
-tifico, allorchè vi sono petecchie pallide o nere alla cute, manifesta
-tendenza alla dissoluzione, si potrà attendersi da essa molto di bene.
-Rispetto ai rimedj esterni egli raccomanda le fregagioni su tutto il
-corpo con un panno di lana impregnato di qualche fumo aromatico, o di
-aceto, ed anche di spirito di vino prudentemente praticato. Raccomanda
-pur vescicatorj alle gambe, alle braccia, le scarificazioni ai buboni,
-ai carbonchi, e simili.
-
-Siccome la prima e principal indicazione, a cui è utile soddisfare
-negli attacchi pestilenti, è quella di disporre l'ammalato al sudore,
-acciocchè possa più agevole e più prontamente espellere dal corpo
-il pestifero miasma: così molti Greci nel corso di questa pestilenza
-usarono con reale profitto alcune gocce di Opobalsamo nello zucchero,
-soprabbevendovi tre o quattro tazze di tè di Moscovia[49]; metodo
-solito a usarsi anche al dì d'oggi in circostanze di contagio da'
-principali signori della Soria, e di altre provincie d'Oriente,
-e specialmente dai Greci di Costantinopoli. E dappoichè è tanto
-importante promuovere il sudore nella malattia della peste, giova
-forse avvertire, che primieramente conviene togliere gli ostacoli, che
-talvolta ne lo impediscono; calmare gli spasimi, sedare l'orgasmo,
-l'esaltato eretismo vascolare, l'eccessivo movimento degli umori,
-evacuare le saburre delle prime vie, togliere la pletora dominante ec.,
-o sostenere convenientemente le forze; quindi eccitare e promuovere
-dolcemente una blanda traspirazione colle bibite acquose leggiermente
-aromatiche; tiepide o calde, bevute in copia, e tali che sien di
-leggieri sofferte dal malato. Non giova mai violentare la natura al
-sudore con stimoli troppo forti, o con rimedj riscaldanti e molto
-eccitanti. Il detto protomedico Chenot essendo stato richiesto da
-parecchi di quegli abitanti qual metodo dovessero usare, subito che
-potevano aver sospetto di avere assorbito il contagio, consigliò loro
-di prendere una dramma di triaca entro ad un brodo unito al sugo di
-limone, ovvero sciolta in qualche infusione calda p. e. di melissa, di
-ruta, di scordio, di serpentaria virgiliana, di corteccia d'arancio,
-od invece soprabbevere alla teriaca un siero vinoso, o coll'aceto.
-Assicura egli che molti, avendo usato di questo metodo al primo
-manifestarsi de' sintomi del contagio, si sono salvati, nato un copioso
-sudore, che in poche ore li lasciò sani e salvi da ogni pericolo. Fa
-fine al suo dire con alcuni cenni sulla profilassi, ossia sul metodo di
-preservarsi. Osserva che tutte le cautele, dall'umana mente escogitate
-finora per preservarsi dalla peste, si comprendono nelle seguenti
-prescrizioni. 1. Allontanare ogni comunicazione colle persone e colle
-cose infette o sospette. 2. Distruggere il principio del contagio o
-sospeso nell'aere, o delitescente in qualche corpo od ente passivo. 3.
-Fortificare il corpo umano contra l'azione del contagio medesimo, ossia
-renderlo meno atto a provare l'influsso morboso. Sarà questo argomento
-delle altre parti di questa mia Opera. (_Chenot, Adam. Tractatus de
-Peste._)
-
-A. dell'E. C. 1759. 60. 61. 62. 63. 64. 65. Sul principiar dell'anno
-1759 la peste dilatò considerabilmente le sue stragi a Costantinopoli,
-in parecchie isole dell'Arcipelago, ed in varie città della costa
-dell'Asia Minore.
-
-Nel gennajo del detto anno 1759 ad Alessandria di Egitto approdò
-un bastimento mercantile proveniente da Costantinopoli. Aveva esso
-in quel tragitto perduto per peste alcuni uomini dell'equipaggio.
-Entrati appena in porto, si posero a terra alcuni altri, pur malati
-del morbo medesimo. Per tal modo fu la peste portata in Alessandria,
-donde non tardò molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, ed in varj
-villaggi situati sulla strada, che conduce al Gran Cairo. Nel febbraio
-dell'anno stesso s'ebbero al Gran Cairo i primi sentori del male. Nel
-marzo vi si spiegò di gran forza, a tale che gli Europei si chiusero
-ne' lor quartieri, e vi si mantennero più a lungo dell'ordinario; nè
-si riordinarono le comunicazioni, che alla metà circa del luglio. In
-questo mezzo la mortalità ne fu grandissima, sì al Gran Cairo e sì
-nelle altre città e paesi dell'Egitto. Secondo i computi e le relazioni
-potutesi in quella circostanza aver dalle varie parti dell'Egitto
-stesso, da circa 300 mila persone vi son perite in quell'anno.
-Mitigatasi la violenza del male durante la state, ringagliardì nel
-verno del susseguente 1760, e recò pure in quell'anno, come fatto aveva
-nel precedente, immense rovine.
-
-Nell'aprile del 1759 la peste s'introdusse nell'isola di Cipro,
-portatavi dall'equipaggio di un bastimento turco, che aveva preso il
-suo carico ad Alessandria e ch'era diretto a Costantinopoli. Detta nave
-naufragò nel tragitto sul promontorio di Baffo nell'isola di Cipro. Ad
-alcuni de' suoi marinari e passeggieri toccò di salvarsi dal furore
-dell'onde; ma siccome erano malati di peste, portarono con essi il
-seme del rio malore in alcuni villaggi, sulla strada di Limsol dove si
-ripararono. Non istette molto il contagio di là a penetrare nella città
-di Limsol, e vi si propagò con grande rapidità e violenza, estendendo
-le sue stragi a Biscupi, a Baffo, e ad altri luoghi pur anche di
-quelle vicinanze. La città di Larnica, 40 miglia circa distante da
-Limsol, offerse all'osservazione un singolare fenomeno. Era giunta
-a Lamica porzione degli equipaggi e dei passeggieri che si trovavano
-sui bastimenti infetti approdati a Limsol. Le comunicazioni coi paesi
-appestati e col resto dell'isola non furono mai interrotte. Essendo
-esse libere, come per l'innanzi i contadini e i mulattieri giugnevano
-dalle ville infette coi buboni pestilenziali ancora aperti, ed in
-attualità di malattia andavano liberamente per le strade e mercati
-della città, ed alcuni dessi pur colà si morivano. Il dì 22 maggio
-arrivò pur a Larnica un bastimento infetto proveniente da Damiata
-con parecchi passeggieri e marinai attaccati dalla peste; i quali
-sbarcati, presero alloggio nelle case di Larnica, e si trattennero in
-piena e libera comunicazione con quegli abitanti. Un altro bastimento
-turco, procedente dallo stesso luogo, approdò avendo al suo bordo
-varj appestati, de' quali tre morirono in sull'atto dello sbarco.
-Malgrado di tutto ciò, nessun abitante di Larnica, per quanto si
-seppe, ne rimase infetto. Gli Europei ivi dimoranti non presero alcuna
-precauzione, nè alcuna ne presero gli abitanti del paese, i quali
-si consolavano col detto volgare, che la peste che non comincia in
-decembre non è a temersi.
-
-Nei mesi di luglio, agosto e settembre non si sentì quasi più parlare
-di peste, e si credette generalmente che fosse interamente cessata
-a Limsol e negli altri luoghi vicini. Ma nell'ottobre vi ripullulò,
-e di là si dilatò a Nicosia[50], dove siffattamente si accrebbe
-in decembre e in gennajo del 1760, che spaventati i Turchi dalla
-gravissima mortalità, ordinarono pubbliche processioni e preghiere; le
-quali, consideratene le cagion fisiche, non servirono che a propagare
-il contagio e ad accrescerne la mortalità. Solo a questo tempo gli
-abitanti di Larnica cominciarono a temere forte per essi, stante
-la grande quantità di persone, che fuggite da Nicosia eransi colà
-ritirate. Nel febbrajo del 1760 manifestaronsi i primi sentori di
-peste nel porto di Larnica, indi in Larnica stessa, dove morivano da
-25 a 30 al giorno. Molti di quegli abitanti fuggirono alle montagne.
-Ma la peste continuò ad affligger Larnica per tutto il mese di
-aprile. Contemporaneamente si dilatò nelle isole vicine, ed invase la
-provincia di Carpaso[51]. Continuando però le emigrazioni dalla città
-di Larnica, andò il contagio proporzionatamente in essa scemando. In
-maggio trovavasi nel suo pieno declinare. Vi perì a Larnica il console
-di Napoli e quasi tutta la sua famiglia; e così pure diversi altri
-europei, fra' quali il Superiore del convento di Terra-santa, che per
-avventura colà trovavasi. Mentre il contagio infieriva a Larnica ed a
-Famagosta, s'andava estinguendo a Nicosia, dove di questa pestilenza
-morirono da circa ventimila turchi, e da quattro a cinquemila fra greci
-e armeni; mortalità si può dire sterminatrice, rispetto al numero della
-popolazione di detta città, che si calcolava da circa 40mila abitanti.
-Nel giugno cessò quasi intieramente il contagio in tutta l'isola di
-Cipro. In luglio i Francesi colà dimoranti cantarono il _Te Deum_
-in rendimento di grazie, e tutte le case degli Europei ritornarono
-alle usate comunicazioni di prima. Giovanni Mariti, che dal 60 al 68
-effettuò il suo viaggio per l'isola di Cipro, la Siria e la Palestina,
-fa pur menzione di questa pestilenza. Per altro, secondo lui, non
-ascendono che a soli ventiduemila gli estinti di quel contagio in
-tutta l'isola. Ciò non s'accorda colle note lasciateci dal Russel sopra
-questo particolare. (_Russell Patrick, Treatise of the plague l. B._)
-
-A quegli stessi anni la peste afflisse pur crudelmente una gran parte
-della Palestina, della Sorìa e della Mesopotamia, non che parecchi
-altri luoghi dell'Asia Minore. Essa venne preceduta da tre anni
-di carestia e di fame acerbissima. In Aleppo, oltre alla carestia
-desolatrice, fu preceduta negli anni 1758-1759 da una febbre maligna
-petecchiale, che cagionò sì grande mortalità, come se fosse stata vera
-peste bubonica. Nella Palestina e nella Sorìa venne preceduta pure da
-replicate fortissime scosse di terremoti, che distrussero nel 1759
-porzione della città di Damasco, e danneggiarono molto S. Giovanni
-d'Acri e Medina di Sidone. Nella primavera del 1759 comparve una
-cometa, nel 1760 un'ecclissi solare: fenomeni tutti, che gli Orientali
-sogliono riguardare come precursori della peste. A Medina di Sidone,
-a Tripoli nella Siria e a Latachea[52] la peste andò percorrendo
-regolarmente i suoi stadj dal marzo all'agosto del 1760; nè fu di
-grande violenza, mentre il numero dei guariti eguagliò incirca quello
-dei morti. Nei dintorni di Tripoli si riaccese nel 1762.
-
-A Gerusalemme sviluppossi la peste nel febbrajo del 1760; a Damasco
-nel principio del marzo dello stesso anno. In ambedue queste città,
-come pure in altre città picciole e villaggi della Palestina da essa
-ne vennero orribili devastazioni. La mortalità fu immensa, specialmente
-in Damasco. Nel convento di Terrasanta ne morirono diciannove di ventun
-sacerdoti.
-
-Mentre la peste faceva le più orribili stragi nella città di Damasco
-e lungo le città marittime della Palestina e della Sorìa, gli abitanti
-della città di Aleppo erano agitati da forti timori, mentre non avevano
-filo di speme del poter andar esenti dalla generale calamità.
-
-La città di Aleppo, che secondo le osservazioni di Alessandro
-Russel[53], in passato andava soggetta quasi periodicamente alla
-peste, trovavasi libera da tale sciagura più tempo dell'ordinario.
-L'irregolarità della stagione che imperversava, la carestia, la fame,
-le malattie straordinarie, i continui terremoti, la singolarità de'
-fenomeni celesti, la vicinanza del contagio ne' paesi contermini, la
-trascuranza di tutte le precauzioni e discipline di sanità, facevano
-a ragion temere vicina la comparsa di questo flagello. Niente di meno,
-dappoichè non erasi ancora osservato che gli uccelli abbandonassero i
-consueti lor nidi; che non vi regnava maggiore abbondanza d'insetti;
-che il gracchiar de' ranocchj non era men sonoro dell'ordinario; che
-non vi aveva mortalità straordinaria di animali (fenomeni pur questi
-che gli Orientali sogliono risguardare come precursori o almeno quai
-compagni della peste), tenevasi da molti non esser così vicina la sua
-comparsa, come infatti lo fu.
-
-Al principio di maggio del 1760 arrivarono in Aleppo alcune caravane da
-Damasco, da Gerusalemme e da Latachea con parecchi individui infetti.
-Fra questi tre mercanti turchi, che presero alloggio in città in una
-casa presso il consolato inglese, tra' quartieri degli Europei. Costoro
-comunicarono il contagio alla famiglia presso cui alloggiarono. Alla
-fine del maggio altre caravane arrivarono da Gerusalemme e da Tripoli
-con parecchi pellegrini turchi e cristiani, i quali facendo ritorno
-dai luoghi santi contrassero l'infezione per via. In fra le genti di
-dette caravane eranvi ancora alcuni negozianti di Aleppo, che sebbene
-tocchi da peste, pure si ricoverarono senza verun ostacolo presso
-le proprie famiglie in città, e propagarono così più estesamente
-l'esiziale contagio. Ciò non pertanto, per queste prime apparenze
-non s'erano messi in guardia gli abitanti di Aleppo, e ciò per avere
-in ispezieltà osservato, che fino allora non era stato attaccato dal
-contagio nessun degli Ebrei, i quali fra tutti sono i più facili a
-contrar l'infezione. Però sì bella cagion di speranza non istette
-molto a svanire, mentre un così detto _cambiavalute_, ebreo de' primi,
-fu attaccato il dì 14 giugno, e vi morì il diciassette. Da questa
-si diffuse il morbo in altre famiglie, ma però lentamente. Fu da
-notare che que' che assistevano i malati, andavano per lo più esenti
-dall'infezione. Ciò fu, dice il Russel, perchè l'aria era ancora
-pura in Aleppo, e la costituzione de' corpi non era ancora disposta
-all'infezione. Atteso questo lento avanzarsi del morbo vi ebbe appena
-chi disse, che quel morbo vera peste si fosse. In sul finir del giugno
-si accrebbe la mortalità, e più facile ne divenne il comunicarsi del
-contagio. Si diffuse nel gran sobborgo di Bankusa, e verso la contrada
-detta _Judeda_, la quale, come i sobborghi adiacenti, è abitata da
-molte famiglie cristiane. Ciò nulla meno, malgrado che il contagio fin
-dal principio manifestato avesse la sua più grande malignità, mentre
-di sei appestati uno appena salvavasi, pure per tutto l'anno 1760
-fece lenti progressi. Essendo esso diffuso in quasi tutte le contrade
-della città, i consoli europei e le fattorie delle varie nazioni non
-potevano mantenersi in libera comunicazione cogli abitanti senza il
-più evidente pericolo, il perchè si chiusero nei loro quartieri il
-dì 30 giugno; e ciò con tanto più di ragione, quantochè la sperienza
-ha fatto conoscere ne' paesi orientali, che la peste, la qual regna
-nel giugno, non termina mai prima della fine di agosto. In luglio il
-contagio accrebbe alquanto la sua ferocia. Contavansi da 15 a 20 morti
-al giorno, secondochè permetteva farne giusto calcolo un paese, dove
-non vi avea più polizia sanitaria, nè registri di sorta. Il numero de'
-morti per peste argomentavasi dalle relazioni de' becchini, i quali
-tenevano conto di que' soli, i cui cadaveri nel seppellirli mostravano
-chiari segni di peste. La prima settimana di agosto si manifestarono
-altre malattie delle _ricorrenti_, come diconsi, o almeno la peste ne
-cominciò a vestire una diversa apparenza. Verso la metà dell'agosto gli
-attacchi si fecer sempre più rari. Dal 20 non si parlò più di nuove
-sopravvenienze. Alla fine dell'agosto la peste scomparve, quantunque
-dir non si possa per assoluto che dopo d'allora nessuno sia morto
-di contagio. Il numero dei morti di peste in quell'anno, secondo le
-sopraccennate note raccolte dal dottor Russel, non monta che a 500
-circa. Ragion però suggerisce di credere, che maggiore d'assai ne sia
-stato il numero, se si abbia riguardo all'incertezza dei dati su'
-quali si appoggia questo calcolo, alla difficoltà di raccoglierli,
-alla vastità delle contrade e dei sobborghi di Aleppo, al numero della
-sua popolazione, alla qualità e all'indole della malattia, ed al suo
-carattere, dirò così, _proteiforme_, specialmente incerto nel principio
-della sua invasione; e finalmente, osservando, come soggiugne lo stesso
-dottor Russel, l'aver egli in quell'anno badato meno attentamente al
-numero dei sepolti, che non ha fatto negli anni susseguenti.
-
-Cessata così nel 1760 la peste in Aleppo, speravasi, che non s'avesse a
-riprodurre; ma ne fallì la speranza. I villaggi delle vicine montagne
-fra Antiochia e Latachea, dove il contagio, cessato in Aleppo, erasi
-manifestato, continuarono ad esserne afflitti per tutto il verno.
-Anzi in alcuni di essi erasi rinvigorito assai fieramente sotto i
-rigori del freddo, che fu in quell'anno più acuto dell'ordinario. Dai
-detti villaggi montani le persone già infette, poi morte di peste,
-che s'erano rifugiate nelle pianure, specialmente in Edlib, Sogre ed
-in Aleppo stesso, sparsero il tristo seme del morbo fra le famiglie,
-che ve le avevano ricoverate. Si osservò poi a quel tempo, che il
-contagio, il quale manifestavasi spinto da molta forza e veemenza ne'
-luoghi montani, passato che fosse al piano, perdeva gran parte del suo
-vigore, il perchè nelle sopraccennate famiglie non fece gran danno,
-e lentamente ad altre si propagò. Continuava la peste a Damasco.
-Ciò non per tanto fra esso ed Aleppo continuavano ad esser libere
-le comunicazioni. Gli Arabi non cessavano dal solito loro commercio.
-Nel marzo del 1761 si spiegò con molta forza il contagio nelle ville
-di Aleppo e specialmente in Sfirig[54]. A' primi del marzo in Aleppo
-stesso s'ebbero i primi sentori di peste, e alla metà incirca del mese
-si manifestò nel campo degli Arabi. Fu tale però la violenza fin dal
-suo principio, che gli Arabi spaventati abbandonarono nella maggior
-parte le proprie tende, e si rifugiaron nelle case de' lor conoscenti
-ed amici. Di settanta appestati appena due andavan salvi. Nè solo fra
-gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi e fra i Maroniti si propagaron le
-stragi. Dirimpetto al campo degli Arabi, alla distanza di circa cento
-passi, trovavasi accampato un branco di cingani. Appena sepper costoro
-della strage, che faceva la peste nel campo degli Arabi, trasportarono
-le loro tende in un villaggio poco distante dalla città, dove malgrado
-le devastazioni che faceva in tutti que' dintorni la peste, si sono
-preservati sani, morti essendone soltanto due o tre di loro. Circa
-la fin dell'aprile il contagio si propagò anche nella contrada detta
-_Judeda_. Sopraggiunser le feste del Bairam[55]; al qual tempo i
-bazzari[56] e i caffè sono straordinariamente affollati di gente,
-che vi concorre fin dai più rimoti quartieri della città. A quel
-tempo medesimo cadevano anco le feste di Pasqua de' Greci. Per queste
-circostanze aumentandosi le ragion de' contatti, e il frammischiarsi
-delle varie classi del popolo, il morbo dilatò a proporzione le sue
-conquiste e vi moltiplicò le stragi. Dal dì 5 aprile al 3 maggio
-successivo si contarono 856 morti, de' quali 150 cristiani e 4 ebrei.
-Nel maggio s'aumentò il male. La mortalità di quel mese giunse a 1211
-persone; e di esse 215 cristiani, 33 ebrei. Soltanto dopo la metà
-dell'aprile cominciarono gli Europei a chiudersi nei proprj quartieri;
-ed il consolato francese non adottò tal riserva che ai primi di maggio.
-In giugno la peste infierì più che mai, e somma ne fu la mortalità
-sì de' Turchi e sì degli Europei; ma in ispezieltà verso la fine del
-mese passò il contagio alle più immense rovine, giunto al grado del
-suo maggiore incremento. Dal 31 maggio al 5 luglio sono morte 5535
-persone, fra le quali 639 cristiani e 183 ebrei. Penetrò nell'harem
-dello stesso Cadì ed in parecchie famiglie de' principali signori
-turchi. Molti morivano dopo 10 ore dalla contratta infezione, altri,
-ed in maggior numero, nel corso di 24 ore. Si contò pur buon numero
-di risanati. Morirono tre sacerdoti armeni ed un gesuita, comechè dai
-primi di maggio si fosse restato nel suo convento. Dopo il dì 7 di
-luglio il morbo cominciò a declinare. Il numero dei morti fra' Turchi
-scemò quasi della metà. Dai 1249 annoverati nell'ultima settimana di
-giugno, si ridussero a 833 gli estinti nella settimana seguente al 5 di
-luglio. Nelle sopravvegnenti ancor più rapida ne fu la declinazione,
-caduti morti solo 430. Verso la fine del mese si fu la peste così
-mitigata, che parecchi asserivano esser già al tutto spenta. Con
-tali voci forse miravasi a persuader gli Europei di uscire dai loro
-quartieri; e taluni sì cristiani e sì ebrei, prestatovi credenza,
-ne uscirono al pubblico. Alla fine del luglio il popolo in generale
-cominciò a rincorarsi, nè più si vider abbandonati e deserti i bazzari,
-come per l'innanzi facevasi. Morì di que' giorni anche il padre
-Carlo del convento di Terra-santa, celebre per la sua esimia pietà e
-carità. Questo benemerito sacerdote fin dalla primavera del 1760 erasi
-spontaneamente dato all'assistenza de' malati, esponendo se stesso con
-istraordinaria virtù al più evidente pericolo dell'infezione; e nel
-salutare oggetto di assistere come potesse il meglio i suoi simili,
-nol ritenne nè pericolo, nè orror di morte. Racconta anche il Russel
-d'averlo assai volte veduto nelle case degli appestati prendere in
-su le braccia i malati per rialzarli e assettarli meglio nel letto,
-somministrar loro le medicine, e confortarli con ogni maniera di
-soccorsi, che sa trovare l'ingegnosa carità a chi l'ha in sè per
-virtù della santa Religione. Dal dì 5 luglio al 2 agosto sono perite
-2115 persone; fra d'esse contaronsi 312 cristiani e 57 ebrei. In
-tale periodo la diminuzion della peste si manifestò più certa infra'
-turchi, che fra i cristiani e gli ebrei. Ciò forse fu perchè i secondi
-abbandonatisi ad una improvvida sicurezza uscivano troppo presto dalle
-loro contumacie, avutasi pur da taluni l'imprudenza di frequentare i
-pubblici bagni. Dopo la metà del luglio non moriva alcuno prima del
-terzo giorno di malattia. Verso la fine del mese ricomparvero febbri
-terzane ed altre malattie, che diconsi di _carattere_; ed erano d'un
-andamento diverso dalla peste. Ai primi di agosto quasi tutti gli
-Europei apersero le case loro a libera comunicazione. Circa la metà
-del mese risguardavasi come cessata la peste, ancorchè alcuni accidenti
-pestilenziali insorgessero qua e là. Dai 15 ai 31 agosto le liste de'
-morti presentarono una mortalità, minore di quella del febbrajo, che
-precedette alla peste, e rarissime ne furono le nuove incidenze. A
-soli 68 montarono i morti dell'ultima settimana, tra' quali 58 turchi
-e 10 cristiani. La mortalità totale dai 2 ai 31 di quel mese fu di 387
-persone, delle quali 63 cristiani e 10 ebrei. Incominciato il settembre
-si passarono varj giorni senza nuovi accidenti.
-
-Dopo la metà del mese non si contarono che due soli infetti; e dopo
-il 20 nessun altro più ammalò di contagio. Il perchè cotal tempo e da
-risguardarsi come il termine di questa pestilenza. Le trepidazioni
-però e le angustie degli abitanti di Aleppo non cessaron del pari.
-Alcune morti improvvise avvenute nel corso del verno, ed alcune
-febbri anomale, dichiarate da que' medici d'indole inflammatoria e
-non contagiosa, mantennero vivi fra quegli abitanti il timore, la
-confusione, il sospetto, e ciò fino al marzo dell'anno seguente 1762,
-in cui dissipata ogni tema, se ne ristabilì la primiera tranquillità,
-la sicurezza, e la salute.
-
-Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre città della Siria e della
-Mesopotamia. Specialmente ad Orta[57] imperversò con la massima
-violenza. Vi morì il Bascià, quasi tutti i soldati, e le persone
-del suo seguito. I villaggi de' dintorni rimasero spopolati quasi
-interamente. Suez e Adena[58] ne furon pur travagliate assai
-fieramente. In quest'ultima città e vicini villaggi narrasi esser
-perite venticinque mille persone.
-
-La peste si manifestò anco nella città di Marasch[59] nella primavera
-del 1761. Non fece essa in quell'anno di molti progressi, e cessò poi
-nell'autunno. Si riprodusse però nella state dell'anno seguente 1762.
-Si dilatò molto più, e cagionò danni molto maggiori, che nell'anno
-precedente, serpeggiandovi tacitamente e con pochi danni per tutto
-l'inverno. Quindi si aumentò nella state vegnente 1763, per altro con
-minore ferocia, che non aveva fatto l'anno precedente. Nell'anno 1764
-si accrebbe ancora più, tenendo però lo stesso andamento degli anni
-precedenti, cioè divenendo più mite, ed appena sensibile durante il
-verno. Ma nell'anno 1763 aumentò in fiero modo le sue stragi; si dilatò
-per li vicini villaggi, e vi recò orribili desolazioni. La durata della
-peste, più lunga in Marasch, che in alcune altre città della Siria, fu
-un singolare fenomeno. A malgrado il continuo commercio fra Marasch
-ed Aleppo, non si ebbero certe notizie dell'andamento del contagio e
-del suo pur lungo durare, se non quando parecchi mercanti di Aleppo,
-stabiliti a Marasch, per cagion del più forte infierire del morbo,
-nella state del 1765, abbandonarono quella città e fecer ritorno ad
-Aleppo.
-
-Da questa descrizione apparisce ognor più chiaro, che la peste in
-Levante tiene il medesimo andamento che in Europa. Cresce lentamente,
-e va, per così dire, fluttuando due o tre settimane; ed ancorchè in
-questo suo primo periodo, generalmente parlando, riesca mortale, pure
-il più di sovente ne' suoi primordj non presenta i sintomi, che sono
-proprj e caratteristici di lei; e gl'infermieri ed assistenti per
-l'ordinario non vi restano presi. Queste due ultime circostanze traggon
-seco assai spesso gravissime conseguenze e infrenabili. Per esse ne
-vien sovente ragione di questionare sulla natura della malattia, e
-metterla in dubbio. Il perchè, altri affermano esser la peste ed altri
-negano; e mentre se ne attende la risoluzione, sfugge un tempo prezioso
-che potrebbe dar mezzo a salute ed a sicurezza; od almeno non si vi
-pensa che troppo tardi, quando ogni riparo è svanito. Allorchè le
-città mercantili di Europa sono state infette da peste, il più delle
-volte è avvenuto pur troppo che si cercasse di occultarne la malattia
-sotto differenti nomi il più che si fosse potuto. Questa circostanza
-è comunissima nel Levante, dove, a vero dire, si ha minor ragione e
-mezzo di dar sollecite notizie dell'esistenza della peste; mentre le
-genti del popolo, alle quali per li principj della lor religione è
-vietato di usare de' preservativi, dappoichè vivono abbandonate ad un
-cieco fatalismo, dalla pronta scoperta della peste non traggon esse
-vantaggio nessuno per la salute. Che anzi, al manifestarsi della peste
-ritirandosi gli Europei ne' loro quartieri, si menoma, anzi arenasi
-il loro commercio; e quindi per loro ne viene scemata la principale
-sorgente de' lor guadagni.
-
-L'andamento, che ne' varj luoghi del Levante tiene la peste
-inoltrandosi al suo maggiore incremento, è quasi per tutto lo stesso.
-Non è così però del suo declinare, osservandosi in quest'ultimo suo
-periodo manifestissime le differenze, non solo secondo i differenti
-luoghi, ma eziandio secondo il tempo diverso. Per esempio, al
-Gran Cairo la peste suol quasi sempre terminare più presto che in
-Aleppo e lungo le coste della Siria; ed ivi pure in certi anni più
-sollecitamente, e in altri più tardi. In alcuni luoghi, p. es. nella
-Siria, nell'isola di Cipro, si osserva che domina all'ordinario in sul
-finire d'autunno, nel corso dell'inverno, ed in principio di primavera,
-e cessa nella state. In altri, in ispezieltà ne' paesi montani, suole
-imperversare particolarmente nel verno, ed infierire a proporzion
-dei rigori del freddo; mentre in altri del tutto cessa sotto i rigori
-invernali, e col procedere della cruda stagione.
-
-In nessun luogo forse è più manifesta l'influenza dell'aria pura e
-della libera ventilazione per menomare ed arrestare i progressi del
-contagio, quanto ne' paesi del Levante. E di fatti, il morbo suol
-fare strage fra le famiglie del popolo, che abitano case anguste,
-sepolte, senza finestre e senza ventilazione; mentre per lo contrario
-nel così detto Serraglio, e ne' palazzi de' grandi, che sono spaziosi,
-ventilati, con ampie sale, belle gallerie dintorno, e con ogni
-possibile miglior maniera di costruzione adattati al clima, di rado
-vi penetra; e se giunge ad insinuarvisi, non s'appicca ordinariamente
-che agli schiavi, alle persone di servizio, ed al più alle donne
-dell'_Harem_, le cui stanze non sono nè così ampie, nè forse così
-ventilate, come sono le altre, per cagion de' ripari e dell'altezza
-delle finestre che vi si usano per l'estrema gelosia con cui quelle
-donne vengono custodite. La maniera di vivere e di conversare usata dai
-grandi della Turchia, influisce del pari alla loro preservazione. Il
-natural loro orgoglio non permette che alcuno loro s'accosti. Giacciono
-la maggior parte del giorno in una gran sala nel fondo del Divano,
-fumando tabacco, prendendo caffè, ed occupandosi degli affari, solo
-in compagnia di persone d'alto grado; le quali pure si tengono ad una
-certa distanza tra loro. I servi ed i paggi stanno fuor del Divano, nè
-fannosi avanti che quando vi sieno obbligati dal respettivo servigio,
-tornando poi subito al loro posto. Altre osservazioni sugli usi e sulle
-pratiche, le quali tengonsi ne' paesi del Levante in tempo di peste, mi
-verranno più acconce ad altro luogo di quest'opera. (_Russel's Patrik,
-Treatise of the plague; Russel's Alexander, the natural Hystory of
-Aleppo; Mariti Giovanni, Descrizione di un viaggio fatto nell'Isola di
-Cipro, nella Siria e nella Palestina nell'anno 1760 fino al 1769._)
-
-Nel 1763 regnava la peste nella Bossina, provincia ottomana confinante
-colla Dalmazia. Frequenti essendo le comunicazioni fra le due
-provincie; nè potendosi, attesa la qualità de' confini, regolare
-quanto convenga, nè impedire del tutto, il contagio non istette molto a
-propagarsi in Dalmazia, dove serpeggiò qua e là nel 1763, e travagliò
-quella provincia fino la metà del 1764. Infierì particolarmente
-ne' borghi di Spalatro, dove sono perite 530 persone. Per ragion
-delle buone discipline, e per le precauzioni usate, la città ne fu
-preservata. (_Bajamonti, Storia della peste di Spalatro._)
-
-A. dell'E. C. 1769-70-71. E' questa pur una delle epoche più memorabili
-della storia riguardo alla peste; dappoichè a questi anni mille
-settecento sessanta nove, settanta e settantuno, essa travagliò
-fieramente la Moldavia, la Valacchia, la Transilvania, la Podolia la
-Volinia, la Russia e Mosca particolarmente, come appresso vedremo,
-la Turchia Europea e l'Asiatica, e segnatamente Smirne, Aleppo,
-Alessandria, il Gran Cairo, gran parte dell'Egitto e Costantinopoli,
-dove periron d'essa più di 40 mila persone, portando di se per tutto
-infinite stragi e rovine.
-
-Premesse poche notizie sulle precedenti pesti della Russia e sullo
-sviluppo ed andamento corso dal contagio nella Moldavia e nella
-Valacchia e in qualche altra provincia, passerò ad un breve sunto
-storico della memoranda peste di Mosca.
-
-L'impero Russo fu due altre volte in precedenti epoche travagliato
-dalla peste. Delle più antiche non ne restan memorie, dico, che sieno
-scritte. La prima che se ne conosca per esse, è quella degli anni
-1653. 54. 55. (V. pag. 464.) Cotal pestilenza devastò nel modo più
-spaventevole non la città di Mosca soltanto, ma sì ben anche varie
-altre città e paesi dell'impero. Quindi apparisce essere stata essa
-la più memorabile di tutte le altre. Ciò si raccoglie da una lettera
-scritta dai Bojardi di Mosca, che sono i capi della città, l'anno
-1754, al Czar Alexa Micalovich, che allor trovavasi all'assedio di
-Smolensko.[60] La seconda risguarda quella del 1737. 38. 39. (V. pag.
-613.)
-
-Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la Russia e la Porta Ottomana,
-cominciata in Moldavia. Un corpo dell'armata russa, dopo aver disperso
-l'immensa turba nemica sotto Chozim, e presa Yassy, capitale della
-Moldavia, si era dato ad inseguire l'armata turca oltre il Danubio,
-mentre l'altra parte dell'esercito aveva avuto l'ordine di attaccare
-un grosso corpo ottomano, accampato presso Gallaz, e d'impadronirsi,
-a qualunque costo, di quella città. Seguitamente ad un ostinato
-combattimento, in cui restò prigioniero il principe Maurocordato,
-i Turchi furono pesti in fuga, e l'armata vittoriosa s'impossessò
-di Gallaz e di tutto quel tratto di paese, che giace al di qua del
-Pruth. Questa città presa d'assalto fu abbandonata al sacco. In essa
-vi regnava la peste, di fresco introdottavi col mezzo di mobili e di
-mercatanzie portate da Costantinopoli per ragion di una fiera, che per
-l'appunto vi si teneva a que' dì. Ignorando il comandante russo che
-quivi fosse la peste, e quindi esso di nessun mal sospettando, ordinò
-che ai soldati, sani e feriti, si desse quartiere nelle case della
-città e de' circonvicini villaggi, anco per ristorarli dell'ingiurie
-della stagione che cominciava a inasprirsi, già inoltrato essendo il
-novembre.
-
-Di tal modo s'apprese il contagio alla truppa. Parecchi soldati del
-presidio cadder malati; e due tra quei della guardia posta al principe
-prigioniero, si morirono in breve corso del male. Non istette molto
-la peste a diffondersi fra la truppa co' suoi più manifesti segnali.
-Il supremo comandante dell'esercito feld-marasciallo conte Romianzow
-Sodanaisky istrutto di quanto accadeva in quel corpo d'armata, ordinò
-al generale de Stoffel, che ne comandava la divisione, di sloggiar da
-que' luoghi, ritirarsi a Yassy colla sua armata, ed ivi tenersi in
-istretta contumacia, facendo ricoverare i malati in un lazzeretto.
-Nella marcia che fece la truppa da Gallaz a Yassy, si minorarono
-sensibilmente le malattie e le morti, di modo che s'incominciò a
-dubitare se vera peste si fosse quella, od altra natura di male. Giunta
-che fu a Yassy l'armata, i soldati rimasti sani si distribuirono per le
-case, ed i malati si allogaron nello spedale, che fu stabilito nello
-stesso palazzo de' Principi di Moldavia. Scorsero tranquillamente tre
-settimane, e solo circa la metà del gennajo si osservò dai chirurghi
-dello stesso spedale, che vi comparivano di molte febbri, accompagnate
-da petecchie, le quali furono definite dapprima per febbri maligne
-castrensi. A parecchi di tai malati in settima ed in ottava giornata di
-malattia scoppiava qualche bubone, che poi al tutto non si risguardava,
-che qual crisi imperfetta, ovvero qual decubito del male. Il che si
-fermò con tanto più di persuasione, in quanto non pochi di loro dopo
-una discreta e legittima suppurazion ne guarivano. Pochi dì appresso,
-osservaronsi e carbonchi, e morti o repentine o sollecite; quindi
-proporzionalmente che tai fatti facevansi più frequenti, si andarono
-anche aumentando i timori di peste. Tale nel corso di quattro settimane
-fu l'andamento della malattia in quello spedale.
-
-Nella città procedevan le cose tranquillamente, nè sentivasi parlare di
-peste. Ma questa calma fu di breve durata; e, com'era pur da aspettare,
-l'infezione in pochi dì si sparse anche fra quegli abitanti. Racconta
-l'Orreo che un soldato uscito dall'ospitale, venduta avendo a un ebreo
-la pelliccia, presa ad un Turco prima di giugnere a Yassy, fu il primo
-seme, che diffuse il contagio in città. L'ebreo si morì impensatamente
-il giorno dopo averla indossata, e da lì a poco pur si morirono due
-suoi figliuoli, co' quali ei conviveva. Sia stata pur questa la causa
-dell'infezione fra gli abitanti, o sì veramente altre ancora e più
-generali sienvi concorse, certo egli è, che il contagio si è propagato
-con grande rapidità in più quartieri, e vi uccise di molte persone;
-quindi cominciò la costernazione frà cittadini; e sebbene fossero
-pressochè generali le voci di peste, e molti casi se ne contassero
-di morti repentine e violente con manifesti segni di contagio; pure
-molti vi aveva ancora, che ostinati il negavano, sostenendo non esser
-que' morbi, che semplici febbri maligne. Sgraziatamente il generale
-comandante de Stoffeln fu di questo partito, tratto probabilmente in
-errore dalle false insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali più della
-peste temendo dell'allontanarsi l'armata russa dalla città, e del
-restar nuovamente esposti all'incursione de' Turchi, sforzavansi di far
-credere con ogni ragione, che quella malattia non fosse di pestilenza.
-Ma nel marzo fu pressochè generale l'incendio di quel contagio in
-città; e lo stesso generale barone de Stoffeln ne cadde vittima. Le
-medesime ragioni private, che avevano tratto in errore quel generale,
-servirono a render più diffusa la cagion del male fra gli abitanti
-della città non solo, ma in tutta la Moldavia. Le case, le ville e le
-città stesse divenner deserti. Gli abitanti presi da estremo infrenabil
-spavento si fuggivano sulle montagne. Molti cadaveri restavano
-insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia gran quantità di cani, la
-quale per barbaro popolar costume e per superstizione, a somiglianza
-de' Turchi, si procura di conservare, così que' cani rimasti in gran
-parte senza padrone, e senza trovar cibo, facevano degl'insepolti
-cadaveri loro pasto comune. Il perchè, giusta quanto assicura l'Orreo,
-che trovavasi a quel tempo in Yassy, molti ne divennero idrofobi;
-quindi oltre il flagello della peste, pur questo della idrofobia
-univasi a travagliare quegli sventurati abitanti. In questo mezzo,
-comunque fosse grande la violenza e la diffusion del contagio, pure
-fino alla metà incirca del maggio 1770, stette ristretta la peste alla
-sola classe del basso popolo. Da allora s'appiccò indistintamente ad
-ogni sorta di persone, perchè mercatanti, sacerdoti, plebei, nobili,
-soldati, e d'ogni grado uffiziali ne venivano colti egualmente. Nel
-giugno cominciò a declinare la malattia, e a mitigarsi la violenza de'
-suoi attacchi.
-
-A Fockschiany, ed a Bukarest nella Valacchia, la peste s'è introdotta
-più tardi, che a Yassy; e vi cagionò pure di molto minori danni,
-cessatavi pur anche più presto. Ma negli spedali militari di
-Fockschiany e di Bukarest ne fu grande la mortalità. Nè solo nelle
-capitali, e nelle primarie città della Moldavia e della Valacchia
-fece stragi il contagio, ma si ben anche in molti villaggi e paesi
-delle campagne di quelle vaste provincie. Non però in nessun altro
-luogo cotanto come in Yassy[61], che anzi nelle ville e ne' paesi
-della campagna si estinse in breve. Ciò avvenne forse per gli usi
-di quegli abitanti, i quali al primo manifestarsi della peste infra
-loro, sogliono la maggior parte fuggire tra monti, e nelle campagne,
-sceverandosi ne' luoghi i più romiti e solitarj; donde armati di
-pistole e di fucili, e col continuo sparo tener da essi lontano
-qualunque forestiere cerchi di avvicinarvisi. Ad impedire i progressi
-del contagio ne' detti luoghi della campagna contribuiscon forse non
-poco anco le particolari costumanze de' paesani Moldavi e Valacchi;
-usando essi al primo accorgersi della peste, e di qualche individuo
-della famiglia che ne sia infetto il trasportarlo nascostamente nel
-più vicin bosco, deporlovi in luogo ombroso sopra un letto di foglie
-con da canto un vase con acqua ed alcuni alimenti, visitandoli poi i
-lor congiunti, o chi altri loro appartengano, o chi di lor caglia per
-pietà ed interesse. A questi ufficj ritornano di quando in quando ed a
-questi provvedimenti. A sì fatta costumanza gl'induce principalmente
-l'idea di sottrarsi il più che sappiano ai riguardi del pubblico, e
-alle discipline e precauzioni ordinate dalli magistrati della sanità.
-Que' malati, a' quali reggono ancora le forze e il potere, s'accendon
-da se un po' di fuoco; e morendo, il che accade più di sovente, sono
-nel sito stesso coperti di terra, o rimangono colà insepolti; ed ivi
-imputridiscono, o vengono divorati dai cani, dalle fiere, e dai vermi.
-Sogliono però que' villici guardarsi ben dal toccare l'ammalato, e
-qualunque cosa che sia stata da esso usata, maneggiata, o toccata.
-
-Sì nella Moldavia, che nella Valacchia appena si manifesta il
-contagio pestilenziale in una Città, borgata, o paese, ne son presi
-in nota tutti gli abitanti dall'ispettore o intendente della Peste
-_Pesthaufsehers_. La Città, o paese dividesi immediatamente in
-quartieri; vi si nomina dallo stesso intendente un individuo col titolo
-e ufficio di sotto ispettore della peste, le cui pratiche sono di
-visitare tutti i malati di peste in vece dei medici e dei chirurghi;
-il che a dir vero tanto è più ragionevole, in quanto quei luoghi
-sono di medici e di chirurghi assai scarsi. Tosto che ammala qualche
-individuo, por si dee fuori della porta della casa un segnale, e darne
-immediatamente notizia all'ispettor del quartiere, il quale è obbligato
-di tosto visitarlo. Che se in tale visita riconosca essere l'ammalato
-realmente appestato, lo fa trasportare, permettendolo la stagione,
-fuor della porta di quella casa, con tutti i suoi vestimenti. Se ciò
-accade nel verno, fa collocar l'ammalato in un certo cotal luogo, che
-vien stabilito appositamente per gli ammalati di peste. Ognuno che
-muore dal contagio, col mezzo di persone a questo ufficio appositamente
-destinate, viene trasportato e sepolto. A tale ufficio di becchini
-sono stabiliti individui della feccia del popolo, e per lo più i gran
-bevitori. Dipendono essi dall'ispettore, e si prestano a tal pericoloso
-ministero avendo tutto il corpo e vestiti unti di catrame. Parecchi di
-essi sogliono portare degli amuletti appesi al collo; e taluni entro al
-loro _turban_ un bubone secco e tagliuzzato, che alle volte poi vendono
-ai più creduli del luogo per un prezzo assai caro, tenuta essendo
-questa sostanza in conto di grande preservativo, ed impiegandosi come
-ingrediente principale per fare degli amuletti. Trovandosi la Moldavia
-e la Valacchia in preda alle devastazioni della peste, i Signori
-delle dette provincie, e particolarmente i più ricchi di Bukarest,
-abbandonarono le case loro; e temendo le conseguenze dell'evacuazione
-dell'armata Russa dalle loro provincie, si rifugiarono in gran numero
-verso il territorio della Transilvania; parte rimasti accampati sotto
-tende sulla linea del confine; parte entrati nei Lazzeretti; ed altri
-finalmente rifugiatisi nei villaggi montani limitrofi. Alte giogaje
-di monti dividono la Valacchia dalla Transilvania, ed il confine è
-esteso e difficile a custodirsi. Il distretto montuoso di Corona del
-territorio transilvano è il più prossimo al confine: in ispecieltà la
-parte di esso detta _i Casali_, popolata da sei in settecento famiglie,
-abitanti casolari rustici sparsi in quattro grandi vallate a piedi del
-monte, dove più dove meno fra loro distanti, è immediatamente vicina e
-limitrofa alla Valacchia. Quegli abitanti solevano fare co' confinanti
-Valacchi il picciolo loro commercio; andare e venire dalla Valacchia
-a loro bell'agio, e prestare ai viaggiatori e forestieri asilo e
-ricovero contro la guerra e la peste. Per tal modo non è a stupirsi se
-la peste che infieriva nella Valacchia e fino negli ultimi villaggi
-limitrofi non istette molto a propagarsi anche nella Transilvania, e
-primieramente nel più prossimo distretto di Corona, siccome quello che
-col paese vicino infetto era in più frequente e libera comunicazione.
-
-Vennero prese delle precauzioni per impedire queste comunicazioni, ma
-non abbastanza sollecitamente; mentre già in maggio 1770 il pestifero
-morbo aveva oltrepassato i confini, ed attaccato una famiglia del
-distretto di Corona, che diede alloggio ad un greco di Bukarest. Detto
-greco aveva dato a lavare le sue biancherie sporche ad una donzella
-della stessa casa ospitale che lo aveva albergato; e il giorno dopo
-s'avviò al Lazzeretto presentando l'aspetto della migliore salute. La
-fanciulla però, che lavate aveva le di lui robe, ammalò con un bubone
-sotto l'ascella sinistra ed un carbonchio al gomito destro, e se ne
-morì in quattro dì. Ad essa poco dopo tenne dietro la madre, un di lei
-fratello di dieci anni, ed una picciola sorella di quattro, morti tutti
-e tre dopo breve decubito da quel morbo medesimo. Al padre si appiccò
-più mite il contagio: manifestatasegli una parotide presso l'orecchio
-destro, scampò la vita; lo che avvenne pur di un'altra fanciulla di sei
-anni, cui scoppiato era un bubone all'inguine sinistro. Il rio morbo da
-quella in altre famiglie del distretto non istette molto a diffondersi.
-Nel solo territorio detto dei Casali, fra 665 famiglie formanti insieme
-3106 individui, 236 sono rimaste infette, 743 furono i malati, de'
-quali 615 morti, 128 guariti. In oltre sono morti 33 forestieri, tra'
-quali due chirurghi; 11 sono guariti. Da quella in altre località
-del distretto medesimo si propagò il contagio; a Rosnania, a nuovo
-e vecchio Tohan, ma non vi fece grandi progressi, arrestato forse
-dalle buone discipline, e saggi provvedimenti sanitarj che un più
-tardo sviluppo lasciò tempo di adottare colà. Fra 833 famiglie che
-costituivano la popolazione delle tre sopraccennate località, 81
-soltanto rimasero infette; e fra esse gli attaccati furono 228, i morti
-174, i risanati 54. I principali sintomi di questo contagio, giusta
-la descrizione che ci à dato di esso il celeberrimo Chenot, erano,
-brividi, freddo, improvvisa prostrazione o abbattimento di forze, una
-certa ambascia o angustia ai precordii, calore, sete, eccessivo dolore
-di testa, vomito, alienazione di mente, delirio, talvolta sonnolenza
-irrequieta, buboni agl'inguini, alle ascelle, parotidi, carbonchi; e
-nei cadaveri vibici e petecchie[62].
-
-Dal distretto di Corona il contagio si propagò in altri cinque di
-quella Provincia, cioè in quello di Fogara, a Rosmunda nel Comitato
-di Nangy-Sinken, nella Contea di Hâromszék, nella Residenza Csiken, e
-nella Contea Marussich. In tutti questi sei distretti, popolati da 3486
-famiglie, la peste vi penetrò in 506; ammalarono 1643 persone, delle
-quali ne morirono 1204 e 439 risanarono. Il primo sviluppo del morbo
-accadde in maggio 1770, come fu sopratocco, e vi ebbero parecchi morti.
-In giugno e luglio successivi si accrebbe: ma nell'agosto e settembre
-giunse al massimo della forza;[63]. In ottobre cominciò a declinare;
-In novembre era in piena declinazione; in dicembre più mite ancora;
-in gennajo pressocchè interamente cessato: e nei mesi di febbrajo e
-marzo non si ebbe che qualche raro caso. Il giorno 20 marzo ammalò
-una donna a Kakasd, Contea Marussich, con un bubone all'inguine destro
-ed un carbone sul ventre, la quale anche guarì: e questa fu l'ultima
-incidenza morbosa nel territorio della Transilvania. Visitate dal D.r
-Brukmann tutte le località nelle quali aveva serpeggiato la peste, ed
-in conseguenza erano considerate infette; ed avendo riconosciuto che
-non vi avevano più in esse se non che delle malattie ordinarie, tra le
-quali la scarlattina: ciò che fu considerato di buon indizio; mentre
-è osservazione quasi costante, che durante la peste non regnano altre
-malattie, o se si manifestano, assumono ben presto di essa il tipo e il
-carattere in modo da andarne colla stessa confuse: e che allorquando la
-peste volge al suo termine, incominciano contemporaneamente a comparire
-qua e là morbi ordinarii col consueto corredo de' sintomi loro proprii,
-furono dati gli ordini degli espurghi delle case e suppellettili
-infette; ai quali espurghi si è dato principio nell'aprile seguente.
-
-In ciò fare si procedette primieramente all'abbruciamento di quelle
-case infette, isolate e lontane, la cui custodia recava molto
-incomodo ed offriva non poche difficoltà, e che per la loro situazione
-potevano servir di ospizio ai vagabondi, di ricettacolo ai ladri, ed a
-nascondiglio degli effetti contaminati: ciò molto più, quanto che delle
-stesse guardie non si poteva sempre fidarsi. Nelle maggiori borgate, e
-là dove le case erano unite ed in maggior numero, all'incendio veniva
-sostituito l'espurgo, anche perchè si evitava in tal modo il pericolo,
-che acceso il fuoco in una casa infetta, in altre sane con grave danno
-si comunicasse.
-
-A presiedere i sopraccennati espurghi sono stati destinati alquanti
-chirurghi, ai quali dal Magistrato, o Consiglio Superiore di Sanità
-della Provincia, vennero date le occorrenti istruzioni e prescritte
-le norme da seguirsi impreteribilmente. Tutte le dette istruzioni
-colimavano ad antivenire e togliere tutte le cause che in qualunque
-modo potevano favorire o dar occasione ad un nuovo sviluppo od
-incremento del male, cancellare o distruggere il fomite pestilente
-ovunque esser vi potesse annidato; e ciò con ogni maggior studio e
-diligenza, con l'opera la più accurata ed assidua.
-
-Se le case da espurgarsi erano tuttavia abitate, i superstiti individui
-sani si facevano passare in altre sane a ciò appositamente destinate:
-i malati si traducevano all'ospitale. Sì gli uni che gli altri prima
-di entrare in detti luoghi venivano spogliati dalle vesti sospette
-che indossavano, sostituitene delle altre nuove e pulite, o almeno di
-quelle ch'erano state previamente spurgate e mondate diligentemente.
-Prima d'indossare le nuove vesti venivano i loro corpi con acqua e
-aceto accuratamente lavati a mezzo di spugne o pannolini in detto
-liquore inzuppati.
-
-Le vesti sospette deposte, erano passate agli espurgatori, o per
-l'abbruciamento, se cenciose e di poco o nessun valore, o per
-l'espurgo, se buone e tali da conservarsi. Lo stesso metodo tenevasi
-per le coperte da letto. Nè era permesso alle famiglie asportar
-fuori dalle case disegnate all'espurgo se non que' soli effetti che
-venivano richiesti dalla più stretta necessità. Allorchè mancavano
-vestiti nuovi o spurgati pella sopraccennata sostituzione, davasi
-l'incarico agli stessi individui delle famiglie che dovevan sortire
-di spurgare essi medesimi que' duplicati che avevano in casa, a fine
-di potersene servire pel cambio prescritto all'ingresso delle località
-libere cui passar dovevano ad abitare. Tutte le altre robe ed effetti
-erano lasciati per l'espurgo a quelli dal pubblico a questo oggetto
-appositamente incaricati.
-
-Le case infette destinate all'espurgo, appena sortite le persone che
-le abitavano, venivan chiuse e custodite da guardie. In esse non era
-più permesso l'ingresso che ai soli incaricati della disinfettazione.
-Allorchè questa veniva intrapresa, prima cura degli espurgatori
-era quella di chiuder esattamente tutte le porte e finestre della
-casa, i fori dei cammini, delle stuffe ed ogni pertugio, dopo di che
-accendevano alquante onde di zolfo entro a stoviglie di terra, più o
-meno secondo l'ampiezza ed il numero de' locali da spurgarsi; indi
-distribuiti i vasi fumigatorii nel modo da essi reputato migliore
-entro il locale o locali da spurgarsi, chiudevano dietro se la porta
-d'ingresso, e lasciavano la casa così chiusa per lo spazio di 24 ore;
-scorse le quali, ripetevano la stessa fumigazione per altri due giorni
-successivamente.
-
-Indi si procedeva allo spurgo delle suppellettili. Tutti i vestiti,
-pannilini, coperte, ed altri effetti che avevano servito ad uso dei
-malati, o ch'erano stati da essi maneggiati, o tocchi, venivan gittati
-in una tinozza od altro recipiente di legno, in cui si versava del
-liscivo caldo fino a che ne restasser coperti, lasciativi entro a
-macerare per ventiquattr'ore. Allo spirare di detto periodo, scolato
-il liscivo, s'infondevano in acqua bollente, la quale doveva essere
-rinnovata due, tre, e fino quattro volte. Indi lavati nel modo solito
-ed asciugati. Tutta questa operazione doveva esser ripetuta tre volte.
-Que' vestiti però, coperte ed altri oggetti, che per la lor qualità
-non potevano esser spurgati col liscivo senza venir guastati e rendutí
-inservibili, come pure i stracci, le robe di poco o nessun valore, la
-paglia dei letti, e cose simili, dovevano esser abbruciati. Finalmente
-tutte le masserizie, mobili, arnesi di casa, utensili di terra, di
-legno, di vetro, di metallo ed ogni altra cosa che poteva sostenere
-l'espurgo d'acqua senza pericolo di guasto, venivano parimenti
-lavati ed astersi col liscivo, o con altro liquore secondo la qualità
-loro. Le pareti imbiancate con doppio stratto di calce, i pavimenti
-raschiati e lavati ripetutamente col ranno medesimo. Tutte le altre
-suppellettili che non soffrivano l'espurgo d'acqua, i libri, le carte,
-i pennachii, cappelli, pellicie, drapperie di lino, di lana, di seta,
-ecc. dopo impregnate di fumo dello zolfo venivano esposte ad una
-libera ventilazione. Di tre in tre giorni si assoggettavano alla stessa
-fumigazione solforosa; e finalmente presso al termine della contumacia
-ad un suffumigio più mite; p. es. di legno di ginepro, d'incenso, di
-mirra, benzoino, e cose simili.
-
-Lo spurgo delle case e delle suppellettili doveva esser terminato nello
-spazio di tre settimane; scorse le quali si chiudevano entro le case
-persone sane, che dovevano abitarle in via di esperimento, restandovi
-chiuse in esse pel periodo di sei settimane. Se durante detto periodo
-si conservavano sane, la casa allora veniva dichiarata sana, e messa
-in libera comunicazione a disposizione della famiglia cui apparteneva.
-Per tal modo si otteneva prova non solo dell'efficacia degli eseguiti
-espurghi, ma altresì della generale cessazion della peste.
-
-I morti dal contagio, giusta gli ordini dati dalle Autorità dovevano
-esser tutti trasportati col mezzo de' becchini al cimitero comune,
-ovvero al luogo a ciò appositamente destinato; ed ivi, scavate le fosse
-profonde quattro piedi almeno, gittati in esse i cadaveri, dovevano
-questi venir coperti con calce viva; e mancando la calce, con cenere.
-Per lo più però mancava l'una e l'altra, ed i cadaveri venivano
-interrati superficialmente, in ispecieltà nelle località isolate e
-lontane, dove non poteasi avere l'opera de' seppellitori pubblici, o
-dove questi non eran sufficienti al bisogno. Il perchè, non di rado si
-dovean costringere gl'individui delle stesse famiglie cui apparteneva
-il morto a prestarsi al pio e doloroso ufficio di dargli sepoltura.
-Dopo estinta la peste, si chiusero i cimiteri dei pestiferati, e
-s'intersecarono con essi le comunicazioni, dopo aver accumulata una
-certa quantità di terra ed innalzato un suolo nei siti delle fosse,
-entro alle quali erano stati sepolti i morti dal contagio.
-
-Dal pubblico erario veniva rifuso ai proprietarii il prezzo delle
-case e delle robe abbruciate, sul dato della stima che per ciascuna
-doveva farsi precedere all'abbruciamento. Questa misura aveva in se
-duplice fine benefico e provvido: sollevare cioè que' disgraziati
-abitanti dai maggiori danni: facilitare la consegna degli effetti e
-delle suppellettili infette per l'espurgo, togliendo il motivo per cui
-potevano esser tentati di occultarle.
-
-Nè questa provvidissima misura adottata dalla saggezza e bontà
-Sovrana fu bastante a prevenire che effetti contaminati non venissero
-sottratti e nascosti; che già il popolo sospettoso ed inclinato al
-contrabbando, non prestando fede alle fatte promesse, cercava con ogni
-studio di sottrarsi al comando e nascondere i suoi effetti migliori
-clandestinamente. Di maniera che, avutone di ciò avviso il Governo; e
-vista l'importanza di prevenire siffatto inconveniente da cui potevano
-temersi gravi conseguenze, d'ordine di S. M. l'Augustissima Maria
-Teresa allora regnante fu pubblicato un bando, per cui veniva accordato
-premio di tre zecchini d'oro a quello che scopriva merci od effetti
-nascosti, e stabilita la pena di morte per chiunque osava qualsivoglia
-effetto occultare o nascondere. Siffatta misura sortì pieno effetto;
-mentre da un lato non vi fu più chi osasse nasconder robe per timore
-di esserne denunziato e punito; dall'altro, l'allettamento del premio
-raddoppiava in ciascuno la vigilanza e la cura di discoprire effetti
-nascosti.
