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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 ***
+
+LA FIGLIA D’UN GHIBELLINO
+
+VOLUME I
+
+
+ [Illustrazione: _Il trovatore cominciò un preludio sul suo
+ strumento e poscia con una voce soavissima la sua dolente
+ istoria si die’ a cantare._ _Vol. I Cap. IX_]
+
+
+ LA FIGLIA
+ D’UN
+ GHIBELLINO
+
+
+ ROMANZO STORICO
+
+ RISGUARDANTE MILANO
+ AL COMINCIARE DEL SECOLO XV
+
+
+ DI
+ GIOVANNI CAMPIGLIO
+
+
+ VOLUME I
+
+
+
+ Milano
+ PER GASPARE TRUFFI
+ Cont.ª del Cappuccio N.º 5433
+ M.DCCC.XXX
+
+
+
+
+L’AUTORE A CHI LEGGE
+
+
+Che che ne dicano in contrario alcuni, che non vedono sulla terra se
+non se la ristretta classe de’ scienziati, dediti a’ studi astrusi, e
+qualche volta inutili, i Romanzi, le Commedie, i Drammi, le Novelle,
+tutte queste composizioni leggiere della letteratura sono preziose in
+un tempo in cui una popolazione laboriosa il più delle volte non prende
+un libro in mano che per ricrearsi da fatiche già troppo lungamente
+sostenute. Quindi un libro che in sè non ha che il merito di ricreare,
+è utile perchè procura sollievo a classi stimabilissime della società.
+Mancano forse libri pei letterati? Entrino in alcuna delle nostre
+Biblioteche: la copia prodigiosa delle opere ivi ammassate spaventa
+ogni più laborioso indagatore fra d’essi. Ma libri che veramente
+ricreino lo spirito, occupandolo leggermente e recandogli piacevoli
+sensazioni, sono pochi; tanto più se escludere da essi si vogliano
+tutti quelli che portano seco alcun principio di veleno! L’Italia
+ricorre oggidì avidamente alle scozzesi fonti per gustare di questo
+diletto; ma queste fonti non sono sempre le più pure, se abbiasi
+riguardo alla diversa condizione dei Culti[1].
+
+Che se al diletto si unisca alcuna istruzione, se lo spettacolo che
+presentasi al lettore non è senza frutto, sia per la morale di che è
+condita l’azione, sia per la erudizione storica e la fedeltà del quadro
+che si prende a rappresentare, crescerà senza dubbio il merito di
+siffatto genere di utili componimenti: e veramente è a desiderarsi, che
+fino al maggior punto possibile al diletto l’utile sia congiunto[2]. In
+questo caso chi potrà disprezzare il Romanzo, che sarebbe appunto una
+medicina riposta in un vase di cui gli orli vennero cospersi di mele?
+Poichè non so chi potrebbe tacciar di futile un libro che una sola
+ottima massima validamente persuadesse.
+
+Ma, per venire alla conclusione, eccoti, Lettore benevolo, un nuovo
+Romanzo. Esso avrà i suoi difetti; ma ciò non isgomenta l’autore, che
+spera far anche meglio in nuovi lavori. D’altra parte, anche
+
+ Il ministro maggior della natura
+
+non è senza le sue macchie, e quindi quale ridicola pretensione
+esigere un’opera senza difetti da un giovine del tutto nuovo in
+letteratura, e che inoltre non intende cavalcare il Pegaso per andare
+a rompersi il collo sulle più alte vette dell’Elicona? — Se nella
+lettura dell’operetta che io ti presento, amico Lettore, tu passerai
+piacevolmente due ore, perchè non mi perdonerai se qualche altra avrai
+spesa con essa meno piacevolmente? È forse la noia così estranea al
+mondo che non trovisi, in piccola dose almeno, talora anche nelle
+stanze dell’uomo più laborioso? In ogni modo mi saranno, io spero, più
+indulgenti quelle classi che, per essere più agiate, più sono soggette
+a questo male: e forse mi sarà più propizio quell’amabil sesso, le cui
+fibre più dilicate, i cui nervi più sensitivi, fanno sì che più atto
+sia a sentire anche le meno forti commozioni. Ora, se anche questo solo
+scopo io raggiungessi, perchè non sarò pago?
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+LE ANTICHE MEMORIE
+
+
+Sugli estremi confini della antica Martesana, terra non ignobile
+nella storia Milanese per le ricordanze di antichissime città che ivi
+sorgevano, e di cui già da tanti secoli più non rimane che il nome;
+terra in cui visse un popolo guerriero che prese più volte parte alle
+fazioni che desolarono la nostra cara patria; terra finalmente che quel
+paese racchiude sì delizioso che la meraviglia forma dello straniero, e
+le delizie del nazionale, voglio dire l’impareggiabile Brianza; sugli
+estremi confini della antica Martesana giace il fertile territorio
+detto il Piano d’Erba, di cui è capo luogo il borgo ragguardevole dello
+stesso nome.
+
+Celebri sono questi ed i vicini luoghi per grandi fatti nella storia
+Milanese. Qui Federico I, quel barbaro distruttore della città nostra
+con una grande caterva di popoli nostri vicini, avidi di portare coi
+loro ferri ferite a chi nemici chiamavano ed eran loro fratelli, qui
+Federico accorreva nella state dell’anno 1160 in soccorso del castello
+di Carcano in cui teneva sua guarnigione, tutto speranzoso di mettere
+in fuga i Milanesi che quello aveano cinto d’assedio. Ma in questi
+luoghi l’orgogliosa possanza di quel superbo monarca venne fiaccata
+dall’eroico coraggio de’ nostri concittadini. Ben egli combattendo
+ferocemente aveva disordinate le schiere a lui opposte, era giunto al
+Carroccio portante il sacro vessillo della città, l’aveva abbattuto, e
+certo tenevasi della vittoria; ma d’altra parte le restanti sue genti
+erano state fugate; ed egli, pure dovette mostrar le spalle a coloro
+che già vinti e dispersi irreparabilmente reputava. E perchè fosse
+compiuto il nostro trionfo, il giorno appresso furono da noi sconfitti
+all’_Acqua Nera_ i Lodigiani e i Cremonesi, che viveri conducevano
+al campo imperiale. Nei quali nobili fatti le popolazioni di Erba,
+di Bucinigo, di Parravicino avendo presa attiva parte in favore de’
+vincitori, egli è perciò che riconoscente in appresso la Repubblica
+loro concesse molte esenzioni e privilegi che non poco contribuirono a
+far fiorire quelle regioni.
+
+Quindi è che assai di buon ora questi paesi presentavano
+quell’incantevole aspetto che, ove natura con sue ridenti bellezze
+all’industria si unisce, non manca mai di rallegrare gli animi
+ispirando i più dolci pensieri. Quivi diffatti l’aere puro e sereno
+maravigliosamente si accorda colla giocondità di un suolo tutto di
+acque limpide, quali mobili quali in riposo, intersecato. Infatti
+due piccioletti laghi colle onde loro tranquille o da lievi zefiri
+increspate fanno vivo specchio ai vaghi colli che stanno intorno,
+altri di viti altri di ombrose selve coperti; e sono questi i due
+laghi di Alserio e di Pusiano, che uniti forse ad un terzo formarono
+anticamente quel Eupili che Plinio ricorda. Guardando a settentrione,
+monti alti e dirupi innalzano le loro selvose spalle, e le nude teste
+scheggiose; fra i quali inoltrandoti una opposta scena ti si presenta
+aspra ed orrida di nude balze; e di fianchi recentemente rovinati
+delle montagne. Egli è sovra di uno di questi monti che, oggetto di
+congetture per lo studioso della natura apresi nel marnoso sasso una
+caverna assai profonda, detta il _Buco del Piombo_, nella quale l’uomo
+avaro ricercò con assidua cura quel metallo per ottocento piedi entro
+la montagna; se pure quel lungo andito non si formarono da sè le acque,
+che, dai sovrapposti piani trapelate nelle viscere della montagna,
+quivi per forza e con gran rovina si dischiusero un passaggio.
+
+Ma se ameni e di bellezze particolari adorni sono questi luoghi ne’
+tempi in che scriviamo, che sparsi di liete ville mostrano come la
+tranquillità de’ campi è cara ancora al cittadino che fra il fasto
+e il rumore della città passa la parte maggiore della sua vita, non
+meno singolare e maestoso aspetto offrir doveano nel principio del
+secolo a cui la nostra istoria si riferisce, io voglio dire il secolo
+decimoquinto. Vedevansi allora, invece de’ piccoli e ridenti palazzi
+de’ pacifici cittadini sorgere sull’erto de’ colli e alle radici delle
+montagne le annerite mura dei feudali castelli, altri restaurati, altri
+in rovina; castelli che raccolsero i più ricchi cittadini dopo che il
+feroce Uraja ebbe distrutta la nostra patria, gli uomini uccidendo,
+schiave concedendo le donne ai Borgognoni; i castelli abbandonati
+allorchè, tornata florida Milano, divenne fra le città della Insubria
+la più forte e prepotente; ma che ristaurarono poscia a gara i nobili
+duranti le intestine discordie fra d’essi e il popolo; che cacciati
+dalla città, risorta dopo la distruzione di Federico, speranzosi ivi
+fortificavansi per tentare colla forza di ricuperare il poter loro. Nel
+tempo di che parliamo adunque questi luoghi, pur ameni, presentavano
+ovunque un aspetto severo di guerra: fortificati erano i villaggi
+di mura alzate quando gli Ungheri, irrompendo sull’Italia, tutta di
+stragi la empivano e di rapine; muniti di fortezze erano i borghi,
+che bene spesso mostravano recenti tracce della guerra; Incino, per
+esempio, di recente era caduto dall’antica sua grandezza, e mostrava
+le rovine portatevi nel decimoterzo secolo dai Comaschi; fra i luoghi
+dei dintorni il più forte era Erba, notabile per un ampio castello; e
+fra i castelli feudali de’ signori o Guelfi o Ghibellini che sorgevano
+all’intorno, sul colle di Parravicino notavi quello di Giovanni
+Pusterla feroce Ghibellino, e presso la montagna ove il Buco del Piombo
+si sprofonda quello, ancora più forte, detto il _Castello del Monte_,
+che apparteneva a un signore della parte Guelfa.
+
+Antonio Bianchi che nell’ultima metà del secolo XIV posseduto aveva
+questo castello era stato testimonio di vicende ben importanti. Nato
+sotto il governo mite e tranquillo dell’arcivescovo Giovanni Visconti,
+avea veduta la città spogliarsi notevolmente dell’antica rozzezza
+lasciata in eredità ai loro discendenti dai Goti e dai Longobardi;
+dacchè, cominciata con Azzone una sì felice Rivoluzione, andava
+progredendo per studio del buono arcivescovo, amico de’ dotti, fra i
+quali ognuno sa che trovavasi lo stesso Francesco Petrarca che Giovanni
+con ogni sorta di onori o preghiere trattenne presso di sè assegnandoli
+una appartata abitazione. Ma egli è duro spettacolo vedere una ben
+composta ajuola di un piccol giardino, piantata per mano industriosa,
+guasta ad un tratto per la malvagità di un tristo fanciullo fatalmente
+operoso; e questo è quello che accadde succedendo a Giovanni i tre
+nipoti, Matteo, Bernabò e Galeazzo: ogni studio di lettere, ogni
+bell’arte andò in obblio; il barbaro non amava che le armi, non spirava
+che lascivia, non apprezzava che la caccia; ed i nobili non ancora
+dirozzati (mentre è questa l’opera di lungo tempo) ben presto tornarono
+ad una vita solo operosa in consimili occupazioni. Quindi, come molti
+altri, ignorante e superstizioso, ma valoroso, crebbe il nostro Antonio
+Bianchi; e perchè, tolta moglie, gli dava ombra la insaziabil libidine
+di Bernabò, lasciata la città, venne a questo suo _Castello del Monte_,
+e qui fra gli agi visse la miglior parte della sua vita.
+
+Diffatti il rigore di Bernabò teneva in freno le furiose sette de’
+Guelfi e de’ Ghibellini, che in altri tempi di molto sangue contaminato
+aveano la Martesana; e il Bianchi, avendo al fianco una diletta
+moglie, Agnese Bigli, che a bellezza non ordinaria candidissimi univa
+i costumi, in un paese ridente, fra la piccola schiera di lieti amici,
+fra i quali i più insigni erano il Castellano di Erba ed il Podestà, e
+venivano appresso il Parroco di quel borgo ed il Guardiano del vicino
+convento di S. Francesco, in cacce, in giuochi, in passeggi menando la
+propria vita, da principio egli stesso la trovava felice. Ma l’uomo,
+sempre poco conto facendo dei beni che possede corre a invidiar
+quelli che ancora gli mancano forse pel suo migliore; e ciò avvenne
+anche del nostro Antonio. Egli nel suo segreto si affliggea per non
+avere un erede di sue ricchezze, un figliuolo in cui rivivere vedesse
+sè medesimo; ma quando otto anni appresso egli l’ebbe se ne dovette
+rammaricare, perchè la nascita di quel sospirato bambino a cui il padre
+volle il nome imporre di Fortunato, la morte fu della dolcissima Agnese
+e la cagione della più fiera afflizione pel superstite suo genitore. —
+Misero bambinello! egli sclamava, fissando con dolore sul figlioletto
+gli occhi di lagrime impregnati, la cagione infelice, tu fosti, o
+povero innocente, che io perdessi una compagna che solo fra gli angeli
+può avere sua eguale; tu del latte mancherai di quel casto seno che
+per te cessò di palpitare; ahi meschino, tu per sempre mancherai delle
+carezze della più tenera fra le madri!
+
+Pure il tempo, che sana ogni maggior piaga, portò alcun balsamo anche
+nell’animo del desolato padre. Già il fanciullino snodava l’infantil
+lingua a formare quel dolce nome di babbo che tanto è possente
+sul cuore ancora più rozzo; e il padre in vedendolo crescere tutto
+vezzi dimenticava a poco a poco il profondo dolore che il cuore gli
+consumava: gli anni già trascorrono per lui con volo assai rapido;
+il garzoncello cresce destro nel trattar le armi, nel cacciare fra
+le selve; l’età delle illusioni e degli amori per lui è giunta;
+la prepotente natura a congiungersi il traeva con una fanciulla di
+amabili costumi da lui veduta in una delle gite che frequenti faceva a
+Milano; ma approvato il genial nodo dal genitore, di repente ecco lo
+spezza colei che ad ogni affetto è sorda e inesorabile: cade infermo
+l’infelice per ardente febbre, e in pochi giorni viene tronca quella
+preziosa vita a cui quella si atteneva del genitore.
+
+Privo di ogni persona che strettamente gli appartenga, in una età che
+declina verso la vecchiezza, un uomo ancora può fornire al cuor suo
+piaceri ineffabili colla beneficenza che assomiglia le creature al
+creatore. Ma queste delizie delle anime più nobili e gentili non le
+sapea immaginare il nostro rozzo Antonio, che, avendo un cuore fatto
+per sentir fortemente, ora altro non facea che darsi in preda alla più
+cupa misantropia. Dopo quell’ultimo colpo fatale che di ogni oggetto
+per lui cambiava in negro l’aspetto, egli, ogni consorzio ricusando,
+solitario se ne vivea accumulando i prodotti delle sue ricchezze, e non
+distribuendone che alle chiese ed ai conventi, perchè pregassero pace a
+quelle anime alle quali solo volgevansi tutte le sue ricordanze, i suoi
+pensieri. Fu ancora tentato di vestir rozza tunica ed entrare in un
+convento; ma l’idea di dover con altri uomini convivere ne lo distolse;
+appena permetteva che di quando in quando un unico suo fratello lo
+visitasse, Guglielmo Bianchi; il figliuolo di questo però, il giovine
+Arrigo, giammai non compariva agli occhi suoi; perchè enorme allora si
+sarebbe fatto il dolore di Antonio alla rimembranza, in vedendo lui,
+dell’infelice suo figlio.
+
+Frattanto nel 1402, terminava la sua vita Giovanni Galeazzo primo
+duca di Milano, che succeduto allo zio Bernabò, da lui imprigionato,
+illustrava il suo regno proteggendo le arti e le lettere, dilatando
+colle armi e coll’astuzia il proprio stato, ma opprimeva i suoi sudditi
+con enormi gabelle. Il suo successore Giovanni Maria essendo ancora in
+fanciullesca età, sotto una Reggenza composta di membri fra di loro
+discordi, risorgevano le antiche sette de’ Guelfi e de’ Ghibellini,
+ed i disordini e le sanguinose risse così in Milano ricominciavano che
+nelle città da essa dipendenti, ove erigevansi varj tiranni; ed anche
+la Martesana ferocemente partecipava a que’ furori. Il prepotente
+Giovanni Pusterla, alzando il capo, molte soverchierie commetteva
+contro i suoi vicini; molti altri ancora ingiurie commettevano che con
+altre erano vendicate; e per sopraggiunta venne il furore della guerra
+e armate squadre si videro contendere ai ducali Erba e il suo forte
+castello. Per colmo de’ mali poi una banda di fuorusciti si stabiliva
+nel Buco del Piombo, e, guidata da un capo terribile, ai già desolati
+paesi portava nuovo flagello. Ogni traccia di buon governo fra tanto
+disordine dispariva: del castello di Erba erano signori i Rusconi, nè
+si curavan del resto, perchè solo attendevano a fortificarsi.
+
+Allora un lampo dell’antica energia nel Bianchi si sviluppò: assoldò un
+capitano Boemo, di cui non ci rimase il nome, e quindici altri soldati
+in difesa propria e del suo castello: nessuno offendeva; ma ai male
+intenzionati ispirava timore; egli per altro per schivare contrasti,
+lasciava che impunemente il prepotente Pusterla cacciasse ne’ proprj
+boschi; ed ancora dava qualche somma ai banditi del Buco del Piombo
+che gliene facevano richiesta. Ma questo ultimo atto della antica sua
+energia era lo splendore di una lampada che sta per ispegnersi, poichè
+difatti due anni dopo egli morì, lasciando i proprj beni all’unico suo
+nipote Arrigo Bianchi, di cui a lungo noi dovremo parlare in questo
+racconto.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+LA SORPRESA
+
+
+Gridi ciascuno a sua posta: per me non trovo nulla di sconveniente sul
+bel principio del mio racconto, condurre il mio lettore in una taverna.
+Oltrechè quest’è uno degli asili della gioja (e così scarsa è la gioja
+nella vita che ovunque essa si trovi può meritare buon viso), poichè
+infra i bicchieri il buon umore nasce, il cuore si rallegra, e siccome
+i corpi coll’urto, così gli animi, contrastando colle parole, che il
+vino cresce, piacevolmente si riscaldano; oltre questi grandi vantaggi,
+l’osteria è luogo opportuno per istudiare il carattere degli uomini,
+cui il poter di Bacco spoglia di ogni veste che i difetti ne ricopra;
+ed anche ponnosi in essa scoprire importanti segreti, che quivi fra la
+gioja ispirata dal vino vengono a galla, siccome appunto accade della
+spuma di quello spiritoso liquore. Quindi venga, venga pur meco ove non
+sdegna porre il piede il filosofo indagatore, venga meco il benevol mio
+lettore, ancora la bella e schifa giovane sposa o fanciulla che questo
+racconto avesse per le mani, vengano, dico, nel tempio ove si rende
+festosamente ragione al merito del buon Noè, che scampato dalle acque
+volle pure scamparne le generazioni venture.
+
+Egli è nell’osteria di Parravicino che ci conviene entrare. Noi udirem
+quivi i discorsi e alcune gesta di certi personaggi che avranno qualche
+parte nella nostra istoria, e che sarà bene far conoscere fin da
+principio. L’oste, padrone della taverna, era un uomo di umore giulivo
+verso tutti coloro de’ suoi avventori che aveano buona borsa, burbero
+con coloro che avessero voluto dare delle promesse; egli soleva dire
+che un soldo non valutava tutte le parole del mondo: e perchè il paese,
+siccome abbiamo detto, assai prosperava pei privilegi che da tanto
+tempo godeva, il buon uomo avea di assai accresciuto il suo patrimonio,
+che di già pingue gli era pervenuto dal padre, rammentato ancora dai
+bevitori ottuagenari del paese. Vivea per altro il nostro Antonio
+Trivella (tale era il nome dell’oste) sul piede de’ suoi antenati, e
+sottilmente. Ma egli non avea che un sol figlio, ed era appunto per
+festeggiare le prossime nozze di costui che ad alcuni de’ suoi futuri
+parenti e loro amici, contro il suo uso, avea imbandita, la sera in
+cui noi lo visitiamo, una abbondante cena. Ad essa partecipava Giorgio
+Tanaglia, falconiere nel castello di Giovanni Pusterla, e futuro zio
+dello sposo, con altri tre o quattro famigliari dello stesso Castello.
+
+Ma lo zio futuro di Carlotto (quest’era il figlio dell’oste) era
+quello che più meritava l’attenzione. Esso era un uomo che potea avere
+cinquant’anni, grande e ben fatto della persona, e che non offeriva in
+sè l’esempio di quella pinguezza che attesta un carattere inattivo e
+poco energico. Due occhi assai vivaci e nerissimi, capegli pur neri,
+ed una certa barba ricciuta, davano spicco a’ suoi lineamenti, duri
+sì, ma che peraltro nulla teneano di fierezza. Egli era non pure il
+falconiere, ma ancora il canattiere e il primario personaggio della
+famiglia del già menzionato Giovanni Pusterla; ma non sempre era stato
+occupato nella cura de’ falchi e degli astori, o de’ cani e delle altre
+cose risguardanti la caccia; egli avea in varie occasioni impugnato
+anche la spada, e, tenendo dietro al suo signore, aveva avuto parte in
+scene assai sanguinose.
+
+Fu appunto dopo che si furono vuotati alquanti fiaschi che l’umore
+guerriero del nostro Giorgio Tanaglia si manifestò: «Carlotto, figliuol
+mio, egli diceva allora al futuro suo nipote, io ti do una figliuola
+che è una colomba, sebbene in custodia di un falco che seppe un
+giorno drizzar ben alto le sue penne. Oh se mi avessi veduto nel 1403,
+allorchè sul principio del governo dell’attuale duca, cominciarono in
+Milano ad alzar la testa i Ghibellini: tu avresti allora conosciuto
+Giorgio il falconiere. Di que’ giorni io era vestito tutto da capo
+a piè di una maglia lucente, e guidava, sotto gli ordini del signor
+Giovanni, le genti del Castello. Si era vuotata l’armeria: tutti coloro
+che poteano portar le armi le aveano indossate.»
+
+«Allora la duchessa madre proteggeva il Barbavara, suo amante e primo
+ministro; e questo era in odio a tutti gli altri membri della reggenza:
+egli era Guelfo; i Ghibellini non potevano soffrirlo.»
+
+«Adunque concertati fra di loro questi grandi vestirono la divisa del
+loro partito, voglio dire la croce rossa, e messisi in arme, dopo aver
+mandati alcuni per la città armati gridando _Abbasso il Barbavara_, e
+ciò per alcuni giorni, e la duchessa non cedendo, una bella mattina che
+tutta di armi risuonava la Porta Ticinese, ove è il nerbo del partito,
+ci avanziamo (eravamo forse diecimila) verso il castello di Porta
+Giovia, ove era la duchessa col Barbavara. Quivi con grida spaventose
+si chiedeva che fosse bandito il ministro odiato: e la duchessa, dopo
+aver resistito un poco, dovette pur cedere a licenziare quel ribaldo.»
+
+— Voi dunque vi siete impadronito del castello? — domandò Carlotto che
+era il più giovine della brigata.
+
+— No, figliuol mio, per allora non si menarono le mani; ma si menarono
+poco appresso. I Guelfi si credettero più che mai offesi nella persona
+del Barbavara, che era del lor partito: deboli però assai come erano,
+e paurosi, non ardirono allora mostrare la fronte; ma si prepararono
+a covare il fuoco sotto la cenere. Fecero delle leghe, si accordarono
+coi Guelfi di fuori della città: come furono grossi cominciarono
+a mostrarsi armati per le strade e ad insultare i Ghibellini,
+cominciarono sanguinose zuffe, nè passava giorno che non si menassero
+le mani. Il duca non si contava per niente: la duchessa non pensava
+più che al suo Barbavara, che più non le stava al fianco: tutto era una
+confusione orribile. Di quei dì noi saccheggiammo molte case, e vorrei
+non fosse più finito quel buon tempo, che ho fatto de’ buoni danari.»
+
+«Pur i Guelfi pensavano a fare un ultimo sforzo. Ben vedevano che se
+con un colpo ardito non riuscivano a trionfare, stati sarebbero da noi
+consumati alla spicciolata. A forza di intrighi essi mettono infine
+nel lor partito i Rusconi, che allora stavano in Desio, ancora il
+signor di Vignate, che si era fatto padrone di Lodi — giacchè di già le
+città principali del ducato si erano tolte dal dominio della Reggenza.
+Primo a entrar in Milano fu il Rusconi ed avea seco una forte mano di
+genti: il signor di Vignate dovea venire nello stesso giorno, ma non
+compariva: i Guelfi che voleano trar vantaggio da una sorpresa, poichè
+la cosa era stata fino allora maneggiata con grande segretezza, non
+credettero bene indugiare per aspettar i Lodigiani; alzando dunque
+all’arrivo del Rusconi il lor grido, _Guelfi, Guelfi, Croce Bianca!_
+vengono avanti pieni di ardimento e confidenza verso la Porta Ticinese,
+a cercare le _Croci Rosse_, così chiamavansi i Ghibellini. Ma un
+sentore ne era fra noi trapelato. I Ghibellini furono tosto in armi;
+e vennero fuori grossi ed in gran furia: il furore che ci animava in
+quel giorno non è possibile esprimerlo con parole. Al _Malcantone_ fu
+che si incontrarono i Guelfi. Questo nome ora assai bene è conosciuto,
+prima di allora però quel luogo non avea nessun nome: quivi ebbe
+luogo una mischia spaventosa: e fu perciò che venne così denominato.
+Bisognava vedere il signor Giovanni Pusterla, che demonio in quella
+circostanza! Ma nemmen io non mi mostrai una gallina; più di cinque
+ne mandai all’inferno. Oh che furia fu quella mai! I Guelfi infine
+dovettero partire colla testa rotta, e rotta in modo che più non la
+poterono accomodare: arrivò finalmente il signor di Vignate, ma non fu
+più in tempo: sentì il fatto, crollò il capo, e per la stessa strada
+per cui era giunto partì. I Guelfi, dopo quel giorno, sfrattarono
+ancora quasi tutti da Milano. Non ve ne sarebbe restato un solo, se il
+duca non li avesse sempre protetti. — Ma la corte è tutta per essi. —
+Da quel giorno in poi però non vi fu più pace pei Guelfi. Dappertutto
+furono più o meno perseguitati dai Ghibellini; e non è già qui solo in
+Erba che sieno succedute delle scene sanguinose. Fu allora che venne
+composto il brindisi che ora voglio che ripetiamo.»
+
+Il buon falconiere nel narrare le sue passate avventure si era andato
+sempre più riscaldando, ma pure non lo avea fatto tutto di un fiato;
+di quando in quando aveva anzi avuta cura, quasi per premio della sua
+bravura, di inalbarsi la gola del vino che, sebbene senza interesse
+di scotto, non avea per altro in quell’occasione lasciato mancare il
+futuro suo parente; i colori del suo viso si erano maravigliosamente
+ravvivati in ragion diretta del numero delle sue libazioni. Ora empiuta
+nuovamente la enorme sua tazza, alzossi in piedi, ed in tuono metà
+declamatorio metà di canto, così solennemente spacciò il suo brindisi
+ghibellino:
+
+ Sovra ogni altro liquore
+ Oh quanto il vin più vale
+ Esso rallegra il cuore
+ Del misero mortale!
+ È d’ogni idea vivace
+ Esso l’autor più esperto,
+ E rende l’uom loquace,
+ E ne fa il cuore aperto.
+ Dunque fra amiche schiere
+ Giammai non abbia bando.
+ Qual v’è maggior piacere
+ Che viver tracannando?
+ Ma quanto in pregio eccede
+ A ogni bevanda il vino,
+ Tanto di valor cede
+ Il Guelfo al Ghibellino.
+
+Non aveva però terminato di proferire queste parole, quando di tratto
+i battenti della stanza si spalancarono, e sulla porta apparve
+un personaggio tutto di una nera armatura coperto: avea calata la
+visiera, sull’elmo per cimiero un contorto dragone spiegava le sue ali
+membranose, in mano tenea un’arme d’ignoto lavoro.
+
+A quella vista, quasi colpiti da una fatale apparizione tutti coloro
+che trovavansi assisi alla tavola, impallidirono, e lo stesso
+falconiere perdette la porpora che il viso in quell’istante gli
+coloriva: alle armi, agli altri distintivi, da tutti fu conosciuto il
+personaggio che immobile e silenzioso, ma in atto minaccevole, si offrì
+loro, seguito da due altri armati sulla soglia di quella porta.
+
+— È il Re della rupe, il Guerrier Nero, — sclamò il falconiere
+riavutosi un poco del primo spavento o stupore: — Antonio Trivella
+chiedetegli che cosa voglia.
+
+Antonio Trivella, l’oste, uomo non del tutto pusillanime, ma che però
+per elezione cercava a schivare i pericoli, parve avesse tanto di
+freddezza conservato da intendere l’esortazione del falconiere. Egli
+cavossi la berretta, si alzò, e, vôlto all’incognito personaggio così
+gli disse: — Signore, se voi siete, come non vi è dubbio, il capo di
+coloro che abitano nella caverna del Piombo, io sono qui per fare il
+voler vostro, ove vi piaccia di comandarmi. Ma non vogliate rovinarmi;
+io sono un pover’uomo, e sebbene alcuni mi credan ghibellino, pure son
+Guelfo fino a’ capegli: lo dico perchè so che ai Guelfi non volete
+male. Non già che io mi rifiuti di darvi quello che potrò. Non dico
+niente di ciò...! Vi sono tanti signori ghib...
+
+— Basta!... Meno ciarle, che io vi conosco: sborsatemi ventiquattro
+fiorini d’oro: e badate bene, il rifiuto vi costerebbe la vita.
+
+— Il cielo mi salvi! Ma ventiquattro fiorini d’oro... un povero
+diavolo..., dove prenderli?...
+
+— Io manderò un tal diavolo a prenderli all’inferno, — replicò con
+adirata voce il Guerrier Nero; e così dicendo impugnava l’arme sua
+terribile alla quale in gran parte attribuir dovessi il terrore
+straordinario che di sè incuteva: era una arme da fuoco che
+potea maneggiarsi; ed a que’ tempi non ancora conosciuto era il
+perfezionamento di queste armi, ed appena usavansi negli assedj delle
+pesantissime bombarde.
+
+— Fermate, signore, — disse il Falconiere; — e voi, a che fate
+resistenza, Antonio? non sapete che contro quelle armi non vale la
+forza.
+
+L’oste parve persuaso; partì dalla sala, tornò, numerò sovra il banco
+le monete richieste, e che col cuore lacerato dovea da sè partire; e
+porgendole ad uno de’ due armati che stavano dietro al Guerrier Nero
+che stese una mano, disse: «Vergine santa... ecco fatto a vostro modo.»
+
+Lo sconosciuto nulla replicò; ma alzando il capo in modo imperioso:
+— Nessuno di voi ardisca uscire, — disse alla brigata che trovavasi
+nella camera, — finchè non sia trascorsa mezz’ora. Poco valuterebbe la
+vita chi si attentasse di rompere un tal divieto. — Ciò detto, diede
+un passo indietro; e i due che lo seguivano chiusero i battenti della
+porta. Un silenzio di confusione per un istante regnò nella sala.
+
+Ma questo venne ben tosto interrotto. — Poffare il mondo! — sclamò
+il falconiere, in cui gli spiriti che poc’anzi lo animavano per le
+sue frequenti libazioni, rimontarono al cerebro un istante dopo, e
+vi richiamarono in tutta luce le ricordanze de’ suoi antichi fatti,
+rianimandovi quel valore che veramente in lui non era spento; — Poter
+del mondo, in mia presenza una tal scena! Ma io non avea le armi in
+pronto, ed anche non so nemmen io come tanto stupido m’abbia reso
+colui. Ma non son uomo se non lo inseguo. Accada ciò che accader vuole,
+non voglio che si dica esser io un poltrone. Animo, figliuoli, chi vien
+meco? Sono tre; noi siamo sette che possiamo maneggiar bene come essi
+le nostre armi. Or via, mano alle balestre ed usciamo: chi sa che non
+la liberiamo noi la Pieve[3] di questo flagello? Carlotto, figliuol
+mio, un giovine che prende moglie, ai nostri tempi non deve essere
+un poltrone; altrimenti la prenderà per gli altri; ed avrà una corona
+tremenda. E voi Andrea non è la prima volta che ponete mano alle armi.
+Sotto il padron nostro tutti sanno bene un tal mestiere. Via, Antonio,
+venite con noi: si sa che ai tempi vostri sapeste fare delle belle
+smargiasserie. Orsù, chi mi seguirà?
+
+— Per me sono qua, — disse il giovine Carlotto, che era un bravo, — e
+non ho paura.
+
+— Anch’io non dico di no: voler ventiquattro fiorini d’oro, tanto quasi
+ne bastavano per l’acquisto del vino per una stagione! — soggiunse
+l’oste.
+
+— E io son qui anch’io, — dissero un terzo, un quarto e un quinto.
+Andrea il giardiniere del castello Pusterla si alzò, crollò la testa in
+modo goffo, ma ponendo mano alla sua balestra che era in un canto con
+quella de’ suoi compagni (mentre in quel tempo di anarchia preferivasi
+sempre l’andare armati), mostrò di essere pronto anch’egli, e tutti
+si raggrupparono come sotto gli ordini del falconiere ed uscirono alla
+campagna.
+
+Taciturni e in buon ordine, e solo tanto distanti l’uno dall’altro
+da potersi agevolmente all’uopo recar soccorso, si avanzavano a lungo
+passo e spesso verso di una boscaglia che dall’albergo non era distante
+più di un mezzo miglio, e per la quale si andava al monte ove aprivasi
+lo speco, asilo de’ fuorusciti, il cui capo ora intrecciavano. — Se
+lo troviamo, — diceva il falconiere, — l’arma sua tremenda da fuoco
+colpirà indarno, e prima ch’egli scagli un altro colpo, noi gli saremo
+addosso; e con armi pari non temo di azzuffarmi con Satanasso. — Io per
+altro, — disse l’oste qualche tempo dopo, comincio a pensare che sono
+un pazzo in pormi in quest’impegno. Alla fine ventiquattro fiorini si
+possono ancor riguadagnare: ma se io ci lascio la pelle, questa nessuno
+me la ridonerà. Giorgio, fate a modo mio, torniamo all’albergo.
+
+— Voi non mi conoscete, Antonio: io non torno mai indietro: S. Giorgio
+era un santo guerriero. Ma voi siete il padrone di voi stesso, fate ciò
+che vi aggrada: ancora poco ajuto ci potete dare colla paura che or vi
+nasce; fate dunque quello che il cuor v’ispira.
+
+— Non è paura, non è paura, è prudenza, è prudenza! Che del resto sa
+il cielo se non sarei capace, anche vecchio... Ma è pur meglio che io
+ritorni nell’albergo; sonvi molte cose ancora a fare; va a fidarti de’
+tuoi garzoni! Addio: nel ritorno tornate dentro, che vi disporrò un
+fiaschetto che vi scacci d’addosso l’umidità. Già non farete niente,
+ma, se uccidete il Guerrier Nero, voglio che facciamo una bella
+festa... Ventiquattro fiorini!
+
+Nel mentre così, come sempre succede, l’interesse parziale cominciava
+a smembrare quella lega, ed ecco che sembra al falconiere scorgere
+alcuno degli aggressori di già vicinissimo ad entrar nella foresta,
+che più non era lontana che un tiro di balestra. Egli scarica la sua
+balestra, e nel tempo stesso sono scaricate quelle del giovine Carlo
+e di Andrea che gli stavano, l’uno a destra, l’altro a sinistra; a
+qualche distanza. Ma non parve che alcuna freccia colpisse a segno, e
+non comparve alcun colpo di rimando.
+
+— Dio mi salvi, — disse Andrea; — è forse l’anima di Mariano che va
+a trovare la Femina, come dicono. Falconiere, per me non muovo più un
+passo in là; io contro i morti non combatto.
+
+I tre altri villani del castello di Pusterla, che udirono il
+ragionamento di Andrea, giurarono essi pure che nè essi intendevano di
+più altro seguirlo. — Falconiere, — dissero, — contro gli uomini siamo
+qui, ma contro gli spiriti, il ciel ne salvi, non vogliamo combattere.
+Se fosse stato un uomo di carne, le vostre frecce lo avrebbero colpito:
+esse andarono troppo dritte verso di lui.
+
+— Vili poltroni! — sclamò il Falconiere: — sciocchi, ignoranti! Io fui
+bene una bestia credendo col vostro aiuto poter tentare qualche onorata
+impresa: ma è fiato perduto il rampognarvi: la volpe cangia il pelo
+ma non il mal vezzo! Fate pure quello che vi ispira la vostra codarda
+paura, bestie malnate; che per me non mi resterò finchè non abbia
+perduto ogni speranza di scaricar un’altra volta più utilmente la mia
+balestra.
+
+— Ed io pure vi accompagnerò, — disse il giovine Carlotto. Essi
+si avanzarono diffatti uniti e taciturni, si misero nel bosco, e
+penetrarono nel più profondo di esso, sperando sempre, siccome la
+foga sconsigliata della loro ardita natura li consigliava, di trovare
+alcuno de’ loro nemici. Se un consiglio di giusta prudenza sorgeva nel
+loro petto a rimproverarli della loro soverchia audacia, la tema di
+mostrar l’uno all’altro viltà tacer facealo. Così molti sono sembrati
+inaccessibili alla paura. Essi fecero un lungo giro; giunsero ancora
+ad una piazzetta e ad una cappella che erano oggetto di terrore per
+quasi tutti gli abitanti de’ contorni, e dove era voce ricomparissero
+degli spiriti a cui si era alluso da Andrea e da’ suoi colleghi: nulla
+videro. La luna, che allora era uscita da una nube che ne velava poco
+prima il disco luminoso, percotendo col suo candido raggio quell’ermo
+luogo e quella cappella ne rendeva l’aspetto melanconico, ma pieno
+di novella bellezza. Il silenzio che ivi regnava, il fremere di un
+venticello fra le frondi, le pareti rovinose di quel piccolo gotico
+edifizio che riflettevano il raggio del notturno astro, tutto spirava
+una simpatica melanconia, assai conforme alle idee che la storia di
+quel luogo era atta a risvegliare. Ma i nostri due personaggi ad altro
+pensavano. Si fermarono un istante sulla piazzetta; guardarono intorno;
+ed il falconiere disse: — Or che si fa? Essi di già si sono dilungati e
+noi buttiamo il tempo e la fatica volendoli inseguire.
+
+— Torniamo adunque, — disse Carlo, che pensava alla sua bella Lucia, e
+non avea voglia di lasciare l’immaginata sua felicità per dar la vita
+combattendo un demonio così terribile qual era reputato comunemente
+il Guerrier Nero. Lentamente quindi, di ritorno, incamminaronsi
+all’albergo; e quivi narrarono agli altri l’infruttuosa loro
+spedizione.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+IL SEGRETO
+
+
+Arrigo Bianchi, il possessore del Castello del Monte dopo la subitanea
+morte di Antonio Bianchi, di cui abbiamo da principio esposto la
+dolente istoria, Arrigo già da alcuni giorni facea dimora nel forte
+castello ereditato dallo zio; e la mattina che tenne dietro agli
+avvenimenti da noi riferiti nel capitolo antecedente, con tre suoi
+compagni, usciva per fare un giro cacciando ne’ suoi boschi, ove le
+lepri e i caprioli ben di rado erano stati per l’addietro disturbati
+dal signore di quelle terre.
+
+Era la caccia uno de’ divertimenti più favoriti de’ nobili di que’
+tempi, ed in essa la gioventù passava le ore allorchè le civili
+guerre o le esterne non la tenevano occupata sotto le armi. Arrigo
+per altro, in ciò discostandosi dall’usanza comune, a questa non avea
+volte esclusivamente le sue cure. L’anima sua elevata più gradevoli
+ancora rendeva agli occhi suoi altre occupazioni: la sua mano con una
+maestria impareggiabile scorreva sulle corde di un liuto; la sua voce
+al canto soavemente modulavasi; i suoi immaginosi pensieri dettavangli
+d’improvviso carmi al labbro, e questo al suono gli accordava delle
+scosse corde. Bello della persona, di statura alta, di lineamenti
+gentili e pieni di nobiltà, con due splendenti occhi azzurri ed una
+bionda chioma innanellata, allorchè sedendo sotto un albero a qualche
+immaginoso concetto la mente e il canto egli apriva, bene rassomigliar
+lo avrebbe potuto uno de’ nostri classici poeti allo stesso fratello di
+Diana che de’ suoi dolci accenti fa risuonare le vette dell’Elicona.
+
+Non egli per altro ad alcuno de’ suoi coetanei cedea nel pregio del
+trattar le armi. Venti volte avea riportati i primi premii in solenni
+giostre ed in tornei, la sua destrezza ne’ giuochi allora in uso
+era stata notata da molte belle che segretamente riscaldare par lui
+sentironsi di onesta fiamma il cuore sensitivo e con applausi gli
+dieder lode. Caro a tutti, avea anche vissuto durante la sua prima
+gioventù alla corte del duca di Milano, e quivi la stima si era
+guadagnata de’ più distinti personaggi. Ma egli avea di poi lasciata
+la corte, aborrendo i delitti che la contaminavano, e le malvage
+inclinazioni del duca Giovanni Maria; egli avea preferito una vita
+oscura, confuso fra tutti gli altri del suo partito allora caduto
+in grande avvilimento, a uno splendore o sconvenevole o obbrobrioso.
+Rimasto privo del padre, siccome perduto avea assai di buon’ora una
+madre diletta, egli, lasciata la città, era passato a Como presso ai
+Rusconi, che quivi dominavano, ed ai quali la sua famiglia per antica
+amicizia era assai stretta.
+
+Più tardi avendo Facino Cane, condottiero delle armi ducali e
+protettore de’ ghibellini, conquistato Canturio su Giovanni Carlo
+Visconti; e mirando a più alte imprese essendo divenuto più mite verso
+i Guelfi oppressi, mentre nella riunione sola dei partiti egli sembrava
+voler porre le fondamenta di quelle nuove glorie cui aspirava, grandi
+feste essendosi date in Milano nell’occasione di quell’acquisto,
+fuochi, tornei, e giuochi di ogni sorta, Arrigo fu tentato di tornare
+fra le mura della sua patria per prender parte egli pure a que’ nobili
+esercizi, e vi tornò difatti; nè fu senza sua gran lode che scese a
+giostrar coi più prodi cavalieri, che in quell’aringo ai presentarono.
+Ma dopo quel giorno egli parve cadere in una profonda mestizia. Quel
+leggiadro giovine giostratore che nell’ultimo torneo meritato si era
+l’attenzione e gli applausi di più di una bella, dopo quel giorno
+non parte più che un uomo consunto da un affanno quanto più secreto,
+tanto più pungente. Di quel tempo poi, essendogli morto lo zio, egli
+risolvette abbandonando la città, con due de’ suoi amici portarsi al
+Castello di recente ereditato, forse per cercare colà distrazione
+alle sue cure segrete ed angosciose, forse per tornare a menar la
+vita in terra posta sotto la giurisdizione dei Rusconi, mentre questi
+signori dominavano allora, come si è detto, in Erba, di cui coll’armi
+acquistato aveano il castello.
+
+Dei due compagni che l’aveano accompagnato, Azzo Trivulzio il più
+attempato era giovine di matura età, avea fattezze dure e risentite, ma
+animo bravo e generoso; sembrava il tipo dei prodi di quel tempo, ma un
+cuore avea forte nell’amicizia. Questa virtù sorge vigorosa ne’ tempi
+calamitosi ponendo radice negli animi virtuosi, e grande s’era fatta
+in quelli di Azzo e di Arrigo. Ma più impetuoso Azzo, più prontamente
+l’animo suo correva alla vendetta a que’ tempi reputata l’immediata
+conseguenza dell’offesa, la sua mano alla spada che era stimata il
+sommo dei diritti. Ancora assai più rozzo e duro egli era ne’ suoi
+modi, schietti però e sinceri. — Antonio Carcano, al contrario, il
+secondo de’ compagni di Arrigo, e di recente postosegli al fianco, era
+bel giovine, ed avea lineamenti piuttosto femminili, avea nell’abito
+una ricercatezza che negli altri non notavasi, era spiritoso, ma vile;
+ed avea mille altri difettuzzi, dei quali parte hanno con lui comune
+tutti i parassiti alla cui classe apparteneva: era cioè adulatore,
+millantatore, dotato di grande volubilità; era inoltre tanto poco
+leale, quanto lieto e festivo; il suo carattere meglio ci faranno
+conoscere le azioni che di lui avremo a riferire.
+
+Ora questi tre compagni, deposti i ricchi abiti che allora erano
+in uso, giustacuori di drappo serico guerniti di ricchi ricami,
+calzoni a due colori, e berretti da piume sormontati, e muniti
+invece di giacco soppanno siccome la condizione de’ tempi bellicosi
+richiedeva, e di sopra vestito uno schietto abito verde da caccia,
+colle loro spade al fianco ed in ispalla le loro balestre, preceduti
+dal boemo Capitano capo della guarnigione del castello, che tuttavia
+continuava a restarvi, moveano la mattina di cui parliamo pei boschi
+che distendevansi sulla montagna, così per riconoscere il paese come
+nel tempo stesso, se l’occasione si presentasse, per dare la morte a
+qualche capriolo od a qualche altro quadrupede o alato abitatore della
+foresta.
+
+Ma Arrigo, taciturno procedendo, dava chiaro indizio che nè il
+mutamento dell’aria, nè i nuovi oggetti circostanti, dissipato avea
+la sua profonda mestizia. Egli di quando in quando in sè rinveniva,
+e trattenevasi coi due suoi compagni; ma poi ricadeva nel primiero
+silenzio, e muto procedeva per lungo tratto. Fu appunto rompendo uno di
+questi mesti intervalli che il Carcano a lui vôlto così gli disse.
+
+— Via Arrigo, se io indovino qual diavolo la lingua vi annodi, avrete
+voi la generosità di confessarmi che ho colpito nel segno? Voi sapete
+che io sono un abile tiratore: volete che io mi provi?
+
+— Un abile tiratore! questo è ciò che ancora non ho imparato a
+conoscere, e che oggi si potrà vedere. Ma la tua curiosità, Antonio, un
+giorno ti farà schiantare. Or via, di’ su, sentiamo gli oracoli del tuo
+cervello balzano; e se indovini, chi sa ch’io non ne convenga.
+
+— Ebbene, giacchè parlate di oracoli, sentite bene questo; che, come
+un oracolo, in una sola parola io ve la dirò la cagione che vi fa
+camminare così distratto, sicchè sembra non abbiate più lingua che un
+gallo di montagna. Voi siete IN-NA MO-RA-TO!!!
+
+Ad Arrigo di repente si imporporarono le gote, e veramente, quel
+restringimento del cuore, che tanto sangue mandava al viso parve
+annunziare che il nostro indovino côlto avesse, come egli avea
+promesso, nel segno. Pur egli nulla disse.
+
+— Eh via convenitene, Arrigo, — riprese il Carcano, — Azzo che da
+tanti anni vi sta al fianco, detto avrebbe che voi state meditando una
+vendetta; io m’ho migliori occhi in questi affari, e conosco i sintomi
+della malattia. Io vi ho udito più d’una volta sospirare nella vostra
+camera....
+
+— Corpo di Satanasso! Antonio, verresti tu ad origliare alle portiere!
+— sclamò Arrigo con impazienza.
+
+— Ecco come fate voi altri! Subito prendete fuoco. No no, solo per
+caso io vi ho udito mettere de’ sospiri che un mantice non ne avrebbe
+mandati fuori di più sonori; ed ho sentito qualche tronca parola che
+non sembrava dettata dallo sdegno; e che so... Inoltre voi, tempo
+fa, eravate sempre pronto a tributar omaggio alla bellezza, sotto
+qual siasi panni la incontraste: ora vi passano innanzi le più belle
+contadine, senza che neppure mi diciate: «Carcano, ti piace quella?»
+Ergo, io conchiudo e stringo l’argomento che quell’amore malizioso che
+voi cantando sì di sovente nominate crudo e onnipossente, ora a voi
+pure provato abbia la sua onnipotenza, e forse anche la sua crudeltà;
+sebbene a dir il vero, non saprei indovinare chi sia la dama de’ vostri
+pensieri, mentre conviene bene che sia cosa del tutto celeste, se non
+si vede, se non si sente, se, come l’aria, non cade sotto i nostri
+sensi.
+
+— Eh via, Carcano, voi siete un pazzo! Ma no; io vi promisi di
+convenire se colpivate nel segno, ed io non ho motivo per tacere a due
+amici la stranezza di un amore che mi ha conquiso. Sappiate dunque che
+durante le ultime feste tenute in Milano, ed a cui io presi parte, una
+rara beltà che io vidi presso l’illustre Beatrice Tenda colpimmi sì
+fattamente i sensi de l’intelletto che da quel punto l’immagine di lei
+non ho saputo più spiccarmi dalla mente. Esser deve quella una qualche
+ghibellina, ma il di lei nome non ho potuto rilevarlo; nè più io la
+rividi. Ed io sperava che questa mia strana fiamma a poco a poco avesse
+a scemare col tempo e fra i sollazzi della campagna; ma io confessar lo
+deggio, sin ora anzi più andò crescendo nel mio petto, e di giorno in
+giorno, alimentata da’ miei pensieri vi si fa grande.
+
+— Eh! via Arrigo, — disse Azzo; — voi ci corbellate: di queste
+avventure potete narrarcene nelle vostre canzoni, ma non darci a
+credere, vi abbiate voi parte con animo riposato. Tanto sarebbe far
+all’amore colla luna, che il voler amare chi non si conosce, peggio
+assai poi la figlia di un Ghibellino.
+
+— Io mi proposi, già ve lo dissi io stesso, di risanare il mio cuore
+da questa piaga. È un pazzo chi si consuma dietro un amore allorquando
+questo non può avere esito felice; ma sì presto dalla amorosa piaga
+l’uom non guarisce. Or via di ciò più non parliamone. Ecco il nostro
+bravo capitano che si è fermato ad aspettarci! — soggiunse con una
+forzata ilarità. — Domandiamogli delle particolarità intorno a questi
+banditi, che si fortificarono nella caverna che sta sopra di questo
+monte.
+
+Il personaggio di cui egli parlava diffatti si era fermato per
+aspettarli; ed a loro rivolto mostrava le sue fattezze che lo rendevano
+assai rimarchevole. Era egli uomo di avanzata età; avea mezzana
+statura; e i suoi lineamenti, piuttosto duri, non si mostravano animati
+che da un colore vermiglio che colorivali, e che dava spicco a due
+occhi grigi e vivaci, che sprofondati sotto due folti sopraccigli
+spesso si moveano. I suoi capegli già cospersi si mostravano di neve;
+la fronte sua tappezzata di porpora, il suo naso pavonazzo davano
+indizio non incerto del molto culto ch’egli professava al lieto dio
+dell’ebrezza. Avea corporatura muscolosa, breve collo, piuttosto
+grossa la testa; mostrava gran forza, e sembrava un uomo risoluto ed
+avvezzo alla fatica. Ma farà conoscere un po’ meglio questo importante
+personaggio un breve sunto che daremo della sua vita.
+
+Era il nostro bravo capitano, di cui disgraziatamente andò perduto il
+nome, di nazione Boemo; ed era vissuto un tempo alla voluttuosa corte
+dell’Imperator Venceslao. Quivi, siccome per lo più avviene, i costumi
+del monarca aveano tratto nel loro esempio quelli di tutti i grandi e
+delle altre persone che gli stavano vicine, e bandita la moderazione,
+si passavano i giorni interi ne’ conviti e ne’ stempramenti de’
+piaceri, soprattutto nell’ebrezza. Diffatti l’imperatore Venceslao per
+tutti questi vizj era diventato odioso ai principi della Germania,
+che due volte lo imprigionarono, e finalmente ne lo deposero nel
+1400. Il nostro Capitano adunque, dopo di essersi distinto nelle
+armate del suo sovrano per la sua intrepidezza, ed averne guadagnato
+l’affetto, sicchè gli venne dato un comando nelle guardie destinate a
+custodire la sacra sua persona, secondando una passione di cui già il
+seme era posto in lui da gran tempo, si era abbandonato all’eccesso
+del vino e della crapola, e come nelle armi così distinguevasi fra
+coloro che col bicchiere alla mano rendevano ragione al lor signore,
+che in tali prodezze pur tutti li superava. La fama delle quali sue
+qualità giunta essendo all’orecchio dell’imperatore Venceslao, costui
+più di una volta lo volle alla sua mensa, e con esso venne a gare
+strepitose. A questo modo il nostro bravo capitano crebbe assai in
+grazia presso l’imperatore; sicchè quando nel 1395 questi dovette
+spedire in Italia Benesio di Cumsich per investire Giovanni Galeazzo
+del titolo di duca, titolo che il Visconti pagato avea oltre centomila
+fiorini d’oro, il nostro capitano fu prescelto ad accompagnare il
+Luogotenente imperiale nella sua spedizione; e con esso venne in
+Milano alla corte dell’ambizioso Visconti che gli fece le più liete
+accoglienze. È registrata nei volumi della storia la comparsa che il
+capitano fece in occasione della solenne cerimonia che ebbe luogo per
+l’incoronazione del nuovo duca. Mentre sulla piazza di Sant’Ambrogio,
+ove erasi eretto per tal oggetto un gran palco circondato da steccato,
+e tutto ornato di scarlatto, sul qual palco, sotto un baldacchino di
+broccato d’oro e porpora, era un trono; mentre su quel palco, intorno
+al quale splendenti in arme stavano le più scelte milizie ducali, il
+luogotenente imperiale conferiva al Signor di Milano il manto ducale ed
+il berretto emblemi della novella sua dignità; il nostro bravo capitano
+alla destra portava la bandiera imperiale, e quella del Visconti
+era portata dalla banda sinistra da Ottone da Mandello. Ma fuvvi più
+d’uno in quella circostanza, che, sottraendo una parte della propria
+attenzione alla solennissima cerimonia, non potè non notare il viso
+vermiglio del milite Boemo, il quale, andando in lungo la funzione
+trasse un sospiro, forse perchè da troppo tempo, siccome egli parve
+esprimersi poi, trovavasi di esser stato senza dare un abbraccio al suo
+fiaschetto.
+
+E la bravura ch’egli mostrò in un torneo il dì seguente, parimenti
+dagli storici venne notata, e lo mise assai in grazia del nuovo
+duca; il quale giudicandolo buon soldato, ed avendo bisogno di bravi
+condottieri per guidare a termine i suoi ambiziosi disegni, con
+larghe proferte lo impegnò a restarsene alla sua corte. Piaceva assai
+al nostro capitano il bel cielo dell’Italia; e più gli piacquero le
+promesse di Giovan Galeazzo ed al suo servizio si accomodò. Ma in
+progresso di tempo il duca meglio lo conobbe, siccome uomo, cioè, bravo
+sì ed intrepido sotto le armi, ma di assai ristrette cognizioni in
+fatto di tattica; quindi nessun comando importante mai gli affidò, e
+solo mandollo con un comando secondario nella Toscana. Ma alla morte
+del duca suo protettore, cangiarono le cose; molte delle truppe vennero
+licenziate, ed il nostro capitano lo fu con esse. Egli determinavasi
+di prender soldo sotto di Facino Cane, quando gli venne offerto di
+comandar la guarnigione che in difesa del suo castello armar volea
+Antonio Bianchi. Venuto adunque al Castello del Monte, quivi viveva del
+tutto a suo modo, ubriacandosi sei giorni della settimana, di quando
+in quando un giro ne’ boschi facendo per uccidere qualche capriolo; nè
+mai snudando la sua spada, giacchè gli ordini del suo signore a questo
+riguardo erano stati troppo chiari e precisi: non volea che difendersi.
+Arrigo, succeduto allo zio, avea trovato che il capitano era uomo di
+buona compagnia, ed abbondando di ricchezze non pensava a disfarsi di
+questo povero diavolo che risguardava siccome una passività inerente
+alla stessa sua eredità.
+
+A lui Arrigo domandava adunque notizie sullo stabilimento de’ banditi,
+che abitavano la caverna detta il Buco del Piombo; ed il capitano in un
+gergo poco intelligibile gliene diede alcuni rassegnamenti.
+
+— Mein herr Arrigo, — gli disse il Boemo, — nessuno sapere chi essere
+quest’uomo. Mein herr Antonio stare sempre in castello come Venceslao
+prigioniero stato in Praga. Mandare quello uomo domandare danaro,
+messere Antonio lui dare. Essere quell’uomo di grande coraggio: lui
+aver armi date per demonio.
+
+— Io però non ho intenzione di passarmela così amichevolmente come mio
+zio con costui per poco che mi molesti, — disse Arrigo.
+
+— Bene! aver gusto. Io aver voglia lui provare: aver combattuto per
+Venceslao, aver combattuto per Giovanni Galeazzo: vedere cosa poter
+fare questo diabolo. Aver gente brava in castello; voi essere omo ti
+coraggio; mein herr Azzo combattere con gusto. Noi dare vain a nostra
+gente: vain accrescere in omo grande valore.
+
+— Questa è la vostra massima; ma io crederei che le nostre forze non
+avrebbero bisogno di aumento, se Carcano sapesse mettere in effetto la
+metà solo delle sue millanterie, e adoperare la spada come sa adoperare
+la lingua.
+
+— Io adoperare la spada! Lo porreste voi in dubbio? Io vi avrei voluto
+presente alla battaglia di Rovagnate...
+
+— E che avete fatto alla battaglia di Rovagnate? — domandò Arrigo: —
+Apparecchiamoci, Azzo, a sentirne una delle sue.
+
+— Una delle mie! Corpo di satanasso! Che mi credete, un vile? Udite.
+Era la vigilia di Pasqua quando Facino Cane colle sue genti e con
+quelle di Estore Visconti e del marchese di Monferrato, comparvero
+innanzi al nostro esercito.
+
+— All’esercito di Antonio Carcano!!! — replicò Azzo, dando in uno
+scroscio di risa.
+
+— Ridete, ridete, tristo motteggiatore; ma non è men vero perciò che
+Pandolfo Malatesta, contro cui moveva Facino, non fosse di que’ tempi
+con me carne ed ugna. Io veramente aveva consigliato a Pandolfo di non
+arrischiare una battaglia, e di tentare piuttosto le vie degli accordi.
+Milano è grande, io diceva, ce n’è per voi e ce n’è per Facino. Anche
+Bernabò e Galeazzo lo divisero per metà. Ma Malatesti Malatesta allora
+soffiava nel fuoco, ed aveva delle ingiurie private da vendicare; ed il
+giorno seguente si dovette venire alle mani.
+
+— E voi, dove eravate? — domandò Azzo.
+
+— Nella retroguardia io era, — rispose il Carcano.
+
+— Benissimo! quello era il vostro vero posto.
+
+— Or bene, — proseguì il Carcano fingendo di non intendere a che
+mirasse l’osservazione di Azzo. — Sentite, di grazia, ora il restante
+e non m’interrompete. Comincia l’azione: Facino attacca i nostri,
+arrovellato come un demonio. Estore menava de’ grandi colpi e
+giustificava il suo soprannome di _Soldato senza paura_. I soldati
+dì Pandolfo fanno ogni sforzo per respingerlo; Malatesti Malatesta
+combatteva anche egli con coraggio, e l’azzuffamento si facea
+sanguinoso: pure caricate da sì risoluti nemici le nostre schiere già
+cedevano. Allora io dissi fra me: qui non c’è a perder tempo. Avanti
+soldati, grido, e con tanta forza mi muovo verso la schiera condotta da
+Estore Visconti a cui era unito Giovan Carlo, che quasi tutta la prima
+fila fu rovesciata da cavallo, e molti furono uccisi. Estore poichè mi
+vide contrastargli a questo modo la vittoria, contro di me si volse...
+
+— Il nostr’uomo si riscalda, — disse Arrigo ad Azzo.
+
+— Egli è già diventato un mongibello, — rispose Azzo ad Arrigo. Ma
+il Carcano ad essi non badando proseguiva: — Io allora di piè fermo
+lo aspetto. Fosse maraviglia, fosse rispetto, i soldati ci fanno un
+cerchio intorno e sospendono il combattimento. Ma io d’un colpo getto
+a terra ad Estore l’elmetto, e poichè egli volea pur combattere,
+imprudente come è, io gli dico: «Signor Estore, a che combattiamo noi
+qui?»
+
+— Aspetta, aspetta, — l’interruppe Arrigo, — ci conterai il restante
+del tuo sogno dopo che avrem preso quel gallo di montagna.
+
+Erano allora in una parte assai solitaria e selvaggia del monte, e fra
+di un bosco maestoso di castani antichissimi le cui cime erano state
+danneggiate e scavezzate spesse volte dai fulmini dei quali molte
+mostravano i recenti danni. Enormi sassi, che in più remote età per la
+furia delle pioggie smossi dalla vetta scoscesa erano giù rovinati,
+seminavano a quando a quando quell’erto terreno alzando le annerite
+loro masse fra il verde fosco del muschio e quello più vivace delle
+piante verdeggianti, e dei ginepri in ispecie e de’ fiori che in quelle
+parti volte a mezzogiorno crescono tuttavia nell’autunno.
+
+Ma il gallo di montagna non sì tosto si avvide di essere osservato che
+prese il volo. — Carcano, — disse Arrigo, — a te a raggiungerlo. — Il
+Carcano tosto spiccandosi da’ compagni si diede a seguire quel grosso
+volatile. Ma tutt’a un tratto egli si ferma come il viaggiatore, di cui
+dice il poeta che incautamente premuto un serpe,
+
+ Risalta indietro; e tosto il piè rifugge
+ Da lui che s’alza di furor si strugge.
+
+Non altrimenti il Carcano arrestossi, e da poi, con sollecitudine sì ma
+con ogni precauzione per evitare ogni romore, e facendo col dito sulle
+labbra segno a’ suoi compagni che non si movessero, tornando ad essi si
+ricongiunse.
+
+— Che è, Carcano? — dissegli Azzo, — abbiamo noi innanzi un esercito di
+Facino?
+
+— Indietro, — rispose il Carcano, — indietro, — replicò con voce così
+bassa che appena poterono intenderlo; ed in pari tempo il colore del
+suo viso, i suoi lineamenti dinotarono evidentemente lo spavento.
+
+— E che, più in là sta forse la bocca dell’inferno come la descrive
+Dante, ed è questa la selva selvosa di cui egli favella? — disse Arrigo
+sorridendo.
+
+— Che Dante? che inferno? Non avanzate di un passo, se avete cara la
+vita.
+
+— La vita, sì, ci è cara, Carcano, ma al nostro fianco sta questa
+che ce la difende, — disse Arrigo ponendo la mano sulla spada. — E
+d’altronde io nulla veggo che mi indichi periglio; io non mi veggo
+intorno che una tranquilla solitudine.
+
+— Solitudine! sì, voi credereste che io vi consiglierei di ritirarvi
+se non vi fosse che una tranquilla solitudine? Via, siate prudente,
+seguitemi: per istrada vi dirò il resto.
+
+— Non si dirà mai che io volga le spalle ad un pericolo che non
+conosco, Carcano! Vedi tu Azzo che ti fa tal viso che indica insieme il
+dispregio e la pietà?
+
+— Ebbene vada egli, avanti, vada, e vegga chi sta nascosto dietro di
+quel macigno. Ma noi torniamo, il più presto che ci sia possibile, al
+castello.
+
+— Su via chi vi si cela che non possiamo in tre combattere?
+
+— Ah Arrigo! ai contrassegni, di certo dietro quel sasso si cela il
+Guerrier Nero, che abita il Buco del Piombo.
+
+— Ed è egli solo?
+
+— Ancora lo vorreste accompagnato? Non avete sentito che la sua mano
+scaglia il fuoco e la morte?
+
+— Sì, ma s’egli è uomo, egli potrà ancora esser vinto ed ucciso, —
+disse Arrigo. — Poco omai stimo la vita, e la tua stessa paura mi
+sprona a tentare un’impresa contro di quel bandito, se pure non è
+già un qualche tronco che tu scangiasti col Guerrier Nero, di che non
+sarebbe a fare gran meraviglia. Ebbene, amici, — disse poi volto, ad
+Azzo, ed al Capitano: — dobbiamo noi dare la caccia a quest’orso che fa
+da re su questo monte; dobbiamo noi assalirlo fuori della sua grotta?
+
+— Per me altro non bramava che di provarmi con questo spauracchio
+del paese, — disse Azzo; egli è già un pezzo che non mi si presenta
+occasione di mettere la bontà della mia lama alla prova.
+
+— Mein gott! foler vedere chi stare questo grante diabolo, — disse il
+bravo Capitano.
+
+— E voi, Carcano, ci seguirete? — chiese Arrigo al terzo de’ suoi
+compagni.
+
+— Per me, se gli altri vogliono tentare una sì arrischiata impresa, non
+mi ritiro. Io non dico mai di no; io non ho paura.
+
+— Ebbene avanti, — disse Arrigo, ed essendosegli posti alla sua destra
+Azzo, alla sinistra il boemo Capitano, avanzò non badando al Carcano se
+lo seguisse oppur no. Il Carcano fece due passi per andare avanti; ma
+ben tosto, come se un muro fra lui ed i compagni suoi si frapponesse,
+non potè più muovere un passo. Si arrestò adunque, ed ancora sembrava
+da una superior forza a poco a poco per parte opposta trascinato.
+
+Frattanto i tre arditi compagni avanzando, e fra le loro mani tenendo
+le loro balestre, si avvicinavano al luogo da cui tanta paura era
+venuta in corpo al bravo nostro Carcano. E di già erano poco distanti
+dall’enorme macigno che, al dir dello atterrito nunzio, nascondeva un
+oggetto di tanto terrore; ed, accortisi che il Carcano non li seguiva,
+dubitavano che di loro si fosse beffato, o che il suo terrore gli
+avesse fatto travedere, quando ebbero a convincersi del contrario.
+Non appena furono in grado di vedere gli oggetti che prima il masso
+nascondeva che videro diffatti al suolo giacente, ma in sedere
+ed in atto di persona che sta sulle difese, un guerriero tutto di
+nera armatura ricoperto, e sospettarono veramente essere potesse il
+personaggio dal Carcano disegnato.
+
+Non appena colui vide a sè lontani un trar d’arco i tre sconosciuti che
+verso di lui si volgevano, che assumendo un’aria minacciosa, e contro
+di loro volgendo la bocca dell’arme sua sconosciuta, così in voce di
+tuono loro gridò.
+
+— Di un passo non vi avanzate, o voi che verso di me sembrate volgervi;
+date le spalle a questi luoghi. Nuocervi io non voglio, ma l’andar
+oltre non vi è concesso.
+
+— E chi a noi lo contende? — disse il Bianchi; — noi non siamo usi a
+lasciarci intimorire da minacce.
+
+— Arrigo Bianchi, — replicò lo sconosciuto; — la vostra voce finisce di
+svelarmi che voi siete veramente quel desso. Io vi conosco, e a male in
+cuore mi costringereste ricorrere alla forza.
+
+Stupì Arrigo nel sentirsi a quel modo chiamar per nome. — Fermatevi,
+— disse poscia a’ suoi compagni; ed egli stesso arrestò il passo.
+Indi con attento occhio contemplando lo sconosciuto, si avvide che il
+terreno intorno a lui era tinto di sangue.
+
+— E chi dunque siete voi che per nome mi chiamate, e che siete lordo
+del vostro sangue? Se un tempo foste de’ miei amici, voi non avete
+nulla a temere da parte mia. Ma, o confidatemi il secreto del vostro
+nome, o dovete rendermi ragione delle vostre minaccie ed essere mio
+prigioniero.
+
+— Prigioniero! La vita costata sarebbe tale parola a chiunque la
+proferisse, di voi in fuori. Ma io troppo bene vi conosco; e troppo
+grave mi sarebbe contro di voi adoperare la forza. Or bene, io
+acconsento che solo a me vi accostiate; e voi saprete chi son io, e mi
+ajuterete, ferito qual io sono, a salir l’erto monte.
+
+Arrigo disse agli amici che si scostassero e da lungi lo seguissero;
+e senza sospetto, pieno di una incerta confusa idea destata in lui
+dal suono della voce dello sconosciuto che nuova infatti a lui non
+giungeva, al giacente si avvicinò.
+
+— Voi siete ferito in una gamba, — gli disse, poichè gli fu vicino; —
+volete voi che io mandi per un chirurgo o per chi vi rechi a braccia
+ove avete dimora? Ma prima ditemi a chi sono io per prestar il mio
+ajuto?
+
+— Il vostro ajuto! Di nulla, io ho bisogno, e nulla voi mi potete
+offrire che mi appaghi; la mia stessa ferita io la sprezzo, ed ora
+il sangue è omai del tutto stagnato. E non per tanto io non accuso
+la sorte che mi condusse ad incontrarvi. Sì, vostro amico io fui un
+giorno; e a voi si svelino i lineamenti di questo volto sconosciuto in
+queste regioni: mille ricordanze si affolleranno alla sua vista nella
+vostra fantasia. Sì, noi fummo compagni alla corte dello scellerato
+Giovanni Maria, che ora tanto avido aspira a beversi il mio sangue! E
+fu la perfidia sua, la sua scelleratezza che spinse un guerriero che
+_grande_ da tutti si chiamava a vivere in mezzo a nudi scogli, in un
+cavernoso speco, e fra i disagi, finchè giunga il giorno desiderato di
+sua vendetta!
+
+Proferendo queste parole lo sconosciuto, alzatosi, avea alzata la bruna
+visiera. Un viso virile e pieno di fierezza erasi presentato ad Arrigo.
+I suoi lineamenti dinotar poteano presso a quaranta anni; grosse
+ciocche di neri capelli scappavano di sotto l’elmo, ed adombravano la
+fronte ottenebrata. Due occhi vivaci come bragie splendevano sotto due
+folti e del paro nerissimi sopraccigli; una spessa e incolta barba il
+mento e le gote avvolgeva, ed accresceva la durezza dell’espressione
+di que’ lineamenti feroci. Nel mentre egli ad Arrigo, in voce tronca
+e che indicava qual foga dì affetti il petto gli premesse, venia
+volgendo le espressioni del suo sdegno e del suo dolore, tutto il suo
+corpo si animava; le sue mani stringevano i pugni per l’indegnazione;
+il suo labbro tremava, le sue pupille lanciavano vive fiamme; e il
+suo capo, rizzandosi, sembrava minacciare il tiranno da cui traean
+origine le sue disgrazie. Egli stette quindi un istante in silenzio; e
+poscia, a poco a poco deponendo le minacce ed assumendo l’espressione
+dell’abbattimento, si percosse la fronte, e movendo gli occhi in
+giro, in modo da lasciar intravvedere che la sua mente, dalla sciagura
+scossa, era alquanto disordinata, soggiunse: — Ma è forse sogno; tutto
+forse è perduto, ed invano io questo giorno l’attendo; e forse prima,
+incanutite le mie nere chiome, rovescerannosi i forti ripari del mio
+speco, anzi che questi miei occhi veggano rosseggiar la terra del
+sangue di quello scellerato. — Oh quanto io sono infelice! — Ma no,
+di che mi lagno? — soggiunse poi riaccendendosi della prima fermezza.
+— Non sono io sovrano fra questi monti; non è qui rispettato dalle
+genti intimidite il poter mio? Tanto ne ha forse Giovanni Maria sul suo
+scosso trono! E se la base del mio potere è la forza, tutto in natura
+non è forse il retaggio del forte? Se molte terre io disertai per
+favorire chi un tempo era mio sovrano, disertarne non potrò per la mia
+propria esistenza? Ma ora porgetemi il braccio, Arrigo, — in tuono più
+rimesso soggiunse, — e nel muovere verso la mia caverna, grandi cose io
+vi voglio far palesi.
