diff options
Diffstat (limited to 'old/63848-0.txt')
| -rw-r--r-- | old/63848-0.txt | 28908 |
1 files changed, 0 insertions, 28908 deletions
diff --git a/old/63848-0.txt b/old/63848-0.txt deleted file mode 100644 index de9e937..0000000 --- a/old/63848-0.txt +++ /dev/null @@ -1,28908 +0,0 @@ -The Project Gutenberg EBook of Della peste e della pubblica -amministrazione sanitaria, by Angelo Antonio Frari - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most -other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Della peste e della pubblica amministrazione sanitaria - -Author: Angelo Antonio Frari - -Release Date: November 22, 2020 [EBook #63848] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA PESTE E DELLA PUBBLICA *** - - - - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - - - - - - - DELLA PESTE - E - DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - SANITARIA - - - [Illustrazione: A. A. FRARI] - - - DELLA PESTE - - E DELLA - PUBBLICA AMMINISTRAZIONE SANITARIA - - Opera - DI A. A. FRARI - - DOTTORE IN MEDICINA, I. R. EFFETTIVO CONSIGLIERE DI GOVERNO, - PRESIDENTE DEL MAGISTRATO DI SANITÀ MARITTIMA DI VENEZIA, - SOCIO DI VARIE ACCADEMIE ITALIANE E STRANIERE, DECORATO - DA S. M. I. R. DELLA MEDAGLIA D'ORO DI ONORE DEL MERITO CIVILE - PER SERVIGI PRESTATI IN CIRCOSTANZE DI PESTE. - - Avertere a populo pestem. - _Seneca_. - - VOL. I. - - - - VENEZIA - Tipografia di Francesco Andreola - MDCCCXL. - - - - - _Quest'Opera stampata a tutte spese dell'Autore è posta sotto - la garanzia delle vigenti Leggi._ - - - - - A Sua Eccellenza - _il Signor_ - Francesco Antonio - _Conte di_ - Kolowrat-Liebsteinsky - - -_Signore di Reichenau, Czernikowicz, Wamberg, Maierhöfen, Pfraumberg -e Koschadek, di Borohradek, Horaticz e Scheisselicz in Boemia, -Cavaliere del Toson d'oro, Gran Croce dell'Ordine Imperiale Austriaco -di Leopoldo, Croce d'oro dell'onor civile, Balio onorario e Gran -Croce dell'Ordine Sovrano di S. Giovanni di Gerusalemme, Gran Croce -dell'Ordine Reale Sassone della Corona di ruta, Cavaliere di I.ma -Classe, degli Ordini II. Russi di S. Andrea, di S. Alessandro Newsky, -dell'Aquila bianca, di S. Vladimiro, e di S. Anna, Protettore della -Società Filarmonica e dell'Istituto Boemo per le vedove e i sordo-muti, -Presidente della Reale Società Boema per le scienze, Membro della -Società Agronomica di Vienna, Membro onorario dell'Accademia di Belle -Arti di Vienna e di Milano, della Società Agraria della Carniola e di -Baviera, e di quella Mineralogica di Jena, Membro attuale della Società -del Museo Nazionale di Boemia, Membro onorario della Società Irlandese -per la letteratura nazionale, e Membro ordinario della Reale Società -di Copenaghen per l'archeologia nordica; di S. M. I. R. A. Consigliere -Intimo attuale, Ciambellano, Ministro di Stato e di Conferenze._ - - - - - =Eccellenza=! - -__A Voi, Eccellentissimo Signore_, cui meta d'ogni desiderio è il -pubblico bene, piacemi d'intitolare quest'Opera che ha per principale -scopo la preservazione della salute degli uomini._ - -_Io _Vi_ offro in essa il frutto sudato de' miei lunghi studii e -di una pericolosa sperienza qual pubblico omaggio all'altissimo -_Vostro_ merito, e quale espressione sincera de' miei sentimenti di -profondissima stima e di rispettosa ammirazione per le rare _Vostre_ -virtù._ - -_Io doveva umiliarla a _Voi, Eccellentissimo Signore_, che con tanto -lustro presiedete al Gran Consiglio di Stato dell'Austriaca Monarchia, -e che siete il proteggitore benefico delle scienze, delle arti, e -di ogni utile imprendimento. A _Voi_, che dotato di sommi talenti -e di lumi, accoppiar sapete alle gravi cure governative la coltura -delle ottime discipline, e l'amore di tutto ciò che può esser utile e -contribuire al bene della società._ - -_Aggradendone l'umile offerta _Voi_ avete non solo accordato il più -bel premio ed il più gradito al mio lavoro, ma avete mostrato altresì -quanto _Vi_ stia a cuore il bene dell'umanità ed i suoi veri interessi, -e come oggetto principale di tutte le _Vostre_ sollecitudini sia -tutto ciò che in qualunque modo può contribuire al ben essere ed alla -prosperità di questa grande famiglia, di cui_ SUA MAESTÀ L'AUGUSTO -NOSTRO SOVRANO _nell'alta Sua saggezza _Vi_ ha affidato il sacro -deposito dell'Amministrazione._ - -_In questa mia Opera _Voi_ troverete, Eccellenza, dipinte le più -grandi sciagure dell'umanità. Sono certo che esse desteranno nel -_Vostro_ cuore benefico un fremito di compassione, e _Vi_ animeranno -a proteggere sempre più le scienze utili, segnatamente quelle che -hanno per iscopo di preservare la società dal più temuto dei mali, dal -flagello più grande e più distruggitore dell'umana specie. Gli uomini -veri benemeriti dell'umanità non sono tanto quelli che pubblicano Opere -utili, e che coi loro scritti, coi loro lavori diffondono nel pubblico -conoscenze importanti e proficue, quanto quelli che le proteggono, -e che colla loro autorità e con generoso impulso li incoraggiano a -tentar nuovi sforzi per meglio contribuire ai progressi della scienza e -all'utile della società._ - -_Accordatemi, _Eccellentissimo Signore,_ l'onore di protestarmi con -profondo rispetto e riverenza._ - -_Venezia, il 4 Marzo 1840_ - - _Di Vostra Eccellenza_ - - _Umiliss. Devotiss. Obbligatiss. Servitore_ - - _Angelo Antonio Frari_ - - - - - VOL. I. PARTE I. - - BIBLIOGRAFIA - - OSSIA - - CATALOGO ALFABETICO DELLE OPERE CONOSCIUTE SULLA - PESTE E SULLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE - SANITARIA. - - - PARTE II. - - STORIA GENERALE DELLA PESTE - - CONTENENTE - - CENNI STORICI DELLE PESTILENZE PIÙ MEMORABILI, - COMINCIANDO DAI PIÙ REMOTI TEMPI E DISCENDENDO - IN SERIE CRONOLOGICA FINO AL PRESENTE. - - AGGIUNTAVI UN'ISTRUZIONE SUI VARI METODI DI DISINFEZIONE, - ED ALCUNI CENNI SULLA DIAGNOSI, PROFILASSI, E CURA - DELLA PESTE. - - - - - _Etiam si omnia a veteribus inventa sunt, hoc - semper novum erit, usus, et inventorum ab aliis - scientia et dispositio_. - SENECA. - - - - -PREFAZIONE - - -Quest'Opera è destinata ad avvisare ai mezzi onde tener lontana dalla -Società la peste (_a_), malattia la più spaventosa e distruggitrice -che si conosca, flagello il più grande e più desolatore dell'umana -specie; il quale suole far strazio della vita degli uomini, e cangiare -in orridi deserti le più floride e popolose città, seminar dovunque -lo squallore, la desolazione, la morte, e preparar sciagure e miserie -anche per le generazioni avvenire. - -Chi non ha veduto la peste allorchè imperversa in una città o paese, -è difficile che si formi di tanta umana sciagura una giusta idea, -e pervenga a dipingere con colori abbastanza vivi e conformi alla -verità le luttuose scene, la desolazione, le stragi per essa prodotte. -Il perchè, quelli che si sono trovati in mezzo agli orrori e alle -devastazioni della peste, ed hanno avuto occasione di osservar da -vicino la paura, il cordoglio, l'angoscia, il desolamento della -comune strage e rovina per essa prodotti, potranno soli concepire la -gravità e l'estesa di tale flagello e ben valutare di questo argomento -l'importanza (_b_). - -Qualunque sia l'aspetto sotto cui piaccia di risguardarlo, è -certo, ch'esso abbraccia i più grandi e più preziosi interessi -dell'umanità, la salute e la prosperità delle popolazioni in generale -e di ciascun individuo in particolare. Per la qual cosa non potrà -esso non richiamare l'attenzione dei varii Governi, scopo delle cui -sollecitudini esser deve in ogni tempo la felicità e la salute delle -popolazioni sulle quali sono destinati ad esercitare la loro influenza. - -L'economia politica è rispetto allo Stato ciò che l'economia -particolare è rispetto ad una famiglia. Come l'oggetto di una -saggia economia di famiglia è di provvedere ai bisogni, alla salute, -all'impiego e al ben essere dei varii individui che la compongono; -nello stesso modo, l'Autorità pubblica, e quelli cui la Provvidenza ha -destinati a reggere la sorte de' popoli, debbono cercare con tutti i -mezzi che sono in loro potere, di conservare fra la Società il tesoro -prezioso della salute, allontanare da essa ogni causa di calamità e -di sciagura, e tener d'occhio specialmente quelle funeste malattie -popolari di contagio specifico, che sogliono mietere le vite degli -uomini a migliaja, e cangiare in istato di avvilimento e di comune -desolatrice miseria la pubblica prosperità. A raffermarli in tale -proponimento valga la riflessione, che la grandezza politica delle -nazioni dipende in gran parte dai provvedimenti che risguardano la -salute. - -La vigilanza pubblica può agevolmente prevenire moltissimi mali della -Società, e segnatamente quelli che dipendono dalla diffusione delle -malattie popolari di contagio specifico, andando incontro ad esse con -mezzi pronti, attivi ed efficaci. Per sì nobile scopo la scienza della -legislazione è considerata la più sublime teoria della beneficenza, -l'incombenza più bella che l'uomo possa proporsi sulla terra. È dessa -quella che prende cura degli uomini come nazione e come individui, -li protegge, li difende, e fa sentire a tutti quelli che non sono in -istato di difendersi da sè i frutti delle sue benefiche cure, delle -sue amorose sollecitudini, dei saggi suoi provvedimenti. Molto possono -le misure sanitarie opportunamente prese e con energia sostenute, -molto i mezzi profilatici debitamente usati; e migliaja d'individui, -intere popolazioni, a mercè di quelle e di questi, scamparono da -gravi ed imminenti rovine. All'incontro, sommi danni e sventure sono -da attendersi allorchè i Magistrati, cui è affidato il gran pensiero -della pubblica sicurezza, per negligenza, per insano indifferentismo, -per basse passioni, o particolari riguardi trascurino gli opportuni -presidii di difesa, o ad essi faccian ricorso troppo tardi, quando -il male ha fatto progressi, e, non capendo più fra i cenci sozzi del -povero, è già trascorso fin nei palagi dei ricchi e potenti. Allora, -per ordinario, molte misure sanitarie vengono prese. Si fanno succedere -le une alle altre tumultuariamente in mezzo al generale disordine; e -quantunque non s'abbia fiducia di domare per esse il male, pure vi si -mette molta fretta nel porle in pratica, per ischivare il rimprovero -e la taccia d'inoperosità. Ma ridotte le cose a tal punto, ogni mezzo -di difesa, per quanto valido sia, non ha che debolissima efficacia. Il -male s'è già dilatato ed ha fatto progressi. Non si può più arrestarlo. -Si conosce lo sbaglio, ma è troppo tardi per rimediarvi. I malati, -i morti, i moribondi, i superstiti, che avviliti dal timore sono -già malati prima che la malattia li colpisca, ve lo rimproverano ad -ogni istante. Tutto e tutti, ogni cosa, ogni fatto, ogni circostanza -ve lo ricordano. Si vorrebbe pur riparare, ma non è più tempo. Il -tempo in cui si poteva tutto salvare è sfuggito. Lo si è miseramente -perduto in quistioni, in incertezze, in ambage, in misure ridicole -e vane. Non restan più che i rimorsi ed un tardo pentimento. Tali -sono le conseguenze della cieca incuria, dell'improvvida condotta dei -Magistrati in circostanze di contagio, tratti essi stessi non di rado -in inganno dai falsi giudizii, dalle discrepanti opinioni dei Medici, -in nessun'altra circostanza così scandalose e fatali quanto in tempi -di peste, dalle temerarie voci del popolo, che spesso vuol farla da -giudice anche in ciò che non conosce nè intende, e da altre ragioni. -La storia generale delle pesti abbonda di esempii funestissimi di -pestilenze devastatrici derivate da simili sbagli; mentre con una -maggior vigilanza, con misure sanitarie adattate, pronte ed efficaci, -ed una direzione più cauta e saggia per parte delle pubbliche Autorità, -si avrebbe potuto facilmente por argine alla diffusione del contagio -ed evitare tante sciagure alla misera umanità, i cui più preziosi -interessi sono stati irreparabilmente traditi da quelli stessi cui -incombeva l'obbligo di tutelarli. - -A nostro conforto però dobbiamo con compiacenza osservare, siccome i -Governi di Europa vegliano con attenta cura alla nostra conservazione, -e si prestano solleciti a tener lontano dalle suddite popolazioni -le pestilenze e gli altri contagi. Già il provvidissimo sistema -d'isolamento dei Lazzeretti, che costituisce il più valido baluardo di -difesa contro l'importazione della peste, della cui prima istituzione -è dovuto il merito alla saggezza dei Veneti (_c_), e caute leggi -sanitarie, esistono in piena attività presso i diversi Stati di -Europa. Già Lazzeretti, contumacie, espurghi ed altri sanitarii -provvedimenti si incontrano oggidì anche nei paesi d'Oriente, però -in istato ancora assai imperfetto, e tali da non ispirare fiducia, -specialmente a quelli che conoscono l'intolleranza de' Turchi per ogni -sorta di disciplina o vincolo sanitario, ed il loro cieco fatalismo -(_d_). La pubblica Amministrazione Sanitaria posta essa pure nella -via del progresso, e seguendo il movimento generale del secolo, si -studia di riformare i suoi regolamenti, le sue dottrine, migliorare -e semplificar le sue pratiche, e nella maggior estesa delle relazioni -commerciali coi paesi d'Oriente, conciliare, per quanto è possibile, -gli eminenti riguardi della pubblica sicurezza coi grandi interessi -commerciali delle popolazioni di Europa; e finalmente, guidata da -saggio consiglio, cerca di meglio conoscere per mezzo di una più -illuminata sperienza il potente nemico che deve combattere, ajutata -in sì importante e difficile impresa dai mobili sforzi d'intrepidi -ed abili Medici, che con un coraggio ed una negazione di sè medesimi -degni dei maggiori elogi si dedicarono a studiare la peste negli stessi -paesi d'Oriente, ed a raccogliere utili ed importanti osservazioni -sul campo stesso di battaglia, negli stessi spedali dei pestiferati, -colà dove eran maggiori le stragi, cercando la peste, per così dire, -con altrettanta sollecitudine ed interesse, quanto altri ne avrebbero -potuto porre nell'isfuggirla. Pure, a malgrado sì nobili e coraggiosi -sforzi; a malgrado la maggiore esperienza acquistata in tale materia, -ed i progressi fatti dalle scienze fisiche; nullostante le provvide -disposizioni dei Principi, lo zelo e le cure dei Magistrati, la -scienza sanitaria, e segnatamente quella parte che risguarda la -sanità marittima, carica tuttora del pesante fardello delle vecchie -sue istituzioni, non potè fare di molti progressi, nè tener dietro -ai passi arditi dello spirito umano nelle altre parti dello scibile. -Arrestandosi col pensiero ad indagare le cause di siffatto ritardo -di avanzamento di una scienza sì utile, non si può non meravigliarsi -che tale arrenamento abbia potuto accadere a malgrado l'influenza -di un secolo sì fecondo di lumi e di scoperte; e dove la smania -di addottrinare i proprii simili e diventar celebri nella via del -progresso sembra abbia promosso una gara d'innovazioni, e segnata una -nuova Era nel cammin della vita. Ciò molto più dee sorprendere, quanto -che nella maggiore e sempre crescente estesa de' commerciali rapporti -coi paesi d'Oriente; nel maggiore avvicinamento dei varii popoli e -nazioni lontane; e mentre questo avvicinamento con ogni sorta di mezzi -e nuovi e potenti si promuove da ogni parte e si accelera, doveva -esser sentito possentemente il bisogno di alleggerire i pesanti vincoli -delle sanitarie riserve, per quanto ciò far si potesse senza pericolo, -e conciliare la tutela della salute pubblica in modo da meglio -corrispondere ai bisogni ed agli altri grandi interessi sociali. - -Nel senso forse di queste idee e con tale divisamento; nel più sentito -bisogno di un più libero movimento delle relazioni commerciali, -nei maggiori sussidii di cognizioni scientifiche, e meglio sorretti -dall'esperienza, alcuni Governi di Europa introdussero in questi ultimi -anni modificazioni e riforme nei loro sanitarii sistemi contumaciali, -e promossero quistioni, dalle quali chiaramente si scorge la felice -loro tendenza a liberarsi da alcune vecchie pratiche sanitarie -pesanti e superflue, e stabilire d'accordo un sistema contumaciale più -ragionevole, e più vantaggioso ai progressi della navigazione e del -commercio, ed agli altri grandi interessi della Società. - -Probabilmente con tale scopo legislativo il Governo Francese nell'anno -scorso facendo un officioso appello alla scienza medica (_e_), -manifestò il desiderio d'intervenire nelle grandi quistioni relative -alla peste. Questa lodevole iniziativa richiamò al pensiero la felice -idea di un Congresso sanitario Europeo, annunciata prima nel 1832 dal -professore Magendie, nel 1833 dal Dott. Cervin, il celebre agitatore -anticontagionista, riprodotta poi e sostenuta con molto calore nel -1838 dal Dott. Bulard de Méru, che dimorava allora a Costantinopoli, -osservatore distinto e zelantissimo, uno dei più intrepidi ed abili -Medici fra quelli che incaricati dal Governo Francese di osservare e -studiare la peste nei paesi d'Oriente, vi si dedicarono con mirabile -intrepidezza e perseveranza, e con reale utilità della scienza. Secondo -le annunciate idee e le opinioni che ci siamo potuti formare intorno -al detto Congresso, pare ch'esso dovesse esser composto di Medici e -di uomini di Stato, da nominarsi dalle varie potenze marittime di -Europa, nella vista del miglior servizio sanitario e del maggior -utile pubblico; che detto Congresso dovesse versare sui mezzi di -migliorare le pratiche e discipline sanitarie attualmente impiegate in -Europa per preservarsi dalla peste e dalle altre malattie di contagio -specifico; estendere le sue dotte investigazioni sopra tutto ciò che -aver poteva relazione con questo grande argomento; per quindi, partendo -da dati più positivi, e sulla base di una più estesa ed illuminata -esperienza, adottare d'accordo un Piano di Regolamento contumaciale e -di espurgo più uniforme e più ragionevole, cauto, saggio, e adattato -a guarentire pienamente la pubblica sicurezza; ma nello stesso tempo -più conciliatore, più corrispondente ai bisogni della navigazione e -del commercio, ed agli altri grandi interessi della Società: che a tale -effetto dovesse detto Congresso occuparsi di una giudiziosa riforma di -tutte le pratiche sanitarie inutili e irragionevoli, di un soverchio -mal inteso rigore, che introdotte dalla pusillanimità e dalla paura -in secoli d'ignoranza, in tempi di spavento e di terrore, allorchè era -frequente in Europa l'imperversar della peste, vennero poi mantenute in -vigore per cieca venerazione alle antiche leggi e pratiche sanitarie, -o per materiale abitudine, per incuria, e più probabilmente per difetto -di cognizioni e di coraggio necessarii per modificarle. - -Giustamente osserva il Dott. Bulard nel suo foglio _La peste_, che -il vero ed unico mezzo per conseguire lo scopo cui ebbe in mira il -Governo Francese nella indicata sua iniziativa era appunto quello -della riunione del detto Congresso; «giacchè le opinioni staccate dei -Medici e delle persone più illuminate del Levante non condurranno -mai ad alcun utile risultamento, e per esse ne andrà fallito lo -scopo.» E nemmeno è sperabile che giunger si possa a conseguire tal -fine col mezzo dell'officiosa corrispondenza fra i varii Governi; -mentre, oltre che ciò esigerebbe un tempo assai lungo per consumarne -le pratiche, riuscirebbe assai difficile, se non impossibile, metter -d'accordo le varie opinioni col mezzo di Note e di scritti, e pervenire -felicemente ad un'utile conclusione. Un argomento bene sviluppato a -voce e discusso, nel quale si vada mano a mano incontrando le diverse -quistioni, e sciogliendo le obbiezioni dell'opinione contraria, può -esser consumato e concluso con reciproca persuasione e convincimento in -una o due sedute, mentre lo stesso argomento trattato per note o per -rapporti scritti richiede sovente un'inutile scritturazione di anni, -senza che riesca di persuadersi a vicenda, e senza nulla concludere. -L'esperienza acquistata in un lungo servizio sanitario di trentasei -anni mi ha convinto di questa verità, e della poca utilità che si può -sperare di cogliere dal molto scrivacchiare nei sanitarii argomenti; -e quanto facilmente abortiscano i migliori progetti per siffatto -sistema, atto solo a popolare di carte inutili i polverosi archivj. -Oltre di che; allorquando la discussione di simili grandi progetti -di economia speciale viene assoggettata alla tarda rutina d'ufficio, -ed al consueto lento metodo delle moltiplicate scritture, è assai più -facile che le forme viziose de' privati interessi riescano ad eludere -le buone intenzioni dei veri amici del bene, e rimanga sfigurato o -tradito l'interesse universale della società; giacchè, trattandosi -di una materia di non comune nè facile intelligenza, il linguaggio -della privata ambizione, della bassa gelosia, dell'invidia, giunge più -facilmente a mascherarsi sotto le mentite sembianze del zelo della cosa -pubblica, dell'amore del bene, del giusto; e non solo l'ipocrisia, ma -la temerità e la boriosa ignoranza elevate a maestre pervengono con -maggiore facilità ad imporre agli altri col loro facile sentenziare, -coi loro sofismi; mentre all'incontro in un Congresso di dotti, -in una conferenza di Medici intelligenti e sperimentati, di uomini -di Stato saggi ed illuminati, istrutti dell'argomento su cui sono -chiamati a discutere, non è facile che la temerità possa tener luogo -di scienza; ed ove per mala ventura l'ipocrisia o l'ignoranza giungano -ad insinuarsi, non sono al caso di spacciare la loro falsa moneta, ma -vengono invece costrette a starsene silenziose e ritirate nel proprio -guscio per ischivare la vergogna e il ridicolo della lor posizione, -della lor nudità. - -La proposizione relativa al sopraccennato Congresso, fatta pubblica -a cura dello stesso Dott. Bulard, non mancò, per quanto si potè -raccogliere dai pubblici fogli, di essere bene accolta e trovare -appoggio presso le grandi Potenze di Europa, siccome quella che -appariva avere in sè un carattere di saggezza e di verità, e si -avvisava ad un mezzo più di qualunque altro valevole ad ottenere felici -risultamenti pel bene dell'umanità e pei grandi interessi del Commercio -e della Navigazione degli Stati di Europa. - -Se non che, agendo con la necessaria cautela, prima di devenire ad una -determinazione definitiva sopra questo grande argomento, ed alcuna cosa -concludere, pare, siasi cercato di bene conoscere quali effettivamente -fossero le idee ed il piano di questo nuovo riformatore de' sanitarii -sistemi, che chiamato a far parte del detto Congresso, avrebbe -certamente esercitato su di esso e sulle di lui conclusioni una grande -influenza, sì pel vantaggio che sopra gli altri membri gli avrebbe -accordato una più estesa, più lunga e più fortunata esperienza, e -quella certa rinomanza che in tale materia aveva saputo procacciarsi in -Europa, sì perchè gli uomini coraggiosi e di grandi volontà esercitano -ordinariamente una possente influenza sopra le opinioni degli altri, -e sopra le deliberazioni dei corpi cui appartengono, specialmente -allorchè sono eloquenti. Nè fu malagevole di ciò conoscere, giacchè -lo stesso Dott. Bulard non esitò a fare di pubblico diritto le sue -idee ed i suoi pensamenti intorno al detto Congresso; che anzi le -comunicò egli stesso in data di Berlino al redatore del _Journal des -Débats_, il quale le riportò nel suo foglio del 10 Novembre 1838. E -nel giorno 16 dello stesso mese il Dott. Bulard medesimo lesse in una -sessione pubblica della I. R. Società medica di Vienna una sua Memoria, -nella quale francamente espose i detti suoi pensamenti e proposizioni -relative al Congresso. Non saprei dire quali sieno stati i risultamenti -di tale precoce apertura, nè quale impressione abbiano fatto le idee -del Dott. Bulard sull'animo e nell'opinione dei dotti e riputatissimi -Medici che assistettero a quella sessione, alcuni de' quali sono autori -di opere di molto merito, sulla peste, ed hanno avuto occasione di -osservare da vicino e studiare quella malattia in mezzo alle stesse sue -stragi. E nemmeno mi trovo in istato di poter asserire con fondamento -bastante, se in quella Memoria, in cui l'Autore palesa molta dottrina, -e comunica bellissime e veramente pratiche osservazioni sulla peste, -non siasi forse creduto di ravvisare nel proposito della progettata -riforma, alcune idee strane, proposizioni azzardate e veramente -inammissibili, per cui siasi alquanto menomato il fervore della -pubblica opinione a di lui riguardo. Quello unicamente che mi venne -fatto di conoscere e che posso asserire come positivo si è, che il -chiarissimo Dott. Knolz, Consigliere effettivo di Governo e Protomedico -presso la Reggenza dell'Austria Inferiore, in una delle successive -sessioni della stessa grande Società dei Medici di Vienna, tenutasi il -giorno 2 Febbrajo a. c., che fu onorata dalla presenza delle LL. AA. -II. gli Arciduchi Francesco Carlo, Luigi, e Massimiliano, non che di S. -A. il Cancelliere di Casa, Corte e Stato, Principe di Metternich, di -S. E. Ministro di Stato e di Conferenze Co. di Kolowrat, di parecchi -Magistrati Superiori, e Membri del Corpo Diplomatico, il Dott. Knolz, -dicesi, valendosi anche dei materiali raccolti nelle precedenti -sedute, tenne un interessante discorso sulla peste orientale, nel -quale vennero presi in particolar esame varj punti toccati dal Dott. -Bulard nella preaccennata sua Memoria, e parlò delle sperienze degli -antichi e moderni osservatori di tale materia, delle lunghe benemerenze -che l'Austria s'è acquistata colle sue quarantene in riguardo a tutta -l'Europa, sulle ragioni più gravi che non permettono di risguardare -le viste e proposizioni del Dottor Bulard come una base sicura delle -riforme; e conchiuse finalmente esponendo l'opinione, che il mezzo -più certo di sciogliere i quesiti più importanti sulla peste sarebbe -quello di spedire nei paesi del Levante alcuni Medici, incaricati -d'istituire diligenti ricerche. Questo Discorso del riputatissimo -Dottor Knolz venne accolto con applauso. Non mi è noto che cosa sia -avvenuto in seguito del surriferito Progetto avanzato dal Dott. Bulard, -non avendone più fatta menzione i Giornali. Soltanto mi fu dato di -rilevare dalla Gazzetta Medica di Parigi del 17 Agosto scorso N.º 33, -che lo stesso Dottor Bulard aveva presentato nel dì 5 Agosto a. c. a S. -E. il Ministro del Commercio e dell'Agricoltura del Governo Francese un -Progetto di riforma Sanitaria, il qual Progetto è stato poi pubblicato -colle stampe[1]. Forse più gravi ed importanti quistioni politiche -hanno impedito ai Ministri delle grandi Potenze di occuparsene. Forse -le ragioni addotte dall'opposizione indussero i Governi in un'opinione -contraria. Forse si ritornerà ad esso in altro più opportuno momento; -giacchè se il Progetto del surriferito Congresso Sanitario Europeo è -buono in massima, utile, e tale da ripromettersi di ottenere per esso -grandi vantaggi a favore della società, e segnatamente atto a togliere, -per quanto fia possibile, tutta sorte d'inciampi inutili e dannosi -alle relazioni commerciali sempre più crescenti col Levante, non è -a credere che le Potenze abbiano intenzione di abbandonarlo perchè -sono state forse esternate immaturamente delle proposizioni assurde -ed inammissibili sul modo di attivarlo, e di mandare ad effetto le -contemplate riforme. Ove s'abbia convenuto sulla massima, deve esser -facile intendersi e concretarsi intorno ai modi ed al piano migliore di -mandarlo ad esecuzione, sui mezzi e misure di dettaglio onde cogliere -con maggior sicurezza l'utile scopo cui s'ebbe in mira nell'idearlo. - -Tutto ciò è pura storia. Valga questa breve digressione a richiamare -la pubblica attenzione sopra un subbietto ch'io ravviso della massima -importanza e meritevole delle alte considerazioni dei Governi di -Europa, specialmente nei tempi presenti, nello stato e andamento -attual delle cose, e nel sussistente reale bisogno di meglio regolare -le nostre relazioni commerciali coi paesi del Levante, oggidì molto -estese. Ritornerò in altro luogo sopra questo importante argomento, -ed entrando nel midollo della quistione procurerò di svilupparla -nel miglior modo che per me si potrà. Ora riprenderò il filo del mio -discorso sulla materia trattata in questi volumi. - -Il soggetto che ho intrapreso a discutere è assai vasto. Esso -abbraccia le più importanti quistioni d'igiene pubblica, di economia -sanitaria, e di medicina. L'analizzarlo in tutta la sua estensione, -e sotto tutte le viste scientifiche, economiche, e politiche, era -impresa assai ardua e difficile, superiore alle mie forze, ai miei -mezzi. Mi sono quindi limitato a scrivere il mio libro così come -mi dettava la mente, e secondo lo richiedeva il bisogno de' tempi e -delle circostanze, avendo in vista principalmente l'utile pubblico. Ho -esposto le mie idee con franchezza e verità, e procurai di presentare -quelle degli altri sotto l'aspetto più favorevole allo scopo che -mi sono proposto, nel miglior ordine, e colla maggior chiarezza -che per me si potesse. Negli avvertimenti e norme che ho creduto -di dover dare a guida degli inesperti, ho seguito principalmente le -regole pratiche dell'esperienza, ed ho procurato di esporre le cose -in modo che sia facile leggere l'avvenire nel passato, e da ciò che -ha detto la storia, si possa giudicare di quello che non ha detto -punto. Ebbi in mira particolarmente di richiamare sopra questo grande -argomento l'attenzione di quelli che governano, delle Magistrature di -Sanità, e delle persone dell'arte; nè lasciai di entrare in dettagli -qualunque volta mi parve potesse occorrere per tracciare una guida -alla moltitudine, e delle norme alle differenti classi di persone -costituite nel caso di averne bisogno. Senza sortir dalla folla, e -camminando col movimento degli altri, ho cercato di tener dietro, per -quanto ho saputo, ai progressi delle scienze fisiche e sanitarie, e -di approfondare le mie osservazioni sopra alcune importanti quistioni -relative alla grave materia, assoggettando le mie idee al rigoroso -esame della ragione e dell'esperienza, e marciando con franchezza -pel sentiero della verità senza lasciarmi intimidire dalle acutissime -spine che s'incontrano su quella via. Il primo bisogno di quelli che -governano i popoli è di conoscere il vero, giacchè in politica il -vero non è che il buono e l'utile. Il primo dovere dell'uomo onesto e -dabbene è di facilitare ai Governi questa conoscenza. - -In quest'Opera, frutto sudato di molti anni di fatiche e di cure, e -di una pericolosa sperienza, colta sul campo stesso della peste ed -in mezzo ai suoi orrori, alle sue stragi, procurai di dare un'idea -la più chiara che fosse possibile di questo morbo fatale, dell'indole -sua insidiosissima, del suo carattere proteiforme e versatile, delle -sue sembianze ingannevoli e menzognere, del suo corso rapidissimo e -difficile ad essere arrestato, del suo aspetto spaventoso e terribile, -de' suoi effetti luttuosissimi, micidiali e di generale desolazione, -delle funestissime sue reliquie. Mostrai come difficile più che non -si crede sia il ravvisarlo e conoscerlo al suo primo apparire, e come -la medicina manchi d'ordinario di esperienza e di traccie sicure per -tale pronto e sicuro riconoscimento, il quale costituisce la parte -più importante e decisiva, non che la più difficile che la scienza -medica sia chiamata a rappresentare nella pubblica amministrazione -sanitaria, e nella quale parecchi grand'uomini e medici riputatissimi -sono incorsi in gravissimi sbagli, fecondi di tristissime conseguenze -(_f_). Per questa ragione appunto procurai di trattare con chiarezza, -e nel miglior modo che per me si potesse, quella parte che risguarda -l'etiologia della peste ed in ispecieltà i sintomi di essa, tanto -particolari o patognomonici, che comuni ad altre malattie; acciocchè -più agevole riesca in ogni caso il distinguerla dagli altri morbi -coi quali suole confondersi, e più facile e più pronto ne venga il -riparo. Parlai del contagio, de' suoi misteri, e delle sue differenti -quistioni; dell'attività che esercita il principio pestilenziale sui -varj sistemi dell'economia animale; delle vie per cui si propaga; della -sua riproduzione; degli effetti o sostanze che si considerano esserne -i depositarj; dei modi e mezzi di distruggerlo prontamente ovunque -si annida; dell'influenza delle cagioni esterne sopra l'attività -individuale; e di ciò che può promuoverla, menomarla, o distruggerla; -della qualità delle lesioni fatte palesi col mezzo dell'autopsia -cadaverica; dei mezzi curativi, e del poco che l'umanità può attendersi -da essi nella malattia della peste. Mi trattenni più lungamente intorno -al metodo igienico, ch'è il più utile, all'efficacia dell'isolamento e -degli altri mezzi profilatici o preservativi; come pure intorno alla -disinfezione ed ai varj suoi mezzi, differenti metodi, e pratiche -usati per ottenerla. Nell'isvolgere questo importante argomento, -appoggiato ad una più illuminata esperienza, ed alle verità e -dimostrazioni della scienza, procurai di analizzare i varj presidj -che, a tenore delle circostanze si richieggono all'uopo, non solo -nei casi di minacciata salute, ma per quelli eziandio ben diversi di -ricevuta infezione, a mercè de' quali si può sperare di pervenire a -frenare la propagazione del male, ed estinguerlo prontamente e con -minori danni allorchè è penetrato; e d'avvisare in somma alle varie -specie di provvedimenti e d'ajuti, che in que' pericolosi e tristi -frangenti l'umanità deve attendersi dalla provvidenza delle leggi, dai -benefici ministri dell'arte salutare, e della religione, non che da -quelle persone generose e benefiche, decoro e ornamento della specie -umana, che spesse volte s'incontrano in siffatte grandi calamità -pubbliche, le quali si fanno distinguere per magnanima carità, per -eroico coraggio nell'affrontare qualunque pericolo allorchè si tratta -di recar soccorsi, ajuto o conforto ai suoi simili: finalmente indicai -modi e consigli, pei quali nelle calamitose e difficili circostanze di -minacciata salute pubblica e di diffusa infezione, ciascuno conoscer -possa come aver a regolare sè stesso, e provvedere alla propria -salvezza ed a quella della propria famiglia. - -Nell'ideare il piano di quest'Opera, avendo considerato, che chiunque -si propone di coltivare una scienza ama di conoscere tutto ciò che -in qualsivoglia modo alla prediletta scienza appartiene, e desidera -aver notizia degli Scrittori e delle Opere che su quella scienza -han versato, onde poter trarre da esse sussidj d'istruzione, e -corredo di erudizione e di norme; stimai opportuno di raccogliere e -compilare un Catalogo di Opere e Trattati sulla Peste e sulla pubblica -amministrazione sanitaria, e lo disposi per ordine alfabetico, diviso -nelle differenti lingue, secondo che sono state scritte, notandone il -nome dell'autore, il titolo, l'anno ed il luogo della pubblicazione -di ciascuna, non che il formato del libro, e le edizioni varie; -aggiuntevi in fine alcune brevi osservazioni ed avvertenze sul merito -ed importanza delle dette Opere e Trattati, e sulla parte che i diversi -Autori han preso a trattare nell'argomento, secondo le loro differenti -classi e professioni, per es. filosofi, storici, cronologisti, -medici, teorici, pratici, contagionisti, anticontagionisti, ecc., -indicandone alcuni, e facendo notare, siccome ne' casi dubbj, e nelle -calamitose e difficili circostanze di peste o scoppiata o vicina, -giovi attenersi a quegli autori pratici che ebbero a trovarsi in -occasioni di peste, e che pubblicarono i loro scritti dopo aver fatte -le loro osservazioni in mezzo alle stragi del morbo; le quali opere -hanno quel solenne carattere di verità pratica e d'interesse, che le -fa distinguere di leggieri, da chi non è ignaro della materia, dalle -altre moltissime che appartengono ad autori che non hanno mai veduto -la peste, e che per conseguenza non furono al caso di formarsi idee -giuste e chiare sopra questo luttuoso argomento, ma compilarono le loro -Opere trascrivendo qua e là le osservazioni degli altri fra gli ozii -tranquilli dei loro gabinetti letterarj, e quindi non possono essere -altrettanto proficue, nè servire di guida sicura per ben dirigersi -nelle difficili circostanze di contagio. Nè qui intendo parlare di -quelle altre appartenenti a certi cotali, i quali dominati dalla -sciaurata smania di rendersi celebri nella via del progresso, non -esitano a piantar cattedra su tutto ed in faccia a tutti; ed egualmente -facili giudicatori anche nell'argomento assai dilicato e difficile -della peste e della pubblica amministrazione sanitaria, spacciano con -molta impudenza falsi principj e grossolani errori, i quali ripetuti e -copiati dagli altri, si moltiplicano e si diffondono con danno reale -della scienza e degl'interessi della società, senza che il pubblico -tragga per essi altro compenso fuorchè una gran dose di presunzione -e di temerità. Quantunque le dette bibliografiche notizie da me -compilate formino un catalogo più ampio d'ogni altro finora pubblicato, -e disposto con un certo ordine, per cui con minor fatica e minor -dispendio di tempo si possa in tanta serie di autori trovar quelli -a cui convenga di far ricorso; pure esso è ben lontano dall'esser -completo. Molte opere, specialmente delle più recenti, non vi son -registrate, perchè non mi venne fatto di conoscerle nè di trovarle -descritte se non dopo eseguita la stampa dei fogli sui quali dovevasi -riportarle. A questa mancanza riparerò con un Catalogo di supplemento -che mi propongo di pubblicare in cima al volume che terrà dietro a -questo, conservando lo stesso ordine, la stessa distribuzione, onde -agevolare ed estendere ognor più anche con questo mezzo l'occorrente -istruzione nell'importante argomento, ed additar nuove guide -agl'inesperti. - -Mi resta a far qualche cenno intorno alla storia universale delle -pesti, che dai più remoti tempi fino al presente hanno afflitto -l'umanità, la quale pure trovasi compresa in questi Volumi. Questo -lungo lavoro, quantunque limitato alle pesti più memorabili, mi ha -costato un'immensa fatica. Ed in vero; l'esame d'un gran numero -di Opere e Trattati, i confronti necessarii e la scelta fra le -descrizioni diverse delle medesime pestilenze, il dover separare -il vero dal falso e dall'esagerato, fra le avviluppate fila delle -differenti opinioni e sistemi, fra gli opposti interessi degli Autori -diversi; l'esporre i fatti e le circostanze sotto l'aspetto migliore -e più corrispondente alle viste dall'utile pubblico, nel modo più -acconcio, acciocchè nell'esperienza del passato, nei varii luttuosi -quadri posti sott'occhio trovar possano i Magistrati, i Governi, -le persone dell'arte ed ogni classe di gente di che istruirsi per -far cessare il bisogno e i pericoli dell'avvenire, per provvedere -alla propria e all'universale salvezza; sceverare i fatti da tante -circostanze di nessuna importanza, da tanti racconti, commenti, -digressioni inutili e stucchevoli, prendendo di essi unicamente la -parte utile ed interessante a sapersi, esiger doveva necessariamente -molto studio e molta pazienza. Delle dette pestilenze alcune sono -descritte più o meno diffusamente e dettagliatamente, altre non sono -che accennate, aggiuntevi per lo più le cose più meritevoli di nota, -p. es. l'indicazione di alcuni particolari fenomeni, o straordinarii -avvenimenti, da' quali furono precedute od accompagnate. Dette storie -sono esposte in serie cronologica, anno per anno, secolo per secolo. A -piedi di ciascuna di esse ho indicato fedelmente gli Autori e le Opere -che hanno versato su quella pestilenza e da cui quella descrizione -avea tratta. Ed affinchè non restasse molto a desiderare a quelli cui -cader poteva fra mani questa mia Opera, ho stimato di riportar per -intiero tratte dall'originale tutte le belle e classiche descrizioni -che abbiamo sulla peste, tanto in latino, che in italiano, o tradotte -dal greco, p. es. quelle di Ovidio, Seneca, Tucidide, Lucrezio, Lucano, -Silio Italico, Boccaccio, Machiavelli, Giannone ecc. Non ho compreso -in questo primo Volume tutta la parte storica, come mi era proposto, -perchè il libro sarebbe riuscito di soverchia grandezza e di forma -tozza; sicchè ne trasportai una parte nel secondo, e precisamente -quella che va dal 1770 al 1839. - -Scrissi anche la Storia di quelle pesti delle quali fui testimonio -oculare. Della Storia della peste mi sono particolarmente occupato, -dappoichè sono convinto, che se vi ha libro utile a studiare per la -conoscenza, preservazione e cura della peste, è appunto la storia -delle pesti. La storia in generale è quella che schiude i suoi tesori -all'occhio del saggio, e gli fa apprendere per l'esperienza del passato -delle grandi verità utili di cui giovarsi pel presente, e pei bisogni, -combinazioni e vicende dell'avvenire; e che, come dall'alto di una -posizione superiore lo invita a delle grandi meditazioni per discernere -il vero dal falso, in mezzo ai capricci delle ondeggianti opinioni, -fra le controversie e i discordanti pareri delle persone dell'arte, -e nell'oscurità ed incertezza delle opposte dottrine; è quella guida -fedele e sicura che ci addita la vera via da seguire fra gli scogli -delle varie passioni degl'inesperti e dei dotti, fra il conflitto -degl'interessi diversi, fra le ridicole trasfigurazioni e le impudenti -cicalate dell'insolente e stupido orgoglio; è la sola strada che può -condurci con minor pericolo e più sollecitamente al sospirato porto di -sicurezza. Non potrei quindi convenire nell'opinione del Dott. Bulard, -esternata nella sopraccennata Memoria, che l'eseguimento di alcune -misure di riforma farebbe _della storia della peste un libro morto_. -Se la vera scienza è fondata sul vero; dove mai àvvi maggior vero che -nella Storia, la quale è di esso conservatrice eterna? Una tardiva -esperienza si paga sovente assai cara; l'anticiparla spetta solo alla -Storia; e per ordinario non si conosce il prezzo di questa anticipata -sperienza se non allorquando non v'è più tempo di profittarne. - -Questo è quanto ho potuto fare di meglio lavorando molti anni sopra -tale materia con particolare impegno e con una specie di predilezione, -giacchè tutto ciò che allo studio della peste può avere rapporto -m'interessa moltissimo; e sotto tale riguardo non posso che esser -contento della mia posizione atta a favorire siffatta tendenza (_g_). - -A malgrado i lunghi e perseveranti miei sforzi, sono ben lontano dal -credere di aver fatto un lavoro completo; nè come tale pretendo di -presentarlo al pubblico. Sarei molto contento ove sperar potessi di -aver fatto un lavoro utile. Qualunque egli sia, i miei sforzi servir -potranno se non altro d'impulso a quelli che scriveranno dopo di me per -far meglio. Essi potranno di leggieri correggere ed ampliare l'Opera -mia. Le mie osservazioni, le mie riflessioni potranno facilitare -quelle degli altri; ed io applaudirò senza invidia agli allori che -non avrò potuto cogliere. Per tal modo non sarà tutto perduto per -l'interesse dell'umanità. Se le cose contenute in quest'Opera non sono -nuove, nuovo sarà almeno il piano, l'ordine e la distribuzione delle -materie. Alcuni principii, alcune massime sono tanto antiche che il -mondo, ed un gran numero di precetti igienici e di verità pratiche sono -altrettanto vecchie quanto il sentimento della propria conservazione, -ripetute da tutti gli scrittori di tutti i tempi e di tutte le nazioni. -Ad un Autore moderno sovente non resta che il merito della scelta, -dell'ordine, dello stile e dell'applicazione alle circostanze. Il -mio scopo non fu quello di aspirare alla gloria del genio, ma al -merito di esser utile. Che se nel tracciare queste mie istruzioni ed -avvertenze, nell'insieme di questa mia Opera, io non ho fatto conoscere -il desiderio di contribuire per essa al bene ed alla felicità de' miei -simili coll'allontanare da essi la più grande e la più desolatrice di -tutte le calamità fisiche, io non avrò espresso il sentimento che più -di tutti gli altri dominava il mio cuore nel compilarla. - - -NOTE - -(_a_)In Italiano — _Peste, peste bubonica, peste orientale, pestilenza, -contagio, morìa_. — In Latino — _Pestis, pestilentia, febris -pestilentialis, contagium pestilentiale, morbus pestiferum, lues -pestifera_. — In Francese — _Peste, peste du Levant, peste d'Orient, -pestilence, la maladie, fièvre pestilentielle, fièvre adéno-nerveuse_; -(Pinel.) — Inglese — _Pest, pestilence, plague_. — Tedesco — _Pest, -pestilenz, Beulen-pest, Menschen-pest_. — Belgio — _Pest, pest-koorts_. -— Danese — _Pest, pestilents_. — Svedese — _Pest, pestilents_. — -Spagnuolo — _Pest, pestilencia_. — Portoghese — _Peste, Pestilencia_. -— Russo — ПовѢшріе, моровое повѢшріе, чума, пагуба. — Polacco — -_Powietrze, powietrze morowe_. — Illirico — _Kugga, Bubba, Csumma o -Ciumana, Moria, Morje, Mor_. - -(_b_) Pestis siquidem uno nomine Europa omnis de repente intremiscit: -teterrimos illius effectus intuentibus horror ingruit atque terror et -quantam miseriæ, quantamque illa afferat vastationem ii solummodo sibi -possunt effingere qui tantæ cladis oculati testes fuere. Evolvantur -cujusque temporis monumenta, perlegantur, si fieri potest, absque ullo -animi motu innumeræ Pestis cædes, profunda illius vulnera, et miserrimæ -diuturnæque in urbibus regionibusque vastatis reliquiæ. Quævis -descriptio, accurata licet, longissime semper a veritate distabit -(_l'A. in alt.º l.º_). - -(_c_) Nei primi secoli dopo il mille le navi de' Veneziani solevano -trasportare i crociati in Asia, e mantenevano un commercio molto attivo -coi paesi del Levante, e più particolarmente coll'Egitto e colla Siria; -commercio di cui i Veneti erano già in possesso molto tempo anche -prima di detta epoca. Dette navi al loro ritorno, cariche di mercanzie, -frutto degli ottenuti trionfi e del commercio, assieme colle ricchezze -dell'Oriente portavano non di rado in patria anche la peste. Secondo il -Gallicciolli ed alcune Cronache, pare, che dal 1000 a tutto il 1400, -Venezia fosse stata travagliata dalla peste più di quaranta volte, e -secondo altri autori più di sedici volte nel solo secolo XIII. Dissi -pare, giacchè le notizie che abbiamo intorno alle pesti di Venezia -sino al secolo XIV sono così confuse, che non si saprebbe precisamente -dire se le regnate epidemie fossero state tutte di vera peste, -ovveramente di altre malattie. Mi astenni perciò dal farne menzione, -limitandomi ad accennarne alcune soltanto delle più memorabili (_V._ -facc. 282, 284, 297, 318, 323, 419, ec.). Le più chiare ed esatte -notizie che ci offra la Storia intorno alle pesti di Venezia di que' -primi secoli si riferiscono a quella terribile del 1347-48, da cui -l'Italia e l'Europa tutta fu crudelmente afflitta (_V._ facc. 419, -297), ed alle successive del 1361, 1377, 1381-82, 1391, e 1397. Che -che ne sia; a malgrado la poca esattezza e precisione della Storia -delle pesti di que' primi secoli, chiaramente apparisce, che prima -dell'istituzione dei Lazzeretti, la maggior frequenza dell'importazione -della peste in Italia seguisse sempre il maggiore o minor movimento -delle relazioni commerciali coll'Oriente. La Repubblica Veneta, che, -come si è detto, manteneva un esteso e quasi esclusivo commercio col -Levante, nel quale non aveva altri concorrenti che i Genovesi e i -Pisani, e dirigeva le sue speculazioni commerciali principalmente in -Siria e nell'Egitto, mentre i Genovesi le indirizzavano in vece verso -il Bosforo ed il Mar nero e facevano i loro affari in Costantinopoli, -a que' tempi esente dal contagio; la Repubblica Veneta, dicesi, per le -reiterate invasioni del contagio fatta accorta del pericolo in cui di -continuo versava per tali frequenti e libere comunicazioni, dovette -sentire prima d'ogni altra nazione di Europa il bisogno di stabilire -un mezzo di provvedimento sanitario capace di preservare la Capitale -ed i Veneti Stati dall'invasione di un morbo crudele, che l'avea -tante volte contaminata e deserta, senza per ciò esser costretta di -abbandonare il suo commercio col Levante, al quale essa doveva la sua -ricchezza e prosperità. Nè tardo dovea venire alla mente de' Veneti -il pensiero, che questo mezzo altro esser non poteva che l'isolamento -delle persone e delle robe infette o sospette che provenivano per la -via di mare dal Levante e che tutte dovevano fare scala a Venezia, -onde toglierle così all'immediata comunicazione coi sani. E siccome -Venezia è circondata da ogni parte da molte belle Isolette, le quali -quasi tante ancelle forman corona a questa regina del mare; così, -adottata l'idea dell'isolamento, è naturale che la Repubblica pensar -dovesse a convertire una delle dette Isolette a ricetto delle persone -e delle merci infette o sospette di pestilenza. Scoppiata essendo -nuovamente la peste a Venezia nel 1403 (_V._ facc. 421), questa servì -di potente impulso per determinare definitivamente la Signoria Veneta -a mandare tosto ad esecuzione il divisato progetto. A questo fine -la detta Serenissima Signoria in quel medesimo anno 1403 tolse agli -Eremitani della regola di s. Agostino l'Isola che abitavano, e su cui -fin dal 1249 avevano eretto un convento ed una chiesa col titolo di -_Santa Maria di Nazareth_ (forse perchè accoglievano ed assistevano -i pellegrini infermi che ritornando da Terra Santa concorrevano a -Venezia), la dichiarò di jus patronato della Repubblica, e istituì -su di essa un Ospitale, _dove ammetter si dovevano i poveri d'ambo -i sessi afflitti dalla peste_: al qual Ospitale assegnò la Chiesa, -gli edifici, gli orti e le possessioni del soppresso convento. Sono -stati destinati alcuni serventi, un Cappellano, ed un Priore con -salario da pagarsi dal pubblico; e fu prescritto che l'Officio del -Sale pagar dovesse tutte le spese di vitto e medicine. Ai Monaci -Agostiniani venne assegnata, in cambio di quella che loro si aveva -tolta, l'altra piccola Isoletta di Santo Spirito, dove Fra Gabriele de -Garofolis Spoletano, ch'era il priore del soppresso convento di Santa -Maria di Nazareth, uomo pio e di santa vita, fondò l'Istituto de' -Canonici regolari. In seguito, oltre alle persone infette o sospette -di peste, si mandarono in detta Isola all'espurgo anche le mercanzie -che provenivano dal Levante. Per tal modo la Signoria Veneta fu la -prima che con sano consiglio abbia pensato ad isolare le persone e le -merci provenienti dall'Oriente, ed a sottoporle a contumacia; e colla -istituzione de' suoi Lazzeretti diede bell'esempio all'Europa, e le -insegnò il modo di preservarsi dal più micidiale e più temuto dei -mali. E siccome con tre successivi Decreti del Senato, uno del 1448 -e due del 1456, l'Isola ove mandavansi gli appestati e i sospetti, -venne appellata _Nazaretum_, dall'antico nome forse della sua Chiesa, -_Santa Maria di Nazareth_; così quel nome si conservò, corrotto -in seguito dal volgo, che ripete materialmente le voci secondo il -suono di esse senza conoscerne il significato e l'origine, cangiata -la _n_ in _l_, e _Lazzaretto_ fu sempre in seguito chiamato quel -_luogo dove si isolavano le persone e le robbe sospette di peste per -far quarantena_. Di mano in mano che gli altri popoli d'Italia ed i -stranieri ad imitazione de' Veneti andarono adottando nei loro Stati -li medesimi presidj di difesa contro la peste, coll'imitazione delle -stesse leggi e regolamenti di sanità adottarono pure lo stesso vocabolo -dei Veneti per distinguere i loro Stabilimenti di Contumacia. Questa -etimologia del nome _Lazzaretto_ mi sembra abbastanza chiara e fondata -sulla Storia, senza farla derivare dal mendico della parabola pieno -di ulceri, nè da Lazzaro fratello di Marta e di Maria risuscitato -dal Redentore N. S. G. C. come suppone il Muratori, e come lo trovo -ripetuto da quasi tutti i nostri Dizionarj, forse perchè nella -Palestina ed altrove si ponevano sotto la proiezione di S. Lazzaro gli -Ospedali dei lebbrosi; e nemmeno da _El hazar_, Ospedale presso la -Moschea del Cairo, come pretende Volnay; e molto meno poi da Jacopo -_Lanzerotti_, che fu il primo Priore nel detto Ospitale di Santa -Maria di Nazareth, come s'era pensato da alcuni altri. Perchè poi in -tutti i migliori Dizionarj Italiani i detti luoghi per contumacie ed -espurghi si chiamino _Lazzeretti_ in vece di _Lazzaretti_, non saprei -dirlo. Forse vi fu qualche Autore accreditato per conoscenza di lingua -che per più eleganza così li nominasse, e gli altri poi si copiarono -l'un l'altro senza ulteriori esami. Quell'antichissimo Lazzeretto, il -primo che sia stato istituito in Europa nell'indicata Isola di Santa -Maria di Nazareth, ampliato e ristaurato più volte, sussiste ancora, -ed è il nostro Lazzeretto Vecchio, di cui la Sanità Veneta si serve -ancora utilmente; che anzi, ristaurato in questi ultimi anni con molta -cura e dispendii, e uno dei più belli e comodi Lazzeretti di Europa. -Offre decentissimi appartamenti bene ammobigliati, ed è capace a dar -comodo ricetto a più che cento contumacianti di diversa provenienza, e -ad ammettere contemporaneamente all'espurgo nelle ampie sue tettoje, -sbarrate da cancelli di legno, divise e distinte secondo le varie -contumacie, in sette separati recinti, parecchie migliaja di Colli -di mercanzie. Nè al solo Lazzeretto piantato nell'indicato convento -degli Eremitani si limitò la previdenza dei Veneti; ma, ritenuto forse -che non bastasse quel luogo per soddisfare a tutti i bisogni della -Sanità, il Senato Veneto decretò l'erezione di un altro Lazzeretto -nell'Isola di s. Erasmo, il quale attivato poco prima del 1500, venne -chiamato _Lazzeretto Nuovo_, e tale chiamasi ancora, quantunque quasi -interamente distrutto, e da molti anni una parte di esso non serva -più che per deposito dell'artiglieria di terra. Il primo Lazzeretto -istituito nel 1403 nell'Isola di Santa Maria di Nazareth incominciò -a distinguersi col nome di vecchio subito dopo fabbricato il nuovo, -e Lazzeretto vecchio chiamasi anche oggidì, appellata collo stesso -nome, l'Isola che lo contiene e che tutta agli usi di Lazzeretto, o -ad abitazione e comodo de' suoi impiegati venne destinata. Nel 1769 -essendo stato riconosciuto che il sopraccennato Lazzeretto nuovo -non poteva più servire all'oggetto della sua istituzione per l'aria -malsana che vi si respirava, per le sue fabbriche diroccate e quasi -inservibili, per la sua lontananza e perchè interrati erano i canali, -il Senato ordinò al Magistrato Veneto di versare sul cambiamento di -situazione più salubre e più comoda al commercio ove piantare un altro -Lazzeretto che chiamar dovevasi _Novissimo_. Dopo molte difficoltà -ed incertezze il Magistrato Veneto di Sanità nel 1782 riconobbe, che -_per la salvezza della materia e pel risparmio l'Isola di Poveglia -era preferibile ad ogni altra_; e soltanto nel 1793, dominando ancora -la Veneta Repubblica, fu per la prima volta destinata Poveglia ad uso -di Lazzeretto provvisorio, ed ivi accolti alcuni appestati, spurgate -le robe e il naviglio che le aveva portate; e quantunque da tutti -i Governi che hanno succeduto alla Veneta Repubblica fosse stata -riconosciuta l'Isola di Poveglia opportunissima per lo stabilimento -di un Lazzeretto per le provenienze infette o più gravemente sospette, -solo nel 1814, ristabilitosi in queste Provincie il Governo Austriaco, -venne quell'isola destinata a tal uso (Vedi _Cenni Storici sull'Isola -di Poveglia e sulla sua importanza sotto l'aspetto sanitario_, che ho -pubblicato in Venezia nel 1837), ed ora il Lazzeretto di Poveglia è -il Lazzeretto Centrale per la peste di tutto il litorale Adriatico, -il più valido baluardo di difesa della salute degl'II. RR. Stati -Austriaci contro la peste; nè vi ha alcun altro Lazzeretto in Europa, -ch'io conosca, che per quanto risguarda l'opportunità della situazione, -per un favorevole concorso di circostanze affatto speciali di quella -isolata località sia al caso di meglio corrispondere all'oggetto -della sua istituzione, e di offrire agli Stati di Europa una maggior -guarentigia per la pubblica sicurezza. - -Fin dal Marzo 1348, come si è detto (facc. 421), furono eletti dal -Maggior Consiglio della Veneta Repubblica tre Nobili col titolo di -Savj all'apparir della peste, o _Provveditori di Sanità_, e nel 1485, -aggiunti ai primi altri tre Nobili col titolo di _Sopraprovveditori_, -fu creata una Magistratura perpetua con grandissimi poteri, alla quale -era interamente ed esclusivamente affidato, oltre alla sopravveglianza -e direzione generale dei Lazzeretti, la disposizione ed attivazione -eziandio di tutte le misure e provvedimenti che in qualsivoglia modo -alla tutela e conservazione della pubblica salute si riferivano. Fu per -tal modo costituito quel tanto celebre Magistrato Veneto di Sanità, cui -il Senato aveva a quel tempo accordato amplissimi poteri, e conferito -ben anche il titolo di _Supremo_, la cui rinomanza ed alta riputazione -di saggezza non è per anco estinta in Europa; tanto durano le prime -impressioni allorchè sono bene stabilite! Ora dell'antico Magistrato -Veneto di Sanità tuttora conservasi il nome, ridotti però assai -limitati di tale Magistratura i mezzi e le facoltà. - -(_d_) Fino dall'anno 1827 sono state introdotte in Egitto, d'ordine -dello stesso Vice-Re Mehmed-Alì, pratiche sanitarie, e stabilite -contumacie pei bastimenti, non che istituiti Consigli di Sanità -per garantire possibilmente il paese dalla peste. Nel 1828 vennero -convertiti ad uso di Lazzeretto provvisorio alcuni grandi Magazzini -o _Sciune_, che esistevano ad Isbe, piccola penisola presso Damiata, -circondata in parte dalla foce del ramo del Nilo di Damiata (l'antico -ramo Fatmetico), ed in parte dal mare, e fu pubblicato in Arabo il -relativo Regolamento, col quale sono stati anche nominati i varj -Impiegati del nuovo Stabilimento. Nel 1831 per lo sviluppo del Colèra -nel paese di Suez venne nominata al Cairo una Commissione composta per -la maggior parte di Europei, con facoltà di agire indipendentemente da -ogni altra Autorità pel bene della pubblica salute nell'Egitto. Nel -Gennajo 1832 è stata istituita ad Alessandria un'altra Commissione, -detta Consolare di Sanità pubblica, composta dei Consoli d'Austria, -d'Inghilterra, di Francia, di Russia e di Svezia, che in turno mensile -dovevano presiederla; la qual Commissione, indipendentemente dal -Governo, doveva regolare le cose della Sanità, segnatamente per ciò -ch'era riferibile alle contumacie dei bastimenti che approdano ad -Alessandria e per le cose della peste. In Aprile dello stesso anno 1832 -fu posta dall'I. R. Console Generale Austriaco in Alessandria la prima -pietra per l'erezione di un grande Lazzeretto ad una certa distanza -dalla Città, al così detto porto nuovo; il qual Lazzeretto fino al -1835 altro non era che uno spazio chiuso da quattro muri con alcuni -interni provvisorii ripari. Ora però è ben ridotto, comodo e decente, -capace di dar sfogo a venti differenti contumacie contemporaneamente. -Gl'Impiegati e Guardiani addetti a quello Stabilimento sono tutti -Europei. - -Tutti i Consoli residenti in Alessandria avevano convenuto di riunirsi -in Consiglio ogni anno per rieleggere o confermare la sopraccennata -Commissione Consolare di Sanità, la quale doveva esser formata sempre -da cinque Membri tratti dal Corpo Consolare. Detta Commissione assunse -in seguito il nome di _Comitato Consolare di Sanità_, e sussiste -ancora. - -In una delle sopraindicate sedute pubbliche dell'intero Corpo Consolare -tenutasi in Alessandria nel giorno 22 Agosto 1835, subito dopo la -terribile peste dell'Egitto degli anni 1834-35, nella quale sono morte -più di 150,000 persone, venne adottata con saggio consiglio una misura, -la quale, ove fosse stata sinceramente sostenuta e mandata ad effetto, -avrebbe forse portato grandi vantaggi all'umanità ed al commercio. -Nella detta sessione generale de' Consoli era stato adottato «di -affidare la direzione generale di tutti gli Stabilimenti di Sanità, -e di tutti i lavori dello stesso Comitato Consolare di quel Regno, -ad un Commissario Superiore di Sanità, che rimpiazzando il Presidente -mensile avesse a presiedere permanentemente il Comitato dei Consoli, -e dal quale, come da un centro regolatore, partir dovessero tutti -gli ordini tendenti ad assicurare la conservazione della pubblica -salute in Egitto, e provvedere a tutti i bisogni sì ordinarii che -straordinarii del servizio sanitario, modellando le istituzioni e le -discipline sanitarie del Regno, sopra quelle degli Stati ben regolati -di Europa; e in modo tale da ispirare fiducia all'estero, e procurare -alla navigazione ed al commercio dell'Egitto le maggiori agevolezze -compatibili coi riguardi della salute pubblica; e nel medesimo tempo -provvedere alla miglior salute e prosperità dell'interno». - -Questa determinazione del Corpo Consolare venne accolta con entusiasmo -dal Vice-Re, che l'approvò subito; e per mandarla ad effetto in modo -corrispondente alle grandi viste dell'utile pubblico, cui pare s'abbia -avuto in mira nell'adottarla, si rivolse all'I. R. Console Generale -Austriaco Consigliere de Laurin pregandolo «d'interessare il Governo -Austriaco a scegliere e lasciare in Egitto, almeno per tre anni, un -individuo valente, che avesse già servito con buon successo ed in -una categoria superiore nella Sanità, il quale avesse da assumersi -l'incarico di organizzare e dirigere i pubblici Istituti e le cose -della Sanità di quel Regno secondo i sistemi vigenti in Europa». Il -Consolato Generale Austriaco se ne incaricò. Scrisse al suo Governo. -Ed il Governo Austriaco, sempre premuroso e zelante allorchè si tratta -del bene dell'umanità e dell'utile pubblico, instituì delle pratiche, -e con sincero e leale interesse emanò degli ordini ai Presidenti -dei suoi varii Governi onde rinvenire possibilmente l'individuo -fornito delle qualità necessarie per ben corrispondere all'invito del -Governo dell'Egitto, e che fosse disposto di accettare il difficile e -dilicatissimo incarico che si voleva affidargli. - -Ciò però non doveva esser facile, giacchè molte ragioni potevano -dissuadere un Impiegato Superiore di Sanità, che godesse favorevole -opinione in Europa, dall'assumersi un incarico di tanta importanza, in -un paese lontano, in un clima cocente, qual è quel dell'Egitto, fra -popolazioni non per anche disposte e mature per una generale riforma -sanitaria; e con molta probabilità d'incontrare ostacoli e contrarietà -gravissime nella nuova posizione in cui andava a collocarsi, che per -la qualità delle circostanze doveva essere assai dilicata e difficile. -Pure a malgrado tutto ciò, il Governo Austriaco era riescito a -rinvenire e prescegliere l'individuo che possedeva le qualità richieste -dal Governo Egizio, capace di condurre a termine la malagevole impresa, -ed a cui il Supremo Dicastero Aulico dello stesso Governo Austriaco -non aveva esitato di dichiarare, che _dietro le pratiche precorse era -venuto in cognizione ch'Ei possedeva perfettamente tutte le qualità -occorrenti per la direzione degli affari della Sanità dell'Egitto_. -L'individuo prescelto aveva anche manifestata definitivamente a quel -Governo, col mezzo dell'I. R. Console Generale Austriaco residente -in Alessandria, _la sua determinazione di partire anche subito per -l'Egitto onde disimpegnare l'onorevole incarico nel miglior modo -che per lui si potesse_; e lo stesso Regio Console riscontrava tale -avviso, e già sembrava ogni cosa definita e conclusa, allorchè insorte -in Alessandria cose che non si conoscono, la missione non ebbe più -luogo, ed il ben concepito progetto si dileguò. Scriveva poco dopo -l'I. R. Console Generale Austriaco, cioè il 15 Dicembre 1837, _che -il Comitato Sanitario Egizio stanco di aspettare più oltre l'arrivo -di un Commissario permanente dall'estero aveva deliberato nella -seduta del 29 Decembre, che fosse urgente di provvedere alla nomina -di soggetto presente; e che quindi in quella stessa seduta del 29 -Novembre (1837) era stato deciso, che il detto posto di Commissario -permanente debba esser dato al Medico primario di Sanità Dott. Grassi, -oriundo di Pistoja in Toscana_, che da circa venti anni esercitava -la medicina in Alessandria. Questa nomina però non venne da S. A. il -Vice-Re approvata, _perchè_ (Ei disse) _troppo le dispiaceva perdere -un medico che faceva parte del corpo dei Medici della Marina_; e non -fu più nominato alcun altro. Così abortì uno dei migliori progetti -sanitarii, la cui felice esecuzione avrebbe segnata epoca nella storia -dell'umano incivilimento, dato probabilmente un valido impulso a più -importanti migliorie e cambiamenti nell'andamento delle cose sanitarie -d'Oriente, e promossi forse sommi vantaggi al commercio in generale -ed a quello dell'Egitto in particolare per effetto specialmente delle -maggiori agevolezze e di un trattamento contumaciale più mite nei porti -di Europa, a cui le derivazioni dall'Egitto avrebbero potuto aspirare, -dipendentemente dalla maggiore fiducia dei Governi Europei verso -quella Magistratura Sanitaria, allorchè fosse stata modellata sui loro -stessi sistemi, e diretta da Impiegati Sanitarii Europei conosciuti ed -accreditati in Europa. - -Anche nell'Isola di Candia (l'antica Creta), e precisamente nella Città -di Candia, capitale dell'Isola e residenza del Bascià, esistono da -parecchi anni provvedimenti sanitarii, un Lazzeretto, o luogo per le -contumacie, diretto da Impiegati Europei, ed un Consiglio o Comitato di -Sanità. Sarebbe desiderabile, che le istituzioni sanitarie stabilite -in Egitto per le provenienze dalla via del mare fossero in armonia e -corrispondenza con quelle dell'interno; mentre se rimangono libere ed -indipendenti da ogni vincolo sanitario le derivazioni per la via di -terra dall'alto Egitto, dalla Siria, dalla Palestina ecc., diventano -illusorie e vuote di effetto le restrizioni sanitarie ed i rigori -contumaciali per le sole provenienze dal mare. - -Quantunque l'Egitto fra i paesi Ottomani d'Oriente sia stato il primo -ad adottare pratiche ed istituzioni sanitarie, e s'abbia per esse -principalmente giovato dell'opera degli Europei; quantunque quel -Governo siasi spinto più d'ogni altro del Levante Ottomano nella via -del progresso ed avanzato si trovi nell'incivilimento Europeo, pure -le istituzioni sanitarie di quel Regno, come del resto della Turchia, -sono ancora imperfette, e tali da non inspirare molta fiducia. Verrà -forse tempo in cui i Turchi, abiurati i loro antichi pregiudizii, -le loro teorie stazionarie, la loro marcia apatica e rutinaria, -convinti dall'eloquenza dei fatti, scorgeranno i sommi beneficii che -loro possono derivare da un cauto e ben regolato sistema sanitario, -universale, proporzionato alle località, circostanze e bisogni del -paese, ed adotteranno di buon grado in tutte le loro provincie la -legislazione sanitaria come principio; mettendo Costantinopoli -a livello delle altre grandi città commerciali dell'Occidente, -preservando quelle popolazioni dal flagello più grande e più -distruggitore, il quale del continuo le va orribilmente decimando, -ed offrendo agli economisti ed ai medici novella prova dell'utilità -dell'isolamento. Ma oggidì esse non possono considerarsi altrimenti se -non come un'iniziativa ad un sistema sanitario che si andrà in seguito -perfezionando, allorchè le popolazioni della Turchia meglio preparate -dall'influenza Europea, saranno più mature per questa grande riforma; e -materialmente convinte in forza de' risultamenti, dei sommi beneficii -delle istituzioni sanitarie, verranno esse stesse a ricercarle ed -invocarle dai loro vicini Europei con altrettanta sollecitudine ed -interesse con quanta diffidenza ed antipatia ora sembrano respingerle. - -Le istituzioni di sanità incontrarono a Costantinopoli maggiore -opposizione che in Egitto; ed appena nel 1837 si è cominciato ad -attivare in quella capitale alcune imperfette misure sanitarie, a -merito particolarmente dello spirito d'innovazione del Sultano Mahmud -II e della sua fermezza, non che delle insistenti sollecitazioni -degli Europei, tra' quali in ispecieltà del Dott. Bulard, che in -quell'anno era passato dalle Smirne a Costantinopoli, e che colla -solita sua intrepidezza s'era dedicato allo studio della peste e -all'assistenza de' pestiferati. Halil-Bascià fu uno dei primi e più -benemeriti proteggitori delle nuove istituzioni sanitarie che si -progettarono a Costantinopoli, delle quali la prima misura, per quanto -è a mia cognizione, fu quella di ordinare, che col 1.º di Novembre -di quell'anno (1837) tutti quelli fra le truppe acquartierate lungo -le rive del Bosforo, che venivano attaccati dalla peste, dovessero, -senza alcuna eccezione, esser inviati alla _Torre del Leandro_, locale -destinato ad uso di Ospital Militare pei pestiferati, e dove il Dott. -Bulard s'è chiuso poi per assisterli il giorno 17 dello stesso mese di -Novembre, ed il Dott. Lago di Casale in Piemonte, di lui compagno, il -giorno seguente 18 detto. - -Parecchi progetti di organizzazione sanitaria sono stati presentati -successivamente al Governo Ottomano, e pareva fosse stato da prima -prescelto quello di Reschid-Bascià, che riferivasi ad una realizzazione -di misure sanitarie parziali nella Turchia Europea, dalle frontiere -della Bulgaria, della Servia, e dell'Albania fino a Costantinopoli -esclusivamente. Ma l'attivazione delle progettate misure sanitarie -incontrava a Costantinopoli molta opposizione nello spirito del -popolo attaccato alle sue vecchie abitudini e pregiudizii, e nelle -di lui superstizioni religiose, fomentate dalle maligne istigazioni -di alcuni scaltri malintenzionati e invidiosi. La ferma volontà del -Sultano Mahmud però non si lasciò intimidire dalle contrarietà nè dal -popolare mal talento; ma fece sì, che gli Ulema, dopo una dozzina di -secoli, trovassero nel Corano l'ordine formale di prendere precauzioni -contro la peste; quindi si cercò di persuadere il popolo, che le -misure e precauzioni di sanità, non solo non erano in opposizione ai -principii religiosi ed alle leggi del Corano, ma invece vi concordavano -perfettamente. Quindi, in dipendenza di un ordine del Gran Signore, il -Divano si è adunato ed ha adottato le seguenti misure. - -1.º «Il principio della legislazione sanitaria Europea, considerato -come base di una nuova istituzione, è adottato dall'Imp. Ottomano». - -2.º «I lavori preparatorii di organizzazione saranno immediatamente -messi in esecuzione». - -3.º «Il Sig. Dott. Bulard sarà incaricato dalla Sublime Porta a far -parte dell'_Intendenza Sanitaria_ che deve istituire, ed a presiedere -ai dettagli di organizzazione e di applicazione». - -4.º «Dodici milioni di piastre sono destinati al servizio delle -quarantene». - -In seguito al quale firmano è stata nominata una Commissione Sanitaria -provvisoria, incaricata di stabilire le basi del nuovo sistema -sanitario ottomano da seguirsi, la quale venne composta di - - Abdul-hak-Molla-effendi, ex Medico - in capo di S. A. il Sultano, _Pres._ - - _Membri_ - - Hassan-bey, del Dipartimento - della Marina, - Essaad-effendi, ex Direttore - della Stamperia Imperiale, - Selim Bascià, Direttore della - Scuola politecnica, - Musurus Segretario Interprete - d'Ambasciata — e del - Dott. Bulard. - -Questa Commissione, costituita nel dì 1.º Marzo 1838, si dedicò tosto -con molto zelo a discutere intorno alle disposizioni del nuovo Piano di -Regolamento generale sanitario, e sulla sua applicazione, non che sopra -le misure _temporarie_ da prendersi per combattere la malattia ovunque -si manifestasse. Detta Commissione, che prese in seguito il nome di -_Consiglio Superiore di Sanità_, pubblicò nella Gazzetta di Stato Turca -del 14 Saffer 1255 (19 Aprile 1839) una specie d'introduzione al nuovo -sistema sanitario che volevasi attivare, fece stampare e distribuire -parecchie Istruzioni ai diversi capi delle Provincie, Città, Borgate e -Villaggi, indirizzò Avvisi agli abitanti ne' quali venivano indicate le -norme da osservarsi e i mezzi di far ricorso tanto all'apparir della -peste, che allorquando fosse giunta alla sua più grande attività, sì -per le case infette che per le sane, emanò disposizioni penali per le -contravvenzioni alle leggi di sanità, disegnò commissarii speciali -e medici incaricati di trasferirsi tosto sopra luogo dovunque fosse -per svilupparsi la peste; compilò altre istruzioni speciali e norme -relative alle condizioni affatto particolari di Costantinopoli, -dipendenti dalla sua posizione, dall'eterogeneità de' suoi abitanti, -dalla moltiplicità dei rapporti individuali, natura delle risorse, -bisogni ecc., e finalmente preparò materiali per il suo rapporto -generale sul Piano d'organizzazione e di applicazione. - -Ordinava frattanto il Governo, che fosse prontamente eretto un -Lazzeretto centrale, e stabilito un Cordone Sanitario. Quattro milioni -di piastre vennero depositate nella Cassa del Ministero della Guerra -per le prime spese dell'organizzazione sanitaria; ed il Capudan Bascià -(Akmet) fu incaricato di scandagliare le differenti Baje del Bosforo, e -determinare quella che poteva ricevere un maggior numero di bastimenti -ed essere con maggior convenienza appropriata al Lazzeretto Centrale -che si doveva erigere. Fu destinato un Ispettore alle costruzioni -Sanitarie. Finalmente il Gran Signore (Mahmud II) ha decretato, che _le -spese per l'irruzione della peste debbano star a carico del tesoro_. -Tutto ciò accadeva nei mesi di Aprile e Maggio del 1838. - -Insistette nuovamente il Governo per l'immediata esecuzione di due -grandi progetti, cioè 1.º del ridetto Lazzeretto centrale per la -peste, 2.º di un Ospedale pei pestiferati. Il Capudan Akmet-Bascià, -accompagnato dai Membri del Consiglio Sanitario; visitò le posizioni -di Stenia, d'Unkiar-Skelessi e di Fener-Baktchè, e dopo uno scrupoloso -esame decise, che la penisola di Fener-Baktchè sarebbe la situazione -più opportuna per piantarvi il Lazzeretto Centrale di cui si trattava, -siccome quella ch'era più vicina a Costantinopoli, ed essendo nel -canale stesso del Bosforo, offriva ai bastimenti provenienti dal -Mediterraneo maggiore facilità di approdo ed oltracciò presentava le -più favorevoli condizioni di facile isolamento e di salubrità. - -Riguardo all'Ospedale pei pestiferati, un Piano era stato già -presentato dal Dott. Bulard, che sembrava avesse ad esser adottato -con alcune modificazioni. Secondo detto Piano, lo Stabilimento -doveva esser diviso in tre distinti corpi di fabbrica; cioè 1.º -l'Ospedale propriamente detto pei malati di peste; 2.º l'Ospedale -pei convalescenti; 3.º il Lazzeretto, dove i guariti, finita la -convalescenza, scontar dovevano la lor contumacia prima di porsi in -libera comunicazione colla Città. - -Scoppiati alcuni accidenti di peste a Cipro, in Alessandria d'Egitto ed -a Giaffa in Soria, in seguito al passaggio de' pellegrini, che in folla -si recavano da più parti a Gerusalemme, il Dottor Bulard insistette -perchè fosse stabilita una contumacia di osservazione ai Dardanelli -contro tutte le provenienze da Cipro, dall'Egitto, dalla Siria e dagli -altri porti del bacino del Mediterraneo, e vi riuscì. Una contumacia di -osservazione venne quindi determinata per la prima volta dalla Sublime -Porta ai Dardanelli contro le indicate provenienze. È rimarcabile che -le ragioni allora indicate a giustificazione di detta misura furono, -1.º l'attività della peste scoppiata in Siria, in Egitto ed in alcune -Isole del Mediterraneo, che esponeva la Capitale a divenir da un -momento all'altro teatro di stragi; 2.º la mancanza di Lazzeretti e di -un sistema sanitario regolare in Egitto e negli altri indicati luoghi. -Contemporaneamente all'adottata contumacia fu pubblicato il relativo -Regolamento. - -Ma cotale misura non fu di lunga durata, come si rileva dal seguente -brano di lettera scritta da Costantinopoli in data 30 Maggio 1838, -e riportata nel _Lloyd Austriaco_. «Reso avvertito il nostro Governo -che da Jaffa dovevano giungere alcune navi con passeggieri sospetti -di malattia contagiosa, credette poter tosto dar mano alle meditate -riserve di contumacie, e Lunedì infatti i due battelli a vapore il -_Principe di Metternich_ e lo _Stambul_ venuti dalle Smirne furono i -primi assoggettati a quarantena. Esso non tardò per altro ad avvedersi -della impossibilità di poter per ora mandarsi ad effetto sì importanti -disposizioni, difettando di Lazzeretti, d'impiegati, d'ogni mezzo in -somma indispensabile a mantenere una compiuta segregazione, e perciò -dopo il mezzodì dello stesso giorno i due piroscafi vennero ammessi a -libera pratica». - -Infrattanto il Governo Turco aveva incaricato il Medico Austriaco -Herzschläger di visitare l'Asia Minore per fissare i siti in cui -piantare i Lazzeretti. Lettere di Smirne del giorno 12 Maggio 1838 -annunziavano l'arrivo del detto Medico in quella città, ed i timori -che si avevano a Smirne per la peste che si era dichiarata a Calimnos, -sulla costa vicina all'Isola di Stanchio, e nei dintorni della città -stessa, non che i provvedimenti sanitarii ch'erano stati colà ordinati -onde impedire che il morbo penetrasse nella Città. Quel Governatore -si adoprava con zelo e premura acciò le ordinate disposizioni -preservatrici venissero ovunque fedelmente osservate, interdetta ogni -comunicazione co' luoghi infetti. - -Il Consiglio Sanitario a Costantinopoli continuava ad unirsi due volte -per settimana, onde discutere coi Commissarii delle legazioni a tal -uopo nominati i numerosi articoli del nuovo Regolamento Sanitario, e si -occupava del progetto d'istituire un Lazzeretto formale nell'Isola di -Rodi, e di altri simili Stabilimenti lungo i confini della Siria. - -La bassa invidia però, questa detestabile passione, vergogna -dell'umanità, e fatalmente tanto comune, aveva operato intanto i suoi -segreti maneggi a danno del Dott. Bulard, ed occasionato gravi disgusti -fra esso ed il rimanente della Commissione Sanitaria. Per queste -ragioni, ed altre forse che ignoro, il Dott. Bulard ebbe a lasciare -Costantinopoli, la Commissione e tutti i suoi lavori, e si è trasferito -in Germania. Il Governo Turco in questo frattempo aveva interessato la -Corte Imperiale d'Austria a mandargli degli abili Impiegati di Sanità, -i quali avessero specialmente cognizioni ed esperienza nelle cose dei -Lazzeretti. Per le amichevoli relazioni esistenti fra le due Corti, -venne tosto consentito a tale ricerca, e da Semlino, o da altri luoghi -confinanti, sono stati spediti gl'Impiegati che si ricercarono, i quali -essendo anche Medici, furono tanto più ben accetti a Costantinopoli, -dove giunsero ai primi di Agosto (1838). - -Arrivati detti Signori a Costantinopoli, S. A. il Sultano si è -compiaciuta di sollevare S. E. Abdul-hak-Molla dalla Presidenza -del Consiglio Sanitario, sotto pretesto che essendo egli Cadiaskar -d'Anatolia, non poteva attendere ai lavori della Commissione; ordinando -contemporaneamente che la parte religiosa e la direzione generale -delle contumacie dovessero dipendere dai Signori Essaad-effendi, -e Namik-Bascià; la parte Medica all'incontro, fosse affidata -esclusivamente ai nuovi Signori Impiegati mandati dall'Austria, Dott. -Minas, Dott. Neuner, ed un terzo di cui non conosco il nome. - -Sia che la situazione prescelta dal Capudan-Bascià per l'erezione del -nuovo Lazzeretto centrale, di cui s'è parlato di sopra, non fosse stata -giudicata soddisfacente; sia che non si avesse voluto molto aspettare -detto Stabilimento (mentre un certo tempo sarebbe stato assolutamente -necessario per condurre a termine la fabbrica che dovevasi innalzare -dalle fondamenta); sia che l'Erario fosse esausto per le spese della -guerra, a cui si andava con grande operosità preparandosi, S. A. -destinò in vece la bella e vasta Caserma di Cavalleria di Scutari, -a _Kouléli_ presso _Gschingoelgoei_ per farvi un Lazzeretto. Questo -immenso edificio situato in una delle più amene situazioni del -Bosforo, sul pendio di un colle, presso la deliziosa Villa Imperiale -di _Kiosk_, sulla costa d'Asia alla vista di Costantinopoli, da cui è -cinque miglia circa distante, poco lungi da Hissar d'Anatolia, celebre -per il gran ponte su cui Dario fece passare il suo numeroso esercito -a danno de' Greci, unisce condizioni desiderabili per la sua nuova -destinazione. Egli è tutto circondato da sorgenti d'acqua, da annosi -alberi, da siepi di gelsomini e di rose, da una bella natura ricca di -vegetazione. La sua fronte adorna di colonnami, presenta una lunghezza -di 164 piedi sopra 169 di larghezza. Due portoni uno a mezzogiorno -l'altro a settentrione conducono ad un vasto cortile lungo 314 passi, -largo 226, dove mette capo un gran numero di locali terreni; e da dove -si ascende al primo e secondo piano, nei quali sono state fatte molte -separazioni a comodo e sicurezza de' passeggieri e pegli equipaggi -dei grandi navigli contumacianti. Quindici vasti magazzini terreni -accolgono le mercanzie. Un grande atrio è destinato per sballarle, -ed una stanza contigua pel riscaldamento, nella quale si eseguisce -il disinfettamento col mezzo del calorico a 40 gradi T.o R.r secondo -il metodo del Dott. Pariset. Nel piano terreno, oltre al parlatorio, -una stanza pel ricevimento de' contumacianti, una per l'espurgo delle -lettere, e varie altre pel custode delle rimesse, pel portinajo, pegli -_Hamals_ o facchini, pei serventi di contumacia destinati allespurgo -delle mercanzie, ecc.; vi sono pure due infermerie, capaci di 20 -letti ciascuna, una farmacia, un luogo da bagni, molti stanzini per -gl'infermieri, ed un locale ad uso di depositorio per i cadaveri. Ivi -pure trovasi un Ristoratore. Addetti al servizio dello Stabilimento vi -sono alcuni pochi impiegati amministrativi, un Medico, un Chirurgo, un -Farmacista, ed una Mammana. Al di fuori, in un lungo fabbricato, stanno -la Cancelleria dello Stabilimento ed un Corpo di Guardia per 50 uomini. -A qualche distanza due Cimiteri, uno pei Turchi, l'altro pei Franchi. -Questo è il primo Lazzeretto che sia stato istituito a Costantinopoli. -Esso venne inaugurato nel giorno 28 Dicembre 1838, alla presenza di S. -A. il Sultano Mahmud II. - -Qualche mese prima che questo Lazzeretto fosse stato attivato, in -conseguenza dei varii casi di peste accaduti a bordo del battello a -vapore _Principe di Metternich_ Cap. Fard, proveniente da Trebisonda, -la vecchia Dogana è stata destinata alla purificazione delle mercanzie -e dei passeggieri sospetti del detto naviglio. - -Il Gran Signore continuava a prendere sempre più viva premura ai lavori -del Consiglio Sanitario, e nulla ommetteva per affrettare il momento in -cui poter mettere in vigore le disposizioni preservatrici ch'Egli aveva -decretate e con tanta fermezza sostenute. - -Il Consiglio Sanitario infrattanto aveva terminato il Regolamento -nella parte che riferivasi alle contumacie, ed aspettavasi l'avviso -officiale che facesse conoscere l'epoca in cui doveva esser posto in -esecuzione. Nel dì 9 Dicembre 1838 il Consiglio stesso ebbe l'onore di -esser presentato a S. A. il Sultano, che l'accolse con molta bontà, e -lo ringraziò della spiegata operosità. - -Successero in questo mentre, per ragioni che ignoro, dei cambiamenti -nel personale componente il detto Consiglio Sanitario, ed alla -Presidenza di esso venne destinato S. E. Hifzy-Mustafà-Bascià, ed a -Membri del medesimo, oltre ai Signori spediti da Vienna Dott. Minas, -Dott. Neuner, ed il terzo che non conosco, tre altri Europei, tra -i quali due Medici. Presso il detto Consiglio di Sanità assistevano -i Signori Commissarj Delegati dalle Potenze straniere in numero di -cinque. Fra essi eranvi il Sig. Dott. Pezzoni Consigliere di Stato -attaccato alla Legazione Imperiale di Russia a Costantinopoli, uomo -distinto per talenti e per cognizioni, che da oltre 20 anni soggiorna -in quella Capitale, ed il Sig. Cadalvène, noto nel mondo letterario per -alcune opere importanti sull'Oriente. - -I seguenti Signori componevano - -Da una parte - -IL CONSIGLIO DI SANITÀ - - Hifzy-Mustafà-Bascià, _Presidente_. - - _Membri_ - - Dott. Minas. - Dott. Mac Carthy. - Dott. Neuner. - Dott. Bernard. - Dott. Marchand. - G. Franceschi. - -Dall'altra - -I DELEGATI DELLE POTENZE STRANIERE - - A. Pezzoni. - Ed. De Cadalvène. - Ant. de Raab. - F. Bosgiovich. - J. Bosgiovich. - -Essi dopo aver deliberato sulla scelta delle misure di contumacia -più adattate a quella Capitale contro le provenienze marittime, -hanno compilato di comune accordo il relativo Regolamento Organico -di Sanità, il quale, ottenuta che ebbe la Superiore sanzione, venne -pubblicato colle stampe in data 27 di Rèbiul-Ewel 1255 (10 Giugno -1839), ed attivato. Il Governo Turco lo ha tosto comunicato alle -Legazioni Straniere con preghiera d'informarne il commercio delle -rispettive nazioni. Venne quindi diramato e conosciuto da tutta Europa. -Detto Regolamento non è in sostanza che una succinta compilazione o -imitazione dei Regolamenti Europei adattata alla navigazione marittima -dell'Oriente, ed ai bisogni e circostanze speciali di Costantinopoli, -in cui si è procurato di conciliare, per quanto fu possibile, le -garanzie sanitarie coi bisogni del commercio marittimo. - -Questo Regolamento prevede il caso, che i navigli di contumacia carichi -di mercanzie con patente sospetta o brutta sieno alcune volte impediti -dal tempo di ridursi fino all'ancoraggio del Lazzeretto di _Kouléli_; -e dappoichè l'Intendenza Sanitaria non aveva ancora disponibili i -rimorchi per condurveli immediatamente, restò stabilito, che verrebbero -costruiti nel più breve termine dei Magazzini in pietra alla punta di -_Fener-Baktché_ per ricevere i carichi dei navigli che si trovassero -nel preveduto caso. I Signori Delegati delle Potenze Straniere -accordarono tre mesi di tempo per la costruzione dei detti Magazzini. -Non si sa però che sieno stati per anche eretti. - -A tenore del Regolamento Sanitario, ogni naviglio che approda a -Costantinopoli deve esser munito di una patente di Sanità, obbligato -a rimetterla al preposto dell'Ufficio dell'Intendenza Sanitaria -incaricato di reclamarla. - -Le patenti di Sanità sono distinte in tre categorie — _netta_, -_sospetta_ e _brutta_. - -Sono considerate - -_Nette_ le patenti rilasciate _trenta giorni_ dopo l'ultimo accidente -di peste; - -_Sospette_, se _quindici giorni_ dopo l'ultimo caso di peste; - -_Brutte_, se nell'intervallo dei _primi quindici giorni_ dopo l'ultimo -accidente. - -I navigli portatori di patente netta non sono soggetti ad alcuna -contumacia o riserva, siano essi carichi o vuoti. - -Ogni naviglio soggetto a contumacia e diretto per Costantinopoli, -è tenuto a spiegare sull'albero di mezzana la relativa bandiera -corrispondente alla patente da cui è accompagnato: cioè - -_bianca_, se la patente è netta, - -_bianca e nera_, se è sospetta, - -_nera_, se è brutta. - -Per lo stesso Regolamento, i navigli tanto di patente sospetta che -brutta arrivati vuoti, possono dar fondo all'entrata del porto, o nel -canale di Costantinopoli, a qualche distanza da terra, ed ivi scontare -la loro contumacia sotto la semplice sorveglianza dei Guardiani del -bordo. La stessa facilitazione è accordata anche ai bastimenti arrivati -carichi, qualunque sia la loro patente, però soltanto dopo aver -scaricato a _Kouléli_ o a _Fener-Baktché_ le loro mercanzie. - -Ogni naviglio di patente sospetta o brutta, carico o vuoto, se -proveniente dal _Mar bianco_, deve prendere a bordo ai Dardanelli o -a Gallipoli un Guardiano di Sanità; se dal _Mar nero_, all'Officio -sanitario di _Kavuk_, o a quello di _Silvi-Bournou_. - -Qualunque sia la patente, viene permesso al Medico delle contumacie -di recarsi a bordo nel caso speciale che vi avesse qualche malato, per -assicurarsi del carattere della malattia. - -Tutti i passeggieri sono obbligati di scontar contumacia al Lazzeretto -di _Kouléli_. Il periodo contumaciale è fissato a 15 giorni per le -patenti brutte, 10 per le sospette. - -Il _maximum_ della contumacia delle mercanzie è stabilito di 20 giorni. - -Per l'Art.º 17 del detto Regolamento, i diritti di contumacia dovevano -esser percetti soltanto due mesi dopo la data della conclusione e -segnatura definitiva del Regolamento; vale a dire soltanto dal 10 -Agosto 1839 in poi. - -L'Art.º 19 del Regolamento medesimo avverte, ch'esso non conteneva che -le misure di precauzione dirette contro le provenienze dalla via del -mare, e che il Consiglio di Sanità si riservava a discutere, sopra -le proposizioni dei Signori Delegati delle Potenze straniere, e ad -esaminare con essi la questione relativa ai cordoni sanitarii, non che -quella delle misure locali di disinfezione. - -Non mi consta che altri provvedimenti Sanitarii risguardanti le -provenienze dalla via di terra, oltre quelli già ordinati e attivati -dal Consiglio Sanitario del 1.º Marzo, di cui s'è fatto cenno di -sopra, sieno stati adottati. Forse, la morte del Sultano Mahmud -seguita poco dopo (cioè il dì 28 Giugno, pubblicata il 1.º Luglio); i -gravi pensieri dai quali era occupato il Divano per l'innalzamento al -trono del nuovo Signore Abdul-Meschid; le conseguenze della battaglia -di Nisib; lo stato d'incertezza e di agitazione in cui trovossi in -seguito la Capitale dell'Impero per le differenze insorte con Mehmed -Alì; e finalmente lo smembramento della Commissione Sanitaria per la -partenza da Costantinopoli dei Signori Medici spediti dall'Austria -che ne formavano parte[2], paralizzarono i progressi delle nascenti -istituzioni sanitarie, e minacciarono di porre questa parte della -pubblica Amministrazione sopra un piede retrogrado. Su di ciò si legge -nella Gazzetta Universale in data di Costantinopoli 3 Luglio 1839 -quanto appresso: - -«Il fatto seguente merita di essere narrato siccome quello ch'è assai -caratteristico........ Per rendere anche il nuovo Sultano bene accetto -al Popolo il Divano stanziò — «di solennizzare l'innalzamento del -nuovo Sultano dimettendo dalle contumacie gli appestati e i sospetti di -esserlo.» — Fortunatamente la risoluzione giunse prestamente a notizia -dei rappresentanti delle grandi Potenze, e riuscì ai loro sforzi -combinati d'impedirne l'esecuzione. La cosa per altro aveva traspirato -e prodotta grandissima soddisfazione fra gli abitanti, il che conferma -la loro avversione per siffatte disposizioni. Che la plebe vi sia -contraria, nulla di più naturale, ma nessuno sarebbesi immaginato che -potesse trovar favore nel Divano; e questo non è buon pronostico per la -loro durata». - -Che alla morte del Sultano Mahmud, e all'innalzamento al trono del -nuovo Signore, la plebaglia di Costantinopoli abbia manifestato il -desiderio che venissero tolte tutte le misure di sanità, aperti i -Lazzeretti, e sciolti da ogni vincolata separazione i viaggiatori -sospetti di pestilenza, è cosa su cui non si dubita. Ma non si può -però credere egualmente, che tale insana popolare tendenza, figlia -di una crassa ignoranza e dei più strani pregiudizii, abbia potuto -trovar appoggio nelle disposizioni del Divano. Comunque sia la cosa, è -certo, che le misure sanitarie sono state conservate, lo Statuto del 10 -Giugno mantenuto e sussiste tuttora in vigore, anzi si dice che sieno -state assegnate nuove e considerevoli somme per la manutenzione dei -Stabilimenti Sanitarii. - -Valga a conferma di questa asserzione la deliberazione presa -dal Comitato Sanitario Consolare in Alessandria nella seduta del -27 Settembre 1839, colla quale fu stabilito «che in vista della -continuazione in attività delle misure sanitarie a Costantinopoli, i -legni procedenti dal Levante con patente netta, sieno ammessi nei porti -Egizii a libera pratica». - -Fu già accennato di sopra, siccome fin dall'Aprile 1838 dalla -Commissione o Consiglio Superiore di Sanità, di cui allora formava -parte il Dott. Bulard, erano state ordinate ai Capi o Governatori delle -diverse provincie turche, città, borgate, ecc., delle norme sanitarie, -tanto pei casi di minacciata salute pubblica, quanto per quelli di -peste già scoppiata ed attiva. - -Dette disposizioni non mancarono di produrre lor frutti in alcune -provincie della Turchia. Già nella terza città dell'Impero, a -Salonicchio o Salonicchi (l'antica Tessalonica nella Romelia, popolata -da oltre 70 mila abitanti) sono stati tosto introdotti, e con buon -effetto attivati e mantenuti, varii provvedimenti sanitarii. I seguenti -brani di lettere scritte da Salonicchi e da altri paesi della Turchia -da Europei distinti, degni di pienissima fede, offrir potranno un'idea -di quello che si è fatto nell'argomento delle nuove istituzioni -sanitarie nelle varie provincie dell'Impero Ottomano. - - «Salonicco li 20 Giugno 1838». - -«Il Governo Ottomano fra le altre misure civilizzatrici che ha adottato -da più anni, ha compreso finalmente che quelle tendenti ad estirpare -dal suo territorio la peste erano le più salutari, poichè questo -flagello esponendo queste contrade a divenire il teatro di continue -stragi, impediva i progressi delle sue altre moltìplici innovazioni -e poneva barriera insuperabile alla prosperità dei suoi popoli. Ha -cercato quindi ad imitazione dei Governi Europei, di adottare delle -misure sanitarie ed istituire dei Lazzaretti su tutti i punti del suo -Impero. Tali misure abbenchè nascenti e per conseguenza imperfette, -sono suscettibili di miglioramento...... Mi limiterò a far cenno di -quelle prese in questa Città per parte delle Autorità locali». - -«Havvi un mese circa che questo Governatore convocò a generale -udienza i primati della Città, i capi delle differenti religioni, ed i -Dragomani dei Consolati Europei, ed annunziò loro che da quel giorno in -poi qualunque bastimento proveniente da Giaffa, Alessandria, Smirne, -Scio, o da qualsiasi porto infetto dal contagio, sarebbe soggetto ad -una provvisoria quarantena. Che a tale effetto aveva preso sulla riva -del mare quattro spaziosi magazzeni destinati a ricevere le merci e -passeggieri dei suddetti bastimenti in guisa di Lazzaretti, quali merci -e passaggieri vi passerebbero un dato numero di giorni da stabilirsi -fra il rispettivo Console ed il Governatore. Che in fine una barca con -due Impiegati sanitarj è destinata di recarsi a bordo del bastimento -approdante qualunque, per esaminare la sua fede di Sanità e riconoscere -se gli sono applicabili le suddette disposizioni». - -«Effettivamente alcuni giorni dopo un bastimento Ellenico arrivando -da Giaffa con passeggieri e carico (composto però di merci non -suscettibili) le disposizioni sanitarie annunziate furono messe in -vigore per la prima volta, vale a dire fu isolato il bastimento, si -sbarcarono i passeggieri nei magazzeni sopradescritti ed, affinchè -l'equipaggio del bastimento non possa infrangere queste misure, si -collocò ad una certa distanza una barca di osservazione montata da -due individui. Si praticò la medesima cosa a riguardo di un altro -bastimento arrivato da Alessandria e tutti e due subirono una -quarantena di sette giorni». - -«Nella medesima adunanza annunziò pure il Governatore l'instituzione -di un Lazzaretto dalla parte di terra onde impedire l'introduzione -della malattia per mezzo di relazioni coll'interno, in un'epoca che in -qualche villaggio della Provincia di Nevrocoppo e della Città di Serres -aveva scoppiato il contagio». - -«Questo Lazzaretto consiste in un vasto fabbricato di legno, composto -di molte stanze, distante dalla Città un miglio circa. Gli inservienti -di questo Lazzaretto sono in numero di tre; un corpo di guardia è -destinato ad invigilare e mantenere il buon ordine. Le provenienze da -paesi infetti debbono fare una quarantena pel momento di sette giorni, -salvo a prolungare questo periodo a seconda delle circostanze. Finora -però i piedoni ed i Tartari subiscono semplicemente un profumo». - -..... «Da tutto quel che precede, dobbiamo augurarci a noi un felice -risultato tostocchè queste Autorità si troveranno guidate dai lumi che -loro potranno fornire le incivilite nazioni non meno che l'esperienza, -ma insino ad ora le disposizioni suddette sono non solo insufficienti, -ma non offrono per anco veruna garanzia. Non possiamo perciò -alcunamente considerarci esenti dalla malefica influenza del contagio». - - «Salonicco 22 Agosto 1838». - -«In Salonicco le misure Sanitarie abbenchè, come anteriormente lo -esposi, siano tuttora insufficienti, hanno nondimeno avuto qualche -perfezionamento e qualche salutare innovazione vi fu introdotta, -giacchè il Lazzaretto destinato a ricevere i numerosi passeggieri che -settimanalmente qui giungono dal Piroscafo Austriaco Maria Dorotea -consistente fin oggi in un gran Caffè Turco, fu commutato in una Casa -isolata, comoda e situata ad una conveniente distanza dalla Città. -Da qualche tempo però le provenienze di Costantinopoli e Smirne non -offrendo verun soggetto di timore, i passeggieri che arrivano con detto -piroscafo sono assoggettati ad un semplice profumo. Ma le provenienze -di Egitto e di Soria continuano a subire una quarantena di 21 giorni». - -..... «_Ad instar_ di Salonicco, in Serres pure furono messe in -pratica delle misure sanitarie dietro il relativo Gransignorile -Firmano. Un locale ad una certa distanza dalla Città è destinato -a servire di Lazzaretto. Ivi, i passeggieri provenienti da paese -infetto subiscono una quarantena di 7 giorni e le merci di 21. Delle -venti porte della Città, quattro sole sono aperte per prevenire con -più facilità l'introduzione furtiva del male; e guardiani sonovi -installati ad oggetto di esaminare i passaporti dei forestieri. Ai -capi dei villaggi circonvicini è ingiunto di annunziare ai villani -che senza Ceskerè, ossia Passaporto, non saranno ammessi in Città. I -Curati sono incaricati d'invigilare sulla natura della malattia de' -loro parrocchiani ed ai Medici vietato d'intraprenderne la cura se -preventivamente non abbiano esaminato i caratteri della malattia. Gli -uni e gli altri devono immediatamente avvertire la polizia locale in -caso di sospetto. Verificandosi il male, la Casa infetta debb'essere -isolata ed i suoi abitanti recarsi in un luogo apposito fuori della -Città. Finalmente il Tartaro, portatore dei pacchetti della posta -Austriaca che attraversi un paese infetto, come lo era ultimamente -Nissa, non è introdotto in Serres, ma ricevuto fuori delle porte». - -«Egualmente soddisfacenti notizie porge lo stato sanitario di Cavalla -ove non si è punto introdotta la peste quest'anno. E sebbene nei -villaggi di Cepelgè e Koslukioi la malattia vi fosse scoppiata tempo -fa, non però di meno.... da un mese a questa parte non si è sentito -alcun caso e le relazioni commerciali egualmente che le comunicazioni -sono libere come per lo passato. Anche in Cavalla è stato reso -pubblico il predetto Firmano del Gran Signore e quel Musselim ha -incaricato il Doganiere delle merci di fissare d'accordo coll'Agente -Consolare Austriaco il numero de' giorni di contumacia per le -provenienze sospette. Una goletta Ellenica proveniente d'Alessandria -con passeggieri, dopo un viaggio di 29 giorni, fu assoggettata ad una -quarantena di 7 giorni». - -«Nella Città di Nevrocoppo e nel villaggio detto _Demerlì_ Provincia di -Pravista ha avuto luogo qualche accidente. Misure rigorose d'isolamento -si sono praticate per parte de' paesi vicini ed àvvi motivo di sperare -che queste, in unione al benefizio della presente stagione, perverranno -a far cessare compiutamente il male». - - «Salonicco 14 Novembre 1838». - -..... «La salute pubblica ha continuato ad essere soddisfacente, ed -entrati essendo nella stagione invernale puossi pronosticare, affidati -all'esperienza, che non verrà nel corso dell'inverno alterata». - -«Si osserva con soddisfazione la ferma e salutare intenzione della -Porta di proseguire nella intrapresa d'instituire dei regolari -Lazzaretti in tutti i porti del suo dominio, giacchè da più di un -mese ha spedito a questa parte un impiegato Turco, incaricato della -direzione delle misure sanitarie e della organizzazione dei Lazzaretti -di terra e di mare tanto in Salonicco come in Serres. Un piccolo -Ufficio di Sanità è stato di già fabbricato sulla riva del mare e -contiguo alle porte della Città ove si profumano le lettere provenienti -da paesi infetti e si ricevono i Costituti de' Capitani arrivanti. Il -Lazzaretto, di cui feci cenno nella precedente, continua però ad essere -quel medesimo di prima, ma il direttore suddetto sembra avere l'ordine -di fabbricare degli appositi Lazzaretti ed introdurvi un sistema più -regolare. Anche un medico di Sanità è stato da due settimane spedito da -Costantinopoli coll'incombenza, all'approdo dei navigli sospetti, di -visitare i passeggieri e l'equipaggio, nonchè di recarsi due volte al -giorno nel Lazzaretto ad ispezionare lo stato sanitario delle persone -che vi si trovano». - - «Antivari ... Maggio 1838». - -«S. E. il Rumeli Valessi Ahmed Pascià, già noto per le sue virtù e per -l'energia della sua indole, la cui mercè fu efficacemente compressa la -insurrezione ed i passati disordini di Scutari, intento a promuovere -ogni miglior ordinamento per la coltura delle popolazioni da lui -governate, aveva già fin dal Novembre p. p. introdotto a Bitoglia, -Megarivo e Koriga certe disposizioni per arrestare il corso della -peste, che allora faceva strage in quei luoghi; riducevansi queste -all'incendio della casa, ove succedeva il caso pestilenziale, a farne -uscire nuda la famiglia in campo apposito ben custodito, e finalmente -ai profumi delle abitazioni». - -«Il nuovo Regolamento osservato ora con tutto rigore è fondato invece -sui seguenti principii». - -«Appena succede un caso di morte, deve darsene dal capo della contrada, -sotto pena di carcere, immediato rapporto allo Starnadar-Agassi -(Direttore generale degli ospedali), il quale spedisce all'istante sul -luogo il medico del reggimento Silvestro Stanidi, in cose di peste -espertissimo, con un numero ragguardevole di _Chavassi_ all'oggetto -di verificare la vera causa della morte; la diagnosi vien desunta -dalla brevità del decubito, dai sintomi essenziali della malattia -(insigne debolezza già dal principio della malattia senza causa -visibile, immensa cefalea con delirio e vomito bilioso, carbonchi) e -dall'autopsia cadaverica. Ove si tratti di peste, viene il cadavere dai -membri della famiglia sepolto in una fossa profonda, e n'è mediante la -calcina agevolata la decomposizione. La famiglia poi viene sotto buona -scorta, presi prima vestiti netti, segregata in un campo apposito, -distante pochi minuti dalla città e dimora sotto tende apposite, -gelosamente custodita». - -«La filantropia di S. E. provvede giornalmente a tutti i bisogni -indispensabili alle famiglie esposte. La comunicazione dei sospetti -cogli abitanti della città ed altri è affatto tolta, e le guardie -medesime, benchè non abbiano alcuna comunicazione immediata coi -sospetti, non possono pure, sotto pena di morte, abbandonare il posto -loro assegnato. Ogni giorno il sopra accennato Dott. Silvestro fa -la sua visita. Ov'egli scopra il più leggiero sintomo morboso, viene -l'individuo dagli altri separato e fatto passare sotto altre tende. -La segregazione dura quaranta giorni, computando dal dì dell'ultimo -accidente morboso avvenuto in famiglia. Le case vengono nel frattempo -ventilate, e poscia regolarmente disinfettate coll'acqua e profumi, -e di bel nuovo imbianchite. Le abitazioni poi non vengono date alle -fiamme, se non in quei casi ove in una abitazione già contaminata e -poscia purgata segua di nuovo qualche morte coi caratteri sospetti -e con breve decubito. — Ogni caso di contravvenzione sanitaria viene -immancabilmente punito di morte». - -Scrivono da Samos (Isola dell'Arcipelago Greco appartenente all'Impero -Turco, a 3 leghe dalla costa dell'Anatolia) in data degli ultimi di -Maggio 1838. - -«Mentre le diverse parti dell'Impero Ottomano cominciano a sentire -l'impulso della mente cultrice del Sultano, e le principali Isole -dell'Arcipelago turco, incoraggiate dalla metropoli, spontaneamente -s'adoperano per conformarsi alle intenzioni del capo dello stato, -l'Isola di Samos fu la prima ad entrare nel nuovo sistema. Dopo averla -dotata d'istituzioni, che sono il vero Palladio degl'interessi de' -Samj, il principe Vogorides, che n'è il Governatore, volle anche -aggiungervi l'ordinamento sanitario, qual necessario compimento -dell'amministrazione da lui creata. Perciò, non appena la guerra -e la pirateria, che ne inceppavano l'esecuzione, cessarono, tosto, -sotto l'amministrazione del giovane Costantino Musurus suo delegato, -venne istituito su regolari basi un sistema sanitario, analogo -alla topografia dell'Isola, a' suoi siti, ai suoi abitanti, alle -sue rendite. Si cominciò con l'ottimo Lazzaretto di Stefanopoli, -sull'Isolotto d'Aprocostò, all'imboccatura del porto di Vatchy, -ch'è l'unico per l'Isola. Poscia si aggiunsero uffizii di sanità a -Vourlioti, Carloras, Marato-Campo, Coumecca, Spatiareys e Kora, i -quali si concatenano tutti fra loro in modo da circoscrivere l'Isola -interamente e rendere impossibile ogni violazione alla legge. Per tal -maniera si riuscì a tener la peste lontana sempre dall'unica Isola di -Samos, ad onta delle sue frequenti relazioni con le Isole circonvicine, -soggette e colpite sì spesso dal contagio, con Scala nova, con -Sokiah, ed altre città dell'Asia del pari flagellate. Così l'esempio -di Samos diverrà di un'immensa utilità per convincere le popolazioni -dell'Arcipelago dell'utilità delle leggi sanitarie. Ogni anno 3000 -Samii si partono e vanno a giovare della lor opera di mietitori le -pianure di Mileto, appunto nel tempo in cui colà la peste infierisce. -Sovente taluno d'essi ne fu percosso, e si comprende quale pericolo -traggano seco, al loro ritorno, dopo uno o due mesi di dimora in -quei luoghi per lo meno sospetti. Ma l'amministrazione previde anche -questo caso, prendendo una disposizione particolare che assegna loro -uno special sito per iscontare in paese straniero la contumacia; la -fortezza di Licurgo o di Logoleti, è quella che dopo l'espulsione -di questo capo, serve di asilo temporaneo a quella falange agricola. -Alcune barche sospette, che talvolta tentarono approdare altrove che -nei siti provvisti d'ufficii sanitarii, vennero abbruciate o colate a -fondo». - -Però non convien credere che collo stesso zelo, colla medesima abilità -e diligenza venissero poste in pratica ed osservate le nuove discipline -e prescrizioni di Sanità in tutte le altre provincie dell'Impero -Ottomano. Il seguente stralcio di lettera da Adrianopoli in data 25 -Marzo 1839 farà conoscere, che in alcuni luoghi in vece si abusava -di esse. Nè ciò dee sorprendere: mentre, se siffatti inconvenienti -s'ebbero alcune volte a deplorare nei paesi più colti, qual meraviglia -che succedano anche in Turchia? - - «Romelia — Adrianopoli 25 - Marzo 1839». - -«Lo stato sanitario è perfetto in tutta la Romelia. Per altro non è -raro che i viaggiatori si sottraggano ai rigori sanitarii mediante -sportule ai preposti delle quarantine. È questo un abuso che merita di -venire additato». - -Citerò ancora due lettere recenti scritte da ragguardevoli soggetti -costituiti in autorità, onde provare che le pratiche ed istituzioni -di Sanità continuano in Turchia, non solo nella Capitale, ma eziandio -nelle principali città e territorii dell'Impero Ottomano, sebbene -imperfette e parziali, come ho già soprattocco; e come, null'ostante -la loro imperfezione, non mancassero di produrre i lor buoni effetti -per la pubblica salute; mentre dall'epoca della loro attivazione la -peste non deserta più come faceva le popolazioni ottomane, e molte per -esse ne sono già rimaste interamente illese. Dal confronto fra lo stato -della pubblica salute degli stessi paesi anteriore all'attivazione -delle misure sanitarie sopraccennate, e quello che le ha accompagnate -o susseguitate, risulta una sensibile differenza a vantaggio delle -nuove istituzioni, dalla quale emerge novella e convincentissima prova -dell'utilità dell'isolamento e delle segregazioni nelle circostanze di -peste. - -Seguono le lettere. - - «Salonicco li 14 Ottobre 1839». - -«Le provenienze marittime di Smirne, che durante il corso della passata -estate erano assoggettate in questa rada ad una quarantena di 7 fino -21 giorni a seconda delle indicazioni più o meno gravi sulle fedi di -Sanità, sono ammesse dal principio dello scorso Settembre a libera -pratica. Quelle però dell'Egitto e Soria fanno una quarantena di 11 -giorni se il bastimento porta carico e passeggieri, e di sette giorni -se vuoto o semplicemente carico di sale». - -«Nella città di Salonicco e nei dintorni, non si è sentito quest'anno, -nè in oggi si sente, verun accidente di peste, dimodocchè i porti di -Volo, Salonicco, Stavrò, Ciajari, Orfano, Cavalla, Chieramotì e Lagos -sono del tutto esenti di questo morbo». - - «Smirne li 22 Ottobre 1839». - -«Questa città di Smirne e suoi contorni, come pure l'interiore -della Natolia e le Isole adiacenti, continuano gioire d'una perfetta -salute, senza sospetto di peste ed altri mali contagiosi. Continuano -ciononostante alcune misure sanitarie, sebbene imperfette e parziali, -da parte del Governo Ottomano, ed è da sperare, che vista la stagione -avanzata si terrà, almeno per qualche tempo, lontano il morbo da queste -contrade». - - -Che se dopo tanti secoli di osservazioni e di esperienze si credesse -di aver bisogno ancora di nuove prove per dimostrare la contagiosità -della peste, e quindi l'utilità delle segregazioni e dell'isolamento -all'avvicinarsi di essa, le osservazioni fatte in questi ultimi -anni negli stessi paesi d'Oriente, ed i risultamenti ottenuti dalle -nuove istituzioni sanitarie colà introdotte, quantunque imperfette e -parziali, servir potrebbero di prova novella per dimostrarlo, e per -convincere i più increduli, non che a far palese quanto sia vana l'idea -di riprodurre oggidì in campo siffatte quistioni. Pare impossibile, -che a' nostri giorni, e dopo tanti secoli di funeste esperienze vi -sia ancora chi neghi l'esistenza del contagio pestilenziale, e chi di -buon senno creda esser tuttora un problema il carattere contagioso -della peste, e che per provare ciò in che tutti i popoli e tutte le -colte nazioni da tanti secoli sono già perfettamente d'accordo, si -addimandino ancora novelle prove, nuovi esperimenti. - -Ho letto ultimamente in un Giornale Italiano Medico-Chirurgico (Il -Severino. Fascic. di Agosto e Settembre 1839) le risposte date dal -professore Clot-Bey Ispettore di Sanità al servizio del Bascià -d'Egitto[3] ai quesiti che gli vennero indirizzati dal Ministro -degli affari esteri d'Inghilterra sopra tale argomento, e non posso -dissimulare quanto restassi meravigliato dal tenore di quelle risposte; -da che, essendo il sullodato professore un Medico rinomato, da quindici -anni stabilito in Egitto e in un posto sanitario eminente, dove ebbe -occasione di fare molte esperienze sulla peste, si doveva credere -ch'ei fosse nel caso di parlare di quella materia con piena cognizione -di causa. Dalla soluzione che il detto professore ha data ai quesiti -propostigli dal Ministro di S. M. Britannica rilevasi, attraverso -una certa confusione con cui palesa le proprie idee, siccome egli -appartenga alla setta degli anticontagionisti, da che si legge che -abbia opinione: - -1.º «che l'atmosfera sia il principale e forse l'unico agente per il -quale la malattia si formi, si sviluppi e si diffonda». - -2.º «che il contatto con persona infetta di peste sia per sè stesso di -un'inocuità assoluta». - -Questa è in concreto l'opinione del privilegiato professore della -Sanità nell'Egitto, destinato a formare i nuovi Esculapii in quel -Regno; opinione che non concorda nè con quella dello stesso Governo -Egizio, nè con quella del Comitato Sanitario de' Consoli stabilito in -Alessandria, di cui ho parlato di sopra, nè con quella del Dott. Bulard -sullo stesso argomento, anzi è a quest'ultima direttamente opposta, -ciò che non può non recar meraviglia ove si consideri essere il Dott. -Bulard uno dei più coraggiosi, più sperimentati ed abili Medici di -quanti mai hanno studiato la peste in Levante, certamente non inferiore -a Clot-Bey in esperienza e dottrina sulla peste, e che ha raccolto -appunto in Egitto le sue belle e numerose sperienze sopra siffatta -materia. - -L'indicata opinione del professore Clot-Bey, che gode di molta -riputazione e di molto favore in Egitto, spiega in qualche modo il -motivo dell'azzardata ed assurda proposizione fatta dal Dottor Bulard -_di servirsi di delinquenti per instituire dei nuovi esperimenti -onde provare la contagiosità della peste_, quantunque egli ritenga -fermamente la sussistenza della contagiosità, ed abbia chiaramente -e positivamente dichiarato tale essere la sua opinione, il suo -convincimento fuori di ogni limite di quistione e di dubbiezza. - -Allorchè saranno più generalmente conosciute in Europa le opinioni del -nuovo professore dell'Egitto intorno la peste e la sua comunicabilità, -è supponibile che esse offriranno soggetto a molte osservazioni e -disquisizioni dei dotti Medici di Europa, le quali valeranno, io spero, -a spargere più chiara luce sopra questo argomento, ed a frenare in -tale proposito quella certa fatale tendenza, quella sciaurata passione -dei giovani Medici per tutto quello che odora di novità di sistema -o di singolarità d'opinione, ed impedire che non abbraccino in così -grave ed importante argomento false dottrine, erronee opinioni, onde -affascinati da esse non avventurino di divenire in circostanze di -peste strumenti fatali di distruzione per la società, anzi che ministri -benefici di salute e di pace; e serviranno a disingannarli, affinchè -preoccupati dalla falsa idea _dell'assoluta innocuità del contatto con -persone infette di peste_ non si espongano pazzamente a restar vittime -dell'erronea dottrina, come avvenne nell'ultima peste dell'Egitto del -1834-35 di parecchi giovani Medici stranieri ottimamente istituiti -e delle più belle speranze, e di altre persone utili, che perirono -miseramente dalla peste in Alessandria, vittime delle nuove dottrine -anticontagioniste. - -(_e_) Il Governo Francese nell'anno scorso (1838) ha indirizzato -a tutti i suoi Agenti Consolari residenti nel Levante il seguente -quesito: - -«_Quelle est l'opinion des médecins du pays et des personnes éclairés -sur la durée de l'incubation de la peste, sur son importation par -telles ou telles marchandises, par des hardes et objets quelconques? -Sur quels faits cette opinion est-elle fondée?_» - -Questa domanda, non v'ha dubbio, ha uno scopo legislativo. Essa tende -a conoscere, se sopra la base di una più lunga e più illuminata -esperienza, acquistata nei luoghi stessi del Levante, nei quali -la peste è più familiare e più conosciuta, e sopra fatti meglio -constatati, si potrebbe adottare senza pericolo una riforma negli -attuali sistemi di contumacia, che fosse adattata alla maggior estesa -dei nostri rapporti commerciali col Levante e più corrispondente -agl'interessi delle popolazioni di Europa. Io non saprei dire quali -sieno state le opinioni che il Governo Francese abbia ottenuto in -riscontro dai suoi Agenti Consolari del Levante, nè se sieno state -esse fra loro concordi, del che ne dubito. Qualunque però si fossero, -convengo coll'opinione del Dottor Bulard, che non condurranno mai ad -alcun utile risultamento, e ne andrà per esse fallito lo scopo. - -Nell'anno scorso avendo avuto la fortunata occasione e l'onore di -trattenermi in discorso sopra questo grande argomento con personaggio -ragguardevolissimo, uno dei più grand'uomini di Stato viventi, ebbe -Egli ad esternare bellissime idee, parto di sublime e limpidissima -mente solita a penetrare d'un tratto nel midollo delle quistioni -e scorgerle sotto il vero punto di vista. Si degnò Egli di farmi -avvertito, che sarebbe forse stato meglio dividere la questione -promossa dal Governo Francese in due parti e trattarle separatamente. -Cercar di conoscere cioè; - -1.º Per quanto tempo il germe pestilenziale, o l'elemento contagioso, -il principio riproduttore della peste può restare latente ed inoperoso -nel corpo umano vivente senza alterare l'armonia delle funzioni e senza -dar segni sensibili dell'esistenza sua. - -2.º Per quanto tempo lo stesso germe pestilenziale può restar attaccato -e nascosto entro ai corpi inanimati (mercanzie, bagagli, vestiti -ecc.) senza perdere la sua attività o forza riproduttiva, senza venir -alterato e scomposto, mantenendosi in istato tale, che posto a contatto -col corpo dell'uomo vivo, sotto date circostanze favorevoli, possa -sviluppare la stessa terribile malattia. - -Divisa per tal modo la quistione, riuscirebbe, non v'ha dubbio, più -agevole svilupparla, ed i risultamenti o conclusioni della scienza -sanitaria e dell'esperienza verrebbero di conseguenza molto più utili -ai grandi interessi sociali. - -Ed in vero, per quanto risguarda la prima parte della quistione, ove -dietro le dette investigazioni e disquisizioni di valenti Medici, e -persone dell'arte abili e sperimentate; colla scorta dei principii -della scienza, e sull'appoggio di un'estesa ed illuminata esperienza, -si arrivasse a dimostrare e provare che, ammesso anche come fatto -positivo lo stadio d'incubazione della peste, questo non possa -essere in verun caso di lunga durata, e che l'elemento morbifico o -germe riproduttore della peste, qualunque sia la sua natura, non -possa restare lungamente latente, innocuo ed inoperoso nel corpo -dell'uomo vivo senza dar segni sensibili dell'esistenza sua, ed -offrir qualche traccia della sua presenza ed attività, si avrebbe -allora di conseguenza dimostrato e provato l'inutilità delle lunghe -quarantene per gli uomini, e la necessità di riformare questa parte -importante della pubblica amministrazione sanitaria, sollevando così -la navigazione ed il commercio da inutili pesi, promovendo vieppiù le -nostre relazioni coi paesi d'Oriente, ed i movimenti commerciali in -ogni miglior modo facilitando. - -Il Dott. Bulard negli ultimi numeri del suo Giornale _La Peste_ -parlando intorno alla sopraccennata quistione promossa dal Governo -Francese, giustamente avverte; - -a) «siccome la scienza nello studio della peste sia impotente a -riconoscere gli agenti esterni, che indipendentemente da noi e senza -che ce ne avvediamo, esercitano la loro influenza sopra i nostri -organi; sia che si consideri la malattia come effetto accidentale di -una causa atmosferica, sia che se ne rapporti la propagazione ad una -ragion di contatto»; - -b) «che qualunque sia l'origine e la natura dell'elemento morbifico -della peste, la manifestazione nell'economia animale di un'influenza -specifica non è negata da alcuno; e non è se non sulla causa di questa -manifestazione che esiste la divergenza delle opinioni di quelli che -hanno scritto sopra tale materia». - -Dalle quali considerazioni ed avvertenze si viene indirettamente a -concludere che, sia che si ammetta il contagio, sia che se 'l neghi -e si riconosca solamente una propagazione per infezione; sia che -si ritenga che l'uno e l'altra possano sussistere simultaneamente e -costituire così una duplice via patogenica per la più estesa diffusione -del morbo; sia che si voglia ammettere la necessità dei miasmi (che -sarebbero secondo alcuni il risultato della decomposizione delle -materie animali e vegetabili, e secondo altri il prodotto di una -causa sconosciuta, materiale, suscettibile di perpetuarsi sotto certe -condizioni locali favorevoli, e di moltiplicarsi per il solo fatto di -un'attitudine individuale posta sotto l'influenza climaterica di certi -mezzi favorevoli al morboso sviluppo), ovveramente tale necessità non -piaccia adottare; qualunque sieno queste diverse opinioni e la causa -che ammetter si voglia produttrice della malattia, non si potrà mai -negare l'esistenza di un agente esterno, di un principio morboso sui -generis, qualunque esser possa la di lui natura, di un ente sconosciuto -e invisibile, che sfugge ai nostri sensi, e che come il fluido -elettrico non è percettibile che pei suoi effetti. - -A fin che meglio si giunga a conoscere l'opinione del Dottor Bulard -sopra questo argomento, ed eziandio com'egli la pensi intorno alla -comunicabilità della peste, riporterò un altro breve estratto dello -stesso Foglio. - -«L'apprezzamento di siffatte teorie ed il convincimento che ci -somministrano i fatti da noi religiosamente osservati, ci hanno -condotto _a considerare la peste come una malattia di cui la causa -specifica primordiale, estranea alla sua origine (qualunque sia la -parte da cui essa venga)_, riveste ben tosto per un puro fenomeno -di elaborazione un nuovo carattere di specificità esclusivamente -individuale, come lo dimostrano la sua contagiosità e l'innocuità sua -col mezzo dell'isolamento, nella stessa maniera che la pustola maligna, -la rabbia, ed il vajuolo che nascono primieramente dalle influenze -esterne, si trasformano in seguito di tal maniera, ch'esse non sono -più suscettibili di propagarsi se non in ragione di una causa specifica -puramente individuale». - -«Considerando la peste come contagiosa, non vogliamo già dire ch'essa -lo sia in una maniera assoluta; al contrario crediamo che questa -proprietà sia sempre limitata nella sua attività da diverse circostanze -che ne modificano la durata, l'intensità ed i risultati». - -Ammesse le quali idee, e posto come principio inopponibile, che a -produrre la malattia della peste sia necessaria l'azione di una causa -esterna o agente estraindividuale, di un elemento morbifico, che -introdotto nel corpo dell'uomo vivo subisca un'elaborazione, cadono in -acconcio le seguenti riflessioni: - -L'agente esterno o principio morbifico della peste, qualunque esser -si voglia la di lui origine e natura, sia che venga assorbito per -mezzo dell'organo cutaneo, sia che s'insinui per la via de' vasi -polmonari, o per qualsivoglia altra via s'introduca nel corpo dell'uomo -vivo, allorchè trova nell'individuo la necessaria attitudine o -suscettività e le condizioni climateriche favorevoli al suo sviluppo, -deve necessariamente esercitare un'azione, un'influenza sull'economia -animale dell'uomo, sullo stato e condizione del suo organismo, come -qualunque altro ente materiale estraneo atto a produrre un effetto, che -venga introdotto nel corpo dell'uomo vivo. Detta azione o influenza -non si può concepire senza ritenere nel tempo medesimo una mutazione -nella maniera di esistere, un deviamento o alterazione nello stato -e andamento ordinario delle funzioni. Il fenomeno di elaborazione, -considerato necessario per sviluppare la malattia, di cui la causa -primordiale estranea ha bisogno a fine di acquistare quel carattere -di specificità individuale che la rende comunicabile, non si può -egualmente concepire senza ammettere una manifestazione proporzionata -all'attività del principio che la occasiona e la mantiene. Dal che, -viene ad essere in qualche modo dimostrato e provato, che l'elemento -morbifico della peste, così infesto all'uomo, l'ente sconosciuto, -invisibile, la cui azione è necessaria a produrre la malattia, non -può restare per molti e molti giorni di seguito latente, inoperoso -nel corpo dell'uomo vivo, senza alterar l'armonia delle di lui -funzioni, senza offrir traccia e dar segni dell'esistenza sua, della -sua influenza ed attività; quindi risulta dimostrato e provato che il -periodo d'incubazione della peste non può essere in verun caso di lunga -durata, e di conseguenza che la pratica attuale delle lunghe quarantene -per gli uomini è da ritenersi esagerata, irragionevole e suscettibile -di modificazione; senza che da tale riforma s'abbia a temere alcun -pericolo o pregiudizio per la pubblica incolumità. - -Giova considerare in oltre essere inconcepibile l'idea, che il -principio morboso della peste, il germe o ente organico impercettibile, -qualunque sia la sua natura, possa rimanere immutabile per molti -e molti giorni di seguito entro al corpo dell'uomo vivo, senza -venir alterato e scomposto ne' suoi elementi costitutivi, malgrado -l'influenza o l'azione dell'aria, dell'acqua, del calorico, della luce -e degli altri agenti esterni; a malgrado il giornaliero e continuo -movimento o circolazion degli umori, l'ordinario processo delle varie -funzioni vitali e naturali, l'azione dei cibi e delle bevande, la loro -elaborazione, il trasporto e movimento per la via dei linfatici, la -loro azione d'inalamento, di esalamento, le secrezioni ed escrezioni, -ecc.; è inconcepibile, dicesi, come detto principio morboso estraneo, -detto germe o ente sconosciuto invisibile sia il solo che in mezzo -a tanti movimenti, mutazioni, elaborazioni, all'azione di tanti -agenti esterni abbia a mantenersi illeso, indecomposto, immutabile, -conservare tutta la sua attività per molti e molti giorni di seguito, -e conservarla così integralmente da essere in istato di sviluppare -dopo venti o trenta giorni, sotto date favorevoli circostanze, la -stessa funesta malattia della peste con tutto il terribile apparato -de' suoi sintomi. Questa idea non è concepibile. Tale supposizione non -regge all'analisi, alla critica della ragione, al severo esame della -scienza. Vediamo ora come regger possa al confronto dell'osservazione e -dell'esperienza. - -Percorrendo la storia delle varie pestilenze che afflissero l'umanità, -non mi è riuscito di rinvenire alcun fatto da cui si possa dedurre -con qualche fondamento, esser possibile che il germe pestilenziale o -l'elemento morbifico della peste sia rimasto latente ed inoperoso nel -corpo dell'uomo vivo, prima di produrre la relativa manifestazione, -oltre il periodo di dodici giorni; e quantunque sia impossibile di -precisare in una maniera assoluta la durata del così detto stadio -d'incubazione del prefato germe o elemento riproduttore della -malattia, pure non mi sono note osservazioni capaci di provare in -modo attendibile, e nemmeno a far supporre ch'esso abbia durato oltre -l'indicato periodo. Che se qualche rarissimo caso trovasi indicato -dagli autori che taluno sia caduto malato e morto dopo 15 o 20 giorni -dall'ultima comunicazione avuta con persone o robbe infette, queste -osservazioni vaghe ed affatto incomplete non provano punto che a tanto -possa esser protratto il periodo d'incubazione del germe pestifero; -dappoichè detti rarissimi casi sono stati raccolti in tempi di peste, -nelle famiglie dove poco prima erano morti degli altri pestiferati, in -mezzo al centro di attività della malattia, sotto l'influenza delle -cause generali morbose, e speciali di circostanza, alle quali poteva -egualmente essere attribuito lo sviluppo della malattia stessa senza -riportarsi all'ultimo contatto più lontano. — Per esempio — M.r Bulard -volendo attenersi alla lettera della quistione; ammessa l'introduzione -di un principio patogenico nell'individuo, e tentando di fissare -il tempo che passa tra l'azione primitiva del detto principio sopra -l'economia animale e l'invasione della malattia a cui ha dato luogo, -riporta alcune sue osservazioni raccolte al Cairo ed a Smirne, fra le -quali è notabile la seconda così concepita - - 2.e Observation - - (17 jours d'incubation) - - Caire, 1.er Janvier 1835. - - «M. Giglio, sujet anglais, meurt de peste le 3 janvier après trois - jours de maladie; le 17 un de ses frères habitant la même maison - est attaqué et succombe le 20». - -Primieramente, i due fratelli Giglio che abitavano la stessa casa -sotto l'influenza delle medesime cause generali morbose, potevano -aver contratto la malattia l'uno dall'altro per contatto immediato o -mediato. Poteva essersi trovato il secondo entro la sfera di attività -del contagio preparata dal primo, ed averlo preso, successivamente -al Cairo nella stessa casa ove decombeva malato il fratello, nè àvvi -alcuna ragione per dover stabilire che tutti e due abbiano presa la -malattia in Alessandria nel medesimo tempo, e che giunti al Cairo, -in uno siasi sviluppata subito, nell'altro diciassette giorni più -tardi. Poteva nel secondo fratello mancare in sulle prime l'attitudine -individuale necessaria a contrarre la malattia ed averla acquistata -successivamente, cioè alcuni giorni dopo. Poteva il seminio contagioso -essere rimasto attaccato e indecomposto per un tempo più o meno lungo -alli stessi vestiti o ad altri oggetti d'uso di quell'individuo, e -quindi germogliare dopo alcuni giorni per l'effetto di un più immediato -e ripetuto contatto, per un cambiamento nelle condizioni atmosferiche -favorevole al morboso sviluppo, per una maggior predisposizione -individuale acquistata; per essersi esposto soltanto dopo la morte del -fratello nell'ambiente da lui abitato ad una potente influenza entro il -raggio di un'atmosfera contagiosa, e cose simili. Quindi il fatto non -è che un'osservazione vaga e incompleta che nulla prova in contrario -al mio assunto, e che non può neppur servire di appoggio ad una -supposizione che a tanto possa protrarsi il periodo d'incubazione del -principio pestilenziale. Tanto meno l'accennato fatto può servire di -prova, quanto che fra le tante osservazioni riportate dal Dottor Bulard -questa è l'unica in cui egli accenni avere lo stadio d'incubazione -oltrepassato i dodici giorni. Che anzi asserisce (Fog. N.º 19, 22 -Giugno 1838), che nella peste di Smirne del 1837, dal 12 Maggio al 1.º -Luglio, il periodo scorso fra il primo e l'ultimo attacco di peste -da cui vennero colti individui della stessa famiglia, o abitanti -la medesima casa, vale a dire la supponibile durata del periodo -d'incubazione, sopra 180 individui è stato il seguente: - - 9 volte di 1 giorno - 10 volte di 2 giorni - 15 volte di 3 giorni - 54 volte di 4 giorni - 38 volte di 5 giorni - 42 volte di 6 giorni - 8 volte di 8 giorni - 4 volte di 12 giorni. - -Questi dati, sebbene incompleti ed insufficienti a provare in una -maniera assoluta la precisa durata del periodo d'incubazione della -peste, pure possono sparger qualche lume sopra questo argomento. Essi -però valgono a confermare l'opinione che il detto stadio d'incubazione -della peste non arriva mai ad oltrepassare l'indicato periodo di -dodici giorni, e che quasi sempre l'elemento morboso riproduttore del -contagio introdotto nel corpo dell'uomo vivo, allorchè trovi attitudine -individuale ed un concorso di circostanze atmosferiche telluriche -favorevole al suo sviluppo, suole manifestare in un termine più breve i -micidiali di lui effetti. - -Sicchè, non pei principii della scienza, non pei dettami della ragione, -nè sull'appoggio dell'esperienza dovendosi ritenere possibile che il -detto principio pestilenziale o germe contagioso resti per lungo tempo -latente ed inoperoso nel corpo umano vivente senza manifestare la sua -azione e dar segni sensibili dell'esistenza sua; resterà di conseguenza -dimostrata e provata l'inutilità delle attuali lunghe quarantene per -gli uomini, e la necessità di regolare questa parte della pubblica -amministrazione. - -Che se in seguito alle surriferite dimostrazioni, e sull'appoggio della -ragione e di un'illuminata esperienza si perverrà a stabilire d'accordo -un sistema comune meno esagerato e cauto egualmente, e delle massime -di ragionevoli facilitazioni nel trattamento sanitario contumaciale, -sarà certamente uno dei più grandi servigi che la politica e la scienza -sanitaria riunite al medesimo scopo abbiano mai recato all'umanità e -all'interesse delle nazioni. Se si determinerà di abbreviare soltanto -di pochi giorni gli attuali periodi di quarantena per gli uomini, -riconosciuto inutile ed esagerato il rigore attuale, la navigazione e -il commercio dei varii Stati di Europa ne risentiranno sommi vantaggi; -si risparmieranno gravose spese, danni, ed un tempo prezioso per tutti, -ma specialmente per le classi de' commercianti e naviganti, e saranno -menomati altresì i pericoli a cui è esposta la salute de' contumacianti -per una lunga reclusione in istato d'inerzia entro ad un Lazzeretto o -sopra un bastimento, e tolte delle pratiche esagerate, irragionevoli, -che contrastano mostruosamente coi progressi della scienza, collo -spirito del secolo, colle provvide cure e col zelo da cui sono -animati i Governi pel bene e la prosperità delle suddite popolazioni, -e coi grandi miglioramenti che si operano tuttodì negli altri rami -dell'economia pubblica. - - -Relativamente poi alla seconda parte della quistione — _per quanto -tempo_, cioè, _il principio pestilenziale o germe del contagio -può restar latente ed inoperoso ne' corpi inanimati, per esempio, -nelle mercanzie, nei vestiti, bagagli ecc., senza perdere la sua -facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che favorevoli se ne -presentino le circostanze_; lo stesso ragguardevolissimo personaggio -nella sopraccennata conferenza graziosamente accordatami il dì 14 -Ottobre 1838, mi fece osservare, siccome la quistione così concepita -diventava inutile affatto, e che il versare su di essa non avrebbe -mai condotto ad alcun utile risultamento per lo scopo legislativo. In -fatti, il problema così concepito sarà sempre di un'assai difficile -ed incerta soluzione, ed anzi non si perverrà mai a scioglierlo; -mentre non si giungerà mai a riconoscere e stabilire con fondamento -bastante, per quanto tempo i germi del contagio, sottratti all'azione -dell'aria libera e della luce, possano restare annidati entro ai -corpi inanimati suscettibili di ritenerli, conservando integra la -loro facoltà di svilupparsi e riprodursi appena che si presentino -favorevoli circostanze. Mercanzie suscettibili di ogni sorte stivate -in balle o riposte in casse, vestiti di ogni genere e specialmente le -pellicce ed altri oggetti suscettibili conservati in bauli od altri -recipienti chiusi, ove manchi l'azione dell'ossigeno atmosferico, -possono tener in sè occulto e custodito il contagio per un tempo assai -lungo, riportarlo a grandi distanze, comunicarlo a quelli che primi -li maneggiano o li toccano, anche dopo alcuni anni più o meno secondo -le circostanze; ma questo tempo sarà sempre per noi un mistero, nè i -tentativi per determinarlo arriveranno mai ad ottenere risultamenti che -soddisfacciano, a malgrado i più costanti e coraggiosi sforzi. - -Da parecchi scrittori, tanto antichi che moderni, sono riportati casi -di robbe infette che dopo molti mesi ed anche dopo molti anni, tirate -in luce e toccate, infettarono le persone. Tra i moderni, racconta il -Dott. Bulard, che in una peste che distrusse quasi tutta la popolazione -di Smirne, un giovane, dopo aver sepolto tutti gl'individui della sua -famiglia ed esser rimasto solo possessore della sostanza di essi, -depose nella cavità di un grosso albero parecchi effetti de' quali -non amava disfarsi; indi, ricoperta ogni cosa con diligenza, passò in -Europa per vivervi più tranquillo. Dopo circa trent'anni fu preso dalla -smania di rivedere il suo paese natio. Ritornò a Smirne, e pensando al -suo deposito, la curiosità e l'interesse lo spinsero a farne ricerca. -Lo trovò. Ma ebbe a pagar cara la sua imprudenza. Quegli effetti -avevano conservato il germe della peste. Ne fu attaccato e morì. Per -tal modo la peste soleva rinnovarsi spesso a Costantinopoli. - -Non sono molti anni dacchè la peste essendo penetrata nel convento de' -Missionarii Lazzaristi di S. Giovanni d'Acri, furono messi in casse -gli archivii del convento, e riposti in un magazzino che si tenne -rigorosamente chiuso. Quattro anni dopo, il Superiore del convento -volle trar fuori dai cassoni i registri e riporli al loro sito. Per far -ciò si servì da prima delle pinzette, ma stancato dalla lentezza con -cui procedeva l'operazione, le lasciò, e prese i registri colle mani. -Lo stesso giorno fu attaccato dalla peste e morì. Altri frati e persone -del convento vennero attaccati poco appresso e morirono egualmente. -Abdala-Bascià fece segregare tosto il convento e lo assoggettò a -rigorosa quarantena. La città venne preservata dal flagello. E per -parlar degli esempii riportati dagli autori antichi, basterà forse -ricordare quello riferito da Senerlo (_de feb. lib. 3, cap. 4_) -di un lenzuolo che conservò in sè annidato il germe dell'infezione -per quattordici anni; mentre dopo questo periodo di tempo il detto -lenzuolo essendo stato spiegato e maneggiato servì a spargere a -Breslavia nella Slesia il reo seme pestilenziale nel 1542; e per cui -nello spazio di ventidue settimane morirono di peste in quella città -quattromila novecento persone, e si diffuse poi in parecchie altre -della Germania (_V._ pag. 358); come pure l'altro accaduto egualmente -in Costantinopoli e riportato dal P. Maurizio da Tolone e da altri -Autori da' quali il buon Padre lo tolse, delle funi cioè, che in una -circostanza di gravissima pestilenza servirono a portare gli infermi -ai destinati ricoveri ed i morti ai sepolcri, e le quali, allorchè di -esse non s'ebbe più bisogno per tali ufficii, vennero gittate dietro -una cassa ed ivi dimenticate stettero senza esser mosse più di 20 anni; -ma ripigliate dopo detta epoca da un servo, costui s'infermò poco dopo -di peste e morì, e da lui in altri il rio seme essendosi propagato, -perirono in quella Capitale in conseguenza di detta causa, oltre dieci -mila persone. - -Parecchi altri esempii di questo genere sono riportati dal Fracastoro, -da Giorgio Garnero, dall'Hunzer, da Alessandro Benedetto, da Erasmo -Heden e da altri scrittori, che provano siccome effetti suscettibili, -o nascosti o per altra ragione posti fuori della possibilità di esser -penetrati e purgati dall'azione dell'aria e della luce, conservarono -in sè annidato per molti anni di seguito il rio germe pestilenziale, -il quale si è poi comunicato altrui per contatto, e valse a produrre -e propagare sotto l'influenza dell'opportunità individuale e del -favorevole concorso di circostanze atmosferiche telluriche, la stessa -terribile malattia. - -Sicchè, essendo difficilissimo, anzi impossibile, conoscere e -determinare il tempo durante il quale i germi del contagio possono -restar latenti nei corpi inanimati, negli effetti suscettibili -(mercanzie, vestiti, masserizie, robbe ecc.), senza perdere la -loro facoltà e forza riproduttiva appena si presentino circostanze -favorevoli al loro sviluppo; dappoichè la soluzione di questo problema -che dipende da un'infinità di circostanze diverse, le quali non -possono essere nè conosciute nè determinate, non potrà mai ottenersi -in modo attendibile per la scienza, nè utile e soddisfacente per lo -scopo legislativo, sarà di conseguenza molto meglio ammettere come -principio, come fatto positivo e generale, che tutte le robbe ed -effetti suscettibili (mercanzie, bagagli, vestiti ecc.) provenienti -dai luoghi infetti o sospetti, sia dal Levante o dalle altre parti -dove regna o suol regnare la peste, debbano essere considerate come se -effettivamente fossero già infette di contagio: e, posto ciò, cercar -di conoscere e determinare _quali siano i mezzi, quale il metodo più -sicuro, più sollecito e più conveniente per espurgarli, avendo in vista -principalmente di conciliare, per quanto è possibile, gli eminenti -riguardi della sicurezza pubblica con la convenienza de' privati, e -cogl'interessi della navigazione e del commercio_. - -Instituite che si avranno siffatte investigazioni, bene analizzati -i sistemi attuali di disinfettazione e di espurgo, e dietro li più -accurati e diligenti esami praticati colla scorta delle più estese -cognizioni e scoperte della chimica moderna e di una più illuminata -esperienza, riconosciuti e determinati i metodi migliori, quelli cioè -che mentre soddisfanno a tutte le viste della sicurezza pubblica, -sono atti a darci li richiesti risultamenti per la Sanità col minor -dispendio di tempo e col minor danno della navigazione e del commercio, -e a conciliare meglio che oggidì non si fa tutti i grandi interessi -sanitarii politico-commerciali, allora sì che si potrà dire di aver -fatto nella pubblica Amministrazione Sanitaria felicemente alcun passo, -e colti que' vantaggi per la sicurezza e prosperità nazionale cui ebbe -in mira ne' suoi atti ufficiali l'illuminata politica degli Stati di -Europa nell'intromettersi in questo grande argomento. - -Se non m'inganno, è assai probabile che dalla soluzione di questo -secondo quesito si colgano vantaggi ancora maggiori e più considerevoli -che dalla soluzione del primo; pervenendo a riconoscere l'inutilità, -l'inconvenienza e perfino il ridicolo di alcune pratiche di espurgo -usate attualmente nei Lazzeretti di Europa, la necessità di riformare -questa parte importantissima di economia sanitario-commerciale, e -stabilire d'accordo metodi di disinfezione più semplici, più regolari, -più ragionevoli, più spicciativi; ma nello stesso tempo egualmente -cauti e sicuri, concretandosi sui mezzi di un'applicazione utile ed -immediata; e sopprimendo tanti irragionevoli, indebiti ed esagerati -rigori, vincoli, ritardi e dispendii che gravitano senza ragion -sufficiente sul commercio e paralizzano parte considerevole dell'utile -che da questo rapido distributore delle ricchezze conviene attendersi -per l'incremento della prosperità nazionale. - -Se nelle congiunture di peste scoppiata o appena cessata in una città -o paese ecc., vengono spurgati in pochi giorni quantità di effetti che -hanno servito ad uso dei pestiferati, lordi ancora di sanie, di sangue, -di escrementi, e maneggiati successivamente e indossati da persone -sane, senza che per ciò ne segua alcuna nuova infezione[4]; se si -espurgano tuttogiorno in pochi minuti le lettere, i dispacci, le carte -che vengono da luoghi infetti o sospetti, ponendole immediatamente in -libera circolazione; se una quantità infinita di esperimenti ci hanno -già da tanti anni dimostrato, che oggetti infetti immersi nell'acqua, o -esposti all'azione dell'aria libera, della luce o del calorico portato -ad un grado forte, vennero dai detti agenti perfettamente spurgati in -un breve tempo; come pure da altri dati mezzi disinfettanti sono stati -egualmente distrutti o scomposti in breve tempo e con sicurezza i germi -pestilenziali che ragionevolmente ritener si dovevano in quegli oggetti -annidati; perchè sarà tuttora necessario tener le merci chiuse in un -Lazzeretto quaranta giorni e continuar ad esporre a pericolo la vita -di tanti uomini, obbligarli a mettersi con quelle merci a contatto -due volte al giorno (il così detto espurgo di prova) per chiarirsi se -vi sia o no la peste, e continuare in varie altre antiche pratiche -irragionevoli con un completo indifferentismo e senza alcun altro -esame? - -Nelle pratiche di espurgo delle varie merci sospette di peste, nei -mezzi usati e nella durata dei periodi contumaciali o d'aspettazione -che sono in vigore nei varii Lazzeretti di Europa, sussistono delle -anomalie e differenze considerevoli in guisa, che sembra che dette -misure disciplinari preservative non abbiano per base principii -solidi, massime generali dettate dalla ragione, dalla scienza e -dall'esperienza, ma unicamente il capriccio od un cieco empirismo. -Le stesse merci e persone della medesima provenienza sono soggette -in un Lazzeretto a 10 giorni di contumacia, in un altro a 14, in -un terzo ora a 21 ora a 28, in un quarto a 40. In alcuni Lazzeretti -si espurga col cloro e coll'aria, in altri coll'aria sola, in altri -col calorico, in altri finalmente si usa l'espurgo di prova, e via -discorrendo. Per esempio, al Lazzeretto di _Orsova_, limitrofo alla -Turchia, al punto dove si riuniscono le frontiere dell'Austria, -della Valacchia e della Servia, la contumacia è di soli dieci giorni -senza alcuna disinfettazione; a Odessa, che non è che tre giorni -distante da Costantinopoli, si fanno quattordici giorni di contumacia, -fumigazioni di cloro e spoglio; in Valacchia quattordici giorni ed -una fumigazione di zolfo; in Egitto sette giorni; in Grecia quindici -giorni; a Malta e negli altri porti Europei del Mediterraneo, -dell'Oceano e dell'Adriatico, distanti da Costantinopoli da cinque -giorni a due mesi, si esige una contumacia di vent'uno, vent'otto e -fino quaranta giorni, senza che si conosca su qual base, sopra quali -osservazioni ed esperienze sieno fondate nè l'esagerata severità degli -uni, nè la maggiore facilitazione degli altri. Così in alcuni Stati -di Europa li Colli di mercanzie che provengono da un paese sano e -sono diretti ad altro paese egualmente sano, ancorchè nell'effettuare -il tragitto sieno stati obbligati a passare per paese sospetto o -infetto, arrivati alla loro destinazione, non sono sottoposti ad alcuna -contumacia o riserva, e con grande utilità del commercio vengono messi -immediatamente in libera circolazione, perchè le Autorità Sanitarie -del luogo della partenza hanno il dovere di sigillare detti Colli di -merci col sigillo della Sanità e con quello del rispettivo Console, -scortarli con relativo Processo Verbale, in cui dev'essere constatata -la qualità dei suggelli e la loro integrità, e munito ciascun Collo di -un forte involucro a doppio strato, che si chiama _coperta di sanità_, -farli proseguire così senza più alla loro destinazione, accompagnati -dalla relativa _Fede_ o _certificato Sanitario_. Giunti che sieno al -luogo al quale sono destinati, dopo un tragitto più o meno lungo pel -paese infetto, vengono depositati al Lazzeretto, dove non si fa che -spogliarli degl'involucri esterni o coperte di Sanità; indi, verificata -l'integrità dei suggelli, e colla scorta del relativo Processo Verbale -riconosciuto esser integro il Collo ed essere stata rispettata la sua -inviolabilità, sono posti immediatamente a libera pratica, trattenute -soltanto al Lazzeretto le coperte che vengono con ogni diligenza -spurgate, indi consegnate a chi di diritto per gli usi e bisogni -ulteriori, senza altri aggravii e formalità; mentre invece in altri -paesi le stesse merci, per la sola ragion del passaggio attraverso -il paese sospetto o infetto, sono trattate nello stesso modo come se -direttamente procedessero da luogo infetto, ed assoggettate alla stessa -rigorosa quarantena. - -Biasima il Dott. Bulard, e a ragione, siffatta disarmonia, tanta -varietà di pratiche sanitarie o di mezzi impiegati per respingere ed -annientare la peste. A ragione egli dice essere ormai tempo che questa -grande quistione economico-politica fissi l'attenzione dei varii -Governi di Europa, e che si cerchi di mettersi d'accordo intorno ai -varii sistemi sanitarii di aspettazione, manipolazione, od espurgo; -procurando di conciliare per quanto è possibile con una saggia -legislazione la sicurezza pubblica coi bisogni del commercio e di una -navigazione ognor più crescente ed estesa in Oriente dove suol regnare -la peste, senza che pratiche sanitarie esagerate ed inconvenienti -pongano indebiti ostacoli ai progressi dei nostri rapporti commerciali -e giungano a falcidiare una parte dell'utile e dei beneficii, che le -popolazioni di Europa hanno ragione di attendersi da queste ampie -sorgenti di ricchezza e di prosperità nazionale. E non sarà questo -un bell'argomento di utile pubblico da prendersi in disamina dal -Congresso sanitario Europeo, senza bisogno ch'egli si occupi prima di -tutto, come propone il Dott. Bulard, ad instituire nuovi esperimenti -a fine di provare la contagiosità della peste, servendosi a tal uopo -dei delinquenti che la legge ha condannati alla pena capitale; poi, -qualora ciò non corrispondesse alle vedute del legislatore, appellarsi -al coraggio e alla filantropia dei Medici membri del Congresso, -invitandoli a subire detti terribili sperimenti, e ad incontrare una -gloriosa morte? Come mai sperare che tale idea strana potesse venire -bene accolta in Europa? È bensì vero e giusto il principio che il -Dottor Bulard allega ad appoggio della sua proposizione; quello cioè -«che una disposizione legislativa non può essere basata che sopra -la perfetta conoscenza del fatto al quale essa si adatta»; ma non è -giusta la sua applicazione, nè la conclusione che da tale principio -generale egli intende tirarne. A' nostri giorni, e dopo che una funesta -esperienza di molti secoli ha posto fuori di ogni quistione e di dubbio -la contagiosità della peste, non v'ha più bisogno di nuovi sperimenti -per provare questa verità di universale accettazione, e su cui oltre -l'esperienza di secoli, esistono moltissime cognizioni tradizionali ed -infinite e sempre costanti osservazioni antiche e moderne di tutti i -tempi, di tutti i paesi, in modo tale che non vi ha più chi ne dubiti, -e non si può dire di non avere di questo fatto piena conoscenza. - -Tutti li nuovi esperimenti, tutte le nuove osservazioni che, servendo -all'opinione del Dottor Bulard, si potrebbero fare dai signori Medici -componenti il Congresso, menerebbero alla conclusione _che la peste è -contagiosa_. Ma questo già lo sappiamo. Questo quesito interessante, -che il Dott. Bulard propone doversi sciogliere dal Congresso prima di -passare alla decisione del problema amministrativo, è già sciolto da -secoli. Il carattere contagioso della peste non è più per l'Europa -un problema. È un fatto già riconosciuto, che non ha più bisogno di -prova e sul quale tutti i dotti e sperimentati Medici, non escluso lo -stesso Dott. Bulard, tutti i Magistrati Sanitarii, tutti i Governi e -le persone più illuminate e imparziali di tutti i tempi, di tutti i -paesi sono già perfettamente d'accordo. Giova sperimentare qualunque -volta v'abbia penuria di fatti, quando si abbiano buone ragioni per -dubitare, e la quistione penda incerta, irresoluta; ma allorquando i -fatti abbondano, allorchè sono tutti concordi nè sussistono fondate -ragioni per dubitare, e la quistione è stata già risolta da molto -tempo in guisa che la soluzione del problema è divenuta un fatto -certo, invariabile, ammesso dal generale consentimento, a che pro -scandalezzare il genere umano col produrre ora in campo siffatta -quistione? - -Intorno poi alla qualità degl'individui sui quali si propone di fare -detti sperimenti, lasciando da parte gl'immensi imbarazzi, difficoltà -e pericoli cui sarebbero esposti i Signori del Congresso per ottenere -e mantenere sempre pronte al sacrificio le indicate vittime infelici; -convien riflettere, che essendo il pubblico esempio il principale -scopo cui mira la legge nel punire il delitto, ed il terribile castigo -inflitto al delinquente innanzi agli occhi di tutti, essendo diretto -non a vendicare la società, ma a servir di freno ai malvagi mal -intenzionati, onde impedire la rinnovazione della colpa; commutando la -pena capitale in un esperimento di peste, verrebbe a mancare lo scopo -salutar della legge, e si tradirebbero con ciò i più grandi interessi -della società. Relativamente ad alcuni Stati converrebbe poi ricercare, -chi si crederà in diritto di fare tali commutazioni, come rispetto ad -altri, chi sarà quello che le farà? E qualora anche queste commutazioni -venissero fatte, i Signori Medici componenti il Congresso si crederanno -poi in diritto di attentare alla vita dei loro simili? Saranno poi -essi disposti a fare, sebbene in altro modo e con altro mezzo, quello -che senza la commutazione sopraccennata avrebbe spettato all'esecutor -di giustizia? E se mancheranno i delinquenti per le preaccennate -esperienze, come supporre che i Signori Medici chiamati a formar parte -del ridetto Congresso vengano presi dalla vocazione di morire di peste, -e si offrano spontanei, in luogo dei delinquenti condannati alla pena -capitale, a subire sì terribili e funesti sperimenti per provare -la contagiosità della peste, la di lei essenza patologica, ed il -trattamento curativo che le conviene, ecc.? - -Allorchè il Dott. Bulard concepì quest'idea, e scrisse e sostenne -con tanta fermezza che per poter basare _un'irrevocabile_ (!!) -legislazione sanitaria, prima di tutto, e prima d'introdurre alcuna -modificazione o riforma negli attuali sistemi sanitarii, e fare -alcun cangiamento nell'attuale legislazione di contumacie, Lazzeretti -ecc., fosse necessario decidere la quistione scientifica col mezzo -di esperimenti, onde _eruire la verità del contagio pestilenziale_ -(!!) convien dire che venisse sedotto dalla fervida sua fantasia, -dalla nobile sua passione di raccogliere più estese cognizioni ed -esperienze in un argomento in cui diede tante prove di sublime carità -e di coraggio, mentre non s'avvide, che i nuovi esperimenti in tale -proposito istituiti, e così com'egli li propone, renderebbero sì -lunghe, imbrogliate e difficili le operazioni del Congresso, che -bisognerebbe aspettare mezzo secolo almeno prima di poter sperare la -desiderata riforma degli attuali sistemi di contumacia, e che alcun -utile cangiamento avesse luogo. Sicchè i felici risultamenti e le -conclusioni di questo Congresso Sanitario Europeo non sarebbero più -per noi, ma per le generazioni future, che sole sperar potrebbero di -godere il frutto di tanta scienza sanitaria riunita, fusa al crogiuolo -della propria sperienza; ed i Signori Medici ed altre persone dotte e -sperimentate chiamate a comporlo, prima di partire per l'isola che si -pensa assegnar loro a quartiere e porsi all'opera, pensar dovrebbero -seriamente a mettere in buon assetto tutte le cose loro, perchè non si -tratterebbe niente meno che di una definitiva traslocazione; giacchè -«_il preziosissimo albero che recar deve gli attesi benefici frutti -per tutto il mondo_» non può crescere sì presto, nè dare speranza di -frutto che dopo cinquanta o sessanta anni. Sedotto dall'ardente suo -zelo l'onorevole collega non fece riflesso che ove, per un'illimitata -deferenza alle di lui opinioni e proposizioni, i Governi di Europa -avessero la bontà di ordinare ai loro commissarii Medici, che prima -di tutto occupar si dovessero della contagiosità della peste, ciò -che non è probabile, mettendo in dubbio le osservazioni costanti -ed i fatti di tanti secoli, si arrischierebbe per ciò appunto di -trovarsi nel bujo più fitto che mai sopra questa materia; mentre -intraprendendo le proposte sperienze sopra i delinquenti o sopra i -Medici del Congresso, chi ci assicura che sarebbe per combinarsi in -essi la suscettività o attitudine individuale necessaria a contrarre la -malattia, quella che il Dott. Bulard chiama _organisme impressionable -par les circonstances prédisposantes_, e non piuttosto trovare in essi -quella certa impassibilità o inattitudine individuale al contagio, -sia idiosincrasica, sia artificiale; quello stato o condizione -dell'organismo _per cui le vie d'assorbimento divengono refrattarie -all'influenza morbifica di certe cause patogeniche_; quella immunità -che si osserva spessissimo in circostanze di peste e che tutti i -Medici pratici, compreso lo stesso Dott. Bulard, hanno riconosciuta -ed accennata; ovveramente, che per mancanza dell'influenza o concorso -delle circostanze atmosferico-telluriche opportune al morboso sviluppo -non avesse luogo la malattia, a malgrado l'attitudine individuale -e l'introduzione dei principii di secrezione morbifica sia per -inoculazione, sia per assorbimento, sia per ingestione o applicazione -endermica; giacchè, per quanto attivo sia il seme, per quanto fertile -e adattato il terreno che lo riceve e ricco di principii favorevoli al -sollecito suo sviluppo, ove manchi l'aria, l'acqua, l'opportuno grado -di calorico, la luce, quelle condizioni in somma atmosferico-telluriche -che sono indispensabili alla sua elaborazione e sviluppo, il germe non -si svolgerà, non pullulerà, non darà alcun prodotto, ma indecomposto -ed inerte resterà a marcire entro quel corpo medesimo che doveva -prestargli vita e alimento. Allora sì che i signori Medici oppugnatori -della contagiosità della peste, i grandi agitatori e fabbricatori di -nuovi sistemi comparirebbero schierati in battaglia con armi e bagaglio -a cantar vittoria, ed in vece che sciogliere la quistione la si avrebbe -avviluppata, resa difficile e incerta. Sicchè coi nostri pericolosi -sperimenti avremmo reso un cattivo servigio all'umanità. - -Senza immergerci in nuove quistioni scientifiche, delle quali già ne -abbiamo abbastanza, che terminerebbero come tante altre senza nulla -concludere e lascierebbero _in statu quo_ le già radicate opinioni -intorno alla peste; in vece di prender la cosa dalla creazione del -mondo, non sarebbe forse meglio e più utile ammettere la comunicabilità -della peste come un fatto certo e positivo di generale accettazione, -una verità già dimostrata e provata, cercar di profittare del passato -e delle esperienze ed osservazioni che già possediamo copiosissime su -questa materia, nonchè dei progressi fatti dalle scienze fisiche pei -nostri bisogni presenti e futuri, ed a fine di cogliere il contemplato -scopo della sicurezza e prosperità pubblica con una saggia legislazione -meglio corrispondente ai nostri bisogni ed ai nostri interessi? Ciò -sarebbe, a mio credere, molto più saggio e più conveniente, senza -dover protrarre di molti anni una riforma già riconosciuta utile -e sommamente importante agl'interessi della società, per la sola -ragione di occuparsi a combattere le capricciose opinioni contrarie di -qualche scienziato invaso dalla smania di singolarizzarsi e rendersi -celebre nella via del progresso, o di tal altro saputello del facile -sentenziare, schierato materialmente sotto le bandiere di qualche -ardito innovatore e propagator di sistemi, senza obbligar il Congresso -ad entrare nel caos di siffatte quistioni, dalle quali, come si è detto -di sopra, non si possono sperare risultamenti decisivi, e soltanto v'ha -la grande probabilità di suscitare nuove quistioni e render più tarda, -più difficile la riforma cui mira l'illuminata politica dei Governi di -Europa. - -Lo stesso Dott. Bulard non avendo ora più bisogno di convincere -sopra questo argomento alcuni Medici dell'Egitto coi quali ebbe delle -discrepanze, e di provare per la via esperimentale l'assurdità delle -loro opinioni anticontagioniste; e d'altronde conoscendo ora un po' -meglio come la pensino su tale argomento i Medici ed i Governi di -Europa, è probabile che fosse per convenire spontaneo sulla superfluità -di promuovere siffatta quistione e sull'inopportunità dei proposti -sperimenti. Ciò tanto più facilmente è credibile, quanto che essendo -egli già pienamente convinto e persuaso del carattere contagioso della -peste, non si sa concepire come possa cotanto insistere per provare -un fatto di cui egli stesso ha l'intimo convincimento. Ch'egli così la -pensi intorno alla contagiosità della peste, li seguenti brani tratti -dalli stessi suoi scritti serviranno sempre più a dimostrarlo. - - ECONOMIE SANITAIRE - - _Etiologie._ - - «Quoique cette cause soit complétement inconnue (la cause prochaine - et essentielle de la peste) on sait qu'elle est essentiellement - contagieuse, c'est-à-dire qu'elle ne peut se propager que par - une voie individuelle, soit qu'on se mette en rapport direct - avec les pestiférés, ou avec des individus soupçonnés de l'être, - soit qu'on touche des effets à leur usage ou considérés comme - dépositaires du principe pestilentiel, soit seulement qu'on se - trouve dans la sphère d'activité d'un pestiféré. Dans tous les - cas, il y a eu _rapport_ et la maladie _peut_ se communiquer, mais - non pas _nécessairement_; au contraire, ses effets sont toujours - circonscrits et toujours subordonnés à certaines circonstances qui - paraissaient provoquer les causes prédisposantes.» - - A. B. - - (_Supplément au N.º 305 du Journal de Smyrne N.º 2_) - - «Dans les circonstances remarquables qui font l'objet de ce rapport - et des quelles nous avons été témoin, la transmission du principe - de la maladie ne peut nécessairement s'expliquer que par une cause - tout individuelle, toute déduite d'une raison de contact ou de la - sphère d'activité des malades, qui n'est elle-même qu'une forme de - contact; elle ne saurait être rapportée ni à une cause locale ni - à une influence accidentelle d'atmosphère, car pas un seul cas de - peste n'existait en Egypte depuis 1824». - - «Tel était l'état sanitaire d'Alexandrie et de toute l'Egypte à - cette époque. Il n'y avait de pestiférés que dans le Lazaret où - les accidents finissent toujours par s'éteindre sans que jamais - d'autres cas de peste surgissent simultanément au dehors et - puissent faire croire à une influence pathogénique endémique.» - - - «Rendons-nous donc à l'évidence des chiffres, au matérialisme - des faits, et convenons que la raison d'effets si différents - gît, toute, dans des causes individuelles si différentes aussi; - que la différence des résultats est nécessairement déduite de la - différence d'action, en un mot, qu'ici l'isolement sauve, et que là - la libre pratique tue.» - - (_A. Bulard, De la Peste Orientale, Paris 1839, pag. 18 e 40_). - -Osserverò in oltre, siccome il Dott. Bulard, mentre richiede un -Congresso Sanitario Europeo perchè occupar si debba _ad istabilire -un sistema sanitario uniforme in tutti i paesi_, atto a guarentire la -sicurezza pubblica, provvedere convenientemente agli interessi della -navigazione e del commercio delle nazioni, ed a riconoscere in qual -modo distruggere con sicurezza e nel più breve tempo possibile i germi -del contagio pestilenziale che possono trovarsi annidati negli oggetti -e nelle merci che vengono d'Oriente; mentre egli stesso avverte, che -questo Congresso composto di Medici dotti ed esperimentati e di uomini -di Stato, dovrebbe occuparsi dei grandi problemi di economia politica -e commerciale per una radicale riforma sanitaria, non riserva poi -alle deliberazioni e conclusioni del Congresso dette grandi quistioni -politico-amministrative riferibili alla radicale riforma sopraccennata, -da che le decide egli stesso anticipatamente; e quello che pare lo -interessi maggiormente si è, che i detti signori Medici ed uomini di -Stato componenti il Congresso faccian la parte di testimonii competenti -onde convalidare gli esperimenti e servire alla conferma ed al sostegno -delle di lui opinioni; ed abbiano a prestarsi in particolare alla -ripetuta applicazione del rimedio la cui scoperta il Dott. Bulard -riserva per sè. (_V. Omodei. Annali Univ. di Medicina Fascic. Febbrajo -e Marzo 1839 fac. 455. Dott. Beer Gesundheits-Zeitung 3 Dicembre 1838 -N.º 97_). - -Ed in vero; prima ancora che sia stato dai Governi deliberato sulla -massima se il detto Congresso debba aver luogo o no, egli ha già deciso -ed annunciato; - -«Che detto Congresso di dotti dovrà radunarsi sopra un'Isola del -Mediterraneo e precisamente a Malta (_Op. cit. pag. 451_); - -Che il primo atto del Congresso dovrà essere la redazione delle proprie -ricerche, sperienze e discussioni (_ivi_); - -Che dopo finito questo lavoro preparatorio dovrà passare immediatamente -ai fatti della medicina sperimentale (_ivi_); - -Che i sperimenti da farsi dal Congresso dovranno precisare se la peste -si propaghi per contatto immediato o mediato; se in distanza, cioè per -la sfera d'influenza dei malati, ovvero per innesto (_pag. 452_). - -Ed acciocchè questi sperimenti possano condurre a risultati pratici -vantaggiosi alle legislazioni, 1.º che debbano istituirsi fuori delle -località di peste, indi nel loro centro, durante l'influenza del morbo -e dopo cessato lo stesso, come pure ne' suoi diversi rapporti di tempo -e di luogo; 2.º che le esperienze debbano eseguirsi sopra stranieri -ed indigeni, sani e malati, vaccinati e non vaccinati; avanti e dopo -il vajuolo naturale, con e senza fonticoli ed altri esterni rivelenti, -avanti e dopo superata la peste, ed in persone che non ebbero relazione -alcuna con effetti infetti e che non si trovarono mai nel mezzo della -sfera dell'influenza del male ecc. ecc. (_ivi_). - -(Ci vuol altro che mezzo secolo per poter combinare tutte queste -circostanze onde mandar ad effetto tutte le indicate specie di -esperimenti. Occorreranno ben altro che soli delinquenti, vaccinati e -non vaccinati, per eseguirli, per mettere in pratica tutte le indicate -diverse specie di esperienze, ed i signori Membri componenti il -Congresso dovranno fare parecchie passeggiate in corpo fuori dell'Isola -per eseguire le loro esperienze nelle località ove abbia fatto centro -la peste, poi dove essa avesse appena cessato, e ne' suoi diversi -rapporti di tempo e di luogo). - -Non riserva, dissi, la soluzione delle sopraccennate grandi quistioni -al Congresso, giacchè anticipatamente ha deciso ed annunciato: - -Che tutti i Lazzeretti Europei contro la peste possono essere -rimpiazzati da un solo Lazzeretto centrale, e che questo debba essere a -Malta (_pag. 455_); - -Che 24 ore per le merci, e 7-8 giorni per le persone sarebbero -l'estremo termine che in qualunque caso e sotto ogni rapporto -potrebbero offrire la più sicura guarentigia di Lazzeretto (_pag. -455_); - -Che tutti i profumi di espurgo sono empirici e riescono affatto -superflui (_ivi_); e cose simili. - -Ma ancora più rimarcabile si è, che il ridetto signor Dottor Bulard -pubblica le sue opinioni, pianta le sue proposizioni con tuono assoluto -e franco senza darsi poi la pena di provarle, sicchè pare che esiga una -cieca deferenza per esse. Il perchè, quelle opinioni e proposizioni -non potrebbero esser poste a calcolo nella scelta delle misure -per il nostro ben essere. Non basta accennare una verità, bisogna -provarla. Chi vuol essere creduto e seguito, se anche non può sperar -di convincere, deve cercar almeno di persuadere. Non basta invocare -la scienza, convien dimostrare ed appoggiare alla scienza ciò che si -propone e si dice. Convien ragionare, ed ai fatti contrapporre dei -fatti e non parole e vaghe asserzioni; _res non verba_. - -E tanto meno disposti saranno forse i Medici ed i Governi di Europa -a deferire ciecamente alle di lui proposizioni, quanto che in esse -s'incontrano non di rado delle contraddizioni; per esempio: — - -Il Dott. Bulard ha ripetutamente e vivamente rappresentato tanto nelle -sue Memorie lette alle Società Mediche della Germania, quanto nella sua -Opera ultimamente pubblicata a Parigi, la necessità che il Congresso, -prima di tutto e prima d'intraprendere alcuna riforma degli attuali -sistemi sanitarii, debba occuparsi a provare col mezzo di esperimenti -la contagiosità della peste come ho accennato di sopra, _giacchè_, dice -egli, _una disposizione legislativa non può essere basata che sopra la -perfetta conoscenza del fatto al quale essa si applica_. - -È però osservabile, siccome alcuni mesi prima, cioè in Marzo 1838, -aveva detto e pubblicato a Costantinopoli quanto segue: - - «La contagion de la peste est aujourd'hui un fait qui, dans - l'esprit du legislateur, n'a plus besoin du demonstration; - l'observation médicale, d'une part, et l'immunité des mesures - sanitaires de l'autre, sont trop affirmatives de cette vérité - pour qu'il puisse subsister le moindre doute à cet egard. En - effet, avant l'erection des Lazarets, l'Europe, toute entière - fut plusieurs fois envahie par les pestes les plus meurtrières; - l'Angleterre, la France, l'Italie, l'Allemagne, la Russie, furent - successivement le théâtre des plus affreux ravages. Mais depuis - que de mesures répulsives ont étè appliquées aux frontiéres de - ces differens états, ils en ont été constamment préservés, et - si quelquefois des rares accidens y ont eclaté après l'arrivée - des navires infectes, ils ont été aussitôt combattus, anéantis, - et n'ont ainsi servi qu'à mieux prouver encore que la peste est - réellement importée et que les mesures sanitaires en empêchent - toujours l'extension.» - - A. B. - - (Vedi _Supplément au N.º 310 du Journal de Smyrne N.º 7, 31 Mars - 1838_) - -Così pure nello stesso discorso tenuto sulla peste del Levante addì 16 -Novembre 1838 all'I. R. Società Medica di Vienna, in quello stesso col -quale accennò siccome egli intendeva _preparare le generazioni avvenire -pel completo scioglimento del quesito sulla peste, dare a detto -quesito la maggiore pubblicità, e richiamare la mente del legislatore -e degl'intelligenti sulla importanza della loro cooperazione per -l'eseguimento di misure che renderebbonsi atte a fare della storia -della peste un libro morto (!!)_, nello stesso discorso, dicesi, -in cui espose che il Congresso dovrà _eruire la verità del contagio -pestilenziale_ col mezzo degli esperimenti, e indicò le svariate forme -e specie di essi, da farsi dal Congresso, per provare la contagiosità -della peste, soggiunge poco dopo quanto segue: — - -1.º «La contagiosità della peste è una cosa di fatto, dimostrata -dall'osservazione Medica e dall'immunità che ne risulta -dall'isolamento.» - -2.º «I vantaggi di rigorose quarantene sono immensi per le popolazioni, -amministrazione industria, commercio, agricoltura, politica, interessi -pubblici e privati.» - -E se i vantaggi di una rigorosa quarantena sono immensi, non si -saprebbe poi come sole 24 ore di contumacia e di espurgo per qualunque -merce, in qualunque caso e sotto qualunque rapporto, possano bastare -per la più sicura guarentigia della salute pubblica. - -Egli ha detto (_pag. 455, Op. cit._) che «tutti i Lazzeretti Europei -ponno essere rimpiazzati da un solo Lazzeretto Centrale;» e poco -appresso «propose Malta come luogo pel solo Lazzaretto Centrale» -giacchè «la sola Malta (dic'egli) riunisce quasi tutti i vantaggi de' -Lazzeretti Europei.» Indi accortosi che così facendo sarebbe rendere -un cattivo servigio a quelle provenienze d'Oriente che sono dirette pei -porti dell'Adriatico, soggiunge che si potrà riparare all'inconveniente -«facendo sopra qualche isola dell'Adriatico un secondo Lazzeretto -destinato al commercio di questo mare.» Ma nella pagina precedente -(454) aveva già annunciato, siccome «riteneva per sommamente necessaria -una nuova visita dello stato attuale degli Stabilimenti sanitarii -in Europa, tanto riguardo alla loro costruzione ed alle pratiche nel -medesimo osservate, quanto al tempo delle contumacie ecc.» - -Ora, se tutti i Lazzeretti di Europa devono andar soppressi, e venir -rimpiazzati da un solo a Malta, o tutto al più da due, a che perdere -inutilmente il tempo e l'opera nell'analizzarli ed esaminare la loro -costruzione? - -Finalmente sopra questo argomento riporterò alcune giuste e saggie -osservazioni del Dott. Cervelleri, che si leggono nelle _Effemeridi di -Medicina e Chirurgia ecc._ di Napoli. - -«Riuniscasi il Congresso in Malta, sia qui eretto un Lazzeretto -generale per gli oggetti provenienti d'Oriente, s'attenda massimamente -alle misure più salutari per conseguire il grande oggetto di tale -riunione, ma si travagli attivamente a tanta opera, senza intrattenersi -in episodii teorici, senza occuparsi in esperimenti difficili, e -di dubbia risultanza. Si può profittare dei molti fatti, e delle -esperienze da altri raccolte: i materiali che esistono congiuntamente -ad altri fatti che in breve periodo il congresso sanitario sarebbe in -grado di raccogliere, potrebbero fornir bastevoli elementi alla parte -del lavoro risguardante il più sicuro ed uniforme accordo di leggi -sanitarie. Ogni altro minuto esame potrebbe esser tacciato di troppa -sottigliezza teorica, e sarebbe da riserbarsi a miglior tempo.» - -«La quistione della estinzione della peste dovrebbe poi risolversi in -Egitto, mentre essendo ivi l'antica sua sede ed origine, ivi dovrebbe -il Congresso esaminar tutte le condizioni, le influenze che promuovono -lo sviluppamento del contagio, e proporre i mezzi come distruggerlo; -opera questa difficoltosa oltre ogni dire, alla quale non si potrà -pervenire che dopo lunghissimi studii. Da ciò si vede, che se questo -quesito dovesse occupare in prima l'attenzione del Congresso, l'affare -diverrebbe sempre più complicato, e lo scioglimento più difficoltoso e -lontano.» - -«Dopo avere il Dott. Bulard richiesto un Congresso Sanitario Europeo, -ed indicato ne' modi i più generali e spesso esagerati gli argomenti -de' quali tal Congresso dovrà occuparsi, dice esistere nelle sue mani -i materiali scientifici, ed amministrativi necessarii alla facile -soluzione de' proposti quesiti. Qui sembraci incorso in evidente -contraddizione il dotto nostro collega. Se i materiali necessarii alla -soluzione de' proposti quesiti esistono in sue mani, perchè proporre -al Congresso tanti problemi, come se la peste fosse malattia nuova, -e bisognasse ora studiarla per la prima volta? Perchè non pubblicar -con franchezza e lealtà quei materiali scientifici? Qual ragione -potè indurre il valente autore a serbarli ignorati sino all'epoca -della riunione del Congresso, o rivelarli a richiesta de' Governi? -Fa dunque mestieri che gli si faccia una petizione diplomatica perchè -egli renda di pubblica ragione le sue scoperte? Mentre che si propone -ai Governi un Congresso Sanitario Europeo, mentre si propongono le -molte difficili quistioni, delle quali dovrà tal Congresso occuparsi, -nonchè i moltiplici sperimenti creduti necessarii allo scioglimento -degl'ideali quesiti, si annuncia esser pronti i materiali scientifici -per la soluzione _facile_ dei proposti quesiti, e, ciocchè fa più -meraviglia, s'indicano di già le conseguenze pratiche alle quali -menano! Qui il dilemma è chiarissimo: o i materiali scientifici ed -amministrativi esistono, o debbono ancora raccorsi; o il Congresso -Sanitario è chiamato ad esaminare e sanzionare i materiali scientifici -raccolti dal Dott. Bulard, o dovrà procedere, come se quest'argomento -della peste sia oscuro ed affatto ignorato; o il problema è risoluto, -o è da risolvere. Nel primo caso, perchè proporre inumani e perigliosi -esperimenti, perchè domandar la riunione di un Congresso scientifico? -Perchè esporre come dubbio o problema in teoria ciocchè si è esposto -come fatto nelle applicazioni? Vi sarebbero forse conseguenze senza -premesse, effetti senza cagioni? Per un uomo, come il Dott. Bulard, che -a proprio rischio ha studiato la peste sul teatro delle sue stragi, -e che si è fatto ammirare pel suo filantropico zelo, è grave torto -il farsi richiedere per manifestare i risultamenti della propria -esperienza, ovvero attendere un'epoca indeterminata per produrli.» - -«La stessa e più forte censura è da apporglisi pel segreto che vuol -serbare circa il rimedio per la cura della peste, ch'Ei dice aver -ritrovato. Adunque tutti gli uomini che morranno di peste sino alla -riunione dell'ancor problematico Congresso saran vittime del misterioso -silenzio del Dott. Bulard. Noi non vogliam tacciarlo di ciarlatanismo, -ma certo ha egli contratto col mondo intiero un obbligo, del quale è -giuoco forza isdebitarsi. Ogni uomo ha il diritto di domandargli la -rivelazion del ritrovato rimedio. E se il Congresso non si convocherà; -e se veruna formale petizione verrà fatta al Dott. Bulard, indugierà -egli a pubblicare i suoi materiali scientifici col pericolo di violare -i diritti più sacri dell'umanità? Egli ha eccitato per tutta Europa un -desiderio vivissimo, e non dovrebbe tardare a soddisfarlo. Non sarebbe -poi gran male, che pubblicasse i suoi materiali scientifici prima della -riunion del proposto Congresso sanitario. Potrebbero anzi per tal modo -i dotti valutarli innanzi tempo e farvi quelle aggiunzioni, delle quali -naturalmente abbisognano progetti siffatti. I componenti il Congresso -trarrebbero così profitto dalle cognizioni del Dott. Bulard, e dalle -proprie non solo, ma eziandio da quelle de' molti dotti, i quali -certamente prenderebbero a disamina il proprio argomento.» - -«Dobbiamo in fine notare, che, sceverato dalle speculazioni -metafisiche, che costituiscono una utopia e non già un piano -facilmente, rapidamente e generalmente adottabile, il progetto del -Dott. Bulard sembraci utilissimo e di universale interesse.» - -Ciò intorno ai pensamenti e proposizioni del Dott. Bulard nel detto -Congresso, il quale, come egli dice «_deve confluire possentemente -sopra il morale delle popolazioni d'Oriente e sulla legislazione di -Europa_.» - - -«Con una riforma sanitaria radicale e razionale saranno effettivamente -armonizzati gl'interessi delle contrade elettive della peste, e di -quelle che ne sono garantite. Con questo mezzo l'Oriente e l'Occidente -saranno definitivamente chiamati ad una comunione franca ed intera. -Ma a fin che si realizzino prontamente e sicuramente i beneficii -dipendenti da questa innovazione, conviene che l'Europa intera vi -concorra in un Congresso Sanitario di dotti, di cui l'alta missione sia -esaminare e riconoscere tutto ciò che vi ha di reale e di utile, o di -esagerato in questo progetto.» - -Che se per amore di verità, per interesse del pubblico bene ho -creduto dover avvisare a quel poco di strano o d'irragionevole che -mi parve poter notare nei pensamenti e proposizioni del Dott. Bulard -relativamente al Congresso, dalla cui troppo franca esposizione -ove si fosse egli prudentemente astenuto è probabile che avrebbe -più facilmente raggiunto il suo scopo, debbo però per giustizia -dichiarare, esser egli meritevole di grandissima lode pel coraggio, -per l'ammirabile intrepidezza e perseveranza con cui intraprese lo -studio della peste e si espose per tanti anni di seguito a privazioni, -a disagi, all'immediato pericolo di un'infezione pestilenziale, e di -perder per essa la vita, mosso dal più sublime sentimento di carità -e dall'amor della scienza. Meritevoli certamente di memoria e di -encomio sono le belle e dotte sue osservazioni sulla peste, nelle quali -s'incontrano quelle grandi verità pratiche che invano si cercherebbero -in un gran numero di opere voluminose sullo stesso argomento. Molti -articoli del suo Giornale _La Peste_, e della sua Opera sopra il -medesimo subietto, specialmente nella parte pratica, meriterebbero di -esser attentamente studiati e conosciuti da tutti quelli che amano -di acquistare chiare e precise conoscenze sopra la peste, e di non -trovarsi nell'imbarazzo all'occasione di qualche insorgenza di contagio -e nel pericolo di render palese la loro vergognosa nudità. Il Dott. -Bulard ha poi il grandissimo merito di essere stato quello che ha dato -il più valido impulso all'introduzione delle istituzioni sanitarie a -Costantinopoli ed in varie provincie dell'Impero Ottomano. - -Essendo questo un argomento di grande utilità pubblica, l'argomento del -giorno, che ha meritato di destar l'attenzione dei Governi di Europa, -e di cui hanno parlato e parlano molti Giornali delle varie nazioni, -ho creduto non dover defraudare di tali notizie i benevoli leggitori -di questa mia Opera. E sebbene il soggetto fosse tale da non doversi -trattare in una Nota, e la Nota risultar dovesse necessariamente -troppo lunga, pure, non potendosi combinare altrimenti, pensai che -fosse meglio fare così che far niente. E giacchè sono sul parlar -delle quistioni promosse dai Governi di Europa ai Medici dell'Oriente -sopra questo medesimo grande argomento, spero non sarà discaro a' miei -lettori di conoscere il tenore dello quistioni indirizzate dal Governo -Inglese ai Medici dell'Oriente sulla natura contagiosa della peste. -Alle quali quistioni il professore Clot-Bey, Ispettore della Sanità -dell'Egitto, avendo risposto e comunicate le date risposte, al Dott. -Raffaele Zarlenga, si trovano e gli uni e le altre diligentemente -riportati nei due Fascicoli Agosto e Settembre-Ottobre e Novembre 1839 -del Giornale Italiano Medico-Chirurgico _Il Severino_, nell'ultimo de' -quali viene dato pure il ritratto del Sig. Dott. Clot-Bey, già elevato -dal Vice-Re dell'Egitto nel 1835 al grado di Bey di primo ordine, -ultimamente promosso dal Governo Francese ad ufficiale della legion -d'onore, da Sua Santità a Cavaliere di S. Gregorio Magno, da S. M. il -Re di Napoli a Commendatore del real ordine di Francesco I. e da S. -M. l'Imperatore di tutte le Russie decorato eziandio dell'ordine di -s. Alessandro Newsky per le sue benemerenze verso il Governo Egizio, -dove si è dedicato alla direzione del grande Stabilimento d'istruzion -pubblica pochi anni sono trasportato a Kassel-En, nella qual direzione -come nella parte dell'istruzione venne ora rimpiazzato da altri. Dice -il Dott. Zarlenga, che il ridetto Professore (Clot-Bey) si propone -«di pubblicare quanto prima il risultato delle sue osservazioni sulla -peste.» - - -_Quistioni proposte dal Governo Inglese ai Medici dell'Oriente col -mezzo de' suoi Agenti Consolari nel Levante Ottomano._ - -1.º La peste si comunica per contagio? - -2.º La peste si comunica per contagio o per qualche altro mezzo, ed in -questo caso per quale? - -3.º Il contatto con una persona infetta è necessario per produrre -la peste, o pure basta solo il semplice avvicinamento di una persona -infetta? - -4.º I corpi stati in contatto con una persona infetta possono -comunicare la peste, e, potendolo, quali sono queste sostanze? - -5.º Quanto tempo può l'infezione della peste restar nascosta in un -individuo infetto prima di appalesarsi per segni evidenti? - -6.º Per quanto tempo la materia contagiosa della peste nascosta nei -corpi inerti può conservare il suo potere contagioso? - -7.