-
-Finalmente intrapresa una visita generale di tutte le case, fu estesa
-accurata nota dei morti, guariti, e superstiti delle varie famiglie;
-sui quali dati furono poi compilate le tabelle generali, a corredo
-della storia circostanziata di questo contagio, che fu innalzata
-all'Eccelsa Superiorità.
-
-In maggio, levati i cordoni dell'interno, furono ristabilite libere
-le comunicazioni in tutta la Provincia; meno la Contea Marussich, che
-attesa la lunga convalescenza della donna ultima infetta, di cui s'è
-parlato di sopra, fu messa a pratica soltanto in giugno successivo.
-
-Molto più gravi sarebbero state le conseguenze del contagio in quella
-Provincia, se con ben dirette misure sanitarie non gli si fosse
-impedito di più inoltrarsi. Il Dott. Bruckmann, che a quel tempo
-trovavasi in Transilvania, si adoperò con molta intrepidezza ed abilità
-per la salute di quelle popolazioni, e si rendette assai benemerito
-della pubblica e della privata riconoscenza. (_Oreus de Peste, Chenot,
-Historia Pestis Transilvanicæ Annorum 1770-1771 opus posthumum._)
-
-
-Ho creduto dover descrivere con un certo dettaglio il metodo ed i mezzi
-che si sono usati con profitto nell'indicata epoca per lo spurgo delle
-case e delle robe infette o sospette dopo cessata la peste; sì perchè
-formando ciò una parte importante della storia delle pesti dei passati
-tempi, non sarà forse senza interesse il conoscerla ed il trovarla
-descritta; sì perchè, quantunque il metodo sopraccennato sia in alcune
-parti imperfetto, specialmente se si considera dietro le inapprezzabili
-scoperte della chimica moderna, e dietro i principii di una più
-illuminata sperienza; potrà nullostante riescir utile all'evenienza
-de' casi, e servire se non altro ai meno esperti di guida per sortire
-dall'imbarazzo, e non sapendo far meglio, imitare e copiare ciò che è
-stato fatto e praticato altre volte con buon successo.
-
-Però; in vece delle fumigazioni coll'acido solforoso, ossia coi
-vapori che si sviluppano dall'abbruciamento dello zolfo, di cui si
-è servito il D.r Brukmann per l'espurgo delle case e robe infette
-della sopradescritta pestilenza, si potranno ora usare con maggior
-sicurezza di effetto le fumicazioni col cloro, ossia gas acido
-muriatico ossigenato, che fra tutti gli altri viene considerato il più
-efficace per distruggere il principio contagioso, qualunque egli sia,
-ed in qualunque luogo si trovi annidato; e che oggidì si usano quasi
-generalmente. È innegabile, che anco il gas solforoso, vale a dire i
-vapori dipendenti dalla combustione dello zolfo, attaccano il germe del
-contagio e lo snaturano; ma oltrecchè detti vapori non si estendono a
-molta distanza, e sono infesti ai polmoni, i suffumigi col cloro sono
-preferibili, siccome più efficaci e più pronti ne' suoi effetti, ed
-appoggiati nel medesimo tempo all'esperienza, all'autorità, ed alla
-ragione.
-
-Sopra questo argomento caderà di dover parlare in altro luogo. Ciò
-non pertanto; a fine di rendere più interessante la lettura del
-presente Volume; ed acciocchè, conoscendosi in tutti i suoi dettagli
-la pratica della disinfettazione cogli acidi minerali, riesca più
-agevole istituire il confronto coi metodi di espurgo ch'erano in uso
-negli II.i RR.i Stati all'indicata epoca, cioè nel 1770-71, quando non
-si conoscevano ancora la grande scoperta di Guyton-Morveau del 1773,
-le felici sperienze di Carl-Michael Smith, e quelle successive di
-tanti altri valenti e riputatissimi chimici, Montigny, Cadet-de-Veaux,
-Fourcroy, Lavoisier, Chaptal, Doumotiez, Loudon, Lasson, Cornette, ed
-altri, ho creduto dover pubblicare qui alcuni cenni; avuto riguardo ben
-anche, che possa tornar utile agli interessi dell'umanità sollecitare
-la maggior diffusione di quelle conoscenze pratiche sulla scelta
-ed applicazione de' mezzi, che pel generale consentimento dei dotti
-vengono risguardati efficaci ad attaccare e distruggere i micidiali
-contagi, ed arrestarne di essi la propagazione.
-
-
-METODO _di disinfettazione col mezzo degli acidi minerali._
-
-Per disinfettare le stanze e gli appartamenti delle case colle
-emanazioni vaporose e gazose del cloro[64] converrà procedere nella
-maniera seguente.
-
-Si prendano di sal comune (sal marino, o muriato di soda) quattro(4)
-parti; p. es. quattro oncie;
-
-Protossido di manganese (ossido di manganese, o manganese di commerico)
-due(2) parti; p. es. due oncie:
-
-Polverizzate e mescolate bene insieme dette sostanze, si pone il
-miscuglio in un tegame di terra cotta vetriata; o meglio in un
-catinello, od altro vaso a larga apertura, di porcellana o di vetro:
-
-Vi si affonde quattro (4) parti: p. es. quattro oncie d'acqua:
-
-Si agita la materia solida con un cucchiajo di porcellana o di vetro
-fino ad operarne l'estinzione:
-
-Si colloca il vaso su di una focaja, od altro recipiente di terra
-cotta, pieno per due terzi di cenere o di arena calda, entro alla quale
-si profonderà un poco.
-
-Chiuse allora le porte, le finestre, ed ogni altra apertura della
-stanza quanto più completamente si può, vi si trasporterà l'apparecchio
-nel mezzo di essa; e si verserà sopra il miscuglio;
-
-Acido solforico concentrato (olio di vitriolo) a 66 gradi, quattro(4)
-parti; p. es. quattr'oncie.
-
-Non si farà il versamento dell'acido se non quando il sale sarà
-divenuto un po' caldo.
-
-Se il luogo da spurgarsi è vasto, allora in vece di un solo apparecchio
-nel mezzo, se ne collocheranno due, tre, quattro, o più sopra diversi
-punti. Sarà meglio moltiplicare le capsule fumigatorie, anzi che
-accrescere in un solo vaso la quantità delle materie destinate alla
-fumigazione.
-
-Allorchè il versamento dell'acido verrà fatto in una sol volta, come
-si pratica negli espurghi generali, e come fu indicato di sopra,
-l'operatore avrà cura di tener all'atto del versamento rivolta la
-testa in modo che dai vapori che si sollevano non abbia a risentirne
-offesa; mentre il cloro ha un odor soffocante, agisce sulle fauci e
-sulla mucosa polmonare con molta forza, ed ispirato nel momento del suo
-più rapido e copioso sviluppo, potrebbe eccitar molta tosse, ed altri
-sconcerti.
-
-Appena fatto il versamento si sortirà dalla stanza, chiudendo dietro
-se le porte d'ingresso; le quali non si apriranno se non dopo 10, o 12
-ore.
-
-Le stesse fumigazioni collo stesso metodo dovranno esser ripetute per
-tre o quattro giorni di seguito; in ispecieltà se molti saranno gli
-oggetti e le masserizie da disinfettarsi: molto estesa la superficie;
-e se, avendo servito la stanza di abitazione a persone infette di
-contagio, si avrà lo scopo di disinfettarne di essa le pareti ed il
-pavimento.
-
-Fra una fumigazione e l'altra converrà lasciar scorrere alcune ore; p.
-es. 10, 12, nel corso delle quali si avrà cura di tener aperte porte e
-finestre onde dar libero accesso all'aria e alla luce.
-
-Volendo rendere il suffumigio più forte, converrà dopo qualche ora
-rinnovare l'arena o la cenere sostituendovene di più calda, oppure
-riporre il vaso che la contiene sopra un fornello pieno di fuoco;
-mentre il calorico accelera la separazione del gas e la rende più
-completa.
-
-Essendo copioso il cloro che con questo metodo si svolge, s'intende
-da se che non potrebbero le persone trattenersi in quelle stanze ove
-si fa il suffumigio senza restarne più o meno incomodate. Quindi sarà
-usato soltanto nei luoghi disabitati. E dappoichè detto gas attacca non
-solo i miasmi fino ai siti più ascosi snaturandoli o distruggendoli,
-ma infiamma altresì i metalli e li ossida, altera i colori e li
-distrugge, illanguidisce, sotto alcune condizioni, i caratteri e li
-cancella, ed annichila radicalmente il principio odorifero; così dalle
-stanze nelle quali dovrà esser praticato il suffumigio Guytoniano,
-così detto, perchè condotto secondo il metodo scoperto e additato da
-Guyton-Morveau, dovranno non solo esser rimosse le persone, o sane
-o malate; ma altresì tutti gli oggetti d'oro, d'argento, di ottone,
-d'acciajo, tutte le stoffe di seta, di lino, o di lana tinte in bei
-e delicati colori, e tutto quello che può esser dall'azione del cloro
-danneggiato.
-
-Laddove si volesse che lo sviluppo del cloro non fosse così sollecito
-ed energico, basterà diminuire il calore, sia scemando il fuoco del
-fornello, sia trasportando la capsula fumigatoria sopra un altro vaso
-di arena meno calda, o collocandola sul pavimento.
-
-Si potrà ancora praticare lo stesso spurgo col cloro, trasportando
-i sopraccennati vasi fumigatorii da una parte all'altra
-dell'appartamento, su i varii punti che si credono i più infetti, colà
-dove si reputa maggiore il bisogno.
-
-Si potrà usarlo altresì secondo il metodo di Chaussier, versando
-l'acido solforico sul sale a poco a poco in vece che in una sol volta,
-in modo che evaporate le prime goccie di acido, si fanno cader le
-seconde, e dietro l'evaporazione delle seconde, le terze, portando
-l'apparecchio sui varii punti a proprio talento.
-
-Questo metodo si potrà praticare colle debite cautele anche ne' locali
-dove vi sono degli ammalati che non possono essere trasportati; colà
-dove per l'angustia delle case, per mancanza di altri locali sani
-abitabili da sostituirvi, pel rigore della stagione, o per altre
-ragioni, le stanze e gli appartamenti infetti non possono venir
-sgombrati dagli ordinarii loro abitatori. Dissi con le debite cautele;
-mentre laddove soggiornano malati e quelli che li assistono, importa
-che discreta ed appena sensibile sia la quantità di cloro che si versa
-nell'atmosfera.
-
-Appunto per ciò, viene suggerita un'altra maniera di espurgo o processo
-disinfettante, il quale consiste nel mettere sopra un piatto quattro
-oncie di cloruro di calce, o di sodio, disciolto in egual quantità di
-acqua; la qual soluzione si espone nella stanza, e se la ripete tanto
-in quella che in tutte le altre dell'appartamento, in maggiore o minor
-numero secondo l'ampiezza de' locali.
-
-In oltre; riportando quanto dice nel proposito il celebre Medico e
-Chimico D.r Taddei; «qualora si voglia procurare una lentissima ma
-continua emanazione di cloro gazoso nelle stanze ove giacciono i
-malati, senza portar nocumento nè ad essi, nè a chi li assiste, si
-terranno dei vasi aperti pieni di cloruro, o clorito di calce in uno
-o più punti della stanza medesima. E allorchè coll'andar del tempo
-l'emanazione diventerà sì modica e sì debole da non poterne apprezzar
-la presenza col mezzo dell'olfatto, si verserà di tanto in tanto su
-quel cloruro, o clorito, già fatto stracco, poche goccie d'acqua
-acidulata o con l'acido idroclorico, o col solforico: regolandosi
-sempre a tenore, non tanto della capacità della stanza quant'anche
-della sensibilità degli ammalati e dei sani che in quell'ambiente
-respirano».
-
-L'evoluzione del cloro che si ottien dai cloruri, essendo sempre
-lenta e debole, è chiaro, che tal maniera di disinfettazione non
-sarà da risguardarsi nei casi di maggior importanza se non come un
-mezzo suppletorio o ausiliario, anzi che come principale ed ovunque
-preferibile.
-
-Le dette sostanze dopo che avranno servito alla disinfettazione degli
-appartamenti, si dovran gittare nelle latrine, dove esse continueranno
-ad agire come disinfettanti.
-
-Per ottenere il cloro, si può anche valersi di un altro metodo, di
-quello cioè che si pratica nelle Farmacie, ch'è il seguente;
-
-Si ponga in una storta tubulata
-
-Protossido di manganese, ossia manganese di commerico in polvere | una
-parte;
-
-Acido idroclorico (ossia muriatico) sei parti;
-
-Annessa la storta all'apparato pneumatico-chimico, la si riscalderà;
-e si otterrà un gas di colore giallo verdognolo, che sarà il gas
-muriatico ossigenato, o cloro.
-
-Mancando l'acido idroclorico, si potrà invece adoperare il seguente
-metodo;
-
-Manganese in polvere | parti ventisette (27),
-
-Sal comune secco | parti trenta (30):
-
-Insieme uniti in una storta tubulata coll'apparato pneumatico-chimico;
-si aggiungerà,
-
-Acido solforico, parti diciotto (18), allungato con dodeci (12) parti
-d'acqua; Si riscalderà la storta, e si otterrà il gas, come sopra.
-
-Le fumigazioni del cloro si potranno anche istituire a freddo. Per
-ciò fare basterà porre l'apparato fumigatorio sul pavimento o sopra
-una sedia della stanza, in vece che sull'arena calda, avendo cura di
-versare ad intervalli l'acido solforico diluto coll'acqua sopra un
-miscuglio del sale col manganese, nelle indicate proporzioni, onde lo
-sprigionamento facciasi con lentezza.
-
-Ora; dappoichè si considera, che i germi dei contagi, qualunque essi
-sieno, debbono esser di una natura composta, come sono tutti gli enti
-atti a riprodursi; che non v'ha composto organico in natura, il quale
-fra gli elementi suoi costituenti non contenga anche dell'idrogeno; che
-l'affinità del cloro con questo principio elementare è grandissima; si
-ravviserà chiaramente perchè le emanazioni gazose del cloro riescano
-sì efficaci ad attaccare e neutralizzare i contagi, pervenendo più
-facilmente di ogni altro mezzo disinfettante ad alterare l'equilibrio
-e gl'intimi rapporti dei principii costituenti il germe riproduttore
-della malattia, ossia il principio contagioso; il quale per tale
-disidrogenazione assume un altro modo di esistere, le sue molecule
-componenti in altra maniera si atteggiano, viene alterato, snaturato
-in modo da non esser più quello ch'egli era, non esser più nell'uomo
-ammissibile, non aver più facoltà riproduttiva. Che se anche sotto
-la continuata azione violenta del mezzo disorganizzatore non resta
-intieramente annichilato e distrutto, rimane però così neutralizzato e
-scomposto da riescire inefficace affatto ed inocuo.
-
-Nello stesso modo, per effetto della somma tendenza degli acidi
-solforoso e nitrico di associarsi all'ossigene, che si può ritenere
-formi parte eziandio del composto organico de' germi del contagio,
-viene la natura di questi enti riproduttori alterata e scomposta
-in modo da andarne estinta la primiera lor facoltà riproduttiva, e
-quella forza per cui potevano insinuare nell'uomo il possente loro
-veleno; conseguenza del cui attacco o decomposizione de' principii
-elementari del miasma contagioso, del suo annichilamento è appunto la
-disinfezione, la sanazione.
-
-Dietro questi principii, e sulla base di ripetute e ben dedotte
-esperienze, a merito specialmente del celebre D.r Smith, che per
-esse riportò il premio di 5,000 lire sterline stabilito dalla Camera
-dei Comuni della Gran Brettagna, si usarono e si usano tuttodì
-come disinfettanti i vapori che si ottengono dall'acido nitrico. La
-loro efficacia però è inferiore a quella del cloro; e dappoichè non
-danno incomodo agli astanti, sogliono venir usate unicamente e quasi
-esclusivamente per depurar l'aria degli spedali, delle prigioni,
-delle navi, ed altri luoghi abitati di uno spazio non molto vasto.
-Non si usano quasi mai per l'espurgo de' luoghi, e delle robe infette
-o sospette di peste, attesa la molta facilità e rapidità con cui si
-concentrano, che non lascian luogo a sperare un sufficiente successo.
-
-Per l'espurgo dei luoghi disabitati, delle vesti e masserizie infette,
-ed in generale di tutti gli oggetti suscettibili contaminati o sospetti
-di contagio pestilente, mancando il cloro, e l'acido idroclorico,
-gioverà ammettere la sostituzione del gas solforoso, ossia dei vapori
-che si sollevano dall'abbruciamento dello zolfo, oppure i vapori
-nitrico-solforosi, che emanano dalla combustione di un miscuglio di
-parti eguali di nitro e di zolfo, opportunemente disposto in stoviglie
-di terra nella maniera che fu indicata di sopra. Questi suffumigi
-d'altronde sono di una facile esecuzione; i mezzi ed il modo di
-ottenerli sono a portata di tutti, adattati all'intelligenza della
-maggior parte delle persone di basso servizio che vengono incaricate
-di praticarli: hanno poi a loro favore il suffragio di una lunga
-sperienza; mentre, sebbene non sieno molto penetranti nè si estendano
-a molta distanza; nullaostante è innegabile, ch'essi pure, come si è
-detto in altro luogo, attaccano il germe del contagio e lo snaturano.
-Le celebri polveri disinfettanti di Semoilowitz nella Peste di Mosca; i
-tanto decantati profumi del Padre Maurizio da Tolone Cappuccino nella
-Peste di Genova del 1757 (_V. pag._ 489), quantunque composti nella
-maggior parte di sostanze vegetabili ed aromatiche, riescirono utili
-particolarmente in forza della generosa quantità di zolfo in essi
-frammisto.
-
-I vapori dell'acido nitrico si ottengono nel seguente modo. Si mettono
-in una capsula o in un bicchiere di vetro, o di porcellana, quattro
-dramme di nitro raffinato (nitrato di potassa) polverizzato, ed a
-poco a poco vi si versa sopra a freddo un egual quantità di acido
-solforico, rimovendo di tratto in tratto il miscuglio con una spatola
-o bastoncino di vetro onde agevolare lo svaporamento. I vapori bianchi
-che si sollevano sono quelli dell'acido nitrico. Se si riscalderà il
-vaso fumigatorio, si otterrà uno sviluppo più abbondante di gas; ma in
-tal caso vi si uniranno dei vapori rossi che faranno tossire, e che per
-ciò si dovranno scansare. Sicchè dette fumigazioni si fanno sempre a
-freddo.
-
-Più forte e più attivo di questo è il vapore dell'acido muriatico,
-o idroclorico; il quale ha molta espansibilità. Esso pure assale,
-decompone, od annichila il principio contagioso ed i miasmi mefitici
-dei luoghi più ampii, ma cede in virtù a quelli del gas muriatico
-ossigenato, che sono sempre preferibili, specialmente in tutti i
-casi gravi, di contagio pestifero, e di altri eminentemente esiziali.
-Qualunque volta però mancassero i mezzi per ottenere il cloro, sarà
-da ricorrere al gas acido muriatico o idroclorico per operare la
-disinfettazione.
-
-Lo stesso metodo indicato per ottenere il cloro si adoprerà per
-avere il gas muriatico semplice, e a un dipresso gioveranno le stesse
-avvertenze nell'applicarlo. Tutta la differenza consisterà in ciò, che
-nella capsula o vaso fumigatorio non si porrà che il solo sal comune
-umidetto, sul quale, riscaldata l'arena, si verserà ad un sol getto
-l'acido solforico, e si ommetterà affatto il protossido di manganese.
-
-Si otterrà altresì l'acido idroclorico versando a riprese in una storta
-tubulata, montata coll'apparato di Wolfio, sopra due parti, p. es., due
-libbre, di cloruro di sodio, (gas marino decrepitato) contenuto entro
-la storta medesima; di acido solforico, una parte; p. es. una libbra,
-aggiuntovi l'acido per la tubulatura della storta, e distillando a
-calore graduato sopra bagno di arena. Per tal modo si otterrà l'acido
-idroclorico fumante nella boccia sotto il recipiente, il quale si potrà
-dirigere come si crederà più opportuno, valendosene di esso per la
-disinfettazione a tenore delle circostanze.
-
-Finalmente gioverebbe poter stabilire e indicare la quantità
-degl'ingredienti necessarii per ottenere una completa disinfettazione,
-proporzionandoli all'estensione ed ampiezza de' locali da spurgarsi, ed
-al grado della loro contaminazione.
-
-Si crede che per una stanza della lunghezza di otto in dieci braccia,
-e della larghezza di sei in otto ed alta in proporzione, possano
-bastare due oncie di sal comune bene seccato, mescolato ben insieme con
-un'oncia di protossido di manganese finamente polverizzato: disposto
-il miscuglio in un vaso di vetro, di porcellana, o di terra, adattato
-sopra una padella o coccio pieno di arena, e questo coccio sopra un
-braciere acceso: indi versate sopra il miscuglio due oncie di acido
-solforico.
-
-Per altre maggiori o minori stanze si cresceranno o scemeranno in
-proporzione le respettive dosi.
-
-Senza trascurare questa notizia sui rapporti di quantità tra il
-mezzo disinfettante occorrente e la capacità ed ampiezza de' locali
-da spurgarsi, gioverà regolarsi secondo i dettami del criterio
-pratico, avendo in vista di portare sui principii del contagio un
-totale esterminio, perseguitarli ne' suoi nascondigli, esser sicuri
-di sloggiarneli, ed agire in somma in modo da conseguire pienamente
-l'intento, e soddisfare così agli eminenti riguardi della pubblica
-sicurezza.
-
-Qualunque sia l'opinione nel proposito rispetto ai locali, converrà
-però sempre aver presente, che nello spurgo delle robe non si può
-stabilire un dato regolatore, una misura giusta di proporzione;
-mentre la quantità del gas disinfettante necessaria dovrà esser
-sempre proporzionata alla qualità e quantità degli oggetti o
-robe da spurgarsi, alla loro condizione, al grado e qualità della
-contaminazione, ed allo stesso ambiente entro cui viene praticato
-l'espurgo.
-
-Ove in vece del cloro si voglia adoperare le fumigazioni nitriche di
-Smith, per una capacità di 1000 piedi cubici, si ritiene che bastar
-possano quattro dramme di nitro, o nitrato di potassa raffinato, ed
-altrettante di olio di vitriolo, o acido solforico, e dietro tal norma
-in proporzione secondo le diverse capacità.
-
-Tutto ciò che si è detto riguardo allo spurgo delle stanze e degli
-appartamenti delle case, è applicabile allo spurgo de' bastimenti o
-navigli infetti o sospetti di peste, o d'altro contagio, e di qualunque
-altro ambiente o spazio chiuso.
-
-Per disinfettare le biancherie, i vestiti, i materassi, coperte,
-i feltri, i tessuti di lana, di filo, di cotone, di seta, le
-pelliccierie, le penne, le carte, i libri, ed altri oggetti
-suscettibili, si stenderanno sopra corde o sopra stanghe di legno
-in una camera chiusa, ed ivi disposti in modo opportuno gli apparati
-fumigatorii si esporranno alle fumigazioni del cloro. Per svolgerlo
-si useranno li stessi mezzi, lo stesso metodo ed avvertenze indicate
-di sopra, allorchè si parlò dello spurgo delle stanze ed appartamenti
-infetti. Dette fumigazioni si ripeteranno per sei od otto giorni di
-seguito. Allorchè si potrà esser sicuri che la fumigazione è stata
-esattamente fatta, ed il cloro abbia penetrato da per tutto fino
-nelle ultime pieghe e recessi interni delle stoffe, vestiti ec., si
-potrà porle a libera pratica anche prima, cioè dopo il quarto o quinto
-giorno.
-
-Nell'eseguire dette fumigazioni col cloro importa aversi attenzione,
-come fu avvertito di sopra, che non restino alterati o distrutti
-i colori delle robe od effetti che si sottopongono all'espurgo:
-illanguiditi o cancellati i caratteri delle scritture o delle stampe.
-Fra le avvertenze, si avrà principalmente quella di non esporre al
-suffumigio del cloro o del gas muriatico semplice le robe o le carte
-allorchè sono ancora umide o bagnate. Converrà quindi bene asciugarle
-prima di esporle all'azione del gas, altrimenti la parte colorante
-verrà facilmente attaccata dall'acido, e l'azione chimica di lui sopra
-gli elementi costitutivi del principio contagioso sarà meno efficace e
-sicura. Ed in vero, quanto meno di umidità o di acqua troverà l'acido
-disinfettante o nel corpo da espurgarsi, o nell'aria dell'ambiente
-dove si fa l'espurgo, tanto meno avrà egli occasione di soddisfare
-le tendenze sue con saturarsi dell'idrogene tolto alla detta umidità
-ed all'acqua incontrata; giungerà quindi tanto più puro ed attivo al
-corpo verso cui è diretto, e su di esso sarà in grado di esercitare
-con più efficacia la sua attività disinfettante, spiegando tutta la sua
-chimica azione. Altra avvertenza opportuna sarà quella di regolare la
-fumigazione in modo che non sia troppo forte la massa del gas destinato
-ad invadere gli oggetti da spurgarsi, e che la corrente disinfettante
-si diffonda in quanto è possibile da per tutto egualmente, e senza
-precipitazione.
-
-Le biancherie e que' vestiti, coperte, ed altri effetti, che non
-soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possono venir purgati egualmente
-bene con egual sicurezza e più presto, col liscivo e l'acqua bollente;
-coll'immersione per 48 ore nell'acqua del mare, lavati poscia
-coll'acqua dolce ed asciugati; e specialmente, come si usa oggidì, con
-una soluzione di cloruro di calce o di soda, nella quale si lascieranno
-immersi per ventiquattro ore. Siffatti metodi di espurgo, mentre sono
-egualmente sicuri nei loro effetti, hanno l'avvantaggio di essere di
-un'esecuzione più facile e più spedita, e di non danneggiare alla
-conservazione degli effetti sottoposti all'espurgo, nè alla salute
-dell'operatore incaricato di eseguirlo.
-
-Fra le dotte sollecitudini della Commissione Medica mandata dal
-Governo di Francia in Egitto nel 1728, alla cui testa eravi il celebre
-D.r Pariset, per vedere e studiare la peste, indagarne l'origine,
-sperimentare l'efficacia di alcuni preservativi, e tentare i diversi
-mezzi di guarigione, una delle principali cure fu appunto quella di
-sperimentare l'efficacia dei cloruri come mezzo preservativo ed anche
-curativo.
-
-Furono perciò scelti cinque vestimenti di cinque individui morti
-di peste, tutti intrisi e lordi di materie buboniche e fetenti. Si
-tolsero con un po' d'acqua le materie fecali, e poscia s'immersero le
-dette vestimenta in una soluzione di cloruro di sodio, nella quale si
-lasciarono per sedici ore. La proporzione della soluzione era di tre
-litri di cloruro d'ossido di sodio in cinquanta (50) libbre d'acqua.
-Il titolo attivo di essa era di 05; essa scolorava un mezzo grado del
-clorometro di Gay-Lussac. Tolte le vestimenta da questa soluzione,
-esse furono torte e spremute, poscia esposte al sole ed asciugate.
-Ciascuno della Commissione, e il S.r D.r Cav. Pariset pel primo,
-indossò uno di questi vestiti portandolo applicato alla nuda pelle
-per 18 ore continue; e ciò senza che alcuno di essi abbia provato il
-minimo inconveniente nella salute. Esaminato di nuovo il titolo della
-soluzione dopo di averne estratte le vestimenta, si osservò ch'essa
-era diventata 01, e che per conseguenza aveva perduto 4/10 i quali
-furono impiegati alla decomposizione delle materie animali, ed alla
-combinazione di essi coll'idrogene del virus pestilenziale.
-
-Questo sperimento sarebbe stato a vero dire più decisivo, ed avrebbe
-provato assai meglio l'attività disinfettante dei cloruri, se
-contemporaneamente lo si avesse ripetuto con altri cinque vestiti
-appartenenti ad individui morti di peste, egualmente intrisi e lordi
-di materie buboniche e fecali, ma lasciati immersi per un'egual numero
-di ore (16 ore) nella sola acqua semplice senza alcuna aggiunta
-di cloruro; tolti quindi nello stesso modo e spremuti dall'acqua,
-ed egualmente che i primi asciugati all'aria ed al sole, e fatti
-indossare da individui sani nella guisa stessa che i primi per quindi
-osservarne gli effetti; mentre dietro il primo sperimento isolato
-resterà sempre dubbio se forse non avrebbe potuto bastare la sola
-immersione nell'acqua semplice pel riflessibile periodo di sedici ore,
-e la successiva sposizione de' vestiti stessi all'aria ed al sole per
-un periodo di tempo indeterminato fino all'asciugamento, a rendere
-inattivo il principio contagioso indipendentemente dall'azione del
-cloro, sia diluendo, sia decomponendo, sia distruggendo, od alterando
-in qualsivoglia modo le parti costitutive di questo ente sconosciuto
-ed impercettibile, qualunque esser si voglia la di lui natura; ciò
-tanto più quanto che si sa esser l'aria e l'acqua i principali mezzi
-disinfettanti; nè si conosce per anco di quanto tempo precisamente
-abbiano dessi bisogno per rendere innocua la materia del contagio.
-Da altra parte non puossi ravvisar che gratuita la supposizione che
-l'acqua sola anche unita al sapone non serva che a diluire il veleno
-pestilenziale senza spogliarlo della sua attività; mentre vi sono fatti
-ed esperienze che sembrano provare precisamente il contrario.
-
-Anche le lettere, come i vestiti, le stoffe, i libri e le altre carte
-verranno spurgate col cloro; che già da alcuni anni questo mezzo viene
-adoperato per lo spurgo delle lettere nei principali Lazzeretti di
-Europa. Si abbandoneranno quindi per sempre le gomme e resine odorose;
-l'incenso, la mirra, lo storace, il benzoino, i legni resinosi, le
-foglie ed erbe odorose, e quell'informe ammasso di sostanze aromatiche
-vegetabili, che fin dai più remoti tempi si usavano per profumare
-le lettere, ed a cui talvolta si univano degl'ingredienti e composti
-minerali, e che in alcuni luoghi con piena buona fede si usano ancora.
-
-All'oggetto pertanto di profumare le lettere col cloro, si allestirà
-una cassetta di piombo, di acajù, o di altro legno forte, verniciata sì
-esternamente che internamente; dell'altezza di due piedi in un piede
-di larghezza e due piedi e mezzo di lunghezza, di cui il coperchio
-si chiuderà ermeticamente. Nell'interno a due terzi di altezza si
-pianterà una graticola di giunco o di legno sottile, destinata a
-ricever le carte, le lettere, ed altri oggetti da espurgarsi. Al basso
-di questa cassetta vi sarà una porticciuola di un palmo di altezza
-sopra due terzi di palmo di larghezza, costrutta in modo da potersi
-chiudere esattamente, e munita di una susta o fermaglio destinata a
-tenerla ferma e combaciante col margine. Egli è per questa porticciuola
-che s'introdurrà il vaso contenente il miscuglio disinfettante. In
-una delle pareti laterali esterne della detta cassetta, nella parte
-inferiore all'altezza della porta, vi sarà una valvula, o apertura
-rotonda, del diametro di mezzo pollice ad uno circa, costrutta in modo
-da potervisi in essa adattare il collo di una bottiglia, o il tubo
-di una storta cariche di cloro, o di altro gas disinfettante, per
-scaricarlo nell'interno della cassetta all'occorrenza de' casi; sia
-che s'abbia d'uopo al momento di una maggior quantità di gas; sia che
-manchino i mezzi onde ottenerlo col metodo ordinario; sia perchè il
-processo disinfettante colla sola capsula fumigatoria proceda troppo
-lentamente, e quando per qualche circostanza occorra invece far presto.
-
-La medesima apertura potrà servire eziandio per fissarvi un canoncino
-di piombo o di ferro, destinato a condurre il calorico da un vicino
-fornello entro la cassetta, qualunque volta piacesse adoperare il
-calorico per lo spurgo delle lettere, invece degli acidi, o unitamente
-ad essi, come si dirà in appresso.
-
-Detta apertura, o finestra rotonda avrà due telai, uno di
-cristallo per poter veder dentro della cassetta, il quale si aprirà
-nell'interno, l'altro di piombo o di legno, che si aprirà e chiuderà
-all'esterno; ambidue dovranno essere ben connessi e forti da resistere
-all'espansione del gas, ed impedire qualunque sortita del medesimo.
-
-Dall'altro lato della cassetta, alla parte laterale opposta a quella
-dove giace la valvula, e presso che alla medesima altezza, sarà
-annessa e connessa col corpo della cassetta stessa un'altra picciola
-cassettina, o spazio chiuso, dove poter riporre in deposito al
-momento dell'espurgo, le lettere contenenti mostre o campioni, e que'
-frastagli di materie suscettibilii che si rinvengono entro alle lettere
-stesse, senza lasciarle esposte, nè aver bisogno di confondere la
-disinfettazione dei campioni con quello delle lettere ed altre carte,
-nè esser obbligati a sospender questo per occuparsi di quella.
-
-Durante l'espurgo delle lettere verrà tolta ogni comunicazione fra la
-cassettina delle mostre e la cassetta delle lettere, col mezzo di una
-tavoletta di piombo o di legno, secondo che sarà la cassetta stessa,
-chiusa a cerniera nella parete interna; la qual tavoletta, spurgate che
-si avranno le lettere, verrà aperta, ove fia d'uopo, e posto per tal
-modo in comunicazione l'ambiente della minore con quello della maggiore
-cassetta, per quindi spurgare a tutto agio e con le necessarie cautele
-i detti campioni depositati, in modo da evitare di essi lo scoloramento
-ed il guasto; ed a scanso di sbagli spurgare contemporaneamente le
-lettere che li contenevano.
-
-Nella parete posteriore della cassetta di contro alla porta, saranno
-infisse e bene assicurate due grosse lenti, una da ciascun lato in sito
-opportuno, a fine di poter penetrare coll'occhio nell'interno della
-cassetta e sorvegliare l'operazione senza aver bisogno di aprire il
-coperchio o le porte.
-
-La graticola di giunco o di legno destinata a ricever le lettere e
-le carte sarà levabile, e nelle pareti della cassetta superiormente
-saranno scavate alcune picciole nicchie su cui poter appoggiare dei
-sottili bastoncini di vetro, o di legno all'oggetto di spiegare
-sovr'essi le lettere e le carte qualora invece che stese sulla
-graticola piaccia porle accavalcate sopra i detti bastoncini, in
-modo che il suffumigio disinfettante possa più sollecitamente e
-completamente invaderle e penetrarle, e quindi l'espurgo riesca più
-spedito e più sicuro. (_V. T. 1.ª Fig. I. II. III. IV._)
-
-Dette cassette per l'espurgo delle lettere si costruiranno un po'
-più grandi o più picciole secondo la quantità delle lettere e dei
-pieghi che sogliono pervenire ad un medesimo tempo a quel Stabilimento
-Sanitario presso il quale si dovrà fare l'espurgo; ovveramente si terrà
-in pronto all'uopo più d'una di esse, di diversa capacità e dimensione,
-per potersene valere a tenore del bisogno.
-
-Per purificar bene le lettere conviene aprirle e spiegarle
-intieramente. Così si è sempre praticato; così si pratica ancora
-presso i più riputati Istituti Sanitarii di Europa. Da qualche tempo
-però è stato introdotto il metodo, specialmente presso i Lazzeretti e
-deputazioni sanitarie del confine, di scalpellare e traforare con punte
-acute le lettere semplici; levare alle doppie le coperte, ed aprirle
-fino a che sien ridotte a lettere semplici, per quindi dopo tagliate e
-punticchiate, assoggettarle, così chiuse, come le altre, al suffumigio
-destinato a spurgarle. Le lettere, i pieghi diretti alle alte
-cariche dello Stato, debbono esser spurgate dagli incombenti ufficii
-soltanto all'esterno, e coll'indicazione a stampa nella sopracoperta,
-autenticata dal suggello dell'ufficio, che sono state spurgate
-soltanto all'esterno, e che sono tuttavia sporche nell'interno;
-onde per tal modo mettere in avvertenza l'Autorità che le riceve di
-dover diligentemente spurgarle prima di spiegarle e maneggiarle. Le
-lettere, i pieghi, che sono spurgati anche nell'interno, dopo chiusi
-diligentemente a cera lacca col suggello d'ufficio lateralmente
-al sito dov'eran suggellate da prima, sia marcate esternamente,
-coll'indicazione _netta di dentro e netta di fuori_. Quantunque
-questo metodo, rigorosamente parlando, non sia il più sicuro ed il più
-esatto; nullostante non si può non giudicarlo bastantemente efficace,
-dappoichè i vapori gazosi del cloro indicati doversi adoperare per
-l'espurgo, sono così attivi e penetranti da invadere tutte le parti
-della lettera semplice, ancorchè piegata e suggellata, e d'attaccare in
-essa tutto ciò che vi potesse essere di contaminato o contagioso, anche
-indipendentemente dai punticchiamenti e scalpellature, che partono da
-un'idea alquanto materiale.
-
-È opinione generale nei paesi d'Oriente, che il principio contagioso
-della peste, qualunque ne sia la di lui natura, non resista all'azione
-di un calore assai forte; di maniera che sotto una temperatura di 30,
-o 35 gradi, o più, del termometro di Reaumur resti assopito, e perda
-poi interamente la sua attività e forza riproduttiva. L'osservazione
-costante, e l'esperienza guidarono questa opinione e la confermarono
-in qualche modo; essa viene eziandio sostenuta da medici dotti e
-sperimentati, e prodotta come un'assioma. Il perchè, tanto nell'Egitto,
-che negli altri paesi caldi dell'Oriente, allorchè regna la peste, la
-si osserva cessare da se, od almeno minorare d'assai circa il solstizio
-di estate; in guisa che que' natii, ed altri abitanti del paese,
-rassicurati dall'esperienza delle precedenti epoche, credendosi già in
-salvo per quell'anno dal dominatore flagello, sogliono nel dì di San
-Giovanni (24 giugno) abbandonar le riserve fin allora usate; sortire
-di casa, baciarsi, abbracciarsi, e rimettersi in libera comunicazione
-fra loro, nell'intima persuasione di non risentire dal contagio più
-offesa, considerato aver desso, come s'è detto, perduta tutta la sua
-attività. Ed in fatti; sia per effetto dell'aumentato calore: sia
-in conseguenza delle rugiade copiosissime che cadono a quel tempo
-durante la notte, o di altre vicissitudini e mutazioni atmosferiche,
-il contagio è allora effettivamente così illanguidito, così assopita
-rimane la di lui facoltà riproduttiva, da credersi cessato affatto e
-spento. Nè è momentaneo il riposo; che già di due o tre mesi suole la
-peste accordare allora una tregua a quelle afflitte popolazioni. Essa
-mai però cessa intieramente a malgrado gli aumentati calori. Qua e
-là sempre qualche caso succede, d'ordinario d'indole mite e benigna.
-Fino a che, terminata la stagion dei calori più grandi, e per lo più
-nel novembre seguente, i germi del contagio riprendon vigore, la lor
-facoltà riproduttiva ridestasi, ed or nello stesso paese, or ne' paesi
-vicini, e fin'allora rimasti illesi, rinnuova con tutta la naturale sua
-sevizie le stragi.
-
-Dietro le quali osservazioni ed esperienze appoggiate dall'autorità
-di medici dotti e riputatissimi; e nella vista eziandio di ridurre più
-sicura e più regolare la disinfettazione delle lettere e delle carte;
-d'impedire che non cangino colore, nè restino alterati o distrutti i
-caratteri, come suol accadere talvolta; e finalmente perchè l'odore
-disgustoso del profumo che riportano e conservano lungamente le carte,
-non vada a recar incomodo ai più delicati fra quelli che devono aprirle
-e maneggiarle, fu Superiormente ordinato quattro anni sono, che tutte
-le carte e le lettere provenienti in grado di riserva contumaciale
-debbano esser purgate col calorico e col fumo di nitro e zolfo. Sono
-stati perciò costruiti appositi fornelli ed apparati fumigatorii, in
-cui dopo essersi prodotta la temperatura di 50 gradi di Reaumur a forza
-di carbone acceso, e ad essa sottoposte per alcuni minuti primi le
-lettere e le carte, vengono poi esposte al solo fumo di nitro e zolfo,
-e così con doppio mezzo spurgate.
-
-Questo nuovo metodo ha in se dottrina, e saggezza. Che se anche il
-calorico portato ai cinquanta gradi non basta ad alterare la natura del
-principio contagioso, sia neutralizzandolo, sia decomponendolo, e vale
-soltanto ad assopirlo, intorpidirlo e renderlo inoperoso per un certo
-tempo; quel più che manca si può sperar di ottenere dai gas solforoso
-e nitroso, che si svolgono dall'abbruciamento dello zolfo e del nitro.
-In ogni caso sarà però innegabile, che il metodo di far soffrire alla
-carta un grado forte di calore prima di esporla ai vapori degli acidi
-minerali, riescirà se non altro a render meno facilmente attaccabili i
-caratteri, ed i colori delle stampe, ed a rendere più sicuro l'effetto
-della successiva emanazione dei gas acidi depuranti.
-
-Per tutte le provenienze semplicemente sospette basterà l'indicato
-metodo, ed anche i soli suffumigi di nitro e zolfo. Pei casi più gravi,
-di provenienze da luoghi di manifesta infezione, sarà più cauto e
-più tranquillizzante adoperare il cloro; avuto riguardo, che il gas
-solforoso non ispurga se non quello che tocca, che per natura sua è di
-una certa densità e di poca espansibilità, che non penetra che assai
-lentamente frammezzo ai corpi che giacciono sovrapposti uno all'altro
-ed uniti, e che non s'insinua entro alle pieghe e nell'interno di
-quelli che sono strettamente involti e piegati: ed in fine anche perchè
-riescirebbe di troppo imbarazzo ogni qual volta occorresse spurgare
-una lettera un viglietto dover portare la temperatura dell'ambiente
-dove stanno disposte le lettere per l'espurgo, ai 50 gradi di calore;
-e perchè, dovendo esser affidata l'operazione ad impiegati di basso
-servizio, non si può esser sempre sicuri di un'esatta e fedele
-esecuzione.
-
-Fra la farraggine di sostanze odorifere che venivano impiegate ne'
-passati tempi pei profumi delle lettere e delle robe, vi si univa non
-di rado la canfora; ed anzi si aveva in essa una particolare fiducia.
-La si usava come mezzo disinfettante non solo, ma eziandio come
-preservativo. Era portata indosso, tenuta in bocca: e questo metodo
-è tuttora in vigore in parecchi luoghi. Si usavano altresì le poma
-d'ambra, le abluzioni coll'acqua di cologna e con essenze odorose.
-Si portavano al collo amuletti di sostanze aromatiche, o d'altre di
-forte odore. Io non riproverò siffatti usi, nè li chiamerò con alcuni,
-miseri avanzi di tentativi fatti nei secoli d'ignoranza e di barbarie;
-giacchè giudico essere le dette sostanze odorose disaffini e nemiche
-dei contagi, e quindi non senza una qualche utilità, specialmente
-la canfora, ed il tabacco; ma ne reputo assai debole ed incerta
-l'efficacia loro in confronto degli acidi minerali. Non però così la
-penso rispetto all'aceto, a cui attribuisco una reale efficacia, che
-che s'abbia detto e scritto in contrario, specialmente allorchè sia
-forte e di buona qualità. Dei buoni effetti dell'aceto n'ebbi io stesso
-occasione di farne fortunata sperienza in una gravissima circostanza
-d'invasion di contagio pestilenziale. Non credo quindi affatto
-infondati, nè molto esagerati gli elogi che sono stati impartiti
-all'aceto dei quattro ladri (_acetum prophylaticum, acetum aromaticum
-antipestilentiale_), all'aceto radicale (acido acetico) come mezzo
-disinfettante e preservativo. È vero, che non si può attribuirgli
-un'assoluta facoltà specifica antipestilenziale; ma dietro i principii
-esposti, ormai si conosce, che gli acidi hanno un'altra maniera di
-agire sopra i principii o germi contagiosi, diversa da quella delle
-sostanze odorose; non si può quindi non risguardare anche l'acido
-acetico come un mezzo atto ad attaccare i contagi, e per cui si può
-giungere più o meno felicemente a snaturarli ed in conseguenza renderli
-innocui.
-
-Si usò molto, e si usa tuttora presso varii Lazzeretti l'aceto per
-lo spurgo delle lettere che vengono da luoghi infetti, o da persone
-infette o gravemente sospette che giacciono in contumacia. Il metodo
-n'è il seguente. Aperta la lettera e spiegata, viene afferrata in
-un angolo con una lunga moletta di ferro, e passata così due o tre
-volte attraverso l'aceto, di cui è ripiena una vasca di marmo situata
-all'ingresso della camera degli espurghi, o vicino al luogo dei
-costituti. Poi asciugata, la si assoggetta ai suffumigi di zolfo e
-nitro. Usando il cloro, l'immersione nell'aceto diventa superflua.
-Per ciò, la vasca piena di aceto forte servirà a spurgare le monete
-che si ricevono dai luoghi infetti o dalle persone soggette a riserve
-contumaciali; gli oggetti d'oro, d'argento, di rame, e d'altro metallo,
-i quali, sebbene non sieno per natura loro suscettibili a ritenere e
-diffondere il principio contagioso, possono però trasfonderlo assai
-facilmente in altrui per lo sudiciume di cui sono talvolta ricoperti.
-Tanto coll'aceto, che coll'acqua del mare, quanto anche con una
-soluzione di cloruro di sodio possono venir spurgati i bicchieri, le
-bottiglie, le chicchere, i piatti, ed ogni sorta di stoviglie di terra,
-vasi od altri utensili di vetro, di porcellana, mobiglie ed arnesi
-di legno, di marmo, d'avorio, di osso, ed altri non suscettibili;
-avendo avvertenza che anche l'acido acetico attacca i colori, e può
-danneggiare alcuni oggetti esercitando su di essi un'azion dissolvente.
-Le pietre preziose, e le perle si purificano con l'acqua salsa.
-
-Nella maggior parte delle pestilenze dei secoli scorsi si usava
-accendere de' grandi fuochi per le strade e nelle piazze pubbliche ad
-oggetto di purificar l'aria. Varii medici ed autori antichi di grido,
-sull'autorità d'Ippocrate hanno detti fuochi raccomandato. Usavasi
-bruciare legni odorosi, ed in ispecieltà, sostanze combustibili
-imbevute di catrame, o ragia nera, che il volgo riteneva e ritiene
-ancora per antipestilenziale. Nè sono molti anni da che io stesso
-ebbi occasione di vedere praticati detti grandi fuochi con barili
-di catrame in alcuni luoghi afflitti dal contagio, come eziandio
-abbruciate centinaja di bozzoli di corde vecchie preparati con catrame
-per purificar l'aria: però senza alcun buon effetto risguardo alla
-cessazione o minorazion del contagio. Ne' tempi di peste, si suole
-adoperare il fuoco col mezzo dei detti bozzoli catramati accesi anche
-per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i
-pavimenti de' luoghi terreni, ec. Vengono per ciò piantati sopra forche
-di ferro assicurate a lunghi bastoni, e con questo mezzo si porta il
-fuoco ovunque piace, facendolo scorrere lungo le vie percorse dagli
-infetti e sospetti, attraverso le porte, sopra i pavimenti che si
-vogliono spurgare. Si usano anche nei Lazzeretti per ispurgare in modo
-più spicciativo i passaggi allorchè deve venire qualcuno a sorvegliare
-in istato libero le operazioni dell'interno, ed altre occasioni. In
-alcuni luoghi si adoperano in vece a tal uopo lunghi fasci di canna
-secca sottile accesi, che danno una fiamma più forte e più estesa, e
-quindi più corrispondente allo scopo.
-
-Rispetto però ai grandi fuochi accesi nelle strade e nelle piazze
-pubbliche per purificar l'aria che si crede contaminata, e distruggere
-i germi contagiosi che in essa si suppongono natanti, io credo che
-detti fuochi possano riescir utili in tempo di contagio per migliorar
-l'aria; non già accesi nelle piazze o nelle vie dinanzi le case, ma sì
-bene nei cammini delle case stesse, qual mezzo idoneo ed attivissimo
-per cambiar l'aria delle stanze con effetto più completo e più pronto
-che col tenere aperte le finestre e le porte; imperciocchè, non potendo
-la combustione mantenersi se non in grazia di una corrente d'aria,
-che dall'interno della stanza si determina verso il combustibile in
-accensione, ne emerge per necessaria conseguenza, che altra egual
-corrente d'aria dal di fuori nella stanza si determini, per rimpiazzar
-quella che per la gola del cammino sen fugge.
-
-
-Resta ancora a far menzione dei vasi così detti disinfettanti
-e preservativi (vasi profumatorii di salute, bottiglie di cloro
-portatili), che servono per la disinfezione degli spedali, delle navi,
-delle carceri, sale di adunanza, ed altri luoghi, aprendole secondo il
-bisogno; e delle boccette di cloro tascabili per uso dei medici, dei
-ministri della religione, degli assistenti, delle persone addette agli
-spedali, e d'altri.
-
-Le bottiglie di cloro estemporaneo, o vasi profumatorii di salute, si
-preparano nel seguente modo.
-
-Si prende una boccia di cristallo ben forte e grosso, della tenuta di
-due libbre d'acqua circa. Si sega il collo alla boccia acciò l'apertura
-sia grande. Si spiana tanto che si possa perfettamente chiudere con
-un pezzo di cristallo piano. La boccia così ridotta si fissa sopra un
-pezzo di asse fra due legni perpendicolari, sopra i quali si ferma un
-regolo di legno, avente in mezzo una vite di legno corrispondente alla
-bocca della boccia, mediante la qual vite si ferma una tavoletta mobile
-di legno nella cui faccia inferiore si fissa col mastice il disco di
-vetro, o cristallo piano che chiude la boccia ed impedisce l'esito del
-gas in essa rinchiuso.
-
-La vite che passa per detta tavoletta, o traversa di legno, serve
-altresì ad innalzare od abbassare il coperchio col mezzo di una nocella
-inserita in una specie di scatola alla quale il coperchio è masticiato.
-
-Per una boccia della descritta grandezza si richiede:
-
-Manganese in pezzetti, once una e mezzo;
-
-Acido nitrico, once cinque;
-
-Acido idroclorico, once quattro.
-
-Dando un'occhiata alle figure N.º V. VI. si rileveranno la forma e le
-dimensioni di questo semplice apparato.
-
-L'azione di un tale apparato disinfettante dura più mesi.
-
-La maniera di servirsi di questo serbatojo di gas disinfettante è, di
-aprirlo quando si giudica utile o necessario, e di chiuderlo subito
-cessato il bisogno; o veramente subito che quelli che sono nella stanza
-cominciano ad esserne incomodati.
-
-Per facile che sia questa preparazione, vi sono nonostante delle
-cautele da osservarsi e delle proporzioni da mantenersi. Le cose non
-acquistano prezzo, nè ottengono effetto che per l'arte di usarle.
-
-I vasi che si vogliono destinare a detto apparato debbono essere di
-cristallo bianco molto grosso, onde non si spezzino per la forza di
-espansione del gas, e della forma di una picciola tina, di quattro in
-cinque pollici di altezza, e di tre in quattro pollici di diametro,
-e della capacità sopraccennata, ovvero di circa 55 pollici cubi di
-capacità.
-
-In vece di far segare il collo alle bottiglie, come fu indicato di
-sopra, si potrà a quest'oggetto valersi dei vasi di forma analoga alla
-descritta che si trovano nelle botteghe. Solo converrà spianarne la
-bocca, arrotandoli con lo smeriglio sopra un piano di pietra o di ferro
-onde ridurli atti a ricevere perfettamente combaciante il coperchio
-formato da un grosso disco di cristallo. Non trovandone alcuno adattato
-si potrebbe far preparare appositamente alle fabbriche.
-
-Il fondo di detto vaso viene masticiato sopra un pezzo di cuojo
-incolato nel mezzo di una tavoletta, la quale così caricata del vaso su
-di essa fissatovi, si fa sdrucciolare orizzontalmente nell'incassatura
-dei due ritti o legni perpendicolari.
-
-Nel vaso così disposto si verseranno successivamente gli acidi ed il
-manganese nelle dosi sopraindicate, poco più poco meno, secondo la
-capacità del vaso, ma sempre nella stessa proporzione, cioè 5 parti
-di acido nitrico puro, della gravità specifica di 1, 40 (circa 39
-dell'areometro di Baume), quattro ed anche cinque di acido idroclorico,
-di 1, 134 di gravità specifica (17 circa dell'areometro di Baume), ed
-una e mezzo o due di ossido di manganese grossolanamente polverizzato,
-o in pezzettini.
-
-Lo sviluppo più abbondante del gas dipende non solamente dalle dosi, ma
-ben più ancora dallo stato di concentrazione degli acidi.
-
-Se l'infezione fosse considerabile, e se la sorgente che la produsse
-fosse di natura assai grave; così pure, se l'ambiente da spurgarsi
-fosse molto vasto, sarebbe più cauto e più efficace distribuire due
-o tre di questi apparati nella lunghezza della nave o della sala
-da spurgarsi, anzi che accrescere in un solo vaso gl'ingredienti
-necessarii alla fumigazione.
-
-Le boccie o vasi che si vogliono destinare a detto apparato non
-debbono eccedere di molto la grandezza indicata di sopra; devono aver
-un'apertura assai larga per dare istantaneamente uscita al volume del
-gas di cui si ha bisogno, tale che possa spargersi da per tutto senza
-recar molto incomodo. Finalmente bisogna che il coperchio del vaso
-chiuda così perfettamente, e sia tenuto così permanentemente fermo,
-che il gas resti imprigionato in modo da non poter fuggire, e non vi
-sia nemmeno alcuna picciola perdita comunque insensibile. In somma, che
-non si spanda se non quando si vuole che esali, che cessi tosto che si
-desidera, e che resti per mesi intieri senza che dia traccia o indizio
-di sua presenza.
-
-Nel caricare detti vasi o boccie disinfettanti, essenzialissima
-avvertenza dovrà esser quella, che nel vaso o nella boccia resti
-sempre un vuoto di due terzi circa della sua capacità. Altrimenti sarà
-impossibile contener chiuso il gas. Facendo forza, il vaso si spezzerà.
-
-Nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri Stabilimenti Sanitarii, dove
-può occorrere da un momento all'altro di spurgar prontamente qualche
-oggetto infetto o sospetto di contagio; disinfettar qualche naviglio,
-o qualche locale chiuso, ed altre cose, sarà assai opportuno ed utile
-aversi in pronto alcuni di detti apparati, per potere spurgare secondo
-il bisogno e con la necessaria facilità e prontezza.
-
-A quest'oggetto si dovranno tener preparate nei detti Stabilimenti, per
-adoperarsi a seconda del bisogno, le boccie portatili disinfettanti,
-propriamente dette, in vece dei vasi fumigatorii sopradescritti.
-
-Dette boccie disinfettanti portatili debbono essere di cristallo forte
-e grosso; della tenuta di once 18, a 24, d'acqua per ciascheduna;
-di bocca larga un pollice, un pollice e mezzo circa, col tappo di
-cristallo smerigliato. Si preparano nella stessa maniera, collo stesso
-metodo che i vasi sopradescritti; gl'ingredienti si accrescono o
-diminuiscono in proporzione della grandezza delle boccie, procurando
-però sempre che due terzi di ciascuna boccia restino vuoti. Per
-impedire che la forza espansiva del gas non sollevi il tappo, convien
-mettervi sopra un pezzo di piombo concavo, e rinchiudere la boccia
-in un astuccio di legno duro (di bosso p. es.) chiuso a vite, il
-coperto del quale terrà obbligato il tappo col mezzo di un sughero
-sovrappostogli, o di un cuojetto fermato nel fondo della boccia o al
-collo della medesima. Nel fondo dell'astuccio verrà incolato un girello
-di sughero o di cuojo per posarvi adagiata la boccetta. (_Vedi fig. N.º
-VII. VIII_).
-
-La sola cosa da temersi in dette boccie disinfettanti, e contro la
-quale l'apparato mette in sicuro, si è che si spezzino, o che il tappo
-non essendo trattenuto che per il proprio peso e per il fregamento
-nel collo, possa essere sollevato dallo sforzo di espansione del gas;
-ma la berretta di piombo e le altre precauzioni indicate serviranno
-a prevenire questi inconvenienti. Del resto, è difficile immaginare
-niente di più semplice, di più facile ad eseguirsi, di più comodo,
-meno dispendioso, e meno soggetto a disgustosi accidenti, di detti
-vasi e boccie disinfettanti, per l'uso cui sono destinati a servire,
-ed in riguardo all'immensa utilità che da essi se ne può ritrarre. La
-loro preparazione d'altronde gode di alcune importanti e comodissime
-proprietà; quella p. es. di conservare lunghissimo tempo la sua
-attività. Si citano esempi di vasi con detto metodo preparati, che
-dopo aver servito per dodici anni, non si potevano sturare senza che si
-provasse nel momento l'impressione del gas acido muriatico ossigenato,
-sebbene nulla fosse stato aggiunto dopo la prima sua preparazione:
-l'altra di potersi far nel momento senza fuoco, senza apparecchio
-distillatorio, in una parola, per semplice miscuglio; per cui viene
-chiamato _acido muriatico ossigenato estemporaneo_, e di potersi usare
-altresì senza timore d'inconvenienti, e senza che sia necessario di
-rinnovare la preparazione se non che dopo un tempo considerabile; e
-ciò anche qualora le occasioni di dar esito al gas fossero state le
-più frequenti. Finalmente se si riflette, che il gas che si mette
-in azione è riconosciuto il più efficace di tutti per attaccare,
-neutralizzare o decomporre i contagi; che con questo metodo la di lui
-azione viene moderata e regolata dalla volontà, e può attivarsi anche
-nei luoghi abitati senza inconveniente, la detta preparazione del cloro
-estemporaneo sarà certamente da risguardarsi per eccellente, comoda,
-utilissima, e preferibile in moltissimi casi.
-
-Le boccette disinfettanti tascabili per uso dei medici, chirurghi,
-ministri di religione, serventi, ed in generale per tutte le persone
-addette agli spedali, o Lazzeretti degli infetti che per qualsivoglia
-altra ragione sono obbligati ad avvicinare i malati di contagio,
-coabitare con essi, ovveramente in luoghi che ad essi o alle robe loro
-hanno servito, dette altrimenti _Boccette disinfettanti di Guyton_ si
-preparano nel seguente modo:
-
-Metti in una boccetta di cristallo col tappo arrotato, della tenuta di
-due oncie circa d'acqua.
-
-Ossido di manganese grossolanamente polverizzato, scrupoli tre;
-
-Acido nitrico, scrupoli nove;
-
-Acido muriatico, scrupoli otto.
-
-Chiudi la boccia, la quale sarà per due terzi vota: condizione
-necessaria per contenere senza pericolo il gas.
-
-Si sviluppa nella boccetta il cloro, che si conserva per lungo tempo, e
-si fa sentire con forza ogni qual volta si apra la boccetta.