+
+Arrigo, volgendo a quell’infelice alcune parole di conforto, gli porse
+il braccio, e con lui proseguiva il cammino verso la sommità della
+montagna, quando il suo misterioso compagno così a favellar cominciò:
+
+— Niuno più di voi a fondo conosce quale e quanto fosse il favore che
+a me compartiva un tempo il perfido Giovanni Maria; e la mia sorte si
+mantenne a me propizia fino al giorno 18 di agosto del 1404. Fu in quel
+giorno fatale che, sospettando il duca di Pandolfo Malatesta, il quale
+a Monza trovavasi, non desse mano a rilevare la fortuna della Duchessa,
+che ivi pure avea sua stanza, risolvette dell’uno e dell’altra la
+perdita. Egli per altro sotto opposti colori celando il suo disegno, me
+incaricò e l’infelice Pusterla di sorprendere il Malatesta e la madre
+sua, e condurli a lui in Milano. Egli ci ingiunse non fosse operata
+colla madre la violenza; nel caso resistesse, in custodia venisse data
+ad una persona a noi sconosciuta, e che egli allora ci presentò; disse
+a questi aver affidata la cura di custodirla. Noi ubbidiamo a’ suoi
+comandi; il giorno stesso noi partiamo: giunti in Monza, il Pusterla
+assalta le schiere del Malatesta, nel mentre che io collo sconosciuto
+mio compagno al palazzo mi reco della Duchessa, per eseguire del
+figliuolo la commissione. Le genti di Pandolfo, che non erano più
+che trecento uomini, tutte furono fatte prigioniere; Pandolfo però
+salvossi, e potè giungere fuggendo mezzo ignudo in luogo di sicurezza.
+Frattanto io mi era recato dalla Duchessa, ed espostole quale fosse
+la volontà del figliuol suo, la esortava a sottomettervisi. Ma quella,
+del suo male presaga, guardandomi con occhi torvi, entrò invece in tal
+furore che, le più aspre invettive scagliando contro di quel mostro
+ch’ella avea generato, per la forza della commossione sua cadde in
+un profondo svenimento, ed io la credetti morta. — È morta! — sclamai
+allora, compreso di orrore e compassione. — Ebbene ciò risparmierà una
+droga! — disse il compagno mio. Allora io gli fissai gli occhi in viso;
+la sua cera sinistra mi parve animata da un’espressione infernale! —
+E che dir pretendete? — io replicai, in tuono sdegnoso. — Nulla, — mi
+rispose quegli sogghignando: — se essa è morta non vi vorranno odorose
+essenze per richiamarla alla vita. — Non voglia il cielo che ciò sia,
+— soggiunsi io, gli occhi sempre rivolti su quel dubbio mio compagno. —
+Nol voglia pure, — disse il malvagio; ed il dialogo qui terminò.
+
+Frattanto in sè tornando poco dopo la Principessa, giurò che viva
+nessuno da Monza l’avrebbe strappata; e noi la assicurammo che alcuna
+violenza non le verrebbe fatta. Solo venne infatti nel suo palazzo
+custodita; e la sovraintendenza di esso ne fu lasciata alla persona
+che il Duca avea designato per l’uffizio di carceriere. Pochi mesi
+dopo, si udì che era morta; nessuno conobbe della morte la cagione, e
+molti sospettarono che fossero i malvagi trattamenti che le avessero
+accorciata la vita. Io i miei sospetti, assai più fondati, in me serbai
+per qualche tempo; ma mi allontanai dalla corte pel grande orrore
+che l’azion rea del principe in me destava. Finalmente ne feci parola
+al Pusterla, e quegli giurò che certamente la Duchessa era stata dal
+figlio avvelenata, che però era il fatto a celarsi ad ogni persona che
+vivea. Ma egli ebbe, più tardi, l’imprudenza, per assicurare il Duca di
+sua fedeltà, di lasciargli intravedere ch’ei conosceva le particolarità
+del fatto; e io da lui stesso ciò seppi: ma non passarono due giorni
+ch’egli fu messo a morte nel modo orribile che tutti sanno; e allora,
+non a torto, io sospettai per la mia stessa vita, avendomi alcuno de’
+miei amici assicurato che il Pusterla era stato posto dal Duca alla
+tortura, e che lo Squarcia avea ucciso colui che lo avea torturato. Più
+non dubitai che il possesso del mio secreto a me non fosse per essere
+fatale, e lasciai la città. Venni diffatto per ogni parte cercato colle
+più squisite diligenze, ed a prezzo d’oro fu messa la mia testa: la
+conoscenza del misfatto del tiranno è una colpa di morte per quello che
+la possiede!
+
+— Che intendo! A tanto dunque veramente giunse l’inumanità del Duca? Ma
+voi avete forse bisogno dell’altrui soccorso per ritirarvi e vivere in
+uno stato straniero? Parlate; io non vi lascerò senza ajuto.
+
+— No! errando io fuori della città senza sapere ove rivolgermi,
+conoscendo quanto periglioso fosse essere scopo delle ricerche di vili
+che non bilanciano nel troncare un capo quando loro è pagato a peso
+d’oro, io feci il più tremendo de’ giuramenti, che vendicato mi sarei
+di Giovanni Maria. Questo giuramento è quello che qui mi lega; per
+questo io mi cinsi di compagni pronti a seguirmi ad ogni mio cenno; e
+solo per questo, colla forza provvedendo a’ miei bisogni e a quelli de’
+compagni miei, io traggo una vita concitata fra questi monti.
+
+In questo mezzo essi erano giunti di già innanzi all’apertura del vasto
+speco che servivagli di asilo sicuro. Larga è questa da forse cento
+passi, ed è sospesa sovra uno scoglio a cui a stento si accosterebbero
+le stesse selvagge capre, tanto ella è erta la strada che vi conduce.
+Lungo tutta l’apertura estendevasi un grosso muro di pietre con due
+porte, entrambe da pesanti ferree saracinesche difese.
+
+Altre aperture vedevansi praticate nel sodo muro ad uso di balestriere;
+e la sommità di esso coronata scorgevasi di merli e munita di due
+bertesche o torricelle. Nel resto, la vasta abitazione di cui il
+muro stesso facea parte, ricevere dovea la sua maggiore luce dalla
+parte interna riflessa dalle gigantesche pareti della immensa grotta
+biancheggiante. Un ruscelletto, a rendere più forte ancora quel luogo
+già dalla natura tanto fortificato ed a provvederlo di uno degli
+elementi più necessarii alla vita, scendeva disotto un arco quasi nel
+mezzo appunto della caverna, e fra enormi sassi frangendo le grosse
+onde vi formava una cateratta. Del resto, non erano, come si disse,
+soltanto allora state innalzate quelle fortificazioni; e solo esse
+erano state riparate per opera di que’ banditi che presentemente le
+occupavano.
+
+Dopo di aver un istante contemplato sì l’uno che l’altro in silenzio
+il maestoso spettacolo di quella grotta, il Guerriero dalla nera
+armatura animando lo sguardo suo come di orgoglio e di compiacenza, con
+quell’enfasi che gli era propria negli istanti in cui la disordinata
+sua fantasia prendeva fuoco così sclamò:
+
+— Ecco la casa mia; ecco il mio castello; quale mai fu più maestosa
+abitazione? Ove sono le torri che più si innalzino di questi scogli
+giganteschi? Vedi queste colonne cinericce che fiancheggiano e
+sormontano il vasto speco: non sorgon esse tanto orgogliose quanto
+quelle che pose Ercole in fine al mondo? Ma tu, Arrigo, veder potrai
+ancora l’ampiezza dell’interno mio palazzo; vedrai quanto addentro si
+inoltri la caverna tenebrosa, ed il numero de’ miei soggetti che ivi
+securi in me soggiornano. Credimi; allorchè la mia mente, ogni idea del
+passato obbliando, tutta piena si giace delle sensazioni istantanee
+del presente, io pieno di guerriera gioja passo molte ore in quel
+forte antro che è come la mia reggia. Tutto abbonda nella caverna; nè
+la gioja vi è bandita fra miei compagni. Ma allorquando, solitario la
+notte a lunghi passi mi aggiro nella muta mia stanza, e penso al tempo
+in cui numerose schiere ubbidivano al mio comando, quante imprecazioni
+non scaglio contro di colui per cui sono costretto a vivere fra queste
+balze!
+
+Arrigo si ingegnò a porgergli dei conforti; e gli rinovò l’offerta
+sua, che qualora, tranquilla vita riprendendo, passar volesse in altro
+stato, al che esortavalo, egli gli avrebbe somministrato quanto gli
+fosse abbisognato.
+
+— Non già, non già: la mia sorte è stabilita, — replicò l’altro; — se
+così non fosse, la forza del mio braccio a me provvederebbe, e pure
+ai miei provvederebbe il mestiere della guerra. Ma eccoci allo speco:
+seguitemi per quest’erta strada; benchè la mia ferita mi tormenti, io
+per altro col vostro ajuto potrò salirvi. Giunti su quel masso, i miei
+compagni giojosi accoglieranci. — Ei gittò un fischio, e ìmmantinenti
+apparvero alla saracinesca molti strani visi, che riconosciuto il loro
+capo si ritirarono; la cateratta si alzò; fu fuori spinta una scala per
+agevolare ai due l’entrata. Salì il primo lo sconosciuto capo di quella
+banda, e dopo lui saliva Arrigo Bianchi.
+
+— Voi siete lordo di sangue! — sclamò la schiera de’ banditi che con
+gioja rispettosa si era messa intorno al suo capo.
+
+— Sì, — rispose questi, — allorchè jeri noi tornavamo verso il
+monte, ed a’ miei due compagni avea ingiunto che mi precedessero,
+io ritirandomi fui ferito leggermente in una gamba, tanto però che
+il dolore mi vinse, e dovetti passar la notte in una parte riposta
+del monte. Ivi trovai questo mio amico, e col suo ajuto a stento qui
+finalmente io mi ricondussi.
+
+Allora tutti rivolsero la attenzione loro ad Arrigo; ma nessuno ebbe
+l’animo di fare una domanda curiosa al loro capo.
+
+Costui licenziò i compagni suoi con aria di comando, ma amichevole;
+e quindi conducendo il giovine suo conoscente fra le varie stanze,
+nude di ogni ornamento, che componevano quello strano palazzo, e
+mostrandogli quanto nel monte l’umida grotta si sprofondasse, così
+tornò a dar sfogo al rammarico che nell’animo suo allora si accumulava.
+
+— E chi detto l’avrebbe, allora che sotto armi lucenti io mi avvolgeva
+fra le giostre e i tornei, chi detto avrebbe che io sarei un giorno
+diventato il selvaggio abitatore di questa caverna? Ma ancora chi
+detto m’avrebbe che, qui vivendo, io vi avrei stretta la destra di
+uno dei nobili miei amici? Ma addio. Non lasciate traspirare nemmeno
+all’aria il segreto di che vi misi al possesso; esso formar potrebbe la
+vostra rovina. Tornatene a’ vostri compagni; da me, nè da’ miei, nulla
+temete. Oh se quell’esecrato capo cadrà un giorno, noi torneremo ancora
+compagni!
+
+Arrigo fu commosso a tale commiato; e stringendo la destra nerboruta
+del terribile suo amico, lasciò la caverna, dalla quale venne ajutato
+a discendere dai satelliti di quell’uomo tremendo: scese egli, e tutto
+pieno della triste idea di quella vittima della tirannia, non ebbe
+fatti più che trecento passi, che incontrò i suoi compagni, io voglio
+dire Azzo ed il capitano, i soli che da lungi lo avessero seguito.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+IL LUSINGHIERO
+
+
+Il nostro Antonio Carcano difatti non avea fatto lo stesso. Vista la
+mala parata, il poveretto, queto queto, si era ritirato, e posciachè fu
+ad una ragionevole distanza, e sicuro omai di non essere più veduto, a
+gambe si pose a correre verso del castello. La sua paura però lo trasse
+fuori di strada; e dopo di aver percorso da circa un miglio, tutto
+ansante si fermò, dubitando di ciò che era, voglio dire di essersi
+smarrito.
+
+Egli allora, con un po’ più di tranquillità dando ordine a’ suoi
+pensieri, così fra sè cominciò a discorrere:
+
+— Che dirà Arrigo di me? egli dirà che sono un poltrone; ma io potrò
+ribattere l’accusa, scusarmi, non importa in qual modo. Sì, sì,
+cento idee mi suggeriscono a tal proposito; nè mai a me vennero meno
+pretesti. Frattanto, pensiamo al più: pensiamo a trovare la strada di
+questo maledetto Castello. Ove diavolo se ne è andato? Lo si vedrà da
+quell’eminenza. Per dire il vero sono stanco; ma saliamola. Ancora,
+solo non ho tanto gusto a trovarmi in questi paesi. Con questi banditi,
+e con questi ghibellini, preveggo che io qui non sono nel mio elemento.
+
+Così ragionando, ed anelante, si ingegnava di salire la altura da
+cui sperava scoprire il desiderato Castello del Monte. — Benedette le
+contrade di Milano, — fra sè diceva, — al tempo di Giovanni Galeazzo
+e prima che queste guerre de’ Guelfi e de’ Ghibellini vi portassero
+l’inferno, e l’uso infame di scannarsi a vicenda. Che bel passeggiare
+fra di esse, vivendo alle spalle di un amico, a cui non si pagava che
+un poco di adulazione! Ora quel maledetto Facino ha data la fuga ai
+Guelfi; e non si può più vivere nemmeno colà. E quell’imbecille di Duca
+lo ebbe nelle sue mani, e lo lasciò fuggire! Oh se foss’io il Duca non
+vorrei lasciarmi venire coi piè sul collo a questo modo, no da parte
+di Sant’Ambrogio! Ma così va il mondo. Al tempo di Giovanni Galeazzo
+nessuno contava un soldo, il Duca era tutto; ora il Duca è nulla, e
+chi comanda sono coloro che gli hanno giurato di ubbidirgli. Ma eccomi
+finalmente su questa erta! Mo’, vedi, ancora non si vede il castello!
+Fuggisse egli, siccome l’Italia ad Enea? non ci mancherebbe che questa!
+Ma oimè! che accade? sento strepito: fosse un lupo? no, pare una pedata
+d’uomo. Che sarà mai? è meglio che mi nasconda fra questo cespuglio.
+
+Così dicendo, egli con gran diligenza si appiattava fra di una folta
+macchia che ingombrava una parte del bosco, il quale estendevasi quasi
+continuamente su quella ampia montagna. Il povero parassito per la
+paura era veramente divenuto tale da far pietà. Il color suo naturale
+lo abbandonava; a pena si arrischiava a respirare; e forse egli non
+avrebbe sfuggito i funesti effetti di quello stato angoscioso, se
+a rassicurarlo non si fosse agli occhi suoi in breve mostrata una
+scena assai diversa da quella che forse alla sua immaginazione egli
+si dipingeva. Fu adunque, invece di essere terribile, la scena che
+a lui si offrì la più gioconda, e quella che più egli avrebbe potuto
+desiderare.
+
+Infatti, poichè per qualche minuto si fu sempre più fatto maggiore lo
+scrosciar dei cespugli e dei rami rimossi che formavano ostacolo al
+piede di chi si avvicinava, che dal passo misurato altro essere non
+poteva che un individuo della specie a cui egli stesso apparteneva;
+che, con sua grande soddisfazione, egli vide finalmente spuntare una
+figura umana, e tale da assicurarlo pienamente dal suo terrore. Poichè
+prima un bel volto giovenile avvolto in un fazzoletto a strisce di più
+colori, poscia un seno turgidetto e gentile, sebbene l’alabastro avesse
+alquanto di sua candidezza perduto sotto la sferza del sole di Luglio,
+quindi una azzurra gonnella, ed una persona piena di rusticane grazie,
+e leggiadria. Arrossì allora, forse per la prima volta, il vile della
+sua paura, e balzando fuori dal suo nascondiglio:
+
+— Bella giovine, — disse portandosi verso la contadina; — quale pena vi
+infliggerò io dell’avermi rotto un cheto sonno, nell’istante medesimo
+che stanco di un lungo passeggio ne cominciava a gustare le dolcezze?
+Ma per voi parlano quelle vostre labbra coralline; ebbene sia su
+queste che cada la vendetta. — Ciò detto a lei con modi cavallereschi
+ed affettati avvicinandosi, e prendendola per le braccia, stava per
+accostare le sue labbra ai rubicondi coralli della contadina; quando
+questa, non ismarrendosi a quell’assalto, e liberata la destra dalla
+mano dell’impudente damerino, al passionato suo ammiratore applicò uno
+schiaffo sì sonoro che l’impronta della forte mano restò rosseggiando
+sulla decorata guancia.
+
+— Signor cavaliere, — poi soggiunse la robusta Driade, ponendosi in
+atto di difesa, — si guardi, perchè io cercherò di difendermi; e non
+andrà molto che alcuno giungerà in mio soccorso. Ma in nome de’ santi,
+non voglia tormentare una povera fanciulla che di recente ha schivato
+per miracolo una gran disgrazia!
+
+All’udire l’annunzio, _arriverà alcuno_, che in tuono profetico e
+misterioso, non meno del Battista, la giovane contadina pronunziava,
+il Carcano, suo malgrado, impallidì; e cangiando di tratto modi,
+diè indietro due passi, e disse: — Il cielo mi guardi, bella ninfa,
+dal recarvi disgusto; nè io credeva offendervi, mostrandovi la mia
+ammirazione. Adunque voi siete una beltà dolente! Via in me confidate,
+narratemi le vostre avventure, e voi avrete da me fido patrocinio e
+difesa.
+
+— Io non capisco bene il vostro linguaggio; ma mi pare siate, sebbene
+un poco licenzioso, un buon signore. Voi forse siete milanese.
+Tutti cotesti giovani di Milano sono un gran tormento per le povere
+fanciulle da villaggio: anche il signor Estore Visconti, sebbene sia
+quel gran signore che è, e già vecchio, ci fa arrossire quando capita
+a Parravicino. Or bene, sappiate che jeri per poco non successe la
+maggiore delle disgrazie.
+
+— E sì che voi meritereste che la fortuna fermasse a’ vostri piedi la
+volubile sua ruota, mia villereccia dea!
+
+— Già ve l’ho detto, io non capisco di questo linguaggio; e, se
+parlerete così, io non saprò più che rispondervi. Ma conoscete voi
+Giorgio Tanaglia, il falconiere del signor Giovanni Pusterla?... Come
+non lo conoscereste, che è il primo nei contorni che sappia allevare
+bene un falcone ed un astore!
+
+— Giammai di lui, io ebbi udito parlare, la mia fanciulla; ma del suo
+padrone udii dire che sia un Ghibellino assai feroce.
+
+— Per noi il signor Giovan Pusterla è della miglior pasta del mondo.
+Ebbene, mio zio, il falconiere, jeri ha corso pericolo di essere
+ammazzato dal Guerriero Nero della caverna; ed anche,... anche il
+povero Carlotto!
+
+— Il Guerrier Nero della caverna! — disse Antonio impallidendo.
+
+— Sì, egli stesso. Ma voi siete di Milano e non ne avete forse inteso
+parlare. Sappiate adunque che in quella caverna che sospesa si vede
+in cima a questo monte abitano de’ fuorusciti che impongono taglie a
+tutto il paese, e spesso rubano le bestie che pascolano sui monti; ma
+fanno più male ai Ghibellini; e lasciano stare d’ordinario i Guelfi e
+la povera gente. Dicesi che il loro capo sia figliuolo di una strega,
+perchè ha un fulmine nelle mani. Mio zio jeri corse gran pericolo, con
+quel poveretto giovine di Carlotto...
+
+— Carlotto... E chi è questo Carlotto?
+
+— Carlotto? egli è... Ma ecco qua Andrea che giunge. Bravo, così voi mi
+custodite; bella scorta che mi fate! Via spicciatevi, che l’ora si fa
+tarda.
+
+Mentre ella così parlava, compariva fuori da que’ densi cespugli che
+l’avean prima celata, la persona a cui queste parole erano volte. Era
+costui un villano di statura piuttosto bassa, ma quadrato e muscoloso
+quant’altri mai, e pieno di robustezza. Portava in una mano quattro
+polli di cui stringeva le gambe in un fascetto, nell’altra un grosso
+e noderoso bastone, ed avea un grande coltellaccio alla cintura. Avea
+ispida barba, che raddoppiava la durezza dell’espressione de’ suoi
+lineamenti; e le fattezze del suo viso indicavano un ingegno torpido e
+goffo. — Ho trovato compare Luca la giù, Lucia, ed abbiamo discorso un
+poco della vendemmia.
+
+— Noi andiamo al convento di S. Francesco, signore, per portar delle
+offerte ai buoni padri, e questi fiori (e mostrava un canestro che
+sostenea col sinistro braccio) all’immagine miracolosa della Madonna,
+che forse è stata essa che ci ha salvati.
+
+— E colui è l’onorevolissimo vostro zio, mia bella ninfa?
+
+— Mio zio! — sclamò la giovine in tuono di chi come offeso si sente
+nell’amor proprio e nell’onore; — mio zio, signore, è ben altra cosa
+che Andrea il giardiniere!
+
+— Ah sì, io stesso l’avrei giurato: dal duro tronco della quercia
+nascer non potevano lo rose dilicate, nè coi fieri lupi aver parentela
+i teneri agnelli. E il vostro nome, mia bella, è forse Lucia Tanaglia?
+
+— Sì, ma ciò che deve importare ad un signore, come voi esser dovete?
+
+— Ah, mia dea, il nume cieco non conosce distinzione di grado. Sì, io
+sono un signore. Pochi in Milano vantano eguali ricchezze di quelle
+di Antonio Carcano; mille belle mi assediano; ma il mio cuore... ho da
+dirvelo? non mai fu tanto scosso quant’oggi alla vostra vista. Ditemi,
+potrò io visitarvi nel tugurio del padre vostro? io potrei anche farvi
+mia sposa...
+
+— Ah signore, che cosa dite? io sono già promessa a Carlotto il
+figliuolo dell’oste.
+
+— Ora capisco chi è questo Carlotto che vi sta sempre sulle labbra. E
+voi preferireste un gaglioffo alla mano del più nobile, del più ricco,
+del più possente cavaliere di Milano, s’ei ve la offre? Eh via, voi non
+sarete sì stolta, bellissima Lucia, io nol posso credere.
+
+— Signore, non incalzate una povera fanciulla. Ed inoltre, ecco il
+convento de’ Francescani; noi ci siamo giunti, non vogliate seguirmi.
+Che direbbero di me i buoni padri, e frate Paolo specialmente, che sa
+che io sono promessa? Piuttosto, se volete, siete padrone di sedervi
+colà, ed aspettare il mio ritorno...
+
+In altra occasione non si sarebbe il nostro lascivo damerino
+accontentato di un semplice commiato ad una bella di questa fatta; ma
+la faccia tetra e sinistra e lo sguardo attento e stupido di Andrea lo
+tennero in rispetto. Egli adunque si limitò a rispondere con queste
+parole alle esortazioni della giovine contadina: — Ebbene, voi lo
+volete, ed io non saprei contrariarvi: qui il vostro ritorno aspetterò.
+Ma termini presto questa fosca notte che del bel sole de’ vostri rai
+così mi priva. — S’assise allora sovra di un sasso che stava sotto un
+salice piangente, e che forse era uso servire di tranquillo scranno a
+qualcuno de’ solitarj abitatori del vicino convento assorto in sante
+meditazioni; e volgendo fra sè idee ben diverse di quelle che oggetto
+saranno state de’ casti pensieri di que’ santi romiti, così fra sè
+stesso diceva.
+
+— Vedi, non falla mai: gran secreto per rendersi propizie le beltà di
+bassa condizione... una promessa di matrimonio... Vedi come cascano
+dalle nubi, — proseguiva l’infame libertino, — a queste parole
+incantatrici! Costa così poco: Si dà: ecco la mia massima; ma quando
+ho côlto un frutto prematuro, io mi ritiro. Pianti, schiamazzi,
+desolazioni; a me che importa? tutto poi finisce: qualcuna va all’altro
+mondo pel dolore; ma io non ci perdo, e con altra bella me la godo.
+Cadrà anche questa con quattro parole ricercate e una promessa... Ma
+ha già lo sposo: povero tanghero, sta fresco! Il figlio dell’oste! Eh
+gliel dirò io il proverbio, se nol sa: «Sono sempre gli stracci che
+vanno in aria». Ma, e se fosse un giovine risoluto? Se avesse compagni?
+Non vorrei farmi una seria briga! Ci vorrà prudenza: ci vorrà raggiro.
+Suo zio è falconiere di Giovanni Pusterla; ora costui, dicono, è un
+demonio. Amo le belle; bramo i loro favori; ma la pelle mi è più cara;
+e se non è al sicuro, al diavolo le donne e gli amori. E’ converrà
+questa fiata, pensarci due volte prima. Ma intanto? Intanto però non
+parmi tempo di battere la ritirata. È troppo bella costei, e mi ha
+colpito veramente. Ha due occhi che mi incantano; e quelle guance; e
+quella fronte; e quel bel seno? A batter la ritirata sarò sempre in
+tempo; mancano a me astuzie, scuse, stratagemmi? Un altro potrebbe
+far dare allo sposo una coltellata; ma io di tali eccessi non sono
+capace... Oh Vergine Santa; soccorso! La vita in dono per pietà!
+
+Quest’ultima esclamazione, così poco consentanea al rimanente dei
+ragionamenti del nostro Antonio, fu fatta a forte voce e fugli
+strappata dal labbro da due compagni a lui indivisibili, voglio dire
+il sospetto e il terrore. Difatti, mentre egli era assorto nelle
+sue macchine scellerate, e ne’ suoi desiderii contrari al nono de’
+comandamenti, e pur tanto consentanei alle usanze allora propagate
+in Milano per gli esempi de’ cortigiani e del malvagio duca Giovanni
+Maria; tre persone a lui pianamente si erano accostate dietro le
+spalle; e poichè egli non se ne avvide, malgrado la squisitezza del
+suo orecchio accostumato a star in guardia per dar tempo ai piedi di
+provvedere alla sua salvezza, uno dei tre colla mano pesantemente
+la spalla gli percosse. Il Carcano, trasalendo, assalito tanto più
+bruscamente dal terrore in quanto che più inaspettatamente, a un tratto
+manifestossi per quello che era, un poltrone e un codardo, chiamando
+ad alta voce a un tempo dal cielo che tanto co’ suoi infami disegni pur
+oltraggiava, e dagli uomini da cui più non ne meritava, pietà.
+
+Uno scroscio concorde di risa fu tutta la risposta che egli dai tre
+ottenne. Il povero tapino, di già fatto pallido come un cadavere,
+allora, o che tanto di forza e di coraggio in sè raccogliesse o che
+l’istinto vel traesse, indietro volse un po’ la testa, e con quel
+leggerissimo movimento si rassicurò; poichè dopo un istante da lui
+conceduto alla sorpresa: — Oh! — sclamò, ripreso cuore, — siete dunque
+voi! Affè che io conosciuti vi avea, e veduti assai tempo prima; e
+per sollazzarvi ho finto di essere sbigottito. Ma, bravi, io sono ben
+contento che mi abbiate raggiunto: io spero che non lontani sarem molto
+dal castello.
+
+— Anzi noi andavamo di te in traccia da questa banda, nel mentre che
+alcuno dei nostri era incaricato di cercarti altrove; noi abbiamo
+sentito da alcuni de’ nostri paesani che tu non eri nel castello
+tornato, — disse Arrigo. — Ma via sii sincero, Carcano; tu credesti di
+essere côlto questa volta almeno da tuo padre l’arcidiavolo.
+
+— Diamine! che sognate mai? E credete voi che io avrei paura di sua
+maestà delle tenebre, fosse anche seguito da una legione siccome quella
+che si gittò presso Gerasa nella mandria de’ porci?...
+
+— Molto onori te stesso, assomigliandoti a quegli immondi animali!
+Ma via, noi non ti possiamo credere. Ma l’ora è tarda, torniamo al
+castello, il pranzo colà ci attenderà.
+
+— Buon annunzio è questo! buon annunzio! Affè che io cominciava a
+sentir l’appetito. Assiso sotto questo salice, io contemplava il
+magnifico paesaggio: quante gravi meditazioni si succedevano nella mia
+mente! Quando il ventre è leggero la fantasia serve a maraviglia. Che
+paese! che cielo! quale incanto! io esclamava. Ma ora sento che il mio
+ventre tenea altro ragionamento; e la vista del tuo pranzo, Arrigo, non
+è a questa da posporsi. Noi avremo della selvaggina, spero; avremo del
+vino di Monte Orobio. Sono due gusti diversi il meditare e il mangiare;
+ma non meno perciò l’un dell’altro pregevoli. Sono come due bravi
+cavalieri che con forze e ardor pari vengano a giostra, come sarebbe
+Antonio Carcano, e Arrigo Bianchi...
+
+— Vi ringrazio del paragone, che a me non fa più onore che a voi ne
+faccia il confronto da voi testè fatto delle mandrie de’ porci di
+Gerasa. Ma ditemi adunque, prode cavaliere da giostre; perchè fuggiste
+questa mattina innanzi a quello sconosciuto in cui ci abbattemmo?
+
+— Fuggire! io! No in nome del cielo, io non fuggo sì di leggeri. Ma, se
+aveste avuto voi tre meno paura in corpo, avreste meglio veduto ove io
+mi movea.
+
+— Ah! ah! ah! — ridendo, disse Azzo. — Verso il castello, non è vero?
+
+— Verso il castello? L’ho io veduto forse il castello? No, no, sentite
+che tutto vi narrerò strada facendo. Non appena voi vi foste avvicinati
+a quel macigno dietro cui si ascondeva il Guerrier Nero, se pure egli
+era desso, che non l’ho ben veduto, che ecco che alle spalle io veggo a
+noi avvicinarsi quattro uomini armati, che sicuramente essere dovevano
+compagni di quel bandito arrischiato. Or che si fa? Se vi avviso,
+io vi spavento: adunque io dico fra me, contro costoro basterò solo.
+Fatta tale risoluzione, cavo la spada e loro mi faccio incontro. Essi
+mi opponevano da principio la più vigorosa resistenza; ma i miei colpi
+erano di ben altro peso che i loro. A me canaglia! gridava io, a me!
+Ad uno diedi una stoccata nel collo che forse ne morì. Come gli altri
+quattro malandrini se ne avvedono, a gambe a fuggire, e...
+
+— Basta così, — disse Azzo, interrompendolo: — solite anomalie! Da
+quattro ora sono già divenuti cinque, e se proseguite, diventeranno
+otto o dieci. Non vorrei che popolaste a questo modo il mondo di
+ladroni e di nemici.
+
+— Dite ciò che vi piace, ma gli assassini erano cinque, ed io tutti li
+ho posti in fuga: tre sono andati da una parte; e uno solo da un’altra.
+Uno solo restava a combattere con me, ma io che non li avea temuti
+tutti e cinque....
+
+— Bravissimo!
+
+— Sì veramente, — proseguì Antonio, — io non mi lasciai intimorire da
+quell’arrischiato birbante... Ma che vuol dire questo corno che sentesi
+a noi vicino nel bosco? — disse il Carcano interrompendosi; ed al
+colore infocato delle sue guance successe la più smorta pallidezza.
+
+Il Capitano disse che non potea essere che Giovanni Pusterla, venuto a
+cacciar nel bosco, come di solito ve lo spingea la sua prepotenza.
+
+— Me ebbe egli forse da mio zio l’assenso? — chiese Arrigo.
+
+Il Capitano nel suo gergo disse di no; e che lo facea solo perchè lo
+zio di Arrigo non avea mai fatto provare a colui che non ne avea il
+diritto.
+
+— Ebbene, — soggiunse Arrigo, — se è lui, chiediamogli ragione di
+questo suo arbitrario operare.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+LA PREPOTENZA
+
+
+Non a torto il Capitano aveva presentito che essere il Pusterla quegli
+doveva che a suo diletto andava cacciando pel bosco.
+
+Giovanni Pusterla, nato di una famiglia principalissima fra le
+ghibelline di Milano, era cugino di quel Pusterla dello stesso nome
+che, dopo di aver per ordine del Duca dato passaggio ai Ghibellini
+in Monza, ove era castellano, il giorno in cui vi erano andati per
+assalire il Malatesta e la Duchessa, era stato dal Duca stesso a’ suoi
+sospetti sagrificato.
+
+Siccome poi l’odio del Duca non si era limitato a sfogare il suo
+corruccio contra il castellano di Monza, ma vi aveva sottoposta ancora
+tutta la sua famiglia, e ciò a malgrado dell’alta considerazione che
+questa godeva fra’ Ghibellini, Giovanni Pusterla, cugino dell’infelice
+vittima, credette opportuno sottrarsi ai pericoli che continuamente lo
+minacciavano lasciando la città, e ritirossi nel suo castello presso
+di Parravicino. E tale risoluzione egli avea presa non tanto perchè
+egli di sè temesse, quanto per amore di un’unica sua figliuola che
+teneramente amava, e per la quale, giudicando dall’indole del Duca che
+perdonato non l’aveva nemmeno a un fanciullino dell’infelice suo cugino
+figliuolo, egli doveva del pari che per sè stesso temere.
+
+Ben è vero che questo Pusterla godeva della valida amicizia del
+possente Facino che a questo tempo signoreggiava il Duca stesso; ma
+oltrechè Facino era di sovente assente dalla città, il Duca pure odiava
+quel capitano, e ne avea date prove non era gran tempo tendendogli
+delle insidie; per la qual cosa il maggior vantaggio che ritraesse il
+Pusterla da quell’amicizia si era quello di poter sicuro tornare un
+istante di quando in quando, trovandovisi quel generale, nella città
+a visitarvi gli antichi amici per poi lasciarla il più presto, al suo
+sicuro asilo tornando in Parravicino.
+
+Siccome poi era il carattere del Pusterla focoso e facinoroso,
+così egli annojavasi della sua quiete, e tentava ingannare la noja
+coll’esercizio della caccia, tanto analogo al mestiere delle armi.
+Egli non si era poco distinto nelle turbolenze di Milano; ed a capo
+de’ Ghibellini avea menato assai colpi nella giornata memorabile del
+Malcantone; egli vi aveva anche riportata una ferita o per meglio dire
+uno sfregio di cui nel volto gli si vedeva la cicatrice. Ora egli a
+mal in cuore si accontentava di turbare la quiete degli abitatori delle
+selve che a lui appartenevano, e come la sua prepotenza il portava non
+lasciava di invadere i diritti de’ Guelfi allora oppressi cacciando
+sul loro territorio; e così facea spesso nelle foreste appartenenti al
+possessore del Castello del Monte. Era a que’ tempi Erba dipendente dai
+Rusconi, ma questi intesi solo a sostenervisi non vi aveano introdotto
+quasi nessun governo; e l’anarchia vi dominava. Quindi noi abbiamo
+veduto il vecchio Bianchi pensare alla propria difesa armando una
+piccola schiera nel suo Castello. Ma egli, come si è detto, non pensava
+a respingere gli assalti del Pusterla: e gli altri Guelfi, di lui più
+deboli, non osavano alzar la testa. Quindi questo vecchio Ghibellino di
+giorno in giorno cresceva in prepotenza.
+
+Ma il suo carattere ammetteva non pertanto ancora molte buone qualità.
+Avea della generosità; era benefico verso i suoi dipendenti, e buon
+amico cogli amici. Bravo nel maneggiare la spada, era altrettanto
+gioviale ne’ conviti; e la sua casa, aperta all’amicizia, diventava
+spesso il ricetto di grandi personaggi con cui era in lega. Egli
+procurava allora ogni mezzo per trattenerli piacevolmente, e la
+cordialità sua in questa occasione spiccava in modo sì bello che
+nessuno dal Castello suo si partiva senza essere divenuto l’amico vero
+del suo possessore. Di questo modo egli avea fatti grandi progressi
+nell’amicizia di Facino Cane e di Beatrice Tenda di lui moglie,
+di Estore Visconti allora signore di Monza; e, nel momento di cui
+parliamo, ancora di Giovan Carlo Visconti figlio abbiatico di Barnabò
+che, privato di Canturo per opera di Facino, avea trovato asilo in
+Monza presso di Estore suo parente. Ivi, in occasione che v’era andato,
+il Pusterla avea stretta con lui una amichevole relazione, e i suoi
+cordiali eccitamenti lo aveano indotto a passare qualche settimana seco
+a Parravicino.
+
+Egli era adunque per rallegrare il suo illustre ospite che questa volta
+il Pusterla si era condotto fuori alla caccia, e secondo l’uso era
+venuto, per ottenerla più abbondante, nei vasti boschi che formavano
+parte dei dominj dipendenti dal Castello del Monte. Or egli era
+riuscito ad uccidere un capriolo, quando dando fiato al corno avea
+intorno a sè chiamato i suoi compagni per dar loro parte del lieto suo
+successo.
+
+Questi suoi compagni erano il già nominato Gian Carlo, detto il
+_Piccinino_ per la sua piccola statura, due suoi scudieri, il
+falconiere Giorgio Tanaglia, che il lettore di già conosce, ed uno o
+due altri famigli del castello. Ora stavano essi esaminando la bella
+preda, e lodandone la pinguezza e il bel colpo che l’avea messa a
+morte, quando, dalla parte opposta del bosco da cui i compagni del
+Pusterla erano quivi giunti, comparve Arrigo coi tre suoi colleghi, ed
+alla schiera de’ cacciatori improvviso mostrassi. Un istante di stupore
+parve rendesse attonito il Pusterla a quella vista. Egli non aprì
+labbro, nè alcuno de’ suoi compagni proferì parola. Tutti si limitavano
+ad imitare più o meno il Pusterla che alzando la testa e dando alla sua
+persona l’aria più altera, altro non fece che fissare sui sopraggiunti
+uno sguardo che parea loro dicesse: «Ora che pretendete?»
+
+Arrigo Bianchi non si lasciò intimidire da quell’atto altero del suo
+rivale e disse: — Signori, questi boschi a me ora appartengono, nè
+io altrui cedetti il diritto di venirvi a cacciare. So che alcuno lo
+usurpò durante la vita di mio zio; ma il tempo or è cangiato, e chi li
+possiede intende mantenersi in tutta la loro integrità i suoi dritti.
+— Così dicendo, il suo volto si infiammava di una vampa di sdegno. Il
+bravo Azzo gli si era posto al fianco e tenea la mano sull’impugnatura
+della spada.
+
+— Signore, — disse il Pusterla; — per la vostra età e per la
+fazione a cui appartenete, voi mostrate avere più orgoglio che non
+vi si convenga. Sappiate adunque che io cento volte ho cacciato in
+questi luoghi, e che non saranno le vostre smargiasserie quelle che
+dissuaderanno dal più tornarvi Giovanni Pusterla. Si sa che i Guelfi
+hanno più presta la lingua che la mano; sono più forti di parole che
+nel trattare la spada.
+
+— Eppure voi non aveste tal arra il giorno del Malcantone, — replicò
+Arrigo. — Mio padre vi impresse in volto un cotal segno che tuttavia
+non appare cancellato dagli anni agli occhi del figliuolo.
+
+— Ah fu dunque un Bianchi che mi portò lo sfregio che ho in viso?
+Ebbene in questo caso guardatevi che desiderio non mi prema di
+pareggiar le partite, e che per una graffiatura io non vi paghi con
+qualche ferita più profonda. Ma via ritiratevi.
+
+— Giammai, se tu non parti il primo, — venne in mezzo a dir Azzo, e
+trasse fuori la spada.
+
+— Ebbene, cane, vediamo, — disse il Pusterla, — e fece lo stesso, e con
+lui diessi a combattere.
+
+— Teufel... sappremant! — gridò il Capitano ed egli pure fe’ veder la
+luce alla propria lama.
+
+— Che pretendi orso d’oltramonte! — sclamò il falconiere, e messo
+mano ad una lunga spadaccia che avea al fianco gli si pose incontro a
+combatterlo.
+
+Ma Arrigo con voce severa: — Via, Azzo, — gridò, — fermatevi; via,
+Capitano, non veniamo a questi passi.
+
+— Via Pusterla, via Falconiere, cessate, — gridava pure dal suo canto
+Giovan Carlo, vedendo con ripugnanza che per cagione sì frivola si
+ponessero a rischio le vite. Ma non aveano appena i due che far cessare
+voleano quel combattimento terminato di proferire queste parole, che il
+falconiere con tal destrezza assestò cotal colpo al suo antagonista che
+coltolo lo stese esanime sul terreno. Cessò allora quasi per un muto
+consenso il conflitto fra Azzo ed il Pusterla; Carlo Visconti si pose
+in mezzo in tuono autorevole e pieno di maestà, dicendo che in nome del
+cielo non si rendesse ancora più funesta quella triste scena.
+
+Il Pusterla disse: — Non io darò il primo le spalle a questo luogo.
+Giammai non dirassi che Giovanni Pusterla un indizio solo altrui abbia
+dato di viltà.
+
+— Via, — proseguì il Visconti, — ritiratevi voi, o giovani bravi e
+coraggiosi, che un diritto sostener volete per convalidar il quale la
+maggior forza ora non è dalla vostra parte. Che volete? Che pretendete?
+Non vedete voi quanto superiori siamo in numero? Voi siete due contro
+sei: or che sperate dal vostro ardore, o dalla vostra imprudenza?
+
+— Pur troppo è il vero, — disse Azzo con voce rauca e piena di rancore.
+
+— Ma noi non partiremo però di qui, — soggiunse il Bianchi. — In
+questa terra giace l’esanime spoglia di un nostro compagno, nè noi
+l’abbandoneremo agli oltraggi di un nemico prepotente.
+
+— Ebbene, se è per questo, non temete — soggiunse il Pusterla. —
+Sull’onor mio vi giuro che nessuno toccherà un capello a questo bravo
+che combattendo restò ucciso. Inoltre, lo conosco, egli non è nè
+Guelfo, nè Ghibellino; è uno straniero che non si è battuto che per
+conto terzo. E d’altra parte noi abbiamo un altro morto che ci preme di
+vantaggio, un capriuolo che val bene la carogna di questo Boemo.
+
+— Or bene, noi siamo costretti cedere alla necessità: ma ci rivedremo
+Pusterla, — disse Arrigo.
+
+— Quando voi vorrete; — replicò il vecchio ghibellino. Azzo ed Arrigo
+dispettosamente si ritirarono.
+
+— Parmi fossero quattro, — disse un istante dopo che furon partiti il
+Pusterla a Giovan Carlo: — ora soli due si sono ritirati.
+
+— Il terzo, — disse uno degli scudieri di Giovan Carlo, — si è tratto
+in disparte e nascosto fra quella macchia.
+
+— Ebbene, — disse il vecchio Pusterla, — egli non è dunque compreso nel
+trattato di tregua: Falconiere, va e snida quel codardo che lo veggiamo
+in viso.
+
+Il falconiere ubbidì, andò, ritornò, fu sopra al povero Carcano a
+cui gelò il sangue nelle vene in vedersi afferrato a quel modo da una
+persona di sinistro aspetto e lorda in parte di sangue: tremante non
+oppose resistenza alcuna; e si lasciò con una passiva rassegnazione
+condurre innanzi a Giovanni Pusterla, per ordine del quale egli era
+stato afferrato.
+
+Ma poichè fu giunto in presenza di quel personaggio il cui aspetto
+severo era atto ad incutergli il maggiore spavento, l’anima troppo
+abbattuta di quel tapino ebbe bisogno di uno sfogo e così esclamò. —
+In nome di tutti i santi, non vogliate farmi del male. Che? vorreste
+uccidermi? che ho mai fatto io? Credetemi, io non ho mai snudata la
+spada contro persona vivente. Non mi sono io ritirato fin dal principio
+di questa zuffa? Via, come ci entro io? Quale colpa ne ha il povero
+Antonio Carcano?
+
+— Antonio Carcano! — disse Giovan Carlo Visconti. — Ah, lo conosco!
+Egli fu fatto mio prigioniero nella battaglia di Rovagnate, ove vi so
+dir io che veramente non ferì un colpo solo. Eh via, è un codardo, un
+parasito, uno che vive di scrocco. Lasciatelo stare, lasciatelo subito
+andare, che altrimenti morirà di paura, ed avremo allora due omicidj a
+rimproverarci.
+
+— Ebbene ha dunque de’ buoni compagni il Bianchi! E con questi
+pretendeva egli cozzare con Giovanni Pusterla? Ma tale l’altro non
+era che meco combattè. A costui somiglierà forse Arrigo! Ebbene, è
+meglio per lui: altrimenti a quest’ora sarebbe andato al padre suo
+nell’inferno. — Ciò detto il Pusterla fe’ cenno al Falconiere che
+lasciasse andare il Carcano; e con sè portando la fatta preda tutti
+volsersi silenziosi verso di Parravicino. Il Carcano tra la paura e lo
+stupore sembrava non potersi movere, non altrimenti che se fosse stato
+di sasso.
+
+Ma ritiratosi il Pusterla il Carcano con ribrezzo si diede a fissare
+lo sguardo sul cadavere dello spirato capitano. L’atto estremo in cui
+la morte côlto lo aveva era ben degno del suo valore. Egli stringeva
+tuttavia nella destra la spada, ed il suo volto era pieno ancora di
+minacce. Ma la pallidezza della morte era succeduta alla vivace porpora
+che prima lo aveva colorito. Fremè il Carcano a quella vista; ma poi le
+sue idee, presero ben tosto un altro corso. — Che dirà di me Arrigo?
+che dirà Azzo? Io debbo pensare a nuove scuse. Farò così: lorderò la
+mia spada nel sangue del Capitano, e dirò che mi portai alle spalle
+dei nemici, e che incontratili nel ritirarsi ne uccisi alcuno. Va
+benissimo. Povero Capitano, permetti che mi giovi di una piccola parte
+del tuo sangue, di cui sei liberale al terreno, per un uffizio che mi è
+necessario: eri tanto buono vivendo che di certo non mel rifiuterai ora
+che sebbene faccia spavento, pure più non sei capace di muovere un dito
+solo. — Così dicendo egli immerse nella ferita del Capitano la spada, e
+si diede poscia a raggiugnere i suoi compagni.
+
+Nè egli stette molto tempo a rinvenirli; poichè costoro cangiato
+sentimento, temendo non qualche fiera nel frattempo lo insultasse,
+tornavano per caricarsi essi stessi del cadavere sanguinoso del loro
+collega. Al vedere il Carcano Arrigo con mal umore gli disse: — Ove
+fuggiste voi, cuore di gallina?
+
+— Fuggire? Possibile che sempre così abbiate a pensare di me? Vedete
+voi questa spada? È sangue questo, od è fango? Io mi era mosso per
+assaltare alle spalle quel branco dei Ghibellini, e poichè non giunsi
+che partiti voi, ne ho ferito uno che si era sbrancato e mi diedi a
+intracciarvi.
+
+— Eh via; — disse Azzo. — Parvi egli questo il tempo di spacciare
+questa grossolana menzogna?
+
+— Credete quello che volete: questo sangue parla chiaro; — e snudando
+la spada ne mostrò la lama rosseggiante.
+
+— Foss’egli vero che voi stato foste da tanto di battervi, fosse pure
+con uno staffiere! — disse Arrigo. — Ma via, ecco il cadavere del
+capitano: Carcano, ajutaci a trasportarlo al Castello.
+
+Così dicendo, Azzo ed Arrigo si caricavano di quella esanime salma; ma
+il Carcano si tenne da loro lontano, scusandosi che s’era slogato un
+piede; e nel mentre che si avvicinavano al Castello del Monte, il vile
+superstizioso così fra sè invece discorreva.
+
+— Mi guardi il cielo di avvicinarmi a quella carogna. Vedi come
+alla mia presenza quel sangue ribolle e sgocciola; che se lo tocco,
+zampillerà a rivi. Possibile mo che sia vero, che un corpo morto si
+accorga della presenza di chi si tinse del suo sangue? E costui ha
+da pigliarsela con me perchè con un innocente stratagemma lordai il
+mio ferro nel suo sangue? Oh non mi piacerebbe che si sapesse ch’io
+ho ricorso a tal ripiego per salvare la mia riputazione! Basta, si
+potevano dare più strani casi in un giorno! Se le cose così procedono,
+io cangerò padrone, e me ne tornerò certamente a Milano, a rischio
+ancora di dover vivere co’ scarsi miei quattrini.
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+UN AVVISO DEL CIELO
+
+
+Il giorno appresso la salma esanime del povero capitano antico
+guerriero di Venceslao, e che sì bene di quell’imperatore avea fin qui
+imitate le prodezze, venne con solenne pompa trasportata al luogo di
+sua estrema dimora; e non fu senza qualche lagrima di dolore e rancore
+che Arrigo vide partire il funebre convoglio.
+
+— Ora ad altro non si pensi che a vendicarlo, — disse Azzo ad Arrigo;
+e poichè sul modo ebbero alquanto fra loro discusso, convennero metter
+le armi in mano alla piccola guarnigione del Castello, armare anche
+i più risoluti de’ contadini da esso dipendenti, e per soprappiù
+cercare ai Rusconi, signori del Castello di Erba e come si è visto
+assai d’amicizia stretti al Bianchi, altri sei od otto uomini d’arme,
+per portare la schiera destinata ad effettuare i disegni dei due
+animosi giovani a trenta o quaranta combattenti. Il Rusconi non esitò
+a compiacere il Bianchi, pregiando assai l’amicizia di lui; tanto più
+che avea timore, per le viste ambiziose di Facino Cane, non avesse egli
+stesso ad aver bisogno in breve dell’ajuto di tutti i suoi aderenti.
+
+Peraltro la piccola schiera che alle armi si preparava non venne
+informata del motivo che ad essa le avesse fatte distribuire;
+soltanto da alcuni si sospettava: il secreto dovea essere l’anima di
+quell’operazione, nè sapeasi se quel giorno stesso, o nel seguente, o
+più tardi si avesse ad uscire; se pure non trattavasi semplicemente di
+stare sulla difesa.
+
+Si era proibito a ciascuno di uscire dal Castello; il Carcano ancora
+non sapea che volesse dire tutto quel militare apparecchio; ed
+Arrigo ed Azzo nell’antica sala del Castello, antico avanzo di gotica
+architettura, ed i cui fregi, consistenti in rozze sculture e trofei ed
+armi, assai bene dimostravano l’indole fiera de’ primi suoi possessori,
+il cui sangue ribolliva nelle vene del giovine Arrigo, costoro dico,
+con viso annuvolato e pensieroso a gran passi passeggiando per la sala,
+disputavano tra di loro il modo di mettere a compimento il già ideato
+disegno.
+
+Così si trattenevano, e non era di molto lontana la sera quando
+Anselmo, un vecchio servo di Arrigo, entrò ad annunziar loro che un
+frate rispettabile di S. Francesco facea umile istanza per essere
+ammesso al loro cospetto.
+
+Era allora appunto l’Ordine de’ Minori di S. Francesco come la colonna
+della Chiesa. Nato nel tempo in cui la corruzione si era gettata fra
+gli ordini monastici, e la mollezza si era introdotta a corrompere
+la nobile austerità delle primitive loro istituzioni, quest’ordine,
+per la austerità della sua regola, avea riscosso dal loro sonno
+letargico ancora gli altri, ai quali serviva di tacito rimprovero
+col suo esempio. E non pertanto, siccome è proprio di tutte le umane
+istituzioni, che, ottime e sante da principio, il tempo insensibilmente
+le guasta, così ancora fra i zelanti discepoli di Francesco alcun
+poco rilasciato si era col volgere di più d’un secolo il primitivo
+fervore. Ma di recente un personaggio distintissimo, e di santissima
+vita, era stato mandato dal cielo a richiamarli alla strada primitiva,
+in tempi in cui per il disordine in che giaceva la Chiesa a cagione
+dello scisma, tanto bisogno aveasi di ottimi esempj; e San Bernardino,
+visitando molti e molti conventi dell’Italia, e soprattutto della
+Lombardia, vi avea portata la riforma non solo, ma sembrava aver
+in molti individui infuso quasi il suo forte spirito, le pure sue
+vedute, il suo zelo eloquente, l’illuminata sua carità. Persone
+rispettabilissime adunque trovavansi a que’ tempi in più de’ conventi
+della Lombardia; ed il personaggio ora ammesso alla presenza dei due
+giovani ardenti e feroci, era appunto di questo eletto numero uno dei
+più distinti.
+
+E ben ne avea grande bisogno il paese al tempo di cui parliamo;
+perocchè ove la voce autorevole di un ministro della religione agli
+uomini pervertiti severamente il loro dovere non annunciasse, nessun
+freno più era omai che al dovere li tenesse, e la loro tracotante
+audacia imbrigliasse. Quasi ombra di governo più non rimaneva in
+que’ momenti di anarchia in molti de’ villaggi del Milanese, e
+principalmente da queste parti. Il Duca vi avea perduto ogni autorità,
+e i suoi potestà aveano desistito dalle loro incombenze. La casa
+Rusconi dall’altro canto vivendo nel sospetto che Facino contro di
+essa muover volesse, non pensava che a star in guardia contro di lui e,
+come le tante volte di già si è detto, per nulla si dava pensiero della
+conservazione del buon ordine. Di qui i molti disordini cagionati dalle
+prepotenze de’ signorotti abitanti i dintorni, di qui il sorgere delle
+private ostilità e delle sette che così mal compresse erano state nella
+stessa capitale. Era dunque veramente un grandissimo benefizio della
+Provvidenza che personaggi venerabili col freno della religione i già
+troppo indocili animi tentassero di continuo richiamare coll’esempio e
+col precetto alla smarrita strada della giustizia e della pietà.
+
+All’entrare che fece nella antica sala Frate Paolo, che tale era
+il nome del santo personaggio a cui ora volger dobbiamo la nostra
+attenzione, Azzo ed Arrigo si inchinarono rispettosamente verso di
+lui, però con quella fierezza che animava due giovani facinorosi,
+principalmente nell’istante che tutto pieno aveano il pensiero
+dell’idea di loro vendette. — Reverendo padre, — disse Arrigo al
+venerabile francescano che a lui si presentava inchinandosi, — voi
+forse venite ad invitarmi, siccome erede recente di questo castello, a
+proteggere e sovvenire il vostro convento: non ne dubitate, lo farò.
+Amici sono i Guelfi della Chiesa, e la mia famiglia fu sempre assai
+favorevole al venerando ordine di San Francesco. Inoltre sono uomo, ho
+la mia parte delle colpe che sono inevitabili nella vita, e con larghe
+beneficenze alla Chiesa mi corre l’obbligo di riscattarle.
+
+Il personaggio a cui Arrigo volgeva queste parole, in cui compiangere
+ci è forza la cecità di que’ tempi ne’ quali commettevansi le più
+nefande scelleratezze e si credevano espiate coll’erezione di un
+convento o con una largizione al clero, era un uomo di mezzana
+statura e ben complesso della persona. Natura ancora avrebbe colla
+pinguezza reso maggiore il volume di quelle membra robuste, ma una
+austerità rigorosa che nel viso ben gli si vedeva scolpita, ne rendeva
+le forme più nobili, l’aspetto più maestoso. Due occhi cerulei e
+vivaci splendevangli pieni di penetrazione, sebbene coll’impronta
+dell’umiltà, incavati sotto due sopracciglia ben arcate, e dalle
+quali appariva l’abituale serenità del suo animo; le guance pallide e
+scarne accusavano lunghi digiuni sostenuti; la fronte dimostrava una
+imperturbata calma, e i capegli biancheggianti le accrescevano dignità,
+come anche la folta barba meno canuta che sul petto gli scendeva. Ma
+nell’espressione del volto questa volta, più che la tranquillità e la
+pace, vedevasi impressa la malinconia e la costernazione.
+
+— No figliuolo, — rispose egli al Bianchi in atto della più profonda
+umiltà, — non sono le gemme, la materia di che Dio volle costrutto
+il suo altare. Sacrifizio di salute è il custodire i comandamenti,
+allontanarsi dalla iniquità. Migliore è l’ubbidienza, delle vittime
+di que’ ciechi che non conoscono il male che essi fanno. Tu mio Dio
+non hai voluto sacrifizio nè oblazione, ma mi hai fatto le orecchie
+per udir la tua voce: ed a che servono al peccatore e le offerte e le
+vittime, se noi sappiamo che Dio i voti del peccatore non esaudisce?
+Ah no, non è l’oro che i servi del Signore cercar denno di adunare,
+non è l’acquisto di ricchezze mondane a cui aspirar denno i discepoli
+di S. Francesco; e noi ne facemmo un pieno getto fino dal primo dì
+che vestimmo questa rozza tunica, cingemmo il cilicio ed una corda,
+abbracciando la povertà. Lungi stia il demonio di tal tentazione
+dalle nostre povere mura: lo spirito di Bernardino non venga mai
+meno fra i rigenerati suoi fratelli. Ma io sono, benchè indegno, un
+pastore della afflitta Chiesa: io curar deggio il gregge; e poichè
+veggo le mie pecorelle smarrirsi, io debbo loro correre appresso, e
+ritornarle all’ovile. Altri doni io vengo a chiedervi; altri sacrifizi
+a domandarvi in nome del Signore.
+
+— Padre, voi mi parlate un linguaggio molto oscuro. Guardimi il cielo
+che io ve ne faccia rimprovero; ma spiegatevi meglio: e se l’onore o le
+facoltà mie lo permettano, di certo troverete in me un uomo disposto
+ad assecondarvi. — Il Francescano, alzando al cielo gli occhi, di una
+lagrima gli bagnò e così rispose.
+
+— L’onore dite voi? Ah! è appunto contro quest’idolo profano e
+perverso, questo nome venerando a vile sozzura attribuito, questo turpe
+vitello d’oro che lo zelo mio debbe divampare! Intorno a questo profano
+idolo danzar io veggo ora i figliuoli e le figlie di Israele fra il
+suon de’ cembali ed i canti dell’allegrezza, scordando che sulla vetta
+del monte a lor benefizio siede la maestà del sommo Iddio. Ma levati
+o Signore: perchè ti addormenti? ajutaci, liberaci per amor del tuo
+nome dal nemico: impugna l’arco e le saette, arma d’ira il tuo braccio:
+liberaci dal malvagio! Sì, ai leviti si spetta denudare le spade,
+riparare all’onore del tuo santo nome! Nè questi sien lenti in compiere
+la tua santa volontà.
+
+— Padre, io veggo che un santo zelo si infiamma; ma io non so perchè.
+Volgendo a me tali parole, voi sembrate riprendere un assassino.
+Ma sappiate che io del mal fare non mi compiaccio; e che lungi dal
+commettere altrui ingiurie od oppressioni, io sempre adoprerò le forze
+mie a respingere le violenze. Ed anche ora mi sto apparecchiando per
+punire un assassino che alza la sua testa malefica e superba fino alle
+nubi, e che io spero, prima che il nuovo dì tramonti, sarà curvata fino
+a terra, ed avvilita nel fango.
+
+— Ah voi lo diceste: e questo appunto è quello che io temeva. Appunto,
+dissi fra me, il sangue è stato sparso su questa terra; e fra i
+superbi nascon sempre dissidii. Ah figliuoli degli uomini, e fino a
+quando avrete voi cuore insensato, e correrete appresso la menzogna?
+Io lo dissi: La bocca di costoro è ripiena di amarezza; e le loro mani
+sono veloci a spargere il sangue. Io però esser non dovea indolente
+nell’opera del mio ministero. Va, annuncia la parola, insta opportuno,
+insisti importuno; riprendi, scongiura, sgrida, usa pazienza e
+dottrina: parla loro le parole dell’eterna verità: annunzia loro la
+dottrina del Signore: così il dover mio me lo impone. Sappiano essi
+adunque che chiunque contro il fratel suo si adira, verrà giudicato
+e trovato reo: temete Dio nè contro il vostro prossimo vi adirate:
+la strada degli empi finisce nella perdizione. E perchè non hansi a
+tollerare le ingiurie? perchè non sostenere le frodi? A voi istà bene
+recar ingiurie e frodare: sostenerne, perchè vi grava? forse che non
+sapete che per gli iniqui non è il regno de’ cieli? La vendetta al
+Signore si aspetta, ed ei faralla: se il nemico è affamato, sostentare
+noi lo dobbiamo; se ha sete, dargli bere: È così che carboni ardenti
+aduneransi sovra il suo capo. Solo perdonando agli uomini i loro
+peccati, il padre nostro celeste a noi le nostre colpe rimetterà:
+non perdonando, il padre nostro non perdonerà. — E in pronunciando
+queste parole la fronte del buon religioso da principio piana, umile e
+dimessa, sfavillava siccome quella di un profeta piena di maestà.
+
+— Ma che, padre; voi stesso questa mattina mirato avete la sanguinosa
+piaga dell’assassinato mio compagno, e voi persuader mi vorreste a
+lasciar invendicato un sangue che pur ci chiama vendetta. Occhio per
+occhio, mano per mano, vita per vita, questa non è giustizia? No no,
+non istate ad insinuarmi altri consigli: questi sono pei vili; ma la
+mia anima troppo vi ripugna.
+
+— Occhio per occhio, mano per mano, vita per vita; quest’era la legge
+antica imperfetta e adatta solo a gente rozza a popol duro: ma tale
+non è la legge di Gesù Cristo, — proseguì a dire l’ispirato ministro
+della verità. — Egli altrimenti ci ammonisce: se coloro che vi amano
+voi amate, dice egli, quale merito? non fanno altrettanto i pubblicani?
+i peccatori ancora fra loro amici di amore si ricambiano. Io adunque
+dico a voi: Amate gli inimici vostri, perchè figli voi siete del padre
+vostro celeste; il quale il sole fa nascere ed aggirarsi e sovra
+i buoni e sovra i malvagi, e le piogge ai campi de’ buoni come de’
+malvagi dispensa: di amore ricambiate il vostro nemico e sarete figli
+di Dio. Ah no, il sole non tramonti sull’ira vostra: che ognuno che
+odia il fratel suo è reo di omicidio.
+
+— Azzo, che risponderete voi al buon padre? — disse Arrigo dopo un
+istante di silenzio che ebbe luogo dopo le ultime parole del fervoroso
+banditore degli oracoli dell’evangelio. — Parvi buona questa dottrina?
+
+— Signore.... Cosa fatta capo ha. Chi troppo medita, nulla imprende.
+Non so che dire. Fate voi: in quanto a me non chiederò a voi nè al
+frate consiglio.
+
+— Padre, — replicò Arrigo: — io ora ben capisco che cosa veniste per
+insinuarmi. Voi vorreste che come un giumento io mi lasciassi caricare
+di percosse senza recalcitrare. Vera stimo la vostra dottrina, ma è
+fuori di moda. Ora però non posso cosa alcuna promettervi: ci penserò:
+la porta del Castello non vi sarà chiusa domani: pregovi ritornare:
+nulla per ora posso risolvere.
+
+Abbassò il capo il santo francescano tutto pensieroso e mandò un
+sospiro: dopo un istante di silenzio, così dolorosamente sclamò:
+
+— Ahi pur troppo è vero. Si sono alienati da Dio fin dalla loro nascita
+i peccatori; fin dal seno della madre han deviato dai retti sentieri,
+hanno parlato con falsità. Ma quanto sono a compiangersi costoro:
+hanno succhiato i bambini col latte della nutrice l’iniquità, e dense
+tenebre hanno ingombrata la terra. Indurato si è il lor cuore; e il
+loro furore è simile a quello del serpente; simile a quello dell’aspide
+sorda che si chiude le orecchie per non udire la voce dell’incantatore.
+Ma sappiatelo: di ben corta durata egli è il trionfo dell’iniquo.
+Io vidi l’empio a grande altezza, siccome i cedri del Libano, passai
+e più non era, nè il luogo si scopriva ove egli era. Abbracciate la
+dottrina retta affinchè non abbia il Signore con voi a sdegnarsi, e
+così perdiate la giusta via; ed uditemi: L’empio si aprì una fossa ed
+in quella stessa fossa è caduto. Sì andate, vendicatevi, date sfogo
+al furor vostro: nel laccio stesso che voi tendete nascosto, in quel
+laccio sarà côlto il vostro piede.
+
+— Buon padre, il mio cuore non è insensibile alle vostre parole, —
+riprese Arrigo in tuono dolce e rimesso, — ma, già ve l’ho detto, ora
+non so rispondervi: tornate domani. Ringraziovi per altro della vostra
+premura per il bene della mia anima. E se posso offrirvi alcun ristoro
+pel corpo, tutto il mio castello è a vostra disposizione.
+
+— No: solo col digiuno e colla preghiera si scacciano questi demonj, —
+replicò il Francescano mestamente: — io umilierò nel digiuno l’anima
+mia; e la orazione mia rivolgerassi nel mio seno. Solo allora io
+esulterò che avrà il Signore esaudita l’umil mia prece. Con voi sia la
+pace. — Ciò detto abbassò il capo venerando e si ritirò.
+
+Un perfetto silenzio succedette alla sua partenza nella camera. Arrigo
+a lento passo e col capo chino pensieroso ivi passeggiava. Azzo facea
+lo stesso, fermandosi di quando in quando a fissare gli occhi sdegnosi
+sull’amico. Egli ruppe finalmente il silenzio e disse: — Or che ne
+pensate voi?
+
+— Nulla per ora, — rispose Arrigo; — lasciatemi solo, chè troppo
+contrastano fra di loro le mie idee: quando vi avrò posto più di ordine
+ci parleremo.
+
+Azzo indispettito voltògli le spalle, nè più lasciossi vedere
+dall’amico durante il restante di quella giornata.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+IL CATTIVO CONSIGLIO
+
+
+Da varj pensieri agitato, Arrigo solitario passò buona parte della
+notte, e stanco poi gittossi senza spogliarsi sul suo letto per gustare
+alcune ore di riposo.
+
+La nostra fantasia che di idee sì sconnesse, si compiace illudere il
+nostro spirito durante l’imperfetta vita che nel sonno godiamo; quella
+vita in cui della volontà cessa l’imperio, in cui noi siamo, quasi per
+incanto, sotto un nuovo orizzonte trasportati, la nostra fantasia ci va
+con le sue visioni sempre più travagliando quanto più l’animo di chi in
+braccio al sonno restauratore si abbandona è commosso ed i suoi nervi
+sono nell’irritazione. E fu appunto di questo modo che nuove scosse,
+ancora nel riposo, trovò Arrigo sul suo letto, e mille contrarie
+visioni incerte a lui dinanzi si appresentarono.
+
+Ma in mezzo alle fantasime odiose che l’animo suo commossero già
+turbato, una angelica, e scesa forse da quella porta d’oro da cui i
+fortunati sogni vollero gli antichi movessero il volo, a lui dinanzi
+finalmente si appresentava; la dea de’ suoi pensieri. Essa parea dargli
+de’ precetti; e quindi fra altre visioni meno distinte a lui dinanzi
+scompariva.
+
+I primi raggi rifratti del debole sole di autunno, offuscati ancora da
+una legger nebbia che ingombrava il firmamento, ebbero appena dissipate
+le tenebre e rischiarato l’aere pingendo di un rossiccio colore
+l’oriente, che il sonno del giovine troncossi, ed egli balzò in piedi.
+Pieno ancora la mente delle ricordanze del giorno antecedente e di
+quelle più confuse della notte, dato di piglio al ferro agitavasi nella
+sua stanza conturbato, e così finalmente egli sclamava.
+
+— Oh quale mai destino sta attaccato a questo fatto! Quelle parole
+di quel vecchio venerabile mi stanno fitte profondamente nel cuore,
+siccome oracoli mi rintronano gravemente negli orecchi; ed ora una
+idea nuova, più incantevole, più possente, misteriosamente a quelle
+si accompagna; e tu pure sembri dissuadermi dal por mano alle armi,
+o bel angelo che il cuore mi conquidesti. Ma perchè io non rivedrotti
+più che ne’ sogni! Pur queste idee che mi distornano dallo snudare la
+spada, sarebbero essi consigli della viltà? E se veri sono i precetti
+dell’uom pio, perchè il mondo non li adotta, e riconosce? Che se io
+solo mi soffrirò un insulto nè correrò a vendicarlo, da quante parti io
+non mi vedrò da baldanzosi nemici assalito? Come respingerò io le loro
+violenze, se colla spada non mostrerò ch’io non li temo?
+
+Egli accostossi ad una finestra, chiamò un servo, e gli ingiunse
+di dire ad Azzo che a lui venisse. Si diede quindi di bel nuovo a
+passeggiare silenzioso e conturbato per la sua stanza.
+
+In capo a pochi minuti la porta si aprì ed armato di tutto punto e
+pieno il volto di un’espressione di altera fierezza comparve sulla
+soglia Azzo.
+
+— Azzo, che vuol dir ciò, che cinto sei dell’armi? — gli disse l’amico.
+
+— Sì, io sono cinto dell’armi e del pari lo sono tutti i soldati del
+Castello e gli altri che raccogliemmo e che i Rusconi ci han mandato.
+Se voi vi determinate all’impresa già disegnata, tutto è pronto, e
+sarà questo un bel giorno per far mordere le labbra al Ghibellino
+superbo. Che se voi siete tramutato da un frate, ebbene io nol sono
+già, e so ancora che il valoroso cerca sue ragioni nella spada: io solo
+mi porterò dinanzi il Castello di quel superbo, e solo lo sfiderò a
+rendermi conto del sangue ch’egli ha versato. Or che volete da me? il
+tempo stringe: che risolvete?
+
+— Azzo, io sono dubbioso: una voce segreta mi dice che io non corra a
+vendicarmi.
+
+— Ebbene, restate. Io non resterò già. Di voi dica il mondo che vuole;
+non sarà detto di me, che io sono un codardo; nè di me rideranno i miei
+nemici. Cerchi la lepre salute nella fuga e nel silenzio; chi ha cuore
+ribatta i colpi, e rintuzzi le offese. Restatevene col Carcano, io
+combatterò, e vinto o vincitore, più non rivedrammi il vostro Castello.
+Date in esso albergo a questi frati che vi travolgono a lor piacere:
+essi inpingueransi delle vostre ricchezze: temono forse non il Pusterla
+se ne impossessi; da colui nulla sperar potranno. Ma, per dio, non vi
+sono altri frati che vi assolveranno da un omicidio mettendo a loro
+disposizione una buona borsa!
+
+— Azzo, non frammettete oltraggi contro la pietà vera di un santo, a
+parole più sensate e che più gradite suonano al mio orecchio.
+
+— Sì il suono della tromba guerriera gradito suona all’orecchio del
+buon destriero uso alle battaglie. Voi nella pace coltivate gli ameni
+studi e liberali, ma vile non siete fra le armi. Pur che dirassi di voi
+se ora non rintuzzate gli oltraggi di un superbo usurpatore de’ diritti
+vostri; vorrete voi, coi semi di generosità che avete in petto, dare
+frutti di viltà?
+
+— No... Tu bene parli, nè io so trattenermi! Così pure io penso, e così
+sarà. Vera sarà la dottrina del venerabil vecchio; ma egli le leggi
+del mondo non conosce; ed ha il mondo le sue leggi. Egli non sente le
+passioni che conturbano l’anima, e la sconvolgono in tempesta: la sua,
+fredda ed agghiacciata, non sente l’impeto delle passioni, gli stimoli
+pungenti dell’offeso onore. Nessuno al mondo dritto avrà di sprezzare
+Arrigo; e tu sarai l’ultimo che il potrà fare, altero Pusterla. Io ho
+risoluto... Ma altresì ho promesso di aspettare quel Francescano...
+
+— Voi promesso non gliel avete, — replicò Azzo: — ricordatevi le vostre
+parole: voi gli diceste che la vostra porta a lui non sarebbe chiusa:
+ora egli entri, e non ci trovi. Per dio, no non aspettiamolo; le sue
+parole svolgono i sassi. Io stesso perdea jeri la favella; io non
+seppi che mi rispondessi; la lingua mi si annodava. Non l’aspettiamo.
+Le nostre genti già sono armate: non si frapponga indugio, nemmeno per
+lasciar loro il tempo di ristorarsi; rifocilleransi nel bosco. Ma qui
+non ci trovi quell’austero.
+
+— Ben parli. Or via, in due istanti io sono armato: tutto disponi per
+la partenza. — Azzo senza replicar motto si ritirò. Un rumore di armi
+bentosto si intese nella corte del Castello, un parlarsi a vicenda, un
+intonare di strofe guerriere. In breve ebbe Arrigo indossate le armi,
+ed apparve interamente coperto di ferro: sovrappose la sua sorcotta
+portante, insegna de’ Guelfi, la croce bianca; ed accompagnatosi con
+Azzo, guidando la sua piccola schiera uscì dal castello e prese la
+strada verso il bosco.
+
+Proceduti buon tratto di strada silenziosi, Arrigo voltosi ad Azzo così
+gli disse con uno sforzato sorriso.
+
+— E il nostro Antonio Carcano non è egli dunque della nostra schiera?
+non ha egli vestita la sua tanto vantata armatura?
+
+— Antonio Carcano! E quando mai in qualche lodata impresa ed ardita
+fu visto colui? Prima vedrassi la gallina alzarsi fin dove giunge
+l’aquila, che il Carcano snudare la spada per affrontare un pericolo.
