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IX_] + + + LA FIGLIA + D’UN + GHIBELLINO + + + ROMANZO STORICO + + RISGUARDANTE MILANO + AL COMINCIARE DEL SECOLO XV + + + DI + GIOVANNI CAMPIGLIO + + + VOLUME I + + + + Milano + PER GASPARE TRUFFI + Cont.ª del Cappuccio N.º 5433 + M.DCCC.XXX + + + + +L’AUTORE A CHI LEGGE + + +Che che ne dicano in contrario alcuni, che non vedono sulla terra se +non se la ristretta classe de’ scienziati, dediti a’ studi astrusi, e +qualche volta inutili, i Romanzi, le Commedie, i Drammi, le Novelle, +tutte queste composizioni leggiere della letteratura sono preziose in +un tempo in cui una popolazione laboriosa il più delle volte non prende +un libro in mano che per ricrearsi da fatiche già troppo lungamente +sostenute. Quindi un libro che in sè non ha che il merito di ricreare, +è utile perchè procura sollievo a classi stimabilissime della società. +Mancano forse libri pei letterati? Entrino in alcuna delle nostre +Biblioteche: la copia prodigiosa delle opere ivi ammassate spaventa +ogni più laborioso indagatore fra d’essi. Ma libri che veramente +ricreino lo spirito, occupandolo leggermente e recandogli piacevoli +sensazioni, sono pochi; tanto più se escludere da essi si vogliano +tutti quelli che portano seco alcun principio di veleno! L’Italia +ricorre oggidì avidamente alle scozzesi fonti per gustare di questo +diletto; ma queste fonti non sono sempre le più pure, se abbiasi +riguardo alla diversa condizione dei Culti[1]. + +Che se al diletto si unisca alcuna istruzione, se lo spettacolo che +presentasi al lettore non è senza frutto, sia per la morale di che è +condita l’azione, sia per la erudizione storica e la fedeltà del quadro +che si prende a rappresentare, crescerà senza dubbio il merito di +siffatto genere di utili componimenti: e veramente è a desiderarsi, che +fino al maggior punto possibile al diletto l’utile sia congiunto[2]. In +questo caso chi potrà disprezzare il Romanzo, che sarebbe appunto una +medicina riposta in un vase di cui gli orli vennero cospersi di mele? +Poichè non so chi potrebbe tacciar di futile un libro che una sola +ottima massima validamente persuadesse. + +Ma, per venire alla conclusione, eccoti, Lettore benevolo, un nuovo +Romanzo. Esso avrà i suoi difetti; ma ciò non isgomenta l’autore, che +spera far anche meglio in nuovi lavori. D’altra parte, anche + + Il ministro maggior della natura + +non è senza le sue macchie, e quindi quale ridicola pretensione +esigere un’opera senza difetti da un giovine del tutto nuovo in +letteratura, e che inoltre non intende cavalcare il Pegaso per andare +a rompersi il collo sulle più alte vette dell’Elicona? — Se nella +lettura dell’operetta che io ti presento, amico Lettore, tu passerai +piacevolmente due ore, perchè non mi perdonerai se qualche altra avrai +spesa con essa meno piacevolmente? È forse la noia così estranea al +mondo che non trovisi, in piccola dose almeno, talora anche nelle +stanze dell’uomo più laborioso? In ogni modo mi saranno, io spero, più +indulgenti quelle classi che, per essere più agiate, più sono soggette +a questo male: e forse mi sarà più propizio quell’amabil sesso, le cui +fibre più dilicate, i cui nervi più sensitivi, fanno sì che più atto +sia a sentire anche le meno forti commozioni. Ora, se anche questo solo +scopo io raggiungessi, perchè non sarò pago? + + + + +CAPITOLO I. + +LE ANTICHE MEMORIE + + +Sugli estremi confini della antica Martesana, terra non ignobile +nella storia Milanese per le ricordanze di antichissime città che ivi +sorgevano, e di cui già da tanti secoli più non rimane che il nome; +terra in cui visse un popolo guerriero che prese più volte parte alle +fazioni che desolarono la nostra cara patria; terra finalmente che quel +paese racchiude sì delizioso che la meraviglia forma dello straniero, e +le delizie del nazionale, voglio dire l’impareggiabile Brianza; sugli +estremi confini della antica Martesana giace il fertile territorio +detto il Piano d’Erba, di cui è capo luogo il borgo ragguardevole dello +stesso nome. + +Celebri sono questi ed i vicini luoghi per grandi fatti nella storia +Milanese. Qui Federico I, quel barbaro distruttore della città nostra +con una grande caterva di popoli nostri vicini, avidi di portare coi +loro ferri ferite a chi nemici chiamavano ed eran loro fratelli, qui +Federico accorreva nella state dell’anno 1160 in soccorso del castello +di Carcano in cui teneva sua guarnigione, tutto speranzoso di mettere +in fuga i Milanesi che quello aveano cinto d’assedio. Ma in questi +luoghi l’orgogliosa possanza di quel superbo monarca venne fiaccata +dall’eroico coraggio de’ nostri concittadini. Ben egli combattendo +ferocemente aveva disordinate le schiere a lui opposte, era giunto al +Carroccio portante il sacro vessillo della città, l’aveva abbattuto, e +certo tenevasi della vittoria; ma d’altra parte le restanti sue genti +erano state fugate; ed egli, pure dovette mostrar le spalle a coloro +che già vinti e dispersi irreparabilmente reputava. E perchè fosse +compiuto il nostro trionfo, il giorno appresso furono da noi sconfitti +all’_Acqua Nera_ i Lodigiani e i Cremonesi, che viveri conducevano +al campo imperiale. Nei quali nobili fatti le popolazioni di Erba, +di Bucinigo, di Parravicino avendo presa attiva parte in favore de’ +vincitori, egli è perciò che riconoscente in appresso la Repubblica +loro concesse molte esenzioni e privilegi che non poco contribuirono a +far fiorire quelle regioni. + +Quindi è che assai di buon ora questi paesi presentavano +quell’incantevole aspetto che, ove natura con sue ridenti bellezze +all’industria si unisce, non manca mai di rallegrare gli animi +ispirando i più dolci pensieri. Quivi diffatti l’aere puro e sereno +maravigliosamente si accorda colla giocondità di un suolo tutto di +acque limpide, quali mobili quali in riposo, intersecato. Infatti +due piccioletti laghi colle onde loro tranquille o da lievi zefiri +increspate fanno vivo specchio ai vaghi colli che stanno intorno, +altri di viti altri di ombrose selve coperti; e sono questi i due +laghi di Alserio e di Pusiano, che uniti forse ad un terzo formarono +anticamente quel Eupili che Plinio ricorda. Guardando a settentrione, +monti alti e dirupi innalzano le loro selvose spalle, e le nude teste +scheggiose; fra i quali inoltrandoti una opposta scena ti si presenta +aspra ed orrida di nude balze; e di fianchi recentemente rovinati +delle montagne. Egli è sovra di uno di questi monti che, oggetto di +congetture per lo studioso della natura apresi nel marnoso sasso una +caverna assai profonda, detta il _Buco del Piombo_, nella quale l’uomo +avaro ricercò con assidua cura quel metallo per ottocento piedi entro +la montagna; se pure quel lungo andito non si formarono da sè le acque, +che, dai sovrapposti piani trapelate nelle viscere della montagna, +quivi per forza e con gran rovina si dischiusero un passaggio. + +Ma se ameni e di bellezze particolari adorni sono questi luoghi ne’ +tempi in che scriviamo, che sparsi di liete ville mostrano come la +tranquillità de’ campi è cara ancora al cittadino che fra il fasto +e il rumore della città passa la parte maggiore della sua vita, non +meno singolare e maestoso aspetto offrir doveano nel principio del +secolo a cui la nostra istoria si riferisce, io voglio dire il secolo +decimoquinto. Vedevansi allora, invece de’ piccoli e ridenti palazzi +de’ pacifici cittadini sorgere sull’erto de’ colli e alle radici delle +montagne le annerite mura dei feudali castelli, altri restaurati, altri +in rovina; castelli che raccolsero i più ricchi cittadini dopo che il +feroce Uraja ebbe distrutta la nostra patria, gli uomini uccidendo, +schiave concedendo le donne ai Borgognoni; i castelli abbandonati +allorchè, tornata florida Milano, divenne fra le città della Insubria +la più forte e prepotente; ma che ristaurarono poscia a gara i nobili +duranti le intestine discordie fra d’essi e il popolo; che cacciati +dalla città, risorta dopo la distruzione di Federico, speranzosi ivi +fortificavansi per tentare colla forza di ricuperare il poter loro. Nel +tempo di che parliamo adunque questi luoghi, pur ameni, presentavano +ovunque un aspetto severo di guerra: fortificati erano i villaggi +di mura alzate quando gli Ungheri, irrompendo sull’Italia, tutta di +stragi la empivano e di rapine; muniti di fortezze erano i borghi, +che bene spesso mostravano recenti tracce della guerra; Incino, per +esempio, di recente era caduto dall’antica sua grandezza, e mostrava +le rovine portatevi nel decimoterzo secolo dai Comaschi; fra i luoghi +dei dintorni il più forte era Erba, notabile per un ampio castello; e +fra i castelli feudali de’ signori o Guelfi o Ghibellini che sorgevano +all’intorno, sul colle di Parravicino notavi quello di Giovanni +Pusterla feroce Ghibellino, e presso la montagna ove il Buco del Piombo +si sprofonda quello, ancora più forte, detto il _Castello del Monte_, +che apparteneva a un signore della parte Guelfa. + +Antonio Bianchi che nell’ultima metà del secolo XIV posseduto aveva +questo castello era stato testimonio di vicende ben importanti. Nato +sotto il governo mite e tranquillo dell’arcivescovo Giovanni Visconti, +avea veduta la città spogliarsi notevolmente dell’antica rozzezza +lasciata in eredità ai loro discendenti dai Goti e dai Longobardi; +dacchè, cominciata con Azzone una sì felice Rivoluzione, andava +progredendo per studio del buono arcivescovo, amico de’ dotti, fra i +quali ognuno sa che trovavasi lo stesso Francesco Petrarca che Giovanni +con ogni sorta di onori o preghiere trattenne presso di sè assegnandoli +una appartata abitazione. Ma egli è duro spettacolo vedere una ben +composta ajuola di un piccol giardino, piantata per mano industriosa, +guasta ad un tratto per la malvagità di un tristo fanciullo fatalmente +operoso; e questo è quello che accadde succedendo a Giovanni i tre +nipoti, Matteo, Bernabò e Galeazzo: ogni studio di lettere, ogni +bell’arte andò in obblio; il barbaro non amava che le armi, non spirava +che lascivia, non apprezzava che la caccia; ed i nobili non ancora +dirozzati (mentre è questa l’opera di lungo tempo) ben presto tornarono +ad una vita solo operosa in consimili occupazioni. Quindi, come molti +altri, ignorante e superstizioso, ma valoroso, crebbe il nostro Antonio +Bianchi; e perchè, tolta moglie, gli dava ombra la insaziabil libidine +di Bernabò, lasciata la città, venne a questo suo _Castello del Monte_, +e qui fra gli agi visse la miglior parte della sua vita. + +Diffatti il rigore di Bernabò teneva in freno le furiose sette de’ +Guelfi e de’ Ghibellini, che in altri tempi di molto sangue contaminato +aveano la Martesana; e il Bianchi, avendo al fianco una diletta +moglie, Agnese Bigli, che a bellezza non ordinaria candidissimi univa +i costumi, in un paese ridente, fra la piccola schiera di lieti amici, +fra i quali i più insigni erano il Castellano di Erba ed il Podestà, e +venivano appresso il Parroco di quel borgo ed il Guardiano del vicino +convento di S. Francesco, in cacce, in giuochi, in passeggi menando la +propria vita, da principio egli stesso la trovava felice. Ma l’uomo, +sempre poco conto facendo dei beni che possede corre a invidiar +quelli che ancora gli mancano forse pel suo migliore; e ciò avvenne +anche del nostro Antonio. Egli nel suo segreto si affliggea per non +avere un erede di sue ricchezze, un figliuolo in cui rivivere vedesse +sè medesimo; ma quando otto anni appresso egli l’ebbe se ne dovette +rammaricare, perchè la nascita di quel sospirato bambino a cui il padre +volle il nome imporre di Fortunato, la morte fu della dolcissima Agnese +e la cagione della più fiera afflizione pel superstite suo genitore. — +Misero bambinello! egli sclamava, fissando con dolore sul figlioletto +gli occhi di lagrime impregnati, la cagione infelice, tu fosti, o +povero innocente, che io perdessi una compagna che solo fra gli angeli +può avere sua eguale; tu del latte mancherai di quel casto seno che +per te cessò di palpitare; ahi meschino, tu per sempre mancherai delle +carezze della più tenera fra le madri! + +Pure il tempo, che sana ogni maggior piaga, portò alcun balsamo anche +nell’animo del desolato padre. Già il fanciullino snodava l’infantil +lingua a formare quel dolce nome di babbo che tanto è possente +sul cuore ancora più rozzo; e il padre in vedendolo crescere tutto +vezzi dimenticava a poco a poco il profondo dolore che il cuore gli +consumava: gli anni già trascorrono per lui con volo assai rapido; +il garzoncello cresce destro nel trattar le armi, nel cacciare fra +le selve; l’età delle illusioni e degli amori per lui è giunta; +la prepotente natura a congiungersi il traeva con una fanciulla di +amabili costumi da lui veduta in una delle gite che frequenti faceva a +Milano; ma approvato il genial nodo dal genitore, di repente ecco lo +spezza colei che ad ogni affetto è sorda e inesorabile: cade infermo +l’infelice per ardente febbre, e in pochi giorni viene tronca quella +preziosa vita a cui quella si atteneva del genitore. + +Privo di ogni persona che strettamente gli appartenga, in una età che +declina verso la vecchiezza, un uomo ancora può fornire al cuor suo +piaceri ineffabili colla beneficenza che assomiglia le creature al +creatore. Ma queste delizie delle anime più nobili e gentili non le +sapea immaginare il nostro rozzo Antonio, che, avendo un cuore fatto +per sentir fortemente, ora altro non facea che darsi in preda alla più +cupa misantropia. Dopo quell’ultimo colpo fatale che di ogni oggetto +per lui cambiava in negro l’aspetto, egli, ogni consorzio ricusando, +solitario se ne vivea accumulando i prodotti delle sue ricchezze, e non +distribuendone che alle chiese ed ai conventi, perchè pregassero pace a +quelle anime alle quali solo volgevansi tutte le sue ricordanze, i suoi +pensieri. Fu ancora tentato di vestir rozza tunica ed entrare in un +convento; ma l’idea di dover con altri uomini convivere ne lo distolse; +appena permetteva che di quando in quando un unico suo fratello lo +visitasse, Guglielmo Bianchi; il figliuolo di questo però, il giovine +Arrigo, giammai non compariva agli occhi suoi; perchè enorme allora si +sarebbe fatto il dolore di Antonio alla rimembranza, in vedendo lui, +dell’infelice suo figlio. + +Frattanto nel 1402, terminava la sua vita Giovanni Galeazzo primo +duca di Milano, che succeduto allo zio Bernabò, da lui imprigionato, +illustrava il suo regno proteggendo le arti e le lettere, dilatando +colle armi e coll’astuzia il proprio stato, ma opprimeva i suoi sudditi +con enormi gabelle. Il suo successore Giovanni Maria essendo ancora in +fanciullesca età, sotto una Reggenza composta di membri fra di loro +discordi, risorgevano le antiche sette de’ Guelfi e de’ Ghibellini, +ed i disordini e le sanguinose risse così in Milano ricominciavano che +nelle città da essa dipendenti, ove erigevansi varj tiranni; ed anche +la Martesana ferocemente partecipava a que’ furori. Il prepotente +Giovanni Pusterla, alzando il capo, molte soverchierie commetteva +contro i suoi vicini; molti altri ancora ingiurie commettevano che con +altre erano vendicate; e per sopraggiunta venne il furore della guerra +e armate squadre si videro contendere ai ducali Erba e il suo forte +castello. Per colmo de’ mali poi una banda di fuorusciti si stabiliva +nel Buco del Piombo, e, guidata da un capo terribile, ai già desolati +paesi portava nuovo flagello. Ogni traccia di buon governo fra tanto +disordine dispariva: del castello di Erba erano signori i Rusconi, nè +si curavan del resto, perchè solo attendevano a fortificarsi. + +Allora un lampo dell’antica energia nel Bianchi si sviluppò: assoldò un +capitano Boemo, di cui non ci rimase il nome, e quindici altri soldati +in difesa propria e del suo castello: nessuno offendeva; ma ai male +intenzionati ispirava timore; egli per altro per schivare contrasti, +lasciava che impunemente il prepotente Pusterla cacciasse ne’ proprj +boschi; ed ancora dava qualche somma ai banditi del Buco del Piombo +che gliene facevano richiesta. Ma questo ultimo atto della antica sua +energia era lo splendore di una lampada che sta per ispegnersi, poichè +difatti due anni dopo egli morì, lasciando i proprj beni all’unico suo +nipote Arrigo Bianchi, di cui a lungo noi dovremo parlare in questo +racconto. + + + + +CAPITOLO II. + +LA SORPRESA + + +Gridi ciascuno a sua posta: per me non trovo nulla di sconveniente sul +bel principio del mio racconto, condurre il mio lettore in una taverna. +Oltrechè quest’è uno degli asili della gioja (e così scarsa è la gioja +nella vita che ovunque essa si trovi può meritare buon viso), poichè +infra i bicchieri il buon umore nasce, il cuore si rallegra, e siccome +i corpi coll’urto, così gli animi, contrastando colle parole, che il +vino cresce, piacevolmente si riscaldano; oltre questi grandi vantaggi, +l’osteria è luogo opportuno per istudiare il carattere degli uomini, +cui il poter di Bacco spoglia di ogni veste che i difetti ne ricopra; +ed anche ponnosi in essa scoprire importanti segreti, che quivi fra la +gioja ispirata dal vino vengono a galla, siccome appunto accade della +spuma di quello spiritoso liquore. Quindi venga, venga pur meco ove non +sdegna porre il piede il filosofo indagatore, venga meco il benevol mio +lettore, ancora la bella e schifa giovane sposa o fanciulla che questo +racconto avesse per le mani, vengano, dico, nel tempio ove si rende +festosamente ragione al merito del buon Noè, che scampato dalle acque +volle pure scamparne le generazioni venture. + +Egli è nell’osteria di Parravicino che ci conviene entrare. Noi udirem +quivi i discorsi e alcune gesta di certi personaggi che avranno qualche +parte nella nostra istoria, e che sarà bene far conoscere fin da +principio. L’oste, padrone della taverna, era un uomo di umore giulivo +verso tutti coloro de’ suoi avventori che aveano buona borsa, burbero +con coloro che avessero voluto dare delle promesse; egli soleva dire +che un soldo non valutava tutte le parole del mondo: e perchè il paese, +siccome abbiamo detto, assai prosperava pei privilegi che da tanto +tempo godeva, il buon uomo avea di assai accresciuto il suo patrimonio, +che di già pingue gli era pervenuto dal padre, rammentato ancora dai +bevitori ottuagenari del paese. Vivea per altro il nostro Antonio +Trivella (tale era il nome dell’oste) sul piede de’ suoi antenati, e +sottilmente. Ma egli non avea che un sol figlio, ed era appunto per +festeggiare le prossime nozze di costui che ad alcuni de’ suoi futuri +parenti e loro amici, contro il suo uso, avea imbandita, la sera in +cui noi lo visitiamo, una abbondante cena. Ad essa partecipava Giorgio +Tanaglia, falconiere nel castello di Giovanni Pusterla, e futuro zio +dello sposo, con altri tre o quattro famigliari dello stesso Castello. + +Ma lo zio futuro di Carlotto (quest’era il figlio dell’oste) era +quello che più meritava l’attenzione. Esso era un uomo che potea avere +cinquant’anni, grande e ben fatto della persona, e che non offeriva in +sè l’esempio di quella pinguezza che attesta un carattere inattivo e +poco energico. Due occhi assai vivaci e nerissimi, capegli pur neri, +ed una certa barba ricciuta, davano spicco a’ suoi lineamenti, duri +sì, ma che peraltro nulla teneano di fierezza. Egli era non pure il +falconiere, ma ancora il canattiere e il primario personaggio della +famiglia del già menzionato Giovanni Pusterla; ma non sempre era stato +occupato nella cura de’ falchi e degli astori, o de’ cani e delle altre +cose risguardanti la caccia; egli avea in varie occasioni impugnato +anche la spada, e, tenendo dietro al suo signore, aveva avuto parte in +scene assai sanguinose. + +Fu appunto dopo che si furono vuotati alquanti fiaschi che l’umore +guerriero del nostro Giorgio Tanaglia si manifestò: «Carlotto, figliuol +mio, egli diceva allora al futuro suo nipote, io ti do una figliuola +che è una colomba, sebbene in custodia di un falco che seppe un +giorno drizzar ben alto le sue penne. Oh se mi avessi veduto nel 1403, +allorchè sul principio del governo dell’attuale duca, cominciarono in +Milano ad alzar la testa i Ghibellini: tu avresti allora conosciuto +Giorgio il falconiere. Di que’ giorni io era vestito tutto da capo +a piè di una maglia lucente, e guidava, sotto gli ordini del signor +Giovanni, le genti del Castello. Si era vuotata l’armeria: tutti coloro +che poteano portar le armi le aveano indossate.» + +«Allora la duchessa madre proteggeva il Barbavara, suo amante e primo +ministro; e questo era in odio a tutti gli altri membri della reggenza: +egli era Guelfo; i Ghibellini non potevano soffrirlo.» + +«Adunque concertati fra di loro questi grandi vestirono la divisa del +loro partito, voglio dire la croce rossa, e messisi in arme, dopo aver +mandati alcuni per la città armati gridando _Abbasso il Barbavara_, e +ciò per alcuni giorni, e la duchessa non cedendo, una bella mattina che +tutta di armi risuonava la Porta Ticinese, ove è il nerbo del partito, +ci avanziamo (eravamo forse diecimila) verso il castello di Porta +Giovia, ove era la duchessa col Barbavara. Quivi con grida spaventose +si chiedeva che fosse bandito il ministro odiato: e la duchessa, dopo +aver resistito un poco, dovette pur cedere a licenziare quel ribaldo.» + +— Voi dunque vi siete impadronito del castello? — domandò Carlotto che +era il più giovine della brigata. + +— No, figliuol mio, per allora non si menarono le mani; ma si menarono +poco appresso. I Guelfi si credettero più che mai offesi nella persona +del Barbavara, che era del lor partito: deboli però assai come erano, +e paurosi, non ardirono allora mostrare la fronte; ma si prepararono +a covare il fuoco sotto la cenere. Fecero delle leghe, si accordarono +coi Guelfi di fuori della città: come furono grossi cominciarono +a mostrarsi armati per le strade e ad insultare i Ghibellini, +cominciarono sanguinose zuffe, nè passava giorno che non si menassero +le mani. Il duca non si contava per niente: la duchessa non pensava +più che al suo Barbavara, che più non le stava al fianco: tutto era una +confusione orribile. Di quei dì noi saccheggiammo molte case, e vorrei +non fosse più finito quel buon tempo, che ho fatto de’ buoni danari.» + +«Pur i Guelfi pensavano a fare un ultimo sforzo. Ben vedevano che se +con un colpo ardito non riuscivano a trionfare, stati sarebbero da noi +consumati alla spicciolata. A forza di intrighi essi mettono infine +nel lor partito i Rusconi, che allora stavano in Desio, ancora il +signor di Vignate, che si era fatto padrone di Lodi — giacchè di già le +città principali del ducato si erano tolte dal dominio della Reggenza. +Primo a entrar in Milano fu il Rusconi ed avea seco una forte mano di +genti: il signor di Vignate dovea venire nello stesso giorno, ma non +compariva: i Guelfi che voleano trar vantaggio da una sorpresa, poichè +la cosa era stata fino allora maneggiata con grande segretezza, non +credettero bene indugiare per aspettar i Lodigiani; alzando dunque +all’arrivo del Rusconi il lor grido, _Guelfi, Guelfi, Croce Bianca!_ +vengono avanti pieni di ardimento e confidenza verso la Porta Ticinese, +a cercare le _Croci Rosse_, così chiamavansi i Ghibellini. Ma un +sentore ne era fra noi trapelato. I Ghibellini furono tosto in armi; +e vennero fuori grossi ed in gran furia: il furore che ci animava in +quel giorno non è possibile esprimerlo con parole. Al _Malcantone_ fu +che si incontrarono i Guelfi. Questo nome ora assai bene è conosciuto, +prima di allora però quel luogo non avea nessun nome: quivi ebbe +luogo una mischia spaventosa: e fu perciò che venne così denominato. +Bisognava vedere il signor Giovanni Pusterla, che demonio in quella +circostanza! Ma nemmen io non mi mostrai una gallina; più di cinque +ne mandai all’inferno. Oh che furia fu quella mai! I Guelfi infine +dovettero partire colla testa rotta, e rotta in modo che più non la +poterono accomodare: arrivò finalmente il signor di Vignate, ma non fu +più in tempo: sentì il fatto, crollò il capo, e per la stessa strada +per cui era giunto partì. I Guelfi, dopo quel giorno, sfrattarono +ancora quasi tutti da Milano. Non ve ne sarebbe restato un solo, se il +duca non li avesse sempre protetti. — Ma la corte è tutta per essi. — +Da quel giorno in poi però non vi fu più pace pei Guelfi. Dappertutto +furono più o meno perseguitati dai Ghibellini; e non è già qui solo in +Erba che sieno succedute delle scene sanguinose. Fu allora che venne +composto il brindisi che ora voglio che ripetiamo.» + +Il buon falconiere nel narrare le sue passate avventure si era andato +sempre più riscaldando, ma pure non lo avea fatto tutto di un fiato; +di quando in quando aveva anzi avuta cura, quasi per premio della sua +bravura, di inalbarsi la gola del vino che, sebbene senza interesse +di scotto, non avea per altro in quell’occasione lasciato mancare il +futuro suo parente; i colori del suo viso si erano maravigliosamente +ravvivati in ragion diretta del numero delle sue libazioni. Ora empiuta +nuovamente la enorme sua tazza, alzossi in piedi, ed in tuono metà +declamatorio metà di canto, così solennemente spacciò il suo brindisi +ghibellino: + + Sovra ogni altro liquore + Oh quanto il vin più vale + Esso rallegra il cuore + Del misero mortale! + È d’ogni idea vivace + Esso l’autor più esperto, + E rende l’uom loquace, + E ne fa il cuore aperto. + Dunque fra amiche schiere + Giammai non abbia bando. + Qual v’è maggior piacere + Che viver tracannando? + Ma quanto in pregio eccede + A ogni bevanda il vino, + Tanto di valor cede + Il Guelfo al Ghibellino. + +Non aveva però terminato di proferire queste parole, quando di tratto +i battenti della stanza si spalancarono, e sulla porta apparve +un personaggio tutto di una nera armatura coperto: avea calata la +visiera, sull’elmo per cimiero un contorto dragone spiegava le sue ali +membranose, in mano tenea un’arme d’ignoto lavoro. + +A quella vista, quasi colpiti da una fatale apparizione tutti coloro +che trovavansi assisi alla tavola, impallidirono, e lo stesso +falconiere perdette la porpora che il viso in quell’istante gli +coloriva: alle armi, agli altri distintivi, da tutti fu conosciuto il +personaggio che immobile e silenzioso, ma in atto minaccevole, si offrì +loro, seguito da due altri armati sulla soglia di quella porta. + +— È il Re della rupe, il Guerrier Nero, — sclamò il falconiere +riavutosi un poco del primo spavento o stupore: — Antonio Trivella +chiedetegli che cosa voglia. + +Antonio Trivella, l’oste, uomo non del tutto pusillanime, ma che però +per elezione cercava a schivare i pericoli, parve avesse tanto di +freddezza conservato da intendere l’esortazione del falconiere. Egli +cavossi la berretta, si alzò, e, vôlto all’incognito personaggio così +gli disse: — Signore, se voi siete, come non vi è dubbio, il capo di +coloro che abitano nella caverna del Piombo, io sono qui per fare il +voler vostro, ove vi piaccia di comandarmi. Ma non vogliate rovinarmi; +io sono un pover’uomo, e sebbene alcuni mi credan ghibellino, pure son +Guelfo fino a’ capegli: lo dico perchè so che ai Guelfi non volete +male. Non già che io mi rifiuti di darvi quello che potrò. Non dico +niente di ciò...! Vi sono tanti signori ghib... + +— Basta!... Meno ciarle, che io vi conosco: sborsatemi ventiquattro +fiorini d’oro: e badate bene, il rifiuto vi costerebbe la vita. + +— Il cielo mi salvi! Ma ventiquattro fiorini d’oro... un povero +diavolo..., dove prenderli?... + +— Io manderò un tal diavolo a prenderli all’inferno, — replicò con +adirata voce il Guerrier Nero; e così dicendo impugnava l’arme sua +terribile alla quale in gran parte attribuir dovessi il terrore +straordinario che di sè incuteva: era una arme da fuoco che +potea maneggiarsi; ed a que’ tempi non ancora conosciuto era il +perfezionamento di queste armi, ed appena usavansi negli assedj delle +pesantissime bombarde. + +— Fermate, signore, — disse il Falconiere; — e voi, a che fate +resistenza, Antonio? non sapete che contro quelle armi non vale la +forza. + +L’oste parve persuaso; partì dalla sala, tornò, numerò sovra il banco +le monete richieste, e che col cuore lacerato dovea da sè partire; e +porgendole ad uno de’ due armati che stavano dietro al Guerrier Nero +che stese una mano, disse: «Vergine santa... ecco fatto a vostro modo.» + +Lo sconosciuto nulla replicò; ma alzando il capo in modo imperioso: +— Nessuno di voi ardisca uscire, — disse alla brigata che trovavasi +nella camera, — finchè non sia trascorsa mezz’ora. Poco valuterebbe la +vita chi si attentasse di rompere un tal divieto. — Ciò detto, diede +un passo indietro; e i due che lo seguivano chiusero i battenti della +porta. Un silenzio di confusione per un istante regnò nella sala. + +Ma questo venne ben tosto interrotto. — Poffare il mondo! — sclamò +il falconiere, in cui gli spiriti che poc’anzi lo animavano per le +sue frequenti libazioni, rimontarono al cerebro un istante dopo, e +vi richiamarono in tutta luce le ricordanze de’ suoi antichi fatti, +rianimandovi quel valore che veramente in lui non era spento; — Poter +del mondo, in mia presenza una tal scena! Ma io non avea le armi in +pronto, ed anche non so nemmen io come tanto stupido m’abbia reso +colui. Ma non son uomo se non lo inseguo. Accada ciò che accader vuole, +non voglio che si dica esser io un poltrone. Animo, figliuoli, chi vien +meco? Sono tre; noi siamo sette che possiamo maneggiar bene come essi +le nostre armi. Or via, mano alle balestre ed usciamo: chi sa che non +la liberiamo noi la Pieve[3] di questo flagello? Carlotto, figliuol +mio, un giovine che prende moglie, ai nostri tempi non deve essere +un poltrone; altrimenti la prenderà per gli altri; ed avrà una corona +tremenda. E voi Andrea non è la prima volta che ponete mano alle armi. +Sotto il padron nostro tutti sanno bene un tal mestiere. Via, Antonio, +venite con noi: si sa che ai tempi vostri sapeste fare delle belle +smargiasserie. Orsù, chi mi seguirà? + +— Per me sono qua, — disse il giovine Carlotto, che era un bravo, — e +non ho paura. + +— Anch’io non dico di no: voler ventiquattro fiorini d’oro, tanto quasi +ne bastavano per l’acquisto del vino per una stagione! — soggiunse +l’oste. + +— E io son qui anch’io, — dissero un terzo, un quarto e un quinto. +Andrea il giardiniere del castello Pusterla si alzò, crollò la testa in +modo goffo, ma ponendo mano alla sua balestra che era in un canto con +quella de’ suoi compagni (mentre in quel tempo di anarchia preferivasi +sempre l’andare armati), mostrò di essere pronto anch’egli, e tutti +si raggrupparono come sotto gli ordini del falconiere ed uscirono alla +campagna. + +Taciturni e in buon ordine, e solo tanto distanti l’uno dall’altro +da potersi agevolmente all’uopo recar soccorso, si avanzavano a lungo +passo e spesso verso di una boscaglia che dall’albergo non era distante +più di un mezzo miglio, e per la quale si andava al monte ove aprivasi +lo speco, asilo de’ fuorusciti, il cui capo ora intrecciavano. — Se +lo troviamo, — diceva il falconiere, — l’arma sua tremenda da fuoco +colpirà indarno, e prima ch’egli scagli un altro colpo, noi gli saremo +addosso; e con armi pari non temo di azzuffarmi con Satanasso. — Io per +altro, — disse l’oste qualche tempo dopo, comincio a pensare che sono +un pazzo in pormi in quest’impegno. Alla fine ventiquattro fiorini si +possono ancor riguadagnare: ma se io ci lascio la pelle, questa nessuno +me la ridonerà. Giorgio, fate a modo mio, torniamo all’albergo. + +— Voi non mi conoscete, Antonio: io non torno mai indietro: S. Giorgio +era un santo guerriero. Ma voi siete il padrone di voi stesso, fate ciò +che vi aggrada: ancora poco ajuto ci potete dare colla paura che or vi +nasce; fate dunque quello che il cuor v’ispira. + +— Non è paura, non è paura, è prudenza, è prudenza! Che del resto sa +il cielo se non sarei capace, anche vecchio... Ma è pur meglio che io +ritorni nell’albergo; sonvi molte cose ancora a fare; va a fidarti de’ +tuoi garzoni! Addio: nel ritorno tornate dentro, che vi disporrò un +fiaschetto che vi scacci d’addosso l’umidità. Già non farete niente, +ma, se uccidete il Guerrier Nero, voglio che facciamo una bella +festa... Ventiquattro fiorini! + +Nel mentre così, come sempre succede, l’interesse parziale cominciava +a smembrare quella lega, ed ecco che sembra al falconiere scorgere +alcuno degli aggressori di già vicinissimo ad entrar nella foresta, +che più non era lontana che un tiro di balestra. Egli scarica la sua +balestra, e nel tempo stesso sono scaricate quelle del giovine Carlo +e di Andrea che gli stavano, l’uno a destra, l’altro a sinistra; a +qualche distanza. Ma non parve che alcuna freccia colpisse a segno, e +non comparve alcun colpo di rimando. + +— Dio mi salvi, — disse Andrea; — è forse l’anima di Mariano che va +a trovare la Femina, come dicono. Falconiere, per me non muovo più un +passo in là; io contro i morti non combatto. + +I tre altri villani del castello di Pusterla, che udirono il +ragionamento di Andrea, giurarono essi pure che nè essi intendevano di +più altro seguirlo. — Falconiere, — dissero, — contro gli uomini siamo +qui, ma contro gli spiriti, il ciel ne salvi, non vogliamo combattere. +Se fosse stato un uomo di carne, le vostre frecce lo avrebbero colpito: +esse andarono troppo dritte verso di lui. + +— Vili poltroni! — sclamò il Falconiere: — sciocchi, ignoranti! Io fui +bene una bestia credendo col vostro aiuto poter tentare qualche onorata +impresa: ma è fiato perduto il rampognarvi: la volpe cangia il pelo +ma non il mal vezzo! Fate pure quello che vi ispira la vostra codarda +paura, bestie malnate; che per me non mi resterò finchè non abbia +perduto ogni speranza di scaricar un’altra volta più utilmente la mia +balestra. + +— Ed io pure vi accompagnerò, — disse il giovine Carlotto. Essi +si avanzarono diffatti uniti e taciturni, si misero nel bosco, e +penetrarono nel più profondo di esso, sperando sempre, siccome la +foga sconsigliata della loro ardita natura li consigliava, di trovare +alcuno de’ loro nemici. Se un consiglio di giusta prudenza sorgeva nel +loro petto a rimproverarli della loro soverchia audacia, la tema di +mostrar l’uno all’altro viltà tacer facealo. Così molti sono sembrati +inaccessibili alla paura. Essi fecero un lungo giro; giunsero ancora +ad una piazzetta e ad una cappella che erano oggetto di terrore per +quasi tutti gli abitanti de’ contorni, e dove era voce ricomparissero +degli spiriti a cui si era alluso da Andrea e da’ suoi colleghi: nulla +videro. La luna, che allora era uscita da una nube che ne velava poco +prima il disco luminoso, percotendo col suo candido raggio quell’ermo +luogo e quella cappella ne rendeva l’aspetto melanconico, ma pieno +di novella bellezza. Il silenzio che ivi regnava, il fremere di un +venticello fra le frondi, le pareti rovinose di quel piccolo gotico +edifizio che riflettevano il raggio del notturno astro, tutto spirava +una simpatica melanconia, assai conforme alle idee che la storia di +quel luogo era atta a risvegliare. Ma i nostri due personaggi ad altro +pensavano. Si fermarono un istante sulla piazzetta; guardarono intorno; +ed il falconiere disse: — Or che si fa? Essi di già si sono dilungati e +noi buttiamo il tempo e la fatica volendoli inseguire. + +— Torniamo adunque, — disse Carlo, che pensava alla sua bella Lucia, e +non avea voglia di lasciare l’immaginata sua felicità per dar la vita +combattendo un demonio così terribile qual era reputato comunemente +il Guerrier Nero. Lentamente quindi, di ritorno, incamminaronsi +all’albergo; e quivi narrarono agli altri l’infruttuosa loro +spedizione. + + + + +CAPITOLO III. + +IL SEGRETO + + +Arrigo Bianchi, il possessore del Castello del Monte dopo la subitanea +morte di Antonio Bianchi, di cui abbiamo da principio esposto la +dolente istoria, Arrigo già da alcuni giorni facea dimora nel forte +castello ereditato dallo zio; e la mattina che tenne dietro agli +avvenimenti da noi riferiti nel capitolo antecedente, con tre suoi +compagni, usciva per fare un giro cacciando ne’ suoi boschi, ove le +lepri e i caprioli ben di rado erano stati per l’addietro disturbati +dal signore di quelle terre. + +Era la caccia uno de’ divertimenti più favoriti de’ nobili di que’ +tempi, ed in essa la gioventù passava le ore allorchè le civili +guerre o le esterne non la tenevano occupata sotto le armi. Arrigo +per altro, in ciò discostandosi dall’usanza comune, a questa non avea +volte esclusivamente le sue cure. L’anima sua elevata più gradevoli +ancora rendeva agli occhi suoi altre occupazioni: la sua mano con una +maestria impareggiabile scorreva sulle corde di un liuto; la sua voce +al canto soavemente modulavasi; i suoi immaginosi pensieri dettavangli +d’improvviso carmi al labbro, e questo al suono gli accordava delle +scosse corde. Bello della persona, di statura alta, di lineamenti +gentili e pieni di nobiltà, con due splendenti occhi azzurri ed una +bionda chioma innanellata, allorchè sedendo sotto un albero a qualche +immaginoso concetto la mente e il canto egli apriva, bene rassomigliar +lo avrebbe potuto uno de’ nostri classici poeti allo stesso fratello di +Diana che de’ suoi dolci accenti fa risuonare le vette dell’Elicona. + +Non egli per altro ad alcuno de’ suoi coetanei cedea nel pregio del +trattar le armi. Venti volte avea riportati i primi premii in solenni +giostre ed in tornei, la sua destrezza ne’ giuochi allora in uso +era stata notata da molte belle che segretamente riscaldare par lui +sentironsi di onesta fiamma il cuore sensitivo e con applausi gli +dieder lode. Caro a tutti, avea anche vissuto durante la sua prima +gioventù alla corte del duca di Milano, e quivi la stima si era +guadagnata de’ più distinti personaggi. Ma egli avea di poi lasciata +la corte, aborrendo i delitti che la contaminavano, e le malvage +inclinazioni del duca Giovanni Maria; egli avea preferito una vita +oscura, confuso fra tutti gli altri del suo partito allora caduto +in grande avvilimento, a uno splendore o sconvenevole o obbrobrioso. +Rimasto privo del padre, siccome perduto avea assai di buon’ora una +madre diletta, egli, lasciata la città, era passato a Como presso ai +Rusconi, che quivi dominavano, ed ai quali la sua famiglia per antica +amicizia era assai stretta. + +Più tardi avendo Facino Cane, condottiero delle armi ducali e +protettore de’ ghibellini, conquistato Canturio su Giovanni Carlo +Visconti; e mirando a più alte imprese essendo divenuto più mite verso +i Guelfi oppressi, mentre nella riunione sola dei partiti egli sembrava +voler porre le fondamenta di quelle nuove glorie cui aspirava, grandi +feste essendosi date in Milano nell’occasione di quell’acquisto, +fuochi, tornei, e giuochi di ogni sorta, Arrigo fu tentato di tornare +fra le mura della sua patria per prender parte egli pure a que’ nobili +esercizi, e vi tornò difatti; nè fu senza sua gran lode che scese a +giostrar coi più prodi cavalieri, che in quell’aringo ai presentarono. +Ma dopo quel giorno egli parve cadere in una profonda mestizia. Quel +leggiadro giovine giostratore che nell’ultimo torneo meritato si era +l’attenzione e gli applausi di più di una bella, dopo quel giorno +non parte più che un uomo consunto da un affanno quanto più secreto, +tanto più pungente. Di quel tempo poi, essendogli morto lo zio, egli +risolvette abbandonando la città, con due de’ suoi amici portarsi al +Castello di recente ereditato, forse per cercare colà distrazione +alle sue cure segrete ed angosciose, forse per tornare a menar la +vita in terra posta sotto la giurisdizione dei Rusconi, mentre questi +signori dominavano allora, come si è detto, in Erba, di cui coll’armi +acquistato aveano il castello. + +Dei due compagni che l’aveano accompagnato, Azzo Trivulzio il più +attempato era giovine di matura età, avea fattezze dure e risentite, ma +animo bravo e generoso; sembrava il tipo dei prodi di quel tempo, ma un +cuore avea forte nell’amicizia. Questa virtù sorge vigorosa ne’ tempi +calamitosi ponendo radice negli animi virtuosi, e grande s’era fatta +in quelli di Azzo e di Arrigo. Ma più impetuoso Azzo, più prontamente +l’animo suo correva alla vendetta a que’ tempi reputata l’immediata +conseguenza dell’offesa, la sua mano alla spada che era stimata il +sommo dei diritti. Ancora assai più rozzo e duro egli era ne’ suoi +modi, schietti però e sinceri. — Antonio Carcano, al contrario, il +secondo de’ compagni di Arrigo, e di recente postosegli al fianco, era +bel giovine, ed avea lineamenti piuttosto femminili, avea nell’abito +una ricercatezza che negli altri non notavasi, era spiritoso, ma vile; +ed avea mille altri difettuzzi, dei quali parte hanno con lui comune +tutti i parassiti alla cui classe apparteneva: era cioè adulatore, +millantatore, dotato di grande volubilità; era inoltre tanto poco +leale, quanto lieto e festivo; il suo carattere meglio ci faranno +conoscere le azioni che di lui avremo a riferire. + +Ora questi tre compagni, deposti i ricchi abiti che allora erano +in uso, giustacuori di drappo serico guerniti di ricchi ricami, +calzoni a due colori, e berretti da piume sormontati, e muniti +invece di giacco soppanno siccome la condizione de’ tempi bellicosi +richiedeva, e di sopra vestito uno schietto abito verde da caccia, +colle loro spade al fianco ed in ispalla le loro balestre, preceduti +dal boemo Capitano capo della guarnigione del castello, che tuttavia +continuava a restarvi, moveano la mattina di cui parliamo pei boschi +che distendevansi sulla montagna, così per riconoscere il paese come +nel tempo stesso, se l’occasione si presentasse, per dare la morte a +qualche capriolo od a qualche altro quadrupede o alato abitatore della +foresta. + +Ma Arrigo, taciturno procedendo, dava chiaro indizio che nè il +mutamento dell’aria, nè i nuovi oggetti circostanti, dissipato avea +la sua profonda mestizia. Egli di quando in quando in sè rinveniva, +e trattenevasi coi due suoi compagni; ma poi ricadeva nel primiero +silenzio, e muto procedeva per lungo tratto. Fu appunto rompendo uno di +questi mesti intervalli che il Carcano a lui vôlto così gli disse. + +— Via Arrigo, se io indovino qual diavolo la lingua vi annodi, avrete +voi la generosità di confessarmi che ho colpito nel segno? Voi sapete +che io sono un abile tiratore: volete che io mi provi? + +— Un abile tiratore! questo è ciò che ancora non ho imparato a +conoscere, e che oggi si potrà vedere. Ma la tua curiosità, Antonio, un +giorno ti farà schiantare. Or via, di’ su, sentiamo gli oracoli del tuo +cervello balzano; e se indovini, chi sa ch’io non ne convenga. + +— Ebbene, giacchè parlate di oracoli, sentite bene questo; che, come +un oracolo, in una sola parola io ve la dirò la cagione che vi fa +camminare così distratto, sicchè sembra non abbiate più lingua che un +gallo di montagna. Voi siete IN-NA MO-RA-TO!!! + +Ad Arrigo di repente si imporporarono le gote, e veramente, quel +restringimento del cuore, che tanto sangue mandava al viso parve +annunziare che il nostro indovino côlto avesse, come egli avea +promesso, nel segno. Pur egli nulla disse. + +— Eh via convenitene, Arrigo, — riprese il Carcano, — Azzo che da +tanti anni vi sta al fianco, detto avrebbe che voi state meditando una +vendetta; io m’ho migliori occhi in questi affari, e conosco i sintomi +della malattia. Io vi ho udito più d’una volta sospirare nella vostra +camera.... + +— Corpo di Satanasso! Antonio, verresti tu ad origliare alle portiere! +— sclamò Arrigo con impazienza. + +— Ecco come fate voi altri! Subito prendete fuoco. No no, solo per +caso io vi ho udito mettere de’ sospiri che un mantice non ne avrebbe +mandati fuori di più sonori; ed ho sentito qualche tronca parola che +non sembrava dettata dallo sdegno; e che so... Inoltre voi, tempo +fa, eravate sempre pronto a tributar omaggio alla bellezza, sotto +qual siasi panni la incontraste: ora vi passano innanzi le più belle +contadine, senza che neppure mi diciate: «Carcano, ti piace quella?» +Ergo, io conchiudo e stringo l’argomento che quell’amore malizioso che +voi cantando sì di sovente nominate crudo e onnipossente, ora a voi +pure provato abbia la sua onnipotenza, e forse anche la sua crudeltà; +sebbene a dir il vero, non saprei indovinare chi sia la dama de’ vostri +pensieri, mentre conviene bene che sia cosa del tutto celeste, se non +si vede, se non si sente, se, come l’aria, non cade sotto i nostri +sensi. + +— Eh via, Carcano, voi siete un pazzo! Ma no; io vi promisi di +convenire se colpivate nel segno, ed io non ho motivo per tacere a due +amici la stranezza di un amore che mi ha conquiso. Sappiate dunque che +durante le ultime feste tenute in Milano, ed a cui io presi parte, una +rara beltà che io vidi presso l’illustre Beatrice Tenda colpimmi sì +fattamente i sensi de l’intelletto che da quel punto l’immagine di lei +non ho saputo più spiccarmi dalla mente. Esser deve quella una qualche +ghibellina, ma il di lei nome non ho potuto rilevarlo; nè più io la +rividi. Ed io sperava che questa mia strana fiamma a poco a poco avesse +a scemare col tempo e fra i sollazzi della campagna; ma io confessar lo +deggio, sin ora anzi più andò crescendo nel mio petto, e di giorno in +giorno, alimentata da’ miei pensieri vi si fa grande. + +— Eh! via Arrigo, — disse Azzo; — voi ci corbellate: di queste +avventure potete narrarcene nelle vostre canzoni, ma non darci a +credere, vi abbiate voi parte con animo riposato. Tanto sarebbe far +all’amore colla luna, che il voler amare chi non si conosce, peggio +assai poi la figlia di un Ghibellino. + +— Io mi proposi, già ve lo dissi io stesso, di risanare il mio cuore +da questa piaga. È un pazzo chi si consuma dietro un amore allorquando +questo non può avere esito felice; ma sì presto dalla amorosa piaga +l’uom non guarisce. Or via di ciò più non parliamone. Ecco il nostro +bravo capitano che si è fermato ad aspettarci! — soggiunse con una +forzata ilarità. — Domandiamogli delle particolarità intorno a questi +banditi, che si fortificarono nella caverna che sta sopra di questo +monte. + +Il personaggio di cui egli parlava diffatti si era fermato per +aspettarli; ed a loro rivolto mostrava le sue fattezze che lo rendevano +assai rimarchevole. Era egli uomo di avanzata età; avea mezzana +statura; e i suoi lineamenti, piuttosto duri, non si mostravano animati +che da un colore vermiglio che colorivali, e che dava spicco a due +occhi grigi e vivaci, che sprofondati sotto due folti sopraccigli +spesso si moveano. I suoi capegli già cospersi si mostravano di neve; +la fronte sua tappezzata di porpora, il suo naso pavonazzo davano +indizio non incerto del molto culto ch’egli professava al lieto dio +dell’ebrezza. Avea corporatura muscolosa, breve collo, piuttosto +grossa la testa; mostrava gran forza, e sembrava un uomo risoluto ed +avvezzo alla fatica. Ma farà conoscere un po’ meglio questo importante +personaggio un breve sunto che daremo della sua vita. + +Era il nostro bravo capitano, di cui disgraziatamente andò perduto il +nome, di nazione Boemo; ed era vissuto un tempo alla voluttuosa corte +dell’Imperator Venceslao. Quivi, siccome per lo più avviene, i costumi +del monarca aveano tratto nel loro esempio quelli di tutti i grandi e +delle altre persone che gli stavano vicine, e bandita la moderazione, +si passavano i giorni interi ne’ conviti e ne’ stempramenti de’ +piaceri, soprattutto nell’ebrezza. Diffatti l’imperatore Venceslao per +tutti questi vizj era diventato odioso ai principi della Germania, +che due volte lo imprigionarono, e finalmente ne lo deposero nel +1400. Il nostro Capitano adunque, dopo di essersi distinto nelle +armate del suo sovrano per la sua intrepidezza, ed averne guadagnato +l’affetto, sicchè gli venne dato un comando nelle guardie destinate a +custodire la sacra sua persona, secondando una passione di cui già il +seme era posto in lui da gran tempo, si era abbandonato all’eccesso +del vino e della crapola, e come nelle armi così distinguevasi fra +coloro che col bicchiere alla mano rendevano ragione al lor signore, +che in tali prodezze pur tutti li superava. La fama delle quali sue +qualità giunta essendo all’orecchio dell’imperatore Venceslao, costui +più di una volta lo volle alla sua mensa, e con esso venne a gare +strepitose. A questo modo il nostro bravo capitano crebbe assai in +grazia presso l’imperatore; sicchè quando nel 1395 questi dovette +spedire in Italia Benesio di Cumsich per investire Giovanni Galeazzo +del titolo di duca, titolo che il Visconti pagato avea oltre centomila +fiorini d’oro, il nostro capitano fu prescelto ad accompagnare il +Luogotenente imperiale nella sua spedizione; e con esso venne in +Milano alla corte dell’ambizioso Visconti che gli fece le più liete +accoglienze. È registrata nei volumi della storia la comparsa che il +capitano fece in occasione della solenne cerimonia che ebbe luogo per +l’incoronazione del nuovo duca. Mentre sulla piazza di Sant’Ambrogio, +ove erasi eretto per tal oggetto un gran palco circondato da steccato, +e tutto ornato di scarlatto, sul qual palco, sotto un baldacchino di +broccato d’oro e porpora, era un trono; mentre su quel palco, intorno +al quale splendenti in arme stavano le più scelte milizie ducali, il +luogotenente imperiale conferiva al Signor di Milano il manto ducale ed +il berretto emblemi della novella sua dignità; il nostro bravo capitano +alla destra portava la bandiera imperiale, e quella del Visconti +era portata dalla banda sinistra da Ottone da Mandello. Ma fuvvi più +d’uno in quella circostanza, che, sottraendo una parte della propria +attenzione alla solennissima cerimonia, non potè non notare il viso +vermiglio del milite Boemo, il quale, andando in lungo la funzione +trasse un sospiro, forse perchè da troppo tempo, siccome egli parve +esprimersi poi, trovavasi di esser stato senza dare un abbraccio al suo +fiaschetto. + +E la bravura ch’egli mostrò in un torneo il dì seguente, parimenti +dagli storici venne notata, e lo mise assai in grazia del nuovo +duca; il quale giudicandolo buon soldato, ed avendo bisogno di bravi +condottieri per guidare a termine i suoi ambiziosi disegni, con +larghe proferte lo impegnò a restarsene alla sua corte. Piaceva assai +al nostro capitano il bel cielo dell’Italia; e più gli piacquero le +promesse di Giovan Galeazzo ed al suo servizio si accomodò. Ma in +progresso di tempo il duca meglio lo conobbe, siccome uomo, cioè, bravo +sì ed intrepido sotto le armi, ma di assai ristrette cognizioni in +fatto di tattica; quindi nessun comando importante mai gli affidò, e +solo mandollo con un comando secondario nella Toscana. Ma alla morte +del duca suo protettore, cangiarono le cose; molte delle truppe vennero +licenziate, ed il nostro capitano lo fu con esse. Egli determinavasi +di prender soldo sotto di Facino Cane, quando gli venne offerto di +comandar la guarnigione che in difesa del suo castello armar volea +Antonio Bianchi. Venuto adunque al Castello del Monte, quivi viveva del +tutto a suo modo, ubriacandosi sei giorni della settimana, di quando +in quando un giro ne’ boschi facendo per uccidere qualche capriolo; nè +mai snudando la sua spada, giacchè gli ordini del suo signore a questo +riguardo erano stati troppo chiari e precisi: non volea che difendersi. +Arrigo, succeduto allo zio, avea trovato che il capitano era uomo di +buona compagnia, ed abbondando di ricchezze non pensava a disfarsi di +questo povero diavolo che risguardava siccome una passività inerente +alla stessa sua eredità. + +A lui Arrigo domandava adunque notizie sullo stabilimento de’ banditi, +che abitavano la caverna detta il Buco del Piombo; ed il capitano in un +gergo poco intelligibile gliene diede alcuni rassegnamenti. + +— Mein herr Arrigo, — gli disse il Boemo, — nessuno sapere chi essere +quest’uomo. Mein herr Antonio stare sempre in castello come Venceslao +prigioniero stato in Praga. Mandare quello uomo domandare danaro, +messere Antonio lui dare. Essere quell’uomo di grande coraggio: lui +aver armi date per demonio. + +— Io però non ho intenzione di passarmela così amichevolmente come mio +zio con costui per poco che mi molesti, — disse Arrigo. + +— Bene! aver gusto. Io aver voglia lui provare: aver combattuto per +Venceslao, aver combattuto per Giovanni Galeazzo: vedere cosa poter +fare questo diabolo. Aver gente brava in castello; voi essere omo ti +coraggio; mein herr Azzo combattere con gusto. Noi dare vain a nostra +gente: vain accrescere in omo grande valore. + +— Questa è la vostra massima; ma io crederei che le nostre forze non +avrebbero bisogno di aumento, se Carcano sapesse mettere in effetto la +metà solo delle sue millanterie, e adoperare la spada come sa adoperare +la lingua. + +— Io adoperare la spada! Lo porreste voi in dubbio? Io vi avrei voluto +presente alla battaglia di Rovagnate... + +— E che avete fatto alla battaglia di Rovagnate? — domandò Arrigo: — +Apparecchiamoci, Azzo, a sentirne una delle sue. + +— Una delle mie! Corpo di satanasso! Che mi credete, un vile? Udite. +Era la vigilia di Pasqua quando Facino Cane colle sue genti e con +quelle di Estore Visconti e del marchese di Monferrato, comparvero +innanzi al nostro esercito. + +— All’esercito di Antonio Carcano!!! — replicò Azzo, dando in uno +scroscio di risa. + +— Ridete, ridete, tristo motteggiatore; ma non è men vero perciò che +Pandolfo Malatesta, contro cui moveva Facino, non fosse di que’ tempi +con me carne ed ugna. Io veramente aveva consigliato a Pandolfo di non +arrischiare una battaglia, e di tentare piuttosto le vie degli accordi. +Milano è grande, io diceva, ce n’è per voi e ce n’è per Facino. Anche +Bernabò e Galeazzo lo divisero per metà. Ma Malatesti Malatesta allora +soffiava nel fuoco, ed aveva delle ingiurie private da vendicare; ed il +giorno seguente si dovette venire alle mani. + +— E voi, dove eravate? — domandò Azzo. + +— Nella retroguardia io era, — rispose il Carcano. + +— Benissimo! quello era il vostro vero posto. + +— Or bene, — proseguì il Carcano fingendo di non intendere a che +mirasse l’osservazione di Azzo. — Sentite, di grazia, ora il restante +e non m’interrompete. Comincia l’azione: Facino attacca i nostri, +arrovellato come un demonio. Estore menava de’ grandi colpi e +giustificava il suo soprannome di _Soldato senza paura_. I soldati +dì Pandolfo fanno ogni sforzo per respingerlo; Malatesti Malatesta +combatteva anche egli con coraggio, e l’azzuffamento si facea +sanguinoso: pure caricate da sì risoluti nemici le nostre schiere già +cedevano. Allora io dissi fra me: qui non c’è a perder tempo. Avanti +soldati, grido, e con tanta forza mi muovo verso la schiera condotta da +Estore Visconti a cui era unito Giovan Carlo, che quasi tutta la prima +fila fu rovesciata da cavallo, e molti furono uccisi. Estore poichè mi +vide contrastargli a questo modo la vittoria, contro di me si volse... + +— Il nostr’uomo si riscalda, — disse Arrigo ad Azzo. + +— Egli è già diventato un mongibello, — rispose Azzo ad Arrigo. Ma +il Carcano ad essi non badando proseguiva: — Io allora di piè fermo +lo aspetto. Fosse maraviglia, fosse rispetto, i soldati ci fanno un +cerchio intorno e sospendono il combattimento. Ma io d’un colpo getto +a terra ad Estore l’elmetto, e poichè egli volea pur combattere, +imprudente come è, io gli dico: «Signor Estore, a che combattiamo noi +qui?» + +— Aspetta, aspetta, — l’interruppe Arrigo, — ci conterai il restante +del tuo sogno dopo che avrem preso quel gallo di montagna. + +Erano allora in una parte assai solitaria e selvaggia del monte, e fra +di un bosco maestoso di castani antichissimi le cui cime erano state +danneggiate e scavezzate spesse volte dai fulmini dei quali molte +mostravano i recenti danni. Enormi sassi, che in più remote età per la +furia delle pioggie smossi dalla vetta scoscesa erano giù rovinati, +seminavano a quando a quando quell’erto terreno alzando le annerite +loro masse fra il verde fosco del muschio e quello più vivace delle +piante verdeggianti, e dei ginepri in ispecie e de’ fiori che in quelle +parti volte a mezzogiorno crescono tuttavia nell’autunno. + +Ma il gallo di montagna non sì tosto si avvide di essere osservato che +prese il volo. — Carcano, — disse Arrigo, — a te a raggiungerlo. — Il +Carcano tosto spiccandosi da’ compagni si diede a seguire quel grosso +volatile. Ma tutt’a un tratto egli si ferma come il viaggiatore, di cui +dice il poeta che incautamente premuto un serpe, + + Risalta indietro; e tosto il piè rifugge + Da lui che s’alza di furor si strugge. + +Non altrimenti il Carcano arrestossi, e da poi, con sollecitudine sì ma +con ogni precauzione per evitare ogni romore, e facendo col dito sulle +labbra segno a’ suoi compagni che non si movessero, tornando ad essi si +ricongiunse. + +— Che è, Carcano? — dissegli Azzo, — abbiamo noi innanzi un esercito di +Facino? + +— Indietro, — rispose il Carcano, — indietro, — replicò con voce così +bassa che appena poterono intenderlo; ed in pari tempo il colore del +suo viso, i suoi lineamenti dinotarono evidentemente lo spavento. + +— E che, più in là sta forse la bocca dell’inferno come la descrive +Dante, ed è questa la selva selvosa di cui egli favella? — disse Arrigo +sorridendo. + +— Che Dante? che inferno? Non avanzate di un passo, se avete cara la +vita. + +— La vita, sì, ci è cara, Carcano, ma al nostro fianco sta questa +che ce la difende, — disse Arrigo ponendo la mano sulla spada. — E +d’altronde io nulla veggo che mi indichi periglio; io non mi veggo +intorno che una tranquilla solitudine. + +— Solitudine! sì, voi credereste che io vi consiglierei di ritirarvi +se non vi fosse che una tranquilla solitudine? Via, siate prudente, +seguitemi: per istrada vi dirò il resto. + +— Non si dirà mai che io volga le spalle ad un pericolo che non +conosco, Carcano! Vedi tu Azzo che ti fa tal viso che indica insieme il +dispregio e la pietà? + +— Ebbene vada egli, avanti, vada, e vegga chi sta nascosto dietro di +quel macigno. Ma noi torniamo, il più presto che ci sia possibile, al +castello. + +— Su via chi vi si cela che non possiamo in tre combattere? + +— Ah Arrigo! ai contrassegni, di certo dietro quel sasso si cela il +Guerrier Nero, che abita il Buco del Piombo. + +— Ed è egli solo? + +— Ancora lo vorreste accompagnato? Non avete sentito che la sua mano +scaglia il fuoco e la morte? + +— Sì, ma s’egli è uomo, egli potrà ancora esser vinto ed ucciso, — +disse Arrigo. — Poco omai stimo la vita, e la tua stessa paura mi +sprona a tentare un’impresa contro di quel bandito, se pure non è +già un qualche tronco che tu scangiasti col Guerrier Nero, di che non +sarebbe a fare gran meraviglia. Ebbene, amici, — disse poi volto, ad +Azzo, ed al Capitano: — dobbiamo noi dare la caccia a quest’orso che fa +da re su questo monte; dobbiamo noi assalirlo fuori della sua grotta? + +— Per me altro non bramava che di provarmi con questo spauracchio +del paese, — disse Azzo; egli è già un pezzo che non mi si presenta +occasione di mettere la bontà della mia lama alla prova. + +— Mein gott! foler vedere chi stare questo grante diabolo, — disse il +bravo Capitano. + +— E voi, Carcano, ci seguirete? — chiese Arrigo al terzo de’ suoi +compagni. + +— Per me, se gli altri vogliono tentare una sì arrischiata impresa, non +mi ritiro. Io non dico mai di no; io non ho paura. + +— Ebbene avanti, — disse Arrigo, ed essendosegli posti alla sua destra +Azzo, alla sinistra il boemo Capitano, avanzò non badando al Carcano se +lo seguisse oppur no. Il Carcano fece due passi per andare avanti; ma +ben tosto, come se un muro fra lui ed i compagni suoi si frapponesse, +non potè più muovere un passo. Si arrestò adunque, ed ancora sembrava +da una superior forza a poco a poco per parte opposta trascinato. + +Frattanto i tre arditi compagni avanzando, e fra le loro mani tenendo +le loro balestre, si avvicinavano al luogo da cui tanta paura era +venuta in corpo al bravo nostro Carcano. E di già erano poco distanti +dall’enorme macigno che, al dir dello atterrito nunzio, nascondeva un +oggetto di tanto terrore; ed, accortisi che il Carcano non li seguiva, +dubitavano che di loro si fosse beffato, o che il suo terrore gli +avesse fatto travedere, quando ebbero a convincersi del contrario. +Non appena furono in grado di vedere gli oggetti che prima il masso +nascondeva che videro diffatti al suolo giacente, ma in sedere +ed in atto di persona che sta sulle difese, un guerriero tutto di +nera armatura ricoperto, e sospettarono veramente essere potesse il +personaggio dal Carcano disegnato. + +Non appena colui vide a sè lontani un trar d’arco i tre sconosciuti che +verso di lui si volgevano, che assumendo un’aria minacciosa, e contro +di loro volgendo la bocca dell’arme sua sconosciuta, così in voce di +tuono loro gridò. + +— Di un passo non vi avanzate, o voi che verso di me sembrate volgervi; +date le spalle a questi luoghi. Nuocervi io non voglio, ma l’andar +oltre non vi è concesso. + +— E chi a noi lo contende? — disse il Bianchi; — noi non siamo usi a +lasciarci intimorire da minacce. + +— Arrigo Bianchi, — replicò lo sconosciuto; — la vostra voce finisce di +svelarmi che voi siete veramente quel desso. Io vi conosco, e a male in +cuore mi costringereste ricorrere alla forza. + +Stupì Arrigo nel sentirsi a quel modo chiamar per nome. — Fermatevi, +— disse poscia a’ suoi compagni; ed egli stesso arrestò il passo. +Indi con attento occhio contemplando lo sconosciuto, si avvide che il +terreno intorno a lui era tinto di sangue. + +— E chi dunque siete voi che per nome mi chiamate, e che siete lordo +del vostro sangue? Se un tempo foste de’ miei amici, voi non avete +nulla a temere da parte mia. Ma, o confidatemi il secreto del vostro +nome, o dovete rendermi ragione delle vostre minaccie ed essere mio +prigioniero. + +— Prigioniero! La vita costata sarebbe tale parola a chiunque la +proferisse, di voi in fuori. Ma io troppo bene vi conosco; e troppo +grave mi sarebbe contro di voi adoperare la forza. Or bene, io +acconsento che solo a me vi accostiate; e voi saprete chi son io, e mi +ajuterete, ferito qual io sono, a salir l’erto monte. + +Arrigo disse agli amici che si scostassero e da lungi lo seguissero; +e senza sospetto, pieno di una incerta confusa idea destata in lui +dal suono della voce dello sconosciuto che nuova infatti a lui non +giungeva, al giacente si avvicinò. + +— Voi siete ferito in una gamba, — gli disse, poichè gli fu vicino; — +volete voi che io mandi per un chirurgo o per chi vi rechi a braccia +ove avete dimora? Ma prima ditemi a chi sono io per prestar il mio +ajuto? + +— Il vostro ajuto! Di nulla, io ho bisogno, e nulla voi mi potete +offrire che mi appaghi; la mia stessa ferita io la sprezzo, ed ora +il sangue è omai del tutto stagnato. E non per tanto io non accuso +la sorte che mi condusse ad incontrarvi. Sì, vostro amico io fui un +giorno; e a voi si svelino i lineamenti di questo volto sconosciuto in +queste regioni: mille ricordanze si affolleranno alla sua vista nella +vostra fantasia. Sì, noi fummo compagni alla corte dello scellerato +Giovanni Maria, che ora tanto avido aspira a beversi il mio sangue! E +fu la perfidia sua, la sua scelleratezza che spinse un guerriero che +_grande_ da tutti si chiamava a vivere in mezzo a nudi scogli, in un +cavernoso speco, e fra i disagi, finchè giunga il giorno desiderato di +sua vendetta! + +Proferendo queste parole lo sconosciuto, alzatosi, avea alzata la bruna +visiera. Un viso virile e pieno di fierezza erasi presentato ad Arrigo. +I suoi lineamenti dinotar poteano presso a quaranta anni; grosse +ciocche di neri capelli scappavano di sotto l’elmo, ed adombravano la +fronte ottenebrata. Due occhi vivaci come bragie splendevano sotto due +folti e del paro nerissimi sopraccigli; una spessa e incolta barba il +mento e le gote avvolgeva, ed accresceva la durezza dell’espressione +di que’ lineamenti feroci. Nel mentre egli ad Arrigo, in voce tronca +e che indicava qual foga dì affetti il petto gli premesse, venia +volgendo le espressioni del suo sdegno e del suo dolore, tutto il suo +corpo si animava; le sue mani stringevano i pugni per l’indegnazione; +il suo labbro tremava, le sue pupille lanciavano vive fiamme; e il +suo capo, rizzandosi, sembrava minacciare il tiranno da cui traean +origine le sue disgrazie. Egli stette quindi un istante in silenzio; e +poscia, a poco a poco deponendo le minacce ed assumendo l’espressione +dell’abbattimento, si percosse la fronte, e movendo gli occhi in +giro, in modo da lasciar intravvedere che la sua mente, dalla sciagura +scossa, era alquanto disordinata, soggiunse: — Ma è forse sogno; tutto +forse è perduto, ed invano io questo giorno l’attendo; e forse prima, +incanutite le mie nere chiome, rovescerannosi i forti ripari del mio +speco, anzi che questi miei occhi veggano rosseggiar la terra del +sangue di quello scellerato. — Oh quanto io sono infelice! — Ma no, +di che mi lagno? — soggiunse poi riaccendendosi della prima fermezza. +— Non sono io sovrano fra questi monti; non è qui rispettato dalle +genti intimidite il poter mio? Tanto ne ha forse Giovanni Maria sul suo +scosso trono! E se la base del mio potere è la forza, tutto in natura +non è forse il retaggio del forte? Se molte terre io disertai per +favorire chi un tempo era mio sovrano, disertarne non potrò per la mia +propria esistenza? Ma ora porgetemi il braccio, Arrigo, — in tuono più +rimesso soggiunse, — e nel muovere verso la mia caverna, grandi cose io +vi voglio far palesi. + +Arrigo, volgendo a quell’infelice alcune parole di conforto, gli porse +il braccio, e con lui proseguiva il cammino verso la sommità della +montagna, quando il suo misterioso compagno così a favellar cominciò: + +— Niuno più di voi a fondo conosce quale e quanto fosse il favore che +a me compartiva un tempo il perfido Giovanni Maria; e la mia sorte si +mantenne a me propizia fino al giorno 18 di agosto del 1404. Fu in quel +giorno fatale che, sospettando il duca di Pandolfo Malatesta, il quale +a Monza trovavasi, non desse mano a rilevare la fortuna della Duchessa, +che ivi pure avea sua stanza, risolvette dell’uno e dell’altra la +perdita. Egli per altro sotto opposti colori celando il suo disegno, me +incaricò e l’infelice Pusterla di sorprendere il Malatesta e la madre +sua, e condurli a lui in Milano. Egli ci ingiunse non fosse operata +colla madre la violenza; nel caso resistesse, in custodia venisse