-
-Per poter portare addosso la detta boccetta, o trasportarla con
-sicurezza, gioverà rinchiuderla in una custodia o astuccio di legno
-duro, con coperchio fermato a vite.
-
-Pel caso che mancasse l'acido muriatico per la preparazione delle dette
-boccette, si procederà come segue:
-
-Prenderai, ossido di manganese grossolanamente polverizzato, tre
-scrupoli;
-
-Muriato di soda secco (sal comune) scrupoli sette;
-
-Acido nitrico, scrupoli dieci.
-
-Metterai nella boccettina l'ossido di manganese mescolato col sale; poi
-aggiungerai l'acido nitrico, e chiuderai la boccia.
-
-Nell'una o nell'altra maniera che si operi, si otterrà il gas acido
-muriatico ossigenato, che si conserva lungo tempo, e si fa sentire
-efficacemente ogni qual volta si apre la boccetta.
-
-Chi non avesse l'opportunità di provvedere nè l'acido muriatico nè
-l'acido nitrico necessarii per tali preparazioni, potrà servirsi in
-vece della composizione che si adopera per lo spurgo delle stalle
-infette in circostanze di epizoozia, ed è la seguente:
-
-Due oncie di sale comune seccato; un'oncia di manganese nero dei
-vetrai, o manganese di commerico polverizzato; e due oncie di olio
-di vitriolo, o acido solforico versato sopra il miscuglio delle due
-sopraccennate sostanze.
-
-Allorchè si usi questo metodo per la preparazione delle boccette, le
-sostanze si versano entro la boccetta medesima, che in ogni caso dovrà
-restare per due terzi vota; quando si adopra per lo spurgo delle stalle
-infette si mettono in un vaso di porcellana, di maiolica, o di terra
-cotta verniciato; lo si adatta così caricato delle dette sostanze
-sopra una padella di arena, e questa sopra un braciere acceso; e la
-sopraindicata dose vale per una stalla di otto o dieci braccia, della
-larghezza di sei od otto, ed alta in proporzione.
-
-Alcuni si contentano di portare in dosso il cloruro di calce contenuto
-in boccette chiuse. Qui importa osservare, che limitandosi al
-portare in dosso dette boccette disinfettanti, sien l'une o le altre
-ermeticamente chiuse, il solo fiutarle di tanto in tanto, non può
-bastare a render immuni dal contagio. Siffatto uso delle dette boccette
-non può procurare un'atmosfera preservatrice qual si vorrebbe, non può
-valere per ottenere dal cloro i buoni effetti che si contemplano. Dove
-vi sono effluvii o germi contagiosi, il cloro incontrandosi con essi
-può bensì modificarli, comprimerli, distruggerli, o renderli inerti: ma
-allorchè il cloro resta chiuso nella boccetta, allorchè non si permette
-ad esso di svolgersi e di spandersi, non vi potrà esser incontro,
-non potrà aver luogo conflitto, e quindi nessun benefico effetto
-dall'azione e presenza sua. Oltre di che, o vi ha o non vi ha presenza
-di materia contagiosa. Se non vi ha, inefficace ed inutile affatto
-diventa il mezzo; se vi ha, conviene usarlo in tempo ed in quantità
-corrispondente al bisogno, prima che il miasma o germe riproduttore
-abbia avuto il tempo d'insinuarsi nel corpo: altrimenti diventa inutile
-l'antidoto se la sua azione non coincide con quella del veleno, e se la
-quantità di esso non è corrispondente. Le dette boccette disinfettanti
-non hanno già un potere magico. Fino a che si tengono chiuse non
-possono produrre altro effetto che quello di un preservativo morale,
-agire come qualunque altro inutile talismano. Che se come tali si
-vogliano usare, si tengano pure, giacchè anche la fede, ch'è conforto
-per lo spirito, può esser eziandio rimedio per il corpo. Però l'uso
-utile che di esse ragionevolmente si potrà fare sarà di procurare
-col loro mezzo un'atmosfera preservatrice nelle stanze dove esistono
-infetti di contagio, e dove o pei doveri del sangue o dell'ufficio,
-o per altre ragioni siamo costretti di entrare e fermarsi, sia
-per prestare ad essi qualche caritatevole assistenza, confortarli,
-medicarli, o in altra maniera mettersi con essi e con le robe loro a
-contatto.
-
-Parimente utile uso si può fare di dette boccette servendosene
-per irrorare ed imbevere li proprii vestiti sì prima di avvicinare
-l'infermo, sì dopo averlo avvicinato.
-
-Essenzialissima ed utile cautela per le persone obbligate ad avvicinare
-i malati sarà quella di cambiarsi spesso di vestiti, esponendo
-subito le deposte vesti all'azione del cloro, ed avendo cura che
-quelle che si sostituiscono sieno state già dal cloro imbevute prima
-d'indossarle. Qualora non s'abbia il mezzo, o per qualunque altra causa
-non si possa assolutamente ciò fare, si userà almeno la precauzione,
-sortendo dai luoghi infetti o dopo aver avvicinato malati di contagio,
-di assoggettarsi con tutte le vesti ad una generale fumigazione di
-cloro per uno spazio almeno di 5 minuti, onde non portare ad altri
-l'infezione, e spargerla fra le famiglie sane che siamo obbligati di
-visitare, presso le quali rimane libero l'accesso perchè si fidano di
-noi, della nostra onestà e prudenza.
-
-Ai Medici, ai Chirurghi, ai Ministri della religione, e a tutti quelli
-che si dedicano al pietoso ufficio di assistere i malati di peste,
-o d'altro contagio pestilenziale, è da raccomandare soprattutto di
-lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce nella
-proporzione di 1 a 30, 1 a 40, o coll'acqua clorurata. Coi quali
-liquidi potranno pure bagnarsi il volto; ma specialmente le narici e
-le labbra, solo evitando di farne cader entro agli occhi; per lo che
-basterà tener chiuse le palpebre, ed asciugarsi prima di riaprirle.
-
-Per essi, e segnatamente per tutti coloro cui i vincoli del sangue,
-o i doveri del proprio ministero impongono di star dappresso ai
-malati di contagio, trattarli, assisterli, e vivere con essi nello
-stesso ambiente, gli espedienti migliori per conseguir l'intento di
-preservarsi illeso, ossia di procurarsi l'immunità, almeno fino ad un
-certo punto, sono 1.º di formarsi, per quanto è possibile, un'atmosfera
-di cloro che ci circondi, per conseguire il quale intento gioverà
-portare in dosso dei sacchettini di tela di lino pieni di cloruro
-di calce, e tenere detti sacchettini nelle tasche delle vesti, nella
-cravatta, nel cappello, in seno fra gli abiti e la camicia, ed anche
-fra la camicia e la pelle, 2.º lavarsi spesso le mani ed il viso, e
-specialmente le narici e le labbra coll'acqua clorurata, o con una
-soluzione di cloruro di calce o di sodio, 3.º cambiarsi spesso di
-vestiti, sostituendo a quelli che vengono deposti vesti nette e pulite,
-come si è detto; spurgate prima coll'aria libera e pura, coll'acqua, o
-col cloro. E dappoichè l'esperienza ha dimostrato che più difficilmente
-i contagi si attaccano ai corpi levigati e ad essi restano meno
-aderenti, così sarà molto prudenziale pei medici, pei chirurghi, ed
-ogni altro che trattar debba malati di contagio, prima d'introdursi
-nella stanza ed avvicinarsi ai loro letti, di depositare la più
-esteriore delle proprie vesti in luogo apposito sotto l'influenza di
-un'atmosfera bene imbevuta di gas muriatico ossigenato, e d'indossare
-una cappa di tela incerata o di taffettas, deponendola poi al regresso
-per riprendere il proprio soprabito netto già imbevuto di cloro.
-
-Ove il medico creda di aver bisogno di esplorare il basso ventre od
-il polso di qualche malato di peste o d'altro contagio pestilenziale,
-qualora il chirurgo intraprender debba la sezione di cadaveri di
-persone morte da peste, viene raccomandata come cautela da non
-negligersi quella di vestir le mani e le dita con guanti di taffettas
-fino gommato o incerato. Siffatta cautela da non ommettersi nella
-sezione de' cadaveri, riescirà utile, non lo nego; ma non perciò
-saranno da trascurarsi le altre precauzioni sopradescritte. Sarebbe
-desiderabile che i Medici ed i Chirurghi, specialmente quelli adetti ai
-Sanitarii ufficii, fossero da per tutto coraggiosi ed avidi d'istruirsi
-per intraprendere senza apprensione le sezioni dei cadaveri morti da
-peste. Sono già alcuni anni da che bravi e coraggiosi Medici stranieri
-hanno intrapreso con profitto nei paesi dell'Oriente ottomano delle
-ricerche necroscopiche del più alto interesse con un'intrepidezza
-e costanza che molto li onorano. Già in parte a merito loro negli
-Stati ottomani dell'Oriente oggidì si veggono in attività pratiche
-e discipline di Sanità secondo i sistemi Europei; ed ivi il cieco
-fatalismo perdendo ogni giorno terreno resta vinto dai combinati sforzi
-della ragione e della filantropia. Sarebbe desiderabile, replico,
-che per mezzo delle investigazioni cadaveriche potessimo pervenir
-a discoprire più chiaramente le interne lesioni ed alterazioni dei
-varii sistemi, prodotte dall'azione di questo potentissimo veleno;
-ed acquistare per tal mezzo quelle conoscenze che tuttora ci mancano
-sull'etiologia e sulla cura della peste; soggetto questo che altamente
-interessa il bene dell'umanità, ed i riguardi della pubblica prosperità
-e sicurezza.
-
-Esplorare il polso ed il ventre dei malati di peste potrà, non v'ha
-dubbio, esser utile e necessario in alcuni casi; ed il Medico dotto
-e sperimentato saprà desumere anche dallo stato del polso indizio
-per stabilire con maggior sicurezza e fondamento la sua diagnosi.
-Ciò non di meno, considerando la cosa in complesso sotto l'aspetto
-dell'interesse generale dell'umanità, detta pratica pericolosa potrebbe
-esser risguardata come piuttosto dannosa che utile, e quindi da non
-permettersi così liberamente, in ispecieltà allorchè si considera,
-che que' Medici e Chirurghi che esplorano il ventre ed il polso
-per abitudine, sia coi guanti cerati o gommati, sia colla foglia di
-tabacco, come tuttora si usa in alcuni Lazzeretti, anzi che restar
-chiusi e segregati nel Lazzeretto stesso, o nello Spedale ec., appena
-fatta la visita, sortono liberi e franchi, spesso senz'alcun'altra
-cautela, e si recano a loro talento presso famiglie sane, o presso
-individui attaccati da altra malattia, col più evidente pericolo di
-recar altrui l'infezione, e diffondere il contagio nelle Città; ciò
-che può succedere assai facilmente anche senza restare affetti eglino
-stessi. Della qual verità potrà ciascuno essere convinto allorchè
-rifletta; che ad un individuo che tocchi l'infermo, che tocchi le
-coperte o le robe di lui, che stia così vicino al malato da trovarsi
-entro il raggio dell'atmosfera contagiosa, possono assai facilmente
-appiccarsi i germi o la materia del contagio; che questi germi,
-questa materia del contagio rimanendo attaccata alle vesti o ad alcuna
-parte del corpo del detto individuo può esser portata facilmente ad
-altri e sparsa in altri luoghi, presso famiglie sane, dall'individuo
-medesimo, senza ch'egli stesso rimanga offeso, quantunque abbia
-partecipato il primo all'infezione; che detti germi, detta materia
-appiccata alle vesti dell'individuo od a qualche altro oggetto atto
-a ritenerla, può in quelle vesti, in quel corpo restar inoperosa ed
-inerte per più ore, per più giorni, e forse per mesi, se il corpo che
-la contiene non è esposto all'azione dell'aria libera; così che molti
-possono avervi impunemente contatto, fino a che ad un cambiamento
-delle proprie condizioni individuali, o delle circostanze atmosferiche
-telluriche, quelli ch'erano fin allora rimasti illesi, vengono ad un
-tratto aggrediti e vulnerati; che nell'ignoranza in cui siamo dalla
-vera natura del principio contagioso, nell'assoluta impossibilità di
-conoscere il momento in cui il nostro corpo sia o non sia suscettibile
-di essere aggredito dal contagio, e quali sieno precisamente le
-condizioni o circostanze atmosferiche favorevoli al di lui sviluppo,
-allorchè la malattia esiste ed è riconosciuta contagiosa, dobbiamo
-sempre temer quel nemico che c'insegue, che ci è dappresso, e che può
-colpirci quando meno ce l'aspettiamo.
-
-Per le quali cose è d'uopo che le Autorità Sanitarie principalmente
-incaricate della tutela della pubblica salute a siffatte contingenze
-seriamente pensino, le quali trascurate possono esser cagione di
-funestissimi e gravissimi danni.
-
-Mi cade sott'occhio il Regolamento ad uso dell'Intendenza Sanitaria
-della Città di Marsiglia pubblicato nel 1836, dal quale scorgo
-stabilite nel proposito con provvido e saggio consiglio le seguenti
-norme.
-
-«I Medici ed i Chirurghi dell'Intendenza di Sanità di Marsiglia che
-vogliono mantenersi in istato libero, non entrano mai nella stanza
-di un malato in contumacia; essi non lo vedono che ad una conveniente
-distanza. Procurano di riconoscere il di lui stato dalle risposte ch'ei
-dà alle loro interrogazioni, col mezzo degl'indizj che presenta il di
-lui aspetto, dal più o meno grande abbattimento delle forze e dagli
-altri sintomi che in lui riscontrano. Lo fanno spogliare delle vesti,
-esaminano attentamente lo stato del suo corpo, e specialmente le pieghe
-dell'inguinaglie ed il di sotto delle ascelle.
-
-Allorchè questi mezzi non bastano per far loro conoscere quale sia la
-malattia, e per determinare il loro giudizio medico sulla vera natura
-e indole della medesima; così parimente allorquando giudicano che il
-malato abbia bisogno di soccorsi manuali di qualcheduno dell'arte,
-domandano nel loro Rapporto che sia sequestrato presso il malato un
-altro allievo chirurgo, il quale avvicinandolo, per quindi seguire
-il corso della di lui contumacia, deve saper render conto dello stato
-del polso, informare i detti Medici e Chirurghi dei varii sintomi che
-giugne a discoprire, e somministrare al malato i rimedj che vengono da
-essi ordinati.
-
-Detti Medici e Chirurghi non entrano mai nel recinto ov'è alloggiato un
-malato di malattia contagiosa. Essi s'arrestano sempre alla distanza
-di più che sei metri dalla prima porta; di maniera che si trovano
-lontani dodici metri almeno dal malato che visitano, il quale si fa
-vedere, qualora glie lo permetta il suo stato, e parla ad essi senza
-oltrepassare la barriera di ferro, ch'è posta nel recinto medesimo.
-
-Quando l'ammalato non può sortire dalla sua stanza, i Medici si
-regolano secondo il rapporto che ad essi vien fatto dall'allievo
-chirurgo; o in mancanza di questi, da qualunque altra persona
-destinata in quel recinto per assistere il malato; e dietro le ritratte
-informazioni prescrivono i rimedii convenienti allo stato dell'infermo.
-
-Le loro visite ai malati di malattia contagiosa, sono fatte
-regolarmente ogni giorno mattina e sera ad un'ora determinata, affinchè
-possano più facilmente unirsi agl'Intendenti, che debbono assistere
-in turno a dette visite; dopo ciascuna delle quali, li stessi Medici e
-Chirurghi sono tenuti di estendere immediatamente il loro rapporto, e
-consegnarlo all'Intendente di servizio che si trova presente.
-
-Siccome dal primo momento che vien dichiarato dai Medici esistere nel
-Lazzeretto una malattia contagiosa, il Capitano del Lazzeretto, il
-Tenente, e tutti gl'Impiegati dello Stabilimento medesimo sono posti
-in contumacia; così i Medici ed i Chirurghi non possono più entrare
-nella casa del Direttore o Capitano del Lazzeretto, nè in quelle degli
-altri Impiegati assoggettati a quarantena. Il perchè si raccolgono in
-altra sala, in altri locali liberi del Lazzeretto coll'Intendente di
-servizio, prima, e dopo le dette visite».
-
-Siffatta pratica cauta e saggia meriterebbe di essere imitata, od
-almeno gioverebbe che su di essa venisse modificato il sistema vigente
-in alcuni paesi, per cui ai Medici e Chirurghi è permesso di rientrare
-in libera comunicazione nelle Città dopo aver avvicinato nei recinti
-contumaciali di un Lazzeretto sporco malati più o meno gravemente
-sospetti.
-
-Rimane ancora a far menzione della così detta _Botte per le
-fumigazioni_ (_Räicherungs Tonne_), e della maniera di farne gli
-espurghi.
-
-Spesse volte in circostanze di peste accade pur troppo che famiglie
-povere, sia ne' sobborghi, sia nelle Città, o abitanti casolari
-rustici nella campagna, non abbiano che un solo letto comune; o se
-sono composte da molti individui, più d'uno di essi nello stesso
-letticciuolo s'accomodino; che manchino di coperte, non avendo che
-quelle sole d'indispensabile uso; così di vestiti, biancherie e
-d'ogni altra cosa occorrente; di maniera che se qualcuno di essi
-si ammala dal contagio, sia che guarisca da quella malattia, o che
-sopra quello stesso letticciuolo se ne muoja, gli altri individui
-sani della famiglia, pei quali quel medesimo letto serviva, non ne
-possono alla lunga far senza, e vinti dalla stanchezza e dal bisogno
-su di esso ritornano ad adagiarsi, di quelle medesime coperte son
-costretti valersi, mentre han d'uopo di ripararsi dal freddo durante
-la notte, e coi vestiti ed altre robe di casa che han servito
-all'infermo, non tardan molto a mettersi in comunicazione; e così
-il contagio si diffonde e propaga, nuovo fomite alla pestilenza si
-appresta, ed il morbo fa rapidi progressi, prima ancora che le Autorità
-abbiano avuto il tempo di concertarsi sulle misure da prendere per
-combatterlo, o prima che sien posti in pratica i convenuti mezzi per
-arrestarlo. Chiaro quindi apparisce di quanta importanza ed utilità
-sia l'attivazione di un mezzo atto a provvedere senza inconveniente
-a siffatti bisogni; di un mezzo facile e pronto, a portata di tutti,
-che valga a distruggere sollecitamente e possentemente il fomite
-morboso ovunque ne avvenga il di lui sviluppo, che lo attacchi subito
-ed in ogni luogo lo investa, specialmente nelle case e fra la classe
-numerosa del minuto popolo, che negli stessi suoi nidi lo perseguiti,
-lo distrugga prima che abbia il tempo di vieppiù diffondersi e
-moltiplicarsi, e che per tal modo contribuisca efficacemente ad
-arrestarne i progressi. A questo può in qualche modo supplire la così
-detta Botte per le fumigazioni d'espurgo, di cui il Governo Austriaco
-nell'alta sua provvidenza mandò nel 1827 alle Autorità dipendenti
-delle sue varie Provincie la descrizione e il disegno; aggiuntavi
-un'istruzione sulla maniera di farne uso nelle contingenze di peste, e
-che ora credo utile di qui riprodurre. (_V. Fig. N. IX. X. XI. XII._).
-
-La massima di attaccare prontamente i germi del contagio, in qualunque
-luogo ed in qualunque tempo si sviluppano, attaccarli e tentar di
-distruggerli tanto con misure generali che parziali; dar ai mezzi
-disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità; mettere
-il loro uso a portata delle conoscenze del popolo e della di lui
-capacità è, secondo me, una massima di così grande importanza ed
-utilità nelle circostanze di contagio, qualunque ne sia la di lui
-natura, da non poter essere paragonata nè superata da verun'altra.
-Se il fuoco si desta in più luoghi minacciando qua e là d'invadere
-e divampare in incendio, riescirà tanto più facile arrestarlo ed
-estinguerlo, quanto più prontamente in ciascun luogo minacciato o
-colpito si accorrerà all'opera con un numero sufficiente di persone e
-di mezzi adattati allo scopo. Quanto maggiore sarà la massa dei detti
-mezzi, che verranno all'uopo impiegati; quanto più sollecitamente
-saranno posti in attività, tanto più presto e con minori danni si
-perverrà a conseguirne l'intento; e la nascente fiamma verrà ben
-presto ed in ogni luogo felicemente signoreggiata e spenta. Che si
-direbbe di un individuo, anzi che non si direbbe, se potendo estinguere
-prontamente coi soli famigliari suoi mezzi il fuoco che si è appiccato
-alla di lui casa, in vece che prestarsi immediatamente all'opra, se ne
-rimanesse spettatore indolente del disastro, attendendo che l'Autorità
-pubblica incaricata della salvezza di tutti vi provvedesse, mentre
-intanto l'incendio si avvanzi, tutto invada e consumi? Arrivano le
-trombe e i pompieri mandati dal pubblico, ma è troppo tardi. Non è
-più possibile dominare il fuoco. Non si può più salvare la casa. Altro
-partito non resta che cercar di preservare dal disastro le abitazioni
-vicine. L'atterramento e la distruzione di quella casa sono compiuti,
-ed al proprietario che attendeva i soccorsi dal pubblico non rimane
-se non il rammarico di aversi lasciato sfuggire un tempo prezioso,
-l'occasion di salvarla. È vero che non in ogni privata famiglia si
-può sperar di ottenere che gli individui stessi che la compongono a
-tali ufficii convenientemente si prestino in que' momenti terribili,
-mentre in essa non vi sono alle volte che donne e fanciulli imbelli, o
-vecchi impotenti; ma queste eccezioni particolari trattener non debbono
-dall'applicazione della massima generale, da che si dee dal pubblico
-apposite persone incaricare che istruiscano le genti del popolo
-nell'esecuzione di detta pratica, e le dirigano; che tali espurghi
-domiciliari sorveglino, e sieno nel caso di supplire alla mancanza
-d'individui idonei in famiglia a fine di praticarli opportunemente.
-
-A. B. C. D. è la Botte per l'espurgo (_Fig. XIII._) A. B. il fondo
-della medesima, (_Fig. XIV._) che deve esser levabile onde poterlo
-caricare. In esso sono collocati e serrati con una vite di legno sei,
-otto, o più uncini di ferro da potersi mettere e levare a piacere.
-Ai detti uncini si attaccheranno gli oggetti da spurgarsi; p. es.
-in g. un soprabito da uomo; in h. ed i. una coperta da letto, o un
-materasso; in k. l. due cuscini, in m. un pajo calzoni da uomo; e cose
-simili. Riempiuta così la botte degli oggetti destinati all'espurgo,
-proporzionatamente all'ampiezza e capacità della medesima, si attenderà
-ad assicurare entro essa al punto F. F. una graticola di ferro
-segnata G. (_Fig. XV._) al cui margine esterno saranno connesse delle
-catenelle di ferro ad occhio largo q. q. q. q. q. q. destinate per
-esser attaccate agli uncini del fondo A. B., e così tener sospesa al
-punto F. F. la graticola in G. sopraccennata. Detta graticola mentre
-per i suoi vani lascia passare i vapori gasosi necessarii all'espurgo,
-serve ad impedire che la fiamma, che tal volta si desta all'atto
-dell'abbruciamento, si sollevi fino agli oggetti ivi contenuti e
-li abbruci; così pure a prevenire l'inconveniente, che staccandosi
-qualcuno dei detti effetti dall'uncino, non cada direttamente sopra la
-pentola col zolfo acceso e s'incendii, con pericolo di mandar in fiamme
-tutto l'apparato.
-
-S'intende da se, che gli oggetti da spurgarsi non debbono esser appesi
-entro la botte in modo da oltrepassare il punto F. F. dove sta la
-graticola; ma conviene in vece che restino sollevati, e ad una qualche
-distanza dalla medesima.
-
-Gli oggetti stessi in oltre non debbono esser compressi, nè stretti uno
-sull'altro entro la botte; ma in vece posti in maniera che vi resti un
-picciolo spazio libero fra l'uno e l'altro, affinchè il profumo possa
-meglio penetrare dappertutto ed in tutte le parti entro le pieghe degli
-oggetti medesimi, e mettersi con esse a contatto. Che se vi fossero più
-oggetti a spurgare, che capir non potessero entro la botte, nè esser
-collocati regolarmente, liberi uno dall'altro, sarà meglio spurgarli in
-più partite, pochi per volta, anzi che ammassarli e premerli entro di
-essa irregolarmente. È vero che detta operazione esige più lavoro e più
-tempo, ma è richiesta dalla necessità, e dall'interesse che efficace
-riesca l'espurgo.
-
-Allorchè la botte sarà così regolarmente caricata, e gli oggetti in
-essa contenuti difesi dalla graticola, sopra una specie di vasca di
-legno, o fondo di botte più ampio, con sponda atta a contenere tre o
-quattro dita d'acqua, (_Fig. XIII._ C. D.) si collocherà nel mezzo un
-pezzo largo di trave H. I. su cui verrà posta una padella o focaja
-M. piena di zolfo con coperchio alto di grosso filo di ferro bene
-assicurato al manubrio o al corpo della focaja medesima. Dei pezzi di
-carta straccia od altra carta usa verran posti nel fondo di essa, acciò
-lo zolfo arda più facilmente e completamente. Indi presa la botte così
-carica, e sollevata, la si porrà colla sua bocca aperta sopra la vasca
-o fondo C. D. che contiene l'acqua, in modo che la focaja col profumo
-resti precisamente nel mezzo. Per tal modo è levata ogni comunicazione
-coll'aria esterna. Col mezzo di un zaffo che si trova nel fondo A.
-B. (_Fig. XIV._) si procurerà di quando in quando dar sortita al gas
-solforoso, che si va sviluppando, e rinnovare l'aria atmosferica. Detto
-zaffo verrà tenuto aperto per alcuni minuti, indi chiuso.
-
-Per quanto tempo convenga tener esposti gli oggetti da spurgarsi ai
-vapori del gas solforoso, così chiusi, come si è detto, entro la botte,
-non è bene determinato. Ciò deve dipendere; 1.º dalla spessezza e
-grossezza degli oggetti da spurgarsi; 2.º dal grado e qualità della
-contaminazione. Niente di meno, viene indicato che non occorreranno
-mai nè meno di una, nè più di sei ore. Nei casi straordinarii ne' quali
-si credesse necessaria un'azione più potente del mezzo disinfettante,
-verrà ripetuto il suffumigio ogni 2, o 3 ore, rimettendo ogni volta
-entro la focaja una nuova dose di zolfo, p. es. altre quattro o cinque
-oncie. Gli effetti così spurgati si dovranno lasciare per alcune ore
-all'aria libera, anche ad oggetto che perdano almeno in parte quel
-forte odore di zolfo che acquistano, che non lascierebbe d'incomodare
-quelli che sono costretti di farne uso.
-
-Allorchè s'abbiano a spurgar materassi, cuscini od altri grossi oggetti
-di lana, di penna, di crino, gioverà scucire qua e là alcune parti
-del sacco, acciò il profumo possa meglio penetrar nell'interno. Però
-lo stesso Autore dell'istruzione nel primo paragrafo della medesima
-c'insegna, che l'espurgo col liscivo è il mezzo più facile e più sicuro
-per distruggere la materia del contagio; e che per tutti quegli oggetti
-che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, il profumo è
-interamente superfluo[65].
-
-In vece delle fumigazioni collo zolfo, in alcuni casi gravi potranno
-adoprarsi quelle col cloro, premesse le necessarie avvertenze riguardo
-alla maggiore espansibilità di detto gas e la sua qualità di attaccare
-e distruggere i colori.
-
-Sia coll'uno o coll'altro di detti mezzi che si voglia intraprendere
-la disinfezione, si dovranno usare molte cautele ed avvertenze nel
-caricare la botte onde evitare il contatto degli oggetti contaminati;
-sicchè le persone che a tal ufficio si prestano dovranno durante
-l'operazione, e prima e dopo di essa, lavarsi spesso le mani ed il viso
-con una soluzione di cloruro di calce, come fu accennato di sopra.
-Parimente, come si è detto in altro luogo, si dovrà aver presente,
-1.º che l'acido solforoso è tenace, pesante e non ha una certa
-espansibilità: 2.º che non spurga se non quelle parti colle quali è a
-contatto; 3.º che assai lentamente e difficilmente penetra fra i corpi
-che sono strettamente uniti fra loro, e fra quelle pieghe e superficie
-che giacciono sovrapposte e compresse l'una sull'altra.
-
-Finito l'espurgo, la botte dovrà esser mondata e ripulita per le nuove
-operazioni.
-
-Le cose dette intorno le botti pei profumi disinfettanti possono
-esser convenientemente applicate, dietro le nozioni di una pratica
-illuminata, a qualunque altro spazio chiuso, sia entro la casa
-stessa, sia fuori di essa a tenore delle circostanze e del bisogno.
-L'essenziale sta nella sollecita applicazione della massima, nella
-prontezza del provvedimento generale, per cui i germi del contagio
-sieno attaccati subito ovunque ne avvenga il loro sviluppo, e si
-accorra immediatamente coi mezzi più efficaci sui varii punti a
-combatterli in tutti i luoghi, in tutti i lor nascondigli, ove si
-ha ragion di supporre che esistano, per cercar di snidarli, renderli
-inattivi, annichilarli e distruggerli. I felici risultamenti che si
-sono ottenuti l'anno passato in Odessa dai provvedimenti Sanitarii
-nella circostanza della peste che si era colà sviluppata con aspetto
-così minaccievole, sono dovuti forse all'energica e pronta attivazione
-di questa massima, di questo salutare provvedimento, per cui i germi
-del contagio vennero ovunque attaccati, perseguitati, e distrutti,
-senza lasciar loro il tempo di riprodursi e diffondersi; sicchè il
-micidiale elemento morboso combattuto ovunque valorosamente dalla
-saggezza de' provvedimenti Sanitarii dovette cedere il campo, fu
-arrestato felicemente e spento, dopo aver ucciso soltanto circa due
-centinaja di vittime, mentre in altri simili casi di parecchie migliaja
-appena solea contentarsi.
-
-Soggiungerò da ultimo alcuni pochi cenni sull'azion sanatrice e
-disinfettante dell'aria e della luce, distruggendo, o menomando l'azion
-micidiale de' contagi, e la lor facoltà riproduttiva. Una costante e
-generale sperienza ci ha dimostrato, che ove l'ossigeno atmosferico
-può esercitar liberamente tutta la sua azione e tutto il suo
-potere, il contagio vien meno, e perde la sua facoltà di riprodursi.
-Quantunque s'ignori come ciò avvenga, come l'aria pura e continuamente
-rinnovata agisca sui germi del contagio; sia che l'ossigeno per una
-peculiare affinità chimica li attacchi e li neutralizzi; sia che
-agendo di concerto colla luce e cogli altri enti imponderabili sparsi
-nell'atmosfera, li mortifichi e li assopisca, e quindi ridotti in uno
-stato di assopimento e d'inerzia vengano poi più facilmente dalla
-corrente dell'aria atmosferica disorganizzati e dispersi; comunque
-ciò avvenga, è certo, che benefici e depuranti sono sempre gli effetti
-di un'aria libera e pura, specialmente allorchè agisce congiuntamente
-alla luce. L'esperienza di molti secoli ha confermato questa verità, ed
-in mezzo a tante e sì varie bizzarrie della mente de' nostri giorni,
-non vi ha forse alcuno che abbia osato negarla, nè metter in dubbio
-che l'aria libera e pura sia il principal mezzo disinfettante. È a
-questo mezzo principalissimo che noi dobbiamo l'espurgo delle vesti,
-delle mercanzie, e d'ogni altro oggetto o suppellettile infetti di
-peste o d'altro contagio che si opera tuttodì nei varii Lazzeretti
-e Canali di contumacia d'Europa: da questo solo mezzo dipendono gli
-effetti dello sciorinamento e delle quarantine. È questo il mezzo
-che prima d'ogni altro si è usato per la depurazione degli oggetti
-contaminati, e che con generale consentimento si usa ancora in ogni
-caso di riserve contumaciali. Che se non si sa per anche con precisione
-di quanto tempo abbisognino l'aria libera e la luce per ottenere la
-disinfezione degli oggetti contagiati che vengono sottoposti alla loro
-azione; se supponendosi esser dessa assai lenta si ama di procedere
-con molta cautela, e mantenere le riserve contumaciali per un tempo
-forse un po' troppo lungo; da ciò non consegue già che meno certa sia
-l'efficacia disinfettante di detti mezzi: e resterà sempre egualmente
-incontrastabile, che l'aria libera e la luce fanno perdere al contagio
-la sua attitudine d'insinuarsi nell'uomo.
-
-Ove in un villaggio, in una borgata o paese la peste od altro contagio
-abbia di già tutto invaso, e meni strage in modo da non poter più
-sperare di dominarlo nè arrestarlo, e fosse minacciato il totale
-sterminio della detta Città o villaggio, non v'ha a parer mio mezzo
-migliore di quello di far sortire, per quanto ciò fia possibile, fuori
-di quel paese tutti i suoi abitanti, e disporre che in luoghi aperti e
-di libera ventilazione sien collocati. Gli abitanti di Filadelfia che
-di questo mezzo si valsero per limitare la diffusione entro la Città
-della febbre gialla che li minacciava di una generale rovina, ottennero
-non solo lo scopo desiderato, ma un altro grande vantaggio eziandio,
-quello cioè di salvare la maggior parte degl'infermi; mentre di quelli
-che furono asportati all'aria aperta non ne morirono che pochissimi:
-la mortalità fra essi fu undici volte minore di quella che si aveva
-avuto negli Spedali entro la Città. Nel 1815, allorchè la peste
-infieriva nella picciola Città di Macarsca in Dalmazia, avendo veduto
-che a malgrado le maggiori sollecitudini e tutti i provvedimenti usati
-non era possibile arrestare la diffusione e le stragi del terribile
-contagio, e che quella misera popolazione ridotta già nello spazio di
-soli due mesi a meno della metà, in mezzo a patimenti ed angustie da
-non potersi ridire, era minacciata del suo totale esterminio, proposi
-alla Commissione Superiore di Sanità, di cui a quel tempo formava
-parte, l'ardita misura di far sortire dalla Città tutti i superstiti
-abitanti, e trasportarli nella vicina amena pianura di Bascavoda,
-cinque miglia distante da Macarsca, ove l'aria è libera e pura, v'ha il
-mare da un lato e ridenti colline a piè del Biocovo dall'altro; e dove
-il sole stendendo senza impedimenti gli animatori suoi raggi sopra un
-delizioso tappeto verde, ingemmato pel vago riflettersi dei puri suoi
-raggi sopra milioni di piante molli ancor di rugiada, suol concorrere
-a rendere ognor più ricca di ossigene quell'atmosfera beata, dove tutto
-spira vita e vigore, e dove lo stesso moribondo si avviva.
-
-Il Governo della Dalmazia nella zelante sua provvidenza avendo
-favorevolmente accolta la proposizione che dalla Commissione di Sanità
-gli venne innalzata, spedì a Bascavoda, con tutta quella maggiore
-sollecitudine che gli fu possibile, un gran numero di falegnami ed
-altri artefici sotto la direzione dell'abile Ingegnere S.r Pietro
-Pecota, ed autorizzò la Commissione a provvedere ogni altra cosa
-occorrente; ed ivi in pochi dì venne eretto in legname un grande
-Stabilimento, che diviso in separati recinti a guisa di Lazzeretto
-conteneva circa 200 abitazioni, nelle quali col mezzo di barche a
-questo oggetto appositamente destinate vennero trasportati quasi
-tutti i superstiti abitanti di Macarsca. Nella Città non vi restarono
-che cento persone circa della classe de' cittadini ed impiegati,
-appartenenti a famiglie sane, 70 militari, e 55 individui delle
-varie classi i quali avevano già superata la peste, e si trovavano
-interamente ristabiliti. Tutti gli altri vennero trasferiti nella
-pianura di Bascavoda. Appena eseguito detto trasporto, la peste,
-ch'era già in declinazione, cessò quasi intieramente. Fra gli abitanti
-il campo di Bascavoda, nessuno più s'è ammalato, nessuno è morto.
-Il contagio colà non comparve minimamente. Solo qualche caso avvenne
-ancora nella Città. Fu in detto Stabilimento campestre che si vidde
-per la prima volta ricomparire la serenità e la gioja sul volto dei
-Macaresi. Ciascuno com'era giunto colà, credeasi già in salvo dai
-pericolo; e posti in obblio i mali passati, ad altro non pensava che a
-divertirsi, darsi bel tempo, ed immergere nel piacere la memoria delle
-passate vicende. Cessata affatto la peste, venne destinata un'apposita
-Commissione coll'incarico di far eseguire gli espurghi di tutte le
-località infette, ciò che venne anche felicemente fatto.
-
-Allorchè infieriva il colera nell'Ungheria nel 1831, si è osservato
-con grande sorpresa andarne affatto illeso ed immune dal contagio un
-popoloso villaggio di quel Regno posto in mezzo a tanti altri ne'
-quali infieriva e faceva strage quel morbo, a malgrado che quegli
-abitanti fossero tutto giorno in libera ed immediata comunicazione
-colle popolazioni vicine infette. Nelle investigazioni delle cause
-del singolare fenomeno, trovo esser stato dall'unanime opinione delle
-persone più dotte ed illuminate del Regno riconosciuto, doversi
-attribuire la summenzionata sorprendente preservazione ad una
-gran corrente di aria, da cui per speciali circostanze locali quel
-villaggio è particolarmente e costantemente dominato. Fenomeni eguali
-a un di presso si sono pure osservati in Italia al tempo del colera.
-Sono rimasti qua e là, in tutto o in gran parte illesi dal morbo ed
-incontaminati, interi villaggi posti in mezzo al divampante contagio, e
-ciò a malgrado una frequente e libera comunicazione co' luoghi infetti.
-I preservati si osservarono appunto essere quelli che da una corrente
-d'aria libera e pura vengono particolarmente dominati. Sull'efficacia
-dell'aria libera e pura sono pure concludentissime le osservazioni ed
-esperienze fatte dal S.r Piorry nel colera di Parigi, e riportate dal
-S.r D.r Meli nella sua Opera sul Colera stampata a Roma nel 1833 p.
-292.
-
-La libera ventilazione dell'aria pura sarà adunque da risguardarsi,
-come il più valido, il più sicuro e più facile mezzo che la natura
-stessa porge all'uomo per distruggere i germi del contagio sempre
-disposti a sostare e ad annidare fra le sue vestimenta e le domestiche
-masserizie ed altri oggetti suscettibili, ed a moderare altresì
-la gravezza della malattia quando è in corso. Quindi ne' casi di
-peste o di vicina minaccia di questo come di ogni altro contagio
-pestifero, dovrà essere specialissima cura del Governo, o di quelli che
-presiedono alla tutela della pubblica salute istruire le popolazioni
-sull'efficacia salutevole di questo mezzo, ed esortarle fervorosamente
-a valersene.
-
-Terminerò questo articolo raccomandando nelle circostanze di contagio,
-oltre le pronte disinfettazioni, ed i già indicati preservativi;
-oltre l'aria libera e pura; la nettezza e pulizia delle persone,
-delle robe, delle case; una vita metodica e regolare; tenersi in
-guardia ond'evitare qualunque eccesso sì nel mangiare che nel bere e
-nell'uso di venere; moderazione in tutto, anche nei piaceri; schivare
-i sconcerti della traspirazione, i rapidi passaggi dal caldo al
-freddo, la eccessiva fatica del corpo e della mente, e tutto ciò
-che in qualsivoglia modo può debilitare la macchina e predisporla a
-contrarre l'infezione. Importa soprattutto aver grand'attenzione di
-tener sempre bene in assetto e nella normale sua vigorìa lo stomaco,
-con cibi salubri, buoni, graditi, nutritivi, e di facile digestione
-adattati alle forze e all'idiosincrasia dell'individuo, animali misti
-coi vegetabili, con qualche bicchierino di liquore di perfetta qualità
-nel tempo del pranzo, col caffè, col fumo del tabacco allorchè se
-ne sia avvezzo, coll'evitare il digiuno e l'astinenza protratti, col
-non entrare mai a stomaco digiuno in luoghi chiusi dove l'aria abbia
-perduta la sua verginità, e molto meno dove giacciano infermi, o
-persone mal sane ed altre simili avvertenze. Lo stomaco è l'emporio
-del sistema nervoso. Sommi sono i rapporti simpatici fra l'interna e
-l'esterna superficie del corpo, fra la pelle ed il tubo alimentare.
-Alterato o debilitato che sia lo stomaco, tutta la macchina è
-sconcertata; e le funzioni della pelle, che principalmente importa
-di mantenere in istato normale, sono le prime a risentirsene. Le
-impressioni morali hanno eziandio una grande influenza sulle funzioni
-dello stomaco, e sopra tutto il sistema de' nervi. La melanconia, la
-tristezza, lo scoraggiamento, la paura, ed ogni altro triste patema
-d'animo, illanguidiscono e sconcertano le funzioni dello stomaco,
-abbattono la potenza nervosa, ed aumentano per conseguenza la
-predisposizione individuale a contrarre la malattia. Il perchè giova
-molto ne' tempi di peste darsi coraggio ed essere intrepido, senza
-però spingere l'intrepidezza fino all'imprudenza, e fino al segno di
-mettere in non cale i preservativi. È però più facile il consigliare
-che il mantenere in que' terribili momenti, la tranquillità dell'animo
-e l'intrepidezza. La morte con tutti gl'indescrivibili suoi orrori
-vi circonda da tutte le parti; e non appartiene che al saggio, il
-quale con una vita virtuosa si è da molto tempo prima preparato a
-morire, l'attenderla con indifferenza e il vedersela attorno pronta
-a vibrar su di lui il colpo fatale; e allo stupido che manca di
-senno, o è incapace di concepire la gravezza del pericolo. Ciò non
-pertanto convien fare ogni sforzo per procurar di vincere quella
-pusillanimità e quella paura, che sono per se stesse una malattia, e
-che predispongono grandemente a contrarre la peste e qualunque altro
-contagio pestilenziale. Si ommetta affatto d'intervenire ne' luoghi
-ove v'abbia riunion di molte persone, nei siti affollati di gente,
-e dove l'aria è poco rinnovata, od inquinata da fetide o disgustose
-esalazioni. Si eviti di avvicinare i malati senza una reale necessità,
-e se non siamo a ciò obbligati dai doveri dell'ufficio, da quelli del
-sangue, dalla religione, dalla gratitudine o dall'amicizia. Dovendolo
-fare, non si trascurino gl'indicati preservativi, ne se li avvicini con
-meticolosità, o con paura. Si abbia sempre presente che l'aria libera
-e pura è il migliore di tutti i preservativi, il vero mezzo salutare
-e depurante per eccellenza. Si abbia presente alla memoria che ogni
-contagio ha un'atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del
-corpo di ogni ammalato di peste bubonica, di colera, di febbre gialla,
-di vajuolo, o d'altra malattia di contagio, esala incessantemente un
-vapore, una specie di traspirazione che si estende fino ad un certo
-punto; che questo vapore che esala da ogni parte dell'ammalato è ciò
-che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa;
-che i raggi di questa sfera variano, possono essere più o meno lunghi
-secondo le circostanze; che nei luoghi chiusi, ed in generale ove manca
-l'ossigeno, ove non v'ha aria libera e pura, i germi del contagio non
-soffrono modificazione, restano latenti per un tempo indeterminato
-attaccati e nascosti entro a' corpi innanimati suscettibili di
-ritenerli, sempre pronti a svilupparsi e riprodursi tostocchè si
-presentino favorevoli circostanze.
-
-Toccata così di passaggio anche la parte importantissima che risguarda
-i preservativi, la quale non doveva entrare nel presente volume, come
-neppure le altre del diagnostico e delle disinfezioni, e sulle quali,
-cedendo al desiderio di esser utile, mi avvisai dover anticipare a far
-di pubblico diritto alcune mie osservazioni, mi rimetterò ora in via,
-ed il filo riprenderò della Storia.
-
-
-Continuava la peste fra la truppa Russa, ch'era di presidio in Moldavia
-e nella Valacchia. Dietro i suggerimenti del rinomato D.r Oréo, i
-soldati, abbandonate le case de' Cittadini, ov'erano aquartierati, si
-posero a campo aperto fuori dell'abitato. Il quartier generale di quel
-corpo d'armata fu piantato a due verste lontano da Bukarest. Pochi
-giorni dopo accampata la truppa, la peste tra essa minorò d'assai.
-Il corpo maggior dell'armata comandato dallo stesso generale in capo
-Conte di Romanzov mantenevasi sano; e siccome lungo la riva destra
-del Pruth, da quella parte che risguarda la Moldavia e la Valacchia,
-l'infezione era pressochè generale, tanto fra la truppa che fra gli
-abitanti del paese; così quel Comandante diresse la sua marcia verso la
-parte sinistra del detto fiume confinante colla Bessarabia, già quasi
-deserta; ed altre precauzioni prese per impedire ogni comunicazione, sì
-co' paesi infetti, e sì con quei corpi di truppa fra' quali serpeggiava
-il contagio; e le fece osservare con molto rigore. È da notarsi, che
-per tutto il corso della State, fra i varii corpi componenti la detta
-grande armata non si è manifestato alcun accidente di peste, malgrado
-le molte vittorie riportate sopra i Turchi specialmente a Kaul e Larga,
-ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati
-campi nemici[66]. Verso la fine di settembre (1770), durando per molti
-giorni un tempo sciloccale e piovoso, si manifestò la peste fra il
-detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri,
-che dopo aver valorosamente espugnato il castello di Ackerman se ne
-ritornava al campo carico di bottino, seco asportando colle spoglie
-de' vinti anche la peste. Nè andò molto, che il contagio si propagò in
-altri corpi d'armata, malgrado tutte le precauzioni.
-
-La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese
-le sue stragi fino a Chozim, città di confine tra la Moldavia e la
-Polonia, situata alle rive del Niester. Di là propagossi nella Podolia
-e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da
-alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistato molti mobili a
-Yassy e Chozim, ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia. Dalla
-Podolia s'inoltrò nel mese di agosto fino a Kiew o Kiovia, città
-considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di
-quattromille persone; e dove appunto, come pur troppo suol accadere
-nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, nè se ne
-ravvisò il pericolo che troppo tardi; ed allorquando, divenuta poi
-grande ed estesa la mortalità, alla cieca fidanza successe ad un tratto
-il convincimento, e con esso lo spavento generale, il terrore, la
-confusione, ed il più fatale abbandono di tutte le cose.
-
-In tale stato i più ricchi e potenti e parte delli stessi Magistrati
-disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno
-stato di scompiglio e di desolazione da non potersi ridire. Studenti,
-mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende
-permettevano di allontanarsi, seguirono il loro esempio, seco portando
-qua e là il seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente
-in varii castelli e villaggi della piccola Russia. Dopo aver infierito
-colà durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, e tolte di
-vita parecchie migliaja di persone; nel dicembre, al cader delle
-brine invernali mitigò da sè, e nel successivo gennajo poco a poco
-scomparve, non solo a Kiew, ma ancora negli altri luoghi infetti di
-quelle vicinanze. Si accese però di nuovo nella seguente primavera
-sì a Kiovia, e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre
-le stesse tragiche scene; ma spedito opportunemente colà d'ordine
-dell'Imperatrice Catterina II.da il General Maggiore Schipow, ed a
-cura di lui attivate e rigorosamente mantenute ottime discipline e
-provvedimenti sanitarii, la peste venne subito soffocata, e quel nuovo
-sviluppo non ebbe da quella parte ulteriori conseguenze.
-
-Imperversando, come si è detto, il contagio a Kiew, e nelle altre
-località della piccola Russia, nel mese di settembre (1770) si propagò
-a Braensk e Sewsk, città della gran Russia poste quasi in mezzo tra
-Kiew e Mosca, ed in parecchi castelli e villaggi che s'incontrano
-da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770
-manifestossi nella città di Mosca.
-
-
- _Della descrizione della Peste
- di Mosca._
-
- Nel progredire colla stampa di questo primo Volume si è
- riconosciuto, che ove in esso si avesse voluto comprendere, oltre
- la Bibliografia, tutta la parte storica fino al 1838, sarebbe
- risultato il libro di soverchia grossezza, di un formato tozzo, e
- perciò incomodo a maneggiarsi. Si venne quindi nella determinazione
- di comprendervi soltanto la parte storica fino alla peste di Mosca
- degli anni 1770, 71, 72, riportando la descrizione di quella
- memorabile pestilenza, e la rimanente Storia fino al giorno
- d'oggi nel secondo Volume che fra breve terrà dietro a questo.
- Il quale secondo Volume comprenderà in oltre, un Supplemento
- alla Bibliografia, in cui saranno registrate tutte le Opere più
- recenti sulla Peste e sulla pubblica Amministrazione sanitaria,
- e molte altre, delle quali non venne fatto all'Autore di aver
- conoscenza se non che dopo terminata la stampa dei varii fogli di
- bibliografia che costituiscono la prima parte del presente Volume;
- non che un Indice ragionato, il quale agevolerà la conoscenza di
- tutto ciò che di più rimarchevole e di più interessante trovasi
- sparso nella storia delle varie pestilenze descritte in questi
- Volumi. Saranno in oltre riuniti i varii dati sparsi, le analoghe
- osservazioni delle differenti epoche in un solo prospetto e sotto
- lo stesso punto di vista, il che potrà forse servire a stabilire
- alcune verità pratiche e trarre utili conclusioni, le quali non
- mancheranno di avere una certa utilità all'evenienza de' casi, e
- segnatamente al manifestarsi improvviso di qualche grave insorgenza
- morbosa. Confida l'autore che tutto ciò sarà ben accetto e gradito
- dai leggitori.
-
-
-
-
-SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE
-
-
-1. Coperchio che si apre mediante cerniera nella parte posteriore della
-macchina.
-
-2. Gola destinata a ricevere il coperchio che va a combaciare in essa.
-
-3. Corpo della macchina.
-
-4. Cassettina per riporvi le mostre.
-
-5. Tavoletta che scende verticalmente incanalata per la separazione
-interna della cassetta dalla macchina.
-
-6. Tavoletta incanalata orizzontalmente, che si apre per deporre nella
-cassetta le lettere con mostre, ecc.
-
-7. Portello fermato a susta per cui viene introdotto il vaso
-fumigatorio.
-
-8. Valvula.
-
-9. Cerniera che unisce il coperchio alla macchina.
-
-10. Telajo con graticcio di giunco o simili su cui vengono poste le
-carte.
-
-11. Mensolette che servono di appoggio al detto telajo.
-
-12. Listello con sovrapposti uncinetti servienti a ricevere le canne di
-vetro su cui ponere accavallate le lettere, od altri fogli spiegati.
-
-13. Lenti a mezzo delle quali può guardarsi nell'interno della macchina
-senza aprirne il coperchio.
-
-14. Coperchio col quale la valvula può, per maggior sicurezza,
-chiudersi esternamente.
-
-15. Piccolo piano su cui sono fissati i due ritti 16, 16, fermati nella
-traversa superiore 17, col mezzo delle due viti 18, 18.
-
-19. Vaso di vetro masticiato sopra la piccola asse mobile, 20, che si
-mette a canale ne' due ritti.
-
-21. Vite di legno co' suoi pani 22, che passano per la traversa
-superiore 17, e che portano nella loro estremità la traversa mobile 23,
-che abbraccia i due ritti.
-
-24. Disco di vetro, che serve di coperchio, masticiato sopra la faccia
-inferiore della tavoletta mobile 23.
-
-25. Astuccio chiuso in cui è contenuta la boccia disinfettante.
-
-26. Astuccio spaccato per mostrare la posizione della boccia.
-
-27. Boccia disinfettante rinchiusa nel suo astuccio, 26, 26, e fermata
-col coperchio a vite 28.
-
-29. Parte che occupa il miscuglio.
-
-30. Tappo smerigliato della boccia tenuto obbligato dal coperchio
-28, 28, e che lo comprime per mezzo dello sughero o cuojetto 31, 31,
-fermato nel fondo del coperchio potendosi serrare più o meno con la
-vite 32, 32.
-
-33. Fondo dell'astuccio su cui va incollato un girello di sughero o
-cuojo per posarvi adagiata la boccia.
-
-
-Per la spiegazione delle Fig. IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, veggasi
-quanto è detto nel testo alla pagina 769-71.
-
- [Illustrazione: Figure I, II, III, IV.]
-
- [Illustrazione: Figure V, VI, VII, VIII.]
-
- [Illustrazione: Figure IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV.]
-
-
-
-
-INDICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO PRIMO VOLUME.
-
-
- PREFAZIONE pag. 1 _e seg._
-
- PARTE PRIMA.
-
- _Bibliografia_ » 1 _a_ 181
- _Opere sulla peste in Latino_ » 1 _a_ 79
- —— _in Italiano_ » 80 _a_ 99
- —— _in Francese_ » 100 _a_ 118
- —— _in Tedesco_ » 119 _a_ 167
- —— _in Inglese_ » 168 _a_ 178
- —— _in altre lingue_ » 179 _a_ 181
- _Osservazioni ed avvertenze sulle premesse
- Notizie bibliografiche_ » 182 _a_ 202
- _Utilità che si può ritrarre dalle dette
- Notizie bibliografiche_ » 185 _e seg._
- _Storici e Filosofi Greci e Latini che trattarono
- della peste e ne riconobbero la
- contagione_ » 189
- _Più chiare idee sulla peste, e sui mezzi
- di ripararsi da essa, dovute agli autori
- del secolo XV. e particolarmente a
- quelli del secolo XVI._ » 190 _e seg._
- _Ridicole opinioni di alcuni medici del
- secolo XVII. intorno la peste_ » 191 _e seg._
- _I morbi contagiosi confusi coi morbi
- epidemici. — Autori che si occuparono di
- proposito di questa materia gravissima_ » 192
- _Autori che oppugnarono la comunicabilità
- della peste_ » 195 _e seg._
- _Autori pratici, ch'ebbero a trovarsi in
- occasione di peste. — Loro preferibilità_ » 195 _e seg._
- _Uomini celebri, che senza esser medici
- hanno dato al pubblico trattati e descrizioni
- sulla peste di un merito superiore
- a quello di molti medici_ » 198
- _Storici e Cronologisti della peste_ » 199
- _Regolamenti Politico-Sanitarii particolari
- delle varie Città e Governi. — Ragioni
- per le quali si crede non doverne dare
- un giudicio. — Avvertenze generali
- nel proposito_ » 199 _a_ 202
-
- PARTE SECONDA.
-
- _Serie Cronologica di tutte le pestilenze
- memorabili, dai più remoti tempi fino
- al presente_ » 205
-
- PRIMA EPOCA.
-
- _Anni del Mondo secondo l'Era
- la più comune._ » 209
-
- _Descrizione delle pesti di questa prima
- epoca_ » 209 _a_ 221
- _Descrizione della peste di Egina riferita
- da Ovidio_ (Metamorph. VII.) » 211 _e seg._
- _Descrizione della peste di Troja agli
- anni del Mondo 2750 regnando Laomedonte,
- lasciata da Seneca nell Edipo_ » 215 _e seg._
- _Prima peste in Italia, di cui la Storia
- ci abbia conservato memoria nell'anno
- del mondo 2778_ » 219
- _Celebre pestilenza che desolò la Giudea
- agli anni del Mondo 3017 sotto il regno
- di Davidde, di cui parlano le
- Sacre carte_ » 220
-
- SECONDA EPOCA.
-
- _Anni della Fondazione di Roma
- avanti Gesù Cristo._ » 221
-
- _Singolare descrizione di una pestilenza
- che afflisse Roma nell'anno 282 della
- sua fondazione, sotto il Consolato di
- Pinario Macerino, di cui parla Dionigi
- d'Alicarnasso; versione di Francesco
- Venturi_ » 224
- _Celebre peste di Atene degli anni di Roma
- 323; avanti G. C. 431_ » 227
- _Bellissima descrizione che di questa peste
- ci ha lasciato Tucidide_ (de bello
- Peloponnesiaco, lib. II. cap. 48, lib. III.
- cap. 80) » 228 _a_ 238
- _Altra descrizione della stessa peste di
- Atene, di Lucrezio Lib V. v. 1123_ » 238 _a_ 244
- _Descrizione fatta dal poeta Silio Italico,
- che visse nel primo secolo dell'Era
- Cristiana, della fierissima pestilenza
- che agli anni di Roma 541, avanti
- G. C. 213, travagliò l'armata Cartaginese
- nelle Sicilie avanti Siracusa, e
- di cui parla Tito Livio, Decad. III.
- Lib. 5_ » 249 _e seg._
- _Peste terribile che agli anni di Roma
- 628, avanti G. C. 126, desolò la parte
- settentrionale dell'Affrica, nota sotto
- la denominazione di costa della Barbaria,
- e vi fece perire, secondo Orosio,
- ottocentomille persone nella Numidia,
- e duecentomille nelle provincia della
- costa marittima Cartaginese e Uticense_ » 252 _e seg._
- _Peste fra l'esercito di Mitridate in Asia
- agli anni di Roma 680, av. G. C. 74,
- da cui, secondo Appiano Alessandrino_
- (de bello Mithridatico), _perirono più di
- cento ventimille persone_ » 255
- _Fierissima peste della Tessaglia, provincia
- della Macedonia, preceduta da
- terribile epizoozia, agli anni di Roma
- 705, avanti G. C. 49_ » 254
- _Descrizione di questa peste data da Lucano,
- Lib. VI. v. 80 a 105_ » _ivi e seg._
- _Pestilenza insorta fra l'armata Romana
- che formava parte della spedizione contro
- i Parti, attribuita alla fame, di
- cui parla Appiano_ (de Bello Parth.) » 255
-
- TERZA EPOCA.
-
- _Era Cristiana._
-
- SECOLO I.
-
- _Menzione delle pestilenze di questo primo
- Secolo_ » 256 _e seg._
- _Peste sotto Nerone negli anni 65 e 66
- di G. C., 819-20 di Roma, da cui perirono
- nella sola città di Roma oltre
- 30,000 persone_ » _ivi_
- —— _sotto Vespasiano agli anni 72
- dell'E. C. al tempo dell'assedio e distruzione
- di Gerusalemme_ » 257
- —— _micidiale e così fiera a Roma,
- all'anno 80 dell'E. C. regnando Tito,
- che pervenne ad uccidere fino dieci
- mille persone al giorno, secondo Svetonio_ » _ivi_
-
- SECOLO II.
-
- _Pesti del Secolo II_ » 258 _a_ 262
- _Feroce pestilenza che desolò l'Italia, e
- Roma singolarmente sotto l'Impero di
- Marco Aurelio nell'anno 170 dell'E. C.