+Il poltrone non appena ebbe inteso che nostra intenzione era di tentar
+una fazione contro il Pusterla che ridestò il pretesto della slogatura
+del piede, e disse che reggersi non potea. Ma quale meraviglia, se
+perfino la vista di un cadavere sembra spaventarlo? Non notaste come
+schivava di avvicinarsi al corpo del povero Capitano che ora sarà da
+noi vendicato. Il Carcano sarà sempre il più ciarlone ad un convito, ma
+non sperate veder quel codardo fra una schiera di valorosi.
+
+— È vero, colui è privo di ogni forza di animo, come di virtù. Pure il
+ribaldo col suo spirito ci alletta.
+
+— Così va spesso. Lo spirito ha un incanto che fa scordare molti
+difetti: ma non di rado si accoppia con vizj troppo deformi. Sempre
+piace il suo splendore; ma chi in questo caso vi si accosta, corre
+rischio, come la farfalla, d’abbruciarsi le ali.
+
+— Ma come intendete voi pigliarvela col Pusterla?
+
+— A ciò daranno norma le circostanze. Noi lo sfideremo; se egli accetta
+la sfida, io combatterò seco, e se io cadessi, voi potrete entrar in
+mio luogo; ma s’ei la rifiuta, ho portato meco materie combustibili,
+con esse entreremo nel suo castello per porlo a sacco o vi gitteremo
+almeno l’incendio.
+
+Fra questi ed altri consimili ragionamenti, essi di già avanzavansi
+sotto di una vasta foresta assai folta che estendevasi in buon
+tratto della estesa valle che divide il monte su cui era posto il
+Castello di Arrigo, ed il villaggio poco più di un miglio distante
+di Parravicino. Arrigo già pienamente avea dimenticato gli argomenti
+dell’evangelico banditore, ed occupato del solo pensiero dell’impresa
+cui si accingeva, ora con Azzo andava concertando i fili necessari
+a tendere, ora ammirava la maestà e la vetustà della foresta. Erano
+quercie gigantesche che alzavano i loro robusti rami coperti di foglie
+tuttavia verdeggianti, e che formavano folto ombrello contro i raggi
+del già sorto sole: un freddo vento spirava, e fremendo fra le fronde
+alcune già ne facea cadere al suolo, per annunziare che erano quelli i
+mesi forieri del nudo verno. Avevano forse fatto un miglio di cammino,
+quando giunsero in parte ove la foresta presentò ai loro sguardi uno
+spettacolo particolare, che fermò un istante la loro attenzione.
+
+Fino a quel punto appena uno stretto sentiero, ingombrato ancora da
+cespugli, avea loro permesso di avanzarsi fra il bosco intricato:
+qui la scena di repente si cambiava: un certo spazio di terreno era
+stato sgombrato da que’ vetusti alberi che visto aveano più di una
+generazione; e dava luogo ad una piazzetta erbosa che, cinta come
+da arboree mura, non avea quell’aspetto ridente che un verde strato
+ha sempre in altre occasioni. Ad accrescere la mesta impressione che
+l’animo ricevea da quella vista, sorgea a manca, presso un gran salice
+piangente, una cappella in rovina, di gotica architettura: il mio
+lettore senza dubbio ora conosce che questo luogo a lui non è nuovo,
+essendovi di già giunto con altri più umili personaggi del nostro
+dramma.
+
+— Dobbiamo noi qui fermarci a ristorar la nostra gente? — domandò
+Arrigo ad uno de’ suoi armati, nativo di que’ luoghi, che servivagli di
+guida e dal quale avea ricavate molte notizie risguardanti la posizione
+e le fortificazioni del Castello del Pusterla.
+
+— Dio ce ne guardi! — disse il soldato, che, dalla tromba che portava,
+mostrava essere destinato a far gli uffizi di trombetta. — Ciò potrebbe
+esserci di mal augurio: non sapete che cosa narrasi di questi luoghi?
+
+— Io non ne intesi parlare, — replicò il giovine Bianchi: — orsù che
+dunque?
+
+— Questa, — rispose il soldato, — questa è la cappella de’ Marliani. È
+una storia terribile che si conta di questa piazzetta che voi vedete;
+ma ora sono scorsi forse cento anni, e non si sa bene se la storia sia
+del tutto genuina; però ancora pochi sono coloro che si arrischino di
+passare presso questo luogo, sebbene io vi sia passato forse dieci
+volte senza che nulla mai mi accadesse. Ecco come me la contò mio
+nonno che l’avea intesa questa storia da suo padre, che disse essere
+accaduta a’ suoi tempi. Un certo Anselmo Marliano, giovine assai bello
+e valoroso avea il suo palazzo in Orsenigo ed avea posto amore ad una
+bella figliuola d’un potestà di Erba che avea nome Pietro Cossi... no,
+Paolo Carossi... il suo nome bene non me lo ricordo; ma la donzella si
+chiamava Eufemia. Veniva egli dunque, Anselmuccio Marliano, cavalcando,
+su di un certo suo ronzino bajo, presso che tutti i giorni ad Erba,
+per trattenersi e conversare colla amata sua Eufemia che era la
+stessa virtù e la stessa beltà in persona: era una vera madonna. Ma
+questa fanciulla un giorno fu veduta da un signore di Bucinigo, che
+avea nome Rambaldo della Torre, e che andava superbo di essere d’una
+famiglia che a que’ tempi in Milano signoreggiava. Ebbene la vide: e
+la fece domandare al padre. Il padre suo Alessandro; ecco il nome che
+l’avea in punta della lingua e che ora l’ho sputato fuori, Alessandro
+Cammozzi; il signor Alessandro sentì lusingato il suo amor proprio,
+voi potete immaginar come all’idea di contrarre una tale alleanza. Il
+povero Anselmuccio era un bravo e bel giovine; ma il della Torre era
+un uomo potente e rispettato; e si diceva anche che col tempo avrebbe
+ricevuto in feudo Erba e i suoi contorni, e forse tutta la Martesana:
+ora può immaginarsi se la testa del buon uomo girò. Egli adunque, nulla
+stimando le promesse fatte al Marliano, un giorno gli disse che non
+stesse più a visitarlo perchè Eufemia esser doveva del della Torre.
+Il Marliano disse, che la spada sola ciò avrebbe deciso; e mandò tosto
+una sfida al suo avversario: questi gli rispose, che lo aspettava nel
+bosco di Erba appunto su questa piazza verso mezzo dì; il Marliano
+potete immaginarvi che non esitò a comparirvi. Egli meditava la morte
+dell’emulo suo che ingiustamente gli rapiva una sposa diletta, ma egli
+invece vi trovò tre assassini che a malgrado di una vigorosa resistenza
+lo stesero esanime al suolo.
+
+«Ma questo misfatto non rimase senza punizione. La povera Eufemia,
+costretta dal padre a dar la mano al barone, come si trovò innanzi
+all’ara, il suo dolore rompendo ogni freno, spense la sua vita; e non
+sì tosto per ubbidire all’inumano suo genitore ebbe proferito il sì
+fatale, che cadde al suolo, e morta quivi rimase. Il padre suo uscì
+fra pochi dì di cervello e morì da quel miserabile che era; e il della
+Torre tre giorni dopo non fu più visto a Bucinigo. Ma un frate disse,
+che egli sapea di certa scienza che il diavolo lo avea portato via,
+ed appiccatolo ad una quercia di questo bosco vicino a questo luogo.
+Intanto i Marliani fecero seppellire in questa cappelletta il povero
+Anselmuccio, e da quel tempo in poi è fama che qui appaja spesso
+l’ombra della povera Eufemia e quella del suo amante trucidato; e
+che allora si sentano orribili ruggiti, che mette fin dall’inferno lo
+spirito geloso del loro assassino.
+
+— Istoria terribile, sebbene probabilmente in parte favolosa! Pur ciò
+che di essa pare veritiero basta per far risguardare questo luogo con
+un sentimento di orrore, — disse Arrigo; — nè qui poserà la nostra
+piccola schiera. — Proceduti ancora forse trecento passi, si fece
+alto; e fra l’ombra cupa del bosco si permise alla gente che era in
+armi di ristorare col cibo e col vino e altri liquori le loro forze.
+Fin allora la schiera era proceduta in silenzio ed in buon ordine, ora
+ognuno ha deposte le armi e postosi a sedere sull’erba, pon mano alle
+provvisioni da bocca che si sono apprestate, e in romoroso tripudio
+dà manifesti segni del proprio ardire e dell’avidità di bottino che lo
+anima, e della speranza di ottenerne uno assai ricco nel Castello del
+Pusterla. Nel mentre che costoro stanno tracannando, Arrigo con Azzo si
+avanzarono soli a far una esatta ricognizione de’ luoghi e della piazza
+che trattavasi di assalire.
+
+Stava il Castello del Pusterla su un piccol colle presso il villaggio
+di Parravicino, ed appunto colà ove tuttavia sorge aggregata
+a recentissimo edificio una antica torre pendente che ad esso
+apparteneva. Era come tant’altri un edifizio irregolare con due torri e
+molte torricelle e merli, forte per alte e grosse mura non meno che per
+la sua situazione. Il colle era più erto da tutte le altre bande che
+non da quella volta fra oriente e settentrione. Una fossa però rendeva
+il castello più forte da questo lato: un tal castello era quindi assai
+forte per que’ tempi in cui non ancora se non imperfettissimamente si
+conosceva il possente mezzo di abbattere con prontezza le difese che
+oppone un semplice muro col mezzo delle artiglierie.
+
+Tornati a’ suoi, ordinarono loro di porsi in cammino: ognuno allora
+riprese le proprie armi, e si fece silenzio; ed in ordine procedendo
+si avanzarono verso la collina su cui il castellotto del Ghibellino
+giganteggiava.
+
+Or mentre che costoro procedono verso il luogo che è oggetto del loro
+viaggio, alla porta del Castello del Monte perveniva frate Paolo che
+il sole era alto in modo da indorarne le torricelle e le ardue mura.
+Il buon Francescano, pieno di zelo per l’adempimento del suo santo
+ministerio, se ne venìa, pregando Dio che ne lo ajutasse, e disponesse
+i cuori che egli solo tiene nelle sue mani. Egli era risoluto di tutto
+porre in opera per risparmiare l’effusione di nuovo sangue che egli
+vedea imminente, e perciò, non nelle sue forze confidava, ma in quella
+del Dio che sale sopra i Cherubini e alla cui presenza sciolgonsi
+le nubi e commuovesi la terra: del Dio che ama la misericordia e la
+giustizia, e della cui misericordia è pieno l’universo.
+
+Ammesso nel Castello dal vecchio Anselmo che alcune istruzioni avea
+avuto in proposito da Azzo, il buon Francescano rallegrossi che un
+gran silenzio vi regnasse; e pensò che tuttavia gli abitatori di quel
+forte asilo fossero immersi nel sonno. Egli chiese al famiglio che lo
+precedeva, se sorto fosse Arrigo, e se potesse parlargli.
+
+— Egli è alzato sì, e mi ingiunse di intromettervi nella sala, ove
+potrete fargli sapere tutto quello che vi piacerà.
+
+— Sia lode al cielo! — disse il buon Francescano.
+
+— Lo sia pure, — replicò Anselmo; e precedendolo, lo condusse nel gran
+salone ove era entrato il giorno innanzi.
+
+Ma quivi quale fu la maraviglia del buon padre nel riconoscere nella
+persona che negligentemente sedeva su di un gran seggiolone coperto di
+drappo non già i lineamenti belli, sebben maschili, di Arrigo e la sua
+alta persona, ma un altro giovine di lui, per vero dire, non men bello,
+ma tutto spirante effeminatezza, con bionde chiome assai ordinatamente
+innanellate, due occhi azzurri pieni dell’espressione della mollezza,
+riccamente vestito, più piccolo della persona; il quale senza nemmanco
+alzarsi in piedi con un mezzo sorriso in lui affissò lo sguardo con
+qualche espressione di mistero.
+
+Il francescano poichè fussi inchinato, ed ebbe un istante mirato il
+giovine, quasi dubitasse di travedere, volsesi verso la sua guida, ma
+trovò che di già era scomparsa. Egli allora, avvicinandosi qualche
+passo, — Signore, — disse, — io cerco di Arrigo Bianchi, e fui qui
+condotto per trovarlo: io non vi ho ravvisato di tratto, e duolmi che
+per equivoco mi abbiano condotto alla vostra presenza.
+
+— No, io non sono Arrigo, — rispose il giovine senza molto scomporsi:
+— questo è certo: il mio nome è Antonio, e Carcano è il casato; casato
+assai grande e nobile, e che nulla ha da invidiare a tutti i Bianchi
+del mondo. Però se qualche cosa bramate, parlate pure con me, perchè,
+stanco come voi siete....
+
+— No, al solo Arrigo Bianchi io debbo volgere la parola: io cercherò,
+per non disturbar voi, di alcun famiglio, e a lui farommi guidare.
+Permettete che io mi ritiri.
+
+— Buon padre, vel ripeto, — disse l’altro con un tuono fra cordiale
+e malizioso, — voi dovete essere stanco: il vostro convento non è
+sì vicino. Vi dirò che l’ho veduto; e l’ho veduto in compagnia di
+una bella divota che vi portava le sue offerte... Voi la conoscete
+senz’altro; anche a voi altri le belle contadine... Basta, voi
+aggrottate il ciglio, voi non vi divertite dunque di tale mercatanzia.
+Ma ve lo ripeto, se avete qualche cosa a dire ad Arrigo, parlate con
+me. Sono qui a vostra disposizione; e d’altro canto...
+
+— Ciò che ho a dirgli, risguarda troppo davvicino lui stesso, nè
+ad altri posso confidar la cura di ciò che è mio dovere. Di grazia,
+signore, permettete o fate che io sia in sua presenza.
+
+— Ebbene fate come vi piace. Ma quanto al condurvi io in sua presenza,
+questo non è a pensare. Non che io non sappia rendere un servigio; ma
+un piede mi si slogò uccidendo di pugnale Giovanni Pusterla...
+
+— Uccidendo Giovanni Pusterla! Ed è ciò vero? Il Pusterla sarebbe già
+stato assassinato?
+
+— Assassinato! No, io non sono un assassino; ma è stato ucciso per
+mia mano, non vi è dubbio; non mi credete forse di ciò capace? Ma nel
+colpirlo sdrucciolommi un piede e mi si slogò presso il malleolo...
+
+— E quando adunque tanto delitto fu commesso?...
+
+— È già tutto vermi; sono quattro giorni che è sotterra...
+
+— Cielo ti ringrazio! quest’è dunque un errore: poichè Giovanni
+Pusterla io stesso l’ho dopo veduto.
+
+— Come diamine ciò? Ma mi credete voi un impostore? In tal caso il
+Pusterla, siccome Lazaro, è risorto: o forse ha finto il morto e
+non fu che ferito. Ma io gli ho menato un colpo fra costa e costa
+che sarebbe bastato a uccidere un gigante. Oh se per paura egli ha
+finto il morto, mi capiti per le mani ancora una fiata quella vecchia
+volpe e l’ucciderò due volte! Oh vedi questi codardi se sanno il loro
+mestiere!...
+
+— Di grazia risparmiatemi tali racconti; sebbene somiglianti ai sogni
+dell’infermo, essi non funestano però meno l’anima mia; ed il tempo
+altresì, siccome l’onda, fugge nè più ritorna, ed a me è necessario di
+parlare col Bianchi.
+
+— Scusate, ma mi sembrate un uomo ben impaziente. Che volete voi dire,
+se il tempo passa? forse che vi dà noja la mia compagnia? Sono io uno
+stolido che vi pesi meco passare un’ora? Grandi affari che avete nel
+vostro convento! Già lo si sa che sono i palazzi della poltroneria.
+Ma via; ora capisco, ed ho avuto torto: obliai farvi imbandire da
+colazione: orsù che desiderate? Volete voi un buon pezzo di selvaggina
+che inaffierete con vino di Monte Orobio...? Ma voi non mangerete forse
+carni... ebbene avremo dei pesci venuti dal lago di Pusiano; vi saranno
+delle uova; e dei latticinii: lasciate fare. Volete sentire come io ami
+il pesce? Prendo una tinca; fo tagliarla pel mezzo; ciò fatto...
+
+— _Ne solliciti sitis animae vestrae quid manducetis._ Ed oh! come
+potrei io ricordarmi del cibo allorquando il sangue cristiano e
+cittadino sta per versarsi: e stanno i fratelli per porre mano alla
+spada! Deh, in nome del cielo ve ne scongiuro, fate che io venga
+ammesso alla presenza di Arrigo.
+
+— Ebbene, se mi aveste lasciato parlare, di già ve lo avrei detto: se
+ad Arrigo volete parlarci io vi farò metter fuori dal Castello.
+
+— E che? voi mi usereste violenza! e quale diritto ne avete voi? del
+potere voi abusereste che l’amicizia darvi può fra queste mura? In nome
+del cielo ve ne prego, non fate ciò, perchè su voi non ricada il vostro
+peccato.
+
+— Ma voi, padre, siete un uomo ben caldo di testa! che cosa andate ad
+immaginare che io voglia farvi violenza! Avete un sangue che nelle vene
+assai vi bolle: perchè non avete fatto il soldato? Ma per me, andate o
+state, è la stessa cosa.
+
+— E dove troverò dunque Arrigo Bianchi?
+
+— Non ve l’ho detto? fuori di questo Castello. Sono andati ad una
+partita di piacere.
+
+— Ad una partita di piacere! Adunque hanno deposta ogni animosità
+contro il Pusterla?
+
+— Questo è quello che io non vi so dire. Potrebbe essere; ma, secondo
+le apparenze, no. Con quel demonio di Azzo al fianco non è così facile
+concludere trattati di pace. Ma questa sera, o pace o guerra, sarà
+decisa.
+
+— Ah, in nome di tutti i santi! Se qualche macchina voi conoscete,
+palesatemela.
+
+— Vi dirò, padre; e se mi aveste pregato in nome di satanasso, forse
+ve lo avrei detto del pari. Vi dirò. Voi dovete sapere che, quattro
+giorni sono io, con Arrigo, un certo Azzo, che non so se conosciate,
+e quel povero diavolo di capitano che fu morto, e di cui alcuni di
+voi seguirono il cadavere; noi andavamo a diporto un poco pei boschi
+dipendenti dal Castello, quando ci abbattemmo nel Pusterla che vi
+cacciava. Mano alla spada, dico io: non bisogna soffrire di tali
+oltraggi, e cavo il ferro: Azzo mi imita, e ancora il Capitano: ma
+quella massa boema lasciossi foracchiare il corpo da un colpo che gli
+menò il signor Giovan Carlo Visconti; ed Azzo ed Arrigo fuggirono.
+Fu allora che io uccisi, come vi dissi, o credetti aver ucciso il
+Pusterla; e misi tanto spavento negli altri che nessuno ebbe coraggio
+di cimentarsi meco, e a gambe si diedero tutti a fuggire...
+
+— Ma questo non è ciò che più importa; in nome del cielo...
+
+— Tacete, e vengo al resto. Tornato a casa, io rimproverai i miei
+compagni della loro viltà. Parvi egli cosa ben fatta, fuggire a quel
+modo? passar per vili in faccia a que’ Ghibellinacci già superbi di
+vantaggio? Eh via, si lavi tale macchia! Io non posso, vedete, ho
+slogato un piede: ma voi armatevi; andate al Castello del Pusterla, non
+lasciate pietra sopra pietra; e...
+
+— Adunque sono andati contro il Castello del Pusterla! — disse con voce
+piena di costernazione il buon religioso.
+
+— Sì, come vi dissi; e fu mia esortazione. Io non son uomo da star
+queto ve’. Voi non mi conoscete; ma sono un diavolo in carne ed ossa!
+
+— Se ciò è vero, il Signore vi perdoni il vostro delitto. Ma io un sol
+istante non devo rimanere; troppo è prezioso ogni atomo di tempo, se
+prevenire io posso ancora l’esecuzione di un empio disegno!
+
+Ciò detto, diede le spalle al Carcano e partì. Questi non sì tosto ebbe
+veduto uscire il buon Francescano che, alzandosi agile e sciolto, e
+passeggiando per la sala, assai più guarito dello storpio risanato da
+San Pietro sulla porta del tempio, — Gran bell’ingegno son io, — disse
+fra sè; — gran bello ingegno! Col mio spirito tutti mi credono un uomo
+di gran valore. Solo quel maledetto Azzo; ma procaccerò rovinarlo nella
+grazia di Arrigo.
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+LA VIOLENZA
+
+
+Giunta innanzi al castello del Pusterla la piccola schiera condotta da
+Azzo e da Arrigo Bianchi, un trombetta si presentò innanzi la porta
+di cui era alzato il ponte, e dato fiato al corno, sfidò Giovanni
+Pusterla, se non era un vile, ad uscire per dar soddisfazione ad Arrigo
+Bianchi dell’oltraggio commessogli alcuni giorni innanzi; minacciando,
+s’egli non compariva, di ricorrere ad altri mezzi per vendicare
+l’insulto ricevuto. Egli ripetè tre volte la stessa intimazione
+frapponendo fra una e l’altra un certo spazio di tempo: ma nè la prima
+nè la seconda volta non ricevette risposta alcuna: come però ebbe
+terminato di proclamar la disfida per la terza volta, a una balestriera
+superiore alla porta si vide comparire una faccia che fu riconosciuta
+per quella del falconiere; e quindi con voce ferma si udirono queste
+parole.
+
+— Sentano dunque que’ signori che cantano su d’un tuono sì alto. Il
+sig. Pusterla oggi loro non risponde, ne può rispondere, e non occorre
+dire per qual cosa. Ma se voglia qui li mena di provar la sua buona
+lama, in fede di Falconiere, so io dir loro che tornino fra sette o
+otto dì, e non mai falco più pronto sarà stato a piombare sulla sua
+preda, quanto il sig. Giovanni ad accettare le loro disfide. Ma hanno
+bene in poco conto la vita coloro che così vogliono rischiarla! Ad ogni
+modo voi, Giacomo dalla trombetta, mettete giù il vostro corno e finite
+le vostre smargiasserie, che già da un pezzo ci conosciamo, e non
+ardireste gridar tanto se fossimo fronte a fronte.
+
+— Eh compare, — disse il trombetta, — io lavoro per il pane.
+
+— Villano ribaldo, — disse al falconiere Azzo che era vicino al
+personaggio dalla trombetta. — Tu sei, amico, una carne che io ho
+destinato agli avvoltoi. Ma se il timore o il poco apparecchio rende
+indisposto il padron tuo a riceverci, e’ gli sarà forza riceverci suo
+malgrado. Egli ci deve rendere ragione degli oltraggi suoi. Cala il
+ponte e pel tuo meglio fallo tosto!
+
+— Calare il ponte! Ben detto. Quando mai però s’è visto un Guelfo fare
+una tal intimazione ad un Ghibellino ed essere ubbidito. Basta, io però
+devo dirlo. Il sig. Pusterla che cercano non è nel Castello.
+
+— Non sarà mai sulla tua parola che noi ciò crederemo, tristo
+millantatore. Cala il ponte, per l’ultima volta sia detto, o noi avremo
+ricorso per entrare alla forza.
+
+— Ah! Ah! farete quello che potrete le mure sono alte e sode, la fossa
+è profonda. Di questi castelli ai Guelfi non ne cadono in mano. Via,
+Andrea, Martino, Giacomo, Felice, _aux armes_, come dicevano i Francesi
+di Bucicaldo. Vediamo che sappia fare questa canaglia.
+
+— Ora il vedrai tosto, — sclamò dal suo canto Azzo. — Avanti compagni!
+— E venuto ad Arrigo gli espose come o fosse il Pusterla assente o così
+dicesse temendo non poterli ributtare, in ambi i casi più agevolmente
+sarebbero venuti in possesso del suo castello. Soggiunse di poi che il
+mezzo più pronto per ottenere l’effetto era usare il fuoco, avventando
+materie combustibili di cui all’uopo si era munito contro il ponte e la
+porta, che avrebbero dovuto così cadere.
+
+Un istante dopo quindi si posero all’opera; ma non senza qualche
+confusione cagionata da ciò che da alcune balestriere cominciarono ad
+essere spinti contro di loro de’ grossi verrettoni che portarono un po’
+di terrore nella piccola schiera. Non pertanto in breve ristabilito
+l’ordine, protetti dai loro scudi, avanzaronsi due drappelli tenendo
+in mano delle rossicce faci bituminose che doveano essere avventate
+contro il ponte e la porta. Tutti gli sforzi dei difensori non poterono
+impedire che queste non giungessero colà ove erano dirette; ed in breve
+le fiamme cominciarono ad appigliarsi nelle grosse tavole, le quali
+furono involte in un vortice di fiamme e di fumo nereggiante. Invano il
+falconiere si provava dal sommo della torre di far cadere dell’acqua:
+questa era nè bastante al gran bisogno, nè spesso vi giungeva: un vento
+all’incontro che quel giorno spirava dava allo struggitore elemento
+la forza e attività più maravigliosa. Inoltre il povero Falconiere
+veniva disturbato nel suo uffizio dalle frecce che importunamente gli
+fischiavano davvicino lanciate contro di lui dai più esperti degli
+avversarj. Sicchè la violenza del fuoco sconnetteva le tavole ed alcune
+già avea rese ardenti carboni, ed il guasto in minaccevole aspetto
+andava crescendo; e la schiera degli assalitori in una quasi perfetta
+inazione aspettava il momento che l’incendio destato le aprisse il
+varco ad entrare nel castello, e rallegravasi all’idea del promesso
+saccheggio.
+
+Ma Arrigo, vedendo che ancora a quell’estremo il vecchio Pusterla non
+compariva a domandar di parlamentare, già cominciava a pensare che
+veramente il vero detto avesse l’intrepido e rozzo Falconiere, e quasi
+vergognavasi di una violenza commessa contro un castello disabitato.
+Azzo parve indovinare i suoi pensieri e così gli disse: — Infine non è
+che oltraggio reso per oltraggio; e se il vecchio Pusterla è assente,
+posto che avremo il piede nel suo castello e datogli il sacco come
+promesso abbiamo alle nostre genti, la partita sarà saldata. Ed ecco
+che cadono il ponte e la porta ed il varco sta per esserci sgombro; noi
+renderemo al Pusterla la visita ch’egli ci ha fatta nel vostro bosco.
+
+Diffatti le fiamme facevano il loro uffizio con una incredibile
+rapidità; le quercie antiche di che si componevan le tavole, crollavano
+e cadevano, e cominciavansi a vedere delle brecce ragguardevoli; ad un
+tratto un grande scroscio si intese e la porta tutta e il ponte, pel
+cadere delle combuste travi e tavole, apparve sgombra e senza difesa.
+
+Ma dal suo canto non era disposto di ommettere sforzi il bravo
+Falconiere. Egli per respingere gli assalitori avea fin dal principio,
+quando si fu accorto che il castello correa pericolo, indossata
+un’armatura irruginita, e fattane indossare una ad Andrea e ad altri
+otto o dieci uomini che formavano come la famiglia e la guarnigione
+del Castello, e alla loro testa ora compariva presso la porta per
+respingere l’assalto del nemico. Poichè infatti il ponte fu caduto a
+terminare di ardere nella fossa, e quindi anche la porta, cominciò
+dall’una e dall’altra parte una pioggia di saette che andavano a
+spuntarsi sulle armature; ma realmente poco danno recavano. Se non
+che in capo ad un’ora l’opera dalla parte de’ seguaci del Falconiere
+cominciò a rallentare, e la fatica e il timore rendeva più deboli i
+colpi e più tardi; al contrario fra la più numerosa schiera degli
+assalitori, riposando alternativamente, sempre v’era chi fresco e
+gagliardo lanciasse i dardi.
+
+La situazione del povero Falconiere diveniva d’ora in ora più seria:
+di già soli sei de’ suoi armigeri potevano spalleggiarlo, gli altri
+essendosi ritirati per qualche ferita o grave contusione. Ancora
+questi erano stanchi e lo sollecitavano a ritirarsi. Egli avea fino
+allora sperato che alcuno si armasse in Parravicino per soccorrerli;
+ma nessuno vedendo comparire: — Sicuramente la piazza non si può più
+a lungo difendere, — disse; — andiamo adunque a chiuderci in una torre
+intanto che il fuoco nella fossa può ancora tener lontano qualche tempo
+il nemico.
+
+Ciò detto, tutti, scaricate un’altra volta le loro balestre, si
+ritirarono dalla porta.
+
+Dal suo canto Azzo non sì tosto vede la porta denudata di difesa che,
+fatta recar acqua a spegnere l’ardente bragia, colle scale la fossa
+superando, fa che le sue genti entrino nel castello; ma egli non
+dimentica di osservare ad Arrigo che conveniva lasciare buona parte
+delle loro genti di fuori per sorvegliare che alcuno, in soccorso del
+Pusterla giugnendo, loro non troncasse la strada di ritirarsi. Arrigo
+poi proibiva che violenza alcuna si commettesse contro i disarmati
+abitatori del Castello.
+
+Ma poichè furono le loro genti giunte nel mezzo del gran cortile,
+Azzo ed Arrigo le chiamarono all’ordine, sempre temendo di insidie; e
+volendo esaminar bene i luoghi prima di procedere oltre a dar il sacco.
+Da due sole parti stendevasi l’abitato, gli altri due lati della corte,
+che pressochè formava un quadrilungo, erano occupati dalle stalle e da
+altri minori edifizii, i quali probabilmente servivano pel Falconiere e
+per altre persone direttamente dipendenti dal Pusterla, e che vivevano
+nel Castello. La parte più nobile del Castello presentava l’aspetto
+di una abitazione antica a mura assai grosse di bigie pietre. Due o
+tre porte erano in esso, ma tutte chiuse con molta diligenza: chiuse
+del pari erano tutte le finestre, e chiuso anche un gran balcone che
+precisamente nel mezzo del corpo maggiore dell’edifizio a sè chiamava
+naturalmente l’attenzione, sì per il posto che occupava come pei
+pesanti ornamenti di cui era cinto.
+
+Come furono rimasti forse quattro minuti nell’inazione e mentre Arrigo
+si occupava di dare degli ordini intorno al modo con che procedere
+dovessero i suoi seguaci al desiderato assalto, ecco inaspettatamente
+spalancarsi le imposte del gran balcone e su quello comparire una
+vaghissima donzella la quale a sè attrasse gli sguardi e l’attenzione
+di ognuno, ma più di tutto quella del giovine Arrigo.
+
+Era costei giovine di forse vent’anni. La sua statura grande e snella,
+le sue forme leggiere e gentili oltre ogni credere; due nerissimi
+occhi che coll’espressione del turbamento, anzi che del terrore,
+vedevano quel grande apparecchio ostile; due ciglia nerissime e ben
+arcate; e le chiome che incomposte avea, forse poichè stava ordinandole
+festosamente quando quella fiera avventura la bell’opera della sua mano
+avea sospesa; tutto dava alla giovinetta un aspetto straordinario, e
+dirò quasi magico e sovrannaturale. Le rose incarnatine erano scomparse
+dalle sue guance; anche il labbro avea perduto del suo bel vermiglio;
+la sua voce però, sebbene tremula fu abbastanza forte da pronunciar
+distintamente queste parole:
+
+— Signor Bianchi, — diss’ella, — se veramente, come di voi corre
+il grido, voi siete un generoso cavaliere, in nome del cielo non
+vogliate commettere violenze in un Castello ove una fanciulla priva
+si trova pressochè di ogni difesa. Io so, e pur troppo me ne dolse,
+la sanguinosa briga che aveste col padre mio; ma se un giusto sdegno
+vi accende, io anche spero che colui che tanti lauri mietè in nobili
+arringhi, di certo tutta la sua gloria non vorrà macchiare con un’opera
+sì scortese, quale questa sarebbe di assaltare un castello ove fra
+pochi famigli non risiede che una fanciulla.
+
+Queste poche parole pronunziate con una voce soave da una giovine
+bellissima, e piene di giusti rimproveri per colui a cui erano volte,
+fecero un grande effetto su Arrigo. Qualunque fosse l’affetto che lo
+movesse, egli rimase un istante immobile siccome un sasso; ma dopo un
+istante di silenzio così rispose.
+
+— Dunque vostro padre è assente, e voi siete sola nel Castello? Se così
+è, certamente voi non dovete nulla soffrire per l’ingiuria recata a noi
+dal padre vostro. Nobile donzella, tranquillate il vostro spirito; non
+è già contro il sesso vostro che Arrigo impiegherà la sua spada, meno
+poi contro chi..., chi in lui desta, anzi che l’odio, l’ammirazione.
+Ed io anzi qui pongo fine alle mie vendette; e se il padre vostro può
+sopportare l’usata mia violenza, ogni rancore fra di noi cessa fin da
+questo momento. Anzi io lo bramo che voi siate fra di noi un angelo di
+riconciliazione!
+
+Ciò detto si volse a’ suoi seguaci e così loro disse: — Del vantaggio
+che voi vi ripromettevate col saccheggio di questo castello, io saprò
+ricompensarvi. Tosto ognuno si ritiri. Azzo, in nome dell’amicizia, non
+replicate. — Egli fu ubbidito; e non appena la sua schiera si trovò con
+esso fuori del castello che Arrigo si vide dinanzi frate Paolo.
+
+— Che mai faceste, giovine insensato? — sclamò il frate ravvisandolo, —
+l’opera della violenza è dunque compiuta!
+
+— Ahi, padre! — sclamò Arrigo, — pur troppo voi il diceste: Io scavai
+una fossa ed in essa sono caduto. Ma io non spinsi la violenza che ad
+entrar colla forza in quel Castello: se voi potete condur le cose ad un
+componimento, fatelo, padre, io lo bramo ed io dipenderò da ogni vostro
+consiglio.
+
+Dette queste parole, con passo rapido procedette oltre in silenzio,
+ed avea fatto, con Azzo al fianco, forse un mezzo miglio, quando il
+secondo finalmente con rancore così disse: — Arrigo nelle vostre azioni
+di oggi v’è del mistero: non me lo scoprirete voi? perchè una sì subita
+ritirata, perchè quei lamenti col vecchio frate, siccome il coccodrillo
+che piange dopo aver divorata la preda?
+
+— Azzo a te, poichè lo brami, s’apra il mio cuore. Quei vaghi
+lineamenti che altrove da me visti del più forte amore mi hanno
+stretto, questi io riconobbi oggi in quelli della figlia del Pusterla.
+Ahi! io giunsi a rivederla; ma solo per troncarmi la strada di
+conseguirla più mai.
+
+— La speranza è un albero sempre verde, — disse Azzo deponendo il tuono
+di risentimento. — Ma ad ogni modo superate il vostro amore, quand’esso
+vi avesse a trascinare a dimostrazioni di viltà.
+
+Arrigo nulla rispose a questa osservazione tutta propria del carattere
+di Azzo; e silenziosi procedettero fino che furono giunti al Castello
+del Monte.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+L’INDEGNAZIONE
+
+
+Beatrice Pusterla, che tale era il nome della giovinetta figlia del
+vecchio Ghibellino, era, siccome l’abbiamo detto, nell’età delle
+illusioni e dei sogni che rendono tanto bella e ridente la vita, quella
+età che lungi dal contemplare le cose coll’occhio della fredda realtà
+le mira con uno che simile alla bacchetta d’un esperto incantatore
+tutto trasfigura, tutto veste di un’ingannevole apparenza. Ma se il suo
+cuore aprivasi a quelle dolci illusioni che rendono sì cara la nudità
+della vita, il suo animo era altresì tutto pieno di virtù, di quelle
+virtù che delle illusioni ancora, sono più belle e preziose, e che
+preparano a chi le possiede i più puri piaceri, e somministrano fra
+le tenebrose vie della vita il lume più chiaro, e ci sono compagne e
+consolatrici nelle afflizioni e nelle congiunture più disgustose.
+
+In età tenerissima, essa avea perduta la madre, matrona onesta ma
+altera e di un carattere confacente a quello del genitore. Beatrice,
+dotata di una grande dolcezza, avea non pertanto ereditato dai genitori
+una forza d’animo non ordinaria, che sotto un aspetto più semplice
+si celava, ma che le facea con fermezza muovere il piede per le
+rette strade che la sua mente non esitava in qualunque congiuntura a
+scoprire. La sua educazione era frutto, si può dire, di lei stessa.
+Il padre suo non pensava che a compiacerla; e dedito ai piaceri della
+caccia, ed ingolfato spesso negli intrighi in cui avvolgevasi il suo
+partito, non pensava alla figliuola che come ad una gemma che splendida
+e bella gli rendeva la vita che passava nel suo Castello. Ma la natura
+ha impresso assai vivamente nel cuore delle più nobili creature i suoi
+precetti, e Beatrice, piena di quella dolce compassione verso gli
+infelici che è il più bell’ornamento di un’anima gentile, di quella
+forza d’animo che ajuta il saggio a farsi strada fra le contrarietà,
+bene spesso, non che aver bisogno di guida, serviva colla dolcezza sua
+di freno al violento carattere del suo genitore.
+
+Solinga vita ella conduceva nel suo Castello di Parravicino: un
+giardino piuttosto esteso era unito al Castello dalla parte che guarda
+verso mezzodì, ed estendevasi fino al piccol lago di Alserio, vago
+bacile di acque limpidissime che mirabilmente accresce spicco al bel
+paesaggio che lo circonda. Una numerosa famiglia di fiori e di erbe,
+era il trattenimento favorito della giovinetta. Spesso ancora, col
+suo liuto accompagnandosi, cantando, sovra una leggerissima barchetta
+trascorreva le increspate onde del lago; e qualche volta, ma assai meno
+di frequente, col padre e con alcuno degli amici di esso che capitavano
+nel castello cavalcava da Parravicino ai paeselli più vicini ed anche
+prendeva parte alla caccia. Quest’era la sua vita. Una fida ancella,
+Agnese, era la sua compagnia: e teneala come sorella; e bene spesso in
+lei poneva sua confidenza.
+
+Ma le usate cure, i suoi già prediletti trastulli alquanto aveano
+perduto da qualche tempo di loro attrattive agli occhi della
+giovinetta. L’anima nell’età prima spesso si crea un idolo, e
+quest’idolo non sempre schiva di eleggerlo fra nazione straniera. La
+giovinetta di quando in quando recavasi col padre suo nella capitale
+della Lombardia. Il vecchio Pusterla ogni qual volta vedea ciò poter
+fare senza suo pericolo, volentieri rivedeva colà le antiche brigate
+de’ suoi compari ghibellini coi quali avea fatte tante bravate gli anni
+addietro: e l’ultima volta che avea côlta una consimile occasione, fu
+quando si celebrarono le feste che ebbero luogo per il fatto conquisto
+di Canturio. Eransi nella città tenuti giuochi assai splendidi e
+tornei: ed egli vi avea condotta la figliuola; ed in quell’occasione si
+era trovato in compagnia del famoso generale Facino Cane e di Beatrice
+sua moglie che erano i più possenti protettori suoi e del suo partito,
+e dai quali veniva il Duca stesso tenuto in freno.
+
+Fu in quella occasione che gli occhi di Beatrice si erano scontrati in
+quelli di un nobilissimo cavaliere che più d’una volta avea riportato
+il premio del valore e della destrezza. Gli amanti hanno un muto
+linguaggio, assai rapido, assai perspicace; ed a Beatrice lieve fu
+comprendere quello dell’incognito suo adoratore. Un fascino parve
+partire dai loro sguardi, ed entrambi si ritirarono col cuore piagato;
+a entrambi l’immagine che allora nel cuore scolpissi, continuamente
+ricompariva abbellita dei più vaghi colori dell’immaginazione. In
+vano la saggezza tentava rompere quell’incanto: essi non bramavano che
+rivedersi. Ma allorchè si videro una seconda volta fu sotto un aspetto
+ben diverso e strano; fu sotto quello di acerbi nemici. E Beatrice più
+non incontrò l’amato che sotto le armi contro del padre impugnate; e
+il ravvisò in Arrigo Bianchi allorchè questi infellonito moveva per far
+pagare al Pusterla il fio della sua prepotenza.
+
+Ma l’amore non è timido, nè sì tosto è messo in fuga. Sebbene sotto
+l’aspetto di innaspriti nemici, i due amanti rivedendosi sentirono
+entrambi crescere a dismisura le loro fiamme. Nè perchè poco
+l’alimenti la speranza, l’amore cessa; egli è anzi certo che finchè
+una debolissima ancor ne resta, un’ombra sola, quella passione pur
+vigorosa resiste e persiste sempre in non vedere ostacoli impossibili
+a sormontare. Quindi, sebbene per l’accaduto ancora maggior si facesse
+la distanza che divideva i due amanti, l’anima della giovinetta quasi
+suo malgrado persisteva a fermarsi nella considerazione dell’idolo a sè
+creato dalla sua immaginazione, e bearsi nell’affetto di colui che pure
+di recente dato gli avea certa prova di corrispondenza colle sue parole
+e colla sua sommissione.
+
+Frate Paolo, tutto pieno di zelo per evitare lo spargimento del sangue,
+avea esortato a porre ogni più sollecita cura in opera per riparare
+ai guasti fatti dall’animosità del Bianchi, per poi in qualche parte
+mascherare l’odiosità dell’avvenuto al Pusterla, di cui conosceva
+l’animo violento. Il suo avviso si seguiva, aggiuntovisi il comando
+di Beatrice. A quei tempi ciascuno era il proprio falegname. Tutti
+coloro che dipendevano dal castello lavorarono adunque assiduamente
+alla costruzione d’una nuova porta e di un nuovo ponte levatojo.
+L’indefessità del lavoro di otto o dieci operai fu anche tale che in
+capo a tre giorni il tutto fu riparato[4].
+
+Terminati que’ lavori, fu con una specie di trionfo che il Falconiere
+veniva a riparare i danni dell’incendio, ed ancora nella disgrazia
+accaduta vedeva un fatto da compiacersi, parendogli aver operata una
+bella difesa.
+
+— Tutto quel che si può fare l’ho fatto, — dicea fra sè, — tutto quel
+che umanamente si può fare; ma contro il fuoco che cosa si poteva
+opporre? D’altronde per molto tempo avrei messa in sicuro nella torre
+la mia guarnigione: e vi poteva ben vivere anche la signora Beatrice
+per alcuni giorni, finchè non ci fossero giunti aiuti dai nostri amici.
+Ma la signora Beatrice volle prendere altra strada; e davvero non
+so come ci sia riuscita. Bisogna dire che il Bianchi avesse una gran
+paura in corpo per lasciarsi metter in fuga dalle chiacchiere di una
+donna. Se era io in lui, avanti, _allons_, e non lasciava un chiodo
+nel castello, come abbiamo fatto più d’una volta in Milano nelle case
+de’ suoi Guelfi, che solo adesso si arrischiano di alzare la cresta. Ma
+chi è di là: alcuno cerca di entrare. Sarà qualche pellegrino o qualche
+mendicante; se fosse il signor Giovanni Pusterla avrebbe suonato il suo
+corno, e avremmo inteso lo scalpitare de’ cavalli.
+
+Egli corse, osservò, e con suo piacere vide che era un uomo, che
+all’abito, e ad un liuto che avea sul braccio, poteva giudicarsi per un
+Menestrello, o poeta ambulante. — Costoro sono gente piacevole; cantano
+delle belle istorie, e però si raccolgono con piacere: ora calo subito
+il ponte. Piacemi anche quest’incontro, perchè la signora Beatrice è
+mesta, e temo che lo sbigottimento ne sia cagione: costui colle sue
+canzoni un poco la rallegrerà. — Così fra sè dicendo, calò il ponte
+levatojo ed ammise un giovine di alta statura, con barba castana e
+lunghe chiome di egual colore, e due occhi cerulei pieni di vivacità.
+
+— Chi siete voi, da qual paese venite, e che volete? — domandò il
+Falconiere subito che il poeta fu intromesso.
+
+— Io sono un Menestrello, un Trovatore detto Ugo di Verona; e me ne
+vo girando di castello in castello, cantando le prodezze e gli amori,
+vivendo delle mie dolci ispirazioni, e sostentandomi di ciò che mi
+somministra il favore delle persone gentili.
+
+— Ebbene, ho capito, voi siete un poeta: buono per voi che capitate
+in luogo ove si fa buon viso a questa sorte di persone, quando non si
+hanno per le mani affari più serii; e sebbene veramente ora sarebbe
+il tempo da pensare a tutt’altro che alle canzoni; e se s’avesse a far
+a modo mio la vecchia fusberta non starebbe nel suo fodero rugginosa,
+pure... basta, giacchè s’ha a fare a modo de’ preti e de’ frati (e ben
+so io quel che dico), basta, venite avanti, signor trovatore di Verona,
+e se avete delle belle canzoni preparatevi a cantarle, che non dubito
+avrete a lodarvi della signora che vi ascolterà. L’è una creatura
+angelica che in queste cose ha anche un poco di passione.
+
+— Io ho delle canzoni melanconiche che si aggirano su di fatti pietosi:
+se un cuore tenero le ascolta, proverà indubitatamente una commozione
+più grata della gioia la più romorosa.
+
+— Sentiremo, sentiremo. Anche a me piacerà di udirle; e me ne starò
+in un cantuccio della sala ad ascoltarvi; e vi dico io che bisognerà
+lasciarvi stare anche più di uno de’ nostri villani, perchè quando non
+vi è il sig. Giovanni Pusterla tutti si fanno avanti.
+
+— Questo castello appartiene a Giovanni Pusterla?
+
+— Sì, sì, ma ora non v’è: ma tornerà. Lo conoscete voi forse?
+
+— Il suo nome l’ho sentito rammentare: or via conducetemi innanzi alla
+signora di cui parlaste. Io intenderei prima che cada la notte, cioè
+fra poco più d’un’ora, trovarmi in Erba.
+
+— Voi siete il primo Trovatore che abbia premura di ritirarsi: costoro
+in generale si fermano come un bruco su d’un fiore finchè non ne
+hanno succhiato tutto il sugo. Ma basta; aspettate qua, che andrò ad
+annunziarvi alla signora Beatrice.
+
+E dopo qualche istante egli fu di ritorno, disse al Trovatore che
+entrasse, e gli fu scorta nella gran sala del castello del Pusterla.
+
+Era questa un pezzo di antica gotica architettura. La luce vi penetrava
+alquanto scarsa da alcune alte finestre coperte di vetri colorati, e
+dava all’interno un’apparenza di mestizia e gravità. Alcune antiche
+sculture ne decoravano le pareti, fregiate inoltre di ritratti, alcuni
+di stile assai rozzo, alcuni di miglior disegno e colorito, perchè
+eseguiti in tempi posteriori al risorgimento della pittura. Ma il
+miglior ornamento della sala era, senza dubbio, la giovine Beatrice, la
+quale vicino ad una finestra, sovra un gran seggiolone, bella come una
+rosa di aprile, sedeva avvolta in ricche vesti: e dietro la sua sedia,
+alquanto alla spalliera appoggiata, stava Agnese. Gli occhi di entrambe
+furono volti al Menestrello, tostochè, preceduto dal Falconiere che
+l’annunziò, fu entrato nella vasta sala.
+
+— Signore, — disse egli con una voce che fece trasalire Beatrice, — io
+vi ringrazio della cortese vostra accoglienza; e se mi permettete, vi
+farò sentire l’ultimo de’ miei lavori, la pietosa istoria di Giulietta
+e Romeo.
+
+— Fatecela pur sentire, signor Trovatore, — disse Beatrice: — noi ne
+abbiamo udita una volta la relazione, e con piacere ne sentiremo i casi
+accordati col dolce suono della vostra voce e del liuto.
+
+Il Trovatore cominciò un preludio sul suo strumento, e così poscia con
+una voce soavissima la sua dolente istoria si diè a cantare.
+
+GIULIETTA E ROMEO
+
+ Mite stringeva di Verona il freno
+ Il pro’ Bartolommeo della Scala;
+ Ma del governo suo il bel sereno
+ Turba una peste che d’Averno esala:
+ E il parteggiar del cittadin feroce
+ Alza un incendio, fra le mura, atroce.
+
+ Dei Cappelletti la nobil famiglia
+ Odio crudele pei Montecchi serba;
+ Spesso la terra anco si fe’ vermiglia
+ Del sangue loro in quella lotta acerba;
+ E più volte la morte trionfando
+ Fea su questi e su quei calar suo brando.
+
+ Ma il prepotente amor un’opra imprende
+ Di cui l’alto clamor voli pel mondo,
+ E le sue fiamme struggitrici accende
+ Nel cuor di due, cui parte odio profondo;
+ E che arda de’ Montecchi un garzon prode
+ Ed una giovin Cappelletti gode.
+
+ Romeo il garzon fortissimo s’appella,
+ Della seconda il nome è Giulietta,
+ Quanto è prode colui, la giovin bella
+ Era per grazie e per virtù perfetta:
+ Si scontrarono un giorno in una festa,
+ Quivi si fu lor fiamma manifesta.
+
+ Ed un pio frate, di lor voti istrutto,
+ Legarli assente de’ nuziali nodi:
+ Ma il padre di Giulietta è inscio al tutto
+ Di ciò che ha loco per sì strani modi.
+ Ed agli amanti per maggior sventura
+ Accadde un’atrocissima avventura:
+
+ Già del saggio Scaligero i comandi
+ Avean represso l’animoso ardire,
+ E d’ambo le famiglie i crudi brandi
+ Stavano oziosi, ed eran poste l’ire,
+ Quando Tebaldo Cappelletti un giorno
+ Fea ad un Montecchi grave oltraggio e scorno.
+
+ Tosto di quell’oltraggio il grido corre
+ E ponsi mano alle deposte spade;
+ L’una famiglia che già l’altra abborre
+ Colla avversa s’azzuffa, e più d’un cade;
+ Ma il primo autor di quella guerra istesso
+ Giacque sul suol da gran ferita oppresso.
+
+ E l’uccisore di Tebaldo altero
+ Fu il giovine Romeo con cui pugnava.
+ Ma perchè cessi quel conflitto fiero,
+ Lo Scaligero stuol de’ suoi mandava.
+ E affrenate le parti, un suo comando
+ Romeo condanna ad un perpetuo bando:
+
+ Perchè colla sua pena sia repressa
+ La cruda voglia di vendetta e sangue;
+ E una giusta vendetta sia concessa
+ Alla parte che vide un suo pro’ esangue.
+ Ma non a tutti i Cappelletti al paro
+ Giungea l’annunzio di quel bando caro.
+
+ La misera Giulietta, a cui lo sposo
+ Colpía dello Scaligero il precetto,
+ Condanna il bando a se fatale e odioso,
+ E si straccia la chiome e batte il petto.
+ Ahi meschina! furtivo appena accolto
+ Nel talamo ha Romeo, che già le è tolto!
+
+ Nè l’amante cui il sangue ancor le mani
+ Tinge del fier Tebaldo ch’egli ha estinto,
+ Or meno accusa i destini inumani,
+ E dal suo immenso duolo è oppresso e vinto;
+ Ah qual furia fu mai che mi guidava
+ Allora che a Tebaldo io morte dava?
+
+ Ma pria che il piè dalla cittade io mova,
+ Pria che incominci questo duro esiglio,
+ Te veder prima, Giulietta, mi giova;
+ Lieve mi fia per ciò ogni periglio:
+ Così egli ha fermo, e quella istessa sera
+ Giunge segreto a lei, siccome uso era.
+
+ Chi può dir i singhiozzi ed i dolenti
+ Rimproveri di quella, le focose
+ Scuse di questo, ed i sospiri ardenti,
+ E le promesse dolci ed amorose:
+ Ahi! disse Giulietta, ad ogni patto
+ Io verrò teco, e di partir fea l’atto.
+
+ No no, resta, Romêo le dicea,
+ Tu sostener non dèi questa fatica:
+ Anco mutar sper’io la sorte rea;
+ E tornerò, se mi fia quella amica.
+ Che se l’aspra fortuna a noi non cessa,
+ Allor, mia cara, a me verrai tu stessa.
+
+ E frate Leonardo, il qual congiunse
+ Le nostre destre, fia che a me ti guidi;
+ In lui confida, ei la pia cura assunse;
+ Segui tu ognora suoi consigli fidi:
+ Ah, se in tutto la sorte non è fella,
+ Cangerassi alla fin questa rea stella.
+
+ Ed il mattino i due pietosi amanti
+ Disgiunse: ahi mattin grave d’ogni male!
+ Dier le dolcezze loco a lunghi pianti,
+ E su lor spargea i rai astro fatale.
+ E l’anima mia afflitta ed angosciosa
+ Tutto sconvolge l’istoria pietosa.
+
+ Poche volte la luna il vario aspetto
+ Avea mostrato al sottoposto mondo,
+ Quando di Giulietta il padre ha stretto
+ Col conte di Lodrone imen giocondo,
+ E dare a lui promesso ha la figliuola
+ Di suo ricco dominio erede sola.
+
+ E poichè stipulato egli ha il contratto,
+ Sorridendo ne parla a Giulïetta:
+ Alla meschina il cuor si spezza a un tratto,
+ Pallida fassi ed un sospiro getta:
+ Ah mio padre uccidetemi, ma vero
+ Giammai non fia ch’io sposi il cavaliero!
+
+ Ma il fero vecchio, non uso ai contrasti,
+ Minaccia la tapina e sì le dice:
+ Or più tempo non è; promisi e basti;
+ E guai se opporti ti attenti, infelice.
+ In quelle angustie orrende fa ricorso
+ Giulietta a fra Leonardo e n’ha soccorso.
+
+ Questi le diè di possenti erbe essenza,
+ Che, tolta, l’avria resa come morta:
+ Certo l’effetto ha reso l’esperienza;
+ Ma danno a chi la toglie essa non porta.
+ Dopo circa trent’ore, il poter cede
+ Dell’erbe, e al corpo allor la vita riede.
+
+ Tu le dice, Giulietta, fie creduta,
+ Inghiottito il liquor, caduta morta;
+ A te aprirassi allor squallida e muta
+ Del sepolcro de’ tuoi padri la porta;
+ E se giacer non temi ove è Tebaldo,
+ Quivi io ti recherò soccorso saldo:
+
+ E fuor trarrotti, e con mentite vesti
+ In breve al tuo Romeo sarai condotta.
+ Ciò si faccia, diss’ella: ch’io m’arresti
+ Mai non sarà da alcun tenore indotta;
+ E tranquilla la sua anima fatta,
+ L’inganno appresta onde fia in salvo tratta.
+
+ E ecco la notte nella ricca sede
+ De’ Cappelletti alto clamor si leva,
+ Che morta è Giulïetta: il viso fiede
+ La madre sua; ma il duol più ancor s’aggrava
+ Sul vecchio padre: Ahi dicea, mia diletta,
+ Io sol t’uccisi che t’ho contraddetta.
+
+ Ma fra Leonardo manda un suo fedele
+ A recare a Romeo il grave avviso;
+ E quale arcano nel fatto si cele
+ Gli spiega, e come a lui ha il cielo arriso.
+ Ma ahi! sventura, un fido servo giunse
+ Prima a Romeo, e nunzio il cuor gli punse.
+
+ Era di Giulïetta un servo antico
+ Conscio dell’amor suo e a lei devoto,
+ E favorito avea l’amor pudico
+ Cui nascosto sacrava un santo voto.
+ Non ebbe appena egli il rio caso visto,
+ Che andò a Romeo nunzio mendace e tristo.
+
+ A Romeo, che allor sede avea posto
+ In Mantova alla corte del Gonzaga,
+ E che sperava, il suo favor frapposto.
+ Presto Giulietta, tornando, far paga.
+ Il giovine, colpito a quell’avviso,
+ Corre a Verona e forma un crudo avviso.
+
+ Ahi fiera iniqua sorte, ei fra sè disse,
+ Tutto sfogato hai in me il tuo rigore.
+ Me, nascendo, la Parca maledisse,
+ Splendean le stelle d’un empio furore.
+ Or che mi resta più? sol qualche istante
+ Per rivederla, e per morirle innante.
+
+ E la seconda notte che copria
+ L’inganno di Giulietta era discesa,
+ Quando Romeo, che in sentenza ria
+ Ne venne, è accinto a una crudele impresa;
+ Entrato in la tomba è de’ Cappelletti,
+ Ove l’han spinto i suoi feroci affetti.
+
+ E ivi, scoprendo una lanterna cieca,
+ Sua Giulïetta ebbe subito vista.
+ Piange su quella qualche tratto, e sbieca
+ Di poi lo sguardo; ed oh orribil vista!
+ Volge al petto la punta del suo brando,
+ E cade su Giulietta, lei chiamando.
+
+ Spiccando il sangue tiepido, il bel seno
+ Innonda di Giulietta, ed ei morendo
+ Pur la bacia: ma mentre già vien meno,
+ Il tiepor del suo sangue (o effetto orrendo!)
+ Gli spiriti agghiacciati richiamava
+ Della fanciulla che a nome chiamava.
+
+ Quindi risponde ella con debil voce,
+ E di Romêo proferisce il nome.
+ Ma poi che ha visto il fiero fatto atroce
+ E a se presso spirante Romeo, come
+ Vide il mortal singhiozzo, un grido mise,
+ Cadde su lui, ed il dolor la uccise.
+
+ Ahi! amanti infelici, apriste appena
+ Di incerta gioja gli occhi a un debil raggio,
+ Che la sventura che l’uomo incatena
+ Voi sommesse a suo orribile servaggio.
+ Di gioia un’ora seguon mille ambasce:
+ Quanto infelice è l’uomo allor che nasce!
+
+ Batteva allora mezza notte il segno,
+ E fra Leonardo (che era l’ora quella)
+ Venìa per porre fine al suo disegno,
+ Quando agli occhi gli appar la scena fella.
+ Si copre il viso: ed ahi che feci! grida.
+ Quanto sei uman senno scorta infida!
+
+ E del suo fallo a sè per pena ingiunge
+ Di palesar quai speranze deluse.
+ Spesso i nemici reo fato congiunge,
+ E questo accadde. Una sol tomba chiuse
+ I corpi degli amanti; e il pianto spenti
+ Ebbe gli odi funesti de’ parenti.
+
+Questa pietosa istoria cantando il Menestrello la accompagnava colla
+espressione della più alta commozione. Era un quadro meraviglioso a
+ritrarre, vedere il giovine Trovatore con animata fisonomia accompagnar
+l’espressione del canto e delle parole; la bella Beatrice tutta intenta
+pender dal labbro del cantore, e gettar un tronco sospiro di quando
+in quando, sospiro pietoso sulle pene de’ due amanti che tanto la
+commovevano pel barbaro destino che li separava; Agnese, la cameriera,
+essa pure tutta assorta nel pensiero delle esposte avventure; e
+finalmente il Falconiere in altro canto; ritto in piedi colle mani in
+mano in aria di dignità, e dietro lui un gruppo grottesco di contadini
+con aperte le bocche, fra i quali si distinguevano due antiche nostre
+conoscenze, la giovine Lucia, che avea ancora nella testa le promesse
+fattegli da quel ribaldo di Carcano, ed Andrea, il suo tardo ma robusto
+difensore. Però non ebbe appena terminata la sua canzone, ed ancora
+la mano scorreva sulle corde del dilettoso istrumento, quando i vari
+gruppi cangiarono tutti di situazione, e ne fu cagione lo squillare di
+un corno che udissi alla porta.
+
+— È mio padre, — disse Beatrice; ed un istante tramutossi in viso il
+Trovatore. Il Falconiere corse tosto per calare il ponte; e la classe
+inferiore degli ammiratori del giovine poeta scomparve ad un tratto
+dalla sala.
+
+Poco dopo entrava in questa Giovanni Pusterla, preceduto dal Falconiere
+che portava una lucerna, la qual pose sulla tavola che stava nel mezzo
+del salone; dappoichè la notte di già, piuttosto che il giorno, ivi
+dominava. — Tu hai avuto oggi il tuo trattamento favorito, figlia mia,
+— disse il Pusterla: — via, un abbraccio, che mi pare un secolo di non
+vederti! Chi è questo Menestrello? la sua fisonomia non mi riesce del
+tutto nuova, ma non so dove il vedessi; basta, ne sono tanti pel mondo,
+potrò averlo veduto come cento altri. Su via, narratemi: non vi furono
+novità durante la mia assenza? — Nel mentre che egli così parlava, il
+Trovatore ritiravasi in un angolo della sala.
+
+— Nulla che meriti di essere or riferito, padre mio: voi sarete stanco:
+avete viaggiato tutto il giorno: già il sole è tramontato; il lungo
+cavalcare vi farà bramare il riposo.
+
+— No, no, angiolo mio, io sto benissimo. A proposito: ho inteso dire a
+Monza che presso Erba era successa una violenza in questi giorni, in un
+castello o in una chiesa non so bene: che fu mai questo, Beatrice? me
+lo narra per disteso.
+
+— Violenza! Padre mio, in Erba non fu commessa violenza di alcuna sorte
+che io sappia. Ma via, fate a mio modo, pensate a ristorarvi. — La voce
+così dicendo alla fanciulla tremava e venìa meno.
+
+— Sì sì, ora ora; e tu Giorgio sapresti dirmi che sia accaduto? il tuo
+viso mi dà certo indizio che tu ne sei al fatto.
+
+— Signor padrone, — disse il Falconiere che non potea più tener le
+parole nella strozza, — per me da galantuomo non saprei che dire, — ed
+accompagnava la protesta di una smorfia, che ben dava a di vedere tutto
+l’opposto di quello che volea far credere.
+
+— Ah non sapresti che dire, gaglioffo? Che c’è; vi saresti tu forse
+entrato a far la prima figura! so che sei un cavallo ardente in queste
+cose. Via, che il diavolo ti porti; parla, chè se taci per malizia
+forse io te ne farei pentire.
+
+— Per parlare si fa presto, per parlare: ma...
+
+— Orsù, qui c’è del mistero: voglio che parliate. Figlia mia, se alcuna
+cosa sapete che mi risguardi, mel palesate: io comincio a dubitare che
+ci sia del serio.
+
+— Sì, invano io bramerei tenervelo celato. Sappiate adunque che, punto
+dell’oltraggio a lui fatto, Arrigo Bianchi venne per vendicarsi contro
+il vostro castello; ma non appena io mi fui mostra per supplicarlo che
+generoso fosse verso una fanciulla che sola rimaneva fra queste mura,
+egli si ritirò, mostrando magnanimità eguale alla alterezza, e quindi
+tutto qui finì; poichè, ritirandosi anche espresse il suo desiderio che
+queste lunghe inimicizie non procedesser oltre, dopo un primo sfogo di
+una cieca animosità.
+
+— Oh corpo di satanasso! Ma in quale modo egli potè entrare nel
+castello? Vi sarebbe qui un qualche tradimento? — con tuon grave
+volto al Falconiere domandò il vecchio Ghibellino. Beatrice non facea
+replica; ed il Falconiere prese sopra di sè il carico di rispondere al
+suo signore.
+
+— Sì, tradimento! dopo che un galantuomo fa tutto il suo possibile, va
+a immaginarti che sia un traditore. Non mi aspettava dopo venti anni
+di carica un simile complimento. Per dianora, se non fossimo stati otto
+contro quaranta: e poi, se quel maledetto fuoco non avesse fatto il suo
+bisogno; ma, basta, e il ponte e la porta ora sono rifatti, e prima che
+vadano in carboni una seconda volta lascia fare a Giorgio Falconiere!
+
+— Dunque le cose furono spinte a questo segno! Tanto furono arditi
+di fare costoro! Questi Guelfi vili e poltroni, tanto adunque alzano
+ora il capo e così ci vengono a tentare! Ma i vigliacchi, i codardi,
+sapeano di certo che il vecchio cignale era lungi dal suo covo, e per
+questo si attentarono di sorprenderlo all’impensata. Ma or via, or via,
+noi loro renderemo la pariglia, ma a misura di carboni di fuoco. Giuro
+al cielo!...
+
+— Non giurate, padre mio, non giurate; Pensate che se coloro vi hanno
+oltraggiato, un desiderio di vendetta li mosse per la perdita di un
+compagno che voi gli avete spento. Pensate alla generosità del Bianchi
+che non abusò del suo vantaggio, e ritirossi alla prima mia preghiera.
+E ancora frate Paolo, in nome del signore ci raccomanda non voler
+turbare la tranquillità, non voler lordarvi del sangue di uomini che
+pure tutti hanno per padre l’istesso Adamo...
+
+— L’istesso Adamo tu dici! E quando mai dal tronco istesso uscì la
+forte quercia e la debole canna che scuotesi al primo vento? Frate
+Paolo! Sarà egli capace frate Paolo, coi suoi bei discorsi, di
+vendicare i torti nostri? Ah sì..., io ho il torto di parlar teco di
+siffatte cose: ebbene, lo vogliono, sia fatta; fuori le spade, e si
+rinnovino in Erba le stragi dei tempi del Barbavara. Ma prima con lui,
+sì con lui... Figlia mia, sento che ho bisogno di riposo. Giorgio mi
+segui.
+
+Nel mentre che il Pusterla così parlava, l’ira da prima la più violenta
+lo investiva; quindi quella freddezza che lo mostrava uomo uso ai
+perigli ad essa succedeva. Ma le ultime sue parole furono proferite con
+un’aria di mistero che indicavano celare una diversa risoluzione ed un
+arcano.
+
+— Agnese, — disse allora Beatrice, — conducete fuori dal castello quel
+Trovatore, e dategli larga rimunerazione.
+
+— Signora, — disse il Trovatore, che durante tutta la scena da noi
+riferita era rimasto nella più perfetta immobilità, — ho alcune parole
+a dirvi prima, se in ciò, gentile, mi volete compiacere.
+
+— Ebbene, Agnese, ritirati in un angolo della sala; e così che avete
+voi a farmi sapere?
+
+— Nulla, fuorchè io sono Arrigo Bianchi!
+
+La giovine trasalì, sebbene un consimile sospetto confuso, già l’avesse
+tentata più d’una volta.
+
+— E che vi mosse a qui venire?
+
+— Mi mosse quell’amore di cui ardentemente mi accese la vostra
+prima vista durante quel torneo di cui vi piacque tener memoria;
+quell’amore che divenne in me forza irresistibile, poichè fra sì
+sciagurate circostanze la seconda volta vi presentaste agli occhi miei;
+quell’amore che ora più non si spegnerà vedendo quanto generosa sia
+l’anima vostra, quanto benigna vi piacque assumere le mie difese.
+
+— Ebbene, per quanto cara vi è la vita, per quanto avete di più sacro,
+ritiratevi, tosto partite. Io procurerò, sì..., per gratitudine..., di
+reprimer il vendicativo odio del padre mio. Voi..., e voi dal canto
+vostro, ve ne scongiuro, reprimete i vostri alteri spiriti. Agnese,
+conduci questo Menestrello fuori del castello. — Ciò detto, essa stessa
+incontanente uscì dalla sala. Ed Agnese, dicendo al Trovatore: — Voi ci
+cantate dei casi strani, ma vi so dir io che da noi se ne veggono tutti
+i giorni di nuovi, — lo condusse fuori della sala. Volle rimunerarlo;
+ma il Menestrello, contro l’uso di tal gente e con grande stupore
+della giovine, rifiutò di nulla accettare, e mestamente lasciò il forte
+recinto di quell’antico castello.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+FUNESTI EFFETTI DELLA VENDETTA
+
+
+Pochi istanti dopo che il finto Trovatore fu uscito dal castello,
+Beatrice cogli occhi rugiadosi, i lineamenti animati dal forte
+contrasto di affetti che tanto la commovevano, ricomparve nella sala e
+si pose a sedere sovra una seggiola, ove stette alcun tempo silenziosa.
+
+— Agnese, in quali tempi viviamo noi mai? — disse finalmente alzando
+gli occhi mestamente sovra la giovinetta sua cameriera.
+
+— Fatevi coraggio, il signor Giovanni Pusterla è uscito da maggiori
+burrasche di questa: gli sarà facile freddare il Bianchi o quell’altro
+che vi han fatta tanta paura, e ritornarne allegro e tranquillo al
+suo castello, a tracannarsi quattro fiaschetti di vino in onore della
+vittoria.
+
+— Che ciò non accada giammai! — sclamò Beatrice. E stette un istante in
+silenzio: due minuti dopo ricomparve nella sala Giovanni Pusterla.
+
+La forte espressione delle ferventi passioni che avevano agitato il
+petto irascibile del vecchio Ghibellino, avea dato luogo alla abituale
+sua imperturbabilità mista di buon umore. Egli avea di già presa la
+sua risoluzione, ed ora già più non pensava all’accaduto, se non come
+ricordarsi un suole di una storia antica sulla quale freddo e sicuro
+ha di già proferito suo giudicamento. Egli si assise innanzi alla
+tavola, sulla quale un istante dopo il Falconiere dispose una sucolenta
+imbandigione di carni ed altre vivande, e volgendosi alla figliuola,
+che silenziosa stavagli vicina, così prese a dirle.
+
+— Un po’ di stizza mi sturbò al primo vederti, Beatrice: ora mi
+è passata. Quanto noiosi mi riuscirono que’ quattro giorni che io
+passai in Monza con Estore Visconti! Il bravo cavaliere non lasciò
+nulla per divertirmi. Conviti, giostre, balli: egli se la passa
+assai allegramente. Ma, il credereste? abituato omai a questa vita
+solitaria, senza voi, cara mia Beatrice, io mi trovava in un deserto.
+— Qui fe’ una posa, portò alla bocca il primo boccone, e mangiando
+alternativamente e parlando così proseguiva. — Altro io non affrettava
+che il mio ritorno, e sì che tanto Estore quanto il signor Giovan
+Carlo ad ogni patto non voleano ch’io partissi. Aspettano Facino: il
+generale del Duca ha dei grandi disegni pel capo; e vuol comunicarli
+ad Estore. Hanno fatto la pace: ora stringere vorrebbe Facino una lega
+offensiva. Contro chi, non si sa: sospettasi contro i Rusconi di Como.
+Estore lo attendeva da un giorno all’altro, e avrebbe voluto che io
+fossi presente al loro abboccamento. Ma io non potea restare: davvero,
+Beatrice, davvero come son cristiano! parea che il cuore me lo dicesse:
+Torna a casa tua; vi sono delle novità. E dovea così propriamente
+venire il diavolo a intorbidarmi il piacere del rivederti; dovea quel
+Guelfo inetto venire ad insultarmi, per fabbricarsi la propria rovina!
+Ebbene, corpo di Satanasso, non son Giovanni Pusterla se non lo fo
+pentire, e se non lo mando all’inferno insieme agli altri Guelfi che
+lo precedettero la giornata del _Malcantone_! Oh quel giorno sì che
+le loro case offrirono una bella scena! Ma dopo tutto ciò, ardire...,
+ardire... Basta non ne parliamo; al rammentare il tuo pericolo tu ti
+commuovi e impallidisci. Ma non dubitare, Beatrice, sarà l’ultima volta
+che tali affronti tu avrai sofferti; e costerà caro, a chi lo ebbe, il
+piacere di averti angustiata.
+
+— Ah padre mio, da ben altre fonti deriva la mia inquietudine. Io
+sono orfana della madre, e voi siete il solo in cui ponga l’amor mio,
+il solo mio sostegno. Troppo preziosi sono agli occhi miei i vostri
+giorni. Io troppo vi compresi: voi vi volete cimentare con quel giovine
+valoroso. Ma deh! non vogliate arrischiare la vostra vita contro chi
+dell’impeto di un’età bollente è dotato. Colui inoltre, perdonatemi,
+troppo ancora mostrò di virtù perchè non merti indulgenza. Egli invase,
+è vero, il castello di un suo rivale per vendicare un amico ucciso; ma
+rispettò la debolezza, rispettò l’onor mio...
+
+— Tu mi sei diventata Guelfa, figlia mia! Sai tu che prendi con molto
+calore a difender la causa di quel giovine presuntuoso? Ma di me che
+temi? ed a colui, a colui è ben necessario insegnare a non stuzzicare
+la vipera che a lui non bada. Ma via, non ne parliamo più. Io non
+intendo nemmeno torgli la vita. Egli ti ha rispettata: ebbene merita,
+come tu dici, indulgenza, e l’avrà. Gli darò una buona stoccata fra
+carne e carne, e s’egli dopo s’aqueterà, non si parlerà altro di questo
+affare. L’hanno fatta veramente da Guelfi, la hanno fatta! Io credo,
+Beatrice, che fosse la paura, non già la tua presenza, che gli facesse
+ritornare. Avranno sentito un qualche romore, han creduto che gente
+arrivasse, son fuggiti, chi sa con quale fretta! Oh, ci scommetto, la
+fu così. Un Ghibellino non avrebbe lasciato così a mezzo la cosa, ed
+avrebbe per lo meno del castello fatto un falò. Ma i Guelfi dalle loro
+sconfitte hanno imparata la prudenza. Ora che hanno la testa rotta,
+sono assai discreti ed umani: e vedi moderazione di cui si vantano!