º Quali sono i mezzi per i quali i corpi contenenti la materia -contagiosa della peste potrebbero essere purificati? - -Queste sono le quistioni indirizzate dal Nobile Lord Ministro degli -affari esteri di S. M. la Regina d'Inghilterra ai Medici dell'Oriente -sulla natura contagiosa della peste, e che il Dott. Zarlenga ha -pubblicate nei fascicoli 92, 93, 94, 95 del Giornale sopraccitato, -indicando essergliele state offerte ed inviate dallo stesso professore -Clot-Bey. - -Intorno alle risposte date dal ridetto professore Clot-Bey alle -sopraenunciate quistioni ho già detto nella Nota precedente (lettera -_d_) quanto forse poteva occorrere che fosse conosciuto. Ivi ho -anche esposto francamente il mio sentimento sopra quelle risposte. -Credo superfluo intrattenere ulteriormente su di esse i miei lettori. -Quelli che amassero di conoscerle per esteso potranno leggerle nello -stesso Giornale _Il Severino_ nei fascicoli sopraccitati, dove vi son -riportate. Lo stesso Dott. Zarlenga redattor dell'articolo accenna il -suo divisamento di pubblicare in peculiar memoria l'originale francese -dell'autore contenente le soluzioni dei detti quesiti con le sue -osservazioni. - -Prima di chiudere quest'articolo mi permetterò di presentare al -pubblico una mia idea, perchè presa in esame, vi dia quel peso che può -meritare. - -Giacchè sembra che il progetto del Dott. Bulard sul Congresso Sanitario -Europeo sia stato aggiornato a tempo indeterminato; giacchè con saggio -divisamento e per puro amore di scienza si tiene ogni anno, ora in una -ora nell'altra delle principali città di Europa un Congresso di dotti -a cui intervengono per ordinario uomini distintissimi per talenti per -esperienza e per dottrina, sì nazionali che stranieri, e la sezione -de' Medici si osserva per solito essere la più numerosa; giacchè i -progressi della scienza, l'utile pubblico, e specialmente la salute -del popolo costituiscono il principalissimo scopo di tali riunioni -scientifiche, le quali dall'illuminata politica de' Sovrani di Europa -vengono con ogni specie di modi e favori incoraggiate e protette; -giacchè in esse, pei profondi studii di tanti uomini celebri, per la -vicendevole comunicazione dei lumi e della particolare sperienza, le -più difficili quistioni scientifiche vengono trattate e maestrevolmente -svolte; dappoichè la società ha ragion di sperare sempre maggiore -profitto dagli sforzi riuniti di tanti uomini sommi nell'arte, sì -favoriti e protetti da possenti mezzi e dalle Sovrane provvidissime -disposizioni sorretti; perchè non potrebbonsi in queste annue adunanze -di savii e maestri di scienze salutari le sopraccennate grandi -quistioni politico-sanitarie di generale interesse utilmente agitare? -Qual'altra quistione scientifica potrebbesi mai presentare ad una -dotta adunanza che avesse un più grande interesse per l'umanità e che -fosse di un maggior utile pubblico, più generale e più riconosciuto? -I riconoscimenti e le conclusioni di una società così colta e -rispettabile, di soggetti distinti per talenti, per esperienza e per -dottrina, non potrebbero mancare di esercitare una possente influenza -sulle opinioni dei Magistrati e dei Governi delle varie nazioni -d'Europa, e di cooperare per tal mezzo a quell'utile riforma dei -Sanitarii sistemi, che si riconosce necessaria e che incessantemente -viene reclamata dai più grandi interessi di tutte le nazioni. In tal -guisa que' dotti sperar potrebbero di esser nel caso di retribuire in -qualche modo alla generosa ospitalità ed al favore de' Principi che con -tanta magnanimità e cortesia li accolgono, e lasciar onorevoli traccie -dei loro nobili sforzi ed una grata memoria impressa nella riconoscenza -de' popoli. - -L'imparziale giudizio di un Consesso di dotti delle varie nazioni -sopra alcune grandi verità pratiche di utile pubblico, apprezzando i -fatti al suo giusto valore, e concedendo al merito il dovuto onore, -ovviare forse potrebbe eziandio, almeno in parte, alle fatalissime -conseguenze che dipendono da quelle picciole gelosie di mestiere, -da quella sciaurata meschina rivalità mascherata con finissima arte -sotto ogni specie d'ipocrisia, per cui tanti uomini abili e delle più -felici disposizioni, anzichè venire incoraggiati e protetti, giacciono -nell'avvilimento e nell'impotenza di alcuna cosa operare a vantaggio -della società, vittima di odiosi secreti maneggi. - -In vece che limitare a soli 15 giorni la durata delle sopraccennate -dotte adunanze, ove nulla ostasse alla massima, si potrebbe protrarla -a 20, dedicando esclusivamente gli ultimi cinque giorni al trattamento -e discussione di que' subbietti che risguardano le malattie popolari a -contagio specifico, e principalmente la peste orientale. - -E dappoichè sento che nei due anni successivi 1840, 1841 la riunione di -dotti avrà luogo, il primo anno in Torino, il secondo forse a Firenze, -sarà soddisfacente il veder partire d'Italia questo generoso appello -alla scienza per un'utile riforma de' sanitarii sistemi, reclamata -dagl'interessi di tutte le nazioni, che corrisponda egualmente ai -progressi delle scienze, alle voci dell'umanità, e alla natura delle -attuali relazioni fra l'Oriente e l'Occidente; partire da quel paese -medesimo che vanta la gloria delle prime istituzioni sanitarie, e di -saggie e provvidissime leggi a difesa della pubblica salute, e che fu -il primo benemerito della diffusione fra gli altri popoli di conoscenze -utili sopra questa materia, per l'attivazione di misure repulsive e -preservatrici contro il flagello più grande e più devastatore della -specie umana. - -Ed ove per una più chiara dimostrazione dei fatti, per ragionamenti -convincentissimi venisse dato alle sopraccennate dotte adunanze di -ridestare sopra questo grande argomento l'attenzione de' Principi e dei -Governi che tengono in mano il freno regolatore della prosperità de' -popoli, e riescir potesse determinarli definitivamente ad abbracciare -d'accordo il grande progetto di sanitaria riforma e mandarlo ad -effetto, l'illustre Consesso avrebbe colto felicemente il suo scopo, -aggiunto nuovo splendore alla gloria d'Italia, e recato un grande -beneficio agl'interessi di tutte le nazioni commerciali marittime che -mantengono più o meno estese relazioni coi paesi d'Oriente. - -(_f_) Fra le malattie contagiose a tipo epidemico, la peste è una -delle più difficili a conoscersi al suo primo apparire. Nessun'altra -presenta tanta diversità, quantità e gravità di sintomi in un tempo più -breve e con maggiore rapidità; e siccome per ordinario suol comparire -sotto mentite sembianze ed inattesamente, così facilmente s'insinua -sconosciuta e confusa con altre malattie, delle quali, ingannando, -usa assumere l'aspetto. La peste è quella malattia che in tutti i -tempi ha dato luogo ad un maggior numero di dispareri e discussioni -fra i medici, di controversie, di bizzarre teorie e contraddizioni -fra gli autori. Fra le malattie antiche che affliggono ancora la -specie umana è quella in cui la scienza ha fatto i minori progressi, -in cui la parte diagnostica è tuttora la più difficile, l'etiologica -la più sconosciuta, la terapeutica la meno efficace, ed in cui tutte -le investigazioni ed i tentativi finora intrapresi hanno avuto i -minori risultamenti. S'inganna d'assai chi crede che la peste sia una -malattia facilmente riconoscibile, che i segni di essa abbiano una tale -uniformità da poter facilmente essere contraddistinti. Per convincersi -di questa verità basterà consultare la storia, e si vedrà per essa, -siccome in un gran numero di casi, medici riputatissimi chiamati a -dar giudizio non la riconobbero, e sono incorsi in gravissimi sbagli -fecondi delle più funeste conseguenze. - -Senza parlar delle pestilenze dei remoti tempi, di una delle quali (la -celebre peste di Atene) narrando Tucidide, così si esprime «I medici -non sapevano trovarvi rimedio, e nel principio non s'accorsono che -malattia che la si fusse; ma essi tanto più erano i primi a morire, -quanto eglino più che gli altri s'approssimavano» (_Tucid. lib. II. -cap.48, traduzione dello Strozzi_), farò alcuni cenni intorno a quelle -che si riferiscono a questi ultimi secoli. - -Nella peste di Venezia del 1555-56 Nicolò Massa, medico a que' tempi -riputatissimo, incorse in grave errore, da che chiamato a dare giudizio -sulla natura del male non ebbe a riconoscerla, ed attribuì a vizio -dell'aria quelle infermità. - -Più grave ancora fu lo sbaglio commesso dai medici nella celebre -successiva peste della stessa città di Venezia degli anni 1575-76, -e specialmente dei due rinomati professori di Padova Mercuriale -e Capodivacca, chiamati espressamente a Venezia dalla Repubblica -per riconoscere la vera natura del morbo, il quale per peste non -riconobbero, per cui i Magistrati essendosi abbandonati con soverchia -fiducia a quelle opinioni, furono trascurate le necessarie precauzioni -di sanità, e Venezia ebbe a soffrire per quella pestilenza la perdita -di circa sessantamila persone (V. _facc. 365_). - -Il medesimo errore venne commesso dal celebre Ingrassia (Filippo), -Protomedico della Sicilia, nella peste di Palermo degli stessi anni -1576-76. - -Le acerrime quistioni insorte fra i medici sull'indole della malattia -nella peste di Montpellier del 1629 furono pur cagione di gravissime -sventure; da che, mentre i medici nelle loro dispute s'incalzavano l'un -l'altro con sillogismi, mentre i Magistrati attendevano la decision -della lite, la peste estendeva tacitamente le sue conquiste, in guisa -che non fu più possibile di arrestarla, e Montpellier perdette da -quella pestilenza circa la metà de' suoi abitanti, di quelli cioè -ch'eran rimasti in città (_pag. 384-86_). - -Nella peste che afflisse l'Italia agli anni 1629-30-31, la parte -settentrionale del Milanese ebbe pur molto a soffrire dipendentemente -da questa causa, cioè per non essere stata la malattia riconosciuta -se non quando avea già fatto di molti progressi, nè v'era più tempo di -arrestarla (V. _facc. 393_). - -Nella stessa Milano a quel medesimo tempo alcuni medici e chirurghi -essendosi ostinati a sostenere che quel male non fosse peste, contro -l'autorità di molti altri, dotti e sperimentati che l'affermavano, -furono eziandio cagione che il contagio ampliasse le sue conquiste; e -finalmente la morte abbattendo a visiera alzata gran numero di vittime, -disingannò gl'increduli e diede fine alla lite (_facc. 394_). - -Nella peste di Verona del 1630, a malgrado le ferme dichiarazioni di -alcuni dotti e sperimentati medici, a malgrado la gravissima mortalità -e la più chiara evidenza dei fatti, non mancarono medici e chirurghi -che mettessero in dubbio l'esistenza della peste; quelle subite -moltiplicate morti chi a vermini attribuendo, chi a maligne febbri ma -non pestilenti, negando fermamente che in Verona peste vi fosse (_facc. -404_). - -Ancor di peggio avvenne nel- l'ultima memorabile peste di Venezia -degli anni 1630-31, giacchè ad onta di tre conformi giudizii medici, -da' quali venne concordemente dichiarato che que' morbi che incutevano -tanto timore pur troppo vera peste si fossero, avendo il Senato con -poco sano consiglio ordinato _che si convocassero trentasei medici per -sapere col fondamento delle loro opinioni la qualità di essi mali e -i rimedii proprii a medicarli_, codesti trentasei medici, com'era da -prevedersi, si divisero in due contrarie opinioni, gli uni sostenendo -che fosse peste e che in conseguenza si dovessero prendere le più -severe precauzioni, e gli altri negandolo. A favore di ciascuna -essendosi dichiarato un forte partito, gravi quistioni si suscitarono. -Ed in tanto, mentre i medici acremente disputavano fra loro, mentre i -Magistrati in sì grave incertezza se ne stavano inoperosi attendendo -la decisione della medica controversia, la peste estendeva le sue -conquiste, e non essendo stato più possibile di arrestare il corso al -contagio, orrendo strazio fece di quegli abitanti, a tale che in 11 -mesi uccise circa 94000 persone (V. _pag. 416-418_). - -La medesima cosa a un di presso avvenne a Firenze nello stesso anno -1630, quando il micidiale contagio recatovi da Bologna serpeggiò -occulto per qualche tempo (_Rondinelli, Relazione del contagio stato in -Firenze l'anno 1630 e 1633_. V. _facc. 430_). - -Nella terribile peste di Napoli del 1656 avvenne all'incirca lo -stesso. I medici in sulle prime non la riconobbero. Di essa nei -principii i perniciosi effetti ascrivevano «chi a febbri maligne, chi -ad apoplessie, chi ad altri mali. Non mancò ad ogni modo chi, per più -accurata osservazione fattane, riputasse il morbo pestilenziale; ma -pervenuto all'orecchie del Vicerè, che costui andava pubblicando il -male essere contagioso, fu il medico posto in oscuro carcere, dove -ammalatosi ottenne per sommo favore d'andar a morire in sua casa; -donde gli altri medici fatti accorti, proseguirono ad occultare la -qualità del male (_Giannone, Storia Civile del Regno di Napoli_. V. _p. -467-68_).» - -A quegli stessi anni 1656 lo stesso accadde anche a Genova. Ivi in -sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune; e si -continuò a regolarsi alla cieca, secondo che comportava l'opportunità -ed a tenore degli argomenti che all'improvviso accadevano. Ma nello -spazio di pochi giorni accresciutasi a dismisura la mortalità fra -quella popolazione, ogni dubbio si cambiò in certezza, e si cercò, ma -invano, di por riparo con ogni diligenza alla piena dello struggitore -contagio. In poco più di sei mesi ne sono perite pressochè settantamila -persone. - -A Malta egualmente nella funestissima peste del 1676, i gravi dispareri -insorti tra i medici sulla vera natura del morbo, lasciarono al -contagio aperto il campo ad una fatale irreparabile propagazione, e -quell'Isola da detta pestilenza venne pressochè interamente deserta -(_facc. 497-98_). - -A Vienna parimenti nel 1712 nei primi malati la peste non fu -conosciuta. Il contagio serpeggiò occulto per qualche tempo fra le -puerpere del civico spedale, senza che si sospettasse della natura -del morbo; ed anche quando vennero trasportate tutte le puerpere e le -gravide dal civico spedale in un apposito Lazzeretto fuori della città, -insorse grave discrepanza d'opinione fra i medici sulla natura del -male, e le discipline e provvedimenti da opporsi ai di lui progressi -vennero per sì fatti contrasti ritardati per qualche tempo (V. _facc. -513-15_). - -Troppo note sono le scandalose quistioni, i gravi dispareri insorti fra -i medici al tempo della peste di Marsiglia del 1720-21, i quali diedero -occasione alle immense sciagure e rovine a cui fu soggetta quella -città, ed al profluvio di opere e di scritture che abbiamo sopra quella -pestilenza, non essendo, ch'io sappia, sopra alcun'altra stato scritto -altrettanto. - -Questa fu la circostanza in cui i due professori di Montpellier -Chicoaneau e Verny, invitati dalla Corte Sovrana a dare un definitivo -giudizio sulla natura dei mali che recavano a Marsiglia tante stragi e -rovine, presero un grossolano errore, e non li riconobbero per peste, -a malgrado ch'essa si mostrasse co' suoi più manifesti segnali e fosse -giunta a tale da escludere qualunque dubbio anche fra le persone che -non eran dell'arte. Ciò ch'ebbe a recare ancora più meraviglia si -fu, che M.r Chirac, medico del Reggente, che godeva allora di molta -riputazione, appoggiò con una Memoria le false opinioni dei detti due -professori (_facc. 522, 547-48_). - -Anche nella città di Messina la peste nel 1743 s'introdusse incognita e -mal appresa. Il Capitano del bastimento proveniente da Missolongi, con -carico di lana ed altri effetti, che portò il contagio in quella città, -infermato e morto al Lazzeretto, fu giudicato dai medici esser morto -da _resipola retrocessa_. Le febbri accompagnate da bubboni e da altri -sintomi pestilenziali, che dopo circa due mesi si erano manifestate -in un quartiere della città, vennero dichiarate bensì _malattie -epidemiali, ma in conto alcuno nè contagiose nè pestifere_. Per le -quali dichiarazioni essendosi i Magistrati abbandonati ad una cieca -fiducia, vennero trascurate le più opportune precauzioni. - -Egualmente in questo corso di pestilenza, come in altri casi, vi fu -pur uno fra i medici che vide chiaro e che sostenne esser que' morbi -peste effettivamente. Ma detta opinione così isolata e vivamente -combattuta dagli altri, non prevalse. Moltiplicatosi però poco appresso -in modo spaventevole il numero de' malati e dei morti, i medici ed i -Magistrati si accorsero del loro errore, ma troppo tardi. Si ordinarono -delle misure di difesa, ma pur troppo queste non corrisposero perchè -applicate fuori di tempo, e Messina per l'ignoranza de' medici, per -l'improvvida credulità de' Magistrati, fu ridotta a tali e sì crudeli -estremità di sventure da non aversi parole sufficienti a descrivere. -Di circa quarantamila abitanti essa ne perdette più che ventottomila -(_facc. 623 e seg._). - -A Kiovia città della piccola Russia, allorchè nel 1770 dalla Podolia -s'è introdotto il contagio, successe all'incirca la medesima cosa, -si mossero le stesse incertezze, le medesime quistioni. La peste da -principio fu messa in dubbio, e non se n'è ravvisato il pericolo se non -allorquando, la mortalità divenuta assai grande, alla cieca fidanza -successero il terrore, la confusione ed un fatale abbandono (_facc. -787_). - -A Jassy e a Cozim a detta epoca avvenne a un di presso lo stesso. - -Anche nella memorabil peste di Mosca degli anni 1770-71-72 si è -osservato avverarsi siffatto destino, che viene affermato dalla storia -aver luogo in quasi tutte le pesti, cioè l'errore di alcuni medici -nella diagnosi della malattia, la loro ostinazione nel continuare a -negarla, a malgrado la più chiara evidenza dei fatti, e l'opinione -di altri dotti e sperimentati che costantemente l'affermano. Avvenne -in fatti in quella terribile pestilenza, che, scoppiata la malattia -in Novembre 1770 nel grande Ospedale militare di Mosca ed in alcune -separate casuccie ad esso vicine, ove abitavano i custodi colle loro -famiglie, e morte circa venti persone con manifesti indizj di peste, -tanto il primario medico di quell'Ospedale, Dott. Schafonshy, che altri -undici medici chiamati a consiglio, non esitarono a dichiarare che quei -morbi erano vera peste pur troppo. A questa opinione però si è opposto -il primo fisico della città, Dott. Rinder, il quale ad appoggio della -sua incredulità non dubitò di accampare il solito falso argomento — che -se peste fossero stati que' morbi, ne sarebbero senz'altro già andate -infette molte altre persone, e segnatamente i medici che assistettero i -malati, i serventi e i circostanti coi quali vissero in comunicazione, -quando invece essi tutti si mantenevano sani. — La qual'opinione, -sebbene in sulle prime non abbia prevalso, e l'Ospedale fosse stato -tosto circondato da guardie ed accuratamente segregato dalla città; -pure per fatalissima combinazione essendosi minorato il numero degli -ammalati sospetti nell'Ospedale, e scorse sei settimane senza che -si sentisse parlare di peste nella città, al primo spavento successe -fatalmente una piena sicurezza; e l'opinione del fisico della città, -sostenuta non solo dal volgo, solito a giudicare le cose dagli effetti -che lo colpiscono, ma eziandio da un gran numero di notabili di quella -capitale, prevalse così, che vennero trascurate tutte le cautele di -sanità e lasciato libero il campo all'insidioso contagio, il quale, -manifestatosi in Marzo 1771 nell'amplissima casa ad uso di fabbrica -di panni situata nel centro della città ed abitata da circa tremila -operai, non tardò molto a divampare in incendio, in guisa che non fu -più possibile di arrestarlo, e Mosca perdette per quella pestilenza -circa centotredicimila persone (Vedi _Mertens De peste, Oreus, -Semoilowitz_, ecc.). - -Nella peste di Spalatro del 1784 si à verificato eziandio il medesimo -scandalo. Morto essendo in uno dei sobborghi della città un individuo, -che aveva servito nel Lazzeretto al maneggio di alcune merci sospette -provenienti dalla vicina Turchia, e ch'era uscito poco prima dal detto -Stabilimento e morti in appresso parecchi altri individui, egualmente -che il primo dopo breve decubito e con manifesti segnali di peste, -alcuni medici, e tra questi fatalmente uno per l'ufficio suo molto -influente, non la riconobbero, e continuarono ostinatamente a negarla, -a malgrado la contraria opinione di altri abili e sperimentati (tra' -quali il riputatissimo Dott. Bajamonti) che per tale fermamente la -dichiararono. Sicchè, trascurati que' provvedimenti, che opportunamente -attivati avrebbero impedita la dilatazione del contagio e salvate -quelle popolazioni, venne in vece, per soverchia credulità de' -Magistrati a quelle false opinioni, lasciato aperto il campo ad una -fatale irreparabile propagazione, che ridusse la città di Spalatro -alle più grandi estremità di sventure; di poco o nessun giovamento -essendo riuscite le misure sanitarie prese con molta fretta allorchè -moltiplicate le morti ebbero queste a dissipare i dubbii sulla natura -del male; e la città di Spalatro perdette per quella pestilenza più di -un terzo de' suoi abitanti, e molti pure ne perdettero i luoghi vicini -(Vedi _Bajamonti Storia della peste di Spalatro degli anni 1783-84. P. -Fedele da Zara Cappuccino. Della peste di Spalatro Op. ined._). - -Anche nell'ultima peste di Malta del 1813 le opinioni de' medici furono -discordi sopra la qualità della malattia, che si ritenne generalmente -essere stata introdotta in quell'Isola da un bastimento inglese -proveniente da Alessandria d'Egitto con carico di merci suscettibili, -sul quale erano morti di peste per via parecchi uomini dell'equipaggio. -I medici inglesi affermavano che fosse peste: i maltesi negavanlo -ostinatamente (tranne alcuni pochi), sostenendo che fosse in vece -una malattia maligna propria di quelle località. Il perchè, il -popolo di Malta lusingato da quelle false opinioni, non volle credere -all'esistenza del contagio se non allorquando s'era già molto avanzato. -Continuava ad ammassarsi nelle Chiese, far processioni, i parenti -e gli amici continuavano a visitare i malati senza scrupolo e senza -precauzioni, si nascondevano per quanto potevasi alla vigilanza della -polizia le vittime del contagio che si andava ogni dì più estendendo, -non solo nella città capitale detta La-Vallette; ma eziandio nella -maggior parte dei villaggi vicini, prima che una possente autorità -protettrice avesse potuto opporsi ai di lui progressi. - -Quel Comitato di Sanità, di concerto col Lord Alto Commissario -Governatore civile dell'Isola, conoscendo quanto fosse fatale quello -stato d'incertezza e d'indecisione, pubblicò un Avviso, col quale venne -dichiarato essere stato positivamente riconosciuto dal Collegio medico -nella sua sessione del giorno 12 Maggio di quell'anno, che le malattie -correnti erano _vera peste_, e che sarebbe stato severamente punito -chiunque avesse tentato di far credere diversamente, cioè quelle non -esser peste; e veniva promesso un generoso premio in denaro a quelli -che avessero indicati gli autori di tali voci contrarie al fatto. Nel -medesimo senso il Governatore emanò un'altra Notificazione in data 24 -Maggio, nella quale era riportato il voto medico sulla natura di que' -mali, sottoscritto dal protomedico del luogo, Dott. Luigi Caruana, e -da altri dodici medici maltesi e tre inglesi; e nessuna controversia -ebbe luogo dappoi. Frattanto però il contagio aveva avuto il tempo -di dilatarsi e moltiplicare le sue conquiste in modo che non fu più -possibile di circoscriverlo a malgrado le più saggie e provvide cure di -quelle autorità. Si estese fino a Gozzo, e l'Isola di Malta venne per -più mesi desolata da questo flagello, che le fece soffrire la perdita -di circa ottomila de' suoi abitanti, avendo attaccato segnatamente -gl'indigeni. I turchi, i greci che abitavano nella capitale, -vennero risparmiati, e più particolarmente ancora ne andarono esenti -gl'inglesi, ciò che era per gli abitanti un incomprensibile mistero -(_Skiner Joseph. On the Late Plague_ ecc. _Rapporto del Prefetto del -Mediterraneo al Ministro dell'Interno 11 Giugno 1813_). - -I medesimi errori, la stessa imperizia medica nel conoscere la malattia -ebbero luogo anche nella peste di Bukarest agli stessi anni 1813-14. -Introdotta, per quanto sembra, da Costantinopoli nella Valacchia col -mezzo dei greci ch'erano del numeroso seguito del principe Caradscha, -il quale proveniente da Costantinopoli giunse a Bukarest in Febbrajo -1813, ed essendo morti per via alcuni di essi ne' Casali posti -sulla strada che conduce a Bukarest, la peste vi serpeggiò occulta -e sconosciuta per qualche tempo. Di tratto in tratto al giungere di -avvisi allarmanti di malattie sospette che regnavano nei dintorni della -capitale, venivano spediti dei medici nei villaggi vicini ad oggetto di -riconoscere la natura di essi mali, che sotto il nome di febbri maligne -traevano al sepolcro molte persone. Detti medici però al loro ritorno -riferivano, che si trattava di una febbre maligna, ovveramente di una -malattia particolare a cui non sapevano qual nome potersi attribuire. -In Giugno di quell'anno scoppiò la peste nella stessa città di -Bukarest. Ivi pure non fu conosciuta e si ebbe a commettere dai medici -lo stesso errore, il medesimo sbaglio nella diagnosi. Uno di essi -(Dott. Mesitsch) che vide il vero, e che per più accurata osservazione -fatta ebbe a dichiarare que' morbi essere _vera peste_, non fu creduto, -e nessun peso si diede alle di lui opinioni. Non fu riconosciuto -esservi la peste nella città se non allorquando il micidiale contagio -aveva già attaccato quasi contemporaneamente un gran numero di -famiglie, s'era mostrato in tutto il suo formidabile aspetto, ed aveva -ucciso moltissime persone. Di ottantamila abitanti che componevano la -popolazione di Bukarest, ne sono morti per quella pestilenza in undici -mesi, cioè da Giugno 1813 a Maggio 1814, da venticinque a trentamila, -senza contare quelli che sono periti nei villaggi vicini (V. _Grohmann -Beobachtungen ueber die im Jahr 1813 Herschende Pest zu Bucharest_). - -Lo stesso finalmente avvenne nella peste di Noja (città del Regno -di Napoli a quattro leghe da Bari) nel 1815. Ai primi di Dicembre -di quell'anno (1815) morti a Noja quasi contemporaneamente alcuni -individui con petecchie e piccioli tumoretti all'inguinaja, quelle -autorità si sono messe tosto in allarme. Ond'è, che convocati i medici -del luogo e fatti venire da Bari alcuni altri dei più accreditati, -si tenne consiglio per conoscere col fondamento delle loro opinioni -la natura di quelle malattie. Fu assicurato da quel consiglio non -trattarsi che di un tifo o febbre putrida esantematica che non diveniva -mortale se non per la miseria delle persone affette, e che non vi aveva -alcun fondamento per temere di peste. Queste assicurazioni però non -tranquillizzarono interamente le autorità; molto più che d'altra parte -pervenivano ad esse avvisi, che _a Noja si era sviluppato un contagio -con buboni_. Si convocarono quindi di nuovo i medici, coll'intervento -anche di un chirurgo, e fatti venire da Bari li stessi due professori -che primi avevano dato giudizio sulla natura di que' mali divenuti -ancor più sospetti, vennero invitati a meglio esaminarli e dare su -di essi un definitivo giudizio. Ma fatalmente dopo molti dialoghi -ed inutili digressioni sui sintomi e sull'andamento della malattia, -proposero, _fosse pubblicato in Noja che la malattia altro non era che -una febbre maligna contagiosa prodotta dalla miseria e dai cattivi -alimenti_. Questa relazione vaga ed incompleta, mentre da un lato -servì ad inspirare al popolo una fatale fidanza, per cui credette -poter impunemente trascurare le necessarie precauzioni e cautele di -sanità, accrebbe dall'altro i dubbii concepiti dalle autorità; le -quali avendo fatto riflesso, che «i primi rapporti in fatto di peste -sono sempre dubbii o equivoci, per effetto dell'astuzia del morbo, -o dell'imperizia dei medici nel ravvisarlo, non già per mancanza di -abilità o per mal talento, ma per non aver avuto l'opportunità di -vederla altra volta, e della lusinga che concepisce il paese infetto -nel crederla piuttosto di altra natura»; che quella medica relazione, -mentre lasciava tuttavia incerte le autorità sulla vera natura -del male, ondeggianti in una fatale incertezza, impediva loro di -prendere quegli energici provvedimenti, che per tutelare la pubblica -salute ed ovviare ai maggiori mali avrebbero potuto esser creduti -necessarii nel caso di vera pestilenza; che siffatto ordine di cose -poteva compromettere la loro responsabilità e nuocere sommamente -agl'interessi di quella popolazione ed alla salute del Regno, decisero -d'invitare i medici _a rispondere brevemente ed immediatamente se la -malattia da essi osservata in Noja fosse o no peste_, prevenendoli, -che qualunque risposta estranea a questo _dilemma militare_, sarebbe -stata inutile, ed avrebbe impegnata la personale loro responsabilità. -— Dopo seria discussione, fu dai medici conchiuso _trattarsi di febbre -pestilenziale_, e se ne espose il parere in iscritto, scusandosi di -non averla chiamata tale nel principio per non confermare l'allarme -prima di assicurarsene all'evidenza. Dietro ciò sono state prese -indilatamente e con molta fretta tutte quelle altre più rigorose -misure e precauzioni di sanità che potevano essere suggerite dalla -circostanza, sì per impedire la dilatazione del contagio negli altri -paesi del Regno, e sì per arrestarlo nel comune di Noja ed a sollievo -degl'infelici Nojani. Ma fatalmente era omai troppo tardi perchè -sperar si potesse di ottenere da que' provvedimenti vantaggi decisivi, -i quali si sarebbero probabilmente conseguiti ove misure pronte ed -efficaci fossero state attivate. Ma nessun freno essendo stato posto in -sulle prime al contagio, egli aveva già avuto fatalmente il tempo di -propagarsi in un gran numero di famiglie, ed allorchè fu riconosciuto -e dichiarato dai medici, non era più possibile di circoscriverlo ed -estinguerlo con pochi danni. Di 5300 abitanti che costituivano la -popolazione di Noja, nello spazio di sei mesi la peste ne colpì 938, -dei quali sono morti 716 e 212 sono guariti (V. _Morèa Vitangelo Storia -della peste di Noja. Napoli 1817_). - -Questi fatti storici, nella maggior parte già descritti a suo -luogo, allorchè ebbi a far menzione delle varie pestilenze a cui si -riferiscono, ho creduto di dover qui riportare uniti e presentarli -alla vista e alle meditazioni del saggio, raccolti come in un -quadro, onde i Magistrati e i Governi cui incombe il dovere della -tutela della pubblica salute, possano averli presenti nelle gravi e -difficili circostanze di peste e di altre malattie popolari a contagio -specifico, a dovuto lume e regola delle lor direzioni, perchè non -abbiano a lasciarsi illudere per soverchia deferenza alle opinioni -di que' medici che ne' casi dubbii di peste si sollevano a paladini -oppugnatori del contagio, e non trascurino di prendere quelle caute -precauzioni che valgano a guarentire la pubblica sicurezza restando -inoperosi per attendere la decisione delle mediche controversie, le -quali, come ho già soprattocco, per un fatale destino s'incontrano -quasi sempre nei casi di peste, specialmente nelle città, e furon pur -troppo tante volte cagione d'inenarrabili sciagure, d'irreparabili -danni e perdite dolorosissime alla misera umanità. Sicchè fatti -accorti dall'esperienza; sieno al caso di evitare cautamente quegli -errori fatali di soverchia credulità, d'inoperosa incertezza, i quali -impressero indelebili macchie alle più belle pagine della storia di -Magistrati d'altronde riputatissimi e delle migliori intenzioni, di -uomini illustri e per ogni altro riguardo stimabilissimi. - -Mi si chiederà forse; — donde deriva questo singolare fenomeno, quasi -costante nelle congiunture di peste; questo sì frequente ingannarsi -de' medici nel riconoscere quella malattia; tante ostinate quistioni, -tanta insistenza nel negarla a malgrado la più chiara evidenza dei -fatti, tante acerrime liti e contese allorchè si tratta di dar un -concreto giudizio sulla vera natura di morbi resi sospetti di peste, -e determinare ai primi attacchi l'indole loro, il loro carattere: -in somma, qual è la vera causa di questo fatalissimo destino che non -si osserva in alcun'altra malattia ed in vece ha luogo quasi sempre -allorchè si tratta della peste? Come mai può ciò avverarsi, mentre sono -già i primi medici di ciascun paese, i più accreditati, quelli che per -tali riconoscimenti vengono chiamati a consiglio? - -Se della massima importanza e sommamente decisivo è il pronto -riconoscere e l'esatto determinare l'esistenza di questo fierissimo -morbo, della peste cioè, ed il leale e franco dichiararlo alle autorità -allorchè viene riconosciuto, onde non siano ritardati gli opportuni -provvedimenti e quelle robuste e saggie misure sanitarie che sole -possono salvare il paese, altrettanto difficile (è forza confessarlo) -riesce tale riconoscimento specialmente nei primi attacchi, sì perchè -la peste è una malattia insidiosissima e suol presentarsi per lo più -sotto ingannevole aspetto, procede con rapido corso, nè dà tempo di -bene esaminarla, sì perchè, subdola e proteiforme di sua natura, mente -d'ordinario nel principio un'altra malattia, e più comunemente suol -comparire sotto le sembianze di tifo o febbre maligna, nervosa, ovvero -con sintomi che molto alla febbre nervosa o tifoidea si assomigliano, -ed in qualche raro caso eziandio sotto le apparenze di una febbre -intermittente perniciosa subcontinua; e comunque dotto ed istrutto sia -il medico, è assai facile che resti ingannato e prenda abbaglio nella -diagnosi della peste, specialmente se non l'ha mai veduta coi proprii -occhi e non fu mai al caso d'instituire confronti, fare su di essa -osservazioni od esperienze, e deve parlare, scrivere e dar giudizio su -ciò che non ha mai veduto se non cogli occhi degli altri, se non dietro -conoscenze imprestate dagli altri, imbrattate forse dalla pece di -sistema, dettate dall'entusiasmo o dalla prevenzione. - -Ed il più delle volte nemmen questo sta in soccorso del medico, mentre -fra tanti diligenti e studiosi giovani che frequentarono assidui e -frequentano le Università, non saprei dire se vi sia alcuno che abbia -inteso un corso regolare di lezioni sulla peste, ed abbia potuto -formarsi per esse un'idea giusta di questa terribile malattia. Ed è pur -doloroso il dover osservare, che in generale anche dai più studiosi e -dotti medici pratici si coltiva assai poco questa partita, quasi fosse -uno studio a parte nè occorresse occuparsene, come di cosa lontana -che non può gran fatto interessarli, giacchè ravvisano assai remoto il -pericolo e quasi ipotetico. - -Ma ciò ch'è ancor più doloroso a pensare e può riescire una volta -o l'altra grandemente fatale, si è, che nemmen tutti quelli cui -per l'officio loro incombe di essere bene istrutti di questa -materia e coltivarne assiduamente e premurosamente lo studio, se ne -occupano abbastanza, e all'occasione sono costretti mostrarsi così -vergognosamente ignari e nudi da destare pietà; fatale imperizia, -atta a compromettere più di qualunque altra la sicurezza delle suddite -popolazioni, ed alla quale per mala sorte non vi si dà gran pensiero! - -Sotto questo punto di vista non posso che sommamente applaudire -all'opinione del chiarissimo collega Sig. Consigliere Protomedico Knolz -esternata nella sessione della grande società medica di Vienna del -2 Febbrajo 1838, di cui ho parlato disopra, quella cioè _di spedire -alcuni medici nei paesi del Levante a studiare la peste ed istituire su -di essa le più diligenti ricerche_, non già come il mezzo più certo, -_per isciogliere i quesiti più importanti sulla peste e dimostrare -siccome le proposizioni del Dott. Bulard non possono servir di base -per una riforma_, ma, secondo il mio modo di vedere, col solo oggetto -di studiare la peste, istruirsi in quella malattia, farne la pratica, -vederla cogli occhi proprii, vedere e trattare i pestiferati, fare -esperienze, e ritornare in Europa con un buon capitale di cognizioni -utili sopra della materia, delle quali i Magistrati e i Governi poter -giovarsene all'evenienza de' casi con minor pericolo di compromettere -i più preziosi interessi dell'umanità, ed a fin che il giudizio medico -da cui le autorità sogliono prender norma e consiglio per basare -le loro determinazioni e stabilire i provvedimenti necessarii, aver -possa, oltre i suffragi della scienza quelli eziandio di un'illuminata -esperienza. - -È osservabile che mentre si esigono lunghi studii ed una pratica -assidua ed accurata in appositi Stabilimenti scientifici per bene -istituire ì giovani medici nella conoscenza e trattamento delle diverse -altre malattie, nelle quali, ancorchè pericolose e contagiose, gli -errori diagnostici non potrebbero decidere che della vita di pochi, si -trascurino poi interamente qualunque pratica, qualunque istituzione -ed esperienza riguardo alla malattia che fra tutte le altre è la -più difficile a conoscersi, la più pericolosa, ed in cui gli errori -diagnostici (ciò che non è di verun'altra) possono riescir fatali ad -intere popolazioni, l'incolumità, la prosperità compromettere delle più -floride città e d'intere provincie. - -Che se per imperizia, per inesperienza o per quelle difficoltà ed -incertezze che sono proprie dell'arte, accade che alcuni medici abbiano -la mala sorte di commettere simili sbagli e pronunciare un falso -giudizio in fatto di peste, non è a sorprendersi se insistono e cercano -con tutti i sforzi di sostenere la già esternata opinione a malgrado -l'evidenza dei fatti, e quantunque siensi in seguito avveduti del loro -errore, in guisa che volontieri tornerebbero indietro se potessero -farlo senza vergogna. La nostra superbia c'impedisce di mostrare di -esserci ingannati, ed anzichè confessare generosamente di aver torto, -cerchiamo sovente di occultare l'errore fino a noi medesimi. Per ciò -appunto alcune volte si grida alto per far tacere fino il sentimento -della propria coscienza e trarre gli altri in inganno sul conto nostro. -Per saper tornar indietro e non lasciarsi intimidire dai riguardi -occorrono una certa forza e superiorità di carattere, un intimo amore -di verità e di giustizia; ciò che non è che di pochi. - -Vi sono poi anche degli ostinati e duri, che non sono capaci nè di -conoscere i proprii errori, nè di pentirsi, nè di tornar indietro. - -Ma non sempre l'imperizia, l'inesperienza, o le difficoltà dell'arte -sono le cagioni dei falsi giudizii che vengono pronunciati dai medici -in siffatte gravi congiunture. Talvolta l'adulazione, la soggezione, -i riguardi, il timor di affrontare un'opinione autorevole, un partito -possente; d'incorrere nello sfavore e nel risentimento dei grandi e -di aver a provarne in seguito le terribili conseguenze; l'amor della -propria pace, un naturale inchinevole facile a piegarsi all'altrui -volontà ed a cedere per timidezza alle prepotenti opinioni contrarie -a malgrado il proprio interno convincimento, e cose simili, hanno -non di rado una parte considerevole in siffatti decisivi giudizii. -I grandi, i ricchi, i potenti, sogliono odiare le cose tristi e -lugubri, evitarne per fino la vista, e male accolgono solitamente -le melanconiche voci, i mesti annunzii di calamità e di sciagure, e -molti sono quelli che hanno gran premura di non dispiacere ai grandi -e potenti e di non incorrere nel loro sfavore. Il popolo ama darsi -bel tempo e vivere spensieratamente. Egli attacca, per ordinario, -una certa odiosità a coloro che gli annunziano disgrazie e per cui -teme veder troncato il corso a' suoi piccioli guadagni, li morde, li -maledice, e con grande facilità si fa strumento delle secrete manovre -dei tristi e dei scaltri; la numerosa e possente classe dei negozianti -e tutti quelli che dipendono da essa e vivono del commercio, temono -lo sviamento, l'arrenamento, la sospensione dei loro affari, ed hanno -tutto l'interesse di smentire e far cessare le allarmanti voci di peste -e la susseguente necessità delle restrizioni sanitarie. Le autorità -temono lo scompiglio, il tumulto del popolo, le conseguenze di un -allarme sparso fra la popolazione: temono di compromettere la propria -responsabilità e d'incorrere nella Superiore disapprovazione. Scorgono -tutta l'estesa e la grande entità de' bisogni cui dovrebbero provvedere -immediatamente, le robuste e rigorose misure che sarebbero tenuti -di porre in pratica qualora i dubbii fossero convertiti in certezza. -L'infortunio le ha colte all'impensata; mancano spesso di mezzi e di -facoltà; sicchè sarebbero assai contente poter ischivare tante spese -tanti imbarazzi. Il perchè, sebbene penetrate dalle più pure intenzioni -e della miglior volontà, non possono che parteggiare per l'opinione di -chi nega l'esistenza del contagio, siccome quella che ha l'apparenza -di favorire tutti gl'interessi, desiderar che prevalga; e quasi per -naturale istinto, per amore del bene, sono disposte, a far bella ciera -e buona accoglienza piuttosto agli oppugnatori che ai sostenitori della -peste. - -Ecco come tutto concorre a traviare l'opinione e il giudizio dei medici -allorchè si tratta di decidere ai primi attacchi di un morbo sospetto -se esso sia o no vera e real pestilenza. Ecco come, oltre alle naturali -difficoltà dell'arte ed al solito insidioso andamento del morbo, al -suo tacito insinuarsi sotto mentite forme, al suo lento e ingannevole -avanzarsi nel principio, alla tregua apparente, alla temporaria -sospensione de' suoi attacchi con cui usa talvolta deludere la pubblica -vigilanza ed imbaldanzire il partito degli oppositori inesperti, -un concorso fatale di circostanze si combina a traviare la pubblica -opinione in circostanze di peste, ad impedire di veder chiaro: in somma -a far sì che vengano trascurate o neglette quelle robuste misure di -salvezza che sole possono aver buon effetto e preservare il paese dal -minacciante pericolo; giacchè soltanto allora si può sperar d'arrestare -il corso al contagio ed annientarlo con pochi danni, quando viene -sollecitamente conosciuto e combattuto, e le autorità s'adoprano senza -perdita di tempo robustamente al riparo con misure energiche, pronte, -e adattate alla circostanza, senza lasciarsi intimidire dai riguardi, -arrestare da meschine viste di economia o da altri motivi di secondo -ordine, ma coraggiose e sollecite marciano con piede franco e sicuro -innanzi al nemico a null'altro mirando che alla salute del popolo e a -rendersi benemerite dell'umanità, della salvezza di tante vittime, che, -trascurato il riparo, perirebbero sotto il flagello. - -Dal che chiaro apparisce essere la parte che risguarda la diagnosi -della peste incontrastabilmente la più necessaria a studiarsi, la -più utile a sapersi, la più importante per l'umanità, e quella la -cui ignoranza suol riescire la più fatale. Il perchè, tutti i giovani -medici che calcano la via degl'impieghi, sia nella Sanità propriamente -detta, o nei Dicasteri politico-amministrativi, ovveramente aspirano -a diventar Condotti dai comuni popolosi delle Regie città, dovrebbero -esser tenuti a conoscerla almeno in teoria, rendendosi familiari le -osservazioni ed avvertenze pratiche di quegli autori più accreditati -che scrissero le loro Opere dopo essere stati testimonii oculari di -qualche epidemia di peste, e fecero le loro osservazioni sul campo -stesso della malattia o nei spedali dei pestiferati nei paesi del -Levante; mentre le Opere di que' scrittorelli dilettanti di peste -ch'ebbero il ticchio di far stampare sopra questa malattia senza -mai averla veduta, raccogliendo, rivestendo, spesso sfigurando -le osservazioni degli altri, ed impastando, come più loro cade in -acconcio, le proprie colle altrui idee, non sono, secondo me, Opere -utili, specialmente per giovani medici che hanno bisogno di bene -istituirsi nella parte pratica della peste, ed acquistar idee chiare -ed esatte sopra la medesima, onde esser in istato di prontamente -distinguerla da ogni altra, nei gravi frangenti di malattie popolari -o di casi sospetti, poter fondare un giudizio, e non tradire per -imperizia i più grandi interessi delle popolazioni e la pubblica -fiducia di cui vengono onorati. - -Sarei contentissimo poter produrre fin d'oggi un corpo di osservazioni -ed avvertenze pratiche sopra questo suggetto ch'io ravviso di -un'importanza superiore a qualunque altro; ma non essendo questo il -luogo, nè avendo il tempo necessario per farlo, molto più che mi -conviene una volta finirla con queste note divenute ormai troppo -lunghe, mi limiterò ad alcune brevi indicazioni ed avvertenze per -distinguere la peste dalla febbre nervosa-maligna o tifoidea colla -quale suole più frequentemente confondersi, in riserva di trattare -diffusamente questo argomento in altro luogo, giusta il Piano dato -dell'Opera. Infrattanto, per tutto il resto che risguarda la diagnosi -mi riporto alla nota N.º 58 pag. 695 del presente Volume, ed alle altre -osservazioni ed avvertenze pratiche che si trovano sparse nel corso -delle varie storie che vi sono riferite. - - - _AVVERTENZE PRATICHE - per distinguere la peste dalla - febbre maligna o nervosa._ - -1.º La febbre maligna o nervosa non suole propagarsi così rapidamente -nè con tanta facilità come la peste, nè spargersi tanto ne' luoghi -vicini che nei lontani e remoti così celeremente come la peste, -allorchè abbiano avuto luogo comunicazioni immediate o mediate. - -2.º La febbre maligna non assale così improvvisamente e subitaneamente -senza segni prodromi o precursori come usa fare la peste. - -3.º Il corso della febbre maligna non è così rapido come quello della -peste, nè così grande la mortalità. Nella febbre maligna il numero -dei guariti supera d'ordinario quello dei morti; nella peste succede -precisamente il contrario. - -4.º Nella febbre maligna le petecchie sono ordinariamente più picciole, -in quantità più discreta e compariscono più tardi; nella peste sono più -copiose, più larghe, più schiacciate, qua e là confluenti, formano alle -volte delle echimosi più o meno grandi, ed in ogni caso compariscono -più presto che nella febbre maligna. - -5.º Allorchè si osservi che la sollecita comparsa delle petecchie viene -susseguita ordinariamente dalla morte, non è più a dubitare esservi la -peste, ancorchè i buboni e i carboni non si siano per anco manifestati. - -6.º Le petecchie che diventano mortali il terzo o quarto giorno, ed -i dolori o gonfiamenti nelle parti glandulari, sono i primi segni che -devono accertare dell'esistenza della peste in un paese, specialmente -se il morbo esiste nelle vicinanze, e se si può sospettare che -l'ammalato abbia avuto pericolose comunicazioni. - -7.º Le eruzioni o macchie che si manifestano al basso ventre, allorchè -ad esse ne segua poco appresso la morte, saranno da ritenersi come -indizio sicuro di peste. - -8.º È vero che alcune volte anche nelle febbri maligne come nella -peste si osservano gonfiamenti glandulari specialmente alle parotidi -e alle glandule sottomascellari, macchie livide, larghe e di forma -singolare, carbonchi e cose simili; ma dappoichè detti fenomeni nelle -febbri maligne sono rari e le altre circostanze molto diverse da quelle -che congiuntamente ad essi si osservano nella peste; dappoichè nelle -febbri maligne detti fenomeni non compariscono d'ordinario se non nello -stadio di declinazione o verso la fine della malattia, sotto un aspetto -critico o metastatico, e sono di buon indizio; quando invece nella -peste compariscono fin dal principio del morbo ed in qualunque stadio -di esso, irrompono indistintamente in qualunque glandula, specialmente -nelle inguinali e sotto ascellari, nè promettono crisi o remissione del -morbo, ma piuttosto esasperazione di sintomi ed esito fatale; così sarà -più conforme alla scienza ed all'esperienza risguardare que' segni come -patognomonici della peste anzichè proprii delle febbri maligne. - -9.º Nelle febbri maligne non si osservano metastasi, ingorgamenti -o gonfiezze delle glandule sotto ascellari ed inguinali, mentre -all'incontro i tumori o buboni inguinali e subascellari sono -comunissimi nella peste. - -10.º La febbre costituisce un carattere essenziale e indivisibile -della febbre maligna. Non è lo stesso riguardo alla peste; mentre -parecchi infetti di peste non hanno febbre, e moltissimi sono morti di -peste senza aver mai presentato alcun indizio o segno di febbre; ciò -che non è mai avvenuto nelle febbri maligne. Sicchè la febbre non può -risguardarsi compagna indivisibile della peste, come lo è delle febbri -maligne. - -11.º In moltissimi casi di peste si osserva il singolare fenomeno, -che i malati alcune ore prima di morire presentano alla vista dei -circostanti le apparenze di un sensibile miglioramento e sembrano -quasi convalescenti. La febbre è più mite, il polso più regolare, -i sintomi più pacati e rimessi. Quelli che deliravano, rientrano -in senno, rispondono adeguatamente alle ricerche che vengono loro -fatte, accennano di star meglio, sono di buon umore, anzi talvolta -di un'ilarità straordinaria, rendono grazie a Dio per essere stati -liberati da tanto pericolo, si pongono a sedere sul letto (NB. sempre -però col capo basso e quasi penzolante), chiedono da mangiare, e -secondo ogni apparenza pare che stieno meglio effettivamente; quando -due, tre, o più ore dopo, nello stesso giorno, nella susseguente notte -inopinatamente se 'n muojono. Lo che non si osserva avvenire nel corso -ordinario delle febbri maligne. - -12.º L'aspetto della faccia dell'appestato è per lo più alquanto -diverso da quello del malato da febbre nervosa o maligna. In -quella del primo vi si scorge un non so che di particolare (_facies -pestilentialis_), che non si rimarca in quella dell'altro. Ancorchè -s'incontrino nella faccia e nella fisonomia dell'ammalato da febbre -maligna alcuni di que' fenomeni che sono proprii del pestiferato (V. -_nota 58 facc. 695-96_), pure nel primo non sono così marcati come nel -secondo. - -13.º Il carattere della peste in generale essendo quello di affettare -principalmente il sistema nervoso, ed essendo l'occhio quella parte -che più delle altre è ricca di nervi; gioverà osservare attentamente -lo stato dell'occhio dell'ammalato, che nella peste, specialmente nel -principio, suol essere torbido, spesso intollerante alla luce, ed aver -perduto del suo naturale splendore; lo sguardo ottuso, melanconico, -abbattuto, altre volte più vivo dell'ordinario, ma spaventato e torvo -come nell'idrofobia. La fisonomia turbata, i lineamenti del volto -alterati. - -14.º In generale convien porre particolare attenzione ai segni -patognomonici della peste che sono stati indicati alla facc. 697 -nella nota 58, ed averli presenti alla memoria. Però importa non -obbliare l'avvertenza già fatta di sopra, quella cioè, che alcune -volte può esistere la peste senza che vi sia alcuno dei detti segni -caratteristici, o non sussistere tutto al più che qualche indizio -isolato di taluno di essi. Per tali casi appunto gioverà che il medico -si risovvenga, che le orripilazioni, i brividi, il freddo, il dolor -di testa, le vertigini ed il conseguente traballamento della persona -(la marcia caratteristica dell'ubriachezza), la nausea, qualche volta -accompagnata dal vomito, un particolar senso di stanchezza, l'apatia, o -quella condizione dello spirito e della mente per cui l'ammalato mostra -indifferenza sul proprio stato e sulle cose che lo circondano, sono -indicati da alcuni autori pratici, che videro e trattarono la peste, -come sintomi costanti e quasi patognomonici di questa malattia. È vero -che detti sintomi sono comuni anche alle febbri nervose o maligne; ma, -allorchè alle apparenze di una febbre nervosa primitiva si aggiungano -gl'indicati sintomi in modo marcato e che ciò avvenga nel principio -del male, converrà sempre sospettare la peste, specialmente se essa -serpeggi nelle vicinanze o si possa dubitare che sia stata importata -dal di fuori. - -15.º Relativamente alla nausea, alle vertigini, ed a quel certo senso -di debolezza, abbattimento o stanchezza della persona di cui si è -parlato in altro luogo, conviene che il medico nell'istituire i suoi -esami usi di molta attenzione, ed avverta siccome talvolta avviene che -l'ammalato di peste non si lagni gran fatto di star male. Il medico lo -trova steso supino sul letto accusando soltanto un po' di stanchezza -per non aver potuto dormire la notte. Interrogato se abbia nausea, -vomito, senso di angustia di oppressione o dolore ai precordii, dolor -di testa, vertigini, ecc., risponde negativamente, ed accusa tutto -al più di non aver appetito e di sentirsi qualche brivido per cui fu -obbligato a meglio coprirsi. Il suo polso è in istato normale, il -calor delle carni naturale, la lingua morbida, ecc. — Non conviene -lasciarsi illudere. In tal caso gioverà far sortire l'ammalato dal -letto, obbligarlo a fare alcuni passi, ed attentamente esaminarlo -nella nuova sua posizione, per più chiaramente accertarsi del vero suo -stato e convincersi se manchino effettivamente o no i sopraccennati -sintomi, o se in vece il non provarne di essi molestia fosse stato per -effetto della posizione orizzontale. Manifestandosi la nausea converrà -osservare se dessa sia o no accompagnata da altri segni di gastricismo; -giacchè ove la si rimarchi isolata, e null'altro segno indichi -l'esistenza di saburre nelle prime vie, si avrà una ragione di più per -sospettare la peste. - -16.º Così pure relativamente ai buboni, considerati generalmente uno -dei segni positivi e patognomonici della peste, converrà che il medico -stia bene in guardia per non restare ingannato, e non commettere -il gravissimo sbaglio di prendere un bubone pestilenziale per un -venereo; ciò che può facilmente avvenire, specialmente ai medici -incaricati delle visite ordinarie ai contumacianti ed ai facchini -destinati all'espurgo delle merci nei Lazzeretti. Può accadere ciò che -è accaduto altre volte, cioè la comparsa di un bubone all'inguine e -credersi un bubone venereo, senza che ne sia avvertita la differenza -della sede di esso, e senza che sia accompagnato da sintomi che -indichino l'interessamento del sistema generale o da altri fenomeni -capaci di dar sospetto, per cui l'ammalato non si lagni che di un -leggiero mal essere. Quindi può facilmente venir preso come conseguenza -dell'affezione locale, e così scorrere il primo stadio della malattia -pestilenziale, che quantunque benigna può per altro esser fomite di -altri più gravi e funestissimi attacchi. Alcune volte accade ben anche, -che nel principio non si manifesti se non un semplice ingorgamento -glandulare, una picciola gonfiezza, una tendenza al bubone, e che detta -tendenza rimanga stazionaria o si dissipi poco appresso, e non venendo -accompagnata da fenomeni che indichino un'affezione di tutto il sistema -generale, essere ritenuta come dipendente da una cagione innocente, per -effetto consensuale prodotta da irritazione in qualche altra parte, -e cose simili. La peste che si presenta con forme così benigne e con -sintomi di così poca importanza, è assai facile che tragga il medico -in errore e che non dia sospetto nemmeno dell'indole sua, della sua -vera natura. Da una semplice tendenza al bubone, dalla presenza d'un -solo leggiero bubone isolato, insensibile, come dubitare di peste e -dichiarare ch'essa esiste già nel paese o nello stabilimento? — In tali -casi deve usare il medico di una prudente riserva, non precipitare -il suo giudizio, ma cauto e vigile premunirsi contro l'errore colle -osservazioni degli altri medici del luogo e seguire accuratamente -il successivo andamento del male, che già ove si tratti di peste non -tarderanno a comparir sulla scena in uno od altro malato degli altri -sintomi che dissiperanno ogni dubbio. Appunto per questi ed altri -consimili casi importa ch'ei sappia che i buboni venerei non irrompono -nello stesso sito dei pestilenziali; che i venerei si manifestano -sempre negli inguini stessi, e i pestilenziali all'incontro rarissime -volte ivi compariscono, e più comunemente piantano la lor sede nella -regione anteriore e superiore della coscia, due o tre dita trasverse -sotto la commissura inguinale. - -D'altra parte importa non lasciarsi soggezionare dai volgari sofismi -soliti a porsi in campo dai medici che negano l'esistenza del contagio -per giustificare la loro opinione, cioè — che se vera peste ella fosse -i primi attaccati sarebbero quelli che si prestarono in servigio dei -malati, i medici e sacerdoti che li hanno assistiti, che sarebbero -state già più famiglie attaccate, che si sarebbero veduti buboni -e carbonchi, che non si dee temere di peste e sparger senza forte -ragione l'allarme — ed altre cose simili. Solite fole degli inesperti -e di quelli che non vedono più lungo di una spanna, per confutare le -quali basterà citare la storia ed i numerosi fatti da essa registrati -alcuni de' quali ho riportato qui sopra. La dimostrata immunità dei -custodi e serventi, dei famigliari e dei medici, e di quelle persone -che hanno assistito e visitato i malati od altrimenti avuto seco -loro delle comunicazioni, che viene allegata dai medici impugnatori -dell'esistenza del contagio in una città o paese, suol d'ordinario -trovar favore nella popolare credulità ed esser tenuta altresì in conto -di molto valore dalle stesse autorità locali, per cui più facilmente si -determinano a credere falsa l'opinione dei sostenitori della peste, e -ad abbandonare le necessarie precauzioni e riserve di sanità; nè è raro -il caso che ravvisando quelle subite dichiarazioni di peste sommamente -pregiudicievoli agl'interessi delle popolazioni, siccome quelle che -spargendo l'allarme fra il popolo possono esser cagione di torbidi e di -tumulti, devengano eziandio a rigorose misure di punizione contro quei -tali dell'arte che per una più accurata osservazione fatta, o perchè -sorretti da una maggior esperienza, furono i primi a conoscere la -peste e a denunziarla. Così è avvenuto di quel povero medico che nella -peste di Napoli del 1656 fu condannato in carcere dal Governatore, dove -ammalatosi, per somma grazia gli fu permesso di andar a morire a casa -sua (V. _pag._ 467); così toccò in sorte all'egregio Dott. Santilli -(Eusebio) medico dell'Ospedale nell'ultima peste di Tunisi degli anni -1818-19-20, il quale venne da S. E. il Bey rampognato fortemente e -minacciato anche di morte, perchè contro l'opinione di molti altri -medici del luogo avea dichiarato essere vera peste le malattie -dominanti, e fu solo per l'intercessione e persuasive di onesta persona -della stessa corte del Bey, che la pena di morte pronunciata contro -di esso qual perturbatore della pubblica quiete, venne commutata in -carcerazione e bastonate (V. _Passeri Dott. Giuseppe, sulla Peste, -col ragguaglio della peste di Tunisi avvenuta negli anni 1818-19-20, e -Lettera sullo stato della medicina in quel Regno, Siena 1820_). - -Che se a convincere que' cotali della futilità del loro argomento -non bastasse nè l'autorità della storia, nè l'evidenza dei fatti, -ove tali fossero da intendere ragione allorchè se ne parla ad essi il -linguaggio, si potrebbe far loro osservare; - -che la causa della peste non è già nell'atmosfera; - -che la peste non si propaga se non per via individuale, sia che si -si metta in rapporto diretto coi pestiferati o cogli effetti che -avendo servito ad uso dei medesimi, sono i depositarii del principio -pestilenziale; sia che si si trovi entro la sfera di attività del -pestiferato; - -che diverse cause contribuiscono ad aumentare o diminuire i -risultamenti della propagazione; - -che l'attività o influenza del principio pestilenziale è sempre -subordinata a certe condizioni atmosferiche provocatrici, ed a quelle -modificazioni dell'organismo per cui l'uomo acquista la suscettività di -venire impressionato da esso; - -che ove manchi alcuna delle dette tre condizioni; cioè, la presenza -dell'elemento lomogenico o principio contagioso della peste, la -predisposizione individuale, ed il concorso favorevole di circostanze -atmosferiche, la malattia non ha luogo, nè segue alcun morboso -sviluppo; - -che tanto le dette condizioni atmosferiche provocatrici, quanto le -cause determinanti la predisposizione individuale, non sono nei primi -momenti nè così attive, nè tanto generali, nè così pronunciate, da -doversi sorprendere delle numerose eccezioni e della limitazione degli -attacchi; - -che sia in vece più ragionevole il pensare, che la somma dell'influenza -degli agenti esterni per lo sviluppo o diffusione rapida delle malattie -a tipo epidemico e contagiose, minore nei primi momenti, possa poi -aumentarsi in seguito in ragione dell'aumento delle cause influenti -e propizie a determinarla, ma che intanto sia da ammettersi esistere -nel principio una minor massa di elemento morboso, minor azione, minor -attitudine a risentirne il malefico influsso, minor concorso favorevole -di circostanze necessarie per isvilupparlo. - -Quindi tutte le persone che si espongono al contatto sono ben lungi dal -venirne _infallibilmente_ attaccate, molto più che (secondo l'opinione -del Dott. Bulard) _l'innocuità del contatto è la regola, la nocuità -l'eccezione_. - -Quindi avviene anche nella peste ciò che si osserva nella sifilide, -nella scabbia, nel vajuolo, ecc., e particolarmente nel colèra, cioè -che moltissime persone esposte all'azione dell'elemento morbifico, non -restano impressionate. - -Quindi detta immunità dovrà esser maggiore nella prima invasione -del morbo che negli altri suoi stadii, sia che ciò avvenga perchè -gl'individui esposti sono meno atti a contrarre la malattia, o perchè -al momento non si sono trovati sotto l'influenza della totalità -delle condizioni richieste per produrre questo risultamento; molto -più che la peste, come si è detto altrove, è subordinata a diverse -circostanze che ne modificano gli effetti e l'intensità. — Se la cosa -fosse diversamente, sarebbe ben picciolo il numero delle persone che -in circostanze di epidemie pestilenziali scappano a questo flagello, -specialmente nei paesi d'Oriente, ed in vece in quasi tutte le epidemie -di peste (tranne pochissime eccezioni) la cifra dell'attività del -male è minore della cifra d'inerzia: il numero degli attaccati molto -minore dei risparmiati. — Altre considerazioni ancora si potrebbero -addurre. Ma le già dette bastano forse a provare, che il sopraccennato -argomento isolato non può essere ritenuto di verun peso per basare un -giudizio medico sulla non esistenza della peste, siccome quello che -non è fondato sulla scienza, nè sulla ragione, nè sull'esperienza, e -contraddetto dai fatti e dall'autorità della storia. - -Avendo offerto alcune traccie per conoscere la peste e per distinguerla -dalle altre malattie colle quali suole più frequentemente confondersi, -istituendo esami e confronti e studiandola sull'uomo vivo, farò ora -alcuni cenni, per quanto giunger possono le scarse mie cognizioni, -intorno all'esame dei cadaveri e alle interne lesioni che ci vengono -fatte palesi col mezzo dell'autopsia cadaverica. - - - ESAME ESTERNO DEL CADAVERE. - -L'ispezione del cadavere dell'uomo morto di peste e l'esame delle sue -interne lesioni meritano, non v'ha dubbio, di fissare l'attenzione -del medico che ama di acquistare idee pratiche, per quanto è possibile -chiare ed esatte, onde poterlo distinguere dai cadaveri ordinarii di -morti da altre malattie, e porsi in istato di conoscere la vera natura -dei mali divenuti sospetti. Ciò è tanto più necessario, quanto che -accade sovente che i medici d'ufficio ed altri più accreditati del -paese siano chiamati a dare giudizio per morti sospette avvenute nei -Lazzeretti o sopra bastimenti di contumacia od altrove, e non abbiano -su che fondare il parere e le dichiarazioni loro se non sopra l'esame -del cadavere. - -Io non tacerò essere questa parte quanto importante altrettanto -difficile ed incerta, mentre nei cadaveri s'incontrano moltissime -varietà secondo i diversi stadii del morbo e le diverse epidemie -pestilenziali, che già una peste non assomiglia mai intieramente ad -un'altra. — Ora i cadaveri sono orribili a vedersi, neri, lividi, -o gialli: ora appena cangiati d'aspetto e di forme eguali a quelle -degli altri morti da malattie ordinarie — ora passano rapidamente in -putrefazione e mandano un puzzo insopportabile: ora restano alcuni -giorni senza dar segni di corruzione così come gli altri — ora sono -tutti coperti di macchie livide, di suggellazioni, di echimosi, quasi -altrettante larghe ammaccature che le contusioni le più violenti non -arriverebbero a produrre in istato di salute, e queste crescono dopo la -morte; ora non se ne vede appena traccia, nè sono punto dissimili dagli -altri cadaveri ordinarii. - -Secondo l'opinione comune e generalmente diffusa, la flessibilità del -cadavere viene risguardata come segno sicuro di peste. La prima cosa -che fanno i medici e chirurghi chiamati ad ispezionare i cadaveri -morti da malattie sospette di peste è quella di assicurarsi se il -cadavere è flessibile, se le membra si possano muovere a talento, se -vi ha mollezza nelle articolazioni, ovveramente rigidità. Samoilowitz, -Pugnet, e molti altri autori che scrissero di peste, appoggiano -validamente questa opinione, ed è innegabile ch'essa sia fondata ai -fatti ed all'osservazione. - -Pugnet fra gli altri parlando dei cadaveri da lui esaminati nella peste -del Cairo dell'anno 9.º (1801), così si esprime. - -«Nous devons observer, en finissant ce memoire, que les cadavres de -ceux qui ont succombé, ont été la plupart d'une mollesse et d'une -flacidité remarquables. Plusieurs étaient marqués des larges taches -bleues ou des longues flétrissures: plusieurs encore tombaient -aussitôt dans un état de putréfaction tel, qu'ils étaient absolument -inabordables.» - -Anche il Dott. Bulard, parlando delle lesioni esterne che si osservano -nei cadaveri della peste, indica come segni di peste — «la rigidità -cadaverica più debole: la forza di coesione muscolare minorata: tutto -il tessuto muscolare più molle: poco umido e leggiermente scolorato». -Secondo me, la flessibilità del cadavere non è costante, nè può -risguardarsi come segno sicuro di peste, quantunque a contagio avanzato -si osservi nella maggior parte. Ecco quanto trovo notato su di ciò fra -le osservazioni che ho avuto occasione di fare agli anni 1815-16-17 nel -campo stesso della peste — nei primi individui colpiti nelle diverse -indicate località mancava la flessibilità del cadavere, però in tutti i -casi erano coperti da petecchie. — All'incontro il bravo e coraggioso -medico italiano Eusebio Valli nella sua bella Memoria sulla peste di -Smirne del 1784 parlando dell'opinione di Samoilowitz sulla mollezza -delle articolazioni nei cadaveri come indizio di peste dice: «ragione -miserabile per determinarsi a un sistema. Sappia egli che in Smirne i -corpi di tutti gli estinti erano sommamente tesi ed irrigiditi. Questa -particolarità non vedo che fin qui sia stata molto avvertita. Ella -però non è men certa. Il Padre Luigi, Gioab, Marsanà, che vivono in -mezzo ai pestiferati, che li curano, che presiedono agli spedali, sono -i testimonii ai quali mi appello. Per quanto fossi persuaso nel fondo -dell'animo mio che persone cui distingue il carattere e i talenti non -mi avrebbero ingannato, pure condottomi un giorno allo spedale dei -greci volli io stesso interrogare separatamente i becchini, e n'ebbi -la conferma che ricercava...... Gli ebrei che per un pregiudizio -mosaico non seppelliscono morti nè il Venerdì sera, nè il Sabbato, -hanno potuto osservare che la rigidità è di durata. Nel tempo che mi -trovava al Zante obbligato al letto per una febbre autunnale, diede -fondo a quella rada un bastimento proveniente dalla Barbaria. Morì -uno dell'equipaggio. Fu fatta la visita al cadavere dai medici della -Sanità, e trovatolo contratto e duro quasi fosse una pietra, convennero -non esservi dubbio di peste. S'accorsero dello sbaglio alla morte di -un altro marinaro, comechè aveva due buboni.» (Valli, _Della peste di -Smirne, pag. 55-56_). - -Continuando nell'esame esterno del cadavere indicherò alcune altre -osservazioni, che sebbene sieno soggette ad eccezioni e variazioni, -sono però da risguardarsi come fenomeni che s'incontrano nel maggior -numero de' casi. - -La fisonomia del morto da peste si osserva per ordinario -considerabilmente cangiata, il viso di un aspetto piuttosto lurido, -però non gonfio, non contratto, non livido: le palpebre non sempre, -ma per lo più sono interamente chiuse: il rossore degli occhi è -d'ordinario più carico che non lo era nel corso della malattia: le -narici e la bocca sovente imbrattate da una materia nerastra. — Le mani -hanno lo stesso aspetto del viso. — Delle macchie più o meno larghe, -più o meno livide, in ispecieltà sopra la regione anteriore del collo e -superiore del torace si osservano spessissimo nei cadaveri della peste, -segnatamente a contagio avanzato; le quali macchie, suggellazioni o -echimosi s'incontrano per ordinario anche allo scroto ed alle grandi -labbra. Alcune volte, ma più circoscritte, compariscono pure sul -ventre, talvolta ancora sopra tutta la superficie del tronco, rarissime -volte su tutto il corpo. Niente di meno, non è raro il caso vedere -la cute delle gambe di un rosso livido fosco, come suol diventare dal -freddo; e toccata colle dita staccarsi la cuticola. Sovente i vasi del -collo sono gonfii, e come disegnati e rilevati sopra gl'integumenti che -li coprono. — La parte anteriore del petto non di rado enfisematica. -— Il ventre è alcune volte teso meteorizzato. Prescindendo dalle -sopraccennate macchie, i corpi dei morti da peste sono in generale più -pallidi degli altri, e come se fossero esangui; però, come si è detto, -spesso molli e floscii. La pressione con un dito basta talvolta a far -nascere un'echimosi. Qualche volta dopo la morte sorte sangue sciolto -dalle narici, dalle orecchie, dalla bocca, di maniera che il sangue non -solamente si spande in tutto il tessuto cellulare, ma eziandio al di -fuori. — In molti casi nulla si osserva di tutto ciò, ed i cadaveri non -appariscono differenti dagli altri. - -Al contrario di quello che ha osservato Pugnet nella peste del -Cairo; Orreo, Samoilowitz ed alcuni altri notarono che i cadaveri dei -pestiferati dopo cinque o sei giorni non esalano alcun odore. Avendo -io avuto occasione di vederne moltissimi, non mi sono mai accorto -che passino in putrefazione più presto degli altri. Talvolta soltanto -dopo morte comparivano indizii di bubone o carbone, e se esistevano -buboni nel corso della malattia, seguita che n'era la morte, non -iscomparivano, ma appassivano ed inclinavano al livido. - -Gorgh descrive l'aspetto del cadavere di una donna morta di peste a -Vienna nel 1713 nel seguente modo: - -«Es war eine Weibsperson eines blühenden Alters, mit zerütteten Haaren, -offenen Augen, mit etwas grausen drohenden Lefzen des Mundes, mit wenig -schwarz herausgesteckter Zunge, die übrige Gestalt nicht unfreundlich!» -— Ciò che in italiano suona come segue: - -Era una donna di età fiorente, con capelli scompigliati, con occhi -aperti, colle labbra aventi nell'atteggiamento alcun che di truce e -minaccievole, colla lingua nera sporgente un poco in fuori, nel resto -l'aspetto non era punto sgradevole. - - - SEZIONE DEI CADAVERI. - -Fino al principio di questo secolo si conosceva assai poco sulle -lesioni interne di quelli che morivano di peste, e l'anatomia -patologica della peste aveva fatto pochi progressi. L'eccessivo -timore del contagio nei paesi dell'Occidente; i pregiudizii -religiosi, la popolare ignoranza e l'insufficienza scientifica in -quelli dell'Oriente, opponevano ostacoli insormontabili a siffatte -investigazioni. - -Negli antichi scrittori sulla peste si trovano appena alcune poche -traccie di riconoscimenti di lesioni interne nei corpi dei pestiferati. -Pare che il Magistrato di Sanità di Genova nella peste del 1656 fosse -stato il primo a ordinare che si facessero sezioni di cadaveri, -onde scoprire possibilmente per tal mezzo quali fossero le cause -di tante subite ed irreparabili morti (V. _facc. 487_). In appresso -vennero fatte sezioni dei cadaveri di persone morte dalla peste nel -1636 a Nimega, nel 1721 a Marsiglia, nel 1738 nell'Ukrania, ed in -varii altri luoghi (V. _pag. 598-618_), ma con pochi risultamenti -utili per la scienza e per l'umanità. Fra i moderni Pugnet, medico -dell'armata francese dell'Egitto, abile e diligente osservatore della -peste nei paesi del Levante, fu uno dei più benemeriti della storia -anatomico-patologica della peste, e se non il primo fu certamente -uno dei primi che siasi avanzato coraggiosamente in questo stadio -fino allora percorso da pochi, e che abbia fatto esatte ed importanti -osservazioni sulle interne lesioni che presentano i cadaveri dei -pestiferati, le quali osservazioni unitamente a tante altre bellissime -fece egli di pubblico diritto colle stampe nella sua Opera (_Mémoires -sur les fièvres pestilentielles et insidieuses du Levant. Paris 1802._) - -Per amore di verità e di giustizia dobbiamo però confessare che le più -esatte, le più importanti ed utili osservazioni in tale argomento, la -più estesa conoscenza della storia anatomico-patologica della malattia -della peste, le dobbiamo ai valenti ed intrepidi medici, specialmente -francesi, che in questi ultimi anni si dedicarono a studiare la peste -nei paesi del Levante, e che con un coraggio ed una negazione di sè -medesimi degni di ammirazione e di altissima lode, affrontarono tutti i -pericoli, trionfarono di tutti gli ostacoli, e spinti dall'amor della -scienza, dal puro interesse dell'umanità, avendo intrapreso colla -maggior diligenza ed esattezza e col necessario corredo di cognizioni -scientifiche un gran numero di sezioni di cadaveri, riempirono -utilmente questa lacuna, e contribuirono mirabilmente ai progressi -della scienza medica sulla malattia della peste e sulle interne lesioni -che s'incontrano nei corpi d'individui morti sotto questo flagello. - -Fra i detti medici quanto abili e bene istituiti, altrettanto intrepidi -e coraggiosi che si distinsero per tali dotte investigazioni e che -meritano la nostra riconoscenza, è appunto il Dott. Bulard, le cui -belle osservazioni nel proposito sono tali da meritare di essere più -generalmente conosciute e studiate. Anche il sig. Professore Clot-Bey -si è applicato con particolar zelo allo studio della peste sui -cadaveri. È desiderabile ch'egli abbia a pubblicare sollecitamente le -sue osservazioni, come ha fatto il Dott. Bulard, onde sparger per esse -nuova luce sopra sì grave ed interessante argomento. - - - QUADRO DELLE LESIONI. - -Aperto il cranio. I seni della dura madre e tutti i vasi delle membrane -del cervello, sono eccessivamente ingorgati di sangue nero. — Le -tonache delle dette membrane sono sane. — Molte volte si resta sorpresi -dallo stato di _colapsus_ del cervello e del cervelletto, e dalla -mollezza in cui si trova tutta la massa cerebrale. — In alcuni casi -detta mollezza delle due sostanze è tale che si avvicina alla fluidità, -per cui non è praticabile alcuna ricerca nell'interno. Generalmente -però le due sostanze del cervello hanno bensì una minor consistenza, ma -non è così osservabile. La sostanza grigia è di un colore più pallido. -Tagliate attraverso, lasciano scolare una gran quantità di gocciolette -di sangue. — I ventricoli del cervello ed i plessi coroidei nulla -presentano d'innormale; poca o nulla è la sierosità che vi s'incontra. -— I differenti plessi nervosi, ed in ispecieltà i plessi celiaci, -appariscono senza alterazione. In generale il sistema nervoso sembra -essere in condizione normale. - -Aperto il petto. I polmoni e la pleura si trovano assai di rado -alterati. Essi sono generalmente sani. — Sano egualmente è il -mediastino. — I bronchi sono crepitanti, ma respettivamente molto meno -ingorgati di sangue che il fegato e la milza. — La mucosa dei bronchi -egualmente in istato normale. In qualche raro caso la si è trovata -leggiermente infiammata. Lo stesso dicasi della pleura. - -Il cuore è quasi sempre considerabilmente dilatato un terzo circa oltre -il suo volume naturale. — Il ventricolo destro, e l'orecchietta destra -in ispecieltà, molto più della sinistra. Ora sono distesi da molto -sangue nero quagliato, ora contengono una sierosità sanguigna entro -cui nuotano grumi di sangue nero ed altri rappigliamenti bianchi del -colore del grasso, che sembrano linfa coagulata o aggregazioni di parte -fibrinosa. Il tessuto del cuore è qualche volta assai lasco, pallido e -sensibilmente molle. In altri casi all'incontro la sua tessitura non è -punto alterata. - -Il pericardio contiene spesso una sierosità sanguinolenta assai -tenue. In questi tali casi si osservano nelle sue membrane spandimenti -sanguigni circoscritti e come petecchiali. - -Il sistema vascolare venoso è la sede di una congestione generale. -Egli è sempre ingorgato di sangue nero rappigliato. Le vene cave, le -subclavie, la vena pulmonare, sono spesso dilatate, e non di rado si -trovano in esse, come anche nelle cavità dei ventricoli del cuore, -quelle picciole aggregazioni di parte fibrinosa di cui s'è parlato -di sopra. Le membrane dei detti vasi venosi sono considerabilmente -impregnate di macchie livide o di una specie di echimosi in quelle -parti che sono in diretto rapporto collo spandimento emorragiaco. - -Le arterie il più delle volte sono sane, e quasi vuote di sangue. -Soltanto in qualche caso si osservano lividure, sulla superficie -esterna di alcuni de' principali rami e tronchi arteriosi. - -Sezionato il basso ventre; lo sguardo dell'osservatore si dirige tosto -allo stomaco. Questo viscere è il più delle volte considerabilmente -disteso; contiene un liquido ch'è spesso nerastro, e glutinoso, la cui -quantità varia. Rovesciandolo, si trova in quasi tutti i casi la sua -membrana interna sparsa di punti gangrenosi o di petecchie coperte da -un intonacamento mucoso giallastro. Dette petecchie, varie di estesa -e di colore, sono talvolta così confluenti fra loro, che formano una -superficie rosso-livida di aspetto uniforme, ma caratteristico, e che -non si può confondere coll'aspetto della gastro-enterite acuta. Qualche -volta detta membrana interna offre delle esulcerazioni, specialmente -nelle pieghe o sinuosità della mucosa; ciò che forse ha fatto dire -a Pugnet, parlando dello stomaco «en le renversant, nous découvrions -toujours sa membrane interne, ou complétement sphacelée, ou surchargée -de petits points gangreneux». - -Esternamente quest'organo è in istato sano, come è sana del pari la -superficie del tubo intestinale lungo tutta la di lui estesa, se se -ne eccettui la tonaca profonda del duodeno, che si risente talvolta -dei disordini dello stomaco sopraindicati. — Le membrane non sono -neppure più molli dell'ordinario. — In alcuni casi però la superficie -esterna degl'intestini tenui al pari di quella dello stomaco è di -color pallido-giallastro, e come injettata a ramificazioni; la mucosa -interna qua e là segnata da macchie larghe: talora presenta petecchie, -o semplici punticchiamenti che continuano in tutta la sua lunghezza; -ma in generale meno estesi e meno confluenti che nello stomaco. -— La valvula del cieco è qualche rara volta distesa, infiammata, -livida; più comunemente sana. — Gl'intestini crassi sono alle volte -considerabilmente distesi: contengono gas, o materie verdastre -semi-liquide, e non presentano alcuna alterazione sensibile. - -Rarissime volte v'ha negli intestini quel liquido nerastro che si trova -nello stomaco. Più sovente contengono un liquido bilioso. - -Il fegato non presenta per ordinario alcun che di notabile riguardo -al colore ed alla consistenza; bensì in moltissimi casi si trova -aumentato di volume ed ingorgato di sangue. — La vescichetta del fiele, -considerabilmente distesa, contiene maggior quantità di bile che nello -stato ordinario. Queste differenze però non sono sempre notabili, che -anzi la bile è generalmente poco copiosa e non molto densa. Quello -che si osserva più costantemente si è che la bile è di un giallo o -verde-giallastro più carico. — Tagliato il fegato attraverso, scola -molto sangue nero, denso. In qualche raro caso sul margine esterno del -lobo sinistro di questo viscere il Dott. Bulard ha trovato un picciolo -carbone; e la pelle dell'addome corrispondente a questa alterazione -era fortemente macchiata in nero livido. Qualche volta eziandio la -superficie di quest'organo è seminata da punticchiamenti, o petecchie, -e la vescica felea egualmente apparisce coperta dalle stesse petecchie -di color bleu. - -La milza è quasi sempre accresciuta di volume, in guisa che in parecchi -casi supera due o tre volte il suo volume ordinario. L'aumento di -volume della milza è uno dei fenomeni più costanti. La sua tonaca -esterna è più molle del consueto, con punticchiamenti. Il suo -parenchima è quasi sempre ingorgato di sangue nero del colore della -feccia del vino, e talvolta trasformato in una sostanza quasi pultacea. -Solo in alcuni rarissimi casi la milza è stata trovata presso che sana. - -Il pancreas quasi sempre sano. - -I reni si trovano per lo più aumentati di volume; un terzo, il doppio, -il triplo alcune volte più grandi che nello stato ordinario. Presentano -non di rado delle echimosi nella loro superficie. Aperti che siano, -le sostanze corticale e tubulosa appariscono injettate di un sangue -nero. I piccioli bacini renali si rinvengono così pieni di sangue da -presentare l'aspetto di un'emorragia. - -La membrana esterna delle vertebre è sovente macchiata da echimosi, la -mucosa sempre sana. - -La vescica per ordinario si trova sana. Contiene qualche volta un'urina -sanguinolenta. — In alcuni rarissimi casi la sua tonaca mucosa presenta -il fenomeno di uno spandimento sanguigno di color bleu e d'aspetto -petecchiale. - -Finalmente, convenendo, come feci, nelle osservazioni del Dott. Bulard -per ciò che si riferisce alla maggior parte delle lesioni dei varii -sistemi sopraindicati, sono pure con lui anche intorno alle lesioni del -sistema linfatico. - -Gioverà avvertire pertanto; - -Che nella peste le lesioni del sistema linfatico sono le sole affezioni -assolutamente costanti; - -Che l'esame del cadavere mostra sempre di tutto il sistema linfatico, -solo i gangli essere più o meno costantemente alterati, senza però -che l'alterazione di cui sono la sede possa essere fisiologicamente -rapportata ad una precedente alterazione del sangue, o come affezione -consecutiva dell'alterazione di un altro sistema. - -Che dessa è la sola alterazione che si mostri isolata da ogni altra -affezione coesistente, e indipendente, come si disse, da qualunque -altra; - -Che sebbene i vasi linfatici non sembrino seguire la fase morbosa dei -gangli; niente di meno si riconosce perfettamente, che i tronchi dei -vasi bianchi che vanno fino alle glandule, sono più distesi; ed il -loro sviluppo eguaglia alcune volte quello del sistema venoso formatosi -evidentemente, come si è detto, a spese dell'arterioso; - -Che l'alterazione patologica essenziale è nella sostanza loro propria -e non nel tessuto cellulare ambiente, che è sano, e che non è se non -secondariamente infiltrato; - -Che l'alterazione della detta sostanza si manifesta ora nell'aumento -del loro volume, ora nell'intensità del loro coloramento, ora nei -differenti stati di degenerazione organica, cominciando dalla più -leggiera modificazione infiammatoria fino alla putrescenza. - -Detta alterazione, considerata in generale, varia moltissimo. Le -differenze che si rinvengono nelle diverse autopsie cadaveriche, -specialmente riguardo al volume, al colore ed alla consistenza, sono -notabilissime. — Rispetto al volume, dalla grandezza di una picciola -mandorla di pistacchio fino a quella di un ovo d'oca e più; — riguardo -al colore, da quello della sostanza grigia del cervello fino al livido -il più intenso; — e per consistenza finalmente, dalla cotennosa e quasi -scirrosa alla molle e fino allo squagliamento della putrefazione. — -In generale la sostanza delle glandule è più sovente cotennosa e di un -grigio chiaro screziato di rosso bruno. - -Diseccando i buboni e mettendoli a nudo, i più grandi si trovano -ordinariamente composti di due gangli, l'uno più alterato dell'altro; -p. e. l'uno di un color grigio cinereo con alcune traccie d'injezione, -l'altro di color rossastro tendente al bleu injettato a ramificazioni: -però l'inviluppo ganglionare notabilmente ingorgato. - -Secondo lo sviluppo morboso dei gangli, si rinvengono dei disordini -nelle parti vicine e sottoposte corrispondenti; p. e. allorchè la -malattia si centralizza, per così dire, nei gangli ascellari o del -petto, si osservano dei disordini corrispondenti nelle vene, nelle -arterie, nei nervi; ed alcune volte anche delle echimosi o spandimenti -sanguigni nella regione ascellare e sotto la pleura, seguendo il -cammino degli organi linfatici fino al canale toracico od al gran -simpatico destro, secondo la parte che n'è affetta. - -Lo stesso avviene nel basso ventre allorchè la malattia in vece di -concentrarsi nei gangli linfatici del tronco superiore, s'interna in -quelli dei membri inferiori e nell'addome. Ed in quest'ultimo caso, -penetrando nell'addome, e sollevando la massa intestinale, si scorge -attraverso alla tonaca del peritoneo una emorragia, che tapezza la -parte posteriore della cavità destra o sinistra (secondo la parte del -bubone) dell'addome stesso. - -In tutti i casi però il sistema ganglionare non è mai alterato tutto -in una volta ed in tutte le sue parti, di maniera che un malato non -presenta mai nel medesimo tempo buboni alle due ascelle, buboni alle -due inguinaglie, alle regioni cervicali, alle poplitee. — I gangli -respettivi dei due tronchi non sono mai simultaneamente attaccati. - -Importa avvertire che di frequente accade che i fasci ganglionari non -presentano così marcate le alterazioni che abbiamo descritte di sopra, -nè di tanta entità ed intensità. — In tali casi non si nota se non che -un ingorgamento più o meno considerevole dei gangli, una più o meno -sensibile colorazione della loro sostanza, ed una qualche differenza -nel grado della loro consistenza normale. Del resto, il sistema -vascolare ed i nervi compresi nella reticella linfatica non offrono -alcuna alterazione sensibile e l'aspetto generale non ha niente di -particolare, nè presenta quel lividore dipendente da una congestione o -stasi sanguigna. - -Dietro le quali osservazioni sopra l'affezione primitiva e costante del -sistema linfatico e le malattie de' gangli, apparisce in qualche modo -il perchè lo stato che nella peste precede ordinariamente ogni altro -fenomeno morboso, il sintomo che si osserva senza concomitanza di alcun -altro, primitivamente ed insolitamente percettibile, sono i _dolori -ganglionari_, da principio leggieri e come pulsativi, intermittenti, -poi continui, profondi, e finalmente seguiti da intumescenza (buboni). - -Le membrane del peritoneo in generale presentano un certo grado di -ammollimento. Maneggiate o compresse, si lacerano con facilità. - -Finalmente il tessuto cellulare non sembra appartenere ad alcuna delle -parti di cui egli costituisce il mezzo d'unione. Più slegato di una -tela di ragno, un soffio solo basta a rompere tutti i suoi punti di -aderenza. - -Da tutto ciò si può quindi concludere: - -Che di tutte le affezioni concomitanti la peste, la sola costante è -quella del _sistema linfatico_ — ed in questo i soli gangli sono più o -meno costantemente alterati. Essa sembra primitiva; - -Che la congestione di tutto il sistema vascolare venoso è pure un -fenomeno che si osserva in quasi tutti i cadaveri; - -Che fra le affezioni, che accompagnano la peste, quella della milza è -senza dubbio la più frequente. — Nelle sezioni dei cadaveri rarissimi -sono i casi in cui si trovi quest'organo sano. Essa sembra secondaria; - -Che dopo la milza il tubo digestivo, ed in ispecieltà lo stomaco, è -quello che più frequentemente offre delle lesioni. È impossibile però -determinare la necessità dell'esistenza di dette lesioni dello stomaco -colla peste, molto più che non sono costanti. - -Le affezioni degli altri organi sono più rare, come fu con qualche -dettaglio accennato di sopra. - -Dopo tutto ciò, ed a malgrado le lesioni che abbiamo indicato aver -luogo più o meno frequentemente nella peste, a scanso di sbagli e di -mala intelligenza, credo dover nuovamente notare ciò che altrove ho -detto, sebbene con altre parole, cioè — che molte autopsie sono state -fatte di cadaveri della peste senza che siano cadute sotto i sensi -lesioni tali da poter essere riconosciute e giudicate come causa della -seguita morte. — - -Richiamandomi però alle cose precedentemente esposte, e gittando uno -sguardo sul quadro delle lesioni che ho offerto, facendo attenzione -alla qualità e gravità dei disordini che più o meno frequentemente -s'incontrano nella peste, mi farò lecito di osservare, non dovere più -recar meraviglia che questa malattia sia così eminentemente esiziale, -e che la medicina possa così poco nella cura o sanazione di essa. -Qualora anche l'esperienza di tutti i tempi non parlasse sì chiaro, il -solo quadro offerto nella presente nota basterebbe a convincere, che -non v'ha che un mezzo di trattare e di vincere la peste, quello cioè -di attaccarla e distruggerla ne' suoi elementi, di render vani e privi -di effetto i suoi colpi, ove non s'abbia potuto riescire di tenerla -lontana ed impedir che s'inoltri. - -(_g_) Nell'anno 1823 per Sovrana graziosissima Risoluzione fui promosso -a Referente Sanitario presso il Governo delle Provincie Venete; nel -1825 a Consigliere effettivo di Governo e Protomedico presso lo stesso -I. R. Governo; nel 1829 destinato Presidente del Magistrato di Sanità -Marittima di Venezia, impiego onorevolissimo che mi offre l'opportunità -di profittare d'un preziosissimo archivio ricco di tante belle Memorie, -Regolamenti, Terminazioni, avvertenze, ecc., risguardanti sanitarii -argomenti, ed appartenenti all'antico riputatissimo Magistrato Veneto -di Sanità; al quale parecchi Governi di Europa usavano far ricorso -chiedendo norme e consigli allorchè trattavasi di sistemare nei loro -Stati quella parte della pubblica Amministrazione che alla Sanità -Marittima si riferiva. Ed anche oggidì, per effetto forse della stessa -alta riputazione di saggezza di cui godeva un tempo quella celebre -Magistratura, varii de' principali Magistrati di Sanità Italiani e -qualcun de' Stranieri non lasciano d'interpellare il parere del Veneto -Magistrato nei casi dubbii di maggiore importanza, che interessano -l'oggetto del comune istituto. Quanto onorevole e soddisfacente è pel -Veneto Magistrato tale generosa fiducia, di cui va superbo, altrettanto -lieto sarebbe di potervi corrispondere; ma se per causa di successione -è divenuto l'erede usufruttuario di una parte della riputazione -dell'antico Veneto Magistrato, gli duole di non poterlo essere -egualmente delle sue facoltà. - - -SUPPLEMENTO ALLA NOTA (_d_) _sulle nuove istituzioni sanitarie -nell'Oriente_. - -S. A. il Vicerè d'Egitto Mehmed-Alì con disposizione 31 Dicembre 1839 -sciolse il Comitato Sanitario de' Consoli, o Commissione Sanitaria -Consolare, instituita in Alessandria fino dal 1831 (_V. pag. XLVII_), e -ve ne sostituì un altra composta di sette Intendenti tratti dal corpo -de' Negozianti e di un Presidente. Il Presidente è lo stesso primo -Ministro del Vicerè Boghos Jossouff. È stato compilato il relativo -nuovo Regolamento Sanitario in lingua Italiana e venne comunicato in -copia ai Signori Consoli prima ancora che fosse pubblicato. - -I Signori Consoli Europei hanno protestato in data 4 Gennajo 1840 -contro detta misura. Ciò nulla ostante venne pubblicata ed attivata. - -Scrivono da Alessandria, che la nuova Intendenza offre tutte le -possibili garanzie. — Il nuovo Regolamento non introduce notabili -cambiamenti nelle disposizioni che già esistevano a difesa della salute -pubblica; gli ufficii sanitarii continuano sul medesimo piede; e le -relazioni sanitarie dell'Egitto cogli altri paesi rimangono com'erano -prima. - -Intorno allo stato della salute dell'Egitto, ecco alcuni particolari -che ci pervennero da fonte sicura e che riportiamo in continuazione -delle notizie già altrove riferite. - -Nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio del 1839 imperversava la peste nella -Palestina e nella Samaria e faceva orribili stragi particolarmente a -Sumatra. Alcune reclute levate dai villaggi della Palestina arrivarono -in Egitto senza essere state sottoposte ad alcuna contumacia o -riserva ed entrarono in libera comunicazione. A tale derivazione venne -attribuita la peste bubonica che dopo sei mesi di tregua scoppiò in -Alessandria nel giorno 12 Maggio 1839. Altri casi si succedettero -nei giorni 13-15-17-18-20- 23-24-27-28-30; in tutto 27 persone furono -attaccate nel mese di Maggio, delle quali più di una metà sono morte, -22 sono state colpite nel successivo mese di Giugno, ed il numero dei -guariti superò quello dei morti. In Luglio non si ebbe che qualche raro -caso. In Agosto ogni scintilla di contagio era spenta. Tale andamento -mite ed una diffusione sì limitata di un morbo solitamente assai fiero, -sono dovuti forse in parte alle sollecite cure dell'amministrazione, -più probabilmente però alla possente influenza della stagione e -all'alto grado del calore dei mesi di Giugno e Luglio; giacchè come -abbiamo osservato alla pag. 735 ed altrove, il principio contagioso -della peste non resiste all'azione di un calore assai forte; e secondo -l'esperienza degli Orientali abitatori dei paesi molto caldi, circa il -solstizio d'estate il germe pestifero suol perdere della sua attività, -e se anche non si spegne affatto, resta per solito così illanguidito -o assopito da non lasciar più per quell'anno gravi timori di ulteriori -funeste conseguenze. - -Spenta che fu la peste, insorsero delle altre malattie, e in data -1.º Dicembre dello stesso anno si ebbero da Alessandria le seguenti -notizie. - -«È sommamente doloroso di dover qui riferire che lo stato di salute -della città di Alessandria sia ben lontano dall'essere soddisfacente. -La cumulazione di due squadre, l'affluenza di povera gente del -vicinato, la putrefazione delle acque stagnanti che il Canale del -Mahmudie versa nell'antico Lago Marcotide, hanno sviluppato delle -malattie epidemiche e di maligna natura»; - -«Queste sono scorbuti, dissenterie, febbri gastro-enteriti e tifoide, -che dal mese di Agosto in poi hanno imperversato in modo tale, che -sopra una popolazione di circa 65000 anime, si è avuto dal 1.º Agosto -p. p. a tutto jeri, il numero di 2287 morti. In questo numero non sono -compresi i decessi degli Ospedali sia di terra sia di mare. Il numero -dei morti di questi stabilimenti ammontava da 15 a 20 il giorno, e la -squadra del Gran Signore sola, ebbe a soffrire la perdita di 2376 dei -suoi». - -«Da qualche giorno in qua però la mortalità ha diminuito, ma le -reconvalescenze sono lunghe, e lasciano il paziente in uno stato di -marasmo che pur troppo dà luogo a temere delle ricadute più funeste che -la malattia stessa». - -Posteriori notizie dalla medesima fonte sicura ci avvisano che nei -giorni 13 e 14 Gennajo di quest'anno (1840) si sono manifestati -due nuovi accidenti di peste in Alessandria. Ad essi tenne dietro -qualche altro nel giorno 16, ed altri ancora nei giorni successivi. Il -piroschafo _Barone Eichoff_ giunto a Trieste nel giorno 22 Febbrajo a. -c. reca più recenti notizie in data 6 dello stesso mese da Alessandria, -sulla peste e sulle disposizioni sanitarie che si stavano attivando per -arrestarla. Dette notizie sono del seguente tenore: - -«Ogni giorno si annunciano uno o due casi di peste, di carattere -piuttosto cattivo, poichè quasi tutti gli attaccati muojono in poche -ore. Si spera però che colle energiche misure prese dal Magistrato -sanitario il male non prenderà piede. S. A. il Vicerè ha ordinato che -esso Magistrato venga di nuovo costituito da 7 intendenti, uno nominato -dal Governo, e sei fra i negozianti ottomani, ellenici, francesi, -inglesi, tedeschi e toscani, e sia presieduto da Boghos Bey. Il nuovo -magistrato agisce con grande rigore ed attività, onde prevenire il -progresso del contagio. Le due flotte, turca ed egiziana sono messe -in quarantena e fu ordinato un espurgo generale, e lo stesso deve -essere osservato nelle case e baracche delle famiglie de' marinari -ed operai dell'arsenale. Le strade della città e dei contorni vengono -ogni giorno nettate e scopate. Se un caso di peste succederà a bordo -d'un bastimento, l'equipaggio deve essere sbarcato per fare la sua -quarantena sotto le tende, e se ciò avviene nelle baracche, deggiono -essere demolite, e distrutto col fuoco ogni oggetto suscettibile di -contagio. Le provenienze dal Mar nero, da Costantinopoli e da tutto -l'Impero ottomano sono considerate brutte, anche se fossero munite -di patente netta, e perciò assoggettate a 21 giorni di quarantena. Si -continuano i preparativi di difesa.» (Vedi _Lloyd Austriaco 25 Febbrajo -1840 N.º 24_). - -D'altra parte, lo stato di salute di Costantinopoli continua ad essere -soddisfacente. Nell'Albania, dopo l'estinzione della peste in Leskovaz -e Nissa, e del toglimento delle contumacie a cui erano state sottoposte -le dette due città, la salute pubblica continua ad essere perfetta. -Soddisfacente del pari è quella della Romelia e di quasi tutte le -Provincie Ottomane; tranne però alcuni paesi al di qua del Balkan e -lungo la riva destra del Danubio. - -A Silistria e nelle vicinanze s'era manifestata fino dall'anno scorso -la peste, la quale era anche cessata senza che si avesse potuto -conoscere il vero numero delle vittime che aveva uccise. - -Riguardo alla nuova comparsa della peste da quella parte, ecco quanto -viene accennato da una lettera di Galatz in data 2 Dicembre 1839: - -...... «S'ebbero dei casi di peste recentissimi a Simila, villaggio -di 150 case situato fra Rudsciuk e Turtukani, così pure a Babuk ed a -Sfetkoi sulla strada fra Silistria e Costantinopoli sulla destra del -Danubio di qua dal Balkan, però senza che siasi potuto sapere il vero -numero dei malati. A Turtukani la casa, di un tale Cathrini Supunersi, -fu infetta da un parente venutovi da Sfetkoi, onde vi morirono prima -un fanciullo, poi una giovinetta, ed appresso il capo della famiglia -ed un servitore. In un'altra casa soggiacquero nove individui, dei -quali cinque Turchi, compresa la figlia dell'Hassan Bairaclar. È da -deplorarsi l'indolenza delle Autorità turche, che nulla fanno per -impedire che il flagello si propaghi. Fortunatamente gli abitanti -di Sfetkoi abbandonarono spontaneamente le loro case e formarono un -Lazzeretto in mezzo ai campi. All'incontro il Governo Valacco accrebbe -la contumacia di Braila a 21 giorni per le persone, e a 40 per le -mercanzie, mentre quello di Moldavia lasciò i termini com'erano prima. -I porti di Galatz e Braila formicolano di bastimenti mercantili; e la -salute vi è ottima anche nel vicino contado». - -Un'altra lettera da Costantinopoli in data 8 Gennaro 1840 porta quanto -segue: - -........ «La peste al di qua del Balkan si propaga anzi che no. -Vero è che fino al giorno 7 di Dicembre avea diminuito a Simila, ma -a Turtukani continuava, e già dal 2 al 9 Dicembre n'erano morte 12 -persone; a Silistria dal 21 Novembre al 13 Dicembre 137; nel Distretto -di Turtukani e Rosgrod 69; ed in quello di Tsarakul, che fu isolato -120. Generali sono le doglianze sull'inerzia delle Autorità. In -Moldavia ed in Valacchia non se n'ebbe finora alcun indizio nè nelle -quarantene, nè sui bastimenti». - -Servano questi pochi cenni a continuazione delle notizie -sull'introduzione, andamento, ed effetti delle nuove istituzioni -sanitarie nei paesi d'Oriente che trovansi raccolte alla Nota -(_d_). Possano essi riescir bene accetti a' miei leggitori, tanto -come fatti storici che contribuiscono a meglio conoscere ne' suoi -rapporti politici e sanitarii le popolazioni d'Oriente, quanto per le -conclusioni utili alla scienza, che da essi si possono trarre. - -D'altronde, tali notizie sullo stato sanitario dell'Oriente, così -unite e disposte, non essendo facile rinvenire altrove, contribuiranno, -io spero, a provare il mio buon volere, ed a richiamare l'attenzione -dell'Europa sull'argomento della peste pei sommi vantaggi che dallo -studio accurato e perseverante di esso si potrebbero ritrarre per -gl'interessi delle popolazioni tanto dell'Occidente che dell'Oriente, -per il maggiore ravvicinamento di questi due popoli, la maggior -estesa delle loro relazioni commerciali, la più libera, franca, -sollecita comunicazione con vicendevole profitto; distruggendo o -almeno abbattendo in parte quell'alta barriera che divide detti due -popoli, e che innalzata dal bisogno, ingrandita dalla paura, conservata -dall'ignoranza e dal pregiudizio, sussiste tuttora intatta da secoli, -con grave danno di tutti e due, ergendosi quasi a testimonio della -nostra timidità, del nostro difetto di conoscenze utili, in mezzo a -tanto splendore e ridondanza di lumi che ci abbagliano ed acciecano, e -della nostra apatia o indifferentismo per tutto ciò che direttamente e -personalmente non ci risguarda. - -_P. S._ Scrivono da Costantinopoli in data 12 Febbrajo: - -Occorsero a Trebisonda alcuni casi di peste, per cui gli arrivi da quel -porto vengono assoggettati a severa contumacia. L'ultimo piroscafo vi -si è pure dovuto sottomettere. A Costantinopoli dunque oggidì si usano -quelle rigorose misure precauzionali contro la peste che si trascurano -alcune volte, non per ragione od in conseguenza di bene ponderato -sistema, ma per imperizia o per particolari riguardi in qualche porto -commerciale dell'Occidente. - - - - -INDICE - -DELLE MATERIE TRATTATE NELLE NOTE ANNESSE ALLA PREFAZIONE. - - - (a) _Come soglia chiamarsi la peste dalle varie - nazioni nei respettivi loro linguaggi._ pag. XLI - - (b) _Squarcio latino tolto da un altro dettato - dell'autore sopra lo stesso argomento_ » ivi - - (c) _Cagioni per le quali Venezia nei primi secoli - dopo il mille fosse frequentemente travagliata - dalla peste_ » ivi e seg. - _Come la frequenza della peste prima - dell'istituzione dei Lazzeretti in Europa seguisse - sempre il maggiore o minor movimento delle - relazioni commerciali coll'Oriente_ » XLII - _I Veneti essendo stati i primi a sentire il - bisogno di preservarsi dalla peste, furono eziandio - i primi cui venisse il pensiero dell'isolamento, - e dell'istituzione dei relativi - provvedimenti sanitarii_ » ivi - _Primo Lazzeretto in Europa instituito dai - Veneziani nel 1403 nell'Isola di S. Maria - di Nazareth, due miglia circa da Venezia - nell'antico convento degli Eremitani_ » XLIII - _Etimologia del nome _Lazzaretto_, col quale - da tutti i popoli vennero in seguito distinti - que' luoghi dove s'isolavano le persone e - le robbe sospette di peste per far quarantena_ » XLIV - _Altri Lazzeretti successivamente instituiti in - Venezia_ » XLV - _Prima Magistratura di Sanità creata in Venezia - nel 1348 col titolo di Savj all'apparir - della Peste, o Provveditori di Sanità_ » XLVI - _Magistrato Supremo di Sanità creato in Venezia - nel 1485_ » ivi - _Suoi amplissimi poteri e rinomanza_ » ivi - - (d) _Descrizione delle nuove istituzioni sanitarie - stabilite in Oriente_. - _Prime pratiche ed istituzioni di sanità in Egitto - nel 1827 sotto il governo di Mehmed Alì — Consigli - di Sanità — Regolamenti — Lazzeretti — Contumacie - ecc._ » XLVI e seg. - _Ricerca fatta all'Austria dal Governo Egizio - di un Impiegato Superiore di Sanità cui affidare - la direzione generale di tutti gli affari - di Sanità di quel Regno — Cure generose - dell'Austria per soddisfarla — Scelta - da essa fatta dell'individuo richiesto — Disposizioni - di partenza del medesimo — Ragione - addotta dal Comitato de' Consoli - in Alessandria per giustificare il seguito - cangiamento della loro opinione; dietro di - che quel progetto è abortito_ » XLVI e seg. - _Prime istituzioni sanitarie introdotte a - Costantinopoli nel 1837 a merito dell'influenza - Europea e della fermezza del Sultano - Mahmud II — Loro andamento — Opposizione - incontrata — Mezzi adoperati per - vincerla — Benemerenza del Dott. Bulard - in quella circostanza_ » LII e seg. - _Firmano del Gran Signore — Ordini relativi - del Divano — Istituzione di un Consiglio - Superiore di Sanità ed erezione di un grande - Lazzeretto centrale a Costantinopoli — Piano - d'organizzazione sanitaria ivi adottato — Ordini - del Consiglio di Sanità e del Governo Turco - in oggetti Sanitarii_ » LV e LVI - _Ricerca del Governo Turco all'Austria di abili - impiegati di Sanità — Loro invio_ » LVI - _Descrizione del nuovo grande Lazzeretto a - Kouléli presso Costantinopoli nella bella e - vasta caserma di cavalleria di Scutari — Sua - inaugurazione_ » LVI e LVII - _Continuazione delle misure di Sanità — Cambiamenti - nel personale — Destinazione di un nuovo - Consiglio Sanitario e di Delegati di Sanità da - parte delle grandi Potenze straniere_ » LVIII e seg. - _Nuovo Regolamento Sanitario stabilito a - Costantinopoli per provvedere alle garanzie - sanitarie ed ai bisogni del Commercio — Suo - tenore_ » LIX e seg. - _Morte del Sultano Mahmud ed innalzamento del - nuovo Signore — Temporario arrenamento dei - progressi delle nascenti istituzioni - di Sanità_ » LXI - _Frutti delle ordinate istituzioni sanitarie nelle - varie Provincie dell'Impero Ottomano_ » LXII e seg. - _A Salonicchi ed altri paesi della Romelia_ » LXII a LXVI - _Ad Antivari ed in altri paesi dell'Albania - Turca_ » LXVI a LXVIII - _A Samos ed altre isole dell'Arcipelago appartenenti - al Governo Turco_ » LXVIII e seg. - _A Smirne_ » LXX - _Le discipline di Sanità non sono dappertutto - osservate_ » LXIX - _Come i risultamenti delle nuove istituzioni - sanitarie in Turchia provino incontrastabilmente - l'utilità delle segregazioni e dell'isolamento, - e quindi la contagiosità della peste_ » LXX - _Risposte date dal Professore Clot-Bey fu - Ispettore di Sanità al servigio del Bascià - d'Egitto ad alcuni quesiti sulla peste che gli - sono stati indirizzati dal Ministro di S. M. - Britannica_ » LXXI - _Considerazioni intorno le opinioni del detto - Professore sulla peste_ » LXXII - - (e) _Il Governo Francese interpella col mezzo - de' suoi Agenti Consolari nel Levante l'opinione - dei medici e delle persone più illuminate - del paese sulla durata dell'incubazione - della peste e sui mezzi della sua importazione_ » LXXIII - _Osservazioni sul tenore della detta - domanda — Distinzione a farsi per lo scopo - legislativo, ed a fine di vie meglio - svilupparla_ » LXXIII e LXXIV - _Ragionamenti e considerazioni sopra lo stesso - argomento_ » LXXIV e seg. - _Quale sia l'opinione del Dott. Bulard sulla - causa produttrice della malattia e sulla - sua comunicabilità_ » LXXV e LXXVI - _Si prova che l'elemento morboso della peste non - può restare per molto tempo latente nel corpo - dell'uomo vivo senza dar segni sensibili della - sua esistenza ed attività — Conclusioni da tale - principio_ » LXXVI e seg. - _Osservazioni sopra un caso di peste accaduto - al Cairo, il cui sviluppo si credette nato - dopo 17 giorni dalla primitiva azione del - germe pestifero sull'organismo dell'uomo - vivo — Confutazione di detta opinione_ » ivi e seg. - _Altri numerosi fatti raccolti dal Dott. Bulard - nella peste di Smirne del 1838, li quali - tutti confermano l'opinione sopra enunciata_ » LXXX - _Corollarii delle predette - dimostrazioni — l'inutilità delle lunghe quarantene - per gli uomini, e la necessità di regolare questa - parte importante della pubblica amministrazione - sanitaria_ » LXXX e seg. - _Sul tempo che può restar latente nei corpi passivi - (mercanzie, vestiti ecc.) il germe pestilenziale - senza perdere la sua attività o forza - riproduttiva — Inutilità di tale investigazione_ » LXXXI - _Fatti storici i quali provano che il principio - pestilenziale o germe del contagio annidato - nei corpi passivi può conservare per - molti mesi ed anni la sua attività o forza - riproduttiva, sottratto che sia all'azione - dell'aria e della luce_ » LXXXII e seg. - _Le merci provenienti da luoghi infetti o sospetti - debbono essere risguardate tutte come se fossero - infette, per ciò che concerne il loro trattamento - contumaciale. Opportunità di conoscere e - determinare i mezzi ed i metodi più sicuri, più - solleciti e più convenienti per espurgarle_ » LXXXIII - _Inutilità ed incongruenza di alcune pratiche - di espurgo usate tuttora in alcuni Lazzeretti - di Europa, e necessità di una riforma_ » ivi - _Fatti che lo provano — Altre considerazioni - sopra questo importante argomento_ » LXXXIV e LXXXV - _Differenze ed anomalie che si osservano nel - trattamento e nei periodi contumaciali delle - stesse merci e persone della medesima - provenienza, secondo i diversi Stati e le - pratiche dei differenti Lazzeretti_ » LXXXVI - _Siccome meriti biasimo siffatta disarmonia e - varietà di pratiche e quanto sia necessario - per la sicurezza pubblica e pei bisogni - della navigazione e del commercio, che i - varii Governi di Europa si mettano d'accordo - nei loro sistemi ed istituzioni di Sanità_ » LXXXVII - _Pratiche sanitarie usate in alcuni Stati di - Europa per agevolare il movimento commerciale - di quelle merci le quali provenienti da paese - sano, nel loro tragitto essendo obbligate a - passare per paesi infetti o sospetti, vengono - per ciò sottoposte a contumacia_ » LXXXVI e - LXXXVII - _Come il cercar di conoscere e togliere le pratiche - sanitarie esagerate ed inconvenienti, tuttora - sussistenti in Europa, che pongono indebiti - ostacoli ai progressi dei nostri rapporti - commerciali coll'Oriente, ed a mezzo di una saggia - legislazione conciliare, per quanto è possibile, - la sicurezza pubblica coi bisogni del commercio - e della navigazione, sarebbe argomento utilissimo - e meritevole da prendersi in disamina da un - Congresso Sanitario Europeo, senza bisogno - che detto Congresso si occupasse prima - di tutto, come propone il Dott. Bulard, - a provare la contagiosità della peste_ » LXXXVII e - LXXXVIII - _Erroneità di tale proposizione — Osservazioni - critiche intorno alle idee e pensamenti - del Dott. Bulard sullo stesso argomento_ » LXXXVIII-IX, - XC e seg. - _Brani tratti dalle Opere e scritti del Dott. - Bulard, i quali dimostrano come egli sia - intimamente convinto e persuaso della - contagiosità della peste, e come dalla stessa sua - opinione venga sempre più dimostrata l'inutilità - dei nuovi esperimenti sui quali egli - insiste: nè vi sia bisogno di provare ciò ch'è - già provato, e su cui tutti i medici più illuminati - e sperimentati, lui compreso, e tutti i Magistrati - e i Governi sono d'accordo_ » XCII a XCIV - _Contraddizioni che appariscono nelle idee e - proposizioni del Dott. Bulard relativamente - al detto Congresso Sanitario Europeo e alle - grandi quistioni politico-amministrative - da riservarsi alle discussioni di esso_ » XCIV a XCVIII - _Il detto Sig. Dott. Bulard pianta le sue - proposizioni senza darsi cura di provarle: altro - motivo per cui non possono servir di base - alla riforma sanitaria che propone_ » XCVI - _Osservazioni critiche del Dott. Cervelleri intorno - ai pensamenti e proposizioni del Dottor - Bulard sul Congresso Sanitario Europeo_ » XCVIII a CI - _Nuove considerazioni sulla grande utilità di - una riforma sanitaria radicale e razionale, - e sui grandi beneficii dipendenti da tale - innovazione, a cui conviene che l'Europa - intera concorra con un Congresso di dotti_ » CI - _Sul merito, cognizioni ed esperienza del - Dott. Bulard nell'argomento della peste, - e sulle sue benemerenze dei progressi della - scienza ed introduzione delle nuove - istituzioni sanitarie nell'Oriente_ » CI e CII - _Quistioni indirizzate dal Governo Inglese ai - medici dell'Oriente sulla natura della peste — Loro - tenore_ » CIII - _Risposte date dal Professore Clot-Bey a quelle - quistioni_ » ivi - (V. pag. LXXI, - LXXII) - _L'Autore assoggetta una sua idea nel proposito - alle considerazioni dei Governi e dei - dotti; ch'è la seguente_ — - — _Dappoichè il progetto del Dott. Bulard di - un Congresso Sanitario Europeo sembra essere - stato aggiornato a tempo indeterminato; e giacchè - ogni anno in una od altra delle principali città - di Europa si tiene un Congresso di dotti, a cui - intervengono medici riputatissimi ed altri - scienziati distinti per talenti, per dottrina - ed esperienza, tanto nazionali che esteri, - sarebbe a vedersi, se forse non si potessero in - dette dotte adunanze quelle stesse grandi - quistioni politico-sanitarie di generale interesse - agitare, che si proponeva dovessero venire - riservate agli esami e alle discussioni del - Congresso Sanitario Europeo; nella ragionevole - lusinga, che i riconoscimenti e le conclusioni di - società sì dotte e così rispettabili fossero per - esercitare una possente influenza sulle opinioni - dei Magistrati e dei Governi di Europa, e di - pervenire per tal mezzo ad ottenersi quell'utile - riforma de' sanitarii sistemi di cui v'ha bisogno, - e per cui principalmente è nata l'idea del - Congresso Sanitario Europeo_ — » CIV e seg. - _Altri vantaggi attendibili dal giudizio - imparziale pronunciato in tali dotte adunanze - sopra alcune grandi verità pratiche di utile - pubblico_ » CV - _Voti e motivi per isperar di ridestare sopra - questo grande argomento l'attenzione dei - Governi e dei Principi_ » CV e CVI - - (f) _Come la peste possa facilmente insinuarsi - sconosciuta e confusa con altre malattie, - delle quali suole assumere l'aspetto, e quanto - sia difficile riconoscerla e distinguerla - al suo primo apparire_ » CVI - _Numerosi fatti desunti dalla Storia che provano - questa asserzione, e fanno vedere siccome in - tutti i tempi vi furono medici riputatissimi - che, chiamati a dar giudizio, non seppero - riconoscerla, ed incorsero in gravissimi sbagli - fecondi di funestissime conseguenze_ » CVI a CXVII - _Descrizione come ciò sia avvenuto - nella peste di Atene, 451 anni avanti la nascita - di G. C._ » CVI e CVII - —— _di Venezia del 1555_ » CVII - —— _idem del 1575-76_ » ivi - —— _di Palermo degli stessi anni_ » ivi - —— _di Montpellier del 1629_ » ivi - —— _d'Italia, ed in ispecieltà della parte - settentrionale del Milanese agli anni - 1629-30-31_ » ivi - —— _della stessa Milano a que' medesimi - anni_ » CVII e CVIII - —— _di Verona del 1630_ » ivi - —— _di Venezia degli anni 1630-31_ » ivi - —— _di Firenze agli stessi anni_ » ivi - —— _di Napoli nel 1656_ » CVIII e CIX - —— _di Genova della stessa epoca_ » ivi - —— _di Malta nel 1676_ » ivi - —— _di Vienna nel 1712-13_ » ivi - —— _di Marsiglia del 1720-21_ » CIX e CX - —— _di Messina del 1743_ » CIX e CX - —— _di Kiovia al 1770_ » CXI - —— _di Jassy e Cozim alla stessa epoca_ » ivi - —— _di Mosca degli anni 1770-71-72_ » CXI e CXII - —— _di Spalatro del 1784_ » ivi - —— _di Malta del 1812_ » CXIII e CIV - —— _di Bukarest del 1813-14_ » ivi - —— _di Noja del 1815_ » CXV e CXVI - —— _di Tunisi del 1818-19-20_ » CXXIX - _Quanto importi che detti fatti storici sieno - presenti alla memoria dei medici e dei - Magistrati nelle gravi circostanze di malattie - popolari a contagio specifico onde starsene - in guardia per evitare possibilmente simili - errori fatali_ » CXVII - _Quali sieno le vere cagioni del così frequente - ingannarsi dei medici nel riconoscere e dichiarare - la peste, delle loro liti e contese, ecc., e come - ciò avvenga in quasi tutte le pesti, specialmente - delle città e comuni popolose dove più medici - sono chiamati a consiglio_ » CXVIII a CXXI - _Punto di vista sotto cui si deve risguardare - saggia e degna di elogio la proposizione del Sig. - Protomedico Knolz «di spedire alcuni medici nel - Levante a studiare la peste»_ » CXIX - _Altre considerazioni sui motivi che concorrono - a traviare la pubblica opinione ed il giudizio - medico allorchè si tratta di determinare la - natura di morbi popolari resi sospetti di - peste_ » CXXI e CXXII - _Come per preservare il paese dalla peste ed - arrestare il corso al contagio sia necessario - sollecitamente conoscerlo, e con misure - energiche, pronte e adattate apporsi al riparo, - senza lasciarsi intimidire dai riguardi - od arrestare da viste d'interesse o da - altre di secondo ordine_ » CXXII - _Siccome sia utile egualmente che necessario che - i giovani medici che calcano la via degl'impieghi - od aspirano a venir Condotti dai Comuni sieno - bene istituiti nella parte pratica della peste - ed abbiano idee chiare ed esatte sopra della - malattia_ » CXXII e CXXIII - _Sulla diagnosi della peste_ » ivi - - AVVERTENZE PRATICHE - - _per distinguere la peste dal tifo petecchiale, - o febbre maligna, nervosa_ » CXXVII a - CXXVII - — _per riconoscere i buboni venerei dai - pestilenziali, e per non restare ingannati dalla - mitezza dei fenomeni nei casi di peste - benigna — Modo di contenersi_ » CXXVII e - CXXVIII - _Sofismi soliti a porsi in campo da quelli che - negano l'esistenza della peste per giustificare - le loro false opinioni — come debbano - confutarsi — ragioni che dimostrano l'erroneità - di quelle opinioni_ » CXXVIII a - CXXXI - - ISPEZIONE DEL CADAVERE. - - _Esame esterno del corpo morto dell'appestato_ » CXXXI a CXXXV - _Quanto sia difficile distinguere il cadavere - dell'uomo morto da peste da quelli ordinarii - appartenenti ad altre malattie — varietà - che s'incontrano nei cadaveri dei pestiferati, - secondo l'indole della epidemia, lo stadio - del morbo, l'influenza delle cause esterne - ed altre circostanze_ » CXXVII - _Se la flessibilità del cadavere sia segno sicuro - di peste_ » ivi e seg. - - SEZIONE DEI CADAVERI. - - _Quali fossero le conoscenze degli antichi sulle - interne lesioni dei corpi dei pestiferati_ » CXXXV - _Il Magistrato di Sanità di Genova nella peste - del 1556 fu il primo ad ordinare che si - facessero sezioni di cadaveri_ » ivi - _Più diligenti osservazioni ed un maggior numero - di sezioni intraprese nel principio di questo - secolo dai medici che seguirono l'armata - Francese in Egitto, e specialmente dal - Dott. Pugnet_ » CXXXV - _Come le più importanti osservazioni ed estese - conoscenze sulla storia anatomico-patologica - della peste le dobbiamo ai coraggiosi ed abili - medici, specialmente francesi, che in questi - ultimi anni si dedicarono a studiare la peste - in Egitto e negli altri paesi del Levante_ » CXXXVI - - QUADRO DELLE LESIONI. - - _Aperto il cranio; quali lesioni si trovino in - quella cavità_ » CXXXVII - _Quali nella cavità del petto_ » ivi - _Stato del sistema vascolare_ » CXXXVIII - _Sezionato il basso ventre, quale sia lo stato - dei visceri in esso contenuti_ » ivi e seg. - _Cosa di notabile presenti il fegato_ » CXXXIX - _Cosa la milza_ » ivi - _Si nota siccome le affezioni assolutamente - costanti nella peste sono quelle del sistema - linfatico, e di questo essere sempre i - gangli più o meno alterati_ » CXL e seg. - _Osservazioni sopra la detta alterazione del - sistema ganglionare e sulle sue differenze - e varietà_ » CXLI e CXLII - _Riepilogo delle dette lesioni_ » CXLII e CXLIII - _Conclusione che si può trarre dal sopraccennato - quadro delle interne lesioni_ » CXLIII - - (g) _Rinomanza dell'antico Veneto Magistrato - di Sanità, e come per effetto forse dell'alta - di lui riputazione di saggezza si cerchino - tuttora dagli esteri i consigli dell'attuale - Magistrato di Sanità Marittima i cui poteri - e facoltà sono pero oggidì molto limitati_ » CXLIII e CXLIV - - SUPPLEMENTO ALLA NOTA (_d_). - - Sulle nuove istituzioni sanitarie dell'Oriente. - - _Il Vice-Re d'Egitto scioglie la Commissione - Sanitaria dei Consoli e ne sostituisce un'altra - composta di Negozianti, presieduta dal suo - primo Ministro Boghos Jossouff — Relativo - Regolamento_ » CXLV - _I Signori Consoli protestano contro tale - misura_ » ivi - _La nuova istituzione offre tutte le possibili - garanzie — Gli Ufficii sanitarii e le relazioni - sanitarie coi paesi esteri rimangono - sullo stesso piede di prima_ » ivi - _Stato di salute dell'Egitto — Peste nella Palestina - e nella Samaria; — fa stragi a Sumatra_ » ivi - _Col mezzo di alcune reclute giunte di là viene - trasportata in Alessandria — Alcuni casi di peste - si manifestano in quella città in Maggio di - quell'anno (1839); altri ne susseguono in Giugno. - In Luglio è cessata_ » ivi - _Cause a cui sono da attribuirsi un andamento - sì mite, ed esito così favorevole_ » CXLV e CXLVI - _Il tifo ed altre malattie hanno incominciato - ad imperversare in Alessandria poco dopo - la cessazione della peste — Grande mortalità - per esse prodotta_ » CXLVI - _Nuovi casi di peste si manifestano in Alessandria - nei giorni 13-14 e 16 Gennajo 1840 e nei - successivi_ » CXLVI e CXLVII - _Stato di salute a Costantinopoli e nelle varie - Provincie dell'Impero Ottomano_ » CXLVII - _Peste nei paesi al di qua del Balkan tra Silistria - e Costantinopoli sulla riva destra del Danubio_ » CXLVIII - _Numero degli attaccati in alcune di quelle - località_ » ivi - _Indolenza delle Autorità Turche_ » ivi - _Osservazioni_ » CXLIX - - - - - Pervenit ad miseros damno graviore colonos - Pestis, et in magnae dominatur moenibus urbis. - Viscera torrentur primo, flammaeque latentis - Indicium rubor est, et ductus anhelitus aegre. - Aspera lingua tumet, tepidisque arentia ventis - Ora patent, auraeque graves captantur hiatu. - Non stratum, non ulla pati velamina possunt; - Dura sed in terra ponunt praecordia: nec fit - Corpus humo gelidum, sed humus de corpore fervet. - Nec moderator adest, inque ipsos saeva medentes - Erumpit clades obsuntque auctoribus artes. - Quo propior quisque est, servitque fidelius aegro; - In partem leti citius venit, atque salutis - Spes abiit, finemque vident in funere morbi. - - _Ovidius Metamorph. L. VII._ - - - - -OPERE SULLA PESTE - - -IN LATINO - - -A - -ADAMI (Paulus), Bibliotheca loimica. Vindobonae, 1784; in-8.vo. - -ADER (Guilielmus), de pestis cognitione, praevisione, et remediis. -Tolosae, 1628; in-8.vo. - -ÆGINETA (Paulus), lib. II. cap. XXXVI. - -AB AETSEMA (Julius), Frisius, Tractatus de Peste. Hanoviae, 1611; -in-8.vo. - -AETIUS, Tetrab. II. Sect. I. cap. 95. - -AGOSTI (Leonardus), Repertorium de peste, lib. III. - -AGRICOLA (Georgius), de peste. Lib. III. Basileae, 1556; in-8.vo: it. -Gisae, 1611; in-8.vo. - -AGRIPPA (Cornelius), Contra pestem antidota securissima. Lugd. 1538; -in-8.vo: it. cum Petri Poterii Centur. Curationum et singularium -Observationum. Coloniae Agrippinae, 1625; in-12.º. - -AISCHARD (Joannes), Medicina universalis adversus pestem et corporis et -animae. Halae, 1611; in-12.º. - -AJELLI (Sebastianus), Brevis discursus de imminente in Regno -Neapolitano peste ann. 1576-77. Neapoli, 1577; in-4.to. - -ALBICUS, Praxis medendi; Regimen Sanitatis; Regimen Pestilentiae. -Lipsiae, 1484; in-4.to - -ALBRECT, Pestis Coronensis Anni 1717 et 1718. M. S. - -ALEXANDER (Franciscus), de Peste. Augustae Taurinorum, 1586. - -DE ALPHANO (Franciscus), de pestilentia, febre pestilentiali, et febre -maligna etc. Neapoli, 1577; in-8.vo: it. Hamburgi, 1618; in-4.to - -DE ALPHERIO (Hiacynthus), de peste et febre maligna etc. Neapoli, 1628; -in-4.to - -ALPINUS (Prosper.), de Medicina Ægyptiorum. Venetiis, 1591; in-4.to: -Parisiis, 1645; in-4.to: it. Lugduni Batavor, 1745; in-4.to Lib. II. C. -16. - -ALPRUNI (Jo. Bapt.), Experimentum de Contagione Viennensi, cum ejusdem -auctoris praeservatione. Pragae, 1680; in-4.to V. Haller. Bibl. Med. -Pr. III. p. 472. - -ALTOMARI (Donatus Antonius), Tractatus de Febre pestilenti. V. ejusdem -Opp. Omnia. Lugduni, 1565: in-fol.: item Venetiis, 1574. ut et 1600. - -D'AMBOISE, Ergo pestis a coelo. Parisiis, 1606. - -AMMANN (Paulus), Pr. sistens universale et naturale pestis -praeservativum Dobrizenskii, salivam puta rarius deglutitam frequentius -autem excreta. Lipsiae, 1680. - -AMMIANUS (Marcellinus), Lib. IX. XIX. XXIII. - -AMPLIUS, Dissertatio de lue pestifera. Basileae, 1697. - -D'ANDASSILA (Valentinus), de peste. Pampelonae. - -ANGELINI (Nicolaus), de morbis malignis et pestilentibus, de causis, -praesagiis, medendi methodo etc. Matriti, 1618; in-4.to. - -APPIANUS (Alexandrinus), de bello Parthico, it. de bello Illyrico, de -bello Punico, de bello Mitridat. - -AB AQUA PENDENTE (Hieronymus Fabricius), Dissertatio de lue pestifera. -Basileae, 1585. - -—— —— Dissertatio de peste. Rostochii, 1632. V. Haller. Bibl. Med. Pr. -II. p. 320. - -ARETINUS (Leonardus), Historia Gothorum, Lib. I. - -ARNISSAEUS Henningius, Dissertatio de praeservatione a peste. -Francofurti, 1611; in-4.to. - -ASTARIUS (Blasius), Liber de curandis Febribus. Collect. Varior. -Venetiis, 1575. p. 657. - -S. Augustinus, de Civitate Dei. Lib. III. Cap. 31. - -AVICENNA, Canon. Lib. IV. Fen. I. Tractat. 4. Cap. i. et 4. 9. - -AURELIANUS (Celius), de Morbis Acutis lib. i. cap. 14. - -AYALA (Gabriel), de lue pestilenti, Append. ad popularia epigrammata -medica. Antuerpiae, 1562; in-4.to. - -AYRER (Christianus Henric.), Regimen pestis et dysenteriae populariter -grassantium praeservandae. Argentorati, 1607; in-4.to. - -AZEVEDO (Petrus), Pestis Dacicae ann. 1709. scrutinium et cura. -Cibiniae, 1709; in-12.º. - -—— —— Monita antiloimica occasione pestis ann. 1709. recrudescentis. -Claudiopoli, 1709; in-12.º. - - -B - -BACMEISTER, Dissertatio de peste. Rostochii, 1603. - -BALDINUS (Hieronymus), Medicamenta ad pestem. V. Haller. Bibl. Med. Pr. -I. p. 476. - -BALDUUS (Baldus), Praelectio de contagione pestifera. Romae, 1631; -in-4.to. - -BALLONIUS (Guil.), Opera Omnia. Genevae, 1762. Epidemior. Lib. II. -Consil. I. N. 19. - -BANELLI (Petrus Jacob.), de pestilentiae statu Liber. V. Pasc. Gall. -Bibl. Med. p. 256. - -BANZER, Dissertatio de peste. Vitembergae, 1650. - -BARBETTE (Paulus), Opera omnia. Genevae, 1613; in-4.to. V. Tractat, -de Peste. T. I. p. 207. cum notis Francisci Dekeri. Lugd. Batav. 1667. -ibid. 1678; in-12.º. - -BARRALIS, Ergo sola pestis manifesta. Parisiis, 1628; in-4.to. - -BARTHOLINUS (Thomas), Historiarum anatomicarum rariorum Cent. VI. -Hafniae, 1654. Cent. III. Hist. 60. - -—— —— Cista medica Hafniensis. ibid. 1662; in-8.vo pag. 21. 175. 204. - -—— —— Epistolarum medicinalium Cent. IV. ibid. 1663. in-8.vo Epist. II. - -———— (Casp.) senioris, Consilium de Aere pestilenti corrigendo. -Hafniae; in-4.to et 8.vo. - -BASTELLUS (Andreas), Speculum medicinae. Madriti, 1699; in-4.to V. -Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 335. - -BATAVOLUS (Christophorus), de peste. Monte Regali, 1565; in-8.vo. - -BAUMER, Dissertatio de peste etc. Erfordiae, 1771 - -—— —— Dissertatio, an pestis inoculatio sub certis conditionibus -rationi sit consentanea? Erfordiae, 1781. - -BOURGAUD, Ergo pestis phlebotomia? Parisiis, 1652. - -BAUSNER, Tractatus de lue pestifera. Cibinii, 1550. - -BAUTZMANN, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum. 1673. - -BAVERIUS DE BAVERIIS, Consilia medica, impressa filiorum sumptibus. -Bononiae, 1489; in-4.to it. Argentorati, 1543; in-4.to Cons. N. -17.36.74. - -DE BAYRO (Petrus), Novum ac perutile Opusculum de pestilentia, ejusque -praeservatione et curationum regimine. Taurini, 1507; in-4.to: item -Parisiis, 1513; in-8.vo; nec non cum ejusd. Tract. de Medendis Corporis -humani malis enchyridion etc. Lugduni, 1561. it. Basileae 1578; -in-8.vo. - -BAZIN, Non ergo pestilentiae et putridarum febrium eadem curatio? -Parisiis. 1610. - -BECKHER (Daniel), Dissertatio de peste. Argentorati, 1652. - -BEHM, Dissertatio de peste. Jenae, 1792. V. Salzb. med. chir. Zeitung. -1793. IV. p. 355. - -BEJER, Dissertatio de peste. Jenae, 1674. - -VAN DER BELEN, Dissertatio de peste. V. Collectio Dissertat. Lovaniae. - -BELLINI (Laurentius), de urinis et pulsibus. Bononiae, 1683; in-4.to p. -264. et seq. - -BENEDETTI (Alexander), Liber de Pestilentiae causis, praeservatione -et auxiliorum materia; in Ejusd. Opere de re medica Lib. I. Venetiis, -1535; in-fol.: item Basileae, 1549; in-fol. et ex emendatione Marci -Hopperi, ibid., 1572; in-fol. V. Haller. Bibl. med. Pu. I. p. 474. - -BENEDETTI (Joannes), Libellus novus de causis et curatione -pestilentiae. Cracoviae, 1521; in-4.to. - -—— —— Regimen de novo et prius Germaniae inaudito morbo, quem passim -Anglicum Sudorem, alii Gurgeationem appellant. Cracoviae, 1530; -in-8.vo. - -BENZA (Franciscus Xaverius), Relatio historica Pestis Austriam -vastantis an. 1712. 1713. 1714. Viennae, 1717; in-8.vo. - -BERAULT, Ergo pesti praecavendae vomitio. Parisiis, 1625. - -BERGAT (Bernardus), Commentarius de crudeli lue et contagioso morbo -circa Panormum et alias Siciliae urbes grassante. Messaniae, 1626. - -BERGENSIS (Gerardus), Liber de pestis praeservatione. Antverpiae, 1586; -in-8.vo. - -DE BERGER, Dissertatio de pestilentia vera. Vitembergae, 1710. - -BERINGER (Bartholomeus Adam), de peste in genere, et lue epidemico modo -grassante in specie. Herbipolis, 1714. - -BEROALDO (Philippus), de terrae motu et pestilentia, cum annotamentis -Galeni. Bononiae, 1505.: it. Parisiis, 1505. ut et Argentorati, 1510; -in-4.to - -BERRICOV, Dissertatio de peste. Lugduni Batav. 1672. - -BERTAPAGLIA, Chirurgia. Venetiis, 1546. De Aposthematibus. C. X. - -BETÉRA (Felicianus), Noctes Brixianae, sive de igne pestilenti. -Brixiae, 1610; in-fol.: it. de cunctis humani corporis affectibus, de -Febribus malignis et pestilentibus etc. ibid. 1629; in-fol. - -DE BEZA (Theodorus), de peste Quaestiones duae: una, sit ne contagiosa? -altera an, et quatenus sit christianis per secessionem vitanda? Lugduni -Batav., 1636; in-12.º. - -BIDLOO (Godofredus), Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1666; -in-4.to. - -BIEL (Gabriel), contra Pestem sermo medicinalis, et de fuga pestis. -Hagenoae, 1515; in-8.vo: item Antverpiae, 1562; in-4.to inter ejusd. -Sermones de Tempore et Sanctis. - -BIERLING (Caspar Theophilus), Medicus Theorectico-practicus. Jenae, -1697; in-4.to p. 1001. - -—— —— Problemata, an in Magdeburgensi peste medicamenta evacuantia -tuto, salvaque conscientia praeservationis curationisque gratia -adhibita fuerint, nec ne? Helmstadii, 1684, in-4.to. - -BIES (Nicolaus), Hippocrat. Med. Lib. VI. - -BIMIUS (Leo), Pestis ad vivum delineata et curata. Leodii, 1671; -in-8.vo V. Haller. Bibl. med. Pr. III. p. 296. - -BINDI (Joannes Baptista), Loimographia, seu historia pestis -contagiosae, quae ann. 1656. in Eclesiasticam ditionem fuit illata. -Lib. V. Romae, 1658; in-4.to. - -BLANKARD (Stephanus), Collectanea Medico-Physica; Cent. VII. -Amstelodami, 1680. Cent. VI. - -BLOSSIUS, Dissertatio de peste Heidelbergae, 1596. - -———— (Sebastianus), Prodromus Refutationis quorundam exercitationum -David. Verbezii super Disp. quadam de Peste. Tubingae, 1610; in-4.to. - -BOCCALINI (Joannes Franciscus), de causis pestilentiae Venetae anni -1556. Venetiis, 1556; in-4.to. - -BOCCANGELINI (Nicolaus), de febribus, morbisque malignis, et -pestilentia. Matriti, 1600, et 1604; in-4.to. - -BOCKEL (Joannes), de Peste, quae Hamburgum 1565 gravissime afflixit. -Henricopolis, 1577; in-8.vo. - -BODECHER (Jeannes), Orationes duae de contagione et morte contemnenda. -Leiden, 1635; in-12.º. - -BOETTICHER (Jo. Gottl.), Morborum malignorum inprimis pestis explicatio -genuina. Hamburgi, 1713; in-8.vo. - -—— —— Tractatus de peste Hafniensi (Hafniae in Dania), recensetur in -Actis Eruditorum Lipsiens. Mensus Januar; 1715. - -BOHN, Dissertatio de profilaxi pestis dubia. Lipsiae, 1711. - -BONAGENTI (Victorius), Problemata X de peste. Venetiis, 1556; in-8.vo. - -BONFIGLIUS (Onophrius), Dissertatio de Plica Polonica et de Peste. -Cracoviae, 1726. - -BONTIUS, Medicina Indorum. Observ. 157. - -BORELLUS (Petrus), Observationum Medico-Physicarum Cent. IV. Parisiis, -1656. Obs. 5. - -BOSCIUS (Jo. Lonaeus), de peste. Ingolstadii, 1562; in-4.to - -BOUJONNIER (Jacobus), Alexiterium. Roven, 1666; in-8.vo. - -DE BORGDIEU (Carolus Valesius), de peste et exantematibus. Ad -Alexandrum VII. Romae, 1656; in-4.to. - -BOUVART, an acida pestis antidotum? Parisiis, 1749. - -BOYLE, Experimenta et considerata de coloribus. - -A BRA (Henricus), Catalogus medicamentorum facile parabilium -pestilentiae veneno adversantium. Arnhemii, 1605; in-8.vo. - -BRADLEY (Richardus), Consideratio pestis Massiliensis. Londini, 1721. - -BRENDEL, Dissertatio de contagio et contagio pestilenti. Jenae, 1633. - -BRIETIUS (Philippus), Pestis in Austria, Styria, et Bohemia. V. -Annales mundi sive Chronicon Universale usque ad ann. 1714. Continuat. -Vindobonae, 1727; in-fol. V. de Peste Malitensi an. 1677. p. 937. - -BROWNE (Joseph.), Tractatus practicus de peste. Londini, 1720. - -BRUNN (J. Jac.), Consilia pro peste Veneta. - -BRUNNER (Balthas.), Ratio praecavendi Pestem. Lipsiae, 1581. V. Pasc. -Gall. p. 328. - -BUCHOLZ, Oratio de Venenosa contagione quam pestem vocamus. Jenae, -1638; in-4.to. - -BUDAI (Adreas), Dissertatio de Peste Sirmiensi. V. Schraud Historia -Pestis Sirmiensis T. III. p. 219. - -BUSCH (Sebaldus), Regimen pro pestilentia scriptum. Erfordiae, 1540; -in-4.to. - -DE BUSTOS (Ferdinandus), Liber de Peste. Granatae. - -BUTZOW, Dissertatio de iis, quae homines contagio pestilenti magis -obnoxios faciunt. Lugduni Batavorum, 1777; in-4.to. - - -C - -DE CABRERA (Franciscus), Remedia contra pestem. 1649; in-fol. - -CAGNATI (Marsilius), Epidemia Romana; exstat in ejusdem Opusculis -variis. Romae, 1603; in-4.to. - -CALDERA DE HEREDCAS, Tractatus de peste Hispalensi: exstat in ejusd. -Tribunali Medico p. 176. Lugduni, 1658; in-fol. - -DE CALWENFELD (Andreas), de peste ex quintuplici arte et fundamento -hermetico superata. Hagae Comitum, 1635, in-8.vo. - -CALZAVELIA (Vincentius), de theriacae abusu in febribus pestilentibus. -Brixiae, 1570.: it. 1586; in-4.to. - -CAMERARIUS (Joachimus, filius), Synopsis quorundam commentariorum -de peste. Lipsiae, 1597; in-4.to: it. Norimbergae, 1683; in-8.vo V. -Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 250. - -———— (Elias), Dissertatio de certo avertenda peste hypothesis -Leibnitiana. Tubingae, 1721; in-4.to. - -———— (Jo. Rud.), Memorabilium Medicorum Centuriae XX. ibid. 1683; -in-8.vo; Centuria VII. N. 36. 46. C. VIII. N. 67. 68. C. IX. N. 77. et -seq. C. XX. N. 27. et seq. - -CAMERARIUS (Alexander), Dissertatio de peste. Tubingae, 1735. - -CANESTRINI (Antonius), pestis diagnosis, maxime ex ejus contagio -haurienda. Salisburgi, 1795; in-8.vo. V. Salzb. Med. Chirurg. Zeitung, -1795. II. - -CAPELLUTO (Rolandus), de Curatione pestis Tractatus. Editio nova -emendatior cura H. Coringii. Brunsvigae, 1649; in-4.to. - -—— —— de Curatione pestiferorum apostematum. Francofurti, 1640; -in-8.vo. - -CAPELLANI (Joannes), Consilium de peste in Joan. Fernelii Libro -Consiliorum Medicinalium. Parisiis, 1585; in-8.vo: item Francofurti, -1585. ut et Hanoviae, 1607; in-4.to. - -CAPITANEUS (Petrus), Prophylacticum Consilium antipestilentiale -Hafniensibus datum anno 1553: exstat in Thomae Bartholini Cista Medica -Hafniensi. - -CAPIVACIA (Hieronymus), in Med. Pract. lib. VI. cap. XXIX. XXX. XXXI. - -CARCANUS (Joannes Baptista), de peste opusculum. Mediolani, 1577, -in-4.to. - -CARDANUS (Hieronymus), de Venenorum differentiis, viribus, et -praesertim de Pestis generibus. Patavii, 1653; in-8.vo. - -CARILLO (Alphonsus), de peste. Matriti, 1598; in-8.vo. - -DE CARMONA (Joannes), de peste et febre cum punticulis. Salmanticae; -in-8.vo. - -—— —— Praxis ad curandam cognoscendamque pestem. Adnexa Ejusd. Tractat. -An Astrologia sit medicis necessaria? Hispali, 1590; in-8.vo. - -CARTAGENA (Antonius), de fascinatione et febre pestilenti. Complusii, -1530; in-fol. - -CASTELLI (Joannes), Tractatus de Peste, ejusque causis, signis, -curatione etc. Augustae Vindelicorum, 1608; in-8.vo. - -A CASTRO (RODERICUS), DE PESTE QUAE AN. 1596 HAMBURGUM et viciniam -afflixit. Hamburgi, 1596; in-4.to. - -———— (Petrus), Pestis Neapolitana, Romana, Genuensis annorum 1656 et -1657 fideli narratione delineata et commentariis illustrata. Veronae, -1657; in-12.º. - -———— (Thomas), Remedia contra pestem, seu antidotum universum damni -publici. Antiquariae, 1648. - -CAVALLINI, Roma peste liberata. Romae, 1690; in-8.vo. - -CAVRIOLUS (Elias), Chronicon Brixiense-a 1428. 1477. - -CELSUS, Lib. I. cap. 10. - -CERMISONE (Antonius), Consil. contra omnes fere aegritudines a capite -usque ad pedes. Venetiis, 1514. extat cum Op. Barth. Martignanae. - -CERVA (P. Seraphinus Maria), Historiae Ecclesiasticae Rhacusinae -Compendium, p. 183. 186. 197. 205. 212. 231. 246. 270. et passim. - -DE CHAULIEU (Guidone), Chirurgia magna cum notis Laurentii Joubertii -etc. Lugduni, 1505. - -CHENOT (Adam), Tractatus de peste. Vindobonae, 1766; in-8.vo, tradotto -in Tedesco. Dresd. 1776; in-8.vo. - -—— —— Historia Pestis Transilvanicae annorum 1770. 1771. Budae, -1799; in-8.vo. - -CHEVALIER, an pestis curatio ex Symptomatibus? Parisiis, 1724. - -CHICOYNEAU (Franciscus), Oratio de contagio pestilenti. 1722; in-4.to. - -CHRISTIANI (Henricus), an pestis sit morbus contagiosus? Basileae, 1583. - -CHRISTIERNI (Joannes), Qua ratione vita instituenda tempore pestis. -Slesvici, 1578; in-12.º - -CHRISTINI A JUVELLIN (Bernardinus), Tractatus de Febre pestilenti; -exstat cum Centur. V. Observat. Venetiis, 1676; in-8.vo. - -CHYTREUS (Nathanael), Epistola Satyrica adversus pestem. Rostochii, -1624; in-4.to. - -CLAVARONI (Hyacinthus), Clavis in pestem. Neapoli, 1659; in-8.vo. - -CLODIUS (Bald.), Tractatus de Peste. Oppenhemii, 1620; in-4.to - -CLEMENTINI (Clementis) Amerini, Lucubrationes. Basileae, 1535; in-4.to: -De Signis pestis. pag. 90. - -CLODIUS CERVIANUS (Cajus), Commentarius de Peste. V. Pasch. Gallo Bibl. -Med. p. 53. - -CNOBLOCH, Dissertatio de pestis essentia et natura. Francofurti, 1593. - -COCUS, Dissertatio de Peste. Vitembergae, 1607. - -CODICIUS, Dissertatio de Pestis natura et praeservatione. Basileae, -1594. - -COLICH (Andreas), Officina salutis adversus pestem etc. Magdeburgi, -1578; in-8.vo. - -COLLE (Job.), Cosmetor medicus triplex. Venetiis, 1621; in-fol. V. -Haller. Bibl. Med. Pr. II. - -COLLET (Joannes), Dissertatio medica inauguralis de peste. Lugduni -Batavorum, 1731; in-4.to. - -COLUMBA (Gerardus), Lib. II. de febris pestilentis cognitione et -curatione. Messaniae, 1596; in-4.to: it. Francofurti, 1601, ut et 1608; -in-8.vo. - -COMMERCIUM LITERARIUM. Nor. 1745. p. 282. - -CONRING (Hermannus), Dissertatio inauguralis de peste. Aelmstadii, -1659: in-4.to: it. 1678; in-4.to. - -CONSILIUM SANITATIS VIENNENSIS, edidit anno 1788. Methodum Pestem -cognoscendi et curandi. Germanice inscriptum, vide KURZE _einleitung_ -etc. - -CONSTITUTIO EDICTALIS FERDINANDI III Imperatoris de Peste, promulgata -et in Styria an. 1645. 1652. - -—— —— FERDINANDI II Imperatoris de Peste; itidem pro Styria -publicata est an. 1626. - -—— —— FERDINANDI I Imperatoris circa Pestem. - -—— —— CAROLI ARCIDUCIS circa Pestem, pro Ducatu Styriae, -promulgata an. 1577. - -CORIUS (Bernardinus), Historia Mediolan. an. 1450. - -CORNARUS (Janus) Zuicavens., de peste lib. II. Basileae, 1551; in-8.vo. - -CORNELIUS (J.), de contagione. Worms, 1563 in-8.vo. - -CORNICIUS (Jacobus), adversus pestiferae luis contagia in dialogi -formam redactum Prophylacterion juxta et Alexiterion. Vitembergae, -1551; in-8.vo: it. Vormatiae, 1563; in-8.vo. - -COSCHWITZ (Georgius Daniel), Dissertatio de timoris et terroris in -peste noxâ. Halae, 1722; in-4.to. - -CRAFFT (Joannes Jacobus), Observatio de Peste aliisque morbis acutis, -deque extinctis non protinus humandis. V. Fabritii Hildani Observat. -Chirurgie. Cent. II. Genevae, 1611; in-8.vo. - -CRAMER, Dissertatio de Peste nova. Lipsiae, 1626. - -—— —— Dissertatio de Peste. Lugduni Batavorum, 1668. - -CRATO A CRAFTHEIM (Joannes), De vera praecavendi et curandi -febrem pestilentem ratione. Vid. Consilia et Epistol. Medicinales. -Francofurti, 1595; in-8.vo: it. ib., 1598. in fol. Cons. I. p. 137. V. -p. 185. VII. p. 680. - -CRAUSIUS, Dissertatio, excerpta quaedam ex observatis in nupera peste -Hamburgensi. Jenae, 1714. - -CRIVELLATI (Caesar), de Peste. Viterb. 1631; in-8.vo. - -DU CROT (Gabriel), de Peste. Castris, 1649; in-4.to. - -A CRUCE (Vincentius Alphonsus), Consilium prophylacticum a Lue -pestifera. Romae, 1631. - -CUSSUMANUS (Petrus), Regimen Pestilentiae. Vid. Pasch. Gall. Bibl. Med. -sive Catalog. illorum, qui ex professo Artem medicam illustrarunt p. -255. - -ST. (Cyprianus), Sermo de mortalitate. V. Opp. Venetiis, 1758. - - -D - -DALECHAMP (Jacobus), Libri tres de peste. Lugduni, 1533.; it. ib., -1559; in-12.º. - -DAVER, Relatio de Peste Alepensi, in Transact. Philosoph. Vol. 53. pag. -39. - -DECEMBRIUS (Angelus), de cognitione ac curatione pestis, cum Joan. -Baverii Consiliis de morborum curationibus. Papiae, 1521; in-fol.: item -Argentorati, 1542, et 1593; in-4.to. - -DEMOCRITUS apud Gellium. l. IV. c. 13. - -DESSENIUS a Cronenburg (Bernardus), de Peste commentarius vere aureus: -item praeservatio et curatio. Coloniae, 1564; in-4.to. - -DETHARDING, Dissertatio, an expediat peste mori? Rostochii, 1709; -in-4.to. - -DEUSING (Antonius), Disquisitio de peste: prior, an contagiosa pestis -sit? Altera, an vitanda et quomodo illaesa charitate? Groningae, 1658; -in-16.º. - -—— —— Tractatus de Peste, in quo de pestis natura, causis, -signis, praeservatione, et curatione agitur. Groningae, 1658; in-12.º. - -DIEDERICH (And. Christ.), Historia pestis etc. Hamburgi, 1708; in-8.vo. - -DIEMERBROECK (Isebrandus), de Peste Neomagensi. Arenaci, 1644; in-4.to: -Amstelodami, 1665; in-4.to: Genevae, 1721; in-4.to: nec non inter -Auctoris Opera omnia Anatomica et Medica. Ultrajecti, 1685; in fol. - -DIODORUS SICULUS, Hist. Univers. Lib. IV. XIII. c. 7. Lib. XIV. - -DIONYSIUS HALLICARNASSEUS, Histor. Lib 1. 2. 4. 10. - -DODONAEUS (Rembertus), Observationes Medicae. Coloniae, 1681; in-8.vo: -it. Herderovici, 1621. - -DOERING (Michael), Fasciculus, quorundam tractatuum de Peste. Brig. -1641; in-4.to. - -DOLST, Dissertatio seu Observationes de Peste. Jenae, 1784; in-4.to. - -DONZELLINI (Hieronymus), ficto nomine Eudoxi Philalethis, Apologia pro -Libello de Febre pestilenti. Venetiis, 1574; in-4.to. - -DORGARUCCI (Prosper), Tractatus de Peste. Venetiis, 1565; in-8.vo. - -DRELINCOURT (Carolus), Tractatus de Peste Neomagensi. - -DROËT (Petrus), Consilium novum de pestilentia. Parisiis, 1573; -in-8.vo: Argentorati, 1576. - -DUVAL (Balthasar), de pestis curatione. Parisiis, 1583; in-8.vo. - - -E - -EGGERDES (Alardus Mauritius), Aphorismi, Pestis essentiam, ejusque -causam, nec non infallibilem, tam avertendi, quam extinguendi methodum -continentes. 1707. - -EHRNSTEIN, Dissertatio inauguralis de Peste. Vindobonae, 1771. - -EICHMANN (Jo.), Opusculum de omni pestilentia, seu ab aere corrupto, -seu ab aquis putridis, aut a cadaveribus. Coloniae, 1537; in-8.vo. - -EICHSTED, Dissertatio de peste. Gedani, 1657. - -EISLINGER (Balthasar), Liber de peste curanda; in-4.to - -EHLWART (Christianus), Metrica descriptio pestis, quae anno 1667. mense -Julio primum affligere coepit etc. Colbergae, 1658; in-4.to. - -ENTZENDOERFFER, Dissertatio. Tentamen Loimologiae. Viennae, 1787; -in-4.to. - -Ephemerides Naturae Curiosorum. Decad. II. Ann. I. Ann. VII. Obs. 192. -Decad. III. Ann. IV. Cent. I. et II. Obs. 143. Cent. III. et IV. Cent. -VI. Obs. 30. Cent. VII. Obs. 63. p. 130. Cent. VIII. - -EPIPHANIUS (Ferdinandus), Aureus de Peste libellus. Neapoli, 1631; -in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 422. - -ERASTUS (Thomas), Epistola de quibusdam Quaestionibus ad curationem -Pestilentiae pertinentibus; inter varia ejusd. Opuscula. Francofurti, -1590; in-fol. - -ERNDTL (Christ. Henr.), Varsavia illustrata. Dresdae, 1730; in-4.to p. -169. - -ETMULLER, Progr. ad Döring Dissertatio de Fonticulis. Lipsiae, 1722; -in-fol. - -EUSEBIUS, Historiae sacrae lib. IX. c. 6, Chronic. - -EUSTACHIUS, Allegoria in Homerum de causis pestiferae contagionis. -Heidelbergae; in-4.to. - -EVAGRUS, Historia Ecclesiastica. Lib. IV. c. 29. - -EWIG (Joannes), de officio fidelis et prudentis Magistratus tempore -pestilentiae. Bremae, 1656; in-8.vo. - -EYSDEN, Dissertatio de peste. Lugduni Batav. 1676. - - -F - -FABRI (Claudius), Tractatus de Peste curanda. Parisiis, 1568; in-8.vo. - -FABRONI (Franciscus), de origine et causis pestilentis morbi ann. 1630. -Italiam infestantis. Bononiae, 1631; in-4.to. - -FABRICIUS (Martin), Paradoxa loimodes. 1630; in-4.to. - -FABRICIUS (Vincentius), Poema de stupendo casu, qui in Hollandia -tempore pestis contigit. Hamburgi, 1636. - -FALLOPPIUS (Gabriel), de bubone pestilenti. V. Opera omnia. -Francofurti, 1600. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. - -FARLATO (Daniel), Illyrium sacrum. T. III. p. 324. 489. 554. T. IV. p. -498. T. VI. p. 16. 130. - -FASCH, Dissertatio de peste. Jenae, 1685. - -—— —— Spicilegium pestis. Jenae, 1687. - -FEDRICI, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1623. - -FERDINANDUS (Jacobus), de regimine a peste praeservativo Libellus. -Cracoviae, 1543; in-8.vo. - -FERNELIUS (Joannes), Opera Medica. Venetiis, 1619. Consil. LXVII. de -abditis rerum causis Lib. II. Cap. X. XI. XII. - -FERRARA (Gabriel), Sylva Chirurgiae. Francofurti, 1625; in-fol. - -FERRIOLI (Balth. Andreas), Armamentarium physico-antipestilentiale. -Francofurti, 1666; in-8.vo. - -LE FEVRE (Jo. Fr.), Opera. Verunt. 1737; in-4.to. - -FINCELLIUS (Joannes), Tractatus de peste. Vitembergae, 1597: in-8.vo V. -Martini Lipenii Biblioth. Regal-Medic. Rubric. Pestis. - -FINCELLIUS VINARIENS. Institutio de praecavenda Peste, additis aliquot -secretis Medicinae. Lipsiae, 1582; in-8.vo. - -FINCK (Thomas), Dissertatio de Peste. Hafniae, 1603; in-8.vo. - -FINCKENAU, Dissertatio de fonticulorum usu tempore pestis. -Regiomontani, 1710. - -FISCHER (Daniel), Dissertatio de scrutinio pestis synoptico. Erfordiae, -1724; in-4.to. - -—— —— Programma de usu novellarum medico in nuperrimae pestis -Massiliensis exemplo, ejusdemque mali prestantissimo alexiterio. -Erfordiae, 1720; in-4.to. - -—— —— De remedio rusticano variolas per balneum curandi. -Erfordiae. - -FLAVIUS (Josephus), Antiquitat. Judaicar. Lib. VII. Cap. 10. Lib. VIII. -Cap. 17. Lib. X. - -FLORENTII (Henricus), Additamenta ad Paaw Tract. de Peste. Lugduni -Batavorum, 1636; in-12.º. - -FOLLINI (Herm.), Amuletum Antonianum, seu luis pestiferae fuga. -Antuerpiae, 1618; in-8.vo. - -A FONSECA (Rodericus), Consultatio pro febre pestilentiali, quae anno -1621 Romae grassata est. Consult. I. N.º 49. - -—— —— Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1712. - -DE LA FONT (Carolus), de veneno pestilenti et pestilentiae curatione. -Dissertationes duae. Avenione, 1670: it. Amstelodami, 1671; in-12.º: -it. Jenae, 1685; in-8.vo. - -FORESTUS (Thomas), Regimen pauperum contra pestilentiam. Rothomagi, -1590; in-4.to. - -———— (Petrus), Observationum et Curationum Medicinalium Lib. XXVIII. -Francofurti, 1602: item, 1634; in-fol. V. Lib. VI. in quo agit de -Febribus pestilentibus contagiosis, publice grassantibus et malignis, -ac de morbis epidemicis. - -FORNENISIUS (Antonius), Dissertatio de Peste curanda. Basileae, 1581. - -FORNES (Joseph), Tractatus de Peste. Barcinone, 1725; in-fol. Operi -huic Opuscula praemittuntur et Epistolae Variorum de Peste, nec non -Relatio de Peste Massiliensi. - -FOROLIVIENSIS (Jacobus), Singularis expositio et quaestiones in primum -canonem Avicennae etc. Venetiis, 1547. - -FRACASTORUS (Hieronymus), Lib. III. de Contagionibus et contagiosis -morbis. V. Opp. Omnia. Venetiis, 1555: it. 1584; in-4.to, nec non -Monspessuli, 1622; in-8.vo., ut et Genevae, 1628; it. 1637; in-8.vo. - -FRAMBOESARIUS (Nicolaus Abraham), de pestis curatione et praecautione. -Francofurti, 1629; in-fol. - -DE FRANCKENAU (Francus), Dissertatio de morbis malignis, in primis de -pestilentia. Hafniae, 1705. - -FRANK (Ludovicus), de Peste, Dysenteria et Ophtalmia Aegiptiaca. -Viennae, 1820; in-8.vo. - -———— (Joseph), Praxeos Medicae Universae Praecepta. P. I. Vol. I. §. -XXXVI. p. 94. - -FRAUENDINER, Dissertatio de modis arcendi pestilentiam. Altd. 1722. - -DE FREITAS (Alphonsus), Tractatus de curatione et praeservatione -pestis. Ciennii, 1606; in-4.to. - -FRICK, Dissertatio de peste. Ulmae, 1684; in-12.º. - -FRISI (Joannes), Sudoris Anglici exitialis, pestiferique morbi ratio, -praeservatio, curatio. Argentinae, 1529; in-4.to. - -FUCHS, an cura pestis phlebotomia an antidoto auspicanda est? V. -Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 526. - -FUKER, de salubritate et morbis Hungar. p. 43. - -FULGINI sive FULGINETTO (Gentilis), Consilium contra pestilentiam. -Expositionum in Avicennam cum textu lib. V. Venetiis, 1484; in-fol. V. -Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 445. - -FUMANELLI (Antonius), Liber de Pestis curatione. Venetiis, 1548; exstat -quoque inter ejusd. Opera ad tuendam sanitatem et ad profligandos -morbos plurimum conducentia. Tiguri, 1557; in-fol: item Magdeburgi, -1592; in-fol. - -FURSTENAU (J. H.), Dissertatio de contagio et morbis contagiosis. -V. Kurze Einleitung zur Erkentnis und Vertilgung der gegenvörtigen -Pestübels. Wien, 1738: it. in Florae Francicae praefatione. - - -G - -GABELCHOFER (Wolf), Curationum et Observationum Medicarum Centuriae -V. Tubingae, 1627; in-8.vo: it. Francofurti prioribus IV. Centuriis -editis, ann. 1611. - -GABRIELLI (Andreas), de Peste. Bononiae, 1577; in-4.to. - -GACKENHOLZ, Dissertatio de pestilentiae averunco. Ultraj., 1712. - -GALENUS. Lib. III. Epid.; Lib. I de Diff. Febr. Cap. VI. et VII.; Lib. -IX. de Simpl. Med. Virt. Cap. I.; Lib. V. de Med. cap. X. XII. et XIV.; -Lib. de Comp. Med. sec. loc. III. cap. II. - -GALERIUS (Bartholomaeus), Epistola super morbo hoc tempore grassante. -Bononiae, 1530; in-4.to. - -GALLARATI (Augustus), de peragendis in peste et pestiferis affectibus. -Ticini, 1658; in-4.to. - -GALLI (Andreas), Fasciculus de peste et peripneumonia cum sputo -sanguineo, febre pestilentiali. Brixiae, 1565; in-fol. - -—— —— Tractatus de Peste. Francofurti, 1606; in-8.vo. - -GARDINI (Ludovicus), Alexiloemus. Duaci, 1617; in-8.vo. - -—— —— Epitome Medica de Pestis natura, causis, signis. Duaci, -1631; in-12.º. - -GARNERI (Georgius), de Peste, quae grassata est Venetiis a. 1576. -etc. ex quo opere majori desumta est ejusd. Epitome, sive Brachylogia -Loimodes. Bruntruti, 1610, in-8.vo. - -GASTALDI (Hieronymus) Cardinalis, Tractatus politico-legalis de -avertenda et profliganda peste — Urbem invadente annis 1656 et 57. -Bononiae, 1684; in-fol. - -GASTON (Flaminius), Fragmenta de peste. Göerliz, 1660, in-12.º. - -GEMMA (Cornelius), de Naturae divinis characterismis. Antuerpiae, 1575; -in-8.vo, in quo libro continetur ejusd. Tract de raro genere Epidemicae -febris ac pestilentis: item libellus de ulteriori Transmutatione Febris -pestilentis in Pestilentiam veram etc. - -———— (Joannes Baptista), Methodus rationalis novissima atque -dilucidissima curandi Bubones atque Carbunculos pestilentes. Grecis -Styriae 1584: item Dantisci, 1599; in-4.to: ut et Francofurti, 1603; -in-8.vo. - -GENGER (Jacobus), Consilium de pestis regimine, praeservatione, et -cura. Augustae Vindelicorum, 1534; in-8.vo. - -GENSELIUS (Jo. Adr.), Historia Pestis Hungaricae et Viennensis, anni -1711. Vid. Miscellanea Naturae Curiosorum Cent. VI. et VII. apud -Sydenham Opp. T. II. Constitutio Epidemica Inferioris Hungariae anni -1711. - -GENTILE, Introductor. Practici de febribus. V. Collect. Varior. -Venetiis, 1575. - -GEOFFROY (Steph. Franc.), Dissertatio, qua disquiritur, an aqua sit -insigne remedium praeservans tempore pestis. Parisiis, 1721. - -GEOPRETIUS (Robertus), Fragmenta de peste. Appendix ad regimen -Sanitatis. Parisiis, 1540, in-12.º. - -GERARDUS BERGENSIS, de Pestis praeservatione. Antuerpiae, 1564. - -GERBEZ (Marcus), Constitutio Epidemica Labacensis, in Carniola, anni -1713. ap. Sydenham. Opp. T. II. - -GEROLDSCHOFFER (F.), Medium praeservans et curans contagium. -Claudiopoli, 1746; in-4.to. - -GERSTMANN, Tumulus pestis. 1704; in-4.to. - -GESLER (Joannes), Praestantiora ac dudum experta contra pestem remedia, -ex antiquis Medicis excerpta. Ingolstadii, 1544. - -GIBELLI (Franciscus), de Inquisitione Pestis in genere. Utini, 1642; -in-4.to. - -GIBERT, Observata in Peste Alesiensi. Vid. Souvages T. I. - -GISELER (Laurentius), Observationes Medicae de peste Brunsvicensi ann. -1657; Brunsvici. 1663; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 136. - -GLACANI (Nelarius), Tractatus de peste. Tolosae, 1629; in-12.º. - -GOCKEL (Everardus), Enchiridion Medico-practicum de peste et venenis. -Augustae Vindelicorum, 1669; in-8.vo. - -GOCLENIUS (Rudolphus), de pestis, febrisque pestilentialis causis, -differentiis, et signis. Marburgi, 1607; in-8.vo. - -—— —— Loimographia, in qua graves quaedam arduaeque -Quaestiones circa curam pestis resolvuntur. Francofurti, 1613; in-8.vo. -V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 304. - -GOELD (Henricus), Regimen pestilentiae etc. 1570. - -GOMEZ (Emanuel), de pestilentiae curatione methodica etc. Antuerpiae, -1603; in-4.to. - -———— (Martinus) Tractatus de praeservatione a peste. Pampelonae, -1598; in-8.vo. - -—— —— Consilium contra pestem. ibid., in-8.vo. - -GOTTWALD (Jo. Crist.), Memoriale Loimicum de peste Dantiscana anni -1709. Dantisci, 1710. - -Idem. V. in Transactionibus philosophicis N. 337. - -GOUPYLI (Jacobus), Versio Graeca Libri Rhazae, sive Rhasis de -Pestilentia cum Castigationibus; prodiit cum ejusd. Annotationibus in -Alex. Tralliani Lib. XII. Medicinales. Lutetiae Paris. 1548; in-fol. - -LE GRAND, Ergo, ut caeterae febres, ita et pestilentes methodo -curantur. Parisiis, 1548. - -GRASSIUS, Historia Pestis anni 1708 in Confiniis Silesiae grassantis. -V. Ephemerid. Natur. Curios. Cent. I. et II. in Append.: it. Cent. III. -et IV. - -GRATAROLUS (Guilielmus) Opuscula de peste, p. 871. 900. - -—— —— Pestis descriptio etc. Parisiis, 1561; in-12.º: it. -Venetiis, 1576. - -—— —— Theses de peste. Basileae, 1564; in-fol. - -GRAUSIUS (Rudolphus-Guilielmus), Excerpta quaedam ex observatis in -nupera peste Hamburgensi. Jenae, 1714. - -GRAVIUS (Ludovicus), de pestis praeservatione et curatione etc. -Heidelbergae, 1581; in-8.vo. - -—— —— Theses de peste. Heidelbergae, 1583; in-4.to. - -GRILLOT (Joannes), Lugdunum lue affectum et refectum annis 1628. 29. -Lugduni 1629. in-8.vo. - -GROSSI (Thomas), Quaestio, an Morbi, qui in Italia, et praesertim in -Gallia Cisalpina hoc anno vagantur, sub nomine pestis veniant, an vero -inter febres pestilentiales numerari debeant. Venetiis, 1631; in-4.to. - -GRÜLING (Philippus), Observationum et Curationum Medicarum Cent. VII. -Lipsiae, 1668; in-4.to. Cent IV. Obs. I. 35. - -GRUNER, Programmata. Jenae. 1792. - -GUAINERI (Antonius), Tractatus de peste. Papiae, 1488; in-4.to. - -GUARGANTE (Horatius), Responsa ad varias aegritudines etc. Venetiis, -1613; in-4.to. V. Haller, Bibl. Med. Pr. II. p. 316. - -GUILBERT (A. L.), Dissertatio Medica de nova infectionis, fortasse -contagionis, destruendae methodo. Parisiis, 1791. - -GUILIELMI (Clemens), de Peste bipartiti Operis L. I. Tolosae, 1629; -in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 576. - -———— Brixiensis, Tractatus de peste V. ejusdem Practica. Venetiis, -1508; in-fol. - -GUINTHERIUS (Joannes), de victus et medendi ratione tum alio, tum -pestilentiae maxime tempore observanda. Argentorati, 1542; in-8.vo. - -—— —— de Pestilentia Commentarius in IV dialogos distinctus, -Argentinae, 1565; in-4.to. - -GUMMERT, Dissertatio de peste. Argentorati, 1681. - -GUNTHER, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1614. - - -H - -HAAN (Laurentius), Consultatio de peste. Francofurti, 1610; in-8.vo. - -HAASLEBEN (J. Albertus), Armamentarium Antipestinum. Coloniae, 1671; -in-4.to. - -HABERNFELD (Andreas), de peste ex quintuplici ente. Hagae Comitum, -1635; in-8.vo. - -HABRA (Laurentius), Consultatio pestis. Francofurti, 1610; in-8.vo. - -DE HAEN (Antonius), Ratio medendi. Venetiis, 1785. Vol. IV. Cap. IX. -Sect. I. pag. 220. - -HAHN (J. G.), Carbo pestilens a Carbunculis sive Variolis veterum -distinctus. Accedunt _Trilleri_ binae de eodem argumento Epistolae. -Uratislaviae, 1736; in-4.to. - -HALES (Stephanus), Tractatus de optima methodo lustrandi res, naves, -homines Smyrna cum peste in Europam venientes. V. de Haen Praelectiones -etc. cum Animadvers. Franc. de Vasserberg T. V. pag. 42. Vindobonae. - -HARMES, Dissertatio de peste. Bremae, 1668. - -HARRIS (Gualtherus), Dissertatio de peste. Londini, 1721. V. Haller. -Bibl. Med. Pr. III. - -HARTMANN, Dissertatio de causis pestis in aere. Regiomontani, 1687 - -HASSELQUIST (Federicus), Iter Palestinum. Stokh., 1757. p. 544. - -HATTINGA, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1724. - -HÉCKIUS (Joannes), de peste, et quae praecipue grassatur tot abhinc -annis in Belgio. Daventerae, 1605; in-4.to. - -HECQUET (Philippus), Novus Medicinae conspectus, cui operi juncta -exstat Appendix de peste. Parisiis, 1722: it. Neapoli 1737; in-4.to. - -HEDEN (Erasmus), Admonitio de Contagione et infectione pestifera. -Lipsiae, 1598; in-4.to. - -HEGENDORFF (Christoph.), Antidotus contra pestilentiam. Lipsiae, 1540; -in-4.to. - -HEINSIUS, Dissertatio de pestilentiae natura et curatione. Lipsiae, -1636. - -HEISTER, Dissertatio de Peste. Halmstadii, 1744. - -HELBLING (J. Casp.), Dissertatio de peste, procreata ex triplici ente, -scilicet divino, astrali, naturali. Friburgi, 1615. - -HELDII, Observationes de peste Turcarum. V. Miscellanea curiosa -medico-physica Academiae Caesar. Leopoldinae. Cent. VII. et VIII. - -VAN HELMONT (Jo. Bapt), Tumulus pestis cum ejusd. tract, de Lithiasi, -Febribus etc. Coloniae, 1644; in-8.vo: it. Opp. Omnia. Venetiis, 1657. -P. 649. - -HELWETTER, Dissertatio de peste. 1563. - -HELWIG, Dissertatio de peste. Greisswaldae, 1682. - -HEMMINUS (Nicolaus), Antidotus adversus pestilentiam. Servestae, 1590; -in-8.vo. - -HENER (Joannes), de tristissimo pestilentiae morbo. Parisiis, 1551; -in-12.º. - -HENISIUS, Dissertatio de peste. Basileae, 1611. - -HENZA (Nicolaus), Oratio hospitalis, in qua quaeritur: utrum Pestis -tempore mortem oppetere, vel vita diuturniore frui utilius fuisset? -Bernae, 1612; in-8.vo. - -HERING (Honorius), de pestilentia Tractatus singularis etc. Bremae, -1638; in-12.º. - -HERODOTUS, Lib. I. et VIII. - -HEURNIUS (Joannes), Liber de peste. Lugduni Batavorum, 1680; in-4.to: -ib. 1600; in-4.to: nec non ejusd. Operum Tom. II. Lugduni Gallor. 1658; -in-fol. - -VAN DER HEYDEN (Hermannus), Discursus I, in quo Seri lactis-aceti vini -in praeservatione a peste et ejus curatione facultates explicantur. -Gandavi, 1649; in-4.to. - -HEYNII, Opuscula eadem. Vol. III. n. 8. Goettingae, 1788. - -HILSCHER, Dissertatio de peste. Jenae, 1740. - -HILDANUS (Fabricius), Opera omnia. Francofurti, 1682; in-fol, sparsim -in centuriis. Cent. II. IV. VI. - -HIRTEBRODT, Dissertatio de peste. 1667. - -HISTORIA MORBORUM, qui Vratislaviae grassati sunt, a colleg. Academ. -Leopold. in luce edita. Ann. 1711. - -HODGES (Nathanael), Loimologia, sive pestis nuperae apud populum -Londinensem grassantis narratio historica. Londini, 1672;in-8.vo. - -HOECHSTETTER (Philippus), Observationum Medicarum Decad. Francofurti, -1674; in-8.vo; Decad. VII. - -HOEFER (Wolfg.), Hercules Medicus. Norimbergae, 1675; in-4.to; Lib. II. -c. i. - -HOFFMANN (Fridericus), Dissertatio de origine et natura pestis. Halae, -1708; in-4.to. - -—— —— de natura optima febrium pestilentium medicatrice. -Halae, 1713. V. ejusd. Dissertationes physico-med. Lugduni, 1713. - -HORMUTH, an fuga pestis tempore sit licita? Vitembergae, 1681. - -HOLLERIUS (Jacobus), de peste, post Libros de morbis internis. -Parisiis, 1565; in-8.vo. - -HONDERLAG (Georgius), Opusculum de medicina contra pestem, et de aliis -preservativis pharmacis. Vid. Galli Bibl. Med. p. 110. - -HORNUNG (Joannes), Cista Medica. Norimbergae, 1625; in-4.to; p. 47. - -HORSTIUS (Georgius), Opera omnia, Ibid. 1660; in foi. II. p. 339. - -DE HOUSSEMAINE (Nicolaus), Modus curandi pestem. Vid. Gall. p. 236. - -HOVEL (Nicolaus), de pestis causis, signis, et cura. Parisiis, 1573; -in-8.vo. - -HUTZENS (Enoch.), Libellus de peste etc. Gedani, 1621; in-4.to - -HUXHAM (Joannes), Opera Medica, I. p. 134. 244. - -HYPPOCRATES, Lib. III. Epidemiorum Sect. III, et alibi in Historia -Chritonis etc. - - -J - -JACOBI (Joannes), Dissertatio de peste. Erfurti, 1712. - -JACOBUS FOROLIVIENSIS (Med. Prof. Patavii), singularis expositio et -quaestiones in primum Canonem Avicennae. Venetiis, 1647. - -JESSEN A JESSEN (Joannes), Consilium adversus pestem. Gisae, 1614; -in-12.º. - -—— —— Dissertatio de curanda tollendaque peste. Pragae, 1606. - -IMPERIALIS (Joannes), Pestis anni 1630 descriptio historico-medica. -Vicentiae, 1631; in-4.to - -IMSENUS (Philippus), Tractatus de peste in usum tenuioris fortunae -hominum conscriptus. Argentinae, 1583; in-8.vo. - -JOHRENIUS, Dissertatio. _Appolo_..... in peste. Jenae, 1713. - -JOURDAN (Thomas), Pestis phaenomena, seu de iis, quae circa febrem -pestilentialem apparent, exercitatio. Francofurti, 1576: ib. 1686; -in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 204. - -JOUBERT (Laurentius), de peste. Lugd., 1567; in-8.vo: item in ejusd. -operum Vol. I. Francofurti, 1599, ut et 1645; in-fol. - -JOVIUS (Paulus), Historiar. Part. I. Lib. 4. - -ITRENSIS (Joannes), de peste ex epidemia, deque praeservatione et -curatione Tractatus; in-8.vo. - -JULIUS CAPITOLINUS in Vita Lucii Veri Antonini Caesaris. - -C. JULIUS CAESAR, de Bello Civili; Lib. II. - -JUSTI (Philippus), Inquisitio de peste. Venetiis, 1638; in-4.to. - -JUVELLINO (Bernardus), Historia Pestis Romae a. 1656. - -JUVENIS (Joannes), Epistola-Medicamenta bezoardica, quorum usus a peste -praeservat. Antuerpiae, 1585; in-16.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. -261. - - -K - -KANOLD, Tractatus de peste Massiliensi. V. Acta Eruditorum Lipsiensium, -anni 1721. p. 404. - -KANUTI, Regimen contra pestilentiam seu epidemiam. Lugd., 1498; in-4.to. - -KEPSER (Sixtus), Consultatio de causis et re inediis pestilentis morbi -Bambergensium civitatem infestantis. Bambergae, 1544; in-4.to. - -KEUL, Dissertatio de peste. Giess, 1666, in-4.to. - -KIRCHER (Athanasius), Scrutinium Physicomedicum contagiosae luis, quae -dicitur pestis; adnexa Chronologia pestium famosiorum a Moysis aetate -usque ad annum 1656. Romae, 1658; in-4.to. Lipsiae, 1671. - -KIRCKHEIM (F. G.), de Peste. Halae, 1681; in-12.º. - -KIRSTENIUS, Dissertatio de peste. Basileae, 1601. - -KLEIN (Ludovicus Godof.), Tentamen Physico-medicum de Aere, Aquis, et -Locis Agri Erbacensis, atque Breubergensis etc. Lipsiae, 1754; in-8.vo; -p. 112. - -KNEUFFEL (Andreas), Methodus medendi febribus pestilentialibus et -epidemicis. Argent., 1655; in-12.º. - -KNOBLOCH, Dissertatio de peste. Rostochii, 1613. - -KÖLESER DE KERES-ÉR (Samuel), Scrutinium pestis Dacicae Transilvanicae. -1700. - -KORNTHAVER (Joannes), Comentarii ad Paracelsi Tractat. de peste. -Franc., 1622. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 510. - -DE KOZAMER (J. W.), Dissertatio de peste. Wratislaviae, 1715; in-8.vo. - -KRUGK (Georgius), de Peste. Sorae, 1654; in-12.º. - -KUEFFNER (Joannes), Libellus de pestis remediis ex antiquissimis -medicis excerptus. Ingolstadii, 1544; in-8.vo. - -—— —— Adversus pestilentiam, locis compluribus exitialiter -grassantem, tabella curativa. Ibid., 1543; in-8.vo. - -KUNDMANN (Joannes Christophorus), Rariora naturae et artis. Basileae, -1737; in-fol.; p. 1084. - -KUNZ, Dissertatio de peste. Gless. 1683. - -KUTL, Dissertatio de peste. V. Schraud., Histor. Pestis Sirmiensis T. -III. p. 317. - - -L - -LABAT (P.), Pestis in Anglia et Hispania. - -A LACUNA (Andreas), Compendium curationis praecautionisque morbi passim -populariter grassantis, id est, febris pestilentialis. Argentinae, -1542; in-8.vo. - -LADEY (M.), Tropheum Medicum de peste in comitatu Blankenburgensi -creatum. Halberstadii, 1684; in-8.vo. - -LAGUS, Dissertatio de pestilentia. Basileae, 1619. - -LAMBACH, Dissertatio de peste. Basileae, 1597. - -LAMELIN (Engelb.), de vita longa Lib. II.: item Tractatus de Peste a -patre compositus. Insulis, 1625; in-12.º. - -LANCELLOTTI (Antonius), Liber de Peste. Venetiis, 1635; in-fol. - -LANCISII (Jo. Mar.), Opera. Genevae, 1718; in-4.to: de noxiis palud. -effluviis, p. 11. 57. - -LANDI (Bassianus), de origine et causa pestis Patavinae ann. 1555. -Venetiis, 1555; in-8.vo. - -LANGE (Martin.), Rudimenta Doctrinae de Peste. Viennae, 1784. Additae -sunt observationes pestis Transilvanicae anni 1786. Offenbachii, 1792; -in-8.vo. - -LANGIUS (Chr. Joannes), Epistolar. Medicinal. Lib. X. Epist. I. N. 18. -et 23. - -LASSON, Ergo pestis bolus Armena remedium. Parisiis, 1575. - -DE LAUNAY, Ergo aeri pestilenti convenit exsiccatio. Parisiis, 1545. - -LAURENTIUS (Nicolaus), Alexipharmacum adversus pestem. Francofurti ad -Moenum, 1611; in-8.vo. - -LAURENTII (Rhod.), Catastrophe vitae humanae et Pestilentia. Pisauri, -1649. - -LAURIN (Joannes Bapt.), Dissertatio inauguralis medica de peste in -genere. Vindobonae, 1818; in-8.vo. - -LEBSELTER (Jacobus), de ratione praeservandi a peste. Lipsiae, 1598; -in-8.vo. - -LECHEL (J. Frid.), Adumbratio pestis. Braunswich, 1681; in-4.to. - -LEDERER, Dissertatio de peste. Basileae, 1654. - -LEICHNER, Dissertatio: Manus Dei in funestissima lue pestifera. -Erfurti, 1682. - -LEMERY, an ubi pestis, ibi sani et aegri solis vegetabilibus alendi? -Paris, 1722. - -LEMICH, Oratio de peste carmine heroico scripta. Rostochii, 1624. - -LENGE, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1703. - -LENTILIUS (Rosin.), Miscellanea Medico-Practica. Ulmae, 1698. I. p. 216. - -—— —— Eteodromus Med. Pr. p. 966. 1267. - -—— —— Jatromematra M. P. p. 7. - -LERNET, Ad propositiones de peste, a Reg. Soc. Scientiarum Varsaviensi -prolatas, responsoria Dissertatio. Cremeneci, 1814. - -LESCHIUS, Dissertatio de pestis natura et cura. Marp., 1613. - -LETUS, Dissertatio, Ergo pestis a coelo. Paris., 1621. - -LIBAVIUS (Andreas), de Peste etc. Jenae, 1590; in-4.to. - -LICHTENHAN (David), de Religione gentilium in peste. Schneob. 1681; -in-4.to. - -LIDDEL (Duncanus), de Peste. Neomagi, 1624. - -LIEBZELLER, Dissertatio de ratione praeservandi a peste. Lipsiae, 1598. - -LIEUTAUD (Joseph), Synopsis Universae Praxeos medic. Amstelodami, 1765. -p. 28. de Peste. - -LINDESTOLPE de Venenis etc. - -LINNAEUS, Dissertatio: Exantemata viva. Upsalii, 1751. V. Amaenitat. -Acad. V. N. 82. - -LIVIUS TITUS, Decad. I. Lib. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. Decad. III. -Lib. 5. 7. Decad. IV. Lib. 10. Decad. V. Lib. 1. - -LOCHER (Maximilianus), Observationes Practicae etc. Viennae, 1762. p. -42. - -LOEW DE ERSFELD, Theses de truculentissima, furibunda, et insatiabili, -populosissimas urbes et regiones in solitudines transmutante, bellua, -peste seu pestilentia. Pragae, 1710. - -LOMENI (Augustinus), de peragendis in peste. Ticini, 1658; in-8.vo. - -LOMMIUS (Jodocus), Opera omnia. Venetiis, 1748; in-4.to; Cap. III. et X. - -LOPEZ (Alphonsus), de morbo pestilenti liber unus. Valentiae, 1581; -in-4.to. - -LOSSIUS, Dissertatio de lue epidemica seu peste. Vitembergae, 1682. - -LOTTICHIUS (Jo. Petrus), Consil. et Observation. medic. Lib. IV. Ulmae, -1644. et Observation. Lib. I. p. 128. seq. - -LUCANUS (M. Annaeus), Pharsalia Lib. VI. X. XVI. - -A LUCERIE (Ludovicus); de tuenda praesertim a peste integra valetudine, -deque hujus morbi remediis. Tolosae, 1523; in-4.to. - -LUCRETIUS CARUS, de Natura rerum Lib. VI. in quo exstat descript. -Pestis Peloponnesiaco bello Atticam depopulatae. - -LUDOVICI (Jacobus Franciscus), Opera omnia. Lipsiae, 1712; in-8.vo; p. -890. - -LUTHER (Martinus), Regimen antipestilentiale. Erfordiae, 1626.: quod -opus Germanico idiomate publicavit Johan. Weber, Erfordiae 1626. - -LYMBISANI (Horatius), de Febribus Lib. IV; de terrae motu, prout causa -pestis est. Neapoli, 1629; in-4.to. - -LYONNET (Robertus), Loimographia, seu reconditarum pestis et contagii -causarum curiosa disquisitio, ejusdemque methodica curatio. Lugduni, -1639, in-8.vo. - - -M - -MAGISTRATIUS (Gulielmus), Isagoge therapeutica de pestis saevitia, -ejusque curatione, et praeservatione. Venetiis, 1572; in-8.vo. - -MAHU, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1641. - -MAKENSIE, Transactiones Philosophic. ann. 1764. - -MANARDI (Johannes), Epistol. Medicar. Lib. V. Epist. 3. - -MANFREDI (Hieronymus), de Peste. Bononiae, 1479; in-4.to. - -MANGOLD, Dissertatio de peste. Basileae, 1628. - -MARCELLUS (Donatus), de historia medica mirabili. 1613. Lib. IV. c. 3. -Lib. VI. c. 5. - -MARCHINI (Philibertus), Problemata de peste. Florentiae, 1633; in-4.to. - -MARINELLI (Jacobus), de Peste, ac de pestilenti Contagio. Venetiis, -1577; in-4.to. - -MARCQUIS (Guilielmus), Decas pestifuga, seu X. Quaestiones -problematicae de peste. Antuerpiae, 1622: it. 1627; in-4.to. - -MARTIGNANA (Bartholomaeus), Consiliorum Aggregat. de aegritudinibus -tam communibus quam particularibus a capite usque ad pedes, et de -conservanda Sanitate. Venetiis, 1524. Cons. 287. - -MARTINEZ DE LEIVA (Mich.), Remedia et praeservationes contra Pestem. -Matriti, 1598. - -MARTINI (Valerius), Tractatus de pestilentia et veneno pestilenti, -et affectionum valde malignarum pestem producentium natura. Venetiis, -1634; in-4.to. - -MASSA (Nicolaus), de Febre pestilentiali, petechiis, et morbillis. -Venetiis, 1540: item, 1556; in-4.to. - -MASSARIA (Alexander), de Peste Lib. II. Venetiis, 1579.: ib. 1618; -in-4.to. - -MASSILIENSIS PESTIS RELATIO, a Medicis, qui illi interfuere, edita. -Massiliae 1720, et cum Animadversionibus Lud. Ant. Muratorii, etc. -1743. - -MATTHAEI (Johan.), Tractatus de peste, sive Discursus de febre -pestilentiali, quae superioribus annis Germaniam pervagata est. -Francofurti, 1603; in-8.vo. - -—— —— Dissertatio de natura pestis, febriumque -pestilentialium, et malignarum. Groning. 1636. - -MATTHIOLI (Petrus Andreas), Commentar. in Libros VI. Dioscoridis de -Mater. Medic. Venetiis, 1585 et 1598; in-fol. - -MEAD (Richardus), Dissertatio de pestiferae contagionis natura, et -remediis eidem praevertendae idoneis. Hagae Comitum, 1721; in-4.to: -it. Dissert. de peste ad editionem nonam correctam et auctam anni 1744 -ex anglico in latinum conversa, inter ejusdem Opera Medica. Göttingae, -1748; in-8.vo. - -MENDER (Georgius Christ.), de Contagiis, 1725, in-8.vo. - -MERCATUS (Ludovicus), Methodus medendi. Francof., 1608. Tom. II. Lib. -VII. c. 1. - -MERCURIALIS (Hieronymus), de pestilentia in universum et praesertim de -Veneta et Patavina. Venetiis, 1577, 1601; in-4.to: it. Patavii 1580: -Leyden, 1623, et in ejusd. Opusculis selectioribus. Venetiis, 1644; -in-fol. - -DE MERTENS (Carolus), Observationes medicae de febribus putridis, de -peste, nonnullisque aliis morbis. Vindobonae, 1778: it. 1784: Ticini, -1791; in-8.vo: tradotto in tedesco. Götting., 1779. in-8.vo. - -MEURER, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1616. - -MEYSSONNIERIUS (Lazarus), de abditis epidemion causis etc. ad -praecavendam et feliciter curandam luem pestiferam. Lugduni, 1641; -in-4.to. - -MICHAELIS, Dissertatio Philologica de peste. Lipsiae, 1638. - -MINDERER (Raymundus), de pestilentia. Augustae Vindelicorum, 1619; -in-8.vo. - -MINDERER (Joannes Martinus), Dissertatio de peste, eique medendi -methodo in ratione et experientia fundata. Jenae, 1789; in-4.to. Rigae, -cod. an. - -MOEGLING, Dissertatio de causis, differentiis, et curatione febrium -etc. Tubingae, 1591. - -MOEGLING (Daniel.), de tristissimo pestilentiae morbo. P. I. et II. -Tubingae, 1597. 98. - -MOELLENBROECK, Dissertatio de peste. Erfordiae, 1654. - -MOENCH, Dissertatio de peste. Ultraj. 1681. - -MOYSES, Exod. L. X. XII. C. VII. Vili. IX. X. XI. - -DE MOLINA (Rodericus), Modus praeservativus et curativus a peste. -Granatae, 1554; in-4.to. - -MOLLER (Jacobus), de peste Tractatus. Islebii, 1585; in-4.to. - -MOLLERI (Carolus Ottho), Consilium Medicum de peste cum praeservatione. -Castri Ferrei, 1710, in-4.to: hinc annis 1738 et 1763: nec non -Vindobonae, 1739; et, ex versione Germanica, Posonii 1740 publicatum. -Hungarice quoque anno eodem Budae typis excusum; cui editioni -accesserunt Animadversiones Danielis Perlici Physici Comitatus -Neogradensis. - -MONTANUS (Joannes Bapt.), Tractatus de Febribus pestilentibus; in -ejusdem opusculis. Venetiis, 1554; in-8.vo: et Basileae, 1565; in-8.vo. - -—— —— Explanatio in Hyppocratis Epidemiorum Lib. I. Sect. 3. -Venetiis, 1554; in-4.to. - -———— (Thomas), de Peste Brugensi. Brugis, 1669. - -MONTAGNANA, Consil. N. 286. - -DE MONTES D'OCCA (Joannes), de Febris pestilentis essentia. Hispali, -1630. - -A MONTE SANCTO (Eugenius Horatius), Epistolae et Consultationes -medicinales. Francofurti, 1597; in-fol. T. I. Lib. VI. Ep. 1. T. II. -Ep. 24. - -MONTUUS (Hieronymus), Practica medica. Venetiis, 1626; in-4.to. - -MORELLI (J.), de Febre purpurata epidemica et pestilente, quae ab -aliquot annis per Burgundiam, et omnes fere Galliae provincias misere -debachatur etc. Lugd., 1641. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 672. - -MORSIANI (Christ. T.), de Pestilentiae causis et praeservatione. -Hafniae, 1546. - -MORTON (Richardus), V. Append. ad Tractatum de Febribus continuis. - -MUNDELLA (Aloysius), de peste et pestiferorum adfectuum omnium causis, -signis, praecautione, et curatione Lib. IV. Venetiis, 1570; in-4.to. V. -Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 40. - -MUSTELLI (Vincentius), Admonitio de vitanda morbi pestilentis -contagione. Parisiis, 1545. in-8.vo. - -VAN DER MYE (Federicus), de morbis, et symptomatibus popularibus, -Bredae tempore obsidionis observatis. Antuerpiae, 1627; in-4.to. - - -N - -NAEVIUS (Jo.), Medicamenta contra pestem. V. Sennert de Febribus. - -DE NAZARIO (Fr.), de Peste Lib. III. Lugd., 1522; in-4.to. - -NESTER (J. Matthias), de Peste et Dysenteria. Bayereuth, 1666; in-4.to. - -NICEPHORUS CALLISTUS, Histor. Ecclesiast. Lib. XVII. Cap. 18. - -NEUHUSIUS, Dissertatio, Scrutinium pestis. Marburgi, 1683. - -NORTHEIMER (J. Jacobus), de curanda peste ex Paracelso. Argentorati, -1588. - -NUDOW (Henricus), Animadversiones de Contagio. Lipsiae, 1776. - -NUENARE, de Sudore Britannico. V. Petr. de Abano de Venenis, eorumque -remediis. - -NUNNEZ (Ambrosius), Liber de peste. Conimbriae, 1601; in-4.to. - - -O - -OCCHI (Hieronymus), Libri IV. de pestilentibus et venenosis morbis, cum -Tractatione de Febribus malignis vulgaribus. Brixiae, 1655, in-4.to. - -OCCONIS (Adolphus), Conclusiones XXX de peste, ad Quaestionem: -Num lues, quae Pestis dicitur, necessario habeat adjunctam Febrem -pestilentem, vel putridam, vel hecticam, ita ut vel contenta cordis, -vel ipsius substantia putreat necessario: ejusdemque, et aliorum -Augustanae Reip. Medicor. Jurator. Consilium contra pestem. Augustae -Vindelicorum, 1573; in-4.to. - -OCYORUS (Tarquinius), de XXV radicibus pesti resistentibus. -Argentorati, 1589; in-8.vo. - -DE ODDIS (Marcus Oddo) Patavinus, de peste et pestiferorum affectuum, -causis, signis, praecautione, et curatione Lib. IV. Patavii, 1564: it. -Venetiis, 1570; in-4.to. - -ODOMARI, Quaestio an lapis philosophicus valeat contra Pestem? V. -Theatr. Chem. Vol. III. Argentorati, 1613; in-8.vo. - -OEFFELII, Rerum Boicarum Scriptores nusquam antehac editi etc. Augustae -Vindelicorum T. I. p. 78. 79. 294. 442. 485. 558. - -OELHAFEN (Joachimus), de Seminario pestilenti juxta corpus vivum -latitante disquisitio physico-medica. Dantisci, 1626; in-4.to: it. -Francofurti, 1638; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 530. - -OLAI (Petrus), Oratio de febribus pestilentibus, earumque causis et -symptomatibus. Harbonae, 1594; in-4.to. - -ORIBASIUS, Opp. Tom. I. Synopseos Lib. V. Cap. 24. - -OROSIUS (Paulus), Lib. V. Lib. VII. Cap. 7. 15. 21. Lib. VIII. XI. - -ORRAEUS (Gustavus), Descriptio Pestis, quae anno 1770 in Jassia et 1771 -in Moscua grassata est. Petropoli, 1784; in-4.to. - -OVIDIUS, Metamorphoseon, Lib. VII. - - -P - -PAAW (Petrus), de Peste. Lugduni Batavorum, 1636; in-16.º. V. Haller. -Bibl. Med. Pr. II. p. 387. - -PALMARIUS (Julius), de Morbis contagiosis Lib. VII. Lutetiae, 1577. 78: -it. Francofurti, 1601; in-8.vo: ut et Hagae Comitum, 1664. - -PANSA (Martinus), Consilium antipestiferum etc. Lipsiae, 1614; in-4.to. - -PARACELSUS (Theophrastus), Opp. T. III. Francofurti, 1603, in-4.to: it. -Genevae, 1658; in-fol. - -PARAEUS (Ambrosius), Opera omnia. Paris, 1582; in-fol. Lib. XXI. - -PARENT (Guilielmus), Dialogus inter Hyppocratem, Paracelsum, et -Themisonem, quo demonstrantur causae pestis et effectus etc. Leodii, -1671; in-12.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 259. - -—— —— Methodus sanandi peste adfectos, principiis certis -stabilita. Leodii, 1669; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. -259. - -PASCHASIUS (Henricus), Enchiridion de pestilentia. Hafniae, 1629; -in-8.vo. - -PASINUS (Ludovicus), de pestilentia Patavina anni 1555. Patavii, 1556; -in-8.vo. - -PATINUS (Carol.), de Peste. Patavii, 1683; in-8.vo. - -———— (Guido), Adnotationes ad Natan. Ellein de Peste. V. Haller. Bibl. -Med. Pr. II. p. 560. - -PAULINI (C. Fabius), Praelectiones Marciae sive Commentaria in -Thucydidis Historiam de Peste Atheniensium. Venetiis, 1603, in-4.to. - -DE PAULMIER (J.), de praeservatione et curatione Pestis. Caënii, 1580. - -PECHLIN (Jo. Nic.), Observationes Physico-Medicae. Hamb. 1691. Lib. II. -Obs. 18. - -PEIMA (L.) B. de Beintema, Loimologia, sive Historia constitutionis -pestilentis annis 1708. 9. 10. 11. et 13. per Thraciam, Sarmatiam, -Poloniam, Silesiam, Daciam, Hungariam, Livoniam, Daniam, Sveciam, -Saxoniam, Austriam, variaque loca S. R. I. grassatae. Viennae, 1714. - -PELETARIUS (Jacobus), de Peste compendium. Basileae, 1557; in-8.vo. - -PEREZ DE HERRERA (Christophorus), Animadversiones de Carbunculis. -Pinciae, 1604; in-4.to. - -PERLINI (Hieronymus), Declamatio adversus morborum contagionem, hujusq. -auctores et fautores. Hanoviae, 1613. - -—— —— de pestilentia Tractatus. Tub. 1501; in-4.to. - -DE PESTE GORITIANA. Salodii, 1682; in-4.to. - -DE PESTE ALGERINA an. 1753 et 1762; in-8.vo. - -PETERMANN, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1683. - -PETRARCHA (Franc.), Epistol. Familiar. Epist. 7. Rer. Civ. Lib. III. -Cap. 1. - -PEUCER, Oratio, qua continetur commonefactio de peste, quae late per -Europam vagatur. Wittembergae, 1560; in-8.vo. - -PEYER DE CUBITO (Venceslaus), Consilium de peste. Append. ad Tractatum -de thermis Caroli IV. Lipsiae, 1522; in-4.to: it. 1614; in-8.vo. - -PHEDRONUS DE GELEINEN (Georgius), Halopyrgice, sive Jatrochemica Pestis -epidemicae curatio. Basileae, 1562; inserta quoque ejusd. opusculis -Jatrochymicis quatuor. Francofurti, 1611; in-8.vo. - -PICTORIUS (Georgius), de Peste et papulis puerorum Lib. II. Basileae, -1555; in-8.vo. - -PIDOXI (J.), Pestis cura et polychresti descriptio, 1605; in-8.vo. - -PIENSE (Franciscus), de Febribus. Genevae, 1689; in-4.to; p. 413. seq. -ejusd. Chronologia Pestium. - -PINTOR (Petrus), Aggregator Sententiarum Doctorum omnium de -praeservatione et curatione Pestilentiae. Romae, 1499; in-fol. - -PISTOR (Joannes), de vera curandae Pestis ratione. Lib. I. Francofurti, -1568; in-8.vo. - -PLATERUS (Felix), Praxeos Medicae. Basileae, 1656; in-4.to; T. II. - -PLATINA (Bartholomaeus), de vitis Pontificum: in vita Benedicti VIII; -it. in vita Joannis XIV, in vita Nicolai I, in vita Agathonis Pont., in -vita Bonifacii IV, in vita Pelagii II, in vita s. Gregorii Maximi, in -vita Diodati I. Vid. Legendarium SS.um. - -PLEMPIUS (Vopiscus Fortunatus), de Fundamentis medicinae Lib. VI. -Lovanii, 1638. - -—— —— Loimographia, sive Tractatus de peste. Amstelodami, -1664; in-4.to. - -PLOUCQUET (Guilielmus Godofredus), Bibliotheca Medico-Practica et -Chirurgica, sive Repertorium Medicinae Practicae et Chirurgiae. -Tubingae, 1796; in-4.to: ibid. 1802. Art. Pestis. - -PLUTARCHUS, in vita Camilli, in vita Periclis, in vita Romuli, in vita -Numae Pompilii, in vita Alexandri Magni. - -POCK, Loimographia, sive Dissertatio de peste. Viennae, 1671. - -DU PORT (Franciscus), pestilentis luis medendae ratio Poema. Parisiis, -1606; in-8.vo. - -POPPIUS (J.), de Pestilitate. Francofurti, 1625; in-8.vo. - -PORTO (Antonius), de Peste Lib. III. Venetiis, 1580; in-4.to: it. -Romae, 1585. - -POUQUEVILLE (F. C. H. L.), de Febre adeno-nervosa, seu de Peste -Orientali; Dissertatio inauguralis. Parisiis an. XI. (1803). V. Journal -général de Medicine 1811. Jouillet p. 325. - -PROCEL (Joannes Thom.), Curatio Pestis. Cesareae Augustae, 1565; -in-8.vo. - -PROCOPIUS, de bello Persico. Lib. II. c. 22. p. 142. - - -Q - -QUERCETANUS (Joseph), pestis Alexicacus, sive Luis pestiferae fuga. -Parisiis, 1615: it. Vol. II. Opp. Medicor. ejusd. sub titulo: -Quercetani redivivi, cum Commentario editor. a Joan. Schroeder. -Francofurti, 1648; in-4.to;ut et 1679. - -QUINCY (Joan.), Tentamen de causis pestis. Append. ad Hodges opp. -Londini, 1754. - - -R - -RAMAZZINI (Bern.), Dissertatio de peste Viennensi. Patavii, 1713. V. -Opp. p. 804. - -RANCHIN (Franciscus), de purificatione rerum infectarum post -pestilentiam. Lugduni, 1644. in-4.to: ibid. 1655; in-8.vo. - -RATZKY, Dissertatio de peste. Argentorati, 1781. - -RECELLIUS (Christophorus Henric.), Consilium de morbo epidemico et -febre pestilentiali. Colberg., 1676; in-4.to. - -REDLICH (Paulus), Historia pestis Pragae an. 1680. ibid., 1681. - -REGIUS (Joannes Benedictus), de causis et curatione pestilentiae. -Cracoviae, 1552; in-8.vo: item Brugis, 1680; in-8.vo. - -REINESIUS, Schola Juriconsult. medica: p. 89, seq. - -RELATIO DE PESTE MASSILIENSI. Massiliae, 1720. - -REUCHLIN (Ernestus), Amuletum contra pestilentiae contagionem jam -passim divagantem. Magdeburgi, 1564. - -REUSCH (Joannes), Methodus praecavendae et curandae pestilentiae. -Lipsiae, 1573; in-8.vo. - -REUSSEL, Dissertatio de pestilentia, a Deo immitti solita, in Sylloge -Dissertationum. Amstelodami, 1701, et 1702. - -REYSINGH (Joannes Hennem.), Idea Loimodes, in qua salubres ac -certissimae Luis pestiferae contagionem praeservandi curandique -rationes suggeruntur. Francofurti, 1615; in-4.to. - -RHAZES, sive RHASIS, Abulk. Libellus de pestilentia, ex interpretatione -Georg. Vallae, in lucem proditus cum Psellii Lib. II. de victus -ratione. Basileae, 1529; in-8.vo: item e Graeco Latinis redditus a -Nicolao Marcello. Venetiis, 1555; in-4.to. - -RHENANI (Joannes), Antidotarium pestilentiae etc. Francofurti, 1641; -in-8.vo: prodiit cum aliis ejusd. Epistolis chymicis. - -RHODIGINUS (Ludovic. Carolus), Antiquarum Lection. Commentar. Lib. -XXIV. Cap. 22. - -RHODIUS (Joannes), Admiratio de peste. Erfordiae, 1583; in-8.vo. - -RHUMEL (Joannes Conradus), Loimographia. Bambergae, 1606; in-8.vo. - -RIGHI (Alexander), Historia morbi contagiosi, qui Florentiam -depopulatus est anno 1630. Florentiae, 1633; in-4.to. - -RIFFUS (Hermenius), de Victus ratione et curatione tempore Pestis. -Francofurti, 1540; in-fol. - -RIGAULT, Ergo in Pestilentia aliquid divinum. Parisiis, 1574. - -RINCI (Caesar), Disputatio de peste Mediolanensi, quae anno 1577 urbem -afflixit; inserta Joach. Camerarii Synopsi. V. Camerarius. - -DE RIPA (Franciscus de s. Nazario), de Peste Lib. III. Lugd., 1522; -in-4.to: it. Lipsiae, 1598; in-4.to. - -RIPAMONTI (Joseph), Libri V. de Peste, quae fuit anno 1630 in urbe -Mediolanensi. Mediolani, 1641; in-4.to. - -RISCIA (Vincentius), Oratio de pestilente febre Panormitanam urbem -obsidente. Messaniae, 1647; in-4.to. - -RIVERIUS (Lazarus), Observationes medic. et Curationes insignes. -Parisiis, 1646; in-4.to: it. Londini eodem anno; in-8.vo: ut et -Lugduni, 1649; in-8.vo: nec non in ejusd. Oper. medicis: Francofurti, -1669 et 1674; in-fol.: Venetiis, 1723; in-fol. p. 555. 560. et passim. - -RIVINUS (Andreas), de Peste Lipsiensi an. 1637. Lipsiae, 1638: it. -1680; in-8.vo. - -ROET, Aphorismi de peste. Pestis adumbrata. Amstelodami, 1667; in-12.º. - -ROLFING, Dissertatio de pestilentiae natura et curatione. Jenae, 1641. - -—— —— de febre pestilentiali et maligna in genere. Jenae, 1640. - -—— —— Anatom. Lib. II. Cap. 22. - -ROMANUS, Dissertatio de febre putrida et febre pestilenti. 1597. - -ROMATET (Carolus), Tractatus de Peste, una cum Crisiologia. Parisiis, -1635; in-8.vo. - -RONSSEUS, Epist. Medic. N. XXXVII. - -ROSCIUS (Georgius Sabinus), de Peste. Romae, 1656; in-8.vo. - -ROSENSTEIN (R.), Sermo ad praecavendam pestem. 1722. - -ROTA (Michael Angelus), de Peste Veneta anni 1630. Venetiis, 1634; -in-4.to. - -RUDIUS (Eustachius), de morbis occultis, et de venenis lib. V. -Venetiis, 1610. - -RULAND (Martinus), de perniciosae luis Hungaricae signis et curatione. -Lipsiae, 1610; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 316. - -—— —— Curationum Empyricarum Cent. X. Lugduni Batavorum, 1628; in-8.vo; -Cent. IV. c. 81. 94. Cent. V. c. 4. Cent. VII. c. 2. Cent. VIII. c. 31. -32. - -RUND, Dissertatio de lue multas civitates atque regiones depopulante, -videlicet peste. Erfordiae, 1681. - -RUSTICUS (Petrus Antonius), Tabulae de peste, febre pestilenti, igne -Persico etc. Papiae, 1521; in-fol. - -RUTZKY (H.), Dissertatio inauguralis de peste. Argentorati, 1782. - -RZAZYNSKI (Gabriel), Historia naturalis curiosa Regni Poloniae. -Ludomiriae, 1721; in-4.to. - - -S - -SAALMANN (Ferdinandus), Descriptio febrium malignarum etc. Munster, -1791. - -SABELLICUS, Decad. III. lib. 3. Decad. V. lib. 9. - -SAGUENS R. P. (Joannes), Systema Pestis Physicum. Coloniae Agrippinae, -1721; in-8.vo. - -SALICETI (Joannes), Liber de Pestilentia et ejus fuga. Tubingae, 1501; -in-8.vo. - -SALIUS (Joannes), de praeservatione a pestilentia et ipsius cura -Opusculum non minus utile, quam necessarium etc. Viennae Austr. 1510. - -SALIUS DIVERSUS (Petrus), Tractatus de febre pestilenti, et curationes -quorumdam particularium morborum, quorum Tractatio ab ordinariis -Practicis non habetur. Bononiae, 1585: item Francofurti, 1586; in-8.vo: -item Harderovici, 1656; in-8.vo. - -SALMUTH (Philippus), Observationum Medicarum Cent. III. Brunsvici, -1648; in-8.vo: Cent. I. Obs. 64. 97. Cent. III. Obs. 57. - -SALZMANN, Dissertatio de claudendis aedibus peste infectorum. Altor. -1681. - -DE SANCTORIIS (Sanctorius), de Statica Medica Aph. Sect. I. Venetiis -1743, in-12.º. - -SARACENUS (Jo. Antonius), de Peste commentarius. Genevae, 1571; -in-8.vo: it. Lugduni, 1589. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 183. - -SAUBERT, Dissertatio de peste. Argentorati, 1643. - -SAUVAGES, Nosolog. Method. T. I. p. 451. - -SAVIROLI (Guilielmus), Brevis et accurata disputatio de Peste. -Bononiae, et Parisiis, 1571; in-8.vo. - -SAXONIA (Hercules), Disputatio de phoenigmorum usu in febre pestilenti. -Patavii, 1591. - -SCAMBALUS (Joannes Andreas), Opusculum de pestilenti faucium affectu -Neapoli saeviente. Neapoli, 1610; in-4.to. - -SCHAFFER, Dissertatio de peste. Goettingae, 1803. - -SCHALLER, Dissertatio de peste. Vitembergae, 1618. - -SCHELHAMMER, Dissertatio de peste. Helmstadii, 1682. - -SCHELL (Joachimus), Liber de peste. Hafniae, 1636, in-4.to. - -SCHELLING (Conr.), Consilium ad pestem. Heidelbergae; in-4.to. - -Schenck (Joannes Theod.), Dissertatio de peste. Jenae, 1668; in-4.to. - -—— —— Observation. Medic. rar. et nov. T. 1. et 2. Francofurti, -1600. Lib. VI. Obs. 174. 183. et seq. - -SCHEUNEMANN (Henningius), Paracelsica de morbo mercuriali contagioso, -quem Pestem vulgus vocat, ex quintuplici ente. Bambergae, 1608, -in-4.to. - -SCHILLER (Joachimus), de Peste Britannica Commentariolus. Basileae, -1581; in-8.vo. V. Petr. de Abano; cum Alex. Benedicti Libro de peste. - -SCHITLER (J.), Regimen praeservativum et curativum febris -pestilentialis et morbi Anglici sudorifici, 1572. - -SCHMID (Ludovicus), Epistola de urinis pestiferorum. Exstat in Horstii -Observat. Medicar. Libris IV. posterioribus. Ulmae, 1628; in-4.to. - -SCHNEEBERGER (Antonius), Medicamentorum simplicium, sive Euporiston -Pestilentiae, veneno adversantium catalogus, et quomodo iis sit -utendum, brevis institutio. Tiguri, 1562; in-8.vo: it. ex editione -Henrici a Bra. Leovardii, 1616; in-8.vo. - -SCHNEIDER, Dissertatio de peste, morborum principe. Vitembergae, 1680. - -SCHOENBORN (Bartholomaeus), Dialogus de peste. Vitembergae, 1613; -in-8.vo. - -SCHONER, Dissertatio de natura et cura pestilentiae. Gryphiswald., 1633. - -SCHORER (Christophorus), Medicina Peregrinantium. Ulmae, 1663; in-8.vo, -p. 101. - -SCHOTANUS (Petrus), Speculum, in quo luis pestiferae causae, signa, -accidentia, curatio proponuntur. Holmiae, 1621; in-8.vo. - -SCHRAUD (Franciscus), Historia Pestis Sirmiensis an. 1795-96. Budae, -1802; in-4.to. - -SCHREIBER (Joannes Fridericus), Observationes et cogitata de -pestilentia, quae anni 1738 et 39 in Ucraina grassata est. Petropolis, -1740: it. 1750, in-4.to. - -SCHRODAEI, Dissertatio de peste, febriumque pestilentium malignarum -cura. 1638. - -SCHROETER, Themata de peste. Jenae, 1562. - -—— —— Praeservatio et cura pestis. Lipsiae, 1566; in-8.vo. - -—— —— Brevis et necessaria contagiosae pestis adumbratio -positionibus scripta. Jenae, 1584; in-4.to. - -SCHULZE, Dissertatio de remediis ad pestilentiam, tum a recentioribus -tum a veteribus quaesitis. Francofurti, 1711. - -—— —— Dissertatio de sanguinis missione in pestilentia. Altd., -1725. - -SCOTUS (Lidelius), de Peste. Neomagi, 1624. - -SCHURF (Augustus), Disputatio de peste etc. V. Haller. Bibl. Med. Pr. -I. p. 574. - -SCRETA DE ZAVORZIZ, de peste et febre pestilentiali. Schaff., 1716; -in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 279. - -SENECA in Oedipo 37. 70. et 124. 201. - -SENNERT (Daniel), de peste, pestilentialibusque ac malignis febribus. -Opera Omnia. T. V. lib. IV. Francofurti, 1653, in-4.to. - -SEREDI, Dissertatio de peste. Vindobonae, 1763; in-8.vo. - -SETTALA (Ludovicus), de peste et pestiferis affectionibus Lib. V. -Mediolani, 1622: item 1630; in-4.to. - -SIBYLLENUS (Petrus), de peste liber absolutissimus. Pragae, 1564; -in-4.to. V. Haller. Bibi. Med. Pr. II. p. 149. - -SILIUS ITALICUS, Bell. Pun. Lib. XIV. v. 580. 617. - -SIMONIUS (Simeon), artificiosa curandae pestis methodus, Lib. II. -Lipsiae, 1576; in-4.to. - -SITONUS (Joannes Bapt.), Jatrosophiae Miscellan., 1649; in-4.to; Tract. -I. - -SOLDI (Jacobus), de Peste. Bononiae, 1478. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. -p. 467. - -SOMMENTII (Thomas), de morbis, qui per finitimos populos adhuc -grassantur, et num ad pestilentes referendi sint etc. Cremonae, 1576; -in-4.to. - -SORBAIT (Paulus), Consilium medicum ad pestem Viennensem. Op. -Theoretico-Practic. Viennae, 1679: ib. 1713; in-4.to: it. Norimbergae, -1673. - -SÖSS (Franciscus), Positiones de peste. - -SPINDLER (Paulus), Observationum Medicarum Centuria. Francofurti, 1691; -in-4.to; Observ. 59. - -STABILIS (Franciscus), Defensio contra asserentes pudendorum -inflammationem non esse pestis signum. Venetiis, 1576; in-4.to. - -STANGIUS (Daniel), Antidotum Pestis. Vitembergae, 1608; in-8.vo. - -STEEGH (Godofr.), Tractatus de peste. Würzb. 1597. - -STEINBEISS (Martinus), Antidotale praeservationis cum additionibus in -Epidemicum Morbum. Viennae, 1520; in-4.to. - -STEINHEYLL (Henricus), Liber de curatione pestilentiae. Vid. Gallum p. -126. - -STEINMETZ, Dissertatio de peste. Lipsiae, 1567. - -STELLING (M.), Virtutis invidia comes etc. Bremae, 1624; in-4.to. - -STENGEL (Carolus), Historia Pestis. Augustae Vindelicorum, 1614; -in-4.to: Dilingae eod. an. in-8.vo. - -———— (Lucas), Quaestiones: I. an Stibium sive Antimonium aegrotantibus -citra noxam exhiberi possit, etc.: III. an Pestem necessario -subsequatur febris? Augustae Vindelicorum, 1566; in-4.to. - -—— —— Theses de natura, causis, et curatione morbi epidemici. -Augustae Vindelicorum, 1580; in-4.to. - -STEPHANI (Joannes), summa praecautionis ratio, pestiferae contagionis, -ac primum de contagiosa aeris natura. Venetiis, 1624; in-12.º: et in -ejusd. Operibus universis. Venetiis, 1653; in-fol. - -STHAAR (Joannes Bernardus), Epistola de febre pestilentiali. Cracoviae, -1707. in Actis Erudit. Lipsiens. anni 1710. - -STHAL (J.), Dissertatio de peste. Erfodiae, 1732. - -STOCKHAMMER, Consilium Medicum de peste. - -STOERCK, Annus Medicus. I. p. 3. 15. - -STOCKMANN (Ernestus), Hodegeticum pestilentiale; sive Quaestiones -quinquaginta de peste. Lipsiae, 1667; in-4.to. - -—— —— Hodegeticum pestilentiale sacrum. Lipsiae, 1667; -in-12.º. - -STOLL, Ratio medendi T. II. p. 59. 67. T. IV. p. 348. - -STRAUSS (Laurentius), Dissertatio de jure arcendi ob metum pestis. -Francofurti, 1665; in-fol.: it. Vitembergae, 1683. - -STROBELBERGER (Joannes Steph.), Succinctae disputationes de peste. -Norimbergae, 1625; in-8.vo. - -STROTHER (Eduardus), de Variolis et Peste. V. Acta Eruditorum Lipsiens. -anni 1722. - -STRUPPE A GELHAUSEN (Joachimus), Sitipotiamatechnia Antidotarii -antitrimastigi; i. e. Medela trium extremorum Dei flagellor, etc. -Francofurti, 1574; in-4.to. - -STUBING (J.), de Pestilentia. Viennae, 1561; in-8.vo. - -SVETONIUS TRANQUILLUS CAJUS, in Neronis, in Titi Caesaris vita Cap. 8. - -VAN SWIETEN (Gerardi), Commentar. in Hermanni Boerhav. Aphorismos T. -V. Lugd. Batav. 1772. — de morbis epidemicis pag. 153-200, ubi etiam de -peste agit. - -SYDENHAM, Oper. Medic. tota sectione secunda. - -DE SYLVA OLIVERA (Franciscus), de curatione carbunculi contagiosi. -Granatae, 1603; in-4.to. - -SYLVIUS (Jacobus), Liber de peste et febre pestilenti etc. V. Oper. -Medic. P. IV. Coloniae Allobrogum, 1630; in-fol. - -SYLVIUS DE LA BOE (Franciscus), de Peste — (ex auditorum notatis -confectum). - - -T - -TABERNAMONTANO (Jacobus Theodorus), Consilium pro pestilentibus -febribus. Heidelbergae, 1573: it. Francofurti, 1587. Germanica lingua -scriptum (Regiment und Rathschlag etc.). Heidelb. 1568; in-4.to: it. -1572. - -TACK, Dissertatio de peste. Giess. 1680. - -DE TARANTA (Valescus), Tractatus de peste et epidemia. Patavii, 1487, -in-4.to: it. Lugduni Batavorum, 1490. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. -455, et ejusdem Philonium pharmaceuticum et chirurgicum, de medendis -omnibus tum internis, tum externis humani corporis affectibus etc. -Francofurti et Lipsiae, 1680. - -TARCAGNOTTA (Joannes), Histor. Mundi Part. II Lib. 9. 16. 17. 19. Vol. -I. Lib. 8. 14. - -TARVISINO (Faust. Gibellius), de Recta inquisitione legitimae Pestis in -genere liber unus. Utini, 1641. - -DE TAUSSIGNANO (Petrus), Consilium pro Peste evitanda. Venetiis, 1513: -it. 1522. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 472. - -THEODOSIUS, Epist. II. p. 35. - -THIBAULT, Ergo ut corporum diathesis, ita pestis invadit. Parisiis, -1502. - -THOMASIUS (Franciscus), de Peste. Romae, 1587; in-8.vo. - -THONER (Augustinus), Observationes de peste; insertae ejusdem -Observationum Medicarum haud trivialium Libris IV. Ulmae, 1649; -in-4.to: it. 1651. App. p. 63. - -THUCYDIDES, de bello Peloponensi Historia. Lib. II. de quo Lib. VIII. -hujus auctoris cum Adnotat. Henrici Stephani, et Joannis Hudsoni. -Amstelodami; 1781; in fol. - -TIMAEUS A GULDEKLEE (Balthasar), Consilium de peste. Lipsiae, 1663: -ut et in ejusd. Epistolis Medicinalibus et Consiliis. Lipsiae, 1665 et -1667; in-4.to. - -—— —— Casus Medicinales, ibid. 1691. p. 389. 392. - -A TOPELSTEIN (Henricus), de Curatione Pestilentiae. V. Gallum p. 126. - -TORELLA (Andreas), de Peste Italica, Lib. II. Bononiae, 1630; in-4.to. - -———— (Gaspar), de Aegritudine pestifera et contagiosa nuper -cognita Consilium: in Joannis Baverii Libro Consiliorum de Morborum -curationibus. - -DE TORRES (Diego), de Pestilentia. Bisunt. 1487. in-4.to. - -TORSCHILLUS (Christianus), de causis pestilentiae et cura, cum praefat. -Joan. Pauli Resenii. Hafniae, 1546: it. 1552 et 1619; nec non in Thom. -Bartholini Cista Medica Hafniensi, ibid. 1662; in-8.vo. - -TREBEL (H.), Hecatostichon elegiacum de peste Isenackensi. Isenaci, -1506; in-4.to. - -TREVISANI (Andreas), Tractatus de causis, natura, moribus et curatione -pestilentium febrium. Mediolani, 1595; in-4.to. - -TRINCAVELLI (Victor), Tractatus de febre pestilentiali, cum ejusd. -explanationibus in Galeni Libr. de differentiis Febrium. Venetiis, -1575; in-fol. - -TUDECIUS (de Monte galea) Amussis antiloimica. Norimbergae, 1696: -in-12.º. - - -U - -UHL, Dissertatio de peste. Altdorf. 1645. - -ULIN (Oswaldus), Libr. de pestis cura et praeservatione. V. Gall. p. -340. - -ULSTADIUS (Philippus), Tractatus de epidemia. Basileae, 1526; in-4.to. - -UNZER (Matthaeus), Catoptron Loimodes, h. est de Lue pestifera Lib. -III. Halae Saxoniae, 1615: it. 1621; in-4.to. - -URANIUS (M. Michael), de morbo pestilente Commentar. Schmal., 1502; -in-8.vo. - -URSINUS (Joannes), Elegiae de peste etc. Alexandriae, 1549: in-4.to. - - -V - -VACHER, Ergo Pestis a putredine. Parisiis, 1629. - -VADIANI (Joachimus), Consilium contra pestem. Basileae, 1546; in-8.vo. - -VAEZ (Petrus), de Epidemia Pestilenti. Valentiae, 1601; in-8.vo. - -VALDANE (Joseph), de theriacae usu in febribus pestilentibus Lib I. -Brixiae, 1570. Lib. II. 1571; in-4.to. - -VALDIVIA (Andreas), Tractatus de peste. Hispali, 1601. V. Haller. Bibl. -Med. Pr. II. p. 346. - -VALERIUS MAXIMUS, Lib. I. cap. 6. - -VALLERIOLA (Franciscus), Observationum et Curationum Medicinalium -Libri VI. Lugduni, 1554, et 1573; in-fol.: it. 1589, et 1605; in-8.vo. -Venetiis, 1555; in-8.vo. - -VARIGNANA (Guilielmus), Secreta sublimia ad varios curandos morbos -verissimis auctoritatibus illustrata, etc. Lugduni, 1539; in-4.to; -Tract. 2. et 3. Serm. 2. et 3. - -VASENIUS (Joannes), Commentar, in Libr. I. III. et VI. Epidemiorum -Hyppocratis. Parisiis, 1546; in-fol. - -DE VEGA (Petrus), Pestis praecavendae et curandae Methodus. Genevae, -1638; in-12.º. - -VENETUS (Michael), Commentar. de morbo pestilenti. Smalcaldiae, 1582; -in-8.vo. - -VERREZIUS (David), Exercitationum Medicarum super Disp. quadam de peste -liber unus. Campoduni, 1618; in-4.to. - -VERZASCHA (Bernardus), Observationum Medicarum Centuria. Basileae, 1677. - -VESALIUS (Andreas), in Chirurgia magna. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. -p. 32. - -DE VIANA (Joannes), Tractatus de peste Malagensi. Malagae, 1657; -in-4.to. - -VICTORIUS (Petrus), Consultationes Med. N. 69. 89. - -DE VILLANOVA (Arnoldus), Breviarium practicae medicinae a capite usque -ad plantas pedum etc. Mediolani, 1483, Lib. IV. - -DE VINARIO (Raimundus), Consil. de peste. Lib. III. Lugd. 1553; in-12.º. - -VISCONTI (Matthaeus), Regimen contra pestem. Venetiis, 1538; in-8.vo. - -VITUS (J. Balthasar), de remediis Pestis profilacticis, 1564. - -VIVIANI, Apologia de peste. Venetiis, 1633; in-4.to. - -VOCHS (Joannes), Opusculum de omni pestilentia, et de diuturna peste -morbi Gallici. Magdeburgi, 1508; in-4.to: iterum a Joanne Dryandro -editum. Coloniae Agrippinae, 1537; in-8.vo. - -—— —— de pestilentia anni praesentis, ejusque cura. -Magdeburgi, 1507; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 492. - -VOETIUS (Gisbertus), Disputatio de peste, prodiit cum ejusd. -Dissertatione epistolica de vitae termino. Ultrajecti, 1641; in-8.vo. - -VOGLER (Valentinus Henricus), Opusc. de vi immaginationis in peste -producenda; cum ejusd. Commentario Diaeteticorum. Helmestadii, 1667; -in-4.to. - -VOIT (Nathan.), de contagionis essentia, speciatim de peste etc. -Basileae, 1654; in-4.to. - -DE VRIES, Dissertatio de peste. Lugduni Batavorum, 1682. - - -W - -WAGNER (Christsphorus), Descriptio Pannoniae; Pars II. p. 70. - -WALD (Georgius), Tractatus de terra sigillata, quomodo ea pesti, -venenis, et variis morbis adversetur. S. Galli, 1582; in-4.to. - -WALDSCHMIDT (Guilielmus Huldericus), Dissertatio de singularibus -quibusdam pestis Halsaticae. Kiloniae, 1721; in-4.to. V. Haller. -Collect. Dissertationum Practic. Vol. V. p. 177. - -WALDSCHMITT (Joannes Jacobus), Scrutinium pestis; insertum quoque -ejusd. Operibus medico practicis. Marpurgi, 1679: it. Francofurti ad -Moen. 1707. Vol. II. Epist. XIII. - -WARWICH (Joannes), de Pestilentia. Hafniae, 1577. - -WAWRUCH, Tentamen sistens antiquitatis tiphi contagiosi. Viennae, 1812. -V. Salzb. Medic. Chirurg. Zeitung, 1812. III. p. 369. - -WEDEL (Georgius Wolfang.), Orationes de causis diritatis pestilentiae. -Jenae, 1681; in-4.to. V. Ephemer. Natur. Curiosor. Decad. II. Ann. I. -App. - -WEDEL (Georgius Wolfang.), de Pestilentia in sacris. Jenae, 1714; -in-4.to. - -—— —— Dissertatio de peste. Jenae, 1712; in-4.to. - -WEISS (Gottfr.), Dissertatio de malo pestifero. Lipsiae, 1668. - -WEIZ, Meditatio de peste. V. Ephemerid. Naturae Curiosor. Decad. II. -Ann. I. Append. - -WERLOSCHING, Disser. de peste. Lincii, 1713; in-8.vo. - -WERLOSCHING E PERENBERG (Joannes Bapt.),et LOIGK (Antonius), -Loiniologia, seu Historia Pestis, quae ab anno 1708 ad 1713 inclusive -Transylvaniam, Hungariam, Austriam, Pragam, et Ratisbonam, aliasque -conterminas provincias et urbes progrediendo depopulabatur, per -epistolas ex autopsia et experientia propria medice exarata. Styriae, -1716. - -WESZPREMI (Stephanus), Tentamen de inoculanda peste. Londini, 1755. V. -Vegel neue med. Bibl. B. 2. St. 5. §. 430. folg. - -WICHMANN (Augustus), Apotecha spiritualium pharmacorum contra luem -contagiosam, aliosque morbos. Antuerpiae, 1626, in-4.to. - -WIDMANN (Salicetus), de Pestilentia. Tubingae, 1501; in-4.to. - -WAN DER WIERS (Joannes), Observationes Rariores. Tom. I. et II. -Amstelodami, 1657; in-12.º: it Leiden, 1727; in-8.vo. Cent I. Obs. 99. - -WIESSNER, Dissertatio de malo pestifero. Lipsia, 1668. - -WILLIS (Thomas), Opera omnia. Venetiis, 1720. Tom. I. Cap. XIII. de -Febribus; Methodus sanos tuendi a peste; de Sudore Anglico. - -WINTHER (Joannes Germ.), Dissertatio de contagio pestilenti. Marpurgi, -1677: it. 1693; in-4.to. - -WITTICHIUS (Joannes), Processus curation. et consil. in curandis morbis -particularibus. Lipsiae, 1707. Consil. n. 75. - -WOLFIUS, Lect. Memorab. Tom. II. p. 291. - -WURSTISIUS, Chronicon Basileense. - - -X - -XIMENES-SAVARIEGO (Joannes), Tractatus de peste. Antiquariae, 1602; -in-4.to. - - -Z - -ZACCHIAS (Paulus), Quaestiones Medico-Legales. Romae, 1621. Lib. IX. -Tit. V. - -ZACUTUS LUSITANUS, de Praxi admiranda. Amstelodami, 1641. Lib. III. -Obs. 37. 45. Lib. IV. 46. passim in Lib. V. et VI. de Medicorum -principum Historia. - -ZEIDLERUS, Dissertatio de pestilentia. Lipsiae, 1633. - -ZEISIUS (Matthaeus), Orationes de causis et periodis pestilentium -morborum. Francofurti, 1597; in-4.to. - -ZIPPLERUS (Flam. Gaston), Tractatus de peste. 1660; in-12.º. - -ZOVELLI (Petrus Jacobus), de pestilente statu. Venetiis, 1557; in-8.vo. - -ZWINGER, Theatrum vitae humanae, p. 370. 524. 541. - - -DE CONCORREZZO (Joannes), Practica nota medicinae, Lucidarium et Flos -Florum Medicinae nuncupata. Cum Summula de Curis Febrium secundum -hodiernum modum et usum compilata. Venetiis, 1501. — Summul. etc. Cap. -de Febribus pestil. - -GORDON (Bernardus), Lilium Medicinae etc. Lugduni, 1491. P. I. c. 10. - -DE PIEMONTE (Franciscus), Supplementum in Secundum Librum Compendii -Secretorum medicinae Joannis Mesue etc. Partic., 1. Sect. 2. - - -IN ITALIANO. - - -A - -ALBERIZZI (Pier Giuseppe), Crotologia medica, in cui si stabiliscono, -esclusi i vermicciuoli, altre cagioni della peste, ec. Milano, 1721. - -ALESSANDRI (Francesco), Trattato della peste, e delle febbri -pestilenti. Torino, 1586; in-4.to. - -DEGLI ALESSJ (Alessio), Preservazione e Storia della peste di Este. -Padova, 1660; in-4.to. - -ALIMO (Marc'Antonio), Discorso intorno alla preservazione del morbo -contagioso e mortale, che regna in Palermo e in altre città e terre -della Sicilia. Palermo, 1625; in-4.to. - -—— —— Consigli Medico-Politici del Senato Palermitano per l'occorrente -necessità della peste. Palermo, 1652; in-4.to. - -AMBROSINI (Bartolommeo), Modo facile di preservar e curar di peste ec. -Bologna, 1631; in-4.to. - -AMITA, Istoria del contagio della provincia di Bari negli anni 1590. -91. e 92. Napoli, 1649; in-4.to. - -ANSELMI (Gio. Battista), Opera nella quale si dichiara l'essenza della -peste, nome, ec. Genova, 1638; in-4.to. - -P.RE ANTERO MARIA (di s. Bonaventura, Agostiniano Scalzo), Lazzeretti -della città e riviera di Genova del 1657. Genova, 1658. - -DE ANTONI (Alberto Michiele), Discorso per ben governarsi dalla peste. -Padova, 1635; in-4.to. - -ARCASIO, Discorso sopra la preservazione e cura della contagione. -Savona, 1630; in-8.vo. - -ARDIZZONI (Fabricio), Ricordi intorno al preservarsi e curarsi dalla -peste. Genova, 1656. - -ARELLAN (Pietro Francesco), Trattato della peste. Asti, 1598; in-4.to. - -ARIMONI (Annibale), Risposta fatta per il Sommario delle cause -pestilenti ec. 1576; in-8.vo. - -ARLUNO (Gio. Pietro), Descrizione della peste che ha regnato in Milano -nel 1514. - -ARRIETA (Filippo), Ragguaglio Storico del contagio di Bari, 1690. - -—— —— Avvertimenti contro la peste raccolti dalli Secreti -dell'Ingrassia. Genova, 1686; in-12.º. - -ASSALINI (Paolo), Riflessioni sopra la peste di Egitto con i mezzi di -preservazione. Torino, Anno IX. (1801); in-12.º. - -AZUNI (Domenico Alberto), della Pubblica Amministrazione Sanitaria in -tempo di peste. Cagliari, 1800; in-8.vo. - - -B - -BAJAMONTI (Giulio), Storia della peste, che regnò in Dalmazia negli -anni 1783. 84. Venezia, 1786; in-8.vo. - -BALDO (Sebastiano), Trattato della peste. Genova, 1656; in-4.to. - -BALIANO (Gio. Batt.), Trattato della pestilenza. - -BARBATO (Bartolommeo), il Contagio di Padova dell'anno 1630 al 1631. -Rovigo, 1640; in-4.to. - -BAVERIO o BAVIERA, detto altrimenti BONETTI BAVERIO, Reggimento degno -et utilissimo come il huomo si debbe gubernare et conservare nel tempo -della peste. Bologna, 1478; in-4.to. - -BOCCACCIO (Giovanni), Descrizione della peste del 1348 in Firenze. V. -Introduzione alla prima giornata del Decamerone. - -BOESIO (Luchino), Trattato delli buboni e carboni pestilenziali, delle -loro cause, segni, e curazione. Genova, 1630; in-8.vo. - -BONALDI (Pier'Antonio), Discorso Razionale contro la presente epidemia -pestilente. Treviso, 1630. - -BORGARUCCI (Prospero), Trattato della peste. Venezia, 1565. - -BOVIO (Tom. Zefiriele), Fulmine contro i Medici Putatitii Rationali. -Verona, 1602. in-4.to. - -BRIGENTI (Annibale), Avvisi ed avvertimenti intorno al governo di -preservarsi dalla pestilenza. Napoli, 1577; in-4.to. - -BUCCI (Agostino), Modo di conoscere e distinguere gl'influssi -pestilenti, e difendere da quelli con buoni ordini politici le persone, -le città, e i luoghi, ec. Turino, 1585, in-8.vo. - - -C - -CALAFATTI (Giorgio), Trattato sopra la peste. Venezia, 1682, in-8.vo. - -CANOBBIO (Alessandro), il Successo della peste occorsa in Padova l'anno -MDLXXVI. Venetia, MDLXXVII; in-8.vo. - -CAPPELLO (Gio. Francesco), Epilogo di Osservazioni di antidoti contro -la peste. Genova, 1656, in-12.º. - -CASTAGNO (Pietro), Reggimento contro la peste per conservare li sani, -e curare gl'infermi, con il modo di usare l'olio contro la peste. -Ferrara, (senza anno); in-4.to. - -CAUSE E RIMEDJ della peste raccolte per ordine di M.r Gonzaga. Firenze, -1577; in-8.vo. - -CAVAGNINO, Compilatione delli veri et fedeli rimedii da preservarsi e -curarsi dalla peste. Milano, 1630. - -CELANO (Carlo), degli Avanzi della peste. Napoli, 1681, in-8.vo. - -COLANTONIO (Giuseppe), Ragguaglio della peste scoperta nella città di -Rieti nell'anno 1656. Roma, 1658; in-4.to. - -COMPENDIO (breve) del Contagio della città di Napoli. Napoli, 1656. - -CONDIO (Lorenzo), Medicina filosofica contro la peste. Lion, 1561; -in-16.º. - -CONSULTI medici per preservarsi dai mali correnti nella città di -Napoli. Roma, 1656. - -DALLA CORTE (Bartolommeo), Lettera intorno all'aria o vermicelli, se -cagioni della peste, ec. Milano, 1720. - -—— —— Lettera apologetica intorno agli effluvj, se organici o -inorganici, cagione della peste, ec. Milano, 1721. - -———— (Girolamo), Historia di Verona, Parte seconda, lib. 14. pag. 321. -lib. 16. pag. 428. - -CULLEN (Guglielmo), Elementi di medicina pratica. Venezia, 1796. Trad. -dall'Ingl. con note. T. II. Lib. III. c. V. - - -D - -DACIANO (Gios.), Trattato della peste e delle petecchie, nel quale -s'insegna il vero modo, che si dee tenere per preservarsi, e curare -ciascuno oppresso da tali infermità. Venezia, 1576; in-4.to. - -DIALOGO, nel qual si discorre del mal della peste. Pisa, 1631. - -DONATI (J.), Relazione sul metodo di curare le glandule pestilenziali -coi rimedj esterni, 1625. - -DE DONDIS (Giacomo), Consiglio contro la pestilenza. Firenze, 1523; -in-8.vo. - -DONDUZZI (Girolamo Mario), Ragionamento intorno le precauzioni e regole -da usarsi dai Chirurghi in mezzo alla peste pel governo di se stessi e -degl'infermi. Bologna, 1721, in-4.to. - -DONZELLINI (Girolamo), Lettera intorno la natura, le cause, e la cura -della peste. Venezia, 1570; in-4.to. Tradotto in latino da Joachino -Camerario. Norimberga, 1583. - - -F - -FACCIO (Silvio), Paradossi della pestilenza. Genova, 1584. - -I FATTI di Milano al contrasto della peste dal primo di Agosto 1576 -fino all'ultimo dell'anno 1577. Milano, 1578, in-8.vo. - -P.re FEDELE DA ZARA Cappuccino, Memorie sulla peste di Spalato del -1784. Spalato, 1784. M. S. - -FERRERO, Historia dell'augusta città di Torino. Torino, 1712. Parte -seconda, Lib. III. p. 364. - -FERRO (Saladino), da Ascoli; Trattato della peste tradotto dal latino -in italiano da Salustio Visconti. Venezia, 1576, in-4.to. - -FICINO (Marsilio), Consiglio contro la pestilenza. Venezia, 1546, -in-8.vo. Insieme con Tommaso del Garbo, Mengo da Faenza, ed altri -autori, e ricette sopra la medesima materia, ec. Fiorenza, 1576; -in-8.vo. Tradotto in latino da Girolamo Riccio. Genova, 1595; in-12.º. - -FIERA (Gio. Battista), Questioni intorno la Pestilenza. Mantova, 1562. - -FIOCCHETTO (Gio. Francesco), Trattato della peste e del pestifero -contagio di Torino dell'anno 1630. Torino 1631, e 1720; in-4.to. - -FIORAVANTI (Leonardo), Regime contro la peste. Venezia, 1565; in-8.vo. - -FRIGIMELEGA (Francesco), Consiglio sopra la pestilenza qui in Padova -dell'anno 1555. Padova, 1555. - - -G - -GAGLIARDI, del vitto nelle febbri pestifere. Milano, 1645. - -GHILINI (Girolamo), Annali d'Alessandria. Milano, 1666. p. 108. 110. -111. 119. 121. - -GHIRARDINI, Storia di varii successi d'Italia particolarmente della -città di Bologna dal 1321 al 1415. Bologna, 1669. P. II. - -GIANNONE, Storia delle guerre civili del Regno di Napoli. Napoli, -Milano, Firenze, varie altre edizioni: ultimamente a Milano, 1822; -in-8.vo. Vol. IX. L. VII. pag. 181. - -GILLI, Saggio di Storia Americana. Tom. II. - -GLISSENTE (Antonio), Sommario delle cause, che dispongono i corpi degli -uomini a patire la peste. Venezia, 1576; in-4.to. - -—— —— Trattato del metodo di vivere e delle precauzioni da -osservarsi necessarie alla preservazione nel tempo di peste. Venezia, -1576. - -—— —— Risposta per il primo trattato delle cause della peste -all'Apologia di Annibale Raimondi, Veronese. iv. 1576. - -GOVERNO GENERALE DI SANITÀ del Regno di Sicilia. Palermo, 1749. - -GRÄBERG, VON HEMSOE (Jakon), Lettera al dottor Grossi sulla peste -di Tangeri nel 1818-19. Genova, 1820. V. Omodei Annali Universali di -Medicina N. XLII. p. 312. - -—— —— Lettera al Collegio di Sanità di Stocolm. V. Med. Chirurg. -Zeitung. 1819. N. 83. 94. Omodei Annali Universali di Medicina N. -XXXVIII. p. 263. - -GRATIOLO (Andrea) di Salò, Discorso di peste, nel quale si contengono -utilissime speculationi intorno alla natura, cagioni, e curazione -della peste, con un Catalogo di tutte le pesti più notabili de' tempi -passati. Venezia, 1576, in-4.to. - -GUERRA (Niccolò), Raccolta della peste di Napoli dell'anno 1656. -Napoli, 1668. - -GUICCIARDINI, Storia d'Italia. Lib. X. XI. XII. XV. e XIX. - - -I - -JAMES, Dizionario Farmaceutico Chimico. Appendice al Tom. II. Del -Contagio ovvero della peste; tradotto dall'inglese, edizione seconda -Veneta. Venezia, 1794, in-8.vo. - -INGRASSIA (J. Filippo), Informazione del pestifero e contagioso morbo, -il quale affligge ed ha afflitto questa città di Palermo negli anni -1575 e 76; col regime preservativo e curativo. Palermo, 1576. Fu -tradotto in latino col titolo: Brevis Methodus curandi Contagium, quod -ann. 1575 et 76. Panormum et loca vicina invasit. Panormi, 1576. V. -Joach. Camerarii Synops. etc. - - -L - -LANCETTA (Troilo), della Pestilenza comune ai bruti, e del contagio -mortale dell'uomo ec. Venezia, 1632; in-8.vo. - -LOCATELLI (Lodovico), Trattato della peste. Venezia, 1629. - -LORENZINI (Gio. Andrea), Breve compendio del contagio di Roma -dell'anno, 1656. - - -M - -MACHIAVELLI (Niccolò), Descrizione della peste di Firenze dell'anno -1527. V. Proemio. - -MAFFEI (Vitangelo), Racconto della peste nella città di Modugno; sua -origine, governo, medicina, e purificazione. 1656. V. Morrea, peste di -Noja. - -MARITI (Giovanni), Descrizione di un viaggio fatto nell'isola di Cipro, -Siria, e Palestina nell'anno 1760 e fino al 1768. Tradotto in tedesco -da Hase (Christ. H.). Altemburgo, 1777. - -MARTINI (Valerio), Discorsi della cura della peste, dei carboni, ec. -Venezia, 1628; in-4.to. - -MARTORELLI (Luigi), Memorie Historiche dell'antichissima e nobile città -di Osimo. Venezia, 1705. Lib. V. Cap. 1. p. 348. - -MASIERO (Filippo), il più temuto dei mali la Peste, quanto fa d'uopo -per preservarsi e per ischivarlo. Venezia, 1722; in-8.vo. - -MASUCCI (Marino), Trattato sopra la pestilenza. Macerata, 1577. - -P.re MAURIZIO DA TOLONE (Cappuccino), Trattato politico da praticarsi -ne' tempi di peste. Genova, 1661; in-12.º. - -MAZZI (cav.), sulla Costruzione di un Lazzeretto, Napoli, 1819; in-8.vo. - -MAZZUCHELLI (Carlo), Memorie dei Provvedimenti ordinati dal Supremo -Magistrato di Sanità di Milano per difesa della pubblica salvezza, -durante il contagio nella Provenza, Linguadocca, e ne' vicini paesi -negli anni 1720 e 21. Milano, 1722; in-4.to. - -MELANI (Enea Gaetano), la peste di Messina accaduta nell'anno 1743. -Venezia, 1747; in-8.vo. - -MERCATI (Michiele), Istruzione sopra la peste, nella quale si -contengono i rimedj, ec. Roma, 1576; in-4.to. - -MOCCA, Discorsi preservativi e curativi della peste, ec. Milano, 1630. - -DA MONTE SANTO (Eugenio Orazio), Intorno al modo di preservarsi dalla -peste libri quattro. Fermo, 1577. Tradotto in latino a Lipsia, 1598, -in-8.vo. - -MORREA (Vitangelo), Storia della peste di Noja. Napoli, 1817; in-8.vo. - -MORISIANO (Carlo), Torchio delle osservazioni sulla peste di Napoli -nell'anno 1656. Napoli, 1659; in-4.to. - -MUGINO (Giuseppe), Trattato sopra la preservazione e cura della peste. -Milano, 1577; in-8.vo. - -MURATORI (Lodovico Antonio), del Governo della Peste e delle maniere di -guardarsene, trattato politico, medico, ed ecclesiastico. Modena, 1714; -in-8.vo: ivi, 1722. 1748. Milano, 1721; in-8.vo: Brescia, 1722: Pesaro, -1743; in-8.vo: Roma, 1743: Venezia, ec. - -—— —— Relazione della peste di Marsiglia. Venezia, 1790; in-8.vo. -Questo dettaglio della peste di Marsiglia si trova unito ai tre Governi -della peste, in varie edizioni dell'opera del Muratori. - -—— —— Annali d'Italia. Vol. XIII. XV. - - -N - -NALDI, Regole per la cura del contagio. Roma, 1656; in-4.to. - -NANI, Storia della Repubblica Veneta. Venezia, 1686. Lib. VIII. p. 389. - -NUTRIZIO (Pietro), Lettera sopra il morbo pestilenziale del 1783. -Venezia, 1789; in-12.º. - - -O - -OMODEI (Annibale), sull'insufficienza de' Vapori di Acido Nitrico e -Muriatico per distruggere i contagi. V. del medesimo Annali Universali -di Medicina anno 1817. Vol. II. p. 51. - -—— —— Della natura del contagio petecchiale e delle leggi che ne -governano la propagazione. V. dell'Autore Annali Universali di Medicina -Anno 1822. Maggio N. 63. p. 161. Luglio N. 67. p. 84. Settembre N. 69. -p. 321. Novembre N. 71. p. 224. - -ORDINI E REGOLE da osservarsi in tempi sospetti e in quelli di -contagio. Ferrara, 1680. - -DEGLI ORTENSI (Ascanio), Libri V della peste di Milano dell'anno 1576. -77. Venezia, 1589; in-4.to. - -OSSERVAZIONI circa un nuovo specifico contro la peste, ritrovato e -fatto sperimentare da Giorgio Balduin. Firenze, 1800. - -—— —— sopra alcuni preservativi contro la peste rapidamente tratte da -varj autori da un Amico de' suoi simili. Spalato, 1815; in-8.vo. - - -P - -PALLIANI (Gio. Battista), Trattato della pestilenza in Genova ec. -Genova, 1653; in-4.to. - -PARISI (Pietro), Avvertimenti sopra la peste e la febbre pestilente con -il sommario delle loro principali cagioni. Palermo, 1593; in-4.to. - -PAVONI (G.), modo di preservarsi e curarsi dalla peste. Genova, 1630; -in-8.vo. - -PELLICINI (Antonio), Discorso sopra li morbi contagiosi pestilenziali. -Firenze, 1630; in-8.vo. - -DELLA PESTE di Costantinopoli del 1778; osservazioni sulla medesima e -riflessioni dell'Autore. Yverdun, 1779; in-8.vo. - -PINELLI (Paolo), Ragionamento medico sopra il principio della peste -della città di Spalato scoppiata li 28 Marzo 1784. Venezia, 1785; -in-4.to. - -PISANELLI (Baldasarre), Discorso sopra la peste. Roma, 1572, in-4.to. - -PONA (Francesco), il gran contagio di Verona nel mille seicento e -trenta. Verona, 1727; in-4.to. - -PONTICELLI (Domenico), Trattato compendioso sopra il male della peste, -o contagio, sua preservazione e cura. Bassano, 1631, in-8.vo. - -PRESERVAZIONE DALLA PESTE di un medico Padovano. Padova, 1630, in-4.to. - -PROGETTO sull'origine, natura e carattere della peste ec. Lucca, 1804. - - -Q - -QUATRAMME (Evangelista), Trattato della preservazione e della cura -della peste. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 325. Tradotto in latino -da Andrea Hildebrand. Lipsia, l'anno 1818; in-8.vo. - - -R - -RACCOLTA DI AVVERTIMENTI E RICORDI per conoscer la peste per guarirsi e -preservarsi; mandata alle stampe per ordine del Magistrato di Sanità di -Venezia. Venezia, 1630; in-4.to. - -RAGGUAGLIO dell'origine e giornalieri successi della gran peste seguita -in Milano nell'anno 1629 al 1632. Milano, 1648. - -RAZZI (Silvano), modo di conservarsi sano per regole di vita, non solo -quando è la peste, ma in tutti gli altri tempi. Firenze, 1577. - -REGOLAMENTI DI SANITÀ espressi in due informazioni pubblicate per -ordine Sovrano. Venezia, 1805; in-8.vo. - -RELAZIONE DELLA PESTE DI SPALATRO dell'anno 1784 esposta in lettera -dall'Uffic. N. N. Venezia, 1784; in-8.vo. - -RELAZIONE DELLA PESTE DI ALGERI degli anni di Cristo 1752, 1753. -Napoli, 1757. - -RINCI (Cesare), Cinque libri degli avvertimenti, ordini, guida, et -editti fatti in Milano ne' tempi sospetti della peste negli anni 1576, -1577. Venezia, 1579; in-4.to. - -RIVETTI (Giorgio), Trattato della peste, degli esantemi, e degli -antraci. Bologna, 1597; in-8.vo. Tradotto in latino da Tommaso Aubel. -Colonia, lo stesso anno. - -ROGER, Osservazioni sulle malattie epidemiche di Minorica. - -ROMANI (F.), Ricordi sulla peste. Napoli, 1816; in-8.vo. - -RONDINELLI (Francesco), Relazione sul contagio stato in Firenze l'anno -1630 e 1633. Firenze, 1634; in-4.to. - -ROSSI (Giac. Tommaso), Trattato della pestilenza di Savona, 1647; -in-4.to. - - -S - -SALA (Angelo), Trattato della peste. Venezia, 1640. Tradotto in latino -da Gregorio Horstio, 1641; in-4.to: ed inserito nella di lui Opera -Medica T. III. edizione di Amsterdam, 1661; in-4.to. - -SANNUTI (Marino), le vite dei duchi di Venegia nel Muratori _Scrittori -delle cose d'Italia, ec._ Tom. XVIII. XXII. - -SARACINI (Giulio), Notizie Historiche della città d'Ancona ec. Roma, -1676. P. II. L. 10. p. 296. - -SARCONE, Storia ragionata dei mali osservati in Napoli nel 1764. -Venezia, 1802. V. Prefazione. - -SAVARESI (A. M. T.), Memorie ed Opuscoli Fisici e Medici sull'Egitto. -Napoli, 1808; in-4.to. Tradotto dal francese. - -SCKINNER, sulle frizioni d'olio come preservativo della peste. V. -Journal Universel des Sciences Medicales. Paris N. 1. Janvier, 1816. -Omodei Annali Universali di Medicina anno 1817. Vol. III. - -SESTINI (Domenico), della peste di Costantinopoli dell'anno 1778. -Yverdun, 1779. - -SETTALA (Lodovico), della Preservazione della peste. Milano, 1630; -in-8.vo. - -SIMONETTA, Historia di Milano. Lib. XXII. - -SMITH (Luigi), della peste, Trattato completo. Napoli, 1817; in-8.vo. - -SOLDI (Giacomo), Antidotario per il tempo di peste. Firenze, 1630. - -SQUARCIALUPI (Marco), Difesa contro la peste. Milano, 1565; in-4.to. - -SUSIO (Gio. Battista), Libro del conoscere la pestilenza, dove si -mostra, che in Mantova non è stato male di simil sorte l'anno 1575, nè -s'è ragionevolmente potuto predire, che vi debbe essere la seguente -primavera. Mantova, 1576; in-4.to: in latino SUSIUS (Jo. Bapt.) de -Peste. Mantuae eod. an. in-8.vo. - - -T - -TADINO (Gio.), Ragguaglio dell'origine e giornali successi della gran -peste di Milano del 1629-32, ec. Milano, 1643. - -TIRELLI (Maurizio), della peste della Badia del Polesine. Rovigo, 1631; -in-4.to. - -TRONCONI (Giacomo), Libri IV sulla peste e sul morbo pestilenziale. -Firenze, 1577; in-4.to. - -TURRIANO (Orazio), Memoria istorica del contagio della città di Messina -dell'anno 1743. Napoli, 1745, in-12.º. - - -V - -VALENZA (Davide), Ligulejo aforistico, ovvero promptuario metodico di -preservazione et curazione ec. Venezia, 1656; in-4.to. - -VALLISNIERI, dei Vermi pestilenziali in generale. Op. T. 2. - -VALLI (Eusebio), sulla peste di Costantinopoli. Mantova, 1805; in-8.vo. - -—— —— Memoria della peste di Smirne del 1784, con l'esame e -il confronto di molte altre accadute in diverse epoche; ove si vede -il metodo, con cui la trattarono finora i più gran medici, ed ove è -indicato uno specifico, onde preservarsi da una malattia sì crudele. -Losanna, 1788; in-8.vo. - -VARANO (D. Alfonso), Dodici Visioni Sacre e Morali. Piacenza, 1807; -in-8.vo. Visione V. pag. 74. - -VENTIGNANO (Duca di), Ragguaglio istorico della peste di Noja nel 1815, -Napoli, 1816; in-8.vo. - -VIGNATI (Giovanni Antonio), Antidotario contro la peste. Bologna, 1640. - -VILLANI (Matteo), Storia, che continua la Storia di Giovanni Villani -suo fratello e che comincia dall'anno 1348. Venezia, 1562; in-4.to. V. -lib. I. Proemio Secondo; lib. I. c. I. e IV. - -VORDONI (Leonardo), Saggio di un metodo per formare dei buoni medici. -Padova, 1808. §. XIV e seguenti. - - -Z - -ZULATTI (Angelo), Saggio sopra alcuni fenomeni della peste. Venezia, -1797 e 1803; in-12.º. - - -IN FRANCESE. - - -A - -ALVARE, Sommaire des remedes, tant préservatifs, que curatifs de la -peste. Toulouse, 1628; in-12.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 565. - -ANDRÉ (Pierre), de la peste et de la cure d'icelle. Lion, 1581; in-12.º. - -D'ANTRECHAUX, Relation de la peste de la ville de Toulon. Toulon, 1721; -Paris, 1756; in-12.º. - -ASSONVILLE (Guil.), Traité de la fievre pestilentielle. Paris, 1546; -in-8.vo. - -ASTRUC (Jean), sur l'Origine des maladies épidémiques, principalement -sur l'Origine de la peste. Montpellier, 1721; in-8.vo. V. Haller. Bibl. -Med. Pr. T. IV. p. 329. - -—— —— Sur la peste de Provence. Montpellier, 1722; in-8.vo. - -AUGENVILLE (César), Traité contre la maladie contagieuse de la peste. -Paris, 1587; in-16.º. - -D'AVERAULT, Remede préservatif contre la peste. Londre, 1619; in-8.vo. - -AVIS des Docteurs médecins sur les occurrences du temps présent de la -peste. Genève, 1629; in-12.º. - -AVIS salutaire contre la maladie épidémique et pestilentielle de la -ville de Lion etc. Lion, 1628; in-12.º. - -AVIS pour se préserver et guérir de la peste. Rennes, 1668; in-8.vo. - - -B - -BALLEBY (Claude Nicolas), Traité sur la maladie pestilentielle -dépeuplante la Franche-Conté en 1707. Bésançon; in-12.º. - -BARRALIS, Paradoxes de la peste. Paris, 1620. - -DE BEAUFORT (Louis), Traité de la peste. Leyde, 1655; in-12.º. - -BERTRAND (Jean Baptiste), Relation historique de la peste de Marseille -en 1720. Amsterdam, 1779; in-8.vo. - -———— (Jac. Charl.), Essai sur la peste, thèse soutenue à l'école de -médecine de Montpelier le 11 Messidor an. X. Montpelier, 1802. - -BIENASSIS (Pierre), Briève méthode pour se conserver en temps de peste. -Toulouse, 1629; in-16.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 565. - -BINET (Etienne), Remedes souverains contre la peste et la mort -soudaine. Vienne, 1628; in-12.º. - -BOECLER, Recueil des observations, qui ont été faites sur la Maladie de -Marseille. Strasbourg, 1721, in-8.vo. - -BOMPART (Marcellin Hercule), Nouveau Chasse-Peste. Paris, 1630; in-8.vo. - -BONNISSANT, Dissertation de la maniere, dont la peste se communique aux -animaux et à l'homme etc. Paris, 1812; in-4.to. - -BOUSSENARD (François), Essai sur la peste. Paris an. XI. (1803); -in-8.vo. V. Journal général de médecine T. XV. p. 358. - -BRETON (Seraphin), Dissertation sur la peste. Paris, 1814; in-4.to. - -BRESSY (Joseph), Théorie de la contagion et son application à la petite -vérole etc. Paris, 1802; in-12.º. - -DE LA BREVILLE (J. Louis), Traité de la contagion et des remedes. -Paris, 1641; in-8.vo. - -DE LA BROSSE (Guy.), Traité de la peste. Paris, 1623; in-8.vo. - -BROWNE, Nouveau Voyage en Egypte, en Syrie etc. Tradotto dall'inglese. - -BRUANT, Histoire medicale de l'Armée d'Orient. - - -C - -CANADELLE, Traité de la peste. Genève, 1636; in-12.º. - -CARLIER, Traité des bêtes à laine. T. II. p. 747. - -DE CARRO, Lettre aux Editeurs de la Biblioteque Britannique contenant -des observations sur la peste et sur la vaccine. Lettre du Prince -Ypsilanti. V. Biblioteque Britannique Litterature, Sciences, et Arts. -An. 1805. Vol. XXVIII. p. 202. - -CHALIN DE VINERIO (Raismond), Traité de la peste. Paris, 1552. Traduit -en latin par Jac. Dalechamp. - -CHATEAUBRIAND, Itinéraire de Paris à Jérusalem. T. II. p. 25. - -CHAVASSIEU D'AUDEBERT, dans le Journal de Médecine par Sedillot, 1812. -Avril p. 438. - -CHICOYNEAU (François), Observations et réflexions touchant la nature, -les événemens, et le traitement de la peste de Marseille. Lyon et -Paris, 1721; in-12.º. - -—— —— Lettre pour prouver ce qu' il a avancè dans les -observations. Lion, 1721; in-12.º. - -—— —— Traité des causes, des accidens, et de la cure de la -peste, avec un recueil d'observations et un détail circostancié des -précautions, qu' on a prises pour subvenir aux besoins des peuples -affligés de cette maladie, ou pour la prévenir dans les lieux, qui en -sont menacés. Paris, 1744; in-4.to. - -CHOMEL, Traité des fièvres pestilentielles. Paris, 1821; in-8.vo. - -CHORIER (Nicolas), Histoire generale du Dauphiné depuis l'ann. M. -jusqu' à nos jours. Lion, 1671. Liv. 14. p. 480. Liv. 15. p. 490. Liv. -16. p. 580. - -CITOIS (François), connu sous le nom de Citesius, Avis sur la peste et -sur les moyens de s'en préserver et guérir. Paris, 1623; in-8.vo. - -CLEMENT (Gabriel), le Trépas de la peste. Paris, 1626; in-8.vo. - -COLIN, Ordre et régime pour la cure des fievres, avec les causes et les -remedes des fievres pestilentielles. Poitiers, 1558; in-8.vo. - -COMBAT ET VICTOIRE CONTRE LA PESTE. Paris, 1631; in-8.vo. - -CONSEIL présenté au Roi contre la peste. Paris, 1623. in-8.vo. - -COURCELLI (François), Traité de la peste. Paris, 1596, in-8.vo. - -COURRIER de l'Egypte, imprimé au Caire. An. VIII. (1800). - -COUSIER, Dissertation sur la contagion de la peste à Toulouse, 1724. V. -Philos. Transact. N. 372. - - -D - -DASSONVILLE (Guil.), Traité contre les fievres pestilentielles etc. -Paris, 1546; in-12.º. - -DAVID, Traité de la peste du Limoges, 1595. Limoges, 1596; in-16.º. - -DAVIN (Antoine), Traité de la préservation, et de la vraie curation de -la peste. Genève, 1629; in-8.vo. - -DEIDIER (Antoine), Expériences sur la bile et les cadavres des -pestiférés. Zurig, 1712; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. IV. p. 257. - -—— —— Traité de la peste de Marseille. Paris, 1744. - -—— —— Traité de causes, des accidens, et de la cure de la peste. -Paris, 1744; in-12.º. - -DESGENETTES (René), Histoire médicale de l'Armée d'Orient. Paris An. X. -(1802); in-8.vo. - -DICTIONNAIRE DES SCIENCES MEDICALES. Sect. Médecine et Hygiène -publique. Art. Peste. T. XLI. p. 72. et suiv. - -DREISSIG, Diagnostic Médical, Article Sixieme de la peste, traduit de -l'Allemand par Léon Jos. Renauldin. Paris, An. XII. (1804). - -DURET, Avis sur la maladie. Paris, 1623; in-8.vo. - - -E - -ECHARD (Laurent.), Histoire Romaine. T. VII. p. 197. e suiv. - -ECUYER (Jean), Remedes contre la peste et l'air contagieux. Dijon, -1628, in-12.º. - -ELLEIN (Nicolas), Avis sur la peste. Paris, 1606; in-8.vo. V. Haller. -Bibl. Med. Pr. II. p. 389. - -ENCYCLOPÉDIE MÉTHODIQUE S. MÉDECINE. Art. Peste. - - -F - -FABRE, Paradoxe de la cure de la peste. Paris, 1568; in-8.vo. V. -Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 95. - -FODERÉ (F. E.), Traité de médecine légale et d'Hygiène publique. T. V. -§. 1009. p. 205. §. 1135. - -FOURNIER (Denis), Traité méthodique de la guérison de la peste. Paris, -1671. - -—— —— l'Art, qui chasse la peste etc. Paris, 1671, in-4.to. V. -Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 249. - -FOURNIER, Observations sur la nature, et le traitement de la fievre -pestilentielle, ou la peste. Dijon, 1777; in-8.vo. - -DU FRANCOIS, Traité de la peste, de ses remedes et préservatifs. Paris, -1631; in-12.º. - -FRANK (Louis), Collection d'opuscules de médecine pratique N. 6. - - -G - -GABRIEL (P.), Prosélyte charitable, ou petit discours de la peste. -Toulon, 1666; in-4.to. - -GARDANE, Gazette de Santé p. 48- - -GAUDERAU, Relation des differentes especes de peste, que reconnoissent -les Orientaux. - -GAVET (Jacques), Traité sur la peste etc. Lion, 1722; in-12.º. - -GAZETTE SALUTAIRE, 1770. N. 46. - -GENDRY (Réné), Traité de la peste. Angers, 1631; in-8.vo. - -GENTILE (François), Description succinte de la cure de quelques -pestiferés. Nizza, senza anno. V. Salzburger Med. Chirurg. Zeitung, an. -1801. T. I. p. 369. - -GEOFFROY (Etien. François), Traité de la peste. Paris, 1722. Nella -traduzione tedesca. Abhandlung von der Materia Medica Christiani -Gottlib. Ludwig. P. I. p. 184-232. si trova sotto il titolo -Streitschrift ob das Vasser bey wütender pest ein fortrefiches mittel -sey? - -GONNIN (Adrien), Dissertation de la peste. Argentorat., 1610; in-12.º. - -GONTARD, Oeuvres Médecinales. N. 1. - -GUYS, Voyages littéraires de la Grece. T. II. p. 131. 134. - - -H - -HABICOT (Nicolas), Problèmes sur la nature, préservation et cure de la -maladie pestilentielle. Paris. 1607. - -DE HAUSSEMAINE (Nicolas), Régime etc. Traité singulier contre la peste. -Stp. à Goeurot Conservation de Santè. Paris, 1549; in-16.º - -HECQUET (Philippe), Traité de la peste avec un problème sur cette -maladie. Paris. 1728; in-12.º. - -VAN DER HEYDE (Herrn.), Discours et Avis sur le flux douloureux etc. -Gend, 1643; in-4.to. - -HISTOIRE DE LA PESTE D'ALLEMAGNE, son progrès, les ravages qu' elle -cause etc. 1680. - -DE HUVAL, Discours de la peste. Paris, 1583: in-8.vo. - - -I - -INSTITUTION pour servir et guérir la peste. Paris, 1545; in-12.º - -JOURNAL GÉNÉRAL DE MÉDECINE T. XXIV. p. 124. T. XXIX. p. 454. T. LXI. -p. 225. 337. 1811. May p. 102. - -JOUYSSE (David), Examen du Livre du Lamberiere sur le sujet de la -peste. Rouen, 1662; in-8.vo. - - -L - -LABADIE (Emanuel), Traité de la peste, remedes, observations notables. -Toulouse, 1620; in-12.º. - -DE LAMBERIÈRE (Jean), Traité de la peste de ses causes et da sa cure. -Rouen, 1620; in-8.vo. - -LARREY (Dominique Jean), Mémoires de Chirurgie Militaire et Campagnes. -Paris, 1812; in-8.vo. T. I. p. 182. T. II. Campagnes d'Egypte et de -Syrie. - -DE LERRISSE (Guil.), Méthode pour guérir la peste et se préserver -d'icelle. Vienne, 1628; in-8.vo. - -LE LIEVRE, Epidemiomachie, ou combat contre la peste. Paris, 1581; -in-8.vo. - -DE LA LOUBERE, Description du Royaume de Siam. - - -M - -MANGET (Thom.), Traité de la peste etc. Genève, 1621; in-12.º. - -—— —— Nouvelles Réflexions sur l'origine, la cause, les -préservatifs, et la cure de la peste. Genève, 1722; in-12.º. - -MEMOIRES sur le Bureau de la Santé de Marseille etc. Marseille, 1753; -in-4.to. - -MIZALDO (Antoine), Divers remedes et préservatifs contre la peste. -Paris, 1623; in-12.º. - -MOINS ET BAILLY, Lettres, ou Traité de la peste. Paris, 1721. - -MONCONYS, Journal de Voyages III. - -MONTAIGNE, Essais T. III. Cap. 12. Paris 1725. Edition par Pierre Coste. - -DE MONTAUSIER (Durand), Manifeste sur ce qui s'est passé en la peste de -Villefranche en Rovergne. Toulouse, 1629; in-12.º. - -DE MONTGINOT (François), Secrets polydédales contre la peste. Paris, -1606; in-8.vo. - -MOREAU (Jacques), Traité chymique de la véritable connoissance des -fievres continues pourprées et pestilentielles. Dijon, 1683; in-12.º. - -MORET, Voyage du Levant etc. V. Acta Eruditor. Lipsiens. an. 1695. p. -285. - -MORVEAU (L. B. Guyton), Traité des Moyens de desinfecter l'air et -prévenir la contagion. Paris, 1802; in-8.vo. - - -N - -DE NANCREL, Discours sur la peste. Paris, 1581; in-8.vo. - - -O - -OLIVIER (P. A.), Voyage dans l'empire Ottoman, l'Egypte, et la Perse -etc. Paris an. IX. (1801). T. I. p. 137. et suiv. - -OZANAM (J. A. F.), Histoire médicale gènéral et particulière des -maladies épidémiques contagieuses et épizootiques, qui ont regné en -Europe, depuis les temps les plus reculés, et notamment, depuis le XIV -siècle, jusqu' à nos jours. Paris 1817; in-8.vo. - -ORDRE publique pour la ville de Lyon pendant la maladie contagieuse. -Lyon, 1670; in-4.to. - - -P - -PAPON, de la peste, ou les époques mémorables de ce fléau, et les -moyens de s'en préserver. Paris, an. VIII. (1800). - -PARIS, Mémoire sur la peste, couronné par la Faculté de Paris. Avignon. -1778; in-8.vo. - -PEISSONEL, Dissertation sur les opinions anciennes et modernes -touchants la peste. - -LA PELLERYE (Claüde Nicolas), Traité sur la maladie pestilentielle -dépendant de la Franche-Comté en 1717, Besançon, 1707; in-12.º. - -PESTALOZZI (Jean), Réflexion sur les nouvelles Réflexions de M. Mangel -sur la cause, la propagation, et la cure de la peste. Paris, 1705; -in-4.to. - -—— —— Avis de précaution contre la maladie contagieuse de -Marseille, qui contient une idée complette de la peste et de ses -accidens etc. Lyon, 1721; in-12.º. - -—— —— Opuscule sur la maladie contagieuse de Marseille du 1720 -etc. Lyon, 1723; in-12.º. - -—— —— Suite et confirmation du système de la contagion par les -levains. Lyon, 1728; in-12.º. - -SUR LA PESTE DE MARSEILLE en 1720. Paris, 1786; in-8.vo. - -DE LA PESTE, de ses préservatifs et remedes. Paris, 1023; in-8.vo. - -PICHARI (Avocat de la Communauté), Iournal abregé de ce qui s'est -passé en la ville de Marseille pendant la peste, tiré du Mémorial de la -Chambre du Conseil de l'Hôtel de la Ville 1721. Tradotto in tedesco T. -I. Lipsia, 1783. T. II. ib. 1790 - -PICHLER (Jean Francois), Mémoires sur les maladies contagieuses. -Strasb., 1686; in-8.vo, p. 72. - -PINEL (Ph.), Nosographie Philosophique. Paris, 1813, T. I. p. 266. - -POTEL (Guillaume), Discours des maladies épidémiques ou contagieuses -advenues à Paris en 1596-97. 1606-1607. 1619. Paris, 1623, in-12.º. - -POUPART (Olivier), Conseil divin touchant la maladie de la peste en la -ville de la Rochelle. Rochelle, 1583; in-12.º. - -LE PROSÉLITE CHARITABLE. Tub. 1666. - -PUGNET, Mémoires sur les fievres pestilentielles et insidieuses du -Levant. Lyon et Paris an. X. (1802), in-8.vo. - - -Q - -QUATROUX (J-Isaac.), Traité de la peste, de la différence de la -pourpre, la petite vérole et la peste etc. Paris, 1671; in-8.vo. - - -R - -RAINCHINI (François), de la Peste. Liege, 1721; in-12.º. - -RAPPORT sur plusieurs Questions proposées à la Société Royale de -Médecine de Paris par l'Ambassadeur de la Religion etc. à Malte, 1781. - -RAPPORT du bureau de Santé à Londre sur la peste et autres maladies -contagieuses etc. V. Journal général de médecine 1811. Juillet p. 325. -Août. p. 441. - -RECUEIL des Remedes pour se préserver et guérir en tems de peste. -Toulouse, 1618; in-12.º. - -REMEDE tres-utile contre la fievre pernicieuse etc. Paris, 1501; -in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. I. p. 489. - -RENAULDIN (Leop. Jos.), Traité du Diagnostic Médical. Art. VI. Paris -an. XII. (1804); in-8.vo. - -RETZ, Traité des principales maladies aigues. Goett. 1791. p. 495. - -DE LA RIVIERE (Roi le Baillif), Traité du remede de la peste. Paris, -1580; in-8.vo. - -ROBIN (Vincent), Avis sur la peste, reconnue en quelques endroits de -Bourgogne avec le choix des remèdes. Dijon, 1628; in-12.º. - -ROLAND (Jacques), Antiloimie contre la peste. Rovon, 1630; in-8.vo. - -ROYET (Antoine), de la Peste. 1583; in-12.º. - - -S - -DE SAINT HILLIER (Joseph), Loimologia contenant les causes et les -remedes contre la peste. Pont à Mousson, 1623; in-12.º. - -SAMOILOWITZ, Lettre sur les espériences des frictions glaciales pour -la guérison de la peste, et autres maladies putrides. Strasbourg, 1782; -in-8.vo. - -—— —— Mémoire sur l'inoculation de la peste etc. Strasbourg, 1782; -in-8.vo. - -—— —— Lettre à l'Accadèmie de Dijon avec Réponse à ce qui a paru -douteux dans la Mémoire sur l'inoculation de la peste. Paris, 1783. - -—— —— Mémoire sur la peste qui en 1771 ravagea l'empire de Russie, -sur tout Moscou. Paris, 1783; in-8.vo. Tradotto in tedesco; Lipsia, -1785; in-8.vo. - -SENAC, Traité des causes, des accidens, et de la cure de la peste, fait -par ordre du Roi. Paris, 1744; in-4.to. - -SORDES (Pierre), Traité de la peste. Lyon, 1626; in-12.º. V. Haller. -Bibl. Méd. Pr. II. p. 547. - -SOTIRA (Cajetan), Mémoire sur la peste observée en Egypte. V. Acta -Instituti Aegyptiaci. - -SPON (Jacques), Voyage d'Italie, de Dalmatie etc. Lyon, 1678; in-12.º - -SUAU (Jean.), Traité de la doctrine de la peste et de la coqueluche. -Paris, 1586; in-8.vo. - - -T - -TEXTOR (Bened.), de la maniere de préserver de la pestilence et d'en -guérir selon les bons auteurs. Lyon, 1551; in-8.vo. - -THEVENOT (Melchisedek), Rélation des divers voyages curieux. Paris, -1663. suiv. V. Haller. Bibl. Méd. Pr. III. p. 139. - -THEVET (Etienne), Avis sur la préservation et curation de la peste. -Poitiers, 1713; in-12.º. - -THIBAULT (Jean), Trésor des remedes préservatifs et curatifs de la -peste, etc. Paris, 1544 - -THOURET EN FOURCROY, Médecine éclairée. T. IV. - -TOTT, Mémoires sur les Turcs etc. Lipsie, 1777. - -TOURNIER, Observations sur la nature et le traitement de la fievre -pestilentielle, ou de la peste. Dijon, 1777. - -TRAITÉ NOUVEAU et singulier de la préservation et curation de la peste. -Lausanne, 1668; in-12.º. - -TRAITÉ de la peste par les chirurgiens de Paris. Paris, 1606; in-12.º. -Réimprimé en 1623; in-8.vo. - -—— —— de la peste selon la doctrine des médecins spargiriques. -Toulouse, 1629: in-8.vo. - -—— —— de la peste, à Paris, 1712; in-8.vo. item a Lyon, 1721. - -—— —— des causes, des accidens et de la cure de la -peste, avec un recueil d'observations et un détail circostancié des -prècautions, qu'on a prises pour subvenir aux besoins des peuples -affligés de cette maladie, ou pour la prévenir dans les lieux, qui en -sont menacés. Paris, 1744; in-8.vo. - -TRUYE (Jean), Traité de la peste. Douai, 1597; in-12.º. - - -V - -DE VALLÉES, Traité contenant le moyen de se préserver de la contagion. -Tours, 1631;in-8.vo. - -VALLERIOLLE (François), Traité de la peste. Lyon, 1566; in-12.º. - -VIC LE CADET, indoctriné des meilleures preceptes pour s'opposer à la -peste. - -VICIER (J.), des médicamens et de la peste. Lyon, 1614; in-12.º. - -VOLNEY, Voyage en Syrie et en Egypte pendant les années 1783-84-85. -Paris, 1807. - - -W - -WIION, Traité touchant la préservation des villes, qui sont dans -l'apprehension de la Peste. Dovai, 1647; in-12.º. - -VON WOENSEB (P.), Mémoire sur la peste. Petersbourg, 1788. V. Journal -de Médecine. T. LXXXIII. p. 444. - - -Y - -YDELEY (Etienne), Secrets et remedes contre la peste. Lyon, 1628; -in-8.vo. - - -Z - -ZORINI (Etien.), Remede et maniere de vivre contre les fievres -pestilentielles. Paris, 1561; in-8.vo. - - -IN TEDESCO. - - -A - -ALKOFER, von der Pest zu Regensburg, 1714; in-8.vo. - -AMMANN (J.) gründlicher Bericht von der Pest. Schaffhausen, 1677. V. -Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 182. - -ANTHORA, Giftheil oder Beschreibung der Pest. 1677; in 12.º. - -APHORISMI, oder kurze Regel, wie die Wärter im Haus bey den Kranken -thun sollen etc. Nürnberg. 1628. - -ARZNEYBÜCHLEIN von dem Aqua vitae und Wachholderoel wider die jetzige -Plage der Pestilenz zu gebrauchen. 1588; in-4.to. - -ASCH, Beschreibung der Heilart der Pest zur Zeit der ersten Ansteckung -in Jassy im Jahr 1770. V. Baldinger Magazin VI. Band. - -AUGSBURGISCHE STAATS, und gelehrte Zeitung vom 22 September 1781 N. 187. - -AURIFABRI (Philippe), Nützliches und tröstliches Regiment wider die -anfallende Gifte, so diese Zeit regierent. Regiom., 1549; in-4.to. - -AYRER (Christoph. Hienr.), Regiment, wie man sich in der Pestilenz -verwahren möge. Nürnberg, 1602; in-4.to. - - -B - -BADISCHE PESTORDNUNG. 1666; in-4.to. - -BALDINGER, neues Magazin für Aerzte XII. B. S. 328. 334. etc. - -BALDINUS (Hieron.), Instructio, oder Unterweisung wider die Pestilenz. -Memmingen, 1494; in-4.to. - -BALDWINS (Georg.), Bemerkungen über die specifische Wirkung der -Einreibungen des Olivenöhls gegen die Pest, mit Rüksicht auf die -Anwendung dieses Mittels zur Heilung contagiöser Krankheiten aller Art -und zur Linderung des Podagra. Aus dem Italienischen übersetzt und -mit Anmerkungen und Zusätzen begleitet vom Paul Scheel. Kopenhagen, -1801; in-8.vo. V. Gött. Anzeig, 1801. p. 1971. 1802. p. 904. Salzburger -medicinisch-chirurgische Zeitung, 1802. I. p. 177. N. A. D. Bibliot. -B. LXX. p. 316. Journal der Erfindungen St. XXXIV. p. 139. Allgemeine -Litteratur Zeitung, 1802. N. 251. - -BAUERSCHMIDT (Thomas), Verzeichnis der Arzneyen, so man in der Pest zu -gebrauchen pflegt. Halle, 1612; in-4.to. - -BAUHIN (Johan.), Bericht, wie man sich in Pestzeiten zu verwahren habe. -Marburg, 1607; in-8.vo. - -BAULER (Ezechiel), Kurzer Rath, wie sich der gemeine Mann in -Sterbefällen verhalten solle. Ingolstad, 1680; in-8.vo. - -BAUTSCHNER (Ezechiel), Rath, wie man sich in Sterbensläufen verhalten -solle. Nürnberg, 1653; in-8.vo. - -BAYER (Wenceslaus von Ellbogen.), Bericht, wie man sich in der Zeit der -Pestilenz hüten, und was man für Arzneyen nehmen solle. Nürnberg, 1547; -in-4.to. - -BECKER (Herman), einfältiger Bericht und Extract wegen der jetzt -grassirenden Pestilenz. Halberstadt, 1626; in-4.to. - -———— (Daniel), fünfzehn Fragen von der zehnjährigen Pest im -Preussischen Königsberg, 1630; in-4.to. - -BEDENKEN (Kurzes), wegen der hin und wider einreissenden Seuche, wie -man derselben begegnen möge etc. Giessen, 1666; in-4.to. - -BEDENKEN (Nürnberg-Regensburg-und Ulmisches), von der Pest. Frankfurt, -1680; in-8.vo. - -BEDENKEN, Vie man sich bey der Pest zu Tübingen zu verhalten. Tübingen, -1628; in-8.vo. - -—— —— (medicinisches), wie man bey Infectionszeiten sich zu -verhalten habe. Dresden, 1680; in-8.vo. - -BEHRENS (Conrad. Barthold.), Bericht von der Pest. Braunschweig, 1714. - -BEMERKUNGEN auf eine Reise nach der Levante p. 227. - -BERCHTOLD (Graf von), Nachricht vom dem in Smirne mit dem allerbesten -Befolg gebrauchten einfachen Mittel, die Pest zu heilen, und sich vor -selbiger zu bewahren. Wien, 1797. Francfurt und Leipzig, 1798; in-12.º. -V. Hufeland journal der pract. Arzneyk unde VI. B. p. 436. Salzburger -med. chir. Zeitung, 1798. IV. p. 120. med. Nazionalzeitung, 1798. p. -664. Sammbeng auserlesenet Abhandlungen für praktische Aerzte Vol. -XVII. p. 226 pubblicato in italiano ed in Glegolitico a Cataro, 1799; -in-8.vo. - -BERGER (Simon), Pestordnung. Gota, 1607; in-4.to. - -BERGNER (Georg), Tractat von der Pest. 1628; in-4.to. - -BERICHT, von der Pestilenz. Francfurt, 1563; in-8.vo - -BERICHT von den Ursachen, Zeichen und Kur der Pestilenz. Strasburg, -1583; in-8.vo. - -—— —— (kurzer), wie man sich in der jezigen geschwinden -eingefallenen Pest präserviren solle. Braunschweig, 1597; in-4.to. - -—— —— wie man sich bey vorstehender erschreklichen Pestilenz-zeit -verwahren möge. Jenna, 1607; in-4.to. - -—— —— wie die Arzneyen in vorstehender Sterbensgefahr zu -gebrauchen seyen. 1607; in-4.to. - -—— —— von dem Verhalten in der Pest. Kölln, 1608; in-8.vo. - -—— —— der Wüttembergischen Hofmedici, wie man sich zur Zeit der -Pestilenz halten solle. Tübingen; 1608; in-8.vo. - -—— —— wie man sich in Sterbensläufen mit der Praeservation und Kur -zu verhalten habe. Frankfurt, 1611; in-4.to. - -—— —— (kurzer und nöthiger), wie man sich in den itzt schweren -Sterbensläufen mit der Arzney verhalten solle, Halberstadt, 1611; -in-4.to. - -—— —— wie die angeordneten Praeservativmittel wider die jetzt -anhaltende Pestilenz zu gebrauchen seyen. Braunschweig, 1624; in-4.to. - -—— —— (kurzer), wie man der itzt einschleichenden Pest begegnen -möge. Lüneburg; 1625; in-4.to. - -BERICHT (medicinischer), wie man sich in Sterbensläufen bewahren solle. -Augsburg, 1628; in-12.º. - -—— —— wie man sicht im Tractat von gleichem Inhalte. Ingolstadt, -1628; in-12.º. - -—— —— (kurzer), wie man sich zur Zeit der Sterbensläufe der -schweren Seuche der Pestilenz zu verhalten habe etc. Nürnberg, 1634; -in-4.to. - -—— —— wie man sich bey jetziger Zeit verhalten, und die Mittel -gegen die schleunige infallende Pest gebrauchen solle. Lüneburg; 1639; -in-8.vo. - -—— —— (kurzer), wie bey jetziger Pestgefahr sich ein jeder -verwahren kann. Breslau; 1653; in-4.to. - -—— —— (kurzer), wie die Pest zu kuriren sey. Hannover, 1657; -in-4.to. - -—— —— wie man sich im Bisthum der ansteckenden, Seuchen zu -verhalten habe. 1666; in-8.vo. - -—— —— (kurzer), wie man sich bey itzt grassirender Seuche -männiglich verhalten solle. Stuttgard, 1666; in-8.vo. - -—— —— von der Seuche der Pestilenz. Stuttgard, 1666. - -—— —— wie man sich bey der Seuche zu verhalten habe, für die -untere Marggrafschaft Baden. Durlach, 1666; in-8.vo. - -BERICHT (kurzer), wie bey jetziger geschwind einreissenden Pest sich -ein jeder präserviren auch theils curiren könne. Nebst einem Anhange -von allgemeiner rothen und weissen Ruhr. Duderstadt, 1666; in-4.to. - -—— —— (nützlicher), wie man sich von der Pestilenz hüten, und so -man mit derselben behaftet, wieder curiren möge. Basel., 1667; in-4.to. - -—— —— wie, man sich, so die jetzt hin und wider grassirende Seuche -der Pestilenz auch in dem Herzogthum Würtemberg einreissen würde, -männiglich zu verhalten, und ohne medicum curando zu verhalten habe. -Tübingen, 1680. - -—— —— (wiederholter), wie sich sowohl gesunde Leute in diesen -gefährlichen Pestzeiten, als die damit heimgesucht sind, verhalten -sollen. Rinteln. - -—— —— (gründlicher), von der Natur, Eigenschaft und -wahremllrsprunge der Pest, auch wie dieselbe präcavirt und curirt -werde. Braunschweig, 1714; in-4.to. - -—— —— wie sich jedermann von der Pest bewahren und versehen solle, -davon die Medicos ordinarios der Stadt Regensburg und Nürnberg, 1680. - -BERICHT (Kurzer), von der Pestseuche. App. ad Wunz Wundarzney p. 730. - -———— ORDNUNG, und Regiment, wie sich der gemeine Mann etc. bey jetzt -regierender pestilenzischen Seuche zu verhalten habe etc. Strasburg, -1626; in-8.vo. - -BERLINER SAMMLUNG III. p. 279. VI. p. 283. VII. p. 118. - -BERLINER Staats und gelehrte. Nachricht, 1778. - -BIÖRNHSTHÄL, Briefe auf seinen Reisen. B.4. St. 205. - -VON BODENSTEIN (Adam), heimliche philosophische Rathschläge die Pest zu -kuriren. Basel, 1577. in-8.vo. - -BOCKEL (J.), Pestordnung in der Stadt Hamburg, 1597; in-8.vo. - -BOEKEL (Wilhelm), Bericht, wie man sich in diesen Jetzigen gefährlichen -Zeiten der jetzt einreissenden Pest verhalten solle. 1607; in-4.to. - -BRAÜNER (Jos. Jacob), Pestbüchlein, Frankfurt, 1714; in-8.vo. - -BRAMBILLA (Jo. Alexander), Reglement für die k. k. Feldchirurgen etc. -Wien., 1789. - -BRENTII (A.), Anordnung zur Zeit der Pestilenz. Amberg, 1606; in-8.vo. - -BRESLAVER Sammlung. 1721. p. 198. 1718. 1767. - -BROWNE's, Reisen in Africa, Aegypten, und Syrien. - -BRUNSWICH (Hieronimus), Buch der Vergiftung der Pestilenz, das genannt -ist der Gemeinsterbend der Drüsenblattern. Strasburg, 1500; in-fol. - -BUCHAW (Casper), Bericht, wie man sich vor der Pestilenz verwahren -solle. Madgeburg, 1598; in-8.vo. - -BUDEUS (Wilhelm), gründlicher Bericht, und rathsames Bedenken von der -Pest. Leipzig, 1607; in-4.to. - -———— (Godofrid), Consilium Medicum, wie man wegen der Pestilenz, -Flekfiebern etc. sich verhalten solle. Bud., 1710. - -BURGHARDT, Nachricht über die Behandlungsweise der Pestkranken in den -Pestspitälern zu Konstantinopel, 1816. V. medicinischen Jahrbüchern des -k. k. oester: Staates an. 1817. IV. B. I. Stück. - -BÜSCHING (Ant. Friedrich), neue Erdbeschreibung; I.ter Theil 2.ter -Band, Königreich Preussen §. 10. id. ibidem p. 1167. - - -C - -CARDILUCCIUS (J. Hiskias), Tractat von der Pest. Nürnberg, 1681; -in-12.º. - -CARL (Samuel), vom Pestengel. Büdingen, 1733. V. Haller. Bibl. Med. Pr. -IV. p. 356. - -CHAMBERLAYNE von der Pestilenz im Hav. im Jahre, 1711. V. Leske Auserl. -Abhandlung. I. B. p. 331. - -CHELNERI (Clemens), Bericht von der Krankheit der Pest. Gratz, 1577; -in-4.to. - -CHENOT (Adam.), hinterlassene Schriften über die ärztlichen und -politischen Anstalten bey der Pestseuche. Wien, 1798; in-8.vo. - -CIRENBERG (J.), wider die pestilenzialischen Fieber für die Stadt Dorn -in Preussen. Leipzig, 1564, in-4.to. - -A S. CLARA (Abraham), Merk's Wien, oder Beschreibung des wütenden Todes -im Jahre, 1679. Wien, 1680; in-8.vo. - -CONRADINI (Balthasar), Unterricht, wie man sich in der Pestilenz halten -solle. Innsbruck, 1562; in-4.to. - -CONTUMAZ und Reinigungs Ordnung in Wien, 1731; in-fol. - -CORNICIUS (Jacob), Bericht von Aderlassen in der Zeit der Pestilenz, -und von der Kur der Pestilenz Drüsen. Frankfurt, 1616; in-4.to. - -CRATO, Ordnung oder Präservation, wie man sich zur Zeit der Pest -verwahren, wie die rechte Pest erkennt, und kurirt werden solle. -Breslau, 1555; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 107. - -CRAVELIUS (J.), Pestordnung. Goslar, 1684. - -CRÜGER (J.), Pestordnung Unterricht, wie man sich in Sterbensläufen von -der Pestilenz präserviren solle. 1607; in-4.to. - -CUSTODIA INFECTORUM des Oberamts zu Breslau, 1712; in-fol. - -CYCNAEI (Flaccius), Erinnerung, was die Obrigkeit zur Zeit der -Pestilenz zu bestellen habe für die Marck-Brandemburg. Wittemberg, -1566; in-4.to. - - -D - -DAWFS in Philos. Transact. V. Leske. Auserlesene Abhandlung. V. B. p. -245. - -DETHARDING (G.), Vorsorge der Obrigkeit in der Pest. Gustrow, 1680; -in-8.vo. - -DIEDERICH (A. C.), Nachricht, in welcher Ordnung zwey ohnkostbare -Medicinen zu gebrawchen sind. Hamburg, 1711; in-8.vo. - -DIETERICH (Ger. Nicolaus), genaue Untersuchung der Seuche, welche zu -Regensburg 1713 grassirte. Regensburg, 1714; in-8.vo. - -—— —— Nachricht von der anderweil eingerissenen Seuche der Pest. -Erlangen, 1713. - -DOBRZENSKY, Präservatio wider anstekende Seuchen. Nürnberg, 1780; -in-8.vo. - -DÖRNER (Augustin Michael), Bericht von der ansteckenden Seuche. -Northausen, 1680; in-12.º. - -DORNKRELL (Tobias), Bericht von der Pestilenz dieses 96.ten Jahrgangs. -Hamb., 1596, in-4.to. - -DRYANDER (Johan.), über die Pest. Marburg, 1553. - - -E - -EBELING (Tobias), Idea loimodes: Bericht, wie man sich in den jetzt -schwebenden Pestzeiten verhalten solle. Hamburg, 1628; in-4.to. - -EDICT, wegen der zu nehmenden Präcautionen gegen die in einigen -polnischen Gegenden sich geäusserten Pest. Berlin, 1770. - -EGGERDES (Alard. Mauriz), der grausamen Pestseuche wahrhafte Abbildung. -Breslau, und Liegniz, 1720; in-4.to. - -EINLEITUNG (kurze), und Vertilgung des gegenwärtig besorglichen -Pestübels, auf hohen Befehl der Röm. K. K. Katol. Majestät in -Sanitätssachen verordneten Hofkommission den Pestsorgern an die Hand -gegeben. Wien, 1738: di nuovo ristampata a Vienna e a Praga nell'anno -1756; in-8.vo. - -EISENRING (J.), Präservations- und Curations-Mittel, wie man sich von -der Pest verhalten solle. Dilling, 1627; in-12.º. - -ELLINGER (Andreas), wie man zu Zeiten der Pest sich vorsehen, und -erhalten möge. Wien, 1569; in-4.to. - -EMERICH (Franz.), Rathschlag zu Verhütung pestilenzischer Ansteckung. -Wien, 1554; in-4.to. Questo Opuscolo in lingua latina si trova anco -unito all'Opera del medesimo Autore, che ha per titolo: Medicorum -auxilior, dexter usus, ad veram Hyppocratis et Galeni mentem. -Noribergae, 1537, in-4.to. - -ENGEL (J.), Tractat von der Pestilenz etc. Augsburg, 1518; in-4.to. - -ERASTUS (Thomas), Kurzer Bericht für den gemeinen Mann, wie er sich -in sterbenden Läufen verwahren und halten solle. Heidelberg, 1563; -in-4.to. - -EWIG (J.), die Pestilenz, ob sie eine anfällige Seuche sey, und wie -fern ein Christenmensch weichen möge. Basil., 1582; in-8.vo. - - -F - -FABRICIUS (Martin), Paradoxa loimodes, d. i. Meinung, dass die Essenz -der Pest keinem Menschen, sondern Gott allein bekannt sey; und daher -keine gewisse Remedia oder specifica erfunden sind. Rostock; 1633; -in-4.to. - -———— (Tobias), Kurzer Bericht aus der Landschaft, woher die giftige -Seuche, Pestilenz komme. Neustadt, 1597; in-8.vo. - -FEIGE (Melchior), Pestregiment, oder Bericht von dem Wesen und Curation -der erschreklichen Seuche der Pestilenz. Dresden, 1630; in-4.to. - -FELGENHAUER (P.), Anthora, oder kurze Beschreibung, was in der Zeit der -grassirenden Pestilenz zu gebrauchen sey etc. Berlin, 1680; in-12.º. - -FERRO (Paskal Joseph), von Ansteckung der epidemischen Krankheiten, und -besonders der Pest. Leipzig, 1782; in-8.vo. - -—— —— Nähere Untersuchungen der Pestansteckung nebst zwei -Aufsätzen von der Glaubwürdigkeit der meisten Berichte der Moldau und -Wallakey, und der Schädlichkeit der bisherigen contumazen von D.r Lange -und Fronius. Wien, 1787; in-8.vo. - -FETTICH (Theobald), wie man sich von der Krankheit der Pestilenz zu -enthalten habe etc. Nürnberg, 1531; in-4.to. Aggiunto l'Opuscolo wahrer -Bericht von den Ursachen des englischen Schweisses. München, 1573; -in-4.to. - -FISCHER (Christian August.), über die Quarantaine Anstalten zu -Marseille. Leipzig; 1803; in-8.vo. - -—— —— Briefe eines Südländers p. 40. seq. - -FISCHER (VON) (Johan Ber.), lieständisches Landwirthschaftsbuch etc., -worinnen auch die Kur verschiedener Bauerkrankheiten, und sonderlich -der Pest vorgetragen werde. Hall, 1753; in-8.vo. - -FORMEY, medicin. ephemeriden von Berlin. I. B. 2. Heft. p. 28. 36. 41. -(anno 1798). - -FORSTER (Martin), Antidotus loimopolemica: wahre Natur und Beschreibung -des Ursbrungs der sehr schädlichen Pest. Zerbst, 1611; in-4.to. - -FRANCK, Erläuterung der Erregungstheorie p. 167. in Salzburger -medicinisch-chirurgische Zeitung, 1803. T. II. p. 236. im Nordischen -Archiv. IV. B. 1. St. p. 37. - -FREYTAG (Henricus), gründlicher Bericht von der Pest, und Hungarischen -Krankheit. Halberstatt, 1636; in-8.vo. - -FROMMANN (J. Christ.), Pestordnung. Nürnberg, 1681; in-4.to. - - -G - -GABRIEL (P.), Anmerkungen von der Pest etc. Stuttgard, 1680; in-12.º. - -GALLER (Hieronymus), Consilium und Regiment, wie man sich männiglich in -pestilenzischen Läufen zu verhalten habe. Oppenb., 1620; in-4.to. - -GALLI (Emerich), Beweis, wie man sich jeziger Zeit, weil das Sterben -in Böhmen überhandnimmt, verwahren, und halten solle. Görliz, 1583; -in-4.to. - -GASSERUS (Achilles), Unterricht wider die Pestilenz. 1564; in-4.to. - -GEDANKEN über quarantaine-Anstalten überhaupt, und insbesondere über -die Hamburgischen. Hamburg, 1794; in-8.vo. - -GERNTI (Jeremias), Pestregiment etc. Leipzig, 1656. - -GISELER (Lorenz), Kurze Anweisung, wie sich ein jeder bey der um sich -greifenden Pestseuche fürsehen, und curiren solle. Braunschweig, 1680; -in-4.to. - -GLAUBITZ (von) (Michael), zwo Haustafeln für Reiche und Arme wider die -fürchtende Pestilenz. Maynz, 1584; in-8.vo. - -GOEZ (Zach. Nicolaus), Consilium medicum, was massen bey jezt -umschweifenden Fiebern man seine Gesundheit vermehren, und wieder -zurecht bringen könne. Zwikau, 1666; in-4.to. - -—— —— Unterricht, wie man bey jetzt grassirender -Pestilenzial-Seuche, und Ruhr sich präserviren und kuriren könne. 1667; -in-4.to. - -—— —— Unterricht, wie bey gefährlichen Sterbensläufen praservando -et curando sich jeder zu verhalten habe. Zwikau, 1680. - -GOHL (Dan.), Nachricht von der Natur, und Kur der Pest etc. Berlin, -1709; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. IV. p. 246. - -GORLIZER (J. Sig.), Kurzer Unterricht und Regiment, wie man sich -zur Zeit der Pestilenz bewahren und halten solle. Wittemberg, 1543; -in-4.to. - -GRABA (J. Andreas), Beschreibung der unaufhörlichen giftbösen -anfälligen Landfiebern. Erfurt, 1660; in-8.vo. - -—— —— medicinische Erinnerung, wie man sich bei jeziger -gefährlichen bösen Seuche von der Pest verhalten möge. Erfurt, 1666; -in-8.vo. - -GRAEV (Ludwig), Regiment, wie man sich in Sterbensläufen zur -Preservation und curation der Pestkrankheit zu verhalten habe. -Heidelberg, 1581; in-8.vo. - -GRAVICHEN (Georg), Pestordnung. Leipzig, 1607. - -GROHMANN (Reinhold), Beobachtungen über die im Jahr 1813 herrschende -Pest zu Bukarest. Wien, 1816. - -GRÜLING (Philip), sonderbarer Tractat von der Pest. Northausen, 1659; -in-4.to. - -GUARINONIUS (Hippolitus), Greuel der Verwüstung des menschlichen -Geschlechts. Ingolstadt, 1610; in-fol. - -—— —— Pestilenz. Ingolstadt, 1612; in-8.vo. - -GUTTORFS (J. G.), gründliche Anweisung der Pest. Dresden, 1569. - - -H - -HABERSACK (J. Carl), Relation, wie die wienerische Neustadt mit der -Pest angesteckt worden. Wien, 1681; in-8.vo. - -HAHNEN (J. Christoph), Gotteshand und Geisel, oder wahrhafte -Beschreibung der meisten denkwürdigen Pestseuchen und giftigen -Krankheiten. Leipzig, 1651; in-12.º. - -VON HARTENFELS (Petrus), Pestis tela praevisa: Anleitung, wie Reiche -und Arme vor der Seuche der Pestilenz sich bewahren und retten können. -Erfurt, 1680; in-12.º. V. Hall. Bibl. Med. Pr. III. p. 265. - -HAUSARZNEY (Einfältige), wider die krankheit der Pestilenz. Nürnberg, -1562; in-4.to. - -HEBENSTREIT (J.), Regiment pestilenzischer Fieber, so jezt in Düringen -und andern Oertern die Menschen überfallen etc. Erfurt, 1562; in-8.vo. - -HEISTER (Laurentius), medicinische, chirurgische, und anatomische -Wahrnehmungen. Rostock, 1753; in-4.to. I. N. 244. - -HEINSE (T.), Kurzer Unterricht, wie bey ansteckender Seuche und -Pest-fiebern man sich männiglich so viel möglich präserviren und -kuriren könne. Berlin; in-12.º. - -HELAND (Laurentius), Unterricht, wie man sich in der Seuche der -Pestilenz kuriren solle. Frankfurt an der Oder, 1598; in-8.vo. - -HELCHER, von der Pest; in-8.vo. - -HELWIG (Johan), von der Pest. Stetting; 1683; in-4.to. - -HENISIUS (J.), Bericht von der Pestilenz. Augsburg; 1621; in-8.vo. - -HERLITZ (David), Pestilenz-Ordnung für die Stadt Stuttgard. Stettin, -1599; in-4.to. - -HERLITZ (David), Consilium Politico-physicum, was eine Stadt in welcher -vergangenen Herbst die Pest angefangen, künftigen Frühling auf den -Strassen und in den Häusern fürnehmen solle. Frankfurt, 1621; in-4.to. - -HERR (Martin), kurzer Bericht, wie der lieben Armuth zu gute ein jeder -in der Pest sich mit Hausarzneyen rathen solle. Göerliz, 1680; in-4.to. - -—— —— Consilium zur Präservation und Curation der Pest. Ib. 1680. - -HESSEN-CASSELISCHE Verordnung von 1513. V. Baidinger neues Magazin XX. -B. p. 273. - -HEUNE (J.), kurzer Unterricht von der Pest und pestilenzischen Fiebern. -Greisswalde, 1654. - -—— —— Consilium zur Präservation und Curation der Pest. Ib. 1680. - -HIEBLIN (Christoph.), von der fürtreflichen Arzney wider die Pest, -welche der Stein Bezoar ist. Constanz, 1589; in-8.vo. - -HILDENBRAND (Johann-Valentin), über die Pest; ein Handbuch für Aerzte -und Wundaerzte. Wien, 1798; in-8.vo. - -HILTPRAND (Johann), Ordnung bey der oesterreichischen Pestilenz. -Passau, 1607; in-8.vo. - -HIRSCHEL (Leon Elias), Abhandlung von den Vorbaungs und -Vorbereitungs-mitteln beyden Pocken und bey der Pest. Berlin, 1770; -in-8.vo, p. 5. - -HOERNIGK (Matthias), Bericht für die Einwohner der Stadt Eger, wie ein -jeder wider die regierende Pest sich verwahren solle. Nürnberg, 1625. - -HOFER, Untersuchung der ansteckenden pestilenzialischen Seuche, welche -etliche Jahre in Europa grassiret. Gotha, 1714. - -HOFMANN (Fr.), Unterricht, wie bey jezt grassirenden gefährlichen -Seuchen ein jeglicher sein eigener Medicus seyn, und vor der selben -sich verwahren könne. Erlangen, 1708. - -———— (Maur.), Bericht von Pestfiebern. Nürnberg, 1680. - -HOLSTEIN (G.), Bedenken von der Pest etc. 1682; in-4.to. - -HORKY (Martin), Wegweiser, wie man sich vor der Pestilenz bewahren -solle. Rostock, 1624. - -HORNUNG (J.), Rath und Hülfe in Pestilenzzeiten. Herborn, 1625; in-8.vo. - -HORST (Jacob), von den wunderbaren Geheimnissen der Natur etc. Leipzig, -1588; in-4.to. - -HUNDT (Mag.), kurzer Regiment wider die erschrökliche Krankheit der -Pestilenz etc. Leipzig, 1519; in-8.vo. - -HUSWEDEL (J. A.), Bericht, wie bey einfallender Krankheit ein jeder -sich verhalten solle. Hamburg, 1663; in-4.to. - - -I - -JANTKE (J. J.), Unterricht, wie sich jedermann bey dieser an vielen -Orten einreissenden pestilenzialischen Seuche verwahren, und davon -befreyen möge. Salzburg, 1713; in-8.vo. - -JAHRBÜCHER (Medicinische) des kaiserl. königl. österreichischen -Staates, herausgegeben von den Directoren und Professoren des -Studiums der Heilkunde an der Universität zu Wien. B. II. St. III, -p. 21. B. II. St. IV. p. 12. B. III. St. I. p. 13. B. IV. St. IV. -p. 23. von Rosenfelds unglücklicher Versuch mit seinem angeblichen -Pest-Praeservativ. B. IV. St. II. p. 190. - -INFECTIONS-ORDNUNG. Wien; 1558; in-fol. - -INFECTIONS-ORDNUNG FERDINANDS III. Wien, 1654. - -—— —— (neue) der Fürsten und Stände im Herzogthum Ober- und -Niederschlesien. Breslau, 1680; in-fol. - -—— —— in der Wiener Contagion von 1713. Wien, 1727; in-fol. - -JUNGEN (Ambrosius), Unterrichtung, wie man sich in Läufen der Pestilenz -halten solle. Augsburg, 1521; in-4.to. - -IVES, Reisen nach Indien und Persien. - - -K - -KANNSTETTER (Jo.), Regiment für den Lauf der Pestilenz. Wien, 1521; -in-4.to. - -KANOLD (Johann), Einiger Medicorum Sendschreiben von dem anno 1708 in -Preussen, und 1709 in Danzig grassirten Pestilenz etc. Breslau, 1711; -in-4.to. - -—— —— Einiger Marsilianischen Medicorum in französischer sprache -ausgefertigte und ins Deutsche übersetzte Sendschreiben von der Pest in -Marsilien. Leipzig, 1721; in-4.to. - -—— —— Jahrhistorie der grossen Menschenpest von 1701 bis 1716. -Vid. Annal. Vratisl. Mensis Novembris, 1718. - -—— —— von den Beulen und Blasen in der dieses Jahr in Wien -grassirenden Seuche. Breslau, 1713; in-4.to. - -—— —— von der wahren Beschaffenheit des Brechens und des -Schweisses, auch der Pestgeschwüre, sonderlich der Beulen, und vom -rechten Gebrauche der _Vomitoriorum_, und sudoriferorum; nebst einem -Anhange von der an. 1708 zu Rosenberg in Schlesien, und 1709 zu -Fraustadt (in Pohlen) erlittenen Pestilenz. Breslau, 1711; in-4.to. - -KEGLER (Caspar), Regiment wider die Pestilenz und Schweissucht. -Leipzig, 1566; in-4.to. - -KEIL (Andreas), Beschreibung der Pest samt allen bösen ansteckenden -Seuchen. Gell. 1687; in-8.vo. - -KELLNER (David), Anweisung sich vor der Pest zu präserviren. Mämmingen, -1681; in-8.vo. - -KENTMANN (Johann), wie man sich vor der giftigen Seuche der Pestilenz -hüten, und so jemand damit angegriffen würde, was Mittel man davor -brauchen solle. Wittemberg, 1568; in-4.to. - -KEPLER (Caspar), vom nützlichen Regiment wider die Pestilenz und -giftige Pestilenz-Fieber. Leipzig, 1529; in-8.vo. - -KERNER (Arnold), Loimologia, d. i. Discurs von der giftspeyenden Seuche -der Pestilenz. Leipzig, 1626; in-4.to. - -KIRCHBERGER (J. Heinrich), Aphorismi, seu canones medicinales; kurze -Erinnerungen und Puncten von der Pest, wie man es mit einem und andern -im Pesthause oder auf dem Lande zur Pestzeit halten solle. Nürnberg, -1625; in-4.to. - -KIRCHOF, von der ansteckenden Seuche, welche anno 1713 in das -Erzherzogthum Niederösterreich eingeschlichen. V. Ephem. Nat. Cur. -Cent. VII. p. 171. - -KLINT, im Baldinger neues Magazin II. p. 193. - -KOLBENSCHLAG (Sixtus), Regiment wider die Pestilenz etc. Nürnberg, -1519; in-4.to. - -KÖNIG, Consilium Medicum über die leidige Pest. Bern, 1628. - -KUNDMANN (Sylvius), Instruction, wie man sich zur Zeit der Pestilenz -präserviren solle. Dresden, 1625; in-8.vo. - - -L - -LANG, über die Lebensordnung zur Zeit epidemisch grassirender -Faulfieber, und besonders der Pest. Hermanstadt, 1786. - -LANGIUS (Jo.), Generalordnung, wie man des pestilenzialischen Fiebers -remedia, Präsentation, und Curation gebrauchen solle. Heidelberg; -in-4.to. - -LANGNER (Andreas), Promptuari, wie sich die Pesthaftigen zur Zeit der -Pestilenz verhalten, und kuriren sollen etc. Leipzig, 1576; in-4.to. - -VON LANKISCH (Gott.), Bericht, wie man sich bey jeziger Pestilenz zu -verhalten habe. Zittau, 1670. - -LAUBENDER, Darstellung aller ansteckenden Krankheiten etc. - -LEBENSWALDT (Adam.), Land-Stadt- und Haus- und Arzney-buch, in welchem -angezeiget und erwiesen wird, wie man diejenigen Krankheiten welche -ein ganzes Land oder mehr Oerter anstecken, sodann durch Contagion, -und Anklebung anderweitig fortgepflanzet und ausgebreitet werden: als -da seyn: Die Pest, Pestilenzial- und petechialische Fieber etc. sammt -einer Chronik aller denkwürdigen Pesten etc. Nürnberg, 1695; in-fol. - -LEHMANN, Schauplatz, Obererzgebürg. Merkwürdigkeiten p. 956. e seg. - -LEIPZIGER Pestschade und Gottes Gnade. Altenburg, 1681; in-4.to. - -LIBAVIUS (Sebastian), Büchlein für die Kranken. Görliz, 1531; in-8.vo. - -LIPSTORP (Christ.), Bedenken von der Pestilenz, mit angefügtem -Berichte, wie man sich vor derselben verwahren, und sich kuriren könne. -Stade, 1664; in-4.to. - -LOEFLER (Adolph. Fr.), Bayträge zur Wundarzneykunst. Altona, 1788; -in-8.vo. II. B. - -LONICER (Adam.), Ordnung für die Pestilenz. Frankfurt am Mayn, 1572; -in-8.vo. - -LOSSIUS (Laurent), Pest-barbier. 1683; in-8.vo. - -LOTHUS (Ge.), Bedenken bey itzt gefährlichen Peszeiten. Königsberg, -1624; in-4.to. - -LOTZER (J.), Regimen und Uiberweisung, welchermassen den Menschen mit -dem Gift der Pestilenz beladen mit Hülfe einer Arzney zu helfen sey. -Hagenau, 1519; in-4.to. - - -M - -MAGIRUS (Georg.), von der Pest. Amsterdam, 1682; in-8.vo. V. Haller. -Bibl. Med. Pr. II. p. 495. - -MAKENZIE, in Philos. Transact. V. Leske auserlesene Abhandl. IV. B. p. -117. V. B. p. 284. - -MANDAT des Raths in Regensburg gegen der in Ungarn, auch Ober- und -Niederoesterreich grassirenden Pest. Regensburg, 1679; in-4.to. - -MANZER (Paul.), von dem giftigen fieber und der Pest. Leipzig; 1621; -in-8.vo. - -MARCUS (Philip.), Göttlicher Krieg 7.ter Th. im letzten Kap. etc. - -MAROLDUS (Justus Ortholph.). Loimographia oder Pest discurs. -Schleusingen, 1680; in-4.to. - -MARSTALLER (Gervasius), kurzer Bericht, wie man sich vor der grausamen -Pestilenz bewahren möge. Ulsen, 1577; in-8.vo. - -MARTINI (Matth.), Bedenken zur Präservation und Curation der -pestilenzialischen Seuche. Eisleben, 1611; in-4.to. - -MATTENBURG (J.), Neu geordnetes Regiment wider den tödlichen Gepressten -der Pestilenz. Lemgo, 1583; in-8.vo. - -MAYER, von der grassirenden Seuche. Neuburg, 1713. - -———— (Johann Anton.), Ankündigung einiger zuverlässiger Mittel wider -die Pest. Braunschweig, 1801; in-8.vo. V. Salzb. med. chir. Zeitung, -1801. II. B. p. 222. (arcanum). - -MELTZER (Friderich-Ludwig), Beschreibung der Pest 1772 in Moskau. -Moskau, 1776; in-8.vo. - -MEURER (Christoph.), Hausregiment für die Seuche der Pestilenz. -Leipzig, 1598; con altro titolo 1607. 1617. - -MINDERER (Jo. Martin), Abermal ein Beytrag zur Kenntniss und Heilung -der Pest. Riga, 1790; in-8.vo. - -MITHOB (Burchard), wie man sich vor der Seuche der Pestilenz bewahren -solle, und mit was für einer Arzney dieselbe zu kuriren sey. Erfurt, -1552; in-4.to. - -MITTEL (unterschiedliche heilsame), so zu der Zeit der Infection -gebraucht werden mögen. Wien, 1679; in-12.º. - -MITTHOB (Conrad), Bericht von der Pestilenz. Marburg; 1574; in-8.vo. - -MOELLER (Joh. Wilhelm), Reise von Warschau nach der Ukraine in den -Jahren 1780 und 1781. Herzberg, 1804. - -MUHLIUS (B.), Beweis, dass von Hungersnoth alle ansteckende Fieber, und -sogar die Pest entstehen können. Lemgo, 1740; in-4.to. - -MURALT (J.), kurze Beschreibung der ansteckenden Seuche der Pest. -Zürich, 1721; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 239. - - -N - -NACHRICHT (kurze), wie in Pestzeiten, und wenn die rothe Ruhr grassirt, -die Landleute sich präserviren können. Braunschw., 1680; in-4.to. - -NEFE (J.), Bericht, wie man mit der Präservation und Curation der -Pestilenz sich verhalten solle. Dresden, 1566; in-4.to. - -NEESSEN (Johan.), von der Preservation und Curation der Pestilenz, und -1578. V. Pasc. Gall. p. 336. - -NESTER (Johann Matth.), getreuer Rathschlag, wie sich ein jeder bey der -grassirenden Soldatenkrankheit, und der einschleichenden Pest verwahren -könne. Bayreuth, 1677; in-12.º. - -NEUSTAEDTER (Michael), die Pest im Kronstaedter Districte in -Siebenbürgen. Wien, 1788; in-8.vo. - -—— —— Die Pest in Burzenland 1786, nebst einigen -vorausgeschickten Bemerkungen. Hermanstadt, 1793; in-8.vo. V. Salzburg, -medicinisch-Chirurg. Zeitung, 1793. III. p. 302. - -NIEMAN, Taschenbuch für Thieraerzte etc. l. c. (per vaccinationem). - -NIGRI (Stephan.), Regiment zur Zeit der Pestilenz etc. Augspurg, 1521; -in-4.to. - -NOBLOT (Theobald), kurzer Bericht, wie man sich vor der Pestilenz -bewahren solle, und, so einer damit behaftet, ihm geholfen werden möge. -Mompel., 1607; in-8.vo. - - -O - -ODER (Hieronimus), Rath und Arzney zur Verhütung und Rettung wider die -Pestilenz. Wittemberg, 1550; in-8.vo. - -ORDNUNG UND RATH (kurze), auch Verzeichniss der Arzney en wider die -Pest in den Apotheken. Helmstadt, 1609; in-4.to. - -—— —— wessen sich die Bürger zu Trier bey sterbender Luft zu -verhalten haben. Trier, 1612; in-8.vo. - -—— —— und Regiment, wie sich der gemeine Mann in der Pest zu -verhalten habe. Strasburg; 1626; in-8.vo. - -ORDNUNG, wornach man sich der ansteckenden Seuche halber bey jezigen -gefährlichen Läufen in der Pfalzgrafschaft bey Rhein zu richten habe. -1668. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 250. - -—— —— wie es bey den eingerissenen ansteckenden Krankheiten zu -halten sey etc. Frankfurt, 1679; in-4.to. - -—— —— (Christian Ernst. Markgrafschaft zu Brandenburg) wie es in -seinen Landen bey der Pestilenz gehalten werden solle. Beyreut, 1680; -in-4.to. - -—— —— der Stadt Leipzig, wie es bey ansteckender Seuche zu halten -sey. Leipzig, 1680. - -—— —— des Raths zu Dresden, wie man bey ereignenden gefährlichen -Seuchen sich zu verhalten habe etc. Dresden, 1680; in-4.to. - -OSWALDT (Christian), nützlicher Bericht, einem jeden in der Pestilenz -zu wissen. 1564. - - -P - -PARACELSUS (Fr.), von der Pest an die Stadt Stoerzingen geschrieben. -Frankfurt, 1622; in-4.to. - -PESTBEDENKEN (Halber-städtisches) beydes zur Präservation und Curation -von den Medicis daselbst. 1620; in-12.º. - -PESTBESCHREIBUNG und Infections Ordnung, welche vormals in besondern -Tractaten herausgegeben, nunmehro aber in ein Werk zusammen gezogen, -sammt der anno 1713 zu Wien fürgewesten Contagion, erster und zweyter -Theil. Wien, 1763. - -PESTCONSILIUM von den Breslavischen Physicis. Breslau, 1680; in-fol. - -DIE PESTILENZ, ob sie eine anfällige Seuche sey? und wie fern ihr ein -Christenmensch weichen möge? zwo Fragen. Basel, 1582. - -PESTORDNUNG, Ambergische. Amberg, 1597; in-4.to. - -—— —— der Churphalz, Heidelberg, 1666; in-4.to. - -—— —— Darmstädtische. Darmstadt, 1632; in-8.vo. - -—— —— der Grafschaft Hanau. Hanau, 1666; in-4.to. - -—— —— Facultatis medicae Helmstadiensis; in-4.to. - -—— —— Hollstein-Schaumburgische. Rinteln, 1676. - -—— —— Magdeburgische, 1606; in-4.to. - -—— —— Maynzische. Maynz, 1607; in-4.to. - -—— —— Nürnberger, 1562; in-4.to. - -—— —— Pfälzische. Lavingen, 1686. - -—— —— des Raths zu Leipzig, 1607; in-8.vo. - -—— —— des Raths zu Rostock. Rostock, 1624; in-4.to. - -—— —— in der Stadt Hamburg. Hamburg, 1578; in-4.to. - -—— —— der Stadt Rotenburg an der Tauber. Rotenburg, 1625; in-fol. - -PESTORDNUNG, Wittembergische. Wittemberg, 1631; in-4.to. - -—— —— Wormsische, Frankfurt am Mayn, 1625; in-4.to. - -—— —— Zellische. Zell, 1680. - -—— —— Hollstein-Schaumburgische. Rinteln, 1676. - -PETSCHER (Sebastian), Ordnung wider die Krankheit der Pestilenz etc. -Regensburg; 1533; in-4.to. - -PEYSLINGER (Balthasar), Regiment wider die schnelle Krankheit der -Pestilenz, 1527; in-4.to. - -PINCIER (Johann), Bericht, wie man sich in Pestzeiten zu halten habe. -Siegen, 1597. - -PISTOR (Simon), Regiment wider die schwere, und erschreckliche -Krankheit der Pestilenz. Leipzig, 1501; in-4.to. - -PITHOPOEI (Wilhelm), Vincetoxicum, wie man sich wider die heftige -Krankheit der Pestilenz oder Infection, auch wider alles Gift und -Vergeben präserviren und kuriren möge. Kempten, 1611; in-8.vo. - -POMARII, Pestilenzbüchlein. Magdeburg, 1582; in-8.vo. - -PONTANUS (Johann), Bericht, was man in den schweren Pestilenzbäulen zur -Präservation und Curation gebrauchen solle. Leipzig, 1585; in-8.vo. - -POTTER, in Philosophical Transact. V. Leske auserl. Abhandl. IV. B. p. -237. - -PRÄSERVATION, und Chirurgia für die Pestilenz. Steinfurt, 1598; in-12.º. - -PURMANN (Matthias Godefrid.) aufrichtiger und erfahrner Pestbarbierer -etc. Halberstadt, 1683; Frankfurt, 1705. 1715. 1721: Leipzig, 1721; -in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 473. - -—— —— Anweisung pestilenzialische Beule zu kennen und zu kuriren. -Halberstadt, 1686; in-8.vo. - -PYSSLINGER (Balthasar), Regiment wider die schnelle krankheit der -Pestilenz, 1527. - - -Q - -QUERNTENI (Joachin.), wie man sich vor der schädlichen jezt regierenden -Pestilenz bewahren solle. Erfurt; 1578; in-4.to. - - -R - -RAMELOW (Matth.), wie der gemeine Mann sich mit schlechten Mitteln -wider die Pest bewahren und heilen könne. Braunschweig, 1652; in-4.to. - -RATHSCHLÄGE die Pest zu kuriren. Basel, 1577; in-8.vo. - -RATSCHLAG für die Pestilenz. Basel, 1582. - -REGENSPURGISCHE Staats Relation vom 17 October, 1770. - -—— —— vom Jahr, 1781. N. 8. - -REGIMENT (ein neu geordnet.) wider den tödlichen Gepressten der -Pestilenz in Reimen zusammengesetzt. Oppenheim, 1519; in-4.to. - -REGIMENT, wie man sich in Zeit regierender Pestilenz halten solle. -Nürnberg, 1574; in-4.to. - -—— —— (ein) zur zeit der Pestilenz, an welchem ende dafür man -aderlassen solle. Augsp., 1521; in-4.to. - -REHFELD (Johann), miedicinischer Anschlag auf das der Stadt Erfurt -zugehörige Landvolk gerichtet etc. 1626; in-4.to. - -REHMANN (J. Christ.), Unterricht, wie man sich in den gefährlichen -Läufen präserviren solle. Anspach, 1679; in-12.º. - -REINESII (Thomas), Rath und Bericht, wie bey jezt grassirender -Pestseuche man sich derselben männiglich zu bewahren hat. Gera, 1625; -in-4.to. - -———— (J. Maur.), Consilium Medicum, wie sich die Stadt Magdeburg -gegen Gefahr der Pestilenz in Verfassung setzen könne. Magdeb., 1680; -in-4.to. - -REUCHLIN, Unterricht wider die Pestilenz. Lubek, 1577; in-4.to. - -RICHTER (Christ. Fridrich), Unterricht, wie man sich bey der Pest und -andern Seuchen präserviren und kuriren könne. Halle, 1710; in-8.vo. - -RINGEBROIG (Jo. Christoph.), von der Pest etc. Leipzig, 1683. A. D. B. -LIX. B. p. 409. - -ROCH (Johann), Geschichte der im Monate November 1815 zu Racsa im -K. K. Peterwardeiner Gränz-Regiments-Bezirke ausgebrochenen Pest. -V. Beobachtungen und Abhandlungen aus dem Gebiete der gesammten -praktischen Heilkunde etc. Erster B. Wien, 1819. - -ROMMEL (Peter), von der Pest. Frankfurt, 1680; in-8.vo. - -ROSA (Andreas), Bericht bey der Pest, wie man sich zu verhalten habe. -Nürnberg, 1569, in-8.vo. - -ROTTENDORF (Bernhard), Gutachten von der epidemischen Hauptkrankheit, -rothen Ruhr, und Pest. Osnabrück, 1679; in-8.vo. - -RUBIGER (Joseph), Ordnung zur Präservation jeziger Zeit hin und wieder -schwebender Sterbensläufen für gemeine Stadt und Land des Kreises. -Eger. Hof. 1598, in-4.to. - -RUMPELT (Valentin), Bericht von der Seuche der Pestilenz. Coburg, 1611; -in-4.to. - -RUSCH, im Schreiben an Miller. V. Huffeland Journal der practischen -Heilkunde XXII. B. 3. St. p. 149. seg. - - -S - -SALZBURGER Medicinische Chirurgische Zeitung 1798. II. p. 272. 1801. I. -p. 369. IV. p. 82. 1802. I. p. 447. 1803. II. p. 236. 1804. II. 3. p. -350. 1805. II. p. 398. (ordinationes austriacae) III. B. p. 367. 1806. -IV. B. p. 97. 350. 1809. II. p. 122. 1812. III. p. 369. 1814. IV. p. -274. 1819. N. 83. 94. et passim. - -SALZMANN (Johann), Regiment wider den Lauf der Pestilenz. Wien, 1521. - -SAMBACH (J. Georg.), gute Gedanken bey Erinnerung der anno 1680. -allhier gewesenen Pest. Leipzig, 1683; in-4.to. - -SAFNONSKY, Beschreibung der vom Jahre 1770 bis 1772 in Moskau -herrschenden Seuche, nebst Anzeige aller zur Abwendung derselben -genommenen Maasregeln. Moskau, 1776; in-4.to. - -SARTORII (J. Ge.), Rath in der Pestzeit. Nürnberg; 1680; in-8.vo. - -SCALIZ (J.), Bericht, wie man sich dey den schweren Zeiten der Pest -sowohl präservative als curative zu verhalten habe. Freyburg in -Breisgau, 1630; in-12.º. - -SCHALLER (Daniel), Trostschrift bey geschwinden Sterbensläufen etc. -Magdeburg, 1598; in-12.º. - -SCHAMSKI (Alezander), Freund in der Noth, oder kurzer und gründlicher -Unterricht, wie jeder bey jezt grassirender Seuche sein eigener Medicus -seyn solle. Prag., 1713; in-12.º. - -SCHARF (Benjamin), Erinnerung zur Erkenn-, Bewahr- und Heilung der -Pest. Jenna, 1681; in-12.º. V. Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 424. - -SCHEIDER (Barth.), Bericht, wie bey jezund regierenden schwerlichen -Seuchen der Pestilenz sowohl die Kranken als die Gesunden sich zu -verhalten haben. Breslau, 1568. - -SCHEUCHZER (J. Jacob), Loimographia Massiliensis, die in Marseille und -Provence eingerissene Pestseuche betreffend. Zürich, 1721; in-4.to. - -—— —— von der massilianischen Pestseuche-. Zugabe. Zürich, 1721; -in-4.to. - -SCHILLER (Heinrich), Tractat von der Pestilenz. Hanau, 1686; in-8.vo. - -SCHILLING (Adam), Regiment, wie man sich in der grausamen, und -erschrecklichen Plage der Pestilenz verwahren solle. Nürnberg, 1575; -in-4.to. - -SCHIRAG (Michael), Vier Rathschläge von dem pestilenzischen Fieber. -Nürnberg, 1606; in-8.vo. - -SCHLEHER (J.), nützliches Regiment, wie zu diesen gefährlichen -Sterbensläufen von der Pestilenz Gesunde zu bewahren, und Kranke zu -kuriren seyen. Constanz, 1611; in-4.to. - -SCHLEUPNER (Johann), Beschreibung von dem giftigen pestilenzischen -Fieber der ungarischen krankheit. Linz, 1623; in-8.vo. - -SCHMIDT (Joseph), Bericht von drey abscheulichen und ansteckenden -Krankheiten der Pest, Franzosen und Scharbock. Augspurg, 1692; in-12.º. - -SCHNELLENBERG (Tarquinius), Zwanzig Pestilenzwurzel und bewährte -Experiment. Frankfurt, 1563; in-8.vo. - -SCHOBER (Jacob), Bericht von der Krankheit der Pestis und Infection. -Grätz, 1577; in-4.to. - -SCHOEN (Michael), Bericht, wie man sich in den jezigen Sterbensläufen -der Pest, und pestilenzischen Fieber mit Verwahrung derselben verhalten -solle. Coburg, 1611; in-4.to. - -SCHOENBERG (J. A.), über die Pest, welche im Jahre 1815-1816 zu Noja -herrschte, mit Anmerkungen von G. H. Harles. Nürnberg, 1818; in-8.vo. - -SCHOENEICH (Peter), gründlicher Bericht, und Rathschläge, wie man in -diesen schweren Läufen der Pestilenz sich halten, und bewahren solle. -Frankfurt an der Oder, 1605; in-4.to. - -SCHOENFELD (Victorian.), Consilium wider die Ruhr, und Pestilenz. 1584. - -SCHOENHEID (Victor.), Regiment, wie ein jeder sich in Zeit der -Pestilenz halten und bewahren solle. Görliz, 1586; in-8.vo. - -SCHOENHOLZER (J. F. Balthasar), Tractat von der giftigen Seuche der -Pest. Bern, 1611; in-8.vo. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 425. - -SCHOPF (Philip.), der Pest-Unterricht, wie man sich von solcher -erblichenen Sucht wieder helfen solle. Heidelberg, 1583; in-8.vo. - -SCHORER (Christoph.), kurzer Unterricht von der Pest-Krankheit. -Frankfurt, 1680; in-12.º. - -SCHRAUD (von) (Franz), Geschichte der Pest in Sirmien in den Jahren -1795 und 1796 nebst einem Anhange, welcher der Geschichte der Pest in -Ostgalizien, Vorschriften in Pestpolizey, und Ideen über die Ausrottung -einiger ansteckenden Krankheiten enthält. Pesth, 1802; in-8.vo. - -—— —— Polizey-Ordnung über die Pest, und gelbes Fieber. Wien, -1805; in-4.to. - -SCHRAUD (von), Ueber die Kur der Pest krankheit durch Oehleinreibungen. -V. Hufeland (C. W.) journal der piactischen Arzneykunde und -Wundarzneykunst. 14. Settembre an. 1802. - -SCHROECK (Dionysius), Beschreibung von dem Ursprung, Art, und -Eigenschaft der Pestilenz. Grätz, 1609; in-4.to. - -SCHWALB (B.), Unterricht von dem Verhalten in Sterbensläufen. Neyss, -1586; in-4.to. - -—— —— Ordnung der Präservation und Curation der Pestilenz. Prag, -1598; in-4.to. - -SCHYLLANDER (Cornelius), wie sich in Sterbensläufen zu verhalten habe. -Frankfurt, 1575; in-8.vo. - -SEBITZ (Matthias), Bericht, Rath und Hülfe wider die pestilenzische -Krankheit. Augsburg, 1586; in-8.vo. - -SEITZ (Alexander), vom saturnischen Geschoss der Pestilenz, 1521; -in-4.to. - -SELLE (Wilhelm.), kurzer Abriss der Pestseuche. V. Schraud Hist. Pest. -Sirm. T. III. p. 268. - -SICK (George Friderich), Critische Beleuchtung und Würdigung der -europeischen Pestkrankheiten. Leipzig, 1822; in-8.vo. - -SIGISMUND (Johann), Görlizer Regiment in der Pestzeit. Wittenberg, 1580. - -SIMLER (Paul), Bericht, wie man sich in diesen beschwerlichen laufenden -pestilenzischen Seuchen präserviren solle. Coburg, 1597; in-4.to. - -SIRBERHAAR (Martin), Bericht, wie man sich itzt in vorstehenden -pestilenzischen Sterbensläufen verhalten solle. 1601; in-4.to. - -SMETIUS (Heinrich), Unterricht, wie der gemeine Mann sich vor der -Pestilenz hüten und heilen solle etc. Lemgo, 1583; in-8.vo. - -SOMMER (J. Georg.), medicinische Verordnung, was bey der in -benachbarten Landen einreissenden Pest zu thun und zu lassen sey. -Coburg, 1683. - -SORBAIT (P.), Gespräch von der Contagion zu Wien, 1679; in-8.vo. - -—— —— Gespräch über den betrübten Zustand der Stadt Wien etc. -1680; in-4.to. - -—— —— Wiener Pestbeschreibung und Infections Ordnung. Wien, 1727; -in-fol. - -SPANGENBERG (Cyr.), Historia von der flüchtenden Krankheit der -Pestilenz, worin allen pestilenzischen Sterben derer seit Anfang der -Welt gedacht wird. 1552; in-4.to. - -SPENHOLZ (Andreas), Bericht von der grausamen Seuche der Pestilenz. -Linz, 1639; in-12.º. - -SPREMBERGER (Johann), gründlicher Bericht, Rath und Hülfe wider die -pestilenzische Krankheit. Breslau, 1568; in-4.to. - -SPRENGEL, Geschichte der Arzneykunde. II. p. 193. 484. III. P. 118. - -SPRUCH (ein fast köstlicher), von der Pestilenz und von dem Zeichen, -die eine künftige Pestilenz bedeuten; in-4.to. - -STADMION (Christoph.), Bericht, wie man sich in Sterbensläufen halten -solle. Coburg, 1551; in-4.to. - -STARKENS (Andreas), Bericht von der Pestilenz, wie man sich davor -bewahren solle. Erfurt, 1597; in-4.to. - -—— —— Krankenspiegel, wie sich ein Kranker, dann ein treuer Arzt -sich beyde verhalten mögen etc. Mühlhausen, 1598; in-4.to. - -STEINBEISS (Martin), Arzney wider die Pestilenz. Wien, 1545; in-4.to. - -STEINHOWEL (Heinrich), Regimen in schweren Läufen dieser Krankheit der -Pestilenz der Stadt Ulm gesammelt. Ulm, 1474; in-4.to. - -STEINMETZ (Jo.), kurze Instruction, wie sich Reiche und Arme vor der -Pestilenz bewahren sollen. Leipzig, 1599; in-4.to. - -STEMLER (Levinus), von der Pestilenz aus Paracelsi Buch. Strasburg, -1553; in-8.vo. - -STICKER (Lorenz), Deduction der Beschaffenheit der in den Jahren 1709 -und 1710 grassirenden pestilenzischen Seuche. Wien, 1711. - -STOCKER (J.), Regiment für den gepressten der Pestilenz. Nürnberg, -1520; in-4.to. - -STOECKEL (M.), Anmerkungen bey der Pest, die anno 1709 in Danzig -grassirte. Hamburg, 1710. - -STRÖMER (Heinrich), Regimen, wie sich wider die Pestilenz zu verwahren, -auch denen, die damit begriffen, Hilfe zu reichen. Leipzig, 1516; -in-4.to. - -STROBELBERGER (J. St.), kurze Beschreibung der gewissesten -Arzneymittel, zur Präservirung und Kur in diesen Sterbensläufen. -Nürnberg, 1625; in-8.vo. - -STRUBIUS (C.), Bericht, wie der gemeine Mann in den gefährlichen -Sterbensläufen sich verhalten und kuriren solle. Wittemberg, 1597. - -STURZ (J.), tröstliches und nützliches Regiment vor der Pest. 1542; -in-4.to. - -SUMMER (Balthasar), Untericht, wie in dieser gefährlichen Pestilenzzeit -jedermann sich halten und verwahren solle. Wittemberg, 1597; in-4.to. - -———— (Udal.), Regiment und Ordnung, wie man sich in den gefährlichen -Zeiten der Pestilenz halten solle. 1544; in-4.to. - - -T - -TACK (J. Engelhard), Erinnerung, wie man sich bey Sterbensläufen -bewahren, und von der angefallenen Seuche kuriren möge. Darmstadt; -1666; in-4.to. - -TENZEL (Andreas), von Natur und Kur der Pest. Erfurt, 1627; in-4.to. - -THALII (Wendelin.), wie man vor der Pest sich präserviren solle. -Mühlhausen, 1597; in-4.to. - -THELOTTEN (Israel.), Bericht, wie man sich in Sterbensläufen verhalten -solle. 1628; in-12.º. - -THIERMAYER (Fr. Ignaz), kurzer Unterricht in besorglichen und -gefährlichen Seuchen, sowohl für die kranken Inficirten, als andere -Personen, sammt vorhergehenden Präservativ-mitteln, und hernach -folgender Instruction, wie bey begegnendem Falle alle inficirte Sachen -wieder zu reinigen seyen. München, 1679; in-8.vo; und ib. neu aufgelegt -1713. - -TRACTÄTLEIN (höchstnützliches) des Officii zu Bamberg von der -abscheulichen Pestilenz. Bamberg, 1680; in-8.vo. - -TRACTÄTLEIN (zwey kurze) von der Pestilenz etc. Zürich, 1629; in-8.vo. - -TRACTÄTLEIN (drey auserlesene), von der Pest etc. Frankfurt, 1640; -in-4.to. - -TRIPHYLODACNUS, Giftjäger. Frankfurt, 1567; in-8.vo. - - -U - -UNTERRICHT für das Volk gegen die Pest. - -—— —— von allerhand Mitteln und Arzneyen bey regierender Infection -und Seuche der Pestilenz. Nürnberg, 1608; in-4.to. - -—— —— (gründlicher), wie man sich vor der Pestilenz bewahren -solle. Berlin, 1625; in-4.to. - -—— —— wie der giftigen anklebenden Seuche der Pestilenz zu -begegnen sey. Hannover, 1658; in-4.to. - -—— —— wie man sich von der Pest zu präserviren habe, zum Gebrauch -des Fürstenthums Braunschweig. Berlin, 1608. - -—— —— für Volk gegen die Pest. Danzig, 1771; in-8.vo. - -—— —— wie sich die Bürgerschaft in Seuchen zu erhalten habe. -Strasburg, 1626; in-8.vo. - -—— —— von der jezt herumgehenden Seuche und Pestilenz etc. Berlin, -1680; in-12.º. - -UNTERWEISUNG, wie sich der Mensch wider die Pestilenz bewahren und -Hülfe reichen mag. aus dem Regimen. H. Strömers. Leipzig, 1542; -in-4.to. - -UNTZER (Matthias), Bericht von der Pestilenz. Hall, 1610; in-4.to. - - -V - -VADIANI (Joachin), kurzer und tröstlicher Unterricht wider die -sorgliche Krankheit der Pestilenz. Basel, 1519. - -VERZEICHNISS der nothwendigsten Arzneyen, so man zur Zeit der Pestilenz -zu gebrauchen pflegt. Hafn, 1612; in-12.º. - -VICTORII (Peter) Leibs- und Seelenarzney für die Pest. Magdeburg, 1586; -in-8.vo. - -VIETHEIMER (J. J.) Bericht von der Pestilenz aus den Büchern des -Theophrastus. 1600; in-4.to. - -VINCEL (Johann), Bericht von der Hauptkrankheit und Pestilenz. Jena, -1564; in-8.vo. - -—— —— Ordnung und Bericht von der jezt schwebenden und regierenden -Krankheit. Magdeburg, 1580; in-4.to. - -VISCHER (Chr.), Regiment in Sterbensläufen. App. ad Maroldi Unterricht -etc. - -VOLGNAD (Jacob), Unterricht bey der Pestilenz für die Stadt Kittzing. -Nürnberg, 1598; in-4.to. - - -W - -W. (C.) Einfältiger Discurs über den jezigen höchstgefährlichen Zustand -der schädlichen Contagion 1680; in-4.to. - -WARWICKS (J.), Bericht wider die pestilenzialische Krankheit. -Copenhagen, 1624; in-8.vo. - -WELPER (Eberhard), Bericht von der pestilenzischen Seuche. Strasburg, -1666; in-8.vo. - -WERNER (Abraham), Bericht für die Einfältige, womit sie sich in der -Pest verwahren und kuriren sollen. Wittemberg, 1575; in-4.to: Leipzig, -1590. - -WIE man sich zur Zeit der Pest fürsehen und erhalten solle. Wien, 1553; -in-4.to. - -WIELS (Christ. Balthasar), von der Thornischen Pest. Thorn, 1708. - -WILDBECK (Eusebius), Bericht, wie man sich vor der Pestilenz bewahren -und sich kuriren solle. Leipzig, 1566; in-4.to. - -WILLICH (Jodic.), nützliches Regiment von der Pest. Fr. ad Moen., 1554; -in-4.to. - -WINDISCH (von) (Karl Gottlieb), Geographie des Königreichs Ungarn. -1.ter Theil S. 121. Presburg, 1780; in-8.vo. - -WITTICH (Johann), kurzer Begriff de peste. Eisleben, 1578; in-fol. - -WITTICH (Johann), Neuer Rathschlag von der Hauptkrankheit. Eisleben, -1579. - -—— —— Präservatif und curatif Regiment, wie man sich in der Seuche -der Pestilenz hüten solle. Eisleben, 1564. - -WOHNSTORP (H.), kurzes Tractätlein von der Pest, und ihren vornehmsten -Zufällen. Hersford, 1625; in-12.º. - -WOLF (Heinrich), von der Pest. Duderstadt, 1660. - -WOLFF (Andreas), was von der Oeleinreibung, als einem neu entdeckten -Mittel gegen die Pest zu halten ist, und wie dieses gebraucht werden -muss? Hermanstadt, 1798. - - -Y - -YVES (F.), Reise nach Indien und Persien etc. Leipzig, 1775; in-8.vo. - - -Z - -ZÜCKERT (Jo. Fridrich), von den wahren Mitteln, die Entvölkerung eines -Landes in epidemischen Zeiten zu verhüten. Berlin, 1772; in-8.vo. - - -IN INGLESE. - - -A - -ADAMS, An Inquiry into the Laws of epidemic etc. London, 1809. - -ADDISSON, Travels Ital. p. 34. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. pag. 586. - -ANTES (John.), Observations on the manners and customs of the Egyptians -with remarks on the plague etc. London, 1800; in-4.to. V. Gött. Anz., -1801. p. 1051. - -ARBUTHNOT, on Air, - -AUSTINS, Anatomy of the pestilence a Poem. London, 1666; in-8.vo. - - -B - -BEDDOËS, Contributions to physical and medical Knowledge, 1799. - -BELL'S, Remembrencer of christenings and mortality containing the -weekely bills during the plague, 1665; in-4.to. - -BLANE (Gilbert), in Edimburg. Medical and Chirurgical Journal. Vol. -III. Bibl. Brit. an. 1814. Vol. 55. p. 308. - -BOYLE, on the causes of the salubrity and insalubrity of the air. V. -Haller. Bibl. Med. Pr. III. p. 112. - -BRASBRIDGE (Thomas), the poor man's jewels a Treatise of the pestilence -etc. London, 1578; in-8.vo. - -BRENNER in Läkaren och Naturforskaren. VIII. Bander p. 68. - -BROWN'S (John), practical Treatise on the plague. London, 1720; in-8.vo. - -BROWNRIGG (William), Considerations on the means of preventing the -communication of pestilential contagion etc. Londres, 1771; in-8.vo. - -BULLEYN (Will.), a dialogue wherein is a good regiment against the -fever pestilence. London; 1659; in-8.vo. - - -C - -CALDWELL (Charles), Semi annual Oration on the origin of pestilential -diseases etc. Philadelphia, 1799; in-8.vo. Gött. Anz. 1799. p. 1939. - -CERTAIN, Directions for the cure of the plague and preventing the -infection. London, 1636; in-4.to: Oxford, 1665; in-8.vo. - -CHARDIN (John.), Journey to Persia. London, 1686; in-fol. V. Haller. -Bibl. Med. Pr. IV. p. 5. - -CLAVERT, V. Medico-Chirurg. Transactions of the Medico-Chirurg. Society -of London. Vol. VI. - -COLBATH (John.), A Scheme for proper Methods to be taken, Should it -please God to visit us with the Plague. London, 1721. - -—— —— Observations on the Scheme, lately published. London. - -COLLECTION of very valuable and scarce Pieces relating to the Plague in -the Year 1665. London, 1721. - -CURTIS (James), Travels en Barbarie etc. V. Bibliotheque Britannique T. -XLI. p. 239. Ravages de la Peste a Maroc dans l'année 1801. T. XLII. p. -254. Ravages de la Peste à Fez. - - -D - -DAWES, in Philosoph. Transact. V. LIII. p. 39. V. Leske auserlesener -Abhandlung V. B. p. 245. - -Directions (certaines) for the cure of the plague and preventing the -infection. Oxford, 1665; in-4.to. - -Distinct notions of the plague etc. by the explainer. London, 1722. - - -F - -FALCONER (Will.), essay on the plague. Bath., 1801; in-8.vo. A. L. Z. -1802. N. 336. - -—— —— examination of D. Heberdens observations on the increase and -decrease of different diseases and particulary the plague etc. London, -1804. - -FAULKNER, A Treatise on the Plague designed to prove it contagious, -from Facts collected during the Author's residence in Malta, when -visited by that malady in 1813 ecc. London, 1820. - -FLOYER (John.), Ancient psychrolusia revised. - - -G - -GAFFORD, physical directions in time of plague. 1644; in-4.to. - -GERSONIUS in Lekäre och Naturforskare. V. XII. p. 64. - -GOODWIN (R.), Historical Account of the Plague etc. London, 1743. - -GOUTHRIE, in Medic. Comm. von Edimb. V. VIII. P. II. p. 58. - -GRANT (William), essay on the pestilential fever etc. London, 1779; -in-8.vo. - -GRAUNT (J.), Natural-und political Observations made upon the Bills of -Mortality. London, 2.da edition 1662 and Collection of very valuable -and scarce Pieces relating to the Plague 1665. London, 1721. - - -H - -HANCOCK (John), Researches into the Laws and Phenomena of Pestilence; -including a medical Sketch and Revieu of the Plague of London in 1665 -etc. London, 1821; in-8.vo. - -HANDLEY (Jac.), Account on the plague. 1721; in-8.vo. - -HAYGARTH, Letter to dr. _Percival_ on the prevention of infectious -Fevers; and an Address to the College of Physicians at Philadelphia on -the prevention of the American pestilence. London, 1801; in-8.vo. - -HEBERDEN, Observations on the increase and decrease of different -diseases and particularly of the plague. London, 1801; in-4.to. - -HEDIN (Suen), Supplement till Handboken och Urdeles de -Pestilentialiska. Stokh., 1805; in-8.vo. V. Salzb. med. Chir. Zeitung, -1806. IV. p. 97. - -HENDERSON (William), a few observations concerning those things, which -are probable, or in some measure ascertained, relative to the history -and cure of the plague. London, 1789; in-8.vo. Tradotto in tedesco. -Leipzig, 1791; in-8.vo. - -HERING'S, Directions in a pestilential contagion. London, 1625; in-4.to. - -HIRD (William), Remarks upon pestilence and pestilential diseases -interposed with some observations on the mortality amongst the horned -cattle. London, 1753; in-8.vo. - -THE HISTORY of the great plague in London in the year 1665. London, -1754; in-8.vo. - -HOWARD (John), an Account of the principal Lazzarettes in Europe, -with varions papers relative to the plague, together with farther -observations, on some foreign prisons and hospitals and additional -remarks on the present state of these in Great-Britain and Ireland. -London, 1789-93, Tradotto in tedesco Leipzig, 1791; in-8.vo. In -italiano Venezia, 1814; in-8.vo. - - -I - -JACKSON, Some account of peculiar Species of plague wich depopulated -West-barbary in 1799 ad 1800. V. N. Hannover Magazin XVII. p. 669. - -INGRAM DALE, an Historical Account on the several Plagues, that have -appeared in the World since the year 1346: with an Inquiry into the -present prevailing opinion, that the Plague is a contagions Distemper, -in which the absurdity of such notions is exposed etc. London, 1755. - -JOURNAL of the Plague at Marseilles, in the year 1720. London, 1722. - - -K - -KELLWEY (Simon), a Defensative against the Plague. London, 1593. - -KEMP (W.), a brief Treatise of the Nature of the Pestilence. London, -1665. - - -L - -LOBB (Theophilus), Letters relating to the plague and other contagions -distempers. London, 1745; in-8.vo. - -LODGE (Thom.), Treatise of the plague. London, 1603; in-4.to. - - -M - -MAC-GREGOR, Medical Sketches on the expedition of the army ecc. London, -1804; in-12.º. V. Bibl. Britann. Sciences et Arts, an. 1805. Vol. -XXVIII. p. 354 e seg. Vol. XXIX. p. 134. Vol. XXV. p. 129. e seg. - -MACLEAN (Charles), Results of an Investigation respecting epidemic and -pestilential diseases: including Researches in the Levant concerning -the Plague. London, 1817. Two Vol. 1818; in-8.vo. - -MÉAD (Richard), a Short discourse concerning pestilential contagion and -the methods to be used to prevent it. London, 1720 et 1744; in-4.to. - -MILLER (John.), a Plan for extirpation of the plague. App. ad -Observations on the change of public opinion in Religion and medicine. -London, 1805; in-4.to. - -MITCHILL, in medicinal Repository Vol. IV. N. 3. Art. II. - -MORELAND OF YORK, Treatise of the Plague. London, 1721. - -MOSELEY, Miscellaneous Observations, and Treatise on fogar etc. - - -O - -OBSERVATIONS on the causes of the London plague in 1665. App. ad Essay -on the nature, and causes of the influence. London, 1803; in-8.vo. - - -P - -PHAYER (Thomas), Regiment of Life-Treatise of pestilence etc. London, -1596: ristampato nel 1722. - -PORTER (Jakob), Observations on the Turks, 2.de edit. - -PRACTICE OF PHYSICK (The moderne), etc. Art. Plague. V. Bibl. Britann. -an. 1802. Vol. XX. et XXI. Vol. XXII. p. 133. - -PRINGLE (J.), Rational Enquiry in to the Nature of the Plague. London, -1722. - -PYE'S, Discourse of the plague. London, 1721. - - -R - -REMARKS (the), lately published on three Treatises, and with some -additional notes. London, 1722. - -ROSE (Philip.), A theorico-practical Treatise of the Plague. London, -1721. - -RUSSEL (Patrik), Treatise of the plague. London, 1791; in-8.vo. -Tradotto in tedesco Lipsia, 1792. - -RUSSEL (Alexander), the natural Hystory of Aleppo. London, 1756; -in-4.to. - -RYMER (James), an Essay on pestilential Diseases. London, 1805. - - -S - -SHORT, A General Chronological-History of the Air, Weather, Seasons -etc. London, 1749. Vol. I. p. 201. - -SKINNER (Joseph), On the late Plague ecc. (Phil. mag. 1815.). V. Bibl. -Britannique N. 479. 480. Dec. 1815. - -SMITH, in medical Repository 1799. Vol. II. N. 4. Art. 1. - -SPRAT (Thom.), the plague of Atens. London, 1676. - -STATUTES and ORDERS against the afection of the plague. London, 1630; -in-4.to. - -STUBBES, epistolary Discourse concerning phlebotomy etc. V. Haller. -Bibl. Med. Pract. III. p. 131. - - -T - -THOMPSON (G.), Loimotomia. London, 1666. - -TREATISE a much profitable against the pestilence etc. London, 1634; -in-12.º. - -TULLY, the History of Plague as it has lately appeared in the Islands -of Malta, Gozo, Corfu, Cephalonia etc. London, 1821; in-8.vo. - - -W - -WEBSTER, a brief History of pestilential Diseases etc. London 1800. V. -Medical Repository Vol. III. N. III. News N. 3. - -WILLIS, on the plague. London, 1631; in-8.vo. - -WILSON, Treatise on febrile Diseases. Vol. II. - -—— —— History of the British expedition to Egypt. - -WITTMANN, Travels in Turkey 1803; in-8.vo. Vedi A. L. Z. 1809. p. 143. - - -IN ALTRE LINGUE - -ACEVEDO (Petr.), Remedios contra la pestilencia. August, 1589; in-8.vo. - -ALCANES (Luis), Regimento preservativ y curativ de la pestilencia; -in-4.to. - -ALVARES (Thom.), Regimento para preservar de la peste. Coimbra, 1569. - -BARBA (Petr.), Resumta de la materia de peste. Madrit, 1648; in-4.to. - -BURGOS (Alonzo), Tratado de la peste ecc. Corduba, 1651; in-4.to. - -CARTAGENA (Petr.), Sermon en medicina para preservarse en tiempo -dannado 1522; in-4.to. - -DE FREYLAS (Alonz.), Conocimento curacion y preservacion de la peste -ecc. Jen. 1605; in-4.to. V. Haller. Bibl. Med. Pr. II. p. 377. - -GIL (J. Batt. Vicent.), Relacion y discurso de la essencia, -preservacion, y curacion de las infermidades pestilentes, que tuevo in -la ciudad de Valencia an. 1647. Valencia, 1648; in-4.to. - -LEYVA (Mich.), Remedios preservativos para el tiempo de peste y otras -curiosas experiencias. Madrit, 1597; in-8.vo. - -MORATO (Franc.), Tratado para preservar da mal de peste. Coimbra, 1626; -in-4.to. - -PEREZ (Antonio), Tratado de la Peste, y sus causas. Madrit, 1598; -in-8.vo. - -ROSENSTEIN (Rosen), Tal om Pesten ecc. Stokholm, 1772. - -SALGADN (Diego Bianco), Tratado de la epidemie pestilente, que padece -de la civdad de Malaga an. 1678 et 79. Malaga, 1679; in-4.to. - -SARDO (Porcel.), Informacion y curacion de la peste di Saragossa. -Saragossa, 1565. - -SASARIEGO (Jo. Gimenez), Tratado de la Peste, sus causas, preservacion, -y curacion. Antequera, 1602; in-4.to. - -SEMMEDO (J. Curvo), Tratado de Peste. Lisbon, 1688. - -SLESZKOWSKI, O ustrzézenin y leczenin morowego powietrza. 1625. - -DE TORRES (Diego), Medicinas preservativas y curativas de la -pestilencia. Salamanca, 1485; in-4.to. - -DE VIANA (J.), Tratado de Peste, sus causas, y curacion, y el modo, que -se a tenido en curar les secas y carbuncos pestilentas, que an aprimido -la civdad de Malaga el an. 1637. in-4.to. - -UMIASTOWSKI (Petar), Nauha o morowym powietrzu. 1591. - - -ARISTOTELES, Problemat. T. II. Sect. I. Quaest. 8. p. 521. - -BARBIERI (Co. Lodovico), Deposito di Pensieri utili alle scienze. Cap. -XVI. Della Peste propriamente detta; sua causa più propria, metodo -della cura, ec. Vicenza, 1780; in-8.vo; pag. 78. - -GADDESDEN (Joannes), Rosa anglica, seu Practica medicinae. Papiae, -1492; in-fol. - -LEMAITRE (P.), Les très-approuvés remedes et préservatifs contre la -Peste et l'Epidémie. Paris, 1623. - - -_OSSERVAZIONI ed AVVERTENZE generali intorno alle premesse -bibliografiche Notizie._ - -Quantunque io abbia usato ogni maggior diligenza e studio nel -raccogliere e compilare queste bibliografiche Notizie, le quali vengono -a formare un catalogo molto più ampio di ogni altro finor pubblicato -su questo suggetto; pure sono ben lontano dal credere che il lavoro mi -sia riuscito completo. Molte Opere sull'argomento della Peste, e sulla -pubblica Amministrazione Sanitaria non vi saran registrate, poichè -non mi venne fatto di conoscerle, nè di trovarle descritte. Feci però, -quanto meglio ho potuto; nè in questo fatto mi valse il desiderio di -fare di più; dirò per altro al caso mio con uno scrittore autorevole: -_Vita brevis, libri multi, nummi parci, tempus arctum_. Quelli che -verranno dopo di me, lavorando sopra questa materia, potranno più di -leggieri correggere ed ampliare l'opera mia. Io mi sono giovato delle -Opere di Plouquet, dell'Adami, dell'Hallero, e di altri parecchi. Il -lavoro lungo e nojoso per sè stesso ha richiesto molto tempo e molta -pazienza. Aggiugni poi le particolari ed avverse mie circostanze, e le -non poche altre difficoltà, che ben conosce per esperienza chi versa su -questo obbietto di letterarj esercizi. - -Ma di quale utilità, dirà taluno, sono queste tue Notizie -bibliografiche? che altro presentano esse fuori di una semplice -indicazione di Autori, d'Opere, di Edizioni? Un così fatto Catalogo -non contribuisce punto ai progressi della scienza o dell'arte. Esso -non è che un soggetto di pura curiosità; uno studio vano di più vana -ed arida letteratura. Sia pur ciò vero; nè altro sia il quadro degli -Autori e dell'Opere che presento, che la serie di una sterile ed arida -sposizione di nomi. Ma questa, che pur potrebbesi dire letteratura -_nominale_, istruisce, e conduce non di rado alla letteratura reale. -L'intendimento umano va passo passo dilatando la sua possanza, e le sue -forze sull'infinità degli obbietti, anche coll'ajuto di apparentemente -piccole cose. - -E di vero, quando in una materia si conoscano gli autori, i luoghi, -i tempi, i titoli e le ragioni delle Opere, quando se ne distinguano -le qualità, quantità e occasioni delle edizioni diverse; quando tra -l'opere di più argomenti sien note e distinte quelle in ispezie, che -all'uopo di ogni scrittore, maestro, od artefice trattino l'argomento, -ch'egli abbia per mano, o di che in sul fatto gli occorra istruirsi, e -su chi e quali con più sicurtà possa egli fondare i consigli e le prove -del suo esercizio; allor si può dire che nell'arte o nella scienza -siesi pur fatto felicemente alcun passo. - -Oltre di ciò; è già manifesto che chiunque una scienza si propone -di coltivare, cerca di aver notizia degli scrittori e delle opere, -e di tutto ciò che alla prediletta scienza in qualsivoglia modo -appartiene; quindi, versando sui respettivi obbietti, la mente ci porta -a considerare e a conoscere le varie fonti donde attinger possiamo -i principj, i mezzi, il corredo per l'esercizio e la pratica della -facoltà che ci siam dati a seguire. L'amor proprio, l'amor della -gloria, il desiderio o il bisogno di novità e d'interesse succedonsi, -e tutti insieme pur anche mettono in foga le potenze tutte dell'anima, -di maniera che ansiose cercano di conseguire il proposto lor fine; -quindi trovano, e non di rado, in questi sussidj di erudizione norma, -direzione, e suffragio. Ma senza più oltre parlare della forza che -tiene sul cuore umano un tema propostosi di grande argomento, come non -dovranno esser gradite, ed accette, per non dir necessarie, tutte sorti -d'idee e di notizie, che c'introducano a mano a mano nel grande stadio, -corso gloriosamente dagli altri? Dalle quali idee io non posso non -confortarmi nella mia intrapresa colla dolce speranza, che si conosca -e si approvi la fatica e il divisamento di far precedere sì doviziosa -suppellettile al generale e particolar Trattato, che sulla Peste mi -dieder mezzo di compilare la sperienza, lo studio, l'osservazione, -e l'analisi in mezzo ai varj crudeli suoi sintomi, ed ai terribili -suoi effetti. E col pensiero tornando sul Catalogo da me compilato, -pur mi conforta il vedere, come tanti chiari ingegni in ogni età e -in differenti provincie con tanto merito ed onore travagliarono su -questo argomento, non risparmiando nè fatica nè spesa, onde fornire -all'uman genere provvedimento e salute. Finalmente la Repubblica -letteraria mostrò sempre di aver buon grado a coloro, che hanno posto -ogni cura, perchè si conservi la memoria di tanti benemeriti ed onorati -Autori, i quali adoperarono il lor sapere e gli studi loro a vantaggio -dell'umanità, facendo conoscere i progressi, e gli effetti delle loro -osservazioni ed esperienze, ed illuminando il corpo sociale sopra -oggetti di salute pubblica col mostrare i pericoli, che ne minacciano, -e il modo di preservarsi dal flagello più terribile e più devastatore -dell'umana generazione. - -Ora scendendo al particolare, d'ordinario si osserva, che ne' casi -dubbj di peste, o già scoppiata, o vicina, da ministri della pubblica -autorità si fa ricorso a chi se ne crede più istrutto e perito. Nè è -raro, che in così fatte emergenze a dare un giudizio, da cui spesso -dipende la sorte delle popolazioni, o a sostener pubblici ufizj -sanitarj, pur troppo per l'importanza loro gravissimi, sieno chiamate -alcune persone, le quali, sebben fornite d'un titolo legale in alcuna -parte dell'arte salutare, non di meno manchino delle necessarie -cognizioni politico-sanitarie: o veramente altre tali, che, quantunque -addette a tutt'altro mestiere, pure o in riguardo de' vecchi sistemi, -o per qualche combinazione sono collocate ad agire nella carriera -Sanitaria, mancanti però affatto de' lumi, e delle respettive -cognizioni. Or sì gli uni, che gli altri possono a queste fonti -giovarsi, perchè l'opera loro in sì duri frangenti torni a profitto -della patria e della nazione. Essi impertanto vi troveranno una guida -facile per rinvenire que' lumi, de' quali abbisognano, e con minore -fatica e minor dispendio di tempo, ch'è prezioso in ogni circostanza -della vita, ma specialmente nelle calamitose congiunture di peste. -Per sì facile mezzo ecco ripari opportuni al male, e all'onore ed al -nome del magistrato, del medico, o di chi altro sia eletto ministro e -provveditore. - -L'uomo di lettere, il saggio, ed il perito non avrà forse bisogno -d'indici e di cataloghi; ma non per questo inutile o grave tornerà a -lui il vedersi registrato ordinatamente sì copiosa serie di autori. -Nè a persuadernelo credo necessarie le già dette, nè altre ragioni da -dirsi a prova della utilità di questo lavoro. In fatti il letterato -o per troppe brighe o per moltiplicità di notizie e d'idee è talora -sì inviluppato ed oppresso, che gli può tornar di sollievo e di -scorta il trascorrere un elenco, e 'l trascegliere, quale autore -più e meglio per la reminiscenza conosca aver trattato la materia, -ch'ei si trova fra mani. Di questo ajuto è più verisimile ch'egli -abbisogni nelle calamitose e difficili congiunture di peste, nelle -quali la mente agitata da continue angustie e timori, e sopraffatta -da passioni diverse trovasi spesso in tumulto; perchè stando più -confuse le idee, e le urgenze vie più premendo, più difficile anche -ne suol venire il ritrovamento e la scoperta dei più saggi scrittori. -Di questo mezzo allora ei si giova non solo per riandare su idee -utili, ma specialmente per risparmiare un tempo prezioso, il quale -nel cercare tra proprj libri un oggetto d'altra parte fors'anche -noto, assai di frequente si perde. In breve, sia vaghezza o bisogno -che s'abbia d'istruirsi nell'argomento della Peste, ed in oggetti di -pubblica amministrazion sanitaria, saran queste bibliografiche Notizie -un mezzo, che conduce a buon fine. Nè val l'opporre: come è possibile -in una selva di tanti libri, indicati soltanto, conoscere i buoni, -gli utili, e sceglier quelli, che facciano meglio al caso proprio, ed -ai bisogni instantanei corrispondano in tutto? Un solo catalogo di -autori e di titoli non basta per far conoscere altrui ove all'uopo -trovar si possa medicina e riparo alla ferocia ed urgenza del male. -Non val l'opporre, io dissi, giacchè non è un Catalogo, donde riparo -e medicina cercar si voglia, ma bensì da un Catalogo destar nozioni e -principj, de' quali potersi all'uopo fornire, e provvedersi l'autore, -che si conosca, o per la propria o per l'altrui sperienza, far meglio -al proposito. Conciossiachè ogni libro d'una materia per naturale -principio si sa contenere almeno su quel soggetto alcune generali -avvertenze, le più conosciute sperienze e nozioni; in una parola, la -disciplina, il metodo, la dottrina seguita in quelle date occasioni, -per le quali s'è scritto. Di più; e chi non sa quasi tutti aver poi -coteste generali nozioni e regole vicendevolmente seguite? Ma de' -più recenti parlando, è ben chiaro, come che la filosofia, la storia -generale, la fisica scienza, e la chimica, a' nostri tempi salite -in alto grado di cognizioni e di forza, anche da queste fonti sonosi -ampliate; così pure la facoltà di combattere questo truce e maligno -nemico dell'umana specie. Quindi giova avvertire che i più recenti fra -gli autori, al confronto degli altri, hanno in se raccolto un maggiore -corredo di cognizioni atte a fiaccarne la tremenda possanza. Il perchè -un catalogo, che sponga, come degli antichi, così de' più recenti -scrittori il nome ed il titolo, e che delle varie opere loro distingua -i tempi e le classi, dovrà risguardarsi come un'ottima guida, un utile -scorta, ancorchè materiale, capace di condurci allo scopo desiderato. - -Ma per entrar al fine nel midollo del mio suggetto, e per agevolar -altrui il pro, ch'io me ne sono proposto, alla conoscenza, alla -scelta, e all'uso de' libri da me registrati gioveran forse le seguenti -generali avvertenze. - -Ancorchè i filosofi ed i storici antichi Greci e Latini molto prima -de' medici abbiano conosciuto la contagione della peste; e fra gli -altri Tucidide, Aristotele, Dionisi d'Alicarnasso, Diodoro di Sicilia, -Appiano d'Alessandria, Anna Comneno, Evagrio, Procopio, Eusebio -Panfilo, Tito Livio, Ammiano Marcellino, Boccaccio, e tanti altri, -della qualità sua attaccaticcia più o meno chiaramente ne abbiano -scritto; quantunque tra gli autori che fiorirono prima del secolo -XV s'abbiano pur ottimi precetti intorno la peste e le malattie -contagiose; e li provvedimenti politico-sanitarj de' Veneti del -secolo XIV, quelli del Governo di Milano, e d'altre principali città -d'Italia ottimi suggerimenti preservativi contengano; pur si vuol -tenere, che le più chiare idee della peste e dei mezzi da ripararla -debbonsi agli autori del secolo XV, e particolarmente a quelli del -secolo XVI. _Raimondo da Vinario_, _Guido da Cauliaco_, autori del -secolo XIV, ricordarono appena, che fosse pericoloso il trattar coi -malati di peste, e con quelli, che venissero da siti appestati, ma -non conoscevano nè i mezzi nè i modi del purificare le robe infette, -nè quelli del ripararsi dall'infezione, come dottamente prova l'Autor -degli Annali Universali di Medicina. _Marsilio Ficino Fiorentino_, -_Alessandro Benedetti_, Veronese, scrittori del secolo XV hanno tra -i primi divulgata la nozione del contagio; ma le vere cognizioni -intorno il contagio, e le più chiare idee della peste e dei mezzi di -preservazione si debbono specialmente agli autori del secolo XVI. Gli -antichi medici non avevano per così dire idee dei contagi, o quali -ne avevano, erano poche ed imperfette. La maggior parte da vizio -nell'aria, da corruzione dell'aria, da un'aria velenosa la contagion -ripetevano. Il perchè, quasi tutti raccomandarono i vieti bezoardici, -l'accensione de' fuochi, la purificazione dell'aria con sostanze -odorose, per difendersi dall'infezione e per estinguer la peste. Altri -le cagioni di essa da influsso degli astri e delle stelle derivarono, -altri dagli influssi terrestri; e v'ebbero pur anco autori e diversi -del secolo XVII, che non seppero svincolarsi da tali ridicole opinioni. -In fatti pubblicò il _Leto_ proceder la peste dalla sostanza del -cielo (Parigi, 1621), l'_Helbling_ essere ingenerata la peste da un -triplice ente, cioè divino, degli astri, naturale (Friburg, 1615), -l'_Artmanno_, nell'aria consistere le cagioni della Peste (Regiom, -1687), il _Bartolino_, Consiglio per correggere l'aria pestilenziale -(Hafn., 1654), _Giovanni Giovane_ de' Medicamenti _Bezoardici_, il -cui uso preserva dalla Peste (Antwerp. 1585), il _Lasson_ essere il -bolo armeno rimedio della Peste (Parigi, 1575), il _Limbisano_ dal -terremoto, come cagion della Peste (Napoli, 1629), ed altre si fatte -opinioni. Per molto tempo i mali contagiosi sono stati insieme confusi -coi mali epidemici, e ad onta degli insegnamenti di valenti scrittori, -per lungo tempo la peste è stata dai medici confusa con altri morbi. -Dal Fracastoro incominciarono i medici occuparsi di proposito di -questa materia gravissima. A lui dobbiamo di essa le vere e più -esatte nozioni; non che al Sennert, al Lancisi, a Prospero Alpino, al -Sydenham, al Mead, allo Schmid, ec. - -L'altro ricordo, che gioverà aver presente intorno la scelta dei -libri, si è di guardarsi cautamente da quegli autori, che, sedotti da -soverchio amore per la propria opinione, o vaghi di singolarizzarsi, -dichiararonsi oppugnatori della _comunicabilità_ della peste; e ad onta -delle immense stragi, che ha menate cotesto flagello desolatore, non -ostante le osservazioni in tutti i tempi, su tutti i luoghi, l'opinione -di quasi tutti gli scrittori, ed il generale consentimento, sostennero -la non contagione della peste. Questa opinione è stata una delle -più funeste all'umanità, come quella, che trasse sovente le troppo -credule Magistrature nel gravissimo errore di abbandonare le necessarie -cautele di Sanità; quella, che mantenne la dissensioni e contraddizioni -fra i medici, e quella certa dubbiezza fra le popolazioni, da cui -derivarono incalcolabili danni. D'altra parte, fra gli oppugnatori -della contagione della Peste si noverano scrittori per autorità e -rinomanza riputati ed illustri; p. e. lo _Stoll_ nel 1774 (_Ratio -medendi V. II. p. 59._) nega alla peste la qualità attaccaticcia. -Questa stessa opinione è sostenuta dal Protomedico _Ferro_ nel 1782 -_von der Ansteckung der epidemischen Krankheiten und besonders der -Pest. Leipzig_, 1782. _Allgemeine deutsche Bibl. LIII. p. 387. Tüb. -Anz. 1785. p. 205_, da esso poi emendata nel 1787. _Nähere Untersuchung -der pestansteckung, nebst zwei Aufsaetzen von der Glaubwürdigkeit der -meisten Berichten der Moldau und Walachey, und der Schaedlichkeit der -bisherigen contumazen von D. Lange und Fronius_. L'_Assalini_ nel 1801 -riproduce la medesima opinione della non comunicabilità della peste -(_Riflessioni sopra la Peste di Egitto. Anno IX. 1801._). Il _Webster_ -scrisse nel 1800 un'opera in due volumi, nella quale si sforzò di -provare che la peste, la scarlattina, la petecchiale, la febbre -gialla non sono contagiose (_A brief History of pestilential Diseases -ecc. London_, 1800.). L'_Adams_ nel 1809 ha sostenuta l'opinione -del _Webster_ (_An Inquiry in to the Laws of epidemie etc. London_, -1809.); e il _Maclean_ nel 1817 e 1818, oppugnatore appassionato -della _comunicabilità_ della peste, giunse per fino ad esporre se -stesso al pericolo di restar vittima del contagio per dar prova della -sua opinione. L'_Hancock_ nel 1821 è dell'opinione del _Webster_ e -del _Maclean_ (_Hancock, Researches in to the Laws and Phenomena of -Pestilence etc. London_, 1821, _Maclean, Results of an Investigation -respecting epidemic and pestilential Diseases ecc. London_, 1817. -1818.). Diversi altri autori molto prima di questi hanno negato -alla peste la qualità contagiosa; tra' quali il _Bouillet_ (_Suite -des Elemens de la Medecine pratique_), il _Dessenius a Cronenbourg_ -(_de Peste Commentarius vere aureus ecc. Coloniae_, 1564.), il -_Jourdan_ (_Pestis Phaenomena ecc. Francofurti_, 1576.), il _Faccio_ -(_Paradossi della Pestilenza. Genova_, 1584.), il _Magirus_ (_von der -Pest. Amsterdam_, 1632.), il _Lange_ (_Rudimenta Doctrinae de Peste. -Viennae_, 1784.), il _Dale Ingram_ (_an Historical Account on the -several Plagues that have appeared in the World since the year 1346: -with an Inquiry into the present prevaling opinion, that the Plague is -a contagions Distemper, ecc. London_, 1755.). Giova assai conoscere -i sostenitori di sì pericolosa opinione per non lasciarsi sedurre in -così grave argomento dalle loro dottrine, le quali, a guisa di quelle -funeste meteore, che spargono una falsa luce sull'orizzonte, sono meno -atte ad illuminare, che più non sieno acconce a danneggiare la terra. - -Ma proseguendo a ragionare sulla scelta de' libri, secondochè occorra, -sarà buon avviso di attenersi a quegli autori pratici, ch'ebbero a -trovarsi in occasione di peste, avendo essi fatte le loro osservazioni -in mezzo alle stragi del morbo, e quasi come sul campo di battaglia. -Questa è la cattedra dell'istruzion più sicura; non quella di coloro, -che lontani dal pericolo, senza aver mai veduto nè peste nè appestati, -fra gli ozj tranquilli de' loro gabinetti letterarj si accinsero a -scriverne, trascrivendo di qua e di là le altrui osservazioni, o al più -i voli seguendo di troppo fervida immaginazione. Chi non si trovò nel -caso di peste, difficilmente si potè formare un'adeguata idea di questo -morbo esiziale; quindi è pur inverisimile, ch'ei possa dirette nozioni -altrui sporre. Gli scritti di un autore, a cui toccò di osservare da -presso una o più pestilenze, hanno un certo carattere solenne di verità -e d'interesse, che li dee far distinguere di leggieri, per chi non è -ignaro della materia, da tutti gli altri appartenenti ad autori, che -non siensi trovati a trattare sì luttuoso argomento. Dovendo scegliere, -specialmente in parità di circostanze, sarà sempre meglio preferire gli -originali alle copie. - -In oltre giova avvertire, che una fatale ripetuta sperienza ci ha -finor dimostrato, che nel morbo della peste sono pericolosissimi in -pratica gli autori teoretici, i fautori di sistemi, e d'ipotesi, li -quali talvolta assai più della peste medesima riescon fatali. Una -prova di questa verità ci offrono le funeste, e terribili conseguenze, -che nella desolatrice peste di Marsiglia del 1720 ebbero le false -opinioni teoretiche di _Chicoyneau_, _Saulier_, _Verney_, sull'indole -di questo morbo; i quali, educati alla scuola, e nelle false dottrine -di _Chirac_ professore a Montpellier, uomo per altro celeberrimo a que' -tempi, ma che non avea mai veduto la peste, non seppero rinunziare -all'abbracciato sistema, e alle dottrine ricevute dal loro maestro, -malgrado l'evidenza dei fatti ed i furori di un contagio sterminatore, -ostinatisi a considerare la malattia, come una febbre perniciosa bensì, -ma non contagiosa. Ciò sciauratamente avvenne in varj altri casi -di pestilenza per la suddetta cagione di false opinioni teoretiche, -e di una fatale insistenza nell'attenersi alle abbracciate ipotesi -sistematiche. Nell'argomento specialmente della _peste_, ed in ogni -altro di malattie epidemiche e contagiose i fatti, quanto più nudamente -e fedelmente esposti si trovano, tanto meglio di essi ne comparisce -l'importanza, tanto più utile ed istruttiva ne riesce la storia. - -Or io non m'intratterrò a dar un giudizio sul merito di ciascheduna -Opera in particolare. Ad eseguir ciò, come converrebbe, troppi mezzi, -più tempo e dottrina, ch'io non ho, ci vorrebbero. - -Premesse tutte queste nozioni, a guida dei più inesperti, a' quali -potessero tornar giovevoli le sopraccennate bibliografiche notizie, -additerò alcuni autori, che della Peste han trattato, secondo me, in -modo più singolare e opportuno, per quanto m'è riuscito di raccogliere. - -Questi sono l'_Ingrassia_, il _Massaria_, il _Diemerbroek_, il -_Peima da Beinthema_, l'_Hodges_, il _Sorbait_, il _Sydenham_, il -_Werlosching_, il _Schamschy_, il _Benza_, il _Mead_, il _Fornes_, il -_Deidier_, lo _Schreiber_, il _Paris_, il _Minderero_, il _Bertrand_ -(_Gio. Battista_), il _Mertens_, il _Semolovitz_, l'_Orreo_, il -_Russel_, il _Chenot_, lo _Schraud_, il _Valli_, il _Foulkner_, il -_Mac-Gregor_, il _Foderé_, il _Romani_, il _Grohmann_. Non altrimenti è -da tenere degli altri tutti, che fecero parte della Spedizione Francese -in Egitto, che furono il _Desgenettes_, il _Lerroy_, il _Pugnet_, il -_Savaresi_, il _Frank_, il _Sotira_, l'Autore _du Courrier de l'Egypte_ -ecc., così pure le dottrine di alcuni celebri uomini, che senza esser -medici hanno dato al pubblico trattati, e descrizioni sulla Peste, -di un merito, che vince d'assai quelle di molti medici: e sono il -_Card. Gastaldi_, il _Padre Maurizio da Tolone Cappuccino_, il _Padre -Antéro Maria da s. Bonaventura_, il _Turriano_, il _Mazzucchelli_, -il _Muratori_, il _Cav. Azuni_; il _Papon_, lo _Scudéri_, il -_Boccaccio_, _Marsilio Ficino_, il _Rondinelli_, il _Ripamonti_; la -più parte de' quali raccolsero le loro osservazioni di mezzo alle -terribili devastazioni della peste. Così pur è da dire di tanti altri -rispettabili pratici, che trovaronsi in occasioni di Peste, e che -sodamente di essa ragionarono, come sono il _Fracastoro_, il _Cardano_, -il _Bairo_, il _Massa_, _Valesio da Bourgdieu_, _Prospero Alpino_, il -_Capivaccio_, _Roderico_ e _Pietro da Castro_, il _Susio_, il _Moller_, -il _Landi_, il _Rinci_, _Gio. Battista Gemma_, il _Barbette_, il -_Daciano_, l'_Alfano_, il _Pona_, il _Managetta_, il _Lebselter_, il -_Dornkrell_, lo _Schoenborn_, il _Bokel_, il _Garnerio_, il _Settala_, -il _Sestini_, l'_Imperiale_, il _Pasini_, il _Righi_, il _Redlich_, il -_Ghisellero_, il _Giberti_, il _Fabroni_, il _Rivino_, il _Kanold_, -il _Gottwald_, lo _Sthaar_, il _Pichari_, il _Daver_, l'_Astruc_, il -_Loob_, ed altri molti, ch'io non conosco, o de' quali non ho ancora -chiara l'idea. Che se si abbia vaghezza o bisogno d'istruirsi di -cose relative alla storia generale, ovvero alle varie epoche delle -Pesti, converrà ricercarle principalmente fra i Cronologisti; e -sono l'_Adami_, il _Graziolo_, il _Gastaldi_, il _Padre Kirchero_, -il _Lebenswaldt_, il _Cavriolo_, l'_Agricola_, il _Tarcagnotta_, il -_Platina_, il _Musanzio_, e tanti altri ancora a me ignoti. - -Intorno poi a que' Regolamenti Politico-Sanitarj, che le varie città -e provincie, e i differenti Governi stabilirono a loro difesa, e che -costituiscono altrettanti codici di leggi e di editti sanitarj, non -mi fo lecito di darne giudizio. Questi Regolamenti parziali hanno -immediato rispetto alle circostanze particolari de' luoghi, de' -costumi, usi, ordini, vizj, bisogni, ecc. dei differenti paesi. Ciò -ch'è buono in un luogo, può non convenire ad un altro. Fra i molti -che ho indicati nel Catalogo bibliografico, potendosi scegliere, -gioverà forse preferire quello o quelli che appartengono a città o a -provincie costituite in parità di circostanze; e che alla situazione, -usi, bisogni, ecc. della provincia, minacciata o colpita, più van da -presso. Si avverta in oltre che i paesi e le provincie più soggette -alla peste, quelle cioè che sono state istrutte da una maggiore e -più trista sperienza, posseggono d'ordinario i migliori Regolamenti; -mentre le provincie e le città più lontane dal pericolo della peste, -e meno soggette a questo flagello, o non hanno Regolamenti, o gli -hanno viziosi e imperfetti. I Regolamenti Sanitarj de' Veneziani -contenevano, relativamente ai tempi, in cui sono stati scritti, ben -ottimi provvedimenti preservativi, specialmente per quanto riguarda -le sospette comunicazioni dalla parte di mare; nè si può contendere -ai Veneti la gloria di essere stati in questa specie di scienza i -primi maestri delle altre nazioni. Ottimi provvedimenti preservativi -pur anco contengono i Regolamenti Sanitarj di varie città e provincie -della Germania ma questi si riferiscono specialmente alle sospette -comunicazioni dalla parte di terra. Molti porti e lazzeretti di Europa -hanno ora dei Regolamenti eccellenti; ma questi Regolamenti non sono di -pubblico diritto, e si custodiscono per lo più con una certa gelosia, -che non favorisce il progresso delle idee, e delle scienze. Intorno -ai principali lazzeretti di Europa si potrà consultare l'opera di -_Howard_, che ne ha scritto _ex-professo_. - -Finalmente a mio credere le Opere sulla Peste troppo voluminose, -troppo lunghe, quelle che contengono molti dottrinali e molte parole, -e che non sono scritte con chiarezza e precisione, non giovano gran -fatto, sono di poca o nessuna utilità in tempo di peste, per quelli -specialmente che aspettano quell'occasione per istruirsi, accesosi -in loro il desiderio d'imparar a schivare il pericolo, quando sta -loro alle spalle, restando allora appena tempo di adoperare i mezzi -necessarj al salvarsi. La chiarezza, l'ordine, la disposizione piana -e regolare degli argomenti, una tessitura facile, e tale che ne -porti l'effetto di ritrovar prontamente e per ogni caso l'occorrente -istruzione, sono qualità pregevolissime in ogni opera di qualsivoglia -materia; ma particolarmente si rendono qualità essenziali e utilissime -nelle Opere, che trattano della Peste o della pubblica Amministrazion -Sanitaria. - - - - -SERIE - -DI TUTTE LE PESTILENZE PIÙ MEMORABILI - -DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE - -SECONDO LA CRONOLOGIA COMUNEMENTE SEGUITA - -AGGIUNTEVI RESPETTIVAMENTE - -LE COSE PIÙ CONSIDEREVOLI - -CHE LE ACCOMPAGNARONO. - - - _Quemadmodum prosperarum rerum meminisse aliquid in se et - voluptatis et utilitatis habet; ita pariter infaustos eventus - subinde memoria revolvere est decorum: hos nempe omni studio - evitare satagendo, illas consectando._ - - - - - SERIE CRONOLOGICA - - DI TUTTE LE PESTILENZE MEMORABILI - DAI PIÙ REMOTI TEMPI FINO AL PRESENTE. - - -È necessario che l'uomo s'istruisca colla sperienza del passato -per cessare i pericoli ed i mali, a cui va incontro, percorrendo il -cammino della vita. Alla scuola dell'avversità suol esso apprendere le -grandi lezioni. Questo maestro eloquente ed imperioso giugne alcuna -volta ad illuminarci, a spogliare del loro prestigio gli errori, -che ci traviano, a farci ammirare la verità, che sfugge alle nostre -ricerche, e a trarci dal precipizio, in cui eravam per cadere. Noi -fortunati, se le disgrazie altrui potranno servire per noi di lezioni -salutari; ed anzi che della nostra sapremo profittare dell'altrui -sperienza! Io mi accingo a presentare un quadro spaventevole di -calamità e di stragi prodotte dalla Peste in varie epoche, presso -popoli diversi, fra differenti nazioni, in un gran numero di città, di -paesi, e di provincie. Non vada perduto questo lavoro, rivolto al bene -dell'umanità. La vista e la conoscenza di tante sciagure parlino al -nostro cuore un linguaggio eloquente ed efficace, onde farci scorgere -la verità nel suo vero sembiante, e sentire in così grave argomento -i suggerimenti della prudenza e della ragione. Se i favori della -sorte ci corrompono, se la gradevole prospettiva del piacere e della -gloria ci seduce e ci inebria; l'aspetto di tanti mali, che desolarono -la terra, francheggi la nostra virtù, animi la nostra attività, e -la nostra costanza, onde porre in pratica tutto quello ch'è stato -riconosciuto più atto ad iscansare il pericolo di simili calamità, -ed a guarentirci da questo orrendo flagello, che, dovunque s'insinua, -moltiplica intorno a se ad ogni passo la miseria e la morte. In Europa -la severa osservanza di saggi Regolamenti Politico-Sanitarj, la buona -scelta di persone deputate al Sanitario Ufizio, l'incoraggiamento ed -il premio accordato ai buoni servigi ed al merito, sono i veri mezzi, -ed i più sicuri di prevenire la peste, e di allontanarne il pericolo. -Però la maggior parte degli uomini volgono altrove i loro sguardi da -tutto ciò, che può rattristarli; non vogliono nè vedere i mali, nè -pensarvi, nè sentirne parlare. Non cercano che il piacere, e non fanno -che correr dietro ad esso senza mai raggiungerlo. Conosco pur troppo -che l'orgoglio, la vanità, l'interesse, la gelosia, mettono spesso -fra noi e la verità un'insuperabil barriera. Quindi si fugge ciò, che -vorrebbe richiamarci al serio pensare; si disapprova tutto ciò, che -ne rimprovera i nostri falli e la nostra indolenza. D'altra parte ciò, -che lusinga le nostre inclinazioni, di leggier si crede e si adotta: ma -taccia per poco la voce prepotente ed energica della passione; si gitti -uno sguardo sull'aspetto miserando delle orribili sciagure accagionate -dalla peste, e si cessi dall'indifferenza e dall'egoismo sopra un -soggetto sì grande, che sì da vicino risguarda la prosperità pubblica e -privata delle nazioni. - -La peste è l'inimico più grande degl'Imperi e degli Stati, dappoichè -essa gli spopola, e colla distruzione de' suoi abitatori v'introduce -lo squallore e la miseria. La peste minaccia tutti gli uomini -indistintamente di ogni classe, di ogni condizione, d'ogni età. Tutti -dunque siamo chiamati da un interesse comune a riunirci per combatterla -e allontanarla. - -Un popolo, ricco di trofei, di monumenti, di gloriose geste, di nomi -illustri, di eroi, non sarà mai così grande quanto quello, i cui -cittadini impiegarono i loro talenti, le loro virtù, i loro mezzi -per conservare fra la società il prezioso tesoro della salute, ed -allontanar dalla patria e dalle famiglie le cause funeste di fisiche -calamità, di miseria, di dolore, di pianto, di malattie, di morti -disperate e immature. Nè sano consiglio è l'abbandonarsi ad una cieca -indolenza per la sola ragione, che ci troviamo in luogo meno esposto al -pericolo. La peste penetrerà più facilmente e farà più stragi, quanto -più ci troverà alla scoperta. Chi non ha imparato a combattere questo -crudele nemico, chi non istà in guardia contro i suoi assalti e le sue -insidie, d'ordinario resta irreparabilmente la vittima degl'inattesi -suoi colpi. È vero, che i progressi delle scienze e delle dottrine -hanno minorato fra le nazioni più colte il pericolo; ma dovunque sia -grande la cupidigia dell'oro, l'amore delle ricchezze, è sempre aperta -la via a questo morbo crudele per introdursi sconosciuto sin là, dove -meno si veglia per difendersi da suoi attacchi. - -Passo infrattanto ad indicare le varie epoche più celebri della peste, -e le stragi più memorabili di questo mostro omicida. Alziamo la cortina -del quadro con quel certo rispetto, ch'è dovuto alla sventura; e -a' piedi di esso scriviamo a caratteri indelebili la sentenza di un -illustre filosofo: - -«Bisogna profittare delle lezioni salutari del passato, gittar gli -occhi sul presente senza debolezza, e sull'avvenire senza illusioni». - -Io non garantisco punto, che tutte le mortalità descritte dagli -storici e dai cronologisti sieno state l'effetto della vera peste, -o sì veramente di altre malattie epidemiche e d'indole somigliante, -colle quali ne' primi tempi, e fino agli ultimi secoli, per soverchia -riverenza ai dogmi degli antichi padri dell'arte, la peste soleva esser -confusa. Quindi mi accingerò a dare i pochi cenni storici sopraindicati -intorno le principali e le più celebri pestilenze, cominciando dalla -più antica, che sia conosciuta, cioè da quella dell'anno del mondo -2443 fino al giorno d'oggi, attenendomi fedelmente in questa parte -all'opinione de' sovraccennati storici e cronologisti; dacchè non è del -mio assunto prender ora in esame le differenti loro opinioni. - - -ANNI DEL MONDO - -SECONDO L'ERA LA PIÙ COMUNE. - -Anno del Mondo 2443. La più antica pestilenza conosciuta, secondo -le più diligenti ricerche, è quella dell'Egitto accaduta l'anno del -Mondo 2443, sotto il regno di Remesse, padre di Amenofi ed avo di -Sesostri[5]. In quest'anno quasi tutte le città dell'Egitto furono -colpite dal morbo pestilenziale; il qual, propagandosi successivamente -per le provincie confinanti, si arrestò alla fine nell'Etiopia, ed -ivi scaricò tutto il suo furore, desolando quella vasta provincia -dell'Affrica. (_Exod. cap. 7. 8. 9. 10. 11. Euseb. in Chronic. Franc. -Piense in Chronolog. Pest. V. Gastaldi de avertenda et proflig. Peste. -Cap. II. p. 9. et seq._). - -A. del M. 2500. Dall'Egitto e dall'Etiopia la peste non tardò molto -a propagarsi nella Grecia, dove si manifestò nell'anno del mondo -2500, sotto il regno di Eaco avo di Achille, e padre di Peleo. Per -lungo tempo la Grecia ebbe a soffrire que' gravissimi e spaventevoli -disastri, che accompagnano d'ordinario questo morbo devastatore, -sotto i cui orribili colpi parecchie migliaja d'individui vi restarono -vittima. Questa peste fu una delle più crudeli e terribili, ed Ovidio -ne la descrisse con molta eleganza e virtù di eloquenza, come al -leggerla si può riconoscere; piacendomi a questo fine di riportarla, -come farò di altre simili descrizioni. - - DESCRIZIONE DELLA PESTE DI EGINA - - OVID. _Metamorph. VII. v. 523_. - - Dira lues ira populis Junonis iniquae - Incidit, exosae dictas a pellice terras. - Dum visum mortale malum, tantaeque latebat - Causa nocens cladis; pugnatum est arte medendi. - Exitium superabat opem; quae victa jacebat. - Principio coelum spissa caligine terras - Pressit; et ignavos inclusit nubibus aestus. - Dumque quater junctis implevit cornibus orbem - Luna; quater plenum tenuata retexuit orbem, - Letiferis calidi spirarunt flatibus Austri. - Constat et in fontes vitium venisse, lacusque; - Milliaque incultos serpentum multa per agros - Errasse; atque suis fluvios temerasse venenis. - Strage canum prima, volucrumque, oviumque, boumque, - Inque feris subiti deprensa potentia morbi. - Concidere infelix validos miratur arator - Inter opus tauros; medioque recumbere sulco. - Lanigeris gregibus, balatus dantibus aegros, - Sponte sua lanaeque cadunt, et corpora tabent. - Acer equus quondam, magnaeque in pulvere famae, - Degenerat palmae, veterumque oblitus honorum - Ad praesepe gemit, leto moriturus inerti. - Non aper irasci meminit; nec fidere cursu - Cerva; nec armentis incurrere fortibus ursi: - Omnia languor habet; silvisque, agrisque, viisque - Corpora foeda jacent: vitiantur odoribus aurae. - Mira loquor: non illa canes, avidaeque volucres, - Non cani tetigere lupi: dilapsa liquescunt; - Adflatuque nocent, et agunt contagia late. - Pervenit ad miseros damno graviore colonos - Pestis, et in magnae dominatur moenibus urbis. - Viscera torrentur primo: flammaeque latentis - Indicium rubor est, et ductus anhelitus aegre. - Aspera lingua tumet; trepidisque arentia venis - Ora patent: auraeque graves captantur hiatu. - Non stratum, non ulla pati velamina possunt: - Dura sed in terra ponunt praecordia: nec fit - Corpus humo gelidum, sed humus de corpore fervet. - Nec moderator adest: inque ipsos saeva medentes - Erumpit clades; obsuntque auctoribus artes. - Quo proprior quisque est, servitque fidelius aegro; - In partem leti citius venit. Utque salutis - Spes abiit, finemque vident in funere morbi; - Indulgent animis; et nulla, quid utile, cura est; - Utile enim nihil est: passim, positoque pudore, - Fontibus, et fluviis, puteisque capacibus haerent: - Nec sitis est exstincta prius, quam vita, bibendo. - Inde graves multi nequeunt consurgere, et ipsis - Immoriuntur aquis: alius tamen haurit et illas. - Tantaque sunt miseris invisi taedia lecti; - Prosiliunt: aut, si prohibent consistere vires, - Corpora devolvunt in humum, fugiuntque penates - Quisque suos: sua cuique domus funesta videtur. - Et quia caussa latet, locus est in crimine. Notis - Semanimes errare viis, dum stare valebant, - Adspiceres; flentes alios, terraeque jacentes, - Lassaque versantes supremo lumina motu. - Membraque pendentis tendunt ad sidera caeli, - Hic, ubi mors, animam deprenderat exhalantes. - -A. del M. 2543. Gli autori fanno menzione di un'altra gravissima peste, -che afflisse in quest'anno l'Egitto, regnando Faraone. Siccome agli -eccessi della crapula erasi abbandonato il popolo Ebreo, prima che -scoppiasse il morbo, così il luogo stabilito per la tumulazione de' -cadaveri di coloro, che sono periti nel corso di questa pestilenza, -riportò il nome di sepolcri dei golosi, _sepulcra gulosorum_. È -indicato esser stato questo il quinto castigo, con cui venne punita la -durezza e l'empietà di Faraone. (_Exod. cap. 9. Numer. V. et Salian._). - -A. del M. 2583. In questo anno infuriò una terribile pestilenza -nell'Arabia Petréa. Quivi giunto il popolo Ebreo in Sethim, dopo -l'uscita dall'Egitto, si abbandonò agli eccessi di un impuro commercio -colle donne de' Moabiti e de' Madianiti, che abitavano in quelle -vicinanze. Dagli eccessi di voluttà passò questo popolo, ebbro di -vizio, all'empietà ed all'apostasia. Iddio lo punì colla peste, -la quale uccise ventiquattro mille di essi. (_Numer. C. XXV. ex -Paraphraste Chaldaeo, et ex Jacobo Saliano_). - -Alcuni autori fanno menzione di un'altra terribile pestilenza circa -quest'epoca insorta fra il popolo Ebreo, che non fu forse che la -continuazione o la rigerminazione della medesima sopraddescritta, -la quale invadeva improvvisamente sotto l'aspetto di una febbre -inflammatoria. Essa uccise cento quarantasette mille persone. Allora -se ne attribuì la causa al morso avvelenato di alcuni animali volanti -per l'aria, che rutilanti apparivano a guisa di fuoco, e perciò furono -chiamati _igniti_. (_Numer. Cap. XXV. V. Adami Bibl. Loimic. pag. -209._). - -A. del M. 2730. Troja, regnando Laomedonte, padre di Priamo, ed avo -di Ettore, fu colpita dalla peste, colla quale si è creduto, che i Dei -punissero la perfidia del re allora regnante. (_Tarcagnotta Hist. Mund. -Seneca, ed altri_). - - ECCO LA DESCRIZIONE CHE NE LASCIÒ SENECA - - _In Oedipo v. 37. 70. — 124. 201._ - - Non aura gelido lenis adflatu fovet - Anhela flammis corda: non Zephyri leves - Spirant: sed ignes auget aestiferi Canis - Titan, Leonis terga Nemaei premens. - Deseruit amnes humor, atque herbas color; - Aretque Dirce; tenuis Ismenos fluit, - Et tingit inopi nuda vix undâ vada. - Obscura caelo labitur Phoebi soror; - Tristisque mundus nubilo pallet novo. - Nullum serenis noctibus sidus micat: - Sed gravis et ater incubat terris vapor, - Obtexit arces caelitum ac summas domos - Inferna facies; denegat fructum Ceres; - Adulta et altis flava cum spicis cremat: - Arente culmo, sterilis emoritur seges, - Nec ulla pars immunis exitio vacat; - Sed omnis aetas pariter et sexus ruit, - Juvenesque senibus jungit, et gnatis patres - Funesta pestis; una fax thalamos cremat: - Fletuque acerbo funera et questu carent: - Quin ipsa tanti pervicax clades mali - Siccavit oculos; quodque in extremis solet, - Periere lacrimae; portat hunc aeger parens - Supremum ad ignem: mater hunc amens gerit, - Properatque; ut alium regerat in eumdem rogum. - Quin luctu in ipso luctus exoritur novus, - Suaeque circa funus exsequiae cadunt: - Tum propria flammis corpora alienis cremant. - Diripitur ignis; nullus est miseris pudor. - Non ossa tumuli sancta discreti tegunt. - Arsisse satis est; pars quota in cineres abit? - Deest terra tumulis: jam rogos silvae negant. - Non vota, non ars ulla correptos levant. - Cadunt medentes; morbus auxilium trahit. - . . . . . . . . . . . . . . . . - Labimur saevo repente fato. - Ducitur semper nova pompa morti; - Longus ad manes properatur ordo - Agminis moesti, seriesque tristis - Haeret, et turbae tumulos petenti - Non satis septem patuere portae. - Stat gravis strages, premiturque juncto - Funere funus. - Prima vis tardas tetigit bidentes, - Laniger pingues male carpsit herbas. - Colla tacturus steterat sacerdos, - Dum manus certum parat alta vulnus, - Aureo taurus, rutilante cornu, - Labitur segnis; patuit sub ictu - Ponderis vasti resoluta cervix. - Nec cruor ferrum maculavit; atra - Turpis e plaga sanies profusa est. - Segnior cursu sonipes in ipso - Concidit gyro, dominumque prono - Prodidit armo. - Incubant pratis pecudes relictae; - Taurus, armento pereunte, marcet: - Deficit pastor, grege deminuto, - Tabidos inter moriens juvencos. - Non lupos cervi metuunt rapaces; - Cessat irati fremitus leonis; - Nulla villosis feritas in ursis. - Perhibit pestem latebrosa serpens. - Aret; et sicco moritur veneno. - Non sylva, sua decorata coma - Fundit opacis montibus umbras, - Non rura virent ubere glebae. - Non plena suo vitis Iaccho - Brachia curvat. - Omnia nostrum sensere malum. - Rupere Erebi claustra profundi - Turba sororum face Tartarea: - Phlegethonque sua motam ripa - Miscuit undis Styga Sidoniis. - Mors alta avidos oris hiatus - Pandit, et omnes explicat alas: - Quique capaci turbida cymba - Flumina servat durus senior, - Navita crudus, vix adsiduo - Brachia conto lassata refert, - Fessus turbam vectare novam. - Quin Taenarii vincula ferri - Rupisse canem fama, et nostris - Errasse locis; mugisse solum; - Vaga per lucos simulacra virum - Majora viris: bis Cadmeum - Nive discussa tremuisse nemus, - Bis turbatam sanguine Dircen: - Nocte silenti Amphionios - Ululasse canes. - O dira novi facies leti - Gravior leto! piger ignavos - Adligat artus languor; et aegro - Rubor in vultu; maculaeque caput - Sparsere leves: tum vapor ipsam - Corporis arcem flammeus urit; - Multoque genas sanguine tendit. - Oculique rigent, et sacer ignis - Pascitur artus, resonant aures, - Stillatque niger naris aduncae - Cruor, et venas rumpit hiantes. - Intima creber viscera quassat - Gemitus stridens; tunc amplexu - Frigida presso saxa fatigant: - Quos liberior domus elato - Custode sinit; petit is fontes: - Aliturque sitis latice ingesto; - Prostrata jacet turba per aras, - Oratque mori; solum hoc faciles - Tribuere dei; delubra petunt - Haud ut voto numina placent, - Sed juvat ipsos satiare deos. - -A. del M. 2778. In quest'anno la prima volta il crudel malore della -peste si fece sentire in Italia; o almeno l'Italica storia non ci -somministra altra memoria di peste, che sia prima di questa. Gli -Aborigini ed i Pelasgi, popoli Italici, ne vennero colpiti. Orrenda -fu la strage, che ne seguì, e gravissimi i danni arrecati. (_Dionys. -Halicarnass. Lib. I. Euseb. e il Lebenswaldt_). - -A. del M. 2866. La peste si sviluppò in quest'anno fra l'esercito de' -Greci ragunati sotto le mura di Troja. Questo morbo ritardò non solo le -operazioni da essi intraprese contro la città assediata, ma ancora fece -perire un gran numero di persone, fra le quali varj soggetti illustri -per nascita e per valore. (_Omero Iliad. lib. I._). - -A. del M. 2910. Poco dopo l'assedio di Troja, ed il ritorno in Grecia -d'Idiomene e Merione, comparve la peste nella Grecia e nelle vicine -provincie dell'Asia; spopolò Creta, e fece per tutto tristissimi -guasti. (_Herod. in Vita Homer._). - -A. del M. 2940. In quest'anno la città di Azot ed altre quattro città -principali della Palestina furono colpite da atrocissima peste. Essa -flagellò i Filistei, poco dopo ch'essi ebbero sconfitti gl'Israeliti, e -che si sono permessi la profanazione dell'Arca sacra al vero Dio. (_L. -Regum Cap._ V. _v._ 1599. _et Salian_.). - -A. del M. 3017. Quest'è la celebre pestilenza che desolò la Giudea -sotto il regno di Davide, e che uccise in tre giorni settanta mille -persone. Se n'ha menzione in più luoghi delle sacre carte. Davide, re -di Giuda, per isfogo d'orgoglio volle numerare i suoi sudditi. Dio fu -offeso da questa sua vanità; e per punirla gli propose o sette anni di -fame, o tre mesi di guerra, o tre giorni di pestilenza. Davide pentito, -considerando che agevol cosa poteva essere ad un monarca il ripararsi -dai due primi flagelli, si elesse il terzo; e la peste in tre dì fece -morire settanta mille persone del suo popolo. (_Lib. II. Reg. Cap. -XXIV. I. Paralipomenon XXI. Joseph. Flav. Antiquit. Judaicar. Lib. VII. -Cap._ 10.). - - - -SECONDA EPOCA - -ANNI DALLA FONDAZIONE DI ROMA AVANTI LA NASCITA DI GESÙ CRISTO. - -Nell'anno del Mondo 3317, e dalla fondazione di Roma 16, avanti G. C. -738. Insorta guerra per la seconda volta tra i Romani ed i Camerini -sotto Romolo, primo re di Roma, fierissima peste ha desolato questa -città. Questo morbo fu sì fiero, che senza alcun sintomo esterno, e -senza segni precursori di malattia, uccideva improvvisamente quelli, -che avevano la sventura di esserne colpiti. (_Plutarc. in vita Romul. -Dionys. Halicarnass. Lib. II._). - -A. del M. 3347, e Roma 46, avanti G. C. 707. Nell'ottavo anno del regno -di Numa Pompilio la peste si sparse rapidamente e con furore omicida -qua e là per l'Italia; invase Roma, e lasciò in ogni luogo vestigia -d'orrore, e di strage. (_Plutarc. in Vita Num. Pompil._). - -A. del M. 3379, e di Roma 78, avanti G. C. 676. Il Briezio fa menzione -di una peste, che in quest'anno regnò fra i Carni. I Magistrati della -Carnia instituirono giuochi in onore di Apollo, a fine di placare lo -sdegno degli Dei. (_Briez. Annal. Mund. p._ 131.). - -A. del M. 3385, e di Roma 84, avanti G. C. 669. Verso la fine del regno -di Tullo Ostilio, e nel tempo della guerra tra i Fidenati, e i Romani -si è manifestata la peste fra gli abitatori dell'Agro Romano. Si credè -prodotta dalle fetide esalazioni de' cadaveri insepolti. (_Tit. Liv. -Decad. I. Lib. I._). - -A. del M. 3464, e di Roma 163, avanti G. C. 591. L'armata Greca, -che assediava Cirra, durante la prima guerra sacra, fu in quest'anno -assalita dalla peste. (V. _Papon. Cronolog. historig. des Pestes Lib._ -I. _p._ 251.). - -A. del M. 3471, e di Roma 170, avanti G. C. 584. La peste desolò -crudelmente Gerusalemme negli ultimi anni del regno di Nabucodonosor; -e più fieramente nell'anno 3471, cioè quando questo feroce re di -Babilonia tenevala stretta d'assedio. (_Hierem. Cap. 52._). - -A. del M. 3492, di Roma 191, avanti G. C. 563. Terribile peste nella -città di Delfo poco dopo la morte di Esopo. Si nota, che l'aria -atmosferica trovavasi eccessivamente corrotta da putridi effluvj od -esalazioni morbose. (_Tarcagnotta Histor. Mund. Vol._ 4. _lib_. 8.). - -Alcuni Autori riguardano la storia di questa peste come favolosa. - -A. del M. 3501, di Roma 200, avanti G. C. 554. Quest'anno v'ebbe atroce -peste in Egitto sotto il regno di Amasi. (_Lodov. Anton. Rhodigin. -Antiquar. lection. Comment. Lib. XXIV. Cap. 22._). - -A. del M. 3522, di Roma 221, avanti G. C. 533. Il popolo di Roma -soffrì pur quest'anno tutte le miserie e le devastazioni della Peste. -Uomini, donne, fanciulli, vecchi, di ogni condizion, di ogni età, ec. -vedevansi spirar l'anima sulle pubbliche strade, senza alcun soccorso. -Questa peste sterminò gran numero di persone, ed ebbe di particolare, -che s'appiccava principalmente alle donne gravide, e le uccideva -irremissibilmente. Questa avvenne sotto il regno di Tarquinio il -superbo, ed in tal occasione sono stati inviati a consultare l'Oracolo -di Delfo il figlio del re Tarquinio e Lucio Junio Bruto. (_Dionys. -Halicarnass. lib. 4. Briez. Annal. Mund. p_. 