- Essa durò tre anni, e fu una delle più
- memorabili della Storia_ » 258
- _Descrizione di detta pestilenza. Galeno
- che s'attrovava a quel tempo a Roma
- fu preso da tanto spavento che se ne
- fuggì a Pergamo_ » 259 _e seg._
- _Salona, Nona, e Scardona, città una volta
- considerevoli della Dalmazia, ora semplici
- borgate, nel detto anno 170 di
- Cristo, nel tempo della guerra dei Romani
- contro i Marcomanni, sono rimaste
- quasi distrutte dalla peste_ » 274
- _Altra peste violentissima desolò Roma
- sotto l'Impero di Commodo agli anni
- 188-89 dell'E. C. in cui per certo
- tempo morivano fino due mille persone
- al giorno. Fu questa la prima circostanza
- di peste, in cui i medici consigliarono
- gli odori, e di portar adosso
- sostanze odorose per preservarsi e
- purificare l'aria, ma senza alcun effetto_ » 261
-
- SECOLO III.
-
- _Menzione delle pesti del Secolo III_ » 262 _e seg._
- _Nuova peste in Italia, e Brescia afflitta
- principalmente nell'anno di G. C. 216_ » 262
- _Sotto l'Impero di Gallo e Volusiano, agli
- anni 254-55 dell'E. C., l'Italia fu travagliata
- di nuovo dalla peste, che desolò
- Roma e quasi tutte le provincie
- al Romano Impero soggette. Durò con
- eguale sevizie due anni, e, secondo
- alcuni, serpeggiò qua e là per dieci,
- fino a che nel 263 sotto Galieno la
- peste imperversò più forte, e la fame
- ed i terremoti si combinarono a desolare
- parecchie provincie Romane. Nello
- stesso anno Alessandria di Egitto
- fu pur dalla peste travagliata fino agli
- estremi_ » 262 _e seg._
- _Peste in Oriente sotto Diocleziano nell'A.
- 295 E. C. accompagnata da vasti
- carbonchi, e nella quale il veleno
- pestilenziale soleva scaricarsi negli occhi,
- di maniera che quelli che scampavano
- dalla peste, per lo più restavano
- ciechi_ » 263
-
- SECOLO IV.
-
- _La Storia delle pesti di questo secolo è
- avvolta in densa caligine. Ammiano
- Marcellino fa menzione di una pestilenza
- fra la truppa nella Mesopotamia,
- sotto Amida assediata dai Persi.
- Il P.re Kirchero e Lebenswaldt fanno
- menzione di altre pestilenze negli anni
- 512, 554, 577, dell'E. C., ma se
- vera peste fossero state effettivamente
- le dette malattie, e se ed in quanto
- abbiano esse realmente esistito non è
- ben chiaro, non facendone gli altri
- storici menzione alcuna_ » 263 _e seg._
-
- SECOLO V.
-
- _Menzione delle pesti di questo Sec._ » 264 _e seg._
- _Peste accompagnata da sintomi singolarissimi,
- che si sviluppò nell'Asia minore
- agli anni di G. C. 454 e continuò
- nel 455; si propagò nella Palestina,
- e di là fu trasportata in Europa
- ed attaccò la città di Vienna_ » 264 _e seg._
-
- SECOLO VI.
-
- _Pesti del Secolo VI_ » 265 _a_ 276
- _Descrizione della terribile peste di
- Costantinopoli sotto l'Impero di Giustiniano,
- nell anno 542 dell'E. C. Fu
- questa una delle più memorabili e perniciose
- che ricordi la Storia. Il numero
- de' morti, secondo Evagrio e Procopio,
- giunse a Costantinopoli fino a dieci mila
- al giorno. Si propagò in quasi tutto
- l'Oriente e nell'Occidente; invase l'Italia,
- la Germania, la Francia ed altri
- paesi, e durò 32 anni, secondo gli
- storici, devastando gran parte della
- terra_ » 266 _a_ 271
- _Peste desolatrice nella città di Zara che
- durò tre mesi nell'anno 548 di G. C._ » 274
- _Dall'anno 542 al 590 dell'E. C. la peste
- divenne quasi indigena in Francia
- e in Italia_ » 275 _e seg._
- _Nuova peste in Dalmazia, e segnatamente
- nella città di Zara nell'anno 588 di
- Gesù Cristo_ » 274
- _Negli anni 588-89-90 dell'E. C. peste in
- quasi tutta l'Italia, a Roma particolarmente,
- memoranda per le sue devastazioni
- e singolarità de' suoi sintomi,
- non che per gli usi ed istituzioni
- cui diede motivo; usi ed istituzioni
- che sussistono tuttora. Vittima di essa
- perì il Pontefice Pelagio II. Questa
- stessa invase la Spagna, e la
- Francia, e ridusse deserti intere Città, tra
- le quali Marsiglia_ » 274 _a_ 276
-
- SECOLO VII.
-
- _Menzione delle pestilenze del Secolo settimo_ » 276 _a_ 278
- _In questo Secolo sì Roma che tutta l'Italia
- travagliate più volte da fierissimi
- morbi epidemici preceduti da cruda
- fame, da straordinarie innondazioni,
- da terremoti, da tempeste spaventevoli
- che concorsero ad accrescere la tristezza
- e lo spavento delle popolazioni.
- Alcuni autori annunciano questi morbi
- qual vera peste orientale, altri come
- morbi epidemici di diversa natura, e dietro
- altre memorie sembra che nel maggior
- numero dei casi fosse stata la lepra,
- o elefantiasi contagiosa_ » _ivi_
- _Nel 618 dell'E. C. vi fu vera e fierissima
- peste in Germania, e nel 640 a
- Costantinopoli_ » 277
-
- SECOLO VIII.
-
- _Menzione delle pesti dell'ottavo Sec._ » 278 _a_ 280
- _Peste così desolatrice a Brescia e suoi
- contorni nell'anno 709 dell'E. C., che
- i morti giacevano insepolti sulle strade
- e nelle case; il perchè ogni famiglia
- fu incaricata di seppellire i suoi_ » 278
- _Costantinopoli assediata dai Saraceni,
- fu dalla fame e dalla peste così travagliata
- nell'anno 717 di G. C., che
- vi perirono trecentomila persone_ » _ivi_
- _Memoranda pestilenza, che afflisse Costantinopoli
- e quasi tutto l'Oriente sotto
- Leone Isaurico agli anni di G. C.
- 745-46-47. Travagliò la Grecia, le Sicilie,
- le Calabrie e molte altre Provincie_ » 279
- _Pavia, l'antica Capitale del Regno dei
- Longobardi, afflitta nell'anno 774 di
- G. C. da crudelissima fame, essendo
- stretta d'assedio da Carlo Magno. Alla
- fame ben presto tenne dietro la peste.
- Forse essa altro non fu che una malattia
- tifica prodotta dallo scarso e cattivo
- alimento_ » 279 _e seg._
- _Peste nuovamente a Costantinopoli, sotto
- l'Imperatore Costantino Copronimo che
- ne rimase infetto nel tempo della spedizione
- da lui intrapresa contro i Bulgari,
- e vi morì il giorno 14 settembre
- 775 di G. C._ » 280
-
- SECOLO IX.
-
- _Pesti del Secolo nono_ » 280 _a_ 281
- _Al principio di questo Secolo, e precisamente
- nell'801 la peste desolò l'Italia,
- la Germania e la Francia, preceduta
- da spaventevoli terremoti_ » 280
- _Agli an. 811-12 dell'E. C. terribile pestilenza
- presso che universale. Inferocì
- particolarmente a Costantinopoli, dove
- i morti restavano insepolti per non trovarsi
- più chi li sotterrasse_ » _ivi_
- _Nell'820 la peste fra gli uomini ed un
- morbo pestilenziale fra gli animali fecero
- orrende stragi in tutta la Francia_ » 281
- _In Inghilterra la peste nell'anno di G. C.
- 865 fu preceduta da un'immensa quantità
- di locuste, che hanno distrutto le
- biade e cagionato la fame_ » _ivi_
- _Agli anni 889 e 90 l'Italia provò ad un
- tempo tutte le sventure della guerra e
- della peste_ » _ivi_
-
- SECOLO X.
-
- _Pesti del Secolo decimo_ » 282 _a_ 284
- _Negli anni 910-11 e 12 dell'E. C. fiera
- peste a Costantinopoli. Si riprodusse nel
- 920 con tanta forza che uccise, secondo
- il Lebenswald, da 500 mila
- persone_ » 282
- _In questo Secolo la peste si appiccò due
- volte a Venezia, cioè nel 938 e 989,
- e vi operò orrende stragi_ » 282 _a_ 283
- _Milano nell'anno 964 fu travagliata dalla
- peste così fieramente, che secondo Bernardino
- Corio, era ridotta a pochissimi
- abitanti, ancorchè fosse una delle
- città più popolate e fiorenti_ » 282
- _Introdotta la carestia in Italia nel 983,
- a questa succedette la peste nel 984
- che imperversò fierissima nei successivi
- anni 985 e 86. In detti tre anni, le
- calamità della fame, della peste e della
- guerra si combinarono unite a spopolare
- questo importante paese_ » 283
- _Agli stessi anni la medesima pestilenza
- travagliò la Germania, preceduta da
- estremo freddo, per cui gelarono i fiumi
- e con essi i pesci_ » _ivi_
- _Nel 990 peste a Cattaro in Albania,
- nella quale colla famiglia Leghletta perì
- Bastardo Re di Servia_ » 284
-
- SECOLO XI.
-
- _Pesti del Secolo undecimo_ » 284 _a_ 287
- _Venezia nell'anno 1006 afflitta dalla
- peste, che le recò gravi danni; e nell'anno
- susseguente parecchie altre città
- d'Italia, fra le quali Bologna e Modena,
- ove fu grande il numero dei
- morti_ » 284
- _Nuova peste a Venezia nel 1012; e nel
- 1013 in varie altre città d'Italia, e
- così micidiale, che quelli che n'erano
- colpiti morivano quasi improvvisamente.
- Un fuoco interno divorava loro
- le viscere, ed una diarrea straordinaria
- li traeva in brevi istanti al sepolcro_ » 285
- _La peste nel 1016-17 fu quasi generale
- in Europa, ma desolò specialmente
- l'Italia, dove, volendo dar fede al
- Platina, il numero de' morti superò i
- superstiti. — La peste ridotta da alcuni
- anni quasi permanente in Italia,
- vi si riaccese nel 1022 con istraordinario
- furore, e contemporaneamente in Costantinopoli
- e in diversi altri paesi di
- Europa_ » _ivi_
- _Peste pressochè generale in Europa nell'anno
- 1065 accompagnata dalla fame_ » 286
- —— _nel 1085 in Ungheria e nella Dalmazia;
- la città di Zara ne fu presa,
- ma il morbo in Dalmazia non si estese
- gran fatto, mentre in Ungheria fece
- molto danno_ » _ivi_
- _Peste negli anni 1093-94 in Francia, in
- varie parti d'Italia, e della Germania.
- In Italia e nella Germania epizoozie
- sterminatrici; in Inghilterra inondazioni
- strabocchevoli accrescevano la miseria
- e la desolazione di quelle popolazioni. — Nel
- 1098 il morbo pestilenziale
- si riprodusse in Germania, ed
- ivi scaricò tutto il suo furore facendovi
- orribili strazii. Vi ebbe pure di nuovo
- l'epizoozia. A vizio dell'aria, secondo
- l'opinione di que' tempi, si attribuì la
- grande mortalità dell'una e dell'altra
- specie_ » 287
- _Nello stesso anno 1098 l'esercito Cristiano
- delle Crociate trovandosi stretto di
- assedio in Antiochia, venne quasi distrutto
- dalla fame e dalla peste_ » _ivi_
-
- SECOLO XII.
-
- _Pesti del Secolo duodecimo_ » 287 _a_ 289
- _Peste in Inghilterra nel 1103, preceduta
- da morbo pestilenziale fra gli animali_ » 287
- —— _devastatrice in Italia, nel 1119, preceduta
- e susseguitata da freddo eccessivo,
- da calori intollerabili, da terremoti
- spaventevoli_ » 287 _e seg._
- _Agli anni 1125-26-27 la Germania fu
- in particolare travagliata dalla peste,
- propagatasi quasi generalmente in tutta
- Europa, cagionando immensi strazii fra
- le differenti nazioni, afflitte contemporaneamente
- da fame e da guerra in
- cui gran parte delle potenze di Europa
- trovavasi avvolta_ » 288
- _Nel 1135 la peste si sviluppò nell'Insubria,
- ossia in quella parte del Milanese
- conosciuta sotto questo nome, e
- vi recò molti danni_ » _ivi_
- _Peste fra l'esercito di Federico Barbarossa,
- allorchè nel 1167 portava le sue
- armi contro Roma_ » 289
- —— _fra la truppa dell'Imperatore Enrico
- VI allorchè assediava la Città di
- Napoli nel 1193_ » _ivi_
-
- SECOLO XIII.
-
- _Pesti del Secolo decimoterzo_ » 289 _a_ 293
- _Peste fierissima in Siria, appiccatasi
- all'esercito di Balduino nell'anno 1202_ » 289
- —— _egualmente fiera, che desolò nello
- stesso anno la città di Zara, assalita
- e presa in quel tempo dai Veneziani_ » 289 _e seg._
- _Peste nel 1218 fra l'esercito delle Crociate,
- che assediava Damiata in Egitto_ » 290
- _Nell'anno 1225, la peste si sviluppò nella
- città di Bologna, si riaccese nel 1227,
- e spense la maggior parte degli abitanti
- di quella illustre città_ » 290 _a_ 291
- _Desolò Roma negli anni 1231-32-33. Il
- Tevere, avendo per grande spazio allagata
- la campagna, accrebbe le miserie
- e le devastazioni del contagio.
- Fu tale la violenza del morbo, che fra
- dieci infetti appena uno se ne salvava_ » 291
- _In Grecia, in Italia, in Francia v'ebbe
- negli anni 1242-43, peste micidiale ed
- atroce. Invase l'esercito di S. Luigi
- Re di Francia, mentre inseguiva l'armata
- di Enrico III_ » 292
- _Si apprese di nuovo alle falangi di quel
- Principe nel tempo della sua spedizione
- contro l'Affrica, e particolarmente alla
- truppa che assediava Tunisi. Vi fu
- colpito lo stesso S. Luigi che morì il
- 25 agosto 1270_ » 292 _a_ 293
- _Nell'anno 1288 la peste riprese novelle
- forze, desolò e distrusse gran parte
- d'Italia sotto il Pontificato di Nicolò
- IV. Il Pontefice si chiuse nel suo
- palazzo durante la pestilenza, nè ommise
- perciò le cure ch'ei doveva al
- governo de' suoi popoli. Si nota, che
- servendo alle opinioni di que' tempi,
- faceva accendere continuamente grandi
- fuochi ne' cortili del suo palagio e
- ne' suoi appartamenti_ » 293
-
- SECOLO XIV.
-
- _Pesti del Secolo decimo quarto_ » 293 _a_ 327
- _Peste del 1301 divenuta famosa stante il
- pietoso affetto e lo zelo con cui S. Rocco
- servì i malati di Piacenza in Lombardia_ » 295 _e seg._
- _Fierissima pestilenza agli anni 1316-17
- che invase l'Italia, imperversò in Lombardia,
- e specialmente in Brescia. Nè
- si limitò all'Italia, ma travagliò fieramente
- anche le provincie settentrionali
- di Europa, la Germania, l'Olanda, le
- Fiandre, il Belgio, la Polonia, ed altre.
- Riferisce il Bugati essere morti
- circa un terzo degli abitanti de' paesi
- che ne furono infetti_ » 294 _e seg._
- _L'anno 1335 è celebre negli annali del
- Mondo per la quantità incredibile di
- cavallette che coprirono la terra e devastarono
- i seminati. Alla putrefazione,
- per la gran copia di quegli animali,
- aggiuntivi li strazii della fame, v'ebbe
- pur assai onde predisporre gli uomini
- alla peste; da cui in quest'anno venne
- afflitta gran parte di Europa_ » 295
- _Nel 1340 la peste involò alla Toscana
- il sesto circa della sua popolazione,
- secondo il Rondinelli ed il Corio_ » 295
- _In questo stesso anno vi fu la peste a
- Sebenico in Dalmazia_ » 296
- _Regnò la peste in Francia nel 1342. Si
- accusarono allora gli Ebrei di aver
- avvelenati i pozzi. Ciò bastò perchè il
- popolo si scagliasse con furore contro
- di loro_ » _ivi_
- _Nel 1343 Venezia fu di nuovo afflitta
- dalla peste_ » _ivi_
- _La celebre Peste nera, la più terribile
- che sia stata mai ricordata. Tale sciagura
- non fu mai nè più generale nè più
- atroce. Descrizione di questa peste che
- cominciò nel 1345, imperversò in Italia
- particolarmente nel 1348, e terminò
- solo nel 1363, dopo aver distrutto,
- giusta il computo degli storici più accreditati,
- tre quinti di abitatori di tutta l'Europa_ » 296 _e seg._
- _Fra le molte città d'Italia invase dal
- morbo nell'anno 1348 fieramente ne fu
- presa Firenze, e Giovanni Boccaccio
- con molta eloquenza ne fece la Descrizione_
- (Decamerone Giornata I.ma) » 298 _a_ 313
- _A questa stessa età funestissima, cioè nel
- 1348, la peste si è manifestata anche
- a Spalatro in Dalmazia, e vi fece
- progressi così rapidi e terribili, che
- distrusse quasi tutti gli abitanti di
- quella città e lo stesso zelantissimo
- Arcivescovo Cucari_ » 313
- _Descrizione latina di questa peste fatta
- a quel tempo da un individuo della famiglia
- a Cuteis di Spalatro, che ritiene
- forme solenni ed energiche di verità_ » 314 _a_ 317
- _A questi stessi anni 1348 e 49 peste a
- Zara, dove regnava contemporaneamente
- ferocissima epizoozia, e nella città di
- Ragusi_ » 316 _e_ 17
- _Cenni sulla durata, e sulla mortalità
- prodotta da questa memoranda pestilenza
- nelle varie città d'Italia, di
- Francia, ec. nel corso degli anni
- 1346-47-48_ » 317 _e_ 318
- _Modo di sua propagazione, sintomi che
- l'accompagnavano_ » 318 _a_ 320
- _Cause che furono attribuite a questa
- peste_e » 321
- _Bizzarra opinione del Collegio di Medicina
- di Parigi di quel tempo, per ispiegare
- il fenomeno di sì terribile e general
- pestilenza_ » 321
- _Dominato tutto questo secolo da fierissima
- peste, ne andò presa ora una parte
- ed or l'altra del mondo abitato. Le
- città di Venezia e di Genova furono
- spopolate per essa nel 1377. Venezia
- fu invasa di nuovo nel 1381; il contagio
- continuò nel 1382 e vi recò gravissimi
- danni. Fra gli altri morì il Doge
- Michiele Morosini. Nello stesso anno
- divampò con grande rovina nella città
- di Bologna, e ne' paesi circostanti; devastò
- la Boemia, e la città di Praga
- particolarmente. Nel 1383 penetrò di
- nuovo a Firenze. Nel 1390 dominò in
- Francia, e si riaccese di nuovo in Italia,
- e segnatamente nella Romagna. Dalla
- Romagna il contagio fu portato di nuovo
- a Venezia nel 1391 dai bastimenti. Da
- Venezia a Verona e a Brescia; ed allo
- stesso tempo travagliò varie provincie
- della Germania. Nel 1399 e 1400 si
- sviluppò di nuovo nella Lombardia; a
- Firenze, a Siena, a Roma, ed in parecchie
- altre delle principali città e
- paesi di Italia. Roma fece immensa perdita
- di persone, tra le quali moltissimi
- pellegrini ed altri forestieri ivi accorsi
- pel Giubbileo_ » 322 e seg.
- _Nel 1400 la peste invase la città di Ragusi;
- fu fierissima e durò due anni_ » 325
-
- SECOLO XV.
-
- _Pesti del Secolo decimoquinto_ » 326 a 345
-
- _Peste in Spagna nel 1415 che desolò quel
- Regno per varii anni consecutivi_ » 326
- —— _a Ragusi nel 1416. In due mesi, o
- poco più, il contagio uccise 3800 circa
- di quegli abitanti_ » _ivi_
- _Nel 1420 Ragusi fu di nuovo invasa dal
- contagio, ma Giacomo Gondoaldo Ferrarese,
- allora medico in condotta a Ragusi,
- avendo suggerito il preservativo
- e la precauzione di separare gl'infetti
- dai sani, si ottenne, che la peste recasse
- pochissimi danni_ » 327
- _Lo stesso avvenne nel 1430; in cui introdotta
- la peste in Ragusi da Trebigne,
- paese Turco confinante, a merito
- dei saggi suggerimenti del suaccennato
- medico Gondoaldo, pochissime furono
- le vittime del contagio_ » 329 e seg.
- _Articolo latino sopra Giacomo Gondoaldo
- nella serie degli uomini illustri_ » _ivi_
- _Curzola in Dalmazia colta nel 1428 da
- peste così terribile e micidiale, che distrusse
- interamente quella popolazione
- composta di oltre 7000 persone. La
- città andò deserta, nè mai più si
- ripopolò, contando ora appena 1000
- persone_ » 328
- _La Lusitania propriamente detta, cioè
- il Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia
- Castiglia, furono nel 1436 miseramente
- devastate dalla peste, che vi
- durò più anni. Il Re Edoardo, che si
- era ritirato nel Monastero di Thomast,
- prese il contagio da una lettera da
- esso incautamente aperta, la quale se
- gli fece pervenire coll'espresso divisamento
- di appiccargli la peste, e vi
- morì da quella il dì 9 settembre 1458_ » 331
- _Nuova peste a Ragusi nel 1437 così micidiale
- e violenta, che in soli tre mesi
- spogliò quasi intieramente di abitatori
- quella città. La maggior parte però
- de' patrizii e considerevole numero di
- altre persone, si sono salvate, essendosi
- sottratte colla fuga a tale calamità, ritirati
- i nobili a Gravosa, e gli altri in
- altri luoghi al primo scoppiare del
- morbo_ » 331
- _Nel 1438 la peste estinse ancora gran
- numero di abitanti a Venezia sotto il
- Dogado di Francesco Foscari. Il contagio
- penetrò in questo stesso anno in
- parecchi altri paesi d'Italia; si propagò
- in Francia, in Germania, in
- Inghilterra. Tanto in Italia, che in varie
- parti dei sopraccennati Regni, continuò
- negli anni 1439 e 40. La peste di Brescia
- nel 1439 aveva per sintomo particolare
- un profondo letargo. I malati
- dopo un apparente sonno di due o tre
- giorni si destavano, ricadendo poi tra
- poco in agonia. Nel 1440 fece orrendo
- strazio a Basilea, dove a quel tempo
- tenevasi il famoso Concilio. Parecchi di
- que' prelati ed altri padri insigni della
- chiesa vi perirono. Enea Silvio Piccolomini
- poi Pontefice sotto il nome di Pio II
- fu pure attaccato e vi guarì. Egli descrisse
- quel contagio in un singolare
- suo libro_ » 332 a 334
- _Negli anni 1448-49-50 quasi tutta l'Italia
- e in particolare il Milanese, fu
- soggetta a pestilenza, che si mantenne
- fierissima. Nello stesso tempo in
- Dalmazia, in Germania, in Francia,
- in Spagna il contagio imperversò ferocemente.
- Si pretende che nel 1450 esso
- uccidesse quarantamila persone nella
- sola città di Parigi in due mesi. Era
- accompagnato da sintomi terribili. Lo
- spavento invadeva tutti gli animi, anche
- i più coraggiosi e fermi, di maniera
- che non permetteva loro di
- vedere altri oggetti che una morte
- inevitabile_ » 334 e seg.
- _Peste a Erfurt nella Sassonia nel 1453_ » 335
- —— _in Dalmazia negli anni 1455 e 56_ » 336
- _Pestilenza di un indole singolare che si
- è sviluppata in Germania nel 1460, la
- quale uccideva irremissibilmente gli uomini
- robusti, meno le donne, e molto
- meno i fanciulli_ » 336
- _La peste ricominciò a Ragusi nel 1464;
- continuò nei successivi due anni 65-66.
- Nel maggio 1466 il Senato di Ragusi
- decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino
- alla città, che accogliesse le merci
- sospette provenienti dalla vicina Turchia,
- ed è quello che sussiste tuttora_ » 337
- _Calori straordinarii ed eccessivi, lunghe
- siccità, tempeste desolatrici, ed immensa
- quantità di insetti devastatori cagionarono
- la perdita dei ricolti nell'anno
- 1473, cui è succeduta crudelissima
- fame. Alla fame venne dietro
- la peste, che desolò in detto anno l'Italia.
- O non bene estinta o riprodotta
- infierì di nuovo nell'anno 1475. Si ampliò
- nel 1476; anno considerevole pel
- continuo piovere dirottamente, per tempeste
- spaventevoli ed inondazioni, bersagliò
- fieramente la città di Roma e
- fece stragi a Marsiglia. Fu in diminuzione
- nel 1477. Prese nuova forza nel
- 1478 e nel 79; e la maggior parte dei
- paesi d'Italia fu vessata crudelmente.
- Firenze in ispecieltà, dove si contavano
- più di 500 morti al giorno, Venezia
- pur ne fu presa, e nel corso di detta
- pestilenza perdette da circa 50,000 abitanti,
- Brescia 20,000, e così altri
- luoghi_ » 337 a 339
- _Nel 1480 la peste fu portata a Ragusi
- dalla Sicilia col mezzo di alcune balle
- di cotone infetto, e vi durò tre anni_ » 339
- _Negli anni 1482-83 vi ebbe pur peste
- in Francia. I sintomi più comuni di
- questa peste erano la frenesia e l'avidità
- di acqua; di maniera che i malati
- si precipitavano dai tetti, e si gittavano
- nei fiumi e nei pozzi per l'avidità
- del bere. Alli stessi anni la peste
- travagliò anche la Germania e Norimberga
- in particolare_ » 340
- _Guerra e peste terribili afflissero di nuovo
- l'Italia agli anni 1485-86. Venezia
- e Milano in ispecieltà. A Venezia la
- peste cominciò nella state, infuriò nell'autunno,
- continuò tutto l'inverno, e
- non cessò che nella seguente primavera.
- A Milano involò in detti anni
- 85 86 cento trentasette mila persone,
- secondo Bernardino Corio. Forse questo
- numero è esagerato_ » 340 _e seg._
- _Nel 1486 l'Inghilterra fu terribilmente
- afflitta da quella specie di peste, o
- morbo epidemico, conosciuto sotto il
- nome di Sudor Anglico, dal quale fra
- cento malati uno appena salvavasi.
- Dall'Inghilterra passò nel Belgio, nella
- Francia, nella Germania, dove invase
- principalmente le provincie del Reno.
- Il principio di questo morbo singolare
- rimonta al 1483, e dopo il 1551 non
- si è più osservato_ » 341
- _Nel 1495 vi ebbe peste nell'Austria
- inferiore_ » _ivi_
- _Portatosi Bajazet gran Signore de' Turchi
- nel levante nel 1500, ed accintosi
- all'espugnazione di Modone, Corone,
- Navarino e Corinto, dove allora
- regnava la peste, i Greci per salvarsi
- dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono
- la loro patria, e si sparsero
- per l'Italia, per la Sicilia, a Ragusi,
- a Zara e in varii paesi della Dalmazia.
- Questi fuggitivi apportarono in detti
- luoghi la peste_ » 342
- _Nello stesso anno 1500 l'Inghilterra
- travagliata nuovamente dal Sudor Anglico
- vi perdette da circa 30,000 persone_ » 343
-
- SECOLO XVI.
-
- _Pesti del decimo sesto Secolo_ » 343 a 372
-
- _Peste ad Aix ed in altri luoghi della
- Provenza in Francia nel 1502, e
- contemporaneamente nella Puglia. — Da
- Barletta fu portata nel 1503 nell'isola
- di Calamata appartenente alla Repubblica
- di Ragusi. Da Alessandria d'Egitto
- fu portata a Giuppana nel territorio
- della stessa Repubblica, ma
- per le buone guardie, dice lo storico,
- non prese nella città_ » 343 _e seg._
- _Negli anni 1504-5-6. La peste fece stragi
- a Marsiglia e suo territorio. Essa è
- succeduta ad ardentissimi calori e ad
- un'estrema penuria di biade_ » 344
- _Fierissima peste sterminatrice regnava in
- Bossina, Erzegovina, ed Albania Turca
- negli anni 1506-7. Agli stessi anni continuava,
- o s'era riprodotta in Puglia.
- I Ragusei in mezzo a tanto incendio
- avendo cautamente provveduto alla loro
- difesa, si preservarono. I Magistrati
- che presiedevano al Governo di Cattaro,
- meno cauti o meno fortunati, videro
- quel paese in preda alla peste che recò
- grande mortalità. In cinque giorni
- morirono più di 400 persone nella
- città. Si sparse ben tosto ne' villaggi
- circonvicini_ » 345
- _Peste terribile e devastatrice nella Carniola
- all'anno 1509 preceduta da spaventevole
- terremoto_ » _ivi_
- _Nel 1510 infierì la peste in Francia, e
- particolarmente a Parigi, togliendo di
- vita le persone in brevissimo corso di
- malattia, o improvvisamente a guisa di
- fulmine. I sintomi che per l'ordinario
- l'accompagnavano erano veementissimo
- dolor di testa con vertigine, e vasti
- carbonchi sotto l'orecchia. Le sottrazioni
- sanguigne e i purganti riescivano
- costantemente dannosi; i così detti
- cordiali utilissimi_ » 346
- _Ripullulata la peste in Italia nell'anno
- 1522, si propagò rapidamente in parecchie
- città e paesi di quel Regno,
- e durò più anni. Incrudelì specialmente
- a Roma, dove erano state trascurate
- le necessarie precauzioni per arrestarla,
- o praticate troppo tardi, e ciò
- perchè il Pontefice Adriano VI. allora
- regnante, il quale non era d'Italia,
- aveva la falsa opinione, che tutte le
- precauzioni di Sanità ed i Lazzeretti
- altro non fossero che superstizioni e
- riscaldi delle menti Italiane_ » 347
- _Si riprodusse a Roma nel 1527, continuò
- nel 1528, e vi fece gravissimo
- danno fra gli abitanti non solo, ma
- anche fra le truppe Tedesche e Spagnuole
- venute in Roma col Marchese
- del Guasto_ » 353
- _Nel medesimo anno 1524 presa dai Milanesi
- Biagrassa, dov'era incominciata
- la peste, fu colle cose saccheggiate
- portata a Milano. Ivi si ampliò e tolse
- di vita 50 mila persone_ » 347
- _Continuò ad imperversare nel 1525 nei
- paesi situati lungo le sponde del Ticino
- e del Pò. La mortalità fu immensa.
- Si narra che sia perito un terzo di
- quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione
- alla quantità di cadaveri insepolti,
- che rigettati dalle acque sulle sponde
- degli stessi fiumi ov'erano stati immersi,
- ivi continuarono il loro corrompimento_ » 348
- _Nello stesso anno 1524 la peste si spiegò
- di nuovo in Germania, e travagliò in
- ispecial modo Vienna, Norimberga ed
- Augusta_ » 347 _e seg._
- _Regnando nel 1526 la peste in Ancona,
- i funesti semi furono di là portati in
- Ragusi col mezzo di alcune mercanzie;
- e il contagio fece questa volta sì
- orrendo strazio di quella città e suo
- contado, che nello spazio di venti mesi
- morirono da circa ventimila persone,
- delle quali ottomila nella città,
- tal che, rimasta deserta, furono chiamate
- le genti del contado a riabitarla_ » 348 e 349
- _Nel 1526 fu pure a Spalatro la peste_ » _ivi_
- _Nel 1527 spopolò la Puglia_ » 353
- _Dall'anno 1522 a tutto il 1527, la peste
- afflisse la Toscana e specialmente
- Firenze, e di essa vi perirono più di
- duecentomila persone_ » 349 _e seg._
- _Descrizione della peste di Firenze dell'anno
- 1527 di Nicolò Machiavelli_ » 350 a 355
- _Nel 1528 la città di Napoli, assediata
- dai Francesi comandati da Lutrech,
- soffrì gravissima pestilenza che si comunicò
- poi anche agli assedianti e
- prese lo stesso Lutrech che guarì,
- mentre Valdemonte, altro capitano,
- morì, e l'esercito andò per la contagione
- pressochè distrutto. Continuò il
- contagio a Napoli nel 1529, ed in detti
- due anni andarono estinte da circa
- sessantamila persone_ » 354
- _Ai detti anni 1527-28 e 29 quasi tutta
- Italia fu in preda a fierissima
- pestilenza. Alle stragi che faceva la peste
- vi si aggiunsero le devastazioni della
- guerra, e le crudeltà che si commettevano
- dalle armate del contestabile di
- Borbone_ » 354 e 355
- _Contemporaneamente, cioè nel 1529, vi fu
- fierissima peste in Ungheria portatavi
- dalle armate Turche comandate dal
- feroce Solimano_ » 355
- _Così pure a Lesina in Dalmazia, dove
- il contagio non fu conosciuto. Durò sei
- mesi_ » _ivi_
- _Nell'indicata peste, che durò in Italia
- otto anni di seguito, cioè dal 1522 a
- tutto il 1529, assicura il Faloppio essersi
- costantemente osservato, che tutti
- i malati i quali furono dissanguati,
- morirono, mentre guarirono molti di
- quelli coi quali non si usò del salasso_ » 356
- _Dal 1528 al 1532 furono in tutta Europa
- sì eccessivi calori, che sembrava continua
- la state. Nel 1529 una parte dell'Olanda
- e delle Fiandre restò sommersa
- dall'Oceano. Nel Portogallo sotto
- il Regno di Giovanni III nel 1531
- infierì terribile e micidial pestilenza_ » _ivi_
- _Nel 1533 la peste scoppiò di nuovo a
- Ragusi. Si decretò in questo caso, che
- nessuno partir dovesse dalla città. Il
- perchè usatasi maggior diligenza nelle
- guardie e nel provvedere ai bisogni degl'infermi
- e dei sani, la peste declinò
- più presto e con minori danni_ » 357
- _Nel 1540 la peste devastò la Polonia ed
- il Ducato di Münster nella Slesia. Nei
- successivi anni si dilatò in Germania.
- Nel 1542 fu sì micidiale ed atroce,
- che vi fece perire la maggior parte delle
- truppe imperiali della spedizione Ungarica
- contro i Turchi. Continuò ad
- imperversare qua e là a tutto il 1544.
- A detta epoca travagliò l'Inghilterra e la
- Francia, particolarmente la Provenza_ » 358
- _Contemporaneamente peste atrocissima a
- Costantinopoli, riprodottasi più fiera
- nel 1547_ » _ivi e seg._
- _A Stagno, picciola città nel circolo di
- Ragusi, fu nel 1543 così atroce e micidial
- pestilenza che vi perirono nove
- decimi de' suoi abitanti. Questa città,
- i cui vestigi mostrano essere stata una
- volta florida e ben popolata, ora è misera,
- e pressochè spoglia affatto di abitatori_ » 358 _e_ 59
- _Peste di nuovo nella città di Milano nel
- 1550, che secondo il Morigia le tolse
- circa la metà della sua popolazione_ » 360
- _Peste crudelissima nell'Ungheria, nell'Austria
- ed in varie parti della Germania
- nell'an. 1552. Essa penetrò nell'esercito
- di Carlo V quando le sue armate invadevano
- i confini della Gallia, e vi fece
- orrendo strazio_
- _Si riprodusse nell'Ungheria nel 1554;
- inferocì specialmente nella Transilvania.
- Era accompagnata da singolare fenomeno,
- sì che i malati venivano straziati
- da dolori così crudeli e veementi,
- che per l'acerbità si laceravano co' denti
- le carni delle braccia e delle mani_ » 360 _e_ 361
- _Peste atroce e fierissima nella Gallia
- Narbonese nel 1553. Dice il Valeriola,
- ch'era così veemente e micidiale, che
- gli uomini camminando e discorrendo
- perivano improvvisamente, quasi colpiti
- da fulmine_ » 361
- —— _a Venezia nel 1556_ » _ivi_
- _Nel 1560 fierissima peste in Francia, e
- particolarmente a Parigi, dove accenna
- il Palmario averne egli stesso superata
- la malattia presa in quella occasione.
- Vi ripullulò nel 1566, e continuò a
- travagliare la Francia per altri due
- anni cioè nel 1567-68_ » 362 _e_ 363
- _In detti anni la peste afflisse crudelmente
- or l'una or l'altra parte di Europa_ » 362
- _Nell'anno 1564 e ne' successivi, infierì
- con tanta violenza nel Lionese, nella
- Savoja, nel paese dei Grigioni ed altri
- Cantoni confinarii della Svizzera, che
- secondo il Muratori, uccise in quelle
- bande poco meno che quattro quinti
- degli abitanti, V'ebbero in quell'anno
- quattro aurore boreali_ » 363
- _Nello stesso anno 1564 la peste regnò
- anche nella città di Londra_ » _ivi_
- _Dominava la peste nella Turchìa, allorchè
- nel 1570 si propagò nella Carniola
- e nella Dalmazia. Nella città di Curzola
- fu fierissima e terminò di distruggere
- quella popolazione_ » 364
- _Nell'Ungheria fu particolarmente fiera
- agli anni 1571-72 e segnatamente a
- Cremnitz. Penetrò nel 1572 in Germania
- e in Polonia, ed in quell'anno, e
- nel successivo, fece miserando strazio
- particolarmente degli abitanti di Augusta_ » 364 _e_ 365
- _Gli anni 1575-76-77 segnano una delle
- epoche più memorabili per le devastazioni
- fatte dalla peste. Era divenuta
- famigliare nell'Ungheria niente meno
- che ne' paesi della confinante Turchia.
- Dall'Ungheria fatte passare pel Danubio
- in Germania, e da di là trasportate
- parte in Tirolo e parte nella Svizzera
- alcune mercanzie, queste introdussero
- la peste a Trento, a Zurigo, a Bolzano,
- ed in qualche altro luogo. Da Trento,
- ove uccise sei mila persone, si propagò
- a Verona, da Verona a Mantova. Alcuni
- fuggitivi di Mantova la recarono
- da prima a Oleggio. Si manifestò poi
- a Nogara, a Monza, e finalmente a
- Milano, a malgrado le guardie ai confini,
- e tutte le misure prese dai Milanesi
- per impedirne il passo. A Milano
- cominciò in agosto 1576 e durò sino
- al finire del 77. Perirono 18,300 persone
- nella sola città. Fu a quel tempo
- che splendettero le rare virtù, l'invitto
- animo, il coraggio, la carità e la pietà
- del grande arcivescovo di Milano
- s. Carlo Borromeo. La quarantena generale
- fu ivi adottata per la prima volta,
- ed altre saggie precauzioni e discipline
- di Sanità, secondo che dava
- quel tempo, ma con poco effetto. Straordinaria
- discesa di gran quantità di lupi
- si osservò sulle terre del Milanese,
- che ferivano e divoravano fanciulli e
- gente d'ogni maniera. Altre singolarità
- da cui venne contraddistinta quella
- pestilenza_ » 365 _a_ 369
- _Nel 1575 un Trentino rifugiatosi a Venezia
- vi recò la peste. Fu questa una
- delle più memorabili e micidiali che
- ricordi la Storia Veneta. Vi perirono
- da circa sessanta mila persone in diciasette
- mesi. Tanto danno avvenne per
- errore de' medici che non la riconobbero,
- e per la soverchia fiducia dei
- Magistrati nelle opinioni degli stessi
- medici, trascurate incautamente in principio
- le necessarie precauzioni di Sanità.
- Fu questa la memorabile pestilenza
- che ricorda il funesto errore dei due
- rinomati professori di Padova, Mercuriale
- e Capodivacca, chiamati espressamente
- dalla Repubblica per riconoscere
- la natura dei mali che cominciavano a
- diventare sospetti_ » 365 _e seg._
- _Fu a detta epoca che il Senato decretò
- l'erezione del magnifico tempio sotto
- il nome del Redentore, opera di Palladio,
- che si ammira nella contrada
- della Giudecca di Venezia_ » 425
- _Da Venezia la peste si è propagata a
- Padova. Ivi però finì alcuni mesi prima
- che a Venezia, nè vi menò tante
- stragi_ » _ivi_
- _Nel 1576 si manifestò anche a Vicenza,
- continuò nel 77; ma non vi fece
- grandissimo danno, a merito forse de' saggi
- provvedimenti usati. Il celebre medico
- Massaria, che si trovava a quel tempo
- a Vicenza sua patria, ce ne lasciò la
- Storia._
- _A quelli stessi anni 1575-76-77 regnò
- la peste in Russia, e specialmente
- nella Livonia. Sortita di là invase la
- Sarmazia e la Pomerania. Giusta il
- concorde sentimento degli Storici furono
- a pari tempo infette l'Austria, l'Ungheria,
- la Transilvania, la Turingia,
- la Misnia, ed altre Provincie Sassone,
- Renane ed Illiriche. Il Belgio in ispecieltà
- fu molto travagliato. Di quella
- pestilenza morì il celebre medico Cornelio
- Gemma di Lovanio. In Italia,
- oltre le Provincie di già indicate, il
- contagio afflisse la Sicilia, dove arrecò
- incalcolabili danni, la Calabria,
- la città di Forlì, ed altri luoghi_ » 366 _e seg._
- _Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria,
- ed afflisse specialmente la città di Parenzo;
- ma vi fu arrestato dai saggi
- provvedimenti del Magistrato di Sanità
- di Venezia_ » 423
- _Agli anni 1580-81 la così detta gran peste
- spopolò la Francia ed in particolar
- modo la Provenza. Essa viene così
- chiamata sì in riguardo all'estensione
- del paese che invase, e sì per la lunga
- sua durata; ed in fine perchè perirono
- quasi tutti quelli a cui si apprese. Ad
- Aix durò 13 mesi; a Marsiglia distrusse
- quasi intieramente la popolazione
- non lasciandovi superstiti che
- circa tre mila abitanti_ » 370
- _Prospero Alpino_ (de medicina Egiptyorum)
- _riferisce, che a questi anni 1580-81
- sono morti dalla peste in Egitto circa
- 500 mila abitanti_ » _ivi_
- _La peste forse non bene estinta in Francia,
- si riprodusse nel 1586 a Parigi.
- Bella descrizione che di questa peste
- ci lasciò Palmario. Il più di quelli che
- venivano presi cadevano in frenesia,
- la quale si menomava o si accresceva
- secondo la scorrevolezza del ventre.
- Durò a Parigi fino al 1587. Ne fu
- presa anche Marsiglia; ma spaventati
- al suo primo apparire quegli abitanti,
- se ne fuggirono; il perchè non trovò
- materia di appiccarvi il mal seme, e in
- pochi dì si spense_ » 371
- _Nel Regno di Candia l'anno 1592 scoppiò
- la peste, trovandosi ancora quel Regno
- soggetto alla Veneta Repubblica,
- ed a merito delle misure adottate dal
- provvido e sollecito Magistrato Veneto
- di Sanità fu arrestata e spenta_ » 425 e 424
- _Nel 1595 vi fu peste in Inghilterra_ » _ivi_
- _Fierissimo morbo pestilenziale spopolò Amburgo
- nel 1596. Alcuni Autori però
- mettono in dubbio che quello vera peste
- si fosse_ » 572
- _La città di Lisbona nel 1598 incominciò
- a provare i primi colpi della peste, la
- quale infierì poi negli anni susseguenti.
- Essa fu sopra ogni dire micidiale. Tutti
- i mezzi adoperati per estinguerla essendo
- riusciti vani, si credette dover
- dar fuoco al grande ospitale Regio,
- la cui fabbrica importò grandi somme,
- sperando per quel modo di spegnere
- ogni seme del contagio_ » _ivi_
- _La peste non per anco bene spenta in
- Francia, ripullulò nel 1599 a Bordeaux_ » _ivi_
-
- SECOLO XVII.
-
- _Pesti del Secolo decimo settimo_ » 372 a 504
-
- _Nel 1601 la peste travagliò la città di
- Trieste. Da di là si stese sulle terre
- dell'Istria ai Veneziani soggette; ma
- anche questa volta, a merito delle provvide
- sollecitudini del Magistrato di Sanità,
- venne arrestato il corso al contagio._ » 424
- _Nel 1605 peste fierissima nella Livonia,
- succeduta a carestia desolatrice; anzi
- ad una fame delle più memorabili ed
- orribili che ricordi la storia. Vi si divoravano
- i cani, i gatti, i topi; e, cosa
- che fa inorridire, sin anche i cadaveri
- si dissotterravano per isbramar con essi
- la fame_ » 375
- _Nello stesso anno 1605 pestilenza egualmente
- funesta in Inghilterra. Nella sola
- città di Londra perivano da circa due
- mila persone ogni settimana_ » _ivi_
- _Regnò la peste in più luoghi della Germania
- nel 1606, nel Palatinato del
- Reno, a Magonza e nel suo territorio,
- nel Maddeburghese ed altri luoghi.
- Nel 1607 travagliò fieramente la
- città di Augusta_ » _ivi_
- _Peste desolatrice a Spalatro in Dalmazia
- agli anni 1607-8 sotto l'Arcivescovato
- del dotto, ma troppo riscaldato filosofo
- Marc'Antonio de Dominis. Vi estinse
- la maggior parte di quegli abitanti.
- Brani di descrizione latina di detta
- peste_ » 374
- —— _nel 1610 a Basilea (ove uccise quattro
- mila persone). Mentre a detto anno
- a Colmar, a Schelestadt, ed in tutta
- l'Alsazia il contagio pestilenziale
- infieriva fra gli uomini, una maligna
- epizoozia distruggeva gli animali. Anzi
- narrasi che gli stessi volatili n'erano
- presi; tal che assai sovente vedevansi
- dall'aria cader a terra colti da improvviso
- malore_ » 375
- _Nel 1611 vi fu peste in varj paesi della
- Svevia. Nel 1613 si manifestò nell'esercito
- del Re di Danimarca. Nel 1614
- ripullulò in Svevia e specialmente nella
- città di Dillingen. Nel 1619 si rinnovò
- in Augusta_ » 376
- _Nel 1619 peste così micidiale a Zara,
- che perì il maggior numero di quegli
- abitanti. Da Zara passò poi il contagio
- in altre città della provincia_ » _ivi_
- _Peste così terribile e micidiale regnò a
- Petaw o Petau, picciola città della
- Stiria negli anni 1723-24-25, che durando
- troppo a lungo il miserando strazio
- di quella popolazione, già quasi
- interamente distrutta, non eravi più
- alcuno che osasse avvicinarsi alla sventurata
- città, convertita pressochè tutta
- in un tristissimo cimitero_ » 377
- _Peste di nuovo a Londra nel 1625. Nello
- stesso anno a Metz nella Lorena. Nel
- 1626 a Tolosa nella Linguadocca_ » _ivi_
- _Altra luttuosissima epoca di orrori e di
- stragi prodotti in Francia e in Italia
- negli anni 1627-28-29-30 e 31 dalla
- peste, che fu una delle più micidiali
- che abbiano mai inferocito sull'umana
- generazione_ » 378
- _Nel 1628 si manifestò la peste a Lione,
- a Montpellier, a Digne, ed in altri luoghi
- della Francia, che fu oltre ogni
- dire terribile e funesta avendo ucciso
- nella sola Lione da circa settanta
- mila persone in un anno_ » 376 _e seg._
- _Interessante descrizione della detta peste
- di Lione_ » 378 _a_ 384
- _Sintomi che accompagnavano la malattia_ » 379
- _Osservazioni. — L'uso del vino riconosciuto
- utile, funesto l'abuso. — A parecchi
- tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo. — Cauterj
- e vescicatorj riconosciuti
- eccellenti preservativi_ » 380
- _Uno di due fratelli colti dalla peste, ai
- primi sintomi del male si cacciò nel
- forno ancora caldo, sudò molto, e
- guarì, l'altro che così non fece è morto_ » _ivi_
- _Orrori di quelle tristissime giornate. — A
- quanto giunga talvolta l'umana malvagità
- sotto il flagello. — Frequenza dei
- matrimoni in que' momenti terribili. — Una
- donna sposò sei mariti in poco
- tempo, e li seppellì tutti
- sei. — Facilità con cui si dimenticavano i
- passati mali e si passava dalla tristezza alla
- letizia. — Indifferenza sulle altrui sciagure. —
- I sterquilinj, e le case d'immondezza
- divenuti luoghi di sicurezza. — Tristi
- conseguenze lasciate dalla
- peste in quasi tutti quelli che guarirono. —
- Disordini avvenuti riguardo alla
- legittima successione delle famiglie. — I
- Magistrati Municipali di Lione accusati
- di gravissimi falli_ » 381 _a_ 384
- _Descrizione della peste di Montpellier
- del 1629-50_ » 384 _a_ 386
- _Vive dispute fra i Medici sull'indole della
- malattia. — La peste intanto si diffonde. —
- Dispareri medici impediscono
- agli ufficiali del Municipio di prendere
- le necessarie precauzioni per arrestarla.
- Arrivo del Cardinal Richelieu
- e del Re a Montpellier con numerosa
- corte, e porzion dell'armata che
- faceva la guerra ai Calvinisti. Il male,
- che covava occulto, scoppiò ad un
- tratto in più contrade, e vi sparse il
- terrore. Il Re fugge, l'armata si ritira,
- gli abitanti fanno fardello, chi
- fugge da una parte e chi dall'altra.
- Viene creato un Consiglio di Sanità, ma
- per la paura fuggon gli eletti — Sono
- morte cinque mila persone, circa la
- metà di tutti quelli che erano rimasti in
- città. — Ottima misura presa dalla
- Municipalità durante il contagio, quella
- si fu di far trasportare i malati fuori
- della città. — Singolar specie di furfanteria
- organizzatasi a Montpellier in
- quella luttuosa circostanza; ed era che
- i serventi dei malati nelle case e negli
- spedali, inducevano gl'infermi a far testamento
- reciprocamente a loro favore_ » 384 _a_ 386
- _Descrizione della peste di Digne_ » 386 _a_ 392
- _Sintomi che accompagnarono questa peste_ » 386 _e seg._
- _Fenomeni singolari e stravaganti; specie
- di delirio osservato in questa pestilenza_ » 387 _e seg._
- _Lagrimevole spettacolo che offrivano i
- luoghi della campagna_ » 389
- _La peste durò quattro mesi. Per tutto
- quel tempo il cielo fu coperto di dense
- nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante,
- frequenti erano i temporali;
- nessun uccello si udì in tutto quel
- tempo nè in città nè in campagna_ » 390
- _Sono perite 8500 persone fra 10,000, cioè
- quasi sei settimi di tutti gli abitanti;
- più uomini che donne, più giovani che
- vecchi. Fra i 1500 individui rimasti
- non ve n'erano che cinque o sei
- soltanto che non fossero stati presi dalla
- malattia_ » 390 _e_ 391
- _La peste ripullulò a Digne sei mesi dopo;
- ma quegli abitanti che fresca avevano
- la memoria delle passate disgrazie,
- se ne fuggirono quasi tutti, e non
- vi perirono che cento persone, tutti
- stranieri. Nessuno di quelli che avevano
- superata la malattia, fu preso nuovamente_ » 391
- _Cause alle quali venne attribuita cotanta
- strage. Strana disposizione del Parlamento,
- gravi disordini, monopolii, ruberie,
- incendii, atrocità ch'ebbero luogo
- in quella circostanza_ » _ivi_
- _Nel 1628 grande carestia in Italia, e
- specialmente nel Milanese ed in altri paesi
- della Lombardia, accresciuta dalla
- guerra che successe a quegli anni fra
- l'Austria e la Francia per la successione
- al Ducato di Mantova. La guerra
- diede occasione alla peste, portata
- in Italia dalle truppe Alemanne. Si
- sviluppò da prima nella parte settentrionale
- del Milanese; nè vi fu conosciuta,
- se non quando aveva già fatto
- di molti progressi, nè era più tempo
- di arrestarla_ » 392 _e_ 393
- _Lasciate aperte e libere le comunicazioni
- come per l'innanzi, la peste si diffuse
- con una rapidità incredibile. Penetrò a
- Milano nell'ottobre 1629, e vi fece sì
- orrenda strage, che il numero de' morti
- giunse fino a 3555 in un giorno, e questa
- grande mortalità durò qualche tempo.
- Assicurano gli storici aver perduto
- Milano per quel contagio cento sessanta
- mila abitanti, e che in proporzione sia
- stata maggiore la perdita che seguì nel
- Ducato_ » 396 _a_ 399
- _Descrizione di questa peste_ » 392 _a_ 399
- _Prosuntuosa ignoranza di alcuni medici
- e chirurghi che continuarono a sostenere
- quel morbo non esser peste, contro
- l'autorità di alcuni dotti e sperimentati
- che l'affermavano_ » 394
- _Improvvida e barbara misura adottata di
- cacciar fuori dalla città tutti li forestieri
- e le persone senza mestiere_ » 396
- _Suppostosi di vedere qualche cosa di
- soprannaturale nella malattia, si fece
- ricorso alle preghiere pubbliche, alle
- processioni, alle penitenze, ma queste
- concorsero ad accrescere la peste per
- l'affluenza di molte persone in un medesimo
- luogo_ » _ivi_
- _Sospetti a quel tempo concepiti, che uomini
- perversi avessero formati unguenti
- con materia bubonica pestilenziale per
- uccider chi più loro piacesse. La casa
- ove si è creduto eseguita la manipolazione,
- fu spianata, ed in quel sito
- s'innalzò il dì 30 agosto 1630 una colonna
- d'infamia, che il Muratori dice
- di aver veduta_ » 396 _e seg._
- _La quarantena generale ordinata in quella
- circostanza produsse ottimo effetto._
- _Quest'è la peste, che fu descritta con
- tanta verità e vivacità di colori dal
- Manzoni nel libro I promessi Sposi_ » 397
- _Si notò, che nel 1628 comparve una gran
- cometa, la primavera del 1629 fu calda
- con pioggie continue, e nella state
- i calori furono eccessivi_ » _ivi_
- _Nell'anno 1629, s'insinuò pur in Dalmazia
- la peste, attaccò Spalatro recandovi
- nuove rovine; poi s'introdusse
- nel 1630 a Zara, a malgrado tutte
- le difese adottate, dove uccise più di
- 1000 persone, e 3000 nel contado,
- ch'era allora assai popolato. Il morbo
- fu violentissimo, ma di breve durata,
- cessatovi interamente lo stesso anno,
- e riconosciutane apertamente la grazia
- dall'intercessione del santo vecchio Simeone,
- protettore di quella città. Li
- Zaratini fecero solenne voto di
- affrettare la traslazione del corpo di detto
- Santo, lo che eseguirono con magnifica
- pompa l'anno 1632_ » 399
- _Peste fierissima a Verona nel 1630,
- dalla quale sono morte 32,900 persone
- fra 53,500 che costituivano la popolazione
- di quella città_
- _Interessante descrizione della detta peste
- di Verona_ » 399 _e seg._
- _Discrepanti opinioni dei medici sulla natura
- di quel morbo_ » 400
- _Insolente temerità del popolo, che volle
- farla da giudice_ » _ivi_
- _Moltiplicazione delle morti; abbandono
- degli infermi; orrori di quelle tristissime
- giornate_ » 403
- _La Repubblica di Venezia spedisce a
- Verona Alvise Valaresso come Provveditore
- straordinario_ » _ivi_
- _La calamità si aumenta. Si ritorna a convocare
- i medici, e ad onta della grande
- mortalità, e della più chiara evidenza
- dei fatti, sono pur alcuni tra essi che
- negano esservi a Verona la peste_ » 404
- _Sdegnoso rifiuto di queste erronee opinioni_ » 405
- _Miserando spettacolo che offerivano i Lazzeretti,
- i luoghi da imbarco ed in generale
- tutta la città_ » 406
- _Muojono i medici, i chirurghi, a malgrado
- le poma d'ambra, ed altre sostanze
- odorose di cui facevano uso per
- preservarsi. Muojono gli assistenti, i
- sacerdoti, i becchini, i fornai. In luglio
- succede l'incendio del Monte di
- Pietà. L'infausto avvenimento fa accrescere
- la forza del contagio pel concorso
- delle persone accorse ad estinguerlo, e
- per la nuova angustia e spavento_ » 409
- _Mancano modi, luoghi, e ministri per
- seppellire i cadaveri. Si gettano nell'Adige.
- Orrendo e miserando spettacolo.
- Si dispera di tutto e di tutti. Si
- teme lo sterminio generale della città_ » 406 _e seg._
- _Leonardo Tedeschi medico e Canonico
- offre raro esempio di coraggio, di pietà,
- di carità generosa_ » 407
- _La Repubblica fa venire a Verona con
- grande stipendio Giovanni Hennisio medico
- di Augusta_ » 409
- _Viene ristabilito l'ordine nella città a
- merito delle cure del Valaresso_ » 409 _e_ 410
- _I luoghi del territorio però sono sempre
- più afflitti. Minora la peste in agosto.
- È presso che estinta in ottobre. Si ridesta
- qualche scintilla nella primavera successiva;
- ma ben presto ritorna la calma_ » 411
- _La peste ardeva contemporaneamente a
- Mantova, Modena, Cremona, Pavia,
- Bergamo, Brescia, Lodi, Parma, Piacenza,
- Lucca, Bologna, Torino, ed
- altri luoghi. A Lucca fu per la prima
- volta in Italia ordinato, che i medici,
- imitando i francesi, si vestissero di lunghe
- vesti incerate, ed incappucciati coi
- cristalli agli occhi assistessero così
- gl'infetti_ » 407
- _A Torino si manifestò il contagio in gennajo
- 1630 e terminò in agosto 1631.
- Essendo fuggiti dalla città tutti i più
- agiati cittadini, solo dieci mila vi restarono,
- delli quali soli tre mila lasciò il
- contagio superstiti_ » 423 _e_ 424
- _Bologna si annovera fra le città più travagliate;
- ed in proporzione di popolazione
- niente meno di Milano_
- _A Bologna, il medico Camozza ordinava
- il salasso fino allo svenimento; ma non
- appare, che questa pratica sia stata
- riconosciuta utile_ » _ivi_
- _Per le buone guardie poste al fiume
- Lamona, che scorre poco lungi da
- Faenza, e per la vigilanza del Prelato
- ch'era al Governo di quella città,
- Faenza si è mantenuta sana in mezzo
- a tanto incendio; e così impedì che il
- male penetrasse nella Romagna_ » 424
- _Da Verona la peste erasi dilatata fino
- ad Ostiglia. Da di là un appestato era
- passato a Ferrara. Ma le vigorose e
- saggie misure adottate dai Magistrati
- di Ferrara al primo scoppio del morbo
- salvarono la città; ed a merito delle opportune
- precauzioni continuò a conservarsi
- illesa abbenchè il male si fosse
- innoltrato fino a Melara, ed in altre
- ville poco da Ferrara discoste_
- _Peste a Venezia negli stessi anni 1630-31_
- _Descrizione di detta peste di Venezia_ » 412 _a_ 420
- _Vi fu portata da Mantova col mezzo dell'inviato
- da quella città (marchese
- Strigi), che venne a domandar soccorsi
- dall'alleata Repubblica; morto nell'isola
- di s. Clemente, che gli era stata
- stabilita per iscontar contumacia_ » 415
- _In questo caso tutti i medici furono per
- ben due volte d'accordo nel riconoscere
- la malattia_ » _ivi e seg._
- _Ma i Magistrati non furono cauti, nè
- solleciti abbastanza nell'adottare le discipline
- occorrenti per impedire che
- dall'isola non s'introducesse in città;
- nè diedero i provvedimenti necessarii per
- arrestarla. Invece con ultronea misura,
- d'ordine del Senato sono stati convocati
- trentasei medici perchè
- discutessero di nuovo sull'origine e qualità
- dei mali, e sui rimedii. Lite acerrima insorse
- fra essi; si divisero in due contrarie
- opinioni. Ciascuna ebbe un partito.