+Ebbene, tanto meglio per loro; altrimenti non so se a quest’ora ne
+resterebbe più il seme. Ma tu hai gli occhi pieni di lagrime?
+
+— Sì, padre mio, sì. Ah, se vedeste lo stato dell’anima mia! vi farebbe
+pietà. Voi parlate di vittoria, di vittoria generosamente acquistata:
+ma chi misura i colpi? chi mi accerta che un momento fatale a me non
+vi tolga? O chi mi accerta che invece voi, anche involontariamente,
+togliate la vita ad un giovine a cui pure assai io debbo? Deh non
+appigliatevi al più dubbioso de’ partiti: ascoltate le sagge e pie
+esortazioni di frate Paolo, perdonate, e non vogliate così porgere
+alimento a novelle discordie.
+
+Il vecchio Pusterla stette un istante come pensieroso: poi, animando
+i suoi maschi lineamenti di collera e superbo sdegno, battè col pugno
+sulla tavola e così sclamò. — Che vuol dir ciò? Che parole sono queste?
+Chi imprenderà ad essermi guida in ciò che tocca l’onor mio? chi
+opporre sponda intende al mio giusto sdegno? Questi frati sono contrari
+ai Ghibellini, come che tutti sieno nemici di Santa Chiesa, e ci
+vengono a fare il saccente in casa. E voi, ch’io non vi senta, io, più
+difendere nessuno di quella maledetta razza de’ Guelfi, che il diavolo
+se li porti. — Qui troncò le sue invettive, alzossi, e di repente
+lasciò la sala.
+
+Allora Beatrice rimase come colui a cui il fulmine scese
+improvvisamente a lato, nell’istante che, côlto da una gran procella,
+sotto d’annosa quercia cerca ricovero ed asilo. Immobile, smemorata,
+compresa da un terrore tanto più crudele quanto più indeterminato,
+a lei pareva di repente quella benefica luce sparire che ancora la
+guidava in un mare pieno di scogli, nè mezzo alcuno più scorgeva per
+evitare il suo danno. Il padre o il generoso liberator suo, l’oggetto
+ancora per cui forte parlava il suo cuore, il bravo cavaliere vincitore
+ne’ tornei, sì destro nelle giostre e ne’ nobili giuochi di che
+occupavasi allora la gioventù, colui (che serve tacerlo?) che pure
+oggetto era di tutto il suo, sebbene combattuto, amore, e de’ suoi voti
+taciti; o il padre o l’amante sanguinosa avrebbe resa una mano cara di
+un sangue non men caro e inapprezzabile. Che se l’amante caduto fosse,
+non era essa colpevole della sua morte, che abbastanza non vi si era
+opposta nel mentre lei con tanta generosità quegli avea salvata? Che se
+il padre vittima soggiacesse di un involontario colpo, oimè quale vita
+a lei si toglieva! e da chi si toglieva! Queste idee, che da principio
+confuse prostrarono la mente sua, più distinte la immersero poscia
+nella più profonda desolazione.
+
+— Ma io impedir debbo ad ogni costo, — disse ella fra sè, — io impedir
+devo ad ogni costo che ciò avvenga. Io stessa mi porterò sul luogo ove
+aver dee effetto il ferale combattimento, e lo frastornerò. — Questi
+pensieri essa volgeva nella tacita mente. Volta quindi ad Agnese, le
+disse: — Chiamami Giorgio, il Falconiere, io deggio parlargli. — Il
+bravo difensore del Castello Pusterla non tardò che qualche istante a
+comparire in sua presenza.
+
+Era il Falconiere uomo alquanto rozzo, ma non tanto però che ancora non
+facesse la prima figura nel villaggio di Parravicino in cui era nato;
+e se era facinoroso, era per altro ancora di ottimo cuore. Le sue idee
+aveano, è vero, preso il corso a cui travolgeale tutte il torrente
+de’ suoi tempi; ma il suo cuore aprivasi alla voce della ragione e
+dell’affetto. Noi abbiamo già detto che era grande della persona, ma
+non pingue; avea lineamenti robusti, ma non fieri; era uomo coraggioso,
+e lo vedemmo, ed un po’ altero della propria importanza.
+
+— Giorgio, — gli disse Beatrice, — voglio da te un servigio. Promettimi
+che me lo accorderai.
+
+— È mio dovere servirvi, signora Beatrice: uno contra uno, uno contra
+due: ancora contro tre, comandatemi.
+
+— Oh! tu non hai nella mente che zuffe e risse. E parti egli che
+io abbia a far le parti di capo di parte? Ah! pur troppo de’ fatti
+sanguinosi si succedono con una rapidità spaventosa; ma io non li
+riguarderò giammai che con orrore.
+
+— Voi parlerete bene; e la vostra lingua ha fatto anche molto uno di
+questi dì. Ma non parla così il signor Giovanni Pusterla.
+
+— E perchè Giorgio così voi dite, perchè?
+
+— Il perchè? Le donne hanno sempre questa parola sulle labbra: ma,
+perdonatemi; io non vorrei far male nel dirvi di questo perchè.
+
+— E credi tu che io nol sappia?
+
+— Che domani si hanno a ritrovare...?
+
+— Sì, mio padre ed il Bianchi.
+
+— Nel bosco, innanzi la cappella del Marliani; nel luogo delle povere...
+
+— Per battersi all’ultimo sangue.
+
+— Voi dunque sapete tutto. A mezzo dì ogni cosa sarà probabilmente
+terminata.
+
+— Oimè!
+
+— Che avete, che diventate pallida come la cenere?
+
+— Io mi sento morire!
+
+— Or, ora chiamo Agnese che vi soccorra.
+
+— Ah no, tu solo puoi soccorrermi con una parola.
+
+— Non che una parola, cercatemi la vita, o dolce mia Signora.
+
+— Tu mi aiuta a impedire questo scontro, — disse con voce appena
+distinta e soffocata dal dolore che un fiume di lagrime spremeva, la
+misera Beatrice.
+
+— Ma come... ma perchè?
+
+Richiamò Beatrice con uno sforzo di fortezza i propri spiriti, e così
+gli disse:
+
+— Ebbene, adunque la sfida è già partita; e se non è partita, sarebbe
+invano che io cercherei di stornarla. Ma tu puoi aiutarmi a fare che
+non abbia effetto: va al convento di S. Francesco questa sera istessa,
+cerca di frate Paolo, e digli che domani, un’ora prima che scocchi il
+mezzodì, trovisi nel nostro castello: digli che ci va della vita, anzi
+di molte vite si tratta; digli che in nome del cielo lo scongiura ad
+essere pronto Beatrice Pusterla...
+
+— Ma che volete voi fare?
+
+— Tu conosci il luogo ove accader deve il combattimento; quivi ci
+condurrai.
+
+— Io? ma il signor Giovanni Pusterla mi ammazzerà... Ma voi mi
+commovete. Poveretta! il dolore vi opprime in un modo crudele. Accada
+ciò che accader può, io vi seconderò. Vado ora subito a San Francesco.
+
+— Il cielo ti benedica, mio caro Giorgio; il cielo ti ricompenserà.
+
+— Ed io invece sono pieno di cattivi presentimenti; una maledetta
+civetta par che mi annunzi che vicina è la mia morte.
+
+— Disperdano i venti il triste augurio: un uomo che è accessibile alla
+pietà non dovrebbe morir mai in questi nostri tempi, in che è sì rara.
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+IL CAPITANO DI VENTURA
+
+
+Il giorno appresso il Falconiere fu di buonissim’ora al Castello del
+Monte, recando la sfida del sig. Giovanni Pusterla al giovine Arrigo.
+Questi con freddezza l’accolse, la lesse, esitò un istante, ma infine
+rispose che l’accettava e che non si sarebbe fatto aspettare all’ora
+determinata.
+
+Portava la sfida che soli avessero a trovarsi nel vasto bosco che
+giaceva fra il Castello del Monte e Parravicino, siccome abbiamo visto.
+Il luogo di convegno era la piazzetta della cappella Marliani. Quivi
+colla spada si sarebbero resa la ragione che ognuno di loro pretendeva.
+
+Frattanto, la mente di Beatrice era piena del pensiero orribile del
+fatal conflitto che, se essa non potea distornare, avrebbe avuto luogo
+il giorno seguente o qualche altro appresso. Le sue pupille, immerse
+nel pianto, per la lunga fatica dell’animo si erano alfin chiuse
+al sonno; ma quale sonno torbido e inquieto, e peggiore assai della
+stessa veglia! Cento fantasime orrende ella vide da principio, che
+con terrore indeterminato la scossero tutta la notte e conturbarono:
+finalmente sul mattino, quando la superstizione assegna ai sogni un
+grado di probabilità siccome nunzii del vero, perchè più distinti si
+presentano, ecco le idee sue prender forme più determinate. In una
+mesta giornata procellosa, ecco sorgonle innanzi le folte querce fatali
+della piazzetta della Cappella, e l’orribile teatro del paventato
+combattimento eccole starle dinanzi, scena tremenda che la agghiaccia
+d’un indefinito terrore. Quivi su quella piazza, fatale un giorno,
+e che ora sta per acquistare novella e non men funesta celebrità,
+ecco di già starsi a fronte i due rivali, entrambi a lei cari, e
+la cui vita del pari corre mortal periglio. Essa, che in disparte
+si trova fra un cespuglio, ecco muove il piede per avanzarsi; ma il
+piede nega di sostenerla: è sola, e il fido frate non è giunto per
+iscortarla. Apre essa il labbro, ma, fosse effetto d’incanto funesto,
+fosse avversa sorte, la voce ricusa di formare il suono; il labbro
+non articola che tronche e mute parole; la lingua stessa ricusa di
+palesare l’orrore che la comprende. Quale situazione è questa mai! Nel
+mentre che essa giunger non può opportuna al soccorso, l’amante suo
+contro il padre suo trae la spada; cresce il furore dei colpi, d’un
+triste fragore rintronan gli echi della selva e della cappella; ma
+ancora il sangue non scorre che in piccola copia. Inferociti per la
+lunga resistenza, i due crudeli combattenti ecco obbliare le difese,
+ed entrambi furiosamente per ferirsi l’uno sull’altro si scagliano.
+Sono soddisfatti, ed una doppia ferita fa che l’uno cada all’altro
+dappresso. A tale sventura, una convulsa forza cresce alla meschina;
+balza dal suo nascondiglio, e tale è la scossa dell’animo suo, che il
+sonno fugge, e piena di terrore ella si desta. Dubita da prima, poscia
+esclama: — Cielo ti ringrazio; il delitto non è ancora consumato!
+
+Gittasi in ginocchione a pregare chi è maestro e fonte di ogni pietà:
+essa ôra, ed ôra con tutta fiducia che le sue preghiere possano
+venire esaudite. — Mio Dio, — diceva, — esaudisci i voti di un cuore
+umile e addolorato! — Ella avea passate due ore in tale situazione,
+quando entrò nella sua camera il vecchio di lei padre, che sorridendo
+le disse: — Che è, Beatrice? Tu ti offendesti forse d’ieri sera: ma
+quando la stizza mi prende non sono più padrone di trattenermi. Io non
+ti vidi questa mattina; ma io non volli partire per la caccia senza
+abbracciarti. Dammi un bacio; e non mi aspettare che dopo mezzodì.
+
+— Ah dunque voi partite!...
+
+Questa esclamazione non avea nulla in sè; altro senso non avea se non
+quello che gli attribuiva l’accento con che veniva profferita; ma il
+vecchio ne fu commosso fino nel fondo dell’anima, sebbene credesse la
+figlia ignara del suo disegno.
+
+— Sì, parto; ma che male v’è in ciò? non è quello che mi accade di far
+tutti i giorni? parto col mio falco a passare tre o quattro ore.
+
+— No, il mio cuore mi dice che voi mi tenete celato il vero. Il mio
+cuore mi assicura che non è la caccia che vi chiama, ma un’idea di
+vendetta.
+
+— E se ciò fosse, sarebbe questa la prima volta? Ma il cuore sempre
+a voi donne dice qualche cosa, e ben di rado indovina. Tutto effetto
+di sospettoso temperamento. Adunque, figlia mia, dammi un bacio,
+ed asciuga queste lagrime, che io non amo nè ho bisogno di essere
+commosso. — Qui la strinse fra le sue braccia, e le purpuree guancie di
+lagrime cosperse le baciò.
+
+— E volete?...
+
+— Addio, — sclamò il Pusterla con alquanto dispetto, che contrastava
+colla tenerezza, e di là si tolse.
+
+Beatrice si accorse che inutile sarebbe stato l’arrestarlo ed operare
+un’ulteriore insistenza: la sua speranza era solo nell’amore che le
+portava Arrigo, e nell’amore del padre, il quale non avrebbe voluto
+ricusarle il sagrifizio di una vendetta, quando l’avversario suo avesse
+conosciuto che solo all’intervento di lei egli lo doveva; e non meno
+confidava nella autorità veneranda del suo compagno.
+
+Fra le torbide cure che la agitavano, passò un’altr’ora; e con tremore
+e trambasciamento sentì finalmente aprirsi la porta della sua camera,
+nella quale il Falconiere ammise frate Paolo. Essa in breve ragguagliò
+il buon padre di ciò che stava per accadere e del suo disegno.
+
+— Adunque tosto mettiamoci in viaggio, — sclamò questi, ed un istante
+dopo tutti e tre furono fuori del Castello Pusterla.
+
+Intanto il vecchio Ghibellino di questo proprietario, a cui il pensiero
+del duello che dovea aver luogo, siccome cosa assai ordinaria, non
+avea tolto nè il sonno la sera antecedente nè l’appetito la mattina,
+imperocchè sommamente egli confidava nella sicurezza del proprio
+braccio, e nel suo animo freddo nel combattere, uscito che fu dal suo
+castello, moveasi soletto, e tenendo in pugno un falcone femmina, verso
+di Orsenigo, avendo in animo di non intermettere il suo prediletto
+passatempo perchè avesse quel giorno a mettere a cimento le proprie
+forze, o per meglio dire a scambiar quattro colpi con un giovine di
+primo pelo, che, come ei pensava, in breve avrebbe punito del suo
+ardimento con qualche buona ferita; mentre la sua cortesia verso la
+figlia, sebbene ei la attribuisse a timore, doveva pure meritargli un
+po’ di compassione. — Sì, — diceva egli al suo falco, — come vale più
+un falcon femmina di tutti i falchi maschi del mondo, così vale più
+uno degli antichi Ghibellini di tutti questi poveri Guelfi che nascono
+ora, e che non hanno tanti anni da ricordarsi il male che loro abbiamo
+fatto otto anni fa. Vorrebbero essi ricominciare il giuoco; ma che può
+far mai contro lo sparviere la colomba! Ma questa sera senz’altro sarà
+distinto il loglio dal buon grano, come dice Frate Paolo nelle sue
+prediche.
+
+Così dicendo, egli ascendeva una collina che dominava varie strade
+delle vicinanze, ed egli movea uno sguardo in giro, fosse per ammirar
+il paesaggio, fosse per desiderio di scoprire qualche preda, quando
+dalla parte di mezzodì vide da lungi alzarsi un gran polverío, ed
+osservando con maggior attenzione, parvegli vedere uno splendor
+d’armi e un brulichio di numerose squadre. Salì allora su di una più
+eccelsa eminenza della collina, e osservando diligentemente, bentosto
+si accorse che da una grossa schiera di armati era quella polvere
+alzata; poichè distinse assai meglio le armi che riflettevano i raggi
+del già alto sole. La schiera si andava avvicinando, e in breve assai
+distintamente gli fu fatto di vedere un grosso esercito, che, a quello
+che sembrava, veniva alla volta di Parravicino. Stava egli adunque
+attentamente contemplando quello spettacolo inaspettato, nè sapeva che
+gente quella esser potesse, quando sentì chiamarsi per nome, e vide
+muovere verso di lui due guerrieri, montati su due grossi cavalli di
+razza milanese, e in que’ guerrieri egli riconobbe due de’ suoi più
+illustri amici, Estore Visconti, cioè, e Facino Cane.
+
+Era Facino Cane uomo di già avanzata età, di statura mediocre, e poco
+notevole della persona; ma nel suo viso, il cui colore abbronzito
+indicava qual intraprendente ed instancabile guerriero egli fosse,
+nel suo viso vedevasi l’impronta della sua volgar nascita, poichè
+nulla v’era in esso che indicasse quell’aria grave e di nobiltà che
+tanto distingue coloro che fin da buon’ora sono avvezzi a modellare
+a cavallereschi modi i loro atti e il loro sembiante. Egli avea due
+occhi grigi, assai vivaci, che s’aggiravano irrequieti nelle loro
+orbite, e due folti sopraccigli li velavano, come se coll’ombra loro
+altrui nascondere ne volessero l’espressione; avea fronte alta, e
+un’espressione di sagacità e avvedutezza in essa parea vedersi, e il
+suo contegno non era senza dignità. Era a quel tempo Facino nel colmo
+della sua fortuna; egli avea più Stato che ognuno dei due fratelli
+Visconti, e le sue idee si slanciavano ancora a più ampia carriera. Il
+suo corpo però assai avea perduto del suo primitivo vigore, tanto più
+che da alcuni anni era di quando in quando assalito da forti accessi di
+gotte.
+
+Estore Visconti potea ben dirsi il contrapposto di Facino: per vero
+dire anch’egli contava i suoi cinquant’anni, ma pure sembrava assai
+più giovine, ed era robusto come un uomo di trenta. Era ben fatto
+della persona, grande, pieno di nobiltà. Più soldato che capitano,
+più galante che ambizioso, amava i piaceri, ed era pieno di spirito.
+Leale, generoso, umano, in posto più eminente sarebbe forse stato un
+altro Enrico IV. Sì Estore come Facino brillavano in una splendidissima
+armatura ornata di fregi d’oro, e sovra essa portavano una ricca
+sorcotta nella quale in più parti era trappunto il loro stemma, ed in
+petto a cui vedevasi la croce rossa, distintivo dei Ghibellini.
+
+— Voi qui! — sclamò attonito Giovanni Pusterla al vedere i due
+nobilissimi guerrieri che a lui di già eran vicini.
+
+— Sì, e saprai tutto: or ci guida al tuo castello che vogliamo
+ristorarci, e ti narreremo ogni cosa per istrada, — disse Estore
+Visconti, il più gioioso de’ due compagni.
+
+Il Pusterla allora esprimendo loro il suo piacere di rivederli quando
+meno se lo avrebbe aspettato, disse che erano i padroni del suo
+castello, e che sperava in esso entrambi avrebbero passato almeno il
+restante della giornata. Terminato che ebbe queste ed altre espressioni
+della sua cordialità, tornò alla domanda del motivo che a quelle parti
+li conduceva. Estore Visconti e Facino erano scesi dai loro cavalli,
+che dati avevano in custodia ai loro scudieri; e mentre questi in
+rispettosa distanza li seguivano, col Pusterla dirigendosi pedestri
+verso il di lui castello presero ad appagare la sua curiosità. Ma
+noi prima di udir i loro discorsi dobbiamo fare un cenno della vita
+dell’uno come dell’altro; il qual cenno gioverà un poco tanto per
+conoscere meglio il complesso della nostra istoria, come anche per
+ispiegare le loro parole.
+
+Facino Cane, di Casale, fu sotto a Giovan Galeazzo Visconti uno
+de’ condottieri di eserciti, o Capitani di ventura[5], che più si
+distinsero per la loro sagacità e il loro valore e quindi a lui
+furon cari, e fu in molte fazioni importanti adoperato; ma la sua
+sorte crebbe assai più dopo la morte di quel Duca, sì terribile al
+rimanente dell’Italia cui minacciò di porre intera nelle catene. Ad
+esso succeduti i deboli suoi figliuoli, il vasto paterno retaggio
+fra di essi era stato smembrato, e col titolo di Duca, Giovanni Maria
+fanciullo di soli quattordici anni (1402) risiedeva in Milano ed avea
+per sua parte, con questa città, Como, Lodi, Cremona, Piacenza, Parma,
+Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna, Siena e Perugia; Pavia, Novara,
+Vercelli, Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza, Feltre, Belluno e
+Bassano furon dominio di Filippo Maria, secondogenito, col titolo di
+Conte di Pavia; Pisa e Crema furono assegnate a Gabriele, bastardo
+legittimato: ma in brevissimo tempo combattuti da ogni parte o da
+potenze rivali, o dalle insurrezioni di molte città in cui si alzarono
+parziali tiranni, Gabriele perdette lo stato; il Conte di Pavia ebbe
+anch’egli a vedersi tolta la maggior parte delle sue città; e nel
+Ducato, perchè più presto rovinasse, oltre a’ molti nemici, insorsero
+di buon’ora dissidii fra i membri stessi che componevano la Reggenza, a
+capo della quale era la Duchessa madre, la quale si formò assai nemici
+colle sue parzialità e colla sua mala condotta.
+
+Fedele in sì triste congiuntura rimase Facino Cane; egli difese
+bravamente Bologna, che però fu poi ceduta al Pontefice, e infrenò
+Alessandria sorta a ribellione. Ma poichè vide che le cose rovinavano,
+e che ognuno pensava a trarne per sè profitto (avendo Pandolfo
+Malatesta ottenuto dalla Reggente Brescia, e Ottobuon Terzo essendosi
+impadronito di Reggio, di Parma, e di Piacenza), anch’egli pensò
+imitarli, ed occupò Alessandria, Novara, e Tortona, prima che cadessero
+nelle mani del Marchese di Monferrato, e di quello di Saluzzo, il
+quale di già avea tolto ai Visconti nel Piemonte Vercelli ed altre
+terre. Filippo e Giovanni Maria Visconti, per tal modo, altro omai non
+possedevano che Pavia e Milano, città di loro residenza; e per giunta
+Milano non era che il nido delle discordie, tanto furiosamente vi
+imperversavano le sette.
+
+Fu poco dopo che morì in Monza la Duchessa, ed un sordo sospetto
+accusò il Duca suo figlio della di lei morte. Quel giovinastro, che già
+cominciava ad essere abbominato, da sè governando mostrava di non esser
+atto a sostenere il peso degli affari, e cominciava dall’inimicarsi
+Facino Cane ed altri Signori, che egli doveva anzi cercare di tenersi
+affezionati, mentre non avea che troppo abbondanza di nemici; ma
+il timore lo fece poi ravvedere, confermò Facino nel possesso delle
+usurpate città, con esso si accordò e fece la pace. Facino, incaricato
+di combattere gli altri nemici del Duca, fra i quali Pandolfo
+Malatesta, Ottobuon Terzo, Gabrino Fondulo, è però sconfitto presso
+Binasco: e il Duca dando la mano a chi trionfa, ricolma di carezze i
+suoi nemici, e precipita Facino suo capitano da quell’alto grado di
+favore a cui lo avea innalzato. Trionfano in Milano i suoi nemici, e vi
+commettono le più orribili concussioni.
+
+Facino allora non spira che vendetta; nè tarda, collegato con Estore
+Visconti, a bloccar Milano, da cui le crudeltà del Duca aveano
+allontanati quei pochi personaggi, che pel senno poteano essere capaci
+a difenderlo. Ricorre allora il Duca all’inganno; tratta con Facino; ma
+poichè con questo mezzo ha vettovagliata la città, rompe d’improvviso
+i negoziati, e dichiarasi irreconciliabile col suo Generale. Facino
+allora dà il guasto alle campagne, e porta il terrore fin sotto le
+mura di Milano; ma il Duca, senza cervello, in sì triste circostanza
+offende ancora Malatesti Malatesta di cui avea sposata una figliuola, e
+questo istiga Pandolfo Malatesta a vendicarlo. Per opporsi ad essi ed a
+Facino l’imbecille Visconti stringe una lega con Bucicaldo, governatore
+di Genova per parte del Re di Francia, che reo di aver dato a morte
+Gabriele Visconti, ad altro non aspirava che ad acquistare al suo
+signore il milanese ducato.
+
+Frattanto i due nemici del Duca, emuli ancora fra di loro, grossi
+entrambi di molte schiere, venivano per disputarsi colla forza il
+possedimento della città. Si scontrarono le loro armi nella valle di
+Rovagnate, ivi si batterono; ma il comune interesse li mise poscia
+d’accordo, e convenivano di impedire prima, uniti, che Milano cadesse
+in mano de’ Francesi, mentre avrebbero poscia in altro tempo decisa la
+loro parzial contesa. Per quanto il Duca si ostinasse, dovette alla
+fin fine piegarsi; e riconciliatosi con Facino, stipulò con esso la
+pace. Allora i Guelfi, nemici di questo Generale, dovettero curvare il
+collo, e furono dai Ghibellini oltra misura oppressi. Facino ottenne
+in dono varie terre nel Milanese; e anche Pandolfo Malatesta ebbe
+soddisfazione, appagato nelle sue varie domande; e parve che il Duca
+sinceramente con essi si riconciliasse.
+
+Poco però mancò che tanta fortuna perdesse a un tratto Facino.
+Bucicaldo, impadronitosi di Piacenza, giunge a Milano senza trar un
+colpo; e la città caduta sotto il dominio de’ Francesi, essendone stato
+creato Bucicaldo governatore, non prova che nuove scosse per la cattiva
+condotta di costui. Ma Facino, collegato col Marchese del Monferrato,
+fatta rivoltar Genova a Bucicaldo, lo battè anche presso Novi, e
+vittorioso tornò in Milano. Invano i Guelfi fecero poi uno sforzo per
+perderlo, congiurando contro la sua vita, nella qual congiura ebbe
+parte anche il Duca; egli salvossi, ed allora pensò a consolidare in
+modo il suo potere che nemmanco il Duca stesso lo potesse abbattere.
+
+Egli quindi, impugnate le armi contro il Conte di Pavia che avrebbe
+potuto dar mano al fratello a rovinarlo, cominciò dall’impadronirsi
+di quella città. Dopo il qual fatto, anche il Duca da lui non fu più
+considerato che come suo prigioniero, ed i due fratelli vennero da
+lui chiusi ne’ loro palazzi e ridotti a mancare persino delle cose
+necessarie. Bene si mansuefece di poi che credette abbastanza solido
+il suo potere; e perchè il duca sembrava più non occuparsi che de’
+suoi piaceri vergognosi e crudeli, Facino già pensava ad accrescere
+con conquisti la propria fama, e quel ducato che un tempo era sì vasto
+e possente; e tolto Canturio a Giovan Carlo Visconti, segnata una pace
+con Estore, che dominava in Monza, disegnava con lui imprendere novelli
+acquisti.
+
+Ecco l’istoria di Facino Cane, la quale, sebbene da noi esposta in
+succinto, forse troppo ancora estesa sarà sembrata al nostro lettore;
+però più breve sarà quella del suo compagno, cioè Estore Visconti.
+Estore, caduto Barnabò suo padre, si era ritirato da Milano che non
+avea più che nove anni; visse in istati stranieri, e molto ancora nella
+Corte del re di Francia, ove egli attinse quello spirito cavalleresco
+per cui tanto andava famosa ai tempi di Carlo VI. Ma succeduto a
+Giovanni Galeazzo il debole Giovanni Maria, risorte di Estore le
+speranze, egli tentando la sua sorte prese ora le parti del Duca, ora
+quelle de’ suoi nemici, e finalmente nel 1407 divenne padrone di Monza,
+ed ivi lietamente teneva la sua piccola Corte.
+
+Fu Facino Cane che prese a rispondere alla domanda del Pusterla.
+
+— Sì, Giovanni Pusterla, mio antico collega, a te sieno palesi i miei
+disegni: perchè dubiterei io di manifestarli a te, che fosti uno de’
+più caldi sostenitori del mio partito? Pur troppo finora mi mancavano
+le forze per intraprendere alcuna bella impresa, a che tanto tempo
+ardentemente io aspiro; ed in mezzo a’ miei prosperi successi tuttavia
+il partito de’ nostri nemici equilibrava le forze mie, sostenuti i
+Guelfi dal capriccioso Giovanni Maria. Ma Giovanni Maria, che odia
+i Ghibellini e me come loro capo, egli che tutti ci vorrebbe vedere
+avviliti e repressi, e per ciò ricorse ad ogni mezzo, persino al
+tradimento; ora l’inetto giovane, siccome il conte di Pavia, trovasi
+del tutto nell’impossibilità di nuocere; nè più inciampo opporrassi
+alle mie imprese. Ed è ben giusto che chi non sa stringere con forte
+mano le briglia del governo le abbandoni, e non tormenti una nazione
+co’ suoi errori; ed è veramente una deplorabile fatalità che colui il
+cui braccio la difende, ancora collo stesso braccio non la governi.
+
+— Facino, queste non sono le intenzioni che mi dimostraste in Monza:
+voi allora mi parlavate come suddito fedele di Giovanni Maria; or via,
+spiegatevi: devo io esser l’alleato del Duca mio parente, o di Facino
+suo generale? — disse Estore in tuono grave e solenne.
+
+— No, Estore; io non penso a tradire il Duca, sebbene egli abbia pur
+tentato più volte di precipitarmi, ed anche di togliermi la vita. Ma
+mia intenzione si è che nel mentre l’inetto sta nel fondo del suo
+palazzo immerso ne’ suoi vizj brutali e nella sua crudeltà, a lui
+sieno tolti i mezzi di impedire il corso delle mie vittorie. Se bella
+cosa ella è essere signore di grande Stato, aumentato col vigore del
+proprio braccio, colla sagacità del proprio senno, non sarà però
+meno glorioso per Facino essere il restauratore di uno Stato, un
+dì gigante nell’Italia, essere l’emulo di Giovan Galeazzo, dare a
+questo Stato ordine e buon governo, sebbene la corona porti un inetto
+giovine che non pensa che a disonorarla. Per questo modo parlerà la
+storia di Facino Cane in più chiaro suono che non parli di ogni altro
+più valoroso condottiero. Questo è quello a che io aspiro, Estore;
+e questi sensi miei già altre volte io espressi a Giovanni Pusterla,
+che ne può far testimonianza. Franchino Rusca sarà il primo a provar
+la forza delle armi mie, ed a cedere l’usurpato suo dominio. O egli
+di buon grado, per una somma, cederà Como e il Lario e tutti i luoghi
+che signoreggia, o la forza glieli strapperà, ed andrà in un carcere a
+finire la sua vita. Dopo lui le forze mie abbatteranno gli orgogliosi
+Malatesta; Bergamo sarà da me assediato, e, se un interno presentimento
+non mi tradisce, cadrà in breve, e cadrà Brescia ancora; nè terminerà
+il nuovo anno che saranno in mio potere Lodi e Piacenza, che io torrò
+al Vignate Cremona, che sarà strappata a Gabrino Fondulo; e forse anche
+Verona e Ferrara. Di poi, se la fortuna mi sarà seconda, cadranno le
+nostre schiere sulla Toscana; Pisa rivedrà inalberata la vipera de’
+Visconti, e Firenze stessa temerà le armi di Facino. — Il capitano
+ducale, così dicendo animava fuor dell’usato i suoi duri lineamenti.
+
+— Facino, la tua fantasia ha fatto un bel volo, nè io volli
+interromperlo. Ma tu corri troppo presto nelle tue conquiste. Or se
+le grandi città ti opponessero de’ forti ostacoli, non sarebbe poi
+l’anima tua tentata anche dalle picciolette, e non volgeresti allora
+lo sguardo tuo avido su Monza posseduta da Estore? Oppure nel mentre tu
+te ne andrai menando sì gran rombo per l’Italia, e rovesciando i nuovi
+dominii per inalzare un nuovo colosso portante la vipera de’ Visconti e
+governato da Facino, quale figura farà intanto il giulivo Estore nella
+sua Monza? Monza è ben più vicina a Milano, di Pisa e di Firenze.
+
+— Estore, tu di me diffidi, — disse Facino in tuono più familiare;
+— ma non hai argomento da credermi uomo infedele. Allorchè io teneva
+segregati da’ loro perfidi consiglieri il Conte di Pavia ed il Duca
+di Milano, allorchè le loro persone erano pienamente in mio potere,
+dimmi Estore, chi mi avrebbe impedito di spegnerli siccome indegni di
+regnare, ed usurparmi il loro scettro? L’imperatore Sigismondo, loro
+nemico, non avrebbe fors’anche lasciato di conferirmi l’investitura
+del Ducato; e quando fatto non lo avesse, Facino Cane era ben uomo da
+sapere i suoi stati difendere. Ma io sono troppo alieno dai tradimenti.
+Quindi tu, Estore, te ne starai sicuro nella tua Monza: e se la sorte
+a me sarà propizia, sicchè conquisti la Toscana, allora tu pure,
+secondandomi, potresti giovarmi, da me ricevendo il governo di Pisa o
+di Siena, ovvero ancora di Firenze. Tu cederesti Monza, e, mio alleato,
+avresti un assai migliore dominio nella Toscana.
+
+— Le idee tue sono belle e grandiose; ma guai se rompesi il vase di
+latte da cui comincia la tua fortuna. E veramente parmi, Facino, che tu
+estenda di troppo le tue vedute. Soprattutto non pensare a Firenze. I
+Fiorentini hanno un patto col demonio; e chi mira a soggiogarli resta
+colpito dalla morte. Così finì Castruccio Castraccani, così Giovanni
+Galeazzo medesimo. Per me poi io non sono tanto ambizioso, Facino;
+sicchè per me non darti brighe. Io imito Marte qualora sono spinto
+dalla necessità al dar nell’armi; ma, tornata la pace, io quel Nume
+imito ingannando le ore oziose accanto ad una bella, ed i cuori delle
+dame sono allora le mie conquiste. La mia diletta sposa non è di me
+più ambiziosa; ed io porgo a Dio preghiera che in ciò non superino il
+padre loro il caro mio Francesco e gli altri figli che il cielo vorrà
+concedermi.
+
+— Ah tu sei fortunato, Estore, tu hai un figliuolo che erediti il
+tuo stato, in cui riponga il tuo affetto! E forse io stesso, se padre
+fossi, divise le cure mie, tanto non sarei agitato da questa smania di
+onore. Ma morto Facino, più alcuno non rimarrà sulla terra che porti
+il suo nome, e la mia gloria, quale è ora, con me sparirà siccome un
+lampo, e appena da alcuno de’ posteri rammenterassi. Quindi conviene
+che Facino, della gloria della sua casa autore, ancora la renda
+perfetta. La mia cara Beatrice, che amai teneramente in più verde
+età, cui amo tuttavia, e in cui ammiro spiriti generosi e degni di
+un trono, Beatrice mi infiamma a percorrere il cammino della gloria
+per meco dividerla. Ed oh! così essa, come felice sposo seppe farmi,
+mi avesse fatto padre felice! Ma il cielo, che tanto le diede alto
+sentire e commovere l’animo del guerriero col canto, a lei non diede la
+fecondità, anima del mondo; e per essa non può rinverdirsi la nostra
+stirpe. La stessa mia gloria forse io darei se fra le mie squadre un
+prode garzone si avvolgesse, a cui io dar potessi il nome di figliuolo.
+— Pronunziando queste parole, i lineamenti risentiti di Facino presero
+una profonda espressione di rattristamento, ed egli finì il suo parlare
+con un profondo involontario sospiro.
+
+— Io vi compiango, — disse Estore; — e dal vostro dolore comprendo
+che non è mai così sentito quale dono del cielo sia questo di avere
+un figlio, quanto da coloro che ne son privi. Ma cangiamo i tristi
+discorsi. Ancora non avete spiegato al Pusterla, come vi proponevate,
+la cagione della nostra venuta in coteste parti. Gliela dirò io.
+Sappiate adunque, Giovanni, che non appena ieri voi foste partito dalla
+mia piccola Corte, che d’improvviso capitò Facino cui io aspettava,
+ma non sì tosto; ed ei mi persuase sui due piè di secondarlo in una
+rapida spedizione contro i Rusconi, della quale già mi avea fatta
+qualche parola. Egli avea seco tre mila uomini, fra fanti e cavalli,
+ed intendeva sorprendere il castello di Erba, per poi passare a Como,
+che per lo sbigottimento, crede, opporragli ben poca resistenza.
+Egli mi riscaldò con promesse, mi persuase, ed io acconsentii di
+assecondarlo, e mi unii ad esso con trecento de’ miei, e posimi questa
+mattina con lui in viaggio. Ma, per farti una confessione, ancora un
+poco a decidermi a secondarlo entrò il pensiero di riveder te e, via
+confessiamolo, sebbene già i miei capegli si facciano biancheggianti,
+quelle due lucenti stelle, e le porporine gote della bella tua
+Beatrice. Non temiate però, compare Giovanni, Estore è galante, ma
+è pieno di onore. Egli sente qual padre abbia avuto quando fisa lo
+sguardo su di una beltà, sia guelfa o sia ghibellina; ma egli sa
+rispettare l’amicizia, nè in questo caso oltrepassa i limiti del
+dovere.
+
+Così discorrendo, erano giunti in faccia al castello del Pusterla.
+Il suo possessore avea con essi fatto il viaggio taciturno, e poco
+ancora avea prestato mente ai discorsi dei due suoi illustri amici,
+pel pensiero che lo molestava di non poter tenere il suo impegno
+col Bianchi. Ma riscossosi allora il vecchio rallegrossi che i suoi
+illustri amici, che che ne fosse il motivo che gli adducesse, le
+soglie calcassero del suo castello; ed introdottivili per posarsi e
+ristorarsi, cercò della figliuola, ed udito che si era assentata col
+Falconiere, disse a’ suoi ospiti che volessero sostenere un istante
+la sua assenza; corse alla propria camera, scrisse un biglietto col
+quale dava parte al Bianchi che suo malgrado doveva ad altro giorno
+differire il combattimento, porse la lettera ad Andrea, ingiugnendogli
+di portarla al Bianchi, che troverebbe sulla piazza della Cappella
+de’ Marliani, nel vicin bosco; e dato della bestia al villano che
+mostrava a qualche segno i suoi superstiziosi timori, tornando agli
+ospiti suoi, loro espresse nel modo più cordiale la sua gioia, e tosto
+fece apprestare una lauta colazione assai sostanziosa, alla quale in
+meno di un quarto d’ora tutti e tre furono assisi. I nostri tre eroi
+mangiarono e bevettero allegramente, che era una maraviglia del fatto
+loro. Lo stesso Facino Cane, pieno di idee sì elevate mezz’ora prima,
+ora si mostrava l’allegro amico della tavola e de’ fiaschetti; la quale
+inclinazione allo stravizzo era appunto forse quella che cagionavagli
+gli accessi frequenti di gotte da cui veniva molestato. Una certa
+spiritosità caustica appariva da’ suoi discorsi, faceti ma non spogli
+di rozzezza. Estore solo si lamentava che non vi fosse presente anche
+la bella Beatrice, l’anima, anzi la dea di quel castello. Egli però
+non era senza compensi; e mancandogli divinità di primo grado, non
+disdegnava trattar con quelle di secondo. Di quando in quando volgeva
+quindi qualche parola scherzosa alla cameriera, altra sua antica
+conoscenza; la quale, piena di premura, porgeva mano a servire i
+convitati, e soprattutto quel pazzarone di Estore, come ella diceva,
+quel bel cervello e sì allegro del Visconti, che, coi capegli già
+biancheggianti, non avea dimenticato le frasi che fanno ridere le
+povere fanciulle.
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+L’AMORE
+
+
+Ma intanto che il padre suo, pieno di buon umore, trattenevasi
+sollazzevolmente con Estore e con Facino, la misera Beatrice, tutta
+conturbata dagli interni suoi terrori, contro i quali ben debolmente
+combatteva una incerta speranza, accompagnata da frate Paolo, ed
+avvolta in un bianco velo, a passo celere, per quanto il comportasse la
+debolezza del suo sesso e la malvagità della strada, procedeva tratto
+tratto silenziosa, tratto tratto volgendo delle interrogazioni al pio
+suo compagno. Alquanti passi più addietro, munito di un grosso bastone,
+veniva il Falconiere, il quale sembrava esso pure aver i suoi pensieri
+pel capo, perchè di quando in quando faceva dei gesti e scrollava la
+testa.
+
+— Io non so chi ci abbia ammaliato, — diceva egli fra sè. — Sono
+successi più strani accidenti in questi otto giorni che in metà della
+mia vita; e chi sa come andranno a terminare! Anche questa mi tocca;
+contrastare col signor Giovanni, andare ad attraversargli un disegno! È
+come voler far promettere al lupo di non mangiar carne, come mi diceva
+mio nonno in una certa sua istoria che ci contava accanto al fuoco. Ma
+questa signora Beatrice mi fa fare tutto quello che vuole. Poveretta!
+è tanto buona verso tutti! Non si può che secondarla, ed io andrei
+per essa fra la brace. Sono poche di questa pasta! Ma perchè tanto
+prendersi a cuore un miserabil Guelfo? È vero, fu cortese verso di lei;
+ma alla fine un Guelfo è sempre un Guelfo, nè v’è mai alleanza fra il
+falco e lo sparviere! E in questo caso, certamente il falco si possono
+dire i Ghibellini, chè i Guelfi è un pezzo che partono colla testa
+rotta. Ma la poveretta teme forse di suo padre; chi lo conosce però
+non ha di questi spaventi: Giovanni Pusterla è un demonio. Il Pusterla!
+ancora non è nato chi possa lusingarsi di fargli far conoscenza colla
+propria spada. Ma chi sa come l’andrà per me, per essermi lasciato
+mettere in quest’impaccio! Basta, io spero nella signora Beatrice: essa
+mi promise la sua protezione; e ogni maggior barba casca con lei, e
+finisce a fare a modo suo.
+
+Più gravi erano i discorsi di frate Paolo con Beatrice.
+
+— Volete voi dire che riusciremo a distornare questo combattimento, a
+spegnere questo incendio che comincia a farsi minaccioso?
+
+— Figliuola, e chi fra gli uomini può conoscere il consiglio di Dio?
+Pur troppo il nemico sulla debolezza dell’uomo prevale! pur troppo
+le fallaci leggi del mondo hanno cancellato dal cuore degli uomini le
+leggi del Signore! non la pazienza agli oltraggi si oppone, ma solo la
+spada! Noi però volgiamoci a Colui che tiene nelle sue mani i cuori;
+Egli prepari quello di questi feroci a lasciarsi piegare dalle nostre
+parole di pace: Egli solo può far conoscere la via della pace agli
+uomini, dinanzi ai cui occhi non è il timor di Dio.
+
+— Voi dite pur troppo il vero! Ma io spero nel Signore, il quale non
+abbandona chi in lui confida. Mi dice il cuore che Egli non vorrà
+lasciarci inesauditi. Sì, col maggior zelo voi, o padre, procurate di
+restituire la pace fra questi due rivali, che io spero che il Cielo
+abbia ancora qualche mezzo per ciò ottenere posto nelle mie mani.
+
+— Ah figliuola, quante vite io non darei per risparmiare questo
+peccato! quanto volentieri non le darei io per evitare l’effusione del
+sangue! Stia il Signore appresso a coloro che hanno il cuore afflitto,
+ed agli umili di spirito dia salute: la nostra consolazione è nel
+Signore; Egli ci dia quello che il cuore domanda, nè dimentichi la
+nostra miseria, la nostra tribolazione. Ma chi la mente del Signore
+conobbe mai, chi diè norma al suo consiglio? L’odio però desta le
+risse; sordo è l’odio ad ogni consiglio, e le mani di costoro lavorano
+ingiustizie sulla terra. Ma voi parlate di mezzi posti in vostro
+potere; su, via, nulla celatemi che possa giovare a richiamare la pace.
+
+— Sì, a voi padre questo arcano, che in cuore io serbo, scoprir io
+devo. Arrigo Bianchi, il rivale del padre mio, mi ha svelato che mi
+ama.
+
+— E come mai! Egli vi ama ed assalta con violenza il vostro castello!
+Forse egli iniquamente pensava e tentava di rapirvi? Figliuola,
+spiegatevi, qui parmi che si asconda dell’arcano!
+
+— No, padre, giammai io non parlai a quel giovine anzi il dì fatale
+in cui egli venne a tentar un’invasione nel nostro castello; ma
+l’avea notato in un torneo; ed egli a me del pari avea volta la sua
+attenzione.
+
+— E sapeva egli chi voi eravate? Un amore fatale lo avrebbe indotto ad
+un passo sì funesto?
+
+— No, egli non sapea chi io mi fossi. La morte di un suo compagno gli
+suggerì la vendetta che egli cercò. Allora egli me rivide, ed io lui;
+ed alle mie parole che gliel chiedevano si ritirò.
+
+— E tutte queste sono le prove del suo amore per voi?
+
+— No, ieri stesso, ieri, allorchè tornò al castello il padre mio,
+protetto da un travestimento il giovine avea ardito introdursi nelle
+mie sale; e côlto il destro di parlarmi da solo a sola, manifestommi
+l’essere suo ed il suo amore.
+
+— Ed egli accetta la sfida che lo mette in grado di uccidervi chi vi ha
+data la vita!
+
+— Ahi questi sono i funesti effetti di ciò che voi appunto deplorate,
+d’un fatale punto d’onore!
+
+— Salvaci tu, o Signore, poichè io mi sono stancato nel gridare, e le
+mie forze si sono esaurite; sono venuto in alto mare, e la tempesta
+mi ha sommerso! — Dopo di questa esclamazione il pio frate tacque, e
+proseguì così buona pezza silenzioso, e pieno il volto e il petto di
+commozione, il suo viaggio. Egli sembrava occupato alternativamente
+ora di orare, ora del grave disegno che lo metteva in moto per quella
+sì ardua impresa. Egli volse finalmente di nuovo la parola alla sua
+compagna che di lui certamente non era meno conturbata, ed a cui, se
+tanto di forze pur rimaneva di seguire il di lui passo sollecito, era
+l’amore di figlia, la pietà ed un’altra tenera affezione, sebbene assai
+più sommessa, che lo somministrava.
+
+— Or, quale pensate voi ritrarre vantaggio dalla disposizione degli
+affetti di Arrigo a vostro riguardo?
+
+— Io mi getterò fra i combattenti, — disse Beatrice, prorompendo in
+lagrime, — qualora le vostre parole non li dividano; io mi getterò fra
+i combattenti, ed o io riuscirò a separarli e pacificarli, o morirò
+anch’io d’angoscia sul campo sanguinoso. Pur troppo io sento che questo
+dolore mi uccide!
+
+— No, figliuola, non rallentate così il freno alla passione: Dio ci dà
+i beni, Dio ce li toglie, e sia il nome di Dio sempre benedetto. Buono
+è porre in Dio ogni speranza, e sante sono le strade del Signore. —
+Ma l’uomo umiliato non si parta da te svergognato; tu esaudisci le sue
+suppliche! — Quanto sono crudeli gli uomini nel cagionare, colle loro
+iniquità, tali angosce nelle persone loro più care! — Ma tu, Signore,
+in molti modi hai dato a conoscere la tua magnificenza. — E qui di
+nuovo entrambi rimasero in un profondo silenzio.
+
+Di già erano giunti sotto l’alta selva, e sebbene il sole fosse presso
+al meriggio, pure ascoso da nubi mandava scarsa luce, sicchè ancora più
+tetro era l’orrore che regnava sotto que’ frondosi giganteschi rami che
+ombravano un terreno tutto irto di cespugli e di spine. Di quando in
+quando qualche romore a rompere quel silenzio tetro si facea sentire,
+di animali o di uccelli che al loro avvicinarsi lasciavano la loro
+tana, o i rami su cui erano appollaiati. Que’ lievi strepiti mettevano
+in viva agitazione le già penosissime idee di Beatrice, la quale, per
+la mente di terror vacillante, in ogni suono parea sentire l’incontro
+forsennato delle spade. Ancora un venticello spirava per la foresta ed
+il suo sommesso fischio alla addolorata richiamava il gemito di persona
+a lei cara che stava per morire.
+
+Fra tante angoscie, al luogo fatale, e per fama superstiziosa anco
+temuto, la scarsa brigata si avvicinava. — Dio sia lodato, — dicea
+Beatrice, poichè alquanto da lungi le venne fatto di mirare la fatale
+Cappella, — Dio sia lodato, che noi giungiamo in tempo! Ma, padre, —
+indi soggiungea. — Lo spirito che.... ivi ritorna di quando in quando,
+sarà egli propizio o fatale a’ nostri desiderj?
+
+— Figliuola, — rispondea il buon frate; — non aprite la mente alle
+credenze superstiziose del volgo. Una volta che l’uomo è giunto al
+suo fine, in quello stato egli rimane nel quale è caduto: se l’albero
+cade a destra a destra sta, se a sinistra a sinistra. Il Cielo ben di
+rado si giova di mezzi sovrannaturali per punire o confortare i suoi
+servi. Il più piccolo atomo di questo immenso creato è a lui ministro
+di morte; e per richiamarci alla retta via egli mandò Mosè e i suoi
+profeti; se a questi non si presta fede invano egli resusciterebbe
+un morto. In Dio solo sia adunque ogni nostra speranza; Dio solo noi
+dobbiamo temere.
+
+Nel mentre egli terminava questo discorso, essi di già erano giunti
+sulla piazzetta che il lettore bene conosce e che terribile a molti
+rendeva la superstizione. Il Falconiere allora avvicinossi ai due che
+gli stavano innanzi e loro disse: — A giudicare dal sole, mezzodì deve
+essere poco lontano. Sarà bene non perder tempo e celarci, se tale è
+tuttora la vostra intenzione. Ecco là una macchia che sembra opportuna.
+Credereste, signora Beatrice, che fra quella ci collochiamo?
+
+Questo partito venne stimato il migliore e fu quindi seguito. — Presto,
+— soggiunse il Falconiere, — che sento una pedata lontana, e qualcuno
+certamente si appressa.
+
+Tutti e tre si postarono fra la macchia, e celati dai folti cespugli,
+fra questi aveano però tanto di spazio da discernere ciò che accadeva
+sulla piazza. — Udite! — diceva il Falconiere, che non sapeva quale
+funesto effetto producesser le sue parole sull’animo della giovine
+sua padrona, — udite! la pedata si fa più forte, viene dalla parte di
+Parravicino; sarà il sig. Giovanni. Grand’uomo ch’è il sig. Giovanni;
+sempre il primo ove si tratta di menar le mani; sfiderebbe satanasso!
+Ecco che compare; ma no, non è egli. Sembra piuttosto un villano;
+possibile che tenga questa strada? Che non sappia la storia, e sia
+forastiero? Ma, corpo di..., vedi è Andrea: sì lui. Ah! ah! ah! vedi
+come si guarda intorno. Scommetto che egli ha paura. Sono pochi che
+abbiano il coraggio di venir soli in questi luoghi! E chi sa che cosa
+viene a fare! Ehi! Ah! ah! ah! è spaventato! ma non sta bene ch’egli
+venga avanti: ora gli parlo e lo mando con Dio. — Così dicendo saltò
+fuori dal cespuglio che lo nascondeva.
+
+— Dio mi salvi! — si udì sclamare il rozzo collega del Falconiere; ed a
+tutte gambe si dava a fuggire.
+
+— Andrea! Son io.
+
+— Chi? Sì lo spirito, lo spirito! Dio mi salvi!
+
+— Asino, balordo, pecora che sei! guarda almeno indietro con i tuoi due
+occhi mal accoppiati, e vedrai che è un uomo in carne ed ossa che ti
+chiama. Ma, se non vuoi darmi ascolto, vattene col tuo malanno!
+
+— Un uomo? — disse Andrea, che dopo aver fatto un cinquanta passi
+si era fermato, e non mostravasi per l’impedimento di alcune macchie
+frapposte; egli per altro non aveva avuto il coraggio di volgere la
+faccia. — Un uomo? Ebbene, se siete un uomo, non movete un passo più in
+qua, e ditemi chi siete che mi chiamate per nome.
+
+— Se non fossi già morto dallo spavento non mi faresti questa domanda,
+ed avresti riconosciuta la voce.
+
+— Uomo! — replicò Andrea con una voce che sembrava piuttosto di uno che
+sogna che di persona in suo perfetto sentire.
+
+— Sì, uomo, uomo; vi è egli dubbio? sono Giorgio il Falconiere: ora mi
+conosci? — Così dicendo, il Falconiere pian piano a lui si era tanto
+avvicinato che il vide nella goffa posizione in cui il timore lo avea
+arrestato come una statua. — Ma tu, — soggiunse, — mi sembri la moglie
+di Lot. Via, volgi la testa: dubiti ancora che sia un galantuomo in
+carne ed ossa che ti favella?
+
+Il rozzo giardiniere volse alquanto la testa come una macchina, e
+parve stupire e non creder troppo bene a’ suoi occhi, vedendo a sè
+non lontano il Falconiere che schiantava dalle risa. Si assicurò un
+poco finalmente, e volgendosi adagio adagio e movendo un passo innanzi
+disse: — Sì...., ma state indietro ancora un poco... non v’è molto a
+fidarsi degli spiriti: chi mi dice qual forma possan prendere! Ma se
+siete Giorgio, davvero che io vi ho creduto l’anima del Mariano, o
+come lo dicono, e della Femina! Ma vedo che mi sono ingannato: ebbene
+che fate voi in questi luoghi? parvi che sia il sito qui da tendere i
+lacci, o da pigliare il fresco, e di ridere come fate?
+
+— Bestia che sei! tutto il mondo è paese; per me tutti i siti sono
+buoni: ma tu che vieni qua a fare?
+
+— Pensate che non ci verrei per passatempo con quella paura che ho dei
+poveri morti, che Dio sia propizio all’anime loro! Ma ho un affare...,
+una cosa.... ed il padrone (vedete che diamine di sito per convegno!)
+il padrone mi comandò di portarla qui... indovinate mo a chi?
+
+— Di qual cosa tu parli? spiegati meglio se vuoi che ci intendiamo; e
+soprattutto fa presto. Il padrone tu dici? che ti ha dato il padrone?
+Forse un paio di spade?
+
+— Oh giusto! Solo questo negozio qua; questa carta...
+
+— Una lettera! — disse con qualche maraviglia il Falconiere.
+
+— Sì, una lettera.... Mi era scordato come si chiamasse.
+
+— Per chi?
+
+— Indovinate.
+
+— Lo indovinerò con una bastonata che ti darò attraverso le braccia: or
+non ti dissi che ti spiegasti in fretta?
+
+— Per il sig. Arrigo Bianchi: colui....
+
+— Ebbene, tu devi qui trovarlo? Or via, lascia a me la lettera. Ma c’è
+qualche novità riguardo al sig. Pusterla?
+
+— Novità! Ah sì! e che novità: quanti soldati, Falconiere, quanta gente
+in Parravicino. E nel castello v’è Fantino Cane e Astore Visconti!
+Sono giunti ora, freschi freschi, e stanno sollazzandosi che è una
+maraviglia del fatto loro.
+
+— Estore e Facino! che sarà mai questo! Ma via, da qua la lettera, e
+tu torna, e dì che hai incontrato il Falconiere e che si incaricò egli
+della commissione. Non è bene che costui resti qua testimonio de’ fatti
+della signora Beatrice, — disse tra sè. — Ma non dì che m’abbi trovato
+qua, che fu un puro accidente. Mi hai capito?
+
+— Vi ho capito benissimo. Ma posso io darvelo quest’affare di carta?
+
+— Balordo! son io uomo da volerti male? Dalla qua e non pensar altro.
+
+— Non occorr’altro: tenete. Per me già in questi luoghi non ci sto con
+piacere. Quel che non è capitato può capitare.
+
+— Dici bene, prudenza, Andrea, e vattene a gambe.
+
+L’altro non si fece ripetere il consiglio, ed a gambe si allontanò
+cantando una frazione delle litanie de’ santi; nel qual mentre il
+Falconiere stette a mirarlo finchè lo perdette di vista, schiantando
+dalle risa. Come i tronchi ed i cespugli della foresta gli ebbero
+tolto di più vederlo, egli andò a dar la notizia ai due suoi compagni
+dell’accidente occorso, che al castello Pusterla era capitato Facino ed
+Estore, e che probabilmente quella lettera ad altro tempo differiva il
+combattimento. — Dobbiamo noi aprirla per conoscere il tempo stabilito?
+— soggiunse il penetrativo Falconiere.
+
+— No, questo è inutile, — disse Beatrice; — parlerò io stessa ad Arrigo
+Bianchi, e a lui consegnerò io stessa il biglietto. Tu, Giorgio,
+statti alquanto in disparte. — E ciò detto, si levò dalla macchia
+che le serviva di nascondiglio, e seguita da frate Paolo venne sulla
+piazzetta. Il Falconiere avrebbe arrischiato qualche osservazione;
+ma vedendo che l’altro suo compagno, di lui più autorevole, non movea
+bocca, stimò bene riserbarle pel suo interno; porse la lettera, e si
+ritirò rispettosamente verso la macchia che aveva abbandonata.
+
+— Che diavolo vuol fare quella ragazza? — dicea fra sè. — Se è così
+ardita perderà presto la sua riputazione. Con un frate presentarsi sola
+innanzi ad un giovine! di queste avventure io non ne ho più udite. E
+frate Paolo, avesse perduto anche egli questa mattina il cervello?
+A me pare che il meglio stato sarebbe aprire la lettera, spiare il
+contenuto, far l’imbasciata a voce, e tornare poi cheti cheti a casa,
+inventando qualche carota, che la signora Beatrice avrebbe potuto
+scegliere e che io non mi sarei perduto in suggerirle.
+
+Or mentre così fra sè ragionava, un altro ragionamento tenevasi da un
+altro personaggio in altra parte non lontana del bosco.
+
+Ma gli avvenimenti che noi siamo per riferire sarà bene riserbarli ad
+un altro capitolo.
+
+
+ FINE DEL PRIMO VOLUME
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ L’autore a chi legge Pag. III
+ I. Le antiche memorie 1
+ II. La sorpresa 12
+ III. Il segreto 29
+ IV. Il lusinghiero 63
+ V. La prepotenza 79
+ VI. Un avviso del cielo 92
+ VII. Il cattivo consiglio 106
+ VIII. La violenza 128
+ IX. L’indegnazione 140
+ X. Funesti effetti della vendetta 167
+ XI. Il capitano di ventura 178
+ XII. L’amore 203
+
+
+
+
+ ERRORI CORREZIONI
+ _Volume primo_
+
+ Pag. 27. lin. 25. valeva velava
+ » 30. » 16. d’occhi occhi
+ » 71. » 4. Arrigo Antonio
+ » 73. » 30. È A
+ » 84. » 18. mostraste mostrate
+ » 156. » 4. serà sarà
+ » 182. » 21. la dovea lo dovea
+
+ _Volume secondo_
+
+ » 66. » 17. Broletto Nuovo Broletto Vecchio
+ » 107. » 5. Barnabò Bernabò
+
+E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare al lettore.
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] A questo riguardo i Romanzi di W. Scott (AMENITÀ DI W. SCOTT, _o
+suoi romanzi storici abbreviati nelle parti meno importanti, dati però
+interi e più perfetti_), da me in parte abbreviati, sono innocuissimi;
+oltrechè dalla lettura di essi certamente è bandita quella noia che non
+di rado si accompagna seguendo quell’autore per tante inutili e poco
+animate scene, delle quali il migliore effetto fu di impinguare a chi
+le scrisse la borsa. Io parlo però sempre di quelli fra i suoi romanzi
+che sono meno perfetti.
+
+[2] Un passo verso questo punto io spero aver fatto col mio nuovo
+Romanzo _Uberto Visconti_. La prefazione di esso poi compirà l’apologia
+del Romanzo Storico, da alcuno ora troppo censurato.
+
+[3] La pieve d’Incino vuol dire.
+
+[4] Era infatti dovere de’ contadini dipendenti il ristorar la
+porta del castello e le mura se venivano abbattute, a norma delle
+prescrizioni degli antichi statuti.
+
+[5] I Capitani di ventura erano capi di soldatesche da essi mantenute
+a loro spesa che prendean soldo sotto questo o quel signore; e quando
+padrone non aveano, vivevano di ladronecci e depredazioni, desolando la
+povera Italia.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Per comodità di lettura
+un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine
+volume sono state riportate nel testo.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 ***
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+ <title>La figlia d'un ghibellino, vol. I | Project Gutenberg</title>
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+<h1>
+LA FIGLIA D’UN
+GHIBELLINO
+<span class="smaller">VOLUME I</span>
+</h1>
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+<hr class="silver">
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+<div class="break-before">
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+<figcaption><i>Il trovatore cominciò un preludio sul
+suo strumento e poscia con una voce
+soavissima la sua dolente istoria si
+die’ a cantare.</i> — <i>Vol. I Cap. IX</i></figcaption>
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+</div>
+
+<hr class="silver">
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+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="small">LA FIGLIA</span><br>
+<span class="x-small">D’UN</span><br>
+GHIBELLINO
+</p>
+
+<p class="pad2">
+ROMANZO STORICO
+</p>
+
+<p class="pad1 small">
+RISGUARDANTE MILANO<br>
+AL COMINCIARE DEL SECOLO XV
+</p>
+
+<p class="pad1 x-small">
+DI
+</p>
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+<p class="x-large">
+GIOVANNI CAMPIGLIO
+</p>
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+<p class="pad1 large">
+VOLUME I
+</p>
+
+<p class="pad4">
+Milano<br>
+<span class="g">PER GASPARE TRUFFI</span><br>
+Cont.ª del Cappuccio N.º 5433<br>
+<span class="small">M.DCCC.XXX</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_iii">[iii]</span>
+</p>
+
+<h2 id="intro">L’AUTORE
+A CHI LEGGE</h2>
+</div>
+
+<p>
+Che che ne dicano in contrario alcuni,
+che non vedono sulla terra se
+non se la ristretta classe de’ scienziati,
+dediti a’ studi astrusi, e qualche
+volta inutili, i Romanzi, le Commedie,
+i Drammi, le Novelle, tutte
+queste composizioni leggiere della letteratura
+sono preziose in un tempo
+<span class="pagenum" id="Page_iv">[iv]</span>
+in cui una popolazione laboriosa il
+più delle volte non prende un libro
+in mano che per ricrearsi da fatiche
+già troppo lungamente sostenute.
+Quindi un libro che in sè non ha
+che il merito di ricreare, è utile perchè
+procura sollievo a classi stimabilissime
+della società. Mancano forse libri
+pei letterati? Entrino in alcuna delle
+nostre Biblioteche: la copia prodigiosa
+delle opere ivi ammassate spaventa
+ogni più laborioso indagatore
+fra d’essi. Ma libri che veramente ricreino
+lo spirito, occupandolo leggermente
+e recandogli piacevoli sensazioni,
+sono pochi; tanto più se escludere
+da essi si vogliano tutti quelli
+che portano seco alcun principio di
+veleno! L’Italia ricorre oggidì avidamente
+alle scozzesi fonti per gustare
+di questo diletto; ma queste fonti
+non sono sempre le più pure, se abbiasi
+<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span>
+riguardo alla diversa condizione
+dei Culti&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Che se al diletto si unisca alcuna
+istruzione, se lo spettacolo che presentasi
+al lettore non è senza frutto,
+sia per la morale di che è condita
+l’azione, sia per la erudizione storica
+e la fedeltà del quadro che si prende
+a rappresentare, crescerà senza dubbio
+<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
+il merito di siffatto genere di
+utili componimenti: e veramente è a
+desiderarsi, che fino al maggior punto
+possibile al diletto l’utile sia congiunto&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>.
+In questo caso chi potrà
+disprezzare il Romanzo, che sarebbe
+appunto una medicina riposta in un
+vase di cui gli orli vennero cospersi
+di mele? Poichè non so chi potrebbe
+tacciar di futile un libro che
+una sola ottima massima validamente
+persuadesse.
+</p>
+
+<p>
+Ma, per venire alla conclusione,
+eccoti, Lettore benevolo, un nuovo
+Romanzo. Esso avrà i suoi difetti;
+ma ciò non isgomenta l’autore, che
+<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
+spera far anche meglio in nuovi lavori.
+D’altra parte, anche
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Il ministro maggior della natura</p>
+</div></div>
+
+<p>
+non è senza le sue macchie, e quindi quale
+ridicola pretensione esigere un’opera
+senza difetti da un giovine del tutto
+nuovo in letteratura, e che inoltre
+non intende cavalcare il Pegaso per
+andare a rompersi il collo sulle più alte
+vette dell’Elicona? — Se nella lettura
+dell’operetta che io ti presento, amico
+Lettore, tu passerai piacevolmente due
+ore, perchè non mi perdonerai se
+qualche altra avrai spesa con essa
+meno piacevolmente? È forse la noia
+così estranea al mondo che non trovisi,
+in piccola dose almeno, talora anche
+nelle stanze dell’uomo più laborioso?
+In ogni modo mi saranno, io spero, più
+indulgenti quelle classi che, per essere
+più agiate, più sono soggette a
+<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span>
+questo male: e forse mi sarà più propizio
+quell’amabil sesso, le cui fibre
+più dilicate, i cui nervi più sensitivi,
+fanno sì che più atto sia a sentire
+anche le meno forti commozioni.
+Ora, se anche questo solo scopo io
+raggiungessi, perchè non sarò pago?
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p>
+
+<h2 id="cap1">CAPITOLO I.
+<span class="smaller">LE ANTICHE MEMORIE</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Sugli estremi confini della antica Martesana,
+terra non ignobile nella storia Milanese
+per le ricordanze di antichissime città
+che ivi sorgevano, e di cui già da tanti
+secoli più non rimane che il nome; terra
+in cui visse un popolo guerriero che prese
+più volte parte alle fazioni che desolarono
+la nostra cara patria; terra finalmente che
+quel paese racchiude sì delizioso che la meraviglia
+forma dello straniero, e le delizie
+del nazionale, voglio dire l’impareggiabile
+Brianza; sugli estremi confini della antica
+Martesana giace il fertile territorio detto il
+<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
+Piano d’Erba, di cui è capo luogo il borgo ragguardevole
+dello stesso nome.
+</p>
+
+<p>
+Celebri sono questi ed i vicini luoghi
+per grandi fatti nella storia Milanese. Qui
+Federico I, quel barbaro distruttore della
+città nostra con una grande caterva di popoli
+nostri vicini, avidi di portare coi loro ferri
+ferite a chi nemici chiamavano ed eran loro
+fratelli, qui Federico accorreva nella state
+dell’anno 1160 in soccorso del castello di
+Carcano in cui teneva sua guarnigione, tutto
+speranzoso di mettere in fuga i Milanesi che
+quello aveano cinto d’assedio. Ma in questi
+luoghi l’orgogliosa possanza di quel superbo
+monarca venne fiaccata dall’eroico coraggio
+de’ nostri concittadini. Ben egli combattendo
+ferocemente aveva disordinate le schiere a
+lui opposte, era giunto al Carroccio portante
+il sacro vessillo della città, l’aveva abbattuto,
+e certo tenevasi della vittoria; ma
+d’altra parte le restanti sue genti erano state
+fugate; ed egli, pure dovette mostrar le spalle
+a coloro che già vinti e dispersi irreparabilmente
+reputava. E perchè fosse compiuto
+il nostro trionfo, il giorno appresso furono
+da noi sconfitti all’<i>Acqua Nera</i> i Lodigiani
+e i Cremonesi, che viveri conducevano
+al campo imperiale. Nei quali nobili fatti
+le popolazioni di Erba, di Bucinigo, di
+<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
+Parravicino avendo presa attiva parte in favore
+de’ vincitori, egli è perciò che riconoscente
+in appresso la Repubblica loro
+concesse molte esenzioni e privilegi che
+non poco contribuirono a far fiorire quelle
+regioni.
+</p>
+
+<p>
+Quindi è che assai di buon ora questi
+paesi presentavano quell’incantevole aspetto
+che, ove natura con sue ridenti bellezze all’industria
+si unisce, non manca mai di rallegrare
+gli animi ispirando i più dolci pensieri.
+Quivi diffatti l’aere puro e sereno
+maravigliosamente si accorda colla giocondità
+di un suolo tutto di acque limpide,
+quali mobili quali in riposo, intersecato. Infatti
+due piccioletti laghi colle onde loro
+tranquille o da lievi zefiri increspate fanno
+vivo specchio ai vaghi colli che stanno
+intorno, altri di viti altri di ombrose selve
+coperti; e sono questi i due laghi di Alserio e
+di Pusiano, che uniti forse ad un terzo formarono
+anticamente quel Eupili che Plinio ricorda.
+Guardando a settentrione, monti alti
+e dirupi innalzano le loro selvose spalle, e
+le nude teste scheggiose; fra i quali inoltrandoti
+una opposta scena ti si presenta
+aspra ed orrida di nude balze; e di fianchi
+recentemente rovinati delle montagne. Egli
+è sovra di uno di questi monti che, oggetto
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+di congetture per lo studioso della natura
+apresi nel marnoso sasso una caverna assai
+profonda, detta il <i>Buco del Piombo</i>, nella
+quale l’uomo avaro ricercò con assidua cura
+quel metallo per ottocento piedi entro la montagna;
+se pure quel lungo andito non si
+formarono da sè le acque, che, dai sovrapposti
+piani trapelate nelle viscere della
+montagna, quivi per forza e con gran rovina
+si dischiusero un passaggio.
+</p>
+
+<p>
+Ma se ameni e di bellezze particolari
+adorni sono questi luoghi ne’ tempi in che
+scriviamo, che sparsi di liete ville mostrano
+come la tranquillità de’ campi è cara ancora
+al cittadino che fra il fasto e il rumore
+della città passa la parte maggiore della sua
+vita, non meno singolare e maestoso aspetto
+offrir doveano nel principio del secolo
+a cui la nostra istoria si riferisce, io voglio
+dire il secolo decimoquinto. Vedevansi allora,
+invece de’ piccoli e ridenti palazzi de’
+pacifici cittadini sorgere sull’erto de’ colli
+e alle radici delle montagne le annerite
+mura dei feudali castelli, altri restaurati, altri
+in rovina; castelli che raccolsero i più ricchi
+cittadini dopo che il feroce Uraja ebbe distrutta
+la nostra patria, gli uomini uccidendo,
+schiave concedendo le donne ai Borgognoni;
+i castelli abbandonati allorchè, tornata
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+florida Milano, divenne fra le città
+della Insubria la più forte e prepotente;
+ma che ristaurarono poscia a gara i nobili
+duranti le intestine discordie fra d’essi e
+il popolo; che cacciati dalla città, risorta
+dopo la distruzione di Federico, speranzosi
+ivi fortificavansi per tentare colla
+forza di ricuperare il poter loro. Nel tempo
+di che parliamo adunque questi luoghi, pur
+ameni, presentavano ovunque un aspetto
+severo di guerra: fortificati erano i villaggi
+di mura alzate quando gli Ungheri, irrompendo
+sull’Italia, tutta di stragi la empivano
+e di rapine; muniti di fortezze erano
+i borghi, che bene spesso mostravano
+recenti tracce della guerra; Incino, per
+esempio, di recente era caduto dall’antica
+sua grandezza, e mostrava le rovine portatevi
+nel decimoterzo secolo dai Comaschi;
+fra i luoghi dei dintorni il più forte era
+Erba, notabile per un ampio castello; e fra i
+castelli feudali de’ signori o Guelfi o Ghibellini
+che sorgevano all’intorno, sul colle
+di Parravicino notavi quello di Giovanni
+Pusterla feroce Ghibellino, e presso la
+montagna ove il Buco del Piombo si sprofonda
+quello, ancora più forte, detto il <i>Castello
+del Monte</i>, che apparteneva a un signore
+della parte Guelfa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+</p>
+
+<p>
+Antonio Bianchi che nell’ultima metà del
+secolo XIV posseduto aveva questo castello
+era stato testimonio di vicende ben importanti.
+Nato sotto il governo mite e tranquillo
+dell’arcivescovo Giovanni Visconti, avea
+veduta la città spogliarsi notevolmente dell’antica
+rozzezza lasciata in eredità ai loro
+discendenti dai Goti e dai Longobardi;
+dacchè, cominciata con Azzone una sì felice
+Rivoluzione, andava progredendo per studio
+del buono arcivescovo, amico de’ dotti, fra i
+quali ognuno sa che trovavasi lo stesso Francesco
+Petrarca che Giovanni con ogni sorta di
+onori o preghiere trattenne presso di sè assegnandoli
+una appartata abitazione. Ma egli
+è duro spettacolo vedere una ben composta
+ajuola di un piccol giardino, piantata
+per mano industriosa, guasta ad un tratto
+per la malvagità di un tristo fanciullo fatalmente
+operoso; e questo è quello che accadde
+succedendo a Giovanni i tre nipoti, Matteo,
+Bernabò e Galeazzo: ogni studio di lettere,
+ogni bell’arte andò in obblio; il barbaro
+non amava che le armi, non spirava che
+lascivia, non apprezzava che la caccia; ed
+i nobili non ancora dirozzati (mentre è questa
+l’opera di lungo tempo) ben presto
+tornarono ad una vita solo operosa in consimili
+occupazioni. Quindi, come molti
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+altri, ignorante e superstizioso, ma valoroso,
+crebbe il nostro Antonio Bianchi; e perchè,
+tolta moglie, gli dava ombra la insaziabil
+libidine di Bernabò, lasciata la città, venne
+a questo suo <i>Castello del Monte</i>, e qui fra
+gli agi visse la miglior parte della sua vita.