data +ad una persona a noi sconosciuta, e che egli allora ci presentò; disse +a questi aver affidata la cura di custodirla. Noi ubbidiamo a’ suoi +comandi; il giorno stesso noi partiamo: giunti in Monza, il Pusterla +assalta le schiere del Malatesta, nel mentre che io collo sconosciuto +mio compagno al palazzo mi reco della Duchessa, per eseguire del +figliuolo la commissione. Le genti di Pandolfo, che non erano più +che trecento uomini, tutte furono fatte prigioniere; Pandolfo però +salvossi, e potè giungere fuggendo mezzo ignudo in luogo di sicurezza. +Frattanto io mi era recato dalla Duchessa, ed espostole quale fosse +la volontà del figliuol suo, la esortava a sottomettervisi. Ma quella, +del suo male presaga, guardandomi con occhi torvi, entrò invece in tal +furore che, le più aspre invettive scagliando contro di quel mostro +ch’ella avea generato, per la forza della commossione sua cadde in +un profondo svenimento, ed io la credetti morta. — È morta! — sclamai +allora, compreso di orrore e compassione. — Ebbene ciò risparmierà una +droga! — disse il compagno mio. Allora io gli fissai gli occhi in viso; +la sua cera sinistra mi parve animata da un’espressione infernale! — +E che dir pretendete? — io replicai, in tuono sdegnoso. — Nulla, — mi +rispose quegli sogghignando: — se essa è morta non vi vorranno odorose +essenze per richiamarla alla vita. — Non voglia il cielo che ciò sia, +— soggiunsi io, gli occhi sempre rivolti su quel dubbio mio compagno. — +Nol voglia pure, — disse il malvagio; ed il dialogo qui terminò. + +Frattanto in sè tornando poco dopo la Principessa, giurò che viva +nessuno da Monza l’avrebbe strappata; e noi la assicurammo che alcuna +violenza non le verrebbe fatta. Solo venne infatti nel suo palazzo +custodita; e la sovraintendenza di esso ne fu lasciata alla persona +che il Duca avea designato per l’uffizio di carceriere. Pochi mesi +dopo, si udì che era morta; nessuno conobbe della morte la cagione, e +molti sospettarono che fossero i malvagi trattamenti che le avessero +accorciata la vita. Io i miei sospetti, assai più fondati, in me serbai +per qualche tempo; ma mi allontanai dalla corte pel grande orrore +che l’azion rea del principe in me destava. Finalmente ne feci parola +al Pusterla, e quegli giurò che certamente la Duchessa era stata dal +figlio avvelenata, che però era il fatto a celarsi ad ogni persona che +vivea. Ma egli ebbe, più tardi, l’imprudenza, per assicurare il Duca di +sua fedeltà, di lasciargli intravedere ch’ei conosceva le particolarità +del fatto; e io da lui stesso ciò seppi: ma non passarono due giorni +ch’egli fu messo a morte nel modo orribile che tutti sanno; e allora, +non a torto, io sospettai per la mia stessa vita, avendomi alcuno de’ +miei amici assicurato che il Pusterla era stato posto dal Duca alla +tortura, e che lo Squarcia avea ucciso colui che lo avea torturato. Più +non dubitai che il possesso del mio secreto a me non fosse per essere +fatale, e lasciai la città. Venni diffatto per ogni parte cercato colle +più squisite diligenze, ed a prezzo d’oro fu messa la mia testa: la +conoscenza del misfatto del tiranno è una colpa di morte per quello che +la possiede! + +— Che intendo! A tanto dunque veramente giunse l’inumanità del Duca? Ma +voi avete forse bisogno dell’altrui soccorso per ritirarvi e vivere in +uno stato straniero? Parlate; io non vi lascerò senza ajuto. + +— No! errando io fuori della città senza sapere ove rivolgermi, +conoscendo quanto periglioso fosse essere scopo delle ricerche di vili +che non bilanciano nel troncare un capo quando loro è pagato a peso +d’oro, io feci il più tremendo de’ giuramenti, che vendicato mi sarei +di Giovanni Maria. Questo giuramento è quello che qui mi lega; per +questo io mi cinsi di compagni pronti a seguirmi ad ogni mio cenno; e +solo per questo, colla forza provvedendo a’ miei bisogni e a quelli de’ +compagni miei, io traggo una vita concitata fra questi monti. + +In questo mezzo essi erano giunti di già innanzi all’apertura del vasto +speco che servivagli di asilo sicuro. Larga è questa da forse cento +passi, ed è sospesa sovra uno scoglio a cui a stento si accosterebbero +le stesse selvagge capre, tanto ella è erta la strada che vi conduce. +Lungo tutta l’apertura estendevasi un grosso muro di pietre con due +porte, entrambe da pesanti ferree saracinesche difese. + +Altre aperture vedevansi praticate nel sodo muro ad uso di balestriere; +e la sommità di esso coronata scorgevasi di merli e munita di due +bertesche o torricelle. Nel resto, la vasta abitazione di cui il +muro stesso facea parte, ricevere dovea la sua maggiore luce dalla +parte interna riflessa dalle gigantesche pareti della immensa grotta +biancheggiante. Un ruscelletto, a rendere più forte ancora quel luogo +già dalla natura tanto fortificato ed a provvederlo di uno degli +elementi più necessarii alla vita, scendeva disotto un arco quasi nel +mezzo appunto della caverna, e fra enormi sassi frangendo le grosse +onde vi formava una cateratta. Del resto, non erano, come si disse, +soltanto allora state innalzate quelle fortificazioni; e solo esse +erano state riparate per opera di que’ banditi che presentemente le +occupavano. + +Dopo di aver un istante contemplato sì l’uno che l’altro in silenzio +il maestoso spettacolo di quella grotta, il Guerriero dalla nera +armatura animando lo sguardo suo come di orgoglio e di compiacenza, con +quell’enfasi che gli era propria negli istanti in cui la disordinata +sua fantasia prendeva fuoco così sclamò: + +— Ecco la casa mia; ecco il mio castello; quale mai fu più maestosa +abitazione? Ove sono le torri che più si innalzino di questi scogli +giganteschi? Vedi queste colonne cinericce che fiancheggiano e +sormontano il vasto speco: non sorgon esse tanto orgogliose quanto +quelle che pose Ercole in fine al mondo? Ma tu, Arrigo, veder potrai +ancora l’ampiezza dell’interno mio palazzo; vedrai quanto addentro si +inoltri la caverna tenebrosa, ed il numero de’ miei soggetti che ivi +securi in me soggiornano. Credimi; allorchè la mia mente, ogni idea del +passato obbliando, tutta piena si giace delle sensazioni istantanee +del presente, io pieno di guerriera gioja passo molte ore in quel +forte antro che è come la mia reggia. Tutto abbonda nella caverna; nè +la gioja vi è bandita fra miei compagni. Ma allorquando, solitario la +notte a lunghi passi mi aggiro nella muta mia stanza, e penso al tempo +in cui numerose schiere ubbidivano al mio comando, quante imprecazioni +non scaglio contro di colui per cui sono costretto a vivere fra queste +balze! + +Arrigo si ingegnò a porgergli dei conforti; e gli rinovò l’offerta +sua, che qualora, tranquilla vita riprendendo, passar volesse in altro +stato, al che esortavalo, egli gli avrebbe somministrato quanto gli +fosse abbisognato. + +— Non già, non già: la mia sorte è stabilita, — replicò l’altro; — se +così non fosse, la forza del mio braccio a me provvederebbe, e pure +ai miei provvederebbe il mestiere della guerra. Ma eccoci allo speco: +seguitemi per quest’erta strada; benchè la mia ferita mi tormenti, io +per altro col vostro ajuto potrò salirvi. Giunti su quel masso, i miei +compagni giojosi accoglieranci. — Ei gittò un fischio, e ìmmantinenti +apparvero alla saracinesca molti strani visi, che riconosciuto il loro +capo si ritirarono; la cateratta si alzò; fu fuori spinta una scala per +agevolare ai due l’entrata. Salì il primo lo sconosciuto capo di quella +banda, e dopo lui saliva Arrigo Bianchi. + +— Voi siete lordo di sangue! — sclamò la schiera de’ banditi che con +gioja rispettosa si era messa intorno al suo capo. + +— Sì, — rispose questi, — allorchè jeri noi tornavamo verso il +monte, ed a’ miei due compagni avea ingiunto che mi precedessero, +io ritirandomi fui ferito leggermente in una gamba, tanto però che +il dolore mi vinse, e dovetti passar la notte in una parte riposta +del monte. Ivi trovai questo mio amico, e col suo ajuto a stento qui +finalmente io mi ricondussi. + +Allora tutti rivolsero la attenzione loro ad Arrigo; ma nessuno ebbe +l’animo di fare una domanda curiosa al loro capo. + +Costui licenziò i compagni suoi con aria di comando, ma amichevole; +e quindi conducendo il giovine suo conoscente fra le varie stanze, +nude di ogni ornamento, che componevano quello strano palazzo, e +mostrandogli quanto nel monte l’umida grotta si sprofondasse, così +tornò a dar sfogo al rammarico che nell’animo suo allora si accumulava. + +— E chi detto l’avrebbe, allora che sotto armi lucenti io mi avvolgeva +fra le giostre e i tornei, chi detto avrebbe che io sarei un giorno +diventato il selvaggio abitatore di questa caverna? Ma ancora chi +detto m’avrebbe che, qui vivendo, io vi avrei stretta la destra di +uno dei nobili miei amici? Ma addio. Non lasciate traspirare nemmeno +all’aria il segreto di che vi misi al possesso; esso formar potrebbe la +vostra rovina. Tornatene a’ vostri compagni; da me, nè da’ miei, nulla +temete. Oh se quell’esecrato capo cadrà un giorno, noi torneremo ancora +compagni! + +Arrigo fu commosso a tale commiato; e stringendo la destra nerboruta +del terribile suo amico, lasciò la caverna, dalla quale venne ajutato +a discendere dai satelliti di quell’uomo tremendo: scese egli, e tutto +pieno della triste idea di quella vittima della tirannia, non ebbe +fatti più che trecento passi, che incontrò i suoi compagni, io voglio +dire Azzo ed il capitano, i soli che da lungi lo avessero seguito. + + + + +CAPITOLO IV. + +IL LUSINGHIERO + + +Il nostro Antonio Carcano difatti non avea fatto lo stesso. Vista la +mala parata, il poveretto, queto queto, si era ritirato, e posciachè fu +ad una ragionevole distanza, e sicuro omai di non essere più veduto, a +gambe si pose a correre verso del castello. La sua paura però lo trasse +fuori di strada; e dopo di aver percorso da circa un miglio, tutto +ansante si fermò, dubitando di ciò che era, voglio dire di essersi +smarrito. + +Egli allora, con un po’ più di tranquillità dando ordine a’ suoi +pensieri, così fra sè cominciò a discorrere: + +— Che dirà Arrigo di me? egli dirà che sono un poltrone; ma io potrò +ribattere l’accusa, scusarmi, non importa in qual modo. Sì, sì, +cento idee mi suggeriscono a tal proposito; nè mai a me vennero meno +pretesti. Frattanto, pensiamo al più: pensiamo a trovare la strada di +questo maledetto Castello. Ove diavolo se ne è andato? Lo si vedrà da +quell’eminenza. Per dire il vero sono stanco; ma saliamola. Ancora, +solo non ho tanto gusto a trovarmi in questi paesi. Con questi banditi, +e con questi ghibellini, preveggo che io qui non sono nel mio elemento. + +Così ragionando, ed anelante, si ingegnava di salire la altura da +cui sperava scoprire il desiderato Castello del Monte. — Benedette le +contrade di Milano, — fra sè diceva, — al tempo di Giovanni Galeazzo +e prima che queste guerre de’ Guelfi e de’ Ghibellini vi portassero +l’inferno, e l’uso infame di scannarsi a vicenda. Che bel passeggiare +fra di esse, vivendo alle spalle di un amico, a cui non si pagava che +un poco di adulazione! Ora quel maledetto Facino ha data la fuga ai +Guelfi; e non si può più vivere nemmeno colà. E quell’imbecille di Duca +lo ebbe nelle sue mani, e lo lasciò fuggire! Oh se foss’io il Duca non +vorrei lasciarmi venire coi piè sul collo a questo modo, no da parte +di Sant’Ambrogio! Ma così va il mondo. Al tempo di Giovanni Galeazzo +nessuno contava un soldo, il Duca era tutto; ora il Duca è nulla, e +chi comanda sono coloro che gli hanno giurato di ubbidirgli. Ma eccomi +finalmente su questa erta! Mo’, vedi, ancora non si vede il castello! +Fuggisse egli, siccome l’Italia ad Enea? non ci mancherebbe che questa! +Ma oimè! che accade? sento strepito: fosse un lupo? no, pare una pedata +d’uomo. Che sarà mai? è meglio che mi nasconda fra questo cespuglio. + +Così dicendo, egli con gran diligenza si appiattava fra di una folta +macchia che ingombrava una parte del bosco, il quale estendevasi quasi +continuamente su quella ampia montagna. Il povero parassito per la +paura era veramente divenuto tale da far pietà. Il color suo naturale +lo abbandonava; a pena si arrischiava a respirare; e forse egli non +avrebbe sfuggito i funesti effetti di quello stato angoscioso, se +a rassicurarlo non si fosse agli occhi suoi in breve mostrata una +scena assai diversa da quella che forse alla sua immaginazione egli +si dipingeva. Fu adunque, invece di essere terribile, la scena che +a lui si offrì la più gioconda, e quella che più egli avrebbe potuto +desiderare. + +Infatti, poichè per qualche minuto si fu sempre più fatto maggiore lo +scrosciar dei cespugli e dei rami rimossi che formavano ostacolo al +piede di chi si avvicinava, che dal passo misurato altro essere non +poteva che un individuo della specie a cui egli stesso apparteneva; +che, con sua grande soddisfazione, egli vide finalmente spuntare una +figura umana, e tale da assicurarlo pienamente dal suo terrore. Poichè +prima un bel volto giovenile avvolto in un fazzoletto a strisce di più +colori, poscia un seno turgidetto e gentile, sebbene l’alabastro avesse +alquanto di sua candidezza perduto sotto la sferza del sole di Luglio, +quindi una azzurra gonnella, ed una persona piena di rusticane grazie, +e leggiadria. Arrossì allora, forse per la prima volta, il vile della +sua paura, e balzando fuori dal suo nascondiglio: + +— Bella giovine, — disse portandosi verso la contadina; — quale pena vi +infliggerò io dell’avermi rotto un cheto sonno, nell’istante medesimo +che stanco di un lungo passeggio ne cominciava a gustare le dolcezze? +Ma per voi parlano quelle vostre labbra coralline; ebbene sia su +queste che cada la vendetta. — Ciò detto a lei con modi cavallereschi +ed affettati avvicinandosi, e prendendola per le braccia, stava per +accostare le sue labbra ai rubicondi coralli della contadina; quando +questa, non ismarrendosi a quell’assalto, e liberata la destra dalla +mano dell’impudente damerino, al passionato suo ammiratore applicò uno +schiaffo sì sonoro che l’impronta della forte mano restò rosseggiando +sulla decorata guancia. + +— Signor cavaliere, — poi soggiunse la robusta Driade, ponendosi in +atto di difesa, — si guardi, perchè io cercherò di difendermi; e non +andrà molto che alcuno giungerà in mio soccorso. Ma in nome de’ santi, +non voglia tormentare una povera fanciulla che di recente ha schivato +per miracolo una gran disgrazia! + +All’udire l’annunzio, _arriverà alcuno_, che in tuono profetico e +misterioso, non meno del Battista, la giovane contadina pronunziava, +il Carcano, suo malgrado, impallidì; e cangiando di tratto modi, +diè indietro due passi, e disse: — Il cielo mi guardi, bella ninfa, +dal recarvi disgusto; nè io credeva offendervi, mostrandovi la mia +ammirazione. Adunque voi siete una beltà dolente! Via in me confidate, +narratemi le vostre avventure, e voi avrete da me fido patrocinio e +difesa. + +— Io non capisco bene il vostro linguaggio; ma mi pare siate, sebbene +un poco licenzioso, un buon signore. Voi forse siete milanese. +Tutti cotesti giovani di Milano sono un gran tormento per le povere +fanciulle da villaggio: anche il signor Estore Visconti, sebbene sia +quel gran signore che è, e già vecchio, ci fa arrossire quando capita +a Parravicino. Or bene, sappiate che jeri per poco non successe la +maggiore delle disgrazie. + +— E sì che voi meritereste che la fortuna fermasse a’ vostri piedi la +volubile sua ruota, mia villereccia dea! + +— Già ve l’ho detto, io non capisco di questo linguaggio; e, se +parlerete così, io non saprò più che rispondervi. Ma conoscete voi +Giorgio Tanaglia, il falconiere del signor Giovanni Pusterla?... Come +non lo conoscereste, che è il primo nei contorni che sappia allevare +bene un falcone ed un astore! + +— Giammai di lui, io ebbi udito parlare, la mia fanciulla; ma del suo +padrone udii dire che sia un Ghibellino assai feroce. + +— Per noi il signor Giovan Pusterla è della miglior pasta del mondo. +Ebbene, mio zio, il falconiere, jeri ha corso pericolo di essere +ammazzato dal Guerriero Nero della caverna; ed anche,... anche il +povero Carlotto! + +— Il Guerrier Nero della caverna! — disse Antonio impallidendo. + +— Sì, egli stesso. Ma voi siete di Milano e non ne avete forse inteso +parlare. Sappiate adunque che in quella caverna che sospesa si vede +in cima a questo monte abitano de’ fuorusciti che impongono taglie a +tutto il paese, e spesso rubano le bestie che pascolano sui monti; ma +fanno più male ai Ghibellini; e lasciano stare d’ordinario i Guelfi e +la povera gente. Dicesi che il loro capo sia figliuolo di una strega, +perchè ha un fulmine nelle mani. Mio zio jeri corse gran pericolo, con +quel poveretto giovine di Carlotto... + +— Carlotto... E chi è questo Carlotto? + +— Carlotto? egli è... Ma ecco qua Andrea che giunge. Bravo, così voi mi +custodite; bella scorta che mi fate! Via spicciatevi, che l’ora si fa +tarda. + +Mentre ella così parlava, compariva fuori da que’ densi cespugli che +l’avean prima celata, la persona a cui queste parole erano volte. Era +costui un villano di statura piuttosto bassa, ma quadrato e muscoloso +quant’altri mai, e pieno di robustezza. Portava in una mano quattro +polli di cui stringeva le gambe in un fascetto, nell’altra un grosso +e noderoso bastone, ed avea un grande coltellaccio alla cintura. Avea +ispida barba, che raddoppiava la durezza dell’espressione de’ suoi +lineamenti; e le fattezze del suo viso indicavano un ingegno torpido e +goffo. — Ho trovato compare Luca la giù, Lucia, ed abbiamo discorso un +poco della vendemmia. + +— Noi andiamo al convento di S. Francesco, signore, per portar delle +offerte ai buoni padri, e questi fiori (e mostrava un canestro che +sostenea col sinistro braccio) all’immagine miracolosa della Madonna, +che forse è stata essa che ci ha salvati. + +— E colui è l’onorevolissimo vostro zio, mia bella ninfa? + +— Mio zio! — sclamò la giovine in tuono di chi come offeso si sente +nell’amor proprio e nell’onore; — mio zio, signore, è ben altra cosa +che Andrea il giardiniere! + +— Ah sì, io stesso l’avrei giurato: dal duro tronco della quercia +nascer non potevano lo rose dilicate, nè coi fieri lupi aver parentela +i teneri agnelli. E il vostro nome, mia bella, è forse Lucia Tanaglia? + +— Sì, ma ciò che deve importare ad un signore, come voi esser dovete? + +— Ah, mia dea, il nume cieco non conosce distinzione di grado. Sì, io +sono un signore. Pochi in Milano vantano eguali ricchezze di quelle +di Antonio Carcano; mille belle mi assediano; ma il mio cuore... ho da +dirvelo? non mai fu tanto scosso quant’oggi alla vostra vista. Ditemi, +potrò io visitarvi nel tugurio del padre vostro? io potrei anche farvi +mia sposa... + +— Ah signore, che cosa dite? io sono già promessa a Carlotto il +figliuolo dell’oste. + +— Ora capisco chi è questo Carlotto che vi sta sempre sulle labbra. E +voi preferireste un gaglioffo alla mano del più nobile, del più ricco, +del più possente cavaliere di Milano, s’ei ve la offre? Eh via, voi non +sarete sì stolta, bellissima Lucia, io nol posso credere. + +— Signore, non incalzate una povera fanciulla. Ed inoltre, ecco il +convento de’ Francescani; noi ci siamo giunti, non vogliate seguirmi. +Che direbbero di me i buoni padri, e frate Paolo specialmente, che sa +che io sono promessa? Piuttosto, se volete, siete padrone di sedervi +colà, ed aspettare il mio ritorno... + +In altra occasione non si sarebbe il nostro lascivo damerino +accontentato di un semplice commiato ad una bella di questa fatta; ma +la faccia tetra e sinistra e lo sguardo attento e stupido di Andrea lo +tennero in rispetto. Egli adunque si limitò a rispondere con queste +parole alle esortazioni della giovine contadina: — Ebbene, voi lo +volete, ed io non saprei contrariarvi: qui il vostro ritorno aspetterò. +Ma termini presto questa fosca notte che del bel sole de’ vostri rai +così mi priva. — S’assise allora sovra di un sasso che stava sotto un +salice piangente, e che forse era uso servire di tranquillo scranno a +qualcuno de’ solitarj abitatori del vicino convento assorto in sante +meditazioni; e volgendo fra sè idee ben diverse di quelle che oggetto +saranno state de’ casti pensieri di que’ santi romiti, così fra sè +stesso diceva. + +— Vedi, non falla mai: gran secreto per rendersi propizie le beltà di +bassa condizione... una promessa di matrimonio... Vedi come cascano +dalle nubi, — proseguiva l’infame libertino, — a queste parole +incantatrici! Costa così poco: Si dà: ecco la mia massima; ma quando +ho côlto un frutto prematuro, io mi ritiro. Pianti, schiamazzi, +desolazioni; a me che importa? tutto poi finisce: qualcuna va all’altro +mondo pel dolore; ma io non ci perdo, e con altra bella me la godo. +Cadrà anche questa con quattro parole ricercate e una promessa... Ma +ha già lo sposo: povero tanghero, sta fresco! Il figlio dell’oste! Eh +gliel dirò io il proverbio, se nol sa: «Sono sempre gli stracci che +vanno in aria». Ma, e se fosse un giovine risoluto? Se avesse compagni? +Non vorrei farmi una seria briga! Ci vorrà prudenza: ci vorrà raggiro. +Suo zio è falconiere di Giovanni Pusterla; ora costui, dicono, è un +demonio. Amo le belle; bramo i loro favori; ma la pelle mi è più cara; +e se non è al sicuro, al diavolo le donne e gli amori. E’ converrà +questa fiata, pensarci due volte prima. Ma intanto? Intanto però non +parmi tempo di battere la ritirata. È troppo bella costei, e mi ha +colpito veramente. Ha due occhi che mi incantano; e quelle guance; e +quella fronte; e quel bel seno? A batter la ritirata sarò sempre in +tempo; mancano a me astuzie, scuse, stratagemmi? Un altro potrebbe +far dare allo sposo una coltellata; ma io di tali eccessi non sono +capace... Oh Vergine Santa; soccorso! La vita in dono per pietà! + +Quest’ultima esclamazione, così poco consentanea al rimanente dei +ragionamenti del nostro Antonio, fu fatta a forte voce e fugli +strappata dal labbro da due compagni a lui indivisibili, voglio dire +il sospetto e il terrore. Difatti, mentre egli era assorto nelle +sue macchine scellerate, e ne’ suoi desiderii contrari al nono de’ +comandamenti, e pur tanto consentanei alle usanze allora propagate +in Milano per gli esempi de’ cortigiani e del malvagio duca Giovanni +Maria; tre persone a lui pianamente si erano accostate dietro le +spalle; e poichè egli non se ne avvide, malgrado la squisitezza del +suo orecchio accostumato a star in guardia per dar tempo ai piedi di +provvedere alla sua salvezza, uno dei tre colla mano pesantemente +la spalla gli percosse. Il Carcano, trasalendo, assalito tanto più +bruscamente dal terrore in quanto che più inaspettatamente, a un tratto +manifestossi per quello che era, un poltrone e un codardo, chiamando +ad alta voce a un tempo dal cielo che tanto co’ suoi infami disegni pur +oltraggiava, e dagli uomini da cui più non ne meritava, pietà. + +Uno scroscio concorde di risa fu tutta la risposta che egli dai tre +ottenne. Il povero tapino, di già fatto pallido come un cadavere, +allora, o che tanto di forza e di coraggio in sè raccogliesse o che +l’istinto vel traesse, indietro volse un po’ la testa, e con quel +leggerissimo movimento si rassicurò; poichè dopo un istante da lui +conceduto alla sorpresa: — Oh! — sclamò, ripreso cuore, — siete dunque +voi! Affè che io conosciuti vi avea, e veduti assai tempo prima; e +per sollazzarvi ho finto di essere sbigottito. Ma, bravi, io sono ben +contento che mi abbiate raggiunto: io spero che non lontani sarem molto +dal castello. + +— Anzi noi andavamo di te in traccia da questa banda, nel mentre che +alcuno dei nostri era incaricato di cercarti altrove; noi abbiamo +sentito da alcuni de’ nostri paesani che tu non eri nel castello +tornato, — disse Arrigo. — Ma via sii sincero, Carcano; tu credesti di +essere côlto questa volta almeno da tuo padre l’arcidiavolo. + +— Diamine! che sognate mai? E credete voi che io avrei paura di sua +maestà delle tenebre, fosse anche seguito da una legione siccome quella +che si gittò presso Gerasa nella mandria de’ porci?... + +— Molto onori te stesso, assomigliandoti a quegli immondi animali! +Ma via, noi non ti possiamo credere. Ma l’ora è tarda, torniamo al +castello, il pranzo colà ci attenderà. + +— Buon annunzio è questo! buon annunzio! Affè che io cominciava a +sentir l’appetito. Assiso sotto questo salice, io contemplava il +magnifico paesaggio: quante gravi meditazioni si succedevano nella mia +mente! Quando il ventre è leggero la fantasia serve a maraviglia. Che +paese! che cielo! quale incanto! io esclamava. Ma ora sento che il mio +ventre tenea altro ragionamento; e la vista del tuo pranzo, Arrigo, non +è a questa da posporsi. Noi avremo della selvaggina, spero; avremo del +vino di Monte Orobio. Sono due gusti diversi il meditare e il mangiare; +ma non meno perciò l’un dell’altro pregevoli. Sono come due bravi +cavalieri che con forze e ardor pari vengano a giostra, come sarebbe +Antonio Carcano, e Arrigo Bianchi... + +— Vi ringrazio del paragone, che a me non fa più onore che a voi ne +faccia il confronto da voi testè fatto delle mandrie de’ porci di +Gerasa. Ma ditemi adunque, prode cavaliere da giostre; perchè fuggiste +questa mattina innanzi a quello sconosciuto in cui ci abbattemmo? + +— Fuggire! io! No in nome del cielo, io non fuggo sì di leggeri. Ma, se +aveste avuto voi tre meno paura in corpo, avreste meglio veduto ove io +mi movea. + +— Ah! ah! ah! — ridendo, disse Azzo. — Verso il castello, non è vero? + +— Verso il castello? L’ho io veduto forse il castello? No, no, sentite +che tutto vi narrerò strada facendo. Non appena voi vi foste avvicinati +a quel macigno dietro cui si ascondeva il Guerrier Nero, se pure egli +era desso, che non l’ho ben veduto, che ecco che alle spalle io veggo a +noi avvicinarsi quattro uomini armati, che sicuramente essere dovevano +compagni di quel bandito arrischiato. Or che si fa? Se vi avviso, +io vi spavento: adunque io dico fra me, contro costoro basterò solo. +Fatta tale risoluzione, cavo la spada e loro mi faccio incontro. Essi +mi opponevano da principio la più vigorosa resistenza; ma i miei colpi +erano di ben altro peso che i loro. A me canaglia! gridava io, a me! +Ad uno diedi una stoccata nel collo che forse ne morì. Come gli altri +quattro malandrini se ne avvedono, a gambe a fuggire, e... + +— Basta così, — disse Azzo, interrompendolo: — solite anomalie! Da +quattro ora sono già divenuti cinque, e se proseguite, diventeranno +otto o dieci. Non vorrei che popolaste a questo modo il mondo di +ladroni e di nemici. + +— Dite ciò che vi piace, ma gli assassini erano cinque, ed io tutti li +ho posti in fuga: tre sono andati da una parte; e uno solo da un’altra. +Uno solo restava a combattere con me, ma io che non li avea temuti +tutti e cinque.... + +— Bravissimo! + +— Sì veramente, — proseguì Antonio, — io non mi lasciai intimorire da +quell’arrischiato birbante... Ma che vuol dire questo corno che sentesi +a noi vicino nel bosco? — disse il Carcano interrompendosi; ed al +colore infocato delle sue guance successe la più smorta pallidezza. + +Il Capitano disse che non potea essere che Giovanni Pusterla, venuto a +cacciar nel bosco, come di solito ve lo spingea la sua prepotenza. + +— Me ebbe egli forse da mio zio l’assenso? — chiese Arrigo. + +Il Capitano nel suo gergo disse di no; e che lo facea solo perchè lo +zio di Arrigo non avea mai fatto provare a colui che non ne avea il +diritto. + +— Ebbene, — soggiunse Arrigo, — se è lui, chiediamogli ragione di +questo suo arbitrario operare. + + + + +CAPITOLO V. + +LA PREPOTENZA + + +Non a torto il Capitano aveva presentito che essere il Pusterla quegli +doveva che a suo diletto andava cacciando pel bosco. + +Giovanni Pusterla, nato di una famiglia principalissima fra le +ghibelline di Milano, era cugino di quel Pusterla dello stesso nome +che, dopo di aver per ordine del Duca dato passaggio ai Ghibellini +in Monza, ove era castellano, il giorno in cui vi erano andati per +assalire il Malatesta e la Duchessa, era stato dal Duca stesso a’ suoi +sospetti sagrificato. + +Siccome poi l’odio del Duca non si era limitato a sfogare il suo +corruccio contra il castellano di Monza, ma vi aveva sottoposta ancora +tutta la sua famiglia, e ciò a malgrado dell’alta considerazione che +questa godeva fra’ Ghibellini, Giovanni Pusterla, cugino dell’infelice +vittima, credette opportuno sottrarsi ai pericoli che continuamente lo +minacciavano lasciando la città, e ritirossi nel suo castello presso +di Parravicino. E tale risoluzione egli avea presa non tanto perchè +egli di sè temesse, quanto per amore di un’unica sua figliuola che +teneramente amava, e per la quale, giudicando dall’indole del Duca che +perdonato non l’aveva nemmeno a un fanciullino dell’infelice suo cugino +figliuolo, egli doveva del pari che per sè stesso temere. + +Ben è vero che questo Pusterla godeva della valida amicizia del +possente Facino che a questo tempo signoreggiava il Duca stesso; ma +oltrechè Facino era di sovente assente dalla città, il Duca pure odiava +quel capitano, e ne avea date prove non era gran tempo tendendogli +delle insidie; per la qual cosa il maggior vantaggio che ritraesse il +Pusterla da quell’amicizia si era quello di poter sicuro tornare un +istante di quando in quando, trovandovisi quel generale, nella città +a visitarvi gli antichi amici per poi lasciarla il più presto, al suo +sicuro asilo tornando in Parravicino. + +Siccome poi era il carattere del Pusterla focoso e facinoroso, +così egli annojavasi della sua quiete, e tentava ingannare la noja +coll’esercizio della caccia, tanto analogo al mestiere delle armi. +Egli non si era poco distinto nelle turbolenze di Milano; ed a capo +de’ Ghibellini avea menato assai colpi nella giornata memorabile del +Malcantone; egli vi aveva anche riportata una ferita o per meglio dire +uno sfregio di cui nel volto gli si vedeva la cicatrice. Ora egli a +mal in cuore si accontentava di turbare la quiete degli abitatori delle +selve che a lui appartenevano, e come la sua prepotenza il portava non +lasciava di invadere i diritti de’ Guelfi allora oppressi cacciando +sul loro territorio; e così facea spesso nelle foreste appartenenti al +possessore del Castello del Monte. Era a que’ tempi Erba dipendente dai +Rusconi, ma questi intesi solo a sostenervisi non vi aveano introdotto +quasi nessun governo; e l’anarchia vi dominava. Quindi noi abbiamo +veduto il vecchio Bianchi pensare alla propria difesa armando una +piccola schiera nel suo Castello. Ma egli, come si è detto, non pensava +a respingere gli assalti del Pusterla: e gli altri Guelfi, di lui più +deboli, non osavano alzar la testa. Quindi questo vecchio Ghibellino di +giorno in giorno cresceva in prepotenza. + +Ma il suo carattere ammetteva non pertanto ancora molte buone qualità. +Avea della generosità; era benefico verso i suoi dipendenti, e buon +amico cogli amici. Bravo nel maneggiare la spada, era altrettanto +gioviale ne’ conviti; e la sua casa, aperta all’amicizia, diventava +spesso il ricetto di grandi personaggi con cui era in lega. Egli +procurava allora ogni mezzo per trattenerli piacevolmente, e la +cordialità sua in questa occasione spiccava in modo sì bello che +nessuno dal Castello suo si partiva senza essere divenuto l’amico vero +del suo possessore. Di questo modo egli avea fatti grandi progressi +nell’amicizia di Facino Cane e di Beatrice Tenda di lui moglie, +di Estore Visconti allora signore di Monza; e, nel momento di cui +parliamo, ancora di Giovan Carlo Visconti figlio abbiatico di Barnabò +che, privato di Canturo per opera di Facino, avea trovato asilo in +Monza presso di Estore suo parente. Ivi, in occasione che v’era andato, +il Pusterla avea stretta con lui una amichevole relazione, e i suoi +cordiali eccitamenti lo aveano indotto a passare qualche settimana seco +a Parravicino. + +Egli era adunque per rallegrare il suo illustre ospite che questa volta +il Pusterla si era condotto fuori alla caccia, e secondo l’uso era +venuto, per ottenerla più abbondante, nei vasti boschi che formavano +parte dei dominj dipendenti dal Castello del Monte. Or egli era +riuscito ad uccidere un capriolo, quando dando fiato al corno avea +intorno a sè chiamato i suoi compagni per dar loro parte del lieto suo +successo. + +Questi suoi compagni erano il già nominato Gian Carlo, detto il +_Piccinino_ per la sua piccola statura, due suoi scudieri, il +falconiere Giorgio Tanaglia, che il lettore di già conosce, ed uno o +due altri famigli del castello. Ora stavano essi esaminando la bella +preda, e lodandone la pinguezza e il bel colpo che l’avea messa a +morte, quando, dalla parte opposta del bosco da cui i compagni del +Pusterla erano quivi giunti, comparve Arrigo coi tre suoi colleghi, ed +alla schiera de’ cacciatori improvviso mostrassi. Un istante di stupore +parve rendesse attonito il Pusterla a quella vista. Egli non aprì +labbro, nè alcuno de’ suoi compagni proferì parola. Tutti si limitavano +ad imitare più o meno il Pusterla che alzando la testa e dando alla sua +persona l’aria più altera, altro non fece che fissare sui sopraggiunti +uno sguardo che parea loro dicesse: «Ora che pretendete?» + +Arrigo Bianchi non si lasciò intimidire da quell’atto altero del suo +rivale e disse: — Signori, questi boschi a me ora appartengono, nè +io altrui cedetti il diritto di venirvi a cacciare. So che alcuno lo +usurpò durante la vita di mio zio; ma il tempo or è cangiato, e chi li +possiede intende mantenersi in tutta la loro integrità i suoi dritti. +— Così dicendo, il suo volto si infiammava di una vampa di sdegno. Il +bravo Azzo gli si era posto al fianco e tenea la mano sull’impugnatura +della spada. + +— Signore, — disse il Pusterla; — per la vostra età e per la +fazione a cui appartenete, voi mostrate avere più orgoglio che non +vi si convenga. Sappiate adunque che io cento volte ho cacciato in +questi luoghi, e che non saranno le vostre smargiasserie quelle che +dissuaderanno dal più tornarvi Giovanni Pusterla. Si sa che i Guelfi +hanno più presta la lingua che la mano; sono più forti di parole che +nel trattare la spada. + +— Eppure voi non aveste tal arra il giorno del Malcantone, — replicò +Arrigo. — Mio padre vi impresse in volto un cotal segno che tuttavia +non appare cancellato dagli anni agli occhi del figliuolo. + +— Ah fu dunque un Bianchi che mi portò lo sfregio che ho in viso? +Ebbene in questo caso guardatevi che desiderio non mi prema di +pareggiar le partite, e che per una graffiatura io non vi paghi con +qualche ferita più profonda. Ma via ritiratevi. + +— Giammai, se tu non parti il primo, — venne in mezzo a dir Azzo, e +trasse fuori la spada. + +— Ebbene, cane, vediamo, — disse il Pusterla, — e fece lo stesso, e con +lui diessi a combattere. + +— Teufel... sappremant! — gridò il Capitano ed egli pure fe’ veder la +luce alla propria lama. + +— Che pretendi orso d’oltramonte! — sclamò il falconiere, e messo +mano ad una lunga spadaccia che avea al fianco gli si pose incontro a +combatterlo. + +Ma Arrigo con voce severa: — Via, Azzo, — gridò, — fermatevi; via, +Capitano, non veniamo a questi passi. + +— Via Pusterla, via Falconiere, cessate, — gridava pure dal suo canto +Giovan Carlo, vedendo con ripugnanza che per cagione sì frivola si +ponessero a rischio le vite. Ma non aveano appena i due che far cessare +voleano quel combattimento terminato di proferire queste parole, che il +falconiere con tal destrezza assestò cotal colpo al suo antagonista che +coltolo lo stese esanime sul terreno. Cessò allora quasi per un muto +consenso il conflitto fra Azzo ed il Pusterla; Carlo Visconti si pose +in mezzo in tuono autorevole e pieno di maestà, dicendo che in nome del +cielo non si rendesse ancora più funesta quella triste scena. + +Il Pusterla disse: — Non io darò il primo le spalle a questo luogo. +Giammai non dirassi che Giovanni Pusterla un indizio solo altrui abbia +dato di viltà. + +— Via, — proseguì il Visconti, — ritiratevi voi, o giovani bravi e +coraggiosi, che un diritto sostener volete per convalidar il quale la +maggior forza ora non è dalla vostra parte. Che volete? Che pretendete? +Non vedete voi quanto superiori siamo in numero? Voi siete due contro +sei: or che sperate dal vostro ardore, o dalla vostra imprudenza? + +— Pur troppo è il vero, — disse Azzo con voce rauca e piena di rancore. + +— Ma noi non partiremo però di qui, — soggiunse il Bianchi. — In +questa terra giace l’esanime spoglia di un nostro compagno, nè noi +l’abbandoneremo agli oltraggi di un nemico prepotente. + +— Ebbene, se è per questo, non temete — soggiunse il Pusterla. — +Sull’onor mio vi giuro che nessuno toccherà un capello a questo bravo +che combattendo restò ucciso. Inoltre, lo conosco, egli non è nè +Guelfo, nè Ghibellino; è uno straniero che non si è battuto che per +conto terzo. E d’altra parte noi abbiamo un altro morto che ci preme di +vantaggio, un capriuolo che val bene la carogna di questo Boemo. + +— Or bene, noi siamo costretti cedere alla necessità: ma ci rivedremo +Pusterla, — disse Arrigo. + +— Quando voi vorrete; — replicò il vecchio ghibellino. Azzo ed Arrigo +dispettosamente si ritirarono. + +— Parmi fossero quattro, — disse un istante dopo che furon partiti il +Pusterla a Giovan Carlo: — ora soli due si sono ritirati. + +— Il terzo, — disse uno degli scudieri di Giovan Carlo, — si è tratto +in disparte e nascosto fra quella macchia. + +— Ebbene, — disse il vecchio Pusterla, — egli non è dunque compreso nel +trattato di tregua: Falconiere, va e snida quel codardo che lo veggiamo +in viso. + +Il falconiere ubbidì, andò, ritornò, fu sopra al povero Carcano a +cui gelò il sangue nelle vene in vedersi afferrato a quel modo da una +persona di sinistro aspetto e lorda in parte di sangue: tremante non +oppose resistenza alcuna; e si lasciò con una passiva rassegnazione +condurre innanzi a Giovanni Pusterla, per ordine del quale egli era +stato afferrato. + +Ma poichè fu giunto in presenza di quel personaggio il cui aspetto +severo era atto ad incutergli il maggiore spavento, l’anima troppo +abbattuta di quel tapino ebbe bisogno di uno sfogo e così esclamò. — +In nome di tutti i santi, non vogliate farmi del male. Che? vorreste +uccidermi? che ho mai fatto io? Credetemi, io non ho mai snudata la +spada contro persona vivente. Non mi sono io ritirato fin dal principio +di questa zuffa? Via, come ci entro io? Quale colpa ne ha il povero +Antonio Carcano? + +— Antonio Carcano! — disse Giovan Carlo Visconti. — Ah, lo conosco! +Egli fu fatto mio prigioniero nella battaglia di Rovagnate, ove vi so +dir io che veramente non ferì un colpo solo. Eh via, è un codardo, un +parasito, uno che vive di scrocco. Lasciatelo stare, lasciatelo subito +andare, che altrimenti morirà di paura, ed avremo allora due omicidj a +rimproverarci. + +— Ebbene ha dunque de’ buoni compagni il Bianchi! E con questi +pretendeva egli cozzare con Giovanni Pusterla? Ma tale l’altro non +era che meco combattè. A costui somiglierà forse Arrigo! Ebbene, è +meglio per lui: altrimenti a quest’ora sarebbe andato al padre suo +nell’inferno. — Ciò detto il Pusterla fe’ cenno al Falconiere che +lasciasse andare il Carcano; e con sè portando la fatta preda tutti +volsersi silenziosi verso di Parravicino. Il Carcano tra la paura e lo +stupore sembrava non potersi movere, non altrimenti che se fosse stato +di sasso. + +Ma ritiratosi il Pusterla il Carcano con ribrezzo si diede a fissare +lo sguardo sul cadavere dello spirato capitano. L’atto estremo in cui +la morte côlto lo aveva era ben degno del suo valore. Egli stringeva +tuttavia nella destra la spada, ed il suo volto era pieno ancora di +minacce. Ma la pallidezza della morte era succeduta alla vivace porpora +che prima lo aveva colorito. Fremè il Carcano a quella vista; ma poi le +sue idee, presero ben tosto un altro corso. — Che dirà di me Arrigo? +che dirà Azzo? Io debbo pensare a nuove scuse. Farò così: lorderò la +mia spada nel sangue del Capitano, e dirò che mi portai alle spalle +dei nemici, e che incontratili nel ritirarsi ne uccisi alcuno. Va +benissimo. Povero Capitano, permetti che mi giovi di una piccola parte +del tuo sangue, di cui sei liberale al terreno, per un uffizio che mi è +necessario: eri tanto buono vivendo che di certo non mel rifiuterai ora +che sebbene faccia spavento, pure più non sei capace di muovere un dito +solo. — Così dicendo egli immerse nella ferita del Capitano la spada, e +si diede poscia a raggiugnere i suoi compagni. + +Nè egli stette molto tempo a rinvenirli; poichè costoro cangiato +sentimento, temendo non qualche fiera nel frattempo lo insultasse, +tornavano per caricarsi essi stessi del cadavere sanguinoso del loro +collega. Al vedere il Carcano Arrigo con mal umore gli disse: — Ove +fuggiste voi, cuore di gallina? + +— Fuggire? Possibile che sempre così abbiate a pensare di me? Vedete +voi questa spada? È sangue questo, od è fango? Io mi era mosso per +assaltare alle spalle quel branco dei Ghibellini, e poichè non giunsi +che partiti voi, ne ho ferito uno che si era sbrancato e mi diedi a +intracciarvi. + +— Eh via; — disse Azzo. — Parvi egli questo il tempo di spacciare +questa grossolana menzogna? + +— Credete quello che volete: questo sangue parla chiaro; — e snudando +la spada ne mostrò la lama rosseggiante. + +— Foss’egli vero che voi stato foste da tanto di battervi, fosse pure +con uno staffiere! — disse Arrigo. — Ma via, ecco il cadavere del +capitano: Carcano, ajutaci a trasportarlo al Castello. + +Così dicendo, Azzo ed Arrigo si caricavano di quella esanime salma; ma +il Carcano si tenne da loro lontano, scusandosi che s’era slogato un +piede; e nel mentre che si avvicinavano al Castello del Monte, il vile +superstizioso così fra sè invece discorreva. + +— Mi guardi il cielo di avvicinarmi a quella carogna. Vedi come +alla mia presenza quel sangue ribolle e sgocciola; che se lo tocco, +zampillerà a rivi. Possibile mo che sia vero, che un corpo morto si +accorga della presenza di chi si tinse del suo sangue? E costui ha +da pigliarsela con me perchè con un innocente stratagemma lordai il +mio ferro nel suo sangue? Oh non mi piacerebbe che si sapesse ch’io +ho ricorso a tal ripiego per salvare la mia riputazione! Basta, si +potevano dare più strani casi in un giorno! Se le cose così procedono, +io cangerò padrone, e me ne tornerò certamente a Milano, a rischio +ancora di dover vivere co’ scarsi miei quattrini. + + + + +CAPITOLO VI. + +UN AVVISO DEL CIELO + + +Il giorno appresso la salma esanime del povero capitano antico +guerriero di Venceslao, e che sì bene di quell’imperatore avea fin qui +imitate le prodezze, venne con solenne pompa trasportata al luogo di +sua estrema dimora; e non fu senza qualche lagrima di dolore e rancore +che Arrigo vide partire il funebre convoglio. + +— Ora ad altro non si pensi che a vendicarlo, — disse Azzo ad Arrigo; +e poichè sul modo ebbero alquanto fra loro discusso, convennero metter +le armi in mano alla piccola guarnigione del Castello, armare anche +i più risoluti de’ contadini da esso dipendenti, e per soprappiù +cercare ai Rusconi, signori del Castello di Erba e come si è visto +assai d’amicizia stretti al Bianchi, altri sei od otto uomini d’arme, +per portare la schiera destinata ad effettuare i disegni dei due +animosi giovani a trenta o quaranta combattenti. Il Rusconi non esitò +a compiacere il Bianchi, pregiando assai l’amicizia di lui; tanto più +che avea timore, per le viste ambiziose di Facino Cane, non avesse egli +stesso ad aver bisogno in breve dell’ajuto di tutti i suoi aderenti. + +Peraltro la piccola schiera che alle armi si preparava non venne +informata del motivo che ad essa le avesse fatte distribuire; +soltanto da alcuni si sospettava: il secreto dovea essere l’anima di +quell’operazione, nè sapeasi se quel giorno stesso, o nel seguente, o +più tardi si avesse ad uscire; se pure non trattavasi semplicemente di +stare sulla difesa. + +Si era proibito a ciascuno di uscire dal Castello; il Carcano ancora +non sapea che volesse dire tutto quel militare apparecchio; ed +Arrigo ed Azzo nell’antica sala del Castello, antico avanzo di gotica +architettura, ed i cui fregi, consistenti in rozze sculture e trofei ed +armi, assai bene dimostravano l’indole fiera de’ primi suoi possessori, +il cui sangue ribolliva nelle vene del giovine Arrigo, costoro dico, +con viso annuvolato e pensieroso a gran passi passeggiando per la sala, +disputavano tra di loro il modo di mettere a compimento il già ideato +disegno. + +Così si trattenevano, e non era di molto lontana la sera quando +Anselmo, un vecchio servo di Arrigo, entrò ad annunziar loro che un +frate rispettabile di S. Francesco facea umile istanza per essere +ammesso al loro cospetto. + +Era allora appunto l’Ordine de’ Minori di S. Francesco come la colonna +della Chiesa. Nato nel tempo in cui la corruzione si era gettata fra +gli ordini monastici, e la mollezza si era introdotta a corrompere +la nobile austerità delle primitive loro istituzioni, quest’ordine, +per la austerità della sua regola, avea riscosso dal loro sonno +letargico ancora gli altri, ai quali serviva di tacito rimprovero +col suo esempio. E non pertanto, siccome è proprio di tutte le umane +istituzioni, che, ottime e sante da principio, il tempo insensibilmente +le guasta, così ancora fra i zelanti discepoli di Francesco alcun +poco rilasciato si era col volgere di più d’un secolo il primitivo +fervore. Ma di recente un personaggio distintissimo, e di santissima +vita, era stato mandato dal cielo a richiamarli alla strada primitiva, +in tempi in cui per il disordine in che giaceva la Chiesa a cagione +dello scisma, tanto bisogno aveasi di ottimi esempj; e San Bernardino, +visitando molti e molti conventi dell’Italia, e soprattutto della +Lombardia, vi avea portata la riforma non solo, ma sembrava aver +in molti individui infuso quasi il suo forte spirito, le pure sue +vedute, il suo zelo eloquente, l’illuminata sua carità. Persone +rispettabilissime adunque trovavansi a que’ tempi in più de’ conventi +della Lombardia; ed il personaggio ora ammesso alla presenza dei due +giovani ardenti e feroci, era appunto di questo eletto numero uno dei +più distinti. + +E ben ne avea grande bisogno il paese al tempo di cui parliamo; +perocchè ove la voce autorevole di un ministro della religione agli +uomini pervertiti severamente il loro dovere non annunciasse, nessun +freno più era omai che al dovere li tenesse, e la loro tracotante +audacia imbrigliasse. Quasi ombra di governo più non rimaneva in +que’ momenti di anarchia in molti de’ villaggi del Milanese, e +principalmente da queste parti. Il Duca vi avea perduto ogni autorità, +e i suoi potestà aveano desistito dalle loro incombenze. La casa +Rusconi dall’altro canto vivendo nel sospetto che Facino contro di +essa muover volesse, non pensava che a star in guardia contro di lui e, +come le tante volte di già si è detto, per nulla si dava pensiero della +conservazione del buon ordine. Di qui i molti disordini cagionati dalle +prepotenze de’ signorotti abitanti i dintorni, di qui il sorgere delle +private ostilità e delle sette che così mal compresse erano state nella +stessa capitale. Era dunque veramente un grandissimo benefizio della +Provvidenza che personaggi venerabili col freno della religione i già +troppo indocili animi tentassero di continuo richiamare coll’esempio e +col precetto alla smarrita strada della giustizia e della pietà. + +All’entrare che fece nella antica sala Frate Paolo, che tale era +il nome del santo personaggio a cui ora volger dobbiamo la nostra +attenzione, Azzo ed Arrigo si inchinarono rispettosamente verso di +lui, però con quella fierezza che animava due giovani facinorosi, +principalmente nell’istante che tutto pieno aveano il pensiero +dell’idea di loro vendette. — Reverendo padre, — disse Arrigo al +venerabile francescano che a lui si presentava inchinandosi, — voi +forse venite ad invitarmi, siccome erede recente di questo castello, a +proteggere e sovvenire il vostro convento: non ne dubitate, lo farò. +Amici sono i Guelfi della Chiesa, e la mia famiglia fu sempre assai +favorevole al venerando ordine di San Francesco. Inoltre sono uomo, ho +la mia parte delle colpe che sono inevitabili nella vita, e con larghe +beneficenze alla Chiesa mi corre l’obbligo di riscattarle. + +Il personaggio a cui Arrigo volgeva queste parole, in cui compiangere +ci è forza la cecità di que’ tempi ne’ quali commettevansi le più +nefande scelleratezze e si credevano espiate coll’erezione di un +convento o con una largizione al clero, era un uomo di mezzana +statura e ben complesso della persona. Natura ancora avrebbe colla +pinguezza reso maggiore il volume di quelle membra robuste, ma una +austerità rigorosa che nel viso ben gli si vedeva scolpita, ne rendeva +le forme più nobili, l’aspetto più maestoso. Due occhi cerulei e +vivaci splendevangli pieni di penetrazione, sebbene coll’impronta +dell’umiltà, incavati sotto due sopracciglia ben arcate, e dalle +quali appariva l’abituale serenità del suo animo; le guance pallide e +scarne accusavano lunghi digiuni sostenuti; la fronte dimostrava una +imperturbata calma, e i capegli biancheggianti le accrescevano dignità, +come anche la folta barba meno canuta che sul petto gli scendeva. Ma +nell’espressione del volto questa volta, più che la tranquillità e la +pace, vedevasi impressa la malinconia e la costernazione. + +— No figliuolo, — rispose egli al Bianchi in atto della più profonda +umiltà, — non sono le gemme, la materia di che Dio volle costrutto +il suo altare. Sacrifizio di salute è il custodire i comandamenti, +allontanarsi dalla iniquità. Migliore è l’ubbidienza, delle vittime +di que’ ciechi che non conoscono il male che essi fanno. Tu mio Dio +non hai voluto sacrifizio nè oblazione, ma mi hai fatto le orecchie +per udir la tua voce: ed a che servono al peccatore e le offerte e le +vittime, se noi sappiamo che Dio i voti del peccatore non esaudisce? +Ah no, non è l’oro che i servi del Signore cercar denno di adunare, +non è l’acquisto di ricchezze mondane a cui aspirar denno i discepoli +di S. Francesco; e noi ne facemmo un pieno getto fino dal primo dì +che vestimmo questa rozza tunica, cingemmo il cilicio ed una corda, +abbracciando la povertà. Lungi stia il demonio di tal tentazione +dalle nostre povere mura: lo spirito di Bernardino non venga mai +meno fra i rigenerati suoi fratelli. Ma io sono, benchè indegno, un +pastore della afflitta Chiesa: io curar deggio il gregge; e poichè +veggo le mie pecorelle smarrirsi, io debbo loro correre appresso, e +ritornarle all’ovile. Altri doni io vengo a chiedervi; altri sacrifizi +a domandarvi in nome del Signore. + +— Padre, voi mi parlate un linguaggio molto oscuro. Guardimi il cielo +che io ve ne faccia rimprovero; ma spiegatevi meglio: e se l’onore o le +facoltà mie lo permettano, di certo troverete in me un uomo disposto +ad assecondarvi. — Il Francescano, alzando al cielo gli occhi, di una +lagrima gli bagnò e così rispose. + +— L’onore dite voi? Ah! è appunto contro quest’idolo profano e +perverso, questo nome venerando a vile sozzura attribuito, questo turpe +vitello d’oro che lo zelo mio debbe divampare! Intorno a questo profano +idolo danzar io veggo ora i figliuoli e le figlie di Israele fra il +suon de’ cembali ed i canti dell’allegrezza, scordando che sulla vetta +del monte a lor benefizio siede la maestà del sommo Iddio. Ma levati +o Signore: perchè ti addormenti? ajutaci, liberaci per amor del tuo +nome dal nemico: impugna l’arco e le saette, arma d’ira il tuo braccio: +liberaci dal malvagio! Sì, ai leviti si spetta denudare le spade, +riparare all’onore del tuo santo nome! Nè questi sien lenti in compiere +la tua santa volontà. + +— Padre, io veggo che un santo zelo si infiamma; ma io non so perchè. +Volgendo a me tali parole, voi sembrate riprendere un assassino. +Ma sappiate che io del mal fare non mi compiaccio; e che lungi dal +commettere altrui ingiurie od oppressioni, io sempre adoprerò le forze +mie a respingere le violenze. Ed anche ora mi sto apparecchiando per +punire un assassino che alza la sua testa malefica e superba fino alle +nubi, e che io spero, prima che il nuovo dì tramonti, sarà curvata fino +a terra, ed avvilita nel fango. + +— Ah voi lo diceste: e questo appunto è quello che io temeva. Appunto, +dissi fra me, il sangue è stato sparso su questa terra; e fra i +superbi nascon sempre dissidii. Ah figliuoli degli uomini, e fino a +quando avrete voi cuore insensato, e correrete appresso la menzogna? +Io lo dissi: La bocca di costoro è ripiena di amarezza; e le loro mani +sono veloci a spargere il sangue. Io però esser non dovea indolente +nell’opera del mio ministero. Va, annuncia la parola, insta opportuno, +insisti importuno; riprendi, scongiura, sgrida, usa pazienza e +dottrina: parla loro le parole dell’eterna verità: annunzia loro la +dottrina del Signore: così il dover mio me lo impone. Sappiano essi +adunque che chiunque contro il fratel suo si adira, verrà giudicato +e trovato reo: temete Dio nè contro il vostro prossimo vi adirate: +la strada degli empi finisce nella perdizione. E perchè non hansi a +tollerare le ingiurie? perchè non sostenere le frodi? A voi istà bene +recar ingiurie e frodare: sostenerne, perchè vi grava? forse che non +sapete che per gli iniqui non è il regno de’ cieli? La vendetta al +Signore si aspetta, ed ei faralla: se il nemico è affamato, sostentare +noi lo dobbiamo; se ha sete, dargli bere: È così che carboni ardenti +aduneransi sovra il suo capo. Solo perdonando agli uomini i loro +peccati, il padre nostro celeste a noi le nostre colpe rimetterà: +non perdonando, il padre nostro non perdonerà. — E in pronunciando +queste parole la fronte del buon religioso da principio piana, umile e +dimessa, sfavillava siccome quella di un profeta piena di maestà. + +— Ma che, padre; voi stesso questa mattina mirato avete la sanguinosa +piaga dell’assassinato mio compagno, e voi persuader mi vorreste a +lasciar invendicato un sangue che pur ci chiama vendetta. Occhio per +occhio, mano per mano, vita per vita, questa non è giustizia? No no, +non istate ad insinuarmi altri consigli: questi sono pei vili; ma la +mia anima troppo vi ripugna. + +— Occhio per occhio, mano per mano, vita per vita; quest’era la legge +antica imperfetta e adatta solo a gente rozza a popol duro: ma tale +non è la legge di Gesù Cristo, — proseguì a dire l’ispirato ministro +della verità. — Egli altrimenti ci ammonisce: se coloro che vi amano +voi amate, dice egli, quale merito? non fanno altrettanto i pubblicani? +i peccatori ancora fra loro amici di amore si ricambiano. Io adunque +dico a voi: Amate gli inimici vostri, perchè figli voi siete del padre +vostro celeste; il quale il sole fa nascere ed aggirarsi e sovra +i buoni e sovra i malvagi, e le piogge ai campi de’ buoni come de’ +malvagi dispensa: di amore ricambiate il vostro nemico e sarete figli +di Dio. Ah no, il sole non tramonti sull’ira vostra: che ognuno che +odia il fratel suo è reo di omicidio. + +— Azzo, che risponderete voi al buon padre? — disse Arrigo dopo un +istante di silenzio che ebbe luogo dopo le ultime parole del fervoroso +banditore degli oracoli dell’evangelio. — Parvi buona questa dottrina? + +— Signore.... Cosa fatta capo ha. Chi troppo medita, nulla imprende. +Non so che dire. Fate voi: in quanto a me non chiederò a voi nè al +frate consiglio. + +— Padre, — replicò Arrigo: — io ora ben capisco che cosa veniste per +insinuarmi. Voi vorreste che come un giumento io mi lasciassi caricare +di percosse senza recalcitrare. Vera stimo la vostra dottrina, ma è +fuori di moda. Ora però non posso cosa alcuna promettervi: ci penserò: +la porta del Castello non vi sarà chiusa domani: pregovi ritornare: +nulla per ora posso risolvere. + +Abbassò il capo il santo francescano tutto pensieroso e mandò un +sospiro: dopo un istante di silenzio, così dolorosamente sclamò: + +— Ahi pur troppo è vero. Si sono alienati da Dio fin dalla loro nascita +i peccatori; fin dal seno della madre han deviato dai retti sentieri, +hanno parlato con falsità. Ma quanto sono a compiangersi costoro: +hanno succhiato i bambini col latte della nutrice l’iniquità, e dense +tenebre hanno ingombrata la terra. Indurato si è il lor cuore; e il +loro furore è simile a quello del serpente; simile a quello dell’aspide +sorda che si chiude le orecchie per non udire la voce dell’incantatore. +Ma sappiatelo: di ben corta durata egli è il trionfo dell’iniquo. +Io vidi l’empio a grande altezza, siccome i cedri del Libano, passai +e più non era, nè il luogo si scopriva ove egli era. Abbracciate la +dottrina retta affinchè non abbia il Signore con voi a sdegnarsi, e +così perdiate la giusta via; ed uditemi: L’empio si aprì una fossa ed +in quella stessa fossa è caduto. Sì andate, vendicatevi, date sfogo +al furor vostro: nel laccio stesso che voi tendete nascosto, in quel +laccio sarà côlto il vostro piede. + +— Buon padre, il mio cuore non è insensibile alle vostre parole, — +riprese Arrigo in tuono dolce e rimesso, — ma, già ve l’ho detto, ora +non so rispondervi: tornate domani. Ringraziovi per altro della vostra +premura per il bene della mia anima. E se posso offrirvi alcun ristoro +pel corpo, tutto il mio castello è a vostra disposizione. + +— No: solo col digiuno e colla preghiera si scacciano questi demonj, — +replicò il Francescano mestamente: — io umilierò nel digiuno l’anima +mia; e la orazione mia rivolgerassi nel mio seno. Solo allora io +esulterò che avrà il Signore esaudita l’umil mia prece. Con voi sia la +pace. — Ciò detto abbassò il capo venerando e si ritirò. + +Un perfetto silenzio succedette alla sua partenza nella camera. Arrigo +a lento passo e col capo chino pensieroso ivi passeggiava. Azzo facea +lo stesso, fermandosi di quando in quando a fissare gli occhi sdegnosi +sull’amico. Egli ruppe finalmente il silenzio e disse: — Or che ne +pensate voi? + +— Nulla per ora, — rispose Arrigo; — lasciatemi solo, chè troppo +contrastano fra di loro le mie idee: quando vi avrò posto più di ordine +ci parleremo. + +Azzo indispettito voltògli le spalle, nè più lasciossi vedere +dall’amico durante il restante di quella giornata. + + + + +CAPITOLO VII. + +IL CATTIVO CONSIGLIO + + +Da varj pensieri agitato, Arrigo solitario passò buona parte della +notte, e stanco poi gittossi senza spogliarsi sul suo letto per gustare +alcune ore di riposo. + +La nostra fantasia che di idee sì sconnesse, si compiace illudere il +nostro spirito durante l’imperfetta vita che nel sonno godiamo; quella +vita in cui della volontà cessa l’imperio, in cui noi siamo, quasi per +incanto, sotto un nuovo orizzonte trasportati, la nostra fantasia ci va +con le sue visioni sempre più travagliando quanto più l’animo di chi in +braccio al sonno restauratore si abbandona è commosso ed i suoi nervi +sono nell’irritazione. E fu appunto di questo modo che nuove scosse, +ancora nel riposo, trovò Arrigo sul suo letto, e mille contrarie +visioni incerte a lui dinanzi si appresentarono. + +Ma in mezzo alle fantasime odiose che l’animo suo commossero già +turbato, una angelica, e scesa forse da quella porta d’oro da cui i +fortunati sogni vollero gli antichi movessero il volo, a lui dinanzi +finalmente si appresentava; la dea de’ suoi pensieri. Essa parea dargli +de’ precetti; e quindi fra altre visioni meno distinte a lui dinanzi +scompariva. + +I primi raggi rifratti del debole sole di autunno, offuscati ancora da +una legger nebbia che ingombrava il firmamento, ebbero appena dissipate +le tenebre e rischiarato l’aere pingendo di un rossiccio colore +l’oriente, che il sonno del giovine troncossi, ed egli balzò in piedi. +Pieno ancora la mente delle ricordanze del giorno antecedente e di +quelle più confuse della notte, dato di piglio al ferro agitavasi nella +sua stanza conturbato, e così finalmente egli sclamava. + +— Oh quale mai destino sta attaccato a questo fatto! Quelle parole +di quel vecchio venerabile mi stanno fitte profondamente nel cuore, +siccome oracoli mi rintronano gravemente negli orecchi; ed ora una +idea nuova, più incantevole, più possente, misteriosamente a quelle +si accompagna; e tu pure sembri dissuadermi dal por mano alle armi, +o bel angelo che il cuore mi conquidesti. Ma perchè io non rivedrotti +più che ne’ sogni! Pur queste idee che mi distornano dallo snudare la +spada, sarebbero essi consigli della viltà? E se veri sono i precetti +dell’uom pio, perchè il mondo non li adotta, e riconosce? Che se io +solo mi soffrirò un insulto nè correrò a vendicarlo, da quante parti io +non mi vedrò da baldanzosi nemici assalito? Come respingerò io le loro +violenze, se colla spada non mostrerò ch’io non li temo? + +Egli accostossi ad una finestra, chiamò un servo, e gli ingiunse +di dire ad Azzo che a lui venisse. Si diede quindi di bel nuovo a +passeggiare silenzioso e conturbato per la sua stanza. + +In capo a pochi minuti la porta si aprì ed armato di tutto punto e +pieno il volto di un’espressione di altera fierezza comparve sulla +soglia Azzo. + +— Azzo, che vuol dir ciò, che cinto sei dell’armi? — gli disse l’amico. + +— Sì, io sono cinto dell’armi e del pari lo sono tutti i soldati del +Castello e gli altri che raccogliemmo e che i Rusconi ci han mandato. +Se voi vi determinate all’impresa già disegnata, tutto è pronto, e +sarà questo un bel giorno per far mordere le labbra al Ghibellino +superbo. Che se voi siete tramutato da un frate, ebbene io nol sono +già, e so ancora che il valoroso cerca sue ragioni nella spada: io solo +mi porterò dinanzi il Castello di quel superbo, e solo lo sfiderò a +rendermi conto del sangue ch’egli ha versato. Or che volete da me? il +tempo stringe: che risolvete? + +— Azzo, io sono dubbioso: una voce segreta mi dice che io non corra a +vendicarmi. + +— Ebbene, restate. Io non resterò già. Di voi dica il mondo che vuole; +non sarà detto di me, che io sono un codardo; nè di me rideranno i miei +nemici. Cerchi la lepre salute nella fuga e nel silenzio; chi ha cuore +ribatta i colpi, e rintuzzi le offese. Restatevene col Carcano, io +combatterò, e vinto o vincitore, più non rivedrammi il vostro Castello. +Date in esso albergo a questi frati che vi travolgono a lor piacere: +essi inpingueransi delle vostre ricchezze: temono forse non il Pusterla +se ne impossessi; da colui nulla sperar potranno. Ma, per dio, non vi +sono altri frati che vi assolveranno da un omicidio mettendo a loro +disposizione una buona borsa! + +— Azzo, non frammettete oltraggi contro la pietà vera di un santo, a +parole più sensate e che più gradite suonano al mio orecchio. + +— Sì il suono della tromba guerriera gradito suona all’orecchio del +buon destriero uso alle battaglie. Voi nella pace coltivate gli ameni +studi e liberali, ma vile non siete fra le armi. Pur che dirassi di voi +se ora non rintuzzate gli oltraggi di un superbo usurpatore de’ diritti +vostri; vorrete voi, coi semi di generosità che avete in petto, dare +frutti di viltà? + +— No... Tu bene parli, nè io so trattenermi! Così pure io penso, e così +sarà. Vera sarà la dottrina del venerabil vecchio; ma egli le leggi +del mondo non conosce; ed ha il mondo le sue leggi. Egli non sente le +passioni che conturbano l’anima, e la sconvolgono in tempesta: la sua, +fredda ed agghiacciata, non sente l’impeto delle passioni, gli stimoli +pungenti dell’offeso onore. Nessuno al mondo dritto avrà di sprezzare +Arrigo; e tu sarai l’ultimo che il potrà fare, altero Pusterla. Io ho +risoluto... Ma altresì ho promesso di aspettare quel Francescano... + +— Voi promesso non gliel avete, — replicò Azzo: — ricordatevi le vostre +parole: voi gli diceste che la vostra porta a lui non sarebbe chiusa: +ora egli entri, e non ci trovi. Per dio, no non aspettiamolo; le sue +parole svolgono i sassi. Io stesso perdea jeri la favella; io non +seppi che mi rispondessi; la lingua mi si annodava. Non l’aspettiamo. +Le nostre genti già sono armate: non si frapponga indugio, nemmeno per +lasciar loro il tempo di ristorarsi; rifocilleransi nel bosco. Ma qui +non ci trovi quell’austero. + +— Ben parli. Or via, in due istanti io sono armato: tutto disponi per +la partenza. — Azzo senza replicar motto si ritirò. Un rumore di armi +bentosto si intese nella corte del Castello, un parlarsi a vicenda, un +intonare di strofe guerriere. In breve ebbe Arrigo indossate le armi, +ed apparve interamente coperto di ferro: sovrappose la sua sorcotta +portante, insegna de’ Guelfi, la croce bianca; ed accompagnatosi con +Azzo, guidando la sua piccola schiera uscì dal castello e prese la +strada verso il bosco. + +Proceduti buon tratto di strada silenziosi, Arrigo voltosi ad Azzo così +gli disse con uno sforzato sorriso. + +— E il nostro Antonio Carcano non è egli dunque della nostra schiera? +non ha egli vestita la sua tanto vantata armatura? + +— Antonio Carcano! E quando mai in qualche lodata impresa ed ardita +fu visto colui? Prima vedrassi la gallina alzarsi fin dove giunge +l’aquila, che il Carcano snudare la spada per affrontare un pericolo. +Il poltrone non appena ebbe inteso che nostra intenzione era di tentar +una fazione contro il Pusterla che ridestò il pretesto della slogatura +del piede, e disse che reggersi non potea. Ma quale meraviglia, se +perfino la vista di un cadavere sembra spaventarlo? Non notaste come +schivava di avvicinarsi al corpo del povero Capitano che ora sarà da +noi vendicato. Il Carcano sarà sempre il più ciarlone ad un convito, ma +non sperate veder quel codardo fra una schiera di valorosi. + +— È vero, colui è privo di ogni forza di animo, come di virtù. Pure il +ribaldo col suo spirito ci alletta. + +— Così va spesso. Lo spirito ha un incanto che fa scordare molti +difetti: ma non di rado si accoppia con vizj troppo deformi. Sempre +piace il suo splendore; ma chi in questo caso vi si accosta, corre +rischio, come la farfalla, d’abbruciarsi le ali. + +— Ma come intendete voi pigliarvela col Pusterla? + +— A ciò daranno norma le circostanze. Noi lo sfideremo; se egli accetta +la sfida, io combatterò seco, e se io cadessi, voi potrete entrar in +mio luogo; ma s’ei la rifiuta, ho portato meco materie combustibili, +con esse entreremo nel suo castello per porlo a sacco o vi gitteremo +almeno l’incendio. + +Fra questi ed altri consimili ragionamenti, essi di già avanzavansi +sotto di una vasta foresta assai folta che estendevasi in buon +tratto della estesa