153.). - -A. del M. 3564, di Roma 263, avanti G. C. 491. La Peste s'insinuò fra -l'esercito Romano, ch'erasi mosso contro i Volsci, e recò grave danno -alla truppa di quella spedizione. (_Tit. Liv. Decad. I. lib._ 2.). - -A. del M. 3576. Dopo l'uso di cibi insalubri e malsani, e dopo -tristissima fame la peste si manifestò negli eserciti di Serse, mentre -percossi e vinti fuggivano verso la Persia. (_Herodot. Lib. VIII. -Justin. Histor. Lib. II._). - -A. del M. 3583, di Roma 282, avanti G. C. 472. Sotto il consolato di -Pinario Macerino, e Publio Furio Fuso Roma venne afflitta da fiera -pestilenza. Questo flagello si risguardò come un particolar castigo -degli Dei, perchè alcune Vestali peccarono contro la Dea. Essendosi -osservato nel corso di queste pestilenza andarne prese più degli altri -le donne, si tenne per sicuro, che quel delitto delle Vestali fosse -stata la cagione del morbo. (Euseb. Chronic. T. Liv. Decad. I. lib. 3. -Dionys. Halicarnass. lib. IX.). Secondo il Saliano questa peste ebbe -luogo l'anno secondo dell'Olimpiade 77. Ecco ciò che si legge intorno -questa pestilenza nella versione di Dionigi d'Alicarnasso, scritta da -Francesco Venturi Fiorentino. - -«Ne molto di poi venne una certa malattia nelle femine chiamata -pestilentia, e morivvonne quante mai ne morissino, precipuemente era -questa infirmità nelle gravide, e partorenti, e morenti insieme co' -parti. Nè apportavono loro salute della malattia le preci fatte a -luoghi sacri, ed agli altari degl'Iddij, ne i sacrificii purgatorii -per la città, o fatti per le case private. Ed essendo in tale calamità -la città si manifesta da un certo servo a pontefici, che certa -sacerdotessa di Vesta chiamata Urbinia, persa la virginità faceva i -sacrificii per la città non essendo essa pura. E quegli removendola -da sacrificii, e punendola poi che manifestamente fu convinta, e -batternola con le verghe, e portando quella per la città la sotterorno -viva. E di quegli che avieno fatta tale corruttione impia l'uno -ammazzò se stesso, l'altro pigliandolo i risguardatori delle cose sacre -afflitto con le battiture nella piazza come servo ammazzorno, e così -quella malattia di donne, e la gran corruttione di quelle subito finì -dopo questa opera». - -A. del M. 3589-90, di Roma 288-89, avanti C. G. 466-65. Essendo consoli -Lucio Ebuzio e Publio Servilio, Roma soffrì di nuovo la peste, la quale -durò due anni cioè il 288 e 89. Essa fu così fiera, che la quarta parte -dei Senatori e la maggior parte del Collegio dei Tribuni ne restarono -vittime. Una cruda fame raddoppiava il flagello. (_T. Liv. Decad. I. -Lib._ 3. _V. Adam. Bibl. Loim. p._ 203.). - -A. del M. 3590, di R. 289, avanti G. C. 465. Contemporaneamente nella -città di Ceres nella Tessaglia sui confini della Macedonia v'ebbe -peste devastatrice. Questa secondo le opinioni di que' tempi si tenne -prodotta dall'infezione dell'aria corrotta da infesti vapori, che si -erano sollevati in quelle vicinanze. (_Hippocrat. de Morbo Vulgari lib. -II._). - -A. del M. 3602, di Roma 301, avanti G. C. 453. Anco in quest'anno vi -fu peste a Roma, e terribili ne sono stati gli effetti. Quantunque -i Romani viva tuttavia conservassero la memoria di ciò, che avevan -sofferto per la peste dieci anni prima, non seppero guardarsene nè -ripararsi da essa. Erano consoli allora Publio Curiazio, e Sesto -Quintilio. (_T. Liv. Decad. I. lib._ 3.). - -A. del M. 3619, di Roma 318, avanti G. C. 436. Il consolato di M. -Cornelio Maluginense e di Lucio Papirio Crasso fu contrassegnato da una -delle più memorabili pestilenze, che abbiano afflitto la città di Roma. -Quest'anno il furore di essa fece in detta città le più orrende stragi; -e secondo l'opinione di alcuni storici durò anco nell'anno susseguente -319. Uccise quasi tutti gli schiavi, e pressochè la metà de' cittadini. -Fu preceduta da una grave epizoozia prodotta dall'aridità de' pascoli e -dalla cattiva qualità delle acque. Il morbo epizootico infestò le terre -di Roma nell'anno innanzi, e distrusse gran numero di animali. Indi, -secondo che vi è scritto, si avventò agli uomini. (_T. Liv. Decad. I. -lib._ 4. _Briez. Annal. Mund. p._ 174.) - -A. del M. 3622, di Roma 321, avanti G. C. 433. Essendo consoli Cajo -Giulio Giunio per la seconda volta, e Lucio Virginio Tricoste, Roma -venne travagliata da pestilenza, la quale durò un anno intero. Essa non -fu forse che la medesima degli anni precedenti rigermogliata. (_T. Liv. -Decad. I. lib._ 4. _Briez. Annal. Mund. p._ 175.). - -A. del M. 3624, di Roma 323, avanti G. C. 431. Quest'è la celebre -peste di Atene, una delle più memorabili della storia, e la più famosa -degli antichi tempi; quella di cui abbiamo maggiori e più esatti -riscontri. Una bellissima descrizione ne lasciò Tucidide (_Lib. II. -Cap._ 48. _Lib. III. Cap._ 80.). Tito Lucrezio Caro con somma eleganza -e vivacità di colori ne ha tessuto parimenti la storia; così Plutarco -in _Vita Periclis_; il Graziolo (_Catalog. Pest._), ed altri ancora. -La descrizione di questa pestilenza si suol riguardare, come una delle -migliori, offrendo ad un tempo le notizie utili, e le tracce più sicure -per l'intima conoscenza del reo malore. Tucidide essendo stato ocular -testimonio di tutto il corso di questa pestilenza terribile, ed avendo -accuratamente fatte le sue osservazioni, dirò così, sul campo della -peste, la sua descrizione ritien quel solenne carattere di verità, che -interessa, e che è cotanto pregevole. La natura vi è fedelmente dipinta -nelle sue vere sembianze. Volendo io del greco originale dare al mio -lettor la versione italiana, mi sono giovato di quella che fece Soldo -Strozzi fiorentino. Riporto parimenti la bella narrazione di questa -peste, che ci ha lasciato Lucrezio, come scelti squarci di eloquenza. - - DESCRIZIONE DELLA PESTE DI ATENE - AVANTI LA NASCITA DI G. C. 431. - - _Tucidid. Lib. II. Cap._ 48. _Lib. III. Cap._ 80. - _de bello Pelop._ - - «.... Tali furono l'esequie, che furono celebrate quello inverno, - il quale passato, immediate cominciata la state, i popoli della - Morea, e i loro confederati, da due lati, siccome prima entrarono - nel paese che gli Ateniesi. Era loro condottiere Archidamo - figliuolo di Xeuxidamo re dei Lacedemonj: e essendosi accampati, - davano il guasto al paese. E stati così non molti giorni, cominciò - la peste in Atene. La qual si dice, che prima fatto avea danno - grande in molti luoghi: particolarmente in Lemno, e in alcuni - altri paesi. Nondimeno non s'udì mai, che in altri luoghi fosse - tanta peste, nè sì fatta mortalità d'uomini. I medici non sapevano - trovarvi rimedio, e nel principio non s'accorsono che malatia che - la si fusse; ma essi tanto più erano i primi a morire, quanto - eglino più che gli altri si approssimavano. Nè giovava loro - alcuna arte umana. Nè far voti ai tempj degl'Iddij, nè ricorrere - agli oracoli, ma cotai cose tutte erano vane. Laonde vinti dalla - crudeltà della pestilenza, lasciarono stare ogni cosa. Cominciò - l'influenza di questo morbo (come si dice) primieramente in - Etiopia, la qual è sopra l'Egitto, discese poi in Egitto, e nella - Libia, e nella maggior parte del paese del Re. In Atene cominciò - in un subito, e primieramente toccò gli uomini del Pireo, talmente - che fu detto da essi che quei della Morea avevano avelenati i - pozzi (perchè ancora non v'erano le fonti). E poco di poi pervenne - nella parte di sopra, e cominciarono a morire in molta maggior - quantità. Dica adunque di questa cotal pestilenza, acciocchè ne - sente medico, o non medico donde egli sia credibile che nascesse - cotal infermità, e racconti le cause le quali lui giudica essere - sufficienti a produrre in un subito tanta e sì fatta mutazione. - Io narrerò a punto la cosa come la sta e dichiarerolla di sorte, - che chiunque verrà dopo me considerando il tutto, se mai più - si ritroverà in casi simili, sarà avertito, nè del tutto sarà - ignorante. Manifesterò le cose ampiamente, perchè io stesso ho - avuto tal pestilenza, e ho veduto molti altri, che l'avevano. Fu - quel anno sopra tutti (come confessava ciascuno) libero da tutti - gli altri mali, e s'alcuno aveva per prima altro male, subito si - convertiva in questo. Quei che sanissimi erano, si ritrovarono - subito da tal pestilenza infetti, senza poter conoscere alcuna - precedente cagione. Primieramente sentivano un caldo eccessivo - alla testa, e gli occhi loro diventavano rossi e infiammati. Di - dentro le fauci e la lingua diveniva sanguinolenta, il fiato - tiravano difficile e puzzolente. Quindi nasceva il sternuto e - la voce loro diventava rauca: e poco di poi discendeva il male - nel petto, con una tosse grandissima, e quando si fermava nelle - parti del cuore dava loro molestia incredibile; vomitando tutte - le sorti di collera, che sono dai medici nominate, con afflizione - grandissima. Alla maggior parte veniva un singhiozzo vano, cioè - che nasceva da stomaco voto, il quale concitava loro un spasimo - acerbissimo, e in alcuni presto si quietava, in alcuni altri più - tardi. Il corpo loro di fuori non era al toccarlo molto caldo, - nè pallido: ma era alquanto rosso, traendo al livido, e coperto - d'alcune minute bollicine, e piccole posteme. Di dentro talmente - erano abbrucciati, che non potevano sopra le carni sopportare - alcuna sorte di vestimenti, quantunque sottilissimi, nè sindone, o - altro, ma stavano nudi e molto volentieri si gittavano nell'acqua - fredda (il che fu fatto da molti, i quali non avendo governo si - gittaron nei pozzi) sforzati da sete che mai cessava, e tanto - era loro il troppo, come il poco bere. Oltre a ciò non trovavano - riposo alcuno nei membri loro, nè mai pigliavano sonno. Con - tutto ciò il corpo, mentre che il mal cresceva, non si lasciava - superare da esso, ma faceva resistenza oltre alla opinione degli - uomini. Talmente che molti per l'ardore grande che abbracciava - loro gl'interiori, il settimo, overo il nono giorno morivano: non - avendo in tutto perdute le forze. E se pur passavano, discendendo - il male nel ventre, e tormentandolo acerbamente, generava un puro - flusso. E molti per debolezza finalmente perivano. Questo morbo - discorreva tutte le parti del corpo, fermandosi prima nella testa. - E se qualcuno scampava da quei grandissimi pericoli, si conosceva - la malvagità del male, nell'occupare egli l'ultime parti del corpo. - Imperochè discendeva alle segrete parti, alle estremità delle mani, - e dei piedi, e molti avendo perdute le dette membra, guarivano, e - molti furono che perdettero gli occhi. Ne furono ancora di quelli, - i quali di subito guariti della malattia, si dimenticarono di - tutte le cose e di loro stessi, e degli amici. Imperochè essendo - questa sorte di morbo più terribile di ciò, che si potesse mai - esprimere, assaliva ciascuno più aspramente di ciò che sopportare - poteva la natura umana. E in questo specialmente dimostrò d'essere - differente dalle consuete malatie, perciochè gli ucelli e gli - animali salvatichi, assuefatti al pascersi di carne umana, essendo - molti corpi restati non sepolti, overo non segli approssimavano, - overo avendogli gustati, di subito morivano. E il manifesto segno - della grande influenza era il mancare di detti uccelli, che non si - vedevano nè a torno ai corpi, nè in verun altro luogo, e dei cani - i quali sono con gli uomini assuefatti. Fu adunque la pestilenza - universalmente di tale natura (per non racontare molte altre - sorti di calamità, e miserie, che occorrevano più a uno che a un - altro). E nessuna altra infermità delle consuete, in tutto quel - tempo molestò alcuno, e se alcuna ne gli occorreva, forniva in - peste. Morivano tanto quelli che erano ben governati, come quelli - che non erano governati, nè si trovava medicina o rimedio alcuno, - del quale si potessino assicurare, che usandolo giovasse loro. - Perchè ciò ch'era utile ad uno, noceva all'altro, nè corpo alcuno, - forte o debole ch'egli si fosse di complessione, pareva che fosse - bastante, contra tal influenza: ma rovinava indifferentemente - ogni cosa: avenga che con ogni industria fosse stata governata. - Crudelissima cosa era in questa malatia, che ella conduceva a - disperazione tutti coloro che si conoscevano infetti di quella. - Perchè a un tratto fuggiva dall'animo loro la speranza di poter mai - più risanarsi, e tanto più abbandonavano se stessi, ne facevano - resistenza. Oltre a ciò l'infermità era di sorte contagiosa, che - l'uno volendo governar l'altro si morivano. Il che fece grandissima - mortalità. Perchè se per tema di non infettarsi, restavano di - visitare l'un l'altro, abbandonati morivano, e molte famiglie - mancarono per non avere chi governasse gl'infermi. E se alcuno - andava a governarli moriva. E questo massimamente occorreva agli - uomini amorevoli, i quali vergognandosi d'abbandonare i suoi, - sprezzando se stessi, andavano dagli amici. E poi che ancora questi - familiari furono stracchi, vinti dalla grandezza della pestilenza, - li abbandonavano, piangendo e lamentandosi di chiunque moriva. - Sopra tutto, coloro ch'erano scappati da tal pestilenza, avevano - grandissima compassione dei morti e degli ammalati: per aver loro - provatala, e essere ormai sicuri. Perchè la peste non veniva a uno - più d'una volta di modo che lo ammazzasse. E erano trà gli altri - chiamati beati, e per l'allegrezza della sanità avevano una certa - debole speranza di non poter mai per altre malattie morire. Erano - ancora oltre a questa tribulazione, gravissimamente molestati, - per le cose ch'erano state portate dalle ville nella città, e la - peste era più cruda assai in coloro ch'erano dalla villa venuti. - Perchè, per la gran carestia delle case, abitavano in alcune - caverne soffocate, e era confusamente grandissima mortalità. E - li morti giacevano l'uno sopra l'altro, e molti mezzi morti, si - voltolavano per le vie e intorno alle fonti, per il desiderio - grande dell'acqua. I tempj similmente, dove essi avevan stesi i - loro padiglioni, erano ripieni di corpi morti. Conciosia cosa che - per la violenza della peste non sapevano gli uomini quel che si - fare, e avevano perduta la riverenza delle cose sacre e sante. - E la jurisdizione delle sepolture, le quali per prima usavano, - era stata confusa, e disturbata, sepellendo ciascuno dove poteva. - E molti per la moltitudine dei suoi di casa, morti innanzi, per - carestia delle cose necessarie, li mettevano nell'altrui sepolture; - perchè avendo alcuni apparecchiate le pire per i loro ammalati che - tuttavia morivano, alcuni altri anticipando il tempo, mettevano il - morto loro sopra esse, e vi mettevano il fuoco: altrimente che il - corpo altrui tuttavia abbrucciava, gittato di sopra il morto che - portavano, si dipartivano. Dal quale atto cominciò primieramente - nella città un cattivo costume, il qual di poi si è steso in - cose maggiori. Perchè più facilmente ardiva alcuno di fare quelle - cose, delle quali prima si asteneva, per non far cosa veruna con - dilettazione. E vedendo essi sì subita e sì gran mutazion della - fortuna, e conoscendo che i ricchi di subito perivano, e che a un - tratto quei che non avevano cosa alcuna, ereditavano le sostanze di - quelli, volevano darsi al godere tutt'i solazzi, istimando che la - vita, e i danari non dovessero molto tempo durare. Nè era alcuno, - il quale per onestà che gli fosse proposta, volesse pigliare - un minimo disagio, non essendo certo della vita, o della morte, - innanzi che a tale onestà pervenisse. E tutto quello che da ogni - parte dilettava l'animo suo, e era grato, quello giudicava essere - onesto e utile. Non raffrenandosi per paura degl'Iddii, o per - timore delle leggi umane: pensava che tanto valesse l'essere pio, - come empio, vedendo che parimente tutti morivano. Nè temendo che - s'avesse a venire a tanto, ch'egli vivesse per fino al tempo che - fosse castigato dagli errori suoi. Ma vedendosi ormai soprastare - una pena maggiore, già determinata, volevano tutti quanti innanzi - che pervenissero a quella, godersi alquanto la presente vita. Da - tal calamità adunque erano oppressi gli Ateniesi, morendo loro le - genti dentro alle mura, e di fuori essendo rovinato il paese. Nella - quale calamità (com'è credibile) fra l'altre cose si riducevano - a memoria questo verso dicendo i più vecchi solersi anticamente - cantare: - - Ηξει δωριακος πολεμος, και λοιμος ἁμ’ αυτω - - Per il qual verso vennero tra loro a parole, volendo alcuni di - loro che nel soprascritto verso non fosse nominata questa dizione - λοιμος che vuol dir peste, ma λιμος che significa fame. Nondimeno - per allora ottennero quegli i quali dicevano ch'egli era scritto - λοιμος cioè Peste. Perciochè gli uomini esponevano il pronostico - per quella calamità che allora gli affliggeva. Ma come io mi aviso, - s'egli verrà un'altra guerra Dorica, e ch'egli (sì com'è credibile) - sia carestia, vorranno che il pronostico dica λιμος, cioè fame. - - Ricordavansi oltre a ciò coloro che sapevano, della risposta data - da l'oracolo a i Lacedemonij. Quando essi domandando all'Iddio - s'egli era bene di pigliare la guerra, rispose loro che la vittoria - sarebbe di coloro i quali con tutte le forze combatterebbono, e - ch'egli sarebbe in loro ajuto; e giudicavano le cose che accedevano - convenirsi con l'oracolo. Per ch'ella cominciò subito dalla prima - entrata che fecero i popoli della Morea nel territorio degli - Ateniesi, e nella detta Morea non fu peste degna di considerazione - alcuna. Ma grandissimamente consumò prima Atene e di poi gli altri - luoghi più popolati. Queste furono le cose che accascarono quanto - alla peste. - - Sopravenendo l'Inverno, la peste assaltò la seconda volta li - Ateniesi. La qual peste non cessò mai totalmente, nondimeno vi fu - qualche intervallo. E durò non meno d'un anno, e la prima peste - era durata due. Di maniera che non fu cosa veruna, la qual più - molestasse gli Ateniesi, e più debilitasse la potenza loro. Perciò - che morirono non meno di quattro milla e quattrocento soldati - ordinarj, e trecento uomini d'arme. E un numero infinito d'altra - moltitudine. Furono ancora all'ora molti terremuoti, e in Atene, - e in Euboea, e nei Beotii, e specialmente in Orcomene di Beotia. - E gli Ateniesi ch'erano nella Sicilia, e i Reginii nel medesimo - inverno assalirono l'isole chiamate l'isole d'Eolo, contra le quali - non si poteva andare la state, per la carestia dell'acqua». - - ALTRA DESCRIZIONE DI QUESTA PESTE - - _Lucret. VI. v. 1123._ - - Haec igitur subito clades nova, pestilitasque, - Aut in aquas cadit, aut fruges persidit in ipsas, - Aut alios hominum pastus, pecudumque cibatus: - Aut etiam suspensa manet vis aëre in ipso: - Et quom spiranteis mistas hinc ducimus auras, - Illa quoque in corpus pariter sorbere necesse est. - Consimili ratione venit Bubus quoque saepe - Pestilitas, etiam pecubus balantibus aegror. - Nec refert, utrum nos in loca deveniamus - Nobis adversa, et coeli mutemus amictum; - An coelum nobis ultro natura cruentum - Deferat, aut aliquid, quo non consuevimus uti: - Quod nos adventu possit tentare recenti. - Haec ratio quondam morborum, et mortifer Aër - Finibus Cecropiis funestos reddidit agros, - Vastavitque vias, exhausit civibus urbem. - Nam penitus veniens Aegypti e finibus ortus, - Aëra permensus multum, camposque natanteis, - Incubuit tandem populo Pandionis: omnes - Inde catervatim morbo mortique dabantur. - Principio caput incensum fervore gerebant: - Et dupliceis oculos suffusa luce rubenteis: - Sudabant etiam fauces intrinsecus atro - Sanguine, et ulceribus vocis via septa coibat; - Atque animi interpres manabat lingua cruore, - Debilitata malis, motu gravis, aspera tactu: - Inde ubi per fauceis pectus complerat, et ipsum - Morbida vis in cor moestum confluxerat aegris; - Omnia tum vero vitai claustra lababant. - Spiritus ore foras tetrum volvebat odorem, - Rancida quo perolent projecta cadavera ritu. - Atque animi prorsum vires totius, et omne - Languebat corpus, lethi jam limine in ipso. - Intolerabilibusque malis erat anxius angor - Adsidue comes, et gemitu commista querela, - Singultusque frequens, noctem persaepe, diemque, - Conripere adsidue nervos et membra coactans, - Dissolvebat eos, defessos ante, fatigans. - Nec nimio cuiquam posses ardore tueri - Corporis in summo summam fervescere partem; - Sed potius tepidum manibus proponere tactum, - Et simul ulceribus quasi inustis omne rubere - Corpus, ut est, per membra sacer dum diditur ignis. - Intima pars homini vero flagrabat ad ossa; - Flagrabat stomacho flamma, ut fornacibus, intus. - Nil adeo posset cuiquam leve, tenueque membris - Vertere in utilitatem; ad ventum et frigora semper - In fluvios partim gelidos ardentia morbo - Membra dabant, nudum jacentes corpus in undas. - Multi praecipites lymphis putealibus alte - Inciderunt ipso venientes ore patente. - Insedabiliter sitis arida corpora mersans - Aequabat multum parvis humoribus imbrem. - Nec requies erat ulla mali, defessa jacebant - Corpora, mussabat tacito medicina timore, - Quippe patentia quom totas ardentia nocteis - Lumina versarent oculorum expertia somno, - Multaque praeterea mortis tum signa dabantur; - Perturbata animi mens in moerore, metuque; - Triste supercilium, furiosus voltus, et acer, - Sollicitae porro plenaeque sonoribus aures, - Creber spiritus, aut ingens, raroque coortus, - Sudorisque madens per collum splendidus humos, - Tenuia sputa, minuta, croci contincta colore. - Salsaque, per fauceis raucas vix edita tussis: - In manibus vero nervi trahier, tremere artus: - A pedibusque minutatim succedere frigus - Non dubitabat; item ad supremum denique tempus - Compressae nares; nasi primoris acumen - Tenue, cavati oculi, cava tempora, frigida pellis, - Duraque; in ore patens rictum, frons tenta micabat; - Nec nimio rigida post strati morte jacebant: - Octavoque fere candenti lumine solis, - Aut etiam nona reddebant lampade vitam. - Quorum si quis, ut est, vitârat funera lethi - Ulceribus tetris, et nigra proluvie alvi: - Posterius tamen hunc tabes, lethumque manebat; - Aut etiam multus capitis cum saepe dolore - Conruptus sanguis plenis ex naribus ibat; - Huc hominis totae vires corpusque fluebat. - Profluvium porro qui tetri sanguinis acre - Exierat, tamen in nervos huic morbus et artus, - Ibat, et in parteis genitaleis corporis ipsas. - Et graviter partim metuentes limina lethi - Vivebant ferro privati parte virili: - Et manibus sine nonnulli, pedibusque, manebant - In vita tamen, et perdebant lumina partim: - Usque adeo mortis metus his incusserat acer. - Atque etiam quosdam cepêre oblivia rerum - Cunctarum, neque se possent cognoscere ut ipsi. - Multaque humi quom inhumata jacerent corpora supra - Corporibus, tamen alituum genus atque ferarum - Aut procul absiliebat, ut acrem exiret odorem: - Aut, ubi gustârat, languebat morte propinqua. - Nec tamen omnino temere illis solibus ulla - Comparebat avis, nec noctibus saecla ferarum - Exibant sylvis: languebant pleraque morbo, - Et moriebantur: quom primis fida canum vis - Strata viis animam ponebat in omnibus aegre; - Extorquebat enim vitam vis morbida membris. - Incomitata rapi certabant funera vasta. - Nec ratio remedî communis certa dabatur: - Nam quod alîs dederat vitaleis Aëris auras, - Volvere in ore licere, et caeli templa tueri: - Hoc aliis erat exitio, lethumque parabat. - Illud in his rebus miserandum, et magnopere unum - Aerumnabile erat, quod, ubi se quisque videbat - Implicitum morbo, morti damnatus ut esset, - Deficiens animo moesto cum corde jacebat - Funera respectans, animam et mittebat ibidem. - Quippe etenim nullo cessabant tempore apisci - Ex aliis alios avidi contagio morbi: - Idque vel in primis cumulabat funere funus. - Nam quicumque suos fugitabant visere ad aegros, - Vitaï nimium cupidi, mortisque timentes, - Poenibat paullo post turpi morte malaque - Desertos, opis experteis, incuria mactans - Lanigeras tamquam pecudes, et bucera saecla. - Qui fuerant autem praesto, contagibus ibant, - Atque labore, pudor quem tunc cogebat obire, - Blandaque lassorum vox mista voce querelae. - Optimus hoc lethi genus ergo quisque subibat. - Inque aliis alium populum sepelire suorum - Certantes, lacrimis lassi luctuque redibant. - Inde bonam partem in lectum moerore dabantur. - Nec poterat quisquam reperiri, quem neque morbus, - Nec mors, nec luctus tentaret tempore tali. - Praeterea, jam pastor, et armentarius omnis, - Et robustus item curvi moderator aratri, - Languebant, penitusque casis contrusa jacebant - Corpora, paupertate, et morbo dedita morti. - Exanimis pueris super exanimata parentum - Corpora nonnumquam posses, retroque videre - Matribus et patribus natos super edere vitam. - Nec minimam partem ex agris aegroris in urbem - Confluxit, languens quem contulit Agricolarum - Copia, conveniens ex omni morbida parti. - Omnia complebant loca, tectaque, quo magis aestu - Confectos ita acervatim mors adcumulabat. - Multa siti prostrata viam per, proque voluta - Corpora silanos ad aquarum strata jacebant, - Interclusa anima nimia ab dulcedine aquaï. - Multaque per populi passim loca promta, viasque - Languida semianimo tum corpore, membra videres, - Horrida paedore, et pannis coöperta perire - Corporis inluvie: pellis super ossibus una, - Ulceribus tetris prope jam, sordique sepulta. - Omnia denique sancta deùm delubra replerat - Corporibus mors exanimis, onerataque passim - Cuncta cadaveribus caelestûm templa manebant. - Hospitibus loca quae complerant aedituentes. - Nec jam relligio divûm nec numina magni - Pendebantur: enim praesens dolor exsuperabat: - Nec mos ille sepulturae remanebat in urbe, - Ut prius hic populus semper consuêrat humari. - Perturbatus enim totus trepidabat, et unus - Quisque suum pro re consortem moestus humabat. - Multaque vis subita, et paupertas horrida suasït. - Namque suos consanguineos aliena rogorum - Insuper exstructa ingenti clamore locabant, - Subdebantque faceis multo cum sanguine saepe - Rixantes potius, quam corpora desererentur. - -A. del M. 3627, di Roma 326, avanti G. C. 428. Straordinaria siccità -precedette alla peste, scoppiata in Roma, essendo consoli Aulo Cornelio -Cosso, e Tito Quirizio Peno. Questa però, se pur fu vera peste, non -vi fece grande strage, e lo spavento fu maggiore del danno. (_T. Liv. -Decad. I. lib._ 4.). - -A. del M. 3643, di Roma 342, avanti G. C. 412. Erano consoli Quinto -Fabio Ambusto e Cajo Furio Pacillo, quando la peste tornò ad infestare -la città di Roma. La storia non ricorda in questo corso del morbo -alcuna particolarità (_T. Liv. Decad. I. lib._ 4.). - -A. del M. 3656, di Roma 355, avanti G. C. 399. La state di quest'anno -fu assai trista per li Romani. Essi videro perir di peste in gran -numero gli animali; al che successe la mortalità, e ben fiera, degli -uomini. Per liberarsene avendo essi in vano usate supplicazioni e -sacrificj diretti a placare gli Dei, dietro interpretazione de' libri -Sibillini, rinnovarono la cirimonia del lectisternium, o sia di por -letti nel tempio intorno ad una tavola carica di vivande (_T. Liv. -Decad. I. lib._ 5.). - -A. del M. 3663, di Roma 362, avanti G. C. 392. Essendo consoli Lucio -Valerio Petito, e M. Manlio Capitolino presso grande siccità, e calore -straordinario si rinnovò la peste nella campagna di Roma. Nulla di più -si conosce sul conto di essa (_T. Liv. Decad. I. lib._ 5.). - -A. del M. 3666, di Roma 365, avanti G. C. 389. Fatta l'irruzione de' -Galli in Italia e dopo la famosa battaglia, da essi vinta contro i -Romani presso Caminate e Rio del Mosso, si sviluppò nel loro esercito -la peste, la quale fece secondo suo costume non poche stragi fra le -truppe vittoriose (_T. Liv. Decad. I. lib._ 5.). - -A. del M. 3671, di Roma 870, avanti G. C. 384. Roma fu nuovamente -afflitta dalla peste. Durò poco, e li suoi mali effetti non furono -gran fatto considerevoli. Ciò avvenne poco dopo la morte di M. Manlio -Capitolino, che aveva salvato il Campidoglio, e che poi fu precipitato -dalla Rupe Tarpea (T. Liv. Decad. I. lib. 6.). - -A. del M. 3689, di Roma 388, avanti G. C. 366. Sotto il consolato di -Lucio Genuzio e Q. Servilio Ahala più atroce peste infestò Roma in -quest'anno. Oltre un censore, uno degli edili, e tre tribuni, perirono -in essa Marco Furio, e il gran Camillo, risguardato qual altro Romolo -per aver cacciato da Roma i Galli (_T. Liv. Decad. I. lib._ 7., -_Plutarc. in Vita Camilli_). - -A. del M. 3691, di Roma 390, avanti G. C. 364. In quest'anno la peste -vi ripullulò, ma con più veemenza. Tratti i Romani dalla superstizione -ch'essa non cesserebbe, se non conficcatosi il chiodo dal Dittatore, -avvenne che fosse eletto Manlio a quell'ufficio, e la superstiziosa -cerimonia si eseguì nel tempio di Giove Capitolino. La peste, giunta -naturalmente al suo fine, cessò. Ciò fu sotto il consolato di Cajo -Gemizio e di Lucio Emilio Mamerco (_T. Liv. Decad. I. lib. 7. ec. -Briezio Op. cit. P. Kircher. Op. cit._). - -A. del M. 3695, di Roma 394, avanti G. C. 360. Regnando Filippo padre -di Alessandro v'ebbe peste fiera in Macedonia (_Aristotel. Meteor. -Cardan. de Venenis_). - -A. del M. 3706, di Roma 405, avanti G. C. 349. Sotto il consolato di -M. Aurelio Cervino, e M. Pompilio Lena la peste improvvisamente assalì -Roma. Poco vi si estese, e pochi ne furono i danni (_T. Liv. Decad. I. -lib. 7._). - -A. del M. 3720, di Roma 419, avanti G. C. 335. Peste in Roma. Erano -consoli Tito Vetturio e Spur. Postumo Albino (_T. Liv. Decad. I. lib. -8._). Verosimilmente vi si riprodusse nell'anno 3723. - -A. del M. 3723, di Roma 422, avanti G. C. 332. Attribuitasene -volgarmente la cagione di questa pestilenza a veneficio, censettanta -matrone Romane, come ree di questo delitto, furono condannate a morte. -Sono periti nel corso del morbo i consoli, cioè M. Claudio Marcello, e -Cajo Valerio Fiacco (_T. Liv. Decad. I. lib. 8._). - -A. del M. 3729, di Roma 428, avanti G. C. 336. Tornando vittorioso -dall'Indie l'esercito di Alessandro Magno, passando per terra verso -Babilonia, gli si apprese la peste, e gliene perì la metà delle truppe. -Tanta mortalità fu cagionata, parte dalla peste, parte dalla carestia -e cattiva qualità de' viveri, e parte dai disagi; circostanze tutte -che avendo accresciuta la predisposizion degl'individui ad apprendere -l'infezione, aumentarono la fierezza del morbo (_Plutarc. in Vita -Alexandr. M. Q. Curt Ruf. de Rebus Alexand. Magni lib. IX._). - -A. del M. 3762, di Roma 461, avanti G. C. 493. S'appiccò in Roma la -peste ferocissima, essendo consoli Q. Fabio Gurgite, e Decio Giunio -Bruto. Consultati i libri Sibillini, si ordinò che dall'Epidauro si -trasportasse in Roma Esculapio sotto la forma di serpente: il che fu -fatto (_T. Liv. Decad. I. lib. 10. Valer. Maxim. lib. I. cap. 6._). - -A. del M. 3482, di Roma 541, avanti G. C. 213. Fierissima pestilenza -desolò l'armata Cartaginese nella Sicilia avanti Siracusa, essendo -comandata da Imilcone (_T. Liv. Decad. III. lib. 5._). - -Il Poeta Silio Italico, vissuto nel primo secolo dell'Era Cristiana, -e morto sotto Trajano, nel Poema _de Bello Punico_, ci lasciò la -descrizione di questa peste, sposta sulle tracce di quella d'Atene di -Tucidide, o d'altra antica memoria[6]. - - DESCRIZIONE - - _Sil. Ital. lib. XIV. v._ 580-617. - - Nec mora, quin trepidos hac clade irrumpere muros, - Signaque ferre Deûm templis jam jamque fuisset, - Ni subito importuna lues, inimicaque pestis, - Invidia divûm pelagique labore, parata, - Polluto, miseris rapuisset gaudia, coelo. - Criniger aestiferis Titan fervoribus auras, - Et patulam Cyanen lateque palustribus undis - Stagnantem Stygio Cocyti opplevit odore, - Temporaque autumni, laetis florentia donis, - Foedavit, rapidoque accendit fulminis igni; - Fumabat crassus nebulis caliginis aër: - Squallebat tellus, vitiato fervida dorso; - Nec victum dabat, aut ullas languentibus umbras: - Atque ater picea vapor exspirabat in aethra. - Vim primi sensere canes. Mox nubibus atris - Fluxit deficiens penna labente volucris: - Inde ferae silvis sterni; tum serpere labes - Tartarea, atque haustis populari castra maniplis. - Arebat lingua, et gelidus per viscera sudor - Corpore manabat tremulo; descendere fauces - Abnuerant siccae jussorum alimenta ciborum. - Aspera pulmonem tussis quatit, et peranhela - Igneus efflatur sitientum spiritus ora. - Lumina, ferre gravem vix sufficientia lucem, - Unca nare jacent, saniesque immixta cruore - Exspuitur, membrisque cutis tegit ossa peresis. - Heu dolor! insignis notis bellator in armis - Ignavo rapitur letho. Jactantur in ignem - Dona superba virûm, multo Mavorte parata. - Succubuit medicina malis. Cumulantur acervo - Labentum, et magno cineres sese aggere tollunt. - Passim etiam deserta jacent inhumataque late - Corpora pestiferos tetigisse timentibus artus. - Serpit pascendo crescens Acherusia pestis, - Nec leviore quatit Trinacria moenia luctu, - Poenorumque parem castris fert atra laborem. - Aequato par exito, et communis ubique - Ira deûm, atque eadem leti versatur imago. - -A. del. M. 3845 di Roma 543, avanti G. C. 211. In quest'anno vi fu -peste in Costantinopoli secondo il Freind. (_Storia della Medicina -part. I pag. 143. e seg._). - -A. del M. 3849, di Roma 548, avanti G. C. 206. Trovandosi accampati -nella Calabria gli eserciti de' Cartaginesi e de' Romani, che -devastavano quella provincia, si spiegò fra le truppe la peste, per -la quale ben assai ne perirono dall'una parte e dall'altra (_T. Liv. -Decad. III. lib. 8._). - -A. del M. 3873, di Roma 572, avanti G. C. 182. Durante il consolato -di P. Cornelio Lentulo e di M. Bebio Panfilo crudel peste devastatrice -fece orribili stragi sulle piazze, sui mercati di Roma, e ne' villaggi -circonvicini. Durò tre anni, e vi perì gran numero di persone. (_T. -Liv. Decad. III. lib. 7. Decad. IV. lib. 10._). - -A. del M. 3880, di Roma 579, avanti G. C. 175. Vi ricomparve sette -anni dopo la peste preceduta da epizoozia fra gli animali bovini, -talchè dicevasi proceduta da buoi. Incrudelì successivamente contro gli -uomini: uccise grande quantità di servi. La maggior parte de' malati -perivano prima del settimo giorno; e durò due anni (T. Liv. Decad. V. -lib. 1.). - -A. del M. 3887, di Roma 586, avanti G. C. 168. La peste desolò -l'Illirio. Fu accompagnata da sì grande quantità di rannocchi, che -gli Storici credettero farne memoria (_Appian. Alexandr. de bello -Illyrico lib. I., e Bibl. Histor. cap. 4._). Riferisce egli pure che -gli Autari coi Celti o Cimbri pigliarono la peste, maneggiando le cose -degl'Illirici. - -A. del M. 3890, di Roma 589, avanti G. C. 165. Roma in quest'anno fu -travagliata dalla peste e dalla fame. Questi due flagelli uniti fecero -perire gran numero di persone (_Briet. Annal. Mund. p. 275._). - -A. del M. 3904, di Roma 603, avanti G. C. 151. Trovandosi i Cartaginesi -occupati nella guerra contro di Massinissa re della Numidia, la peste -invase quasi tutta l'Affrica, e la desolò. Immensi danni v'ha essa -recati (_Appian. Alexandr. de bello Punico_). - -A. del M. 3929, di Roma 628, avanti G. C. 126. L'Affrica pur quest'anno -provò tutti i danni della peste la più crudele e la più devastatrice. -Nessun'altra finora fu ad essa eguale. Desolò la parte settentrionale, -ossia al giorno d'oggi le Coste di Barbaria, e vi fece perir, secondo -Orosio, ottocento mille uomini nella Numidia; duecento mille nelle -provincie della costa marittima Cartaginese e Uticense. In Utica -poi e negli altri luoghi dell'Affrica trentamille soldati Romani ne -restarono preda. In un sol giorno fuori di una sola porta si trasportò -al sepolcro da 500 giovani. A pari tempo un morbo epizootico fece -strage degli animali quadrupedi e volatili. Immensa quantità di locuste -distruggeva sui campi le biade; e putride esalazioni dalla corruzion -loro e da altro vieppiù l'aria ammorbava, e rendeva più orribile e più -desolatore un tanto flagello (_Oros. lib. V. c. 2. lib. VIII. Diodor. -Sicul. S. August. de Civitate Dei lib. III. cap. 31. Sabellic. Decad. -V. lib. 9._). - -A. del M. 3945, di Roma 644, avanti G. C. 110. La storia fa menzione -di una peste a quest'epoca, che serpeggiò in Roma e in altri luoghi di -Europa e d'Asia, e che durò circa tre anni (_Epitomat. lib. VII._). - -A. del M. 3981, di Roma 680, avanti G. C. 74. S'introdusse la peste -nell'esercito di Mitridate in Asia. Una gran parte della sua armata ne -fu distrutta. Si assicura poi che perirono più di cento e ventimille -persone de' suoi Stati (_Appian. Alex. de bello Mithridatico. Lucan._). - -A. del M. 4001, di Roma 704, avanti G. C. 50. Sotto il consolato di -Cornelio Lentulo e Cajo Claudio Marcello, Marsiglia in Francia venne -travagliata dalla peste, che fu preceduta e accompagnata dalla fame. Si -tenne allora cagionata dalla corruzione de' grani, de' quali il popolo -fu costretto far uso (_Caes. de Bello civili lib. 2._). - -A. del M. 4006, di Roma 705, avanti G. C. 49. La Tessaglia provincia di -Macedonia andò crudelmente desolata dalla peste, preceduta da terribile -epizoozia, che uccise immenso numero di animali. Secondo che s'è allora -creduto, ne furon cagione le esalazioni dipendenti dal molto numero -di animali putrefatti, e lasciati insepolti, sì che ne infettarono -l'atmosfera. (_Lucan. de Bello Pharsalico lib. VI. v. 80. ad 105._), di -cui ne soggiungo la descrizione. - - DESCRIZIONE - - _Lucan. lib. VI. v. 80. ad 105._ - - Major cura duces miscendis abstrahit armis. - Pompejum exhaustae praebenda ad pabula terrae, - Quae currens obtrivit eques, gradibusque citatis - Ungula frondentem discussit cornea campum. - Belliger attonsis sonipes defessus in arvis, - Advectos cum plena ferant praesepia culmos, - Ore nova poscens moribundus labitur herbas, - Et tremulo medios abrumpit poplite gyros. - Corpora dum solvit tabes, et digerit artus, - Traxit iners coelum fluidae contagia pestis - Obscuram in nubem. Tali spiramine Nesis - Emittit Stygium nebulosis aëra saxis - Antraque letiferi rabiem Tiphonis anhelant - Inde labant populi, coeloque paratior unda - Omne pati virus duravit viscera coeno. - Iam riget atra cutis, distentaque lumina rumpit: - Igneaque in vultus, et sacro fervida morbo - Pestis abit, fessumque caput se ferre recusat. - Iam magis atque magis praeceps agit omnia fatum: - Nec medii dirimunt morbi vitamque necemque: - Sed languor cum morte venit, turbaque cadentum - Aucta lues, dum mixta jacent incondita vivis - Corpora; nam miseros ultra tentoria civis - Spargere funus erat. Tamen hos minuere labores - A tergo pelagus, pulsusque Aquilonibus aër, - Litoraque, et plenae peregrina messe carinae - -A. del M. 4019, di Roma 718, avanti G. C. 36. Pestilenza funesta -insorse fra i soldati Romani, che formarono parte della spedizione -contro i Parti. La causa se ne attribuì all'orrenda fame, donde furono -afflitte le truppe costrette a nutrirsi di erbe velenose e nocive -(_Appian. Alexand. de Bello Parth_.). - -A. del M. 4032, di Roma 731, avanti G. C. 23. Da fierissima pestilenza -fu spopolata Roma sotto l'impero di Angusto, mentre che esso l'aveva -abbellita di maestosi edificj, e di publici monumenti, e preparavale -il frutto di una pace generale. A vizio che fosse nell'aria e -all'inclemenza delle stagioni si attribuì questa infezione (_Dion. -Cass. Hist. lib. 54._). - -Nel decimo terzo anno del regno di Erode la Palestina venne fieramente -afflitta ad un tempo dalla peste e dalla fame (_Briet. Annal. Mund. p. -333._). - - -TERZA EPOCA - -ERA CRISTIANA - -SECOLO I. - -In questo primo secolo dell'Era Cristiana gli Storici fanno menzione -di tre memorabili pestilenze, la prima sotto l'impero di Nerone; la -seconda al tempo dell'assedio e distruzione di Gerusalemme, la terza -regnando Tito. - -A. di Roma 819-20, dell'Era Cristiana 65-66. Alla crudeltà di Nerone -s'aggiunse una pestilenza così fiera e mortale, che nell'autunno del -detto anno 819 di Roma, 65 di Cristo dentro la sola città di Roma -perirono da 30,000 persone. Continuò essa l'anno seguente 66, ma -non così atroce e funesta. Contemporaneamente spaventevoli meteore -e gragnuole devastatrici desolarono la Campania, ed aumentarono fra -quelle popolazioni la miseria e gli orrori (_Sveton. in Vit. Neronis c. -39. Eutrop. lib. VIII. Oros. lib. VII. cap. 9._). - -A. di Roma 826, dell'E. C. 72. La città di Gerusalemme assediata da -Tito Vespasiano, oltre i mali e disastri che sogliono accompagnare la -guerra, provò pur anco una crudelissima fame, ed una pestilenza del -pari fierissima. Tutti e tre questi micidiali flagelli concorsero alla -distruzione di sì grande e magnifica città. (_Joseph. Haebr. de Bello -Judaico lib. VIII. cap. 17._). - -A. di Roma 834, dell'E. C. 80. Ricomparve la peste in Roma, la quale -fu così micidiale e feroce, che pervenne ad uccidere fino a diecimila -persone al giorno. In questi dolorosi frangenti la gloria di Tito -s'accrebbe di novello splendore per la generosa condotta, che tenne -questo principe a favore degl'infelici (_Sveton. in Vita Titi Caesaris; -P. Kircher. op. cit._). - - -SECOLO II. - -A. di Roma 872, dell'E. C. 118. Secondo il Fracastoro la peste -in quest'anno percorse l'Affrica; e nel 138 dell'E. C., giusta la -relazione di qualche storico, venne dalla peste afflitta l'Arabia -(_Papon. Cronolog. des Pestes_). - -A. di Roma 895, dell'E. C. 141. V'ebbe gravissima peste in Roma sotto -il regno di Antonino Pio, e vi operò orrende stragi: ha devastato varie -provincie, già da qualche tempo afflitte dalla carestia e dalla fame. -Questa union di sciagure, generale a quel tempo, importò tante rovine, -che più paesi ne andarono affatto spopolati e deserti (_Galen. in lib. -de cib. bon. et mal. succ. etc. Papon. Gastaldi op. cit._). - -A. di Roma dal 922 al 924, dell'E. C. 168 al 170. Questa fu pure una -delle più feroci pestilenze che sieno mai state fra le molte memorabili -della storia. Essa durò tre anni. Teneva Marco Aurelio l'impero di -Roma, e colla saggezza di un ben amministrato Governo rendeva felici -i suoi popoli; ma n'ebbe a veder con dolore desolata l'Italia e la sua -Capitale singolarmente. - -Questa peste venne dalla Siria, o, secondo altri, da Babilonia col -ritorno che fecero i soldati di Lucio Vero da quelle contrade. Le -truppe infette la sparsero su tutti i luoghi del loro passaggio. La -strage, che ne produsse, fu immensa in quasi tutta l'Italia. Per la -storia sappiamo, che a cessare quel morbo, il quale aveva ricolmo di -orrore e di spavento gli animi de' superstiti, e' si davano a seguir -ciecamente ogni diceria, che fosse stata loro narrata da donnicciuole -e da ciarlatani, purchè avesse del maraviglioso. Quindi sull'autorità -di alcuni impostori si teneva dal popolo, che la fine del mondo fosse -vicina, e che un fuoco mandato di cielo dovesse già consumarlo. E -s'era benissimo ordito da una banda di ladri e di micidiali il dar -fuoco a Roma, e saccheggiarla; come rilevò il Magistrato da uno di que' -ciurmadori, che predicevano futuri danni. Avevano costoro immaginato -tal predizione per coprire i futuri loro misfatti colle apparenze di -un avvenimento soprannaturale. Frattanto il pestilenziale flagello -traeva ogni giorno al sepolcro un numero esorbitante di persone, fra le -quali se ne contaron parecchie d'illustri. Fra i poveri la mortalità -era infinita. Mancavano e ufficiali e stromenti per seppellire i -cadaveri, che ogni giorno moltiplicavano a dismisura. L'imperatore -pagava col pubblico danaro le spese del trasporto, e nulla ostante -le case, le strade, e le piazze pubbliche erano sempre ingombre di -morti. Galeno trovavasi allora in Roma. Fu tanto grande lo spavento, -ch'ei ne provò, che ben lontano dall'imitare Ippocrate, il quale -aveva tutto sacrificato per volare in soccorso degli Ateniesi, se -ne fuggì egli invece da Roma, e andò a ricoverarsi in Pergamo sua -patria, sottraendosi di tal maniera ai pericoli del contagio. Alla -pestilenza succedettero i terremoti, la carestia, le innondazioni, -ed altre simili calamità, come è accaduto in Atene dopo la famosa -peste sopraddescritta. I Sarmati, i Quadi, i Marcomanni, ed altri -popoli Settentrionali eransi già accinti a profittare di sì terribile -complicazion di disgrazie; ma questo grande imperatore trionfò di -tutti i nemici sì fuori che dentro lo Stato (_Jul. Capitol. in Vita -Lucii Veri. Flav. Eutrop. lib. X. Paul. Oros. lib. VII. cap. 15. Claud. -Galen. lib. I. de different. febr. etc._). - -A. di Roma 942-43, dell'E. C. i 188-89. Sotto l'impero di Commodo la -città di Roma fu nuovamente assalita dalla peste, ed anche in questa -epoca venne proceduta e accompagnata dalla epizoozia. Questa peste -si è manifestata con tale violenza, che si è creduto l'eguale non -esservi stata mai. Per certo tempo morivano fino a due mille persone -al giorno. In tal circostanza i medici consigliarono di usar degli -odori, di tenere addosso sostanze pur odorose, e praticar profumi col -falso oggetto di purificar l'aria. Ma questi mezzi a nulla giovarono, -non intercette le comunicazioni. Cominciato il morbo nel 188 continuò -le sue stragi nell'anno seguente. Commodo avendo sentito dire da' -medici, che certi alberi, come il lauro, spargenti odore, erano atti -a preservar dalla peste, se ne fuggì al luogo detto _Laurentum_ -(ora _Pratica_), rinomato per li bei boschetti di lauro, ond'era -circondato, e ne ottenne l'intento; sebben sarebbe stato meglio che -quello snaturato mostro non avesse avuto tal ventura per sè, mentre -la sua salvezza fu per gli altri grave disavventura. Non l'odore de' -lauri, quanto l'essersi sottratto ad un pericoloso commercio ne lo avrà -salvato (_Dion. Cass. lib. 72. Herodot. lib. I. Dionys. Alicarnass._). - - -SECOLO III. - -A. di Roma 970, dell'E. C. 216. Nuova peste in Italia in quest'anno. -Brescia ne fu colpita principalmente. Il morbo si propagò fino nella -Calabria. Fu preceduto pur questo da grande mortalità fra gli animali -(_El. Cavriol. Chronic. Brixiens._). - -A. di Roma 1008-1009, dell'E. C. 254-255. Sotto l'impero di Gallo e -Volusiano la peste penetrò in Italia, desolò Roma, e si diffuse in -quasi tutte le provincie e paesi, all'Impero Romano soggetti. Venne -trasportata dall'Affrica, e fu sì fiera e perniciosa, che in tutto il -tenere dell'Impero Romano non v'ebbe quasi municipio rimasto illeso -dalle sue rovine. Durò con eguale sevizie due anni; e secondo alcuni -autori infierì or qua or là per un intero decennio, lasciando per tutto -vestigia di desolazione e di orrore (_Paul. Oros. lib. VII. cap. 21. -Eutrop. de Gallo et Volusiano_). - -A. di Roma 1017, dell'E. C. 263. Sotto l'impero di Gallieno la -peste, la fame, ed i terremuoti desolarono parecchie provincie -dell'Impero Romano. In quest'anno la città di Alessandria nell'Egitto -fu afflitta fino agli estremi dagli orrori della peste e della fame, -che disputavansi a gara il diritto d'inferocire contro quegl'infelici -abitanti (_Trabell. Pollion. de Gallieno. Euseb. et Spondan._). - -A. di Roma 1049, dell'E. C. 295. Ricomparì la peste in Oriente sotto -l'impero di Diocleziano l'anno 295. Era accompagnata da sintomi -degni di osservazione, cioè vasti carbonchi di un'indole di singolare -malignità. Il veleno pestilenziale si scaricava particolarmente sugli -occhi, di maniera che quelli, che scampavano dalla malattia, restavano -per lo più ciechi (_Papon. Chronolog. Historiq. des Pestes p. 258._). - - -SECOLO IV. - -A. di Roma 1062, dell'E. C. 308. Sotto l'impero di Costantino, Amida, -città della Mesopotamia, trovandosi assediata dai Persi venne colpita -da fierissima pestilenza, la quale si propagò fra la truppa degli -assedianti, e riuscì ad essa sommamente funesta. Anco in questo caso -si credè esserne cagione l'aere corrotto dalle putride esalazioni dei -cadaveri insepolti (_Ammian. Marcellin. lib. XIX._). - -I cronologisti Kirchero e Lebenswaldt fanno memoria di altre tre -pestilenze accadute in questo secolo, una nel 312 dell'E. C., l'altra -nel 334 congiunta alla fame, ed una terza nel 377: gli altri storici -però non fanno di queste menzione alcuna; e la verità sembra essere in -densa caligine avvolta. - - -SECOLO V. - -A. di Roma 1162, dell'E. C. 408. Fame e peste a Roma in quest'anno -(_Papon. op. cit._). - -A. di Roma 1200, dell'E. C. 446. V'ebbe fiera pestilenza a -Costantinopoli (_Lebenswaldt. op. cit._). - -A. di Roma 1208-09, dell'E. C. 454-55. Dopo la carestia e la fame -si sviluppò nell'Asia minore la peste, la quale era accompagnata da -sintomi singolarissimi. All'invasione del miasma pestifero succedeva -un'enfiagione generale del corpo. L'introdotto veleno attaccava in -ispezieltà gli occhi; ed era di così fiero e pernicioso carattere, che -in pochi istanti cagionava la cecità; sopraggiungeva quindi fierissima -tosse, sotto i cui colpi l'ammalato d'ordinario spirava. I malati -per la maggior parte perivano entro il periodo dei primi tre giorni. -Questa peste dall'Asia minore si propagò nella Palestina, e secondo la -testimonianza di Evagrio venne di là trasportata in Europa, ed attaccò -la città di Vienna, la quale si riferisce esserne stata liberata -per l'intercessione di s. Severino (_P. Kircher. Managetta, Sorbait -Pestordnung cap. IV. Viener Pestbeschreibung l. Theil._). - -A. di Roma 1219, dell'E. C. 465. Peste fiera e devastatrice ha regnato -in quest'anno a Brescia, ed in varie altre città e paesi d'Italia. Vi -perirono gran numero di persone. Le devastazioni prodotte dal morbo -furono così grandi, che alcune città, castella, e terre rimasero -affatto deserte e spoglie di abitatori (_El. Cavriol. Chronic. -Brixiens._). - -Nel 476 dell'E. C. finì l'Impero di Roma. - -A. dell'E. C. 484. In quest'anno e per alcuni altri successivi la peste -con atroce furore ha devastato varj luoghi dell'Affrica (_P. Kircher. -juxt. Gregor. Turonens._). - - -SECOLO VI. - -A. dell'E. C. 503. In quest'anno la città di Marsiglia in Francia è -stata desolata dalla peste (_Papon, op. cit. p. 259._). - -A. dell'E. C. 538. La peste invase l'armata de' Goti, che assediavano -Roma, sotto il comando di Vitige, e vi arrecò grande mortalità -(_Procop. de Bell. Gothic. Leonard. Aretin. Hist. Gothor. lib. I._). - -A. dell'E. C. 540. In quest'anno la peste desolò il paese dell'Arvergna -in Francia (_Papon. op. cit._). - - - DESCRIZIONE DELLA PESTE DI COSTANTINOPOLI - L'ANNO 542 DELL'E. C. - - L'anno cinquecento quarantadue di G. C. è celebre per l'orribile - carnificina, che fece la peste a Costantinopoli sotto l'impero di - Giustiniano, ed in quasi tutto l'Oriente. Essa fu una delle più - feroci e perniciose, che ricordi la storia. - - Incominciò da Pelusio, or Paraméa, nell'Egitto. Di là il torrente - dello struggitore contagio, dividendosi quasi in due rami, si - estese, da un lato verso l'Oriente, donde passò ad infettare la - Palestina, dall'altro verso l'Occidente in Alessandria, donde si - propagò sulla maggior parte della terra abitata. Si nota che nel - suo corso tenne una certa regolarità. Non percosse leggiermente - alcun paese, e non ne lasciò illeso nessuno. Nella durata della sua - violenza mantenne per tutto certo periodo a un di presso eguale. Se - una città veniva devastata dalla peste, e alcuni luoghi vicini ne - andavano illesi, l'anno seguente vieppiù su d'essi rincalzava le - sue violenze e malori; se in una città appestata alcuni quartieri - restavano immuni dal contagio, quella sciagura non era che - differita all'anno vegnente. Non diversità di luoghi, non qualità - di stagioni, non differenza di condizione, di età, di temperamento, - di mezzi erano atti a procurare salvezza. Narrasi in oltre essersi - osservato, che mentre trovavasi travagliata dal morbo una città, - quelli, che alla medesima appartenevano, venivan colti dal morbo, - ancorchè s'attrovassero in paese sano e straniero; mentre gli - stranieri in un paese, invaso dal contagio, n'erano spesso esenti, - e gl'indigeni presi senza eccezione. - - Evagrio e Procopio, che trovavansi in quel tempo a Costantinopoli, - ci hanno lasciato la descrizione delle stragi, che questa - peste ha prodotte in quella magnifica capitale dell'impero. Le - loro narrazioni però traboccano di circostanze inverissimili, - e straordinarie; quindi è mestieri spogliarle del troppo - maraviglioso, che secondo il gusto di que' tempi si risguardava - forse come un abbellimento del dire. Si raccoglie dalle narrazioni - di detti autori, che il contagio si appalesava comunemente - per certe alterazioni nelle funzioni del cervello, cioè sogni - spaventevoli, visioni di un'immaginazione malata, idee di terrore, - irrefrenabile timor della morte, compassionevoli grida, agitazioni, - smanie e furori. Succedeva la febbre, la quale talvolta appariva - così leggiera da trarne in inganno anche gli esperti sulla qualità - del pericolo. Per lo più all'accesso della febbre gli occhi erano - accesi, scintillanti, la faccia gonfia, e la gola infiammata. Se - l'infiammagione della gola non cagionava prestamente la morte, il - dì appressò o qualche altro dopo si manifestavano le parotidi, - i buboni alle ascelle, agl'inguini, alle cosce; comparivano de' - carbonchi, ovvero, cosa ancor più funesta, coprivasi il corpo di - macchie livide e nerastre; succedeva il delirio, la frenesia, o - il letargo, i vomiti di sangue, od altre emorragie, la diarrea, - la gangrena, ed in breve ora la morte. Quando i buboni venivano a - suppurazione e aprivansi sollecitamente, i malati miglioravano e - guarivano. Ciò però solea di raro avvenire. Quasi tutti i malati - morivano, e la maggior parte nel terzo giorno, o prima. Il male - deludeva ogni soccorso dell'arte. I medici non vi sapevan che fare. - Ogni loro pronostico era fallace. Le donne gravide perivan tutte - coi loro frutti, tranne qualche raro caso. - - Fra que' pochi, che avevano superata la malattia, alcuni - soggiacevano a due e fino a tre recidive. Nessuno però superava la - terza. - - Da principio il numero de' morti non era sì spaventevole, ma - aumentò successivamente, secondo Procopio, fino a diecimila al - giorno. - - Ne' primi mesi ciascuna famiglia era sollecita di dar sepoltura a' - suoi. Non andò molto però che divenne impossibile poter soddisfare - a questo pietoso ofizio; il perchè la maggior parte de' cadaveri si - restava insepolta. L'indolenza dell'imperatore venne scossa da sì - lagrimevole spettacolo. Quindi incaricò Teodoro, suo consigliere, - di far dar sepoltura ai morti. Per questo fine gli assegnò alquante - guardie del palazzo, e gli diede gran somma di danaro. Teodoro ve - ne aggiunse molto del proprio. I più ricchi ne imitaron l'esempio; - e pagarono, quanto oro occorreva, per far sotterrare i corpi de' - loro parenti. Egli fe' seppellire quelli de' poveri, e di quanti - imputridivano nelle case o in sulle strade. Quando furon riempiuti - i sepolcri delle chiese, fece scavare delle ampie fosse fuori - delle porte della città, entro alle quali tutto il resto venne - gittato. Gli uffiziali però di questo pericoloso ministero caddero - malati pur essi, e vi morirono. Per togliere, o scemar pericolo di - malattia a quelli, che dovevano sottentrar negli ufizj, si avvisò - di gittare i morti nelle torri, donde la città era fiancheggiata. - Questa idea però fu altrettanto funesta, quanto si tien pericolosa - l'osservanza di seppellir cadaveri nelle chiese. Altri becchini - accatastavano i cadaveri dentro i battelli, abbandonati poscia - in balia de' venti, ch'erano in seguito dai flutti respinti in - sulle rive, dove i cadaveri terminavano la loro putrefazione. - Un puzzo orribile, e insopportabili esalazioni contaminavano - l'aria, ed aumentavano considerabilmente le infezioni e le morti, - specialmente in que' giorni, in cui il vento portava alla città - que' pestilenziali vapori. All'imperatore medesimo s'appiccò il - contagio. Un carbonchio pestilenziale gli si manifestò, e fece - molto temere della sua vita. Questo fatto pose il colmo al terrore - degli abitanti. Osserva Procopio che nel tempo ch'era più grande - il furor della peste, tacquero gli odj e' partiti; cessarono le - dissolutezze, e diedersi gli uomini alle pratiche della religione; - ma a misura che il male si rallentava pur riprendevano le usate - abitudini, e divennero peggiori di prima. Nè anche la peste vale a - render migliori i malvagi per rea indole, o per vecchia abitudine. - - La peste dopo tante stragi in Costantinopoli si diffuse, come - s'è detto, in quasi tutto l'Oriente, nell'Italia, in Francia, in - Germania, e in altri luoghi. - - Gli storici riferiscono aver essa durato 52 anni, devastando gran - parte della terra. Sembra almeno che le varie pestilenze, delle - quali fa menzione la storia dall'anno 542 sino alla fine del - secolo, di cui parliamo, non sieno state pesti differenti, ma bensì - nuove eruzioni dello stesso miasma pestilenziale; che al concorso - di alcune circostanze riproducevasi, or con maggiore, or con minor - violenza. - - Tutte queste pestilenze vengono segnate dagli storici, come - _inguinali_, cioè con buboni agl'inguini; dal che si deduce non - essere state malattie d'altro carattere d'epidemia (_Procop. de - bello Persico lib. II. cap. 22. Evagr. Hist. Ecclesiast. lib. IV. - Spond. Kircher. Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 543-44. La summenzionata peste, conservando la perniciosa -sua indole, videsi inferocire ne' seguenti due anni per tutta -l'Insubria, cioè per una parte dello Stato di Milano, nel Comasco, e in -parte nel Cremonese. Quindi infierì pur anche in tutta la Liguria; che -comprendeva la Riviera e lo Stato di Genova, il Monferrato, gran parte -del Piemonte, ed una porzione dello Stato di Milano; inoltratasi pure -al mezzodì della Francia; e v'ha ragion di credere ch'essa penetrasse -più lungi (_Leonard. Aretin. lib. II. Papon. op. cit. V. II. p. 260._). - -A. dell'E. C. 546. Gli storici fanno menzione della peste, che in -quest'anno si manifestò nella Germania, apparendo più comunemente -con buboni agl'inguini, e perciò chiamatasi _inguinale_ (_Papon. op. -cit_.). - -A. dell'E. C. 549. Le provincie del mezzodì della Francia furon di -nuovo infestate dalla peste (_Papon. l. c._). - -A. dell'E. C. 557. Peste di nuovo in Italia, secondo il _Lebenswald_. - -A. dell'E. C. 565. In quest'anno si riprodusse il contagio -nell'Insubria e nella Liguria, che ne rimasero per molti mesi il teatro -di stragi le più crudeli. Di là il funesto seme pestilenziale si sparse -per tutto il resto d'Italia, e per la Francia, penetrò nella Germania, -e si propagò con furore per tutto il Settentrione, arrecando in ogni -luogo gravissimi danni. Si nota essere stata questa pestilenza la -funestissima sopra altre parecchie, e di aver particolarmente devastato -la Lombardia (_Paul. Diacon. lib. II. cap. 4º Spond. eod. an. s. -Gregor. Magn. et Gregor. Turon._). - -A. dell'E. C. 571. Peste terribile nell'Alvergna in Francia. Notasi -che i buboni si manifestavano alle ascelle, e agl'inguini, e che ne -morivano gli appestati nello spazio di due o tre giorni al più tardi -(_Papon. op. cit. p. 261._). - -A. dell'E. C. 579. In quest'anno rigermogliò la peste in Francia, e fu -preceduta da straordinarie inondazioni (_Pap. l. c._). - -A. dell'E. C. 502. La peste divenuta omai quasi indigena in Francia e -in Italia, divampava ora in un paese ora in altro con maggior violenza. -In quest'anno, secondo Gregorio di Tours, devastò la Lorena, e fu -accompagnata da sintomi di grande ferocia, principalmente da quelli, -che sogliono accompagnare la vera pestilenza (_Papon, e Kircher. op. -cit._). - -A. dell'E. C. 586-87-88. In questi tre anni vi ebbe peste qua e là per -la Francia; e singolarmente nel 586 sul Narbonese. I segni più certi -n'erano i buboni agl'inguini, e le petecchie. Negli anni successivi -587 e 88 desolò essa i paesi del mezzodì della Francia; e gli storici -accennano che nell'anno 588 si fosse stesa a Lione, e penetrata ben -nell'Italia (_Papon. op. cit._). - -Fra i paesi, che gli storici indicano essere stati afflitti in -quest'anno da fiera pestilenza, _Casimiro Frescot_ monaco Benedettino -novera la Dalmazia, ed i regni circonvicini, individuando in -particolare la città di Zara travagliata più delle altre dal crudo -morbo (_Thom. Archidiac. Spalaten. Hist. Eclesiast. Salonitan. in -Addition. pag. 193._[7]). - -A. dell'E. C. 588-89-90. Teneva Maurizio l'Impero, allorchè nel 588 -incominciò a serpeggiare in Roma la peste. L'anno 589 di G. C. fu -memorando per le devastazioni, che la peste produsse in tutta quasi -l'Italia, in Roma particolarmente. Questa atrocissima pestilenza -continuò ad infierire nell'anno 590. Fra le vittime d'essa si annovera -il pontefice Pelagio II. Di più se ne conta cosa particolare ed è, -che molti starnutendo e sbadigliando perdevano la vita, da cui si -dice esser nato l'uso di pregar da Dio salute nell'atto che taluno -starnutisce. Questa stessa pestilenza invase pure la Spagna e vi -si propagò con estrema veemenza. Infestò la Francia, Marsiglia in -particolare; nella qual città, giusta quanto asserisce Gregorio di -Tours, venne portata da una nave mercantile nel 589, e vi fece tanti -progressi, che gran numero di famiglie ne andaron distrutte, le case -cambiate in sepolcri, e l'intera città ridotta in un vasto cimitero. -La raccolta dell'anno andò interamente perduta per mancanza di -coltivatori. In tal circostanza di atrocissima peste nella città di -Roma, ed in molte altre d'Italia, di Francia e di Spagna, a Roma furono -instituite le litanie maggiori, e l'uso di portare processionalmente le -Sacre Immagini, rito poscia abbracciato da tutte le chiese in tempi di -calamità pubbliche ed in particolare nei timori del morbo pestilenziale -(_Platin. in Vita Pelagii II. Spond. eod. an. Gregor. III. Pont. M._ -_c. 19. vid. Legend. Sanct. in Vita s. Gregorii M. Gregor. Turon. -Kircher. Thom. Archidiacon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 591. Nel successivo anno cinquecento e novantuno la -peste, essendo pressochè affatto estinta in Italia, si riaccese con -nuova fierezza in Francia. Gli storici ce la indicano collo stesso -epiteto d'_inguinale_ nella Bretagna, nella Turena, nella Linguadocca, -e nell'Aragonese (_Papon. Chron. ec. p. 263._). - -A. dell'E. C. 599. In quest'anno la peste rigermogliò a Marsiglia ed -in tutta la Provenza, comparendo per tutto accompagnata dai medesimi -sintomi, che negli anni precedenti erasi manifestata (_Papon, iv._). - - -SECOLO VII. - -A. dell'E. C. 608. Dopo straordinarie inondazioni e dopo cruda fame, -un morbo epidemico si è sviluppato nella città di Roma, e vi recò -grave desolazione. Alcuni storici annunciano questo morbo, qual vera -pestilenza (_Platin. Vit. Bonifac. IV. et Spond. eod. an._). Secondo -altri forse desso non fu, che una malattia epidemica d'altra natura. - -A. dell'E. C. 615. Il Platina nella vita di Diodato I, e lo Spondano -indicano esservi stata pur in quest'anno la peste a Roma, e in altri -paesi d'Italia, la quale fu preceduta da orribili terremoti. Pure -dietro l'esame di altre memorie sembra fosse questa in vece una lepra o -l'elefantiasi contagiosa (_Adam. Bibl. Loim. p. 189._). - -A. dell'E. C. 618. Vera Peste e fierissima ha quest'anno afflitto la -Germania (_Georg. Agricol. de Peste lib. III_.). - -A. dell'E. C. 640. Peste atrocissima e veemente fece in quest'anno -infinite stragi a Costantinopoli (_Kirch. op. cit._). - -A. dell'E. C. 680. In tutta l'Italia e principalmente a Roma la -Peste esercitò in quest'anno orribile carnificina. Questo flagello -imperversò accompagnato da straordinarie meteore; piogge continue, -venti impetuosi, tempeste spaventevoli concorsero ad accrescere la -tristezza e lo spavento di quelle desolate popolazioni (_Platin, in -Vit. Agathonis, et Spondan. eod. an. Paul. Diacon. Kircher opp. cit._). -Il Lebenswaldt fa menzione di altre due pestilenze in questo secolo, -una più atroce nel 684, che dice egli essere stata accompagnata da -Epizoozia; l'altra nel 687; ma non trovandosi queste descritte da -altri, e nelle sposizioni del Lebenswaldt trovandosi molta confusione -ed incertezza, non si possono dare per vere. - - -SECOLO VIII. - -A. dell'E. C. 709. Peste violenta e di straordinaria perniciosa indole -desolò in quest'anno la città di Brescia e' suoi contorni. Essa fu per -tal modo funesta, che non ci aveva più alcuno, che prestar si volesse -all'ufficio di seppellire i cadaveri, a tale che i morti giacevano -insepolti d'in sulle strade, e per le case; il perchè venne ogni -famiglia incaricata di tumulare i suoi, ed, in mancanza di famigliari, -gli abitanti della stessa contrada eran tenuti di dar mano a questo -estremo ufficio (El. Cavriol. Chronic. Brixiens.). - -A. dell'E. C. 717. Ritrovandosi Costantinopoli assediata da' Saraceni, -la peste e la fame hanno sì fieramente travagliato quella città, che vi -perirono da trecento mila persone. Contemporaneamente alcune provincie -dell'Oriente vennero desolate dallo stesso flagello (_Paul. Diacon. -lib. 6. cap. 47. Spond. Gratiol. Briet. Lebenswaldt ec._). - -A. dell'E. C. 729. In quest'anno peste nella Siria e nella Grecia -(_Lebenswaldt_). - -A. dell'E. C. 745-46-47. Terremoti spaventevoli precedettero quella -memoranda pestilenza, che si spiegò sotto Leone Isaurico, e che durò -più anni. Nella Calabria, nella Sicilia, nelle isole della Grecia, -e a Costantinopoli specialmente imperversò il contagio con maggiore -violenza, e vi fece di orribili stragi. Quasi non bastava la terra per -accogliere i cadaveri: sì grande ne fu il numero. Nell'anno 746 la -peste spiegò il massimo suo furore. Tale calamità continuò parecchi -anni ad affliggere Costantinopoli ed alcune provincie d'Oriente. -Dava qualche tregua il contagio, ma, dappoichè estinto non era, -riaccendevasi di tratto in tratto con maggiore veemenza. Ciò fu nel -751, e specialmente nel 760. - -A. dell'E. C. 760. Secondo il _Kirchero_ in quest'anno la peste invase -quasi tutta la terra. - -A. dell'E. C. 774. Pavia, l'antica capitale del regno de' Longobardi, -venne afflitta in quest'anno da crudelissima fame, a cui ben presto -tenne dietro la peste. La cagione dell'una e dell'altra fu forse -l'assedio strettissimo, in cui tennela Carlo Magno per otto mesi -continui, cioè dall'Ottobre 773 al Maggio 774. Questa circostanza fece -credere a qualche autore che il morbo non fosse vera pestilenza, ma -bensì una malattia tifica prodotta dallo scarso e cattivo alimento. - -In questo stesso anno arrendutasi Pavia al vincitore, terminò il Regno -de' Longobardi in Italia (_Spondan. hoc an. Tarchagnot. Hist. Mund. -Part. II. lib. 9._). - -A. dell'E. C. 775. Rigermogliando di quando in quando il pestifero -seme, specialmente in Costantinopoli, avvenne che quest'anno lo stesso -imperatore Costantino Copronimo ne andasse infetto nel tempo della -spedizione da esso intrapresa contro i Bulgari; che ne morì il giorno -14 Settembre 775. (_Kircher. Briet. Lebenswaldt. Gratiol. Papon. opp. -cit._) - - -SECOLO IX. - -A. dell'E. C. 801. La peste desolò in quest'anno l'Italia, la Germania, -e la Francia, e fu preceduta da spaventevoli terremoti (_Agricola de -Peste op. cit. Tarcagnot. Part. II. lib. 9. Gastaldi op. cit._). - -A. dell'E. C. 811-12. Il P. Kirchero ricorda una pestilenza pressochè -universale negli anni 811 e 12. Nei primi mesi dell'anno 812 sotto il -regno di Michele Curopalate essa fu così terribile in Costantinopoli, -che i morti restavano insepolti per non trovarsi più chi si prestasse a -sotterrarli. - -A. dell'E. C. 820. Negli annali di Fulda a quest'anno leggesi, che la -peste fra gli uomini, ed un morbo pestilenziale fra gli animali, fecero -stragi per quasi tutta la Francia. - -A. dell'E. C. 829. Peste in Grecia, nella Tracia, e nella -Bulgaria; contemporaneamente fiera epizoozia fra gli animali lanuti -(_Lebenswaldt_.). - -A. dell'E. C. 856. Dopo grandi inondazioni del Tevere si legge essersi -sviluppata la peste a Roma, la quale, affettando specialmente la gola, -veniva chiamata _anginosa_ (_Kircher. Adam. op. cit._). Ma forse dessa -non fu, che un morbo epidemico. - -A. dell'E. C. 865. D'una peste in Inghilterra gli storici fan menzione -preceduta da immensa quantità di locuste, che hanno distrutto le biade, -e cagionata la fame (_Platina in Vita Nicolai I._). In questo stesso -anno 865 secondo il Lebenswaldt la peste ha desolato varie provincie -dell'Asia. - -A. dell'E. C. 889. L'Italia provò ad un medesimo tempo tutte le -sventure della guerra e della peste (_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 898. Peste ancora in Costantinopoli (_Lebenswaldt_.). - - -SECOLO X. - -A. dell'E. C. 910-11 e 12. Fiera peste pur a Costantinopoli, che durò -tre anni (_Kircher_). - -A. dell'E. C. 920. Riaccesasi la peste a Costantinopoli in quest'anno, -v'imperversò con tanto furore, che leggesi aver ucciso da trecento -mille persone (_Lebenswaldt_.). - -A. dell'E. C. 937. In quest'anno la Germania e la Francia furon -novellamente invase dalla peste (_Kircher_.). - -A. dell'E. C. 938. Appiccatasi la peste in Venezia vi operò in -quest'anno di orrende stragi (_Gratiol_.). - -A. dell'E. C. 940. La peste rigermogliò in varie città e paesi della -Germania (_Kircher_.). - -A. dell'E. C. 964. Milano venne in quest'anno travagliata da pestilenza -così fiera e devastatrice, che fu ridotta a pochissimi abitatori, come -che fosse e sia una delle più popolose città d'Italia (_Bernard. Corio -Storia di Milano ec._). - -A. dell'E. C. 984-85-86. Straordinaria siccità e ardentissimi calori -avendo distrutto le biade, e ogni ricolto in varie parti di Europa, -nel 983 v'introdusse la carestia. Quindi la peste cominciò a menar -nuove stragi in Italia nell'anno 984; e, secondo alcuni, già l'anno -prima aveva usato della sua forza; estesasi poi in tutta quasi l'Italia -nell'anno 985, nel quale giunse al colmo della sua malignità. Quindi -continuò nel 986. Le calamità della peste, della guerra, e della fame -si combinarono unite in questo tempo a spopolare quell'in ogni età -ragguardevole paese; e tante furon le stragi che esse menarono, e tanta -l'importata loro sevizie, che fu prodigio, se non andò affatto desolato -e distrutto (_Gratiol. Platin. in Vita Joannis XIV Lebenswaldt._). - -Negli stessi anni 985-86 la stessa pestilenza non fu meno funesta -in Germania, dove un estremo freddo la precedette. Vi si gelarono i -laghi ed i fiumi con esso i pesci; e poichè l'acque ebbero loro scolo, -e svaporamento, fermentate al calore del sole quelle putride masse, -sollevaronsi in copia le esalazioni infette, che corruppero l'aria, -e la rendettero dannosa e funesta a chi la respirava (_Lebenswaldt. -Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 989. Venezia in quest'anno venne di nuovo travagliata -dalla peste (_Kircher_.). - -A. dell'E. C. 990. In quest'anno v'ebbe peste a Cattaro nell'Albania, -ove colla famiglia Leghletta perì Bastardo re di Servia. In Zara pur -anco serpeggiò il contagio, ma ne rimase confinato nel solo borgo; nè -ebbe a penetrare nella città (_Simon Gliubavaz in suis Memoriis_). - -Per la scarsezza degli scrittori di questi ultimi secoli non -si sono potute raccogliere maggiori notizie, nè circostanze da -contraddistinguere le pestilenze, che imperversarono sull'umana -generazione. - - -SECOLO XI. - -A dell'E. C. 1006. La città di Venezia fu in quest'anno fieramente -percossa dalla peste, sommi danni arrecandole. Già l'ebbe preceduta un -eccessivo freddo (_Gio. Nicolò Doglioni Istoria Veneta ec._). - -A. dell'E. C. 1007. Nell'anno seguente il contagio pestilenziale desolò -parecchie altre città d'Italia, e in ispezieltà Bologna e Modena; e -grande ne fu il numero de' morti (_Cherubino Ghirardazzi Istoria di -Bologna lib. II_.). - -A. dell'E. C. 1012. La peste affliggeva Venezia. Mantenute libere le -comunicazioni con quella capitale, il contagio fu introdotto in Zara. -Nel castello di questa piazza seguì il primo sviluppo. Uccise parecchie -persone del castello, ne furono abbruciati tutti i quartieri infetti; e -neppur questa volta penetrò in città (_Sim. Gliubavaz op. cit._). - -A. dell'E. C. 1013. Nuova riproduzione della peste fu in quest'anno -per varie città d'Italia. Quelli, che n'erano colpiti, morivano quasi -improvvisamente. Un ardente fuoco interno divorava loro le viscere, -ed una diarrea straordinaria li traeva in brevi istanti al sepolcro. -(_Papon, op. cit._). - -A. dell'E. C. 1016-17. Nell'anno 1016 la pestilenza fu quasi generale -in Europa; ma devastò principalmente l'Italia, in cui, volendosi dar -fede al Platina, il numero degli estinti superò quello de' superstiti. -Nota il Kirchero che alla peste era congiunta la fame, e che continuò -ad infierire anco nell'anno 1017 (_Platin. in Vita Benedicti VIII._). - -A. dell'E. C. 1022. Da qualche tempo divenuta la peste quasi permanente -in Italia, si riaccese quest'anno con istraordinario furore. Devastò -contemporaneamente Costantinopoli, e diversi altri paesi d'Europa. -L'indole sua era per sì fatto modo maligna, che colpiva le persone a -guisa di fulmine, e le uccideva in poche ore (_Kircher. Papon. loc. -cit._). - -A. dell'E. C. 1031. L'apparizione di comete, tempeste sterminatrici, -inondazioni, e fame precedettero ed accompagnarono la pestilenza di -quest'anno (_Lebenswaldt. Papon. opp. cit._). - -A. dell'E. C. 1054. Nel mille cinquantaquattro v'ebbe peste in Germania -(_Kircher._). - -A. dell'E. C. 1057. Peste in Macedonia, secondo lo stesso autore. - -A. dell'E. C. 1065. Avvenne pure in quest'anno una pestilenza pressochè -generale in Europa, accompagnata da carestia e fame atrocissima -(_Gratiol. Vincenzo Franzato ecc._). - -A. dell'E. C. 1085. In quest'anno v'ebbe peste in Ungheria e in -Dalmazia, e la città di Zara ne fu presa; pur il contagio, che faceva -molto danno in Ungheria, nella Dalmazia non si estese gran fatto. La -sollecita cessazione di questa calamità in Dalmazia fu attribuita -all'intercessione dei Santi Grisogono, e Giovanni Orsini, vescovo -di Traù, che viveva a quel tempo (_Queste notizie sono tratte da un -antico manoscritto originale esistente nell'archivio de' monaci di s. -Grisogono di Zara. Capsula IV. N. XIII. Obsignata L. 6._). - -A. dell'E. C. 1093-94. Regnò la peste a questi anni in parecchi luoghi -dell'Italia, della Francia, e della Germania; in mentrechè dura fame -affliggeva la Germania e la Francia, strabocchevoli inondazioni -l'Inghilterra, e sterminatrici epizoozie in Italia, e altrove, -accrescevano le miserie, e la desolazione di quelle popolazioni -(_Briet. Annal. Mund. ad h. a. Lebenswaldt._). - -A. dell'E. C. 1098. Nella Germania scaricò il morbo pestilenziale -in quest'anno tutto il suo furore, facendovi orribili strazj. V'ebbe -pur anche l'epizoozia. A vizio dell'aria, secondo le opinioni di que' -tempi, si attribuì la grande mortalità dell'una e dell'altra spezie -d'animali (_Georg. Agricol. lib. de Peste_). - -Nell'anno stesso 1098 l'esercito de' Cristiani delle Crociate, -trovatosi stretto d'assedio in Antiochia, venne quasi consunto dalla -fame e dalla peste (_Max. Tyr. de Bello sacro lib. III. C. II. Spond. -etc._). - - -SECOLO XII. - -A. dell'E. C. 1103. In quest'anno nell'Inghilterra un morbo -pestilenziale fra gli animali ha preceduto la peste fra gli uomini -(_Papon. Chron. d. P. T. II._). - -A. dell'E. C. 1119. La peste devastò anco in quest'anno l'Italia. -Essa fu preceduta e conseguitata da freddo eccessivo, da calori -intollerabili, e da spaventevoli terremoti, che concorsero ad -accrescere le desolazioni e gli orrori di quelle tristissime giornate -(_Vincent. Franzat. Gratiol._). - -A. dell'E. C. 1125-26 e 27. Giorgio Agricola nel suo libro della peste -narra, che nell'anno 1125 la Germania, travagliata da straordinario -acutissimo freddo, vide perire parecchie migliaia d'uomini dalla peste, -sviluppatasi, come si legge, per la corruzione de' pesci, ch'eran -periti nell'acqua stessa intirizziti dal freddo. - -A questa, che forse altro non fu che un'epidemia tifica, susseguitò la -pestilenza propagatasi quasi generalmente in tutta Europa cagionando -immensi strazj fra le differenti nazioni già afflitte da crudelissima -fame, e da una guerra sanguinosissima, nella quale gran parte delle -potenze di Europa trovavasi sciauratamente avvolta. La peste vi -continuò per tutto l'anno 1127. - -A. dell'E. C. 1135. Nell'Insubria ossia in quella parte del Milanese, -che conoscevasi sotto questo nome, si sviluppò la peste, dove in pria -la siccità, e straordinarj calori della stagione, distrutte le messi, -avevano introdotto la fame (_Gratiol. Catalog. Pest._). Secondo altri -autori pur questa forse non fu, che un morbo epidemico. - -A. dell'E. C. 1167. Il morbo pestilenziale s'insinuò nell'esercito di -Federico Barbarossa, allorchè portava le sue armi contro di Roma, e vi -cagionò grave mortalità. Perirono in tal circostanza molti soggetti, -illustri per nascita, dignità, e sapere, oltre le persone di minor -condizione (_Spondan. eod. anno; Bernard. Corio, Storia di Milano_). - -A. dell'E. C. 1193. Mentre l'armata dell'imperatore Enrico VI. -assediava la città di Napoli, la peste si spiegò fra la truppa, datovi -assai guasto, e mortalità (_Tarcagn. Part. II. lib. 13._). - - -SECOLO XIII. - -Anno dell'E. C. 1201. Peste quest'anno in Grecia (_Papon. l. c._). - -Anno dell'E. C. 1202. In Siria ben fiero s'appiccò il contagio -all'esercito di Balduino (_Briet. Annal. Mund. Kircher. etc._). - -Fierissima peste desolò pur in quest'anno la città di Zara in -Dalmazia[8]. - -A. dell'E. C. 1217. Mentre le armate de' Galli nell'isola di Cipro -allestivano la spedizione contro la Siria, insinuatasi fra la truppa la -peste, andò a perire gran numero di soldati (_Kircher. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1218. L'esercito Cristiano delle Crociate fu colpito in -quest'anno dalla peste sotto Damiata in Egitto, mentre teneva quella -piazza stretta d'assedio. Questa peste si disse preceduta dalla fame, e -favorita ne' suoi effetti dal fetore de' cadaveri insepolti (_Vitriac. -Histor. Orient. lib. 3. Joan. Tarcagnot. part. II. lib. 14._). - -A. dell'E. C. 1225. Riprodottasi più volte la peste nella città di -Bologna, spense la maggior parte degli abitanti di quella celebre ed -illustre città (_Cherubino Ghirardazzi Istoria della città di Bologna -lib. 5._). - -A. dell'E. C. 1227. Ricordano gli storici che sì Bologna e sì Roma -furono in quest'anno devastate dalla peste. Egli sembra però che sia -stata la medesima peste, che invalse nel 1225, la quale o continuò o si -è riprodotta (_Ghirard. Storia di Bologna lib. 5. Gratiol._). - -A. dell'E. C. 1231. Insolito e spaventevole straripamento del Tevere -avendo per grande spazio allagata la campagna, accrebbe le miserie e le -devastazioni del contagio, che in questo stesso anno si riaccese nella -città di Roma (_Tarcagnot. P. II. lib. 14. Spondan. Platina in Vita -Gregorii IX._). - -A. dell'E. C. 1233. Continuava la peste le sue devastazioni in Roma, -ove di dieci infetti uno appena si salvava dalla violenza del morbo, -allorchè in quest'anno 1233 penetrò il contagio anco nella città di -Zara, ed uccise parecchi di quegli abitanti. Terminò però in breve -con pochi danni. In tal occasione i Zaratini si vestirono di sacco di -penitenza, e venne instituita la scuola de' Verberanti (_Tanzlinger -Archidiac. Jadrensis in suis Memoriis etc._). - -A. dell'E. C. 1234. Incrudelivan quest'anno freddi straordinarj ed -eccessivi tanto in Italia che in Inghilterra. In Italia il Po restò -gelato per qualche tempo. A ciò successe la carestia: e appresso -si sviluppò la peste nella parte occidentale d'Italia, e nell'Isole -Britanniche. _(Sigon. Regn. Ital. lib. 17. Spondan. eod. an. Bernardin. -Corio, Storia di Milano_). Alcuni altri autori sono d'avviso non essere -stato questo, che un morbo epidemico (_Adam. Bibl. Loim._). - -A. dell'E. C. 1242-43. In Grecia, in Italia, in Francia v'ebbe -a quest'anno peste sì micidiale ed atroce, che volendosi prestar -fede ad alcuni storici, appena la decima parte delle popolazioni ne -sopravvisse. Essa invase pur l'esercito di s. Luigi, re di Francia, -mentre inseguiva l'armata di Enrico III, re d'Inghilterra, suo cognato. -Pur questa pestilenza venne preceduta da stagione ardentissima e da -straordinaria siccità (_Lebenswaldt. Papon. opp. cit._). - -A. dell'E. C. 1254. Nel Milanese si è riaccesa la peste, e secondo -che ne vien riferito dagli storici, essa vi avea poste radici così -profonde, che durò alcuni anni; nè arte umana valse a disradicarla più -sollecitamente (_Gratiol. Catalog. Pest._). Qualche storico accenna -che non fusse vera peste, ma bensì un morbo ad essa somigliante (_El. -Cavriol. Chron. Brixien._). - -A. dell'E. C. 1270. All'armata dello stesso s. Luigi s'apprese -nuovamente la peste nel tempo della spedizione da esso intrapresa -contro l'Affrica, e non altrimenti avvenne alle falangi, donde -assediava la città di Tunisi, facendovi molte stragi. Vi fu preso lo -stesso re s. Luigi, che ne morì il dì 25. d'Agosto di quest'anno 1270. -(_P. Kircher. Lebenswaldt Briet. Papon. Adami_). - -A. dell'E. C. 1285. Peste nel Belgio e in Italia (_Kircher. l. cit._). - -A. dell'E. C. 1288. In quest'anno riprese la peste novelle forze, -desolando, e distruggendo gran parte d'Italia sotto il pontificato di -Nicolò IV. Questo pontefice si tenne chiuso nel suo palagio, durante -il tempo della pestilenza, senza ommettere però le cure, ch'ei doveva -al governo de' suoi popoli. Si nota che, servendo egli alle opinioni -invalse a que' tempi, faceva accendere continuamente gran fuochi ne' -cortili del suo palagio e negli appartamenti (_Kircher. Papon. opp. -cit._). - - -SECOLO XIV. - -La peste del 1301 è divenuta famosa stante il pietoso affetto e -lo zelo, con cui s. Rocco servì i malati da peste nello spedale di -Piacenza in Lombardia. Questo celebre pellegrino, nativo di Montpellier -aveva abbandonato i suoi parenti, e rinunciato allo splendor della -nascita, ed a' beni tutti della fortuna per dar se stesso a servigio -de' poverelli, traendo oscura vita e meschina (_Papon. Chron. des pest. -T. II. p. 275._). - -A. dell'E. C. 1307. Il Kirchero fa menzione di una crudelissima peste -insorta quest'anno nell'Inghilterra. - -A. dell'E. C. 1311. La peste menò grande strage a Treviso, a Padova, -a Venezia, e verisimilmente in diversi altri luoghi d'Italia. (_Papon. -lib. cit._). - -A. dell'E. C. 1316-17. Nel 1316 o non fu per anco del tutto estinto in -Italia, o il pestifero seme vi rigermogliò. Imperversò nella Lombardia, -e specialmente in Brescia, dove nello spazio di solo un mese uccise da -sette mille persone secondo il Cavriolo. Nè solo in Italia quest'anno -il contagio si limitò; chè le provincie Settentrionali dell'Europa, -cioè a dire la Germania, l'Olanda, i Paesi Bassi, le Fiandre, il -Belgio, una parte dell'antica Gallia, così pure la Polonia, ne andarono -tutte, qual più, qual meno, travagliate e diserte. Continuò il reo -malore pur nel 1317. Dirottissime piogge nella stagione di primavera, -che non cessaron di rompere in tolta la state e l'autunno, avendo -guastato le biade, ed altri prodotti del suolo, cagionaron la fame, che -unendo a que' della peste i suoi terribili effetti, ne trasse quindi al -sepolcro gran numero di persone. Riferisce il Bugati esser morti da un -terzo degli abitanti di que' paesi, che furono infetti da questa moria -(_EL Cavriol. Cronic. Brix. Kircher. Lebenswaldt. Spondan. An. 1315._). - -A. dell'E. C. 1335. L'anno 1335 di G. C. è celebre negli annali del -mondo per la quantità incredibile di cavallette, che copriron la -terra, e ne divorarono i seminati. S'attribuì ad esse la cagion della -peste, donde quest'anno venne afflitta gran parte d'Europa. Ancorchè -rigorosamente parlando ciò ammettere non si possa, è certo però che sì -gran copia di quegli animali, accrescendo per tutto la putrefazione, -sparse nell'aria strabocchevole quantità di principj eterogenei, e -malsani. Aggiuntovi poi il disagio, e gli strazj della fame, v'ebbe -pur assai di che predisporre gli uomini a nuovi malori e a nuove stragi -(_Bernard. Corio Storia di Milano part. 3. Papon. T. ii. p. 274._). - -A. dell'E. C. 1340. Il Rondinelli e il Corio assicurano che la -peste involò alla Toscana in quest'anno il sesto incirca della sua -popolazione. In questo stesso anno vi fu la peste nella città di -Sebenico in Dalmazia (_Memorie esistenti nell'Archivio di detta -città_). - -A. dell'E. C. 1342. In quest'anno la peste regnò in Francia. Si -accusaron gli Ebrei di aver avvelenati i pozzi; e ciò bastò, perchè il -popolo si scagliasse contro di loro, e tutto sopra d'essi ne scaricasse -il furore (_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1343. In quest'anno v'ebbe peste fierissima a Venezia, -che durò sei mesi. Si propagò a Zara; ma quivi fece poco danno. (_Petr. -Pacifico Hist. Venet. p. 74_). - -A. dell'E. C. 1348. Questa, che ora son per descrivere, fu la peste la -più terribile, che sia mai ricordata, dico la celebre _Peste Nera_. -Tale sciagura non fu mai nè più generale nè più atroce. Secondo -l'opinione degli storici più accreditati, questa pestilenza ebbe -origine dal nord della China nel 1346 (e forse qualche anno prima); -si andò propagando per l'Indie Orientali fino nella Soria; percorse -la Turchia Asiatica e l'Europea; si propagò all'Egitto, alla Grecia, -nell'Illirio, e in una parte dell'Affrica. Alcune navi de' cristiani, -provenienti dal Levante, la introdussero nel 1347 in Sicilia; donde -venne portata per lo stesso mezzo a Genova; s'apprese a Pisa, ec. Nel -1348 passò ad infettar tutta l'Italia, tranne Milano, il paese dei -Grigioni, e di alcuni altri Cantoni a piè dell'Alpi, che dividono -l'Italia dalla Germania, ne' quali fece poco danno. Nel medesimo -tempo attraversò le montagne; si stese nella Savoja, nella Provenza, -nel Delfinato, nella Borgogna, e in Linguadocca; penetrò in Ispagna, -nella Catalogna, nei regni di Granata e di Castiglia, e percorse quasi -tutte le provincie Spagnuole. Nel 1349 prese l'Inghilterra, la Scozia, -l'Irlanda, e la Fiandra, eccetto il Brabante, dove recò poche offese. -Nel 1350 s'inoltrò verso il nord, ed invase la Frisia, la Germania, -la Polonia, l'Ungheria, la Danimarca, e la Svezia, e quasi tutto -il settentrion dell'Europa. A questo tempo, e da questa calamità la -repubblica d'Islanda ne andò distrutta. La mortalità vi fu sì grande -in quell'isola agghiacciata, che gli abitanti, parte uccisi dal morbo, -e parte dispersi per altri disagi, cessarono di formare un corpo di -nazione. Quindi ritornò in Francia e in Italia, e devastò quella parte, -che aveva lasciata illesa da prima. Nel 1361 là desolò, specialmente -Avignone, e qui Parma, Milano e Venezia, dove fece orrendo strazio di -quegli abitanti, privò di vita il doge Delfino, e più cardinali, come -seguì in Avignone, nella qual città, sede a quel tempo de' pontefici, -uccise tra gli altri sette cardinali e settanta vescovi. Passò di poi -un'altra volta a Firenze nel 1363, dove ne morì lo storico Villani. -In quell'anno stesso 1363 terminò, dopo tante stragi, e dopo aver -distrutto, giusta il computo degli storici più accreditati, tre quinti -di abitatori di tutta l'Europa. - -Percorsi di tal modo in differenti tempi tanti paesi, e provincie -diverse, e nessun risparmiatovi, dove pascolo aver poteva la morte, -durò questa pestilenza diciotto anni incirca, ma non fu mai in detto -corso nè più terribile nè più generale, quanto nel sopraddetto 1348. In -quest'anno, fra le molte città d'Italia, invase dal morbo, fieramente -ne fu presa Fiorenza, e Giovanni Boccaccio con molto splendor di -eloquenza ne la descrisse; la qual piacemi di soggiugnere dall'edizione -Cominiana. - - - DESCRIZIONE DELLA PESTE DI FIRENZE - DELL'ANNO 1348. - - BOCCACCIO, _Decamerone Giornata I_. - - «Già erano gli anni della fruttifera Incarnazione del Figliuolo - di Dio al numero pervenuti di mille trecento quarant'otto, quando - nell'egregia città di Fiorenza, oltre ad ogni altra Italica - bellissima, pervenne la mortifera pestilenza: la quale per - operazion de' corpi superiori, o per le nostre inique opere, da - giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, - alquanti anni davanti nelle parti Orientali incominciata, - quelle d'innumerabile quantità di viventi avendo private, senza - ristare, d'un luogo in un altro continuandosi, verso l'Occidente - miserabilmente s'era ampliata; ed in quella non valendo alcun - senno, nè umano provvedimento, per lo quale fu da molte immondizie - purgata la città da ufficiali sopra ciò ordinati, e vietato - l'entrarvi dentro a ciascuno infermo, e molti consigli dati a - conservazion della sanità, nè ancora umili supplicazioni non una - volta, ma molte, ed in processioni ordinate, ed in altre guise a - Dio fatte dalle divote persone; quasi nel principio della primavera - dell'anno predetto orribilmente cominciò i suoi dolorosi effetti, - ed in miracolosa maniera a dimostrare. E non come in Oriente aveva - fatto, dove a chiunque usciva il sangue del naso, era manifesto - segno d'inevitabile morte; ma nascevano nel cominciamento d'essa - a' maschi, ed alle femmine parimente, o nell'anguinaia, o sotto - le ditella certe enfiature; delle quali alcune crescevano come - una comunal mela, altre come un uovo, ed alcune più, ed alcune - altre meno, le quali i volgari nominavan _gavoccioli_. E dalle - due parti del corpo predette infra breve spazio cominciò il già - detto gavocciolo mortifero indifferentemente in ogni parte di - quello a nascere, ed a venire: e da questo appresso s'incominciò - la qualità della predetta infermità a permutare in macchie nere, - o livide, le quali nelle braccia, e per le cosce, ed in ciascuna - altra parte del corpo apparivano a molti, a cui grandi, e rade, - ed a cui minute, e spesse. E, come il gavocciolo primieramente - era stato, ed ancora era, certissimo indizio di futura morte, - così erano queste a ciascuno, a cui venieno. A cura delle quali - infermità nè consiglio di medico, nè virtù di medicina alcuna - pareva che valesse, o facesse profitto: anzi, o che natura del - malore nol patisse, o che la 'gnoranza de' medicanti (de' quali, - oltre al numero degli scienziati, così di femmine, come d'uomini, - senza avere alcuna dottrina di medicina avuta giammai, era il - numero divenuto grandissimo) non conoscesse da che si movesse, e - per conseguente, debito argomento non vi prendesse; non solamente - pochi ne guarivano, anzi quasi tutti infra il terzo giorno dalla - apparizione de' sopraddetti segni, chi piuttosto, e chi meno, - e il più senza alcuna febbre, o altro accidente morivano. E fu - questa pestilenza di maggior forza, perciocchè essa dagl'infermi - di quella per lo comunicare insieme s'avventava a sani, non - altrimenti che faccia il fuoco alle cose secche, o unte, quando - molto gli sono avvicinate. E più avanti ancora ebbe di male, che - non solamente il parlare, e l'usare congl'infermi dava a' sani - infermità, o cagione di comune morte; ma ancora il toccare i panni, - o qualunque altra cosa da quegl'infermi stata tocca, o adoperata, - pareva seco quella cotale infermità nel toccator trasportare. - Maravigliosa cosa è ad udire quello, che io debbo dire; il che se - dagli occhi di molti, e da' miei non fosse stato veduto, appena - che io ardissi di crederlo, non che di scriverlo, quantunque da - fededegno udito l'avessi. Dico che di tanta efficacia fu la qualità - della pestilenza narrata nello appiccarsi da uno ad altro, che non - solamente l'uomo all'uomo, ma questo, che è molto più, assai volte - visibilmente fece; cioè, che la cosa dell'uomo infermo stato, o - morto di tale infermità, tocca da un altro animale fuori della - specie dell'uomo, non solamente della 'nfermità il contaminasse, - ma quello infra brevissimo spazio occidesse: di che gli occhi - miei (siccome poco davanti è detto) presero, tra l'altre volte, - un dì così fatta esperienza; che essendo gli stracci d'un povero - uomo, da tale infermità morto, gittati nella via pubblica, ed - avvenendosi ad essi due porci, e quegli, secondo il lor costume, - prima, molto col grifo, e poi co' denti presigli, e scossiglisi - alle guance, in piccola ora appresso, dopo alcuno avvolgimento, - come se veleno avesser preso, amenduni sopra gli mal tirati stracci - morti caddero in terra. Dalle quali cose, e da assai altre a queste - somiglianti, o maggiori, nacquero diverse paure, ed immaginazioni - in quegli, che rimanevano vivi, e tutti, quasi ad un fine tiravano - assai crudele: ciò era di schifare, e di fuggire gl'infermi, e - le lor cose: e così facendo si credeva ciascuno a se medesimo - salute acquistare. Ed erano alcuni, i quali avvisavano, che il - vivere moderatamente, ed il guardarsi da ogni superfluità avesse - molto a così fatto accidente resistere: e, fatta lor brigata, da - ogni altro separati viveano, ed in quelle case ricogliendosi, - e rinchiudendosi, dove niuno infermo fosse, e da viver meglio, - dilicatissimi cibi, ed ottimi vini temperatissimamente usando, - ed ogni lussuria fuggendo, senza lasciarsi parlare ad alcuno, - o volere di fuori di morte, o d'infermi alcuna novella sentire, - con suoni, e con quelli piaceri che aver potevano, si dimoravano. - Altri, in contraria opinion tratti, affermavano, il bere assai, - ed il godere, e l'andar cantando attorno, e sollazzando, ed il - soddisfare d'ogni cosa all'appetito che si potesse, e di ciò, che - avveniva, ridersi, e beffarsi, essere medecina certissima a tanto - male; e così, come il dicevano, il mettevano in opera a lor potere, - il giorno, e la notte, ora a quella taverna, ora a quell'altra - andando, bevendo senza modo, e senza misura: e molto più ciò per - l'altrui case facendo, solamente che cose vi sentissero, che loro - venissero a grado, o in piacere. E ciò potevan far di leggiere, - perciocchè ciascun (quasi non più viver dovesse) aveva, siccome - se, le sue cose messe in abbandono; di che le più delle case erano - divenute comuni, e così l'usava lo straniere, pure che ad esse - s'avvenisse, come l'avrebbe il propio signore usate: e con tutto - questo proponimento bestiale, sempre gl'infermi fuggivano a lor - potere. Ed in tanta afflizione, e miseria della nostra città, era - la reverenda autorità delle leggi così divine, come umane quasi - caduta, e dissoluta tutta per li ministri, ed esecutori di quelle, - li quali, siccome gli altri uomini, erano tutti o morti, o infermi, - o sì di famigli rimasi stremi, che uficio alcuno non potean fare: - per la qual cosa era a ciascuno licito, quanto a grado gli era, - d'adoperare. - - Molti altri servavano tra questi due di sopra detti una mezzana - via, non istrignendosi nelle vivande quanto i primi, nè nel - bere, e nell'altre dissoluzioni allargandosi quanto i secondi: - ma a sofficienza secondo gli appetiti le cose usavano, e senza - rinchiudersi andavano attorno, portando nelle mani chi fiori, - chi erbe odorifere, e chi diverse maniere di spezierie, quelle al - naso ponendosi spesso, estimando essere ottima cosa il cerebro con - cotali odori confortare: conciofossecosa che l'aere tutto paresse - dal puzzo de' morti corpi, e delle infermità, e delle medicine - compreso, e puzzolente. Alcuni erano di più crudel sentimento, - (comechè per avventura più fosse sicuro) dicendo, niun'altra - medicina essere contro alle pestilenze migliore, nè così buona, - come il fuggire loro davanti. E da questo argomento mossi, non - curando d'alcuna cosa, se non di sè, assai ed uomini, e donne - abbandonarono la propia città, le propie case, i lor luoghi, e - i lor parenti, e le lor cose, e cercarono l'altrui, o almeno il - lor contado: quasi l'ira di Dio a punire la iniquità degli uomini - con quella pestilenza, non dove fossero, procedesse; ma solamente - a coloro opprimere, li quali dentro alle mura della lor città si - trovassero, commossa intendesse; o quasi avvisando, niuna persona - in quella dover rimanere e la sua ultima ora esser venuta. E, - come che questi così variamente opinanti non morissero tutti, non - perciò tutti campavano; anzi infermandone di ciascuna molti, ed in - ogni luogo, avendo essi stessi, quando sani erano, esemplo dato a - coloro, che sani rimanevano, quasi abbandonati per tutto languieno. - E lasciamo stare, che l'uno cittadino l'altro schifasse, e quasi - niuno vicino avesse dell'altro cura, e i parenti insieme rade - volte, o non mai si visitassero, e di lontano; era con sì fatto - spavento questa tribulazione entrata ne' petti degli uomini, e - delle donne, che l'un fratello l'altro abbandonava, ed il zio il - nipote, e la sorella il fratello, e spesse volte la donna il suo - marito; e, che maggior cosa è, e quasi non credibile, li padri, - e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di - servire schifavano. Per la qual cosa a coloro, de' quali era la - moltitudine inestimabile, e maschi, e femmine, che infermavano, - niuno altro sussidio rimase, che o la carità degli amici, (e di - questi fur pochi) o l'avarizia de' serventi, li quali da grossi - salarj, e sconvenevoli tratti servieno, quantunque per tutto - ciò molti non fossero divenuti; e quelli cotanti erano uomini, e - femmine di grosso ingegno, e i più di tali servigi non usati, li - quali quasi di niuna altra cosa servieno, che di porgere alcune - cose dagl'infermi addomandate, o di riguardare, quando morieno: e, - servendo in tal servigio, sè molte volte col guadagno perdevano. E - da questo essere abbandonati gl'infermi da' vicini, da' parenti, - e dagli amici, ed avere scarsità di serventi, discorse un uso, - quasi davanti mai non udito, che niuna, quantunque leggiadra, o - bella, o gentil donna fosse, infermando, non curava d'aver a' suoi - servigi uomo, qual che egli si fosse, o giovane, o altro, solo - che la necessità della sua infermità il richiedesse: il che in - quelle che ne guarirono, fu forse di minore onestà nel tempo, che - succedette, cagione. Ed oltre a questo ne seguio la morte di molti, - che peravventura, se stati fossero atati, campati sarieno. Di che, - tra per lo difetto degli opportuni servigi, li quali gl'infermi - aver non poteano, e per la forza della pestilenza, era tanta nella - città la moltitudine di quelli che di dì, e di notte morieno, che - uno stupore era ad udir dire, non che a riguardarlo. Perchè quasi - di necessità cose contrarie a' primi costumi de' cittadini nacquero - tra coloro, li quali rimanean vivi. - - Era usanza (siccome ancora oggi veggiamo usare) che le donne - parenti, e vicine nella casa del morto si ragunavano, e quivi con - quelle che più gli appartenevano, piangevano; e d'altra parte - dinanzi alla casa del morto co' suoi prossimi si ragunavano i - suoi vicini, ed altri cittadini assai, e secondo la qualità del - morto vi veniva il chericato, ed egli sopra gli omeri de' suoi - pari, con funeral pompa di cera, e di canti, alla chiesa da lui - prima eletta anzi la morte n'era portato. Le quali cose, poichè - a montar cominciò la ferocità della pistolenza, o in tutto, o - in maggior parte, quasi cessarono, ed altre nuove in loro luogo - ne sopravvennero. Perciocchè non solamente senz'aver molte donne - dattorno morivan le genti, ma assai n'erano di quelli che di questa - vita senza testimonio trapassavano; e pochissimi erano coloro, - a' quali i pietosi pianti, e l'amare lagrime de' suoi congiunti - fossero concedute: anzi, in luogo di quelle, s'usavano per li - più risa, e motti, e festeggiar compagnevole: la quale usanza le - donne in gran parte, posposta la donnesca pietà, per salute di - loro avevano ottimamente appresa. Ed erano radi coloro, i corpi - de' quali fosser più che da un dieci o dodici de' suoi vicini alla - chiesa accompagnati: de' quali non gli orrevoli, e cari cittadini, - ma una maniera di beccamorti sopravvenuti di minuta gente, che - chiamar si facevan becchini, la quale questi servigi prezzolata - faceva, sottentravano alla bara, e quella con frettolosi passi, - non a quella chiesa, che esso aveva anzi la morte disposto, ma - alla più vicina le più volte il portavano, dietro a quattro, o - sei cherici, con poco lume, e tal fiata senza alcuno; li quali - con l'ajuto de' detti becchini, senza faticarsi in troppo lungo - ofizio, o solenne, in qualunque sepoltura disoccupata trovavano - piuttosto, il mettevano. Della minuta gente, e forse in gran parte - della mezzana, era il ragguardamento di molto maggior miseria - pieno: perciocchè essi il più o da speranza, o da povertà ritenuti - nelle lor case, nelle lor vicinanze standosi, a migliaja per giorno - infermavano; e, non essendo nè serviti, nè atati d'alcuna cosa, - quasi senz'alcuna redenzione tutti morivano; ed assai n'erano - che nella strada pubblica o di dì, o di notte finivano; e molti, - ancorachè nelle case finissero, prima col puzzo de' loro corpi - corrotti, che altramenti, facevano a' vicini sentire, sè esser - morti: e di questi, e degli altri che per tutto morivano, tutto - pieno. Era il più da' vicini una medesima maniera servata, mossi - non meno da tema che la corruzione de' morti non gli offendesse, - che da carità, la quale avessero a' trapassati. Essi e per se - medesimi, e coll'ajuto d'alcuni portatori, quando aver ne potevano, - traevano delle lor case li corpi de' già passati, e quelli davanti - agli loro usci ponevano, dove la mattina spezialmente n'avrebbe - potuti vedere senza numero chi fosse attorno andato. E quindi fatto - venir bare, e tali furono che, per difetto di quelle, sopra alcuna - tavola ne ponieno. Nè fu una bara sola quella, che due, o tre ne - portò insiememente: nè avvenne pure una volta, ma sene sarieno - assai potute annoverare di quelle, che la moglie, e 'l marito, gli - due o' tre fratelli, o il padre, o 'l figliuolo, o così fattamente - ne contenieno. Ed infinite volte avvenne che andando due preti con - una croce per alcuno, si misero tre, o quattro bare da' portatori - portate di dietro a quella, e dove un morto credevano avere i - preti a seppellire, n'aveano sei, o otto, e tal fiata più. Nè erano - perciò questi da alcuna lagrima, o lume, o compagnia onorati; anzi - era la cosa pervenuta a tanto, che non altramenti si curava degli - uomini che morivano, che ora si curerebbe di capre. Perchè assai - manifestamente apparve, che quello che il natural corso delle - cose non aveva potuto con piccoli, e rari danni a' savj mostrare - doversi con pazienza passare; la grandezza de' mali eziandio i - semplici far di ciò scorti, e non curanti. Alla gran moltitudine - de' corpi mostrata, che ad ogni chiesa ogni dì, e quasi ogni ora - concorreva portata, non bastando la terra sacra alle sepolture, e - massimamente volendo dare a ciascun luogo propio secondo l'antico - costume; si facevano per gli cimiteri delle chiese, poichè ogni - parte era piena, fosse grandissime, nelle quali a centinaja si - mettevano i sopravvegnenti. Ed in quelle stivati, come si mettono - le mercatanzie nelle navi, a suolo a suolo; con poca terra si - ricoprieno, infino a tanto che della fossa al sommo si perveniva. - Ed acciocchè dietro ad ogni particularità le nostre passate - miserie, per la città avvenute, più ricercando non vada, dico, che - così inimico tempo correndo per quella, non perciò meno d'alcuna - cosa risparmiò il circustante contado, nel quale (lasciando star - le castella, che simili erano nella loro piccolezza alla città) - per le sparte ville, e per gli campi i lavoratori miseri, e - poveri, e le loro famiglie, senz'alcuna fatica di medico, o ajuto - di servidore, per le vie, e per li loro colti, e per le case, di - dì e di notte indifferentemente, non come uomini, ma quasi come - bestie morieno. Per la qual cosa, essi così nelli loro costumi, - come i cittadini, divenuti lascivi, di niuna lor cosa, o faccenda - curavano: anzi tutti, quasi quel giorno, nel quale si vedevano - esser venuti, la morte aspettassero, non d'ajutare i futuri frutti - delle bestie, e delle terre, e delle loro passate fatiche; ma di - consumare quelli, che si trovavano presenti, si sforzavano con - ogni ingegno. Perchè adivenne che i buoi, gli asini, le pecore, - le capre, i porci, i polli, ed i cani medesimi, fedelissimi agli - uomini, fuori delle proprie case cacciati, per li campi, dove - ancora le biade abbandonate erano, senza essere non che raccolte, - ma pur segate, come meglio piaceva loro, sen'andavano. E molli, - quasi come razionali, poichè pasciuti erano bene il giorno, la - notte alle lor case, senza alcuno correggimento di pastore, si - tornavan satolli. Che più si può dire, lasciando stare il contado, - ed alla città ritornando, se non che tanta, e tal fu la crudeltà - del cielo, e forse in parte quella degli uomini, che infra 'l - Marzo, ed il prossimo Luglio vegnente, tra per la forza della - pestifera infermità, e per l'esser molti infermi mal serviti, o - abbandonati ne' lor bisogni, per la paura che avevano i sani, oltre - a centomila creature umane, si crede per certo dentro alle mura - della città di Firenze essere stati di vita tolti; che forse anzi - l'accidente mortifero non si saria estimato tanti avervene dentro - avuti. O quanti gran palagi, quante belle case, quanti nobili - abituri, per addietro di famiglie pieni, di signori, e di donne, - infino al menomo fante rimasero voti! O quante memorabili schiatte, - quante amplissime eredità, quante famose ricchezze si videro senza - successor debito rimanere! Quanti valorosi uomini, quante belle - donne, quanti leggiadri giovani, i quali non che altri, ma Galieno, - Ippocrate, o Esculapio avrieno giudicati sanissimi, la mattina - desinarono co' loro parenti, compagni, ed amici, che poi la sera - vegnente appresso nell'altro mondo cenarono con li loro passati!. A - me medesimo incresce andarmi tanto tra tante miserie ravvolgendo». - -Il morbo pestilenziale che a questa età funestissima ha tante Provincie -e Città così crudelmente afflitte e deserte, si è manifestato pur -anco nella città di Spalatro in Dalmazia nel giorno 25 Dicembre dello -stesso anno 1348; e vi fece così rapidi e terribili progressi, che -distrusse quasi tutti gli abitanti di quella città, compreso lo stesso -zelantissimo arcivescovo Domenico Cucari. Là pure non si trovava chi -si prestasse di dar sepoltura ai morti, i quali restavano insepolti e -nelle case, e nelle piazze, e nei campi a libero pascolo de' corvi, de' -lupi e d'altre fiere, che con somma maraviglia si vider quell'anno in -gran numero scorrer le terre della Dalmazia; dove pur si osservarono -straordinarj fenomeni, cioè l'eclissi solare, e lunare, due visibili -comete, non che l'aria atmosferica ingombra di neri vapori, e di -esalazioni morbifere. - -Nel tomo III dell'_Illyricum Sacrum_ di Michele Farlato si legge -riportata la descrizione di questa peste, scritta a quel tempo da un -individuo dell'antichissima famiglia _a Cutteis_ di Spalatro, la qual -descrizione ritiene quelle forme solenni ed energiche di verità, che -suol avere la storia, scritta da chi ha sott'occhio lo spaventevole -quadro di così immense sciagure[9]. - -Nell'anno successivo 1349 il contagio si propagò anco nella città -di Zara, i cui abitanti erano già in preda all'estremo terrore, e -ne andaron periti oltre a due mila di essi. Un'epizoozia ferocissima -regnava contemporaneamente in quella città e suo territorio, la quale -distrusse la maggior parte degli animali. (_Joan. Lucius lib. 2. a -Cutteis de flagello pestis in homines et pecudes. Simeon Glinbavaz, in -suis memoriis cap. 2. pag. 157._). - -La città di Ragusi, capitale a quel tempo dell'antichissima Repubblica -di questo nome, non andò illesa dalla grave sciagura, a cui Europa -tutta andò soggetta, ma nel ridetto anno 1348 circa li 13 di Dicembre -penetrata fra suoi abitanti la terribile pestilenza, vi operò -miserando strazio. Durò sei mesi: cento e settanta patrizj, trecento -cittadini del secondo ordine; e circa settemille individui della plebe -furono estinti a quel tempo dall'esiziale contagio. La narrazione di -questa grave calamità trovasi registrata nel Libro de' Testamenti di -quell'epoca, esistente nel Tesoro Ragusino; nel qual antico monumento -viene indicata la rea indole del morbo, e le crudeli stragi per -esso operate, da que' medesimi, che di tanto flagello furono ocular -testimoni. (_Serafin. Razzi V. Farlati Illyric. Sacr. Tom. III. pag. m. -130_). - -Nessun'altra pestilenza giammai non giunse a tanta mortalità. Marsiglia -perdette nel 1347 due terzi de' suoi abitanti. Roma fu travagliata -dal contagio per tre anni interi, cioè nel 1346. 47-48; e v'ebbe -perdita incalcolabile. A Firenze ed in tutto il suo territorio delle -cinque persone ne morirono tre; sette di dieci a Pisa nello stesso -anno 1348. Conta lo storico Agnolo da Tura, che nei quattro mesi di -Maggio, Giugno, Luglio, e Agosto la peste rapì a Siena ottanta mila -persone, e ch'egli stesso seppellì colle proprie mani i suoi cinque -figli in una medesima fossa. La città di Trapani in Sicilia restò -compiutamente deserta. Genova perdette quaranta mila persone, Napoli -sessanta mila, e la Sicilia unitamente alla Puglia cinquecento trenta -mila; Venezia due terzi circa della sua popolazione; Avignone, compreso -il suo territorio, da circa cencinquanta mila abitanti, e n'andò -quasi distrutta. A Montpellier la peste incominciò nel 1345; cessò nel -1348; si riprodusse nel 1361; ed ivi secondo il Ranchin, professore -e cancelliere dell'Università, morivano più di 500 persone al giorno, -talchè questa città restò quasi affatto spoglia di abitatori. Parigi -pure nel 1348 soffrì infiniti disastri e danni. A Basilea morirono -dalla peste da quattordici mila persone; a Lubecca novanta mila; -in Ispagna negli anni 1347-48-49 la peste involò quasi due terzi -di tutta la sua popolazione. E se può credersi giusto il calcolo, -narrasi, che in tre anni l'Europa per questo contagio abbia perduti -124,484 religiosi scalzi. Nella Certosa di Montrieux in Provenza di -trentacinque religiosi, che componevano quella famiglia, non vi restò -che il solo Gerardo fratello del Petrarca. Nè minori furono le stragi -fatte da questo spaventevole flagello in Inghilterra e in Germania; -dove forti e frequenti terremoti hanno preceduto le devastazioni della -peste del 1360. - -Questo memorando contagio fu generalmente di una qualità atroce, ed in -sommo grado penetrantissimo. Succedeva la propagazione, e diffondevasi -fra le popolazioni quasi con la rapidità del fulmine. Pochi superavano -la sua violenza. I sintomi però non erano gli stessi di tutti e da -per tutto. Nell'Oriente il sintoma più costante col quale si enunciava -la malattia era l'emorragia di sangue dal naso, e costituiva il segno -quasi sicuro della morte. In Italia, in Francia, in Germania, e altrove -incominciava per lo più da lassezza improvvisa ed insolita degli arti -inferiori; e l'accompagnavano debolezza generale della persona, dolor -di testa, turbamento nelle funzioni del cerebro, vomiti frequenti e -crudeli, smania, ardori ai precordj, angoscia, languori straordinarj, -polsi deboli, contratti, e mancanti quasi sotto le dita; altre volte -pieni, duri, frequenti, intermittenti, irregolari; soventi volte il -polso non mostrava indizio di febbre; diarree copiose, che traevano -in breve ora a sfinimento e a morte i malati, e malgrado gli ostinati -corsi del ventre, sussistente tensione degl'ippocondrj; difficoltà -di respirare; talvolta tosse ostinata ed inane; emorragie, delirj, -frenesia, torpore, letargo. La pelle si copriva di esantemi rossi, -lividi o nerastri; agl'inguini, alle ascelle, al collo, e in altre -parti comparivan buboni: al collo, al dorso, fra le scapole, sulle -cosce, e in altre parti del corpo apparivan carbonchi. Qualche tempo -dopo si osservò alcuna variazione nei sintomi. Il contagio enunciavasi -il più di sovente con macchie livide o nere, che larghe e rare presso -gli uni, picciole e spesse presso gli altri comparivano, da principio -in sulle braccia e sulle cosce, poi sopra il resto della persona, e -che ben presto si cangiavano in carbone, ed erano indicio quasi certo -di una vicina morte. Il male deludeva d'ordinario tutti i soccorsi -dell'arte medica; e i malati morivano per lo più entro i primi tre -giorni, e talora improvvisamente quasi colpiti da fulmine. I giorni -più funesti erano il primo, il terzo, il quinto, e finalmente il -settimo. Fino da quest'irruzione pestilenziale gli autori osservarono, -che quanto il facile uscire della materia morbosa, per mezzo di una -buona suppurazione dava speranza di guarigione, altrettanto riusciva -pericolosa cosa il sopprimerla. - -Narra il Villani che la suddetta peste di solito non durava più di -cinque mesi in ciascuna terra, e secondo il Cortusio sei mesi. In -alcuni luoghi oltre le calamità della peste v'ebbero quelle della -guerra. A Napoli ardeva la peste, mentre vi facean la guerra Lodovico -I re di Ungheria, ed Alfonso; in Francia sussisteva la guerra contro -l'Inghilterra. - -Alcuni popoli attribuirono questa terribile pestilenza ad una causa -soprannaturale. Eglino si contentaron di risguardarla semplicemente -come un castigo fulminato su di loro dal giusto sdegno di Dio. Altri -pretesero che la causa ne fosse stata un fuoco scoppiato in Oriente -dalle viscere della terra, o caduto di cielo; il quale, spargendosi, -distruggeva uomini ed animali. (_Cortus. hist. lib. 9. c. 14 Matt. -Villani t. 1. et 2. Villarc. lib. 12. c. 83_). La maggior parte -poi conveniva nell'opinione che sussistessero sparsi nell'aria -dei vapori nocivi, i quali ritenesser fra loro raccolto il veleno -pestilenziale[10]. - -Parecchi storici hanno descritta questa pestilenza, e specialmente fra -gl'italiani il Cortusio, il Petrarca, il Boccaccio, Giovanni e Matteo -Villani. Quindi le notizie storiche ad essa relative le ho raccolte da -questi scrittori, ed anche dai seguenti (_Guid. de Chaulieu Chirurg. -magn. etc. Raymund. de Vinario lib. I. de Peste; El. Cavriol. Chronic. -Brixiens.; Bernardin. Corio Storia di Milano; Papon. Chronolog. des -Pestes V. I.; Sabellic. Decad. III. lib. 3. Joan. Tarcagnot. Hist. -Mund. lib. XVI. Spangenberg Chronic. Contacuz. lib. 5. c. 8. Gratiol. -Catalog. Pest. ad. a. 134-8. Lebenswaldt. p. 15. Adam. Bibl. Loim. de -Sismondi Histoire des Republiques Italiennes du moyen âge. T. VI. p. -16-23. Georg. Agricol. Lib. de Peste, Kircher. lib. X._). - -A. dell'E. C. 1374. La peste ricomparve quest'anno in Toscana, in -Provenza, e in Linguadocca. Gravi danni vi ha essa nuovamente recati, -quantunque minori de' sopraddescritti, (_Papon.; Raymund. de Vinario; -P. Kircher. opp. cit._). - -A. dell'E. C. 1375. Nel successivo anno mille trecento settantacinque -si rinnovò la peste in quasi tutta la Germania (_Raymund. de Vinario; -Kircher. opp. cit._). - -A. dell'E. C. 1377. Nuova e terribile pestilenza spopolò in quest'anno -le città di Venezia e di Genova (_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1381-82-83. Dominato tutto questo secolo da fierissima -peste, ne andò presa ora una parte ed or l'altra del mondo abitato, per -modo che appena estinguevasi in una provincia il fuoco del contagio -divoratore, riaccendevasi in un'altra. Nuove scintille scoppiar si -videro qua e là nel 1381. Verso la fine di detto anno invasane di nuovo -la città di Venezia, vi continuò ad infierire per alcuni mesi del 1382, -recando gravi danni e sciagure. Fra gli altri morì dal contagio il -doge Michele Morosini nel quarto mese del suo dogato (_Petr. Pacifico -Hist. Venet. p. 77._). Nel 1382 divampò con grave rovina nella città di -Bologna, e ne' circostanti paesi. Nello stesso anno trecento ottantadue -ne andò devastata la Boemia. Narra il Lebenswaldt, che a Praga si -contarono da 1116 morti in un sol giorno. A questo stesso tempo alcune -provincie dell'Asia rimasero pur dalla peste desolate e deserte. Nel -1383 penetrò di nuovo il contagio a Firenze, e fu di tal modo micidiale -e feroce, che uccideva fino a tre e a quattrocento persone al giorno. -Altri luoghi di Europa ancora provarono di si terribile calamità i -funestissimi effetti (_Cherubino Ghirardazzi Storia di Bologna lib. -XXV. Raymund. de Vinario lib. de Peste; Julius Palmarius de morbis -contagiosis p. 373. Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1390-91. Seguendo la storia trovasi ancora nel 1390 -la peste in Francia, nella Provenza, e a Bologna in Italia. Sia, che -quivi fosse rigermogliata da qualche seme non bene estinto dell'ultimo -terribile contagio, sia, come altri vogliono, che fossevi stata portata -di nuovo da persona infetta, narrasi, che da di là si è diffusa nella -Romagna; e dalla Romagna col mezzo de' bastimenti commerciali passata -a Genova, e a Venezia; dalla quale ultima città venne poi introdotta -nell'anno susseguente 1391 col mezzo di un individuo infetto a Verona -ed a Brescia. - -Nel 1391 v'ebbe parimenti fiera peste nella Turingia, ed in varj altri -luoghi della Germania. Nel 1391 comparve una cometa, la cui apparizione -fu susseguitata da dirotte piogge, da tempeste, da inondazioni, come -pure dalla fame e dalla peste: fenomeni ordinarj delle gravissime -calamità fisiche, le quali togliendo agli uomini i necessarj mezzi di -sussistenza, li lasciano esposti a tutte le ingiurie del bisogno, al -cordoglio delle privazioni, e alla roditrice miseria. (_S. Giovanni -di Capistrano nel suo Specchio della coscienza; Papon. T. II. p. 277. -Lebenswaldt_). - -A. dell'E. C. 1399-1400. Nel mille trecento novantanove si sviluppò -nuovamente la peste nella Lombardia. Nel mille quattrocento si ampliò, -desolando parecchie delle principali città e paesi d'Italia; ma in -nessun luogo fece tanta strage, quanto a Firenze, dove secondo la -relazione degli storici più accreditati vi perirono da circa trenta -mille persone. Riferisce il Karnero, che la città di Siena ne andò pur -fieramente travagliata, e che Roma fece immensa perdita di persone, tra -le quali moltissimi pellegrini ed altri forestieri, che in gran numero -vi si erano trasferiti in quell'anno per la ricorrenza del Giubileo -(_Boninsegn. lib. IV. El. Cavriol. lib. 8. Gratiol. Chronic. Pest. -Karner. Lib. de Peste. Kircher. Chronolog. Pest. Papon. opp. cit._). - -Nel giorno 20 Febbraio dello stesso anno 1400 cominciò nella città di -Ragusi la peste, la quale fu fierissima, e durò due anni. Vi perirono -160 patrizj, appartenenti al maggior consiglio, 207 matrone, e da circa -cinque mille delle altre classi del popolo. Nell'anno 1403 cessata la -peste, venne confermato il decreto del Senato del 1400 risguardante la -solennità della festa dei ss. quaranta Martiri, ed ampliata quella di -s. Biagio, protettore di quella Republica. (_Seraphin. Cerva Compend. -Historiae Ecclesiasticae Rhacusinae; Giovanni di Marino Gondola, Annali -della città dì Ragusa pag. 97. Storia di Ragusi scritta da un Anonimo; -Serafino Razzi Storia di Raugia pag. 124._). - - -SECOLO XV. - -A. dell'E. C. 1415. _Francesco Valeriola_ nel settimo libro degli -_Epidemj_ P. I. fa menzione di una pestilenza, che in quest'anno 1415 -afflisse la Spagna, e che secondo il detto autore desolò quel regno per -più anni seguitamente. Non mi fu fatto di rinvenire memoria di questa -pestilenza in altri autori, nè di raccogliere alcuna particolarità, -donde la stessa sia stata contraddistinta. - -A. dell'E. C. 1416. Nell'anno mille quattrocento sedici incominciarono -li Ragusei a pagare il tributo di 500 ducati annui alla Porta Ottomana -sotto l'impero di Bajazet Begh Gran Signore de' Turchi. A questo stesso -anno Paolo Gondola, reduce dall'Ungheria, e dalla Turchia, portò la -peste in Ragusa, la quale si è sviluppata nel giorno 28 Aprile di detto -anno, e durò fino il dì 29 Giugno, dopo aver tratto al sepolcro da -circa 3800 di quegli abitanti (_Annali della città di Ragusa op. cit. -pag. 98. Storia di Ragusi scritta dall'Anonimo ec. Compend. Historiae -Ecclesiasticae Rhacusinae_). - -A. dell'E. C. 1420. Nell'anno mille quattrocento venti vi fu peste -a Spalatro, portata, come si crede dalla vicina Turchia (_Bajamonti -Storia della peste che regnò in Dalmazia ecc. p. 137_). - -A. dell'E. C. 1421. La peste travagliò in quest'anno la città di -Napoli, secondo il Kirchero _ex Nauclero_. - -A. dell'E. C. 1422. La peste invase di nuovo Ragusi in quest'anno. -Incominciò parimenti nel mese di Aprile, e terminò in Giugno dell'anno -stesso. Giacomo Gondoaldo, medico Ferrarese, stanziato fin dal 1410 -qual medico in condotta a Ragusi, avendo suggerito il preservativo -e la precauzione di separare gl'infetti dai sani, ne ottenne, che -questa volta la peste v'ebbe di pochi danni recati (_Biblioth. -Script. Rhagusinor. a P. Seraph. Cerva concinn.; Storia di Ragusi -dell'Anonimo_). - -A. dell'E. C. 1423. Anche in quest'anno la città di Bologna soffrì -innumerabili danni per cagion della peste, da cui fu crudelmente -afflitta. Contemporaneamente il contagio operò orrendi strazj a -Brescia, ove dal mese di Marzo sino alla fine di Ottobre uccise da -circa ottomila persone (_Cherub. Ghirardazzi Storia di Bologna lib. 29. -El. Cavriol. Chron. Brix._). - -A. dell'E. C. 1428. Ad un verno assai dolce conseguitò una state -caldissima, a tale che l'aria atmosferica eccessivamente riscaldata -respiravasi a pena. A questa inclemenza di stagione tenne dietro la -peste, la quale si sviluppò a Roma l'anno stesso, ed estinse parecchie -migliaja di abitatori (_Spondan. eodem an. Papon. l. c._). - -In questo stesso anno mille quattrocento ventotto v'ebbe una -terribile e micidial pestilenza nella città di Curzola in Dalmazia -(ora appartenente al Circolo di Ragusi), la quale distrusse quasi -interamente quella popolazione; per modo che andò diserta questa -città, che prima della peste racchiudeva oltre a sette mila abitanti, -come segnano le memorie, e' vestigi dell'antica città; nè più mai si -ripopolò, contando ora appena da 1000 persone. Tentando di sottrarsi -dal comune eccidio, i rettori della città ed altri cittadini si -ritirarono nella vicina villa Zernova, dove rimasero più mesi, ed ivi -unirono le magistrature e ragunarono il loro consiglio (_Memorie di -Curzola esistenti nell'Archivio di detta città. Vedi Ragguaglio di -questa peste scritto da un contemporaneo; Statuto di Curzola a Stampa -nelle Riformazioni cap. 190-91. p. 107._). - -A. dell'E. C. 1430. S'apprese di nuovo la peste a Ragusi in quest'anno -1430 proveniente da Trebigne, borgata della confinante Turchia, dove vi -fu il giorno 30 Maggio di quest'anno un combattimento tra li Ragusei, e -Radosav Paulovich, signor di Trebigne. Per merito dei sempre più cauti -provvedimenti di Polizia sanitaria, che i Magistrati della Repubblica -di Ragusi adottarono dietro i saggi suggerimenti del sopraccennato -medico dott. Gondoaldo, pochissime furono le vittime di questo contagio -(_Bibliotheca Script. Ragusin. Istoria anonima di Ragusi_). Or piacemi -di aggiugnere un picciolo squarcio dell'Opera _Bibliotheca Scriptor. -Ragusin._[11]; perchè consti che fin da quel tempo si avevano a Ragusi -chiare idee della qualità attaccaticcia della peste, e si conoscevano -ottimi provvedimenti sanitarj per impedire la propagazione del -contagio, e per distruggerne il micidiale suo germe. - -A. dell'E. C. 1434-35. Per l'irregolarità delle stagioni nata la -sterilità delle terre, e scarseggiando ogni anno più i lor prodotti, si -provarono in diversi luoghi d'Europa la carestia e la fame. A questa -calamità successe in parecchie provincie della Germania la peste, o, -come altri vogliono, un'epidemia d'indole alla peste somigliante, la -quale fu micidiale di sì fatta maniera, che uccideva improvisamente i -passeggieri sulle strade e ne' campi. Nella sola città di Norimberga -estinse da circa dieci mille persone (_Georg. Agricola Gratiol. opp. -cit. Adami Bibl. Loim._). - -A. dell'E. C. 1436. La Lusitania propriamente detta, ossia il -Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia Castiglia (dacchè tutti e -tre questi regni erano una volta compresi nella Lusitania), furon -quest'anno miseramente devastati dalla pestilenza, la quale durò più -anni continuamente. Il re Edoardo, che per cessarne il pericolo s'era -ritirato nel monastero di Thomast, prese il contagio per una lettera da -esso incautamente aperta, la quale dopo stata infetta, se gli era fatta -pervenire coll'espresso divisamento di appiccargli la peste. Questo -sventurato principe morì da quello, dirò così, assorbito malore il dì -9 Settembre 1438 nell'età di 37 anni (_Spondan. hoc ipso anno, Marian. -lib. 21. cap. 13._). - -A. dell'E. C. 1437. La città di Ragusi andò in quest'anno pur devastata -dalla peste. Dessa fu d'indole così maligna e violenta, che nel corso -di soli tre mesi, ne' quali infuriò, cioè dal primo Aprile a tutto -Giugno, spogliò la città quasi interamente di abitatori. La maggior -parte de' patrizj però si è preservata; dacchè al primo scoppiare -del morbo si sono ritirati a Gravosa, ed altri ricoveratisi in altri -luoghi. Considerevole numero di persone imitarono il loro esempio, -sottraendosi colla fuga a tale calamità. Di undici patrizj rimasti -in città alle redini del governo, dieci ne sono morti; il più vecchio -sopravvisse, e morti sono del pari tutti quelli, che rimasti erano ad -abitar la città. Si nota essere stata questa peste introdotta da certo -nobile Resti (_Compend. Hist. Ecclesiast. Rhacusinae; Sal. de Diversis -Descriptio Rhagusina pag. 146 et seq._[12]). - -A. dell'E. C. 1438. Nella città di Venezia la peste consunse quest'anno -gran numero di abitanti, sotto il principato di Francesco Foscari -(_Sabellic. Decad. 3. lib. 6. Gratiol. ad. h. a._). In questo stesso -anno 1438 il contagio penetrò in parecchi altri paesi d'Italia, e si -propagò in Francia, in Germania, e in Inghilterra. - -Dopo sette anni di tristissima carestia, e di notabil disagio d'ogni -cosa necessaria alla sussistenza, quest'anno fu sommamente fertile, -ma pur venne fieramente travagliato dalla peste, che continuò in varie -parti delle sopraccennate regioni fino alla primavera del seguente anno -1439, ed in altra fino il 1440, spopolando, e distruggendo parecchi -paesi. Notano gli storici che nella città di Costanza si contavano -fino 4000 morti al giorno, lo che però sembra esagerato e così in -altri luoghi, fino al successivo anno 1440. Nel 1439, nel tempo in -cui l'esercito di Milano teneva assediata Brescia, detta città provò -prima gli orrori della fame, poi quelli della peste (_El. Cavriol. lib. -10._). Il morbo aveva per sintomo particolare un profondo letargo; tal -che i malati dopo un apparente sonno di due o tre giorni si destavano, -ricadendo poi tra poco in agonia (_Lebenswaldt; Papon. Adami; opp. -cit._). - -A. dell'E. C. 1440. La peste in quest'anno fece orrendo strazio a -Basilea, dove a quel tempo tenevasi il famoso Concilio. Parecchi -di que' prelati, ed altri padri insigni della chiesa ivi ragunati -perirono vittime dello struggitore contagio. Enea Silvio Piccolomini, -poi Pontefice Massimo sotto il nome di Pio II, fu pure da questa peste -invaso, e ne guarì; e ne la descrisse in un singolare suo libro _de -Peste_ (_Tarcagnot. opp. cit. lib. 19._). - -A. dell'E. C. 1448-49-50. Gran parte di Europa, quasi tutta l'Italia, -e in particolar modo il Milanese, e l'Insubria intera andarono a -questi anni soggette a pestilenza, la quale si mantenne fierissima per -circa due anni, attaccando or l'uno or l'altro paese; e nè anche la -Dalmazia andò esente nell'anno 1449 da tale calamità[13]. La Francia, -la Germania, e la Spagna nel 1450 furono pur travagliate ferocemente -dalla peste. Si pretende, che nel 1450 essa involasse alla sola città -di Parigi quaranta mille persone in due mesi. Dice il Senac (_Traité de -la peste p. 23._), «il Quercetano è il solo medico, che dell'indole di -questa peste ci abbia data un'idea». Soggiunge, «essa era accompagnata -da accidenti terribili. Lo spavento invadeva tosto gli animi i più -coraggiosi e più fermi, di maniera che non permetteva loro di vedere -altri oggetti, che una morte inevitabile. Abbandonati intieramente alla -disperazione, s'avviluppavano essi medesimi in un lenzuolo. Altri non -avevano neppur il tempo di occuparsi di questo apparato funebre, poichè -morivano improvvisamente. Quegli, che avevano la sventura di percorrere -il corso della malattia, venivano coperti da pustule carbonchiose, -terribile conseguenza delle febbri pestilenziali». (_Ciacconio -nella vita di Nicolò V. Platina nella vita dello stesso; Bernardin. -Corio Storia di Milano; Joann. Tarcagnot. Hist. Mund. P. II. lib. -19. Saladin. Ferro Tract. de Peste. Jul. Palmarius de Morb. Contag. -Francisc. Rondelet opp._). - -A. dell'E. C. 1453. Michele Sachs nella vita di Federico III narra, che -in quest'anno v'ebbe peste fierissima ad Erfurt capitale della Turingia -nella Sassonia, vittime della quale restarono da ventotto mila persone. - -Qualche comentatore sostiene essere questo numero esagerato; pure se -si consideri che Erfurt è città grande, in un terreno assai fertile, -e se ora non è molto popolata, la sua vastità però mostra di esserne -stata altra volta. Di più, considerato che nel principio del secolo -decimoquinto era al sommo della sua floridezza, concorrendovi alla sua -Università, fondata nel 1392, gran numero di studenti, non v'ha ragione -per credere di troppo esagerato il numero sopraddetto. - -A. dell'E. C. 1456. Col mezzo di mercanzie infette venne introdotta -in quest'anno la peste a Ragusi, la quale uccise circa un quaranta -individui del corpo nobile, e 500 dell'altre classi del popolo. Anco in -questa circostanza la maggior parte degl'individui del corpo nobile, e -molte altre famiglie si erano ritirate a Gravosa, e in altri luoghi del -territorio (_Farlati Histor. Eccles. Rhacusin. pag. 163._). - -Nello stesso anno 1456 vi fu peste a Spalatro, e nell'isola di Pago -in Dalmazia. In una relazione del Conte di Pago al magistrato al Sal -di Venezia si legge: che fino al giorno due Luglio di quell'anno 1456 -erano da 300 persone perite dalla peste in quella appena costrutta, e -non ancora terminata città. - -A. dell'E. C. 1460. Gli storici narrano essersi sviluppata in -quest'anno in più luoghi della Germania una pestilenza d'indole -singolare, la quale uccideva irremissibilmente gli uomini robusti, meno -però le donne, e più meno i fanciulli (_Spondan. eod. an. Kircher. opp. -cit._). Si deve supporre questa non essere stata vera peste, ma bensì -un altro genere di epidemia. - -In quest'anno 1460 fu pur fierissima peste in Zara, per la quale, fra -l'altre memorie, avvi una ducale dell'Eccellentissimo Senato Veneto 17 -Agosto, in cui leggesi: «Che i Zaratini usciti dalla città per causa -della peste possino ritornar in Zara a loro beneplacito». (lib. 11. -Privilegior. Nob. Nonens. ad an. 1460). - -A. dell'E. C. 1464-65-66. La peste ha ricominciato quest'anno a Ragusi, -e vi durò li sovraccennati tre anni. In questo spazio vi uccise grande -quantità di persone; e sussistendovi ancora nel 1466, il Senato nel -mese di Maggio di detto anno decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino -alla città, quello, che tuttavia sussiste, e che è il solo in Dalmazia, -che accolga le merci sospette provenienti per la via di terra dalla -vicina Turchia (_Seraph. Cerva Hist. Ecclesiast. Rhacusina p. 288. e -segg.; Storia Anonima di Ragusi_). - -A. dell'E. C. 1473. Calori straordinarj, ed eccessivi, lunga siccità, -tempeste desolatrici, e immensa quantità d'insetti devastatori -cagionarono la perdita de' ricolti, a cui è succeduta una terribile -crudissima fame, la quale ha preceduto la peste, che in quest'anno -desolò l'Italia. (_Gratiol. Catalog. Pest.; Lebenswaldt opp. cit._). - -A. dell'E. C. 1475-76. O non bene estinta, o riprodotta, cominciò di -nuovo ad infierire la peste in Italia verso la fine dell'anno 1475. Si -propagò essa in più luoghi, ed accrebbe la sua sevizie nel successivo -anno 1476, bersagliando più fieramente d'ogni altro paese la città -di Roma. Contemporaneamente il morbo fece molte stragi a Marsiglia -in Francia. Quest'anno fu considerevole per il continuo piovere -dirottamente, per tempeste spaventevoli, ed inondazioni allagatrici; -cose tutte, che fanno suppor di leggieri, che sussistessero -nell'atmosfera quelle condizioni, e que' principj, che sono i più -favorevoli allo sviluppo, ed alla propagazion del contagio. - -A. dell'E. C. 1477-78-79. Vedemmo riaccesa la peste in Italia nel 1475, -e ampliata nel 1476 inferocire in varie città e paesi; ora seguendo -la storia la troviamo di nuovo in Italia nel mese di Agosto del -1478, sparsa in parecchi luoghi farvi di somme stragi. Quantunque gli -storici non facciano menzione alcuna ch'essa sia sussistita nell'anno -intermedio 1477, si dee però ritenere, che in detto anno non fosse, che -minorata, od assopita, non già estinta del tutto; e che quella del 1478 -non sia stata, che la continuazione della precedente del 1475 e 76. - -Nel detto anno 1478 la maggior parte d'Italia fu crudelmente vessata -da atroce pestilenza. A Firenze in ispezieltà fece orrendo strazio -di quegli abitanti. Si contavano oltre cinquecento morti al giorno. -Venezia pur ne fu presa, e nel corso di detta pestilenza perdette da -circa trentamila abitanti; Brescia venti mille, e così altri luoghi. -Gli storici fanno menzione di una immensa quantità di locuste, che a -quel tempo distrussero i seminati, aumentarono la putrefazione, ed -accrebbero le calamità e le miserie di quelle desolate popolazioni -(_Marsil. Ficin. Libro della Peste capo 2. e 3. Georg. Agricol. Lib. de -Peste. El. Cavriol. Chron. Brixiens._). - -A. dell'E. C. 1480-81-82. Nel mille quattrocentottanta la peste venne -portata dalla Siria nella città di Ragusa col mezzo di alcune balle -di cotone infetto, le quali appartenevano a certo Biagio de Ragnina. -Si è sviluppata nel giorno 15 Ottobre, e vi durò tre anni. In detto -corso sono periti 135 individui del corpo nobile, e 1948 persone delle -altre classi (_Seraph. M. Cerva Histor. Ecclesiast. Rhacusin. p. 268. -Serafin. Razzi Storia di Raugia p. 152. Anonimo Storia di Ragusi an. -1481_). Contemporaneamente nell'anno 1481 vi fu peste nella città -di Zara in Dalmazia, come si rileva da una pergamena testamentaria -esistente nell'Archivio di quella città. - -Allo stesso anno 1482 e nel successivo 1483 v'ebbe peste in Francia; -intorno la quale notano gli storici, che la frenesia e l'avidità -dell'acqua erano sintomi più comuni del morbo per modo, che i -malati si precipitavano dai tetti, e si gittavano nei fiumi, e nei -pozzi per l'avidità del bere (_Briet. Annal. Mund. p. 78. Edit. -Vindobonens._). Nel 1483 si riprodusse il contagio in Italia e in -Germania, e Norimberga ne fu particolarmente afflitta (_V. Statutum -Norimbergense_). - -A. dell'E. C. 1485-86. La guerra e la peste desolarono l'Italia nel -1485 in modo oltre l'ordinario crudele; e le tolsero parte de' suoi -pregi. Vi continuò ad infierire anche nell'anno successivo 1486, ed -immenso numero di vittime ne restarono alla sua sevizie immolate. A -Venezia cominciò nella state 1485, aumentò i suoi furori nell'autunno, -continuò tutto l'inverno, e non cessò che nella seguente primavera -(_Sabellic. Decad. IV. lib. 3._). Volendo credere al Corio, la peste -involò alla città di Milano in quest'anni cento trenta sette mille -persone (_Bernardin. Corio Storia di Milano_). Crede qualche altro -autore essere questo numero esagerato. - -Nell'anno 1486 l'Inghilterra fu terribilmente afflitta da quella spezie -di morbo epidemico, conosciuto sotto il nome di _Sudor Anglico_, -dal quale fra cento malati uno appena superava la malattia. Attesa -l'estrema malignità e sevizie di questo morbo, alcuni l'hanno spesso -confuso colla peste Orientale. Il principio di questo singolar malore -rimonta al 1483. Esso fece strazio orrendo in Inghilterra. Di là passò -nel Belgio, nella Francia, nella Germania, dove invase principalmente -le provincie del Reno. Dopo il 1551 non si è più osservato (_Jacob. -Castrius; Joan. Frisius, ecc._). - -A. dell'E. C. 1495. In quest'anno v'ebbe la peste nell'Austria -inferiore (_Chronic. Melicens._). - -Alcuni storici fanno menzione di una pestilenza introdotta in Napoli -quest'anno stesso 1495 dalle truppe Francesi e Gallo-Elvetiche, -conchiusa la pace cogli Aragonesi (_Paul. Giov. P. I. lib. IV._). -Sembra però molto verisimile che questa non sia stata altro che una -malattia epidemica. - -A. dell'E. C. 1500. In quest'anno è stata introdotta la peste nella -città di Ragusi da certo Ricciati, e vi recò gravi danni, quantunque -non abbia durato che due soli mesi. Si è pur manifestata a questo tempo -in parecchie città e paesi d'Italia. Terribili straripamenti di fiumi, -inondazioni sterminatrici accrebbero in Italia il peso di tale calamità -(_Spondan. an. oct. Alexandr. VII._). - -Intorno all'origine di questa peste si raccolgono alcune precise -notizie da un'opera di certo Giacomo Lucari, nobile Raguseo, nella -quale si legge, che portatosi Bajazet, Gran Signore de' Turchi nel -Levante all'espugnazione di Modone, Corone, Navarino, e Corinto, i -Greci per salvarsi dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono la -loro patria, e si sparsero per l'Italia e per la Sicilia, una porzione -di essi ricoveratasi a Ragusi. Questi fuggitivi apportarono in detti -luoghi la peste[14]. - -Nel medesimo anno 1500. il morbo pestilenziale afflisse fieramente -la città di Zara, e spopolò i borghi, e gran parte de' villaggi -circonvicini. (_Queste notizie si rilevano da un libro di_ memor. -miscellan. ann. 1500. _esistente nell'Archivio di s. Domenico di Zara, -e da alcuni Testamenti, che si conservano nel medesimo Archivio_, -Capsula Testamentor. Ann. 1501). - -Pur in quest'anno 1500. gli storici accennano essere stata la Germania -e l'Inghilterra travagliate dalla peste; ed aver l'ultima perduto in -questa occasione da circa 30,000 persone (_Lebenswaldt op. cit._). -Forse anco in questo caso il sovraccennato terribile morbo _Sudor -Anglico_ venne confuso colla peste Orientale. - - -SECOLO XVI. - -A. dell'E. C. 1502. La città di Aix, ed altri luoghi della -Provenza in Francia furono in quest'anno devastati dalla peste; e -contemporaneamente ne fu desolata la Puglia (_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1503. La peste ha di nuovo regnato nell'anno 1503 sul -territorio della Repubblica di Ragusi. F. Serafino Razzi nella sua -storia di Ragusi narra quanto segue, intorno il contagio di detto anno. -«Nell'anno 1503 fu portata la peste da Barletta nell'isola di Calamota, -da Alessandria fu recata a Giuppana, e da Chioggia fu portata a Canali; -ma per la Dio grazia e per le buone guardie non penetrò nella città». - -A. dell'E. C. 1504-505-506. Nel mille cinquecento quattro scoppiò -la peste nella città di Marsiglia con estremo furore; si propagò nel -territorio; durò tre anni, e vi spense gran numero di quegli abitanti -(_Papon, op. cit._) Questa peste è succeduta ad ardentissimi calori -nell'atmosfera, e ad un'estrema penuria delle biade. - -A. dell'E. C. 1506-507. Nelle provincie Turche Bossina, Erzegovina, ed -Albania, confinanti col territorio di Ragusi e con quello di Cattaro -appartenente alla Albania Veneta, vi ebbe a quest'anni peste fierissima -e sterminatrice. Grandissima ne fu la mortalità fra quelle misere -popolazioni suddite degli Ottomani. Continuava pur la peste a menar le -sue stragi nella Puglia, e s'era ivi riprodotta. I Ragusei attorniati -da ogni parte dallo spaventevole contagio, avendo cautamente provveduto -alla loro difesa coll'impedire rigorosamente ogni comunicazione sì per -la via di terra, che per quella di mare, co' paesi infetti, ottennero -di preservarsi dal contagio. I magistrati, che presiedevano al governo -di Cattaro, meno cauti, o meno fortunati dei Ragusei, videro il loro -paese in preda alla peste, la quale s'era propagata dalla vicina -Turchia. In ispezieltà nel mese di Giugno del 1507 v'ebbe nella -città di Cattaro grande mortalità. In cinque giorni sono morti più -di quattrocento persone; e in pochi istanti il contagio si sparse per -tutte le contrade della città, ed invase i villaggi circonvicini. Nel -tempo stesso la fame desolava quelle popolazioni, ed immolava nuove -vittime, le quali forse sarebbero state risparmiate ai furori del morbo -(_Marino Gondola Annali della nobilissima città di Ragusa an. 1507._). - -A. dell'E. C. 1509. In quest'anno vi fu peste terribile e devastatrice -nella Carniola. Nel tempo della peste avvenne pure in quella provincia -uno spaventevole terremoto (_Papon. l. cit._). - -A. dell'E. C. 1510. La peste afflisse crudelmente in quest'anno la -Francia, e particolarmente la città di Parigi. Il Lebenswaldt accenna -essere stato questo contagio molto più esteso in Europa, ed avervi -ucciso una immensa moltitudine di persone, togliendo di vita in -brevissimo corso di malattia, o improvvisamente a guisa di fulmine. -Egli di più indica, che i sintomi, che per l'ordinario accompagnavano -il morbo, erano un veementissimo dolor di testa con vertigine, e vasti -carbonchi sotto le orecchie. Riferisce il Palmario essersi osservato in -detta pestilenza che le sottrazioni sanguigne ed i purganti riuscivano -costantemente di manifesto nocumento; mentre all'incontro l'esperienza -ha mostrato utilissimi i così detti cordiali, o sia medicamenti, o -sia tratti dalla classe degli alimenti (_Julius Palmarius de morbis -contagiosis p. 503. 507._). - -A. dell'E. C. 1511. Il Fracastoro fa menzione della peste, che circa -quest'anno operò grandi stragi a Costantinopoli (_Fracastor. de -contagiis lib. III. cap. 7._). - -A. dell'E. C. 1513. La città di Crema, stretta d'assedio dai Milanesi, -fu in quest'anno travagliata dalla peste (_Francesco Guicciardini -Storia d'Italia lib. XI._). Probabilmente questa non fu che una grave -malattia tifica prodotta dalle calamità e dai disagi della guerra. - -A. dell'E. C. 1515. In quest'anno si è riacceso il contagio -pestilenziale in Germania, e vi continuò due anni (_Papon. l. cit._). - -A. dell'E. C. 1522-23-24. Ripullulata la peste in Italia nel 1522 -si propagò rapidamente in parecchie città, e luoghi di quel regno, -imperversando or qua or là un intero triennio con molta ferocia, senza -mai dar tregua e riposo. A Roma specialmente, sin che furon neglette -le necessarie precauzioni e discipline necessarie ad arrestarla, -o praticatevi troppo tardi, incrudelì nell'anno 1524 con fierezza -maggiore dell'ordinario (_Gratiol. Catalog. Pest. Guicciardini Hist. -lib. XI. XII. XV. Paul. Giov. lib. XXI._). Nell'anno stesso 1524 presa -dai Milanesi Biagrassa, dov'era incominciata la peste, furono, per -il commercio delle cose saccheggiate trasportate a Milano, sparsi in -quella città i semi di tanta pestifera contagione, la quale pochi mesi -dopo si ampliò tanto, che solamente in Milano tolse la vita a più di -cinquanta mille persone (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XV._). - -Nell'anno 1523 secondo il Lebenswaldt si è spiegata di nuovo la peste -nella Germania, ed in quell'anno, e nel susseguente 1524 travagliò in -ispezial modo Vienna, Norimberga, ed Augusta. - -A. dell'E. C. 1525. I paesi dell'Insubria situati lungo la sponda -del Ticino e del Po furono in ispecial modo e crudele afflitti dalla -peste. Si narra che nell'attual corso di pestilenza sia perito un -terzo di quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione alla quantità di -cadaveri insepolti, che rigettati dalle acque sulle sponde degli stessi -fiumi, ov'erano stati sommersi, ivi terminarono il loro corrompimento, -sollevando nell'aria funeste nubi di putride esalazioni (_Georg. -Agricola de Peste ec._). - -A. dell'E. C. 1526-27. Incrudeliva la peste fieramente in Italia, -quando nel 1526 col mezzo di alcune mercanzie provenienti da Ancona -furono portati in Ragusi i funesti semi del micidiale contagio. -Questo in pochi giorni si propagò in tutta la città e nel territorio, -e vi fece orribili stragi; per modo che nello spazio di circa venti -mesi, che durò tal pestilenza, fra la città e il contado sono morte -da circa ventimila persone, delle quali otto mille entro i recinti -della città. Riporto uno squarcio della storia di F. Serafino Razzi -relativo alla sopra indicata pestilenza, perchè può tornar utile ai -nazionali, e perchè vi si trovano descritti alcuni fatti, i quali in -seguito dell'opera servir possono a viemeglio provare alcune essenziali -verità[15]. - -Da un antico manoscritto si raccoglie che nello stesso anno 1526 vi -fu pur la peste a Spalatro (_V. Bajamonti Storia della Peste della -Dalmazia degli anni 1783-84. p. 137._). - -A. dell'E. C. 1527. V'ebbe in quest'anno mille cinquecento ventisette -e nei precedenti peste terribile e struggitrice nella città di Firenze -ed in tutta la Toscana. Di essa ci lasciò una succinta, ma elegante -descrizione messer Niccolò Machiavelli, che ora mi giova di riportare. - - - DESCRIZIONE DELLA PESTE DI FIRENZE - DELL'ANNO 1527. - - _di NICCOLÒ MACHIAVELLI._ - - «Non ardisco in sul foglio porre la timida mano per ordire sì - nojoso principio; anzi quanto più le tante miserie fra la mente - mi rivolgo, più l'orrenda descrizione mi spaventa. E sebbene il - tutto ho visto, mi rinnova il raccontarlo doloroso pianto; nè - so anche da che parte tale cominciamento fare mi deggia, e se - lecito mi fusse, da tale proponimento indietro mi ritrarrei. Il - soverchio disio nondimeno, quale ho di sapere, se ancora voi vivo - sete, romperà ogni timore. Non altrimenti che si resti una città - dagl'infedeli forzatamente presa, e poi abbandonata, si truova - al presente la misera Fiorenza nostra. Parte degli abitatori, - siccome voi, la pestifera mortalità fuggendo, per le sparte ville - ridutti si sono, parte morti, parte in sul morire; inmodochè - le cose presenti ci offendono, le future ci minacciano, e così - nella morte si travaglia, nella vita si teme. O dannoso secolo, - o lagrimabile stagione! Le pulite e belle contrade, che piene di - ricchi, e nobili cittadini esser solevano, sono ora puzzolenti, - e brutte, di poveri ripiene; per la improntitudine de' quali e - paurose strida, difficilmente e con timore si va. Sono serrate - le botteghe, gli esercizj fermi, i Fori tolti via, prostrate le - leggi. Ora s'intende questo furto, ora quell'omicidio; le piazze, - i mercati, dove adunarsi frequentemente i cittadini soleano, - sepolcri son ora fatti, e di vili brigate ricettacoli. Gli uomini - vanno soli, e in cambio di amica, gente di questo pestifero morbo - infetta si riscontra. L'un parente seppure l'altro truova, o il - fratello il fratello, o la moglie il marito, ciascuno va largo. - E che più? Schifano i padri e le madri i propri loro figliuoli, - e gli abbandonano. Chi fiori, chi odorifere erbe, chi spugne, - chi ampolle, chi palle di diverse spezierie composte in mano - porta, o per meglio dire al naso sempre tiene; e questi sono i - provvedimenti. Sonci certe canove ancora, ove si distribuisce - pane, anzi per ricorre gavoccioli si semina. I ragionamenti - ch'esser solevano in piazza onorevoli, e in mercato utili, in - cose miserabili e meste si convertono. Chi dice: il tale è morto, - quell'altro è malato, chi fuggito, chi in casa confitto, chi allo - spedale, chi in guardia, chi non si truova, e somiglianti nuove, - atte colla sola immaginazione a fare Esculapio, non che altri - ammorbare. Molti vanno ricercando la cagione del male, ed alcuni - dicono: gli astrologi ci minacciano: alcuni: i profeti l'hanno - predetto; chi si ricorda di qualche prodigio, chi la qualità del - tempo e la disposizione dell'aria atta a peste ne incolpa, e che - tal fu nel 1348 e 1478 ed altre di tal maniera cose; immodochè - d'accordo tutti concludono, che non solo questa, ma infiniti - altri mali ci hanno a rovinare addosso. Questi sono i piacevoli - ragionamenti, che ad ogni ora si sentono; e benchè con una sola - parola dinanzi agli occhi della mente questa nostra miserabile - patria porre vi potessi, dicendovi che di vederla tutta dissimile - e diversa da quella che veder solevi già, v'imaginassi (che - niuna cosa meglio che tale comparazione in voi medesimo fatta - dimostrarlavi potrebbe) voglio nondimeno che considerare più - particolarmente la possiate; perchè la cosa immaginata alla verità - di quello che s'immagina al tutto mai non aggiugne. Nè mi pare - da potervela dipignere con migliore esemplo che col mio; perciò - vi descriverò la vita mia, acciò da essa possiate tutta quella di - qualunque altro misurare........». - -Questa peste afflisse la Toscana e specialmente Firenze dall'anno 1522 -a tutto il 1527. Di essa vi perirono più di 200 mila persone nel solo -dominio della Repubblica Fiorentina. (_Ne fanno menzione il Varchi e -varj altri Cronologisti_). - -Nell'anno mille cinquecento ventisette fierissima peste spopolò la -Puglia, ed altri paesi circonvicini (_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1527-28-29. Nel medesimo anno mille cinquecento -ventisette erano venute in Roma col marchese dal Guasto molte truppe -tedesche e spagnuole, le quali restarono ivi esposte alla pestilenza, -la quale già incominciata, vi fece un gravissimo danno, e che fu più -fiera e più funesta nell'anno successivo. La pestilenza era anco -penetrata in castel s. Angelo con pericolo grande della vita del -pontefice Clemente VII, intorno al quale morirono alcuni di quelli che -servivano la sua persona. (_Guicciardini Storia d'Italia lib. XIX._). - -Nell'anno 1528 attivandosi la città di Napoli strettamente assediata -dai Francesi comandati da Lutrech, soffrì gravissima pestilenza; la -quale si appiccò anco all'esercito degli assedianti per contagione di -gente uscita di Napoli. Lo stesso Lutrech ne fu preso, e guarì, mentre -Valdemonte altro capitano, da questo morbo perì. L'esercito ne andò -per la contagione molto scemato e pressocchè distrutto. (_Guicciardini -l. c._). In detto anno 1528 incrudelì fieramente la peste sì a Napoli, -che a Roma, che quelle due illustri città perdettero gran numero -de' suoi abitatori. Continuò la contagione nel seguente anno 1529. -Si tenne conto, che in due anni a Napoli andarono estinti da questa -pestilenza più di sessanta mila persone (_Giannone Storia Civile del -Regno di Napoli_). Assicura poi il Bugati che a Roma perirono da nove -decimi di quella popolazione; il che pare esagerato con ogni evidenza. -Checchè però ne sia, prova che gravissima ne sia stata la mortalità, e -sommamente fiera e maligna l'indole del morbo. - -A questo tempo, cioè nel mille cinquecento ventisette, ventotto, e -ventinove, quasi tutta l'Italia fu in preda a fierissima pestilenza. -Alle stragi, che faceva la peste, vi s'aggiunsero quelle della -guerra. Le devastazioni e le crudeltà commesse in Italia dalle armate -del contestabile di Borbone procedetter del paro con quelle della -pestilenza; e siccome della sfrenata licenza de' soldati si riconobbe -esserne stato cagione il lor capitano, così dei disagi della guerra si -tenne effetto la pestilenza; perciò tutte le calamità, che a quest'anni -si riunirono a desolare l'Italia, al solo contestabile di Borbone -furono imputate (_Paul. Jov. Hist. lib. XVI.; Guicciard. Storia d'Ital. -lib. XIX.; Andr. Gratiol. Catalog. Pest.; Fracastor. lib. II. cap. -7._). - -Nello stesso anno 1529 la peste recò innumerevoli danni nell'Ungheria -e nella Germania. (_Mambrin. Roseo Lib. II.; Gratiol. Catalog. Pest.; -Papon. Chronolog. ec._). Confrontando però le narrazioni degli autori, -che dette pestilenze descrissero, sembra che in Ungheria vi fosse -effettivamente in quest'anno la vera peste, portata dalle armate -Turche, comandate dal feroce Solimano, le quali, oltre all'aver -devastato il paese, vi sparsero i fatali semi della pestilenza; e -sembra del pari che in Germania il morbo dominatore fosse la _Febbre -sudatoria Epidemica_, ossia il così detto _Sudor Anglico_, compreso -sotto il nome generale di peste; del quale abbiamo già fatto menzione. - -Nell'anno medesimo 1529 si manifestò la peste anco nella città di -Lesina in Dalmazia, la quale riuscì tanto più pericolosa e funesta -quanto è a dire che nel principio non fu conosciuta. Dopo aver -serpeggiato occulta per qualche tempo si diffuse rapidamente in tutte -le contrade della città fra tutte le classi degli abitanti. Quella -Magistratura Sanitaria, fatto trar fuori della città gl'infetti, gli -ha confinati sullo scoglio di Sdoilza un miglio distante dalla città. -Questa pestilenza durò circa sei mesi (_Memoria tratta da un antico -MS. di Alessandro Gazzari esistente presso un raccoglitore di cose -patrie_). - -Dalle sovrasposte cose si raccoglie, che la pestilenza in questi ultimi -tempi regnò in Italia otto anni di seguito; cioè dal 1522 al 1529. -In tutto questo spazio che durò la malattia in Italia, assicura il -Falloppio essersi costantemente osservato, che tutti i malati, i quali -furono disanguati, morirono, mentre ne guarirono molti di quelli, coi -quali non si usò del salasso. - -A. dell'E. C. 1531. Nel Portogallo regnando Giovanni III infierì -terribile e micidial pestilenza, la quale devastò molte città e -castella di quel regno, e soprattutto la città di Lisbona. (_Spondan. -hoc. anno; et Pontan. de rebus memorabil. Georg. Agricola lib. de -Peste; Gratiol. Catalog. Pest._). - -Dal 1528 fino il 1532 in una gran parte di Europa vi ebbe di eccessivi -calori a tale, che sembrava la state essersi prolungata cinque anni -continui. Nel 1629 nel giorno 31 Ottobre una parte dell'Olanda, della -Zelanda, delle Fiandre restò sommersa dall'Oceano. - -A. dell'E. C. 1533-34. Nel giorno 27 Marzo dell'anno mille cinquecento -trentatrè si manifestò nuovamente la peste in Ragusi, recatavi dalla -Turchia per ragione di alcune merci. Durò la maggiore sua furia fino -al 4 Luglio appresso. Indi cominciò a declinare. Non estinta però -del tutto, riaccendevasi di tratto in tratto. Durò così per altri 16 -mesi incirca. Nel corso di questa pestilenza sono morti quarantasei -individui del corpo de' nobili, e da circa due mila seicento delle -altre classi. In mezzo a tale calamità, per ottenere da Dio salute -fattosi voto dai Ragusei, si fabbricò una chiesa consacrata a Maria -Santissima nel sito medesimo, ove giaceva la casa, in cui era scoppiata -la prima scintilla del morbo. Riconosciutosi che la partenza del -rettore e del senato dalla città cagionava maggiori danni, si decretò -che nessun ne partisse. Il perchè usatasi maggior diligenza nelle -guardie, nel provvedere ai bisogni, e nell'ajutare gl'infermi, la peste -declinò più presto dalla sua naturale ferocia (_Serafino Razzi Storia -di Ragusi p. 107._). - -A. dell'E. C. 1540. La peste in quest'anno devastò la Polonia (_Papon. -op. cit._) e nello stesso anno recò molti danni nel ducato di Munster -nella Slesia (_Adami Bibl. Loimic._). - -Pur nello stesso anno 1540 la città di Ragusi venne ancor desolata da -un doppio flagello, cioè dalla carestia e dalla peste, che succedette -poco dopo alla fame. La contagione pestilenziale si sviluppò nel Marzo -1540, e continuò ad infierire per molti mesi fino al 1541. Moriron -di essa da cinquanta individui del corpo nobile, oltre a quattromila -e cinquecento persone delle altre differenti classi de' cittadini, e -della plebe. In questo numero fur compresi pur quelli, che moriron di -fame (_F. Serafino Razzi Storia di Ragusi an. 1540. p. 236._). - -A. dell'E. C. 1542. Secondo il P. Kirchero v'ebbe in quest'anno -atrocissima peste a Costantinopoli; e da tale calamità andò -contemporaneamente afflitta la Germania, peritavi dal contagio la -maggior parte delle truppe imperiali nella spedizione Ungarica contro i -Turchi. (_Kircher.; Lebenswaldt op. cit._). - -A. dell'E. C. 1543. A Stagno, picciola città appartenente una volta -alla Repubblica, ora al Circolo di Ragusi, v'ebbe in quest'anno peste -tanto atroce e funesta, che secondo lo storico Razzi vi perirono nove -decimi de' suoi abitanti. Questa città, i cui vestigi mostrano essere -stata una volta florida e ben popolata, ora è misera e pressochè -spoglia di abitatori. - -A. dell'E. C. 1544. Il Papon nella sua cronologia delle pesti fa -menzione di una terribile pestilenza, che in quest'anno travagliò -l'Inghilterra, la Germania, e la Francia. È facile (come altrove si -avvertì), che gli autori abbiano chiamato col nome generico di peste -alcune gravi epidemie tifiche, od altri morbi d'indole contagiosa e -maligna. Ora però è impossibile di ben chiarirsi di questi fatti. - -A. dell'E. C. 1546. Peste del pari fierissima in quest'anno nella -Provenza, secondo lo stesso autore. - -Nello stesso anno 1546 penetrata la pestilenza nel territorio del -Narenta in Dalmazia, si propagò in diversi luoghi confinanti col -tener di Ragusi. Ma ben custodito il cordone di guardie apposte alla -difesa del paese di Ragusi, la peste non penetrò nelle terre di quella -Repubblica (_Seraf. Razzi Storia della Repubblica di Ragusi p. 265._). - -A. dell'E. C. 1547. La Peste fece nuovamente immense stragi nella città -di Costantinopoli. Si narra che vi perisse ogni giorno un numero assai -grande di persone (_V. Adami Bibl. Loim. p. 155._). - -A. dell'E. C. 1550. Nel mille cinquecento cinquanta s'incontra di -nuovo la peste nella città di Milano. Il Morigia nella sua storia -pretende che per essa fosse tolta quella città la metà circa della sua -popolazione (_Papon. Chronolog. des Pest._). - -A. dell'E. C. 1551. In quest'anno la peste afflisse la città ed i -borghi di Sebenico in Dalmazia (_Memoria tratta dall'Archivio Civico di -quella città_). - -A. dell'E. C. 1552. In quest'anno v'ebbe peste crudelissima in -Ungheria, nell'Austria, ed in varie parti della Germania. L'Italia non -ne andò esente. Quindi penetrò essa nell'esercito di Carlo V, quando le -sue armate invadevano i confini della Gallia, appunto nel tempo, che -stavano all'assedio di Metz; e vi fece orrenda strage degli abitanti, -e delle truppe. Si giudicò originata dai disagi della guerra, del -freddo, e della fame (_Andr. Matthiol. Comentar. in lib. VI. Dioscorid. -Mambrin. Roseo lib. 6.; Adami Bibl. Loimic. p. 152._). - -A. dell'E. C. 1553. Peste atroce e fierissima desolò in quest'anno -la Gallia Narbonese. Tal contagione fu così veemente e micidiale, -che, secondo che ne riferisce il Valeriola, gli uomini, caminando -e discorrendo, perivano improvvisamente, quasi colpiti da fulmine -(_Franciscus Valeriola in suis Observation, et Enarration. -Medicinal._). - -A. dell'E. C. 1554. Fierissima peste regnò in quest'anno nell'Ungheria, -e specialmente nella Transilvania, e ne' circonvicini paesi. Narra -il Lebenswaldt che essa mostrava di sè un singolar fenomeno, qual era -che i malati venivano straziati da dolori così crudeli e veementi, che -per l'acerbità si laceravano co' denti le carni delle braccia e delle -mani, e l'un l'altro furiosamente invadeva, comunicandosi a vicenda -miseramente la contagione e la morte. (_Lebenswaldt ad Fincelium; -Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1555. In quest'anno la peste ha fieramente travagliato -la città di Padova. (_V. Bassian. Laudi de Origine et Causis Pestis -Patavinae an. 1555._). - -Nello stesso anno 1555. V'ebbe peste nella Franconia (_V. Klein -Ludovic. Godofrid. Tentamen Physico-Med. de aere, aquis, et locis agri -Erbacensis_). - -A. dell'E. C. 1556. La peste ha gravemente straziato in quest'anno la -città di Venezia (_V. Jo. Francisci Boccalini de Causis Pestilentiae -Venetae ann. 1556._). - -Nel medesimo anno 1556 la peste si estese anco a Zara, ma vi fece poco -danno. Danno maggiore le arrecò la carestia, che a quel tempo afflisse -quella popolazione (_Tazlinger in suis Memoriis_). - -Narra il Lebenswaldt aver negli anni 1554-55-56-57 inferocito in -Germania e in parecchi altri luoghi la peste, per modo che non rimaneva -più chi servir potesse a dar sepoltura ai morti. Dalla descrizione però -ch'egli ne dà, sembra piuttosto essere stato quel morbo una particolare -spezie di catarro contagioso epidemico, d'indole sommamente maligna e -pestilenziale[16]. - -A. dell'E. C. 1560. Per tutto quest'anno la peste afflisse crudelmente -or l'una, or l'altra parte di Europa. Riferisce il Palmario esserne -stata soprattutto da tale calamità fieramente travagliata Parigi, -dove accenna averne egli stesso superato la malattia presa in quella -occasione. - -A. dell'E. C. 1564. Nell'anno mille cinquecento sessantaquattro, -secondo il Muratori, la peste infierì sì rabbiosamente sul Lionese, -nella Savoja, stendendosi ai confini degli Svizzeri, e nel territorio -de' Grigioni, che uccise in quelle bande poco meno dei quattro quinti -degli abitatori (_Muratori Lib. I. Cap. I._). - -Vi ebbero in quest'anno quattro aurore boreali, una in Febbrajo; in -Settembre, in Ottobre, in Decembre le altre (_Papon. l. cit._). - -In questo stesso anno 1564 la peste regnò anche nella città di Londra -(_Adami. Bibl. Loimic._). - -A. dell'E. C. 1565. Nel mille cinquecento sessantacinque la città di -Amburgo andò gravemente afflitta dalla peste (_V. Jon. Bokelius de -Peste, quae Amburgensem Civitatem an. 1565. gravissime afflixit._). - -A. dell'E. C. 1566. Vi fu peste in quest'anno nella città di Weimar -nella Turingia (_V. Arnold Karner, Pestbüchel._). - -A. dell'E. C. 1566-67-68. Il Palmario riferisce che nel 1566 ripullulò -la peste in Parigi, la quale, secondo lo stesso autore, si propagò in -varj luoghi della Francia ne' due anni susseguenti 1567 e 68. - -A. dell'E. C. 1570. Peste in quest'anno nella Stiria (_V. Constitut. -Edictal. ratione pestis eod. anno publicat._). - -In un ricinto, che serviva ad uso di cimitero vicino alla basilica -di Ragusa, si rinvenne a piedi di un altare di s. Rocco la seguente -iscrizione: _Ex voto civitatis ob memoriam salutis receptae anno domini -1571_, lo che prova che circa quest'anni vi fosse stata nuovamente la -peste a Ragusi. Niente di più mi venne fatto di raccogliere intorno a -questo contagio. - -Peste fierissima vi fu nel 1570 nella città di Curzola, che terminò di -distruggere quella popolazione. Finì nel 1571. (_Memoria tratta da un -antico manoscritto della città_). - -A. dell'E. C. 1571-72. Vi fu in quest'anno peste violentissima a -Cremnitz, ed in altri paesi dell'Ungheria, la quale continuò anco -nell'anno seguente 1572. - -Nell'anno 1572 v'ebbe pur peste a Spalatro. (_V. Bajamonti op. cit. p. -137._). - -A. dell'E. C. 1572. La peste nell'anno mille cinquecento settantadue -penetrò in Germania, ed incominciò le sue offese contro la città di -Augusta, ove fece nel detto anno e nel susseguente miserando strazio di -quegli abitanti. (_Georg. Agricol. lib. de Peste_). - -Nello stesso tempo si propagò il contagio nella Polonia, ed -invase tutto quel regno, recando in ogni luogo gravissimi danni -(_Lebenswaldt; Managetta; Sorbait. Pestordnung p. 8. et 9. der Wiener -Pestbeschreibung_). - -A. dell'E. C. 1575-76-77. Quest'anni infieriva, come si è detto nel -1571-72, la peste nell'Ungheria. Essa v'era del pari ne' paesi della -Turchia confinanti coll'Ungheria, dove fin da quel tempo soleva essere -famigliare. In sul finir di detta pestilenza certi mercatanti alemanni -levaron di là alcune lor mercanzie, facendole per il Danubio passare -in Germania. Quindi parte trasferitane a Trento, e parte, comecchè -picciola, nella Svizzera. A Trento vi cominciò le solite sue rovine nel -1575. Calate che furon per l'Adige a Verona le mercanzie infette, qui -pure si diffuse la contagione con danno gravissimo di questi abitanti. -Da Verona il morbo passò a Mantova, dove spiegò egualmente la sua -ferocia. Circa il mese di Luglio del 1575, quando infieriva più che mai -il contagio a Trento e a Verona, un Trentino rifugiatosi a Venezia, -vi recò in quella metropoli la peste. Per errore dei medici, che non -la riconobbero, e per la soverchia fiducia de' magistrati nelle loro -opinioni, trascurate in sul principio le necessarie precauzioni di -Sanità, la peste vi cagionò in quella città di spaventevoli stragi. -Nel Dicembre del 1575 sembrava estinta, ma nel Marzo 1576 rincrudelì -con vie maggior ferocia di prima. Vi continuò tutto l'anno 1576; e nel -corso di diciassette mesi, che vi durò, perirono da circa sessanta mila -persone. I due professori Girolamo Mercuriale, e Girolamo Capodivacca -da Padova chiamati a Venezia dalla Repubblica per riconoscer la vera -natura del morbo, che già cominciava a divenire sospetto, andarono -errati nel lor giudizio con danno gravissimo de' Veneziani. Il primo -descrisse tal pestilenza nelle sue pubbliche lezioni dell'anno 1576. -La città di Padova nello stesso anno veniva pur desolata dalla stessa -pestilenza, introdottavi per ragione di mercanzie infette. Quivi -però finì alcuni mesi prima che a Venezia; nè vi menò tante stragi. -Nella Svizzera fece ancor minor male, quantunque si fusse appreso il -contagio in Zurigo, Bolzano, e in qualche altro luogo. A questo stesso -tempo (del 1575, 76, e 77) la peste, secondo il Graziolo, sortita -dalla Russia, e spezialmente dalla Livonia, invase la Sarmazia, e la -Pomerania. Giusta il concorde sentimento de' cronologi furono infette a -pari tempo l'Austria, la Transilvania, la Turingia, la Misnia con altre -Provincie Sassone, Renane, Illiriche, ed altri luoghi del Belgio; e in -Italia, la Sicilia, dove arrecò innumerabili danni, la Calabria, e le -città di Forlì, e di Milano. - -I Milanesi all'udir le prime voci di peste, che vicino infieriva per -tante parti, affrettaronsi di usar buone misure di difesa, mettendo -guardie ai loro confini, per impedire, quanto era in loro, di sì -crudel nemico l'accesso; pur malgrado di ciò s'inoltrò esso nella loro -provincia, recatovi da alcuni fuggitivi di Mantova. La pestilenza si -manifestò da prima a Oleggio, indi a Nogara, Belignano, Monza; passò -quindi nella città. Quivi cominciò in Agosto del 1576, e durò sino al -finire del 1577, e vi perirono da 18,300 persone nella sola città. -Questo fu il tempo, in cui s. Carlo Borromeo, il grande arcivescovo -di Milano, con invitto animo e coraggio affrontò ogni pericolo, -dando prove assai chiare delle sublimi virtù, proprie soltanto -della religione di Cristo. I poveri ne furono largamente soccorsi -e provveduti; la carità e la pietà recaron per tutto consolazione -e conforto all'acerbità di tante sciagure. Si adottò l'uso della -quarantena generale, ed altre sagge precauzioni e discipline, che -prescrisse l'ufizio della Sanità, secondo che dava quel tempo. Ma -siccome pur troppo alcune altre pratiche distruggevan le prime; così -non se ne aveva un compiuto effetto; e la peste vi durò più di quel -che doveva. I nobili, i ricchi, i potenti collo stesso Governatore -si ritirarono nelle castella, e ne' poderi più discosti, ancorchè -fosse stato ciò proibito: «scusandosi ciascuno con la pelle» come -dice il Bugati. Anco a questo tempo grande quantità di lupi vidersi -con istupore discesi nelle terre del Milanese, che ferivano e -divoravan fanciulli, e gente d'ogni maniera. Altra singolarità, che -contraddistinse tal pestilenza, fu quella, che aborrendo, specialmente -le donne, di esser condotte e spogliate al lazzeretto o ad altri -luoghi degl'infetti, o sì veramente prese alla superstizione uscendo -del senno, si uccidevan da sè; tal che ben assai di loro, e giovani ed -oneste, trovaronsi nelle lor case appiccate; e molte ogni giorno se -ne trovavano; nè valeva por guardie per impedire sì fatta frenesia, -dond'erano incolte. Il perchè a curarle, come si potesse il meglio, -da così fatto malore, con prudentissimo consiglio si prese partito -di sporre sulle pubbliche piazze alla comun vista i corpi ignudi di -quelle, che si uccidevano di propria mano. Tanto bastò per sanarle. -Fin da quel tempo gli storici hanno posto attenzione al fenomeno, -ch'è quasi costante in ogni pestilenza, cioè in ambo i sessi lo -straordinario stimolo del naturale appetito; il che in que' tristissimi -giorni, e specialmente subito menomato il pericolo pestilenziale, si -osservò per modo, che secondo lo storico «sì dentro che fuori della -città quasi tutte le donne restarono gravide, e se bene n'erano morti -tanti, ne sariano nati più assai fra un anno; conciossiacosafosseche -fin le sterili eran di parto, e che l'altre forse avrieno partoriti i -figliuoli gemelli; oltre che erano riusciti molti amorevoli matrimonj -ec.». Quest'è la pestilenza, in cui si trovò a Milano Lodovico Settala, -il quale ci lasciò scritto il suo libro _de Peste et pestiferis -affectibus_; a Palermo Gio. Filippo Ingrassia, protomedico del Regno di -Sicilia, il quale si giovò dell'occasione per corredare la sua Opera -(_del Pestifero e Contagioso Morbo ec._) di molte utili osservazioni, -fatte, per così dire, su d'esso il campo di morte. Di questa stessa -contagione, che travagliava il Belgio, nel 1575 morì Cornelio Gemma, -celebre medico di Lovanio. (_Mercurial. Lection. de Pestilentia, in -quibus de Peste Veneta et Patavina; Georg. Garnerus Liber de Peste, -quae grassata est Venetiis 1576; Ingrassia l. c.; Glissente, Trattato -del metodo di vivere e precauzioni da osservarsi nel tempo di peste, -Venezia 1777; P. Bugat., i Fatti di Milano al Contrasto della Peste -del 1576-77; Cesare Rinci i cinque libri di avvertimenti, editti, ec. -fatti in Milano nel tempo della Peste degli anni 1576-77; de Hortensiis -Ascan. Lib. V. in quibus exponuntur observat. atque alia plurima, -quae contigerunt in Mediolanensi peste an 1576-77; Karner. de Peste -Friburgensi; Wolf de Peste Norimbergensi etc.; it. Adami; Lebenswaldt; -Gratiol.; Mauroc. lib. 6.; Sorbait; Papon; Spondan. opp. citt. etc._). - -A. dell'E. C. 1580-81. La peste desolò la Provenza nel 1580. Essa -venne chiamata _la gran peste_, sì riguardo l'estension del paese, -che invase, e sì per la lunga durata di tredici mesi in Aix; e in fine -perchè ne perirono quasi tutti quelli, a' quali s'apprese. Questa si -riaccese in Marsiglia nel Marzo del 1581, sì che ne distrusse quella -popolazione, non lasciandovi superstiti più che tre mila abitanti -(_Papon op. cit._). Prospero Alpino nella sua opera _de Medicina -Egyptiorum_ riferisce che circa a' quest'anni 1580-81 nell'Egitto sono -periti dalla peste da circa cinquecento mila abitanti. - -A. dell'E. C. 1586. La peste, forse non bene estinta, rigerminò in -Francia nel 1586; e fece miserando strazio a Parigi. Il Palmario, -medico dello Spedale degli appestati, ce ne lasciò una regolare e dotta -descrizione. Vi narra egli che il più di quelli, che ne venivano presi, -cadevano in frenesia, la quale si menomava, o accrescevasi secondo la -varia scorrevolezza del ventre; talchè pareva che da quello dipendesse -il suo variare. Durò a Parigi fino al 1587. Presa ne fu pur Marsiglia; -ma spaventati, al primo suo comparire, quegli abitanti se ne fuggirono -quasi tutti; il perchè non trovò materia da appiccarvi il mal seme, e -in pochi dì vi si spense del tutto (_Papon. op. cit._). - -In questo anno stesso 1586 la peste travagliò l'Austria e l'Ungheria; -mentre la fame, ed un fiero morbo epidemico affliggevano l'Italia ed il -Belgio (_Lebenswaldt op. cit._). - -A. dell'E. C. 1591. Fu la peste in Trento, e in Roma. In questa città -vi rapì da 60,000 persone. Avvisano però alcuni storici, non vera -peste, ma altro morbo epidemico e dura fame essere stati di tanta -mortalità la potissima cagione, sì nell'un luogo, che nell'altro. -(_Spondan. Kircher. Lebenswaldt; Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1593. Il Lebenswaldt ricorda esservi stato quest'anno -peste in Inghilterra. - -A. dell'E. C. 1596. Quest'anno peste in Amburgo (_Roderic. a Castro -de Natura et causis Pestis, quae an. 1596. Hamburgum afflixit_). Ciò -non per tanto alcuni pongono in dubbio, se questo morbo fosse vera -pestilenza, o no. - -A. dell'E. C. 1598. Rigermogliata la peste in Francia, involò alla -città di Marsiglia in quest'anno quattro mila persone (_Papon. l. c._). -Stando al Lebenswaldt, la città di Lisbona incominciò in detto anno -1598 a provare i primi colpi della peste, che v'infierì qualche anno -dopo. - -A. dell'E. C. 1599. Perchè la peste non era per anco al tutto spenta -in Francia, vi ripullulò in quest'anno, e a Bordeaux, e ne perì gran -numero di persone (_Papon. op. cit._). - - -SECOLO XVII. - -A. dell'E. C. 1601-2. Fu a Lisbona in quest'anni fiera e micidial -pestilenza. Tutti i mezzi adoperati per estinguerla riuscendo vani, -si credette necessario il dar fuoco al grande Ospital Regio, la cui -fabbrica importò grandi somme, avvisatosi per quel modo di spegner -con esso ogni germe del contagio (_Lebenswaldt; Zacut. Lusitan. Medic. -Princip. histor_.). - -A. dell'E. C. 1603. In quest'anno vi fu peste funestissima nella -Livonia, succeduta a carestia desolatrice, anzi ad una fame delle -più crudeli ed orribili, che ricordi la storia. Per la fame vi si -divoravano i cani, i gatti, i topi, e, cosa che fa inorridire, sin -anche i cadaveri si disotterravano per isbramar con essi la fame -(_Lebenswaldt ad ann. 1602. V. Wiener Pestbeschreibung; Tobias -Dornerell von der Pestilenz im Jahr 1603._). - -Nello stesso anno 1603 v'ebbe funestissima peste nell'Inghilterra. -Scrivesi che nella sola città di Londra perivano da circa due mille -persone ogni settimana (_Wienerische Pestbeschreib. und Infektions' -ordnung T. I. Cap. 7. Lebenswaldt ad h. an._). - -A. dell'E. C. 1606. Peste fiera regnò quest'anno in più luoghi della -Germania, secondo il Lebenswaldt; nel Palatinato del Reno, a Magonza e -nel suo Territorio, nel Maddeburghese, e in altri luoghi. - -A. dell'E. C. 1607. La peste travagliò nel mille seicento sette la -città di Augusta (_V. Joan. Castelli de Peste ejusque causis, signis -etc. Augustae Vindelicor. 1608._). - -A. dell'E. C. 1607-8. Sotto l'arcivescovado del dotto, ma troppo -riscaldato filosofo e politico Marc'Antonio de Dominis si appiccò la -peste in quest'anno alla città di Spalatro, la quale fu così fiera e -mortale, che vi estinse la maggior parte di quegli abitanti. Molti al -primo annunzio di peste sono fuggiti; ma di quelli, che rimasero nella -città, da circa quattro mila perirono. Sembra che abbia continuato -il flagello fino al 1608. Ad illustrazione di questo fatto piacemi -di riportare uno squarcio tratto dall'_Illyricum Sacrum_ di Michele -Farlato T. III. pag. 489; non che una Memoria cavata da un MS. -autografo dello stesso arcivescovo de Dominis del 1612.[17]. - -A. dell'E. C. 1609. Il Lebenswaldt stesso narra che nella città -di Londra, o introdotto di nuovo, oppur rigermogliato, scoppiò il -contagio, estinte per esso in quell'anno da 11,587 persone. Per altri -si dubita, se questo morbo sia stato veramente la peste, od altra -spezie di malattia epidemica, prodotta dall'inclemenza della stagione, -che fu oltre modo mutabile e varia per tutto il corso dell'anno. - -A. dell'E. C. 1610. Insinuatasi quest'anno la peste nella città -di Basilea, vi uccise da circa quattro mila persone (_Uret., sive -Wursteisen Chronic. Basileens._). - -A questo tempo medesimo v'ebbe peste a Colmar, a Schelestadt, ed in -tutta l'Alsazia. Mentre la contagione pestilenziale infieriva sopra -gli uomini, una maligna epizoozia distruggeva gli animali. Anzi -narrasi che gli stessi volatili silvestri n'erano presi, tal che assai -sovente vedevansi dall'aria cader a terra colti da improvviso malore -(_Lebenswaldt op. cit._). - -A. dell'E. C. 1611. Nell'anno mille seicento undici vi fu peste in varj -paesi della Svevia. (_Lebenswaldt op. cit._). - -A. dell'E. C. 1613. In quest'anno si manifestò la peste nell'esercito -del re di Danimarca; e, secondo il Ricciolo (_Chronic. Magn._) vi fece -orrenda strage. Si osserva però, che, siccome tal malore fu limitato ai -soli soldati e non appresasi ad alcuna classe della civica popolazione; -così vuolsi creder piuttosto che quella fosse un'altra epidemia. - -A. dell'E. C. 1614. La peste, forse non bene estinta nel circolo della -Svevia, ripullulò quest'anno nella città di Dillingen, residenza -del principe vescovo di Ausburgo (_Carol. Stengel. Historia Pestis -Dillingae a. 1614._). - -A. dell'E. C. 1619. La peste rinnovossi in quest'anno nella città -di Augusta, e vi recò molti danni (_V. Raymund. Minderer Lib. de -Pestilent. Augustae Vindelic._). - -Nel detto anno mille seicento diciannove morirono dalla peste in Zara -il maggior numero di quegli abitanti; talchè terminato il male, che -durò nove mesi, si contarono viventi sole 2073 persone. Il contagio -passò poi in altre città della provincia (_Joan. Tanzlinger in Dam. -Chronologic. Jadrens. n. 97. Simeon Glinbavaz in suis memoriis_[18]). - -A. dell'E. C. 1623-24-25. In questo triennio fu una peste così -terribile e micidiale a Petau o Petaw, piccola città dell'Austria nella -Stiria inferiore, che, durando troppo lungo e miserando lo strazio di -quella popolazione, ne andò essa quasi interamente distrutta. Tale era -il terrore, messo negli animi, dalla violenza del male, che, tutto il -tempo che vi durò, non eravi quasi più alcuno, che osasse avvicinarsi -a quella sventurata città, convertita pressochè tutta in uno squallido -e tristissimo cimitero (_Lebenswaldt P. I. p. 26. Adam. Bibl. Loim. p. -98._). - -A. dell'E. C. 1625. In quest'anno v'ebbe di nuovo la peste a Londra, e -nella città di Metz nella Lorena (_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1626. Fiera peste vi fu quest'anno a Tolosa nella -Linguadocca; la quale, non bene estinta, poco dopo si riprodusse -(_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1627-28. Riferisce il Lebenswaldt aver regnato a' -quest'armi fierissima peste in Costantinopoli. Narra egli ancora che -per sottrarsi quegli abitanti alla furia del morbo struggitore, che -ardeva in ogni parte, ed ampliavasi rapidamente, furon costretti in -gran parte d'abbandonare le lor case e tutte le loro sostanze, fuggendo -alla campagna. Lo che non è da credere sì di leggieri rispetto ai -Turchi, stante il fatalismo, che regna infra loro. Lo stesso autor -riferisce che a questo tempo (cioè negli anni 1627-28), la città -d'Augusta, percossa nuovamente dalla peste perdette da circa trenta -mille persone. - -Ma or mi s'apre nuova luttuosissima scena di orrori e di stragi. La -pestilenza, che son per descrivere degli anni 28 e 29 in Francia, 29, -30, e 31 in Italia, è una delle più spaventevoli, e più micidiali, -ch'abbiano mai inferocito sulla umana generazione. - -A. dell'E. C. 1627-28-29. Abbiam già veduto fin dal 1625, che la -peste aveva incominciato ad affliggere alcuni paesi della Lorena, e -che nel 1626 erasi ampliata in altri luoghi della Francia. Quivi, a -questo tempo le false dottrine di Lutero e di Calvino, assalendo i -principj dell'antica religion dominante, avevano seminato il fuoco -della discordia, sollevati partiti, e gittate specialmente le Provincie -Meridionali in preda alla guerra civile. Quindi ne' continui movimenti -di truppe, e fra i disordini della guerra il contagio pestilenziale -aveva grande opportunità e mezzi parecchi di vieppiù propagarsi, e di -preparare le sue rovine. - -Alla fine di Settembre del 1628 fu portata la peste nella città di -Lione. Assicura il Papon che ciò sia seguito col mezzo di alcuni -soldati venuti d'Italia; ma non sì tosto si dichiarò quella esser la -peste, che gli abitanti, da grande spavento presi, d'altro non si -occuparono, che de' mezzi di porsi in salvo, fuggendo dalla città. -Quindi, imballate le masserizie lor più preziose, e dato ordine -alle lor cose più care, affrettarono il momento di abbandonar il -natio paese. Quelli, che avevano case proprie alla campagna, vi si -ritirarono, ma chi non le aveva, dalle città e da' villaggi vicini -vennero colla forza respinti, per modo che si rimasero erranti senza -tetto, e senza ricovero. A taluni affannati e mal conci riusciva -di poter alla città ritornare. I sintomi, che accompagnavano la -malattia, erano violentissimi. Per lo più manifestavasi in alcuni -la frenesia, che non cessava che colla morte; in altri il delirio -giugneva a dovernegli far incatenare. Cadevano altri in profondo -sopore, donde cosa nessuna valeva a riscuoterli. Sofferivano altri -ostinatissima veglia, vomiti continui, diarree che gli sfinivano, e -spessi svenimenti, con dolori atrocissimi, urente ardore alla region -de' precordj, violentissimi dolori di testa, delle reni, e degli arti, -ec. Passavano alcuni sei o sette giorni senza cibo di sorta, quando -altri divorati venivano da canina fame e continua. Serie infinita -di contrarj sintomi comparivano; v'erano esantemi lividi, carbonchj, -buboni, tumori al collo, ec., e si terminava in breve la sofferenza, -e la vita. Alcuni cadevano morti in sulle strade improvvisamente; -ed altri, presi da mortali angosce, nell'atto di coricarsi a letto -spiravan l'anima. Il morire secondo ordine era fra due, tre, quattro, -o sette giorni dall'accesso del male. Il morbo non sì alle donne, -come agli uomini si apprese; nè questi, come quelle, sì di leggieri il -vincevano, appreso che lor si fosse. I medici non sapendo propriamente -che farsi d'una malattia, di cui ingenuamente confessavano la loro -ignoranza, stavansi neghittosi senza far nulla. In loro luogo si fecero -avanti di molti empirici; come suol avvenire in tempi di spavento, e -ne' luoghi di confusione e disordine. Si osservò che l'uso del vino fu -utile, e funesto l'abuso. A parecchi tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo, -ripresa cinque o sei volte al giorno, e nessun'altra cosa nè alimento, -nè medicina. Un religioso s'occupava in far cauterj, e applicare -vescicatorj; preservativo che fu riconosciuto eccellente. A due -fratelli fornaj appresasi ad uno stesso tempo la peste, uno ai primi -sintomi si cacciò nel forno ancora caldo; sudò molto, e guarì; l'altro, -che sì non fece, credesi che sia morto. - -Non v'ha cosa, che uguagliar possa lo spettacolo d'orrore e di pianto, -che offeriva di se a' risguardanti la città di Lion ne' mesi di -Settembre, Ottobre e Novembre. Da tre a quattrocento persone all'ora -venivano colte, parte dall'infezione, parte da morte. Stavano sei -o sette malati nella medesima camera, tre o quattro nel medesimo -letto; l'uno moriva, l'altro era agonizzante; e quale tormentato -da acerbissimi dolori metteva angosciose grida, mentrechè l'altro -fatto delirante, e divenuto maniaco per effetto del male, commetteva -stranissimi eccessi. In questo mezzo i meno gravati dal male desolati -e tristi usavano delle fiocche lor forze a soccorrere chi più ne -aveva bisogno. Chi per lo spavento impazziva, chi diveniva muto, chi -sentendo i sacri bronzi invitare alla preghiera per la cessazione -del male, colto da brividio d'improvviso terrore cadeva malato, e in -poche ore si moriva. Le strade erano tutte, parte diserte, e parte -ingombre di cadaveri. La fame, la immondezza, l'abbandono concorrevano -ad abbreviare gl'istanti dei miseri infermi, cacciati negli spedali; -alcuni di loro, mentre combattevano ancor colla morte, venivano da' -ladri spogliati d'ogni lor masserizia e danaro. Se le più autorevoli -storie nol ci confermassero, appena uom crederebbe la natura e -moltiplicità de' misfatti, che in sì trista calamità si commettevano. -Un testimonio oculare sia suggello al mio dire. Egli assicura che -gli eccessi giunsero a tanto che v'ebbero da trovarsi a Lione e a -Milano, e in altri luoghi cotanto perversi uomini, che coll'opera -loro procuravano di propagare essi stessi la peste, infettandone le -case e le persone sane. A tanto giugne l'umana malvagità pur sotto il -flagello! Alcuni gittati semivivi nelle fosse coi morti se ne traevano -il giorno appresso ancor vivi[19]. Altri sentendo vicina l'ultima -ora avvolgevansi in un lenzuolo per menomarsi l'orrore d'esser nudi -sepolti; altri scavatasi la propria fossa, vi si coricavano presso di -maniera, che speravano potervi dentro cadere senza lasciarne sì tristo -ufizio a' suoi col pericolo di andarne pur essi infetti. È degno di -considerazione, come i più di leggieri venivano dimenticati, e come -in tante sciagure si passava poi dalla tristezza alla consolazione; -come si si abbandonava alle passioni, a' piaceri, manifestando somma -indifferenza sugli altrui mali. Risonavano le taverne notte e dì di -grida, e di suoni, di bestemmie, e di smodati cantari. Si vide pur -anche chi accompagnava i funebri carri, ir cantando e saltando; e -parecchi maritarsi fino a tre volte. Una donna fra l'altre si sposò -successivamente a sei mariti in poco di tempo, e li seppellì tutti e -sei, senza averne preso la peste. È pur considerevole, che in questo -corso di pestilenza gli sterquilinj, e le case d'immondezza ripiene -fossero luoghi di maggior sicurezza, che non erano le case ventilate -e pulite. La peste cominciò a diminuirsi nel mese di marzo 1729; e fu -pressochè estinta ne' mesi di Giugno e di Luglio. Se ne riaccesero le -scintille in Agosto; ma in Settembre terminò affatto. La peste lasciò -quasi in tutti quelli, che ne sono guariti, assai triste conseguenze e -reliquie, rimasti tutti più o meno infermicci. Chi ne andò cieco, chi -sordo, e chi muto; ed i più mal fermi delle gambe. Non è conforme tra -gli storici il numero de' morti. Danno i più, che di tal peste sieno -periti da circa 70 mila persone; il che è pur verisimile, atteso il -sommo disordine nella cura e nel corso di tal malattia. Di gravissimi -falli si accusano i Magistrati municipali di Lione. Dal soprattocco -abbandono grandi sconvenevolezze ne derivarono, anche per riguardo alla -legittima successione delle famiglie, perchè insorsero di lunghissime -liti, e rovinose (_Theoph. Reyn. de Mart, pro pest. p._ 451. _Papon. T. -I. pag._ 165.). - -A. dell'E. C. 1629. Nel mese di Luglio del mille seicento ventinove -un Cappuccino, infetto di quattro carbonchj e di due buboni, giunse -a Montpellier da Tolosa. I medici, secondo lor uso, disputavan fra -loro sull'indole di quella malattia. Alcuni tenevano che fosse peste, -altri il negavano. Il Cappuccino intanto morì fra brevissimo spazio di -tempo; ma non perciò la quistion terminò. Due dì appresso morì altra -persona co' medesimi sintomi; ed anzichè conchiuderne la cagione, si -riaccese la disputa sempre più viva; per modo che i medici disputavano -co' sillogismi, e la peste la finiva col fatto, assalendo qua e là le -persone indifferentemente. Si occultarono colla maggior gelosia questi -nuovi accidenti; il che impedì agli officiali del Municipio, sotto -la presidenza del celebre medico Ranchin, di prendere le necessarie -precauzioni per arrestare i progressi del male. E di vero, per alcuni -giorni non si sentì più parlare d'infortunj, nè di morte. In questo -mezzo arrivò a Montpellier il cardinal Richelieu; vi giunse il Re -poco appresso con numerosa corte, e porzion dell'armata, che faceva -la guerra ai Calvinisti. Non appena e' vi giunse, che il male, che -covava occulto, apertamente scoppiò ad un tratto in più contrade della -città, e vi sparse il terrore. Il Re fugge, l'armata se ne ritira, gli -abitanti smarriti fanno loro fardelli e bagagli; chi fugge da una parte -e chi dall'altra. Le strade ne van piene di fuggitivi, non sicuri nè -anche di trovare asilo. I consoli o provveditori della città, riavutisi -dal loro sbigottimento, s'occuparono seriamente della salute de' -cittadini; ma in vano, perchè troppo tardi. Tra i diversi provvedimenti -creano un Consiglio di Sanità; ma della paura ne fuggirono gli eletti. -Questa peste aveva a un incirca i medesimi segni delle altre. Spiegò -essa la maggior sua violenza nell'autunno del 1629; andò quindi -declinando per gradi fino all'Aprile del 1630, in cui fu estinta; ma -di essa in questo spazio perirono nella città di Montpellier da circa -cinque mille persone, cioè a dire la metà di quanti eran rimasti in -città. Fra' morti si contò gran numero di religiosi e di chirurghi -impiegati all'assistenza degl'infermi. Terminò in Aprile, e gli -abitanti fuggiti vi ritornarono senza pericolo La municipalità, durante -il contagio, mantenne certo ordine d'amministrazione, e tra le misure -migliori quella si fu di far trasportare i malati fuori della città. -I latrocinj nel tempo di questa peste non furon meno frequenti, che -negli altri luoghi. A Montpellier si ebbe singolare altra specie di -furfanteria; questa è, che i serventi degli ammalati nelle case e negli -spedali s'accordavan fra loro, inducendo gl'infermi a far testamento -reciprocamente a loro favore. Nè anche il terribil cospetto della morte -tiene in freno la sozza e cieca passione dell'avarizia, e della frode. - -La città di Digne nella Provenza fu pur in quest'anno 1629 travagliata -fino agli estremi dalla peste. Essa presentò questa volta dei singolari -fenomeni. Gl'individui, che ne furon presi, vennero tormentati da sete -ardentissima, da veglia, da gravezza di capo, stanchezza e sfinimento -di forze, debolezza e mancamento della voce, nausee, vomiti, ardori -d'urina, sputi misti di sangue, copiosi sudori, brividi, convulsioni, -delirio, frenesie. Oltre di ciò buboni, or uno, or più, della -grossezza di un'amandorla o di un uovo con dolori violenti, e senza -infiammagione. Non di rado si risolvevano, ma per lo più suppuravano e -s'aprivano, ed allora i dolori diventavano insofferibili; spessissimo -carbonchi, de' quali se ne osservavano tal volta fino a dodici, in -un solo individuo, ora lividi, ora purpurei, accompagnati da ardori -vivissimi, e da pustole, che rodevano le carni. La maggior parte de' -malati divenivano gonfi; e molti ne morivano improvvisamente senza -aver dato alcun segno di malattia. I cadaveri erano orribili a vedere; -avevano il viso storto, sghembo, le membra rigide, e ordinariamente -contratte. - -In questa pestilenza, secondo il Papon e il Gassendi, che la -descrissero, intervennero particolari fenomeni. Tra gli altri si vide -un malato uscir repentinamente dal letto, arrampicarsi per le mura -della casa, salire in sul tetto, e gittarne le tegole in sulla strada. -Altri, salito sopra un tetto col mezzo di una scala, danzarvi qualche -tempo; disceso quindi darsi a correre per la città, finchè presentatosi -a un corpo di guardia ne venne ucciso con un colpo di fucile. Tale -dallo spedal si fuggì, corse alla sua moglie, ch'ebbe la debolezza di -accondiscendergli, e nell'atto stesso ambedue si morirono. Un altro -malato, immaginandosi nel suo delirio di poter volare, prese il volo da -un sito elevato; ma caduto, si fracassò; ed altro, credendo di essere -in una nave agitata dalla tempesta, gittò le sue masserizie in sulla -strada, avvisando di menomare il peso delle mercanzie, onde salvare il -naviglio dal naufragio. Uno sventurato padre, in istato di delirio, -gittò dalla finestra il suo figlio ancora in fasce. Una giovane di -vent'anni riebbesi del suo letargo nell'atto, che fu gittata sopra -un mucchio di morti. Un'altra di 25 anni, caduta per quella malattia -in una fossa, vi restò tre giorni senza segni di vita, il quarto, -destatasi dal dolore cagionatole dallo scoppio di un bubone, risanò. -Una vedova malata, priva d'ogni soccorso, restò sei dì nella sua -stanza, senza mangiare nè bere, e dopo tanta inedia si guarì. Un uomo, -preso dalla peste, e rimasto senza dar alcun segno di vita, sua moglie, -che lo credeva morto, gli scavò la fossa, ma non avendo forza bastante -di portarvelo, nè strascinarvelo, lo lasciò nel suo letto altri quattro -giorni, al termine de' quali si svegliò, alzossi, e uscito di casa -diedesi a scorrere per la campagna, profetizzando ed annunziando il -giudizio finale, coll'esortar gli uomini alla penitenza, maledicendo -quelli, che non si genuflettevano dinanzi da lui; ed altre sì fatte -stravaganze; così fece fin che durò il delirio, il quale poco dopo -terminò, e terminò pure felicemente la malattia. - -Lo spettacolo, che offeriva la peste alla campagna, era altresì il -più lagrimevole e spaventoso. Gli abitanti colpiti dalla peste si -coricavano in sulla terra, e quivi ben presto esalavano l'anima, privi -d'ogni soccorso. Trovaronsi dei fanciulli, che succhiavano il seno -della madre già morta; altri che le capre avean preso cura di nutrire. -D'ordinario in famiglia i vivi prestavano ai morti gli ultimi uffizj -della sepoltura. Il padre seppelliva suo figlio, il figlio scavava -la fossa al padre, il marito sotterrava la propria moglie, la moglie -rendeva questo ultimo doloroso ufficio al marito; e le fosse erano così -poco profonde, che il più leggier vento discopriva le membra livide dei -cada veri. - -L'arte medica e chirurgica fecero assai poco a pro' di quegli infelici. -Appena 500 persone furon soccorse confusamente dall'arte; e di queste -la maggior parte morì. - -L'immagine della morte era da per tutto a tutti presente. Ciascuno non -si occupava più, che di se, e del proprio pericolo, nè pensava a quello -degli altri. L'uno l'altro fuggiva. Non si dava più alcuno scambievole -soccorso. La desolazione era generale ed estrema. - -Il flagello della peste cominciò a Digne il primo giorno di Giugno -1629, e vi durò quattro mesi. Per tutto questo tempo il cielo fu -coperto di dense nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante, e vi -ebbero frequentissimi temporali. Nessun uccello si sentì in tutto quel -tempo nè in città nè in campagna. Nessun'altra malattia regnò oltre -la peste. Nella prima settimana di Giugno morivano 3 o 4 persone al -giorno; verso la metà fino a 15;fino a 40 circa al principio di Luglio; -e fino a 100 verso la metà; da 160 alla fine dello stesso mese ed ai -primi di Agosto. Alli 15 di Agosto la malattia cominciò declinare. -Nel mese di Settembre non vi avevano, che 5, o 6 morti al giorno; in -Ottobre terminò intieramente. Fra la città e la campagna non restaron -superstiti, che solo mille e cinquecento persone di 10,000, a che -montava quella popolazione; sicchè 8,500 perirono, che è a dire, -quasi sei settimi di tutti gli abitanti nello spazio di cinque mesi; -più uomini che donne, più giovani che vecchi. Fra i 1,500 individui, -che sono rimasti, non ve n'erano, che cinque o sei soltanto, i quali -non fossero stati presi dalla malattia. La peste ricominciò sei mesi -appresso; ma quegli abitanti, che fresca avevano la memoria delle -passate disgrazie, se ne fuggirono quasi tutti, e non vi perirono, -che cento persone, tutte straniere. Nessuno nuovamente fu preso di -quelli, che avevano superata la malattia. Si attribuì cotanta strage -all'inesperienza de' medici, allo spavento de' magistrati, alla -mancanza di buona polizia Sanitaria, e degli opportuni provvedimenti; -alla confusione, e al disordine, che quivi regnò. Un decreto del -Parlamento proibì sotto pena di morte agli abitanti di Digne l'uscire -della città. Il commissario incaricato dell'esecuzione, quando aveva -qualche ordine da notificare agli abitanti, si metteva sul ponte della -Bleona, faceva suonar la tromba, e quegli sventurati accorrevano in -folla, comunicandosi il contagio l'un l'altro. I paesani de' contorni, -che armavano il cordone attorno la città, e custodivano i passaggi, -confiscavano e s'appropriavano le poche provisioni, che onorate e -liberali persone inviavano a Digne ai loro parenti ed amici. Alcuni -barbari monopolisti vendevano a troppo grave prezzo le derrate, che -non si potevano aver che da essi. Mille ruberie, incendj, atrocità -accrebbero la desolazione e gli strazj di quella sventurata popolazione -(_Gassendi Notit. Eccles. Diniens. Papon. T. I. p._ 194.). Questo -medesimo flagello desolava allora Aix, Marsiglia, quasi tutta la -Linguadocca, e la Provenza. Ciò riguardo alla Francia. - -A. dell'E. C. 1629-30-31. Nell'anno 1628 vi fu gran carestia in -Italia, e specialmente nello Stato di Milano, e in alcune terre della -Lombardia, accresciuta poi dalla guerra, che sopraggiunse di maniera -che in detto anno 1628, e nel seguente 1629 morì di fame e di stento -non poca gente[20]. - -La guerra che successe a quest'anni tra la Francia e l'Austria per la -successione al ducato di Mantova, diede occasione alla peste, che si -sviluppò nella Lombardia, e quindi in quasi tutta l'Italia. Secondo -l'opinione degli storici essa vi fu portata dalle truppe Alemanne, -e specialmente da quelle venutevi dalle Fiandre, ov'essa a quel -tempo crudelmente infieriva. La peste si spiegò da prima nella parte -settentrionale del Milanese; nè vi fu conosciuta, se non quando aveva -già fatto di molti progressi, nè tempo era più di arrestarla. Alle -prime notizie, che se n'ebbero a Milano, il magistrato di sanità inviò -commissarj sopra luogo, tra' quali il medico Tadino del magistrato -medesimo, che poi ci lasciò la storia di questa pestilenza. - -Que' commissarj trovarono gli abitanti delle città in preda allo -spavento, i quali fuggivano alla campagna, e riconobber col fatto che -la malattia, da cui erano afflitti, era la vera peste, e donde fosse -proceduta. Prescrittivi alcuni rimedj, provvedettero pur il paese di -viveri, ma non preser alcuna precauzione per arrestarne i progressi. Vi -lasciarono aperte e libere le comunicazioni, come per l'innanzi: e la -peste vi si dilatò e diffuse con una rapidità incredibile. Penetrò essa -a Milano in sul finir dell'Ottobre del 1629 per ragion di alcune robe, -che taluni del popolo avean rubate, o comperate dai soldati Alemanni. - -La città di Milano astretta così dall'imminente pericolo, in cui si -trovava, cominciò a formare un governo conforme alle circostanze, -e lo affidò per ogni parte amministrativa e politica al magistrato -della Sanità, composto di nobili, di cittadini, e di medici. Questo -magistrato divise la città in quartieri; vi stabilì de' lazzeretti; -distribuì le mansioni; ordinò non poche e buone discipline, e saggi -provvedimenti di polizia; ma non porse molto di considerazione alle -forme e al divisamento dell'esecuzione; perchè moltiplicandosi in -alcuni casi la ragion dell'usare degli abitanti fra loro, giusta i -bisogni comuni di sussistenza, sovente s'abbattevano in folla ad alcuni -luoghi della città, e così ne veniva cresciuto l'alimento al contagio. -D'altra parte l'incredulità de' cittadini, l'ignoranza prosuntuosa di -alcuni medici e chirurghi, che si ostinarono a sostenere che quel male -non fosse peste, contro l'autorità di molti altri dotti e sperimentati -che l'affermavano, ne originarono una specie di scisma nella città, e -ciascun partito vi aveva i suoi partigiani. Mentre costoro disputavano, -la peste ampliava le sue conquiste, e finalmente la morte a visiera -alzata abbattendo da tutte parti gran numero di vittime, disingannò -gl'increduli. Crescendo i malati e i sospetti, si aumentò il numero -dei lazzeretti fino a quattro, ma, neppur questi bastando, fu preso il -partito di lasciar nelle loro case que' malati, e sospetti, che avevano -comodi alloggiamenti per esserne sequestrati. Si adottò in oltre la -misura di cacciare dalla città tutti i forestieri, i vagabondi, le -persone senza mestiere; e su di ciò qualche storico osserva, che -questa disposizione, la quale sarebbe stata utile ed opportuna in -principio, doveva esser riguardata, come barbara e improvvida a quel -momento. Cacciar fuori tante persone da una città, ove la peste era -nel forte, oltre che era cosa inumana, non poteva aver che tristissime -conseguenze per tutto il resto d'Italia. Quest'infelici non potevano, -nè dovevano esser ricevuti in alcun luogo; stretti dall'imperiosa -necessità di procurarsi di che vivere, dovevan tutto tentare. -L'estremo bisogno e la disperazione inducono l'uomo a vincere le più -gravi difficoltà, e a commettere di gravissimi eccessi. Giunto il -carnevale, si volle osservare il rito Ambrosiano, ad onta dell'opinion -de' più saggi magistrati, e dar luogo ai soliti divertimenti, e a' -baccanali, per lo innanzi già usati. Finalmente non preveduti gli -accidenti succedendosi l'uno all'altro rapidamente, e aumentandosi -ogni giorno più la malattia, non bastando mezzo nessuno a combatterla, -si cominciò a vedere in essa qualche cosa di soprannaturale; quindi -si prese a chiamarla _male divino_. Il perchè si ebbe ricorso alle -preghiere pubbliche, alle processioni, e alle penitenze. Ma Dio -non fa miracoli ad ogni nostra inchiesta; sicchè queste pratiche -(ragionevolmente parlando) concorsero anzi a vieppiù accender la peste. -L'affluenza di molte persone in un medesimo luogo, la mescolanza di -più individui e diversi, sani e malati, o che sieno pur mo' guariti, -o che nascondano il male, senza un miracolo far altro non possono, -se non influire all'aumento, e alla propagazione del male. Quindi è -che a quel tempo il numero dei morti giunse fino ai 3555 al giorno; -e questa grande mortalità durò qualche tempo. Vedendosi continuare -una strage sì orribile, si andò pensando a straordinarie cagioni. -Dappoichè i giovani dell'uno e dell'altro sesso andavano di que' dì a -pie' nudi per ispirito di penitenza, si pensò che alcuni scellerati, -con divisamento di nuocere, avessero abbrucciato robe da appestare, e -sparsene poi le ceneri in sulle strade, per le quali dovevan passare -le processioni; e così spacciavano sì fatte fole. Si credette pure -che in quella terribile circostanza vi fosser uomini tanto perversi, -che, per uccidere chi lor piacesse, formato avessero unguenti misti -di materia purulenta pestilenziale, o d'altre sostanze venefiche e -micidiali. Il fatto fu pur anche giuridicamente chiarito. S'arrestarono -i pretesi colpevoli, e dicesi, che confessassero il loro misfatto, e -sieno stati puniti. La casa, ove si è creduta eseguita la manipolazione -di questi veleni, fu spianata, e vi si innalzò una colonna d'infamia -il dì 30 Agosto del 1630 con epigrafe, che ciò manifestasse all'età -avvenire. Il Muratori dice di averla veduta. Lo stesso però osserva, -che le persone spaventate veggono mostri e fantasime, ove non sono; che -in tempi di terrore e di miseria è facil cosa, che l'immaginativa si -riscaldi; che si offuschi la ragione, e che a forza di tormenti si cavi -di bocca alle persone la confession di delitti, che non hanno giammai -commessi. Ciò non per tanto cotali misfatti in caso di pestilenza si -narran da tanto accreditati autori, e da molti, che pur si può credere -che sieno stati le più volte commessi. Io poi posso e debbo crederlo -più d'ogni altro, dappoichè alcuno d'essi avvenne quasi sotto a' miei -occhi, come a suo luogo per l'appunto riferirò. Finalmente la peste -era già in sul finire; e si ordinò la quarantena generale, che produsse -ottimo effetto, tanto più ch'era già il mese di Dicembre del 1630, ed -il freddo agisce contro il mal influsso pestilenziale. Si conta che -Milano abbia perduto per questo contagio da circa 160 mila abitanti, e -che in proporzione maggiore sia stata la perdita, che seguì nel Ducato. -Comunque ne sia, la mortalità dee essere stata grandissima, se pur -non fosse in tutto, quale ci vien narrata (_Tadino Origine e progressi -della gran peste di Milano lib. I. cap._ 4._; Joseph Ripamonti de Peste -Mediolanensi; Muratori Governo Politico ec._). - -La primavera dell'anno 1629 fu calda con piogge continue; secca la -state con eccessivi calori. Nel 1628 comparve una gran cometa, da cui -gli astrologi, che ben avevano allora grande influenza sullo spirito -popolare, presero argomento di far pronostichi funesti all'Italia: -«_Fames in Italia, morsque vigebat ubique_». È più probabile però -che que' ciarlatani per conservarsi in credito abbiano fatto questa -predizione dopo gli avvenimenti. - -Nell'anno 1629 insinuossi pur in Dalmazia la peste, e vi attaccò -Spalatro, recandovi nuove rovine. Quivi scopertasi, gli Zaratini -usarono di ogni diligenza, perchè non penetrasse nella città loro. -Aprirono il lazzeretto per li sospetti, e si giovarono d'altre -precauzioni per difendersi da questo formidabile nemico. Ad onta di -tutto ciò per introdottevi merci penetrò anco in Zara l'anno 1630, e -vi sterminò in poco di tempo più di mille persone, oltre a tre mille -e più del suo allora popolato contado: tra queste cento quarantadue -ecclesiastici. Il morbo fu violentissimo, ma di breve durata, -interamente cessatovi lo stesso anno, e riconosciutane apertamente la -grazia dalla intercessione del santo vecchio Simeone. In quel tempo -di pubblica calamità gli Zarattini fecer solenne voto di affrettare la -traslazione del corpo di detto santo; lo che eseguirono con magnifica -pompa l'anno 1632 (_Joan. Tazlinger op. cit.; Laurentius Fondra -Historia Simeonis_). - -A. dell'E. C. 1630. Cotesta fierissima pestilenza, che mi fo a -descrivere, prese in quest'anno a vieppiù desolare molte parti -d'Italia. Dessa fu preceduta da crudelissima fame, come si è detto; la -quale per le devastazioni della guerra divenuta più atroce, alterando -e debilitando la complessione de' corpi, accresceva al contagio la -potenza di nuocere e di propagarsi. L'un dopo l'altro cadevan morti -gli armenti, colpiti da maligno epizootico morbo; il quale, congiunto -cogli altri mali, compieva in Italia lo spettacolo più doloroso e -funesto. Il Milanese, come ho già soprattocco, era già in preda a tutte -le desolazioni del più fiero contagio. Brescia col suo territorio già -ne provava i tristissimi effetti. Mantova assediata dagl'Imperiali -al di fuori, dalla peste straziata al di dentro; così in varie altre -città e paesi divampava la peste. Verona, che si trovava in mezzo a -tutto questo fuoco pestilenziale, si mantenne sana ed illesa fino al -Marzo del 1630, non però senza gravissimi timori, specialmente per il -passaggio e commercio, che aveva colle truppe, alle quali non poteva in -alcun modo impedire il passo. Ma circa la metà del Marzo di quell'anno -infelice pur qua giunse infermo un soldato da Asola Bresciana, o, come -altri vogliono, da Pontevico. Prese alloggio in casa di certa Lucrezia -detta Isolana a s. Salvator Corte Regia, e vi morì in cinque giorni. -Visitato da Adriano Grandi veronese del Collegio de' Medici, e' giudicò -non esser lui altramente morto di pestilenza; maneggiati però i suoi -vestiti dalla albergatrice e dalle sue figlie e fantesca, tutte queste -infelici in poche ore infermarono e si morirono. Altre donne della -contrada avendole visitate ed assistite, caddero inferme pur esse, e -poi morte di quel morbo medesimo, contrattone il maligno seme tutti di -loro casa. Sedici furon essi, che da febbre assaliti immediatamente, -fra diversi gradi e accidenti, e solo cinque ne sopravvissero, morti -gli altri, parte in casa, e parte al lazzeretto. Tante morti, quasi -repentine in poche famiglie d'una contrada, misero in guardia i -magistrati, sparso già lo spavento fra la popolazione. Dai provveditori -di Sanità venne ordinata l'ispezion dei cadaveri; fatta scelta di -medici e di chirurghi, si esaminò, si consultò, e si ragionò; ma, -come il solito, diverse ne furono le opinioni: chi affermava che fosse -peste, chi lo negava, e chi ne dubitava. Il medico Francesco Graziolo e -Camillo Giordani chirurgo con ferma opinione conchiusero esser quelle -morti procedute da pestilenza, principalmente perchè nell'anguinaja -destra della fanciulla Isolana appariva un livido