- Ma mentre i medici disputavano
- fra loro; mentre i Magistrati inoperosi
- attendevano la decisione della lite,
- la peste moltiplicava le sue conquiste,
- e preparava quelle immense sciagure
- a cui fu soggetta Venezia, non essendo
- stato più possibile di arrestare il
- corso al contagio, il quale fece sì orrenda
- strage, che nello spazio di undici
- mesi uccise 94,236 persone_ » 416 _a_ 418
- _Verso la fine del 1631 si pubblicò con
- grande solennità esser la città libera dal
- contagio; ma per molti anni appresso,
- restarono aperte le cicatrici di sì profonde
- piaghe. Per quella circostanza si
- fece voto di innalzare un tempio ad onore
- di Nostra Signora. Quest'è la magnifica
- chiesa della Madonna della
- Salute eretta nel 1632. Altri voti fatti
- allora dai Veneziani, sono stati adempiti
- fedelmente_ » 418
- _Da quel tempo la peste non penetrò mai
- più a Venezia, quantunque sieno stati
- mantenuti sempre aperti i suoi porti ai
- bastimenti sospetti ed infetti di peste;
- quantunque per Sovrana Risoluzione
- tutti i bastimenti infetti da tutti i porti
- del Litorale Austriaco, ed anche da
- quelli della Romagna, debbano essere
- scortati e spurgati a Venezia; quantunque
- più volte siasi manifestata nei
- suoi Lazzeretti la peste_ » 418 _e seg._
- _Notizie sopra diverse altre pestilenze che
- afflissero Venezia nelle precedenti epoche_ » 419 _e seg._
- _Prima istituzione del Magistrato di Sanità
- di Venezia nel marzo 1348, composto
- di tre nobili col titolo di Provveditori
- della Sanità_ » 421
- _Aggiuntivi allo stesso Magistrato altri
- tre nel col nome di Sopraprovveditori,
- ed allora gli fu dato il titolo
- di Supremo_ » 422
- _Nel 1403 fu convertito ad uso di Lazzeretto
- il convento de' padri eremitani
- detto di santa Maria di Nazareth, nell'isola
- di contro a quella di s. Erasmo.
- Questo Lazzeretto sussiste ancora sotto
- il nome di Lazzeretto vecchio_ » 421
- _Nel 1493 fu per la prima volta istituita
- la pratica di profumare le lettere_ » 422
- _A Vicenza penetrò il contagio nel luglio
- 1630 portatovi da Verona col mezzo
- di alcuni soldati fuggiti di là. Durò sei
- mesi; ed in questo spazio perirono circa
- 11,000 persone nella sola città, oltre
- a 50,000 nel Territorio_ » 426
- _Nel settembre dello stesso anno 1630 penetrò
- in Padova. Si propagò assai lentamente;
- e solo nei mesi di giugno e
- luglio del successivo 1631 giunse al
- sommo della sua forza, e a tale, che
- nel solo mese di luglio uccise 3529
- persone, fra le quali parecchi professori,
- e considerevole numero d'illustri
- soggetti. La descrizione dei fatti che
- accompagnarono quella pestilenza desta
- orrore e raccapriccio. La Repubblica
- inviò a Padova Alvise Valaresso in
- qualità di provveditore straordinario,
- quello stesso che s'era distinto a Verona.
- Questo valentissimo uomo operò
- con molto zelo e coraggio, ed ebbe il
- conforto di vedere per le sue cure domata
- la violenza del male, che cominciò
- a declinare in agosto e settembre
- dello stesso anno, e poco dopo cessò
- intieramente. Diecisette mila persone
- sono morte a Padova per quel contagio_ » 427 _e seg._
- _La città di Treviso, ancorchè d'ogni intorno
- assediata dal male; pure a merito
- de' saggi provvedimenti, e di buona
- ed assidua vigilanza si preservò illesa
- mentre Venezia, Vicenza, Padova, il
- Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli
- altri paesi d'Italia al Veneto dominio
- soggetti erano in preda agli orrori della
- peste_ » 425 _e_ 426
- _Lo Storico Nani narra che nel sopradescritto
- corso di pestilenza sono perite
- da oltre cinquecento mila persone nei
- paesi d'Italia soggetti al dominio della
- Repubblica Veneta_ » 429
- _Stravaganti e singolari casi di delirio
- nella peste di Padova_ » 428
- _Grandi terremoti nel 1630 in Napoli ed
- in altri luoghi del Regno, avevano
- messo negli animi gravi timori. Maggiori
- ne aveva incusso la peste, la quale
- mentre ardeva nella Lombardia, più
- volte s'era avvicinata ai confini di quel
- Regno_ » 429
- _Lo stesso spavento aveva invaso la Toscana.
- Il contagio si sviluppò in Firenze nel
- giugno del 1630 portatovi da Bologna.
- Serpeggiò occulto per qualche tempo;
- si dilatò apertamente in più famiglie.
- La città ne fu atterrita. Si fecero lunghe
- consulte coi medici. Alcuni negavano
- essere la peste, altri affermavano.
- La città tutta si divise in due opinioni.
- Ciò bastò perchè il popolo non
- prendesse guardia, e si addimesticasse
- cogli infermi e con chi li trattava.
- I progressi dello sterminatore contagio
- non lasciarono più dubbiosa la
- lite. Nel settembre dello stesso anno
- 1630 fu al sommo grado di fierezza e
- di forza. Durò quello strazio a tutto
- novembre. Nel gennajo 1631 fu ordinata
- la quarantena generale, e da essa
- si sono ottenuti ottimi effetti. In aprile
- era in piena declinazione. Nel settembre
- si considerò cessato. Nel 1633 ripullulò,
- ma con pochissime conseguenze_ » 430 _e_ 431
- _Descrizione di questo contagio tratta dal
- Rondinelli_ » 431 _a_ 436
- _Il Gran Duca di Toscana Ferdinando II.
- diede in tale circostanza chiaro esempio
- di coraggio e di paterno affetto. Si
- mostrò particolarmente sollecito della
- salute e del bene de' suoi sudditi travagliati
- da tanto flagello. Scorreva egli
- a piedi ed a cavallo con magnanimo
- ardimento le contrade e le vie della
- città pur quando la peste era nel suo
- forte, informandosi dei bisogni delle
- famiglie, e della maniera con cui erano
- eseguiti i suoi ordini e mantenute
- le discipline e precauzioni di Sanità.
- Pagò egli del suo le spese della
- quarantena generale, che importò circa
- 160 mila scudi. Ad oltre 55 mila montava
- il numero di quelli che si pascevano
- a pubbliche spese. In sole due ore
- si distribuiva la mattina il vitto per
- tutta la città. Tanta sollecita vigilanza
- del Principe tornò sommamente utile
- a quella popolazione_ » 433 _e_ 434
- _È notevole, che in questa peste si usarono
- molto le unzioni coll'olio, di
- mandorle, di gigli, di carabe ecc.
- tanto come rimedio, che come preservativo,
- e da quanto si può raccogliere
- dalla storia appare ciò essersi usato
- utilmente_ » 434
- _I monasteri delle Monache entro la città
- si sono tutti conservati sani, tranne
- uno solo_ » _ivi_
- _Non così fu dei conventi dei Frati, dei
- quali niuno rimase intatto. La strage
- maggiore fu tra il minuto popolo_ » 434 _e_ 435
- _Notarono i medici ed i storici di questa
- pestilenza, alcune varietà nel corso e
- negli effetti della malattia, le quali
- vennero da essi attribuite all'influsso
- della luna_ » 435
- _Indicazione dei varii preservativi che si
- usarono in detta pestilenza, oltre le unzioni
- coll'olio_ » 435 _a_ 436
- _Nell'anno 1632 la peste si manifestò in
- molti luoghi della Germania, e si riaccese
- di nuovo a Zara in Dalmazia.
- Nel 1633 incrudelì fieramente nella
- Slesia, ed afflisse ben anche la città
- di Vienna, dove il numero de' morti
- giunse a circa 600 alla settimana. A
- Norimberga fino a mille. Pressochè altrettanti
- ne morivano ad Augusta, soggetta
- nello stesso tempo al doppio flagello
- della fame e della peste_ » 438
- _Nel 1634 la stessa pestilenza travagliò
- la Sassonia. Nel 1635 infierì a Francfort
- sul Meno. Negli anni 1634-35-36 si
- sparse per tutto il Belgio, e nella maggior
- parte della Germania Superiore,
- e più d'ogni altra provincia travagliò la
- Gheldria, e particolarmente Nimega.
- Uccise da prima a Leyden venti mila
- persone: nel novembre 1635 si propagò
- a Nimega, ove nel marzo e aprile
- successivi pervenne al suo più alto
- grado di ferocia per modo che in
- tutta la città non v'ebbe casa che
- fosse restata immune dal contagioso
- morbo_ » 439 _e_ 440
- _Sunto Storico della peste di Nimega descritta
- dal Diemerbroek nel suo copiosissimo
- trattato _de peste_; il quale oltre
- a molte utili osservazioni contiene cento
- storie di peste_ » 441 _a_ 455
- _Temperatura calda, aria sciloccale e fenomeni
- atmosferici che precedettero la
- peste_ » 441
- _Massima e quasi incredibile copia d'insetti_ » _ivi_
- _Molti esempii raccolti di straordinario numero
- d'insetti come fossero in altri casi
- forieri e cagione della peste_ (Nota 26) » 442 _e seg._
- _La quantità degli uccelli soliti ad abitar
- la campagna fatta molto minore; li
- stessi uccelli domestici avvezzi alle gabbie
- morivano due o tre giorni prima
- che si appiccasse la peste agl'individui
- delle respettive famiglie_ » 443
- _Aborti frequentissimi qualche tempo prima
- della peste, e predominio in oltre di morbi
- di indole maligna, vajuolo, morbilli,
- dissenterie maligne, febbri puerperali,
- nervose, tifiche, e con grande mortalità_ » 443 _e_ 444
- _Innumerevole quantità di morti. — Luttuosissime
- ed orrende scene. — La ferocia
- del male non cedeva a nessun rimedio
- o preservativo. Incominciò a diminuire
- nel novembre 1636. Improvviso
- ed acutissimo freddo avvenuto circa
- la metà di febbrajo 1637 la spense
- del tutto; sicchè in marzo la città fu
- affatto libera. Non però la campagna
- nè i paesi circonvicini, specialmente
- la diocesi di Utrecht e Monforte, dove
- continuò a inferocire per tutto l'anno
- 1637_ » 444 _e_ 445
- _Due o tre giorni avanti il novilunio ed
- il plenilunio la malattia si esacerbava
- costantemente, e si accresceva il
- numero degli appestati. In tal ricorrenza
- di tempo l'invasione del morbo
- era fiera e violenta, e la morte succedeva
- nello spazio di poche ore_ » 445
- _Come la malattia incominciasse e finisse
- alcune volte senza febbre. In alcuni
- casi cominciava con febbre; in altri la
- febbre sopravveniva, e si manifestava
- con leggieri brividi_ » 445 _e_ 446
- _Osservazioni sulla durata della malattia,
- sulla facilità con cui la peste si
- univa alle altre malattie così dette
- intercorrenti; sopra alcune cause che
- maggiormente predisponevano ad essere
- colti da essa_ » 446
- _Sintomi che accompagnavano quella pestilenza_ » 446 _a_ 448
- _Segni di buon pronostico_ » 448
- _Segni gravi_ » 448 _e seg._
- Nota. _Tra i segni gravi minaccianti funesto
- fine si legga nel testo, pag. 448
- lin. 25, _urine torbide_, invece di _urine_._
- _Segni mortali_ » 450 _e_ 451
- _Governo dietetico e curativo_ » 452
- _Come siasi regolato il Diemerbroek durante
- quella pestilenza, e come abbia
- potuto preservarsi_ » 452 _a_ 455
- _Negli stessi anni 1636-37 vi ebbe pur fiera
- peste nel Brandeburghese, dove per
- la grande quantità de' morti restando
- insepolti di assai cadaveri, narra lo
- storico, esserne andati molti consumati
- dalle fiere_ » 456
- _Peste agli stessi anni a Francfort sul
- Reno e nelle Provincie Renane, dove
- contemporaneamente infierendo crudissima
- fame, è incerto se più dalla fame
- o dalla peste sieno periti quegl'infelici
- abitanti_ » _ivi_
- _Contemporaneamente fiera e desolatrice
- pestilenza a Londra_ » _ivi_
- _Nell'anno 1638 la Livonia è stata fortemente
- travagliata da morbi fierissimi.
- È però incerto se fosser quelli vera
- peste, od altra malattia epidemica,
- prodotta dall'estrema fame, cagionata
- da un'immensa quantità di vermi che
- distrussero le biade_ » _ivi_
- _Nel 1640 peste a Marsiglia ed in varj
- luoghi della Provenza_ » 456 _e seg._
- _Nel 1644 la peste ha travagliato fieramente
- la città di Vienna. Nel
- successivo anno 1645 si propagò in più luoghi
- confinanti coll'Austria, fra' quali
- in alcuni della Stiria, dove fece orrendi
- guasti. In tale occasione si pubblicò
- il rinomato Regolamento sulla peste._
- Constitutio edictalis Ferdinandi III. » 457
- _A Valenza in Spagna venne portata la
- peste da Algeri nel 1647 con un bastimento
- carico di cuoj ed altre pelli.
- Da principio il contagio serpeggiò occulto,
- ma poi si diffuse in tutta la
- città e nella Provincia in modo che
- fu ridotta ad uno stato di compassionevole
- disertamento. L'anno seguente
- s'insinuò verso l'occidente, ed invase
- da prima Elche nello stesso regno di
- Valenza. Quindi si propagò ad Orihuela,
- Alicante, Mesquinenzia, Cartagena,
- a Siviglia, a Cadice. Da Cadice
- passò colla flotta Spagnuola nell'Indie
- orientali. Dalla parte d'Oriente si
- propagò a Tortosa, a Girona, a Barcellona,
- ed in tutta quasi la gran Provincia
- di Catalogna, dove unitamente alla
- guerra fece particolarmente grandissima
- strage. Si conserva ancora viva fra
- quelle popolazioni la memoria di sì
- fiera calamità, che importò alla Spagna
- la perdita di oltre dugento mila
- persone, parte vittima del pestilenziale
- flagello, e parte della carestia e della
- fame che lo susseguitarono_ » 458 _e_ 459
- _Nell'anno 1649 vi fu peste di nuovo e
- crudelissima ad Aix, ad Arles, a
- Marsiglia, ed in quasi tutta la Provenza.
- Essa fece molte stragi specialmente
- a Marsiglia. Anche in questa
- circostanza di peste si segnalò l'eroica
- pietà dei PP. Cappuccini, i quali
- con generoso ardimento si diedero in
- buon numero all'assistenza spirituale
- degli appestati, rimasti essi poi quasi
- tutti vittima della cristiana loro carità_ » _ivi_
- _Altri casi in cui i PP. Cappuccini diedero
- nobilissime prove dell'eroica loro
- cristiana carità in tempi di peste._
- (Nota 29) » 459
- _Nello stesso anno 1649 la Dalmazia, e
- specialmente le città di Sebenico e di
- Zara furono travagliate da un contagio
- il più devastatore di quanti hanno
- afflitto quella Provincia. Continuò a
- Zara fino al febbrajo del successivo
- anno 1650. Sì a Zara che a Sebenico
- furono commesse molte ruberie e sevizie
- dai soldati nel tempo dei così detti espurghi_ » 459 _e_ 460
- _A due milioni circa di ducati si calcola
- il valore degli effetti rubati in tal occasione
- dalla milizia nella sola Sebenico,
- dove andarono estinte più di
- 6000 persone nella città, non compresi
- i soldati, de' quali perirono più di 800.
- De' Morlacchi morti per lo più alla
- campagna non si sa il numero, non
- essendone stato tenuto registro. La città
- non si è mai più ripopolata. Si
- scorgono ancora molte case disabitate,
- ed intere contrade deserte. Casimiro
- Venanzio testimonio oculare ci
- lasciò manoscritta memoria di questa
- pestilenza ove tutti i nomi degli estinti
- vi son registrati_ » 461 _a_ 463
- _Dalla Spagna citeriore il contagio venne
- trasportato nella Sardegna l'anno
- 1650. Ivi si propagò rapidamente, e
- per lo spazio di cinque interi anni fece
- orrendo scempio di quegli abitanti.
- Quell'isola fu così malconcia, che non
- si ristorò mai più dalle sue rovine. Vi
- restano anche oggidì monumenti di sì
- grave infortunio_ » 463
- _Nell'anno 1651 peste nell'Alsazia, nella
- Svezia, nella Polonia, ed in una parte
- del territorio Prussiano. Secondo il
- Boyer, nel 1654 la peste desolò Arras
- grande città de' Paesi Bassi nella Contea
- di Artois_ » 463
- _Negli anni 1654-55 vi fu peste in Russia
- e nella Danimarca. Il contagio si manifestò
- a Copenaghen nel 1654, e vi
- uccise nove mila persone. Ve lo portarono
- certi vascelli Olandesi, che ritornavano
- da Riga con carico di biade,
- canape e lino, rifugiatisi nel porto di
- Copenaghen per isfuggire la flotta Inglese_ » 464
- _Dettagli storici sopra detta pestilenza. — La
- malattia si annunciava con violento
- parossismo febbrile conseguitato da dolore
- eccessivo alle parti dorsali e alla
- testa, che talora estendevasi anche alla
- gamba sinistra. In seguito esantemi,
- buboni, idatidi sopra le piante dei piedi,
- delirio furioso, suicidio. Gli alessifarmaci,
- così detti, e soprattutto l'elisire
- antipestilenziale di Ticon Brahe,
- furono i soli rimedj dai quali si abbia
- ottenuto qualche buon effetto_ » 464 _e_ 465
- _Nella Russia poi, secondo il Lebenswaldt,
- sono morte circa cento mila persone
- da questa pestilenza_ » 465
- _Nello stesso anno 1655 vi fu pur peste
- a Vienna_ » _ivi_
- _Nell'anno 1656, dalla Sardegna la
- peste fu portata a Napoli; e di là
- serpeggiando attaccò i paesi della spiaggia
- degli stati del Papa, penetrò a Roma,
- a Genova, ed in altre parti d'Italia,
- e vi fece immense stragi_ » 465
- _La peste di Napoli del 1656 fu una delle
- più terribili che abbia mai afflitto l'Italia.
- In meno di sei mesi desolò le provincie
- di quel Regno, e ridusse Napoli
- in un vasto cimitero, avendo ucciso
- duecento ottanta mila di quegli
- abitanti, e secondo il Giannone quattrocento
- mila_ » 465 _e_ 466
- _Descrizione di questa peste di Napoli
- data dallo storico Giannone (Storia
- civile del Regno di Napoli)_ » 466 _a_ 480
- _Quello che vi ha di più notevole nella
- storia di questo contagio si è, la parte
- che nella introduzione e diffusione di
- esso ebbe lo stesso Vice Re di Napoli
- conte di Castrillo, cui più di
- ogni altro interessar doveva di tenerlo
- lontano. Fu portato a Napoli col
- mezzo di un vascello carico di soldatesche
- procedente dalla Sardegna infetta,
- a cui fu data libera pratica malgrado
- i sussistenti rigorosissimi bandi
- che lo proibivano; e v'ha ragione di
- credere ciò sia avvenuto per secreto
- ordine dello stesso Vice Re. Il contagio
- si sparse tosto in varii quartieri della
- città_ » 467 _e seg._
- _I medici, nel principio del morbo i
- perniciosi effetti ascrivevano, chi a febbri
- maligne, chi ad apoplessie, ed altri
- ad altri mali. Uno fra essi che pur
- vide il vero, e che per più accurata
- osservazione fatta dichiarò il morbo
- essere pestilenziale, fu d'ordine dello
- stesso Vice Re posto in carcere, dove
- ammalatosi gli fu per somma grazia
- concesso di andar a morire a casa sua,
- e ciò perchè al conte Castrillo sommamente
- rincresceva che insorgesse
- fama in Napoli esservi la peste, dovendo
- Egli spedire soccorso di soldatesche
- per la guerra dello stato di
- Milano, travagliato dalle armi del Re
- di Francia_ » 467
- _Gli altri medici fatti accorti da tale lezione
- e spaventati, non osarono più
- denunziare esservi la peste a Napoli,
- ma continuarono ad occultare la qualità
- del male, il quale intanto esteso
- per tutti i quartieri della città mieteva
- ogni giorno più centinaja di vittime.
- Per le forti rimostranze del Cardinale
- Filomarino Arcivescovo di Napoli quel
- Vice Re fu costretto a far unire di
- nuovo i più rinomati medici de' suoi
- tempi, perchè dessero parere; ma questi,
- sia per ignoranza, sia per adulazione,
- e più probabilmente per paura,
- non ardirono dichiarare il morbo
- per pestilenziale, e si limitarono a suggerire
- alcuni mezzi profilatici. Altro
- che frasche, dice lo storico. — Orribili
- e spaventose divennero le stragi. Fino
- ad otto o dieci mila al giorno salì il
- numero de' morti. Vi fu un giorno che
- arrivò a quindici mila. Come descrivere
- gli orrori e l'eccidio di quelle spaventevoli
- giornate!_ » 468 _a_ 474
- _Il Vice Re e le Deputazioni s'affaticarono
- a dar quel migliore riparo che
- per loro si potesse, ma era troppo tardi.
- Tutte le misure furono inutili. Le stragi
- continuarono con un furore appena
- credibile; fino a che verso la metà di
- agosto un'impetuosa ed abbondante
- pioggia temperò alquanto la furia del
- male, il quale poco appresso cessò.
- Nessuno più s'è ammalato. Quelli ch'erano
- tocchi guarivano_ » 476 _e seg._
- _Peste di Roma dello stesso anno 1656_ » 481 _a_ 485
- _Al primo annuncio della peste in Napoli
- severe precauzioni di Sanità erano state
- adottate dalle Autorità Pontificie
- per impedire l'introduzion del contagio
- negli stati della Chiesa. Ciò nullostante
- il contagio penetrò prima a
- Rieti nel Ducato di Spoleto, poi si
- propagò a Nettuno piccola città della
- campagna Romana, finalmente a Civitavecchia,
- ed il dì 8 giugno si è
- sviluppato nella stessa Roma_ » 481
- _Sintomi della malattia. La malattia si
- mostrava con un calore ai precordii
- sì violento che i malati mandavano
- spaventevoli grida, come se ad
- essi venissero strappate le viscere; indi
- succedeva il vomito, ardente febbre e
- continua, delirio furioso, a cui seguiva
- grande prostrazione di forze, convulsioni,
- sete inestinguibile, lingua bianco-cinericcia,
- e poi nera, urine torbide
- e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro
- le quali cose i carbonchi ed i buboni
- non tardavano a comparire, come
- pur le petecchie nere, segnali di vicina
- morte. Alcuni cadevano morti improvvisamente,
- e senza alcun segno manifesto
- di contagio_ » _ivi_
- _Si usava bruciare e scarificare i carbonchi,
- che si medicavano poi con unguento
- egiziaco. Sopra i buboni
- applicavansi gli emollienti, le ventose, ed
- anco i vescicatori. Il Padre Kirchero,
- il quale a quel tempo trovavasi a Roma,
- assicura, che niuno segnato dai
- cauteri o fontanelle fu invaso dalla peste,
- tranne alcuni di vita epicurea_ » 482
- _L'emissione del sangue era assolutamente
- seguita dalla morte, e al più s'impiegavano
- le ventose scarificate. Si usavano
- i clisteri purganti o alessifarmaci;
- e siccome la prostrazion delle forze era
- estrema, giovavansi i malati con brodi,
- renduti più eccitanti dalla pimpinella,
- dallo scordio, dalla scabbiosa, semi
- di cedro e simili con alcune goccie di
- acido solforico. Si somministrava parimenti
- l'acqua teriacale, i sudoriferi,
- ed il vino. Tornavano nocivi i medicamenti
- troppo riscaldanti. La decozione
- d'orzo acidulata con aceto era la bibita
- ordinaria_ » 482 _e_ 483
- _In quella circostanza si stabilirono in
- Roma non pochi spedali e Lazzeretti;
- si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune
- macchine; la città fu divisa in
- quartieri, e ad ogni quartiere fu assegnato
- il respettivo commissario, i suoi
- medici, chirurghi, confessori ecc. Molte
- provvide discipline vennero del pari
- ordinate sopra oggetti annonarii, ed altri
- di eguale necessità, senza guardar a
- spesa e senz'altri particolari riguardi_ » 482 _e_ 483
- _Il Pontefice Alessandro VII e molti cardinali
- non si partirono mai da Roma
- durante il contagio. Il celebre cardinal
- Gastaldi, eletto commissario generale
- di Sanità, si distinse per la saviezza,
- vigilanza e mantenimento delle discipline
- e precauzioni contro la propagazione
- del male. A queste ed al suo
- saggio rigore contro indistintamente ogni
- sorte di persone dee principalmente la
- città di Roma la salvezza di un gran
- numero di cittadini. Infatti per merito
- di un buon governo non sono perite a
- Roma in quella circostanza che 14,500
- persone, mentre Napoli ne perdette
- dallo stesso contagio dugento ottanta
- mila (checchè ne dica il Giannone)
- e Genova pressochè settanta mila_ » 484
- _In marzo 1657 diminuì, e nell'agosto
- dello stesso anno cessò affatto_ » _ivi_
- _Nello stesso tempo, che infieriva la peste,
- un'epizoozia crudele faceva perire
- nella campagna di Roma la maggior
- parte de' bovi e delle pecore. Lo
- stesso cardinal Gastaldi ci lasciò la
- Storia di questa peste nel voluminoso
- suo libro_ de Avertenda et profliganda
- Peste » 484 e 485
- _Anche a Genova, come s'è detto, si diffuse
- il contagio nello stesso anno 1656;
- ed ivi come a Napoli, avuto riguardo
- al minor numero della popolazione,
- offrì miserando spettacolo di desolazione
- e di stragi, che per la confusione
- e lo spavento che regnavano
- a que' tempi diventava ogni giorno più
- triste e più devastatore; anche a Genova,
- come in altri luoghi, in sulle prime
- invalse l'opinione che quel morbo
- fosse mal comune. Ma accresciutasi
- a dismisura la mortalità fra quella popolazione,
- ogni dubbio si cambiò in
- certezza_ » 485
- _Descrizione della detta pestilenza di Genova
- del 1656_ » 485 _a_ 491
- _Sintomi da cui era accompagnata_ » 485 _e_ 486
- _Apertura de' cadaveri. Cosa si è trovato_ » 486 _e_ 487
- _Quali rimedii siensi usati internamente
- ed esternamente_ » 487
- _Quando la peste era nel più forte, tutte
- le altre malattie sia febbrili o no, casualmente
- accadute, acquistavano la natura
- e i segni di vera peste, ossia,
- come dicevasi, si convertivano in peste,
- anco in quelli, che tenevansi chiusi
- nelle proprie case con ogni sorta di
- riguardo, e per quanto sapevasi, senza
- alcuna esterna comunicazione. Ciò però
- non accadeva nel principio, e nell'ultimo
- stadio della pestilenza. In sul
- fine, come suol avvenire in ogni corso
- di pestilenza, si svilupparono delle malattie
- comuni, di altra indole. Questo
- è il segno, come altrove s'è detto, più
- sicuro che l'epidemia pestilenziale sia
- giunta al suo termine_ » 487
- _Moltissime ruberie, spogli, orrendi assassinii
- accaduti in Genova nel tempo
- che durò il contagio_ » _ivi_
- _La Repubblica di Genova chiamò dalla
- Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso
- degli infermi. Vi giunsero quattro
- di essi, fra quali il celebre P. Maurizio
- da Tolone. — Eroica loro carità_ » 488
- _Il detto Padre Maurizio da Tolone introdusse
- in Genova con grande utilità
- il suo metodo de' profumi per ispurgare
- le robe e le case infette. Essi sono di
- tre sorte; 1.º per ispurgare le case
- ed altre suppellettili grosse; 2.º per
- ispurgare i Lazzeretti, le sepolture, ed
- altro che hanno bisogno di un purgamento
- più efficace; 3.º profumo soave
- per liberar le case dal puzzo_ » 488 _e_ 489
- _Composizione delle dette tre specie di
- profumo_ » 489 _e seg._
- _La peste a Genova cessò a poco a poco
- da se, come se fosse stanca di stragi_ » 487
- _Anco in questa peste si usarono gli olj.
- Internamente l'olio di scorpione, esternamente
- quello del Mattioli, ma non
- si rileva se fossero riesciti utili_ » _ivi_
- _Nello stesso anno 1657 vi ebbe peste nel
- Ducato di Brema nella Bassa Sassonia.
- Da Brema venne portata a Brunswick
- residenza del principe di questo
- nome da alcuni Brunswicesi fuggiti da
- Brema. Vi durò sei mesi_ » 491
- _Sintomi da cui era particolarizzato detto
- contagio_ » 491 _e_ 492
- _Nel 1659 vi fu peste nella Svezia, e
- particolarmente nella città e fortezza di
- Hollen sulla costa meridionale dell'isola
- di Aland nella Finlandia_ » 492
- _Nell'anno 1660 peste in parecchi luoghi
- della Germania, la quale attaccava più
- particolarmente gli uomini, e soprattutto
- i robusti, poco danno recando alle donne,
- e meno ancora ai fanciulli_ » _ivi_
- _Nel 1662 fiera peste regnò a Costantinopoli,
- e vi fece grandissima strage;
- nel 1664 desolò l'isola di Candia_ » 493
- _Gli storici ricordano esservi stata in questo
- stesso anno 1664 peste a Tolone
- ed a Cuers, picciola città della Francia
- nel dip. del Varo_ » 493
- _Agli anni 1665-66 si è sparsa fierissima
- peste in Londra, una delle più celebri
- della Storia, già descritta dall'Hodges
- e dal Sydenham testimonii
- oculari. Per essa morirono in Londra
- in meno di un anno 90,306 persone_ » _ivi_
- _Descrizione della detta peste di Londra_ » 493 _a_ 496
- _Malattie che l'hanno preceduta, e
- susseguitata_ » 494
- _Rapidità con cui si propagò_ » _ivi_
- _Sintomi che l'accompagnavano_ » 494 _e seg._
- _Cura usata dal Sydenham in detta pestilenza_ » 495 _e seg._
- _Fu praticato la cavata di sangue ripetuta,
- ma sempre moderatamente_.
- _Altri autori che raccomandarono la cavata
- di sangue nella peste_ » 496
- _Negli stessi anni 1665-66, ed in pari tempo
- che a Londra, la peste fece orrendo
- strazio nell'Olanda. Nella sola città
- di Amsterdam morirono 24,143 persone.
- Secondo alcuni autori il morbo
- continuò in Olanda con qualche intervallo
- anche ne' successivi anni, a tale
- che nel 1669 spopolò la città di Leyden_ » 497
- _Nel 1670 si manifestò la peste nella
- Lapponia portatavi da Riga per alcune
- balle di canape. Le donne impiegate
- alla filatura ne furono attaccate, ma
- il freddo di quel paese estinse ben
- presto la malattia_ » 497
- _Nel 1676 fierissima peste travagliò di sì
- fatta maniera l'isola di Malta, che
- ne rimase quasi affatto deserta, non
- essendovi restate superstiti che sole dieci
- mila persone. Anche in questo caso i
- gravi dispareri dei medici sulla natura
- del male furono causa della fatale
- irreparabile propagazion del contagio_ » 497 _e seg._
- _Negli anni 1678-79 il contagio pestilenziale
- ritoccò di nuovo le terre della
- Dalmazia portatovi dalla vicina Turchia
- col mezzo di alcuni arnesi rubati
- dai Morlacchi della Villa Culla,
- che fu poi per ordine del Provveditor
- generale incendiata. Si propagò in altri
- villaggi delli territorii di Scardona e di
- Zara, poscia in Zara stessa col mezzo
- di robe infette introdottevi clandestinamente,
- e vi fece gravissimi danni. Cessò
- nel febbrajo 1679_ » 498
- _In detto anno 1679, imperando nell'Austria
- Leopoldo I, la città di Vienna
- fu travagliata da atrocissima peste,
- che fece immense stragi, sì fra la
- popolazione della città, e sì nei sobborghi
- aggiacenti, specialmente nel Leopoldstadt
- e nel Mariahülf. Nello spazio
- di sei mesi sono perite a Vienna
- oltre 70,000 persone, e nel corso intero
- della stessa pestilenza più di
- 76,000. Pur gravi danni recò il morbo
- nei villaggi dei dintorni di quella capitale,
- e specialmente a Ulrichskirchen,
- Neustift, Neubau, e Neustadt. A merito
- dei saggi provvedimenti e delle caute
- discipline, che d'ordine dell'Imperatore
- sono state usate in quella circostanza,
- si è potuto por argine alla ferocia
- del contagio, e molti paesi vicini
- sono stati preservati_ » 498 _e_ 499
- _Nello stesso anno 1679 la peste afflisse
- pur anche la Sassonia, e travagliò
- l'alta e bassa Slesia_ » 500
- _Da Vienna si dilatò il contagio nella
- Stiria e nella Carintia. Si manifestò
- in un sobborgo di Gratz nel dicembre
- 1679. Nel gennajo successivo 1680 si
- sparse in molte famiglie del sobborgo
- stesso e nella città. Nei successivi mesi
- s'accrebbe ognor più, e s'apprese a
- più di 400 famiglie. Imperversò per tutto
- l'anno 1680, e terminò circa le calende
- di marzo 1681 dopo aver ucciso
- nella città e sobborghi di Gratz 2340
- persone; guarite 816_ » 500
- _Dall'altra parte, il contagio dall'Austria
- si estese nell'Ungheria e nella
- Boemia, e vi recò gravi rovine. Nell'Ungheria
- nel 1679 fra le altre fu
- travagliata particolarmente la città di
- Posen. In Boemia, a quegli anni, più
- che altrove fece orrendo strazio, a tale
- che in un solo trimestre, cioè maggio,
- giugno e luglio del 1680, estinse
- a Praga 31,040 persone_ » _ivi_
- _Anche a Gorizia nel Friuli Austriaco
- si dilatò il contagio portatovi, come si
- crede, da Vienna. Incominciò nell'agosto
- 1682, e v'infierì con somma violenza.
- Giuseppe Candido allora medico
- di Gorizia ci lasciò in una sua lettera
- un'esatta descrizione di quel contagio_ » 501 _e_ 502
- _Sintomi dai quali era accompagnato_ » 502
- _Rispetto alla cura lo stesso medico Candido
- dice. «Il cavar sangue dalla vena
- fu osservato nocivo, così si tralasciò.
- Li vescicanti sono stati di gran
- sollievo, applicati dopo qualche evacuazione
- per la via dei clisteri»_ » _ivi_
- _Nel 1683 ripullulò il contagio a Gratz
- ed in altri luoghi della Stiria, ma fu
- in breve estinto con pochi danni per
- gli ottimi provvedimenti che ne impedirono
- la dilatazione_ » 502
- _Fierissima peste desolatrice imperversò a
- Costantinopoli negli anni 1685 e 86. È
- indicato essere stato assai grande il
- numero delle vittime rimaste sotto il
- flagello in quella popolatissima città:
- questo numero però non è conosciuto_ » 503
- _Nel 1690 vi fu peste di nuovo nella Dalmazia,
- introdotta colà per l'arrivo di
- una famiglia fuggita dalla vicina Bossina
- infetta. Fu preso da prima Ostroviza
- nel contado di Zara, poi venne
- portata in Zara stessa. Ma per la vigilanza
- dei Rettori detta città e per
- le buone discipline e segregazioni fatte
- opportunemente, venne in breve estinta.
- Così però non fu nella città di Sebenico,
- ove fece molti danni_ » 503 _e_ 504
- _Nel 1691 fu attaccata dal contagio Ragusi;
- continuò circa sei mesi, e vi recò
- gravi rovine_ » 504
- _Nel medesimo anno 1691 la peste devastò
- la Puglia_ » _ivi_
- _Nel 1692 vi fu peste nella Sciampagna
- in Francia, ma non si conoscono di
- essa particolarità degne di speciale
- menzione_ » _ivi_
-
- SECOLO XVIII.
-
- _Pesti del Secolo decimottavo_ » 503 _a_ 785
-
- _Niente meno del precedente fu questo
- Secolo funestato da orribili e desolatrici
- pestilenze._
- _Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna
- dominavano agli anni 1700 e 1701
- in varie parti della Germania, e specialmente
- a Berlino, nell'Holstein, a
- Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed
- altri luoghi della Slesia, a Ratisbona,
- nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi
- della Svizzera, nella Transilvania,
- ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e
- per quanto si può desumere, anche nella
- Polonia._
- _Preceduta dai detti maligni morbi, nel
- 1704, secondo lo storico Rzazynsschy,
- e secondo altri nel 1702, incominciò
- nella Polonia quella terribile e micidial
- pestilenza che durò fino al 1714,
- e che fece miserando strazio di tutto
- quel Regno_ » 505 _a_ 508
- _Trovandosi la città di Lemberg in preda di
- fierissima peste negli anni 1705 e 1706,
- da Lemberg venne recata nel 1707 a
- Cracovia col mezzo di alcuni mercanti
- ebrei. A Cracovia durò cinque
- mesi, ed in detto periodo uccise 18,090
- persone_ » 507 _a_ 509
- _Sintomi che accompagnavano quella peste_ » _ivi_
- _Si annunciava con fenomeni insidiosi. Ora
- con una febbre continua accompagnata
- da gran calore universale, e da frequenti
- brividi irregolari intercorrenti,
- ora con la così detta febbre lipiria,
- cioè congiunta a grande ansietà precordiale,
- tristezza, abbattimento, vomito
- di materie gialle, o verdi, e viscose,
- spontanea lassezza, sommo abbattimento
- di forze, pestamento delle
- membra, fiero dolor di testa, fisonomia
- cadaverica, delirio, inquietudine continua.
- Le donne fuggivan di casa nude,
- e correvano così per le strade e le piazze
- i piedi e le gambe tremanti, affette
- da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano
- coliche crudeli, le urine si
- facevan sanguigne, il polso picciolo,
- languido, ineguale; la sete nulla, o
- inestinguibile; comparivano i buboni
- agl inguini, alle ascelle, il corpo si
- copriva di petecchie, o di stimmate, o
- neri suggellamenti. Succedeva la morte
- il terzo o il quinto giorno_ » 507 _e_ 508
- _L'emetico nel principio della malattia fu
- trovato utile. Il vecchio d.r Schomberg
- medico del Governo dice di aver guarito
- più di 300 appestati con questo rimedio,
- e col suo elisir antipestilenziale
- composto della tintura di benzoar, di
- genziana e di essenza canforata a parti
- eguali, del quale somministrava dalle 40
- alle 60 goccie infuse in birra calda. La
- bevanda ordinaria era limonata. Quindi
- unzioni con olio aromatico e spirito
- di vino canforato specialmente sopra
- lo scrobicolo del cuore, facendo prendere
- ai malati otto goccie di questo
- stesso liquore entro ad un torlo d'uovo.
- Alcuni malati presero l'aceto teriacale.
- I nitrati e gli alcali provocavano
- l'estinzion delle forze ed una diarrea
- mortale in poche ore_ » 508 _e_ 509
- _Disordini e spavento introdotti per aver
- i Magistrati, i Medici, e la maggior
- parte delle persone ricche ed agiate
- abbandonata la città_ » 508
- _Detta peste terminò circa alla fine di
- maggio. Negli ultimi mesi, allorchè
- era sul finire, non aveva più che l'apparenza
- di una febbre maligna. Poi di
- una semplice febbre quotidiana e pochissimi
- perivano_ » 509
- _A questi stessi anni 1706-07 sembra che
- regnasse la peste nei paesi ottomani
- confinanti coll'Ungheria e colla Transilvania;
- si disse sembra, da che delle
- pesti nelle Provincie Ottomane non vi
- sono autori che espressamente ne parlino.
- Quello solo che viene positivamente
- asserito si è, che nel 1705 dopo
- un lungo predominio de' venti del mezzogiorno,
- imperversò di sì fatta guisa
- la peste a Costantinopoli, che in un sol
- giorno si contarono trasportati fuori da
- una porta della città 1800 cadaveri,
- innumerevole essendo stata la strage
- prodotta dal contagio in quella popolosa
- città_ » 506
- _Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste
- in Inghilterra e nella Spagna, giusta
- la relazione del P. Labat, che fu egli
- stesso attaccato dal contagio due volte_ » _ivi_
- _Ai medesimi anni 1706-07 regnò la peste
- a Thorn nel Palatinato di Culm nella
- Prussia occidentale. Da di là fu portata
- nel 1707 a Rosenberg nella Slesia
- da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono
- ad altri ebrei col mezzo
- di una partita di lana infetta acquistata
- a Thorn. Quel contagio durò a
- Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e
- per esso quella popolazione andò quasi
- distrutta_ » 510 _e seg._
- _La malattia non tardò molto a propagarsi
- a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli.
- Questa peste uccideva da principio
- i malati nello spazio di 24 ore,
- ed in seguito il 3.zo 4.to 5.to od al più
- il sesto giorno. I cadaveri diventavano
- subitamente lividi. Non erano molto
- frequenti i buboni; e per lo contrario
- sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme
- vastità alle braccia, all'addome,
- alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano
- ben presto in isfacello. Il
- polso variava. Nel maggior numero
- de' casi era naturale, come naturali
- apparivano le urine. Se queste diventavano
- nere, era prossima la morte_ » 509 _e_ 510
- _Circa questi stessi anni il contagio menò
- grandi stragi a Marienberg nella Misnia,
- travagliò fieramente Berlino ed altri
- luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana
- ne andò specialmente desolata.
- Nell'anno 1709, secondo il Büsching,
- quella Provincia perdette 59,196 persone
- pel furor del contagio, il quale
- fece del pari crudo strazio in Amburgo,
- in Augusta, ed in varie altre
- città e paesi della Germania_ » 512
- _Nella città di Danzica si sviluppò il contagio
- nel 1710, e vi durò sei mesi. In
- questo corso di tempo uccise da oltre
- ventiquattro mila persone. Il medico
- Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse
- nel suo Memoriale Loimicum
- de peste Dandiscana_ » 512
- _A questi medesimi anni, cioè dal 1707
- al 1714, andarono afflitte dalla stessa
- calamità molte altre provincie e paesi
- di Europa. Oltre la parte della Polonia
- già indicata, oltre la Sassonia e
- la Prussia, la peste invase la Samogizia,
- la Curlandia, la Livonia sul
- mar Baltico, la Svezia, la Danimarca;
- e dall'altra parte quasi tutta l'antica
- Dacia, ossia la Transilvania, la
- Moldavia, la Valacchia, la Servia,
- la Bessarabia, la Romelia, e gran
- parte dell'Ungheria. La città di Posen
- perdette la metà circa de' suoi abitanti,
- così quella di Sapron, e la contrada
- di Szegedin nella contea di Czongrad
- nella Bassa Ungheria, e varii altri
- luoghi di quel Regno_ » 513
- _Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi
- nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta
- anco la città di Presburgo. A tale
- notizia le comunicazioni coll'Ungheria
- furono più rigorosamente interdette.
- Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheria
- penetrò il contagio nella picciola
- città di Bruck sul Leptha nella bassa
- Austria, e quindi in Vienna. Da
- Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni
- dei contorni, nella Stiria, nella
- Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente
- travagliata_ » 513
- _Particolari del contagio di Vienna_ » 514 _a_ 518
- _Anco in questo caso vi furono dispareri
- tra i medici, per cui le discipline e
- provvedimenti da opporsi ai progressi
- del morbo per sì fatti contrasti vennero
- in qualche modo arrestati_ » 515
- _Il morbo progredì lentamente, e fece per
- qualche tempo una tregua in modo che
- fu creduto spento. I Magistrati stessi da
- sì ingannevoli apparenze vennero tratti
- in errore_ » _ivi_
- _Incominciato sul finire del 1712, nel gennajo
- 1713 vi ebbero appena 52 malati
- sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel
- febbrajo si contarono appena 28, dei
- quali 16 morti. In marzo s'accrebbe
- considerabilmente il numero de' malati
- e de' morti, e trapassata appena la
- metà di aprile la peste si fece generale,
- avendo penetrato in tutti i sobborghi
- e nella città. In agosto e settembre
- montò al suo più alto grado di forza.
- In ottobre incominciò a declinare. In
- febbrajo 1714 il morbo era interamente
- cessato, dopo aver ucciso 8644 persone.
- Fra 9565 che furono presi dal contagio
- 921 sono guariti_ » 515 _e seg._
- _I più hanno attribuito la cessazione della
- malattia al gran freddo del verno 1714.
- Ciò però può anche esser avvenuto a
- merito dei saggi provvedimenti usati.
- In tal circostanza venne creata una
- speciale Commissione Aulica e pubblicato
- un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore
- Carlo VI a nome suo e del
- fedele suo popolo fece voto d'innalzare
- un tempio in onore di s. Carlo Borromeo,
- ch'è quel bellissimo tempio che
- si osserva nel sobborgo di Vienna fuori
- del Kärnthner Thor, di cui la prima
- pietra venne posta nel febbrajo 1716_ » 517 _e seg_.
- _Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il
- primo sviluppo seguì in marzo 1713 a
- Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring,
- Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi
- successivi a più di 40 altri luoghi
- e colpì 762 famiglie, fra le quali sono
- rimaste infette 4923 persone. Di esse
- morirono 3776 e 1147 sono guarite,
- la maggior parte senza alcun soccorso
- dell'arte_ » 517 _e_ 518
- _In questa peste tanto nell'Austria, che
- nell'Ungheria e nella Transilvania si
- è osservato che gl'individui più robusti
- erano più facilmente attaccati, e
- morivano quasi tutti, mentre i deboli,
- o andavano esenti, o venendo attaccati
- guarivano con maggiore facilità_ » 519
- _Gran copia di Opere scritte sopra questa
- pestilenza_ » 519 _e seg._
- _Anche in Dalmazia fu a questi anni la
- peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi
- di Spalatro, e ne' casali circonvicini;
- ma adottate opportunamente le necessarie
- misure di precauzione, alle altre
- città di quella provincia venne fatto di
- preservarsi, e la peste cessò, dopo aver
- fatto pochi danni_ » 520
- _In Italia, sentendosi ardere da tante parti
- il micidiale contagio, e già serpeggiando
- vicino, avevansi concepito forti
- timori, ed ogni paese tenevasi attentamente
- in guardia. Dal 1630 non era
- più comparso in Lombardia, e da oltre
- mezzo secolo in alcun'altra contrada
- d'Italia. Questi timori venivano accresciuti
- dalla tristissima circostanza, che
- da due anni, cioè dal 1711 al 1713
- era afflitta da fierissima epizoozia, e
- da copia insolita di vermi che
- distruggevano i grani in erba, e portavano
- la carestia. Ma fortunatamente l'Italia
- ne andò illesa, ed il freddo acutissimo
- del 1714 estinse intieramente la
- peste tanto in Germania che in tutte le
- altre provincie e paesi sopraccennati_ » 520 _e_ 521
- _Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò
- la città di Smirne nella Natolia,
- e le isole della Grecia nell'Arcipelago,
- specialmente Scio, Mitilene o Lesbo,
- e Samo, che furono crudelmente travagliate.
- A questo medesimo tempo il
- contagio fece altresì orrendo strazio a
- Costantinopoli_ » 521
- _Aleppo grande città della Soria, soggetta
- ad essere quasi periodicamente visitata
- dalla peste, provò sì fiero il contagio
- negli anni 1718-19, che nello spazio
- di circa sei mesi perdette da oltre ottanta
- mila de' suoi abitanti_ » _ivi_
- _Gli anni 1720-21 sono celebri nella Storia
- delle pesti per le stragi che questa
- tremenda calamità fece a Marsiglia,
- ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la
- Provenza, così pure in alcune città
- della Linguadocca e nella Guascogna.
- Scarsissimo fu il prodotto del grano e
- dell'olio nella Provenza, nel mille settecento
- dicianove, a tale che
- mancarono le sussistenze nel 1720; quindi
- un cattivo e scarso nutrimento aveva
- già predisposta alla malattia la minuta
- classe del popolo. A ciò s'aggiunsero
- gli eccessivi calori della state, le piogge
- continue, ch'erano succedute ai calori,
- e per vario tempo il furioso predominio
- de' venti dell'occidente_ » 522
- _Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste
- a Marsiglia col mezzo di una nave
- infetta proveniente da Seide (antica
- Sidone nella Soria), la quale aveva
- fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie
- e presi passeggieri a bordo_ » 523
- _Circostanziata ed interessante descrizione
- della detta peste di Marsiglia_ » 522 _a_ 607
- _Poca cautela dei signori Intendenti della
- Sanità nel trattamento contumaciale
- della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine
- nell'adottare le necessarie
- misure precauzionali_ » 524 _e seg._
- _Altri gravi falli da essi commessi in
- quella circostanza_ » 528 _a_ 535
- _Erronea opinione del chirurgo ordinario
- del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare
- che quelle fossero malattie ordinarie_ » 525 _e_ 526
- _Altri medici sopracchiamati affermarono
- tutti assolutamente essere peste_ » 527
- _Il contagio intanto penetra nella città,
- serpeggia furtivamente di casa in casa,
- e prepara il fatal fomite distruttore di
- quella popolazione_ » 529
- _Si moltiplicano le morti con segni evidenti
- di contagio. Intere famiglie ne
- vanno estinte con buboni e carbonchi.
- Il D.r Payssonel ne dà avviso ai Magistrati,
- e dichiara che que' morbi realmente
- fossero peste. Però, un altro chirurgo
- avendo dichiarato in vece che la
- malattia era una febbre verminosa semplice
- e senza contagio, prevale questa
- falsa opinione. Gli altri medici si tacciono_ » 532
- _Il contagio, superato ogni argine, si sparse
- rapidamente in tutti i quartieri della
- città_ » _ivi_
- _A malgrado le stragi fatte dal contagio
- qualche medico ancora si ostina a dichiarare
- che que' morbi altro non sono
- che febbri maligne ordinarie cagionate
- dai cattivi alimenti e dalla mendicità.
- Altri dotti e sperimentati all'incontro
- dichiarano al Magistrato non
- esservi più luogo a dubitare che vera
- peste si fosse. Il Magistrato pubblica
- un avviso nel senso della prima opinione_ » 534 _e_ 535
- _Gravi imbarazzi, confusione e disordini
- nella città, terribile spavento_ » 536 _e_ 539
- _Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere
- stazionato allora a Marsiglia si
- condussero con sorprendente saggezza,
- che forma contrasto con l'imprudenza
- degli ufficiali municipali_ » 536 _e seg._
- _Si accendono grandi fuochi nelle strade
- e nelle piazze pubbliche per tre giorni
- seguitamente. Accresciuto il calor naturale
- della stagione per detti fuochi,
- ed ingombra l'atmosfera di un fumo
- nero ed ardente, parve conferissero al
- contagio nuovo alimento_ » 540
- _Il male spiega la più grande violenza. I
- più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti
- disertano le proprie case: le religioni
- fuggono dai monasteri; gli officiali
- della giustizia, dei municipii, quasi
- tutti gl'impiegati cercano fuori della
- città un rifugio, ma sventuratamente
- questi fuggiaschi portano seco il fatal seme
- che dovea ucciderli_ » 541
- _I membri del Magistrato di Sanità, i
- parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio
- del loro capo, il venerando vescovo
- Monsignor Belzunce, restano fermi
- al loro posto. Quel venerabile prelato
- animato da ardentissima cristiana
- carità, novello San Carlo, si vedeva da
- per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva
- sprezzando con eroico coraggio
- ogni pericolo pur per recare altrui
- ajuto e conforto_ » 542
- _La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra,
- a tale che Pope medesimo
- ne fece l'elogio_ » 564
- _In quella terribile circostanza si sono
- altresì distinti per eroica carità, e con
- ogni sorta di pietosi ufficii i Padri
- dell'Oratorio, e specialmente il Padre
- Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i
- Canonici Regolari Lateranensi, ed i
- Gesuiti_ » 565 _e_ 566
- _Grande mortalità fra i medici, maggiore
- però fra i chirurghi. Il celebre D.r Bertrand,
- che ci lasciò la miglior descrizione
- di questa peste e che fu di essa
- testimonio oculare, venne attaccato tre
- volte e guarì_ » 567
- _Orrori e desolazioni di quelle memorabili
- giornate, che gelano il cuore e
- fan raccapriccio_ » 545 _e seg._
- _I medici Chicoaneau e Vernay, professori
- a Montpellier, invitati dalla Corte
- Sovrana a recarsi a Marsiglia per
- dare un definitivo giudicio sulla natura
- della malattia e suggerire i
- necessarii soccorsi, prendono un grossolano
- errore; e quantunque il male fosse
- giunto ad un punto da escludere qualunque
- dubbio anche fra le persone
- che non eran dell'arte, pure essi non lo
- ravvisarono per peste, e dichiararono,
- che quel morbo che metteva tante stragi
- e scompigli, altro non era che una febbre
- maligna cagionata dalla corruzione
- e dai cattivi alimenti_ » 547 _e_ 548
- _M.r Chirac primo medico del Reggente,
- che godeva a quel tempo di molta riputazione,
- appoggia in una sua memoria
- l'erronea opinione dei medici di
- Montpellier. Ignoranza tanto più funesta
- quanto che nel sapere di detti medici
- si aveva la maggior confidenza_ » 548
- _Que' signori medici però stimarono prudente
- cosa di non trattenersi molto a Marsiglia;
- e dopo pochi giorni se ne partirono_ » _ivi_
- _Il Magistrato di Salute fa pubblicare
- un avviso nel senso delle dette mediche
- opinioni. Questo assicura il popolo,
- che da quel momento rallenta le precauzioni
- e si dà a comunicare più liberamente.
- Si fa anche la processione
- di S. Rocco_ » _ivi_
- _Intanto la peste a guisa di rapido torrente
- tutto invade e distrugge. La
- mortalità s'accresce di sì fatta guisa che
- giunge fino a mille persone al giorno:
- giovani e vecchi, deboli e forti, poveri
- e ricchi indistintamente cadono vittima
- dell'orrendo flagello, riempiendo tutta
- la città di disperazione e di pianto_ » 549 _e seg._
- _In mezzo a tanti orrori così proprii ad
- ammorzar le passioni, l'avarizia e la
- dissolutezza si videro giunte al più
- alto grado, ad eccessi tali da far vergogna
- all'umanità_ » 559
- _Alla fine di agosto il contagio si propagò
- nella contrada di Riva nuova che sta
- fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia,
- la peste si diffuse con rapidità
- e violenza, ma non fece tante stragi
- come in quella, nè v'ebbero li stessi
- disordini a merito della vigilanza e
- buona polizia sanitaria stabilite d'ordine
- del cav. Rose, uomo di molta energia
- e prudenza e di gran perizia, il
- quale aveva già a tempo disposto tutto
- ciò che occorrer potesse pei malati e
- pei morti. Quindi la contrada più lontana
- della città, la quale sembrava dover
- esser anco la più abbandonata, per
- la virtù di un uomo solo fu la meglio
- regolata, più prontamente ed abbondantemente
- soccorsa_ » 567 _e_ 568
- _Ridotte le cose alla più grande desolazione,
- gl'intendenti della Sanità rivolsero
- le loro istanze ai comandanti ed
- ufficiali delle galere pregandoli di volerli
- assistere coll'opera e coi consigli_ » 572
- _Per sgomberare le strade dai cadaveri,
- i comandanti delle galere accordarono
- dei forzati, promessa loro la libertà
- finita la peste. Di 200 forzati a tale
- ufficio destinati 12 soli scamparono la
- vita; tutti gli altri presi dal contagio
- morirono_ » 574 _e seg._
- _Manifestatosi al Reggente il miserando
- stato di Marsiglia nominò a Comandante
- Supremo della città e del territorio
- il Maresciallo di campo cav. di
- Langeron capo squadra delle galere,
- uomo di merito, e di tale virtù quale
- si conveniva in quelle circostanze_ » 577
- _Sotto il nuovo regime di lui le cose ben
- presto cambiarono d'aspetto. Adoprò
- egli tosto con energia e fermezza allo
- ristabilimento dell'ordine, a dare pronto
- e convenevol ricovero agli ammalati,
- allo sgombramento de' cadaveri, ed
- al provvedimento di buone sussistenze
- pei sani. Il che fattosi esattamente e
- sollecitamente, le cose migliorarono d'assai,
- e die' a divedere quanto possa un
- uomo solo, e quanto importi in sì
- gravi frangenti il pronto ordinare, ed
- il pronto eseguire_ » 577 _e_ 578
- _Sul finire di settembre il contagio cominciò
- a declinare nella città, e s'incominciò
- a riparare alle miserie della
- carestia e della peste_ » 578
- _Grandiose somme furono versate dai più
- facoltosi, e dai Vescovi del Regno,
- per provvedere gli indigenti e supplire
- agli altri bisogni della città_
- _Anche il Pontefice Clemente XI. mandò
- soccorsi a Marsiglia_ » 580 _e seg._
- _Si rifornì la città di medici e di chirurghi,
- con grossi stipendii e generose
- pensioni_ » 579
- _Verso la fine di ottobre si sperò che la
- peste fosse terminata del tutto; ma in
- novembre accaddero nuovi casi. In dicembre
- s'ebbero soli 5 o 6 malati alla
- settimana. In gennajo fu assai limitato
- il numero dei malati, de' quali più della
- metà guarivano_ » 585 _a_ 587
- _Il contagio però continuò nel territorio;
- e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità
- degli eredi impazienti di usar delle
- robe infette, e per quella dei ladri
- (che molti ve n'erano) di appropriarsele_ » 585
- _L'ordine civile venne ristabilito. Assai
- matrimonii succedettero e di essi
- tanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi
- in poco tempo ripopolata Marsiglia,
- qual era prima, se il periodo di
- gravidanza avesse potuto abbreviarsi_ » 586
- _Si procedette agli espurghi della città_ » 587 _e_ 588
- _Mentre queste cose operavansi si riaccesero
- qua e là alcune scintille di contagio;
- e ciò fino all'aprile del 1721_ » 589
- _Nel giorno di Pasqua il popolo non si
- ritenne dal gittar a terra le porte delle
- chiese, e vennero celebrati i divini uffici
- nella città. Ricomparvero le malattie
- comuni e ordinarie, ch'erano sparite
- durante il contagio, e nella primavera
- ritornò la salute e la calma; e le pubbliche
- e private faccende ripresero felicemente
- il loro corso_ » 589
- _Di novanta mila persone, dalle quali prima
- della peste era popolata Marsiglia,
- ne perirono quaranta mila, e dodici mila
- nel territorio_ » 590
- _Parte che risguarda la medicina e la
- chirurgia_
- _Osservazioni pratiche fatte in mezzo di
- quella peste_ » 590 _a_ 607
- _Distinzione della malattia in benigna e
- maligna_ » 590
- _Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo
- andamento_ » 591 _e seg._
- _Descrizione della malattia. — Sintomi che
- la precedevano. — Sintomi coi quali soleva
- spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni
- di buon pronostico; — Segni
- indicanti un funesto fine; — Sezione
- de' cadaveri_ » 591 _a_ 598
- _Trattamento curativo_ » 598 _e seg._
- _Cura esterna dei buboni e carbonchi_ » 603 _a_ 606
- _Governo dietetico_ » 605 _e seg._
- _Aceto aromatico detto dei quattro ladri,
- accreditato come preservativo di peste_ » 606
- _Modo di prepararlo. (Nota 42)_ » _ivi_
- _Da Marsiglia la peste si propagò in parecchie
- città e specialmente ad Aix,
- a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes,
- ed altre ancora, nelle quali tutte
- fece gravissime stragi_ » 608
- _In tal occasione si adottò per la prima
- volta in Francia la così detta quarantena
- generale. Tal pratica in Aix fu
- evidentemente utile e benefica; imperciocchè
- non sì tosto s'ebbe incominciata
- la general quarantena, che la
- peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè
- al finir di essa, finì insieme la
- malattia_ » _ivi_
- _A Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre
- 1720 col mezzo di una balla di
- seta appartenente al carico del
- capitano Chateaud, quello stesso che portò
- la peste a Marsiglia, la quale fu rubata
- dagli abitanti di Bandol, picciolo
- porto di mare presso Tolone, e che
- da certo Carnelin venne poi introdotta
- in città col mezzo di un certificato
- falso di Sanità. Dal Magistrato però
- usatasi ogni sorta di difesa, parve che
- il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo
- 1721 introdotte a Tolone per contrabbando
- alcune mercanzie di Aix,
- la malattia si sparse rapidamente in
- varii quartieri della città. In aprile morivano
- dalle 200 alle 500 persone al
- giorno_ » 609 _e_ 610
- _Fu quindi ordinata la quarantena generale,
- ma poco buon effetto se n'ebbe
- da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla.