valle che divide il monte su cui era posto il +Castello di Arrigo, ed il villaggio poco più di un miglio distante +di Parravicino. Arrigo già pienamente avea dimenticato gli argomenti +dell’evangelico banditore, ed occupato del solo pensiero dell’impresa +cui si accingeva, ora con Azzo andava concertando i fili necessari +a tendere, ora ammirava la maestà e la vetustà della foresta. Erano +quercie gigantesche che alzavano i loro robusti rami coperti di foglie +tuttavia verdeggianti, e che formavano folto ombrello contro i raggi +del già sorto sole: un freddo vento spirava, e fremendo fra le fronde +alcune già ne facea cadere al suolo, per annunziare che erano quelli i +mesi forieri del nudo verno. Avevano forse fatto un miglio di cammino, +quando giunsero in parte ove la foresta presentò ai loro sguardi uno +spettacolo particolare, che fermò un istante la loro attenzione. + +Fino a quel punto appena uno stretto sentiero, ingombrato ancora da +cespugli, avea loro permesso di avanzarsi fra il bosco intricato: +qui la scena di repente si cambiava: un certo spazio di terreno era +stato sgombrato da que’ vetusti alberi che visto aveano più di una +generazione; e dava luogo ad una piazzetta erbosa che, cinta come +da arboree mura, non avea quell’aspetto ridente che un verde strato +ha sempre in altre occasioni. Ad accrescere la mesta impressione che +l’animo ricevea da quella vista, sorgea a manca, presso un gran salice +piangente, una cappella in rovina, di gotica architettura: il mio +lettore senza dubbio ora conosce che questo luogo a lui non è nuovo, +essendovi di già giunto con altri più umili personaggi del nostro +dramma. + +— Dobbiamo noi qui fermarci a ristorar la nostra gente? — domandò +Arrigo ad uno de’ suoi armati, nativo di que’ luoghi, che servivagli di +guida e dal quale avea ricavate molte notizie risguardanti la posizione +e le fortificazioni del Castello del Pusterla. + +— Dio ce ne guardi! — disse il soldato, che, dalla tromba che portava, +mostrava essere destinato a far gli uffizi di trombetta. — Ciò potrebbe +esserci di mal augurio: non sapete che cosa narrasi di questi luoghi? + +— Io non ne intesi parlare, — replicò il giovine Bianchi: — orsù che +dunque? + +— Questa, — rispose il soldato, — questa è la cappella de’ Marliani. È +una storia terribile che si conta di questa piazzetta che voi vedete; +ma ora sono scorsi forse cento anni, e non si sa bene se la storia sia +del tutto genuina; però ancora pochi sono coloro che si arrischino di +passare presso questo luogo, sebbene io vi sia passato forse dieci +volte senza che nulla mai mi accadesse. Ecco come me la contò mio +nonno che l’avea intesa questa storia da suo padre, che disse essere +accaduta a’ suoi tempi. Un certo Anselmo Marliano, giovine assai bello +e valoroso avea il suo palazzo in Orsenigo ed avea posto amore ad una +bella figliuola d’un potestà di Erba che avea nome Pietro Cossi... no, +Paolo Carossi... il suo nome bene non me lo ricordo; ma la donzella si +chiamava Eufemia. Veniva egli dunque, Anselmuccio Marliano, cavalcando, +su di un certo suo ronzino bajo, presso che tutti i giorni ad Erba, +per trattenersi e conversare colla amata sua Eufemia che era la +stessa virtù e la stessa beltà in persona: era una vera madonna. Ma +questa fanciulla un giorno fu veduta da un signore di Bucinigo, che +avea nome Rambaldo della Torre, e che andava superbo di essere d’una +famiglia che a que’ tempi in Milano signoreggiava. Ebbene la vide: e +la fece domandare al padre. Il padre suo Alessandro; ecco il nome che +l’avea in punta della lingua e che ora l’ho sputato fuori, Alessandro +Cammozzi; il signor Alessandro sentì lusingato il suo amor proprio, +voi potete immaginar come all’idea di contrarre una tale alleanza. Il +povero Anselmuccio era un bravo e bel giovine; ma il della Torre era +un uomo potente e rispettato; e si diceva anche che col tempo avrebbe +ricevuto in feudo Erba e i suoi contorni, e forse tutta la Martesana: +ora può immaginarsi se la testa del buon uomo girò. Egli adunque, nulla +stimando le promesse fatte al Marliano, un giorno gli disse che non +stesse più a visitarlo perchè Eufemia esser doveva del della Torre. +Il Marliano disse, che la spada sola ciò avrebbe deciso; e mandò tosto +una sfida al suo avversario: questi gli rispose, che lo aspettava nel +bosco di Erba appunto su questa piazza verso mezzo dì; il Marliano +potete immaginarvi che non esitò a comparirvi. Egli meditava la morte +dell’emulo suo che ingiustamente gli rapiva una sposa diletta, ma egli +invece vi trovò tre assassini che a malgrado di una vigorosa resistenza +lo stesero esanime al suolo. + +«Ma questo misfatto non rimase senza punizione. La povera Eufemia, +costretta dal padre a dar la mano al barone, come si trovò innanzi +all’ara, il suo dolore rompendo ogni freno, spense la sua vita; e non +sì tosto per ubbidire all’inumano suo genitore ebbe proferito il sì +fatale, che cadde al suolo, e morta quivi rimase. Il padre suo uscì +fra pochi dì di cervello e morì da quel miserabile che era; e il della +Torre tre giorni dopo non fu più visto a Bucinigo. Ma un frate disse, +che egli sapea di certa scienza che il diavolo lo avea portato via, +ed appiccatolo ad una quercia di questo bosco vicino a questo luogo. +Intanto i Marliani fecero seppellire in questa cappelletta il povero +Anselmuccio, e da quel tempo in poi è fama che qui appaja spesso +l’ombra della povera Eufemia e quella del suo amante trucidato; e +che allora si sentano orribili ruggiti, che mette fin dall’inferno lo +spirito geloso del loro assassino. + +— Istoria terribile, sebbene probabilmente in parte favolosa! Pur ciò +che di essa pare veritiero basta per far risguardare questo luogo con +un sentimento di orrore, — disse Arrigo; — nè qui poserà la nostra +piccola schiera. — Proceduti ancora forse trecento passi, si fece +alto; e fra l’ombra cupa del bosco si permise alla gente che era in +armi di ristorare col cibo e col vino e altri liquori le loro forze. +Fin allora la schiera era proceduta in silenzio ed in buon ordine, ora +ognuno ha deposte le armi e postosi a sedere sull’erba, pon mano alle +provvisioni da bocca che si sono apprestate, e in romoroso tripudio +dà manifesti segni del proprio ardire e dell’avidità di bottino che lo +anima, e della speranza di ottenerne uno assai ricco nel Castello del +Pusterla. Nel mentre che costoro stanno tracannando, Arrigo con Azzo si +avanzarono soli a far una esatta ricognizione de’ luoghi e della piazza +che trattavasi di assalire. + +Stava il Castello del Pusterla su un piccol colle presso il villaggio +di Parravicino, ed appunto colà ove tuttavia sorge aggregata +a recentissimo edificio una antica torre pendente che ad esso +apparteneva. Era come tant’altri un edifizio irregolare con due torri e +molte torricelle e merli, forte per alte e grosse mura non meno che per +la sua situazione. Il colle era più erto da tutte le altre bande che +non da quella volta fra oriente e settentrione. Una fossa però rendeva +il castello più forte da questo lato: un tal castello era quindi assai +forte per que’ tempi in cui non ancora se non imperfettissimamente si +conosceva il possente mezzo di abbattere con prontezza le difese che +oppone un semplice muro col mezzo delle artiglierie. + +Tornati a’ suoi, ordinarono loro di porsi in cammino: ognuno allora +riprese le proprie armi, e si fece silenzio; ed in ordine procedendo +si avanzarono verso la collina su cui il castellotto del Ghibellino +giganteggiava. + +Or mentre che costoro procedono verso il luogo che è oggetto del loro +viaggio, alla porta del Castello del Monte perveniva frate Paolo che +il sole era alto in modo da indorarne le torricelle e le ardue mura. +Il buon Francescano, pieno di zelo per l’adempimento del suo santo +ministerio, se ne venìa, pregando Dio che ne lo ajutasse, e disponesse +i cuori che egli solo tiene nelle sue mani. Egli era risoluto di tutto +porre in opera per risparmiare l’effusione di nuovo sangue che egli +vedea imminente, e perciò, non nelle sue forze confidava, ma in quella +del Dio che sale sopra i Cherubini e alla cui presenza sciolgonsi +le nubi e commuovesi la terra: del Dio che ama la misericordia e la +giustizia, e della cui misericordia è pieno l’universo. + +Ammesso nel Castello dal vecchio Anselmo che alcune istruzioni avea +avuto in proposito da Azzo, il buon Francescano rallegrossi che un +gran silenzio vi regnasse; e pensò che tuttavia gli abitatori di quel +forte asilo fossero immersi nel sonno. Egli chiese al famiglio che lo +precedeva, se sorto fosse Arrigo, e se potesse parlargli. + +— Egli è alzato sì, e mi ingiunse di intromettervi nella sala, ove +potrete fargli sapere tutto quello che vi piacerà. + +— Sia lode al cielo! — disse il buon Francescano. + +— Lo sia pure, — replicò Anselmo; e precedendolo, lo condusse nel gran +salone ove era entrato il giorno innanzi. + +Ma quivi quale fu la maraviglia del buon padre nel riconoscere nella +persona che negligentemente sedeva su di un gran seggiolone coperto di +drappo non già i lineamenti belli, sebben maschili, di Arrigo e la sua +alta persona, ma un altro giovine di lui, per vero dire, non men bello, +ma tutto spirante effeminatezza, con bionde chiome assai ordinatamente +innanellate, due occhi azzurri pieni dell’espressione della mollezza, +riccamente vestito, più piccolo della persona; il quale senza nemmanco +alzarsi in piedi con un mezzo sorriso in lui affissò lo sguardo con +qualche espressione di mistero. + +Il francescano poichè fussi inchinato, ed ebbe un istante mirato il +giovine, quasi dubitasse di travedere, volsesi verso la sua guida, ma +trovò che di già era scomparsa. Egli allora, avvicinandosi qualche +passo, — Signore, — disse, — io cerco di Arrigo Bianchi, e fui qui +condotto per trovarlo: io non vi ho ravvisato di tratto, e duolmi che +per equivoco mi abbiano condotto alla vostra presenza. + +— No, io non sono Arrigo, — rispose il giovine senza molto scomporsi: +— questo è certo: il mio nome è Antonio, e Carcano è il casato; casato +assai grande e nobile, e che nulla ha da invidiare a tutti i Bianchi +del mondo. Però se qualche cosa bramate, parlate pure con me, perchè, +stanco come voi siete.... + +— No, al solo Arrigo Bianchi io debbo volgere la parola: io cercherò, +per non disturbar voi, di alcun famiglio, e a lui farommi guidare. +Permettete che io mi ritiri. + +— Buon padre, vel ripeto, — disse l’altro con un tuono fra cordiale +e malizioso, — voi dovete essere stanco: il vostro convento non è +sì vicino. Vi dirò che l’ho veduto; e l’ho veduto in compagnia di +una bella divota che vi portava le sue offerte... Voi la conoscete +senz’altro; anche a voi altri le belle contadine... Basta, voi +aggrottate il ciglio, voi non vi divertite dunque di tale mercatanzia. +Ma ve lo ripeto, se avete qualche cosa a dire ad Arrigo, parlate con +me. Sono qui a vostra disposizione; e d’altro canto... + +— Ciò che ho a dirgli, risguarda troppo davvicino lui stesso, nè +ad altri posso confidar la cura di ciò che è mio dovere. Di grazia, +signore, permettete o fate che io sia in sua presenza. + +— Ebbene fate come vi piace. Ma quanto al condurvi io in sua presenza, +questo non è a pensare. Non che io non sappia rendere un servigio; ma +un piede mi si slogò uccidendo di pugnale Giovanni Pusterla... + +— Uccidendo Giovanni Pusterla! Ed è ciò vero? Il Pusterla sarebbe già +stato assassinato? + +— Assassinato! No, io non sono un assassino; ma è stato ucciso per +mia mano, non vi è dubbio; non mi credete forse di ciò capace? Ma nel +colpirlo sdrucciolommi un piede e mi si slogò presso il malleolo... + +— E quando adunque tanto delitto fu commesso?... + +— È già tutto vermi; sono quattro giorni che è sotterra... + +— Cielo ti ringrazio! quest’è dunque un errore: poichè Giovanni +Pusterla io stesso l’ho dopo veduto. + +— Come diamine ciò? Ma mi credete voi un impostore? In tal caso il +Pusterla, siccome Lazaro, è risorto: o forse ha finto il morto e +non fu che ferito. Ma io gli ho menato un colpo fra costa e costa +che sarebbe bastato a uccidere un gigante. Oh se per paura egli ha +finto il morto, mi capiti per le mani ancora una fiata quella vecchia +volpe e l’ucciderò due volte! Oh vedi questi codardi se sanno il loro +mestiere!... + +— Di grazia risparmiatemi tali racconti; sebbene somiglianti ai sogni +dell’infermo, essi non funestano però meno l’anima mia; ed il tempo +altresì, siccome l’onda, fugge nè più ritorna, ed a me è necessario di +parlare col Bianchi. + +— Scusate, ma mi sembrate un uomo ben impaziente. Che volete voi dire, +se il tempo passa? forse che vi dà noja la mia compagnia? Sono io uno +stolido che vi pesi meco passare un’ora? Grandi affari che avete nel +vostro convento! Già lo si sa che sono i palazzi della poltroneria. +Ma via; ora capisco, ed ho avuto torto: obliai farvi imbandire da +colazione: orsù che desiderate? Volete voi un buon pezzo di selvaggina +che inaffierete con vino di Monte Orobio...? Ma voi non mangerete forse +carni... ebbene avremo dei pesci venuti dal lago di Pusiano; vi saranno +delle uova; e dei latticinii: lasciate fare. Volete sentire come io ami +il pesce? Prendo una tinca; fo tagliarla pel mezzo; ciò fatto... + +— _Ne solliciti sitis animae vestrae quid manducetis._ Ed oh! come +potrei io ricordarmi del cibo allorquando il sangue cristiano e +cittadino sta per versarsi: e stanno i fratelli per porre mano alla +spada! Deh, in nome del cielo ve ne scongiuro, fate che io venga +ammesso alla presenza di Arrigo. + +— Ebbene, se mi aveste lasciato parlare, di già ve lo avrei detto: se +ad Arrigo volete parlarci io vi farò metter fuori dal Castello. + +— E che? voi mi usereste violenza! e quale diritto ne avete voi? del +potere voi abusereste che l’amicizia darvi può fra queste mura? In nome +del cielo ve ne prego, non fate ciò, perchè su voi non ricada il vostro +peccato. + +— Ma voi, padre, siete un uomo ben caldo di testa! che cosa andate ad +immaginare che io voglia farvi violenza! Avete un sangue che nelle vene +assai vi bolle: perchè non avete fatto il soldato? Ma per me, andate o +state, è la stessa cosa. + +— E dove troverò dunque Arrigo Bianchi? + +— Non ve l’ho detto? fuori di questo Castello. Sono andati ad una +partita di piacere. + +— Ad una partita di piacere! Adunque hanno deposta ogni animosità +contro il Pusterla? + +— Questo è quello che io non vi so dire. Potrebbe essere; ma, secondo +le apparenze, no. Con quel demonio di Azzo al fianco non è così facile +concludere trattati di pace. Ma questa sera, o pace o guerra, sarà +decisa. + +— Ah, in nome di tutti i santi! Se qualche macchina voi conoscete, +palesatemela. + +— Vi dirò, padre; e se mi aveste pregato in nome di satanasso, forse +ve lo avrei detto del pari. Vi dirò. Voi dovete sapere che, quattro +giorni sono io, con Arrigo, un certo Azzo, che non so se conosciate, +e quel povero diavolo di capitano che fu morto, e di cui alcuni di +voi seguirono il cadavere; noi andavamo a diporto un poco pei boschi +dipendenti dal Castello, quando ci abbattemmo nel Pusterla che vi +cacciava. Mano alla spada, dico io: non bisogna soffrire di tali +oltraggi, e cavo il ferro: Azzo mi imita, e ancora il Capitano: ma +quella massa boema lasciossi foracchiare il corpo da un colpo che gli +menò il signor Giovan Carlo Visconti; ed Azzo ed Arrigo fuggirono. +Fu allora che io uccisi, come vi dissi, o credetti aver ucciso il +Pusterla; e misi tanto spavento negli altri che nessuno ebbe coraggio +di cimentarsi meco, e a gambe si diedero tutti a fuggire... + +— Ma questo non è ciò che più importa; in nome del cielo... + +— Tacete, e vengo al resto. Tornato a casa, io rimproverai i miei +compagni della loro viltà. Parvi egli cosa ben fatta, fuggire a quel +modo? passar per vili in faccia a que’ Ghibellinacci già superbi di +vantaggio? Eh via, si lavi tale macchia! Io non posso, vedete, ho +slogato un piede: ma voi armatevi; andate al Castello del Pusterla, non +lasciate pietra sopra pietra; e... + +— Adunque sono andati contro il Castello del Pusterla! — disse con voce +piena di costernazione il buon religioso. + +— Sì, come vi dissi; e fu mia esortazione. Io non son uomo da star +queto ve’. Voi non mi conoscete; ma sono un diavolo in carne ed ossa! + +— Se ciò è vero, il Signore vi perdoni il vostro delitto. Ma io un sol +istante non devo rimanere; troppo è prezioso ogni atomo di tempo, se +prevenire io posso ancora l’esecuzione di un empio disegno! + +Ciò detto, diede le spalle al Carcano e partì. Questi non sì tosto ebbe +veduto uscire il buon Francescano che, alzandosi agile e sciolto, e +passeggiando per la sala, assai più guarito dello storpio risanato da +San Pietro sulla porta del tempio, — Gran bell’ingegno son io, — disse +fra sè; — gran bello ingegno! Col mio spirito tutti mi credono un uomo +di gran valore. Solo quel maledetto Azzo; ma procaccerò rovinarlo nella +grazia di Arrigo. + + + + +CAPITOLO VIII. + +LA VIOLENZA + + +Giunta innanzi al castello del Pusterla la piccola schiera condotta da +Azzo e da Arrigo Bianchi, un trombetta si presentò innanzi la porta +di cui era alzato il ponte, e dato fiato al corno, sfidò Giovanni +Pusterla, se non era un vile, ad uscire per dar soddisfazione ad Arrigo +Bianchi dell’oltraggio commessogli alcuni giorni innanzi; minacciando, +s’egli non compariva, di ricorrere ad altri mezzi per vendicare +l’insulto ricevuto. Egli ripetè tre volte la stessa intimazione +frapponendo fra una e l’altra un certo spazio di tempo: ma nè la prima +nè la seconda volta non ricevette risposta alcuna: come però ebbe +terminato di proclamar la disfida per la terza volta, a una balestriera +superiore alla porta si vide comparire una faccia che fu riconosciuta +per quella del falconiere; e quindi con voce ferma si udirono queste +parole. + +— Sentano dunque que’ signori che cantano su d’un tuono sì alto. Il +sig. Pusterla oggi loro non risponde, ne può rispondere, e non occorre +dire per qual cosa. Ma se voglia qui li mena di provar la sua buona +lama, in fede di Falconiere, so io dir loro che tornino fra sette o +otto dì, e non mai falco più pronto sarà stato a piombare sulla sua +preda, quanto il sig. Giovanni ad accettare le loro disfide. Ma hanno +bene in poco conto la vita coloro che così vogliono rischiarla! Ad ogni +modo voi, Giacomo dalla trombetta, mettete giù il vostro corno e finite +le vostre smargiasserie, che già da un pezzo ci conosciamo, e non +ardireste gridar tanto se fossimo fronte a fronte. + +— Eh compare, — disse il trombetta, — io lavoro per il pane. + +— Villano ribaldo, — disse al falconiere Azzo che era vicino al +personaggio dalla trombetta. — Tu sei, amico, una carne che io ho +destinato agli avvoltoi. Ma se il timore o il poco apparecchio rende +indisposto il padron tuo a riceverci, e’ gli sarà forza riceverci suo +malgrado. Egli ci deve rendere ragione degli oltraggi suoi. Cala il +ponte e pel tuo meglio fallo tosto! + +— Calare il ponte! Ben detto. Quando mai però s’è visto un Guelfo fare +una tal intimazione ad un Ghibellino ed essere ubbidito. Basta, io però +devo dirlo. Il sig. Pusterla che cercano non è nel Castello. + +— Non sarà mai sulla tua parola che noi ciò crederemo, tristo +millantatore. Cala il ponte, per l’ultima volta sia detto, o noi avremo +ricorso per entrare alla forza. + +— Ah! Ah! farete quello che potrete le mure sono alte e sode, la fossa +è profonda. Di questi castelli ai Guelfi non ne cadono in mano. Via, +Andrea, Martino, Giacomo, Felice, _aux armes_, come dicevano i Francesi +di Bucicaldo. Vediamo che sappia fare questa canaglia. + +— Ora il vedrai tosto, — sclamò dal suo canto Azzo. — Avanti compagni! +— E venuto ad Arrigo gli espose come o fosse il Pusterla assente o così +dicesse temendo non poterli ributtare, in ambi i casi più agevolmente +sarebbero venuti in possesso del suo castello. Soggiunse di poi che il +mezzo più pronto per ottenere l’effetto era usare il fuoco, avventando +materie combustibili di cui all’uopo si era munito contro il ponte e la +porta, che avrebbero dovuto così cadere. + +Un istante dopo quindi si posero all’opera; ma non senza qualche +confusione cagionata da ciò che da alcune balestriere cominciarono ad +essere spinti contro di loro de’ grossi verrettoni che portarono un po’ +di terrore nella piccola schiera. Non pertanto in breve ristabilito +l’ordine, protetti dai loro scudi, avanzaronsi due drappelli tenendo +in mano delle rossicce faci bituminose che doveano essere avventate +contro il ponte e la porta. Tutti gli sforzi dei difensori non poterono +impedire che queste non giungessero colà ove erano dirette; ed in breve +le fiamme cominciarono ad appigliarsi nelle grosse tavole, le quali +furono involte in un vortice di fiamme e di fumo nereggiante. Invano il +falconiere si provava dal sommo della torre di far cadere dell’acqua: +questa era nè bastante al gran bisogno, nè spesso vi giungeva: un vento +all’incontro che quel giorno spirava dava allo struggitore elemento +la forza e attività più maravigliosa. Inoltre il povero Falconiere +veniva disturbato nel suo uffizio dalle frecce che importunamente gli +fischiavano davvicino lanciate contro di lui dai più esperti degli +avversarj. Sicchè la violenza del fuoco sconnetteva le tavole ed alcune +già avea rese ardenti carboni, ed il guasto in minaccevole aspetto +andava crescendo; e la schiera degli assalitori in una quasi perfetta +inazione aspettava il momento che l’incendio destato le aprisse il +varco ad entrare nel castello, e rallegravasi all’idea del promesso +saccheggio. + +Ma Arrigo, vedendo che ancora a quell’estremo il vecchio Pusterla non +compariva a domandar di parlamentare, già cominciava a pensare che +veramente il vero detto avesse l’intrepido e rozzo Falconiere, e quasi +vergognavasi di una violenza commessa contro un castello disabitato. +Azzo parve indovinare i suoi pensieri e così gli disse: — Infine non è +che oltraggio reso per oltraggio; e se il vecchio Pusterla è assente, +posto che avremo il piede nel suo castello e datogli il sacco come +promesso abbiamo alle nostre genti, la partita sarà saldata. Ed ecco +che cadono il ponte e la porta ed il varco sta per esserci sgombro; noi +renderemo al Pusterla la visita ch’egli ci ha fatta nel vostro bosco. + +Diffatti le fiamme facevano il loro uffizio con una incredibile +rapidità; le quercie antiche di che si componevan le tavole, crollavano +e cadevano, e cominciavansi a vedere delle brecce ragguardevoli; ad un +tratto un grande scroscio si intese e la porta tutta e il ponte, pel +cadere delle combuste travi e tavole, apparve sgombra e senza difesa. + +Ma dal suo canto non era disposto di ommettere sforzi il bravo +Falconiere. Egli per respingere gli assalitori avea fin dal principio, +quando si fu accorto che il castello correa pericolo, indossata +un’armatura irruginita, e fattane indossare una ad Andrea e ad altri +otto o dieci uomini che formavano come la famiglia e la guarnigione +del Castello, e alla loro testa ora compariva presso la porta per +respingere l’assalto del nemico. Poichè infatti il ponte fu caduto a +terminare di ardere nella fossa, e quindi anche la porta, cominciò +dall’una e dall’altra parte una pioggia di saette che andavano a +spuntarsi sulle armature; ma realmente poco danno recavano. Se non +che in capo ad un’ora l’opera dalla parte de’ seguaci del Falconiere +cominciò a rallentare, e la fatica e il timore rendeva più deboli i +colpi e più tardi; al contrario fra la più numerosa schiera degli +assalitori, riposando alternativamente, sempre v’era chi fresco e +gagliardo lanciasse i dardi. + +La situazione del povero Falconiere diveniva d’ora in ora più seria: +di già soli sei de’ suoi armigeri potevano spalleggiarlo, gli altri +essendosi ritirati per qualche ferita o grave contusione. Ancora +questi erano stanchi e lo sollecitavano a ritirarsi. Egli avea fino +allora sperato che alcuno si armasse in Parravicino per soccorrerli; +ma nessuno vedendo comparire: — Sicuramente la piazza non si può più +a lungo difendere, — disse; — andiamo adunque a chiuderci in una torre +intanto che il fuoco nella fossa può ancora tener lontano qualche tempo +il nemico. + +Ciò detto, tutti, scaricate un’altra volta le loro balestre, si +ritirarono dalla porta. + +Dal suo canto Azzo non sì tosto vede la porta denudata di difesa che, +fatta recar acqua a spegnere l’ardente bragia, colle scale la fossa +superando, fa che le sue genti entrino nel castello; ma egli non +dimentica di osservare ad Arrigo che conveniva lasciare buona parte +delle loro genti di fuori per sorvegliare che alcuno, in soccorso del +Pusterla giugnendo, loro non troncasse la strada di ritirarsi. Arrigo +poi proibiva che violenza alcuna si commettesse contro i disarmati +abitatori del Castello. + +Ma poichè furono le loro genti giunte nel mezzo del gran cortile, +Azzo ed Arrigo le chiamarono all’ordine, sempre temendo di insidie; e +volendo esaminar bene i luoghi prima di procedere oltre a dar il sacco. +Da due sole parti stendevasi l’abitato, gli altri due lati della corte, +che pressochè formava un quadrilungo, erano occupati dalle stalle e da +altri minori edifizii, i quali probabilmente servivano pel Falconiere e +per altre persone direttamente dipendenti dal Pusterla, e che vivevano +nel Castello. La parte più nobile del Castello presentava l’aspetto +di una abitazione antica a mura assai grosse di bigie pietre. Due o +tre porte erano in esso, ma tutte chiuse con molta diligenza: chiuse +del pari erano tutte le finestre, e chiuso anche un gran balcone che +precisamente nel mezzo del corpo maggiore dell’edifizio a sè chiamava +naturalmente l’attenzione, sì per il posto che occupava come pei +pesanti ornamenti di cui era cinto. + +Come furono rimasti forse quattro minuti nell’inazione e mentre Arrigo +si occupava di dare degli ordini intorno al modo con che procedere +dovessero i suoi seguaci al desiderato assalto, ecco inaspettatamente +spalancarsi le imposte del gran balcone e su quello comparire una +vaghissima donzella la quale a sè attrasse gli sguardi e l’attenzione +di ognuno, ma più di tutto quella del giovine Arrigo. + +Era costei giovine di forse vent’anni. La sua statura grande e snella, +le sue forme leggiere e gentili oltre ogni credere; due nerissimi +occhi che coll’espressione del turbamento, anzi che del terrore, +vedevano quel grande apparecchio ostile; due ciglia nerissime e ben +arcate; e le chiome che incomposte avea, forse poichè stava ordinandole +festosamente quando quella fiera avventura la bell’opera della sua mano +avea sospesa; tutto dava alla giovinetta un aspetto straordinario, e +dirò quasi magico e sovrannaturale. Le rose incarnatine erano scomparse +dalle sue guance; anche il labbro avea perduto del suo bel vermiglio; +la sua voce però, sebbene tremula fu abbastanza forte da pronunciar +distintamente queste parole: + +— Signor Bianchi, — diss’ella, — se veramente, come di voi corre +il grido, voi siete un generoso cavaliere, in nome del cielo non +vogliate commettere violenze in un Castello ove una fanciulla priva +si trova pressochè di ogni difesa. Io so, e pur troppo me ne dolse, +la sanguinosa briga che aveste col padre mio; ma se un giusto sdegno +vi accende, io anche spero che colui che tanti lauri mietè in nobili +arringhi, di certo tutta la sua gloria non vorrà macchiare con un’opera +sì scortese, quale questa sarebbe di assaltare un castello ove fra +pochi famigli non risiede che una fanciulla. + +Queste poche parole pronunziate con una voce soave da una giovine +bellissima, e piene di giusti rimproveri per colui a cui erano volte, +fecero un grande effetto su Arrigo. Qualunque fosse l’affetto che lo +movesse, egli rimase un istante immobile siccome un sasso; ma dopo un +istante di silenzio così rispose. + +— Dunque vostro padre è assente, e voi siete sola nel Castello? Se così +è, certamente voi non dovete nulla soffrire per l’ingiuria recata a noi +dal padre vostro. Nobile donzella, tranquillate il vostro spirito; non +è già contro il sesso vostro che Arrigo impiegherà la sua spada, meno +poi contro chi..., chi in lui desta, anzi che l’odio, l’ammirazione. +Ed io anzi qui pongo fine alle mie vendette; e se il padre vostro può +sopportare l’usata mia violenza, ogni rancore fra di noi cessa fin da +questo momento. Anzi io lo bramo che voi siate fra di noi un angelo di +riconciliazione! + +Ciò detto si volse a’ suoi seguaci e così loro disse: — Del vantaggio +che voi vi ripromettevate col saccheggio di questo castello, io saprò +ricompensarvi. Tosto ognuno si ritiri. Azzo, in nome dell’amicizia, non +replicate. — Egli fu ubbidito; e non appena la sua schiera si trovò con +esso fuori del castello che Arrigo si vide dinanzi frate Paolo. + +— Che mai faceste, giovine insensato? — sclamò il frate ravvisandolo, — +l’opera della violenza è dunque compiuta! + +— Ahi, padre! — sclamò Arrigo, — pur troppo voi il diceste: Io scavai +una fossa ed in essa sono caduto. Ma io non spinsi la violenza che ad +entrar colla forza in quel Castello: se voi potete condur le cose ad un +componimento, fatelo, padre, io lo bramo ed io dipenderò da ogni vostro +consiglio. + +Dette queste parole, con passo rapido procedette oltre in silenzio, +ed avea fatto, con Azzo al fianco, forse un mezzo miglio, quando il +secondo finalmente con rancore così disse: — Arrigo nelle vostre azioni +di oggi v’è del mistero: non me lo scoprirete voi? perchè una sì subita +ritirata, perchè quei lamenti col vecchio frate, siccome il coccodrillo +che piange dopo aver divorata la preda? + +— Azzo a te, poichè lo brami, s’apra il mio cuore. Quei vaghi +lineamenti che altrove da me visti del più forte amore mi hanno +stretto, questi io riconobbi oggi in quelli della figlia del Pusterla. +Ahi! io giunsi a rivederla; ma solo per troncarmi la strada di +conseguirla più mai. + +— La speranza è un albero sempre verde, — disse Azzo deponendo il tuono +di risentimento. — Ma ad ogni modo superate il vostro amore, quand’esso +vi avesse a trascinare a dimostrazioni di viltà. + +Arrigo nulla rispose a questa osservazione tutta propria del carattere +di Azzo; e silenziosi procedettero fino che furono giunti al Castello +del Monte. + + + + +CAPITOLO IX. + +L’INDEGNAZIONE + + +Beatrice Pusterla, che tale era il nome della giovinetta figlia del +vecchio Ghibellino, era, siccome l’abbiamo detto, nell’età delle +illusioni e dei sogni che rendono tanto bella e ridente la vita, quella +età che lungi dal contemplare le cose coll’occhio della fredda realtà +le mira con uno che simile alla bacchetta d’un esperto incantatore +tutto trasfigura, tutto veste di un’ingannevole apparenza. Ma se il suo +cuore aprivasi a quelle dolci illusioni che rendono sì cara la nudità +della vita, il suo animo era altresì tutto pieno di virtù, di quelle +virtù che delle illusioni ancora, sono più belle e preziose, e che +preparano a chi le possiede i più puri piaceri, e somministrano fra +le tenebrose vie della vita il lume più chiaro, e ci sono compagne e +consolatrici nelle afflizioni e nelle congiunture più disgustose. + +In età tenerissima, essa avea perduta la madre, matrona onesta ma +altera e di un carattere confacente a quello del genitore. Beatrice, +dotata di una grande dolcezza, avea non pertanto ereditato dai genitori +una forza d’animo non ordinaria, che sotto un aspetto più semplice +si celava, ma che le facea con fermezza muovere il piede per le +rette strade che la sua mente non esitava in qualunque congiuntura a +scoprire. La sua educazione era frutto, si può dire, di lei stessa. +Il padre suo non pensava che a compiacerla; e dedito ai piaceri della +caccia, ed ingolfato spesso negli intrighi in cui avvolgevasi il suo +partito, non pensava alla figliuola che come ad una gemma che splendida +e bella gli rendeva la vita che passava nel suo Castello. Ma la natura +ha impresso assai vivamente nel cuore delle più nobili creature i suoi +precetti, e Beatrice, piena di quella dolce compassione verso gli +infelici che è il più bell’ornamento di un’anima gentile, di quella +forza d’animo che ajuta il saggio a farsi strada fra le contrarietà, +bene spesso, non che aver bisogno di guida, serviva colla dolcezza sua +di freno al violento carattere del suo genitore. + +Solinga vita ella conduceva nel suo Castello di Parravicino: un +giardino piuttosto esteso era unito al Castello dalla parte che guarda +verso mezzodì, ed estendevasi fino al piccol lago di Alserio, vago +bacile di acque limpidissime che mirabilmente accresce spicco al bel +paesaggio che lo circonda. Una numerosa famiglia di fiori e di erbe, +era il trattenimento favorito della giovinetta. Spesso ancora, col +suo liuto accompagnandosi, cantando, sovra una leggerissima barchetta +trascorreva le increspate onde del lago; e qualche volta, ma assai meno +di frequente, col padre e con alcuno degli amici di esso che capitavano +nel castello cavalcava da Parravicino ai paeselli più vicini ed anche +prendeva parte alla caccia. Quest’era la sua vita. Una fida ancella, +Agnese, era la sua compagnia: e teneala come sorella; e bene spesso in +lei poneva sua confidenza. + +Ma le usate cure, i suoi già prediletti trastulli alquanto aveano +perduto da qualche tempo di loro attrattive agli occhi della +giovinetta. L’anima nell’età prima spesso si crea un idolo, e +quest’idolo non sempre schiva di eleggerlo fra nazione straniera. La +giovinetta di quando in quando recavasi col padre suo nella capitale +della Lombardia. Il vecchio Pusterla ogni qual volta vedea ciò poter +fare senza suo pericolo, volentieri rivedeva colà le antiche brigate +de’ suoi compari ghibellini coi quali avea fatte tante bravate gli anni +addietro: e l’ultima volta che avea côlta una consimile occasione, fu +quando si celebrarono le feste che ebbero luogo per il fatto conquisto +di Canturio. Eransi nella città tenuti giuochi assai splendidi e +tornei: ed egli vi avea condotta la figliuola; ed in quell’occasione si +era trovato in compagnia del famoso generale Facino Cane e di Beatrice +sua moglie che erano i più possenti protettori suoi e del suo partito, +e dai quali veniva il Duca stesso tenuto in freno. + +Fu in quella occasione che gli occhi di Beatrice si erano scontrati in +quelli di un nobilissimo cavaliere che più d’una volta avea riportato +il premio del valore e della destrezza. Gli amanti hanno un muto +linguaggio, assai rapido, assai perspicace; ed a Beatrice lieve fu +comprendere quello dell’incognito suo adoratore. Un fascino parve +partire dai loro sguardi, ed entrambi si ritirarono col cuore piagato; +a entrambi l’immagine che allora nel cuore scolpissi, continuamente +ricompariva abbellita dei più vaghi colori dell’immaginazione. In +vano la saggezza tentava rompere quell’incanto: essi non bramavano che +rivedersi. Ma allorchè si videro una seconda volta fu sotto un aspetto +ben diverso e strano; fu sotto quello di acerbi nemici. E Beatrice più +non incontrò l’amato che sotto le armi contro del padre impugnate; e +il ravvisò in Arrigo Bianchi allorchè questi infellonito moveva per far +pagare al Pusterla il fio della sua prepotenza. + +Ma l’amore non è timido, nè sì tosto è messo in fuga. Sebbene sotto +l’aspetto di innaspriti nemici, i due amanti rivedendosi sentirono +entrambi crescere a dismisura le loro fiamme. Nè perchè poco +l’alimenti la speranza, l’amore cessa; egli è anzi certo che finchè +una debolissima ancor ne resta, un’ombra sola, quella passione pur +vigorosa resiste e persiste sempre in non vedere ostacoli impossibili +a sormontare. Quindi, sebbene per l’accaduto ancora maggior si facesse +la distanza che divideva i due amanti, l’anima della giovinetta quasi +suo malgrado persisteva a fermarsi nella considerazione dell’idolo a sè +creato dalla sua immaginazione, e bearsi nell’affetto di colui che pure +di recente dato gli avea certa prova di corrispondenza colle sue parole +e colla sua sommissione. + +Frate Paolo, tutto pieno di zelo per evitare lo spargimento del sangue, +avea esortato a porre ogni più sollecita cura in opera per riparare +ai guasti fatti dall’animosità del Bianchi, per poi in qualche parte +mascherare l’odiosità dell’avvenuto al Pusterla, di cui conosceva +l’animo violento. Il suo avviso si seguiva, aggiuntovisi il comando +di Beatrice. A quei tempi ciascuno era il proprio falegname. Tutti +coloro che dipendevano dal castello lavorarono adunque assiduamente +alla costruzione d’una nuova porta e di un nuovo ponte levatojo. +L’indefessità del lavoro di otto o dieci operai fu anche tale che in +capo a tre giorni il tutto fu riparato[4]. + +Terminati que’ lavori, fu con una specie di trionfo che il Falconiere +veniva a riparare i danni dell’incendio, ed ancora nella disgrazia +accaduta vedeva un fatto da compiacersi, parendogli aver operata una +bella difesa. + +— Tutto quel che si può fare l’ho fatto, — dicea fra sè, — tutto quel +che umanamente si può fare; ma contro il fuoco che cosa si poteva +opporre? D’altronde per molto tempo avrei messa in sicuro nella torre +la mia guarnigione: e vi poteva ben vivere anche la signora Beatrice +per alcuni giorni, finchè non ci fossero giunti aiuti dai nostri amici. +Ma la signora Beatrice volle prendere altra strada; e davvero non +so come ci sia riuscita. Bisogna dire che il Bianchi avesse una gran +paura in corpo per lasciarsi metter in fuga dalle chiacchiere di una +donna. Se era io in lui, avanti, _allons_, e non lasciava un chiodo +nel castello, come abbiamo fatto più d’una volta in Milano nelle case +de’ suoi Guelfi, che solo adesso si arrischiano di alzare la cresta. Ma +chi è di là: alcuno cerca di entrare. Sarà qualche pellegrino o qualche +mendicante; se fosse il signor Giovanni Pusterla avrebbe suonato il suo +corno, e avremmo inteso lo scalpitare de’ cavalli. + +Egli corse, osservò, e con suo piacere vide che era un uomo, che +all’abito, e ad un liuto che avea sul braccio, poteva giudicarsi per un +Menestrello, o poeta ambulante. — Costoro sono gente piacevole; cantano +delle belle istorie, e però si raccolgono con piacere: ora calo subito +il ponte. Piacemi anche quest’incontro, perchè la signora Beatrice è +mesta, e temo che lo sbigottimento ne sia cagione: costui colle sue +canzoni un poco la rallegrerà. — Così fra sè dicendo, calò il ponte +levatojo ed ammise un giovine di alta statura, con barba castana e +lunghe chiome di egual colore, e due occhi cerulei pieni di vivacità. + +— Chi siete voi, da qual paese venite, e che volete? — domandò il +Falconiere subito che il poeta fu intromesso. + +— Io sono un Menestrello, un Trovatore detto Ugo di Verona; e me ne +vo girando di castello in castello, cantando le prodezze e gli amori, +vivendo delle mie dolci ispirazioni, e sostentandomi di ciò che mi +somministra il favore delle persone gentili. + +— Ebbene, ho capito, voi siete un poeta: buono per voi che capitate +in luogo ove si fa buon viso a questa sorte di persone, quando non si +hanno per le mani affari più serii; e sebbene veramente ora sarebbe +il tempo da pensare a tutt’altro che alle canzoni; e se s’avesse a far +a modo mio la vecchia fusberta non starebbe nel suo fodero rugginosa, +pure... basta, giacchè s’ha a fare a modo de’ preti e de’ frati (e ben +so io quel che dico), basta, venite avanti, signor trovatore di Verona, +e se avete delle belle canzoni preparatevi a cantarle, che non dubito +avrete a lodarvi della signora che vi ascolterà. L’è una creatura +angelica che in queste cose ha anche un poco di passione. + +— Io ho delle canzoni melanconiche che si aggirano su di fatti pietosi: +se un cuore tenero le ascolta, proverà indubitatamente una commozione +più grata della gioia la più romorosa. + +— Sentiremo, sentiremo. Anche a me piacerà di udirle; e me ne starò +in un cantuccio della sala ad ascoltarvi; e vi dico io che bisognerà +lasciarvi stare anche più di uno de’ nostri villani, perchè quando non +vi è il sig. Giovanni Pusterla tutti si fanno avanti. + +— Questo castello appartiene a Giovanni Pusterla? + +— Sì, sì, ma ora non v’è: ma tornerà. Lo conoscete voi forse? + +— Il suo nome l’ho sentito rammentare: or via conducetemi innanzi alla +signora di cui parlaste. Io intenderei prima che cada la notte, cioè +fra poco più d’un’ora, trovarmi in Erba. + +— Voi siete il primo Trovatore che abbia premura di ritirarsi: costoro +in generale si fermano come un bruco su d’un fiore finchè non ne +hanno succhiato tutto il sugo. Ma basta; aspettate qua, che andrò ad +annunziarvi alla signora Beatrice. + +E dopo qualche istante egli fu di ritorno, disse al Trovatore che +entrasse, e gli fu scorta nella gran sala del castello del Pusterla. + +Era questa un pezzo di antica gotica architettura. La luce vi penetrava +alquanto scarsa da alcune alte finestre coperte di vetri colorati, e +dava all’interno un’apparenza di mestizia e gravità. Alcune antiche +sculture ne decoravano le pareti, fregiate inoltre di ritratti, alcuni +di stile assai rozzo, alcuni di miglior disegno e colorito, perchè +eseguiti in tempi posteriori al risorgimento della pittura. Ma il +miglior ornamento della sala era, senza dubbio, la giovine Beatrice, la +quale vicino ad una finestra, sovra un gran seggiolone, bella come una +rosa di aprile, sedeva avvolta in ricche vesti: e dietro la sua sedia, +alquanto alla spalliera appoggiata, stava Agnese. Gli occhi di entrambe +furono volti al Menestrello, tostochè, preceduto dal Falconiere che +l’annunziò, fu entrato nella vasta sala. + +— Signore, — disse egli con una voce che fece trasalire Beatrice, — io +vi ringrazio della cortese vostra accoglienza; e se mi permettete, vi +farò sentire l’ultimo de’ miei lavori, la pietosa istoria di Giulietta +e Romeo. + +— Fatecela pur sentire, signor Trovatore, — disse Beatrice: — noi ne +abbiamo udita una volta la relazione, e con piacere ne sentiremo i casi +accordati col dolce suono della vostra voce e del liuto. + +Il Trovatore cominciò un preludio sul suo strumento, e così poscia con +una voce soavissima la sua dolente istoria si diè a cantare. + +GIULIETTA E ROMEO + + Mite stringeva di Verona il freno + Il pro’ Bartolommeo della Scala; + Ma del governo suo il bel sereno + Turba una peste che d’Averno esala: + E il parteggiar del cittadin feroce + Alza un incendio, fra le mura, atroce. + + Dei Cappelletti la nobil famiglia + Odio crudele pei Montecchi serba; + Spesso la terra anco si fe’ vermiglia + Del sangue loro in quella lotta acerba; + E più volte la morte trionfando + Fea su questi e su quei calar suo brando. + + Ma il prepotente amor un’opra imprende + Di cui l’alto clamor voli pel mondo, + E le sue fiamme struggitrici accende + Nel cuor di due, cui parte odio profondo; + E che arda de’ Montecchi un garzon prode + Ed una giovin Cappelletti gode. + + Romeo il garzon fortissimo s’appella, + Della seconda il nome è Giulietta, + Quanto è prode colui, la giovin bella + Era per grazie e per virtù perfetta: + Si scontrarono un giorno in una festa, + Quivi si fu lor fiamma manifesta. + + Ed un pio frate, di lor voti istrutto, + Legarli assente de’ nuziali nodi: + Ma il padre di Giulietta è inscio al tutto + Di ciò che ha loco per sì strani modi. + Ed agli amanti per maggior sventura + Accadde un’atrocissima avventura: + + Già del saggio Scaligero i comandi + Avean represso l’animoso ardire, + E d’ambo le famiglie i crudi brandi + Stavano oziosi, ed eran poste l’ire, + Quando Tebaldo Cappelletti un giorno + Fea ad un Montecchi grave oltraggio e scorno. + + Tosto di quell’oltraggio il grido corre + E ponsi mano alle deposte spade; + L’una famiglia che già l’altra abborre + Colla avversa s’azzuffa, e più d’un cade; + Ma il primo autor di quella guerra istesso + Giacque sul suol da gran ferita oppresso. + + E l’uccisore di Tebaldo altero + Fu il giovine Romeo con cui pugnava. + Ma perchè cessi quel conflitto fiero, + Lo Scaligero stuol de’ suoi mandava. + E affrenate le parti, un suo comando + Romeo condanna ad un perpetuo bando: + + Perchè colla sua pena sia repressa + La cruda voglia di vendetta e sangue; + E una giusta vendetta sia concessa + Alla parte che vide un suo pro’ esangue. + Ma non a tutti i Cappelletti al paro + Giungea l’annunzio di quel bando caro. + + La misera Giulietta, a cui lo sposo + Colpía dello Scaligero il precetto, + Condanna il bando a se fatale e odioso, + E si straccia la chiome e batte il petto. + Ahi meschina! furtivo appena accolto + Nel talamo ha Romeo, che già le è tolto! + + Nè l’amante cui il sangue ancor le mani + Tinge del fier Tebaldo ch’egli ha estinto, + Or meno accusa i destini inumani, + E dal suo immenso duolo è oppresso e vinto; + Ah qual furia fu mai che mi guidava + Allora che a Tebaldo io morte dava? + + Ma pria che il piè dalla cittade io mova, + Pria che incominci questo duro esiglio, + Te veder prima, Giulietta, mi giova; + Lieve mi fia per ciò ogni periglio: + Così egli ha fermo, e quella istessa sera + Giunge segreto a lei, siccome uso era. + + Chi può dir i singhiozzi ed i dolenti + Rimproveri di quella, le focose + Scuse di questo, ed i sospiri ardenti, + E le promesse dolci ed amorose: + Ahi! disse Giulietta, ad ogni patto + Io verrò teco, e di partir fea l’atto. + + No no, resta, Romêo le dicea, + Tu sostener non dèi questa fatica: + Anco mutar sper’io la sorte rea; + E tornerò, se mi fia quella amica. + Che se l’aspra fortuna a noi non cessa, + Allor, mia cara, a me verrai tu stessa. + + E frate Leonardo, il qual congiunse + Le nostre destre, fia che a me ti guidi; + In lui confida, ei la pia cura assunse; + Segui tu ognora suoi consigli fidi: + Ah, se in tutto la sorte non è fella, + Cangerassi alla fin questa rea stella. + + Ed il mattino i due pietosi amanti + Disgiunse: ahi mattin grave d’ogni male! + Dier le dolcezze loco a lunghi pianti, + E su lor spargea i rai astro fatale. + E l’anima mia afflitta ed angosciosa + Tutto sconvolge l’istoria pietosa. + + Poche volte la luna il vario aspetto + Avea mostrato al sottoposto mondo, + Quando di Giulietta il padre ha stretto + Col conte di Lodrone imen giocondo, + E dare a lui promesso ha la figliuola + Di suo ricco dominio erede sola. + + E poichè stipulato egli ha il contratto, + Sorridendo ne parla a Giulïetta: + Alla meschina il cuor si spezza a un tratto, + Pallida fassi ed un sospiro getta: + Ah mio padre uccidetemi, ma vero + Giammai non fia ch’io sposi il cavaliero! + + Ma il fero vecchio, non uso ai contrasti, + Minaccia la tapina e sì le dice: + Or più tempo non è; promisi e basti; + E guai se opporti ti attenti, infelice. + In quelle angustie orrende fa ricorso + Giulietta a fra Leonardo e n’ha soccorso. + + Questi le diè di possenti erbe essenza, + Che, tolta, l’avria resa come morta: + Certo l’effetto ha reso l’esperienza; + Ma danno a chi la toglie essa non porta. + Dopo circa trent’ore, il poter cede + Dell’erbe, e al corpo allor la vita riede. + + Tu le dice, Giulietta, fie creduta, + Inghiottito il liquor, caduta morta; + A te aprirassi allor squallida e muta + Del sepolcro de’ tuoi padri la porta; + E se giacer non temi ove è Tebaldo, + Quivi io ti recherò soccorso saldo: + + E fuor trarrotti, e con mentite vesti + In breve al tuo Romeo sarai condotta. + Ciò si faccia, diss’ella: ch’io m’arresti + Mai non sarà da alcun tenore indotta; + E tranquilla la sua anima fatta, + L’inganno appresta onde fia in salvo tratta. + + E ecco la notte nella ricca sede + De’ Cappelletti alto clamor si leva, + Che morta è Giulïetta: il viso fiede + La madre sua; ma il duol più ancor s’aggrava + Sul vecchio padre: Ahi dicea, mia diletta, + Io sol t’uccisi che t’ho contraddetta. + + Ma fra Leonardo manda un suo fedele + A recare a Romeo il grave avviso; + E quale arcano nel fatto si cele + Gli spiega, e come a lui ha il cielo arriso. + Ma ahi! sventura, un fido servo giunse + Prima a Romeo, e nunzio il cuor gli punse. + + Era di Giulïetta un servo antico + Conscio dell’amor suo e a lei devoto, + E favorito avea l’amor pudico + Cui nascosto sacrava un santo voto. + Non ebbe appena egli il rio caso visto, + Che andò a Romeo nunzio mendace e tristo. + + A Romeo, che allor sede avea posto + In Mantova alla corte del Gonzaga, + E che sperava, il suo favor frapposto. + Presto Giulietta, tornando, far paga. + Il giovine, colpito a quell’avviso, + Corre a Verona e forma un crudo avviso. + + Ahi fiera iniqua sorte, ei fra sè disse, + Tutto sfogato hai in me il tuo rigore. + Me, nascendo, la Parca maledisse, + Splendean le stelle d’un empio furore. + Or che mi resta più? sol qualche istante + Per rivederla, e per morirle innante. + + E la seconda notte che copria + L’inganno di Giulietta era discesa, + Quando Romeo, che in sentenza ria + Ne venne, è accinto a una crudele impresa; + Entrato in la tomba è de’ Cappelletti, + Ove l’han spinto i suoi feroci affetti. + + E ivi, scoprendo una lanterna cieca, + Sua Giulïetta ebbe subito vista. + Piange su quella qualche tratto, e sbieca + Di poi lo sguardo; ed oh orribil vista! + Volge al petto la punta del suo brando, + E cade su Giulietta, lei chiamando. + + Spiccando il sangue tiepido, il bel seno + Innonda di Giulietta, ed ei morendo + Pur la bacia: ma mentre già vien meno, + Il tiepor del suo sangue (o effetto orrendo!) + Gli spiriti agghiacciati richiamava + Della fanciulla che a nome chiamava. + + Quindi risponde ella con debil voce, + E di Romêo proferisce il nome. + Ma poi che ha visto il fiero fatto atroce + E a se presso spirante Romeo, come + Vide il mortal singhiozzo, un grido mise, + Cadde su lui, ed il dolor la uccise. + + Ahi! amanti infelici, apriste appena + Di incerta gioja gli occhi a un debil raggio, + Che la sventura che l’uomo incatena + Voi sommesse a suo orribile servaggio. + Di gioia un’ora seguon mille ambasce: + Quanto infelice è l’uomo allor che nasce! + + Batteva allora mezza notte il segno, + E fra Leonardo (che era l’ora quella) + Venìa per porre fine al suo disegno, + Quando agli occhi gli appar la scena fella. + Si copre il viso: ed ahi che feci! grida. + Quanto sei uman senno scorta infida! + + E del suo fallo a sè per pena ingiunge + Di palesar quai speranze deluse. + Spesso i nemici reo fato congiunge, + E questo accadde. Una sol tomba chiuse + I corpi degli amanti; e il pianto spenti + Ebbe gli odi funesti de’ parenti. + +Questa pietosa istoria cantando il Menestrello la accompagnava colla +espressione della più alta commozione. Era un quadro meraviglioso a +ritrarre, vedere il giovine Trovatore con animata fisonomia accompagnar +l’espressione del canto e delle parole; la bella Beatrice tutta intenta +pender dal labbro del cantore, e gettar un tronco sospiro di quando +in quando, sospiro pietoso sulle pene de’ due amanti che tanto la +commovevano pel barbaro destino che li separava; Agnese, la cameriera, +essa pure tutta assorta nel pensiero delle esposte avventure; e +finalmente il Falconiere in altro canto; ritto in piedi colle mani in +mano in aria di dignità, e dietro lui un gruppo grottesco di contadini +con aperte le bocche, fra i quali si distinguevano due antiche nostre +conoscenze, la giovine Lucia, che avea ancora nella testa le promesse +fattegli da quel ribaldo di Carcano, ed Andrea, il suo tardo ma robusto +difensore. Però non ebbe appena terminata la sua canzone, ed ancora +la mano scorreva sulle corde del dilettoso istrumento, quando i vari +gruppi cangiarono tutti di situazione, e ne fu cagione lo squillare di +un corno che udissi alla porta. + +— È mio padre, — disse Beatrice; ed un istante tramutossi in viso il +Trovatore. Il Falconiere corse tosto per calare il ponte; e la classe +inferiore degli ammiratori del giovine poeta scomparve ad un tratto +dalla sala. + +Poco dopo entrava in questa Giovanni Pusterla, preceduto dal Falconiere +che portava una lucerna, la qual pose sulla tavola che stava nel mezzo +del salone; dappoichè la notte di già, piuttosto che il giorno, ivi +dominava. — Tu hai avuto oggi il tuo trattamento favorito, figlia mia, +— disse il Pusterla: — via, un abbraccio, che mi pare un secolo di non +vederti! Chi è questo Menestrello? la sua fisonomia non mi riesce del +tutto nuova, ma non so dove il vedessi; basta, ne sono tanti pel mondo, +potrò averlo veduto come cento altri. Su via, narratemi: non vi furono +novità durante la mia assenza? — Nel mentre che egli così parlava, il +Trovatore ritiravasi in un angolo della sala. + +— Nulla che meriti di essere or riferito, padre mio: voi sarete stanco: +avete viaggiato tutto il giorno: già il sole è tramontato; il lungo +cavalcare vi farà bramare il riposo. + +— No, no, angiolo mio, io sto benissimo. A proposito: ho inteso dire a +Monza che presso Erba era successa una violenza in questi giorni, in un +castello o in una chiesa non so bene: che fu mai questo, Beatrice? me +lo narra per disteso. + +— Violenza! Padre mio, in Erba non fu commessa violenza di alcuna sorte +che io sappia. Ma via, fate a mio modo, pensate a ristorarvi. — La voce +così dicendo alla fanciulla tremava e venìa meno. + +— Sì sì, ora ora; e tu Giorgio sapresti dirmi che sia accaduto? il tuo +viso mi dà certo indizio che tu ne sei al fatto. + +— Signor padrone, — disse il Falconiere che non potea più tener le +parole nella strozza, — per me da galantuomo non saprei che dire, — ed +accompagnava la protesta di una smorfia, che ben dava a di vedere tutto +l’opposto di quello che volea far credere. + +— Ah non sapresti che dire, gaglioffo? Che c’è; vi saresti tu forse +entrato a far la prima figura! so che sei un cavallo ardente in queste +cose. Via, che il diavolo ti porti; parla, chè se taci per malizia +forse io te ne farei pentire. + +— Per parlare si fa presto, per parlare: ma... + +— Orsù, qui c’è del mistero: voglio che parliate. Figlia mia, se alcuna +cosa sapete che mi risguardi, mel palesate: io comincio a dubitare che +ci sia del serio. + +— Sì, invano io bramerei tenervelo celato. Sappiate adunque che, punto +dell’oltraggio a lui fatto, Arrigo Bianchi venne per vendicarsi contro +il vostro castello; ma non appena io mi fui mostra per supplicarlo che +generoso fosse verso una fanciulla che sola rimaneva fra queste mura, +egli si ritirò, mostrando magnanimità eguale alla alterezza, e quindi +tutto qui finì; poichè, ritirandosi anche espresse il suo desiderio che +queste lunghe inimicizie non procedesser oltre, dopo un primo sfogo di +una cieca animosità. + +— Oh corpo di satanasso! Ma in quale modo egli potè entrare nel +castello? Vi sarebbe qui un qualche tradimento? — con tuon grave +volto al Falconiere domandò il vecchio Ghibellino. Beatrice non facea +replica; ed il Falconiere prese sopra di sè il carico di rispondere al +suo signore. + +— Sì, tradimento! dopo che un galantuomo fa tutto il suo possibile, va +a immaginarti che sia un traditore. Non mi aspettava dopo venti anni +di carica un simile complimento. Per dianora, se non fossimo stati otto +contro quaranta: e poi, se quel maledetto fuoco non avesse fatto il suo +bisogno; ma, basta, e il ponte e la porta ora sono rifatti, e prima che +vadano in carboni una seconda volta lascia fare a Giorgio Falconiere! + +— Dunque le cose furono spinte a questo segno! Tanto furono arditi +di fare costoro! Questi Guelfi vili e poltroni, tanto adunque alzano +ora il capo e così ci vengono a tentare! Ma i vigliacchi, i codardi, +sapeano di certo che il vecchio cignale era lungi dal suo covo, e per +questo si attentarono di sorprenderlo all’impensata. Ma or via, or via, +noi loro renderemo la pariglia, ma a misura di carboni di fuoco. Giuro +al cielo!... + +— Non giurate, padre mio, non giurate; Pensate che se coloro vi hanno +oltraggiato, un desiderio di vendetta li mosse per la perdita di un +compagno che voi gli avete spento. Pensate alla generosità del Bianchi +che non abusò del suo vantaggio, e ritirossi alla prima mia preghiera. +E ancora frate Paolo, in nome del signore ci raccomanda non voler +turbare la tranquillità, non voler lordarvi del sangue di uomini che +pure tutti hanno per padre l’istesso Adamo... + +— L’istesso Adamo tu dici! E quando mai dal tronco istesso uscì la +forte quercia e la debole canna che scuotesi al primo vento? Frate +Paolo! Sarà egli capace frate Paolo, coi suoi bei discorsi, di +vendicare i torti nostri? Ah sì..., io ho il torto di parlar teco di +siffatte cose: ebbene, lo vogliono, sia fatta; fuori le spade, e si +rinnovino in Erba le stragi dei tempi del Barbavara. Ma prima con lui, +sì con lui... Figlia mia, sento che ho bisogno di riposo. Giorgio mi +segui. + +Nel mentre che il Pusterla così parlava, l’ira da prima la più violenta +lo investiva; quindi quella freddezza che lo mostrava uomo uso ai +perigli ad essa succedeva. Ma le ultime sue parole furono proferite con +un’aria di mistero che indicavano celare una diversa risoluzione ed un +arcano. + +— Agnese, — disse allora Beatrice, — conducete fuori dal castello quel +Trovatore, e dategli larga rimunerazione. + +— Signora, — disse il Trovatore, che durante tutta la scena da noi +riferita era rimasto nella più perfetta immobilità, — ho alcune parole +a dirvi prima, se in ciò, gentile, mi volete compiacere. + +— Ebbene, Agnese, ritirati in un angolo della sala; e così che avete +voi a farmi sapere? + +— Nulla, fuorchè io sono Arrigo Bianchi! + +La giovine trasalì, sebbene un consimile sospetto confuso, già l’avesse +tentata più d’una volta. + +— E che vi mosse a qui venire? + +— Mi mosse quell’amore di cui ardentemente mi accese la vostra +prima vista durante quel torneo di cui vi piacque tener memoria; +quell’amore che divenne in me forza irresistibile, poichè fra sì +sciagurate circostanze la seconda volta vi presentaste agli occhi miei; +quell’amore che ora più non si spegnerà vedendo quanto generosa sia +l’anima vostra, quanto benigna vi piacque assumere le mie difese. + +— Ebbene, per quanto cara vi è la vita, per quanto avete di più sacro, +ritiratevi, tosto partite. Io procurerò, sì..., per gratitudine..., di +reprimer il vendicativo odio del padre mio. Voi..., e voi dal canto +vostro, ve ne scongiuro, reprimete i vostri alteri spiriti. Agnese, +conduci questo Menestrello fuori del castello. — Ciò detto, essa stessa +incontanente uscì dalla sala. Ed Agnese, dicendo al Trovatore: — Voi ci +cantate dei casi strani, ma vi so dir io che da noi se ne veggono tutti +i giorni di nuovi, — lo condusse fuori della sala. Volle rimunerarlo; +ma il Menestrello, contro l’uso di tal gente e con grande stupore +della giovine, rifiutò di nulla accettare, e mestamente lasciò il forte +recinto di quell’antico castello. + + + + +CAPITOLO X. + +FUNESTI EFFETTI DELLA VENDETTA + + +Pochi istanti dopo che il finto Trovatore fu uscito dal castello, +Beatrice cogli occhi rugiadosi, i lineamenti animati dal forte +contrasto di affetti che tanto la commovevano, ricomparve nella sala e +si pose a sedere sovra una seggiola, ove stette alcun tempo silenziosa. + +— Agnese, in quali tempi viviamo noi mai? — disse finalmente alzando +gli occhi mestamente sovra la giovinetta sua cameriera. + +— Fatevi coraggio, il signor Giovanni Pusterla è uscito da maggiori +burrasche di questa: gli sarà facile freddare il Bianchi o quell’altro +che vi han fatta tanta paura, e ritornarne allegro e tranquillo al +suo castello, a tracannarsi quattro fiaschetti di vino in onore della +vittoria. + +— Che ciò non accada giammai! — sclamò Beatrice. E stette un istante in +silenzio: due minuti dopo ricomparve nella sala Giovanni Pusterla. + +La forte espressione delle ferventi passioni che avevano agitato il +petto irascibile del vecchio Ghibellino, avea dato luogo alla abituale +sua imperturbabilità mista di buon umore. Egli avea di già presa la +sua risoluzione, ed ora già più non pensava all’accaduto, se non come +ricordarsi un suole di una storia antica sulla quale freddo e sicuro +ha di già proferito suo giudicamento. Egli si assise innanzi alla +tavola, sulla quale un istante dopo il Falconiere dispose una sucolenta +imbandigione di carni ed altre vivande, e volgendosi alla figliuola, +che silenziosa stavagli vicina, così prese a dirle. + +— Un po’ di stizza mi sturbò al primo vederti, Beatrice: ora mi +è passata. Quanto noiosi mi riuscirono que’ quattro giorni che io +passai in Monza con Estore Visconti! Il bravo cavaliere non lasciò +nulla per divertirmi. Conviti, giostre, balli: egli se la passa +assai allegramente. Ma, il credereste? abituato omai a questa vita +solitaria, senza voi, cara mia Beatrice, io mi trovava in un deserto. +— Qui fe’ una posa, portò alla bocca il primo boccone, e mangiando +alternativamente e parlando così proseguiva. — Altro io non affrettava +che il mio ritorno, e sì che tanto Estore quanto il signor Giovan +Carlo ad ogni patto non voleano ch’io partissi. Aspettano Facino: il +generale del Duca ha dei grandi disegni pel capo; e vuol comunicarli +ad Estore. Hanno fatto la pace: ora stringere vorrebbe Facino una lega +offensiva. Contro chi, non si sa: sospettasi contro i Rusconi di Como. +Estore lo attendeva da un giorno all’altro, e avrebbe voluto che io +fossi presente al loro abboccamento. Ma io non potea restare: davvero, +Beatrice, davvero come son cristiano! parea che il cuore me lo dicesse: +Torna a casa tua; vi sono delle novità. E dovea così propriamente +venire il diavolo a intorbidarmi il piacere del rivederti; dovea quel +Guelfo inetto venire ad insultarmi, per fabbricarsi la propria rovina! +Ebbene, corpo di Satanasso, non son Giovanni Pusterla se non lo fo +pentire, e se non lo mando all’inferno insieme agli altri Guelfi che +lo precedettero la giornata del _Malcantone_! Oh quel giorno sì che +le loro case offrirono una bella scena! Ma dopo tutto ciò, ardire..., +ardire... Basta non ne parliamo; al rammentare il tuo pericolo tu ti +commuovi e impallidisci. Ma non dubitare, Beatrice, sarà l’ultima volta +che tali affronti tu avrai sofferti; e costerà caro, a chi lo ebbe, il +piacere di averti angustiata. + +— Ah padre mio, da ben altre fonti deriva la mia inquietudine. Io +sono orfana della madre, e voi siete il solo in cui ponga l’amor mio, +il solo mio sostegno. Troppo preziosi sono agli occhi miei i vostri +giorni. Io troppo vi compresi: voi vi volete cimentare con quel giovine +valoroso. Ma deh! non vogliate arrischiare la vostra vita contro chi +dell’impeto di un’età bollente è dotato. Colui inoltre, perdonatemi, +troppo ancora mostrò di virtù perchè non merti indulgenza. Egli invase, +è vero, il castello di un suo rivale per vendicare un amico ucciso; ma +rispettò la debolezza, rispettò l’onor mio... + +— Tu mi sei diventata Guelfa, figlia mia! Sai tu che prendi con molto +calore a difender la causa di quel giovine presuntuoso? Ma di me che +temi? ed a colui, a colui è ben necessario insegnare a non stuzzicare +la vipera che a lui non bada. Ma via, non ne parliamo più. Io non +intendo nemmeno torgli la vita. Egli ti ha rispettata: ebbene merita, +come tu dici, indulgenza, e l’avrà. Gli darò una buona stoccata fra +carne e carne, e s’egli dopo s’aqueterà, non si parlerà altro di questo +affare. L’hanno fatta veramente da Guelfi, la hanno fatta! Io credo, +Beatrice, che fosse la paura, non già la tua presenza, che gli facesse +ritornare. Avranno sentito un qualche romore, han creduto che gente +arrivasse, son fuggiti, chi sa con quale fretta! Oh, ci scommetto, la +fu così. Un Ghibellino non avrebbe lasciato così a mezzo la cosa, ed +avrebbe per lo meno del castello fatto un falò. Ma i Guelfi dalle loro +sconfitte hanno imparata la prudenza. Ora che hanno la testa rotta, +sono assai discreti ed umani: e vedi moderazione di cui si vantano! +Ebbene, tanto meglio per loro; altrimenti non so se a quest’ora ne +resterebbe più il seme. Ma tu hai gli occhi pieni di lagrime? + +— Sì, padre mio, sì. Ah, se vedeste lo stato dell’anima mia! vi farebbe +pietà. Voi parlate di vittoria, di vittoria generosamente acquistata: +ma chi misura i colpi? chi mi accerta che un momento fatale a me non +vi tolga? O chi mi accerta che invece voi, anche involontariamente, +togliate la vita ad un giovine a cui pure assai io debbo? Deh non +appigliatevi al più dubbioso de’ partiti: ascoltate le sagge e pie +esortazioni di frate Paolo, perdonate, e non vogliate così porgere +alimento a novelle discordie. + +Il vecchio Pusterla stette un istante come pensieroso: poi, animando +i suoi maschi lineamenti di collera e superbo sdegno, battè col pugno +sulla tavola e così sclamò. — Che vuol dir ciò? Che parole sono queste? +Chi imprenderà ad essermi guida in ciò che tocca l’onor mio? chi +opporre sponda intende al mio giusto sdegno? Questi frati sono contrari +ai Ghibellini, come che tutti sieno nemici di Santa Chiesa, e ci +vengono a fare il saccente in casa. E voi, ch’io non vi senta, io, più +difendere nessuno di quella maledetta razza de’ Guelfi, che il diavolo +se li porti. — Qui troncò le sue invettive, alzossi, e di repente +lasciò la sala. + +Allora Beatrice rimase come colui a cui il fulmine scese +improvvisamente a lato, nell’istante che, côlto da una gran procella, +sotto d’annosa quercia cerca ricovero ed asilo. Immobile, smemorata, +compresa da un terrore tanto più crudele quanto più indeterminato, +a lei pareva di repente quella benefica luce sparire che ancora la +guidava in un mare pieno di scogli, nè mezzo alcuno più scorgeva per +evitare il suo danno. Il padre o il generoso liberator suo, l’oggetto +ancora per cui forte parlava il suo cuore, il bravo cavaliere vincitore +ne’ tornei, sì destro nelle giostre e ne’ nobili giuochi di che +occupavasi allora la gioventù, colui (che serve tacerlo?) che pure +oggetto era di tutto il suo, sebbene combattuto, amore, e de’ suoi voti +taciti; o il padre o l’amante sanguinosa avrebbe resa una mano cara di +un sangue non men caro e inapprezzabile. Che se l’amante caduto fosse, +non era essa colpevole della sua morte, che abbastanza non vi si era +opposta nel mentre lei con tanta generosità quegli avea salvata? Che se +il padre vittima soggiacesse di un involontario colpo, oimè quale vita +a lei si toglieva! e da chi si toglieva! Queste idee, che da principio +confuse prostrarono la mente sua, più distinte la immersero poscia +nella più profonda desolazione. + +— Ma io impedir debbo ad ogni costo, — disse ella fra sè, — io impedir +devo ad ogni costo che ciò avvenga. Io stessa mi porterò sul luogo ove +aver dee effetto il ferale combattimento, e lo frastornerò. — Questi +pensieri essa volgeva nella tacita mente. Volta quindi ad Agnese, le +disse: — Chiamami Giorgio, il Falconiere, io deggio parlargli. — Il +bravo difensore del Castello Pusterla non tardò che qualche