tumoretto. Il popolo, -che spesso vuol farla da giudice, anco pur in ciò che non conosce, nè -intende, giudicò falsa e temeraria l'opinione dei due sopraccennati -professori. Quindi, come è proprio della vulgare temerità, e vie peggio -se venga aizzata da malvagi e da scaltri, ne furono que' due, che pur -videro il vero, morsi e punti da satiriche voci e scritture, e poco -fu, che non ne fossero le persone loro straziate, e conquise. Ma le -morti successive di molti altri abitanti della stessa contrada e delle -case contigue alle prime infette dissiparono i dubbj, e convertirono -molti duri e ostinati. Il perchè ragunatosi il magistrato della Sanità -coll'intervento dei Rettori della provincia, dieronsi posatamente a -deliberare su ciò, che si dovesse fare in sì difficile e calamitoso -frangente. Ci aveva appena qualche vestigio di ricordanza negli atti -della cancelleria sul contagio dell'anno 1575. Quindi non restando -memoria sicura di quanto allora si fosse operato, non si potè giovarsi -della sperienza. Il perchè fu luogo di regolarsi giusta i dettami -della sola prudenza. Impertanto si ordinò tosto che ne' luoghi sospetti -fossero chiuse le case infette, sequestrate le persone, e abbruciate le -masserizie. «Ma, dice il Pona, questa in apparenza rigorosa esecuzione -fu diversamente sentita per la città, perchè il volgo, facile a parlar -licenziosamente, cavillava questa severità, come che soverchio timore -imprimer potesse negli animi, pur troppo da altri motivi feriti, e -contaminati». Passando il male evidentemente da persona in persona, in -breve, ad onta della pubblica vigilanza, furono appestate assaissime -case; e per molti riguardi cercando ognuna di celar il male, per -quanto fosse possibile, temendo d'esser diviso da' suoi famigliari, -venne a farsi in pochi dì universale, attaccando pur anche le più -rimote contrade. La morte moltiplicava ad ogni istante i suoi colpi. -Nelle famiglie non restava appena chi raccontasse l'altrui morte. -Non si trovava sì ardito cuore, dice lo storico, che volesse porger -all'infermo medicina o alimento. Cessata ogni cirimonia ecclesiastica, -tacevano i sacri bronzi; li sacerdoti ricusavano di accompagnare i -feretri; negletto ogni riguardo dovuto alla dignità del soggetto, -tacitamente i corrotti corpi si portavano alla sepoltura comune. Taceva -l'umana pietà; gli animi, percossi dalla paura, non erano più mossi -dall'amor degli amici, nè da quello de' congiunti. Arrivate a Venezia -le relazioni di sì grave calamità, che desolava Verona, la Repubblica -Veneta, onde provvedere allo straordinario bisogno de' suoi sudditi, -elesse Alvise Valaresso in qualità di Provveditore straordinario al -di qua dal Mincio, cavaliere chiaro per nascita, e per talenti, per -coraggio e per altre qualità distintissimo. Il Valaresso determinò di -fissare il suo soggiorno in Verona, sprezzando il pericolo, quantunque -avrebbe potuto eleggerselo in luogo sano. - -Azzuffatesi poi tra loro a Villabona le Venete e le Imperiali truppe, -colla sconfitta e dispersion delle prime, Verona fu costretta di dar -ricovero a molta soldatesca sbandata e ferita; il che accrebbe la -calamità, e somministrò nuovo pascolo alla contagion struggitrice. - -De' primi ordini del Valaresso uno si fu che le genti del contado, -le quali per timor delle truppe Alemanne si erano rifugiate nella -città, tornar dovessero alle case loro, onde tal moltitudine non -accrescesse il fomite pestilente, essendo per ciò a quel tempo montata -la popolazion in città ad ottanta e più mila persone. Comandò poi che -si convocassero i medici e' chirurghi tutti della città, onde versare -sui mezzi di sollevare la città dalla peste. Chi il crederebbe! -Ragunatisi i medici sotto la presidenza dello stesso Provveditor -Valaresso, ad onta della gravissima mortalità, e malgrado la più -chiara evidenza dei fatti, v'ebbe tuttavia chi ne mettesse in dubbio -la verità; chi la cagione delle subite moltiplicate morti a vermini -attribuisse, e chi a maligne febbri, ma non pestilenti, negando pur -tuttavia che in Verona peste vi fosse. Il perchè Alessandro da Lisca, -dottor di Medicina, e prior del Collegio de' Medici, gentiluomo -giudizioso, grave ed autorevole, rigettate assolutamente le altrui -opinioni dubbie ed erronee, affermò per assoluto quel malore, che -cotanto affliggeva la città, essere pur troppo micidial pestilenza. Nè -dopo questo suo giudizio vi furon per quel tempo altre quistioni tra -i medici. Venne quindi proposto di deputare un convenevole numero di -medici per li pubblici bisogni della città e del lazzeretto; ognuno -però cercò di sottrarsi, adducendo scuse e ragioni. Ma fuori della -comune espettazione Francesco Graziolo, Adriano Grandi, e Orazio -Graziani si offerirono spontanei per la città. Per il lazzeretto si -elessero Ottavio Franchini medico, e Camillo Giordani chirurgo, con -adeguato stipendio. Miseramente moltiplicavansi ogni giorno le stragi. -E dappoichè gentiluomini ed altre benestanti persone erano morte -nelle lor case senza soccorso il più menomo, nè anche di un sorso -d'acqua, ciascuno senza riguardo di condizione o di nascita cercava di -esser condotto al lazzeretto, dove si teneva che nè medicine nè altri -soccorsi mancassero. La maniera di trasferire al lazzeretto gl'infermi -era con barche a ciò deputate. Quivi accorrevano da tutte parti della -città persone infette d'ogni condizion, d'ogni età, e vi concorrevano -i congiunti ad accompagnarvele. Alcuni morivano in passando dalla casa -alla barca; altri in esso la barca, come v'erano entrati; giugnevan -altri semivivi al luogo pubblico; ed in questo mezzo, tra gli ultimi -congedi de' parenti, nella folla, che a certe ore prefisse ragunavasi -al luogo, donde partir doveva il trasporto, moltiplicavano le ragion -del contagio e diffondevasi l'infezione e la morte. Non andò guari che -il lazzeretto, vieppiù crescendo ogni dì il numero de' malati e de' -moribondi, offerse a vedere uno spettacolo di angosce e di miserie -da non poterle ridire. Nella città morivano i medici, i chirurghi, -gli assistenti, i becchini. La fame, lo spavento, il cordoglio, e' -disagi accrescevano il numero, e gli orrori de' morti, e le sinistre -lor conseguenze; cercavano i magistrati, quanto era in loro, di -provvedere, ma non valeva provvedimento di sorta, e così succedevano -sempre cose nuove e funeste. In questo tempo perirono dalla peste -tutti i fornaj; e la città versava in un manifesto pericolo di morirsi -di fame, ridotta già agli ultimi patimenti e disagi. Si pregarono le -monache, presso le quali il morbo non aveva ancora adoperato la sua -ferocia, di fare pane da vendere nelle piazze, somministrata loro dal -pubblico la farina; partito, che riuscì utilissimo. Intanto cresceva -la strage. Dai dieci fino ai sedici di Giugno dello stesso anno montò -il numero de' morti dai dugentosei fino ai trecento e più al giorno. -Diedersi altri ordini pubblicamente, e nuove deliberazioni si presero; -ma tutto in vano. L'infezione aveva già invaso tutto il territorio. Si -tentò di porvi riparo; ma difficile, se non impossibile, si riconobbe -l'impresa in que' tristi frangenti. Il Graziolo, il Grandi, il -Graziani, medici per la città, in poche ore tutti e tre si morirono, -e così fu d'altri medici parecchi. Pur vi perì il maggior numero de' -chirurghi, malgrado le poma d'ambra, ed altre sostanze odorose, di -cui a preservarsi dal morbo si faceva uso[21]. Altri medici si tennero -chiusi in casa. Leonardo Tedeschi, medico e canonico, diede ben raro -esempio di singolare coraggio, di esimia pietà, e di carità generosa. -Ma l'atrocissima calamità continuava. Si fe' ricorso alle pubbliche -preci, al digiuno, alla penitenza, moltiplicandosi tuttavia le morti; -e mancando modi, luoghi, e ministri per seppellirne i cadaveri, si -consultò, se meglio fosse dargli alle fiamme, ovvero gittarli nel -fiume. La mancanza di legno e di operaj nella città fece sì, che si -eleggesse il secondo partito. Il perchè ammassati i cadaveri lungo -le rive dell'Adige per lo imbarco, venivano gittati nella corrente -dell'acque. Giravan mortuarie carrette per tutte le contrade della -città, raccogliendo cadaveri, di cui erano ingombre le pubbliche -strade, e le case. Questi spaventosi carrocci ricolmi di cadaveri, -orribilmente scomposti, tra le confuse teste e le crollanti membra -trasportavansi al luogo del lor deposito, e quindi i corpi sommersi. -Mancando però gli operaj, o già partite le barche piene di morti non -di rado si restavano i cadaveri ammonticchiati e insepolti su quelle -rive li tre e' quattro giorni seguitamente, mettendo orribile puzzo. -Ahi miserando spettacolo! In questo mezzo s'infettò pur Ala di Trento, -mentrechè già il contagio nel territorio Veronese s'andava sempre -più dilatando; e molti della corte del Valaresso infermarono, e vi -morirono. Moriron pur molti de' principali signori e de' cavalieri; -appiccossi il contagio ai monasteri dell'uno e dell'altro sesso, -rimasti fino allor preservati. Lo spavento si accrebbe, si accrebbe -la confusione, e il disordine. Di quel tempo si invitò con grosso -stipendio Giovanni Hennisio, medico di Augusta, perchè supplisse al -difetto de' medici ne' gravissimi bisogni della città. Giunse egli ai -primi di Luglio con un suo chirurgo, e si diede alla cura degl'infermi, -come già da più tempo vi si era dato un dottor Ferrari di Udine, -stipendiato dalla Repubblica. Facevasi ogni dì la mortalità maggiore -nella milizia. Da Venezia spedironsi alcuni chirurghi e beccamorti, -che vennero distribuiti per li quartieri. Nel Luglio il numero de' -morti giunse a 350 incirca al giorno. Il coraggio ne' pochi superstiti -veniva meno ogni dì, secondo che più crescevan le morti. Vieppiù -mancando cooperatori e ministri, ajuti e conforti, tutto ogni cosa già -disperavasi, presentendosi l'universale sterminio della città. Il dì -3 di Luglio successe l'incendio del Monte di Pietà. Questo infausto -avvenimento fece crescer d'assai la forza della pestilenza, per lo -concorso delle persone, accorse ad estinguerlo, e per la nuova angustia -e spavento sofferti novellamente. Infrattanto per le raddoppiate cure -del Valaresso, del magistrato di Sanità, e degli altri ufficiali erasi -cominciato a porr'ordine al sotterramento de' cadaveri col minor danno, -ed orrore, che si fosse potuto. Ordinaronsi per tutto profumi di zolfo, -purificati con ogni diligenza i quartieri della milizia, ed altri -saggi provvedimenti furono usati. Monsignor Alberto Valerio, vescovo -di Verona, spaventato da tanti orrori, partì li 22 Luglio per Legnago, -seco portando il micidial seme, che doveva ucciderlo. Volendo passare a -Venezia ammalò in Lusia, luogo del Padovano, e morì. Ma sia che sazia -fosse la peste di stragi, ovver domata dalle buone misure, cominciò a -declinare nel di 28 di Luglio, pur tuttavia infierendo nella provincia. -Nel giorno 6 d'Agosto si pubblicò l'ordine della segregazione del -territorio dalla città. Dopo il 7 Agosto si è ridotta la mortalità a -sessanta persone al giorno; i malati di peste per lo più guarivano, e -si manifestavano malattie di altro genere, tra le quali varie terzane. -Verso li 15 di Agosto andando le cose di bene in meglio, nella città -il numero de' morti si ridusse a quaranta al giorno; ma i luoghi del -territorio erano sempre più afflitti dal devastatore contagio. A 16 di -Agosto morirono solo ventinove persone, ai 19 soli ventidue, e così a -un incirca fino alla fine di Agosto. Si andava in questo mezzo la città -ristorando, e li cittadini qua e là sparsi si raccoglievano. - -Quindi s'incominciò il così detto sborro delle robe e lo spurgo della -città. I malati del lazzeretto erano ridotti dai cinque mille ai mille -cinquecento. Agli 8 di Settembre circa ridotto era il numero de' morti -a soli venti al giorno; fra' quali sola una metà dal contagio; e di -que' dì la pestilenza si fece di più facile guarigion, che non fosse -una semplice febbre. - -Indi si ridusse a due o tre soli morti al giorno, numero minore del -solito; e dai primi di Ottobre passarono più giorni, senza che alcun -morisse di pestilenza. Ognuno riprendeva lena e coraggio. Finalmente -si tenne cessata la peste; ne furono sciolti i voti, e fatti solenni -ringraziamenti all'Altissimo dalla città per esser al fine stata -liberata da sì crudel pestilenza. - -Di cinquantatremila cinquecento e trentatrè persone, che formavano -la popolazione di Verona prima della peste, ne perirono 32,903. -Procedutosi allo spurgo generale della città nessuno morì di quelli, -che dicevansi _Nettesini_ deputati al maneggio delle robe rimaste degli -appestati. Di quando in quando riaccendevasi qualche scintilla; e nel -Maggio del seguente anno 1631 destaron esse qualche nuova minaccia, e -trambusto; ma ben presto ritornò la calma a rasserenare queste infelici -contrade. - -A. dell'E. C. 1630-31. Un'Epidemia di febbri, così dette maligne, -o petecchiali afflisse la città di Venezia nell'anno 1629. Essa -precedette la peste, la quale poi devastò con grande ferocia quella -città nei due susseguenti anni 1630-31. Ardeva a pari tempo il -micidiale contagio a Milano, Cremona, Pavia, Bergamo, Brescia, in -tutta la Lombardia, ed in altri paesi molti d'Italia. A Mantova -in ispezieltà, stretta d'assedio dagl'Imperiali, menava di orrende -stragi, a tale che andando ivi estinto ogni giorno gran numero di -soldati e di cittadini, e venendo per tal modo scemata la difesa di -quella piazza, i Mantovani, veduto presso il pericolo di cadere sotto -il ferro e la licenza dell'inimico, cose che temevano più assai, che -non fossero le ingiurie del morbo, inviarono a Venezia il marchese -Alessandro Strigi, loro concittadino, a chieder soccorsi dall'alleata -Repubblica. Il marchese partì da Mantova co' suoi servi, ed altre -persone. Alcuni di essi ammalaron per via, e si morirono, che questo -micidial seme portaron seco da Mantova. Passati per Sanguinetto, -castello del veronese, sino allora intatto ed illeso dal morbo, ve -ne sparsero le scintille, che poi crebbero in vasto incendio. Giunto -lo Strigi a Venezia nel dì 8 del Luglio, dal Supremo Magistrato di -Sanità non gli fu permesso di entrarvi, ordinatogli di stanziare -nell'isola di s. Clemente, lontana un miglio circa dalla città, per -passar quivi il periodo della contumacia. Stando in quell'isoletta -con undici persone del suo seguito, dopo pochi giorni preso lo Strigi -da insolita lassezza della persona ammalò. Chiamatosi tosto Giuseppe -degli Aromatarj, celebre medico, al primo veder l'infermo, pallido la -faccia, rosso negli occhi con febbre, e sentitolo lagnarsi d'angustia -del respiro, di debolezza degli arti, e di un leggier dolore al fondo -dell'addome presso all'inguine, non dubitò punto di denunziare al -Magistrato, che lo Strigi fosse tocco di peste, soggiunto a pari tempo -il timor ch'egli aveva, che gran pericolo ne sovrastasse alla città. -Altri medici, chiamati a consigliare sul caso, significaron d'accordo -esser quella vera peste pur troppo. Il di 14 Luglio morì lo Strigi, -dopo vomitato alquanto di sangue, cresciutogli considerabilmente il -tumore dell'inguine, e comparsi cinque carbonchi sulla superficie -della persona. Tre dì appresso morì un del suo seguito cogli stessi -sintomi. Di tre servi, mandati dal Magistrato per assistere gl'infermi -in contumacia, due infermarono, ed uno morì. Ammalatisi pur altri di -quella famiglia, alcun ne perì, tale altro è guarito, e qualcheduno ne -andò illeso del tutto. - -In tutti que' giorni, che fu malato il marchese co' suoi, trattennersi -in quell'isola due falegnami di s. Agnese in Venezia, padre e -figliuolo, a costruirvi d'ordine del Magistrato alcune barriere di -tavole ed altre opere di precauzione per la contumacia. Terminato, -ch'ebbero il lavoro, e passata qualche settimana delle prescritte -riserve, ripatriati senza indizio di malattia, con alcuni drappi, -che dierono da lavare a una donna, le appiccarono l'infezione; perchè -pochi dì appresso la donna infermò, e in otto dì si morì, trovatole -un tumore all'anguinaia, e nere petecchie alla cute. Poco dopo ammalò -pure un suo figliuolo con bubone alla stessa parte, e morì pur egli -in sei giorni. Non datogli sepoltura, stante ordine del Magistrato -per esser morto nello spazio minore dei sette dì, dal medico della -Sanità fattone sparare il cadavere, corse voce per la città, che già -si fosse appiccata la peste. Nè guari andò che tutta la famiglia del -falegname cadde malata coi medesimi segnali di peste, e in pochi dì ne -morirono alcuni individui, ed altri ne son guariti. In brevissimo corso -di tempo, tra' vicini della stessa parrocchia il contagioso morbo di -sì fatta guisa vi si diffuse, che i deputati alla salute pubblica ne -concepirono forti timori. E di vero, stando bene l'altro della città, -nella sola parrocchia di s. Agnese s'andavano multiplicando i malati -e le morti. Ne' cadaveri si vedevan buboni agli inguini, carbonchi, -macchie nere, e vibici, sparsi d'atro colore. - -Il perchè quel Magistrato, messo in orgasmo, ordinò al suo protomedico -Gio. Batista Follio di visitarne malati e cadaveri di quella -parrocchia. Non isbigottito punto quel medico nè da timor di calunnie, -nè da altri riguardi, manifestò apertamente l'opinion sua, che fosse -in fatto già scoppiata la peste. E siccome di giorno in giorno sempre -più dilatavasi il morbo, deputò il Senato altri quattro medici della -città, perchè col medico del Magistrato dessero di quel male definitivo -giudizio. Essi furono Ortensio Zaghi, Emilio Parisiano, Alberto de' -Circolari, e Baldassar Vacca, i quali col N. H. Angelo Trevisano, uno -del Magistrato supremo di Sanità, visti malati e morti, concordemente -definiron col Follio, che quel malore fosse realmente peste. Allora, ma -troppo tardi, ordinò il Magistrato più severe precauzioni, dirette ad -impedire i progressi del male. Stabilì un lazzeretto nell'isola di s. -Lazzaro, ed altre discipline prescritte, perchè fosse tolto o impedito -il frammischiarsi dei malati coi sani. - -Erano ridotte a tale stato le cose, quando il Senato con sua -Terminazione dei 25 Agosto ordinò che si convocassero trentasei medici, -«affinchè fosse fra loro discusso e trattato intorno l'infermità di -quelle persone che si trovavano nel Lazzeretto vecchio, cavate dalla -contrada di s. Agnese nelle settimane passate, per saper col fondamento -delle loro opinioni le qualità di essi mali, li rimedj proprj di -medicarli, e le provvisioni opportune come per il Lazzeretto medesimo, -come per la contrada di s. Agnese per estirpare ogni radice che fosse -restata del male, e perchè non si communichi con altre parti della -città». - -Convocati cotesti trentasei Medici avvenne ciò, che era ben verisimile, -e fu, ch'essi divisersi in due contrarie opinioni, gli uni sostenendo -che fosse peste, e che in conseguenza si dovesser prendere più -severe precauzioni, altri negandolo. Quindi ne insorser tra loro -contese acerrime. Ciò bastò, perchè a favor di ciascuna delle parti -si dichiarasse forte partito. Il desiderio della pubblica salute, la -facilità di credere ciò, che si desidera, l'avversion naturale, e lo -spavento d'un morbo crudelissimo, la passion per la propria opinione, -l'orgoglio di non cedere all'altrui, ed altre simili traversie pur -troppo fecero, che il vero si restasse ancora nascosto per qualche -tempo. Viviano Viviani fu de' più acerrimi ed inflessibili oppugnator -del contagio. Ma mentre i medici disputavano acremente fra loro sulla -vera natura del male, e sui mezzi di arrestarne il progresso, mentre i -magistrati si stavano inoperosi in tanto grave incertezza, attendendo -la decisione della medica controversia, la peste multiplicava le sue -conquiste, e preparava quelle immense sciagure, a cui poscia soggiacque -Venezia, non essendo stato più possibile al principato di arrestare il -corso al contagio, e di opporsi all'orrendo strazio, ch'esso nel più -spaventevole modo già fece di quegli abitanti. - -Nè giova qui ritoccare le tinte dell'orribile quadro, la cui veduta, -benchè lontana per tempo e per luogo, ti scuote l'anima di raccapriccio -e dolore, e dagli occhi ti spreme involontario il pianto per lo -commovimento vivissimo della mente e del cuore. Oltredichè tanto più -torna inutile il riandar queste cose tristissime, quanto più altre e -varie sì fatte storie si rinvengono nella presente Cronologica serie. -Basti però l'accennare che la peste, vieppiù rapidamente accrescendo -le sue rapine, fece strage per tutto il resto del 1630, e più, che -negli altri, infierì ne' mesi di Ottobre, Novembre, e Dicembre del -detto anno. Continuò gran parte pur del 1631, a tale che nel corso di -11 mesi moriron di peste nella città di Venezia 94,236 persone; cioè -11,456 donne, parte gravide e parte puerpere; 29,356 altre donne; -5,034 giovani dai 14 anni ai 21; 21,751 fanciulli e impuberi; 1,142 -sacerdoti, cherici, e frati; 25,280 cittadini, mercadanti, artefici, ed -altri; 217 tra nobili e patrizj. - -Verso la fine dell'anno 1631 con grande solennità si pubblicò la città -esser libera dal mal contagioso; ma le cicatrici di sì profonde ferite -per lunghi anni appresso restarono aperte. Per questa circostanza di -peste si fece voto di alzare un magnifico tempio ad onore di nostra -Signora della Salute; il quale fu poi eretto nel 1632. Questa è la -magnifica chiesa detta della Salute, consacrata a Maria santissima, che -tuttavia si ammira in Venezia. - -In questa medesima circostanza del voto mandaron pure i Veneziani ricca -lampada d'oro alla Madonna di Loreto, e deliberarono di pregare il -pontefice ad affrettar la canonizzazione del Beato Lorenzo Giustiniani, -patrizio e patriarca di Venezia, ed in memoria dell'ottenuto -ristabilimento della salute vennero coniate alcune medaglie con -epigrafi e simboli a quel fatto allusivi. Di sì terribile pestilenza si -conserva ancor viva e tristissima la memoria in Venezia. - -Quivi da quel tempo non penetrò più mai la peste, quantunque vi sieno -stati mantenuti sempre aperti i suoi porti ai bastimenti o sospetti od -infetti di peste[22]. (_Christoph. Wagner Descript. Pannon. Part. II. -f 70; Rota de Peste Venet. an. 1630; Murat, op. cit. e gli Stor. delle -Cose Venez., che scrissero per pubb. Decret. T. VIII. f. 472. ediz. -1720._). - -In questi anni 1630-31 il pestifero morbo di sì fatta guisa si dilatò -per tutta l'Italia, che assai poche città e paesi n'andarono illesi -dall'infezione. Questo terribile flagello fu particolarmente funesto -nella Lombardia a Milano, come si è detto, ed a Mantova; e quasi -interamente ne restò spopolata Cremona. Parma e Piacenza ne furono -anch'esse miserando spettacolo al duca Farnese; perchè s'avvisò di -richiamare dalla vicina campagna i suoi abitanti a ripopolarle. Così -pur Lucca, Lodi, Bergamo, e Brescia furono da questa funestissima labe -fieramente vessate. Crema quasi prodigiosamente si conservò qualche -tempo, ma finalmente essa pure non andò esente dalla strage comune. -In Modena penetrò la peste nel Luglio 1630, e terminò in Novembre -1631 dopo avervi ucciso da 12,000 persone. In Torino si manifestò nel -mese di Gennajo 1630, e terminò in Agosto 1631, stante che fin dai -primi sentori del morbo tutti i più agiati cittadini fuggirono dalla -città, non restatovi in essa che da 11,000 persone, di cui solo tre -mila ne lasciò il contagio superstiti tra la città e' Lazzeretti. Si -annovera Bologna fra le città dal pestilenziale flagello più fieramente -percosse, e in proporzion di popolazione niente meno di Milano e di -Venezia. Il medico Cavozza nella peste di Bologna ordinava il salasso -fino allo svenimento; ma non apparisce però che questa pratica sia -stata riconosciuta utile. La città di Faenza, essendosi mantenuta sana, -rattenne i progressi del morbo, che da Bologna si sarebbe inoltrato -nella Romagna; e ciò fu perchè poste dai Faentini le guardie al fiume -Lamona, che scorre poco lungi dalla città, il degno Prelato, ch'era -allora al governo di essa, indefesso vegliava alla sua custodia di -giorno, e di notte, e quando meno alcun sel pensava, compariva a -cavallo a rivedere le guardie, e là specialmente, dove il fiume era più -facile a traghettare, non risparmiando ai disobbedienti nè minacce, -nè castighi. Così la città di Reggio, ancorchè posta tra Modena, e -Parma, ambedue città infette, sana lungamente mantennesi, e forse ne -saria andata esente, se il male non vi fosse stato disavvedutamente -portato da chi presiedeva alle leggi. In pari guisa la peste da Verona -nel 1630 erasi dilatata fino ad Ostiglia, donde un veronese appestato, -passato a Ferrara nell'alloggio di un suo compadre, ammalò, e vi -appiccò il morbo, mortovi tra due giorni. Il cadavere vi fu tantosto -abbruciato nella calce viva, e i famigliari, presso cui l'infermo -erasi ricoverato, condotti al Lazzeretto fuori della città, se ne -chiuse la casa, e vi si rinnovarono le opportune precauzioni. Per tal -modo non restò presa dalla peste quella città, benchè il male si fosse -inoltrato fino a Mellara e Brigantino, e, passato il Po, fossesi recato -al Ponte di Lagoscuro, e in altre ville, da Ferrara poco discoste. -Gran parte del merito di tale preservazione si attribuì ad un proclama -pubblicato in Ferrara, che costrigneva ognuno a denunziare tutto, -che sapesse poter alla salute pregiudicare. Pur la città di Treviso, -ancorchè tutta assediata, dal male, per merito di saggia provvidenza, -e di buona ed assidua vigilanza, illesa si preservò; mentre Vicenza, -Padova, il Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli altri paesi d'Italia -al Veneto dominio soggetti, erano in preda agli orrori della peste. -A Vicenza penetrò il contagio nel Luglio del 1630, portatovi da -Verona col mezzo di alcuni soldati fuggiti di là, e ricoveratisi nel -territorio Vicentino. Quivi durò circa sei mesi, ed in questo spazio -di tempo perirono entro la città di Vicenza da circa 11,000 persone, -e oltre a 30,000 nel suo territorio. S'inoltrò poco dopo da più parti -lo stesso male in Padova: «perchè furono poste le guardie a' confini -del Vicentino infetto; ma queste erano malamente tenute con far anche -supplire i ragazzi, e trovarsi talvolta gente a i passi, a cui bastava -mostrare qualche buletta per passar oltre. Persone potenti da un'altra -parte entravano per forza nel distretto Padovano, essendo in qualche -paese le leggi come le tele di ragno, che fermano le mosche, ma cedono -tosto a chi ha l'ali più vigorose. L'interruzion del commercio avea -ridotta la città in secco di molte merci solite a condursi da Venezia, -e in particolare di cordovani da scarpe, il che era di gran molestia. -Fece un mercatante venire alquante balle d'essi cordovani da Venezia -già infetta, e parte ne introdusse nel luogo della contumacia per farne -lo spurgo, e parte fece furtivamente tirarli di notte su per le mura. -Questi ultimi infettarono prima i facchini, e poscia ogni sorta di -persone» (_Murat. Gov. Pest._). - -Padova restò illesa dal contagio fino al Settembre del 1630. Nel dì 15 -ne comparve il primo segno; e 'l morbo vi si propagò lentamente fino -al sommo grado ne' susseguenti mesi del Giugno e del Luglio dell'anno -1631, a tale che nel Luglio vi perirono da 3,529 persone. Tra esse vi -si contarono parecchi professori e considerevol numero d'altri illustri -soggetti, distinti per nascita, per merito, e per rinomanza. Non si -può leggere senza orrore la descrizione dei fatti, che accompagnarono -questa pestilenza. - -Giunto il malore al sommo di sua ferocia, la Repubblica Veneta -inviò a Padova il N. U. Alvise Valaresso in qualità di Provveditore -Straordinario, quel medesimo, che s'era distinto cotanto nella peste -di Verona; e vi giunse il dì 20 Luglio. Questo valentissimo uomo prese -tosto con molto zelo e coraggio ad usarvi ogni pratica, ed ebbe il -conforto di vedervi per le sue cure venir meno la violenza del male, -di maniera che nell'Agosto non ne perirono, che 962 persone, e nel -Settembre 226. Poco appresso il male vi cessò interamente, dopo avervi -cagionate d'immense rovine. - -Nel corso di questa malattia il delirio, non istrano nella peste, -fu accompagnato da singolari effetti[23]. Diciassettemila persone vi -restaron preda di morte. - -Narra lo storico Nani che in tutto il sopraddescritto corso di -pestilenza sono perite da oltre cinquecento mila persone ne' paesi -d'Italia soggetti al Dominio della Repubblica Veneta. - -A questo stesso tempo del 1630 si fecer sentire di grandi terremuoti in -Napoli, e in altri luoghi del regno. Questi misero negli animi grande -timore e spavento; maggior però ne aveva messo la peste, la quale, -mentre menava strage crudele nella Lombardia, più volte manifestossi -ai confini di quel regno (_Giannone, Guerre Civili del Regno di Napoli -T. IV. f. 264; Turella de Peste Italica lib. II; Fabroni de origine -et causis pestilentis morbi Italiam infestantis; Muratori, Gov. Pest; -Marian. de Peste Bononiens.; Fiocchetto della Peste di Torino dell'anno -1630; Tirelli della Peste di Badia del Polesine del 1631; Ragguaglio -della peste di Milano del 1629 al 1632; Barba il Contagio di Padova -del 1630-31; Imperialis Joannis Pestis Vicentiae anni 1630; Betera, -Cavagnino, Gardini, Baldo, ec. ec._). - -Così fu nella Toscana, poichè erano già corsi 103 anni, da che Firenze -non era stata tocca da peste, cioè a dire dal 1527; nel qual anno -aveva essa infierito viemaggiormente, giunto il numero de' morti fino -a 500 al giorno. Nel 1630 poi, quando ardeva in tutta Italia, come s'è -detto, il micidiale contagio, in Firenze si sviluppò nel Giugno dello -stesso anno. Esso vi fu recato di Bologna, e vi serpeggiò occulto -qualche tempo. Si dilatò poi più apertamente in parecchie famiglie. -Atterrita di ciò la città per le frequenti e rapide morti, «spesso -avanti il Magistrato si teneva gran parlamento dai medici, e facevansi -lunghe consulte, se era peste, o no: alcuni di certo affermavano -essere, altri negavano, nè per vaghezza di contraddire, ma perchè così -credevano, e in questo modo la città tutta si divise in due opinioni. -Un inconveniente ne nacque, che sentendo intanto la plebe, e 'l minuto -popolo che medici solenni, ed uomini savj affermavano esser mali -consueti, non prendevano guardia di loro medesimi visitando gl'infermi, -e addimesticandosi con chi gli maneggiava, e così spesso davano nella -rete» (_Rondinelli Relaz. del Contag. 1630 ec._). - -I progressi dello sterminatore contagio non lasciarono più dubbiosa la -lite. Nel Settembre di detto anno fu al sommo suo grado di fierezza e -di forza, e durò questo strazio a tutto il Novembre. Nel Gennajo 1631 -fu istituita la quarantena generale e di essa ottimi effetti se ne -ottennero. Minorò tosto la violenza del male, e nell'Aprile era ridotto -alla sua declinazione, sicchè in Agosto era quasi libera la città, e -nel Settembre si considerò cessato. - -Nel 1633 vi ripullulò, ma con poco triste conseguenze. Il Rondinelli, -quantunque non fosse medico, ci lasciò la sovrallegata _Relazione_ di -quella pestilenza (_Fiorenza per Gio. Battist. Landini 1631, in-4.to_), -nella quale fece la sposizione dei sintomi, e dell'andamento del male -con tale impronta di verità e di chiarezza, che reputo possa tornar -utile di qui riportarne uno squarcio, perchè serva a far concepire -sempre più chiara l'idea di questa terribile malattia. Egli dunque -così dice (_l. c. f. 30 e segg._) »Che che sia di questo, sono già -molti anni che la Toscana mediante la grande sterilità della terra ha -patito questo flagello della carestia, che è stata occasione, al parer -di alcuni medici, della peste, alla quale ha disposto i corpi a poco -a poco col cattivo nutrimento, e con i patimenti tanto nel mangiare, -quanto nel bere, et in altre cose necessarie per il sostenimento -della vita, onde essendosi radunato in molti una gran massa di -mali umori, dai quali restata soprafatta la natura, nè li potendo -vincere, è venuta a generarsi in essi una straordinaria putredine, -che da lontano e per ogni piccola occasione ha presa la peste, la -quale cominciava con febbri putride, acutissime, e continue, senza -manifesta accessione, e di pessima natura, accompagnate da maligni -accidenti, come buboni, e carbonchi, i quali, o tutti e due insieme, -o l'uno, o l'altro separatamente, in ciascuno apparivano i buboni per -lo più fra la coscia, e 'l corpo, pochi sotto l'ascelle, pochissimi -dietro all'orecchie; i carbonchi in diverse parti; ad alcuni dopo la -febbre sopraggiugneva il delirio; molti avevano sete ardente, con la -lingua asciuttissima; il dolor di testa era quasi comune a tutti, ed -al principio dell'infermità, col sentirsi fra le ciglia acutissimo, -accompagnato a molti da vomito, il polso ineguale, inordinato, e -debolissimo. La cagione interna del male era la putredine degli umori, -che si ritrovavano dentro le vene grandi, vicine al cuore, ed era così -eccedente, che acquistata la natura del veleno, dissipava, e consumava -gli spiriti, strumenti delle facoltà principali; onde venivano -cagionati i supraddetti accidenti, ed alla maggior parte una morte -precipitosa, che seguiva per l'ordinario dentro al settimo giorno, ed a -qualcheduno dentro al quarto. S'è osservato, che coloro, i quali presto -ricorrevano a' rimedi, per lo più guarivano; pochissimi di quelli, -che hanno passato il settimo giorno, sono morti; quasi niuno, aperto -il bubone, e cominciata la sequestrazione del carbonchio, è perito; -e molti ancora sono risanati, a i quali i buboni si sono risoluti, e -svaniti. Quanto ai rimedi, si è veduto per esperienza che nel principio -del male, mentre l'ammalato aveva buone forze, quelli a chi si cavava -sangue, la maggior parte guarivano, se bene già era apparito o il -bubone, o il carbonchio, con questa eccezione però di farlo parcamente, -e molto meno di quello, che per l'ordinario si farebbe, con aver -riguardo non solo alle forze presenti, ma alle future, così sfuggendosi -il danno, che dalla debolezza potrebbe avvenire». - -In tal circostanza il Gran Duca di Toscana Ferdinando II, con chiaro -esempio di coraggio e di paterno affetto, si mostrò particolarmente -sollecito della salute e del bene de' suoi sudditi travagliati cotanto -dal pestilenziale flagello. Scorreva egli, ora a piedi ed ora a -cavallo, con magnanimo ardimento le contrade e le vie della città, -pur quando la peste era nel suo forte, informandosi dei bisogni delle -famiglie, e della maniera, con cui erano eseguiti i suoi ordini, e -mantenute le discipline e precauzioni della Sanità. Tanto sollecita -vigilanza tornò sommamente utile a quella popolazione. Pagò egli del -suo le spese della quarantena generale, che importò da circa 160 mila -scudi. Ad oltre 35 mila montava il numero di quelli, che si pascevano -alle pubbliche spese, e, quello ch'è sorprendente, la mattina in sole -due ore si distribuiva il vitto per tutta la città. In questa peste -si usarono molto le unzioni coll'olio, coll'olio di mandorle, di -gigli, di carabe, ec. come rimedio, e come preservativo; e, per quanto -si può raccogliere, appare ciò essersi usato utilmente. I monasteri -delle monache entro la città tutti si sono conservati sani, eccetto -santa Maria sul Prato; non così fu dei conventi de' frati, de' quali -niuno rimase intatto. I luoghi, dove il male assai incrudelì, furono -le estremità della città, siccome quelle che sono abitate da povere -genti. Quindi la strage maggiore del male fu nel popolo minuto, ne' -poveri, e nelle donne. Dei nobili sono morti pochissimi; poichè a -soli venticinque toccò l'estremo infortunio nel corso di diciotto -mesi; quantità minore di quella, che in pari tempo suol morire di male -ordinario. - -Notarono i medici, e gli storici di questa pestilenza, certe varietà -nel corso e negli effetti della malattia in tutto il suo stadio; -e così i miglioramenti e' peggioramenti. Questi all'influsso della -luna piacque ad essi di attribuire; la quale virtù dei moti lunari -sulla peste è stata da molti autori, anco de' più accreditati, -apertamente accordata in altri casi di peste. Osserva il Rondinelli, -che nel principio del male sotto il plenilunio peggioravano i malati, -e succedeva un maggior numero di nuove infezioni; e nella luna -decrescente all'incontro miglioravano, e ne succedeva assolutamente il -contrario verso la fine del male. - -Intorno all'influsso, attribuito alla luna in tempo di peste, sono -state scritti appositi trattati in varie opere. Vedi _de Influxu Lunae -tempore pestis_. - -Tra i preservativi più accreditati in questa pestilenza, «usavasi -pigliare della triaca, delle pillole di rufo due o tre volte la -settimana; chi si ungeva il cuore, e i polsi avanti si vestisse con -l'olio contra veleno, e fu usitato assai l'olio di carabe, ungendosi -le narici, portandosene in un vasetto per odorare; quasi ognuno teneva -in mano una palla di ginepro bucata, ove si metteva della canfora, -ovvero una spugnetta con aceto, o olio contra veleno, carabe, o cose -simili; altri tenevano in bocca del zolfo sodo, o mirra, e molti la -pietra giacinto, oppure legata in qualche anello, in modo che toccasse -la carne, per esserci opinione, che questa pietra abbia un'occulta -proprietà contro la peste; la maggior parte adoperava quella usitata -ricetta di pigliar ruta, fico secco, noce, e sale, segreto, sebbene -comune, antico, e che fu trovato da Lucullo fra le scritture di -Mitridate». (_Rondinelli Relaz. del Contag. stato in Firenze l'anno -1630 e 1633; Righi Alexand. Histor. morbi contagiosi, qui Florentiam -depopulatus est anno 1630_). Così pure la città di Livorno fu allo -stesso tempo fieramente travagliata da pestilenza, ed altre molte città -d'Italia, oltre le già menzionate; sulle quali troppo lungo sarebbe -entrare in ulteriori particolarità[24]. - -A. dell'E. C. 1632. In quest'anno 1632, secondo il Lebenswaldt, si -manifestò la peste in molti luoghi della Germania[25]; poi nel 1633 -incrudelì fieramente nella Slesia, e n'andò pur afflitta la città di -Vienna, dove il numero de' morti giunse a circa 600 alla settimana; -e fino a mille in Norimberga. Pressochè altrettanti ne morivano in -Augusta, soggetta nello stesso tempo al doppio flagello della peste -e della fame. Ma nel 1634 la stessa pestilenza travagliò la Sassonia -(_Lebenswaldt, Adami, op. cit._). Così nel 1635 la peste infierì a -Francfort sul Meno. Di questa peste scrisse partitamente Lodovico -Honing Würg-Engel, e qualche saggio ne dà la Collezione, intitolata -_Wiennerische Pestbeschreibung und Infectionsordnung, p. 16_. - -A. dell'E. C. 1635-36-37. A questi anni la peste si sparse per tutto il -Belgio, e nella maggior parte della Germania Superiore; ma più di ogni -altra Provincia travagliò la Gheldria, e particolarmente Nimega nel -1636. Questa peste è quella celebre, che descrisse il Diemerbroek nel -suo copiosissimo trattato _de Peste_, nel quale oltre a molte sue utili -osservazioni ci ha lasciato descritte cento storie di peste. - -Ecco il sunto della storia di quella peste summenzionata. La primavera -dell'anno 1635 fu tiepida e moderatamente umida. Vi susseguitò una -state caldissima e secca, dominata quasi costantemente da un'aria -sciroccale e spesso soffocante, senza che mai alcun altro vento -spirasse. Vi si osservarono nell'atmosfera frequenti fenomeni celesti -straordinarj; spessi fulmini sotto un cielo, sparso appena di nubi, -anzi quasi del tutto sereno. L'inverno fu tepido e umido. Vi ebbe -massima e quasi incredibile copia d'insetti, quale non fu veduta -giammai; zanzare, farfalle, scarafaggi, calabroni, e soprattutto -un'immensa quantità di mosche e di moscherini di varia spezie, a -tale che l'interno delle pareti era tutto coperto di loro, ed in -alcuni siti l'aria era infoscata da i nuvolosi corpi d'insetti[26]. -La quantità degli uccelli, soliti ad abitar la campagna, si fece -molto minore, e, ciò che più sorprende, gli uccelli, avvezzi alle -gabbie domestiche, morivano due o tre giorni, prima che si appiccasse -la peste agl'individui delle respettive famiglie. Gli aborti erano -frequentissimi; e qualche tempo, prima che si manifestasse la peste, -vi dominavano morbi di maligna indole, come il vajuolo, i morbilli, -le dissenterie maligne, le febbri puerperali, le putride nervose, o -tifiche, e simili, e ciò con grave mortalità: le quali cose presagivan -già presso maggiori disgrazie. La peste si manifestò da prima a Leyden, -e vi uccise più di venti mille persone; si propagò nella Gheldria; e -nel Novembre del 1635 si accese a Nimega. Quivi s'accrebbe d'assai nei -mesi di Gennajo, Febbrajo, e Marzo; e nell'Aprile pervenne al suo più -alto grado di ferocia. Proseguì poi collo stesso furore sino al finir -dell'Ottobre. In quello spazio di tempo imperversò di sì fatta guisa, -che in tutta la città non vi ebbe casa, che fosse restata immune dal -contagioso eccidio. Innumerevole quantità di persone cadeva per tutto -sotto la falce di morte; e le più luttuose scene ed orrende ad ogni -istante in parecchie parti si rinnovavano, non cedendo la ferocia del -male a nessun rimedio o preservativo. Vi cominciò poi a diminuirsi -l'intensità del morbo nel Novembre del 1636. Acutissimo improvviso -freddo, avvenuto circa la metà del Febbrajo 1627, ne la spense del -tutto; sì che nel Marzo ne fu intieramente libera la città, non però -la campagna, ed altri circonvicini paesi, specialmente la diocesi di -Utrecht e di Monforte, continuando ad inferocirvi tutto l'anno 1637. -Il numero degli abitanti, morti di questa pestilenza, non saprei dire -precisamente qual fu, poichè nol rinvenni indicato; e mentre uomini, -donne, e fanciulli di ogni età e condizione venivano o in poche ore -o improvvisamente tratti a morte dalla violenza del male, i vecchi -ed i cachettici n'andavano per lo più immuni. Il Diemerbroeck, medico -celebre e dotto filosofo, che si trovava a quel tempo con molta pratica -in Nimega, continuandovi generosamente l'esercizio dell'arte sua a -gran numero di appestati, e poveri e ricchi, quanto vi durò il male, si -giovò di quella trista occasione per farne le più esatte osservazioni; -delle quali poi arricchì l'opera summenzionata. Eccone il sunto, dico -di quelle sue osservazioni pratiche. - -Due o tre giorni avanti il novilunio ed il plenilunio la malattia -si esacerbava costantemente; e se ne accresceva il numero degli -appestati. In tal ricorrenza di tempo l'invasione del morbo era fiera -e violenta, e la morte ne succedeva nello spazio di poche ore. La -malattia alcune volte incominciava e finiva senza febbre; in alcuni -poi, e non pochi, incominciava benissimo senza febbre, ma poco appresso -gli soppravveniva, e in molti si sviluppava con leggieri brividi, ai -quali teneva dietro la febbre, talora ardente; ma per ordinario la -febbre n'era moderata. Le donne incinte, prese dalla peste, abortivano -e perivano quasi tutte. Le non appestate, che partorivano felicemente, -e al loro termine, se contraevano il contagio, coi loro infanti -perivano pur esse. Agli uomini, adulti, o sposi, poco abituati nella -voluttà, e che vi si abbandonavano, s'appiccava il morbo subitamente, -e ne morivano fra due o tre giorni. Alla peste s'univano sempre -l'altre malattie, che si dicono _intercorrenti_; per modo che in tutto -quell'anno non si videro mali di altra natura, o non accoppiati colla -peste. La morte ordinariamente ne succedeva avanti il settimo giorno -dallo sviluppo. Molti rapidamente morivan nel primo giorno, altri -nel terzo o nel quarto, la massima parte nel quinto o nel sesto. Ne' -malati, che oltrepassavano il settimo, restava speranza di guarigione. -Per altro alcuni si vider morire nel dì ventidue; ed altri nel -ventottesimo giorno. - -_Sintomi._ - -Febbre, perturbamento, smania, agitazione della persona, ansietà -considerevole, calore interno per lo più grande, cefalalgia (ossia -dolor di testa) gravativa, rare volte acuta, terrore, delirio, e -spesse volte delirio frenetico, sussulto di tendini, e quasi leggiere -contrazioni muscolari, veglia continua in alcuni, sopore profondo in -altri, offuscamento della vista, amaurosi, sufolar degli orecchi, e -talor sordità, secchezza di lingua, che diventava, rare volte, nera, -alito e sudori fetidi, graveolenti, frequenza di sincopi, polsi ora -forti e pressochè naturali, ora deboli, frequenti e ineguali, emottisi -(ossia sputo di sangue), piccola tosse secca, sete, inappetenza, -dolor violento all'epigastrio, o allo scrobicolo del cuore, nausee, -vomiti, diarree di materie crude, e fetenti, di odor cadaverico, -talvolta miste con vermi, singulto, orine ora naturali, ora crude, -ora sedimentose, or cariche e torbide, in alcuni anche sanguigne, -qualche volta varie nel corso della medesima giornata; prostrazione, -abbattimento estremo di forze, ed impotenza al moto fin dal principio -del male, in altri robustezza, esaltamento di forze fino alla morte; -calore esterno ardente, acre, in alcuni naturale; il colore del viso -in alcuni pallido, in altri quasi erisipelatoso, nella maggior parte -però poco dissimile dal naturale; petecchie, e macchie per lo più -paonazze, livide o nere, rare volte rosse, ora picciole, ora larghe, -quasi sempre perfettamente rotonde, ora in una sola parte del corpo, -ora sparse su tutta la persona, sopravvenienza di carbonchi, buboni, -o tumori agl'inguini, alle ascelle, alle parotidi, e ad altre glandule -escretorie. - -_Segni di buon pronostico._ - -Erano segni di buon pronostico la costipazione del ventre nel principio -e nell'aumento del male, e fino alla sua declinazione, la comparsa dei -buboni alle glandule secretorie accompagnati da dolor moderato, ed il -facile passaggio dei buboni stessi a suppurazione; ma il più presto -comparir de' buboni era il più fausto indizio di guarigione. Era pure -di buon presagio, se i buboni, o tumori glandulari, dal lor principio -eran duri, e, a guisa di tendine rigidi e bislunghi, andavano a poco -a poco crescendo con dolor tollerabile, e specialmente, se crescendo, -conservavano la loro durezza. Pur segni di buon pronostico tenevansi -gli antraci, che comparivano sul principio del male, e nelle parti -carnose; e finalmente la lingua umida, e vaporosa la pelle. - -_Segni gravi._ - -Gravi segni, e minaccianti funesto fine, erano le urine torbide; -ma parecchi pur con essi si sono salvati, mentre altri molti -mettendo urine affatto naturali contro ogni aspettazione morivano -improvvisamente, e non di rado senza l'apparenza di gravi sintomi. -Il vomito era pur grave segno, e per lo più molestissimo. Molti -infermi erano travagliati dal vomito fino alla morte. Ad altri molti, -prendendo per tempo convenevol rimedio, riusciva felicemente di -arrestarlo. La comparsa della diarréa minacciava gravissimo pericolo, -ed uno infra cento ne campava appena di quelli, ne' quali insisteva -la diarréa. Le menstruazioni, che sopraggiungevano dopo lo sviluppo -della peste ancorchè scoppiassero nei giorni critici, erano sempre -molto pericolose, e nella maggior parte mortali. Se poi accadevano -fuori delle giornate critiche, uccidevano certamente. Le donne gravide, -le puerpere, e quelle, che avevano abortito, s'eran prese dalla -peste, che spesso accadeva, versavano in gravissimo pericolo, anzi -d'ordinario morivano. Se dattorno ai buboni, o tumori glandulari duri, -si formava un cerchio di diversi colori a guisa d'iride; se comparivano -i carbonchi sopra le parti glandulari; se manifestavansi antraci alle -dita dei piedi o delle mani, e specialmente sopra la spina del dorso, -era cosa di pessimo indizio. I carbonchi, tardi allo spiegarsi, i -ricorrenti, ossia quelli che ora scomparivano, ora si riproducevano, -così pure i carbonchi, che apparivano in copia, eran per lo più di -funesto presagio. Le petecchie e le macchie, se erano di color rosso, -costituivano bensì un sintoma grave, ma pur qualcheduno pur con esso -se ne salvava; non così s'erano paonazze, livide, o nere, colle quali -perivano tutti. - -Quelli, che erano presi nel periodo di luna nova, o nel plenilunio -correvano molto maggior pericolo; così pure allor quando la peste -invadeva l'individuo dopo un forte accesso di collera, dopo gli -eccessi venerei (come s'è detto), o dopo aver sofferto grave terrore, -in confronto di quelli, che venivano affetti dal contagio senza tali -precedenze. Il sopore nel principio del male era sempre indizio -di grave pericolo. Il polso naturale era un segno molto fallace e -pericoloso. Così il delirio, l'emorragia dal naso, avvenuta nei giorni, -che diconsi _decretorj_; la lingua nera e secca, tutti cotesti segni -minacciavano l'estremo caso. - -_Segni mortali._ - -I segni poi, che presagivano sicura la morte, erano l'alito fetido, -l'odor cadaverico, la pleurisía epigenomena o precedesse o seguisse -subito dopo l'invasion della peste, la tosse secca, la difficoltà di -respiro, lo sputo di sangue, il dolore puntorio al petto, al fegato, -alla milza, alle reni, all'utero, alla vescica, il singulto, a cui -costantemente succedeva poco dopo la morte; lo sternutire, le degezioni -alvine miste di sangue, le urine oleose, nerastre, sanguigne, o scure -con un sedimento livido, o nerastro, l'uscir del sangue per le vie -urinarie, comunque ciò avvenisse, era sintoma di certa e vicina morte. -Se i fonticoli e cauterj, che molti qual mezzo di preservazione s'erano -fatto aprir nelle braccia o nelle gambe, diseccavansi nel principio -del male, era pur segno di certa e vicina morte. Segni mortali erano -parimenti i tumori alla gola e alle parotidi; che nello spazio delle -prime dodici o ventiquattro ore crescevano grandemente, ed erano -molli a guisa di un tumore pieno d'aria con infiammagione, o senza; i -buboni, che si dileguavano improvvisamente, le petecchie nere, paonazze -o livide, o verdognole in qualunque periodo del male comparissero. -Le mutazioni critiche, che accadevano nel sesto giorno; grande -prostrazione di forze nel principio del male; frequenti lipotimíe, -e violente palpitazioni di cuore, i polsi intermittenti, il tremor -delle mani e della lingua, il sussulto dei tendini, le convulsioni, i -dolori della gola senza tumori, nè afte, nè secchezza della bocca, nè -altra manifesta causa; e finalmente l'afonia o perdita della voce, e -l'amaurosi. - -I medici, ch'ebbero occasione di versar nella peste, e di esercitarvi -l'arte loro, potranno di leggieri conoscere l'importanza e l'utilità -delle sopraccennate osservazioni. - -_Governo dietetico e curativo._ - -Dieta sana, e di facile digestione, vino generoso, coraggio, ed -ilarità, dar bando al timore ed alla tristezza, i vescicatorj, i -sudoriferi, le bibite acidule, la teriaca, la canfora, gli assorbenti, -l'acqua teriacale, gli elisiri alessifarmaci, i sacchetti di sabbia -calda applicati a' piedi, alle ascelle, all'anguinaia, finalmente il -purificare e 'l disinfettare gli appartamenti formavano il governo, e -la regola dietetica e curativa di questa malattia. - -Le cavate di sangue erano assolutamente mortali, i purganti pericolosi, -ed i vomitatorj cagionavano uno sconcerto, ed una mortale perturbazione -in tutto il sistema vitale (_Diemerbroeck de Peste Neomagensi etc._). - -Desidereranno molti di sapere, dice il Diemerbroeck, come io mi sia -regolato, durante questa pestilenza, e come abbia potuto preservarmi -dalla malignità di sì fiero contagio, mentre che io usava in tutte -le case infette, e visitava indistintamente qualunque malato, -trattenutomi in somma per tanto tempo in mezzo di tanto grande -corruzione pestilenziale. Passa egli quindi a descrivere divisatamente -il metodo di vita da esso tenuto con felice successo, e di quali mezzi -preservativi siasi pur esso giovato. Nè sarà forse discaro a' lettori -saper cosa, che potrebbe anco tornare loro, una volta o l'altra, assai -utile; ed è, come soggiungo. Cessava egli attentamente ogni violenta -commozione dell'animo; viveva intrepido, non però dispregiando i -pericoli nè la morte; con eguale franchezza, e coraggio entrava nelle -case infette, e nelle non infette, e visitava egualmente volentieri -i poveri che i ricchi senza eccitamento di lucro, nè avidità di -guadagno. Come cercava di fuggire attentamente la paura, così schivava -la collera, e la tristezza. Che se accorgevasi di essere conturbato -(il che era facile ad avvenire in que' tristissimi tempi) procurava -di esilarare lo spirito, e di confortare il cuore, usando di poco e -di generoso vino; perchè tosto ne dissipava da se ogni tristo umor -melanconico. E quantunque avesse egli proibito agli altri il sonno -meridiano, pure, essendo egli stanco del continuo moto e delle molte -sue fatiche, dopo il pranzo dormiva un sonno di un'ora. Riguardo al -vitto usava di buoni cibi leggieri, di facile digestione, esattamente -astenendosi da quelli, che aveva in altri riconosciuti nocivi, -quali erano le carni del porco, e quelle del pesce acciuga. La birra -ordinaria, il vino bianco, tenue, o mediocre, erano la sua bevanda, e -ne usava talor sino al sentire in se ilarità, non mai ubbriacchezza; -si guardava da ogni pienezza di ventre, non però scorrevole, sì che -gli bastava andare non più di una, o due volte il dì. Nell'intervallo -della settimana, prima di coricarsi prendeva una delle pillole, che -dicevansi antipestilenziali, composte di aloe (part. iij.) di mirra -(part. ij.) di croco (part. j.) impastate col vino aromatico. Anche -giovavasi d'altre pillole, le quali, oltre degli accennati ingredienti, -d'altrettali, e assaissimi eran composte. Di buon'ora visitava i -malati non potendo per debolezza dello stomaco prender cibo, nè -bevanda; ed usava solo di masticare alcun poco di cannella. Due ore -dopo, cioè circa alle 6 del mattino, prendeva in picciola dose triaca, -o diascordio, o un po' di corteccia d'arancio condita, e per lo più -mangiava alcuni pezzi di radice pur condita d'elenio. Alle otto incirca -faceva colezione di burro fresco, formaggio, e pane, soprabbevendovi -della birra. Verso le nove beevasi un bicchiere di buon vino, nè ciò -ogni dì; e alle dieci incirca usava d'una dose del fumo di tabacco, -di due o di tre subito dopo il pranzo, e a un dipresso così faceva -dopo la cena, e altre volte ancora secondo occasione. E ciò era egli -solito di fare per assoluto, tosto che entrato ad un infermo di peste, -o in qualsiasi stanza, ne sentiva alterazion di fetore: dappoichè egli -teneva il buon tabacco, sì come uno de' più principali preservativi -contra il contagio, per modo ch'egli, al tutto fidando nell'efficacia -del tabacco, non usò mai d'altri preservativi. Cessato il bisogno, ne -abbandonò l'uso[27], - -Negli stessi anni 1636-37 v'ebbe pur fiera peste nel Brandemburghese, -e in varie terre e paesi del regno, dove, per la copiosa quantità de' -morti restando insepolti d'assai cadaveri, narra lo storico esserne -andati consunti dalle fiere (_Lebenswaldt; Adami, op. cit._). - -Oltracciò a que' tempi crudissima fame desolava Francfort e le -Provincie Renane; a tale che è incerto, se più dalla fame o dalla peste -sieno periti quegl'infelici abitanti (_Eman. Gomez de Pestilent. Plemp. -Vopisc. Fortunat. de Fundament. Medicinae etc._). - -Nel 1636-37. In Londra v'ebbe pur fiera e desolatrice pestilenza, -secondo il Papon, ed il Lebenswaldt (_Op. cit._). - -A. dell'E. C. 1638. In quest'anno fu peste nella Livonia; ma pur ancora -è incerto, s'ella sia stata vera peste, o sì veramente una malattia -epidemica, a cui avesse dato cagione l'estrema fame, donde allora andò -afflitta quella provincia, originata da un'immensa copia di vermi di -specie particolare, che distrusser le biade. (_Lebenswaldt, ec.; Adami, -op. cit.; Hering, Honor. de Peste_). - -A. dell'E. C. 1640. Peste in quest'anno a Marsiglia, ed in altri luoghi -della Provenza (_Murat. Gov. ec; P. Maurizio da Tolone, Tratt. Polit. -da praticarsi in tempo di peste, ec._). - -A. dell'E. C. 1644. In quest'anno la peste maltrattò fieramente -la città di Vienna; perchè vi si videro rinnovate quelle terribili -sciagure di danno, e di orrore, che sono le solite conseguenze di -questo flagello (_Managetta, e de Sorbait Pestbeschreibung, und -Infecktions Ordnung p. 18. Ed. an. 1763._). - -Nel successivo anno 1645 si propagò la peste in più luoghi confinanti -coll'Austria; fra' quali alcuni della Stiria, dove fece di orrendi -guasti. In tale occasione si pubblicò il rinomato Regolamento intorno -la peste: _Constitutio Edictalis Ferdinandi III_. - -A. dell'E. C. 1647-48. Nel mille seicento quarantasette un bastimento -carico di cuoj, e di altre pelli, proveniente da Algeri, portò la peste -in Valenza, città della Spagna, celebre a quel tempo pel suo commercio. -Da principio il contagio non si manifestò che fra i calzolaj, indi -fra quegl'individui, i quali con essi avevano traffico, finalmente -si diffuse in tutta la città, e nella provincia; a tal che Valenza fu -ridotta ad uno stato di compassionevole disertamento. Vive ancora tra' -Casigliani la memoria di tanto grande sciagura. - -Il feroce desolator contagio dopo aver tutto devastato il territorio -di Valenza, durante il 1647, s'insinuò l'anno vegnente 1648 verso -l'Occidente, ed invase da prima nello stesso regno di Valenza la città -di Elche, la quale s'era fin allor preservata. Quindi si propagò ad -Orihuela, in Alicante, a Mesquinenzia, a Cartagena, a Siviglia, e a -Cadice. Da Cadice passò colla flotta Spagnuola all'Indie Occidentali. -Dalla parte d'Oriente si propagò a Tortosa, a Barcellona, a Girona, -ed in tutta quasi la gran provincia di Catalogna, dove unita alla -guerra fece particolarmente grandissima strage. Si conserva ancora -vivissima tra quelle popolazioni la dolorosa memoria di così fiera -calamità, la quale importò alla Spagna la perdita di più di 200,000 -persone, parte vittima del pestilenziale flagello, che, dove più, e -dove meno, imperversò per tutto quel regno, parte dalla carestia, che -le susseguitò (_Gastaldi de avertenda et profliganda peste; de Burgos -Alonzo de la peste, Corduba 1631; Villalba, épidémiologie d'Espagne; -Romani, Ricordi sulla Peste, ec._). - -A. dell'E. C. 1649. In quest'anno vi fu crudelissima peste in Aix, in -Arles, in Marsiglia, e in quasi tutta la Provenza. Essa vi fece di -molte stragi, specialmente a Marsiglia, dove qualche mese appresso -rigermogliò[28]. Anche in questa circostanza di peste si segnalò -l'eroica pietà de' PP. Cappuccini, i quali con generoso ardimento -si diedero in buon numero all'assistenza spirituale degli appestati, -rimasti essi poi quasi tutti vittima della cristiana lor carità[29] -(_Murat.; P. Mauriz. da Tolone, op. cit._). - -In quest'anno stesso la Dalmazia, e specialmente le città di Sebenico, -e di Zara furono crudelmente travagliate da una pestilenza delle più -desolatrici. - -A Zara il micidiale contagio si manifestò il giorno 6 Giugno del 1649. -Vi uccise gran quantità di persone del basso popolo, quasi tutti gli -artisti, da circa ottanta nobili e cittadini; e moltissimi borghigiani. -Nell'Ottobre di quell'anno si diè fuoco a tutto il borgo Zaratino al -confine di s. Grisogono. Il libero passaggio vi si è aperto, solo il dì -2 Febbrajo del 1650; e in rendimento di grazie per la cessazione della -peste vi si fece solenne processione colla statua di s. Rocco. Quelle -case, che non furono arse e distrutte, durante il contagio, sono state -rovinate dalle milizie nel tempo degli espurghi, che, come dicono gli -storici, vi furono fatti con assai di sevizie. Al borgo in sul confine -di s. Giovanni si apprese il fuoco nel tempo dei detti espurghi, e vi -s'incendiarono 128 case, oltre molte altre, le quali si decretò dal -Magistrato di Sanità, che fossero abbruciate (_Johann. Tazlinger in -suis memoriis; Documenti in Pergamena, esistenti nell'Archivio di s. -Domenico; Capsula Testamentorum obsignata T.; Sjmeon Braicevich in -suis Actibus Notarialibus; et Liberculus de Peste Jadrensi an. 1650_, -esistente nell'Archivio di Giovanni Bonaricordi). - -Ancor più fiera fu la peste, che nello stesso anno 1649 desolò la città -di Sebenico. Essa si manifestò il dì 8 Giugno di quell'anno. Carlo -di Casimiro Venanzio, testimonio oculare dell'orrendo flagello, ci -lasciò manoscritta una memoria di questo contagio, che fu certamente -uno dei più feroci, che abbia afflitto la Dalmazia. Registrò egli in -essa il nome di tutti gli estinti; e vi ricorda che a più di 6,000 -persone toccò di morire in Città, non compresi i soldati, de' quali vi -perirono più di 800; e soggiugne che de' Morlacchi, morti in quella -peste, non si può sapere precisamente il numero, non essendone stati -tenuti i registri, dacchè morirono la più parte in campagna e nei lor -casolari. Sembra però che sul numero degli estinti il tutto s'accordi, -con quanto ne riferisce il Farlato[30]. Il contagio durò sette mesi, e -terminò nel Gennajo 1650 dopo aver portato lo sterminio della città. -In fatti a poco più di mila si ridussero quegli abitanti, e da quel -tempo Sebenico non s'è mai più ripopolato, com'era. In sul finir di -quel secolo ne giunse il numero a quattro mila, e questo numero non -vi s'è giammai oltrepassato. Si scorgono ancora in quella infelice mia -patria gran quantità di case, ed intere contrade affatto disabitate e -deserte, ridotti ornai gli edifizj e le fabbriche in istato rovinoso, -e le più a semplici vecchi muracci. Furono fatti in quella circostanza -di atroci spogliamenti, non solo nelle case delle famiglie più agiate, -ma fin anche del Santo Monte di Pietà, e del pubblico Fondaco; sì che -a circa due milioni di ducati si calcolò il valore degli effetti in -tal occasione rubati dalla milizia, che si trovava colà di presidio, -avendo chiuso gli occhi su tali eccessi, o secondatisi forse pur anco -da coloro, in cui potere, per autorità ed uficio, stava il raffrenarli, -e impedirli, cosa non rara a farsi in simili avvenimenti di comune -disastro. (_Carlo Venanzio, Memoria sul Contagio di Sebenico dell'an. -1649; Daniel. Farlat., Illyric. Sacr. Tom. IV. pag. 458._). - -A. dell'E. C. 1650. Dalla Spagna citeriore venne trasportata la peste -nella Sardegna l'anno 1650. Ivi si propagò rapidamente, e fece crudele -scempio di tutto quel regno per lo spazio di cinque interi anni. -Quell'isola ne fu così malconcia, che non si ristorò giammai delle sue -rovine. Vi sussistono anche a' nostri dì monumenti tristissimi di sì -calamitoso infortunio. (_Gastaldi; Papon., op. cit.; Ozanam, Maladies -Epidémiques ec. Vol. V._). - -A. dell'E. C. 1651. Secondo il Lebenswaldt atroce peste incrudelì in -quest'anno nell'Alsazia, nella Svezia, e nella Polonia; e nel 1653, -secondo lo stesso autore, v'ebbe peste nel Territorio di Prussia. - -A. dell'E. C. 1654. Il Boyer, medico della marina a Tolone, in alcune -lettere sopra la peste, scritte nel 1700, assicura, che nel 1654 il -contagio fece di molte stragi in Arras o Arrazzo, grande città de' -Paesi Bassi nella Contea d'Artois. - -A. dell'E. C. 1654-55. Peste in Russia ed in Danimarca nell'anno -1654. Si legge nella terza centuria del Bartolino (_Thom., Histor. -Anatom. rarior, cent. VI_) che al principio della primavera 1654 la -peste si manifestò a Copenhagen, e vi uccise nove mille persone. Ve -la portarono certi vascelli Olandesi, che vi ritornavano da Riga, col -carico di biade, canape, e lino, rifugiatisi nel porto di Copenhagen -per isfuggire la flotta Inglese. Alcuni marinai, attaccati dalla peste, -si allogarono nello spedale di quella città, e vi morirono. Esposte al -sole le loro vesti, ad alcuni fanciulli, che le toccarono, s'appiccò -tosto il contagio, il quale si propagò poi nella città e ne' suoi -dintorni. Questa pestilenza fu più funesta ai giovani, che ai vecchi. -Essa si annunciava con un violento parossismo febbrile, conseguitato -poscia da un dolore eccessivo alle parti dorsali ed alla testa, -accompagnato da pur acuto dolore, che talora estendevasi anche alla -gamba sinistra. In seguito vi comparivano gli esantemi, sopravvenendovi -le idatidi sotto la pianta dei piedi; ed i malati si morivano il terzo -giorno. Quando i buboni passavano alla suppurazione, davano speranza -di guarigione. Alcuni malati presi da furioso delirio correvano -a precipitarsi nel mare; altri si davano la morte, in altro modo -uccidendosi, o col ferro, o col laccio. I così detti alessifarmaci, e -soprattutto l'elisire antipestilenziale di Ticon Brahe, furono i soli -rimedj, donde ne sia venuto qualche buono effetto. Nella Russia poi, -se si vuol prestar fede allo storico Lebenswaldt, più di cento mila -persone son morte di questa pestilenza. (_Lebenswaldt Pestchronik ad h. -an.; Barberet abhandlung über die epidemischen Krankheiten des Viehs §. -19. Ozanam, histoire Médical des Maladies Epidémiques et Contagieuses, -etc. T. V._). - -In quest'anno vi fu pur peste a Vienna. (_Sorbait Paul. in Oper. ejusd. -Med. cap. 9._) - -A. dell'E. C. 1656. Dalla Sardegna la peste passò a Napoli, e, di là -serpeggiando, attaccò la spiaggia dello stato del Papa, penetrò a Roma -ed a Genova, ed in altre parti d'Italia, e vi fece d'immense stragi. - -Della peste di Napoli, che fu una delle più terribili, che abbia mai -afflitto l'Italia, piacemi di soggiugnerne la descrizione, che ce ne ha -data l'illustre storico Giannone, risguardandola come uno squarcio dei -più istruttivi, che s'abbia sulla storia nell'argomento della peste. - - - DESCRIZIONE DELLA PESTE DI NAPOLI - DELL'ANNO 1656. - - _GIANNON. Stor. Civil. del Regn. di Napoli._ - - «Dopo tanti e così lagrimevoli avvenimenti, dopo tante miserie - e sciagure, perchè nulla mancasse, si vide in quest'anno 1656 il - regno miseramente afflitto da una crudele e mortifera pestilenza. - Non eran bastati i tanti sconvolgimenti e sedizioni, le tante - afflizioni cagionate da fiere guerre, o da' timori di quelle - ch'eran peggiori, le scorrerie de' Banditi, le invasioni de' - Turchi, le carestie ed i tremuoti: che per ultimo eccidio, fu - duopo soffrir anche quest'altro pestifero flagello, così spietato, - che non si legge aver altrove portato, in così breve tempo, tanta - strage e ruina. Quella che si soffrì in tempo della guerra di - _Lautrech_ durò quasi due anni, e si tenne conto che non avea - ammazzato più di sessantamila persone: questa, in men di sei mesi, - disolò le province del regno, e ridusse la Metropoli in cimitero, - con morte intorno a quattrocentomila de' suoi cittadini. Da molto - tempo, che l'Isola di Sardegna era travagliata di pestilenza, e - per ciò non meno dal conte di Castrillo, che dagli altri Vicerè - suoi predecessori s'eran pubblicati severi bandi, proibendo ogni - commerzio; ma capitato nel nostro Porto un Vascello procedente - da quell'Isola carico di soldatesche, o sia per trascuraggine de' - Guardiani del Porto, o perchè, in vece delle patenti di Sardegna, - si fossero esibite quelle di Genova, ovvero, che per non trattener - le soldatesche fosse così stato eseguito con particolar ordine - del Vicerè, gli si diede pratica. Non tardò guari, che ammalatosi - uno de' sbarcati, condotto nello Spedale dell'Annunziata in tre - giorni se ne morì, apparendo nel suo corpo minute macchie livide; - poco da poi un che serviva lo Spedale, assalito da un capogiro - in ventiquattro ore spirò; e poco appresso spirò anche la madre. - Attaccatosi il malore nelle vicine case, si vide in brevissimo - tempo sparsa la contagione ne' quartieri inferiori della città, - e particolarmente nel Lavinaro, Mercato, Porta della Calce ed - Armieri». - - «I Medici in questi principj ascrivevano ad altre cagioni tali - perniziosi effetti, chi a febbri maligne, chi ad apoplesie, e - chi ad altri mali; non mancò ad ogni modo, chi per più accurata - osservazione fattane, riputasse il morbo pestilenziale; ma - pervenuto all'orecchie del Vicerè, che costui andava pubblicando - il male esser contagioso, fu il Medico posto in oscuro carcere, - dove ammalatosi ottenne per sommo favore d'andare a morire in - sua casa: donde gli altri medici fatti accorti, proseguirono ad - occultare la qualità del male. Ma questo tuttavia crescendo, e - spandendosi in altre contrade vicine alle già dette, parve al - Cardinal Filomarino Arcivescovo di dover avvertirne il Vicerè, che - non bisognava in cosa cotanto importante starsene così ozioso e - lento. Dispiaceva sommamente al Conte di Castrillo, che insorgesse - fama, esservi in Napoli pestilenza; poichè dovendo egli spedire - soccorsi di soldatesche per la guerra dello Stato di Milano, - travagliato tuttavia dall'armi del Re di Francia, questi rumori - glie l'avrebbon impediti; onde come poteva il meglio, proccurava, - che non si venisse a tal dichiarazione; con tutto ciò non potendo - più resistere alle continue mormorazioni, e tuttavia il malore - crescendo, fu costretto a far unire i più rinomati Medici de' suoi - tempi, perchè ne dessero parere. Costoro, o per ignoranza, o per - timore, ovvero per secondare le brame del Vicerè, non ardirono - di dichiarare il morbo per pestilenziale; ma sol consigliando, - che s'accendessero fuochi per tutte le contrade della città, e - che si vietasse la vendita de' pesci salati, uscirono da ogni - briga. Ma altro che frasche vi volevano, per far argine ad un - così impetuoso torrente: il male incrudeliva maggiormente; nè - consiglio di Medico, nè virtù di medicina pareva che valesse: ne - morivano il giorno a centinaia, nè si scorgeva altro per le strade - che condurre Sagramenti agl'infermi, e cadaveri alle sepulture. - Spaventati gli animi de' cittadini, chi con umili supplicazioni, - chi in processioni confuse e numerose d'uomini e di donne, con - donzelle scapigliate, chi dietro alle immagini più venerate e chi - in altre guise cercava a Dio ed a' Santi pietà e ristoro a tante - miserie e desolazioni. Ma essi non accorgevansi, che affollati più - strettamente insieme tra la calca, e la pressura d'infinito numero - di popolo concorsovi, il malore prendeva più forza, e la morte - recideva in uno i colli di più migliaja di persone». - - «S'accrebbe poi, e dilatossi più furiosamente il mortifero - veleno, quando presa tal opportunità, insorse voce, che _Suor - Orsola Benincasa_ donna che aveasi a que' tempi acquistata fama - di santissima vita, non trovando per anche comoda abitazione per - le Suore, avea innanzi di morir profetizzato, che in tempo del - maggior travaglio della Città dovea farsi la fabbrica del suo - Romitorio nella falda del Monte di S. Martino; e credendosi, che - con la costruzion d'un tal edificio sarebbe cessato il travaglio, - il Vicerè fu il primo, che fattosi il disegno e tirate le linee, - andò a portarvi con le proprie mani dodici cesti di terra: - all'esempio del Capo, movendosi gli altri, gli Eletti della città, - e tutti i Cittadini a folla vi concorsero, non solo somministrando - denaro, ma l'opera eziandio delle loro proprie mani. Era cosa di - maraviglia il vedere uomini e donne, giovani e vecchi, nobili, - cittadini e plebei, spogliarsi de' migliori averi, ed offerirgli - in limosina per la costruzione di quell'Edificio, che dovea essere - il liberatore della loro Patria. Si erano nelle pubbliche strade - poste, non già cassette, ma botti, le quali, poc'anzi vote, si - vedevano in un tratto piene di monete di rame, d'argento ed anche - d'oro: le donne istesse spogliatesi della lor natural vanità, - si toglievano dalle dita gli anelli, dagli orecchi i pendenti, e - dal collo e dalle braccia i monili, e quasi baccanti l'offerivano - al sorgente Edificio, e ciò che recava maggior stupore era, che - persone di qualità mescolavansi a gara ne' più vili esercizj, - chi portando un cesto di chiodi, chi con un fascio di funi, chi - con un barile di calce, chi con pietre, chi servendo per manuale - a' fabbri, e chi in fine sopra le spalle caricarsi di travi, con - pericolo di mancare sotto il grave e pesante incarico. Ma pari - effetti seguirono da pari cagioni; mentre l'opra ferve, assai - più s'accende e si dilata il malore: l'unione di tanta gente, - che a gara tutt'ansante si sollecita, si travaglia, ed affolla - concorrendo da tutti li quartieri, fa sì, che il morbo, che prima - era ristretto in poche contrade, si spanda per tutto. Così mentre - l'Edificio è quasi in fine, la città rimane poco men che desolata». - - «A stato di cose cotanto lagrimevole s'aggiunsero nuove confusioni - e disordini. Non mancavano de' malcontenti, misero avanzo de' - passati tumulti, li quali per risvegliar nuove sedizioni, andavan - disseminando nel Popolo, venir questo flagello non già da giusta - ira di Dio mandato a correzione de' miseri mortali, ma procedere - dalle vendicatrici mani degli Spagnuoli, per esterminar la plebe, - e prender vendetta delle passate rivoluzioni: vedersi chiaro - da' preceduti andamenti del Vicerè, il quale avea tosto fatta - dar pratica alle soldatesche venute dall'appestata Sardegna, con - essersi poi ingegnato di far occultare il male, perchè ne' principj - non si provvedesse d'opportuni rimedj: lo confermavano con far - riflettere, che per ciò non si vedevano infettare le Fortezze - guarnite di lor presidio, nè i quartieri più alti della città, - abitati dagli Spagnuoli, ma solo i Rioni del Lavinaro, Conciaria, - Mercato ed altri luoghi più bassi, quasi tutti abitati da gente - minuta; e dopo aver tratti molti nel lor sentimento, si avanzarono - eziandio a far credere, che per la città andavano girando persone - con polveri velenose, e che bisognava andar di loro in traccia - per isterminarli. Così in varie truppe uniti andavan cercando - questi sognati avvelenatori, ed avendo incontrati due soldati del - Torione del Carmine (affin d'attaccare brighe, che poi finissero - in tumulti) avventaronsi sopra di essi, imputandoli d'aver loro - trovata addosso la sognata polvere. Al romore essendo accorsa - molta gente, per buona sorte vi capitò ancora un uomo da bene, - il quale con soavi parole e moderati consigli gli persuadè, che - dessero nelle mani della giustizia uomini cotanto scellerati, - affine, oltre del supplicio, che di lor se ne sarebbe preso, si - potesse da essi sapere l'antidoto al veleno, e con tal industria - gli riuscì di salvarli; ma appena saputosi che que' due soldati - uno era di nazione Franzese e l'altro Portoghese, ed uscita anche - voce, che 50 persone con abiti mentiti andavan spargendo le polveri - velenose, si videro maggiori disordini: poichè tutti coloro, che - andavan vestiti con abiti forastieri e con scarpe, o cappello, - o altra cosa differente dal comun uso de' Cittadini, correvan - rischio della vita. Per acchetar dunque la plebe bisognò far morire - sopra la ruota Vittorio Angelucci, reo per altro d'altri delitti, - tenuto costantemente dal volgo per disseminator di polvere. Ma - nell'istesso tempo fu presa rigorosa vendetta degl'inventori di - questa favola: molti di essi essendosene stati in oscure carceri - condotti, cinque di loro in mezzo al mercato su le forche perderono - ignominiosamente la vita; ed in cotal guisa furono i romori - quietati». - - «Intanto gli Eletti della città vedendo, che non solo il male - spopolava la Metropoli, ma che si spandeva ancora nelle province, - fecer premurose istanze al Vicerè, perchè dovessero porsi in uso - i più forti e risoluti rimedj; e dopo essersi più volte sopra - ciò ragunato il Consiglio Collaterale, venne il Conte nella - risoluzione di comandare alle Piazze, che creassero una Deputazione - particolare, alla quale egli dava per ciò tutta l'autorità - necessaria, assegnandole ancora per Capo D. Emanuele d'Aghilar - Reggente della Vicaria. La Deputazione diede la cura a' Medici - più rinomati di que' tempi, che osservassero non men gl'infermi, - che i cadaveri, facendone esatta notomia; onde ragunatisi insieme, - presidendo a questi il famoso _M. Aurelio Severino_ cotanto celebre - al mondo per le sue opere di Filosofia e medicina, che ci lasciò - (morto da poi ancor egli di tal mortifero veleno) fu conchiuso, che - il male fosse pestilenziale, e che si dovesse porre ogni cura agli - ammalati, dal cui contatto erano inevitabili le morti». - - «Il Vicerè e la Deputazione s'affaticaron perciò a darvi quel - miglior riparo che si poteva: fu comandato, che si facessero le - guardie in tutte le città e terre del Regno, e che non s'ammettesse - persona, senza le necessarie testimonianze di sanità: che in - ciascun Rione di Napoli dovesse eleggersi un Deputato Nobile - o Cittadino, al quale dovessero rivelarsi tutti gli infermi - di ciascun Quartiere: che gli ammalati tocchi di pestilenza - dovessero condursi nel Lazzaretto di S. Gennaro fuori le mura: - che coloro i quali avessero comodità di curarsi nelle lor case, si - chiudessero in esse: che niun Medico, Chirurgo, o Barbiere partisse - dalla città, ma attendessero alla cura degl'infermi, secondo la - distribuzione, che sarebbe stata fatta dalla Deputazione: che si - fossero tolti i cani e gli altri animali immondi che andavano per - la città, e si diedero altri salutari provvedimenti per far argine - ad un tanto inondamento. Ma riusciron vani ed infelici tutti questi - rimedj; il male vie più incrudelendo riempiè in un tratto tutti - gli Spedali; se ne costrussero dei nuovi, ma questi nè tampoco - bastando, la gente periva nelle porte delle case, nelle scale, e - nelle pubbliche strade. Mancarono eziandio le tombe ed i cimiterj; - poichè il malore attaccatosi non pure in tutti i quartieri, ma - in tutte le case della città faceva orribile e spaventosa strage: - onde fu fama, che ne perissero otto o diecemila persone il giorno: - morivano non meno i Medici, i Chirurgi e tutti coloro, che erano - destinati alla cura del corpo, che i Sacerdoti, ed altri Religiosi - destinati a quella dell'anima. Non vi era chi seppellisse gli - estinti; onde i cadaveri giacevano nelle vie, su le scale e nelle - porte: le Confessioni si facevano pubbliche e l'Eucaristia si - portava agl'infermi senz'alcuno accompagnamento, e si porgeva loro - in una punta di canna: quelle case, che poc'anzi erano aperte, - poco da poi si vedevano chiuse e desolate: da capogiri assaliti - taluni, che camminavano per la città, vedevansi improvviso cader - morti in mezzo alle piazze. I morti per la maggior parte rimanevano - insepolti dentro le case, o su le scale delle Chiese; ma era molto - più grande il numero di coloro, che restavano insepolti su le - pubbliche strade, e coloro che con molto favore e grandissima spesa - erano seppelliti dentro le Chiese, non avevano nè meno un Prete, - che gli accompagnasse, e l'esequie più solenni erano una semplice - tavola, o al più una bara». - - «In tanta confusione non rimaneva luogo a provvedimento alcuno, se - non che per lo puzzor grande dei cadaveri estinti, e perchè l'aria - non maggiormente si infettasse, si pensò unicamente a seppellire - i morti: se ne preser cura i Deputati e l'Eletto del Popolo, il - quale da' casali contorni fece venire intorno a centocinquanta - carri; ed il Vicerè v'impiegò a questi ufficj estremi da cento - schiavi Turchi delle Galee. Era cosa assai spaventosa ed orribile - vedere strascinarsi per le strade i cadaveri aggrappati con uncini, - ed innalzarsi su i carri; e sovente coi morti andar congiunti - i semivivi creduti estinti. S'empirono le grotte del Monte di - Lautrech, dove poscia fu edificata una Chiesa sotto il nome di _S. - Maria del Pianto_: i cimiterj di S. Gennaro fuori le mura; molte - cave di monti, dond'erano state tagliate pietre per fabbricare: - il piano delle Pigne fuori la Porta di S. Gennaro; l'altro davanti - la Chiesa di S. Domenico Soriano fuori Porta Reale; e ciò nemmeno - bastando, sempre più le stragi avanzando, precisamente nel mese di - luglio, nel quale vi furono giorni, che il numero de' morti arrivò - sino a quindicimila, fu duopo consumar i cadaveri col fuoco, ed - altri finalmente buttarli in mare». - - «Non meno nella Metropoli che nell'altre province del Regno - accadevano sì funeste e crudeli stragi. Toltone le province di - Otranto e di Calabria ulteriore, tutte le altre rimasero disolate. - Delle città e terre, narrasi, che solamente Gaeta, Sorrento, Paola, - Belvedere e qualche altro luogo rimaser preservate». - - «Ma ridotte le cose in questo infelicissimo stato, verso la metà - d'Agosto, una impetuosa ed abbondante pioggia, temperò alquanto - la furia del malore: cominciò il mortifero veleno a cessare; - niuno più s'ammalò di tal morbo, e coloro, che n'eran tocchi, - guarivano; in guisa che alla fine del seguente mese di settembre, - non si numerarono più infermi in Napoli, che soli cinquecento. Si - ripigliarono per tanto dalla Deputazione i provvedimenti e furono - da quella dati vari ordini per purgar le robe di quelle case, dove - era stata la contagione, ed altre istruzioni e metodi, affinchè - non ripullulasse il male. Passarono due altri mesi, e non s'intese - altro sinistro accidente, onde ragunatisi alquanti medici, ch'eran - scampati dal comune eccidio, fu a' 8 decembre su la testimonianza - de' medesimi, solennemente dichiarata Napoli libera da ogni - sospetto». - - «Nelle province s'andava ancora tuttavia scemando il malore, - ma perchè doveva esser opera di più mesi convenne mantener li - rastelli alle Porte della città e le guardie per evitar l'entrata - a quelli, che venivano da parte sospetta. Il Vicerè a questo - fine sottoscrisse un rigoroso Editto, col quale comandò sotto - gravissime pene, che niun forestiero fosse ammesso nella città - senz'espressa sua licenza, da darsi precedente visita, e parere - dalla Deputazione. La corte Arcivescovile di Napoli, a richiesta - del Vicerè, sottopose alle censure Ecclesiastiche tutti coloro, che - avessero occultate robe infette o sospette di pestilenza, se non - l'avessero fra certo tempo rivelate e fatte purgare. Ma non mancò - l'Arcivescovo, profittandosi di queste confusioni, di avanzar un - passo, e mescolarsi anch'egli in queste providenze, poichè si fece - lecito di pubblicare un altro Editto consimile a quello del Vicerè, - come se questo non bastasse per obbligar anche gli Ecclesiastici - all'osservanza, col quale comandava, che niuno Ecclesiastico osasse - entrare in Napoli senza sua licenza in iscritto. Il Vicerè, per - reprimere un così pernizioso attentato, immantenente diede fuori - un rigoroso comandamento, col quale ordinò, che non s'ammettessero - altre licenze, che quelle de' Ministri del Re. Per la qual cosa, - essendosi frapposto il Nunzio, si sedarono presto le brighe, con - stabilirsi, che tutti gli ecclesiastici, ch'entravano nella città, - avessero ubbidito agli ordini del Vicerè, e si fossero sottoposti - alle diligenze della Deputazione, e poscia, se volevano, fossero - andati a presentarsi ne' loro Tribunali. In cotal maniera si - continuò a praticare fino al mese di novembre del seguente anno - 1658, nel qual tempo essendosi pubblicate libere dalla contagione - le città di Roma e di Genova, fu aperto generalmente il commerzio, - e tolti i rastelli e le guardie». - - «Si proseguì dal Vicerè a por sesto alle cose turbate della città - e del Regno: a provveder l'Annona ed a reprimere l'ingordigia - degli artisti ed agricoltori rimasi, li quali per esser pochi, ed - arricchiti col patrimonio de' morti, o con difficoltà si riducevano - a ripigliar il lor mestiere, ovvero angariavan la gente ne' - lavori, restituendo i prezzi e le mercedi, siccom'eran prima della - contagione. Si applicò poscia il Conte a sollevare le Comunità - del Regno, ordinando, che quelle, ch'erano state tocche dalla - pestilenza, non fossero molestate per li pagamenti fiscali, ne' - quali rimanevan debitrici per tutto aprile 1657, e che dal primo di - maggio del medesimo anno avessero contribuita la quarta parte meno - di quello, che stavano tassate nell'antica numerazione del Regno. - Si resero da poi pubbliche e solenni grazie a Dio ed a' Santi: su - le Porte della città furon dipinte dal famoso pennello del Cavalier - Calabrese le immagini de' Santi Tutelari, ed al B. Gaetano Tiene - innalzate statue; ed allora nella piazza di S. Lorenzo s'erse - a questo Santo quella piramide, con sua statua di metallo ed - iscrizione, che ora si vede». - -Da Napoli la peste si fece a invadere lo Stato Ecclesiastico, non -ostante le severe precauzioni di Sanità, al primo avviso della peste -in Napoli adottate dalla Sacra Congregazione, e dai prelati, che in -qualità di Commissarj di quell'ufizio furono ordinati con ample facoltà -sui diversi luoghi di confine. Il contagio si manifestò da prima a -Rieti nel ducato di Spoleto; poi si propagò a Nettuno, picciola città -della Campagna Romana; finalmente a Civitavecchia, e 'l dì 8 Giugno -1656 si è sviluppato nella stessa Roma. - -La malattia si mostrava con certo calore ai precordj sì violento, -che i malati mandavano spaventevoli grida, come se ad essi venissero -strappate le viscere; indi succedeva il vomito, ardente febbre e -continua, delirio furioso, a cui seguiva grande prostrazione di -forze, convulsioni, sete inestinguibile, lingua biancocinericcia, e -poi nera, orine torbide e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro -le quali cose i carbonchi ed i buboni non tardavano a comparire, come -pur le petecchie nere, segnali di vicina morte. Alcuni cadevano morti -improvvisamente, e senza alcun segno manifesto di contagio. - -Questa peste ebbe di particolare, che fu molto più funesta agli uomini, -che alle donne e ai fanciulli; a differenza di varie altre, in cui -s'è osservato il contrario. I vecchi morivano tutti; e le donne, i -fanciulli, ed i giovani di temperamento sanguigno e bilioso ne furono -men maltrattati. - -Si usava bruciare e scarificare i carbonchi, che si medicavano poi -coll'unguento di mercurio precipitato rosso, od egiziaco. Sopra i -buboni applicavansi gli emollienti, le ventose, ed anco i vescicatorj, -non però sovr'essi il cauterio attuale, ch'era stato riconosciuto -pericoloso. Ma riguardo ai cauterj, o fontanelle, il P. Kirchero, il -quale, durante questo contagio, trovavasi a Roma, assicura che niuno -segnato da essi cauterj fu invaso dalla peste tranne alcuni di vita -epicurea. - -L'emissione del sangue era assolutamente seguita dalla morte, e al più -s'impiegavano le ventose scarificate. Si usavano i clisteri purganti -o alessifarmaci; e siccome la prostrazion delle forze era estrema, -così giovavansi gli ammalati con brodi, renduti più eccitanti dalla -pimpinella, dalla scabbiosa, dallo scordio, acetosella, semi di cedro, -e simili, con alcune gocce di acido solforico. Si somministravano -parimenti l'acqua teriacale, i sudoriferi, ed il vino. Tornavan nocivi -i medicamenti troppo riscaldanti. La decozione d'orzo, acidulata -coll'aceto, era la bibita ordinaria. - -In tal disordine di cose si stabilirono in Roma non pochi spedali e -lazzeretti; e si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune macchine. -Quindi la città si divise in quartieri, e ad ogni quartiere fu -assegnato il respettivo Commissario, i suoi medici, chirurghi, e -confessori. Molte provvide discipline venner del pari ordinate, -specialmente sopra obbietti annonarj, ed altri di eguale necessità, -senza guardare a spesa, e senza altri particolari riguardi. - -Il pontefice Alessandro VII, e molti cardinali non partirono mai -da Roma, durante il contagio. Il celebre cardinal Gastaldi, eletto -Commissario generale di Sanità, si distinse per la saviezza, vigilanza, -e 'l mantenimento delle discipline, adottate a precauzione contro -la propagazione del morbo. A queste, e ad un saggio rigore usato -indistintamente verso ogni classe di persone dee la città di Roma -principalmente la salvezza di un gran numero de' suoi cittadini[31]. -Infatti per merito di un buon governo non sono perite a Roma in quella -circostanza che 14,500 persone; mentre Napoli ne perdette 280,000 -(che che dica il Giannone esserne andate estinte 400,000), e Genova -presso a 70,000. Parecchie città e paesi dello Stato Romano sono stati -preservati, come pure alcune contrade stesse di Roma. Anco in questa -pestilenza la maggior parte de' conventi di monache ne restò illesa. - -Il sullodato Cardinal Gastaldi ci lasciò la storia di questa -pestilenza, ed una copia fedele di tutti gli editti, bandi, -notificazioni, istruzioni, ec. pubblicati in Roma in tal congiuntura -nella voluminosa sua opera _de avertenda et profliganda peste, etc._ - -Il contagio si diminuì a poco a poco, e cessò intieramente a Rieti nel -Gennaro 1657, a Roma nel Marzo dello stesso anno. Succeduti poi in Roma -nuovi casi, si rinovarono le diligenze, e il male cessò affatto in sui -primi di Agosto del detto anno 1657. Solo però nel principio del 1658 -si rendettero interamente libere tutte le comunicazioni. - -Nello stesso tempo, che infuriava la peste, un'epizoozia crudele faceva -perire la maggior parte de' buoi e delle pecore (_V. Gastaldi op. -cit._). - -A Genova, quasi altrettale che a Napoli, avuto riguardo al numero -minore della popolazione, fece strazio orrendo questo stesso contagio. -Offeriva quella città miserando spettacolo di miseria e di stragi, -che per la confusione e lo spavento, che regnavano a que' tempi colà, -diventava ogni giorno più tristo, e più desolante. Anche a Genova in -sulle prime invalse l'opinione che quel morbo fosse mal comune; e si -continuò a regolarsi alla cieca, secondo che comportava l'opportunità e -gli argomenti, che all'improvviso accadevano. Ma nello spazio di pochi -giorni accresciutasi a dismisura la mortalità fra quella popolazione, -ogni dubbio si cambiò in certezza, e si cercò, ma invano, di por riparo -con ogni diligenza alla piena dello struggitore contagio. In poco -più di sei mesi ne sono perite pressochè settanta mille persone. Non -bastando più i vivi a dar sepoltura ai morti, vennero eretti in quasi -tutte le strade, e sulle piazze dei roghi, ove immensa quantità di -cadaveri fu abbruciata. Sì a Napoli che a Genova la malattia presentava -a un incirca li medesimi sintomi. Dichiaravasi per ordinario il -male con un acutissimo dolor di testa, viso rosso, occhi infiammati, -sete inestinguibile, lingua secca, calore bruciante a la region de' -precordj, buboni agli inguini, e alle ascelle, carbonchi e antraci sul -petto, e agl'ippocondrj. Nelle persone cachettiche la febbre era meno -intensa; vomiti di una bile pallida, mista di pituita; cardialgía, -ossia dolor di stomaco, pallore orribile della faccia, occhi profondati -nell'orbita, sudor freddo alla fronte seguìto da buboni, antraci, o -dalla morte. Presso altri la comparsa dei buboni e degli antraci era -preceduta da una febbre insensibile, accompagnata però da turbamento, e -alterazione delle facoltà vitali e animali. In alcuni altri la febbre -era moderata e lenta senza buboni, salvo che ne appariva un picciolo -carbonchio; e nel quarto giorno si manifestavano inaspettatamente quasi -ad un medesimo istante i sintomi più terribili. I buboni, non molti, -e gli antraci in copia comparivano accompagnati da dolori atroci, e ne -succedeva la morte in poche ore fra gravi assalti di convulsione. - -Apertisi alcuni cadaveri, vi si trovaron le viscere sfracellate; il -cuore, il polmone, ed il fegato coperti di macchie nere gangrenose; la -vescichetta del fiele piena di una bile nera, viscosa, e sì densa, che -duravasi fatica a staccarla, i vasi sanguigni ingorgati di sangue nero -e grumoso. Vi si usarono le bevande cordiali, la teriaca, i sudoriferi, -l'olio di scorpione internamente, esternamente l'olio del Mattioli; -ma tutti i rimedj riuscivano inutili. La malattia non cessò, che a -poco a poco da se, e come se fosse stata stanca di stragi. Quando la -peste era nel suo forte, tutte le altre malattie, sia febbrili o no, -casualmente accadute, acquistavano la natura e' segni di vera peste, -ossia, come dicevasi, si convertivano in peste, anco in quegli, che -tenevansi chiusi nelle proprie case con ogni sorta di riguardo, e, -per quanto sapevasi, senza alcuna esterna comunicazione. Ciò però non -accadeva nel primo, e nell'ultimo stadio della pestilenza. In sul -fine, come suol avvenire in ogni caso di peste, si svilupparono di -alcune malattie comuni, d'altra indole. Questo è il segno più sicuro, -che l'epidemia pestilenziale sia giunta al suo termine. Moltissime -ruberie, spogli di case, orrendi assassinj sono accaduti in quella -città nel tempo, che durò il contagio. Per lo che, il trasportarsi -d'una famiglia all'altra in un cogli effetti rubati l'infezione fu -cagion essenziale della rapida ed estesa sua dilatazione. Morti essendo -la maggior parte de' sacerdoti, che avevano la cura spirituale degli -ammalati, ed in mezzo alla terribile mortalità non trovandosi più chi -assumer volesse sì pericolosi ufici, la Repubblica di Genova chiamò -dalla Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso degl'infermi. Quattro -d'essi giunsero, allorchè più ardente era il contagio, i quali vi -prestarono l'opera loro con eroica carità. Fra loro v'ebbe il celebre -P. Maurizio da Tolone, sacerdote molto coraggioso e pio, già trovatosi -in più pestilenze, dalle quali tutte n'era uscito illeso felicemente. -Usavasi a quel tempo in Genova gittar dalle finestre tutti i mobili ed -effetti, che trovavansi nelle stanze de' morti di peste, fossero essi -di poco o di molto valore; e tutti abbruciavansi indistintamente, non -conoscendosi allora altro mezzo di spurgar la città, che il fuoco. Il -detto P. Maurizio da Tolone in tal circostanza introdusse in Genova, -con grande utilità e risparmio di molti arredi e masserizie preziose, -il suo metodo de' profumi per ispurgarne le robe e le case infette, -e, giusta quanto egli ne assicurò, la più costante sperienza gli ha -fatto conoscere di tai profumi mirabile effetto, vale a dire la sicura -qualità del disinfettare, come copiosamente si fa egli a provare nel -suo _Trattato politico; ec._ Con questi profumi, ch'egli spaccia di -sua invenzione, spurgò in Genova, oltre un'immensa quantità di robe e -di case, 430 tombe, piene a ribocco de' cadaveri degli appestati, con -un ingegnoso apparato di legno da lui fatto costruire appositamente. -Questi profumi sono di tre sorte; la prima per ispurgar le case ed -altre suppellettili grosse; la seconda più violenta per purgare i -lazzeretti, le sepolture, ed altre robe, che hanno bisogno di un più -efficace purgamento; la terza è un profumo più soave, detto _della -Sanità_, per liberar le camere dal puzzo[32]. La base di tutti -questi profumi è lo zolfo, la cui celebre dote del disinfettare è -antichissima, quasi quanto è l'uso de' profumi in tempo di peste, come -vedremo a suo luogo; adoperato, dico il zolfo, più o meno confusamente -in un gran numero di pestilenze; e, a dir vero, in alcuni casi -con evidente utilità. (_Gastaldi Hieronymus Card. de avertenda et -profliganda peste; a Castro Petrus, Veronensis, Pestis Neapolitana, -Romana, Genevensis annorum 1656-1658; Juvellin. Bernard. Hist. Pestis, -Romae 1656; P. Maurizio da Tolone, Trattato politico; ec. P. Kirchero -Scrutin. Pestis; Papon; Lebenswaldt; Muratori op. cit._) - -A. dell'E. C. 1657. In quest'anno vi ebbe peste nel ducato di Brema -nella Bassa Sassonia, ed a Brunswich residenza del principe di questo -nome. Lorenzo Gislero, medico di Osteroode, rapporta duecento e tre -storie particolari della peste, che si spiegò a Brunswich nel 1657. -Vi durò essa sei mesi. Questa peste era particolarizzata dai sintomi -seguenti; ansietà ai precordj, calore ardente interno, veglia, -cefalalgía intensa, stitichezza di ventre, polso pressochè naturale, -delirio, esantema petecchiale, buboni, carbonchi, somma prostrazione -di forze, ec. Il contagio sviluppossi da prima a Brema, e da di là fu -portato a Brunswich da alcuni Brunswicesi, che ne fuggirono, venuti a -rifugiarsi in patria, dove morirono in casa di una vecchia femmina lor -parente, che ve gli accolse, contrattone pur essa il malore (_Laurent. -Gisler Observat. Medicae de Peste Brunswicensi an. 1657._). - -A. dell'E. C. 1659. Peste in quest'anno nella Svezia, e principalmente -nella città e fortezza di Hollen sulla costa meridionale dell'isola di -Aland (_Lebenswaldt; Adami op. cit._). - -A. dell'E. C. 1660. Alcuni autori accennano esservi stata peste nel -mille seicento sessanta in parecchi luoghi della Germania, la quale -attaccava più particolarmente gli uomini, soprattutto i robusti, fatto -poco danno alle donne, e meno ancora ai fanciulli; ben diversa in ciò -da quella, che afflisse Roma sotto il regno di Tarquinio il Superbo, -la quale, secondo Dionigi d'Alicarnasso, colpì a preferenza le giovani -fanciulle e le vedove (_Papon, Ozanam. op. cit._). - -Nell'anno 1662, secondo il Lebenswaldt, il contagio turbò la Polonia. -Di questa peste però non trovai negli storici da me veduti alcuna -particolar descrizione. - -Giusta lo stesso autore nel medesimo anno 1662 la peste fece strage a -Costantinopoli. - -A. dell'E. C. 1664. In quest'anno fierissima pestilenza desolò l'isola -di Candia al sud dell'Arcipelago, regno una volta, come ognun sa, della -Repubblica Veneta (_Lebenswaldt; Adami, op. cit._). - -In questo stesso anno 1664 ricordasi esservi stata la peste a Tolone, -ed a Cuers, picciola città di Francia nella bassa Provenza. Gli storici -però non indicano, quanti, e quali ne sieno stati i suoi mali effetti -(_Papon. op. cit._). - -A. dell'E. C. 1665-66. In Londra a quest'anni si è sparsa fierissima la -peste, una delle più celebri della Storia, già descritta dall'Hodges e -dal Sydenham, rinomatissimi medici, che vi si trovavano a quel tempo, -e che perciò ne furono testimoni oculari. Per essa in meno d'un anno -morirono in Londra 90,306 persone. L'inverno del 1664 fu freddissimo -in Inghilterra, ed un gielo secco vi durò fino alla primavera. -All'improvviso disciogliersi di quel gielo, ed al principiare del -nuovo anno 1665, secondo il computo inglese, si manifestarono di assai -peripneumoníe, pleuritidi, angine, ed altre malattie inflammatorie, -che recarono gravissima mortalità. A queste venne dietro una febbre -continua epidemica, ben differente da quella, che regnava sotto la -precedente costituzione. Questa febbre era accompagnata da cefalalgía -la più intensa, da vomiti, e da diarréa, che la sola emissione di -sangue poteva calmare, provocando il sudore; mentre la pelle era secca -ed ardente. Inoltrandosi l'anno, la peste si manifestò a Londra, -accompagnata da tutti i suoi segnali patognomonici, cioè buboni, -carbonchi, ec., e sì rapidamente si propagò, che circa l'equinozio di -autunno in una sola settimana ebbe ucciso più di otto mila persone; -ancorchè da due terzi almeno degli abitanti per timor del contagio -si fossero rifugiati alle ville. Continuò il male con minore ferocia -tutto l'inverno vegnente, nè cessò che all'aprirsi della primavera, -dando luogo all'epidemia, che l'avea preceduta. S'annunciava il reo -morbo con brividi di freddo, come avvien negli accessi d'una febbre -intermittente. Gli sopravvenivano in seguito vomiti crudeli, e un dolor -compressivo violento lacerava agl'infermi la region precordiale; e la -febbre era ardente e continua fin alla morte, o sino al comparir dei -buboni agl'inguini, alle ascelle, o alle parotidi, i quali, quando -venivano alla suppurazione, indicavano i malati già fuori d'ogni -pericolo. Le macchie purpuracee o livide eran foriere di vicina e -sicura morte. Un delirio spaventevole d'ordinario non solo accompagnava -la malattia, ma sovente la precedeva, senza alcun segno da far creder -vicina la comparsa di questo orribile sintoma. Molti venivano presi -da questo fiero delirio all'improvviso, e in sulle strade, usciti -di casa senza nessuno incomodo, perdevano immediate la vista e la -ragione. Parecchi di questi infelici andavano errando, e barcolando per -le strade senza sapere nè dove andassero, nè che cosa si facessero, -e quindi cadevano a terra, come uom che cade ubbriaco, nè più se ne -riavevano. Se taluno avvicinavasi ad essi per soccorrerli, non ne aveva -da loro che qualche parola male articolata, e fuor di senno. Venivano -altri presi da un sudore espressivo, copiosissimo, che esauriva le -forze della natura senza sollevarla punto di quel suo male. - -La cura, usata dal Sydenham in questa pestilenza, fu la cavata di -sangue ripetuta, ma sempre moderatamente. Egli aveva osservato che il -sangue estratto era coperto da una crosta pleuritica, e che ad alcuni -cadaveri, seguitane appena la morte, usciva in copia del naso. Cavato -sangue, soleva egli prescrivere i diaforetici, poi l'emetico, indi la -triaca, l'acqua di cardo santo, le infusioni di scordio, e di salvia, -quella di macis nella birra per promuovere il sudore. Dopo ventiquattro -ore, durante il qual periodo faceva continuare le stesse bevande, dava -un catartico. Guardavasi però egli dal far aprir la vena, comparsi i -buboni. - -Il Sydenham fonda il suo metodo del cavar sangue nella peste -sull'opinione di un considerevole numero di autori, che sulla peste -versarono, e particolarmente di Lodovico Mercato, di Niccolò Massa, del -Settala, del Trincavelli, del Foresto, del Mercuriale, dell'Altomari, -del Pascasio, del Pereza, dell'Herrera, di Zacuto Lusitano, del -Fonseca, di Leonardo Botalo, e d'altri ancora. Ma sopra questo -argomento tratterò nelle altre parti di quest'opera (_Sydenham op. -med. Sect. II. cap. I et II. Hodges Nathanael Loimologia, sive Pestis -nuperae apud Populum Londinensem grassantis hist. narratio; The History -of the great Plague in London, in the year 1665._). - -Negli stessi anni 1665 e 66, e a pari tempo che a Londra, la peste -faceva strazio orrendo in Olanda. Nella sola città d'Amsterdam di -questa pestilenza morirono 24,148 persone. Secondo alcuni autori il -morbo continuò in Olanda con alcuni intervalli anco ne' successivi -anni, a tale che nel 1669 spopolò la città di Leiden (_Lebenswaldt; -Adami, op. cit.; Barbette Paul. Tract. de Peste cum notis Francisci -Deckeri Lugd. Batav. 1667; Roet, Pestis Adumbr. Guid. Fanois, Dis. de -morb. epid. hactenus inaudito, an. 1669. Leidae grassante; Sylv. de la -Boe, Orat. de Affect. Epid. ann. 1669 Leyd. depopulantis_). - -A. dell'E. C. 1670. Lo Scheffer nella sua Opera, intitolata -_Laponia_, riferisce che nel 1670 la peste si manifestò nella Laponia, -trasportatavi da Riga per alcune balle di canape. Soggiunge egli pure -che non s'appiccò il contagio, se non che a quelle donne, le quali -erano impiegate alla filatura del detto canape infetto. Ma il freddo di -quel paese estinse prontamente la malattia. - -A. dell'E. C. 1676. In quest'anno fierissima peste travagliò di sì -fatta maniera l'isola di Malta, che ne rimase quasi affatto deserta, -non essendovi restate superstiti, che dieci mila persone. Anche in -questo caso di pestilenza i gravi dispareri insorti fra i medici sulla -vera natura del male lasciarono al contagio aperto il campo ad una -fatale irreparabile propagazione. (_Briet. An. Mund. Contin. p._ 937. -_Ad. Bibl. Loim._) - -A. dell'E. C. 1678-79. In sul principiar del mille seicento settantotto -il contagio ritoccò nelle terre della Dalmazia, trasportatovi dalla -vicina Turchia per alcuni arnesi rubati dai Morlachi della villa Culla -posta sopra Scardona; la quale fu poscia d'ordine del Provveditor -generale incendiata. Di là si propagò a Brevilacqua, ed in altri -villaggi del territorio di Zara, poscia introdotto anche in Zara per -lo stesso modo di robe infette, portatevi clandestinamente, vi fece -di gravissimi danni. In quella circostanza il convento di s. Paolo, -primo Eremita, nello scoglietto, denominato Galovaz, fu convertito -in Lazzaretto, obbligati que' Religiosi a ritirarsi in città. -Nell'archivio di detto convento sussiste un manoscritto, contenente -la memoria di questa pestilenza, ed alcune particolarità, da cui fu -contraddistinta. Terminò essa nel Febbrajo del 1679 (_MS. succit.; -Tazlinger in suis Memoriis, etc._). - -A. dell'E. C. 1679. In quest'anno, imperando sul trono d'Austria -Leopoldo I, la città di Vienna fu travagliata da atrocissima peste, che -vi fece orrende stragi, sì fra la popolazione della città propriamente -detta, e sì ne' sobborghi adiacenti, specialmente nel Leopoldstadt e -nel Mariahülf. Nello spazio di sei mesi sono perite da oltre 70,000 -persone; e nel corso intero di questa pestilenza si calcola esserne -andate estinte più di 76,000. Pur gravi danni fece il morbo in -parecchi luoghi, vicini a quella capitale, e specialmente a s. Ulrick, -Neustift, Neubau e Neustadt. In virtù de' saggi provvedimenti, e delle -caute discipline, che d'ordine dell'Imperatore vi sono state usate -in quella circostanza, si è potuto porre argine alla ferocia di quel -contagio sterminatore; e molti paesi vicini se ne sono preservati. -(_Der römisch, Kaiserlichen auch zu Hungarn und Böheim, etc. Königl. -Maj. Leopoldi I. Erzherzog zu Oesterreich etc. etc. neue Infections -Ordnung wie es insgemein in allerhöchster Haupt-und Residenz Stadt -Wien, Leopoldstadt, und allen andern umliegenden Vorstädten etc. in -den Infections-Sachen zu halten, vom 9 Januar 1679, e_ ripubblicato -nel 1680. Esiste nella Collezione pubblicata in Vienna nel 1763. -_Pestbeschreibung und Infections Ordnung; Sorbait, Paul. Consilium -Medicum, oder freundliches Gesparch von der Wiener Pest des Jahres_ -1679. _Abraham a S. Clara, Merks Wien, oder Beschreibung der wüthenden -Pest im. j._ 1679. _Habensack, Relation von der NeüstädterPest_ 1680.). - -Nello stesso anno 1679, secondo alcuni storici, la peste afflisse pur -anco la Sassonia, e travagliò fieramente l'alta e bassa Slesia (Papon. -op. cit. Neue Infections ordnung der hoch und löb. Herren Fürsten und -Stände im Herzogthum Ober-und-Nieder Schlesien. Breslau, den 14 _Feb._ -1680; _Kircher, Atanas. natürliche und medicinalische Durchgründung der -leidigen ansteckenden Sucht, und sogenanten Pestilenz etc._). - -Da Vienna dilatossi il contagio nella Stiria, e vi si manifestò a Gratz -nel Dicembre del 1679 in una casa d'un sobborgo. Nel Gennajo seguente -1680 si sparse in altre famiglie del sobborgo stesso, e nell'interno -della città; e ne' mesi successivi s'apprese a più di 400 famiglie, -imperversando per tutto l'anno 1680. Terminò poi circa le calende di -Marzo del 1681. Nel corso di tal pestilenza fra' sobborghi e la città -ne sono state colpite 3156 persone, delle quali son morte 2340; 68 -ne guarirono di quelle, ch'erano rimaste presso le rispettive loro -famiglie; 592 ne uscirono risanate dal Lazzeretto vecchio, e 156 del -nuovo. - -Fu di Gratz trasportato il contagio in altri luoghi della Stiria -inferiore, e nella Carintia, e si spiegò con maggior violenza in un -castello, ed in sette villaggi circonvicini. - -Dall'altra parte il contagio si estese dall'Austria nell'Ungheria -lo stesso anno 1679, e vi fece non poche rovine. La città di Posen -ne andò particolarmente travagliata (_Lebenswaldt; Briet. Annal. -Mund., Kircher. op. cit. von Windisch, Carl Gottlieb., Geographie des -Königreichs Ungarn._ I. _Theil. p. 121._). - -A. dell'E. C. 1680. A questo stesso tempo la peste, insinuatasi nella -Boemia, ne la desolò facendovi orrendo strazio, a tale che nel solo -trimestre di Maggio, Giugno, e Luglio del 1680, ne andarono estinte -nella città di Praga 31,040 persone (_Redlich Paul. Historia Pestis -Pragae_ 1680. _ibid._ 1681. _Rivinus, de Peste, Lipsiae_ 1680.) - -A. dell'E. C. 1682. Nell'anno mille seicento ottantadue Gorizia, -città considerevole del Friuli Austriaco, fu travagliata da -fierissima pestilenza. Il seme di questo contagio, secondo alcuni, -vi fu trasportato da Vienna, e, secondo l'opinione di altri, vi s'è -introdotto dalla vicina Turchia, manifestatosi il giorno 18 Agosto 1682 -V'infierì poi il morbo con tanta violenza, che molti ne trapassarono -nello spazio di sole 24 ore di malattia, altri in tre giorni, e taluni -nel settimo. Giuseppe Candido, allora medico della città di Gorizia, -ce ne lasciò in pochi tratti d'una sua lettera un'esatta descrizione. -I sintomi ne furono il dolor di testa, il vomitar di materia porracea, -eruginosa, e talvolta sanguigna; la diarrea, spesso con vermi, la -frenitide, il letargo, le petecchie nere, larghe lividure, i buboni, i -carbonchi, le urine torbide, talor sanguigne, ed in alcuni la paralisi -della lingua. Nella maggior parte de' malati gl'indicati sintomi erano -accompagnati da febbre; altri morivano senza febbre, almeno che si -manifestasse. Parlando poi del metodo di cura usatone, lo stesso dottor -Candido soggiunge: «Il cavar sangue dalla vena fu osservato nocivo, -così si tralasciò»; e poco appresso: «li vescicanti sono stati di gran -sollievo, applicati dopo qualche evacuazione per via di clisteri» (_De -Peste Goritiana anni_ 1682, _Sermo Potestatis Benacensis, etc._). - -Nell'anno 1683 rigermogliò il contagio a Gratz, ed in più altri luoghi -della Stiria; ma, oppostivi subito per impedirne la dilatazione ottimi -provvedimenti politico-sanitarj, n'andò in breve e con pochi danni -estinto. - -A. dell'E. C. 1685-86. Fierissima peste desolatrice imperversò a -quest'anni nella città di Costantinopoli. Immenso ne fu il numero delle -vittime rimaste sotto i colpi di così grande flagello. Quantunque fra -le esagerazioni degli autori non si possa precisamente conoscere, qual -ne sia stato il numero de' morti in quella popolatissima città, pur si -rileva essere stato desso assai grande. (_Adami; Lebenswaldt; Pandect. -Turc._). - -A. dell'E. C. 1690. Nel mille seicento novanta vi fu di nuovo la peste -in Dalmazia. Si è palesata da prima nella villa Geversche presso -Ostrovizza nel contado di Zara, introdotta colà per l'arrivo di -una famiglia proveniente dalla Bosnia inferiore. Un certo Vodizich, -borghigiano di Zara, la introdusse in quella città col mezzo di una -mandra di pecore, come vien riferito. Il giorno dopo il suo arrivo -costui fu trovato morto; e morta pur anco la moglie sua e due sue -figlie con manifesti segni di pestilenziale contagio. Scopertosi -il morbo, e per la vigilanza dei Rettori eseguite tosto con molta -diligenza le opportune segregazioni, fu esso in breve estinto. Siccome -poi al primo annuncio della peste il popolo era ricorso alla protezione -di s. Simeone; così all'intercessione di questo santo venne la -cessazion del contagio attribuita. - -Così non fu della città di Sebenico, ove introdottasi la peste vi fece -non pochi danni (_Tazlinger in Dama chronologica_). - -A. dell'E. C. 1691. Nell'anno 1691 alli 9 Gennajo fu scoperta la peste -anco nella città di Ragusa nella Casa degli Esposti detta l'Ospitale -de' Bastardi. Venne da Plocce, portatavi dal figlio della Badessa del -detto Ospitale. Quindi si diffuse nella città, e vi recò gran rovina; -nè cessò interamente che circa la metà di Giugno dello stesso anno -(_Storia anonima di Ragusi a. q. an._) - -In questo medesimo anno 1691 la peste devastò la Puglia (_Briet. Annal. -Mund. sive Chronic. Univers._) - -A. dell'E. C. 1692. Nell'anno mille seicento novantadue si legge -esservi stata la peste nella Sciampagna in Francia, ma non se ne -trovano particolarità degne di speziale considerazione (_Charlier, -Traité des Bêtes à Laine T. II. p._ 747). - - -SECOLO XVIII. - -Niente meno del precedente fu questo secolo funestato da pestilenze -orribili e desolatrici, che lasciaron parecchie memorande impronte di -questo flagello. - -A. dell'E. C. 1704. In quest'anno, secondo ciò, che lasciò scritto -Gabriele Rzazynsschy nella sua Storia Naturale del Regno di Polonia -(_Sendomiriae_ 1721), incominciò nella Polonia quella terribile peste, -che durò dieci anni continui, cioè fino al 1714, e che fece miserando -strazio di tutto quel regno. Secondo il Gottwald in _Transactionibus -Philosophicis n._ 337, e qualche altro autore, questa peste dee essere -cominciata in Polonia nel 1702. - -Gravissimi morbi epidemici d'indole maliziosa avendo preso a dominare -fin dal 1700 e 1701 in varie parti della Germania e specialmente a -Berlino, nell'Holstein, a Tubinga nella Svevia, a Rosenberg, ed in -altri luoghi della Slesia, a Ratisbona nella Sassonia, a Basilea, ed -in altri luoghi della Svizzera, nella Transilvania, ed in parecchi -paesi dell'Ungheria, egli è verisimile, che anco nella Polonia, come -accadde ne' sopraccennati luoghi, sì fatta epidemia abbia di qualche -anno preceduto la peste, e che da alcuni Storici sia stata colla stessa -peste confusa. (_Harder, Constitut. Epid. Basilien. utriusque hujus -an. 1700. 1701; Camerarii Rud. Constit. Epidem. Barolinensis an. 1704; -Haller, Albert.; Schelhamer; Günther; Schroeck. etc._) - -Dalle notizie, sparse qua e là in alcune delle sovraccennate Opere, -sembra che a questi stessi anni nel paese ottomano, conterminante colla -Polonia, coll'Ungheria, e colla Transilvania, siasi diffusa la peste. -Però di queste pesti nelle Provincie Ottomane non vi sono autori, che -parlino exprofesso. Ciò, che più assolutamente viene asserito dagli -Storici, si è che nel 1705, dopo un lungo predominio di venti del -mezzogiorno, imperversò di sì fatta guisa il contagio a Costantinopoli, -che in un sol giorno si annoverano trasportati fuori da una sola porta -1800 cadaveri, innumerevole essendo poi stata la quantità de' rimasti -morti nella strage per le diverse contrade di quella popolosa città. -(_Papon; Roman. op. cit.; Heldio de Peste Turch_.). - -Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste in Inghilterra e in Ispagna -giusta la Relazione del P. Labat, che dal contagio fu egli stesso -attaccato due volte. - -A. dell'E. C. 1707. Negli atti degli Eruditi di Lipsia (an. 1710 vol. -IV) si legge la seguente descrizione intorno la peste della Polonia, -desunta dall'Opera di Gio. Bernardo Sthaar (_de febre pestilenti -Cracoviae an. 1707_). - -Nel 1707 al tempo della Canicola la peste si spiegò in Cracovia, ed in -diverse altre parti della Polonia. Essa vi fu recata da alcuni mercanti -ebrei, provenienti da Lemberg, dove questa malattia regnava da oltre -due anni. Si enunciava essa con alcuni fenomeni insidiosi; cioè ora -con una febbre continua, accompagnata da gran calore universale, e -da frequenti brividi irregolari intercorrenti, ora con la così detta -febbre lipiria, cioè congiunta a grande ansietà precordiale, tristezza, -abbattimento, vomito di materie gialle o verdi, e viscose, spontanea -lassezza, e sommo abbattimento di forze, pestamento delle membra, fiero -dolor di testa, fisonomia cadaverica, delirio, inquietudine continua. -Le donne fuggivan nude di casa, e nude correvano per le strade e le -piazze; i piedi e le gambe eran tremanti, ed affetti da contorcimenti -convulsivi; succedevano crudeli coliche; l'urina si faceva sanguigna, -il polso picciolo, languido, ineguale; nulla la sete o inestinguibile; -comparivano i buboni agl'inguini, alle ascelle; il corpo si copriva di -petecchie, o di stimmate, o neri suggellamenti. Questo sintoma però -non era generale. Succedeva la morte il terzo, il quinto, o il nono -giorno al più tardi, dopo un delirio furioso. Altri malati cadevano in -uno stato di sopore, e trovavansi morti in sulle strade colle membra -sfracellate. Avendo i magistrati, le persone ricche ed agiate, ed anche -i medici abbandonato la città, vi s'introdusse ben presto il più gran -disordine, e col disordine il terrore, lo spavento, la disperazione, e -questi mali mettevano il colmo a tutti gli orrori di sì grave flagello. - -L'emetico, somministrato nel principio della malattia fu trovato il -miglior rimedio per le sperienze del dott. Schomberg, medico del -Governo, il quale, quantunque obbligato a restarsene a letto per -la molta sua età, e per la gotta, nullostante guarì più di trecento -appestati con questo rimedio, e col suo elisire antipestilenziale, -composto della tintura di bezoar, di genziana, e d'essenza canforata -a parti eguali; del qual elisire esso medesimo somministrava dalle -quaranta alle sessanta gocce infuse in calda birra. La bevanda -ordinaria era limonata. Quindi provocava all'infermo il sudore, e -cercava di ravvivare la circolazione con le unzioni d'olio aromatico -e di spirito di vino canforato su lo scrobicolo del cuore, facendo -prendere fino ad otto gocce di questo stesso liquore in un giallo -d'uovo. Alcuni malati presero l'aceto teriacale. I nitrati e gli alcali -provocavano l'estinzion delle forze, ed una diarrea mortale in poche -ore. - -Questa peste durò nel suo forte a Cracovia cinque mesi; nel qual -periodo tolse di vita da circa 18,000 persone. Cominciò a diminuirsi -nel mese di Novembre, non morendo per contagio più che sette od otto -persone al giorno. Nel Gennajo i malati, che arrivavano al nono o al -più all'undecimo giorno, guarivano quasi tutti. La peste non aveva più -che l'apparenza di una febbre maligna. Nel Febbrajo non era più che una -febbre quotidiana; e pochissimi ne perivano. La notte del dì 21 Maggio -1708 v'ebbe una brina copiosissima, dopo la quale morirono alcuni -individui con sintomi pestilenziali. Quindi la malattia scomparve -interamente, e gran numero di cittadini, che nel timor della peste -avevano abbandonato la città, ritornarono alle loro case. - -Nel medesimo anno 1707, a Rosenberg nella Slesia si spiegò lo stesso -pestilenziale contagio, il quale vi fu portato da alcuni mercanti -Armeni, che lo comunicarono a qualche ebreo col mezzo di una partita -di lana infetta, da loro acquistata a Thorn nel Palatinato di Culm -nella Prussia occidentale, infestata allora dalla peste. La malattia -non tardò molto a propagarsi a Würtemberg coi sintomi più spaventosi. -Questa peste uccideva da principio i malati nello spazio di 24 ore, -ed in seguito il terzo, quarto, quinto, o al più il sesto giorno. -I cadaveri ne diventavano subitamente lividi. In questo corso di -pestilenza non erano molto frequenti i buboni; e per lo contrario -sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme vastità alle braccia, -all'addome, alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano prestamente in -isfacello. Il polso variava, secondo il grado del caldo o del freddo; -e nel maggior numero de' mali era pur esso naturale, come naturali -apparivan le urine. Se queste diventavan nere, già n'era prossima la -morte. - -Il timore, l'immaginazione, colpita dal terrore, l'avarizia, che faceva -acquistare le robe e le masserizie de' morti appestati, produssero -gravissimi mali, ed ampliarono grandemente le conquiste, e le -devastazioni della peste. - -Quelli, che alla prima invasione della malattia usavano i convenienti -rimedj, e che osservavano una dieta rigorosa dopo gli abbondanti -sudori, d'ordinario si salvavano, come pur quelli, ai quali i buboni -venivano presto a suppurazione, e s'aprivan da se, ovvero i cui -carbonchi si circoscrivevano sollecitamente. - -I rimedj, che meglio corrisposero alla cura, furono i diaforetici, i -balsamici, la teriaca i cordiali, e i così detti annaleptici. Quando -comparivano i buboni, veniva raccomandato ai malati di guardarsi ben -dal sudare, e tostochè eran maturi, s'aprivano. Si usavan pure ai -carbonchi le incisioni, che si medicavano poi coll'unguento magnetico. -I vescicanti furono riconosciuti nocivi. - -Il coraggio, la tranquillità dell'animo, la regolarità del metodo -di vivere, il vino, la birra, le tinture balsamiche, la teriaca, -e soprattutto lo schivare qualunque contatto coi malati, e con -qualsivoglia cosa, che ad essi fosse appartenuta, era il miglior -metodo, nell'arte detto profilatico; e questo giovava per garantirsi -dall'infezione. (_Hetwick Christian, von der Pest; Grassi Samuel, -Historia Pestis in Confiniis Silesiae grassantis; Ephemerid. Curiosor. -Naturae Cent. I. II. Obs. 143_). - -Nel 1707 regnava a Thorn la peste, come si è detto. Vi durò tre -anni, cioè fino al 1710: e per essa quella popolazione ne andò quasi -intieramente distrutta. (_Büsching, Ant. Frid. Neue Erdbeschreib. 1. -Th. 2. B. Königr. Preuss. p. 1167_). - -A Danzica il contagio si sviluppò nel 1709, si diffuse con rapidità, e -vi durò sei mesi. In questo corso di tempo uccise da oltre ventiquattro -mille persone. Il medico Gottwald, che vi fu presente, ne la descrisse -nel suo _Memoriale Loimicum de Peste Dandiscana anni 1709_; così pure -il _Kanold Joh._ nella sua Opera _Einiger Medicorum Sendschreiben von -der an. 1708 in Preussen, und 1709 in Danzig grassirten Pestilenz. -Breslaw 1711_. - -Circa quest'anni il contagio menò grandi stragi a Marienberg nella -Misnia, travagliò fieramente Berlino, ed altri luoghi della Prussia. La -Lituania Prussiana ne andò specialmente desolata. Secondo il Büsching -nell'anno 1709 quella provincia perdette 59,196 persone pel furor -del contagio; il quale del pari fece strazio crudele in Amburgo, e -in Augusta, come pure in varie altre città e paesi della Germania. -(_Erndl, Christ. Henr. in Ephemerid. Natur. Curios. Cent. V. VIII. -pag. 227.; Miscellan. Acad. Caes. Natur. Curios. Cent. VII. et VIII; -Diederich, And. Christ. Hist. Pest. Hamburgi 1710; Richter Christ. -Frid. Relatio Pestis Regiomontani, et alibi in Borussia, Büsching -Erdbeschreib. s. c._). - -A questi medesimi anni, cioè dal 1707 al 1714, andarono afflitte dalla -stessa calamità molte altre provincie e paesi di Europa. Oltre la -parte della Polonia già indicata, oltre la Sassonia, e la Prussia, la -peste invase la Samogizia, la Curlandia, la Livonia sul mar Baltico, -la Svezia, la Danimarca; e dall'altra parte quasi tutta l'antica -Dacia, ossia la Transilvania, la Moldavia, la Valacchia, la Servia, la -Bessarabia, la Romelia, e gran parte dell'Ungheria. La città di Posen -perdette la metà circa de' suoi abitanti; così quella di Sapron, e la -contrada di Sagedie nella contea di Czongrad nella bassa Ungheria, e -varj altri luoghi di quel regno. - -Nel 1712 dall'Ungheria s'innoltrò il contagio nell'Austria, e quindi -in Praga nella Boemia. Dall'Austria si dilatò nella Stiria, e nella -Carniola. Lubiana ne fu molto travagliata. - -Or mi farò a sporre alcune circostanze, che accompagnarono il contagio -nell'invadere la capitale dell'Impero Austriaco. Fin dall'anno 1709 -la peste menava stragi nell'Ungheria. Nel 1712 s'era già appresa anco -alla città di Presburgo. A tale notizia le comunicazioni coll'Ungheria -furono più rigorosamente interdette. Malgrado ciò poco appresso -dall'Ungheria penetrò il contagio nella picciola città di Bruck -sul Leytha nella bassa Austria, e quindi in Vienna. Certa giovane -Cristina, Sveva di origine, proveniente dall'Ungheria, introdusse in -Vienna il primo seme del pestilenziale malore. Detta giovane fu da -prima ricoverata in un giardino fuori del Rossau, posto sul sinistro -ramo del Danubio. Ritrovandosi essa in istato di gravidanza ben -inoltrata, fu accolta nel civico spedale. Ivi rapidamente morì, non -appena cominciatosi a sospettare sulla natura del suo male. Parecchie -altre giovani puerpere dello stesso spedale, che si trovaron con essa, -infermaron del pari, e si morirono dopo brevissimo corso di malattia, -allora non ancor conosciuta. Un cappellano dell'ospitale diede avviso -alla Commissione di Sanità di queste morti repentine e sospette. -La Commissione ordinò tosto la separazion del locale e di tutto il -circondario fuori del Rossau, ove la detta prima infetta era stata -ricoverata. Fu quindi prescritto che venissero trasportate tutte le -puerpere e le gravide del civico spedale in un apposito Lazzeretto, e -ordinati diversi altri provvedimenti e discipline per la preservazione -e salvezza della Capitale. Ma insorse grave discrepanza d'opinione -sulla natura del male fra i due medici dott. Ruck, e dott. Schultz, -deputati all'assistenza de' malati di questo nuovo Lazzeretto, il primo -affermando che fosse vera peste, il secondo negandolo. Questa falsa -opinione pur troppo costò al secondo la vita, essendosi infermato pur -egli di quel contagio. Le discipline e' provvedimenti da opporsi allo -sviluppo del morbo per sì fatti contrasti vennero in qualche modo -arrestati. Pure si stabilirono alcune sale quasi come _di prova_ per -li malati sospetti, e si pensò ad accertarsi meglio della vera natura -del male, anzi che con robusti e pronti mezzi opporvisi risolutamente. -Quindi il morbo fece per qualche tempo una tregua assai lusinghiera, di -modo che fu creduto che al tutto si fosse spento. I magistrati stessi -da sì ingannevoli apparenze vennero tratti in errore. Nel Gennajo 1713 -di 52 malati sospetti ne morirono 28; nel Febbrajo si contarono appena -28 malati, dei quali 16 morti. Nel Marzo si accrebbe considerevolmente -il numero dei nuovi malati e delle morti, li primi essendo saliti a -169, le seconde a 126. Trapassata appena la meta dell'Aprile, mentre -vivevasi ancora senza grande trepidazione, la peste, superata ogni -linea di opposizione, penetrò in tutti i sobborghi, e nella stessa -città. Quivi operò essa in breve apertamente, fattasi generale. -Nell'Aprile 365 persone furono colte dal contagio, e per esso 317 vi -perirono. Nel Maggio si contarono 694 nuovi infetti, ma non più che -84 morti; in Giugno 891 nuovi infetti, e 701 morti, nel Luglio 1656 -infetti, 1201 morti; ne' mesi di Agosto, e di Settembre il contagio -montò al suo più alto grado di forza e di propagazione, per modo che -più di 4000 persone se ne infermarono, ed a circa 4200 arrivò il numero -de' morti[33]. In Ottobre cominciò a scemare il male; dai 2032 malati, -che si ebbero in Settembre, il numero scemò fino ai 970. In Novembre -poi il contagio era in piena declinazione, 391 soltanto furono i nuovi -infermati, 418 i morti. Nel Dicembre non s'ebbero più che 121 malati, -dei quali 105 felicemente guarirono. Nel mese di Gennajo 1714 soli -72 infetti, e 54 morti: e nel susseguente Febbraio soli 17 infetti, -e nessun morto. In sul finir del Febbrajo il morbo era interamente -cessato. La somma totale fu di 9565 appestati fra la città e' -sobborghi, dei quali 8644 morirono, e 921 sono guariti; sicchè appena -un decimo andò salvo dalla violenza del male. La cessazione della -malattia venne attribuita dai più all'effetto del freddo nel verno del -1714. Può esser per altro che ciò sia avvenuto anche per merito de' -saggi provvedimenti Politico-Sanitarj, adottati in quella congiuntura -dalle ordinarie Magistrature. Una special Commissione Aulica è stata -dallo stesso Imperator Carlo VI instituita per provvedere ai bisogni -dello Stato nella gravissima circostanza del contagio, e per procurar -la salvezza delle suddite popolazioni. In tal circostanza venne -pubblicato un Regolamento di Sanità. In ordinata serie stanno raccolte -in esso tutte le ordinanze, le istruzioni, le norme, che si emanarono -in Vienna per sì luttuosa congiuntura di peste dalla sopraccennata -Commissione Aulica. (_Pestbeschreibung und Infections Ordnung. Part. II -pag. 176 e segg._). - -In molti villaggi de' dintorni di Vienna s'è pur dilatato la peste; e -si estese con molta rapidità, non però sì feroce. Il primo sviluppo -seguì nel Marzo 1713 a Zellerndorf. In Aprile si diffuse a Wahring, -Otterkling, Neulerchenfeld, e Hollabrun, e ne' mesi successivi a più di -40 altri luoghi tra villaggi, e picciole frazioni comunali. Serpeggiò -in tutto il Dicembre dello stesso anno, e prima del terminar del -susseguente Gennaro era estinta per tutto. Il numero delle famiglie -colpite dal contagio fu di 762. Di esse 4923 persone rimaste infette, -3776 ne son morte, e 1147 guarirono, le più senza soccorsi dell'arte. -In questo tempo di peste l'Imperatore a nome suo e del fedele suo -popolo fece voto d'innalzare un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, -qual protettore contro la peste. Questo voto fu adempiuto, essendo -stata eretta la magnifica chiesa intitolata a quel Santo, la quale -ammirasi in Vienna al Kärnthner Thor. La prima pietra di questo superbo -edificio fu posta il giorno 5 Febbrajo 1716.[34]. - -Nelle stragi fatte da questa peste in Germania nella Transilvania, -Ungheria, Austria, ec. fu osservato che gl'individui più robusti -erano più facilmente attaccati, e ne morivano quasi tutti, mentre che -i più deboli o n'andavano esenti, o venendone presi guarivano con -maggiore facilità. (_Benza F. X. Relatio historica Pestis Austriam -vastantis, Viennae 1717; Kanold Joh. von den Beulen und Blasen der -in diesem fahr in Wien grassirenden Seuche 1713; Jahrhistorie der -grossen Menschen-pest von 1701 bis 1716 Vid. Annal. Uratislaviens. -Mens. Novemb. 1718; Peima J. B. de Beintema, Loimologia, sive -Historia Constitutionis pestilentis annis 1708. 9. 10. 11. 12 et -13 per Thraciam, Sarmatiam, Poloniam, Silesiam, Daciam, Hungariam, -Livoniam, Daniam, Sveciam, Saxoniamj, Austriam, variaque loca S. R. -I. grassatae, Viennae 1714; Werlosching a Parenberg Joh. Bapt. et -Loigk Ant, Loimologia, seu Historia Pestis, quae ab anno 1708 ad 1713 -inclusive Transylvaniam, Hungariam, Austriam, Pragam, et Ratisbonam, -aliasque conterminas Provincias et Urbes progrediendo depopulabatur, -per epistolas ex autopsia et experientia propria medice exarata, -Styriae 1716; Brietius Phil. Annales Mundi s. Chronic. Universal. -usq. ad an. 1714; Gerbez Marc, Constitutio Epidemic. Labacensis in -Carniola an. 1713; Syden. Op. T. II.; Fuker, de Salubrit. et Morbis -Hungaricis p. 43; Gensel, Historia Pestis Hungaricae et Viennensis V. -Miscell. N. C. Cent. VI. et VII.; Hojer, Untersuchung der anstekenden -pestilenzialischen Seuche welche etliche jahre in Europa grassiret, -Gotha 1714.; Windisch, Schroeck, Moller Carol. Otton. Orvou Oktatás -miképpen kellessék e mostani Pestisses és egyebb mérges nyavalyáknak -bero hanássokban Isten segitsége àltal örizésképpen az emberneck -magârcil gondot viselni ec., Budae 1740: Boetticher Schamski, et -alii_). - -Anco in Dalmazia vi fu a quest'anni la peste. Nel 1710 serpeggiò essa -nei sobborghi di Spalatro, e ne' casali circonvicini. Alle altre città, -avendone a tempo interrotta ogni comunicazione, e adottate le opportune -misure di precauzione, venne fatto di preservarsi. (_Ex Actibus Offic. -Salut. Jadrens._) - -In Italia sentendosi ardere su tante parti lo struggitore contagio, -e già serpeggiando ad essa vicino, si avevano conceputi i più forti -timori; e perciò ogni paese tenevasi attentamente in guardia per -impedir il passo a questo formidabil nemico, del quale aveasi provato -tante volte la tremenda possanza, e che dal 1630 non era più comparso -nella Lombardia, e da circa mezzo secolo lasciava tranquilla ed immune -ogni altra contrada d'Italia. A questi timori aggiungeva maggiore -ansietà la tristissima circostanza, che ne' due anni, dal 1711 al -1713, l'Italia era afflitta da fierissima epizoozia, che distruggeva il -bestiame, e da copia insolita di vermi, che rodevano i grani in erba, -portandovi la carestia. Ma fortunatamente in mezzo a tanta minaccia -l'Italia ne andò illesa; ed il freddo acutissimo del 1714 estinse -intieramente la peste, sì nella Germania, e sì nelle altre provincie e -paesi già soprattocchi. (_Muratori, op. cit._) - -A. dell'E. C. 1716-17. In questi anni fierissima peste spopolò la città -di Smirne nella Natolia, e le isole della Grecia sull'Arcipelago. -Specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, e Samo vi furono crudelmente -travagliate. Il furor del contagio fece altresì a questo tempo orrendo -strazio in Costantinopoli. (_Ephemerid. Acad. Natur. Curios. Cent. VII -p. 130_). - -A. dell'E. C. 1718-19 Aleppo, gran città della Soría, soggetta ad esser -visitata quasi periodicamente dalla peste, a quest'anni provò sì feroce -il contagio, che nello spazio di circa sei mesi perdette da oltre -ottanta mille de' suoi abitanti. (_Russel Alexand. the Natur. Hystory -of Aleppo p. 250. 262 Mertens I. p. 115_). - -A. dell'E. C. 1720-21. Gli anni mille settecento venti e ventuno -sono celebri nella storia delle pesti per le stragi, che questa -tristissima calamità fece a Marsiglia, ad Aix, a Tolone, ed in quasi -tutta la Provenza, così pure in alcune città della Linguadocca, e nella -Guascogna. - -Abbiamo gran copia d'Opere scritte sopra questa peste; nè ch'io sappia -sopra alcun'altra fu mai scritto altrettanto. Le scandalose quistioni, -e' gravi dispareri insorti fra' medici a quel tempo, verisimilmente -furono la principal cagione di tante scritture. - -Ma prima giova osservare, che nel 1719 fu scarsissimo il prodotto dei -grani, del vino, e dell'olio nella Provenza, a tale che mancarono le -sussistenze nel 1720; quindi un cattivo e scarso nutrimento aveva -già predisposto alle malattie la minuta classe del popolo. A ciò -s'aggiunga, che i calori della state furono eccessivi, e piogge -continue erano succedute ai calori; e per vario tempo que' paesi -andaron soggetti al predominio di furiosi venti dall'Occidente. - -Il dì 25 Maggio arrivò a Marsiglia il capitano Chateaud colla sua nave -riccamente carica per conto di alcuni negozianti di quella città. -Questa nave era partita da Seide (l'antica Sidone), il 31 Gennajo -con patente _netta_, cioè a dire con officiale dichiarazione di -Sanità, che a quel tempo non vi aveva in quella città alcun sospetto -di mal contagioso; quantunque, come si seppe dappoi, la peste allora -serpeggiasse a Seide, ed in varj altri paesi della Soria. Questo -capitano prese porto a Tripoli, dove fu obbligato fermarsi qualche -tempo per riparare il suo bastimento da alcune avarie sofferte nel -viaggio. Tripoli non è da Seide molto distante, e libere e frequenti -sono le comunicazioni fra queste due città anco in tempo di peste. -A Tripoli fece egli nuovo carico di alcune mercanzie, e fu costretto -di prendere a bordo alcuni Turchi, che sbarcar dovea in Cipro. Anco -da Tripoli gli venne rilasciata patente _netta_. Uno di que' Turchi -caricati a Tripoli si ammalò per via, e morì in pochi giorni. Due -marinaj incaricati di gittar in mare il cadavere, quantunque appena -tocco l'avessero, perchè ne fu poi commesso quel pietoso ufficio agli -altri Turchi compagni, pur ammalarono poco dopo, e in pochi dì si -morirono. Alcuni giorni appresso infermarono altri due marinaj, che -sono morti egualmente, e morì pur anco il chirurgo del bastimento, che -a tutti questi malati aveva assistito. - -Tante morti quasi improvvise forte inquietarono il Capitano; il perchè -separatosi dagli altri, si ritirò sotto poppa, donde per tutto il -resto del viaggio continuò a dare i suoi ordini. Tre altri marinaj -caddero malati nel corso del viaggio, e mancando il legno di chirurgo -che gli assistesse, avvisò il Capitano di prender porto a Livorno, -dove poco dopo l'arrivo i tre malati morirono nel modo stesso, che gli -altri sovraccennati compagni. Il medico ed il chirurgo del Lazzeretto -di Livorno dichiararono in un _Certificato_, rilasciato allo stesso -capitano Chateaud, che i detti malati erano morti da una febbre -maligna pestilenziale. Il capitano, arrivato a Marsiglia, rimise il -_Certificato_ agl'Intendenti della Sanità, e depose che alcuni altri -uomini del suo equipaggio erano morti per via. Ciò avrebbe dovuto -bastare a impedirgli lo sbarco; pure gliel si permise, depositando -le mercanzie nel Lazzeretto, contro l'uso osservato altre volte -d'inviare unitamente al carico, a Jarra, isola deserta a qualche -distanza da Marsiglia, li bastimenti sospetti di peste, o che lungo -il viaggio avevano per malattia perduto alcuno dell'equipaggio. Mentre -al Lazzeretto si eseguiva lo scarico delle mercanzie, il dì 27 Maggio -ne morì un altro individuo, il cui cadavere fu portato allo stesso -Lazzeretto per essere visitato. M. Gueirard, che n'era il chirurgo -ordinario, dichiarò che non vi avea trovato nessun segnale di peste. -Questo chirurgo, uomo di sperienza, e di autorità, non sapeva però -conoscer la peste, che ai segni esterni. Il giorno 31 Maggio entraron -nel porto di Marsiglia tre altri bastimenti dagli stessi luoghi -sospetti; ed un altro bastimento approdò il dì 12 Giugno. Tutti questi -furono portatori di patente _brutta_, vale a dire, indicante che -nel luogo della loro partenza vi aveva sospetto di peste. Ciò non di -meno le loro mercanzie, egualmente che quelle del capitano Chateaud, -furono tutte rimesse al Lazzeretto pel loro discarico. Infrattanto la -malattia continuava nella nave di quel capitano. Nel dì 12 Giugno morì -il Guardiano di Sanità, che se n'era posto alla sopravveglianza. Il dì -23 detto infermò uno dei mozzi del naviglio, e contemporaneamente due -così detti bastazzi del Lazzeretto deputati allo sborro e al maneggio -delle mercanzie di quella contumacia, non che un facchino da espurgo, -messo alla contumacia del capitano Aillaud, arrivato il dì 31 Maggio, -ma che aveva preso parte nel maneggio delle mercatanzie della prima -contumacia. Essi tutti morirono rapidamente fra due o tre giorni. -Il chirurgo del Lazzeretto continuò a dichiarare che quelle erano -malattie ordinarie. Il capitano Chateaud non tardò molto ad essere la -vittima con tutta la sua famiglia della terribile malattia, che aveva -egli stesso sgraziatamente seco portata. Gl'Intendenti della Sanità, -scossi da tante morti precipitose, si determinarono finalmente di -spedire all'Isola di Jarra li quattro bastimenti per ricominciarvi la -lor contumacia, contentandosi di far chiudere li bastazzi, deputati -all'espurgo nei recinti del Lazzeretto con esso le mercanzie, e -d'interdire fra loro ogni comunicazione. Queste precauzioni non -impedirono punto che due dei detti bastazzi, posti sopra le mercanzie -del capitano Chateaud, non ammalassero il dì 5 Luglio colla comparsa di -buboni sotto le ascelle. Quantunque la malattia si mostrasse co' suoi -più manifesti segnali, il chirurgo del Lazzeretto era sciaguratamente -ostinato nel non volerla riconoscere per tale; e furioso dichiarò -che non era che un'ordinaria malattia. Infermò un altro bastazzo il -giorno appresso con un bubone all'inguine. In vista di un contagio -così evidente e palese, gl'Intendenti della Sanità incominciarono a -diffidare, ma purtroppo tardi, del sapere del loro chirurgo; e, per -assicurarsi della verità della cosa, si determinarono di fare un -consulto. Due maestri chirurghi della città furono chiamati a dar -parere sulla malattia, M. Croiset, chirurgo maggiore dell'ospital -delle galere, e M. Bouzon, che aveva fatto alcuni viaggi in Levante. -Visitarono essi i malati al Lazzeretto in compagnia del chirurgo -ordinario di quel luogo M. Gueirard, ed avendo trovato tutti i detti -malati con buboni, li dichiararono assolutamente attaccati da peste. -La morte di questi tre malati, seguita il giorno dopo, confermò il -giudizio e la relazione dei due chirurghi sovracchiamati. - -Non vi voleva meno che una dichiarazione forte e deliberata dei -due sopraccennati maestri di chirurgia, e verificata col fatto, per -determinare a più severe misure gl'Intendenti della Sanità. Fecer essi -trasportar fuori del Lazzeretto le mercanzie infette, e le mandarono -all'Isola di Jarra, dove in seguito per ordine della Corte sono state -bruciate unitamente al corpo del bastimento, che le aveva contenute. -M. Gueirard, chirurgo ordinario del Lazzeretto, di cui s'è fatto -menzione, non tardò molto a pagare il fio della sua ignoranza, mentre -dopo pochi giorni cadde malato e morì. Il sacerdote del Lazzeretto, -che aveva somministrato i sacramenti ai malati, contrasse la malattia -pur egli, e perì di quella morte medesima. E qui è da notare, che sopra -gli altri quattro bastimenti sospetti, giunti a Marsiglia dalle stesse -contrade infette poco dopo l'arrivo del capitano Chateaud, non vi sono -stati nè malati nè morti durante il viaggio, nè per tutto il corso -della quarantena. Un altro enorme fallo, commesso in tal circostanza -dagl'Intendenti di Sanità, fu quello di mettere a libera pratica, dopo -soli diciannove giorni di contumacia, tutti li passeggieri di queste -contumacie sospette, e quegli stessi arrivati colla nave del capitano -Chateaud, che entrarono in libera comunicazion nella città il dì 14 -Giugno, senza che fossero state prese per essi altre precauzioni, che -quella di farli passare, prima della uscita del Lazzeretto, sotto una -fumigazione un po' più forte dell'ordinaria unitamente ai loro bagagli; -giacchè era uso de' passeggieri, uscendo del Lazzeretto, che portassero -seco i loro equipaggi, e sovente anco le lor _paccottiglie_[35]. Il -perchè conviene conchiudere che si avesse una gran fede a cotesti -profumi. - -Tutto ciò si passava nell'interno del Lazzeretto sotto il più grande -secreto; e nella città ignoravasi al tutto che vi fosse la peste, e -che la vi fermentasse con tanta forza. Mentre vivevasi in uno stato di -sì infausta sicurezza, la peste già penetrata nella città serpeggiava -furtivamente di casa in casa, e preparava il tristissimo fomite di -tanta sciagura, e della distruzion di quella popolazione. - -Il dì 20 Giugno nella strada detta Belle Table Margherita Dauptane -cadde malata di un carbonchio al labbro. Il chirurgo della Carità, che -ne fu alla cura, fece avvertito di ciò il Magistrato; ma il chirurgo -della Sanità, inviato sopra luogo, dichiarò ch'era un carbonchio -ordinario; e la cosa finì così. Il dì 28 del mese stesso un sarto, -nominato Creps, che abitava sulla piazza del Palazzo, morì con tutta -la sua famiglia in pochi dì; e la malattia fu giudicata una febbre -maligna. - -Il primo di Luglio morì nella contrada, detta l'Escale, un certo -Eigaziére con un carbonchio sul naso, e poco appresso nella stessa -contrada certa Tanouse con buboni, e dopo di essa parecchi altri -individui delle case vicine, e molti altri della stessa contrada -si morirono alla medesima guisa dopo rapido corso di malattia. I -signori medici Peyssonel, padre e figlio, il dì 9 Luglio denunziarono, -che un certo Issalene, giovanetto di circa 14 anni, si ritrovava -effettivamente attaccato da peste in una casa della piazza di Linche, -non guari distante dalle dette contrade, dove s'ebbero i primi malati. -Il giorno appresso questo giovanetto morì, e vi cadde malata sua -sorella, sarta di professione. Durante la notte, si trasportò l'uno, -e l'altra al Lazzeretto insieme con tutta quella famiglia, e tutti vi -perirono di peste in pochi dì; e se n'è fatto chiuder la casa. - -Il giorno dopo la morte del giovanetto sopraindicato, cioè il dì 11 -Luglio, cadde malato certo Boyal, uno dei passeggieri venuti di Levante -colla nave Chateaud, stato messo a pratica nella città il giorno -14 Giugno, come s'è detto. Il chirurgo, che lo curava, gli trovò un -bubone sotto un'ascella, e denunciò il fatto alla Sanità. Vennero tosto -apposte guardie alla porta; e il Boyal, morto lo stesso giorno, fu la -sera trasportato e seppellito al Lazzeretto dai bastazzi, che vi erano -tenuti chiusi. Si trasportarono pure al Lazzeretto tutti gli abitatori -di quella casa, che fu poi fatta chiudere; e quindi a tutti quelli, che -avevano visitato il Boyal, si ordinò di star riservati nelle proprie -abitazioni, e di usar dei profumi. - -Dopo queste prime costernazioni del morbo si passarono alcuni giorni -in un'ingannevole calma. Già la gente incominciava a riaversi dei -concepiti timori di peste, ed applaudiva alle ordinate precauzioni; ed -il popolo, facile a volgersi e ad essere illuso, attribuiva le seguite -morti a tutt'altra specie di morbi. Ma il male pullulava segretamente -di mezzo a così cieca credenza, ed alle improvvide direzioni de' -Magistrati. Non tardarono molto a manifestarsi nuove insorgenze nella -medesima contrada della Scala, in quella dell'Oratorio, alla Piazza -de' Predicatori, ed in parecchi altri quartieri della città, andandone -estinte intere famiglie. Le dette famiglie prime attaccate, furono -quelle dei sarti, de' rigattieri, e d'alcuni famosi contrabbandieri. - -M. Peyssonel, il padre, che serviva nell'ufficio di Medico della -Carità, e di gran pratica nell'esercizio dell'arte sua; dall'aver -osservato parecchi malati, infermati con buboni e carbonchi, che -morirono in poche ore, convinto che quel morbo realmente fosse peste, -ne avvisò il dì 18 Luglio i Magistrati. Essi invece di uniformarsi -al giudizio di quell'uomo dotto, ed esperto, nominarono per visitare -i malati altro chirurgo, il quale per ignoranza o per gelosia -dichiarò che la malattia era una febbre verminosa semplice e senza -contagio. Dopo questo fatto gli altri medici si tacquero, per non -esporsi alla stessa mortificazione ricevuta dal loro collega. Così -il contagio fece progressi spaventevoli. Qui M. Bertrand, quantunque -lontano dall'adottare le false prevenzioni del popolo, risguardanti -l'apparizione de' segni celesti, che precedono le grandi calamità, -fa menzione del seguente fenomeno. Il dì 21 Luglio essendo il cielo -coperto di nubi, minaccianti pioggia, si fece nella notte un temporale -così terribile con lampi e tuoni tanto spaventevoli, che non v'era -memoria di alcun altro simile giammai accaduto. Tutta la città ne fu in -somma angustia e spavento. Molti fulmini cadettero sopra diverse case -senza offender nessuno. Questi tuoni spaventevoli si risguardaron dal -popolo, quai segnali di terribile mortalità. A quel tempo il contagio, -superato ogni argine, si sparse rapidamente in tutti i quartieri -della città. Il giorno 23 Luglio morte quattordici persone nella sola -contrada della Scala, e cadute inferme molte altre, che morirono il -dì seguente, lo stesso parroco della contrada si recò al Magistrato -della Sanità per denunziar questi fatti. La costernazione fu somma in -tutta la città. M. Peyssonel, col chirurgo deputato dal Magistrato, -continuarono a visitare i malati, e sulle loro dichiarazioni si -continuò a farli trasportare al Lazzeretto, sempre di notte per non -ispaventare il popolo. M. Peyssonel, carico d'anni e d'acciacchi, -rimise al proprio figlio, pur esso medico, l'incarico di cotali visite. -Questo giovane non prevedendone le conseguenze, sparse il terrore in -tutta la città pubblicando che la peste era già in tutti i quartieri -di Marsiglia. Scrisse lo stesso ne' paesi confinanti; lo che diè motivo -che i vicini si mettessero in gravissima combustione, per cui restarono -intercette tutte le comunicazioni colla città. Di già il Parlamento di -Aix aveva pubblicato, in data 2 Luglio, un decreto, in forza del quale -era proibito sotto pena della vita ogni comunicazione con Marsiglia. -Appresso cominciò la carestia a farsi sentir nella città crudelmente. -Cominciava già il popolo ad ammutinarsi. Si cercò riparo, stabilendo -tre mercati, uno a due leghe da Marsiglia sulla strada d'Aubagne, -l'altro su quella d'Aix, ed il terzo a l'Estagne per le provenienze di -mare. Là i venditori, separati dai compratori col mezzo di barricate, -provvedevano alla sussistenza degli abitanti della città; ma questo -provvedimento non poteva, che in parte, supplire ai bisogni. - -Il pubblico infrattanto mormorava, del non esser stati ordinati medici -di riputazione alla visita dei malati sospetti; ed ognuno instava con -parole ed ufici, perchè si passasse formalmente a darne un giudizio -deliberato sulla vera natura del male. Dietro queste pubbliche voci -e lagnanze sono stati nominati dal Magistrato quattro medici dei -più accreditati, cioè i signori Bertrand, Raymond, Audon, e Robert, -ciascuno col suo chirurgo ed un giovane pratico. Essi tra loro si -divisero la cura di tutti i malati della città. Appena visitati -alcuni malati, dichiararono al Magistrato della Sanità, non esser -più luogo a dubitare che la malattia non fosse vera peste, ed anche -la più terribile che fosse comparsa da molto tempo[36]. Importunati -dalle istanze, e dalla curiosità de' cittadini non tardarono essi a -soddisfarla, manifestando ciò, che avevano di fatto riconosciuto. -La dichiarazione di questi medici non trovò maggior credenza -nell'opinione dei Magistrati, e nel pubblico, che quella, fatta -qualche giorno prima dai dottori Peyssonel e Sicard. Il Magistrato -di Sanità, lungi dal prestar fede a relazioni sì autentiche, fece -affiggere un avviso, col quale annunciava, che quelli, che sono stati -nominati alla visita de' malati, hanno finalmente riconosciuto che la -malattia, la quale dominava, non era che una febbre maligna ordinaria, -cagionata dai cattivi alimenti e dalla mendicità. Il che pur mostrava -qualche apparenza di verità; dappoichè fino allora la malattia non -aveva attaccato, che famiglie povere, e particolarmente i ragazzi; -oltredichè, nella maggior parte de' casi, il morbo era accompagnato da -gran quantità di vermi, che i malati evacuavano sì per bocca, che per -secesso. M. Michel d'altra parte, medico del Lazzeretto, scriveva che -i malati che gli s'inviavano a quel luogo, non avevano altro male che -la noja di esser chiusi, e la lue venerea. Chi volesse giustificar il -Magistrato, potrebbe dire ancora, ch'esso fece pubblicar questo avviso -col solo oggetto di tranquillare lo spirito del popolo, e per impedire -ch'esso non si abbandonasse alla costernazione ed allo spavento. - -Infrattanto, sia che non si risguardasse più il male come contagioso, -sia che tutte le infermerie del Lazzeretto fossero già occupate, -non s'avviarono più i malati a questo luogo come per l'innanzi. Il -perchè, crescendo ogni giorno più il numero de' malati e dei morti, si -aumentarono in proporzione le ragion del contagio. Coll'accrescersi -i bisogni pubblici, e l'urgenza di provvedere a tanti malati, ed al -seppellimento di sì gran numero di morti, s'accrebbero in proporzione -l'imbarazzo, e la confusione de' Magistrati, i disordini e lo spavento -fra la popolazione. - -La truppa, chiusa nella cittadella, mancandole sussistenza e sussidj, -minacciava la città, chiedendone provvedimento. Ciò accresceva le -angustie nella carestia di tutte le cose, delle quali si abbisognava. -Il corpo delle galere stazionando allora a Marsiglia, nuovo grave -imbarazzo per quelli, ch'erano al governo della città, sarebbe stato -il provvedere anche ai bisogni di questo numeroso corpo, contando -allora più di diecimila persone; ma gli officiali comandanti si -condussero con mirabil saggezza, a tale, che formava sorprendente -contrasto con l'imprudenza degli officiali municipali. Ai primi -sentori di peste nella città fecer quelli tirar al largo le galere, -spedirono uno dei loro medici, ed un chirurgo a visitar malati nella -città, onde assicurarsi della vera natura del morbo regnante, e così -liberarsi da ogni e qualunque incertezza. A M. Perrin, medico, ed a -M. Croizet, chirurgo, fu imposto di eseguire sì fatta commissione. -La eseguirono essi il dì primo Agosto, e nella lor relazione, -indirizzata al Comandante delle galere, dichiararono: che _la malattia -era pestilenziale, contagiosissima; e ch'era necessario usare le più -grandi precauzioni per prevenirne le conseguenze_. Assicurati della -verità del fatto, gli officiali delle galere presero tosto le opportune -precauzioni, fecero ritirare i loro bastimenti al largo dalla parte -dell'arsenale, e con una palizzata li separarono dal resto del porto; -rendettero isolati nell'arsenale tutti gli equipaggi, mettendo barriere -a tutte le uscite, come se fosse una città assediata; deputarono -alcune tartane a trasportar giornalmente da Tolone, e dal porto di Bouc -legne, carbone, farina, carne, vino, e tutte le cose necessarie alla -vita, che alcuni provveditori, nominati dai comandanti, avevano cura -di opportunamente allestire. Di tal modo trovavansi sopra le galere, -e nell'arsenale, ed a modico prezzo tutti i generi di vittuaria, de' -quali aveasi bisogno, mentre che, ad onta d'una spesa immensa, riusciva -difficile, od impossibile alla città il fornirsi delle cose occorrenti. - -Ciò non pertanto, le comunicazioni fra la città e le galere erano state -libere fino allora, ed era ben difficile che qualcuno dell'equipaggio -non avesse già contratta l'infezione, o qualche morboso seme non vi -fosse stato trasportato per entro ai navigli con altro mezzo. E di -fatti, la peste si manifestò nella galera _la Gloria_. Due forzati -caddero malati, uno il 31 Luglio, l'altro il dì primo Agosto. Quindi il -male si sparse insensibilmente fra le ciurme, attaccò gli equipaggi, e -finalmente si diffuse anche tra le famiglie rinchiuse nell'arsenale. -I periodi della maggior mortalità della malattia nelle galere e -nell'arsenale seguirono dappresso quelli della città, non così però -riguardo alla loro rapidità, e violenza; ed è ben lungi che abbia fatte -le medesime stragi, nè durato tanto. Nel Settembre la malattia a bordo -delle galere e nell'arsenale fu nel suo forte, e ne' mesi seguenti -andò sempre più declinando. Il maggior numero dei malati fu dai 25 ai -30 al giorno, ed alla metà dì settembre il numero dei morti giunse al -più a 17 in un giorno. In Agosto morirono 170 persone, in Settembre -286, in Ottobre 189, in Novembre 89, in Dicembre 37: in tutto 771. Ne' -mesi di Gennajo, e Febbrajo non vi ebbero che 7 od 8 morti. In Marzo la -malattia cessò intieramente sulle galere. Per merito delle precauzioni -usate, e delle sagge misure opportunamente prese, e forse anco in forza -della situazione, e delle diverse circostanze de' luoghi la malattia -non fece grandi progressi sopra la detta flottiglia, e nell'arsenale. -Di 10,000 persone non ne caddero malate che da 1300; e di queste, 782 -soltanto ne sono morte, come ho già detto di sopra. - -Nella città tutto era disordine, e confusione. Erasi trascurato -di regolar per tempo le cose, e porsi opportunamente in difesa. -Gl'inconvenienti, e gli errori si tenevan dietro l'un l'altro, e -crescevano in proporzion della gravità del pericolo, dell'urgenza -de' bisogni, e dello spavento. Di molti consigli venivano sposti ai -Magistrati, ma essi non sapevano più a qual partito appigliarsi. -L'ultima opinione era d'ordinario quella, che prevaleva sopra -i suggerimenti più saggi. In fine venne accolta avidamente la -proposizione di certo medico, che fu M. Sicard; il quale, avendo -letto, che Ippocrate, quando la peste desolava l'Attica, aveva fatto -accender de' fuochi per le strade di Atene a purificarne l'aria, aveva -pur consigliato di accendere i fuochi a cinque ore della sera per tre -giorni seguitamente dinanzi ad ogni casa, e sulle piazze pubbliche, -e di bruciare dello zolfo negli appartamenti per spurgarne le -suppelletili, e vestimenti. Ciò si eseguì, e l'atmosfera per tre giorni -continui fu coperta da un fumo nero ed ardente, che avendo aumentato il -calor naturale della stagione, e del clima, parve conferir al contagio -nuovo alimento, e vigore. In fatti allora il veleno pestilenziale si -spiegò con tal violenza, che giunse a spaventare anco i più intrepidi; -e vide il pubblico con suo rammarico consumata inutilmente una sì -grande quantità di legne, donde teneva doverne averne gran disagio in -appresso. Gli abitanti disertarono le loro case, e i più timorosi già -s'eran giovati della libertà delle comunicazioni, andatisi a rifugiare -in altre città, e in altre provincie. Quelli poi, che guidati da una -cieca prevenzione, fin allora erano stati increduli, quando furono -deliberati di partire, ne trovaron chiuse tutte le uscite, e guardate -tutte le strade; sicchè furon costretti, o di ritirarsi alla campagna, -o di rinchiudersi nelle proprie case. Ciascuno era divenuto sollecito -di approvvigionarsi di viveri, e di trasportar fuori della città le -proprie masserizie. I mezzi di trasporto, quantunque in gran numero, -non bastavano a soddisfare la smaniosa sollecitudine di quelli, che -colti da timore fuggir volevano dalla città. Le genti del popolo, che -non avevano case di campagna, andarono a ricoverarsi sotto tende nella -pianura di s. Michele, altri sulle rive del Veaune, e lungo i ruscelli, -che bagnano il territorio, altri su i bastioni, altri salirono sulle -vicine colline, altri finalmente cercarono asilo fra le rupi, e nelle -caverne. Le genti di mare s'imbarcarono colle loro famiglie sulle -navi, sopra barche, ed anche entro a piccioli battelli, tenendosi -al largo dalla riva, presentando così lo spettacolo di una città -galleggiante. Le religioni uscirono de' lor monasteri, e seguirono -nella fuga i lor parenti, od amici. Gli ufficiali della giustizia, -quelli dei municipj, i direttori degli spedali, in somma quasi tutti -gli impiegati cercaron fuori della città un rifugio contro la peste; -ma sventuratamente questi infelici fuggiaschi portavan già seco nella -lor fuga il fatal seme del rio morbo, che poscia doveva ucciderli. -I membri, come diconsi, del Magistrato Sanitario stettero fermi al -loro posto, e fra gli ecclesiastici restarono nella città i parochi, -ed i vicarj. Questi uomini rispettabili, animati dall'esempio del lor -capo, e venerando vescovo monsignor Belzunce, usarono al pari di esso -d'un coraggio veramente eroico, e una carità maggior di ogni elogio. È -difficile portare queste virtù a cotanto alto grado, come le portò in -quella terribile congiuntura il sullodato monsignore Belzunce. Appena -si dichiarò che sussisteva la peste nella contrada della Scala, come -s'è soprattocco, egli chiamò a se i parrochi ed i superiori delle -comunità. Animato da quell'ardente zelo che le circostanze rendevano sì -necessario e sì grave, non durò gran fatica ad ispirarlo nel cuore dei -suoi cooperatori. Prescrisse loro la maniera di condursi in quei tempi -di calamità; e qual novello s. Carlo per tutto quel tempo, che durò il -contagio, si vide per tutto, dove la salute del popolo richiedeva la -sua presenza. - -L'ospital civile, che conteneva gl'infermi di altre malattie ordinarie, -venne chiuso per lo timore, che, accogliendo nuovi malati, non vi -s'introducesse la peste. - -Il Governatore comprese ben tosto la necessità di stabilire degli -altri spedali. Si elesse a quest'uopo l'edificio della Carità, luogo -il più adatto per la sua situazione, e disposizione interna, e per la -sua vastità. Il Governatore n'aveva anche per assoluto ordinato lo -sgombramento, e l'istituzione di questo nuovo spedale; ma bisognava -darne incomodo ai religiosi, che lo occupavano, perciò la cosa trovò -qualche obbietto, e il piano non si eseguì. Passarono ancora otto -giorni prima di deliberar per trovare altro luogo; ed intanto i malati -s'accumularono da per tutto, e ben tosto si appalesò quella confusione, -e quel disordine, la cui sola ricordanza ancora fa inorridire. Si -deliberò finalmente di formar uno spedale nel luogo dei Convalescenti, -appartenente all'Hôtel-Dieu; ma ben presto si riconobbe che pur esso -era troppo angusto; mentre ne fu riempiuto in men di due giorni. E -siccome i malati vi accorrevano in folla, così fu forza collocargli, -misti coi buoi e cavalli, in una grande stalla, vicina al succennato -spedale. - -Due medici offrirono spontanei l'opera loro per li bisogni del detto -spedale. Accettata l'offerta, essi vi restarono chiusi. In quella -cura vi adoperarono reiterate cacciate di sangue, ed i purgativi; ma -questo metodo riuscì manifestamente dannoso: perchè la mortalità vi fu -estrema. Dopo alcuni giorni tutti due questi medici furono attaccati -dal contagio, ed in poche ore ne morirono pur essi. - -Il Magistrato di Sanità non lasciò di pubblicare parecchie ordinazioni, -dalle quali si prometteva trar buon partito per la salute pubblica. -Una d'esse fu quella di far uscire della città tutti i vagabondi, e' -mendicanti forestieri. La storia però non riferisce che a quest'ordine -siasi dato esecuzione. In fatti dove mandargli? Quale asilo poteva -trovare cotesta classe d'individui, che già pericolosi per la lor -professione, lo diventavano ancora più, essendo cacciati fuori da una -città appestata? Altre ordinazioni risguardarono gli oggetti annonarj, -e la polizia delle strade. D'ordine dello stesso Magistrato si levarono -quattro compagnie di soldati, che divisi in parecchi corpi, furono -disposti fra i quattro quartieri, dove era più urgente il bisogno, -sotto gli ordini di un commissario di Sanità. Questo commissario era -incaricato di distribuire pane ai poveri del quartiere, di sporre lo -stato de' malati nelle respettive famiglie del proprio quartiere, e di -sorvegliare, perchè fosser curati, ed assistiti col minor pericolo, che -si potesse, delle persone rimaste sane. Ma queste sagge disposizioni -non furono eseguite, dappoichè esigevan esse quella certa calma e -quella tale regolar vigilanza, che difficilmente si può conservare in -mezzo agli orrori di sì terribili giornate, in cui ognuno vedeva la -falce di morte già vibrare il colpo sul proprio capo. In pochi dì si -diffuse l'infezione per tutte le contrade di Marsiglia. Le notti erano -troppo brevi da poter trasportare tutti i cadaveri; quindi fu forza -farne il trasporto anche di giorno, appalesando così al pubblico le -immense perdite che andava facendo: il che fin allora con somma cura -s'era cercato di occultare. I vagabondi e' girovaghi, che per avventura -non aveano obbedito all'ordine, che li cacciava della città, furono -obbligati a servir da becchini, e a levar i cadaveri, che giacevano -ammucchiati nelle case. D'ordinario costoro gli strascinavano per li -piedi giù dalle scale; o li gittavano dalle finestre, rotolandoli -poi per le strade. Lo strepito delle carrette mortuarie, misto al -fremito, che cagionava il rotolamento dei cadaveri, metteva un orribile -spavento negli animi; ed ai sani, non che ai malati, faceva gelar -il cuore di raccapriccio. Tutte le botteghe erano chiuse; chiuse le -chiese, i tribunali di giustizia, e tutti i luoghi pubblici; era -interdetto il commercio, sospeso ogni lavoro, e le aziende degli -uffizj ecclesiastici, e civili. Un funebre lutto copriva la città; -un cupo melanconico silenzio da per tutto regnava, e su tutti. Ogni -legame di amicizia e di parentela era sciolto. I parenti schivavano di -vedersi l'un l'altro; si fuggivan gli amici tra loro, e si temevano i -vicini. Ognuno sembrava formare una società a parte, ed avrebbe voluto -ciascuno, se fosse stato possibile, riservare a se solo l'aria, che -respirava. Mancavan le cose più necessarie alla vita, e gli alimenti -non si prendevano, che con ispavento, e colla più grande circospezione. -L'ospitale traboccava di morti, e di moribondi, le strade seminate -di malati, e di agonizzanti, i bastioni delle mura coperti di tende, -ricoverandovi i più presso a mancare. Nella faccia d'ognuno leggevansi -lo spavento, e il terrore; e quella angosciosa sollecitudine di -garantirsi con ogni più possibile mezzo da sì tremendo malore, che -tien l'animo in un continuo tremito di desolazione e d'ambascia, e -che ben predispone alla malattia. Ogni giorno sentivasi la perdita di -più amici e parenti, nè più si osava di chieder conto delle persone -più care. I movimenti della natura, e le voci dell'amicizia erano -repressi alla vista spaventevole e continua di una vicina morte. I -padri, e le madri si defraudavano della dolce consolazione di vedere -i loro figli, i figli abbandonavano i languenti lor genitori, il -fratello la moribonda sorella, e stupido e muto restava in loro ogni -sentimento della natura. L'opulenza la più doviziosa non bastava a -procurare i soccorsi anche de' più comuni. Il ricco in mezzo al suo -oro mancava, al pari del povero, di tutto, e l'un e l'altro languiva -nell'abbandono e nella miseria. Queste catastrofi di orrore e di -desolazione incominciarono nell'Agosto, e si fecero in seguito sempre -più spaventevoli e orrende; che appunto circa il primo di Agosto -arrivarono a Marsiglia due medici da Montpellier, il Chicoaneau e il -Verny, inviativi dalla Corte Sovrana per recarne un definitivo giudizio -sulla natura della malattia, e suggerire i necessarj soccorsi. Chi 'l -crederebbe! Questi due professori medici, che per la loro riputazione -s'erano meritati un sì onorevol favore della sovrana confidenza, preser -pur essi un grossolano errore sulla natura del male, quantunque fosse -omai arrivato ad un punto da escludere ogni dubbio ed ogni incertezza -anco fra le persone, che non fosser dell'arte. Essi nol ravvisarono per -peste; ma dichiararono che «quel morbo, il quale metteva pure cotante -stragi e scompigli, non era che una febbre maligna, cagionata dalla -corruzione e dai cattivi alimenti». Ignoranza tanto funesta, quanto più -si aveva del lor sapere la maggior confidenza! Ciò non pertanto cotesti -signori medici stimarono prudente consiglio di non trattenersi molto in -Marsiglia; perchè dopo dieci giorni se ne partirono dalla città carichi -di onori e di regali, ritirandosi ad Aix. - -Il giorno dopo la loro partenza sulla relazione da essi indirizzata -al Governatore della città, ed al Magistrato di Salute, si è creduto -dover pubblicare un avviso, col quale si avvertiva il popolo che «la -malattia, che regnava nella città, non era pestilenziale, ma solamente -una febbre maligna contagiosa, della quale si sperava di poter in -breve arrestare i progressi». Questo avviso riassicurò il popolo, -il quale da quel momento incominciò a rallentare le precauzioni, e a -comunicare più liberamente[37]. Monsignor lo vescovo ed i magistrati -furon costretti di cedere alle istanze e alle sollecitudini del popolo, -permettendo che si facesse la solita processione di s. Rocco, la cui -protezione in quella calamità si rendeva tanto più necessaria. Intanto -la peste, a guisa di rapido torrente, che superato ogni argine, che lo -intrattiene, tutto invade e distrugge, circa la fine di Agosto di sì -fatta guisa s'era accresciuta e diffusa, che uccise in pochi dì immenso -numero di persone, giovani e vecchi, deboli e forti, poveri e ricchi -indistintamente, riempiendo tutta la città di disperazione e di pianto. - -Nel mese di Settembre la mortalità colse fino a mille persone al -giorno. E qui come descriver gli orrori di quelle tristissime e -terribili giornate! Quale spettacolo presentava Marsiglia! Quella -città sì ricca, sì fiorente, sì popolata pochi mesi prima, era -divenuta squallida e deserta, e rimasta in preda alla desolazione, -al pianto, all'indigenza, alla morte. Nelle case le più delle porte e -delle finestre erano chiuse, il lastrico delle strade da una parte e -dall'altra tutto coperto di malati e di moribondi, parte distesi in -sul nudo terreno, parte sopra materassi ma tutti senza soccorso di -sorta. In mezzo alle strade e sulle piazze pubbliche non si vedevano -che cadaveri mezzo putrefatti, logori cenci, e masserizie miste col -fango, e carrette cariche di morti, parte strascinate dai forzati, e -parte abbandonate, perchè non vi aveva chi le conducesse. La strada -Delfina in ispezieltà offeriva uno spettacolo spaventevole e orrendo. -Dessa era quella, che conduceva all'ospitale. Tra gli appestati, -rimasti soli nelle lor case, e per conseguente privi di ogni sussidio e -d'ogni assistenza, i poveri, i quali mancavano di tutto, tentavano ogni -mezzo, e, dirò così, facevano gli ultimi sforzi per giugnere fino a -quell'asilo, dove speravano trovar ajuto e ricovero; ma sovente venivan -meno ad essi le forze prima di giungervi, o, come v'erano giunti, non -vi trovavano luogo, perchè tutti i posti v'erano già occupati; quindi -dovendo essi tornar indietro, e isforzandosi di ricoverarsi ancora, -donde eran partiti, mancando loro ogni lena, cadevano sfiniti a terra, -e tra poco pur colà si morivano. Altri, corrucciati da ardentissima -sete, appressavansi ai ruscelli, scorrenti di mezzo alla strada, per -bagnarsi la lingua e le labbra, fatte aride per l'ardore del male, e, -coricatisi appena, esalavano così in mezzo all'acque l'ultimo fiato. -Ma perchè non mancasse alla desolazion di Marsiglia nessuno di quegli -orrori, onde fu percossa Gerusalemme, pur là donne si videro spirare -coi lor bambini, attaccati ancora alla mammella. Quella strada, che -ivi corre cento ottanta tese di lunghezza sopra cinque di larghezza, -era tutta così affollata di malati, e ingombra di morti, che non vi -si poteva muover passo, che non ne fossero calpestati. Chi varrebbe -mai a ricordare e descrivere appieno tutti i patimenti e languori di -tanti malati? Alcuni furono, ai quali, morti tutti i loro congiunti, -ed amici, rimasti soli in casa senz'alcun ajuto e soccorso, la vita -medesima era restata a più grave stento, e sciagura. Nè potendo più -reggere, nè intrattenersi in que' luoghi, dove tutto ad essi le funeste -perdite ricordava; quindi abbandonavan la propria casa per riporsi di -mezzo alle strade: parecchi arrestavansi in sulla porta, ritenutivi -dalla debolezza, o dalla vergogna di mostrarsi in pubblico, ridotti a -cotanto estrema miseria. Quivi i più finivano angosciosamente la vita. -Altra specie di malati, la cui condizione era misera ben più d'assai, -vedevasi pur sulle strade. Era questa formata di que' fanciulli, i -quali dagl'inumani lor genitori, in cui lo spavento del male aveva -soffocato ogni sentimento della natura, erano messi fuor dalla porta -delle loro case, con postogli indosso uno sdruscito panno, ed una -scodella in mano: cosa inverisimile, ma vera, venendone confermata -dal celebre storico M. Bertrand, che fu di tutta questa pestilenza -testimonio oculare. Que' fanciulli infelici con sì tristo corredo -si trascinavano essi medesimi, quanto più potevan, lontano. Alcuni, -dopo fatto qualche passo, cadendo, morivano, ai primi sforzi; altri -si fermavano al sentirsi venir meno le forze, rialzandosi poscia, e -così a più riprese giungevano al luogo ad essi proposto. La più parte -credevasi felice, quando dato l'era di potersi allogare in sui gradini -di qualche porta, sopra una panca o di legno, o di pietra, sopra la -balconata di una bottega, o dietro qualunque riparo, che lor si fosse -offerto, formandone quivi suo letto. In questo mezzo, ahi crudeltà, -si contrastava loro anche sì fatto asilo. Ognuno naturalmente temeva -dell'avvicinamento di un appestato e ognuno cercava di allontanarlo -dalla propria casa. A questo fine di tratto in tratto si gittava -dell'acqua sulla strada, e su i limitari delle porte; altri ne lordavan -le soglie, e' gradini con feccia di vino, perchè i malati non vi si -adagiassero. Per tal modo cotesti infelici, cacciati da tutti, e da -ogni luogo rispinti, trascinavano, a grave stento, il resto di una -moribonda esistenza in sulle piazze pubbliche le più vicine, dove -speravano di poter più liberamente morire. - -Sopra queste pubbliche piazze appunto era orribile cosa il vedere da -dugento a trecento di questi miseri, abbandonati a tutto il rigore di -una violentissima malattia, il patir de' quali diventava più atroce per -la mancanza de' comodi necessarj, e per la privazione di ogni ajuto, e -d'ogni assistenza. Ad un solo sguardo vedevasi la morte, su cento volti -e cento, differentemente dipinta, a tristi e diversi colori e segnali. -Uno aveva il viso pallido e cadaverico, l'altro rosso ed infiammato; -a chi erasi fatto livido, e pavonazzo; a tale altro di color quasi -violetto; e cento altre specie di tinta, che tutti gli sfigurava. -Alcuni avevano gli occhi mezzo spenti, altri ben troppo vivi ed accesi; -quindi languidi gli sguardi di quelli e tristi, di questi erano forti, -e truci eziandio irregolarmente: tutti però si mostravano all'aspetto -pieni di turbamento, e di spavento, a tale da rendere sconosciute e -ignote le lor fattezze. Chi giacea coricato; chi se ne stava mutolo, -e quasi come stupido; chi preso da delirio non cessava di parlare; chi -rimaneasi immobile, e chi si dimenava smanioso e irrequieto, per modo, -che la piazza non aveva abbastanza di spazio per dare sfogo all'acerba -loro inquietudine. E siccome la peste assume i sintomi di tutte le -altre malattie; così sentivasi ogni sorta di lamenti per le differenti -specie di dolori e di mali: que' della testa erano acutissimi, e così -di tutte altre parti del corpo; vomiti fieri e soffocanti, stiramenti -di ventre corrodenti, carbonchi, che abbruciavano; in somma tutto era -un cumulo, raggruppato d'ogni spezie di morbi, che diventavano più -violenti, e crudeli per cagione del freddo, che gl'infermi prendevano -nel corso della notte, riconosciutosi che la traspirazione dava più -riposo e più sollievo ai malati, che tutti gli altri rimedi. - -Entrando poi nell'Ospitale, quale tristo spettacolo, e spaventoso! -quale scena di turbamento e di affanno schiudevasi al guardo renduto -immobile per raccapriccio! Vedeansi per ogni dove affollati gl'infermi -e i moribondi, parte distesi sul nudo terreno, parte in sulle panche -di pietra, frammischiati e confusi senza distinzione di sorta. -Ogni angolo, ed ogni sito n'era occupato. Quelli, che giacevano men -disagiati, non altro s'avevano che un pagliariccio, senza lenzuola, -e senza coperte, tranne que' pochi, che occupavan le sale; gli -altri tutti eran privi di comodi, e d'ogni assistenza, abbandonati -a' sergenti, e a' famigli duri e crudeli, che non s'eran preso quel -carico, pur periglioso, se non per poter più liberamente ladroneggiare, -e rapire. La maggior parte di que' malati avevano portato seco tutto -il denaro e le cose preziose, che possedevano, quasi come in luogo -di sicurezza; e mentre sentivansi avvicinar l'ultima ora, accresceva -ad essi l'acerba doglia il prevedere, che sarebbero stati ben presto -spogliati di tutto, e tolta con essi ogni speranza de' loro eredi; il -che pur troppo conoscevasi fare agli altri, che lor morivan daccanto. -Oltre di che, in quello spedale aveavi sempre gran numero di cadaveri -ammonticchiati; e questo era non meno orribile a vedere, che pericoloso -a sentire per lo fetor, che esalavano. - -Fra tante miserie poi non v'era cosa, che movesse più a compassione, -quanto quegli sventurati fanciulli, che, rimasti orfani e soli, o -si restavano abbandonati entro alle case, o erranti andavano per le -strade, e faceano risonar l'aria delle lor grida, e dei loro lamenti. -Nè v'era alcuno che avesse cuore di dar loro asilo, sì per lo timore -di contrarre l'infezione, e sì per la necessità di dover poi con essi -dividere le poche sussistenze, che lor restavano per il suo proprio -sostentamento. Allora di pubblico ordine si fecero trasportare questi -miseri orfanelli all'ospitale di s. Giacomo di Galizia. Il loro numero -era di 1200 verso la fine di Agosto, ed in seguito oltrepassò i due -mille. Quale calamità! qual orrore! Per formarsene in qualche modo -un'idea basta il dire, che di due a tremila fanciulli ivi ricoverati -non ne sfuggirono alla morte, che soli cento; e che l'economo dello -spedale, incaricato di averne cura, poi convinto di enormi delitti, -venne appiccato pochi mesi appresso. Fra questi fanciulli ve n'ebbe -parecchi, a' quali per la morte de' loro parenti apparteneva il diritto -di grandi fortune, ma, rimasti confusi in mezzo a tanto disordine, non -si potè più effettuare la cosa. - -Fra gli spettacoli lagrimevoli di questa atroce calamità era ben -compassionevole quello di una intera famiglia, colpita dal contagio -ad un medesimo tempo! Tra' suoi individui, uno abbruciato dagli ardori -della febbre, dimandava acqua od altra bevanda, che 'l refrigerasse, e -non v'era alcuno, che potesse dargliela; un altro agitato da mortali -inquietudini, mandava profondi sospiri e lamenti; e chi n'era tra -lor meno inquieto, dimandava inutilmente i soccorsi della chiesa, -vedendosi spirar dallato i figli, i fratelli, le sorelle, la moglie, -senza che l'uno potesse l'altro soccorrere. Là un giovanetto, vicino -a morire, confortava alla pazienza il dolente genitore; qui il padre -riteneva a forza le lagrime per non estinguere affatto il coraggio -nel languente figliuolo. D'altra parte era agonizzante la madre, -che non aveva altro conforto, che grida e pianto dei figli, e delle -persone ad essa più care, e che con la morte sulle labbra esortava -ciascuno di non avvicinarsele. Uno che dopo aversi veduto morire tre, -quattro, o cinque individui della propria famiglia l'un dopo l'altro, -oppresso dall'afflizione, estenuato dalle veglie, e dagli stenti, -agitato dallo spavento, prevedendo inevitabile ed imminente una egual -sorte, cadeva in istato di avvilimento, e di abbandono, e periva -d'inedia, e di debolezza. Finalmente vi aveva chi diveniva stupido, -e demente per l'estrema afflizione; chi, mancando di confidenza in -Dio, si abbandonava alla disperazione, e davasi la morte; e chi ad -un'ora oppresso dal proprio male, dalla tristezza per quello degli -altri, dall'acerbo cordoglio per la privazione di ogni soccorso, e per -l'impossibilità di sovvenire quelli, che amava, vedendoseli cadere a -canto, preda di morte, mettevasi in così disperato e crudele affanno, -della morte peggiore d'assai. Il colmo dell'orrore era quello di -vedere parecchi cadaveri in una stanza, ove era ancora taluno di questi -infelici malati, in preda a tutta l'acerbità di un'immenso dolore. - -Assai più d'afflizione e tristezza era per li superstiti di queste -sventurate famiglie la necessità di sgomberarle dei cadaveri, e -trasportargli in sulle strade, di quello che non fossero state le pene -provate nel corso della malattia. Comunque cara ci sia una persona, -da che ella è morta, non se ne può reggere più alla sua vista. Non ci -avviciniamo che con orrore ad un cadavere, e ancora più a quello di -un appestato. Era inutile lo aspettare che alcuno per carità o per -interesse volesse incaricarsi di così fatto trasporto. Quando s'era -tenuto in casa un cadavere uno o due giorni, e' conveniva alla fine -farsi una crudele violenza, e a proprio malgrado forzar la natura a -rendergli ancora questo ultimo uficio. Quindi v'era forzato prestarlo -il padre al figliuolo, il figliuolo al padre, la madre alle figliuole, -ed esse reciprocamente alla madre. Alcuni li portavano, altri li -trascinavano; e quelli, che non potevano fare ne l'un, nè l'altro, li -gittavano dalle finestre. Crudele estremo, che rinnovava il dolore, e -tutta l'acerba angoscia di una perdita, che non s'era ancora cessato -di piangere! Che se finalmente si trovava un qualcheduno, che avesse -voluto assumersi l'incarico di levare un morto e trasportarlo o sulla -strada, o su d'alcuna pubblica piazza, costui esigeva una somma sì -straordinaria, che assai poche famiglie erano in istato di poterla -pagare. Chi 'l crederebbe! In mezzo a tanti orrori, così proprj ad -ammorzar le passioni, di que' tristi e terribili giorni pur si vider -passare al più alto lor grado la dissolutezza, e l'avarizia. La prima -risvegliata dalle frequenti occasioni, ed esaltata dall'effervescenza -del contagio venne a tali eccessi da far vergogna all'umanità; l'altra, -non mai sazia, videsi inventar mille spezie di delitti per isbramar sua -ingorda inestinguibile sete. - -Che se trista e desolante era la vista de' malati, e de' moribondi, -più spaventevole ed orrenda era quella de' cadaveri insepolti, de' -quali le strade, e le piazze eran tutte coperte in guisa che appena -trovar potevasi, dove por piede senza passarvi di sopra; che anzi per -transitare in alcuni siti conveniva camminar su i cadaveri. Stavano -essi ammonticchiati in sulle pubbliche piazze, e presso le porte delle -chiese; e più di mille corpi insepolti v'erano sempre nella spianata, -detta la Torretta, ch'è fra la cattedrale, ed il forte di s. Giovanni, -contrada abitata dalle genti di mare, e dal minuto popolo. La piazza -stessa della Corte n'era ripiena; sicchè quel luogo di delizie, -ove le persone solevano andarvi a diporto, era divenuto un luogo di -orrore, assai proprio a far riconoscere dalle mondane vanità la vera -virtù. Tutte le fosse, dove seppellivansi i cadaveri, eran già piene, -nè vi aveva più chi ne scavasse di nuove. Mancavano i beccamorti, -e que' pochi, che vi restavano, esercitavano un infame mercimonio, -trasportando que' soli morti, i cui parenti erano in istato di pagarli -generosamente. Altri cadaveri, passati già alla corruzione, non era -più nè agevole nè opportuno il trasportarli. L'aspetto loro era di vero -il più terribile e spaventoso a que' miseri infermi, che vi languivan -daccanto. Altri eran nudi affatto, altri ravviluppati in un lenzuolo, o -tra' cenci; altri vestiti ancora de' proprj vestimenti, e questi eran -quelli, che furon colti da morte improvvisa, o sommamente affrettata. -Altri v'erano quasi come imballati ne' lor materassi; altri legati -su quella tavola, che servì a trasportargli; ed altri, pochissimi, -chiusi dentro alle barre. Soprattutto v'era quantità di piccioli -fanciulli di ogni età, e d'ogni sesso; che d'essi ne sopravvisser ben -pochi. Osservarono i medici, che la lor malattia era stata sempre la -più violenta. Alcuni dei morti vedevansi o seduti, o appoggiati in -sul gomito, ed in tutte altre attitudini, e questi eran quelli, che -si morivano sulle vie, e che restavano in quell'atteggiamento, nel -quale la morte gli aveva colti. Fra cotanti, sparsi d'in su le strade, -ve n'eran molti sì orribili a vedere, e così diformati, che in lor -non mostravasi più lineamento, non che fattezze di umana creatura. -Così fatta, e cotanto funesta malattia fa di cotali impressioni e sì -forti, che l'effetto loro sussiste anche dopo la morte, come se essa -continuasse la sua violenza anco su i cadaveri. I morti di quella -corromponsi più presto d'ogni altro, e dopo dieci o dodici ore esalano -un fetore insofferibile. Quale dunque non doveva esser quello di -tanti corpi, de' quali parecchi si giacevano insepolti da dieci o -dodici giorni, così fracidi, e corrotti, che a pezzi colavan loro le -carni, ed il sangue spandevasi per le strade, misto a tutte le altre -immondezze? Qui narra lo storico di aver veduto in una pubblica piazza -confuso cogli altri il cadavere della più bella donna, che fosse in -Marsiglia. Ma i corpi a veder più orribili fur que' di coloro, che -nell'accesso di frenesia gittati s'erano dalle finestre. Chi aveva la -testa fracassata, chi squarciato il ventre, chi il corpo schiacciato; -e somiglianti orridezze. Un numero infinito di cani affamati, vaganti -per l'abbandono, o per la morte de' loro padroni, s'avventavano sopra -i cadaveri, e se gli divoravano. Le fetide e micidiali esalazioni, -che si sollevavano da tanti corpi infraciditi, ammorbavano l'aria, -e diffondevano da per tutto la mortal contagione. E di vero penetrò -essa a quel tempo ne' luoghi, che fin allora rimasti n'erano illesi; -dappoichè i monasteri di più severa clausura ne furon tocchi, e si -apprese eziandio alle case le meglio custodite e chiuse; talchè si -credette, che non avesse più alcuno a restar sano, e che tutta la città -diventar dovesse un cimitero. - -Infrattanto alla voce, che i cani potevano soggiacere all'infezione, e -comunicarla essi pure, fu tosto lor mossa guerra crudele, cacciandoli -da tutte parti, e ben presto se ne uccise un sì gran numero, che in -pochi dì le strade ne furon piene, gittatane in mare non picciola -quantità. Respinta essa ben presto dal reflusso dell'onde, se ne rimase -a imputridir sulle rive. Quindi mentre la corruzione di tanti corpi, -esaltata, dirò così, dagli ardori del sole, e la quantità de' cenci, e -delle immondezze di ogni sorte, che gittate dalle finestre ingombravan -le strade, venivano a sollevare nell'aria vieppiù insofferibili, e -funeste esalazioni; niente meno dannosi e molesti renduti s'erano i -neri vapori, che s'innalzavano dal continovo bruciare, in sulle strade, -dei letti, vestiti, equipaggi, e d'ogni altra sorta di masserizie, -usatesi dagli appestati; dappoichè dallo spavento tenevasi per fermo -non potersi nessuna cosa purgare interamente, se non col fuoco: quindi -n'andò distrutta un'immensa quantità di stoviglie, e di mobili, ricchi -e preziosi. - -Ecco lo stato a cui fu ridotta Marsiglia, quando la peste vi -s'attrovava nel forte. Cotale stato durò sino alla fine incirca del -Settembre. Che se taluno fosse tentato di credere esagerata questa -mia storia, potrà convincersi che stia la cosa altramente, ed anche -minor del vero il mio dire, facendosi a leggere la viva, ed elegante -narrazione, che d'essa ne scrisse il sullodato vescovo monsignor -Belsunce nel suo _Mandament_, pubblicato il dì 22 Ottobre 1720[38]. -Lo zelo magnanimo di questo illustre prelato non venne mai meno, -per quanto in sua fierezza e nelle stragi si fosse accresciuto quel -morbo, e per quanto più grave ne fosse divenuto il pericolo. Egli -percorreva le strade tutte e le piazze continuamente, marciando tra -i vivi e tra' morti[39], lasciando per tutto manifesti segni della -sua carità, per modo che dalla Francia anche all'Inghilterra passò -la fama di sua virtù, a tale da meritarsi, che il Pope medesimo, -quell'insigne filosofo, e poeta, nel suo _Saggio sull'Uomo_ facesse -l'elogio di lui[40]. Tutti