- Finalmente obbligati rigorosamente
- tutti quelli che avevano avuto
- malati o morti in famiglia a portar un
- segnale sopra la manica del loro vestito
- affinchè ciascuno potesse evitarli,
- e ad altre discipline, la peste cedette
- del tutto in agosto 1721, dopo aver
- ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux
- 15,785, in una popolazione
- di 26,260, che contava Tolone prima
- della peste_ » 610
- _In Arles fra 12,000 ne morirono 8100
- in Tarascona 7210 di 10,000: ed in
- tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta
- mortalità fu in parte cagione la fame,
- derivata dalla particolare avarizia di
- alcuni malvagi speculatori_ » 610 _e seg._
- _Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella
- Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi
- dalla vicina Bosnia ove infieriva
- con maggior forza. Per le diligenti
- precauzioni della Sanità la maggior
- parte di quella Provincia ne restò
- illesa, limitatosi il contagio al solo
- territorio di Spalato, dove uccise circa
- 300 persone. Era allora Provveditor
- generale in Dalmazia Simon Contarini_ » 611
- _Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente
- travagliato da peste fierissima e
- desolatrice. Nella sola città del Cairo
- la mortalità giunse fino a dieci mila
- persone in un giorno. Gli europei si
- chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo
- d. a. e non ne uscirono se non
- il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel
- tempo degli abitanti del Cairo, questa
- peste fu l'unica che sia derivata dall'alto
- Egitto_ » 611 _e_ 612
- _Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia
- allo stesso anno 1757, e
- specialmente menava grandi stragi a Oczakow,
- capitale di quella Provincia. Assediata
- in quell'anno e presa dai Russi
- detta città, il contagio si sviluppò fra
- la truppa russa in essa posta al presidio.
- Nell'anno seguente 1738 i Russi
- abbandonarono Oczakow dopo averne
- demolite le fortificazioni. Ritiratasi la
- guarnigione russa ai proprii aquartieramenti,
- fu per tal mezzo introdotta la
- peste in Ukrania, ove imperversò dal
- giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno
- e parte del 1739. Dall'Ukrania
- non penetrò più avanti il contagio. — Il
- Dott. Schreiber di Königsberg,
- Professore di medicina a Pietroburgo
- potè fare utili osservazioni in quella
- pestilenza, pubblicate colle stampe
- nel 1740_ » 613
- _Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott.
- Schreiber in detta pestilenza_ » 614 _a_ 622
- _Notazione di particolari casi d'insuscettività
- al contagio. (Nota 44)_ » 621
- _A questi stessi anni 1738-39 la peste che
- travagliava la Bessarabia, la Romelia,
- la Servia, e la Valacchia, e che
- infieriva in que' paesi ottomani che confinano
- da quella parte colle Signorie
- della casa d'Austria, penetrò con
- molto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria
- e della Transilvania, e vi fece
- molte rovine._
- _La Suprema Commissione Aulica di Sanità
- in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò
- a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera
- sulla maniera di conoscere, preservarsi,
- e curare la peste, ristampata a
- Vienna e a Praga nel 1758_ » 622 _e_ 625
- _Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo
- e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò
- la sua maggiore fierezza, cagionandovi
- immensa mortalità. Nel 1744 fu
- assai mite, e discreto fu il numero
- delle vittime_ » 623
- _Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile
- della terribile peste di Messina._
- _Erano scorsi 168 anni da che quella
- città era libera dalla peste, cioè dal
- 1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse
- in Messina incognita e mal
- appresa, come è avvenuto di molti altri
- paesi di Europa, e vi operò immense
- rovine_ » 625
- _Vi fu recata col mezzo di una tartana
- genovese carica di lana, di frumento
- e di telerie proveniente da Missolongi,
- la quale arrivò a Messina con patente
- netta dopo 30 giorni di viaggio_ » _ivi e seg._
- _Dalla patente di Sanità e dai costituti
- giurati delle persone dell'equipaggio
- restò ingannato quel Magistrato di
- Sanità_ » 624
- _Permesso lo scarico delle merci, due
- giorni appresso si ammalò il capitano
- del bastimento con resipola nella faccia,
- giusta la relazione del medico del
- Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati
- altri medici a giudicare della cagione
- di questa morte dopo sì breve decubito,
- stabilirono fosse morto per la
- retrocessione della resipola_ » 624 _e_ 625
- _Due giorni dopo ammalò un altro individuo
- dello stesso bastimento, e morì
- in due dì con tumore sotto l'ascella
- e con petecchie per tutto il corpo, di
- maniera che lo si giudicò tocco da
- peste_ » _ivi_
- _Ragunatisi i medici più riputati e le persone
- più distinte, si determinò doversi
- bruciar la tartana con tutto ciò che
- dentro vi era, salvate le genti; lo che
- nel dì 30 marzo fu anche puntualmente
- eseguito. Se non che, insorta furiosa
- tempesta mentre il bastimento era in
- fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto
- il naviglio ad arenare sul lido, e
- porzione della lana e del frumento ne
- fu dispersa per quella riviera_ » 625 _e_ 626
- _Stabilite guardie e cordoni, passarono
- quaranta giorni senza alcun tristo accidente,
- di maniera che si credette la
- città libera da ogni pericolo. Quindi
- nel giorno 15 maggio fu cantato solenne
- _Te Deum_ nella Cattedrale. Ma poche
- ore appresso si rilevò che in un
- quartiere della città s'erano manifestate
- febbri di mal costume. Inviatisi
- tosto i medici della Deputazione a visitare
- gl'infermi, e riconoscere la natura
- del male, riferirono essi «non
- esser in conto alcuno quelle malattie
- contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali,
- quelle stesse che s'erano fatte
- veder nel febbrajo ultimo scorso»_ » 627
- _La stessa relazione diedero i medici della
- cura, lo stesso dichiararono quelli altresì
- ai quali veniva attribuito di aver
- divulgato esservi la peste nella detta
- contrada; sicchè sollevati gli animi,
- i Magistrati si abbandonarono ad una
- cieca fiducia, trascurate le opportune
- precauzioni, ed intanto la peste si sparse
- rapidamente negli altri quartieri
- della città_ » 628
- _Moltiplicavasi ogni giorno il numero
- degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto
- i medici continuavano ad assicurare,
- che non era mal contagioso
- ma epidemia maligna. Fondavano essi
- il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione
- del male a coloro che assistevan
- gli infermi, quando se peste
- fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi
- il morbo sommamente contagioso_ » 629
- _Uno dei medici però di quella città, il
- cui nome non ci fu tramandato, non
- era persuaso delle suddette ragioni, e
- dubitava che fosse peste effettivamente,
- adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono
- uomini insigni e di profondo
- sapere_ » _ivi_
- _Questa opinione però così isolata e dagli
- altri medici combattuta, non prevalse;
- sicchè non furono adottate valide
- misure di riparazione_ » 630
- _Lo storico Orazio Turiano, che di questa
- peste ci lasciò la miglior descrizione,
- narra alcune singolari coincidenze
- di circostanza. (V. N. 45)_ » 627
- _Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando
- il centinajo il numero degli estinti,
- incominciarono i medici ad accorgersi
- dell'errore, ed a conoscere pur
- troppo evidente il carattere del male,
- che ogni giorno si faceva più esteso e
- spaventevole. Quindi si ordinarono
- alcune cautele, che non corrisposero,
- perchè troppo tardi s'era ad esse fatto
- ricorso_ » 630
- _Si aumentò a dismisura il numero de' morti
- e degli infermi; la mortalità s'accresceva
- ogni dì; ogni regolamento
- veniva a sconcertarsi; la confusione,
- il disordine, la desolazione, il terrore
- eran giunti a tale da costernare ogni
- anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi
- più ove porre i cadaveri; mancavano
- i beccamorti, i carri, le carrette
- per trasportarli, non trovavasi più chi
- si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si
- nascondeva, si rintanava, e procurava
- salvarsi. I villani armati ed uniti,
- non permettevano avvicinarsi alcuno
- dalla città; mancavano le sussistenze.
- In ogni passo scorgevansi disordini; in
- ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi;
- da per tutto non v'era che angustia,
- costernazione e morte_ » 631
- _Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina
- sotto i colpi di questo terribile
- flagello_ » 632 _e seg._
- _Brano storico tratto dall'opera del Turiano
- che fu di tutta quella pestilenza
- testimonio oculare_ » 632 _a_ 633
- _I casali vicini alla città, tranne due soli,
- Molino ed Artelia, provarono lo stesso
- flagello. Delle Ville del Distretto parecchie
- restarono illese_ » 637
- _Il contagio cominciò a diminuire in luglio,
- fu in piena declinazione in agosto,
- ed in settembre si considerò interamente
- cessato. Il numero de' morti
- nella città e ne' sobborghi, nello spazio
- di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321
- abitanti. Ne' casali attorno la città sono
- morte 14,561 persone_ » 638
- _Osservazioni fatte nella detta pestilenza,
- meritevoli di particolar menzione_ » 638 _a_ 640
- _Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone
- capaci e pratiche per eseguire gli
- espurghi a Messina. Da Venezia furono
- spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco,
- un Coadiutore, tre Guardiani,
- e due Bastazzi. Questa brigata arrivò
- a Messina in dicembre 1743, e diede
- tosto mano agli espurghi, che incominciarono
- l'undeci gennajo 1744_ » 639 _e_ 640
- _Descrizione del modo con cui vennero eseguiti
- i detti espurghi, e delle sostanze
- che si usarono pei profumi_ » 640 _e_ 641
- _Nel tempo degli espurghi furono attaccate
- dal contagio 17 persone in alcuni
- casali contigui alla città, delle quali nove
- morirono, ma prese all'istante le
- opportune precauzioni il male non si dilatò_ » 641
- _Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la
- peste, colà introdotta col mezzo di robe
- infette portatevi clandestinamente: undeci
- persone in tre famiglie ne furon
- colte. Ma interdette tutte le comunicazioni,
- e stabiliti rigorosi sequestri, si
- continuarono gli espurghi, ed ogni rio
- seme s'estinse_ » _ivi_
- _Condotti felicemente a termine in ogni
- luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744
- Messina fu dichiarata libera e sana,
- riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito
- in ogni sua parte il commercio_ » 641 _e_ 642
- _Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la
- peste, penetrò in Dalmazia in una villa
- del contado di Zara (Dobropoglie) e
- distrusse la maggior parte di quegli
- abitanti. Ma per l'energiche misure
- prontamente adottate dal Colonnello
- del contado co. Possedaria, il contagio
- si estinse senza altre conseguenze_ » 642
- _Nell'anno 1752 la peste fu portata in
- Algeri dalle Provincie Occidentali di
- quel Regno, dove infieriva da varii
- mesi, col mezzo di alcune persone infette
- giuntevi liberamente, secondo il
- costume di que' tempi in detti paesi.
- Serpeggiò occulta da principio per qualche
- tempo, sotto colore di malattie comuni,
- ma al soffiare di venti sciloccali
- umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente
- si palesò in giugno con generale
- incendio nella città_ » 643
- _I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti
- Europei si chiusero nelle loro
- case, muniti di tutto ciò ch'era necessario
- per vivere e preservarsi. I Kabaili
- (ossia Montanari), ed i Piskari
- (ossia confinanti col Deserto), fuggirono
- tutti, quindi mancarono le provvigioni
- per la città, non avendovi più chi volesse
- trasportarle. Il Governo fece intimare
- la forca ai fuggiaschi, ed obbligò
- le genti della campagna a vendere al
- solito, benchè più care, le loro derrate.
- Questo provvedimento sortì l'effetto,
- ma sparse di sì fatta guisa la
- pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti
- villaggi, che la desolazione è divenuta
- presso che generale_ » 643 _e_ 644
- _In Algeri sono perite in quell'anno oltre
- cinque mila persone; un numero maggiore
- ne perì alla campagna_ » 644
- _Si osservò, che il caldo della stagione
- contribuiva all'aumento del male. Secondo
- che crescevano i gradi del calore,
- la forza pur del male aumentavasi,
- misurata dal numero degli infetti; — che
- nelle case all'aperto il
- numero dei morti è stato solo un terzo
- di quello degl'infetti, laddove negli spedali,
- a malgrado tutte le possibili assistenze,
- appena un terzo salvavasi; — che
- il Palazzo Reale, ossia il palazzo
- del Bascià, abitato da molta gente, e
- frequentato giornalmente da ogni sorte
- di persone, è stato immune dal contagio,
- non essendo stati attaccati che
- due soli schiavi che assistevano alla
- cucina reale. Ciò che dal volgo venne
- attribuito a prodigio_ » 644 _e_ 645
- _Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima
- pestilenza di Algeri, che durò
- tre anni, e che distrusse un terzo degli
- abitanti di quella città; della quale
- pestilenza non è fatto cenno in alcun
- luogo della presente storia, perchè non
- venne fatto di trovare autori che di
- proposito ne abbiano trattato. Qui è
- da osservarsi che il detto Palazzo del
- Bascià è l'abitazione più vasta e più
- ventilata che siavi in Algeri; quella
- che gode il privilegio delle finestre anteriori,
- e ch'è ancora la più fresca
- per l'abbondanza delle fontane perenni
- che la bagnano_ » 645 _e seg._
- _La peste che aveva fatto strage nel 1752
- venne mitigata dalle fresche piogge autunnali,
- ma non estinta. Essa mantennesi
- qua e là vagante in tutto quel verno,
- finchè nell'aprile del 1753 ripullulò
- con grande spavento di quegli abitanti,
- e distrusse nello spazio di tre
- mesi altre cinque mila persone. Verso
- la fine di agosto del detto anno 1753
- il contagio cessò intieramente su tutti
- i punti_ » 646 _e_ 647
- _Sintomi varii che accompagnarono quella
- malattia_ » 647 _e_ 648
- _Metodo di cura semplicissimo usato dai
- Mori in quella pestilenza_ » 649
- _Nessun rimedio veniva somministrato. Un
- empiastro fermentativo applicavasi sopra
- i buboni, i quali ridotti a maturità venivano
- aperti colla lancetta, e libero
- poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo.
- Il sugo di limone si è trovato utilissimo.
- Fra i rimedii, meglio degli altri
- corrisposero i leggieri purgativi, e gli
- elettuarj alessifarmaci, come la teriaca,
- e simili, accompagnati da copiose
- bibite acide. Fra le altre cose,
- l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i
- buboni è stata trovata opportuna_ » 649 _e_ 650
- _Per confermare gli Europei nel savio uso
- delle prudenti loro cautele in simili
- calamitose circostanze, gioverà notare,
- che niun accidente pestifero in due
- anni di peste è succeduto in Algeri
- nelle loro case; eccettuata la morte
- di tre servi, che furono convinti di
- aver infrante le contumacie ed avuta
- comunicazione cogl'infetti_ » 650
- _Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò
- crudelmente la Transilvania, la
- Valacchia e la Moldavia. Il celebre
- Dott.r Chenot che fu di questa pestilenza
- in Transilvania testimonio oculare,
- e che fu da essa fieramente
- colpito, ci lasciò della medesima una
- bella descrizione, e molte utili osservazioni
- pratiche_ » 650 _e seg._
- _La peste è stata introdotta nella Transilvania
- col mezzo di un Armeno negoziante
- di ferro, che dalle foci del
- mar nero erasi diretto verso Vienna,
- il quale prima di entrare nel Lazzeretto
- di Temeswar, dove morì di peste,
- aveva sparso dei semi del contagio
- nei luoghi del suo passaggio, e specialmente
- a Kimpina, villaggio due giornate
- distante da Temeswar, dove morirono
- l'oste e le sue due figlie che lavarono
- la biancheria di cui era stato servito_ » 651
- _Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto a
- Temeswar alla morte dell'Armeno. Due
- di essi ritornarono sani alle case loro
- in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata
- morte dell'Armeno, volle abbandonare
- il Lazzeretto; e quantunque
- si sentisse molestato da dolore alla parotide
- destra, e da ardente calore interno,
- montò a cavallo, e s'avviò per ritornare
- nella Valacchia. Avendo seco molto
- denaro, gli fu assegnato un guardiano
- del Lazzeretto per scorta, il quale doveva
- accompagnarlo fino al monastero
- del monte Sinai, ma a sei leghe distante
- dal confine il mercante morì;
- ed il guardiano di Sanità ritornò a
- casa sua seco portando alcuni effetti
- del morto e con essi la peste_ » 652
- _Il giorno appresso all'arrivo del guardiano,
- un di lui figliuolo venne colpito
- dalla peste, e morì; tre altri suoi figli
- vennero colpiti con buboni e carbonchi,
- ed in pochi giorni diciotto persone
- furono prese dal contagio, il quale
- si estese rapidamente in alcuni distretti
- della Transilvania, percorse la Valacchia
- e la Moldavia a malgrado tutte le
- precauzioni usate per arrestarlo_ » _ivi_
- _Precauzioni Sanitarie che furono a quel
- tempo prescritte per arrestare la peste.
- (Nota 48)_ » 652 _e_ 653
- _Per Sovrano comando vennero spediti da
- Vienna quattro medici in assistenza
- del Protomedico D.r Chenot, tra quali
- il D.r Bruckmann, che si distinse tanto
- in quella che nella successiva peste
- della Transilvania_ » 652
- _Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti,
- ne sono morti 4303; guariti 2374_ » 653
- _Trattamento curativo usato in quella
- pestilenza_ » 653 _a_ 656
- _Nel detto trattamento curativo s'impiegarono
- le bevande e brodi acidulati,
- gli acidi minerali, la limonata infusa
- sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra,
- le infusioni di tè specialmente nel
- principio della malattia, il nitro, l'antimonio
- diaforetico, la birra molto usata
- dai Valacchi, o sola o col macis,
- o colla cannella, il vino, il siero vinoso,
- l'aceto, la teriaca, il muschio,
- ora solo, ora unito alla canfora_ » 653
- _La canfora ha spesse volte corrisposto,
- sia unita collo zucchero, o colla gomma
- arabica, sia sciolta in una picciola
- quantità di spirito di vino, od
- unita all'aceto distillato, od a qualche
- sciropo, di scordio, cannella, contrajerva,
- serpentaria e simili; come pure
- gli alcali volatili; p. es. lo spirito di
- sal ammoniaco succinato o anisato_ » 653 _e_ 654
- _Finalmente il P. M. Chenot raccomanda
- l'uso della corteccia Peruviana nella
- peste, asserendo che la sua utilità fu
- confermata da replicate esperienze, somministrata
- sì per infusione sì per decotto,
- specialmente quando le forze sono
- in uno stato medio, cioè nè eccessivamente
- esaltate, nè molto esaurite.
- Ove esista una diatesi stenica, una
- condizione d'irritamento, o dove siavi
- molte saburre nelle prime vie, la corteccia
- Peruviana non conviene, e gioverà
- astenersene. All'incontro ove la
- malattia ha un andamento tifico, allorchè
- vi sono petecchie pallide o nere
- alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione,
- si potrà attender da essa
- molto vantaggio_ » 654
- _Siccome la prima e principal indicazione
- a cui è utile soddisfare negli attacchi
- pestilenti, è quella di disporre l'ammalato
- al sudore, così molti Greci usarono
- con reale profitto nel corso di
- questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo
- collo zucchero, soprabbevendovi
- tre o quattro tazze di tè di Moscovia:
- metodo che si usa anche al dì
- d'oggi in circostanze di contagio dai
- principali signori della Soria e di altre
- provincie dell'Oriente, e specialmente
- dai Greci di Costantinopoli_ » 654 _e_ 655
- _Avvertenze pratiche che si devono avere
- nel cercar di promuovere il sudore
- nella malattia della peste, e necessità
- di togliere previamente gli ostacoli,
- che talvolta lo impediscono_ » 654
- _Interrogato il Protomedico D.r Chenot
- da parecchj di quegli abitanti, qual
- metodo dovessero usare, subito dopo
- che avevano sospetto di aver contratto
- il contagio; consigliò loro di prendere
- una dramma di triaca entro ad un brodo
- unito al sugo di limone, ovvero sciolta
- in qualche infusione calda; p. es. di melissa,
- di ruta, di scordio, di serpentaria
- virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero
- soprabbevere alla triaca un siero
- vinoso o coll'aceto. — Assicura egli
- che molti avendo usato di questo metodo
- al primo manifestarsi de' sintomi
- del contagio, si sono salvati, nato un
- copioso sudore che in poche ore li lasciò
- sani e salvi_ » 656
- _Osserva da ultimo lo stesso D.r Chenot,
- che tutte le cautele dall'umana mente
- escogitate finora per preservarsi dalla
- peste si comprendono nelle tre seguenti
- prescrizioni;_
- 1.º _Allontanare ogni comunicazione colle
- persone e colle cose infette o sospette;_
- 2.º _Distruggere il principio del contagio,
- o sospeso nell'aria, o delitescente in
- qualche corpo od ente passivo;_
- 3.º _Fortificare il corpo umano contro
- l'azione del contagio medesimo, ossia
- renderlo meno atto a provare l'influsso
- morboso_ » 658
- _Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece
- molte stragi in Oriente, imperversando
- or in una or nell'altra di quelle principali
- città;_
- _Sul principiare dell'anno 1759 afflisse
- crudelmente Costantinopoli, e dilatò
- le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago,
- ed in varie città dell'Asia
- Minore_ » 657
- _Un bastimento mercantile proveniente da
- Costantinopoli nel 1759, che aveva in
- quel tragitto perduto per peste alcuni
- uomini dell'equipaggio, la portò in
- Alessandria d'Egitto, donde non tardò
- molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata,
- ed in varii villaggi sulla strada
- che conduce al Gran Cairo. Poco
- appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori
- del male. In marzo dello stesso
- anno vi si spiegò con gran forza, e
- la mortalità fu grandissima sì al Cairo
- e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto.
- Secondo i computi e le relazioni potutesi
- avere dalle varie parti dell'Egitto
- stesso, da circa trecento mila persone
- vi son perite in quell'anno_ » 657 _e_ 658
- _Durante la state si mitigò la violenza del
- male. Gli Europei che fin dal mese di
- marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri,
- circa la metà di luglio sortirono
- e si riordinarono le comunicazioni;
- ma nel verno del susseguente anno 1760
- il contagio ringagliardì, e vi recò immense
- rovine, come fatto aveva nel precedente_ » 658
- _Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola
- di Cipro dall'equipaggio di un bastimento
- turco che aveva preso carico in
- Alessandria; e che naufragò sul promontorio
- di Baffo. Alcuni marinari e
- passeggieri salvati dal furore delle onde
- ripararono in alcuni villaggi sulla strada
- di Limsol, ed ivi sparsero il fatal
- seme del morbo. Nè stette molto il
- contagio a penetrare nella città di Limsol,
- dove si propagò con grande rapidità
- e violenza, estendendo le sue stragi
- a Biscupi, a Baffo, ed in varii,
- altri luoghi_ » 658
- _La città di Larnica, distante circa 40
- miglia da Limsol offerse all'osservazione
- in quel tempo un singolare fenomeno. — Le
- comunicazioni tra Larnica
- ed i paesi appestati non essendo
- state mai intercette, ma libere e aperte
- col resto dell'Isola come per l'innanzi,
- giungevano a Larnica molti degli equipaggi
- e passeggieri de' bastimenti infetti
- approdati a Limsol; i contadini e mulattieri
- dalle ville infette con buboni pestilenziali
- ancora aperti, ed in attualità
- di malattia vagavano liberi per le
- strade e pei mercati della città, ed alcuni
- di essi pure colà si morivano senza
- che il contagio venisse ad altri comunicato.
- Il dì 20 maggio arrivò pur
- a Larnica un bastimento infetto proveniente
- da Damiata con parecchi marinari
- e passeggieri attaccati dalla peste,
- i quali sbarcati presero alloggio
- nelle case di Larnica; un altro bastimento
- turco approdò egualmente nel
- porto di Lamica avendo al suo bordo
- varii appestati, de' quali ne morirono
- tre nell'atto dello sbarco. A malgrado
- tutto ciò, nessun abitante di Larnica,
- per quanto si seppe, venne attaccato
- dalla peste. Gli Europei ivi dimoranti
- non presero alcuna precauzione, nè
- alcuna ne presero gli abitanti del paese,
- eppure nessun danno ebbero a risentirne;
- la peste non s'è comunicata
- ad alcuno di essi_ » 658 _e_ 659
- _Nei mesi di luglio agosto e settembre
- non si udì più parlare di peste, e credevasi
- che fosse interamente estinta tanto
- a Limsol che negli altri luoghi. Ma
- in ottobre ripullulò, e di là si dilatò
- a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro,
- 25 miglia distante da Latachea, e nei
- mesi di dicembre e gennajo siffattamente
- si accrebbe, che i turchi spaventati
- dalla grandissima mortalità ordinarono
- pubbliche processioni e preghiere,
- che servirono a propagare vieppiù
- il contagio ed accrescer le stragi_ » 659 _a_ 670
- _Grande quantità di persone fuggite da
- Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo
- allora gli abitanti di Larnica incominciarono
- a temere per essi. Ed infatti nel
- febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi
- nel porto di Larnica i primi
- sentori di peste, indi in Larnica stessa,
- dove morivano da 25 a 30 al giorno.
- Molti di quegli abitanti fuggirono
- alle montagne. La peste continuò ad
- affligger Larnica per tutto il mese di
- aprile. Contemporaneamente si dilatò
- nelle isole vicine, a Famagosta, ed
- invase la provincia di Carpaso. Continuando
- le emigrazioni dalla città di
- Larnica il contagio andò in essa
- proporzionatamente scemando. In maggio
- era nel pieno suo declinare_ » 660
- _Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta
- si andava estinguendo a Nicosia. La
- mortalità a Larnica non fu gran fatto
- considerevole. Non così a Nicosia, dove
- secondo Patrick Russel da quella
- pestilenza morirono circa venti mila
- turchi, e da quattro a cinque mila
- greci e armeni: mortalità sterminatrice
- rispetto al numero della popolazione
- di detta città, che si calcolava di
- circa quaranta mila abitanti. Secondo
- Giovanni Mariti però, a soli venti
- mila ascendono gli estinti da quel contagio
- in tutta l'isola. Nel giugno la
- peste cessò quasi intieramente in tutta
- l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi
- colà dimoranti cantarono il Te Deum
- in rendimento di grazie, e tutte le case
- degli Europei ritornarono alle usate
- comunicazioni di prima_ » 661
- _A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste
- afflisse pur crudelmente una parte della
- Palestina, della Siria, della Mesopotamia,
- non che parecchi altri luoghi. — Essa
- venne quasi generalmente
- preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella
- Palestina e nella Soria, oltre
- che dalla carestia, venne pur preceduta
- da replicate fortissime scosse di terremoti,
- che distrussero nel 1759 porzione
- della città di Damasco, e danneggiarono
- molto s. Giovanni d'Acri e
- Medina di Sidone. — In Aleppo oltre
- alla carestia desolatrice venne preceduta
- negli anni 1758-59 da una febbre
- maligna petecchiale, che cagionò
- sì grande mortalità come se fosse stata
- vera peste bubonica. Nella primavera
- 1759 comparve una cometa; nel 1760
- un'eclissi solare: fenomeni questi tutti
- che gli Orientali sogliono risguardare
- come precursori della peste; nello stesso
- modo che per forieri e quasi compagni
- della peste sogliono risguardare la
- straordinaria mortalità degli animali,
- l'irregolarità della stagione, la maggiore
- abbondanza d'insetti, l'abbandonare
- che fanno gli uccelli i consueti loro nidi,
- il meno sonoro dell'ordinario gracchiare
- de' ranocchj ec._ » 662 _a_ 664
- _A Medina di Sidone, a Tripoli nella
- Soria, a Latachea la peste andò percorrendo
- regolarmente i suoi stadii dal
- marzo all'agosto 1760; nè fu di grande
- violenza, mentre il numero dei guariti
- eguagliò incirca quello dei morti.
- Nei dintorni di Tripoli si riaccese
- nel 1762_ » 662
- _A Gerusalemme si sviluppò nel febbrajo
- 1760, e vi produsse orribili devastazioni
- sì nella città che ne' villaggi
- dei contorni. Nel convento di Terra
- santa fra vent'un sacerdoti ne morirono
- dicianove_ » 662 _e_ 623
- _A Damasco si manifestò nel marzo dello
- stesso anno 1760, e la mortalità vi fu
- immensa, forse maggiore che in verun
- altro luogo: così in altre città picciole
- e villaggi della Palestina, ne' quali
- ne vennero per essa orribili devastazioni_ » _ivi_
- _Mentre la peste faceva le più grandi
- stragi a Damasco, e lungo le città
- marittime della Palestina e della Soria,
- gli abitanti della città di Aleppo
- erano presi da forti timori, che vicina
- fosse la comparsa anche fra essi
- del tremendo flagello; nè andò molto
- che si è pur fra essi manifestato_ » 663 _e_ 664
- _Descrizione della peste di Aleppo_ » 664 _a_ 673
- _Al principio di maggio 1760 arrivarono
- in Aleppo alcune carovane da Damasco,
- da Gerusalemme, da Latachea con
- parecchi individui infetti. Fra questi tre
- mercanti turchi, che presero alloggio,
- in città in una casa vicina al Consolato
- Inglese. Costoro comunicarono il
- contagio alla famiglia presso cui alloggiarono.
- Alla fine del maggio altre carovane
- arrivarono da Gerusalemme, e
- da Tripoli con parecchi pellegrini turchi
- e cristiani, tra' quali eranvi alcuni
- negozianti di Aleppo. Questi facendo
- ritorno da' luoghi santi contrassero l'infezione
- per via; e ricovratisi senza verun
- ostacolo presso le proprie famiglie
- in città, propagarono più estesamente
- l'esiziale contagio_ » 664
- _Ciò non pertanto fu assai lento in detto
- anno (1760) l'avanzarsi del morbo, e
- dappoichè si vedeva che non veniva
- attaccato dal contagio nessun degli
- ebrei, i quali fra tutti sono sempre i
- più facili a contrar l'infezione; e che
- quelli che assistevano i malati ne andavano
- per lo più esenti, vi ebbe appena
- chi dicesse che quel morbo vera peste
- si fosse_ » 665
- _In sul finire di giugno si accrebbe la
- mortalità, più facile divenne il comunicarsi
- del contagio; e vieppiù si diffuse
- sì nella città, sì ne' sobborghi aggiacenti
- abitati da molte famiglie cristiane.
- In luglio la ferocia del morbo
- s'accrebbe ancora più, ma nella prima
- settimana di agosto cominciò a declinare.
- Si manifestarono le malattie
- così dette intercorrenti, o almeno la peste
- cominciò a vestire una diversa apparenza.
- Dopo la metà di agosto gli attacchi
- divennero sempre più rari. Alla
- fine di agosto la peste scomparve_ » 666
- _A malgrado che il contagio fin dal principio
- manifestato avesse la sua più grande
- malignità, mentre di sei appestati
- uno appena salvavasi; pure per tutto
- l'anno 1760 fece lenti progressi, ed il
- numero de' morti in tutto quell'anno,
- secondo le note raccolte dal D.r Russel,
- non montò che a 500 circa. Avvi
- però ragioni per credere che molto maggiore
- sia stata la mortalità se si rifletta
- alla vastità delle contrade e dei sobborghi
- di Aleppo, al numero della
- popolazione, all'indole della malattia;
- se si consideri che in quel paese non
- vi avea nè polizia sanitaria nè registri
- di morti, che i calcoli del Russel
- sono stati desunti dalle relazioni de' becchini,
- i quali tenevano conto di que' soli
- che nel seppellirli mostravano chiari
- segni di peste; finalmente all'asserzione
- dello stesso Russel, il quale confessa
- che in quell'anno avea badato
- meno attentamente al numero de' morti
- che negli anni susseguenti_ » 666 _e_ 667
- _Cessata la peste in Aleppo speravasi che
- non avesse più a riprodursi; ma ne fallì
- la speranza._
- _I villaggi delle vicine montagne fra Antiochia
- e Latachea, dove il contagio,
- cessato in Aleppo, s'era manifestato,
- continuarono ad esserne afflitti per tutto
- il verno; anzi sotto i rigori del freddo,
- che quell'anno fu più acuto dell'ordinario,
- erasi rinvigorito assai fieramente.
- Dai detti villaggi le persone già
- infette che s'erano rifuggiate nelle pianure
- sparsero il rio seme del morbo
- specialmente a Edlib, Sogre, e ad
- Aleppo stesso: ciò che avvenne anche
- per il libero comunicar fra Aleppo e
- Damasco, dove la peste continuava_ » 668
- _Nel marzo del 1761 si spiegò il contagio
- nelle ville di Aleppo, in Aleppo
- stesso, e circa alla metà del mese nel
- campo degli Arabi, e fu tale la
- violenza del morbo fin dal suo principio,
- che gli Arabi spaventati abbandonarono
- nella maggior parte le proprie tende e
- si rifuggiarono nelle case de' lor conoscenti
- ed amici. Di settanta appestati
- appena due andavano salvi. Nè solo fra
- gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi ed
- i Maroniti si propagarono le stragi_ » 668
- _Sopraggiunte le feste del Bairam, al qual
- tempo i bazzari e i caffè sono straordinariamente
- affollati di gente, aumentandosi
- le ragion de' contatti, il
- morbo in proporzione si dilatò. In aprile
- si contarono 856 morti: in maggio
- 1211. Dopo la metà di aprile gli europei
- si chiusero nei loro quartieri. In
- giugno la peste infierì vieppiù, e somma
- fu la mortalità. Alla fine del mese in
- ispecielità giunse il contagio al suo più
- alto grado di forza e recò le maggiori
- rovine. Dal 31 maggio al 5 luglio sono
- morte 5535 persone, fra le quali 639
- cristiani, e 183 ebrei. Penetrò nell'harem
- dello stesso Cadì, ed in parecchie
- famiglie de' principali signori turchi_ » 669 _e_ 670
- _Dopo la prima settimana di luglio fu rapida
- la declinazione del morbo. Dal
- 5 luglio al 2 agosto sono perite 2115
- persone. Dopo la metà di luglio non
- moriva più alcuno prima del terzo giorno
- di malattia; mentre prima morivano
- dopo 10 ore dalla contratta infezione,
- altri, ed in maggior numero, in
- 24 ore. Verso la fine del mese ricomparvero
- febbri terzane ed altre malattie
- che diconsi di carattere, di un andamento
- diverso dalla peste. Il popolo
- in generale cominciò a rincorarsi. Gli
- europei, sì cristiani e sì ebrei, uscirono
- al pubblico, nè si viddero più deserti
- e abbandonati i bazzari come per
- l'innanzi. Dai 15 ai 31 agosto la mortalità
- fu minore che nel febbrajo che
- ha preceduto la peste, ed in settembre
- la pestilenza si risguardò terminata;
- ma le trepidazioni e le angustie di quegli
- abitanti non cessarono, dappoichè
- alcune morti improvvise, ed alcune febbri
- anomale mantennero vivi fra essi
- i timori, e solo nel marzo 1762 fu ristabilita
- la primiera tranquillità e sicurezza_ » 670 _a_ 673
- _Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre
- città della Siria e della Mesopotamia,
- specialmente ad Arta, (o Orta) ove
- imperversò con la massima violenza;
- uccise il Bascià e quasi tutti i soldati
- e le persone del suo seguito. I
- villaggi dei dintorni rimasero spopolati
- quasi intieramente. Suez e Adena ne
- furono pur fieramente travagliate. Narrasi
- che in Adena e ne' vicini villaggi
- sono perite venticinque mila persone_ » 673
- _Nella primavera del 1761 la peste si manifestò
- anche nella città di Marasch,
- e vi durò più anni, cioè fino a tutto
- il 1765 con alcune tregue, e con alternative
- di maggiore o minore violenza,
- ora serpeggiando tacitamente,
- ed or divampando apertamente; ma sempre
- divenendo più mite ed appena sensibile
- durante l'inverno; fino a che nel
- 1765 aumentò in fiero modo le sue stragi,
- sì propagò nei vicini villaggi, e vi recò
- orribili devastazioni. — La lunga durata
- della peste a Marasch, più che
- in alcun'altra città della Soria, fu un
- singolare fenomeno_ » 674
- _Osservazioni sull'andamento della peste
- nel Levante, e sopra i fenomeni, che
- più facilmente inducono in errore nel
- riconoscerla al suo primo apparire e nel
- giudicarla_ » 675 _e seg._
- _La peste nel Levante tiene il medesimo
- andamento che in Europa. Cresce lentamente,
- va fluttuando, dilatandosi, e
- si aumenta poco a poco fino a che
- giunge al suo maggiore incremento.
- Non è però così del suo declinare, osservandosi
- in quest'ultimo suo periodo
- manifeste differenze, non solo secondo
- i luoghi, ma eziandio secondo il tempo;
- p. es. al gran Cairo la peste suol
- terminare quasi sempre più presto che
- in Aleppo e lungo le coste della Soria,
- ed ivi in certi anni più sollecitamente,
- in altri più tardi. Nell'Isola
- di Cipro si osserva dominare all'ordinario
- in sul finire d'autunno, nel
- corso dell'inverno, e nel principio di
- primavera, e cessar nella state. Ne' paesi
- montani suole imperversare particolarmente
- nel verno, ed infierire in proporzione
- dei rigori del freddo; mentre
- in altri cessa del tutto sotto i rigori invernali,
- e col procedere della cruda
- stagione_ » 676 _e_ 677
- _In nessun luogo è più manifesta l'influenza
- dell'aria pura, della libera ventilazione
- per menomare ed arrestare i
- progressi del contagio, quanto nei paesi
- del Levante Ottomano. E di fatti il
- morbo suol fare stragi fra le famiglie
- del popolo, che abitano case anguste,
- sepolte, senza finestre, senza ventilazione;
- mentre al contrario nel così
- detto Serraglio, nei palazzi dei grandi,
- che sono spaziosi, ventilati, con
- ampie sale e belle gallerie d'intorno,
- e con ogni possibile miglior maniera di
- costruzione adattati al clima, di rado
- vi penetra; e se giunge ad insinuarsi,
- non s'appicca ordinariamente che agli
- schiavi, alle persone di servizio, ed al
- più alle donne dell'harem le cui stanze
- non sono nè così ampie, nè così
- ventilate, per cagion de' ripari e dell'altezza
- delle finestre che vi si usano attesa
- l'estrema gelosia con cui quelle
- donne sono custodite_ » 677
- _La maniera di vivere e di conversare dei
- grandi della Turchia influisce del pari
- alla loro preservazione. Il naturale loro
- orgoglio non permette che alcuno
- ad essi si accosti. Giacciono la maggior
- parte del giorno in una gran sala nel
- fondo del loro Divano, fumando tabacco,
- prendendo caffè, ed occupandosi
- degli affari, solo in compagnia di
- persone di alto grado, le quali pur si
- tengono ad una certa distanza da loro.
- I servi ed i paggi stanno fuori dei Divano,
- e non si fanno avanti se non
- quando sono obbligati dal respettivo
- servigio, tornando poi subito al loro
- posto_ » 678
- _Nell'anno 1763 regnava la peste in Bosnia,
- confinante colla Dalmazia. Per
- la qualità dei confini assai difficile a
- custodirsi, non essendosi potuto impedire
- del tutto le comunicazioni col
- paese ottomano infetto, il contagio non
- istette molto a propagarsi in Dalmazia,
- dove andò serpeggiando qua e là
- più o meno palese pel resto del 1763.
- Travagliò con più forza quella provincia
- nel 1764, avendo infierito particolarmente
- nei borghi di Spalatro,
- dove sono perite in breve spazio di
- tempo 530 persone. Per ragion delle
- buone discipline e precauzioni usate, la
- città di Spalatro ne fu preservata_ » 678 _e_ 579
- _Gli anni 1769-1770-71-72-73 segnano una
- delle epoche più memorabili della storia
- riguardo alla peste._
- _A detti anni essa travagliò fieramente la
- Moldavia, la Valacchia, la Transilvania,
- la Podolia, la Volinia, la Russia,
- e Mosca particolarmente, come
- vedremo in appresso, la Turchia Europea
- e l'Asiatica, portando da per
- tutto grandissime stragi e rovine_ » 679
- _Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la
- Russia e la Porta Ottomana, cominciata
- in Moldavia. Dopo replicati combattimenti,
- ne' quali i Turchi furono
- posti in fuga, l'armata russa vittoriosa
- s'impossessò di Galatz, e di tutto quel
- tratto di paese che giace al di quà dal
- Pruth. Galatz fu presa d'assalto ed
- abbandonata al sacco. In detta città vi
- regnava la peste di fresco introdottavi
- col mezzo di mobili e di mercatanzie
- portatevi da Costantinopoli per ragion
- di una fiera che appunto vi si teneva
- in que' dì. Il comandante russo, che
- ignorava che colà vi fosse la peste, ordinò
- che ai soldati si desse quartiere
- nelle case della città, e di tal modo
- s'apprese il contagio alla truppa, che
- si diffuse co' suoi più manifesti segnali,
- ed uccise in breve non pochi soldati_ » 681 _e_ 682
- _Dietro l'ordine del supremo comandante
- conte di Romanzow l'armata si ritirò
- da Galatz e si diresse verso Yassy,
- dove mantenersi doveva in stretta contumacia,
- inviando i malati ad un Lazzereto. — Nella
- marcia da Galatz a Yassi
- minorate sensibilmente le malattie e le
- morti s'incominciò a dubitare che vera
- peste si fosse. Si distribuirono i soldati
- per le case di Yassi, ed i malati si
- allogarono nello stesso palazzo de' Principi
- di Moldavia, convertito in spedale.
- Tre settimane passarono tranquillamente,
- e solo nella quarta settimana osservarono
- i chirurghi dello spedale che
- vi comparivano molte febbri accompagnate
- da petecchie. Esse furono definite
- da prima febbri maligne. A parecchi
- di tali malatti in settima od ottava giornata
- compariva qualche bubone, che
- veniva risguardato qual decubito del
- male, con tanto più di persuasione quanto
- che non pochi malati, dopo una discreta
- e legittima suppurazione, guarivano_ » 683
- _Verso la fine della quarta settimana
- osservaronsi buboni e carbonchi, e morti
- repentine e sollecite, ed assai più frequenti.
- I timori di peste andaronsi quindi
- in proporzione aumentando_ » _ivi_
- _Tale era il corso delle malattie nello
- spedale. Nella città le cose passavano
- tranquillamente. Racconta l'Oreo, siccome
- un soldato uscito dallo spedale
- venduta avendo ad un ebreo una pelliccia
- che aveva preso ad un turco prima
- di giungere a Yassy, sia stato questo
- il mezzo, che diffuse il primo seme
- del morbo nella città_ » 684
- _Fosse questa, o veramente altre più generali
- cause che abbiano concorso a diffondere
- l'infezione fra gli abitanti, è
- certo che il contagio si è propagato
- con grande rapidità in più quartieri
- della città, ed uccise molti fra i cittadini.
- Sebbene fossero presso che generali
- le voci di peste, e molti casi si
- contassero di morti repentine e violente
- con manifesti segni di contagio, pure
- molti vi erano ancora che ostinati il
- negavano, sostenendo che que' morbi
- fossero semplici febbri maligne._
- _Di questo partito sgraziatamente fu lo
- stesso generale comandante barone de
- Stoffeln, tratto in inganno dalle false
- insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali
- temendo più della peste l'allontanarsi
- dell'armata russa, e di restar
- nuovamente esposti alle incursioni dei
- turchi, si sforzavano con ogni studio e
- ragione nel far credere che quella malattia
- non fosse di pestilenza. Il detto
- generale cadde vittima del suo errore.
- Le medesime ragioni private, che avevano
- tratto in errore il generale servirono
- a render più diffusa la peste fra
- gli abitanti di quella città non solo ma
- in tutta la Moldavia_ » 684 _e_ 685
- _Le case, le ville, le città stesse divenero
- deserti. Gli abitanti presi da estremo
- infrenabil spavento fuggivano sulle montagne.
- Molti cadaveri restavano
- insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia
- gran quantità di cani, la quale per
- barbaro popolar costume e per superstizione,
- a somiglianza de' Turchi, si
- procura di conservare, così que' cani
- rimasti in gran parte senza padrone e
- senza trovar cibo; facevano di que' cadaveri
- lor pasto comune. Il perchè,
- giusta quanto assicura l'Oreo, che a
- quel tempo trovavasi a Yassy, molti
- ne divennero idrofobi; quindi oltre il
- flagello della peste, pur quello dell'idrofobia
- univasi a travagliare quegli infelici
- abitanti_ » 685
- _Comunque fosse grande la violenza e la
- diffusion del contagio, pure fino alla
- metà incirca del maggio 1770, la peste
- se ne rimase ristretta alla sola classe
- del basso popolo. Ma d'allora, cioè
- dalla metà di maggio? s'appiccò indistintamente
- ad ogni sorta di persone,
- mercadanti, sacerdoti, nobili, plebei,
- ufficiali di ogni grado, soldati venivano
- colti egualmente. Alla fine di giugno
- incominciò a declinare, e a mitigarsi
- la violenza del male_ » 686
- _A Bukarest, a Fockschiany nella Valacchia
- la peste si è introdotta più
- tardi che nella Moldavia, e vi cagionò
- molto minori danni, cessatavi anche
- più presto. Ma negli spedali di Fockschiany
- e di Bukarest fu grande la
- mortalità_ » 686
- _Nè solo nelle Capitali e nelle principali
- città della Moldavia e della Valacchia
- fece stragi il contagio, ma sì bene nei
- villaggi e paesi della campagna di quelle
- vaste provincie. In nessun altro luogo
- però tante come in Yassy, che anzi
- nelle ville e paesi della campagna si
- estinse in breve. Ciò avvenne forse per
- gli usi di quegli abitanti, i quali al
- primo manifestarsi della peste in fra
- loro, sogliono la maggior parte fuggire
- tra monti, e nelle campagne, sceverandosi
- ne' luoghi più romiti e selvaggi;
- donde armati di pistole e di fucili,
- e col continuo sparo tengono da
- essi lontano qualunque forestiere che
- cercasse di avvicinarsi_ » 686 _e_ 687
- _Ad impedire il progresso del contagio
- nei luoghi della campagna contribuiscon
- forse non poco, oltre la già accennata,
- altre particolari costumanze de' paesani
- Valacchi e Moldavi; essendocchè
- in circostanze di peste, al primo accorgersi
- che qualche individuo della famiglia
- ne sia infetto, usan essi
- trasportarlo nascostamente nel più vicino bosco,
- deporlo in luogo ombroso sopra
- un letto di foglie, con a canto un vaso
- pieno di acqua ed alcuni alimenti, visitandolo
- poi di tratto in tratto, secondo
- che per pietà, per parentela,
- o per interesse lor caglia della vita di
- lui. — Que' malati, a' quali reggono
- ancora le forze s'accendono da se un
- po' di fuoco; e morendo, lo che accade
- il più di sovente, sono nel sito
- stesso coperti di terra; o rimangono
- colà insepolti, e vengono divorati dai
- cani, dalle fiere, o dai vermi. — Sogliono
- in oltre que' villani bene guardarsi
- dal toccare l'ammalato, e qualunque
- cosa che sia stata da esso usata,
- maneggiata, od anche solamente
- tocca_ » 687 _e_ 688
- _Al manifestarsi della peste sì nella Moldavia
- che nella Valacchia, ne son presi
- in nota tutti gli abitanti del paese
- dall'Ispettore generale, o Intendente della
- peste. — La città o paese si divide
- immediatamente in quartieri. — Per ogni
- quartiere viene dall'Intendente nominato
- un sotto-ispettore della peste. — Tosto
- che ammala qualche individuo
- por si dee fuori della porta della casa
- un segnale, e darne immediatamente
- avviso al sotto-ispettore o ispettor del
- quartiere, il quale è obbligato di tosto
- visitarlo e dar le occorrenti disposizioni
- a tenore del bisogno e delle ricevute
- istruzioni. — Se in tal visita
- il detto sotto-ispettore riconosca essere
- l'ammalato realmente appestato, lo fa
- trasportare, permettendolo la stagione,
- fuor delle porte di quella casa con
- tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade
- nel verno, fa collocar l'ammalato in
- un certo luogo, che viene stabilito
- appositamente per gli ammalati di peste. — Ognuno
- che muore dal contagio,
- col mezzo di persone a questo ufficio
- appositamente destinate, viene trasportato
- e sepolto. — A tale ufficio di
- becchini sono stabiliti individui della
- feccia del popolo, e per lo più, i gran
- bevitori. — Dipendono essi dall'ispettore
- e si prestano a tal pericoloso ministero
- avendo tutto il corpo ed i vestiti
- unti di catrame. — Sogliono costoro
- portare degli amuletti appesi al collo,
- e taluni entro al loro _turban_ un bubone
- secco e tagliuzzato, che alle volte
- poi vendono ai più creduli del luogo
- ad un prezzo assai caro, tenuta
- essendo questa sostanza in conto di grande
- preservativo, ed impiegandosi come ingrediente
- principale per fare degli amuletti_ » 689 _e_ 690
- _Peste nella Transilvania_ » 690
- _Trovandosi la Moldavia e la Valacchia
- in preda alle devastazioni della peste,
- i signori di quelle Provincie, e particolarmente
- i più ricchi, abbandonarono
- le case loro e si rifuggiarono nel
- territorio della Transilvania, parte accampati
- sotto tende sulla linea del confine,
- altri entrati nei Lazzeretti, e la
- maggior parte rifuggiatisi nei villaggi
- montani limitrofi. Alte giogaje di monti
- dividono la Valacchia dalla Transilvania.
- Il confine è assai esteso e difficile
- a custodirsi. Il contagio quindi non
- istette molto a propagarsi nella Transilvania,
- ed invase primamente il più
- prossimo distretto di Corona; siccome
- quello che col paese vicino infetto era
- in più frequente e libera comunicazione.
- Le precauzioni per impedirle vennero
- prese troppo tardi_ » 690 _e_ 691
- _Già in maggio 1770 il morbo aveva oltrepassato
- i confini ed attaccata una
- famiglia del distretto transilvano di Corona,
- che aveva dato alloggio ad un
- greco di Bukarest. La fanciulla che
- aveva lavate le di lui robe ammalò con
- un bubone sotto l'ascella sinistra ed
- un carbonchio al gomito destro, e se
- ne morì in quattro dì. Ad essa tenne
- dietro la madre, un di lei fratello, ed
- una picciola sorella, morti tutti e tre
- dopo breve decubito da quel morbo medesimo.
- Al padre s'appiccò più mite
- il contagio, manifestatasi una parotide
- presso l'orecchio sinistro, e scampò la
- vita; lo che avvenne pur di un'altra
- fanciulla di sei anni, cui scoppiato era
- un bubone all'inguine sinistro. Il rio
- morbo da quella in altre famiglie del
- distretto non istette molto a diffondersi_ » 691 _e_ 692
- _Dal distretto di Corona il contagio si
- propagò in altri cinque di quella Provincia,
- cioè in quello di Fogara, di
- Rosmunda, nel comitato di Nangy-Sinken,
- nella contea di Hàromszek,
- nella residenza Csìken, e nella contea
- Marussich. In tutti questi sei distretti
- popolati da 3486 famiglie, la peste vi
- penetrò in 506. Ammalarono 1643 persone,
- delle quali sono morte 1204;
- In dicembre di quell'anno la peste era
- pressochè interamente cessata. L'ultima
- incidenza accadde il dì 20 marzo nella
- contea Marussich_ » 694 _a_ 700
- _Sintomi principali di questo contagio giusta
- la descrizione che ci ha lasciato
- di esso il celebre Chenot_ » 692 _e_ 693
- _Visitate dal D.r Bruckmann tutte le località
- infette, e riconosciuto che non
- vi erano in esse più che malattie ordinarie,
- ciò che fu considerato di buon
- indizio, furono dati gli ordini necessarii
- per gli espurghi; e ad essi si procedette
- ai primi del seguente aprile_ » 700 _e_ 701
- _Metodo ivi tenuto nell'eseguire detti espurghi
- delle case e suppellettili infette_ » 701 _a_ 708
- _Dal pubblico erario veniva rifuso al proprietario
- il prezzo delle case e delle
- robe abbruciate, sul dato della stima
- che per ciascuna doveva farsi precedere
- all'abbruciamento. Questa misura
- altrettanto provvida che benefica,
- tendeva ad impedire maggiori danni,
- facilitando la consegna degli effetti per
- l'espurgo e togliendo il motivo per cui
- venissero occultati_ » 706 e 707
- _Essa però non bastò. Il popolo inclinato
- alla contravvenzione e non prestando
- fede alle fatte promesse ebbe bisogno
- di un severissimo bando per determinarsi
- ad ubbidire e consegnare tutti
- gli effetti all'espurgo. D'ordine sovrano
- venne conceduto un premio di tre zecchini
- d'oro a quello che scopriva merci
- od effetti nascosti, e stabilita la pena
- di morte per chiunque osava qualsivoglia
- effetto occultare o nascondere. Siffatta
- misura sortì pieno effetto. Gli
- espurghi furono condotti felicemente a
- termine, ed in maggio 1771 levati i cordoni
- vennero ristabilite libere le comunicazioni
- in tutta la Provincia, meno
- la Contea Marussich, che fu messa a
- pratica soltanto in giugno successivo_ » 707 _e_ 708
- _La peste continuava fra la truppa Russa
- ch'era di presidio in Moldavia e nella
- Valacchia. I soldati abbandonarono le
- case de' cittadini, ov'erano aquartierati,
- e si posero a campo aperto fuori
- dell'abitato. Pochi giorni dopo accampata
- all'aperto la truppa, la peste tra
- essa minorò d'assai. Il corpo più grosso
- dell'armata comandato dallo stesso general
- in capo conte di Romanzow si
- manteneva sano. Il comandante avea
- diretta la sua marcia verso la parte
- sinistra del Pruth confinante colla Bessarabia,
- già quasi deserta, e prese altre
- precauzioni per impedire le comunicazioni
- coi paesi infetti. I varii corpi
- della detta grande armata si mantennero
- sempre sani durante tutta la state
- a malgrado le molte vittorie riportate
- sopra i turchi, ed il ricco bottino fatto
- dal soldato vittorioso negli abbandonati
- campi nemici_ » 785 _e_ 786
- _Fra le cose allora notate si rileva; che
- entro alle mura di Bender, picciola
- città della Bessarabia sul Niester, vi
- regnava la peste, e grande n'era la mortalità
- sì fra i soldati turchi di presidio
- e sì fra gli abitanti prima dell'arrivo
- dell'armata russa, e durante
- l'assedio. Dopo un vivissimo e sanguinoso
- combattimento che durò tre giorni,
- dopo un continuo tirar di cannoni
- e moschetti sì da parte degli assedianti
- che degli assediati; espugnata
- che fu la città, la peste si vide cessata
- del tutto, nè avvennero altre incidenze_ » 786
- _Verso la fine di settembre 1770 durando
- per molti giorni un tempo sciloccale e
- piovoso, la peste si manifestò fra il
- detto grande esercito, attaccando da
- prima un corpo di cannonieri, che dopo
- aver espugnato valorosamente il castello
- di Ackermann se ne ritornò al campo
- carico di bottino, seco asportando con
- le spoglie dei vinti anco la peste. Nè
- andò molto che il contagio si propagò
- negli altri corpi d'armata a malgrado
- tutte le precauzioni_ » _ivi_
- _La peste, dopo aver piantate profonde radici
- nella Moldavia, estese le sue stragi
- verso la Polonia, ed invase da prima
- la città di Chozim, situata sulle
- rive del Niester, al confine tra la Moldavia
- e la Polonia, recandovi gravi
- rovine_ » 787
- _Di là propagossi nella Podolia e nella
- Volinia, nelle quali Provincie venne
- recata primamente da alcuni rivenduglioli
- ebrei, che avendo acquistati molti
- mobili a Yassi e Chozim ed in altri
- luoghi, li rivendettero in Polonia_ » _ivi_
- _Dalla Podolia s'innoltrò il contagio nel
- mese di agosto fino a Kiew (o Kiovia),
- città considerevole della Russia europea,
- nella qual città uccise più di
- quattro mila persone: e dove, come
- suol accadere pur troppo nelle città
- maggiori, la peste fu da prima messa
- in dubbio, e non se ne ravvisò il pericolo
- che troppo tardi, allorchè alla
- cieca fidanza subentrarono lo spavento
- generale, la confusione, il terrore, nè
- v'era più tempo di riparare_ » _ivi_
- _I più ricchi e potenti e parte delli stessi
- magistrati disertarono dalla città, lasciandola
- in balìa della sorte in uno
- stato di scompiglio e di abbandono da
- non potersi ridire. Studenti, mercadanti,
- operai, e tutti quelli cui le famigliari
- faccende permettevano di allontanarsi
- dalla città, fuggirono del
- pari, seco portando il rio seme del
- contagio, che per tal modo si sparse
- rapidamente in varii castelli e villaggi
- della picciola Russia_ » 787 _e_ 788
- _Dopo aver infierito a Kiew ed in altri
- luoghi delle vicinanze durante i mesi
- di settembre, ottobre e novembre, nel
- dicembre, al cader delle brine invernali,
- mitigò da se, e nel successivo gennajo
- scomparve intieramente tanto a Kiew
- che in tutti i luoghi vicini. Nella successiva
- primavera si riaccese di nuovo sì
- a Kiew e sì pure a Neskin, mostrando
- di voler riprodurre le stesse tragiche scene.