+</p>
+
+<p>
+Diffatti il rigore di Bernabò teneva in
+freno le furiose sette de’ Guelfi e de’ Ghibellini,
+che in altri tempi di molto sangue
+contaminato aveano la Martesana; e il
+Bianchi, avendo al fianco una diletta moglie,
+Agnese Bigli, che a bellezza non ordinaria
+candidissimi univa i costumi, in un paese
+ridente, fra la piccola schiera di lieti amici,
+fra i quali i più insigni erano il Castellano
+di Erba ed il Podestà, e venivano appresso
+il Parroco di quel borgo ed il Guardiano
+del vicino convento di S. Francesco, in
+cacce, in giuochi, in passeggi menando la
+propria vita, da principio egli stesso la trovava
+felice. Ma l’uomo, sempre poco conto
+facendo dei beni che possede corre a invidiar
+quelli che ancora gli mancano forse
+pel suo migliore; e ciò avvenne anche del
+nostro Antonio. Egli nel suo segreto si
+affliggea per non avere un erede di sue ricchezze,
+un figliuolo in cui rivivere vedesse
+sè medesimo; ma quando otto anni appresso
+egli l’ebbe se ne dovette rammaricare, perchè
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+la nascita di quel sospirato bambino
+a cui il padre volle il nome imporre di
+Fortunato, la morte fu della dolcissima
+Agnese e la cagione della più fiera afflizione
+pel superstite suo genitore. — Misero
+bambinello! egli sclamava, fissando con dolore
+sul figlioletto gli occhi di lagrime
+impregnati, la cagione infelice, tu fosti, o
+povero innocente, che io perdessi una compagna
+che solo fra gli angeli può avere sua
+eguale; tu del latte mancherai di quel
+casto seno che per te cessò di palpitare;
+ahi meschino, tu per sempre mancherai delle
+carezze della più tenera fra le madri!
+</p>
+
+<p>
+Pure il tempo, che sana ogni maggior
+piaga, portò alcun balsamo anche nell’animo
+del desolato padre. Già il fanciullino snodava
+l’infantil lingua a formare quel dolce
+nome di babbo che tanto è possente sul
+cuore ancora più rozzo; e il padre in vedendolo
+crescere tutto vezzi dimenticava a
+poco a poco il profondo dolore che il
+cuore gli consumava: gli anni già trascorrono
+per lui con volo assai rapido; il garzoncello
+cresce destro nel trattar le armi,
+nel cacciare fra le selve; l’età delle illusioni
+e degli amori per lui è giunta; la prepotente
+natura a congiungersi il traeva con
+una fanciulla di amabili costumi da lui
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+veduta in una delle gite che frequenti faceva
+a Milano; ma approvato il genial nodo dal
+genitore, di repente ecco lo spezza colei
+che ad ogni affetto è sorda e inesorabile:
+cade infermo l’infelice per ardente febbre,
+e in pochi giorni viene tronca quella
+preziosa vita a cui quella si atteneva del
+genitore.
+</p>
+
+<p>
+Privo di ogni persona che strettamente
+gli appartenga, in una età che declina
+verso la vecchiezza, un uomo ancora può fornire
+al cuor suo piaceri ineffabili colla beneficenza
+che assomiglia le creature al creatore.
+Ma queste delizie delle anime più
+nobili e gentili non le sapea immaginare
+il nostro rozzo Antonio, che, avendo un
+cuore fatto per sentir fortemente, ora altro
+non facea che darsi in preda alla più
+cupa misantropia. Dopo quell’ultimo colpo
+fatale che di ogni oggetto per lui cambiava
+in negro l’aspetto, egli, ogni consorzio ricusando,
+solitario se ne vivea accumulando
+i prodotti delle sue ricchezze, e non distribuendone
+che alle chiese ed ai conventi,
+perchè pregassero pace a quelle anime
+alle quali solo volgevansi tutte le sue ricordanze,
+i suoi pensieri. Fu ancora tentato
+di vestir rozza tunica ed entrare in un
+convento; ma l’idea di dover con altri
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+uomini convivere ne lo distolse; appena
+permetteva che di quando in quando un
+unico suo fratello lo visitasse, Guglielmo
+Bianchi; il figliuolo di questo però, il giovine
+Arrigo, giammai non compariva agli occhi
+suoi; perchè enorme allora si sarebbe
+fatto il dolore di Antonio alla rimembranza,
+in vedendo lui, dell’infelice suo figlio.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto nel 1402, terminava la sua vita
+Giovanni Galeazzo primo duca di Milano,
+che succeduto allo zio Bernabò, da lui imprigionato,
+illustrava il suo regno proteggendo
+le arti e le lettere, dilatando colle
+armi e coll’astuzia il proprio stato, ma
+opprimeva i suoi sudditi con enormi gabelle.
+Il suo successore Giovanni Maria
+essendo ancora in fanciullesca età, sotto
+una Reggenza composta di membri fra di
+loro discordi, risorgevano le antiche sette
+de’ Guelfi e de’ Ghibellini, ed i disordini
+e le sanguinose risse così in Milano ricominciavano
+che nelle città da essa dipendenti,
+ove erigevansi varj tiranni; ed anche
+la Martesana ferocemente partecipava a
+que’ furori. Il prepotente Giovanni Pusterla,
+alzando il capo, molte soverchierie commetteva
+contro i suoi vicini; molti altri
+ancora ingiurie commettevano che con altre
+erano vendicate; e per sopraggiunta venne
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+il furore della guerra e armate squadre si
+videro contendere ai ducali Erba e il suo
+forte castello. Per colmo de’ mali poi una
+banda di fuorusciti si stabiliva nel Buco del
+Piombo, e, guidata da un capo terribile, ai
+già desolati paesi portava nuovo flagello.
+Ogni traccia di buon governo fra tanto
+disordine dispariva: del castello di Erba
+erano signori i Rusconi, nè si curavan del
+resto, perchè solo attendevano a fortificarsi.
+</p>
+
+<p>
+Allora un lampo dell’antica energia nel
+Bianchi si sviluppò: assoldò un capitano
+Boemo, di cui non ci rimase il nome, e quindici
+altri soldati in difesa propria e del suo
+castello: nessuno offendeva; ma ai male intenzionati
+ispirava timore; egli per altro
+per schivare contrasti, lasciava che impunemente
+il prepotente Pusterla cacciasse ne’
+proprj boschi; ed ancora dava qualche
+somma ai banditi del Buco del Piombo che
+gliene facevano richiesta. Ma questo ultimo
+atto della antica sua energia era lo splendore
+di una lampada che sta per ispegnersi,
+poichè difatti due anni dopo egli morì, lasciando
+i proprj beni all’unico suo nipote
+Arrigo Bianchi, di cui a lungo noi dovremo
+parlare in questo racconto.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span></p>
+
+<h2 id="cap2">CAPITOLO II.
+<span class="smaller">LA SORPRESA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Gridi ciascuno a sua posta: per me non
+trovo nulla di sconveniente sul bel principio
+del mio racconto, condurre il mio
+lettore in una taverna. Oltrechè quest’è
+uno degli asili della gioja (e così scarsa è
+la gioja nella vita che ovunque essa si trovi
+può meritare buon viso), poichè infra i bicchieri
+il buon umore nasce, il cuore si rallegra,
+e siccome i corpi coll’urto, così gli animi,
+contrastando colle parole, che il vino
+cresce, piacevolmente si riscaldano; oltre
+questi grandi vantaggi, l’osteria è luogo
+opportuno per istudiare il carattere degli
+uomini, cui il poter di Bacco spoglia di
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+ogni veste che i difetti ne ricopra; ed anche
+ponnosi in essa scoprire importanti segreti,
+che quivi fra la gioja ispirata dal vino
+vengono a galla, siccome appunto accade
+della spuma di quello spiritoso liquore.
+Quindi venga, venga pur meco ove non
+sdegna porre il piede il filosofo indagatore,
+venga meco il benevol mio lettore,
+ancora la bella e schifa giovane sposa o
+fanciulla che questo racconto avesse per le
+mani, vengano, dico, nel tempio ove si rende
+festosamente ragione al merito del buon
+Noè, che scampato dalle acque volle pure
+scamparne le generazioni venture.
+</p>
+
+<p>
+Egli è nell’osteria di Parravicino che
+ci conviene entrare. Noi udirem quivi i
+discorsi e alcune gesta di certi personaggi
+che avranno qualche parte nella nostra
+istoria, e che sarà bene far conoscere fin da
+principio. L’oste, padrone della taverna, era
+un uomo di umore giulivo verso tutti coloro
+de’ suoi avventori che aveano buona
+borsa, burbero con coloro che avessero
+voluto dare delle promesse; egli soleva
+dire che un soldo non valutava tutte le parole
+del mondo: e perchè il paese, siccome
+abbiamo detto, assai prosperava pei
+privilegi che da tanto tempo godeva, il
+buon uomo avea di assai accresciuto il suo
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+patrimonio, che di già pingue gli era pervenuto
+dal padre, rammentato ancora dai
+bevitori ottuagenari del paese. Vivea per
+altro il nostro Antonio Trivella (tale era
+il nome dell’oste) sul piede de’ suoi antenati,
+e sottilmente. Ma egli non avea che un sol figlio,
+ed era appunto per festeggiare le prossime
+nozze di costui che ad alcuni de’ suoi futuri
+parenti e loro amici, contro il suo uso, avea
+imbandita, la sera in cui noi lo visitiamo,
+una abbondante cena. Ad essa partecipava
+Giorgio Tanaglia, falconiere nel castello
+di Giovanni Pusterla, e futuro zio
+dello sposo, con altri tre o quattro famigliari
+dello stesso Castello.
+</p>
+
+<p>
+Ma lo zio futuro di Carlotto (quest’era il
+figlio dell’oste) era quello che più meritava
+l’attenzione. Esso era un uomo che potea
+avere cinquant’anni, grande e ben fatto
+della persona, e che non offeriva in sè l’esempio
+di quella pinguezza che attesta un
+carattere inattivo e poco energico. Due occhi
+assai vivaci e nerissimi, capegli pur
+neri, ed una certa barba ricciuta, davano
+spicco a’ suoi lineamenti, duri sì, ma che
+peraltro nulla teneano di fierezza. Egli era
+non pure il falconiere, ma ancora il canattiere
+e il primario personaggio della famiglia
+del già menzionato Giovanni Pusterla;
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+ma non sempre era stato occupato nella
+cura de’ falchi e degli astori, o de’ cani e
+delle altre cose risguardanti la caccia; egli
+avea in varie occasioni impugnato anche
+la spada, e, tenendo dietro al suo signore,
+aveva avuto parte in scene assai sanguinose.
+</p>
+
+<p>
+Fu appunto dopo che si furono vuotati
+alquanti fiaschi che l’umore guerriero del
+nostro Giorgio Tanaglia si manifestò: «Carlotto,
+figliuol mio, egli diceva allora al
+futuro suo nipote, io ti do una figliuola
+che è una colomba, sebbene in custodia di
+un falco che seppe un giorno drizzar ben
+alto le sue penne. Oh se mi avessi veduto
+nel 1403, allorchè sul principio del governo
+dell’attuale duca, cominciarono in Milano
+ad alzar la testa i Ghibellini: tu avresti
+allora conosciuto Giorgio il falconiere. Di
+que’ giorni io era vestito tutto da capo a
+piè di una maglia lucente, e guidava, sotto
+gli ordini del signor Giovanni, le genti del
+Castello. Si era vuotata l’armeria: tutti coloro
+che poteano portar le armi le aveano
+indossate.»
+</p>
+
+<p>
+«Allora la duchessa madre proteggeva
+il Barbavara, suo amante e primo ministro;
+e questo era in odio a tutti gli altri
+membri della reggenza: egli era Guelfo;
+i Ghibellini non potevano soffrirlo.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Adunque concertati fra di loro questi
+grandi vestirono la divisa del loro partito,
+voglio dire la croce rossa, e messisi in arme,
+dopo aver mandati alcuni per la città
+armati gridando <i>Abbasso il Barbavara</i>, e
+ciò per alcuni giorni, e la duchessa non cedendo,
+una bella mattina che tutta di armi
+risuonava la Porta Ticinese, ove è il nerbo
+del partito, ci avanziamo (eravamo
+forse diecimila) verso il castello di Porta
+Giovia, ove era la duchessa col Barbavara.
+Quivi con grida spaventose si chiedeva
+che fosse bandito il ministro odiato: e la
+duchessa, dopo aver resistito un poco, dovette
+pur cedere a licenziare quel ribaldo.»
+</p>
+
+<p>
+— Voi dunque vi siete impadronito del
+castello? — domandò Carlotto che era il più
+giovine della brigata.
+</p>
+
+<p>
+— No, figliuol mio, per allora non si
+menarono le mani; ma si menarono poco
+appresso. I Guelfi si credettero più che mai
+offesi nella persona del Barbavara, che era
+del lor partito: deboli però assai come
+erano, e paurosi, non ardirono allora
+mostrare la fronte; ma si prepararono a covare
+il fuoco sotto la cenere. Fecero delle leghe,
+si accordarono coi Guelfi di fuori della
+città: come furono grossi cominciarono a
+mostrarsi armati per le strade e ad insultare
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+i Ghibellini, cominciarono sanguinose
+zuffe, nè passava giorno che non si menassero
+le mani. Il duca non si contava per
+niente: la duchessa non pensava più che
+al suo Barbavara, che più non le stava al
+fianco: tutto era una confusione orribile.
+Di quei dì noi saccheggiammo molte case, e
+vorrei non fosse più finito quel buon tempo,
+che ho fatto de’ buoni danari.»
+</p>
+
+<p>
+«Pur i Guelfi pensavano a fare un ultimo
+sforzo. Ben vedevano che se con un colpo
+ardito non riuscivano a trionfare, stati sarebbero
+da noi consumati alla spicciolata.
+A forza di intrighi essi mettono infine nel
+lor partito i Rusconi, che allora stavano in
+Desio, ancora il signor di Vignate, che si
+era fatto padrone di Lodi — giacchè di
+già le città principali del ducato si erano
+tolte dal dominio della Reggenza. Primo
+a entrar in Milano fu il Rusconi ed avea
+seco una forte mano di genti: il signor di
+Vignate dovea venire nello stesso giorno,
+ma non compariva: i Guelfi che voleano
+trar vantaggio da una sorpresa, poichè la
+cosa era stata fino allora maneggiata con
+grande segretezza, non credettero bene indugiare
+per aspettar i Lodigiani; alzando
+dunque all’arrivo del Rusconi il lor grido,
+<i>Guelfi, Guelfi, Croce Bianca!</i> vengono avanti
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+pieni di ardimento e confidenza verso la
+Porta Ticinese, a cercare le <i>Croci Rosse</i>,
+così chiamavansi i Ghibellini. Ma un sentore
+ne era fra noi trapelato. I Ghibellini
+furono tosto in armi; e vennero fuori grossi
+ed in gran furia: il furore che ci animava in
+quel giorno non è possibile esprimerlo con
+parole. Al <i>Malcantone</i> fu che si incontrarono
+i Guelfi. Questo nome ora assai bene è
+conosciuto, prima di allora però quel luogo
+non avea nessun nome: quivi ebbe luogo
+una mischia spaventosa: e fu perciò che
+venne così denominato. Bisognava vedere
+il signor Giovanni Pusterla, che demonio in
+quella circostanza! Ma nemmen io non mi
+mostrai una gallina; più di cinque ne mandai
+all’inferno. Oh che furia fu quella
+mai! I Guelfi infine dovettero partire colla
+testa rotta, e rotta in modo che più non
+la poterono accomodare: arrivò finalmente
+il signor di Vignate, ma non fu più
+in tempo: sentì il fatto, crollò il capo, e
+per la stessa strada per cui era giunto partì.
+I Guelfi, dopo quel giorno, sfrattarono ancora
+quasi tutti da Milano. Non ve ne sarebbe
+restato un solo, se il duca non li
+avesse sempre protetti. — Ma la corte è tutta
+per essi. — Da quel giorno in poi però
+non vi fu più pace pei Guelfi. Dappertutto
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+furono più o meno perseguitati dai Ghibellini;
+e non è già qui solo in Erba che sieno
+succedute delle scene sanguinose. Fu
+allora che venne composto il brindisi che
+ora voglio che ripetiamo.»
+</p>
+
+<p>
+Il buon falconiere nel narrare le sue passate
+avventure si era andato sempre più riscaldando,
+ma pure non lo avea fatto tutto
+di un fiato; di quando in quando aveva anzi
+avuta cura, quasi per premio della sua
+bravura, di inalbarsi la gola del vino che,
+sebbene senza interesse di scotto, non avea
+per altro in quell’occasione lasciato mancare
+il futuro suo parente; i colori del suo
+viso si erano maravigliosamente ravvivati in
+ragion diretta del numero delle sue libazioni.
+Ora empiuta nuovamente la enorme
+sua tazza, alzossi in piedi, ed in tuono
+metà declamatorio metà di canto, così solennemente
+spacciò il suo brindisi ghibellino:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Sovra ogni altro liquore</p>
+<p class="i02"> Oh quanto il vin più vale</p>
+<p class="i02"> Esso rallegra il cuore</p>
+<p class="i02"> Del misero mortale!</p>
+<p class="i01">È d’ogni idea vivace</p>
+<p class="i02"> Esso l’autor più esperto,</p>
+<p class="i02"> E rende l’uom loquace,</p>
+<p class="i02"> E ne fa il cuore aperto.</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span></p>
+<p class="i01">Dunque fra amiche schiere</p>
+<p class="i02"> Giammai non abbia bando.</p>
+<p class="i02"> Qual v’è maggior piacere</p>
+<p class="i02"> Che viver tracannando?</p>
+<p class="i01">Ma quanto in pregio eccede</p>
+<p class="i02"> A ogni bevanda il vino,</p>
+<p class="i02"> Tanto di valor cede</p>
+<p class="i02"> Il Guelfo al Ghibellino.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Non aveva però terminato di proferire
+queste parole, quando di tratto i battenti
+della stanza si spalancarono, e sulla porta
+apparve un personaggio tutto di una nera
+armatura coperto: avea calata la visiera,
+sull’elmo per cimiero un contorto dragone
+spiegava le sue ali membranose, in mano
+tenea un’arme d’ignoto lavoro.
+</p>
+
+<p>
+A quella vista, quasi colpiti da una fatale
+apparizione tutti coloro che trovavansi assisi
+alla tavola, impallidirono, e lo stesso falconiere
+perdette la porpora che il viso in
+quell’istante gli coloriva: alle armi, agli
+altri distintivi, da tutti fu conosciuto il personaggio
+che immobile e silenzioso, ma in
+atto minaccevole, si offrì loro, seguito da due
+altri armati sulla soglia di quella porta.
+</p>
+
+<p>
+— È il Re della rupe, il Guerrier Nero, — sclamò
+il falconiere riavutosi un poco del
+primo spavento o stupore: — Antonio Trivella
+chiedetegli che cosa voglia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+</p>
+
+<p>
+Antonio Trivella, l’oste, uomo non del
+tutto pusillanime, ma che però per elezione
+cercava a schivare i pericoli, parve avesse
+tanto di freddezza conservato da intendere
+l’esortazione del falconiere. Egli cavossi la
+berretta, si alzò, e, vôlto all’incognito personaggio
+così gli disse: — Signore, se voi siete,
+come non vi è dubbio, il capo di coloro che
+abitano nella caverna del Piombo, io sono
+qui per fare il voler vostro, ove vi piaccia
+di comandarmi. Ma non vogliate rovinarmi;
+io sono un pover’uomo, e sebbene alcuni
+mi credan ghibellino, pure son Guelfo fino
+a’ capegli: lo dico perchè so che ai Guelfi
+non volete male. Non già che io mi rifiuti
+di darvi quello che potrò. Non dico
+niente di ciò...! Vi sono tanti signori
+ghib...
+</p>
+
+<p>
+— Basta!... Meno ciarle, che io vi conosco: sborsatemi
+ventiquattro fiorini d’oro: e badate
+bene, il rifiuto vi costerebbe la vita.
+</p>
+
+<p>
+— Il cielo mi salvi! Ma ventiquattro
+fiorini d’oro... un povero diavolo..., dove
+prenderli?...
+</p>
+
+<p>
+— Io manderò un tal diavolo a prenderli
+all’inferno, — replicò con adirata voce il
+Guerrier Nero; e così dicendo impugnava l’arme
+sua terribile alla quale in gran parte attribuir
+dovessi il terrore straordinario che
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+di sè incuteva: era una arme da fuoco che
+potea maneggiarsi; ed a que’ tempi non
+ancora conosciuto era il perfezionamento
+di queste armi, ed appena usavansi negli
+assedj delle pesantissime bombarde.
+</p>
+
+<p>
+— Fermate, signore, — disse il Falconiere; — e
+voi, a che fate resistenza, Antonio? non
+sapete che contro quelle armi non vale la
+forza.
+</p>
+
+<p>
+L’oste parve persuaso; partì dalla sala,
+tornò, numerò sovra il banco le monete
+richieste, e che col cuore lacerato dovea
+da sè partire; e porgendole ad uno de’ due
+armati che stavano dietro al Guerrier Nero
+che stese una mano, disse: «Vergine santa...
+ecco fatto a vostro modo.»
+</p>
+
+<p>
+Lo sconosciuto nulla replicò; ma alzando
+il capo in modo imperioso: — Nessuno di
+voi ardisca uscire, — disse alla brigata che
+trovavasi nella camera, — finchè non sia trascorsa
+mezz’ora. Poco valuterebbe la vita chi
+si attentasse di rompere un tal divieto. — Ciò
+detto, diede un passo indietro; e i due
+che lo seguivano chiusero i battenti della
+porta. Un silenzio di confusione per un
+istante regnò nella sala.
+</p>
+
+<p>
+Ma questo venne ben tosto interrotto. — Poffare
+il mondo! — sclamò il falconiere,
+in cui gli spiriti che poc’anzi lo animavano
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+per le sue frequenti libazioni, rimontarono
+al cerebro un istante dopo, e vi richiamarono
+in tutta luce le ricordanze de’ suoi
+antichi fatti, rianimandovi quel valore che
+veramente in lui non era spento; — Poter
+del mondo, in mia presenza una tal scena!
+Ma io non avea le armi in pronto, ed
+anche non so nemmen io come tanto stupido
+m’abbia reso colui. Ma non son
+uomo se non lo inseguo. Accada ciò che
+accader vuole, non voglio che si dica esser
+io un poltrone. Animo, figliuoli, chi vien
+meco? Sono tre; noi siamo sette che possiamo
+maneggiar bene come essi le nostre armi.
+Or via, mano alle balestre ed usciamo: chi
+sa che non la liberiamo noi la Pieve&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> di
+questo flagello? Carlotto, figliuol mio,
+un giovine che prende moglie, ai nostri
+tempi non deve essere un poltrone; altrimenti
+la prenderà per gli altri; ed avrà
+una corona tremenda. E voi Andrea non è
+la prima volta che ponete mano alle armi.
+Sotto il padron nostro tutti sanno bene un
+tal mestiere. Via, Antonio, venite con noi:
+si sa che ai tempi vostri sapeste fare delle
+belle smargiasserie. Orsù, chi mi seguirà?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Per me sono qua, — disse il giovine Carlotto,
+che era un bravo, — e non ho paura.
+</p>
+
+<p>
+— Anch’io non dico di no: voler ventiquattro
+fiorini d’oro, tanto quasi ne bastavano
+per l’acquisto del vino per una stagione! — soggiunse
+l’oste.
+</p>
+
+<p>
+— E io son qui anch’io, — dissero un terzo,
+un quarto e un quinto. Andrea il giardiniere
+del castello Pusterla si alzò, crollò
+la testa in modo goffo, ma ponendo mano
+alla sua balestra che era in un canto con
+quella de’ suoi compagni (mentre in quel
+tempo di anarchia preferivasi sempre l’andare
+armati), mostrò di essere pronto anch’egli,
+e tutti si raggrupparono come
+sotto gli ordini del falconiere ed uscirono
+alla campagna.
+</p>
+
+<p>
+Taciturni e in buon ordine, e solo tanto
+distanti l’uno dall’altro da potersi agevolmente
+all’uopo recar soccorso, si avanzavano
+a lungo passo e spesso verso di una
+boscaglia che dall’albergo non era distante
+più di un mezzo miglio, e per la quale si
+andava al monte ove aprivasi lo speco, asilo
+de’ fuorusciti, il cui capo ora intrecciavano. — Se
+lo troviamo, — diceva il falconiere, — l’arma
+sua tremenda da fuoco colpirà indarno,
+e prima ch’egli scagli un altro colpo, noi
+gli saremo addosso; e con armi pari non temo
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+di azzuffarmi con Satanasso. — Io per altro, — disse
+l’oste qualche tempo dopo, comincio
+a pensare che sono un pazzo in pormi in
+quest’impegno. Alla fine ventiquattro
+fiorini si possono ancor riguadagnare: ma
+se io ci lascio la pelle, questa nessuno me
+la ridonerà. Giorgio, fate a modo mio,
+torniamo all’albergo.
+</p>
+
+<p>
+— Voi non mi conoscete, Antonio: io
+non torno mai indietro: S. Giorgio era un
+santo guerriero. Ma voi siete il padrone
+di voi stesso, fate ciò che vi aggrada: ancora
+poco ajuto ci potete dare colla paura
+che or vi nasce; fate dunque quello che il
+cuor v’ispira.
+</p>
+
+<p>
+— Non è paura, non è paura, è prudenza, è
+prudenza! Che del resto sa il cielo se non sarei
+capace, anche vecchio... Ma è pur meglio
+che io ritorni nell’albergo; sonvi molte
+cose ancora a fare; va a fidarti de’ tuoi
+garzoni! Addio: nel ritorno tornate
+dentro, che vi disporrò un fiaschetto che
+vi scacci d’addosso l’umidità. Già non farete
+niente, ma, se uccidete il Guerrier Nero,
+voglio che facciamo una bella festa... Ventiquattro
+fiorini!
+</p>
+
+<p>
+Nel mentre così, come sempre succede,
+l’interesse parziale cominciava a
+smembrare quella lega, ed ecco che sembra
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+al falconiere scorgere alcuno degli aggressori
+di già vicinissimo ad entrar nella foresta,
+che più non era lontana che un tiro di balestra.
+Egli scarica la sua balestra, e nel
+tempo stesso sono scaricate quelle del giovine
+Carlo e di Andrea che gli stavano,
+l’uno a destra, l’altro a sinistra; a qualche
+distanza. Ma non parve che alcuna freccia
+colpisse a segno, e non comparve alcun
+colpo di rimando.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mi salvi, — disse Andrea; — è forse
+l’anima di Mariano che va a trovare la Femina,
+come dicono. Falconiere, per me
+non muovo più un passo in là; io contro
+i morti non combatto.
+</p>
+
+<p>
+I tre altri villani del castello di Pusterla,
+che udirono il ragionamento di Andrea,
+giurarono essi pure che nè essi intendevano
+di più altro seguirlo. — Falconiere, — dissero, — contro
+gli uomini siamo qui, ma contro
+gli spiriti, il ciel ne salvi, non vogliamo
+combattere. Se fosse stato un uomo di
+carne, le vostre frecce lo avrebbero colpito:
+esse andarono troppo dritte verso di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Vili poltroni! — sclamò il Falconiere: — sciocchi,
+ignoranti! Io fui bene una bestia
+credendo col vostro aiuto poter tentare
+qualche onorata impresa: ma è fiato perduto
+il rampognarvi: la volpe cangia il pelo
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+ma non il mal vezzo! Fate pure quello che
+vi ispira la vostra codarda paura, bestie
+malnate; che per me non mi resterò finchè
+non abbia perduto ogni speranza di
+scaricar un’altra volta più utilmente la mia
+balestra.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io pure vi accompagnerò, — disse il
+giovine Carlotto. Essi si avanzarono diffatti
+uniti e taciturni, si misero nel bosco, e penetrarono
+nel più profondo di esso, sperando
+sempre, siccome la foga sconsigliata della
+loro ardita natura li consigliava, di trovare
+alcuno de’ loro nemici. Se un consiglio di
+giusta prudenza sorgeva nel loro petto a
+rimproverarli della loro soverchia audacia,
+la tema di mostrar l’uno all’altro viltà tacer
+facealo. Così molti sono sembrati inaccessibili
+alla paura. Essi fecero un lungo
+giro; giunsero ancora ad una piazzetta e
+ad una cappella che erano oggetto di terrore
+per quasi tutti gli abitanti de’ contorni,
+e dove era voce ricomparissero degli spiriti a
+cui si era alluso da Andrea e da’ suoi colleghi:
+nulla videro. La luna, che allora era
+uscita da una nube che ne velava poco
+prima il disco luminoso, percotendo col
+suo candido raggio quell’ermo luogo e quella
+cappella ne rendeva l’aspetto melanconico,
+ma pieno di novella bellezza. Il silenzio che
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+ivi regnava, il fremere di un venticello fra
+le frondi, le pareti rovinose di quel piccolo
+gotico edifizio che riflettevano il raggio
+del notturno astro, tutto spirava una
+simpatica melanconia, assai conforme alle
+idee che la storia di quel luogo era atta a
+risvegliare. Ma i nostri due personaggi
+ad altro pensavano. Si fermarono un istante
+sulla piazzetta; guardarono intorno; ed il
+falconiere disse: — Or che si fa? Essi di già
+si sono dilungati e noi buttiamo il tempo e
+la fatica volendoli inseguire.
+</p>
+
+<p>
+— Torniamo adunque, — disse Carlo, che
+pensava alla sua bella Lucia, e non avea voglia
+di lasciare l’immaginata sua felicità per
+dar la vita combattendo un demonio così
+terribile qual era reputato comunemente il
+Guerrier Nero. Lentamente quindi, di ritorno,
+incamminaronsi all’albergo; e quivi narrarono
+agli altri l’infruttuosa loro spedizione.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span></p>
+
+<h2 id="cap3">CAPITOLO III.
+<span class="smaller">IL SEGRETO</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Arrigo Bianchi, il possessore del Castello
+del Monte dopo la subitanea morte di Antonio
+Bianchi, di cui abbiamo da principio
+esposto la dolente istoria, Arrigo già da alcuni
+giorni facea dimora nel forte castello
+ereditato dallo zio; e la mattina che tenne
+dietro agli avvenimenti da noi riferiti nel
+capitolo antecedente, con tre suoi compagni,
+usciva per fare un giro cacciando ne’ suoi
+boschi, ove le lepri e i caprioli ben di rado
+erano stati per l’addietro disturbati dal signore di
+quelle terre.
+</p>
+
+<p>
+Era la caccia uno de’ divertimenti più favoriti
+de’ nobili di que’ tempi, ed in essa
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+la gioventù passava le ore allorchè le civili
+guerre o le esterne non la tenevano occupata
+sotto le armi. Arrigo per altro, in ciò
+discostandosi dall’usanza comune, a questa
+non avea volte esclusivamente le sue cure.
+L’anima sua elevata più gradevoli ancora
+rendeva agli occhi suoi altre occupazioni:
+la sua mano con una maestria impareggiabile
+scorreva sulle corde di un liuto; la sua
+voce al canto soavemente modulavasi; i suoi
+immaginosi pensieri dettavangli d’improvviso
+carmi al labbro, e questo al suono gli
+accordava delle scosse corde. Bello della
+persona, di statura alta, di lineamenti gentili
+e pieni di nobiltà, con due splendenti
+occhi azzurri ed una bionda chioma innanellata,
+allorchè sedendo sotto un albero a
+qualche immaginoso concetto la mente e il
+canto egli apriva, bene rassomigliar lo
+avrebbe potuto uno de’ nostri classici poeti
+allo stesso fratello di Diana che de’ suoi
+dolci accenti fa risuonare le vette dell’Elicona.
+</p>
+
+<p>
+Non egli per altro ad alcuno de’ suoi coetanei
+cedea nel pregio del trattar le armi.
+Venti volte avea riportati i primi premii in
+solenni giostre ed in tornei, la sua destrezza
+ne’ giuochi allora in uso era stata
+notata da molte belle che segretamente riscaldare
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+par lui sentironsi di onesta fiamma
+il cuore sensitivo e con applausi gli dieder
+lode. Caro a tutti, avea anche vissuto durante
+la sua prima gioventù alla corte del
+duca di Milano, e quivi la stima si era guadagnata
+de’ più distinti personaggi. Ma egli
+avea di poi lasciata la corte, aborrendo i delitti
+che la contaminavano, e le malvage
+inclinazioni del duca Giovanni Maria; egli
+avea preferito una vita oscura, confuso fra
+tutti gli altri del suo partito allora caduto
+in grande avvilimento, a uno splendore o
+sconvenevole o obbrobrioso. Rimasto privo
+del padre, siccome perduto avea assai di
+buon’ora una madre diletta, egli, lasciata
+la città, era passato a Como presso ai Rusconi,
+che quivi dominavano, ed ai quali
+la sua famiglia per antica amicizia era assai
+stretta.
+</p>
+
+<p>
+Più tardi avendo Facino Cane, condottiero
+delle armi ducali e protettore de’ ghibellini,
+conquistato Canturio su Giovanni Carlo
+Visconti; e mirando a più alte imprese essendo
+divenuto più mite verso i Guelfi oppressi,
+mentre nella riunione sola dei partiti
+egli sembrava voler porre le fondamenta di
+quelle nuove glorie cui aspirava, grandi feste
+essendosi date in Milano nell’occasione
+di quell’acquisto, fuochi, tornei, e giuochi
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+di ogni sorta, Arrigo fu tentato di tornare
+fra le mura della sua patria per prender
+parte egli pure a que’ nobili esercizi, e vi
+tornò difatti; nè fu senza sua gran lode
+che scese a giostrar coi più prodi cavalieri,
+che in quell’aringo ai presentarono. Ma
+dopo quel giorno egli parve cadere
+in una profonda mestizia. Quel leggiadro
+giovine giostratore che nell’ultimo torneo
+meritato si era l’attenzione e gli applausi
+di più di una bella, dopo quel giorno non
+parte più che un uomo consunto da un
+affanno quanto più secreto, tanto più pungente.
+Di quel tempo poi, essendogli morto
+lo zio, egli risolvette abbandonando
+la città, con due de’ suoi amici portarsi al
+Castello di recente ereditato, forse per cercare
+colà distrazione alle sue cure segrete
+ed angosciose, forse per tornare a menar la
+vita in terra posta sotto la giurisdizione dei
+Rusconi, mentre questi signori dominavano
+allora, come si è detto, in Erba, di cui coll’armi
+acquistato aveano il castello.
+</p>
+
+<p>
+Dei due compagni che l’aveano accompagnato,
+Azzo Trivulzio il più attempato era
+giovine di matura età, avea fattezze dure e
+risentite, ma animo bravo e generoso; sembrava
+il tipo dei prodi di quel tempo, ma
+un cuore avea forte nell’amicizia. Questa
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+virtù sorge vigorosa ne’ tempi calamitosi
+ponendo radice negli animi virtuosi, e
+grande s’era fatta in quelli di Azzo e di
+Arrigo. Ma più impetuoso Azzo, più prontamente
+l’animo suo correva alla vendetta
+a que’ tempi reputata l’immediata conseguenza
+dell’offesa, la sua mano alla spada
+che era stimata il sommo dei diritti. Ancora
+assai più rozzo e duro egli era ne’ suoi
+modi, schietti però e sinceri. — Antonio
+Carcano, al contrario, il secondo de’ compagni
+di Arrigo, e di recente postosegli al
+fianco, era bel giovine, ed avea lineamenti
+piuttosto femminili, avea nell’abito una
+ricercatezza che negli altri non notavasi,
+era spiritoso, ma vile; ed avea mille altri
+difettuzzi, dei quali parte hanno con lui
+comune tutti i parassiti alla cui classe apparteneva:
+era cioè adulatore, millantatore,
+dotato di grande volubilità; era inoltre tanto
+poco leale, quanto lieto e festivo; il suo
+carattere meglio ci faranno conoscere le
+azioni che di lui avremo a riferire.
+</p>
+
+<p>
+Ora questi tre compagni, deposti i ricchi
+abiti che allora erano in uso, giustacuori di
+drappo serico guerniti di ricchi ricami,
+calzoni a due colori, e berretti da piume
+sormontati, e muniti invece di giacco soppanno
+siccome la condizione de’ tempi bellicosi
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+richiedeva, e di sopra vestito uno schietto
+abito verde da caccia, colle loro spade al
+fianco ed in ispalla le loro balestre, preceduti
+dal boemo Capitano capo della guarnigione
+del castello, che tuttavia continuava
+a restarvi, moveano la mattina di cui parliamo
+pei boschi che distendevansi sulla
+montagna, così per riconoscere il paese
+come nel tempo stesso, se l’occasione si
+presentasse, per dare la morte a qualche
+capriolo od a qualche altro quadrupede o
+alato abitatore della foresta.
+</p>
+
+<p>
+Ma Arrigo, taciturno procedendo, dava
+chiaro indizio che nè il mutamento dell’aria,
+nè i nuovi oggetti circostanti, dissipato avea
+la sua profonda mestizia. Egli di quando
+in quando in sè rinveniva, e trattenevasi
+coi due suoi compagni; ma poi ricadeva
+nel primiero silenzio, e muto procedeva per
+lungo tratto. Fu appunto rompendo uno
+di questi mesti intervalli che il Carcano a
+lui vôlto così gli disse.
+</p>
+
+<p>
+— Via Arrigo, se io indovino qual diavolo
+la lingua vi annodi, avrete voi la generosità
+di confessarmi che ho colpito nel
+segno? Voi sapete che io sono un abile tiratore:
+volete che io mi provi?
+</p>
+
+<p>
+— Un abile tiratore! questo è ciò che
+ancora non ho imparato a conoscere, e
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+che oggi si potrà vedere. Ma la tua curiosità,
+Antonio, un giorno ti farà schiantare.
+Or via, di’ su, sentiamo gli oracoli del tuo
+cervello balzano; e se indovini, chi sa ch’io
+non ne convenga.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, giacchè parlate di oracoli, sentite
+bene questo; che, come un oracolo, in
+una sola parola io ve la dirò la cagione
+che vi fa camminare così distratto, sicchè
+sembra non abbiate più lingua che un gallo
+di montagna. Voi siete <span class="smcap lowercase">IN-NA MO-RA-TO</span>!!!
+</p>
+
+<p>
+Ad Arrigo di repente si imporporarono
+le gote, e veramente, quel restringimento
+del cuore, che tanto sangue mandava al
+viso parve annunziare che il nostro indovino
+côlto avesse, come egli avea promesso,
+nel segno. Pur egli nulla disse.
+</p>
+
+<p>
+— Eh via convenitene, Arrigo, — riprese il
+Carcano, — Azzo che da tanti anni vi sta al
+fianco, detto avrebbe che voi state meditando
+una vendetta; io m’ho migliori occhi
+in questi affari, e conosco i sintomi
+della malattia. Io vi ho udito più d’una
+volta sospirare nella vostra camera....
+</p>
+
+<p>
+— Corpo di Satanasso! Antonio, verresti
+tu ad origliare alle portiere! — sclamò Arrigo
+con impazienza.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco come fate voi altri! Subito prendete
+fuoco. No no, solo per caso io vi ho
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+udito mettere de’ sospiri che un mantice
+non ne avrebbe mandati fuori di più sonori;
+ed ho sentito qualche tronca parola
+che non sembrava dettata dallo sdegno; e
+che so... Inoltre voi, tempo fa, eravate
+sempre pronto a tributar omaggio alla
+bellezza, sotto qual siasi panni la incontraste:
+ora vi passano innanzi le più belle
+contadine, senza che neppure mi diciate:
+«Carcano, ti piace quella?» Ergo, io conchiudo
+e stringo l’argomento che quell’amore
+malizioso che voi cantando sì di sovente nominate
+crudo e onnipossente, ora a voi pure
+provato abbia la sua onnipotenza, e forse
+anche la sua crudeltà; sebbene a dir il vero,
+non saprei indovinare chi sia la dama de’
+vostri pensieri, mentre conviene bene che
+sia cosa del tutto celeste, se non si vede, se
+non si sente, se, come l’aria, non cade sotto
+i nostri sensi.
+</p>
+
+<p>
+— Eh via, Carcano, voi siete un pazzo! Ma
+no; io vi promisi di convenire se colpivate
+nel segno, ed io non ho motivo per
+tacere a due amici la stranezza di un amore
+che mi ha conquiso. Sappiate dunque che
+durante le ultime feste tenute in Milano,
+ed a cui io presi parte, una rara beltà che
+io vidi presso l’illustre Beatrice Tenda colpimmi
+sì fattamente i sensi de l’intelletto che
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+da quel punto l’immagine di lei non ho
+saputo più spiccarmi dalla mente. Esser
+deve quella una qualche ghibellina,
+ma il di lei nome non ho potuto rilevarlo;
+nè più io la rividi. Ed io sperava che questa
+mia strana fiamma a poco a poco avesse a
+scemare col tempo e fra i sollazzi della
+campagna; ma io confessar lo deggio, sin
+ora anzi più andò crescendo nel mio petto,
+e di giorno in giorno, alimentata da’ miei
+pensieri vi si fa grande.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! via Arrigo, — disse Azzo; — voi ci corbellate:
+di queste avventure potete narrarcene
+nelle vostre canzoni, ma non darci
+a credere, vi abbiate voi parte con animo
+riposato. Tanto sarebbe far all’amore colla
+luna, che il voler amare chi non si conosce,
+peggio assai poi la figlia di un Ghibellino.
+</p>
+
+<p>
+— Io mi proposi, già ve lo dissi io stesso,
+di risanare il mio cuore da questa piaga.
+È un pazzo chi si consuma dietro un amore
+allorquando questo non può avere esito
+felice; ma sì presto dalla amorosa piaga
+l’uom non guarisce. Or via di ciò più non
+parliamone. Ecco il nostro bravo capitano
+che si è fermato ad aspettarci! — soggiunse
+con una forzata ilarità. — Domandiamogli
+delle particolarità intorno a questi
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+banditi, che si fortificarono nella caverna
+che sta sopra di questo monte.
+</p>
+
+<p>
+Il personaggio di cui egli parlava diffatti
+si era fermato per aspettarli; ed a loro rivolto
+mostrava le sue fattezze che lo rendevano
+assai rimarchevole. Era egli uomo
+di avanzata età; avea mezzana statura; e
+i suoi lineamenti, piuttosto duri, non si
+mostravano animati che da un colore vermiglio
+che colorivali, e che dava spicco a
+due occhi grigi e vivaci, che sprofondati
+sotto due folti sopraccigli spesso si moveano.
+I suoi capegli già cospersi si mostravano di
+neve; la fronte sua tappezzata di porpora,
+il suo naso pavonazzo davano indizio non
+incerto del molto culto ch’egli professava
+al lieto dio dell’ebrezza. Avea corporatura
+muscolosa, breve collo, piuttosto grossa la
+testa; mostrava gran forza, e sembrava un
+uomo risoluto ed avvezzo alla fatica. Ma
+farà conoscere un po’ meglio questo importante
+personaggio un breve sunto che
+daremo della sua vita.
+</p>
+
+<p>
+Era il nostro bravo capitano, di cui disgraziatamente
+andò perduto il nome, di
+nazione Boemo; ed era vissuto un tempo
+alla voluttuosa corte dell’Imperator Venceslao.
+Quivi, siccome per lo più avviene,
+i costumi del monarca aveano tratto nel
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+loro esempio quelli di tutti i grandi e delle
+altre persone che gli stavano vicine, e
+bandita la moderazione, si passavano i
+giorni interi ne’ conviti e ne’ stempramenti
+de’ piaceri, soprattutto nell’ebrezza. Diffatti
+l’imperatore Venceslao per tutti
+questi vizj era diventato odioso ai principi
+della Germania, che due volte lo imprigionarono,
+e finalmente ne lo deposero
+nel 1400. Il nostro Capitano adunque, dopo
+di essersi distinto nelle armate del suo
+sovrano per la sua intrepidezza, ed averne
+guadagnato l’affetto, sicchè gli venne dato
+un comando nelle guardie destinate a custodire
+la sacra sua persona, secondando
+una passione di cui già il seme era posto in
+lui da gran tempo, si era abbandonato all’eccesso
+del vino e della crapola, e come
+nelle armi così distinguevasi fra coloro che
+col bicchiere alla mano rendevano ragione
+al lor signore, che in tali prodezze pur
+tutti li superava. La fama delle quali sue
+qualità giunta essendo all’orecchio dell’imperatore
+Venceslao, costui più di una
+volta lo volle alla sua mensa, e con esso
+venne a gare strepitose. A questo modo il
+nostro bravo capitano crebbe assai in grazia
+presso l’imperatore; sicchè quando
+nel 1395 questi dovette spedire in Italia
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+Benesio di Cumsich per investire Giovanni
+Galeazzo del titolo di duca, titolo che il
+Visconti pagato avea oltre centomila fiorini
+d’oro, il nostro capitano fu prescelto ad
+accompagnare il Luogotenente imperiale
+nella sua spedizione; e con esso venne in
+Milano alla corte dell’ambizioso Visconti
+che gli fece le più liete accoglienze. È
+registrata nei volumi della storia la comparsa
+che il capitano fece in occasione
+della solenne cerimonia che ebbe luogo
+per l’incoronazione del nuovo duca.
+Mentre sulla piazza di Sant’Ambrogio,
+ove erasi eretto per tal oggetto un gran
+palco circondato da steccato, e tutto ornato
+di scarlatto, sul qual palco, sotto un
+baldacchino di broccato d’oro e porpora,
+era un trono; mentre su quel palco, intorno
+al quale splendenti in arme stavano le più
+scelte milizie ducali, il luogotenente imperiale
+conferiva al Signor di Milano il manto
+ducale ed il berretto emblemi della novella
+sua dignità; il nostro bravo capitano alla destra
+portava la bandiera imperiale, e quella
+del Visconti era portata dalla banda sinistra
+da Ottone da Mandello. Ma fuvvi più d’uno
+in quella circostanza, che, sottraendo una
+parte della propria attenzione alla solennissima
+cerimonia, non potè non notare il viso
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+vermiglio del milite Boemo, il quale, andando
+in lungo la funzione trasse un sospiro,
+forse perchè da troppo tempo, siccome
+egli parve esprimersi poi, trovavasi di
+esser stato senza dare un abbraccio al suo
+fiaschetto.
+</p>
+
+<p>
+E la bravura ch’egli mostrò in un torneo
+il dì seguente, parimenti dagli storici venne
+notata, e lo mise assai in grazia del nuovo
+duca; il quale giudicandolo buon soldato,
+ed avendo bisogno di bravi condottieri per
+guidare a termine i suoi ambiziosi disegni,
+con larghe proferte lo impegnò a restarsene
+alla sua corte. Piaceva assai al nostro
+capitano il bel cielo dell’Italia; e più gli
+piacquero le promesse di Giovan Galeazzo
+ed al suo servizio si accomodò. Ma in progresso
+di tempo il duca meglio lo conobbe,
+siccome uomo, cioè, bravo sì ed intrepido
+sotto le armi, ma di assai ristrette cognizioni
+in fatto di tattica; quindi nessun comando
+importante mai gli affidò, e solo
+mandollo con un comando secondario
+nella Toscana. Ma alla morte del duca
+suo protettore, cangiarono le cose; molte
+delle truppe vennero licenziate, ed il nostro
+capitano lo fu con esse. Egli determinavasi
+di prender soldo sotto di Facino Cane,
+quando gli venne offerto di comandar la guarnigione
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+che in difesa del suo castello armar
+volea Antonio Bianchi. Venuto adunque al
+Castello del Monte, quivi viveva del tutto a
+suo modo, ubriacandosi sei giorni della
+settimana, di quando in quando un giro ne’
+boschi facendo per uccidere qualche capriolo;
+nè mai snudando la sua spada, giacchè gli
+ordini del suo signore a questo riguardo erano
+stati troppo chiari e precisi: non volea
+che difendersi. Arrigo, succeduto allo zio,
+avea trovato che il capitano era uomo di
+buona compagnia, ed abbondando di ricchezze
+non pensava a disfarsi di questo povero
+diavolo che risguardava siccome una
+passività inerente alla stessa sua eredità.
+</p>
+
+<p>
+A lui Arrigo domandava adunque notizie
+sullo stabilimento de’ banditi, che abitavano
+la caverna detta il Buco del Piombo;
+ed il capitano in un gergo poco intelligibile
+gliene diede alcuni rassegnamenti.
+</p>
+
+<p>
+— Mein herr Arrigo, — gli disse il Boemo, — nessuno
+sapere chi essere quest’uomo. Mein
+herr Antonio stare sempre in castello come
+Venceslao prigioniero stato in Praga. Mandare
+quello uomo domandare danaro, messere
+Antonio lui dare. Essere quell’uomo
+di grande coraggio: lui aver armi date per
+demonio.
+</p>
+
+<p>
+— Io però non ho intenzione di passarmela
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+così amichevolmente come mio zio
+con costui per poco che mi molesti, — disse
+Arrigo.
+</p>
+
+<p>
+— Bene! aver gusto. Io aver voglia lui
+provare: aver combattuto per Venceslao,
+aver combattuto per Giovanni Galeazzo: vedere
+cosa poter fare questo diabolo. Aver
+gente brava in castello; voi essere omo ti
+coraggio; mein herr Azzo combattere con
+gusto. Noi dare vain a nostra gente: vain
+accrescere in omo grande valore.
+</p>
+
+<p>
+— Questa è la vostra massima; ma io
+crederei che le nostre forze non avrebbero
+bisogno di aumento, se Carcano sapesse
+mettere in effetto la metà solo delle sue
+millanterie, e adoperare la spada come sa
+adoperare la lingua.
+</p>
+
+<p>
+— Io adoperare la spada! Lo porreste
+voi in dubbio? Io vi avrei voluto presente
+alla battaglia di Rovagnate...
+</p>
+
+<p>
+— E che avete fatto alla battaglia di Rovagnate? — domandò
+Arrigo: — Apparecchiamoci,
+Azzo, a sentirne una delle sue.
+</p>
+
+<p>
+— Una delle mie! Corpo di satanasso! Che
+mi credete, un vile? Udite. Era la vigilia di
+Pasqua quando Facino Cane colle sue genti
+e con quelle di Estore Visconti e del marchese
+di Monferrato, comparvero innanzi
+al nostro esercito.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+</p>
+
+<p>
+— All’esercito di Antonio Carcano!!! — replicò
+Azzo, dando in uno scroscio di risa.
+</p>
+
+<p>
+— Ridete, ridete, tristo motteggiatore; ma
+non è men vero perciò che Pandolfo Malatesta,
+contro cui moveva Facino, non fosse
+di que’ tempi con me carne ed ugna. Io
+veramente aveva consigliato a Pandolfo di
+non arrischiare una battaglia, e di tentare
+piuttosto le vie degli accordi. Milano è
+grande, io diceva, ce n’è per voi e ce n’è
+per Facino. Anche Bernabò e Galeazzo lo
+divisero per metà. Ma Malatesti Malatesta
+allora soffiava nel fuoco, ed aveva delle
+ingiurie private da vendicare; ed il giorno
+seguente si dovette venire alle mani.
+</p>
+
+<p>
+— E voi, dove eravate? — domandò Azzo.
+</p>
+
+<p>
+— Nella retroguardia io era, — rispose il Carcano.
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo! quello era il vostro vero
+posto.
+</p>
+
+<p>
+— Or bene, — proseguì il Carcano fingendo
+di non intendere a che mirasse l’osservazione
+di Azzo. — Sentite, di grazia, ora il restante
+e non m’interrompete. Comincia l’azione:
+Facino attacca i nostri, arrovellato come
+un demonio. Estore menava de’ grandi colpi
+e giustificava il suo soprannome di <i>Soldato
+senza paura</i>. I soldati dì Pandolfo fanno
+ogni sforzo per respingerlo; Malatesti Malatesta
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+combatteva anche egli con coraggio,
+e l’azzuffamento si facea sanguinoso: pure
+caricate da sì risoluti nemici le nostre
+schiere già cedevano. Allora io dissi fra me:
+qui non c’è a perder tempo. Avanti
+soldati, grido, e con tanta forza mi muovo
+verso la schiera condotta da Estore Visconti
+a cui era unito Giovan Carlo, che quasi tutta
+la prima fila fu rovesciata da cavallo, e
+molti furono uccisi. Estore poichè mi vide
+contrastargli a questo modo la vittoria, contro
+di me si volse...
+</p>
+
+<p>
+— Il nostr’uomo si riscalda, — disse Arrigo
+ad Azzo.
+</p>
+
+<p>
+— Egli è già diventato un mongibello, — rispose
+Azzo ad Arrigo. Ma il Carcano ad
+essi non badando proseguiva: — Io allora di
+piè fermo lo aspetto. Fosse maraviglia, fosse
+rispetto, i soldati ci fanno un cerchio intorno
+e sospendono il combattimento. Ma
+io d’un colpo getto a terra ad Estore l’elmetto,
+e poichè egli volea pur combattere,
+imprudente come è, io gli dico: «Signor
+Estore, a che combattiamo noi qui?»
+</p>
+
+<p>
+— Aspetta, aspetta, — l’interruppe Arrigo, — ci
+conterai il restante del tuo sogno dopo che
+avrem preso quel gallo di montagna.
+</p>
+
+<p>
+Erano allora in una parte assai solitaria
+e selvaggia del monte, e fra di un
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+bosco maestoso di castani antichissimi le
+cui cime erano state danneggiate e scavezzate
+spesse volte dai fulmini dei quali molte
+mostravano i recenti danni. Enormi sassi,
+che in più remote età per la furia delle
+pioggie smossi dalla vetta scoscesa erano
+giù rovinati, seminavano a quando a quando
+quell’erto terreno alzando le annerite loro
+masse fra il verde fosco del muschio e
+quello più vivace delle piante verdeggianti,
+e dei ginepri in ispecie e de’ fiori che in
+quelle parti volte a mezzogiorno crescono
+tuttavia nell’autunno.
+</p>
+
+<p>
+Ma il gallo di montagna non sì tosto si
+avvide di essere osservato che prese il
+volo. — Carcano, — disse Arrigo, — a te a raggiungerlo. — Il
+Carcano tosto spiccandosi
+da’ compagni si diede a seguire quel grosso
+volatile. Ma tutt’a un tratto egli si ferma
+come il viaggiatore, di cui dice il poeta
+che incautamente premuto un serpe,
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Risalta indietro; e tosto il piè rifugge</p>
+<p class="i01">Da lui che s’alza di furor si strugge.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Non altrimenti il Carcano arrestossi, e
+da poi, con sollecitudine sì ma con ogni
+precauzione per evitare ogni romore, e facendo
+col dito sulle labbra segno a’ suoi
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+compagni che non si movessero, tornando
+ad essi si ricongiunse.
+</p>
+
+<p>
+— Che è, Carcano? — dissegli Azzo, — abbiamo
+noi innanzi un esercito di Facino?
+</p>
+
+<p>
+— Indietro, — rispose il Carcano, — indietro, — replicò
+con voce così bassa che appena poterono
+intenderlo; ed in pari tempo il
+colore del suo viso, i suoi lineamenti dinotarono
+evidentemente lo spavento.
+</p>
+
+<p>
+— E che, più in là sta forse la bocca
+dell’inferno come la descrive Dante, ed è
+questa la selva selvosa di cui egli favella? — disse
+Arrigo sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Che Dante? che inferno? Non avanzate
+di un passo, se avete cara la vita.
+</p>
+
+<p>
+— La vita, sì, ci è cara, Carcano, ma al
+nostro fianco sta questa che ce la difende, — disse
+Arrigo ponendo la mano sulla spada. — E
+d’altronde io nulla veggo che mi indichi
+periglio; io non mi veggo intorno che una
+tranquilla solitudine.
+</p>
+
+<p>
+— Solitudine! sì, voi credereste che io
+vi consiglierei di ritirarvi se non vi fosse
+che una tranquilla solitudine? Via, siate
+prudente, seguitemi: per istrada vi dirò il
+resto.
+</p>
+
+<p>
+— Non si dirà mai che io volga le spalle
+ad un pericolo che non conosco, Carcano!
+Vedi tu Azzo che ti fa tal viso che indica
+insieme il dispregio e la pietà?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene vada egli, avanti, vada, e vegga
+chi sta nascosto dietro di quel macigno. Ma
+noi torniamo, il più presto che ci sia possibile,
+al castello.
+</p>
+
+<p>
+— Su via chi vi si cela che non possiamo
+in tre combattere?
+</p>
+
+<p>
+— Ah Arrigo! ai contrassegni, di certo dietro
+quel sasso si cela il Guerrier Nero, che abita
+il Buco del Piombo.
+</p>
+
+<p>
+— Ed è egli solo?
+</p>
+
+<p>
+— Ancora lo vorreste accompagnato?
+Non avete sentito che la sua mano scaglia
+il fuoco e la morte?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma s’egli è uomo, egli potrà ancora
+esser vinto ed ucciso, — disse Arrigo. — Poco
+omai stimo la vita, e la tua stessa paura
+mi sprona a tentare un’impresa contro di
+quel bandito, se pure non è già un qualche
+tronco che tu scangiasti col Guerrier Nero,
+di che non sarebbe a fare gran meraviglia. Ebbene,
+amici, — disse poi volto, ad Azzo, ed
+al Capitano: — dobbiamo noi dare la caccia
+a quest’orso che fa da re su questo monte;
+dobbiamo noi assalirlo fuori della sua grotta?
+</p>
+
+<p>
+— Per me altro non bramava che di
+provarmi con questo spauracchio del paese, — disse
+Azzo; egli è già un pezzo che non mi
+si presenta occasione di mettere la bontà
+della mia lama alla prova.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Mein gott! foler vedere chi stare
+questo grante diabolo, — disse il bravo Capitano.
+</p>
+
+<p>
+— E voi, Carcano, ci seguirete? — chiese
+Arrigo al terzo de’ suoi compagni.
+</p>
+
+<p>
+— Per me, se gli altri vogliono tentare
+una sì arrischiata impresa, non mi ritiro.
+Io non dico mai di no; io non ho paura.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene avanti, — disse Arrigo, ed essendosegli
+posti alla sua destra Azzo, alla sinistra
+il boemo Capitano, avanzò non badando
+al Carcano se lo seguisse oppur no. Il Carcano
+fece due passi per andare avanti; ma ben
+tosto, come se un muro fra lui ed i compagni
+suoi si frapponesse, non potè più muovere
+un passo. Si arrestò adunque, ed ancora
+sembrava da una superior forza a poco a
+poco per parte opposta trascinato.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto i tre arditi compagni avanzando,
+e fra le loro mani tenendo le loro balestre,
+si avvicinavano al luogo da cui tanta
+paura era venuta in corpo al bravo nostro
+Carcano. E di già erano poco distanti dall’enorme
+macigno che, al dir dello atterrito
+nunzio, nascondeva un oggetto di tanto terrore;
+ed, accortisi che il Carcano non li
+seguiva, dubitavano che di loro si fosse beffato,
+o che il suo terrore gli avesse fatto travedere,
+quando ebbero a convincersi del contrario.
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+Non appena furono in grado di vedere
+gli oggetti che prima il masso nascondeva
+che videro diffatti al suolo giacente, ma in
+sedere ed in atto di persona che sta sulle
+difese, un guerriero tutto di nera armatura
+ricoperto, e sospettarono veramente essere
+potesse il personaggio dal Carcano disegnato.
+</p>
+
+<p>
+Non appena colui vide a sè lontani un
+trar d’arco i tre sconosciuti che verso di
+lui si volgevano, che assumendo un’aria
+minacciosa, e contro di loro volgendo la
+bocca dell’arme sua sconosciuta, così in
+voce di tuono loro gridò.
+</p>
+
+<p>
+— Di un passo non vi avanzate, o voi che
+verso di me sembrate volgervi; date le
+spalle a questi luoghi. Nuocervi io non
+voglio, ma l’andar oltre non vi è concesso.
+</p>
+
+<p>
+— E chi a noi lo contende? — disse il Bianchi; — noi
+non siamo usi a lasciarci intimorire
+da minacce.
+</p>
+
+<p>
+— Arrigo Bianchi, — replicò lo sconosciuto; — la
+vostra voce finisce di svelarmi
+che voi siete veramente quel desso. Io
+vi conosco, e a male in cuore mi costringereste
+ricorrere alla forza.
+</p>
+
+<p>
+Stupì Arrigo nel sentirsi a quel modo
+chiamar per nome. — Fermatevi, — disse poscia
+a’ suoi compagni; ed egli stesso arrestò
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+il passo. Indi con attento occhio
+contemplando lo sconosciuto, si avvide che
+il terreno intorno a lui era tinto di sangue.
+</p>
+
+<p>
+— E chi dunque siete voi che per nome
+mi chiamate, e che siete lordo del vostro
+sangue? Se un tempo foste de’ miei amici,
+voi non avete nulla a temere da parte mia.
+Ma, o confidatemi il secreto del vostro
+nome, o dovete rendermi ragione delle
+vostre minaccie ed essere mio prigioniero.
+</p>
+
+<p>
+— Prigioniero! La vita costata sarebbe
+tale parola a chiunque la proferisse, di voi
+in fuori. Ma io troppo bene vi conosco; e
+troppo grave mi sarebbe contro di voi adoperare
+la forza. Or bene, io acconsento
+che solo a me vi accostiate; e voi
+saprete chi son io, e mi ajuterete, ferito
+qual io sono, a salir l’erto monte.
+</p>
+
+<p>
+Arrigo disse agli amici che si scostassero
+e da lungi lo seguissero; e senza sospetto,
+pieno di una incerta confusa idea destata
+in lui dal suono della voce dello sconosciuto
+che nuova infatti a lui non giungeva, al
+giacente si avvicinò.
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete ferito in una gamba, — gli
+disse, poichè gli fu vicino; — volete voi che
+io mandi per un chirurgo o per chi vi rechi
+a braccia ove avete dimora? Ma prima
+ditemi a chi sono io per prestar il mio
+ajuto?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Il vostro ajuto! Di nulla, io ho bisogno,
+e nulla voi mi potete offrire che mi
+appaghi; la mia stessa ferita io la sprezzo,
+ed ora il sangue è omai del tutto stagnato. E
+non per tanto io non accuso la sorte che
+mi condusse ad incontrarvi. Sì, vostro
+amico io fui un giorno; e a voi si svelino
+i lineamenti di questo volto sconosciuto in
+queste regioni: mille ricordanze si affolleranno
+alla sua vista nella vostra fantasia. Sì,
+noi fummo compagni alla corte dello
+scellerato Giovanni Maria, che ora tanto
+avido aspira a beversi il mio sangue! E fu
+la perfidia sua, la sua scelleratezza che
+spinse un guerriero che <i>grande</i> da tutti si
+chiamava a vivere in mezzo a nudi scogli,
+in un cavernoso speco, e fra i disagi,
+finchè giunga il giorno desiderato di sua
+vendetta!
+</p>
+
+<p>
+Proferendo queste parole lo sconosciuto,
+alzatosi, avea alzata la bruna visiera. Un
+viso virile e pieno di fierezza erasi presentato
+ad Arrigo. I suoi lineamenti dinotar
+poteano presso a quaranta anni; grosse
+ciocche di neri capelli scappavano di sotto
+l’elmo, ed adombravano la fronte ottenebrata.
+Due occhi vivaci come bragie splendevano
+sotto due folti e del paro nerissimi
+sopraccigli; una spessa e incolta barba il
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+mento e le gote avvolgeva, ed accresceva
+la durezza dell’espressione di que’ lineamenti
+feroci. Nel mentre egli ad Arrigo,
+in voce tronca e che indicava qual foga
+dì affetti il petto gli premesse, venia volgendo
+le espressioni del suo sdegno e del
+suo dolore, tutto il suo corpo si animava;
+le sue mani stringevano i pugni per l’indegnazione;
+il suo labbro tremava, le sue
+pupille lanciavano vive fiamme; e il suo
+capo, rizzandosi, sembrava minacciare il
+tiranno da cui traean origine le sue disgrazie.
+Egli stette quindi un istante in silenzio;
+e poscia, a poco a poco deponendo le
+minacce ed assumendo l’espressione dell’abbattimento,
+si percosse la fronte, e movendo
+gli occhi in giro, in modo da lasciar
+intravvedere che la sua mente, dalla sciagura
+scossa, era alquanto disordinata, soggiunse: — Ma
+è forse sogno; tutto forse è
+perduto, ed invano io questo giorno l’attendo;
+e forse prima, incanutite le mie
+nere chiome, rovescerannosi i forti ripari
+del mio speco, anzi che questi miei
+occhi veggano rosseggiar la terra del sangue
+di quello scellerato. — Oh quanto io
+sono infelice! — Ma no, di che mi lagno? — soggiunse
+poi riaccendendosi della prima
+fermezza. — Non sono io sovrano fra questi
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+monti; non è qui rispettato dalle genti intimidite
+il poter mio? Tanto ne ha forse
+Giovanni Maria sul suo scosso trono! E se
+la base del mio potere è la forza, tutto in
+natura non è forse il retaggio del forte? Se
+molte terre io disertai per favorire chi un
+tempo era mio sovrano, disertarne non
+potrò per la mia propria esistenza? Ma
+ora porgetemi il braccio, Arrigo, — in tuono
+più rimesso soggiunse, — e nel muovere verso
+la mia caverna, grandi cose io vi voglio far
+palesi.
+</p>
+
+<p>
+Arrigo, volgendo a quell’infelice alcune
+parole di conforto, gli porse il braccio, e
+con lui proseguiva il cammino verso la sommità
+della montagna, quando il suo misterioso
+compagno così a favellar cominciò:
+</p>
+
+<p>
+— Niuno più di voi a fondo conosce
+quale e quanto fosse il favore che a me
+compartiva un tempo il perfido Giovanni
+Maria; e la mia sorte si mantenne a me
+propizia fino al giorno 18 di agosto del 1404.
+Fu in quel giorno fatale che, sospettando
+il duca di Pandolfo Malatesta, il quale a
+Monza trovavasi, non desse mano a rilevare
+la fortuna della Duchessa, che ivi pure
+avea sua stanza, risolvette dell’uno e dell’altra
+la perdita. Egli per altro sotto opposti
+colori celando il suo disegno, me incaricò
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+e l’infelice Pusterla di sorprendere
+il Malatesta e la madre sua, e condurli
+a lui in Milano. Egli ci ingiunse non fosse
+operata colla madre la violenza; nel
+caso resistesse, in custodia venisse data
+ad una persona a noi sconosciuta, e che
+egli allora ci presentò; disse a questi aver
+affidata la cura di custodirla. Noi ubbidiamo
+a’ suoi comandi; il giorno stesso noi
+partiamo: giunti in Monza, il Pusterla assalta
+le schiere del Malatesta, nel mentre
+che io collo sconosciuto mio compagno al
+palazzo mi reco della Duchessa, per eseguire
+del figliuolo la commissione. Le genti
+di Pandolfo, che non erano più che trecento
+uomini, tutte furono fatte prigioniere; Pandolfo
+però salvossi, e potè giungere fuggendo
+mezzo ignudo in luogo di sicurezza.
+Frattanto io mi era recato dalla Duchessa,
+ed espostole quale fosse la volontà del figliuol
+suo, la esortava a sottomettervisi. Ma
+quella, del suo male presaga, guardandomi
+con occhi torvi, entrò invece in tal furore
+che, le più aspre invettive scagliando contro
+di quel mostro ch’ella avea generato, per
+la forza della commossione sua cadde in
+un profondo svenimento, ed io la credetti
+morta. — È morta! — sclamai allora, compreso
+di orrore e compassione. — Ebbene
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+ciò risparmierà una droga! — disse il compagno
+mio. Allora io gli fissai gli occhi
+in viso; la sua cera sinistra mi parve animata
+da un’espressione infernale! — E che
+dir pretendete? — io replicai, in tuono sdegnoso. — Nulla, — mi
+rispose quegli sogghignando: — se
+essa è morta non vi vorranno
+odorose essenze per richiamarla alla vita. — Non
+voglia il cielo che ciò sia, — soggiunsi io,
+gli occhi sempre rivolti su quel dubbio mio
+compagno. — Nol voglia pure, — disse il malvagio;
+ed il dialogo qui terminò.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto in sè tornando poco dopo la
+Principessa, giurò che viva nessuno da
+Monza l’avrebbe strappata; e noi la assicurammo
+che alcuna violenza non le verrebbe
+fatta. Solo venne infatti nel suo palazzo
+custodita; e la sovraintendenza di
+esso ne fu lasciata alla persona che il Duca
+avea designato per l’uffizio di carceriere.
+Pochi mesi dopo, si udì che era morta; nessuno
+conobbe della morte la cagione, e
+molti sospettarono che fossero i malvagi
+trattamenti che le avessero accorciata la
+vita. Io i miei sospetti, assai più fondati, in
+me serbai per qualche tempo; ma mi allontanai
+dalla corte pel grande orrore che
+l’azion rea del principe in me destava.
+Finalmente ne feci parola al Pusterla, e
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+quegli giurò che certamente la Duchessa
+era stata dal figlio avvelenata, che però
+era il fatto a celarsi ad ogni persona che
+vivea. Ma egli ebbe, più tardi, l’imprudenza,
+per assicurare il Duca di sua fedeltà, di lasciargli
+intravedere ch’ei conosceva le particolarità
+del fatto; e io da lui stesso ciò seppi:
+ma non passarono due giorni ch’egli fu
+messo a morte nel modo orribile che tutti
+sanno; e allora, non a torto, io sospettai per
+la mia stessa vita, avendomi alcuno de’
+miei amici assicurato che il Pusterla era
+stato posto dal Duca alla tortura, e che lo
+Squarcia avea ucciso colui che lo avea torturato.
+Più non dubitai che il possesso del
+mio secreto a me non fosse per essere fatale,
+e lasciai la città. Venni diffatto per
+ogni parte cercato colle più squisite diligenze,
+ed a prezzo d’oro fu messa la mia
+testa: la conoscenza del misfatto del tiranno
+è una colpa di morte per quello che
+la possiede!
+</p>
+
+<p>
+— Che intendo! A tanto dunque veramente
+giunse l’inumanità del Duca? Ma
+voi avete forse bisogno dell’altrui soccorso
+per ritirarvi e vivere in uno stato straniero?
+Parlate; io non vi lascerò senza
+ajuto.
+</p>
+
+<p>
+— No! errando io fuori della città senza
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+sapere ove rivolgermi, conoscendo quanto
+periglioso fosse essere scopo delle ricerche
+di vili che non bilanciano nel troncare un
+capo quando loro è pagato a peso d’oro,
+io feci il più tremendo de’ giuramenti, che
+vendicato mi sarei di Giovanni Maria.
+Questo giuramento è quello che qui mi lega;
+per questo io mi cinsi di compagni pronti
+a seguirmi ad ogni mio cenno; e solo per
+questo, colla forza provvedendo a’ miei bisogni
+e a quelli de’ compagni miei, io traggo
+una vita concitata fra questi monti.
+</p>
+
+<p>
+In questo mezzo essi erano giunti di già
+innanzi all’apertura del vasto speco che
+servivagli di asilo sicuro. Larga è questa
+da forse cento passi, ed è sospesa sovra
+uno scoglio a cui a stento si accosterebbero
+le stesse selvagge capre, tanto ella è
+erta la strada che vi conduce. Lungo tutta
+l’apertura estendevasi un grosso muro di
+pietre con due porte, entrambe da pesanti
+ferree saracinesche difese.
+</p>
+
+<p>
+Altre aperture vedevansi praticate nel
+sodo muro ad uso di balestriere; e la sommità
+di esso coronata scorgevasi di merli e
+munita di due bertesche o torricelle. Nel
+resto, la vasta abitazione di cui il muro
+stesso facea parte, ricevere dovea la sua
+maggiore luce dalla parte interna riflessa
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+dalle gigantesche pareti della immensa grotta
+biancheggiante. Un ruscelletto, a rendere più
+forte ancora quel luogo già dalla natura
+tanto fortificato ed a provvederlo di uno
+degli elementi più necessarii alla vita, scendeva
+disotto un arco quasi nel mezzo appunto
+della caverna, e fra enormi sassi
+frangendo le grosse onde vi formava una
+cateratta. Del resto, non erano, come si disse,
+soltanto allora state innalzate quelle fortificazioni;
+e solo esse erano state riparate
+per opera di que’ banditi che presentemente
+le occupavano.