gli ecclesiastici, che lo accompagnarono, -l'un dopo l'altro periron anch'essi, mortigli ancora tutti i suoi -famigliari. Tra' ministri della religione, datisi in quella terribile -circostanza all'assistenza degli ammalati, vi furon parecchi, i -quali si distinsero in modo particolare. Alcuni di loro, trovatisi -fuor di città, allo scoppiar della peste vi rientrarono, mossivi -da quella pietà, che pericoli non conosce, nè danni; confortando, -confessando, ed assistendo in tutte altre guise i malati, fino a che -gloriosa morte avesse posto fine alle lor fatiche. Il che fu di molti -sacerdoti delle parrocchie e della cattedrale. Non altramente fecero -i più de' sacerdoti regolari. Tra questi parmi di dover notare che -quantunque i Padri dell'Oratorio non fossero allora nell'esercizio -di confessare, si sono essi però segnalati con altri pietosi ufici, -andando nelle case infette a consolare i malati, a rianimar in loro -il coraggio, e ad inspirargli sempre nuovi ed efficaci sentimenti -di religione, distribuendo limosine, ed usando ministeri anche i più -vili, e pericolosi. In ispezieltà il P. Gaultier, lor superiore, a gran -missionario, si segnalò in quelle calamitosissime circostanze. Le quali -cose io soggiungo risguardanti la virtù della religione, e la pietà -de' suoi sacerdoti, come quelle, che nelle avversità, e principalmente -nella terribilissima della pestilenza, non sono gli ultimi, ma sì bene -i principali obbietti, a cui debbon mirare, e miraron mai sempre i -ben regolati Governi. Il perchè alla storia non si dee togliere una -parte, che tanto intimamente la risguarda, rendendosi per essa agli -uomini trapassati un pubblico testimonio del retto loro operare, e ai -lettori presenti, e futuri un esempio onorato di rinnovarne le prove. -A questo fine mirando io in questa parte, soffra il lettore, che -nuove tracce gli segni di sì fatte virtù. Il perchè sappiasi, che fra -l'altre Comunità religiose si distinsero in que' frangenti quelle de' -Cappuccini, de' Canonici Regolari Lateranesi, e de' Gesuiti. E di esse -tutte, e di tutte lor opere di carità e di zelo basta dir che non pochi -non le finirono che col lasciarvi la vita; il che fu di 26 Canonici -Regolari; di 43 Cappuccini; e di diciotto Gesuiti. Di parecchi loro -individui potrei fare spezial memoria; basti però, oltre il sullodato -P. Gaultier, ricordare i due Gesuiti, Millet, direttore di due loro -Congregazioni, e rinomato oratore, e il Lever, uomo di grande autorità, -e dottrina. - -E continuando al mio dire, piacemi di soggiugnere che nel mentre -mancava agl'infermi l'assistenza de' confessori, mancò pur quella dei -medici, parte morti dal contagio, e parte fuggiti dalla città. Soli -due ne restarono in istato di agire, il Robert e l'Audon. Mantennesi -il primo sano per tutto il tempo, che durò il contagio, malgrado che -perduto avesse tutta la sua famiglia. Non così fu dell'altro, che -morì in sul finir dell'Ottobre. Al Bertrand, testimonio oculare, come -dicemmo, di tutta questa pestilenza, e scrittore il miglior ch'abbiasi -d'essa, e da me in gran parte seguito, s'appiccò il contagio tre volte -con tutta la sua famiglia, ma ne guarì. Maggior ne fu la mortalità de' -chirurghi. Venticinque ne perirono, fuggitine alcuni. Pur morirono -quasi tutti i garzoni farmacisti con cinque de' lor principali, o -padroni, in sul principio del male; gli altri si salvaron fuggendone -a tempo. E come addivenir suole ne' trambusti delle città, alcuni -giovandosi di quelle angustie, vendettero farmaci e droghe a più -caro prezzo, cogliendo frutto e capitali dell'altrui disgrazie e -desolazioni. - -Sparso così e diffuso quell'incendio pestilenziale per tutta la città, -non tardò molto ad inoltrarsi più lungi. Conciossiachè si diffuse -nella contrada di Riva Nuova, che sta fuor di Marsiglia, separata a -settentrione dal porto. ed a levante da una porzione dell'arsenale, -che or più non sussiste. Questa terra dominata dai freschi venti delle -alpi, s'era conservata immune dal contagio sino al fine di Agosto per -la vigilanza, e buona polizia sanitaria, sotto le ordinazioni del -Commissario generale il cavalier Rose; ma essendo assai difficile -lo impedire ogni comunicazione colla città, la peste quivi pure si -apprese, operò colla medesima rapidità e violenza, che a Marsiglia; -e vi fece pure di non poche stragi, ma non sì grandi come in quella, -nè v'ebber luogo gli stessi disordini. Il detto cavalier Rose, uomo -di molta energia e prudenza, e di gran perizia per le varie sue -spedizioni, aveva già a tempo disposto ciò tutto, che occorrer potesse -per gli opportuni provvedimenti degli ammalati, e per lo seppellimento -de' morti. Quindi la contrada dalla città la più lontana, la quale -sembrava dover esser pur anco la più abbandonata, per la virtù di -lui solo fu la meglio regolata, e più pronta, ed abbondantemente -soccorsa. L'abbazia di s. Vettore, pur distante dalla città, dove -trovansi le reliquie di più santi, e le ceneri di venerandi solitarj, -ne fu preservata del tutto; e quivi solo fu la chiesa, in cui, senza -interruzione, si continuò a celebrare i divini ufizi. L'abate M. -Matignon, uomo di molta pietà, vi profuse la sua liberalità, senza mai -uscire dell'abazia, verso i poveri, e gli ammalati. Il che pur fatto -aveva s. Teodoro, vescovo di Marsiglia, trovatosi nella medesima badìa, -durante la peste di quella città nel 588 (_l. c. f._ 273). - -Quelli, i quali, credendo trovar sicuro asilo contro il contagio, -s'erano rifugiati colle loro famiglie entro barche, come s'è detto, -formando quasi come una città galeggiante sul mare, ne andaron ben -presto disingannati. Costretti essi a discendere in terra per fornirsi -di vittuaglia, s'infettarono, e perirono ancor più miseramente degli -altri, senza soccorsi, senza poter o fuggire, o trovare al proprio -male nessun refrigerio. Per delirio altri gittavansi in mare, ed altri -galeggiandovi, senza scampo, si brigavano poi di salvarsi. Deforme -cosa era a vedere i brani di que' cadaveri, smozzicati dai pesci che -venivano di tratto in tratto gittati dall'onde sulla spiaggia. Sopra le -già dette barche v'erano gli stessi orrori, la medesima desolazione, -che nell'interno della città, perchè la cosa era venuta a tale, che -non v'aveva sito, che sicuro fosse contro ai colpi di sì terribil -flagello. Nè anche coloro fur salvi, i quali eransi accampati sotto -le tende in aperta campagna. Sia che il bisogno di sussistenze gli -avesse obbligati a comunicare in luoghi, o con persone infette; sia che -avessero già seco portato dalla città il tristo seme del morbo; certo -è, che molti di loro, attaccati dalla contagione, perirono. Oltre di -ciò la solitudine, in cui si ritrovavano, e la privazion di ogni cosa -pur necessaria, rendevano lo stato loro ancora più deplorabile. Ma -come descrivere la desolazione delle famiglie sparse nella campagna, -allorchè il male obbligavale di rientrare in città? L'uno recavasi in -collo un moribondo fanciullo; traevasi l'altro semivivo per le strade -diserte; e chi in una, e chi in altra foggia, ma tutte miserabili -e strane, mostrava agli atti ed al viso la paura, il cordoglio, -l'angoscia, il desolamento della comune strage e rovina. Chi più -dicesse eziandio, forse direbbe meno; dacchè le grandi sciagure più -presto fanno ammutire, e istupidire pur anche, di quello che dire, o -colorire. - -Nel fatto poi del commercio di derrate e di commestibili tra il contado -e la città, i villani, non così in folla, come erano usati di fare, -da quello venivano ad essa; ma liberamente entrando ed uscendo per le -porte, rimaste senza custodia, quei pochi, a' quali dava il cuor di -ciò fare. Così i ricchi, e' signori, ritiratisi alla campagna, avevano -giornalmente, chi lor provvedesse dalla città le cose necessarie -alla vita. Ed anche per queste ragioni il contagio fu portato nel -territorio, e a poco a poco si sparse per li casali, per le borgate, -ed in tutte quasi le ville. Ad onta delle precauzioni medesime, -suggerite dallo stesso terror del contagio, e malgrado la distanza -delle abitazioni, la malattia ebbe a un'incirca nel contado lo stesso -sviluppo e progresso, che nella città avuto aveva. D'essa morirono -da principio tutti i giardinieri de' contorni, e d'una in altra si -diffuse ben anco nelle più rimote contrade. Colà specialmente i malati -provarono gli effetti crudeli del più assoluto abbandono, e del più -barbaro e inuman trattamento. Venivano essi, dico i malati, rilegati -nel luogo più rimoto non solo della casa, ma di esso il territorio, -dove non altri testimoni avevano de' lor patimenti, che, s'è lecito -dire, gli uccelli dell'aria; i quali, cessando i consueti lor canti, -sembravan mostrare di sentire pur essi pietà di tante sventure. -Gl'infermi, che avevano ond'essere più d'altri amati, potevano eziandio -sperare d'essere anche meno male trattati degli altri, collocandosi -dentro di apposite capanne, vestite de' rami delle piante; le quali -stettero pur troppo, coperte de' loro frutti sin anche al principio del -verno, per non esservi chi li cogliesse, e nè meno chi ardisse ad esse -appressarsi. - -Ma chi potrebbe, e a qual fine, annoverar più oltre le diverse -condizioni, le attitudini, i modi, e le varie vicissitudini dolorose e -mortali di tanti infelici? Tutto è detto, quando si dica, a por termine -a questa mia descrizione, che la malattia e la morte in ispaventevole -guisa da per tutto mietea le vite de' ricchi, e de' poveri, -degl'idioti, e de' sapienti, de' fanciulli, e de' vecchi miseramente. -Più fatti, di circostanze e di forme diversi, ch'io soggiugnessi, a -nulla più monterebbero, che a confermare, quanto io già mi proposi di -far manifesto, ciò è che sia stata la peste di Marsiglia una delle più -micidiali, e delle più miserande. - -Ridotte le cose a tanta desolazione e rovina, gl'Intendenti della -Sanità in quel fiero trambusto, a ripararne ulteriori maligni effetti, -rivolsero le loro istanze ai Comandanti ed Uffiziali delle galere, -pregandoli di volergli assistere coll'opera loro, e coi lor consigli, -dacchè il buon ordine, ch'essi prescritto avevano, ed osservato -nell'arsenale, e nelle galere medesime; e la felicità, onde per le loro -cure venne a buon termine il contagio, inspirava una giusta fidanza, -che fu ben presto comprovata dai fatti. I cavalieri de Langeron, de la -Roche, e de Levi, uffiziali superiori, accondiscesero alle istanze di -que' magistrati, ed intervennero alle loro sessioni. La prima cosa si -ordinò di riparare le fosse, dove s'eran sepolti i cadaveri, le cui -esalazioni mantenevano un insopportabil fetore, e pericoloso. Vi sì -gittò sopra di nuova quantità di calce viva, coprendoli bene di terra. -Dopo questa importante operazione si nominarono alcuni commissari -per que' quartieri, che non ne avevano, e in difetto di secolari, -atti all'ufizio, si nominarono alcuni religiosi, come s'era fatto -altra volta. Il celebrarsi de' divini officj nelle chiese manteneva -viva una pericolosa comunicazione fra gli abitanti, e fomentava -la diffusion del contagio. Quindi si fece istanza a mons. vescovo, -perchè se ne sospendesse interamente quel sacro esercizio; ed egli -ordinò la chiusura di tutte le chiese. Altri regolamenti necessari ed -utili si promulgarono; ma al loro adempimento convenne obbligarne il -popolaccio, sempre inchinato ad abbandonarsi alla licenza, isbigottendo -i malfattori, che dall'impunità, quasi inseparabile da ogni strana -perturbazione, erano incoraggiati al delitto. Si soddisfece a questi -due obbietti, piantate le forche sulle pubbliche piazze. Quindi -avvisarono doversi principalmente sgomberare le strade dei cadaveri, -procurandone convenevole sepoltura. Come s'è detto, mancavano a -quell'uficio i becchini, morti quasi tutti pur essi, nè al sostituirne -valeva altezza di prezzo, giunto sino a 15, 20, e più franchi al giorno -per ogni singulo. In tali e tante angustie si tornò ai Comandanti -delle galere pregandoli di accordare per tal ufizio alcuni forzati, -che furono in tutti venzei, promessagli la libertà, finita la peste. Ma -a tutti questi nuovi beccamorti si apprese il contagio; il che pur fu -d'altri, che ad essi furono sustituiti; e in otto dì si concedettero -allo stesso fine 133 condannati delle galere, mortine ottanta pur in -quegli otto dì. Cotesti, non accostumati alla spezie di quel lavoro, -levavano i cadaveri senza alcuna precauzione; nè sapendo guidar -cavalli, e vetture, ne le rompevano co' respettivi attrecci, restandone -i morti in sulle strade. Quindi per le vie disposersi soldati a piedi, -e a cavallo per vigilare sulla condotta di quei becchini, accrescendo -il numero de' funebri carri col soccorso reciproco de' più agiati -cittadini. Votata appena una piazza, e una strada, il dì appresso -erano ancora piene di morti; e non di rado avveniva che si rovesciasser -que' carri, aventi più uomini semivivi. La lontananza delle fosse, ove -dovevano esser riposti tutti que' cadavari, era nuovo ostacolo per un -sollecito sgombramento. Se n'erano aperte molte, ed ampie, ma, essendo -fuori della città, molto tempo ne importava il trasporto. In tale -imbarazzo varie ne furono le opinioni. Chi teneva doversi abbruciar i -cadaveri nelle piazze; chi aprir fosse in tutte le strade; chi gittar -viva calce sopra i morti, lasciandoli consumare, dove giacevano: -chi in fine propose di giovarsi del più grande vascello del porto, -disalberandolo e votandolo al tutto, quindi, riempiuto di cadaveri, -e chiuso, lasciarlo colare a fondo lungi dalla città. Tutte queste -proposte si rigettarono, adottatosi, non senza molta opposizione, -di far aprire le chiese dei quartier più lontani dalle fosse, e di -gittarvi nelle cave dei sepolcri tutti i rimasti insepolti d'in sulle -strade, sovrapponendovi calce in copia. Si fece di più; si aprirono -pur anche due gran fosse dalla parte della cattedrale. La celerità, -colla quale si eseguirono queste pratiche, dava speranza di felice -e di presto successo; ma la cosa andò altramente. Accresciutasi la -mortalità, se n'accrebbe l'orrore; e nuovi mezzi se ne tentarono. I -Soprastanti al comando delle galere accordarono degli altri forzati. -M. Moustier uno degli Intendenti della Sanità si pose alla testa de' -beccamorti egli medesimo, ordinandoli, incoraggiandoli, e persino -accompagnandoli di luogo in luogo, donde più pronto si richiedea -quell'uficio. Di questa sua lodevole pratica se ne avrebbe avuto quasi -immediato il buon effetto; ma di 200 forzati, che si accordarono, soli -dodici camparon la vita; il perchè con nuove istanze del Magistrato -di Sanità e de' più autorevoli cittadini, accorsi personalmente -agl'Intendenti delle galere, se ne ottennero altri cento col di più -di 40 soldati co' loro bassi uffiziali. A questi, dico uffiziali e -soldati, che fossero rimasti in vita, si convenne col pubblico, che -si assegnassero giuste ricompense in danari e pensioni. Tutto quel -numero si distribuì in quattro squadre, tre sotto uno degl'Intendenti, -e la quarta sotto il cav. Rose. Per molta, che fosse l'efficacia, e lo -zelo d'ognuno, non bastava esso alle molte pratiche, che occorreva di -fare per provveder sussistenze agl'infermieri e agl'infermi, e tutte -le altre cose occorrenti per tutta la città, in quella principalissima -azienda. Il Presidente della Provincia M. Bret vi si adoperò a questo -fine e provvidamente. Fornì quell'afflitta città di paglia, granaglie, -carni, calce, tele, legne, cavalli, danaro, e d'ogn'altra spezie di -masserizie, viveri, ed artigiani. D'altra parte il Magistrato della -Sanità, fece solenne voto, ordinando del pubblico erario l'applicazione -di due mila franchi a sostegno delle orfanelle povere, raccolte nella -Casa della Carità, fondata sotto il titolo di Nostra Donna del buon -Soccorso. - -Manifestatosi al Re il miserando stato di Marsiglia, nominò egli per -Comandante supremo della città e del territorio il maresciallo di -campo cav. di Langeron, capo squadra delle galere, uomo di tal merito, -e di tale virtù, quale si conveniva in quelle circostanze. Il perchè -sotto di lui nè pretesto, nè intrigo, nè accettazion di persone non -v'ebber luogo. Tale condotta e tenore fecero ben presto cambiar aspetto -alle cose; poichè ben egli conobbe la salute pubblica della città -dipendere principalmente da tre cose, le quali erano il ristabilir il -buon ordine, il dare un pronto e convenevol ricovero agli ammalati, -e 'l terminare lo sgombramento dei cadaveri. Per questo obbietto egli -procurò il soccorso d'altro grosso numero di forzati per la nettezza -delle strade, e delle piazze. Quindi obbligò alcuni uomini del contado -ad iscavare in città quattro fosse, già piene l'altre a ribocco. Il -che, fattosi esatta e sollecitamente, diè a divedere, quanto importi -al ben pubblico in sì gravi emergenti il pronto ordinare, e il pronto -eseguire. Così si condusse in questa e in altre sue prescrizioni quel -personaggio, che fu valoroso in guerra, e nella peste provvidentissimo. -Sul finir del Settembre il contagio cominciò a declinare nella città; e -quasi tutte le vie furon di cadaveri sgombre, tranne qualcuno gittatovi -la notte. Così fu fatto de' cenci, e d'altre immondezze, non levate -per la mancanza de' villani dalla città. Era questa divenuta quasi una -pozzanghera per lo pantano restatovi dal tempo innanzi. - -Ciò tutto, ed altre cose assai ordinò quell'avveduto ministro della -provvidenza; le quali si possono leggere minutamente descritte nelle -allegate storie; e perciò credo soverchio di più riferirle, ricordando -solo che seppe egli riparare ad un tempo alle miserie della carestia -e della peste, a quella provvedendo colla copia delle biade, e di -questa compiendo, qual che si fosse, lo spedale detto _du jeu de Mail_, -e l'altro erigendo detto della Carità. Alle sue cure si aggiunse la -liberalità, e la saggezza del Duca d'Orleans, allora Reggente, perchè -il meglio che si potesse, ritornasse Marsiglia al buon ordine naturale -e civile. - -Si ordinò da lui il pagamento di considerevole somma per provvedere il -carname agl'indigenti, prescritto più altri soccorsi alle provincie del -regno per lo sollievo de' miseri Marsigliesi. Si fornì pur la città -de' medici, M. Pons di Pezenas, e M. Bouthillier di Montpellier coi -chirurghi Moutet, e Rabaton. Ad ognun d'essi accordato fu lo stipendio, -da esso loro richiesto; al primo di sei mille franchi il mese, e -una pension di tre mila, durante la vita di lui, della moglie, e de' -suoi figliuoli; al secondo di mille soltanto, che di più non ne aveva -chiesta, ed una pensione a vita di se, di sua moglie, e' figliuoli; -a' chirurghi di tre mila al mese, oltre le spese del viaggio, e del -mantenimento loro in Marsiglia. In Aix se ne firmarono le condizioni. -Da queste si può ben riconoscere di qual prezzo siano i servigi dei -medici in tempo di peste, e qual considerazione meritano quelli, che -mirando generosamente alla salute pubblica, si dedicano in sì gravi -calamità senza viste venali all'assistenza dei loro simili. - -Giunti que' medici a Marsiglia nel Settembre, e datisi all'esercizio -de' respettivi loro uficj, fur sopraggiunti dai due Professori -di medicina Chycoineau, e Vorny, e dal chirurgo Soulier, stati in -contumacia ad Aix, e che d'ordine della Corte dovettero ritornar -a Marsiglia. Da Montpellier furonvi pure spediti il professore di -medicina Deidier, e il chirurgo Fiobesse, con altri medici e chirurghi -giovani, inviativi a pari tempo da Parigi, e dalle circostanti -provincie. - -Sol nell'Ottobre di quell'anno fu al tutto ordinata, e regolarmente -condotta quell'azienda; e a sostenerla versarono i facoltosi di grandi -somme in mano de' parrochi, e d'altri sacerdoti, che sapevano con -carità e con giustizia distribuirle ai più bisognosi. Singolare fu la -condotta di monsignore il vescovo, il quale nè per lunghezza di tempo, -nè per gravità di mali, nè per diversità di bisogni non cessò mai -di largamente soccorrere, consolare, ammonire, e confortare infermi, -moribondi, desolati, e mendici. Secondarono pure la liberalità e carità -di lui, dico di M. Belzunce, parecchi prelati del regno; tra' quali -M. Law si distinse, inviandogli da dispensare 100 mila franchi. Il -Sommo Gerarca della terra, il dignissimo Vicario di Cristo, Clemente -XI accompagnò una sua Bolla d'Indulgenze, a chi cooperava alla salute -temporale e spirituale degli appestati, colla giunta di tremila -some di Biade. Queste pie largizioni, fatte dai ministri evangelici, -furono accompagnate da quelle de' regj uficiali. I Ricevitori generali -offrirono al consiglio del Re gratuita, e anticipatamente un prestito -di tre millioni di franchi da pagarsi in dieci mesi, 300 mila lire -per mese. Questa somma doveva impiegarsi nel provveder granaglie. Allo -stesso modo e fino 100 mila lire offerse M. de Senozan, e 200 mila il -cav. Bernard. Soggiungo a pubblica norma le istruzioni, date per la -distribuzione e l'uso di queste somme[41]. - -Ora è a toccar leggiermente alcuna cosa sullo spavento, in che pose le -genti de' Paesi vicini il contagio. Ogni Prefetto delle circostanti -provincie levò tutte le comunicazioni con Marsiglia e col suo -territorio. Il perchè ogni città veniva a formare una popolazione da -se. Le genti vegliavan dì e notte sull'armi, guardando gelosamente i -respettivi loro confini, Quindi la Francia tutta presentava l'aspetto -spaventevole di una guerra civile: tanta era la desolazione, il -sospetto, la diffidenza. Il Reggente, vedendo ragione di far cessare -uno stato sì desolante che rovinava il commercio l'agricoltura e -l'industria, e di porre argine a tanti mali, prescrisse e ordinò tali -forme da osservarsi ai popoli, le quali a pari tempo mantenesser tra -loro il reciproco esercizio de' ministeri e dell'arti, dell'agricoltura -e del commercio, e la sicurezza, e la guarentia delle persone da nuova -infezione e rovina. Ammansatasi sul finir del settembre la fierezza del -male, qualcheduno, della poca gente, rimasta nelle case, come suole -avvenire in sì luttuose catastrofi, da necessità spinto, e forse non -ancor ben risanato, si fe' ad uscire sulle desolate e solitarie vie di -Marsiglia. Nè qui è a ridire, come a poco a poco o l'uno o l'altro di -quelli, che avventuratamente campato aveano la vita, si facesser tra -loro scambievolmente a parlar cose da se o da' suoi, già trapassati, -sofferte miseramente. Natura poi di questo male si fosse, o più presto -opinione avventuratamente seguita, che in chi campato ne fosse, più -non si riproducesse suo tristo germe; ne venne, che, rassicurati, si -dessero briga i già risanati di provvedere alle bisogne degl'infermi -pur anco. Il che eseguivano co' più manifesti segni di carità, eziandio -mossi dall'amor della patria e de' lor congiunti; perchè abbandonati -gl'infermi non vi continuasse infierire quel micidial morbo. -Seguitamente all'entrar dell'Ottobre sì per lo menomar degli ardori, e -sì per lo miglior ordinare delle cose riguardo all'andamento politico, -e al purgamento delle strade, come ancora per il provvedimento de' -cibi più salutari e copiosi, il contagio si minorò d'assai, e per tal -modo che il comunicar delle persone intra loro non era più cotanto -pericoloso, e vi aveva ragion di sperare essere alla fine pervenuti -a estirpare da quella terra, stata cotanto travagliata, e infelice -ogni reo seme pestilenziale. E se ripullulava in alcuno, la natura sua -era affatto leggiera e benigna, a tal che gli attaccati per ordinario -non erano impediti nemmeno dal continuare ad attendere alle ordinarie -loro facende. Non segni esterni apparivano, o risolvevansi in pochi -giorni felicemente. Il perchè ogni specie di medicine, e di medicanti -divenne in poco di tempo al tutto soverchia, bastando al guarire il -saluberrimo farmaco della natura. Della peste quasi non s'aveva più -orrore; se non che molta cautela, figlia della prudenza, e in parte -ancor del timore, tuttavia osservavano i cittadini in usando tra loro. -Quindi s'introdusse il costume di portare certi lunghi bastoni, che -dicevansi _Batons de Saint Roch_, per tenersi lontani l'uno dall'altro, -e principalmente a cacciarne i cani, credutosi ch'essi ritenesser la -peste. Dal contado poscia ripararono alla città quelli, che se n'erano -allontanati, non senza orrore mirandovi l'eccidio restatovi del passato -malore. E in questo mezzo la peste verso la fine d'Ottobre parve fosse -terminata al tutto, essendo passati alcuni giorni senza che alcun -s'infermasse. Dissi, parve; perchè il dì primo Novembre caddero nuovi -malati nella contrada di s. Ferreol. Questa era abitata da ricche -persone, le ultime, che n'erano andate infette; ma pur ciò in breve -scomparve. Nell'Ottobre s'erano accolti agli ospitali della _Carità_, -e del _Jeu de Mail_ 867 malati; e ne morirono 465; nel Novembre 455, -mortine 287, e 94 ne uscirono risanati; nessun nell'Ottobre. Nella -città scemando così la malignità del morbo, andavasi ripullulando qua -e là nel contado. Crescendovi il numero degli appestati e de' morti, -per l'avidità degli eredi, ch'erano impazienti d'usar delle cose state -tocche o usate dagli appestati, il contagio ne riceveva più funesto -alimento. E questo pur toccò ai ladri della città, che ve ne aveva più -assai, che non si sarebbe giammai creduto. I servitori, i famigli, ed -anche i forzati, de' quali 691 erano stati conceduti dal 20 Agosto al 3 -Novembre, vieppeggio concorsero a questa nuova spezie di desolazione. -Imperciocchè questa razza di gente rapinatrice non guardava a ragioni -di sangue, di sesso, di età, di uficio, di condizione; ma dove giugneva -tra' morti e semivivi, talora anco al tutto uccidendogli, essi e le -case loro ne spogliavano barbaramente. Così il popolo abbandonavasi -a pari tempo ad ogni eccesso di licenza, e di dissolutezza. La -prudenza e la fortezza del Comandante ne seppe ogni avvelenato colpo -ribattere felicemente. Prigioni aperte, e pene incusse ai malfattori -repressero la malnata licenza. Il patibolo ne fu la più efficace -medicina di tanto male. Poscia a ristabilir l'ordine civile s'istituì -un Commissario, che registrasse effetti e mobili, e un Tesoriere da -custodire e mantenere i danari, trovati presso i morti senza eredi. -Assai matrimonj poi ne succedettero, ma cagion pur furono essi che la -peste ne dovesse ripullulare. Nel che è da notare l'eccesso, o abuso -che fosse per questa parte, che apertesi le chiese, principalmente per -questo obbietto, in 24 ore si trattavano e conchiudevansi comunemente. -La qual cosa ho soggiunto, come notabile circostanza od effetto di -quella e di altre pestilenze; per modo che, stante sì grande affluenza -di matrimonj, sarebbesi in poco tempo ripopolata Marsiglia, quale -era in prima, se il periodo di gravidanza avesse potuto abbreviarsi. -Quindi si riparò al disordine del troppo concorso de' villici alla -città, non permettendosene l'ingresso, che a quelli, ch'eran muniti -da cartello della Sanità, il quale accertasse, da oltre a 40 dì -non esser più segno di peste in quel luogo, dond'essi eran partiti. -All'affare de' matrimonj si provvide pur anco, mediante attestato, a -chi voleva maritarsi, di non esser punto infermo, ma di trovarsi pur -sano compiutamente. Il che importò a' medici più briga, che non fosse -quella di visitar gli ammalati. Finì la peste col finir del Novembre, -restatone qualche segnale in contado. Quivi, diviso questo in quattro -parti, rivolsero i medici le loro cure, andandone ogni dì a quelle -contrade, che gli fossero toccate a sorte. Nel Dicembre non s'avevano -in città, che cinque o sei malati per settimana, qualcheduno di più -alla campagna, dove al solstizio d'inverno si menomò per modo, che nel -Febbrajo soli 45 se ne portaron di là al civico spedale, de' quali ne -guarì la metà incirca. - -A rimettere in Marsiglia il commercio di prima, e con esso pur -il ritorno de' negozianti, e de' forestieri pubblicò il Superior -Comandante, che la città ne sarebbe al tutto purgata da ogni reliquia -d'infezione, e restituita alla prima salubrità. Detto fatto. Sì -segnaron di croce rossa le case state infette; si deputò ad ogni -quartiere un Commissario, dettosi _dell'espurgo_; dipendendo ognun -d'essi da un general Commissario, ed avente sotto di se famigli e -sergenti, a' quali ordinare gli ufici tutti e le parti di lor mestiere; -ma guardati pur essi da un deputato Ispettore. Entravan essi nelle -case de' morti appestati; ne gittavan fuori le masserizie, utili a -conservarsi, perchè si consegnassero al pubblico lavatojo; tutto ciò -che non meritava di riserbarsi, abbruciavano immantinente. Quindi -si passò ai suffumigi nelle stanze, diversi per materia e per modo; -conciossiachè altri facevansi d'erbe aromatiche; altri di polvere da -cannone, ed altri d'arsenico, e di droghe parecchie, com'era costume -antico di far in quel Lazzeretto. L'arsenico poi fu proibito da M. -Chirac. Ciò eseguito, davasi alle muraglie due o tre strati di calce, e -così ai pavimenti, sì in città, e sì nelle case del contado. Al purgare -i bastimenti del porto si durò più difficoltà, dovutosi trasportare -le mercanzie del lor carico nell'isole più vicine, e quivi darle alla -ventilazione, come si fece delle rimaste ne' fondachi e nelle case. -Ma nelle chiese, obbietto il più gravissimo, si deliberò suggellarne -con ferri ogni sepolcro, stato riempiuto di cadaveri degli appestati, -stuccatane prima ben bene ogni fessura con cemento della più dura -tempra. Si passò al fine a cercare con ogni diligenza stanze, cantine, -e tutti i ripostigli più segreti per trovarne le rubate masserizie, e -suppelletili, che vi fossero state nascoste. - -Mentre queste cose operavansi salutarmente, si riaccesero alcune -scintille contagiose; perchè ne cadder malate in città 128 persone, e -67 in campagna. Otto soltanto ne moriron di quelle, e di queste sole -dieci ne camparono; e ciò tutto nel civico spedale. A prevenirne ogni -ulteriore accidente si prescrisse il notificare chiunque si trovasse -ancora offeso da qualche rimasuglio del morbo, offerendo ai poveri -d'essere mantenuti allo spedale dalle ragioni del pubblico, e a' -ricchi di potersi intrattenere a curarsi nelle respettive lor case. Il -perchè ognun di buon grado secondò quelle misure, che ne produssero -poi buon effetto. Ciò non pertanto nell'Aprile dell'anno susseguente -di diciannove appestati novellamente ne morirono tredici allo spedale; -e soli otto di sessantacinque del territorio ne son guariti. Questo -andamento riconfortò il popolo, e tanto, che il dì di Pasqua, non -si ritenne dal gittar a terra le porte delle chiese per celebrarvi i -divini ufizi; e ciò fu in città. Prova sicura poi fu, che il malore era -giunto al suo fine, il veder ricomparire e tornare in volta le malattie -comuni, e ordinarie, ch'erano sparite, durante il contagio. Colla -primavera tornò il sereno e la calma; riavutasi la natura dal rigore -della stagione e dagli orrori della peste. Le arti, le discipline, i -costumi, e le usanze religiose e civili ripresero allora felicemente il -lor corso. - -Dopo le quali cose non mi pare inutile il notare, che, trovatesi a -Marsiglia mercanzie del valore d'oltre quindici milioni, compresi -quattro mila quintali di lana, ancorchè non sì esattamente ventilate, -prima che la peste cessato avesse dei tutto; pure, passate per luoghi e -per mani parecchie, non ne recarono nessun danno. Di 90 mila persone, -ond'era popolata Marsiglia, ne perì da 40 mila; e dieci mila in -contado. - -Ora per quello, che risguarda la medicina, il dott. Bertrand ne -distinse quel contagio in _benigno_, e in _maligno_. Que' del contagio -benigno comunemente guarivan da se, e senza soccorsi dell'arte, fra -quattro o cinque giorni, sciogliendosi la malattia con mite diarréa, o -con sudore, cagionato da leggiero emetico, o con pronta e convenevole -suppurazion dei buboni, o parimente con facile risoluzione, e senza -molestia, od altra sensibile alterazione nell'armonia delle funzioni. -Pochi per altro furono i guariti di questa foggia. Ma il contagio -_maligno_, che fu il più comune, sotto parecchie e diverse forme -si appalesava. Talora uccideva improvviso, senza sintoma, che gli -precorresse, e talor con violenti sintomi dopo le sei, le otto, le -dieci, o al più le ventiquattro ore; ma dei più tra 'l secondo o il -terzo giorno. In questi o non comparivan buboni, nè carbonchi, nè -pustole, o queste eruzioni non erano mai complete. E così in essi, -come in quelli, che morivano in sulle prime ventiquattro ore, coprivasi -tutto il corpo di petecchie, eruzione infruttuosa sopra d'ogni altra, e -la più sicura di vicina morte. - -Qualche speranza di guarigione era ne' malati, che oltrepassavano -il terzo dì, principalmente se circa quel tempo spiegavansi in essi -i buboni, i carbonchi, o qualche altra favorevole eruzione; e se -questa sussisteva nel quinto, o nel sesto giorno, sicura se n'avea la -salute dei più. Così morte sicura susseguitava in quelli, ne' quali -i buboni, o i carbonchi, s'appassivano, o risolvevansi, gli esentemi -scomparivano, sussistendo la violenza de' sintomi. - -Alcuni morivano dopo una calma troppo lusinghiera e fallace, senza -dolori, senza agitazione, con polsi naturali, e non lagnandosi d'altro -che di abbattimento, e spossamento straordinario di forze. In questi -si notò, che in mezzo a tale ingannatrice tranquillità avevano gli -occhi quasi come scintillanti, truce lo sguardo e smarrito, e non -altramente che quello degl'idrofobi. Questa disposizione, o, dirò così, -attitudine degli occhi, ben conosciuta a chi si trovò in mezzo alla -peste, scoprivasi manifesta sino alla distanza di trenta passi; ed era -sempre tristissimo indizio. Così d'altri malati avveniva, dopo ch'erano -in loro al tutto cessati i più violenti sintomi, e dopo che accusavano -di sentirsi meglio, bene, e perfettamente, morivano la stessa notte, o -il dì seguente, senza che si potesse intendere la cagione di sì strano -effetto. - -Quando la malattia terminava felicemente, per l'ordinario cessava -del tutto la febbre all'ottavo, al nono, o al più tardi all'undecimo -giorno. Se si protraeva oltre questo termine, ciò era dipendente dalla -sussistenza di qualche sintoma, che richiedeva una cura particolare. -Freschezza di età, fior di forze, vigore di temperamento rendevano più -violenta la peste, e più agevol la morte; e l'età minore, ed il sesso -femminile, e la tempera gracile e debole ne agevolavano l'appiccarsi -del male. Quindi i fanciulli e le donne furon sempre i primi nelle -famiglie, ad esser presi da questa rea pestilenza; e le donne incinte -principalmente; morte quasi tutte. Essa però non risparmiò alcuno: -ai bambini, ai giovani, ai vecchi indistintamente s'è appresa. La -decrepitezza sola fra l'altre età ne andò illesa. - -La malattia era il più delle volte preceduta da inappetenza, -nausea, vertigini, debolezza e dolori delle gambe. Talvolta assaliva -improvviso, e senza molestia precedente. - -Spiegavasi essa poi quasi costantemente con leggieri brividi, con mal -di cuore, o molesta pressura alla regione epigastrica, con nausea, -vomito, dolor di capo, vertigini, sbalordimento, e simili. Ai brividi -ne succedeva il più delle volte assai viva la febbre con calore acre -ed urente. Picciola febbre talora spiegavasi che poi s'aumentava. La -violenza del male rispondea quasi sempre a quella de' sintomi, co' -quali s'annunziava; e perciò assai grave soleva essere la malattia, -allorchè gravi erano i sintomi, che si manifestavano nel suo principio. -All'incontro se discreti erano i sintomi, coi quali cominciava, ciò era -sempre di buon augurio per il malato. - -I sintomi della malattia eran generalmente quelli delle febbri maligne -nervose o tifiche; ma le più volte portati al più alto grado di -violenza e d'intensità; e tali non di rado fin dal principio del male: -cioè, abbattimento, disperazione della salute, agitazione estrema, -nausea, vomiti, dolori, senso di molestia alla regione epigastrica, -oppressione, sincopi, diarrea, emorragie, sopore, letargo, o delirio -furioso; e questi ultimi fenomeni erano i più comuni, e non terminavano -per ordinario che con la morte. Convulsioni rare volte comparivano. -Soltanto vidersi in quelli, ne' quali nessuna eruzione erasi ancora -manifestata; o queste eruzioni erano in essi assai deboli e languide. -Talora il male assumeva l'aspetto di febbre intermittente. Appalesavasi -con freddo alle estremità, che durava quattro o cinque ore, e ritornava -ogni giorno alla medesima ora. Al freddo seguitava un forte calore -con sintomi perniciosi; sì che in sul secondo accesso o in sul terzo -l'ammalato moriva. Vermini in copia si scaricavano dagl'infermi nel -primo stadio del morbo, e nel principiar del secondo, e ciò sì per -vomito e sì per secesso, più d'ogn'altro fanciulli e donne: fenomeno, -che, come s'è detto, trasse i Magistrati nella falsa credenza che la -malattia altro non fosse che una febbre cagionata dalla miseria e dai -cattivi alimenti. La lingua in quasi tutti i malati mostravasi coperta -d una pania biancastra, solo in alcuni rarissimi casi nericcia. Questo -segnale considerevole si osservava anco in quelli, la cui febbre -era mite e leggiera. Nessun particolare offerivano gli escrementi, -e nè anche troppo acuto era il fetore, anzi minor che non soglia -aversi nelle ordinarie febbri. Naturali le orine, salvochè nella lor -superficie formavan sovente una pellicella oleosa, qual'è appunto -in quelle degli offesi da tabe. Rossigne erano pur talora nel primo -giorno, e poi facevansi anche più cariche, e alcuna volta sanguigne. -L'odore, che usciva dagli ammalati, non era da prima ributtante. -Appresso qualche giorno la traspirazione degl'infermi spargeva un certo -odore particolare dolcigno, nauseoso, senza esser nè fetido, nè troppo -forte. E tale il rendevano pur le cose, usate da loro o state nelle -loro stanze; nè 'l perdevano, se non dopo qualche tempo, e lavate in -acqua bollente, od esposte a lunga ventilazione. La diarrea, tra le -altre spezie di evacuazione, in questo morbo fu sempre la più funesta, -dove non fosse moderata e spontanea. All'andar d'essa, due o tre -volte al dì, ne conseguitò in alcuno la guarigione; non così allorchè -era più frequente, o eccitata dai purganti. L'emorragie sono state -egualmente funeste; meno qualche rarissimo caso. Il sudor naturale, -nei primi giorni del morbo, o dopo un leggiero emetico, e in istato -di calma fu assai salutare: altramente era di quello, procurato dai -rimedj, sovente fallace e sempre aumentatore d'irritazione e di febbre. -In una parola da quello il mal s'arrestava, e vincevasi non di rado; -viceversa da questo. I buboni comparivano alle inguinaglie e sotto -le ascelle. Quelli degl'inguini attaccavano le glandule della parte -superior della coscia, al disopra degl'inguini. Quando sopravvenivano -queste eruzioni nello scoppiar del male erano inutili al tutto; -viceversa se comparivan nel secondo o nel terzo giorno, propizj solean -riguardarsi, anzi critiche erano esse talvolta, calmando la febbre a -misura dell'ingrandir dei buboni; e di più felice pronostico, quanto -le dette eruzioni, fossero state, per dir così, più animate e più -vive. Terminata la febbre, assai di rado apparivan buboni o tumori. -Sopravvenivano altresì tumori al collo e parotidi; ma i tumori del -collo e le parotidi, massime le doppie, mortali furon quasi sempre; -e 'l morire de' più era per soffocamento senz'altro. I buboni non si -potevano condurre quasi mai a suppurazione nel primo o nel secondo -periodo del morbo; il che succedea di leggieri nel suo declinare, -anche usatosi lo stesso metodo e i rimedj di prima. Risolti e spariti -i buboni, nelle urine di alcuni osservavasi del pus frammischiato, per -più giorni seguitamente. - -L'eruzion di pustole e di carbonchi, e specialmente più d'uno, giovava -in ogni stadio del male. Manifestavansi, dico, i carbonchi, simili -agli antraci, e in ogni parte del corpo, o in principio, o in progresso -della malattia, sovente sopra i buboni; e per lo più con sollievo degli -ammalati; ma quei del collo, assai spesso con loro danno e mortali. - -Le pustole si facevano, quasi come altrettanti piccioli furuncoli o -bottoni, della forma d'un pan di zucchero, rosse alla base, acuminate -e con un punto bianco alla cima. Quel biancume o punta bianca -disseccavasi, in poche ore facendosi nero; il tumore estendevasi, -si facea meno il rossore, e si formava una durezza all'intorno del -tumore. Assai dolore importavano quelle pustole, e un'escara, quale -i carbonchi; e comparivano in principio e in progresso del male. Ma -nel suo declinare prevenivan esse l'accesso febbrile ed ogni sentor di -dolore. Di tristissimo fine era segno l'uscir loro sulle parotidi e in -su' buboni. - -Dalla sezion de' cadaveri non si riconobbe particolarità, che natura -e cagion del male ne appalesasse. Tutto in istato naturale in alcuni -appariva; e in alcuni qualche leggier segno d'infiammagione alle -viscere del basso ventre; il che forse era effetto dell'ultime violenze -del male. - -Il pronostico poi di questa malattia, come si fa all'incirca negli -altri mali, fondavasi sopra i sintomi, che l'accompagnavano, sopra -lo stato de' polsi, e degli esantemi. Sintomi violenti importavano -morte quasi sicura; come altresì era quasi impossibile che un malato -si salvasse senza qualche critica eruzione. Quelli dal polso buono, -espanso, forte, eguale, regolare, costante, potevano nudrire speranza -di salute, soccorsi opportunamente. Per contrario quelli dal polso -picciolo, debole, irregolare, frequente, ne avevano forte a temere, ad -onta che leggiero all'aspetto apparisce il male, e favorevoli eruzioni -comparissero. - -Di mezzo a tante varie forme e bizzarre, e alla diversa qualità e forza -de' sintomi, che accompagnavano la malattia, non si potè adottare un -trattamento curativo uniforme. Si usarono le sanguigne, i leggieri -purgativi, gli emetici, i blandi narcotici, ed i più blandi sudoriferi. -Il trattamento curativo esterno fu pur semplice e mite. - -La sanguigna in generale non doveva essere nè abbondante, nè ripetuta; -così il purgante conveniva che fosse sempre blando e leggiero. Nè -l'una, nè l'altro erano indicati, quando le eruzioni erano vigorose -ed inoltrate. Il tempo, in cui queste evacuazioni meglio convenivano, -era il primo giorno della malattia. Quando il polso era pieno, forte, -elevato, violento il dolor di testa, cominciavasi la cura dal cavar -sei once di sangue, più o meno, giusta la forza del polso, l'età, ed -il temperamento dell'ammalato; e di rado aveavi uopo a ripetere il -salasso. Ma se all'infermo dopo il primo salasso succedeano nausea -od altre sì fatte cose, faceasi uso di un emetico. In corpo robusto -e pieno preferivasi il tartaro stibiato; in un debole macilente -o delicato l'ipecacuana; ma sì l'un che l'altro rimedio in dose -moderatissima. Se dall'emetico non altro aveasi, che l'eccitarsi -del vomito senza promuovere soccorrenza del ventre, finita l'azione, -prescriveasi tosto leggiero purgante, o per lo meno un clistere. Quando -il polso non era nè pieno, nè elevato, giovava l'astenersi dal salasso, -e cominciavasi dall'emetico, per poco che fosse indicato; sempre però -in picciola dose. Se poi il corpo da curare era pieno, e conoscevasi -avervi alle prime vie molto di sabura, se gli usava un purgante, mite -però e leggiero, e a riprese, onde poternelo sospendere, caso che -l'evacuare fosse bastato al bisogno. Ciò era dopo tre scarichi al più, -già riconosciutosi che nè febbre, nè sintomi si scemavano per violenti -purganti, nè per copiose evacuazioni, che anzi ne affrettavan essi la -morte. Il rabarbaro, i tamarindi, la cassia, la manna, il sciloppo -rosato e simili erano i purganti, che si usavano. Della sena non se -n'ebbe mai buon effetto. In corso di malattia rarissime volte avvenne -ragion di purgare. Se le prime evacuazioni importavan nell'ammalato -abbattimento di forze, debolezza, e depressione de' polsi, se ne -procurava il ristoro e 'l rinforzamento con leggieri eccitanti, unitovi -spesso un po' di diascordio a fine di calmare l'effetto del purgante. - -Avveniva talora che dopo l'operazion dell'emetico o del purgante il -polso si facesse più rianimato, più elevato e forte, e più gagliarda la -febbre; ed in tal caso, essendovi delirio, o sopore, o accrescimento -del dolore di testa, si usava di un secondo salasso, d'ordinario dal -piede; facendo prendere contemporaneamente all'ammalato delle semplici -emulsioni, od altri così detti temperanti ed ammollienti; e ciò con -assai precauzione, per tema di troppo rilassamento, dovendosi guardar -sempre l'infermo contro la diarrea. Che se non mostravasi l'indicazione -nè del purgante nè dell'emetico, conveniva star attentamente osservando -l'andamento della natura, sullo stato del polso, sul grado della -febbre, ec., per minorarne l'eccitamento, se fosse stato troppo -forte, e tale da impedirne la separazione del pestifero veleno. Ciò -procuravasi con bevande diluenti e temperanti, con tisane, cogli acidi -dilungati con l'acqua panata, ch'era la bevanda ordinaria de' malati, e -quella, che veniva da essi meglio sofferta delle altre. Per l'opposito -se il polso indicava debolezza e lentore, conveniva ristorare le -vitalità e sostenere le forze col mezzo de' blandi eccitanti, dei -così detti alessiteri, fino a che comparivano alla cute le propizie -eruzioni. Quindi importava pur anche il non trascurar tutto ciò -d'onde una lodevole suppurazione dei buboni e delle altre eruzioni -summenzionate ottenere potevasi. - -I forti narcotici avevano le stesse funeste conseguenze, che i -violenti purganti. Sì gli uni che gli altri precipitavano l'ammalato -in uno stato di debolezza tale da non potersi riavere più mai; ovvero -producevano un mortale assopimento. Usati principalmente nel principio -del male, intrattenevano la sortita delle eruzioni, ed affrettavano i -sintomi mortali. Ne' soli casi di violente agitazioni fu di qualche -giovamento l'uso di leggieri narcotici, e in picciola dose. Il -diascordio mescolato cogli assorbenti die' buon effetto nelle diarree. -Dannoso si riconobbe l'usar degli oppiati nei vomiti violenti; e ciò -per l'abbattimento e la debolezza, che ne conseguitavano. Il perchè si -usava in vece la pozione antiemetica, sì come dicesi, ossia il sugo -di limone con alcuni grani di sale d'assenzio, e qualche diluente -eziandio. - -Giovava non affrettarsi troppo nell'arrestare il vomito; giacchè -osservavasi che, arrestato il vomito con troppa fretta, spesse volte -sopravvenivano dolori acerbi e laceranti, ed un ardore, che abbruciava -le viscere de' poveri malati e li tormentava fino agli ultimi istanti -della vita. - -I così detti cardiaci non facevano che aumentare l'irritamento, ed in -conseguenza rendere più violento e pericoloso lo stato del malato. - -I sudoriferi blandi furon riconosciuti li rimedj più convenienti. A -tal fine usavasi l'acqua di cardo santo, la polvere viperina, quella di -giglio ed altre sì fatte spezie di rimedj. Nè da cardiaci forti, nè da -alessifarmaci di troppa virtù se n'ebbe mai buon effetto. Anzi danno -se n'ebbe da simili rimedj, e da altri specifici, ordinati da' medici -d'alta riputazione, e in gran numero spediti a Marsiglia da Parigi e da -varie altre città della Francia. - -L'oppressione, che accompagnava la malattia, succedeva ordinariamente -o da soppresso sudore, o da scomparse eruzioni. Il perchè conosciutosi -niente essere più giovevole del sudore, nè più pernicioso del freddo, -si soleva, secondo la stagione, ben coprire gl'infermi; e per questi -riguardi salvaronsi quanti ebbero a poter mantenere, durante la -malattia, la blanda traspirazione, che in lor si produsse. - -Il governo del vivere fu vario secondo l'indole, il grado e l'andamento -della malattia, e secondo le differenti circostanze. In generale -s'è riconosciuto meglio convenire quello, che nelle malattie acute è -indicato. - -Semplice e blanda ne fu come l'interna, così l'esterna cura. Ai -buboni in istato d'infiammazione applicavasi cataplasmi ammollienti -di pane e latte, o di erbe ammollienti. A que', che in tale stato -non erano, bastava il semplice empiastro Diachilon, od altro simile. -A que', ch'eran maturi, davasi luogo alla suppurazione, aprendoli -colla lancetta, ed apponendovi talora il caustico anche nel corso -d'essa. L'applicazione del caustico usavasi specialmente co' buboni -duri e senza rossore. Dopo aperto il tumore od applicato il caustico, -procuravasi una pronta suppurazione col mezzo o del digestivo semplice, -o cogli unguenti basilicon, diapalma, di altea, col balsamo di arceo, e -simili. Questi rimedj bastavano fino alla cicatrizzazione della piaga. -Lo schiantare od estirpare le glandule fu metodo, che, oltre la sua -asprezza, riescì piuttosto dannoso, che utile. - -Nei carbonchi, a fine d'impedire la gonfiezza e infiammazione, che -ordinariamente cagionavano alla parte, vi si applicava il cataplasma -anodino di mollica di pane col latte, e si usavano le incisioni in -alcuni a croce, e in altri a cerchio, e in taluni scarificando tutto -all'intorno dell'escara; e questo era il metodo il men doloroso e -'l più mite. Staccata l'escara, vi si applicavano i summenzionati -supporanti. - -Quasi lo stesso metodo si osservava colle pustole carbonchiose, -bastando per esse, che non fossero molto considerevoli, gli unguenti -sovrallegati a staccarne l'escara, e a promuoverne la suppurazione -fino al compiuto loro guarimento. Ma allorchè la superficie della -pustola era larga e dura, e l'escara grande, se l'incideva a croce, -frapponendo all'incisione un picciol caustico, se straordinaria n'era -la durezza; continuando poscia la cura col metodo ordinario. Si osservò -non convenire alle dette pustole nè lavacro, nè bagnatura. I liquori -spiritosi le irritavano; le decozioni lenienti le rilassavano di troppo -e facevan crescere delle carni bavose; i rimedj così detti vulnerarj e -balsamici producevano alcune volte l'uno e l'altro di questi effetti; -a meno che però le ulceri non si fossero degenerate, dovendo in allora -trattarsi col metodo ordinario. Pur il vino disseccava la piaga, e -sopprimeva la suppurazione, la quale conveniva mantenere aperta al -più che si poteva, o almeno da trenta o quaranta dì, onde impedirne le -ricadute, ed ogni altra dannosa conseguenza. - -A mantenere lunga la detta suppurazione facevansi larghe fenditure o -col ferro o col caustico. Se a queste piaghe sopraggiungeva qualche -particolar accidente, vale a dire seni, depositi, infiammazioni, -gangrene, carni bavose, etc., tutto ciò trattavasi cogli ordinarj -metodi, e co' rimedj i più semplici, e senzachè vi fosse bisogno di -usar rimedj particolari; provatosi che coteste particolarità servono -il più delle volte non ad alleviarne gl'infermi, ma ad arricchirne i -ciarlatani dispensatori. - -Ciò non pertanto in tal'occasione salì in molto credito come -preservativo di peste quell'aceto aromatico, che dicesi _dei quattro -ladri_[42]. - -Nulla v'era di sicuro e di determinato sul tempo, ch'era mestieri allo -sviluppo del veleno contagioso, appiccatosi alla persona; conciossiachè -in alcune più presto, e in alcune si sviluppava più tardi, secondo -la diversa disposizione della fisica costituzion loro, e secondo il -diverso concorso delle cagioni esterne. In alcune quasi all'istante; in -altre nel giorno stesso o nel seguente (il che più spesso accadeva); -in altre si sviluppava dopo tre, quattro, o sei giorni; in altre più -tardi, e in taluno eziandio in sui trentacinque giorni, termine il più -lungo che siasi osservato. - -Queste sono le osservazioni pratiche che il Dott. Bertrand fece in -mezzo alle stragi della peste di Marsiglia. Dalla sua storia però e -dalle relazioni d'altri scrittori si ricava che molti più ammalati -non ebbero nessuna cura, e parecchi eziandio furon trattati coi metodi -empirici solamente, e senza profitto. (_Bertrand, Rélation historique -de la Peste de Marseille; Picary, Journal abrégé de ce qui s'est passé -en la ville de Marseille, pendant le Peste, tiré du Mémorial de la -Chambre du Conseil de l'Hôtel de la Ville; Papon, de la Peste T. I.; -Discours sur ce qui s'est passé de plus considerable a Marseille, -pendant la contagion, ec._) - -In Marsiglia la peste si propagò in parecchie Città vicine e -specialmente ad Aix, a Tolone, Arles, Tarascona, Martigues, ed in altre -ancora, nelle quali tutte essa vi fece gravissime stragi. In Aix, dove -si spiegò nell'Aprile 1720, una donna del sobborgo vi morì con sospetto -di peste il dì 13; ed il chirurgo, che ne fece l'ispezion del cadavere, -credette non avervi trovato che tracce di violenta colica. Ma altre -morti, poco appresso rapidamente avvenute, comprovarono l'enorme suo -abbaglio; il perchè adottaronsi tosto severe precauzioni. Il morbo -dispiegò la maggiore sua forza soltanto al principiar di Ottobre; -e chi volesse soggiungerne le stragi e gli orrori, specialmente nel -maggior freddo e nel caldo maggiore, verrebbe a ridipingere le cose -già narrate della sgraziata Marsiglia. È poi da osservare che in -tal occasione si adottò in Francia per la prima volta la così detta -Quarantena generale; ma dopo l'ennunziate immense rovine. Tal pratica -in Aix fu evidentemente utile e benefica. Imperciocchè non sì tosto -s'ebbe incominciata la general quarantena, che la peste pur cominciò -a scemarsi, dimodochè al finir d'essa, finirono insieme le malattie. -Si riprodusse però la peste nell'Aprile del 1721, trascuratosi il -disinfettar delle robe, e delle persone; ma al rimettersi della -quarantena generale, cessò il rigore del morbo, a tale che disparve -del tutto nel dì 12 Luglio, prima che finisse la medesima quarantena. -Di 24,000 abitanti di Aix, 8,000 infermatisi di peste, ne morirono -7534. Sì grande mortalità prova l'impotenza della medicina (almeno -della medicina di quell'età) sulle ragioni di questo male; e a pari -tempo dimostra quanto più giovi a migliorarne gli effetti una saggia e -provvida polizia Sanitaria. - -Gli abitanti di Bandol, picciol porto di mare presso Tolone, avendo -rubato una balla di seta, che apparteneva al carico del capitano -Chateaud, vi portaron la peste; donde poi certo Camelin, abusatosi -di un certificato di Sanità, li 5 Ottobre 1720 l'introdusse a Tolone, -mortovi poco dopo per essa con tutta la sua famiglia. Dal Magistrato -usatasi immediatamente ogni forte misura di difesa, e passati più -dì senza nuovi sviluppi, mal si credette che il morbo vi fosse -spento; perchè sul cominciar del Novembre morirono alcuni di peste; -attribuendosi però queste morti ad altre cagioni. In Gennajo essendosi -introdotte in Città per contrabbando alcune mercanzie da Aix, dove la -peste era nel forte, questo nuovo ed ampio fomite molto rapidamente -sparse la malattia in diversi quartieri della Città. Nell'Aprile -morivano dalle 200 alle 300 persone al dì. Quindi ne fu ordinato la -general quarantena, ma poco buon effetto se n'ebbe, forse dal modo -tenutovi nell'usarla. Nè altramente fu d'altre politiche discipline -dal Magistrato Sanitario ordinate. Poco appresso però essendo stato -ordinato sotto pena di morte che tutti i malati si ritirassero negli -spedali, proibito ai Medici, Chirurghi e Speciali di distribuir -rimedj nella Città, impedito ai Convalescenti di sortire di casa; -e finalmente obbligati rigorosamente tutti quelli che avevano avuto -malati o morti in famiglia a portare un segnale sopra la manica del lor -vestito, affinchè ciascuno potesse evitarli, la peste cedette al tutto -nell'Agosto del 1721 dopo uccisi 13,280 abitanti d'ogni condizion, -d'ogni età, e d'ogni sesso, al riferir di qualche scrittore. Secondo -altri, e fra questi il Sig. d'Antrechaux, 15,783 in una popolazione -di 26,260 che contava Tolone prima della peste. In Arles poi ne -estinse 8,100 di 12,000, in Tarascona 7,210 di 10,000; ed in tutta -la Provenza ne perirono 84,719. Ma di tanta mortalità ne fu in parte -cagione la fame, derivata dalla particolare avarizia di alcuni malvagi -speculatori. Persin al sepolcro persegue questo ingordo e infame vizio -gl'infelici che abbisognan di loro, mettendo a crudele guadagno le -loro sciagure. Avevan costoro già ammassati ne' nascosti lor magazzini -grande quantità d'ogni spezie di biade; ma vieppiù strignevasi -il durissimo lor cuore, quanto più la miseria spaziava per quelle -diserte contrade. Così è della corrotta e guasta natura de' sordidi -avari, pei quali in van grida la voce della natura, e l'esempio del -morire. Guai a quegli uficiali della pubblica economia che in sì duri -frangenti chiudono gli occhi su questi abusi, infingendo di non vedere -ciò che pur vedono, allettati da più vergognosi guadagni. In mezzo a -cotante angustie il Re fece spedire pel Rodano grani da provederne la -provincia; ma i procuratori d'Aix fecero per l'Arcivescovo scrivere -alla Corte, che arrivando quelle granaglie, il prezzo dell'altre -raccolte da Cittadini si diminuirebbe di modo, che non si avrebbe per -essi più il modo di pagare le gabelle reali. Che ne avvenisse perciò -non è soggiunto, ch'io sappia; nè occorre ch'io ne rinfreschi la -memoria a vieppiù esacerbar l'animo de' miei lettori. (_d'Antrechaux, -Rélation de la Peste de la ville de Toulon; Papon, de la Peste Vol. I. -fac. 343 e seg.; Boecler, Recueil des Observations; Senac, Traité de la -Peste; Traité des Causes, des accidens, et de la cure de la peste avec -un Recueil d'observations etc. Paris 1744._) - -A. dell'E. C. 1731-32. A questi anni serpeggiò la peste nella Dalmazia, -e nell'Albania Veneta, introdottavi dalla vicina Bossina, ove infieriva -con maggior forza. Essa rapì nel distretto di Spalatro da circa -trecento persone, e poco più di mille in tutte e due le provincie. Per -le diligenti precauzioni della Sanità praticate in tal circostanza, la -Città e 'l Territorio di Zara ne andarono illesi, quantunque in quel -tempo vi regnasse una spezie di carbonchio epidemico, che alcuni medici -dichiararono pestilenziale. Era allora provveditore straordinario della -Sanità in Dalmazia il N. U. Simon Contarini, che tirò una linea di -Soldatesche al confine contro la Turchia, e ve la mantenne tre anni. -(_ex Actibus Offic. Salut. Jadrens.; Danieli, Ragionamento Medico sul -Carbone pestilenziale, Padova 1732; Bajamonti della Peste di Spalato, -fac. 138._) - -A. dell'E. C. 1737. Nell'anno mille settecento trentasette l'Egitto fu -particolarmente travagliato da pestilenza fierissima, e desolatrice -oltremodo, contandosi nella sola città del Cairo la mortalità sino -a diecimila persone in un giorno. Gli Europei si chiusero nei lor -quartieri il dì 9 Febbrajo, e non ne uscirono, se non li 24 Giugno. -Questa Peste fu l'unica, giusta l'opinione degli abitanti del Cairo, -che nel secolo XVIII sia derivata dall'alto Egitto. (_Russel Patrik, -Treatise of the plague, pag. 3._) - -A. dell'E. C. 1738-39. Regnava la peste fra i Turchi nella Bessarabia -nel 1737, e specialmente menava guasti a Oczakow, capitale di quella -provincia. La detta città essendo stata in quell'anno assediata e presa -dai Russi, il contagio non istette molto a svilupparsi fra la truppa, -che venne posta al presidio della medesima. Nell'anno seguente 1738 i -Russi l'abbandonarono dopo aver demolite le fortificazioni. Ritiratasi -la guarnigione russa ai proprj aquartieramenti, la peste per loro mezzo -fu introdotta nell'Ukrania, ove imperversò dal Giugno a tutto il resto -del 1738, e parte del 1739. Dall'Ukrania non penetrò più avanti il -contagio. Il dott. Schreiber di Könnigsberg, Professore di medicina a -Pietroburgo, potè farne di ben utili osservazioni, già pubblicate per -la stampa nel 1740. Piacemi di allegarne alcune, che forse potrebbero -tornare di qualche vantaggio al Pubblico. - -I. La malattia si manifestata in molti con parossismo febbrile; con -assai grave ansietà ai precordj, dolori laterali, intenso calore -internamente, volto acceso, e furioso delirio. Gli ammalati di questo -modo morivano il secondo o il terzo giorno. In altri la malattia si -manifestava con orripilazioni e con freddo. Tardo e debole da principio -era il polso; al subentrar del calore diventava duro e celere con -violenta palpitazione di cuore, con delirio in alcuni, e con sopore in -altri; stanchezza, abbattimento di tutte le membra, oppressione, ardore -allo scrobicolo del cuore, nausea, vomito bilioso, nero, verdastro, e -fetente. Chi non vomitava, aveva dejezioni alvine della stessa natura. -Lo sternuto era sintomo mortale. - -II. I buboni, ed i carbonchi accompagnavano, per ordinario, la -malattia; ma i carbonchi incominciavano prima con un punto rosso, -che in seguito ne diventava il centro, circondato da un'areola livida -sotto l'epidermide, la quale a poco a poco si dilatava, gonfiavasi, e -diventava nera; e così gradatamente si formava il carbonchio, di figura -per lo più elittica; il quale qualche volta era sì vasto e grande, che -agguagliava la palma di una mano, ed il peso di circa una libbra[43]. -Qualche volta si alzavano in vece alcune pustole con un punto bianco -alla cima, simili affatto alle pustole vajuolose, le quali poi si -dilatavano, annerivansi, e terminavano in vero carbonchio. La comparsa -di queste pustole era sempre di favorevole indizio. - -III. Allorchè sopravvenivano le parotidi, sopra di esse nascevano -spesso i carbonchi, ovvero diventavano esse cancerose. L'amputazione -era il solo rimedio, donde concepir poteasi qualche speranza di salute. - -IV. I carbonchi erano tutti fra i muscoli ed il tessuto cellulare della -pelle; ma più di frequente si manifestavano alle clavicole, sulla spina -del dorso, in sulle rotule, alla parte superiore e posteriore della -tibia, e sull'addome, sopra l'annulo verso la linea bianca. - -V. I carbonchi, che non si formavano compiutamente, restandosi pustole -carbonchiose, o soltanto macchie rosso-brune, cangiavansi in petecchie -livide o nere; ed i malati ne morivano il secondo o il terzo giorno. - -VI. Gli ammalati, che sopravvivevano al quinto giorno, ne' quali i -buboni o carbonchi per l'innanzi duri, in que' giorni incirca passavano -alla suppurazione, trovavan sollievo degli altri sintomi, e d'ordinario -guarivan tutti. La suppurazione però durava talvolta fino a cinque o a -sei settimane. - -VII. In assai pochi casi i buboni passarono alla risoluzione. Quando -i buboni non tendevano alla suppurazione prima del quinto giorno, e -continuavano ad affliggere i malati con una pressura agl'inguini, a -guisa di tesa corda, che gli forzava a zoppicare, ovver si gonfiavano -profondamente senza tendenza a suppurazione, era cosa di cattivo -presagio. D'ordinario sopravvenivano le petecchie livido-nere, le -quali erano sempre un sintomo precursore di morte. Talvolta restando -i buboni stazionari senza la sopravvegnenza di sintomi più gravi, e -senza passare a suppurazione fino al nono giorno, l'ammalato ne provava -d'insofferibili ardori per tutta la persona, spezialmente ai lombi ed -alle braccia, a tale che gliene veniva impedito il moto. In tali casi -poche ore appresso comparivan pustole con una punta bianca, le quali -serpeggiando degeneravano in carbonchio, ed erano di buon preludio. -Diversamente gli ammalati si morivan nel nono giorno, o, al più tardi, -in sul tredicesimo. - -VIII. Alcuni malati morirono improvvisamente per effetto del terrore -d'inevitabile morte. Alcuni, dopo un leggiero dolor di capo, nel terzo -dì sentendosi avvicinar l'ora estrema (e questo è fatto) si prendevano -spontaneamente da se quella cotal veste, colla quale dovevano esser -sepolti, e morivano placidamente senza alcun segno esterno, conservando -fino all'ultimo momento una piena serenità della mente. - -In alcuni si manifestavano delle pustole nericce della forma di quelle -del vajuolo, ovvero dei _flicteni_ alla regione dello scrobicolo del -cuore. - -IX. Altri poi (e ciò specialmente verso il terminar del contagio) -avevano una peste così benigna, che si trovavano star bene, come -se fossero stati sani. Comparivano in essi istantaneamente buboni o -carbonchi; e gli uni e gli altri però senza sintomo febbrile. - -X. I fanciulli, sotto degli otto anni, andavano quasi tutti immuni dal -contagio. Per opposito le donne, e le fanciulle da marito sono state le -più maltrattate. - -XI. Le donne incinte sotto del terzo mese, ancorchè attaccate dal -contagio, andavano d'ordinario esenti dall'aborto, e dalla morte, -mentre all'incontro le gravide dal quinto al settimo mese abortivano -tutte, e morivano irreparabilmente. - -XII. Quelli, che avevano o piaghe od ulcere croniche, furono -interamente salvi dal contrarre la malattia. Neppur solo un tisico fu -attaccato dalla peste. - -XIII. Quelli, che pativano di dissenteria o avevano diarree croniche, -attaccati che fossero dalla peste, morivan tutti. - -XIV. L'uso della voluttà, e l'ubbriachezza rendeva la malattia -tostamente mortale. - -XV. Molti vecchi sono altresì periti di questa pestilenza, ma senza la -comparsa di buboni, nè di carbonchi. - -XVI. Apertisi alcuni cadaveri di tali appestati, non altro vi si trovò -che ai polmoni alcuni punti neri cangrenati, e la vescichetta del fiele -ridondante di bile fluida e gialla. Erano pur alquanto giallognole le -parti adiacenti alla suddetta cisti felea. - -XVII. Intorno ai preservativi si notò qualche attività nella canfora; -e specialmente nei preparati di gomme fetide, miste alla canfora. Così -pur tenevasi per salutare il fumar tabacco, siccome anco il masticarlo. -Dalla cacciata di sangue per prevenire la malattia nessuna utilità -se n'è osservata. Ma di tutti i preservativi l'ottimo custode, e 'l -migliore si riconobbe essere la separazione degli infetti dai sani. - -XVIII. In riguardo poi alla cura, l'ipecacuana, data subito nel -principio, ovvero alla prima ingruenza del male, riuscì un eccellente -rimedio per troncare ogni azion del contagio. Ciò fu pure del vitriuolo -bianco, somministrato come nauseante o vomitivo. Il tartaro emetico -eccitava spasmi troppo violenti allo stomaco, e riusciva piuttosto -dannoso, che utile. - -XIX. Se il vomito, che destavasi sotto l'uso dell'emetico, era troppo -forte e continuo, soleasi raffrenarlo coll'applicazion d'un empiastro -di teriaca alla region dello stomaco, e colla stessa teriaca presa -internamente. - -XX. Allorquando l'ipecacuana o il vitriuol bianco venivano -somministrati nel primo giorno, seguita l'azion del rimedio, il polso -facevasi più spiegato, la febbre acquistava un andamento più regolare, -e nel quarto o quinto giorno comparivano i buboni o i carbonchi. - -XXI. Che se non si dava l'emetico subito nel primo giorno, ma -in vece somministravasi nel secondo o nel terzo, i malati non ne -risentivano beneficio di sorta: anzi dopo l'emetico, preso tardi, -si vide accrescersi tutti i sintomi d'irritazione al ventricolo, in -guisa che i malati che, esempligrazia, nel terzo giorno prendevan -l'emetico, morivano poi d'ordinario nel quinto o nel sesto, agitati da -convulsioni, e con petecchie nere alla superficie del corpo. - -XXII. I purganti eccitavano ben di leggieri la diarrea, la quale dovea -sempre riguardarsi pericolosa. Si tentava di riparare alla diarrea -coi clisteri ammollienti, o semplici o uniti col rosso d'uovo e colla -trementina. - -XXIII. In seguito, già cresciuto il morbo, si prescriveva il roob di -sambuco cogli occhi di cancro p. p., la mistura canforata, il liquor -volatile di corno di cervo, la teriaca coll'aceto, l'aceto bezoardico, -e il nitro misto con quattro grani di canfora. Altri ordinavano le -terre assorbenti. Le bevande diluenti, calde, acidette riuscirono di -molto giovamento. - -XXIV. La dieta prescritta era tenue, quale conviensi ne' morbi acuti; -e quando i buboni erano già comparsi, convenivano i brodi di carne -coll'acetosa, od altre simili sostanze vegetabili, e acidette. - -XXV. Altri biasimavano il salasso, ed altri il lodavano, anche -ripetuto, specialmente se sussistevano alla cute macchie rosse, e non -erano per anche apparsi buboni, nè carbonchi. - -XXVI. Nel trattamento esterno, all'oggetto della salute dell'ammalato -mal si mirava da que' chirurghi, che procuravano la risoluzione dei -buboni. - -XXVII. Si applicavano i vescicanti su i nascenti buboni, e ciò -con buon successo. Quindi, tostoch'erano ammolliti, medicavansi -coi cataplasmi. In alcuni luoghi venne utilmente usato l'empiastro -magnetico arsenicale. Fra tutti fu riconosciuto doversi dar preferenza -al cataplasma comune di farina di frumento, miele, e croco; ovvero a -quello di cipolle arrostite. - -XXVIII. Le scarificazioni sulle parti vive presso ai carbonchi -riuscirono sempre utili. Si scarificavano circolarmente i carbonchi, -o si circoscrivevono colla pietra infernale. All'uno e all'altro -metodo ne conseguitava facile suppurazione; la quale trattavasi poi -coll'unguento digestivo, e coi cataplasmi ammollienti. - -XXIX. Sonosi finalmente osservate molte nutrici infette, continuare -alcuni giorni ad allattare i lor bambini, senza ch'essi contraessero -la malattia, e senza alcun lor detrimento[44]. (_Schreiber, Jo. Frid. -Observationes et Cogitata de Peste; Mertens Observ. Med. V. I. P. II._) - -A questi stessi anni 1738-39. la peste che travagliava la Bessarabia, -la Romelia, la Servia, e la Valachia, e che infuriava in que' Paesi -Ottomani, che confinano colle Signorie della Casa d'Austria, penetrò -con molto impeto ne' Comitati limitrofi dell'Ungheria e della -Transilvania, e vi fece molte rovine. A questi anni, ed appunto per tal -circostanza, la Suprema Commissione Aulica di Sanità in Vienna d'ordine -Sovrano pubblicò un'Opera sulla maniera di conoscere, preservarsi, e -curare la peste. (_Kurze Einleitung zur Erkenntnis und Vertilgung des -gegenwärtig besorglichen Pestübels auf allerhochsten Befehl Seiner K. -K. A. Majest. etc. Wien 1738. e ripubblicata a Vienna e a Praga nel -1758._) - -A. dell'E. C. 1742-43-44. Nel mille settecento quarantadue si -riprodusse la peste in Aleppo, e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò -la sua maggiore fierezza, cagionandovi immense mortalità. Nel 1744 -comparativamente agli anni precedenti fu assai mite, e discreto fu -il numero delle sue vittime. (_Russels, Alexand. Natural. Hystory of -Aleppo._) - -A. dell'E. C. 1743. La città di Messina contava 168 anni dall'ultima -pestilenza. Essa n'era stata afflitta nel 1575, allorchè gran parte -d'Italia, e della Germania, ed altri paesi molti di Europa, come s'è -detto, (_fac. 366 e seg._) provarono di questo flagello i funestissimi -effetti. In quest'anno 1743 la peste s'introdusse di nuovo in Messina -incognita e mal appresa, come è avvenuto di molti altri paesi di -Europa, e vi operò immense rovine. Essa vi fu recata col mezzo di -una tartana Genovese, proveniente da Missolongi, picciolo paese della -Grecia, situato alla bocca del golfo di Lepanto. Questo bastimento, -carico di lana, frumento, e finissime telerie, manifatture di Levante, -era partito da Missolongi il dì 20. Febbrajo, ed approdò a Messina -il giorno 20. Marzo, dopo trenta giorni di viaggio. La patente di -Sanità, di cui fu portatore, era _netta_, e senza postilla di sorte. -Assunti i costituti tanto del capitano del bastimento che dello -scrivano, giurarono di non aver avuto comunicazione per via nè con -altri bastimenti, nè in altro paese, da che si partirono da Missolongi. -Fatto l'incontro però delle persone dell'equipaggio, che dovevano -esser dodici, compreso il capitano, di nome Aniello Bava, si riscontrò -che mancava un individuo. Chiestone conto ai restanti compagni, -deposero, che il marinajo che mancava era morto nel corso del viaggio -da malattia ordinaria, cagionata dai gravissimi patimenti sofferti nel -lungo tragitto, in cui a burrascosi venti e procelle eran stati spesso -soggetti. Ragunatisi i signori della Sanità; e considerando, che non -potea non esser naturale la morte di un marinajo nel corso di un tanto -disastroso viaggio, qual dal capitano riferivasi; che la Patente della -Sanità era _netta_ affatto; che i costituti giurati provavano non -avervi avuto comunicazione per via, determinarono doversi ammettere -quella provenienza a quarantena, conformità delle Istruzioni e delle -Leggi del Lazzeretto di Messina. Vi si permise quindi il discarico -delle merci. Due giorni appena erano scorsi, che il capitano del -bastimento infermò con resipola nella faccia, secondo la relazione -del medico del Lazzeretto, e morì in tre giorni. Giudicarono i medici -essere stata cagione di sì breve morte la retrocessione della resipola. -Ciò non pertanto il Magistrato di Sanità ne fece seppellire il cadavere -colle più rigorose precauzioni sanitarie. - -Passati altri due giorni appena, un altro individuo del bastimento -si ammalò, e i medici accorsivi per visitarlo, il trovaron già morto -sulla nave medesima. Ordinaron essi, che fosse il cadavere messo -alla pubblica vista, ma nessuno volle toccarlo, asserendo le restanti -persone dell'equipaggio esser lui morto con tumore sotto l'ascella, -e con petecchie per tutto il corpo, in guisa che lo giudicarono -tocco da peste. Rapportata l'infausta notizia al Magistrato, se ne -fece un congresso di varj personaggi i più distinti, e de' medici i -più riputati della città. Discusse le varie opinioni sulla maniera -di sbrigarsi di tale imbarco e mercatante, si determinò finalmente, -all'esempio di un simil caso poco prima accaduto in Livorno, di doversi -bruciar la tartana con tutto ciò, che dentro vi era, alla distanza -di otto miglia dalla città, salvate le genti. Il dì 30 Marzo fu il -tutto puntualmente eseguito. Insorta però furiosa tempesta, mentre il -bastimento era in fiamme, per la violenza delle onde da gagliardissimo -vento agitate essendo stato dibattuto fieramente, fu spinto ad arenare -al lido stesso di S. Paolo, e porzione della lana e del frumento ne fu -disperso per quella riviera. I signori della Sanità, che accompagnavano -la tartana, diedero gli ordini più opportuni per ovviare ogni pericolo -dipendente da tale ingrato avvenimento. Si abbruciarono il dì appresso -le mercanzie state scaricate al Lazzeretto, e si confinò l'equipaggio -entro un barracone di tavole, eretto espressamente a tal uopo sulla -punta detta la Spina, luogo isolato e lontano. Da doppia linea di -guardie venne questo provvisorio Lazzeretto circondato, restatovi colà -uno dei senatori ed un nobile, dì e notte sopravveglianti. - -Terminata la quarantena senza verun tristo accidente, anzi senzachè -alcuno si sentisse neppur indisposto, la mattina del 15 Maggio se ne -rendettero pubbliche grazie al Signore, e si cantò solenne _Te Deum_ -nella Cattedrale, con universale consolazione. Di effimera durata -fu tale allegrezza, mentre poche ore appresso si rilevò, che nel -quartiere, detto dei _Pizzilari_, si erano manifestate febbri di mal -costume accompagnate da buboni e da altri pestiferi sintomi. Inviatisi -tosto colà i medici della Deputazione per osservare gl'infermi, e -riconoscere la natura del male, ne riferirono «che avendo visitato -gli ammalati, e considerato con ogni attenzione l'essenza e qualità -delle malattie, non trovavano in conto alcuno esser esse contagiose -e pestifere; che credeano sì essere le stesse malattie epidemiali, -che s'erano fatte vedere nel Febbrajo ultimo scorso[45].» La stessa -relazion diedero i medici, ch'erano alla cura dei malati, e dello -stesso parere si dichiararono quelli stessi, a' quali veniva attribuito -di aver divulgato esservi la peste nella detta contrada. - -Tale dichiarazione medica sollevò gli animi, e fece sì che i Magistrati -si abbandonassero ad una cieca fiducia, trascuratene le più opportune -precauzioni. - -Somministraronsi però a' poverelli per la città sussidj di pane, -carne e vino, perchè con tali alimenti potessero meglio resistere -alle impressioni dell'aria. Si fecero seppellire cadaveri in calce -viva, per la corruzione e fetore straordinario, che spandevano. -Si fece bruciare per la città delle ossa, ed altre cose tenute per -alessifarmache, e obbligaronsi i medici a presentare ogni dì una lista -al Magistrato di Sanità delle malattie, che avevano in cura, e simili -altre cose. Moltiplicavasi infrattanto di giorno in giorno il numero -degli ammalati e quello de' morti; il morbo si spargeva rapidamente -negli altri quartieri della Città, ed in mezzo a tutto questo le -relazioni de' Medici continuavano ad assicurare «che _non era mal -contagioso, ma epidemia maligna_». Fondavan essi le ragioni di cotal -loro giudizio, sul non osservarsi comunicazion del male a coloro, che -assistevan gl'infermi, quando, se peste fosse stata, dicevan essi, -doveva mostrarsi il morbo sommamente contagioso, giacchè i buboni, gli -antraci, le petecchie erano sintomi equivoci, e comuni con altri mali; -perchè neppur al sommo mortiferi eran que' morbi. Uno de' Medici però, -il cui nome non ci fu tramandato, non persuaso delle suddette ragioni, -e temendo dell'ingannevole progresso d'un terribilissimo male, che -insidiosamente comincia e insinuasi occulto e leggiero fra le genti del -popolo, e poi ingigantisce nella sua forza, attaccando ogni sorte di -persone, dubitava che fosse peste effettivamente, adducendone esempj -simili, in cui s'ingannarono uomini insigni, e di profondo sapere, -come in Palermo l'Ingrassia l'anno 1575; in Venezia il Mercuriale, -ed il Capodivacca nel 1576, ed altra volta nella stessa Repubblica -il dottissimo Massa; e così in Napoli molti altri valentuomini nel -1556; in Vienna l'anno 1713; ed in Marsiglia nel 1721 ecc.: che perciò -consigliava praticar cautele, come se fosse stata vera Peste, senza -però dar per sicuro che tale si fosse. - -Questa opinione così isolata, e dagli altri medici vivamente confutata, -non prevalse, perchè ne seguisse in detti giorni il sequestro generale -della Città, il quale far si doveva, nè bastò a far adottare altre -valide misure di riparazione. La moltitudine de' malati però riempiva -di timore l'animo de' cittadini. - -Giunto il primo di Giugno, ed oltrepassando il centinajo il numero -degli estinti, col vedersi attaccati gli assistenti e coabitanti in -una stessa casa, ed essere il periodo dell'infermità assai corto, -cominciarono i medici ad accorgersi dell'errore, ed a conoscere pur -troppo evidente il carattere del male, che di giorno in giorno si -faceva più esteso e spaventevole. Quindi si ordinarono alcune cautele. -Ma pur troppo non corrisposero, perchè tardi s'era ad esse fatto -ricorso. Nei due seguenti giorni, 2 e 3 Giugno, morirono 279 persone, -e più d'altrettante cadettero inferme. Moltissimi furon coloro, che -fuggirono dalla città, ritirandosi alla campagna. Nei giorni 4, 5 e 6 -Giugno 432 persone cessarono di vivere, oltre un numero assai maggiore -d'infermi. - -La mortalità cresceva ogni dì. Cominciò a sconcertarsi ogni -regolamento; s'introdusse la confusione, il disordine, che giunsero -a tale da costernare qualunque animo forte. Riempite le fosse, non -sapeasi più ove porre i cadaveri. Mancarono i beccamorti; sparirono -i carri e le carrette; non trovavasi più chi si prestasse per i bassi -servigj. Ognuno si nascose, e rintanò, procurando salvarsi. I villaggi -fecero unione respettivamente di guardarsi, e non lasciavano più -accostar gente, che dalla città procedesse, impedendo eziandio fino il -macinarsi grano per li bisogni della città. In ogni passo scorgevansi -disordini; in ogni provvidenza incontravansi ostacoli, ed intoppi; da -per tutto non v'era che angustia, costernazione, e morte. - -Acciocchè possano i lettori formarsi più adeguata idea delle crudeli -estremità, a cui fu ridotta Messina sotto i colpi di questo tremendo -flagello, mi farò a riportare alcuni brani della descrizione, che ce ne -lasciò lo storico Turiano. - - - STORIA DEL CONTAGIO DI MESSINA - - Cap. X. fac. 29. - - «Crescendo ne' successivi giorni a dismisura la strage, e la fatal - forza della pestilenza, giunsero allo stato di non essere più in - modo alcuno riparabili i disordini, la confusione, e la universale - miseria: si ridusse la Città tutta, ed i borghi ad una piscina - d'ammorbati. Gli estinti restavano nelle strade, e nelle case senza - esservi chi li trasportasse. Ogni giorno contar potevasi a migliaja - quei, che cessavano di vivere. I deputati, depositarj, guardiani, - subalterni, oggi vivi, dimani o morti, o moribondi osservavansi. - Non restarono più fornari, fabbricatori del pane; mancarono affatto - i legni per cuocerlo, eziandio per le case, ove taluno adattavasi - per farselo; mancarono i Parrochi, i Preti, e gli Ecclesiastici che - somministravano i Sagramenti; ed in somma li Senatori, e i Deputati - di salute si videro nel più funesto stato di abbandono, e di - costernazione, senza ajuto di subalterni, e colle strade seminate - di cadaveri, che per la forza del velen pestilente gonfiavano, - annegrivano, e divenivano orrido spettacolo d'abbominazione e di - spavento. Nondimeno non abbattendosi continuarono personalmente con - la forza del danaro a procurare l'assistenza di qualcheduno che - aver poteano a sommo stento, per soccorrere di viveri le persone - chiuse nelle case, che dalle finestre chiamavano ajuto, e soccorso, - per non perire di fame e di sete. - - Non poterono però a lungo mantenersi nell'opera suddetta, - poichè, attaccati dal morbo, cominciarono a perire; tantochè un - solo de' Senatori, ed un altro solo pur de' Deputati di salute - sopravvissero. - - Sotto li 17 del detto mese di Giugno si scrisse dal Senato al Gran - Maestro della Sagra Religione Gerosolimitana, pregandolo di mandare - qualche numero di schiavi, ed almeno due medici pratici di Peste, - per ajuto di questa città, che periva. Ma la lettera non giunse - forse, perchè neppur risposta s'ottenne. - - Correndo il dì 20 Giugno, e moltiplicato essendo nella città il - numero de' cadaveri insepolti, in guisa che ne' piani ed innanzi le - porte delle chiese a catasta marcire vedeansi, mosso a compassione - l'Eccellentissimo Signor Generale Governatore, il quale in tutta - la lagrimosa serie degli accidenti sovranarrati non lasciò mai di - contribuire l'opera sua autorevole a bene della città, fin dove - gli fu richiesta dal Magistrato di Salute, a di cui carico era - l'operare in tali circostanze, mosso, come dissi, a compassione - dello stato infelicissimo della città, aderì alle istanze fattegli - di destinare numero 200 di soldati, con vesti impeciate, uncini, - pale, ed altri ordigni, per levar i cadaveri, ed in fosse profonde - sotterrarli fuori della città. Ma non essendo stato possibile aver - carrette per lo trasporto, e molto più che moltissimi cadaveri - erano già aperti e corrosi, si pensò far li fossi in città ne' siti - più larghi e piani, ove canali d'acqua non s'incontrassero. Ma poco - potè in pratica eseguirsi simil provvidenza, poichè non bastanti - spazj trovandosi per detti fossi, nè riuscendo questi a proposito - per non restar l'aere, e la città contaminata dagli aliti, e dal - fetore, oltre il numero successivo, che avanzava de' defonti, si - risolse alla fine di bruciargli negli stessi luoghi dove erano, - accompagnandoli con pece, zolfo, bitumi, ed altri generi, che - facilitassero l'incendio, ed atti fossero a purgar l'aere dalla - infezione. Così dal Capitan D. Gennaro Coppola, e dall'Alfiere - D. Vito Melorio, ch'ebbero in sorte di sopravvivere a tale - incombenza, con amore, e zelo giammai abbastanza lodato, si praticò - esattamente, consumandosi quantità incredibile di detti generi, - quali neppur bastevoli riusciti essendo, fu necessità di continuar - l'incendio con l'ajuto di legna, frasche, tavole, ed altre simili - cose eziandio servibili. - - Io, che, a servire la Patria, mi trovai presente in tutta la - strana disovranarrata tragedia, prima che oltrepassassi, non - posso tralasciare di dire, che in quei giorni infelici, quando - si bruciavano i cadaveri, era la vita più tormentosa della morte - medesima, poichè parea che giunto fosse il dì estremo per Messina, - lungi d'ogni riparo. Gli elementi pareano a suo danno congiurati, - poichè l'aria da' letali miasmi avvelenata, il fuoco da per tutto - acceso, oltre il calor della stagione, togliea quasi il respiro; - l'acqua era calda, e di maligni atomi impregnata, più tosto - accendeva, che smorzava la sete; la terra tutta piena di schifose - corruttele. Rendeasi in somma detestabile il vivere. I sensi tutti - pativano. La vista da quegli oggetti lagrimevoli offuscata, e dal - fumo intorbidata, pativa tormento, che non è dicibile. L'udito da - gemiti, e da sospiri, da moribondi, da voci di miseri deliranti, - che per le strade correndo lasciavano di vivere, era funestato. - L'odorato dalla puzza de' cadaveri, dal fetore de' bitumi, e - dall'aria gonfia di corruzione pativa pena incredibile. La lingua - era secca ed arida, col gusto depravato, oltre la fame, e sete, - e mancanza de' soliti ristori, che l'affliggevano. Le mani ed il - tatto per tutto il corpo era totalmente perduto, temendo ciascuno - di toccare per non infettarsi, abbominando eziandio le proprie - vesti, i letti, e le proprie case, divenute occasioni prossime di - pericolo, e di morte. La memoria era conturbata per la circostanza - de' perduti congiunti ed amici, e per quei che stavano agonizzanti. - L'intelletto oppresso dalla confusione, non sapendo pensar riparo - a male sì grande, senza luogo, ove fuggir si potesse, senza forza - come resistere, senza consiglio, e senza sovvenimento da lontani, - e da prossimi. La volontà confusa, mancando alle risoluzioni - l'effetto, a' mezzi l'esecuzione, a' pentimenti il profitto, a' - rimedj la possibilità. Vedeasi morir le madri con figli lattanti - alle poppe; i bambini per le strade pianger morendo in seno - alle madri già estinte; il padre, le donzelle ignude esponersi a - catasta de' cadaveri, il marito abbandonare la moglie, il fratello - la sorella, senza restar chi dasse soccorso; tirarsi per morti - persone ancor moribonde, starsi i viventi coricati co' morti per - più giorni, senza aver in casa chi li separasse, furono spettacolo - terribilissimo in quel tempo d'incomprensibile angustia. Io che per - le incombenze di mia carica dovetti essere spettatore infelice di - sì orrenda tragedia, non altro, che lagrime, dì e notte spargeva - dagli occhi, mirando l'eccidio dell'afflitta patria, resa oggetto - il più lagrimevole di desolazione. Piangevo i figli perduti, i - fratelli estinti, gli amici spiranti, i cittadini dispersi, le - belle arti, che in Messina rifiorivano gloriose, già poste in - rovina. Ah, dissi, sfortunata Messina, che in questo tempo appunto - nell'anno precedente fosti la maraviglia delle nazioni, e l'amore - de' popoli, celebrando con pompa inarrivabile la secolar memoria - della Gran Madre di Dio, nel mentre fra mortali dimorava, qual ti - veggo ora miserabile deformata!..» - - I casali vicini alla Città provarono tutti l'orribile scempio, - tranne due soli, Molino, ed Artelia. Delle ville del Distretto - parecchie restarono illese, altre più terribile soffriron la - strage, specialmente Monforte, Venetico, e Fiumedinisi. Questo - flagello cominciò a diminuire ai primi di Luglio; fu in piena - declinazione in Agosto, ed in Settembre si considerò interamente - cessato. Dai 6 Settembre ai 14 non morì che una donna da - decrepitezza. Il numero dei morti nella Città e nei sobborghi fra - una popolazione di 40321, fu, nello spazio di tre mesi circa, di - 23841. Ne' casali de' contorni sono morte 14561 persone. - - Fra le cose più considerevoli, che accompagnarono questa - pestilenza, sono state rimarcate le seguenti. - - 1.º Per tutto il corso del mese di Maggio, quantunque la peste - fosse nel suo maggior vigore, non si videro mai comparire - carbonchi, e solo nel Giugno incominciarono a manifestarsi. - - 2.º In mezzo a sì estesa dilatazione del morbo, e ad una strage - pressochè universale, i conventi delle Monache soggetti a clausura - si sono preservati illesi quasi tutti, sebbene fossero 14, - contenenti in complesso più di 600 persone. Non così quelli dei - Frati, e d'altri Sacerdoti claustrali. - - 3.º I guariti dal contagio non furono più attaccati da esso, - quantunque servissero ed assistessero continuamente gli ammorbati, - e maneggiassero eziandio senza riserva le robe loro, tranne però - due casi di persone, che servivano gl'infetti nello spedale, e che - riattaccarono la peste, forse perchè non erano bene guariti. - - Avendo il Re mandato in Messina in tempo del contagio quattro - schiavi barbareschi, che patito avevano la peste in Levante, - impiegativi ne' più pericolosi servigj in tempo, che il morbo - durava più vigoroso, niuno di loro ne fu attaccato, e vissero sani. - Lo stesso avvenne di una donna, che superato aveva la peste in - Marsiglia nell'anno 1721. - - Il Senato, volendo togliersi dal pericolo della sussistenza di - ogni fomite contagioso, fece istanza, perchè fosse data mano - all'espurgo. Ma il Re disposto avendo che venissero da Venezia - persone capaci e pratiche per eseguirlo, d'uopo fu aspettarne - l'arrivo, che poi successe nel Dicembre 1743. Da Venezia furono - spediti all'effetto il D.r Pietro Polacco, un Coadiutore, tre - Guardiani, e due Bastazzi. - - Si cominciò spurgare in primo luogo l'antico Lazzeretto nel braccio - di S. Raineri. Indi si pubblicò bando penale con le disposizioni - preliminari dell'espurgo generale. Consistevano queste «in dover - ciascuno nettar di stracci e di robe inutili le proprie case, - facendoli metter in istrada, ove i condannati ogni giorno con - carrette a tal uso assegnate li trasportavano ne' piani per - brugiarsi; che si uccidessero gli animali domestici con pelo, - che potrebbero da una casa all'altra trasportar il malore, in - caso di esistenza nelle case infette, che rimaste erano chiuse ed - abbandonate dopo la morte degli abitatori; e che in ogni quartiere - i più assennati cittadini fossero per deputati, accinti ad eseguir - le provvidenze e regole, che dal D.r Polacco doveansi designare.» - - In questo frattempo il contagio attaccò nella terra della Scaletta, - che fin allora erasi mantenuta illesa, e nell'altra di Calveroso. - Ma mercè le cure de' Vicarj Generali di quelle vicinanze, il male - non si dilatò; ed in quelle poche case e famiglie, ove si sviluppò, - rimase anche estinto. - - Il dì 11. Gennajo cominciossi la disinfettazione della città. Vi - assistevano personalmente il Sig. General Governatore, l'Ispettore, - il D.r Polacco, ed altri ragguardevoli soggetti. - - I Guardiani e i Bastazzi, con sufficiente numero d'inservienti - divisi in squadriglie, visitavano le case, togliendone fuori le - robe suscettibili, che trasportavansi nel Lazzeretto, le inutili si - bruciavano, e le non suscettibili si lasciavano alla ventilazione - entro alle case stesse, le quali si facevano bene scopare e - pulire, barricando poscia le porte, che si segnavan di rosso, onde - riconoscere per visitate e spurgate. - - Prima di entrar in esse vi si facevan profumi violenti di pece, - antimonio, zolfo, orpimento, nitro, e canfora. Ad ogni squadriglia - di spurgatori assistevano due Ecclesiastici incaricati di formar - gl'inventarj di tutte le robe, che si passavano al Lazzeretto. Nel - tempo degli espurghi furono attaccate dal contagio diciassette - persone in alcuni casali, contigui alla città, delle quali nove - morirono. Prese all'istante le opportune precauzioni, il male - non si dilatò. Continuossi con buon ordine la disinfettazione in - città, e nello spazio di 26 giorni vi si condusse a termine. Quindi - si proseguì nel territorio; ma verso la metà del Marzo si seppe - esservi in Pezzólo la peste, colà introdotta col mezzo di robe - infette portate clandestinamente. Undici persone appartenenti a tre - famiglie ne furon colte. Interdetta ogni comunicazione, e stabilito - rigoroso sequestro delle case infette, con doppia linea di guardie, - se ne continuaron gli espurghi, nè altri tristi accidenti sono - accaduti in Pezzólo. Condotti felicemente a termine in ogni luogo - gli espurghi, li 29. Maggio 1744. Messina fu dichiarata libera - e sana, riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito in ogni - sua parte il commercio colle altre città del Regno e coll'estere - Nazioni. (_Turriano, Memoria istorica del Contagio della città di - Messina._) - -A. dell'E. C. 1745. In una villa del contado di Zara (_Dobropoglie_) -presso Ostravizza s'introdusse in quest'anno la peste, che distrusse -la maggior parte di quegli abitanti. Un Morlacco, fuggito da Travnick, -città della Bossina, ve la recò. Nei primi giorni del morbo tre -individui del succennato villaggio infetto si trasferirono a Zara, -e fra numeroso popolo affollato entrarono in chiesa per baciar -l'arca di s. Simeone, secondo il costume di quel paese. Terminati -i loro affari in città se ne ritornavano alle case loro, quando -poco lontano da Zara cadettero morti con buboni ed altri segnali di -peste, che si riscontrarono al momento dell'ispezione fatta sui loro -cadaveri. Nessuno sviluppo di contagio è accaduto in Zara, e senza -altre conseguenze vi si estinse pur anco nel summenzionato villaggio, -essendosi dato il fuoco alle case infette d'ordine del colonnello del -contado co. Possedaria (_In Actib. Offit. Salut. Iadrens._) - -A. dell'E. C. 1752-53. Nel mille settecento cinquantadue la peste fu -portata in Algeri dalle Provincie Occidentali di quel regno, dove -infieriva da varj mesi, col mezzo di alcune persone infette, che, -secondo il costume di que' paesi, vi sono state liberamente introdotte. -Serpeggiò occulta da principio per qualche tempo sotto colore di -altre malattie comuni, finchè al soffiare di venti meridionali umidi -e soffocanti per varj giorni seguitamente, si appalesò in Giugno -con generale incendio della città. I Consoli delle varie Nazioni, -ed i mercanti Europei si chiusero tosto nelle lor case, muniti di -tutto ciò, che è opportuno in simili circostanze per preservarsi -contro gli attacchi del male non solo, ma contro la fame eziandio, ed -altri disordini, che sogliono essere della peste compagni. Infatti -alcuni giorni appresso, intimoriti i _Kabaili_ (ossia Montanari), -ed i _Piskari_, (confinanti col deserto, per convenzione destinati a -servire sotto un suo capo ai bisogni pubblici della città di Algeri) -fuggirono tutti; quindi mancarono le necessarie provvigioni per la -città, non avendovi più chi volesse trasportarle. Il Governo fece -intimare la forca ai fuggiaschi, e con pari minaccia obbligò le genti -di campagna a vendere al solito, benchè più care, le loro derrate. -Questo provvedimento portò l'effetto desiderato; ma sparse di siffatta -guisa la pestilenza, tanto ne' vicini, che ne' rimoti villaggi, che la -desolazione è divenuta poco meno che universale. - -La maggior parte de' Mori, cittadini di Algeri, si è rifugiata nelle -proprie ville, che sono ne' contorni della città abbondantissime; ma -con poco effetto; mentre, comunicando eglino nel tempo stesso con la -città, ne son morti alla campagna in numero forse maggiore, che dentro -alle case di Algeri, ove perirono in quell'anno da oltre cinque mille -persone. - -Il caldo della stagione mostrò di contribuire all'aumento del male, -essendosi osservato che, secondo che crescevano i gradi del calore, -la forza pur del male aumentavasi, misurata dal numero degl'infetti. -Però la temperatura in Algeri non si vide mai montare oltre il 28.º -grado del termometro del Farenheit; ed a questa circostanza alcuni -attribuirono la mediocrità della strage, la quale invece nelle interne -mediterranee pianure, ove il calore è molto più forte, fu molto più -formidabile. Si è pur notato, che nelle case all'aperto il numero dei -morti e stato solo un terzo di quello degl'infetti, laddove nel R. -Spedale Spagnuolo, che si trova chiuso fra altri fabbricati, malgrado -tutte le possibili assistenze, appena un terzo degli schiavi attaccati -salvossi. Un altro fenomeno s'è pur notato, che dal volgo venne -attribuito a un prodigio, e fu quello, che il Palazzo Reale, abitato -da molta gente, e frequentato giornalmente da ogni sorta di persone, e -stato immune dal contagio, sì che non vi si attaccarono che due soli -schiavi che assistevano alla cucina reale. Lo stesso fenomeno pure -osservossi nell'ultima peste triennale di Algeri, nella quale andò -distrutto un terzo degli abitanti della città[46]. Qui è da osservarsi -che il detto R. Palazzo è l'abitazione più vasta, che siavi in Algeri, -la più ventilata, quella che gode del privilegio delle finestre -esteriori, e la più fresca ancora per l'abbondanza delle Fontane -perenni, che la bagnano, le quali formano la più gentile e la più -stimabile fra le Turche delizie. - -Fu notabile altresì, che questa peste ha attaccato per lo più i -fanciulli e gli adolescenti, e fra questi, come dicesi, i novelli -sposi; e che le giovanette infette sono state in maggior numero dei -maschi. - -I Negri, per effetto del clima natio quasi tutti di ardente -temperamento, ed astretti per la loro schiavitù agli ufficj più -penosi delle famiglie, sono stati i primi, ed i più maltrattati dal -morbo; come appunto suol avvenire in Costantinopoli, nel Gran Cairo, e -generalmente in tutto il Levante. - -Gli Ebrei, non che gli schiavi Cristiani, sono stati pur assai -maltrattati dal contagio. Sì gli uni, e sì gli altri di questi infelici -si nutriscono di cibi poco salubri, e vivono affollati in luoghi -angusti e poco ventilati. - -La peste, che aveva fatto strage, durante la state del 1752, venne -mitigata dalle fresche piogge autunnali, ma non estinta, come pur -si sperava. Essa mantennesi qua e là vagante ed incerta tutto quel -verno, finchè nell'Aprile del seguente anno 1753. ripullulò con grande -spavento di quegli abitanti. Acquistando essa ogni dì nuovo vigore, -distrusse nello spazio di tre mesi non meno di oltre a cinque mila -persone nella sola città di Algeri. Verso la fine di Agosto del detto -anno 1753 il contagio si dissipò e cessò interamente su tutti i punti. - -Varj al solito ed irregolari sono stati i sintomi, che accompagnarono -questa malattia, e la maniera de' suoi attacchi. L'uno credeva d'essere -stato attaccato per contatto immediato d'infetta materia, l'altro per -il respiro di fetido alito pestilenziale; non sapevan altri a qual -principio attribuire l'incontrata malattia. Chi sentiasi subitamente -sorpreso dal morbo, e chi gradatamente ne distingueva il suo ingresso. -A taluno si appalesava per mezzo di dolore di capo insofferibile, -a tal altro con fastidiosa nausea. Chi di vomito violento, chi di -languida vertigine, chi d'involontario tremore allo scoppiar del morbo -lagnavasi: e chi finalmente da acutissima improvvisa puntura facevasi -accorto dell'imminente comparsa del bubone pestilenziale; sintomi, -che bene spesso si sono trovati tutti congiunti in uno stesso corpo -appestato. - -I buboni, i carbonchi, le petecchie, e le verghe rosse, pallide, -o nere, accompagnavano la malattia. Il bubone era sintonia il più -frequente, e, come dicesi, caratteristico. La febbre, che accompagnava -il bubone, soleva essere veementissima, e il più delle volte congiunta -al delirio. Essa per ordinario aveva un periodo di due giorni. Quando -la malattia prendeva una buona piega, passati i due primi giorni, -cominciava a declinare, ed in proporzione diminuiva la smania, -calmavasi il delirio e la veglia, andavasi a poco a poco ristabilendo -la perduta appetenza, e con essa le forze. Frattanto il tumore si -maturava, e rotto, purgavasi, e l'infermo ricuperava la sanità. Il -bubone al suo comparir dava segni quasi sicuri del grado di malignità -a cui dovea montare la malattia. Infatti, secondo l'esperienza, se -esso era mobile, vigoroso, turgido, acceso, e grosso (per esempio come -una grossa cipolla), era probabilissimo che men grave ne doveva essere -la malattia, e che l'infermo n'andava salvo; all'incontro, laddove -fisso, debole, arido, oscuro, e picciolo era il bubone, ben presto ne -susseguitava la morte. - -Le verghe rosse, pallide, o nere, che comparivan sul collo, o al petto, -erano indizio quasi sicuro di morte vicina. I disordini nella dieta, -e le commozioni violente delle passioni, e specialmente della collera, -esacerbavano la malattia, ed affrettavan la morte. - -Il metodo di cura, usato da' Mori in questa pestilenza, fu sopra ogni -altro semplicissimo. Nessun rimedio veniva somministrato ai malati, -tranne un empiastro fermentativo, ammolliente, che applicavasi sopra -il tumore, il quale ridotto a maturità aprivasi colla lancetta, e -poi libero lasciavasi al maligno umore lo sfogo. Con questo mezzo -molti infermi si sono salvati; non però così avvenne nel R. spedale -Spagnuolo degli schiavi, dove senza risparmio di spesa sono stati -tentati molti rimedj, e quasi tutti senza l'effetto desiderato. Secondo -le relazioni del medico e del farmacista del detto spedale il sugo -di limone s'è trovato utilissimo nella peste. Fra i rimedj poi tratti -dalla farmacia meglio degli altri corrisposero i leggieri purgativi, e -gli elettuarj alessifarmaci, come la Teriaca, e simili, accompagnati -da copiose bibite acide, p. es. di limonata; mentre i tumori maligni -col mezzo di fomentazioni venivano stimolati e condotti a maturità. -Fra le altre cose l'applicazion de' ranocchj vivi sopra i buboni è -stata riconosciuta molto opportuna. Si osservava che detti animali -s'impregnavano di un umor nero livido, il quale veniva risguardato come -parte del fermento maligno, attratto simpaticamente dall'animale, e dal -tumor trasudato[47]. - -«Gioverà solo replicare (così in sulla fine soggiunge lo Storico) -per confermare gli Europei nel savio uso delle prudenti loro cautele -in simili calamitose circostanze, che niuno accidente pestifero in -due anni di contagio è succeduto nelle nostre case ben custodite, -eccettuata la morte di tre servi, che furono convinti di aver infrante -le leggi della contumacia, o per dir meglio della non comunicazione -cogli infetti.» (_Relazione della Peste di Algeri dell'Autor del Saggio -Astronomico_). - -A. dell'E. C. 1755, 56, 57. Dall'Ottobre 1755 al Gennaro 1757 il -contagio travagliò crudelmente la Transilvania e la Valacchia. Il -celebre D.r Chenot, che fu in questa pestilenza testimonio oculare, -e che da essa fu egli medesimo fieramente colpito, ce ne lasciò la -descrizione, nella sua Opera _de Peste_, la quale contiene molte -belle pratiche osservazioni. Narra il Chenot essere stata introdotta -la peste nella Transilvania col mezzo di certo mercadante da ferro -(Gregorio Martin Armeno), che dalle foci del Mar Nero erasi diretto -verso Vienna, ove attrovavasi la sua famiglia. Entrato egli il dì -30 Settembre 1755 nel Lazzeretto di Temeswar per ivi scontare la -stabilita contumacia, fu sorpreso nel dì 6 Ottobre da brividi, con -grande prostrazione di forze, con febbre, dolor di testa e delle reni, -diarrea, e ansietà ai precordj. Il dì appresso gli si levò sangue, così -avendo egli desiderato, mentre diceva di essere abituato al salasso. -Subito dopo la sortita del sangue, v'ebbe esacerbazione di tutti i -sintomi, ardore intollerabile alla region de' precordj, e delirio. Il -terzo giorno spirò con tumore alla parotide destra. Detto individuo -aveva già sparso dei semi di contagio nei luoghi del suo passaggio -prima di arrivare al Lazzeretto, e specialmente a Kimpina, villaggio -due giornate distante da Temeswar, ove morì l'oste e le sue figlie, -che lavarono la biancheria, di cui era stato servito. Tre mercanti -attrovavansi nella stessa contumacia a Temeswar. Di due d'essi nulla -altro si sa, se non che ritornarono sani alle case loro in Valacchia, -l'uno il dì 20, l'altro il 23 Ottobre. Il terzo di nome Andrea Radul, -spaventato dall'inopinata morte dell'Armeno, volle abbandonare -il Lazzeretto e ritornarsene in Valacchia, quantunque si sentisse -molestato da dolore alla parotide destra, e da ardente calore interno, -che cercava di moderare bevendo copiosamente dell'acqua fredda. Montato -a cavallo, s'avviò per ritornare in Valacchia; ed avendo seco molto -danaro, gli fu assegnato un guardiano del Lazzeretto per scorta, il -quale doveva accompagnarlo fino al Monastero del monte Sinai; ma a -sei leghe distante dal confine l'Armeno morì. Il guardiano ritornò a -casa sua seco portando alcuni effetti del morto, e fra essi la peste. -Ed infatti, il giorno appresso al suo arrivo un suo figliuolo venne -colpito dal contagio, e morì: tre altri suoi figli caddero malati con -buboni e carbonchi, ed in pochi giorni diciotto persone furono prese -dalla peste, la quale percorse la Valacchia e la Moldavia, malgrado -tutte le precauzioni sanitarie, che si sono usate per arrestarla.[48] -Nel distretto di Temeswar di 6677. infetti, ne sono morti 4303, e -guariti 2374. - -Nel trattamento curativo s'impiegarono i così detti analeptici, le -bevande, e' brodi acidulati, gli acidi minerali, le infusioni di -tè specialmente nel principio della malattia, il nitro, l'antimonio -diaforetico, la limonata infusa sopra i fiori di zolfo, o sopra la -mirra, la birra, molto usata dai Valacchi, o sola, o col macis, o colla -cannella, il vino, il siero vinoso, l'aceto, la teriaca, il muschio, or -solo, ora unito alla canfora. La canfora unita allo zucchero, sciolta -in una picciola quantità di spirito di vino, ovvero unita all'aceto -distillato, od a qualche sciropo di scordio, cannella, contrajerva, -serpentaria, e simili, ovveramente alla gomma arabica, ha spesse -volte corrisposto; così gli alkali volatili p. e. lo spirito di sal -ammoniaco, succinato, anisato. Finalmente il Chenot raccomanda l'uso -della corteccia peruviana nella peste, asserendo che la sua utilità fu -confermata da replicate sperienze, somministrata sì per infusione, che -per decotto, specialmente allorquando le forze sono in uno stato medio, -cioè, nè eccessivamente esaltate, nè molto esaurite. Ove esiste una -diatesi stenica, o una condizione d'irritamento, come pur dove siavi -molte saburre nelle prime vie, la corteccia peruviana non conviene, -e gioverà astenersene. All'incontro ove la malattia ha un andamento -tifico, allorchè vi sono petecchie pallide o nere alla cute, manifesta -tendenza alla dissoluzione, si potrà attendersi da essa molto di bene. -Rispetto ai rimedj esterni egli raccomanda le fregagioni su tutto il -corpo con un panno di lana impregnato di qualche fumo aromatico, o di -aceto, ed anche di spirito di vino prudentemente praticato. Raccomanda -pur vescicatorj alle gambe, alle braccia, le scarificazioni ai buboni, -ai carbonchi, e simili. - -Siccome la prima e principal indicazione, a cui è utile soddisfare -negli attacchi pestilenti, è quella di disporre l'ammalato al sudore, -acciocchè possa più agevole e più prontamente espellere dal corpo -il pestifero miasma: così molti Greci nel corso di questa pestilenza -usarono con reale profitto alcune gocce di Opobalsamo nello zucchero, -soprabbevendovi tre o quattro tazze di tè di Moscovia[49]; metodo -solito a usarsi anche al dì d'oggi in circostanze di contagio da' -principali signori della Soria, e di altre provincie d'Oriente, -e specialmente dai Greci di Costantinopoli. E dappoichè è tanto -importante promuovere il sudore nella malattia della peste, giova -forse avvertire, che primieramente conviene togliere gli ostacoli, che -talvolta ne lo impediscono; calmare gli spasimi, sedare l'orgasmo, -l'esaltato eretismo vascolare, l'eccessivo movimento degli umori, -evacuare le saburre delle prime vie, togliere la pletora dominante ec., -o sostenere convenientemente le forze; quindi eccitare e promuovere -dolcemente una blanda traspirazione colle bibite acquose leggiermente -aromatiche; tiepide o calde, bevute in copia, e tali che sien di -leggieri sofferte dal malato. Non giova mai violentare la natura al -sudore con stimoli troppo forti, o con rimedj riscaldanti e molto -eccitanti. Il detto protomedico Chenot essendo stato richiesto da -parecchi di quegli abitanti qual metodo dovessero usare, subito che -potevano aver sospetto di avere assorbito il contagio, consigliò loro -di prendere una dramma di triaca entro ad un brodo unito al sugo di -limone, ovvero sciolta in qualche infusione calda p. e. di melissa, di -ruta, di scordio, di serpentaria virgiliana, di corteccia d'arancio, -od invece soprabbevere alla teriaca un siero vinoso, o coll'aceto. -Assicura egli che molti, avendo usato di questo metodo al primo -manifestarsi de' sintomi del contagio, si sono salvati, nato un copioso -sudore, che in poche ore li lasciò sani e salvi da ogni pericolo. Fa -fine al suo dire con alcuni cenni sulla profilassi, ossia sul metodo di -preservarsi. Osserva che tutte le cautele, dall'umana mente escogitate -finora per preservarsi dalla peste, si comprendono nelle seguenti -prescrizioni. 1. Allontanare ogni comunicazione colle persone e colle -cose infette o sospette. 2. Distruggere il principio del contagio o -sospeso nell'aere, o delitescente in qualche corpo od ente passivo. 3. -Fortificare il corpo umano contra l'azione del contagio medesimo, ossia -renderlo meno atto a provare l'influsso morboso. Sarà questo argomento -delle altre parti di questa mia Opera. (_Chenot, Adam. Tractatus de -Peste._) - -A. dell'E. C. 1759. 60. 61. 62. 63. 64. 65. Sul principiar dell'anno -1759 la peste dilatò considerabilmente le sue stragi a Costantinopoli, -in parecchie isole dell'Arcipelago, ed in varie città della costa -dell'Asia Minore. - -Nel gennajo del detto anno 1759 ad Alessandria di Egitto approdò -un bastimento mercantile proveniente da Costantinopoli. Aveva esso -in quel tragitto perduto per peste alcuni uomini dell'equipaggio. -Entrati appena in porto, si posero a terra alcuni altri, pur malati -del morbo medesimo. Per tal modo fu la peste portata in Alessandria, -donde non tardò molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, ed in varj -villaggi situati sulla strada, che conduce al Gran Cairo. Nel febbraio -dell'anno stesso s'ebbero al Gran Cairo i primi sentori del male. Nel -marzo vi si spiegò di gran forza, a tale che gli Europei si chiusero -ne' lor quartieri, e vi si mantennero più a lungo dell'ordinario; nè -si riordinarono le comunicazioni, che alla metà circa del luglio. In -questo mezzo la mortalità ne fu grandissima, sì al Gran Cairo e sì -nelle altre città e paesi dell'Egitto. Secondo i computi e le relazioni -potutesi in quella circostanza aver dalle varie parti dell'Egitto -stesso, da circa 300 mila persone vi son perite in quell'anno. -Mitigatasi la violenza del male durante la state, ringagliardì nel -verno del susseguente 1760, e recò pure in quell'anno, come fatto aveva -nel precedente, immense rovine. - -Nell'aprile del 1759 la peste s'introdusse nell'isola di Cipro, -portatavi dall'equipaggio di un bastimento turco, che aveva preso il -suo carico ad Alessandria e ch'era diretto a Costantinopoli. Detta nave -naufragò nel tragitto sul promontorio di Baffo nell'isola di Cipro. Ad -alcuni de' suoi marinari e passeggieri toccò di salvarsi dal furore -dell'onde; ma siccome erano malati di peste, portarono con essi il -seme del rio malore in alcuni villaggi, sulla strada di Limsol dove si -ripararono. Non istette molto il contagio di là a penetrare nella città -di Limsol, e vi si propagò con grande rapidità e violenza, estendendo -le sue stragi a Biscupi, a Baffo, e ad altri luoghi pur anche di -quelle vicinanze. La città di Larnica, 40 miglia circa distante da -Limsol, offerse all'osservazione un singolare fenomeno. Era giunta -a Lamica porzione degli equipaggi e dei passeggieri che si trovavano -sui bastimenti infetti approdati a Limsol. Le comunicazioni coi paesi -appestati e col resto dell'isola non furono mai interrotte. Essendo -esse libere, come per l'innanzi i contadini e i mulattieri giugnevano -dalle ville infette coi buboni pestilenziali ancora aperti, ed in -attualità di malattia andavano liberamente per le strade e mercati -della città, ed alcuni dessi pur colà si morivano. Il dì 22 maggio -arrivò pur a Larnica un bastimento infetto proveniente da Damiata -con parecchi passeggieri e marinai attaccati dalla peste; i quali -sbarcati, presero alloggio nelle case di Larnica, e si trattennero in -piena e libera comunicazione con quegli abitanti. Un altro bastimento -turco, procedente dallo stesso luogo, approdò avendo al suo bordo -varj appestati, de' quali tre morirono in sull'atto dello sbarco. -Malgrado di tutto ciò, nessun abitante di Larnica, per quanto si -seppe, ne rimase infetto. Gli Europei ivi dimoranti non presero alcuna -precauzione, nè alcuna ne presero gli abitanti del paese, i quali -si consolavano col detto volgare, che la peste che non comincia in -decembre non è a temersi. - -Nei mesi di luglio, agosto e settembre non si sentì quasi più parlare -di peste, e si credette generalmente che fosse interamente cessata -a Limsol e negli altri luoghi vicini. Ma nell'ottobre vi ripullulò, -e di là si dilatò a Nicosia[50], dove siffattamente si accrebbe -in decembre e in gennajo del 1760, che spaventati i Turchi dalla -gravissima mortalità, ordinarono pubbliche processioni e preghiere; le -quali, consideratene le cagion fisiche, non servirono che a propagare -il contagio e ad accrescerne la mortalità. Solo a questo tempo gli -abitanti di Larnica cominciarono a temere forte per essi, stante -la grande quantità di persone, che fuggite da Nicosia eransi colà -ritirate. Nel febbrajo del 1760 manifestaronsi i primi sentori di -peste nel porto di Larnica, indi in Larnica stessa, dove morivano da -25 a 30 al giorno. Molti di quegli abitanti fuggirono alle montagne. -Ma la peste continuò ad affligger Larnica per tutto il mese di -aprile. Contemporaneamente si dilatò nelle isole vicine, ed invase la -provincia di Carpaso[51]. Continuando però le emigrazioni dalla città -di Larnica, andò il contagio proporzionatamente in essa scemando. In -maggio trovavasi nel suo pieno declinare. Vi perì a Larnica il console -di Napoli e quasi tutta la sua famiglia; e così pure diversi altri -europei, fra' quali il Superiore del convento di Terra-santa, che per -avventura colà trovavasi. Mentre il contagio infieriva a Larnica ed a -Famagosta, s'andava estinguendo a Nicosia, dove di questa pestilenza -morirono da circa ventimila turchi, e da quattro a cinquemila fra greci -e armeni; mortalità si può dire sterminatrice, rispetto al numero della -popolazione di detta città, che si calcolava da circa 40mila abitanti. -Nel giugno cessò quasi intieramente il contagio in tutta l'isola di -Cipro. In luglio i Francesi colà dimoranti cantarono il _Te Deum_ -in rendimento di grazie, e tutte le case degli Europei ritornarono -alle usate comunicazioni di prima. Giovanni Mariti, che dal 60 al 68 -effettuò il suo viaggio per l'isola di Cipro, la Siria e la Palestina, -fa pur menzione di questa pestilenza. Per altro, secondo lui, non -ascendono che a soli ventiduemila gli estinti di quel contagio in -tutta l'isola. Ciò non s'accorda colle note lasciateci dal Russel sopra -questo particolare. (_Russell Patrick, Treatise of the plague l. B._) - -A quegli stessi anni la peste afflisse pur crudelmente una gran parte -della Palestina, della Sorìa e della Mesopotamia, non che parecchi -altri luoghi dell'Asia Minore. Essa venne preceduta da tre anni -di carestia e di fame acerbissima. In Aleppo, oltre alla carestia -desolatrice, fu preceduta negli anni 1758-1759 da una febbre maligna -petecchiale, che cagionò sì grande mortalità, come se fosse stata vera -peste bubonica. Nella Palestina e nella Sorìa venne preceduta pure da -replicate fortissime scosse di terremoti, che distrussero nel 1759 -porzione della città di Damasco, e danneggiarono molto S. Giovanni -d'Acri e Medina di Sidone. Nella primavera del 1759 comparve una -cometa, nel 1760 un'ecclissi solare: fenomeni tutti, che gli Orientali -sogliono riguardare come precursori della peste. A Medina di Sidone, -a Tripoli nella Siria e a Latachea[52] la peste andò percorrendo -regolarmente i suoi stadj dal marzo all'agosto del 1760; nè fu di -grande violenza, mentre il numero dei guariti eguagliò incirca quello -dei morti. Nei dintorni di Tripoli si riaccese nel 1762. - -A Gerusalemme sviluppossi la peste nel febbrajo del 1760; a Damasco -nel principio del marzo dello stesso anno. In ambedue queste città, -come pure in altre città picciole e villaggi della Palestina da essa -ne vennero orribili devastazioni. La mortalità fu immensa, specialmente -in Damasco. Nel convento di Terrasanta ne morirono diciannove di ventun -sacerdoti. - -Mentre la peste faceva le più orribili stragi nella città di Damasco -e lungo le città marittime della Palestina e della Sorìa, gli abitanti -della città di Aleppo erano agitati da forti timori, mentre non avevano -filo di speme del poter andar esenti dalla generale calamità. - -La città di Aleppo, che secondo le osservazioni di Alessandro -Russel[53], in passato andava soggetta quasi periodicamente alla -peste, trovavasi libera da tale sciagura più tempo dell'ordinario. -L'irregolarità della stagione che imperversava, la carestia, la fame, -le malattie straordinarie, i continui terremoti, la singolarità de' -fenomeni celesti, la vicinanza del contagio ne' paesi contermini, la -trascuranza di tutte le precauzioni e discipline di sanità, facevano -a ragion temere vicina la comparsa di questo flagello. Niente di meno, -dappoichè non erasi ancora osservato che gli uccelli abbandonassero i -consueti lor nidi; che non vi regnava maggiore abbondanza d'insetti; -che il gracchiar de' ranocchj non era men sonoro dell'ordinario; che -non vi aveva mortalità straordinaria di animali (fenomeni pur questi -che gli Orientali sogliono risguardare come precursori o almeno quai -compagni della peste), tenevasi da molti non esser così vicina la sua -comparsa, come infatti lo fu. - -Al principio di maggio del 1760 arrivarono in Aleppo alcune caravane da -Damasco, da Gerusalemme e da Latachea con parecchi individui infetti. -Fra questi tre mercanti turchi, che presero alloggio in città in una -casa presso il consolato inglese, tra' quartieri degli Europei. Costoro -comunicarono il contagio alla famiglia presso cui alloggiarono. Alla -fine del maggio altre caravane arrivarono da Gerusalemme e da Tripoli -con parecchi pellegrini turchi e cristiani, i quali facendo ritorno -dai luoghi santi contrassero l'infezione per via. In fra le genti di -dette caravane eranvi ancora alcuni negozianti di Aleppo, che sebbene -tocchi da peste, pure si ricoverarono senza verun ostacolo presso -le proprie famiglie in città, e propagarono così più estesamente -l'esiziale contagio. Ciò non pertanto, per queste prime apparenze -non s'erano messi in guardia gli abitanti di Aleppo, e ciò per avere -in ispezieltà osservato, che fino allora non era stato attaccato dal -contagio nessun degli Ebrei, i quali fra tutti sono i più facili a -contrar l'infezione. Però sì bella cagion di speranza non istette -molto a svanire, mentre un così detto _cambiavalute_, ebreo de' primi, -fu attaccato il dì 14 giugno, e vi morì il diciassette. Da questa -si diffuse il morbo in altre famiglie, ma però lentamente. Fu da -notare che que' che assistevano i malati, andavano per lo più esenti -dall'infezione. Ciò fu, dice il Russel, perchè l'aria era ancora -pura in Aleppo, e la costituzione de' corpi non era ancora disposta -all'infezione. Atteso questo lento avanzarsi del morbo vi ebbe appena -chi disse, che quel morbo vera peste si fosse. In sul finir del giugno -si accrebbe la mortalità, e più facile ne divenne il comunicarsi del -contagio. Si diffuse nel gran sobborgo di Bankusa, e verso la contrada -detta _Judeda_, la quale, come i sobborghi adiacenti, è abitata da -molte famiglie cristiane. Ciò nulla meno, malgrado che il contagio fin -dal principio manifestato avesse la sua più grande malignità, mentre -di sei appestati uno appena salvavasi, pure per tutto l'anno 1760 -fece lenti progressi. Essendo esso diffuso in quasi tutte le contrade -della città, i consoli europei e le fattorie delle varie nazioni non -potevano mantenersi in libera comunicazione cogli abitanti senza il -più evidente pericolo, il perchè si chiusero nei loro quartieri il -dì 30 giugno; e ciò con tanto più di ragione, quantochè la sperienza -ha fatto conoscere ne' paesi orientali, che la peste, la qual regna -nel giugno, non termina mai prima della fine di agosto. In luglio il -contagio accrebbe alquanto la sua ferocia. Contavansi da 15 a 20 morti -al giorno, secondochè permetteva farne giusto calcolo un paese, dove -non vi avea più polizia sanitaria, nè registri di sorta. Il numero de' -morti per peste argomentavasi dalle relazioni de' becchini, i quali -tenevano conto di que' soli, i cui cadaveri nel seppellirli mostravano -chiari segni di peste. La prima settimana di agosto si manifestarono -altre malattie delle _ricorrenti_, come diconsi, o almeno la peste ne -cominciò a vestire una diversa apparenza. Verso la metà dell'agosto gli -attacchi si fecer sempre più rari. Dal 20 non si parlò più di nuove -sopravvenienze. Alla fine dell'agosto la peste scomparve, quantunque -dir non si possa per assoluto che dopo d'allora nessuno sia morto -di contagio. Il numero dei morti di peste in quell'anno, secondo le -sopraccennate note raccolte dal dottor Russel, non monta che a 500 -circa. Ragion però suggerisce di credere, che maggiore d'assai ne sia -stato il numero, se si abbia riguardo all'incertezza dei dati su' -quali si appoggia questo calcolo, alla difficoltà di raccoglierli, -alla vastità delle contrade e dei sobborghi di Aleppo, al numero della -sua popolazione, alla qualità e all'indole della malattia, ed al suo -carattere, dirò così, _proteiforme_, specialmente incerto nel principio -della sua invasione; e finalmente, osservando, come soggiugne lo stesso -dottor Russel, l'aver egli in quell'anno badato meno attentamente al -numero dei sepolti, che non ha fatto negli anni susseguenti. - -Cessata così nel 1760 la peste in Aleppo, speravasi, che non s'avesse a -riprodurre; ma ne fallì la speranza. I villaggi delle vicine montagne -fra Antiochia e Latachea, dove il contagio, cessato in Aleppo, erasi -manifestato, continuarono ad esserne afflitti per tutto il verno. -Anzi in alcuni di essi erasi rinvigorito assai fieramente sotto i -rigori del freddo, che fu in quell'anno più acuto dell'ordinario. Dai -detti villaggi montani le persone già infette, poi morte di peste, -che s'erano rifugiate nelle pianure, specialmente in Edlib, Sogre ed -in Aleppo stesso, sparsero il tristo seme del morbo fra le famiglie, -che ve le avevano ricoverate. Si osservò poi a quel tempo, che il -contagio, il quale manifestavasi spinto da molta forza e veemenza ne' -luoghi montani, passato che fosse al piano, perdeva gran parte del suo -vigore, il perchè nelle sopraccennate famiglie non fece gran danno, -e lentamente ad altre si propagò. Continuava la peste a Damasco. -Ciò non per tanto fra esso ed Aleppo continuavano ad esser libere -le comunicazioni. Gli Arabi non cessavano dal solito loro commercio. -Nel marzo del 1761 si spiegò con molta forza il contagio nelle ville -di Aleppo e specialmente in Sfirig[54]. A' primi del marzo in Aleppo -stesso s'ebbero i primi sentori di peste, e alla metà incirca del mese -si manifestò nel campo degli Arabi. Fu tale però la violenza fin dal -suo principio, che gli Arabi spaventati abbandonarono nella maggior -parte le proprie tende, e si rifugiaron nelle case de' lor conoscenti -ed amici. Di settanta appestati appena due andavan salvi. Nè solo fra -gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi e fra i Maroniti si propagaron le -stragi. Dirimpetto al campo degli Arabi, alla distanza di circa cento -passi, trovavasi accampato un branco di cingani. Appena sepper costoro -della strage, che faceva la peste nel campo degli Arabi, trasportarono -le loro tende in un villaggio poco distante dalla città, dove malgrado -le devastazioni che faceva in tutti que' dintorni la peste, si sono -preservati sani, morti essendone soltanto due o tre di loro. Circa -la fin dell'aprile il contagio si propagò anche nella contrada detta -_Judeda_. Sopraggiunser le feste del Bairam[55]; al qual tempo i -bazzari[56] e i caffè sono straordinariamente affollati di gente, -che vi concorre fin dai più rimoti quartieri della città. A quel -tempo medesimo cadevano anco le feste di Pasqua de' Greci. Per queste -circostanze aumentandosi le ragion de' contatti, e il frammischiarsi -delle varie classi del popolo, il morbo dilatò a proporzione le sue -conquiste e vi moltiplicò le stragi. Dal dì 5 aprile al 3 maggio -successivo si contarono 856 morti, de' quali 150 cristiani e 4 ebrei. -Nel maggio s'aumentò il male. La mortalità di quel mese giunse a 1211 -persone; e di esse 215 cristiani, 33 ebrei. Soltanto dopo la metà -dell'aprile cominciarono gli Europei a chiudersi nei proprj quartieri; -ed il consolato francese non adottò tal riserva che ai primi di maggio. -In giugno la peste infierì più che mai, e somma ne fu la mortalità -sì de' Turchi e sì degli Europei; ma in ispezieltà verso la fine del -mese passò il contagio alle più immense rovine, giunto al grado del -suo maggiore incremento. Dal 31 maggio al 5 luglio sono morte 5535 -persone, fra le quali 639 cristiani e 183 ebrei. Penetrò nell'harem -dello stesso Cadì ed in parecchie famiglie de' principali signori -turchi. Molti morivano dopo 10 ore dalla contratta infezione, altri, -ed in maggior numero, nel corso di 24 ore. Si contò pur buon numero -di risanati. Morirono tre sacerdoti armeni ed un gesuita, comechè dai -primi di maggio si fosse restato nel suo convento. Dopo il dì 7 di -luglio il morbo cominciò a declinare. Il numero dei morti fra' Turchi -scemò quasi della metà. Dai 1249 annoverati nell'ultima settimana di -giugno, si ridussero a 833 gli estinti nella settimana seguente al 5 di -luglio. Nelle sopravvegnenti ancor più rapida ne fu la declinazione, -caduti morti solo 430. Verso la fine del mese si fu la peste così -mitigata, che parecchi asserivano esser già al tutto spenta. Con -tali voci forse miravasi a persuader gli Europei di uscire dai loro -quartieri; e taluni sì cristiani e sì ebrei, prestatovi credenza, -ne uscirono al pubblico. Alla fine del luglio il popolo in generale -cominciò a rincorarsi, nè più si vider abbandonati e deserti i bazzari, -come per l'innanzi facevasi. Morì di que' giorni anche il padre -Carlo del convento di Terra-santa, celebre per la sua esimia pietà e -carità. Questo benemerito sacerdote fin dalla primavera del 1760 erasi -spontaneamente dato all'assistenza de' malati, esponendo se stesso con -istraordinaria virtù al più evidente pericolo dell'infezione; e nel -salutare oggetto di assistere come potesse il meglio i suoi simili, -nol ritenne nè pericolo, nè orror di morte. Racconta anche il Russel -d'averlo assai volte veduto nelle case degli appestati prendere in -su le braccia i malati per rialzarli e assettarli meglio nel letto, -somministrar loro le medicine, e confortarli con ogni maniera di -soccorsi, che sa trovare l'ingegnosa carità a chi l'ha in sè per -virtù della santa Religione. Dal dì 5 luglio al 2 agosto sono perite -2115 persone; fra d'esse contaronsi 312 cristiani e 57 ebrei. In -tale periodo la diminuzion della peste si manifestò più certa infra' -turchi, che fra i cristiani e gli ebrei. Ciò forse fu perchè i secondi -abbandonatisi ad una improvvida sicurezza uscivano troppo presto dalle -loro contumacie, avutasi pur da taluni l'imprudenza di frequentare i -pubblici bagni. Dopo la metà del luglio non moriva alcuno prima del -terzo giorno di malattia. Verso la fine del mese ricomparvero febbri -terzane ed altre malattie, che diconsi di _carattere_; ed erano d'un -andamento diverso dalla peste. Ai primi di agosto quasi tutti gli -Europei apersero le case loro a libera comunicazione. Circa la metà -del mese risguardavasi come cessata la peste, ancorchè alcuni accidenti -pestilenziali insorgessero qua e là. Dai 15 ai 31 agosto le liste de' -morti presentarono una mortalità, minore di quella del febbrajo, che -precedette alla peste, e rarissime ne furono le nuove incidenze. A -soli 68 montarono i morti dell'ultima settimana, tra' quali 58 turchi -e 10 cristiani. La mortalità totale dai 2 ai 31 di quel mese fu di 387 -persone, delle quali 63 cristiani e 10 ebrei. Incominciato il settembre -si passarono varj giorni senza nuovi accidenti. - -Dopo la metà del mese non si contarono che due soli infetti; e dopo -il 20 nessun altro più ammalò di contagio. Il perchè cotal tempo e da -risguardarsi come il termine di questa pestilenza. Le trepidazioni -però e le angustie degli abitanti di Aleppo non cessaron del pari. -Alcune morti improvvise avvenute nel corso del verno, ed alcune -febbri anomale, dichiarate da que' medici d'indole inflammatoria e -non contagiosa, mantennero vivi fra quegli abitanti il timore, la -confusione, il sospetto, e ciò fino al marzo dell'anno seguente 1762, -in cui dissipata ogni tema, se ne ristabilì la primiera tranquillità, -la sicurezza, e la salute. - -Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre città della Siria e della -Mesopotamia. Specialmente ad Orta[57] imperversò con la massima -violenza. Vi morì il Bascià, quasi tutti i soldati, e le persone -del suo seguito. I villaggi de' dintorni rimasero spopolati quasi -interamente. Suez e Adena[58] ne furon pur travagliate assai -fieramente. In quest'ultima città e vicini villaggi narrasi esser -perite venticinque mille persone. - -La peste si manifestò anco nella città di Marasch[59] nella primavera -del 1761. Non fece essa in quell'anno di molti progressi, e cessò poi -nell'autunno. Si riprodusse però nella state dell'anno seguente 1762. -Si dilatò molto più, e cagionò danni molto maggiori, che nell'anno -precedente, serpeggiandovi tacitamente e con pochi danni per tutto -l'inverno. Quindi si aumentò nella state vegnente 1763, per altro con -minore ferocia, che non aveva fatto l'anno precedente. Nell'anno 1764 -si accrebbe ancora più, tenendo però lo stesso andamento degli anni -precedenti, cioè divenendo più mite, ed appena sensibile durante il -verno. Ma nell'anno 1763 aumentò in fiero modo le sue stragi; si dilatò -per li vicini villaggi, e vi recò orribili desolazioni. La durata della -peste, più lunga in Marasch, che in alcune altre città della Siria, fu -un singolare fenomeno. A malgrado il continuo commercio fra Marasch -ed Aleppo, non si ebbero certe notizie dell'andamento del contagio e -del suo pur lungo durare, se non quando parecchi mercanti di Aleppo, -stabiliti a Marasch, per cagion del più forte infierire del morbo, -nella state del 1765, abbandonarono quella città e fecer ritorno ad -Aleppo. - -Da questa descrizione apparisce ognor più chiaro, che la peste in -Levante tiene il medesimo andamento che in Europa. Cresce lentamente, -e va, per così dire, fluttuando due o tre settimane; ed ancorchè in -questo suo primo periodo, generalmente parlando, riesca mortale, pure -il più di sovente ne' suoi primordj non presenta i sintomi, che sono -proprj e caratteristici di lei; e gl'infermieri ed assistenti per -l'ordinario non vi restano presi. Queste due ultime circostanze traggon -seco assai spesso gravissime conseguenze e infrenabili. Per esse ne -vien sovente ragione di questionare sulla natura della malattia, e -metterla in dubbio. Il perchè, altri affermano esser la peste ed altri -negano; e mentre se ne attende la risoluzione, sfugge un tempo prezioso -che potrebbe dar mezzo a salute ed a sicurezza; od almeno non si vi -pensa che troppo tardi, quando ogni riparo è svanito. Allorchè le -città mercantili di Europa sono state infette da peste, il più delle -volte è avvenuto pur troppo che si cercasse di occultarne la malattia -sotto differenti nomi il più che si fosse potuto. Questa circostanza -è comunissima nel Levante, dove, a vero dire, si ha minor ragione e -mezzo di dar sollecite notizie dell'esistenza della peste; mentre le -genti del popolo, alle quali per li principj della lor religione è -vietato di usare de' preservativi, dappoichè vivono abbandonate ad un -cieco fatalismo, dalla pronta scoperta della peste non traggon esse -vantaggio nessuno per la salute. Che anzi, al manifestarsi della peste -ritirandosi gli Europei ne' loro quartieri, si menoma, anzi arenasi -il loro commercio; e quindi per loro ne viene scemata la principale -sorgente de' lor guadagni. - -L'andamento, che ne' varj luoghi del Levante tiene la peste -inoltrandosi al suo maggiore incremento, è quasi per tutto lo stesso. -Non è così però del suo declinare, osservandosi in quest'ultimo suo -periodo manifestissime le differenze, non solo secondo i differenti -luoghi, ma eziandio secondo il tempo diverso. Per esempio, al -Gran Cairo la peste suol quasi sempre terminare più presto che in -Aleppo e lungo le coste della Siria; ed ivi pure in certi anni più -sollecitamente, e in altri più tardi. In alcuni luoghi, p. es. nella -Siria, nell'isola di Cipro, si osserva che domina all'ordinario in sul -finire d'autunno, nel corso dell'inverno, ed in principio di primavera, -e cessa nella state. In altri, in ispezieltà ne' paesi montani, suole -imperversare particolarmente nel verno, ed infierire a proporzion -dei rigori del freddo; mentre in altri del tutto cessa sotto i rigori -invernali, e col procedere della cruda stagione. - -In nessun luogo forse è più manifesta l'influenza dell'aria pura e -della libera ventilazione per menomare ed arrestare i progressi del -contagio, quanto ne' paesi del Levante. E di fatti, il morbo suol -fare strage fra le famiglie del popolo, che abitano case anguste, -sepolte, senza finestre e senza ventilazione; mentre per lo contrario -nel così detto Serraglio, e ne' palazzi de' grandi, che sono spaziosi, -ventilati, con ampie sale, belle gallerie dintorno, e con ogni -possibile miglior maniera di costruzione adattati al clima, di rado -vi penetra; e se giunge ad insinuarvisi, non s'appicca ordinariamente -che agli schiavi, alle persone di servizio, ed al più alle donne -dell'_Harem_, le cui stanze non sono nè così ampie, nè forse così -ventilate, come sono le altre, per cagion de' ripari e dell'altezza -delle finestre che vi si usano per l'estrema gelosia con cui quelle -donne vengono custodite. La maniera di vivere e di conversare usata dai -grandi della Turchia, influisce del pari alla loro preservazione. Il -natural loro orgoglio non permette che alcuno loro s'accosti. Giacciono -la maggior parte del giorno in una gran sala nel fondo del Divano, -fumando tabacco, prendendo caffè, ed occupandosi degli affari, solo -in compagnia di persone d'alto grado; le quali pure si tengono ad una -certa distanza tra loro. I servi ed i paggi stanno fuor del Divano, nè -fannosi avanti che quando vi sieno obbligati dal respettivo servigio, -tornando poi subito al loro posto. Altre osservazioni sugli usi e sulle -pratiche, le quali tengonsi ne' paesi del Levante in tempo di peste, mi -verranno più acconce ad altro luogo di quest'opera. (_Russel's Patrik, -Treatise of the plague; Russel's Alexander, the natural Hystory of -Aleppo; Mariti Giovanni, Descrizione di un viaggio fatto nell'Isola di -Cipro, nella Siria e nella Palestina nell'anno 1760 fino al 1769._) - -Nel 1763 regnava la peste nella Bossina, provincia ottomana confinante -colla Dalmazia. Frequenti essendo le comunicazioni fra le due -provincie; nè potendosi, attesa la qualità de' confini, regolare -quanto convenga, nè impedire del tutto, il contagio non istette molto a -propagarsi in Dalmazia, dove serpeggiò qua e là nel 1763, e travagliò -quella provincia fino la metà del 1764. Infierì particolarmente -ne' borghi di Spalatro, dove sono perite 530 persone. Per ragion -delle buone discipline, e per le precauzioni usate, la città ne fu -preservata. (_Bajamonti, Storia della peste di Spalatro._) - -A. dell'E. C. 1769-70-71. E' questa pur una delle epoche più memorabili -della storia riguardo alla peste; dappoichè a questi anni mille -settecento sessanta nove, settanta e settantuno, essa travagliò -fieramente la Moldavia, la Valacchia, la Transilvania, la Podolia la -Volinia, la Russia e Mosca particolarmente, come appresso vedremo, -la Turchia Europea e l'Asiatica, e segnatamente Smirne, Aleppo, -Alessandria, il Gran Cairo, gran parte dell'Egitto e Costantinopoli, -dove periron d'essa più di 40 mila persone, portando di se per tutto -infinite stragi e rovine. - -Premesse poche notizie sulle precedenti pesti della Russia e sullo -sviluppo ed andamento corso dal contagio nella Moldavia e nella -Valacchia e in qualche altra provincia, passerò ad un breve sunto -storico della memoranda peste di Mosca. - -L'impero Russo fu due altre volte in precedenti epoche travagliato -dalla peste. Delle più antiche non ne restan memorie, dico, che sieno -scritte. La prima che se ne conosca per esse, è quella degli anni -1653. 54. 55. (V. pag. 464.) Cotal pestilenza devastò nel modo più -spaventevole non la città di Mosca soltanto, ma sì ben anche varie -altre città e paesi dell'impero. Quindi apparisce essere stata essa -la più memorabile di tutte le altre. Ciò si raccoglie da una lettera -scritta dai Bojardi di Mosca, che sono i capi della città, l'anno -1754, al Czar Alexa Micalovich, che allor trovavasi all'assedio di -Smolensko.[60] La seconda risguarda quella del 1737. 38. 39. (V. pag. -613.) - -Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la Russia e la Porta Ottomana, -cominciata in Moldavia. Un corpo dell'armata russa, dopo aver disperso -l'immensa turba nemica sotto Chozim, e presa Yassy, capitale della -Moldavia, si era dato ad inseguire l'armata turca oltre il Danubio, -mentre l'altra parte dell'esercito aveva avuto l'ordine di attaccare -un grosso corpo ottomano, accampato presso Gallaz, e d'impadronirsi, -a qualunque costo, di quella città. Seguitamente ad un ostinato -combattimento, in cui restò prigioniero il principe Maurocordato, -i Turchi furono pesti in fuga, e l'armata vittoriosa s'impossessò -di Gallaz e di tutto quel tratto di paese, che giace al di qua del -Pruth. Questa città presa d'assalto fu abbandonata al sacco. In essa -vi regnava la peste, di fresco introdottavi col mezzo di mobili e di -mercatanzie portate da Costantinopoli per ragion di una fiera, che per -l'appunto vi si teneva a que' dì. Ignorando il comandante russo che -quivi fosse la peste, e quindi esso di nessun mal sospettando, ordinò -che ai soldati, sani e feriti, si desse quartiere nelle case della -città e de' circonvicini villaggi, anco per ristorarli dell'ingiurie -della stagione che cominciava a inasprirsi, già inoltrato essendo il -novembre. - -Di tal modo s'apprese il contagio alla truppa. Parecchi soldati del -presidio cadder malati; e due tra quei della guardia posta al principe -prigioniero, si morirono in breve corso del male. Non istette molto -la peste a diffondersi fra la truppa co' suoi più manifesti segnali. -Il supremo comandante dell'esercito feld-marasciallo conte Romianzow -Sodanaisky istrutto di quanto accadeva in quel corpo d'armata, ordinò -al generale de Stoffel, che ne comandava la divisione, di sloggiar da -que' luoghi, ritirarsi a Yassy colla sua armata, ed ivi tenersi in -istretta contumacia, facendo ricoverare i malati in un lazzeretto. -Nella marcia che fece la truppa da Gallaz a Yassy, si minorarono -sensibilmente le malattie e le morti, di modo che s'incominciò a -dubitare se vera peste si fosse quella, od altra natura di male. Giunta -che fu a Yassy l'armata, i soldati rimasti sani si distribuirono per le -case, ed i malati si allogaron nello spedale, che fu stabilito nello -stesso palazzo de' Principi di Moldavia. Scorsero tranquillamente tre -settimane, e solo circa la metà del gennajo si osservò dai chirurghi -dello stesso spedale, che vi comparivano di molte febbri, accompagnate -da petecchie, le quali furono definite dapprima per febbri maligne -castrensi. A parecchi di tai malati in settima ed in ottava giornata di -malattia scoppiava qualche bubone, che poi al tutto non si risguardava, -che qual crisi imperfetta, ovvero qual decubito del male. Il che si -fermò con tanto più di persuasione, in quanto non pochi di loro dopo -una discreta e legittima suppurazion ne guarivano. Pochi dì appresso, -osservaronsi e carbonchi, e morti o repentine o sollecite; quindi -proporzionalmente che tai fatti facevansi più frequenti, si andarono -anche aumentando i timori di peste. Tale nel corso di quattro settimane -fu l'andamento della malattia in quello spedale. - -Nella città procedevan le cose tranquillamente, nè sentivasi parlare di -peste. Ma questa calma fu di breve durata; e, com'era pur da aspettare, -l'infezione in pochi dì si sparse anche fra quegli abitanti. Racconta -l'Orreo che un soldato uscito dall'ospitale, venduta avendo a un ebreo -la pelliccia, presa ad un Turco prima di giugnere a Yassy, fu il primo -seme, che diffuse il contagio in città. L'ebreo si morì impensatamente -il giorno dopo averla indossata, e da lì a poco pur si morirono due -suoi figliuoli, co' quali ei conviveva. Sia stata pur questa la causa -dell'infezione fra gli abitanti, o sì veramente altre ancora e più -generali sienvi concorse, certo egli è, che il contagio si è propagato -con grande rapidità in più quartieri, e vi uccise di molte persone; -quindi cominciò la costernazione frà cittadini; e sebbene fossero -pressochè generali le voci di peste, e molti casi se ne contassero -di morti repentine e violente con manifesti segni di contagio; pure -molti vi aveva ancora, che ostinati il negavano, sostenendo non esser -que' morbi, che semplici febbri maligne. Sgraziatamente il generale -comandante de Stoffeln fu di questo partito, tratto probabilmente in -errore dalle false insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali più della -peste temendo dell'allontanarsi l'armata russa dalla città, e del -restar nuovamente esposti all'incursione de' Turchi, sforzavansi di far -credere con ogni ragione, che quella malattia non fosse di pestilenza. -Ma nel marzo fu pressochè generale l'incendio di quel contagio in -città; e lo stesso generale barone de Stoffeln ne cadde vittima. Le -medesime ragioni private, che avevano tratto in errore quel generale, -servirono a render più diffusa la cagion del male fra gli abitanti -della città non solo, ma in tutta la Moldavia. Le case, le ville e le -città stesse divenner deserti. Gli abitanti presi da estremo infrenabil -spavento si fuggivano sulle montagne. Molti cadaveri restavano -insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia gran quantità di cani, la -quale per barbaro popolar costume e per superstizione, a somiglianza -de' Turchi, si procura di conservare, così que' cani rimasti in gran -parte senza padrone, e senza trovar cibo, facevano degl'insepolti -cadaveri loro pasto comune. Il perchè, giusta quanto assicura l'Orreo, -che trovavasi a quel tempo in Yassy, molti ne divennero idrofobi; -quindi oltre il flagello della peste, pur questo della idrofobia -univasi a travagliare quegli sventurati abitanti. In questo mezzo, -comunque fosse grande la violenza e la diffusion del contagio, pure -fino alla metà incirca del maggio 1770, stette ristretta la peste alla -sola classe del basso popolo. Da allora s'appiccò indistintamente ad -ogni sorta di persone, perchè mercatanti, sacerdoti, plebei, nobili, -soldati, e d'ogni grado uffiziali ne venivano colti egualmente. Nel -giugno cominciò a declinare la malattia, e a mitigarsi la violenza de' -suoi attacchi. - -A Fockschiany, ed a Bukarest nella Valacchia, la peste s'è introdotta -più tardi, che a Yassy; e vi cagionò pure di molto minori danni, -cessatavi pur anche più presto. Ma negli spedali militari di -Fockschiany e di Bukarest ne fu grande la mortalità. Nè solo nelle -capitali, e nelle primarie città della Moldavia e della Valacchia -fece stragi il contagio, ma si ben anche in molti villaggi e paesi -delle campagne di quelle vaste provincie. Non però in nessun altro -luogo cotanto come in Yassy[61], che anzi nelle ville e ne' paesi -della campagna si estinse in breve. Ciò avvenne forse per gli usi -di quegli abitanti, i quali al primo manifestarsi della peste infra -loro, sogliono la maggior parte fuggire tra monti, e nelle campagne, -sceverandosi ne' luoghi i più romiti e solitarj; donde armati di -pistole e di fucili, e col continuo sparo tener da essi lontano -qualunque forestiere cerchi di avvicinarvisi. Ad impedire i progressi -del contagio ne' detti luoghi della campagna contribuiscon forse non -poco anco le particolari costumanze de' paesani Moldavi e Valacchi; -usando essi al primo accorgersi della peste, e di qualche individuo -della famiglia che ne sia infetto il trasportarlo nascostamente nel -più vicin bosco, deporlovi in luogo ombroso sopra un letto di foglie -con da canto un vase con acqua ed alcuni alimenti, visitandoli poi i -lor congiunti, o chi altri loro appartengano, o chi di lor caglia per -pietà ed interesse. A questi ufficj ritornano di quando in quando ed a -questi provvedimenti. A sì fatta costumanza gl'induce principalmente -l'idea di sottrarsi il più che sappiano ai riguardi del pubblico, e -alle discipline e precauzioni ordinate dalli magistrati della sanità. -Que' malati, a' quali reggono ancora le forze e il potere, s'accendon -da se un po' di fuoco; e morendo, il che accade più di sovente, sono -nel sito stesso coperti di terra, o rimangono colà insepolti; ed ivi -imputridiscono, o vengono divorati dai cani, dalle fiere, e dai vermi. -Sogliono però que' villici guardarsi ben dal toccare l'ammalato, e -qualunque cosa che sia stata da esso usata, maneggiata, o toccata. - -Sì nella Moldavia, che nella Valacchia appena si manifesta il -contagio pestilenziale in una Città, borgata, o paese, ne son presi -in nota tutti gli abitanti dall'ispettore o intendente della Peste -_Pesthaufsehers_. La Città, o paese dividesi immediatamente in -quartieri; vi si nomina dallo stesso intendente un individuo col titolo -e ufficio di sotto ispettore della peste, le cui pratiche sono di -visitare tutti i malati di peste in vece dei medici e dei chirurghi; -il che a dir vero tanto è più ragionevole, in quanto quei luoghi -sono di medici e di chirurghi assai scarsi. Tosto che ammala qualche -individuo, por si dee fuori della porta della casa un segnale, e darne -immediatamente notizia all'ispettor del quartiere, il quale è obbligato -di tosto visitarlo. Che se in tale visita riconosca essere l'ammalato -realmente appestato, lo fa trasportare, permettendolo la stagione, -fuor della porta di quella casa, con tutti i suoi vestimenti. Se ciò -accade nel verno, fa collocar l'ammalato in un certo cotal luogo, che -vien stabilito appositamente per gli ammalati di peste. Ognuno che -muore dal contagio, col mezzo di persone a questo ufficio appositamente -destinate, viene trasportato e sepolto. A tale ufficio di becchini -sono stabiliti individui della feccia del popolo, e per lo più i gran -bevitori. Dipendono essi dall'ispettore, e si prestano a tal pericoloso -ministero avendo tutto il corpo e vestiti unti di catrame. Parecchi di -essi sogliono portare degli amuletti appesi al collo; e taluni entro al -loro _turban_ un bubone secco e tagliuzzato, che alle volte poi vendono -ai più creduli del luogo per un prezzo assai caro, tenuta essendo -questa sostanza in conto di grande preservativo, ed impiegandosi come -ingrediente principale per fare degli amuletti. Trovandosi la Moldavia -e la Valacchia in preda alle devastazioni della peste, i Signori -delle dette provincie, e particolarmente i più ricchi di Bukarest, -abbandonarono le case loro; e temendo le conseguenze dell'evacuazione -dell'armata Russa dalle loro provincie, si rifugiarono in gran numero -verso il territorio della Transilvania; parte rimasti accampati sotto -tende sulla linea del confine; parte entrati nei Lazzeretti; ed altri -finalmente rifugiatisi nei villaggi montani limitrofi. Alte giogaje -di monti dividono la Valacchia dalla Transilvania, ed il confine è -esteso e difficile a custodirsi. Il distretto montuoso di Corona del -territorio transilvano è il più prossimo al confine: in ispecieltà la -parte di esso detta _i Casali_, popolata da sei in settecento famiglie, -abitanti casolari rustici sparsi in quattro grandi vallate a piedi del -monte, dove più dove meno fra loro distanti, è immediatamente vicina e -limitrofa alla Valacchia. Quegli abitanti solevano fare co' confinanti -Valacchi il picciolo loro commercio; andare e venire dalla Valacchia -a loro bell'agio, e prestare ai viaggiatori e forestieri asilo e -ricovero contro la guerra e la peste. Per tal modo non è a stupirsi se -la peste che infieriva nella Valacchia e fino negli ultimi villaggi -limitrofi non istette molto a propagarsi anche nella Transilvania, e -primieramente nel più prossimo distretto di Corona, siccome quello che -col paese vicino infetto era in più frequente e libera comunicazione. - -Vennero prese delle precauzioni per impedire queste comunicazioni, ma -non abbastanza sollecitamente; mentre già in maggio 1770 il pestifero -morbo aveva oltrepassato i confini, ed attaccato una famiglia del -distretto di Corona, che diede alloggio ad un greco di Bukarest. Detto -greco aveva dato a lavare le sue biancherie sporche ad una donzella -della stessa casa ospitale che lo aveva albergato; e il giorno dopo -s'avviò al Lazzeretto presentando l'aspetto della migliore salute. La -fanciulla però, che lavate aveva le di lui robe, ammalò con un bubone -sotto l'ascella sinistra ed un carbonchio al gomito destro, e se ne -morì in quattro dì. Ad essa poco dopo tenne dietro la madre, un di lei -fratello di dieci anni, ed una picciola sorella di quattro, morti tutti -e tre dopo breve decubito da quel morbo medesimo. Al padre si appiccò -più mite il contagio: manifestatasegli una parotide presso l'orecchio -destro, scampò la vita; lo che avvenne pur di un'altra fanciulla di sei -anni, cui scoppiato era un bubone all'inguine sinistro. Il rio morbo da -quella in altre famiglie del distretto non istette molto a diffondersi. -Nel solo territorio detto dei Casali, fra 665 famiglie formanti insieme -3106 individui, 236 sono rimaste infette, 743 furono i malati, de' -quali 615 morti, 128 guariti. In oltre sono morti 33 forestieri, tra' -quali due chirurghi; 11 sono guariti. Da quella in altre località -del distretto medesimo si propagò il contagio; a Rosnania, a nuovo -e vecchio Tohan, ma non vi fece grandi progressi, arrestato forse -dalle buone discipline, e saggi provvedimenti sanitarj che un più -tardo sviluppo lasciò tempo di adottare colà. Fra 833 famiglie che -costituivano la popolazione delle tre sopraccennate località, 81 -soltanto rimasero infette; e fra esse gli attaccati furono 228, i morti -174, i risanati 54. I principali sintomi di questo contagio, giusta -la descrizione che ci à dato di esso il celeberrimo Chenot, erano, -brividi, freddo, improvvisa prostrazione o abbattimento di forze, una -certa ambascia o angustia ai precordii, calore, sete, eccessivo dolore -di testa, vomito, alienazione di mente, delirio, talvolta sonnolenza -irrequieta, buboni agl'inguini, alle ascelle, parotidi, carbonchi; e -nei cadaveri vibici e petecchie[62]. - -Dal distretto di Corona il contagio si propagò in altri cinque di -quella Provincia, cioè in quello di Fogara, a Rosmunda nel Comitato -di Nangy-Sinken, nella Contea di Hâromszék, nella Residenza Csiken, e -nella Contea Marussich. In tutti questi sei distretti, popolati da 3486 -famiglie, la peste vi penetrò in 506; ammalarono 1643 persone, delle -quali ne morirono 1204 e 439 risanarono. Il primo sviluppo del morbo -accadde in maggio 1770, come fu sopratocco, e vi ebbero parecchi morti. -In giugno e luglio successivi si accrebbe: ma nell'agosto e settembre -giunse al massimo della forza;[63]. In ottobre cominciò a declinare; -In novembre era in piena declinazione; in dicembre più mite ancora; -in gennajo pressocchè interamente cessato: e nei mesi di febbrajo e -marzo non si ebbe che qualche raro caso. Il giorno 20 marzo ammalò -una donna a Kakasd, Contea Marussich, con un bubone all'inguine destro -ed un carbone sul ventre, la quale anche guarì: e questa fu l'ultima -incidenza morbosa nel territorio della Transilvania. Visitate dal D.r -Brukmann tutte le località nelle quali aveva serpeggiato la peste, ed -in conseguenza erano considerate infette; ed avendo riconosciuto che -non vi avevano più in esse se non che delle malattie ordinarie, tra le -quali la scarlattina: ciò che fu considerato di buon indizio; mentre -è osservazione quasi costante, che durante la peste non regnano altre -malattie, o se si manifestano, assumono ben presto di essa il tipo e il -carattere in modo da andarne colla stessa confuse: e che allorquando la -peste volge al suo termine, incominciano contemporaneamente a comparire -qua e là morbi ordinarii col consueto corredo de' sintomi loro proprii, -furono dati gli ordini degli espurghi delle case e suppellettili -infette; ai quali espurghi si è dato principio nell'aprile seguente. - -In ciò fare si procedette primieramente all'abbruciamento di quelle -case infette, isolate e lontane, la cui custodia recava molto -incomodo ed offriva non poche difficoltà, e che per la loro situazione -potevano servir di ospizio ai vagabondi, di ricettacolo ai ladri, ed a -nascondiglio degli effetti contaminati: ciò molto più, quanto che delle -stesse guardie non si poteva sempre fidarsi. Nelle maggiori borgate, e -là dove le case erano unite ed in maggior numero, all'incendio veniva -sostituito l'espurgo, anche perchè si evitava in tal modo il pericolo, -che acceso il fuoco in una casa infetta, in altre sane con grave danno -si comunicasse. - -A presiedere i sopraccennati espurghi sono stati destinati alquanti -chirurghi, ai quali dal Magistrato, o Consiglio Superiore di Sanità -della Provincia, vennero date le occorrenti istruzioni e prescritte -le norme da seguirsi impreteribilmente. Tutte le dette istruzioni -colimavano ad antivenire e togliere tutte le cause che in qualunque -modo potevano favorire o dar occasione ad un nuovo sviluppo od -incremento del male, cancellare o distruggere il fomite pestilente -ovunque esser vi potesse annidato; e ciò con ogni maggior studio e -diligenza, con l'opera la più accurata ed assidua. - -Se le case da espurgarsi erano tuttavia abitate, i superstiti individui -sani si facevano passare in altre sane a ciò appositamente destinate: -i malati si traducevano all'ospitale. Sì gli uni che gli altri prima -di entrare in detti luoghi venivano spogliati dalle vesti sospette -che indossavano, sostituitene delle altre nuove e pulite, o almeno di -quelle ch'erano state previamente spurgate e mondate diligentemente. -Prima d'indossare le nuove vesti venivano i loro corpi con acqua e -aceto accuratamente lavati a mezzo di spugne o pannolini in detto -liquore inzuppati. - -Le vesti sospette deposte, erano passate agli espurgatori, o per -l'abbruciamento, se cenciose e di poco o nessun valore, o per -l'espurgo, se buone e tali da conservarsi. Lo stesso metodo tenevasi -per le coperte da letto. Nè era permesso alle famiglie asportar -fuori dalle case disegnate all'espurgo se non que' soli effetti che -venivano richiesti dalla più stretta necessità. Allorchè mancavano -vestiti nuovi o spurgati pella sopraccennata sostituzione, davasi -l'incarico agli stessi individui delle famiglie che dovevan sortire -di spurgare essi medesimi que' duplicati che avevano in casa, a fine -di potersene servire pel cambio prescritto all'ingresso delle località -libere cui passar dovevano ad abitare. Tutte le altre robe ed effetti -erano lasciati per l'espurgo a quelli dal pubblico a questo oggetto -appositamente incaricati. - -Le case infette destinate all'espurgo, appena sortite le persone che -le abitavano, venivan chiuse e custodite da guardie. In esse non era -più permesso l'ingresso che ai soli incaricati della disinfettazione. -Allorchè questa veniva intrapresa, prima cura degli espurgatori -era quella di chiuder esattamente tutte le porte e finestre della -casa, i fori dei cammini, delle stuffe ed ogni pertugio, dopo di che -accendevano alquante onde di zolfo entro a stoviglie di terra, più o -meno secondo l'ampiezza ed il numero de' locali da spurgarsi; indi -distribuiti i vasi fumigatorii nel modo da essi reputato migliore -entro il locale o locali da spurgarsi, chiudevano dietro se la porta -d'ingresso, e lasciavano la casa così chiusa per lo spazio di 24 ore; -scorse le quali, ripetevano la stessa fumigazione per altri due giorni -successivamente. - -Indi si procedeva allo spurgo delle suppellettili. Tutti i vestiti, -pannilini, coperte, ed altri effetti che avevano servito ad uso dei -malati, o ch'erano stati da essi maneggiati, o tocchi, venivan gittati -in una tinozza od altro recipiente di legno, in cui si versava del -liscivo caldo fino a che ne restasser coperti, lasciativi entro a -macerare per ventiquattr'ore. Allo spirare di detto periodo, scolato -il liscivo, s'infondevano in acqua bollente, la quale doveva essere -rinnovata due, tre, e fino quattro volte. Indi lavati nel modo solito -ed asciugati. Tutta questa operazione doveva esser ripetuta tre volte. -Que' vestiti però, coperte ed altri oggetti, che per la lor qualità -non potevano esser spurgati col liscivo senza venir guastati e rendutí -inservibili, come pure i stracci, le robe di poco o nessun valore, la -paglia dei letti, e cose simili, dovevano esser abbruciati. Finalmente -tutte le masserizie, mobili, arnesi di casa, utensili di terra, di -legno, di vetro, di metallo ed ogni altra cosa che poteva sostenere -l'espurgo d'acqua senza pericolo di guasto, venivano parimenti -lavati ed astersi col liscivo, o con altro liquore secondo la qualità -loro. Le pareti imbiancate con doppio stratto di calce, i pavimenti -raschiati e lavati ripetutamente col ranno medesimo. Tutte le altre -suppellettili che non soffrivano l'espurgo d'acqua, i libri, le carte, -i pennachii, cappelli, pellicie, drapperie di lino, di lana, di seta, -ecc. dopo impregnate di fumo dello zolfo venivano esposte ad una -libera ventilazione. Di tre in tre giorni si assoggettavano alla stessa -fumigazione solforosa; e finalmente presso al termine della contumacia -ad un suffumigio più mite; p. es. di legno di ginepro, d'incenso, di -mirra, benzoino, e cose simili. - -Lo spurgo delle case e delle suppellettili doveva esser terminato nello -spazio di tre settimane; scorse le quali si chiudevano entro le case -persone sane, che dovevano abitarle in via di esperimento, restandovi -chiuse in esse pel periodo di sei settimane. Se durante detto periodo -si conservavano sane, la casa allora veniva dichiarata sana, e messa -in libera comunicazione a disposizione della famiglia cui apparteneva. -Per tal modo si otteneva prova non solo dell'efficacia degli eseguiti -espurghi, ma altresì della generale cessazion della peste. - -I morti dal contagio, giusta gli ordini dati dalle Autorità dovevano -esser tutti trasportati col mezzo de' becchini al cimitero comune, -ovvero al luogo a ciò appositamente destinato; ed ivi, scavate le fosse -profonde quattro piedi almeno, gittati in esse i cadaveri, dovevano -questi venir coperti con calce viva; e mancando la calce, con cenere. -Per lo più però mancava l'una e l'altra, ed i cadaveri venivano -interrati superficialmente, in ispecieltà nelle località isolate e -lontane, dove non poteasi avere l'opera de' seppellitori pubblici, o -dove questi non eran sufficienti al bisogno. Il perchè, non di rado si -dovean costringere gl'individui delle stesse famiglie cui apparteneva -il morto a prestarsi al pio e doloroso ufficio di dargli sepoltura. -Dopo estinta la peste, si chiusero i cimiteri dei pestiferati, e -s'intersecarono con essi le comunicazioni, dopo aver accumulata una -certa quantità di terra ed innalzato un suolo nei siti delle fosse, -entro alle quali erano stati sepolti i morti dal contagio. - -Dal pubblico erario veniva rifuso ai proprietarii il prezzo delle -case e delle robe abbruciate, sul dato della stima che per ciascuna -doveva farsi precedere all'abbruciamento. Questa misura aveva in se -duplice fine benefico e provvido: sollevare cioè que' disgraziati -abitanti dai maggiori danni: facilitare la consegna degli effetti e -delle suppellettili infette per l'espurgo, togliendo il motivo per cui -potevano esser tentati di occultarle. - -Nè questa provvidissima misura adottata dalla saggezza e bontà -Sovrana fu bastante a prevenire che effetti contaminati non venissero -sottratti e nascosti; che già il popolo sospettoso ed inclinato al -contrabbando, non prestando fede alle fatte promesse, cercava con ogni -studio di sottrarsi al comando e nascondere i suoi effetti migliori -clandestinamente. Di maniera che, avutone di ciò avviso il Governo; e -vista l'importanza di prevenire siffatto inconveniente da cui potevano -temersi gravi conseguenze, d'ordine di S. M. l'Augustissima Maria -Teresa allora regnante fu pubblicato un bando, per cui veniva accordato -premio di tre zecchini d'oro a quello che scopriva merci od effetti -nascosti, e stabilita la pena di morte per chiunque osava qualsivoglia -effetto occultare o nascondere. Siffatta misura sortì pieno effetto; -mentre da un lato non vi fu più chi osasse nasconder robe per timore -di esserne denunziato e punito; dall'altro, l'allettamento del premio -raddoppiava in ciascuno la vigilanza e la cura di discoprire effetti -nascosti. - -Finalmente intrapresa una visita generale di tutte le case, fu estesa -accurata nota dei morti, guariti, e superstiti delle varie famiglie; -sui quali dati furono poi compilate le tabelle generali, a corredo -della storia circostanziata di questo contagio, che fu innalzata -all'Eccelsa Superiorità. - -In maggio, levati i cordoni dell'interno, furono ristabilite libere -le comunicazioni in tutta la Provincia; meno la Contea Marussich, che -attesa la lunga convalescenza della donna ultima infetta, di cui s'è -parlato di sopra, fu messa a pratica soltanto in giugno successivo. - -Molto più gravi sarebbero state le conseguenze del contagio in quella -Provincia, se con ben dirette misure sanitarie non gli si fosse -impedito di più inoltrarsi. Il Dott. Bruckmann, che a quel tempo -trovavasi in Transilvania, si adoperò con molta intrepidezza ed abilità -per la salute di quelle popolazioni, e si rendette assai benemerito -della pubblica e della privata riconoscenza. (_Oreus de Peste, Chenot, -Historia Pestis Transilvanicæ Annorum 1770-1771 opus posthumum._) - - -Ho creduto dover descrivere con un certo dettaglio il metodo ed i mezzi -che si sono usati con profitto nell'indicata epoca per lo spurgo delle -case e delle robe infette o sospette dopo cessata la peste; sì perchè -formando ciò una parte importante della storia delle pesti dei passati -tempi, non sarà forse senza interesse il conoscerla ed il trovarla -descritta; sì perchè, quantunque il metodo sopraccennato sia in alcune -parti imperfetto, specialmente se si considera dietro le inapprezzabili -scoperte della chimica moderna, e dietro i principii di una più -illuminata sperienza; potrà nullostante riescir utile all'evenienza -de' casi, e servire se non altro ai meno esperti di guida per sortire -dall'imbarazzo, e non sapendo far meglio, imitare e copiare ciò che è -stato fatto e praticato altre volte con buon successo. - -Però; in vece delle fumigazioni coll'acido solforoso, ossia coi -vapori che si sviluppano dall'abbruciamento dello zolfo, di cui si -è servito il D.r Brukmann per l'espurgo delle case e robe infette -della sopradescritta pestilenza, si potranno ora usare con maggior -sicurezza di effetto le fumicazioni col cloro, ossia gas acido -muriatico ossigenato, che fra tutti gli altri viene considerato il più -efficace per distruggere il principio contagioso, qualunque egli sia, -ed in qualunque luogo si trovi annidato; e che oggidì si usano quasi -generalmente. È innegabile, che anco il gas solforoso, vale a dire i -vapori dipendenti dalla combustione dello zolfo, attaccano il germe del -contagio e lo snaturano; ma oltrecchè detti vapori non si estendono a -molta distanza, e sono infesti ai polmoni, i suffumigi col cloro sono -preferibili, siccome più efficaci e più pronti ne' suoi effetti, ed -appoggiati nel medesimo tempo all'esperienza, all'autorità, ed alla -ragione. - -Sopra questo argomento caderà di dover parlare in altro luogo. Ciò -non pertanto; a fine di rendere più interessante la lettura del -presente Volume; ed acciocchè, conoscendosi in tutti i suoi dettagli -la pratica della disinfettazione cogli acidi minerali, riesca più -agevole istituire il confronto coi metodi di espurgo ch'erano in uso -negli II.i RR.i Stati all'indicata epoca, cioè nel 1770-71, quando non -si conoscevano ancora la grande scoperta di Guyton-Morveau del 1773, -le felici sperienze di Carl-Michael Smith, e quelle successive di -tanti altri valenti e riputatissimi chimici, Montigny, Cadet-de-Veaux, -Fourcroy, Lavoisier, Chaptal, Doumotiez, Loudon, Lasson, Cornette, ed -altri, ho creduto dover pubblicare qui alcuni cenni; avuto riguardo ben -anche, che possa tornar utile agli interessi dell'umanità sollecitare -la maggior diffusione di quelle conoscenze pratiche sulla scelta -ed applicazione de' mezzi, che pel generale consentimento dei dotti -vengono risguardati efficaci ad attaccare e distruggere i micidiali -contagi, ed arrestarne di essi la propagazione. - - -METODO _di disinfettazione col mezzo degli acidi minerali._ - -Per disinfettare le stanze e gli appartamenti delle case colle -emanazioni vaporose e gazose del cloro[64] converrà procedere nella -maniera seguente. - -Si prendano di sal comune (sal marino, o muriato di soda) quattro(4) -parti; p. es. quattro oncie; - -Protossido di manganese (ossido di manganese, o manganese di commerico) -due(2) parti; p. es. due oncie: - -Polverizzate e mescolate bene insieme dette sostanze, si pone il -miscuglio in un tegame di terra cotta vetriata; o meglio in un -catinello, od altro vaso a larga apertura, di porcellana o di vetro: - -Vi si affonde quattro (4) parti: p. es. quattro oncie d'acqua: - -Si agita la materia solida con un cucchiajo di porcellana o di vetro -fino ad operarne l'estinzione: - -Si colloca il vaso su di una focaja, od altro recipiente di terra -cotta, pieno per due terzi di cenere o di arena calda, entro alla quale -si profonderà un poco. - -Chiuse allora le porte, le finestre, ed ogni altra apertura della -stanza quanto più completamente si può, vi si trasporterà l'apparecchio -nel mezzo di essa; e si verserà sopra il miscuglio; - -Acido solforico concentrato (olio di vitriolo) a 66 gradi, quattro(4) -parti; p. es. quattr'oncie. - -Non si farà il versamento dell'acido se non quando il sale sarà -divenuto un po' caldo. - -Se il luogo da spurgarsi è vasto, allora in vece di un solo apparecchio -nel mezzo, se ne collocheranno due, tre, quattro, o più sopra diversi -punti. Sarà meglio moltiplicare le capsule fumigatorie, anzi che -accrescere in un solo vaso la quantità delle materie destinate alla -fumigazione. - -Allorchè il versamento dell'acido verrà fatto in una sol volta, come -si pratica negli espurghi generali, e come fu indicato di sopra, -l'operatore avrà cura di tener all'atto del versamento rivolta la -testa in modo che dai vapori che si sollevano non abbia a risentirne -offesa; mentre il cloro ha un odor soffocante, agisce sulle fauci e -sulla mucosa polmonare con molta forza, ed ispirato nel momento del suo -più rapido e copioso sviluppo, potrebbe eccitar molta tosse, ed altri -sconcerti. - -Appena fatto il versamento si sortirà dalla stanza, chiudendo dietro -se le porte d'ingresso; le quali non si apriranno se non dopo 10, o 12 -ore. - -Le stesse fumigazioni collo stesso metodo dovranno esser ripetute per -tre o quattro giorni di seguito; in ispecieltà se molti saranno gli -oggetti e le masserizie da disinfettarsi: molto estesa la superficie; -e se, avendo servito la stanza di abitazione a persone infette di -contagio, si avrà lo scopo di disinfettarne di essa le pareti ed il -pavimento. - -Fra una fumigazione e l'altra converrà lasciar scorrere alcune ore; p. -es. 10, 12, nel corso delle quali si avrà cura di tener aperte porte e -finestre onde dar libero accesso all'aria e alla luce. - -Volendo rendere il suffumigio più forte, converrà dopo qualche ora -rinnovare l'arena o la cenere sostituendovene di più calda, oppure -riporre il vaso che la contiene sopra un fornello pieno di fuoco; -mentre il calorico accelera la separazione del gas e la rende più -completa. - -Essendo copioso il cloro che con questo metodo si svolge, s'intende -da se che non potrebbero le persone trattenersi in quelle stanze ove -si fa il suffumigio senza restarne più o meno incomodate. Quindi sarà -usato soltanto nei luoghi disabitati. E dappoichè detto gas attacca non -solo i miasmi fino ai siti più ascosi snaturandoli o distruggendoli, -ma infiamma altresì i metalli e li ossida, altera i colori e li -distrugge, illanguidisce, sotto alcune condizioni, i caratteri e li -cancella, ed annichila radicalmente il principio odorifero; così dalle -stanze nelle quali dovrà esser praticato il suffumigio Guytoniano, -così detto, perchè condotto secondo il metodo scoperto e additato da -Guyton-Morveau, dovranno non solo esser rimosse le persone, o sane -o malate; ma altresì tutti gli oggetti d'oro, d'argento, di ottone, -d'acciajo, tutte le stoffe di seta, di lino, o di lana tinte in bei -e delicati colori, e tutto quello che può esser dall'azione del cloro -danneggiato. - -Laddove si volesse che lo sviluppo del cloro non fosse così sollecito -ed energico, basterà diminuire il calore, sia scemando il fuoco del -fornello, sia trasportando la capsula fumigatoria sopra un altro vaso -di arena meno calda, o collocandola sul pavimento. - -Si potrà ancora praticare lo stesso spurgo col cloro, trasportando -i sopraccennati vasi fumigatorii da una parte all'altra -dell'appartamento, su i varii punti che si credono i più infetti, colà -dove si reputa maggiore il bisogno. - -Si potrà usarlo altresì secondo il metodo di Chaussier, versando -l'acido solforico sul sale a poco a poco in vece che in una sol volta, -in modo che evaporate le prime goccie di acido, si fanno cader le -seconde, e dietro l'evaporazione delle seconde, le terze, portando -l'apparecchio sui varii punti a proprio talento. - -Questo metodo si potrà praticare colle debite cautele anche ne' locali -dove vi sono degli ammalati che non possono essere trasportati; colà -dove per l'angustia delle case, per mancanza di altri locali sani -abitabili da sostituirvi, pel rigore della stagione, o per altre -ragioni, le stanze e gli appartamenti infetti non possono venir -sgombrati dagli ordinarii loro abitatori. Dissi con le debite cautele; -mentre laddove soggiornano malati e quelli che li assistono, importa -che discreta ed appena sensibile sia la quantità di cloro che si versa -nell'atmosfera. - -Appunto per ciò, viene suggerita un'altra maniera di espurgo o processo -disinfettante, il quale consiste nel mettere sopra un piatto quattro -oncie di cloruro di calce, o di sodio, disciolto in egual quantità di -acqua; la qual soluzione si espone nella stanza, e se la ripete tanto -in quella che in tutte le altre dell'appartamento, in maggiore o minor -numero secondo l'ampiezza de' locali. - -In oltre; riportando quanto dice nel proposito il celebre Medico e -Chimico D.r Taddei; «qualora si voglia procurare una lentissima ma -continua emanazione di cloro gazoso nelle stanze ove giacciono i -malati, senza portar nocumento nè ad essi, nè a chi li assiste, si -terranno dei vasi aperti pieni di cloruro, o clorito di calce in uno -o più punti della stanza medesima. E allorchè coll'andar del tempo -l'emanazione diventerà sì modica e sì debole da non poterne apprezzar -la presenza col mezzo dell'olfatto, si verserà di tanto in tanto su -quel cloruro, o clorito, già fatto stracco, poche goccie d'acqua -acidulata o con l'acido idroclorico, o col solforico: regolandosi -sempre a tenore, non tanto della capacità della stanza quant'anche -della sensibilità degli ammalati e dei sani che in quell'ambiente -respirano». - -L'evoluzione del cloro che si ottien dai cloruri, essendo sempre -lenta e debole, è chiaro, che tal maniera di disinfettazione non -sarà da risguardarsi nei casi di maggior importanza se non come un -mezzo suppletorio o ausiliario, anzi che come principale ed ovunque -preferibile. - -Le dette sostanze dopo che avranno servito alla disinfettazione degli -appartamenti, si dovran gittare nelle latrine, dove esse continueranno -ad agire come disinfettanti. - -Per ottenere il cloro, si può anche valersi di un altro metodo, di -quello cioè che si pratica nelle Farmacie, ch'è il seguente; - -Si ponga in una storta tubulata - -Protossido di manganese, ossia manganese di commerico in polvere | una -parte; - -Acido idroclorico (ossia muriatico) sei parti; - -Annessa la storta all'apparato pneumatico-chimico, la si riscalderà; -e si otterrà un gas di colore giallo verdognolo, che sarà il gas -muriatico ossigenato, o cloro. - -Mancando l'acido idroclorico, si potrà invece adoperare il seguente -metodo; - -Manganese in polvere | parti ventisette (27), - -Sal comune secco | parti trenta (30): - -Insieme uniti in una storta tubulata coll'apparato pneumatico-chimico; -si aggiungerà, - -Acido solforico, parti diciotto (18), allungato con dodeci (12) parti -d'acqua; Si riscalderà la storta, e si otterrà il gas, come sopra. - -Le fumigazioni del cloro si potranno anche istituire a freddo. Per -ciò fare basterà porre l'apparato fumigatorio sul pavimento o sopra -una sedia della stanza, in vece che sull'arena calda, avendo cura di -versare ad intervalli l'acido solforico diluto coll'acqua sopra un -miscuglio del sale col manganese, nelle indicate proporzioni, onde lo -sprigionamento facciasi con lentezza. - -Ora; dappoichè si considera, che i germi dei contagi, qualunque essi -sieno, debbono esser di una natura composta, come sono tutti gli enti -atti a riprodursi; che non v'ha composto organico in natura, il quale -fra gli elementi suoi costituenti non contenga anche dell'idrogeno; che -l'affinità del cloro con questo principio elementare è grandissima; si -ravviserà chiaramente perchè le emanazioni gazose del cloro riescano -sì efficaci ad attaccare e neutralizzare i contagi, pervenendo più -facilmente di ogni altro mezzo disinfettante ad alterare l'equilibrio -e gl'intimi rapporti dei principii costituenti il germe riproduttore -della malattia, ossia il principio contagioso; il quale per tale -disidrogenazione assume un altro modo di esistere, le sue molecule -componenti in altra maniera si atteggiano, viene alterato, snaturato -in modo da non esser più quello ch'egli era, non esser più nell'uomo -ammissibile, non aver più facoltà riproduttiva. Che se anche sotto -la continuata azione violenta del mezzo disorganizzatore non resta -intieramente annichilato e distrutto, rimane però così neutralizzato e -scomposto da riescire inefficace affatto ed inocuo. - -Nello stesso modo, per effetto della somma tendenza degli acidi -solforoso e nitrico di associarsi all'ossigene, che si può ritenere -formi parte eziandio del composto organico de' germi del contagio, -viene la natura di questi enti riproduttori alterata e scomposta -in modo da andarne estinta la primiera lor facoltà riproduttiva, e -quella forza per cui potevano insinuare nell'uomo il possente loro -veleno; conseguenza del cui attacco o decomposizione de' principii -elementari del miasma contagioso, del suo annichilamento è appunto la -disinfezione, la sanazione. - -Dietro questi principii, e sulla base di ripetute e ben dedotte -esperienze, a merito specialmente del celebre D.r Smith, che per -esse riportò il premio di 5,000 lire sterline stabilito dalla Camera -dei Comuni della Gran Brettagna, si usarono e si usano tuttodì -come disinfettanti i vapori che si ottengono dall'acido nitrico. La -loro efficacia però è inferiore a quella del cloro; e dappoichè non -danno incomodo agli astanti, sogliono venir usate unicamente e quasi -esclusivamente per depurar l'aria degli spedali, delle prigioni, -delle navi, ed altri luoghi abitati di uno spazio non molto vasto. -Non si usano quasi mai per l'espurgo de' luoghi, e delle robe infette -o sospette di peste, attesa la molta facilità e rapidità con cui si -concentrano, che non lascian luogo a sperare un sufficiente successo. - -Per l'espurgo dei luoghi disabitati, delle vesti e masserizie infette, -ed in generale di tutti gli oggetti suscettibili contaminati o sospetti -di contagio pestilente, mancando il cloro, e l'acido idroclorico, -gioverà ammettere la sostituzione del gas solforoso, ossia dei vapori -che si sollevano dall'abbruciamento dello zolfo, oppure i vapori -nitrico-solforosi, che emanano dalla combustione di un miscuglio di -parti eguali di nitro e di zolfo, opportunemente disposto in stoviglie -di terra nella maniera che fu indicata di sopra. Questi suffumigi -d'altronde sono di una facile esecuzione; i mezzi ed il modo di -ottenerli sono a portata di tutti, adattati all'intelligenza della -maggior parte delle persone di basso servizio che vengono incaricate -di praticarli: hanno poi a loro favore il suffragio di una lunga -sperienza; mentre, sebbene non sieno molto penetranti nè si estendano -a molta distanza; nullaostante è innegabile, ch'essi pure, come si è -detto in altro luogo, attaccano il germe del contagio e lo snaturano. -Le celebri polveri disinfettanti di Semoilowitz nella Peste di Mosca; i -tanto decantati profumi del Padre Maurizio da Tolone Cappuccino nella -Peste di Genova del 1757 (_V. pag._ 489), quantunque composti nella -maggior parte di sostanze vegetabili ed aromatiche, riescirono utili -particolarmente in forza della generosa quantità di zolfo in essi -frammisto. - -I vapori dell'acido nitrico si ottengono nel seguente modo. Si mettono -in una capsula o in un bicchiere di vetro, o di porcellana, quattro -dramme di nitro raffinato (nitrato di potassa) polverizzato, ed a -poco a poco vi si versa sopra a freddo un egual quantità di acido -solforico, rimovendo di tratto in tratto il miscuglio con una spatola -o bastoncino di vetro onde agevolare lo svaporamento. I vapori bianchi -che si sollevano sono quelli dell'acido nitrico. Se si riscalderà il -vaso fumigatorio, si otterrà uno sviluppo più abbondante di gas; ma in -tal caso vi si uniranno dei vapori rossi che faranno tossire, e che per -ciò si dovranno scansare. Sicchè dette fumigazioni si fanno sempre a -freddo. - -Più forte e più attivo di questo è il vapore dell'acido muriatico, -o idroclorico; il quale ha molta espansibilità. Esso pure assale, -decompone, od annichila il principio contagioso ed i miasmi mefitici -dei luoghi più ampii, ma cede in virtù a quelli del gas muriatico -ossigenato, che sono sempre preferibili, specialmente in tutti i -casi gravi, di contagio pestifero, e di altri eminentemente esiziali. -Qualunque volta però mancassero i mezzi per ottenere il cloro, sarà -da ricorrere al gas acido muriatico o idroclorico per operare la -disinfettazione. - -Lo stesso metodo indicato per ottenere il cloro si adoprerà per -avere il gas muriatico semplice, e a un dipresso gioveranno le stesse -avvertenze nell'applicarlo. Tutta la differenza consisterà in ciò, che -nella capsula o vaso fumigatorio non si porrà che il solo sal comune -umidetto, sul quale, riscaldata l'arena, si verserà ad un sol getto -l'acido solforico, e si ommetterà affatto il protossido di manganese. - -Si otterrà altresì l'acido idroclorico versando a riprese in una storta -tubulata, montata coll'apparato di Wolfio, sopra due parti, p. es., due -libbre, di cloruro di sodio, (gas marino decrepitato) contenuto entro -la storta medesima; di acido solforico, una parte; p. es. una libbra, -aggiuntovi l'acido per la tubulatura della storta, e distillando a -calore graduato sopra bagno di arena. Per tal modo si otterrà l'acido -idroclorico fumante nella boccia sotto il recipiente, il quale si potrà -dirigere come si crederà più opportuno, valendosene di esso per la -disinfettazione a tenore delle circostanze. - -Finalmente gioverebbe poter stabilire e indicare la quantità -degl'ingredienti necessarii per ottenere una completa disinfettazione, -proporzionandoli all'estensione ed ampiezza de' locali da spurgarsi, ed -al grado della loro contaminazione. - -Si crede che per una stanza della lunghezza di otto in dieci braccia, -e della larghezza di sei in otto ed alta in proporzione, possano -bastare due oncie di sal comune bene seccato, mescolato ben insieme con -un'oncia di protossido di manganese finamente polverizzato: disposto -il miscuglio in un vaso di vetro, di porcellana, o di terra, adattato -sopra una padella o coccio pieno di arena, e questo coccio sopra un -braciere acceso: indi versate sopra il miscuglio due oncie di acido -solforico. - -Per altre maggiori o minori stanze si cresceranno o scemeranno in -proporzione le respettive dosi. - -Senza trascurare questa notizia sui rapporti di quantità tra il -mezzo disinfettante occorrente e la capacità ed ampiezza de' locali -da spurgarsi, gioverà regolarsi secondo i dettami del criterio -pratico, avendo in vista di portare sui principii del contagio un -totale esterminio, perseguitarli ne' suoi nascondigli, esser sicuri -di sloggiarneli, ed agire in somma in modo da conseguire pienamente -l'intento, e soddisfare così agli eminenti riguardi della pubblica -sicurezza. - -Qualunque sia l'opinione nel proposito rispetto ai locali, converrà -però sempre aver presente, che nello spurgo delle robe non si può -stabilire un dato regolatore, una misura giusta di proporzione; -mentre la quantità del gas disinfettante necessaria dovrà esser -sempre proporzionata alla qualità e quantità degli oggetti o -robe da spurgarsi, alla loro condizione, al grado e qualità della -contaminazione, ed allo stesso ambiente entro cui viene praticato -l'espurgo. - -Ove in vece del cloro si voglia adoperare le fumigazioni nitriche di -Smith, per una capacità di 1000 piedi cubici, si ritiene che bastar -possano quattro dramme di nitro, o nitrato di potassa raffinato, ed -altrettante di olio di vitriolo, o acido solforico, e dietro tal norma -in proporzione secondo le diverse capacità. - -Tutto ciò che si è detto riguardo allo spurgo delle stanze e degli -appartamenti delle case, è applicabile allo spurgo de' bastimenti o -navigli infetti o sospetti di peste, o d'altro contagio, e di qualunque -altro ambiente o spazio chiuso. - -Per disinfettare le biancherie, i vestiti, i materassi, coperte, -i feltri, i tessuti di lana, di filo, di cotone, di seta, le -pelliccierie, le penne, le carte, i libri, ed altri oggetti -suscettibili, si stenderanno sopra corde o sopra stanghe di legno -in una camera chiusa, ed ivi disposti in modo opportuno gli apparati -fumigatorii si esporranno alle fumigazioni del cloro. Per svolgerlo -si useranno li stessi mezzi, lo stesso metodo ed avvertenze indicate -di sopra, allorchè si parlò dello spurgo delle stanze ed appartamenti -infetti. Dette fumigazioni si ripeteranno per sei od otto giorni di -seguito. Allorchè si potrà esser sicuri che la fumigazione è stata -esattamente fatta, ed il cloro abbia penetrato da per tutto fino -nelle ultime pieghe e recessi interni delle stoffe, vestiti ec., si -potrà porle a libera pratica anche prima, cioè dopo il quarto o quinto -giorno. - -Nell'eseguire dette fumigazioni col cloro importa aversi attenzione, -come fu avvertito di sopra, che non restino alterati o distrutti -i colori delle robe od effetti che si sottopongono all'espurgo: -illanguiditi o cancellati i caratteri delle scritture o delle stampe. -Fra le avvertenze, si avrà principalmente quella di non esporre al -suffumigio del cloro o del gas muriatico semplice le robe o le carte -allorchè sono ancora umide o bagnate. Converrà quindi bene asciugarle -prima di esporle all'azione del gas, altrimenti la parte colorante -verrà facilmente attaccata dall'acido, e l'azione chimica di lui sopra -gli elementi costitutivi del principio contagioso sarà meno efficace e -sicura. Ed in vero, quanto meno di umidità o di acqua troverà l'acido -disinfettante o nel corpo da espurgarsi, o nell'aria dell'ambiente -dove si fa l'espurgo, tanto meno avrà egli occasione di soddisfare -le tendenze sue con saturarsi dell'idrogene tolto alla detta umidità -ed all'acqua incontrata; giungerà quindi tanto più puro ed attivo al -corpo verso cui è diretto, e su di esso sarà in grado di esercitare -con più efficacia la sua attività disinfettante, spiegando tutta la sua -chimica azione. Altra avvertenza opportuna sarà quella di regolare la -fumigazione in modo che non sia troppo forte la massa del gas destinato -ad invadere gli oggetti da spurgarsi, e che la corrente disinfettante -si diffonda in quanto è possibile da per tutto egualmente, e senza -precipitazione. - -Le biancherie e que' vestiti, coperte, ed altri effetti, che non -soffrono danno dall'espurgo d'acqua, possono venir purgati egualmente -bene con egual sicurezza e più presto, col liscivo e l'acqua bollente; -coll'immersione per 48 ore nell'acqua del mare, lavati poscia -coll'acqua dolce ed asciugati; e specialmente, come si usa oggidì, con -una soluzione di cloruro di calce o di soda, nella quale si lascieranno -immersi per ventiquattro ore. Siffatti metodi di espurgo, mentre sono -egualmente sicuri nei loro effetti, hanno l'avvantaggio di essere di -un'esecuzione più facile e più spedita, e di non danneggiare alla -conservazione degli effetti sottoposti all'espurgo, nè alla salute -dell'operatore incaricato di eseguirlo. - -Fra le dotte sollecitudini della Commissione Medica mandata dal -Governo di Francia in Egitto nel 1728, alla cui testa eravi il celebre -D.r Pariset, per vedere e studiare la peste, indagarne l'origine, -sperimentare l'efficacia di alcuni preservativi, e tentare i diversi -mezzi di guarigione, una delle principali cure fu appunto quella di -sperimentare l'efficacia dei cloruri come mezzo preservativo ed anche -curativo. - -Furono perciò scelti cinque vestimenti di cinque individui morti -di peste, tutti intrisi e lordi di materie buboniche e fetenti. Si -tolsero con un po' d'acqua le materie fecali, e poscia s'immersero le -dette vestimenta in una soluzione di cloruro di sodio, nella quale si -lasciarono per sedici ore. La proporzione della soluzione era di tre -litri di cloruro d'ossido di sodio in cinquanta (50) libbre d'acqua. -Il titolo attivo di essa era di 05; essa scolorava un mezzo grado del -clorometro di Gay-Lussac. Tolte le vestimenta da questa soluzione, -esse furono torte e spremute, poscia esposte al sole ed asciugate. -Ciascuno della Commissione, e il S.r D.r Cav. Pariset pel primo, -indossò uno di questi vestiti portandolo applicato alla nuda pelle -per 18 ore continue; e ciò senza che alcuno di essi abbia provato il -minimo inconveniente nella salute. Esaminato di nuovo il titolo della -soluzione dopo di averne estratte le vestimenta, si osservò ch'essa -era diventata 01, e che per conseguenza aveva perduto 4/10 i quali -furono impiegati alla decomposizione delle materie animali, ed alla -combinazione di essi coll'idrogene del virus pestilenziale. - -Questo sperimento sarebbe stato a vero dire più decisivo, ed avrebbe -provato assai meglio l'attività disinfettante dei cloruri, se -contemporaneamente lo si avesse ripetuto con altri cinque vestiti -appartenenti ad individui morti di peste, egualmente intrisi e lordi -di materie buboniche e fecali, ma lasciati immersi per un'egual numero -di ore (16 ore) nella sola acqua semplice senza alcuna aggiunta -di cloruro; tolti quindi nello stesso modo e spremuti dall'acqua, -ed egualmente che i primi asciugati all'aria ed al sole, e fatti -indossare da individui sani nella guisa stessa che i primi per quindi -osservarne gli effetti; mentre dietro il primo sperimento isolato -resterà sempre dubbio se forse non avrebbe potuto bastare la sola -immersione nell'acqua semplice pel riflessibile periodo di sedici ore, -e la successiva sposizione de' vestiti stessi all'aria ed al sole per -un periodo di tempo indeterminato fino all'asciugamento, a rendere -inattivo il principio contagioso indipendentemente dall'azione del -cloro, sia diluendo, sia decomponendo, sia distruggendo, od alterando -in qualsivoglia modo le parti costitutive di questo ente sconosciuto -ed impercettibile, qualunque esser si voglia la di lui natura; ciò -tanto più quanto che si sa esser l'aria e l'acqua i principali mezzi -disinfettanti; nè si conosce per anco di quanto tempo precisamente -abbiano dessi bisogno per rendere innocua la materia del contagio. -Da altra parte non puossi ravvisar che gratuita la supposizione che -l'acqua sola anche unita al sapone non serva che a diluire il veleno -pestilenziale senza spogliarlo della sua attività; mentre vi sono fatti -ed esperienze che sembrano provare precisamente il contrario. - -Anche le lettere, come i vestiti, le stoffe, i libri e le altre carte -verranno spurgate col cloro; che già da alcuni anni questo mezzo viene -adoperato per lo spurgo delle lettere nei principali Lazzeretti di -Europa. Si abbandoneranno quindi per sempre le gomme e resine odorose; -l'incenso, la mirra, lo storace, il benzoino, i legni resinosi, le -foglie ed erbe odorose, e quell'informe ammasso di sostanze aromatiche -vegetabili, che fin dai più remoti tempi si usavano per profumare -le lettere, ed a cui talvolta si univano degl'ingredienti e composti -minerali, e che in alcuni luoghi con piena buona fede si usano ancora. - -All'oggetto pertanto di profumare le lettere col cloro, si allestirà -una cassetta di piombo, di acajù, o di altro legno forte, verniciata sì -esternamente che internamente; dell'altezza di due piedi in un piede -di larghezza e due piedi e mezzo di lunghezza, di cui il coperchio -si chiuderà ermeticamente. Nell'interno a due terzi di altezza si -pianterà una graticola di giunco o di legno sottile, destinata a -ricever le carte, le lettere, ed altri oggetti da espurgarsi. Al basso -di questa cassetta vi sarà una porticciuola di un palmo di altezza -sopra due terzi di palmo di larghezza, costrutta in modo da potersi -chiudere esattamente, e munita di una susta o fermaglio destinata a -tenerla ferma e combaciante col margine. Egli è per questa porticciuola -che s'introdurrà il vaso contenente il miscuglio disinfettante. In -una delle pareti laterali esterne della detta cassetta, nella parte -inferiore all'altezza della porta, vi sarà una valvula, o apertura -rotonda, del diametro di mezzo pollice ad uno circa, costrutta in modo -da potervisi in essa adattare il collo di una bottiglia, o il tubo -di una storta cariche di cloro, o di altro gas disinfettante, per -scaricarlo nell'interno della cassetta all'occorrenza de' casi; sia -che s'abbia d'uopo al momento di una maggior quantità di gas; sia che -manchino i mezzi onde ottenerlo col metodo ordinario; sia perchè il -processo disinfettante colla sola capsula fumigatoria proceda troppo -lentamente, e quando per qualche circostanza occorra invece far presto. - -La medesima apertura potrà servire eziandio per fissarvi un canoncino -di piombo o di ferro, destinato a condurre il calorico da un vicino -fornello entro la cassetta, qualunque volta piacesse adoperare il -calorico per lo spurgo delle lettere, invece degli acidi, o unitamente -ad essi, come si dirà in appresso. - -Detta apertura, o finestra rotonda avrà due telai, uno di -cristallo per poter veder dentro della cassetta, il quale si aprirà -nell'interno, l'altro di piombo o di legno, che si aprirà e chiuderà -all'esterno; ambidue dovranno essere ben connessi e forti da resistere -all'espansione del gas, ed impedire qualunque sortita del medesimo. - -Dall'altro lato della cassetta, alla parte laterale opposta a quella -dove giace la valvula, e presso che alla medesima altezza, sarà -annessa e connessa col corpo della cassetta stessa un'altra picciola -cassettina, o spazio chiuso, dove poter riporre in deposito al -momento dell'espurgo, le lettere contenenti mostre o campioni, e que' -frastagli di materie suscettibilii che si rinvengono entro alle lettere -stesse, senza lasciarle esposte, nè aver bisogno di confondere la -disinfettazione dei campioni con quello delle lettere ed altre carte, -nè esser obbligati a sospender questo per occuparsi di quella. - -Durante l'espurgo delle lettere verrà tolta ogni comunicazione fra la -cassettina delle mostre e la cassetta delle lettere, col mezzo di una -tavoletta di piombo o di legno, secondo che sarà la cassetta stessa, -chiusa a cerniera nella parete interna; la qual tavoletta, spurgate che -si avranno le lettere, verrà aperta, ove fia d'uopo, e posto per tal -modo in comunicazione l'ambiente della minore con quello della maggiore -cassetta, per quindi spurgare a tutto agio e con le necessarie cautele -i detti campioni depositati, in modo da evitare di essi lo scoloramento -ed il guasto; ed a scanso di sbagli spurgare contemporaneamente le -lettere che li contenevano. - -Nella parete posteriore della cassetta di contro alla porta, saranno -infisse e bene assicurate due grosse lenti, una da ciascun lato in sito -opportuno, a fine di poter penetrare coll'occhio nell'interno della -cassetta e sorvegliare l'operazione senza aver bisogno di aprire il -coperchio o le porte. - -La graticola di giunco o di legno destinata a ricever le lettere e -le carte sarà levabile, e nelle pareti della cassetta superiormente -saranno scavate alcune picciole nicchie su cui poter appoggiare dei -sottili bastoncini di vetro, o di legno all'oggetto di spiegare -sovr'essi le lettere e le carte qualora invece che stese sulla -graticola piaccia porle accavalcate sopra i detti bastoncini, in -modo che il suffumigio disinfettante possa più sollecitamente e -completamente invaderle e penetrarle, e quindi l'espurgo riesca più -spedito e più sicuro. (_V. T. 1.