- Ma essendo stato spedito opportunamente
- colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina
- II.da il general maggiore Schipow,
- ed a cura di lui attivati e rigorosamente
- mantenuti ottimi provvedimenti
- e discipline di Sanità, la peste venne
- subito arrestata ed estinta, e quel sviluppo
- non ebbe ulteriori conseguenze_ » 788
- _Mentre la peste imperversava a Kiew e
- nelle altre località della picciola Russia,
- come si è detto, nel mese di
- settembre 1770 si propagò a Braensk e
- Sewsk città della gran Russia, poste
- quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed
- in parecchi Casali e Villaggi che s'incontrano
- da quella parte; e finalmente
- nel dicembre dello stesso anno 1770 si
- manifestò nella città di Mosca, dove
- imperversò fieramente per tutto l'anno
- 1771 ed una parte del 1772 avendo
- ucciso cento tredici mila persone, come
- si vedrà in seguito della presente
- storia_ » 788 _e_ 789
- _Fra le pesti che afflissero l'impero Russo
- non fu forse questa la più distruttrice
- e la più memorabile, ma bensì apparisce
- essere stata quella del 1653-54, che
- devastò nel modo più spaventevole non
- solo la città di Mosca, ma varie altre
- città e paesi di quel vasto Impero, lasciandole
- presso che deserte e spoglie
- di abitatori. Ciò si raccoglie da una
- lettera scritta dai Bojardi di Mosca nel
- 1654 al Czar Alexa Micalovich, che allora
- trovavasi all'assedio di Smolensko_ » 680
- _Tenore della detta lettera, la quale si
- trova negli archivii dell'impero scritta
- in lingua russa, e che si rileva sottoscritta
- dal Principe Petrovich Pronschy
- e da altri_ » 680 _e_ 681
-
- DIAGNOSI
-
- _Sintomi della peste e loro variabilità_ » 693 _e seg._
- _Aspetto ingannevole sotto cui non di rado,
- specialmente nel principio, si presenta
- la malattia, ond'è difficile ravvisarla_ » _ivi_
- _Esempii di uomini sommi e riputati che
- si sono ingannati nella diagnosi di questo
- morbo._
- _Funeste conseguenze dei loro falsi giudizii._
- _In che consiste principalmente tutta la
- dottrina della peste_ » 693
- _Se la peste non viene conosciuta in tempo:
- se ravvisata, non si è solleciti a
- manifestarla; se invece di adottare gli
- opportuni mezzi per arrestarla, si versa
- in quistioni, in ambage, il contagio
- si diffonde, e le misure sanitarie
- applicate tardi, riescono per lo più
- frustranee ed inutili_ » 694
- _Quanto importi che i medici, i chirurghi
- ed altri addetti ai sanitarii ufficii abbiano
- chiare e precise idee della peste e
- dei sintomi della medesima_ » _ivi_
- _Preziosa avvertenza di Schraud da aversi
- presente nel giudicare una malattia sospetta
- di peste_ » 695
- _La peste non ha in generale sintomi prodromi._
- _Sintomi che per lo più presentano i malati
- di peste_ » 695 _e seg._
- _Loro singolarità e violenza_ » _ivi_
- _Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed
- il corso di una pestilenza differisce sempre
- da quello di un'altra. — Non tutti
- i malati però sono afflitti da tutti i sintomi
- indicati osservarsi nella peste,
- ma la malattia viene accompagnata ora
- dagli uni ora dagli altri_ » 700
- _Tutti i sintomi sopradescritti (pag. 695,
- 696, 697) isolati o riuniti possono ancora
- essere equivoci e comuni ad altre
- malattie_ » 697
- _Segni positivi caratteristici della peste,
- proprii a farla conoscere indubbiamente_ » 697 _e_ 698
- _Avvertenze che debbono avere que' medici,
- chirurghi ed altri, che pel loro
- istituto sono chiamati primi a dar giudizio
- sopra le malattie dubbie o sospette
- di peste_ » 698
- _Come la maggior parte degli errori più
- fatali all'umanità sia nata dall'ignoranza
- di que' fatti pratici che alle dette
- avvertenze si riferiscono_ » _ivi_
- _Rapido corso della malattia. — Numero
- de' giorni che suole durare. — Come
- in parecchi casi muojano gli appestati
- in 10 o 12 ore, ed un maggior
- numero nello spazio di 24 ore; la maggior
- parte fra il secondo e quinto giorno;
- altri improvvisamente, quasi colpiti
- da fulmine, e prima ancora che si abbia
- potuto concepire il sospetto che sieno
- attaccati dalla peste_ » 699 _e_ 700
- _Morbose reliquie da cui sogliono esser afflitti
- quelli che hanno superata la peste_ » 383 _e_ 700
- _Sintomi della peste di Egina descritta da
- Ovidio_ » 212 _v._ 30
- —— _della peste di Troja secondo la descrizione
- di Seneca_ » 218 _v._ 90
- —— _da cui era accompagnata la peste di
- Atene secondo Tucidide_ » 230 _e seg._
- —— _della stessa peste secondo Lucrezio_ » 239 _v._ 21
- —— _della peste che travagliò l'armata
- Cartaginese sotto Siracusa, descritti da
- Silio Italico_ » 250 _v._ 19
- —— _della peste della Tessaglia descritta
- da Lucano_ » 255 _v._ 16
- —— _singolari da cui era accompagnata
- la peste che si sviluppò nell'Asia minore
- agli A. di R. 1208-09 dell'era
- cristiana 454-55_ » 264
- —— _dai quali secondo Evagrio e Procopio
- era accompagnata la fierissima peste
- di Costantinopoli del 542 E. C._ » 268 _e seg._
- —— _con cui soleva manifestarsi, e dai
- quali veniva accompagnata la terribile
- peste nera del 1347 fino al 1362 nei
- paesi dell'Oriente_ » 319 _e_ 320
- _Alcuni sintomi più comuni della peste
- che travagliò la Francia nel 1482_ » 340
- —— _di quella che infierì a Parigi nel
- 1510_ » 346
- _Veemenza e perniciosità particolare del
- contagio nella Gallia Narbonese del
- 1553, secondo il Valeriola_ » 560
- _Singolari fenomeni da cui era accompagnata
- la peste che afflisse l'Ungheria
- e la Transilvania nel 1554_ » 561
- —— _di quella che infierì a Parigi agli
- anni 1586-87 descritta dal Palmario_ » 571
- _Sintomi che accompagnavano la peste di
- Lione del 1628_ » 579 _e seg._
- —— _della peste di Digne dell'anno 1629_ » 386 _a_ 389
- —— _dai quali fu colto il marchese Strigi
- che ammalò di peste nell'isola di s. Clemente,
- presso Venezia da dove si propagò
- la peste nella città nel 1630, e
- vi cagionò tante stragi_ » 413
- —— _con cui in quella circostanza si palesò
- nei primi malati della contrada di
- s. Agnese di Venezia_ » 414 _e_ 415
- —— _della peste di Firenze del 1630 descritta
- dal Rondinelli_ » 431 _e seg._
- —— _della peste di Nimega del 1636-37
- descritta dal Diemerbroeck_ » 445 _e seg._
- —— _della peste di Copenhagen del
- 1654_ » 464 _e_ 465
- —— _della peste di Roma del 1656 descritta
- dal Gastaldi_ » 481
- —— _della peste di Genova delli stessi
- anni 1656-57_ » 485 _e seg._
- —— _della peste di Brunswick del 1657
- descritta dal medico Lorenzo Gislero_ » 491 _e seg._
- —— _della peste di Londra di questi stessi
- anni 1665-66 descritta dall'Hodges e
- dal Sydenham_ » 494 _e seg._
- —— _della peste di Gorizia del 1682 descritta
- dal D.r Giuseppe Candido_ » 502
- —— _della peste di Cracovia del 1707_ » 507 _e_ 508
- —— _della peste di Würtemberg del 1707_ » 510
- —— _della peste di Marsiglia del 1720-21_ » 553 _e_ 554,
- 590, 591, 592,
- 593, 594 _e seg._
- —— _della peste di Ukrania del 1738-39
- descritta dallo Schreiber_ » 614 _e seg._
- —— _della peste di Algeri del 1753_ » 647
- —— _della peste di Yassy, secondo la
- descrizione del Protomedico barone di
- Asch_ » 686 _e_ 687
- —— _della peste di Transilvania del 1770
- descritta dal Protomedico Chenot_ » 692 _e_ 693
- _Non è questo il luogo di accennare alle
- cause; nè giova il farlo, giacchè non
- si potrebbe che riferirsi alle varie opinioni
- intorno ad esse._
-
- ESPURGHI
-
- _Metodi che si usavano per espurgare le
- robe e case infette di peste, attaccare
- e distruggere il germe del contagio
- prima che si conoscesse la pratica delle
- disinfettazioni cogli acidi minerali_ » 422
- _Nel 1493 s'instituì per la prima volta la
- pratica di profumare le lettere ed ogni
- carta, che veniva da luoghi infetti o
- sospetti_ » 422
- _Prima di detta epoca solevasi abbruciare
- tutte le vesti e suppellettili dei morti
- da peste, pagatone dall'erario il prezzo. — Ciò
- che in alcuni luoghi si è
- fatto più o meno anco dopo quel tempo_ » 330
- _Profumi disinfettanti usati nella peste di
- Genova nel 1657-58_ » 483 _a_ 491
- —— _di Marsiglia nel 1721_ » 587 _e_ 583
- —— _di Messina nel 1743_ » 639 _a_ 641
- —— _della Transilvania nel 1756-57_ » 701 _a_ 708
- _Come siasi proceduto all'espurgo delle
- case e delle robe infette nell'ultima
- peste della Transilvania del 1770_ » 652 e 653
-
- METODO
-
- _di disinfettazione col mezzo degli
- acidi minerali_ » 711
- _Metodo per disinfettare le stanze e gli
- appartamenti delle case coi vapori del
- cloro_ » 711 _a_ 715
- —— _da tenersi nel praticare detti vapori
- disinfettanti nelle stanze dove giacciono
- malati_ » 715 _e_ 716
- _Le sostanze che hanno servito alla
- disinfettazione degli appartamenti, gittate
- nelle latrine continuano ad agire come
- disinfettanti_ » 717
- _Altri metodi per ottenere il cloro_ » _ivi_
- _Come agisca il cloro sui germi del contagio_ » 718 _e_ 719
- _Come venga alterata e scomposta la natura
- dei germi riproduttori del contagio
- per l'azione degli acidi solforoso e nitrico_ » 719
- _Dei vapori dell'acido nitrico e del modo
- di ottenerli_ » 719 _a_ 721
- _Del gas solforoso e dei vapori nitrico-solforosi
- da sostituirsi allorchè manca
- il cloro_ » 720
- _Dei vapori dell'acido muriatico o
- idroclorico; del metodo di ottenerlo; e delle
- avvertenze nel praticarlo_ » 722 _e_ 723
- _Quantità degl'ingredienti necessarii per
- una completa disinfettazione proporzionata
- all'ampiezza de' locali ed al grado
- della loro contaminazione_ » 723
- _Metodo da tenersi per disinfettare cogli
- acidi minerali i vestiti, le coperte, i
- letti, le biancherie, pelliccerie, ed altri
- oggetti suscettibili_ » 725
- _Avvertenze che si debbono avere nell'eseguire
- le fumigazioni col cloro_ » 725 _e_ 726
- _Come le biancherie, vestiti, tessuti di lino,
- di lana, ed altri oggetti che non
- soffrono danno dall'espurgo d'acqua,
- possano venir spurgati egualmente bene,
- con egual sicurezza e più presto
- col liscivo, coll'acqua bollente, coll'immersione
- per parecchie ore nell'acqua
- del mare, o in una soluzione di
- cloruro di calce o di soda_ » 728 _e_ 742
- _Per tutti quegli oggetti che possono esser
- lavati senza che rimangano danneggiati,
- qualunque profumo è interamente superfluo_ » 772
- _Della commissione medica inviata dal
- Governo di Francia in Egitto nel 1728
- per vedere e studiare la peste_ » 727 _e seg._
- _Esperienze che sono state istituite dalla
- detta commissione per riconoscere l'efficacia
- dei cloruri come mezzo disinfettante_ » 727 _a_ 730
- _Metodi ch'erano in pratica ne' passati
- tempi per spurgare le lettere_ » 730 _a_ 739
- _Espurgo delle lettere col cloro. — Metodo
- di eseguirlo_ » 730 _e_ 731
- _Descrizione della cassetta che viene proposta
- come opportuna per lo spurgo
- delle lettere e delle carte. Istruzione
- sul modo di farne uso_ » 730 _a_ 734
- _Che cosa convenga fare per spurgar bene
- le lettere; e dopo spurgate che cosa occorra
- farsi prima di dirigerle alla loro
- destinazione; come condursi per quelle
- dirette alle prime cariche dello Stato_ » 734 _e_ 735
- _Sull'azione del calore considerato come
- mezzo possente di disinfettazione, atto
- a distruggere, o almeno ad assopire
- l'attività del contagio pestilenziale,
- portato che sia al grado 30 a 35 di
- Reaumur. — Opinione degli Orientali
- nel proposito. — Osservazioni ed esperienze
- che guidarono detta opinione_ » 735 _e_ 736
- _Come sulla base di tali osservazioni ed
- esperienze sia stato introdotto in alcuni
- dei nostri Lazzeretti l'uso di spurgare
- le lettere e le carte col calorico, assoggettate
- poscia ai vapori di nitro e zolfo_ » 737 _e_ 738
- _Intorno l'opportunità di detto
- metodo. — Distinzione_ » 738
- _Sull'uso dell'aceto per espurgare le lettere
- e le carte, così pure per l'espurgo
- di altri oggetti, p. es. delle monete
- di qualunque sorte, utensili d'oro,
- d'argento, di rame e d'altri metalli.
- Metodo di praticarlo_ » 741
- _Dei grandi fuochi che, servendo alle opinioni
- dei passati secoli, si solevano accendere
- nelle strade e sulle piazze pubbliche
- per purificar l'aria in tempi di
- peste. — Loro inutilità_ » 539 _e_ 540
- 627, 293,
- 740 _a_ 742
- _Qual uso si faccia oggidì del fuoco nei
- Lazzeretti, ed in tempi di peste per
- spurgare le vie, le piazze pubbliche,
- le porte delle case, i pavimenti, selciati,
- ed altro_ » 743
- _In qual modo, e dove accesi possano
- detti fuochi riescir utili in tempi di
- contagio_ » 743 _e_ 744
- _Della botte per le fumigazioni disinfettanti
- da adoperarsi in tempi di peste_ » 765 _e seg._
- _Importanza ed utilità della medesima_ » 765 _e_ 766
- _Quanto sia utile attaccare prontamente i
- germi del contagio in qualunque luogo
- ed in qualunque tempo sieno essi per
- svilupparsi, e dare ai mezzi disinfettanti
- la maggior possibile diffusione ed
- universalità_ » 776 _e_ 767
- _I felici risultamenti ottenuti nella recente
- peste di Odessa del 1837 dai provvedimenti
- sanitarii colà attivati, confermano
- l'importanza e l'efficacia della
- detta disciplina, di attaccare cioè senza
- perdita di tempo i germi del contagio
- coi mezzi disinfettanti più attivi
- appena succede lo sviluppo di essi, in
- qualunque luogo ed in tutti i lor nascondigli_ » 774
- _Come a detti espurghi domiciliari debbano
- prontamente prestarsi gli stessi individui
- delle respettive famiglie che rimangono
- sani, senza attendere i soccorsi
- dal pubblico; il quale però deve
- incaricare apposite persone per istruire
- e dirigere nell'esecuzione di detta pratica
- le genti del popolo_ » 768
- _Descrizione della detta botte da espurgo_ » 769
- _Modo di caricarla e di adoperare con
- essa per disinfettare i varii effetti destinati
- all'espurgo_ » 769 _a_ 772
- _Per quanto tempo occorra tener chiusi
- entro la botte esposti ai vapori del gas
- solforoso gli oggetti da spurgarsi; e
- dopo spurgati quanto debbano restare
- all'aria libera_ » 771 _e_ 772
- _Come in alcuni casi gravi, e secondo il
- bisogno e le circostanze, in vece delle
- fumigazioni col zolfo sieno da adoperarsi
- quelle col cloro, avendo presenti
- alcune avvertenze sulla espansibilità di
- detto gas, e sulla sua qualità di attaccare
- i colori_ » 773
- _Cautele ed avvertenze che devono avere
- le persone che si prestano all'ufficio
- di caricare la botte onde evitare il contagio_ » _ivi_
- _Le cose dette intorno le botti da espurgo
- possono esser applicate dietro una
- pratica illuminata a qualunque altro
- spazio chiuso_ » 773 _e_ 774
- _Dei vasi disinfettanti e preservativi, così
- detti, (vasi profumatorii di salute). Delle
- bottiglie di cloro portatili; a qual
- uso servano esse_ » 744
- _Modi di prepararli_ » 745 _a_ 748
- _Avvertenze che si debbono avere nel farne
- uso_ » 748
- _Utilità di tener in pronto tali apparati
- nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri
- Stabilimenti Sanitarii_ » 749
- _Delle boccie portatili disinfettanti propriamente
- dette; loro descrizione e maniera
- di prepararle_ » 749 _a_ 751
- _Utilità che da esse se ne può ritrarre
- per l'uso cui sono destinate a
- servire; — semplicità della loro
- preparazione; — comode ed importanti loro
- proprietà; l'attività loro si conserva per
- lunghissimo tempo_ » 750 _e_ 751
- _Composizione che si adopra per lo spurgo
- delle stalle infette_ » 753 _e_ 754
- _Cenni sull'azione disinfettante e sanatrice
- dell'aria e della luce_ » 775
- _L'aria libera e pura considerata qual
- principal mezzo disinfettante, quello a
- cui noi dobbiamo la maggior parte degli
- espurghi che si praticano tuttogiorno
- nei nostri Lazzeretti; quello di cui
- l'esperienza di secoli ha dimostrato
- l'efficacia; nè vi fu ancora alcuno che
- abbia osato negarla_ » 775 _e_ 776
- _Esperienze particolari che hanno dimostrato
- come sotto l'azione dell'aria libera
- e pura, e specialmente dove l'ossigeno
- può esercitar liberamente il suo
- potere, venga distrutta o menomata
- l'azione micidiale del contagio e perda
- quegli la sua facoltà riproduttiva_ » 777 _e_ 778
- _Fatti di Filadelfia che comprovano questa
- verità_ » 777
- —— _di Macarsca_ » 777 _e seg._
- —— _dell'Ungheria_ » 779 _e_ 780
- —— _d'Italia_ » 780
- —— _di Parigi_ » 780
- _Come nei casi di peste o di altro contagio
- esser debba cura specialissima dei
- Governi, o di quelli che presiedono
- alla conservazione della salute pubblica,
- istruire le popolazioni sull'efficacia
- di questo mezzo, e di esortarle a profittarne_ » 781
-
- PRESERVATIVI.
-
- _Delle boccette disinfettanti tascabili pei
- medici, chirurghi, ministri di religione,
- serventi, e per tutte le persone che
- sono obbligate ad avvicinare i malati
- di contagio, dette altrimenti boccette
- _disinfettanti di Guyton_; — modo di
- prepararle_ » 751 _e seg._
- _Avvertenze che si debbono avere nel portarle
- addosso_ » 752
- _Uso di portare addosso il cloruro di calce
- in boccette chiuse; — come nessuna
- utilità si possa attendere da questo
- uso; — ragioni sulle quali si appoggia siffatta
- opinione_ » 754 _e_ 755
- _Quale invece sarà l'uso che di dette boccette
- di cloruro si potrà fare utilmente_ » 755
- _Essenziali ed utili cautele da usarsi da
- quelli che sono obbligati di avvicinare
- malati di peste_ » 756
- _Quanto sia raccomandabile l'uso di lavarsi
- spesso le mani con una soluzione
- di cloruro di calce, o coll'acqua clorurata,
- coi quali liquidi si potrà pure
- bagnarsi il volto e specialmente le narici
- e le labbra_ » 756 _e_ 757
- _Dei sacchettini di tela pieni di cloruro
- di calce da portare in dosso_ » 757
- _Quali sieno gli espedienti e mezzi migliori
- per conservarsi sano ed illeso dovendo
- vivere in mezzo ai malati di contagio
- nello stesso ambiente, trattarli ed
- assisterli_ » 757 _e_ 758
- _Cautele da non ammettersi nell'intraprendere
- le sezioni dei cadaveri delle
- persone morte di peste_ » 758
- _Quanto sarebbe desiderabile che col mezzo
- delle investigazioni sui cadaveri,
- intraprese con più frequenza e con più
- di coraggio di quello che siamo soliti
- di fare, potessimo pervenire a scoprire
- più chiaramente le interne lesioni
- prodotte dall'azione del principio
- pestilenziale_ » 759
- _Pericolosa ed incauta pratica, che si tollera
- tuttora in alcuni paesi, quella dei
- medici e chirurghi dei Lazzeretti ch'esplorano
- il ventre ed il polso dei malati
- sospetti od infetti di peste, sia che
- ciò facciano coi guanti cerati o gommati,
- sia con altri mezzi precauzionali,
- e sortano poi subito finita la visita,
- mettendosi in libera comunicazione
- colle famiglie e persone sane
- della città_ » 760
- _Come importerebbe che le Autorità incaricate
- della tutela della salute pubblica
- provvedessero a tale inconveniente_ » 761 _e_ 762
- _Saggie e caute norme che sono in pratica
- in questo proposito nel Lazzeretto
- di Marsiglia_ » 762 _a_ 764
- _Sull'efficacia dell'aria libera e pura anche
- come mezzo preservativo. — Fatti
- che lo hanno dimostrato_ » 771 _a_ 781
- _Come in nessun luogo sia più manifesta
- l'influenza dell'aria pura e della libera
- ventilazione per preservarsi dal
- contagio, quanto nei paesi del Levante
- Ottomano_ » 645 _a_ 677
- _Avvertenze profilatiche, suggerimenti d'igiene
- particolare intorno al modo di
- vivere e di condursi in tempi di peste,
- a fine di mantenersi illesi da' suoi attacchi
- e conservarsi sano_ » 781 _e_ 784
- _Quanto importi di aver presente che ogni
- contagio ha una atmosfera contagiosa
- sua propria; che l'ambito del corpo
- di ogni malato esala incessantemente
- un vapore una traspirazione che si
- estende fino ad un certo punto; che
- questo è ciò che si chiama sfera di
- attività del contagio, atmosfera contagiosa;
- che i raggi di questa sfera variano
- secondo le circostanze, e che nei
- luoghi chiusi ove manca l'ossigeno, i
- germi del contagio non soffrono modificazione,
- restano latenti e nascosti entro
- ai corpi passivi, sempre pronti a
- svilupparsi tosto che si presentino favorevoli
- circostanze_ » 784
- _Quali fossero i mezzi preservativi raccomandati
- nelle pesti dei passati secoli._
- _Nella peste di Roma agli anni 188-89
- dell'E. C. sotto l'impero di Commodo
- fu per la prima volta consigliato di
- usare gli odori come preservativo, tener
- addosso sostanze odorose, e praticar
- profumi ad oggetto di purificar l'aria_ » 261
- _Commodo avendo sentito dai medici che
- certi alberi spargenti odore, come il
- lauro, sono buoni a preservar dalla
- peste, se ne fuggì al luogo detto Laurentum
- (ora Pratica) rinomato pei suoi
- boschetti di Lauro_ » _ivi_
- _Nella peste di Roma dell'anno 1288 E. C.
- si notò che il Pontefice Nicolò IV.,
- servendo all'opinione di que' tempi, faceva
- accendere continuamente grandi fuochi
- ne' cortili e negli appartamenti del suo
- palazzo, considerato questo qual valido
- mezzo preservativo_ » 293
- _Nella peste di Firenze dell'anno 1348
- tenevansi pure gli odori in pregio di ottimi
- preservativi secondo la descrizione
- che ne diede il Boccaccio_ » 304
- _La medesima cosa ebbe luogo nel contagio
- del 1529 della stessa città di Firenze,
- di cui narra il Machiavelli
- «chi l'uno fiori e odorifere erbe, chi
- spugne, chi ampolle, chi palle di
- diversa specie composte in mano portava,
- o per meglio dire al naso teneva
- come preservativo»_ » 351
- _Nella peste di Verona del 1630 i medici
- e chirurghi a preservarsi dal morbo solevano
- far uso delle poma d'ambra e
- di altre sostanze odorose; ma a malgrado
- ciò perì la maggior parte di essi_ » 407
- _Nei passati tempi fra la farragine di sostanze
- odorifere che venivano impiegate
- come preservativo si usava molto la
- canfora, anzi si aveva in essa una particolare
- fiducia_ » 639 e 740
- _L'esperienza successiva ha mostrato non
- esser dessa senza qualche utilità. Lo
- stesso dicasi del tabacco_ » 740
- _Nella peste di Lione del 1628-29 i cauteri
- e vescicatori furono riconosciuti eccellente
- preservativo. Le successive osservazioni
- ed esperienze hanno confermato
- l'efficacia di detti mezzi_ » 380
- _Così nella peste di Roma del 1656 venne
- riconosciuto essere i cauteri, o fontanelle,
- eccellente preservativo. Il padre
- Kircher, il quale durante detto contagio
- trovavasi a Roma, assicura che
- niuno segnato da essi cauteri fu invaso
- dalla peste, tranne alcuni di vita
- epicurea_ » 482
- _I Magistrati di Lucca, nella peste che
- afflisse quella città nell'anno 1630 assieme
- a molte altre, furono i primi in
- Italia che ordinassero, che i medici
- usar dovessero di un lungo drappo incerato
- ed incappucciati coi cristalli
- agli occhi, assistessero così gl'infermi_ » 407
- _Nella peste di Firenze dello stesso anno
- 1630 si usarono molto le unzioni coll'olio
- tanto come rimedio quanto come
- preservativo_ » 434
- _Altri preservativi usati nella medesima
- peste di Firenze_ » 436
- _Qual metodo di vita abbia tenuto e di
- quali preservativi siasi giovato il celebre
- Diemerbroeck nella terribile peste
- di Nimega, per cui pervenne a
- mantenersi sano ed illeso a malgrado il
- continuo avvicinare i malati di peste
- in qualunque casa infetta sia che a
- ricchi o a poveri appartenesse_ » 453 _e_ 454
- _Qual metodo profilatico sia stato riconosciuto
- il migliore nella peste di Würtemberg
- del 1707_ » 311
- _Nella peste di Marsiglia salì in molto
- credito come preservativo l'aceto, e specialmente
- l'aceto aromatico, che dicesi
- dei quattro ladri_ » 606
- _Efficacia che viene attribuita all'aceto,
- specialmente allorchè sia forte e buono,
- tanto come disinfettante che come
- preservativo_ » 740 _e_ 741
- _Quali mezzi preservativi sieno stati
- riconosciuti utili nella peste dell'Ukrania
- del 1738-39_ » 618 _e_ 619
- _Intorno alle cautele da usarsi nei paesi
- d'Oriente in circostanze di peste_ » 650
- _Suggerimenti del riputatissimo protomedico
- dott.r Chenot agli abitanti della
- Transilvania sul metodo che dovevano
- tenere per preservarsi dalla peste_ » 656
- _Con quali preservativi si prestino all'esercizio
- del loro pericoloso ministero i becchini
- della Moldavia e della Valacchia
- in circostanze di peste_ » 689 _e_ 690
-
- DELLA CURA
-
- _Consiglio dato dal protomedico dott.r Chenot
- agli abitanti della Transilvania sul
- metodo che dovevano usare, subito che
- potevano sospettare di aver assorbito il
- contagio; consiglio che in molti casi è
- riuscito utilissimo_ » 656
- _Osservazioni pratiche sul trattamento curativo
- della peste fatta dal Palmario
- nella peste di Parigi e di altri luoghi
- della Francia_ » 346
- —— —— _raccolte dal Falloppio nella peste
- che afflisse l'Italia dal 1512 al 1529_ » 356
- —— —— _che sono state fatte nella peste
- di Lione del 1628-29_ » 380
- —— —— _sull'efficacia della dieta e del
- moderato uso del vino_ » _ivi_
- —— —— _raccolte dal Rondinelli, quantunque
- non fosse medico, nella peste di Firenze
- del 1630_ » 433 _e_ 434
- _Del governo dietetico e curativo della
- peste, osservazioni pratiche del Diemerbroeck
- fatte nella peste di Nimega_ » 452
- _Rimedii che sono stati riconosciuti utili
- nella peste di Copenaghen del 1654_ » 463
- _Come si medicassero i malati di peste nel
- contagio di Roma del 1656 giusta la
- descrizione che ci lasciò di esso il celebre
- cardinal Gastaldi_ » 482 _e seg._
- _Quali rimedii siensi usati nella peste di
- Genova dello stesso anno 1656_ » 487
- _Trattamento curativo usato dal Sydenham
- nella fierissima peste di Londra degli
- anni 1665-66_ » 495 _e seg._
- _Autori che hanno opinato per la cacciata
- di sangue nella peste_ » 496
- _Nella peste che infierì in Francia e
- particolarmente a Parigi nel 1510 le sottrazioni
- sanguigne riescirono costantemente
- dannose_ » 346
- _Assicura il Falloppio essersi la stessa
- cosa osservato nella peste che durò in
- Italia otto anni di seguito, cioè dal
- 1522 al 1529_ » 356
- _Dice il Diemerbroeck parlando della peste
- di Nimega del 1636-37. «Le cavate
- di sangue erano assolutamente
- mortali»_ » 452
- _Nella peste di Roma del 1656 fu osservata
- la medesima cosa, cioè che l'emissione
- di sangue era assolutamente
- seguita dalla morte, ed al più s'impiegavano
- le ventose scarificate_ » 482
- _Nella peste di Marsiglia del 1721 fu osservato
- che le reiterate cacciate di sangue
- ed i purgativi adoperati negli
- spedali riescirono manifestamente dannosi_ » 543
- _D'altra parte il celebre dott.r Bertrand
- nella sua descrizione della stessa peste
- di Marsiglia, dice. «La sanguigna
- in generale non doveva essere
- nè abbondante nè ripetuta»_ » 599
- _Il dott.r Candido parlando del contagio
- di Gorizia del 1682, dove allora era
- medico, dice. «Il cavar sangue dalla
- vena fu osservato nocivo, così si tralasciò.
- Li vescicanti all'incontro furon
- trovati di gran sollievo»_ » 502
- _La stessa osservazione intorno ai dannosi
- effetti della missione di sangue
- nella peste fu fatta da altri pratici nel
- corso di altre pestilenze._
- _Rimedii osservati utili nella peste di Cracovia
- del 1707, secondo le osservazioni
- ed esperienze del dott.r Schomberg
- che ve l'ha descritta_ » 508 _e_ 509
- —— _che meglio corrisposero nella cura
- usata nella peste di Würtemberg del
- 1707_ » 511
- _Osservazioni intorno ciò che si è praticato
- riguardo alla cura nella peste di
- Marsiglia del 1720-21 fatte dal celebre
- dott.r Bertrand, che fu di tutta
- quella pestilenza testimonio oculare.
- Che cosa in essa sia stato trovato utile
- o nocivo_ » 543
- _Quale sia stato il trattamento curativo
- adottato in quella pestilenza. — Avvertenze
- che si dovevano avere nella
- scelta ed applicazione dei varii rimedii_ » 598 _e seg._
- _Della cura esterna_ » 603 _e seg._
- _Intorno al governo del vivere che fu
- riconosciuto meglio convenire_ » 603
- _Osservazioni del dott.r Schreiber di Königsberg
- nella peste dell'Ukrania del
- 1738-39 intorno ai rimedii che nel trattamento
- curativo hanno meglio corrisposto
- non che rispetto al tempo di
- usarli_ » 619 _e_ 621
- _Qual era la dieta che in quella circostanza
- solitamente si prescriveva_ » 620
- _Qual metodo di cura usassero i Mori
- nella peste di Aleppo del 1753, e che
- cosa sia stata trovata più utile nel corso
- di detta pestilenza_ » 649
- _Trattamento curativo adoperato con buon
- successo nella peste della Transilvania
- del 1757 dietro i suggerimenti del riputatissimo
- dott.r Chenot_ » 653 _a_ 655
-
- NECROSCOPIA.
-
- _Apertisi in Genova nel 1656 alcuni cadaveri
- di persone morte dalla peste in
- quella terribile epoca che cosa siasi in
- essi trovato_ » 486 _e_ 487
- _Nelle sezioni cadaveriche instituite nella
- peste di Marsiglia del 1720-21 quali
- lesioni e particolarità sien state rinvenute_ » 598
- _Che cosa siasi trovato nei cadaveri degli
- appestati che sono stati aperti in
- Ukraina nella peste del 1738-39_ » 618
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Chez Lequin e C. Paris 1839. 8.vo Brocheurs.
-
-[2] il Dott. Neuner partì da Costantinopoli per Vienna il giorno 12
-Agosto 1839, ed il Dott. Minas il 24 Ottobre anno stesso per Semlino
-onde riprendere la direzione di quella contumacia Austriaca.
-
-[3] Dott. Clot, fu Ufficiale di Sanità Francese, che venne innalzato
-dal Bascià d'Egitto alla dignità di Bey, ed ora è conosciuto sotto il
-nome di Clot-Bey. Egli è il fondatore e direttore del grande Istituto
-scientifico, ove s'insegnano Medicina, Chirurgia, Fisica, Chimica,
-Botanica, Filologia e lingua Francese, ch'era prima ad Abou-Zabel, sei
-leghe distante dal Cairo, e che fu trasportato a Kassel-En nel quale
-egli legge Medicina.
-
-[4] Io stesso nel 1817 ho presieduto all'espurgo, nel Lazzeretto di
-Spalato, di una quantità considerevole di oggetti, vestiti, letti,
-biancherie, ecc., lordi ancora di sanie, di sierosità, di sangue, e di
-altre materie appartenenti a quarantasei famiglie che andarono estinte
-nella peste di Macarsca. Dopo cinque giorni di espurgo fui il primo
-a maneggiar detti oggetti, e dopo di me altri impiegati di quello
-Stabilimento, ed il sesto giorno sono stati consegnati in istato libero
-a S. E. il Sig. Commissario plenipotenziario de Klobutzynscky, e posti
-indi in libera circolazione, senza che ne sia derivato per ciò alcun
-danno a chicchessia.
-
-[5] Qualunque sieno i calcoli e le conghietture, che si vogliano
-ammettere riguardo alla creazione del mondo, intorno al qual obbietto
-è stato tanto scritto, si scrive ancora, e si scriverà, è certo, che,
-dato la più antica pestilenza conosciuta esser quella dell'anno del
-mondo 2443; e supposto la sua creazione essere avvenuta soltanto 4054
-anni avanti l'Era Volgare, ci restano indietro nella storia da circa
-ventiquattro secoli e mezzo ravvolti in fitte tenebre, rispetto alla
-malattia dalla Peste.
-
-[6] In una Nota ad Ovidio ad usum Delphini si legge. _Pestis, cujus
-descriptionem plerique omnes poetae ex Homeri Iliados primo, vel
-etiam ex Thucidide lesumpserunt_. Ciò però non è rispetto alla peste
-descritta da Ovidio.
-
-[7] Descrivendo l'atroce pestilenza dell'anno 914 di Roma, 170 di G.
-C., la quale imperversò sotto l'impero di Marc'Aurelio, mi sfuggì di
-far menzione che in detto anno 170 di Cristo, nel tempo della guerra
-de' Romani contro i Marcomani, le Illiriche città di Salona, Nona
-e Scardona (ora semplici borgate comprese nel regno della Dalmazia)
-rimasero quasi distrutte dalla peste, e che furono poi ripopolate dai
-Romani (_Farlati Illyric. Sacr. T. I._)
-
-Così parimenti, allorchè parlai della peste del 543-44 ho ommesso di
-accennare, che in quegli anni, cioè nel 545 di Cristo, la città di Zara
-in Dalmazia andò desolata dalla peste, che durò tre mesi.
-
-Caduta ora occasione di far memoria del contagio, che ha afflitto la
-città di Zara nel 588, avvisai di soggiugnere le sopraccennate notizie
-storiche, le quali credo poter importare, principalmente ai nazionali.
-
-[8] In un antico libro Illirico, tradotto in italiano dal P. F. Tommaso
-Plexicovich, esistente nell'archivio di s. Paolo nello scoglietto di
-Galovaz, territorio di Zara, si legge, quanto segue intorno la peste,
-che ha regnato a Zara in quest'anno 1202, «Fu un altro castigo a Zara,
-che in detto tempo di guerra si accese fortemente il mal contagioso;
-di maniera che gl'infelici Zaratini morivano e per le chiese, e nelle
-case, e nelle muracche, nè v'era chi li seppellisce, ed erano li sani
-tutti confusi, cosicchè o dovevano correr alle mura per difendersi dai
-nemici, ovvero seppellire li morti, ed allora li Veneziani colle armi
-della crociata distrussero le mura, e scacciarono li viventi Zaratini e
-principalmente si occuparono a fabbricare il castello dirimpetto a Zara
-allo scoglio detto Ottoch sopra il monte, poi detto di s. Michele, per
-guardare che non ritornassero in città». (_Stampiglia Libro de' Villici
-di Pasman_).
-
-[9] «Heu! proh dolor! qui animi, vel quae linguae hominum
-possunt exprimere, et explicare tam horribiles, et miserrimos, et
-infelicissimos dies calamitatis, qui ante, et post adventum efferae
-cladis epidemiae primitivae humano generi breviter evenernut propter
-multa, et varia delicta hominum, quae commiserunt contra Deum. Tunc
-temporis infectus erat aer, et factus obscurus, et caliginosus, et
-multae partes mundi infectae erant a lethifero morbo epidemico. Sol
-effectus erat totus tenebrosus medio die, et stellae sicut tempore
-noctis apparebant in coelo. Luna opaca, et terra eclypsim patiebatur.
-Stella cometa cum magna cauda in coelo in partibus occidentalibus
-micando apparuit, et ceterae stellae de coelo videbantur de statu
-proprio cadere ad terram. Coelum apertum videbatur, et ex illa
-apertura coruscus ignis caelestis exibat ardens cum flamma horribili,
-et luce incensa de nocte apparens universo orbi. In parte orientali
-terrae motus magnus in multis locis, et in pluribus partibus mundi
-terribiliter regnabat; et propterea aedificia multa ad terram prostrata
-ruebunt. Venti diversi tumescentes urgendo, et cum maximo impetu
-sibilando sufflabant. Mare turbolosum, et turgidum erigens se in altum
-clamando non cessabat; et omnia elementa dolorosa, et tristia signa
-dabant. Lupi rapaces infiniti de nocte ambulando circumcirca muros
-civitatis ululabant, qui nonnisi humanum sanguinem sitientes jam
-non occultis insidiis, sed palam irrumpebant in domos villarum, et
-de matrum gremiis parvulos rapiebant; non solum parvulos, sed etiam
-armatos viros facto agmine invadentes saevis dentibus laniabant,
-et multa corpora mortuorum de sepolturis effodiendo devorabant: non
-lupi vel ferae, sed daemones videbantur. Cuculi, et bubones sedentes
-super domos flebiles, et moestissimas cantilenas de nocte cantabant;
-vespertiliones copiosi in domibus, ac in aedibus nidificantes
-blatterabant. Corvi sine numero de die volantes supra civitatem cum
-multo strepitu crocitabant. Milvi similiter, et vultures cum copiosis
-comitivis in aere elati pipiebant, et multae aliae aves sylvestres, et
-animalia diversa bruta quadrupedia de luco ad civitatem accedentia in
-magna quantitate, plurima signa dabant monstruosa. Furiae infernales,
-Alecto, Thisiphone, Maegera de stygiis paludibus, ut dicebatur,
-egredientes in multifariis, et in diversis formis hominibus multis
-vicibus, et plures de die, ac nocte, super terram apparebant, eos
-visibiliter expavescendo taliter, quod efficiebantur sine mente, muti,
-et elingues multi ipsas videntes, et plures propter hunc metum debiles
-efficiebantur in membris. In primis haec acerba pestis in brutis
-animalibus inchoavit; scabies, et leprae totaliter opprimebant equos,
-boves, pecudes, et capras; ita ut pili de dorsis ipsorum depilabantur,
-et cadebant, et efficiebantur macri, et debiles, et post paucos dies
-moriebantur. Deinde incepit haec rabiosa pestis per universum mundum
-discurrendo in miserabiles homines laetaliter desaevire, et vires
-ipsorum debilitare; ita ut sicut apparebat alicui homini aliquod signum
-glandis, vel carbunculi in aliqua parte sui corporis cum caliditate
-febris, et ille nullam spem habebat amplius in hoc mundo vivendi.
-Sed primo statim devote de peccatis tuis, et contrito corde faciens
-confessionem sacerdoti, et recomendans animam suam Deo; et condens
-testamentum protinus die tertia, vel quarta spiritum exalabat, et
-reliqui homines, qui erant sani, videntes eam necem terribilem, et
-multos in brevi spatio mori, inscii hujus pestilentiae, prae timore
-maximo efficiebantur quasi exanimes, et amentes, de casu simili
-timentes, et putantes mundi finem adesse. Proh fata! quam tristes dies
-erant cernentium miserabilium mulierum crines, et pectora, genasque
-laniantium! Oh quam magnus ululatus, et ploratus hominum extollebatur
-ad coelum! currebant hinc, et inde unusquisque suos caros attinentes,
-et proximos plorando, qui mortui erant, et gradiebantur atris vestibus
-induti, vultus gerentes humi maerore depressos. Nesciebant miseri,
-quid potius eligerent, vel cadavera sepelirent, vel soli fugerent a
-longe, ne inficerentur a tali letifero morbo contagioso; et singuli
-euntes per sacras aedes manus suas elevantes ad coelum, supplicantesque
-Deo gratias agebant; et aliqui ipsorum fugiebant procul, et a longe
-per diversa loca oberrantes, et dimittebant multa cadavera suorum
-propinquorum jacentia in domibus, et in templis inhumata, et non
-erat qui sepeliret, quia in multis aedibus non remanserat mingens ad
-parietem. Mares etiam, et faeminas, senes, et parvulos protinus saeva
-lues communiter necabat, et nulli aetati hominum parcere volebat:
-separabat filios, et filias a parentibus, et e converso germanos,
-et fratres a fratribus et omnes caros a caris, similiter maritos a
-consortibus, et uxores a viris legitimis omnino disgregabat sine aliqua
-pietate».
-
-«Hac eadem pestilentia tactus migravit e vita Dominicus, Archiepiscopus
-Spalatensis».
-
-[10] Il Collegio di Medicina di Parigi di quel tempo si accinse a
-spiegare il fenomeno di questa sì terribile e generale pestilenza,
-attribuendone la causa ad un preteso combattimento delle stelle e
-del sole contro il mare; combattimento funesto, in cui l'acqua e il
-fuoco, avendo a vicenda la superiorità l'un sopra l'altro, cagionarono
-nell'aria un'alterazione, che fece perire la maggior parte degli esseri
-viventi. Gran fatto! Sembra che la bizzarria delle opinioni sia stata
-in tutti i tempi un particolar privilegio de' medicanti.
-
-[11] JACOBUS GONDOALDUS.
-
-CLXXV. (questo numero indica la serie degli Uomini illustri). Licet
-Patria Ferrariensis, tamen quia ut Ragusii medicinam, quam appreme
-callebat, profiteretur anno 1410 conductus, in ea urbe sedem fixit,
-familiamque propagavit satis honestam, merito inter Ragusinos numerari
-debet. Quantum in medendi arte valeret maxime eluxit, cum ter ejus
-aetate Pestis Ragusium invasit. Primum anno 146 ex Hungaria a Paulo
-Gundula allata; iterum anno tertio anno 1430. Prima Peste grassante a
-die IX. Kal. Maii ad III. Kal. Julii, Jacobus et afflatis remedia, et
-intactis antidota praescripsit, edito ea de re opusculo, quod num modo
-superest, incompertum. Verum ea ratio processit minus, ac propterea
-desiderata sunt eo tempore capita hominum 800 super tria millia. Itaque
-iterum saeviente lue a IX Kal. Maii anni 1422 ad III Idus Junii anni
-sequentis, Jacobus cavit, ut sani a morbosis separarentur, eoque fecit,
-ut multo pauciores, quam alias, efferrentur. Cum itaque consilium e
-sententia processisset, tertio peste urbem invadente, longius adhuc
-infectos deportandos curavit, alios scilicet ad insulam _Mercanensem_,
-et aliam insulam _Bobâram_, dictant; domunculis in eum finem ibi
-constructis: alios praesertim nobiles ad Dancias loco suburbano in
-aedes Cervinae ac Prodanellae familiarum, adhibitis vigilibus, ne quis
-ad eos propius accederet, resque ab ipsis contrectatas tangeret. Hac
-ratione ab VIII Kal. Maii usque ad V Kal. Novembr., quo tempore pestis
-grassata est, paucissimos vita exturbavit. Eodem anno, Augusto exeunte,
-in insulam Calamotam (Illyrice _Kolocep_ appellatur) pestis iniit,
-et, suadente Jacobo Gondoaldo nostro, S. C. cautum, ut omnes vestes,
-reliquaque suppellex morbidorum igni absumeretur, oblato ex aerario
-pretio, et ita malo itum obviam. Eadem ratio felici eventu adhibita in
-Rathanea Chersoneso (vocatur _Punta_) 1731. E vivis obiit Gondoaldus
-Ragusii anno 1436.
-
-[12] Finita la peste, ed entrati i nobili nella città, il Senato di
-Ragusi scrisse all'imperator Sigismondo una lettera latina in data
-14 Novembre 1437, in cui gli dà la descrizione di questa terribile
-pestilenza, e chiude nel modo seguente: «_Civitas nostra incendio
-pestilentiae destructa etc. In qua redeuntibus nobis die primo Octobris
-prope elapsi, non est nobis visa civitas, sed nec simulacrum quidem
-civitatis apparuit etc._». _V. Compend. Hist. Eccles. Rhacusin. Extat
-in Archivia Reip. Rhacus._
-
-[13] La città di Sebenico e quella di Arbe in Dalmazia furono in modo
-afflitte dal contagio nel detto anno 1449, che grande mortalità vi
-cagionò fra quelle popolazioni (_Memorie esistenti nell'Archivio Civico
-della città di Sebenico. Liber nuncupatus Magnum Venerandi Capituli
-Arbensis ad pag. 116 Indictione 12ma_).
-
-[14] «L'anno 1500, nel quale a Roma si celebrò il Giubileo istituito
-già da Bonifazio VIII, in Levante Bajazetto se n'andò all'espugnazione
-di Modone, rovinò le muraglie, gli levò la difesa, e correndo i
-Giannizzeri dalle trincee presero per forza la città, e tagliarono
-tutto il presidio a pezzi: di che ispaventati quelli di Corone
-s'arresero ad Achmet Bassà. Ebbe ancora Navarino, che già si chiamò
-Pilo, albergo del vecchio Nestore sopra il Porto di Giunco, con la
-Rocca di Crifo; e il popolo di Corinto Misitra (questa città crebbe
-dalle reliquie di Lacedemone), e di Petras, che già fu detto Patra,
-raccolti i patti è le facoltà più preziose, abbandonate le case, come
-inabili a sostenerle contra il furore barbaro, si sparse per l'Italia
-e Sicilia, e una parte si ridusse in Ragusa, ed arrecò la peste,
-che partorì grandissimo danno alla nostra città. Ma concorrendo la
-nobiltà e il popolo in opinione, che ciò era il sdegno giusto di Dio,
-riconoscendo con vera penitenza i peccati proprj, perdonate l'offese e
-i delitti loro da Dio, il male abbandonò la città».
-
-[15] «Dell'anno 1526 fa portata la peste in Raugia da un Maestro Andrea
-Sartore, che tornava d'Ancona, il quale fu perciò condotto per la Città
-sul carro attanagliato e morto. E la peste fè tanto danno, che la Città
-restò quasi desolata. Morirono 84 Gentilhuomini, e 80 Gentildonne:
-in San Domenico morirono 19 Padri, in San Francesco 25. In cinque
-monasterj aperti morirono più di 160 Monache, e in tre serrati nessuna.
-Dell'altro popolo fra la Città e Contado morirono intorno a 20,000
-persone. E riducendosi il Senato a Gravosa, nel Convento di Santa Croce
-dell'Ordine de Predicatori, rimasero i soli Soldati alla guardia della
-Città, e due galere armate con una fusta per guardia del porto. Finita
-la peste, che durò intorno a 20 mesi, e in cui si spese dell'Erario
-pubblico per le guardie, provvedimenti, e limosine circa 40 mila
-ducati, si fabbricò una Chiesa a S. Rocco, e si chiamarono ad abitare
-nella Città molti del contorno».
-
-[16] «Diese Landsucht war mit schweren Schmerzen des Hauptes,
-schwerem Athem, Husten etc. der Hals voll Heiserkeit; der Auswurf
-nur Schleim; aber es folgte Verlust aller Kräfte, aller Speisen
-Verdrusz, Aengstigheit des Herzens. Sobald eine Person ergriffen ward,
-bekammen es alle im Hause ohne Unterschied, grosz und klein, Manns-und
-Weibspersonen: viel ab aber genasen wieder; ausser die kinder, welche
-schier alle starben, weil sie die Brust durch den Auswurf nicht
-reinigen konnten».
-
-[17] «Luctuosissimus hic annus 1607 ob pestilentiam Spalatensibus fuit,
-quae adeo saeviit, ut magnam incolarum partem absumpserit. Ingentis
-illius cladis portenta quaedam apparuisse ferunt, subterraneas et
-horribiles voces, et fremitus auditos, qui praenuncii mortalibus
-forent. Ex urbe in agros fuga et seccessio plurimis saluti fuit: ex
-his, qui in civitate remanserunt, ad quatuor millia teterrimi virus
-labe affecti interierunt. Senatus Praefectum saluti curandae Joannem
-Baptistam Michaelium misit, cujus virtute ac diligentia civitas
-respirare, pestilentia mitescere, remedia admittere, funera in dies
-imminui, cuncta, qua metu, qua lenitate, in ordinem redigi coeperunt;
-ac tandem, frigoris superveniente vi, malignitas morbi victa est».
-
- «Relatio Status Ecclesiae Spalatensis
- an. 1612.
-
-Civitas habet domos circiter mille et ducentas; incolarum in se
-continebat ad quinque millia cum suburbiis, sed quatuor pene millia
-pestis ante quadriennium absumpsit».
-
-[18] «Julius Presbyter de Marchiis Jadrae tempore pestis scribebat
-Testamenta per vias, et titulo charitatis vocabat ad fenestras
-infirmos.» Antico MS. ad an. 1619.
-
-[19] Il Rondinelli (Storia della Peste di Firenze, 1630, ec.) conta
-d'una donna credutasi morta, che fu sepolta con altri appestati, e
-in sè tornata si ricoverò alla sua casa. Non accoltavi dal marito,
-ebbe ricorso al padre del Rondinelli, il quale conosciutala non come
-fantasima, quale era stata tenuta dal marito di lei, fece sì ch'egli
-per sua moglie la riprendesse.
-
-[20] Secondo il Tadino al primo annunzio sparso in Milano, che la peste
-serpeggiava nella parte del milanese vicina ai Grigioni, si contarono
-a Milano 9715 individui miserabili della campagna cacciati dai loro
-tugurj per una rabbiosissima fame, i quali poi, rinchiusi in un
-lazzeretto, per molto disagio vi morirono quasi tutti.
-
-[21] In questa mala influenza la città di Lucca fu la prima, che,
-imitando l'uso de' medici Franzesi, ordinasse, che i medici si
-vestissero di lungo drappo incerato, ed incappucciativi, con cristalli
-agli occhi, soccorressero così agl'infetti.
-
-[22] Questa, come si è detto, fu l'ultima peste di Venezia. Pur essa
-manifestossi alcune altre volte ne' Lazzeretti, ma non più nella
-città. Ora è da sapere, che la prima pestilenza, che si sappia aver
-travagliato Venezia, fu, secondo il Graziolo, nell'anno dell'E. C.
-938 (_f. 282_). e, giusta la Cronaca di Flaminio Corner, nel 991. La
-seconda fu la terribile del 1006, già accennata (_f. 284_) che avvenne
-sotto il dogado di Pietro Orseolo II, preceduta da orrendo freddo, ed
-accompagnata da carestia (_Laugier, Stor. Ven. T. III e Corner, Cron.
-sopraccit._).
-
-Le notizie, che si hanno intorno le pesti di Venezia sino al secolo
-XIV, sono molto confuse, riducendosi le più chiare ed esatte, che ci
-offron le Storie e le Cronache, alla terribile peste del 1347-48, da
-cui l'Italia e l'Europa tutta ne furono crudelmente afflitte, come ho
-già soprattocco (_f. 297_). Venezia, ad onta della sua situazione, non
-andò esente da quella comune sciagura. Narrano gli storici che nel 1347
-di cento appestati tre appena o quattro salvavansi, morendone ogni dì a
-migliaja. Per quattro mesi circa non vi ebbe che pianto, desolazione,
-e spavento, coll'impotenza di trovare intra' vivi, chi bastasse a
-seppellire i morti. Ne andarono estinte più di 50 famiglie de' patrizj.
-Il Gran Consiglio, composto prima di 1250 nobili, fu ridotto a 380.
-
-Esatta del pari che luttuosa descrizion di tal peste ci venne
-conservata fra le memorie dell'antichissima Scuola Grande della Carità
-di Venezia, che prima di tutte le altre conta la sua fondazione. Un
-documento in lapide ne sussisteva sopra la porta di quella chiesa.
-Riedificata poi essa, la lapida fu riposta nell'interno d'una parte
-del chiostro. Vi si legge che nell'anno 1347 ai 25 di Gennajo nel
-giorno della Conversione di s. Paolo, all'ora incirca del vespero,
-successe gran terremuoto, non nella sola Venezia, ma quasi per ogni
-terra, sì che rovinarono di molte cime de' campanili e comignoli di
-case, infiniti fumajuoli, e la chiesa di s. _Baseggio_, come dicesi.
-Il perchè lo spavento fu sì grande, che la gente in gran numero ne
-moriva di diverse malattie, altri sputando sangue, ad altri comparendo
-glandule di sotto alle ascelle, ad alcuni appresosi il male, come
-dicesi, _del carbon_, che pareva l'un dall'altro contrarre; perchè il
-padre fuggiva dal figlio, e i figli dai padri. Durò questa mortalità
-per sei mesi incirca, e si tenne comunemente che fosser periti due
-terzi della Veneta popolazione. Termina il monumento ricordando la
-morte di oltre 300 confratelli di quella scuola, le divozioni, e
-le indulgenze, che impartite le furono dall'allora regnante sommo
-pontefice. Quando scrissi di cotesta terribile pestilenza (_f. 296 e
-segg._) io non sapeva punto di questa lapide, la cui epigrafe ben vale
-a rischiarar qualche obietto della storia di cotal peste; intorno la
-quale, come notai, e ognun può sapere, non poca è la confusione, e la
-contraddizione pur anche degli scrittori, specialmente sul tempo del
-suo sviluppo, e del suo primo comparire nelle diverse regioni. Certo
-è però, che addì 20 Marzo di quel funestissimo anno 1348 furono eletti
-la prima volta in Venezia tre nobili col titolo di _Provveditori alla
-Sanità_. Ecco donde si parte la salutare istituzione del tanto celebre
-e provvido Magistrato Veneto della Sanità.
-
-Cessate le stragi di quella peste, la città di Venezia trovossi quasi
-senza abitanti, perduto da due terzi della sua popolazione (_f. 318_).
-Quindi il doge Orseolo pensò al modo di ripopolarla. Il perchè pubblicò
-un proclama d'invito a' popoli vicini, sudditi ed esteri, di venire
-a fermar lor dimora in Venezia, promettendo a chi vi fosse stanziato
-due anni consecutivi di fargli godere tutti i diritti e' privilegi
-de' cittadini. Ebbe tal provvidenza un utile effetto; poichè la città
-fu dopo alcuni anni ripopolata, e ciò anche per ragione del molto
-commercio, che allora vi si faceva.
-
-Venezia soggiacque pure alla peste l'anno 1361 (_f. 297_) nel 1381,
-e nel seguente (_f. 323_) Della qual ultima circostanza perirono da
-19 mila abitanti. Un altro attacco di pestilenza soffrì pur Venezia
-nell'anno 1391 (_f. 323_), ed altrettale nel 1397, giusta la Cronaca di
-Flaminio Corner.
-
-Nell'anno 1403 ripercossa novellamente Venezia da sì reo morbo, vi si
-convertì ad uso di Lazzeretto il Convento de' Padri Eremitani, detto
-di santa Maria di Nazareth nell'isola di rincontro a quella di s.
-Erasmo. Poco dopo si prese, e fermò la parte del Maggior Consiglio,
-che prescrive ai Nodari di Venezia, presenti e futuri, che nell'atto di
-ricevere il _Prego_ per li testamenti debbano interrogare li testatori
-o testatrici, se volevano lasciar alcuna cosa al luogo, ossia agli
-infermi di s. Maria di Nazareth, e fosser tenuti di scrivere ciò, che
-venisse loro risposto.
-
-Si sono rinnovate le stragi del morbo pestilenziale a Venezia
-negli anni 1411, 1413, e 1438, (_f. 332_); ed altri minori insulti
-pestilenziali vi succedettero negli anni 1447, 1456, 1464, 1468, 1478,
-e 1485 (_f. 339 e 340_). In quest'ultima, cioè nel 1485, vi furono
-ordinati tre _Sopraprovveditori_ al Magistrato di Sanità con pienezza
-di facoltà; e il Magistrato di Sanità di Venezia ebbe a quel tempo dal
-Senato il titolo di _Supremo_.
-
-L'anno 1490 nella contrada di s. Cassiano, nella corte detta di Cà
-Mocenigo, si sviluppò un nuovo seme di peste, che quindi sì propagò in
-altri luoghi della città; ma per le cure e provvidenze de' Savj della
-Sanità il morbo non fece progressi.
-
-Nel 1493 s'incominciò ad estendere le cautele Sanitarie ai corrieri, e
-alle lettere, e si instituì per la prima volta la pratica di profumare
-ogni carta, che proveniva da' luoghi infetti o sospetti.