+</p>
+
+<p>
+Dopo di aver un istante contemplato
+sì l’uno che l’altro in silenzio il maestoso
+spettacolo di quella grotta, il Guerriero
+dalla nera armatura animando lo sguardo
+suo come di orgoglio e di compiacenza, con
+quell’enfasi che gli era propria negli istanti
+in cui la disordinata sua fantasia prendeva
+fuoco così sclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ecco la casa mia; ecco il mio castello;
+quale mai fu più maestosa abitazione? Ove
+sono le torri che più si innalzino di questi
+scogli giganteschi? Vedi queste colonne
+cinericce che fiancheggiano e sormontano
+il vasto speco: non sorgon esse tanto orgogliose
+quanto quelle che pose Ercole in
+fine al mondo? Ma tu, Arrigo, veder potrai
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+ancora l’ampiezza dell’interno mio palazzo;
+vedrai quanto addentro si inoltri la caverna
+tenebrosa, ed il numero de’ miei soggetti
+che ivi securi in me soggiornano. Credimi;
+allorchè la mia mente, ogni idea del passato
+obbliando, tutta piena si giace delle sensazioni
+istantanee del presente, io pieno di
+guerriera gioja passo molte ore in quel forte
+antro che è come la mia reggia. Tutto
+abbonda nella caverna; nè la gioja vi è
+bandita fra miei compagni. Ma allorquando,
+solitario la notte a lunghi passi mi
+aggiro nella muta mia stanza, e penso al
+tempo in cui numerose schiere ubbidivano
+al mio comando, quante imprecazioni non
+scaglio contro di colui per cui sono costretto
+a vivere fra queste balze!
+</p>
+
+<p>
+Arrigo si ingegnò a porgergli dei conforti;
+e gli rinovò l’offerta sua, che qualora,
+tranquilla vita riprendendo, passar volesse
+in altro stato, al che esortavalo, egli gli avrebbe
+somministrato quanto gli fosse abbisognato.
+</p>
+
+<p>
+— Non già, non già: la mia sorte è stabilita, — replicò
+l’altro; — se così non fosse, la
+forza del mio braccio a me provvederebbe, e
+pure ai miei provvederebbe il mestiere della
+guerra. Ma eccoci allo speco: seguitemi
+per quest’erta strada; benchè la mia ferita
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+mi tormenti, io per altro col vostro ajuto
+potrò salirvi. Giunti su quel masso, i miei
+compagni giojosi accoglieranci. — Ei gittò un
+fischio, e ìmmantinenti apparvero alla saracinesca
+molti strani visi, che riconosciuto
+il loro capo si ritirarono; la cateratta si
+alzò; fu fuori spinta una scala per agevolare
+ai due l’entrata. Salì il primo lo sconosciuto
+capo di quella banda, e dopo lui
+saliva Arrigo Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete lordo di sangue! — sclamò la
+schiera de’ banditi che con gioja rispettosa
+si era messa intorno al suo capo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose questi, — allorchè jeri noi
+tornavamo verso il monte, ed a’ miei due
+compagni avea ingiunto che mi precedessero,
+io ritirandomi fui ferito leggermente
+in una gamba, tanto però che il dolore mi
+vinse, e dovetti passar la notte in una parte
+riposta del monte. Ivi trovai questo
+mio amico, e col suo ajuto a stento qui
+finalmente io mi ricondussi.
+</p>
+
+<p>
+Allora tutti rivolsero la attenzione loro
+ad Arrigo; ma nessuno ebbe l’animo di
+fare una domanda curiosa al loro capo.
+</p>
+
+<p>
+Costui licenziò i compagni suoi con aria
+di comando, ma amichevole; e quindi conducendo
+il giovine suo conoscente fra le
+varie stanze, nude di ogni ornamento, che
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+componevano quello strano palazzo, e mostrandogli
+quanto nel monte l’umida grotta
+si sprofondasse, così tornò a dar sfogo al
+rammarico che nell’animo suo allora si accumulava.
+</p>
+
+<p>
+— E chi detto l’avrebbe, allora che sotto
+armi lucenti io mi avvolgeva fra le giostre
+e i tornei, chi detto avrebbe che io sarei un
+giorno diventato il selvaggio abitatore di questa
+caverna? Ma ancora chi detto m’avrebbe
+che, qui vivendo, io vi avrei stretta la destra
+di uno dei nobili miei amici? Ma
+addio. Non lasciate traspirare nemmeno
+all’aria il segreto di che vi misi al possesso;
+esso formar potrebbe la vostra rovina. Tornatene
+a’ vostri compagni; da me, nè
+da’ miei, nulla temete. Oh se quell’esecrato
+capo cadrà un giorno, noi torneremo
+ancora compagni!
+</p>
+
+<p>
+Arrigo fu commosso a tale commiato; e
+stringendo la destra nerboruta del terribile
+suo amico, lasciò la caverna, dalla quale venne
+ajutato a discendere dai satelliti di quell’uomo
+tremendo: scese egli, e tutto pieno
+della triste idea di quella vittima della
+tirannia, non ebbe fatti più che trecento
+passi, che incontrò i suoi compagni, io voglio
+dire Azzo ed il capitano, i soli che da
+lungi lo avessero seguito.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p>
+
+<h2 id="cap4">CAPITOLO IV.
+<span class="smaller">IL LUSINGHIERO</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il nostro Antonio Carcano difatti non
+avea fatto lo stesso. Vista la mala parata,
+il poveretto, queto queto, si era ritirato, e
+posciachè fu ad una ragionevole distanza,
+e sicuro omai di non essere più veduto, a
+gambe si pose a correre verso del castello.
+La sua paura però lo trasse fuori di strada;
+e dopo di aver percorso da circa un miglio,
+tutto ansante si fermò, dubitando di ciò
+che era, voglio dire di essersi smarrito.
+</p>
+
+<p>
+Egli allora, con un po’ più di tranquillità
+dando ordine a’ suoi pensieri, così
+fra sè cominciò a discorrere:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che dirà Arrigo di me? egli dirà che
+sono un poltrone; ma io potrò ribattere
+l’accusa, scusarmi, non importa in qual
+modo. Sì, sì, cento idee mi suggeriscono a
+tal proposito; nè mai a me vennero meno
+pretesti. Frattanto, pensiamo al più: pensiamo
+a trovare la strada di questo maledetto
+Castello. Ove diavolo se ne è andato?
+Lo si vedrà da quell’eminenza. Per
+dire il vero sono stanco; ma saliamola. Ancora,
+solo non ho tanto gusto a trovarmi
+in questi paesi. Con questi banditi, e con
+questi ghibellini, preveggo che io qui non
+sono nel mio elemento.
+</p>
+
+<p>
+Così ragionando, ed anelante, si ingegnava
+di salire la altura da cui sperava scoprire
+il desiderato Castello del Monte. — Benedette
+le contrade di Milano, — fra sè diceva, — al
+tempo di Giovanni Galeazzo e prima
+che queste guerre de’ Guelfi e de’ Ghibellini
+vi portassero l’inferno, e l’uso infame
+di scannarsi a vicenda. Che bel passeggiare
+fra di esse, vivendo alle spalle di un
+amico, a cui non si pagava che un poco
+di adulazione! Ora quel maledetto Facino
+ha data la fuga ai Guelfi; e non si può più
+vivere nemmeno colà. E quell’imbecille di Duca
+lo ebbe nelle sue mani, e lo lasciò fuggire!
+Oh se foss’io il Duca non vorrei lasciarmi
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+venire coi piè sul collo a questo modo, no
+da parte di Sant’Ambrogio! Ma così va
+il mondo. Al tempo di Giovanni Galeazzo
+nessuno contava un soldo, il Duca era tutto;
+ora il Duca è nulla, e chi comanda sono
+coloro che gli hanno giurato di ubbidirgli. Ma
+eccomi finalmente su questa erta! Mo’,
+vedi, ancora non si vede il castello! Fuggisse
+egli, siccome l’Italia ad Enea? non ci
+mancherebbe che questa! Ma oimè! che
+accade? sento strepito: fosse un lupo? no,
+pare una pedata d’uomo. Che sarà
+mai? è meglio che mi nasconda fra questo
+cespuglio.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, egli con gran diligenza si
+appiattava fra di una folta macchia che
+ingombrava una parte del bosco, il quale
+estendevasi quasi continuamente su quella
+ampia montagna. Il povero parassito per la
+paura era veramente divenuto tale da far
+pietà. Il color suo naturale lo abbandonava;
+a pena si arrischiava a respirare; e forse
+egli non avrebbe sfuggito i funesti effetti di
+quello stato angoscioso, se a rassicurarlo non
+si fosse agli occhi suoi in breve mostrata
+una scena assai diversa da quella che forse
+alla sua immaginazione egli si dipingeva. Fu
+adunque, invece di essere terribile, la scena
+che a lui si offrì la più gioconda, e quella
+che più egli avrebbe potuto desiderare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+</p>
+
+<p>
+Infatti, poichè per qualche minuto si fu
+sempre più fatto maggiore lo scrosciar dei
+cespugli e dei rami rimossi che formavano
+ostacolo al piede di chi si avvicinava,
+che dal passo misurato altro essere non
+poteva che un individuo della specie a
+cui egli stesso apparteneva; che, con sua
+grande soddisfazione, egli vide finalmente
+spuntare una figura umana, e tale da assicurarlo
+pienamente dal suo terrore. Poichè
+prima un bel volto giovenile avvolto in un
+fazzoletto a strisce di più colori, poscia
+un seno turgidetto e gentile, sebbene l’alabastro
+avesse alquanto di sua candidezza
+perduto sotto la sferza del sole di Luglio,
+quindi una azzurra gonnella, ed una persona
+piena di rusticane grazie, e leggiadria. Arrossì
+allora, forse per la prima volta, il vile
+della sua paura, e balzando fuori dal suo
+nascondiglio:
+</p>
+
+<p>
+— Bella giovine, — disse portandosi verso
+la contadina; — quale pena vi infliggerò io
+dell’avermi rotto un cheto sonno, nell’istante
+medesimo che stanco di un lungo
+passeggio ne cominciava a gustare le dolcezze?
+Ma per voi parlano quelle vostre
+labbra coralline; ebbene sia su queste che
+cada la vendetta. — Ciò detto a lei con
+modi cavallereschi ed affettati avvicinandosi,
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+e prendendola per le braccia, stava per
+accostare le sue labbra ai rubicondi coralli
+della contadina; quando questa, non
+ismarrendosi a quell’assalto, e liberata la
+destra dalla mano dell’impudente damerino,
+al passionato suo ammiratore applicò
+uno schiaffo sì sonoro che l’impronta della
+forte mano restò rosseggiando sulla decorata
+guancia.
+</p>
+
+<p>
+— Signor cavaliere, — poi soggiunse la robusta
+Driade, ponendosi in atto di difesa, — si
+guardi, perchè io cercherò di difendermi;
+e non andrà molto che alcuno giungerà in
+mio soccorso. Ma in nome de’ santi, non
+voglia tormentare una povera fanciulla che
+di recente ha schivato per miracolo una
+gran disgrazia!
+</p>
+
+<p>
+All’udire l’annunzio, <i>arriverà alcuno</i>, che
+in tuono profetico e misterioso, non meno del
+Battista, la giovane contadina pronunziava,
+il Carcano, suo malgrado, impallidì; e cangiando
+di tratto modi, diè indietro due
+passi, e disse: — Il cielo mi guardi, bella
+ninfa, dal recarvi disgusto; nè io credeva
+offendervi, mostrandovi la mia ammirazione. Adunque
+voi siete una beltà dolente!
+Via in me confidate, narratemi le
+vostre avventure, e voi avrete da me fido
+patrocinio e difesa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Io non capisco bene il vostro linguaggio;
+ma mi pare siate, sebbene un poco
+licenzioso, un buon signore. Voi forse siete
+milanese. Tutti cotesti giovani di Milano
+sono un gran tormento per le povere fanciulle
+da villaggio: anche il signor Estore
+Visconti, sebbene sia quel gran signore che
+è, e già vecchio, ci fa arrossire quando capita
+a Parravicino. Or bene, sappiate che jeri
+per poco non successe la maggiore delle
+disgrazie.
+</p>
+
+<p>
+— E sì che voi meritereste che la fortuna
+fermasse a’ vostri piedi la volubile
+sua ruota, mia villereccia dea!
+</p>
+
+<p>
+— Già ve l’ho detto, io non capisco di
+questo linguaggio; e, se parlerete così, io
+non saprò più che rispondervi. Ma conoscete
+voi Giorgio Tanaglia, il falconiere del
+signor Giovanni Pusterla?... Come non
+lo conoscereste, che è il primo nei contorni
+che sappia allevare bene un falcone ed un
+astore!
+</p>
+
+<p>
+— Giammai di lui, io ebbi udito parlare,
+la mia fanciulla; ma del suo padrone
+udii dire che sia un Ghibellino assai feroce.
+</p>
+
+<p>
+— Per noi il signor Giovan Pusterla è
+della miglior pasta del mondo. Ebbene, mio
+zio, il falconiere, jeri ha corso pericolo di
+essere ammazzato dal Guerriero Nero della
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+caverna; ed anche,... anche il povero
+Carlotto!
+</p>
+
+<p>
+— Il Guerrier Nero della caverna! — disse
+Antonio impallidendo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, egli stesso. Ma voi siete di Milano
+e non ne avete forse inteso parlare. Sappiate
+adunque che in quella caverna che
+sospesa si vede in cima a questo monte abitano
+de’ fuorusciti che impongono taglie
+a tutto il paese, e spesso rubano le bestie
+che pascolano sui monti; ma fanno più
+male ai Ghibellini; e lasciano stare d’ordinario
+i Guelfi e la povera gente. Dicesi che
+il loro capo sia figliuolo di una strega, perchè
+ha un fulmine nelle mani. Mio zio jeri
+corse gran pericolo, con quel poveretto
+giovine di Carlotto...
+</p>
+
+<p>
+— Carlotto... E chi è questo Carlotto?
+</p>
+
+<p>
+— Carlotto? egli è... Ma ecco qua Andrea
+che giunge. Bravo, così voi mi custodite;
+bella scorta che mi fate! Via spicciatevi,
+che l’ora si fa tarda.
+</p>
+
+<p>
+Mentre ella così parlava, compariva fuori
+da que’ densi cespugli che l’avean
+prima celata, la persona a cui queste parole
+erano volte. Era costui un villano di
+statura piuttosto bassa, ma quadrato e muscoloso
+quant’altri mai, e pieno di robustezza.
+Portava in una mano quattro polli
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+di cui stringeva le gambe in un fascetto,
+nell’altra un grosso e noderoso bastone,
+ed avea un grande coltellaccio alla cintura.
+Avea ispida barba, che raddoppiava la durezza
+dell’espressione de’ suoi lineamenti;
+e le fattezze del suo viso indicavano un ingegno
+torpido e goffo. — Ho trovato compare
+Luca la giù, Lucia, ed abbiamo discorso
+un poco della vendemmia.
+</p>
+
+<p>
+— Noi andiamo al convento di S. Francesco,
+signore, per portar delle offerte ai
+buoni padri, e questi fiori (e mostrava un
+canestro che sostenea col sinistro braccio)
+all’immagine miracolosa della Madonna,
+che forse è stata essa che ci ha salvati.
+</p>
+
+<p>
+— E colui è l’onorevolissimo vostro zio,
+mia bella ninfa?
+</p>
+
+<p>
+— Mio zio! — sclamò la giovine in tuono
+di chi come offeso si sente nell’amor proprio
+e nell’onore; — mio zio, signore, è ben
+altra cosa che Andrea il giardiniere!
+</p>
+
+<p>
+— Ah sì, io stesso l’avrei giurato: dal
+duro tronco della quercia nascer non potevano
+lo rose dilicate, nè coi fieri lupi
+aver parentela i teneri agnelli. E il vostro
+nome, mia bella, è forse Lucia Tanaglia?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma ciò che deve importare ad un
+signore, come voi esser dovete?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ah, mia dea, il nume cieco non conosce
+distinzione di grado. Sì, io sono un signore.
+Pochi in Milano vantano eguali ricchezze
+di quelle di Antonio Carcano; mille
+belle mi assediano; ma il mio cuore...
+ho da dirvelo? non mai fu tanto scosso
+quant’oggi alla vostra vista. Ditemi, potrò
+io visitarvi nel tugurio del padre vostro?
+io potrei anche farvi mia sposa...
+</p>
+
+<p>
+— Ah signore, che cosa dite? io sono già
+promessa a Carlotto il figliuolo dell’oste.
+</p>
+
+<p>
+— Ora capisco chi è questo Carlotto che
+vi sta sempre sulle labbra. E voi preferireste
+un gaglioffo alla mano del più nobile,
+del più ricco, del più possente cavaliere
+di Milano, s’ei ve la offre? Eh via, voi non
+sarete sì stolta, bellissima Lucia, io nol posso
+credere.
+</p>
+
+<p>
+— Signore, non incalzate una povera fanciulla.
+Ed inoltre, ecco il convento de’ Francescani;
+noi ci siamo giunti, non vogliate
+seguirmi. Che direbbero di me i buoni
+padri, e frate Paolo specialmente, che sa
+che io sono promessa? Piuttosto, se volete,
+siete padrone di sedervi colà, ed aspettare
+il mio ritorno...
+</p>
+
+<p>
+In altra occasione non si sarebbe il nostro
+lascivo damerino accontentato di un
+semplice commiato ad una bella di questa
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+fatta; ma la faccia tetra e sinistra e lo
+sguardo attento e stupido di Andrea lo tennero
+in rispetto. Egli adunque si limitò a
+rispondere con queste parole alle esortazioni
+della giovine contadina: — Ebbene,
+voi lo volete, ed io non saprei contrariarvi:
+qui il vostro ritorno aspetterò. Ma termini
+presto questa fosca notte che del bel sole
+de’ vostri rai così mi priva. — S’assise allora
+sovra di un sasso che stava sotto un
+salice piangente, e che forse era uso servire
+di tranquillo scranno a qualcuno de’ solitarj
+abitatori del vicino convento assorto in
+sante meditazioni; e volgendo fra sè idee
+ben diverse di quelle che oggetto saranno
+state de’ casti pensieri di que’ santi romiti,
+così fra sè stesso diceva.
+</p>
+
+<p>
+— Vedi, non falla mai: gran secreto per
+rendersi propizie le beltà di bassa condizione...
+una promessa di matrimonio...
+Vedi come cascano dalle nubi, — proseguiva
+l’infame libertino, — a queste parole incantatrici! Costa
+così poco: Si dà: ecco
+la mia massima; ma quando ho côlto un
+frutto prematuro, io mi ritiro. Pianti,
+schiamazzi, desolazioni; a me che importa?
+tutto poi finisce: qualcuna va
+all’altro mondo pel dolore; ma io non ci
+perdo, e con altra bella me la godo. Cadrà
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+anche questa con quattro parole ricercate
+e una promessa... Ma ha già lo sposo:
+povero tanghero, sta fresco! Il figlio dell’oste!
+Eh gliel dirò io il proverbio, se
+nol sa: «Sono sempre gli stracci che vanno
+in aria». Ma, e se fosse un giovine risoluto?
+Se avesse compagni? Non vorrei farmi una
+seria briga! Ci vorrà prudenza: ci vorrà
+raggiro. Suo zio è falconiere di Giovanni
+Pusterla; ora costui, dicono, è un demonio. Amo
+le belle; bramo i loro favori;
+ma la pelle mi è più cara; e se non è al
+sicuro, al diavolo le donne e gli amori. E’
+converrà questa fiata, pensarci due volte
+prima. Ma intanto? Intanto però non
+parmi tempo di battere la ritirata. È
+troppo bella costei, e mi ha colpito veramente. Ha
+due occhi che mi incantano; e
+quelle guance; e quella fronte; e quel
+bel seno? A batter la ritirata sarò sempre
+in tempo; mancano a me astuzie, scuse,
+stratagemmi? Un altro potrebbe far
+dare allo sposo una coltellata; ma io di tali
+eccessi non sono capace... Oh Vergine
+Santa; soccorso! La vita in dono per pietà!
+</p>
+
+<p>
+Quest’ultima esclamazione, così poco
+consentanea al rimanente dei ragionamenti
+del nostro Antonio, fu fatta a forte voce e
+fugli strappata dal labbro da due compagni
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+a lui indivisibili, voglio dire il sospetto
+e il terrore. Difatti, mentre egli era assorto
+nelle sue macchine scellerate, e ne’ suoi
+desiderii contrari al nono de’ comandamenti,
+e pur tanto consentanei alle usanze
+allora propagate in Milano per gli esempi
+de’ cortigiani e del malvagio duca Giovanni
+Maria; tre persone a lui pianamente si
+erano accostate dietro le spalle; e poichè
+egli non se ne avvide, malgrado la squisitezza
+del suo orecchio accostumato a star
+in guardia per dar tempo ai piedi di provvedere
+alla sua salvezza, uno dei tre colla
+mano pesantemente la spalla gli percosse.
+Il Carcano, trasalendo, assalito tanto più
+bruscamente dal terrore in quanto che più
+inaspettatamente, a un tratto manifestossi
+per quello che era, un poltrone e un codardo,
+chiamando ad alta voce a un tempo
+dal cielo che tanto co’ suoi infami disegni
+pur oltraggiava, e dagli uomini da cui più
+non ne meritava, pietà.
+</p>
+
+<p>
+Uno scroscio concorde di risa fu tutta
+la risposta che egli dai tre ottenne. Il
+povero tapino, di già fatto pallido come
+un cadavere, allora, o che tanto di forza e
+di coraggio in sè raccogliesse o che l’istinto
+vel traesse, indietro volse un po’ la testa, e
+con quel leggerissimo movimento si rassicurò;
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+poichè dopo un istante da lui conceduto
+alla sorpresa: — Oh! — sclamò, ripreso
+cuore, — siete dunque voi! Affè
+che io conosciuti vi avea, e veduti assai
+tempo prima; e per sollazzarvi ho finto di
+essere sbigottito. Ma, bravi, io sono ben
+contento che mi abbiate raggiunto: io spero
+che non lontani sarem molto dal castello.
+</p>
+
+<p>
+— Anzi noi andavamo di te in traccia
+da questa banda, nel mentre che alcuno
+dei nostri era incaricato di cercarti altrove; noi
+abbiamo sentito da alcuni de’
+nostri paesani che tu non eri nel castello
+tornato, — disse Arrigo. — Ma via sii sincero,
+Carcano; tu credesti di essere côlto questa
+volta almeno da tuo padre l’arcidiavolo.
+</p>
+
+<p>
+— Diamine! che sognate mai? E credete
+voi che io avrei paura di sua maestà delle
+tenebre, fosse anche seguito da una legione
+siccome quella che si gittò presso
+Gerasa nella mandria de’ porci?...
+</p>
+
+<p>
+— Molto onori te stesso, assomigliandoti
+a quegli immondi animali! Ma via, noi
+non ti possiamo credere. Ma l’ora è tarda,
+torniamo al castello, il pranzo colà ci attenderà.
+</p>
+
+<p>
+— Buon annunzio è questo! buon annunzio!
+Affè che io cominciava a sentir
+l’appetito. Assiso sotto questo salice, io
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+contemplava il magnifico paesaggio: quante
+gravi meditazioni si succedevano nella mia
+mente! Quando il ventre è leggero la fantasia
+serve a maraviglia. Che paese! che
+cielo! quale incanto! io esclamava. Ma
+ora sento che il mio ventre tenea altro
+ragionamento; e la vista del tuo pranzo, Arrigo,
+non è a questa da posporsi. Noi avremo
+della selvaggina, spero; avremo del vino di
+Monte Orobio. Sono due gusti diversi il
+meditare e il mangiare; ma non meno perciò
+l’un dell’altro pregevoli. Sono come
+due bravi cavalieri che con forze e ardor
+pari vengano a giostra, come sarebbe Antonio
+Carcano, e Arrigo Bianchi...
+</p>
+
+<p>
+— Vi ringrazio del paragone, che a me
+non fa più onore che a voi ne faccia il
+confronto da voi testè fatto delle mandrie
+de’ porci di Gerasa. Ma ditemi adunque,
+prode cavaliere da giostre; perchè fuggiste
+questa mattina innanzi a quello sconosciuto
+in cui ci abbattemmo?
+</p>
+
+<p>
+— Fuggire! io! No in nome del cielo,
+io non fuggo sì di leggeri. Ma, se aveste
+avuto voi tre meno paura in corpo, avreste
+meglio veduto ove io mi movea.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! ah! ah! — ridendo, disse Azzo. — Verso
+il castello, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Verso il castello? L’ho io veduto
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+forse il castello? No, no, sentite che tutto
+vi narrerò strada facendo. Non appena voi
+vi foste avvicinati a quel macigno dietro
+cui si ascondeva il Guerrier Nero, se
+pure egli era desso, che non l’ho ben
+veduto, che ecco che alle spalle io veggo
+a noi avvicinarsi quattro uomini armati,
+che sicuramente essere dovevano compagni
+di quel bandito arrischiato. Or che si fa?
+Se vi avviso, io vi spavento: adunque io
+dico fra me, contro costoro basterò solo.
+Fatta tale risoluzione, cavo la spada e loro
+mi faccio incontro. Essi mi opponevano da
+principio la più vigorosa resistenza; ma i
+miei colpi erano di ben altro peso che i loro.
+A me canaglia! gridava io, a me! Ad uno
+diedi una stoccata nel collo che forse ne
+morì. Come gli altri quattro malandrini
+se ne avvedono, a gambe a fuggire, e...
+</p>
+
+<p>
+— Basta così, — disse Azzo, interrompendolo: — solite
+anomalie! Da quattro ora sono
+già divenuti cinque, e se proseguite, diventeranno
+otto o dieci. Non vorrei che popolaste
+a questo modo il mondo di ladroni
+e di nemici.
+</p>
+
+<p>
+— Dite ciò che vi piace, ma gli assassini
+erano cinque, ed io tutti li ho posti in fuga:
+tre sono andati da una parte; e uno solo
+da un’altra. Uno solo restava a combattere
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+con me, ma io che non li avea temuti
+tutti e cinque....
+</p>
+
+<p>
+— Bravissimo!
+</p>
+
+<p>
+— Sì veramente, — proseguì Antonio, — io
+non mi lasciai intimorire da quell’arrischiato
+birbante... Ma che vuol dire questo
+corno che sentesi a noi vicino nel bosco? — disse
+il Carcano interrompendosi; ed al colore
+infocato delle sue guance successe la
+più smorta pallidezza.
+</p>
+
+<p>
+Il Capitano disse che non potea essere
+che Giovanni Pusterla, venuto a cacciar nel
+bosco, come di solito ve lo spingea la sua
+prepotenza.
+</p>
+
+<p>
+— Me ebbe egli forse da mio zio l’assenso? — chiese
+Arrigo.
+</p>
+
+<p>
+Il Capitano nel suo gergo disse di no;
+e che lo facea solo perchè lo zio di Arrigo
+non avea mai fatto provare a colui
+che non ne avea il diritto.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, — soggiunse Arrigo, — se è lui,
+chiediamogli ragione di questo suo arbitrario
+operare.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span></p>
+
+<h2 id="cap5">CAPITOLO V.
+<span class="smaller">LA PREPOTENZA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Non a torto il Capitano aveva presentito
+che essere il Pusterla quegli doveva che a
+suo diletto andava cacciando pel bosco.
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Pusterla, nato di una famiglia
+principalissima fra le ghibelline di Milano,
+era cugino di quel Pusterla dello stesso
+nome che, dopo di aver per ordine del
+Duca dato passaggio ai Ghibellini in Monza,
+ove era castellano, il giorno in cui vi erano
+andati per assalire il Malatesta e la Duchessa,
+era stato dal Duca stesso a’ suoi
+sospetti sagrificato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+</p>
+
+<p>
+Siccome poi l’odio del Duca non si era
+limitato a sfogare il suo corruccio contra il
+castellano di Monza, ma vi aveva sottoposta
+ancora tutta la sua famiglia, e ciò a malgrado
+dell’alta considerazione che questa
+godeva fra’ Ghibellini, Giovanni Pusterla,
+cugino dell’infelice vittima, credette opportuno
+sottrarsi ai pericoli che continuamente
+lo minacciavano lasciando la città,
+e ritirossi nel suo castello presso di Parravicino.
+E tale risoluzione egli avea presa
+non tanto perchè egli di sè temesse, quanto
+per amore di un’unica sua figliuola che
+teneramente amava, e per la quale, giudicando
+dall’indole del Duca che perdonato
+non l’aveva nemmeno a un fanciullino dell’infelice
+suo cugino figliuolo, egli doveva
+del pari che per sè stesso temere.
+</p>
+
+<p>
+Ben è vero che questo Pusterla godeva
+della valida amicizia del possente Facino
+che a questo tempo signoreggiava il Duca
+stesso; ma oltrechè Facino era di sovente
+assente dalla città, il Duca pure odiava
+quel capitano, e ne avea date prove non
+era gran tempo tendendogli delle insidie;
+per la qual cosa il maggior vantaggio che
+ritraesse il Pusterla da quell’amicizia si
+era quello di poter sicuro tornare un istante
+di quando in quando, trovandovisi quel generale,
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+nella città a visitarvi gli antichi
+amici per poi lasciarla il più presto, al suo
+sicuro asilo tornando in Parravicino.
+</p>
+
+<p>
+Siccome poi era il carattere del Pusterla
+focoso e facinoroso, così egli annojavasi
+della sua quiete, e tentava ingannare la noja
+coll’esercizio della caccia, tanto analogo al
+mestiere delle armi. Egli non si era poco
+distinto nelle turbolenze di Milano; ed a
+capo de’ Ghibellini avea menato assai colpi
+nella giornata memorabile del Malcantone;
+egli vi aveva anche riportata una ferita o
+per meglio dire uno sfregio di cui nel volto
+gli si vedeva la cicatrice. Ora egli a mal
+in cuore si accontentava di turbare la
+quiete degli abitatori delle selve che a lui appartenevano,
+e come la sua prepotenza il
+portava non lasciava di invadere i diritti
+de’ Guelfi allora oppressi cacciando sul loro
+territorio; e così facea spesso nelle foreste
+appartenenti al possessore del Castello del
+Monte. Era a que’ tempi Erba dipendente
+dai Rusconi, ma questi intesi solo a sostenervisi
+non vi aveano introdotto quasi nessun
+governo; e l’anarchia vi dominava.
+Quindi noi abbiamo veduto il vecchio
+Bianchi pensare alla propria difesa armando
+una piccola schiera nel suo Castello. Ma
+egli, come si è detto, non pensava a respingere
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+gli assalti del Pusterla: e gli altri
+Guelfi, di lui più deboli, non osavano alzar
+la testa. Quindi questo vecchio Ghibellino
+di giorno in giorno cresceva in prepotenza.
+</p>
+
+<p>
+Ma il suo carattere ammetteva non pertanto
+ancora molte buone qualità. Avea
+della generosità; era benefico verso i suoi
+dipendenti, e buon amico cogli amici. Bravo
+nel maneggiare la spada, era altrettanto
+gioviale ne’ conviti; e la sua casa, aperta
+all’amicizia, diventava spesso il ricetto di
+grandi personaggi con cui era in lega. Egli
+procurava allora ogni mezzo per trattenerli
+piacevolmente, e la cordialità sua in
+questa occasione spiccava in modo sì bello
+che nessuno dal Castello suo si partiva senza
+essere divenuto l’amico vero del suo possessore.
+Di questo modo egli avea fatti
+grandi progressi nell’amicizia di Facino
+Cane e di Beatrice Tenda di lui moglie, di
+Estore Visconti allora signore di Monza; e,
+nel momento di cui parliamo, ancora di
+Giovan Carlo Visconti figlio abbiatico di
+Barnabò che, privato di Canturo per opera
+di Facino, avea trovato asilo in Monza presso
+di Estore suo parente. Ivi, in occasione che
+v’era andato, il Pusterla avea stretta con
+lui una amichevole relazione, e i suoi cordiali
+eccitamenti lo aveano indotto a passare
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+qualche settimana seco a Parravicino.
+</p>
+
+<p>
+Egli era adunque per rallegrare il suo
+illustre ospite che questa volta il Pusterla
+si era condotto fuori alla caccia, e secondo
+l’uso era venuto, per ottenerla più abbondante,
+nei vasti boschi che formavano parte
+dei dominj dipendenti dal Castello del Monte.
+Or egli era riuscito ad uccidere un capriolo,
+quando dando fiato al corno avea
+intorno a sè chiamato i suoi compagni per
+dar loro parte del lieto suo successo.
+</p>
+
+<p>
+Questi suoi compagni erano il già nominato
+Gian Carlo, detto il <i>Piccinino</i> per
+la sua piccola statura, due suoi scudieri,
+il falconiere Giorgio Tanaglia, che il lettore
+di già conosce, ed uno o due altri famigli
+del castello. Ora stavano essi esaminando
+la bella preda, e lodandone la pinguezza e
+il bel colpo che l’avea messa a morte,
+quando, dalla parte opposta del bosco da
+cui i compagni del Pusterla erano quivi
+giunti, comparve Arrigo coi tre suoi colleghi,
+ed alla schiera de’ cacciatori improvviso
+mostrassi. Un istante di stupore
+parve rendesse attonito il Pusterla a quella
+vista. Egli non aprì labbro, nè alcuno de’
+suoi compagni proferì parola. Tutti si limitavano
+ad imitare più o meno il Pusterla
+che alzando la testa e dando alla
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+sua persona l’aria più altera, altro non
+fece che fissare sui sopraggiunti uno sguardo
+che parea loro dicesse: «Ora che pretendete?»
+</p>
+
+<p>
+Arrigo Bianchi non si lasciò intimidire
+da quell’atto altero del suo rivale e disse: — Signori,
+questi boschi a me ora appartengono,
+nè io altrui cedetti il diritto di venirvi
+a cacciare. So che alcuno lo usurpò
+durante la vita di mio zio; ma il tempo
+or è cangiato, e chi li possiede intende
+mantenersi in tutta la loro integrità i suoi
+dritti. — Così dicendo, il suo volto si infiammava
+di una vampa di sdegno. Il bravo
+Azzo gli si era posto al fianco e tenea la
+mano sull’impugnatura della spada.
+</p>
+
+<p>
+— Signore, — disse il Pusterla; — per la vostra
+età e per la fazione a cui appartenete, voi
+mostrate avere più orgoglio che non vi si
+convenga. Sappiate adunque che io cento
+volte ho cacciato in questi luoghi, e che
+non saranno le vostre smargiasserie quelle
+che dissuaderanno dal più tornarvi Giovanni
+Pusterla. Si sa che i Guelfi hanno
+più presta la lingua che la mano; sono più
+forti di parole che nel trattare la spada.
+</p>
+
+<p>
+— Eppure voi non aveste tal arra il giorno
+del Malcantone, — replicò Arrigo. — Mio padre
+vi impresse in volto un cotal segno che
+tuttavia non appare cancellato dagli anni
+agli occhi del figliuolo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ah fu dunque un Bianchi che mi portò
+lo sfregio che ho in viso? Ebbene in questo
+caso guardatevi che desiderio non mi prema
+di pareggiar le partite, e che per una graffiatura
+io non vi paghi con qualche ferita
+più profonda. Ma via ritiratevi.
+</p>
+
+<p>
+— Giammai, se tu non parti il primo, — venne
+in mezzo a dir Azzo, e trasse fuori
+la spada.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, cane, vediamo, — disse il Pusterla, — e
+fece lo stesso, e con lui diessi a
+combattere.
+</p>
+
+<p>
+— Teufel... sappremant! — gridò il Capitano
+ed egli pure fe’ veder la luce alla propria
+lama.
+</p>
+
+<p>
+— Che pretendi orso d’oltramonte! — sclamò
+il falconiere, e messo mano ad una lunga
+spadaccia che avea al fianco gli si pose incontro
+a combatterlo.
+</p>
+
+<p>
+Ma Arrigo con voce severa: — Via, Azzo, — gridò, — fermatevi;
+via, Capitano, non veniamo
+a questi passi.
+</p>
+
+<p>
+— Via Pusterla, via Falconiere, cessate, — gridava
+pure dal suo canto Giovan Carlo,
+vedendo con ripugnanza che per cagione
+sì frivola si ponessero a rischio le vite. Ma
+non aveano appena i due che far cessare
+voleano quel combattimento terminato di
+proferire queste parole, che il falconiere
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+con tal destrezza assestò cotal colpo al suo
+antagonista che coltolo lo stese esanime
+sul terreno. Cessò allora quasi per un
+muto consenso il conflitto fra Azzo ed il
+Pusterla; Carlo Visconti si pose in mezzo
+in tuono autorevole e pieno di maestà, dicendo
+che in nome del cielo non si rendesse
+ancora più funesta quella triste
+scena.
+</p>
+
+<p>
+Il Pusterla disse: — Non io darò il primo
+le spalle a questo luogo. Giammai non
+dirassi che Giovanni Pusterla un indizio
+solo altrui abbia dato di viltà.
+</p>
+
+<p>
+— Via, — proseguì il Visconti, — ritiratevi
+voi, o giovani bravi e coraggiosi, che un diritto
+sostener volete per convalidar il quale
+la maggior forza ora non è dalla vostra parte.
+Che volete? Che pretendete? Non vedete
+voi quanto superiori siamo in numero? Voi
+siete due contro sei: or che sperate dal vostro
+ardore, o dalla vostra imprudenza?
+</p>
+
+<p>
+— Pur troppo è il vero, — disse Azzo con
+voce rauca e piena di rancore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma noi non partiremo però di qui, — soggiunse
+il Bianchi. — In questa terra giace
+l’esanime spoglia di un nostro compagno,
+nè noi l’abbandoneremo agli oltraggi di
+un nemico prepotente.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, se è per questo, non temete — soggiunse
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+il Pusterla. — Sull’onor mio vi
+giuro che nessuno toccherà un capello a
+questo bravo che combattendo restò ucciso.
+Inoltre, lo conosco, egli non è nè Guelfo,
+nè Ghibellino; è uno straniero che non si
+è battuto che per conto terzo. E d’altra
+parte noi abbiamo un altro morto che ci
+preme di vantaggio, un capriuolo che val
+bene la carogna di questo Boemo.
+</p>
+
+<p>
+— Or bene, noi siamo costretti cedere
+alla necessità: ma ci rivedremo Pusterla, — disse
+Arrigo.
+</p>
+
+<p>
+— Quando voi vorrete; — replicò il vecchio
+ghibellino. Azzo ed Arrigo dispettosamente
+si ritirarono.
+</p>
+
+<p>
+— Parmi fossero quattro, — disse un istante
+dopo che furon partiti il Pusterla a Giovan
+Carlo: — ora soli due si sono ritirati.
+</p>
+
+<p>
+— Il terzo, — disse uno degli scudieri di
+Giovan Carlo, — si è tratto in disparte e nascosto
+fra quella macchia.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, — disse il vecchio Pusterla, — egli
+non è dunque compreso nel trattato di
+tregua: Falconiere, va e snida quel codardo
+che lo veggiamo in viso.
+</p>
+
+<p>
+Il falconiere ubbidì, andò, ritornò, fu sopra
+al povero Carcano a cui gelò il sangue nelle
+vene in vedersi afferrato a quel modo da una
+persona di sinistro aspetto e lorda in parte
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+di sangue: tremante non oppose resistenza
+alcuna; e si lasciò con una passiva rassegnazione
+condurre innanzi a Giovanni Pusterla,
+per ordine del quale egli era stato
+afferrato.
+</p>
+
+<p>
+Ma poichè fu giunto in presenza di quel
+personaggio il cui aspetto severo era atto
+ad incutergli il maggiore spavento, l’anima
+troppo abbattuta di quel tapino ebbe bisogno
+di uno sfogo e così esclamò. — In
+nome di tutti i santi, non vogliate farmi del
+male. Che? vorreste uccidermi? che ho mai
+fatto io? Credetemi, io non ho mai snudata
+la spada contro persona vivente. Non mi
+sono io ritirato fin dal principio di questa
+zuffa? Via, come ci entro io? Quale colpa
+ne ha il povero Antonio Carcano?
+</p>
+
+<p>
+— Antonio Carcano! — disse Giovan Carlo
+Visconti. — Ah, lo conosco! Egli fu fatto mio
+prigioniero nella battaglia di Rovagnate,
+ove vi so dir io che veramente non ferì
+un colpo solo. Eh via, è un codardo, un
+parasito, uno che vive di scrocco. Lasciatelo
+stare, lasciatelo subito andare, che altrimenti
+morirà di paura, ed avremo allora
+due omicidj a rimproverarci.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene ha dunque de’ buoni compagni
+il Bianchi! E con questi pretendeva egli
+cozzare con Giovanni Pusterla? Ma tale
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+l’altro non era che meco combattè. A
+costui somiglierà forse Arrigo! Ebbene, è meglio
+per lui: altrimenti a quest’ora sarebbe
+andato al padre suo nell’inferno. — Ciò detto
+il Pusterla fe’ cenno al Falconiere che lasciasse
+andare il Carcano; e con sè portando
+la fatta preda tutti volsersi silenziosi
+verso di Parravicino. Il Carcano tra
+la paura e lo stupore sembrava non potersi
+movere, non altrimenti che se fosse
+stato di sasso.
+</p>
+
+<p>
+Ma ritiratosi il Pusterla il Carcano con
+ribrezzo si diede a fissare lo sguardo sul
+cadavere dello spirato capitano. L’atto estremo
+in cui la morte côlto lo aveva era
+ben degno del suo valore. Egli stringeva
+tuttavia nella destra la spada, ed il suo volto
+era pieno ancora di minacce. Ma la pallidezza
+della morte era succeduta alla vivace
+porpora che prima lo aveva colorito. Fremè
+il Carcano a quella vista; ma poi le sue
+idee, presero ben tosto un altro corso. — Che
+dirà di me Arrigo? che dirà Azzo?
+Io debbo pensare a nuove scuse. Farò così:
+lorderò la mia spada nel sangue del Capitano,
+e dirò che mi portai alle spalle dei
+nemici, e che incontratili nel ritirarsi ne
+uccisi alcuno. Va benissimo. Povero Capitano,
+permetti che mi giovi di una piccola
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+parte del tuo sangue, di cui sei liberale al
+terreno, per un uffizio che mi è necessario:
+eri tanto buono vivendo che di certo non
+mel rifiuterai ora che sebbene faccia spavento,
+pure più non sei capace di muovere un
+dito solo. — Così dicendo egli immerse
+nella ferita del Capitano la spada, e si diede
+poscia a raggiugnere i suoi compagni.
+</p>
+
+<p>
+Nè egli stette molto tempo a rinvenirli;
+poichè costoro cangiato sentimento, temendo
+non qualche fiera nel frattempo lo insultasse,
+tornavano per caricarsi essi stessi del
+cadavere sanguinoso del loro collega. Al
+vedere il Carcano Arrigo con mal umore
+gli disse: — Ove fuggiste voi, cuore di gallina?
+</p>
+
+<p>
+— Fuggire? Possibile che sempre così
+abbiate a pensare di me? Vedete voi questa
+spada? È sangue questo, od è fango?
+Io mi era mosso per assaltare alle spalle
+quel branco dei Ghibellini, e poichè non
+giunsi che partiti voi, ne ho ferito uno che
+si era sbrancato e mi diedi a intracciarvi.
+</p>
+
+<p>
+— Eh via; — disse Azzo. — Parvi egli questo
+il tempo di spacciare questa grossolana
+menzogna?
+</p>
+
+<p>
+— Credete quello che volete: questo
+sangue parla chiaro; — e snudando la spada
+ne mostrò la lama rosseggiante.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Foss’egli vero che voi stato foste da
+tanto di battervi, fosse pure con uno staffiere! — disse
+Arrigo. — Ma via, ecco il cadavere
+del capitano: Carcano, ajutaci a trasportarlo
+al Castello.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, Azzo ed Arrigo si caricavano
+di quella esanime salma; ma il Carcano
+si tenne da loro lontano, scusandosi
+che s’era slogato un piede; e nel mentre
+che si avvicinavano al Castello del Monte,
+il vile superstizioso così fra sè invece discorreva.
+</p>
+
+<p>
+— Mi guardi il cielo di avvicinarmi a
+quella carogna. Vedi come alla mia presenza
+quel sangue ribolle e sgocciola; che
+se lo tocco, zampillerà a rivi. Possibile mo
+che sia vero, che un corpo morto si accorga
+della presenza di chi si tinse del suo
+sangue? E costui ha da pigliarsela con
+me perchè con un innocente stratagemma
+lordai il mio ferro nel suo sangue? Oh
+non mi piacerebbe che si sapesse ch’io ho
+ricorso a tal ripiego per salvare la mia riputazione! Basta,
+si potevano dare più
+strani casi in un giorno! Se le cose così
+procedono, io cangerò padrone, e me ne
+tornerò certamente a Milano, a rischio ancora
+di dover vivere co’ scarsi miei quattrini.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span></p>
+
+<h2 id="cap6">CAPITOLO VI.
+<span class="smaller">UN AVVISO DEL CIELO</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il giorno appresso la salma esanime del
+povero capitano antico guerriero di Venceslao,
+e che sì bene di quell’imperatore
+avea fin qui imitate le prodezze, venne
+con solenne pompa trasportata al luogo di
+sua estrema dimora; e non fu senza qualche
+lagrima di dolore e rancore che Arrigo
+vide partire il funebre convoglio.
+</p>
+
+<p>
+— Ora ad altro non si pensi che a vendicarlo, — disse
+Azzo ad Arrigo; e poichè sul
+modo ebbero alquanto fra loro discusso,
+convennero metter le armi in mano alla
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+piccola guarnigione del Castello, armare
+anche i più risoluti de’ contadini da esso
+dipendenti, e per soprappiù cercare ai Rusconi,
+signori del Castello di Erba e come
+si è visto assai d’amicizia stretti al Bianchi,
+altri sei od otto uomini d’arme, per portare
+la schiera destinata ad effettuare i
+disegni dei due animosi giovani a trenta o
+quaranta combattenti. Il Rusconi non esitò
+a compiacere il Bianchi, pregiando assai
+l’amicizia di lui; tanto più che avea timore,
+per le viste ambiziose di Facino
+Cane, non avesse egli stesso ad aver bisogno
+in breve dell’ajuto di tutti i suoi aderenti.
+</p>
+
+<p>
+Peraltro la piccola schiera che alle armi
+si preparava non venne informata del motivo
+che ad essa le avesse fatte distribuire;
+soltanto da alcuni si sospettava: il secreto
+dovea essere l’anima di quell’operazione,
+nè sapeasi se quel giorno stesso, o nel seguente,
+o più tardi si avesse ad uscire; se
+pure non trattavasi semplicemente di stare
+sulla difesa.
+</p>
+
+<p>
+Si era proibito a ciascuno di uscire dal
+Castello; il Carcano ancora non sapea che
+volesse dire tutto quel militare apparecchio;
+ed Arrigo ed Azzo nell’antica sala
+del Castello, antico avanzo di gotica architettura,
+ed i cui fregi, consistenti in rozze
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+sculture e trofei ed armi, assai bene dimostravano
+l’indole fiera de’ primi suoi possessori,
+il cui sangue ribolliva nelle vene
+del giovine Arrigo, costoro dico, con viso
+annuvolato e pensieroso a gran passi passeggiando
+per la sala, disputavano tra di
+loro il modo di mettere a compimento il
+già ideato disegno.
+</p>
+
+<p>
+Così si trattenevano, e non era di molto
+lontana la sera quando Anselmo, un vecchio
+servo di Arrigo, entrò ad annunziar
+loro che un frate rispettabile di S. Francesco
+facea umile istanza per essere ammesso
+al loro cospetto.
+</p>
+
+<p>
+Era allora appunto l’Ordine de’ Minori
+di S. Francesco come la colonna della Chiesa.
+Nato nel tempo in cui la corruzione si era
+gettata fra gli ordini monastici, e la mollezza
+si era introdotta a corrompere la nobile
+austerità delle primitive loro istituzioni,
+quest’ordine, per la austerità della
+sua regola, avea riscosso dal loro sonno
+letargico ancora gli altri, ai quali serviva
+di tacito rimprovero col suo esempio.
+E non pertanto, siccome è proprio di
+tutte le umane istituzioni, che, ottime e
+sante da principio, il tempo insensibilmente
+le guasta, così ancora fra i zelanti discepoli
+di Francesco alcun poco rilasciato si era
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+col volgere di più d’un secolo il primitivo
+fervore. Ma di recente un personaggio distintissimo,
+e di santissima vita, era stato
+mandato dal cielo a richiamarli alla strada
+primitiva, in tempi in cui per il disordine
+in che giaceva la Chiesa a cagione dello
+scisma, tanto bisogno aveasi di ottimi
+esempj; e San Bernardino, visitando molti
+e molti conventi dell’Italia, e soprattutto
+della Lombardia, vi avea portata la riforma
+non solo, ma sembrava aver in molti individui
+infuso quasi il suo forte spirito, le
+pure sue vedute, il suo zelo eloquente,
+l’illuminata sua carità. Persone rispettabilissime
+adunque trovavansi a que’ tempi
+in più de’ conventi della Lombardia; ed il
+personaggio ora ammesso alla presenza dei
+due giovani ardenti e feroci, era appunto
+di questo eletto numero uno dei più distinti.
+</p>
+
+<p>
+E ben ne avea grande bisogno il paese
+al tempo di cui parliamo; perocchè ove la
+voce autorevole di un ministro della religione
+agli uomini pervertiti severamente il
+loro dovere non annunciasse, nessun freno
+più era omai che al dovere li tenesse, e la
+loro tracotante audacia imbrigliasse. Quasi
+ombra di governo più non rimaneva in
+que’ momenti di anarchia in molti de’ villaggi
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+del Milanese, e principalmente da
+queste parti. Il Duca vi avea perduto ogni
+autorità, e i suoi potestà aveano desistito
+dalle loro incombenze. La casa Rusconi dall’altro
+canto vivendo nel sospetto che Facino
+contro di essa muover volesse, non
+pensava che a star in guardia contro di lui e,
+come le tante volte di già si è detto,
+per nulla si dava pensiero della conservazione
+del buon ordine. Di qui i molti
+disordini cagionati dalle prepotenze de’
+signorotti abitanti i dintorni, di qui il sorgere
+delle private ostilità e delle sette che
+così mal compresse erano state nella stessa
+capitale. Era dunque veramente un grandissimo
+benefizio della Provvidenza che
+personaggi venerabili col freno della religione
+i già troppo indocili animi tentassero
+di continuo richiamare coll’esempio
+e col precetto alla smarrita strada della
+giustizia e della pietà.
+</p>
+
+<p>
+All’entrare che fece nella antica sala
+Frate Paolo, che tale era il nome del santo
+personaggio a cui ora volger dobbiamo la
+nostra attenzione, Azzo ed Arrigo si inchinarono
+rispettosamente verso di lui, però
+con quella fierezza che animava due giovani
+facinorosi, principalmente nell’istante
+che tutto pieno aveano il pensiero dell’idea
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+di loro vendette. — Reverendo padre, — disse
+Arrigo al venerabile francescano che a lui
+si presentava inchinandosi, — voi forse venite
+ad invitarmi, siccome erede recente di
+questo castello, a proteggere e sovvenire il
+vostro convento: non ne dubitate, lo farò.
+Amici sono i Guelfi della Chiesa, e la mia
+famiglia fu sempre assai favorevole al venerando
+ordine di San Francesco. Inoltre sono
+uomo, ho la mia parte delle colpe che sono
+inevitabili nella vita, e con larghe beneficenze
+alla Chiesa mi corre l’obbligo di
+riscattarle.
+</p>
+
+<p>
+Il personaggio a cui Arrigo volgeva queste
+parole, in cui compiangere ci è forza la
+cecità di que’ tempi ne’ quali commettevansi
+le più nefande scelleratezze e si credevano
+espiate coll’erezione di un convento
+o con una largizione al clero, era
+un uomo di mezzana statura e ben complesso
+della persona. Natura ancora avrebbe
+colla pinguezza reso maggiore il volume di
+quelle membra robuste, ma una austerità rigorosa
+che nel viso ben gli si vedeva scolpita,
+ne rendeva le forme più nobili, l’aspetto
+più maestoso. Due occhi cerulei e vivaci
+splendevangli pieni di penetrazione, sebbene
+coll’impronta dell’umiltà, incavati
+sotto due sopracciglia ben arcate, e dalle quali
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+appariva l’abituale serenità del suo animo;
+le guance pallide e scarne accusavano
+lunghi digiuni sostenuti; la fronte dimostrava
+una imperturbata calma, e i capegli
+biancheggianti le accrescevano dignità, come
+anche la folta barba meno canuta che sul
+petto gli scendeva. Ma nell’espressione del
+volto questa volta, più che la tranquillità
+e la pace, vedevasi impressa la malinconia
+e la costernazione.
+</p>
+
+<p>
+— No figliuolo, — rispose egli al Bianchi in
+atto della più profonda umiltà, — non sono
+le gemme, la materia di che Dio volle costrutto
+il suo altare. Sacrifizio di salute è
+il custodire i comandamenti, allontanarsi
+dalla iniquità. Migliore è l’ubbidienza,
+delle vittime di que’ ciechi che non conoscono
+il male che essi fanno. Tu mio Dio
+non hai voluto sacrifizio nè oblazione, ma
+mi hai fatto le orecchie per udir la tua
+voce: ed a che servono al peccatore e le
+offerte e le vittime, se noi sappiamo che Dio
+i voti del peccatore non esaudisce? Ah
+no, non è l’oro che i servi del Signore
+cercar denno di adunare, non è l’acquisto
+di ricchezze mondane a cui aspirar denno i
+discepoli di S. Francesco; e noi ne facemmo
+un pieno getto fino dal primo dì che vestimmo
+questa rozza tunica, cingemmo il cilicio ed
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+una corda, abbracciando la povertà. Lungi
+stia il demonio di tal tentazione dalle nostre
+povere mura: lo spirito di Bernardino
+non venga mai meno fra i rigenerati suoi
+fratelli. Ma io sono, benchè indegno,
+un pastore della afflitta Chiesa: io curar
+deggio il gregge; e poichè veggo le mie
+pecorelle smarrirsi, io debbo loro correre
+appresso, e ritornarle all’ovile. Altri doni
+io vengo a chiedervi; altri sacrifizi a domandarvi
+in nome del Signore.
+</p>
+
+<p>
+— Padre, voi mi parlate un linguaggio
+molto oscuro. Guardimi il cielo che io ve
+ne faccia rimprovero; ma spiegatevi meglio:
+e se l’onore o le facoltà mie lo permettano,
+di certo troverete in me un uomo
+disposto ad assecondarvi. — Il Francescano,
+alzando al cielo gli occhi, di una lagrima
+gli bagnò e così rispose.
+</p>
+
+<p>
+— L’onore dite voi? Ah! è appunto
+contro quest’idolo profano e perverso, questo
+nome venerando a vile sozzura attribuito,
+questo turpe vitello d’oro che lo zelo
+mio debbe divampare! Intorno a questo
+profano idolo danzar io veggo ora i figliuoli
+e le figlie di Israele fra il suon de’ cembali
+ed i canti dell’allegrezza, scordando
+che sulla vetta del monte a lor benefizio siede
+la maestà del sommo Iddio. Ma levati o
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+Signore: perchè ti addormenti? ajutaci, liberaci
+per amor del tuo nome dal nemico:
+impugna l’arco e le saette, arma d’ira
+il tuo braccio: liberaci dal malvagio!
+Sì, ai leviti si spetta denudare le spade,
+riparare all’onore del tuo santo nome!
+Nè questi sien lenti in compiere la tua
+santa volontà.
+</p>
+
+<p>
+— Padre, io veggo che un santo zelo si
+infiamma; ma io non so perchè. Volgendo a
+me tali parole, voi sembrate riprendere un
+assassino. Ma sappiate che io del mal fare
+non mi compiaccio; e che lungi dal commettere
+altrui ingiurie od oppressioni, io sempre
+adoprerò le forze mie a respingere le
+violenze. Ed anche ora mi sto apparecchiando
+per punire un assassino che alza
+la sua testa malefica e superba fino alle
+nubi, e che io spero, prima che il nuovo
+dì tramonti, sarà curvata fino a terra, ed
+avvilita nel fango.
+</p>
+
+<p>
+— Ah voi lo diceste: e questo appunto
+è quello che io temeva. Appunto, dissi fra
+me, il sangue è stato sparso su questa
+terra; e fra i superbi nascon sempre dissidii. Ah
+figliuoli degli uomini, e fino a
+quando avrete voi cuore insensato, e correrete
+appresso la menzogna? Io lo dissi:
+La bocca di costoro è ripiena di amarezza;
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+e le loro mani sono veloci a spargere il
+sangue. Io però esser non dovea indolente
+nell’opera del mio ministero. Va, annuncia
+la parola, insta opportuno, insisti
+importuno; riprendi, scongiura, sgrida,
+usa pazienza e dottrina: parla loro le parole
+dell’eterna verità: annunzia loro la
+dottrina del Signore: così il dover mio me lo
+impone. Sappiano essi adunque che chiunque
+contro il fratel suo si adira, verrà giudicato
+e trovato reo: temete Dio nè contro
+il vostro prossimo vi adirate: la strada degli
+empi finisce nella perdizione. E perchè
+non hansi a tollerare le ingiurie? perchè
+non sostenere le frodi? A voi istà bene recar
+ingiurie e frodare: sostenerne, perchè
+vi grava? forse che non sapete che per gli
+iniqui non è il regno de’ cieli? La vendetta
+al Signore si aspetta, ed ei faralla: se
+il nemico è affamato, sostentare noi lo
+dobbiamo; se ha sete, dargli bere: È così
+che carboni ardenti aduneransi sovra
+il suo capo. Solo perdonando agli
+uomini i loro peccati, il padre nostro celeste
+a noi le nostre colpe rimetterà: non
+perdonando, il padre nostro non perdonerà. — E
+in pronunciando queste parole
+la fronte del buon religioso da principio
+piana, umile e dimessa, sfavillava siccome
+quella di un profeta piena di maestà.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ma che, padre; voi stesso questa mattina
+mirato avete la sanguinosa piaga dell’assassinato
+mio compagno, e voi persuader
+mi vorreste a lasciar invendicato un sangue
+che pur ci chiama vendetta. Occhio per
+occhio, mano per mano, vita per vita, questa
+non è giustizia? No no, non istate ad
+insinuarmi altri consigli: questi sono pei
+vili; ma la mia anima troppo vi ripugna.
+</p>
+
+<p>
+— Occhio per occhio, mano per mano,
+vita per vita; quest’era la legge antica
+imperfetta e adatta solo a gente rozza a
+popol duro: ma tale non è la legge di Gesù
+Cristo, — proseguì a dire l’ispirato ministro
+della verità. — Egli altrimenti ci ammonisce:
+se coloro che vi amano voi amate, dice
+egli, quale merito? non fanno altrettanto i
+pubblicani? i peccatori ancora fra loro amici
+di amore si ricambiano. Io adunque dico
+a voi: Amate gli inimici vostri, perchè figli
+voi siete del padre vostro celeste; il quale
+il sole fa nascere ed aggirarsi e sovra i buoni
+e sovra i malvagi, e le piogge ai campi
+de’ buoni come de’ malvagi dispensa: di
+amore ricambiate il vostro nemico e sarete
+figli di Dio. Ah no, il sole non tramonti
+sull’ira vostra: che ognuno che odia il fratel
+suo è reo di omicidio.
+</p>
+
+<p>
+— Azzo, che risponderete voi al buon
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+padre? — disse Arrigo dopo un istante di silenzio
+che ebbe luogo dopo le ultime parole
+del fervoroso banditore degli oracoli
+dell’evangelio. — Parvi buona questa
+dottrina?
+</p>
+
+<p>
+— Signore.... Cosa fatta capo ha. Chi
+troppo medita, nulla imprende. Non
+so che dire. Fate voi: in quanto a me
+non chiederò a voi nè al frate consiglio.
+</p>
+
+<p>
+— Padre, — replicò Arrigo: — io ora ben
+capisco che cosa veniste per insinuarmi. Voi
+vorreste che come un giumento io mi
+lasciassi caricare di percosse senza recalcitrare. Vera
+stimo la vostra dottrina, ma
+è fuori di moda. Ora però non posso cosa
+alcuna promettervi: ci penserò: la porta
+del Castello non vi sarà chiusa domani:
+pregovi ritornare: nulla per ora posso risolvere.
+</p>
+
+<p>
+Abbassò il capo il santo francescano
+tutto pensieroso e mandò un sospiro: dopo
+un istante di silenzio, così dolorosamente
+sclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Ahi pur troppo è vero. Si sono alienati
+da Dio fin dalla loro nascita i peccatori;
+fin dal seno della madre han deviato
+dai retti sentieri, hanno parlato con falsità.
+Ma quanto sono a compiangersi costoro:
+hanno succhiato i bambini col latte della
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+nutrice l’iniquità, e dense tenebre hanno
+ingombrata la terra. Indurato si è il lor cuore;
+e il loro furore è simile a quello del serpente;
+simile a quello dell’aspide sorda
+che si chiude le orecchie per non udire la
+voce dell’incantatore. Ma sappiatelo:
+di ben corta durata egli è il trionfo dell’iniquo.
+Io vidi l’empio a grande altezza,
+siccome i cedri del Libano, passai e più
+non era, nè il luogo si scopriva ove egli
+era. Abbracciate la dottrina retta affinchè
+non abbia il Signore con voi a sdegnarsi,
+e così perdiate la giusta via; ed uditemi:
+L’empio si aprì una fossa ed in quella
+stessa fossa è caduto. Sì andate, vendicatevi,
+date sfogo al furor vostro: nel
+laccio stesso che voi tendete nascosto, in
+quel laccio sarà côlto il vostro piede.
+</p>
+
+<p>
+— Buon padre, il mio cuore non è insensibile
+alle vostre parole, — riprese Arrigo
+in tuono dolce e rimesso, — ma, già ve l’ho
+detto, ora non so rispondervi: tornate
+domani. Ringraziovi per altro della vostra
+premura per il bene della mia anima. E
+se posso offrirvi alcun ristoro pel corpo,
+tutto il mio castello è a vostra disposizione.
+</p>
+
+<p>
+— No: solo col digiuno e colla preghiera
+si scacciano questi demonj, — replicò il
+Francescano mestamente: — io umilierò nel
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+digiuno l’anima mia; e la orazione mia
+rivolgerassi nel mio seno. Solo allora io
+esulterò che avrà il Signore esaudita l’umil
+mia prece. Con voi sia la pace. — Ciò
+detto abbassò il capo venerando e si ritirò.
+</p>
+
+<p>
+Un perfetto silenzio succedette alla sua
+partenza nella camera. Arrigo a lento passo
+e col capo chino pensieroso ivi passeggiava.
+Azzo facea lo stesso, fermandosi di quando
+in quando a fissare gli occhi sdegnosi sull’amico.
+Egli ruppe finalmente il silenzio
+e disse: — Or che ne pensate voi?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla per ora, — rispose Arrigo; — lasciatemi
+solo, chè troppo contrastano fra di
+loro le mie idee: quando vi avrò posto
+più di ordine ci parleremo.
+</p>
+
+<p>
+Azzo indispettito voltògli le spalle, nè più
+lasciossi vedere dall’amico durante il restante
+di quella giornata.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span></p>
+
+<h2 id="cap7">CAPITOLO VII.
+<span class="smaller">IL CATTIVO CONSIGLIO</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Da varj pensieri agitato, Arrigo solitario
+passò buona parte della notte, e stanco
+poi gittossi senza spogliarsi sul suo letto
+per gustare alcune ore di riposo.
+</p>
+
+<p>
+La nostra fantasia che di idee sì sconnesse,
+si compiace illudere il nostro spirito
+durante l’imperfetta vita che nel sonno
+godiamo; quella vita in cui della volontà
+cessa l’imperio, in cui noi siamo, quasi per
+incanto, sotto un nuovo orizzonte trasportati,
+la nostra fantasia ci va con le sue visioni
+sempre più travagliando quanto più
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+l’animo di chi in braccio al sonno restauratore
+si abbandona è commosso ed i suoi
+nervi sono nell’irritazione. E fu appunto
+di questo modo che nuove scosse, ancora
+nel riposo, trovò Arrigo sul suo letto, e
+mille contrarie visioni incerte a lui dinanzi
+si appresentarono.
+</p>
+
+<p>
+Ma in mezzo alle fantasime odiose che
+l’animo suo commossero già turbato, una
+angelica, e scesa forse da quella porta d’oro
+da cui i fortunati sogni vollero gli antichi
+movessero il volo, a lui dinanzi finalmente
+si appresentava; la dea de’ suoi pensieri.
+Essa parea dargli de’ precetti; e quindi
+fra altre visioni meno distinte a lui dinanzi
+scompariva.
+</p>
+
+<p>
+I primi raggi rifratti del debole sole
+di autunno, offuscati ancora da una legger
+nebbia che ingombrava il firmamento,
+ebbero appena dissipate le tenebre e
+rischiarato l’aere pingendo di un rossiccio
+colore l’oriente, che il sonno del giovine
+troncossi, ed egli balzò in piedi. Pieno
+ancora la mente delle ricordanze del giorno
+antecedente e di quelle più confuse della
+notte, dato di piglio al ferro agitavasi nella
+sua stanza conturbato, e così finalmente
+egli sclamava.
+</p>
+
+<p>
+— Oh quale mai destino sta attaccato
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+a questo fatto! Quelle parole di quel vecchio
+venerabile mi stanno fitte profondamente
+nel cuore, siccome oracoli mi rintronano
+gravemente negli orecchi; ed ora una
+idea nuova, più incantevole, più possente,
+misteriosamente a quelle si accompagna; e
+tu pure sembri dissuadermi dal por mano
+alle armi, o bel angelo che il cuore mi
+conquidesti. Ma perchè io non rivedrotti
+più che ne’ sogni! Pur queste idee che
+mi distornano dallo snudare la spada, sarebbero
+essi consigli della viltà? E se
+veri sono i precetti dell’uom pio, perchè
+il mondo non li adotta, e riconosce? Che se
+io solo mi soffrirò un insulto nè correrò a
+vendicarlo, da quante parti io non mi vedrò
+da baldanzosi nemici assalito? Come
+respingerò io le loro violenze, se colla spada
+non mostrerò ch’io non li temo?
+</p>
+
+<p>
+Egli accostossi ad una finestra, chiamò
+un servo, e gli ingiunse di dire ad Azzo
+che a lui venisse. Si diede quindi di
+bel nuovo a passeggiare silenzioso e conturbato
+per la sua stanza.
+</p>
+
+<p>
+In capo a pochi minuti la porta si aprì
+ed armato di tutto punto e pieno il volto
+di un’espressione di altera fierezza comparve
+sulla soglia Azzo.
+</p>
+
+<p>
+— Azzo, che vuol dir ciò, che cinto sei
+dell’armi? — gli disse l’amico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, io sono cinto dell’armi e del pari
+lo sono tutti i soldati del Castello e gli altri
+che raccogliemmo e che i Rusconi ci
+han mandato. Se voi vi determinate all’impresa
+già disegnata, tutto è pronto, e
+sarà questo un bel giorno per far mordere
+le labbra al Ghibellino superbo. Che se
+voi siete tramutato da un frate, ebbene
+io nol sono già, e so ancora che il valoroso
+cerca sue ragioni nella spada: io solo mi
+porterò dinanzi il Castello di quel superbo,
+e solo lo sfiderò a rendermi conto del sangue
+ch’egli ha versato. Or che volete
+da me? il tempo stringe: che risolvete?
+</p>
+
+<p>
+— Azzo, io sono dubbioso: una voce
+segreta mi dice che io non corra a vendicarmi.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, restate. Io non resterò
+già. Di voi dica il mondo che vuole; non
+sarà detto di me, che io sono un codardo;
+nè di me rideranno i miei nemici. Cerchi
+la lepre salute nella fuga e nel silenzio;
+chi ha cuore ribatta i colpi, e rintuzzi
+le offese. Restatevene col Carcano, io combatterò,
+e vinto o vincitore, più non rivedrammi
+il vostro Castello. Date in esso
+albergo a questi frati che vi travolgono a
+lor piacere: essi inpingueransi delle vostre
+ricchezze: temono forse non il Pusterla se
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+ne impossessi; da colui nulla sperar potranno. Ma,
+per dio, non vi sono altri
+frati che vi assolveranno da un omicidio
+mettendo a loro disposizione una buona
+borsa!
+</p>
+
+<p>
+— Azzo, non frammettete oltraggi
+contro la pietà vera di un santo, a parole
+più sensate e che più gradite suonano al
+mio orecchio.
+</p>
+
+<p>
+— Sì il suono della tromba guerriera
+gradito suona all’orecchio del buon destriero
+uso alle battaglie. Voi nella pace coltivate
+gli ameni studi e liberali, ma vile non
+siete fra le armi. Pur che dirassi di voi se
+ora non rintuzzate gli oltraggi di un superbo
+usurpatore de’ diritti vostri; vorrete
+voi, coi semi di generosità che avete in petto,
+dare frutti di viltà?
+</p>
+
+<p>
+— No... Tu bene parli, nè io so
+trattenermi! Così pure io penso, e così sarà.
+Vera sarà la dottrina del venerabil vecchio;
+ma egli le leggi del mondo non conosce;
+ed ha il mondo le sue leggi. Egli
+non sente le passioni che conturbano l’anima,
+e la sconvolgono in tempesta: la sua,
+fredda ed agghiacciata, non sente l’impeto
+delle passioni, gli stimoli pungenti dell’offeso
+onore. Nessuno al mondo dritto avrà
+di sprezzare Arrigo; e tu sarai l’ultimo
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+che il potrà fare, altero Pusterla. Io ho
+risoluto... Ma altresì ho promesso di aspettare
+quel Francescano...
+</p>
+
+<p>
+— Voi promesso non gliel avete, — replicò
+Azzo: — ricordatevi le vostre parole: voi gli
+diceste che la vostra porta a lui non sarebbe
+chiusa: ora egli entri, e non ci trovi. Per
+dio, no non aspettiamolo; le
+sue parole svolgono i sassi. Io stesso perdea
+jeri la favella; io non seppi che mi rispondessi;
+la lingua mi si annodava. Non
+l’aspettiamo. Le nostre genti già sono armate:
+non si frapponga indugio, nemmeno
+per lasciar loro il tempo di ristorarsi; rifocilleransi
+nel bosco. Ma qui non ci trovi
+quell’austero.
+</p>
+
+<p>
+— Ben parli. Or via, in due istanti io
+sono armato: tutto disponi per la partenza. — Azzo
+senza replicar motto si ritirò. Un
+rumore di armi bentosto si intese nella corte
+del Castello, un parlarsi a vicenda, un intonare
+di strofe guerriere. In breve ebbe Arrigo
+indossate le armi, ed apparve interamente
+coperto di ferro: sovrappose la sua sorcotta
+portante, insegna de’ Guelfi, la croce bianca;
+ed accompagnatosi con Azzo, guidando
+la sua piccola schiera uscì dal castello e
+prese la strada verso il bosco.
+</p>
+
+<p>
+Proceduti buon tratto di strada silenziosi,
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+Arrigo voltosi ad Azzo così gli disse
+con uno sforzato sorriso.
+</p>
+
+<p>
+— E il nostro Antonio Carcano non è
+egli dunque della nostra schiera? non ha
+egli vestita la sua tanto vantata armatura?
+</p>
+
+<p>
+— Antonio Carcano! E quando mai in
+qualche lodata impresa ed ardita fu visto
+colui? Prima vedrassi la gallina alzarsi fin
+dove giunge l’aquila, che il Carcano snudare
+la spada per affrontare un pericolo.
+Il poltrone non appena ebbe inteso che
+nostra intenzione era di tentar una fazione
+contro il Pusterla che ridestò il pretesto
+della slogatura del piede, e disse che reggersi
+non potea. Ma quale meraviglia, se perfino
+la vista di un cadavere sembra spaventarlo?
+Non notaste come schivava di
+avvicinarsi al corpo del povero Capitano
+che ora sarà da noi vendicato. Il Carcano
+sarà sempre il più ciarlone ad un convito,
+ma non sperate veder quel codardo fra
+una schiera di valorosi.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, colui è privo di ogni forza di
+animo, come di virtù. Pure il ribaldo col
+suo spirito ci alletta.
+</p>
+
+<p>
+— Così va spesso. Lo spirito ha un incanto
+che fa scordare molti difetti: ma
+non di rado si accoppia con vizj troppo deformi. Sempre
+piace il suo splendore;
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+ma chi in questo caso vi si accosta, corre rischio,
+come la farfalla, d’abbruciarsi le ali.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come intendete voi pigliarvela col
+Pusterla?
+</p>
+
+<p>
+— A ciò daranno norma le circostanze.