istante a +comparire in sua presenza. + +Era il Falconiere uomo alquanto rozzo, ma non tanto però che ancora non +facesse la prima figura nel villaggio di Parravicino in cui era nato; +e se era facinoroso, era per altro ancora di ottimo cuore. Le sue idee +aveano, è vero, preso il corso a cui travolgeale tutte il torrente +de’ suoi tempi; ma il suo cuore aprivasi alla voce della ragione e +dell’affetto. Noi abbiamo già detto che era grande della persona, ma +non pingue; avea lineamenti robusti, ma non fieri; era uomo coraggioso, +e lo vedemmo, ed un po’ altero della propria importanza. + +— Giorgio, — gli disse Beatrice, — voglio da te un servigio. Promettimi +che me lo accorderai. + +— È mio dovere servirvi, signora Beatrice: uno contra uno, uno contra +due: ancora contro tre, comandatemi. + +— Oh! tu non hai nella mente che zuffe e risse. E parti egli che +io abbia a far le parti di capo di parte? Ah! pur troppo de’ fatti +sanguinosi si succedono con una rapidità spaventosa; ma io non li +riguarderò giammai che con orrore. + +— Voi parlerete bene; e la vostra lingua ha fatto anche molto uno di +questi dì. Ma non parla così il signor Giovanni Pusterla. + +— E perchè Giorgio così voi dite, perchè? + +— Il perchè? Le donne hanno sempre questa parola sulle labbra: ma, +perdonatemi; io non vorrei far male nel dirvi di questo perchè. + +— E credi tu che io nol sappia? + +— Che domani si hanno a ritrovare...? + +— Sì, mio padre ed il Bianchi. + +— Nel bosco, innanzi la cappella del Marliani; nel luogo delle povere... + +— Per battersi all’ultimo sangue. + +— Voi dunque sapete tutto. A mezzo dì ogni cosa sarà probabilmente +terminata. + +— Oimè! + +— Che avete, che diventate pallida come la cenere? + +— Io mi sento morire! + +— Or, ora chiamo Agnese che vi soccorra. + +— Ah no, tu solo puoi soccorrermi con una parola. + +— Non che una parola, cercatemi la vita, o dolce mia Signora. + +— Tu mi aiuta a impedire questo scontro, — disse con voce appena +distinta e soffocata dal dolore che un fiume di lagrime spremeva, la +misera Beatrice. + +— Ma come... ma perchè? + +Richiamò Beatrice con uno sforzo di fortezza i propri spiriti, e così +gli disse: + +— Ebbene, adunque la sfida è già partita; e se non è partita, sarebbe +invano che io cercherei di stornarla. Ma tu puoi aiutarmi a fare che +non abbia effetto: va al convento di S. Francesco questa sera istessa, +cerca di frate Paolo, e digli che domani, un’ora prima che scocchi il +mezzodì, trovisi nel nostro castello: digli che ci va della vita, anzi +di molte vite si tratta; digli che in nome del cielo lo scongiura ad +essere pronto Beatrice Pusterla... + +— Ma che volete voi fare? + +— Tu conosci il luogo ove accader deve il combattimento; quivi ci +condurrai. + +— Io? ma il signor Giovanni Pusterla mi ammazzerà... Ma voi mi +commovete. Poveretta! il dolore vi opprime in un modo crudele. Accada +ciò che accader può, io vi seconderò. Vado ora subito a San Francesco. + +— Il cielo ti benedica, mio caro Giorgio; il cielo ti ricompenserà. + +— Ed io invece sono pieno di cattivi presentimenti; una maledetta +civetta par che mi annunzi che vicina è la mia morte. + +— Disperdano i venti il triste augurio: un uomo che è accessibile alla +pietà non dovrebbe morir mai in questi nostri tempi, in che è sì rara. + + + + +CAPITOLO XI. + +IL CAPITANO DI VENTURA + + +Il giorno appresso il Falconiere fu di buonissim’ora al Castello del +Monte, recando la sfida del sig. Giovanni Pusterla al giovine Arrigo. +Questi con freddezza l’accolse, la lesse, esitò un istante, ma infine +rispose che l’accettava e che non si sarebbe fatto aspettare all’ora +determinata. + +Portava la sfida che soli avessero a trovarsi nel vasto bosco che +giaceva fra il Castello del Monte e Parravicino, siccome abbiamo visto. +Il luogo di convegno era la piazzetta della cappella Marliani. Quivi +colla spada si sarebbero resa la ragione che ognuno di loro pretendeva. + +Frattanto, la mente di Beatrice era piena del pensiero orribile del +fatal conflitto che, se essa non potea distornare, avrebbe avuto luogo +il giorno seguente o qualche altro appresso. Le sue pupille, immerse +nel pianto, per la lunga fatica dell’animo si erano alfin chiuse +al sonno; ma quale sonno torbido e inquieto, e peggiore assai della +stessa veglia! Cento fantasime orrende ella vide da principio, che +con terrore indeterminato la scossero tutta la notte e conturbarono: +finalmente sul mattino, quando la superstizione assegna ai sogni un +grado di probabilità siccome nunzii del vero, perchè più distinti si +presentano, ecco le idee sue prender forme più determinate. In una +mesta giornata procellosa, ecco sorgonle innanzi le folte querce fatali +della piazzetta della Cappella, e l’orribile teatro del paventato +combattimento eccole starle dinanzi, scena tremenda che la agghiaccia +d’un indefinito terrore. Quivi su quella piazza, fatale un giorno, +e che ora sta per acquistare novella e non men funesta celebrità, +ecco di già starsi a fronte i due rivali, entrambi a lei cari, e +la cui vita del pari corre mortal periglio. Essa, che in disparte +si trova fra un cespuglio, ecco muove il piede per avanzarsi; ma il +piede nega di sostenerla: è sola, e il fido frate non è giunto per +iscortarla. Apre essa il labbro, ma, fosse effetto d’incanto funesto, +fosse avversa sorte, la voce ricusa di formare il suono; il labbro +non articola che tronche e mute parole; la lingua stessa ricusa di +palesare l’orrore che la comprende. Quale situazione è questa mai! Nel +mentre che essa giunger non può opportuna al soccorso, l’amante suo +contro il padre suo trae la spada; cresce il furore dei colpi, d’un +triste fragore rintronan gli echi della selva e della cappella; ma +ancora il sangue non scorre che in piccola copia. Inferociti per la +lunga resistenza, i due crudeli combattenti ecco obbliare le difese, +ed entrambi furiosamente per ferirsi l’uno sull’altro si scagliano. +Sono soddisfatti, ed una doppia ferita fa che l’uno cada all’altro +dappresso. A tale sventura, una convulsa forza cresce alla meschina; +balza dal suo nascondiglio, e tale è la scossa dell’animo suo, che il +sonno fugge, e piena di terrore ella si desta. Dubita da prima, poscia +esclama: — Cielo ti ringrazio; il delitto non è ancora consumato! + +Gittasi in ginocchione a pregare chi è maestro e fonte di ogni pietà: +essa ôra, ed ôra con tutta fiducia che le sue preghiere possano +venire esaudite. — Mio Dio, — diceva, — esaudisci i voti di un cuore +umile e addolorato! — Ella avea passate due ore in tale situazione, +quando entrò nella sua camera il vecchio di lei padre, che sorridendo +le disse: — Che è, Beatrice? Tu ti offendesti forse d’ieri sera: ma +quando la stizza mi prende non sono più padrone di trattenermi. Io non +ti vidi questa mattina; ma io non volli partire per la caccia senza +abbracciarti. Dammi un bacio; e non mi aspettare che dopo mezzodì. + +— Ah dunque voi partite!... + +Questa esclamazione non avea nulla in sè; altro senso non avea se non +quello che gli attribuiva l’accento con che veniva profferita; ma il +vecchio ne fu commosso fino nel fondo dell’anima, sebbene credesse la +figlia ignara del suo disegno. + +— Sì, parto; ma che male v’è in ciò? non è quello che mi accade di far +tutti i giorni? parto col mio falco a passare tre o quattro ore. + +— No, il mio cuore mi dice che voi mi tenete celato il vero. Il mio +cuore mi assicura che non è la caccia che vi chiama, ma un’idea di +vendetta. + +— E se ciò fosse, sarebbe questa la prima volta? Ma il cuore sempre +a voi donne dice qualche cosa, e ben di rado indovina. Tutto effetto +di sospettoso temperamento. Adunque, figlia mia, dammi un bacio, +ed asciuga queste lagrime, che io non amo nè ho bisogno di essere +commosso. — Qui la strinse fra le sue braccia, e le purpuree guancie di +lagrime cosperse le baciò. + +— E volete?... + +— Addio, — sclamò il Pusterla con alquanto dispetto, che contrastava +colla tenerezza, e di là si tolse. + +Beatrice si accorse che inutile sarebbe stato l’arrestarlo ed operare +un’ulteriore insistenza: la sua speranza era solo nell’amore che le +portava Arrigo, e nell’amore del padre, il quale non avrebbe voluto +ricusarle il sagrifizio di una vendetta, quando l’avversario suo avesse +conosciuto che solo all’intervento di lei egli lo doveva; e non meno +confidava nella autorità veneranda del suo compagno. + +Fra le torbide cure che la agitavano, passò un’altr’ora; e con tremore +e trambasciamento sentì finalmente aprirsi la porta della sua camera, +nella quale il Falconiere ammise frate Paolo. Essa in breve ragguagliò +il buon padre di ciò che stava per accadere e del suo disegno. + +— Adunque tosto mettiamoci in viaggio, — sclamò questi, ed un istante +dopo tutti e tre furono fuori del Castello Pusterla. + +Intanto il vecchio Ghibellino di questo proprietario, a cui il pensiero +del duello che dovea aver luogo, siccome cosa assai ordinaria, non +avea tolto nè il sonno la sera antecedente nè l’appetito la mattina, +imperocchè sommamente egli confidava nella sicurezza del proprio +braccio, e nel suo animo freddo nel combattere, uscito che fu dal suo +castello, moveasi soletto, e tenendo in pugno un falcone femmina, verso +di Orsenigo, avendo in animo di non intermettere il suo prediletto +passatempo perchè avesse quel giorno a mettere a cimento le proprie +forze, o per meglio dire a scambiar quattro colpi con un giovine di +primo pelo, che, come ei pensava, in breve avrebbe punito del suo +ardimento con qualche buona ferita; mentre la sua cortesia verso la +figlia, sebbene ei la attribuisse a timore, doveva pure meritargli un +po’ di compassione. — Sì, — diceva egli al suo falco, — come vale più +un falcon femmina di tutti i falchi maschi del mondo, così vale più +uno degli antichi Ghibellini di tutti questi poveri Guelfi che nascono +ora, e che non hanno tanti anni da ricordarsi il male che loro abbiamo +fatto otto anni fa. Vorrebbero essi ricominciare il giuoco; ma che può +far mai contro lo sparviere la colomba! Ma questa sera senz’altro sarà +distinto il loglio dal buon grano, come dice Frate Paolo nelle sue +prediche. + +Così dicendo, egli ascendeva una collina che dominava varie strade +delle vicinanze, ed egli movea uno sguardo in giro, fosse per ammirar +il paesaggio, fosse per desiderio di scoprire qualche preda, quando +dalla parte di mezzodì vide da lungi alzarsi un gran polverío, ed +osservando con maggior attenzione, parvegli vedere uno splendor +d’armi e un brulichio di numerose squadre. Salì allora su di una più +eccelsa eminenza della collina, e osservando diligentemente, bentosto +si accorse che da una grossa schiera di armati era quella polvere +alzata; poichè distinse assai meglio le armi che riflettevano i raggi +del già alto sole. La schiera si andava avvicinando, e in breve assai +distintamente gli fu fatto di vedere un grosso esercito, che, a quello +che sembrava, veniva alla volta di Parravicino. Stava egli adunque +attentamente contemplando quello spettacolo inaspettato, nè sapeva che +gente quella esser potesse, quando sentì chiamarsi per nome, e vide +muovere verso di lui due guerrieri, montati su due grossi cavalli di +razza milanese, e in que’ guerrieri egli riconobbe due de’ suoi più +illustri amici, Estore Visconti, cioè, e Facino Cane. + +Era Facino Cane uomo di già avanzata età, di statura mediocre, e poco +notevole della persona; ma nel suo viso, il cui colore abbronzito +indicava qual intraprendente ed instancabile guerriero egli fosse, +nel suo viso vedevasi l’impronta della sua volgar nascita, poichè +nulla v’era in esso che indicasse quell’aria grave e di nobiltà che +tanto distingue coloro che fin da buon’ora sono avvezzi a modellare +a cavallereschi modi i loro atti e il loro sembiante. Egli avea due +occhi grigi, assai vivaci, che s’aggiravano irrequieti nelle loro +orbite, e due folti sopraccigli li velavano, come se coll’ombra loro +altrui nascondere ne volessero l’espressione; avea fronte alta, e +un’espressione di sagacità e avvedutezza in essa parea vedersi, e il +suo contegno non era senza dignità. Era a quel tempo Facino nel colmo +della sua fortuna; egli avea più Stato che ognuno dei due fratelli +Visconti, e le sue idee si slanciavano ancora a più ampia carriera. Il +suo corpo però assai avea perduto del suo primitivo vigore, tanto più +che da alcuni anni era di quando in quando assalito da forti accessi di +gotte. + +Estore Visconti potea ben dirsi il contrapposto di Facino: per vero +dire anch’egli contava i suoi cinquant’anni, ma pure sembrava assai +più giovine, ed era robusto come un uomo di trenta. Era ben fatto +della persona, grande, pieno di nobiltà. Più soldato che capitano, +più galante che ambizioso, amava i piaceri, ed era pieno di spirito. +Leale, generoso, umano, in posto più eminente sarebbe forse stato un +altro Enrico IV. Sì Estore come Facino brillavano in una splendidissima +armatura ornata di fregi d’oro, e sovra essa portavano una ricca +sorcotta nella quale in più parti era trappunto il loro stemma, ed in +petto a cui vedevasi la croce rossa, distintivo dei Ghibellini. + +— Voi qui! — sclamò attonito Giovanni Pusterla al vedere i due +nobilissimi guerrieri che a lui di già eran vicini. + +— Sì, e saprai tutto: or ci guida al tuo castello che vogliamo +ristorarci, e ti narreremo ogni cosa per istrada, — disse Estore +Visconti, il più gioioso de’ due compagni. + +Il Pusterla allora esprimendo loro il suo piacere di rivederli quando +meno se lo avrebbe aspettato, disse che erano i padroni del suo +castello, e che sperava in esso entrambi avrebbero passato almeno il +restante della giornata. Terminato che ebbe queste ed altre espressioni +della sua cordialità, tornò alla domanda del motivo che a quelle parti +li conduceva. Estore Visconti e Facino erano scesi dai loro cavalli, +che dati avevano in custodia ai loro scudieri; e mentre questi in +rispettosa distanza li seguivano, col Pusterla dirigendosi pedestri +verso il di lui castello presero ad appagare la sua curiosità. Ma +noi prima di udir i loro discorsi dobbiamo fare un cenno della vita +dell’uno come dell’altro; il qual cenno gioverà un poco tanto per +conoscere meglio il complesso della nostra istoria, come anche per +ispiegare le loro parole. + +Facino Cane, di Casale, fu sotto a Giovan Galeazzo Visconti uno +de’ condottieri di eserciti, o Capitani di ventura[5], che più si +distinsero per la loro sagacità e il loro valore e quindi a lui +furon cari, e fu in molte fazioni importanti adoperato; ma la sua +sorte crebbe assai più dopo la morte di quel Duca, sì terribile al +rimanente dell’Italia cui minacciò di porre intera nelle catene. Ad +esso succeduti i deboli suoi figliuoli, il vasto paterno retaggio +fra di essi era stato smembrato, e col titolo di Duca, Giovanni Maria +fanciullo di soli quattordici anni (1402) risiedeva in Milano ed avea +per sua parte, con questa città, Como, Lodi, Cremona, Piacenza, Parma, +Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna, Siena e Perugia; Pavia, Novara, +Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltre, Belluno e +Bassano furon dominio di Filippo Maria, secondogenito, col titolo di +Conte di Pavia; Pisa e Crema furono assegnate a Gabriele, bastardo +legittimato: ma in brevissimo tempo combattuti da ogni parte o da +potenze rivali, o dalle insurrezioni di molte città in cui si alzarono +parziali tiranni, Gabriele perdette lo stato; il Conte di Pavia ebbe +anch’egli a vedersi tolta la maggior parte delle sue città; e nel +Ducato, perchè più presto rovinasse, oltre a’ molti nemici, insorsero +di buon’ora dissidii fra i membri stessi che componevano la Reggenza, a +capo della quale era la Duchessa madre, la quale si formò assai nemici +colle sue parzialità e colla sua mala condotta. + +Fedele in sì triste congiuntura rimase Facino Cane; egli difese +bravamente Bologna, che però fu poi ceduta al Pontefice, e infrenò +Alessandria sorta a ribellione. Ma poichè vide che le cose rovinavano, +e che ognuno pensava a trarne per sè profitto (avendo Pandolfo +Malatesta ottenuto dalla Reggente Brescia, e Ottobuon Terzo essendosi +impadronito di Reggio, di Parma, e di Piacenza), anch’egli pensò +imitarli, ed occupò Alessandria, Novara, e Tortona, prima che cadessero +nelle mani del Marchese di Monferrato, e di quello di Saluzzo, il +quale di già avea tolto ai Visconti nel Piemonte Vercelli ed altre +terre. Filippo e Giovanni Maria Visconti, per tal modo, altro omai non +possedevano che Pavia e Milano, città di loro residenza; e per giunta +Milano non era che il nido delle discordie, tanto furiosamente vi +imperversavano le sette. + +Fu poco dopo che morì in Monza la Duchessa, ed un sordo sospetto +accusò il Duca suo figlio della di lei morte. Quel giovinastro, che già +cominciava ad essere abbominato, da sè governando mostrava di non esser +atto a sostenere il peso degli affari, e cominciava dall’inimicarsi +Facino Cane ed altri Signori, che egli doveva anzi cercare di tenersi +affezionati, mentre non avea che troppo abbondanza di nemici; ma +il timore lo fece poi ravvedere, confermò Facino nel possesso delle +usurpate città, con esso si accordò e fece la pace. Facino, incaricato +di combattere gli altri nemici del Duca, fra i quali Pandolfo +Malatesta, Ottobuon Terzo, Gabrino Fondulo, è però sconfitto presso +Binasco: e il Duca dando la mano a chi trionfa, ricolma di carezze i +suoi nemici, e precipita Facino suo capitano da quell’alto grado di +favore a cui lo avea innalzato. Trionfano in Milano i suoi nemici, e vi +commettono le più orribili concussioni. + +Facino allora non spira che vendetta; nè tarda, collegato con Estore +Visconti, a bloccar Milano, da cui le crudeltà del Duca aveano +allontanati quei pochi personaggi, che pel senno poteano essere capaci +a difenderlo. Ricorre allora il Duca all’inganno; tratta con Facino; ma +poichè con questo mezzo ha vettovagliata la città, rompe d’improvviso +i negoziati, e dichiarasi irreconciliabile col suo Generale. Facino +allora dà il guasto alle campagne, e porta il terrore fin sotto le +mura di Milano; ma il Duca, senza cervello, in sì triste circostanza +offende ancora Malatesti Malatesta di cui avea sposata una figliuola, e +questo istiga Pandolfo Malatesta a vendicarlo. Per opporsi ad essi ed a +Facino l’imbecille Visconti stringe una lega con Bucicaldo, governatore +di Genova per parte del Re di Francia, che reo di aver dato a morte +Gabriele Visconti, ad altro non aspirava che ad acquistare al suo +signore il milanese ducato. + +Frattanto i due nemici del Duca, emuli ancora fra di loro, grossi +entrambi di molte schiere, venivano per disputarsi colla forza il +possedimento della città. Si scontrarono le loro armi nella valle di +Rovagnate, ivi si batterono; ma il comune interesse li mise poscia +d’accordo, e convenivano di impedire prima, uniti, che Milano cadesse +in mano de’ Francesi, mentre avrebbero poscia in altro tempo decisa la +loro parzial contesa. Per quanto il Duca si ostinasse, dovette alla +fin fine piegarsi; e riconciliatosi con Facino, stipulò con esso la +pace. Allora i Guelfi, nemici di questo Generale, dovettero curvare il +collo, e furono dai Ghibellini oltra misura oppressi. Facino ottenne +in dono varie terre nel Milanese; e anche Pandolfo Malatesta ebbe +soddisfazione, appagato nelle sue varie domande; e parve che il Duca +sinceramente con essi si riconciliasse. + +Poco però mancò che tanta fortuna perdesse a un tratto Facino. +Bucicaldo, impadronitosi di Piacenza, giunge a Milano senza trar un +colpo; e la città caduta sotto il dominio de’ Francesi, essendone stato +creato Bucicaldo governatore, non prova che nuove scosse per la cattiva +condotta di costui. Ma Facino, collegato col Marchese del Monferrato, +fatta rivoltar Genova a Bucicaldo, lo battè anche presso Novi, e +vittorioso tornò in Milano. Invano i Guelfi fecero poi uno sforzo per +perderlo, congiurando contro la sua vita, nella qual congiura ebbe +parte anche il Duca; egli salvossi, ed allora pensò a consolidare in +modo il suo potere che nemmanco il Duca stesso lo potesse abbattere. + +Egli quindi, impugnate le armi contro il Conte di Pavia che avrebbe +potuto dar mano al fratello a rovinarlo, cominciò dall’impadronirsi +di quella città. Dopo il qual fatto, anche il Duca da lui non fu più +considerato che come suo prigioniero, ed i due fratelli vennero da +lui chiusi ne’ loro palazzi e ridotti a mancare persino delle cose +necessarie. Bene si mansuefece di poi che credette abbastanza solido +il suo potere; e perchè il duca sembrava più non occuparsi che de’ +suoi piaceri vergognosi e crudeli, Facino già pensava ad accrescere +con conquisti la propria fama, e quel ducato che un tempo era sì vasto +e possente; e tolto Canturio a Giovan Carlo Visconti, segnata una pace +con Estore, che dominava in Monza, disegnava con lui imprendere novelli +acquisti. + +Ecco l’istoria di Facino Cane, la quale, sebbene da noi esposta in +succinto, forse troppo ancora estesa sarà sembrata al nostro lettore; +però più breve sarà quella del suo compagno, cioè Estore Visconti. +Estore, caduto Barnabò suo padre, si era ritirato da Milano che non +avea più che nove anni; visse in istati stranieri, e molto ancora nella +Corte del re di Francia, ove egli attinse quello spirito cavalleresco +per cui tanto andava famosa ai tempi di Carlo VI. Ma succeduto a +Giovanni Galeazzo il debole Giovanni Maria, risorte di Estore le +speranze, egli tentando la sua sorte prese ora le parti del Duca, ora +quelle de’ suoi nemici, e finalmente nel 1407 divenne padrone di Monza, +ed ivi lietamente teneva la sua piccola Corte. + +Fu Facino Cane che prese a rispondere alla domanda del Pusterla. + +— Sì, Giovanni Pusterla, mio antico collega, a te sieno palesi i miei +disegni: perchè dubiterei io di manifestarli a te, che fosti uno de’ +più caldi sostenitori del mio partito? Pur troppo finora mi mancavano +le forze per intraprendere alcuna bella impresa, a che tanto tempo +ardentemente io aspiro; ed in mezzo a’ miei prosperi successi tuttavia +il partito de’ nostri nemici equilibrava le forze mie, sostenuti i +Guelfi dal capriccioso Giovanni Maria. Ma Giovanni Maria, che odia +i Ghibellini e me come loro capo, egli che tutti ci vorrebbe vedere +avviliti e repressi, e per ciò ricorse ad ogni mezzo, persino al +tradimento; ora l’inetto giovane, siccome il conte di Pavia, trovasi +del tutto nell’impossibilità di nuocere; nè più inciampo opporrassi +alle mie imprese. Ed è ben giusto che chi non sa stringere con forte +mano le briglia del governo le abbandoni, e non tormenti una nazione +co’ suoi errori; ed è veramente una deplorabile fatalità che colui il +cui braccio la difende, ancora collo stesso braccio non la governi. + +— Facino, queste non sono le intenzioni che mi dimostraste in Monza: +voi allora mi parlavate come suddito fedele di Giovanni Maria; or via, +spiegatevi: devo io esser l’alleato del Duca mio parente, o di Facino +suo generale? — disse Estore in tuono grave e solenne. + +— No, Estore; io non penso a tradire il Duca, sebbene egli abbia pur +tentato più volte di precipitarmi, ed anche di togliermi la vita. Ma +mia intenzione si è che nel mentre l’inetto sta nel fondo del suo +palazzo immerso ne’ suoi vizj brutali e nella sua crudeltà, a lui +sieno tolti i mezzi di impedire il corso delle mie vittorie. Se bella +cosa ella è essere signore di grande Stato, aumentato col vigore del +proprio braccio, colla sagacità del proprio senno, non sarà però +meno glorioso per Facino essere il restauratore di uno Stato, un +dì gigante nell’Italia, essere l’emulo di Giovan Galeazzo, dare a +questo Stato ordine e buon governo, sebbene la corona porti un inetto +giovine che non pensa che a disonorarla. Per questo modo parlerà la +storia di Facino Cane in più chiaro suono che non parli di ogni altro +più valoroso condottiero. Questo è quello a che io aspiro, Estore; +e questi sensi miei già altre volte io espressi a Giovanni Pusterla, +che ne può far testimonianza. Franchino Rusca sarà il primo a provar +la forza delle armi mie, ed a cedere l’usurpato suo dominio. O egli +di buon grado, per una somma, cederà Como e il Lario e tutti i luoghi +che signoreggia, o la forza glieli strapperà, ed andrà in un carcere a +finire la sua vita. Dopo lui le forze mie abbatteranno gli orgogliosi +Malatesta; Bergamo sarà da me assediato, e, se un interno presentimento +non mi tradisce, cadrà in breve, e cadrà Brescia ancora; nè terminerà +il nuovo anno che saranno in mio potere Lodi e Piacenza, che io torrò +al Vignate Cremona, che sarà strappata a Gabrino Fondulo; e forse anche +Verona e Ferrara. Di poi, se la fortuna mi sarà seconda, cadranno le +nostre schiere sulla Toscana; Pisa rivedrà inalberata la vipera de’ +Visconti, e Firenze stessa temerà le armi di Facino. — Il capitano +ducale, così dicendo animava fuor dell’usato i suoi duri lineamenti. + +— Facino, la tua fantasia ha fatto un bel volo, nè io volli +interromperlo. Ma tu corri troppo presto nelle tue conquiste. Or se +le grandi città ti opponessero de’ forti ostacoli, non sarebbe poi +l’anima tua tentata anche dalle picciolette, e non volgeresti allora +lo sguardo tuo avido su Monza posseduta da Estore? Oppure nel mentre tu +te ne andrai menando sì gran rombo per l’Italia, e rovesciando i nuovi +dominii per inalzare un nuovo colosso portante la vipera de’ Visconti e +governato da Facino, quale figura farà intanto il giulivo Estore nella +sua Monza? Monza è ben più vicina a Milano, di Pisa e di Firenze. + +— Estore, tu di me diffidi, — disse Facino in tuono più familiare; +— ma non hai argomento da credermi uomo infedele. Allorchè io teneva +segregati da’ loro perfidi consiglieri il Conte di Pavia ed il Duca +di Milano, allorchè le loro persone erano pienamente in mio potere, +dimmi Estore, chi mi avrebbe impedito di spegnerli siccome indegni di +regnare, ed usurparmi il loro scettro? L’imperatore Sigismondo, loro +nemico, non avrebbe fors’anche lasciato di conferirmi l’investitura +del Ducato; e quando fatto non lo avesse, Facino Cane era ben uomo da +sapere i suoi stati difendere. Ma io sono troppo alieno dai tradimenti. +Quindi tu, Estore, te ne starai sicuro nella tua Monza: e se la sorte +a me sarà propizia, sicchè conquisti la Toscana, allora tu pure, +secondandomi, potresti giovarmi, da me ricevendo il governo di Pisa o +di Siena, ovvero ancora di Firenze. Tu cederesti Monza, e, mio alleato, +avresti un assai migliore dominio nella Toscana. + +— Le idee tue sono belle e grandiose; ma guai se rompesi il vase di +latte da cui comincia la tua fortuna. E veramente parmi, Facino, che tu +estenda di troppo le tue vedute. Soprattutto non pensare a Firenze. I +Fiorentini hanno un patto col demonio; e chi mira a soggiogarli resta +colpito dalla morte. Così finì Castruccio Castraccani, così Giovanni +Galeazzo medesimo. Per me poi io non sono tanto ambizioso, Facino; +sicchè per me non darti brighe. Io imito Marte qualora sono spinto +dalla necessità al dar nell’armi; ma, tornata la pace, io quel Nume +imito ingannando le ore oziose accanto ad una bella, ed i cuori delle +dame sono allora le mie conquiste. La mia diletta sposa non è di me +più ambiziosa; ed io porgo a Dio preghiera che in ciò non superino il +padre loro il caro mio Francesco e gli altri figli che il cielo vorrà +concedermi. + +— Ah tu sei fortunato, Estore, tu hai un figliuolo che erediti il +tuo stato, in cui riponga il tuo affetto! E forse io stesso, se padre +fossi, divise le cure mie, tanto non sarei agitato da questa smania di +onore. Ma morto Facino, più alcuno non rimarrà sulla terra che porti +il suo nome, e la mia gloria, quale è ora, con me sparirà siccome un +lampo, e appena da alcuno de’ posteri rammenterassi. Quindi conviene +che Facino, della gloria della sua casa autore, ancora la renda +perfetta. La mia cara Beatrice, che amai teneramente in più verde +età, cui amo tuttavia, e in cui ammiro spiriti generosi e degni di +un trono, Beatrice mi infiamma a percorrere il cammino della gloria +per meco dividerla. Ed oh! così essa, come felice sposo seppe farmi, +mi avesse fatto padre felice! Ma il cielo, che tanto le diede alto +sentire e commovere l’animo del guerriero col canto, a lei non diede la +fecondità, anima del mondo; e per essa non può rinverdirsi la nostra +stirpe. La stessa mia gloria forse io darei se fra le mie squadre un +prode garzone si avvolgesse, a cui io dar potessi il nome di figliuolo. +— Pronunziando queste parole, i lineamenti risentiti di Facino presero +una profonda espressione di rattristamento, ed egli finì il suo parlare +con un profondo involontario sospiro. + +— Io vi compiango, — disse Estore; — e dal vostro dolore comprendo +che non è mai così sentito quale dono del cielo sia questo di avere +un figlio, quanto da coloro che ne son privi. Ma cangiamo i tristi +discorsi. Ancora non avete spiegato al Pusterla, come vi proponevate, +la cagione della nostra venuta in coteste parti. Gliela dirò io. +Sappiate adunque, Giovanni, che non appena ieri voi foste partito dalla +mia piccola Corte, che d’improvviso capitò Facino cui io aspettava, +ma non sì tosto; ed ei mi persuase sui due piè di secondarlo in una +rapida spedizione contro i Rusconi, della quale già mi avea fatta +qualche parola. Egli avea seco tre mila uomini, fra fanti e cavalli, +ed intendeva sorprendere il castello di Erba, per poi passare a Como, +che per lo sbigottimento, crede, opporragli ben poca resistenza. +Egli mi riscaldò con promesse, mi persuase, ed io acconsentii di +assecondarlo, e mi unii ad esso con trecento de’ miei, e posimi questa +mattina con lui in viaggio. Ma, per farti una confessione, ancora un +poco a decidermi a secondarlo entrò il pensiero di riveder te e, via +confessiamolo, sebbene già i miei capegli si facciano biancheggianti, +quelle due lucenti stelle, e le porporine gote della bella tua +Beatrice. Non temiate però, compare Giovanni, Estore è galante, ma +è pieno di onore. Egli sente qual padre abbia avuto quando fisa lo +sguardo su di una beltà, sia guelfa o sia ghibellina; ma egli sa +rispettare l’amicizia, nè in questo caso oltrepassa i limiti del +dovere. + +Così discorrendo, erano giunti in faccia al castello del Pusterla. +Il suo possessore avea con essi fatto il viaggio taciturno, e poco +ancora avea prestato mente ai discorsi dei due suoi illustri amici, +pel pensiero che lo molestava di non poter tenere il suo impegno +col Bianchi. Ma riscossosi allora il vecchio rallegrossi che i suoi +illustri amici, che che ne fosse il motivo che gli adducesse, le +soglie calcassero del suo castello; ed introdottivili per posarsi e +ristorarsi, cercò della figliuola, ed udito che si era assentata col +Falconiere, disse a’ suoi ospiti che volessero sostenere un istante +la sua assenza; corse alla propria camera, scrisse un biglietto col +quale dava parte al Bianchi che suo malgrado doveva ad altro giorno +differire il combattimento, porse la lettera ad Andrea, ingiugnendogli +di portarla al Bianchi, che troverebbe sulla piazza della Cappella +de’ Marliani, nel vicin bosco; e dato della bestia al villano che +mostrava a qualche segno i suoi superstiziosi timori, tornando agli +ospiti suoi, loro espresse nel modo più cordiale la sua gioia, e tosto +fece apprestare una lauta colazione assai sostanziosa, alla quale in +meno di un quarto d’ora tutti e tre furono assisi. I nostri tre eroi +mangiarono e bevettero allegramente, che era una maraviglia del fatto +loro. Lo stesso Facino Cane, pieno di idee sì elevate mezz’ora prima, +ora si mostrava l’allegro amico della tavola e de’ fiaschetti; la quale +inclinazione allo stravizzo era appunto forse quella che cagionavagli +gli accessi frequenti di gotte da cui veniva molestato. Una certa +spiritosità caustica appariva da’ suoi discorsi, faceti ma non spogli +di rozzezza. Estore solo si lamentava che non vi fosse presente anche +la bella Beatrice, l’anima, anzi la dea di quel castello. Egli però +non era senza compensi; e mancandogli divinità di primo grado, non +disdegnava trattar con quelle di secondo. Di quando in quando volgeva +quindi qualche parola scherzosa alla cameriera, altra sua antica +conoscenza; la quale, piena di premura, porgeva mano a servire i +convitati, e soprattutto quel pazzarone di Estore, come ella diceva, +quel bel cervello e sì allegro del Visconti, che, coi capegli già +biancheggianti, non avea dimenticato le frasi che fanno ridere le +povere fanciulle. + + + + +CAPITOLO XII. + +L’AMORE + + +Ma intanto che il padre suo, pieno di buon umore, trattenevasi +sollazzevolmente con Estore e con Facino, la misera Beatrice, tutta +conturbata dagli interni suoi terrori, contro i quali ben debolmente +combatteva una incerta speranza, accompagnata da frate Paolo, ed +avvolta in un bianco velo, a passo celere, per quanto il comportasse la +debolezza del suo sesso e la malvagità della strada, procedeva tratto +tratto silenziosa, tratto tratto volgendo delle interrogazioni al pio +suo compagno. Alquanti passi più addietro, munito di un grosso bastone, +veniva il Falconiere, il quale sembrava esso pure aver i suoi pensieri +pel capo, perchè di quando in quando faceva dei gesti e scrollava la +testa. + +— Io non so chi ci abbia ammaliato, — diceva egli fra sè. — Sono +successi più strani accidenti in questi otto giorni che in metà della +mia vita; e chi sa come andranno a terminare! Anche questa mi tocca; +contrastare col signor Giovanni, andare ad attraversargli un disegno! È +come voler far promettere al lupo di non mangiar carne, come mi diceva +mio nonno in una certa sua istoria che ci contava accanto al fuoco. Ma +questa signora Beatrice mi fa fare tutto quello che vuole. Poveretta! +è tanto buona verso tutti! Non si può che secondarla, ed io andrei +per essa fra la brace. Sono poche di questa pasta! Ma perchè tanto +prendersi a cuore un miserabil Guelfo? È vero, fu cortese verso di lei; +ma alla fine un Guelfo è sempre un Guelfo, nè v’è mai alleanza fra il +falco e lo sparviere! E in questo caso, certamente il falco si possono +dire i Ghibellini, chè i Guelfi è un pezzo che partono colla testa +rotta. Ma la poveretta teme forse di suo padre; chi lo conosce però +non ha di questi spaventi: Giovanni Pusterla è un demonio. Il Pusterla! +ancora non è nato chi possa lusingarsi di fargli far conoscenza colla +propria spada. Ma chi sa come l’andrà per me, per essermi lasciato +mettere in quest’impaccio! Basta, io spero nella signora Beatrice: essa +mi promise la sua protezione; e ogni maggior barba casca con lei, e +finisce a fare a modo suo. + +Più gravi erano i discorsi di frate Paolo con Beatrice. + +— Volete voi dire che riusciremo a distornare questo combattimento, a +spegnere questo incendio che comincia a farsi minaccioso? + +— Figliuola, e chi fra gli uomini può conoscere il consiglio di Dio? +Pur troppo il nemico sulla debolezza dell’uomo prevale! pur troppo +le fallaci leggi del mondo hanno cancellato dal cuore degli uomini le +leggi del Signore! non la pazienza agli oltraggi si oppone, ma solo la +spada! Noi però volgiamoci a Colui che tiene nelle sue mani i cuori; +Egli prepari quello di questi feroci a lasciarsi piegare dalle nostre +parole di pace: Egli solo può far conoscere la via della pace agli +uomini, dinanzi ai cui occhi non è il timor di Dio. + +— Voi dite pur troppo il vero! Ma io spero nel Signore, il quale non +abbandona chi in lui confida. Mi dice il cuore che Egli non vorrà +lasciarci inesauditi. Sì, col maggior zelo voi, o padre, procurate di +restituire la pace fra questi due rivali, che io spero che il Cielo +abbia ancora qualche mezzo per ciò ottenere posto nelle mie mani. + +— Ah figliuola, quante vite io non darei per risparmiare questo +peccato! quanto volentieri non le darei io per evitare l’effusione del +sangue! Stia il Signore appresso a coloro che hanno il cuore afflitto, +ed agli umili di spirito dia salute: la nostra consolazione è nel +Signore; Egli ci dia quello che il cuore domanda, nè dimentichi la +nostra miseria, la nostra tribolazione. Ma chi la mente del Signore +conobbe mai, chi diè norma al suo consiglio? L’odio però desta le +risse; sordo è l’odio ad ogni consiglio, e le mani di costoro lavorano +ingiustizie sulla terra. Ma voi parlate di mezzi posti in vostro +potere; su, via, nulla celatemi che possa giovare a richiamare la pace. + +— Sì, a voi padre questo arcano, che in cuore io serbo, scoprir io +devo. Arrigo Bianchi, il rivale del padre mio, mi ha svelato che mi +ama. + +— E come mai! Egli vi ama ed assalta con violenza il vostro castello! +Forse egli iniquamente pensava e tentava di rapirvi? Figliuola, +spiegatevi, qui parmi che si asconda dell’arcano! + +— No, padre, giammai io non parlai a quel giovine anzi il dì fatale +in cui egli venne a tentar un’invasione nel nostro castello; ma +l’avea notato in un torneo; ed egli a me del pari avea volta la sua +attenzione. + +— E sapeva egli chi voi eravate? Un amore fatale lo avrebbe indotto ad +un passo sì funesto? + +— No, egli non sapea chi io mi fossi. La morte di un suo compagno gli +suggerì la vendetta che egli cercò. Allora egli me rivide, ed io lui; +ed alle mie parole che gliel chiedevano si ritirò. + +— E tutte queste sono le prove del suo amore per voi? + +— No, ieri stesso, ieri, allorchè tornò al castello il padre mio, +protetto da un travestimento il giovine avea ardito introdursi nelle +mie sale; e côlto il destro di parlarmi da solo a sola, manifestommi +l’essere suo ed il suo amore. + +— Ed egli accetta la sfida che lo mette in grado di uccidervi chi vi ha +data la vita! + +— Ahi questi sono i funesti effetti di ciò che voi appunto deplorate, +d’un fatale punto d’onore! + +— Salvaci tu, o Signore, poichè io mi sono stancato nel gridare, e le +mie forze si sono esaurite; sono venuto in alto mare, e la tempesta +mi ha sommerso! — Dopo di questa esclamazione il pio frate tacque, e +proseguì così buona pezza silenzioso, e pieno il volto e il petto di +commozione, il suo viaggio. Egli sembrava occupato alternativamente +ora di orare, ora del grave disegno che lo metteva in moto per quella +sì ardua impresa. Egli volse finalmente di nuovo la parola alla sua +compagna che di lui certamente non era meno conturbata, ed a cui, se +tanto di forze pur rimaneva di seguire il di lui passo sollecito, era +l’amore di figlia, la pietà ed un’altra tenera affezione, sebbene assai +più sommessa, che lo somministrava. + +— Or, quale pensate voi ritrarre vantaggio dalla disposizione degli +affetti di Arrigo a vostro riguardo? + +— Io mi getterò fra i combattenti, — disse Beatrice, prorompendo in +lagrime, — qualora le vostre parole non li dividano; io mi getterò fra +i combattenti, ed o io riuscirò a separarli e pacificarli, o morirò +anch’io d’angoscia sul campo sanguinoso. Pur troppo io sento che questo +dolore mi uccide! + +— No, figliuola, non rallentate così il freno alla passione: Dio ci dà +i beni, Dio ce li toglie, e sia il nome di Dio sempre benedetto. Buono +è porre in Dio ogni speranza, e sante sono le strade del Signore. — +Ma l’uomo umiliato non si parta da te svergognato; tu esaudisci le sue +suppliche! — Quanto sono crudeli gli uomini nel cagionare, colle loro +iniquità, tali angosce nelle persone loro più care! — Ma tu, Signore, +in molti modi hai dato a conoscere la tua magnificenza. — E qui di +nuovo entrambi rimasero in un profondo silenzio. + +Di già erano giunti sotto l’alta selva, e sebbene il sole fosse presso +al meriggio, pure ascoso da nubi mandava scarsa luce, sicchè ancora più +tetro era l’orrore che regnava sotto que’ frondosi giganteschi rami che +ombravano un terreno tutto irto di cespugli e di spine. Di quando in +quando qualche romore a rompere quel silenzio tetro si facea sentire, +di animali o di uccelli che al loro avvicinarsi lasciavano la loro +tana, o i rami su cui erano appollaiati. Que’ lievi strepiti mettevano +in viva agitazione le già penosissime idee di Beatrice, la quale, per +la mente di terror vacillante, in ogni suono parea sentire l’incontro +forsennato delle spade. Ancora un venticello spirava per la foresta ed +il suo sommesso fischio alla addolorata richiamava il gemito di persona +a lei cara che stava per morire. + +Fra tante angoscie, al luogo fatale, e per fama superstiziosa anco +temuto, la scarsa brigata si avvicinava. — Dio sia lodato, — dicea +Beatrice, poichè alquanto da lungi le venne fatto di mirare la fatale +Cappella, — Dio sia lodato, che noi giungiamo in tempo! Ma, padre, — +indi soggiungea. — Lo spirito che.... ivi ritorna di quando in quando, +sarà egli propizio o fatale a’ nostri desiderj? + +— Figliuola, — rispondea il buon frate; — non aprite la mente alle +credenze superstiziose del volgo. Una volta che l’uomo è giunto al +suo fine, in quello stato egli rimane nel quale è caduto: se l’albero +cade a destra a destra sta, se a sinistra a sinistra. Il Cielo ben di +rado si giova di mezzi sovrannaturali per punire o confortare i suoi +servi. Il più piccolo atomo di questo immenso creato è a lui ministro +di morte; e per richiamarci alla retta via egli mandò Mosè e i suoi +profeti; se a questi non si presta fede invano egli resusciterebbe +un morto. In Dio solo sia adunque ogni nostra speranza; Dio solo noi +dobbiamo temere. + +Nel mentre egli terminava questo discorso, essi di già erano giunti +sulla piazzetta che il lettore bene conosce e che terribile a molti +rendeva la superstizione. Il Falconiere allora avvicinossi ai due che +gli stavano innanzi e loro disse: — A giudicare dal sole, mezzodì deve +essere poco lontano. Sarà bene non perder tempo e celarci, se tale è +tuttora la vostra intenzione. Ecco là una macchia che sembra opportuna. +Credereste, signora Beatrice, che fra quella ci collochiamo? + +Questo partito venne stimato il migliore e fu quindi seguito. — Presto, +— soggiunse il Falconiere, — che sento una pedata lontana, e qualcuno +certamente si appressa. + +Tutti e tre si postarono fra la macchia, e celati dai folti cespugli, +fra questi aveano però tanto di spazio da discernere ciò che accadeva +sulla piazza. — Udite! — diceva il Falconiere, che non sapeva quale +funesto effetto producesser le sue parole sull’animo della giovine +sua padrona, — udite! la pedata si fa più forte, viene dalla parte di +Parravicino; sarà il sig. Giovanni. Grand’uomo ch’è il sig. Giovanni; +sempre il primo ove si tratta di menar le mani; sfiderebbe satanasso! +Ecco che compare; ma no, non è egli. Sembra piuttosto un villano; +possibile che tenga questa strada? Che non sappia la storia, e sia +forastiero? Ma, corpo di..., vedi è Andrea: sì lui. Ah! ah! ah! vedi +come si guarda intorno. Scommetto che egli ha paura. Sono pochi che +abbiano il coraggio di venir soli in questi luoghi! E chi sa che cosa +viene a fare! Ehi! Ah! ah! ah! è spaventato! ma non sta bene ch’egli +venga avanti: ora gli parlo e lo mando con Dio. — Così dicendo saltò +fuori dal cespuglio che lo nascondeva. + +— Dio mi salvi! — si udì sclamare il rozzo collega del Falconiere; ed a +tutte gambe si dava a fuggire. + +— Andrea! Son io. + +— Chi? Sì lo spirito, lo spirito! Dio mi salvi! + +— Asino, balordo, pecora che sei! guarda almeno indietro con i tuoi due +occhi mal accoppiati, e vedrai che è un uomo in carne ed ossa che ti +chiama. Ma, se non vuoi darmi ascolto, vattene col tuo malanno! + +— Un uomo? — disse Andrea, che dopo aver fatto un cinquanta passi +si era fermato, e non mostravasi per l’impedimento di alcune macchie +frapposte; egli per altro non aveva avuto il coraggio di volgere la +faccia. — Un uomo? Ebbene, se siete un uomo, non movete un passo più in +qua, e ditemi chi siete che mi chiamate per nome. + +— Se non fossi già morto dallo spavento non mi faresti questa domanda, +ed avresti riconosciuta la voce. + +— Uomo! — replicò Andrea con una voce che sembrava piuttosto di uno che +sogna che di persona in suo perfetto sentire. + +— Sì, uomo, uomo; vi è egli dubbio? sono Giorgio il Falconiere: ora mi +conosci? — Così dicendo, il Falconiere pian piano a lui si era tanto +avvicinato che il vide nella goffa posizione in cui il timore lo avea +arrestato come una statua. — Ma tu, — soggiunse, — mi sembri la moglie +di Lot. Via, volgi la testa: dubiti ancora che sia un galantuomo in +carne ed ossa che ti favella? + +Il rozzo giardiniere volse alquanto la testa come una macchina, e +parve stupire e non creder troppo bene a’ suoi occhi, vedendo a sè +non lontano il Falconiere che schiantava dalle risa. Si assicurò un +poco finalmente, e volgendosi adagio adagio e movendo un passo innanzi +disse: — Sì...., ma state indietro ancora un poco... non v’è molto a +fidarsi degli spiriti: chi mi dice qual forma possan prendere! Ma se +siete Giorgio, davvero che io vi ho creduto l’anima del Mariano, o +come lo dicono, e della Femina! Ma vedo che mi sono ingannato: ebbene +che fate voi in questi luoghi? parvi che sia il sito qui da tendere i +lacci, o da pigliare il fresco, e di ridere come fate? + +— Bestia che sei! tutto il mondo è paese; per me tutti i siti sono +buoni: ma tu che vieni qua a fare? + +— Pensate che non ci verrei per passatempo con quella paura che ho dei +poveri morti, che Dio sia propizio all’anime loro! Ma ho un affare..., +una cosa.... ed il padrone (vedete che diamine di sito per convegno!) +il padrone mi comandò di portarla qui... indovinate mo a chi? + +— Di qual cosa tu parli? spiegati meglio se vuoi che ci intendiamo; e +soprattutto fa presto. Il padrone tu dici? che ti ha dato il padrone? +Forse un paio di spade? + +— Oh giusto! Solo questo negozio qua; questa carta... + +— Una lettera! — disse con qualche maraviglia il Falconiere. + +— Sì, una lettera.... Mi era scordato come si chiamasse. + +— Per chi? + +— Indovinate. + +— Lo indovinerò con una bastonata che ti darò attraverso le braccia: or +non ti dissi che ti spiegasti in fretta? + +— Per il sig. Arrigo Bianchi: colui.... + +— Ebbene, tu devi qui trovarlo? Or via, lascia a me la lettera. Ma c’è +qualche novità riguardo al sig. Pusterla? + +— Novità! Ah sì! e che novità: quanti soldati, Falconiere, quanta gente +in Parravicino. E nel castello v’è Fantino Cane e Astore Visconti! +Sono giunti ora, freschi freschi, e stanno sollazzandosi che è una +maraviglia del fatto loro. + +— Estore e Facino! che sarà mai questo! Ma via, da qua la lettera, e +tu torna, e dì che hai incontrato il Falconiere e che si incaricò egli +della commissione. Non è bene che costui resti qua testimonio de’ fatti +della signora Beatrice, — disse tra sè. — Ma non dì che m’abbi trovato +qua, che fu un puro accidente. Mi hai capito? + +— Vi ho capito benissimo. Ma posso io darvelo quest’affare di carta? + +— Balordo! son io uomo da volerti male? Dalla qua e non pensar altro. + +— Non occorr’altro: tenete. Per me già in questi luoghi non ci sto con +piacere. Quel che non è capitato può capitare. + +— Dici bene, prudenza, Andrea, e vattene a gambe. + +L’altro non si fece ripetere il consiglio, ed a gambe si allontanò +cantando una frazione delle litanie de’ santi; nel qual mentre il +Falconiere stette a mirarlo finchè lo perdette di vista, schiantando +dalle risa. Come i tronchi ed i cespugli della foresta gli ebbero +tolto di più vederlo, egli andò a dar la notizia ai due suoi compagni +dell’accidente occorso, che al castello Pusterla era capitato Facino ed +Estore, e che probabilmente quella lettera ad altro tempo differiva il +combattimento. — Dobbiamo noi aprirla per conoscere il tempo stabilito? +— soggiunse il penetrativo Falconiere. + +— No, questo è inutile, — disse Beatrice; — parlerò io stessa ad Arrigo +Bianchi, e a lui consegnerò io stessa il biglietto. Tu, Giorgio, +statti alquanto in disparte. — E ciò detto, si levò dalla macchia +che le serviva di nascondiglio, e seguita da frate Paolo venne sulla +piazzetta. Il Falconiere avrebbe arrischiato qualche osservazione; +ma vedendo che l’altro suo compagno, di lui più autorevole, non movea +bocca, stimò bene riserbarle pel suo interno; porse la lettera, e si +ritirò rispettosamente verso la macchia che aveva abbandonata. + +— Che diavolo vuol fare quella ragazza? — dicea fra sè. — Se è così +ardita perderà presto la sua riputazione. Con un frate presentarsi sola +innanzi ad un giovine! di queste avventure io non ne ho più udite. E +frate Paolo, avesse perduto anche egli questa mattina il cervello? +A me pare che il meglio stato sarebbe aprire la lettera, spiare il +contenuto, far l’imbasciata a voce, e tornare poi cheti cheti a casa, +inventando qualche carota, che la signora Beatrice avrebbe potuto +scegliere e che io non mi sarei perduto in suggerirle. + +Or mentre così fra sè ragionava, un altro ragionamento tenevasi da un +altro personaggio in altra parte non lontana del bosco. + +Ma gli avvenimenti che noi siamo per riferire sarà bene riserbarli ad +un altro capitolo. + + + FINE DEL PRIMO VOLUME + + + + +INDICE + + + L’autore a chi legge Pag. III + I. Le antiche memorie 1 + II. La sorpresa 12 + III. Il segreto 29 + IV. Il lusinghiero 63 + V. La prepotenza 79 + VI. Un avviso del cielo 92 + VII. Il cattivo consiglio 106 + VIII. La violenza 128 + IX. L’indegnazione 140 + X. Funesti effetti della vendetta 167 + XI. Il capitano di ventura 178 + XII. L’amore 203 + + + + + ERRORI CORREZIONI + _Volume primo_ + + Pag. 27. lin. 25. valeva velava + » 30. » 16. d’occhi occhi + » 71. » 4. Arrigo Antonio + » 73. » 30. È A + » 84. » 18. mostraste mostrate + » 156. » 4. serà sarà + » 182. » 21. la dovea lo dovea + + _Volume secondo_ + + » 66. » 17. Broletto Nuovo Broletto Vecchio + » 107. » 5. Barnabò Bernabò + +E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare al lettore. + + + + +NOTE: + + +[1] A questo riguardo i Romanzi di W. Scott (AMENITÀ DI W. SCOTT, _o +suoi romanzi storici abbreviati nelle parti meno importanti, dati però +interi e più perfetti_), da me in parte abbreviati, sono innocuissimi; +oltrechè dalla lettura di essi certamente è bandita quella noia che non +di rado si accompagna seguendo quell’autore per tante inutili e poco +animate scene, delle quali il migliore effetto fu di impinguare a chi +le scrisse la borsa. Io parlo però sempre di quelli fra i suoi romanzi +che sono meno perfetti. + +[2] Un passo verso questo punto io spero aver fatto col mio nuovo +Romanzo _Uberto Visconti_. La prefazione di esso poi compirà l’apologia +del Romanzo Storico, da alcuno ora troppo censurato. + +[3] La pieve d’Incino vuol dire. + +[4] Era infatti dovere de’ contadini dipendenti il ristorar la +porta del castello e le mura se venivano abbattute, a norma delle +prescrizioni degli antichi statuti. + +[5] I Capitani di ventura erano capi di soldatesche da essi mantenute +a loro spesa che prendean soldo sotto questo o quel signore; e quando +padrone non aveano, vivevano di ladronecci e depredazioni, desolando la +povera Italia. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura +un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine +volume sono state riportate nel testo. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 *** diff --git a/78396-h/78396-h.htm b/78396-h/78396-h.htm new file mode 100755 index 0000000..02abb26 --- /dev/null +++ b/78396-h/78396-h.htm @@ -0,0 +1,8421 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>La figlia d'un ghibellino, vol. I | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.break-before {page-break-before: always;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +div.errata {margin: 3em 10%; page-break-before: always; padding-top: 3em;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.g {letter-spacing: .2em;} +.smcap {font-variant: small-caps;} +.lowercase {text-transform: lowercase;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {max-width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +.gener {max-width: 90%; line-height: 1em; margin-top: 1em; font-size: 95%;} +.gener td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em; padding-right: 0.5em;} +.gener td.num {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} +.gener td.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +figure {margin: 1em auto; max-width: 100%; text-align: center;} +figcaption {text-align: center; font-size: 85%; text-indent: 0; margin: 0.25em 15%;} + +img {max-width: 100%; height:auto;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +LA FIGLIA D’UN +GHIBELLINO +<span class="smaller">VOLUME I</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="break-before"> +<figure><a id="fill-0-000"></a> + <img src="images/ill-0-000.jpg" alt=""> +<figcaption><i>Il trovatore cominciò un preludio sul +suo strumento e poscia con una voce +soavissima la sua dolente istoria si +die’ a cantare.</i> — <i>Vol. I Cap. IX</i></figcaption> +</figure> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +<span class="small">LA FIGLIA</span><br> +<span class="x-small">D’UN</span><br> +GHIBELLINO +</p> + +<p class="pad2"> +ROMANZO STORICO +</p> + +<p class="pad1 small"> +RISGUARDANTE MILANO<br> +AL COMINCIARE DEL SECOLO XV +</p> + +<p class="pad1 x-small"> +DI +</p> + +<p class="x-large"> +GIOVANNI CAMPIGLIO +</p> + +<p class="pad1 large"> +VOLUME I +</p> + +<p class="pad4"> +Milano<br> +<span class="g">PER GASPARE TRUFFI</span><br> +Cont.ª del Cappuccio N.º 5433<br> +<span class="small">M.DCCC.XXX</span> +</p> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_iii">[iii]</span> +</p> + +<h2 id="intro">L’AUTORE +A CHI LEGGE</h2> +</div> + +<p> +Che che ne dicano in contrario alcuni, +che non vedono sulla terra se +non se la ristretta classe de’ scienziati, +dediti a’ studi astrusi, e qualche +volta inutili, i Romanzi, le Commedie, +i Drammi, le Novelle, tutte +queste composizioni leggiere della letteratura +sono preziose in un tempo +<span class="pagenum" id="Page_iv">[iv]</span> +in cui una popolazione laboriosa il +più delle volte non prende un libro +in mano che per ricrearsi da fatiche +già troppo lungamente sostenute. +Quindi un libro che in sè non ha +che il merito di ricreare, è utile perchè +procura sollievo a classi stimabilissime +della società. Mancano forse libri +pei letterati? Entrino in alcuna delle +nostre Biblioteche: la copia prodigiosa +delle opere ivi ammassate spaventa +ogni più laborioso indagatore +fra d’essi. Ma libri che veramente ricreino +lo spirito, occupandolo leggermente +e recandogli piacevoli sensazioni, +sono pochi; tanto più se escludere +da essi si vogliano tutti quelli +che portano seco alcun principio di +veleno! L’Italia ricorre oggidì avidamente +alle scozzesi fonti per gustare +di questo diletto; ma queste fonti +non sono sempre le più pure, se abbiasi +<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> +riguardo alla diversa condizione +dei Culti‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. +</p> + +<p> +Che se al diletto si unisca alcuna +istruzione, se lo spettacolo che presentasi +al lettore non è senza frutto, +sia per la morale di che è condita +l’azione, sia per la erudizione storica +e la fedeltà del quadro che si prende +a rappresentare, crescerà senza dubbio +<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> +il merito di siffatto genere di +utili componimenti: e veramente è a +desiderarsi, che fino al maggior punto +possibile al diletto l’utile sia congiunto‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>. +In questo caso chi potrà +disprezzare il Romanzo, che sarebbe +appunto una medicina riposta in un +vase di cui gli orli vennero cospersi +di mele? Poichè non so chi potrebbe +tacciar di futile un libro che +una sola ottima massima validamente +persuadesse. +</p> + +<p> +Ma, per venire alla conclusione, +eccoti, Lettore benevolo, un nuovo +Romanzo. Esso avrà i suoi difetti; +ma ciò non isgomenta l’autore, che +<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> +spera far anche meglio in nuovi lavori. +D’altra parte, anche +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Il ministro maggior della natura</p> +</div></div> + +<p> +non è senza le sue macchie, e quindi quale +ridicola pretensione esigere un’opera +senza difetti da un giovine del tutto +nuovo in letteratura, e che inoltre +non intende cavalcare il Pegaso per +andare a rompersi il collo sulle più alte +vette dell’Elicona? — Se nella lettura +dell’operetta che io ti presento, amico +Lettore, tu passerai piacevolmente due +ore, perchè non mi perdonerai se +qualche altra avrai spesa con essa +meno piacevolmente? È forse la noia +così estranea al mondo che non trovisi, +in piccola dose almeno, talora anche +nelle stanze dell’uomo più laborioso? +In ogni modo mi saranno, io spero, più +indulgenti quelle classi che, per essere +più agiate, più sono soggette a +<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> +questo male: e forse mi sarà più propizio +quell’amabil sesso, le cui fibre +più dilicate, i cui nervi più sensitivi, +fanno sì che più atto sia a sentire +anche le meno forti commozioni. +Ora, se anche questo solo scopo io +raggiungessi, perchè non sarò pago? +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p> + +<h2 id="cap1">CAPITOLO I. +<span class="smaller">LE ANTICHE MEMORIE</span></h2> +</div> + +<p> +Sugli estremi confini della antica Martesana, +terra non ignobile nella storia Milanese +per le ricordanze di antichissime città +che ivi sorgevano, e di cui già da tanti +secoli più non rimane che il nome; terra +in cui visse un popolo guerriero che prese +più volte parte alle fazioni che desolarono +la nostra cara patria; terra finalmente che +quel paese racchiude sì delizioso che la meraviglia +forma dello straniero, e le delizie +del nazionale, voglio dire l’impareggiabile +Brianza; sugli estremi confini della antica +Martesana giace il fertile territorio detto il +<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> +Piano d’Erba, di cui è capo luogo il borgo ragguardevole +dello stesso nome. +</p> + +<p> +Celebri sono questi ed i vicini luoghi +per grandi fatti nella storia Milanese. Qui +Federico I, quel barbaro distruttore della +città nostra con una grande caterva di popoli +nostri vicini, avidi di portare coi loro ferri +ferite a chi nemici chiamavano ed eran loro +fratelli, qui Federico accorreva nella state +dell’anno 1160 in soccorso del castello di +Carcano in cui teneva sua guarnigione, tutto +speranzoso di mettere in fuga i Milanesi che +quello aveano cinto d’assedio. Ma in questi +luoghi l’orgogliosa possanza di quel superbo +monarca venne fiaccata dall’eroico coraggio +de’ nostri concittadini. Ben egli combattendo +ferocemente aveva disordinate le schiere a +lui opposte, era giunto al Carroccio portante +il sacro vessillo della città, l’aveva abbattuto, +e certo tenevasi della vittoria; ma +d’altra parte le restanti sue genti erano state +fugate; ed egli, pure dovette mostrar le spalle +a coloro che già vinti e dispersi irreparabilmente +reputava. E perchè fosse compiuto +il nostro trionfo, il giorno appresso furono +da noi sconfitti all’<i>Acqua Nera</i> i Lodigiani +e i Cremonesi, che viveri conducevano +al campo imperiale. Nei quali nobili fatti +le popolazioni di Erba, di Bucinigo, di +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +Parravicino avendo presa attiva parte in favore +de’ vincitori, egli è perciò che riconoscente +in appresso la Repubblica loro +concesse molte esenzioni e privilegi che +non poco contribuirono a far fiorire quelle +regioni. +</p> + +<p> +Quindi è che assai di buon ora questi +paesi presentavano quell’incantevole aspetto +che, ove natura con sue ridenti bellezze all’industria +si unisce, non manca mai di rallegrare +gli animi ispirando i più dolci pensieri. +Quivi diffatti l’aere puro e sereno +maravigliosamente si accorda colla giocondità +di un suolo tutto di acque limpide, +quali mobili quali in riposo, intersecato. Infatti +due piccioletti laghi colle onde loro +tranquille o da lievi zefiri increspate fanno +vivo specchio ai vaghi colli che stanno +intorno, altri di viti altri di ombrose selve +coperti; e sono questi i due laghi di Alserio e +di Pusiano, che uniti forse ad un terzo formarono +anticamente quel Eupili che Plinio ricorda. +Guardando a settentrione, monti alti +e dirupi innalzano le loro selvose spalle, e +le nude teste scheggiose; fra i quali inoltrandoti +una opposta scena ti si presenta +aspra ed orrida di nude balze; e di fianchi +recentemente rovinati delle montagne. Egli +è sovra di uno di questi monti che, oggetto +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +di congetture per lo studioso della natura +apresi nel marnoso sasso una caverna assai +profonda, detta il <i>Buco del Piombo</i>, nella +quale l’uomo avaro ricercò con assidua cura +quel metallo per ottocento piedi entro la montagna; +se pure quel lungo andito non si +formarono da sè le acque, che, dai sovrapposti +piani trapelate nelle viscere della +montagna, quivi per forza e con gran rovina +si dischiusero un passaggio. +</p> + +<p> +Ma se ameni e di bellezze particolari +adorni sono questi luoghi ne’ tempi in che +scriviamo, che sparsi di liete ville mostrano +come la tranquillità de’ campi è cara ancora +al cittadino che fra il fasto e il rumore +della città passa la parte maggiore della sua +vita, non meno singolare e maestoso aspetto +offrir doveano nel principio del secolo +a cui la nostra istoria si riferisce, io voglio +dire il secolo decimoquinto. Vedevansi allora, +invece de’ piccoli e ridenti palazzi de’ +pacifici cittadini sorgere sull’erto de’ colli +e alle radici delle montagne le annerite +mura dei feudali castelli, altri restaurati, altri +in rovina; castelli che raccolsero i più ricchi +cittadini dopo che il feroce Uraja ebbe distrutta +la nostra patria, gli uomini uccidendo, +schiave concedendo le donne ai Borgognoni; +i castelli abbandonati allorchè, tornata +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +florida Milano, divenne fra le città +della Insubria la più forte e prepotente; +ma che ristaurarono poscia a gara i nobili +duranti le intestine discordie fra d’essi e +il popolo; che cacciati dalla città, risorta +dopo la distruzione di Federico, speranzosi +ivi fortificavansi per tentare colla +forza di ricuperare il poter loro. Nel tempo +di che parliamo adunque questi luoghi, pur +ameni, presentavano ovunque un aspetto +severo di guerra: fortificati erano i villaggi +di mura alzate quando gli Ungheri, irrompendo +sull’Italia, tutta di stragi la empivano +e di rapine; muniti di fortezze erano +i borghi, che bene spesso mostravano +recenti tracce della guerra; Incino, per +esempio, di recente era caduto dall’antica +sua grandezza, e mostrava le rovine portatevi +nel decimoterzo secolo dai Comaschi; +fra i luoghi dei dintorni il più forte era +Erba, notabile per un ampio castello; e fra i +castelli feudali de’ signori o Guelfi o Ghibellini +che sorgevano all’intorno, sul colle +di Parravicino notavi quello di Giovanni +Pusterla feroce Ghibellino, e presso la +montagna ove il Buco del Piombo si sprofonda +quello, ancora più forte, detto il <i>Castello +del Monte</i>, che apparteneva a un signore +della parte Guelfa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +</p> + +<p> +Antonio Bianchi che nell’ultima metà del +secolo XIV posseduto aveva questo castello +era stato testimonio di vicende ben importanti. +Nato sotto il governo mite e tranquillo +dell’arcivescovo Giovanni Visconti, avea +veduta la città spogliarsi notevolmente dell’antica +rozzezza lasciata in eredità ai loro +discendenti dai Goti e dai Longobardi; +dacchè, cominciata con Azzone una sì felice +Rivoluzione, andava progredendo per studio +del buono arcivescovo, amico de’ dotti, fra i +quali ognuno sa che trovavasi lo stesso Francesco +Petrarca che Giovanni con ogni sorta di +onori o preghiere trattenne presso di sè assegnandoli +una appartata abitazione. Ma egli +è duro spettacolo vedere una ben composta +ajuola di un piccol giardino, piantata +per mano industriosa, guasta ad un tratto +per la malvagità di un tristo fanciullo fatalmente +operoso; e questo è quello che accadde +succedendo a Giovanni i tre nipoti, Matteo, +Bernabò e Galeazzo: ogni studio di lettere, +ogni bell’arte andò in obblio; il barbaro +non amava che le armi, non spirava che +lascivia, non apprezzava che la caccia; ed +i nobili non ancora dirozzati (mentre è questa +l’opera di lungo tempo) ben presto +tornarono ad una vita solo operosa in consimili +occupazioni. Quindi, come molti +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +altri, ignorante e superstizioso, ma valoroso, +crebbe il nostro Antonio Bianchi; e perchè, +tolta moglie, gli dava ombra la insaziabil +libidine di Bernabò, lasciata la città, venne +a questo suo <i>Castello del Monte</i>, e qui fra +gli agi visse la miglior parte della sua vita. +</p> + +<p> +Diffatti il rigore di Bernabò teneva in +freno le furiose sette de’ Guelfi e de’ Ghibellini, +che in altri tempi di molto sangue +contaminato aveano la Martesana; e il +Bianchi, avendo al fianco una diletta moglie, +Agnese Bigli, che a bellezza non ordinaria +candidissimi univa i costumi, in un paese +ridente, fra la piccola schiera di lieti amici, +fra i quali i più insigni erano il Castellano +di Erba ed il Podestà, e venivano appresso +il Parroco di quel borgo ed il Guardiano +del vicino convento di S. Francesco, in +cacce, in giuochi, in passeggi menando la +propria vita, da principio egli stesso la trovava +felice. Ma l’uomo, sempre poco conto +facendo dei beni che possede corre a invidiar +quelli che ancora gli mancano forse +pel suo migliore; e ciò avvenne anche del +nostro Antonio. Egli nel suo segreto si +affliggea per non avere un erede di sue ricchezze, +un figliuolo in cui rivivere vedesse +sè medesimo; ma quando otto anni appresso +egli l’ebbe se ne dovette rammaricare, perchè +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +la nascita di quel sospirato bambino +a cui il padre volle il nome imporre di +Fortunato, la morte fu della dolcissima +Agnese e la cagione della più fiera afflizione +pel superstite suo genitore. — Misero +bambinello! egli sclamava, fissando con dolore +sul figlioletto gli occhi di lagrime +impregnati, la cagione infelice, tu fosti, o +povero innocente, che io perdessi una compagna +che solo fra gli angeli può avere sua +eguale; tu del latte mancherai di quel +casto seno che per te cessò di palpitare; +ahi meschino, tu per sempre mancherai delle +carezze della più tenera fra le madri! +</p> + +<p> +Pure il tempo, che sana ogni maggior +piaga, portò alcun balsamo anche nell’animo +del desolato padre. Già il fanciullino snodava +l’infantil lingua a formare quel dolce +nome di babbo che tanto è possente sul +cuore ancora più rozzo; e il padre in vedendolo +crescere tutto vezzi dimenticava a +poco a poco il profondo dolore che il +cuore gli consumava: gli anni già trascorrono +per lui con volo assai rapido; il garzoncello +cresce destro nel trattar le armi, +nel cacciare fra le selve; l’età delle illusioni +e degli amori per lui è giunta; la prepotente +natura a congiungersi il traeva con +una fanciulla di amabili costumi da lui +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +veduta in una delle gite che frequenti faceva +a Milano; ma approvato il genial nodo dal +genitore, di repente ecco lo spezza colei +che ad ogni affetto è sorda e inesorabile: +cade infermo l’infelice per ardente febbre, +e in pochi giorni viene tronca quella +preziosa vita a cui quella si atteneva del +genitore. +</p> + +<p> +Privo di ogni persona che strettamente +gli appartenga, in una età che declina +verso la vecchiezza, un uomo ancora può fornire +al cuor suo piaceri ineffabili colla beneficenza +che assomiglia le creature al creatore. +Ma queste delizie delle anime più +nobili e gentili non le sapea immaginare +il nostro rozzo Antonio, che, avendo un +cuore fatto per sentir fortemente, ora altro +non facea che darsi in preda alla più +cupa misantropia. Dopo quell’ultimo colpo +fatale che di ogni oggetto per lui cambiava +in negro l’aspetto, egli, ogni consorzio ricusando, +solitario se ne vivea accumulando +i prodotti delle sue ricchezze, e non distribuendone +che alle chiese ed ai conventi, +perchè pregassero pace a quelle anime +alle quali solo volgevansi tutte le sue ricordanze, +i suoi pensieri. Fu ancora tentato +di vestir rozza tunica ed entrare in un +convento; ma l’idea di dover con altri +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +uomini convivere ne lo distolse; appena +permetteva che di quando in quando un +unico suo fratello lo visitasse, Guglielmo +Bianchi; il figliuolo di questo però, il giovine +Arrigo, giammai non compariva agli occhi +suoi; perchè enorme allora si sarebbe +fatto il dolore di Antonio alla rimembranza, +in vedendo lui, dell’infelice suo figlio. +</p> + +<p> +Frattanto nel 1402, terminava la sua vita +Giovanni Galeazzo primo duca di Milano, +che succeduto allo zio Bernabò, da lui imprigionato, +illustrava il suo regno proteggendo +le arti e le lettere, dilatando colle +armi e coll’astuzia il proprio stato, ma +opprimeva i suoi sudditi con enormi gabelle. +Il suo successore Giovanni Maria +essendo ancora in fanciullesca età, sotto +una Reggenza composta di membri fra di +loro discordi, risorgevano le antiche sette +de’ Guelfi e de’ Ghibellini, ed i disordini +e le sanguinose risse così in Milano ricominciavano +che nelle città da essa dipendenti, +ove erigevansi varj tiranni; ed anche +la Martesana ferocemente partecipava a +que’ furori. Il prepotente Giovanni Pusterla, +alzando il capo, molte soverchierie commetteva +contro i suoi vicini; molti altri +ancora ingiurie commettevano che con altre +erano vendicate; e per sopraggiunta venne +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +il furore della guerra e armate squadre si +videro contendere ai ducali Erba e il suo +forte castello. Per colmo de’ mali poi una +banda di fuorusciti si stabiliva nel Buco del +Piombo, e, guidata da un capo terribile, ai +già desolati paesi portava nuovo flagello. +Ogni traccia di buon governo fra tanto +disordine dispariva: del castello di Erba +erano signori i Rusconi, nè si curavan del +resto, perchè solo attendevano a fortificarsi. +</p> + +<p> +Allora un lampo dell’antica energia nel +Bianchi si sviluppò: assoldò un capitano +Boemo, di cui non ci rimase il nome, e quindici +altri soldati in difesa propria e del suo +castello: nessuno offendeva; ma ai male intenzionati +ispirava timore; egli per altro +per schivare contrasti, lasciava che impunemente +il prepotente Pusterla cacciasse ne’ +proprj boschi; ed ancora dava qualche +somma ai banditi del Buco del Piombo che +gliene facevano richiesta. Ma questo ultimo +atto della antica sua energia era lo splendore +di una lampada che sta per ispegnersi, +poichè difatti due anni dopo egli morì, lasciando +i proprj beni all’unico suo nipote +Arrigo Bianchi, di cui a lungo noi dovremo +parlare in questo racconto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p> + +<h2 id="cap2">CAPITOLO II. +<span class="smaller">LA SORPRESA</span></h2> +</div> + +<p> +Gridi ciascuno a sua posta: per me non +trovo nulla di sconveniente sul bel principio +del mio racconto, condurre il mio +lettore in una taverna. Oltrechè quest’è +uno degli asili della gioja (e così scarsa è +la gioja nella vita che ovunque essa si trovi +può meritare buon viso), poichè infra i bicchieri +il buon umore nasce, il cuore si rallegra, +e siccome i corpi coll’urto, così gli animi, +contrastando colle parole, che il vino +cresce, piacevolmente si riscaldano; oltre +questi grandi vantaggi, l’osteria è luogo +opportuno per istudiare il carattere degli +uomini, cui il poter di Bacco spoglia di +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +ogni veste che i difetti ne ricopra; ed anche +ponnosi in essa scoprire importanti segreti, +che quivi fra la gioja ispirata dal vino +vengono a galla, siccome appunto accade +della spuma di quello spiritoso liquore. +Quindi venga, venga pur meco ove non +sdegna porre il piede il filosofo indagatore, +venga meco il benevol mio lettore, +ancora la bella e schifa giovane sposa o +fanciulla che questo racconto avesse per le +mani, vengano, dico, nel tempio ove si rende +festosamente ragione al merito del buon +Noè, che scampato dalle acque volle pure +scamparne le generazioni venture. +</p> + +<p> +Egli è nell’osteria di Parravicino che +ci conviene entrare. Noi udirem quivi i +discorsi e alcune gesta di certi personaggi +che avranno qualche parte nella nostra +istoria, e che sarà bene far conoscere fin da +principio. L’oste, padrone della taverna, era +un uomo di umore giulivo verso tutti coloro +de’ suoi avventori che aveano buona +borsa, burbero con coloro che avessero +voluto dare delle promesse; egli soleva +dire che un soldo non valutava tutte le parole +del mondo: e perchè il paese, siccome +abbiamo detto, assai prosperava pei +privilegi che da tanto tempo godeva, il +buon uomo avea di assai accresciuto il suo +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +patrimonio, che di già pingue gli era pervenuto +dal padre, rammentato ancora dai +bevitori ottuagenari del paese. Vivea per +altro il nostro Antonio Trivella (tale era +il nome dell’oste) sul piede de’ suoi antenati, +e sottilmente. Ma egli non avea che un sol figlio, +ed era appunto per festeggiare le prossime +nozze di costui che ad alcuni de’ suoi futuri +parenti e loro amici, contro il suo uso, avea +imbandita, la sera in cui noi lo visitiamo, +una abbondante cena. Ad essa partecipava +Giorgio Tanaglia, falconiere nel castello +di Giovanni Pusterla, e futuro zio +dello sposo, con altri tre o quattro famigliari +dello stesso Castello. +</p> + +<p> +Ma lo zio futuro di Carlotto (quest’era il +figlio dell’oste) era quello che più meritava +l’attenzione. Esso era un uomo che potea +avere cinquant’anni, grande e ben fatto +della persona, e che non offeriva in sè l’esempio +di quella pinguezza che attesta un +carattere inattivo e poco energico. Due occhi +assai vivaci e nerissimi, capegli pur +neri, ed una certa barba ricciuta, davano +spicco a’ suoi lineamenti, duri sì, ma che +peraltro nulla teneano di fierezza. Egli era +non pure il falconiere, ma ancora il canattiere +e il primario personaggio della famiglia +del già menzionato Giovanni Pusterla; +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +ma non sempre era stato occupato nella +cura de’ falchi e degli astori, o de’ cani e +delle altre cose risguardanti la caccia; egli +avea in varie occasioni impugnato anche +la spada, e, tenendo dietro al suo signore, +aveva avuto parte in scene assai sanguinose. +</p> + +<p> +Fu appunto dopo che si furono vuotati +alquanti fiaschi che l’umore guerriero del +nostro Giorgio Tanaglia si manifestò: «Carlotto, +figliuol mio, egli diceva allora al +futuro suo nipote, io ti do una figliuola +che è una colomba, sebbene in custodia di +un falco che seppe un giorno drizzar ben +alto le sue penne. Oh se mi avessi veduto +nel 1403, allorchè sul principio del governo +dell’attuale duca, cominciarono in Milano +ad alzar la testa i Ghibellini: tu avresti +allora conosciuto Giorgio il falconiere. Di +que’ giorni io era vestito tutto da capo a +piè di una maglia lucente, e guidava, sotto +gli ordini del signor Giovanni, le genti del +Castello. Si era vuotata l’armeria: tutti coloro +che poteano portar le armi le aveano +indossate.» +</p> + +<p> +«Allora la duchessa madre proteggeva +il Barbavara, suo amante e primo ministro; +e questo era in odio a tutti gli altri +membri della reggenza: egli era Guelfo; +i Ghibellini non potevano soffrirlo.