ª Fig. I. II. III. IV._) - -Dette cassette per l'espurgo delle lettere si costruiranno un po' -più grandi o più picciole secondo la quantità delle lettere e dei -pieghi che sogliono pervenire ad un medesimo tempo a quel Stabilimento -Sanitario presso il quale si dovrà fare l'espurgo; ovveramente si terrà -in pronto all'uopo più d'una di esse, di diversa capacità e dimensione, -per potersene valere a tenore del bisogno. - -Per purificar bene le lettere conviene aprirle e spiegarle -intieramente. Così si è sempre praticato; così si pratica ancora -presso i più riputati Istituti Sanitarii di Europa. Da qualche tempo -però è stato introdotto il metodo, specialmente presso i Lazzeretti e -deputazioni sanitarie del confine, di scalpellare e traforare con punte -acute le lettere semplici; levare alle doppie le coperte, ed aprirle -fino a che sien ridotte a lettere semplici, per quindi dopo tagliate e -punticchiate, assoggettarle, così chiuse, come le altre, al suffumigio -destinato a spurgarle. Le lettere, i pieghi diretti alle alte -cariche dello Stato, debbono esser spurgate dagli incombenti ufficii -soltanto all'esterno, e coll'indicazione a stampa nella sopracoperta, -autenticata dal suggello dell'ufficio, che sono state spurgate -soltanto all'esterno, e che sono tuttavia sporche nell'interno; -onde per tal modo mettere in avvertenza l'Autorità che le riceve di -dover diligentemente spurgarle prima di spiegarle e maneggiarle. Le -lettere, i pieghi, che sono spurgati anche nell'interno, dopo chiusi -diligentemente a cera lacca col suggello d'ufficio lateralmente -al sito dov'eran suggellate da prima, sia marcate esternamente, -coll'indicazione _netta di dentro e netta di fuori_. Quantunque -questo metodo, rigorosamente parlando, non sia il più sicuro ed il più -esatto; nullostante non si può non giudicarlo bastantemente efficace, -dappoichè i vapori gazosi del cloro indicati doversi adoperare per -l'espurgo, sono così attivi e penetranti da invadere tutte le parti -della lettera semplice, ancorchè piegata e suggellata, e d'attaccare in -essa tutto ciò che vi potesse essere di contaminato o contagioso, anche -indipendentemente dai punticchiamenti e scalpellature, che partono da -un'idea alquanto materiale. - -È opinione generale nei paesi d'Oriente, che il principio contagioso -della peste, qualunque ne sia la di lui natura, non resista all'azione -di un calore assai forte; di maniera che sotto una temperatura di 30, -o 35 gradi, o più, del termometro di Reaumur resti assopito, e perda -poi interamente la sua attività e forza riproduttiva. L'osservazione -costante, e l'esperienza guidarono questa opinione e la confermarono -in qualche modo; essa viene eziandio sostenuta da medici dotti e -sperimentati, e prodotta come un'assioma. Il perchè, tanto nell'Egitto, -che negli altri paesi caldi dell'Oriente, allorchè regna la peste, la -si osserva cessare da se, od almeno minorare d'assai circa il solstizio -di estate; in guisa che que' natii, ed altri abitanti del paese, -rassicurati dall'esperienza delle precedenti epoche, credendosi già in -salvo per quell'anno dal dominatore flagello, sogliono nel dì di San -Giovanni (24 giugno) abbandonar le riserve fin allora usate; sortire -di casa, baciarsi, abbracciarsi, e rimettersi in libera comunicazione -fra loro, nell'intima persuasione di non risentire dal contagio più -offesa, considerato aver desso, come s'è detto, perduta tutta la sua -attività. Ed in fatti; sia per effetto dell'aumentato calore: sia -in conseguenza delle rugiade copiosissime che cadono a quel tempo -durante la notte, o di altre vicissitudini e mutazioni atmosferiche, -il contagio è allora effettivamente così illanguidito, così assopita -rimane la di lui facoltà riproduttiva, da credersi cessato affatto e -spento. Nè è momentaneo il riposo; che già di due o tre mesi suole la -peste accordare allora una tregua a quelle afflitte popolazioni. Essa -mai però cessa intieramente a malgrado gli aumentati calori. Qua e -là sempre qualche caso succede, d'ordinario d'indole mite e benigna. -Fino a che, terminata la stagion dei calori più grandi, e per lo più -nel novembre seguente, i germi del contagio riprendon vigore, la lor -facoltà riproduttiva ridestasi, ed or nello stesso paese, or ne' paesi -vicini, e fin'allora rimasti illesi, rinnuova con tutta la naturale sua -sevizie le stragi. - -Dietro le quali osservazioni ed esperienze appoggiate dall'autorità -di medici dotti e riputatissimi; e nella vista eziandio di ridurre più -sicura e più regolare la disinfettazione delle lettere e delle carte; -d'impedire che non cangino colore, nè restino alterati o distrutti i -caratteri, come suol accadere talvolta; e finalmente perchè l'odore -disgustoso del profumo che riportano e conservano lungamente le carte, -non vada a recar incomodo ai più delicati fra quelli che devono aprirle -e maneggiarle, fu Superiormente ordinato quattro anni sono, che tutte -le carte e le lettere provenienti in grado di riserva contumaciale -debbano esser purgate col calorico e col fumo di nitro e zolfo. Sono -stati perciò costruiti appositi fornelli ed apparati fumigatorii, in -cui dopo essersi prodotta la temperatura di 50 gradi di Reaumur a forza -di carbone acceso, e ad essa sottoposte per alcuni minuti primi le -lettere e le carte, vengono poi esposte al solo fumo di nitro e zolfo, -e così con doppio mezzo spurgate. - -Questo nuovo metodo ha in se dottrina, e saggezza. Che se anche il -calorico portato ai cinquanta gradi non basta ad alterare la natura del -principio contagioso, sia neutralizzandolo, sia decomponendolo, e vale -soltanto ad assopirlo, intorpidirlo e renderlo inoperoso per un certo -tempo; quel più che manca si può sperar di ottenere dai gas solforoso -e nitroso, che si svolgono dall'abbruciamento dello zolfo e del nitro. -In ogni caso sarà però innegabile, che il metodo di far soffrire alla -carta un grado forte di calore prima di esporla ai vapori degli acidi -minerali, riescirà se non altro a render meno facilmente attaccabili i -caratteri, ed i colori delle stampe, ed a rendere più sicuro l'effetto -della successiva emanazione dei gas acidi depuranti. - -Per tutte le provenienze semplicemente sospette basterà l'indicato -metodo, ed anche i soli suffumigi di nitro e zolfo. Pei casi più gravi, -di provenienze da luoghi di manifesta infezione, sarà più cauto e -più tranquillizzante adoperare il cloro; avuto riguardo, che il gas -solforoso non ispurga se non quello che tocca, che per natura sua è di -una certa densità e di poca espansibilità, che non penetra che assai -lentamente frammezzo ai corpi che giacciono sovrapposti uno all'altro -ed uniti, e che non s'insinua entro alle pieghe e nell'interno di -quelli che sono strettamente involti e piegati: ed in fine anche perchè -riescirebbe di troppo imbarazzo ogni qual volta occorresse spurgare -una lettera un viglietto dover portare la temperatura dell'ambiente -dove stanno disposte le lettere per l'espurgo, ai 50 gradi di calore; -e perchè, dovendo esser affidata l'operazione ad impiegati di basso -servizio, non si può esser sempre sicuri di un'esatta e fedele -esecuzione. - -Fra la farraggine di sostanze odorifere che venivano impiegate ne' -passati tempi pei profumi delle lettere e delle robe, vi si univa non -di rado la canfora; ed anzi si aveva in essa una particolare fiducia. -La si usava come mezzo disinfettante non solo, ma eziandio come -preservativo. Era portata indosso, tenuta in bocca: e questo metodo -è tuttora in vigore in parecchi luoghi. Si usavano altresì le poma -d'ambra, le abluzioni coll'acqua di cologna e con essenze odorose. -Si portavano al collo amuletti di sostanze aromatiche, o d'altre di -forte odore. Io non riproverò siffatti usi, nè li chiamerò con alcuni, -miseri avanzi di tentativi fatti nei secoli d'ignoranza e di barbarie; -giacchè giudico essere le dette sostanze odorose disaffini e nemiche -dei contagi, e quindi non senza una qualche utilità, specialmente -la canfora, ed il tabacco; ma ne reputo assai debole ed incerta -l'efficacia loro in confronto degli acidi minerali. Non però così la -penso rispetto all'aceto, a cui attribuisco una reale efficacia, che -che s'abbia detto e scritto in contrario, specialmente allorchè sia -forte e di buona qualità. Dei buoni effetti dell'aceto n'ebbi io stesso -occasione di farne fortunata sperienza in una gravissima circostanza -d'invasion di contagio pestilenziale. Non credo quindi affatto -infondati, nè molto esagerati gli elogi che sono stati impartiti -all'aceto dei quattro ladri (_acetum prophylaticum, acetum aromaticum -antipestilentiale_), all'aceto radicale (acido acetico) come mezzo -disinfettante e preservativo. È vero, che non si può attribuirgli -un'assoluta facoltà specifica antipestilenziale; ma dietro i principii -esposti, ormai si conosce, che gli acidi hanno un'altra maniera di -agire sopra i principii o germi contagiosi, diversa da quella delle -sostanze odorose; non si può quindi non risguardare anche l'acido -acetico come un mezzo atto ad attaccare i contagi, e per cui si può -giungere più o meno felicemente a snaturarli ed in conseguenza renderli -innocui. - -Si usò molto, e si usa tuttora presso varii Lazzeretti l'aceto per -lo spurgo delle lettere che vengono da luoghi infetti, o da persone -infette o gravemente sospette che giacciono in contumacia. Il metodo -n'è il seguente. Aperta la lettera e spiegata, viene afferrata in -un angolo con una lunga moletta di ferro, e passata così due o tre -volte attraverso l'aceto, di cui è ripiena una vasca di marmo situata -all'ingresso della camera degli espurghi, o vicino al luogo dei -costituti. Poi asciugata, la si assoggetta ai suffumigi di zolfo e -nitro. Usando il cloro, l'immersione nell'aceto diventa superflua. -Per ciò, la vasca piena di aceto forte servirà a spurgare le monete -che si ricevono dai luoghi infetti o dalle persone soggette a riserve -contumaciali; gli oggetti d'oro, d'argento, di rame, e d'altro metallo, -i quali, sebbene non sieno per natura loro suscettibili a ritenere e -diffondere il principio contagioso, possono però trasfonderlo assai -facilmente in altrui per lo sudiciume di cui sono talvolta ricoperti. -Tanto coll'aceto, che coll'acqua del mare, quanto anche con una -soluzione di cloruro di sodio possono venir spurgati i bicchieri, le -bottiglie, le chicchere, i piatti, ed ogni sorta di stoviglie di terra, -vasi od altri utensili di vetro, di porcellana, mobiglie ed arnesi -di legno, di marmo, d'avorio, di osso, ed altri non suscettibili; -avendo avvertenza che anche l'acido acetico attacca i colori, e può -danneggiare alcuni oggetti esercitando su di essi un'azion dissolvente. -Le pietre preziose, e le perle si purificano con l'acqua salsa. - -Nella maggior parte delle pestilenze dei secoli scorsi si usava -accendere de' grandi fuochi per le strade e nelle piazze pubbliche ad -oggetto di purificar l'aria. Varii medici ed autori antichi di grido, -sull'autorità d'Ippocrate hanno detti fuochi raccomandato. Usavasi -bruciare legni odorosi, ed in ispecieltà, sostanze combustibili -imbevute di catrame, o ragia nera, che il volgo riteneva e ritiene -ancora per antipestilenziale. Nè sono molti anni da che io stesso -ebbi occasione di vedere praticati detti grandi fuochi con barili -di catrame in alcuni luoghi afflitti dal contagio, come eziandio -abbruciate centinaja di bozzoli di corde vecchie preparati con catrame -per purificar l'aria: però senza alcun buon effetto risguardo alla -cessazione o minorazion del contagio. Ne' tempi di peste, si suole -adoperare il fuoco col mezzo dei detti bozzoli catramati accesi anche -per spurgare le vie, le piazze pubbliche, le porte delle case, i -pavimenti de' luoghi terreni, ec. Vengono per ciò piantati sopra forche -di ferro assicurate a lunghi bastoni, e con questo mezzo si porta il -fuoco ovunque piace, facendolo scorrere lungo le vie percorse dagli -infetti e sospetti, attraverso le porte, sopra i pavimenti che si -vogliono spurgare. Si usano anche nei Lazzeretti per ispurgare in modo -più spicciativo i passaggi allorchè deve venire qualcuno a sorvegliare -in istato libero le operazioni dell'interno, ed altre occasioni. In -alcuni luoghi si adoperano in vece a tal uopo lunghi fasci di canna -secca sottile accesi, che danno una fiamma più forte e più estesa, e -quindi più corrispondente allo scopo. - -Rispetto però ai grandi fuochi accesi nelle strade e nelle piazze -pubbliche per purificar l'aria che si crede contaminata, e distruggere -i germi contagiosi che in essa si suppongono natanti, io credo che -detti fuochi possano riescir utili in tempo di contagio per migliorar -l'aria; non già accesi nelle piazze o nelle vie dinanzi le case, ma sì -bene nei cammini delle case stesse, qual mezzo idoneo ed attivissimo -per cambiar l'aria delle stanze con effetto più completo e più pronto -che col tenere aperte le finestre e le porte; imperciocchè, non potendo -la combustione mantenersi se non in grazia di una corrente d'aria, -che dall'interno della stanza si determina verso il combustibile in -accensione, ne emerge per necessaria conseguenza, che altra egual -corrente d'aria dal di fuori nella stanza si determini, per rimpiazzar -quella che per la gola del cammino sen fugge. - - -Resta ancora a far menzione dei vasi così detti disinfettanti -e preservativi (vasi profumatorii di salute, bottiglie di cloro -portatili), che servono per la disinfezione degli spedali, delle navi, -delle carceri, sale di adunanza, ed altri luoghi, aprendole secondo il -bisogno; e delle boccette di cloro tascabili per uso dei medici, dei -ministri della religione, degli assistenti, delle persone addette agli -spedali, e d'altri. - -Le bottiglie di cloro estemporaneo, o vasi profumatorii di salute, si -preparano nel seguente modo. - -Si prende una boccia di cristallo ben forte e grosso, della tenuta di -due libbre d'acqua circa. Si sega il collo alla boccia acciò l'apertura -sia grande. Si spiana tanto che si possa perfettamente chiudere con -un pezzo di cristallo piano. La boccia così ridotta si fissa sopra un -pezzo di asse fra due legni perpendicolari, sopra i quali si ferma un -regolo di legno, avente in mezzo una vite di legno corrispondente alla -bocca della boccia, mediante la qual vite si ferma una tavoletta mobile -di legno nella cui faccia inferiore si fissa col mastice il disco di -vetro, o cristallo piano che chiude la boccia ed impedisce l'esito del -gas in essa rinchiuso. - -La vite che passa per detta tavoletta, o traversa di legno, serve -altresì ad innalzare od abbassare il coperchio col mezzo di una nocella -inserita in una specie di scatola alla quale il coperchio è masticiato. - -Per una boccia della descritta grandezza si richiede: - -Manganese in pezzetti, once una e mezzo; - -Acido nitrico, once cinque; - -Acido idroclorico, once quattro. - -Dando un'occhiata alle figure N.º V. VI. si rileveranno la forma e le -dimensioni di questo semplice apparato. - -L'azione di un tale apparato disinfettante dura più mesi. - -La maniera di servirsi di questo serbatojo di gas disinfettante è, di -aprirlo quando si giudica utile o necessario, e di chiuderlo subito -cessato il bisogno; o veramente subito che quelli che sono nella stanza -cominciano ad esserne incomodati. - -Per facile che sia questa preparazione, vi sono nonostante delle -cautele da osservarsi e delle proporzioni da mantenersi. Le cose non -acquistano prezzo, nè ottengono effetto che per l'arte di usarle. - -I vasi che si vogliono destinare a detto apparato debbono essere di -cristallo bianco molto grosso, onde non si spezzino per la forza di -espansione del gas, e della forma di una picciola tina, di quattro in -cinque pollici di altezza, e di tre in quattro pollici di diametro, -e della capacità sopraccennata, ovvero di circa 55 pollici cubi di -capacità. - -In vece di far segare il collo alle bottiglie, come fu indicato di -sopra, si potrà a quest'oggetto valersi dei vasi di forma analoga alla -descritta che si trovano nelle botteghe. Solo converrà spianarne la -bocca, arrotandoli con lo smeriglio sopra un piano di pietra o di ferro -onde ridurli atti a ricevere perfettamente combaciante il coperchio -formato da un grosso disco di cristallo. Non trovandone alcuno adattato -si potrebbe far preparare appositamente alle fabbriche. - -Il fondo di detto vaso viene masticiato sopra un pezzo di cuojo -incolato nel mezzo di una tavoletta, la quale così caricata del vaso su -di essa fissatovi, si fa sdrucciolare orizzontalmente nell'incassatura -dei due ritti o legni perpendicolari. - -Nel vaso così disposto si verseranno successivamente gli acidi ed il -manganese nelle dosi sopraindicate, poco più poco meno, secondo la -capacità del vaso, ma sempre nella stessa proporzione, cioè 5 parti -di acido nitrico puro, della gravità specifica di 1, 40 (circa 39 -dell'areometro di Baume), quattro ed anche cinque di acido idroclorico, -di 1, 134 di gravità specifica (17 circa dell'areometro di Baume), ed -una e mezzo o due di ossido di manganese grossolanamente polverizzato, -o in pezzettini. - -Lo sviluppo più abbondante del gas dipende non solamente dalle dosi, ma -ben più ancora dallo stato di concentrazione degli acidi. - -Se l'infezione fosse considerabile, e se la sorgente che la produsse -fosse di natura assai grave; così pure, se l'ambiente da spurgarsi -fosse molto vasto, sarebbe più cauto e più efficace distribuire due -o tre di questi apparati nella lunghezza della nave o della sala -da spurgarsi, anzi che accrescere in un solo vaso gl'ingredienti -necessarii alla fumigazione. - -Le boccie o vasi che si vogliono destinare a detto apparato non -debbono eccedere di molto la grandezza indicata di sopra; devono aver -un'apertura assai larga per dare istantaneamente uscita al volume del -gas di cui si ha bisogno, tale che possa spargersi da per tutto senza -recar molto incomodo. Finalmente bisogna che il coperchio del vaso -chiuda così perfettamente, e sia tenuto così permanentemente fermo, -che il gas resti imprigionato in modo da non poter fuggire, e non vi -sia nemmeno alcuna picciola perdita comunque insensibile. In somma, che -non si spanda se non quando si vuole che esali, che cessi tosto che si -desidera, e che resti per mesi intieri senza che dia traccia o indizio -di sua presenza. - -Nel caricare detti vasi o boccie disinfettanti, essenzialissima -avvertenza dovrà esser quella, che nel vaso o nella boccia resti -sempre un vuoto di due terzi circa della sua capacità. Altrimenti sarà -impossibile contener chiuso il gas. Facendo forza, il vaso si spezzerà. - -Nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri Stabilimenti Sanitarii, dove -può occorrere da un momento all'altro di spurgar prontamente qualche -oggetto infetto o sospetto di contagio; disinfettar qualche naviglio, -o qualche locale chiuso, ed altre cose, sarà assai opportuno ed utile -aversi in pronto alcuni di detti apparati, per potere spurgare secondo -il bisogno e con la necessaria facilità e prontezza. - -A quest'oggetto si dovranno tener preparate nei detti Stabilimenti, per -adoperarsi a seconda del bisogno, le boccie portatili disinfettanti, -propriamente dette, in vece dei vasi fumigatorii sopradescritti. - -Dette boccie disinfettanti portatili debbono essere di cristallo forte -e grosso; della tenuta di once 18, a 24, d'acqua per ciascheduna; -di bocca larga un pollice, un pollice e mezzo circa, col tappo di -cristallo smerigliato. Si preparano nella stessa maniera, collo stesso -metodo che i vasi sopradescritti; gl'ingredienti si accrescono o -diminuiscono in proporzione della grandezza delle boccie, procurando -però sempre che due terzi di ciascuna boccia restino vuoti. Per -impedire che la forza espansiva del gas non sollevi il tappo, convien -mettervi sopra un pezzo di piombo concavo, e rinchiudere la boccia -in un astuccio di legno duro (di bosso p. es.) chiuso a vite, il -coperto del quale terrà obbligato il tappo col mezzo di un sughero -sovrappostogli, o di un cuojetto fermato nel fondo della boccia o al -collo della medesima. Nel fondo dell'astuccio verrà incolato un girello -di sughero o di cuojo per posarvi adagiata la boccetta. (_Vedi fig. N.º -VII. VIII_). - -La sola cosa da temersi in dette boccie disinfettanti, e contro la -quale l'apparato mette in sicuro, si è che si spezzino, o che il tappo -non essendo trattenuto che per il proprio peso e per il fregamento -nel collo, possa essere sollevato dallo sforzo di espansione del gas; -ma la berretta di piombo e le altre precauzioni indicate serviranno -a prevenire questi inconvenienti. Del resto, è difficile immaginare -niente di più semplice, di più facile ad eseguirsi, di più comodo, -meno dispendioso, e meno soggetto a disgustosi accidenti, di detti -vasi e boccie disinfettanti, per l'uso cui sono destinati a servire, -ed in riguardo all'immensa utilità che da essi se ne può ritrarre. La -loro preparazione d'altronde gode di alcune importanti e comodissime -proprietà; quella p. es. di conservare lunghissimo tempo la sua -attività. Si citano esempi di vasi con detto metodo preparati, che -dopo aver servito per dodici anni, non si potevano sturare senza che si -provasse nel momento l'impressione del gas acido muriatico ossigenato, -sebbene nulla fosse stato aggiunto dopo la prima sua preparazione: -l'altra di potersi far nel momento senza fuoco, senza apparecchio -distillatorio, in una parola, per semplice miscuglio; per cui viene -chiamato _acido muriatico ossigenato estemporaneo_, e di potersi usare -altresì senza timore d'inconvenienti, e senza che sia necessario di -rinnovare la preparazione se non che dopo un tempo considerabile; e -ciò anche qualora le occasioni di dar esito al gas fossero state le -più frequenti. Finalmente se si riflette, che il gas che si mette -in azione è riconosciuto il più efficace di tutti per attaccare, -neutralizzare o decomporre i contagi; che con questo metodo la di lui -azione viene moderata e regolata dalla volontà, e può attivarsi anche -nei luoghi abitati senza inconveniente, la detta preparazione del cloro -estemporaneo sarà certamente da risguardarsi per eccellente, comoda, -utilissima, e preferibile in moltissimi casi. - -Le boccette disinfettanti tascabili per uso dei medici, chirurghi, -ministri di religione, serventi, ed in generale per tutte le persone -addette agli spedali, o Lazzeretti degli infetti che per qualsivoglia -altra ragione sono obbligati ad avvicinare i malati di contagio, -coabitare con essi, ovveramente in luoghi che ad essi o alle robe loro -hanno servito, dette altrimenti _Boccette disinfettanti di Guyton_ si -preparano nel seguente modo: - -Metti in una boccetta di cristallo col tappo arrotato, della tenuta di -due oncie circa d'acqua. - -Ossido di manganese grossolanamente polverizzato, scrupoli tre; - -Acido nitrico, scrupoli nove; - -Acido muriatico, scrupoli otto. - -Chiudi la boccia, la quale sarà per due terzi vota: condizione -necessaria per contenere senza pericolo il gas. - -Si sviluppa nella boccetta il cloro, che si conserva per lungo tempo, e -si fa sentire con forza ogni qual volta si apra la boccetta. - -Per poter portare addosso la detta boccetta, o trasportarla con -sicurezza, gioverà rinchiuderla in una custodia o astuccio di legno -duro, con coperchio fermato a vite. - -Pel caso che mancasse l'acido muriatico per la preparazione delle dette -boccette, si procederà come segue: - -Prenderai, ossido di manganese grossolanamente polverizzato, tre -scrupoli; - -Muriato di soda secco (sal comune) scrupoli sette; - -Acido nitrico, scrupoli dieci. - -Metterai nella boccettina l'ossido di manganese mescolato col sale; poi -aggiungerai l'acido nitrico, e chiuderai la boccia. - -Nell'una o nell'altra maniera che si operi, si otterrà il gas acido -muriatico ossigenato, che si conserva lungo tempo, e si fa sentire -efficacemente ogni qual volta si apre la boccetta. - -Chi non avesse l'opportunità di provvedere nè l'acido muriatico nè -l'acido nitrico necessarii per tali preparazioni, potrà servirsi in -vece della composizione che si adopera per lo spurgo delle stalle -infette in circostanze di epizoozia, ed è la seguente: - -Due oncie di sale comune seccato; un'oncia di manganese nero dei -vetrai, o manganese di commerico polverizzato; e due oncie di olio -di vitriolo, o acido solforico versato sopra il miscuglio delle due -sopraccennate sostanze. - -Allorchè si usi questo metodo per la preparazione delle boccette, le -sostanze si versano entro la boccetta medesima, che in ogni caso dovrà -restare per due terzi vota; quando si adopra per lo spurgo delle stalle -infette si mettono in un vaso di porcellana, di maiolica, o di terra -cotta verniciato; lo si adatta così caricato delle dette sostanze -sopra una padella di arena, e questa sopra un braciere acceso; e la -sopraindicata dose vale per una stalla di otto o dieci braccia, della -larghezza di sei od otto, ed alta in proporzione. - -Alcuni si contentano di portare in dosso il cloruro di calce contenuto -in boccette chiuse. Qui importa osservare, che limitandosi al -portare in dosso dette boccette disinfettanti, sien l'une o le altre -ermeticamente chiuse, il solo fiutarle di tanto in tanto, non può -bastare a render immuni dal contagio. Siffatto uso delle dette boccette -non può procurare un'atmosfera preservatrice qual si vorrebbe, non può -valere per ottenere dal cloro i buoni effetti che si contemplano. Dove -vi sono effluvii o germi contagiosi, il cloro incontrandosi con essi -può bensì modificarli, comprimerli, distruggerli, o renderli inerti: ma -allorchè il cloro resta chiuso nella boccetta, allorchè non si permette -ad esso di svolgersi e di spandersi, non vi potrà esser incontro, -non potrà aver luogo conflitto, e quindi nessun benefico effetto -dall'azione e presenza sua. Oltre di che, o vi ha o non vi ha presenza -di materia contagiosa. Se non vi ha, inefficace ed inutile affatto -diventa il mezzo; se vi ha, conviene usarlo in tempo ed in quantità -corrispondente al bisogno, prima che il miasma o germe riproduttore -abbia avuto il tempo d'insinuarsi nel corpo: altrimenti diventa inutile -l'antidoto se la sua azione non coincide con quella del veleno, e se la -quantità di esso non è corrispondente. Le dette boccette disinfettanti -non hanno già un potere magico. Fino a che si tengono chiuse non -possono produrre altro effetto che quello di un preservativo morale, -agire come qualunque altro inutile talismano. Che se come tali si -vogliano usare, si tengano pure, giacchè anche la fede, ch'è conforto -per lo spirito, può esser eziandio rimedio per il corpo. Però l'uso -utile che di esse ragionevolmente si potrà fare sarà di procurare -col loro mezzo un'atmosfera preservatrice nelle stanze dove esistono -infetti di contagio, e dove o pei doveri del sangue o dell'ufficio, -o per altre ragioni siamo costretti di entrare e fermarsi, sia -per prestare ad essi qualche caritatevole assistenza, confortarli, -medicarli, o in altra maniera mettersi con essi e con le robe loro a -contatto. - -Parimente utile uso si può fare di dette boccette servendosene -per irrorare ed imbevere li proprii vestiti sì prima di avvicinare -l'infermo, sì dopo averlo avvicinato. - -Essenzialissima ed utile cautela per le persone obbligate ad avvicinare -i malati sarà quella di cambiarsi spesso di vestiti, esponendo -subito le deposte vesti all'azione del cloro, ed avendo cura che -quelle che si sostituiscono sieno state già dal cloro imbevute prima -d'indossarle. Qualora non s'abbia il mezzo, o per qualunque altra causa -non si possa assolutamente ciò fare, si userà almeno la precauzione, -sortendo dai luoghi infetti o dopo aver avvicinato malati di contagio, -di assoggettarsi con tutte le vesti ad una generale fumigazione di -cloro per uno spazio almeno di 5 minuti, onde non portare ad altri -l'infezione, e spargerla fra le famiglie sane che siamo obbligati di -visitare, presso le quali rimane libero l'accesso perchè si fidano di -noi, della nostra onestà e prudenza. - -Ai Medici, ai Chirurghi, ai Ministri della religione, e a tutti quelli -che si dedicano al pietoso ufficio di assistere i malati di peste, -o d'altro contagio pestilenziale, è da raccomandare soprattutto di -lavarsi spesso le mani con una soluzione di cloruro di calce nella -proporzione di 1 a 30, 1 a 40, o coll'acqua clorurata. Coi quali -liquidi potranno pure bagnarsi il volto; ma specialmente le narici e -le labbra, solo evitando di farne cader entro agli occhi; per lo che -basterà tener chiuse le palpebre, ed asciugarsi prima di riaprirle. - -Per essi, e segnatamente per tutti coloro cui i vincoli del sangue, -o i doveri del proprio ministero impongono di star dappresso ai -malati di contagio, trattarli, assisterli, e vivere con essi nello -stesso ambiente, gli espedienti migliori per conseguir l'intento di -preservarsi illeso, ossia di procurarsi l'immunità, almeno fino ad un -certo punto, sono 1.º di formarsi, per quanto è possibile, un'atmosfera -di cloro che ci circondi, per conseguire il quale intento gioverà -portare in dosso dei sacchettini di tela di lino pieni di cloruro -di calce, e tenere detti sacchettini nelle tasche delle vesti, nella -cravatta, nel cappello, in seno fra gli abiti e la camicia, ed anche -fra la camicia e la pelle, 2.º lavarsi spesso le mani ed il viso, e -specialmente le narici e le labbra coll'acqua clorurata, o con una -soluzione di cloruro di calce o di sodio, 3.º cambiarsi spesso di -vestiti, sostituendo a quelli che vengono deposti vesti nette e pulite, -come si è detto; spurgate prima coll'aria libera e pura, coll'acqua, o -col cloro. E dappoichè l'esperienza ha dimostrato che più difficilmente -i contagi si attaccano ai corpi levigati e ad essi restano meno -aderenti, così sarà molto prudenziale pei medici, pei chirurghi, ed -ogni altro che trattar debba malati di contagio, prima d'introdursi -nella stanza ed avvicinarsi ai loro letti, di depositare la più -esteriore delle proprie vesti in luogo apposito sotto l'influenza di -un'atmosfera bene imbevuta di gas muriatico ossigenato, e d'indossare -una cappa di tela incerata o di taffettas, deponendola poi al regresso -per riprendere il proprio soprabito netto già imbevuto di cloro. - -Ove il medico creda di aver bisogno di esplorare il basso ventre od -il polso di qualche malato di peste o d'altro contagio pestilenziale, -qualora il chirurgo intraprender debba la sezione di cadaveri di -persone morte da peste, viene raccomandata come cautela da non -negligersi quella di vestir le mani e le dita con guanti di taffettas -fino gommato o incerato. Siffatta cautela da non ommettersi nella -sezione de' cadaveri, riescirà utile, non lo nego; ma non perciò -saranno da trascurarsi le altre precauzioni sopradescritte. Sarebbe -desiderabile che i Medici ed i Chirurghi, specialmente quelli adetti ai -Sanitarii ufficii, fossero da per tutto coraggiosi ed avidi d'istruirsi -per intraprendere senza apprensione le sezioni dei cadaveri morti da -peste. Sono già alcuni anni da che bravi e coraggiosi Medici stranieri -hanno intrapreso con profitto nei paesi dell'Oriente ottomano delle -ricerche necroscopiche del più alto interesse con un'intrepidezza -e costanza che molto li onorano. Già in parte a merito loro negli -Stati ottomani dell'Oriente oggidì si veggono in attività pratiche -e discipline di Sanità secondo i sistemi Europei; ed ivi il cieco -fatalismo perdendo ogni giorno terreno resta vinto dai combinati sforzi -della ragione e della filantropia. Sarebbe desiderabile, replico, -che per mezzo delle investigazioni cadaveriche potessimo pervenir -a discoprire più chiaramente le interne lesioni ed alterazioni dei -varii sistemi, prodotte dall'azione di questo potentissimo veleno; -ed acquistare per tal mezzo quelle conoscenze che tuttora ci mancano -sull'etiologia e sulla cura della peste; soggetto questo che altamente -interessa il bene dell'umanità, ed i riguardi della pubblica prosperità -e sicurezza. - -Esplorare il polso ed il ventre dei malati di peste potrà, non v'ha -dubbio, esser utile e necessario in alcuni casi; ed il Medico dotto -e sperimentato saprà desumere anche dallo stato del polso indizio -per stabilire con maggior sicurezza e fondamento la sua diagnosi. -Ciò non di meno, considerando la cosa in complesso sotto l'aspetto -dell'interesse generale dell'umanità, detta pratica pericolosa potrebbe -esser risguardata come piuttosto dannosa che utile, e quindi da non -permettersi così liberamente, in ispecieltà allorchè si considera, -che que' Medici e Chirurghi che esplorano il ventre ed il polso -per abitudine, sia coi guanti cerati o gommati, sia colla foglia di -tabacco, come tuttora si usa in alcuni Lazzeretti, anzi che restar -chiusi e segregati nel Lazzeretto stesso, o nello Spedale ec., appena -fatta la visita, sortono liberi e franchi, spesso senz'alcun'altra -cautela, e si recano a loro talento presso famiglie sane, o presso -individui attaccati da altra malattia, col più evidente pericolo di -recar altrui l'infezione, e diffondere il contagio nelle Città; ciò -che può succedere assai facilmente anche senza restare affetti eglino -stessi. Della qual verità potrà ciascuno essere convinto allorchè -rifletta; che ad un individuo che tocchi l'infermo, che tocchi le -coperte o le robe di lui, che stia così vicino al malato da trovarsi -entro il raggio dell'atmosfera contagiosa, possono assai facilmente -appiccarsi i germi o la materia del contagio; che questi germi, -questa materia del contagio rimanendo attaccata alle vesti o ad alcuna -parte del corpo del detto individuo può esser portata facilmente ad -altri e sparsa in altri luoghi, presso famiglie sane, dall'individuo -medesimo, senza ch'egli stesso rimanga offeso, quantunque abbia -partecipato il primo all'infezione; che detti germi, detta materia -appiccata alle vesti dell'individuo od a qualche altro oggetto atto -a ritenerla, può in quelle vesti, in quel corpo restar inoperosa ed -inerte per più ore, per più giorni, e forse per mesi, se il corpo che -la contiene non è esposto all'azione dell'aria libera; così che molti -possono avervi impunemente contatto, fino a che ad un cambiamento -delle proprie condizioni individuali, o delle circostanze atmosferiche -telluriche, quelli ch'erano fin allora rimasti illesi, vengono ad un -tratto aggrediti e vulnerati; che nell'ignoranza in cui siamo dalla -vera natura del principio contagioso, nell'assoluta impossibilità di -conoscere il momento in cui il nostro corpo sia o non sia suscettibile -di essere aggredito dal contagio, e quali sieno precisamente le -condizioni o circostanze atmosferiche favorevoli al di lui sviluppo, -allorchè la malattia esiste ed è riconosciuta contagiosa, dobbiamo -sempre temer quel nemico che c'insegue, che ci è dappresso, e che può -colpirci quando meno ce l'aspettiamo. - -Per le quali cose è d'uopo che le Autorità Sanitarie principalmente -incaricate della tutela della pubblica salute a siffatte contingenze -seriamente pensino, le quali trascurate possono esser cagione di -funestissimi e gravissimi danni. - -Mi cade sott'occhio il Regolamento ad uso dell'Intendenza Sanitaria -della Città di Marsiglia pubblicato nel 1836, dal quale scorgo -stabilite nel proposito con provvido e saggio consiglio le seguenti -norme. - -«I Medici ed i Chirurghi dell'Intendenza di Sanità di Marsiglia che -vogliono mantenersi in istato libero, non entrano mai nella stanza -di un malato in contumacia; essi non lo vedono che ad una conveniente -distanza. Procurano di riconoscere il di lui stato dalle risposte ch'ei -dà alle loro interrogazioni, col mezzo degl'indizj che presenta il di -lui aspetto, dal più o meno grande abbattimento delle forze e dagli -altri sintomi che in lui riscontrano. Lo fanno spogliare delle vesti, -esaminano attentamente lo stato del suo corpo, e specialmente le pieghe -dell'inguinaglie ed il di sotto delle ascelle. - -Allorchè questi mezzi non bastano per far loro conoscere quale sia la -malattia, e per determinare il loro giudizio medico sulla vera natura -e indole della medesima; così parimente allorquando giudicano che il -malato abbia bisogno di soccorsi manuali di qualcheduno dell'arte, -domandano nel loro Rapporto che sia sequestrato presso il malato un -altro allievo chirurgo, il quale avvicinandolo, per quindi seguire -il corso della di lui contumacia, deve saper render conto dello stato -del polso, informare i detti Medici e Chirurghi dei varii sintomi che -giugne a discoprire, e somministrare al malato i rimedj che vengono da -essi ordinati. - -Detti Medici e Chirurghi non entrano mai nel recinto ov'è alloggiato un -malato di malattia contagiosa. Essi s'arrestano sempre alla distanza -di più che sei metri dalla prima porta; di maniera che si trovano -lontani dodici metri almeno dal malato che visitano, il quale si fa -vedere, qualora glie lo permetta il suo stato, e parla ad essi senza -oltrepassare la barriera di ferro, ch'è posta nel recinto medesimo. - -Quando l'ammalato non può sortire dalla sua stanza, i Medici si -regolano secondo il rapporto che ad essi vien fatto dall'allievo -chirurgo; o in mancanza di questi, da qualunque altra persona -destinata in quel recinto per assistere il malato; e dietro le ritratte -informazioni prescrivono i rimedii convenienti allo stato dell'infermo. - -Le loro visite ai malati di malattia contagiosa, sono fatte -regolarmente ogni giorno mattina e sera ad un'ora determinata, affinchè -possano più facilmente unirsi agl'Intendenti, che debbono assistere -in turno a dette visite; dopo ciascuna delle quali, li stessi Medici e -Chirurghi sono tenuti di estendere immediatamente il loro rapporto, e -consegnarlo all'Intendente di servizio che si trova presente. - -Siccome dal primo momento che vien dichiarato dai Medici esistere nel -Lazzeretto una malattia contagiosa, il Capitano del Lazzeretto, il -Tenente, e tutti gl'Impiegati dello Stabilimento medesimo sono posti -in contumacia; così i Medici ed i Chirurghi non possono più entrare -nella casa del Direttore o Capitano del Lazzeretto, nè in quelle degli -altri Impiegati assoggettati a quarantena. Il perchè si raccolgono in -altra sala, in altri locali liberi del Lazzeretto coll'Intendente di -servizio, prima, e dopo le dette visite». - -Siffatta pratica cauta e saggia meriterebbe di essere imitata, od -almeno gioverebbe che su di essa venisse modificato il sistema vigente -in alcuni paesi, per cui ai Medici e Chirurghi è permesso di rientrare -in libera comunicazione nelle Città dopo aver avvicinato nei recinti -contumaciali di un Lazzeretto sporco malati più o meno gravemente -sospetti. - -Rimane ancora a far menzione della così detta _Botte per le -fumigazioni_ (_Räicherungs Tonne_), e della maniera di farne gli -espurghi. - -Spesse volte in circostanze di peste accade pur troppo che famiglie -povere, sia ne' sobborghi, sia nelle Città, o abitanti casolari -rustici nella campagna, non abbiano che un solo letto comune; o se -sono composte da molti individui, più d'uno di essi nello stesso -letticciuolo s'accomodino; che manchino di coperte, non avendo che -quelle sole d'indispensabile uso; così di vestiti, biancherie e -d'ogni altra cosa occorrente; di maniera che se qualcuno di essi -si ammala dal contagio, sia che guarisca da quella malattia, o che -sopra quello stesso letticciuolo se ne muoja, gli altri individui -sani della famiglia, pei quali quel medesimo letto serviva, non ne -possono alla lunga far senza, e vinti dalla stanchezza e dal bisogno -su di esso ritornano ad adagiarsi, di quelle medesime coperte son -costretti valersi, mentre han d'uopo di ripararsi dal freddo durante -la notte, e coi vestiti ed altre robe di casa che han servito -all'infermo, non tardan molto a mettersi in comunicazione; e così -il contagio si diffonde e propaga, nuovo fomite alla pestilenza si -appresta, ed il morbo fa rapidi progressi, prima ancora che le Autorità -abbiano avuto il tempo di concertarsi sulle misure da prendere per -combatterlo, o prima che sien posti in pratica i convenuti mezzi per -arrestarlo. Chiaro quindi apparisce di quanta importanza ed utilità -sia l'attivazione di un mezzo atto a provvedere senza inconveniente -a siffatti bisogni; di un mezzo facile e pronto, a portata di tutti, -che valga a distruggere sollecitamente e possentemente il fomite -morboso ovunque ne avvenga il di lui sviluppo, che lo attacchi subito -ed in ogni luogo lo investa, specialmente nelle case e fra la classe -numerosa del minuto popolo, che negli stessi suoi nidi lo perseguiti, -lo distrugga prima che abbia il tempo di vieppiù diffondersi e -moltiplicarsi, e che per tal modo contribuisca efficacemente ad -arrestarne i progressi. A questo può in qualche modo supplire la così -detta Botte per le fumigazioni d'espurgo, di cui il Governo Austriaco -nell'alta sua provvidenza mandò nel 1827 alle Autorità dipendenti -delle sue varie Provincie la descrizione e il disegno; aggiuntavi -un'istruzione sulla maniera di farne uso nelle contingenze di peste, e -che ora credo utile di qui riprodurre. (_V. Fig. N. IX. X. XI. XII._). - -La massima di attaccare prontamente i germi del contagio, in qualunque -luogo ed in qualunque tempo si sviluppano, attaccarli e tentar di -distruggerli tanto con misure generali che parziali; dar ai mezzi -disinfettanti la maggior possibile diffusione ed universalità; mettere -il loro uso a portata delle conoscenze del popolo e della di lui -capacità è, secondo me, una massima di così grande importanza ed -utilità nelle circostanze di contagio, qualunque ne sia la di lui -natura, da non poter essere paragonata nè superata da verun'altra. -Se il fuoco si desta in più luoghi minacciando qua e là d'invadere -e divampare in incendio, riescirà tanto più facile arrestarlo ed -estinguerlo, quanto più prontamente in ciascun luogo minacciato o -colpito si accorrerà all'opera con un numero sufficiente di persone e -di mezzi adattati allo scopo. Quanto maggiore sarà la massa dei detti -mezzi, che verranno all'uopo impiegati; quanto più sollecitamente -saranno posti in attività, tanto più presto e con minori danni si -perverrà a conseguirne l'intento; e la nascente fiamma verrà ben -presto ed in ogni luogo felicemente signoreggiata e spenta. Che si -direbbe di un individuo, anzi che non si direbbe, se potendo estinguere -prontamente coi soli famigliari suoi mezzi il fuoco che si è appiccato -alla di lui casa, in vece che prestarsi immediatamente all'opra, se ne -rimanesse spettatore indolente del disastro, attendendo che l'Autorità -pubblica incaricata della salvezza di tutti vi provvedesse, mentre -intanto l'incendio si avvanzi, tutto invada e consumi? Arrivano le -trombe e i pompieri mandati dal pubblico, ma è troppo tardi. Non è -più possibile dominare il fuoco. Non si può più salvare la casa. Altro -partito non resta che cercar di preservare dal disastro le abitazioni -vicine. L'atterramento e la distruzione di quella casa sono compiuti, -ed al proprietario che attendeva i soccorsi dal pubblico non rimane -se non il rammarico di aversi lasciato sfuggire un tempo prezioso, -l'occasion di salvarla. È vero che non in ogni privata famiglia si -può sperar di ottenere che gli individui stessi che la compongono a -tali ufficii convenientemente si prestino in que' momenti terribili, -mentre in essa non vi sono alle volte che donne e fanciulli imbelli, o -vecchi impotenti; ma queste eccezioni particolari trattener non debbono -dall'applicazione della massima generale, da che si dee dal pubblico -apposite persone incaricare che istruiscano le genti del popolo -nell'esecuzione di detta pratica, e le dirigano; che tali espurghi -domiciliari sorveglino, e sieno nel caso di supplire alla mancanza -d'individui idonei in famiglia a fine di praticarli opportunemente. - -A. B. C. D. è la Botte per l'espurgo (_Fig. XIII._) A. B. il fondo -della medesima, (_Fig. XIV._) che deve esser levabile onde poterlo -caricare. In esso sono collocati e serrati con una vite di legno sei, -otto, o più uncini di ferro da potersi mettere e levare a piacere. -Ai detti uncini si attaccheranno gli oggetti da spurgarsi; p. es. -in g. un soprabito da uomo; in h. ed i. una coperta da letto, o un -materasso; in k. l. due cuscini, in m. un pajo calzoni da uomo; e cose -simili. Riempiuta così la botte degli oggetti destinati all'espurgo, -proporzionatamente all'ampiezza e capacità della medesima, si attenderà -ad assicurare entro essa al punto F. F. una graticola di ferro -segnata G. (_Fig. XV._) al cui margine esterno saranno connesse delle -catenelle di ferro ad occhio largo q. q. q. q. q. q. destinate per -esser attaccate agli uncini del fondo A. B., e così tener sospesa al -punto F. F. la graticola in G. sopraccennata. Detta graticola mentre -per i suoi vani lascia passare i vapori gasosi necessarii all'espurgo, -serve ad impedire che la fiamma, che tal volta si desta all'atto -dell'abbruciamento, si sollevi fino agli oggetti ivi contenuti e -li abbruci; così pure a prevenire l'inconveniente, che staccandosi -qualcuno dei detti effetti dall'uncino, non cada direttamente sopra la -pentola col zolfo acceso e s'incendii, con pericolo di mandar in fiamme -tutto l'apparato. - -S'intende da se, che gli oggetti da spurgarsi non debbono esser appesi -entro la botte in modo da oltrepassare il punto F. F. dove sta la -graticola; ma conviene in vece che restino sollevati, e ad una qualche -distanza dalla medesima. - -Gli oggetti stessi in oltre non debbono esser compressi, nè stretti uno -sull'altro entro la botte; ma in vece posti in maniera che vi resti un -picciolo spazio libero fra l'uno e l'altro, affinchè il profumo possa -meglio penetrare dappertutto ed in tutte le parti entro le pieghe degli -oggetti medesimi, e mettersi con esse a contatto. Che se vi fossero più -oggetti a spurgare, che capir non potessero entro la botte, nè esser -collocati regolarmente, liberi uno dall'altro, sarà meglio spurgarli in -più partite, pochi per volta, anzi che ammassarli e premerli entro di -essa irregolarmente. È vero che detta operazione esige più lavoro e più -tempo, ma è richiesta dalla necessità, e dall'interesse che efficace -riesca l'espurgo. - -Allorchè la botte sarà così regolarmente caricata, e gli oggetti in -essa contenuti difesi dalla graticola, sopra una specie di vasca di -legno, o fondo di botte più ampio, con sponda atta a contenere tre o -quattro dita d'acqua, (_Fig. XIII._ C. D.) si collocherà nel mezzo un -pezzo largo di trave H. I. su cui verrà posta una padella o focaja -M. piena di zolfo con coperchio alto di grosso filo di ferro bene -assicurato al manubrio o al corpo della focaja medesima. Dei pezzi di -carta straccia od altra carta usa verran posti nel fondo di essa, acciò -lo zolfo arda più facilmente e completamente. Indi presa la botte così -carica, e sollevata, la si porrà colla sua bocca aperta sopra la vasca -o fondo C. D. che contiene l'acqua, in modo che la focaja col profumo -resti precisamente nel mezzo. Per tal modo è levata ogni comunicazione -coll'aria esterna. Col mezzo di un zaffo che si trova nel fondo A. -B. (_Fig. XIV._) si procurerà di quando in quando dar sortita al gas -solforoso, che si va sviluppando, e rinnovare l'aria atmosferica. Detto -zaffo verrà tenuto aperto per alcuni minuti, indi chiuso. - -Per quanto tempo convenga tener esposti gli oggetti da spurgarsi ai -vapori del gas solforoso, così chiusi, come si è detto, entro la botte, -non è bene determinato. Ciò deve dipendere; 1.º dalla spessezza e -grossezza degli oggetti da spurgarsi; 2.º dal grado e qualità della -contaminazione. Niente di meno, viene indicato che non occorreranno -mai nè meno di una, nè più di sei ore. Nei casi straordinarii ne' quali -si credesse necessaria un'azione più potente del mezzo disinfettante, -verrà ripetuto il suffumigio ogni 2, o 3 ore, rimettendo ogni volta -entro la focaja una nuova dose di zolfo, p. es. altre quattro o cinque -oncie. Gli effetti così spurgati si dovranno lasciare per alcune ore -all'aria libera, anche ad oggetto che perdano almeno in parte quel -forte odore di zolfo che acquistano, che non lascierebbe d'incomodare -quelli che sono costretti di farne uso. - -Allorchè s'abbiano a spurgar materassi, cuscini od altri grossi oggetti -di lana, di penna, di crino, gioverà scucire qua e là alcune parti -del sacco, acciò il profumo possa meglio penetrar nell'interno. Però -lo stesso Autore dell'istruzione nel primo paragrafo della medesima -c'insegna, che l'espurgo col liscivo è il mezzo più facile e più sicuro -per distruggere la materia del contagio; e che per tutti quegli oggetti -che possono esser lavati senza che rimangano danneggiati, il profumo è -interamente superfluo[65]. - -In vece delle fumigazioni collo zolfo, in alcuni casi gravi potranno -adoprarsi quelle col cloro, premesse le necessarie avvertenze riguardo -alla maggiore espansibilità di detto gas e la sua qualità di attaccare -e distruggere i colori. - -Sia coll'uno o coll'altro di detti mezzi che si voglia intraprendere -la disinfezione, si dovranno usare molte cautele ed avvertenze nel -caricare la botte onde evitare il contatto degli oggetti contaminati; -sicchè le persone che a tal ufficio si prestano dovranno durante -l'operazione, e prima e dopo di essa, lavarsi spesso le mani ed il viso -con una soluzione di cloruro di calce, come fu accennato di sopra. -Parimente, come si è detto in altro luogo, si dovrà aver presente, -1.º che l'acido solforoso è tenace, pesante e non ha una certa -espansibilità: 2.º che non spurga se non quelle parti colle quali è a -contatto; 3.º che assai lentamente e difficilmente penetra fra i corpi -che sono strettamente uniti fra loro, e fra quelle pieghe e superficie -che giacciono sovrapposte e compresse l'una sull'altra. - -Finito l'espurgo, la botte dovrà esser mondata e ripulita per le nuove -operazioni. - -Le cose dette intorno le botti pei profumi disinfettanti possono -esser convenientemente applicate, dietro le nozioni di una pratica -illuminata, a qualunque altro spazio chiuso, sia entro la casa -stessa, sia fuori di essa a tenore delle circostanze e del bisogno. -L'essenziale sta nella sollecita applicazione della massima, nella -prontezza del provvedimento generale, per cui i germi del contagio -sieno attaccati subito ovunque ne avvenga il loro sviluppo, e si -accorra immediatamente coi mezzi più efficaci sui varii punti a -combatterli in tutti i luoghi, in tutti i lor nascondigli, ove si -ha ragion di supporre che esistano, per cercar di snidarli, renderli -inattivi, annichilarli e distruggerli. I felici risultamenti che si -sono ottenuti l'anno passato in Odessa dai provvedimenti Sanitarii -nella circostanza della peste che si era colà sviluppata con aspetto -così minaccievole, sono dovuti forse all'energica e pronta attivazione -di questa massima, di questo salutare provvedimento, per cui i germi -del contagio vennero ovunque attaccati, perseguitati, e distrutti, -senza lasciar loro il tempo di riprodursi e diffondersi; sicchè il -micidiale elemento morboso combattuto ovunque valorosamente dalla -saggezza de' provvedimenti Sanitarii dovette cedere il campo, fu -arrestato felicemente e spento, dopo aver ucciso soltanto circa due -centinaja di vittime, mentre in altri simili casi di parecchie migliaja -appena solea contentarsi. - -Soggiungerò da ultimo alcuni pochi cenni sull'azion sanatrice e -disinfettante dell'aria e della luce, distruggendo, o menomando l'azion -micidiale de' contagi, e la lor facoltà riproduttiva. Una costante e -generale sperienza ci ha dimostrato, che ove l'ossigeno atmosferico -può esercitar liberamente tutta la sua azione e tutto il suo -potere, il contagio vien meno, e perde la sua facoltà di riprodursi. -Quantunque s'ignori come ciò avvenga, come l'aria pura e continuamente -rinnovata agisca sui germi del contagio; sia che l'ossigeno per una -peculiare affinità chimica li attacchi e li neutralizzi; sia che -agendo di concerto colla luce e cogli altri enti imponderabili sparsi -nell'atmosfera, li mortifichi e li assopisca, e quindi ridotti in uno -stato di assopimento e d'inerzia vengano poi più facilmente dalla -corrente dell'aria atmosferica disorganizzati e dispersi; comunque -ciò avvenga, è certo, che benefici e depuranti sono sempre gli effetti -di un'aria libera e pura, specialmente allorchè agisce congiuntamente -alla luce. L'esperienza di molti secoli ha confermato questa verità, ed -in mezzo a tante e sì varie bizzarrie della mente de' nostri giorni, -non vi ha forse alcuno che abbia osato negarla, nè metter in dubbio -che l'aria libera e pura sia il principal mezzo disinfettante. È a -questo mezzo principalissimo che noi dobbiamo l'espurgo delle vesti, -delle mercanzie, e d'ogni altro oggetto o suppellettile infetti di -peste o d'altro contagio che si opera tuttodì nei varii Lazzeretti -e Canali di contumacia d'Europa: da questo solo mezzo dipendono gli -effetti dello sciorinamento e delle quarantine. È questo il mezzo -che prima d'ogni altro si è usato per la depurazione degli oggetti -contaminati, e che con generale consentimento si usa ancora in ogni -caso di riserve contumaciali. Che se non si sa per anche con precisione -di quanto tempo abbisognino l'aria libera e la luce per ottenere la -disinfezione degli oggetti contagiati che vengono sottoposti alla loro -azione; se supponendosi esser dessa assai lenta si ama di procedere -con molta cautela, e mantenere le riserve contumaciali per un tempo -forse un po' troppo lungo; da ciò non consegue già che meno certa sia -l'efficacia disinfettante di detti mezzi: e resterà sempre egualmente -incontrastabile, che l'aria libera e la luce fanno perdere al contagio -la sua attitudine d'insinuarsi nell'uomo. - -Ove in un villaggio, in una borgata o paese la peste od altro contagio -abbia di già tutto invaso, e meni strage in modo da non poter più -sperare di dominarlo nè arrestarlo, e fosse minacciato il totale -sterminio della detta Città o villaggio, non v'ha a parer mio mezzo -migliore di quello di far sortire, per quanto ciò fia possibile, fuori -di quel paese tutti i suoi abitanti, e disporre che in luoghi aperti e -di libera ventilazione sien collocati. Gli abitanti di Filadelfia che -di questo mezzo si valsero per limitare la diffusione entro la Città -della febbre gialla che li minacciava di una generale rovina, ottennero -non solo lo scopo desiderato, ma un altro grande vantaggio eziandio, -quello cioè di salvare la maggior parte degl'infermi; mentre di quelli -che furono asportati all'aria aperta non ne morirono che pochissimi: -la mortalità fra essi fu undici volte minore di quella che si aveva -avuto negli Spedali entro la Città. Nel 1815, allorchè la peste -infieriva nella picciola Città di Macarsca in Dalmazia, avendo veduto -che a malgrado le maggiori sollecitudini e tutti i provvedimenti usati -non era possibile arrestare la diffusione e le stragi del terribile -contagio, e che quella misera popolazione ridotta già nello spazio di -soli due mesi a meno della metà, in mezzo a patimenti ed angustie da -non potersi ridire, era minacciata del suo totale esterminio, proposi -alla Commissione Superiore di Sanità, di cui a quel tempo formava -parte, l'ardita misura di far sortire dalla Città tutti i superstiti -abitanti, e trasportarli nella vicina amena pianura di Bascavoda, -cinque miglia distante da Macarsca, ove l'aria è libera e pura, v'ha il -mare da un lato e ridenti colline a piè del Biocovo dall'altro; e dove -il sole stendendo senza impedimenti gli animatori suoi raggi sopra un -delizioso tappeto verde, ingemmato pel vago riflettersi dei puri suoi -raggi sopra milioni di piante molli ancor di rugiada, suol concorrere -a rendere ognor più ricca di ossigene quell'atmosfera beata, dove tutto -spira vita e vigore, e dove lo stesso moribondo si avviva. - -Il Governo della Dalmazia nella zelante sua provvidenza avendo -favorevolmente accolta la proposizione che dalla Commissione di Sanità -gli venne innalzata, spedì a Bascavoda, con tutta quella maggiore -sollecitudine che gli fu possibile, un gran numero di falegnami ed -altri artefici sotto la direzione dell'abile Ingegnere S.r Pietro -Pecota, ed autorizzò la Commissione a provvedere ogni altra cosa -occorrente; ed ivi in pochi dì venne eretto in legname un grande -Stabilimento, che diviso in separati recinti a guisa di Lazzeretto -conteneva circa 200 abitazioni, nelle quali col mezzo di barche a -questo oggetto appositamente destinate vennero trasportati quasi -tutti i superstiti abitanti di Macarsca. Nella Città non vi restarono -che cento persone circa della classe de' cittadini ed impiegati, -appartenenti a famiglie sane, 70 militari, e 55 individui delle -varie classi i quali avevano già superata la peste, e si trovavano -interamente ristabiliti. Tutti gli altri vennero trasferiti nella -pianura di Bascavoda. Appena eseguito detto trasporto, la peste, -ch'era già in declinazione, cessò quasi intieramente. Fra gli abitanti -il campo di Bascavoda, nessuno più s'è ammalato, nessuno è morto. -Il contagio colà non comparve minimamente. Solo qualche caso avvenne -ancora nella Città. Fu in detto Stabilimento campestre che si vidde -per la prima volta ricomparire la serenità e la gioja sul volto dei -Macaresi. Ciascuno com'era giunto colà, credeasi già in salvo dai -pericolo; e posti in obblio i mali passati, ad altro non pensava che a -divertirsi, darsi bel tempo, ed immergere nel piacere la memoria delle -passate vicende. Cessata affatto la peste, venne destinata un'apposita -Commissione coll'incarico di far eseguire gli espurghi di tutte le -località infette, ciò che venne anche felicemente fatto. - -Allorchè infieriva il colera nell'Ungheria nel 1831, si è osservato -con grande sorpresa andarne affatto illeso ed immune dal contagio un -popoloso villaggio di quel Regno posto in mezzo a tanti altri ne' -quali infieriva e faceva strage quel morbo, a malgrado che quegli -abitanti fossero tutto giorno in libera ed immediata comunicazione -colle popolazioni vicine infette. Nelle investigazioni delle cause -del singolare fenomeno, trovo esser stato dall'unanime opinione delle -persone più dotte ed illuminate del Regno riconosciuto, doversi -attribuire la summenzionata sorprendente preservazione ad una -gran corrente di aria, da cui per speciali circostanze locali quel -villaggio è particolarmente e costantemente dominato. Fenomeni eguali -a un di presso si sono pure osservati in Italia al tempo del colera. -Sono rimasti qua e là, in tutto o in gran parte illesi dal morbo ed -incontaminati, interi villaggi posti in mezzo al divampante contagio, e -ciò a malgrado una frequente e libera comunicazione co' luoghi infetti. -I preservati si osservarono appunto essere quelli che da una corrente -d'aria libera e pura vengono particolarmente dominati. Sull'efficacia -dell'aria libera e pura sono pure concludentissime le osservazioni ed -esperienze fatte dal S.r Piorry nel colera di Parigi, e riportate dal -S.r D.r Meli nella sua Opera sul Colera stampata a Roma nel 1833 p. -292. - -La libera ventilazione dell'aria pura sarà adunque da risguardarsi, -come il più valido, il più sicuro e più facile mezzo che la natura -stessa porge all'uomo per distruggere i germi del contagio sempre -disposti a sostare e ad annidare fra le sue vestimenta e le domestiche -masserizie ed altri oggetti suscettibili, ed a moderare altresì -la gravezza della malattia quando è in corso. Quindi ne' casi di -peste o di vicina minaccia di questo come di ogni altro contagio -pestifero, dovrà essere specialissima cura del Governo, o di quelli che -presiedono alla tutela della pubblica salute istruire le popolazioni -sull'efficacia salutevole di questo mezzo, ed esortarle fervorosamente -a valersene. - -Terminerò questo articolo raccomandando nelle circostanze di contagio, -oltre le pronte disinfettazioni, ed i già indicati preservativi; -oltre l'aria libera e pura; la nettezza e pulizia delle persone, -delle robe, delle case; una vita metodica e regolare; tenersi in -guardia ond'evitare qualunque eccesso sì nel mangiare che nel bere e -nell'uso di venere; moderazione in tutto, anche nei piaceri; schivare -i sconcerti della traspirazione, i rapidi passaggi dal caldo al -freddo, la eccessiva fatica del corpo e della mente, e tutto ciò -che in qualsivoglia modo può debilitare la macchina e predisporla a -contrarre l'infezione. Importa soprattutto aver grand'attenzione di -tener sempre bene in assetto e nella normale sua vigorìa lo stomaco, -con cibi salubri, buoni, graditi, nutritivi, e di facile digestione -adattati alle forze e all'idiosincrasia dell'individuo, animali misti -coi vegetabili, con qualche bicchierino di liquore di perfetta qualità -nel tempo del pranzo, col caffè, col fumo del tabacco allorchè se -ne sia avvezzo, coll'evitare il digiuno e l'astinenza protratti, col -non entrare mai a stomaco digiuno in luoghi chiusi dove l'aria abbia -perduta la sua verginità, e molto meno dove giacciano infermi, o -persone mal sane ed altre simili avvertenze. Lo stomaco è l'emporio -del sistema nervoso. Sommi sono i rapporti simpatici fra l'interna e -l'esterna superficie del corpo, fra la pelle ed il tubo alimentare. -Alterato o debilitato che sia lo stomaco, tutta la macchina è -sconcertata; e le funzioni della pelle, che principalmente importa -di mantenere in istato normale, sono le prime a risentirsene. Le -impressioni morali hanno eziandio una grande influenza sulle funzioni -dello stomaco, e sopra tutto il sistema de' nervi. La melanconia, la -tristezza, lo scoraggiamento, la paura, ed ogni altro triste patema -d'animo, illanguidiscono e sconcertano le funzioni dello stomaco, -abbattono la potenza nervosa, ed aumentano per conseguenza la -predisposizione individuale a contrarre la malattia. Il perchè giova -molto ne' tempi di peste darsi coraggio ed essere intrepido, senza -però spingere l'intrepidezza fino all'imprudenza, e fino al segno di -mettere in non cale i preservativi. È però più facile il consigliare -che il mantenere in que' terribili momenti, la tranquillità dell'animo -e l'intrepidezza. La morte con tutti gl'indescrivibili suoi orrori -vi circonda da tutte le parti; e non appartiene che al saggio, il -quale con una vita virtuosa si è da molto tempo prima preparato a -morire, l'attenderla con indifferenza e il vedersela attorno pronta -a vibrar su di lui il colpo fatale; e allo stupido che manca di -senno, o è incapace di concepire la gravezza del pericolo. Ciò non -pertanto convien fare ogni sforzo per procurar di vincere quella -pusillanimità e quella paura, che sono per se stesse una malattia, e -che predispongono grandemente a contrarre la peste e qualunque altro -contagio pestilenziale. Si ommetta affatto d'intervenire ne' luoghi -ove v'abbia riunion di molte persone, nei siti affollati di gente, -e dove l'aria è poco rinnovata, od inquinata da fetide o disgustose -esalazioni. Si eviti di avvicinare i malati senza una reale necessità, -e se non siamo a ciò obbligati dai doveri dell'ufficio, da quelli del -sangue, dalla religione, dalla gratitudine o dall'amicizia. Dovendolo -fare, non si trascurino gl'indicati preservativi, ne se li avvicini con -meticolosità, o con paura. Si abbia sempre presente che l'aria libera -e pura è il migliore di tutti i preservativi, il vero mezzo salutare -e depurante per eccellenza. Si abbia presente alla memoria che ogni -contagio ha un'atmosfera contagiosa sua propria; che l'ambito del -corpo di ogni ammalato di peste bubonica, di colera, di febbre gialla, -di vajuolo, o d'altra malattia di contagio, esala incessantemente un -vapore, una specie di traspirazione che si estende fino ad un certo -punto; che questo vapore che esala da ogni parte dell'ammalato è ciò -che si chiama sfera di attività del contagio, atmosfera contagiosa; -che i raggi di questa sfera variano, possono essere più o meno lunghi -secondo le circostanze; che nei luoghi chiusi, ed in generale ove manca -l'ossigeno, ove non v'ha aria libera e pura, i germi del contagio non -soffrono modificazione, restano latenti per un tempo indeterminato -attaccati e nascosti entro a' corpi innanimati suscettibili di -ritenerli, sempre pronti a svilupparsi e riprodursi tostocchè si -presentino favorevoli circostanze. - -Toccata così di passaggio anche la parte importantissima che risguarda -i preservativi, la quale non doveva entrare nel presente volume, come -neppure le altre del diagnostico e delle disinfezioni, e sulle quali, -cedendo al desiderio di esser utile, mi avvisai dover anticipare a far -di pubblico diritto alcune mie osservazioni, mi rimetterò ora in via, -ed il filo riprenderò della Storia. - - -Continuava la peste fra la truppa Russa, ch'era di presidio in Moldavia -e nella Valacchia. Dietro i suggerimenti del rinomato D.r Oréo, i -soldati, abbandonate le case de' Cittadini, ov'erano aquartierati, si -posero a campo aperto fuori dell'abitato. Il quartier generale di quel -corpo d'armata fu piantato a due verste lontano da Bukarest. Pochi -giorni dopo accampata la truppa, la peste tra essa minorò d'assai. -Il corpo maggior dell'armata comandato dallo stesso generale in capo -Conte di Romanzov mantenevasi sano; e siccome lungo la riva destra -del Pruth, da quella parte che risguarda la Moldavia e la Valacchia, -l'infezione era pressochè generale, tanto fra la truppa che fra gli -abitanti del paese; così quel Comandante diresse la sua marcia verso la -parte sinistra del detto fiume confinante colla Bessarabia, già quasi -deserta; ed altre precauzioni prese per impedire ogni comunicazione, sì -co' paesi infetti, e sì con quei corpi di truppa fra' quali serpeggiava -il contagio; e le fece osservare con molto rigore. È da notarsi, che -per tutto il corso della State, fra i varii corpi componenti la detta -grande armata non si è manifestato alcun accidente di peste, malgrado -le molte vittorie riportate sopra i Turchi specialmente a Kaul e Larga, -ed il ricco bottino fatto dal soldato vittorioso negli abbandonati -campi nemici[66]. Verso la fine di settembre (1770), durando per molti -giorni un tempo sciloccale e piovoso, si manifestò la peste fra il -detto grande esercito, attaccando da prima un corpo di cannonieri, -che dopo aver valorosamente espugnato il castello di Ackerman se ne -ritornava al campo carico di bottino, seco asportando colle spoglie -de' vinti anche la peste. Nè andò molto, che il contagio si propagò in -altri corpi d'armata, malgrado tutte le precauzioni. - -La peste, dopo aver piantate profonde radici nella Moldavia, estese -le sue stragi fino a Chozim, città di confine tra la Moldavia e la -Polonia, situata alle rive del Niester. Di là propagossi nella Podolia -e nella Volinia, nelle quali Provincie venne recata primamente da -alcuni rivenduglioli ebrei, che avendo acquistato molti mobili a -Yassy e Chozim, ed in altri luoghi, li rivendettero in Polonia. Dalla -Podolia s'inoltrò nel mese di agosto fino a Kiew o Kiovia, città -considerevole della Russia europea, nella qual città uccise più di -quattromille persone; e dove appunto, come pur troppo suol accadere -nelle città maggiori, la peste fu da prima messa in dubbio, nè se ne -ravvisò il pericolo che troppo tardi; ed allorquando, divenuta poi -grande ed estesa la mortalità, alla cieca fidanza successe ad un tratto -il convincimento, e con esso lo spavento generale, il terrore, la -confusione, ed il più fatale abbandono di tutte le cose. - -In tale stato i più ricchi e potenti e parte delli stessi Magistrati -disertarono dalla città, lasciandola in balìa della sorte in uno -stato di scompiglio e di desolazione da non potersi ridire. Studenti, -mercadanti, operai, e tutti quelli cui le famigliari faccende -permettevano di allontanarsi, seguirono il loro esempio, seco portando -qua e là il seme del contagio, che per tal modo si sparse rapidamente -in varii castelli e villaggi della piccola Russia. Dopo aver infierito -colà durante i mesi di settembre, ottobre e novembre, e tolte di -vita parecchie migliaja di persone; nel dicembre, al cader delle -brine invernali mitigò da sè, e nel successivo gennajo poco a poco -scomparve, non solo a Kiew, ma ancora negli altri luoghi infetti di -quelle vicinanze. Si accese però di nuovo nella seguente primavera -sì a Kiovia, e sì pure a Neskin, mostrando di voler riprodurre -le stesse tragiche scene; ma spedito opportunemente colà d'ordine -dell'Imperatrice Catterina II.da il General Maggiore Schipow, ed a -cura di lui attivate e rigorosamente mantenute ottime discipline e -provvedimenti sanitarii, la peste venne subito soffocata, e quel nuovo -sviluppo non ebbe da quella parte ulteriori conseguenze. - -Imperversando, come si è detto, il contagio a Kiew, e nelle altre -località della piccola Russia, nel mese di settembre (1770) si propagò -a Braensk e Sewsk, città della gran Russia poste quasi in mezzo tra -Kiew e Mosca, ed in parecchi castelli e villaggi che s'incontrano -da quella parte; e finalmente nel dicembre dello stesso anno 1770 -manifestossi nella città di Mosca. - - - _Della descrizione della Peste - di Mosca._ - - Nel progredire colla stampa di questo primo Volume si è - riconosciuto, che ove in esso si avesse voluto comprendere, oltre - la Bibliografia, tutta la parte storica fino al 1838, sarebbe - risultato il libro di soverchia grossezza, di un formato tozzo, e - perciò incomodo a maneggiarsi. Si venne quindi nella determinazione - di comprendervi soltanto la parte storica fino alla peste di Mosca - degli anni 1770, 71, 72, riportando la descrizione di quella - memorabile pestilenza, e la rimanente Storia fino al giorno - d'oggi nel secondo Volume che fra breve terrà dietro a questo. - Il quale secondo Volume comprenderà in oltre, un Supplemento - alla Bibliografia, in cui saranno registrate tutte le Opere più - recenti sulla Peste e sulla pubblica Amministrazione sanitaria, - e molte altre, delle quali non venne fatto all'Autore di aver - conoscenza se non che dopo terminata la stampa dei varii fogli di - bibliografia che costituiscono la prima parte del presente Volume; - non che un Indice ragionato, il quale agevolerà la conoscenza di - tutto ciò che di più rimarchevole e di più interessante trovasi - sparso nella storia delle varie pestilenze descritte in questi - Volumi. Saranno in oltre riuniti i varii dati sparsi, le analoghe - osservazioni delle differenti epoche in un solo prospetto e sotto - lo stesso punto di vista, il che potrà forse servire a stabilire - alcune verità pratiche e trarre utili conclusioni, le quali non - mancheranno di avere una certa utilità all'evenienza de' casi, e - segnatamente al manifestarsi improvviso di qualche grave insorgenza - morbosa. Confida l'autore che tutto ciò sarà ben accetto e gradito - dai leggitori. - - - - -SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE - - -1. Coperchio che si apre mediante cerniera nella parte posteriore della -macchina. - -2. Gola destinata a ricevere il coperchio che va a combaciare in essa. - -3. Corpo della macchina. - -4. Cassettina per riporvi le mostre. - -5. Tavoletta che scende verticalmente incanalata per la separazione -interna della cassetta dalla macchina. - -6. Tavoletta incanalata orizzontalmente, che si apre per deporre nella -cassetta le lettere con mostre, ecc. - -7. Portello fermato a susta per cui viene introdotto il vaso -fumigatorio. - -8. Valvula. - -9. Cerniera che unisce il coperchio alla macchina. - -10. Telajo con graticcio di giunco o simili su cui vengono poste le -carte. - -11. Mensolette che servono di appoggio al detto telajo. - -12. Listello con sovrapposti uncinetti servienti a ricevere le canne di -vetro su cui ponere accavallate le lettere, od altri fogli spiegati. - -13. Lenti a mezzo delle quali può guardarsi nell'interno della macchina -senza aprirne il coperchio. - -14. Coperchio col quale la valvula può, per maggior sicurezza, -chiudersi esternamente. - -15. Piccolo piano su cui sono fissati i due ritti 16, 16, fermati nella -traversa superiore 17, col mezzo delle due viti 18, 18. - -19. Vaso di vetro masticiato sopra la piccola asse mobile, 20, che si -mette a canale ne' due ritti. - -21. Vite di legno co' suoi pani 22, che passano per la traversa -superiore 17, e che portano nella loro estremità la traversa mobile 23, -che abbraccia i due ritti. - -24. Disco di vetro, che serve di coperchio, masticiato sopra la faccia -inferiore della tavoletta mobile 23. - -25. Astuccio chiuso in cui è contenuta la boccia disinfettante. - -26. Astuccio spaccato per mostrare la posizione della boccia. - -27. Boccia disinfettante rinchiusa nel suo astuccio, 26, 26, e fermata -col coperchio a vite 28. - -29. Parte che occupa il miscuglio. - -30. Tappo smerigliato della boccia tenuto obbligato dal coperchio -28, 28, e che lo comprime per mezzo dello sughero o cuojetto 31, 31, -fermato nel fondo del coperchio potendosi serrare più o meno con la -vite 32, 32. - -33. Fondo dell'astuccio su cui va incollato un girello di sughero o -cuojo per posarvi adagiata la boccia. - - -Per la spiegazione delle Fig. IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, veggasi -quanto è detto nel testo alla pagina 769-71. - - [Illustrazione: Figure I, II, III, IV.] - - [Illustrazione: Figure V, VI, VII, VIII.] - - [Illustrazione: Figure IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV.] - - - - -INDICE DELLE MATERIE CONTENUTE IN QUESTO PRIMO VOLUME. - - - PREFAZIONE pag. 1 _e seg._ - - PARTE PRIMA. - - _Bibliografia_ » 1 _a_ 181 - _Opere sulla peste in Latino_ » 1 _a_ 79 - —— _in Italiano_ » 80 _a_ 99 - —— _in Francese_ » 100 _a_ 118 - —— _in Tedesco_ » 119 _a_ 167 - —— _in Inglese_ » 168 _a_ 178 - —— _in altre lingue_ » 179 _a_ 181 - _Osservazioni ed avvertenze sulle premesse - Notizie bibliografiche_ » 182 _a_ 202 - _Utilità che si può ritrarre dalle dette - Notizie bibliografiche_ » 185 _e seg._ - _Storici e Filosofi Greci e Latini che trattarono - della peste e ne riconobbero la - contagione_ » 189 - _Più chiare idee sulla peste, e sui mezzi - di ripararsi da essa, dovute agli autori - del secolo XV. e particolarmente a - quelli del secolo XVI._ » 190 _e seg._ - _Ridicole opinioni di alcuni medici del - secolo XVII. intorno la peste_ » 191 _e seg._ - _I morbi contagiosi confusi coi morbi - epidemici. — Autori che si occuparono di - proposito di questa materia gravissima_ » 192 - _Autori che oppugnarono la comunicabilità - della peste_ » 195 _e seg._ - _Autori pratici, ch'ebbero a trovarsi in - occasione di peste. — Loro preferibilità_ » 195 _e seg._ - _Uomini celebri, che senza esser medici - hanno dato al pubblico trattati e descrizioni - sulla peste di un merito superiore - a quello di molti medici_ » 198 - _Storici e Cronologisti della peste_ » 199 - _Regolamenti Politico-Sanitarii particolari - delle varie Città e Governi. — Ragioni - per le quali si crede non doverne dare - un giudicio. — Avvertenze generali - nel proposito_ » 199 _a_ 202 - - PARTE SECONDA. - - _Serie Cronologica di tutte le pestilenze - memorabili, dai più remoti tempi fino - al presente_ » 205 - - PRIMA EPOCA. - - _Anni del Mondo secondo l'Era - la più comune._ » 209 - - _Descrizione delle pesti di questa prima - epoca_ » 209 _a_ 221 - _Descrizione della peste di Egina riferita - da Ovidio_ (Metamorph. VII.) » 211 _e seg._ - _Descrizione della peste di Troja agli - anni del Mondo 2750 regnando Laomedonte, - lasciata da Seneca nell Edipo_ » 215 _e seg._ - _Prima peste in Italia, di cui la Storia - ci abbia conservato memoria nell'anno - del mondo 2778_ » 219 - _Celebre pestilenza che desolò la Giudea - agli anni del Mondo 3017 sotto il regno - di Davidde, di cui parlano le - Sacre carte_ » 220 - - SECONDA EPOCA. - - _Anni della Fondazione di Roma - avanti Gesù Cristo._ » 221 - - _Singolare descrizione di una pestilenza - che afflisse Roma nell'anno 282 della - sua fondazione, sotto il Consolato di - Pinario Macerino, di cui parla Dionigi - d'Alicarnasso; versione di Francesco - Venturi_ » 224 - _Celebre peste di Atene degli anni di Roma - 323; avanti G. C. 431_ » 227 - _Bellissima descrizione che di questa peste - ci ha lasciato Tucidide_ (de bello - Peloponnesiaco, lib. II. cap. 48, lib. III. - cap. 80) » 228 _a_ 238 - _Altra descrizione della stessa peste di - Atene, di Lucrezio Lib V. v. 1123_ » 238 _a_ 244 - _Descrizione fatta dal poeta Silio Italico, - che visse nel primo secolo dell'Era - Cristiana, della fierissima pestilenza - che agli anni di Roma 541, avanti - G. C. 213, travagliò l'armata Cartaginese - nelle Sicilie avanti Siracusa, e - di cui parla Tito Livio, Decad. III. - Lib. 5_ » 249 _e seg._ - _Peste terribile che agli anni di Roma - 628, avanti G. C. 126, desolò la parte - settentrionale dell'Affrica, nota sotto - la denominazione di costa della Barbaria, - e vi fece perire, secondo Orosio, - ottocentomille persone nella Numidia, - e duecentomille nelle provincia della - costa marittima Cartaginese e Uticense_ » 252 _e seg._ - _Peste fra l'esercito di Mitridate in Asia - agli anni di Roma 680, av. G. C. 74, - da cui, secondo Appiano Alessandrino_ - (de bello Mithridatico), _perirono più di - cento ventimille persone_ » 255 - _Fierissima peste della Tessaglia, provincia - della Macedonia, preceduta da - terribile epizoozia, agli anni di Roma - 705, avanti G. C. 49_ » 254 - _Descrizione di questa peste data da Lucano, - Lib. VI. v. 80 a 105_ » _ivi e seg._ - _Pestilenza insorta fra l'armata Romana - che formava parte della spedizione contro - i Parti, attribuita alla fame, di - cui parla Appiano_ (de Bello Parth.) » 255 - - TERZA EPOCA. - - _Era Cristiana._ - - SECOLO I. - - _Menzione delle pestilenze di questo primo - Secolo_ » 256 _e seg._ - _Peste sotto Nerone negli anni 65 e 66 - di G. C., 819-20 di Roma, da cui perirono - nella sola città di Roma oltre - 30,000 persone_ » _ivi_ - —— _sotto Vespasiano agli anni 72 - dell'E. C. al tempo dell'assedio e distruzione - di Gerusalemme_ » 257 - —— _micidiale e così fiera a Roma, - all'anno 80 dell'E. C. regnando Tito, - che pervenne ad uccidere fino dieci - mille persone al giorno, secondo Svetonio_ » _ivi_ - - SECOLO II. - - _Pesti del Secolo II_ » 258 _a_ 262 - _Feroce pestilenza che desolò l'Italia, e - Roma singolarmente sotto l'Impero di - Marco Aurelio nell'anno 170 dell'E. C. - Essa durò tre anni, e fu una delle più - memorabili della Storia_ » 258 - _Descrizione di detta pestilenza. Galeno - che s'attrovava a quel tempo a Roma - fu preso da tanto spavento che se ne - fuggì a Pergamo_ » 259 _e seg._ - _Salona, Nona, e Scardona, città una volta - considerevoli della Dalmazia, ora semplici - borgate, nel detto anno 170 di - Cristo, nel tempo della guerra dei Romani - contro i Marcomanni, sono rimaste - quasi distrutte dalla peste_ » 274 - _Altra peste violentissima desolò Roma - sotto l'Impero di Commodo agli anni - 188-89 dell'E. C. in cui per certo - tempo morivano fino due mille persone - al giorno. Fu questa la prima circostanza - di peste, in cui i medici consigliarono - gli odori, e di portar adosso - sostanze odorose per preservarsi e - purificare l'aria, ma senza alcun effetto_ » 261 - - SECOLO III. - - _Menzione delle pesti del Secolo III_ » 262 _e seg._ - _Nuova peste in Italia, e Brescia afflitta - principalmente nell'anno di G. C. 216_ » 262 - _Sotto l'Impero di Gallo e Volusiano, agli - anni 254-55 dell'E. C., l'Italia fu travagliata - di nuovo dalla peste, che desolò - Roma e quasi tutte le provincie - al Romano Impero soggette. Durò con - eguale sevizie due anni, e, secondo - alcuni, serpeggiò qua e là per dieci, - fino a che nel 263 sotto Galieno la - peste imperversò più forte, e la fame - ed i terremoti si combinarono a desolare - parecchie provincie Romane. Nello - stesso anno Alessandria di Egitto - fu pur dalla peste travagliata fino agli - estremi_ » 262 _e seg._ - _Peste in Oriente sotto Diocleziano nell'A. - 295 E. C. accompagnata da vasti - carbonchi, e nella quale il veleno - pestilenziale soleva scaricarsi negli occhi, - di maniera che quelli che scampavano - dalla peste, per lo più restavano - ciechi_ » 263 - - SECOLO IV. - - _La Storia delle pesti di questo secolo è - avvolta in densa caligine. Ammiano - Marcellino fa menzione di una pestilenza - fra la truppa nella Mesopotamia, - sotto Amida assediata dai Persi. - Il P.re Kirchero e Lebenswaldt fanno - menzione di altre pestilenze negli anni - 512, 554, 577, dell'E. C., ma se - vera peste fossero state effettivamente - le dette malattie, e se ed in quanto - abbiano esse realmente esistito non è - ben chiaro, non facendone gli altri - storici menzione alcuna_ » 263 _e seg._ - - SECOLO V. - - _Menzione delle pesti di questo Sec._ » 264 _e seg._ - _Peste accompagnata da sintomi singolarissimi, - che si sviluppò nell'Asia minore - agli anni di G. C. 454 e continuò - nel 455; si propagò nella Palestina, - e di là fu trasportata in Europa - ed attaccò la città di Vienna_ » 264 _e seg._ - - SECOLO VI. - - _Pesti del Secolo VI_ » 265 _a_ 276 - _Descrizione della terribile peste di - Costantinopoli sotto l'Impero di Giustiniano, - nell anno 542 dell'E. C. Fu - questa una delle più memorabili e perniciose - che ricordi la Storia. Il numero - de' morti, secondo Evagrio e Procopio, - giunse a Costantinopoli fino a dieci mila - al giorno. Si propagò in quasi tutto - l'Oriente e nell'Occidente; invase l'Italia, - la Germania, la Francia ed altri - paesi, e durò 32 anni, secondo gli - storici, devastando gran parte della - terra_ » 266 _a_ 271 - _Peste desolatrice nella città di Zara che - durò tre mesi nell'anno 548 di G. C._ » 274 - _Dall'anno 542 al 590 dell'E. C. la peste - divenne quasi indigena in Francia - e in Italia_ » 275 _e seg._ - _Nuova peste in Dalmazia, e segnatamente - nella città di Zara nell'anno 588 di - Gesù Cristo_ » 274 - _Negli anni 588-89-90 dell'E. C. peste in - quasi tutta l'Italia, a Roma particolarmente, - memoranda per le sue devastazioni - e singolarità de' suoi sintomi, - non che per gli usi ed istituzioni - cui diede motivo; usi ed istituzioni - che sussistono tuttora. Vittima di essa - perì il Pontefice Pelagio II. Questa - stessa invase la Spagna, e la - Francia, e ridusse deserti intere Città, tra - le quali Marsiglia_ » 274 _a_ 276 - - SECOLO VII. - - _Menzione delle pestilenze del Secolo settimo_ » 276 _a_ 278 - _In questo Secolo sì Roma che tutta l'Italia - travagliate più volte da fierissimi - morbi epidemici preceduti da cruda - fame, da straordinarie innondazioni, - da terremoti, da tempeste spaventevoli - che concorsero ad accrescere la tristezza - e lo spavento delle popolazioni. - Alcuni autori annunciano questi morbi - qual vera peste orientale, altri come - morbi epidemici di diversa natura, e dietro - altre memorie sembra che nel maggior - numero dei casi fosse stata la lepra, - o elefantiasi contagiosa_ » _ivi_ - _Nel 618 dell'E. C. vi fu vera e fierissima - peste in Germania, e nel 640 a - Costantinopoli_ » 277 - - SECOLO VIII. - - _Menzione delle pesti dell'ottavo Sec._ » 278 _a_ 280 - _Peste così desolatrice a Brescia e suoi - contorni nell'anno 709 dell'E. C., che - i morti giacevano insepolti sulle strade - e nelle case; il perchè ogni famiglia - fu incaricata di seppellire i suoi_ » 278 - _Costantinopoli assediata dai Saraceni, - fu dalla fame e dalla peste così travagliata - nell'anno 717 di G. C., che - vi perirono trecentomila persone_ » _ivi_ - _Memoranda pestilenza, che afflisse Costantinopoli - e quasi tutto l'Oriente sotto - Leone Isaurico agli anni di G. C. - 745-46-47. Travagliò la Grecia, le Sicilie, - le Calabrie e molte altre Provincie_ » 279 - _Pavia, l'antica Capitale del Regno dei - Longobardi, afflitta nell'anno 774 di - G. C. da crudelissima fame, essendo - stretta d'assedio da Carlo Magno. Alla - fame ben presto tenne dietro la peste. - Forse essa altro non fu che una malattia - tifica prodotta dallo scarso e cattivo - alimento_ » 279 _e seg._ - _Peste nuovamente a Costantinopoli, sotto - l'Imperatore Costantino Copronimo che - ne rimase infetto nel tempo della spedizione - da lui intrapresa contro i Bulgari, - e vi morì il giorno 14 settembre - 775 di G. C._ » 280 - - SECOLO IX. - - _Pesti del Secolo nono_ » 280 _a_ 281 - _Al principio di questo Secolo, e precisamente - nell'801 la peste desolò l'Italia, - la Germania e la Francia, preceduta - da spaventevoli terremoti_ » 280 - _Agli an. 811-12 dell'E. C. terribile pestilenza - presso che universale. Inferocì - particolarmente a Costantinopoli, dove - i morti restavano insepolti per non trovarsi - più chi li sotterrasse_ » _ivi_ - _Nell'820 la peste fra gli uomini ed un - morbo pestilenziale fra gli animali fecero - orrende stragi in tutta la Francia_ » 281 - _In Inghilterra la peste nell'anno di G. C. - 865 fu preceduta da un'immensa quantità - di locuste, che hanno distrutto le - biade e cagionato la fame_ » _ivi_ - _Agli anni 889 e 90 l'Italia provò ad un - tempo tutte le sventure della guerra e - della peste_ » _ivi_ - - SECOLO X. - - _Pesti del Secolo decimo_ » 282 _a_ 284 - _Negli anni 910-11 e 12 dell'E. C. fiera - peste a Costantinopoli. Si riprodusse nel - 920 con tanta forza che uccise, secondo - il Lebenswald, da 500 mila - persone_ » 282 - _In questo Secolo la peste si appiccò due - volte a Venezia, cioè nel 938 e 989, - e vi operò orrende stragi_ » 282 _a_ 283 - _Milano nell'anno 964 fu travagliata dalla - peste così fieramente, che secondo Bernardino - Corio, era ridotta a pochissimi - abitanti, ancorchè fosse una delle - città più popolate e fiorenti_ » 282 - _Introdotta la carestia in Italia nel 983, - a questa succedette la peste nel 984 - che imperversò fierissima nei successivi - anni 985 e 86. In detti tre anni, le - calamità della fame, della peste e della - guerra si combinarono unite a spopolare - questo importante paese_ » 283 - _Agli stessi anni la medesima pestilenza - travagliò la Germania, preceduta da - estremo freddo, per cui gelarono i fiumi - e con essi i pesci_ » _ivi_ - _Nel 990 peste a Cattaro in Albania, - nella quale colla famiglia Leghletta perì - Bastardo Re di Servia_ » 284 - - SECOLO XI. - - _Pesti del Secolo undecimo_ » 284 _a_ 287 - _Venezia nell'anno 1006 afflitta dalla - peste, che le recò gravi danni; e nell'anno - susseguente parecchie altre città - d'Italia, fra le quali Bologna e Modena, - ove fu grande il numero dei - morti_ » 284 - _Nuova peste a Venezia nel 1012; e nel - 1013 in varie altre città d'Italia, e - così micidiale, che quelli che n'erano - colpiti morivano quasi improvvisamente. - Un fuoco interno divorava loro - le viscere, ed una diarrea straordinaria - li traeva in brevi istanti al sepolcro_ » 285 - _La peste nel 1016-17 fu quasi generale - in Europa, ma desolò specialmente - l'Italia, dove, volendo dar fede al - Platina, il numero de' morti superò i - superstiti. — La peste ridotta da alcuni - anni quasi permanente in Italia, - vi si riaccese nel 1022 con istraordinario - furore, e contemporaneamente in Costantinopoli - e in diversi altri paesi di - Europa_ » _ivi_ - _Peste pressochè generale in Europa nell'anno - 1065 accompagnata dalla fame_ » 286 - —— _nel 1085 in Ungheria e nella Dalmazia; - la città di Zara ne fu presa, - ma il morbo in Dalmazia non si estese - gran fatto, mentre in Ungheria fece - molto danno_ » _ivi_ - _Peste negli anni 1093-94 in Francia, in - varie parti d'Italia, e della Germania. - In Italia e nella Germania epizoozie - sterminatrici; in Inghilterra inondazioni - strabocchevoli accrescevano la miseria - e la desolazione di quelle popolazioni. — Nel - 1098 il morbo pestilenziale - si riprodusse in Germania, ed - ivi scaricò tutto il suo furore facendovi - orribili strazii. Vi ebbe pure di nuovo - l'epizoozia. A vizio dell'aria, secondo - l'opinione di que' tempi, si attribuì la - grande mortalità dell'una e dell'altra - specie_ » 287 - _Nello stesso anno 1098 l'esercito Cristiano - delle Crociate trovandosi stretto di - assedio in Antiochia, venne quasi distrutto - dalla fame e dalla peste_ » _ivi_ - - SECOLO XII. - - _Pesti del Secolo duodecimo_ » 287 _a_ 289 - _Peste in Inghilterra nel 1103, preceduta - da morbo pestilenziale fra gli animali_ » 287 - —— _devastatrice in Italia, nel 1119, preceduta - e susseguitata da freddo eccessivo, - da calori intollerabili, da terremoti - spaventevoli_ » 287 _e seg._ - _Agli anni 1125-26-27 la Germania fu - in particolare travagliata dalla peste, - propagatasi quasi generalmente in tutta - Europa, cagionando immensi strazii fra - le differenti nazioni, afflitte contemporaneamente - da fame e da guerra in - cui gran parte delle potenze di Europa - trovavasi avvolta_ » 288 - _Nel 1135 la peste si sviluppò nell'Insubria, - ossia in quella parte del Milanese - conosciuta sotto questo nome, e - vi recò molti danni_ » _ivi_ - _Peste fra l'esercito di Federico Barbarossa, - allorchè nel 1167 portava le sue - armi contro Roma_ » 289 - —— _fra la truppa dell'Imperatore Enrico - VI allorchè assediava la Città di - Napoli nel 1193_ » _ivi_ - - SECOLO XIII. - - _Pesti del Secolo decimoterzo_ » 289 _a_ 293 - _Peste fierissima in Siria, appiccatasi - all'esercito di Balduino nell'anno 1202_ » 289 - —— _egualmente fiera, che desolò nello - stesso anno la città di Zara, assalita - e presa in quel tempo dai Veneziani_ » 289 _e seg._ - _Peste nel 1218 fra l'esercito delle Crociate, - che assediava Damiata in Egitto_ » 290 - _Nell'anno 1225, la peste si sviluppò nella - città di Bologna, si riaccese nel 1227, - e spense la maggior parte degli abitanti - di quella illustre città_ » 290 _a_ 291 - _Desolò Roma negli anni 1231-32-33. Il - Tevere, avendo per grande spazio allagata - la campagna, accrebbe le miserie - e le devastazioni del contagio. - Fu tale la violenza del morbo, che fra - dieci infetti appena uno se ne salvava_ » 291 - _In Grecia, in Italia, in Francia v'ebbe - negli anni 1242-43, peste micidiale ed - atroce. Invase l'esercito di S. Luigi - Re di Francia, mentre inseguiva l'armata - di Enrico III_ » 292 - _Si apprese di nuovo alle falangi di quel - Principe nel tempo della sua spedizione - contro l'Affrica, e particolarmente alla - truppa che assediava Tunisi. Vi fu - colpito lo stesso S. Luigi che morì il - 25 agosto 1270_ » 292 _a_ 293 - _Nell'anno 1288 la peste riprese novelle - forze, desolò e distrusse gran parte - d'Italia sotto il Pontificato di Nicolò - IV. Il Pontefice si chiuse nel suo - palazzo durante la pestilenza, nè ommise - perciò le cure ch'ei doveva al - governo de' suoi popoli. Si nota, che - servendo alle opinioni di que' tempi, - faceva accendere continuamente grandi - fuochi ne' cortili del suo palagio e - ne' suoi appartamenti_ » 293 - - SECOLO XIV. - - _Pesti del Secolo decimo quarto_ » 293 _a_ 327 - _Peste del 1301 divenuta famosa stante il - pietoso affetto e lo zelo con cui S. Rocco - servì i malati di Piacenza in Lombardia_ » 295 _e seg._ - _Fierissima pestilenza agli anni 1316-17 - che invase l'Italia, imperversò in Lombardia, - e specialmente in Brescia. Nè - si limitò all'Italia, ma travagliò fieramente - anche le provincie settentrionali - di Europa, la Germania, l'Olanda, le - Fiandre, il Belgio, la Polonia, ed altre. - Riferisce il Bugati essere morti - circa un terzo degli abitanti de' paesi - che ne furono infetti_ » 294 _e seg._ - _L'anno 1335 è celebre negli annali del - Mondo per la quantità incredibile di - cavallette che coprirono la terra e devastarono - i seminati. Alla putrefazione, - per la gran copia di quegli animali, - aggiuntivi li strazii della fame, v'ebbe - pur assai onde predisporre gli uomini - alla peste; da cui in quest'anno venne - afflitta gran parte di Europa_ » 295 - _Nel 1340 la peste involò alla Toscana - il sesto circa della sua popolazione, - secondo il Rondinelli ed il Corio_ » 295 - _In questo stesso anno vi fu la peste a - Sebenico in Dalmazia_ » 296 - _Regnò la peste in Francia nel 1342. Si - accusarono allora gli Ebrei di aver - avvelenati i pozzi. Ciò bastò perchè il - popolo si scagliasse con furore contro - di loro_ » _ivi_ - _Nel 1343 Venezia fu di nuovo afflitta - dalla peste_ » _ivi_ - _La celebre Peste nera, la più terribile - che sia stata mai ricordata. Tale sciagura - non fu mai nè più generale nè più - atroce. Descrizione di questa peste che - cominciò nel 1345, imperversò in Italia - particolarmente nel 1348, e terminò - solo nel 1363, dopo aver distrutto, - giusta il computo degli storici più accreditati, - tre quinti di abitatori di tutta l'Europa_ » 296 _e seg._ - _Fra le molte città d'Italia invase dal - morbo nell'anno 1348 fieramente ne fu - presa Firenze, e Giovanni Boccaccio - con molta eloquenza ne fece la Descrizione_ - (Decamerone Giornata I.ma) » 298 _a_ 313 - _A questa stessa età funestissima, cioè nel - 1348, la peste si è manifestata anche - a Spalatro in Dalmazia, e vi fece - progressi così rapidi e terribili, che - distrusse quasi tutti gli abitanti di - quella città e lo stesso zelantissimo - Arcivescovo Cucari_ » 313 - _Descrizione latina di questa peste fatta - a quel tempo da un individuo della famiglia - a Cuteis di Spalatro, che ritiene - forme solenni ed energiche di verità_ » 314 _a_ 317 - _A questi stessi anni 1348 e 49 peste a - Zara, dove regnava contemporaneamente - ferocissima epizoozia, e nella città di - Ragusi_ » 316 _e_ 17 - _Cenni sulla durata, e sulla mortalità - prodotta da questa memoranda pestilenza - nelle varie città d'Italia, di - Francia, ec. nel corso degli anni - 1346-47-48_ » 317 _e_ 318 - _Modo di sua propagazione, sintomi che - l'accompagnavano_ » 318 _a_ 320 - _Cause che furono attribuite a questa - peste_e » 321 - _Bizzarra opinione del Collegio di Medicina - di Parigi di quel tempo, per ispiegare - il fenomeno di sì terribile e general - pestilenza_ » 321 - _Dominato tutto questo secolo da fierissima - peste, ne andò presa ora una parte - ed or l'altra del mondo abitato. Le - città di Venezia e di Genova furono - spopolate per essa nel 1377. Venezia - fu invasa di nuovo nel 1381; il contagio - continuò nel 1382 e vi recò gravissimi - danni. Fra gli altri morì il Doge - Michiele Morosini. Nello stesso anno - divampò con grande rovina nella città - di Bologna, e ne' paesi circostanti; devastò - la Boemia, e la città di Praga - particolarmente. Nel 1383 penetrò di - nuovo a Firenze. Nel 1390 dominò in - Francia, e si riaccese di nuovo in Italia, - e segnatamente nella Romagna. Dalla - Romagna il contagio fu portato di nuovo - a Venezia nel 1391 dai bastimenti. Da - Venezia a Verona e a Brescia; ed allo - stesso tempo travagliò varie provincie - della Germania. Nel 1399 e 1400 si - sviluppò di nuovo nella Lombardia; a - Firenze, a Siena, a Roma, ed in parecchie - altre delle principali città e - paesi di Italia. Roma fece immensa perdita - di persone, tra le quali moltissimi - pellegrini ed altri forestieri ivi accorsi - pel Giubbileo_ » 322 e seg. - _Nel 1400 la peste invase la città di Ragusi; - fu fierissima e durò due anni_ » 325 - - SECOLO XV. - - _Pesti del Secolo decimoquinto_ » 326 a 345 - - _Peste in Spagna nel 1415 che desolò quel - Regno per varii anni consecutivi_ » 326 - —— _a Ragusi nel 1416. In due mesi, o - poco più, il contagio uccise 3800 circa - di quegli abitanti_ » _ivi_ - _Nel 1420 Ragusi fu di nuovo invasa dal - contagio, ma Giacomo Gondoaldo Ferrarese, - allora medico in condotta a Ragusi, - avendo suggerito il preservativo - e la precauzione di separare gl'infetti - dai sani, si ottenne, che la peste recasse - pochissimi danni_ » 327 - _Lo stesso avvenne nel 1430; in cui introdotta - la peste in Ragusi da Trebigne, - paese Turco confinante, a merito - dei saggi suggerimenti del suaccennato - medico Gondoaldo, pochissime furono - le vittime del contagio_ » 329 e seg. - _Articolo latino sopra Giacomo Gondoaldo - nella serie degli uomini illustri_ » _ivi_ - _Curzola in Dalmazia colta nel 1428 da - peste così terribile e micidiale, che distrusse - interamente quella popolazione - composta di oltre 7000 persone. La - città andò deserta, nè mai più si - ripopolò, contando ora appena 1000 - persone_ » 328 - _La Lusitania propriamente detta, cioè - il Portogallo, l'Estremadura, e la vecchia - Castiglia, furono nel 1436 miseramente - devastate dalla peste, che vi - durò più anni. Il Re Edoardo, che si - era ritirato nel Monastero di Thomast, - prese il contagio da una lettera da - esso incautamente aperta, la quale se - gli fece pervenire coll'espresso divisamento - di appiccargli la peste, e vi - morì da quella il dì 9 settembre 1458_ » 331 - _Nuova peste a Ragusi nel 1437 così micidiale - e violenta, che in soli tre mesi - spogliò quasi intieramente di abitatori - quella città. La maggior parte però - de' patrizii e considerevole numero di - altre persone, si sono salvate, essendosi - sottratte colla fuga a tale calamità, ritirati - i nobili a Gravosa, e gli altri in - altri luoghi al primo scoppiare del - morbo_ » 331 - _Nel 1438 la peste estinse ancora gran - numero di abitanti a Venezia sotto il - Dogado di Francesco Foscari. Il contagio - penetrò in questo stesso anno in - parecchi altri paesi d'Italia; si propagò - in Francia, in Germania, in - Inghilterra. Tanto in Italia, che in varie - parti dei sopraccennati Regni, continuò - negli anni 1439 e 40. La peste di Brescia - nel 1439 aveva per sintomo particolare - un profondo letargo. I malati - dopo un apparente sonno di due o tre - giorni si destavano, ricadendo poi tra - poco in agonia. Nel 1440 fece orrendo - strazio a Basilea, dove a quel tempo - tenevasi il famoso Concilio. Parecchi di - que' prelati ed altri padri insigni della - chiesa vi perirono. Enea Silvio Piccolomini - poi Pontefice sotto il nome di Pio II - fu pure attaccato e vi guarì. Egli descrisse - quel contagio in un singolare - suo libro_ » 332 a 334 - _Negli anni 1448-49-50 quasi tutta l'Italia - e in particolare il Milanese, fu - soggetta a pestilenza, che si mantenne - fierissima. Nello stesso tempo in - Dalmazia, in Germania, in Francia, - in Spagna il contagio imperversò ferocemente. - Si pretende che nel 1450 esso - uccidesse quarantamila persone nella - sola città di Parigi in due mesi. Era - accompagnato da sintomi terribili. Lo - spavento invadeva tutti gli animi, anche - i più coraggiosi e fermi, di maniera - che non permetteva loro di - vedere altri oggetti che una morte - inevitabile_ » 334 e seg. - _Peste a Erfurt nella Sassonia nel 1453_ » 335 - —— _in Dalmazia negli anni 1455 e 56_ » 336 - _Pestilenza di un indole singolare che si - è sviluppata in Germania nel 1460, la - quale uccideva irremissibilmente gli uomini - robusti, meno le donne, e molto - meno i fanciulli_ » 336 - _La peste ricominciò a Ragusi nel 1464; - continuò nei successivi due anni 65-66. - Nel maggio 1466 il Senato di Ragusi - decretò l'erezione di un Lazzeretto vicino - alla città, che accogliesse le merci - sospette provenienti dalla vicina Turchia, - ed è quello che sussiste tuttora_ » 337 - _Calori straordinarii ed eccessivi, lunghe - siccità, tempeste desolatrici, ed immensa - quantità di insetti devastatori cagionarono - la perdita dei ricolti nell'anno - 1473, cui è succeduta crudelissima - fame. Alla fame venne dietro - la peste, che desolò in detto anno l'Italia. - O non bene estinta o riprodotta - infierì di nuovo nell'anno 1475. Si ampliò - nel 1476; anno considerevole pel - continuo piovere dirottamente, per tempeste - spaventevoli ed inondazioni, bersagliò - fieramente la città di Roma e - fece stragi a Marsiglia. Fu in diminuzione - nel 1477. Prese nuova forza nel - 1478 e nel 79; e la maggior parte dei - paesi d'Italia fu vessata crudelmente. - Firenze in ispecieltà, dove si contavano - più di 500 morti al giorno, Venezia - pur ne fu presa, e nel corso di detta - pestilenza perdette da circa 50,000 abitanti, - Brescia 20,000, e così altri - luoghi_ » 337 a 339 - _Nel 1480 la peste fu portata a Ragusi - dalla Sicilia col mezzo di alcune balle - di cotone infetto, e vi durò tre anni_ » 339 - _Negli anni 1482-83 vi ebbe pur peste - in Francia. I sintomi più comuni di - questa peste erano la frenesia e l'avidità - di acqua; di maniera che i malati - si precipitavano dai tetti, e si gittavano - nei fiumi e nei pozzi per l'avidità - del bere. Alli stessi anni la peste - travagliò anche la Germania e Norimberga - in particolare_ » 340 - _Guerra e peste terribili afflissero di nuovo - l'Italia agli anni 1485-86. Venezia - e Milano in ispecieltà. A Venezia la - peste cominciò nella state, infuriò nell'autunno, - continuò tutto l'inverno, e - non cessò che nella seguente primavera. - A Milano involò in detti anni - 85 86 cento trentasette mila persone, - secondo Bernardino Corio. Forse questo - numero è esagerato_ » 340 _e seg._ - _Nel 1486 l'Inghilterra fu terribilmente - afflitta da quella specie di peste, o - morbo epidemico, conosciuto sotto il - nome di Sudor Anglico, dal quale fra - cento malati uno appena salvavasi. - Dall'Inghilterra passò nel Belgio, nella - Francia, nella Germania, dove invase - principalmente le provincie del Reno. - Il principio di questo morbo singolare - rimonta al 1483, e dopo il 1551 non - si è più osservato_ » 341 - _Nel 1495 vi ebbe peste nell'Austria - inferiore_ » _ivi_ - _Portatosi Bajazet gran Signore de' Turchi - nel levante nel 1500, ed accintosi - all'espugnazione di Modone, Corone, - Navarino e Corinto, dove allora - regnava la peste, i Greci per salvarsi - dal barbaro furore de' Saraceni abbandonarono - la loro patria, e si sparsero - per l'Italia, per la Sicilia, a Ragusi, - a Zara e in varii paesi della Dalmazia. - Questi fuggitivi apportarono in detti - luoghi la peste_ » 342 - _Nello stesso anno 1500 l'Inghilterra - travagliata nuovamente dal Sudor Anglico - vi perdette da circa 30,000 persone_ » 343 - - SECOLO XVI. - - _Pesti del decimo sesto Secolo_ » 343 a 372 - - _Peste ad Aix ed in altri luoghi della - Provenza in Francia nel 1502, e - contemporaneamente nella Puglia. — Da - Barletta fu portata nel 1503 nell'isola - di Calamata appartenente alla Repubblica - di Ragusi. Da Alessandria d'Egitto - fu portata a Giuppana nel territorio - della stessa Repubblica, ma - per le buone guardie, dice lo storico, - non prese nella città_ » 343 _e seg._ - _Negli anni 1504-5-6. La peste fece stragi - a Marsiglia e suo territorio. Essa è - succeduta ad ardentissimi calori e ad - un'estrema penuria di biade_ » 344 - _Fierissima peste sterminatrice regnava in - Bossina, Erzegovina, ed Albania Turca - negli anni 1506-7. Agli stessi anni continuava, - o s'era riprodotta in Puglia. - I Ragusei in mezzo a tanto incendio - avendo cautamente provveduto alla loro - difesa, si preservarono. I Magistrati - che presiedevano al Governo di Cattaro, - meno cauti o meno fortunati, videro - quel paese in preda alla peste che recò - grande mortalità. In cinque giorni - morirono più di 400 persone nella - città. Si sparse ben tosto ne' villaggi - circonvicini_ » 345 - _Peste terribile e devastatrice nella Carniola - all'anno 1509 preceduta da spaventevole - terremoto_ » _ivi_ - _Nel 1510 infierì la peste in Francia, e - particolarmente a Parigi, togliendo di - vita le persone in brevissimo corso di - malattia, o improvvisamente a guisa di - fulmine. I sintomi che per l'ordinario - l'accompagnavano erano veementissimo - dolor di testa con vertigine, e vasti - carbonchi sotto l'orecchia. Le sottrazioni - sanguigne e i purganti riescivano - costantemente dannosi; i così detti - cordiali utilissimi_ » 346 - _Ripullulata la peste in Italia nell'anno - 1522, si propagò rapidamente in parecchie - città e paesi di quel Regno, - e durò più anni. Incrudelì specialmente - a Roma, dove erano state trascurate - le necessarie precauzioni per arrestarla, - o praticate troppo tardi, e ciò - perchè il Pontefice Adriano VI. allora - regnante, il quale non era d'Italia, - aveva la falsa opinione, che tutte le - precauzioni di Sanità ed i Lazzeretti - altro non fossero che superstizioni e - riscaldi delle menti Italiane_ » 347 - _Si riprodusse a Roma nel 1527, continuò - nel 1528, e vi fece gravissimo - danno fra gli abitanti non solo, ma - anche fra le truppe Tedesche e Spagnuole - venute in Roma col Marchese - del Guasto_ » 353 - _Nel medesimo anno 1524 presa dai Milanesi - Biagrassa, dov'era incominciata - la peste, fu colle cose saccheggiate - portata a Milano. Ivi si ampliò e tolse - di vita 50 mila persone_ » 347 - _Continuò ad imperversare nel 1525 nei - paesi situati lungo le sponde del Ticino - e del Pò. La mortalità fu immensa. - Si narra che sia perito un terzo di - quegli abitanti. Se ne attribuì la cagione - alla quantità di cadaveri insepolti, - che rigettati dalle acque sulle sponde - degli stessi fiumi ov'erano stati immersi, - ivi continuarono il loro corrompimento_ » 348 - _Nello stesso anno 1524 la peste si spiegò - di nuovo in Germania, e travagliò in - ispecial modo Vienna, Norimberga ed - Augusta_ » 347 _e seg._ - _Regnando nel 1526 la peste in Ancona, - i funesti semi furono di là portati in - Ragusi col mezzo di alcune mercanzie; - e il contagio fece questa volta sì - orrendo strazio di quella città e suo - contado, che nello spazio di venti mesi - morirono da circa ventimila persone, - delle quali ottomila nella città, - tal che, rimasta deserta, furono chiamate - le genti del contado a riabitarla_ » 348 e 349 - _Nel 1526 fu pure a Spalatro la peste_ » _ivi_ - _Nel 1527 spopolò la Puglia_ » 353 - _Dall'anno 1522 a tutto il 1527, la peste - afflisse la Toscana e specialmente - Firenze, e di essa vi perirono più di - duecentomila persone_ » 349 _e seg._ - _Descrizione della peste di Firenze dell'anno - 1527 di Nicolò Machiavelli_ » 350 a 355 - _Nel 1528 la città di Napoli, assediata - dai Francesi comandati da Lutrech, - soffrì gravissima pestilenza che si comunicò - poi anche agli assedianti e - prese lo stesso Lutrech che guarì, - mentre Valdemonte, altro capitano, - morì, e l'esercito andò per la contagione - pressochè distrutto. Continuò il - contagio a Napoli nel 1529, ed in detti - due anni andarono estinte da circa - sessantamila persone_ » 354 - _Ai detti anni 1527-28 e 29 quasi tutta - Italia fu in preda a fierissima - pestilenza. Alle stragi che faceva la peste - vi si aggiunsero le devastazioni della - guerra, e le crudeltà che si commettevano - dalle armate del contestabile di - Borbone_ » 354 e 355 - _Contemporaneamente, cioè nel 1529, vi fu - fierissima peste in Ungheria portatavi - dalle armate Turche comandate dal - feroce Solimano_ » 355 - _Così pure a Lesina in Dalmazia, dove - il contagio non fu conosciuto. Durò sei - mesi_ » _ivi_ - _Nell'indicata peste, che durò in Italia - otto anni di seguito, cioè dal 1522 a - tutto il 1529, assicura il Faloppio essersi - costantemente osservato, che tutti - i malati i quali furono dissanguati, - morirono, mentre guarirono molti di - quelli coi quali non si usò del salasso_ » 356 - _Dal 1528 al 1532 furono in tutta Europa - sì eccessivi calori, che sembrava continua - la state. Nel 1529 una parte dell'Olanda - e delle Fiandre restò sommersa - dall'Oceano. Nel Portogallo sotto - il Regno di Giovanni III nel 1531 - infierì terribile e micidial pestilenza_ » _ivi_ - _Nel 1533 la peste scoppiò di nuovo a - Ragusi. Si decretò in questo caso, che - nessuno partir dovesse dalla città. Il - perchè usatasi maggior diligenza nelle - guardie e nel provvedere ai bisogni degl'infermi - e dei sani, la peste declinò - più presto e con minori danni_ » 357 - _Nel 1540 la peste devastò la Polonia ed - il Ducato di Münster nella Slesia. Nei - successivi anni si dilatò in Germania. - Nel 1542 fu sì micidiale ed atroce, - che vi fece perire la maggior parte delle - truppe imperiali della spedizione Ungarica - contro i Turchi. Continuò ad - imperversare qua e là a tutto il 1544. - A detta epoca travagliò l'Inghilterra e la - Francia, particolarmente la Provenza_ » 358 - _Contemporaneamente peste atrocissima a - Costantinopoli, riprodottasi più fiera - nel 1547_ » _ivi e seg._ - _A Stagno, picciola città nel circolo di - Ragusi, fu nel 1543 così atroce e micidial - pestilenza che vi perirono nove - decimi de' suoi abitanti. Questa città, - i cui vestigi mostrano essere stata una - volta florida e ben popolata, ora è misera, - e pressochè spoglia affatto di abitatori_ » 358 _e_ 59 - _Peste di nuovo nella città di Milano nel - 1550, che secondo il Morigia le tolse - circa la metà della sua popolazione_ » 360 - _Peste crudelissima nell'Ungheria, nell'Austria - ed in varie parti della Germania - nell'an. 1552. Essa penetrò nell'esercito - di Carlo V quando le sue armate invadevano - i confini della Gallia, e vi fece - orrendo strazio_ - _Si riprodusse nell'Ungheria nel 1554; - inferocì specialmente nella Transilvania. - Era accompagnata da singolare fenomeno, - sì che i malati venivano straziati - da dolori così crudeli e veementi, - che per l'acerbità si laceravano co' denti - le carni delle braccia e delle mani_ » 360 _e_ 361 - _Peste atroce e fierissima nella Gallia - Narbonese nel 1553. Dice il Valeriola, - ch'era così veemente e micidiale, che - gli uomini camminando e discorrendo - perivano improvvisamente, quasi colpiti - da fulmine_ » 361 - —— _a Venezia nel 1556_ » _ivi_ - _Nel 1560 fierissima peste in Francia, e - particolarmente a Parigi, dove accenna - il Palmario averne egli stesso superata - la malattia presa in quella occasione. - Vi ripullulò nel 1566, e continuò a - travagliare la Francia per altri due - anni cioè nel 1567-68_ » 362 _e_ 363 - _In detti anni la peste afflisse crudelmente - or l'una or l'altra parte di Europa_ » 362 - _Nell'anno 1564 e ne' successivi, infierì - con tanta violenza nel Lionese, nella - Savoja, nel paese dei Grigioni ed altri - Cantoni confinarii della Svizzera, che - secondo il Muratori, uccise in quelle - bande poco meno che quattro quinti - degli abitanti, V'ebbero in quell'anno - quattro aurore boreali_ » 363 - _Nello stesso anno 1564 la peste regnò - anche nella città di Londra_ » _ivi_ - _Dominava la peste nella Turchìa, allorchè - nel 1570 si propagò nella Carniola - e nella Dalmazia. Nella città di Curzola - fu fierissima e terminò di distruggere - quella popolazione_ » 364 - _Nell'Ungheria fu particolarmente fiera - agli anni 1571-72 e segnatamente a - Cremnitz. Penetrò nel 1572 in Germania - e in Polonia, ed in quell'anno, e - nel successivo, fece miserando strazio - particolarmente degli abitanti di Augusta_ » 364 _e_ 365 - _Gli anni 1575-76-77 segnano una delle - epoche più memorabili per le devastazioni - fatte dalla peste. Era divenuta - famigliare nell'Ungheria niente meno - che ne' paesi della confinante Turchia. - Dall'Ungheria fatte passare pel Danubio - in Germania, e da di là trasportate - parte in Tirolo e parte nella Svizzera - alcune mercanzie, queste introdussero - la peste a Trento, a Zurigo, a Bolzano, - ed in qualche altro luogo. Da Trento, - ove uccise sei mila persone, si propagò - a Verona, da Verona a Mantova. Alcuni - fuggitivi di Mantova la recarono - da prima a Oleggio. Si manifestò poi - a Nogara, a Monza, e finalmente a - Milano, a malgrado le guardie ai confini, - e tutte le misure prese dai Milanesi - per impedirne il passo. A Milano - cominciò in agosto 1576 e durò sino - al finire del 77. Perirono 18,300 persone - nella sola città. Fu a quel tempo - che splendettero le rare virtù, l'invitto - animo, il coraggio, la carità e la pietà - del grande arcivescovo di Milano - s. Carlo Borromeo. La quarantena generale - fu ivi adottata per la prima volta, - ed altre saggie precauzioni e discipline - di Sanità, secondo che dava - quel tempo, ma con poco effetto. Straordinaria - discesa di gran quantità di lupi - si osservò sulle terre del Milanese, - che ferivano e divoravano fanciulli e - gente d'ogni maniera. Altre singolarità - da cui venne contraddistinta quella - pestilenza_ » 365 _a_ 369 - _Nel 1575 un Trentino rifugiatosi a Venezia - vi recò la peste. Fu questa una - delle più memorabili e micidiali che - ricordi la Storia Veneta. Vi perirono - da circa sessanta mila persone in diciasette - mesi. Tanto danno avvenne per - errore de' medici che non la riconobbero, - e per la soverchia fiducia dei - Magistrati nelle opinioni degli stessi - medici, trascurate incautamente in principio - le necessarie precauzioni di Sanità. - Fu questa la memorabile pestilenza - che ricorda il funesto errore dei due - rinomati professori di Padova, Mercuriale - e Capodivacca, chiamati espressamente - dalla Repubblica per riconoscere - la natura dei mali che cominciavano a - diventare sospetti_ » 365 _e seg._ - _Fu a detta epoca che il Senato decretò - l'erezione del magnifico tempio sotto - il nome del Redentore, opera di Palladio, - che si ammira nella contrada - della Giudecca di Venezia_ » 425 - _Da Venezia la peste si è propagata a - Padova. Ivi però finì alcuni mesi prima - che a Venezia, nè vi menò tante - stragi_ » _ivi_ - _Nel 1576 si manifestò anche a Vicenza, - continuò nel 77; ma non vi fece - grandissimo danno, a merito forse de' saggi - provvedimenti usati. Il celebre medico - Massaria, che si trovava a quel tempo - a Vicenza sua patria, ce ne lasciò la - Storia._ - _A quelli stessi anni 1575-76-77 regnò - la peste in Russia, e specialmente - nella Livonia. Sortita di là invase la - Sarmazia e la Pomerania. Giusta il - concorde sentimento degli Storici furono - a pari tempo infette l'Austria, l'Ungheria, - la Transilvania, la Turingia, - la Misnia, ed altre Provincie Sassone, - Renane ed Illiriche. Il Belgio in ispecieltà - fu molto travagliato. Di quella - pestilenza morì il celebre medico Cornelio - Gemma di Lovanio. In Italia, - oltre le Provincie di già indicate, il - contagio afflisse la Sicilia, dove arrecò - incalcolabili danni, la Calabria, - la città di Forlì, ed altri luoghi_ » 366 _e seg._ - _Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, - ed afflisse specialmente la città di Parenzo; - ma vi fu arrestato dai saggi - provvedimenti del Magistrato di Sanità - di Venezia_ » 423 - _Agli anni 1580-81 la così detta gran peste - spopolò la Francia ed in particolar - modo la Provenza. Essa viene così - chiamata sì in riguardo all'estensione - del paese che invase, e sì per la lunga - sua durata; ed in fine perchè perirono - quasi tutti quelli a cui si apprese. Ad - Aix durò 13 mesi; a Marsiglia distrusse - quasi intieramente la popolazione - non lasciandovi superstiti che - circa tre mila abitanti_ » 370 - _Prospero Alpino_ (de medicina Egiptyorum) - _riferisce, che a questi anni 1580-81 - sono morti dalla peste in Egitto circa - 500 mila abitanti_ » _ivi_ - _La peste forse non bene estinta in Francia, - si riprodusse nel 1586 a Parigi. - Bella descrizione che di questa peste - ci lasciò Palmario. Il più di quelli che - venivano presi cadevano in frenesia, - la quale si menomava o si accresceva - secondo la scorrevolezza del ventre. - Durò a Parigi fino al 1587. Ne fu - presa anche Marsiglia; ma spaventati - al suo primo apparire quegli abitanti, - se ne fuggirono; il perchè non trovò - materia di appiccarvi il mal seme, e in - pochi dì si spense_ » 371 - _Nel Regno di Candia l'anno 1592 scoppiò - la peste, trovandosi ancora quel Regno - soggetto alla Veneta Repubblica, - ed a merito delle misure adottate dal - provvido e sollecito Magistrato Veneto - di Sanità fu arrestata e spenta_ » 425 e 424 - _Nel 1595 vi fu peste in Inghilterra_ » _ivi_ - _Fierissimo morbo pestilenziale spopolò Amburgo - nel 1596. Alcuni Autori però - mettono in dubbio che quello vera peste - si fosse_ » 572 - _La città di Lisbona nel 1598 incominciò - a provare i primi colpi della peste, la - quale infierì poi negli anni susseguenti. - Essa fu sopra ogni dire micidiale. Tutti - i mezzi adoperati per estinguerla essendo - riusciti vani, si credette dover - dar fuoco al grande ospitale Regio, - la cui fabbrica importò grandi somme, - sperando per quel modo di spegnere - ogni seme del contagio_ » _ivi_ - _La peste non per anco bene spenta in - Francia, ripullulò nel 1599 a Bordeaux_ » _ivi_ - - SECOLO XVII. - - _Pesti del Secolo decimo settimo_ » 372 a 504 - - _Nel 1601 la peste travagliò la città di - Trieste. Da di là si stese sulle terre - dell'Istria ai Veneziani soggette; ma - anche questa volta, a merito delle provvide - sollecitudini del Magistrato di Sanità, - venne arrestato il corso al contagio._ » 424 - _Nel 1605 peste fierissima nella Livonia, - succeduta a carestia desolatrice; anzi - ad una fame delle più memorabili ed - orribili che ricordi la storia. Vi si divoravano - i cani, i gatti, i topi; e, cosa - che fa inorridire, sin anche i cadaveri - si dissotterravano per isbramar con essi - la fame_ » 375 - _Nello stesso anno 1605 pestilenza egualmente - funesta in Inghilterra. Nella sola - città di Londra perivano da circa due - mila persone ogni settimana_ » _ivi_ - _Regnò la peste in più luoghi della Germania - nel 1606, nel Palatinato del - Reno, a Magonza e nel suo territorio, - nel Maddeburghese ed altri luoghi. - Nel 1607 travagliò fieramente la - città di Augusta_ » _ivi_ - _Peste desolatrice a Spalatro in Dalmazia - agli anni 1607-8 sotto l'Arcivescovato - del dotto, ma troppo riscaldato filosofo - Marc'Antonio de Dominis. Vi estinse - la maggior parte di quegli abitanti. - Brani di descrizione latina di detta - peste_ » 374 - —— _nel 1610 a Basilea (ove uccise quattro - mila persone). Mentre a detto anno - a Colmar, a Schelestadt, ed in tutta - l'Alsazia il contagio pestilenziale - infieriva fra gli uomini, una maligna - epizoozia distruggeva gli animali. Anzi - narrasi che gli stessi volatili n'erano - presi; tal che assai sovente vedevansi - dall'aria cader a terra colti da improvviso - malore_ » 375 - _Nel 1611 vi fu peste in varj paesi della - Svevia. Nel 1613 si manifestò nell'esercito - del Re di Danimarca. Nel 1614 - ripullulò in Svevia e specialmente nella - città di Dillingen. Nel 1619 si rinnovò - in Augusta_ » 376 - _Nel 1619 peste così micidiale a Zara, - che perì il maggior numero di quegli - abitanti. Da Zara passò poi il contagio - in altre città della provincia_ » _ivi_ - _Peste così terribile e micidiale regnò a - Petaw o Petau, picciola città della - Stiria negli anni 1723-24-25, che durando - troppo a lungo il miserando strazio - di quella popolazione, già quasi - interamente distrutta, non eravi più - alcuno che osasse avvicinarsi alla sventurata - città, convertita pressochè tutta - in un tristissimo cimitero_ » 377 - _Peste di nuovo a Londra nel 1625. Nello - stesso anno a Metz nella Lorena. Nel - 1626 a Tolosa nella Linguadocca_ » _ivi_ - _Altra luttuosissima epoca di orrori e di - stragi prodotti in Francia e in Italia - negli anni 1627-28-29-30 e 31 dalla - peste, che fu una delle più micidiali - che abbiano mai inferocito sull'umana - generazione_ » 378 - _Nel 1628 si manifestò la peste a Lione, - a Montpellier, a Digne, ed in altri luoghi - della Francia, che fu oltre ogni - dire terribile e funesta avendo ucciso - nella sola Lione da circa settanta - mila persone in un anno_ » 376 _e seg._ - _Interessante descrizione della detta peste - di Lione_ » 378 _a_ 384 - _Sintomi che accompagnavano la malattia_ » 379 - _Osservazioni. — L'uso del vino riconosciuto - utile, funesto l'abuso. — A parecchi - tornò vantaggiosa la zuppa d'orzo. — Cauterj - e vescicatorj riconosciuti - eccellenti preservativi_ » 380 - _Uno di due fratelli colti dalla peste, ai - primi sintomi del male si cacciò nel - forno ancora caldo, sudò molto, e - guarì, l'altro che così non fece è morto_ » _ivi_ - _Orrori di quelle tristissime giornate. — A - quanto giunga talvolta l'umana malvagità - sotto il flagello. — Frequenza dei - matrimoni in que' momenti terribili. — Una - donna sposò sei mariti in poco - tempo, e li seppellì tutti - sei. — Facilità con cui si dimenticavano i - passati mali e si passava dalla tristezza alla - letizia. — Indifferenza sulle altrui sciagure. — - I sterquilinj, e le case d'immondezza - divenuti luoghi di sicurezza. — Tristi - conseguenze lasciate dalla - peste in quasi tutti quelli che guarirono. — - Disordini avvenuti riguardo alla - legittima successione delle famiglie. — I - Magistrati Municipali di Lione accusati - di gravissimi falli_ » 381 _a_ 384 - _Descrizione della peste di Montpellier - del 1629-50_ » 384 _a_ 386 - _Vive dispute fra i Medici sull'indole della - malattia. — La peste intanto si diffonde. — - Dispareri medici impediscono - agli ufficiali del Municipio di prendere - le necessarie precauzioni per arrestarla. - Arrivo del Cardinal Richelieu - e del Re a Montpellier con numerosa - corte, e porzion dell'armata che - faceva la guerra ai Calvinisti. Il male, - che covava occulto, scoppiò ad un - tratto in più contrade, e vi sparse il - terrore. Il Re fugge, l'armata si ritira, - gli abitanti fanno fardello, chi - fugge da una parte e chi dall'altra. - Viene creato un Consiglio di Sanità, ma - per la paura fuggon gli eletti — Sono - morte cinque mila persone, circa la - metà di tutti quelli che erano rimasti in - città. — Ottima misura presa dalla - Municipalità durante il contagio, quella - si fu di far trasportare i malati fuori - della città. — Singolar specie di furfanteria - organizzatasi a Montpellier in - quella luttuosa circostanza; ed era che - i serventi dei malati nelle case e negli - spedali, inducevano gl'infermi a far testamento - reciprocamente a loro favore_ » 384 _a_ 386 - _Descrizione della peste di Digne_ » 386 _a_ 392 - _Sintomi che accompagnarono questa peste_ » 386 _e seg._ - _Fenomeni singolari e stravaganti; specie - di delirio osservato in questa pestilenza_ » 387 _e seg._ - _Lagrimevole spettacolo che offrivano i - luoghi della campagna_ » 389 - _La peste durò quattro mesi. Per tutto - quel tempo il cielo fu coperto di dense - nubi, l'aria esprimeva un calore bruciante, - frequenti erano i temporali; - nessun uccello si udì in tutto quel - tempo nè in città nè in campagna_ » 390 - _Sono perite 8500 persone fra 10,000, cioè - quasi sei settimi di tutti gli abitanti; - più uomini che donne, più giovani che - vecchi. Fra i 1500 individui rimasti - non ve n'erano che cinque o sei - soltanto che non fossero stati presi dalla - malattia_ » 390 _e_ 391 - _La peste ripullulò a Digne sei mesi dopo; - ma quegli abitanti che fresca avevano - la memoria delle passate disgrazie, - se ne fuggirono quasi tutti, e non - vi perirono che cento persone, tutti - stranieri. Nessuno di quelli che avevano - superata la malattia, fu preso nuovamente_ » 391 - _Cause alle quali venne attribuita cotanta - strage. Strana disposizione del Parlamento, - gravi disordini, monopolii, ruberie, - incendii, atrocità ch'ebbero luogo - in quella circostanza_ » _ivi_ - _Nel 1628 grande carestia in Italia, e - specialmente nel Milanese ed in altri paesi - della Lombardia, accresciuta dalla - guerra che successe a quegli anni fra - l'Austria e la Francia per la successione - al Ducato di Mantova. La guerra - diede occasione alla peste, portata - in Italia dalle truppe Alemanne. Si - sviluppò da prima nella parte settentrionale - del Milanese; nè vi fu conosciuta, - se non quando aveva già fatto - di molti progressi, nè era più tempo - di arrestarla_ » 392 _e_ 393 - _Lasciate aperte e libere le comunicazioni - come per l'innanzi, la peste si diffuse - con una rapidità incredibile. Penetrò a - Milano nell'ottobre 1629, e vi fece sì - orrenda strage, che il numero de' morti - giunse fino a 3555 in un giorno, e questa - grande mortalità durò qualche tempo. - Assicurano gli storici aver perduto - Milano per quel contagio cento sessanta - mila abitanti, e che in proporzione sia - stata maggiore la perdita che seguì nel - Ducato_ » 396 _a_ 399 - _Descrizione di questa peste_ » 392 _a_ 399 - _Prosuntuosa ignoranza di alcuni medici - e chirurghi che continuarono a sostenere - quel morbo non esser peste, contro - l'autorità di alcuni dotti e sperimentati - che l'affermavano_ » 394 - _Improvvida e barbara misura adottata di - cacciar fuori dalla città tutti li forestieri - e le persone senza mestiere_ » 396 - _Suppostosi di vedere qualche cosa di - soprannaturale nella malattia, si fece - ricorso alle preghiere pubbliche, alle - processioni, alle penitenze, ma queste - concorsero ad accrescere la peste per - l'affluenza di molte persone in un medesimo - luogo_ » _ivi_ - _Sospetti a quel tempo concepiti, che uomini - perversi avessero formati unguenti - con materia bubonica pestilenziale per - uccider chi più loro piacesse. La casa - ove si è creduto eseguita la manipolazione, - fu spianata, ed in quel sito - s'innalzò il dì 30 agosto 1630 una colonna - d'infamia, che il Muratori dice - di aver veduta_ » 396 _e seg._ - _La quarantena generale ordinata in quella - circostanza produsse ottimo effetto._ - _Quest'è la peste, che fu descritta con - tanta verità e vivacità di colori dal - Manzoni nel libro I promessi Sposi_ » 397 - _Si notò, che nel 1628 comparve una gran - cometa, la primavera del 1629 fu calda - con pioggie continue, e nella state - i calori furono eccessivi_ » _ivi_ - _Nell'anno 1629, s'insinuò pur in Dalmazia - la peste, attaccò Spalatro recandovi - nuove rovine; poi s'introdusse - nel 1630 a Zara, a malgrado tutte - le difese adottate, dove uccise più di - 1000 persone, e 3000 nel contado, - ch'era allora assai popolato. Il morbo - fu violentissimo, ma di breve durata, - cessatovi interamente lo stesso anno, - e riconosciutane apertamente la grazia - dall'intercessione del santo vecchio Simeone, - protettore di quella città. Li - Zaratini fecero solenne voto di - affrettare la traslazione del corpo di detto - Santo, lo che eseguirono con magnifica - pompa l'anno 1632_ » 399 - _Peste fierissima a Verona nel 1630, - dalla quale sono morte 32,900 persone - fra 53,500 che costituivano la popolazione - di quella città_ - _Interessante descrizione della detta peste - di Verona_ » 399 _e seg._ - _Discrepanti opinioni dei medici sulla natura - di quel morbo_ » 400 - _Insolente temerità del popolo, che volle - farla da giudice_ » _ivi_ - _Moltiplicazione delle morti; abbandono - degli infermi; orrori di quelle tristissime - giornate_ » 403 - _La Repubblica di Venezia spedisce a - Verona Alvise Valaresso come Provveditore - straordinario_ » _ivi_ - _La calamità si aumenta. Si ritorna a convocare - i medici, e ad onta della grande - mortalità, e della più chiara evidenza - dei fatti, sono pur alcuni tra essi che - negano esservi a Verona la peste_ » 404 - _Sdegnoso rifiuto di queste erronee opinioni_ » 405 - _Miserando spettacolo che offerivano i Lazzeretti, - i luoghi da imbarco ed in generale - tutta la città_ » 406 - _Muojono i medici, i chirurghi, a malgrado - le poma d'ambra, ed altre sostanze - odorose di cui facevano uso per - preservarsi. Muojono gli assistenti, i - sacerdoti, i becchini, i fornai. In luglio - succede l'incendio del Monte di - Pietà. L'infausto avvenimento fa accrescere - la forza del contagio pel concorso - delle persone accorse ad estinguerlo, e - per la nuova angustia e spavento_ » 409 - _Mancano modi, luoghi, e ministri per - seppellire i cadaveri. Si gettano nell'Adige. - Orrendo e miserando spettacolo. - Si dispera di tutto e di tutti. Si - teme lo sterminio generale della città_ » 406 _e seg._ - _Leonardo Tedeschi medico e Canonico - offre raro esempio di coraggio, di pietà, - di carità generosa_ » 407 - _La Repubblica fa venire a Verona con - grande stipendio Giovanni Hennisio medico - di Augusta_ » 409 - _Viene ristabilito l'ordine nella città a - merito delle cure del Valaresso_ » 409 _e_ 410 - _I luoghi del territorio però sono sempre - più afflitti. Minora la peste in agosto. - È presso che estinta in ottobre. Si ridesta - qualche scintilla nella primavera successiva; - ma ben presto ritorna la calma_ » 411 - _La peste ardeva contemporaneamente a - Mantova, Modena, Cremona, Pavia, - Bergamo, Brescia, Lodi, Parma, Piacenza, - Lucca, Bologna, Torino, ed - altri luoghi. A Lucca fu per la prima - volta in Italia ordinato, che i medici, - imitando i francesi, si vestissero di lunghe - vesti incerate, ed incappucciati coi - cristalli agli occhi assistessero così - gl'infetti_ » 407 - _A Torino si manifestò il contagio in gennajo - 1630 e terminò in agosto 1631. - Essendo fuggiti dalla città tutti i più - agiati cittadini, solo dieci mila vi restarono, - delli quali soli tre mila lasciò il - contagio superstiti_ » 423 _e_ 424 - _Bologna si annovera fra le città più travagliate; - ed in proporzione di popolazione - niente meno di Milano_ - _A Bologna, il medico Camozza ordinava - il salasso fino allo svenimento; ma non - appare, che questa pratica sia stata - riconosciuta utile_ » _ivi_ - _Per le buone guardie poste al fiume - Lamona, che scorre poco lungi da - Faenza, e per la vigilanza del Prelato - ch'era al Governo di quella città, - Faenza si è mantenuta sana in mezzo - a tanto incendio; e così impedì che il - male penetrasse nella Romagna_ » 424 - _Da Verona la peste erasi dilatata fino - ad Ostiglia. Da di là un appestato era - passato a Ferrara. Ma le vigorose e - saggie misure adottate dai Magistrati - di Ferrara al primo scoppio del morbo - salvarono la città; ed a merito delle opportune - precauzioni continuò a conservarsi - illesa abbenchè il male si fosse - innoltrato fino a Melara, ed in altre - ville poco da Ferrara discoste_ - _Peste a Venezia negli stessi anni 1630-31_ - _Descrizione di detta peste di Venezia_ » 412 _a_ 420 - _Vi fu portata da Mantova col mezzo dell'inviato - da quella città (marchese - Strigi), che venne a domandar soccorsi - dall'alleata Repubblica; morto nell'isola - di s. Clemente, che gli era stata - stabilita per iscontar contumacia_ » 415 - _In questo caso tutti i medici furono per - ben due volte d'accordo nel riconoscere - la malattia_ » _ivi e seg._ - _Ma i Magistrati non furono cauti, nè - solleciti abbastanza nell'adottare le discipline - occorrenti per impedire che - dall'isola non s'introducesse in città; - nè diedero i provvedimenti necessarii per - arrestarla. Invece con ultronea misura, - d'ordine del Senato sono stati convocati - trentasei medici perchè - discutessero di nuovo sull'origine e qualità - dei mali, e sui rimedii. Lite acerrima insorse - fra essi; si divisero in due contrarie - opinioni. Ciascuna ebbe un partito. - Ma mentre i medici disputavano - fra loro; mentre i Magistrati inoperosi - attendevano la decisione della lite, - la peste moltiplicava le sue conquiste, - e preparava quelle immense sciagure - a cui fu soggetta Venezia, non essendo - stato più possibile di arrestare il - corso al contagio, il quale fece sì orrenda - strage, che nello spazio di undici - mesi uccise 94,236 persone_ » 416 _a_ 418 - _Verso la fine del 1631 si pubblicò con - grande solennità esser la città libera dal - contagio; ma per molti anni appresso, - restarono aperte le cicatrici di sì profonde - piaghe. Per quella circostanza si - fece voto di innalzare un tempio ad onore - di Nostra Signora. Quest'è la magnifica - chiesa della Madonna della - Salute eretta nel 1632. Altri voti fatti - allora dai Veneziani, sono stati adempiti - fedelmente_ » 418 - _Da quel tempo la peste non penetrò mai - più a Venezia, quantunque sieno stati - mantenuti sempre aperti i suoi porti ai - bastimenti sospetti ed infetti di peste; - quantunque per Sovrana Risoluzione - tutti i bastimenti infetti da tutti i porti - del Litorale Austriaco, ed anche da - quelli della Romagna, debbano essere - scortati e spurgati a Venezia; quantunque - più volte siasi manifestata nei - suoi Lazzeretti la peste_ » 418 _e seg._ - _Notizie sopra diverse altre pestilenze che - afflissero Venezia nelle precedenti epoche_ » 419 _e seg._ - _Prima istituzione del Magistrato di Sanità - di Venezia nel marzo 1348, composto - di tre nobili col titolo di Provveditori - della Sanità_ » 421 - _Aggiuntivi allo stesso Magistrato altri - tre nel col nome di Sopraprovveditori, - ed allora gli fu dato il titolo - di Supremo_ » 422 - _Nel 1403 fu convertito ad uso di Lazzeretto - il convento de' padri eremitani - detto di santa Maria di Nazareth, nell'isola - di contro a quella di s. Erasmo. - Questo Lazzeretto sussiste ancora sotto - il nome di Lazzeretto vecchio_ » 421 - _Nel 1493 fu per la prima volta istituita - la pratica di profumare le lettere_ » 422 - _A Vicenza penetrò il contagio nel luglio - 1630 portatovi da Verona col mezzo - di alcuni soldati fuggiti di là. Durò sei - mesi; ed in questo spazio perirono circa - 11,000 persone nella sola città, oltre - a 50,000 nel Territorio_ » 426 - _Nel settembre dello stesso anno 1630 penetrò - in Padova. Si propagò assai lentamente; - e solo nei mesi di giugno e - luglio del successivo 1631 giunse al - sommo della sua forza, e a tale, che - nel solo mese di luglio uccise 3529 - persone, fra le quali parecchi professori, - e considerevole numero d'illustri - soggetti. La descrizione dei fatti che - accompagnarono quella pestilenza desta - orrore e raccapriccio. La Repubblica - inviò a Padova Alvise Valaresso in - qualità di provveditore straordinario, - quello stesso che s'era distinto a Verona. - Questo valentissimo uomo operò - con molto zelo e coraggio, ed ebbe il - conforto di vedere per le sue cure domata - la violenza del male, che cominciò - a declinare in agosto e settembre - dello stesso anno, e poco dopo cessò - intieramente. Diecisette mila persone - sono morte a Padova per quel contagio_ » 427 _e seg._ - _La città di Treviso, ancorchè d'ogni intorno - assediata dal male; pure a merito - de' saggi provvedimenti, e di buona - ed assidua vigilanza si preservò illesa - mentre Venezia, Vicenza, Padova, il - Polesine, il Friuli, e quasi tutti gli - altri paesi d'Italia al Veneto dominio - soggetti erano in preda agli orrori della - peste_ » 425 _e_ 426 - _Lo Storico Nani narra che nel sopradescritto - corso di pestilenza sono perite - da oltre cinquecento mila persone nei - paesi d'Italia soggetti al dominio della - Repubblica Veneta_ » 429 - _Stravaganti e singolari casi di delirio - nella peste di Padova_ » 428 - _Grandi terremoti nel 1630 in Napoli ed - in altri luoghi del Regno, avevano - messo negli animi gravi timori. Maggiori - ne aveva incusso la peste, la quale - mentre ardeva nella Lombardia, più - volte s'era avvicinata ai confini di quel - Regno_ » 429 - _Lo stesso spavento aveva invaso la Toscana. - Il contagio si sviluppò in Firenze nel - giugno del 1630 portatovi da Bologna. - Serpeggiò occulto per qualche tempo; - si dilatò apertamente in più famiglie. - La città ne fu atterrita. Si fecero lunghe - consulte coi medici. Alcuni negavano - essere la peste, altri affermavano. - La città tutta si divise in due opinioni. - Ciò bastò perchè il popolo non - prendesse guardia, e si addimesticasse - cogli infermi e con chi li trattava. - I progressi dello sterminatore contagio - non lasciarono più dubbiosa la - lite. Nel settembre dello stesso anno - 1630 fu al sommo grado di fierezza e - di forza. Durò quello strazio a tutto - novembre. Nel gennajo 1631 fu ordinata - la quarantena generale, e da essa - si sono ottenuti ottimi effetti. In aprile - era in piena declinazione. Nel settembre - si considerò cessato. Nel 1633 ripullulò, - ma con pochissime conseguenze_ » 430 _e_ 431 - _Descrizione di questo contagio tratta dal - Rondinelli_ » 431 _a_ 436 - _Il Gran Duca di Toscana Ferdinando II. - diede in tale circostanza chiaro esempio - di coraggio e di paterno affetto. Si - mostrò particolarmente sollecito della - salute e del bene de' suoi sudditi travagliati - da tanto flagello. Scorreva egli - a piedi ed a cavallo con magnanimo - ardimento le contrade e le vie della - città pur quando la peste era nel suo - forte, informandosi dei bisogni delle - famiglie, e della maniera con cui erano - eseguiti i suoi ordini e mantenute - le discipline e precauzioni di Sanità. - Pagò egli del suo le spese della - quarantena generale, che importò circa - 160 mila scudi. Ad oltre 55 mila montava - il numero di quelli che si pascevano - a pubbliche spese. In sole due ore - si distribuiva la mattina il vitto per - tutta la città. Tanta sollecita vigilanza - del Principe tornò sommamente utile - a quella popolazione_ » 433 _e_ 434 - _È notevole, che in questa peste si usarono - molto le unzioni coll'olio, di - mandorle, di gigli, di carabe ecc. - tanto come rimedio, che come preservativo, - e da quanto si può raccogliere - dalla storia appare ciò essersi usato - utilmente_ » 434 - _I monasteri delle Monache entro la città - si sono tutti conservati sani, tranne - uno solo_ » _ivi_ - _Non così fu dei conventi dei Frati, dei - quali niuno rimase intatto. La strage - maggiore fu tra il minuto popolo_ » 434 _e_ 435 - _Notarono i medici ed i storici di questa - pestilenza, alcune varietà nel corso e - negli effetti della malattia, le quali - vennero da essi attribuite all'influsso - della luna_ » 435 - _Indicazione dei varii preservativi che si - usarono in detta pestilenza, oltre le unzioni - coll'olio_ » 435 _a_ 436 - _Nell'anno 1632 la peste si manifestò in - molti luoghi della Germania, e si riaccese - di nuovo a Zara in Dalmazia. - Nel 1633 incrudelì fieramente nella - Slesia, ed afflisse ben anche la città - di Vienna, dove il numero de' morti - giunse a circa 600 alla settimana. A - Norimberga fino a mille. Pressochè altrettanti - ne morivano ad Augusta, soggetta - nello stesso tempo al doppio flagello - della fame e della peste_ » 438 - _Nel 1634 la stessa pestilenza travagliò - la Sassonia. Nel 1635 infierì a Francfort - sul Meno. Negli anni 1634-35-36 si - sparse per tutto il Belgio, e nella maggior - parte della Germania Superiore, - e più d'ogni altra provincia travagliò la - Gheldria, e particolarmente Nimega. - Uccise da prima a Leyden venti mila - persone: nel novembre 1635 si propagò - a Nimega, ove nel marzo e aprile - successivi pervenne al suo più alto - grado di ferocia per modo che in - tutta la città non v'ebbe casa che - fosse restata immune dal contagioso - morbo_ » 439 _e_ 440 - _Sunto Storico della peste di Nimega descritta - dal Diemerbroek nel suo copiosissimo - trattato _de peste_; il quale oltre - a molte utili osservazioni contiene cento - storie di peste_ » 441 _a_ 455 - _Temperatura calda, aria sciloccale e fenomeni - atmosferici che precedettero la - peste_ » 441 - _Massima e quasi incredibile copia d'insetti_ » _ivi_ - _Molti esempii raccolti di straordinario numero - d'insetti come fossero in altri casi - forieri e cagione della peste_ (Nota 26) » 442 _e seg._ - _La quantità degli uccelli soliti ad abitar - la campagna fatta molto minore; li - stessi uccelli domestici avvezzi alle gabbie - morivano due o tre giorni prima - che si appiccasse la peste agl'individui - delle respettive famiglie_ » 443 - _Aborti frequentissimi qualche tempo prima - della peste, e predominio in oltre di morbi - di indole maligna, vajuolo, morbilli, - dissenterie maligne, febbri puerperali, - nervose, tifiche, e con grande mortalità_ » 443 _e_ 444 - _Innumerevole quantità di morti. — Luttuosissime - ed orrende scene. — La ferocia - del male non cedeva a nessun rimedio - o preservativo. Incominciò a diminuire - nel novembre 1636. Improvviso - ed acutissimo freddo avvenuto circa - la metà di febbrajo 1637 la spense - del tutto; sicchè in marzo la città fu - affatto libera. Non però la campagna - nè i paesi circonvicini, specialmente - la diocesi di Utrecht e Monforte, dove - continuò a inferocire per tutto l'anno - 1637_ » 444 _e_ 445 - _Due o tre giorni avanti il novilunio ed - il plenilunio la malattia si esacerbava - costantemente, e si accresceva il - numero degli appestati. In tal ricorrenza - di tempo l'invasione del morbo - era fiera e violenta, e la morte succedeva - nello spazio di poche ore_ » 445 - _Come la malattia incominciasse e finisse - alcune volte senza febbre. In alcuni - casi cominciava con febbre; in altri la - febbre sopravveniva, e si manifestava - con leggieri brividi_ » 445 _e_ 446 - _Osservazioni sulla durata della malattia, - sulla facilità con cui la peste si - univa alle altre malattie così dette - intercorrenti; sopra alcune cause che - maggiormente predisponevano ad essere - colti da essa_ » 446 - _Sintomi che accompagnavano quella pestilenza_ » 446 _a_ 448 - _Segni di buon pronostico_ » 448 - _Segni gravi_ » 448 _e seg._ - Nota. _Tra i segni gravi minaccianti funesto - fine si legga nel testo, pag. 448 - lin. 25, _urine torbide_, invece di _urine_._ - _Segni mortali_ » 450 _e_ 451 - _Governo dietetico e curativo_ » 452 - _Come siasi regolato il Diemerbroek durante - quella pestilenza, e come abbia - potuto preservarsi_ » 452 _a_ 455 - _Negli stessi anni 1636-37 vi ebbe pur fiera - peste nel Brandeburghese, dove per - la grande quantità de' morti restando - insepolti di assai cadaveri, narra lo - storico, esserne andati molti consumati - dalle fiere_ » 456 - _Peste agli stessi anni a Francfort sul - Reno e nelle Provincie Renane, dove - contemporaneamente infierendo crudissima - fame, è incerto se più dalla fame - o dalla peste sieno periti quegl'infelici - abitanti_ » _ivi_ - _Contemporaneamente fiera e desolatrice - pestilenza a Londra_ » _ivi_ - _Nell'anno 1638 la Livonia è stata fortemente - travagliata da morbi fierissimi. - È però incerto se fosser quelli vera - peste, od altra malattia epidemica, - prodotta dall'estrema fame, cagionata - da un'immensa quantità di vermi che - distrussero le biade_ » _ivi_ - _Nel 1640 peste a Marsiglia ed in varj - luoghi della Provenza_ » 456 _e seg._ - _Nel 1644 la peste ha travagliato fieramente - la città di Vienna. Nel - successivo anno 1645 si propagò in più luoghi - confinanti coll'Austria, fra' quali - in alcuni della Stiria, dove fece orrendi - guasti. In tale occasione si pubblicò - il rinomato Regolamento sulla peste._ - Constitutio edictalis Ferdinandi III. » 457 - _A Valenza in Spagna venne portata la - peste da Algeri nel 1647 con un bastimento - carico di cuoj ed altre pelli. - Da principio il contagio serpeggiò occulto, - ma poi si diffuse in tutta la - città e nella Provincia in modo che - fu ridotta ad uno stato di compassionevole - disertamento. L'anno seguente - s'insinuò verso l'occidente, ed invase - da prima Elche nello stesso regno di - Valenza. Quindi si propagò ad Orihuela, - Alicante, Mesquinenzia, Cartagena, - a Siviglia, a Cadice. Da Cadice - passò colla flotta Spagnuola nell'Indie - orientali. Dalla parte d'Oriente si - propagò a Tortosa, a Girona, a Barcellona, - ed in tutta quasi la gran Provincia - di Catalogna, dove unitamente alla - guerra fece particolarmente grandissima - strage. Si conserva ancora viva fra - quelle popolazioni la memoria di sì - fiera calamità, che importò alla Spagna - la perdita di oltre dugento mila - persone, parte vittima del pestilenziale - flagello, e parte della carestia e della - fame che lo susseguitarono_ » 458 _e_ 459 - _Nell'anno 1649 vi fu peste di nuovo e - crudelissima ad Aix, ad Arles, a - Marsiglia, ed in quasi tutta la Provenza. - Essa fece molte stragi specialmente - a Marsiglia. Anche in questa - circostanza di peste si segnalò l'eroica - pietà dei PP. Cappuccini, i quali - con generoso ardimento si diedero in - buon numero all'assistenza spirituale - degli appestati, rimasti essi poi quasi - tutti vittima della cristiana loro carità_ » _ivi_ - _Altri casi in cui i PP. Cappuccini diedero - nobilissime prove dell'eroica loro - cristiana carità in tempi di peste._ - (Nota 29) » 459 - _Nello stesso anno 1649 la Dalmazia, e - specialmente le città di Sebenico e di - Zara furono travagliate da un contagio - il più devastatore di quanti hanno - afflitto quella Provincia. Continuò a - Zara fino al febbrajo del successivo - anno 1650. Sì a Zara che a Sebenico - furono commesse molte ruberie e sevizie - dai soldati nel tempo dei così detti espurghi_ » 459 _e_ 460 - _A due milioni circa di ducati si calcola - il valore degli effetti rubati in tal occasione - dalla milizia nella sola Sebenico, - dove andarono estinte più di - 6000 persone nella città, non compresi - i soldati, de' quali perirono più di 800. - De' Morlacchi morti per lo più alla - campagna non si sa il numero, non - essendone stato tenuto registro. La città - non si è mai più ripopolata. Si - scorgono ancora molte case disabitate, - ed intere contrade deserte. Casimiro - Venanzio testimonio oculare ci - lasciò manoscritta memoria di questa - pestilenza ove tutti i nomi degli estinti - vi son registrati_ » 461 _a_ 463 - _Dalla Spagna citeriore il contagio venne - trasportato nella Sardegna l'anno - 1650. Ivi si propagò rapidamente, e - per lo spazio di cinque interi anni fece - orrendo scempio di quegli abitanti. - Quell'isola fu così malconcia, che non - si ristorò mai più dalle sue rovine. Vi - restano anche oggidì monumenti di sì - grave infortunio_ » 463 - _Nell'anno 1651 peste nell'Alsazia, nella - Svezia, nella Polonia, ed in una parte - del territorio Prussiano. Secondo il - Boyer, nel 1654 la peste desolò Arras - grande città de' Paesi Bassi nella Contea - di Artois_ » 463 - _Negli anni 1654-55 vi fu peste in Russia - e nella Danimarca. Il contagio si manifestò - a Copenaghen nel 1654, e vi - uccise nove mila persone. Ve lo portarono - certi vascelli Olandesi, che ritornavano - da Riga con carico di biade, - canape e lino, rifugiatisi nel porto di - Copenaghen per isfuggire la flotta Inglese_ » 464 - _Dettagli storici sopra detta pestilenza. — La - malattia si annunciava con violento - parossismo febbrile conseguitato da dolore - eccessivo alle parti dorsali e alla - testa, che talora estendevasi anche alla - gamba sinistra. In seguito esantemi, - buboni, idatidi sopra le piante dei piedi, - delirio furioso, suicidio. Gli alessifarmaci, - così detti, e soprattutto l'elisire - antipestilenziale di Ticon Brahe, - furono i soli rimedj dai quali si abbia - ottenuto qualche buon effetto_ » 464 _e_ 465 - _Nella Russia poi, secondo il Lebenswaldt, - sono morte circa cento mila persone - da questa pestilenza_ » 465 - _Nello stesso anno 1655 vi fu pur peste - a Vienna_ » _ivi_ - _Nell'anno 1656, dalla Sardegna la - peste fu portata a Napoli; e di là - serpeggiando attaccò i paesi della spiaggia - degli stati del Papa, penetrò a Roma, - a Genova, ed in altre parti d'Italia, - e vi fece immense stragi_ » 465 - _La peste di Napoli del 1656 fu una delle - più terribili che abbia mai afflitto l'Italia. - In meno di sei mesi desolò le provincie - di quel Regno, e ridusse Napoli - in un vasto cimitero, avendo ucciso - duecento ottanta mila di quegli - abitanti, e secondo il Giannone quattrocento - mila_ » 465 _e_ 466 - _Descrizione di questa peste di Napoli - data dallo storico Giannone (Storia - civile del Regno di Napoli)_ » 466 _a_ 480 - _Quello che vi ha di più notevole nella - storia di questo contagio si è, la parte - che nella introduzione e diffusione di - esso ebbe lo stesso Vice Re di Napoli - conte di Castrillo, cui più di - ogni altro interessar doveva di tenerlo - lontano. Fu portato a Napoli col - mezzo di un vascello carico di soldatesche - procedente dalla Sardegna infetta, - a cui fu data libera pratica malgrado - i sussistenti rigorosissimi bandi - che lo proibivano; e v'ha ragione di - credere ciò sia avvenuto per secreto - ordine dello stesso Vice Re. Il contagio - si sparse tosto in varii quartieri della - città_ » 467 _e seg._ - _I medici, nel principio del morbo i - perniciosi effetti ascrivevano, chi a febbri - maligne, chi ad apoplessie, ed altri - ad altri mali. Uno fra essi che pur - vide il vero, e che per più accurata - osservazione fatta dichiarò il morbo - essere pestilenziale, fu d'ordine dello - stesso Vice Re posto in carcere, dove - ammalatosi gli fu per somma grazia - concesso di andar a morire a casa sua, - e ciò perchè al conte Castrillo sommamente - rincresceva che insorgesse - fama in Napoli esservi la peste, dovendo - Egli spedire soccorso di soldatesche - per la guerra dello stato di - Milano, travagliato dalle armi del Re - di Francia_ » 467 - _Gli altri medici fatti accorti da tale lezione - e spaventati, non osarono più - denunziare esservi la peste a Napoli, - ma continuarono ad occultare la qualità - del male, il quale intanto esteso - per tutti i quartieri della città mieteva - ogni giorno più centinaja di vittime. - Per le forti rimostranze del Cardinale - Filomarino Arcivescovo di Napoli quel - Vice Re fu costretto a far unire di - nuovo i più rinomati medici de' suoi - tempi, perchè dessero parere; ma questi, - sia per ignoranza, sia per adulazione, - e più probabilmente per paura, - non ardirono dichiarare il morbo - per pestilenziale, e si limitarono a suggerire - alcuni mezzi profilatici. Altro - che frasche, dice lo storico. — Orribili - e spaventose divennero le stragi. Fino - ad otto o dieci mila al giorno salì il - numero de' morti. Vi fu un giorno che - arrivò a quindici mila. Come descrivere - gli orrori e l'eccidio di quelle spaventevoli - giornate!_ » 468 _a_ 474 - _Il Vice Re e le Deputazioni s'affaticarono - a dar quel migliore riparo che - per loro si potesse, ma era troppo tardi. - Tutte le misure furono inutili. Le stragi - continuarono con un furore appena - credibile; fino a che verso la metà di - agosto un'impetuosa ed abbondante - pioggia temperò alquanto la furia del - male, il quale poco appresso cessò. - Nessuno più s'è ammalato. Quelli ch'erano - tocchi guarivano_ » 476 _e seg._ - _Peste di Roma dello stesso anno 1656_ » 481 _a_ 485 - _Al primo annuncio della peste in Napoli - severe precauzioni di Sanità erano state - adottate dalle Autorità Pontificie - per impedire l'introduzion del contagio - negli stati della Chiesa. Ciò nullostante - il contagio penetrò prima a - Rieti nel Ducato di Spoleto, poi si - propagò a Nettuno piccola città della - campagna Romana, finalmente a Civitavecchia, - ed il dì 8 giugno si è - sviluppato nella stessa Roma_ » 481 - _Sintomi della malattia. La malattia si - mostrava con un calore ai precordii - sì violento che i malati mandavano - spaventevoli grida, come se ad - essi venissero strappate le viscere; indi - succedeva il vomito, ardente febbre e - continua, delirio furioso, a cui seguiva - grande prostrazione di forze, convulsioni, - sete inestinguibile, lingua bianco-cinericcia, - e poi nera, urine torbide - e sanguigne, atroce dolor di testa. Dietro - le quali cose i carbonchi ed i buboni - non tardavano a comparire, come - pur le petecchie nere, segnali di vicina - morte. Alcuni cadevano morti improvvisamente, - e senza alcun segno manifesto - di contagio_ » _ivi_ - _Si usava bruciare e scarificare i carbonchi, - che si medicavano poi con unguento - egiziaco. Sopra i buboni - applicavansi gli emollienti, le ventose, ed - anco i vescicatori. Il Padre Kirchero, - il quale a quel tempo trovavasi a Roma, - assicura, che niuno segnato dai - cauteri o fontanelle fu invaso dalla peste, - tranne alcuni di vita epicurea_ » 482 - _L'emissione del sangue era assolutamente - seguita dalla morte, e al più s'impiegavano - le ventose scarificate. Si usavano - i clisteri purganti o alessifarmaci; - e siccome la prostrazion delle forze era - estrema, giovavansi i malati con brodi, - renduti più eccitanti dalla pimpinella, - dallo scordio, dalla scabbiosa, semi - di cedro e simili con alcune goccie di - acido solforico. Si somministrava parimenti - l'acqua teriacale, i sudoriferi, - ed il vino. Tornavano nocivi i medicamenti - troppo riscaldanti. La decozione - d'orzo acidulata con aceto era la bibita - ordinaria_ » 482 _e_ 483 - _In quella circostanza si stabilirono in - Roma non pochi spedali e Lazzeretti; - si fecero espurghi, erettevi all'uopo alcune - macchine; la città fu divisa in - quartieri, e ad ogni quartiere fu assegnato - il respettivo commissario, i suoi - medici, chirurghi, confessori ecc. Molte - provvide discipline vennero del pari - ordinate sopra oggetti annonarii, ed altri - di eguale necessità, senza guardar a - spesa e senz'altri particolari riguardi_ » 482 _e_ 483 - _Il Pontefice Alessandro VII e molti cardinali - non si partirono mai da Roma - durante il contagio. Il celebre cardinal - Gastaldi, eletto commissario generale - di Sanità, si distinse per la saviezza, - vigilanza e mantenimento delle discipline - e precauzioni contro la propagazione - del male. A queste ed al suo - saggio rigore contro indistintamente ogni - sorte di persone dee principalmente la - città di Roma la salvezza di un gran - numero di cittadini. Infatti per merito - di un buon governo non sono perite a - Roma in quella circostanza che 14,500 - persone, mentre Napoli ne perdette - dallo stesso contagio dugento ottanta - mila (checchè ne dica il Giannone) - e Genova pressochè settanta mila_ » 484 - _In marzo 1657 diminuì, e nell'agosto - dello stesso anno cessò affatto_ » _ivi_ - _Nello stesso tempo, che infieriva la peste, - un'epizoozia crudele faceva perire - nella campagna di Roma la maggior - parte de' bovi e delle pecore. Lo - stesso cardinal Gastaldi ci lasciò la - Storia di questa peste nel voluminoso - suo libro_ de Avertenda et profliganda - Peste » 484 e 485 - _Anche a Genova, come s'è detto, si diffuse - il contagio nello stesso anno 1656; - ed ivi come a Napoli, avuto riguardo - al minor numero della popolazione, - offrì miserando spettacolo di desolazione - e di stragi, che per la confusione - e lo spavento che regnavano - a que' tempi diventava ogni giorno più - triste e più devastatore; anche a Genova, - come in altri luoghi, in sulle prime - invalse l'opinione che quel morbo - fosse mal comune. Ma accresciutasi - a dismisura la mortalità fra quella popolazione, - ogni dubbio si cambiò in - certezza_ » 485 - _Descrizione della detta pestilenza di Genova - del 1656_ » 485 _a_ 491 - _Sintomi da cui era accompagnata_ » 485 _e_ 486 - _Apertura de' cadaveri. Cosa si è trovato_ » 486 _e_ 487 - _Quali rimedii siensi usati internamente - ed esternamente_ » 487 - _Quando la peste era nel più forte, tutte - le altre malattie sia febbrili o no, casualmente - accadute, acquistavano la natura - e i segni di vera peste, ossia, - come dicevasi, si convertivano in peste, - anco in quelli, che tenevansi chiusi - nelle proprie case con ogni sorta di - riguardo, e per quanto sapevasi, senza - alcuna esterna comunicazione. Ciò però - non accadeva nel principio, e nell'ultimo - stadio della pestilenza. In sul - fine, come suol avvenire in ogni corso - di pestilenza, si svilupparono delle malattie - comuni, di altra indole. Questo - è il segno, come altrove s'è detto, più - sicuro che l'epidemia pestilenziale sia - giunta al suo termine_ » 487 - _Moltissime ruberie, spogli, orrendi assassinii - accaduti in Genova nel tempo - che durò il contagio_ » _ivi_ - _La Repubblica di Genova chiamò dalla - Francia alcuni PP. Cappuccini in soccorso - degli infermi. Vi giunsero quattro - di essi, fra quali il celebre P. Maurizio - da Tolone. — Eroica loro carità_ » 488 - _Il detto Padre Maurizio da Tolone introdusse - in Genova con grande utilità - il suo metodo de' profumi per ispurgare - le robe e le case infette. Essi sono di - tre sorte; 1.º per ispurgare le case - ed altre suppellettili grosse; 2.º per - ispurgare i Lazzeretti, le sepolture, ed - altro che hanno bisogno di un purgamento - più efficace; 3.