-
-Nuovamente scoppiò la peste in Venezia nel 1510; e si potè spegnere
-in brevissimo tempo. Non così quella, che ripullulò negli anni 1523 e
-1527. Si estese essa in gran parte d'Italia (_f. 347 e 354_).
-
-Ma nel 1556 a nuova peste andò gravemente straziata Venezia (_f.
-361_). Udine del pari ne restò crudelmente afflitta, perite di
-quella pestilenza a migliaja le persone. V'era stata introdotta dagli
-Ebrei, forse coll'uso loro di comperare e di vendere le robe vecchie,
-masserizie, vesti, e simili, che di leggieri potevano avere da' corpi
-morti contratta l'infezione.
-
-Ciò riconosciuto come cagione occasionale del morbo, e della sua
-propagazione, non essendovi in città luogo opportuno da assegnarsi a
-quella Nazione, si deliberò per comun voto del Consiglio e della città,
-che in avvenire non vi si dovesse accettare Ebrei a farvi lor traffico.
-
-Ho già narrato (_f. 365_) come nell'anno 1575 siasi nuovamente in
-Venezia portato il contagio, già da più autori descritto. E tale
-si fu questa volta, che propose e deliberò il Senato di erigere un
-tempio sotto il glorioso titolo del Redentore. Questo è il magnifico
-tempio, il quale, conforme al voto, e più ancora alla magnanimità della
-Veneziana Repubblica, ammirasi, quale insigne opera di Andrea Palladio,
-nella contrada detta la _Zuecca_; uno de' più rinomati ed augusti. Nel
-dì 14 Luglio 1577 si pubblicò essere già libera da ogni male la città,
-e nel dì 30 del detto mese, fattasi processione solenne, si sciolse il
-pubblico sacro voto, visitatosi quel tempio dal Serenissimo Principe
-in devoto e sfarzoso apparato, colle compagnie de' Magistrati e del
-popolo.
-
-A memoria di quel funesto contagio sussiste quivi nella chiesa di s.
-Rocco una lapide, in cui ne son denotate alcune particolari notizie.
-
-Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, che vi afflisse
-specialmente la città di Parenzo. Esso però fu arrestato dai saggi
-provvedimenti, ordinati dal Magistrato di Sanità di Venezia.
-
-Così fu nel Regno di Candia nel 1592, trovandosi ancora felicemente
-soggetto alla Veneziana Repubblica, perchè quel suo provvido e
-sollecito magistrato, benchè sì da lungi fosse da quella regione, vi
-accorse colle sue discipline, e vi arrestò il corso delle sue stragi.
-Ne represse pure la violenza, che da Trieste, donde s'era appiccato il
-mal contagioso nel 1601, aveva preso a stendere sulle terre all'Istria
-conterminanti, e ai Veneziani soggette. Le quali tutte cose, in questa
-nota riunite, io le trassi dagli atti, che nell'archivio si trovano del
-Supremo Magistrato della Sanità di Venezia.
-
-[23] Fra l'altre cose, soprattocche nel testo, stravagante e singolare
-fu il caso occorso ad un appestato; il quale una notte da se si
-appiccò, lasciando scritto alcuni versi, che soggiungo, ritenendo
-l'ortografia dell'autore:
-
- «Sia per inteligenza,
- Come per publicar l'altrui innocenza
- Di chi per sol sospetto
- Dovesse a render conto esser astretto;
- Io sponte e volontario
- Qui m'attacco e m'appico,
- La causa per honor non ve la dico».
-
-Avvenne pure ad Ottavio Salghieri, poeta, il quale, preso da frenesia
-del male, due ore prima di morire si desse a scrivere i seguenti versi
-a monsignor Flavio Querenghi:
-
- «Langue il tuo servo, e non per vezzo alcuno,
- Ma per un crudo e venenoso male,
- Che si può dir, che non ne campi alcuno.
- Io son ferito, e non de l'aureo strale,
- Ma più tosto de l'Erebo crudele,
- Che fa l'ultimo dì esser fatale;
- Ama il tuo servo humile e fedele».
-
-Tra le ordinazioni sovrane in questa pestilenza è da notare quella,
-che fu prescritta, importante che le facoltà de' morti appestati
-senza eredi fossero, per ragion di dono, applicate alla città, onde
-ripararne, quanto più si potesse, i sofferti danni.
-
-[24] Ho già accennato (_f. 295_), che la peste del 1340 cotanto
-inferocì nella Toscana, che vi uccise da un sesto della sua
-popolazione. In Firenze specialmente fece orribile strage. Chi cadeva
-malato, era ben raro che ne campasse. Successe quindi la memorabile
-pestilenza del 1348 descritta dal Boccaccio (_f. 298_), la quale fu
-preceduta da una lunga e gravissima carestia. Quindici anni dopo, dico
-nel 1363, quella città fu ritocca da peste; della quale vi morirono lo
-storico Matteo Villani, e Pietro Farnese, celebre condottier d'armi.
-
-E dappoichè mi vien fatto, intendendo a questo mio lavoro, di trovare
-negli scrittori ricordate alcune particolarità nella pestilenza, che
-dal 1361 sino a tutto il 1363 travagliò fieramente l'Italia, credo che
-sarà per riuscir grato ai lettori il soggiugnerle al poco, che già ne
-scrissi (_f. 297_).
-
-Questa pestilenza adunque infestò già gravemente la Francia,
-l'Inghilterra, la Germania, ed altri paesi, avendo in Avignone tolto di
-vita più migliaja di persone. Fra loro si contarono sette cardinali,
-come s'è detto (_f. 298_) oltre molti del popolo, e parecchi ministri
-della corte Pontificia. Nel Giugno del 1361 di là passò in Italia, e
-si diffuse ben presto in Piemonte, in Genova, in Novara, in Piacenza,
-in Parma, ed in altre città. Milano, che si preservò dalla terribile
-peste del 1348, non potè sì che pur da questa ne andò desolato: tanta
-vi fu la strage della popolazione. Quivi terminò nel Febbrajo del 1362.
-Il Petrarca fuggì di là, avvisando trovar salvezza in Venezia; ma non
-andò guari che quivi pure sopraggiunse il fiero morbo, e vi si propagò
-con incredibile mortalità di que' cittadini, continuandovi le sue
-desolazioni per l'anno 1361 (_f. 297_), ed anche nel susseguente 1362.
-
-Nelle città di Terra ferma la moría incominciò più tardi che a Venezia.
-Ma il tristo malore, dopo di aver desolato Venezia, e la Lombardia,
-passò ad infettar sotto Brescia l'esercito de' Collegati. Quindi
-vi sconcertò tutti i loro disegni, sforzando l'armata a ritirarsi.
-Miserabile ad imprudente consiglio, soggiugne uno storico, poichè,
-tornando que' soldati a' proprj quartieri, vi portarono seco la
-pestifera lue, la quale si diffuse ben presto per diverse città
-d'Italia. È indicibile il guasto ch'ella fece in Verona nel 1362 e
-nel principio del 1363, asserendo gli storici, che più della metà,
-anzi tre quarti degli abitanti ne rimasero estinti. Il perchè vi fu sì
-grande il terrore, che i cittadini, e uomini e donne, se ne fuggirono,
-ricoverandosi alla campagna. V'ebbe in Trevigi la medesima desolazione;
-e Vicenza non ne andò esente. Padova anch'essa fu soggetta alle
-più compassionevoli desolazioni. E ciò che è peggio, ne' respettivi
-territorj, comecchè con meno di furore, che nelle summenzionate città,
-menò strage il morbo per tutto l'anno 1363; e nell'Agosto spezialmente
-in Trevigi. Sul finir di quel mese il signor di Padova Francesco da
-Carrara, non cessando il malore, si ritirò a Bovolenta, terra del
-Padovano. Fatta la pace fra le Potenze della lega ed il Visconti,
-la peste cessò intieramente nel principio dell'anno 1364. Allora
-il Carrarese ed i Veneziani con saggi provvedimenti procurarono di
-aumentare la popolazione, diminuitasi da quell'orribile malore. Il
-Veneto Senato con Ducale 18 Marzo concesse l'esenzione di ogni gravezza
-per cinque anni a tutti quelli, che fosser venuti ad abitare le quasi
-diserte provincie di Trevigi, e di Ceneda, e a coltivarne le campagne,
-correndo pericolo di restare incolte per difetto di lavoratori.
-
-Il Carrarese parimenti fece un decreto, con cui richiamava tutti i
-banditi per debiti; adducendone il motivo anch'egli, perchè con essi
-ripopolar si potesse la città di Padova, dalla peste desolata pur essa.
-Per la medesima ragione si fece lo stesso in Belluno.
-
-È poi cosa ben verisimile che anche lo Scaligero abbia messo in opera
-gli stessi mezzi per ottenerne il medesimo fine, essendosi pur d'assai
-scemata la popolazione in Verona (_Verci, Stor. della Marca Trevig. T.
-XIV. f. 22 e segg. f. 36, 41, 63_).
-
-Nell'anno 1374 la peste ricomparve in Toscana, come s'è detto (_f.
-322_). Vi durò dal Maggio a tutto l'Ottobre, e di sessanta mila
-persone, che v'erano allora a Firenze, più di sette mila ve ne
-perirono. Quindi ebbe la città nove anni da ristorarsene; quando nel
-1383 fu dalla peste nuovamente travagliata (_f. 323_). Vi ricominciò il
-contagio di primavera, duratovi tre mesi e mezzo, assai micidiale, fino
-ad uccidere da tre a quattrocento persone al giorno, come s'è detto a
-suo luogo. Per tale calamità sì gran numero di cittadini partironsi da
-Firenze, ricoverandosi nella Romagna, e particolarmente a Forlì, sì che
-pochi ve ne rimasero.
-
-Nel 1400 la peste vi si riaccese (_f. 325_), e durò dall'Aprile
-all'Ottobre, infuriando particolarmente nel Luglio e nell'Agosto colla
-mortalità dalle 300 alle 400 persone al giorno.
-
-Nel 1411 fu pure a Firenze straordinaria mortalità, non credendosi
-però, che vi fosse stata cagionata da vera peste. Pure i cittadini
-impauriti dalla passata calamità dell'altre pestilenze si rifugiarono
-la più parte a Pisa e a Pistoja. Dopo sei anni, cioè nel 1417 nel mese
-di Maggio ricominciò in Firenze la mortalità, la quale fu leggiera da
-principio, ma coll'ardore della stagione vi s'accrebbe per modo, che
-qualche giorno il numero de' morti giunse ai 150. E quantunque varie
-sien le opinioni degli autori, io tengo che quella sia stata vera
-pestilenza. Terminò in Gennajo 1418, e, riscontratone allora il numero
-della popolazione, si trovò mancare da 16 mila persone.
-
-Un'altra moría in Firenze vi si registra dall'anno 1430 sino al 1437 e
-38; ma questa sembra essere stata cagionata da altre malattie, e perciò
-non potersi ragionevolmente attribuire alla peste, che importa buboni
-per la persona appestata.
-
-Essendo travagliata da peste parte di Europa e quasi tutta l'Italia
-nell'anno 1448 (_f. 334_) si manifestò pur anche in Firenze. La
-mortalità vi cominciò nel Giugno, e s'arrestò nel Gennajo del seguente
-anno 1450. Il numero de' morti nella città non fu molto grande, ma il
-fu bensì nel territorio.
-
-Nel 1465 statavi grande mortalità a Roma, di là passò pure a Firenze,
-ma quivi non parve che fosse vera peste, o al men noi si sa rilevare
-di certo. Quando nel 1478 la maggior parte d'Italia era crudelmente
-vessata dalla pestilenza, Firenze oltre ad altre molte traversíe soffrì
-orrendo strazio (_f. 339_) per ragion di contagio, che cominciò in
-Agosto, e durò tutto quell'anno, fino al principio del successivo 1479.
-
-Nel 1522 ripullulata la peste in Italia, Firenze ne venne assalita
-di nuovo fierissimamente per lo spazio di sei anni, cioè fino
-all'incominciamento del 1528 (_f. 349 e segg._).
-
-Nel 1527 il male fece le maggiori stragi, essendovi un dì giunto il
-numero dei morti a più di 500. Si contò che in tutto quello spazio di
-tempo nella sola Firenze sieno mancate a' vivi più di 60 mila persone,
-altrettante nel contado, e più di 200 mila in tutto il territorio
-della Repubblica Fiorentina (_f. 353_). Dopo questa peste fino alla
-sopraddescritta del 1630 Firenze godette di buono intervallo per 103
-anni (_Rondinelli l. c._).
-
-[25] Per l'autorità d'antiche tradizioni sappiamo esservi stata circa
-questo tempo fierissima peste anco nella città di Zara, e avervi
-fatte di orrende stragi. Quindi si raccoglie che gli appestati si
-trasportavano in sullo scoglio Orgliach a poco più di due miglia dalla
-città, il quale apparteneva alla famiglia dei Calogerà, ed ora a quella
-dei Giurich. Cotal tradizione è corredata da una lapide nell'antica
-chiesa di s. Grisogono presso l'altar maggiore, e vi si legge:
-
- _D. O. M._
-
-_Grisogoni Martyris patrocinio Pestilentiae abigendae votiva
-Jadriensium Ara ab An. MDCXXXII ineunte, tantum novo saeculo ob
-temporum difficultatem Francisci Co. de Fanfogna studio fundata._
-
-[26] Per molti secoli si risguardò lo straordinario numero d'insetti,
-siccome un foriero di peste. S. Agostino (_de Civitate Dei, cap.
-31_) scrisse che dopo un'immensa quantità di locuste è succeduta sì
-fiera peste, che nel solo regno di Massinissa, che visse fin presso
-al finire del quarantesimo secolo dalla creazione del mondo, perirono
-da 800 mila persone, 200 mila nelle provincie della Costa marittima
-presso Cartagine; in Utica di 30 mila giovani soldati solo 10 mila ne
-restarono in vita. Così s. Girolamo (_in Ioel Prophet._) scrive, che
-al tempo dell'imperatore Teodosio dalle locuste, assai multiplicate
-nella Giudea, fu presagita un'orribile pestilenza. Così la peste, che
-travagliò l'Inghilterra nell'865, secondo gli storici fu preceduta da
-sterminata quantità di locuste, che divorarono le biade, e cagionaron
-la fame (_Platin. Vit. Nicolai I. p. 281._). Mosche in vece, e
-moscherini d'innumerabile copia, diverse di forma dalle ordinarie, e
-della grandezza di un'ape, precedettero la peste, che l'anno 1283 si
-sviluppò nell'esercito del re di Francia, Filippo III l'Audace, che
-regnò sin all'anno 1285 (_V. Musant. Tab. Chronol. p. 137._) quando
-alla testa di 200 mila fanti, e 18 mila cavalli moveva dal Rossiglione
-per impadronirsi del regno d'Aragona. In quel trambusto uomini, e
-bestie, che ne fossero stati punti da que' cotali insetti, morivano
-di presente; e da 40 mila de' primi vi perdettero la vita con grande
-numero di cavalli. Lo stesso re Filippo ne fu attaccato (_Villalba
-Epidémiologie d'Espagne, ec._). Simile fatto esser avvenuto nella
-Gallia Cisalpina riferisce l'Agricola (_de Peste lib. 1._), e Giovanni
-Wolfio (_Cent. 16. Lectionum Memorabil._). Così avvenne l'an. 1335, in
-cui alla prodigiosa quantità di cavallette, che copriron la terra, e
-divorarono i seminati, tenne dietro immediatamente la peste, che colla
-Dalmazia devastò gran parte d'Europa (_f. 295_).
-
-Nel 1473 strana quantità d'insetti devastatori cagionaron la perdita
-de' ricolti; il che precedette di poco alla peste, che afflisse
-l'Italia in quello, e ne' susseguenti anni (_f. 337_). Lo stesso
-avvenne nel 1478.
-
-Parimenti nella peste, manifestatasi in Saragozza, e in più altre
-provincie della Spagna, si vide andar innanzi cotesta specie d'insetti;
-anzi da lor cagionata la dicono alcuni scrittori, a' quali non credo
-che debbasi prestar fede, e ne sono allegati dal Villalba (_l. c._).
-L'Hildano pur riferisce (_Cent. Observ. 24_) che nella peste di Losanna
-dell'anno 1613 da ogni parte vi ebbe tanta quantità di mosche, che
-altrettale a memoria d'uomini non s'era veduta. Così nella peste della
-Livonia del 1638 gran quantità di vermi di una specie particolare
-s'ebbe a osservare, ed in altri casi parimenti è accaduto che la
-peste fosse preceduta da sì fatte affluenze d'insetti. Nè se n'è da
-maravigliare, poichè un diluvio, sto per dire, di quegli animaletti,
-struggendo le fonti dell'umana sussistenza, divien cagione di carestia
-e della fame; ed a questa seguitano poi le epidemie maligne contagiose,
-e la peste.
-
-[27] Nell'Agosto del 1638, cessata generalmente la peste nella
-Gheldria, nel sobborgo di Bemmel ammalò un ufficiale con vari
-carbonchi. Ad onta di più rimedj l'officiale morì. Da questo malato
-il Diemerbroeck che n'era alla cura contrasse un carbonchio sulla
-mano sinistra, senza febbre, che si curò coi soli rimedj, che diconsi
-topici, e che pare non aver mai attaccato l'universale del sistema.
-Ecco perchè parecchi autori, parlando della peste del 1636, narrano che
-lo stesso Diemerbroeck sia stato colto dal contagio, ed abbia potuto
-superarlo felicemente (_Diemerbroeck lib. IV_).
-
-[28] In Marsiglia, l'anno 1649, una donna per non manifestarsi, e
-conseguentemente per non essere costretta a chiudersi ne' Lazzeretti,
-seppellì una sua picciola figlia, estinta dalla peste, in un armadio
-incavato nel muro, che lasciò benissimo chiuso e suggellato; ma poscia,
-saputosi il fatto, ed aperto quel deposito alla presenza di molti, i
-quali, avvezzi alle putride esalazioni, non temendo punto del trasporto
-di quel picciolo cadavere, pur furon tosto colti da peste (_P. Maur. da
-Tol op. cit. p. 112; Murat. Gov. ec. f. 104_). Quindi al contatto di
-robe degli appestati, non ben purgate, in alcune contrade della città
-si riprodusse la peste.
-
-[29] Nobilissime prove dell'eroica carità cristiana de' RR. PP.
-Cappuccini, in ogni tempo di peste si ebbero, per quanto sappiamo,
-prima nel ducato di Camerino l'anno 1528, allorchè la peste, che
-desolava l'Italia, straziò crudelmente tutto quel paese; poi nella
-peste di Milano del 1576, quando vi furon chiamati dal santo vescovo
-Carlo Borromeo per l'assistenza spirituale di quella popolazione,
-ridotta agli estremi; nella peste di Genova del 1579 (non descritta
-nella mia serie) della qual ne moriron parecchi; nella grande peste
-della Provenza del 1580; in quella di Parigi del 1586, dove in meno di
-quattro mesi perirono da sessanta mila persone; nell'altra del 1629 in
-Francia, e in quella del 1630 in Lombardia; nelle pesti della Provenza
-del 1640, e del 1649 spezialmente; e nella gran peste di Napoli,
-Roma, e Genova del 1656, che descriverò a suo luogo. La Religione che
-professiamo, e non altre, può dare sicure prove e infallibili di tanto
-eroica virtù. Solo di essa è proprio, per superna virtù, quel fondo
-d'intrepidezza, che non vien meno giammai, anche a costo della vita.
-
-[30] Sebenicenses, depulso obsidionis periculo, laetos nihilo levior
-calamitas oppressit. Anno siquidem 1649, vere appetente, atrox
-pestilentia urbem invasit, et assiduis funeribus propemodum exbausit.
-Initio autumni lenita paullum vis morbi est, discussa demum, hyeme
-ineunte. Intra septem menses decem millia, partim civium, partim
-militum, partim accolarum hac lue absumpta fuerunt. Ita civitas
-frequentissima ad miram incolarum paucitatem redacta est, et post
-pestem exstinctam vix mille et quingenti, qui eam incolerent,
-superfuerunt, Hi deinde intra finem illius saeculi creverant ad quatuor
-millia (_Illyric. Sacri T. IV. Ecclesiae Suffraganeae Metropolis
-Spalatensis, Auctore Daniele Farlato, p 498_).
-
-[31] In questo contagio del 1656 a Roma, parte di Roma di là del
-Tevere, scopertasi infetta, fu in una sola notte rinserrata, e fattovi
-un muro all'intorno con istupore, e con inutili doglianze di quegli
-abitanti, che se ne avvidero la mattina (_Muratori; Gastaldi op.
-cit._).
-
-[32] La composizione di queste tre spezie di profumi è la seguente:
-
-I. Profumo per spurgar le case ed altre suppellettili.
-
- Solfo lib. 5.
- Rasa di pino lib. 5.
- Antimonio crudo lib. 3.
- Orpimento lib. 3.
- Mirra lib. 3.
- Incenso comune lib. 3.
- Ladano lib. 2.
- Cubebe lib. 2.
- Grani di Ginepro lib. 2.
- Pepe lib. 4.
- Zenzero lib. 4.
- Cumino lib. 4.
- Cipero rotondo lib. 2.
- Calamo aromatico lib. 2.
- Aristolochia lib. 2.
- Euforbio lib. 4.
- Crusca, ossia remolo, e breno lib. 50.
-
-II. Profumo più efficace per purgare i lazzeretti, le sepolture, ed
-altre robe, a cui sia mestieri di maggior purgazione.
-
- Solfo lib. 6.
- Rasa di pino lib. 6.
- Orpimento lib. 4.
- Antimonio lib. 4.
- Arsenico lib. 1.
- Assafetida lib. 3.
- Cinabro lib. 3.
- Sale Armoniaco lib. 3.
- Litargirio lib. 4.
- Cumino lib. 4.
- Euforbio lib. 4.
- Pepe lib. 4.
- Zenzero lib. 4.
- Crusca lib. 50.
-
-III. Profumo più soave, appellato _della Sanità_.
-
- Incenso lib. 5.
- Gomma lib. 3.
- Storace lib. 4.
- Anisi lib. 6.
- Iride di Firenze lib. 6.
- Ladano lib. 5.
- Mirra lib. 5.
- Cannella lib. 4.
- Noci Moscate lib. 2.
- Pepe lib. 8.
- Solfo lib. 4.
- Crusca lib. 46.
-
-Stravagante e inutil farragine d'ingredienti!
-
-Ne assicura poi l'autore che dentro 24 ore restano ben purgate le case
-ed i lazzeretti medesimi, fino i letti degli appestati.
-
-Quindi passa egli a descrivere la maniera di usare questi profumi.
-«Bisogna, ei dice, chiudere porte, finestre, e cammino, e sopra una
-corda distribuire e collocare le vesti infette, lenzuola, coperte, ec.
-scucendole prima. Poi, prese quattro o cinque libbre di fieno molto
-secco, e compresso ben questo fieno, vi si ponga sopra tanto profumo,
-quanto capirà in ambe le mani unite insieme per due volte; e poscia
-ricoprir questo con altro poco fieno spruzzato d'aceto, acciocchè
-quella materia non si consumi, se non a poco a poco. Si attacchi il
-fuoco dalla parte di sotto in due o tre luoghi del fieno, sostenendolo
-con bacchetta; e non si parta il profumatore, se nol vedrà ben acceso.
-Dopo di che si ritiri ognuno, e si chiudano le porte molto bene».
-Alcuni persuadono l'esporre dipoi le robe all'aria libera. Egli indica
-pure che fatto il profumo s'abbiano a lasciar per tre giorni ben
-chiuse la casa e le stanze, e appresso spalancare le porte e finestre,
-acciocchè l'aria vi scorra, e ne dilegui il cattivo odore.
-
-Per le robe non infettate, ma sospette, basterà aprir le casse, le
-credenze, gli armadj, le scattole, gli scrigni, ec. Le robe preziose
-si potran coprire con qualche tovaglia, o tela grossa, affinchè non
-ricevano in se la parte più grossa e terrea del fumo. Le vesti, ove
-sia argento, e così i vasi d'argento, patiscono notabilmente, come
-ancora le pitture; quindi si può usar per esse qualche leggier profumo
-in camera aperta, oppure esporle all'aria, e al sole per 15 dì». (_P.
-Maur. da Tol. op. cit._).
-
-[33] A primo aspetto può sembrar corso errore leggendo che se ne
-infermarono 4000 e ne son morti 4200. Il perchè giova avvertire che nel
-numero dei morti in Agosto e Settembre sono compresi i rimasti malati
-al terminare di Luglio. Che se in Luglio 1656 furono i nuovi infetti, e
-1201 i morti, vi ha un sopravanzo di 455 tra rimasti malati e guariti.
-
-[34] Nella circostanza solenne, in cui venne piantata la prima pietra
-di questo Tempio, furono coniate alcune medaglie d'oro, d'argento, e
-di rame, ed ivi poste sopra la prima pietra fondamentale. Nel rovescio
-d'esse leggesi:
-
- D. O. M.
- ob cives
- in peste servatos
- D. CAROLO BOR.
- Basilicae pro Lap.
- ex Vot. Pos.
- M. DCC. XVI.
-
-[35] Piccioli pacchi di mercanzie, che le genti di mare recano per
-conto proprio.
-
-[36] Secondo l'Autor del Giornale della Peste di Marsiglia, taluno
-tra essi vi fu, che manifestò una discorde opinione, dicendo ch'erano
-malattie maligne ordinarie, cagionate dai cattivi alimenti e dalla
-miseria.
-
-[37] M. Chirac, primo medico del Reggente, che godeva di molta
-riputazione, scrisse in quella circostanza tre Memorie, nelle quali si
-rileva appoggiata l'opinione dei sigg. medici di Montpellier, ch'erano
-stati educati alla scuola dello stesso Chirac.
-
-In una di qneste Memorie egli così si esprime. «Ce n'est pas one peste
-venue du Levant et portée dans le vaisseau, qui en est arrivé: ce n'est
-qu' une fievre maligne causée par les mauvaises' nourritures du petit
-peuple».
-
-[38] _Bertrand, ec. f._ 147. _Papon, ec. f._ 270.
-
-[39] Il palazzo di mons. Belsunce era circondato di cadaveri. Egli non
-poteva quasi più uscirne senza calpestarli, e in una sua lettera, a
-M. de Mailly, arcivescovo di Arles, così si espresse: «J'ai eu bien
-de la peine de faire tirer 150 cadavres a demi-purris et ronges par
-les chiens, qui etoient à l'entour de ma maison; et qui mettoient dejà
-l'infection chez-moi».
-
-[40]
-
- E allorchè di mortiferi vapori
- Aere infetto sull'ali attorno ai campi
- Di Marsilia portava orrida morte.
- Per qual ragion sempre a' suoi dardi esposto
- Pastor, che coraggioso ogni periglio
- Sprezza, recando al caro gregge aita,
- Con franco piè tra 'l folto orror passeggia
- Degli esangui suoi figli, e degli estinti,
- Nè vien tratto con loro entro la tomba?
- _Ep. IV. Trad. del Cav. Adami._
-
-[41] «Les grains, doivent être fournis en pur froment, les Provençaux
-étant dans l'habitude de ne consommer que de bons blés, et de ne manger
-que de tres-beau pain; et comme les grains de la récolte dernière sont
-presque tous de mauvaise qualité, il est de la dernière consequence
-d'en faire le choix avec grande attention, sans s'arrêter au prix,
-étant infiniment convenable, et même plus prudent, de les payer au
-prix des plus beaux blés, en les choisissant réellement tels; que
-de s'exposer, par une economie mal placée à les prendre de mauvaise
-qualité, et au plus bas prix, parce que si l'on n'avoit pas sévèrement
-cette attention, il en resultéroit que bien loin que l'objet fût
-considéré comme un secours, on lui attribuiroit peut-être la cause de
-la continuation de la maladie.»
-
-[42] L'Acido acetico poliaromatico; _Acetum prophylaticum_; Aceto
-antisettico, Aceto dei 4 Ladri, si prepara prendendo le piante recenti
-di assenzio, di menta crespa, di ruta, di rosmarino, un'oncia e mezza
-per sorte; fiori secchi di lavanda, due once; di radice di calamo
-aromatico, di corteccia di cinamomo, di noce moscada, di garofani,
-di ciascuno due dramme. Il tutto ben diviso e mescolato insieme si
-fa macerare in dieci libbre d'ottimo aceto, posto in una cucurbita
-di vetro, chiusa per dodici giorni: poi si preme e si feltra; indi
-aggiungasi un'oncia d'alcool canforato, e si serba in un recipiente di
-vetro chiuso.
-
-Alcuni attribuiscono a questo aceto così composto una virtù antisettica
-ed antipestilenziale, bagnandosi le mani ed il volto. Internamente
-usasi nella debolezza, languore, flati, ascaridi, ec.
-
-Brugnatelli dice che questa preparazione si è creduta dotata di una
-virtù antipestilenziale, e quindi si raccomandava d'impregnarne i
-panni e l'aria delle stanze co' suoi vapori; come pure di odorarla,
-e prenderne di quando in quando internamente come preservativo della
-peste: ma il tempo ha dimostrato che questa medicina non differisce
-dagli altri liquori aromatici, dotati di virtù eccitante, e non
-possiede alcuna virtù antiscorbutica, o antipestilenziale specifica.
-
-[43] Assicura l'autore essersi ad un infetto tagliato un carbone
-sull'epigastrio, che pesò una libbra e tre quarti, a tal che, rimaste a
-nudo le parti sottoposte, vedevasi il moto peristaltico degl'intestini.
-Quest'ammalato poi è guarito.
-
-[44] Non rari furono i casi di persone, che mostrarono una singolare
-insuscettività al contagio. Fra gli altri narrasi di una donna, che
-continuò a dormire col suo marito, infetto di peste, e nel medesimo
-letto per tutto il corso della malattia, senza ritrarne alcuna offesa.
-Una lor figliuola invece, contrattone il male, e con carbonchi, poco
-prima di spirare, presa da delirio furioso, morsicò la sua madre al
-petto con tanta forza, che porzion della cute gliene restò attaccata ai
-denti; non per questo la madre ne contrasse la malattia; ma, medicatane
-ognidì la piaga col roob di sambuco, in nove giorni le si consolidò,
-e ne rimase la donna sempre sanissima. È pur da notarsi che tutto ciò
-avvenne, quando la malattia era nello stadio del suo maggior vigore.
-
-Riferì un chirurgo degno di fede, che si trovava a quel tempo
-nell'Ukrania assistendo ammalati, di non aver veduto ne' luoghi
-infetti alcun uccello volar per l'aria in tutto il tempo, che durò quel
-contagio.
-
-[45] Nel Febbrajo appunto che ha preceduto la peste a Marsiglia
-regnarono molti catarri, malattie di petto e di gola; e si videro
-accompagnate da insoliti accidenti, cioè da gonfiamento delle glandule
-del collo. Oltre le peripneumonie, le angine legittime e spurie,
-si videro pur febbri di maligno carattere con tumefarsi le glandule
-inguinali, e le parotidi. È da notarsi che regnavano allora in Genova,
-Alessandria della Paglia, Milano, Napoli, Roma, ed altri luoghi simili
-febbri di mal costume. Il verno di quell'anno era stato dominato da
-continui nuvolosi e torbidi venti australi, e fredda ne fu la stagione.
-
-Lo storico Orazio Turriano, che di questa Peste ci lasciò la miglior
-descrizione, narra alcune combinazioni di circostanze veramente
-singolari. Egli osserva che appunto nel dì 20 Febbrajo, in cui partì
-da Missolongi la nave, che recò a Messina la Peste, accadde in Messina
-quel terribilissimo terremoto, che cagionò tanto spavento, e che è
-celebre ancora per l'orrore e pei danni recati. In fatti a memoria
-di sì grave avvenimento si affisse una Lapide con iscrizione storica
-al lato anteriore del Campanile della Chiesa Maggiore, in tempo che
-neppur temeasi di peste. Aggiunge il medesimo che gli almanacchi del
-1743 stampati alla fine del 1742, a Messina ed in altre parti d'Italia
-predicevano che _correr dovea nel detto anno 1743 Epidemia bubonale_.
-Un buon uomo di Messina, che solo sapea segnalarsi nel far Lunarj, da
-tre mesi prima si mostrò timoroso di un grave incognito avvenimento
-che predicea sovrastare a Messina. Per tal motivo si preparò una
-picciola casa in campagna, e dai primi di Aprile, quando neppur per
-immaginazione si temea della pestilenza in città, se ne allontanò, e
-andò a ricoverarsi in campagna entro la detta casuccia. (_fasc. 6. 7._)
-
-[46] Di questa peste triennale di Algeri che distrusse un terzo degli
-abitanti di quella Città non è fatta menzione in verun luogo della
-presente Storia, perchè non vi fu alcun Autore ch'io conosca, che
-l'abbia descritta. Convien ritenere, che per questa stessa ragione
-mancano forse nella presente Serie le descrizioni di molte pesti
-de' Secoli barbari, e di altre che afflissero paesi o provincie dopo
-l'invasione de' popoli barbari: p. e. dopo la distruzione dell'Impero
-d'Oriente per lunga serie di anni non si fa menzione di peste esistente
-a Costantinopoli. Non perciò è credibile che per sì lungo corso di anni
-quella Città sia stata immune da peste. Lo stesso si dica riguardo ad
-altri paesi, delle cui pestilenze nulla ci fu tramandato dalla Storia.
-
-[47] L'opinione che i ranocchi ivi applicati sopra i buboni giovino
-nella peste attraendo a se la materia morbosa, è molto invalsa fra il
-popolo di parecchie provincie Ottomane. Questa pratica si usa anco dai
-Morlacchi della Dalmazia in tempo di peste. Su di essa ne parlerò in
-altro luogo.
-
-[48] Fra le precauzioni Sanitarie eran prescritte le seguenti: 1.
-che tutte le vesti e suppellettili che avevano servito ad uso degli
-infetti fossero date alle fiamme; 2. che tutte le altre che servito
-avevano ai sospetti, cioè a quelli che s'erano prestati in assistenza
-degli infetti, o che trovavansi nelle case infette, fossero spurgate
-coll'acqua e coi suffumiggi per 42 giorni seguitamente; 3. che mentre
-si spurgavano le case infette quelli che le abitavano passar dovessero
-in altre case sane; 4. che traslocati in dette case sane, pel corso
-intero di tre settimane tener si dovessero in esse isolati affatto,
-astenendosi da qualunque comunicazione e frammescolanza, fra loro
-non solo, ma ben anco vivendo separati dagli individui sani, dalli
-quali dette case erano prima abitate. Quattro medici per l'assistenza
-de' pestiferati vennero spediti da Vienna per Sovrano comando,
-cioè i signori Dottori Bruckmann, Potzer, Cotschener, e Kolbeck, il
-primo de' quali, cioè il bravo Dott. Bruckmann rimase in assistenza
-del Protomedico Chenot, ed assunse la cura del grande spedale de'
-pestiferati.
-
-[49] Così detto perchè dal Giappone per la via della Russia veniva
-portato in quelle Contrade.
-
-[50] Nicosia, o Nicusia, _Leucosia_, città capitale dell'isola di
-Cipro, giace nella gran pianura di Massarea circa 25 miglia distante da
-Larnica.
-
-[51] Carpaso giace presso i monti di questo nome sul fine dell'isola.
-
-[52] Latachea o Latichez, città di Siria sulla costa, 19 leghe distante
-da Tortosa e 30 da Aleppo: è la _Laodicea ad mare_ degli antichi.
-
-[53] The Natural History of Aleppo.
-
-[54] Villaggio situato distante un'ora da Aleppo.
-
-[55] Feste turche che durano tre giorni.
-
-[56] Mercati aperti.
-
-[57] Orta od Arta, antica città della Mesopotamia all'Oriente
-dell'Eufrate, distante 33 leghe da Aleppo. Essa è l'antica _Edessa_.
-
-[58] Adena o Aden, gran città dell'Arabia Felice, al S. E. di Mocca;
-contiene da cinque a seimila case.
-
-[59] Marasch o Merach, _Germanitia_; antica città dell'Asia, capitale
-di un Bascialick, e residenza di un Bascià, distante 24 leghe ai N. E.
-da Adena, due o tre giornate da Aleppo. Faceva una volta gran commercio
-di Scammonea, che in considerevole quantità raccogliesi nelle vicine
-montagne.
-
-[60] Questa lettera la quale esiste negli archivj dell'impero scritta
-in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal principe Petrovich
-Pronsky e da altri, è del seguente tenore:
-
-«Nei mesi di luglio e di agosto dell'anno passato abbiamo già avuto
-l'alto onore di riferire a Vostra Maestà, che il popolo, a motivo
-dei nostri peccati, andava repentinamente ed in gran numero morendo
-sì nella capitale, che nei luoghi vicini. Un'eguale sorte ci colse
-nelle nostre terre, motivo per cui le abbiamo abbandonate, e ci siam
-rifugiati nella capitale. Ed in quest'anno la peste dal dì di S.
-Simeone in poi ha giornalmente aumentato, ed infierì con sì grande
-veemenza, che tanto nella città che nei sobborghi non rimase se non
-se un picciolo numero di cristiani. Tutti gli Sterlizi sono morti,
-e nè anche uno vi scampò; e perciò nessuno esiste che possa andar
-a montar la guardia del castello. I comandanti de' reggimenti de'
-Sterlizi, signori di Kakowinsky e di Gompkin, morirono, così parimente
-pressochè tutti gli altri ufficiali di questi reggimenti. Nè nelle
-chiese principali, nè nelle succursali celebrasi l'ufficio divino, per
-esser morti quasi tutti i sacerdoti. Ciò nulla-ostante si recitano
-ogni giorno, abbenchè con grande difficoltà, le sante preci nella
-cattedrale. Tutti i cristiani muojono di tal maniera senza confessione
-e senza comunione; e vengono sepolti senza sacerdoti e senza alcuna
-ecclesiastica funzione. Tanto nella città che nei sobborghi giace
-insepolta una gran quantità di cadaveri, che divengono pasto dei cani,
-non trovandosi alcuno che sia in caso di scavar le fosse e seppellirli,
-mentre tutti quelli che di tale officio erano incaricati morirono
-anch'essi, e que' pochi del popolo che sopravvivono ancora, non osano
-avvicinarsi ai corpi morti, in veggendo tali giudizj di Dio. Tutte le
-nostre abitazioni sono deserte: quasi tutti i nostri servi sono morti,
-e noi aspettiamo ad ogni momento un'egual sorte.»
-
-[61] Il bar. di Asch, protomedico dell'esercito, spose i caratteri
-della peste, che regnava a Yassy, e negli altri luoghi della Moldavia,
-e ciò in una sua bella descrizione pratica per lettera scritta dal
-campo della peste al suo fratello a quel tempo medico in Mosca; e
-piacemi di soggiugnerla, tradotta dal Martens dall'originale tedesco,
-riputando pregio dell'opera, l'arrichirla di questa giunta, fornita di
-certa esatezza e verità, che nell'esercizio dell'arte giova pur assai
-alla più sollecita conoscenza delle malattia.
-
-«Vario modo homines afficit; aliqui lente aegrotant, de capitis
-dolore per aliquot dies conquerentes, tanquam a vaporibus accensorum
-carbonum orto, mox remittente, mox iterum graviore; nec non aliquando
-intermittit, et redit. Per intervalla dolores vagos in pectore et
-precipue in collo sentiunt, sensim debiles et morosi fiunt, quasi
-temulentes, soporosi. Peculiarem gustum, et deinde amaritiem in ore
-percipiunt; mingendoque ardorem in urethra (_symptoma initio febrium
-frequens_). Haec excipiunt frigus et calor, omniaque pestis confirmatae
-symptomata. Sudor criticus morbum aliquando solvit ante exanthematum et
-tumorum eruptionem. Qui celerius vehementiusque a contagio afficiuntur,
-post cibum nimis lautum, iracundiam, vehementiorem corporis motum
-etc. subito corripiuntur cephalalgia, nausea, vomitu, cum oculis
-inflammatis, lachrymantibus; simul sentiunt dolores in partibus
-ubi bubones et carbunculi erupturi sunt. Non ingens calor febrilis
-observatur; sed pulsus nunc plenus, durus, nunc parvus, mollis, et
-vix percipiendus est, saepe intermittens, at praesertim debilis. Haec
-comitantur debilitas, lingua alba, cutis arida, urinae citrinae aut
-turbidae sine sedimento, et in pluribus diarrhoea difficile sistenda:
-tandem deliria, bubones, carbunculi, petechiae.
-
-[62] Il corteggio de' sintomi della peste è così vario, così numeroso
-e grave, che non solo riesce impossibile di poter stabilire il
-valor respettivo di ciascuno dei detti sintomi, poichè dipendono
-dall'alterazion simultanea di più sistemi, senza esser patognomonici di
-alcuna affezione organica in particolare; ma il loro complesso altresì,
-cioè la malattia, si presenta non di rado sotto un aspetto così
-ingannevole, così vario e proteiforme, specialmente nei primi attacchi,
-che riesce assai difficile ravvisarla e poter apprezzarne giustamente
-l'indole sua, la sua gravità. La Storia è piena di esempii di uomini
-sommi e per ogni altro riguardo riputatissimi, che si sono fatalmente
-ingannati nella diagnosi di questo morbo; e dalla stessa storia
-rilevasi quanto gravi e funestissime sien state le conseguenze dei loro
-falsi giudizii. Li quali fatti, mentre provano da un lato la difficoltà
-di conoscere al primo aspetto questa insidiosa malattia, mostran
-dall'altro quanto importi di bene studiarla, e come sia dispiacevole il
-vedere che mentre somme immense si spendono per coltivarsi nei varii
-rami dell'istruzion pubblica, lo studio si trascuri di que' morbi
-gravissimi di contagio specifico, che tanti gravi danni hanno recato
-e recano all'umanità, e che mietendo a migliaja le vittime cangiano
-i più floridi paesi in deserti, e per secoli diseccano ogni sorgente
-di pubblica prosperità. Tutta la scienza della peste consiste in ciò.
-1.º Conoscenza immediata della malattia. 2.º Pronto isolamento. 3.º
-Disinfettazione. Tutto il resto non è che lo sviluppo e l'applicazione
-di questi principii generali, di questi cardini principali su cui posa
-tutto il grande edificio della dottrina della peste e delle altre
-malattie pestilenziali a contagio specifico. La cura propriamente
-detta, è compresa nella terza parte.
-
-Se la peste come ogni altro contagio pestifero non viene conosciuta in
-tempo; se i medici poco esperti, al suo comparire non la conoscono; se
-ravvisata non son pronti a manifestarla, ma si perdono in questioni
-od incertezze; ovveramente, dominati da basse ragioni e da vili
-riguardi, van per le lunghe, non dicono niente, o dicono poco in modo
-ambiguo e vago per paura di ferire degli opposti interessi, delle
-contrarie opinioni potenti; se le Autorità, che hanno in mano la gran
-mola dei mezzi capaci di procurare la comune salvezza, si lascian
-dominare da estranee mire, da prevenzioni, e fanno uso della loro
-autorità sol per imporre silenzio ai medici, e per regolare secondo
-le proprie viste la pubblica opinione; il morbo intanto s'avvanza,
-fa progressi; ed una volta penetrato che sia in una Città, in un
-Distretto, in una Provincia, da un solo centro d'infezione per mille
-vie, per mille mezzi, a grandissime distanze s'insinua, si dirama,
-e le sue armi assassine diffondonsi così, ch'è quasi impossibile
-tenervi dietro. Quindi le misure sanitarie prese tardi, riescono
-per ordinario frustranee ed inefficaci, quando per occulte vie, per
-clandestine comunicazioni, ovveramente in conseguenza dell'ignoranza
-o dell'indolenza di quelli cui era affidato il deposito della pubblica
-sicurezza, ha già penetrato, ed avuto il tempo di spargere qua e là i
-suoi semi mortali.
-
-Non è questo il luogo ch'io debba trattare dei sintomi della peste, e
-di quanto importa sapersi per bene conoscerla e ravvisarla in tempo.
-Verserò diffusamente sopra questo argomento nei successivi volumi.
-
-Conoscendo però quanto sia grave l'importanza di questo subbietto;
-quanto grande sia il bisogno che i Medici, i Chirurghi, ed altri
-addetti ai Sanitarii Ufficii abbiano chiare e precise idee sulla
-diagnosi di questo morbo, che alla sua prima comparsa si presenta
-spesso con forme poco ben pronunciate, con sintomi equivoci e tali da
-lasciare i Medici anche più esperti nell'incertezza, non posso esimermi
-dal produrre anche in questo primo Volume alcuni pochi cenni staccati,
-dedotti dall'esperienza e dalle osservazioni ch'ebbi occasione di fare
-sul campo stesso della peste nelle diverse circostanze, in cui onorato
-da pubbliche commissioni, dovetti coi deboli miei sforzi occuparmi a
-combatterla. Se si credono utili, sarà meglio certamente sollecitarne
-di esse la pubblicazione, almeno di una parte, anzi che rimetterla ad
-un tempo indeterminato. Il perchè, esporrò ora alcune poche delle dette
-osservazioni ed avvertenze così com'ebbi allora occasion di notarle.
-
-1.º È preziosa l'avvertenza di Schraud fatta nel suo Regolamento
-di Polizia interna per la peste e febbre gialla del 1815; ch'è la
-seguente;
-
-«Allorchè la peste serpeggia vicina, se più persone in una stessa casa
-od altre contigue si ammalano coi sintomi stessi o consimili, e muojono
-in breve decubito (fra il 2.do ed il 5.to giorno), senza riconosciuta
-causa, e senza altri fenomeni che quelli che sono proprii delle febbri,
-si deve sempre sospettare la peste. Così parimenti, se le dette persone
-provengono da luoghi infetti, o fossero state in comunicazione con
-vestiti o mercatanzie che si potessero sospettare contaminate da quel
-contagio».
-
-2.º La peste non ha in generale sintomi prodromi. I malati spesso
-provano ad un tratto un gran turbamento in tutto il sistema nervoso,
-un senso indefinibile di mal essere, di stanchezza, dolor di gambe,
-abbattimento o prostrazione di forze, brividi, freddo specialmente
-lungo il dorso; una leggiera e rapida aberazione visuale; cefalalgia
-più o meno intensa; dolori pulsativi, od anche appena percettibili al
-tatto, alle regioni ascellari o inguinali, qualche volta dolori per
-tutto il corpo e segnatamente alle articolazioni; non di rado senso
-di oppressione, calore od angustia ai precordii; profondi sospiri;
-una sensazione d'intormentimento generale; vertigini; sete, ed alcune
-volte ardentissima con la brama di bevande acidule e fredde; nausea,
-e non di rado vomito di materie biliose, o verdastre; altre volte
-sono i soli liquidi ingeriti che il malato restituisce, quasi senza
-avvedersene; la faccia acquista un aspetto di ebetudine, di stupidezza;
-talvolta apparisce un po' tumidetta e splendente come fosse stata unta
-coll'oglio. La fisonomia è sconcertata, più o meno cangiata. I muscoli
-della faccia mal pronunciati. Altre volle all'incontro la faccia è
-animata, ma di un aspetto torvo ed incerto, presenta un non so che
-di misto fra lo stato di ubbriachezza e di disperazione. Il color
-della faccia è d'ordinario pallido, lurido, tirante al cadaverico;
-se anche è rossiccio si avvicina al livido; qualche volta eziandio
-normale. Gli occhi, che hanno perduto il loro naturale splendore, sono
-rossi colla congiuntiva injettata di sangue, intolleranti alla luce;
-ora prominenti e giallognoli, ora profondati nell'orbita, languidi e
-lacrimanti, colla pupilla dilatata. I sguardi per lo più abbattuti;
-alcune volte più vivi, ma spaventati e torvi come nell'idrofobia; le
-palpebre socchiuse, la superiore pare che non possano sollevarla che
-con difficoltà; la bocca mezzo aperta come quella degli idioti; la
-marcia è poco sicura, si reggono male in piedi, vacillano nel camminare
-a un di presso come gli ubbriachi; la testa è per lo più pendente
-sul petto; la pelle è calda e secca; spesse volte di un calor mite
-o piuttosto fredda; il polso è frequente, picciolo, esile, vuoto;
-qualche volta in istato naturale; specialmente in principio non v'ha
-indizio di febbre in quanto al polso. I malati hanno difficoltà di
-combinare le idee; talvolta mostrano una perfetta apatia sul loro
-stato; per ordinario ritornano sempre sopra un determinato oggetto,
-quest'oggetto è comunemente il pericolo in cui versano, il timor di
-morire. Uomini fino allora coraggiosissimi a tutte prove, diventano
-pusillanimi e paurosissimi ad un tratto. Altre volte appariscono
-d'una straordinaria vivacità ed allegria che confina colla pazzia; la
-respirazione è spesso frequente; la favella è serrata, imbarazzata;
-la voce è rauca e grossa, come a far sospettare di un'angina; qualche
-volta avvi mutolezza completa; profonda melanconia; irrequietezza della
-persona; smania; tinito d'orecchi; sordità; alito fetente; la lingua è
-sempre umida, larga, coperta di una pania biancastra color di calce,
-o di un colore che si avvicina alla madreperla, sotto cui alle volte
-traspira il rosso delle papille della lingua medesima; agli orli ed
-alle estremità è rossa ed in istato normale. Nel progresso, allorchè
-la malattia è giunta allo stadio di reazione, diventa secca, arida,
-screpolata, ristretta; i denti sono fuliginosi, le labbra incrostate;
-le narici piene di una materia nerastra solida, che colla diseccazione
-diventa polverulenta. Le fauci alle volte sono di un rosso carico, con
-afte; le urine ora cariche e quasi sanguigne, ora tenui e crude; il
-ventre spesso ostinatamente chiuso nel principio, coll'avanzare del
-morbo alla stitichezza succede una diarrea non critica senza dolori.
-Gli appestati sogliono tramandare un certo odore particolare, dolcigno
-smaccato, tale che non si saprebbe definire. Rare volte decombono
-supini; per lo più giacciono sul tronco. Il loro decubito è diverso da
-quello delle malattie ordinarie, ed il più delle volte non corrisponde
-alla gravezza de' sintomi. Avvanzandosi il male, e secondo la maggiore
-o minore violenza di esso, compariscono petecchie, delirio, ec. Allo
-stadio d'invasione segue quello di reazione; e quest'ultimo termina o
-colla morte o colla crisi. La durata della malattia, in qualunque caso
-è breve, almeno più breve che nelle malattie ordinarie.
-
-Tutti i sopradescritti sintomi però, isolati o riuniti, sono ancora
-equivoci e comuni ad altre malattie.
-
-I soli segni positivi, patagnomonici della peste, proprii a farla
-riconoscere indubbiamente, sono i seguenti.
-
-1.º I buboni degl'inguini, delle ascelle, agli angoli delle mascelle,
-con la totalità o una parte dei sintomi sopradescritti.
-
-2.º L'antrace, o carbone pestilenziale.
-
-3.º Le petecchie, che sono punticchiamenti o macchie superficiali, da
-principio rosse, poi nere, più o meno estese, isolate, o aggregate e
-confuse, sparse sopra diverse parti del corpo, e più ordinariamente sul
-collo, le parti anteriori del petto, e gli arti inferiori.
-
-4.º I dolori ganglionari, ossia dolori lancinanti o pulsativi al sito
-dei gangli, o soli, o accompagnati con ingorgamento.
-
-5.º L'espressione di ebetudine della faccia, ed un certo atteggiamento
-particolare, che si può conoscere, ma non si può definire; (_facies
-pestilentialis_).
-
-6.º La lingua coperta di pania biancastra; di un colore che si avvicina
-alla madreperla, così come fu descritta di sopra.
-
-7.º l'abbattimento e prostrazion delle forze; il traballamento nel
-camminare, ossia quella marcia ch'è propria dell'ubbriachezza; la
-frequenza e piccolezza del polso, sono tra i sintomi più costanti,
-e che alcuni dotti medici indicano altresì come caratteristici e
-indubitabili della peste.
-
-8.º Finalmente allorchè ai segni sopra indicati, sia che sieno
-simultanei, sia che sieno parziali, vi si unisce il delirio bene
-pronunciato, convien ravvisarlo come un altro segno positivo e
-indubitabile della peste. Allorchè questo delirio è accompagnato da una
-specie di febbre ardentissima, con sudori molto abbondanti, ne avviene
-quasi sempre tale debolezza e sfinimento di forze, che la vita viene
-prestamente estinta.
-
-Giova però, che avvertano quei Medici, Chirurghi, ed altri, che per
-l'istituto loro sono d'ordinario chiamati i primi a dar giudizio sopra
-le malattie dubbie o sospette di contagio;
-
-Che la sortita dei buboni, degli antraci, delle petecchie, non ha un
-tempo determinato;
-
-Che nei primi attaccati dalla peste in un paese, di raro si osservano
-buboni o carboni, e spesso manca fino la flessibilità del cadavere;
-
-Che la peste anche di un'indole la più maligna e grave, può
-esistere senza che vi sia alcuno dei detti segni esterni, o eruzioni
-caratteristiche della peste; senza ch'essa caccia niente al di fuori; e
-ch'è un grossolano errore quello di concludere, _non ha buboni, non ha
-carboni, non ha petecchie, dunque non ha la peste_. — La maggior parte
-degli errori più fatali all'umanità nell'argomento peste sono nati
-dall'ignoranza di questo fatto pratico, dalla trascuranza di siffatta
-avvertenza;
-
-Che alcuni muojono senza verun sintomo sensibile, quasi colpiti
-dal fulmine; altri non lagnandosi se non che di debolezza e di
-abbattimento, di dolori o gravezza di testa;
-
-Che in molti manca anche la prostrazion delle forze, di maniera che,
-attaccati essendo dalla peste, continuano ad attendere ai proprj
-affari;
-
-Che in alcuni si conserva la serenità della mente;
-
-Che talvolta la peste mentisce una vera febbre intermittente. Dura il
-freddo per alcune ore, poi il caldo succede, ec.;
-
-Che nel principio vi ha spesse volle apiressia perfetta.
-
-Fra le eruzioni esterne le petecchie sono le prime a comparire.
-Esse s'incontrano nel più gran numero dei casi, e più spesso delle
-altre eruzioni anche nei primi colpiti. Nel principio della peste
-compariscono d'ordinario i soli esantemi, indi esantemi e buboni, poi
-esantemi, buboni, carboni, e tutto quel terribile e funesto corredo
-di sintomi che suole accompagnare la peste allorchè è avvanzata
-o giunta al suo maggiore incremento: p. es., oltre i sintomi già
-descritti, deliquii; oppressione; vomito di materie nerastre; diarrea;
-dissenteria; singhiozzo; pustule carbonchiose; echimosi di diverso
-colore e grandezza; vibici; emoraggie dal naso, dal petto, dallo
-stomaco, dall'utero, profluvii sanguigni di ogni specie; aborto;
-quantità di vermi, specialmente nei fanciulli e nei giovanetti;
-veglie; sogni spaventosi; visioni di spettri; contrazioni muscolari;
-convulsioni; affezioni soporose, delirio, frenesia; finalmente la
-morte, d'ordinario senza lo spettacolo dell'agonia. Nel corso della
-peste si osservano buboni non solo agli inguini, alle ascelle, alla
-regione delle parotidi, ma alcune rare volte eziandio alle regioni
-cervicali, e più di raro ancora nello spazio popliteo.
-
-Avvicinandosi lo stadio di reazione scompare la vacuità arteriosa;
-il polso si rialza, talvolta diviene duro, pieno, vibrante, e d'una
-frequenza dalle 90 alle 100 pulsazioni; la faccia si anima, si esalta;
-il globo dell'occhio riprende la sua mobilità; la respirazione resta
-frequente, la favella si rialza, l'agitazione generale s'accresce. — A
-contagio avvanzato la flessibilità del cadavere è costante. —
-
-Il corso della malattia, come s'è detto, è rapido. La peste dura 2, 3,
-4, 5, 7, o 9 giorni. Parecchi muojono dopo 10 o 12 ore di decubito, un
-buon numero nello spazio di 24 ore; la maggior parte fra il secondo
-e quinto giorno. Alcuni improvvisamente, quasi colpiti dal fulmine,
-cadono morti, prima ancora che s'abbia potuto concepire il sospetto che
-abbiano la peste.
-
-Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed il corso di una pestilenza
-differisce sempre da quello di un'altra. Non tutti i sintomi
-sopradescritti affliggono tutti i malati. La malattia viene
-accompagnata ora dagli uni ora dagli altri.
-
-I pochi che superano la peste soffrono spesso gangrene ai piedi,
-debolezza, vertigini, torpore della mente, ed una certa inattitudine
-o lentezza nel combinare le idee, ulceri di difficile guarigione,
-induramenti glandulari, ed altre penose reliquie.
-
-Percorrendo le varie storie delle pestilenze descritte nel presente
-volume, si potrà forse formarsi più chiara e precisa idea della
-singolarità e violenza de' sintomi che accompagnano questa terribile
-malattia, del suo andamento, e della difficoltà di riconoscerla al suo
-primo apparire.
-
-[63] Mense Augusto omnia tristiora: crebra ubique funera: ægri a
-suis passim derelicti sine indice moriebantur: quidam levamen sub dio
-quærentes a casis proreptabant: nonnulli, vi morbi in furorem acti,
-quaquaversum discurrebant, et ubi sors tulit exanimes concidebant:
-superstites, contagione polluti, pars in sylvas; ipsi sibi exitio
-fuluri, confugiebant; pars ad illibatos divertebant, et hos pariter
-inficiebant (_Chenot de Peste Transilvanica annorum 1770-71_).
-
-[64] gas acido muriatico ossigenato of., gas marino deflogisticato; gas
-murigene.
-
-[65] Die Reinigung durch Waschen mit Wasser, Seife, und Lauge ist ein
-so leichtes und sicheres Mittel, die Ansteckungstoffe zu zerstòren,
-dass alles, vas man Geràthen, Betten und Kleidern gewaschen werden
-kann; gewaschen werden muss, und fùr solche Gegenstànde die Ràucherung
-ganz entbehrlich ist.
-
-[66] I prigionieri assicuravano che fra l'armata turca serpeggiava la
-peste, e che solo dopo la battaglia di Kaul erasi minorata d'assai.
-Così fu notato, che entro alle mura di Bender, picciola Città della
-Bessarabia sul Niester, vi regnava la peste, e grande n'era la
-mortalità prima dell'arrivo dell'armata Russa, e durante l'assedio.
-Espugnata che fu la Città dopo un vivissimo e sanguinoso combattimento
-che durò tre giorni, la peste si vide cessata del tutto, nè avvennero
-altre incidenze. Ciò accadde però nei giorni della canicola.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici. Il testo in greco e
-cirillico è stato trascritto tal quale, senza alcuna correzione.
-
-Le correzioni indicate dall'autore in vari punti del libro sono state
-riportate nel testo.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Della peste e della pubblica
-amministrazione sanitaria, by Angelo Antonio Frari
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA PESTE E DELLA PUBBLICA ***
-
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