+Noi lo sfideremo; se egli accetta la sfida,
+io combatterò seco, e se io cadessi, voi potrete
+entrar in mio luogo; ma s’ei la rifiuta,
+ho portato meco materie combustibili,
+con esse entreremo nel suo castello
+per porlo a sacco o vi gitteremo almeno l’incendio.
+</p>
+
+<p>
+Fra questi ed altri consimili ragionamenti,
+essi di già avanzavansi sotto di una
+vasta foresta assai folta che estendevasi
+in buon tratto della estesa valle che divide
+il monte su cui era posto il Castello di Arrigo,
+ed il villaggio poco più di un miglio
+distante di Parravicino. Arrigo già pienamente
+avea dimenticato gli argomenti dell’evangelico
+banditore, ed occupato del
+solo pensiero dell’impresa cui si accingeva,
+ora con Azzo andava concertando i fili necessari
+a tendere, ora ammirava la maestà
+e la vetustà della foresta. Erano quercie
+gigantesche che alzavano i loro robusti rami
+coperti di foglie tuttavia verdeggianti, e
+che formavano folto ombrello contro i raggi
+del già sorto sole: un freddo vento spirava,
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+e fremendo fra le fronde alcune già
+ne facea cadere al suolo, per annunziare che
+erano quelli i mesi forieri del nudo verno.
+Avevano forse fatto un miglio di cammino,
+quando giunsero in parte ove la foresta
+presentò ai loro sguardi uno spettacolo particolare,
+che fermò un istante la loro attenzione.
+</p>
+
+<p>
+Fino a quel punto appena uno stretto
+sentiero, ingombrato ancora da cespugli, avea
+loro permesso di avanzarsi fra il bosco intricato:
+qui la scena di repente si cambiava:
+un certo spazio di terreno era stato sgombrato
+da que’ vetusti alberi che visto aveano
+più di una generazione; e dava luogo ad
+una piazzetta erbosa che, cinta come da
+arboree mura, non avea quell’aspetto ridente
+che un verde strato ha sempre in altre occasioni.
+Ad accrescere la mesta impressione
+che l’animo ricevea da quella vista, sorgea
+a manca, presso un gran salice piangente,
+una cappella in rovina, di gotica architettura:
+il mio lettore senza dubbio ora conosce
+che questo luogo a lui non è nuovo,
+essendovi di già giunto con altri più umili
+personaggi del nostro dramma.
+</p>
+
+<p>
+— Dobbiamo noi qui fermarci a ristorar
+la nostra gente? — domandò Arrigo ad uno
+de’ suoi armati, nativo di que’ luoghi, che
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+servivagli di guida e dal quale avea ricavate
+molte notizie risguardanti la posizione e
+le fortificazioni del Castello del Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— Dio ce ne guardi! — disse il soldato,
+che, dalla tromba che portava, mostrava
+essere destinato a far gli uffizi di trombetta. — Ciò
+potrebbe esserci di mal augurio:
+non sapete che cosa narrasi di questi
+luoghi?
+</p>
+
+<p>
+— Io non ne intesi parlare, — replicò il
+giovine Bianchi: — orsù che dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Questa, — rispose il soldato, — questa è la
+cappella de’ Marliani. È una storia terribile
+che si conta di questa piazzetta che
+voi vedete; ma ora sono scorsi forse cento
+anni, e non si sa bene se la storia sia del
+tutto genuina; però ancora pochi sono coloro
+che si arrischino di passare presso
+questo luogo, sebbene io vi sia passato forse
+dieci volte senza che nulla mai mi accadesse.
+Ecco come me la contò mio nonno
+che l’avea intesa questa storia da suo padre,
+che disse essere accaduta a’ suoi tempi.
+Un certo Anselmo Marliano, giovine assai
+bello e valoroso avea il suo palazzo in Orsenigo
+ed avea posto amore ad una bella
+figliuola d’un potestà di Erba che avea
+nome Pietro Cossi... no, Paolo Carossi... il
+suo nome bene non me lo ricordo; ma
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+la donzella si chiamava Eufemia. Veniva
+egli dunque, Anselmuccio Marliano, cavalcando,
+su di un certo suo ronzino bajo,
+presso che tutti i giorni ad Erba, per trattenersi
+e conversare colla amata sua Eufemia
+che era la stessa virtù e la stessa
+beltà in persona: era una vera madonna.
+Ma questa fanciulla un giorno fu veduta
+da un signore di Bucinigo, che avea nome
+Rambaldo della Torre, e che andava superbo
+di essere d’una famiglia che a que’
+tempi in Milano signoreggiava. Ebbene la
+vide: e la fece domandare al padre. Il padre
+suo Alessandro; ecco il nome che l’avea
+in punta della lingua e che ora l’ho sputato
+fuori, Alessandro Cammozzi; il signor Alessandro
+sentì lusingato il suo amor proprio,
+voi potete immaginar come all’idea di contrarre
+una tale alleanza. Il povero Anselmuccio
+era un bravo e bel giovine; ma
+il della Torre era un uomo potente e rispettato;
+e si diceva anche che col tempo
+avrebbe ricevuto in feudo Erba e i suoi
+contorni, e forse tutta la Martesana: ora
+può immaginarsi se la testa del buon uomo
+girò. Egli adunque, nulla stimando le promesse
+fatte al Marliano, un giorno gli disse
+che non stesse più a visitarlo perchè Eufemia
+esser doveva del della Torre. Il Marliano
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+disse, che la spada sola ciò avrebbe
+deciso; e mandò tosto una sfida al suo avversario:
+questi gli rispose, che lo aspettava
+nel bosco di Erba appunto su questa
+piazza verso mezzo dì; il Marliano potete
+immaginarvi che non esitò a comparirvi.
+Egli meditava la morte dell’emulo suo che
+ingiustamente gli rapiva una sposa diletta,
+ma egli invece vi trovò tre assassini che a
+malgrado di una vigorosa resistenza lo stesero
+esanime al suolo.
+</p>
+
+<p>
+«Ma questo misfatto non rimase senza punizione.
+La povera Eufemia, costretta dal padre
+a dar la mano al barone, come si trovò innanzi
+all’ara, il suo dolore rompendo ogni
+freno, spense la sua vita; e non sì tosto
+per ubbidire all’inumano suo genitore ebbe
+proferito il sì fatale, che cadde al suolo,
+e morta quivi rimase. Il padre suo uscì fra
+pochi dì di cervello e morì da quel miserabile
+che era; e il della Torre tre giorni
+dopo non fu più visto a Bucinigo. Ma un
+frate disse, che egli sapea di certa scienza
+che il diavolo lo avea portato via, ed appiccatolo
+ad una quercia di questo bosco
+vicino a questo luogo. Intanto i Marliani
+fecero seppellire in questa cappelletta il
+povero Anselmuccio, e da quel tempo in
+poi è fama che qui appaja spesso l’ombra
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+della povera Eufemia e quella del suo
+amante trucidato; e che allora si sentano
+orribili ruggiti, che mette fin dall’inferno
+lo spirito geloso del loro assassino.
+</p>
+
+<p>
+— Istoria terribile, sebbene probabilmente
+in parte favolosa! Pur ciò che di
+essa pare veritiero basta per far risguardare
+questo luogo con un sentimento di orrore, — disse
+Arrigo; — nè qui poserà la nostra piccola
+schiera. — Proceduti ancora forse trecento
+passi, si fece alto; e fra l’ombra cupa
+del bosco si permise alla gente che era
+in armi di ristorare col cibo e col vino e
+altri liquori le loro forze. Fin allora la
+schiera era proceduta in silenzio ed in buon
+ordine, ora ognuno ha deposte le armi e
+postosi a sedere sull’erba, pon mano alle
+provvisioni da bocca che si sono apprestate,
+e in romoroso tripudio dà manifesti
+segni del proprio ardire e dell’avidità di
+bottino che lo anima, e della speranza di
+ottenerne uno assai ricco nel Castello del
+Pusterla. Nel mentre che costoro stanno tracannando,
+Arrigo con Azzo si avanzarono soli
+a far una esatta ricognizione de’ luoghi e
+della piazza che trattavasi di assalire.
+</p>
+
+<p>
+Stava il Castello del Pusterla su un piccol
+colle presso il villaggio di Parravicino,
+ed appunto colà ove tuttavia sorge aggregata
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+a recentissimo edificio una antica
+torre pendente che ad esso apparteneva.
+Era come tant’altri un edifizio irregolare
+con due torri e molte torricelle e merli,
+forte per alte e grosse mura non meno
+che per la sua situazione. Il colle era più
+erto da tutte le altre bande che non da
+quella volta fra oriente e settentrione. Una
+fossa però rendeva il castello più forte da
+questo lato: un tal castello era quindi assai
+forte per que’ tempi in cui non ancora se
+non imperfettissimamente si conosceva il
+possente mezzo di abbattere con prontezza
+le difese che oppone un semplice muro col
+mezzo delle artiglierie.
+</p>
+
+<p>
+Tornati a’ suoi, ordinarono loro di porsi
+in cammino: ognuno allora riprese le proprie
+armi, e si fece silenzio; ed in ordine
+procedendo si avanzarono verso la collina
+su cui il castellotto del Ghibellino giganteggiava.
+</p>
+
+<p>
+Or mentre che costoro procedono verso
+il luogo che è oggetto del loro viaggio,
+alla porta del Castello del Monte perveniva
+frate Paolo che il sole era alto in modo
+da indorarne le torricelle e le ardue mura.
+Il buon Francescano, pieno di zelo per l’adempimento
+del suo santo ministerio, se ne
+venìa, pregando Dio che ne lo ajutasse, e
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+disponesse i cuori che egli solo tiene nelle
+sue mani. Egli era risoluto di tutto porre
+in opera per risparmiare l’effusione di nuovo
+sangue che egli vedea imminente, e perciò,
+non nelle sue forze confidava, ma in
+quella del Dio che sale sopra i Cherubini
+e alla cui presenza sciolgonsi le nubi e
+commuovesi la terra: del Dio che ama la
+misericordia e la giustizia, e della cui misericordia
+è pieno l’universo.
+</p>
+
+<p>
+Ammesso nel Castello dal vecchio Anselmo
+che alcune istruzioni avea avuto in
+proposito da Azzo, il buon Francescano
+rallegrossi che un gran silenzio vi regnasse;
+e pensò che tuttavia gli abitatori di quel forte
+asilo fossero immersi nel sonno. Egli chiese
+al famiglio che lo precedeva, se sorto fosse
+Arrigo, e se potesse parlargli.
+</p>
+
+<p>
+— Egli è alzato sì, e mi ingiunse
+di intromettervi nella sala, ove potrete
+fargli sapere tutto quello che vi
+piacerà.
+</p>
+
+<p>
+— Sia lode al cielo! — disse il buon Francescano.
+</p>
+
+<p>
+— Lo sia pure, — replicò Anselmo; e precedendolo,
+lo condusse nel gran salone
+ove era entrato il giorno innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Ma quivi quale fu la maraviglia del buon
+padre nel riconoscere nella persona che negligentemente
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+sedeva su di un gran seggiolone
+coperto di drappo non già i lineamenti
+belli, sebben maschili, di Arrigo e la
+sua alta persona, ma un altro giovine di
+lui, per vero dire, non men bello, ma tutto
+spirante effeminatezza, con bionde chiome
+assai ordinatamente innanellate, due occhi
+azzurri pieni dell’espressione della mollezza,
+riccamente vestito, più piccolo della
+persona; il quale senza nemmanco alzarsi
+in piedi con un mezzo sorriso in lui affissò
+lo sguardo con qualche espressione di
+mistero.
+</p>
+
+<p>
+Il francescano poichè fussi inchinato, ed
+ebbe un istante mirato il giovine, quasi
+dubitasse di travedere, volsesi verso la
+sua guida, ma trovò che di già era scomparsa.
+Egli allora, avvicinandosi qualche
+passo, — Signore, — disse, — io cerco di Arrigo
+Bianchi, e fui qui condotto per trovarlo:
+io non vi ho ravvisato di tratto, e duolmi
+che per equivoco mi abbiano condotto alla
+vostra presenza.
+</p>
+
+<p>
+— No, io non sono Arrigo, — rispose il giovine
+senza molto scomporsi: — questo è certo:
+il mio nome è Antonio, e Carcano è il casato;
+casato assai grande e nobile, e che nulla
+ha da invidiare a tutti i Bianchi del mondo.
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+Però se qualche cosa bramate, parlate pure
+con me, perchè, stanco come voi siete....
+</p>
+
+<p>
+— No, al solo Arrigo Bianchi io debbo
+volgere la parola: io cercherò, per non
+disturbar voi, di alcun famiglio, e a lui farommi
+guidare. Permettete che io mi ritiri.
+</p>
+
+<p>
+— Buon padre, vel ripeto, — disse l’altro
+con un tuono fra cordiale e malizioso, — voi
+dovete essere stanco: il vostro convento
+non è sì vicino. Vi dirò che l’ho veduto;
+e l’ho veduto in compagnia di una bella
+divota che vi portava le sue offerte... Voi
+la conoscete senz’altro; anche a voi altri
+le belle contadine... Basta, voi aggrottate
+il ciglio, voi non vi divertite dunque di
+tale mercatanzia. Ma ve lo ripeto, se avete
+qualche cosa a dire ad Arrigo, parlate con
+me. Sono qui a vostra disposizione; e d’altro
+canto...
+</p>
+
+<p>
+— Ciò che ho a dirgli, risguarda troppo
+davvicino lui stesso, nè ad altri posso confidar
+la cura di ciò che è mio dovere. Di
+grazia, signore, permettete o fate che io
+sia in sua presenza.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene fate come vi piace. Ma quanto
+al condurvi io in sua presenza, questo non
+è a pensare. Non che io non sappia rendere
+un servigio; ma un piede mi si slogò
+uccidendo di pugnale Giovanni Pusterla...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Uccidendo Giovanni Pusterla! Ed è
+ciò vero? Il Pusterla sarebbe già stato assassinato?
+</p>
+
+<p>
+— Assassinato! No, io non sono un assassino;
+ma è stato ucciso per mia mano,
+non vi è dubbio; non mi credete forse di
+ciò capace? Ma nel colpirlo sdrucciolommi
+un piede e mi si slogò presso il malleolo...
+</p>
+
+<p>
+— E quando adunque tanto delitto fu
+commesso?...
+</p>
+
+<p>
+— È già tutto vermi; sono quattro giorni
+che è sotterra...
+</p>
+
+<p>
+— Cielo ti ringrazio! quest’è dunque un
+errore: poichè Giovanni Pusterla io stesso
+l’ho dopo veduto.
+</p>
+
+<p>
+— Come diamine ciò? Ma mi credete
+voi un impostore? In tal caso il Pusterla,
+siccome Lazaro, è risorto: o forse ha finto
+il morto e non fu che ferito. Ma io gli
+ho menato un colpo fra costa e costa che
+sarebbe bastato a uccidere un gigante. Oh
+se per paura egli ha finto il morto, mi
+capiti per le mani ancora una fiata quella
+vecchia volpe e l’ucciderò due volte! Oh
+vedi questi codardi se sanno il loro mestiere!...
+</p>
+
+<p>
+— Di grazia risparmiatemi tali racconti;
+sebbene somiglianti ai sogni dell’infermo,
+essi non funestano però meno l’anima mia;
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+ed il tempo altresì, siccome l’onda, fugge nè
+più ritorna, ed a me è necessario di parlare
+col Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Scusate, ma mi sembrate un uomo
+ben impaziente. Che volete voi dire, se il
+tempo passa? forse che vi dà noja la mia
+compagnia? Sono io uno stolido che vi pesi
+meco passare un’ora? Grandi affari che
+avete nel vostro convento! Già lo si sa che
+sono i palazzi della poltroneria. Ma via;
+ora capisco, ed ho avuto torto: obliai farvi
+imbandire da colazione: orsù che desiderate?
+Volete voi un buon pezzo di selvaggina
+che inaffierete con vino di Monte
+Orobio...? Ma voi non mangerete forse
+carni... ebbene avremo dei pesci venuti dal
+lago di Pusiano; vi saranno delle uova; e
+dei latticinii: lasciate fare. Volete sentire
+come io ami il pesce? Prendo una tinca; fo
+tagliarla pel mezzo; ciò fatto...
+</p>
+
+<p>
+— <i>Ne solliciti sitis animae vestrae quid
+manducetis.</i> Ed oh! come potrei io ricordarmi
+del cibo allorquando il sangue cristiano
+e cittadino sta per versarsi: e stanno
+i fratelli per porre mano alla spada! Deh,
+in nome del cielo ve ne scongiuro,
+fate che io venga ammesso alla presenza
+di Arrigo.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, se mi aveste lasciato parlare,
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+di già ve lo avrei detto: se ad Arrigo volete
+parlarci io vi farò metter fuori dal
+Castello.
+</p>
+
+<p>
+— E che? voi mi usereste violenza! e
+quale diritto ne avete voi? del potere voi
+abusereste che l’amicizia darvi può fra
+queste mura? In nome del cielo ve ne prego,
+non fate ciò, perchè su voi non ricada il
+vostro peccato.
+</p>
+
+<p>
+— Ma voi, padre, siete un uomo ben caldo
+di testa! che cosa andate ad immaginare
+che io voglia farvi violenza! Avete un sangue
+che nelle vene assai vi bolle: perchè
+non avete fatto il soldato? Ma per me,
+andate o state, è la stessa cosa.
+</p>
+
+<p>
+— E dove troverò dunque Arrigo Bianchi?
+</p>
+
+<p>
+— Non ve l’ho detto? fuori di questo
+Castello. Sono andati ad una partita di
+piacere.
+</p>
+
+<p>
+— Ad una partita di piacere! Adunque
+hanno deposta ogni animosità contro il Pusterla?
+</p>
+
+<p>
+— Questo è quello che io non vi so
+dire. Potrebbe essere; ma, secondo le apparenze,
+no. Con quel demonio di Azzo al
+fianco non è così facile concludere trattati
+di pace. Ma questa sera, o pace o guerra,
+sarà decisa.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, in nome di tutti i santi! Se qualche
+macchina voi conoscete, palesatemela.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Vi dirò, padre; e se mi aveste pregato
+in nome di satanasso, forse ve lo avrei
+detto del pari. Vi dirò. Voi dovete sapere
+che, quattro giorni sono io, con Arrigo,
+un certo Azzo, che non so se conosciate,
+e quel povero diavolo di capitano che fu
+morto, e di cui alcuni di voi seguirono il
+cadavere; noi andavamo a diporto un poco
+pei boschi dipendenti dal Castello,
+quando ci abbattemmo nel Pusterla che vi
+cacciava. Mano alla spada, dico io: non
+bisogna soffrire di tali oltraggi, e cavo
+il ferro: Azzo mi imita, e ancora il
+Capitano: ma quella massa boema lasciossi
+foracchiare il corpo da un colpo che gli
+menò il signor Giovan Carlo Visconti; ed
+Azzo ed Arrigo fuggirono. Fu allora che
+io uccisi, come vi dissi, o credetti aver ucciso
+il Pusterla; e misi tanto spavento
+negli altri che nessuno ebbe coraggio di cimentarsi
+meco, e a gambe si diedero tutti
+a fuggire...
+</p>
+
+<p>
+— Ma questo non è ciò che più importa;
+in nome del cielo...
+</p>
+
+<p>
+— Tacete, e vengo al resto. Tornato
+a casa, io rimproverai i miei compagni
+della loro viltà. Parvi egli cosa ben fatta,
+fuggire a quel modo? passar per vili in
+faccia a que’ Ghibellinacci già superbi di
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+vantaggio? Eh via, si lavi tale macchia!
+Io non posso, vedete, ho slogato un piede:
+ma voi armatevi; andate al Castello del Pusterla,
+non lasciate pietra sopra pietra; e...
+</p>
+
+<p>
+— Adunque sono andati contro il Castello
+del Pusterla! — disse con voce piena
+di costernazione il buon religioso.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, come vi dissi; e fu mia esortazione.
+Io non son uomo da star queto ve’. Voi
+non mi conoscete; ma sono un diavolo in
+carne ed ossa!
+</p>
+
+<p>
+— Se ciò è vero, il Signore vi perdoni
+il vostro delitto. Ma io un sol istante
+non devo rimanere; troppo è prezioso ogni
+atomo di tempo, se prevenire io posso ancora
+l’esecuzione di un empio disegno!
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, diede le spalle al Carcano e
+partì. Questi non sì tosto ebbe veduto
+uscire il buon Francescano che, alzandosi
+agile e sciolto, e passeggiando per la sala,
+assai più guarito dello storpio risanato da
+San Pietro sulla porta del tempio, — Gran
+bell’ingegno son io, — disse fra sè; — gran bello
+ingegno! Col mio spirito tutti mi credono
+un uomo di gran valore. Solo quel maledetto
+Azzo; ma procaccerò rovinarlo nella
+grazia di Arrigo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p>
+
+<h2 id="cap8">CAPITOLO VIII.
+<span class="smaller">LA VIOLENZA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Giunta innanzi al castello del Pusterla la
+piccola schiera condotta da Azzo e da Arrigo
+Bianchi, un trombetta si presentò
+innanzi la porta di cui era alzato il ponte,
+e dato fiato al corno, sfidò Giovanni Pusterla,
+se non era un vile, ad uscire per
+dar soddisfazione ad Arrigo Bianchi dell’oltraggio
+commessogli alcuni giorni innanzi;
+minacciando, s’egli non compariva, di
+ricorrere ad altri mezzi per vendicare l’insulto
+ricevuto. Egli ripetè tre volte la stessa
+intimazione frapponendo fra una e l’altra
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+un certo spazio di tempo: ma nè la prima
+nè la seconda volta non ricevette risposta
+alcuna: come però ebbe terminato di proclamar
+la disfida per la terza volta, a una
+balestriera superiore alla porta si vide comparire
+una faccia che fu riconosciuta per
+quella del falconiere; e quindi con voce
+ferma si udirono queste parole.
+</p>
+
+<p>
+— Sentano dunque que’ signori che cantano
+su d’un tuono sì alto. Il sig. Pusterla
+oggi loro non risponde, ne può rispondere,
+e non occorre dire per qual cosa. Ma se
+voglia qui li mena di provar la sua buona
+lama, in fede di Falconiere, so io dir loro
+che tornino fra sette o otto dì, e non mai
+falco più pronto sarà stato a piombare
+sulla sua preda, quanto il sig. Giovanni ad
+accettare le loro disfide. Ma hanno bene
+in poco conto la vita coloro che così vogliono
+rischiarla! Ad ogni modo voi, Giacomo
+dalla trombetta, mettete giù il vostro
+corno e finite le vostre smargiasserie, che
+già da un pezzo ci conosciamo, e non ardireste
+gridar tanto se fossimo fronte a
+fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Eh compare, — disse il trombetta, — io lavoro
+per il pane.
+</p>
+
+<p>
+— Villano ribaldo, — disse al falconiere Azzo
+che era vicino al personaggio dalla trombetta. — Tu
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+sei, amico, una carne che io ho
+destinato agli avvoltoi. Ma se il timore o il
+poco apparecchio rende indisposto il padron
+tuo a riceverci, e’ gli sarà forza riceverci
+suo malgrado. Egli ci deve rendere
+ragione degli oltraggi suoi. Cala il ponte
+e pel tuo meglio fallo tosto!
+</p>
+
+<p>
+— Calare il ponte! Ben detto. Quando
+mai però s’è visto un Guelfo fare una tal
+intimazione ad un Ghibellino ed essere
+ubbidito. Basta, io però devo dirlo. Il
+sig. Pusterla che cercano non è nel Castello.
+</p>
+
+<p>
+— Non sarà mai sulla tua parola che
+noi ciò crederemo, tristo millantatore. Cala
+il ponte, per l’ultima volta sia detto,
+o noi avremo ricorso per entrare alla forza.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! Ah! farete quello che potrete
+le mure sono alte e sode, la fossa è profonda.
+Di questi castelli ai Guelfi non ne
+cadono in mano. Via, Andrea, Martino,
+Giacomo, Felice, <i>aux armes</i>, come dicevano
+i Francesi di Bucicaldo. Vediamo che sappia
+fare questa canaglia.
+</p>
+
+<p>
+— Ora il vedrai tosto, — sclamò dal suo
+canto Azzo. — Avanti compagni! — E venuto ad
+Arrigo gli espose come o fosse il Pusterla
+assente o così dicesse temendo non poterli
+ributtare, in ambi i casi più agevolmente
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+sarebbero venuti in possesso del suo
+castello. Soggiunse di poi che il mezzo
+più pronto per ottenere l’effetto era usare
+il fuoco, avventando materie combustibili di
+cui all’uopo si era munito contro il ponte
+e la porta, che avrebbero dovuto così
+cadere.
+</p>
+
+<p>
+Un istante dopo quindi si posero all’opera;
+ma non senza qualche confusione cagionata
+da ciò che da alcune balestriere cominciarono
+ad essere spinti contro di loro
+de’ grossi verrettoni che portarono un po’
+di terrore nella piccola schiera. Non pertanto
+in breve ristabilito l’ordine, protetti
+dai loro scudi, avanzaronsi due drappelli
+tenendo in mano delle rossicce faci bituminose
+che doveano essere avventate contro
+il ponte e la porta. Tutti gli sforzi dei
+difensori non poterono impedire che queste
+non giungessero colà ove erano dirette;
+ed in breve le fiamme cominciarono ad
+appigliarsi nelle grosse tavole, le quali furono
+involte in un vortice di fiamme e di
+fumo nereggiante. Invano il falconiere si
+provava dal sommo della torre di far cadere
+dell’acqua: questa era nè bastante al gran
+bisogno, nè spesso vi giungeva: un vento
+all’incontro che quel giorno spirava dava
+allo struggitore elemento la forza e attività
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+più maravigliosa. Inoltre il povero Falconiere
+veniva disturbato nel suo uffizio dalle
+frecce che importunamente gli fischiavano
+davvicino lanciate contro di lui dai
+più esperti degli avversarj. Sicchè la violenza
+del fuoco sconnetteva le tavole ed alcune
+già avea rese ardenti carboni, ed il
+guasto in minaccevole aspetto andava crescendo;
+e la schiera degli assalitori in una
+quasi perfetta inazione aspettava il momento
+che l’incendio destato le aprisse il varco
+ad entrare nel castello, e rallegravasi all’idea
+del promesso saccheggio.
+</p>
+
+<p>
+Ma Arrigo, vedendo che ancora a quell’estremo
+il vecchio Pusterla non compariva
+a domandar di parlamentare, già cominciava
+a pensare che veramente il vero
+detto avesse l’intrepido e rozzo Falconiere,
+e quasi vergognavasi di una violenza commessa
+contro un castello disabitato. Azzo
+parve indovinare i suoi pensieri e così gli
+disse: — Infine non è che oltraggio reso
+per oltraggio; e se il vecchio Pusterla è
+assente, posto che avremo il piede nel suo
+castello e datogli il sacco come promesso
+abbiamo alle nostre genti, la partita sarà
+saldata. Ed ecco che cadono il ponte
+e la porta ed il varco sta per esserci
+sgombro; noi renderemo al Pusterla la visita
+ch’egli ci ha fatta nel vostro bosco.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+</p>
+
+<p>
+Diffatti le fiamme facevano il loro uffizio
+con una incredibile rapidità; le quercie antiche
+di che si componevan le tavole, crollavano
+e cadevano, e cominciavansi a vedere
+delle brecce ragguardevoli; ad un tratto
+un grande scroscio si intese e la porta tutta
+e il ponte, pel cadere delle combuste travi
+e tavole, apparve sgombra e senza difesa.
+</p>
+
+<p>
+Ma dal suo canto non era disposto di
+ommettere sforzi il bravo Falconiere. Egli
+per respingere gli assalitori avea fin dal
+principio, quando si fu accorto che il castello
+correa pericolo, indossata un’armatura
+irruginita, e fattane indossare una ad
+Andrea e ad altri otto o dieci uomini che
+formavano come la famiglia e la guarnigione
+del Castello, e alla loro testa ora
+compariva presso la porta per respingere
+l’assalto del nemico. Poichè infatti il ponte
+fu caduto a terminare di ardere nella fossa,
+e quindi anche la porta, cominciò dall’una
+e dall’altra parte una pioggia di saette che
+andavano a spuntarsi sulle armature; ma
+realmente poco danno recavano. Se non
+che in capo ad un’ora l’opera dalla parte
+de’ seguaci del Falconiere cominciò a rallentare,
+e la fatica e il timore rendeva
+più deboli i colpi e più tardi; al contrario
+fra la più numerosa schiera degli assalitori,
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+riposando alternativamente, sempre v’era
+chi fresco e gagliardo lanciasse i dardi.
+</p>
+
+<p>
+La situazione del povero Falconiere diveniva
+d’ora in ora più seria: di già soli
+sei de’ suoi armigeri potevano spalleggiarlo,
+gli altri essendosi ritirati per qualche
+ferita o grave contusione. Ancora questi
+erano stanchi e lo sollecitavano a ritirarsi. Egli
+avea fino allora sperato che alcuno
+si armasse in Parravicino per soccorrerli;
+ma nessuno vedendo comparire: — Sicuramente
+la piazza non si può più a lungo
+difendere, — disse; — andiamo adunque a chiuderci
+in una torre intanto che il fuoco nella
+fossa può ancora tener lontano qualche
+tempo il nemico.
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto, tutti, scaricate un’altra volta le
+loro balestre, si ritirarono dalla porta.
+</p>
+
+<p>
+Dal suo canto Azzo non sì tosto vede la
+porta denudata di difesa che, fatta recar
+acqua a spegnere l’ardente bragia, colle
+scale la fossa superando, fa che le sue genti
+entrino nel castello; ma egli non dimentica
+di osservare ad Arrigo che conveniva lasciare
+buona parte delle loro genti di fuori
+per sorvegliare che alcuno, in soccorso del
+Pusterla giugnendo, loro non troncasse la
+strada di ritirarsi. Arrigo poi proibiva che
+violenza alcuna si commettesse contro i disarmati
+abitatori del Castello.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma poichè furono le loro genti giunte nel
+mezzo del gran cortile, Azzo ed Arrigo le
+chiamarono all’ordine, sempre temendo di
+insidie; e volendo esaminar bene i luoghi
+prima di procedere oltre a dar il sacco. Da
+due sole parti stendevasi l’abitato, gli altri
+due lati della corte, che pressochè formava
+un quadrilungo, erano occupati dalle stalle
+e da altri minori edifizii, i quali probabilmente
+servivano pel Falconiere e per altre
+persone direttamente dipendenti dal Pusterla,
+e che vivevano nel Castello. La parte
+più nobile del Castello presentava l’aspetto
+di una abitazione antica a mura assai grosse
+di bigie pietre. Due o tre porte erano in
+esso, ma tutte chiuse con molta diligenza:
+chiuse del pari erano tutte le finestre, e
+chiuso anche un gran balcone che precisamente
+nel mezzo del corpo maggiore dell’edifizio
+a sè chiamava naturalmente l’attenzione,
+sì per il posto che occupava come
+pei pesanti ornamenti di cui era cinto.
+</p>
+
+<p>
+Come furono rimasti forse quattro minuti
+nell’inazione e mentre Arrigo si occupava
+di dare degli ordini intorno al modo
+con che procedere dovessero i suoi seguaci
+al desiderato assalto, ecco inaspettatamente
+spalancarsi le imposte del gran balcone e
+su quello comparire una vaghissima donzella
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+la quale a sè attrasse gli sguardi e
+l’attenzione di ognuno, ma più di tutto
+quella del giovine Arrigo.
+</p>
+
+<p>
+Era costei giovine di forse vent’anni. La
+sua statura grande e snella, le sue forme
+leggiere e gentili oltre ogni credere; due
+nerissimi occhi che coll’espressione del
+turbamento, anzi che del terrore, vedevano
+quel grande apparecchio ostile; due
+ciglia nerissime e ben arcate; e le chiome
+che incomposte avea, forse poichè stava
+ordinandole festosamente quando quella
+fiera avventura la bell’opera della sua mano
+avea sospesa; tutto dava alla giovinetta
+un aspetto straordinario, e dirò quasi magico
+e sovrannaturale. Le rose incarnatine
+erano scomparse dalle sue guance; anche
+il labbro avea perduto del suo bel vermiglio;
+la sua voce però, sebbene tremula fu
+abbastanza forte da pronunciar distintamente
+queste parole:
+</p>
+
+<p>
+— Signor Bianchi, — diss’ella, — se veramente,
+come di voi corre il grido, voi siete un generoso
+cavaliere, in nome del cielo non
+vogliate commettere violenze in un Castello
+ove una fanciulla priva si trova pressochè
+di ogni difesa. Io so, e pur troppo me ne
+dolse, la sanguinosa briga che aveste col
+padre mio; ma se un giusto sdegno vi accende,
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+io anche spero che colui che tanti
+lauri mietè in nobili arringhi, di certo tutta
+la sua gloria non vorrà macchiare con un’opera
+sì scortese, quale questa sarebbe di
+assaltare un castello ove fra pochi famigli
+non risiede che una fanciulla.
+</p>
+
+<p>
+Queste poche parole pronunziate con una
+voce soave da una giovine bellissima, e
+piene di giusti rimproveri per colui a cui
+erano volte, fecero un grande effetto su
+Arrigo. Qualunque fosse l’affetto che
+lo movesse, egli rimase un istante immobile
+siccome un sasso; ma dopo un istante di
+silenzio così rispose.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque vostro padre è assente, e voi
+siete sola nel Castello? Se così è, certamente
+voi non dovete nulla soffrire per
+l’ingiuria recata a noi dal padre vostro. Nobile
+donzella, tranquillate il vostro spirito;
+non è già contro il sesso vostro che Arrigo
+impiegherà la sua spada, meno poi contro
+chi..., chi in lui desta, anzi che l’odio, l’ammirazione.
+Ed io anzi qui pongo fine alle
+mie vendette; e se il padre vostro può sopportare
+l’usata mia violenza, ogni rancore
+fra di noi cessa fin da questo momento. Anzi
+io lo bramo che voi siate fra di noi
+un angelo di riconciliazione!
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto si volse a’ suoi seguaci e così
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+loro disse: — Del vantaggio che voi vi ripromettevate
+col saccheggio di questo castello, io
+saprò ricompensarvi. Tosto ognuno si
+ritiri. Azzo, in nome dell’amicizia, non replicate. — Egli
+fu ubbidito; e non appena
+la sua schiera si trovò con esso fuori
+del castello che Arrigo si vide dinanzi frate
+Paolo.
+</p>
+
+<p>
+— Che mai faceste, giovine insensato? — sclamò
+il frate ravvisandolo, — l’opera della
+violenza è dunque compiuta!
+</p>
+
+<p>
+— Ahi, padre! — sclamò Arrigo, — pur troppo
+voi il diceste: Io scavai una fossa ed in
+essa sono caduto. Ma io non spinsi la violenza
+che ad entrar colla forza in quel
+Castello: se voi potete condur le cose ad un
+componimento, fatelo, padre, io lo bramo
+ed io dipenderò da ogni vostro consiglio.
+</p>
+
+<p>
+Dette queste parole, con passo rapido procedette
+oltre in silenzio, ed avea fatto, con
+Azzo al fianco, forse un mezzo miglio,
+quando il secondo finalmente con rancore
+così disse: — Arrigo nelle vostre azioni di
+oggi v’è del mistero: non me lo scoprirete
+voi? perchè una sì subita ritirata, perchè
+quei lamenti col vecchio frate, siccome il
+coccodrillo che piange dopo aver divorata
+la preda?
+</p>
+
+<p>
+— Azzo a te, poichè lo brami, s’apra
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+il mio cuore. Quei vaghi lineamenti che
+altrove da me visti del più forte amore mi
+hanno stretto, questi io riconobbi oggi in
+quelli della figlia del Pusterla. Ahi! io
+giunsi a rivederla; ma solo per troncarmi
+la strada di conseguirla più mai.
+</p>
+
+<p>
+— La speranza è un albero sempre verde, — disse
+Azzo deponendo il tuono di risentimento. — Ma
+ad ogni modo superate il
+vostro amore, quand’esso vi avesse a trascinare
+a dimostrazioni di viltà.
+</p>
+
+<p>
+Arrigo nulla rispose a questa osservazione
+tutta propria del carattere di Azzo;
+e silenziosi procedettero fino che furono
+giunti al Castello del Monte.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span></p>
+
+<h2 id="cap9">CAPITOLO IX.
+<span class="smaller">L’INDEGNAZIONE</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Beatrice Pusterla, che tale era il nome
+della giovinetta figlia del vecchio Ghibellino,
+era, siccome l’abbiamo detto, nell’età
+delle illusioni e dei sogni che rendono
+tanto bella e ridente la vita, quella età
+che lungi dal contemplare le cose coll’occhio
+della fredda realtà le mira con uno
+che simile alla bacchetta d’un esperto incantatore
+tutto trasfigura, tutto veste di
+un’ingannevole apparenza. Ma se il suo
+cuore aprivasi a quelle dolci illusioni che
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+rendono sì cara la nudità della vita, il suo
+animo era altresì tutto pieno di virtù,
+di quelle virtù che delle illusioni ancora,
+sono più belle e preziose, e che preparano
+a chi le possiede i più puri piaceri, e
+somministrano fra le tenebrose vie della
+vita il lume più chiaro, e ci sono compagne
+e consolatrici nelle afflizioni e nelle
+congiunture più disgustose.
+</p>
+
+<p>
+In età tenerissima, essa avea perduta la
+madre, matrona onesta ma altera e di un
+carattere confacente a quello del genitore.
+Beatrice, dotata di una grande dolcezza, avea
+non pertanto ereditato dai genitori una
+forza d’animo non ordinaria, che sotto un
+aspetto più semplice si celava, ma che le
+facea con fermezza muovere il piede per le
+rette strade che la sua mente non esitava
+in qualunque congiuntura a scoprire. La
+sua educazione era frutto, si può dire, di lei
+stessa. Il padre suo non pensava che a compiacerla;
+e dedito ai piaceri della caccia,
+ed ingolfato spesso negli intrighi in cui
+avvolgevasi il suo partito, non pensava alla
+figliuola che come ad una gemma che splendida
+e bella gli rendeva la vita che passava
+nel suo Castello. Ma la natura ha impresso
+assai vivamente nel cuore delle più
+nobili creature i suoi precetti, e Beatrice,
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+piena di quella dolce compassione verso gli
+infelici che è il più bell’ornamento di un’anima
+gentile, di quella forza d’animo che
+ajuta il saggio a farsi strada fra le contrarietà,
+bene spesso, non che aver bisogno di
+guida, serviva colla dolcezza sua di freno
+al violento carattere del suo genitore.
+</p>
+
+<p>
+Solinga vita ella conduceva nel suo Castello
+di Parravicino: un giardino piuttosto
+esteso era unito al Castello dalla parte che
+guarda verso mezzodì, ed estendevasi fino
+al piccol lago di Alserio, vago bacile di
+acque limpidissime che mirabilmente accresce
+spicco al bel paesaggio che lo circonda.
+Una numerosa famiglia di fiori e di
+erbe, era il trattenimento favorito della giovinetta.
+Spesso ancora, col suo liuto accompagnandosi,
+cantando, sovra una leggerissima
+barchetta trascorreva le increspate
+onde del lago; e qualche volta, ma assai
+meno di frequente, col padre e con alcuno
+degli amici di esso che capitavano nel castello
+cavalcava da Parravicino ai paeselli più
+vicini ed anche prendeva parte alla caccia.
+Quest’era la sua vita. Una fida ancella,
+Agnese, era la sua compagnia: e teneala
+come sorella; e bene spesso in lei poneva
+sua confidenza.
+</p>
+
+<p>
+Ma le usate cure, i suoi già prediletti
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+trastulli alquanto aveano perduto da qualche
+tempo di loro attrattive agli occhi della giovinetta.
+L’anima nell’età prima spesso si crea
+un idolo, e quest’idolo non sempre schiva
+di eleggerlo fra nazione straniera. La giovinetta
+di quando in quando recavasi col
+padre suo nella capitale della Lombardia.
+Il vecchio Pusterla ogni qual volta vedea
+ciò poter fare senza suo pericolo, volentieri
+rivedeva colà le antiche brigate de’ suoi
+compari ghibellini coi quali avea fatte tante
+bravate gli anni addietro: e l’ultima volta
+che avea côlta una consimile occasione, fu
+quando si celebrarono le feste che ebbero
+luogo per il fatto conquisto di Canturio.
+Eransi nella città tenuti giuochi assai splendidi
+e tornei: ed egli vi avea condotta la
+figliuola; ed in quell’occasione si era trovato
+in compagnia del famoso generale
+Facino Cane e di Beatrice sua moglie che
+erano i più possenti protettori suoi e del
+suo partito, e dai quali veniva il Duca stesso
+tenuto in freno.
+</p>
+
+<p>
+Fu in quella occasione che gli occhi di
+Beatrice si erano scontrati in quelli di un
+nobilissimo cavaliere che più d’una volta
+avea riportato il premio del valore e della
+destrezza. Gli amanti hanno un muto linguaggio,
+assai rapido, assai perspicace; ed a
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+Beatrice lieve fu comprendere quello dell’incognito
+suo adoratore. Un fascino parve
+partire dai loro sguardi, ed entrambi si
+ritirarono col cuore piagato; a entrambi
+l’immagine che allora nel cuore scolpissi,
+continuamente ricompariva abbellita dei
+più vaghi colori dell’immaginazione. In vano
+la saggezza tentava rompere quell’incanto:
+essi non bramavano che rivedersi. Ma allorchè
+si videro una seconda volta fu sotto
+un aspetto ben diverso e strano; fu sotto
+quello di acerbi nemici. E Beatrice più non
+incontrò l’amato che sotto le armi contro
+del padre impugnate; e il ravvisò in Arrigo
+Bianchi allorchè questi infellonito moveva
+per far pagare al Pusterla il fio della sua
+prepotenza.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’amore non è timido, nè sì tosto
+è messo in fuga. Sebbene sotto l’aspetto di
+innaspriti nemici, i due amanti rivedendosi
+sentirono entrambi crescere a dismisura le
+loro fiamme. Nè perchè poco l’alimenti la
+speranza, l’amore cessa; egli è anzi certo
+che finchè una debolissima ancor ne
+resta, un’ombra sola, quella passione pur
+vigorosa resiste e persiste sempre in non
+vedere ostacoli impossibili a sormontare.
+Quindi, sebbene per l’accaduto ancora maggior
+si facesse la distanza che divideva i
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+due amanti, l’anima della giovinetta quasi
+suo malgrado persisteva a fermarsi nella
+considerazione dell’idolo a sè creato dalla
+sua immaginazione, e bearsi nell’affetto
+di colui che pure di recente dato gli avea
+certa prova di corrispondenza colle sue
+parole e colla sua sommissione.
+</p>
+
+<p>
+Frate Paolo, tutto pieno di zelo per evitare
+lo spargimento del sangue, avea esortato
+a porre ogni più sollecita cura in
+opera per riparare ai guasti fatti dall’animosità
+del Bianchi, per poi in qualche
+parte mascherare l’odiosità dell’avvenuto
+al Pusterla, di cui conosceva l’animo
+violento. Il suo avviso si seguiva, aggiuntovisi
+il comando di Beatrice. A quei
+tempi ciascuno era il proprio falegname.
+Tutti coloro che dipendevano dal castello
+lavorarono adunque assiduamente alla costruzione
+d’una nuova porta e di un nuovo
+ponte levatojo. L’indefessità del lavoro di
+otto o dieci operai fu anche tale che in
+capo a tre giorni il tutto fu riparato&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Terminati que’ lavori, fu con una specie
+di trionfo che il Falconiere veniva a riparare
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+i danni dell’incendio, ed ancora nella
+disgrazia accaduta vedeva un fatto da compiacersi,
+parendogli aver operata una bella
+difesa.
+</p>
+
+<p>
+— Tutto quel che si può fare l’ho fatto, — dicea
+fra sè, — tutto quel che umanamente
+si può fare; ma contro il fuoco che cosa
+si poteva opporre? D’altronde per molto
+tempo avrei messa in sicuro nella torre la
+mia guarnigione: e vi poteva ben vivere
+anche la signora Beatrice per alcuni giorni,
+finchè non ci fossero giunti aiuti dai nostri
+amici. Ma la signora Beatrice volle prendere
+altra strada; e davvero non so come
+ci sia riuscita. Bisogna dire che il Bianchi
+avesse una gran paura in corpo per lasciarsi
+metter in fuga dalle chiacchiere di
+una donna. Se era io in lui, avanti, <i>allons</i>,
+e non lasciava un chiodo nel castello,
+come abbiamo fatto più d’una volta in
+Milano nelle case de’ suoi Guelfi, che solo
+adesso si arrischiano di alzare la cresta. Ma
+chi è di là: alcuno cerca di entrare. Sarà
+qualche pellegrino o qualche mendicante;
+se fosse il signor Giovanni Pusterla
+avrebbe suonato il suo corno, e avremmo
+inteso lo scalpitare de’ cavalli.
+</p>
+
+<p>
+Egli corse, osservò, e con suo piacere
+vide che era un uomo, che all’abito, e ad
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+un liuto che avea sul braccio, poteva giudicarsi
+per un Menestrello, o poeta ambulante. — Costoro
+sono gente piacevole; cantano
+delle belle istorie, e però si raccolgono
+con piacere: ora calo subito il ponte.
+Piacemi anche quest’incontro, perchè la
+signora Beatrice è mesta, e temo che lo
+sbigottimento ne sia cagione: costui colle
+sue canzoni un poco la rallegrerà. — Così
+fra sè dicendo, calò il ponte levatojo ed ammise
+un giovine di alta statura, con barba
+castana e lunghe chiome di egual colore, e
+due occhi cerulei pieni di vivacità.
+</p>
+
+<p>
+— Chi siete voi, da qual paese venite,
+e che volete? — domandò il Falconiere subito
+che il poeta fu intromesso.
+</p>
+
+<p>
+— Io sono un Menestrello, un Trovatore
+detto Ugo di Verona; e me ne vo
+girando di castello in castello, cantando le
+prodezze e gli amori, vivendo delle mie
+dolci ispirazioni, e sostentandomi di ciò
+che mi somministra il favore delle persone
+gentili.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, ho capito, voi siete un poeta:
+buono per voi che capitate in luogo ove
+si fa buon viso a questa sorte di persone,
+quando non si hanno per le mani affari
+più serii; e sebbene veramente ora sarebbe
+il tempo da pensare a tutt’altro che alle
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+canzoni; e se s’avesse a far a modo mio
+la vecchia fusberta non starebbe nel suo
+fodero rugginosa, pure... basta, giacchè s’ha
+a fare a modo de’ preti e de’ frati (e ben
+so io quel che dico), basta, venite avanti,
+signor trovatore di Verona, e se avete delle
+belle canzoni preparatevi a cantarle, che
+non dubito avrete a lodarvi della signora
+che vi ascolterà. L’è una creatura angelica
+che in queste cose ha anche un poco di
+passione.
+</p>
+
+<p>
+— Io ho delle canzoni melanconiche
+che si aggirano su di fatti pietosi: se un
+cuore tenero le ascolta, proverà indubitatamente
+una commozione più grata della
+gioia la più romorosa.
+</p>
+
+<p>
+— Sentiremo, sentiremo. Anche a me piacerà
+di udirle; e me ne starò in un cantuccio
+della sala ad ascoltarvi; e vi dico
+io che bisognerà lasciarvi stare anche più
+di uno de’ nostri villani, perchè quando
+non vi è il sig. Giovanni Pusterla tutti si
+fanno avanti.
+</p>
+
+<p>
+— Questo castello appartiene a Giovanni
+Pusterla?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì, ma ora non v’è: ma tornerà.
+Lo conoscete voi forse?
+</p>
+
+<p>
+— Il suo nome l’ho sentito rammentare:
+or via conducetemi innanzi alla signora di
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+cui parlaste. Io intenderei prima che cada
+la notte, cioè fra poco più d’un’ora, trovarmi
+in Erba.
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete il primo Trovatore che abbia
+premura di ritirarsi: costoro in generale
+si fermano come un bruco su d’un
+fiore finchè non ne hanno succhiato tutto
+il sugo. Ma basta; aspettate qua, che andrò
+ad annunziarvi alla signora Beatrice.
+</p>
+
+<p>
+E dopo qualche istante egli fu di ritorno,
+disse al Trovatore che entrasse,
+e gli fu scorta nella gran sala del castello del
+Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+Era questa un pezzo di antica gotica
+architettura. La luce vi penetrava alquanto
+scarsa da alcune alte finestre coperte
+di vetri colorati, e dava all’interno un’apparenza
+di mestizia e gravità. Alcune antiche
+sculture ne decoravano le pareti, fregiate
+inoltre di ritratti, alcuni di stile assai
+rozzo, alcuni di miglior disegno e colorito,
+perchè eseguiti in tempi posteriori al risorgimento
+della pittura. Ma il miglior ornamento
+della sala era, senza dubbio, la
+giovine Beatrice, la quale vicino ad una
+finestra, sovra un gran seggiolone, bella come
+una rosa di aprile, sedeva avvolta in
+ricche vesti: e dietro la sua sedia, alquanto
+alla spalliera appoggiata, stava Agnese.
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+Gli occhi di entrambe furono volti al Menestrello,
+tostochè, preceduto dal Falconiere
+che l’annunziò, fu entrato nella vasta sala.
+</p>
+
+<p>
+— Signore, — disse egli con una voce che
+fece trasalire Beatrice, — io vi ringrazio della
+cortese vostra accoglienza; e se mi permettete,
+vi farò sentire l’ultimo de’ miei
+lavori, la pietosa istoria di Giulietta e
+Romeo.
+</p>
+
+<p>
+— Fatecela pur sentire, signor Trovatore, — disse
+Beatrice: — noi ne abbiamo udita
+una volta la relazione, e con piacere ne sentiremo
+i casi accordati col dolce suono
+della vostra voce e del liuto.
+</p>
+
+<p>
+Il Trovatore cominciò un preludio sul suo
+strumento, e così poscia con una voce soavissima
+la sua dolente istoria si diè a
+cantare.
+</p>
+
+<p class="pad1 center">
+GIULIETTA E ROMEO
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Mite stringeva di Verona il freno</p>
+<p class="i02"> Il pro’ Bartolommeo della Scala;</p>
+<p class="i02"> Ma del governo suo il bel sereno</p>
+<p class="i02"> Turba una peste che d’Averno esala:</p>
+<p class="i02"> E il parteggiar del cittadin feroce</p>
+<p class="i02"> Alza un incendio, fra le mura, atroce.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Dei Cappelletti la nobil famiglia</p>
+<p class="i02"> Odio crudele pei Montecchi serba;</p>
+<p class="i02"> Spesso la terra anco si fe’ vermiglia</p>
+<p class="i02"> Del sangue loro in quella lotta acerba;</p>
+<p class="i02"> E più volte la morte trionfando</p>
+<p class="i02"> Fea su questi e su quei calar suo brando.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ma il prepotente amor un’opra imprende</p>
+<p class="i02"> Di cui l’alto clamor voli pel mondo,</p>
+<p class="i02"> E le sue fiamme struggitrici accende</p>
+<p class="i02"> Nel cuor di due, cui parte odio profondo;</p>
+<p class="i02"> E che arda de’ Montecchi un garzon prode</p>
+<p class="i02"> Ed una giovin Cappelletti gode.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Romeo il garzon fortissimo s’appella,</p>
+<p class="i02"> Della seconda il nome è Giulietta,</p>
+<p class="i02"> Quanto è prode colui, la giovin bella</p>
+<p class="i02"> Era per grazie e per virtù perfetta:</p>
+<p class="i02"> Si scontrarono un giorno in una festa,</p>
+<p class="i02"> Quivi si fu lor fiamma manifesta.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ed un pio frate, di lor voti istrutto,</p>
+<p class="i02"> Legarli assente de’ nuziali nodi:</p>
+<p class="i02"> Ma il padre di Giulietta è inscio al tutto</p>
+<p class="i02"> Di ciò che ha loco per sì strani modi.</p>
+<p class="i02"> Ed agli amanti per maggior sventura</p>
+<p class="i02"> Accadde un’atrocissima avventura:</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Già del saggio Scaligero i comandi</p>
+<p class="i02"> Avean represso l’animoso ardire,</p>
+<p class="i02"> E d’ambo le famiglie i crudi brandi</p>
+<p class="i02"> Stavano oziosi, ed eran poste l’ire,</p>
+<p class="i02"> Quando Tebaldo Cappelletti un giorno</p>
+<p class="i02"> Fea ad un Montecchi grave oltraggio e scorno.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Tosto di quell’oltraggio il grido corre</p>
+<p class="i02"> E ponsi mano alle deposte spade;</p>
+<p class="i02"> L’una famiglia che già l’altra abborre</p>
+<p class="i02"> Colla avversa s’azzuffa, e più d’un cade;</p>
+<p class="i02"> Ma il primo autor di quella guerra istesso</p>
+<p class="i02"> Giacque sul suol da gran ferita oppresso.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E l’uccisore di Tebaldo altero</p>
+<p class="i02"> Fu il giovine Romeo con cui pugnava.</p>
+<p class="i02"> Ma perchè cessi quel conflitto fiero,</p>
+<p class="i02"> Lo Scaligero stuol de’ suoi mandava.</p>
+<p class="i02"> E affrenate le parti, un suo comando</p>
+<p class="i02"> Romeo condanna ad un perpetuo bando:</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Perchè colla sua pena sia repressa</p>
+<p class="i02"> La cruda voglia di vendetta e sangue;</p>
+<p class="i02"> E una giusta vendetta sia concessa</p>
+<p class="i02"> Alla parte che vide un suo pro’ esangue.</p>
+<p class="i02"> Ma non a tutti i Cappelletti al paro</p>
+<p class="i02"> Giungea l’annunzio di quel bando caro.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">La misera Giulietta, a cui lo sposo</p>
+<p class="i02"> Colpía dello Scaligero il precetto,</p>
+<p class="i02"> Condanna il bando a se fatale e odioso,</p>
+<p class="i02"> E si straccia la chiome e batte il petto.</p>
+<p class="i02"> Ahi meschina! furtivo appena accolto</p>
+<p class="i02"> Nel talamo ha Romeo, che già le è tolto!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Nè l’amante cui il sangue ancor le mani</p>
+<p class="i02"> Tinge del fier Tebaldo ch’egli ha estinto,</p>
+<p class="i02"> Or meno accusa i destini inumani,</p>
+<p class="i02"> E dal suo immenso duolo è oppresso e vinto;</p>
+<p class="i02"> Ah qual furia fu mai che mi guidava</p>
+<p class="i02"> Allora che a Tebaldo io morte dava?</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ma pria che il piè dalla cittade io mova,</p>
+<p class="i02"> Pria che incominci questo duro esiglio,</p>
+<p class="i02"> Te veder prima, Giulietta, mi giova;</p>
+<p class="i02"> Lieve mi fia per ciò ogni periglio:</p>
+<p class="i02"> Così egli ha fermo, e quella istessa sera</p>
+<p class="i02"> Giunge segreto a lei, siccome uso era.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Chi può dir i singhiozzi ed i dolenti</p>
+<p class="i02"> Rimproveri di quella, le focose</p>
+<p class="i02"> Scuse di questo, ed i sospiri ardenti,</p>
+<p class="i02"> E le promesse dolci ed amorose:</p>
+<p class="i02"> Ahi! disse Giulietta, ad ogni patto</p>
+<p class="i02"> Io verrò teco, e di partir fea l’atto.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">No no, resta, Romêo le dicea,</p>
+<p class="i02"> Tu sostener non dèi questa fatica:</p>
+<p class="i02"> Anco mutar sper’io la sorte rea;</p>
+<p class="i02"> E tornerò, se mi fia quella amica.</p>
+<p class="i02"> Che se l’aspra fortuna a noi non cessa,</p>
+<p class="i02"> Allor, mia cara, a me verrai tu stessa.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E frate Leonardo, il qual congiunse</p>
+<p class="i02"> Le nostre destre, fia che a me ti guidi;</p>
+<p class="i02"> In lui confida, ei la pia cura assunse;</p>
+<p class="i02"> Segui tu ognora suoi consigli fidi:</p>
+<p class="i02"> Ah, se in tutto la sorte non è fella,</p>
+<p class="i02"> Cangerassi alla fin questa rea stella.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ed il mattino i due pietosi amanti</p>
+<p class="i02"> Disgiunse: ahi mattin grave d’ogni male!</p>
+<p class="i02"> Dier le dolcezze loco a lunghi pianti,</p>
+<p class="i02"> E su lor spargea i rai astro fatale.</p>
+<p class="i02"> E l’anima mia afflitta ed angosciosa</p>
+<p class="i02"> Tutto sconvolge l’istoria pietosa.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Poche volte la luna il vario aspetto</p>
+<p class="i02"> Avea mostrato al sottoposto mondo,</p>
+<p class="i02"> Quando di Giulietta il padre ha stretto</p>
+<p class="i02"> Col conte di Lodrone imen giocondo,</p>
+<p class="i02"> E dare a lui promesso ha la figliuola</p>
+<p class="i02"> Di suo ricco dominio erede sola.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E poichè stipulato egli ha il contratto,</p>
+<p class="i02"> Sorridendo ne parla a Giulïetta:</p>
+<p class="i02"> Alla meschina il cuor si spezza a un tratto,</p>
+<p class="i02"> Pallida fassi ed un sospiro getta:</p>
+<p class="i02"> Ah mio padre uccidetemi, ma vero</p>
+<p class="i02"> Giammai non fia ch’io sposi il cavaliero!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ma il fero vecchio, non uso ai contrasti,</p>
+<p class="i02"> Minaccia la tapina e sì le dice:</p>
+<p class="i02"> Or più tempo non è; promisi e basti;</p>
+<p class="i02"> E guai se opporti ti attenti, infelice.</p>
+<p class="i02"> In quelle angustie orrende fa ricorso</p>
+<p class="i02"> Giulietta a fra Leonardo e n’ha soccorso.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Questi le diè di possenti erbe essenza,</p>
+<p class="i02"> Che, tolta, l’avria resa come morta:</p>
+<p class="i02"> Certo l’effetto ha reso l’esperienza;</p>
+<p class="i02"> Ma danno a chi la toglie essa non porta.</p>
+<p class="i02"> Dopo circa trent’ore, il poter cede</p>
+<p class="i02"> Dell’erbe, e al corpo allor la vita riede.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Tu le dice, Giulietta, fie creduta,</p>
+<p class="i02"> Inghiottito il liquor, caduta morta;</p>
+<p class="i02"> A te aprirassi allor squallida e muta</p>
+<p class="i02"> Del sepolcro de’ tuoi padri la porta;</p>
+<p class="i02"> E se giacer non temi ove è Tebaldo,</p>
+<p class="i02"> Quivi io ti recherò soccorso saldo:</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E fuor trarrotti, e con mentite vesti</p>
+<p class="i02"> In breve al tuo Romeo sarai condotta.</p>
+<p class="i02"> Ciò si faccia, diss’ella: ch’io m’arresti</p>
+<p class="i02"> Mai non sarà da alcun tenore indotta;</p>
+<p class="i02"> E tranquilla la sua anima fatta,</p>
+<p class="i02"> L’inganno appresta onde fia in salvo tratta.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E ecco la notte nella ricca sede</p>
+<p class="i02"> De’ Cappelletti alto clamor si leva,</p>
+<p class="i02"> Che morta è Giulïetta: il viso fiede</p>
+<p class="i02"> La madre sua; ma il duol più ancor s’aggrava</p>
+<p class="i02"> Sul vecchio padre: Ahi dicea, mia diletta,</p>
+<p class="i02"> Io sol t’uccisi che t’ho contraddetta.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ma fra Leonardo manda un suo fedele</p>
+<p class="i02"> A recare a Romeo il grave avviso;</p>
+<p class="i02"> E quale arcano nel fatto si cele</p>
+<p class="i02"> Gli spiega, e come a lui ha il cielo arriso.</p>
+<p class="i02"> Ma ahi! sventura, un fido servo giunse</p>
+<p class="i02"> Prima a Romeo, e nunzio il cuor gli punse.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Era di Giulïetta un servo antico</p>
+<p class="i02"> Conscio dell’amor suo e a lei devoto,</p>
+<p class="i02"> E favorito avea l’amor pudico</p>
+<p class="i02"> Cui nascosto sacrava un santo voto.</p>
+<p class="i02"> Non ebbe appena egli il rio caso visto,</p>
+<p class="i02"> Che andò a Romeo nunzio mendace e tristo.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">A Romeo, che allor sede avea posto</p>
+<p class="i02"> In Mantova alla corte del Gonzaga,</p>
+<p class="i02"> E che sperava, il suo favor frapposto.</p>
+<p class="i02"> Presto Giulietta, tornando, far paga.</p>
+<p class="i02"> Il giovine, colpito a quell’avviso,</p>
+<p class="i02"> Corre a Verona e forma un crudo avviso.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ahi fiera iniqua sorte, ei fra sè disse,</p>
+<p class="i02"> Tutto sfogato hai in me il tuo rigore.</p>
+<p class="i02"> Me, nascendo, la Parca maledisse,</p>
+<p class="i02"> Splendean le stelle d’un empio furore.</p>
+<p class="i02"> Or che mi resta più? sol qualche istante</p>
+<p class="i02"> Per rivederla, e per morirle innante.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E la seconda notte che copria</p>
+<p class="i02"> L’inganno di Giulietta era discesa,</p>
+<p class="i02"> Quando Romeo, che in sentenza ria</p>
+<p class="i02"> Ne venne, è accinto a una crudele impresa;</p>
+<p class="i02"> Entrato in la tomba è de’ Cappelletti,</p>
+<p class="i02"> Ove l’han spinto i suoi feroci affetti.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E ivi, scoprendo una lanterna cieca,</p>
+<p class="i02"> Sua Giulïetta ebbe subito vista.</p>
+<p class="i02"> Piange su quella qualche tratto, e sbieca</p>
+<p class="i02"> Di poi lo sguardo; ed oh orribil vista!</p>
+<p class="i02"> Volge al petto la punta del suo brando,</p>
+<p class="i02"> E cade su Giulietta, lei chiamando.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Spiccando il sangue tiepido, il bel seno</p>
+<p class="i02"> Innonda di Giulietta, ed ei morendo</p>
+<p class="i02"> Pur la bacia: ma mentre già vien meno,</p>
+<p class="i02"> Il tiepor del suo sangue (o effetto orrendo!)</p>
+<p class="i02"> Gli spiriti agghiacciati richiamava</p>
+<p class="i02"> Della fanciulla che a nome chiamava.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Quindi risponde ella con debil voce,</p>
+<p class="i02"> E di Romêo proferisce il nome.</p>
+<p class="i02"> Ma poi che ha visto il fiero fatto atroce</p>
+<p class="i02"> E a se presso spirante Romeo, come</p>
+<p class="i02"> Vide il mortal singhiozzo, un grido mise,</p>
+<p class="i02"> Cadde su lui, ed il dolor la uccise.</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Ahi! amanti infelici, apriste appena</p>
+<p class="i02"> Di incerta gioja gli occhi a un debil raggio,</p>
+<p class="i02"> Che la sventura che l’uomo incatena</p>
+<p class="i02"> Voi sommesse a suo orribile servaggio.</p>
+<p class="i02"> Di gioia un’ora seguon mille ambasce:</p>
+<p class="i02"> Quanto infelice è l’uomo allor che nasce!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">Batteva allora mezza notte il segno,</p>
+<p class="i02"> E fra Leonardo (che era l’ora quella)</p>
+<p class="i02"> Venìa per porre fine al suo disegno,</p>
+<p class="i02"> Quando agli occhi gli appar la scena fella.</p>
+<p class="i02"> Si copre il viso: ed ahi che feci! grida.</p>
+<p class="i02"> Quanto sei uman senno scorta infida!</p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01">E del suo fallo a sè per pena ingiunge</p>
+<p class="i02"> Di palesar quai speranze deluse.</p>
+<p class="i02"> Spesso i nemici reo fato congiunge,</p>
+<p class="i02"> E questo accadde. Una sol tomba chiuse</p>
+<p class="i02"> I corpi degli amanti; e il pianto spenti</p>
+<p class="i02"> Ebbe gli odi funesti de’ parenti.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Questa pietosa istoria cantando il Menestrello
+la accompagnava colla espressione
+della più alta commozione. Era un
+quadro meraviglioso a ritrarre, vedere il
+giovine Trovatore con animata fisonomia
+accompagnar l’espressione del canto e delle
+parole; la bella Beatrice tutta intenta pender
+dal labbro del cantore, e gettar un
+tronco sospiro di quando in quando, sospiro
+pietoso sulle pene de’ due amanti
+che tanto la commovevano pel barbaro destino
+che li separava; Agnese, la cameriera,
+essa pure tutta assorta nel pensiero delle
+esposte avventure; e finalmente il Falconiere
+in altro canto; ritto in piedi colle
+mani in mano in aria di dignità, e dietro
+lui un gruppo grottesco di contadini con
+aperte le bocche, fra i quali si distinguevano
+due antiche nostre conoscenze, la giovine
+Lucia, che avea ancora nella testa le
+promesse fattegli da quel ribaldo di Carcano,
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+ed Andrea, il suo tardo ma robusto
+difensore. Però non ebbe appena terminata
+la sua canzone, ed ancora la mano scorreva
+sulle corde del dilettoso istrumento, quando
+i vari gruppi cangiarono tutti di situazione,
+e ne fu cagione lo squillare di un corno
+che udissi alla porta.
+</p>
+
+<p>
+— È mio padre, — disse Beatrice; ed un
+istante tramutossi in viso il Trovatore. Il
+Falconiere corse tosto per calare il ponte;
+e la classe inferiore degli ammiratori del
+giovine poeta scomparve ad un tratto dalla
+sala.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo entrava in questa Giovanni
+Pusterla, preceduto dal Falconiere che portava
+una lucerna, la qual pose sulla tavola
+che stava nel mezzo del salone; dappoichè
+la notte di già, piuttosto che il giorno, ivi
+dominava. — Tu hai avuto oggi il tuo
+trattamento favorito, figlia mia, — disse il
+Pusterla: — via, un abbraccio, che mi pare un
+secolo di non vederti! Chi è questo Menestrello?
+la sua fisonomia non mi riesce del
+tutto nuova, ma non so dove il vedessi;
+basta, ne sono tanti pel mondo, potrò
+averlo veduto come cento altri. Su via,
+narratemi: non vi furono novità durante la
+mia assenza? — Nel mentre che egli così
+parlava, il Trovatore ritiravasi in un angolo
+della sala.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Nulla che meriti di essere or riferito,
+padre mio: voi sarete stanco: avete viaggiato
+tutto il giorno: già il sole è tramontato;
+il lungo cavalcare vi farà bramare
+il riposo.
+</p>
+
+<p>
+— No, no, angiolo mio, io sto benissimo. A
+proposito: ho inteso dire a Monza che presso
+Erba era successa una violenza in questi
+giorni, in un castello o in una chiesa non
+so bene: che fu mai questo, Beatrice? me
+lo narra per disteso.
+</p>
+
+<p>
+— Violenza! Padre mio, in Erba non fu
+commessa violenza di alcuna sorte che io
+sappia. Ma via, fate a mio modo, pensate
+a ristorarvi. — La voce così dicendo alla fanciulla
+tremava e venìa meno.
+</p>
+
+<p>
+— Sì sì, ora ora; e tu Giorgio sapresti
+dirmi che sia accaduto? il tuo viso mi dà
+certo indizio che tu ne sei al fatto.
+</p>
+
+<p>
+— Signor padrone, — disse il Falconiere
+che non potea più tener le parole nella strozza, — per
+me da galantuomo non saprei che
+dire, — ed accompagnava la protesta di una
+smorfia, che ben dava a di vedere tutto l’opposto
+di quello che volea far credere.
+</p>
+
+<p>
+— Ah non sapresti che dire, gaglioffo?
+Che c’è; vi saresti tu forse entrato a far la
+prima figura! so che sei un cavallo ardente
+in queste cose. Via, che il diavolo ti
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+porti; parla, chè se taci per malizia forse io
+te ne farei pentire.
+</p>
+
+<p>
+— Per parlare si fa presto, per parlare:
+ma...
+</p>
+
+<p>
+— Orsù, qui c’è del mistero: voglio che
+parliate. Figlia mia, se alcuna cosa sapete
+che mi risguardi, mel palesate: io comincio
+a dubitare che ci sia del serio.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, invano io bramerei tenervelo celato.
+Sappiate adunque che, punto dell’oltraggio
+a lui fatto, Arrigo Bianchi venne
+per vendicarsi contro il vostro castello; ma
+non appena io mi fui mostra per supplicarlo
+che generoso fosse verso una fanciulla che
+sola rimaneva fra queste mura, egli si ritirò,
+mostrando magnanimità eguale alla alterezza,
+e quindi tutto qui finì; poichè, ritirandosi
+anche espresse il suo desiderio
+che queste lunghe inimicizie non procedesser
+oltre, dopo un primo sfogo di una cieca
+animosità.
+</p>
+
+<p>
+— Oh corpo di satanasso! Ma in quale
+modo egli potè entrare nel castello? Vi
+sarebbe qui un qualche tradimento? — con
+tuon grave volto al Falconiere domandò
+il vecchio Ghibellino. Beatrice non
+facea replica; ed il Falconiere prese sopra
+di sè il carico di rispondere al suo signore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, tradimento! dopo che un galantuomo
+fa tutto il suo possibile, va a immaginarti
+che sia un traditore. Non mi
+aspettava dopo venti anni di carica un simile
+complimento. Per dianora, se non fossimo
+stati otto contro quaranta: e poi, se
+quel maledetto fuoco non avesse fatto il
+suo bisogno; ma, basta, e il ponte e la
+porta ora sono rifatti, e prima che vadano
+in carboni una seconda volta lascia fare a
+Giorgio Falconiere!
+</p>
+
+<p>
+— Dunque le cose furono spinte a questo
+segno! Tanto furono arditi di fare costoro!
+Questi Guelfi vili e poltroni, tanto adunque
+alzano ora il capo e così ci vengono a
+tentare! Ma i vigliacchi, i codardi, sapeano
+di certo che il vecchio cignale era
+lungi dal suo covo, e per questo si attentarono
+di sorprenderlo all’impensata. Ma
+or via, or via, noi loro renderemo la
+pariglia, ma a misura di carboni di fuoco.
+Giuro al cielo!...
+</p>
+
+<p>
+— Non giurate, padre mio, non giurate;
+Pensate che se coloro vi hanno oltraggiato,
+un desiderio di vendetta li mosse per la
+perdita di un compagno che voi gli avete
+spento. Pensate alla generosità del Bianchi
+che non abusò del suo vantaggio, e ritirossi
+alla prima mia preghiera. E
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+ancora frate Paolo, in nome del signore
+ci raccomanda non voler turbare la tranquillità,
+non voler lordarvi del sangue di
+uomini che pure tutti hanno per padre l’istesso
+Adamo...
+</p>
+
+<p>
+— L’istesso Adamo tu dici! E quando
+mai dal tronco istesso uscì la forte quercia
+e la debole canna che scuotesi al primo
+vento? Frate Paolo! Sarà egli capace
+frate Paolo, coi suoi bei discorsi, di vendicare
+i torti nostri? Ah sì..., io ho il torto
+di parlar teco di siffatte cose: ebbene, lo
+vogliono, sia fatta; fuori le spade, e si rinnovino
+in Erba le stragi dei tempi del Barbavara.
+Ma prima con lui, sì con lui... Figlia
+mia, sento che ho bisogno di riposo. Giorgio
+mi segui.
+</p>
+
+<p>
+Nel mentre che il Pusterla così parlava,
+l’ira da prima la più violenta lo investiva;
+quindi quella freddezza che lo mostrava
+uomo uso ai perigli ad essa succedeva. Ma
+le ultime sue parole furono proferite con
+un’aria di mistero che indicavano celare
+una diversa risoluzione ed un arcano.
+</p>
+
+<p>
+— Agnese, — disse allora Beatrice, — conducete
+fuori dal castello quel Trovatore, e
+dategli larga rimunerazione.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, — disse il Trovatore, che durante
+tutta la scena da noi riferita era rimasto
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+nella più perfetta immobilità, — ho
+alcune parole a dirvi prima, se in ciò, gentile,
+mi volete compiacere.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, Agnese, ritirati in un angolo
+della sala; e così che avete voi a farmi
+sapere?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla, fuorchè io sono Arrigo Bianchi!
+</p>
+
+<p>
+La giovine trasalì, sebbene un consimile
+sospetto confuso, già l’avesse tentata più
+d’una volta.
+</p>
+
+<p>
+— E che vi mosse a qui venire?
+</p>
+
+<p>
+— Mi mosse quell’amore di cui ardentemente
+mi accese la vostra prima vista
+durante quel torneo di cui vi piacque tener
+memoria; quell’amore che divenne in
+me forza irresistibile, poichè fra sì sciagurate
+circostanze la seconda volta vi presentaste
+agli occhi miei; quell’amore che
+ora più non si spegnerà vedendo quanto generosa
+sia l’anima vostra, quanto benigna
+vi piacque assumere le mie difese.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, per quanto cara vi è la vita,
+per quanto avete di più sacro, ritiratevi,
+tosto partite. Io procurerò, sì..., per gratitudine...,
+di reprimer il vendicativo odio
+del padre mio. Voi..., e voi dal canto
+vostro, ve ne scongiuro, reprimete i vostri
+alteri spiriti. Agnese, conduci questo Menestrello
+fuori del castello. — Ciò detto,
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+essa stessa incontanente uscì dalla sala.
+Ed Agnese, dicendo al Trovatore: — Voi ci
+cantate dei casi strani, ma vi so dir io che
+da noi se ne veggono tutti i giorni di
+nuovi, — lo condusse fuori della sala. Volle
+rimunerarlo; ma il Menestrello, contro
+l’uso di tal gente e con grande stupore
+della giovine, rifiutò di nulla accettare,
+e mestamente lasciò il forte recinto
+di quell’antico castello.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span></p>
+
+<h2 id="cap10">CAPITOLO X.
+<span class="smaller">FUNESTI EFFETTI DELLA VENDETTA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Pochi istanti dopo che il finto Trovatore
+fu uscito dal castello, Beatrice cogli
+occhi rugiadosi, i lineamenti animati dal
+forte contrasto di affetti che tanto la
+commovevano, ricomparve nella sala e si
+pose a sedere sovra una seggiola, ove stette
+alcun tempo silenziosa.
+</p>
+
+<p>
+— Agnese, in quali tempi viviamo noi
+mai? — disse finalmente alzando gli occhi mestamente
+sovra la giovinetta sua cameriera.
+</p>
+
+<p>
+— Fatevi coraggio, il signor Giovanni
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+Pusterla è uscito da maggiori burrasche di
+questa: gli sarà facile freddare il Bianchi
+o quell’altro che vi han fatta tanta paura,
+e ritornarne allegro e tranquillo al suo
+castello, a tracannarsi quattro fiaschetti
+di vino in onore della vittoria.
+</p>
+
+<p>
+— Che ciò non accada giammai! — sclamò
+Beatrice. E stette un istante in silenzio:
+due minuti dopo ricomparve nella sala Giovanni
+Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+La forte espressione delle ferventi passioni
+che avevano agitato il petto irascibile
+del vecchio Ghibellino, avea dato
+luogo alla abituale sua imperturbabilità
+mista di buon umore. Egli avea di già presa
+la sua risoluzione, ed ora già più non pensava
+all’accaduto, se non come ricordarsi
+un suole di una storia antica sulla quale
+freddo e sicuro ha di già proferito suo
+giudicamento. Egli si assise innanzi alla tavola,
+sulla quale un istante dopo il Falconiere
+dispose una sucolenta imbandigione
+di carni ed altre vivande, e volgendosi alla
+figliuola, che silenziosa stavagli vicina, così
+prese a dirle.
+</p>
+
+<p>
+— Un po’ di stizza mi sturbò al primo
+vederti, Beatrice: ora mi è passata. Quanto
+noiosi mi riuscirono que’ quattro giorni
+che io passai in Monza con Estore Visconti!
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+Il bravo cavaliere non lasciò nulla per
+divertirmi. Conviti, giostre, balli: egli se la
+passa assai allegramente. Ma, il credereste?
+abituato omai a questa vita solitaria, senza
+voi, cara mia Beatrice, io mi trovava in
+un deserto. — Qui fe’ una posa, portò
+alla bocca il primo boccone, e mangiando
+alternativamente e parlando così proseguiva. — Altro
+io non affrettava che il mio
+ritorno, e sì che tanto Estore quanto il
+signor Giovan Carlo ad ogni patto non voleano
+ch’io partissi. Aspettano Facino:
+il generale del Duca ha dei grandi disegni
+pel capo; e vuol comunicarli ad Estore.
+Hanno fatto la pace: ora stringere vorrebbe
+Facino una lega offensiva. Contro chi, non
+si sa: sospettasi contro i Rusconi di Como. Estore
+lo attendeva da un giorno all’altro, e
+avrebbe voluto che io fossi presente al loro
+abboccamento. Ma io non potea restare:
+davvero, Beatrice, davvero come son cristiano!
+parea che il cuore me lo dicesse:
+Torna a casa tua; vi sono delle novità. E
+dovea così propriamente venire il diavolo
+a intorbidarmi il piacere del rivederti;
+dovea quel Guelfo inetto venire ad insultarmi,
+per fabbricarsi la propria rovina! Ebbene,
+corpo di Satanasso, non son Giovanni
+Pusterla se non lo fo pentire, e se
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+non lo mando all’inferno insieme agli altri
+Guelfi che lo precedettero la giornata del <i>Malcantone</i>!
+Oh quel giorno sì che le loro
+case offrirono una bella scena! Ma dopo
+tutto ciò, ardire..., ardire... Basta non
+ne parliamo; al rammentare il tuo pericolo
+tu ti commuovi e impallidisci. Ma
+non dubitare, Beatrice, sarà l’ultima volta
+che tali affronti tu avrai sofferti; e costerà
+caro, a chi lo ebbe, il piacere di averti angustiata.
+</p>
+
+<p>
+— Ah padre mio, da ben altre fonti
+deriva la mia inquietudine. Io sono
+orfana della madre, e voi siete il solo
+in cui ponga l’amor mio, il solo mio sostegno.
+Troppo preziosi sono agli occhi
+miei i vostri giorni. Io troppo vi compresi:
+voi vi volete cimentare con quel
+giovine valoroso. Ma deh! non vogliate arrischiare
+la vostra vita contro chi dell’impeto
+di un’età bollente è dotato. Colui
+inoltre, perdonatemi, troppo ancora mostrò
+di virtù perchè non merti indulgenza.
+Egli invase, è vero, il castello di un suo rivale
+per vendicare un amico ucciso; ma
+rispettò la debolezza, rispettò l’onor mio...
+</p>
+
+<p>
+— Tu mi sei diventata Guelfa, figlia mia!
+Sai tu che prendi con molto calore a difender
+la causa di quel giovine presuntuoso?
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+Ma di me che temi? ed a colui,
+a colui è ben necessario insegnare a non
+stuzzicare la vipera che a lui non bada. Ma
+via, non ne parliamo più. Io non
+intendo nemmeno torgli la vita. Egli ti ha
+rispettata: ebbene merita, come tu dici, indulgenza,
+e l’avrà. Gli darò una buona
+stoccata fra carne e carne, e s’egli dopo
+s’aqueterà, non si parlerà altro di questo
+affare. L’hanno fatta veramente da Guelfi,
+la hanno fatta! Io credo, Beatrice, che fosse
+la paura, non già la tua presenza, che gli
+facesse ritornare. Avranno sentito un qualche
+romore, han creduto che gente arrivasse,
+son fuggiti, chi sa con quale fretta!
+Oh, ci scommetto, la fu così. Un Ghibellino
+non avrebbe lasciato così a mezzo la cosa,
+ed avrebbe per lo meno del castello fatto
+un falò. Ma i Guelfi dalle loro sconfitte
+hanno imparata la prudenza. Ora che hanno
+la testa rotta, sono assai discreti ed umani:
+e vedi moderazione di cui si vantano! Ebbene,
+tanto meglio per loro; altrimenti non
+so se a quest’ora ne resterebbe più il seme. Ma
+tu hai gli occhi pieni di lagrime?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padre mio, sì. Ah, se vedeste lo
+stato dell’anima mia! vi farebbe pietà. Voi
+parlate di vittoria, di vittoria generosamente
+acquistata: ma chi misura i colpi?
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+chi mi accerta che un momento fatale a
+me non vi tolga? O chi mi accerta che
+invece voi, anche involontariamente, togliate
+la vita ad un giovine a cui pure
+assai io debbo? Deh non appigliatevi al
+più dubbioso de’ partiti: ascoltate le sagge
+e pie esortazioni di frate Paolo, perdonate,
+e non vogliate così porgere alimento a
+novelle discordie.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio Pusterla stette un istante come
+pensieroso: poi, animando i suoi maschi
+lineamenti di collera e superbo sdegno,
+battè col pugno sulla tavola e così sclamò. — Che
+vuol dir ciò? Che parole sono
+queste? Chi imprenderà ad essermi guida
+in ciò che tocca l’onor mio? chi opporre
+sponda intende al mio giusto sdegno? Questi
+frati sono contrari ai Ghibellini,
+come che tutti sieno nemici di Santa Chiesa,
+e ci vengono a fare il saccente in casa. E
+voi, ch’io non vi senta, io, più difendere
+nessuno di quella maledetta razza de’
+Guelfi, che il diavolo se li porti. — Qui
+troncò le sue invettive, alzossi, e di repente
+lasciò la sala.
+</p>
+
+<p>
+Allora Beatrice rimase come colui a cui
+il fulmine scese improvvisamente a lato, nell’istante
+che, côlto da una gran procella,
+sotto d’annosa quercia cerca ricovero ed
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+asilo. Immobile, smemorata, compresa da
+un terrore tanto più crudele quanto più
+indeterminato, a lei pareva di repente quella
+benefica luce sparire che ancora la guidava
+in un mare pieno di scogli, nè mezzo alcuno
+più scorgeva per evitare il suo danno.
+Il padre o il generoso liberator suo,
+l’oggetto ancora per cui forte parlava il
+suo cuore, il bravo cavaliere vincitore ne’
+tornei, sì destro nelle giostre e ne’ nobili
+giuochi di che occupavasi allora la gioventù,
+colui (che serve tacerlo?) che pure oggetto
+era di tutto il suo, sebbene combattuto,
+amore, e de’ suoi voti taciti; o il padre o l’amante
+sanguinosa avrebbe resa una mano
+cara di un sangue non men caro e inapprezzabile.
+Che se l’amante caduto fosse,
+non era essa colpevole della sua morte,
+che abbastanza non vi si era opposta nel
+mentre lei con tanta generosità quegli avea
+salvata? Che se il padre vittima soggiacesse
+di un involontario colpo, oimè
+quale vita a lei si toglieva! e da chi si
+toglieva! Queste idee, che da principio
+confuse prostrarono la mente sua, più distinte
+la immersero poscia nella più profonda
+desolazione.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io impedir debbo ad ogni costo, — disse
+ella fra sè, — io impedir devo ad ogni
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+costo che ciò avvenga. Io stessa mi porterò
+sul luogo ove aver dee effetto il ferale combattimento,
+e lo frastornerò. — Questi pensieri
+essa volgeva nella tacita mente. Volta
+quindi ad Agnese, le disse: — Chiamami
+Giorgio, il Falconiere, io deggio parlargli. — Il
+bravo difensore del Castello
+Pusterla non tardò che qualche istante a
+comparire in sua presenza.
+</p>
+
+<p>
+Era il Falconiere uomo alquanto rozzo,
+ma non tanto però che ancora non facesse
+la prima figura nel villaggio di Parravicino
+in cui era nato; e se era facinoroso,
+era per altro ancora di ottimo cuore. Le sue
+idee aveano, è vero, preso il corso a cui
+travolgeale tutte il torrente de’ suoi tempi;
+ma il suo cuore aprivasi alla voce della
+ragione e dell’affetto. Noi abbiamo già detto
+che era grande della persona, ma non pingue;
+avea lineamenti robusti, ma non fieri;
+era uomo coraggioso, e lo vedemmo, ed un
+po’ altero della propria importanza.
+</p>
+
+<p>
+— Giorgio, — gli disse Beatrice, — voglio
+da te un servigio. Promettimi che me lo
+accorderai.
+</p>
+
+<p>
+— È mio dovere servirvi, signora Beatrice:
+uno contra uno, uno contra due: ancora
+contro tre, comandatemi.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! tu non hai nella mente che
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+zuffe e risse. E parti egli che io abbia a
+far le parti di capo di parte? Ah! pur
+troppo de’ fatti sanguinosi si succedono
+con una rapidità spaventosa; ma io non li
+riguarderò giammai che con orrore.
+</p>
+
+<p>
+— Voi parlerete bene; e la vostra lingua
+ha fatto anche molto uno di questi dì. Ma
+non parla così il signor Giovanni Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè Giorgio così voi dite, perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Il perchè? Le donne hanno sempre
+questa parola sulle labbra: ma, perdonatemi;
+io non vorrei far male nel dirvi di questo
+perchè.
+</p>
+
+<p>
+— E credi tu che io nol sappia?
+</p>
+
+<p>
+— Che domani si hanno a ritrovare...?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, mio padre ed il Bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Nel bosco, innanzi la cappella del
+Marliani; nel luogo delle povere...
+</p>
+
+<p>
+— Per battersi all’ultimo sangue.
+</p>
+
+<p>
+— Voi dunque sapete tutto. A mezzo dì
+ogni cosa sarà probabilmente terminata.
+</p>
+
+<p>
+— Oimè!
+</p>
+
+<p>
+— Che avete, che diventate pallida come
+la cenere?
+</p>
+
+<p>
+— Io mi sento morire!
+</p>
+
+<p>
+— Or, ora chiamo Agnese che vi soccorra.
+</p>
+
+<p>
+— Ah no, tu solo puoi soccorrermi con
+una parola.
+</p>
+
+<p>
+— Non che una parola, cercatemi la vita,
+o dolce mia Signora.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tu mi aiuta a impedire questo scontro, — disse
+con voce appena distinta e soffocata
+dal dolore che un fiume di lagrime
+spremeva, la misera Beatrice.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come... ma perchè?
+</p>
+
+<p>
+Richiamò Beatrice con uno sforzo di fortezza
+i propri spiriti, e così gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, adunque la sfida è già partita;
+e se non è partita, sarebbe invano che
+io cercherei di stornarla. Ma tu puoi aiutarmi
+a fare che non abbia effetto: va al
+convento di S. Francesco questa sera istessa,
+cerca di frate Paolo, e digli che domani, un’ora
+prima che scocchi il mezzodì, trovisi nel
+nostro castello: digli che ci va della vita,
+anzi di molte vite si tratta; digli che in
+nome del cielo lo scongiura ad essere pronto
+Beatrice Pusterla...
+</p>
+
+<p>
+— Ma che volete voi fare?
+</p>
+
+<p>
+— Tu conosci il luogo ove accader deve
+il combattimento; quivi ci condurrai.
+</p>
+
+<p>
+— Io? ma il signor Giovanni Pusterla
+mi ammazzerà... Ma voi mi commovete.
+Poveretta! il dolore vi opprime in un modo
+crudele. Accada ciò che accader può, io vi
+seconderò. Vado ora subito a San Francesco.
+</p>
+
+<p>
+— Il cielo ti benedica, mio caro Giorgio;
+il cielo ti ricompenserà.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ed io invece sono pieno di cattivi
+presentimenti; una maledetta civetta par
+che mi annunzi che vicina è la mia morte.
+</p>
+
+<p>
+— Disperdano i venti il triste augurio:
+un uomo che è accessibile alla pietà non
+dovrebbe morir mai in questi nostri tempi,
+in che è sì rara.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span></p>
+
+<h2 id="cap11">CAPITOLO XI.
+<span class="smaller">IL CAPITANO DI VENTURA</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il giorno appresso il Falconiere fu di
+buonissim’ora al Castello del Monte, recando
+la sfida del sig. Giovanni Pusterla
+al giovine Arrigo. Questi con freddezza
+l’accolse, la lesse, esitò un istante, ma infine
+rispose che l’accettava e che non si
+sarebbe fatto aspettare all’ora determinata.
+</p>
+
+<p>
+Portava la sfida che soli avessero a trovarsi
+nel vasto bosco che giaceva fra il
+Castello del Monte e Parravicino, siccome
+abbiamo visto. Il luogo di convegno era la
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+piazzetta della cappella Marliani. Quivi
+colla spada si sarebbero resa la ragione che
+ognuno di loro pretendeva.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto, la mente di Beatrice era piena
+del pensiero orribile del fatal conflitto che,
+se essa non potea distornare, avrebbe avuto
+luogo il giorno seguente o qualche altro
+appresso. Le sue pupille, immerse nel pianto,
+per la lunga fatica dell’animo si erano
+alfin chiuse al sonno; ma quale sonno torbido
+e inquieto, e peggiore assai della
+stessa veglia! Cento fantasime orrende ella
+vide da principio, che con terrore indeterminato
+la scossero tutta la notte e conturbarono:
+finalmente sul mattino, quando
+la superstizione assegna ai sogni un grado
+di probabilità siccome nunzii del vero, perchè
+più distinti si presentano, ecco le idee
+sue prender forme più determinate. In
+una mesta giornata procellosa, ecco sorgonle
+innanzi le folte querce fatali della
+piazzetta della Cappella, e l’orribile teatro
+del paventato combattimento eccole starle
+dinanzi, scena tremenda che la agghiaccia
+d’un indefinito terrore. Quivi su quella
+piazza, fatale un giorno, e che ora sta per
+acquistare novella e non men funesta celebrità,
+ecco di già starsi a fronte i due rivali,
+entrambi a lei cari, e la cui vita del pari
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+corre mortal periglio. Essa, che in disparte
+si trova fra un cespuglio, ecco muove il
+piede per avanzarsi; ma il piede nega di
+sostenerla: è sola, e il fido frate non è
+giunto per iscortarla. Apre essa il labbro,
+ma, fosse effetto d’incanto funesto, fosse
+avversa sorte, la voce ricusa di formare il
+suono; il labbro non articola che tronche
+e mute parole; la lingua stessa ricusa
+di palesare l’orrore che la comprende.
+Quale situazione è questa mai! Nel mentre
+che essa giunger non può opportuna
+al soccorso, l’amante suo contro il padre
+suo trae la spada; cresce il furore dei colpi,
+d’un triste fragore rintronan gli echi della
+selva e della cappella; ma ancora il sangue
+non scorre che in piccola copia. Inferociti
+per la lunga resistenza, i due crudeli combattenti
+ecco obbliare le difese, ed entrambi
+furiosamente per ferirsi l’uno sull’altro
+si scagliano. Sono soddisfatti, ed
+una doppia ferita fa che l’uno cada all’altro
+dappresso. A tale sventura, una convulsa
+forza cresce alla meschina; balza dal suo
+nascondiglio, e tale è la scossa dell’animo
+suo, che il sonno fugge, e piena di terrore
+ella si desta. Dubita da prima, poscia esclama: — Cielo
+ti ringrazio; il delitto non è
+ancora consumato!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+</p>
+
+<p>
+Gittasi in ginocchione a pregare chi è
+maestro e fonte di ogni pietà: essa ôra,
+ed ôra con tutta fiducia che le sue preghiere
+possano venire esaudite. — Mio Dio, — diceva, — esaudisci
+i voti di un cuore umile
+e addolorato! — Ella avea passate due ore in
+tale situazione, quando entrò nella sua camera
+il vecchio di lei padre, che sorridendo
+le disse: — Che è, Beatrice? Tu ti
+offendesti forse d’ieri sera: ma quando la
+stizza mi prende non sono più padrone di
+trattenermi. Io non ti vidi questa mattina;
+ma io non volli partire per la caccia senza
+abbracciarti. Dammi un bacio; e non mi
+aspettare che dopo mezzodì.
+</p>
+
+<p>
+— Ah dunque voi partite!...
+</p>
+
+<p>
+Questa esclamazione non avea nulla in
+sè; altro senso non avea se non quello che
+gli attribuiva l’accento con che veniva
+profferita; ma il vecchio ne fu commosso
+fino nel fondo dell’anima, sebbene credesse
+la figlia ignara del suo disegno.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, parto; ma che male v’è in ciò?
+non è quello che mi accade di far tutti i
+giorni? parto col mio falco a passare tre
+o quattro ore.
+</p>
+
+<p>
+— No, il mio cuore mi dice che voi
+mi tenete celato il vero. Il mio cuore mi
+assicura che non è la caccia che vi chiama,
+ma un’idea di vendetta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E se ciò fosse, sarebbe questa la prima
+volta? Ma il cuore sempre a voi donne
+dice qualche cosa, e ben di rado indovina.
+Tutto effetto di sospettoso temperamento.
+Adunque, figlia mia, dammi un bacio, ed
+asciuga queste lagrime, che io non amo
+nè ho bisogno di essere commosso. — Qui la
+strinse fra le sue braccia, e le purpuree
+guancie di lagrime cosperse le baciò.
+</p>
+
+<p>
+— E volete?...
+</p>
+
+<p>
+— Addio, — sclamò il Pusterla con alquanto
+dispetto, che contrastava colla tenerezza,
+e di là si tolse.
+</p>
+
+<p>
+Beatrice si accorse che inutile sarebbe
+stato l’arrestarlo ed operare un’ulteriore
+insistenza: la sua speranza era solo nell’amore
+che le portava Arrigo, e nell’amore
+del padre, il quale non avrebbe voluto ricusarle
+il sagrifizio di una vendetta, quando
+l’avversario suo avesse conosciuto che solo
+all’intervento di lei egli lo doveva; e non
+meno confidava nella autorità veneranda
+del suo compagno.
+</p>
+
+<p>
+Fra le torbide cure che la agitavano,
+passò un’altr’ora; e con tremore e trambasciamento
+sentì finalmente aprirsi la
+porta della sua camera, nella quale il Falconiere
+ammise frate Paolo. Essa in breve
+ragguagliò il buon padre di ciò che stava
+per accadere e del suo disegno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Adunque tosto mettiamoci in viaggio, — sclamò
+questi, ed un istante dopo tutti e
+tre furono fuori del Castello Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il vecchio Ghibellino di questo
+proprietario, a cui il pensiero del duello
+che dovea aver luogo, siccome cosa assai
+ordinaria, non avea tolto nè il sonno la
+sera antecedente nè l’appetito la mattina,
+imperocchè sommamente egli confidava
+nella sicurezza del proprio braccio, e nel
+suo animo freddo nel combattere, uscito
+che fu dal suo castello, moveasi soletto, e
+tenendo in pugno un falcone femmina, verso
+di Orsenigo, avendo in animo di non intermettere
+il suo prediletto passatempo
+perchè avesse quel giorno a mettere a cimento
+le proprie forze, o per meglio dire
+a scambiar quattro colpi con un giovine di
+primo pelo, che, come ei pensava, in breve
+avrebbe punito del suo ardimento con qualche
+buona ferita; mentre la sua cortesia
+verso la figlia, sebbene ei la attribuisse a
+timore, doveva pure meritargli un po’ di
+compassione. — Sì, — diceva egli al suo falco, — come
+vale più un falcon femmina di tutti i
+falchi maschi del mondo, così vale più uno
+degli antichi Ghibellini di tutti questi poveri
+Guelfi che nascono ora, e che non hanno
+tanti anni da ricordarsi il male che loro
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+abbiamo fatto otto anni fa. Vorrebbero
+essi ricominciare il giuoco; ma che può far
+mai contro lo sparviere la colomba! Ma
+questa sera senz’altro sarà distinto il loglio
+dal buon grano, come dice Frate Paolo nelle
+sue prediche.
+</p>
+
+<p>
+Così dicendo, egli ascendeva una collina
+che dominava varie strade delle vicinanze, ed
+egli movea uno sguardo in giro, fosse per
+ammirar il paesaggio, fosse per desiderio di
+scoprire qualche preda, quando dalla parte
+di mezzodì vide da lungi alzarsi un gran
+polverío, ed osservando con maggior attenzione,
+parvegli vedere uno splendor d’armi
+e un brulichio di numerose squadre. Salì
+allora su di una più eccelsa eminenza della
+collina, e osservando diligentemente, bentosto
+si accorse che da una grossa schiera
+di armati era quella polvere alzata; poichè
+distinse assai meglio le armi che riflettevano
+i raggi del già alto sole. La schiera si
+andava avvicinando, e in breve assai distintamente
+gli fu fatto di vedere un grosso
+esercito, che, a quello che sembrava, veniva
+alla volta di Parravicino. Stava egli adunque
+attentamente contemplando quello spettacolo
+inaspettato, nè sapeva che gente
+quella esser potesse, quando sentì chiamarsi
+per nome, e vide muovere verso di lui due
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+guerrieri, montati su due grossi cavalli di
+razza milanese, e in que’ guerrieri egli riconobbe
+due de’ suoi più illustri amici, Estore
+Visconti, cioè, e Facino Cane.
+</p>
+
+<p>
+Era Facino Cane uomo di già avanzata
+età, di statura mediocre, e poco notevole
+della persona; ma nel suo viso, il cui colore
+abbronzito indicava qual intraprendente
+ed instancabile guerriero egli fosse, nel
+suo viso vedevasi l’impronta della sua volgar
+nascita, poichè nulla v’era in esso che
+indicasse quell’aria grave e di nobiltà
+che tanto distingue coloro che fin da
+buon’ora sono avvezzi a modellare a cavallereschi
+modi i loro atti e il loro sembiante. Egli
+avea due occhi grigi, assai vivaci,
+che s’aggiravano irrequieti nelle loro
+orbite, e due folti sopraccigli li velavano,
+come se coll’ombra loro altrui nascondere
+ne volessero l’espressione; avea fronte alta,
+e un’espressione di sagacità e avvedutezza
+in essa parea vedersi, e il suo contegno
+non era senza dignità. Era a quel tempo
+Facino nel colmo della sua fortuna; egli
+avea più Stato che ognuno dei due fratelli
+Visconti, e le sue idee si slanciavano ancora
+a più ampia carriera. Il suo corpo però assai
+avea perduto del suo primitivo vigore,
+tanto più che da alcuni anni era di quando
+in quando assalito da forti accessi di gotte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+</p>
+
+<p>
+Estore Visconti potea ben dirsi il contrapposto
+di Facino: per vero dire anch’egli
+contava i suoi cinquant’anni, ma pure
+sembrava assai più giovine, ed era robusto
+come un uomo di trenta. Era ben fatto
+della persona, grande, pieno di nobiltà.
+Più soldato che capitano, più galante che
+ambizioso, amava i piaceri, ed era pieno
+di spirito. Leale, generoso, umano, in posto
+più eminente sarebbe forse stato un altro
+Enrico IV. Sì Estore come Facino brillavano
+in una splendidissima armatura ornata
+di fregi d’oro, e sovra essa portavano una
+ricca sorcotta nella quale in più parti era
+trappunto il loro stemma, ed in petto a
+cui vedevasi la croce rossa, distintivo dei
+Ghibellini.
+</p>
+
+<p>
+— Voi qui! — sclamò attonito Giovanni
+Pusterla al vedere i due nobilissimi guerrieri
+che a lui di già eran vicini.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e saprai tutto: or ci guida al tuo
+castello che vogliamo ristorarci, e ti narreremo
+ogni cosa per istrada, — disse Estore
+Visconti, il più gioioso de’ due compagni.
+</p>
+
+<p>
+Il Pusterla allora esprimendo loro il suo
+piacere di rivederli quando meno se lo
+avrebbe aspettato, disse che erano i padroni
+del suo castello, e che sperava in esso
+entrambi avrebbero passato almeno il restante
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+della giornata. Terminato che ebbe
+queste ed altre espressioni della sua cordialità,
+tornò alla domanda del motivo che
+a quelle parti li conduceva. Estore Visconti
+e Facino erano scesi dai loro cavalli, che
+dati avevano in custodia ai loro scudieri;
+e mentre questi in rispettosa distanza li seguivano,
+col Pusterla dirigendosi pedestri
+verso il di lui castello presero ad appagare
+la sua curiosità. Ma noi prima di udir i
+loro discorsi dobbiamo fare un cenno della
+vita dell’uno come dell’altro; il qual cenno
+gioverà un poco tanto per conoscere meglio
+il complesso della nostra istoria, come
+anche per ispiegare le loro parole.
+</p>
+
+<p>
+Facino Cane, di Casale, fu sotto a Giovan
+Galeazzo Visconti uno de’ condottieri
+di eserciti, o Capitani di ventura&#8205;<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>, che
+più si distinsero per la loro sagacità e il
+loro valore e quindi a lui furon cari, e fu
+in molte fazioni importanti adoperato; ma
+la sua sorte crebbe assai più dopo la morte
+di quel Duca, sì terribile al rimanente dell’Italia
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+cui minacciò di porre intera nelle
+catene. Ad esso succeduti i deboli suoi
+figliuoli, il vasto paterno retaggio fra
+di essi era stato smembrato, e col titolo
+di Duca, Giovanni Maria fanciullo di
+soli quattordici anni (1402) risiedeva in
+Milano ed avea per sua parte, con questa
+città, Como, Lodi, Cremona, Piacenza,
+Parma, Reggio, Bergamo, Brescia, Bologna,
+Siena e Perugia; Pavia, Novara, Vercelli,
+Tortona, Alessandria, Verona, Vicenza,
+Feltre, Belluno e Bassano furon dominio
+di Filippo Maria, secondogenito, col titolo
+di Conte di Pavia; Pisa e Crema furono
+assegnate a Gabriele, bastardo legittimato:
+ma in brevissimo tempo combattuti
+da ogni parte o da potenze rivali, o dalle
+insurrezioni di molte città in cui si alzarono
+parziali tiranni, Gabriele perdette lo
+stato; il Conte di Pavia ebbe anch’egli a
+vedersi tolta la maggior parte delle sue
+città; e nel Ducato, perchè più presto rovinasse,
+oltre a’ molti nemici, insorsero di buon’ora
+dissidii fra i membri stessi che componevano
+la Reggenza, a capo della quale
+era la Duchessa madre, la quale si formò
+assai nemici colle sue parzialità e colla sua
+mala condotta.
+</p>
+
+<p>
+Fedele in sì triste congiuntura rimase
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+Facino Cane; egli difese bravamente Bologna,
+che però fu poi ceduta al Pontefice,
+e infrenò Alessandria sorta a ribellione. Ma
+poichè vide che le cose rovinavano, e
+che ognuno pensava a trarne per sè profitto
+(avendo Pandolfo Malatesta ottenuto
+dalla Reggente Brescia, e Ottobuon Terzo
+essendosi impadronito di Reggio, di Parma,
+e di Piacenza), anch’egli pensò imitarli, ed
+occupò Alessandria, Novara, e Tortona,
+prima che cadessero nelle mani del Marchese
+di Monferrato, e di quello di Saluzzo,
+il quale di già avea tolto ai Visconti nel
+Piemonte Vercelli ed altre terre. Filippo e
+Giovanni Maria Visconti, per tal modo, altro
+omai non possedevano che Pavia e
+Milano, città di loro residenza; e per
+giunta Milano non era che il nido delle
+discordie, tanto furiosamente vi imperversavano
+le sette.
+</p>
+
+<p>
+Fu poco dopo che morì in Monza la Duchessa,
+ed un sordo sospetto accusò il Duca
+suo figlio della di lei morte. Quel giovinastro,
+che già cominciava ad essere abbominato,
+da sè governando mostrava di non
+esser atto a sostenere il peso degli affari, e
+cominciava dall’inimicarsi Facino Cane ed
+altri Signori, che egli doveva anzi cercare
+di tenersi affezionati, mentre non avea che
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+troppo abbondanza di nemici; ma il timore
+lo fece poi ravvedere, confermò Facino nel
+possesso delle usurpate città, con esso si
+accordò e fece la pace. Facino, incaricato di
+combattere gli altri nemici del Duca, fra i
+quali Pandolfo Malatesta, Ottobuon Terzo,
+Gabrino Fondulo, è però sconfitto presso
+Binasco: e il Duca dando la mano a chi
+trionfa, ricolma di carezze i suoi nemici, e
+precipita Facino suo capitano da quell’alto
+grado di favore a cui lo avea innalzato.
+Trionfano in Milano i suoi nemici, e vi
+commettono le più orribili concussioni.
+</p>
+
+<p>
+Facino allora non spira che vendetta; nè
+tarda, collegato con Estore Visconti, a bloccar
+Milano, da cui le crudeltà del Duca
+aveano allontanati quei pochi personaggi,
+che pel senno poteano essere capaci a difenderlo.
+Ricorre allora il Duca all’inganno;
+tratta con Facino; ma poichè con questo
+mezzo ha vettovagliata la città, rompe
+d’improvviso i negoziati, e dichiarasi irreconciliabile
+col suo Generale. Facino allora
+dà il guasto alle campagne, e porta il terrore
+fin sotto le mura di Milano; ma il
+Duca, senza cervello, in sì triste circostanza
+offende ancora Malatesti Malatesta di cui
+avea sposata una figliuola, e questo istiga
+Pandolfo Malatesta a vendicarlo. Per opporsi
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+ad essi ed a Facino l’imbecille Visconti
+stringe una lega con Bucicaldo, governatore
+di Genova per parte del Re di Francia, che
+reo di aver dato a morte Gabriele Visconti,
+ad altro non aspirava che ad acquistare al
+suo signore il milanese ducato.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto i due nemici del Duca, emuli
+ancora fra di loro, grossi entrambi di molte
+schiere, venivano per disputarsi colla forza
+il possedimento della città. Si scontrarono
+le loro armi nella valle di Rovagnate, ivi
+si batterono; ma il comune interesse li
+mise poscia d’accordo, e convenivano di
+impedire prima, uniti, che Milano cadesse
+in mano de’ Francesi, mentre avrebbero
+poscia in altro tempo decisa la loro parzial
+contesa. Per quanto il Duca si ostinasse, dovette
+alla fin fine piegarsi; e riconciliatosi
+con Facino, stipulò con esso la pace. Allora
+i Guelfi, nemici di questo Generale, dovettero
+curvare il collo, e furono dai Ghibellini
+oltra misura oppressi. Facino ottenne
+in dono varie terre nel Milanese; e anche
+Pandolfo Malatesta ebbe soddisfazione, appagato
+nelle sue varie domande; e parve
+che il Duca sinceramente con essi si riconciliasse.
+</p>
+
+<p>
+Poco però mancò che tanta fortuna perdesse
+a un tratto Facino. Bucicaldo, impadronitosi
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+di Piacenza, giunge a Milano
+senza trar un colpo; e la città caduta sotto
+il dominio de’ Francesi, essendone stato
+creato Bucicaldo governatore, non prova
+che nuove scosse per la cattiva condotta
+di costui. Ma Facino, collegato col Marchese
+del Monferrato, fatta rivoltar Genova
+a Bucicaldo, lo battè anche presso Novi, e
+vittorioso tornò in Milano. Invano i Guelfi
+fecero poi uno sforzo per perderlo, congiurando
+contro la sua vita, nella qual congiura
+ebbe parte anche il Duca; egli salvossi,
+ed allora pensò a consolidare in modo
+il suo potere che nemmanco il Duca stesso
+lo potesse abbattere.
+</p>
+
+<p>
+Egli quindi, impugnate le armi contro il
+Conte di Pavia che avrebbe potuto dar
+mano al fratello a rovinarlo, cominciò dall’impadronirsi
+di quella città. Dopo il qual
+fatto, anche il Duca da lui non fu più considerato
+che come suo prigioniero, ed i due
+fratelli vennero da lui chiusi ne’ loro palazzi
+e ridotti a mancare persino delle cose
+necessarie. Bene si mansuefece di poi che
+credette abbastanza solido il suo potere; e
+perchè il duca sembrava più non occuparsi
+che de’ suoi piaceri vergognosi e crudeli,
+Facino già pensava ad accrescere con conquisti
+la propria fama, e quel ducato che
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+un tempo era sì vasto e possente; e tolto
+Canturio a Giovan Carlo Visconti, segnata
+una pace con Estore, che dominava in
+Monza, disegnava con lui imprendere novelli
+acquisti.
+</p>
+
+<p>
+Ecco l’istoria di Facino Cane, la quale,
+sebbene da noi esposta in succinto, forse
+troppo ancora estesa sarà sembrata al nostro
+lettore; però più breve sarà quella del
+suo compagno, cioè Estore Visconti. Estore,
+caduto Barnabò suo padre, si era ritirato
+da Milano che non avea più che nove anni;
+visse in istati stranieri, e molto ancora nella
+Corte del re di Francia, ove egli attinse
+quello spirito cavalleresco per cui tanto
+andava famosa ai tempi di Carlo VI. Ma
+succeduto a Giovanni Galeazzo il debole
+Giovanni Maria, risorte di Estore le speranze,
+egli tentando la sua sorte prese ora
+le parti del Duca, ora quelle de’ suoi nemici,
+e finalmente nel 1407 divenne padrone
+di Monza, ed ivi lietamente teneva
+la sua piccola Corte.
+</p>
+
+<p>
+Fu Facino Cane che prese a rispondere
+alla domanda del Pusterla.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Giovanni Pusterla, mio antico
+collega, a te sieno palesi i miei disegni: perchè
+dubiterei io di manifestarli a te, che
+fosti uno de’ più caldi sostenitori del mio
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+partito? Pur troppo finora mi mancavano
+le forze per intraprendere alcuna bella
+impresa, a che tanto tempo ardentemente
+io aspiro; ed in mezzo a’ miei prosperi
+successi tuttavia il partito de’ nostri nemici
+equilibrava le forze mie, sostenuti i Guelfi
+dal capriccioso Giovanni Maria. Ma Giovanni
+Maria, che odia i Ghibellini e me
+come loro capo, egli che tutti ci vorrebbe
+vedere avviliti e repressi, e per ciò ricorse
+ad ogni mezzo, persino al tradimento; ora
+l’inetto giovane, siccome il conte di Pavia,
+trovasi del tutto nell’impossibilità di nuocere;
+nè più inciampo opporrassi alle mie
+imprese. Ed è ben giusto che chi non sa
+stringere con forte mano le briglia del governo
+le abbandoni, e non tormenti una
+nazione co’ suoi errori; ed è veramente una
+deplorabile fatalità che colui il cui braccio
+la difende, ancora collo stesso braccio
+non la governi.
+</p>
+
+<p>
+— Facino, queste non sono le intenzioni
+che mi dimostraste in Monza: voi allora
+mi parlavate come suddito fedele di Giovanni
+Maria; or via, spiegatevi: devo io esser
+l’alleato del Duca mio parente, o di
+Facino suo generale? — disse Estore in tuono
+grave e solenne.
+</p>
+
+<p>
+— No, Estore; io non penso a tradire il
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+Duca, sebbene egli abbia pur tentato più
+volte di precipitarmi, ed anche di togliermi
+la vita. Ma mia intenzione si è che nel
+mentre l’inetto sta nel fondo del suo palazzo
+immerso ne’ suoi vizj brutali e nella
+sua crudeltà, a lui sieno tolti i mezzi di
+impedire il corso delle mie vittorie. Se
+bella cosa ella è essere signore di grande
+Stato, aumentato col vigore del proprio
+braccio, colla sagacità del proprio senno,
+non sarà però meno glorioso per Facino
+essere il restauratore di uno Stato, un dì
+gigante nell’Italia, essere l’emulo di Giovan
+Galeazzo, dare a questo Stato ordine e buon
+governo, sebbene la corona porti un inetto
+giovine che non pensa che a disonorarla.
+Per questo modo parlerà la storia di Facino
+Cane in più chiaro suono che non parli
+di ogni altro più valoroso condottiero.
+Questo è quello a che io aspiro, Estore; e
+questi sensi miei già altre volte io espressi
+a Giovanni Pusterla, che ne può far testimonianza.
+Franchino Rusca sarà il primo
+a provar la forza delle armi mie, ed a
+cedere l’usurpato suo dominio. O egli di
+buon grado, per una somma, cederà Como
+e il Lario e tutti i luoghi che signoreggia, o
+la forza glieli strapperà, ed andrà in un carcere
+a finire la sua vita. Dopo lui le forze
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+mie abbatteranno gli orgogliosi Malatesta;
+Bergamo sarà da me assediato, e, se un
+interno presentimento non mi tradisce, cadrà
+in breve, e cadrà Brescia ancora; nè
+terminerà il nuovo anno che saranno in
+mio potere Lodi e Piacenza, che io torrò
+al Vignate Cremona, che sarà strappata a
+Gabrino Fondulo; e forse anche Verona e
+Ferrara. Di poi, se la fortuna mi sarà seconda,
+cadranno le nostre schiere sulla Toscana;
+Pisa rivedrà inalberata la vipera
+de’ Visconti, e Firenze stessa temerà le
+armi di Facino. — Il capitano ducale, così
+dicendo animava fuor dell’usato i suoi duri
+lineamenti.
+</p>
+
+<p>
+— Facino, la tua fantasia ha fatto un bel
+volo, nè io volli interromperlo. Ma tu corri
+troppo presto nelle tue conquiste. Or se
+le grandi città ti opponessero de’ forti
+ostacoli, non sarebbe poi l’anima tua tentata
+anche dalle picciolette, e non volgeresti
+allora lo sguardo tuo avido su
+Monza posseduta da Estore? Oppure nel
+mentre tu te ne andrai menando sì gran
+rombo per l’Italia, e rovesciando i nuovi
+dominii per inalzare un nuovo colosso
+portante la vipera de’ Visconti e governato
+da Facino, quale figura farà intanto il
+giulivo Estore nella sua Monza? Monza è
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+ben più vicina a Milano, di Pisa e di Firenze.
+</p>
+
+<p>
+— Estore, tu di me diffidi, — disse Facino
+in tuono più familiare; — ma non hai argomento
+da credermi uomo infedele. Allorchè
+io teneva segregati da’ loro perfidi consiglieri
+il Conte di Pavia ed il Duca di
+Milano, allorchè le loro persone erano
+pienamente in mio potere, dimmi Estore,
+chi mi avrebbe impedito di spegnerli siccome
+indegni di regnare, ed usurparmi il
+loro scettro? L’imperatore Sigismondo, loro
+nemico, non avrebbe fors’anche lasciato
+di conferirmi l’investitura del Ducato; e
+quando fatto non lo avesse, Facino Cane
+era ben uomo da sapere i suoi stati difendere.
+Ma io sono troppo alieno dai tradimenti.
+Quindi tu, Estore, te ne starai sicuro
+nella tua Monza: e se la sorte a me sarà
+propizia, sicchè conquisti la Toscana, allora
+tu pure, secondandomi, potresti
+giovarmi, da me ricevendo il governo di
+Pisa o di Siena, ovvero ancora di Firenze.
+Tu cederesti Monza, e, mio alleato, avresti
+un assai migliore dominio nella Toscana.
+</p>
+
+<p>
+— Le idee tue sono belle e grandiose;
+ma guai se rompesi il vase di latte da cui
+comincia la tua fortuna. E veramente parmi,
+Facino, che tu estenda di troppo le tue vedute.
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+Soprattutto non pensare a Firenze.
+I Fiorentini hanno un patto col demonio;
+e chi mira a soggiogarli resta colpito dalla
+morte. Così finì Castruccio Castraccani,
+così Giovanni Galeazzo medesimo. Per me poi
+io non sono tanto ambizioso, Facino; sicchè
+per me non darti brighe. Io imito
+Marte qualora sono spinto dalla necessità
+al dar nell’armi; ma, tornata la pace, io
+quel Nume imito ingannando le ore oziose
+accanto ad una bella, ed i cuori delle dame
+sono allora le mie conquiste. La mia diletta
+sposa non è di me più ambiziosa; ed io
+porgo a Dio preghiera che in ciò non superino
+il padre loro il caro mio Francesco e
+gli altri figli che il cielo vorrà concedermi.
+</p>
+
+<p>
+— Ah tu sei fortunato, Estore, tu hai
+un figliuolo che erediti il tuo stato, in
+cui riponga il tuo affetto! E forse io stesso,
+se padre fossi, divise le cure mie, tanto
+non sarei agitato da questa smania di onore.
+Ma morto Facino, più alcuno non rimarrà
+sulla terra che porti il suo nome, e la mia
+gloria, quale è ora, con me sparirà siccome
+un lampo, e appena da alcuno de’ posteri
+rammenterassi. Quindi conviene che
+Facino, della gloria della sua casa autore,
+ancora la renda perfetta. La mia cara
+Beatrice, che amai teneramente in più verde
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+età, cui amo tuttavia, e in cui ammiro spiriti
+generosi e degni di un trono, Beatrice
+mi infiamma a percorrere il cammino
+della gloria per meco dividerla. Ed oh! così
+essa, come felice sposo seppe farmi, mi avesse
+fatto padre felice! Ma il cielo, che tanto le
+diede alto sentire e commovere l’animo del
+guerriero col canto, a lei non diede la fecondità,
+anima del mondo; e per essa non può
+rinverdirsi la nostra stirpe. La stessa mia
+gloria forse io darei se fra le mie squadre
+un prode garzone si avvolgesse, a cui io dar
+potessi il nome di figliuolo. — Pronunziando
+queste parole, i lineamenti risentiti di Facino
+presero una profonda espressione di
+rattristamento, ed egli finì il suo parlare
+con un profondo involontario sospiro.
+</p>
+
+<p>
+— Io vi compiango, — disse Estore; — e dal
+vostro dolore comprendo che non è mai così
+sentito quale dono del cielo sia questo di
+avere un figlio, quanto da coloro che ne
+son privi. Ma cangiamo i tristi discorsi. Ancora
+non avete spiegato al Pusterla, come
+vi proponevate, la cagione della nostra venuta
+in coteste parti. Gliela dirò io. Sappiate
+adunque, Giovanni, che non appena
+ieri voi foste partito dalla mia piccola
+Corte, che d’improvviso capitò Facino
+cui io aspettava, ma non sì tosto; ed ei
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+mi persuase sui due piè di secondarlo in
+una rapida spedizione contro i Rusconi,
+della quale già mi avea fatta qualche parola.
+Egli avea seco tre mila uomini, fra
+fanti e cavalli, ed intendeva sorprendere il
+castello di Erba, per poi passare a Como,
+che per lo sbigottimento, crede, opporragli
+ben poca resistenza. Egli mi riscaldò con
+promesse, mi persuase, ed io acconsentii di
+assecondarlo, e mi unii ad esso con trecento
+de’ miei, e posimi questa mattina
+con lui in viaggio. Ma, per farti una confessione,
+ancora un poco a decidermi a secondarlo
+entrò il pensiero di riveder te e, via
+confessiamolo, sebbene già i miei capegli
+si facciano biancheggianti, quelle due lucenti
+stelle, e le porporine gote della bella
+tua Beatrice. Non temiate però, compare
+Giovanni, Estore è galante, ma è pieno di
+onore. Egli sente qual padre abbia avuto
+quando fisa lo sguardo su di una beltà, sia
+guelfa o sia ghibellina; ma egli sa rispettare
+l’amicizia, nè in questo caso oltrepassa
+i limiti del dovere.
+</p>
+
+<p>
+Così discorrendo, erano giunti in faccia
+al castello del Pusterla. Il suo possessore
+avea con essi fatto il viaggio taciturno, e
+poco ancora avea prestato mente ai discorsi
+dei due suoi illustri amici, pel pensiero
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+che lo molestava di non poter tenere il
+suo impegno col Bianchi. Ma riscossosi allora
+il vecchio rallegrossi che i suoi illustri
+amici, che che ne fosse il motivo che gli
+adducesse, le soglie calcassero del suo
+castello; ed introdottivili per posarsi e ristorarsi,
+cercò della figliuola, ed udito che
+si era assentata col Falconiere, disse a’
+suoi ospiti che volessero sostenere un istante
+la sua assenza; corse alla propria camera,
+scrisse un biglietto col quale dava parte
+al Bianchi che suo malgrado doveva ad
+altro giorno differire il combattimento, porse
+la lettera ad Andrea, ingiugnendogli di portarla
+al Bianchi, che troverebbe sulla piazza
+della Cappella de’ Marliani, nel vicin bosco;
+e dato della bestia al villano che mostrava
+a qualche segno i suoi superstiziosi timori,
+tornando agli ospiti suoi, loro espresse
+nel modo più cordiale la sua gioia, e tosto
+fece apprestare una lauta colazione assai
+sostanziosa, alla quale in meno di un quarto
+d’ora tutti e tre furono assisi. I nostri tre
+eroi mangiarono e bevettero allegramente,
+che era una maraviglia del fatto loro. Lo
+stesso Facino Cane, pieno di idee sì elevate
+mezz’ora prima, ora si mostrava l’allegro
+amico della tavola e de’ fiaschetti; la quale
+inclinazione allo stravizzo era appunto forse
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+quella che cagionavagli gli accessi frequenti
+di gotte da cui veniva molestato. Una certa
+spiritosità caustica appariva da’ suoi discorsi,
+faceti ma non spogli di rozzezza.
+Estore solo si lamentava che non vi fosse
+presente anche la bella Beatrice, l’anima,
+anzi la dea di quel castello. Egli però non
+era senza compensi; e mancandogli divinità
+di primo grado, non disdegnava trattar con
+quelle di secondo. Di quando in quando
+volgeva quindi qualche parola scherzosa alla
+cameriera, altra sua antica conoscenza; la
+quale, piena di premura, porgeva mano a
+servire i convitati, e soprattutto quel pazzarone
+di Estore, come ella diceva, quel
+bel cervello e sì allegro del Visconti, che,
+coi capegli già biancheggianti, non avea
+dimenticato le frasi che fanno ridere le povere
+fanciulle.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span></p>
+
+<h2 id="cap12">CAPITOLO XII.
+<span class="smaller">L’AMORE</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Ma intanto che il padre suo, pieno di
+buon umore, trattenevasi sollazzevolmente
+con Estore e con Facino, la misera Beatrice,
+tutta conturbata dagli interni suoi terrori,
+contro i quali ben debolmente combatteva
+una incerta speranza, accompagnata da frate
+Paolo, ed avvolta in un bianco velo, a passo
+celere, per quanto il comportasse la debolezza
+del suo sesso e la malvagità della
+strada, procedeva tratto tratto silenziosa,
+tratto tratto volgendo delle interrogazioni
+al pio suo compagno. Alquanti passi più
+addietro, munito di un grosso bastone, veniva
+il Falconiere, il quale sembrava esso
+pure aver i suoi pensieri pel capo, perchè
+di quando in quando faceva dei gesti e
+scrollava la testa.
+</p>
+
+<p>
+— Io non so chi ci abbia ammaliato, — diceva
+egli fra sè. — Sono successi più strani
+accidenti in questi otto giorni che in metà
+della mia vita; e chi sa come andranno
+a terminare! Anche questa mi tocca; contrastare
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+col signor Giovanni, andare ad
+attraversargli un disegno! È come voler far
+promettere al lupo di non mangiar carne,
+come mi diceva mio nonno in una certa
+sua istoria che ci contava accanto al fuoco. Ma
+questa signora Beatrice mi fa fare tutto
+quello che vuole. Poveretta! è tanto buona
+verso tutti! Non si può che secondarla,
+ed io andrei per essa fra la brace. Sono
+poche di questa pasta! Ma perchè tanto
+prendersi a cuore un miserabil Guelfo? È
+vero, fu cortese verso di lei; ma alla fine
+un Guelfo è sempre un Guelfo, nè v’è
+mai alleanza fra il falco e lo sparviere! E
+in questo caso, certamente il falco si
+possono dire i Ghibellini, chè i Guelfi è
+un pezzo che partono colla testa rotta. Ma
+la poveretta teme forse di suo padre;
+chi lo conosce però non ha di questi spaventi:
+Giovanni Pusterla è un demonio. Il
+Pusterla! ancora non è nato chi possa
+lusingarsi di fargli far conoscenza colla
+propria spada. Ma chi sa come l’andrà
+per me, per essermi lasciato mettere in
+quest’impaccio! Basta, io spero nella signora
+Beatrice: essa mi promise la sua protezione;
+e ogni maggior barba casca con
+lei, e finisce a fare a modo suo.
+</p>
+
+<p>
+Più gravi erano i discorsi di frate Paolo
+con Beatrice.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Volete voi dire che riusciremo a distornare
+questo combattimento, a spegnere
+questo incendio che comincia a farsi minaccioso?
+</p>
+
+<p>
+— Figliuola, e chi fra gli uomini può conoscere
+il consiglio di Dio? Pur troppo il
+nemico sulla debolezza dell’uomo prevale!
+pur troppo le fallaci leggi del mondo hanno
+cancellato dal cuore degli uomini le
+leggi del Signore! non la pazienza agli oltraggi
+si oppone, ma solo la spada! Noi
+però volgiamoci a Colui che tiene nelle sue
+mani i cuori; Egli prepari quello di questi
+feroci a lasciarsi piegare dalle nostre parole
+di pace: Egli solo può far conoscere la
+via della pace agli uomini, dinanzi ai cui
+occhi non è il timor di Dio.
+</p>
+
+<p>
+— Voi dite pur troppo il vero! Ma io
+spero nel Signore, il quale non abbandona
+chi in lui confida. Mi dice il cuore che Egli
+non vorrà lasciarci inesauditi. Sì, col
+maggior zelo voi, o padre, procurate di restituire
+la pace fra questi due rivali, che io
+spero che il Cielo abbia ancora qualche
+mezzo per ciò ottenere posto nelle mie
+mani.
+</p>
+
+<p>
+— Ah figliuola, quante vite io non darei
+per risparmiare questo peccato! quanto
+volentieri non le darei io per evitare l’effusione
+del sangue! Stia il Signore appresso
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+a coloro che hanno il cuore afflitto, ed agli
+umili di spirito dia salute: la nostra consolazione
+è nel Signore; Egli ci dia quello
+che il cuore domanda, nè dimentichi la nostra
+miseria, la nostra tribolazione. Ma chi
+la mente del Signore conobbe mai, chi diè
+norma al suo consiglio? L’odio però desta
+le risse; sordo è l’odio ad ogni consiglio,
+e le mani di costoro lavorano ingiustizie
+sulla terra. Ma voi parlate di mezzi
+posti in vostro potere; su, via, nulla celatemi
+che possa giovare a richiamare la pace.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, a voi padre questo arcano, che in
+cuore io serbo, scoprir io devo. Arrigo Bianchi,
+il rivale del padre mio, mi ha svelato
+che mi ama.
+</p>
+
+<p>
+— E come mai! Egli vi ama ed assalta
+con violenza il vostro castello! Forse egli
+iniquamente pensava e tentava di rapirvi?
+Figliuola, spiegatevi, qui parmi che si
+asconda dell’arcano!
+</p>
+
+<p>
+— No, padre, giammai io non parlai a
+quel giovine anzi il dì fatale in cui egli
+venne a tentar un’invasione nel nostro
+castello; ma l’avea notato in un torneo;
+ed egli a me del pari avea volta la sua attenzione.
+</p>
+
+<p>
+— E sapeva egli chi voi eravate? Un
+amore fatale lo avrebbe indotto ad un passo
+sì funesto?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, egli non sapea chi io mi fossi.
+La morte di un suo compagno gli suggerì
+la vendetta che egli cercò. Allora egli me
+rivide, ed io lui; ed alle mie parole che
+gliel chiedevano si ritirò.
+</p>
+
+<p>
+— E tutte queste sono le prove del suo
+amore per voi?
+</p>
+
+<p>
+— No, ieri stesso, ieri, allorchè tornò
+al castello il padre mio, protetto da un
+travestimento il giovine avea ardito introdursi
+nelle mie sale; e côlto il destro di
+parlarmi da solo a sola, manifestommi l’essere
+suo ed il suo amore.
+</p>
+
+<p>
+— Ed egli accetta la sfida che lo mette
+in grado di uccidervi chi vi ha data la vita!
+</p>
+
+<p>
+— Ahi questi sono i funesti effetti di
+ciò che voi appunto deplorate, d’un fatale
+punto d’onore!
+</p>
+
+<p>
+— Salvaci tu, o Signore, poichè io mi sono
+stancato nel gridare, e le mie forze si sono
+esaurite; sono venuto in alto mare, e la
+tempesta mi ha sommerso! — Dopo di questa
+esclamazione il pio frate tacque, e proseguì
+così buona pezza silenzioso, e pieno
+il volto e il petto di commozione, il suo viaggio.
+Egli sembrava occupato alternativamente
+ora di orare, ora del grave disegno
+che lo metteva in moto per quella sì ardua
+impresa. Egli volse finalmente di nuovo la
+parola alla sua compagna che di lui certamente
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+non era meno conturbata, ed a cui,
+se tanto di forze pur rimaneva di seguire
+il di lui passo sollecito, era l’amore di
+figlia, la pietà ed un’altra tenera affezione,
+sebbene assai più sommessa, che lo somministrava.
+</p>
+
+<p>
+— Or, quale pensate voi ritrarre vantaggio
+dalla disposizione degli affetti di Arrigo
+a vostro riguardo?
+</p>
+
+<p>
+— Io mi getterò fra i combattenti, — disse
+Beatrice, prorompendo in lagrime, — qualora
+le vostre parole non li dividano; io mi getterò
+fra i combattenti, ed o io riuscirò a separarli
+e pacificarli, o morirò anch’io d’angoscia
+sul campo sanguinoso. Pur troppo
+io sento che questo dolore mi uccide!
+</p>
+
+<p>
+— No, figliuola, non rallentate così il
+freno alla passione: Dio ci dà i beni, Dio
+ce li toglie, e sia il nome di Dio sempre
+benedetto. Buono è porre in Dio ogni
+speranza, e sante sono le strade del Signore. — Ma
+l’uomo umiliato non si parta da te
+svergognato; tu esaudisci le sue suppliche! — Quanto
+sono crudeli gli uomini nel cagionare,
+colle loro iniquità, tali angosce
+nelle persone loro più care! — Ma tu, Signore,
+in molti modi hai dato a conoscere
+la tua magnificenza. — E qui di nuovo entrambi
+rimasero in un profondo silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Di già erano giunti sotto l’alta selva, e
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+sebbene il sole fosse presso al meriggio, pure
+ascoso da nubi mandava scarsa luce, sicchè
+ancora più tetro era l’orrore che regnava sotto
+que’ frondosi giganteschi rami che ombravano
+un terreno tutto irto di cespugli e di
+spine. Di quando in quando qualche romore
+a rompere quel silenzio tetro si facea sentire,
+di animali o di uccelli che al loro avvicinarsi
+lasciavano la loro tana, o i rami su cui
+erano appollaiati. Que’ lievi strepiti mettevano
+in viva agitazione le già penosissime
+idee di Beatrice, la quale, per la mente di
+terror vacillante, in ogni suono parea sentire
+l’incontro forsennato delle spade. Ancora
+un venticello spirava per la foresta ed
+il suo sommesso fischio alla addolorata richiamava
+il gemito di persona a lei cara
+che stava per morire.
+</p>
+
+<p>
+Fra tante angoscie, al luogo fatale, e per
+fama superstiziosa anco temuto, la scarsa
+brigata si avvicinava. — Dio sia lodato, — dicea
+Beatrice, poichè alquanto da lungi le
+venne fatto di mirare la fatale Cappella, — Dio
+sia lodato, che noi giungiamo in
+tempo! Ma, padre, — indi soggiungea. — Lo spirito
+che.... ivi ritorna di quando in
+quando, sarà egli propizio o fatale a’ nostri
+desiderj?
+</p>
+
+<p>
+— Figliuola, — rispondea il buon frate; — non
+aprite la mente alle credenze superstiziose
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+del volgo. Una volta che l’uomo è
+giunto al suo fine, in quello stato egli rimane
+nel quale è caduto: se l’albero cade
+a destra a destra sta, se a sinistra a sinistra.
+Il Cielo ben di rado si giova di mezzi
+sovrannaturali per punire o confortare i
+suoi servi. Il più piccolo atomo di questo
+immenso creato è a lui ministro di morte;
+e per richiamarci alla retta via egli mandò
+Mosè e i suoi profeti; se a questi non si
+presta fede invano egli resusciterebbe un
+morto. In Dio solo sia adunque ogni nostra
+speranza; Dio solo noi dobbiamo temere.
+</p>
+
+<p>
+Nel mentre egli terminava questo discorso,
+essi di già erano giunti sulla piazzetta
+che il lettore bene conosce e che terribile
+a molti rendeva la superstizione. Il Falconiere
+allora avvicinossi ai due che gli
+stavano innanzi e loro disse: — A giudicare
+dal sole, mezzodì deve essere poco lontano.
+Sarà bene non perder tempo e celarci, se
+tale è tuttora la vostra intenzione. Ecco là
+una macchia che sembra opportuna. Credereste,
+signora Beatrice, che fra quella ci
+collochiamo?
+</p>
+
+<p>
+Questo partito venne stimato il migliore
+e fu quindi seguito. — Presto, — soggiunse
+il Falconiere, — che sento una pedata
+lontana, e qualcuno certamente si appressa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutti e tre si postarono fra la macchia,
+e celati dai folti cespugli, fra questi aveano
+però tanto di spazio da discernere ciò che
+accadeva sulla piazza. — Udite! — diceva il
+Falconiere, che non sapeva quale funesto effetto
+producesser le sue parole sull’animo
+della giovine sua padrona, — udite! la pedata
+si fa più forte, viene dalla parte di Parravicino;
+sarà il sig. Giovanni. Grand’uomo
+ch’è il sig. Giovanni; sempre il primo ove
+si tratta di menar le mani; sfiderebbe satanasso!
+Ecco che compare; ma no, non è
+egli. Sembra piuttosto un villano; possibile
+che tenga questa strada? Che non sappia la
+storia, e sia forastiero? Ma, corpo di...,
+vedi è Andrea: sì lui. Ah! ah! ah! vedi come
+si guarda intorno. Scommetto che egli ha
+paura. Sono pochi che abbiano il coraggio
+di venir soli in questi luoghi! E chi sa che
+cosa viene a fare! Ehi! Ah! ah! ah! è
+spaventato! ma non sta bene ch’egli venga
+avanti: ora gli parlo e lo mando con Dio. — Così
+dicendo saltò fuori dal cespuglio
+che lo nascondeva.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mi salvi! — si udì sclamare il rozzo
+collega del Falconiere; ed a tutte gambe si
+dava a fuggire.
+</p>
+
+<p>
+— Andrea! Son io.
+</p>
+
+<p>
+— Chi? Sì lo spirito, lo spirito! Dio mi
+salvi!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Asino, balordo, pecora che sei! guarda
+almeno indietro con i tuoi due occhi mal
+accoppiati, e vedrai che è un uomo in
+carne ed ossa che ti chiama. Ma, se non
+vuoi darmi ascolto, vattene col tuo malanno!
+</p>
+
+<p>
+— Un uomo? — disse Andrea, che dopo aver
+fatto un cinquanta passi si era fermato, e
+non mostravasi per l’impedimento di alcune
+macchie frapposte; egli per altro non
+aveva avuto il coraggio di volgere la faccia. — Un
+uomo? Ebbene, se siete un uomo,
+non movete un passo più in qua, e ditemi
+chi siete che mi chiamate per nome.
+</p>
+
+<p>
+— Se non fossi già morto dallo spavento
+non mi faresti questa domanda, ed avresti
+riconosciuta la voce.
+</p>
+
+<p>
+— Uomo! — replicò Andrea con una voce
+che sembrava piuttosto di uno che sogna
+che di persona in suo perfetto sentire.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, uomo, uomo; vi è egli dubbio?
+sono Giorgio il Falconiere: ora mi conosci? — Così
+dicendo, il Falconiere pian piano
+a lui si era tanto avvicinato che il vide
+nella goffa posizione in cui il timore lo
+avea arrestato come una statua. — Ma tu, — soggiunse, — mi
+sembri la moglie di Lot. Via,
+volgi la testa: dubiti ancora che sia un galantuomo
+in carne ed ossa che ti favella?
+</p>
+
+<p>
+Il rozzo giardiniere volse alquanto la testa
+come una macchina, e parve stupire
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+e non creder troppo bene a’ suoi occhi, vedendo
+a sè non lontano il Falconiere che
+schiantava dalle risa. Si assicurò un poco
+finalmente, e volgendosi adagio adagio e movendo
+un passo innanzi disse: — Sì...., ma
+state indietro ancora un poco... non v’è
+molto a fidarsi degli spiriti: chi mi dice
+qual forma possan prendere! Ma se siete
+Giorgio, davvero che io vi ho creduto l’anima
+del Mariano, o come lo dicono, e
+della Femina! Ma vedo che mi sono ingannato:
+ebbene che fate voi in questi luoghi?
+parvi che sia il sito qui da tendere i lacci,
+o da pigliare il fresco, e di ridere come fate?
+</p>
+
+<p>
+— Bestia che sei! tutto il mondo è paese;
+per me tutti i siti sono buoni: ma
+tu che vieni qua a fare?
+</p>
+
+<p>
+— Pensate che non ci verrei per passatempo
+con quella paura che ho dei poveri
+morti, che Dio sia propizio all’anime loro!
+Ma ho un affare..., una cosa.... ed il padrone
+(vedete che diamine di sito per convegno!)
+il padrone mi comandò di portarla qui...
+indovinate mo a chi?
+</p>
+
+<p>
+— Di qual cosa tu parli? spiegati meglio
+se vuoi che ci intendiamo; e soprattutto
+fa presto. Il padrone tu dici? che ti ha
+dato il padrone? Forse un paio di spade?
+</p>
+
+<p>
+— Oh giusto! Solo questo negozio qua;
+questa carta...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Una lettera! — disse con qualche maraviglia
+il Falconiere.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, una lettera.... Mi era scordato
+come si chiamasse.
+</p>
+
+<p>
+— Per chi?
+</p>
+
+<p>
+— Indovinate.
+</p>
+
+<p>
+— Lo indovinerò con una bastonata che
+ti darò attraverso le braccia: or non ti dissi
+che ti spiegasti in fretta?
+</p>
+
+<p>
+— Per il sig. Arrigo Bianchi: colui....
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, tu devi qui trovarlo? Or via,
+lascia a me la lettera. Ma c’è qualche novità
+riguardo al sig. Pusterla?
+</p>
+
+<p>
+— Novità! Ah sì! e che novità: quanti
+soldati, Falconiere, quanta gente in Parravicino.
+E nel castello v’è Fantino Cane e
+Astore Visconti! Sono giunti ora, freschi
+freschi, e stanno sollazzandosi che è una
+maraviglia del fatto loro.
+</p>
+
+<p>
+— Estore e Facino! che sarà mai questo!
+Ma via, da qua la lettera, e tu torna,
+e dì che hai incontrato il Falconiere e che
+si incaricò egli della commissione. Non
+è bene che costui resti qua testimonio
+de’ fatti della signora Beatrice, — disse tra
+sè. — Ma non dì che m’abbi trovato qua,
+che fu un puro accidente. Mi hai capito?
+</p>
+
+<p>
+— Vi ho capito benissimo. Ma posso io
+darvelo quest’affare di carta?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Balordo! son io uomo da volerti male?
+Dalla qua e non pensar altro.
+</p>
+
+<p>
+— Non occorr’altro: tenete. Per me già
+in questi luoghi non ci sto con piacere.
+Quel che non è capitato può capitare.
+</p>
+
+<p>
+— Dici bene, prudenza, Andrea, e vattene
+a gambe.
+</p>
+
+<p>
+L’altro non si fece ripetere il consiglio,
+ed a gambe si allontanò cantando
+una frazione delle litanie de’ santi; nel qual
+mentre il Falconiere stette a mirarlo finchè
+lo perdette di vista, schiantando dalle
+risa. Come i tronchi ed i cespugli della
+foresta gli ebbero tolto di più vederlo, egli
+andò a dar la notizia ai due suoi compagni
+dell’accidente occorso, che al castello
+Pusterla era capitato Facino ed Estore, e
+che probabilmente quella lettera ad altro
+tempo differiva il combattimento. — Dobbiamo
+noi aprirla per conoscere il tempo
+stabilito? — soggiunse il penetrativo Falconiere.
+</p>
+
+<p>
+— No, questo è inutile, — disse Beatrice; — parlerò
+io stessa ad Arrigo Bianchi, e a lui consegnerò
+io stessa il biglietto. Tu, Giorgio,
+statti alquanto in disparte. — E ciò detto,
+si levò dalla macchia che le serviva di nascondiglio,
+e seguita da frate Paolo venne
+sulla piazzetta. Il Falconiere avrebbe arrischiato
+qualche osservazione; ma vedendo
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+che l’altro suo compagno, di lui più autorevole,
+non movea bocca, stimò bene riserbarle
+pel suo interno; porse la lettera, e si
+ritirò rispettosamente verso la macchia
+che aveva abbandonata.
+</p>
+
+<p>
+— Che diavolo vuol fare quella ragazza? — dicea
+fra sè. — Se è così ardita perderà presto la sua
+riputazione. Con un frate presentarsi sola
+innanzi ad un giovine! di queste avventure io
+non ne ho più udite. E frate Paolo, avesse
+perduto anche egli questa mattina il cervello?
+A me pare che il meglio stato sarebbe
+aprire la lettera, spiare il contenuto,
+far l’imbasciata a voce, e tornare
+poi cheti cheti a casa, inventando qualche
+carota, che la signora Beatrice avrebbe potuto
+scegliere e che io non mi sarei perduto
+in suggerirle.
+</p>
+
+<p>
+Or mentre così fra sè ragionava, un altro
+ragionamento tenevasi da un altro personaggio
+in altra parte non lontana del bosco.
+</p>
+
+<p>
+Ma gli avvenimenti che noi siamo per
+riferire sarà bene riserbarli ad un altro
+capitolo.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL PRIMO VOLUME
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="somm">
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td>L’autore a chi legge</td> <td class="pag"><a href="#intro">Pag. <span class="smcap lowercase">III</span></a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>I. Le antiche memorie</td> <td class="pag"><a href="#cap1">1</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>II. La sorpresa</td> <td class="pag"><a href="#cap2">12</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>III. Il segreto</td> <td class="pag"><a href="#cap3">29</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>IV. Il lusinghiero</td> <td class="pag"><a href="#cap4">63</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>V. La prepotenza</td> <td class="pag"><a href="#cap5">79</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>VI. Un avviso del cielo</td> <td class="pag"><a href="#cap6">92</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>VII. Il cattivo consiglio</td> <td class="pag"><a href="#cap7">106</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>VIII. La violenza</td> <td class="pag"><a href="#cap8">128</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>IX. L’indegnazione</td> <td class="pag"><a href="#cap9">140</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>X. Funesti effetti della vendetta</td> <td class="pag"><a href="#cap10">167</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XI. Il capitano di ventura</td> <td class="pag"><a href="#cap11">178</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XII. L’amore</td> <td class="pag"><a href="#cap12">203</a></td>
+ </tr>
+</table>
+
+<hr>
+</div>
+
+<div class="errata">
+
+<table class="gener">
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td> <td>ERRORI</td> <td>CORREZIONI</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6" class="center"><i>Volume primo</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">Pag.</td> <td class="num">27.</td> <td class="center">lin.</td> <td class="num">25.</td> <td>valeva</td> <td>velava</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">16.</td> <td>d’occhi</td> <td>occhi</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">71.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>Arrigo</td> <td>Antonio</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">73.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">30.</td> <td>È</td> <td>A</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">84.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">18.</td> <td>mostraste</td> <td>mostrate</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">156.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">4.</td> <td>serà</td> <td>sarà</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">182.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">21.</td> <td>la dovea</td> <td>lo dovea</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6" class="center"><i>Volume secondo</i></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="6">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">66.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">17.</td> <td>Broletto Nuovo</td> <td>Broletto Vecchio</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="center">»</td> <td class="num">107.</td> <td class="center">»</td> <td class="num">5.</td> <td>Barnabò</td> <td>Bernabò</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<p class="pad1 center">
+E probabilmente qualche altro che si lascia rilevare
+al lettore.
+</p>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>A questo riguardo i Romanzi di W.
+Scott (<span class="smcap">Amenità di W. Scott</span>, <i>o suoi romanzi storici
+abbreviati nelle parti meno importanti, dati però interi e
+più perfetti</i>), da me in parte abbreviati, sono innocuissimi;
+oltrechè dalla lettura di essi certamente
+è bandita quella noia che non di
+rado si accompagna seguendo quell’autore
+per tante inutili e poco animate scene, delle
+quali il migliore effetto fu di impinguare
+a chi le scrisse la borsa. Io parlo però sempre
+di quelli fra i suoi romanzi che sono
+meno perfetti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Un passo verso questo punto io spero
+aver fatto col mio nuovo Romanzo <i>Uberto
+Visconti</i>. La prefazione di esso poi compirà
+l’apologia del Romanzo Storico, da
+alcuno ora troppo censurato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>La pieve d’Incino vuol dire.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>Era infatti dovere de’ contadini dipendenti il ristorar
+la porta del castello e le mura se venivano abbattute, a
+norma delle prescrizioni degli antichi statuti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span>I Capitani di ventura erano capi di soldatesche da
+essi mantenute a loro spesa che prendean soldo sotto questo
+o quel signore; e quando padrone non aveano, vivevano di
+ladronecci e depredazioni, desolando la povera Italia.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici. Per comodità di lettura un indice è stato aggiunto a fine libro. Le correzioni indicate a fine volume sono state riportate nel testo.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78396 ***</div>
+</body>
+</html>
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