º profumo soave - per liberar le case dal puzzo_ » 488 _e_ 489 - _Composizione delle dette tre specie di - profumo_ » 489 _e seg._ - _La peste a Genova cessò a poco a poco - da se, come se fosse stanca di stragi_ » 487 - _Anco in questa peste si usarono gli olj. - Internamente l'olio di scorpione, esternamente - quello del Mattioli, ma non - si rileva se fossero riesciti utili_ » _ivi_ - _Nello stesso anno 1657 vi ebbe peste nel - Ducato di Brema nella Bassa Sassonia. - Da Brema venne portata a Brunswick - residenza del principe di questo - nome da alcuni Brunswicesi fuggiti da - Brema. Vi durò sei mesi_ » 491 - _Sintomi da cui era particolarizzato detto - contagio_ » 491 _e_ 492 - _Nel 1659 vi fu peste nella Svezia, e - particolarmente nella città e fortezza di - Hollen sulla costa meridionale dell'isola - di Aland nella Finlandia_ » 492 - _Nell'anno 1660 peste in parecchi luoghi - della Germania, la quale attaccava più - particolarmente gli uomini, e soprattutto - i robusti, poco danno recando alle donne, - e meno ancora ai fanciulli_ » _ivi_ - _Nel 1662 fiera peste regnò a Costantinopoli, - e vi fece grandissima strage; - nel 1664 desolò l'isola di Candia_ » 493 - _Gli storici ricordano esservi stata in questo - stesso anno 1664 peste a Tolone - ed a Cuers, picciola città della Francia - nel dip. del Varo_ » 493 - _Agli anni 1665-66 si è sparsa fierissima - peste in Londra, una delle più celebri - della Storia, già descritta dall'Hodges - e dal Sydenham testimonii - oculari. Per essa morirono in Londra - in meno di un anno 90,306 persone_ » _ivi_ - _Descrizione della detta peste di Londra_ » 493 _a_ 496 - _Malattie che l'hanno preceduta, e - susseguitata_ » 494 - _Rapidità con cui si propagò_ » _ivi_ - _Sintomi che l'accompagnavano_ » 494 _e seg._ - _Cura usata dal Sydenham in detta pestilenza_ » 495 _e seg._ - _Fu praticato la cavata di sangue ripetuta, - ma sempre moderatamente_. - _Altri autori che raccomandarono la cavata - di sangue nella peste_ » 496 - _Negli stessi anni 1665-66, ed in pari tempo - che a Londra, la peste fece orrendo - strazio nell'Olanda. Nella sola città - di Amsterdam morirono 24,143 persone. - Secondo alcuni autori il morbo - continuò in Olanda con qualche intervallo - anche ne' successivi anni, a tale - che nel 1669 spopolò la città di Leyden_ » 497 - _Nel 1670 si manifestò la peste nella - Lapponia portatavi da Riga per alcune - balle di canape. Le donne impiegate - alla filatura ne furono attaccate, ma - il freddo di quel paese estinse ben - presto la malattia_ » 497 - _Nel 1676 fierissima peste travagliò di sì - fatta maniera l'isola di Malta, che - ne rimase quasi affatto deserta, non - essendovi restate superstiti che sole dieci - mila persone. Anche in questo caso i - gravi dispareri dei medici sulla natura - del male furono causa della fatale - irreparabile propagazion del contagio_ » 497 _e seg._ - _Negli anni 1678-79 il contagio pestilenziale - ritoccò di nuovo le terre della - Dalmazia portatovi dalla vicina Turchia - col mezzo di alcuni arnesi rubati - dai Morlacchi della Villa Culla, - che fu poi per ordine del Provveditor - generale incendiata. Si propagò in altri - villaggi delli territorii di Scardona e di - Zara, poscia in Zara stessa col mezzo - di robe infette introdottevi clandestinamente, - e vi fece gravissimi danni. Cessò - nel febbrajo 1679_ » 498 - _In detto anno 1679, imperando nell'Austria - Leopoldo I, la città di Vienna - fu travagliata da atrocissima peste, - che fece immense stragi, sì fra la - popolazione della città, e sì nei sobborghi - aggiacenti, specialmente nel Leopoldstadt - e nel Mariahülf. Nello spazio - di sei mesi sono perite a Vienna - oltre 70,000 persone, e nel corso intero - della stessa pestilenza più di - 76,000. Pur gravi danni recò il morbo - nei villaggi dei dintorni di quella capitale, - e specialmente a Ulrichskirchen, - Neustift, Neubau, e Neustadt. A merito - dei saggi provvedimenti e delle caute - discipline, che d'ordine dell'Imperatore - sono state usate in quella circostanza, - si è potuto por argine alla ferocia - del contagio, e molti paesi vicini - sono stati preservati_ » 498 _e_ 499 - _Nello stesso anno 1679 la peste afflisse - pur anche la Sassonia, e travagliò - l'alta e bassa Slesia_ » 500 - _Da Vienna si dilatò il contagio nella - Stiria e nella Carintia. Si manifestò - in un sobborgo di Gratz nel dicembre - 1679. Nel gennajo successivo 1680 si - sparse in molte famiglie del sobborgo - stesso e nella città. Nei successivi mesi - s'accrebbe ognor più, e s'apprese a - più di 400 famiglie. Imperversò per tutto - l'anno 1680, e terminò circa le calende - di marzo 1681 dopo aver ucciso - nella città e sobborghi di Gratz 2340 - persone; guarite 816_ » 500 - _Dall'altra parte, il contagio dall'Austria - si estese nell'Ungheria e nella - Boemia, e vi recò gravi rovine. Nell'Ungheria - nel 1679 fra le altre fu - travagliata particolarmente la città di - Posen. In Boemia, a quegli anni, più - che altrove fece orrendo strazio, a tale - che in un solo trimestre, cioè maggio, - giugno e luglio del 1680, estinse - a Praga 31,040 persone_ » _ivi_ - _Anche a Gorizia nel Friuli Austriaco - si dilatò il contagio portatovi, come si - crede, da Vienna. Incominciò nell'agosto - 1682, e v'infierì con somma violenza. - Giuseppe Candido allora medico - di Gorizia ci lasciò in una sua lettera - un'esatta descrizione di quel contagio_ » 501 _e_ 502 - _Sintomi dai quali era accompagnato_ » 502 - _Rispetto alla cura lo stesso medico Candido - dice. «Il cavar sangue dalla vena - fu osservato nocivo, così si tralasciò. - Li vescicanti sono stati di gran - sollievo, applicati dopo qualche evacuazione - per la via dei clisteri»_ » _ivi_ - _Nel 1683 ripullulò il contagio a Gratz - ed in altri luoghi della Stiria, ma fu - in breve estinto con pochi danni per - gli ottimi provvedimenti che ne impedirono - la dilatazione_ » 502 - _Fierissima peste desolatrice imperversò a - Costantinopoli negli anni 1685 e 86. È - indicato essere stato assai grande il - numero delle vittime rimaste sotto il - flagello in quella popolatissima città: - questo numero però non è conosciuto_ » 503 - _Nel 1690 vi fu peste di nuovo nella Dalmazia, - introdotta colà per l'arrivo di - una famiglia fuggita dalla vicina Bossina - infetta. Fu preso da prima Ostroviza - nel contado di Zara, poi venne - portata in Zara stessa. Ma per la vigilanza - dei Rettori detta città e per - le buone discipline e segregazioni fatte - opportunemente, venne in breve estinta. - Così però non fu nella città di Sebenico, - ove fece molti danni_ » 503 _e_ 504 - _Nel 1691 fu attaccata dal contagio Ragusi; - continuò circa sei mesi, e vi recò - gravi rovine_ » 504 - _Nel medesimo anno 1691 la peste devastò - la Puglia_ » _ivi_ - _Nel 1692 vi fu peste nella Sciampagna - in Francia, ma non si conoscono di - essa particolarità degne di speciale - menzione_ » _ivi_ - - SECOLO XVIII. - - _Pesti del Secolo decimottavo_ » 503 _a_ 785 - - _Niente meno del precedente fu questo - Secolo funestato da orribili e desolatrici - pestilenze._ - _Gravissimi morbi epidemici d'indole maligna - dominavano agli anni 1700 e 1701 - in varie parti della Germania, e specialmente - a Berlino, nell'Holstein, a - Tubinga, nella Svevia, a Rosenberg ed - altri luoghi della Slesia, a Ratisbona, - nella Sassonia, a Basilea ed altri luoghi - della Svizzera, nella Transilvania, - ed in parecchi paesi dell'Ungheria, e - per quanto si può desumere, anche nella - Polonia._ - _Preceduta dai detti maligni morbi, nel - 1704, secondo lo storico Rzazynsschy, - e secondo altri nel 1702, incominciò - nella Polonia quella terribile e micidial - pestilenza che durò fino al 1714, - e che fece miserando strazio di tutto - quel Regno_ » 505 _a_ 508 - _Trovandosi la città di Lemberg in preda di - fierissima peste negli anni 1705 e 1706, - da Lemberg venne recata nel 1707 a - Cracovia col mezzo di alcuni mercanti - ebrei. A Cracovia durò cinque - mesi, ed in detto periodo uccise 18,090 - persone_ » 507 _a_ 509 - _Sintomi che accompagnavano quella peste_ » _ivi_ - _Si annunciava con fenomeni insidiosi. Ora - con una febbre continua accompagnata - da gran calore universale, e da frequenti - brividi irregolari intercorrenti, - ora con la così detta febbre lipiria, - cioè congiunta a grande ansietà precordiale, - tristezza, abbattimento, vomito - di materie gialle, o verdi, e viscose, - spontanea lassezza, sommo abbattimento - di forze, pestamento delle - membra, fiero dolor di testa, fisonomia - cadaverica, delirio, inquietudine continua. - Le donne fuggivan di casa nude, - e correvano così per le strade e le piazze - i piedi e le gambe tremanti, affette - da contorcimenti convulsivi; indi, succedevano - coliche crudeli, le urine si - facevan sanguigne, il polso picciolo, - languido, ineguale; la sete nulla, o - inestinguibile; comparivano i buboni - agl inguini, alle ascelle, il corpo si - copriva di petecchie, o di stimmate, o - neri suggellamenti. Succedeva la morte - il terzo o il quinto giorno_ » 507 _e_ 508 - _L'emetico nel principio della malattia fu - trovato utile. Il vecchio d.r Schomberg - medico del Governo dice di aver guarito - più di 300 appestati con questo rimedio, - e col suo elisir antipestilenziale - composto della tintura di benzoar, di - genziana e di essenza canforata a parti - eguali, del quale somministrava dalle 40 - alle 60 goccie infuse in birra calda. La - bevanda ordinaria era limonata. Quindi - unzioni con olio aromatico e spirito - di vino canforato specialmente sopra - lo scrobicolo del cuore, facendo prendere - ai malati otto goccie di questo - stesso liquore entro ad un torlo d'uovo. - Alcuni malati presero l'aceto teriacale. - I nitrati e gli alcali provocavano - l'estinzion delle forze ed una diarrea - mortale in poche ore_ » 508 _e_ 509 - _Disordini e spavento introdotti per aver - i Magistrati, i Medici, e la maggior - parte delle persone ricche ed agiate - abbandonata la città_ » 508 - _Detta peste terminò circa alla fine di - maggio. Negli ultimi mesi, allorchè - era sul finire, non aveva più che l'apparenza - di una febbre maligna. Poi di - una semplice febbre quotidiana e pochissimi - perivano_ » 509 - _A questi stessi anni 1706-07 sembra che - regnasse la peste nei paesi ottomani - confinanti coll'Ungheria e colla Transilvania; - si disse sembra, da che delle - pesti nelle Provincie Ottomane non vi - sono autori che espressamente ne parlino. - Quello solo che viene positivamente - asserito si è, che nel 1705 dopo - un lungo predominio de' venti del mezzogiorno, - imperversò di sì fatta guisa - la peste a Costantinopoli, che in un sol - giorno si contarono trasportati fuori da - una porta della città 1800 cadaveri, - innumerevole essendo stata la strage - prodotta dal contagio in quella popolosa - città_ » 506 - _Nello stesso anno 1705 vi ebbe la peste - in Inghilterra e nella Spagna, giusta - la relazione del P. Labat, che fu egli - stesso attaccato dal contagio due volte_ » _ivi_ - _Ai medesimi anni 1706-07 regnò la peste - a Thorn nel Palatinato di Culm nella - Prussia occidentale. Da di là fu portata - nel 1707 a Rosenberg nella Slesia - da alcuni mercanti armeni, che la comunicarono - ad altri ebrei col mezzo - di una partita di lana infetta acquistata - a Thorn. Quel contagio durò a - Thorn tre anni, cioè fino al 1710 e - per esso quella popolazione andò quasi - distrutta_ » 510 _e seg._ - _La malattia non tardò molto a propagarsi - a Würtemberg coi sintomi più spaventevoli. - Questa peste uccideva da principio - i malati nello spazio di 24 ore, - ed in seguito il 3.zo 4.to 5.to od al più - il sesto giorno. I cadaveri diventavano - subitamente lividi. Non erano molto - frequenti i buboni; e per lo contrario - sopravvenivano dei carbonchi di un'enorme - vastità alle braccia, all'addome, - alle cosce, alle gambe, i quali degeneravano - ben presto in isfacello. Il - polso variava. Nel maggior numero - de' casi era naturale, come naturali - apparivano le urine. Se queste diventavano - nere, era prossima la morte_ » 509 _e_ 510 - _Circa questi stessi anni il contagio menò - grandi stragi a Marienberg nella Misnia, - travagliò fieramente Berlino ed altri - luoghi della Prussia. La Lituania Prussiana - ne andò specialmente desolata. - Nell'anno 1709, secondo il Büsching, - quella Provincia perdette 59,196 persone - pel furor del contagio, il quale - fece del pari crudo strazio in Amburgo, - in Augusta, ed in varie altre - città e paesi della Germania_ » 512 - _Nella città di Danzica si sviluppò il contagio - nel 1710, e vi durò sei mesi. In - questo corso di tempo uccise da oltre - ventiquattro mila persone. Il medico - Gottwald che vi fu presente ne lo descrisse - nel suo Memoriale Loimicum - de peste Dandiscana_ » 512 - _A questi medesimi anni, cioè dal 1707 - al 1714, andarono afflitte dalla stessa - calamità molte altre provincie e paesi - di Europa. Oltre la parte della Polonia - già indicata, oltre la Sassonia e - la Prussia, la peste invase la Samogizia, - la Curlandia, la Livonia sul - mar Baltico, la Svezia, la Danimarca; - e dall'altra parte quasi tutta l'antica - Dacia, ossia la Transilvania, la - Moldavia, la Valacchia, la Servia, - la Bessarabia, la Romelia, e gran - parte dell'Ungheria. La città di Posen - perdette la metà circa de' suoi abitanti, - così quella di Sapron, e la contrada - di Szegedin nella contea di Czongrad - nella Bassa Ungheria, e varii altri - luoghi di quel Regno_ » 513 - _Fin dall'anno 1709 la peste menava stragi - nell'Ungheria. Nel 1712 ne fu infetta - anco la città di Presburgo. A tale - notizia le comunicazioni coll'Ungheria - furono più rigorosamente interdette. - Malgrado ciò, poco dopo dall'Ungheria - penetrò il contagio nella picciola - città di Bruck sul Leptha nella bassa - Austria, e quindi in Vienna. Da - Vienna si dilatò in molti villaggi e comuni - dei contorni, nella Stiria, nella - Carniola, e Lubiana ne fu particolarmente - travagliata_ » 513 - _Particolari del contagio di Vienna_ » 514 _a_ 518 - _Anco in questo caso vi furono dispareri - tra i medici, per cui le discipline e - provvedimenti da opporsi ai progressi - del morbo per sì fatti contrasti vennero - in qualche modo arrestati_ » 515 - _Il morbo progredì lentamente, e fece per - qualche tempo una tregua in modo che - fu creduto spento. I Magistrati stessi da - sì ingannevoli apparenze vennero tratti - in errore_ » _ivi_ - _Incominciato sul finire del 1712, nel gennajo - 1713 vi ebbero appena 52 malati - sospetti, de' quali ne morirono 25. Nel - febbrajo si contarono appena 28, dei - quali 16 morti. In marzo s'accrebbe - considerabilmente il numero de' malati - e de' morti, e trapassata appena la - metà di aprile la peste si fece generale, - avendo penetrato in tutti i sobborghi - e nella città. In agosto e settembre - montò al suo più alto grado di forza. - In ottobre incominciò a declinare. In - febbrajo 1714 il morbo era interamente - cessato, dopo aver ucciso 8644 persone. - Fra 9565 che furono presi dal contagio - 921 sono guariti_ » 515 _e seg._ - _I più hanno attribuito la cessazione della - malattia al gran freddo del verno 1714. - Ciò però può anche esser avvenuto a - merito dei saggi provvedimenti usati. - In tal circostanza venne creata una - speciale Commissione Aulica e pubblicato - un Regolamento di Sanità, e l'Imperatore - Carlo VI a nome suo e del - fedele suo popolo fece voto d'innalzare - un tempio in onore di s. Carlo Borromeo, - ch'è quel bellissimo tempio che - si osserva nel sobborgo di Vienna fuori - del Kärnthner Thor, di cui la prima - pietra venne posta nel febbrajo 1716_ » 517 _e seg_. - _Nei villaggi dei dintorni di Vienna, il - primo sviluppo seguì in marzo 1713 a - Zellerndorf. In aprile si diffuse a Wahring, - Otterkling, Neulerchfeld, e ne' mesi - successivi a più di 40 altri luoghi - e colpì 762 famiglie, fra le quali sono - rimaste infette 4923 persone. Di esse - morirono 3776 e 1147 sono guarite, - la maggior parte senza alcun soccorso - dell'arte_ » 517 _e_ 518 - _In questa peste tanto nell'Austria, che - nell'Ungheria e nella Transilvania si - è osservato che gl'individui più robusti - erano più facilmente attaccati, e - morivano quasi tutti, mentre i deboli, - o andavano esenti, o venendo attaccati - guarivano con maggiore facilità_ » 519 - _Gran copia di Opere scritte sopra questa - pestilenza_ » 519 _e seg._ - _Anche in Dalmazia fu a questi anni la - peste. Nel 1710 serpeggiò nei sobborghi - di Spalatro, e ne' casali circonvicini; - ma adottate opportunamente le necessarie - misure di precauzione, alle altre - città di quella provincia venne fatto di - preservarsi, e la peste cessò, dopo aver - fatto pochi danni_ » 520 - _In Italia, sentendosi ardere da tante parti - il micidiale contagio, e già serpeggiando - vicino, avevansi concepito forti - timori, ed ogni paese tenevasi attentamente - in guardia. Dal 1630 non era - più comparso in Lombardia, e da oltre - mezzo secolo in alcun'altra contrada - d'Italia. Questi timori venivano accresciuti - dalla tristissima circostanza, che - da due anni, cioè dal 1711 al 1713 - era afflitta da fierissima epizoozia, e - da copia insolita di vermi che - distruggevano i grani in erba, e portavano - la carestia. Ma fortunatamente l'Italia - ne andò illesa, ed il freddo acutissimo - del 1714 estinse intieramente la - peste tanto in Germania che in tutte le - altre provincie e paesi sopraccennati_ » 520 _e_ 521 - _Agli anni 1716-17 fierissima peste spopolò - la città di Smirne nella Natolia, - e le isole della Grecia nell'Arcipelago, - specialmente Scio, Mitilene o Lesbo, - e Samo, che furono crudelmente travagliate. - A questo medesimo tempo il - contagio fece altresì orrendo strazio a - Costantinopoli_ » 521 - _Aleppo grande città della Soria, soggetta - ad essere quasi periodicamente visitata - dalla peste, provò sì fiero il contagio - negli anni 1718-19, che nello spazio - di circa sei mesi perdette da oltre ottanta - mila de' suoi abitanti_ » _ivi_ - _Gli anni 1720-21 sono celebri nella Storia - delle pesti per le stragi che questa - tremenda calamità fece a Marsiglia, - ad Aix, a Tolone, in quasi tutta la - Provenza, così pure in alcune città - della Linguadocca e nella Guascogna. - Scarsissimo fu il prodotto del grano e - dell'olio nella Provenza, nel mille settecento - dicianove, a tale che - mancarono le sussistenze nel 1720; quindi - un cattivo e scarso nutrimento aveva - già predisposta alla malattia la minuta - classe del popolo. A ciò s'aggiunsero - gli eccessivi calori della state, le piogge - continue, ch'erano succedute ai calori, - e per vario tempo il furioso predominio - de' venti dell'occidente_ » 522 - _Nel gennajo 1720 s'introdusse la peste - a Marsiglia col mezzo di una nave - infetta proveniente da Seide (antica - Sidone nella Soria), la quale aveva - fatto a Tripoli nuovo carico di mercanzie - e presi passeggieri a bordo_ » 523 - _Circostanziata ed interessante descrizione - della detta peste di Marsiglia_ » 522 _a_ 607 - _Poca cautela dei signori Intendenti della - Sanità nel trattamento contumaciale - della suddetta nave infetta, e poca sollecitudine - nell'adottare le necessarie - misure precauzionali_ » 524 _e seg._ - _Altri gravi falli da essi commessi in - quella circostanza_ » 528 _a_ 535 - _Erronea opinione del chirurgo ordinario - del Lazzeretto, che si ostinò a dichiarare - che quelle fossero malattie ordinarie_ » 525 _e_ 526 - _Altri medici sopracchiamati affermarono - tutti assolutamente essere peste_ » 527 - _Il contagio intanto penetra nella città, - serpeggia furtivamente di casa in casa, - e prepara il fatal fomite distruttore di - quella popolazione_ » 529 - _Si moltiplicano le morti con segni evidenti - di contagio. Intere famiglie ne - vanno estinte con buboni e carbonchi. - Il D.r Payssonel ne dà avviso ai Magistrati, - e dichiara che que' morbi realmente - fossero peste. Però, un altro chirurgo - avendo dichiarato in vece che la - malattia era una febbre verminosa semplice - e senza contagio, prevale questa - falsa opinione. Gli altri medici si tacciono_ » 532 - _Il contagio, superato ogni argine, si sparse - rapidamente in tutti i quartieri della - città_ » _ivi_ - _A malgrado le stragi fatte dal contagio - qualche medico ancora si ostina a dichiarare - che que' morbi altro non sono - che febbri maligne ordinarie cagionate - dai cattivi alimenti e dalla mendicità. - Altri dotti e sperimentati all'incontro - dichiarano al Magistrato non - esservi più luogo a dubitare che vera - peste si fosse. Il Magistrato pubblica - un avviso nel senso della prima opinione_ » 534 _e_ 535 - _Gravi imbarazzi, confusione e disordini - nella città, terribile spavento_ » 536 _e_ 539 - _Gli ufficiali comandanti il corpo delle galere - stazionato allora a Marsiglia si - condussero con sorprendente saggezza, - che forma contrasto con l'imprudenza - degli ufficiali municipali_ » 536 _e seg._ - _Si accendono grandi fuochi nelle strade - e nelle piazze pubbliche per tre giorni - seguitamente. Accresciuto il calor naturale - della stagione per detti fuochi, - ed ingombra l'atmosfera di un fumo - nero ed ardente, parve conferissero al - contagio nuovo alimento_ » 540 - _Il male spiega la più grande violenza. I - più intrepidi sono spaventati. Gli abitanti - disertano le proprie case: le religioni - fuggono dai monasteri; gli officiali - della giustizia, dei municipii, quasi - tutti gl'impiegati cercano fuori della - città un rifugio, ma sventuratamente - questi fuggiaschi portano seco il fatal seme - che dovea ucciderli_ » 541 - _I membri del Magistrato di Sanità, i - parrochi ed i vicarii, animati dall'esempio - del loro capo, il venerando vescovo - Monsignor Belzunce, restano fermi - al loro posto. Quel venerabile prelato - animato da ardentissima cristiana - carità, novello San Carlo, si vedeva da - per tutto dove la salute del popolo lo richiedeva - sprezzando con eroico coraggio - ogni pericolo pur per recare altrui - ajuto e conforto_ » 542 - _La fama di sue virtù passò fino in Inghilterra, - a tale che Pope medesimo - ne fece l'elogio_ » 564 - _In quella terribile circostanza si sono - altresì distinti per eroica carità, e con - ogni sorta di pietosi ufficii i Padri - dell'Oratorio, e specialmente il Padre - Gualtier loro Superiore, i Cappuccini, i - Canonici Regolari Lateranensi, ed i - Gesuiti_ » 565 _e_ 566 - _Grande mortalità fra i medici, maggiore - però fra i chirurghi. Il celebre D.r Bertrand, - che ci lasciò la miglior descrizione - di questa peste e che fu di essa - testimonio oculare, venne attaccato tre - volte e guarì_ » 567 - _Orrori e desolazioni di quelle memorabili - giornate, che gelano il cuore e - fan raccapriccio_ » 545 _e seg._ - _I medici Chicoaneau e Vernay, professori - a Montpellier, invitati dalla Corte - Sovrana a recarsi a Marsiglia per - dare un definitivo giudicio sulla natura - della malattia e suggerire i - necessarii soccorsi, prendono un grossolano - errore; e quantunque il male fosse - giunto ad un punto da escludere qualunque - dubbio anche fra le persone - che non eran dell'arte, pure essi non lo - ravvisarono per peste, e dichiararono, - che quel morbo che metteva tante stragi - e scompigli, altro non era che una febbre - maligna cagionata dalla corruzione - e dai cattivi alimenti_ » 547 _e_ 548 - _M.r Chirac primo medico del Reggente, - che godeva a quel tempo di molta riputazione, - appoggia in una sua memoria - l'erronea opinione dei medici di - Montpellier. Ignoranza tanto più funesta - quanto che nel sapere di detti medici - si aveva la maggior confidenza_ » 548 - _Que' signori medici però stimarono prudente - cosa di non trattenersi molto a Marsiglia; - e dopo pochi giorni se ne partirono_ » _ivi_ - _Il Magistrato di Salute fa pubblicare - un avviso nel senso delle dette mediche - opinioni. Questo assicura il popolo, - che da quel momento rallenta le precauzioni - e si dà a comunicare più liberamente. - Si fa anche la processione - di S. Rocco_ » _ivi_ - _Intanto la peste a guisa di rapido torrente - tutto invade e distrugge. La - mortalità s'accresce di sì fatta guisa che - giunge fino a mille persone al giorno: - giovani e vecchi, deboli e forti, poveri - e ricchi indistintamente cadono vittima - dell'orrendo flagello, riempiendo tutta - la città di disperazione e di pianto_ » 549 _e seg._ - _In mezzo a tanti orrori così proprii ad - ammorzar le passioni, l'avarizia e la - dissolutezza si videro giunte al più - alto grado, ad eccessi tali da far vergogna - all'umanità_ » 559 - _Alla fine di agosto il contagio si propagò - nella contrada di Riva nuova che sta - fuori di Marsiglia. Ivi, come a Marsiglia, - la peste si diffuse con rapidità - e violenza, ma non fece tante stragi - come in quella, nè v'ebbero li stessi - disordini a merito della vigilanza e - buona polizia sanitaria stabilite d'ordine - del cav. Rose, uomo di molta energia - e prudenza e di gran perizia, il - quale aveva già a tempo disposto tutto - ciò che occorrer potesse pei malati e - pei morti. Quindi la contrada più lontana - della città, la quale sembrava dover - esser anco la più abbandonata, per - la virtù di un uomo solo fu la meglio - regolata, più prontamente ed abbondantemente - soccorsa_ » 567 _e_ 568 - _Ridotte le cose alla più grande desolazione, - gl'intendenti della Sanità rivolsero - le loro istanze ai comandanti ed - ufficiali delle galere pregandoli di volerli - assistere coll'opera e coi consigli_ » 572 - _Per sgomberare le strade dai cadaveri, - i comandanti delle galere accordarono - dei forzati, promessa loro la libertà - finita la peste. Di 200 forzati a tale - ufficio destinati 12 soli scamparono la - vita; tutti gli altri presi dal contagio - morirono_ » 574 _e seg._ - _Manifestatosi al Reggente il miserando - stato di Marsiglia nominò a Comandante - Supremo della città e del territorio - il Maresciallo di campo cav. di - Langeron capo squadra delle galere, - uomo di merito, e di tale virtù quale - si conveniva in quelle circostanze_ » 577 - _Sotto il nuovo regime di lui le cose ben - presto cambiarono d'aspetto. Adoprò - egli tosto con energia e fermezza allo - ristabilimento dell'ordine, a dare pronto - e convenevol ricovero agli ammalati, - allo sgombramento de' cadaveri, ed - al provvedimento di buone sussistenze - pei sani. Il che fattosi esattamente e - sollecitamente, le cose migliorarono d'assai, - e die' a divedere quanto possa un - uomo solo, e quanto importi in sì - gravi frangenti il pronto ordinare, ed - il pronto eseguire_ » 577 _e_ 578 - _Sul finire di settembre il contagio cominciò - a declinare nella città, e s'incominciò - a riparare alle miserie della - carestia e della peste_ » 578 - _Grandiose somme furono versate dai più - facoltosi, e dai Vescovi del Regno, - per provvedere gli indigenti e supplire - agli altri bisogni della città_ - _Anche il Pontefice Clemente XI. mandò - soccorsi a Marsiglia_ » 580 _e seg._ - _Si rifornì la città di medici e di chirurghi, - con grossi stipendii e generose - pensioni_ » 579 - _Verso la fine di ottobre si sperò che la - peste fosse terminata del tutto; ma in - novembre accaddero nuovi casi. In dicembre - s'ebbero soli 5 o 6 malati alla - settimana. In gennajo fu assai limitato - il numero dei malati, de' quali più della - metà guarivano_ » 585 _a_ 587 - _Il contagio però continuò nel territorio; - e ciò avvenne in ispecieltà per l'avidità - degli eredi impazienti di usar delle - robe infette, e per quella dei ladri - (che molti ve n'erano) di appropriarsele_ » 585 - _L'ordine civile venne ristabilito. Assai - matrimonii succedettero e di essi - tanto grande fu l'affluenza, che sarebbesi - in poco tempo ripopolata Marsiglia, - qual era prima, se il periodo di - gravidanza avesse potuto abbreviarsi_ » 586 - _Si procedette agli espurghi della città_ » 587 _e_ 588 - _Mentre queste cose operavansi si riaccesero - qua e là alcune scintille di contagio; - e ciò fino all'aprile del 1721_ » 589 - _Nel giorno di Pasqua il popolo non si - ritenne dal gittar a terra le porte delle - chiese, e vennero celebrati i divini uffici - nella città. Ricomparvero le malattie - comuni e ordinarie, ch'erano sparite - durante il contagio, e nella primavera - ritornò la salute e la calma; e le pubbliche - e private faccende ripresero felicemente - il loro corso_ » 589 - _Di novanta mila persone, dalle quali prima - della peste era popolata Marsiglia, - ne perirono quaranta mila, e dodici mila - nel territorio_ » 590 - _Parte che risguarda la medicina e la - chirurgia_ - _Osservazioni pratiche fatte in mezzo di - quella peste_ » 590 _a_ 607 - _Distinzione della malattia in benigna e - maligna_ » 590 - _Forme varie e bizzarre della medesima. — Suo - andamento_ » 591 _e seg._ - _Descrizione della malattia. — Sintomi che - la precedevano. — Sintomi coi quali soleva - spiegarsi, e che l'accompagnavano; — Segni - di buon pronostico; — Segni - indicanti un funesto fine; — Sezione - de' cadaveri_ » 591 _a_ 598 - _Trattamento curativo_ » 598 _e seg._ - _Cura esterna dei buboni e carbonchi_ » 603 _a_ 606 - _Governo dietetico_ » 605 _e seg._ - _Aceto aromatico detto dei quattro ladri, - accreditato come preservativo di peste_ » 606 - _Modo di prepararlo. (Nota 42)_ » _ivi_ - _Da Marsiglia la peste si propagò in parecchie - città e specialmente ad Aix, - a Tolone, Arles, Tarascona, Martignes, - ed altre ancora, nelle quali tutte - fece gravissime stragi_ » 608 - _In tal occasione si adottò per la prima - volta in Francia la così detta quarantena - generale. Tal pratica in Aix fu - evidentemente utile e benefica; imperciocchè - non sì tosto s'ebbe incominciata - la general quarantena, che la - peste pur cominciò a scemarsi, dimodochè - al finir di essa, finì insieme la - malattia_ » _ivi_ - _A Tolone fu introdotta la peste nell'ottobre - 1720 col mezzo di una balla di - seta appartenente al carico del - capitano Chateaud, quello stesso che portò - la peste a Marsiglia, la quale fu rubata - dagli abitanti di Bandol, picciolo - porto di mare presso Tolone, e che - da certo Carnelin venne poi introdotta - in città col mezzo di un certificato - falso di Sanità. Dal Magistrato però - usatasi ogni sorta di difesa, parve che - il morbo vi fosse spento. Ma in gennajo - 1721 introdotte a Tolone per contrabbando - alcune mercanzie di Aix, - la malattia si sparse rapidamente in - varii quartieri della città. In aprile morivano - dalle 200 alle 500 persone al - giorno_ » 609 _e_ 610 - _Fu quindi ordinata la quarantena generale, - ma poco buon effetto se n'ebbe - da essa, forse dal modo tenutosi nell'usarla. - Finalmente obbligati rigorosamente - tutti quelli che avevano avuto - malati o morti in famiglia a portar un - segnale sopra la manica del loro vestito - affinchè ciascuno potesse evitarli, - e ad altre discipline, la peste cedette - del tutto in agosto 1721, dopo aver - ucciso 13,280 abitanti, e secondo d'Antrecheaux - 15,785, in una popolazione - di 26,260, che contava Tolone prima - della peste_ » 610 - _In Arles fra 12,000 ne morirono 8100 - in Tarascona 7210 di 10,000: ed in - tutta la Provenza 84,719. Ma di tanta - mortalità fu in parte cagione la fame, - derivata dalla particolare avarizia di - alcuni malvagi speculatori_ » 610 _e seg._ - _Agli anni 1731-32 penetrò la peste nella - Dalmazia e nell'Albania Veneta, introdottavi - dalla vicina Bosnia ove infieriva - con maggior forza. Per le diligenti - precauzioni della Sanità la maggior - parte di quella Provincia ne restò - illesa, limitatosi il contagio al solo - territorio di Spalato, dove uccise circa - 300 persone. Era allora Provveditor - generale in Dalmazia Simon Contarini_ » 611 - _Nell'anno 1737 l'Egitto fu particolarmente - travagliato da peste fierissima e - desolatrice. Nella sola città del Cairo - la mortalità giunse fino a dieci mila - persone in un giorno. Gli europei si - chiusero nei loro quartieri il dì 9 febbrajo - d. a. e non ne uscirono se non - il 24 giugno. Giusta l'opinione di quel - tempo degli abitanti del Cairo, questa - peste fu l'unica che sia derivata dall'alto - Egitto_ » 611 _e_ 612 - _Regnava la peste fra i Turchi della Bessarabia - allo stesso anno 1757, e - specialmente menava grandi stragi a Oczakow, - capitale di quella Provincia. Assediata - in quell'anno e presa dai Russi - detta città, il contagio si sviluppò fra - la truppa russa in essa posta al presidio. - Nell'anno seguente 1738 i Russi - abbandonarono Oczakow dopo averne - demolite le fortificazioni. Ritiratasi la - guarnigione russa ai proprii aquartieramenti, - fu per tal mezzo introdotta la - peste in Ukrania, ove imperversò dal - giugno 1738 a tutto il resto di quell'anno - e parte del 1739. Dall'Ukrania - non penetrò più avanti il contagio. — Il - Dott. Schreiber di Königsberg, - Professore di medicina a Pietroburgo - potè fare utili osservazioni in quella - pestilenza, pubblicate colle stampe - nel 1740_ » 613 - _Utili osservazioni pratiche fatte dal Dott. - Schreiber in detta pestilenza_ » 614 _a_ 622 - _Notazione di particolari casi d'insuscettività - al contagio. (Nota 44)_ » 621 - _A questi stessi anni 1738-39 la peste che - travagliava la Bessarabia, la Romelia, - la Servia, e la Valacchia, e che - infieriva in que' paesi ottomani che confinano - da quella parte colle Signorie - della casa d'Austria, penetrò con - molto impeto nei Comitati limitrofi dell'Ungheria - e della Transilvania, e vi fece - molte rovine._ - _La Suprema Commissione Aulica di Sanità - in Vienna d'ordine Sovrano pubblicò - a quel tempo, cioè nel 1738, un'Opera - sulla maniera di conoscere, preservarsi, - e curare la peste, ristampata a - Vienna e a Praga nel 1758_ » 622 _e_ 625 - _Nel 1742 si riprodusse la peste in Aleppo - e vi durò tre anni. Nel 1743 spiegò - la sua maggiore fierezza, cagionandovi - immensa mortalità. Nel 1744 fu - assai mite, e discreto fu il numero - delle vittime_ » 623 - _Gli anni 1743-44 segnano l'epoca memorabile - della terribile peste di Messina._ - _Erano scorsi 168 anni da che quella - città era libera dalla peste, cioè dal - 1575. In detto anno 1743 la peste s'introdusse - in Messina incognita e mal - appresa, come è avvenuto di molti altri - paesi di Europa, e vi operò immense - rovine_ » 625 - _Vi fu recata col mezzo di una tartana - genovese carica di lana, di frumento - e di telerie proveniente da Missolongi, - la quale arrivò a Messina con patente - netta dopo 30 giorni di viaggio_ » _ivi e seg._ - _Dalla patente di Sanità e dai costituti - giurati delle persone dell'equipaggio - restò ingannato quel Magistrato di - Sanità_ » 624 - _Permesso lo scarico delle merci, due - giorni appresso si ammalò il capitano - del bastimento con resipola nella faccia, - giusta la relazione del medico del - Lazzeretto, e morì in tre giorni. Chiamati - altri medici a giudicare della cagione - di questa morte dopo sì breve decubito, - stabilirono fosse morto per la - retrocessione della resipola_ » 624 _e_ 625 - _Due giorni dopo ammalò un altro individuo - dello stesso bastimento, e morì - in due dì con tumore sotto l'ascella - e con petecchie per tutto il corpo, di - maniera che lo si giudicò tocco da - peste_ » _ivi_ - _Ragunatisi i medici più riputati e le persone - più distinte, si determinò doversi - bruciar la tartana con tutto ciò che - dentro vi era, salvate le genti; lo che - nel dì 30 marzo fu anche puntualmente - eseguito. Se non che, insorta furiosa - tempesta mentre il bastimento era in - fiamme, dalla violenza dell'onde fu spinto - il naviglio ad arenare sul lido, e - porzione della lana e del frumento ne - fu dispersa per quella riviera_ » 625 _e_ 626 - _Stabilite guardie e cordoni, passarono - quaranta giorni senza alcun tristo accidente, - di maniera che si credette la - città libera da ogni pericolo. Quindi - nel giorno 15 maggio fu cantato solenne - _Te Deum_ nella Cattedrale. Ma poche - ore appresso si rilevò che in un - quartiere della città s'erano manifestate - febbri di mal costume. Inviatisi - tosto i medici della Deputazione a visitare - gl'infermi, e riconoscere la natura - del male, riferirono essi «non - esser in conto alcuno quelle malattie - contagiose e pestifere, ma bensì epidemiali, - quelle stesse che s'erano fatte - veder nel febbrajo ultimo scorso»_ » 627 - _La stessa relazione diedero i medici della - cura, lo stesso dichiararono quelli altresì - ai quali veniva attribuito di aver - divulgato esservi la peste nella detta - contrada; sicchè sollevati gli animi, - i Magistrati si abbandonarono ad una - cieca fiducia, trascurate le opportune - precauzioni, ed intanto la peste si sparse - rapidamente negli altri quartieri - della città_ » 628 - _Moltiplicavasi ogni giorno il numero - degl'infermi e dei morti: ciò non pertanto - i medici continuavano ad assicurare, - che non era mal contagioso - ma epidemia maligna. Fondavano essi - il loro giudizio sul non osservarsi comunicazione - del male a coloro che assistevan - gli infermi, quando se peste - fosse stata, dicevan essi, doveva mostrarsi - il morbo sommamente contagioso_ » 629 - _Uno dei medici però di quella città, il - cui nome non ci fu tramandato, non - era persuaso delle suddette ragioni, e - dubitava che fosse peste effettivamente, - adducendo esempii simili, in cui s'ingannarono - uomini insigni e di profondo - sapere_ » _ivi_ - _Questa opinione però così isolata e dagli - altri medici combattuta, non prevalse; - sicchè non furono adottate valide - misure di riparazione_ » 630 - _Lo storico Orazio Turiano, che di questa - peste ci lasciò la miglior descrizione, - narra alcune singolari coincidenze - di circostanza. (V. N. 45)_ » 627 - _Giunto il mese di giugno, ed oltrepassando - il centinajo il numero degli estinti, - incominciarono i medici ad accorgersi - dell'errore, ed a conoscere pur - troppo evidente il carattere del male, - che ogni giorno si faceva più esteso e - spaventevole. Quindi si ordinarono - alcune cautele, che non corrisposero, - perchè troppo tardi s'era ad esse fatto - ricorso_ » 630 - _Si aumentò a dismisura il numero de' morti - e degli infermi; la mortalità s'accresceva - ogni dì; ogni regolamento - veniva a sconcertarsi; la confusione, - il disordine, la desolazione, il terrore - eran giunti a tale da costernare ogni - anima forte. Riempite le fosse, non sapevasi - più ove porre i cadaveri; mancavano - i beccamorti, i carri, le carrette - per trasportarli, non trovavasi più chi - si prestasse pei bassi servigi. Ognuno si - nascondeva, si rintanava, e procurava - salvarsi. I villani armati ed uniti, - non permettevano avvicinarsi alcuno - dalla città; mancavano le sussistenze. - In ogni passo scorgevansi disordini; in - ogni provvidenza ostacoli, ed intoppi; - da per tutto non v'era che angustia, - costernazione e morte_ » 631 - _Crudeli estremità a cui fu ridotta Messina - sotto i colpi di questo terribile - flagello_ » 632 _e seg._ - _Brano storico tratto dall'opera del Turiano - che fu di tutta quella pestilenza - testimonio oculare_ » 632 _a_ 633 - _I casali vicini alla città, tranne due soli, - Molino ed Artelia, provarono lo stesso - flagello. Delle Ville del Distretto parecchie - restarono illese_ » 637 - _Il contagio cominciò a diminuire in luglio, - fu in piena declinazione in agosto, - ed in settembre si considerò interamente - cessato. Il numero de' morti - nella città e ne' sobborghi, nello spazio - di tre mesi, fu di 28,841, fra 40,321 - abitanti. Ne' casali attorno la città sono - morte 14,561 persone_ » 638 - _Osservazioni fatte nella detta pestilenza, - meritevoli di particolar menzione_ » 638 _a_ 640 - _Il Re di Napoli ricercò a Venezia persone - capaci e pratiche per eseguire gli - espurghi a Messina. Da Venezia furono - spediti all'effetto il Dott. Pietro Polacco, - un Coadiutore, tre Guardiani, - e due Bastazzi. Questa brigata arrivò - a Messina in dicembre 1743, e diede - tosto mano agli espurghi, che incominciarono - l'undeci gennajo 1744_ » 639 _e_ 640 - _Descrizione del modo con cui vennero eseguiti - i detti espurghi, e delle sostanze - che si usarono pei profumi_ » 640 _e_ 641 - _Nel tempo degli espurghi furono attaccate - dal contagio 17 persone in alcuni - casali contigui alla città, delle quali nove - morirono, ma prese all'istante le - opportune precauzioni il male non si dilatò_ » 641 - _Così in marzo si manifestò in Pezzòlo la - peste, colà introdotta col mezzo di robe - infette portatevi clandestinamente: undeci - persone in tre famiglie ne furon - colte. Ma interdette tutte le comunicazioni, - e stabiliti rigorosi sequestri, si - continuarono gli espurghi, ed ogni rio - seme s'estinse_ » _ivi_ - _Condotti felicemente a termine in ogni - luogo gli espurghi, li 29 maggio 1744 - Messina fu dichiarata libera e sana, - riaperte tutte le comunicazioni, e ristabilito - in ogni sua parte il commercio_ » 641 _e_ 642 - _Nell'anno 1745 regnando in Bosnia la - peste, penetrò in Dalmazia in una villa - del contado di Zara (Dobropoglie) e - distrusse la maggior parte di quegli - abitanti. Ma per l'energiche misure - prontamente adottate dal Colonnello - del contado co. Possedaria, il contagio - si estinse senza altre conseguenze_ » 642 - _Nell'anno 1752 la peste fu portata in - Algeri dalle Provincie Occidentali di - quel Regno, dove infieriva da varii - mesi, col mezzo di alcune persone infette - giuntevi liberamente, secondo il - costume di que' tempi in detti paesi. - Serpeggiò occulta da principio per qualche - tempo, sotto colore di malattie comuni, - ma al soffiare di venti sciloccali - umidi e soffocanti per varii giorni seguitamente - si palesò in giugno con generale - incendio nella città_ » 643 - _I Consoli delle varie Nazioni ed i Negozianti - Europei si chiusero nelle loro - case, muniti di tutto ciò ch'era necessario - per vivere e preservarsi. I Kabaili - (ossia Montanari), ed i Piskari - (ossia confinanti col Deserto), fuggirono - tutti, quindi mancarono le provvigioni - per la città, non avendovi più chi volesse - trasportarle. Il Governo fece intimare - la forca ai fuggiaschi, ed obbligò - le genti della campagna a vendere al - solito, benchè più care, le loro derrate. - Questo provvedimento sortì l'effetto, - ma sparse di sì fatta guisa la - pestilenza tanto ne' vicini che ne' rimoti - villaggi, che la desolazione è divenuta - presso che generale_ » 643 _e_ 644 - _In Algeri sono perite in quell'anno oltre - cinque mila persone; un numero maggiore - ne perì alla campagna_ » 644 - _Si osservò, che il caldo della stagione - contribuiva all'aumento del male. Secondo - che crescevano i gradi del calore, - la forza pur del male aumentavasi, - misurata dal numero degli infetti; — che - nelle case all'aperto il - numero dei morti è stato solo un terzo - di quello degl'infetti, laddove negli spedali, - a malgrado tutte le possibili assistenze, - appena un terzo salvavasi; — che - il Palazzo Reale, ossia il palazzo - del Bascià, abitato da molta gente, e - frequentato giornalmente da ogni sorte - di persone, è stato immune dal contagio, - non essendo stati attaccati che - due soli schiavi che assistevano alla - cucina reale. Ciò che dal volgo venne - attribuito a prodigio_ » 644 _e_ 645 - _Lo stesso fenomeno pure osservossi nell'ultima - pestilenza di Algeri, che durò - tre anni, e che distrusse un terzo degli - abitanti di quella città; della quale - pestilenza non è fatto cenno in alcun - luogo della presente storia, perchè non - venne fatto di trovare autori che di - proposito ne abbiano trattato. Qui è - da osservarsi che il detto Palazzo del - Bascià è l'abitazione più vasta e più - ventilata che siavi in Algeri; quella - che gode il privilegio delle finestre anteriori, - e ch'è ancora la più fresca - per l'abbondanza delle fontane perenni - che la bagnano_ » 645 _e seg._ - _La peste che aveva fatto strage nel 1752 - venne mitigata dalle fresche piogge autunnali, - ma non estinta. Essa mantennesi - qua e là vagante in tutto quel verno, - finchè nell'aprile del 1753 ripullulò - con grande spavento di quegli abitanti, - e distrusse nello spazio di tre - mesi altre cinque mila persone. Verso - la fine di agosto del detto anno 1753 - il contagio cessò intieramente su tutti - i punti_ » 646 _e_ 647 - _Sintomi varii che accompagnarono quella - malattia_ » 647 _e_ 648 - _Metodo di cura semplicissimo usato dai - Mori in quella pestilenza_ » 649 - _Nessun rimedio veniva somministrato. Un - empiastro fermentativo applicavasi sopra - i buboni, i quali ridotti a maturità venivano - aperti colla lancetta, e libero - poi lasciavasi al maligno umore lo sfogo. - Il sugo di limone si è trovato utilissimo. - Fra i rimedii, meglio degli altri - corrisposero i leggieri purgativi, e gli - elettuarj alessifarmaci, come la teriaca, - e simili, accompagnati da copiose - bibite acide. Fra le altre cose, - l'applicazione de' ranocchi vivi sopra i - buboni è stata trovata opportuna_ » 649 _e_ 650 - _Per confermare gli Europei nel savio uso - delle prudenti loro cautele in simili - calamitose circostanze, gioverà notare, - che niun accidente pestifero in due - anni di peste è succeduto in Algeri - nelle loro case; eccettuata la morte - di tre servi, che furono convinti di - aver infrante le contumacie ed avuta - comunicazione cogl'infetti_ » 650 - _Negli anni 1755-56-57 il contagio travagliò - crudelmente la Transilvania, la - Valacchia e la Moldavia. Il celebre - Dott.r Chenot che fu di questa pestilenza - in Transilvania testimonio oculare, - e che fu da essa fieramente - colpito, ci lasciò della medesima una - bella descrizione, e molte utili osservazioni - pratiche_ » 650 _e seg._ - _La peste è stata introdotta nella Transilvania - col mezzo di un Armeno negoziante - di ferro, che dalle foci del - mar nero erasi diretto verso Vienna, - il quale prima di entrare nel Lazzeretto - di Temeswar, dove morì di peste, - aveva sparso dei semi del contagio - nei luoghi del suo passaggio, e specialmente - a Kimpina, villaggio due giornate - distante da Temeswar, dove morirono - l'oste e le sue due figlie che lavarono - la biancheria di cui era stato servito_ » 651 - _Tre mercanti trovavansi in Lazzeretto a - Temeswar alla morte dell'Armeno. Due - di essi ritornarono sani alle case loro - in Valacchia, il terzo spaventato dall'inopinata - morte dell'Armeno, volle abbandonare - il Lazzeretto; e quantunque - si sentisse molestato da dolore alla parotide - destra, e da ardente calore interno, - montò a cavallo, e s'avviò per ritornare - nella Valacchia. Avendo seco molto - denaro, gli fu assegnato un guardiano - del Lazzeretto per scorta, il quale doveva - accompagnarlo fino al monastero - del monte Sinai, ma a sei leghe distante - dal confine il mercante morì; - ed il guardiano di Sanità ritornò a - casa sua seco portando alcuni effetti - del morto e con essi la peste_ » 652 - _Il giorno appresso all'arrivo del guardiano, - un di lui figliuolo venne colpito - dalla peste, e morì; tre altri suoi figli - vennero colpiti con buboni e carbonchi, - ed in pochi giorni diciotto persone - furono prese dal contagio, il quale - si estese rapidamente in alcuni distretti - della Transilvania, percorse la Valacchia - e la Moldavia a malgrado tutte le - precauzioni usate per arrestarlo_ » _ivi_ - _Precauzioni Sanitarie che furono a quel - tempo prescritte per arrestare la peste. - (Nota 48)_ » 652 _e_ 653 - _Per Sovrano comando vennero spediti da - Vienna quattro medici in assistenza - del Protomedico D.r Chenot, tra quali - il D.r Bruckmann, che si distinse tanto - in quella che nella successiva peste - della Transilvania_ » 652 - _Nel distretto di Temeswar di 6677 infetti, - ne sono morti 4303; guariti 2374_ » 653 - _Trattamento curativo usato in quella - pestilenza_ » 653 _a_ 656 - _Nel detto trattamento curativo s'impiegarono - le bevande e brodi acidulati, - gli acidi minerali, la limonata infusa - sopra i fiori di zolfo, o sopra la mirra, - le infusioni di tè specialmente nel - principio della malattia, il nitro, l'antimonio - diaforetico, la birra molto usata - dai Valacchi, o sola o col macis, - o colla cannella, il vino, il siero vinoso, - l'aceto, la teriaca, il muschio, - ora solo, ora unito alla canfora_ » 653 - _La canfora ha spesse volte corrisposto, - sia unita collo zucchero, o colla gomma - arabica, sia sciolta in una picciola - quantità di spirito di vino, od - unita all'aceto distillato, od a qualche - sciropo, di scordio, cannella, contrajerva, - serpentaria e simili; come pure - gli alcali volatili; p. es. lo spirito di - sal ammoniaco succinato o anisato_ » 653 _e_ 654 - _Finalmente il P. M. Chenot raccomanda - l'uso della corteccia Peruviana nella - peste, asserendo che la sua utilità fu - confermata da replicate esperienze, somministrata - sì per infusione sì per decotto, - specialmente quando le forze sono - in uno stato medio, cioè nè eccessivamente - esaltate, nè molto esaurite. - Ove esista una diatesi stenica, una - condizione d'irritamento, o dove siavi - molte saburre nelle prime vie, la corteccia - Peruviana non conviene, e gioverà - astenersene. All'incontro ove la - malattia ha un andamento tifico, allorchè - vi sono petecchie pallide o nere - alla cute, manifesta tendenza alla dissoluzione, - si potrà attender da essa - molto vantaggio_ » 654 - _Siccome la prima e principal indicazione - a cui è utile soddisfare negli attacchi - pestilenti, è quella di disporre l'ammalato - al sudore, così molti Greci usarono - con reale profitto nel corso di - questa pestilenza alcune gocce di Opobalsamo - collo zucchero, soprabbevendovi - tre o quattro tazze di tè di Moscovia: - metodo che si usa anche al dì - d'oggi in circostanze di contagio dai - principali signori della Soria e di altre - provincie dell'Oriente, e specialmente - dai Greci di Costantinopoli_ » 654 _e_ 655 - _Avvertenze pratiche che si devono avere - nel cercar di promuovere il sudore - nella malattia della peste, e necessità - di togliere previamente gli ostacoli, - che talvolta lo impediscono_ » 654 - _Interrogato il Protomedico D.r Chenot - da parecchj di quegli abitanti, qual - metodo dovessero usare, subito dopo - che avevano sospetto di aver contratto - il contagio; consigliò loro di prendere - una dramma di triaca entro ad un brodo - unito al sugo di limone, ovvero sciolta - in qualche infusione calda; p. es. di melissa, - di ruta, di scordio, di serpentaria - virginiana, di corteccia d'arancio; ovvero - soprabbevere alla triaca un siero - vinoso o coll'aceto. — Assicura egli - che molti avendo usato di questo metodo - al primo manifestarsi de' sintomi - del contagio, si sono salvati, nato un - copioso sudore che in poche ore li lasciò - sani e salvi_ » 656 - _Osserva da ultimo lo stesso D.r Chenot, - che tutte le cautele dall'umana mente - escogitate finora per preservarsi dalla - peste si comprendono nelle tre seguenti - prescrizioni;_ - 1.º _Allontanare ogni comunicazione colle - persone e colle cose infette o sospette;_ - 2.º _Distruggere il principio del contagio, - o sospeso nell'aria, o delitescente in - qualche corpo od ente passivo;_ - 3.º _Fortificare il corpo umano contro - l'azione del contagio medesimo, ossia - renderlo meno atto a provare l'influsso - morboso_ » 658 - _Dall'anno 1759 al 1765 la peste fece - molte stragi in Oriente, imperversando - or in una or nell'altra di quelle principali - città;_ - _Sul principiare dell'anno 1759 afflisse - crudelmente Costantinopoli, e dilatò - le sue stragi in parecchie isole dell'Arcipelago, - ed in varie città dell'Asia - Minore_ » 657 - _Un bastimento mercantile proveniente da - Costantinopoli nel 1759, che aveva in - quel tragitto perduto per peste alcuni - uomini dell'equipaggio, la portò in - Alessandria d'Egitto, donde non tardò - molto a propagarsi a Rosetta, a Damiata, - ed in varii villaggi sulla strada - che conduce al Gran Cairo. Poco - appresso s'ebbero al Cairo i primi sentori - del male. In marzo dello stesso - anno vi si spiegò con gran forza, e - la mortalità fu grandissima sì al Cairo - e sì nelle altre città e paesi dell'Egitto. - Secondo i computi e le relazioni potutesi - avere dalle varie parti dell'Egitto - stesso, da circa trecento mila persone - vi son perite in quell'anno_ » 657 _e_ 658 - _Durante la state si mitigò la violenza del - male. Gli Europei che fin dal mese di - marzo si tenevano chiusi nei loro quartieri, - circa la metà di luglio sortirono - e si riordinarono le comunicazioni; - ma nel verno del susseguente anno 1760 - il contagio ringagliardì, e vi recò immense - rovine, come fatto aveva nel precedente_ » 658 - _Nel 1759 il contagio fu portato nell'Isola - di Cipro dall'equipaggio di un bastimento - turco che aveva preso carico in - Alessandria; e che naufragò sul promontorio - di Baffo. Alcuni marinari e - passeggieri salvati dal furore delle onde - ripararono in alcuni villaggi sulla strada - di Limsol, ed ivi sparsero il fatal - seme del morbo. Nè stette molto il - contagio a penetrare nella città di Limsol, - dove si propagò con grande rapidità - e violenza, estendendo le sue stragi - a Biscupi, a Baffo, ed in varii, - altri luoghi_ » 658 - _La città di Larnica, distante circa 40 - miglia da Limsol offerse all'osservazione - in quel tempo un singolare fenomeno. — Le - comunicazioni tra Larnica - ed i paesi appestati non essendo - state mai intercette, ma libere e aperte - col resto dell'Isola come per l'innanzi, - giungevano a Larnica molti degli equipaggi - e passeggieri de' bastimenti infetti - approdati a Limsol; i contadini e mulattieri - dalle ville infette con buboni pestilenziali - ancora aperti, ed in attualità - di malattia vagavano liberi per le - strade e pei mercati della città, ed alcuni - di essi pure colà si morivano senza - che il contagio venisse ad altri comunicato. - Il dì 20 maggio arrivò pur - a Larnica un bastimento infetto proveniente - da Damiata con parecchi marinari - e passeggieri attaccati dalla peste, - i quali sbarcati presero alloggio - nelle case di Larnica; un altro bastimento - turco approdò egualmente nel - porto di Lamica avendo al suo bordo - varii appestati, de' quali ne morirono - tre nell'atto dello sbarco. A malgrado - tutto ciò, nessun abitante di Larnica, - per quanto si seppe, venne attaccato - dalla peste. Gli Europei ivi dimoranti - non presero alcuna precauzione, nè - alcuna ne presero gli abitanti del paese, - eppure nessun danno ebbero a risentirne; - la peste non s'è comunicata - ad alcuno di essi_ » 658 _e_ 659 - _Nei mesi di luglio agosto e settembre - non si udì più parlare di peste, e credevasi - che fosse interamente estinta tanto - a Limsol che negli altri luoghi. Ma - in ottobre ripullulò, e di là si dilatò - a Nicosia Capitale dell'Isola di Cipro, - 25 miglia distante da Latachea, e nei - mesi di dicembre e gennajo siffattamente - si accrebbe, che i turchi spaventati - dalla grandissima mortalità ordinarono - pubbliche processioni e preghiere, - che servirono a propagare vieppiù - il contagio ed accrescer le stragi_ » 659 _a_ 670 - _Grande quantità di persone fuggite da - Nicosia si ricovrarono a Larnica. Solo - allora gli abitanti di Larnica incominciarono - a temere per essi. Ed infatti nel - febbrajo di quell'anno (1760) manifestaronsi - nel porto di Larnica i primi - sentori di peste, indi in Larnica stessa, - dove morivano da 25 a 30 al giorno. - Molti di quegli abitanti fuggirono - alle montagne. La peste continuò ad - affligger Larnica per tutto il mese di - aprile. Contemporaneamente si dilatò - nelle isole vicine, a Famagosta, ed - invase la provincia di Carpaso. Continuando - le emigrazioni dalla città di - Larnica il contagio andò in essa - proporzionatamente scemando. In maggio - era nel pieno suo declinare_ » 660 - _Mentre infieriva a Larnica e a Famagosta - si andava estinguendo a Nicosia. La - mortalità a Larnica non fu gran fatto - considerevole. Non così a Nicosia, dove - secondo Patrick Russel da quella - pestilenza morirono circa venti mila - turchi, e da quattro a cinque mila - greci e armeni: mortalità sterminatrice - rispetto al numero della popolazione - di detta città, che si calcolava di - circa quaranta mila abitanti. Secondo - Giovanni Mariti però, a soli venti - mila ascendono gli estinti da quel contagio - in tutta l'isola. Nel giugno la - peste cessò quasi intieramente in tutta - l'Isola di Cipro. In luglio i Francesi - colà dimoranti cantarono il Te Deum - in rendimento di grazie, e tutte le case - degli Europei ritornarono alle usate - comunicazioni di prima_ » 661 - _A quegli stessi anni 1759, 1760 la peste - afflisse pur crudelmente una parte della - Palestina, della Siria, della Mesopotamia, - non che parecchi altri luoghi. — Essa - venne quasi generalmente - preceduta dalla carestia e dalla fame. — Nella - Palestina e nella Soria, oltre - che dalla carestia, venne pur preceduta - da replicate fortissime scosse di terremoti, - che distrussero nel 1759 porzione - della città di Damasco, e danneggiarono - molto s. Giovanni d'Acri e - Medina di Sidone. — In Aleppo oltre - alla carestia desolatrice venne preceduta - negli anni 1758-59 da una febbre - maligna petecchiale, che cagionò - sì grande mortalità come se fosse stata - vera peste bubonica. Nella primavera - 1759 comparve una cometa; nel 1760 - un'eclissi solare: fenomeni questi tutti - che gli Orientali sogliono risguardare - come precursori della peste; nello stesso - modo che per forieri e quasi compagni - della peste sogliono risguardare la - straordinaria mortalità degli animali, - l'irregolarità della stagione, la maggiore - abbondanza d'insetti, l'abbandonare - che fanno gli uccelli i consueti loro nidi, - il meno sonoro dell'ordinario gracchiare - de' ranocchj ec._ » 662 _a_ 664 - _A Medina di Sidone, a Tripoli nella - Soria, a Latachea la peste andò percorrendo - regolarmente i suoi stadii dal - marzo all'agosto 1760; nè fu di grande - violenza, mentre il numero dei guariti - eguagliò incirca quello dei morti. - Nei dintorni di Tripoli si riaccese - nel 1762_ » 662 - _A Gerusalemme si sviluppò nel febbrajo - 1760, e vi produsse orribili devastazioni - sì nella città che ne' villaggi - dei contorni. Nel convento di Terra - santa fra vent'un sacerdoti ne morirono - dicianove_ » 662 _e_ 623 - _A Damasco si manifestò nel marzo dello - stesso anno 1760, e la mortalità vi fu - immensa, forse maggiore che in verun - altro luogo: così in altre città picciole - e villaggi della Palestina, ne' quali - ne vennero per essa orribili devastazioni_ » _ivi_ - _Mentre la peste faceva le più grandi - stragi a Damasco, e lungo le città - marittime della Palestina e della Soria, - gli abitanti della città di Aleppo - erano presi da forti timori, che vicina - fosse la comparsa anche fra essi - del tremendo flagello; nè andò molto - che si è pur fra essi manifestato_ » 663 _e_ 664 - _Descrizione della peste di Aleppo_ » 664 _a_ 673 - _Al principio di maggio 1760 arrivarono - in Aleppo alcune carovane da Damasco, - da Gerusalemme, da Latachea con - parecchi individui infetti. Fra questi tre - mercanti turchi, che presero alloggio, - in città in una casa vicina al Consolato - Inglese. Costoro comunicarono il - contagio alla famiglia presso cui alloggiarono. - Alla fine del maggio altre carovane - arrivarono da Gerusalemme, e - da Tripoli con parecchi pellegrini turchi - e cristiani, tra' quali eranvi alcuni - negozianti di Aleppo. Questi facendo - ritorno da' luoghi santi contrassero l'infezione - per via; e ricovratisi senza verun - ostacolo presso le proprie famiglie - in città, propagarono più estesamente - l'esiziale contagio_ » 664 - _Ciò non pertanto fu assai lento in detto - anno (1760) l'avanzarsi del morbo, e - dappoichè si vedeva che non veniva - attaccato dal contagio nessun degli - ebrei, i quali fra tutti sono sempre i - più facili a contrar l'infezione; e che - quelli che assistevano i malati ne andavano - per lo più esenti, vi ebbe appena - chi dicesse che quel morbo vera peste - si fosse_ » 665 - _In sul finire di giugno si accrebbe la - mortalità, più facile divenne il comunicarsi - del contagio; e vieppiù si diffuse - sì nella città, sì ne' sobborghi aggiacenti - abitati da molte famiglie cristiane. - In luglio la ferocia del morbo - s'accrebbe ancora più, ma nella prima - settimana di agosto cominciò a declinare. - Si manifestarono le malattie - così dette intercorrenti, o almeno la peste - cominciò a vestire una diversa apparenza. - Dopo la metà di agosto gli attacchi - divennero sempre più rari. Alla - fine di agosto la peste scomparve_ » 666 - _A malgrado che il contagio fin dal principio - manifestato avesse la sua più grande - malignità, mentre di sei appestati - uno appena salvavasi; pure per tutto - l'anno 1760 fece lenti progressi, ed il - numero de' morti in tutto quell'anno, - secondo le note raccolte dal D.r Russel, - non montò che a 500 circa. Avvi - però ragioni per credere che molto maggiore - sia stata la mortalità se si rifletta - alla vastità delle contrade e dei sobborghi - di Aleppo, al numero della - popolazione, all'indole della malattia; - se si consideri che in quel paese non - vi avea nè polizia sanitaria nè registri - di morti, che i calcoli del Russel - sono stati desunti dalle relazioni de' becchini, - i quali tenevano conto di que' soli - che nel seppellirli mostravano chiari - segni di peste; finalmente all'asserzione - dello stesso Russel, il quale confessa - che in quell'anno avea badato - meno attentamente al numero de' morti - che negli anni susseguenti_ » 666 _e_ 667 - _Cessata la peste in Aleppo speravasi che - non avesse più a riprodursi; ma ne fallì - la speranza._ - _I villaggi delle vicine montagne fra Antiochia - e Latachea, dove il contagio, - cessato in Aleppo, s'era manifestato, - continuarono ad esserne afflitti per tutto - il verno; anzi sotto i rigori del freddo, - che quell'anno fu più acuto dell'ordinario, - erasi rinvigorito assai fieramente. - Dai detti villaggi le persone già - infette che s'erano rifuggiate nelle pianure - sparsero il rio seme del morbo - specialmente a Edlib, Sogre, e ad - Aleppo stesso: ciò che avvenne anche - per il libero comunicar fra Aleppo e - Damasco, dove la peste continuava_ » 668 - _Nel marzo del 1761 si spiegò il contagio - nelle ville di Aleppo, in Aleppo - stesso, e circa alla metà del mese nel - campo degli Arabi, e fu tale la - violenza del morbo fin dal suo principio, - che gli Arabi spaventati abbandonarono - nella maggior parte le proprie tende e - si rifuggiarono nelle case de' lor conoscenti - ed amici. Di settanta appestati - appena due andavano salvi. Nè solo fra - gli Arabi, ma sì bene fra i Turchi ed - i Maroniti si propagarono le stragi_ » 668 - _Sopraggiunte le feste del Bairam, al qual - tempo i bazzari e i caffè sono straordinariamente - affollati di gente, aumentandosi - le ragion de' contatti, il - morbo in proporzione si dilatò. In aprile - si contarono 856 morti: in maggio - 1211. Dopo la metà di aprile gli europei - si chiusero nei loro quartieri. In - giugno la peste infierì vieppiù, e somma - fu la mortalità. Alla fine del mese in - ispecielità giunse il contagio al suo più - alto grado di forza e recò le maggiori - rovine. Dal 31 maggio al 5 luglio sono - morte 5535 persone, fra le quali 639 - cristiani, e 183 ebrei. Penetrò nell'harem - dello stesso Cadì, ed in parecchie - famiglie de' principali signori turchi_ » 669 _e_ 670 - _Dopo la prima settimana di luglio fu rapida - la declinazione del morbo. Dal - 5 luglio al 2 agosto sono perite 2115 - persone. Dopo la metà di luglio non - moriva più alcuno prima del terzo giorno - di malattia; mentre prima morivano - dopo 10 ore dalla contratta infezione, - altri, ed in maggior numero, in - 24 ore. Verso la fine del mese ricomparvero - febbri terzane ed altre malattie - che diconsi di carattere, di un andamento - diverso dalla peste. Il popolo - in generale cominciò a rincorarsi. Gli - europei, sì cristiani e sì ebrei, uscirono - al pubblico, nè si viddero più deserti - e abbandonati i bazzari come per - l'innanzi. Dai 15 ai 31 agosto la mortalità - fu minore che nel febbrajo che - ha preceduto la peste, ed in settembre - la pestilenza si risguardò terminata; - ma le trepidazioni e le angustie di quegli - abitanti non cessarono, dappoichè - alcune morti improvvise, ed alcune febbri - anomale mantennero vivi fra essi - i timori, e solo nel marzo 1762 fu ristabilita - la primiera tranquillità e sicurezza_ » 670 _a_ 673 - _Da Aleppo la peste s'innoltrò in altre - città della Siria e della Mesopotamia, - specialmente ad Arta, (o Orta) ove - imperversò con la massima violenza; - uccise il Bascià e quasi tutti i soldati - e le persone del suo seguito. I - villaggi dei dintorni rimasero spopolati - quasi intieramente. Suez e Adena ne - furono pur fieramente travagliate. Narrasi - che in Adena e ne' vicini villaggi - sono perite venticinque mila persone_ » 673 - _Nella primavera del 1761 la peste si manifestò - anche nella città di Marasch, - e vi durò più anni, cioè fino a tutto - il 1765 con alcune tregue, e con alternative - di maggiore o minore violenza, - ora serpeggiando tacitamente, - ed or divampando apertamente; ma sempre - divenendo più mite ed appena sensibile - durante l'inverno; fino a che nel - 1765 aumentò in fiero modo le sue stragi, - sì propagò nei vicini villaggi, e vi recò - orribili devastazioni. — La lunga durata - della peste a Marasch, più che - in alcun'altra città della Soria, fu un - singolare fenomeno_ » 674 - _Osservazioni sull'andamento della peste - nel Levante, e sopra i fenomeni, che - più facilmente inducono in errore nel - riconoscerla al suo primo apparire e nel - giudicarla_ » 675 _e seg._ - _La peste nel Levante tiene il medesimo - andamento che in Europa. Cresce lentamente, - va fluttuando, dilatandosi, e - si aumenta poco a poco fino a che - giunge al suo maggiore incremento. - Non è però così del suo declinare, osservandosi - in quest'ultimo suo periodo - manifeste differenze, non solo secondo - i luoghi, ma eziandio secondo il tempo; - p. es. al gran Cairo la peste suol - terminare quasi sempre più presto che - in Aleppo e lungo le coste della Soria, - ed ivi in certi anni più sollecitamente, - in altri più tardi. Nell'Isola - di Cipro si osserva dominare all'ordinario - in sul finire d'autunno, nel - corso dell'inverno, e nel principio di - primavera, e cessar nella state. Ne' paesi - montani suole imperversare particolarmente - nel verno, ed infierire in proporzione - dei rigori del freddo; mentre - in altri cessa del tutto sotto i rigori invernali, - e col procedere della cruda - stagione_ » 676 _e_ 677 - _In nessun luogo è più manifesta l'influenza - dell'aria pura, della libera ventilazione - per menomare ed arrestare i - progressi del contagio, quanto nei paesi - del Levante Ottomano. E di fatti il - morbo suol fare stragi fra le famiglie - del popolo, che abitano case anguste, - sepolte, senza finestre, senza ventilazione; - mentre al contrario nel così - detto Serraglio, nei palazzi dei grandi, - che sono spaziosi, ventilati, con - ampie sale e belle gallerie d'intorno, - e con ogni possibile miglior maniera di - costruzione adattati al clima, di rado - vi penetra; e se giunge ad insinuarsi, - non s'appicca ordinariamente che agli - schiavi, alle persone di servizio, ed al - più alle donne dell'harem le cui stanze - non sono nè così ampie, nè così - ventilate, per cagion de' ripari e dell'altezza - delle finestre che vi si usano attesa - l'estrema gelosia con cui quelle - donne sono custodite_ » 677 - _La maniera di vivere e di conversare dei - grandi della Turchia influisce del pari - alla loro preservazione. Il naturale loro - orgoglio non permette che alcuno - ad essi si accosti. Giacciono la maggior - parte del giorno in una gran sala nel - fondo del loro Divano, fumando tabacco, - prendendo caffè, ed occupandosi - degli affari, solo in compagnia di - persone di alto grado, le quali pur si - tengono ad una certa distanza da loro. - I servi ed i paggi stanno fuori dei Divano, - e non si fanno avanti se non - quando sono obbligati dal respettivo - servigio, tornando poi subito al loro - posto_ » 678 - _Nell'anno 1763 regnava la peste in Bosnia, - confinante colla Dalmazia. Per - la qualità dei confini assai difficile a - custodirsi, non essendosi potuto impedire - del tutto le comunicazioni col - paese ottomano infetto, il contagio non - istette molto a propagarsi in Dalmazia, - dove andò serpeggiando qua e là - più o meno palese pel resto del 1763. - Travagliò con più forza quella provincia - nel 1764, avendo infierito particolarmente - nei borghi di Spalatro, - dove sono perite in breve spazio di - tempo 530 persone. Per ragion delle - buone discipline e precauzioni usate, la - città di Spalatro ne fu preservata_ » 678 _e_ 579 - _Gli anni 1769-1770-71-72-73 segnano una - delle epoche più memorabili della storia - riguardo alla peste._ - _A detti anni essa travagliò fieramente la - Moldavia, la Valacchia, la Transilvania, - la Podolia, la Volinia, la Russia, - e Mosca particolarmente, come - vedremo in appresso, la Turchia Europea - e l'Asiatica, portando da per - tutto grandissime stragi e rovine_ » 679 - _Nell'anno 1769 ardeva la guerra fra la - Russia e la Porta Ottomana, cominciata - in Moldavia. Dopo replicati combattimenti, - ne' quali i Turchi furono - posti in fuga, l'armata russa vittoriosa - s'impossessò di Galatz, e di tutto quel - tratto di paese che giace al di quà dal - Pruth. Galatz fu presa d'assalto ed - abbandonata al sacco. In detta città vi - regnava la peste di fresco introdottavi - col mezzo di mobili e di mercatanzie - portatevi da Costantinopoli per ragion - di una fiera che appunto vi si teneva - in que' dì. Il comandante russo, che - ignorava che colà vi fosse la peste, ordinò - che ai soldati si desse quartiere - nelle case della città, e di tal modo - s'apprese il contagio alla truppa, che - si diffuse co' suoi più manifesti segnali, - ed uccise in breve non pochi soldati_ » 681 _e_ 682 - _Dietro l'ordine del supremo comandante - conte di Romanzow l'armata si ritirò - da Galatz e si diresse verso Yassy, - dove mantenersi doveva in stretta contumacia, - inviando i malati ad un Lazzereto. — Nella - marcia da Galatz a Yassi - minorate sensibilmente le malattie e le - morti s'incominciò a dubitare che vera - peste si fosse. Si distribuirono i soldati - per le case di Yassi, ed i malati si - allogarono nello stesso palazzo de' Principi - di Moldavia, convertito in spedale. - Tre settimane passarono tranquillamente, - e solo nella quarta settimana osservarono - i chirurghi dello spedale che - vi comparivano molte febbri accompagnate - da petecchie. Esse furono definite - da prima febbri maligne. A parecchi - di tali malatti in settima od ottava giornata - compariva qualche bubone, che - veniva risguardato qual decubito del - male, con tanto più di persuasione quanto - che non pochi malati, dopo una discreta - e legittima suppurazione, guarivano_ » 683 - _Verso la fine della quarta settimana - osservaronsi buboni e carbonchi, e morti - repentine e sollecite, ed assai più frequenti. - I timori di peste andaronsi quindi - in proporzione aumentando_ » _ivi_ - _Tale era il corso delle malattie nello - spedale. Nella città le cose passavano - tranquillamente. Racconta l'Oreo, siccome - un soldato uscito dallo spedale - venduta avendo ad un ebreo una pelliccia - che aveva preso ad un turco prima - di giungere a Yassy, sia stato questo - il mezzo, che diffuse il primo seme - del morbo nella città_ » 684 - _Fosse questa, o veramente altre più generali - cause che abbiano concorso a diffondere - l'infezione fra gli abitanti, è - certo che il contagio si è propagato - con grande rapidità in più quartieri - della città, ed uccise molti fra i cittadini. - Sebbene fossero presso che generali - le voci di peste, e molti casi si - contassero di morti repentine e violente - con manifesti segni di contagio, pure - molti vi erano ancora che ostinati il - negavano, sostenendo che que' morbi - fossero semplici febbri maligne._ - _Di questo partito sgraziatamente fu lo - stesso generale comandante barone de - Stoffeln, tratto in inganno dalle false - insinuazioni de' magnati Moldavi, i quali - temendo più della peste l'allontanarsi - dell'armata russa, e di restar - nuovamente esposti alle incursioni dei - turchi, si sforzavano con ogni studio e - ragione nel far credere che quella malattia - non fosse di pestilenza. Il detto - generale cadde vittima del suo errore. - Le medesime ragioni private, che avevano - tratto in errore il generale servirono - a render più diffusa la peste fra - gli abitanti di quella città non solo ma - in tutta la Moldavia_ » 684 _e_ 685 - _Le case, le ville, le città stesse divenero - deserti. Gli abitanti presi da estremo - infrenabil spavento fuggivano sulle montagne. - Molti cadaveri restavano - insepolti; e siccome v'ha nella Moldavia - gran quantità di cani, la quale per - barbaro popolar costume e per superstizione, - a somiglianza de' Turchi, si - procura di conservare, così que' cani - rimasti in gran parte senza padrone e - senza trovar cibo; facevano di que' cadaveri - lor pasto comune. Il perchè, - giusta quanto assicura l'Oreo, che a - quel tempo trovavasi a Yassy, molti - ne divennero idrofobi; quindi oltre il - flagello della peste, pur quello dell'idrofobia - univasi a travagliare quegli infelici - abitanti_ » 685 - _Comunque fosse grande la violenza e la - diffusion del contagio, pure fino alla - metà incirca del maggio 1770, la peste - se ne rimase ristretta alla sola classe - del basso popolo. Ma d'allora, cioè - dalla metà di maggio? s'appiccò indistintamente - ad ogni sorta di persone, - mercadanti, sacerdoti, nobili, plebei, - ufficiali di ogni grado, soldati venivano - colti egualmente. Alla fine di giugno - incominciò a declinare, e a mitigarsi - la violenza del male_ » 686 - _A Bukarest, a Fockschiany nella Valacchia - la peste si è introdotta più - tardi che nella Moldavia, e vi cagionò - molto minori danni, cessatavi anche - più presto. Ma negli spedali di Fockschiany - e di Bukarest fu grande la - mortalità_ » 686 - _Nè solo nelle Capitali e nelle principali - città della Moldavia e della Valacchia - fece stragi il contagio, ma sì bene nei - villaggi e paesi della campagna di quelle - vaste provincie. In nessun altro luogo - però tante come in Yassy, che anzi - nelle ville e paesi della campagna si - estinse in breve. Ciò avvenne forse per - gli usi di quegli abitanti, i quali al - primo manifestarsi della peste in fra - loro, sogliono la maggior parte fuggire - tra monti, e nelle campagne, sceverandosi - ne' luoghi più romiti e selvaggi; - donde armati di pistole e di fucili, - e col continuo sparo tengono da - essi lontano qualunque forestiere che - cercasse di avvicinarsi_ » 686 _e_ 687 - _Ad impedire il progresso del contagio - nei luoghi della campagna contribuiscon - forse non poco, oltre la già accennata, - altre particolari costumanze de' paesani - Valacchi e Moldavi; essendocchè - in circostanze di peste, al primo accorgersi - che qualche individuo della famiglia - ne sia infetto, usan essi - trasportarlo nascostamente nel più vicino bosco, - deporlo in luogo ombroso sopra - un letto di foglie, con a canto un vaso - pieno di acqua ed alcuni alimenti, visitandolo - poi di tratto in tratto, secondo - che per pietà, per parentela, - o per interesse lor caglia della vita di - lui. — Que' malati, a' quali reggono - ancora le forze s'accendono da se un - po' di fuoco; e morendo, lo che accade - il più di sovente, sono nel sito - stesso coperti di terra; o rimangono - colà insepolti, e vengono divorati dai - cani, dalle fiere, o dai vermi. — Sogliono - in oltre que' villani bene guardarsi - dal toccare l'ammalato, e qualunque - cosa che sia stata da esso usata, - maneggiata, od anche solamente - tocca_ » 687 _e_ 688 - _Al manifestarsi della peste sì nella Moldavia - che nella Valacchia, ne son presi - in nota tutti gli abitanti del paese - dall'Ispettore generale, o Intendente della - peste. — La città o paese si divide - immediatamente in quartieri. — Per ogni - quartiere viene dall'Intendente nominato - un sotto-ispettore della peste. — Tosto - che ammala qualche individuo - por si dee fuori della porta della casa - un segnale, e darne immediatamente - avviso al sotto-ispettore o ispettor del - quartiere, il quale è obbligato di tosto - visitarlo e dar le occorrenti disposizioni - a tenore del bisogno e delle ricevute - istruzioni. — Se in tal visita - il detto sotto-ispettore riconosca essere - l'ammalato realmente appestato, lo fa - trasportare, permettendolo la stagione, - fuor delle porte di quella casa con - tutti i suoi vestimenti. Se ciò accade - nel verno, fa collocar l'ammalato in - un certo luogo, che viene stabilito - appositamente per gli ammalati di peste. — Ognuno - che muore dal contagio, - col mezzo di persone a questo ufficio - appositamente destinate, viene trasportato - e sepolto. — A tale ufficio di - becchini sono stabiliti individui della - feccia del popolo, e per lo più, i gran - bevitori. — Dipendono essi dall'ispettore - e si prestano a tal pericoloso ministero - avendo tutto il corpo ed i vestiti - unti di catrame. — Sogliono costoro - portare degli amuletti appesi al collo, - e taluni entro al loro _turban_ un bubone - secco e tagliuzzato, che alle volte - poi vendono ai più creduli del luogo - ad un prezzo assai caro, tenuta - essendo questa sostanza in conto di grande - preservativo, ed impiegandosi come ingrediente - principale per fare degli amuletti_ » 689 _e_ 690 - _Peste nella Transilvania_ » 690 - _Trovandosi la Moldavia e la Valacchia - in preda alle devastazioni della peste, - i signori di quelle Provincie, e particolarmente - i più ricchi, abbandonarono - le case loro e si rifuggiarono nel - territorio della Transilvania, parte accampati - sotto tende sulla linea del confine, - altri entrati nei Lazzeretti, e la - maggior parte rifuggiatisi nei villaggi - montani limitrofi. Alte giogaje di monti - dividono la Valacchia dalla Transilvania. - Il confine è assai esteso e difficile - a custodirsi. Il contagio quindi non - istette molto a propagarsi nella Transilvania, - ed invase primamente il più - prossimo distretto di Corona; siccome - quello che col paese vicino infetto era - in più frequente e libera comunicazione. - Le precauzioni per impedirle vennero - prese troppo tardi_ » 690 _e_ 691 - _Già in maggio 1770 il morbo aveva oltrepassato - i confini ed attaccata una - famiglia del distretto transilvano di Corona, - che aveva dato alloggio ad un - greco di Bukarest. La fanciulla che - aveva lavate le di lui robe ammalò con - un bubone sotto l'ascella sinistra ed - un carbonchio al gomito destro, e se - ne morì in quattro dì. Ad essa tenne - dietro la madre, un di lei fratello, ed - una picciola sorella, morti tutti e tre - dopo breve decubito da quel morbo medesimo. - Al padre s'appiccò più mite - il contagio, manifestatasi una parotide - presso l'orecchio sinistro, e scampò la - vita; lo che avvenne pur di un'altra - fanciulla di sei anni, cui scoppiato era - un bubone all'inguine sinistro. Il rio - morbo da quella in altre famiglie del - distretto non istette molto a diffondersi_ » 691 _e_ 692 - _Dal distretto di Corona il contagio si - propagò in altri cinque di quella Provincia, - cioè in quello di Fogara, di - Rosmunda, nel comitato di Nangy-Sinken, - nella contea di Hàromszek, - nella residenza Csìken, e nella contea - Marussich. In tutti questi sei distretti - popolati da 3486 famiglie, la peste vi - penetrò in 506. Ammalarono 1643 persone, - delle quali sono morte 1204; - In dicembre di quell'anno la peste era - pressochè interamente cessata. L'ultima - incidenza accadde il dì 20 marzo nella - contea Marussich_ » 694 _a_ 700 - _Sintomi principali di questo contagio giusta - la descrizione che ci ha lasciato - di esso il celebre Chenot_ » 692 _e_ 693 - _Visitate dal D.r Bruckmann tutte le località - infette, e riconosciuto che non - vi erano in esse più che malattie ordinarie, - ciò che fu considerato di buon - indizio, furono dati gli ordini necessarii - per gli espurghi; e ad essi si procedette - ai primi del seguente aprile_ » 700 _e_ 701 - _Metodo ivi tenuto nell'eseguire detti espurghi - delle case e suppellettili infette_ » 701 _a_ 708 - _Dal pubblico erario veniva rifuso al proprietario - il prezzo delle case e delle - robe abbruciate, sul dato della stima - che per ciascuna doveva farsi precedere - all'abbruciamento. Questa misura - altrettanto provvida che benefica, - tendeva ad impedire maggiori danni, - facilitando la consegna degli effetti per - l'espurgo e togliendo il motivo per cui - venissero occultati_ » 706 e 707 - _Essa però non bastò. Il popolo inclinato - alla contravvenzione e non prestando - fede alle fatte promesse ebbe bisogno - di un severissimo bando per determinarsi - ad ubbidire e consegnare tutti - gli effetti all'espurgo. D'ordine sovrano - venne conceduto un premio di tre zecchini - d'oro a quello che scopriva merci - od effetti nascosti, e stabilita la pena - di morte per chiunque osava qualsivoglia - effetto occultare o nascondere. Siffatta - misura sortì pieno effetto. Gli - espurghi furono condotti felicemente a - termine, ed in maggio 1771 levati i cordoni - vennero ristabilite libere le comunicazioni - in tutta la Provincia, meno - la Contea Marussich, che fu messa a - pratica soltanto in giugno successivo_ » 707 _e_ 708 - _La peste continuava fra la truppa Russa - ch'era di presidio in Moldavia e nella - Valacchia. I soldati abbandonarono le - case de' cittadini, ov'erano aquartierati, - e si posero a campo aperto fuori - dell'abitato. Pochi giorni dopo accampata - all'aperto la truppa, la peste tra - essa minorò d'assai. Il corpo più grosso - dell'armata comandato dallo stesso general - in capo conte di Romanzow si - manteneva sano. Il comandante avea - diretta la sua marcia verso la parte - sinistra del Pruth confinante colla Bessarabia, - già quasi deserta, e prese altre - precauzioni per impedire le comunicazioni - coi paesi infetti. I varii corpi - della detta grande armata si mantennero - sempre sani durante tutta la state - a malgrado le molte vittorie riportate - sopra i turchi, ed il ricco bottino fatto - dal soldato vittorioso negli abbandonati - campi nemici_ » 785 _e_ 786 - _Fra le cose allora notate si rileva; che - entro alle mura di Bender, picciola - città della Bessarabia sul Niester, vi - regnava la peste, e grande n'era la mortalità - sì fra i soldati turchi di presidio - e sì fra gli abitanti prima dell'arrivo - dell'armata russa, e durante - l'assedio. Dopo un vivissimo e sanguinoso - combattimento che durò tre giorni, - dopo un continuo tirar di cannoni - e moschetti sì da parte degli assedianti - che degli assediati; espugnata - che fu la città, la peste si vide cessata - del tutto, nè avvennero altre incidenze_ » 786 - _Verso la fine di settembre 1770 durando - per molti giorni un tempo sciloccale e - piovoso, la peste si manifestò fra il - detto grande esercito, attaccando da - prima un corpo di cannonieri, che dopo - aver espugnato valorosamente il castello - di Ackermann se ne ritornò al campo - carico di bottino, seco asportando con - le spoglie dei vinti anco la peste. Nè - andò molto che il contagio si propagò - negli altri corpi d'armata a malgrado - tutte le precauzioni_ » _ivi_ - _La peste, dopo aver piantate profonde radici - nella Moldavia, estese le sue stragi - verso la Polonia, ed invase da prima - la città di Chozim, situata sulle - rive del Niester, al confine tra la Moldavia - e la Polonia, recandovi gravi - rovine_ » 787 - _Di là propagossi nella Podolia e nella - Volinia, nelle quali Provincie venne - recata primamente da alcuni rivenduglioli - ebrei, che avendo acquistati molti - mobili a Yassi e Chozim ed in altri - luoghi, li rivendettero in Polonia_ » _ivi_ - _Dalla Podolia s'innoltrò il contagio nel - mese di agosto fino a Kiew (o Kiovia), - città considerevole della Russia europea, - nella qual città uccise più di - quattro mila persone: e dove, come - suol accadere pur troppo nelle città - maggiori, la peste fu da prima messa - in dubbio, e non se ne ravvisò il pericolo - che troppo tardi, allorchè alla - cieca fidanza subentrarono lo spavento - generale, la confusione, il terrore, nè - v'era più tempo di riparare_ » _ivi_ - _I più ricchi e potenti e parte delli stessi - magistrati disertarono dalla città, lasciandola - in balìa della sorte in uno - stato di scompiglio e di abbandono da - non potersi ridire. Studenti, mercadanti, - operai, e tutti quelli cui le famigliari - faccende permettevano di allontanarsi - dalla città, fuggirono del - pari, seco portando il rio seme del - contagio, che per tal modo si sparse - rapidamente in varii castelli e villaggi - della picciola Russia_ » 787 _e_ 788 - _Dopo aver infierito a Kiew ed in altri - luoghi delle vicinanze durante i mesi - di settembre, ottobre e novembre, nel - dicembre, al cader delle brine invernali, - mitigò da se, e nel successivo gennajo - scomparve intieramente tanto a Kiew - che in tutti i luoghi vicini. Nella successiva - primavera si riaccese di nuovo sì - a Kiew e sì pure a Neskin, mostrando - di voler riprodurre le stesse tragiche scene. - Ma essendo stato spedito opportunamente - colà d'ordine dell'Imperatrice Catterina - II.da il general maggiore Schipow, - ed a cura di lui attivati e rigorosamente - mantenuti ottimi provvedimenti - e discipline di Sanità, la peste venne - subito arrestata ed estinta, e quel sviluppo - non ebbe ulteriori conseguenze_ » 788 - _Mentre la peste imperversava a Kiew e - nelle altre località della picciola Russia, - come si è detto, nel mese di - settembre 1770 si propagò a Braensk e - Sewsk città della gran Russia, poste - quasi in mezzo tra Kiew e Mosca, ed - in parecchi Casali e Villaggi che s'incontrano - da quella parte; e finalmente - nel dicembre dello stesso anno 1770 si - manifestò nella città di Mosca, dove - imperversò fieramente per tutto l'anno - 1771 ed una parte del 1772 avendo - ucciso cento tredici mila persone, come - si vedrà in seguito della presente - storia_ » 788 _e_ 789 - _Fra le pesti che afflissero l'impero Russo - non fu forse questa la più distruttrice - e la più memorabile, ma bensì apparisce - essere stata quella del 1653-54, che - devastò nel modo più spaventevole non - solo la città di Mosca, ma varie altre - città e paesi di quel vasto Impero, lasciandole - presso che deserte e spoglie - di abitatori. Ciò si raccoglie da una - lettera scritta dai Bojardi di Mosca nel - 1654 al Czar Alexa Micalovich, che allora - trovavasi all'assedio di Smolensko_ » 680 - _Tenore della detta lettera, la quale si - trova negli archivii dell'impero scritta - in lingua russa, e che si rileva sottoscritta - dal Principe Petrovich Pronschy - e da altri_ » 680 _e_ 681 - - DIAGNOSI - - _Sintomi della peste e loro variabilità_ » 693 _e seg._ - _Aspetto ingannevole sotto cui non di rado, - specialmente nel principio, si presenta - la malattia, ond'è difficile ravvisarla_ » _ivi_ - _Esempii di uomini sommi e riputati che - si sono ingannati nella diagnosi di questo - morbo._ - _Funeste conseguenze dei loro falsi giudizii._ - _In che consiste principalmente tutta la - dottrina della peste_ » 693 - _Se la peste non viene conosciuta in tempo: - se ravvisata, non si è solleciti a - manifestarla; se invece di adottare gli - opportuni mezzi per arrestarla, si versa - in quistioni, in ambage, il contagio - si diffonde, e le misure sanitarie - applicate tardi, riescono per lo più - frustranee ed inutili_ » 694 - _Quanto importi che i medici, i chirurghi - ed altri addetti ai sanitarii ufficii abbiano - chiare e precise idee della peste e - dei sintomi della medesima_ » _ivi_ - _Preziosa avvertenza di Schraud da aversi - presente nel giudicare una malattia sospetta - di peste_ » 695 - _La peste non ha in generale sintomi prodromi._ - _Sintomi che per lo più presentano i malati - di peste_ » 695 _e seg._ - _Loro singolarità e violenza_ » _ivi_ - _Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed - il corso di una pestilenza differisce sempre - da quello di un'altra. — Non tutti - i malati però sono afflitti da tutti i sintomi - indicati osservarsi nella peste, - ma la malattia viene accompagnata ora - dagli uni ora dagli altri_ » 700 - _Tutti i sintomi sopradescritti (pag. 695, - 696, 697) isolati o riuniti possono ancora - essere equivoci e comuni ad altre - malattie_ » 697 - _Segni positivi caratteristici della peste, - proprii a farla conoscere indubbiamente_ » 697 _e_ 698 - _Avvertenze che debbono avere que' medici, - chirurghi ed altri, che pel loro - istituto sono chiamati primi a dar giudizio - sopra le malattie dubbie o sospette - di peste_ » 698 - _Come la maggior parte degli errori più - fatali all'umanità sia nata dall'ignoranza - di que' fatti pratici che alle dette - avvertenze si riferiscono_ » _ivi_ - _Rapido corso della malattia. — Numero - de' giorni che suole durare. — Come - in parecchi casi muojano gli appestati - in 10 o 12 ore, ed un maggior - numero nello spazio di 24 ore; la maggior - parte fra il secondo e quinto giorno; - altri improvvisamente, quasi colpiti - da fulmine, e prima ancora che si abbia - potuto concepire il sospetto che sieno - attaccati dalla peste_ » 699 _e_ 700 - _Morbose reliquie da cui sogliono esser afflitti - quelli che hanno superata la peste_ » 383 _e_ 700 - _Sintomi della peste di Egina descritta da - Ovidio_ » 212 _v._ 30 - —— _della peste di Troja secondo la descrizione - di Seneca_ » 218 _v._ 90 - —— _da cui era accompagnata la peste di - Atene secondo Tucidide_ » 230 _e seg._ - —— _della stessa peste secondo Lucrezio_ » 239 _v._ 21 - —— _della peste che travagliò l'armata - Cartaginese sotto Siracusa, descritti da - Silio Italico_ » 250 _v._ 19 - —— _della peste della Tessaglia descritta - da Lucano_ » 255 _v._ 16 - —— _singolari da cui era accompagnata - la peste che si sviluppò nell'Asia minore - agli A. di R. 1208-09 dell'era - cristiana 454-55_ » 264 - —— _dai quali secondo Evagrio e Procopio - era accompagnata la fierissima peste - di Costantinopoli del 542 E. C._ » 268 _e seg._ - —— _con cui soleva manifestarsi, e dai - quali veniva accompagnata la terribile - peste nera del 1347 fino al 1362 nei - paesi dell'Oriente_ » 319 _e_ 320 - _Alcuni sintomi più comuni della peste - che travagliò la Francia nel 1482_ » 340 - —— _di quella che infierì a Parigi nel - 1510_ » 346 - _Veemenza e perniciosità particolare del - contagio nella Gallia Narbonese del - 1553, secondo il Valeriola_ » 560 - _Singolari fenomeni da cui era accompagnata - la peste che afflisse l'Ungheria - e la Transilvania nel 1554_ » 561 - —— _di quella che infierì a Parigi agli - anni 1586-87 descritta dal Palmario_ » 571 - _Sintomi che accompagnavano la peste di - Lione del 1628_ » 579 _e seg._ - —— _della peste di Digne dell'anno 1629_ » 386 _a_ 389 - —— _dai quali fu colto il marchese Strigi - che ammalò di peste nell'isola di s. Clemente, - presso Venezia da dove si propagò - la peste nella città nel 1630, e - vi cagionò tante stragi_ » 413 - —— _con cui in quella circostanza si palesò - nei primi malati della contrada di - s. Agnese di Venezia_ » 414 _e_ 415 - —— _della peste di Firenze del 1630 descritta - dal Rondinelli_ » 431 _e seg._ - —— _della peste di Nimega del 1636-37 - descritta dal Diemerbroeck_ » 445 _e seg._ - —— _della peste di Copenhagen del - 1654_ » 464 _e_ 465 - —— _della peste di Roma del 1656 descritta - dal Gastaldi_ » 481 - —— _della peste di Genova delli stessi - anni 1656-57_ » 485 _e seg._ - —— _della peste di Brunswick del 1657 - descritta dal medico Lorenzo Gislero_ » 491 _e seg._ - —— _della peste di Londra di questi stessi - anni 1665-66 descritta dall'Hodges e - dal Sydenham_ » 494 _e seg._ - —— _della peste di Gorizia del 1682 descritta - dal D.r Giuseppe Candido_ » 502 - —— _della peste di Cracovia del 1707_ » 507 _e_ 508 - —— _della peste di Würtemberg del 1707_ » 510 - —— _della peste di Marsiglia del 1720-21_ » 553 _e_ 554, - 590, 591, 592, - 593, 594 _e seg._ - —— _della peste di Ukrania del 1738-39 - descritta dallo Schreiber_ » 614 _e seg._ - —— _della peste di Algeri del 1753_ » 647 - —— _della peste di Yassy, secondo la - descrizione del Protomedico barone di - Asch_ » 686 _e_ 687 - —— _della peste di Transilvania del 1770 - descritta dal Protomedico Chenot_ » 692 _e_ 693 - _Non è questo il luogo di accennare alle - cause; nè giova il farlo, giacchè non - si potrebbe che riferirsi alle varie opinioni - intorno ad esse._ - - ESPURGHI - - _Metodi che si usavano per espurgare le - robe e case infette di peste, attaccare - e distruggere il germe del contagio - prima che si conoscesse la pratica delle - disinfettazioni cogli acidi minerali_ » 422 - _Nel 1493 s'instituì per la prima volta la - pratica di profumare le lettere ed ogni - carta, che veniva da luoghi infetti o - sospetti_ » 422 - _Prima di detta epoca solevasi abbruciare - tutte le vesti e suppellettili dei morti - da peste, pagatone dall'erario il prezzo. — Ciò - che in alcuni luoghi si è - fatto più o meno anco dopo quel tempo_ » 330 - _Profumi disinfettanti usati nella peste di - Genova nel 1657-58_ » 483 _a_ 491 - —— _di Marsiglia nel 1721_ » 587 _e_ 583 - —— _di Messina nel 1743_ » 639 _a_ 641 - —— _della Transilvania nel 1756-57_ » 701 _a_ 708 - _Come siasi proceduto all'espurgo delle - case e delle robe infette nell'ultima - peste della Transilvania del 1770_ » 652 e 653 - - METODO - - _di disinfettazione col mezzo degli - acidi minerali_ » 711 - _Metodo per disinfettare le stanze e gli - appartamenti delle case coi vapori del - cloro_ » 711 _a_ 715 - —— _da tenersi nel praticare detti vapori - disinfettanti nelle stanze dove giacciono - malati_ » 715 _e_ 716 - _Le sostanze che hanno servito alla - disinfettazione degli appartamenti, gittate - nelle latrine continuano ad agire come - disinfettanti_ » 717 - _Altri metodi per ottenere il cloro_ » _ivi_ - _Come agisca il cloro sui germi del contagio_ » 718 _e_ 719 - _Come venga alterata e scomposta la natura - dei germi riproduttori del contagio - per l'azione degli acidi solforoso e nitrico_ » 719 - _Dei vapori dell'acido nitrico e del modo - di ottenerli_ » 719 _a_ 721 - _Del gas solforoso e dei vapori nitrico-solforosi - da sostituirsi allorchè manca - il cloro_ » 720 - _Dei vapori dell'acido muriatico o - idroclorico; del metodo di ottenerlo; e delle - avvertenze nel praticarlo_ » 722 _e_ 723 - _Quantità degl'ingredienti necessarii per - una completa disinfettazione proporzionata - all'ampiezza de' locali ed al grado - della loro contaminazione_ » 723 - _Metodo da tenersi per disinfettare cogli - acidi minerali i vestiti, le coperte, i - letti, le biancherie, pelliccerie, ed altri - oggetti suscettibili_ » 725 - _Avvertenze che si debbono avere nell'eseguire - le fumigazioni col cloro_ » 725 _e_ 726 - _Come le biancherie, vestiti, tessuti di lino, - di lana, ed altri oggetti che non - soffrono danno dall'espurgo d'acqua, - possano venir spurgati egualmente bene, - con egual sicurezza e più presto - col liscivo, coll'acqua bollente, coll'immersione - per parecchie ore nell'acqua - del mare, o in una soluzione di - cloruro di calce o di soda_ » 728 _e_ 742 - _Per tutti quegli oggetti che possono esser - lavati senza che rimangano danneggiati, - qualunque profumo è interamente superfluo_ » 772 - _Della commissione medica inviata dal - Governo di Francia in Egitto nel 1728 - per vedere e studiare la peste_ » 727 _e seg._ - _Esperienze che sono state istituite dalla - detta commissione per riconoscere l'efficacia - dei cloruri come mezzo disinfettante_ » 727 _a_ 730 - _Metodi ch'erano in pratica ne' passati - tempi per spurgare le lettere_ » 730 _a_ 739 - _Espurgo delle lettere col cloro. — Metodo - di eseguirlo_ » 730 _e_ 731 - _Descrizione della cassetta che viene proposta - come opportuna per lo spurgo - delle lettere e delle carte. Istruzione - sul modo di farne uso_ » 730 _a_ 734 - _Che cosa convenga fare per spurgar bene - le lettere; e dopo spurgate che cosa occorra - farsi prima di dirigerle alla loro - destinazione; come condursi per quelle - dirette alle prime cariche dello Stato_ » 734 _e_ 735 - _Sull'azione del calore considerato come - mezzo possente di disinfettazione, atto - a distruggere, o almeno ad assopire - l'attività del contagio pestilenziale, - portato che sia al grado 30 a 35 di - Reaumur. — Opinione degli Orientali - nel proposito. — Osservazioni ed esperienze - che guidarono detta opinione_ » 735 _e_ 736 - _Come sulla base di tali osservazioni ed - esperienze sia stato introdotto in alcuni - dei nostri Lazzeretti l'uso di spurgare - le lettere e le carte col calorico, assoggettate - poscia ai vapori di nitro e zolfo_ » 737 _e_ 738 - _Intorno l'opportunità di detto - metodo. — Distinzione_ » 738 - _Sull'uso dell'aceto per espurgare le lettere - e le carte, così pure per l'espurgo - di altri oggetti, p. es. delle monete - di qualunque sorte, utensili d'oro, - d'argento, di rame e d'altri metalli. - Metodo di praticarlo_ » 741 - _Dei grandi fuochi che, servendo alle opinioni - dei passati secoli, si solevano accendere - nelle strade e sulle piazze pubbliche - per purificar l'aria in tempi di - peste. — Loro inutilità_ » 539 _e_ 540 - 627, 293, - 740 _a_ 742 - _Qual uso si faccia oggidì del fuoco nei - Lazzeretti, ed in tempi di peste per - spurgare le vie, le piazze pubbliche, - le porte delle case, i pavimenti, selciati, - ed altro_ » 743 - _In qual modo, e dove accesi possano - detti fuochi riescir utili in tempi di - contagio_ » 743 _e_ 744 - _Della botte per le fumigazioni disinfettanti - da adoperarsi in tempi di peste_ » 765 _e seg._ - _Importanza ed utilità della medesima_ » 765 _e_ 766 - _Quanto sia utile attaccare prontamente i - germi del contagio in qualunque luogo - ed in qualunque tempo sieno essi per - svilupparsi, e dare ai mezzi disinfettanti - la maggior possibile diffusione ed - universalità_ » 776 _e_ 767 - _I felici risultamenti ottenuti nella recente - peste di Odessa del 1837 dai provvedimenti - sanitarii colà attivati, confermano - l'importanza e l'efficacia della - detta disciplina, di attaccare cioè senza - perdita di tempo i germi del contagio - coi mezzi disinfettanti più attivi - appena succede lo sviluppo di essi, in - qualunque luogo ed in tutti i lor nascondigli_ » 774 - _Come a detti espurghi domiciliari debbano - prontamente prestarsi gli stessi individui - delle respettive famiglie che rimangono - sani, senza attendere i soccorsi - dal pubblico; il quale però deve - incaricare apposite persone per istruire - e dirigere nell'esecuzione di detta pratica - le genti del popolo_ » 768 - _Descrizione della detta botte da espurgo_ » 769 - _Modo di caricarla e di adoperare con - essa per disinfettare i varii effetti destinati - all'espurgo_ » 769 _a_ 772 - _Per quanto tempo occorra tener chiusi - entro la botte esposti ai vapori del gas - solforoso gli oggetti da spurgarsi; e - dopo spurgati quanto debbano restare - all'aria libera_ » 771 _e_ 772 - _Come in alcuni casi gravi, e secondo il - bisogno e le circostanze, in vece delle - fumigazioni col zolfo sieno da adoperarsi - quelle col cloro, avendo presenti - alcune avvertenze sulla espansibilità di - detto gas, e sulla sua qualità di attaccare - i colori_ » 773 - _Cautele ed avvertenze che devono avere - le persone che si prestano all'ufficio - di caricare la botte onde evitare il contagio_ » _ivi_ - _Le cose dette intorno le botti da espurgo - possono esser applicate dietro una - pratica illuminata a qualunque altro - spazio chiuso_ » 773 _e_ 774 - _Dei vasi disinfettanti e preservativi, così - detti, (vasi profumatorii di salute). Delle - bottiglie di cloro portatili; a qual - uso servano esse_ » 744 - _Modi di prepararli_ » 745 _a_ 748 - _Avvertenze che si debbono avere nel farne - uso_ » 748 - _Utilità di tener in pronto tali apparati - nei Lazzeretti, negli Spedali ed altri - Stabilimenti Sanitarii_ » 749 - _Delle boccie portatili disinfettanti propriamente - dette; loro descrizione e maniera - di prepararle_ » 749 _a_ 751 - _Utilità che da esse se ne può ritrarre - per l'uso cui sono destinate a - servire; — semplicità della loro - preparazione; — comode ed importanti loro - proprietà; l'attività loro si conserva per - lunghissimo tempo_ » 750 _e_ 751 - _Composizione che si adopra per lo spurgo - delle stalle infette_ » 753 _e_ 754 - _Cenni sull'azione disinfettante e sanatrice - dell'aria e della luce_ » 775 - _L'aria libera e pura considerata qual - principal mezzo disinfettante, quello a - cui noi dobbiamo la maggior parte degli - espurghi che si praticano tuttogiorno - nei nostri Lazzeretti; quello di cui - l'esperienza di secoli ha dimostrato - l'efficacia; nè vi fu ancora alcuno che - abbia osato negarla_ » 775 _e_ 776 - _Esperienze particolari che hanno dimostrato - come sotto l'azione dell'aria libera - e pura, e specialmente dove l'ossigeno - può esercitar liberamente il suo - potere, venga distrutta o menomata - l'azione micidiale del contagio e perda - quegli la sua facoltà riproduttiva_ » 777 _e_ 778 - _Fatti di Filadelfia che comprovano questa - verità_ » 777 - —— _di Macarsca_ » 777 _e seg._ - —— _dell'Ungheria_ » 779 _e_ 780 - —— _d'Italia_ » 780 - —— _di Parigi_ » 780 - _Come nei casi di peste o di altro contagio - esser debba cura specialissima dei - Governi, o di quelli che presiedono - alla conservazione della salute pubblica, - istruire le popolazioni sull'efficacia - di questo mezzo, e di esortarle a profittarne_ » 781 - - PRESERVATIVI. - - _Delle boccette disinfettanti tascabili pei - medici, chirurghi, ministri di religione, - serventi, e per tutte le persone che - sono obbligate ad avvicinare i malati - di contagio, dette altrimenti boccette - _disinfettanti di Guyton_; — modo di - prepararle_ » 751 _e seg._ - _Avvertenze che si debbono avere nel portarle - addosso_ » 752 - _Uso di portare addosso il cloruro di calce - in boccette chiuse; — come nessuna - utilità si possa attendere da questo - uso; — ragioni sulle quali si appoggia siffatta - opinione_ » 754 _e_ 755 - _Quale invece sarà l'uso che di dette boccette - di cloruro si potrà fare utilmente_ » 755 - _Essenziali ed utili cautele da usarsi da - quelli che sono obbligati di avvicinare - malati di peste_ » 756 - _Quanto sia raccomandabile l'uso di lavarsi - spesso le mani con una soluzione - di cloruro di calce, o coll'acqua clorurata, - coi quali liquidi si potrà pure - bagnarsi il volto e specialmente le narici - e le labbra_ » 756 _e_ 757 - _Dei sacchettini di tela pieni di cloruro - di calce da portare in dosso_ » 757 - _Quali sieno gli espedienti e mezzi migliori - per conservarsi sano ed illeso dovendo - vivere in mezzo ai malati di contagio - nello stesso ambiente, trattarli ed - assisterli_ » 757 _e_ 758 - _Cautele da non ammettersi nell'intraprendere - le sezioni dei cadaveri delle - persone morte di peste_ » 758 - _Quanto sarebbe desiderabile che col mezzo - delle investigazioni sui cadaveri, - intraprese con più frequenza e con più - di coraggio di quello che siamo soliti - di fare, potessimo pervenire a scoprire - più chiaramente le interne lesioni - prodotte dall'azione del principio - pestilenziale_ » 759 - _Pericolosa ed incauta pratica, che si tollera - tuttora in alcuni paesi, quella dei - medici e chirurghi dei Lazzeretti ch'esplorano - il ventre ed il polso dei malati - sospetti od infetti di peste, sia che - ciò facciano coi guanti cerati o gommati, - sia con altri mezzi precauzionali, - e sortano poi subito finita la visita, - mettendosi in libera comunicazione - colle famiglie e persone sane - della città_ » 760 - _Come importerebbe che le Autorità incaricate - della tutela della salute pubblica - provvedessero a tale inconveniente_ » 761 _e_ 762 - _Saggie e caute norme che sono in pratica - in questo proposito nel Lazzeretto - di Marsiglia_ » 762 _a_ 764 - _Sull'efficacia dell'aria libera e pura anche - come mezzo preservativo. — Fatti - che lo hanno dimostrato_ » 771 _a_ 781 - _Come in nessun luogo sia più manifesta - l'influenza dell'aria pura e della libera - ventilazione per preservarsi dal - contagio, quanto nei paesi del Levante - Ottomano_ » 645 _a_ 677 - _Avvertenze profilatiche, suggerimenti d'igiene - particolare intorno al modo di - vivere e di condursi in tempi di peste, - a fine di mantenersi illesi da' suoi attacchi - e conservarsi sano_ » 781 _e_ 784 - _Quanto importi di aver presente che ogni - contagio ha una atmosfera contagiosa - sua propria; che l'ambito del corpo - di ogni malato esala incessantemente - un vapore una traspirazione che si - estende fino ad un certo punto; che - questo è ciò che si chiama sfera di - attività del contagio, atmosfera contagiosa; - che i raggi di questa sfera variano - secondo le circostanze, e che nei - luoghi chiusi ove manca l'ossigeno, i - germi del contagio non soffrono modificazione, - restano latenti e nascosti entro - ai corpi passivi, sempre pronti a - svilupparsi tosto che si presentino favorevoli - circostanze_ » 784 - _Quali fossero i mezzi preservativi raccomandati - nelle pesti dei passati secoli._ - _Nella peste di Roma agli anni 188-89 - dell'E. C. sotto l'impero di Commodo - fu per la prima volta consigliato di - usare gli odori come preservativo, tener - addosso sostanze odorose, e praticar - profumi ad oggetto di purificar l'aria_ » 261 - _Commodo avendo sentito dai medici che - certi alberi spargenti odore, come il - lauro, sono buoni a preservar dalla - peste, se ne fuggì al luogo detto Laurentum - (ora Pratica) rinomato pei suoi - boschetti di Lauro_ » _ivi_ - _Nella peste di Roma dell'anno 1288 E. C. - si notò che il Pontefice Nicolò IV., - servendo all'opinione di que' tempi, faceva - accendere continuamente grandi fuochi - ne' cortili e negli appartamenti del suo - palazzo, considerato questo qual valido - mezzo preservativo_ » 293 - _Nella peste di Firenze dell'anno 1348 - tenevansi pure gli odori in pregio di ottimi - preservativi secondo la descrizione - che ne diede il Boccaccio_ » 304 - _La medesima cosa ebbe luogo nel contagio - del 1529 della stessa città di Firenze, - di cui narra il Machiavelli - «chi l'uno fiori e odorifere erbe, chi - spugne, chi ampolle, chi palle di - diversa specie composte in mano portava, - o per meglio dire al naso teneva - come preservativo»_ » 351 - _Nella peste di Verona del 1630 i medici - e chirurghi a preservarsi dal morbo solevano - far uso delle poma d'ambra e - di altre sostanze odorose; ma a malgrado - ciò perì la maggior parte di essi_ » 407 - _Nei passati tempi fra la farragine di sostanze - odorifere che venivano impiegate - come preservativo si usava molto la - canfora, anzi si aveva in essa una particolare - fiducia_ » 639 e 740 - _L'esperienza successiva ha mostrato non - esser dessa senza qualche utilità. Lo - stesso dicasi del tabacco_ » 740 - _Nella peste di Lione del 1628-29 i cauteri - e vescicatori furono riconosciuti eccellente - preservativo. Le successive osservazioni - ed esperienze hanno confermato - l'efficacia di detti mezzi_ » 380 - _Così nella peste di Roma del 1656 venne - riconosciuto essere i cauteri, o fontanelle, - eccellente preservativo. Il padre - Kircher, il quale durante detto contagio - trovavasi a Roma, assicura che - niuno segnato da essi cauteri fu invaso - dalla peste, tranne alcuni di vita - epicurea_ » 482 - _I Magistrati di Lucca, nella peste che - afflisse quella città nell'anno 1630 assieme - a molte altre, furono i primi in - Italia che ordinassero, che i medici - usar dovessero di un lungo drappo incerato - ed incappucciati coi cristalli - agli occhi, assistessero così gl'infermi_ » 407 - _Nella peste di Firenze dello stesso anno - 1630 si usarono molto le unzioni coll'olio - tanto come rimedio quanto come - preservativo_ » 434 - _Altri preservativi usati nella medesima - peste di Firenze_ » 436 - _Qual metodo di vita abbia tenuto e di - quali preservativi siasi giovato il celebre - Diemerbroeck nella terribile peste - di Nimega, per cui pervenne a - mantenersi sano ed illeso a malgrado il - continuo avvicinare i malati di peste - in qualunque casa infetta sia che a - ricchi o a poveri appartenesse_ » 453 _e_ 454 - _Qual metodo profilatico sia stato riconosciuto - il migliore nella peste di Würtemberg - del 1707_ » 311 - _Nella peste di Marsiglia salì in molto - credito come preservativo l'aceto, e specialmente - l'aceto aromatico, che dicesi - dei quattro ladri_ » 606 - _Efficacia che viene attribuita all'aceto, - specialmente allorchè sia forte e buono, - tanto come disinfettante che come - preservativo_ » 740 _e_ 741 - _Quali mezzi preservativi sieno stati - riconosciuti utili nella peste dell'Ukrania - del 1738-39_ » 618 _e_ 619 - _Intorno alle cautele da usarsi nei paesi - d'Oriente in circostanze di peste_ » 650 - _Suggerimenti del riputatissimo protomedico - dott.r Chenot agli abitanti della - Transilvania sul metodo che dovevano - tenere per preservarsi dalla peste_ » 656 - _Con quali preservativi si prestino all'esercizio - del loro pericoloso ministero i becchini - della Moldavia e della Valacchia - in circostanze di peste_ » 689 _e_ 690 - - DELLA CURA - - _Consiglio dato dal protomedico dott.r Chenot - agli abitanti della Transilvania sul - metodo che dovevano usare, subito che - potevano sospettare di aver assorbito il - contagio; consiglio che in molti casi è - riuscito utilissimo_ » 656 - _Osservazioni pratiche sul trattamento curativo - della peste fatta dal Palmario - nella peste di Parigi e di altri luoghi - della Francia_ » 346 - —— —— _raccolte dal Falloppio nella peste - che afflisse l'Italia dal 1512 al 1529_ » 356 - —— —— _che sono state fatte nella peste - di Lione del 1628-29_ » 380 - —— —— _sull'efficacia della dieta e del - moderato uso del vino_ » _ivi_ - —— —— _raccolte dal Rondinelli, quantunque - non fosse medico, nella peste di Firenze - del 1630_ » 433 _e_ 434 - _Del governo dietetico e curativo della - peste, osservazioni pratiche del Diemerbroeck - fatte nella peste di Nimega_ » 452 - _Rimedii che sono stati riconosciuti utili - nella peste di Copenaghen del 1654_ » 463 - _Come si medicassero i malati di peste nel - contagio di Roma del 1656 giusta la - descrizione che ci lasciò di esso il celebre - cardinal Gastaldi_ » 482 _e seg._ - _Quali rimedii siensi usati nella peste di - Genova dello stesso anno 1656_ » 487 - _Trattamento curativo usato dal Sydenham - nella fierissima peste di Londra degli - anni 1665-66_ » 495 _e seg._ - _Autori che hanno opinato per la cacciata - di sangue nella peste_ » 496 - _Nella peste che infierì in Francia e - particolarmente a Parigi nel 1510 le sottrazioni - sanguigne riescirono costantemente - dannose_ » 346 - _Assicura il Falloppio essersi la stessa - cosa osservato nella peste che durò in - Italia otto anni di seguito, cioè dal - 1522 al 1529_ » 356 - _Dice il Diemerbroeck parlando della peste - di Nimega del 1636-37. «Le cavate - di sangue erano assolutamente - mortali»_ » 452 - _Nella peste di Roma del 1656 fu osservata - la medesima cosa, cioè che l'emissione - di sangue era assolutamente - seguita dalla morte, ed al più s'impiegavano - le ventose scarificate_ » 482 - _Nella peste di Marsiglia del 1721 fu osservato - che le reiterate cacciate di sangue - ed i purgativi adoperati negli - spedali riescirono manifestamente dannosi_ » 543 - _D'altra parte il celebre dott.r Bertrand - nella sua descrizione della stessa peste - di Marsiglia, dice. «La sanguigna - in generale non doveva essere - nè abbondante nè ripetuta»_ » 599 - _Il dott.r Candido parlando del contagio - di Gorizia del 1682, dove allora era - medico, dice. «Il cavar sangue dalla - vena fu osservato nocivo, così si tralasciò. - Li vescicanti all'incontro furon - trovati di gran sollievo»_ » 502 - _La stessa osservazione intorno ai dannosi - effetti della missione di sangue - nella peste fu fatta da altri pratici nel - corso di altre pestilenze._ - _Rimedii osservati utili nella peste di Cracovia - del 1707, secondo le osservazioni - ed esperienze del dott.r Schomberg - che ve l'ha descritta_ » 508 _e_ 509 - —— _che meglio corrisposero nella cura - usata nella peste di Würtemberg del - 1707_ » 511 - _Osservazioni intorno ciò che si è praticato - riguardo alla cura nella peste di - Marsiglia del 1720-21 fatte dal celebre - dott.r Bertrand, che fu di tutta - quella pestilenza testimonio oculare. - Che cosa in essa sia stato trovato utile - o nocivo_ » 543 - _Quale sia stato il trattamento curativo - adottato in quella pestilenza. — Avvertenze - che si dovevano avere nella - scelta ed applicazione dei varii rimedii_ » 598 _e seg._ - _Della cura esterna_ » 603 _e seg._ - _Intorno al governo del vivere che fu - riconosciuto meglio convenire_ » 603 - _Osservazioni del dott.r Schreiber di Königsberg - nella peste dell'Ukrania del - 1738-39 intorno ai rimedii che nel trattamento - curativo hanno meglio corrisposto - non che rispetto al tempo di - usarli_ » 619 _e_ 621 - _Qual era la dieta che in quella circostanza - solitamente si prescriveva_ » 620 - _Qual metodo di cura usassero i Mori - nella peste di Aleppo del 1753, e che - cosa sia stata trovata più utile nel corso - di detta pestilenza_ » 649 - _Trattamento curativo adoperato con buon - successo nella peste della Transilvania - del 1757 dietro i suggerimenti del riputatissimo - dott.r Chenot_ » 653 _a_ 655 - - NECROSCOPIA. - - _Apertisi in Genova nel 1656 alcuni cadaveri - di persone morte dalla peste in - quella terribile epoca che cosa siasi in - essi trovato_ » 486 _e_ 487 - _Nelle sezioni cadaveriche instituite nella - peste di Marsiglia del 1720-21 quali - lesioni e particolarità sien state rinvenute_ » 598 - _Che cosa siasi trovato nei cadaveri degli - appestati che sono stati aperti in - Ukraina nella peste del 1738-39_ » 618 - - - - -NOTE: - - -[1] Chez Lequin e C. Paris 1839. 8.vo Brocheurs. - -[2] il Dott. Neuner partì da Costantinopoli per Vienna il giorno 12 -Agosto 1839, ed il Dott. Minas il 24 Ottobre anno stesso per Semlino -onde riprendere la direzione di quella contumacia Austriaca. - -[3] Dott. Clot, fu Ufficiale di Sanità Francese, che venne innalzato -dal Bascià d'Egitto alla dignità di Bey, ed ora è conosciuto sotto il -nome di Clot-Bey. Egli è il fondatore e direttore del grande Istituto -scientifico, ove s'insegnano Medicina, Chirurgia, Fisica, Chimica, -Botanica, Filologia e lingua Francese, ch'era prima ad Abou-Zabel, sei -leghe distante dal Cairo, e che fu trasportato a Kassel-En nel quale -egli legge Medicina. - -[4] Io stesso nel 1817 ho presieduto all'espurgo, nel Lazzeretto di -Spalato, di una quantità considerevole di oggetti, vestiti, letti, -biancherie, ecc., lordi ancora di sanie, di sierosità, di sangue, e di -altre materie appartenenti a quarantasei famiglie che andarono estinte -nella peste di Macarsca. Dopo cinque giorni di espurgo fui il primo -a maneggiar detti oggetti, e dopo di me altri impiegati di quello -Stabilimento, ed il sesto giorno sono stati consegnati in istato libero -a S. E. il Sig. Commissario plenipotenziario de Klobutzynscky, e posti -indi in libera circolazione, senza che ne sia derivato per ciò alcun -danno a chicchessia. - -[5] Qualunque sieno i calcoli e le conghietture, che si vogliano -ammettere riguardo alla creazione del mondo, intorno al qual obbietto -è stato tanto scritto, si scrive ancora, e si scriverà, è certo, che, -dato la più antica pestilenza conosciuta esser quella dell'anno del -mondo 2443; e supposto la sua creazione essere avvenuta soltanto 4054 -anni avanti l'Era Volgare, ci restano indietro nella storia da circa -ventiquattro secoli e mezzo ravvolti in fitte tenebre, rispetto alla -malattia dalla Peste. - -[6] In una Nota ad Ovidio ad usum Delphini si legge. _Pestis, cujus -descriptionem plerique omnes poetae ex Homeri Iliados primo, vel -etiam ex Thucidide lesumpserunt_. Ciò però non è rispetto alla peste -descritta da Ovidio. - -[7] Descrivendo l'atroce pestilenza dell'anno 914 di Roma, 170 di G. -C., la quale imperversò sotto l'impero di Marc'Aurelio, mi sfuggì di -far menzione che in detto anno 170 di Cristo, nel tempo della guerra -de' Romani contro i Marcomani, le Illiriche città di Salona, Nona -e Scardona (ora semplici borgate comprese nel regno della Dalmazia) -rimasero quasi distrutte dalla peste, e che furono poi ripopolate dai -Romani (_Farlati Illyric. Sacr. T. I._) - -Così parimenti, allorchè parlai della peste del 543-44 ho ommesso di -accennare, che in quegli anni, cioè nel 545 di Cristo, la città di Zara -in Dalmazia andò desolata dalla peste, che durò tre mesi. - -Caduta ora occasione di far memoria del contagio, che ha afflitto la -città di Zara nel 588, avvisai di soggiugnere le sopraccennate notizie -storiche, le quali credo poter importare, principalmente ai nazionali. - -[8] In un antico libro Illirico, tradotto in italiano dal P. F. Tommaso -Plexicovich, esistente nell'archivio di s. Paolo nello scoglietto di -Galovaz, territorio di Zara, si legge, quanto segue intorno la peste, -che ha regnato a Zara in quest'anno 1202, «Fu un altro castigo a Zara, -che in detto tempo di guerra si accese fortemente il mal contagioso; -di maniera che gl'infelici Zaratini morivano e per le chiese, e nelle -case, e nelle muracche, nè v'era chi li seppellisce, ed erano li sani -tutti confusi, cosicchè o dovevano correr alle mura per difendersi dai -nemici, ovvero seppellire li morti, ed allora li Veneziani colle armi -della crociata distrussero le mura, e scacciarono li viventi Zaratini e -principalmente si occuparono a fabbricare il castello dirimpetto a Zara -allo scoglio detto Ottoch sopra il monte, poi detto di s. Michele, per -guardare che non ritornassero in città». (_Stampiglia Libro de' Villici -di Pasman_). - -[9] «Heu! proh dolor! qui animi, vel quae linguae hominum -possunt exprimere, et explicare tam horribiles, et miserrimos, et -infelicissimos dies calamitatis, qui ante, et post adventum efferae -cladis epidemiae primitivae humano generi breviter evenernut propter -multa, et varia delicta hominum, quae commiserunt contra Deum. Tunc -temporis infectus erat aer, et factus obscurus, et caliginosus, et -multae partes mundi infectae erant a lethifero morbo epidemico. Sol -effectus erat totus tenebrosus medio die, et stellae sicut tempore -noctis apparebant in coelo. Luna opaca, et terra eclypsim patiebatur. -Stella cometa cum magna cauda in coelo in partibus occidentalibus -micando apparuit, et ceterae stellae de coelo videbantur de statu -proprio cadere ad terram. Coelum apertum videbatur, et ex illa -apertura coruscus ignis caelestis exibat ardens cum flamma horribili, -et luce incensa de nocte apparens universo orbi. In parte orientali -terrae motus magnus in multis locis, et in pluribus partibus mundi -terribiliter regnabat; et propterea aedificia multa ad terram prostrata -ruebunt. Venti diversi tumescentes urgendo, et cum maximo impetu -sibilando sufflabant. Mare turbolosum, et turgidum erigens se in altum -clamando non cessabat; et omnia elementa dolorosa, et tristia signa -dabant. Lupi rapaces infiniti de nocte ambulando circumcirca muros -civitatis ululabant, qui nonnisi humanum sanguinem sitientes jam -non occultis insidiis, sed palam irrumpebant in domos villarum, et -de matrum gremiis parvulos rapiebant; non solum parvulos, sed etiam -armatos viros facto agmine invadentes saevis dentibus laniabant, -et multa corpora mortuorum de sepolturis effodiendo devorabant: non -lupi vel ferae, sed daemones videbantur. Cuculi, et bubones sedentes -super domos flebiles, et moestissimas cantilenas de nocte cantabant; -vespertiliones copiosi in domibus, ac in aedibus nidificantes -blatterabant. Corvi sine numero de die volantes supra civitatem cum -multo strepitu crocitabant. Milvi similiter, et vultures cum copiosis -comitivis in aere elati pipiebant, et multae aliae aves sylvestres, et -animalia diversa bruta quadrupedia de luco ad civitatem accedentia in -magna quantitate, plurima signa dabant monstruosa. Furiae infernales, -Alecto, Thisiphone, Maegera de stygiis paludibus, ut dicebatur, -egredientes in multifariis, et in diversis formis hominibus multis -vicibus, et plures de die, ac nocte, super terram apparebant, eos -visibiliter expavescendo taliter, quod efficiebantur sine mente, muti, -et elingues multi ipsas videntes, et plures propter hunc metum debiles -efficiebantur in membris. In primis haec acerba pestis in brutis -animalibus inchoavit; scabies, et leprae totaliter opprimebant equos, -boves, pecudes, et capras; ita ut pili de dorsis ipsorum depilabantur, -et cadebant, et efficiebantur macri, et debiles, et post paucos dies -moriebantur. Deinde incepit haec rabiosa pestis per universum mundum -discurrendo in miserabiles homines laetaliter desaevire, et vires -ipsorum debilitare; ita ut sicut apparebat alicui homini aliquod signum -glandis, vel carbunculi in aliqua parte sui corporis cum caliditate -febris, et ille nullam spem habebat amplius in hoc mundo vivendi. -Sed primo statim devote de peccatis tuis, et contrito corde faciens -confessionem sacerdoti, et recomendans animam suam Deo; et condens -testamentum protinus die tertia, vel quarta spiritum exalabat, et -reliqui homines, qui erant sani, videntes eam necem terribilem, et -multos in brevi spatio mori, inscii hujus pestilentiae, prae timore -maximo efficiebantur quasi exanimes, et amentes, de casu simili -timentes, et putantes mundi finem adesse. Proh fata! quam tristes dies -erant cernentium miserabilium mulierum crines, et pectora, genasque -laniantium! Oh quam magnus ululatus, et ploratus hominum extollebatur -ad coelum! currebant hinc, et inde unusquisque suos caros attinentes, -et proximos plorando, qui mortui erant, et gradiebantur atris vestibus -induti, vultus gerentes humi maerore depressos. Nesciebant miseri, -quid potius eligerent, vel cadavera sepelirent, vel soli fugerent a -longe, ne inficerentur a tali letifero morbo contagioso; et singuli -euntes per sacras aedes manus suas elevantes ad coelum, supplicantesque -Deo gratias agebant; et aliqui ipsorum fugiebant procul, et a longe -per diversa loca oberrantes, et dimittebant multa cadavera suorum -propinquorum jacentia in domibus, et in templis inhumata, et non -erat qui sepeliret, quia in multis aedibus non remanserat mingens ad -parietem. Mares etiam, et faeminas, senes, et parvulos protinus saeva -lues communiter necabat, et nulli aetati hominum parcere volebat: -separabat filios, et filias a parentibus, et e converso germanos, -et fratres a fratribus et omnes caros a caris, similiter maritos a -consortibus, et uxores a viris legitimis omnino disgregabat sine aliqua -pietate». - -«Hac eadem pestilentia tactus migravit e vita Dominicus, Archiepiscopus -Spalatensis». - -[10] Il Collegio di Medicina di Parigi di quel tempo si accinse a -spiegare il fenomeno di questa sì terribile e generale pestilenza, -attribuendone la causa ad un preteso combattimento delle stelle e -del sole contro il mare; combattimento funesto, in cui l'acqua e il -fuoco, avendo a vicenda la superiorità l'un sopra l'altro, cagionarono -nell'aria un'alterazione, che fece perire la maggior parte degli esseri -viventi. Gran fatto! Sembra che la bizzarria delle opinioni sia stata -in tutti i tempi un particolar privilegio de' medicanti. - -[11] JACOBUS GONDOALDUS. - -CLXXV. (questo numero indica la serie degli Uomini illustri). Licet -Patria Ferrariensis, tamen quia ut Ragusii medicinam, quam appreme -callebat, profiteretur anno 1410 conductus, in ea urbe sedem fixit, -familiamque propagavit satis honestam, merito inter Ragusinos numerari -debet. Quantum in medendi arte valeret maxime eluxit, cum ter ejus -aetate Pestis Ragusium invasit. Primum anno 146 ex Hungaria a Paulo -Gundula allata; iterum anno tertio anno 1430. Prima Peste grassante a -die IX. Kal. Maii ad III. Kal. Julii, Jacobus et afflatis remedia, et -intactis antidota praescripsit, edito ea de re opusculo, quod num modo -superest, incompertum. Verum ea ratio processit minus, ac propterea -desiderata sunt eo tempore capita hominum 800 super tria millia. Itaque -iterum saeviente lue a IX Kal. Maii anni 1422 ad III Idus Junii anni -sequentis, Jacobus cavit, ut sani a morbosis separarentur, eoque fecit, -ut multo pauciores, quam alias, efferrentur. Cum itaque consilium e -sententia processisset, tertio peste urbem invadente, longius adhuc -infectos deportandos curavit, alios scilicet ad insulam _Mercanensem_, -et aliam insulam _Bobâram_, dictant; domunculis in eum finem ibi -constructis: alios praesertim nobiles ad Dancias loco suburbano in -aedes Cervinae ac Prodanellae familiarum, adhibitis vigilibus, ne quis -ad eos propius accederet, resque ab ipsis contrectatas tangeret. Hac -ratione ab VIII Kal. Maii usque ad V Kal. Novembr., quo tempore pestis -grassata est, paucissimos vita exturbavit. Eodem anno, Augusto exeunte, -in insulam Calamotam (Illyrice _Kolocep_ appellatur) pestis iniit, -et, suadente Jacobo Gondoaldo nostro, S. C. cautum, ut omnes vestes, -reliquaque suppellex morbidorum igni absumeretur, oblato ex aerario -pretio, et ita malo itum obviam. Eadem ratio felici eventu adhibita in -Rathanea Chersoneso (vocatur _Punta_) 1731. E vivis obiit Gondoaldus -Ragusii anno 1436. - -[12] Finita la peste, ed entrati i nobili nella città, il Senato di -Ragusi scrisse all'imperator Sigismondo una lettera latina in data -14 Novembre 1437, in cui gli dà la descrizione di questa terribile -pestilenza, e chiude nel modo seguente: «_Civitas nostra incendio -pestilentiae destructa etc. In qua redeuntibus nobis die primo Octobris -prope elapsi, non est nobis visa civitas, sed nec simulacrum quidem -civitatis apparuit etc._». _V. Compend. Hist. Eccles. Rhacusin. Extat -in Archivia Reip. Rhacus._ - -[13] La città di Sebenico e quella di Arbe in Dalmazia furono in modo -afflitte dal contagio nel detto anno 1449, che grande mortalità vi -cagionò fra quelle popolazioni (_Memorie esistenti nell'Archivio Civico -della città di Sebenico. Liber nuncupatus Magnum Venerandi Capituli -Arbensis ad pag. 116 Indictione 12ma_). - -[14] «L'anno 1500, nel quale a Roma si celebrò il Giubileo istituito -già da Bonifazio VIII, in Levante Bajazetto se n'andò all'espugnazione -di Modone, rovinò le muraglie, gli levò la difesa, e correndo i -Giannizzeri dalle trincee presero per forza la città, e tagliarono -tutto il presidio a pezzi: di che ispaventati quelli di Corone -s'arresero ad Achmet Bassà. Ebbe ancora Navarino, che già si chiamò -Pilo, albergo del vecchio Nestore sopra il Porto di Giunco, con la -Rocca di Crifo; e il popolo di Corinto Misitra (questa città crebbe -dalle reliquie di Lacedemone), e di Petras, che già fu detto Patra, -raccolti i patti è le facoltà più preziose, abbandonate le case, come -inabili a sostenerle contra il furore barbaro, si sparse per l'Italia -e Sicilia, e una parte si ridusse in Ragusa, ed arrecò la peste, -che partorì grandissimo danno alla nostra città. Ma concorrendo la -nobiltà e il popolo in opinione, che ciò era il sdegno giusto di Dio, -riconoscendo con vera penitenza i peccati proprj, perdonate l'offese e -i delitti loro da Dio, il male abbandonò la città». - -[15] «Dell'anno 1526 fa portata la peste in Raugia da un Maestro Andrea -Sartore, che tornava d'Ancona, il quale fu perciò condotto per la Città -sul carro attanagliato e morto. E la peste fè tanto danno, che la Città -restò quasi desolata. Morirono 84 Gentilhuomini, e 80 Gentildonne: -in San Domenico morirono 19 Padri, in San Francesco 25. In cinque -monasterj aperti morirono più di 160 Monache, e in tre serrati nessuna. -Dell'altro popolo fra la Città e Contado morirono intorno a 20,000 -persone. E riducendosi il Senato a Gravosa, nel Convento di Santa Croce -dell'Ordine de Predicatori, rimasero i soli Soldati alla guardia della -Città, e due galere armate con una fusta per guardia del porto. Finita -la peste, che durò intorno a 20 mesi, e in cui si spese dell'Erario -pubblico per le guardie, provvedimenti, e limosine circa 40 mila -ducati, si fabbricò una Chiesa a S. Rocco, e si chiamarono ad abitare -nella Città molti del contorno». - -[16] «Diese Landsucht war mit schweren Schmerzen des Hauptes, -schwerem Athem, Husten etc. der Hals voll Heiserkeit; der Auswurf -nur Schleim; aber es folgte Verlust aller Kräfte, aller Speisen -Verdrusz, Aengstigheit des Herzens. Sobald eine Person ergriffen ward, -bekammen es alle im Hause ohne Unterschied, grosz und klein, Manns-und -Weibspersonen: viel ab aber genasen wieder; ausser die kinder, welche -schier alle starben, weil sie die Brust durch den Auswurf nicht -reinigen konnten». - -[17] «Luctuosissimus hic annus 1607 ob pestilentiam Spalatensibus fuit, -quae adeo saeviit, ut magnam incolarum partem absumpserit. Ingentis -illius cladis portenta quaedam apparuisse ferunt, subterraneas et -horribiles voces, et fremitus auditos, qui praenuncii mortalibus -forent. Ex urbe in agros fuga et seccessio plurimis saluti fuit: ex -his, qui in civitate remanserunt, ad quatuor millia teterrimi virus -labe affecti interierunt. Senatus Praefectum saluti curandae Joannem -Baptistam Michaelium misit, cujus virtute ac diligentia civitas -respirare, pestilentia mitescere, remedia admittere, funera in dies -imminui, cuncta, qua metu, qua lenitate, in ordinem redigi coeperunt; -ac tandem, frigoris superveniente vi, malignitas morbi victa est». - - «Relatio Status Ecclesiae Spalatensis - an. 1612. - -Civitas habet domos circiter mille et ducentas; incolarum in se -continebat ad quinque millia cum suburbiis, sed quatuor pene millia -pestis ante quadriennium absumpsit». - -[18] «Julius Presbyter de Marchiis Jadrae tempore pestis scribebat -Testamenta per vias, et titulo charitatis vocabat ad fenestras -infirmos.» Antico MS. ad an. 1619. - -[19] Il Rondinelli (Storia della Peste di Firenze, 1630, ec.) conta -d'una donna credutasi morta, che fu sepolta con altri appestati, e -in sè tornata si ricoverò alla sua casa. Non accoltavi dal marito, -ebbe ricorso al padre del Rondinelli, il quale conosciutala non come -fantasima, quale era stata tenuta dal marito di lei, fece sì ch'egli -per sua moglie la riprendesse. - -[20] Secondo il Tadino al primo annunzio sparso in Milano, che la peste -serpeggiava nella parte del milanese vicina ai Grigioni, si contarono -a Milano 9715 individui miserabili della campagna cacciati dai loro -tugurj per una rabbiosissima fame, i quali poi, rinchiusi in un -lazzeretto, per molto disagio vi morirono quasi tutti. - -[21] In questa mala influenza la città di Lucca fu la prima, che, -imitando l'uso de' medici Franzesi, ordinasse, che i medici si -vestissero di lungo drappo incerato, ed incappucciativi, con cristalli -agli occhi, soccorressero così agl'infetti. - -[22] Questa, come si è detto, fu l'ultima peste di Venezia. Pur essa -manifestossi alcune altre volte ne' Lazzeretti, ma non più nella -città. Ora è da sapere, che la prima pestilenza, che si sappia aver -travagliato Venezia, fu, secondo il Graziolo, nell'anno dell'E. C. -938 (_f. 282_). e, giusta la Cronaca di Flaminio Corner, nel 991. La -seconda fu la terribile del 1006, già accennata (_f. 284_) che avvenne -sotto il dogado di Pietro Orseolo II, preceduta da orrendo freddo, ed -accompagnata da carestia (_Laugier, Stor. Ven. T. III e Corner, Cron. -sopraccit._). - -Le notizie, che si hanno intorno le pesti di Venezia sino al secolo -XIV, sono molto confuse, riducendosi le più chiare ed esatte, che ci -offron le Storie e le Cronache, alla terribile peste del 1347-48, da -cui l'Italia e l'Europa tutta ne furono crudelmente afflitte, come ho -già soprattocco (_f. 297_). Venezia, ad onta della sua situazione, non -andò esente da quella comune sciagura. Narrano gli storici che nel 1347 -di cento appestati tre appena o quattro salvavansi, morendone ogni dì a -migliaja. Per quattro mesi circa non vi ebbe che pianto, desolazione, -e spavento, coll'impotenza di trovare intra' vivi, chi bastasse a -seppellire i morti. Ne andarono estinte più di 50 famiglie de' patrizj. -Il Gran Consiglio, composto prima di 1250 nobili, fu ridotto a 380. - -Esatta del pari che luttuosa descrizion di tal peste ci venne -conservata fra le memorie dell'antichissima Scuola Grande della Carità -di Venezia, che prima di tutte le altre conta la sua fondazione. Un -documento in lapide ne sussisteva sopra la porta di quella chiesa. -Riedificata poi essa, la lapida fu riposta nell'interno d'una parte -del chiostro. Vi si legge che nell'anno 1347 ai 25 di Gennajo nel -giorno della Conversione di s. Paolo, all'ora incirca del vespero, -successe gran terremuoto, non nella sola Venezia, ma quasi per ogni -terra, sì che rovinarono di molte cime de' campanili e comignoli di -case, infiniti fumajuoli, e la chiesa di s. _Baseggio_, come dicesi. -Il perchè lo spavento fu sì grande, che la gente in gran numero ne -moriva di diverse malattie, altri sputando sangue, ad altri comparendo -glandule di sotto alle ascelle, ad alcuni appresosi il male, come -dicesi, _del carbon_, che pareva l'un dall'altro contrarre; perchè il -padre fuggiva dal figlio, e i figli dai padri. Durò questa mortalità -per sei mesi incirca, e si tenne comunemente che fosser periti due -terzi della Veneta popolazione. Termina il monumento ricordando la -morte di oltre 300 confratelli di quella scuola, le divozioni, e -le indulgenze, che impartite le furono dall'allora regnante sommo -pontefice. Quando scrissi di cotesta terribile pestilenza (_f. 296 e -segg._) io non sapeva punto di questa lapide, la cui epigrafe ben vale -a rischiarar qualche obietto della storia di cotal peste; intorno la -quale, come notai, e ognun può sapere, non poca è la confusione, e la -contraddizione pur anche degli scrittori, specialmente sul tempo del -suo sviluppo, e del suo primo comparire nelle diverse regioni. Certo -è però, che addì 20 Marzo di quel funestissimo anno 1348 furono eletti -la prima volta in Venezia tre nobili col titolo di _Provveditori alla -Sanità_. Ecco donde si parte la salutare istituzione del tanto celebre -e provvido Magistrato Veneto della Sanità. - -Cessate le stragi di quella peste, la città di Venezia trovossi quasi -senza abitanti, perduto da due terzi della sua popolazione (_f. 318_). -Quindi il doge Orseolo pensò al modo di ripopolarla. Il perchè pubblicò -un proclama d'invito a' popoli vicini, sudditi ed esteri, di venire -a fermar lor dimora in Venezia, promettendo a chi vi fosse stanziato -due anni consecutivi di fargli godere tutti i diritti e' privilegi -de' cittadini. Ebbe tal provvidenza un utile effetto; poichè la città -fu dopo alcuni anni ripopolata, e ciò anche per ragione del molto -commercio, che allora vi si faceva. - -Venezia soggiacque pure alla peste l'anno 1361 (_f. 297_) nel 1381, -e nel seguente (_f. 323_) Della qual ultima circostanza perirono da -19 mila abitanti. Un altro attacco di pestilenza soffrì pur Venezia -nell'anno 1391 (_f. 323_), ed altrettale nel 1397, giusta la Cronaca di -Flaminio Corner. - -Nell'anno 1403 ripercossa novellamente Venezia da sì reo morbo, vi si -convertì ad uso di Lazzeretto il Convento de' Padri Eremitani, detto -di santa Maria di Nazareth nell'isola di rincontro a quella di s. -Erasmo. Poco dopo si prese, e fermò la parte del Maggior Consiglio, -che prescrive ai Nodari di Venezia, presenti e futuri, che nell'atto di -ricevere il _Prego_ per li testamenti debbano interrogare li testatori -o testatrici, se volevano lasciar alcuna cosa al luogo, ossia agli -infermi di s. Maria di Nazareth, e fosser tenuti di scrivere ciò, che -venisse loro risposto. - -Si sono rinnovate le stragi del morbo pestilenziale a Venezia -negli anni 1411, 1413, e 1438, (_f. 332_); ed altri minori insulti -pestilenziali vi succedettero negli anni 1447, 1456, 1464, 1468, 1478, -e 1485 (_f. 339 e 340_). In quest'ultima, cioè nel 1485, vi furono -ordinati tre _Sopraprovveditori_ al Magistrato di Sanità con pienezza -di facoltà; e il Magistrato di Sanità di Venezia ebbe a quel tempo dal -Senato il titolo di _Supremo_. - -L'anno 1490 nella contrada di s. Cassiano, nella corte detta di Cà -Mocenigo, si sviluppò un nuovo seme di peste, che quindi sì propagò in -altri luoghi della città; ma per le cure e provvidenze de' Savj della -Sanità il morbo non fece progressi. - -Nel 1493 s'incominciò ad estendere le cautele Sanitarie ai corrieri, e -alle lettere, e si instituì per la prima volta la pratica di profumare -ogni carta, che proveniva da' luoghi infetti o sospetti. - -Nuovamente scoppiò la peste in Venezia nel 1510; e si potè spegnere -in brevissimo tempo. Non così quella, che ripullulò negli anni 1523 e -1527. Si estese essa in gran parte d'Italia (_f. 347 e 354_). - -Ma nel 1556 a nuova peste andò gravemente straziata Venezia (_f. -361_). Udine del pari ne restò crudelmente afflitta, perite di -quella pestilenza a migliaja le persone. V'era stata introdotta dagli -Ebrei, forse coll'uso loro di comperare e di vendere le robe vecchie, -masserizie, vesti, e simili, che di leggieri potevano avere da' corpi -morti contratta l'infezione. - -Ciò riconosciuto come cagione occasionale del morbo, e della sua -propagazione, non essendovi in città luogo opportuno da assegnarsi a -quella Nazione, si deliberò per comun voto del Consiglio e della città, -che in avvenire non vi si dovesse accettare Ebrei a farvi lor traffico. - -Ho già narrato (_f. 365_) come nell'anno 1575 siasi nuovamente in -Venezia portato il contagio, già da più autori descritto. E tale -si fu questa volta, che propose e deliberò il Senato di erigere un -tempio sotto il glorioso titolo del Redentore. Questo è il magnifico -tempio, il quale, conforme al voto, e più ancora alla magnanimità della -Veneziana Repubblica, ammirasi, quale insigne opera di Andrea Palladio, -nella contrada detta la _Zuecca_; uno de' più rinomati ed augusti. Nel -dì 14 Luglio 1577 si pubblicò essere già libera da ogni male la città, -e nel dì 30 del detto mese, fattasi processione solenne, si sciolse il -pubblico sacro voto, visitatosi quel tempio dal Serenissimo Principe -in devoto e sfarzoso apparato, colle compagnie de' Magistrati e del -popolo. - -A memoria di quel funesto contagio sussiste quivi nella chiesa di s. -Rocco una lapide, in cui ne son denotate alcune particolari notizie. - -Nel 1578 si spiegò il contagio nell'Istria, che vi afflisse -specialmente la città di Parenzo. Esso però fu arrestato dai saggi -provvedimenti, ordinati dal Magistrato di Sanità di Venezia. - -Così fu nel Regno di Candia nel 1592, trovandosi ancora felicemente -soggetto alla Veneziana Repubblica, perchè quel suo provvido e -sollecito magistrato, benchè sì da lungi fosse da quella regione, vi -accorse colle sue discipline, e vi arrestò il corso delle sue stragi. -Ne represse pure la violenza, che da Trieste, donde s'era appiccato il -mal contagioso nel 1601, aveva preso a stendere sulle terre all'Istria -conterminanti, e ai Veneziani soggette. Le quali tutte cose, in questa -nota riunite, io le trassi dagli atti, che nell'archivio si trovano del -Supremo Magistrato della Sanità di Venezia. - -[23] Fra l'altre cose, soprattocche nel testo, stravagante e singolare -fu il caso occorso ad un appestato; il quale una notte da se si -appiccò, lasciando scritto alcuni versi, che soggiungo, ritenendo -l'ortografia dell'autore: - - «Sia per inteligenza, - Come per publicar l'altrui innocenza - Di chi per sol sospetto - Dovesse a render conto esser astretto; - Io sponte e volontario - Qui m'attacco e m'appico, - La causa per honor non ve la dico». - -Avvenne pure ad Ottavio Salghieri, poeta, il quale, preso da frenesia -del male, due ore prima di morire si desse a scrivere i seguenti versi -a monsignor Flavio Querenghi: - - «Langue il tuo servo, e non per vezzo alcuno, - Ma per un crudo e venenoso male, - Che si può dir, che non ne campi alcuno. - Io son ferito, e non de l'aureo strale, - Ma più tosto de l'Erebo crudele, - Che fa l'ultimo dì esser fatale; - Ama il tuo servo humile e fedele». - -Tra le ordinazioni sovrane in questa pestilenza è da notare quella, -che fu prescritta, importante che le facoltà de' morti appestati -senza eredi fossero, per ragion di dono, applicate alla città, onde -ripararne, quanto più si potesse, i sofferti danni. - -[24] Ho già accennato (_f. 295_), che la peste del 1340 cotanto -inferocì nella Toscana, che vi uccise da un sesto della sua -popolazione. In Firenze specialmente fece orribile strage. Chi cadeva -malato, era ben raro che ne campasse. Successe quindi la memorabile -pestilenza del 1348 descritta dal Boccaccio (_f. 298_), la quale fu -preceduta da una lunga e gravissima carestia. Quindici anni dopo, dico -nel 1363, quella città fu ritocca da peste; della quale vi morirono lo -storico Matteo Villani, e Pietro Farnese, celebre condottier d'armi. - -E dappoichè mi vien fatto, intendendo a questo mio lavoro, di trovare -negli scrittori ricordate alcune particolarità nella pestilenza, che -dal 1361 sino a tutto il 1363 travagliò fieramente l'Italia, credo che -sarà per riuscir grato ai lettori il soggiugnerle al poco, che già ne -scrissi (_f. 297_). - -Questa pestilenza adunque infestò già gravemente la Francia, -l'Inghilterra, la Germania, ed altri paesi, avendo in Avignone tolto di -vita più migliaja di persone. Fra loro si contarono sette cardinali, -come s'è detto (_f. 298_) oltre molti del popolo, e parecchi ministri -della corte Pontificia. Nel Giugno del 1361 di là passò in Italia, e -si diffuse ben presto in Piemonte, in Genova, in Novara, in Piacenza, -in Parma, ed in altre città. Milano, che si preservò dalla terribile -peste del 1348, non potè sì che pur da questa ne andò desolato: tanta -vi fu la strage della popolazione. Quivi terminò nel Febbrajo del 1362. -Il Petrarca fuggì di là, avvisando trovar salvezza in Venezia; ma non -andò guari che quivi pure sopraggiunse il fiero morbo, e vi si propagò -con incredibile mortalità di que' cittadini, continuandovi le sue -desolazioni per l'anno 1361 (_f. 297_), ed anche nel susseguente 1362. - -Nelle città di Terra ferma la moría incominciò più tardi che a Venezia. -Ma il tristo malore, dopo di aver desolato Venezia, e la Lombardia, -passò ad infettar sotto Brescia l'esercito de' Collegati. Quindi -vi sconcertò tutti i loro disegni, sforzando l'armata a ritirarsi. -Miserabile ad imprudente consiglio, soggiugne uno storico, poichè, -tornando que' soldati a' proprj quartieri, vi portarono seco la -pestifera lue, la quale si diffuse ben presto per diverse città -d'Italia. È indicibile il guasto ch'ella fece in Verona nel 1362 e -nel principio del 1363, asserendo gli storici, che più della metà, -anzi tre quarti degli abitanti ne rimasero estinti. Il perchè vi fu sì -grande il terrore, che i cittadini, e uomini e donne, se ne fuggirono, -ricoverandosi alla campagna. V'ebbe in Trevigi la medesima desolazione; -e Vicenza non ne andò esente. Padova anch'essa fu soggetta alle -più compassionevoli desolazioni. E ciò che è peggio, ne' respettivi -territorj, comecchè con meno di furore, che nelle summenzionate città, -menò strage il morbo per tutto l'anno 1363; e nell'Agosto spezialmente -in Trevigi. Sul finir di quel mese il signor di Padova Francesco da -Carrara, non cessando il malore, si ritirò a Bovolenta, terra del -Padovano. Fatta la pace fra le Potenze della lega ed il Visconti, -la peste cessò intieramente nel principio dell'anno 1364. Allora -il Carrarese ed i Veneziani con saggi provvedimenti procurarono di -aumentare la popolazione, diminuitasi da quell'orribile malore. Il -Veneto Senato con Ducale 18 Marzo concesse l'esenzione di ogni gravezza -per cinque anni a tutti quelli, che fosser venuti ad abitare le quasi -diserte provincie di Trevigi, e di Ceneda, e a coltivarne le campagne, -correndo pericolo di restare incolte per difetto di lavoratori. - -Il Carrarese parimenti fece un decreto, con cui richiamava tutti i -banditi per debiti; adducendone il motivo anch'egli, perchè con essi -ripopolar si potesse la città di Padova, dalla peste desolata pur essa. -Per la medesima ragione si fece lo stesso in Belluno. - -È poi cosa ben verisimile che anche lo Scaligero abbia messo in opera -gli stessi mezzi per ottenerne il medesimo fine, essendosi pur d'assai -scemata la popolazione in Verona (_Verci, Stor. della Marca Trevig. T. -XIV. f. 22 e segg. f. 36, 41, 63_). - -Nell'anno 1374 la peste ricomparve in Toscana, come s'è detto (_f. -322_). Vi durò dal Maggio a tutto l'Ottobre, e di sessanta mila -persone, che v'erano allora a Firenze, più di sette mila ve ne -perirono. Quindi ebbe la città nove anni da ristorarsene; quando nel -1383 fu dalla peste nuovamente travagliata (_f. 323_). Vi ricominciò il -contagio di primavera, duratovi tre mesi e mezzo, assai micidiale, fino -ad uccidere da tre a quattrocento persone al giorno, come s'è detto a -suo luogo. Per tale calamità sì gran numero di cittadini partironsi da -Firenze, ricoverandosi nella Romagna, e particolarmente a Forlì, sì che -pochi ve ne rimasero. - -Nel 1400 la peste vi si riaccese (_f. 325_), e durò dall'Aprile -all'Ottobre, infuriando particolarmente nel Luglio e nell'Agosto colla -mortalità dalle 300 alle 400 persone al giorno. - -Nel 1411 fu pure a Firenze straordinaria mortalità, non credendosi -però, che vi fosse stata cagionata da vera peste. Pure i cittadini -impauriti dalla passata calamità dell'altre pestilenze si rifugiarono -la più parte a Pisa e a Pistoja. Dopo sei anni, cioè nel 1417 nel mese -di Maggio ricominciò in Firenze la mortalità, la quale fu leggiera da -principio, ma coll'ardore della stagione vi s'accrebbe per modo, che -qualche giorno il numero de' morti giunse ai 150. E quantunque varie -sien le opinioni degli autori, io tengo che quella sia stata vera -pestilenza. Terminò in Gennajo 1418, e, riscontratone allora il numero -della popolazione, si trovò mancare da 16 mila persone. - -Un'altra moría in Firenze vi si registra dall'anno 1430 sino al 1437 e -38; ma questa sembra essere stata cagionata da altre malattie, e perciò -non potersi ragionevolmente attribuire alla peste, che importa buboni -per la persona appestata. - -Essendo travagliata da peste parte di Europa e quasi tutta l'Italia -nell'anno 1448 (_f. 334_) si manifestò pur anche in Firenze. La -mortalità vi cominciò nel Giugno, e s'arrestò nel Gennajo del seguente -anno 1450. Il numero de' morti nella città non fu molto grande, ma il -fu bensì nel territorio. - -Nel 1465 statavi grande mortalità a Roma, di là passò pure a Firenze, -ma quivi non parve che fosse vera peste, o al men noi si sa rilevare -di certo. Quando nel 1478 la maggior parte d'Italia era crudelmente -vessata dalla pestilenza, Firenze oltre ad altre molte traversíe soffrì -orrendo strazio (_f. 339_) per ragion di contagio, che cominciò in -Agosto, e durò tutto quell'anno, fino al principio del successivo 1479. - -Nel 1522 ripullulata la peste in Italia, Firenze ne venne assalita -di nuovo fierissimamente per lo spazio di sei anni, cioè fino -all'incominciamento del 1528 (_f. 349 e segg._). - -Nel 1527 il male fece le maggiori stragi, essendovi un dì giunto il -numero dei morti a più di 500. Si contò che in tutto quello spazio di -tempo nella sola Firenze sieno mancate a' vivi più di 60 mila persone, -altrettante nel contado, e più di 200 mila in tutto il territorio -della Repubblica Fiorentina (_f. 353_). Dopo questa peste fino alla -sopraddescritta del 1630 Firenze godette di buono intervallo per 103 -anni (_Rondinelli l. c._). - -[25] Per l'autorità d'antiche tradizioni sappiamo esservi stata circa -questo tempo fierissima peste anco nella città di Zara, e avervi -fatte di orrende stragi. Quindi si raccoglie che gli appestati si -trasportavano in sullo scoglio Orgliach a poco più di due miglia dalla -città, il quale apparteneva alla famiglia dei Calogerà, ed ora a quella -dei Giurich. Cotal tradizione è corredata da una lapide nell'antica -chiesa di s. Grisogono presso l'altar maggiore, e vi si legge: - - _D. O. M._ - -_Grisogoni Martyris patrocinio Pestilentiae abigendae votiva -Jadriensium Ara ab An. MDCXXXII ineunte, tantum novo saeculo ob -temporum difficultatem Francisci Co. de Fanfogna studio fundata._ - -[26] Per molti secoli si risguardò lo straordinario numero d'insetti, -siccome un foriero di peste. S. Agostino (_de Civitate Dei, cap. -31_) scrisse che dopo un'immensa quantità di locuste è succeduta sì -fiera peste, che nel solo regno di Massinissa, che visse fin presso -al finire del quarantesimo secolo dalla creazione del mondo, perirono -da 800 mila persone, 200 mila nelle provincie della Costa marittima -presso Cartagine; in Utica di 30 mila giovani soldati solo 10 mila ne -restarono in vita. Così s. Girolamo (_in Ioel Prophet._) scrive, che -al tempo dell'imperatore Teodosio dalle locuste, assai multiplicate -nella Giudea, fu presagita un'orribile pestilenza. Così la peste, che -travagliò l'Inghilterra nell'865, secondo gli storici fu preceduta da -sterminata quantità di locuste, che divorarono le biade, e cagionaron -la fame (_Platin. Vit. Nicolai I. p. 281._). Mosche in vece, e -moscherini d'innumerabile copia, diverse di forma dalle ordinarie, e -della grandezza di un'ape, precedettero la peste, che l'anno 1283 si -sviluppò nell'esercito del re di Francia, Filippo III l'Audace, che -regnò sin all'anno 1285 (_V. Musant. Tab. Chronol. p. 137._) quando -alla testa di 200 mila fanti, e 18 mila cavalli moveva dal Rossiglione -per impadronirsi del regno d'Aragona. In quel trambusto uomini, e -bestie, che ne fossero stati punti da que' cotali insetti, morivano -di presente; e da 40 mila de' primi vi perdettero la vita con grande -numero di cavalli. Lo stesso re Filippo ne fu attaccato (_Villalba -Epidémiologie d'Espagne, ec._). Simile fatto esser avvenuto nella -Gallia Cisalpina riferisce l'Agricola (_de Peste lib. 1._), e Giovanni -Wolfio (_Cent. 16. Lectionum Memorabil._). Così avvenne l'an. 1335, in -cui alla prodigiosa quantità di cavallette, che copriron la terra, e -divorarono i seminati, tenne dietro immediatamente la peste, che colla -Dalmazia devastò gran parte d'Europa (_f. 295_). - -Nel 1473 strana quantità d'insetti devastatori cagionaron la perdita -de' ricolti; il che precedette di poco alla peste, che afflisse -l'Italia in quello, e ne' susseguenti anni (_f. 337_). Lo stesso -avvenne nel 1478. - -Parimenti nella peste, manifestatasi in Saragozza, e in più altre -provincie della Spagna, si vide andar innanzi cotesta specie d'insetti; -anzi da lor cagionata la dicono alcuni scrittori, a' quali non credo -che debbasi prestar fede, e ne sono allegati dal Villalba (_l. c._). -L'Hildano pur riferisce (_Cent. Observ. 24_) che nella peste di Losanna -dell'anno 1613 da ogni parte vi ebbe tanta quantità di mosche, che -altrettale a memoria d'uomini non s'era veduta. Così nella peste della -Livonia del 1638 gran quantità di vermi di una specie particolare -s'ebbe a osservare, ed in altri casi parimenti è accaduto che la -peste fosse preceduta da sì fatte affluenze d'insetti. Nè se n'è da -maravigliare, poichè un diluvio, sto per dire, di quegli animaletti, -struggendo le fonti dell'umana sussistenza, divien cagione di carestia -e della fame; ed a questa seguitano poi le epidemie maligne contagiose, -e la peste. - -[27] Nell'Agosto del 1638, cessata generalmente la peste nella -Gheldria, nel sobborgo di Bemmel ammalò un ufficiale con vari -carbonchi. Ad onta di più rimedj l'officiale morì. Da questo malato -il Diemerbroeck che n'era alla cura contrasse un carbonchio sulla -mano sinistra, senza febbre, che si curò coi soli rimedj, che diconsi -topici, e che pare non aver mai attaccato l'universale del sistema. -Ecco perchè parecchi autori, parlando della peste del 1636, narrano che -lo stesso Diemerbroeck sia stato colto dal contagio, ed abbia potuto -superarlo felicemente (_Diemerbroeck lib. IV_). - -[28] In Marsiglia, l'anno 1649, una donna per non manifestarsi, e -conseguentemente per non essere costretta a chiudersi ne' Lazzeretti, -seppellì una sua picciola figlia, estinta dalla peste, in un armadio -incavato nel muro, che lasciò benissimo chiuso e suggellato; ma poscia, -saputosi il fatto, ed aperto quel deposito alla presenza di molti, i -quali, avvezzi alle putride esalazioni, non temendo punto del trasporto -di quel picciolo cadavere, pur furon tosto colti da peste (_P. Maur. da -Tol op. cit. p. 112; Murat. Gov. ec. f. 104_). Quindi al contatto di -robe degli appestati, non ben purgate, in alcune contrade della città -si riprodusse la peste. - -[29] Nobilissime prove dell'eroica carità cristiana de' RR. PP. -Cappuccini, in ogni tempo di peste si ebbero, per quanto sappiamo, -prima nel ducato di Camerino l'anno 1528, allorchè la peste, che -desolava l'Italia, straziò crudelmente tutto quel paese; poi nella -peste di Milano del 1576, quando vi furon chiamati dal santo vescovo -Carlo Borromeo per l'assistenza spirituale di quella popolazione, -ridotta agli estremi; nella peste di Genova del 1579 (non descritta -nella mia serie) della qual ne moriron parecchi; nella grande peste -della Provenza del 1580; in quella di Parigi del 1586, dove in meno di -quattro mesi perirono da sessanta mila persone; nell'altra del 1629 in -Francia, e in quella del 1630 in Lombardia; nelle pesti della Provenza -del 1640, e del 1649 spezialmente; e nella gran peste di Napoli, -Roma, e Genova del 1656, che descriverò a suo luogo. La Religione che -professiamo, e non altre, può dare sicure prove e infallibili di tanto -eroica virtù. Solo di essa è proprio, per superna virtù, quel fondo -d'intrepidezza, che non vien meno giammai, anche a costo della vita. - -[30] Sebenicenses, depulso obsidionis periculo, laetos nihilo levior -calamitas oppressit. Anno siquidem 1649, vere appetente, atrox -pestilentia urbem invasit, et assiduis funeribus propemodum exbausit. -Initio autumni lenita paullum vis morbi est, discussa demum, hyeme -ineunte. Intra septem menses decem millia, partim civium, partim -militum, partim accolarum hac lue absumpta fuerunt. Ita civitas -frequentissima ad miram incolarum paucitatem redacta est, et post -pestem exstinctam vix mille et quingenti, qui eam incolerent, -superfuerunt, Hi deinde intra finem illius saeculi creverant ad quatuor -millia (_Illyric. Sacri T. IV. Ecclesiae Suffraganeae Metropolis -Spalatensis, Auctore Daniele Farlato, p 498_). - -[31] In questo contagio del 1656 a Roma, parte di Roma di là del -Tevere, scopertasi infetta, fu in una sola notte rinserrata, e fattovi -un muro all'intorno con istupore, e con inutili doglianze di quegli -abitanti, che se ne avvidero la mattina (_Muratori; Gastaldi op. -cit._). - -[32] La composizione di queste tre spezie di profumi è la seguente: - -I. Profumo per spurgar le case ed altre suppellettili. - - Solfo lib. 5. - Rasa di pino lib. 5. - Antimonio crudo lib. 3. - Orpimento lib. 3. - Mirra lib. 3. - Incenso comune lib. 3. - Ladano lib. 2. - Cubebe lib. 2. - Grani di Ginepro lib. 2. - Pepe lib. 4. - Zenzero lib. 4. - Cumino lib. 4. - Cipero rotondo lib. 2. - Calamo aromatico lib. 2. - Aristolochia lib. 2. - Euforbio lib. 4. - Crusca, ossia remolo, e breno lib. 50. - -II. Profumo più efficace per purgare i lazzeretti, le sepolture, ed -altre robe, a cui sia mestieri di maggior purgazione. - - Solfo lib. 6. - Rasa di pino lib. 6. - Orpimento lib. 4. - Antimonio lib. 4. - Arsenico lib. 1. - Assafetida lib. 3. - Cinabro lib. 3. - Sale Armoniaco lib. 3. - Litargirio lib. 4. - Cumino lib. 4. - Euforbio lib. 4. - Pepe lib. 4. - Zenzero lib. 4. - Crusca lib. 50. - -III. Profumo più soave, appellato _della Sanità_. - - Incenso lib. 5. - Gomma lib. 3. - Storace lib. 4. - Anisi lib. 6. - Iride di Firenze lib. 6. - Ladano lib. 5. - Mirra lib. 5. - Cannella lib. 4. - Noci Moscate lib. 2. - Pepe lib. 8. - Solfo lib. 4. - Crusca lib. 46. - -Stravagante e inutil farragine d'ingredienti! - -Ne assicura poi l'autore che dentro 24 ore restano ben purgate le case -ed i lazzeretti medesimi, fino i letti degli appestati. - -Quindi passa egli a descrivere la maniera di usare questi profumi. -«Bisogna, ei dice, chiudere porte, finestre, e cammino, e sopra una -corda distribuire e collocare le vesti infette, lenzuola, coperte, ec. -scucendole prima. Poi, prese quattro o cinque libbre di fieno molto -secco, e compresso ben questo fieno, vi si ponga sopra tanto profumo, -quanto capirà in ambe le mani unite insieme per due volte; e poscia -ricoprir questo con altro poco fieno spruzzato d'aceto, acciocchè -quella materia non si consumi, se non a poco a poco. Si attacchi il -fuoco dalla parte di sotto in due o tre luoghi del fieno, sostenendolo -con bacchetta; e non si parta il profumatore, se nol vedrà ben acceso. -Dopo di che si ritiri ognuno, e si chiudano le porte molto bene». -Alcuni persuadono l'esporre dipoi le robe all'aria libera. Egli indica -pure che fatto il profumo s'abbiano a lasciar per tre giorni ben -chiuse la casa e le stanze, e appresso spalancare le porte e finestre, -acciocchè l'aria vi scorra, e ne dilegui il cattivo odore. - -Per le robe non infettate, ma sospette, basterà aprir le casse, le -credenze, gli armadj, le scattole, gli scrigni, ec. Le robe preziose -si potran coprire con qualche tovaglia, o tela grossa, affinchè non -ricevano in se la parte più grossa e terrea del fumo. Le vesti, ove -sia argento, e così i vasi d'argento, patiscono notabilmente, come -ancora le pitture; quindi si può usar per esse qualche leggier profumo -in camera aperta, oppure esporle all'aria, e al sole per 15 dì». (_P. -Maur. da Tol. op. cit._). - -[33] A primo aspetto può sembrar corso errore leggendo che se ne -infermarono 4000 e ne son morti 4200. Il perchè giova avvertire che nel -numero dei morti in Agosto e Settembre sono compresi i rimasti malati -al terminare di Luglio. Che se in Luglio 1656 furono i nuovi infetti, e -1201 i morti, vi ha un sopravanzo di 455 tra rimasti malati e guariti. - -[34] Nella circostanza solenne, in cui venne piantata la prima pietra -di questo Tempio, furono coniate alcune medaglie d'oro, d'argento, e -di rame, ed ivi poste sopra la prima pietra fondamentale. Nel rovescio -d'esse leggesi: - - D. O. M. - ob cives - in peste servatos - D. CAROLO BOR. - Basilicae pro Lap. - ex Vot. Pos. - M. DCC. XVI. - -[35] Piccioli pacchi di mercanzie, che le genti di mare recano per -conto proprio. - -[36] Secondo l'Autor del Giornale della Peste di Marsiglia, taluno -tra essi vi fu, che manifestò una discorde opinione, dicendo ch'erano -malattie maligne ordinarie, cagionate dai cattivi alimenti e dalla -miseria. - -[37] M. Chirac, primo medico del Reggente, che godeva di molta -riputazione, scrisse in quella circostanza tre Memorie, nelle quali si -rileva appoggiata l'opinione dei sigg. medici di Montpellier, ch'erano -stati educati alla scuola dello stesso Chirac. - -In una di qneste Memorie egli così si esprime. «Ce n'est pas one peste -venue du Levant et portée dans le vaisseau, qui en est arrivé: ce n'est -qu' une fievre maligne causée par les mauvaises' nourritures du petit -peuple». - -[38] _Bertrand, ec. f._ 147. _Papon, ec. f._ 270. - -[39] Il palazzo di mons. Belsunce era circondato di cadaveri. Egli non -poteva quasi più uscirne senza calpestarli, e in una sua lettera, a -M. de Mailly, arcivescovo di Arles, così si espresse: «J'ai eu bien -de la peine de faire tirer 150 cadavres a demi-purris et ronges par -les chiens, qui etoient à l'entour de ma maison; et qui mettoient dejà -l'infection chez-moi». - -[40] - - E allorchè di mortiferi vapori - Aere infetto sull'ali attorno ai campi - Di Marsilia portava orrida morte. - Per qual ragion sempre a' suoi dardi esposto - Pastor, che coraggioso ogni periglio - Sprezza, recando al caro gregge aita, - Con franco piè tra 'l folto orror passeggia - Degli esangui suoi figli, e degli estinti, - Nè vien tratto con loro entro la tomba? - _Ep. IV. Trad. del Cav. Adami._ - -[41] «Les grains, doivent être fournis en pur froment, les Provençaux -étant dans l'habitude de ne consommer que de bons blés, et de ne manger -que de tres-beau pain; et comme les grains de la récolte dernière sont -presque tous de mauvaise qualité, il est de la dernière consequence -d'en faire le choix avec grande attention, sans s'arrêter au prix, -étant infiniment convenable, et même plus prudent, de les payer au -prix des plus beaux blés, en les choisissant réellement tels; que -de s'exposer, par une economie mal placée à les prendre de mauvaise -qualité, et au plus bas prix, parce que si l'on n'avoit pas sévèrement -cette attention, il en resultéroit que bien loin que l'objet fût -considéré comme un secours, on lui attribuiroit peut-être la cause de -la continuation de la maladie.» - -[42] L'Acido acetico poliaromatico; _Acetum prophylaticum_; Aceto -antisettico, Aceto dei 4 Ladri, si prepara prendendo le piante recenti -di assenzio, di menta crespa, di ruta, di rosmarino, un'oncia e mezza -per sorte; fiori secchi di lavanda, due once; di radice di calamo -aromatico, di corteccia di cinamomo, di noce moscada, di garofani, -di ciascuno due dramme. Il tutto ben diviso e mescolato insieme si -fa macerare in dieci libbre d'ottimo aceto, posto in una cucurbita -di vetro, chiusa per dodici giorni: poi si preme e si feltra; indi -aggiungasi un'oncia d'alcool canforato, e si serba in un recipiente di -vetro chiuso. - -Alcuni attribuiscono a questo aceto così composto una virtù antisettica -ed antipestilenziale, bagnandosi le mani ed il volto. Internamente -usasi nella debolezza, languore, flati, ascaridi, ec. - -Brugnatelli dice che questa preparazione si è creduta dotata di una -virtù antipestilenziale, e quindi si raccomandava d'impregnarne i -panni e l'aria delle stanze co' suoi vapori; come pure di odorarla, -e prenderne di quando in quando internamente come preservativo della -peste: ma il tempo ha dimostrato che questa medicina non differisce -dagli altri liquori aromatici, dotati di virtù eccitante, e non -possiede alcuna virtù antiscorbutica, o antipestilenziale specifica. - -[43] Assicura l'autore essersi ad un infetto tagliato un carbone -sull'epigastrio, che pesò una libbra e tre quarti, a tal che, rimaste a -nudo le parti sottoposte, vedevasi il moto peristaltico degl'intestini. -Quest'ammalato poi è guarito. - -[44] Non rari furono i casi di persone, che mostrarono una singolare -insuscettività al contagio. Fra gli altri narrasi di una donna, che -continuò a dormire col suo marito, infetto di peste, e nel medesimo -letto per tutto il corso della malattia, senza ritrarne alcuna offesa. -Una lor figliuola invece, contrattone il male, e con carbonchi, poco -prima di spirare, presa da delirio furioso, morsicò la sua madre al -petto con tanta forza, che porzion della cute gliene restò attaccata ai -denti; non per questo la madre ne contrasse la malattia; ma, medicatane -ognidì la piaga col roob di sambuco, in nove giorni le si consolidò, -e ne rimase la donna sempre sanissima. È pur da notarsi che tutto ciò -avvenne, quando la malattia era nello stadio del suo maggior vigore. - -Riferì un chirurgo degno di fede, che si trovava a quel tempo -nell'Ukrania assistendo ammalati, di non aver veduto ne' luoghi -infetti alcun uccello volar per l'aria in tutto il tempo, che durò quel -contagio. - -[45] Nel Febbrajo appunto che ha preceduto la peste a Marsiglia -regnarono molti catarri, malattie di petto e di gola; e si videro -accompagnate da insoliti accidenti, cioè da gonfiamento delle glandule -del collo. Oltre le peripneumonie, le angine legittime e spurie, -si videro pur febbri di maligno carattere con tumefarsi le glandule -inguinali, e le parotidi. È da notarsi che regnavano allora in Genova, -Alessandria della Paglia, Milano, Napoli, Roma, ed altri luoghi simili -febbri di mal costume. Il verno di quell'anno era stato dominato da -continui nuvolosi e torbidi venti australi, e fredda ne fu la stagione. - -Lo storico Orazio Turriano, che di questa Peste ci lasciò la miglior -descrizione, narra alcune combinazioni di circostanze veramente -singolari. Egli osserva che appunto nel dì 20 Febbrajo, in cui partì -da Missolongi la nave, che recò a Messina la Peste, accadde in Messina -quel terribilissimo terremoto, che cagionò tanto spavento, e che è -celebre ancora per l'orrore e pei danni recati. In fatti a memoria -di sì grave avvenimento si affisse una Lapide con iscrizione storica -al lato anteriore del Campanile della Chiesa Maggiore, in tempo che -neppur temeasi di peste. Aggiunge il medesimo che gli almanacchi del -1743 stampati alla fine del 1742, a Messina ed in altre parti d'Italia -predicevano che _correr dovea nel detto anno 1743 Epidemia bubonale_. -Un buon uomo di Messina, che solo sapea segnalarsi nel far Lunarj, da -tre mesi prima si mostrò timoroso di un grave incognito avvenimento -che predicea sovrastare a Messina. Per tal motivo si preparò una -picciola casa in campagna, e dai primi di Aprile, quando neppur per -immaginazione si temea della pestilenza in città, se ne allontanò, e -andò a ricoverarsi in campagna entro la detta casuccia. (_fasc. 6. 7._) - -[46] Di questa peste triennale di Algeri che distrusse un terzo degli -abitanti di quella Città non è fatta menzione in verun luogo della -presente Storia, perchè non vi fu alcun Autore ch'io conosca, che -l'abbia descritta. Convien ritenere, che per questa stessa ragione -mancano forse nella presente Serie le descrizioni di molte pesti -de' Secoli barbari, e di altre che afflissero paesi o provincie dopo -l'invasione de' popoli barbari: p. e. dopo la distruzione dell'Impero -d'Oriente per lunga serie di anni non si fa menzione di peste esistente -a Costantinopoli. Non perciò è credibile che per sì lungo corso di anni -quella Città sia stata immune da peste. Lo stesso si dica riguardo ad -altri paesi, delle cui pestilenze nulla ci fu tramandato dalla Storia. - -[47] L'opinione che i ranocchi ivi applicati sopra i buboni giovino -nella peste attraendo a se la materia morbosa, è molto invalsa fra il -popolo di parecchie provincie Ottomane. Questa pratica si usa anco dai -Morlacchi della Dalmazia in tempo di peste. Su di essa ne parlerò in -altro luogo. - -[48] Fra le precauzioni Sanitarie eran prescritte le seguenti: 1. -che tutte le vesti e suppellettili che avevano servito ad uso degli -infetti fossero date alle fiamme; 2. che tutte le altre che servito -avevano ai sospetti, cioè a quelli che s'erano prestati in assistenza -degli infetti, o che trovavansi nelle case infette, fossero spurgate -coll'acqua e coi suffumiggi per 42 giorni seguitamente; 3. che mentre -si spurgavano le case infette quelli che le abitavano passar dovessero -in altre case sane; 4. che traslocati in dette case sane, pel corso -intero di tre settimane tener si dovessero in esse isolati affatto, -astenendosi da qualunque comunicazione e frammescolanza, fra loro -non solo, ma ben anco vivendo separati dagli individui sani, dalli -quali dette case erano prima abitate. Quattro medici per l'assistenza -de' pestiferati vennero spediti da Vienna per Sovrano comando, -cioè i signori Dottori Bruckmann, Potzer, Cotschener, e Kolbeck, il -primo de' quali, cioè il bravo Dott. Bruckmann rimase in assistenza -del Protomedico Chenot, ed assunse la cura del grande spedale de' -pestiferati. - -[49] Così detto perchè dal Giappone per la via della Russia veniva -portato in quelle Contrade. - -[50] Nicosia, o Nicusia, _Leucosia_, città capitale dell'isola di -Cipro, giace nella gran pianura di Massarea circa 25 miglia distante da -Larnica. - -[51] Carpaso giace presso i monti di questo nome sul fine dell'isola. - -[52] Latachea o Latichez, città di Siria sulla costa, 19 leghe distante -da Tortosa e 30 da Aleppo: è la _Laodicea ad mare_ degli antichi. - -[53] The Natural History of Aleppo. - -[54] Villaggio situato distante un'ora da Aleppo. - -[55] Feste turche che durano tre giorni. - -[56] Mercati aperti. - -[57] Orta od Arta, antica città della Mesopotamia all'Oriente -dell'Eufrate, distante 33 leghe da Aleppo. Essa è l'antica _Edessa_. - -[58] Adena o Aden, gran città dell'Arabia Felice, al S. E. di Mocca; -contiene da cinque a seimila case. - -[59] Marasch o Merach, _Germanitia_; antica città dell'Asia, capitale -di un Bascialick, e residenza di un Bascià, distante 24 leghe ai N. E. -da Adena, due o tre giornate da Aleppo. Faceva una volta gran commercio -di Scammonea, che in considerevole quantità raccogliesi nelle vicine -montagne. - -[60] Questa lettera la quale esiste negli archivj dell'impero scritta -in lingua russa, e che si rileva sottoscritta dal principe Petrovich -Pronsky e da altri, è del seguente tenore: - -«Nei mesi di luglio e di agosto dell'anno passato abbiamo già avuto -l'alto onore di riferire a Vostra Maestà, che il popolo, a motivo -dei nostri peccati, andava repentinamente ed in gran numero morendo -sì nella capitale, che nei luoghi vicini. Un'eguale sorte ci colse -nelle nostre terre, motivo per cui le abbiamo abbandonate, e ci siam -rifugiati nella capitale. Ed in quest'anno la peste dal dì di S. -Simeone in poi ha giornalmente aumentato, ed infierì con sì grande -veemenza, che tanto nella città che nei sobborghi non rimase se non -se un picciolo numero di cristiani. Tutti gli Sterlizi sono morti, -e nè anche uno vi scampò; e perciò nessuno esiste che possa andar -a montar la guardia del castello. I comandanti de' reggimenti de' -Sterlizi, signori di Kakowinsky e di Gompkin, morirono, così parimente -pressochè tutti gli altri ufficiali di questi reggimenti. Nè nelle -chiese principali, nè nelle succursali celebrasi l'ufficio divino, per -esser morti quasi tutti i sacerdoti. Ciò nulla-ostante si recitano -ogni giorno, abbenchè con grande difficoltà, le sante preci nella -cattedrale. Tutti i cristiani muojono di tal maniera senza confessione -e senza comunione; e vengono sepolti senza sacerdoti e senza alcuna -ecclesiastica funzione. Tanto nella città che nei sobborghi giace -insepolta una gran quantità di cadaveri, che divengono pasto dei cani, -non trovandosi alcuno che sia in caso di scavar le fosse e seppellirli, -mentre tutti quelli che di tale officio erano incaricati morirono -anch'essi, e que' pochi del popolo che sopravvivono ancora, non osano -avvicinarsi ai corpi morti, in veggendo tali giudizj di Dio. Tutte le -nostre abitazioni sono deserte: quasi tutti i nostri servi sono morti, -e noi aspettiamo ad ogni momento un'egual sorte.» - -[61] Il bar. di Asch, protomedico dell'esercito, spose i caratteri -della peste, che regnava a Yassy, e negli altri luoghi della Moldavia, -e ciò in una sua bella descrizione pratica per lettera scritta dal -campo della peste al suo fratello a quel tempo medico in Mosca; e -piacemi di soggiugnerla, tradotta dal Martens dall'originale tedesco, -riputando pregio dell'opera, l'arrichirla di questa giunta, fornita di -certa esatezza e verità, che nell'esercizio dell'arte giova pur assai -alla più sollecita conoscenza delle malattia. - -«Vario modo homines afficit; aliqui lente aegrotant, de capitis -dolore per aliquot dies conquerentes, tanquam a vaporibus accensorum -carbonum orto, mox remittente, mox iterum graviore; nec non aliquando -intermittit, et redit. Per intervalla dolores vagos in pectore et -precipue in collo sentiunt, sensim debiles et morosi fiunt, quasi -temulentes, soporosi. Peculiarem gustum, et deinde amaritiem in ore -percipiunt; mingendoque ardorem in urethra (_symptoma initio febrium -frequens_). Haec excipiunt frigus et calor, omniaque pestis confirmatae -symptomata. Sudor criticus morbum aliquando solvit ante exanthematum et -tumorum eruptionem. Qui celerius vehementiusque a contagio afficiuntur, -post cibum nimis lautum, iracundiam, vehementiorem corporis motum -etc. subito corripiuntur cephalalgia, nausea, vomitu, cum oculis -inflammatis, lachrymantibus; simul sentiunt dolores in partibus -ubi bubones et carbunculi erupturi sunt. Non ingens calor febrilis -observatur; sed pulsus nunc plenus, durus, nunc parvus, mollis, et -vix percipiendus est, saepe intermittens, at praesertim debilis. Haec -comitantur debilitas, lingua alba, cutis arida, urinae citrinae aut -turbidae sine sedimento, et in pluribus diarrhoea difficile sistenda: -tandem deliria, bubones, carbunculi, petechiae. - -[62] Il corteggio de' sintomi della peste è così vario, così numeroso -e grave, che non solo riesce impossibile di poter stabilire il -valor respettivo di ciascuno dei detti sintomi, poichè dipendono -dall'alterazion simultanea di più sistemi, senza esser patognomonici di -alcuna affezione organica in particolare; ma il loro complesso altresì, -cioè la malattia, si presenta non di rado sotto un aspetto così -ingannevole, così vario e proteiforme, specialmente nei primi attacchi, -che riesce assai difficile ravvisarla e poter apprezzarne giustamente -l'indole sua, la sua gravità. La Storia è piena di esempii di uomini -sommi e per ogni altro riguardo riputatissimi, che si sono fatalmente -ingannati nella diagnosi di questo morbo; e dalla stessa storia -rilevasi quanto gravi e funestissime sien state le conseguenze dei loro -falsi giudizii. Li quali fatti, mentre provano da un lato la difficoltà -di conoscere al primo aspetto questa insidiosa malattia, mostran -dall'altro quanto importi di bene studiarla, e come sia dispiacevole il -vedere che mentre somme immense si spendono per coltivarsi nei varii -rami dell'istruzion pubblica, lo studio si trascuri di que' morbi -gravissimi di contagio specifico, che tanti gravi danni hanno recato -e recano all'umanità, e che mietendo a migliaja le vittime cangiano -i più floridi paesi in deserti, e per secoli diseccano ogni sorgente -di pubblica prosperità. Tutta la scienza della peste consiste in ciò. -1.º Conoscenza immediata della malattia. 2.º Pronto isolamento. 3.º -Disinfettazione. Tutto il resto non è che lo sviluppo e l'applicazione -di questi principii generali, di questi cardini principali su cui posa -tutto il grande edificio della dottrina della peste e delle altre -malattie pestilenziali a contagio specifico. La cura propriamente -detta, è compresa nella terza parte. - -Se la peste come ogni altro contagio pestifero non viene conosciuta in -tempo; se i medici poco esperti, al suo comparire non la conoscono; se -ravvisata non son pronti a manifestarla, ma si perdono in questioni -od incertezze; ovveramente, dominati da basse ragioni e da vili -riguardi, van per le lunghe, non dicono niente, o dicono poco in modo -ambiguo e vago per paura di ferire degli opposti interessi, delle -contrarie opinioni potenti; se le Autorità, che hanno in mano la gran -mola dei mezzi capaci di procurare la comune salvezza, si lascian -dominare da estranee mire, da prevenzioni, e fanno uso della loro -autorità sol per imporre silenzio ai medici, e per regolare secondo -le proprie viste la pubblica opinione; il morbo intanto s'avvanza, -fa progressi; ed una volta penetrato che sia in una Città, in un -Distretto, in una Provincia, da un solo centro d'infezione per mille -vie, per mille mezzi, a grandissime distanze s'insinua, si dirama, -e le sue armi assassine diffondonsi così, ch'è quasi impossibile -tenervi dietro. Quindi le misure sanitarie prese tardi, riescono -per ordinario frustranee ed inefficaci, quando per occulte vie, per -clandestine comunicazioni, ovveramente in conseguenza dell'ignoranza -o dell'indolenza di quelli cui era affidato il deposito della pubblica -sicurezza, ha già penetrato, ed avuto il tempo di spargere qua e là i -suoi semi mortali. - -Non è questo il luogo ch'io debba trattare dei sintomi della peste, e -di quanto importa sapersi per bene conoscerla e ravvisarla in tempo. -Verserò diffusamente sopra questo argomento nei successivi volumi. - -Conoscendo però quanto sia grave l'importanza di questo subbietto; -quanto grande sia il bisogno che i Medici, i Chirurghi, ed altri -addetti ai Sanitarii Ufficii abbiano chiare e precise idee sulla -diagnosi di questo morbo, che alla sua prima comparsa si presenta -spesso con forme poco ben pronunciate, con sintomi equivoci e tali da -lasciare i Medici anche più esperti nell'incertezza, non posso esimermi -dal produrre anche in questo primo Volume alcuni pochi cenni staccati, -dedotti dall'esperienza e dalle osservazioni ch'ebbi occasione di fare -sul campo stesso della peste nelle diverse circostanze, in cui onorato -da pubbliche commissioni, dovetti coi deboli miei sforzi occuparmi a -combatterla. Se si credono utili, sarà meglio certamente sollecitarne -di esse la pubblicazione, almeno di una parte, anzi che rimetterla ad -un tempo indeterminato. Il perchè, esporrò ora alcune poche delle dette -osservazioni ed avvertenze così com'ebbi allora occasion di notarle. - -1.º È preziosa l'avvertenza di Schraud fatta nel suo Regolamento -di Polizia interna per la peste e febbre gialla del 1815; ch'è la -seguente; - -«Allorchè la peste serpeggia vicina, se più persone in una stessa casa -od altre contigue si ammalano coi sintomi stessi o consimili, e muojono -in breve decubito (fra il 2.do ed il 5.to giorno), senza riconosciuta -causa, e senza altri fenomeni che quelli che sono proprii delle febbri, -si deve sempre sospettare la peste. Così parimenti, se le dette persone -provengono da luoghi infetti, o fossero state in comunicazione con -vestiti o mercatanzie che si potessero sospettare contaminate da quel -contagio». - -2.º La peste non ha in generale sintomi prodromi. I malati spesso -provano ad un tratto un gran turbamento in tutto il sistema nervoso, -un senso indefinibile di mal essere, di stanchezza, dolor di gambe, -abbattimento o prostrazione di forze, brividi, freddo specialmente -lungo il dorso; una leggiera e rapida aberazione visuale; cefalalgia -più o meno intensa; dolori pulsativi, od anche appena percettibili al -tatto, alle regioni ascellari o inguinali, qualche volta dolori per -tutto il corpo e segnatamente alle articolazioni; non di rado senso -di oppressione, calore od angustia ai precordii; profondi sospiri; -una sensazione d'intormentimento generale; vertigini; sete, ed alcune -volte ardentissima con la brama di bevande acidule e fredde; nausea, -e non di rado vomito di materie biliose, o verdastre; altre volte -sono i soli liquidi ingeriti che il malato restituisce, quasi senza -avvedersene; la faccia acquista un aspetto di ebetudine, di stupidezza; -talvolta apparisce un po' tumidetta e splendente come fosse stata unta -coll'oglio. La fisonomia è sconcertata, più o meno cangiata. I muscoli -della faccia mal pronunciati. Altre volle all'incontro la faccia è -animata, ma di un aspetto torvo ed incerto, presenta un non so che -di misto fra lo stato di ubbriachezza e di disperazione. Il color -della faccia è d'ordinario pallido, lurido, tirante al cadaverico; -se anche è rossiccio si avvicina al livido; qualche volta eziandio -normale. Gli occhi, che hanno perduto il loro naturale splendore, sono -rossi colla congiuntiva injettata di sangue, intolleranti alla luce; -ora prominenti e giallognoli, ora profondati nell'orbita, languidi e -lacrimanti, colla pupilla dilatata. I sguardi per lo più abbattuti; -alcune volte più vivi, ma spaventati e torvi come nell'idrofobia; le -palpebre socchiuse, la superiore pare che non possano sollevarla che -con difficoltà; la bocca mezzo aperta come quella degli idioti; la -marcia è poco sicura, si reggono male in piedi, vacillano nel camminare -a un di presso come gli ubbriachi; la testa è per lo più pendente -sul petto; la pelle è calda e secca; spesse volte di un calor mite -o piuttosto fredda; il polso è frequente, picciolo, esile, vuoto; -qualche volta in istato naturale; specialmente in principio non v'ha -indizio di febbre in quanto al polso. I malati hanno difficoltà di -combinare le idee; talvolta mostrano una perfetta apatia sul loro -stato; per ordinario ritornano sempre sopra un determinato oggetto, -quest'oggetto è comunemente il pericolo in cui versano, il timor di -morire. Uomini fino allora coraggiosissimi a tutte prove, diventano -pusillanimi e paurosissimi ad un tratto. Altre volte appariscono -d'una straordinaria vivacità ed allegria che confina colla pazzia; la -respirazione è spesso frequente; la favella è serrata, imbarazzata; -la voce è rauca e grossa, come a far sospettare di un'angina; qualche -volta avvi mutolezza completa; profonda melanconia; irrequietezza della -persona; smania; tinito d'orecchi; sordità; alito fetente; la lingua è -sempre umida, larga, coperta di una pania biancastra color di calce, -o di un colore che si avvicina alla madreperla, sotto cui alle volte -traspira il rosso delle papille della lingua medesima; agli orli ed -alle estremità è rossa ed in istato normale. Nel progresso, allorchè -la malattia è giunta allo stadio di reazione, diventa secca, arida, -screpolata, ristretta; i denti sono fuliginosi, le labbra incrostate; -le narici piene di una materia nerastra solida, che colla diseccazione -diventa polverulenta. Le fauci alle volte sono di un rosso carico, con -afte; le urine ora cariche e quasi sanguigne, ora tenui e crude; il -ventre spesso ostinatamente chiuso nel principio, coll'avanzare del -morbo alla stitichezza succede una diarrea non critica senza dolori. -Gli appestati sogliono tramandare un certo odore particolare, dolcigno -smaccato, tale che non si saprebbe definire. Rare volte decombono -supini; per lo più giacciono sul tronco. Il loro decubito è diverso da -quello delle malattie ordinarie, ed il più delle volte non corrisponde -alla gravezza de' sintomi. Avvanzandosi il male, e secondo la maggiore -o minore violenza di esso, compariscono petecchie, delirio, ec. Allo -stadio d'invasione segue quello di reazione; e quest'ultimo termina o -colla morte o colla crisi. La durata della malattia, in qualunque caso -è breve, almeno più breve che nelle malattie ordinarie. - -Tutti i sopradescritti sintomi però, isolati o riuniti, sono ancora -equivoci e comuni ad altre malattie. - -I soli segni positivi, patagnomonici della peste, proprii a farla -riconoscere indubbiamente, sono i seguenti. - -1.º I buboni degl'inguini, delle ascelle, agli angoli delle mascelle, -con la totalità o una parte dei sintomi sopradescritti. - -2.º L'antrace, o carbone pestilenziale. - -3.º Le petecchie, che sono punticchiamenti o macchie superficiali, da -principio rosse, poi nere, più o meno estese, isolate, o aggregate e -confuse, sparse sopra diverse parti del corpo, e più ordinariamente sul -collo, le parti anteriori del petto, e gli arti inferiori. - -4.º I dolori ganglionari, ossia dolori lancinanti o pulsativi al sito -dei gangli, o soli, o accompagnati con ingorgamento. - -5.º L'espressione di ebetudine della faccia, ed un certo atteggiamento -particolare, che si può conoscere, ma non si può definire; (_facies -pestilentialis_). - -6.º La lingua coperta di pania biancastra; di un colore che si avvicina -alla madreperla, così come fu descritta di sopra. - -7.º l'abbattimento e prostrazion delle forze; il traballamento nel -camminare, ossia quella marcia ch'è propria dell'ubbriachezza; la -frequenza e piccolezza del polso, sono tra i sintomi più costanti, -e che alcuni dotti medici indicano altresì come caratteristici e -indubitabili della peste. - -8.º Finalmente allorchè ai segni sopra indicati, sia che sieno -simultanei, sia che sieno parziali, vi si unisce il delirio bene -pronunciato, convien ravvisarlo come un altro segno positivo e -indubitabile della peste. Allorchè questo delirio è accompagnato da una -specie di febbre ardentissima, con sudori molto abbondanti, ne avviene -quasi sempre tale debolezza e sfinimento di forze, che la vita viene -prestamente estinta. - -Giova però, che avvertano quei Medici, Chirurghi, ed altri, che per -l'istituto loro sono d'ordinario chiamati i primi a dar giudizio sopra -le malattie dubbie o sospette di contagio; - -Che la sortita dei buboni, degli antraci, delle petecchie, non ha un -tempo determinato; - -Che nei primi attaccati dalla peste in un paese, di raro si osservano -buboni o carboni, e spesso manca fino la flessibilità del cadavere; - -Che la peste anche di un'indole la più maligna e grave, può -esistere senza che vi sia alcuno dei detti segni esterni, o eruzioni -caratteristiche della peste; senza ch'essa caccia niente al di fuori; e -ch'è un grossolano errore quello di concludere, _non ha buboni, non ha -carboni, non ha petecchie, dunque non ha la peste_. — La maggior parte -degli errori più fatali all'umanità nell'argomento peste sono nati -dall'ignoranza di questo fatto pratico, dalla trascuranza di siffatta -avvertenza; - -Che alcuni muojono senza verun sintomo sensibile, quasi colpiti -dal fulmine; altri non lagnandosi se non che di debolezza e di -abbattimento, di dolori o gravezza di testa; - -Che in molti manca anche la prostrazion delle forze, di maniera che, -attaccati essendo dalla peste, continuano ad attendere ai proprj -affari; - -Che in alcuni si conserva la serenità della mente; - -Che talvolta la peste mentisce una vera febbre intermittente. Dura il -freddo per alcune ore, poi il caldo succede, ec.; - -Che nel principio vi ha spesse volle apiressia perfetta. - -Fra le eruzioni esterne le petecchie sono le prime a comparire. -Esse s'incontrano nel più gran numero dei casi, e più spesso delle -altre eruzioni anche nei primi colpiti. Nel principio della peste -compariscono d'ordinario i soli esantemi, indi esantemi e buboni, poi -esantemi, buboni, carboni, e tutto quel terribile e funesto corredo -di sintomi che suole accompagnare la peste allorchè è avvanzata -o giunta al suo maggiore incremento: p. es., oltre i sintomi già -descritti, deliquii; oppressione; vomito di materie nerastre; diarrea; -dissenteria; singhiozzo; pustule carbonchiose; echimosi di diverso -colore e grandezza; vibici; emoraggie dal naso, dal petto, dallo -stomaco, dall'utero, profluvii sanguigni di ogni specie; aborto; -quantità di vermi, specialmente nei fanciulli e nei giovanetti; -veglie; sogni spaventosi; visioni di spettri; contrazioni muscolari; -convulsioni; affezioni soporose, delirio, frenesia; finalmente la -morte, d'ordinario senza lo spettacolo dell'agonia. Nel corso della -peste si osservano buboni non solo agli inguini, alle ascelle, alla -regione delle parotidi, ma alcune rare volte eziandio alle regioni -cervicali, e più di raro ancora nello spazio popliteo. - -Avvicinandosi lo stadio di reazione scompare la vacuità arteriosa; -il polso si rialza, talvolta diviene duro, pieno, vibrante, e d'una -frequenza dalle 90 alle 100 pulsazioni; la faccia si anima, si esalta; -il globo dell'occhio riprende la sua mobilità; la respirazione resta -frequente, la favella si rialza, l'agitazione generale s'accresce. — A -contagio avvanzato la flessibilità del cadavere è costante. — - -Il corso della malattia, come s'è detto, è rapido. La peste dura 2, 3, -4, 5, 7, o 9 giorni. Parecchi muojono dopo 10 o 12 ore di decubito, un -buon numero nello spazio di 24 ore; la maggior parte fra il secondo -e quinto giorno. Alcuni improvvisamente, quasi colpiti dal fulmine, -cadono morti, prima ancora che s'abbia potuto concepire il sospetto che -abbiano la peste. - -Ogni peste ha i suoi sintomi proprii, ed il corso di una pestilenza -differisce sempre da quello di un'altra. Non tutti i sintomi -sopradescritti affliggono tutti i malati. La malattia viene -accompagnata ora dagli uni ora dagli altri. - -I pochi che superano la peste soffrono spesso gangrene ai piedi, -debolezza, vertigini, torpore della mente, ed una certa inattitudine -o lentezza nel combinare le idee, ulceri di difficile guarigione, -induramenti glandulari, ed altre penose reliquie. - -Percorrendo le varie storie delle pestilenze descritte nel presente -volume, si potrà forse formarsi più chiara e precisa idea della -singolarità e violenza de' sintomi che accompagnano questa terribile -malattia, del suo andamento, e della difficoltà di riconoscerla al suo -primo apparire. - -[63] Mense Augusto omnia tristiora: crebra ubique funera: ægri a -suis passim derelicti sine indice moriebantur: quidam levamen sub dio -quærentes a casis proreptabant: nonnulli, vi morbi in furorem acti, -quaquaversum discurrebant, et ubi sors tulit exanimes concidebant: -superstites, contagione polluti, pars in sylvas; ipsi sibi exitio -fuluri, confugiebant; pars ad illibatos divertebant, et hos pariter -inficiebant (_Chenot de Peste Transilvanica annorum 1770-71_). - -[64] gas acido muriatico ossigenato of., gas marino deflogisticato; gas -murigene. - -[65] Die Reinigung durch Waschen mit Wasser, Seife, und Lauge ist ein -so leichtes und sicheres Mittel, die Ansteckungstoffe zu zerstòren, -dass alles, vas man Geràthen, Betten und Kleidern gewaschen werden -kann; gewaschen werden muss, und fùr solche Gegenstànde die Ràucherung -ganz entbehrlich ist. - -[66] I prigionieri assicuravano che fra l'armata turca serpeggiava la -peste, e che solo dopo la battaglia di Kaul erasi minorata d'assai. -Così fu notato, che entro alle mura di Bender, picciola Città della -Bessarabia sul Niester, vi regnava la peste, e grande n'era la -mortalità prima dell'arrivo dell'armata Russa, e durante l'assedio. -Espugnata che fu la Città dopo un vivissimo e sanguinoso combattimento -che durò tre giorni, la peste si vide cessata del tutto, nè avvennero -altre incidenze. Ciò accadde però nei giorni della canicola. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. Il testo in greco e -cirillico è stato trascritto tal quale, senza alcuna correzione. - -Le correzioni indicate dall'autore in vari punti del libro sono state -riportate nel testo. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Della peste e della pubblica -amministrazione sanitaria, by Angelo Antonio Frari - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK DELLA PESTE E DELLA PUBBLICA *** - -***** This file should be named 63848-0.txt or 63848-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/3/8/4/63848/ - -Produced by Barbara Magni and the Online Distributed -Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This file was -produced from images made available by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. Special rules, set forth in the General Terms of Use part -of this license, apply to copying and distributing Project -Gutenberg-tm electronic works to protect the PROJECT GUTENBERG-tm -concept and trademark. Project Gutenberg is a registered trademark, -and may not be used if you charge for the eBooks, unless you receive -specific permission. If you do not charge anything for copies of this -eBook, complying with the rules is very easy. You may use this eBook -for nearly any purpose such as creation of derivative works, reports, -performances and research. They may be modified and printed and given -away--you may do practically ANYTHING in the United States with eBooks -not protected by U.S. copyright law. Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. If you do not agree to abide by all -the terms of this agreement, you must cease using and return or -destroy all copies of Project Gutenberg-tm electronic works in your -possession. If you paid a fee for obtaining a copy of or access to a -Project Gutenberg-tm electronic work and you do not agree to be bound -by the terms of this agreement, you may obtain a refund from the -person or entity to whom you paid the fee as set forth in paragraph -1.E.8. - -1.B. "Project Gutenberg" is a registered trademark. It may only be -used on or associated in any way with an electronic work by people who -agree to be bound by the terms of this agreement. There are a few -things that you can do with most Project Gutenberg-tm electronic works -even without complying with the full terms of this agreement. See -paragraph 1.C below. There are a lot of things you can do with Project -Gutenberg-tm electronic works if you follow the terms of this -agreement and help preserve free future access to Project Gutenberg-tm -electronic works. See paragraph 1.E below. - -1.C. The Project Gutenberg Literary Archive Foundation ("the -Foundation" or PGLAF), owns a compilation copyright in the collection -of Project Gutenberg-tm electronic works. Nearly all the individual -works in the collection are in the public domain in the United -States. If an individual work is unprotected by copyright law in the -United States and you are located in the United States, we do not -claim a right to prevent you from copying, distributing, performing, -displaying or creating derivative works based on the work as long as -all references to Project Gutenberg are removed. Of course, we hope -that you will support the Project Gutenberg-tm mission of promoting -free access to electronic works by freely sharing Project Gutenberg-tm -works in compliance with the terms of this agreement for keeping the -Project Gutenberg-tm name associated with the work. You can easily -comply with the terms of this agreement by keeping this work in the -same format with its attached full Project Gutenberg-tm License when -you share it without charge with others. - -1.D. The copyright laws of the place where you are located also govern -what you can do with this work. Copyright laws in most countries are -in a constant state of change. If you are outside the United States, -check the laws of your country in addition to the terms of this -agreement before downloading, copying, displaying, performing, -distributing or creating derivative works based on this work or any -other Project Gutenberg-tm work. The Foundation makes no -representations concerning the copyright status of any work in any -country outside the United States. - -1.E. Unless you have removed all references to Project Gutenberg: - -1.E.1. The following sentence, with active links to, or other -immediate access to, the full Project Gutenberg-tm License must appear -prominently whenever any copy of a Project Gutenberg-tm work (any work -on which the phrase "Project Gutenberg" appears, or with which the -phrase "Project Gutenberg" is associated) is accessed, displayed, -performed, viewed, copied or distributed: - - This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and - most other parts of the world at no cost and with almost no - restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it - under the terms of the Project Gutenberg License included with this - eBook or online at www.gutenberg.org. If you are not located in the - United States, you'll have to check the laws of the country where you - are located before using this ebook. - -1.E.2. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is -derived from texts not protected by U.S. copyright law (does not -contain a notice indicating that it is posted with permission of the -copyright holder), the work can be copied and distributed to anyone in -the United States without paying any fees or charges. If you are -redistributing or providing access to a work with the phrase "Project -Gutenberg" associated with or appearing on the work, you must comply -either with the requirements of paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 or -obtain permission for the use of the work and the Project Gutenberg-tm -trademark as set forth in paragraphs 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.3. If an individual Project Gutenberg-tm electronic work is posted -with the permission of the copyright holder, your use and distribution -must comply with both paragraphs 1.E.1 through 1.E.7 and any -additional terms imposed by the copyright holder. Additional terms -will be linked to the Project Gutenberg-tm License for all works -posted with the permission of the copyright holder found at the -beginning of this work. - -1.E.4. Do not unlink or detach or remove the full Project Gutenberg-tm -License terms from this work, or any files containing a part of this -work or any other work associated with Project Gutenberg-tm. - -1.E.5. Do not copy, display, perform, distribute or redistribute this -electronic work, or any part of this electronic work, without -prominently displaying the sentence set forth in paragraph 1.E.1 with -active links or immediate access to the full terms of the Project -Gutenberg-tm License. - -1.E.6. You may convert to and distribute this work in any binary, -compressed, marked up, nonproprietary or proprietary form, including -any word processing or hypertext form. However, if you provide access -to or distribute copies of a Project Gutenberg-tm work in a format -other than "Plain Vanilla ASCII" or other format used in the official -version posted on the official Project Gutenberg-tm web site -(www.gutenberg.org), you must, at no additional cost, fee or expense -to the user, provide a copy, a means of exporting a copy, or a means -of obtaining a copy upon request, of the work in its original "Plain -Vanilla ASCII" or other form. Any alternate format must include the -full Project Gutenberg-tm License as specified in paragraph 1.E.1. - -1.E.7. Do not charge a fee for access to, viewing, displaying, -performing, copying or distributing any Project Gutenberg-tm works -unless you comply with paragraph 1.E.8 or 1.E.9. - -1.E.8. You may charge a reasonable fee for copies of or providing -access to or distributing Project Gutenberg-tm electronic works -provided that - -* You pay a royalty fee of 20% of the gross profits you derive from - the use of Project Gutenberg-tm works calculated using the method - you already use to calculate your applicable taxes. The fee is owed - to the owner of the Project Gutenberg-tm trademark, but he has - agreed to donate royalties under this paragraph to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation. Royalty payments must be paid - within 60 days following each date on which you prepare (or are - legally required to prepare) your periodic tax returns. Royalty - payments should be clearly marked as such and sent to the Project - Gutenberg Literary Archive Foundation at the address specified in - Section 4, "Information about donations to the Project Gutenberg - Literary Archive Foundation." - -* You provide a full refund of any money paid by a user who notifies - you in writing (or by e-mail) within 30 days of receipt that s/he - does not agree to the terms of the full Project Gutenberg-tm - License. You must require such a user to return or destroy all - copies of the works possessed in a physical medium and discontinue - all use of and all access to other copies of Project Gutenberg-tm - works. - -* You provide, in accordance with paragraph 1.F.3, a full refund of - any money paid for a work or a replacement copy, if a defect in the - electronic work is discovered and reported to you within 90 days of - receipt of the work. - -* You comply with all other terms of this agreement for free - distribution of Project Gutenberg-tm works. - -1.E.9. If you wish to charge a fee or distribute a Project -Gutenberg-tm electronic work or group of works on different terms than -are set forth in this agreement, you must obtain permission in writing -from both the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and The -Project Gutenberg Trademark LLC, the owner of the Project Gutenberg-tm -trademark. Contact the Foundation as set forth in Section 3 below. - -1.F. - -1.F.1. Project Gutenberg volunteers and employees expend considerable -effort to identify, do copyright research on, transcribe and proofread -works not protected by U.S. copyright law in creating the Project -Gutenberg-tm collection. Despite these efforts, Project Gutenberg-tm -electronic works, and the medium on which they may be stored, may -contain "Defects," such as, but not limited to, incomplete, inaccurate -or corrupt data, transcription errors, a copyright or other -intellectual property infringement, a defective or damaged disk or -other medium, a computer virus, or computer codes that damage or -cannot be read by your equipment. - -1.F.2. LIMITED WARRANTY, DISCLAIMER OF DAMAGES - Except for the "Right -of Replacement or Refund" described in paragraph 1.F.3, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation, the owner of the Project -Gutenberg-tm trademark, and any other party distributing a Project -Gutenberg-tm electronic work under this agreement, disclaim all -liability to you for damages, costs and expenses, including legal -fees. YOU AGREE THAT YOU HAVE NO REMEDIES FOR NEGLIGENCE, STRICT -LIABILITY, BREACH OF WARRANTY OR BREACH OF CONTRACT EXCEPT THOSE -PROVIDED IN PARAGRAPH 1.F.3. YOU AGREE THAT THE FOUNDATION, THE -TRADEMARK OWNER, AND ANY DISTRIBUTOR UNDER THIS AGREEMENT WILL NOT BE -LIABLE TO YOU FOR ACTUAL, DIRECT, INDIRECT, CONSEQUENTIAL, PUNITIVE OR -INCIDENTAL DAMAGES EVEN IF YOU GIVE NOTICE OF THE POSSIBILITY OF SUCH -DAMAGE. - -1.F.3. LIMITED RIGHT OF REPLACEMENT OR REFUND - If you discover a -defect in this electronic work within 90 days of receiving it, you can -receive a refund of the money (if any) you paid for it by sending a -written explanation to the person you received the work from. If you -received the work on a physical medium, you must return the medium -with your written explanation. The person or entity that provided you -with the defective work may elect to provide a replacement copy in -lieu of a refund. If you received the work electronically, the person -or entity providing it to you may choose to give you a second -opportunity to receive the work electronically in lieu of a refund. If -the second copy is also defective, you may demand a refund in writing -without further opportunities to fix the problem. - -1.F.4. Except for the limited right of replacement or refund set forth -in paragraph 1.F.3, this work is provided to you 'AS-IS', WITH NO -OTHER WARRANTIES OF ANY KIND, EXPRESS OR IMPLIED, INCLUDING BUT NOT -LIMITED TO WARRANTIES OF MERCHANTABILITY OR FITNESS FOR ANY PURPOSE. - -1.F.5. Some states do not allow disclaimers of certain implied -warranties or the exclusion or limitation of certain types of -damages. If any disclaimer or limitation set forth in this agreement -violates the law of the state applicable to this agreement, the -agreement shall be interpreted to make the maximum disclaimer or -limitation permitted by the applicable state law. The invalidity or -unenforceability of any provision of this agreement shall not void the -remaining provisions. - -1.F.6. INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - |