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +</p> + +<p> +«Adunque concertati fra di loro questi +grandi vestirono la divisa del loro partito, +voglio dire la croce rossa, e messisi in arme, +dopo aver mandati alcuni per la città +armati gridando <i>Abbasso il Barbavara</i>, e +ciò per alcuni giorni, e la duchessa non cedendo, +una bella mattina che tutta di armi +risuonava la Porta Ticinese, ove è il nerbo +del partito, ci avanziamo (eravamo +forse diecimila) verso il castello di Porta +Giovia, ove era la duchessa col Barbavara. +Quivi con grida spaventose si chiedeva +che fosse bandito il ministro odiato: e la +duchessa, dopo aver resistito un poco, dovette +pur cedere a licenziare quel ribaldo.» +</p> + +<p> +— Voi dunque vi siete impadronito del +castello? — domandò Carlotto che era il più +giovine della brigata. +</p> + +<p> +— No, figliuol mio, per allora non si +menarono le mani; ma si menarono poco +appresso. I Guelfi si credettero più che mai +offesi nella persona del Barbavara, che era +del lor partito: deboli però assai come +erano, e paurosi, non ardirono allora +mostrare la fronte; ma si prepararono a covare +il fuoco sotto la cenere. Fecero delle leghe, +si accordarono coi Guelfi di fuori della +città: come furono grossi cominciarono a +mostrarsi armati per le strade e ad insultare +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +i Ghibellini, cominciarono sanguinose +zuffe, nè passava giorno che non si menassero +le mani. Il duca non si contava per +niente: la duchessa non pensava più che +al suo Barbavara, che più non le stava al +fianco: tutto era una confusione orribile. +Di quei dì noi saccheggiammo molte case, e +vorrei non fosse più finito quel buon tempo, +che ho fatto de’ buoni danari.» +</p> + +<p> +«Pur i Guelfi pensavano a fare un ultimo +sforzo. Ben vedevano che se con un colpo +ardito non riuscivano a trionfare, stati sarebbero +da noi consumati alla spicciolata. +A forza di intrighi essi mettono infine nel +lor partito i Rusconi, che allora stavano in +Desio, ancora il signor di Vignate, che si +era fatto padrone di Lodi — giacchè di +già le città principali del ducato si erano +tolte dal dominio della Reggenza. Primo +a entrar in Milano fu il Rusconi ed avea +seco una forte mano di genti: il signor di +Vignate dovea venire nello stesso giorno, +ma non compariva: i Guelfi che voleano +trar vantaggio da una sorpresa, poichè la +cosa era stata fino allora maneggiata con +grande segretezza, non credettero bene indugiare +per aspettar i Lodigiani; alzando +dunque all’arrivo del Rusconi il lor grido, +<i>Guelfi, Guelfi, Croce Bianca!</i> vengono avanti +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +pieni di ardimento e confidenza verso la +Porta Ticinese, a cercare le <i>Croci Rosse</i>, +così chiamavansi i Ghibellini. Ma un sentore +ne era fra noi trapelato. I Ghibellini +furono tosto in armi; e vennero fuori grossi +ed in gran furia: il furore che ci animava in +quel giorno non è possibile esprimerlo con +parole. Al <i>Malcantone</i> fu che si incontrarono +i Guelfi. Questo nome ora assai bene è +conosciuto, prima di allora però quel luogo +non avea nessun nome: quivi ebbe luogo +una mischia spaventosa: e fu perciò che +venne così denominato. Bisognava vedere +il signor Giovanni Pusterla, che demonio in +quella circostanza! Ma nemmen io non mi +mostrai una gallina; più di cinque ne mandai +all’inferno. Oh che furia fu quella +mai! I Guelfi infine dovettero partire colla +testa rotta, e rotta in modo che più non +la poterono accomodare: arrivò finalmente +il signor di Vignate, ma non fu più +in tempo: sentì il fatto, crollò il capo, e +per la stessa strada per cui era giunto partì. +I Guelfi, dopo quel giorno, sfrattarono ancora +quasi tutti da Milano. Non ve ne sarebbe +restato un solo, se il duca non li +avesse sempre protetti. — Ma la corte è tutta +per essi. — Da quel giorno in poi però +non vi fu più pace pei Guelfi. Dappertutto +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +furono più o meno perseguitati dai Ghibellini; +e non è già qui solo in Erba che sieno +succedute delle scene sanguinose. Fu +allora che venne composto il brindisi che +ora voglio che ripetiamo.» +</p> + +<p> +Il buon falconiere nel narrare le sue passate +avventure si era andato sempre più riscaldando, +ma pure non lo avea fatto tutto +di un fiato; di quando in quando aveva anzi +avuta cura, quasi per premio della sua +bravura, di inalbarsi la gola del vino che, +sebbene senza interesse di scotto, non avea +per altro in quell’occasione lasciato mancare +il futuro suo parente; i colori del suo +viso si erano maravigliosamente ravvivati in +ragion diretta del numero delle sue libazioni. +Ora empiuta nuovamente la enorme +sua tazza, alzossi in piedi, ed in tuono +metà declamatorio metà di canto, così solennemente +spacciò il suo brindisi ghibellino: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Sovra ogni altro liquore</p> +<p class="i02"> Oh quanto il vin più vale</p> +<p class="i02"> Esso rallegra il cuore</p> +<p class="i02"> Del misero mortale!</p> +<p class="i01">È d’ogni idea vivace</p> +<p class="i02"> Esso l’autor più esperto,</p> +<p class="i02"> E rende l’uom loquace,</p> +<p class="i02"> E ne fa il cuore aperto.</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span></p> +<p class="i01">Dunque fra amiche schiere</p> +<p class="i02"> Giammai non abbia bando.</p> +<p class="i02"> Qual v’è maggior piacere</p> +<p class="i02"> Che viver tracannando?</p> +<p class="i01">Ma quanto in pregio eccede</p> +<p class="i02"> A ogni bevanda il vino,</p> +<p class="i02"> Tanto di valor cede</p> +<p class="i02"> Il Guelfo al Ghibellino.</p> +</div></div> + +<p> +Non aveva però terminato di proferire +queste parole, quando di tratto i battenti +della stanza si spalancarono, e sulla porta +apparve un personaggio tutto di una nera +armatura coperto: avea calata la visiera, +sull’elmo per cimiero un contorto dragone +spiegava le sue ali membranose, in mano +tenea un’arme d’ignoto lavoro. +</p> + +<p> +A quella vista, quasi colpiti da una fatale +apparizione tutti coloro che trovavansi assisi +alla tavola, impallidirono, e lo stesso falconiere +perdette la porpora che il viso in +quell’istante gli coloriva: alle armi, agli +altri distintivi, da tutti fu conosciuto il personaggio +che immobile e silenzioso, ma in +atto minaccevole, si offrì loro, seguito da due +altri armati sulla soglia di quella porta. +</p> + +<p> +— È il Re della rupe, il Guerrier Nero, — sclamò +il falconiere riavutosi un poco del +primo spavento o stupore: — Antonio Trivella +chiedetegli che cosa voglia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +</p> + +<p> +Antonio Trivella, l’oste, uomo non del +tutto pusillanime, ma che però per elezione +cercava a schivare i pericoli, parve avesse +tanto di freddezza conservato da intendere +l’esortazione del falconiere. Egli cavossi la +berretta, si alzò, e, vôlto all’incognito personaggio +così gli disse: — Signore, se voi siete, +come non vi è dubbio, il capo di coloro che +abitano nella caverna del Piombo, io sono +qui per fare il voler vostro, ove vi piaccia +di comandarmi. Ma non vogliate rovinarmi; +io sono un pover’uomo, e sebbene alcuni +mi credan ghibellino, pure son Guelfo fino +a’ capegli: lo dico perchè so che ai Guelfi +non volete male. Non già che io mi rifiuti +di darvi quello che potrò. Non dico +niente di ciò...! Vi sono tanti signori +ghib... +</p> + +<p> +— Basta!... Meno ciarle, che io vi conosco: sborsatemi +ventiquattro fiorini d’oro: e badate +bene, il rifiuto vi costerebbe la vita. +</p> + +<p> +— Il cielo mi salvi! Ma ventiquattro +fiorini d’oro... un povero diavolo..., dove +prenderli?... +</p> + +<p> +— Io manderò un tal diavolo a prenderli +all’inferno, — replicò con adirata voce il +Guerrier Nero; e così dicendo impugnava l’arme +sua terribile alla quale in gran parte attribuir +dovessi il terrore straordinario che +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +di sè incuteva: era una arme da fuoco che +potea maneggiarsi; ed a que’ tempi non +ancora conosciuto era il perfezionamento +di queste armi, ed appena usavansi negli +assedj delle pesantissime bombarde. +</p> + +<p> +— Fermate, signore, — disse il Falconiere; — e +voi, a che fate resistenza, Antonio? non +sapete che contro quelle armi non vale la +forza. +</p> + +<p> +L’oste parve persuaso; partì dalla sala, +tornò, numerò sovra il banco le monete +richieste, e che col cuore lacerato dovea +da sè partire; e porgendole ad uno de’ due +armati che stavano dietro al Guerrier Nero +che stese una mano, disse: «Vergine santa... +ecco fatto a vostro modo.» +</p> + +<p> +Lo sconosciuto nulla replicò; ma alzando +il capo in modo imperioso: — Nessuno di +voi ardisca uscire, — disse alla brigata che +trovavasi nella camera, — finchè non sia trascorsa +mezz’ora. Poco valuterebbe la vita chi +si attentasse di rompere un tal divieto. — Ciò +detto, diede un passo indietro; e i due +che lo seguivano chiusero i battenti della +porta. Un silenzio di confusione per un +istante regnò nella sala. +</p> + +<p> +Ma questo venne ben tosto interrotto. — Poffare +il mondo! — sclamò il falconiere, +in cui gli spiriti che poc’anzi lo animavano +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +per le sue frequenti libazioni, rimontarono +al cerebro un istante dopo, e vi richiamarono +in tutta luce le ricordanze de’ suoi +antichi fatti, rianimandovi quel valore che +veramente in lui non era spento; — Poter +del mondo, in mia presenza una tal scena! +Ma io non avea le armi in pronto, ed +anche non so nemmen io come tanto stupido +m’abbia reso colui. Ma non son +uomo se non lo inseguo. Accada ciò che +accader vuole, non voglio che si dica esser +io un poltrone. Animo, figliuoli, chi vien +meco? Sono tre; noi siamo sette che possiamo +maneggiar bene come essi le nostre armi. +Or via, mano alle balestre ed usciamo: chi +sa che non la liberiamo noi la Pieve‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> di +questo flagello? Carlotto, figliuol mio, +un giovine che prende moglie, ai nostri +tempi non deve essere un poltrone; altrimenti +la prenderà per gli altri; ed avrà +una corona tremenda. E voi Andrea non è +la prima volta che ponete mano alle armi. +Sotto il padron nostro tutti sanno bene un +tal mestiere. Via, Antonio, venite con noi: +si sa che ai tempi vostri sapeste fare delle +belle smargiasserie. Orsù, chi mi seguirà? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +— Per me sono qua, — disse il giovine Carlotto, +che era un bravo, — e non ho paura. +</p> + +<p> +— Anch’io non dico di no: voler ventiquattro +fiorini d’oro, tanto quasi ne bastavano +per l’acquisto del vino per una stagione! — soggiunse +l’oste. +</p> + +<p> +— E io son qui anch’io, — dissero un terzo, +un quarto e un quinto. Andrea il giardiniere +del castello Pusterla si alzò, crollò +la testa in modo goffo, ma ponendo mano +alla sua balestra che era in un canto con +quella de’ suoi compagni (mentre in quel +tempo di anarchia preferivasi sempre l’andare +armati), mostrò di essere pronto anch’egli, +e tutti si raggrupparono come +sotto gli ordini del falconiere ed uscirono +alla campagna. +</p> + +<p> +Taciturni e in buon ordine, e solo tanto +distanti l’uno dall’altro da potersi agevolmente +all’uopo recar soccorso, si avanzavano +a lungo passo e spesso verso di una +boscaglia che dall’albergo non era distante +più di un mezzo miglio, e per la quale si +andava al monte ove aprivasi lo speco, asilo +de’ fuorusciti, il cui capo ora intrecciavano. — Se +lo troviamo, — diceva il falconiere, — l’arma +sua tremenda da fuoco colpirà indarno, +e prima ch’egli scagli un altro colpo, noi +gli saremo addosso; e con armi pari non temo +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +di azzuffarmi con Satanasso. — Io per altro, — disse +l’oste qualche tempo dopo, comincio +a pensare che sono un pazzo in pormi in +quest’impegno. Alla fine ventiquattro +fiorini si possono ancor riguadagnare: ma +se io ci lascio la pelle, questa nessuno me +la ridonerà. Giorgio, fate a modo mio, +torniamo all’albergo. +</p> + +<p> +— Voi non mi conoscete, Antonio: io +non torno mai indietro: S. Giorgio era un +santo guerriero. Ma voi siete il padrone +di voi stesso, fate ciò che vi aggrada: ancora +poco ajuto ci potete dare colla paura +che or vi nasce; fate dunque quello che il +cuor v’ispira. +</p> + +<p> +— Non è paura, non è paura, è prudenza, è +prudenza! Che del resto sa il cielo se non sarei +capace, anche vecchio... Ma è pur meglio +che io ritorni nell’albergo; sonvi molte +cose ancora a fare; va a fidarti de’ tuoi +garzoni! Addio: nel ritorno tornate +dentro, che vi disporrò un fiaschetto che +vi scacci d’addosso l’umidità. Già non farete +niente, ma, se uccidete il Guerrier Nero, +voglio che facciamo una bella festa... Ventiquattro +fiorini! +</p> + +<p> +Nel mentre così, come sempre succede, +l’interesse parziale cominciava a +smembrare quella lega, ed ecco che sembra +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +al falconiere scorgere alcuno degli aggressori +di già vicinissimo ad entrar nella foresta, +che più non era lontana che un tiro di balestra. +Egli scarica la sua balestra, e nel +tempo stesso sono scaricate quelle del giovine +Carlo e di Andrea che gli stavano, +l’uno a destra, l’altro a sinistra; a qualche +distanza. Ma non parve che alcuna freccia +colpisse a segno, e non comparve alcun +colpo di rimando. +</p> + +<p> +— Dio mi salvi, — disse Andrea; — è forse +l’anima di Mariano che va a trovare la Femina, +come dicono. Falconiere, per me +non muovo più un passo in là; io contro +i morti non combatto. +</p> + +<p> +I tre altri villani del castello di Pusterla, +che udirono il ragionamento di Andrea, +giurarono essi pure che nè essi intendevano +di più altro seguirlo. — Falconiere, — dissero, — contro +gli uomini siamo qui, ma contro +gli spiriti, il ciel ne salvi, non vogliamo +combattere. Se fosse stato un uomo di +carne, le vostre frecce lo avrebbero colpito: +esse andarono troppo dritte verso di lui. +</p> + +<p> +— Vili poltroni! — sclamò il Falconiere: — sciocchi, +ignoranti! Io fui bene una bestia +credendo col vostro aiuto poter tentare +qualche onorata impresa: ma è fiato perduto +il rampognarvi: la volpe cangia il pelo +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +ma non il mal vezzo! Fate pure quello che +vi ispira la vostra codarda paura, bestie +malnate; che per me non mi resterò finchè +non abbia perduto ogni speranza di +scaricar un’altra volta più utilmente la mia +balestra. +</p> + +<p> +— Ed io pure vi accompagnerò, — disse il +giovine Carlotto. Essi si avanzarono diffatti +uniti e taciturni, si misero nel bosco, e penetrarono +nel più profondo di esso, sperando +sempre, siccome la foga sconsigliata della +loro ardita natura li consigliava, di trovare +alcuno de’ loro nemici. Se un consiglio di +giusta prudenza sorgeva nel loro petto a +rimproverarli della loro soverchia audacia, +la tema di mostrar l’uno all’altro viltà tacer +facealo. Così molti sono sembrati inaccessibili +alla paura. Essi fecero un lungo +giro; giunsero ancora ad una piazzetta e +ad una cappella che erano oggetto di terrore +per quasi tutti gli abitanti de’ contorni, +e dove era voce ricomparissero degli spiriti a +cui si era alluso da Andrea e da’ suoi colleghi: +nulla videro. La luna, che allora era +uscita da una nube che ne velava poco +prima il disco luminoso, percotendo col +suo candido raggio quell’ermo luogo e quella +cappella ne rendeva l’aspetto melanconico, +ma pieno di novella bellezza. Il silenzio che +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +ivi regnava, il fremere di un venticello fra +le frondi, le pareti rovinose di quel piccolo +gotico edifizio che riflettevano il raggio +del notturno astro, tutto spirava una +simpatica melanconia, assai conforme alle +idee che la storia di quel luogo era atta a +risvegliare. Ma i nostri due personaggi +ad altro pensavano. Si fermarono un istante +sulla piazzetta; guardarono intorno; ed il +falconiere disse: — Or che si fa? Essi di già +si sono dilungati e noi buttiamo il tempo e +la fatica volendoli inseguire. +</p> + +<p> +— Torniamo adunque, — disse Carlo, che +pensava alla sua bella Lucia, e non avea voglia +di lasciare l’immaginata sua felicità per +dar la vita combattendo un demonio così +terribile qual era reputato comunemente il +Guerrier Nero. Lentamente quindi, di ritorno, +incamminaronsi all’albergo; e quivi narrarono +agli altri l’infruttuosa loro spedizione. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span></p> + +<h2 id="cap3">CAPITOLO III. +<span class="smaller">IL SEGRETO</span></h2> +</div> + +<p> +Arrigo Bianchi, il possessore del Castello +del Monte dopo la subitanea morte di Antonio +Bianchi, di cui abbiamo da principio +esposto la dolente istoria, Arrigo già da alcuni +giorni facea dimora nel forte castello +ereditato dallo zio; e la mattina che tenne +dietro agli avvenimenti da noi riferiti nel +capitolo antecedente, con tre suoi compagni, +usciva per fare un giro cacciando ne’ suoi +boschi, ove le lepri e i caprioli ben di rado +erano stati per l’addietro disturbati dal signore di +quelle terre. +</p> + +<p> +Era la caccia uno de’ divertimenti più favoriti +de’ nobili di que’ tempi, ed in essa +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +la gioventù passava le ore allorchè le civili +guerre o le esterne non la tenevano occupata +sotto le armi. Arrigo per altro, in ciò +discostandosi dall’usanza comune, a questa +non avea volte esclusivamente le sue cure. +L’anima sua elevata più gradevoli ancora +rendeva agli occhi suoi altre occupazioni: +la sua mano con una maestria impareggiabile +scorreva sulle corde di un liuto; la sua +voce al canto soavemente modulavasi; i suoi +immaginosi pensieri dettavangli d’improvviso +carmi al labbro, e questo al suono gli +accordava delle scosse corde. Bello della +persona, di statura alta, di lineamenti gentili +e pieni di nobiltà, con due splendenti +occhi azzurri ed una bionda chioma innanellata, +allorchè sedendo sotto un albero a +qualche immaginoso concetto la mente e il +canto egli apriva, bene rassomigliar lo +avrebbe potuto uno de’ nostri classici poeti +allo stesso fratello di Diana che de’ suoi +dolci accenti fa risuonare le vette dell’Elicona. +</p> + +<p> +Non egli per altro ad alcuno de’ suoi coetanei +cedea nel pregio del trattar le armi. +Venti volte avea riportati i primi premii in +solenni giostre ed in tornei, la sua destrezza +ne’ giuochi allora in uso era stata +notata da molte belle che segretamente riscaldare +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +par lui sentironsi di onesta fiamma +il cuore sensitivo e con applausi gli dieder +lode. Caro a tutti, avea anche vissuto durante +la sua prima gioventù alla corte del +duca di Milano, e quivi la stima si era guadagnata +de’ più distinti personaggi. Ma egli +avea di poi lasciata la corte, aborrendo i delitti +che la contaminavano, e le malvage +inclinazioni del duca Giovanni Maria; egli +avea preferito una vita oscura, confuso fra +tutti gli altri del suo partito allora caduto +in grande avvilimento, a uno splendore o +sconvenevole o obbrobrioso. Rimasto privo +del padre, siccome perduto avea assai di +buon’ora una madre diletta, egli, lasciata +la città, era passato a Como presso ai Rusconi, +che quivi dominavano, ed ai quali +la sua famiglia per antica amicizia era assai +stretta. +</p> + +<p> +Più tardi avendo Facino Cane, condottiero +delle armi ducali e protettore de’ ghibellini, +conquistato Canturio su Giovanni Carlo +Visconti; e mirando a più alte imprese essendo +divenuto più mite verso i Guelfi oppressi, +mentre nella riunione sola dei partiti +egli sembrava voler porre le fondamenta di +quelle nuove glorie cui aspirava, grandi feste +essendosi date in Milano nell’occasione +di quell’acquisto, fuochi, tornei, e giuochi +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +di ogni sorta, Arrigo fu tentato di tornare +fra le mura della sua patria per prender +parte egli pure a que’ nobili esercizi, e vi +tornò difatti; nè fu senza sua gran lode +che scese a giostrar coi più prodi cavalieri, +che in quell’aringo ai presentarono. Ma +dopo quel giorno egli parve cadere +in una profonda mestizia. Quel leggiadro +giovine giostratore che nell’ultimo torneo +meritato si era l’attenzione e gli applausi +di più di una bella, dopo quel giorno non +parte più che un uomo consunto da un +affanno quanto più secreto, tanto più pungente. +Di quel tempo poi, essendogli morto +lo zio, egli risolvette abbandonando +la città, con due de’ suoi amici portarsi al +Castello di recente ereditato, forse per cercare +colà distrazione alle sue cure segrete +ed angosciose, forse per tornare a menar la +vita in terra posta sotto la giurisdizione dei +Rusconi, mentre questi signori dominavano +allora, come si è detto, in Erba, di cui coll’armi +acquistato aveano il castello. +</p> + +<p> +Dei due compagni che l’aveano accompagnato, +Azzo Trivulzio il più attempato era +giovine di matura età, avea fattezze dure e +risentite, ma animo bravo e generoso; sembrava +il tipo dei prodi di quel tempo, ma +un cuore avea forte nell’amicizia. Questa +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +virtù sorge vigorosa ne’ tempi calamitosi +ponendo radice negli animi virtuosi, e +grande s’era fatta in quelli di Azzo e di +Arrigo. Ma più impetuoso Azzo, più prontamente +l’animo suo correva alla vendetta +a que’ tempi reputata l’immediata conseguenza +dell’offesa, la sua mano alla spada +che era stimata il sommo dei diritti. Ancora +assai più rozzo e duro egli era ne’ suoi +modi, schietti però e sinceri. — Antonio +Carcano, al contrario, il secondo de’ compagni +di Arrigo, e di recente postosegli al +fianco, era bel giovine, ed avea lineamenti +piuttosto femminili, avea nell’abito una +ricercatezza che negli altri non notavasi, +era spiritoso, ma vile; ed avea mille altri +difettuzzi, dei quali parte hanno con lui +comune tutti i parassiti alla cui classe apparteneva: +era cioè adulatore, millantatore, +dotato di grande volubilità; era inoltre tanto +poco leale, quanto lieto e festivo; il suo +carattere meglio ci faranno conoscere le +azioni che di lui avremo a riferire. +</p> + +<p> +Ora questi tre compagni, deposti i ricchi +abiti che allora erano in uso, giustacuori di +drappo serico guerniti di ricchi ricami, +calzoni a due colori, e berretti da piume +sormontati, e muniti invece di giacco soppanno +siccome la condizione de’ tempi bellicosi +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +richiedeva, e di sopra vestito uno schietto +abito verde da caccia, colle loro spade al +fianco ed in ispalla le loro balestre, preceduti +dal boemo Capitano capo della guarnigione +del castello, che tuttavia continuava +a restarvi, moveano la mattina di cui parliamo +pei boschi che distendevansi sulla +montagna, così per riconoscere il paese +come nel tempo stesso, se l’occasione si +presentasse, per dare la morte a qualche +capriolo od a qualche altro quadrupede o +alato abitatore della foresta. +</p> + +<p> +Ma Arrigo, taciturno procedendo, dava +chiaro indizio che nè il mutamento dell’aria, +nè i nuovi oggetti circostanti, dissipato avea +la sua profonda mestizia. Egli di quando +in quando in sè rinveniva, e trattenevasi +coi due suoi compagni; ma poi ricadeva +nel primiero silenzio, e muto procedeva per +lungo tratto. Fu appunto rompendo uno +di questi mesti intervalli che il Carcano a +lui vôlto così gli disse. +</p> + +<p> +— Via Arrigo, se io indovino qual diavolo +la lingua vi annodi, avrete voi la generosità +di confessarmi che ho colpito nel +segno? Voi sapete che io sono un abile tiratore: +volete che io mi provi? +</p> + +<p> +— Un abile tiratore! questo è ciò che +ancora non ho imparato a conoscere, e +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +che oggi si potrà vedere. Ma la tua curiosità, +Antonio, un giorno ti farà schiantare. +Or via, di’ su, sentiamo gli oracoli del tuo +cervello balzano; e se indovini, chi sa ch’io +non ne convenga. +</p> + +<p> +— Ebbene, giacchè parlate di oracoli, sentite +bene questo; che, come un oracolo, in +una sola parola io ve la dirò la cagione +che vi fa camminare così distratto, sicchè +sembra non abbiate più lingua che un gallo +di montagna. Voi siete <span class="smcap lowercase">IN-NA MO-RA-TO</span>!!! +</p> + +<p> +Ad Arrigo di repente si imporporarono +le gote, e veramente, quel restringimento +del cuore, che tanto sangue mandava al +viso parve annunziare che il nostro indovino +côlto avesse, come egli avea promesso, +nel segno. Pur egli nulla disse. +</p> + +<p> +— Eh via convenitene, Arrigo, — riprese il +Carcano, — Azzo che da tanti anni vi sta al +fianco, detto avrebbe che voi state meditando +una vendetta; io m’ho migliori occhi +in questi affari, e conosco i sintomi +della malattia. Io vi ho udito più d’una +volta sospirare nella vostra camera.... +</p> + +<p> +— Corpo di Satanasso! Antonio, verresti +tu ad origliare alle portiere! — sclamò Arrigo +con impazienza. +</p> + +<p> +— Ecco come fate voi altri! Subito prendete +fuoco. No no, solo per caso io vi ho +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +udito mettere de’ sospiri che un mantice +non ne avrebbe mandati fuori di più sonori; +ed ho sentito qualche tronca parola +che non sembrava dettata dallo sdegno; e +che so... Inoltre voi, tempo fa, eravate +sempre pronto a tributar omaggio alla +bellezza, sotto qual siasi panni la incontraste: +ora vi passano innanzi le più belle +contadine, senza che neppure mi diciate: +«Carcano, ti piace quella?» Ergo, io conchiudo +e stringo l’argomento che quell’amore +malizioso che voi cantando sì di sovente nominate +crudo e onnipossente, ora a voi pure +provato abbia la sua onnipotenza, e forse +anche la sua crudeltà; sebbene a dir il vero, +non saprei indovinare chi sia la dama de’ +vostri pensieri, mentre conviene bene che +sia cosa del tutto celeste, se non si vede, se +non si sente, se, come l’aria, non cade sotto +i nostri sensi. +</p> + +<p> +— Eh via, Carcano, voi siete un pazzo! Ma +no; io vi promisi di convenire se colpivate +nel segno, ed io non ho motivo per +tacere a due amici la stranezza di un amore +che mi ha conquiso. Sappiate dunque che +durante le ultime feste tenute in Milano, +ed a cui io presi parte, una rara beltà che +io vidi presso l’illustre Beatrice Tenda colpimmi +sì fattamente i sensi de l’intelletto che +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +da quel punto l’immagine di lei non ho +saputo più spiccarmi dalla mente. Esser +deve quella una qualche ghibellina, +ma il di lei nome non ho potuto rilevarlo; +nè più io la rividi. Ed io sperava che questa +mia strana fiamma a poco a poco avesse a +scemare col tempo e fra i sollazzi della +campagna; ma io confessar lo deggio, sin +ora anzi più andò crescendo nel mio petto, +e di giorno in giorno, alimentata da’ miei +pensieri vi si fa grande. +</p> + +<p> +— Eh! via Arrigo, — disse Azzo; — voi ci corbellate: +di queste avventure potete narrarcene +nelle vostre canzoni, ma non darci +a credere, vi abbiate voi parte con animo +riposato. Tanto sarebbe far all’amore colla +luna, che il voler amare chi non si conosce, +peggio assai poi la figlia di un Ghibellino. +</p> + +<p> +— Io mi proposi, già ve lo dissi io stesso, +di risanare il mio cuore da questa piaga. +È un pazzo chi si consuma dietro un amore +allorquando questo non può avere esito +felice; ma sì presto dalla amorosa piaga +l’uom non guarisce. Or via di ciò più non +parliamone. Ecco il nostro bravo capitano +che si è fermato ad aspettarci! — soggiunse +con una forzata ilarità. — Domandiamogli +delle particolarità intorno a questi +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +banditi, che si fortificarono nella caverna +che sta sopra di questo monte. +</p> + +<p> +Il personaggio di cui egli parlava diffatti +si era fermato per aspettarli; ed a loro rivolto +mostrava le sue fattezze che lo rendevano +assai rimarchevole. Era egli uomo +di avanzata età; avea mezzana statura; e +i suoi lineamenti, piuttosto duri, non si +mostravano animati che da un colore vermiglio +che colorivali, e che dava spicco a +due occhi grigi e vivaci, che sprofondati +sotto due folti sopraccigli spesso si moveano. +I suoi capegli già cospersi si mostravano di +neve; la fronte sua tappezzata di porpora, +il suo naso pavonazzo davano indizio non +incerto del molto culto ch’egli professava +al lieto dio dell’ebrezza. Avea corporatura +muscolosa, breve collo, piuttosto grossa la +testa; mostrava gran forza, e sembrava un +uomo risoluto ed avvezzo alla fatica. Ma +farà conoscere un po’ meglio questo importante +personaggio un breve sunto che +daremo della sua vita. +</p> + +<p> +Era il nostro bravo capitano, di cui disgraziatamente +andò perduto il nome, di +nazione Boemo; ed era vissuto un tempo +alla voluttuosa corte dell’Imperator Venceslao. +Quivi, siccome per lo più avviene, +i costumi del monarca aveano tratto nel +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +loro esempio quelli di tutti i grandi e delle +altre persone che gli stavano vicine, e +bandita la moderazione, si passavano i +giorni interi ne’ conviti e ne’ stempramenti +de’ piaceri, soprattutto nell’ebrezza. Diffatti +l’imperatore Venceslao per tutti +questi vizj era diventato odioso ai principi +della Germania, che due volte lo imprigionarono, +e finalmente ne lo deposero +nel 1400. Il nostro Capitano adunque, dopo +di essersi distinto nelle armate del suo +sovrano per la sua intrepidezza, ed averne +guadagnato l’affetto, sicchè gli venne dato +un comando nelle guardie destinate a custodire +la sacra sua persona, secondando +una passione di cui già il seme era posto in +lui da gran tempo, si era abbandonato all’eccesso +del vino e della crapola, e come +nelle armi così distinguevasi fra coloro che +col bicchiere alla mano rendevano ragione +al lor signore, che in tali prodezze pur +tutti li superava. La fama delle quali sue +qualità giunta essendo all’orecchio dell’imperatore +Venceslao, costui più di una +volta lo volle alla sua mensa, e con esso +venne a gare strepitose. A questo modo il +nostro bravo capitano crebbe assai in grazia +presso l’imperatore; sicchè quando +nel 1395 questi dovette spedire in Italia +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +Benesio di Cumsich per investire Giovanni +Galeazzo del titolo di duca, titolo che il +Visconti pagato avea oltre centomila fiorini +d’oro, il nostro capitano fu prescelto ad +accompagnare il Luogotenente imperiale +nella sua spedizione; e con esso venne in +Milano alla corte dell’ambizioso Visconti +che gli fece le più liete accoglienze. È +registrata nei volumi della storia la comparsa +che il capitano fece in occasione +della solenne cerimonia che ebbe luogo +per l’incoronazione del nuovo duca. +Mentre sulla piazza di Sant’Ambrogio, +ove erasi eretto per tal oggetto un gran +palco circondato da steccato, e tutto ornato +di scarlatto, sul qual palco, sotto un +baldacchino di broccato d’oro e porpora, +era un trono; mentre su quel palco, intorno +al quale splendenti in arme stavano le più +scelte milizie ducali, il luogotenente imperiale +conferiva al Signor di Milano il manto +ducale ed il berretto emblemi della novella +sua dignità; il nostro bravo capitano alla destra +portava la bandiera imperiale, e quella +del Visconti era portata dalla banda sinistra +da Ottone da Mandello. Ma fuvvi più d’uno +in quella circostanza, che, sottraendo una +parte della propria attenzione alla solennissima +cerimonia, non potè non notare il viso +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +vermiglio del milite Boemo, il quale, andando +in lungo la funzione trasse un sospiro, +forse perchè da troppo tempo, siccome +egli parve esprimersi poi, trovavasi di +esser stato senza dare un abbraccio al suo +fiaschetto. +</p> + +<p> +E la bravura ch’egli mostrò in un torneo +il dì seguente, parimenti dagli storici venne +notata, e lo mise assai in grazia del nuovo +duca; il quale giudicandolo buon soldato, +ed avendo bisogno di bravi condottieri per +guidare a termine i suoi ambiziosi disegni, +con larghe proferte lo impegnò a restarsene +alla sua corte. Piaceva assai al nostro +capitano il bel cielo dell’Italia; e più gli +piacquero le promesse di Giovan Galeazzo +ed al suo servizio si accomodò. Ma in progresso +di tempo il duca meglio lo conobbe, +siccome uomo, cioè, bravo sì ed intrepido +sotto le armi, ma di assai ristrette cognizioni +in fatto di tattica; quindi nessun comando +importante mai gli affidò, e solo +mandollo con un comando secondario +nella Toscana. Ma alla morte del duca +suo protettore, cangiarono le cose; molte +delle truppe vennero licenziate, ed il nostro +capitano lo fu con esse. Egli determinavasi +di prender soldo sotto di Facino Cane, +quando gli venne offerto di comandar la guarnigione +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +che in difesa del suo castello armar +volea Antonio Bianchi. Venuto adunque al +Castello del Monte, quivi viveva del tutto a +suo modo, ubriacandosi sei giorni della +settimana, di quando in quando un giro ne’ +boschi facendo per uccidere qualche capriolo; +nè mai snudando la sua spada, giacchè gli +ordini del suo signore a questo riguardo erano +stati troppo chiari e precisi: non volea +che difendersi. Arrigo, succeduto allo zio, +avea trovato che il capitano era uomo di +buona compagnia, ed abbondando di ricchezze +non pensava a disfarsi di questo povero +diavolo che risguardava siccome una +passività inerente alla stessa sua eredità. +</p> + +<p> +A lui Arrigo domandava adunque notizie +sullo stabilimento de’ banditi, che abitavano +la caverna detta il Buco del Piombo; +ed il capitano in un gergo poco intelligibile +gliene diede alcuni rassegnamenti. +</p> + +<p> +— Mein herr Arrigo, — gli disse il Boemo, — nessuno +sapere chi essere quest’uomo. Mein +herr Antonio stare sempre in castello come +Venceslao prigioniero stato in Praga. Mandare +quello uomo domandare danaro, messere +Antonio lui dare. Essere quell’uomo +di grande coraggio: lui aver armi date per +demonio. +</p> + +<p> +— Io però non ho intenzione di passarmela +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +così amichevolmente come mio zio +con costui per poco che mi molesti, — disse +Arrigo. +</p> + +<p> +— Bene! aver gusto. Io aver voglia lui +provare: aver combattuto per Venceslao, +aver combattuto per Giovanni Galeazzo: vedere +cosa poter fare questo diabolo. Aver +gente brava in castello; voi essere omo ti +coraggio; mein herr Azzo combattere con +gusto. Noi dare vain a nostra gente: vain +accrescere in omo grande valore. +</p> + +<p> +— Questa è la vostra massima; ma io +crederei che le nostre forze non avrebbero +bisogno di aumento, se Carcano sapesse +mettere in effetto la metà solo delle sue +millanterie, e adoperare la spada come sa +adoperare la lingua. +</p> + +<p> +— Io adoperare la spada! Lo porreste +voi in dubbio? Io vi avrei voluto presente +alla battaglia di Rovagnate... +</p> + +<p> +— E che avete fatto alla battaglia di Rovagnate? — domandò +Arrigo: — Apparecchiamoci, +Azzo, a sentirne una delle sue. +</p> + +<p> +— Una delle mie! Corpo di satanasso! Che +mi credete, un vile? Udite. Era la vigilia di +Pasqua quando Facino Cane colle sue genti +e con quelle di Estore Visconti e del marchese +di Monferrato, comparvero innanzi +al nostro esercito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +</p> + +<p> +— All’esercito di Antonio Carcano!!! — replicò +Azzo, dando in uno scroscio di risa. +</p> + +<p> +— Ridete, ridete, tristo motteggiatore; ma +non è men vero perciò che Pandolfo Malatesta, +contro cui moveva Facino, non fosse +di que’ tempi con me carne ed ugna. Io +veramente aveva consigliato a Pandolfo di +non arrischiare una battaglia, e di tentare +piuttosto le vie degli accordi. Milano è +grande, io diceva, ce n’è per voi e ce n’è +per Facino. Anche Bernabò e Galeazzo lo +divisero per metà. Ma Malatesti Malatesta +allora soffiava nel fuoco, ed aveva delle +ingiurie private da vendicare; ed il giorno +seguente si dovette venire alle mani. +</p> + +<p> +— E voi, dove eravate? — domandò Azzo. +</p> + +<p> +— Nella retroguardia io era, — rispose il Carcano. +</p> + +<p> +— Benissimo! quello era il vostro vero +posto. +</p> + +<p> +— Or bene, — proseguì il Carcano fingendo +di non intendere a che mirasse l’osservazione +di Azzo. — Sentite, di grazia, ora il restante +e non m’interrompete. Comincia l’azione: +Facino attacca i nostri, arrovellato come +un demonio. Estore menava de’ grandi colpi +e giustificava il suo soprannome di <i>Soldato +senza paura</i>. I soldati dì Pandolfo fanno +ogni sforzo per respingerlo; Malatesti Malatesta +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +combatteva anche egli con coraggio, +e l’azzuffamento si facea sanguinoso: pure +caricate da sì risoluti nemici le nostre +schiere già cedevano. Allora io dissi fra me: +qui non c’è a perder tempo. Avanti +soldati, grido, e con tanta forza mi muovo +verso la schiera condotta da Estore Visconti +a cui era unito Giovan Carlo, che quasi tutta +la prima fila fu rovesciata da cavallo, e +molti furono uccisi. Estore poichè mi vide +contrastargli a questo modo la vittoria, contro +di me si volse... +</p> + +<p> +— Il nostr’uomo si riscalda, — disse Arrigo +ad Azzo. +</p> + +<p> +— Egli è già diventato un mongibello, — rispose +Azzo ad Arrigo. Ma il Carcano ad +essi non badando proseguiva: — Io allora di +piè fermo lo aspetto. Fosse maraviglia, fosse +rispetto, i soldati ci fanno un cerchio intorno +e sospendono il combattimento. Ma +io d’un colpo getto a terra ad Estore l’elmetto, +e poichè egli volea pur combattere, +imprudente come è, io gli dico: «Signor +Estore, a che combattiamo noi qui?» +</p> + +<p> +— Aspetta, aspetta, — l’interruppe Arrigo, — ci +conterai il restante del tuo sogno dopo che +avrem preso quel gallo di montagna. +</p> + +<p> +Erano allora in una parte assai solitaria +e selvaggia del monte, e fra di un +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +bosco maestoso di castani antichissimi le +cui cime erano state danneggiate e scavezzate +spesse volte dai fulmini dei quali molte +mostravano i recenti danni. Enormi sassi, +che in più remote età per la furia delle +pioggie smossi dalla vetta scoscesa erano +giù rovinati, seminavano a quando a quando +quell’erto terreno alzando le annerite loro +masse fra il verde fosco del muschio e +quello più vivace delle piante verdeggianti, +e dei ginepri in ispecie e de’ fiori che in +quelle parti volte a mezzogiorno crescono +tuttavia nell’autunno. +</p> + +<p> +Ma il gallo di montagna non sì tosto si +avvide di essere osservato che prese il +volo. — Carcano, — disse Arrigo, — a te a raggiungerlo. — Il +Carcano tosto spiccandosi +da’ compagni si diede a seguire quel grosso +volatile. Ma tutt’a un tratto egli si ferma +come il viaggiatore, di cui dice il poeta +che incautamente premuto un serpe, +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Risalta indietro; e tosto il piè rifugge</p> +<p class="i01">Da lui che s’alza di furor si strugge.</p> +</div></div> + +<p> +Non altrimenti il Carcano arrestossi, e +da poi, con sollecitudine sì ma con ogni +precauzione per evitare ogni romore, e facendo +col dito sulle labbra segno a’ suoi +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +compagni che non si movessero, tornando +ad essi si ricongiunse. +</p> + +<p> +— Che è, Carcano? — dissegli Azzo, — abbiamo +noi innanzi un esercito di Facino? +</p> + +<p> +— Indietro, — rispose il Carcano, — indietro, — replicò +con voce così bassa che appena poterono +intenderlo; ed in pari tempo il +colore del suo viso, i suoi lineamenti dinotarono +evidentemente lo spavento. +</p> + +<p> +— E che, più in là sta forse la bocca +dell’inferno come la descrive Dante, ed è +questa la selva selvosa di cui egli favella? — disse +Arrigo sorridendo. +</p> + +<p> +— Che Dante? che inferno? Non avanzate +di un passo, se avete cara la vita. +</p> + +<p> +— La vita, sì, ci è cara, Carcano, ma al +nostro fianco sta questa che ce la difende, — disse +Arrigo ponendo la mano sulla spada. — E +d’altronde io nulla veggo che mi indichi +periglio; io non mi veggo intorno che una +tranquilla solitudine. +</p> + +<p> +— Solitudine! sì, voi credereste che io +vi consiglierei di ritirarvi se non vi fosse +che una tranquilla solitudine? Via, siate +prudente, seguitemi: per istrada vi dirò il +resto. +</p> + +<p> +— Non si dirà mai che io volga le spalle +ad un pericolo che non conosco, Carcano! +Vedi tu Azzo che ti fa tal viso che indica +insieme il dispregio e la pietà? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +</p> + +<p> +— Ebbene vada egli, avanti, vada, e vegga +chi sta nascosto dietro di quel macigno. Ma +noi torniamo, il più presto che ci sia possibile, +al castello. +</p> + +<p> +— Su via chi vi si cela che non possiamo +in tre combattere? +</p> + +<p> +— Ah Arrigo! ai contrassegni, di certo dietro +quel sasso si cela il Guerrier Nero, che abita +il Buco del Piombo. +</p> + +<p> +— Ed è egli solo? +</p> + +<p> +— Ancora lo vorreste accompagnato? +Non avete sentito che la sua mano scaglia +il fuoco e la morte? +</p> + +<p> +— Sì, ma s’egli è uomo, egli potrà ancora +esser vinto ed ucciso, — disse Arrigo. — Poco +omai stimo la vita, e la tua stessa paura +mi sprona a tentare un’impresa contro di +quel bandito, se pure non è già un qualche +tronco che tu scangiasti col Guerrier Nero, +di che non sarebbe a fare gran meraviglia. Ebbene, +amici, — disse poi volto, ad Azzo, ed +al Capitano: — dobbiamo noi dare la caccia +a quest’orso che fa da re su questo monte; +dobbiamo noi assalirlo fuori della sua grotta? +</p> + +<p> +— Per me altro non bramava che di +provarmi con questo spauracchio del paese, — disse +Azzo; egli è già un pezzo che non mi +si presenta occasione di mettere la bontà +della mia lama alla prova. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<p> +— Mein gott! foler vedere chi stare +questo grante diabolo, — disse il bravo Capitano. +</p> + +<p> +— E voi, Carcano, ci seguirete? — chiese +Arrigo al terzo de’ suoi compagni. +</p> + +<p> +— Per me, se gli altri vogliono tentare +una sì arrischiata impresa, non mi ritiro. +Io non dico mai di no; io non ho paura. +</p> + +<p> +— Ebbene avanti, — disse Arrigo, ed essendosegli +posti alla sua destra Azzo, alla sinistra +il boemo Capitano, avanzò non badando +al Carcano se lo seguisse oppur no. Il Carcano +fece due passi per andare avanti; ma ben +tosto, come se un muro fra lui ed i compagni +suoi si frapponesse, non potè più muovere +un passo. Si arrestò adunque, ed ancora +sembrava da una superior forza a poco a +poco per parte opposta trascinato. +</p> + +<p> +Frattanto i tre arditi compagni avanzando, +e fra le loro mani tenendo le loro balestre, +si avvicinavano al luogo da cui tanta +paura era venuta in corpo al bravo nostro +Carcano. E di già erano poco distanti dall’enorme +macigno che, al dir dello atterrito +nunzio, nascondeva un oggetto di tanto terrore; +ed, accortisi che il Carcano non li +seguiva, dubitavano che di loro si fosse beffato, +o che il suo terrore gli avesse fatto travedere, +quando ebbero a convincersi del contrario. +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +Non appena furono in grado di vedere +gli oggetti che prima il masso nascondeva +che videro diffatti al suolo giacente, ma in +sedere ed in atto di persona che sta sulle +difese, un guerriero tutto di nera armatura +ricoperto, e sospettarono veramente essere +potesse il personaggio dal Carcano disegnato. +</p> + +<p> +Non appena colui vide a sè lontani un +trar d’arco i tre sconosciuti che verso di +lui si volgevano, che assumendo un’aria +minacciosa, e contro di loro volgendo la +bocca dell’arme sua sconosciuta, così in +voce di tuono loro gridò. +</p> + +<p> +— Di un passo non vi avanzate, o voi che +verso di me sembrate volgervi; date le +spalle a questi luoghi. Nuocervi io non +voglio, ma l’andar oltre non vi è concesso. +</p> + +<p> +— E chi a noi lo contende? — disse il Bianchi; — noi +non siamo usi a lasciarci intimorire +da minacce. +</p> + +<p> +— Arrigo Bianchi, — replicò lo sconosciuto; — la +vostra voce finisce di svelarmi +che voi siete veramente quel desso. Io +vi conosco, e a male in cuore mi costringereste +ricorrere alla forza. +</p> + +<p> +Stupì Arrigo nel sentirsi a quel modo +chiamar per nome. — Fermatevi, — disse poscia +a’ suoi compagni; ed egli stesso arrestò +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +il passo. Indi con attento occhio +contemplando lo sconosciuto, si avvide che +il terreno intorno a lui era tinto di sangue. +</p> + +<p> +— E chi dunque siete voi che per nome +mi chiamate, e che siete lordo del vostro +sangue? Se un tempo foste de’ miei amici, +voi non avete nulla a temere da parte mia. +Ma, o confidatemi il secreto del vostro +nome, o dovete rendermi ragione delle +vostre minaccie ed essere mio prigioniero. +</p> + +<p> +— Prigioniero! La vita costata sarebbe +tale parola a chiunque la proferisse, di voi +in fuori. Ma io troppo bene vi conosco; e +troppo grave mi sarebbe contro di voi adoperare +la forza. Or bene, io acconsento +che solo a me vi accostiate; e voi +saprete chi son io, e mi ajuterete, ferito +qual io sono, a salir l’erto monte. +</p> + +<p> +Arrigo disse agli amici che si scostassero +e da lungi lo seguissero; e senza sospetto, +pieno di una incerta confusa idea destata +in lui dal suono della voce dello sconosciuto +che nuova infatti a lui non giungeva, al +giacente si avvicinò. +</p> + +<p> +— Voi siete ferito in una gamba, — gli +disse, poichè gli fu vicino; — volete voi che +io mandi per un chirurgo o per chi vi rechi +a braccia ove avete dimora? Ma prima +ditemi a chi sono io per prestar il mio +ajuto? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +</p> + +<p> +— Il vostro ajuto! Di nulla, io ho bisogno, +e nulla voi mi potete offrire che mi +appaghi; la mia stessa ferita io la sprezzo, +ed ora il sangue è omai del tutto stagnato. E +non per tanto io non accuso la sorte che +mi condusse ad incontrarvi. Sì, vostro +amico io fui un giorno; e a voi si svelino +i lineamenti di questo volto sconosciuto in +queste regioni: mille ricordanze si affolleranno +alla sua vista nella vostra fantasia. Sì, +noi fummo compagni alla corte dello +scellerato Giovanni Maria, che ora tanto +avido aspira a beversi il mio sangue! E fu +la perfidia sua, la sua scelleratezza che +spinse un guerriero che <i>grande</i> da tutti si +chiamava a vivere in mezzo a nudi scogli, +in un cavernoso speco, e fra i disagi, +finchè giunga il giorno desiderato di sua +vendetta! +</p> + +<p> +Proferendo queste parole lo sconosciuto, +alzatosi, avea alzata la bruna visiera. Un +viso virile e pieno di fierezza erasi presentato +ad Arrigo. I suoi lineamenti dinotar +poteano presso a quaranta anni; grosse +ciocche di neri capelli scappavano di sotto +l’elmo, ed adombravano la fronte ottenebrata. +Due occhi vivaci come bragie splendevano +sotto due folti e del paro nerissimi +sopraccigli; una spessa e incolta barba il +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +mento e le gote avvolgeva, ed accresceva +la durezza dell’espressione di que’ lineamenti +feroci. Nel mentre egli ad Arrigo, +in voce tronca e che indicava qual foga +dì affetti il petto gli premesse, venia volgendo +le espressioni del suo sdegno e del +suo dolore, tutto il suo corpo si animava; +le sue mani stringevano i pugni per l’indegnazione; +il suo labbro tremava, le sue +pupille lanciavano vive fiamme; e il suo +capo, rizzandosi, sembrava minacciare il +tiranno da cui traean origine le sue disgrazie. +Egli stette quindi un istante in silenzio; +e poscia, a poco a poco deponendo le +minacce ed assumendo l’espressione dell’abbattimento, +si percosse la fronte, e movendo +gli occhi in giro, in modo da lasciar +intravvedere che la sua mente, dalla sciagura +scossa, era alquanto disordinata, soggiunse: — Ma +è forse sogno; tutto forse è +perduto, ed invano io questo giorno l’attendo; +e forse prima, incanutite le mie +nere chiome, rovescerannosi i forti ripari +del mio speco, anzi che questi miei +occhi veggano rosseggiar la terra del sangue +di quello scellerato. — Oh quanto io +sono infelice! — Ma no, di che mi lagno? — soggiunse +poi riaccendendosi della prima +fermezza. — Non sono io sovrano fra questi +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +monti; non è qui rispettato dalle genti intimidite +il poter mio? Tanto ne ha forse +Giovanni Maria sul suo scosso trono! E se +la base del mio potere è la forza, tutto in +natura non è forse il retaggio del forte? Se +molte terre io disertai per favorire chi un +tempo era mio sovrano, disertarne non +potrò per la mia propria esistenza? Ma +ora porgetemi il braccio, Arrigo, — in tuono +più rimesso soggiunse, — e nel muovere verso +la mia caverna, grandi cose io vi voglio far +palesi. +</p> + +<p> +Arrigo, volgendo a quell’infelice alcune +parole di conforto, gli porse il braccio, e +con lui proseguiva il cammino verso la sommità +della montagna, quando il suo misterioso +compagno così a favellar cominciò: +</p> + +<p> +— Niuno più di voi a fondo conosce +quale e quanto fosse il favore che a me +compartiva un tempo il perfido Giovanni +Maria; e la mia sorte si mantenne a me +propizia fino al giorno 18 di agosto del 1404. +Fu in quel giorno fatale che, sospettando +il duca di Pandolfo Malatesta, il quale a +Monza trovavasi, non desse mano a rilevare +la fortuna della Duchessa, che ivi pure +avea sua stanza, risolvette dell’uno e dell’altra +la perdita. Egli per altro sotto opposti +colori celando il suo disegno, me incaricò +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +e l’infelice Pusterla di sorprendere +il Malatesta e la madre sua, e condurli +a lui in Milano. Egli ci ingiunse non fosse +operata colla madre la violenza; nel +caso resistesse, in custodia venisse data +ad una persona a noi sconosciuta, e che +egli allora ci presentò; disse a questi aver +affidata la cura di custodirla. Noi ubbidiamo +a’ suoi comandi; il giorno stesso noi +partiamo: giunti in Monza, il Pusterla assalta +le schiere del Malatesta, nel mentre +che io collo sconosciuto mio compagno al +palazzo mi reco della Duchessa, per eseguire +del figliuolo la commissione. Le genti +di Pandolfo, che non erano più che trecento +uomini, tutte furono fatte prigioniere; Pandolfo +però salvossi, e potè giungere fuggendo +mezzo ignudo in luogo di sicurezza. +Frattanto io mi era recato dalla Duchessa, +ed espostole quale fosse la volontà del figliuol +suo, la esortava a sottomettervisi. Ma +quella, del suo male presaga, guardandomi +con occhi torvi, entrò invece in tal furore +che, le più aspre invettive scagliando contro +di quel mostro ch’ella avea generato, per +la forza della commossione sua cadde in +un profondo svenimento, ed io la credetti +morta. — È morta! — sclamai allora, compreso +di orrore e compassione. — Ebbene +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +ciò risparmierà una droga! — disse il compagno +mio. Allora io gli fissai gli occhi +in viso; la sua cera sinistra mi parve animata +da un’espressione infernale! — E che +dir pretendete? — io replicai, in tuono sdegnoso. — Nulla, — mi +rispose quegli sogghignando: — se +essa è morta non vi vorranno +odorose essenze per richiamarla alla vita. — Non +voglia il cielo che ciò sia, — soggiunsi io, +gli occhi sempre rivolti su quel dubbio mio +compagno. — Nol voglia pure, — disse il malvagio; +ed il dialogo qui terminò. +</p> + +<p> +Frattanto in sè tornando poco dopo la +Principessa, giurò che viva nessuno da +Monza l’avrebbe strappata; e noi la assicurammo +che alcuna violenza non le verrebbe +fatta. Solo venne infatti nel suo palazzo +custodita; e la sovraintendenza di +esso ne fu lasciata alla persona che il Duca +avea designato per l’uffizio di carceriere. +Pochi mesi dopo, si udì che era morta; nessuno +conobbe della morte la cagione, e +molti sospettarono che fossero i malvagi +trattamenti che le avessero accorciata la +vita. Io i miei sospetti, assai più fondati, in +me serbai per qualche tempo; ma mi allontanai +dalla corte pel grande orrore che +l’azion rea del principe in me destava. +Finalmente ne feci parola al Pusterla, e +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +quegli giurò che certamente la Duchessa +era stata dal figlio avvelenata, che però +era il fatto a celarsi ad ogni persona che +vivea. Ma egli ebbe, più tardi, l’imprudenza, +per assicurare il Duca di sua fedeltà, di lasciargli +intravedere ch’ei conosceva le particolarità +del fatto; e io da lui stesso ciò seppi: +ma non passarono due giorni ch’egli fu +messo a morte nel modo orribile che tutti +sanno; e allora, non a torto, io sospettai per +la mia stessa vita, avendomi alcuno de’ +miei amici assicurato che il Pusterla era +stato posto dal Duca alla tortura, e che lo +Squarcia avea ucciso colui che lo avea torturato. +Più non dubitai che il possesso del +mio secreto a me non fosse per essere fatale, +e lasciai la città. Venni diffatto per +ogni parte cercato colle più squisite diligenze, +ed a prezzo d’oro fu messa la mia +testa: la conoscenza del misfatto del tiranno +è una colpa di morte per quello che +la possiede! +</p> + +<p> +— Che intendo! A tanto dunque veramente +giunse l’inumanità del Duca? Ma +voi avete forse bisogno dell’altrui soccorso +per ritirarvi e vivere in uno stato straniero? +Parlate; io non vi lascerò senza +ajuto. +</p> + +<p> +— No! errando io fuori della città senza +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +sapere ove rivolgermi, conoscendo quanto +periglioso fosse essere scopo delle ricerche +di vili che non bilanciano nel troncare un +capo quando loro è pagato a peso d’oro, +io feci il più tremendo de’ giuramenti, che +vendicato mi sarei di Giovanni Maria. +Questo giuramento è quello che qui mi lega; +per questo io mi cinsi di compagni pronti +a seguirmi ad ogni mio cenno; e solo per +questo, colla forza provvedendo a’ miei bisogni +e a quelli de’ compagni miei, io traggo +una vita concitata fra questi monti. +</p> + +<p> +In questo mezzo essi erano giunti di già +innanzi all’apertura del vasto speco che +servivagli di asilo sicuro. Larga è questa +da forse cento passi, ed è sospesa sovra +uno scoglio a cui a stento si accosterebbero +le stesse selvagge capre, tanto ella è +erta la strada che vi conduce. Lungo tutta +l’apertura estendevasi un grosso muro di +pietre con due porte, entrambe da pesanti +ferree saracinesche difese. +</p> + +<p> +Altre aperture vedevansi praticate nel +sodo muro ad uso di balestriere; e la sommità +di esso coronata scorgevasi di merli e +munita di due bertesche o torricelle. Nel +resto, la vasta abitazione di cui il muro +stesso facea parte, ricevere dovea la sua +maggiore luce dalla parte interna riflessa +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +dalle gigantesche pareti della immensa grotta +biancheggiante. Un ruscelletto, a rendere più +forte ancora quel luogo già dalla natura +tanto fortificato ed a provvederlo di uno +degli elementi più necessarii alla vita, scendeva +disotto un arco quasi nel mezzo appunto +della caverna, e fra enormi sassi +frangendo le grosse onde vi formava una +cateratta. Del resto, non erano, come si disse, +soltanto allora state innalzate quelle fortificazioni; +e solo esse erano state riparate +per opera di que’ banditi che presentemente +le occupavano. +</p> + +<p> +Dopo di aver un istante contemplato +sì l’uno che l’altro in silenzio il maestoso +spettacolo di quella grotta, il Guerriero +dalla nera armatura animando lo sguardo +suo come di orgoglio e di compiacenza, con +quell’enfasi che gli era propria negli istanti +in cui la disordinata sua fantasia prendeva +fuoco così sclamò: +</p> + +<p> +— Ecco la casa mia; ecco il mio castello; +quale mai fu più maestosa abitazione? Ove +sono le torri che più si innalzino di questi +scogli giganteschi? Vedi queste colonne +cinericce che fiancheggiano e sormontano +il vasto speco: non sorgon esse tanto orgogliose +quanto quelle che pose Ercole in +fine al mondo? Ma tu, Arrigo, veder potrai +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +ancora l’ampiezza dell’interno mio palazzo; +vedrai quanto addentro si inoltri la caverna +tenebrosa, ed il numero de’ miei soggetti +che ivi securi in me soggiornano. Credimi; +allorchè la mia mente, ogni idea del passato +obbliando, tutta piena si giace delle sensazioni +istantanee del presente, io pieno di +guerriera gioja passo molte ore in quel forte +antro che è come la mia reggia. Tutto +abbonda nella caverna; nè la gioja vi è +bandita fra miei compagni. Ma allorquando, +solitario la notte a lunghi passi mi +aggiro nella muta mia stanza, e penso al +tempo in cui numerose schiere ubbidivano +al mio comando, quante imprecazioni non +scaglio contro di colui per cui sono costretto +a vivere fra queste balze! +</p> + +<p> +Arrigo si ingegnò a porgergli dei conforti; +e gli rinovò l’offerta sua, che qualora, +tranquilla vita riprendendo, passar volesse +in altro stato, al che esortavalo, egli gli avrebbe +somministrato quanto gli fosse abbisognato. +</p> + +<p> +— Non già, non già: la mia sorte è stabilita, — replicò +l’altro; — se così non fosse, la +forza del mio braccio a me provvederebbe, e +pure ai miei provvederebbe il mestiere della +guerra. Ma eccoci allo speco: seguitemi +per quest’erta strada; benchè la mia ferita +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +mi tormenti, io per altro col vostro ajuto +potrò salirvi. Giunti su quel masso, i miei +compagni giojosi accoglieranci. — Ei gittò un +fischio, e ìmmantinenti apparvero alla saracinesca +molti strani visi, che riconosciuto +il loro capo si ritirarono; la cateratta si +alzò; fu fuori spinta una scala per agevolare +ai due l’entrata. Salì il primo lo sconosciuto +capo di quella banda, e dopo lui +saliva Arrigo Bianchi. +</p> + +<p> +— Voi siete lordo di sangue! — sclamò la +schiera de’ banditi che con gioja rispettosa +si era messa intorno al suo capo. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose questi, — allorchè jeri noi +tornavamo verso il monte, ed a’ miei due +compagni avea ingiunto che mi precedessero, +io ritirandomi fui ferito leggermente +in una gamba, tanto però che il dolore mi +vinse, e dovetti passar la notte in una parte +riposta del monte. Ivi trovai questo +mio amico, e col suo ajuto a stento qui +finalmente io mi ricondussi. +</p> + +<p> +Allora tutti rivolsero la attenzione loro +ad Arrigo; ma nessuno ebbe l’animo di +fare una domanda curiosa al loro capo. +</p> + +<p> +Costui licenziò i compagni suoi con aria +di comando, ma amichevole; e quindi conducendo +il giovine suo conoscente fra le +varie stanze, nude di ogni ornamento, che +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +componevano quello strano palazzo, e mostrandogli +quanto nel monte l’umida grotta +si sprofondasse, così tornò a dar sfogo al +rammarico che nell’animo suo allora si accumulava. +</p> + +<p> +— E chi detto l’avrebbe, allora che sotto +armi lucenti io mi avvolgeva fra le giostre +e i tornei, chi detto avrebbe che io sarei un +giorno diventato il selvaggio abitatore di questa +caverna? Ma ancora chi detto m’avrebbe +che, qui vivendo, io vi avrei stretta la destra +di uno dei nobili miei amici? Ma +addio. Non lasciate traspirare nemmeno +all’aria il segreto di che vi misi al possesso; +esso formar potrebbe la vostra rovina. Tornatene +a’ vostri compagni; da me, nè +da’ miei, nulla temete. Oh se quell’esecrato +capo cadrà un giorno, noi torneremo +ancora compagni! +</p> + +<p> +Arrigo fu commosso a tale commiato; e +stringendo la destra nerboruta del terribile +suo amico, lasciò la caverna, dalla quale venne +ajutato a discendere dai satelliti di quell’uomo +tremendo: scese egli, e tutto pieno +della triste idea di quella vittima della +tirannia, non ebbe fatti più che trecento +passi, che incontrò i suoi compagni, io voglio +dire Azzo ed il capitano, i soli che da +lungi lo avessero seguito. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p> + +<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. +<span class="smaller">IL LUSINGHIERO</span></h2> +</div> + +<p> +Il nostro Antonio Carcano difatti non +avea fatto lo stesso. Vista la mala parata, +il poveretto, queto queto, si era ritirato, e +posciachè fu ad una ragionevole distanza, +e sicuro omai di non essere più veduto, a +gambe si pose a correre verso del castello. +La sua paura però lo trasse fuori di strada; +e dopo di aver percorso da circa un miglio, +tutto ansante si fermò, dubitando di ciò +che era, voglio dire di essersi smarrito. +</p> + +<p> +Egli allora, con un po’ più di tranquillità +dando ordine a’ suoi pensieri, così +fra sè cominciò a discorrere: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +</p> + +<p> +— Che dirà Arrigo di me? egli dirà che +sono un poltrone; ma io potrò ribattere +l’accusa, scusarmi, non importa in qual +modo. Sì, sì, cento idee mi suggeriscono a +tal proposito; nè mai a me vennero meno +pretesti. Frattanto, pensiamo al più: pensiamo +a trovare la strada di questo maledetto +Castello. Ove diavolo se ne è andato? +Lo si vedrà da quell’eminenza. Per +dire il vero sono stanco; ma saliamola. Ancora, +solo non ho tanto gusto a trovarmi +in questi paesi. Con questi banditi, e con +questi ghibellini, preveggo che io qui non +sono nel mio elemento. +</p> + +<p> +Così ragionando, ed anelante, si ingegnava +di salire la altura da cui sperava scoprire +il desiderato Castello del Monte. — Benedette +le contrade di Milano, — fra sè diceva, — al +tempo di Giovanni Galeazzo e prima +che queste guerre de’ Guelfi e de’ Ghibellini +vi portassero l’inferno, e l’uso infame +di scannarsi a vicenda. Che bel passeggiare +fra di esse, vivendo alle spalle di un +amico, a cui non si pagava che un poco +di adulazione! Ora quel maledetto Facino +ha data la fuga ai Guelfi; e non si può più +vivere nemmeno colà. E quell’imbecille di Duca +lo ebbe nelle sue mani, e lo lasciò fuggire! +Oh se foss’io il Duca non vorrei lasciarmi +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +venire coi piè sul collo a questo modo, no +da parte di Sant’Ambrogio! Ma così va +il mondo. Al tempo di Giovanni Galeazzo +nessuno contava un soldo, il Duca era tutto; +ora il Duca è nulla, e chi comanda sono +coloro che gli hanno giurato di ubbidirgli. Ma +eccomi finalmente su questa erta! Mo’, +vedi, ancora non si vede il castello! Fuggisse +egli, siccome l’Italia ad Enea? non ci +mancherebbe che questa! Ma oimè! che +accade? sento strepito: fosse un lupo? no, +pare una pedata d’uomo. Che sarà +mai? è meglio che mi nasconda fra questo +cespuglio. +</p> + +<p> +Così dicendo, egli con gran diligenza si +appiattava fra di una folta macchia che +ingombrava una parte del bosco, il quale +estendevasi quasi continuamente su quella +ampia montagna. Il povero parassito per la +paura era veramente divenuto tale da far +pietà. Il color suo naturale lo abbandonava; +a pena si arrischiava a respirare; e forse +egli non avrebbe sfuggito i funesti effetti di +quello stato angoscioso, se a rassicurarlo non +si fosse agli occhi suoi in breve mostrata +una scena assai diversa da quella che forse +alla sua immaginazione egli si dipingeva. Fu +adunque, invece di essere terribile, la scena +che a lui si offrì la più gioconda, e quella +che più egli avrebbe potuto desiderare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +</p> + +<p> +Infatti, poichè per qualche minuto si fu +sempre più fatto maggiore lo scrosciar dei +cespugli e dei rami rimossi che formavano +ostacolo al piede di chi si avvicinava, +che dal passo misurato altro essere non +poteva che un individuo della specie a +cui egli stesso apparteneva; che, con sua +grande soddisfazione, egli vide finalmente +spuntare una figura umana, e tale da assicurarlo +pienamente dal suo terrore. Poichè +prima un bel volto giovenile avvolto in un +fazzoletto a strisce di più colori, poscia +un seno turgidetto e gentile, sebbene l’alabastro +avesse alquanto di sua candidezza +perduto sotto la sferza del sole di Luglio, +quindi una azzurra gonnella, ed una persona +piena di rusticane grazie, e leggiadria. Arrossì +allora, forse per la prima volta, il vile +della sua paura, e balzando fuori dal suo +nascondiglio: +</p> + +<p> +— Bella giovine, — disse portandosi verso +la contadina; — quale pena vi infliggerò io +dell’avermi rotto un cheto sonno, nell’istante +medesimo che stanco di un lungo +passeggio ne cominciava a gustare le dolcezze? +Ma per voi parlano quelle vostre +labbra coralline; ebbene sia su queste che +cada la vendetta. — Ciò detto a lei con +modi cavallereschi ed affettati avvicinandosi, +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +e prendendola per le braccia, stava per +accostare le sue labbra ai rubicondi coralli +della contadina; quando questa, non +ismarrendosi a quell’assalto, e liberata la +destra dalla mano dell’impudente damerino, +al passionato suo ammiratore applicò +uno schiaffo sì sonoro che l’impronta della +forte mano restò rosseggiando sulla decorata +guancia. +</p> + +<p> +— Signor cavaliere, — poi soggiunse la robusta +Driade, ponendosi in atto di difesa, — si +guardi, perchè io cercherò di difendermi; +e non andrà molto che alcuno giungerà in +mio soccorso. Ma in nome de’ santi, non +voglia tormentare una povera fanciulla che +di recente ha schivato per miracolo una +gran disgrazia! +</p> + +<p> +All’udire l’annunzio, <i>arriverà alcuno</i>, che +in tuono profetico e misterioso, non meno del +Battista, la giovane contadina pronunziava, +il Carcano, suo malgrado, impallidì; e cangiando +di tratto modi, diè indietro due +passi, e disse: — Il cielo mi guardi, bella +ninfa, dal recarvi disgusto; nè io credeva +offendervi, mostrandovi la mia ammirazione. Adunque +voi siete una beltà dolente! +Via in me confidate, narratemi le +vostre avventure, e voi avrete da me fido +patrocinio e difesa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +</p> + +<p> +— Io non capisco bene il vostro linguaggio; +ma mi pare siate, sebbene un poco +licenzioso, un buon signore. Voi forse siete +milanese. Tutti cotesti giovani di Milano +sono un gran tormento per le povere fanciulle +da villaggio: anche il signor Estore +Visconti, sebbene sia quel gran signore che +è, e già vecchio, ci fa arrossire quando capita +a Parravicino. Or bene, sappiate che jeri +per poco non successe la maggiore delle +disgrazie. +</p> + +<p> +— E sì che voi meritereste che la fortuna +fermasse a’ vostri piedi la volubile +sua ruota, mia villereccia dea! +</p> + +<p> +— Già ve l’ho detto, io non capisco di +questo linguaggio; e, se parlerete così, io +non saprò più che rispondervi. Ma conoscete +voi Giorgio Tanaglia, il falconiere del +signor Giovanni Pusterla?... Come non +lo conoscereste, che è il primo nei contorni +che sappia allevare bene un falcone ed un +astore! +</p> + +<p> +— Giammai di lui, io ebbi udito parlare, +la mia fanciulla; ma del suo padrone +udii dire che sia un Ghibellino assai feroce. +</p> + +<p> +— Per noi il signor Giovan Pusterla è +della miglior pasta del mondo. Ebbene, mio +zio, il falconiere, jeri ha corso pericolo di +essere ammazzato dal Guerriero Nero della +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +caverna; ed anche,... anche il povero +Carlotto! +</p> + +<p> +— Il Guerrier Nero della caverna! — disse +Antonio impallidendo. +</p> + +<p> +— Sì, egli stesso. Ma voi siete di Milano +e non ne avete forse inteso parlare. Sappiate +adunque che in quella caverna che +sospesa si vede in cima a questo monte abitano +de’ fuorusciti che impongono taglie +a tutto il paese, e spesso rubano le bestie +che pascolano sui monti; ma fanno più +male ai Ghibellini; e lasciano stare d’ordinario +i Guelfi e la povera gente. Dicesi che +il loro capo sia figliuolo di una strega, perchè +ha un fulmine nelle mani. Mio zio jeri +corse gran pericolo, con quel poveretto +giovine di Carlotto... +</p> + +<p> +— Carlotto... E chi è questo Carlotto? +</p> + +<p> +— Carlotto? egli è... Ma ecco qua Andrea +che giunge. Bravo, così voi mi custodite; +bella scorta che mi fate! Via spicciatevi, +che l’ora si fa tarda. +</p> + +<p> +Mentre ella così parlava, compariva fuori +da que’ densi cespugli che l’avean +prima celata, la persona a cui queste parole +erano volte. Era costui un villano di +statura piuttosto bassa, ma quadrato e muscoloso +quant’altri mai, e pieno di robustezza. +Portava in una mano quattro polli +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +di cui stringeva le gambe in un fascetto, +nell’altra un grosso e noderoso bastone, +ed avea un grande coltellaccio alla cintura. +Avea ispida barba, che raddoppiava la durezza +dell’espressione de’ suoi lineamenti; +e le fattezze del suo viso indicavano un ingegno +torpido e goffo. — Ho trovato compare +Luca la giù, Lucia, ed abbiamo discorso +un poco della vendemmia. +</p> + +<p> +— Noi andiamo al convento di S. Francesco, +signore, per portar delle offerte ai +buoni padri, e questi fiori (e mostrava un +canestro che sostenea col sinistro braccio) +all’immagine miracolosa della Madonna, +che forse è stata essa che ci ha salvati. +</p> + +<p> +— E colui è l’onorevolissimo vostro zio, +mia bella ninfa? +</p> + +<p> +— Mio zio! — sclamò la giovine in tuono +di chi come offeso si sente nell’amor proprio +e nell’onore; — mio zio, signore, è ben +altra cosa che Andrea il giardiniere! +</p> + +<p> +— Ah sì, io stesso l’avrei giurato: dal +duro tronco della quercia nascer non potevano +lo rose dilicate, nè coi fieri lupi +aver parentela i teneri agnelli. E il vostro +nome, mia bella, è forse Lucia Tanaglia? +</p> + +<p> +— Sì, ma ciò che deve importare ad un +signore, come voi esser dovete? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +</p> + +<p> +— Ah, mia dea, il nume cieco non conosce +distinzione di grado. Sì, io sono un signore. +Pochi in Milano vantano eguali ricchezze +di quelle di Antonio Carcano; mille +belle mi assediano; ma il mio cuore... +ho da dirvelo? non mai fu tanto scosso +quant’oggi alla vostra vista. Ditemi, potrò +io visitarvi nel tugurio del padre vostro? +io potrei anche farvi mia sposa... +</p> + +<p> +— Ah signore, che cosa dite? io sono già +promessa a Carlotto il figliuolo dell’oste. +</p> + +<p> +— Ora capisco chi è questo Carlotto che +vi sta sempre sulle labbra. E voi preferireste +un gaglioffo alla mano del più nobile, +del più ricco, del più possente cavaliere +di Milano, s’ei ve la offre? Eh via, voi non +sarete sì stolta, bellissima Lucia, io nol posso +credere. +</p> + +<p> +— Signore, non incalzate una povera fanciulla. +Ed inoltre, ecco il convento de’ Francescani; +noi ci siamo giunti, non vogliate +seguirmi. Che direbbero di me i buoni +padri, e frate Paolo specialmente, che sa +che io sono promessa? Piuttosto, se volete, +siete padrone di sedervi colà, ed aspettare +il mio ritorno... +</p> + +<p> +In altra occasione non si sarebbe il nostro +lascivo damerino accontentato di un +semplice commiato ad una bella di questa +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +fatta; ma la faccia tetra e sinistra e lo +sguardo attento e stupido di Andrea lo tennero +in rispetto. Egli adunque si limitò a +rispondere con queste parole alle esortazioni +della giovine contadina: — Ebbene, +voi lo volete, ed io non saprei contrariarvi: +qui il vostro ritorno aspetterò. Ma termini +presto questa fosca notte che del bel sole +de’ vostri rai così mi priva. — S’assise allora +sovra di un sasso che stava sotto un +salice piangente, e che forse era uso servire +di tranquillo scranno a qualcuno de’ solitarj +abitatori del vicino convento assorto in +sante meditazioni; e volgendo fra sè idee +ben diverse di quelle che oggetto saranno +state de’ casti pensieri di que’ santi romiti, +così fra sè stesso diceva. +</p> + +<p> +— Vedi, non falla mai: gran secreto per +rendersi propizie le beltà di bassa condizione... +una promessa di matrimonio... +Vedi come cascano dalle nubi, — proseguiva +l’infame libertino, — a queste parole incantatrici! Costa +così poco: Si dà: ecco +la mia massima; ma quando ho côlto un +frutto prematuro, io mi ritiro. Pianti, +schiamazzi, desolazioni; a me che importa? +tutto poi finisce: qualcuna va +all’altro mondo pel dolore; ma io non ci +perdo, e con altra bella me la godo. Cadrà +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +anche questa con quattro parole ricercate +e una promessa... Ma ha già lo sposo: +povero tanghero, sta fresco! Il figlio dell’oste! +Eh gliel dirò io il proverbio, se +nol sa: «Sono sempre gli stracci che vanno +in aria». Ma, e se fosse un giovine risoluto? +Se avesse compagni? Non vorrei farmi una +seria briga! Ci vorrà prudenza: ci vorrà +raggiro. Suo zio è falconiere di Giovanni +Pusterla; ora costui, dicono, è un demonio. Amo +le belle; bramo i loro favori; +ma la pelle mi è più cara; e se non è al +sicuro, al diavolo le donne e gli amori. E’ +converrà questa fiata, pensarci due volte +prima. Ma intanto? Intanto però non +parmi tempo di battere la ritirata. È +troppo bella costei, e mi ha colpito veramente. Ha +due occhi che mi incantano; e +quelle guance; e quella fronte; e quel +bel seno? A batter la ritirata sarò sempre +in tempo; mancano a me astuzie, scuse, +stratagemmi? Un altro potrebbe far +dare allo sposo una coltellata; ma io di tali +eccessi non sono capace... Oh Vergine +Santa; soccorso! La vita in dono per pietà! +</p> + +<p> +Quest’ultima esclamazione, così poco +consentanea al rimanente dei ragionamenti +del nostro Antonio, fu fatta a forte voce e +fugli strappata dal labbro da due compagni +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +a lui indivisibili, voglio dire il sospetto +e il terrore. Difatti, mentre egli era assorto +nelle sue macchine scellerate, e ne’ suoi +desiderii contrari al nono de’ comandamenti, +e pur tanto consentanei alle usanze +allora propagate in Milano per gli esempi +de’ cortigiani e del malvagio duca Giovanni +Maria; tre persone a lui pianamente si +erano accostate dietro le spalle; e poichè +egli non se ne avvide, malgrado la squisitezza +del suo orecchio accostumato a star +in guardia per dar tempo ai piedi di provvedere +alla sua salvezza, uno dei tre colla +mano pesantemente la spalla gli percosse. +Il Carcano, trasalendo, assalito tanto più +bruscamente dal terrore in quanto che più +inaspettatamente, a un tratto manifestossi +per quello che era, un poltrone e un codardo, +chiamando ad alta voce a un tempo +dal cielo che tanto co’ suoi infami disegni +pur oltraggiava, e dagli uomini da cui più +non ne meritava, pietà. +</p> + +<p> +Uno scroscio concorde di risa fu tutta +la risposta che egli dai tre ottenne. Il +povero tapino, di già fatto pallido come +un cadavere, allora, o che tanto di forza e +di coraggio in sè raccogliesse o che l’istinto +vel traesse, indietro volse un po’ la testa, e +con quel leggerissimo movimento si rassicurò; +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +poichè dopo un istante da lui conceduto +alla sorpresa: — Oh! — sclamò, ripreso +cuore, — siete dunque voi! Affè +che io conosciuti vi avea, e veduti assai +tempo prima; e per sollazzarvi ho finto di +essere sbigottito. Ma, bravi, io sono ben +contento che mi abbiate raggiunto: io spero +che non lontani sarem molto dal castello. +</p> + +<p> +— Anzi noi andavamo di te in traccia +da questa banda, nel mentre che alcuno +dei nostri era incaricato di cercarti altrove; noi +abbiamo sentito da alcuni de’ +nostri paesani che tu non eri nel castello +tornato, — disse Arrigo. — Ma via sii sincero, +Carcano; tu credesti di essere côlto questa +volta almeno da tuo padre l’arcidiavolo. +</p> + +<p> +— Diamine! che sognate mai? E credete +voi che io avrei paura di sua maestà delle +tenebre, fosse anche seguito da una legione +siccome quella che si gittò presso +Gerasa nella mandria de’ porci?... +</p> + +<p> +— Molto onori te stesso, assomigliandoti +a quegli immondi animali! Ma via, noi +non ti possiamo credere. Ma l’ora è tarda, +torniamo al castello, il pranzo colà ci attenderà. +</p> + +<p> +— Buon annunzio è questo! buon annunzio! +Affè che io cominciava a sentir +l’appetito. Assiso sotto questo salice, io +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +contemplava il magnifico paesaggio: quante +gravi meditazioni si succedevano nella mia +mente! Quando il ventre è leggero la fantasia +serve a maraviglia. Che paese! che +cielo! quale incanto! io esclamava. Ma +ora sento che il mio ventre tenea altro +ragionamento; e la vista del tuo pranzo, Arrigo, +non è a questa da posporsi. Noi avremo +della selvaggina, spero; avremo del vino di +Monte Orobio. Sono due gusti diversi il +meditare e il mangiare; ma non meno perciò +l’un dell’altro pregevoli. Sono come +due bravi cavalieri che con forze e ardor +pari vengano a giostra, come sarebbe Antonio +Carcano, e Arrigo Bianchi... +</p> + +<p> +— Vi ringrazio del paragone, che a me +non fa più onore che a voi ne faccia il +confronto da voi testè fatto delle mandrie +de’ porci di Gerasa. Ma ditemi adunque, +prode cavaliere da giostre; perchè fuggiste +questa mattina innanzi a quello sconosciuto +in cui ci abbattemmo? +</p> + +<p> +— Fuggire! io! No in nome del cielo, +io non fuggo sì di leggeri. Ma, se aveste +avuto voi tre meno paura in corpo, avreste +meglio veduto ove io mi movea. +</p> + +<p> +— Ah! ah! ah! — ridendo, disse Azzo. — Verso +il castello, non è vero? +</p> + +<p> +— Verso il castello? L’ho io veduto +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +forse il castello? No, no, sentite che tutto +vi narrerò strada facendo. Non appena voi +vi foste avvicinati a quel macigno dietro +cui si ascondeva il Guerrier Nero, se +pure egli era desso, che non l’ho ben +veduto, che ecco che alle spalle io veggo +a noi avvicinarsi quattro uomini armati, +che sicuramente essere dovevano compagni +di quel bandito arrischiato. Or che si fa? +Se vi avviso, io vi spavento: adunque io +dico fra me, contro costoro basterò solo. +Fatta tale risoluzione, cavo la spada e loro +mi faccio incontro. Essi mi opponevano da +principio la più vigorosa resistenza; ma i +miei colpi erano di ben altro peso che i loro. +A me canaglia! gridava io, a me! Ad uno +diedi una stoccata nel collo che forse ne +morì. Come gli altri quattro malandrini +se ne avvedono, a gambe a fuggire, e... +</p> + +<p> +— Basta così, — disse Azzo, interrompendolo: — solite +anomalie! Da quattro ora sono +già divenuti cinque, e se proseguite, diventeranno +otto o dieci. Non vorrei che popolaste +a questo modo il mondo di ladroni +e di nemici. +</p> + +<p> +— Dite ciò che vi piace, ma gli assassini +erano cinque, ed io tutti li ho posti in fuga: +tre sono andati da una parte; e uno solo +da un’altra. Uno solo restava a combattere +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +con me, ma io che non li avea temuti +tutti e cinque.... +</p> + +<p> +— Bravissimo! +</p> + +<p> +— Sì veramente, — proseguì Antonio, — io +non mi lasciai intimorire da quell’arrischiato +birbante... Ma che vuol dire questo +corno che sentesi a noi vicino nel bosco? — disse +il Carcano interrompendosi; ed al colore +infocato delle sue guance successe la +più smorta pallidezza. +</p> + +<p> +Il Capitano disse che non potea essere +che Giovanni Pusterla, venuto a cacciar nel +bosco, come di solito ve lo spingea la sua +prepotenza. +</p> + +<p> +— Me ebbe egli forse da mio zio l’assenso? — chiese +Arrigo. +</p> + +<p> +Il Capitano nel suo gergo disse di no; +e che lo facea solo perchè lo zio di Arrigo +non avea mai fatto provare a colui +che non ne avea il diritto. +</p> + +<p> +— Ebbene, — soggiunse Arrigo, — se è lui, +chiediamogli ragione di questo suo arbitrario +operare. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span></p> + +<h2 id="cap5">CAPITOLO V. +<span class="smaller">LA PREPOTENZA</span></h2> +</div> + +<p> +Non a torto il Capitano aveva presentito +che essere il Pusterla quegli doveva che a +suo diletto andava cacciando pel bosco. +</p> + +<p> +Giovanni Pusterla, nato di una famiglia +principalissima fra le ghibelline di Milano, +era cugino di quel Pusterla dello stesso +nome che, dopo di aver per ordine del +Duca dato passaggio ai Ghibellini in Monza, +ove era castellano, il giorno in cui vi erano +andati per assalire il Malatesta e la Duchessa, +era stato dal Duca stesso a’ suoi +sospetti sagrificato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +</p> + +<p> +Siccome poi l’odio del Duca non si era +limitato a sfogare il suo corruccio contra il +castellano di Monza, ma vi aveva sottoposta +ancora tutta la sua famiglia, e ciò a malgrado +dell’alta considerazione che questa +godeva fra’ Ghibellini, Giovanni Pusterla, +cugino dell’infelice vittima, credette opportuno +sottrarsi ai pericoli che continuamente +lo minacciavano lasciando la città, +e ritirossi nel suo castello presso di Parravicino. +E tale risoluzione egli avea presa +non tanto perchè egli di sè temesse, quanto +per amore di un’unica sua figliuola che +teneramente amava, e per la quale, giudicando +dall’indole del Duca che perdonato +non l’aveva nemmeno a un fanciullino dell’infelice +suo cugino figliuolo, egli doveva +del pari che per sè stesso temere. +</p> + +<p> +Ben è vero che questo Pusterla godeva +della valida amicizia del possente Facino +che a questo tempo signoreggiava il Duca +stesso; ma oltrechè Facino era di sovente +assente dalla città, il Duca pure odiava +quel capitano, e ne avea date prove non +era gran tempo tendendogli delle insidie; +per la qual cosa il maggior vantaggio che +ritraesse il Pusterla da quell’amicizia si +era quello di poter sicuro tornare un istante +di quando in quando, trovandovisi quel generale, +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +nella città a visitarvi gli antichi +amici per poi lasciarla il più presto, al suo +sicuro asilo tornando in Parravicino. +</p> + +<p> +Siccome poi era il carattere del Pusterla +focoso e facinoroso, così egli annojavasi +della sua quiete, e tentava ingannare la noja +coll’esercizio della caccia, tanto analogo al +mestiere delle armi. Egli non si era poco +distinto nelle turbolenze di Milano; ed a +capo de’ Ghibellini avea menato assai colpi +nella giornata memorabile del Malcantone; +egli vi aveva anche riportata una ferita o +per meglio dire uno sfregio di cui nel volto +gli si vedeva la cicatrice. Ora egli a mal +in cuore si accontentava di turbare la +quiete degli abitatori delle selve che a lui appartenevano, +e come la sua prepotenza il +portava non lasciava di invadere i diritti +de’ Guelfi allora oppressi cacciando sul loro +territorio; e così facea spesso nelle foreste +appartenenti al possessore del Castello del +Monte. Era a que’ tempi Erba dipendente +dai Rusconi, ma questi intesi solo a sostenervisi +non vi aveano introdotto quasi nessun +governo; e l’anarchia vi dominava. +Quindi noi abbiamo veduto il vecchio +Bianchi pensare alla propria difesa armando +una piccola schiera nel suo Castello. Ma +egli, come si è detto, non pensava a respingere +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +gli assalti del Pusterla: e gli altri +Guelfi, di lui più deboli, non osavano alzar +la testa. Quindi questo vecchio Ghibellino +di giorno in giorno cresceva in prepotenza. +</p> + +<p> +Ma il suo carattere ammetteva non pertanto +ancora molte buone qualità. Avea +della generosità; era benefico verso i suoi +dipendenti, e buon amico cogli amici. Bravo +nel maneggiare la spada, era altrettanto +gioviale ne’ conviti; e la sua casa, aperta +all’amicizia, diventava spesso il ricetto di +grandi personaggi con cui era in lega. Egli +procurava allora ogni mezzo per trattenerli +piacevolmente, e la cordialità sua in +questa occasione spiccava in modo sì bello +che nessuno dal Castello suo si partiva senza +essere divenuto l’amico vero del suo possessore. +Di questo modo egli avea fatti +grandi progressi nell’amicizia di Facino +Cane e di Beatrice Tenda di lui moglie, di +Estore Visconti allora signore di Monza; e, +nel momento di cui parliamo, ancora di +Giovan Carlo Visconti figlio abbiatico di +Barnabò che, privato di Canturo per opera +di Facino, avea trovato asilo in Monza presso +di Estore suo parente. Ivi, in occasione che +v’era andato, il Pusterla avea stretta con +lui una amichevole relazione, e i suoi cordiali +eccitamenti lo aveano indotto a passare +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +qualche settimana seco a Parravicino. +</p> + +<p> +Egli era adunque per rallegrare il suo +illustre ospite che questa volta il Pusterla +si era condotto fuori alla caccia, e secondo +l’uso era venuto, per ottenerla più abbondante, +nei vasti boschi che formavano parte +dei dominj dipendenti dal Castello del Monte. +Or egli era riuscito ad uccidere un capriolo, +quando dando fiato al corno avea +intorno a sè chiamato i suoi compagni per +dar loro parte del lieto suo successo. +</p> + +<p> +Questi suoi compagni erano il già nominato +Gian Carlo, detto il <i>Piccinino</i> per +la sua piccola statura, due suoi scudieri, +il falconiere Giorgio Tanaglia, che il lettore +di già conosce, ed uno o due altri famigli +del castello. Ora stavano essi esaminando +la bella preda, e lodandone la pinguezza e +il bel colpo che l’avea messa a morte, +quando, dalla parte opposta del bosco da +cui i compagni del Pusterla erano quivi +giunti, comparve Arrigo coi tre suoi colleghi, +ed alla schiera de’ cacciatori improvviso +mostrassi. Un istante di stupore +parve rendesse attonito il Pusterla a quella +vista. Egli non aprì labbro, nè alcuno de’ +suoi compagni proferì parola. Tutti si limitavano +ad imitare più o meno il Pusterla +che alzando la testa e dando alla +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +sua persona l’aria più altera, altro non +fece che fissare sui sopraggiunti uno sguardo +che parea loro dicesse: «Ora che pretendete?» +</p> + +<p> +Arrigo Bianchi non si lasciò intimidire +da quell’atto altero del suo rivale e disse: — Signori, +questi boschi a me ora appartengono, +nè io altrui cedetti il diritto di venirvi +a cacciare. So che alcuno lo usurpò +durante la vita di mio zio; ma il tempo +or è cangiato, e chi li possiede intende +mantenersi in tutta la loro integrità i suoi +dritti. — Così dicendo, il suo volto si infiammava +di una vampa di sdegno. Il bravo +Azzo gli si era posto al fianco e tenea la +mano sull’impugnatura della spada. +</p> + +<p> +— Signore, — disse il Pusterla; — per la vostra +età e per la fazione a cui appartenete, voi +mostrate avere più orgoglio che non vi si +convenga. Sappiate adunque che io cento +volte ho cacciato in questi luoghi, e che +non saranno le vostre smargiasserie quelle +che dissuaderanno dal più tornarvi Giovanni +Pusterla. Si sa che i Guelfi hanno +più presta la lingua che la mano; sono più +forti di parole che nel trattare la spada. +</p> + +<p> +— Eppure voi non aveste tal arra il giorno +del Malcantone, — replicò Arrigo. — Mio padre +vi impresse in volto un cotal segno che +tuttavia non appare cancellato dagli anni +agli occhi del figliuolo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +</p> + +<p> +— Ah fu dunque un Bianchi che mi portò +lo sfregio che ho in viso? Ebbene in questo +caso guardatevi che desiderio non mi prema +di pareggiar le partite, e che per una graffiatura +io non vi paghi con qualche ferita +più profonda. Ma via ritiratevi. +</p> + +<p> +— Giammai, se tu non parti il primo, — venne +in mezzo a dir Azzo, e trasse fuori +la spada. +</p> + +<p> +— Ebbene, cane, vediamo, — disse il Pusterla, — e +fece lo stesso, e con lui diessi a +combattere. +</p> + +<p> +— Teufel... sappremant! — gridò il Capitano +ed egli pure fe’ veder la luce alla propria +lama. +</p> + +<p> +— Che pretendi orso d’oltramonte! — sclamò +il falconiere, e messo mano ad una lunga +spadaccia che avea al fianco gli si pose incontro +a combatterlo. +</p> + +<p> +Ma Arrigo con voce severa: — Via, Azzo, — gridò, — fermatevi; +via, Capitano, non veniamo +a questi passi. +</p> + +<p> +— Via Pusterla, via Falconiere, cessate, — gridava +pure dal suo canto Giovan Carlo, +vedendo con ripugnanza che per cagione +sì frivola si ponessero a rischio le vite. Ma +non aveano appena i due che far cessare +voleano quel combattimento terminato di +proferire queste parole, che il falconiere +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +con tal destrezza assestò cotal colpo al suo +antagonista che coltolo lo stese esanime +sul terreno. Cessò allora quasi per un +muto consenso il conflitto fra Azzo ed il +Pusterla; Carlo Visconti si pose in mezzo +in tuono autorevole e pieno di maestà, dicendo +che in nome del cielo non si rendesse +ancora più funesta quella triste +scena. +</p> + +<p> +Il Pusterla disse: — Non io darò il primo +le spalle a questo luogo. Giammai non +dirassi che Giovanni Pusterla un indizio +solo altrui abbia dato di viltà. +</p> + +<p> +— Via, — proseguì il Visconti, — ritiratevi +voi, o giovani bravi e coraggiosi, che un diritto +sostener volete per convalidar il quale +la maggior forza ora non è dalla vostra parte. +Che volete? Che pretendete? Non vedete +voi quanto superiori siamo in numero? Voi +siete due contro sei: or che sperate dal vostro +ardore, o dalla vostra imprudenza? +</p> + +<p> +— Pur troppo è il vero, — disse Azzo con +voce rauca e piena di rancore. +</p> + +<p> +— Ma noi non partiremo però di qui, — soggiunse +il Bianchi. — In questa terra giace +l’esanime spoglia di un nostro compagno, +nè noi l’abbandoneremo agli oltraggi di +un nemico prepotente. +</p> + +<p> +— Ebbene, se è per questo, non temete — soggiunse +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +il Pusterla. — Sull’onor mio vi +giuro che nessuno toccherà un capello a +questo bravo che combattendo restò ucciso. +Inoltre, lo conosco, egli non è nè Guelfo, +nè Ghibellino; è uno straniero che non si +è battuto che per conto terzo. E d’altra +parte noi abbiamo un altro morto che ci +preme di vantaggio, un capriuolo che val +bene la carogna di questo Boemo. +</p> + +<p> +— Or bene, noi siamo costretti cedere +alla necessità: ma ci rivedremo Pusterla, — disse +Arrigo. +</p> + +<p> +— Quando voi vorrete; — replicò il vecchio +ghibellino. Azzo ed Arrigo dispettosamente +si ritirarono. +</p> + +<p> +— Parmi fossero quattro, — disse un istante +dopo che furon partiti il Pusterla a Giovan +Carlo: — ora soli due si sono ritirati. +</p> + +<p> +— Il terzo, — disse uno degli scudieri di +Giovan Carlo, — si è tratto in disparte e nascosto +fra quella macchia. +</p> + +<p> +— Ebbene, — disse il vecchio Pusterla, — egli +non è dunque compreso nel trattato di +tregua: Falconiere, va e snida quel codardo +che lo veggiamo in viso. +</p> + +<p> +Il falconiere ubbidì, andò, ritornò, fu sopra +al povero Carcano a cui gelò il sangue nelle +vene in vedersi afferrato a quel modo da una +persona di sinistro aspetto e lorda in parte +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +di sangue: tremante non oppose resistenza +alcuna; e si lasciò con una passiva rassegnazione +condurre innanzi a Giovanni Pusterla, +per ordine del quale egli era stato +afferrato. +</p> + +<p> +Ma poichè fu giunto in presenza di quel +personaggio il cui aspetto severo era atto +ad incutergli il maggiore spavento, l’anima +troppo abbattuta di quel tapino ebbe bisogno +di uno sfogo e così esclamò. — In +nome di tutti i santi, non vogliate farmi del +male. Che? vorreste uccidermi? che ho mai +fatto io? Credetemi, io non ho mai snudata +la spada contro persona vivente. Non mi +sono io ritirato fin dal principio di questa +zuffa? Via, come ci entro io? Quale colpa +ne ha il povero Antonio Carcano? +</p> + +<p> +— Antonio Carcano! — disse Giovan Carlo +Visconti. — Ah, lo conosco! Egli fu fatto mio +prigioniero nella battaglia di Rovagnate, +ove vi so dir io che veramente non ferì +un colpo solo. Eh via, è un codardo, un +parasito, uno che vive di scrocco. Lasciatelo +stare, lasciatelo subito andare, che altrimenti +morirà di paura, ed avremo allora +due omicidj a rimproverarci. +</p> + +<p> +— Ebbene ha dunque de’ buoni compagni +il Bianchi! E con questi pretendeva egli +cozzare con Giovanni Pusterla? Ma tale +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +l’altro non era che meco combattè. A +costui somiglierà forse Arrigo! Ebbene, è meglio +per lui: altrimenti a quest’ora sarebbe +andato al padre suo nell’inferno. — Ciò detto +il Pusterla fe’ cenno al Falconiere che lasciasse +andare il Carcano; e con sè portando +la fatta preda tutti volsersi silenziosi +verso di Parravicino. Il Carcano tra +la paura e lo stupore sembrava non potersi +movere, non altrimenti che se fosse +stato di sasso. +</p> + +<p> +Ma ritiratosi il Pusterla il Carcano con +ribrezzo si diede a fissare lo sguardo sul +cadavere dello spirato capitano. L’atto estremo +in cui la morte côlto lo aveva era +ben degno del suo valore. Egli stringeva +tuttavia nella destra la spada, ed il suo volto +era pieno ancora di minacce. Ma la pallidezza +della morte era succeduta alla vivace +porpora che prima lo aveva colorito. Fremè +il Carcano a quella vista; ma poi le sue +idee, presero ben tosto un altro corso. — Che +dirà di me Arrigo? che dirà Azzo? +Io debbo pensare a nuove scuse. Farò così: +lorderò la mia spada nel sangue del Capitano, +e dirò che mi portai alle spalle dei +nemici, e che incontratili nel ritirarsi ne +uccisi alcuno. Va benissimo. Povero Capitano, +permetti che mi giovi di una piccola +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +parte del tuo sangue, di cui sei liberale al +terreno, per un uffizio che mi è necessario: +eri tanto buono vivendo che di certo non +mel rifiuterai ora che sebbene faccia spavento, +pure più non sei capace di muovere un +dito solo. — Così dicendo egli immerse +nella ferita del Capitano la spada, e si diede +poscia a raggiugnere i suoi compagni. +</p> + +<p> +Nè egli stette molto tempo a rinvenirli; +poichè costoro cangiato sentimento, temendo +non qualche fiera nel frattempo lo insultasse, +tornavano per caricarsi essi stessi del +cadavere sanguinoso del loro collega. Al +vedere il Carcano Arrigo con mal umore +gli disse: — Ove fuggiste voi, cuore di gallina? +</p> + +<p> +— Fuggire? Possibile che sempre così +abbiate a pensare di me? Vedete voi questa +spada? È sangue questo, od è fango? +Io mi era mosso per assaltare alle spalle +quel branco dei Ghibellini, e poichè non +giunsi che partiti voi, ne ho ferito uno che +si era sbrancato e mi diedi a intracciarvi. +</p> + +<p> +— Eh via; — disse Azzo. — Parvi egli questo +il tempo di spacciare questa grossolana +menzogna? +</p> + +<p> +— Credete quello che volete: questo +sangue parla chiaro; — e snudando la spada +ne mostrò la lama rosseggiante. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +</p> + +<p> +— Foss’egli vero che voi stato foste da +tanto di battervi, fosse pure con uno staffiere! — disse +Arrigo. — Ma via, ecco il cadavere +del capitano: Carcano, ajutaci a trasportarlo +al Castello. +</p> + +<p> +Così dicendo, Azzo ed Arrigo si caricavano +di quella esanime salma; ma il Carcano +si tenne da loro lontano, scusandosi +che s’era slogato un piede; e nel mentre +che si avvicinavano al Castello del Monte, +il vile superstizioso così fra sè invece discorreva. +</p> + +<p> +— Mi guardi il cielo di avvicinarmi a +quella carogna. Vedi come alla mia presenza +quel sangue ribolle e sgocciola; che +se lo tocco, zampillerà a rivi. Possibile mo +che sia vero, che un corpo morto si accorga +della presenza di chi si tinse del suo +sangue? E costui ha da pigliarsela con +me perchè con un innocente stratagemma +lordai il mio ferro nel suo sangue? Oh +non mi piacerebbe che si sapesse ch’io ho +ricorso a tal ripiego per salvare la mia riputazione! Basta, +si potevano dare più +strani casi in un giorno! Se le cose così +procedono, io cangerò padrone, e me ne +tornerò certamente a Milano, a rischio ancora +di dover vivere co’ scarsi miei quattrini. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span></p> + +<h2 id="cap6">CAPITOLO VI. +<span class="smaller">UN AVVISO DEL CIELO</span></h2> +</div> + +<p> +Il giorno appresso la salma esanime del +povero capitano antico guerriero di Venceslao, +e che sì bene di quell’imperatore +avea fin qui imitate le prodezze, venne +con solenne pompa trasportata al luogo di +sua estrema dimora; e non fu senza qualche +lagrima di dolore e rancore che Arrigo +vide partire il funebre convoglio. +</p> + +<p> +— Ora ad altro non si pensi che a vendicarlo, — disse +Azzo ad Arrigo; e poichè sul +modo ebbero alquanto fra loro discusso, +convennero metter le armi in mano alla +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +piccola guarnigione del Castello, armare +anche i più risoluti de’ contadini da esso +dipendenti, e per soprappiù cercare ai Rusconi, +signori del Castello di Erba e come +si è visto assai d’amicizia stretti al Bianchi, +altri sei od otto uomini d’arme, per portare +la schiera destinata ad effettuare i +disegni dei due animosi giovani a trenta o +quaranta combattenti. Il Rusconi non esitò +a compiacere il Bianchi, pregiando assai +l’amicizia di lui; tanto più che avea timore, +per le viste ambiziose di Facino +Cane, non avesse egli stesso ad aver bisogno +in breve dell’ajuto di tutti i suoi aderenti. +</p> + +<p> +Peraltro la piccola schiera che alle armi +si preparava non venne informata del motivo +che ad essa le avesse fatte distribuire; +soltanto da alcuni si sospettava: il secreto +dovea essere l’anima di quell’operazione, +nè sapeasi se quel giorno stesso, o nel seguente, +o più tardi si avesse ad uscire; se +pure non trattavasi semplicemente di stare +sulla difesa. +</p> + +<p> +Si era proibito a ciascuno di uscire dal +Castello; il Carcano ancora non sapea che +volesse dire tutto quel militare apparecchio; +ed Arrigo ed Azzo nell’antica sala +del Castello, antico avanzo di gotica architettura, +ed i cui fregi, consistenti in rozze +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +sculture e trofei ed armi, assai bene dimostravano +l’indole fiera de’ primi suoi possessori, +il cui sangue ribolliva nelle vene +del giovine Arrigo, costoro dico, con viso +annuvolato e pensieroso a gran passi passeggiando +per la sala, disputavano tra di +loro il modo di mettere a compimento il +già ideato disegno. +</p> + +<p> +Così si trattenevano, e non era di molto +lontana la sera quando Anselmo, un vecchio +servo di Arrigo, entrò ad annunziar +loro che un frate rispettabile di S. Francesco +facea umile istanza per essere ammesso +al loro cospetto. +</p> + +<p> +Era allora appunto l’Ordine de’ Minori +di S. Francesco come la colonna della Chiesa. +Nato nel tempo in cui la corruzione si era +gettata fra gli ordini monastici, e la mollezza +si era introdotta a corrompere la nobile +austerità delle primitive loro istituzioni, +quest’ordine, per la austerità della +sua regola, avea riscosso dal loro sonno +letargico ancora gli altri, ai quali serviva +di tacito rimprovero col suo esempio. +E non pertanto, siccome è proprio di +tutte le umane istituzioni, che, ottime e +sante da principio, il tempo insensibilmente +le guasta, così ancora fra i zelanti discepoli +di Francesco alcun poco rilasciato si era +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +col volgere di più d’un secolo il primitivo +fervore. Ma di recente un personaggio distintissimo, +e di santissima vita, era stato +mandato dal cielo a richiamarli alla strada +primitiva, in tempi in cui per il disordine +in che giaceva la Chiesa a cagione dello +scisma, tanto bisogno aveasi di ottimi +esempj; e San Bernardino, visitando molti +e molti conventi dell’Italia, e soprattutto +della Lombardia, vi avea portata la riforma +non solo, ma sembrava aver in molti individui +infuso quasi il suo forte spirito, le +pure sue vedute, il suo zelo eloquente, +l’illuminata sua carità. Persone rispettabilissime +adunque trovavansi a que’ tempi +in più de’ conventi della Lombardia; ed il +personaggio ora ammesso alla presenza dei +due giovani ardenti e feroci, era appunto +di questo eletto numero uno dei più distinti. +</p> + +<p> +E ben ne avea grande bisogno il paese +al tempo di cui parliamo; perocchè ove la +voce autorevole di un ministro della religione +agli uomini pervertiti severamente il +loro dovere non annunciasse, nessun freno +più era omai che al dovere li tenesse, e la +loro tracotante audacia imbrigliasse. Quasi +ombra di governo più non rimaneva in +que’ momenti di anarchia in molti de’ villaggi +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +del Milanese, e principalmente da +queste parti. Il Duca vi avea perduto ogni +autorità, e i suoi potestà aveano desistito +dalle loro incombenze. La casa Rusconi dall’altro +canto vivendo nel sospetto che Facino +contro di essa muover volesse, non +pensava che a star in guardia contro di lui e, +come le tante volte di già si è detto, +per nulla si dava pensiero della conservazione +del buon ordine. Di qui i molti +disordini cagionati dalle prepotenze de’ +signorotti abitanti i dintorni, di qui il sorgere +delle private ostilità e delle sette che +così mal compresse erano state nella stessa +capitale. Era dunque veramente un grandissimo +benefizio della Provvidenza che +personaggi venerabili col freno della religione +i già troppo indocili animi tentassero +di continuo richiamare coll’esempio +e col precetto alla smarrita strada della +giustizia e della pietà. +</p> + +<p> +All’entrare che fece nella antica sala +Frate Paolo, che tale era il nome del santo +personaggio a cui ora volger dobbiamo la +nostra attenzione, Azzo ed Arrigo si inchinarono +rispettosamente verso di lui, però +con quella fierezza che animava due giovani +facinorosi, principalmente nell’istante +che tutto pieno aveano il pensiero dell’idea +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +di loro vendette. — Reverendo padre, — disse +Arrigo al venerabile francescano che a lui +si presentava inchinandosi, — voi forse venite +ad invitarmi, siccome erede recente di +questo castello, a proteggere e sovvenire il +vostro convento: non ne dubitate, lo farò. +Amici sono i Guelfi della Chiesa, e la mia +famiglia fu sempre assai favorevole al venerando +ordine di San Francesco. Inoltre sono +uomo, ho la mia parte delle colpe che sono +inevitabili nella vita, e con larghe beneficenze +alla Chiesa mi corre l’obbligo di +riscattarle. +</p> + +<p> +Il personaggio a cui Arrigo volgeva queste +parole, in cui compiangere ci è forza la +cecità di que’ tempi ne’ quali commettevansi +le più nefande scelleratezze e si credevano +espiate coll’erezione di un convento +o con una largizione al clero, era +un uomo di mezzana statura e ben complesso +della persona. Natura ancora avrebbe +colla pinguezza reso maggiore il volume di +quelle membra robuste, ma una austerità rigorosa +che nel viso ben gli si vedeva scolpita, +ne rendeva le forme più nobili, l’aspetto +più maestoso. Due occhi cerulei e vivaci +splendevangli pieni di penetrazione, sebbene +coll’impronta dell’umiltà, incavati +sotto due sopracciglia ben arcate, e dalle quali +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +appariva l’abituale serenità del suo animo; +le guance pallide e scarne accusavano +lunghi digiuni sostenuti; la fronte dimostrava +una imperturbata calma, e i capegli +biancheggianti le accrescevano dignità, come +anche la folta barba meno canuta che sul +petto gli scendeva. Ma nell’espressione del +volto questa volta, più che la tranquillità +e la pace, vedevasi impressa la malinconia +e la costernazione. +</p> + +<p> +— No figliuolo, — rispose egli al Bianchi in +atto della più profonda umiltà, — non sono +le gemme, la materia di che Dio volle costrutto +il suo altare. Sacrifizio di salute è +il custodire i comandamenti, allontanarsi +dalla iniquità. Migliore è l’ubbidienza, +delle vittime di que’ ciechi che non conoscono +il male che essi fanno. Tu mio Dio +non hai voluto sacrifizio nè oblazione, ma +mi hai fatto le orecchie per udir la tua +voce: ed a che servono al peccatore e le +offerte e le vittime, se noi sappiamo che Dio +i voti del peccatore non esaudisce? Ah +no, non è l’oro che i servi del Signore +cercar denno di adunare, non è l’acquisto +di ricchezze mondane a cui aspirar denno i +discepoli di S. Francesco; e noi ne facemmo +un pieno getto fino dal primo dì che vestimmo +questa rozza tunica, cingemmo il cilicio ed +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +una corda, abbracciando la povertà. Lungi +stia il demonio di tal tentazione dalle nostre +povere mura: lo spirito di Bernardino +non venga mai meno fra i rigenerati suoi +fratelli. Ma io sono, benchè indegno, +un pastore della afflitta Chiesa: io curar +deggio il gregge; e poichè veggo le mie +pecorelle smarrirsi, io debbo loro correre +appresso, e ritornarle all’ovile. Altri doni +io vengo a chiedervi; altri sacrifizi a domandarvi +in nome del Signore. +</p> + +<p> +— Padre, voi mi parlate un linguaggio +molto oscuro. Guardimi il cielo che io ve +ne faccia rimprovero; ma spiegatevi meglio: +e se l’onore o le facoltà mie lo permettano, +di certo troverete in me un uomo +disposto ad assecondarvi. — Il Francescano, +alzando al cielo gli occhi, di una lagrima +gli bagnò e così rispose. +</p> + +<p> +— L’onore dite voi? Ah! è appunto +contro quest’idolo profano e perverso, questo +nome venerando a vile sozzura attribuito, +questo turpe vitello d’oro che lo zelo +mio debbe divampare! Intorno a questo +profano idolo danzar io veggo ora i figliuoli +e le figlie di Israele fra il suon de’ cembali +ed i canti dell’allegrezza, scordando +che sulla vetta del monte a lor benefizio siede +la maestà del sommo Iddio. Ma levati o +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +Signore: perchè ti addormenti? ajutaci, liberaci +per amor del tuo nome dal nemico: +impugna l’arco e le saette, arma d’ira +il tuo braccio: liberaci dal malvagio! +Sì, ai leviti si spetta denudare le spade, +riparare all’onore del tuo santo nome! +Nè questi sien lenti in compiere la tua +santa volontà. +</p> + +<p> +— Padre, io veggo che un santo zelo si +infiamma; ma io non so perchè. Volgendo a +me tali parole, voi sembrate riprendere un +assassino. Ma sappiate che io del mal fare +non mi compiaccio; e che lungi dal commettere +altrui ingiurie od oppressioni, io sempre +adoprerò le forze mie a respingere le +violenze. Ed anche ora mi sto apparecchiando +per punire un assassino che alza +la sua testa malefica e superba fino alle +nubi, e che io spero, prima che il nuovo +dì tramonti, sarà curvata fino a terra, ed +avvilita nel fango. +</p> + +<p> +— Ah voi lo diceste: e questo appunto +è quello che io temeva. Appunto, dissi fra +me, il sangue è stato sparso su questa +terra; e fra i superbi nascon sempre dissidii. Ah +figliuoli degli uomini, e fino a +quando avrete voi cuore insensato, e correrete +appresso la menzogna? Io lo dissi: +La bocca di costoro è ripiena di amarezza; +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +e le loro mani sono veloci a spargere il +sangue. Io però esser non dovea indolente +nell’opera del mio ministero. Va, annuncia +la parola, insta opportuno, insisti +importuno; riprendi, scongiura, sgrida, +usa pazienza e dottrina: parla loro le parole +dell’eterna verità: annunzia loro la +dottrina del Signore: così il dover mio me lo +impone. Sappiano essi adunque che chiunque +contro il fratel suo si adira, verrà giudicato +e trovato reo: temete Dio nè contro +il vostro prossimo vi adirate: la strada degli +empi finisce nella perdizione. E perchè +non hansi a tollerare le ingiurie? perchè +non sostenere le frodi? A voi istà bene recar +ingiurie e frodare: sostenerne, perchè +vi grava? forse che non sapete che per gli +iniqui non è il regno de’ cieli? La vendetta +al Signore si aspetta, ed ei faralla: se +il nemico è affamato, sostentare noi lo +dobbiamo; se ha sete, dargli bere: È così +che carboni ardenti aduneransi sovra +il suo capo. Solo perdonando agli +uomini i loro peccati, il padre nostro celeste +a noi le nostre colpe rimetterà: non +perdonando, il padre nostro non perdonerà. — E +in pronunciando queste parole +la fronte del buon religioso da principio +piana, umile e dimessa, sfavillava siccome +quella di un profeta piena di maestà. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +</p> + +<p> +— Ma che, padre; voi stesso questa mattina +mirato avete la sanguinosa piaga dell’assassinato +mio compagno, e voi persuader +mi vorreste a lasciar invendicato un sangue +che pur ci chiama vendetta. Occhio per +occhio, mano per mano, vita per vita, questa +non è giustizia? No no, non istate ad +insinuarmi altri consigli: questi sono pei +vili; ma la mia anima troppo vi ripugna. +</p> + +<p> +— Occhio per occhio, mano per mano, +vita per vita; quest’era la legge antica +imperfetta e adatta solo a gente rozza a +popol duro: ma tale non è la legge di Gesù +Cristo, — proseguì a dire l’ispirato ministro +della verità. — Egli altrimenti ci ammonisce: +se coloro che vi amano voi amate, dice +egli, quale merito? non fanno altrettanto i +pubblicani? i peccatori ancora fra loro amici +di amore si ricambiano. Io adunque dico +a voi: Amate gli inimici vostri, perchè figli +voi siete del padre vostro celeste; il quale +il sole fa nascere ed aggirarsi e sovra i buoni +e sovra i malvagi, e le piogge ai campi +de’ buoni come de’ malvagi dispensa: di +amore ricambiate il vostro nemico e sarete +figli di Dio. Ah no, il sole non tramonti +sull’ira vostra: che ognuno che odia il fratel +suo è reo di omicidio. +</p> + +<p> +— Azzo, che risponderete voi al buon +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +padre? — disse Arrigo dopo un istante di silenzio +che ebbe luogo dopo le ultime parole +del fervoroso banditore degli oracoli +dell’evangelio. — Parvi buona questa +dottrina? +</p> + +<p> +— Signore.... Cosa fatta capo ha. Chi +troppo medita, nulla imprende. Non +so che dire. Fate voi: in quanto a me +non chiederò a voi nè al frate consiglio. +</p> + +<p> +— Padre, — replicò Arrigo: — io ora ben +capisco che cosa veniste per insinuarmi. Voi +vorreste che come un giumento io mi +lasciassi caricare di percosse senza recalcitrare. Vera +stimo la vostra dottrina, ma +è fuori di moda. Ora però non posso cosa +alcuna promettervi: ci penserò: la porta +del Castello non vi sarà chiusa domani: +pregovi ritornare: nulla per ora posso risolvere. +</p> + +<p> +Abbassò il capo il santo francescano +tutto pensieroso e mandò un sospiro: dopo +un istante di silenzio, così dolorosamente +sclamò: +</p> + +<p> +— Ahi pur troppo è vero. Si sono alienati +da Dio fin dalla loro nascita i peccatori; +fin dal seno della madre han deviato +dai retti sentieri, hanno parlato con falsità. +Ma quanto sono a compiangersi costoro: +hanno succhiato i bambini col latte della +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +nutrice l’iniquità, e dense tenebre hanno +ingombrata la terra. Indurato si è il lor cuore; +e il loro furore è simile a quello del serpente; +simile a quello dell’aspide sorda +che si chiude le orecchie per non udire la +voce dell’incantatore. Ma sappiatelo: +di ben corta durata egli è il trionfo dell’iniquo. +Io vidi l’empio a grande altezza, +siccome i cedri del Libano, passai e più +non era, nè il luogo si scopriva ove egli +era. Abbracciate la dottrina retta affinchè +non abbia il Signore con voi a sdegnarsi, +e così perdiate la giusta via; ed uditemi: +L’empio si aprì una fossa ed in quella +stessa fossa è caduto. Sì andate, vendicatevi, +date sfogo al furor vostro: nel +laccio stesso che voi tendete nascosto, in +quel laccio sarà côlto il vostro piede. +</p> + +<p> +— Buon padre, il mio cuore non è insensibile +alle vostre parole, — riprese Arrigo +in tuono dolce e rimesso, — ma, già ve l’ho +detto, ora non so rispondervi: tornate +domani. Ringraziovi per altro della vostra +premura per il bene della mia anima. E +se posso offrirvi alcun ristoro pel corpo, +tutto il mio castello è a vostra disposizione. +</p> + +<p> +— No: solo col digiuno e colla preghiera +si scacciano questi demonj, — replicò il +Francescano mestamente: — io umilierò nel +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +digiuno l’anima mia; e la orazione mia +rivolgerassi nel mio seno. Solo allora io +esulterò che avrà il Signore esaudita l’umil +mia prece. Con voi sia la pace. — Ciò +detto abbassò il capo venerando e si ritirò. +</p> + +<p> +Un perfetto silenzio succedette alla sua +partenza nella camera. Arrigo a lento passo +e col capo chino pensieroso ivi passeggiava. +Azzo facea lo stesso, fermandosi di quando +in quando a fissare gli occhi sdegnosi sull’amico. +Egli ruppe finalmente il silenzio +e disse: — Or che ne pensate voi? +</p> + +<p> +— Nulla per ora, — rispose Arrigo; — lasciatemi +solo, chè troppo contrastano fra di +loro le mie idee: quando vi avrò posto +più di ordine ci parleremo. +</p> + +<p> +Azzo indispettito voltògli le spalle, nè più +lasciossi vedere dall’amico durante il restante +di quella giornata. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p> + +<h2 id="cap7">CAPITOLO VII. +<span class="smaller">IL CATTIVO CONSIGLIO</span></h2> +</div> + +<p> +Da varj pensieri agitato, Arrigo solitario +passò buona parte della notte, e stanco +poi gittossi senza spogliarsi sul suo letto +per gustare alcune ore di riposo. +</p> + +<p> +La nostra fantasia che di idee sì sconnesse, +si compiace illudere il nostro spirito +durante l’imperfetta vita che nel sonno +godiamo; quella vita in cui della volontà +cessa l’imperio, in cui noi siamo, quasi per +incanto, sotto un nuovo orizzonte trasportati, +la nostra fantasia ci va con le sue visioni +sempre più travagliando quanto più +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +l’animo di chi in braccio al sonno restauratore +si abbandona è commosso ed i suoi +nervi sono nell’irritazione. E fu appunto +di questo modo che nuove scosse, ancora +nel riposo, trovò Arrigo sul suo letto, e +mille contrarie visioni incerte a lui dinanzi +si appresentarono. +</p> + +<p> +Ma in mezzo alle fantasime odiose che +l’animo suo commossero già turbato, una +angelica, e scesa forse da quella porta d’oro +da cui i fortunati sogni vollero gli antichi +movessero il volo, a lui dinanzi finalmente +si appresentava; la dea de’ suoi pensieri. +Essa parea dargli de’ precetti; e quindi +fra altre visioni meno distinte a lui dinanzi +scompariva. +</p> + +<p> +I primi raggi rifratti del debole sole +di autunno, offuscati ancora da una legger +nebbia che ingombrava il firmamento, +ebbero appena dissipate le tenebre e +rischiarato l’aere pingendo di un rossiccio +colore l’oriente, che il sonno del giovine +troncossi, ed egli balzò in piedi. Pieno +ancora la mente delle ricordanze del giorno +antecedente e di quelle più confuse della +notte, dato di piglio al ferro agitavasi nella +sua stanza conturbato, e così finalmente +egli sclamava. +</p> + +<p> +— Oh quale mai destino sta attaccato +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +a questo fatto! Quelle parole di quel vecchio +venerabile mi stanno fitte profondamente +nel cuore, siccome oracoli mi rintronano +gravemente negli orecchi; ed ora una +idea nuova, più incantevole, più possente, +misteriosamente a quelle si accompagna; e +tu pure sembri dissuadermi dal por mano +alle armi, o bel angelo che il cuore mi +conquidesti. Ma perchè io non rivedrotti +più che ne’ sogni! Pur queste idee che +mi distornano dallo snudare la spada, sarebbero +essi consigli della viltà? E se +veri sono i precetti dell’uom pio, perchè +il mondo non li adotta, e riconosce? Che se +io solo mi soffrirò un insulto nè correrò a +vendicarlo, da quante parti io non mi vedrò +da baldanzosi nemici assalito? Come +respingerò io le loro violenze, se colla spada +non mostrerò ch’io non li temo? +</p> + +<p> +Egli accostossi ad una finestra, chiamò +un servo, e gli ingiunse di dire ad Azzo +che a lui venisse. Si diede quindi di +bel nuovo a passeggiare silenzioso e conturbato +per la sua stanza. +</p> + +<p> +In capo a pochi minuti la porta si aprì +ed armato di tutto punto e pieno il volto +di un’espressione di altera fierezza comparve +sulla soglia Azzo. +</p> + +<p> +— Azzo, che vuol dir ciò, che cinto sei +dell’armi? — gli disse l’amico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +</p> + +<p> +— Sì, io sono cinto dell’armi e del pari +lo sono tutti i soldati del Castello e gli altri +che raccogliemmo e che i Rusconi ci +han mandato. Se voi vi determinate all’impresa +già disegnata, tutto è pronto, e +sarà questo un bel giorno per far mordere +le labbra al Ghibellino superbo. Che se +voi siete tramutato da un frate, ebbene +io nol sono già, e so ancora che il valoroso +cerca sue ragioni nella spada: io solo mi +porterò dinanzi il Castello di quel superbo, +e solo lo sfiderò a rendermi conto del sangue +ch’egli ha versato. Or che volete +da me? il tempo stringe: che risolvete? +</p> + +<p> +— Azzo, io sono dubbioso: una voce +segreta mi dice che io non corra a vendicarmi. +</p> + +<p> +— Ebbene, restate. Io non resterò +già. Di voi dica il mondo che vuole; non +sarà detto di me, che io sono un codardo; +nè di me rideranno i miei nemici. Cerchi +la lepre salute nella fuga e nel silenzio; +chi ha cuore ribatta i colpi, e rintuzzi +le offese. Restatevene col Carcano, io combatterò, +e vinto o vincitore, più non rivedrammi +il vostro Castello. Date in esso +albergo a questi frati che vi travolgono a +lor piacere: essi inpingueransi delle vostre +ricchezze: temono forse non il Pusterla se +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +ne impossessi; da colui nulla sperar potranno. Ma, +per dio, non vi sono altri +frati che vi assolveranno da un omicidio +mettendo a loro disposizione una buona +borsa! +</p> + +<p> +— Azzo, non frammettete oltraggi +contro la pietà vera di un santo, a parole +più sensate e che più gradite suonano al +mio orecchio. +</p> + +<p> +— Sì il suono della tromba guerriera +gradito suona all’orecchio del buon destriero +uso alle battaglie. Voi nella pace coltivate +gli ameni studi e liberali, ma vile non +siete fra le armi. Pur che dirassi di voi se +ora non rintuzzate gli oltraggi di un superbo +usurpatore de’ diritti vostri; vorrete +voi, coi semi di generosità che avete in petto, +dare frutti di viltà? +</p> + +<p> +— No... Tu bene parli, nè io so +trattenermi! Così pure io penso, e così sarà. +Vera sarà la dottrina del venerabil vecchio; +ma egli le leggi del mondo non conosce; +ed ha il mondo le sue leggi. Egli +non sente le passioni che conturbano l’anima, +e la sconvolgono in tempesta: la sua, +fredda ed agghiacciata, non sente l’impeto +delle passioni, gli stimoli pungenti dell’offeso +onore. Nessuno al mondo dritto avrà +di sprezzare Arrigo; e tu sarai l’ultimo +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +che il potrà fare, altero Pusterla. Io ho +risoluto... Ma altresì ho promesso di aspettare +quel Francescano... +</p> + +<p> +— Voi promesso non gliel avete, — replicò +Azzo: — ricordatevi le vostre parole: voi gli +diceste che la vostra porta a lui non sarebbe +chiusa: ora egli entri, e non ci trovi. Per +dio, no non aspettiamolo; le +sue parole svolgono i sassi. Io stesso perdea +jeri la favella; io non seppi che mi rispondessi; +la lingua mi si annodava. Non +l’aspettiamo. Le nostre genti già sono armate: +non si frapponga indugio, nemmeno +per lasciar loro il tempo di ristorarsi; rifocilleransi +nel bosco. Ma qui non ci trovi +quell’austero. +</p> + +<p> +— Ben parli. Or via, in due istanti io +sono armato: tutto disponi per la partenza. — Azzo +senza replicar motto si ritirò. Un +rumore di armi bentosto si intese nella corte +del Castello, un parlarsi a vicenda, un intonare +di strofe guerriere. In breve ebbe Arrigo +indossate le armi, ed apparve interamente +coperto di ferro: sovrappose la sua sorcotta +portante, insegna de’ Guelfi, la croce bianca; +ed accompagnatosi con Azzo, guidando +la sua piccola schiera uscì dal castello e +prese la strada verso il bosco. +</p> + +<p> +Proceduti buon tratto di strada silenziosi, +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +Arrigo voltosi ad Azzo così gli disse +con uno sforzato sorriso. +</p> + +<p> +— E il nostro Antonio Carcano non è +egli dunque della nostra schiera? non ha +egli vestita la sua tanto vantata armatura? +</p> + +<p> +— Antonio Carcano! E quando mai in +qualche lodata impresa ed ardita fu visto +colui? Prima vedrassi la gallina alzarsi fin +dove giunge l’aquila, che il Carcano snudare +la spada per affrontare un pericolo. +Il poltrone non appena ebbe inteso che +nostra intenzione era di tentar una fazione +contro il Pusterla che ridestò il pretesto +della slogatura del piede, e disse che reggersi +non potea. Ma quale meraviglia, se perfino +la vista di un cadavere sembra spaventarlo? +Non notaste come schivava di +avvicinarsi al corpo del povero Capitano +che ora sarà da noi vendicato. Il Carcano +sarà sempre il più ciarlone ad un convito, +ma non sperate veder quel codardo fra +una schiera di valorosi. +</p> + +<p> +— È vero, colui è privo di ogni forza di +animo, come di virtù. Pure il ribaldo col +suo spirito ci alletta. +</p> + +<p> +— Così va spesso. Lo spirito ha un incanto +che fa scordare molti difetti: ma +non di rado si accoppia con vizj troppo deformi. Sempre +piace il suo splendore; +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +ma chi in questo caso vi si accosta, corre rischio, +come la farfalla, d’abbruciarsi le ali. +</p> + +<p> +— Ma come intendete voi pigliarvela col +Pusterla? +</p> + +<p> +— A ciò daranno norma le circostanze. +Noi lo sfideremo; se egli accetta la sfida, +io combatterò seco, e se io cadessi, voi potrete +entrar in mio luogo; ma s’ei la rifiuta, +ho portato meco materie combustibili, +con esse entreremo nel suo castello +per porlo a sacco o vi gitteremo almeno l’incendio. +</p> + +<p> +Fra questi ed altri consimili ragionamenti, +essi di già avanzavansi sotto di una +vasta foresta assai folta che estendevasi +in buon tratto della estesa valle che divide +il monte su cui era posto il Castello di Arrigo, +ed il villaggio poco più di un miglio +distante di Parravicino. Arrigo già pienamente +avea dimenticato gli argomenti dell’evangelico +banditore, ed occupato del +solo pensiero dell’impresa cui si accingeva, +ora con Azzo andava concertando i fili necessari +a tendere, ora ammirava la maestà +e la vetustà della foresta. Erano quercie +gigantesche che alzavano i loro robusti rami +coperti di foglie tuttavia verdeggianti, e +che formavano folto ombrello contro i raggi +del già sorto sole: un freddo vento spirava, +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +e fremendo fra le fronde alcune già +ne facea cadere al suolo, per annunziare che +erano quelli i mesi forieri del nudo verno. +Avevano forse fatto un miglio di cammino, +quando giunsero in parte ove la foresta +presentò ai loro sguardi uno spettacolo particolare, +che fermò un istante la loro attenzione. +</p> + +<p> +Fino a quel punto appena uno stretto +sentiero, ingombrato ancora da cespugli, avea +loro permesso di avanzarsi fra il bosco intricato: +qui la scena di repente si cambiava: +un certo spazio di terreno era stato sgombrato +da que’ vetusti alberi che visto aveano +più di una generazione; e dava luogo ad +una piazzetta erbosa che, cinta come da +arboree mura, non avea quell’aspetto ridente +che un verde strato ha sempre in altre occasioni. +Ad accrescere la mesta impressione +che l’animo ricevea da quella vista, sorgea +a manca, presso un gran salice piangente, +una cappella in rovina, di gotica architettura: +il mio lettore senza dubbio ora conosce +che questo luogo a lui non è nuovo, +essendovi di già giunto con altri più umili +personaggi del nostro dramma. +</p> + +<p> +— Dobbiamo noi qui fermarci a ristorar +la nostra gente? — domandò Arrigo ad uno +de’ suoi armati, nativo di que’ luoghi, che +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +servivagli di guida e dal quale avea ricavate +molte notizie risguardanti la posizione e +le fortificazioni del Castello del Pusterla. +</p> + +<p> +— Dio ce ne guardi! — disse il soldato, +che, dalla tromba che portava, mostrava +essere destinato a far gli uffizi di trombetta. — Ciò +potrebbe esserci di mal augurio: +non sapete che cosa narrasi di questi +luoghi? +</p> + +<p> +— Io non ne intesi parlare, — replicò il +giovine Bianchi: — orsù che dunque? +</p> + +<p> +— Questa, — rispose il soldato, — questa è la +cappella de’ Marliani. È una storia terribile +che si conta di questa piazzetta che +voi vedete; ma ora sono scorsi forse cento +anni, e non si sa bene se la storia sia del +tutto genuina; però ancora pochi sono coloro +che si arrischino di passare presso +questo luogo, sebbene io vi sia passato forse +dieci volte senza che nulla mai mi accadesse. +Ecco come me la contò mio nonno +che l’avea intesa questa storia da suo padre, +che disse essere accaduta a’ suoi tempi. +Un certo Anselmo Marliano, giovine assai +bello e valoroso avea il suo palazzo in Orsenigo +ed avea posto amore ad una bella +figliuola d’un potestà di Erba che avea +nome Pietro Cossi... no, Paolo Carossi... il +suo nome bene non me lo ricordo; ma +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +la donzella si chiamava Eufemia. Veniva +egli dunque, Anselmuccio Marliano, cavalcando, +su di un certo suo ronzino bajo, +presso che tutti i giorni ad Erba, per trattenersi +e conversare colla amata sua Eufemia +che era la stessa virtù e la stessa +beltà in persona: era una vera madonna. +Ma questa fanciulla un giorno fu veduta +da un signore di Bucinigo, che avea nome +Rambaldo della Torre, e che andava superbo +di essere d’una famiglia che a que’ +tempi in Milano signoreggiava. Ebbene la +vide: e la fece domandare al padre. Il padre +suo Alessandro; ecco il nome che l’avea +in punta della lingua e che ora l’ho sputato +fuori, Alessandro Cammozzi; il signor Alessandro +sentì lusingato il suo amor proprio, +voi potete immaginar come all’idea di contrarre +una tale alleanza. Il povero Anselmuccio +era un bravo e bel giovine; ma +il della Torre era un uomo potente e rispettato; +e si diceva anche che col tempo +avrebbe ricevuto in feudo Erba e i suoi +contorni, e forse tutta la Martesana: ora +può immaginarsi se la testa del buon uomo +girò. Egli adunque, nulla stimando le promesse +fatte al Marliano, un giorno gli disse +che non stesse più a visitarlo perchè Eufemia +esser doveva del della Torre. Il Marliano +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +disse, che la spada sola ciò avrebbe +deciso; e mandò tosto una sfida al suo avversario: +questi gli rispose, che lo aspettava +nel bosco di Erba appunto su questa +piazza verso mezzo dì; il Marliano potete +immaginarvi che non esitò a comparirvi. +Egli meditava la morte dell’emulo suo che +ingiustamente gli rapiva una sposa diletta, +ma egli invece vi trovò tre assassini che a +malgrado di una vigorosa resistenza lo stesero +esanime al suolo. +</p> + +<p> +«Ma questo misfatto non rimase senza punizione. +La povera Eufemia, costretta dal padre +a dar la mano al barone, come si trovò innanzi +all’ara, il suo dolore rompendo ogni +freno, spense la sua vita; e non sì tosto +per ubbidire all’inumano suo genitore ebbe +proferito il sì fatale, che cadde al suolo, +e morta quivi rimase. Il padre suo uscì fra +pochi dì di cervello e morì da quel miserabile +che era; e il della Torre tre giorni +dopo non fu più visto a Bucinigo. Ma un +frate disse, che egli sapea di certa scienza +che il diavolo lo avea portato via, ed appiccatolo +ad una quercia di questo bosco +vicino a questo luogo. Intanto i Marliani +fecero seppellire in questa cappelletta il +povero Anselmuccio, e da quel tempo in +poi è fama che qui appaja spesso l’ombra +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +della povera Eufemia e quella del suo +amante trucidato; e che allora si sentano +orribili ruggiti, che mette fin dall’inferno +lo spirito geloso del loro assassino. +</p> + +<p> +— Istoria terribile, sebbene probabilmente +in parte favolosa! Pur ciò che di +essa pare veritiero basta per far risguardare +questo luogo con un sentimento di orrore, — disse +Arrigo; — nè qui poserà la nostra piccola +schiera. — Proceduti ancora forse trecento +passi, si fece alto; e fra l’ombra cupa +del bosco si permise alla gente che era +in armi di ristorare col cibo e col vino e +altri liquori le loro forze. Fin allora la +schiera era proceduta in silenzio ed in buon +ordine, ora ognuno ha deposte le armi e +postosi a sedere sull’erba, pon mano alle +provvisioni da bocca che si sono apprestate, +e in romoroso tripudio dà manifesti +segni del proprio ardire e dell’avidità di +bottino che lo anima, e della speranza di +ottenerne uno assai ricco nel Castello del +Pusterla. Nel mentre che costoro stanno tracannando, +Arrigo con Azzo si avanzarono soli +a far una esatta ricognizione de’ luoghi e +della piazza che trattavasi di assalire. +</p> + +<p> +Stava il Castello del Pusterla su un piccol +colle presso il villaggio di Parravicino, +ed appunto colà ove tuttavia sorge aggregata +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +a recentissimo edificio una antica +torre pendente che ad esso apparteneva. +Era come tant’altri un edifizio irregolare +con due torri e molte torricelle e merli, +forte per alte e grosse mura non meno +che per la sua situazione. Il colle era più +erto da tutte le altre bande che non da +quella volta fra oriente e settentrione. Una +fossa però rendeva il castello più forte da +questo lato: un tal castello era quindi assai +forte per que’ tempi in cui non ancora se +non imperfettissimamente si conosceva il +possente mezzo di abbattere con prontezza +le difese che oppone un semplice muro col +mezzo delle artiglierie. +</p> + +<p> +Tornati a’ suoi, ordinarono loro di porsi +in cammino: ognuno allora riprese le proprie +armi, e si fece silenzio; ed in ordine +procedendo si avanzarono verso la collina +su cui il castellotto del Ghibellino giganteggiava. +</p> + +<p> +Or mentre che costoro procedono verso +il luogo che è oggetto del loro viaggio, +alla porta del Castello del Monte perveniva +frate Paolo che il sole era alto in modo +da indorarne le torricelle e le ardue mura. +Il buon Francescano, pieno di zelo per l’adempimento +del suo santo ministerio, se ne +venìa, pregando Dio che ne lo ajutasse, e +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +disponesse i cuori che egli solo tiene nelle +sue mani. Egli era risoluto di tutto porre +in opera per risparmiare l’effusione di nuovo +sangue che egli vedea imminente, e perciò, +non nelle sue forze confidava, ma in +quella del Dio che sale sopra i Cherubini +e alla cui presenza sciolgonsi le nubi e +commuovesi la terra: del Dio che ama la +misericordia e la giustizia, e della cui misericordia +è pieno l’universo. +</p> + +<p> +Ammesso nel Castello dal vecchio Anselmo +che alcune istruzioni avea avuto in +proposito da Azzo, il buon Francescano +rallegrossi che un gran silenzio vi regnasse; +e pensò che tuttavia gli abitatori di quel forte +asilo fossero immersi nel sonno. Egli chiese +al famiglio che lo precedeva, se sorto fosse +Arrigo, e se potesse parlargli. +</p> + +<p> +— Egli è alzato sì, e mi ingiunse +di intromettervi nella sala, ove potrete +fargli sapere tutto quello che vi +piacerà. +</p> + +<p> +— Sia lode al cielo! — disse il buon Francescano. +</p> + +<p> +— Lo sia pure, — replicò Anselmo; e precedendolo, +lo condusse nel gran salone +ove era entrato il giorno innanzi. +</p> + +<p> +Ma quivi quale fu la maraviglia del buon +padre nel riconoscere nella persona che negligentemente +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +sedeva su di un gran seggiolone +coperto di drappo non già i lineamenti +belli, sebben maschili, di Arrigo e la +sua alta persona, ma un altro giovine di +lui, per vero dire, non men bello, ma tutto +spirante effeminatezza, con bionde chiome +assai ordinatamente innanellate, due occhi +azzurri pieni dell’espressione della mollezza, +riccamente vestito, più piccolo della +persona; il quale senza nemmanco alzarsi +in piedi con un mezzo sorriso in lui affissò +lo sguardo con qualche espressione di +mistero. +</p> + +<p> +Il francescano poichè fussi inchinato, ed +ebbe un istante mirato il giovine, quasi +dubitasse di travedere, volsesi verso la +sua guida, ma trovò che di già era scomparsa. +Egli allora, avvicinandosi qualche +passo, — Signore, — disse, — io cerco di Arrigo +Bianchi, e fui qui condotto per trovarlo: +io non vi ho ravvisato di tratto, e duolmi +che per equivoco mi abbiano condotto alla +vostra presenza. +</p> + +<p> +— No, io non sono Arrigo, — rispose il giovine +senza molto scomporsi: — questo è certo: +il mio nome è Antonio, e Carcano è il casato; +casato assai grande e nobile, e che nulla +ha da invidiare a tutti i Bianchi del mondo. +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +Però se qualche cosa bramate, parlate pure +con me, perchè, stanco come voi siete.... +</p> + +<p> +— No, al solo Arrigo Bianchi io debbo +volgere la parola: io cercherò, per non +disturbar voi, di alcun famiglio, e a lui farommi +guidare. Permettete che io mi ritiri. +</p> + +<p> +— Buon padre, vel ripeto, — disse l’altro +con un tuono fra cordiale e malizioso, — voi +dovete essere stanco: il vostro convento +non è sì vicino. Vi dirò che l’ho veduto; +e l’ho veduto in compagnia di una bella +divota che vi portava le sue offerte... Voi +la conoscete senz’altro; anche a voi altri +le belle contadine... Basta, voi aggrottate +il ciglio, voi non vi divertite dunque di +tale mercatanzia. Ma ve lo ripeto, se avete +qualche cosa a dire ad Arrigo, parlate con +me. Sono qui a vostra disposizione; e d’altro +canto... +</p> + +<p> +— Ciò che ho a dirgli, risguarda troppo +davvicino lui stesso, nè ad altri posso confidar +la cura di ciò che è mio dovere. Di +grazia, signore, permettete o fate che io +sia in sua presenza. +</p> + +<p> +— Ebbene fate come vi piace. Ma quanto +al condurvi io in sua presenza, questo non +è a pensare. Non che io non sappia rendere +un servigio; ma un piede mi si slogò +uccidendo di pugnale Giovanni Pusterla... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +</p> + +<p> +— Uccidendo Giovanni Pusterla! Ed è +ciò vero? Il Pusterla sarebbe già stato assassinato? +</p> + +<p> +— Assassinato! No, io non sono un assassino; +ma è stato ucciso per mia mano, +non vi è dubbio; non mi credete forse di +ciò capace? Ma nel colpirlo sdrucciolommi +un piede e mi si slogò presso il malleolo... +</p> + +<p> +— E quando adunque tanto delitto fu +commesso?... +</p> + +<p> +— È già tutto vermi; sono quattro giorni +che è sotterra... +</p> + +<p> +— Cielo ti ringrazio! quest’è dunque un +errore: poichè Giovanni Pusterla io stesso +l’ho dopo veduto. +</p> + +<p> +— Come diamine ciò? Ma mi credete +voi un impostore? In tal caso il Pusterla, +siccome Lazaro, è risorto: o forse ha finto +il morto e non fu che ferito. Ma io gli +ho menato un colpo fra costa e costa che +sarebbe bastato a uccidere un gigante. Oh +se per paura egli ha finto il morto, mi +capiti per le mani ancora una fiata quella +vecchia volpe e l’ucciderò due volte! Oh +vedi questi codardi se sanno il loro mestiere!... +</p> + +<p> +— Di grazia risparmiatemi tali racconti; +sebbene somiglianti ai sogni dell’infermo, +essi non funestano però meno l’anima mia; +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +ed il tempo altresì, siccome l’onda, fugge nè +più ritorna, ed a me è necessario di parlare +col Bianchi. +</p> + +<p> +— Scusate, ma mi sembrate un uomo +ben impaziente. Che volete voi dire, se il +tempo passa? forse che vi dà noja la mia +compagnia? Sono io uno stolido che vi pesi +meco passare un’ora? Grandi affari che +avete nel vostro convento! Già lo si sa che +sono i palazzi della poltroneria. Ma via; +ora capisco, ed ho avuto torto: obliai farvi +imbandire da colazione: orsù che desiderate? +Volete voi un buon pezzo di selvaggina +che inaffierete con vino di Monte +Orobio...? Ma voi non mangerete forse +carni... ebbene avremo dei pesci venuti dal +lago di Pusiano; vi saranno delle uova; e +dei latticinii: lasciate fare. Volete sentire +come io ami il pesce? Prendo una tinca; fo +tagliarla pel mezzo; ciò fatto... +</p> + +<p> +— <i>Ne solliciti sitis animae vestrae quid +manducetis.</i> Ed oh! come potrei io ricordarmi +del cibo allorquando il sangue cristiano +e cittadino sta per versarsi: e stanno +i fratelli per porre mano alla spada! Deh, +in nome del cielo ve ne scongiuro, +fate che io venga ammesso alla presenza +di Arrigo. +</p> + +<p> +— Ebbene, se mi aveste lasciato parlare, +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +di già ve lo avrei detto: se ad Arrigo volete +parlarci io vi farò metter fuori dal +Castello. +</p> + +<p> +— E che? voi mi usereste violenza! e +quale diritto ne avete voi? del potere voi +abusereste che l’amicizia darvi può fra +queste mura? In nome del cielo ve ne prego, +non fate ciò, perchè su voi non ricada il +vostro peccato. +</p> + +<p> +— Ma voi, padre, siete un uomo ben caldo +di testa! che cosa andate ad immaginare +che io voglia farvi violenza! Avete un sangue +che nelle vene assai vi bolle: perchè +non avete fatto il soldato? Ma per me, +andate o state, è la stessa cosa. +</p> + +<p> +— E dove troverò dunque Arrigo Bianchi? +</p> + +<p> +— Non ve l’ho detto? fuori di questo +Castello. Sono andati ad una partita di +piacere. +</p> + +<p> +— Ad una partita di piacere! Adunque +hanno deposta ogni animosità contro il Pusterla? +</p> + +<p> +— Questo è quello che io non vi so +dire. Potrebbe essere; ma, secondo le apparenze, +no. Con quel demonio di Azzo al +fianco non è così facile concludere trattati +di pace. Ma questa sera, o pace o guerra, +sarà decisa. +</p> + +<p> +— Ah, in nome di tutti i santi! Se qualche +macchina voi conoscete, palesatemela. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +</p> + +<p> +— Vi dirò, padre; e se mi aveste pregato +in nome di satanasso, forse ve lo avrei +detto del pari. Vi dirò. Voi dovete sapere +che, quattro giorni sono io, con Arrigo, +un certo Azzo, che non so se conosciate, +e quel povero diavolo di capitano che fu +morto, e di cui alcuni di voi seguirono il +cadavere; noi andavamo a diporto un poco +pei boschi dipendenti dal Castello, +quando ci abbattemmo nel Pusterla che vi +cacciava. Mano alla spada, dico io: non +bisogna soffrire di tali oltraggi, e cavo +il ferro: Azzo mi imita, e ancora il +Capitano: ma quella massa boema lasciossi +foracchiare il corpo da un colpo che gli +menò il signor Giovan Carlo Visconti; ed +Azzo ed Arrigo fuggirono. Fu allora che +io uccisi, come vi dissi, o credetti aver ucciso +il Pusterla; e misi tanto spavento +negli altri che nessuno ebbe coraggio di cimentarsi +meco, e a gambe si diedero tutti +a fuggire... +</p> + +<p> +— Ma questo non è ciò che più importa; +in nome del cielo... +</p> + +<p> +— Tacete, e vengo al resto. Tornato +a casa, io rimproverai i miei compagni +della loro viltà. Parvi egli cosa ben fatta, +fuggire a quel modo? passar per vili in +faccia a que’ Ghibellinacci già superbi di +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +vantaggio? Eh via, si lavi tale macchia! +Io non posso, vedete, ho slogato un piede: +ma voi armatevi; andate al Castello del Pusterla, +non lasciate pietra sopra pietra; e... +</p> + +<p> +— Adunque sono andati contro il Castello +del Pusterla! — disse con voce piena +di costernazione il buon religioso. +</p> + +<p> +— Sì, come vi dissi; e fu mia esortazione. +Io non son uomo da star queto ve’. Voi +non mi conoscete; ma sono un diavolo in +carne ed ossa! +</p> + +<p> +— Se ciò è vero, il Signore vi perdoni +il vostro delitto. Ma io un sol istante +non devo rimanere; troppo è prezioso ogni +atomo di tempo, se prevenire io posso ancora +l’esecuzione di un empio disegno! +</p> + +<p> +Ciò detto, diede le spalle al Carcano e +partì. Questi non sì tosto ebbe veduto +uscire il buon Francescano che, alzandosi +agile e sciolto, e passeggiando per la sala, +assai più guarito dello storpio risanato da +San Pietro sulla porta del tempio, — Gran +bell’ingegno son io, — disse fra sè; — gran bello +ingegno! Col mio spirito tutti mi credono +un uomo di gran valore. Solo quel maledetto +Azzo; ma procaccerò rovinarlo nella +grazia di Arrigo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p> + +<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII. +<span class="smaller">LA VIOLENZA</span></h2> +</div> + +<p> +Giunta innanzi al castello del Pusterla la +piccola schiera condotta da Azzo e da Arrigo +Bianchi, un trombetta si presentò +innanzi la porta di cui era alzato il ponte, +e dato fiato al corno, sfidò Giovanni Pusterla, +se non era un vile, ad uscire per +dar soddisfazione ad Arrigo Bianchi dell’oltraggio +commessogli alcuni giorni innanzi; +minacciando, s’egli non compariva, di +ricorrere ad altri mezzi per vendicare l’insulto +ricevuto. Egli ripetè tre volte la stessa +intimazione frapponendo fra una e l’altra +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +un certo spazio di tempo: ma nè la prima +nè la seconda volta non ricevette risposta +alcuna: come però ebbe terminato di proclamar +la disfida per la terza volta, a una +balestriera superiore alla porta si vide comparire +una faccia che fu riconosciuta per +quella del falconiere; e quindi con voce +ferma si udirono queste parole. +</p> + +<p> +— Sentano dunque que’ signori che cantano +su d’un tuono sì alto. Il sig. Pusterla +oggi loro non risponde, ne può rispondere, +e non occorre dire per qual cosa. Ma se +voglia qui li mena di provar la sua buona +lama, in fede di Falconiere, so io dir loro +che tornino fra sette o otto dì, e non mai +falco più pronto sarà stato a piombare +sulla sua preda, quanto il sig. Giovanni ad +accettare le loro disfide. Ma hanno bene +in poco conto la vita coloro che così vogliono +rischiarla! Ad ogni modo voi, Giacomo +dalla trombetta, mettete giù il vostro +corno e finite le vostre smargiasserie, che +già da un pezzo ci conosciamo, e non ardireste +gridar tanto se fossimo fronte a +fronte. +</p> + +<p> +— Eh compare, — disse il trombetta, — io lavoro +per il pane. +</p> + +<p> +— Villano ribaldo, — disse al falconiere Azzo +che era vicino al personaggio dalla trombetta. — Tu +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +sei, amico, una carne che io ho +destinato agli avvoltoi. Ma se il timore o il +poco apparecchio rende indisposto il padron +tuo a riceverci, e’ gli sarà forza riceverci +suo malgrado. Egli ci deve rendere +ragione degli oltraggi suoi. Cala il ponte +e pel tuo meglio fallo tosto! +</p> + +<p> +— Calare il ponte! Ben detto. Quando +mai però s’è visto un Guelfo fare una tal +intimazione ad un Ghibellino ed essere +ubbidito. Basta, io però devo dirlo. Il +sig. Pusterla che cercano non è nel Castello. +</p> + +<p> +— Non sarà mai sulla tua parola che +noi ciò crederemo, tristo millantatore. Cala +il ponte, per l’ultima volta sia detto, +o noi avremo ricorso per entrare alla forza. +</p> + +<p> +— Ah! Ah! farete quello che potrete +le mure sono alte e sode, la fossa è profonda. +Di questi castelli ai Guelfi non ne +cadono in mano. Via, Andrea, Martino, +Giacomo, Felice, <i>aux armes</i>, come dicevano +i Francesi di Bucicaldo. Vediamo che sappia +fare questa canaglia. +</p> + +<p> +— Ora il vedrai tosto, — sclamò dal suo +canto Azzo. — Avanti compagni! — E venuto ad +Arrigo gli espose come o fosse il Pusterla +assente o così dicesse temendo non poterli +ributtare, in ambi i casi più agevolmente +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +sarebbero venuti in possesso del suo +castello. Soggiunse di poi che il mezzo +più pronto per ottenere l’effetto era usare +il fuoco, avventando materie combustibili di +cui all’uopo si era munito contro il ponte +e la porta, che avrebbero dovuto così +cadere. +</p> + +<p> +Un istante dopo quindi si posero all’opera; +ma non senza qualche confusione cagionata +da ciò che da alcune balestriere cominciarono +ad essere spinti contro di loro +de’ grossi verrettoni che portarono un po’ +di terrore nella piccola schiera. Non pertanto +in breve ristabilito l’ordine, protetti +dai loro scudi, avanzaronsi due drappelli +tenendo in mano delle rossicce faci bituminose +che doveano essere avventate contro +il ponte e la porta. Tutti gli sforzi dei +difensori non poterono impedire che queste +non giungessero colà ove erano dirette; +ed in breve le fiamme cominciarono ad +appigliarsi nelle grosse tavole, le quali furono +involte in un vortice di fiamme e di +fumo nereggiante. Invano il falconiere si +provava dal sommo della torre di far cadere +dell’acqua: questa era nè bastante al gran +bisogno, nè spesso vi giungeva: un vento +all’incontro che quel giorno spirava dava +allo struggitore elemento la forza e attività +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +più maravigliosa. Inoltre il povero Falconiere +veniva disturbato nel suo uffizio dalle +frecce che importunamente gli fischiavano +davvicino lanciate contro di lui dai +più esperti degli avversarj. Sicchè la violenza +del fuoco sconnetteva le tavole ed alcune +già avea rese ardenti carboni, ed il +guasto in minaccevole aspetto andava crescendo; +e la schiera degli assalitori in una +quasi perfetta inazione aspettava il momento +che l’incendio destato le aprisse il varco +ad entrare nel castello, e rallegravasi all’idea +del promesso saccheggio. +</p> + +<p> +Ma Arrigo, vedendo che ancora a quell’estremo +il vecchio Pusterla non compariva +a domandar di parlamentare, già cominciava +a pensare che veramente il vero +detto avesse l’intrepido e rozzo Falconiere, +e quasi vergognavasi di una violenza commessa +contro un castello disabitato. Azzo +parve indovinare i suoi pensieri e così gli +disse: — Infine non è che oltraggio reso +per oltraggio; e se il vecchio Pusterla è +assente, posto che avremo il piede nel suo +castello e datogli il sacco come promesso +abbiamo alle nostre genti, la partita sarà +saldata. Ed ecco che cadono il ponte +e la porta ed il varco sta per esserci +sgombro; noi renderemo al Pusterla la visita +ch’egli ci ha fatta nel vostro bosco. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +</p> + +<p> +Diffatti le fiamme facevano il loro uffizio +con una incredibile rapidità; le quercie antiche +di che si componevan le tavole, crollavano +e cadevano, e cominciavansi a vedere +delle brecce ragguardevoli; ad un tratto +un grande scroscio si intese e la porta tutta +e il ponte, pel cadere delle combuste travi +e tavole, apparve sgombra e senza difesa. +</p> + +<p> +Ma dal suo canto non era disposto di +ommettere sforzi il bravo Falconiere. Egli +per respingere gli assalitori avea fin dal +principio, quando si fu accorto che il castello +correa pericolo, indossata un’armatura +irruginita, e fattane indossare una ad +Andrea e ad altri otto o dieci uomini che +formavano come la famiglia e la guarnigione +del Castello, e alla loro testa ora +compariva presso la porta per respingere +l’assalto del nemico. Poichè infatti il ponte +fu caduto a terminare di ardere nella fossa, +e quindi anche la porta, cominciò dall’una +e dall’altra parte una pioggia di saette che +andavano a spuntarsi sulle armature; ma +realmente poco danno recavano. Se non +che in capo ad un’ora l’opera dalla parte +de’ seguaci del Falconiere cominciò a rallentare, +e la fatica e il timore rendeva +più deboli i colpi e più tardi; al contrario +fra la più numerosa schiera degli assalitori, +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +riposando alternativamente, sempre v’era +chi fresco e gagliardo lanciasse i dardi. +</p> + +<p> +La situazione del povero Falconiere diveniva +d’ora in ora più seria: di già soli +sei de’ suoi armigeri potevano spalleggiarlo, +gli altri essendosi ritirati per qualche +ferita o grave contusione. Ancora questi +erano stanchi e lo sollecitavano a ritirarsi. Egli +avea fino allora sperato che alcuno +si armasse in Parravicino per soccorrerli; +ma nessuno vedendo comparire: — Sicuramente +la piazza non si può più a lungo +difendere, — disse; — andiamo adunque a chiuderci +in una torre intanto che il fuoco nella +fossa può ancora tener lontano qualche +tempo il nemico. +</p> + +<p> +Ciò detto, tutti, scaricate un’altra volta le +loro balestre, si ritirarono dalla porta. +</p> + +<p> +Dal suo canto Azzo non sì tosto vede la +porta denudata di difesa che, fatta recar +acqua a spegnere l’ardente bragia, colle +scale la fossa superando, fa che le sue genti +entrino nel castello; ma egli non dimentica +di osservare ad Arrigo che conveniva lasciare +buona parte delle loro genti di fuori +per sorvegliare che alcuno, in soccorso del +Pusterla giugnendo, loro non troncasse la +strada di ritirarsi. Arrigo poi proibiva che +violenza alcuna si commettesse contro i disarmati +abitatori del Castello. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +</p> + +<p> +Ma poichè furono le loro genti giunte nel +mezzo del gran cortile, Azzo ed Arrigo le +chiamarono all’ordine, sempre temendo di +insidie; e volendo esaminar bene i luoghi +prima di procedere oltre a dar il sacco. Da +due sole parti stendevasi l’abitato, gli altri +due lati della corte, che pressochè formava +un quadrilungo, erano occupati dalle stalle +e da altri minori edifizii, i quali probabilmente +servivano pel Falconiere e per altre +persone direttamente dipendenti dal Pusterla, +e che vivevano nel Castello. La parte +più nobile del Castello presentava l’aspetto +di una abitazione antica a mura assai grosse +di bigie pietre. Due o tre porte erano in +esso, ma tutte chiuse con molta diligenza: +chiuse del pari erano tutte le finestre, e +chiuso anche un gran balcone che precisamente +nel mezzo del corpo maggiore dell’edifizio +a sè chiamava naturalmente l’attenzione, +sì per il posto che occupava come +pei pesanti ornamenti di cui era cinto. +</p> + +<p> +Come furono rimasti forse quattro minuti +nell’inazione e mentre Arrigo si occupava +di dare degli ordini intorno al modo +con che procedere dovessero i suoi seguaci +al desiderato assalto, ecco inaspettatamente +spalancarsi le imposte del gran balcone e +su quello comparire una vaghissima donzella +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +la quale a sè attrasse gli sguardi e +l’attenzione di ognuno, ma più di tutto +quella del giovine Arrigo. +</p> + +<p> +Era costei giovine di forse vent’anni. La +sua statura grande e snella, le sue forme +leggiere e gentili oltre ogni credere; due +nerissimi occhi che coll’espressione del +turbamento, anzi che del terrore, vedevano +quel grande apparecchio ostile; due +ciglia nerissime e ben arcate; e le chiome +che incomposte avea, forse poichè stava +ordinandole festosamente quando quella +fiera avventura la bell’opera della sua mano +avea sospesa; tutto dava alla giovinetta +un aspetto straordinario, e dirò quasi magico +e sovrannaturale. Le rose incarnatine +erano scomparse dalle sue guance; anche +il labbro avea perduto del suo bel vermiglio; +la sua voce però, sebbene tremula fu +abbastanza forte da pronunciar distintamente +queste parole: +</p> + +<p> +— Signor Bianchi, — diss’ella, — se veramente, +come di voi corre il grido, voi siete un generoso +cavaliere, in nome del cielo non +vogliate commettere violenze in un Castello +ove una fanciulla priva si trova pressochè +di ogni difesa. Io so, e pur troppo me ne +dolse, la sanguinosa briga che aveste col +padre mio; ma se un giusto sdegno vi accende, +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +io anche spero che colui che tanti +lauri mietè in nobili arringhi, di certo tutta +la sua gloria non vorrà macchiare con un’opera +sì scortese, quale questa sarebbe di +assaltare un castello ove fra pochi famigli +non risiede che una fanciulla. +</p> + +<p> +Queste poche parole pronunziate con una +voce soave da una giovine bellissima, e +piene di giusti rimproveri per colui a cui +erano volte, fecero un grande effetto su +Arrigo. Qualunque fosse l’affetto che +lo movesse, egli rimase un istante immobile +siccome un sasso; ma dopo un istante di +silenzio così rispose. +</p> + +<p> +— Dunque vostro padre è assente, e voi +siete sola nel Castello? Se così è, certamente +voi non dovete nulla soffrire per +l’ingiuria recata a noi dal padre vostro. Nobile +donzella, tranquillate il vostro spirito; +non è già contro il sesso vostro che Arrigo +impiegherà la sua spada, meno poi contro +chi..., chi in lui desta, anzi che l’odio, l’ammirazione. +Ed io anzi qui pongo fine alle +mie vendette; e se il padre vostro può sopportare +l’usata mia violenza, ogni rancore +fra di noi cessa fin da questo momento. Anzi +io lo bramo che voi siate fra di noi +un angelo di riconciliazione! +</p> + +<p> +Ciò detto si volse a’ suoi seguaci e così +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +loro disse: — Del vantaggio che voi vi ripromettevate +col saccheggio di questo castello, io +saprò ricompensarvi. Tosto ognuno si +ritiri. Azzo, in nome dell’amicizia, non replicate. — Egli +fu ubbidito; e non appena +la sua schiera si trovò con esso fuori +del castello che Arrigo si vide dinanzi frate +Paolo. +</p> + +<p> +— Che mai faceste, giovine insensato? — sclamò +il frate ravvisandolo, — l’opera della +violenza è dunque compiuta! +</p> + +<p> +— Ahi, padre! — sclamò Arrigo, — pur troppo +voi il diceste: Io scavai una fossa ed in +essa sono caduto. Ma io non spinsi la violenza +che ad entrar colla forza in quel +Castello: se voi potete condur le cose ad un +componimento, fatelo, padre, io lo bramo +ed io dipenderò da ogni vostro consiglio. +</p> + +<p> +Dette queste parole, con passo rapido procedette +oltre in silenzio, ed avea fatto, con +Azzo al fianco, forse un mezzo miglio, +quando il secondo finalmente con rancore +così disse: — Arrigo nelle vostre azioni di +oggi v’è del mistero: non me lo scoprirete +voi? perchè una sì subita ritirata, perchè +quei lamenti col vecchio frate, siccome il +coccodrillo che piange dopo aver divorata +la preda? +</p> + +<p> +— Azzo a te, poichè lo brami, s’apra +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +il mio cuore. Quei vaghi lineamenti che +altrove da me visti del più forte amore mi +hanno stretto, questi io riconobbi oggi in +quelli della figlia del Pusterla. Ahi! io +giunsi a rivederla; ma solo per troncarmi +la strada di conseguirla più mai. +</p> + +<p> +— La speranza è un albero sempre verde, — disse +Azzo deponendo il tuono di risentimento. — Ma +ad ogni modo superate il +vostro amore, quand’esso vi avesse a trascinare +a dimostrazioni di viltà. +</p> + +<p> +Arrigo nulla rispose a questa osservazione +tutta propria del carattere di Azzo; +e silenziosi procedettero fino che furono +giunti al Castello del Monte. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p> + +<h2 id="cap9">CAPITOLO IX. +<span class="smaller">L’INDEGNAZIONE</span></h2> +</div> + +<p> +Beatrice Pusterla, che tale era il nome +della giovinetta figlia del vecchio Ghibellino, +era, siccome l’abbiamo detto, nell’età +delle illusioni e dei sogni che rendono +tanto bella e ridente la vita, quella età +che lungi dal contemplare le cose coll’occhio +della fredda realtà le mira con uno +che simile alla bacchetta d’un esperto incantatore +tutto trasfigura, tutto veste di +un’ingannevole apparenza. Ma se il suo +cuore aprivasi a quelle dolci illusioni che +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +rendono sì cara la nudità della vita, il suo +animo era altresì tutto pieno di virtù, +di quelle virtù che delle illusioni ancora, +sono più belle e preziose, e che preparano +a chi le possiede i più puri piaceri, e +somministrano fra le tenebrose vie della +vita il lume più chiaro, e ci sono compagne +e consolatrici nelle afflizioni e nelle +congiunture più disgustose. +</p> + +<p> +In età tenerissima, essa avea perduta la +madre, matrona onesta ma altera e di un +carattere confacente a quello del genitore. +Beatrice, dotata di una grande dolcezza, avea +non pertanto ereditato dai genitori una +forza d’animo non ordinaria, che sotto un +aspetto più semplice si celava, ma che le +facea con fermezza muovere il piede per le +rette strade che la sua mente non esitava +in qualunque congiuntura a scoprire. La +sua educazione era frutto, si può dire, di lei +stessa. Il padre suo non pensava che a compiacerla; +e dedito ai piaceri della caccia, +ed ingolfato spesso negli intrighi in cui +avvolgevasi il suo partito, non pensava alla +figliuola che come ad una gemma che splendida +e bella gli rendeva la vita che passava +nel suo Castello. Ma la natura ha impresso +assai vivamente nel cuore delle più +nobili creature i suoi precetti, e Beatrice, +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +piena di quella dolce compassione verso gli +infelici che è il più bell’ornamento di un’anima +gentile, di quella forza d’animo che +ajuta il saggio a farsi strada fra le contrarietà, +bene spesso, non che aver bisogno di +guida, serviva colla dolcezza sua di freno +al violento carattere del suo genitore. +</p> + +<p> +Solinga vita ella conduceva nel suo Castello +di Parravicino: un giardino piuttosto +esteso era unito al Castello dalla parte che +guarda verso mezzodì, ed estendevasi fino +al piccol lago di Alserio, vago bacile di +acque limpidissime che mirabilmente accresce +spicco al bel paesaggio che lo circonda. +Una numerosa famiglia di fiori e di +erbe, era il trattenimento favorito della giovinetta. +Spesso ancora, col suo liuto accompagnandosi, +cantando, sovra una leggerissima +barchetta trascorreva le increspate +onde del lago; e qualche volta, ma assai +meno di frequente, col padre e con alcuno +degli amici di esso che capitavano nel castello +cavalcava da Parravicino ai paeselli più +vicini ed anche prendeva parte alla caccia. +Quest’era la sua vita. Una fida ancella, +Agnese, era la sua compagnia: e teneala +come sorella; e bene spesso in lei poneva +sua confidenza. +</p> + +<p> +Ma le usate cure, i suoi già prediletti +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +trastulli alquanto aveano perduto da qualche +tempo di loro attrattive agli occhi della giovinetta. +L’anima nell’età prima spesso si crea +un idolo, e quest’idolo non sempre schiva +di eleggerlo fra nazione straniera. La giovinetta +di quando in quando recavasi col +padre suo nella capitale della Lombardia. +Il vecchio Pusterla ogni qual volta vedea +ciò poter fare senza suo pericolo, volentieri +rivedeva colà le antiche brigate de’ suoi +compari ghibellini coi quali avea fatte tante +bravate gli anni addietro: e l’ultima volta +che avea côlta una consimile occasione, fu +quando si celebrarono le feste che ebbero +luogo per il fatto conquisto di Canturio. +Eransi nella città tenuti giuochi assai splendidi +e tornei: ed egli vi avea condotta la +figliuola; ed in quell’occasione si era trovato +in compagnia del famoso generale +Facino Cane e di Beatrice sua moglie che +erano i più possenti protettori suoi e del +suo partito, e dai quali veniva il Duca stesso +tenuto in freno. +</p> + +<p> +Fu in quella occasione che gli occhi di +Beatrice si erano scontrati in quelli di un +nobilissimo cavaliere che più d’una volta +avea riportato il premio del valore e della +destrezza. Gli amanti hanno un muto linguaggio, +assai rapido, assai perspicace; ed a +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +Beatrice lieve fu comprendere quello dell’incognito +suo adoratore. Un fascino parve +partire dai loro sguardi, ed entrambi si +ritirarono col cuore piagato; a entrambi +l’immagine che allora nel cuore scolpissi, +continuamente ricompariva abbellita dei +più vaghi colori dell’immaginazione. In vano +la saggezza tentava rompere quell’incanto: +essi non bramavano che rivedersi. Ma allorchè +si videro una seconda volta fu sotto +un aspetto ben diverso e strano; fu sotto +quello di acerbi nemici. E Beatrice più non +incontrò l’amato che sotto le armi contro +del padre impugnate; e il ravvisò in Arrigo +Bianchi allorchè questi infellonito moveva +per far pagare al Pusterla il fio della sua +prepotenza. +</p> + +<p> +Ma l’amore non è timido, nè sì tosto +è messo in fuga. Sebbene sotto l’aspetto di +innaspriti nemici, i due amanti rivedendosi +sentirono entrambi crescere a dismisura le +loro fiamme. Nè perchè poco l’alimenti la +speranza, l’amore cessa; egli è anzi certo +che finchè una debolissima ancor ne +resta, un’ombra sola, quella passione pur +vigorosa resiste e persiste sempre in non +vedere ostacoli impossibili a sormontare. +Quindi, sebbene per l’accaduto ancora maggior +si facesse la distanza che divideva i +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +due amanti, l’anima della giovinetta quasi +suo malgrado persisteva a fermarsi nella +considerazione dell’idolo a sè creato dalla +sua immaginazione, e bearsi nell’affetto +di colui che pure di recente dato gli avea +certa prova di corrispondenza colle sue +parole e colla sua sommissione. +</p> + +<p> +Frate Paolo, tutto pieno di zelo per evitare +lo spargimento del sangue, avea esortato +a porre ogni più sollecita cura in +opera per riparare ai guasti fatti dall’animosità +del Bianchi, per poi in qualche +parte mascherare l’odiosità dell’avvenuto +al Pusterla, di cui conosceva l’animo +violento. Il suo avviso si seguiva, aggiuntovisi +il comando di Beatrice. A quei +tempi ciascuno era il proprio falegname. +Tutti coloro che dipendevano dal castello +lavorarono adunque assiduamente alla costruzione +d’una nuova porta e di un nuovo +ponte levatojo. L’indefessità del lavoro di +otto o dieci operai fu anche tale che in +capo a tre giorni il tutto fu riparato‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. +</p> + +<p> +Terminati que’ lavori, fu con una specie +di trionfo che il Falconiere veniva a riparare +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +i danni dell’incendio, ed ancora nella +disgrazia accaduta vedeva un fatto da compiacersi, +parendogli aver operata una bella +difesa. +</p> + +<p> +— Tutto quel che si può fare l’ho fatto, — dicea +fra sè, — tutto quel che umanamente +si può fare; ma contro il fuoco che cosa +si poteva opporre? D’altronde per molto +tempo avrei messa in sicuro nella torre la +mia guarnigione: e vi poteva ben vivere +anche la signora Beatrice per alcuni giorni, +finchè non ci fossero giunti aiuti dai nostri +amici. Ma la signora Beatrice volle prendere +altra strada; e davvero non so come +ci sia riuscita. Bisogna dire che il Bianchi +avesse una gran paura in corpo per lasciarsi +metter in fuga dalle chiacchiere di +una donna. Se era io in lui, avanti, <i>allons</i>, +e non lasciava un chiodo nel castello, +come abbiamo fatto più d’una volta in +Milano nelle case de’ suoi Guelfi, che solo +adesso si arrischiano di alzare la cresta. Ma +chi è di là: alcuno cerca di entrare. Sarà +qualche pellegrino o qualche mendicante; +se fosse il signor Giovanni Pusterla +avrebbe suonato il suo corno, e avremmo +inteso lo scalpitare de’ cavalli. +</p> + +<p> +Egli corse, osservò, e con suo piacere +vide che era un uomo, che all’abito, e ad +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +un liuto che avea sul braccio, poteva giudicarsi +per un Menestrello, o poeta ambulante. — Costoro +sono gente piacevole; cantano +delle belle istorie, e però si raccolgono +con piacere: ora calo subito il ponte. +Piacemi anche quest’incontro, perchè la +signora Beatrice è mesta, e temo che lo +sbigottimento ne sia cagione: costui colle +sue canzoni un poco la rallegrerà. — Così +fra sè dicendo, calò il ponte levatojo ed ammise +un giovine di alta statura, con barba +castana e lunghe chiome di egual colore, e +due occhi cerulei pieni di vivacità. +</p> + +<p> +— Chi siete voi, da qual paese venite, +e che volete? — domandò il Falconiere subito +che il poeta fu intromesso. +</p> + +<p> +— Io sono un Menestrello, un Trovatore +detto Ugo di Verona; e me ne vo +girando di castello in castello, cantando le +prodezze e gli amori, vivendo delle mie +dolci ispirazioni, e sostentandomi di ciò +che mi somministra il favore delle persone +gentili. +</p> + +<p> +— Ebbene, ho capito, voi siete un poeta: +buono per voi che capitate in luogo ove +si fa buon viso a questa sorte di persone, +quando non si hanno per le mani affari +più serii; e sebbene veramente ora sarebbe +il tempo da pensare a tutt’altro che alle +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +canzoni; e se s’avesse a far a modo mio +la vecchia fusberta non starebbe nel suo +fodero rugginosa, pure... basta, giacchè s’ha +a fare a modo de’ preti e de’ frati (e ben +so io quel che dico), basta, venite avanti, +signor trovatore di Verona, e se avete delle +belle canzoni preparatevi a cantarle, che +non dubito avrete a lodarvi della signora +che vi ascolterà. L’è una creatura angelica +che in queste cose ha anche un poco di +passione. +</p> + +<p> +— Io ho delle canzoni melanconiche +che si aggirano su di fatti pietosi: se un +cuore tenero le ascolta, proverà indubitatamente +una commozione più grata della +gioia la più romorosa. +</p> + +<p> +— Sentiremo, sentiremo. Anche a me piacerà +di udirle; e me ne starò in un cantuccio +della sala ad ascoltarvi; e vi dico +io che bisognerà lasciarvi stare anche più +di uno de’ nostri villani, perchè quando +non vi è il sig. Giovanni Pusterla tutti si +fanno avanti. +</p> + +<p> +— Questo castello appartiene a Giovanni +Pusterla? +</p> + +<p> +— Sì, sì, ma ora non v’è: ma tornerà. +Lo conoscete voi forse? +</p> + +<p> +— Il suo nome l’ho sentito rammentare: +or via conducetemi innanzi alla signora di +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +cui parlaste. Io intenderei prima che cada +la notte, cioè fra poco più d’un’ora, trovarmi +in Erba. +</p> + +<p> +— Voi siete il primo Trovatore che abbia +premura di ritirarsi: costoro in generale +si fermano come un bruco su d’un +fiore finchè non ne hanno succhiato tutto +il sugo. Ma basta; aspettate qua, che andrò +ad annunziarvi alla signora Beatrice. +</p> + +<p> +E dopo qualche istante egli fu di ritorno, +disse al Trovatore che entrasse, +e gli fu scorta nella gran sala del castello del +Pusterla. +</p> + +<p> +Era questa un pezzo di antica gotica +architettura. La luce vi penetrava alquanto +scarsa da alcune alte finestre coperte +di vetri colorati, e dava all’interno un’apparenza +di mestizia e gravità. Alcune antiche +sculture ne decoravano le pareti, fregiate +inoltre di ritratti, alcuni di stile assai +rozzo, alcuni di miglior disegno e colorito, +perchè eseguiti in tempi posteriori al risorgimento +della pittura. Ma il miglior ornamento +della sala era, senza dubbio, la +giovine Beatrice, la quale vicino ad una +finestra, sovra un gran seggiolone, bella come +una rosa di aprile, sedeva avvolta in +ricche vesti: e dietro la sua sedia, alquanto +alla spalliera appoggiata, stava Agnese. +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +Gli occhi di entrambe furono volti al Menestrello, +tostochè, preceduto dal Falconiere +che l’annunziò, fu entrato nella vasta sala. +</p> + +<p> +— Signore, — disse egli con una voce che +fece trasalire Beatrice, — io vi ringrazio della +cortese vostra accoglienza; e se mi permettete, +vi farò sentire l’ultimo de’ miei +lavori, la pietosa istoria di Giulietta e +Romeo. +</p> + +<p> +— Fatecela pur sentire, signor Trovatore, — disse +Beatrice: — noi ne abbiamo udita +una volta la relazione, e con piacere ne sentiremo +i casi accordati col dolce suono +della vostra voce e del liuto. +</p> + +<p> +Il Trovatore cominciò un preludio sul suo +strumento, e così poscia con una voce soavissima +la sua dolente istoria si diè a +cantare. +</p> + +<p class="pad1 center"> +GIULIETTA E ROMEO +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Mite stringeva di Verona il freno</p> +<p class="i02"> Il pro’ Bartolommeo della Scala;</p> +<p class="i02"> Ma del governo suo il bel sereno</p> +<p class="i02"> Turba una peste che d’Averno esala:</p> +<p class="i02"> E il parteggiar del cittadin feroce</p> +<p class="i02"> Alza un incendio, fra le mura, atroce.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Dei Cappelletti la nobil famiglia</p> +<p class="i02"> Odio crudele pei Montecchi serba;</p> +<p class="i02"> Spesso la terra anco si fe’ vermiglia</p> +<p class="i02"> Del sangue loro in quella lotta acerba;</p> +<p class="i02"> E più volte la morte trionfando</p> +<p class="i02"> Fea su questi e su quei calar suo brando.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ma il prepotente amor un’opra imprende</p> +<p class="i02"> Di cui l’alto clamor voli pel mondo,</p> +<p class="i02"> E le sue fiamme struggitrici accende</p> +<p class="i02"> Nel cuor di due, cui parte odio profondo;</p> +<p class="i02"> E che arda de’ Montecchi un garzon prode</p> +<p class="i02"> Ed una giovin Cappelletti gode.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Romeo il garzon fortissimo s’appella,</p> +<p class="i02"> Della seconda il nome è Giulietta,</p> +<p class="i02"> Quanto è prode colui, la giovin bella</p> +<p class="i02"> Era per grazie e per virtù perfetta:</p> +<p class="i02"> Si scontrarono un giorno in una festa,</p> +<p class="i02"> Quivi si fu lor fiamma manifesta.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ed un pio frate, di lor voti istrutto,</p> +<p class="i02"> Legarli assente de’ nuziali nodi:</p> +<p class="i02"> Ma il padre di Giulietta è inscio al tutto</p> +<p class="i02"> Di ciò che ha loco per sì strani modi.</p> +<p class="i02"> Ed agli amanti per maggior sventura</p> +<p class="i02"> Accadde un’atrocissima avventura:</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Già del saggio Scaligero i comandi</p> +<p class="i02"> Avean represso l’animoso ardire,</p> +<p class="i02"> E d’ambo le famiglie i crudi brandi</p> +<p class="i02"> Stavano oziosi, ed eran poste l’ire,</p> +<p class="i02"> Quando Tebaldo Cappelletti un giorno</p> +<p class="i02"> Fea ad un Montecchi grave oltraggio e scorno.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Tosto di quell’oltraggio il grido corre</p> +<p class="i02"> E ponsi mano alle deposte spade;</p> +<p class="i02"> L’una famiglia che già l’altra abborre</p> +<p class="i02"> Colla avversa s’azzuffa, e più d’un cade;</p> +<p class="i02"> Ma il primo autor di quella guerra istesso</p> +<p class="i02"> Giacque sul suol da gran ferita oppresso.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E l’uccisore di Tebaldo altero</p> +<p class="i02"> Fu il giovine Romeo con cui pugnava.</p> +<p class="i02"> Ma perchè cessi quel conflitto fiero,</p> +<p class="i02"> Lo Scaligero stuol de’ suoi mandava.</p> +<p class="i02"> E affrenate le parti, un suo comando</p> +<p class="i02"> Romeo condanna ad un perpetuo bando:</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Perchè colla sua pena sia repressa</p> +<p class="i02"> La cruda voglia di vendetta e sangue;</p> +<p class="i02"> E una giusta vendetta sia concessa</p> +<p class="i02"> Alla parte che vide un suo pro’ esangue.</p> +<p class="i02"> Ma non a tutti i Cappelletti al paro</p> +<p class="i02"> Giungea l’annunzio di quel bando caro.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">La misera Giulietta, a cui lo sposo</p> +<p class="i02"> Colpía dello Scaligero il precetto,</p> +<p class="i02"> Condanna il bando a se fatale e odioso,</p> +<p class="i02"> E si straccia la chiome e batte il petto.</p> +<p class="i02"> Ahi meschina! furtivo appena accolto</p> +<p class="i02"> Nel talamo ha Romeo, che già le è tolto!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Nè l’amante cui il sangue ancor le mani</p> +<p class="i02"> Tinge del fier Tebaldo ch’egli ha estinto,</p> +<p class="i02"> Or meno accusa i destini inumani,</p> +<p class="i02"> E dal suo immenso duolo è oppresso e vinto;</p> +<p class="i02"> Ah qual furia fu mai che mi guidava</p> +<p class="i02"> Allora che a Tebaldo io morte dava?</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ma pria che il piè dalla cittade io mova,</p> +<p class="i02"> Pria che incominci questo duro esiglio,</p> +<p class="i02"> Te veder prima, Giulietta, mi giova;</p> +<p class="i02"> Lieve mi fia per ciò ogni periglio:</p> +<p class="i02"> Così egli ha fermo, e quella istessa sera</p> +<p class="i02"> Giunge segreto a lei, siccome uso era.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Chi può dir i singhiozzi ed i dolenti</p> +<p class="i02"> Rimproveri di quella, le focose</p> +<p class="i02"> Scuse di questo, ed i sospiri ardenti,</p> +<p class="i02"> E le promesse dolci ed amorose:</p> +<p class="i02"> Ahi! disse Giulietta, ad ogni patto</p> +<p class="i02"> Io verrò teco, e di partir fea l’atto.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">No no, resta, Romêo le dicea,</p> +<p class="i02"> Tu sostener non dèi questa fatica:</p> +<p class="i02"> Anco mutar sper’io la sorte rea;</p> +<p class="i02"> E tornerò, se mi fia quella amica.</p> +<p class="i02"> Che se l’aspra fortuna a noi non cessa,</p> +<p class="i02"> Allor, mia cara, a me verrai tu stessa.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E frate Leonardo, il qual congiunse</p> +<p class="i02"> Le nostre destre, fia che a me ti guidi;</p> +<p class="i02"> In lui confida, ei la pia cura assunse;</p> +<p class="i02"> Segui tu ognora suoi consigli fidi:</p> +<p class="i02"> Ah, se in tutto la sorte non è fella,</p> +<p class="i02"> Cangerassi alla fin questa rea stella.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ed il mattino i due pietosi amanti</p> +<p class="i02"> Disgiunse: ahi mattin grave d’ogni male!</p> +<p class="i02"> Dier le dolcezze loco a lunghi pianti,</p> +<p class="i02"> E su lor spargea i rai astro fatale.</p> +<p class="i02"> E l’anima mia afflitta ed angosciosa</p> +<p class="i02"> Tutto sconvolge l’istoria pietosa.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Poche volte la luna il vario aspetto</p> +<p class="i02"> Avea mostrato al sottoposto mondo,</p> +<p class="i02"> Quando di Giulietta il padre ha stretto</p> +<p class="i02"> Col conte di Lodrone imen giocondo,</p> +<p class="i02"> E dare a lui promesso ha la figliuola</p> +<p class="i02"> Di suo ricco dominio erede sola.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E poichè stipulato egli ha il contratto,</p> +<p class="i02"> Sorridendo ne parla a Giulïetta:</p> +<p class="i02"> Alla meschina il cuor si spezza a un tratto,</p> +<p class="i02"> Pallida fassi ed un sospiro getta:</p> +<p class="i02"> Ah mio padre uccidetemi, ma vero</p> +<p class="i02"> Giammai non fia ch’io sposi il cavaliero!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ma il fero vecchio, non uso ai contrasti,</p> +<p class="i02"> Minaccia la tapina e sì le dice:</p> +<p class="i02"> Or più tempo non è; promisi e basti;</p> +<p class="i02"> E guai se opporti ti attenti, infelice.</p> +<p class="i02"> In quelle angustie orrende fa ricorso</p> +<p class="i02"> Giulietta a fra Leonardo e n’ha soccorso.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Questi le diè di possenti erbe essenza,</p> +<p class="i02"> Che, tolta, l’avria resa come morta:</p> +<p class="i02"> Certo l’effetto ha reso l’esperienza;</p> +<p class="i02"> Ma danno a chi la toglie essa non porta.</p> +<p class="i02"> Dopo circa trent’ore, il poter cede</p> +<p class="i02"> Dell’erbe, e al corpo allor la vita riede.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Tu le dice, Giulietta, fie creduta,</p> +<p class="i02"> Inghiottito il liquor, caduta morta;</p> +<p class="i02"> A te aprirassi allor squallida e muta</p> +<p class="i02"> Del sepolcro de’ tuoi padri la porta;</p> +<p class="i02"> E se giacer non temi ove è Tebaldo,</p> +<p class="i02"> Quivi io ti recherò soccorso saldo:</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E fuor trarrotti, e con mentite vesti</p> +<p class="i02"> In breve al tuo Romeo sarai condotta.</p> +<p class="i02"> Ciò si faccia, diss’ella: ch’io m’arresti</p> +<p class="i02"> Mai non sarà da alcun tenore indotta;</p> +<p class="i02"> E tranquilla la sua anima fatta,</p> +<p class="i02"> L’inganno appresta onde fia in salvo tratta.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E ecco la notte nella ricca sede</p> +<p class="i02"> De’ Cappelletti alto clamor si leva,</p> +<p class="i02"> Che morta è Giulïetta: il viso fiede</p> +<p class="i02"> La madre sua; ma il duol più ancor s’aggrava</p> +<p class="i02"> Sul vecchio padre: Ahi dicea, mia diletta,</p> +<p class="i02"> Io sol t’uccisi che t’ho contraddetta.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ma fra Leonardo manda un suo fedele</p> +<p class="i02"> A recare a Romeo il grave avviso;</p> +<p class="i02"> E quale arcano nel fatto si cele</p> +<p class="i02"> Gli spiega, e come a lui ha il cielo arriso.</p> +<p class="i02"> Ma ahi! sventura, un fido servo giunse</p> +<p class="i02"> Prima a Romeo, e nunzio il cuor gli punse.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Era di Giulïetta un servo antico</p> +<p class="i02"> Conscio dell’amor suo e a lei devoto,</p> +<p class="i02"> E favorito avea l’amor pudico</p> +<p class="i02"> Cui nascosto sacrava un santo voto.</p> +<p class="i02"> Non ebbe appena egli il rio caso visto,</p> +<p class="i02"> Che andò a Romeo nunzio mendace e tristo.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">A Romeo, che allor sede avea posto</p> +<p class="i02"> In Mantova alla corte del Gonzaga,</p> +<p class="i02"> E che sperava, il suo favor frapposto.</p> +<p class="i02"> Presto Giulietta, tornando, far paga.</p> +<p class="i02"> Il giovine, colpito a quell’avviso,</p> +<p class="i02"> Corre a Verona e forma un crudo avviso.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ahi fiera iniqua sorte, ei fra sè disse,</p> +<p class="i02"> Tutto sfogato hai in me il tuo rigore.</p> +<p class="i02"> Me, nascendo, la Parca maledisse,</p> +<p class="i02"> Splendean le stelle d’un empio furore.</p> +<p class="i02"> Or che mi resta più? sol qualche istante</p> +<p class="i02"> Per rivederla, e per morirle innante.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E la seconda notte che copria</p> +<p class="i02"> L’inganno di Giulietta era discesa,</p> +<p class="i02"> Quando Romeo, che in sentenza ria</p> +<p class="i02"> Ne venne, è accinto a una crudele impresa;</p> +<p class="i02"> Entrato in la tomba è de’ Cappelletti,</p> +<p class="i02"> Ove l’han spinto i suoi feroci affetti.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E ivi, scoprendo una lanterna cieca,</p> +<p class="i02"> Sua Giulïetta ebbe subito vista.</p> +<p class="i02"> Piange su quella qualche tratto, e sbieca</p> +<p class="i02"> Di poi lo sguardo; ed oh orribil vista!</p> +<p class="i02"> Volge al petto la punta del suo brando,</p> +<p class="i02"> E cade su Giulietta, lei chiamando.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Spiccando il sangue tiepido, il bel seno</p> +<p class="i02"> Innonda di Giulietta, ed ei morendo</p> +<p class="i02"> Pur la bacia: ma mentre già vien meno,</p> +<p class="i02"> Il tiepor del suo sangue (o effetto orrendo!)</p> +<p class="i02"> Gli spiriti agghiacciati richiamava</p> +<p class="i02"> Della fanciulla che a nome chiamava.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Quindi risponde ella con debil voce,</p> +<p class="i02"> E di Romêo proferisce il nome.</p> +<p class="i02"> Ma poi che ha visto il fiero fatto atroce</p> +<p class="i02"> E a se presso spirante Romeo, come</p> +<p class="i02"> Vide il mortal singhiozzo, un grido mise,</p> +<p class="i02"> Cadde su lui, ed il dolor la uccise.</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Ahi! amanti infelici, apriste appena</p> +<p class="i02"> Di incerta gioja gli occhi a un debil raggio,</p> +<p class="i02"> Che la sventura che l’uomo incatena</p> +<p class="i02"> Voi sommesse a suo orribile servaggio.</p> +<p class="i02"> Di gioia un’ora seguon mille ambasce:</p> +<p class="i02"> Quanto infelice è l’uomo allor che nasce!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">Batteva allora mezza notte il segno,</p> +<p class="i02"> E fra Leonardo (che era l’ora quella)</p> +<p class="i02"> Venìa per porre fine al suo disegno,</p> +<p class="i02"> Quando agli occhi gli appar la scena fella.</p> +<p class="i02"> Si copre il viso: ed ahi che feci! grida.</p> +<p class="i02"> Quanto sei uman senno scorta infida!</p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01">E del suo fallo a sè per pena ingiunge</p> +<p class="i02"> Di palesar quai speranze deluse.</p> +<p class="i02"> Spesso i nemici reo fato congiunge,</p> +<p class="i02"> E questo accadde. Una sol tomba chiuse</p> +<p class="i02"> I corpi degli amanti; e il pianto spenti</p> +<p class="i02"> Ebbe gli odi funesti de’ parenti.</p> +</div></div> + +<p> +Questa pietosa istoria cantando il Menestrello +la accompagnava colla espressione +della più alta commozione. Era un +quadro meraviglioso a ritrarre, vedere il +giovine Trovatore con animata fisonomia +accompagnar l’espressione del canto e delle +parole; la bella Beatrice tutta intenta pender +dal labbro del cantore, e gettar un +tronco sospiro di quando in quando, sospiro +pietoso sulle pene de’ due amanti +che tanto la commovevano pel barbaro destino +che li separava; Agnese, la cameriera, +essa pure tutta assorta nel pensiero delle +esposte avventure; e finalmente il Falconiere +in altro canto; ritto in piedi colle +mani in mano in aria di dignità, e dietro +lui un gruppo grottesco di contadini con +aperte le bocche, fra i quali si distinguevano +due antiche nostre conoscenze, la giovine +Lucia, che avea ancora nella testa le +promesse fattegli da quel ribaldo di Carcano, +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +ed Andrea, il suo tardo ma robusto +difensore. Però non ebbe appena terminata +la sua canzone, ed ancora la mano scorreva +sulle corde del dilettoso istrumento, quando +i vari gruppi cangiarono tutti di situazione, +e ne fu cagione lo squillare di un corno +che udissi alla porta. +</p> + +<p> +— È mio padre, — disse Beatrice; ed un +istante tramutossi in viso il Trovatore. Il +Falconiere corse tosto per calare il ponte; +e la classe inferiore degli ammiratori del +giovine poeta scomparve ad un tratto dalla +sala. +</p> + +<p> +Poco dopo entrava in questa Giovanni +Pusterla, preceduto dal Falconiere che portava +una lucerna, la qual pose sulla tavola +che stava nel mezzo del salone; dappoichè +la notte di già, piuttosto che il giorno, ivi +dominava. — Tu hai avuto oggi il tuo +trattamento favorito, figlia mia, — disse il +Pusterla: — via, un abbraccio, che mi pare un +secolo di non vederti! Chi è questo Menestrello? +la sua fisonomia non mi riesce del +tutto nuova, ma non so dove il vedessi; +basta, ne sono tanti pel mondo, potrò +averlo veduto come cento altri. Su via, +narratemi: non vi furono novità durante la +mia assenza? — Nel mentre che egli così +parlava, il Trovatore ritiravasi in un angolo +della sala. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +</p> + +<p> +— Nulla che meriti di essere or riferito, +padre mio: voi sarete stanco: avete viaggiato +tutto il giorno: già il sole è tramontato; +il lungo cavalcare vi farà bramare +il riposo. +</p> + +<p> +— No, no, angiolo mio, io sto benissimo. A +proposito: ho inteso dire a Monza che presso +Erba era successa una violenza in questi +giorni, in un castello o in una chiesa non +so bene: che fu mai questo, Beatrice? me +lo narra per disteso. +</p> + +<p> +— Violenza! Padre mio, in Erba non fu +commessa violenza di alcuna sorte che io +sappia. Ma via, fate a mio modo, pensate +a ristorarvi. — La voce così dicendo alla fanciulla +tremava e venìa meno. +</p> + +<p> +— Sì sì, ora ora; e tu Giorgio sapresti +dirmi che sia accaduto? il tuo viso mi dà +certo indizio che tu ne sei al fatto. +</p> + +<p> +— Signor padrone, — disse il Falconiere +che non potea più tener le parole nella strozza, — per +me da galantuomo non saprei che +dire, — ed accompagnava la protesta di una +smorfia, che ben dava a di vedere tutto l’opposto +di quello che volea far credere. +</p> + +<p> +— Ah non sapresti che dire, gaglioffo? +Che c’è; vi saresti tu forse entrato a far la +prima figura! so che sei un cavallo ardente +in queste cose. Via, che il diavolo ti +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +porti; parla, chè se taci per malizia forse io +te ne farei pentire. +</p> + +<p> +— Per parlare si fa presto, per parlare: +ma... +</p> + +<p> +— Orsù, qui c’è del mistero: voglio che +parliate. Figlia mia, se alcuna cosa sapete +che mi risguardi, mel palesate: io comincio +a dubitare che ci sia del serio. +</p> + +<p> +— Sì, invano io bramerei tenervelo celato. +Sappiate adunque che, punto dell’oltraggio +a lui fatto, Arrigo Bianchi venne +per vendicarsi contro il vostro castello; ma +non appena io mi fui mostra per supplicarlo +che generoso fosse verso una fanciulla che +sola rimaneva fra queste mura, egli si ritirò, +mostrando magnanimità eguale alla alterezza, +e quindi tutto qui finì; poichè, ritirandosi +anche espresse il suo desiderio +che queste lunghe inimicizie non procedesser +oltre, dopo un primo sfogo di una cieca +animosità. +</p> + +<p> +— Oh corpo di satanasso! Ma in quale +modo egli potè entrare nel castello? Vi +sarebbe qui un qualche tradimento? — con +tuon grave volto al Falconiere domandò +il vecchio Ghibellino. Beatrice non +facea replica; ed il Falconiere prese sopra +di sè il carico di rispondere al suo signore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +</p> + +<p> +— Sì, tradimento! dopo che un galantuomo +fa tutto il suo possibile, va a immaginarti +che sia un traditore. Non mi +aspettava dopo venti anni di carica un simile +complimento. Per dianora, se non fossimo +stati otto contro quaranta: e poi, se +quel maledetto fuoco non avesse fatto il +suo bisogno; ma, basta, e il ponte e la +porta ora sono rifatti, e prima che vadano +in carboni una seconda volta lascia fare a +Giorgio Falconiere! +</p> + +<p> +— Dunque le cose furono spinte a questo +segno! Tanto furono arditi di fare costoro! +Questi Guelfi vili e poltroni, tanto adunque +alzano ora il capo e così ci vengono a +tentare! Ma i vigliacchi, i codardi, sapeano +di certo che il vecchio cignale era +lungi dal suo covo, e per questo si attentarono +di sorprenderlo all’impensata. Ma +or via, or via, noi loro renderemo la +pariglia, ma a misura di carboni di fuoco. +Giuro al cielo!... +</p> + +<p> +— Non giurate, padre mio, non giurate; +Pensate che se coloro vi hanno oltraggiato, +un desiderio di vendetta li mosse per la +perdita di un compagno che voi gli avete +spento. Pensate alla generosità del Bianchi +che non abusò del suo vantaggio, e ritirossi +alla prima mia preghiera. E +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +ancora frate Paolo, in nome del signore +ci raccomanda non voler turbare la tranquillità, +non voler lordarvi del sangue di +uomini che pure tutti hanno per padre l’istesso +Adamo... +</p> + +<p> +— L’istesso Adamo tu dici! E quando +mai dal tronco istesso uscì la forte quercia +e la debole canna che scuotesi al primo +vento? Frate Paolo! Sarà egli capace +frate Paolo, coi suoi bei discorsi, di vendicare +i torti nostri? Ah sì..., io ho il torto +di parlar teco di siffatte cose: ebbene, lo +vogliono, sia fatta; fuori le spade, e si rinnovino +in Erba le stragi dei tempi del Barbavara. +Ma prima con lui, sì con lui... Figlia +mia, sento che ho bisogno di riposo. Giorgio +mi segui. +</p> + +<p> +Nel mentre che il Pusterla così parlava, +l’ira da prima la più violenta lo investiva; +quindi quella freddezza che lo mostrava +uomo uso ai perigli ad essa succedeva. Ma +le ultime sue parole furono proferite con +un’aria di mistero che indicavano celare +una diversa risoluzione ed un arcano. +</p> + +<p> +— Agnese, — disse allora Beatrice, — conducete +fuori dal castello quel Trovatore, e +dategli larga rimunerazione. +</p> + +<p> +— Signora, — disse il Trovatore, che durante +tutta la scena da noi riferita era rimasto +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +nella più perfetta immobilità, — ho +alcune parole a dirvi prima, se in ciò, gentile, +mi volete compiacere. +</p> + +<p> +— Ebbene, Agnese, ritirati in un angolo +della sala; e così che avete voi a farmi +sapere? +</p> + +<p> +— Nulla, fuorchè io sono Arrigo Bianchi! +</p> + +<p> +La giovine trasalì, sebbene un consimile +sospetto confuso, già l’avesse tentata più +d’una volta. +</p> + +<p> +— E che vi mosse a qui venire? +</p> + +<p> +— Mi mosse quell’amore di cui ardentemente +mi accese la vostra prima vista +durante quel torneo di cui vi piacque tener +memoria; quell’amore che divenne in +me forza irresistibile, poichè fra sì sciagurate +circostanze la seconda volta vi presentaste +agli occhi miei; quell’amore che +ora più non si spegnerà vedendo quanto generosa +sia l’anima vostra, quanto benigna +vi piacque assumere le mie difese. +</p> + +<p> +— Ebbene, per quanto cara vi è la vita, +per quanto avete di più sacro, ritiratevi, +tosto partite. Io procurerò, sì..., per gratitudine..., +di reprimer il vendicativo odio +del padre mio. Voi..., e voi dal canto +vostro, ve ne scongiuro, reprimete i vostri +alteri spiriti. Agnese, conduci questo Menestrello +fuori del castello. — Ciò detto, +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +essa stessa incontanente uscì dalla sala. +Ed Agnese, dicendo al Trovatore: — Voi ci +cantate dei casi strani, ma vi so dir io che +da noi se ne veggono tutti i giorni di +nuovi, — lo condusse fuori della sala. Volle +rimunerarlo; ma il Menestrello, contro +l’uso di tal gente e con grande stupore +della giovine, rifiutò di nulla accettare, +e mestamente lasciò il forte recinto +di quell’antico castello. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span></p> + +<h2 id="cap10">CAPITOLO X. +<span class="smaller">FUNESTI EFFETTI DELLA VENDETTA</span></h2> +</div> + +<p> +Pochi istanti dopo che il finto Trovatore +fu uscito dal castello, Beatrice cogli +occhi rugiadosi, i lineamenti animati dal +forte contrasto di affetti che tanto la +commovevano, ricomparve nella sala e si +pose a sedere sovra una seggiola, ove stette +alcun tempo silenziosa. +</p> + +<p> +— Agnese, in quali tempi viviamo noi +mai? — disse finalmente alzando gli occhi mestamente +sovra la giovinetta sua cameriera. +</p> + +<p> +— Fatevi coraggio, il signor Giovanni +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +Pusterla è uscito da maggiori burrasche di +questa: gli sarà facile freddare il Bianchi +o quell’altro che vi han fatta tanta paura, +e ritornarne allegro e tranquillo al suo +castello, a tracannarsi quattro fiaschetti +di vino in onore della vittoria. +</p> + +<p> +— Che ciò non accada giammai! — sclamò +Beatrice. E stette un istante in silenzio: +due minuti dopo ricomparve nella sala Giovanni +Pusterla. +</p> + +<p> +La forte espressione delle ferventi passioni +che avevano agitato il petto irascibile +del vecchio Ghibellino, avea dato +luogo alla abituale sua imperturbabilità +mista di buon umore. Egli avea di già presa +la sua risoluzione, ed ora già più non pensava +all’accaduto, se non come ricordarsi +un suole di una storia antica sulla quale +freddo e sicuro ha di già proferito suo +giudicamento. Egli si assise innanzi alla tavola, +sulla quale un istante dopo il Falconiere +dispose una sucolenta imbandigione +di carni ed altre vivande, e volgendosi alla +figliuola, che silenziosa stavagli vicina, così +prese a dirle. +</p> + +<p> +— Un po’ di stizza mi sturbò al primo +vederti, Beatrice: ora mi è passata. Quanto +noiosi mi riuscirono que’ quattro giorni +che io passai in Monza con Estore Visconti! +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +Il bravo cavaliere non lasciò nulla per +divertirmi. Conviti, giostre, balli: egli se la +passa assai allegramente. Ma, il credereste? +abituato omai a questa vita solitaria, senza +voi, cara mia Beatrice, io mi trovava in +un deserto. — Qui fe’ una posa, portò +alla bocca il primo boccone, e mangiando +alternativamente e parlando così proseguiva. — Altro +io non affrettava che il mio +ritorno, e sì che tanto Estore quanto il +signor Giovan Carlo ad ogni patto non voleano +ch’io partissi. Aspettano Facino: +il generale del Duca ha dei grandi disegni +pel capo; e vuol comunicarli ad Estore. +Hanno fatto la pace: ora stringere vorrebbe +Facino una lega offensiva. Contro chi, non +si sa: sospettasi contro i Rusconi di Como. Estore +lo attendeva da un giorno all’altro, e +avrebbe voluto che io fossi presente al loro +abboccamento. Ma io non potea restare: +davvero, Beatrice, davvero come son cristiano! +parea che il cuore me lo dicesse: +Torna a casa tua; vi sono delle novità. E +dovea così propriamente venire il diavolo +a intorbidarmi il piacere del rivederti; +dovea quel Guelfo inetto venire ad insultarmi, +per fabbricarsi la propria rovina! Ebbene, +corpo di Satanasso, non son Giovanni +Pusterla se non lo fo pentire, e se +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +non lo mando all’inferno insieme agli altri +Guelfi che lo precedettero la giornata del <i>Malcantone</i>! +Oh quel giorno sì che le loro +case offrirono una bella scena! Ma dopo +tutto ciò, ardire..., ardire... Basta non +ne parliamo; al rammentare il tuo pericolo +tu ti commuovi e impallidisci. Ma +non dubitare, Beatrice, sarà l’ultima volta +che tali affronti tu avrai sofferti; e costerà +caro, a chi lo ebbe, il piacere di averti angustiata. +</p> + +<p> +— Ah padre mio, da ben altre fonti +deriva la mia inquietudine. Io sono +orfana della madre, e voi siete il solo +in cui ponga l’amor mio, il solo mio sostegno. +Troppo preziosi sono agli occhi +miei i vostri giorni. Io troppo vi compresi: +voi vi volete cimentare con quel +giovine valoroso. Ma deh! non vogliate arrischiare +la vostra vita contro chi dell’impeto +di un’età bollente è dotato. Colui +inoltre, perdonatemi, troppo ancora mostrò +di virtù perchè non merti indulgenza. +Egli invase, è vero, il castello di un suo rivale +per vendicare un amico ucciso; ma +rispettò la debolezza, rispettò l’onor mio... +</p> + +<p> +— Tu mi sei diventata Guelfa, figlia mia! +Sai tu che prendi con molto calore a difender +la causa di quel giovine presuntuoso? +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +Ma di me che temi? ed a colui, +a colui è ben necessario insegnare a non +stuzzicare la vipera che a lui non bada. Ma +via, non ne parliamo più. Io non +intendo nemmeno torgli la vita. Egli ti ha +rispettata: ebbene merita, come tu dici, indulgenza, +e l’avrà. Gli darò una buona +stoccata fra carne e carne, e s’egli dopo +s’aqueterà, non si parlerà altro di questo +affare. L’hanno fatta veramente da Guelfi, +la hanno fatta! Io credo, Beatrice, che fosse +la paura, non già la tua presenza, che gli +facesse ritornare. Avranno sentito un qualche +romore, han creduto che gente arrivasse, +son fuggiti, chi sa con quale fretta! +Oh, ci scommetto, la fu così. Un Ghibellino +non avrebbe lasciato così a mezzo la cosa, +ed avrebbe per lo meno del castello fatto +un falò. Ma i Guelfi dalle loro sconfitte +hanno imparata la prudenza. Ora che hanno +la testa rotta, sono assai discreti ed umani: +e vedi moderazione di cui si vantano! Ebbene, +tanto meglio per loro; altrimenti non +so se a quest’ora ne resterebbe più il seme. Ma +tu hai gli occhi pieni di lagrime? +</p> + +<p> +— Sì, padre mio, sì. Ah, se vedeste lo +stato dell’anima mia! vi farebbe pietà. Voi +parlate di vittoria, di vittoria generosamente +acquistata: ma chi misura i colpi? +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +chi mi accerta che un momento fatale a +me non vi tolga? O chi mi accerta che +invece voi, anche involontariamente, togliate +la vita ad un giovine a cui pure +assai io debbo? Deh non appigliatevi al +più dubbioso de’ partiti: ascoltate le sagge +e pie esortazioni di frate Paolo, perdonate, +e non vogliate così porgere alimento a +novelle discordie. +</p> + +<p> +Il vecchio Pusterla stette un istante come +pensieroso: poi, animando i suoi maschi +lineamenti di collera e superbo sdegno, +battè col pugno sulla tavola e così sclamò. — Che +vuol dir ciò? Che parole sono +queste? Chi imprenderà ad essermi guida +in ciò che tocca l’onor mio? chi opporre +sponda intende al mio giusto sdegno? Questi +frati sono contrari ai Ghibellini, +come che tutti sieno nemici di Santa Chiesa, +e ci vengono a fare il saccente in casa. E +voi, ch’io non vi senta, io, più difendere +nessuno di quella maledetta razza de’ +Guelfi, che il diavolo se li porti. — Qui +troncò le sue invettive, alzossi, e di repente +lasciò la sala. +</p> + +<p> +Allora Beatrice rimase come colui a cui +il fulmine scese improvvisamente a lato, nell’istante +che, côlto da una gran procella, +sotto d’annosa quercia cerca ricovero ed +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +asilo. Immobile, smemorata, compresa da +un terrore tanto più crudele quanto più +indeterminato, a lei pareva di repente quella +benefica luce sparire che ancora la guidava +in un mare pieno di scogli, nè mezzo alcuno +più scorgeva per evitare il suo danno. +Il padre o il generoso liberator suo, +l’oggetto ancora per cui forte parlava il +suo cuore, il bravo cavaliere vincitore ne’ +tornei, sì destro nelle giostre e ne’ nobili +giuochi di che occupavasi allora la gioventù, +colui (che serve tacerlo?) che pure oggetto +era di tutto il suo, sebbene combattuto, +amore, e de’ suoi voti taciti; o il padre o l’amante +sanguinosa avrebbe resa una mano +cara di un sangue non men caro e inapprezzabile. +Che se l’amante caduto fosse, +non era essa colpevole della sua morte, +che abbastanza non vi si era opposta nel +mentre lei con tanta generosità quegli avea +salvata? Che se il padre vittima soggiacesse +di un involontario colpo, oimè +quale vita a lei si toglieva! e da chi si +toglieva! Queste idee, che da principio +confuse prostrarono la mente sua, più distinte +la immersero poscia nella più profonda +desolazione. +</p> + +<p> +— Ma io impedir debbo ad ogni costo, — disse +ella fra sè, — io impedir devo ad ogni +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +costo che ciò avvenga. Io stessa mi porterò +sul luogo ove aver dee effetto il ferale combattimento, +e lo frastornerò. — Questi pensieri +essa volgeva nella tacita mente. Volta +quindi ad Agnese, le disse: — Chiamami +Giorgio, il Falconiere, io deggio parlargli. — Il +bravo difensore del Castello +Pusterla non tardò che qualche istante a +comparire in sua presenza. +</p> + +<p> +Era il Falconiere uomo alquanto rozzo, +ma non tanto però che ancora non facesse +la prima figura nel villaggio di Parravicino +in cui era nato; e se era facinoroso, +era per altro ancora di ottimo cuore. Le sue +idee aveano, è vero, preso il corso a cui +travolgeale tutte il torrente de’ suoi tempi; +ma il suo cuore aprivasi alla voce della +ragione e dell’affetto. Noi abbiamo già detto +che era grande della persona, ma non pingue; +avea lineamenti robusti, ma non fieri; +era uomo coraggioso, e lo vedemmo, ed un +po’ altero della propria importanza. +</p> + +<p> +— Giorgio, — gli disse Beatrice, — voglio +da te un servigio. Promettimi che me lo +accorderai. +</p> + +<p> +— È mio dovere servirvi, signora Beatrice: +uno contra uno, uno contra due: ancora +contro tre, comandatemi. +</p> + +<p> +— Oh! tu non hai nella mente che +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +zuffe e risse. E parti egli che io abbia a +far le parti di capo di parte? Ah! pur +troppo de’ fatti sanguinosi si succedono +con una rapidità spaventosa; ma io non li +riguarderò giammai che con orrore. +</p> + +<p> +— Voi parlerete bene; e la vostra lingua +ha fatto anche molto uno di questi dì. Ma +non parla così il signor Giovanni Pusterla. +</p> + +<p> +— E perchè Giorgio così voi dite, perchè? +</p> + +<p> +— Il perchè? Le donne hanno sempre +questa parola sulle labbra: ma, perdonatemi; +io non vorrei far male nel dirvi di questo +perchè. +</p> + +<p> +— E credi tu che io nol sappia? +</p> + +<p> +— Che domani si hanno a ritrovare...? +</p> + +<p> +— Sì, mio padre ed il Bianchi. +</p> + +<p> +— Nel bosco, innanzi la cappella del +Marliani; nel luogo delle povere... +</p> + +<p> +— Per battersi all’ultimo sangue. +</p> + +<p> +— Voi dunque sapete tutto. A mezzo dì +ogni cosa sarà probabilmente terminata. +</p> + +<p> +— Oimè! +</p> + +<p> +— Che avete, che diventate pallida come +la cenere? +</p> + +<p> +— Io mi sento morire! +</p> + +<p> +— Or, ora chiamo Agnese che vi soccorra. +</p> + +<p> +— Ah no, tu solo puoi soccorrermi con +una parola. +</p> + +<p> +— Non che una parola, cercatemi la vita, +o dolce mia Signora. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +</p> + +<p> +— Tu mi aiuta a impedire questo scontro, — disse +con voce appena distinta e soffocata +dal dolore che un fiume di lagrime +spremeva, la misera Beatrice. +</p> + +<p> +— Ma come... ma perchè? +</p> + +<p> +Richiamò Beatrice con uno sforzo di fortezza +i propri spiriti, e così gli disse: +</p> + +<p> +— Ebbene, adunque la sfida è già partita; +e se non è partita, sarebbe invano che +io cercherei di stornarla. Ma tu puoi aiutarmi +a fare che non abbia effetto: va al +convento di S. Francesco questa sera istessa, +cerca di frate Paolo, e digli che domani, un’ora +prima che scocchi il mezzodì, trovisi nel +nostro castello: digli che ci va della vita, +anzi di molte vite si tratta; digli che in +nome del cielo lo scongiura ad essere pronto +Beatrice Pusterla... +</p> + +<p> +— Ma che volete voi fare? +</p> + +<p> +— Tu conosci il luogo ove accader deve +il combattimento; quivi ci condurrai. +</p> + +<p> +— Io? ma il signor Giovanni Pusterla +mi ammazzerà... Ma voi mi commovete. +Poveretta! il dolore vi opprime in un modo +crudele. Accada ciò che accader può, io vi +seconderò. Vado ora subito a San Francesco. +</p> + +<p> +— Il cielo ti benedica, mio caro Giorgio; +il cielo ti ricompenserà. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +</p> + +<p> +— Ed io invece sono pieno di cattivi +presentimenti; una maledetta civetta par +che mi annunzi che vicina è la mia morte. +</p> + +<p> +— Disperdano i venti il triste augurio: +un uomo che è accessibile alla pietà non +dovrebbe morir mai in questi nostri tempi, +in che è sì rara. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span></p> + +<h2 id="cap11">CAPITOLO XI. +<span class="smaller">IL CAPITANO DI VENTURA</span></h2> +</div> + +<p> +Il giorno appresso il Falconiere fu di +buonissim’ora al Castello del Monte, recando +la sfida del sig. Giovanni Pusterla +al giovine Arrigo. Questi con freddezza +l’accolse, la lesse, esitò un istante, ma infine +rispose che l’accettava e che non si +sarebbe fatto aspettare all’ora determinata. +</p> + +<p> +Portava la sfida che soli avessero a trovarsi +nel vasto bosco che giaceva fra il +Castello del Monte e Parravicino, siccome +abbiamo visto. Il luogo di convegno era la +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +piazzetta della cappella Marliani. Quivi +colla spada si sarebbero resa la ragione che +ognuno di loro pretendeva. +</p> + +<p> +Frattanto, la mente di Beatrice era piena +del pensiero orribile del fatal conflitto che, +se essa non potea distornare, avrebbe avuto +luogo il giorno seguente o qualche altro +appresso. Le sue pupille, immerse nel pianto, +per la lunga fatica dell’animo si erano +alfin chiuse al sonno; ma quale sonno torbido +e inquieto, e peggiore assai della +stessa veglia! Cento fantasime orrende ella +vide da principio, che con terrore indeterminato +la scossero tutta la notte e conturbarono: +finalmente sul mattino, quando +la superstizione assegna ai sogni un grado +di probabilità siccome nunzii del vero, perchè +più distinti si presentano, ecco le idee +sue prender forme più determinate. In +una mesta giornata procellosa, ecco sorgonle +innanzi le folte querce fatali della +piazzetta della Cappella, e l’orribile teatro +del paventato combattimento eccole starle +dinanzi, scena tremenda che la agghiaccia +d’un indefinito terrore. Quivi su quella +piazza, fatale un giorno, e che ora sta per +acquistare novella e non men funesta celebrità, +ecco di già starsi a fronte i due rivali, +entrambi a lei cari, e la cui vita del pari +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +corre mortal periglio. Essa, che in disparte +si trova fra un cespuglio, ecco muove il +piede per avanzarsi; ma il piede nega di +sostenerla: è sola, e il fido frate non è +giunto per iscortarla. Apre essa il labbro, +ma, fosse effetto d’incanto funesto, fosse +avversa sorte, la voce ricusa di formare il +suono; il labbro non articola che tronche +e mute parole; la lingua stessa ricusa +di palesare l’orrore che la comprende. +Quale situazione è questa mai! Nel mentre +che essa giunger non può opportuna +al soccorso, l’amante suo contro il padre +suo trae la spada; cresce il furore dei colpi, +d’un triste fragore rintronan gli echi della +selva e della cappella; ma ancora il sangue +non scorre che in piccola copia. Inferociti +per la lunga resistenza, i due crudeli combattenti +ecco obbliare le difese, ed entrambi +furiosamente per ferirsi l’uno sull’altro +si scagliano. Sono soddisfatti, ed +una doppia ferita fa che l’uno cada all’altro +dappresso. A tale sventura, una convulsa +forza cresce alla meschina; balza dal suo +nascondiglio, e tale è la scossa dell’animo +suo, che il sonno fugge, e piena di terrore +ella si desta. Dubita da prima, poscia esclama: — Cielo +ti ringrazio; il delitto non è +ancora consumato! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +</p> + +<p> +Gittasi in ginocchione a pregare chi è +maestro e fonte di ogni pietà: essa ôra, +ed ôra con tutta fiducia che le sue preghiere +possano venire esaudite. — Mio Dio, — diceva, — esaudisci +i voti di un cuore umile +e addolorato! — Ella avea passate due ore in +tale situazione, quando entrò nella sua camera +il vecchio di lei padre, che sorridendo +le disse: — Che è, Beatrice? Tu ti +offendesti forse d’ieri sera: ma quando la +stizza mi prende non sono più padrone di +trattenermi. Io non ti vidi questa mattina; +ma io non volli partire per la caccia senza +abbracciarti. Dammi un bacio; e non mi +aspettare che dopo mezzodì. +</p> + +<p> +— Ah dunque voi partite!... +</p> + +<p> +Questa esclamazione non avea nulla in +sè; altro senso non avea se non quello che +gli attribuiva l’accento con che veniva +profferita; ma il vecchio ne fu commosso +fino nel fondo dell’anima, sebbene credesse +la figlia ignara del suo disegno. +</p> + +<p> +— Sì, parto; ma che male v’è in ciò? +non è quello che mi accade di far tutti i +giorni? parto col mio falco a passare tre +o quattro ore. +</p> + +<p> +— No, il mio cuore mi dice che voi +mi tenete celato il vero. Il mio cuore mi +assicura che non è la caccia che vi chiama, +ma un’idea di vendetta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +</p> + +<p> +— E se ciò fosse, sarebbe questa la prima +volta? Ma il cuore sempre a voi donne +dice qualche cosa, e ben di rado indovina. +Tutto effetto di sospettoso temperamento. +Adunque, figlia mia, dammi un bacio, ed +asciuga queste lagrime, che io non amo +nè ho bisogno di essere commosso. — Qui la +strinse fra le sue braccia, e le purpuree +guancie di lagrime cosperse le baciò. +</p> + +<p> +— E volete?... +</p> + +<p> +— Addio, — sclamò il Pusterla con alquanto +dispetto, che contrastava colla tenerezza, +e di là si tolse. +</p> + +<p> +Beatrice si accorse che inutile sarebbe +stato l’arrestarlo ed operare un’ulteriore +insistenza: la sua speranza era solo nell’amore +che le portava Arrigo, e nell’amore +del padre, il quale non avrebbe voluto ricusarle +il sagrifizio di una vendetta, quando +l’avversario suo avesse conosciuto che solo +all’intervento di lei egli lo doveva; e non +meno confidava nella autorità veneranda +del suo compagno. +</p> + +<p> +Fra le torbide cure che la agitavano, +passò un’altr’ora; e con tremore e trambasciamento +sentì finalmente aprirsi la +porta della sua camera, nella quale il Falconiere +ammise frate Paolo. Essa in breve +ragguagliò il buon padre di ciò che stava +per accadere e del suo disegno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +</p> + +<p> +— Adunque tosto mettiamoci in viaggio, — sclamò +questi, ed un istante dopo tutti e +tre furono fuori del Castello Pusterla. +</p> + +<p> +Intanto il vecchio Ghibellino di questo +proprietario, a cui il pensiero del duello +che dovea aver luogo, siccome cosa assai +ordinaria, non avea tolto nè il sonno la +sera antecedente nè l’appetito la mattina, +imperocchè sommamente egli confidava +nella sicurezza del proprio braccio, e nel +suo animo freddo nel combattere, uscito +che fu dal suo castello, moveasi soletto, e +tenendo in pugno un falcone femmina, verso +di Orsenigo, avendo in animo di non intermettere +il suo prediletto passatempo +perchè avesse quel giorno a mettere a cimento +le proprie forze, o per meglio dire +a scambiar quattro colpi con un giovine di +primo pelo, che, come ei pensava, in breve +avrebbe punito del suo ardimento con qualche +buona ferita; mentre la sua cortesia +verso la figlia, sebbene ei la attribuisse a +timore, doveva pure meritargli un po’ di +compassione. — Sì, — diceva egli al suo falco, — come +vale più un falcon femmina di tutti i +falchi maschi del mondo, così vale più uno +degli antichi Ghibellini di tutti questi poveri +Guelfi che nascono ora, e che non hanno +tanti anni da ricordarsi il male che loro +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +abbiamo fatto otto anni fa. Vorrebbero +essi ricominciare il giuoco; ma che può far +mai contro lo sparviere la colomba! Ma +questa sera senz’altro sarà distinto il loglio +dal buon grano, come dice Frate Paolo nelle +sue prediche. +</p> + +<p> +Così dicendo, egli ascendeva una collina +che dominava varie strade delle vicinanze, ed +egli movea uno sguardo in giro, fosse per +ammirar il paesaggio, fosse per desiderio di +scoprire qualche preda, quando dalla parte +di mezzodì vide da lungi alzarsi un gran +polverío, ed osservando con maggior attenzione, +parvegli vedere uno splendor d’armi +e un brulichio di numerose squadre. Salì +allora su di una più eccelsa eminenza della +collina, e osservando diligentemente, bentosto +si accorse che da una grossa schiera +di armati era quella polvere alzata; poichè +distinse assai meglio le armi che riflettevano +i raggi del già alto sole. La schiera si +andava avvicinando, e in breve assai distintamente +gli fu fatto di vedere un grosso +esercito, che, a quello che sembrava, veniva +alla volta di Parravicino. Stava egli adunque +attentamente contemplando quello spettacolo +inaspettato, nè sapeva che gente +quella esser potesse, quando sentì chiamarsi +per nome, e vide muovere verso di lui due +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +guerrieri, montati su due grossi cavalli di +razza milanese, e in que’ guerrieri egli riconobbe +due de’ suoi più illustri amici, Estore +Visconti, cioè, e Facino Cane. +</p> + +<p> +Era Facino Cane uomo di già avanzata +età, di statura mediocre, e poco notevole +della persona; ma nel suo viso, il cui colore +abbronzito indicava qual intraprendente +ed instancabile guerriero egli fosse, nel +suo viso vedevasi l’impronta della sua volgar +nascita, poichè nulla v’era in esso che +indicasse quell’aria grave e di nobiltà +che tanto distingue coloro che fin da +buon’ora sono avvezzi a modellare a cavallereschi +modi i loro atti e il loro sembiante. Egli +avea due occhi grigi, assai vivaci, +che s’aggiravano irrequieti nelle loro +orbite, e due folti sopraccigli li velavano, +come se coll’ombra loro altrui nascondere +ne volessero l’espressione; avea fronte alta, +e un’espressione di sagacità e avvedutezza +in essa parea vedersi, e il suo contegno +non era senza dignità. Era a quel tempo +Facino nel colmo della sua fortuna; egli +avea più Stato che ognuno dei due fratelli +Visconti, e le sue idee si slanciavano ancora +a più ampia carriera. Il suo corpo però assai +avea perduto del suo primitivo vigore, +tanto più che da alcuni anni era di quando +in quando assalito da forti accessi di gotte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +</p> + +<p> +Estore Visconti potea ben dirsi il contrapposto +di Facino: per vero dire anch’egli +contava i suoi cinquant’anni, ma pure +sembrava assai più giovine, ed era robusto +come un uomo di trenta. Era ben fatto +della persona, grande, pieno di nobiltà. +Più soldato che capitano, più galante che +ambizioso, amava i piaceri, ed era pieno +di spirito. Leale, generoso, umano, in posto +più eminente sarebbe forse stato un altro +Enrico IV. Sì Estore come Facino brillavano +in una splendidissima armatura ornata +di fregi d’oro, e sovra essa portavano una +ricca sorcotta nella quale in più parti era +trappunto il loro stemma, ed in petto a +cui vedevasi la croce rossa, distintivo dei +Ghibellini. +</p> + +<p> +— Voi qui! — sclamò attonito Giovanni +Pusterla al vedere i due nobilissimi guerrieri +che a lui di già eran vicini. +</p> + +<p> +— Sì, e saprai tutto: or ci guida al tuo +castello che vogliamo ristorarci, e ti narreremo +ogni cosa per istrada, — disse Estore +Visconti, il più gioioso de’ due compagni. +</p> + +<p> +Il Pusterla allora esprimendo loro il suo +piacere di rivederli quando meno se lo +avrebbe aspettato, disse che erano i padroni +del suo castello, e che sperava in esso +entrambi avrebbero passato almeno il restante +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +della giornata. Terminato che ebbe +queste ed altre espressioni della sua cordialità, +tornò alla domanda del motivo che +a quelle parti li conduceva. Estore Visconti +e Facino erano scesi dai loro cavalli, che +dati avevano in custodia ai loro scudieri; +e mentre questi in rispettosa distanza li seguivano, +col Pusterla dirigendosi pedestri +verso il di lui castello presero ad appagare +la sua curiosità. Ma noi prima di udir i +loro discorsi dobbiamo fare un cenno della +vita dell’uno come dell’altro; il qual cenno +gioverà un poco tanto per conoscere meglio +il complesso della nostra istoria, come +anche per ispiegare le loro parole. +</p> + +<p> +Facino Cane, di Casale, fu sotto a Giovan +Galeazzo Visconti uno de’ condottieri +di eserciti, o Capitani di ventura‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, che +più si distinsero per la loro sagacità e il +loro valore e quindi a lui furon cari, e fu +in molte fazioni importanti adoperato; ma +la sua sorte crebbe assai più dopo la morte +di quel Duca, sì terribile al rimanente dell’Italia +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +cui minacciò di porre intera nelle +catene. Ad esso succeduti i deboli suoi +figliuoli, il vasto paterno retaggio fra +di essi era stato smembrato, e col titolo +di Duca, Giovanni Maria fanciullo di +soli quattordici anni (1402) risiedeva in +Milano ed avea per sua parte, con questa +città, Como, Lodi, Cremona, Piacenza, +Parma, Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna, +Siena e Perugia; Pavia, Novara, Vercelli, +Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, +Feltre, Belluno e Bassano furon dominio +di Filippo Maria, secondogenito, col titolo +di Conte di Pavia; Pisa e Crema furono +assegnate a Gabriele, bastardo legittimato: +ma in brevissimo tempo combattuti +da ogni parte o da potenze rivali, o dalle +insurrezioni di molte città in cui si alzarono +parziali tiranni, Gabriele perdette lo +stato; il Conte di Pavia ebbe anch’egli a +vedersi tolta la maggior parte delle sue +città; e nel Ducato, perchè più presto rovinasse, +oltre a’ molti nemici, insorsero di buon’ora +dissidii fra i membri stessi che componevano +la Reggenza, a capo della quale +era la Duchessa madre, la quale si formò +assai nemici colle sue parzialità e colla sua +mala condotta. +</p> + +<p> +Fedele in sì triste congiuntura rimase +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +Facino Cane; egli difese bravamente Bologna, +che però fu poi ceduta al Pontefice, +e infrenò Alessandria sorta a ribellione. Ma +poichè vide che le cose rovinavano, e +che ognuno pensava a trarne per sè profitto +(avendo Pandolfo Malatesta ottenuto +dalla Reggente Brescia, e Ottobuon Terzo +essendosi impadronito di Reggio, di Parma, +e di Piacenza), anch’egli pensò imitarli, ed +occupò Alessandria, Novara, e Tortona, +prima che cadessero nelle mani del Marchese +di Monferrato, e di quello di Saluzzo, +il quale di già avea tolto ai Visconti nel +Piemonte Vercelli ed altre terre. Filippo e +Giovanni Maria Visconti, per tal modo, altro +omai non possedevano che Pavia e +Milano, città di loro residenza; e per +giunta Milano non era che il nido delle +discordie, tanto furiosamente vi imperversavano +le sette. +</p> + +<p> +Fu poco dopo che morì in Monza la Duchessa, +ed un sordo sospetto accusò il Duca +suo figlio della di lei morte. Quel giovinastro, +che già cominciava ad essere abbominato, +da sè governando mostrava di non +esser atto a sostenere il peso degli affari, e +cominciava dall’inimicarsi Facino Cane ed +altri Signori, che egli doveva anzi cercare +di tenersi affezionati, mentre non avea che +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +troppo abbondanza di nemici; ma il timore +lo fece poi ravvedere, confermò Facino nel +possesso delle usurpate città, con esso si +accordò e fece la pace. Facino, incaricato di +combattere gli altri nemici del Duca, fra i +quali Pandolfo Malatesta, Ottobuon Terzo, +Gabrino Fondulo, è però sconfitto presso +Binasco: e il Duca dando la mano a chi +trionfa, ricolma di carezze i suoi nemici, e +precipita Facino suo capitano da quell’alto +grado di favore a cui lo avea innalzato. +Trionfano in Milano i suoi nemici, e vi +commettono le più orribili concussioni. +</p> + +<p> +Facino allora non spira che vendetta; nè +tarda, collegato con Estore Visconti, a bloccar +Milano, da cui le crudeltà del Duca +aveano allontanati quei pochi personaggi, +che pel senno poteano essere capaci a difenderlo. +Ricorre allora il Duca all’inganno; +tratta con Facino; ma poichè con questo +mezzo ha vettovagliata la città, rompe +d’improvviso i negoziati, e dichiarasi irreconciliabile +col suo Generale. Facino allora +dà il guasto alle campagne, e porta il terrore +fin sotto le mura di Milano; ma il +Duca, senza cervello, in sì triste circostanza +offende ancora Malatesti Malatesta di cui +avea sposata una figliuola, e questo istiga +Pandolfo Malatesta a vendicarlo. Per opporsi +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +ad essi ed a Facino l’imbecille Visconti +stringe una lega con Bucicaldo, governatore +di Genova per parte del Re di Francia, che +reo di aver dato a morte Gabriele Visconti, +ad altro non aspirava che ad acquistare al +suo signore il milanese ducato. +</p> + +<p> +Frattanto i due nemici del Duca, emuli +ancora fra di loro, grossi entrambi di molte +schiere, venivano per disputarsi colla forza +il possedimento della città. Si scontrarono +le loro armi nella valle di Rovagnate, ivi +si batterono; ma il comune interesse li +mise poscia d’accordo, e convenivano di +impedire prima, uniti, che Milano cadesse +in mano de’ Francesi, mentre avrebbero +poscia in altro tempo decisa la loro parzial +contesa. Per quanto il Duca si ostinasse, dovette +alla fin fine piegarsi; e riconciliatosi +con Facino, stipulò con esso la pace. Allora +i Guelfi, nemici di questo Generale, dovettero +curvare il collo, e furono dai Ghibellini +oltra misura oppressi. Facino ottenne +in dono varie terre nel Milanese; e anche +Pandolfo Malatesta ebbe soddisfazione, appagato +nelle sue varie domande; e parve +che il Duca sinceramente con essi si riconciliasse. +</p> + +<p> +Poco però mancò che tanta fortuna perdesse +a un tratto Facino. Bucicaldo, impadronitosi +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +di Piacenza, giunge a Milano +senza trar un colpo; e la città caduta sotto +il dominio de’ Francesi, essendone stato +creato Bucicaldo governatore, non prova +che nuove scosse per la cattiva condotta +di costui. Ma Facino, collegato col Marchese +del Monferrato, fatta rivoltar Genova +a Bucicaldo, lo battè anche presso Novi, e +vittorioso tornò in Milano. Invano i Guelfi +fecero poi uno sforzo per perderlo, congiurando +contro la sua vita, nella qual congiura +ebbe parte anche il Duca; egli salvossi, +ed allora pensò a consolidare in modo +il suo potere che nemmanco il Duca stesso +lo potesse abbattere. +</p> + +<p> +Egli quindi, impugnate le armi contro il +Conte di Pavia che avrebbe potuto dar +mano al fratello a rovinarlo, cominciò dall’impadronirsi +di quella città. Dopo il qual +fatto, anche il Duca da lui non fu più considerato +che come suo prigioniero, ed i due +fratelli vennero da lui chiusi ne’ loro palazzi +e ridotti a mancare persino delle cose +necessarie. Bene si mansuefece di poi che +credette abbastanza solido il suo potere; e +perchè il duca sembrava più non occuparsi +che de’ suoi piaceri vergognosi e crudeli, +Facino già pensava ad accrescere con conquisti +la propria fama, e quel ducato che +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +un tempo era sì vasto e possente; e tolto +Canturio a Giovan Carlo Visconti, segnata +una pace con Estore, che dominava in +Monza, disegnava con lui imprendere novelli +acquisti. +</p> + +<p> +Ecco l’istoria di Facino Cane, la quale, +sebbene da noi esposta in succinto, forse +troppo ancora estesa sarà sembrata al nostro +lettore; però più breve sarà quella del +suo compagno, cioè Estore Visconti. Estore, +caduto Barnabò suo padre, si era ritirato +da Milano che non avea più che nove anni; +visse in istati stranieri, e molto ancora nella +Corte del re di Francia, ove egli attinse +quello spirito cavalleresco per cui tanto +andava famosa ai tempi di Carlo VI. Ma +succeduto a Giovanni Galeazzo il debole +Giovanni Maria, risorte di Estore le speranze, +egli tentando la sua sorte prese ora +le parti del Duca, ora quelle de’ suoi nemici, +e finalmente nel 1407 divenne padrone +di Monza, ed ivi lietamente teneva +la sua piccola Corte. +</p> + +<p> +Fu Facino Cane che prese a rispondere +alla domanda del Pusterla. +</p> + +<p> +— Sì, Giovanni Pusterla, mio antico +collega, a te sieno palesi i miei disegni: perchè +dubiterei io di manifestarli a te, che +fosti uno de’ più caldi sostenitori del mio +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +partito? Pur troppo finora mi mancavano +le forze per intraprendere alcuna bella +impresa, a che tanto tempo ardentemente +io aspiro; ed in mezzo a’ miei prosperi +successi tuttavia il partito de’ nostri nemici +equilibrava le forze mie, sostenuti i Guelfi +dal capriccioso Giovanni Maria. Ma Giovanni +Maria, che odia i Ghibellini e me +come loro capo, egli che tutti ci vorrebbe +vedere avviliti e repressi, e per ciò ricorse +ad ogni mezzo, persino al tradimento; ora +l’inetto giovane, siccome il conte di Pavia, +trovasi del tutto nell’impossibilità di nuocere; +nè più inciampo opporrassi alle mie +imprese. Ed è ben giusto che chi non sa +stringere con forte mano le briglia del governo +le abbandoni, e non tormenti una +nazione co’ suoi errori; ed è veramente una +deplorabile fatalità che colui il cui braccio +la difende, ancora collo stesso braccio +non la governi. +</p> + +<p> +— Facino, queste non sono le intenzioni +che mi dimostraste in Monza: voi allora +mi parlavate come suddito fedele di Giovanni +Maria; or via, spiegatevi: devo io esser +l’alleato del Duca mio parente, o di +Facino suo generale? — disse Estore in tuono +grave e solenne. +</p> + +<p> +— No, Estore; io non penso a tradire il +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +Duca, sebbene egli abbia pur tentato più +volte di precipitarmi, ed anche di togliermi +la vita. Ma mia intenzione si è che nel +mentre l’inetto sta nel fondo del suo palazzo +immerso ne’ suoi vizj brutali e nella +sua crudeltà, a lui sieno tolti i mezzi di +impedire il corso delle mie vittorie. Se +bella cosa ella è essere signore di grande +Stato, aumentato col vigore del proprio +braccio, colla sagacità del proprio senno, +non sarà però meno glorioso per Facino +essere il restauratore di uno Stato, un dì +gigante nell’Italia, essere l’emulo di Giovan +Galeazzo, dare a questo Stato ordine e buon +governo, sebbene la corona porti un inetto +giovine che non pensa che a disonorarla. +Per questo modo parlerà la storia di Facino +Cane in più chiaro suono che non parli +di ogni altro più valoroso condottiero. +Questo è quello a che io aspiro, Estore; e +questi sensi miei già altre volte io espressi +a Giovanni Pusterla, che ne può far testimonianza. +Franchino Rusca sarà il primo +a provar la forza delle armi mie, ed a +cedere l’usurpato suo dominio. O egli di +buon grado, per una somma, cederà Como +e il Lario e tutti i luoghi che signoreggia, o +la forza glieli strapperà, ed andrà in un carcere +a finire la sua vita. Dopo lui le forze +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +mie abbatteranno gli orgogliosi Malatesta; +Bergamo sarà da me assediato, e, se un +interno presentimento non mi tradisce, cadrà +in breve, e cadrà Brescia ancora; nè +terminerà il nuovo anno che saranno in +mio potere Lodi e Piacenza, che io torrò +al Vignate Cremona, che sarà strappata a +Gabrino Fondulo; e forse anche Verona e +Ferrara. Di poi, se la fortuna mi sarà seconda, +cadranno le nostre schiere sulla Toscana; +Pisa rivedrà inalberata la vipera +de’ Visconti, e Firenze stessa temerà le +armi di Facino. — Il capitano ducale, così +dicendo animava fuor dell’usato i suoi duri +lineamenti. +</p> + +<p> +— Facino, la tua fantasia ha fatto un bel +volo, nè io volli interromperlo. Ma tu corri +troppo presto nelle tue conquiste. Or se +le grandi città ti opponessero de’ forti +ostacoli, non sarebbe poi l’anima tua tentata +anche dalle picciolette, e non volgeresti +allora lo sguardo tuo avido su +Monza posseduta da Estore? Oppure nel +mentre tu te ne andrai menando sì gran +rombo per l’Italia, e rovesciando i nuovi +dominii per inalzare un nuovo colosso +portante la vipera de’ Visconti e governato +da Facino, quale figura farà intanto il +giulivo Estore nella sua Monza? Monza è +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +ben più vicina a Milano, di Pisa e di Firenze. +</p> + +<p> +— Estore, tu di me diffidi, — disse Facino +in tuono più familiare; — ma non hai argomento +da credermi uomo infedele. Allorchè +io teneva segregati da’ loro perfidi consiglieri +il Conte di Pavia ed il Duca di +Milano, allorchè le loro persone erano +pienamente in mio potere, dimmi Estore, +chi mi avrebbe impedito di spegnerli siccome +indegni di regnare, ed usurparmi il +loro scettro? L’imperatore Sigismondo, loro +nemico, non avrebbe fors’anche lasciato +di conferirmi l’investitura del Ducato; e +quando fatto non lo avesse, Facino Cane +era ben uomo da sapere i suoi stati difendere. +Ma io sono troppo alieno dai tradimenti. +Quindi tu, Estore, te ne starai sicuro +nella tua Monza: e se la sorte a me sarà +propizia, sicchè conquisti la Toscana, allora +tu pure, secondandomi, potresti +giovarmi, da me ricevendo il governo di +Pisa o di Siena, ovvero ancora di Firenze. +Tu cederesti Monza, e, mio alleato, avresti +un assai migliore dominio nella Toscana. +</p> + +<p> +— Le idee tue sono belle e grandiose; +ma guai se rompesi il vase di latte da cui +comincia la tua fortuna. E veramente parmi, +Facino, che tu estenda di troppo le tue vedute. +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +Soprattutto non pensare a Firenze. +I Fiorentini hanno un patto col demonio; +e chi mira a soggiogarli resta colpito dalla +morte. Così finì Castruccio Castraccani, +così Giovanni Galeazzo medesimo. Per me poi +io non sono tanto ambizioso, Facino; sicchè +per me non darti brighe. Io imito +Marte qualora sono spinto dalla necessità +al dar nell’armi; ma, tornata la pace, io +quel Nume imito ingannando le ore oziose +accanto ad una bella, ed i cuori delle dame +sono allora le mie conquiste. La mia diletta +sposa non è di me più ambiziosa; ed io +porgo a Dio preghiera che in ciò non superino +il padre loro il caro mio Francesco e +gli altri figli che il cielo vorrà concedermi. +</p> + +<p> +— Ah tu sei fortunato, Estore, tu hai +un figliuolo che erediti il tuo stato, in +cui riponga il tuo affetto! E forse io stesso, +se padre fossi, divise le cure mie, tanto +non sarei agitato da questa smania di onore. +Ma morto Facino, più alcuno non rimarrà +sulla terra che porti il suo nome, e la mia +gloria, quale è ora, con me sparirà siccome +un lampo, e appena da alcuno de’ posteri +rammenterassi. Quindi conviene che +Facino, della gloria della sua casa autore, +ancora la renda perfetta. La mia cara +Beatrice, che amai teneramente in più verde +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +età, cui amo tuttavia, e in cui ammiro spiriti +generosi e degni di un trono, Beatrice +mi infiamma a percorrere il cammino +della gloria per meco dividerla. Ed oh! così +essa, come felice sposo seppe farmi, mi avesse +fatto padre felice! Ma il cielo, che tanto le +diede alto sentire e commovere l’animo del +guerriero col canto, a lei non diede la fecondità, +anima del mondo; e per essa non può +rinverdirsi la nostra stirpe. La stessa mia +gloria forse io darei se fra le mie squadre +un prode garzone si avvolgesse, a cui io dar +potessi il nome di figliuolo. — Pronunziando +queste parole, i lineamenti risentiti di Facino +presero una profonda espressione di +rattristamento, ed egli finì il suo parlare +con un profondo involontario sospiro. +</p> + +<p> +— Io vi compiango, — disse Estore; — e dal +vostro dolore comprendo che non è mai così +sentito quale dono del cielo sia questo di +avere un figlio, quanto da coloro che ne +son privi. Ma cangiamo i tristi discorsi. Ancora +non avete spiegato al Pusterla, come +vi proponevate, la cagione della nostra venuta +in coteste parti. Gliela dirò io. Sappiate +adunque, Giovanni, che non appena +ieri voi foste partito dalla mia piccola +Corte, che d’improvviso capitò Facino +cui io aspettava, ma non sì tosto; ed ei +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +mi persuase sui due piè di secondarlo in +una rapida spedizione contro i Rusconi, +della quale già mi avea fatta qualche parola. +Egli avea seco tre mila uomini, fra +fanti e cavalli, ed intendeva sorprendere il +castello di Erba, per poi passare a Como, +che per lo sbigottimento, crede, opporragli +ben poca resistenza. Egli mi riscaldò con +promesse, mi persuase, ed io acconsentii di +assecondarlo, e mi unii ad esso con trecento +de’ miei, e posimi questa mattina +con lui in viaggio. Ma, per farti una confessione, +ancora un poco a decidermi a secondarlo +entrò il pensiero di riveder te e, via +confessiamolo, sebbene già i miei capegli +si facciano biancheggianti, quelle due lucenti +stelle, e le porporine gote della bella +tua Beatrice. Non temiate però, compare +Giovanni, Estore è galante, ma è pieno di +onore. Egli sente qual padre abbia avuto +quando fisa lo sguardo su di una beltà, sia +guelfa o sia ghibellina; ma egli sa rispettare +l’amicizia, nè in questo caso oltrepassa +i limiti del dovere. +</p> + +<p> +Così discorrendo, erano giunti in faccia +al castello del Pusterla. Il suo possessore +avea con essi fatto il viaggio taciturno, e +poco ancora avea prestato mente ai discorsi +dei due suoi illustri amici, pel pensiero +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +che lo molestava di non poter tenere il +suo impegno col Bianchi. Ma riscossosi allora +il vecchio rallegrossi che i suoi illustri +amici, che che ne fosse il motivo che gli +adducesse, le soglie calcassero del suo +castello; ed introdottivili per posarsi e ristorarsi, +cercò della figliuola, ed udito che +si era assentata col Falconiere, disse a’ +suoi ospiti che volessero sostenere un istante +la sua assenza; corse alla propria camera, +scrisse un biglietto col quale dava parte +al Bianchi che suo malgrado doveva ad +altro giorno differire il combattimento, porse +la lettera ad Andrea, ingiugnendogli di portarla +al Bianchi, che troverebbe sulla piazza +della Cappella de’ Marliani, nel vicin bosco; +e dato della bestia al villano che mostrava +a qualche segno i suoi superstiziosi timori, +tornando agli ospiti suoi, loro espresse +nel modo più cordiale la sua gioia, e tosto +fece apprestare una lauta colazione assai +sostanziosa, alla quale in meno di un quarto +d’ora tutti e tre furono assisi. I nostri tre +eroi mangiarono e bevettero allegramente, +che era una maraviglia del fatto loro. Lo +stesso Facino Cane, pieno di idee sì elevate +mezz’ora prima, ora si mostrava l’allegro +amico della tavola e de’ fiaschetti; la quale +inclinazione allo stravizzo era appunto forse +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +quella che cagionavagli gli accessi frequenti +di gotte da cui veniva molestato. Una certa +spiritosità caustica appariva da’ suoi discorsi, +faceti ma non spogli di rozzezza. +Estore solo si lamentava che non vi fosse +presente anche la bella Beatrice, l’anima, +anzi la dea di quel castello. Egli però non +era senza compensi; e mancandogli divinità +di primo grado, non disdegnava trattar con +quelle di secondo. Di quando in quando +volgeva quindi qualche parola scherzosa alla +cameriera, altra sua antica conoscenza; la +quale, piena di premura, porgeva mano a +servire i convitati, e soprattutto quel pazzarone +di Estore, come ella diceva, quel +bel cervello e sì allegro del Visconti, che, +coi capegli già biancheggianti, non avea +dimenticato le frasi che fanno ridere le povere +fanciulle. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span></p> + +<h2 id="cap12">CAPITOLO XII. +<span class="smaller">L’AMORE</span></h2> +</div> + +<p> +Ma intanto che il padre suo, pieno di +buon umore, trattenevasi sollazzevolmente +con Estore e con Facino, la misera Beatrice, +tutta conturbata dagli interni suoi terrori, +contro i quali ben debolmente combatteva +una incerta speranza, accompagnata da frate +Paolo, ed avvolta in un bianco velo, a passo +celere, per quanto il comportasse la debolezza +del suo sesso e la malvagità della +strada, procedeva tratto tratto silenziosa, +tratto tratto volgendo delle interrogazioni +al pio suo compagno. Alquanti passi più +addietro, munito di un grosso bastone, veniva +il Falconiere, il quale sembrava esso +pure aver i suoi pensieri pel capo, perchè +di quando in quando faceva dei gesti e +scrollava la testa. +</p> + +<p> +— Io non so chi ci abbia ammaliato, — diceva +egli fra sè. — Sono successi più strani +accidenti in questi otto giorni che in metà +della mia vita; e chi sa come andranno +a terminare! Anche questa mi tocca; contrastare +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +col signor Giovanni, andare ad +attraversargli un disegno! È come voler far +promettere al lupo di non mangiar carne, +come mi diceva mio nonno in una certa +sua istoria che ci contava accanto al fuoco. Ma +questa signora Beatrice mi fa fare tutto +quello che vuole. Poveretta! è tanto buona +verso tutti! Non si può che secondarla, +ed io andrei per essa fra la brace. Sono +poche di questa pasta! Ma perchè tanto +prendersi a cuore un miserabil Guelfo? È +vero, fu cortese verso di lei; ma alla fine +un Guelfo è sempre un Guelfo, nè v’è +mai alleanza fra il falco e lo sparviere! E +in questo caso, certamente il falco si +possono dire i Ghibellini, chè i Guelfi è +un pezzo che partono colla testa rotta. Ma +la poveretta teme forse di suo padre; +chi lo conosce però non ha di questi spaventi: +Giovanni Pusterla è un demonio. Il +Pusterla! ancora non è nato chi possa +lusingarsi di fargli far conoscenza colla +propria spada. Ma chi sa come l’andrà +per me, per essermi lasciato mettere in +quest’impaccio! Basta, io spero nella signora +Beatrice: essa mi promise la sua protezione; +e ogni maggior barba casca con +lei, e finisce a fare a modo suo. +</p> + +<p> +Più gravi erano i discorsi di frate Paolo +con Beatrice. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +</p> + +<p> +— Volete voi dire che riusciremo a distornare +questo combattimento, a spegnere +questo incendio che comincia a farsi minaccioso? +</p> + +<p> +— Figliuola, e chi fra gli uomini può conoscere +il consiglio di Dio? Pur troppo il +nemico sulla debolezza dell’uomo prevale! +pur troppo le fallaci leggi del mondo hanno +cancellato dal cuore degli uomini le +leggi del Signore! non la pazienza agli oltraggi +si oppone, ma solo la spada! Noi +però volgiamoci a Colui che tiene nelle sue +mani i cuori; Egli prepari quello di questi +feroci a lasciarsi piegare dalle nostre parole +di pace: Egli solo può far conoscere la +via della pace agli uomini, dinanzi ai cui +occhi non è il timor di Dio. +</p> + +<p> +— Voi dite pur troppo il vero! Ma io +spero nel Signore, il quale non abbandona +chi in lui confida. Mi dice il cuore che Egli +non vorrà lasciarci inesauditi. Sì, col +maggior zelo voi, o padre, procurate di restituire +la pace fra questi due rivali, che io +spero che il Cielo abbia ancora qualche +mezzo per ciò ottenere posto nelle mie +mani. +</p> + +<p> +— Ah figliuola, quante vite io non darei +per risparmiare questo peccato! quanto +volentieri non le darei io per evitare l’effusione +del sangue! Stia il Signore appresso +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +a coloro che hanno il cuore afflitto, ed agli +umili di spirito dia salute: la nostra consolazione +è nel Signore; Egli ci dia quello +che il cuore domanda, nè dimentichi la nostra +miseria, la nostra tribolazione. Ma chi +la mente del Signore conobbe mai, chi diè +norma al suo consiglio? L’odio però desta +le risse; sordo è l’odio ad ogni consiglio, +e le mani di costoro lavorano ingiustizie +sulla terra. Ma voi parlate di mezzi +posti in vostro potere; su, via, nulla celatemi +che possa giovare a richiamare la pace. +</p> + +<p> +— Sì, a voi padre questo arcano, che in +cuore io serbo, scoprir io devo. Arrigo Bianchi, +il rivale del padre mio, mi ha svelato +che mi ama. +</p> + +<p> +— E come mai! Egli vi ama ed assalta +con violenza il vostro castello! Forse egli +iniquamente pensava e tentava di rapirvi? +Figliuola, spiegatevi, qui parmi che si +asconda dell’arcano! +</p> + +<p> +— No, padre, giammai io non parlai a +quel giovine anzi il dì fatale in cui egli +venne a tentar un’invasione nel nostro +castello; ma l’avea notato in un torneo; +ed egli a me del pari avea volta la sua attenzione. +</p> + +<p> +— E sapeva egli chi voi eravate? Un +amore fatale lo avrebbe indotto ad un passo +sì funesto? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +</p> + +<p> +— No, egli non sapea chi io mi fossi. +La morte di un suo compagno gli suggerì +la vendetta che egli cercò. Allora egli me +rivide, ed io lui; ed alle mie parole che +gliel chiedevano si ritirò. +</p> + +<p> +— E tutte queste sono le prove del suo +amore per voi? +</p> + +<p> +— No, ieri stesso, ieri, allorchè tornò +al castello il padre mio, protetto da un +travestimento il giovine avea ardito introdursi +nelle mie sale; e côlto il destro di +parlarmi da solo a sola, manifestommi l’essere +suo ed il suo amore. +</p> + +<p> +— Ed egli accetta la sfida che lo mette +in grado di uccidervi chi vi ha data la vita! +</p> + +<p> +— Ahi questi sono i funesti effetti di +ciò che voi appunto deplorate, d’un fatale +punto d’onore! +</p> + +<p> +— Salvaci tu, o Signore, poichè io mi sono +stancato nel gridare, e le mie forze si sono +esaurite; sono venuto in alto mare, e la +tempesta mi ha sommerso! — Dopo di questa +esclamazione il pio frate tacque, e proseguì +così buona pezza silenzioso, e pieno +il volto e il petto di commozione, il suo viaggio. +Egli sembrava occupato alternativamente +ora di orare, ora del grave disegno +che lo metteva in moto per quella sì ardua +impresa. Egli volse finalmente di nuovo la +parola alla sua compagna che di lui certamente +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +non era meno conturbata, ed a cui, +se tanto di forze pur rimaneva di seguire +il di lui passo sollecito, era l’amore di +figlia, la pietà ed un’altra tenera affezione, +sebbene assai più sommessa, che lo somministrava. +</p> + +<p> +— Or, quale pensate voi ritrarre vantaggio +dalla disposizione degli affetti di Arrigo +a vostro riguardo? +</p> + +<p> +— Io mi getterò fra i combattenti, — disse +Beatrice, prorompendo in lagrime, — qualora +le vostre parole non li dividano; io mi getterò +fra i combattenti, ed o io riuscirò a separarli +e pacificarli, o morirò anch’io d’angoscia +sul campo sanguinoso. Pur troppo +io sento che questo dolore mi uccide! +</p> + +<p> +— No, figliuola, non rallentate così il +freno alla passione: Dio ci dà i beni, Dio +ce li toglie, e sia il nome di Dio sempre +benedetto. Buono è porre in Dio ogni +speranza, e sante sono le strade del Signore. — Ma +l’uomo umiliato non si parta da te +svergognato; tu esaudisci le sue suppliche! — Quanto +sono crudeli gli uomini nel cagionare, +colle loro iniquità, tali angosce +nelle persone loro più care! — Ma tu, Signore, +in molti modi hai dato a conoscere +la tua magnificenza. — E qui di nuovo entrambi +rimasero in un profondo silenzio. +</p> + +<p> +Di già erano giunti sotto l’alta selva, e +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +sebbene il sole fosse presso al meriggio, pure +ascoso da nubi mandava scarsa luce, sicchè +ancora più tetro era l’orrore che regnava sotto +que’ frondosi giganteschi rami che ombravano +un terreno tutto irto di cespugli e di +spine. Di quando in quando qualche romore +a rompere quel silenzio tetro si facea sentire, +di animali o di uccelli che al loro avvicinarsi +lasciavano la loro tana, o i rami su cui +erano appollaiati. Que’ lievi strepiti mettevano +in viva agitazione le già penosissime +idee di Beatrice, la quale, per la mente di +terror vacillante, in ogni suono parea sentire +l’incontro forsennato delle spade. Ancora +un venticello spirava per la foresta ed +il suo sommesso fischio alla addolorata richiamava +il gemito di persona a lei cara +che stava per morire. +</p> + +<p> +Fra tante angoscie, al luogo fatale, e per +fama superstiziosa anco temuto, la scarsa +brigata si avvicinava. — Dio sia lodato, — dicea +Beatrice, poichè alquanto da lungi le +venne fatto di mirare la fatale Cappella, — Dio +sia lodato, che noi giungiamo in +tempo! Ma, padre, — indi soggiungea. — Lo spirito +che.... ivi ritorna di quando in +quando, sarà egli propizio o fatale a’ nostri +desiderj? +</p> + +<p> +— Figliuola, — rispondea il buon frate; — non +aprite la mente alle credenze superstiziose +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +del volgo. Una volta che l’uomo è +giunto al suo fine, in quello stato egli rimane +nel quale è caduto: se l’albero cade +a destra a destra sta, se a sinistra a sinistra. +Il Cielo ben di rado si giova di mezzi +sovrannaturali per punire o confortare i +suoi servi. Il più piccolo atomo di questo +immenso creato è a lui ministro di morte; +e per richiamarci alla retta via egli mandò +Mosè e i suoi profeti; se a questi non si +presta fede invano egli resusciterebbe un +morto. In Dio solo sia adunque ogni nostra +speranza; Dio solo noi dobbiamo temere. +</p> + +<p> +Nel mentre egli terminava questo discorso, +essi di già erano giunti sulla piazzetta +che il lettore bene conosce e che terribile +a molti rendeva la superstizione. Il Falconiere +allora avvicinossi ai due che gli +stavano innanzi e loro disse: — A giudicare +dal sole, mezzodì deve essere poco lontano. +Sarà bene non perder tempo e celarci, se +tale è tuttora la vostra intenzione. Ecco là +una macchia che sembra opportuna. Credereste, +signora Beatrice, che fra quella ci +collochiamo? +</p> + +<p> +Questo partito venne stimato il migliore +e fu quindi seguito. — Presto, — soggiunse +il Falconiere, — che sento una pedata +lontana, e qualcuno certamente si appressa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +</p> + +<p> +Tutti e tre si postarono fra la macchia, +e celati dai folti cespugli, fra questi aveano +però tanto di spazio da discernere ciò che +accadeva sulla piazza. — Udite! — diceva il +Falconiere, che non sapeva quale funesto effetto +producesser le sue parole sull’animo +della giovine sua padrona, — udite! la pedata +si fa più forte, viene dalla parte di Parravicino; +sarà il sig. Giovanni. Grand’uomo +ch’è il sig. Giovanni; sempre il primo ove +si tratta di menar le mani; sfiderebbe satanasso! +Ecco che compare; ma no, non è +egli. Sembra piuttosto un villano; possibile +che tenga questa strada? Che non sappia la +storia, e sia forastiero? Ma, corpo di..., +vedi è Andrea: sì lui. Ah! ah! ah! vedi come +si guarda intorno. Scommetto che egli ha +paura. Sono pochi che abbiano il coraggio +di venir soli in questi luoghi! E chi sa che +cosa viene a fare! Ehi! Ah! ah! ah! è +spaventato! ma non sta bene ch’egli venga +avanti: ora gli parlo e lo mando con Dio. — Così +dicendo saltò fuori dal cespuglio +che lo nascondeva. +</p> + +<p> +— Dio mi salvi! — si udì sclamare il rozzo +collega del Falconiere; ed a tutte gambe si +dava a fuggire. +</p> + +<p> +— Andrea! Son io. +</p> + +<p> +— Chi? Sì lo spirito, lo spirito! Dio mi +salvi! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +</p> + +<p> +— Asino, balordo, pecora che sei! guarda +almeno indietro con i tuoi due occhi mal +accoppiati, e vedrai che è un uomo in +carne ed ossa che ti chiama. Ma, se non +vuoi darmi ascolto, vattene col tuo malanno! +</p> + +<p> +— Un uomo? — disse Andrea, che dopo aver +fatto un cinquanta passi si era fermato, e +non mostravasi per l’impedimento di alcune +macchie frapposte; egli per altro non +aveva avuto il coraggio di volgere la faccia. — Un +uomo? Ebbene, se siete un uomo, +non movete un passo più in qua, e ditemi +chi siete che mi chiamate per nome. +</p> + +<p> +— Se non fossi già morto dallo spavento +non mi faresti questa domanda, ed avresti +riconosciuta la voce. +</p> + +<p> +— Uomo! — replicò Andrea con una voce +che sembrava piuttosto di uno che sogna +che di persona in suo perfetto sentire. +</p> + +<p> +— Sì, uomo, uomo; vi è egli dubbio? +sono Giorgio il Falconiere: ora mi conosci? — Così +dicendo, il Falconiere pian piano +a lui si era tanto avvicinato che il vide +nella goffa posizione in cui il timore lo +avea arrestato come una statua. — Ma tu, — soggiunse, — mi +sembri la moglie di Lot. Via, +volgi la testa: dubiti ancora che sia un galantuomo +in carne ed ossa che ti favella? +</p> + +<p> +Il rozzo giardiniere volse alquanto la testa +come una macchina, e parve stupire +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +e non creder troppo bene a’ suoi occhi, vedendo +a sè non lontano il Falconiere che +schiantava dalle risa. Si assicurò un poco +finalmente, e volgendosi adagio adagio e movendo +un passo innanzi disse: — Sì...., ma +state indietro ancora un poco... non v’è +molto a fidarsi degli spiriti: chi mi dice +qual forma possan prendere! Ma se siete +Giorgio, davvero che io vi ho creduto l’anima +del Mariano, o come lo dicono, e +della Femina! Ma vedo che mi sono ingannato: +ebbene che fate voi in questi luoghi? +parvi che sia il sito qui da tendere i lacci, +o da pigliare il fresco, e di ridere come fate? +</p> + +<p> +— Bestia che sei! tutto il mondo è paese; +per me tutti i siti sono buoni: ma +tu che vieni qua a fare? +</p> + +<p> +— Pensate che non ci verrei per passatempo +con quella paura che ho dei poveri +morti, che Dio sia propizio all’anime loro! +Ma ho un affare..., una cosa.... ed il padrone +(vedete che diamine di sito per convegno!) +il padrone mi comandò di portarla qui... +indovinate mo a chi? +</p> + +<p> +— Di qual cosa tu parli? spiegati meglio +se vuoi che ci intendiamo; e soprattutto +fa presto. Il padrone tu dici? che ti ha +dato il padrone? Forse un paio di spade? +</p> + +<p> +— Oh giusto! Solo questo negozio qua; +questa carta... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +</p> + +<p> +— Una lettera! — disse con qualche maraviglia +il Falconiere. +</p> + +<p> +— Sì, una lettera.... Mi era scordato +come si chiamasse. +</p> + +<p> +— Per chi? +</p> + +<p> +— Indovinate. +</p> + +<p> +— Lo indovinerò con una bastonata che +ti darò attraverso le braccia: or non ti dissi +che ti spiegasti in fretta? +</p> + +<p> +— Per il sig. Arrigo Bianchi: colui.... +</p> + +<p> +— Ebbene, tu devi qui trovarlo? Or via, +lascia a me la lettera. Ma c’è qualche novità +riguardo al sig. Pusterla? +</p> + +<p> +— Novità! Ah sì! e che novità: quanti +soldati, Falconiere, quanta gente in Parravicino. +E nel castello v’è Fantino Cane e +Astore Visconti! Sono giunti ora, freschi +freschi, e stanno sollazzandosi che è una +maraviglia del fatto loro. +</p> + +<p> +— Estore e Facino! che sarà mai questo! +Ma via, da qua la lettera, e tu torna, +e dì che hai incontrato il Falconiere e che +si incaricò egli della commissione. Non +è bene che costui resti qua testimonio +de’ fatti della signora Beatrice, — disse tra +sè. — Ma non dì che m’abbi trovato qua, +che fu un puro accidente. Mi hai capito? +</p> + +<p> +— Vi ho capito benissimo. Ma posso io +darvelo quest’affare di carta? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +</p> + +<p> +— Balordo! son io uomo da volerti male? +Dalla qua e non pensar altro. +</p> + +<p> +— Non occorr’altro: tenete. Per me già +in questi luoghi non ci sto con piacere. +Quel che non è capitato può capitare. +</p> + +<p> +— Dici bene, prudenza, Andrea, e vattene +a gambe. +</p> + +<p> +L’altro non si fece ripetere il consiglio, +ed a gambe si allontanò cantando +una frazione delle litanie de’ santi; nel qual +mentre il Falconiere stette a mirarlo finchè +lo perdette di vista, schiantando dalle +risa. Come i tronchi ed i cespugli della +foresta gli ebbero tolto di più vederlo, egli +andò a dar la notizia ai due suoi compagni +dell’accidente occorso, che al castello +Pusterla era capitato Facino ed Estore, e +che probabilmente quella lettera ad altro +tempo differiva il combattimento. — Dobbiamo +noi aprirla per conoscere il tempo +stabilito? — soggiunse il penetrativo Falconiere. +</p> + +<p> +— No, questo è inutile, — disse Beatrice; — parlerò +io stessa ad Arrigo Bianchi, e a lui consegnerò +io stessa il biglietto. Tu, Giorgio, +statti alquanto in disparte. — E ciò detto, +si levò dalla macchia che le serviva di nascondiglio, +e seguita da frate Paolo venne +sulla piazzetta. Il Falconiere avrebbe arrischiato +qualche osservazione; ma vedendo +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +che l’altro suo compagno, di lui più autorevole, +non movea bocca, stimò bene riserbarle +pel suo interno; porse la lettera, e si +ritirò rispettosamente verso la macchia +che aveva abbandonata. +</p> + +<p> +— Che diavolo vuol fare quella ragazza? — dicea +fra sè. — Se è così ardita perderà presto la sua +riputazione. Con un frate presentarsi sola +innanzi ad un giovine! di queste avventure io +non ne ho più udite. E frate Paolo, avesse +perduto anche egli questa mattina il cervello? +A me pare che il meglio stato sarebbe +aprire la lettera, spiare il contenuto, +far l’imbasciata a voce, e tornare +poi cheti cheti a casa, inventando qualche +carota, che la signora Beatrice avrebbe potuto +scegliere e che io non mi sarei perduto +in suggerirle. +</p> + +<p> +Or mentre così fra sè ragionava, un altro +ragionamento tenevasi da un altro personaggio +in altra parte non lontana del bosco. +</p> + +<p> +Ma gli avvenimenti che noi siamo per +riferire sarà bene riserbarli ad un altro +capitolo. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE DEL PRIMO VOLUME +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td>L’autore a chi legge</td> <td class="pag"><a href="#intro">Pag. <span class="smcap lowercase">III</span></a></td> + </tr> + <tr> + <td>I. Le antiche memorie</td> <td class="pag"><a href="#cap1">1</a></td> + </tr> + <tr> + <td>II. La sorpresa</td> <td class="pag"><a href="#cap2">12</a></td> + </tr> + <tr> + <td>III. Il segreto</td> <td class="pag"><a href="#cap3">29</a></td> + </tr> + <tr> + <td>IV. Il lusinghiero</td> <td class="pag"><a href="#cap4">63</a></td> + </tr> + <tr> + <td>V. La prepotenza</td> <td class="pag"><a href="#cap5">79</a></td> + </tr> + <tr> + <td>VI. Un avviso del cielo</td> <td class="pag"><a href="#cap6">92</a></td> + </tr> + <tr> + <td>VII. Il cattivo consiglio</td> <td class="pag"><a href="#cap7">106</a></td> + </tr> + <tr> + <td>VIII. La violenza</td> <td class="pag"><a href="#cap8">128</a></td> + </tr> + <tr> + <td>IX. L’indegnazione</td> <td class="pag"><a href="#cap9">140</a></td> + </tr> + <tr> + <td>X. Funesti effetti della vendetta</td> <td class="pag"><a href="#cap10">167</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XI. Il capitano di ventura</td> <td class="pag"><a href="#cap11">178</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XII. L’amore</td> <td class="pag"><a href="#cap12">203</a></td> + </tr> +</table> + +<hr> +</div> + +<div class="errata"> + +<table class="gener"> + <tr> + <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td> </td> <td>ERRORI</td> <td>CORREZIONI</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6" class="center"><i>Volume primo</i></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="center">Pag.</td> <td class="num">27.</td> <td class="center">lin.</td> <td class="num">25.</td> <td>valeva</td> <td>velava</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">16.</td> <td>d’occhi</td> <td>occhi</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">71.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>Arrigo</td> <td>Antonio</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">73.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td>È</td> <td>A</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">84.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">18.</td> <td>mostraste</td> <td>mostrate</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">156.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>serà</td> <td>sarà</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">182.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">21.</td> <td>la dovea</td> <td>lo dovea</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6" class="center"><i>Volume secondo</i></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="6"> </td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">66.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">17.</td> <td>Broletto Nuovo</td> <td>Broletto Vecchio</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">107.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">5.</td> <td>Barnabò</td> <td>Bernabò</td> + </tr> +</table> + +<p class="pad1 center"> +E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare +al lettore. +</p> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>A questo riguardo i Romanzi di W. +Scott (<span class="smcap">Amenità di W. Scott</span>, <i>o suoi romanzi storici +abbreviati nelle parti meno importanti, dati però interi e +più perfetti</i>), da me in parte abbreviati, sono innocuissimi; +oltrechè dalla lettura di essi certamente +è bandita quella noia che non di +rado si accompagna seguendo quell’autore +per tante inutili e poco animate scene, delle +quali il migliore effetto fu di impinguare +a chi le scrisse la borsa. Io parlo però sempre +di quelli fra i suoi romanzi che sono +meno perfetti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Un passo verso questo punto io spero +aver fatto col mio nuovo Romanzo <i>Uberto +Visconti</i>. La prefazione di esso poi compirà +l’apologia del Romanzo Storico, da +alcuno ora troppo censurato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>La pieve d’Incino vuol dire.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>Era infatti dovere de’ contadini dipendenti il ristorar +la porta del castello e le mura se venivano abbattute, a +norma delle prescrizioni degli antichi statuti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>I Capitani di ventura erano capi di soldatesche da +essi mantenute a loro spesa che prendean soldo sotto questo +o quel signore; e quando padrone non aveano, vivevano di +ladronecci e depredazioni, desolando la povera Italia.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. Per comodità di lettura un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine volume sono state riportate nel testo. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78396-h/images/cover.jpg b/78396-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..136ee1d --- /dev/null +++ b/78396-h/images/cover.jpg diff --git a/78396-h/images/ill-0-000.jpg b/78396-h/images/ill-0-000.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..e43c494 --- /dev/null +++ b/78396-h/images/ill-0-000.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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